Biblioteca Isc ordinata per nome autore, G2

“GEARY Dick”,”Karl Kautsky.”,”GEARY è capo del dipartimento e Senior Lecturer in German Studies alla Univ di Lancaster.”,”KAUS-006″
“GEARY Richard J.”,”Difesa e deformazione del marxismo in Kautsky.”,” Uso forza non implica per Kautsky l’uso della violenza. (pag 92-93) “”In astratto Kautsky aveva sempre sostenuto che per rovesciare la dittatura e la tirannide fosse necessaria la forza (62), ma ciò non toglie che aggiungesse che forza non implica necessariamente violenza: forza potrebbe essere la pressione della maggioranza, la superiorità organizzativa o la necessità economica (63). In più d’un’occasione egli ebbe ad affermare che la violenza della reazione va contrastata con la violenza, ma poi sosteneva che la reazione borghese non ha necessariamente bisogno di assumere forma violenta”” (64). Ed anche in questo caso, del resto, Kautsky riusciva a scovare una serie di argomentazioni per giustificare l’inazione continua. Egli affermava che di fronte all’unità delle forze di classe che potevano contare sulla “”necessità economica””, una politica di repressione era destinata inevitabilmente a fallire (65); di conseguenza la distruzione totale delle organizzazioni operaie era del tutto improbabile (66), in quanto una tale politica di repressione da parte delle autorità del Reich avrebbe ben presto portato alla bancarotta dello stato e al caos economico della Germania (67). Ecco quindi che l’inevitabilità della vittoria proletaria predicata da Kautsky in polemica con lo scetticismo di Bernstein diveniva una giustificazione controrivoluzionaria dell’inazione, un fattore di rigido determinismo invocato arbitrariamente per scusare la passività della SPD di fronte allo stato autoritario. Né quindi v’è da sorprendersi che Trockij dovesse in seguito così descrivere Kautsky: “”egli è la copia spiccicata di un povero maestrucolo che per anni e anni ha ripetuto ai suoi scolaretti la descrizione della primavera tra le quattro mura della sua aula e quando finalmente, al crepuscolo ormai della carriera, esce all’aperto, non riconosce la primavera, s’infuria (nei limiti in cui può avvenire che s’infuri questo maestrucolo) e cerca di dimostrare che la primavera non è primavera ma soltanto uno sconvolgimento della natura, perché avviene contro le leggi della storia naturale”” (68)”” (pag 92-93) [Richard J. Geary, Difesa e deformazione del marxismo in Kautsky, Estratto da ‘Annali’ Feltrinelli, Milano, 1974, ‘Storia del marxismo contemporaneo’, ‘Dalla fondazione della Seconda Internazionale alla rivoluzione in Russia’; ‘Annali’, anno Quindicesimo, 1973] [(62) ‘Die Neue Zeit’, (1910), a. 28, n. 2, p. 68; ‘Demokratie oder Diktatur’, cit, p. 3; (63) ‘Der Kampf’ (Wien), 1931, n. 24, p. 295; (64) Karl Kautsky, ‘Die materialistische Geschichtsauffassung, Berlin, 1927, vol. 2, p: 474; ‘Die Neue Zeit’ (1913) a. 31, n. 2, p. 561; (65) ‘Die Neue Zeit’, a. 25, n. 1, p. 461; (66) ‘Die Neue Zeit’ (1912), a. 30, n. 2, p. 691; (67) ‘Die Neue Zeit’, (1903), a. 21, n. 2, p. 390; ivi, (1904), a 22, n. 1, p. 567; (68) Lev Trockij, ‘Permanent Revolution’, London, 1962, p. 167]”,”KAUS-023″
“GEARY Dick a cura, saggi di PHILLIPS Gordon MAGRAW Roger READ Christopher DAVIS John A. HEYWOOD Paul”,”Labour and Socialist Movements in Europe Before 1914.”,”Dick Geary is Head of German Studies at the University of Lancaster, and a Research Associate at the Institute for the Study of European Labour History at the Ruhr University, Bochum. His research interests have been in the history of German Social Democracy and he is currently working on unemployment in Germany between the wars. Publications include: European Labour Protest, 1848-1939, Karl Kautsky, and, as editor with J. Evans, The German Unemployéd. John Davis is Chairman at the Centre for Social History at the University of Warwick. His research interestes are in Italian social and economic history 1750-1914 and he is currently working on social change in Southern Italy during the Napoleonic period. Publications include: Gramsci and Italy’s Passive Revolution, Merchants, Monopolists and Contractors, Economy and Society in Bourbon Naples 1815-60, and, most recently, Conflict and Control, Law and Order in 19th century Italy, a general survey of Italian social and political history from the ancien regime to the First World War. Paul Heywood is Lecturer in Politics and Assistant Director of the Centre for Contemporary Spanish Studies at Queen Mary College, University of London. His research interests have been in Marxism and the Spanish Socialist Movement between 1879 and 1936. He has published various articles on the left in Spain, and is currently working on a study of the Socialist Party and Defence Policy. Roger Magraw is Lecturer in History at the University of Warwick. He is currently preparing a work on the social history of the French working class from c.1815-c.1940. Publications include: The Conflict in the Villages: Popular Anticlericalism in the Isère 1852-1870, Conflicts in French Society, Pierre Joigneaux and Socialist Propaganda in the French countryside 1849-51′, French Historical Studies, vol.X, no.4, France 1815-1914, The Bourgeois Century, and Popular anticlericalism in nineteenth-century rural France in J. Obelkevich, L. Roper and R. Samuel, Disciplines of Faith. Gordon A. Phillips is Senior Lecturer at the University of Lancaster. His research interests have included the National Transport Workers’ Federation and he is currently working on a social history of the blind in Britain. Publications include: The General Strike, and Casual Labour, The Unemployment Question in the Port Transport Industry 1880-1970. Christopher Read is Lecturer in History at the University of Warwick and has been Visiting Scholar at the universities of Harvard and Columbia and at the Soviet Academy of Sciences in Moscow. His research interests lie in the Russian Revolution. Publications include Religion, Revolution and the Russian Intelligentsia and various contributions to journals on Russian social history. His study of Bolshevik cultural policy, 1917-25, Politics and Culture in Revolutionary Russia, is due to be published shortly. List of Tables, Introduction, notes on contributors, Bibliography, Table, index,”,”MEOx-002-FL”
“GEDDES Patrick”,”Città in evoluzione.”,”””Qui vediamo dunque in azione un esempio completo di urbanistica tedesca: il tentativo di affrontare, non più a pezzi e bocconi, e da un giorno all’altro, ma con intelligente preveggenza, le complesse necessità di una grande città in costante sviluppo economico e demografico, soddisfacendo le esigenze dell’industria moderna senza dimenticare quelle di una moderna popolazione. Luogo, lavoro e gente – ambiente, fun zione e organismo – non sono quindi più considerati separatamente ma quali elementi di un unico processo: quello di una vita sana per la comunità e l’individuo. Non intendiamo dire, naturalmente, che i nostri cugini tedeschi siano riusciti completamente nel loro intento: diverse cose sono anche da criticare. Ma è già molto che abbiano potuto mostrarci questo esempio”” (pag 197)”,”DEMx-065″
“GEES BLACK Frank METIVIER BLACK Renee a cura”,”The Harney Papers.”,”L’ arrivo e l’ imbarco di Engels a Genova. “”Friedrich Engels a G. Julian Harney (1849). “”Ti mando poche righe attraverso il Colonnello Willich. Questo per informarti, e attraverso te Marx, che sono arrivato questa mattina qui a Genova, e che, vento e tempo favorevole, mi imbarcherò per Londra domattina a bordo della goletta ‘Cornish Diamond’ del Capitano Stevens. Il mio viaggio durerà quattro o cinque settimane, cosicché per la metà di Novembre sarò a Londra. Sono molto felice di aver trovato subito l’ opportunità di lasciare questa dannata atmosfera di polizia – che effettivamente non ho mai visto così organizzata come qui in Piemonte. Tuo F. Engels””. Genova, 5 Ottobre 1849.”””,”MAED-248″
“GEFFROY Gustave”,”L’enfermé. I.”,”Gustave Geffroy de l’Académie Goncourt, nuova edizione Rencontre, prima edizione Fasquelle, 1926 La presente opera fa parte delle dodici migliori opere storiche scelte da una giuria composta tra l’altro da F. Mauriac, A. Maurois, M. Drun, A. Castelot. ‘L”Enfermé’, il prigioniero, così si indicava Auguste Blanqui negli anni considerati in questo primo volume – gli ultimi anni del Secondo Impero e i primi anni della Terza Repubblica. Le cifre lo giustificavano: trentatré anni e sette mesi di carcere, sei anni di esilio o di sorveglianza della polizia, due anni otto mesi ventiquattro giorni di residenza forzata – e dopo il suo rifiuto dell’amnistia – dieci mesi e ventisette giorni di prigione volontaria. In totale quarantatré anni otto mesi, ossia molto più della metà dei settantacinque anni di vita di Blanqui (1805-1881), e la quasi totalità della sua vita attiva (1830-1880). Meno di sette anni di esistenza libera su cinquant’anni (pag 7). Secondo Blanqui occorreva rifiutare i sistemi socialisti fondati sull’utopia, uscenti da «cervelli fantasiosi» come quelli di Fourier e di Cabet; i discepoli di Saint-Simon erano divenuti servitori del Capitale; e quanto a Proudhon, che Blanqui incontrò nel 1848, ne riconosceva la virtù della sua denuncia della proprietà ma contestava la sua filosofia, ai suoi occhi piccolo-borghese. Il nome di Blanqui era rimasto nella memoria dei sopravvissuti del 1848 che l’avevano trasmesso alla nuova generazione. Quando fu liberato con l’amnistia del 1859, ritrovò i suoi amici e discepoli. Ma come poteva esercitare un’azione posto sotto la sorveglianza della polizia e in una semi-clandestinità? Il carcere che ritrovò ben presto era, si può dire, più favorevole. A Sainte-Pélagie il prestigio era grande presso un gruppo di giovani repubblicani tra cui figuravano Arthur Ranc e il Giovane Georges Clemenceau. Paul Lafargue, che sposerà la figlia di Karl Marx, dichiarerà: «E’ lui ad averci trasformato. Per noi è stato corruttivo». E quanto a Marx, nel giugno del 1861 scriveva che aveva «sempre considerato Blanqui come la testa e il cuore del partito proletario in Francia»’ (pag 19) [dalla prefazione di Julien Cain] [Gustave Geffroy, ‘L’enfermé. I’, Éditions Rencontre, Paris, 1975 ca.]”,”SOCU-227″
“GEFFROY Gustave”,”L’enfermé. II.”,”Gustave Geffroy de l’Académie Goncourt, nuova edizione Rencontre, prima edizione Fasquelle, 1926 La presente opera fa parte delle dodici migliori opere storiche scelte da una giuria composta tra l’altro da F. Mauriac, A. Maurois, M. Drun, A. Castelot.”,”SOCU-228″
“GEIFMAN Anna a cura; saggi di Aleksandr BOKHANOV Jonathan DALY Gregory L. FREEZE Anna GEIFMAN Alexandra S. KORROS André LEIBICH Aleksandr LOKSHIN Michael MELANCON John MORISON Dmitri B. PAVLOV Melissa STOCKDALE Theodore R. WEEKS Robert C. WILLIAMS”,”Russia under the Last Tsar. Opposition and Subversion, 1894-1917.”,”Saggi di Aleksandr BOKHANOV Jonathan DALY Gregory L. FREEZE Anna GEIFMAN Alexandra S. KORROS André LEIBICH Aleksandr LOKSHIN Michael MELANCON John MORISON Dmitri B. PAVLOV Melissa STOCKDALE Theodore R. WEEKS Robert C. WILLIAMS. Anna GEIFMAN (Leningrado, 1962) è emigrata nel 1976 con la famiglia negli USA nei dintorni di Boston. Ha ricevuto il suo BA e MA in Storia dalla Boston University e il suo PhD in Storia ad Harvard. A scritto altri libri tra cui ‘Thou Shalt Kill: Revolutionary Terrorism in Russia, 1894-1917’ (1993).”,”RIRx-092″
“GEIFMAN Anna”,”La mort sera votre Dieu. Du nihilisme russe au terrorisme islamiste.”,”””””Plus de 90% des expropriations sont des actes de banditisme””, devait se lamenter un chef socialiste-révolutionnaire, alors que ceux qui le commettaien hésitaient parfoix eux-même à definir leurs actes, ne sachant plus très bien la différence entre un exploit révolutionnaire et un crime ordinaire. Les bolcheviques qui attaquèrent le train postal en gare de Miass et qui s’emparèrent de 68.000 roubles ainsi que de 24 kilos d’or se considéraient, selon propres termes, comme des bandits. Le vol, désacralisé dans le lexique radical, était désormais assimilé à une profession, un métier lucratif, même si risqué, et en fait à une sorte d'””entreprenariat””.”” (pag 104-105)”,”TEMx-028″
“GEIFMAN Anna, Contributors LIEBICH André WILLIAMS Robert C. LOKSHIN Aleksandr MELANCON Michael WEEKS Theodore R. MORISON John STOCKDALE Melissa PAVLOV Dmitrii B. BOKHANOV Aleksandr DALY Jonathan KORROS Alexandra S. FREEZE Gregory”,”Russia under the Last Tsar. Opposition and Subversion 1894-1917.”,”Anna Geifman was born in 1962 in Leningrad, USSR. In 1976 she emigrated with her family to the United States and settled in Boston, She received her BA and MA in History from Boston University and her PhD in History from Harvard. She is the recipiet of numerous awards and grants, including the John M. Olin Faculty Fellowship and the IREX Faculty Research Grants. She is currently Associate Professor of History at Boston University. Her publications include Thou Shalt kill: revolutionary Terrorism in Russia, 1894-1917 and the forthcoming Feigning Terror: Evno Azef, Russian Master Spy. Aleksandr Bokhanov is Senior Researchet at the Institute of Russian History, Russian Academy of Sciences, Moscow. Jonathan Daly is Assistant Professor in the History Department, University of Illinois. Gregory L. Freeze is Professor of History at Brandeis University, Massachusetts. Alexandra S. Korros is Professor of History at Xavier University, Ohio. André Leibich is Professor of International History and Politics at the Graduate Institute of International Studies, Geneva. Aleksandr Lokshin is Senior Researcher at the Israel and Jewish Diaspora Department of the Institute of Oriental Studies, Russian Academy of Sciences, Moscow. Michael Melancon is Associate Professor of History at Auburn University, Alabama. john Morison is Senior Lecturer in the Department of History, University of Leeds. Dmitri B. Pavlov is Senior Researcher at the Russian Independent Institute of Social and National Problems, Moscow. Melissa Stockdale is Associate Professor of History at the University of Oklahoma. Theodore R. Weeks is Associate Professor of Russian and East European History at Southern Illinois University. Robert C. Williams is Professor of History at Davidson College, North Carolina.”,”RIRx-054-FL”
“GEIFMAN Anna”,”Thou Shalt Kill. Revolutionary Terrorism in Russia, 1894-1917.”,”Anna Geifman was born in 1962 in Leningrad, USSR. In 1976 she emigrated with her family to the United States and settled in Boston, She received her BA and MA in History from Boston University and her PhD in History from Harvard. She is the recipiet of numerous awards and grants, including the John M. Olin Faculty Fellowship and the IREX Faculty Research Grants. She is currently Associate Professor of History at Boston University. Her publications include Thou Shalt kill: revolutionary Terrorism in Russia, 1894-1917 and the forthcoming Feigning Terror: Evno Azef, Russian Master Spy. List of Illustrations, Acknowledgments, Introduction, Epilogue, Notes, Bibliography, Index,”,”RIRx-090-FL”
“GEIFMAN Anna”,”Entangled in Terror. The Azef Affair and the Russian Revolution.”,”Anna Geifman was born in 1962 in Leningrad, USSR. In 1976 she emigrated with her family to the United States and settled in Boston, She received her BA and MA in History from Boston University and her PhD in History from Harvard. She is the recipiet of numerous awards and grants, including the John M. Olin Faculty Fellowship and the IREX Faculty Research Grants. She is currently Associate Professor of History at Boston University. Her publications include Thou Shalt kill: revolutionary Terrorism in Russia, 1894-1917 and the forthcoming Feigning Terror: Evno Azef, Russian Master Spy. About the Author, Note on Names and Dates, Acknowledgments, Introduction, Epilogue, Abbreviations Used in Notes, Notes, Selected Bibliography, Index,”,”RIRO-167-FL”
“GEL Frantisek”,”Internationale und Marseillaise. Lieder, die Geschichte Machten. Zwei Reportagen aus eineinhalb Jahrhunderten, die Einleitung nicht zu vergessen.”,”Frontespizio della pubblicazione, curata dai compagni di Eugene Pottier, del volume: ‘Eugène Pottier, Chants révolutionnaires’, prefazione di Henri Rochefort, Paris, Dentu et C. Editeurs, 1887 (pag 168)”,”INTx-069″
“GELB Barbara”,”So Short a Time. A Biography of John Reed and Louise Bryant.”,”La GELB è sposata ad Arthur GELB, Metropolitan Editor del ‘New York Times’. I GELBs sono autori della biografia bestsellers ‘O’Neill’ (1962 e ristampata successivamente). Hanno due figli, Michael e Peter. Barbara, nativa di New York, ha tenuto conferenze estensivamente su Eugene O’NEILL. Ha frequentato lo Swarthmore College. E ha cominciato la sua attività come free-lance. L’A in una nota a fine libro riconosce di aver pesantemente attinto alla biografia scritta da Granville HICKS, ‘John Reed, the Making of a Revolutionary’ (MACMILLAN. 1936). Lo stesso HICKS gli ha dato ulteriore materiale basato sulla sua corrispondenza e sulla sua ricostruzione dell’era REED.”,”MUSx-003″
“GELB Barbara”,”So short a time. A Biography of John Reed and Louise Bryant.”,”L’autrice, Barbara Geld, afferma di essere debitrice a Granville Hicks per aver attinto ampiamente, come fonte di materiale, al suo libro ‘John Reed, the Making of a Revolutionary’ (McMillan, 1936).”,”REEx-028″
“GELB Barbara”,”So Short A Time. A Biography of John Reed and Louise Bryant.”,”Illustrations, Index,”,”REEx-018-FL”
“GELBER H.G. GITTINGS J. JOFFE E. JURGEN D. LIN PIAO R. POWELL; edizione italiana a cura di Franco CELLETTI”,”Fra l’ Orso e la Tigre. Dottrina, strategia e politica militare cinese.”,”CELLETTI è responsabile degli studi sui problemi strategici e del controllo degli armamenti presso l’ IAI di Roma. E’ autore di vari articoli e pubblicazioni.”,”CINx-090″
“GELLATELY Robert KIERNAN Ben a cura, saggi di Elazar BARKAN Omer BARTOV Leslie DWYER Marie FLEMING Robert GELLATELY Greg GRANDIN Isabel V. HULL Ben KIERNAN Edward KISSI Gavan McCORMACK Robert MELSON Degung SANTIKARMA Jacques SEMELIN John G. TAYLOR Eric D. WEITZ Nicolas WERTH Jay WINTER”,”Il secolo del genocidio.”,”Saggi di Elazar BARKAN Omer BARTOV Leslie DWYER Marie FLEMING Robert GELLATELY Greg GRANDIN Isabel V. HULL Ben KIERNAN Edward KISSI Gavan McCORMACK Robert MELSON Degung SANTIKARMA Jacques SEMELIN John G. TAYLOR Eric D. WEITZ Nicolas WERTH Jay WINTER Robert GELLATELY è professore di storia alla Florida State Unviersity. Ha studiato il nazismo e l’ Olocausto. Con Longanesi ha pubblicato nel 2002 ‘Il popolo di Hitler’. Ben KIERNAN è docente di storia e direttore del Genocidio Studies Program alla Yale University. Ha indagato in particolare la società cambogiana, pubblicando due volumi sul regime di POL POT. Le pratiche che portarono all’ eccidio di massa. “”Diversi studiosi hanno sottolineato che soldati frustrati e sofferenti sono più inclini a compiere rappresaglie feroci.”” (pag 194) “”I rifornimenti (detto altrimenti, la logistica) erano la cenerentola dell’ esercito tedesco. Nessun ufficiale ambizioso sceglieva di specializzarsi in questo campo, perché la cultura militare nazionale insisteva sulla fase del combattimento a scapito di qualsiasi attività ausiliaria. Perfino la minuziosa coreografia del Piano Schlieffen lasciava al caso aspetti essenziali degli approvvigionamenti: cibo e foraggio sarebbero spuntati fuori in qualche modo nelle vicinanze del campo di battaglia””. (pag 195) (ndr: anche Napoleone voleva che l’ esercito fosse mantenuto in vettovaglie dal paese occupato in cui potevano scorazzare i suoi uomini per fare provviste) Africa orientale tedesca. Il massacro degli Herero. “”I fallimenti nel campo logistico e della preparazione generale determinati da manchevolezze istituzionali profondamente radicate, erano tanto più sconvolgenti quanto più tradivano aspettative così intense. La generale ‘hybris’ razziale degli europei in Africa (e altrove) si combinò con la specifica ‘hybris’ militare dell’ esercito prussiano inducendo nei soldati l’ attesa di una vittoria rapida e facile. Si ha l’ impressione che quando la vittoria sfuggì di mano ai tedeschi, i militari si sentissero quasi offesi. E un’ ‘hybris’ frustrata è indubbiamente pericolosa””. (pag 196) “”Il massacro della battaglia di Waterberg fu quindi pianificato, sebbene non sia stato forse, del tutto intenzionale. Anche l’ uccisione indiscriminata di feriti, prigionieri maschi, donne e bambini è stata oggetto di controversia, ma resoconti di testimoni oculari di entrambi gli schieramenti confermano le atrocità che si verificarono a Waterberg e, probabilmente, anche durante l’ “”inseguimento””. Lo stesso von Trotha impartì subito dopo la battaglia l’ ordine di fucilare “”tutti gli uomini armati catturati”” eccetto donne e bambini (…). Il generale superò così i confini di ciò che era considerato lecito, imponendo allo stesso tempo dei limiti al massacro. E’ probabile che questo esercizio di equilibrio sia fallito””. (pag 198-199) Morte nei campi di concentramento. “”All’ epoca i campi d’ internamento, specialmente se accoglievano civili, erano denominati “”campi di concentramento””. Erano stati ideati durante l’ imperialismo in risposta alla guerriglia: catturando e imprigionando i civili, si indebolivano le file nemiche e la lotta contro i nemici risultava più agovole. Sia la Gran Bretagna sia la Spagna avevano creato campi di concentramento prima che i tedeschi affrontassero il problema nel 1905.”” (pag 202)”,”TEMx-042″
“GELLER Mihail NEKRIC Aleksandr”,”Storia dell’ URSS dal 1917 a Eltsin.”,”Mihail GELLER è nato nel 1922 e si è laureato in scienze storiche. Dal 1969 ha insegnato alla Sorbona di Parigi. E’ morto nel 1997. Alekandr NEKRIC è nato nel 1920 e si è laureato in scienze storiche. Dal 1950 al 1976 è stato membro dell’Istituto di Storia dell’Accademia delle Scienze dell’URSS. Dal 1976 si è occupato di ricerche russe presso l’Università di Harvard.”,”RUSU-005 RIRO-026″
“GELLER Mihail NEKRIC Aleksandr”,”Storia dell’URSS dal 1917 a Eltsin.”,”‘L’uomo del futuro sarà quello dotato della memoria più lunga’ Nietzsche. Mihail Geller è nato nel 1922 e si è laureato in scienze storiche. Dal 1969 ha insegnato alla Sorbona di Parigi. É morto nel 1997. Aleksandr Nekric è nato nel 1920 e si è laureato in scienze storiche. Dal 1950 al 1976 è stato membro dell’Istituto di Storia dell’Accademia delle Scienze dell’URSS. Dal 1976 si è occupato di ricerche russe presso l’Università di Harvard.”,”RUSU-008-FL”
“GELLNER Ernest”,”L’aratro, la spada, il libro. La struttura della storia umana.”,”Di origine polacca, Ernest Gellner, già professore di Filosofia alla London School of Economica, insegna Antropologia sociale all’Università di Cambridge.”,”TEOS-119-FL”
“GELVIN James L.”,”Storia del Medio Oriente moderno.”,”GELVIN James L. è docente di storia alla UCLA. Ha già pubblicato presso Einaudi: ‘Il conflitto israelo-palestinese: cent’anni di guerra’ (2007).”,”VIOx-166″
“GELVIN James L.”,”Il conflitto israelo-palestinese. Cent’anni di guerra.”,”GELVIN James L. (1951) insegna storia all’Università di Los Angeles. E’ autore di ‘Divided Loyalties: Nationalism and Mass Politics in Syria at the Close of Empire’ (1998) e di ‘The Modern Middle East: A History’ (2007) La grande rivolta del 1936-1937 (pag 142-143) “”La Grande rivolta scoppiò nell’aprile 1936 sulla scia dell’uccisione di due ebrei a Nablus. Le uccisioni scatenarono rappresaglie, le rappresaglie ulteriori rappresaglie. La spirale della violenza suscitò una duplice risposta nella comunità palestinese: quella dei notabili e dei loro alleati tra i vari partiti nazionalisti che dominavano; quella della fasce popolari. I notabili più influenti decisero di seppellire l’ascia di guerra e di unire le loro forze. Costituirono l’Alto comitato arabo con a capo Ami’n al-Husaini. Ami’n era nato a Gerusalemme nel 1893, in una delle famiglie più potenti del notabilato gerosolimitano. Gli agiografi nazionalisti l’hanno dipinto quale nemico implacabile del sionismo e dei britannici; il che corrisponde solo in parte a verità. E’ vero, infatti che gli Husaini godono tutt’oggi della reputazione, presso i palestinesi, di essere una delle poche famiglie del notabilato a non aver venduto neppure un metro di terra ai sionisti, ma è anche vero che, nel periodo immediatamente successivo alla Prima guerra mondiale, godettero del favore britannico. Ami’n fu addirittura presidente del Consiglio supremo musulmano, istituito per amministrare i tribunali islamici e i lasciti religiosi, e gran muftí (autorità clericale che emette pareri legali in base al diritto islamico) di Gerusalemme. Va ricordato che sia il Consiglio supremo musulmano, sia la carica di gran muftí di Gerusalemme furono un’invenzione dei britannici. Britannici che, però, non vollero concedere il loro appoggio unicamente agli Husaini. Dopo un sanguinoso tumulto antisionista a Gerusalemme nel 1920, i britannici licenziariono il sindaco, Musa Kazim al-Husaini, e lo sostituirono (Dio non voglia!) con una appartenente al clan rivale dei Nashashibi. La mossa fu certamente un affronto alla famiglia Husaini; ma fu, in primo luogo, la posizione di questa famiglia nella società palestinese e la logica della concorrenza tra famiglie a costringere, in pratica, i suoi componenti ad assumere un atteggiamento di forte contrapposizione nei confronti della potenza mandataria. I britannici non vollero appoggiare le pretese di predominio degli Husaini, e poiché il prestigio delle famiglie di notabilato dipendeva direttamente dall’ampiezza del loro seguito, si può immaginare che gli Husaini abbiano pensato, per dirla con le parole di un anonimo uomo politico francese, «Debbo capire dove la mia gente stia andando in modo da poterla guidare», indipendentemente da quelli che potevano essere i sentimenti nei confronti di britannici e sionisti. Era pertanto quasi inevitabile che un focoso appartenente alla famiglia più influente di Gerusalemme diventasse capo dell’Alto Comitato arabo. Nelle fasi iniziali della ribellione, l’Alto comitato arabo tentò di esercitare una direzione di carattere generale, tuttavia, il vero comando fu esercitato da comitati locali, denominati, poco chiaramente, «comitati nazionali», e sorti simultaneamente a Gerusalemme, Nablus, Giaffa, Tulkarm e in altre località. Questi comitati di stampo popolare organizzarono uno sciopero generale e misero in atto il boicottaggio delle attività commerciali degli ebrei; tattiche avallate dall’Alto comitato arabo. Per ridurre al minimo il danno arrecato ai palestinesi da queste strategie di lotta, i comitati nazionali crearono «comitati alimentari e di approvvigionamento» nei quartieri delle città. Finanziati da donazioni volontarie e forzate, da prelievi sui salari di coloro che continuavano a lavorare, da contributi di simpatizzanti provenienti dall’interno del mondo arabo, questi comitati rifornivano i quartieri cittadini del necessario alla sopravvivenza e versavano sussidi in denaro alle famiglie dei lavoratori in sciopero. (…) Le misure antisommossa adottate dai britannici pur suscitando reazioni, si mostrarono efficaci nella repressione della rivolta nelle città. Si adottarono, perciò, le tattiche dello sciopero generale e del boicottaggio da parte dei capi della resistenza. Le autorità mandatarie e gli impiegati ebrei erano ben felici di sostituire i dipendenti arabi che aderivano allo sciopero con lavoratori ebrei, e il boicottaggio servì solamente ad approfondire la divisione tra le due comunità: obiettivo comunque perseguito dalla dirigenza dello Yishuv. Sciopero e boicottaggio dissanguarono la popolazione palestinese delle città, mentre il prelievo forzato di danaro e preziosi dalle famiglie palestinesi abbienti divise il movimento secondo linee di classe. Nel luglio 1936, la rivolta nelle città si era di fatto esaurita, benché lo sciopero generale si trascinasse stancamente per altri tre mesi. Ami’n al-Husaini e la sua famiglia si trovarono sconfitti e l’Alto comitato arabo aveva smesso di funzionare come istituzione. Con la pacificazione delle città, la ribellione si trasferì nelle campagne”” (pag 142-145)”,”VIOx-199″
“GELVIN James L.”,”Storia del Medio Oriente moderno.”,”James L. Gevin è docente di storia alla UCLA. Ha già pubblicato (Einaudi) ‘Il conflitto israelo-palestinese: cent’anni di guerra’ (2007). Nel corso della rivoluzione gli uomini utilizzano ‘gli spiriti del passato’ e ne adottano le grida di battaglia “”La repubblica islamica ricorse addirittura a consulenti del Fondo monetario internazionale per essere consigliata sul cambiamento del corso economico. Anwar al-Sadat si sarebbe sentito come a casa sua. La purezza della società è messa al primo posto dalla dottrina ufficiale, ma c’è chi sostiene che la rivoluzione non abbia avuto molte ripercussioni su gran parte della vita quotidiana. È vero che il vestiario delle donne è stato regolato con maggior rigidità, ma è anche vero che le ragazze continuano ad andare a scuola e le donne ad avere il diritto di voto. In sostanza, la richiesta della rivoluzione relativa alla purezza della società può essere posta sullo stesso piano della richiesta dei rivoluzionari francesi di una società basata sulle «virtù repubblicane», e persino della richiesta di equità sociale avanzata dai terzomondisti. Certo, la rivoluzione islamica si è richiamata al modello della prima comunità islamica, ma quale rivoluzione non s’è voltata indietro a guardare un passato più o meno remoto? Come ha scritto Karl Marx più di cent’anni prima della Rivoluzione iraniana: «Proprio nel momento in cui gli uomini sembrano impegnati a rivoluzionare le cose e se stessi (…) utilizzano al proprio servizio gli spiriti del passato, ne assumono il nome, ne adottano le grida di battaglia e i costumi per realizzare una nuova scena storica con i costumi e la lingua di quel passato venerato. Così Lutero si mascherò da apostolo Paolo e la rivoluzione del 1789-1814 vestì, alternativamente, i panni della repubblica romana e dell’Impero romano””. Va inoltre ricordato, per la precisione, che rifiuto dell’occidentalizzazione e adozione dell’«autenticità culturale» sono parte integrante della tradizione culturale occidentale e, in particolare, del romanticismo ottocentesco. La Rivoluzione iraniana può avere attinto al modello rivoluzionario occidentale anche per altro verso. Dopo il regno del Terrore della Rivoluzione francese, i moderati presero il sopravvento e posero fine agli eccessi rivoluzionari degli estremisti. Poiché ciò avvenne nel mese di Termidoro, gli storici hanno preso l’abitudine di chiamare «Termidoro» il periodo di relativa calma e ricostruzione che normalmente segue all’iniziale vampata rivoluzionaria”” (pag 366-367) [James L. Galvin, Storia del Medio Oriente moderno, Einaudi, Torino, 2009]”,”TURx-002-FGB”
“GEMELLI Giuliana”,”Le elites della competenza. Scienziati sociali, istituzioni e cultura della democrazia industriale in Francia, 1880-1945.”,”Giuliana GEMELLI insegna storia dell’Europa all’Univ di Bologna. Tra i suoi studi: ‘Fernand Braudel e l’Europa universale’, MARSILIO. 1990.”,”FRAV-006″
“GEMKOW Heinrich BARTEL Horst BECKER Gehrard DLUBEK Rolf KUNDEL Erich ULLRICH Horst; coautori: Heinz HELMERT Martin HUNDT Wolfgang JAHN Rosie RUDICH Wolfgang SCHRÖDER Richard SPERL Inge TAUBERT Walter WITTWER”,”Frederick Engels. A Biography.”,”GEMKOW Heinrich BARTEL Horst BECKER Gehrard DLUBEK Rolf KUNDEL Erich ULLRICH Horst; coautori: Heinz HELMERT Martin HUNDT Wolfgang JAHN Rosie RUDICH Wolfgang SCHRÖDER Richard SPERL Inge TAUBERT Walter WITTWER”,”MAES-014″
“GEMKOW Heinrich”,”Friedrich Engels’ Hilfe beim Sieg der deutschen Sozialdemokratie über das Sozialistengesetz. (Il contributo di Friedrich Engels nella vittoria della Socialdemocrazia tedesca contro le leggi antisocialiste)”,”””Il contributo di Engels nella vittoria della Socialdemocrazia tedesca contro le leggi antisocialiste”””,”MAED-355″
“GEMKOW Heinrich, collaborazione di Oskar HOFFMANN Heinz HÜMMLER Erich KUNDEL Karl OBERMANN Horst ULLRICH Gerhard WINKLER”,”Karl Marx. Eine Biographie.”,”””Im Herbst 1851 begann Marx’ Mitarbeit an der Zeitung. Engels hal ihm dabei. Er übersetzte in den ersten Jahren die Marxschen Manuskripte ins Englische – Marx fühlte sich in der englischen Sprache zunächst noch unsicher – und schrieb selbst zahlreiche Aufsätze und Artikelserien, die unter Marx’ Namen nach New York geschickt wurden. Über zehn Jahre arbeitete Marx an der Zeitung mit. Es gab kaum ein bedeutendes politisches oder soziales Ereignis in dieser Zeit, das Marx und Engels in ihren insgesamt über 500 Aufsätzen in der “”New-York Daily Tribune”” nicht behandelten. Ob es sich um das zähe Ringen der englischen Arbeiterklasse, um die wechselvollen Schicksale des bonapartistischen Regimes in Frankreich, die Hintergründe des Krimkrieges, ob um die offenen und geheimen Absichten der englischen Außenpolitik oder um das mühsame Wiederaufleben der demokratischen Bewegung in Deutschland handelte – stets verstanden sie, die Gebrechen der kapitalistichen Ordnung bloßzulegen, die reaktionären Verhältnisse in den europäischen Staaten zu enthüllen und den Leser zu der Schlußfolgerung zu führen, daß nur das Proletariat die unmenschlichen Zustände der alten Gesellschaft beseitigen kann. Manche der Marxschen Artikel wurden auch in englischen Zeitungen nachgedruct oder als Flugblätter in England verbreitet.”” (pag 220) [Heinrich Gemkov, e altri, Karl Marx. Eine Biographie, 1967] (pag 220)”,”MADS-564″
“GEMKOW Heinrich, collaborazione di HOFFMANN Oskar HÜMMLER Heinz KUNDEL Erich OBERMANN Karl ULLRICH Horst WINKLER Gerhard”,”Karl Marx. Eine Biographie.”,”””Niemand ersehnte leidenschaftlicher als Marx ein baldiges Wiederaufleben der revolutionären Bewegung in Europa und vor allem in Deutschland. “”Die Revolutionen sind die Lokomotiven der Geschichte”” (K. Marx, ‘Die Klassenkämpfe in Frankreich 1848 bis 1850’, MEW Bd 7 S. 85), hatte er in den ‘Klassenkämpfe in Frankreich 1848 bis 1850″” geschrieben und voll ungebrochener Siegeszuversicht erklärt: “”Die Revolution ist tot! – Es lebe die Revolution!”” (ibid). Die Erwartung, daß die Revolution in nächster Zukunft wiede ausbrechen werde, hatte ihm auch bei der Abfassung der beiden “”Ansprachen an den Bund”” die Feder geführt. (…) So geschah es auch 1850, als Marx und Engels im Laufe des Sommers auf Grund ihrer ökonomischen und politischen Studien zu der Überzeugung kamen, “”daß die Welthandelskrise von 1847 die eigentliche Mutter der Februar – und Märzrevolutionen”” (F. Engels, Einleitung zu ‘Die Klassenkämpfe’, Ausgabe 1895, MEW Bd 7 S. 512) und die Mitte 1848 wieder einsetzende Konjunkturperiode die ökonomische Grundlage für die wiedererstarkte europäische Reaktion war.”” [Heinrich Gemkow e altri, Karl Marx. Eine Biographie, 1968]”,”MADx-771″
“GEMMA Scipione”,”Storia dei trattati e degli atti diplomatici europei dal Congresso di Vienna (1815) ai giorni nostri.”,”GEMMA Scipione era professore emerito dell’ Università di Bologna.”,”RAIx-095″
“GENDARME Rene”,”L’ analyse economique regionale. Realisme ou illusionnisme des methodes.”,”L’A è professore all’ Università di Nancy.”,”FRAE-012″
“GÉNÉREUX Jacques”,”Les Vraies Lois de L’Économie.”,”Jacques Généreux, professeur à Sciences Po., est l’auteur de dix.huit ouvragrs, parmi lesquels des manuels best-sellers d’économie et des essais remarqués (notamment Manuel critique du parfait Européen, Seuil, 2005).”,”ECOT-198-FL”
“GENEVOIX Maurice”,”Ceux de 14.”,”GENEVOIX Maurice: (Decize [Francia], 29/11/1890 – Jávea [nei pressi di Alicante, Spagna], 8/9/1980). Scrittore francese. Ammesso alla Scuola Normale superiore fu richiamato alle armi come ufficiale della riserva allo scoppio della Prima guerra mondiale. Mobilitato nel 106° reggimento di fanteria nell’agosto 1914, partecipò ai combattimenti che misero fine all’avanzata tedesca a nord di Bar-le-Duc all’inizio di settembre 1914 (estremità orientale della battaglia della Marna e poi ai violenti scontri nel settore della Mosa, con il grado di luogotenente). Particolarmente traumatici furono i combattimenti presso il villaggio di Les Éparges, nei pressi di Verdun, al punto da segnarne i futuri tratti autoriali. Il 25 aprile del 1915 fu ferito gravemente al braccio sinistro rendendone necessario il ricovero in ospedale per sette mesi. Perduto l’uso della mano sinistra venne riformato. L’anno seguente iniziò a pubblicare una serie di racconti centrati sulla sua esperienza sul fronte occidentale e raccolti in quattro volumi nel 1949 con il titolo “”Ceux de 14″” (qui propone l’approccio dello scrittore che teme che i combattenti partiti nell’estate del 1914 sarebbero gradualmente caduti nell’oblio). Ammalatosi di febbre spagnola nel 1919, si trasferì nel suo paese natale, continuò il suo lavoro di scrittore, insignito di premi e riconoscimenti. Morì nel 1980. In occasione del centenario della fine della Prima guerra mondiale, il Presidente francese E. Macron annunciò la traslazione delle spoglie di Genevoix presso il Pantheon di Parigi. La cerimonia si svolse poi nel 2020. «Questa giornata termina in modo triste e tragico. L’avvicinarsi della notte pesa sui miei reni. Nell’oscurità invadente, il fetore dei cadaveri peggiora e si diffonde. Sono seduto in fondo alla trincea, con le mani incrociate sulle ginocchia piegate; e sento davanti a me, dietro di me, per tutta la pianura, il chiaro clangore dei picconi contro le pietre, il fruscio delle pale che sollevano la terra e il mormorio di voci soffocate. A volte qualcuno che non puoi vedere tossisce e sputa. La notte ci avvolge, il nemico non ci vede così possiamo sepellire i nostri morti.» (pg 40, traduz. d. r.)”,”QMIP-053-FSL”
“GENNARI Mario”,”Trattato di pedagogia generale.”,”Il pensiero pedagogico ha l’obbligo di sviluppare ‘teorie’ sulle ‘prassi’ umane (pag 24) Mario Gennari è professore ordinario di Pedagogia Generale e Filosofia della formazione umana nell’Università degli Studi di Genova. Crasi. Nella grammatica greca, contrazione della vocale finale di una parola con la vocale iniziale della parola successiva. In linguistica, fusione di una vocale con la successiva; nella medicina ippocratica, mescolanza degli umori; contemperamento, fusione, composizione… La crasi, di base, è una mescolanza. La riconosciamo anche in parole come discrasia, idiosincrasia, come pure nel cratere. E non ci stupisce scoprire che si è riaffacciata in italiano anche come termine della medicina di Ippocrate – indicando la mescolanza degli umori fondamentali (ma il riferimento può anche essere a medicine). Eidos. eidos Traslitterazione del gr. «aspetto, forma». Termine filosofico con cui Platone designa l’idea, Aristotele la forma. Ripreso da Husserl per designare l’essenza oggetto d’intuizione. (trec)”,”GIOx-124″
“GENNARO LERDA Valeria a cura; saggi di Carl J. VIPPERMAN James CEASER Walter T.K. NUGENT Anna Maria MARTELLONE Ellen GINZBURG MIGLIORINO Jean E. FRIEDMAN Ferdinando FASCE Pierangelo CASTAGNETO Robert C. BANNISTER Paul M. GASTON Valeria GENNARO LERDA”,”Città e campagna nell’ età dorata. Gli Stati Uniti tra utopia e riforma.”,”Atti del Seminiario annuale di specializzazione promosso dal Comitato Italiano per la Storia Nordamericana (CISNA), Centro di Studi Americani, 13-17 maggio 1985. Direttore del seminario: Valeria GENNARO LERDA. Saggi di Carl J. VIPPERMAN James CEASER Walter T.K. NUGENT Anna Maria MARTELLONE Ellen GINZBURG MIGLIORINO Jean E. FRIEDMAN Ferdinando FASCE Pierangelo CASTAGNETO Robert C. BANNISTER Paul M. GASTON Valeria GENNARO LERDA”,”MUSx-090″
“GENNARO Giovanni”,”L’ operaio immaginario. La figura dell’ operaio in una società non industrializzata.”,”L’A ringrazia per l’ aiuto i professori Francesco ALBERONI Paolo AMMASSARI e Franco LEONARDI. Comitato scientifico ISVI (1976-78): Franco LEONARDI (presidente) Francesco ALBERONI Guido BAGLIONI Franco CAZZOLA Gino GERMANI Paolo LEON Alberto MARADI Salvatore MAZZAMUTO Emilio REYNERI Elio ROSSITTO Alberto SPREAFICO Paolo SYLOS LABINI Luigi VAJOLA. La collana degli ISVI Papers è diretta da Mario CACIAGLI e Franco CAZZOLA. “”Da un altro aspetto, benché i dati non possano legittimare la formulazione di inferenze ad ampio raggio, si può con tranquillità asserire che una raffinata educazione intellettuale non sia stata proprio contemplata nel modello culturale delle donne dei ceti alti. Se si incrocia il titolo di studio della madre con la professione del padre degli intervistati, si nota come il monopolio dei titoli di studio più elevati non spetti alle mogli della upper class. Queste possiedono difatti circa il 30% dei diplomi e il 17% delle licenze medie. Nessuna di esse, inoltre, per quel che concerne la III e IV classe d’ età, risulta in possesso di una laurea. Per inciso, sembra che le più “”colte”” siano le madri sposate ad impiegati: a loro appartiene il 30% dei diplomi e il 37% delle licenze medie.”” (pag 69)”,”ITAS-099″
“GENNARO LERDA Valeria”,”La frontiera del grano (1896-1918). L’Ovest nella storia canadese.”,”Valeria Gennaro Lerda è Docente di Storia Americana e Storia Canadese presso l’Università di Genova dal 1976. Ha soggiornato a lungo negli Stati Uniti e in Canada per ricerca.”,”CANx-010″
“GENNARO LERDA Valeria”,”Il Sud degli Stati Uniti nell’età delle riforme. Volume I. “”Il suono delle nostre voci””: il riformismo sociale delle donne nel Sud degli Stati Uniti (1877-1920).”,”Valeria Gennaro Lerda è Docente di Storia Americana e Storia Canadese presso l’Università di Genova dal 1976. Ha soggiornato a lungo negli Stati Uniti e in Canada per ricerca. Chiese evangeliche. “”Il nero era comunque considerato inferiore e bisognoso dell’aiuto paternalistico dei bianchi, animati verso la popolazione di colore dallo stesso spirito che li aveva spinti nelle missioni all’estero. Perciò questione razziale e “”liquor question”” si intrecciavano nella storia del riformismo sudista e nella storia delle chiese evangeliche”” (pag 71)”,”DONx-086″
“GENNARO LERDA Valeria a cura; saggi di Massimo RUBBOLI Gerard F. RUTAN Ronald D. TALLMAN David J. BERCUSON Paul-André LINTEAU Jack L. GRANATSTEIN Richard J. DIUBALDO Angelo PRINCIPE Daniel DRACHE Valeria GENNARO-LERDA”,”Canada e Stati Uniti.”,”Valeria Gennaro Lerda è Docente di Storia Americana e Storia Canadese presso l’Università di Genova dal 1976. Ha soggiornato a lungo negli Stati Uniti e in Canada per ricerca. Notizie sulla rivolta operaia nell’Ovest Crollo della One Big Union canadese”,”CANx-011″
“GENNARO LERDA Valeria”,”Dall’arcadia alle riforme. Studi sul Sud degli Stati Uniti.”,”La raccolta prende in esame l’evoluzione della filosofia agraria nel Sud degli Stati Uniti. Il pensiero di Joh Taylor ai movimenti riformistici del populismo e della Progressive Era. Conclude il volume una rassegna delle più recenti correnti storiografiche statunitensi sui grandi temi della campagna e della città nel Nuovo Sud, tra ottocento e novecento inglese. Valeria Gennaro Lerda è Docente di Storia Americana e Storia Canadese presso l’Università di Genova dal 1976. Ha soggiornato a lungo negli Stati Uniti e in Canada per ricerca. Contiene il capitolo 6: ‘Alexander McKelway, Edgar G. Murphy ed il movimento per l’abolizione della manodopera infantile nell’industria tessile del Sud (1890-1920) (pag 143-178)”,”USAG-085″
“GENNARO-LERDA Valeria MACCARINI Roberto, a cura; saggi di Pat ROOME Nadia FERRARA Valeria GENNARO LERDA Chiara VANGELISTA Gabriela DALLA-CORTE CABALLERO Stephen T. WHITMAN Elizabeth TURNER Alessandra LORINI Constance SCHULZ”,”Oltre l’Atlantico. Ruoli di donne nelle società del Canada e delle Americhe. Beyond the Atlantic. Women’s Roles in Canadian and American Societies.”,”Testi in lingua italiana e inglese”,”CANx-014″
“GENNART Paul E.”,”La matematica moderna.”,”Paul E. Gennart è docente di matematica generale, di ricerca operativa, di analisi numerica e di programmazione, direttore del Centro di Calcolo Numerico della Reale Scuola Militare di Bruxelles, membro dell’Associazione francese per la Cibernetica Economica e Tecnica.”,”SCIx-127-FL”
“GENOVESE Eugene D.”,”The Political Economy of Slavery. Studies in the Economy and Society of the Slave South.”,”GENOVESE Eugene D. professore di storia, Sir George Williams University, Montreal. “”Le critiche di Lennard, Bennett, e Usher in modo soddisfacente dispongono delle tesi di un assoluto e continuo deterioramento del suolo, ma noi dobbiamo tener conto del ruolo dell’ impoverimento del suolo nei cambiamenti che si ebbero nelle campagne inglesi dopo il 1200. La priduzione minima di otto o nove bushels per acro poteva fare poco più che consentire ai contadini di sopravvivere. I cambiamenti economici del sedicesimo secolo richiesero di più del mantenimento della produzione minima; essi richiesero un incremento marcato di produttività per sostenere uno sviluppo della popolazione urbana e la domanda di una mercato mondiale in via di sviluppo. Così se fu consentito che una agricoltura a bassa produttivita per aree locali, si doveva però adeguare la produzione agricola alla competizione nazionale e ai mercati internazionali, le vie dovevano essere trovate nell’ incremento del rendimento. Lo sfruttamento commerciale richiesto dal capitalismo fece aumentare la domanda di suolo.”” (pag 87)”,”USAE-050″
“GENOVESE Eugene D.”,”From Rebellion to Revolution. Afro-American Slave Revolts in the Making of the Modern World.”,”TOUSSAINT L’ OUVERTURE, brillante leader della vittoriosa rivolta di schiavi a San Domingo costituisce per GENOVESE un punto di svolta nella storia delle rivolte degli schiavi e nella storia dello spirito umano. E.D. GENOVESE professore di storia all’ Università di Rochester, è direttore di ‘Marxist Perspectives’, un membro dell’ Academy of Arts & Science, e ha un passato di presidente dell’ organizzazione degli storici americani. E’ autore di varie opere (v. 4° copertina). “”Questo motivo per l’ insurrezione (l’ abolizione decretata dall’ alto del governo ma di fatto soppressa dalle classi proprietarie e dalla burocrazia, ndr) apparve negli Stati Uniti ma non così spesso durante il XIX secolo rispetto al XVIII. Perfino quando la crisi della secessione si accese al calor bianco, specialmente dopo l’ elezione di Lincoln, si ebbero effetti di crescita di aspettative di emancipazione radicalmente diversi piuttosto che la proclamazione di una emancipazione stabilita e poi soppressa. Lewis Clark, un ex-schiavo che scappò per dedicarsi alla narrazione delle proprie vicende, sostenne persino che quando gli schiavi in Kentucky udirono dell’ emancipazione nelle Indie Occidentali britanniche, essi divennero meno militanti perché considerarono la loro emancipazione una questione di tempo.”” (pag 25)”,”CONx-129″
“GENOVESE Eugene D.”,”Neri d’america.”,”Contiene tra l’altro: – Materialismo e idealismo nella storia della schiavitù dei negri nel continente americano – Classe e nazionalità nell’America nera – Interpretazioni marxiste del sud schiavistico “”Anche i marxisti più zelanti devono riconoscere che la produzione storica marxista negli Stati Uniti non ha dato di che rallegrarsi, non essendosi neppure avvicinata al livello dei marxisti inglesi quali Christopher Hill, Eric J. Hobsbawm e E.P. Thompson. La letteratura marxista sul sud schiavistico e sulle origini della crisi secessionista lascia ancora più a desiderare, particolarmente se confrontata con gli studi sulla società schiavistica brasiliana fatti da studiosi marxisti quali Caio Prado Junior, Octavio Ianni e Fernando Henrique Cardoso. I risultati sono così miseri che sarebbe giustificato ignorarli del tutto, se non fossero diventati stranamente importanti nell’ambito dei circoli intellettuali tradizionali e se il marxismo non avesse tanto da fornire all’interpretazione della storia americana”” (pag 296-297)”,”CONx-009-FF”
“GENSINI Gastone GRUPPI Luciano”,”Lenin e lo Stato.”,” Stato e rivoluzione: la sua collocazione storica. Sviluppando questa impostazione Lenin, tra l’ agosto e il settembre 1917, scrive ‘Stato e rivoluzione. La dottrina marxista dello Stato e i compiti del proletariato nella rivoluzione”” (1). Ciò fa comprendere che “”Stato e rivoluzione”” obbedisce a un compito preciso, viene scritto nel vivo della rivoluzione russa , poco prima della vittoria dell’ Ottobre, quando si tratta di preparare l’ insurrezione armata e quando già il partito bolscevico si pone questo compito””. (pag 17) Opera incompiuta. Manca l’ ultimo capitolo progettato. (1) Una parte di questo lavoro era stata affrontata in precedenza: la parte documentaria. Lenin non riuscirà a scrivere l’ ultimo capitolo: “”l’ esperienza delle rivoluzioni russe del 1905 e del 1917″” per essere stato “”impedito”” dalla crisi politica, vigilia della Rivoluzione d’ottobre”,”PCIx-231″
“GENTELLE Pierre”,”La Chine.”,”GENTELLE è Chargé de recherches al CNRS. La collana ‘Magellan, la geographie et ses problems’ è diretta da Pierre GEORGE.”,”CINx-055″
“GENTELLE Pierre a cura”,”L’ Etat de la Chine et de ses habitants.”,”Direzione Pierre GENTELLE, Comitato di redazione: Claude AUBERT Patrice de-BEER Brigitte BERTIER Jean-Pierre CABESTAN Michel CARTIER Chantal CHENANDRO Yves CHEVRIER Serge CORDELLIER Jean-Luc DOMENACH Pierre GENTELLE Francois GEZE Marie HOLZMAN Hsiung PINGMING Francois JOYAUX Roland LEW Thierry PAIRAULT Alain ROUX; redazione di”,”CINx-083″
“GENTELLE Pierre a cura; saggi di Viviane ALETON Isabelle ANG Francoise AUBIN Brigitte BERTHIER Michel CARTIER Maurice COYAUD Ken DEAN Catherine DESPEUX Danielle ELISSEEFF Pierre GENTELLE Caroline GYSS-VERMANDE Marie HOLZMAN Jacques LEMOINE Jean LEVI Henri-Jean MARTIN Georges METAILIE’ Christine MOLLIER Carole MORGAN Sylvie PASQUET Francoise SABBAN Michel STRICKMANN Joel THORAVAL Pierre-Etienne WIL I-CHUAN WU-BEYENS”,”Chine. Peuples et civilisation.”,”Saggi di Viviane ALETON Isabelle ANG Francoise AUBIN Brigitte BERTHIER Michel CARTIER Maurice COYAUD Ken DEAN Catherine DESPEUX Danielle ELISSEEFF Pierre GENTELLE Caroline GYSS-VERMANDE Marie HOLZMAN Jacques LEMOINE Jean LEVI Henri-Jean MARTIN Georges METAILIE’ Christine MOLLIER Carole MORGAN Sylvie PASQUET Francoise SABBAN Michel STRICKMANN Joel THORAVAL Pierre-Etienne WIL I-CHUAN WU-BEYENS GENTELLE geografo e archeologo, è directeur de recherche al CNRS. Ha diretto ‘L’Etat de la Chine’ (1989). Il quadrato e il rettangolo nella geometria agricola cinese. “”La civiltà cinese sembra così sottoposta al ritorno periodico di riforme possenti, che hanno tutte come visione il rimodellamento egualitario delle terre coltivate e la loro organizzazione secondo regole geometriche, mentre le generazioni successive di contadini sembrano prendere un maligno piacere a imporre il loro “”disordine”” eterno dei campi. Questa tendenza sui tempi lunghi si è ancora recentemente rivelata con il conflitto tra collettivizzazione – che ha portato raggruppamento e geometrizzazione dei campi – e decollettivizzazione – che si è tradotta a partire dal 1982 nella parcelizzazione delle grandi superfici e nella sparizione progressiva delle grandi superfici quadrate dei campi.”” (pag 115)”,”CINE-008″
“GENTELLE Pierre a cura; direzione di Pierre GENTELLE, Comitato di redazione: Claude AUBERT Patrice de-BEER Brigitte BERTIER Jean-Pierre CABESTAN Michel CARTIER Chantal CHENANDRO Yves CHEVRIER Serge CORDELLIER Jean-Luc DOMENACH Pierre GENTELLE Francois GEZE Marie HOLZMAN Hsiung PINGMING Francois JOYAUX Roland LEW Thierry PAIRAULT Alain ROUX”,”L’Etat de la Chine et de ses habitants.”,”Direzione Pierre GENTELLE, Comitato di redazione: Claude AUBERT Patrice de-BEER Brigitte BERTIER Jean-Pierre CABESTAN Michel CARTIER Chantal CHENANDRO Yves CHEVRIER Serge CORDELLIER Jean-Luc DOMENACH Pierre GENTELLE Francois GEZE Marie HOLZMAN Hsiung PINGMING Francois JOYAUX Roland LEW Thierry PAIRAULT Alain ROUX”,”STAT-356″
“GENTILE Giovanni”,”Giordano Bruno nella storia della cultura.”,”””Il filosofo medievale diceva: credo ut intelligam; Bruno vi dice chiaro e netto: non credo ut intelligam. E altrettanto, a modo suo, ripeterà Galileo nella celebre Lettera alla Granduchessa Madre (1615) (…). Questa è la nuova coscienza scientifica, che si accinge a guardare il reale con occhio non sorpreso da nebbie. Questo è l’ inizio dell’ età moderna dello spirito umano”” (pag 88).”,”ITAG-061″
“GENTILE Giovanni”,”Studi sul Rinascimento.”,”””Egli sa bene (Voss, ndr), con Democrito, che ‘veritas alto saepe puteo pressa latet’ (la verità somma si nasconde spesso nel profondo, ndr); ma, salvo qualche buon precetto e il ricordo dell’ esempio insigne d’un Polibio e di un Tucidide che non risparmiarono viaggi e fatiche per venire in possesso della verità, non sa che dire agli storici che volessero cavarla dal pozzo. Avverte che non bisognerà prendere per moneta corrente tutto ciò che è detto dalle fonti, né rifiutare ogni fede a chi sia stato colto una volta in fallo. Ma tutto finisce lì. Soltanto in un punto accenna ai tentativi fatti da scrittori precedenti per fornire regole utili alla critica delle fonti, a fin di distinguere quelle che meritano considerazione da quelle che non ne meritano””. (pag 242)”,”ITAG-121″
“GENTILE Emilio”,”Renzo De Felice. Lo storico e il personaggio.”,”Emilio GENTILE insegna storia contemporanea all’ Università di Roma La Sapienza. Ha pubblicato vari libri tra cui ‘L’ Italia giolittiana. La storia e la critica’ (1977), ‘Fascismo, storia e interpretazione’ (2003). “”Nello stesso periodo, ancora studente, mentre svolgeva attività politica, De Felice iniziò a pubblicare recensioni e schede di libri storici, specialmente sulla rivista marxista “”Società””. (pag 23) “”Nei primissimi scritti di De Felice, pubblicati a partire dal 1953, l’ adesione al marxismo come canone storiografico e i riflessi della militanza politica nel Partito comunista sono evidenti. Per qualche tempo, nella sua formazione culturale, fu presente anche l’ influenza del pensiero di Antonio Gramsci””. (pag 23) “”Revisione, non revisionismo. Il richiamo al carattere antifascista della sua storiografia, da parte di De Felice, non era retorico. Più volte, infatti, De Felice dichiarò la sua avversione nei confronti di qualsiasi tentativo di riabilitazione del fascismo attraverso quello che potremo definire un “”revisionismo programmato””””. (pag 70)”,”STOx-086″
“GENTILE Giovanni”,”Politica e cultura.”,”GENTILE sulla violenza squadristica: “”Giovani risoluti, armati, indossanti la camicia nera, ordinati militarmente, si misero contro la legge, per instaurare una nuova legge; forza armata contro lo Stato per fondare il nuovo Stato. Lo squadrismo agì contro le forze disgregatrici antinazionali, la cui attività culminò nello sciopero generale del luglio 1922 e finalmente osò l’ insurrezione del 28 ottobre 1922, quando colonne armate di fascisti dopo aver occupato gli edifici pubblici delle provincie, marciarono su Roma La marcia su Roma, nei giorni in cui fu compiuta e prima, ebbe i suoi morti soprattutto nella Valle Padana. Essa, come in tutti i fatti audaci di alto contenuto morale, si compì da prima tra la meraviglia e poi l’ ammirazione, e in fine il plauso universale””. (pag 13)”,”ITAF-163″
“GENTILE Giovanni, a cura di E. GARIN”,”Opere filosofiche. La teoria dello spirito come atto puro, Marx, Hegel, gli interventi e le polemiche. Un confronto senza pregiudizi con i testi fondamentali.”,”GENTILE G. (1875-1944) fu protagonista insieme con CROCE del rinnovamento filosofico e culturale italiano negli anni precedenti la prima guerra mondiale. Come ministro dell’ istruzione (1922-1924) attuò la riforma della scuola (Gentile). Polemica Croce Gentile. “”Il libro (di Gentile, la Riforma della dialettica hegeliana, ndr) andò presto esaurito, e nell’ ottobre del 1917 Gentile licenziava la nuova edizione, la seconda, che vide la luce nel ’18 presso Enrico Spoerri, che nel 1899 aveva pubblicato La filosofia di Marx (Teoria generale dello spirito come atto puro. Seconda edizione riveduta e accresciuta). Nella prefazione Gentile sottolineava le novità della edizione: “”(…) e aggiungendo da ultimo due capitoli (…), in cui la dottrina è riassunta, ne è definito l’ indirizzo e il carattere, e si risponde a un’ accusa, che tra origine da una inerpretazione speciosa ma inesatta del mio pensiero””. L’ accusa, già si è detto, è quella di Croce, esplicitamente chiamato in causa (“”il mio amico B. Croce””) in nota, all’ inizio dell’ ultimo capitolo, il XVIII, intitolato Idealismo o misticismo?.”” (pag 448-449)”,”FILx-327″
“GENTILE Sara”,”La Francia della V Repubblica. Istituzioni politiche e sistema partitico.”,”GENTILE Sara insegna Scienza Politica e Analisi del Linguaggio Politico alla Facoltà di Scienze Politiche dell’ Università di Catania. Ha studiato i partiti politici ed il pensiero politico conservatore di fine ‘800. Ha scritto tra l’ altro ‘PCI e ordine pubblico: la sfida comunista degli anni ’70’ e ‘Capo carismatico e democrazia: il caso De Gaulle’ (1998). “”Secondo il parere pressoché concorde di giuristi, politologi ed esperti, commentatori della Costituzione del 1958, sono due i pilastri costituzionali su cui poggia la forte configurazione del potere presidenziale: l’ articolo 19 che attribuisce al Presidente alcuni poteri esenti dalla controfirma del Primo ministro; l’ articolo 5, di natura, per così dire, meno giuridica, che conferisce al Presidente la funzione di “”arbitrage”” col compito di garantire da una parte il rispetto della Costituzione e la continuità dello Stato e dall’ altra l’ indipendenza nazionale, l’ integrità del territorio ed il rispetto dei trattati (cosa questa che ne permette l’ identificazione con la Nazione nella sua interezza e sovranità).”” (pag 50) L’ arrivo di De-Gaulle e la riforma istituzionale con la 5° Repubblica. “”E’ significativo che il Presidente della Repubblica René Coty dichiari a Strasburgo nel 1957 che la Francia ha un potere esecutivo troppo debole rispetto al Parlamento e che ad essa, più che ad altre Nazioni, è necessario un Governo dotato di autorità e stabilità. Da quel momento la IV Repubblica è di fatto finita””. (pag 169)”,”FRAV-105″
“GENTILE Giovanni”,”Origini e dottrina del fascismo.”,”Dono famiglia suocero Zucch. Squadrismo. (pag 32)”,”ITAF-250″
“GENTILE Emilio”,”La via italiana al totalitarismo. Il partito e lo Stato nel regime fascista.”,”Emilio GENTILE è stato ordinario di storia contemporanea all’Univ. di Camerino dal 1981 al 1987. Ora insegna alla Sapienza di Roma. Fondo Cas”,”ITAF-269″
“GENTILE Emilio a cura; saggi di Stuart J. WOOLF Rosario ROMEO Giuseppe ORLANDO Rosario VILLARI Giampiero CAROCCI Carlo GHISALBERTI Paolo FARNETI Giordano SIVINI Leo VALIANI Pietro SCOPPOLA Giovanni SPADOLINI Gabriele DE-ROSA Giuliano PROCACCI Giorgio CANDELORO Wolfgang SCHIEDER Franco GAETA Giansiro FERRATA Valerio CASTRONOVO Alberto ASOR ROSA Giuseppe ARE Palmiro TOGLIATTI Nino VALERI Gioacchino VOLPE Alberto AQUARONE”,”L’Italia giolittiana. La storia e la critica.”,”Saggi di Stuart J. WOOLF Rosario ROMEO Giuseppe ORLANDO Rosario VILLARI Giampiero CAROCCI Carlo GHISALBERTI Paolo FARNETI Giordano SIVINI Leo VALIANI Pietro SCOPPOLA Giovanni SPADOLINI Gabriele DE-ROSA Giuliano PROCACCI Giorgio CANDELORO Wolfgang SCHIEDER Franco GAETA Giansiro FERRATA Valerio CASTRONOVO Alberto ASOR ROSA Giuseppe ARE Palmiro TOGLIATTI Nino VALERI Gioacchino VOLPE Alberto AQUARONE Emilio GENTILE è nato nel 1946, insegna presso l’Istituto di storia moderna dell’Università di Roma, è incaricato di storia moderna all’Università di Camerino.”,”ITAA-135″
“GENTILE Emilio”,”Il mito dello Stato nuovo. Dal radicalismo nazionale al fascismo.”,”Il mito dello ‘Stato nuovo’, lo stato nazionale di massa aveva le sue basi nell’antigiolittismo e trovò nel fascismo un tentativo concreto di attuazione GENTILE Emilio insegna storia contemporanea alla Sapienza di Roma.”,”ITAF-275″
“GENTILE Panfilo”,”Polemica contro il mio tempo.”,”Pag 158: gustoso ritratto dei preti politicanti fatto da Anatole FRANCE in ‘Histoire de la France contemporaine’ L’Autore. (wikip) Panfilo Gentile (L’Aquila, 1889 – Roma, 1971) è stato un giornalista, scrittore e politico italiano. « Non esistono ‘venti della Storia’. Nessuno sa mai dove ci porta la Storia » ( Panfilo Gentile, Democrazie mafiose) Personalità di stampo laico-liberale, Gentile per tutto il Novecento si eresse a voce libera e critica soprattutto contro i regimi di massa, in particolar modo fu un attento lettore, per certi versi anche anticipatore, della partitocrazia, già da allora paventata. Emblematico al riguardo il suo saggio Democrazie mafiose, del 1969, esame più che profetico sulla decomposizione dei partiti a nicchie di potere. Cercò in quel trattato di dimostrare che tutte le democrazie sono necessariamente mafiose perché tutte, vengono governate da elites demagogiche che ammaliano le masse soltanto per conservare tenacemente il potere a loro profitto. Dove il termine mafiose verso organismi ed istituzioni era da intendere come la vittoria degli interessi di parte e corporativi sull’interesse generale. Collaborò proficuamente con La Stampa, con il Corriere della sera e diresse La Nazione nel 1950 per alcuni mesi. Tentò, con scarsa fortuna, anche la via della politica convergendo nel Movimento Liberale Indipendente, costola sinistra del PLI. L’avventura durò circa tre anni, quando i due schieramenti si ricomposero sotto le insegne originarie del Partito liberale italiano. Alcune opere Democrazie mafiose L’idea liberale Opinioni sgradevoli Crisi e valori dell’italianità Polemica contro il mio tempo L’ideale d’Israele 1931 Edizioni Laterza”,”ITAP-151″
“GENTILE Giovanni, a cura di Simona GIANNANTONI”,”Lettere a Benedetto Croce. Volume primo: Dal 1896 al 1900.”,”GENTILE Giovanni “”Mi sorprende, per dirvi la verità, il vostro improvviso proposito di non occuparvi più del materialismo storico, ma non so non approvarvi, essendo parse sempre anche a me che si possa cavarne poco costrutto; e ormai le esagerazioni e le pretese del Labriola sono pressoché sfatate. Questi ultimi scritti di Sorel mi sembra che faccian sfumare il materialismo storico. – Ma non sarebbe opportuno che prima scriveste quel vostro libro sul Marx, di cui mi parlaste nello scorso luglio? Ciò che mi ha scritto il Labriola sul conto vostro coincide con quanto ha scritto anche a voi. Io ancora non gli ho risposto; ma gli dirò in proposito quello stesso che gli avete risposto voi (1). Curioso davvero quel lagnarsi con voi della stoltezza degli altri, che non s’accorgono che Croce sia una cosa diversa da Labriola, e che gli scritti di Croce se si allontanano dagli scritti di Labriola, non importano contraddizioni o pentimenti in questo, ma critiche alla sua dottrina! – (…) Nella lettera del Labriola si parla anche della ‘crisi del marxismo’; e si afferma che il solo fatto serio che vi sia, è la discordia tra il Bernstein e il Kautsky circa i limiti dell’applicazione pratica del marxismo politico (2). Ma io credo anche che siavi un altro fatto importante per lui, Labriola, teorico del marxismo, rispetto alla filosofia. Mi dice che forse scriverà prossimamente un volumetto col titolo ‘Polemica di mat. storico’ per entrare in disputa con me e con altri, vincendo certa sua ripugnanza al ‘dibattito tassativo e letterale’. Staremo a vedere. Nella edizione francese del ‘Discorrendo ecc.’ sarà (già lo saprete) un lungo post-scriptum contro di voi”” [G. Gentile a B. Croce, 24 novembre 1898] [(in) Giovanni Gentile, ‘Lettere a Benedetto Croce’. Vol I, 1972] [note: “”(1) Il Croce, nella lett. cit. diceva aver respinto l’accusa “”di aver contribuito a confondere le menti dei socialisti italiani e non italiani””, ché anzi egli si era proposto di rischiararle. Mentre riteneva meno infondata la possibilità che si fosse generata una confusione tra le sue opinioni e quelle del Labriola per la “”cortesia della forma”” che aveva adoperato nei propri scritti nel desiderio d’intendersi con lui. Ad ogni modo aveva promesso al Labriola di dissipare ogni dubbio aggiungendo ai suoi scritti opportune avvertenze; (2) v. A. Labriola, À propos du Livre de Bernstein, in “”Le mouvement socialiste’, a. I., 1899, 1° maggio, e ‘A proposito della crisi del marxismo’, in “”Rivista di socio.””, a. III, 1899, fasc. III, pp. 317-31 (in Saggi, cit., pp. 294-319)”””,”CROx-019″
“GENTILE Giovanni, a cura di Simona GIANNANTONI”,”Lettere a Benedetto Croce. Volume secondo: dal 1901 al 1906.”,”GENTILE Giovanni”,”CROx-035″
“GENTILE Giovanni, a cura di Simona GIANNANTONI”,”Lettere a Benedetto Croce. Volume terzo: dal 1907 al 1909.”,”GENTILE Giovanni”,”CROx-036″
“GENTILE Giovanni, a cura di Simona GIANNANTONI”,”Lettere a Benedetto Croce. Volume quarto: dal 1910 al 1914.”,”GENTILE Giovanni “”La mia conferenza sulla guerra fatta a Palermo per dare una lezione a quei soci della Biblioteca filosofica, che non parlavan d’altro, e volevano fare a ogni costo qualche cosa in pro’ della pace (!), è una cosa assai modesta e ragionevole (2); e non vedo perché abbia tanto dato nei nervi a quel matto del Cecconi, di cui vedo oggi la sfuriata dell’Acerba’, dove mi fa dire tutto il contrario di quel che dissi (3). La ripetei a Firenze perché pregato istantemente dal Ferrando (4), che la vide qui in bozze. Giacché a Palermo la vollero per una pubblicazione a scopo di beneficienza. E a quest’ora avrebbe già dovuto essere uscita. Ma verrà fuori in questi giorni; e vedrai che nella sostanza ho detto cose analoghe a quelle che tu hai scritte nell’Italia nostra (5), quantunque intonate a quell’ambiente.”” (pag 353) (2) G. Gentile, La filosofia della guerra, Palermo, … 1914 (3) ‘L’idealismo e la sua guerra intestina , fto Neal (Angelo Cecconi), in “”Lacerba””, 1914 (4) Guido Ferrando, direttore del Bollettino Filosofico (Fi) (5) B. Croce, Motivazione di voto, in ‘Italia nostra’ …”,”CROx-037″
“GENTILE Emilio a cura”,”Mussolini e La Voce.”,”La formazione ideologica del giovane Mussolini “”(…) qual era la posizione di Mussolini nel partito socialista. Egli era stato sempre contrario alla direzione riformista che aveva accantonato i fini rivoluzionari per cercare una graduale trasformazione democratica e pacifica del paese verso un socialismo economico molto temperato. Nei primi anni di attività politica, i motivi ideologici della sua critica affiorano ancora immaturi, fra l’intensità delle polemiche locali , intrisi di sorelismo. Negli anni 1910-1913 (gli anni dell’incontro con “”La Voce””!) tali motivi si sviluppano, si precisano, si organizzano in un certo modo omogeneo come vera e propria ideologia. In questa nuova fase di impegno ideologico opera l’influenza della cultura vociana, de “”La Voce”” come mediatrice di correnti culturali nazionali e straniere attraverso un principio unitario, quale era l’idealismo. Idealismo inteso sia come particolare concezione filosofica sia come ‘mentalità’ che non era nata soltanto dalla filosofia di Croce, ma da questa era stata alimentata con il contributo di altre filosofie (pragmatismo, volontarismo, bergsonismo ecc.). Anche il sorelismo, per alcuni aspetti, era un’espressione ideologica-politica di questo ‘idealismo’. Non a caso fu la prima “”filosofia”” politica adottata da Mussolini (…)”” (pag 13)”,”ITAF-282″
“GENTILE Emilio”,”L’apocalisse della modernità. La Grande Guerra per l’uomo nuovo.”,”Emilio Gentile, storico, insegna storia contemporanea all’Università di Roma La Sapienza. Nel 2003 ha ricevuto dall’Università di Berna il premio hans Sigrist per i suoi studi sulle religioni della politica. Collabora al ‘Sole 24 Ore””. Molte delle sue opere sono state tradotte nelle principali lingue. Ha pubblicato tra l’altro ‘De Felice. Lo storico e il personaggio’ (2003), ‘L’età giolittiana’ (2003), ‘Fascismo. Storia e interpretazione’ (2008), ‘La via italiana al totalitarismo. Il partito e lo Stato nel regime fascista’ (2008). “”La guerra era stata iniziata dai boeri l’anno precedente l’inaugurazione dell’esposizione parigina, per reagire alle imposizioni inglesi. (…) Per diciotto mesi i boeri erano riusciti a tener testa alla più grande potenza industriale del mondo, umiliandola. Poi, due mesi prima della chiusura dell’esposizione parigina, gli inglesi, forti di quasi 400.000 soldati contro 60.000 combattenti boeri, riuscirono a sconfiggerli, annettendo le due repubbliche ai loro domini coloniali. I boeri non riconobbero l’annessione e impegnarono per altri diciotto mesi, in una dura guerriglia, le truppe britanniche, che reagirono con spietata brutalità: decine di villaggi e migliaia di fattorie furono incendiati per dare la caccia ai guerriglieri e a chi li aiutava; ci furono rappresaglie con esecuzioni sommarie di civili accusati di sostenere la guerriglia e la popolazione civile fu raccolta in campi di concentramento, circondati da filo spinato e controllati da torrette con guardie armate. Circa 120.000 boeri, fra donne, vecchi e bambini, furono ammassati in questi campi, dove quasi 30.000 si ammalarono e morirono. Di questi, 20.000 non avevano più di quindici anni. Il capo dell’opposizione liberale in parlamento, Sir Henry Campbell-Bannerman, definì “”barbari”” i metodi adoperati dall’esercito inglese nei confronti della popolazione civile. La guerra ebbe termine nel maggio 1902: il bilancio di vite umane fu di 100.000 vittime fra i 365.000 soldati imperiali e gli 82.000 coloniali impegnati nel conflitto e nella repressione della guerriglia; più di 7000 furono i morti fra gli 87.000 combattenti boeri, cui vanno aggiunte le vittime dei campi di concentramento (3)”” (pag 47) (3) Cfr. E.J. Feuchtwanger, Democrazia e Impero. L’Inghilterra fra il 1865 e il 1914′, trad. it. di D. Panzieri, Bologna, 1989, p. 288 “”Già ai nostri tempi osservava Bloch, “”la guerra è diventata più terribile grazie al perfezionamento dei fucili, dei cannoni e degli esplosivi, al migliore addestramento delle truppe e ai numerosi congegni ausiliari, finora del tutto sconosciuti, di cui sono provviste. Ma, cosa ancora più importante, l’enormità del numero degli eserciti, composti da milioni di soldati, e il modo in cui hanno appreso a fortificarsi renderanno estremamente difficile approvvigionarli e proteggerli contro le intemperie”” (68). Quest’ultimo fattore, il morale e la salute degli eserciti, avrebbe assunto un’importanza cruciale nella guerra futura, perché i milioni di combattenti non sarebbero stati soldati mercenari, ma l’intera massa dei semplici cittadini impreparati ad affrontare le condizioni assolutamente nuove e terrificanti della guerra moderna nell’epoca della civiltà industriale. “”Sarà possibile indurre tutte queste masse d’uomini a sopportare gli effetti che produrranno le armi e i terribili esplosivi moderni?”” (69). La guerra futura, spiegava ancora Bloch, sarebbe stata combattuta da grandi eserciti di massa, con enormi quantità di armamenti in aumento continuo, con un’artiglieria tecnologicamente sempre più potente e micidiale, e con la massiccia mobilitazione di tutte le immense risorse demografiche, economiche, finanziarie, tecnologiche, naturali e umane, rese disponibili dalla moderna civiltà industriale: “”L’intera nazione si riunirà sotto le bandiere e il fiore della popolazione, cioè l’insieme delle forze più adatte alla produzione, sarà mandato a combattere. Il complesso meccanismo della vita di una nazione modern ne risentirà, nella guerra futura, molto più di quanto sia mai accaduto nelle guerre del passato”” (70). Inoltre, sarebbe stata una guerra lunga, combattuta sulla terra, nel cielo e nella profondità degli oceani, con terribili nuove macchine belliche, artiglieria e mitragliatrici, e con il massacro di milioni di soldati, infossati in trincee fortificate e immobilizzati da una guerra difensiva di p osizione, senza offensive risolutive e battaglie conclusive. Di conseguenza, avrebbe logorato tutti i paesi coinvolti. Ma neppure il successo finale di una delle due parti sarebbe stato veramente definitivo, perché in ogni caso l’esito di una guerra combattuta da milioni d uomini, resa orribilmente sanguinosa dagli armamenti forniti dal progresso tecnico, avrebbe inflitto ai vincitori, come ai vinti, terribili perdite umane e una rovina generale (71). “”Le conseguenze della guerra saranno più gravi nei paesi dove la civiltà è più avanzata che non nei paesi più arretrati, rovesciando l’intero sistema economico”” (72). Il sistema sociale di ogni paese belligerante ne sarebbe stato sconvolto e lo sconvolgimento sarebbe proseguito, aggravandosi, con il ritorno dal fronte di milioni di reduci duramente provati dall’esperienza della trincea”” (pag 126-127) (68) (69) (70) (71) (72) J. de Bloch, La guerre future aux points de vue technologique, économique et politique’, (in) ‘La guerre future’, Paris, 1898″,”QMIP-114″
“GENTILE Pierangelo”,”Vittorio Emanuele III.”,”GENTILE Pierangelo è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di studi storici dell’Università di Torino. Esperto di tematiche legate alla monarchia, ha pubblicato ‘L’ombra del re. Vittorio Emanuele II e le politiche di corte’ (Carocci, 2011), ‘Nelle stanze di Re Vittorio. Un inventario dagli archivi del Quirinale’ (Centro Studi Piemontesi). E’ membro del Comitato scientifico della rivista ‘Studi Piemontesi’. “”Vittorio Emanuele riuscì a far da paciere tra Cadorna e Salandra, tra Cadorna e Sonnino, tra Cadorna e Bissolati; interventi chiarificatori e mediazioni per la conciliazione dei non facili caratteri al comando degli eserciti e del Paese, opera svolta indefessamente tra il Friuli e Roma che aveva lo scopo di evitare i disastri del 1866 – quelli della terza Guerra di Indipendenza passati alla storia con il nome di due fatali località, Custoza e Lissa, e per le insanabili incomprensioni (e gelosie) tra generali e ministri – e del 1896, quando l’esercito era stato massacrato ad Adua per le velleità colonialiste crispine”” (pag 17-18)”,”QMIP-152″
“GENTILE Emilio”,”L’apocalisse della modernità. La grande guerra e l’uomo nuovo.”,”Emilio Gentile è considerato uno dei principali storici del fascismo. Fra le sue opere più importanti: ‘Il culto dfel littorio, Le origini dell’ideologia fascista, Il mito dello stato nuovo dall’antigiolittismo al fascismo, tutte edite da Mondadori “”Nell’ideologia militarista germanica, sintesi di storicismo hegeliano, di millenarismo luterano e di darwinismo sociale, erano raccolte ed esasperate tute le motivazioni esaltanti la necessità storica e biologica della guerra per lo sviluppo dell’umanità (33). La guerra era funzione essenziale dello Stato, ne era anzi il fondamento, affermava lo storico Heinrich von Treitschke, uno dei massimi teorici della politica tedesca: “”Senza la guerra non esiste lo Stato. Tutti gli Stati da noi conosciuti sono sorti dalla guerra: il primo ed essenziale compito dello Stato rimane sempre la difesa armata dei propri cittadini. Perciò la guerra perdurerà fino alla fine della storia, fino a quando esisterà una molteplicità di Stati””. “”Inoltre – affermava Treitschke “”la guerra è l’unico rimedio pei popoli ammorbati”” dall’egoismo sociale: “”il particolare deve dimenticare il proprio io e sentirsi membro del tutto; deve riconoscere quanto sia nulla la sua vita rispetto al bene del tutto. In questo, appunto, risiede l’altezza della guerra, che l’uomo scompare interamente davanti alla grande idea dello Stato; e mai così magnificamente come nella guerra si manifesta il fervore di reciproco sacrificio tra i connazionali”” (34). I periodi di pace prolungata potevano infiacchire il carattere dei popoli, facendo prevalere gli interessi individuali e gli appetiti materiali rispetto al bene collettivo coltivato dai grandi ideali nazionali; lo storico prevedeva che “”le guerre col progresso della civiltà diverranno più rare e più brevi””, ma riteneva ache che “”il Dio vivente curerà che la guerra ritorni sempre come un’efficace medicina pel genere umano”” (35)”” (pag 153-154) (33) Cfr. K.F. Werner, L’attitude devant la guerre dans l’Allemagne de 1900, in AA.VV., 1914. Les psychoses de guerre?, Rouen, 1985, pp. 25-26; ‘Bereit zum Krieg. Kriegsmentalität im Wilhelminischen Deutschland 1890-1914, a cura di J. Dülffer e K. Holl, Göttingen, 1986; (34) H. von Treitschke, La politica, trad. it. di E. Ruta, Bari, 1915, I, pp. 69-71; (35) Ivi, p. 73″,”QMIP-196″
“GENTILE Emilio DI-SCALA Spencer M. a cura, saggi di Simone VISCONTI Stefano BIGUZZI Marco GERVASONI Spencer M. DI-SCALA Charles KILLINGER Pierluigi ALLOTTI Emilio GENTILE”,”Mussolini socialista.”,”Saggi di Simone VISCONTI Stefano BIGUZZI Marco GERVASONI Spencer M. DI-SCALA Charles KILLINGER Pierluigi ALLOTTI Emilio GENTILE “”Dodici anni di militanza e di esperienze politiche non mutarono l’idea mussoliniana della rivoluzione, considerata come atto finale ed estremo della lotta di classe, compiuto dopo una lunga preparazione. L’8 febbraio 1914, parlando a Firenze sul valore storico del socialismo, Mussolini dichiarò: “”Il dire oggi che la rivoluzione è vicina è un assurdo; però è altrettanto assurdo dire che la rivoluzione è lontana poiché la storia è piena dell’imprevisto””; in ogni caso, egli ribadiva che la rivoluzione non sarebbe avvenuta con colpi di mano, come credevano i rivoluzionari del 1848: “”non c’è più nessuno che creda al colpo di mano (…) in Europa nessuno pensa più al colpo di mano (…) Compito dei socialisti era di elaborare “”le nuove forze della società, demolire costruendo””, perché “”il socialismo non verrà come un ladro, di notte; secondo la frase oweniana, ma sarà invece il risultato dei nostri sforzi consapevoli””; e continuava affermando che per preparare la rivoluzione socialista era necessario “”creare in seno al proletariato una minoranza abbastanza numerosa, abbastanza cosciente, abbastanza audace che al momento opportuno possa sostituirsi alla minoranza borghese”” (pag 217-218)”,”MITS-434″
“GENTILE Panfilo”,”Storia del cristianesimo dalle origini a Teodosio.”,”Panfilo Gentile nacque all’Aquila nel 1889. Giornalista e scrittore, diresse per un anno il quotidiano La Nazione di Firenze. Tra le sue opere: Sulla dottrina del contratto sociale, L’ideale di Israele, Cinquant’anni di socialismo in Italia. Morì a Roma nel 1971.”,”RELC-019-FL”
“GENTILE Emilio”,”Mussolini contro Lenin.”,”Emilio Gentile è professore emerito all’Università di Roma La Sapienza e socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei. “” (…) il 15 agosto 1915 Mussolini recensì il libro ‘La Russie et la guerre’, di Grégoire Alexinsky, un ex bolscevico, presentandolo come un deputato socialista della Duma che “”appartiene alla schiera numerossima dei sovversivi russi che hanno accettato ed esaltato la guerra necessaria contro la Germania”” (pag 41) (pag 41)”,”LENS-302″
“GENTILE Giovanni”,”L’eredità di Vittorio Alfieri.”,”‘L’Italia insomma del Risorgimento fu alfieriana’ (pag 202)”,”ITAB-347″
“GENTILE Giovanni, a cura di Vito A. BELLEZZA rivisto da Hervé A. CAVALLERA”,”Bertrando Spaventa.”,”””La sete insomma rinasce sempre e non si estingue veramente se non si porta allelabbra il calice dell’assoluto: ma tutto ciò non è possibile in linea di pura teoria, senza l’attività pratica. Togliete, dice lo Spaventa, l’intelletto pratico; fate come fa Kant, il quale dal semplice intelletto (teoretico) si eleva alla ragione: e voi arriverete al concetto dell’Incondizionale, ma non all’oggetto (alla oggettività) come l’Incondizionale. Questo concetto, dallo Spaventa lucidamente esposto, è, a nostro avviso, la chiave d’oro della nuova gnoseologia dopo Kant; ed è gran merito del nostro filosofo averlo rilevato nella ‘Fenomenologia’ hegeliana e messo in luce. Esso fu pure una delle idee più profonde di uno degli epigoni tedeschi più celebrati del filosofo di Stoccarda, ignoto certamente, per questo rispetto, allo Spaventa: Carlo Marx (1)”” (pag 126-127) (1) Vedi il 2° de’ suoi Frammenti su Feuerbach, in appendice allo scritto di F. Engels, ‘L. Feuerbach und der Ausgang der klass. deutschen Philos.; Stuttgart, 1895; e la mia ‘Filosofia di Marx’, Pisa, 1899, pp. 59 sgg. (ora in ‘Opere’, XXVIII, 1959, pp. 68 sgg.)”,”FILx-562″
“GENTILE Emilio”,”La grande Italia. Ascesa e declino del mito della nazione nel ventesimo secolo.”,”Emilio Gentile (Bojano, Campobasso, 1946) insegna storia dei movimenti e dei partiti politici all’Università La Sapienza di Roma. É noto in campo internazionale come uno dei più autorevoli storici del fascismo. Le sue opere: Le origini dell’ideologia fascista, Il mito dello Stato nuovo, Il culto del littorio, La via italiana al totalitarismo.”,”ITAS-034-FL”
“GENTILE Emilio”,”Fascismo. Storia e interpretazione.”,”””Alla fine del XX secolo – scriveva nel 1995 Stanley G. Payne, uno dei maggiori studiosi del fenomeno fascista, ‘fascismo’ rimane probabilmente il più vago tra i termini politici più importanti”” (1) (pag V) (1) S.G. Payne, A History of Fascism, 1914-1945′, Madison, 1995, trad. it. Il fascismo, Roma, 1999, p. 9″,”ITAF-377″
“GENTILE Giulio”,”Rousseau filosofo della crisi. Il politico e le masse.”,”Giulio Gentile (Napoli, 1949) si è laureato in Filosofia discutendo una tesi sul problema del rapporto Hegel-Marx nella prospettiva di ‘Storia e coscienza di classe’. Oltre ad alcuni interventi e saggi sulla figura e l’opera di G. Lukàcs, ha pubblicato (“”Pensiero Politico”” ecc.) una serie di ricerche sul pensiero politico di Rousseau. Contiene il paragrafo: Rousseau e Hegel. (pag 76-84) “”Nelle ‘Vorlesungen über die Geschichte der Philosophie’ Hegel avanza l’ipotesi di una possibile lettura della filosofia francese illuminista sulla base dei contenuti di pensiero espressi dalla fisiocrazia. «I Francesi, per così dire senza coscienza, hanno portato tutto a termine attenendosi sistematicamente a un pensiero determinato, al sistema fisiocratico» (Lezioni, 244-5). Questa indicazione è ripresa da Marx nelle ‘Theorien’. «Con tutte le loro ingannevoli apparenze feudali i fisiocratici lavorano in stretto legame con gli Enciclopedisti!» (‘Teorie’, I, 155). In rapporto a Rousseau, tuttavia, questa ipotesi va verificata attraverso un rapido confronto con Cantillon e Quesney. I fisiocratici, come del resto il ginevrino, colgono alla ‘radice’ la crisi della comunità ‘self-sustaining’: il modello di ‘democratie agraire’ ostacola lo sviluppo produttivo, il processo di crescita/formazione del capitalismo agrario. Nell”Essai sur la Nature du commerce en Géneral’ e nel ‘Tableau’, a ridosso dello scarto tra ‘valore venale’ e ‘valore’ di ‘mercato’ c’è tutta la possibilità del commercio estero (70). Su questo terreno, anche attraverso il trasferimento della ricerca sull’origine del ‘plusvalore dentro’ la produzione ‘immediata’, la critica dei padri dell’economia borghese si concentra sul rapporto valore-lavoro e sulla funzione dello scambio. Tutta l’analisi della società passa attraverso la critica dell’economia politica (il che pure è fondamentale) e si arresta di fronte al ‘lasciar’ ‘fare’. Nasce qui, al contrario, l’attacco roussoiano contro la ‘modernità’. «L’uomo è la più vile delle mercanzie, e, fra i nostri più importanti diritti di proprietà, quello sulla persona è sempre il più piccolo di tutti» (‘Emilio’, IV, 524). Su questo terreno matura la critica ‘negativa’ del ‘denaro’ come forma di dominio ‘politico’. Rousseau distingue la funzione della ‘moneta’, in quanto mezzo di scambio, dalla funzione del ‘danaro’ in quanto mezzo di accumulazione. Il ‘superfluo’ si genera da ‘questa’ accumulazione”” [Giulio Giolitti, Rousseau filosofo della crisi. Il politico e le masse, Guida editori, Napoli, 1980] (pag 76-77) [(70) Quesnay, cit., pp. 48 e 57; R. Cantillon, ‘Essai sur la Nature commerce en Géneral’, trad. it., a cura di S. Cotta e A. Giolitti, ‘Saggio sulla natura del commercio in generale’, con una intr. di L. Einaudi, Torino, 1955, pag 32. Per un approfondimento della teoria economica di Quesnay e dei fisiocratici – che esula evidentemente dagli spunti qui forniti – cfr. soprattutto la bella introduzione di M. Ridolfi al ‘Tableau’ (IX-LXXVI), ed inoltre i lavori dI C. Napoleoni, ‘Smith, Ricardo, Marx. Considerazioni sulla teoria del pensiero economico’, Torino, 1970, in particolare le pp. 31-48; ‘Il valore’, Torino, 1976, le pp. 8-18; di A. Macchioro, ‘Studi di storia del pensiero economico’, Milano, 1970, soprattutto le pp. 34-102. Sul pensiero politico dei fisiocratici resta sempre valida la monografia di D. Fiorot, ‘La filosofia politica dei fisiocratici’, Padova, 1954]”,”TEOP-133-FF”
“GENTILE Giovanni, a cura di Eugenio GARIN”,”Opere filosofiche.”,”‘I testi qui riuniti, furono, nella loro maggioranza, “”parlati””: lezioni, prolusioni universitarie, conferenze. E’ un’origine che si sente, ma che, comunque, va tenuta presente’ (E. Garin, presentazione) (p.12)”,”FILx-395-FF”
“GENTILE Emilio”,”Le origini dell’ideologia fascista, 1918-1925.”,”Emilio Gentile (Bojano, Campobasso, 1946) insegna storia dei movimenti e dei partiti politici all’Università La Sapienza di Roma. É noto in campo internazionale come uno dei più autorevoli storici del fascismo. Le sue opere: Le origini dell’ideologia fascista, Il mito dello Stato nuovo, Il culto del littorio, La via italiana al totalitarismo.”,”ITAF-032-FL”
“GENTILE Emilio”,”E fu subito regime. Il fascismo e la marcia su Roma.”,”””L’immagine del fascismo come di un baluardo contro il bolscevismo e il salvatore dell’Italia dalla rovina incontrò largo credito negli Stati democratici europei. «Da questo punto di vista – osservava l’ambasciatore americano a Londra il 31 ottobre – il trionfo del fascismo in Italia appare come un colpo mortale al Bolscevismo, se il nuovo governo riuscirà a durare”” (pag 229)”,”ITAF-387″
“GENTILE Giovanni, a cura di Vito BELLEZZA”,”La filosofia di Marx.”,”‘Uno dei momenti fondamentali della fortuna di Marx in Italia è senza alcun dubbio questa opera giovanile di Giovanni Gentile pubblicata per la prima volta nel 1899 e apprezzata anche, come lo stesso Gentile si compiacque di notare, da Lenin’ “”RIstampando, nel 1937, in appendice ai suoi ‘Fondamenti della filosofia del diritto’ (1), i due saggi che quasi quarant’anni prima, aveva dedicato al pensiero di Karl Marx, Giovanni Gentile forniva nella prefazione, con un velato compiacimento per l’illustre apprezzamento di Lenin (2), delle indicazioni piuttosto chiare su come interpretare quegli scritti. (…) Quasi in contemporanea alla ripubblicazione ed alla prefazione gentiliana, Benedetto Croce, dal canto suo, tornava a parlare di quel marxismo che lo aveva tanto occupato nell’ultimo lustro del XIX secolo, in una celebre ‘memoria’ intitolata ‘Come nacque e come morì il marxismo teorico in Italia’ (5). finire …. (pag 5-7) Marx ed Engels chiariscono il proprio pensiero (pag 108-109) (L’ideologia tedesca)”,”MADS-791″
“GENTILE Emilio, a cura di Simonetta FIORI”,”Italiani senza padri. Intervista sul Risorgimento.”,”Emilio Gentile insegna Storia contemporanea alla Sapienza di Roma. Simonetta Fiori è inviata del quotidiano La Repubblica, per il quale lavora nella redazione culturale. Fiori: “”Nel suo libro ‘Italia nazione difficile’ (1994), Galasso contesta come inaccettabile una ricostruzione di un quarto di secolo di storia italiana, tra il 1968 e il 1993, come un solo periodo di crisi e di involuzione. «Ill paese del 1993 – scrive – è indubbiamente più avanzato di quello del 1968 sia in termini di civiltà industriale che in termini di sensibilità etico-politica”” (pag 83) Gentile: “”Certamente sarebbe inaccettabile qualunque ricostruzione storica dell’Italia contemporanea unicamente concentrata sugli aspetti negativi. (…) Persino Croce, quando pensò a una possible storia del fascismo, se avesse avuto l’animo e la mente per mettersi a quella storia, disse che avrebbe certato di lumeggiare anche il buono che in quel periodo era stato fatto dagli italiani. Credo questo spirito crociano sia vivo in Galasso, che di Croce è uno dei maggiori studiosi, oltre che storico animato da senso civico. (…)”” (pag 83)”,”STOx-329″
“GENTILE Emilio”,”Due colpi di pistola, dieci milioni di morti, la fine di un mondo. Storia illustrata della Grande Guerra.”,”Emilio Gentile, storico, professore emerito dell’Università La Sapienza di Roma. Ha al suo attivo molte pubblicazioni tradotte in varie lingue. Ammutinamenti al fronte (divisioni francesi nelle retrovie si rifiutarono di andare al fronte…) ribellione spontanea di soldati stanchi di dover subire una disciplina brutale, di vivere in condizioni bestiali, di essere mandati al macello per la vanità e la gloria dei generali. La repressione fu severa ma non spietata (pag 133-135)”,”QMIP-002-FER”
“GENTILE Emilio”,”E fu subito regime. Il fascismo e la marcia su Roma.”,”Emilio Gentile ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Roma La Sapienza. È autore di molte opere tra cui ‘Né Stato né Nazione. Italiani senza meta’. Piano di marcia. Piano di massima per l’insurrezione) “”Mussolini esordì dicendo che il governo e le correnti antifasciste tendevano “”a soffocare il nostro movimento””, e che Giolitti “”crede di poterci offrire due portafogli: ma ce ne vogliono sei per noi o nulla””: “”Ed allora bisogna mettere in azione le masse, per creare la crisi extraparlamentare e andare al governo. Bisogna impedire a Giolitti di andare al governo. Come ha fatto sparare su D’Annunzio farebbe sparare sui fascisti. Questo è il momento. (…)”” (pag 144) (riunione dei vertici del PNF convocata da Mussolini il 16 ottobre a Milano)”,”ITAF-001-FSD”
“GENTILE Emilio”,”Storia del Partito fascista, 1919-1922. Movimento e milizia.”,”Emilio Gentile (Boiano, Campobasso, 1946) insegna storia dei movimenti e dei partiti politici all’Università La Sapienza di Roma. É noto in campo internazionale come uno dei più autorevoli storici del fascismo. Le sue opere: Le origini dell’ideologia fascista, Il mito dello Stato nuovo, Il culto del littorio, La via italiana al totalitarismo.”,”ITAF-040-FL”
“GENTILE Emilio”,”La via italiana al totalitarismo. Il partito e lo Stato nel regime fascista.”,”Emilio Gentile (Boiano, Campobasso, 1946) insegna storia dei movimenti e dei partiti politici all’Università La Sapienza di Roma. É noto in campo internazionale come uno dei più autorevoli storici del fascismo. Le sue opere: Le origini dell’ideologia fascista, Il mito dello Stato nuovo, Il culto del littorio, La via italiana al totalitarismo.”,”ITAF-041-FL”
“GENTILE Francesco D’AGOSTINO Francesco ANDREATTA Alberto VENTURA Pierfranco ROMANO Bruno CARCATERRA Gaetano TODESCAN Franco PASQUALUCCI Paolo ZACCARIA Giuseppe CAVALLA Francesco”,”La società criticata. Revisioni tra due culture.”,”Da Saint-Simon a Marx. Dal sansimonismo alla concezione marxista della natura. “”E se l’indirizzo cartesiano può dirsi proseguito e quasi completato da Kant, quello baconiano torva ora, nel secolo XIX, i suoi più autentici continuatori nel pensiero di Saint-Simon e, sotto certi aspetti, in quello di Marx. Nei testi sansimoniani riprende l’invito alla conquista della natura da parte degli uomini associati. Il nuovo progetto di organizzazione del ‘sistème industrial’ intende trasferire le tensioni politiche in campo economico, attraverso uno spostamento della relazione di sovranità: è la natura che deve ora essere sottomessa al potere degli uomini associati. La società viene concepita come un’immensa officina, il cui scopo esclusivo è la produzione, cioè la coalizione delle forze individuali per conquistare la natura mediante la tecnica: in questo senso Saint-Simon propone di sostituire «l’exploitation de la nature par l’homme associé à l’homme», affermando categoricamente che «il n’y a d’action utile exercée par l’homme que celle de l’homme sur les choses» (13). Ora, proprio su questo piano è stata rilevata (14) una non indifferente analogia fra pensiero sansimoniano e pensiero marxiano, nel senso che Saint-Simon anticipa singolarmetne il principio di cui Marx doveva servirsi quale strumento-chiave per la sua interpretazione della storia: la prassi lavorativa come spiegazione del fenomeno sociale. Il «fare» dell’uomo, l’attività febbrile e tecnica, non sono pensati come realtà a sé stanti, ma come agenti primari di trasformazione non solo della natura, ma anche dei rapporti sociali. «Il lavoro è un processo che si svolge fra l’uomo e la natura, nel quale l’uomo, per mezzo della propria azione, media, regola e controlla il ricambio orgainco fra se stesso e la natura: contrappone se stesso, quale una fra le potenze della natura, alla materialità della natura» (15): in questa celebre definizione, la natura appare dunque come il momento passivo del rapporto, di cui l’uomo solamente costituisce il momento attivo, che incide sulla realtà naturale sino al punto da ridurla a misura dell’uomo. L’alienazione stessa – idea su cui tanto il filosofo tedesco insiste nel corso della sua opera – è destinata a durare fintantoché l’uomo si trova dinanzi la natura come realtà esteriore: fino a quel momento, infatti, l’uomo è costretto a rimanere estraneo a sé, trovandosi condizionato da una natura estrinseca, che gli impone di conservare se stesso attraverso ciò che oggettivamente gli è esteriore. La possibilità di superamento di un tale ‘status’ si fonda dunque sulle accresciute capacità dell’uomo di trasmutare, con il lavoro, la natura. Solo allora, secondo Marx, quando l’uomo sarà riuscito a dominarla integralmente, la storia della natura potrà diventare, nel «regno della libertà», veramente storia umana. La concezione strumentale della natura, propria del sansimonismo, è dunque penetrata profondamente nel pensiero marxiano”” (pag 244-245) [Ettore Todescan, ‘Natura. Riflessioni sulla genesi dell’ideologia tecnocratica’ (in) AaVv, La società criticata. Revisioni tra due culture’, Morano editore, Napoli, 1974] [(13) ‘L’organisateur’, Lettre XIe (in ‘Oeuvres de Saint-Simon et d’Enfantin’, Paris, 1869, vol. XX, p. 192. Sull’ideologia sansimoniana, v. F. Gentile, ‘Dalla concezione illuministica alla concezione storicistica della vita sociale. Saggio sul concetto di società nel pensiero di C.H. de Saint-Simon’, Padova, 1960; Cattabiani, ‘Il sansimonismo, sistema culturale della civiltà tecnologica’, saggio introduttivo a Rosmini,, ‘Frammenti di una storia della empietà’, Torino, 1968; pp. 9-45; (14) Ansart, ‘Marx e l’anarchismo’, trad. it., Bologna, 1972, p. 29 ss; (15) ‘Il Capitale’, I, I, cap. 5 (nella trad. it., a cura di Cantimori, Roma, 1964, vol. I, p. 211). Sulla concezione marxista della natura si vedano gli studi di Prestipino, ‘Uomo e natura nel marxismo’, in ‘AaVv, Uomo, natura, società. Ecologia e rapporti sociali’, Roma, 1972, pp. 35-67, e soprattutto ‘Natura e società’, Roma, 1973; nonché l’utile antologia, curata da Tranquilli e Morley-Fletcher, ‘Il rapporto tra lavoro umano e la natura in alcuni testi significativi della nostra tradizione di pensiero’, in ‘Quaderni della Rivista Trimestrale’, n. 37-38, 1973, pp. 225-236]”,”TEOS-026-FMB”
“GENTILI Anna Maria BONO Salvatore”,”Problemi di politica interna ed estera dell’ Africa indipendente.”,”Si citano brani di libri di D.G. LAVROFF P.C. LLOYD S. AMIN C. LEYS A. CABRAL C. COQUERY-VIDROVITCH J.K. NYERERE SIYAD BARRE D. MARTIN e T. YANNOPOULOS J. WORONOFF G. ROSSI Y. PERSON D. MAZZEO G. VEDOVATO GENTILI Anna Maria è docente di storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici nella Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Bologna. Collaboratrice de Il Mulino, Rivista italiana di scienza politica, Politica Internazionale. Ha pubblicato: ‘Elites e regimi politici nell’ Africa occidentale’ (Mulino, 1974). BONO Salvatore è docente di storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici nella facoltà di scienze politiche dell’ Università di Perugia, collaboratore di ‘Africa’, ‘Oriente Moderno’, Storia contemporanea. Ha pubblicato ‘I corsari barbareschi’ (Eri, 1964), ‘Le frontiere in Africa’ (Giuffrè 1972), ‘Dal colonialismo all’ indipendenza’ (D’Anna, 1974) “”Raggiunta l’ indipendenza, si continua ad affermare da parte di tutti l’ ideale dell’ unità dell’ Africa. Il significato del termine e l’ accento dei discorsi variano tuttavia dall’ uno all’altr leader africano: per Kwame Nkrumah, per esempio, strenuo fautore del panafricanismo, l’ unità, che dovrebbe tradursi in concrete forme politiche, è necessaria soprattutto per sottrarre i Paesi africani alla persistente dipendenza economica, che può tradursi in soggezione politica, nei confronti dei Paesi industrializzati, mentre per Leopold Sedar Senghor, che è anche un poeta e letterato, l’ unità, fondata su valori comuni della tradizione africana, è piuttosto una realtà spirituale che non una precisa meta politica.”” (pag 74)”,”AFRx-056″
“GENTILI Valerio”,”Roma combattente. Dal “”biennio rosso”” agli Arditi del Popolo, la storia mai raccontata degli uomini e delle organizzazioni che inventarono la lotta armata.”,”GENTILI Valerio, Roma, 1978, si occupa di storia della resistenza e di storia del movimento operaio. Ha scritto pure: ‘La legione romana degli Arditi del Popolo’ (2009) Contiene il capitolo: ‘La marcia su Berlino di Kapp e il combattentismo rivoluzionario in Germania. Le centurie rosse della Ruhr’ (pag 113-123) “”E’ proprio nell’ambito dei colloqui che anticipano la stipula del trattato che hanno corso due incontri segreti – come in un caso testimoniato dal ministro degli Esteri Carlo Sforza nel suo libro ‘L’Italia dal 1914 al 1944’ – tra Mussolini ed esponenti del governo Giolitti, nei quali, probabilmente in cambio del suo sostegno all’azione del governo, il futuro Duce ottiene quella contropartita politica che garantirà ai Fasci l’entrata in Parlamento attraverso l’inserimento nelle liste dei Blocchi nazionali giolittiani in occasione delle elezioni politiche del maggio 1921″”. (pag 90)”,”ITAD-123″
“GENTILI Dario”,”Il tempo della storia. La tesi “”sul concetto di storia”” di Walter Benjamin.”,”Dario Gentili è dottorando di ricerca presso l’Università La Sapienza di Roma. Questo è il suo primo libro (2002) Tesi XI (pag 155-166) XI.1. Il rapporto “”umano”” tra lavoro e natura: Kritik des Gothaer Programms e Okonomisch-philopophische Manuskripte aus dem Jahre 1844 di Marx XI.2. Il regresso alla preistoria della tecnica: Fourier”,”TEOC-800″
“GENTILI Valerio”,”Dal nulla sorgemmo. La Legione romana degli Arditi del popolo. La storia mai raccontata delle prime formazioni armate che strenuamente si opposero al fascismo.”,”Valerio Gentili, nato a Roma nel 1978, si occupa di storia della resistenza e del movimento operaio. Tra le sue pubblicazioni: ‘Roma combattente’ (Castelvecchi, 2010) e ‘Bastardi senza storia, 2011). Capiltolo 7. I rapporti (degli Arditi del popolo, ndr) con il Partito comunista d’Italia: storia e documenti (pag 131-162); Capitolo 8. Il dissenso tra Internazionale e Pcd’I sugli Arditi (pag 163-168) “”Il Partito ha commesso un serio errore sulla questione degli Arditi del Popolo. Era la migliore situazione per unire sotto la nostra direzione vaste masse”” (Comitato esecutivo dell’Internazionale) (in quarta di copertina) “”Il 31 dicembre interviene nella querelle anche Umberto Terracini, con un articolo su “”La Correspondance Internationale””, in cui si sostiene che gli Arditi siano da considerarsi, in realtà, come una manovra di certa borghesia tendente a strumentalizzare la reazione proletaria alle violenze fasciste per far mutare gli equilibri politici di governo. Gli Arditi sarebbero guidati, secondo Terracini, da un agente nittiano, Secondari, con lo scopo poco nobile non di combattere il fascismo, ma di influenzare l’opinione pubblica in senso antigiolittiano. Curioso da notare come, sistematicamente, a seconda della convenienza propagandistica dell’ora, l’esecutivo italiano imputi ad Argo Secondari di essere talvolta un agente nittiano, in altri casi un elemento giolittiano. La questione Arditi continua anche nei mesi successivi a essere oggetto di accesa discussione tra i bordighisti italiani e l’esecutivo terzinternazionalista. Nel gennaio 1922 replicando a Misiano, Bucharin afferma che il partito ha commesso un errore imperdonabile sugli Arditi ma, come abbiamo già avuto modo di vedere, l’esecutivo italiano di fronte a queste reiterate proteste non cederà di un centimetro, nemmeno in ambito di analisi e rielaborazione storica. E così, sprezzante, resta il giudizio di Bordiga, confermato ancora nella primavera del 1922: «Vogliamo osservare che i nostri distaccamenti comunisti di combattimento non hanno nulla in comune con i cosiddetti Arditi del Popolo, la cui comparsa improvvisa, così come tutta la loro ulteriore sorte, è avvolta in una nebbia sospetta»”” (pag 167)”,”ITAR-363″
“GENTILONI SILVERI Umberto”,”Conservatori senza partito. Un tentativo fallito nell’ Italia giolittiana.”,”GENTILONI SILVERI Umberto (Losanna , 1968) borsista di storia contemporanea presso l’ Università di Berkeley California, ha conseguito nel 1998 il Dottorato di ricerca in storia dei partiti e dei movimenti politici. Collabora con la cattedra di Storia contemporanea nella Facoltà di Scienze Politiche dell’ Università di Roma “”La Sapienza””. E’ autore di saggi di storia politica e sociale e si è occupato di storiografia dell’ età contemporanea . Ha pubblicato il volume: ‘L’ Italia e la Nuova Frontiera: Stati Uniti e Centro Sinistra 1958-1965′, Il Mulino, 1998. “”Tornano i due riferimenti storici dei conservatori nazionali: la religione e la patria, come aspetti di un’ identità nazionale da costruire e rafforzare. In questo quadro la bocciatura della mozione Bissolati viene salutata con soddisfazione, come una “”seria risposta”” agli anticlericali. La Santa Sede non prende parte direttamente al dibattito; Giolitti garantisce il Vaticano e probabilmente lo tutela da rischi e imprevisti. Ma anche dopo il responso dell’ aula parlamentare l’opinione pubblica cattolica non è soddisfatta, temendo che il nuovo regolamento possa dar luogo a un’applicazione sfavorevole. In questo contesto l’ Unione Elettorale scrive un appello dal titolo: ‘La difesa dell’ insegnamento religioso’ (…). In questa fase il movimento cattolico è attraversato da nuove tensioni: si lega sempre più – nel bene e nel male – alla politica vincente di Giolitti (soprattutto a livello di vertice) e ridisegna la sua presenza nella società, a partire dalle scelte del 1906 (la ridislocazione nelle tre Unioni). La spinta all’ abbraccio clerico-moderato nasce dalla reciproca convenienza, ma anche dalle paure che derivano dalla minacciosa affermazione dei blocchi popolari, soprattutto nelle elezioni amministrative del 1907.”” (pag 158-159)”,”ITAA-118″
“GENTIZON Paul”,”L’ Italia e l’ Europa. Storia politica dalle sanzioni al conflitto mondiale (dal titolo originale Defense de l’ Italie). Vol 1.”,”Gran parte del libro è una testimonianza perché l’A corrispondente del Temps a Roma dal 1927 al 1940, ha colto quei fatti che i documenti non riportano ma che i documenti illuminano. Ha seguito la politica dell’ Italia sul piano internazionale.”,”ITAF-137″
“GENTIZON Paul”,”L’ Italia e l’ Europa. Storia politica dalle sanzioni al conflitto mondiale (dal titolo originale Defense de l’ Italie). Vol 2,”,”Gran parte del libro è una testimonianza perché l’A corrispondente del Temps a Roma dal 1927 al 1940, ha colto quei fatti che i documenti non riportano ma che i documenti illuminano. Ha seguito la politica dell’ Italia sul piano internazionale.”,”ITAF-138″
“GENZARDI N.E.”,”L’Italiano e il Tedesco. Metodo teorico-pratico ad uso degli Italiani per imparare il Tedesco.”,”Contiene le lettere dell’ alfabeto gotico con la corrispondente lettera italiana Inserito in Biblioteca lingue esterre”,”VARx-529″
“GEORGE Susan SABELLI Fabrizio”,”Faith and Credit. The World Bank’s Secular Empire.”,”In quasi 50 anni di esistenza, la Banca Mondiale ha influenzato profondamente la vita del Terzo Mondo più di ogni altra istituzione. Eppure WB rimane per larga parte sconosciuta ed enigmatica. Sebbene rivendichi di essere una istituzione puramente economica, essa detiene ed esercita un grande potere politico. In questo saggio gli AA analizzano le politiche della Banca, la sua cultura interna e gli interessi che serve. Ritengono che sia una istituzione sovra-nazionale, non democratica e potente che funziona come una Chiesa medievale o un partito politico monolitico, poggiandosi su una rigida dottrina, gerarchia e rigetto delle idee dei dissenzienti per perpetuare la propria influenza. La sua fede nell’ortodossia economica e nella”,”ECOI-003″
“GEORGE Pierre SEVRIN Robert”,”Il Benelux.”,”GEORGE è professore alla Sorbona. E’ il principale rappresentante della nuova corrente di geografia umana nata in Francia negli anni 1960. SEVRIN (1920) belga, è dottore in scienze geografiche.”,”OLAx-001″
“GEORGE Pierre”,”Les migrations internationales.”,”GEORGE Pierre è professore all’ Università di Parigi I.”,”CONx-080″
“GEORGE Pierre”,”Il mondo attuale.”,”Pierre GEORGE, professore alla Sorbona, è il principale rappresentante della nuova corrente di geografia umana che ha preso vigore in Francia dagli anni 1960. E’ il fondatore di una nuova scuola di geografia alla cui base pone, rovesciando le vecchie teorie, lo studio della antropogeografia e soprattutto dei problemi economici e politici ad essa connessi.”,”ASGx-017″
“GEORGE Pierre”,”L’ économie de l’ Europe centrale slave et danubienne.”,” “”Un vasto movimento di ridislocamento della popolazione si persegue dal 1945, il cui episodio più importante, ma niente affatto unico, è la ricolonizzazione dei territori recuperati. La nuova Polonia, che riceve i membri delle minoranze polacche in territorio bielorusso ed ucraino riassegnato, ha fatto appello a tutti i suoi figli che il regime sociale del regime anteriore aveva costretto ad emigrare, e ha ottenuto il ritorno massiccio (in particolare i minatori e gli operai polacchi del Nord della Francia). Essa apprezza particolarmente il ritorno di operai qualificati e tecnici. La Germania ha sistematicamente distrutto l’ “”intellighenzia”” polacca. Nel 1945, rimanevano cinquemila ingegneri polacchi su vendiduemila.”” (pag 105)”,”EURC-088″
“GEORGE Susan SABELLI Fabrizio”,”La Svizzera in vendita. Obiezioni al pensiero unico.”,”GEORGE Susan è direttrice associata del Transnational Institute di Amsterdam. Fabrizio SABELLI insegna antropologia economica all’ Università di Neuchatel. “”Persino la rivista Fortune, la bibbia quindicinale degli ambienti finanziari, è turbata da questi divari crescenti. Il fossato si allarga non soltanto tra ricchi e “”poveri””, ma anche tra ricchi e “”tutti gli altri”” Americani. Stando a Fortune, questo scarto rappresenta il “”problema più preoccupante della politica economica della nostra epoca””. La rivista, inoltre, conferma che il problema si è aggravato nel corso degli anni ’90: il reddito della famiglia americana media è oggi di 32.264 dollari all’anno, che in termini reali rappresentano una diminuzione del 7 per cento rispetto al 1989. Fortune esamina a fondo il mercato del lavoro in una città media del dinamico sudovest. I nuovi posti di lavoro creati garantiscono un reddito che si aggira sui 10-15.000 dollari annui (quindi notevolmente al di sotto della media) e poi ci sono alcune centinaia di posti remunerati tra i 50.000 e gli 80.000 dollari l’anno. Tra questi due estremi c’è il deserto, il vuoto. E’ quello che gli analisti americani chiamano ‘the vanishing middle’, il “”ceto medio in via d’estinzione””.”” (pag 45-46)”,”EURE-062″
“GEORGE Henry”,”Progresso e povertà. Indagine sulle cause delle crisi industriali, dell’aumento della povertà in mezzo all’ aumento della ricchezza. Il rimedio di Henry George.”,”Citazione in apertura: “”Fatti una definizione ed una descrizione della cosa che ti è presentata, in modo che tu possa vedere che cosa essa sia nella sua sostanza, nella sua nudità, nella sua interezza; fa di dire a te stesso il suo vero nome e i nomi delle cose che la compongono e nelle quali essa si risolve. Imperocchè, nulla dà una maggiore elevazione di spirito che essere capace di esaminare metodicamente e sinceramente ogni oggetto che si presenta nella vita; di considerare sempre le cose in modo da vedere nello stesso tempo che cosa sia questo universo, a qual uso ogni cosa sia destinata , qual valore abbia in relazione al tutto e in relazione all’uomo, che è il cittadino della più nobile città, quella per la quale tutte le altre città sono come famiglie; quale di ogni cosa sia la natura, di che sia composta e quanto per sua natura essa sia per durare”” (Marco Aurelio Antonino) in Progresso e povertà, di H. George”,”SOCU-156″
“GEORGE Susan”,”Un altro mondo è possibile se…”,”Susan George, economista, è considerata una delle più autorevoli studiose sulla questione della fame nel Terzo mondo. Presidente del Transnational Institute di Smsterdam, è anche vicepresidente di Attac France.”,”PVSx-026-FL”
“GEORGE Alan”,”Syria. Neither Bread nor Freedom.”,”Alan George si è laureato nel 1970 all’Università di Oxford. Si è occupato di Medio Oriente e ha lavorato come giornalista freelance per molti anni pubblicando i suoi articoli su molte testate tra cui Observr, Panorama ecc.”,”VIOx-001-FP”
“GEORGE Bernard”,”L’ondata rossa sulla Germania dell’Est, 1945-1951.”,”La più grande migrazione dei tempi moderni Bernard George si è fatto conoscere come romanziere con “”Le mechant petit habit bleu du bal”” (Laffont). Ha scritto pure ‘La Jugoslavia durante la guerra’ “”A differenza di quanto era accaduto nei territori della Germania orientale amministrati dalla Polonia, fino all’estate del 1947 nella parte della Prussia Orientale amministrata dai sovietici non vi erano state ancora espulsioni. In opposto ai Polacchi, i Russi non avevano alcun interesse ad espellere i Tedeschi dalla Prussia Orientale per motivi nazionalistici. Istitutendo una rigorosa sorveglianza, essi anzi avevano cercato di impedire ogni fuga di Tedeschi di là della linea di demarcazione che divideva in due parti la Prussia Orientale, e ciò per conservarsi la mano d’opera tedesca, che essi non avevano alcun modo di rimpiazzare. Ma la prostrazione fisica della popolazione tedesca, impiegata il più spesso nei ‘kolkhoz’ sovietici – prostrazione dovuta alle norme di superproduzione sovietiche e alle già accennate condizioni catastrofiche di vita regnanti nell’insieme del «territorio amministrativo di Kalingrad» – fece sì che quella popolazione nulla si augurasse così ardentemente come di lasciare il paese che in breve tempo si era trasformato fino al’irriconoscibilità e che aveva raggiunto un grado inimmaginabile di impoverimanento; quel paese dove essa non possedeva più nulla e dove affluivano in numero crescente i civili russi”” (pag 207)”,”QMIS-270″
“GEORGE Pierre”,”La Francia.”,”Pierre George, professore alla Sorbona, è da considerare il fondatore di una nuova scuola di geografia, la geografia umana, alla cui base egli pone, rovesciando le vecchie teorie, lo studio della antropo-geografia e soprattutto dei problemi economici e politici ad essa connessi.”,”FRAS-003-FGB”
“GEORGE Pierre”,”Geografia dell’Urss.”,”Dono P.M. Davoli”,”RUSU-279″
“GEORGE Pierre”,”L’économie de l’URSS.”,”Dono Davoli Il curatore della collana: Paul-Joseph Angoulvent, born April 21, 1899, at Le Mans, died July 27, 1976, near Auxerre,[1][2] was a French museum curator and publisher trained at the HEC Paris. He transformed and directed the Presses Universitaires de France (PUF) beginning in 1934. Biography Paul-Joseph Angoulvent was curator of the Chalcographie du Louvre in the 1920s and 1930s. With Albert Morancé, an art editor and head of the Réunion des Musées Nationaux, he published numerous catalogs and monographs from Louvre museum funds. In 1934, after the bankruptcy of the main publishing shareholder, he founded the Quadriga, a merger of Presses Universitaires de France, and the three publishers Félix Alcan (associated with the nephew of the latter, René Lisboa), Leroux (history editor) and Rieder (general literature). The merger met the needs of the expanding student population. By 1941, during the German Occupation, Angoulvent was launching a number of fast-moving book series, including most notably the Que sais-je? collection. He focused on many innovations that brought immediate and sustainable success to the PUF. A key element of Angoulvent’s strategy was the bottom-up, low-profit support of quality books for a wide audience.”,”RUSU-281″
“GEORGE Pierre, edizione italiana a cura di R. MAINARDI F. MAMBRETTI G. SILVERA”,”Popolazioni attive.”,”Pierre George, nato nel 1909, è stato geografo di fama internazionale (soprattutto geografia economica e del lavoro). Professore alla Sorbona e all’Institut d’Etudes politiques di Parigi, ha svolto missioni geografiche in Europa, Africa del Nord, America latina e Canada.”,”CONx-285″
“GEORGE Pierre, edizione italiana a cura di Teresa ISENBURG”,”L’organizzazione sociale ed economica degli spazi terrestri.”,”Dono di Mario Caprini Pierre George, già conosciuto in Italia attraverso diverse sue opere tradotte a partire dal 1960, e riguardanti i principali problemi della geografia economica, urbana, agricola e demografica, affronta oggi la questione dell’intervento dell’uomo sullo spazio.”,”ASGx-071″
“GEORGE Susan”,”Come muore l’altra metà del mondo. Le vere ragioni della fame mondiale.”,”Susan George è nata negli Stati Uniti e ha studiato allo Smith College e alla Sorbona dove si è laureata in filosofia. Si è impegnata attivamente nel movimento contro la guerra in Vietnam e dal 1973 è stata ‘Fellow’ del Transnational Institute (Washington). È attivista della ‘Nuova Sinistra’. Si è occupata della fame nel mondo.”,”PVSx-001-FFS”
“GEORGEN Marie-Louise a cura, collaborazione di Pierre VINCENT Michel GORAND Louis BOTELLA Jean-Pierre BONNET Georges RIBEILL Patrick GAILLARD; partecipazione di G. BEAUBATIE C. BEDON J.P. BESSE D. BIGORGNE J. BLANCHARD P. BONNAUD C. BOUGEARD J.M. BRABANT F. BREM F. CARON C. CHEVANDIER J.M. CONRAUD S. CONTREPOIS P. DELANOUE M. DREYFUS H. DUBIEF X. FOULCHER E. FRANCOIS C. FRANTZ E. FRUIT R. GAUDILLIER C. GESLIN N. GOZARD J.C. GUILLON O. HARDY-HEMERY G. HAUDEBOURG D. HEMERY G. HERBRETEAU E. KAGAN J.C. LAHAXE P. LAPEYRE E. LE-DOEUFF Y. LA-MANER J. MAITRON F. MARCHAIS M. MOISSONIER E. NADAUD F. OLIVIER-UTARD J.L. PANNE’ J. PEAUD C. PENNETIER M. PEYTAVIN R. PIERRE J.L. PINOL R. PRAGER P. QUINCY-LEFEBVRE F. ROUX P. SCHILL S. SCHIRMANN M. SINGER J.P. SORET L. STRAUSS L. TINELLI P. TOUCAS N. VIET-DEPAULE C. VIGIE”,”Cheminots et militants. Un siècle de syndicalisme ferroviaire.”,”Opera pubblicata con il concorso del Comité central d’ entreprise de la SNFC Collaborazione di Pierre VINCENT Michel GORAND Louis BOTELLA Jean-Pierre BONNET Georges RIBEILL Patrick GAILLARD Partecipazione di G. BEAUBATIE C. BEDON J.P. BESSE D. BIGORGNE J. BLANCHARD P. BONNAUD C. BOUGEARD J.M. BRABANT F. BREM F. CARON C. CHEVANDIER J.M. CONRAUD S. CONTREPOIS P. DELANOUE M. DREYFUS H. DUBIEF X. FOULCHER E. FRANCOIS C. FRANTZ E. FRUIT R. GAUDILLIER C. GESLIN N. GOZARD J.C. GUILLON O. HARDY-HEMERY G. HAUDEBOURG D. HEMERY G. HERBRETEAU E. KAGAN J.C. LAHAXE P. LAPEYRE E. LE-DOEUFF Y. LA-MANER J. MAITRON F. MARCHAIS M. MOISSONIER E. NADAUD F. OLIVIER-UTARD J.L. PANNE’ J. PEAUD C. PENNETIER M. PEYTAVIN R. PIERRE J.L. PINOL R. PRAGER P. QUINCY-LEFEBVRE F. ROUX P. SCHILL S. SCHIRMANN M. SINGER J.P. SORET L. STRAUSS L. TINELLI P. TOUCAS N. VIET-DEPAULE C. VIGIE”,”MFRx-221″
“GEORGEON François”,”Aux origines du nationalisme turc. Yusuf Arkçura (1876-1935).”,”””En outre, Yusuf Akçura a eu l’occasion de connaître en profondeur la société russe, en particulier au moment de la révolution de 1905. N’oublions pas qu’il a été au Comité Central du Parti Cadet. En septembre 1905, il analyse la révolution russe dans un article du ‘Sura-yi ümmet’. Il l’interprète comme le résultat d’une lutte entre les classes sociales. L’équilibre traditionnel des classes sociales en Russie, dit-il, a été rompu par l’émergence d’un important prolétariat ouvrier, lié au développement rapide du capitalisme à la fin du XIXe siècle. Il remarque que chez les ouvriers, il n’y a guère de fanatisme religieux, guère d’attachement aux traditions; accablés par leur situation de prolétaires, “”ils prêtent l’oreille à toute sorte d’idées nouvelles dont ils croient qu’elles pourront changer leur situation””. La révolution russe fait ainsi découvrir à Akçura la nature revolutionnaire du prolétariat ouvrier. Elle lui fait aussi découvrir sa force politique. Il se trouvait en effet à Moscou lors de la grève générale d’octobre 1905, qui, paralysant la ville, obligea le tsar à céder, et a proclamer le Manifeste d’Octobre qui promettait la libéralisation du régime. Instructive leçon pour un homme qui est obsédé par le problème de la force; il a vu des ouvriers sans fusils ni canons contraindre le tsar tout-puissant à s’incliner devant leur volonté: “”Le peuple a acquis une force beaucoup plus redoutable que celle des armes, la force du travail; aujourd’hui, dans les pays civilisés; l’armée des travailleurs est plus forte que celle des militaires””.”” (pag 56) “”In Turchia, il socialismo non rappresenta una forza politica importante prima del 1919. Il proletariato è poco numeroso (al massimo 200.000 operai intorno al 1908), disperso, privo di coscienza di classe (117). Il Partito Socialista Ottomano fondato nel 1910 da Hüseyn Hilmî, primo partito politico turco a difendere il principio della lotta delle classi, rimane molto limitato. Lungi da costituire in questo periodo una minaccia per la causa nazionale, il socialismo potrà al contrario servirla nella misura in cui omlti dei capi d’impresa soo dei Greci, degli Armeni o Levantini “”sfruttando”” un proletariato turco (118). Invece di combatterlo, Akçura preferisce “”utilizzarlo””; è così che su ‘Türk Yurdu’, fa appello ai servizi dell’economista socialdemocratico Parvus, “”quantunque la rivista, come è indicato, non condivide certi punti della (sua) dottrina economica e sociale”” (119). L’anno in cui Parvus comincia a pubblicare su ‘Türk Yurdu’ i suoi studi sull’economia politica dell’imperialismo, nel 1912, Akçura contribuisce a fondare il Partito Costituzionale-Nazionale che era, si è visto, molto vicino ai socialisti. Infine, invece di preoccuparsi dei progressi del marxismo nel mondo, si mostra al contrario favorevole alla futura rivoluzione socialista che rischa di scatenarsi in Occidente, e deplora che Marx sia così poco conosciuto dall’elite ottomana (120). Egli stesso coglie dal marxismo l’importanza dell’economia nell’evoluzione delle società, ed il ruolo della lotta di classe, ma che deforma facendone l’argomento teorico dell’ascesa di una borghesia turca che prevede”” (pag 57) (117) Su questa questione si può vedere il resoconto di Paul Dumont, “”A propos de la “”classe ouvrière”” ottomane à la veille de la révolution jeune turque””, Turcica, IX/1, 1977, p. 229-251 (118) Cf. M. Robinson, Islam et capitalisme, Paris, 1966: nel 1913, il capitale delle imprese industriali esistente nell’Impero (circa 250) si ripartisce come segue: 10% appartiene agli stranieri, 50% a greci, 20% ad armeni, 5% ad ebrei, 15% a turchi musumani (119) T.Y. I/9 p. 262 (120) “”Portekiz ihtilâli münasebetiyle””, cit, cf. allegati, p. 117 Dumont: Titre : A Propos de la “”classe ouvrière”” ottomane à la veille de la révolution jeune-turque / Paul Dumont Auteur(s) : Dumont, Paul. Auteur Date(s) : 1977 Langue(s) : français Pays : France Editeur(s) : Paris-Strasbourg : ADET, 1977 Description : [12] p. ; 8vo Notes : Extrait de: “”Turcica””, t. IX/I, 1977 http://www.sudoc.abes.fr/DB=2.1//SRCH?IKT=12&TRM=023745797&COOKIE=U10178,Klecteurweb,D2.1,Eae9d9104-174,I250,B341720009+,SY,A%5C9008+1,,J,H2-26,,29,,34,,39,,44,,49-50,,53-78,,80-87,NLECTEUR+PSI,R95.243.79.60,FN”,”TURx-038″
“GEORGES Bernard TINTANT Denise, collaborazione di Marie-Anne RENAULD”,”Léon Jouhaux. Cinquante ans de syndicalisme. Tome I. Des origines 1921.”,”””La mozione di Kienthal sarà più violenta. Ma Lenin nuovamente si troverà in minoranza e la ripercussione di Kienthal sarà molto meno importante di quella di Zimmerwald. Aggiungiamo infine che una terza conferenza di Zimmerwald si terrà il 12 settembre 1917, ma questa volta senza la partecipazione francese: questa conferenza avrà relativamente poco eco, l’attenzione di coloro che si erano interessati ai due primi incontri essendo in qual momento assorbita dall’evoluzione degli avvenimenti in Russia”” (pag 297-298)”,”MFRx-391″
“GEORGESCU-ROEGEN Nicholas”,”Analisi economica e processo economico.”,”””I ‘Dialoghi’ di Platone non lasciano dubbi sulla sua perfetta consapevolezza del fatto che la nostra conoscenza dei concetti è dovuta a definizione o a intuizione. Egli comprese che, poiché la definizione costituisce una pubblica descrizione, ognuno può imparare a conoscere un concetto per mezzo di una definizione. E comprese anche che possiamo diventar consapevoli di alcuni concetti solo attraverso l’apprendimento diretto integrato dall’analisi socratica. La difficoltà di Platone proviene dalla sua fiducia che ‘indipendentemente dalla loro formazione tutti i concetti sono artimomorfici, che “”ogni cosa è similie a un numero””, come avrebbe insegnato più tardi il suo buon amico Senocrate””. (pag 31)”,”ECOT-213″
“GEORGES-ROUX”,”Monsieur de Buonaparte.”,”Georges-Roux ha una formazione giuridica. E’ stato per lungo tempo avvocato a Reims e poi a Parigi. Si è interessato alla storia e ha scritto una biografia di Nerone, poi di Mussolini. Ha scritto pure ‘La guerre civile d’Espagne’. Si presume che sia Georges ROUX”,”FRAN-062″
“GERACI Robert P. KHODARKOVSKY Michael a cura; saggi di CLAY J. Eugene KAN Sergei KEFELI Agnès KELLER Shoshana KLIER John D. MICHELS Georg MOSTASHARI Firouzeh SCHORKOWITZ Dittmar WEEKS Theodore R. WERTH Paul W. Contributors”,”Of Religion and Empire. Missions, Conversion, and Tolerance in Tsarist Russia.”,”Robert P. Geraci is an assistant professor of history at the University of Virginia and the author of Window on the East, National and Imperial Identities in Late Tsarist Russia. He is currently researching the relationship between nationality and capitalist entrepreneurship in imperial Russia. Michael Khodarkovsky is an associate professor of history at Loyola University Chicago. He is the author of Where Two Worlds Medt, The Russian State and the Kalmyk Nomads, 1600-1771, and From Steppe Frontier to Russian Empire, Colonial Encounters in the Southern Borderlands, 1500-1800. Eugene J. Clay is an associate professor in the Department of Religious Studies at Arizona State University. He has published several articles on the history of Christian dissent in Russia from the seventeenth century to the present. He is currently writing a historical survey of Russian sectarianism. Sergei Kan is a professor of anthropology and Native American studies at Dartmouth College. He has been conducting ethnographic and archival research in southeastern Alaska since 1979, and is the author of Symbolic Immortality, The Tlingit Potlatch of the Nineteenth Century, and Memory Eternal, Tlingit Culture and Russian Orthodox Christianity through Two Centuries. He has edited a forthcoming collection of essays, Strangers to Relatives, the Adoption and Noming of Anthropologists in Native North America, and is writing a biography of the Russian anthropologist Lev Shternberg. Agnès Kefeli is an instructor of Tatar language at the Critical Languages Institute of Arizona State University and a Ph.D. candidate in the Department of History at the same university. She is completing her dissertation, Kriashen Apostasy: Popular Religion, Education, and the Contest over Tatar Identity 1854-1917, She also holds graduate degrees from the University of Paris and the Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales. Shoshana Keller is an assistant professor of Russian and Eurasian history at Hamilton College. Her book To Moscow, Not Mecca, The Soviet Campaign Against Islam in Central Asia, 1917-1943 is forthcoming with Praeger Publishers. John D. Klier is Corob Professor of Modern Jewish History and head of the Department of Hebrew and jewish Studies at University College London. He has published widely on Russian-Jewish relations. most recently Imperial Russia’s Jewish Question, 1855-1881, and Russiia sobiraet svoikh evreev. Georg Michels in an associate professor of history at the University of California, Riverside. He is the author of At War With the Church, Religious Dissent in Seventeently-Century Russia. Firouzeh Mostashari is an assistant professor of history at Regis College in Weston, Massachusetts. She has published articles on Russo-Azerbaijani relations and is currently preparing a book on Russian colonialism. Dittmar Schorkowitz is an anthropologist and historian of Russia’s non-Slavic nationalities. He is the author of Die soziale und politische Organisation bei den Kalmücken (Oiraten) und Prozesse der Akkulturation vom 17.Jahrhundert bis zur Mitte des 19. Jahrhunderts; Ethnohistorische Untersuchungen über die mongolischen Völkerschaften and most recently of Staat und Nationalitäten in Russland; Der Integrationsprozess von Burjaten und Kalmücken, 1822-1925. He is also interested in problems of violence in the Caucasus and the Balkans. He is a lecturer at the East European Institute, Free University of Berlin, and editor in chief of the series Gesellschaften und Staaten im Epochenwandel. Theodore R. Weeks is an associate professor of history at Southern Illinois University in Carbomdale. He is the author of Nation and State in Late Imperial Russia; Nationalism and Russification on the Western Frontier, 1863-1917 and articles on nationality in the Russian empire’s western borderlands. He is presently working on a book-length study of Polish-Jewish relations and the beginnings of modern Polish antisemitism during 1855-1914. Paul W. Werth is an assistant professor in the History Department at the Universty of Nevada, Las Vegas. He is currently completing a study entitled At the Margins of Orthodoxy. Mission, Governance, and Confessional Politics in Russia’s Volga-Kama Region, 1827-1905. He is also working on a study of religious toleration in the Russian Empire from the late eighteenth to the early twentieth century.”,”RUSx-013-FL”
“GERAETS Théodore F., a cura di Riccardo POZZO”,”La logica di Hegel tra religione e storia.”,”Théodore F. Geraets (L’Aia, 1926) ha studiato filosofia e teologia a Nimega, Maastricht, Roma e Parigi. Allievo di Paul Ricoeur, ha ottenuto il doctorat d’état con una ricostruzione del pensiero di Merleau-Ponty dal titolo Vers une nouvelle philosophie transcendantale. Dal 1966 insegna all’Università di Ottawa.”,”HEGx-026-FL”
“GERARD Emmanuel WYNANTS Paul direzione scientifica; autori dei capitoli Lode WILS Paul GERIN Emmanuel GERARD Patrick PASTURE Jan DE-MAEYER Jozef MAMPUYS Godfried KWANTEN Antoon OSAER Annie DE-DECKER Nathalie ISTA Denise KEYMOLEN Louis VOS Paul WYNANTS André TIHON Walter NAUWELAERTS Guy ZELIS”,”Histoire du mouvement ouvrier chretien en Belgique.”,”Gli autori dei vari capitoli sono: Lode WILS, Paul GERIN, Emmanuel GERARD, Patrick PASTURE, Jan DE-MAEYER, Jozef MAMPUYS, Godfried KWANTEN, Antoon OSAER Annie DE-DECKER Nathalie ISTA Denise KEYMOLEN, Louis VOS Paul WYNANTS André TIHON, Walter NAUWELAERTS, Guy ZELIS”,”MHLx-011″
“GÉRARD Alice”,”La rivoluzione francese. Miti e interpretazioni (1789-1970).”,”Alice Gérard, nata nel 1932, è docente di storia contemporanea alla Sorbona di Parigi. Ha in preparazione uno studio sull’insegnamento della storia in Francia dal 1870 al 1914 (1972). “”Il pensiero della Germania contemporanea si è veramente forgiato attraverso «dispute di facoltà», di cui la rivoluzione francese era l’argomento principale. La coscienza nazionale ne uscì sorprendentemente rafforzata, come l’«io» di Fichte che si rivela al contatto del «non-io». Se si può dire, con Marx, che «è stato Kant a scrivere la teoria tedesca della rivoluzione francese», non bisogna per questo sottovalutare l’interpretazione nazionalista di molti suoi discepoli. Anche il messaggio di Burke, com’era nella sua logica, è stato germanizzato in gran parte, da Rehberg a Novalis. Da ultimo, la sintesi hegeliana, pure elaborata a partire dalla grande crisi, ha lo stesso fondo di ambiguità. Nei suoi ultimi corsi all’università di Berlino, il vecchio Hegel, senza rinnegare l’entusiasmo della giovinezza, dimostrava che il fallimento della rivoluzione per colpa dei francesi (‘Hitzköpfe’: teste calde) aveva fatto sì che «lo Spirito passasse in un’altra terra»: la Germania. Così le diverse correnti nate da questa riflessione tendevano a confluire in un messianismo germanico ancora diffuso”” (pag 22)”,”FRAR-416″
“GERARD John”,”Autobiografia di un gesuita dei tempi di Elisabetta.”,”L’autobiografia di padre John Gerard è una vita di gesuita del primo secolo della Compagnia di Gesù “”Li accusarono di aver organizzato la congiura fallita per grazia di Dio. Padre Garnet fu impiccato, padre Oldcorne impiccato e poi squarciato, altri sacerdoti cattolici, gesuiti o no, furono mandati anch’essi a morte. Ma padre Gerard non fu preso. Rotto al tremendo gioco della clandestinità, riuscì a scampare alla furia della reazione. Fui l suo capolavoro di agente segreto, di «spia del papa»”” (pag VIII, prefazione)”,”RELC-401″
“GÉRARD Alain”,”La Vendée, 1789-1793.”,”Alain Gérard, nato nel 1951, vive e insegna Storia della Vandea. Ha pubblicato pure ‘Pourquoi la Vandée?’ (A. Colin).”,”FRAR-009-FSD”
“GERBALDO Paolo”,”Tra Arcadia e Riforme. Storia dell’Accademia di Fossano nel Settecento.”,”Paolo Gerbaldo nato a Torino nel 1966, laureato in Lettere moderne e in Scienze politiche, insegnante, giornalista, pubblicista. ‘L’Accademia di Fossano, conosciuta anche come la “”Colonia Arcadica””, è stata fondata nel 1787 come sede distaccata della Reale Accademia delle Scienze di Torino. Questo istituto ha giocato un ruolo significativo nella promozione della cultura e della scienza nella regione.Fossano, una città con una ricca storia che risale all’epoca pre-romana, ha visto numerosi eventi storici importanti. Nel 1797, ad esempio, la città fu assediata dalle truppe napoleoniche. La presenza dell’Accademia ha contribuito a consolidare Fossano come un centro di sapere e cultura’ (copil.)”,”ITAG-002-FMB”
“GERBET Pierre”,”La construction de l’Europe.”,”GERBET Pierre, agrégé d’histoire, docteur in lettere e scienze umane, professore universitario di scienze politiche, si è specializzato nel dominio delle relazioni internazionali (specie riguardo alle organizzazioni internazionali, Società delle Nazioni, ONU ecc). Il volume si ferma al 1981, non viene citato nell’indice: Delors”,”EURx-287″
“GERBI Antonello”,”La disputa del Nuovo Mondo. Storia di una polemica (1750-1900). Nuova edizione a cura di Sandro Gerbi con un saggio di Antonio Melis.”,”Filosofo del diritto, giornalista, studioso anti-accademico per eccellenza, Antonello GERBI (Firenze 1904- Civella 1976) associò per tutta la vita il lavoro scientifico a quello di economista della Banca Commerciale. Il decennio trascorso in Perù per sfuggire alle leggi razziali lo indusse ad abbandonare il primitivo campo di indagine, le idee politiche del Settecento, e a dedicarsi alla situazione economica del Perù e poi a vari aspetti della vita peruviana e americana in genere. Ha scritto varie opere (v. prima pagina).”,”AMLx-026″
“GERBI Sandro”,”Raffaele Mattioli e il filosofo domato.”,”Sandro GERBI (Lima, Perù, 1943) giornalista, ha pubblicato nel 1999 presso Einaudi ‘Tempi di malafede’ (premio Comisso 2000). Ha curato quattro volumi di Antonello GERBI. Utilizzando gli inediti carteggi familiari, Sandro GERBI figlio di Antonello, racconta il quarantennale sodalizio del padre, capo dell’ Ufficio Studi della Banca Commerciale a Milano e Raffaele MATTIOLI, il ‘banchiere-letterato’ la cui figura eterodossa spicca nel panorama economico e culturale del Novecento. Si racconta della loro fronda durante il fascismo, il salvataggio di GERBI in Perù al tempo delle leggi razziali, la missione economica di Mattioli in USA, la rinnovata collaborazione sia in banca che con la casa editrice Ricciardi, l’ estromissione di Mattioli da parte della DC di ANDREOTTI e COLOMBO nel 1972. “”L’ ingresso effettivo di Raffaele Mattioli nella Ricciardi era avvenuto nel 1938. Lo conferma una significativa testimonianza dello scrittore napoletano Gino Doria, la sua prefazione al libro-catalogo I primi quarantacinque anni della casa editrice Ricciardi, apparso nel 1952. (…) Dopodiché Doria elenca alcune delle principali opere pubblicate fra il ’38 e il ’52, da cui traspare l’ impulso di Mattioli: i tre volumi degli Aneddoti di varia letteratura di Croce, i tre delle Pagine sparse e i due delle Nuove pagine sparse dello stesso, la Storia della storiografia del Fueter (tradotta da Altiero Spinelli durante il confino), la Bibliografia vichiana aggiornata da Fausto Nicolini, altri scritti di Doria, Domenico Comparetti, Carlo Antoni, Gabriele Pepe, Francesco Gabrieli, Carlo del Grande, Giovanni Amendola, e infine la collezione di storia e testi de La letteratura italiana; “”di cui sono già apparsi otto volumi degli ottanta previsti””, Croce in testa come si è visto. Ma l’ attività editoriale di Riccardo Ricciardi (1879-1973), gentiluomo napoletano, era cominciata molti anni prima, e fin dall’ inizio sotto l’ ala protettiva di Benedetto Croce.”” (pag 124-125)”,”ITAE-106″
“GERBI Alexandre”,”Histoire occultée de la décolonisation franco-africaine. Imposture, refoulements et névroses.”,”Laureato in storia, e storia dell’arte, titolare di un DEA di estetica, Gerbi è stato professore di liceo a Casablanca dal 1995 al 1999. Ora è giornalista e critico d’arte. “”Pendant plus d’un siècle, en France, au sujet de cete grande question que fut toujours l’Empire, deux forces contradictoires coexistèrent, parfois s’affrontèrent. D’un côté, les idées antiracistes et universalistes héritées de la Révolution de 1789, promues par des personnalités humanistes et visionnaires comme Victor Schoelcher ou le général Faidherbe, qui demeurènt, pour ansi dire, enracinées dans le peuple; de l’autre, le racisme théorisé par Arthur de Gobineau, et le nationalisme de race exaltés par Maurice Barrès et Charles Maurras au cours du XIXéme et au début du XXéme siècle, qui séduisirent davantage dans les sphères bourgeoises.”” (pag 29)”,”FRQM-051″
“GERBORE Pietro”,”Commendatori e Deputati.”,”‘I milioni della Banca Romana’ GERBORE Pietro, Commendatori e Deputati. LONGANESI & C. MILANO. 1954 pag 445 16° Collana La Fronda; [‘Intorno alla Banca Romana si era fatta la congiura del silenzio. In verità i successivi governi si sentivano impotenti a cauterizzare la piaga e speravano che a guarirla bastasse la ‘vis medicatrix naturae’, vale a dire la pressione che Grillo, direttore generale della Banca Nazionale, andava esercitando su Tanlongo, per mezzo di Costanzo Chauvet, al fine di ottenere la fusione delle due banche. Grillo giocava con Tanlongo come il gatto col topo: conosceva le condizioni reali della Banca Romana, voleva assorbirla o disfarsene, reputandola un ostacolo per la realizzazione della banca unica, ch’egli auspicava; stringeva d’assedio la vittima designata, ma voleva ingoiarla intera o quasi. Epperò quando Biagini ebbe scoperto l’ammanco di nove milioni, prontamente Grillo prestò i biglietti necessari a simulare la ricostituzione della cassa, e Biagini «non volle mostrare troppo zelo là dove tutto lasciava capire che da lui se ne esigeva poco». La tegola cadde, nel dicembre 1892, sul capo di Giovanni Giolitti, il quale muoveva i primi passi come capo del governo. Gaetano Natale ha pubblicato le lettere, con le quali Urbano Rattazzi, ministro della Real Casa e autore delle prime fortune di Giolitti, sollecitava il suo amico a metter riparo all’anarchia regnante tra le banche d’emissione. Quelle infatti che esercitavano il privilegio in base a un regime transitorio erano cinque: la Banca Nazionale del regno, la Banca Romana, la Banca Nazionale toscana, il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia. Tutte residui dell’antico regime anteriore al 1860, tutte versanti in condizioni più o meno deplorevoli. Era convinzione generale che ognuna avesse subito ingenti perdite in seguito alle crisi economiche, e che ancor più gravi delle perdite fossero le ‘immobilizzazioni’ di capitali, causate da crediti aperti per mero favoritismo politico. Il gabinetto Giolitti presentò alla camera un disegno di legge nei primi giorni di dicembre: esso prorogava e legalizzava il regime provvisorio per altri tre mesi, arrecandovi opportuni temperamenti al fine di preparare il risanamento e procedere, trascorso il termine, a un vero e solido riordinamento degli istituti d’emissione e della circolazione. Questo atto del governo provocò, in un determinato ambiente, la reazione destinata a scatenare la procella parlamentare’ (pag 153-154-155)] [ISC Newsletter N° 80] ISCNS80TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] Wikip: Pietro Gerbore Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Pietro Gerbore (Roma, 1899 – Firenze, 1984) è stato un diplomatico e storico italiano. Indice [nascondi] 1 Biografia 2 Opere principali 3 Note 4 Bibliografia 5 Collegamenti esterni Biografia[modifica | modifica wikitesto] Di antica famiglia valdostana fu combattente nella prima guerra mondiale e poi membro della Commissione alleata di controllo per l’Austria e l’Ungheria dal 1920 al 1923. Nel 1924 entrò in diplomazia con missioni in Canada, negli Stati Uniti d’America, a Vienna, Lisbona e Bucarest quale Incaricato d’Affari. Durante la missione in Romania nel tragico periodo della Seconda guerra mondiale quando questo Stato conobbe la transizione fra la defenestrazione del dittatore Antonescu e l’invasione sovietica, entrò in contatto con la regina madre di Romania, Elena, e con il giovane re Michele, con i quali intrattenne una lunga devota amicizia, prolungatasi anche nell’esilio di costoro. Elena di Romania visse infatti, dopo la caduta della Monarchia, per molti anni in Italia a Villa Sparta sulle colline di Firenze.[1] Volendo rimanere fedele al giuramento al Re, con l’avvento della Repubblica Italiana Gerbore si dimise dal servizio diplomatico e si ritirò a Firenze dove si dedicò agli studi storici. Fra le maggiori pubblicazioni del Gerbore si ricordano Dame e Cavalieri del Re, Longanesi, Milano, 1952; Commendatori e Deputati, Longanesi, Milano, 1954; Il vero Diplomatico, Longanesi, Milano, 1956; Formen und Stile der Diplomatie (per la “”Rowohet Deutsche Enzyclopaedie””); La Monarchia (con prefazione di Giuseppe Tarò e Giulio Vignoli), Volpe editore, Roma, 1976; Una storia dell’arte di vivere, Fògola editore, Torino, 1985 (postumo). Ha collaborato con centinaia di articoli a Il Borghese, al Roma di Napoli, al Globo, al Giornale d’Italia ed a La Torre di Giovanni Volpe.[2] Pietro Gerbore svolse anche nel dopoguerra una vivace attività politica nel Partito monarchico, ma da posizioni critiche nei confronti della politica propugnata da Umberto II dall’esilio e dal suo rappresentante in Italia, Falcone Lucifero. Alla morte di Gerbore, il suo vasto archivio passò per donazione al Gabinetto Vieusseux, come da sua disposizione testamentaria. Opere principali Dame e cavalieri del re, Milano, Longanesi, 1952. Commendatori e deputati, Milano, Longanesi, 1954. l vero diplomatico, Milano, Longanesi, 1956. La monarchia, Roma, G. Volpe, 1976. I responsabili, Roma, G. Volpe, 1980. L’ America di fronte all’Europa, Roma, G. Volpe, 1981. Il cavallo e l’uomo, Roma, G. Volpe, 1983. I responsabili. L’America di fronte all’Europa, Lavis, La Finestra Editrice, 2012″,”ITAE-369″
“GERBORE Pietro”,”Commendatori e Deputati.”,”””Negli ultimi ani prima del ’70 si cominciò a dire che il regno d’Italia era quello dei ‘carrozzoni’. E la nuova parola, di origini oscure, rivelava tutta la trasformazione dell’austero parlamento subalpino in meno di un decennio. Infatti Massimo d’Azeglio, vicino a morire, scriveva alla moglie: «Se tu sapessi che congiura d’imbroglioni e di intriganti si distende sull’Italia ne tremeresti anche tu». Il ‘carrozzone’ era appunto una di quelle congiure, ordita ai danni dell’erario. Le memorie del deputato radicale Angelo Mazzoleni conservano un elenco di operazioni sospette, nelle quali l’opinione pubblica fiutò la presenza di un ‘carrozzone’; ma nessuno eguagliò, in gravità e risonanza, quello venuto alla luce nel giugno 1869. Cavour, grande diplomatico ma pessimo finanziere, era morto probabilmente ignorando quanto fosse costata l’unità d’Italia. L’ingrato compito di annunciare al parlamento che dal 1859 al 1861 si era speso esattamente il doppio delle entrate ricadde sopra Urbano Rattazzi, presidente del consiglio nel 1862, e su Quintino Sella, suo ministro delle finanze. Ma i deputati, uomini ignari e illusi sulla ricchezza del paese, s’indignarono per tanta sincerità. Non si doveva turbare la gioia per la resurrezione della patria e nuocere al credito con cifre forse vere, ma sgradevoli, e in ogni caso provvisorie. L’Italia era ricca; la libertà e le istituzioni parlamentari la avrebbero resa ancor più ricca. Nuove imposte? Neppure per sogno! Bisognava continuare a ricorrere al credito. Pertanto lo stato seguitò a vivere allegramente di debiti”” (pag 9-10)”,”ITAP-003-FB”
“GERDTS William H. a cura”,”Impressionismo americano. Capolavori da collezioni pubbliche e private degli Stati Uniti d’America.”,”Foto in apertura dei ‘The American Painters’ del 1908 417136 SBN CLOUD”,”ARTx-005-FDR”
“GERE’ François”,”La nouvelle géopolitique. Guerres et paix aujourd’hui.”,”GERE’ F. è agrégé e dottore in storia, consulente per i problemi della difesa per vari media francesi e stranieri. E’ presidente dell’ IFAS (Institut Francais d’analyse stratégique). Ha scritto varie opere.”,”QMIx-186″
“GEREMEK Bronislaw”,”La pietà e la forca. Storia della miseria e della carità in Europa.”,”Bronislaw GEREMEK (Varsavia, 1932) ha studiato nell’ Univ di Varsavia e all’ Ecole des Hautes Etudes di Parigi con Philippe BRAUDEL. Ha lavorato all’ Istituto di storia dell’ Accademia polacca delle scienze dal 1955 al 1985, quando è stato allontanato dalla stessa. Fra le sue opere: ‘Salariati e artigiani nella Parigi medievale, secoli XIII-XV’ (Firenze 1975), ‘Les marginaux parisiens’ (Parigi 1976), ‘Mendicanti e miserabili nell’ Europa moderna, 1350-1600′ (Roma 1985).”,”EURx-070″
“GEREMEK Bronislaw a cura di Francesco M. CATALUCCIO”,”Le radici comuni dell’ Europa.”,”Nel Medioevo ricorda Geremek, il termine Europa veniva usato per indicare un luogo geografico. Soltanto verso la fine di quel periodo divenne un concetto dal contenuto storico-culturale, sempre più largamente usato nelle opere storiche e filosofiche, che soppiantava il termine christianitas. “”Europa”” non era più il sinonimo di “”cristianità””, diventava qualcosa di più specifico. (dall’introduzione)”,”EURx-140″
“GEREMEK Bronislaw”,”Salariati e artigiani nella Parigi medievale.”,”‘Geremek si ricollega e prosegue le ricerche di quanti, pur con ispirazioni diverse, da Fagniez a Hauserf, da Gracianskij a Coornaert hanno esaminato la realtà dell’artigianato parigino'”,”CONx-003-FGB”
“GERLAND Brigitte, a cura di Paolo CASCIOLA”,”La mia vita nei campi di lavoro sovietici, 1946-1953.”,”Quindici milioni di detenuti. “”Di questi quindici milioni, cinque milioni al massimo vengono occupati in un lavoro veramente produttivo. Si tratta di coloro che lavorano nelle miniere metallifere della Siberia estremo-orientale (Kolyma, Cukotka, il nord-est del continente siberiano, la frontiera mongola) o nelle miniere di carbone di Vorkuta e della Novaja Zemlja (al di sopra del Circolo Polare Artico). Altri cinque milioni di detenuti sprecano le loro forze in lavori di dissodamento e di colonizzazione della foresta, della steppa e della tundra, lavori che, visti gli strumenti estremamente primitivi utilizzati, non possono dare alcun risultato. (…)””. (pag 10) Primo manifesto del gruppo comunista di resistenza che si è dato il nome di Istinna Trud Lenina (La vera opera di Lenin) (ITL) aspirando alla continuità con la linea del bolscevismo. (pag 32) (ma la GERLAND giudicava questo movimento studentesco un po’ strano, aveva dei tratti sindacalisti e perfino anarchici avvicinandosi più ai marinai di Kronstadt che nel 1921 erano insorti contro Lenin. Secondo l’ ITL lo stato socialista del futuro sarebbe stato governato dai sindacati operai e contadini e non dai partiti)”,”RUSS-177″
“(GERMAIN Ernest)”,”La burocrazia.”,”E. Germain pseudonimo di Ernest Mandel”,”TROS-040″
“GERMAIN Ernest MAITAN Livio e altri (in)”,”Il partito rivoluzionario: un problema aperto. Contributo del movimento trotskista: critica del maoismo e dello spontaneismo.”,”E. Germain pseudonimo di Ernest Mandel”,”PARx-019″
“GERMAIN Jacques”,”Proceso al capitalismo. Ensayo. (Titolo originale: Le capitalisme en question)”,”Jacques GERMAIN è nato nel 1926. Ha lavorato come ingegnere all’ Electicité de France (EDF). “”Il mito del capitalismo popolare”” (pag 166) “”Un opuscolo pubblicato nella primavera del 1959 dalla Borsa di New York valuta in 12.490.000 il numero di cittadini nordamericani che possiedono azioni e parla a questo riguardo di una ‘rivoluzione pacifica che conduce a una società composta da vari milioni di capitalisti privati'””. (pag 166) “”La General Electric afferma: “”129.000 uomini e donne che lavorano nelle nostre fabbriche sono proprietari della nostra società o sono sul punto di esserlo””, e aggiunge più avanti: “”Negli Stati Uniti quasi ogni cittadino è un capitalista””””. (pag 167) “”Lo storico Charles Beard ha affermato che, nel disprezzare le influenze economiche, la scienza politica non otterrà di superare neppure il livello dell’ astrologia.”” (pag 180)”,”ECOI-140″
“GERMANETTO Giovanni”,”Memorie di un barbiere.”,”””Uscimmo. La piazzetta era piena di armati e di poliziotti. Ci affrettammmo verso i rispettivi alberghi. Ognuno di noi aveva la sua brava scorta. Io ero con Gramsci e Terrini – un compagno che fu poi accusato di essere al servizio della polizia torinese – ed avevamo due poliziotti alle calcagna. Entrammo nel nostro albergo in via Calzaioli. Lazzari, che era nel nostro albergo, non aveva seguito di poliziotti. Nella confusione era riuscito a passare inosservato. In piedi dietro le finestre, a lumi spenti, guardavamo nella via. I due poliziotti passeggiavano sotto. Poi, dopo uno scambio di parole, si nascosero al buio. Che fare? L’ ora del convegno si avvicinava. I due avevano la consegna di stare tutta la notte, era evidente. Consiglio di guerra. Due di noi devono essere sacrificati. Decidemmo. Io e Terrini dovevamo uscire e prendere due opposte direzioni. Certamente i due ci avrebbero seguiti. Lazzari e Gramsci così sarebbero stati liberi di andare al convegno””. (pag 99)”,”PCIx-115″
“GERMANETTO G.”,”Souvenirs d’ un perruquier. 25 années de lutte d’ un révolutionnaire italien.”,”Incontro con Lenin (pag 191) Il IV Congresso dell’ Internazionale Comunista. Incontro con Lenin. Il colpo di stato fascista. “”Il 4° congresso dell’ Internazionale comunista ebbe un’ importanza speciale per il nostro partito. Fece apparire nettamente le divergenze di visione di Bordiga con la maggioranza della nostra delegazione. La questione italiana fu esaminata in modo molto dettagliato dalla Commissione. Mi ricordo delle lunghe sedute di notte, della lotta che si sviluppa, dei dubbi dei delegati e infine il voto, ove Bordiga, che rappresentava la corrente di estrema sinistra nel nostro partito, fu messo in minoranza.”” (pag 195)”,”MITC-074″
“GERMANETTO Giovanni”,”Le memorie di un barbiere.”,” “”Dopo la sconfitta di Caporetto, dopo il discorso di Filippo Turati sulla difesa della patria, – discorso che Orlando, presidente del Consiglio dei ministri in quell’ epoca, fece distribuire alle truppe per convincerle che i capi del partito erano per la difesa del suolo invaso dal nemico, – la direzione del PSI convocò un congresso straordinario a Roma. La censura aveva soppresso una risposta del PS al discorso di Turati alla Camera. Un congresso era necessario per dimostrare che Turati non rappresentava il Partito, che la massa del partito era per la pace, contro la guerra. Orlando proibì il congresso. L’ ala destra del partito non fiatò. La maggioranza intransigente-rivoluzionaria invece convocò un convegno. Il convegno fu convocato a Firenze, clandestinamente. (…)””. (pag 143)”,”PCIx-228″
“GERMANI Gino”,”Democrazia e autoritarismo nella società moderna.”,”””Ciò che definisce il fascismo non è la sua ‘forma politica’, ma la ragione d’essere del regime, i suoi propositi”” (pag 195) “”(…) senza dubbio allo stato presente del «sistema internazionale», la situazione di stretta interdipendenza e la internazionalizzazione della politica interna, tendono a favorire le soluzioni autoritarie più che quelle democratiche.”” (pag 211) Sull’autore: Gino Germani sociologo dei diritti e delle libertà Mimesis Edizioni 2015 Marco A Quiroz Vitale € 15,30 € 18,00 Il saggio è dedicato agli studi di sociologia politica e giuridica di Gino Germani (1911-1979), uno dei sociologi italiani che hanno riscosso maggiore successo internazionale; antifascista ed esule politico fu un indomito difensore della libertà, seguendo un originale percorso di ricerca intellettuale che lo portò ad insegnare nelle prestigiose Università di Buenos Aires, di Harvard ed infine di Napoli e Roma. Qtà: – 0 + Aggiungi al carrello Aggiungi alla WishlistConfronta DESCRIZIONE INFORMAZIONI RECENSIONI Il saggio è dedicato agli studi di sociologia politica e giuridica di Gino Germani (1911-1979), uno dei sociologi italiani che hanno riscosso maggiore successo internazionale; antifascista ed esule politico fu un indomito difensore della libertà, seguendo un originale percorso di ricerca intellettuale che lo portò ad insegnare nelle prestigiose Università di Buenos Aires, di Harvard ed infine di Napoli e Roma. Gli studi di Germani sono riletti, per la prima volta, dal punto di vista della sociologia del diritto, cioè col proposito di individuare la struttura e la funzione del diritto nella società moderna e post-moderna. Le opere del sociologo romano sono, al riguardo, ricche di spunti e intuizioni; non solo quelle dedicate alla marginalità sociale – il tema più direttamente e strettamente connesso con gli interessi della sociologia giuridica – ma anche e soprattutto quelle dedicate alla partecipazione dei cittadini, dei gruppi e delle classi alla costruzione politica della democrazia. Infine, ma non in ordine d’importanza, gli studi di Germani ci portano nel cuore del fenomeno del mutamento sociale nelle società moderne. Ci offrono quindi la migliore prospettiva per cogliere anche la dinamica del mutamento giuridico, i suoi ritmi ed i pericoli che corrono i valori attorno ai quali la sociologia del Novecento, a cavallo dei due Mondi, si è sviluppata: la libertà, la giustizia sociale ed il rispetto dei diritti umani. Marco A. Quiroz Vitale, laureato in giurisprudenza a pieni voti cum laude nell’Università statale di Milano, ha conseguito il Dottorato di ricerca in Sociologia delle Istituzioni giuridiche e politiche presso l’Università di Macerata. Ricercatore confermato di Filosofi a del diritto è attualmente Professore aggregato di Sociologia del diritto e Sociologia dei diritti umani nell’Università di Milano. È membro del comitato scientifico dell’Istituto Gino Germani di Scienze Sociali e Studi Strategici ed autore di numerose pubblicazioni sui temi della tutela dei diritti umani, della discrezionalità amministrativa e del terzo settore. Avvocato del foro di Milano è abilitato al patrocinio avanti le Giurisdizioni Superiori e la Corte Costituzionale.”,”TEOP-510″
“GERMER Claus M.”,”Marx and the problem of the role of the productive forces in determination of social revolution.”,”‘Il partito bolscevico quando prese il potere non pensava di stare portando avanti una rivoluzione socialista isolata, ma la concepiva come parte di un movimento internazionale e l’inizio di un processo che si sarebbe diffuso immediatamente a livello globale’ (pag 7) Claus M. Germer Dept of Economics Universidade Federal do Parana, Curitiba, Brazil”,”TEOC-785″
“GERMINALE e MAGGIORINO”,”Storia operaia di Borgo S. Paolo. Racconti di Germinale e Maggiorino.”,”Germinale è nato a Torino nel 1906, militante della FIOM; iscritto al PCI. Maggiorino è nato a Torino nel 1901 e vive a Borgo San Paolo. Iscritto al PCI sotto il fascismo. Frequentano la sede dell’ANPI di via Pollenzo.”,”MITT-366″
“GERMINARIO Francesco”,”Fascismo 1919. Mito politico e nazionalizzazione delle masse.”,”Francesco Germinario collabora con la Fondazione L. Micheletti di Brescia. Ha pubblicato volumi sull’antisemitismo, il pensiero politico di Georges Sorel, la cultura di destra nel Novecento. Con la BFS edizioni: ‘Estranei alla democrazia. Negazionismo e antisemitismo nella destra radicale italiana’ (2001) Contiene tra l’altro: – Il sovversivismo degli intellettuali in età giolittiana – Asiatizzazione del bolscevismo – I ceti medi intellettuali e l’equivoco di un vincolo di fedeltà – La disintegrazione dei valori borghesi: la piccola borghesia scopre la violenza – Agostino Lanzillo e Cesare Rossi anticipatori dello squadrismo “”Si è già accennato alla crisi dei ceti medi in età giolittiana quale angolo d’osservazione da cui leggere l’atteggiamento antisistemico del ceto degli intellettuali e la crisi della tradizione culturale che questo ceto esprimeva. Ora è il caso di chiedersi se ci sia un rapporto fra la crisi dei ceti medi in età giolittiana e quella dell’immediato dopoguerra”” (pag 111) La revoca della delega politica. “”Mobilitati nel corso di un conflitto che rivelava gli aspetti brutali e violenti della vita e della Storia – una visione che decretava la crisi della loro ‘Bildung’ politico-culturale -, i ceti medi erano ritornati dalla guerra del tutto trasformati. La cultura della “”brutalizzazione della vita””, assimilata nell’esperienza della guerra, aveva emancipato questi ceti dall’irenismo e dal momento della mediazione politica, tipici della cultura borghese in cui si erano precedentemente formati, rendendoli autonomi dallo Stato liberale e dalla classe dirigente nazionale. Questi ceti, nel corso della guerra, avevano acquisito valori forti, per tradizione e per cultura ad essi estranei (virilismo, cameratismo, esercizio ripetuto della violenza, senso della disciplina, ecc.). Almeno sotto l’aspetto culturale e mentale, erano ben lontani dall’essere ceti sulla via della disintegrazione e della crisi: disintegrati, nell’esperienza delle trincee, erano stati i valori borghesi classici, in cui da sempre si erano identificati anche i ceti medi; epperò, si trattava di valori subito sostituiti da altri. Gli intellettuali e i ceti medi del 1919 non erano più quelli del 1914 per due motivi: sul piano strettamente esistenziale, avevano esperito il clima della violenza che essi – ferma restando la possibilità di estendere questa pratica anche sul piano della lotta politica, con la conseguente denazionalizzazione-criminalizzazione dell’avversario, ecc. – avevano visto quale conferma decisiva della crisi delle ideologie ottimistiche e razionaliste. Se la vicenda della guerra non dimostrava la visione mitica della politica, dimostrava quantomeno che la Ragione e il Progresso non erano certo immanenti alla Storia e che non governavano il mondo. Inoltre, la loro mobilitazione (in senso politico) in guerra aveva valorizzato ed esaltato un attivismo che risultava certo mortificato al momento della smobilitazione (in senso bellico) alla fine del conflitto, frustrando quell’autonomia politico-culturale che aveva caratterizzato l’equivoco vincolo di fedeltà stipulato con lo Stato liberale nel corso della guerra. Lo Stato liberale domandava che questa smobilitazione, da bellica, si facesse anche politica, mortificando il protagonismo che tali ceti avevano conseguito nell’esercizio ripetuto della violenza. Per dire meglio, questi ceti medi risultavano “”emergenti”” per almeno due motivi. In prima istanza, avevano assimilato una cultura e una visione della vita che manteneva ormai scarsi rapporti con la precedente cultura borghese; infine, si trovavano nella condizione di tradurre questa nuova visione della vita sul mercato politico del dopoguerra, ‘superando le precedenti mediazioni e deleghe politiche’. E proprio la formazione di nuovi valori che borghesi non erano più autorizzava il rifiuto di questi ceti medi a perpetuare il loro consenso politico e culturale alle élite politiche tradizionali, così come si era verificato nella fase precedente della storia d’Italia. Non tanto a ceti medi frustrati e in crisi si rivolgeva, dunque, il fascismo diciannovista (per non dire di quello degli anni successivi); bensì a ceti usciti rafforzati e autonomizzati dall’esperienza della guerra, perché avevano maturato una nuova visione della vita e della politica, indisponibile alle deleghe politiche precedenti”” (pag 115-116)”,”ITAF-385″
“GERMINARIO Francesco”,”Negazionismo a sinistra. Paradigmi dell’uso e dell’abuso dell’ideologia.”,”Francesco Germinario ha conseguito l’abilitazione a professore associato in Storia contemporanea e in filosofia politica. E’ autore di diversi volumi sul pensiero di Georges Sorel, la cultura della destra nel Novecento, l’immaginario antisemita, la visione mitica della politica. Si è occupato di antisemitismo, negazionismo, totalitarismo. “”[I]l rapporto fra la cultura di sinistra, almeno quella più visibile e presente nel mercato politico, se non con l’ebraismo, certo con Israele e il “”sionismo””, non è mai stato facile, né limpido (cfr., per tutti, Luzzatto Voghera, 2007; Dreyfus, 2007); in ogni caso, mai quelle voci, anche le più critiche, avevano formulato posizioni sia pure vagamente riconducibili al negazionismo, ovvero suscettibili di essere respinte come tali. L’innesto fra marxismo e radicalismo di destra a prima vista potrà sembrare un’aberrazione; si potrebbe seccamente liquidare quest’innesto o convergenza, richiamando quanto, intervenendo su un altro decisivo argomento (questa volta si trattava di sottolineare le infiltrazioni idealistiche presenti nel pensiero di Gramsci), aveva sostenuto Onorato Damen, uno dei più prestigiosi esponenti di questa microarea politico-culturale: «la dialettica rivoluzionaria (…) afferma che nella storia umana non vi è conciliazione di termini opposti, ma il loro contrasto in cui l’un termine deve necessariamente negare l’altro perché ne scaturisca una ulteriore affermazione di vita» (Damen, 1949, in Peregalli, 1978, p. 120). In realtà, la convergenza di questo settore del radicalismo di sinistra con la destra radicale (…) si fondava sulla comune opposizione di queste due aree alla cultura politica antifascista imputata di avere elaborato dopo il 1945 il “”mito di Auschwitz””. Per il negazionismo del radicalismo di destra si trattava di emancipare il nazismo da questa responsabilità, al fine di ridefinire un’immagine positiva del nazismo medesimo; per il negazionismo di sinistra si trattava di negare la specificità storica di Auschwitz, per sgretolare il “”mito”” su cui, a suo avviso, si reggeva la teoria controrivoluzionaria e interclassista dell’antifascismo (pag 12-13, introduzione) “”Bordiga e Axelrad: piccola borghesia, ruolo del capitale e l’antisemitismo come capitalismo degli imbecilli. Beninteso, nel corso della sua militanza politica, specialmente negli anni successivi alla sua espulsione dal Partito comunista d’Italia, Bordiga ha collezionato schiere di detrattori e di avversari politici; e probabilmente, almeno in riferimento al periodo successivo alla sua espulsione, è stato uno dei militanti del movimento comunista più diffamati dopo Trockj (per l’itinerario politico-intellettuale di Bordiga, cfr., per tutti, il non ancora superato lavoro di Livorsi, 1976). Tuttavia, è il caso di osservare che bisognerebbe quanto meno non confonderlo con i suoi allievi e glossatori. Addebitare a Bordiga le origini del negazionismo di sinistra costituisce certamente una forzatura, non tanto per la statura teorico-politica di Bordiga medesimo, quanto perché in nessuno suo scritto sono rintracciabili allusioni in chiave negazionista, men che meno proposte di discesa in campo contro la ricerca storica sullo sterminio degli ebrei. Pure se era stato molto critico nei confronti dello Stato l’Israele – «dietro di essi [la terra e lo Stato d’Israele] vi è il sistema capitalista e mercantile di sempre» (“”Anonimo [ma attribuibile a Bordiga]””, 1960b, p. 1) -, Bordiga non aveva avuto certo difficoltà a riconoscere che nell’ebraismo si erano sedimentate le «memorie atroci dello sterminio nazista» (ibid.). Anzi, non era certo il sistema sovietico a potere vantare una politica filoebraica, perché, oltre ad avere, lo stalinismo, eliminato la classe dirigente bolscevica di origine ebraica, «restano i nomi di tre città e le date di tre anni da non scordare. Varsavia 1945 [sic], Berlino 1953, Budapest 1956. In tutti questi episodii tragici della storia del dopoguerra vi furono ebrei contro moscoviti» (ibid.), a dimostrazione che al Cremlino «si nazisteggia nel mito di un altro popolo ‘eletto’, e si cerca la missione di quello russo nella tradizione nazionale di Pietro il Grande (ibid.)”” (pag 57-58) “”Gli scritti di Bordiga su cui si è fondato gran parte del negazionismo di sinistra sono stati due, da attribuire entrambi al militante vicino alle posizioni bordighiste Jean-Pierre Axelrad. Quest’ultimo stimato da Bordiga, almeno fino a quando aveva militato nella setta bordighista francese…”” (pag 58)”,”EBRx-079″
“GERNET Louis a cura di Riccardo DI-DONATO”,”La famiglia nella Grecia antica.”,”Louis GERNET (Parigi 1882-1962) insegnò filologia classica ad Algeri e poi sociologia giuridica alla EHESS, Ecole des Hautes Etudes di Parigi. Tra i suoi lavori vi sono le edizioni dei testi di ANTIFONTE, LISIA e DEMOSTENE. L’ introduzione all’ edizione delle Leggi di PLATONE.”,”STAx-059″
“GERNET Jacques”,”Le monde chinois.”,”Quest’opera è stata pubblicata nella collezione ‘Destins du Monde’ diretta da Fernand BRAUDEL. La cartografia è stata preparata da Thierry DAULLE’ e Catherine MEUWESE. Ex membro dell’ Ecole francaise d’ Extreme-Orient, Jacques GERNET è stato direttore di studi all’ Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, professore alla Sorbona e all’ Università di Parigi VII. E’ professore onorario al College de France dal 1992. E’ un maestro incontestato di studi cinesi in Francia.”,”CINx-102″
“GERNET Louis”,”I greci senza miracolo. Testi raccolti e presentati da Riccardo Di Donato.”,”GERNET Louis (Parigi 1882-1962) si formò all’Ecole Normale Superieure subendo l’influenza della nascente sociologia durkheimina e del socialismo non-marxista. Insegnò filologia classica all’Università di Algeri e poi sociologia giuridica dell’antichità greca all’Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi. Contiene recensioni di opere di BERNSTEIN GLOTZ SALVIOLI FRANCOTTE RIEZLER GLOTZ NILSSON WILAMOWITZ MOLLENDORFF BACHOFEN FINLEY BERR DUMEZIL MARROU JUNG BERQUE”,”STAx-221″
“GERNS Willi e altri interventi di G. HEYDEN A.N. JAKOVLEV J. SCHLEIFSTEIN J. DE-BROUWERE L. TOMASEK J. CHRISTOFFERSEN A. LOPATKA B. ZAHARESCU E. BEKI W. ABENDROTH W. ORZYKOWSKI K.H. NOETZEL G. TRAMBOWSKI B. HARTMANN N. MADLOCH F. KRAUSE W.S. SCHADE H.H. HEISELER L. SCHNEIDER O NEUMANN B. BOOß J. VOGELER H. ARNASZUS H. JUNG H. LUFT G. HEYDEN E. WEBER R. STEIGERWALD H. ADAMO K. SCHACHT H.J. SCHNEIDER J. SCHLEIFSTEIN G. HAUTSCH J. ANGENFORT”,”Friedrich Engels. Denker und revolutionär. Materialien der internationalen theoretischen Konferenz zum 150. Geburtstag von Friedrich Engels, veranstaltet von der Deutschen Kommunistischen Partei am 28. und 29. November 1970 in Wuppertal.”,”interventi di Willi GERNS G. HEYDEN A.N. JAKOVLEV J. SCHLEIFSTEIN J. DE-BROUWERE L. TOMASEK J. CHRISTOFFERSEN A. LOPATKA B. ZAHARESCU E. BEKI W. ABENDROTH W. ORZYKOWSKI K.H. NOETZEL G. TRAMBOWSKI B. HARTMANN N. MADLOCH F. KRAUSE W.S. SCHADE H.H. HEISELER L. SCHNEIDER O NEUMANN B. BOOß J. VOGELER H. ARNASZUS H. JUNG H. LUFT G. HEYDEN E. WEBER R. STEIGERWALD H. ADAMO K. SCHACHT H.J. SCHNEIDER J. SCHLEIFSTEIN G. HAUTSCH J. ANGENFORT”,”MAES-027″
“GERONZI Cesare, intervistato da Massimo MUCCHETTI”,”Confiteor. Potere, banche e affari. La storia mai raccontata.”,”””Anzitutto, bisogna aver chiari in testa due fatti: primo, senza interventi radicali, la Fiat avrebbe portato i libri in tribunale; secondo, il fallimento della Fiat avrebbe avuto effetti devastanti per l’economia italiana, prima ancora che per le banche. Dunque, evitare quel fallimento era anche un dovere verso il Paese. Ed eccoci al convertendo. In che cosa consiste questo convertendo? In pratica, le banche concedono un prestito alla Fiat di 3 miliardi di euro, in gran parte consolidando crediti a breve ma anche erogando denaro fresco. Alla scadenza, e cioè al 20 settembre 2005, le stesse banche si impegnano a convertire il loro credito in azioni Fiat di nuova emissione a un prezzo assai elevato, che alla fine dei conteggi sarà pari a 10,28 euro. In altre parole, le banche si impegnavano nel 2002 a sottoscrivere di lì a tre anni un aumento di capitale Fiat a prezzi vantaggiosi per la Fiat”” (pag 190-191)”,”ITAE-294″
“GEROSA Guido”,”Nenni.”,”Guido GEROSA è stato corrispondente dagli Stati Uniti per Epoca e ha vinto il premio dell’ Università della California. “”I comunisti di Stato Operaio commentarono la lettera con questa nota redazionale: “”Nessuno sarà più contento di noi se queste contraddizioni in cui Nenni si è dibattuto fino a ieri si risolveranno, in avvenire, nel senso di un socialismo internazionale reale. La lettera di Nenni rappresenta indubbiamente un passo in questa direzione, ma essa non cambia ancora fondamentalmente le posizioni di Nenni””. Non gli si poteva perdonare di aver aderito alla mozione anti unità d’ azione: “”L’ avere votato un simile ordine del giorno non rappresenta forse, per Nenni, una vergogna perenne?”” (pag 268-269)”,”MITS-197″
“GEROSA Guido”,”Roberto Formigoni. Il movimento popolare e il suo leader.”,”GEROSA è nato a Firenze nel 1933. Ha fatto il giornalista e l’ inviato speciale. Ha pubblicato una ventina di libri. “”Si annunciava quindi una grandissima sintonia fra il pensiero del Papa e quello del movimento. L’ elezione di un pontefice come Karol Wojtyla rappresentava in effetti un momento di grandissimo appagamento per Comunione e Liberazione e la certezza, anche se difficilmente i suoi leaders saranno disposti ad ammetterlo , che anche sul piano politico il gruppo cattolico avrebbe trovato ormai un suo spazio ben preciso. Wojtyla proveniva da quel mondo dell’ Est verso il quale da anni Comunione e Liberazione e il Movimento Popolare avevano lanciato un solidissimo ponte di fraternità ideologica, di testimonianza della sofferenza, di senso combattuto della vita e della fede.”” (pag 110)”,”ITAA-095″
“GEROSA Guido VENE’ Gian Franco a cura”,”Il delitto Matteotti. I documenti terribili.”,”L’ intervento di Matteotti sulla frode elettorale. “”E’ tra i discorsi più tempestosi che mai siano stati pronunciati a Montecitorio. Molti, tra i deputati fascisti, hanno interrotto l’ avversario con minacce mortali. Il più gentile tra i fascisti, Edoardo Torre, ha chiesto in aula, per Matteotti, il “”domicilio coatto””. Il solo che nel chiassoso e volgare trambusto non abbia aperto bocca è stato Benito Mussolini. Con i pugni alle tempie, strofinando l’ un l’ altro i labroni, livido d’ ira, immobile, ha resistito fino all’ ultimo. E’ poi uscito quasi di corsa dalla Camera respingendo a colpi di spalla amici, simpatizzanti, avversari, chiunque cercasse di interrogarlo. Piombato a palazzo Chigi, dov’è il suo ufficio, Mussolini ha spalancatola porta di Marinelli e prima ancora che il segretario amministrativo del partito abbia avuto il tempo di scattare in piedi e aggiustarsi sul naso gli occhiali a molla, Mussolini lo ha investito: “”Se voi non foste una mandria di vigliacchi, nessuno avrebbe osato fare quel discorso… Ma cosa fa la Ceka? Cosa fa Dumini? Gente come Matteotti, dopo aver detto certe cose non dovrebbe più essere in circolazione…””. (pag 24)”,”ITAF-212″
“GEROSA Luigi”,”L’ ingegnere “”fuori uso””. Vent’anni di battaglie urbanistiche di Amadeo Bordiga. Napoli 1946-1966.”,”””Bordiga fu chiamato dai milanesi alla fine del 1944 e riprese l’attività politica non tanto sul piano della prassi – riteneva che la congiuntura fosse del tutto sfavorevole a qualsiasi azione incisiva – quanto sotto il profilo teorico. La sua produzione di questo genere è molto bene documentata, come d’altra parte è nota, ai non molti che abbiano seguito il suo itinerario politico del secondo dopoguerra, la rottura, avvenuta tra il 1951 e il 1952, con Onorato Damen e il partito comunista internazionalista, che aveva come organo il periodico “”Battaglia comunista””. Da questa rottura nacque un nuovo gruppo, che qualche anno più tardi si chiamerà il partito comunista internazionale, con un nuovo organo di stampa “”Il programma comunista””, nel quale Bordiga s’identificò””. (pag IX-X) (Nota: O. Damen, Amadeo Bordiga. Validità e limiti d’una esperienza. Editoriale periodici italiani, Milano, 1971; Un chiarimento. Fra le ombre del bordighismo e dei suoi epigoni. Edizioni Prometeo, Milano, 1997) La questione delle abitazioni in URSS (pag 288) Bordiga (1889-1970)”,”BORD-076″
“GEROSA Guido VENE’ Gian Franco a cura”,”Il delitto Matteotti. I documenti terribili.”,”‘«Matteotti è sparito? Sarà andato a donne» insinua Mussolini’ (pag 66); ‘Esistono anche tesi più complesse sui moventi del delitto e sui mandanti. Qualcuno sostiene si trattasse di un complotto massonico e che gli ideatori fossero Cesare Rossi, l’ex braccio di D’Annunzio, Alceste De Ambris e Campolonghi. Vi è chi avanza la tesi di un movente «economico», facendo del delitto Matteotti una specie di «caso Mattei» con quarant’anni di anticipo. Matteotti, si dice, era alla vigilia di fare importanti rivelazioni sulla parte avuta dai capi de fascismo nel contratto per la concessione di permessi di ricerche petrolifere sul suolo italiano alla società americana ‘Sinclair’; o aveva una documentazione atta a provocare un dibattito sulle responsabilità nella crisi dell”Ansaldo’; o stava per attaccare le tariffe doganali protezionistiche e i favori accordati dal fascismo ad alcuni grandi gruppi finanziari. L’ipotesi che il mondo affaristico italiano di allora, appena uscito dalla marcia su Roma e dalla connivenze con il fascismo nella conquista del potere avesse interesse a eliminare Matteotti è suggestiva, ma non sufficientemente provata. Oddino Morgari, esponente socialista, scrive il 5 luglio 1924: «Per detto unanime lo sfondo della tragedia Matteotti è finanziario». Sembra accertato che un grosso gruppo di potere fosse interessato alla convenzione per la ricerca e lo sfruttamento delle zone petrolifere, conclusa nell’aprile 1924 tra il ministro dell’Economia nazionale e la ‘Sinclair Exploration Company’. Si fanno i nomi del sottosegretario agli Interni Finzi, di Filippo Filippelli, direttore del ‘Corriere Italiano’, e di Filippo Naldi, direttore del ‘Resto del Carlino’. Matteotti era un testimone molto scomodo. E di petrolio in Italia (qualche volta) si muore. Il personaggio più singolare della vicenda è Filippo Naldi. Aveva fondato il ‘Tempo’ di Roma nel febbraio 1921, facendosi dare i soldi dal commendator Naldi della Banca Commerciale. In seguito il tentacolare Naldi si ritrova alle origini del ‘Popolo d’Italia’ e del ‘Giornale di Roma’. Per trovare finanziamenti, non ha eguali. Rileva le azioni del ‘Corriere Italiano’ di Filippelli e riesce ad assicurare con tecnica di maestro il silenzio giornalistico sull’affare Sinclair’ (pag 114-115)”,”ITAF-001-FGB”
“GEROSA Guido a cura”,”I missili a Cuba. I documenti terribili.”,”Pag 71: Raggio d’azione dei missili a media gittata (MRBM) e dei missili a gittata intermedia (IRBM)”,”RAIx-378″
“GERRATANA Valentino SALVADORI Massimo L. DE MASI Guido GARAVINI Sergio TRENTIN Bruno”,”I consigli operai. Un dibattito tra intellettuali, sindacalisti e quadri operai sull’ esperienza consiliare di ieri e di oggi.”,”Contiene il capitolo: ‘L’ esperienza consigliare nella rivoluzione tedesca (1918-1919)’ (pag 85-118) di G. DE-MASI. “”Il partito per Kautsky rappresentava la mediazione di queste due esigenze, come tale era già al di là della “”parzialità”” proletaria, già prefigurazione dello stato della futura società socialista, amministratore e garante degli interessi di tutta la comunità. Si può in qualche modo capire come il “”centrismo”” di Kautsky apparentemente resse brillantemente alla prova del fuoco del 1905. Ancora nel 1910, nel Der Weg zu Macht (La via al potere) egli infatti tentò di introdurre nel suo schema teorico il nuovo livello di spontaneità uscito dalle lotte del 1905 elaborando un’ ipotesi di Partito sempre in bilico tra il controllo della classe, anche nei suoi momenti più acuti di scontro con il capitale, e la gestione dello sviluppo. Kautsky respingeva decisamente dunque la proposta “”gestionale”” che veniva fuori dalle pagine di Bernstein ed accettava la lezione del 1905 cercando di riassorbirla nel progetto politico tradizionale della socialdemocrazia. Troppo ampie erano state però le ripercussione del 1905 a livello mondiale perché potessero assestarsi all’ interno di questo dibattito””. (pag 92-93)”,”SIND-071″
“GERRATANA Valentino”,”Ricerche di storia del marxismo.”,”Sono citati JAKIR (militare, ufficiale di carriera in rapporti con Tuchacevskij) e ROSENGOLTZ (Arkadij Rosengoltz, già Governatore del Donbas, già ambasciatore a Londra, già ministro per il commercio estero. A sedici anni Rosengoltz era stato arrestato dalla polizia zarista, a diciassette era già delegato al Congresso del partito bolscevico. Durante la guerra civile aveva combattuto con valore nelle file rosse. Ma c’è un neo in quel curriculum: Rosengoltz aveva avuto qualche fugace simpatia per Trotzkij. Tanto basta per farlo arrestare nel ’37 e processare nel ’38. (fonte Informazione-corretta) coinvolti nei processi staliniani “”La “”fortuna”” di Antonio Labriola si è snodata finora secondo una linea molto oscillante, e spesso contradditoria. Dopo il contrasto insanabile con Turati e il fallimento dei suoi sforzi per influire in modo positivo sul processo di formazione e di costruzione del Partito socialista italiano, il suo esordio come teorico del marxismo, nel 1895, non avrebbe potuto essere più incoraggiante. E’, in primo luogo, un esordio internazionale. Il primo dei suoi saggi sulla concezione materialistica della storia, ‘In memoria del Manifesto dei comunisti’, fu scritto per sollecitazione di una rivista marxista francese, il Devenir social (fondata in quell’ anno da Sorel). (…)””. (pag 145) “”Senza riserve invece fu il giudizio positivo che diede Lenin dello stesso libro di Labriola, giuntogli, sempre nell’ edizione francese, fino al villaggio siberiano dove era allora deportato. Scrivendo alla sorella Anna, in data 23 dicembre 1897, le consigliava di preparare una traduzione russa di questo “”libro serio e interessante””. Lenin pensava alla possibilità di utilizzare questa traduzione per una pubblicazione legale, e alludeva quindi agli accorgimenti del caso:””evidentemente, sarebbe da tradurre soltanto la seconda parte (il secondo saggio), e anche quella non per intero (….). Ma a mio parere, i tagli non diminuirebbero in alcun caso l’ importanza di questa difesa straordinariamente intelligente della “”nostra dottrina”” (espressione di Labriola)””.”” (pag 147-148) Libro letto anche da Trotsky rinchiuso in carcere ad Odessa. (pag 148)”,”TEOC-415″
“GERRATANA Valentino”,”Ricerche di storia del marxismo.”,”GERRATANA Valentino Contiene il saggio ‘Sulla “”fortuna”” di Labriola. (pag 145-173) Paragrafo: ‘Lenin sul “”concetto di formazione economico-sociale”” (pag 297) Questione capitalismo di Stato (pag 219): analisi del libro di Bucharin ‘L’ economia mondiale e l’ imperialismo (pag 224) “”In modo ben diverso si pone il problema per Engels. “”In ogni società nella quale la produzione si sviluppa con spontaneità naturale, e la società odierna è di questo genere, non sono i produttori a dominare i mezzi di produzione, ma i mezzi di produzione a dominare i produttori. In una società siffatta ogni nuova leva della produzione si muta necessariamente in un nuovo mezzo per l’asservimento dei produttori ai mezzi di produzione. Questo vale anzitutto per quella leva della produzione che sino all’introduzione della grande industria è stata di gran lunga la più potente: la divisione del lavoro…’Essendo il lavoro diviso, anche l’uomo è diviso’. Tutte le altre capacità fisiche e spirituali sono sacrificate alla formazione di una sola attività””. Engels può riferirsi a questo proposito al ‘Capitale’ di Marx, ma non nasconde che questa esigenza del superamento del principio della divisione del lavoro era stata posta vivacemente già dai primi teorici del socialismo utopistico. Il passaggio del socialismo “”dall’utopia alla scienza”” non è concepito da Engels come un semplice voltar pagina””. (pag 141-142) [Valentino Gerratana, Ricerche di storia del marxismo, 1972]”,”MADS-579″
“GERRATANA Valentino”,”Base e sovrastruttura nel “”capitalismo di transizione””.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: SACRISTAN Manuel, Lenin e la filosofia, ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO IX N° 1 GENNAIO-FEBBRAIO 1971 “”l’analisi di Baran-Sweezy (…) sembra basata sull’ipotesi che il “”capitalismo concorrenziale”” analizzato da Marx e il moderno “”capitalismo monopolistico”” siano da considerarsi in sostanza come due diversi modi di produzione, caratterizzati da diverse strutture e da diverse leggi di sviluppo. Ma di fatto, nel corso stesso dell’analisi di Baran e Sweezy la rigidità della distinzione tra capitalismo concorrenziale e capitalismo monopolistico viene ad essere praticamente dissolta. Quella distinzione sembra presupporre a prima vista che la concorrenza venga eliminata e sostituita dal monopolio. La realtà però è ben diversa: la concorrenza non solo sopravvive, nella sua tradizionale forma atomistica, ai margini della grande produzione dominata dal capitale monopolistico (…) ma divampa con rinnovato vigore, in forme nuove, su tutta l’area del sistema economico”” (pag 132-133) “”Anche per Baran e Sweezy, invece, ‘concorrenza e lotta’ – al pari dei loro opposti, ‘collaborazione e accordi’ tra gruppi capitalistici – rappresentano forme di azione che “”sono l’essenza stessa del capitalismo monopolistico”” (8) (8) Cfr. Baran Sweezy, Il capitale monopolistico, 1968, p. 19″” (pag 133) “”(…) la tesi di Lenin, secondo cui la concorrenza trasformandosi nel suo opposto, il monopolio, non viene eliminata ma coesiste con esso, dando così origine a una serie di aspre e improvvise contraddizioni (7), risulta tutt’altro che smentita e riceve invece nuove e più chiare conferme dagli sviluppi del capitalismo contemporaneo. Nemmeno si può dire che in questa non pacifica “”coesistenza degli opposti”” il monopolio ‘prevalga’ sulla concorrenza: se così fosse la concorrenza potrebbe essere considerata solo come un ‘residuo’ e la contraddizione apparirebbe superabile all’interno del capitale monopolistico. (…) Su questa coesistenza di concorrenza e monopolio si basa la principale conclusione di Lenin nella sua analisi dell’imperialismo, cioè la sua definizione del capitalismo monopolistico (imperialismo) come “”capitalismo di transizione””. E’ difficile capire il senso di questa conclusione, e le conseguenze che ne derivano, se non si comprende il significato della citata affermazione di Marx secondo cui lo sviluppo della società per azioni significa “”la soppressione (‘Aufhebung’) del modo di produzione capitalistico nell’ambito dello stesso modo di produzione capitalistico””. Civettando ancora una volta con una tipica locuzione hegeliana Marx ne fa qui un uso che è in realtà estraneo alla logica di Hegel. ‘Aufhebung’, nel senso hegeliano, è una ‘soppressione’ che è al tempo stesso ‘conservazione’; ma per Marx, a differenza di Hegel, questo sopprimere che è insieme un conservare non è l’effettivo superamento, ma la massima espressione di una contraddizione che deve ancora essere superata. Tale “”soppressione-conservazione”” del modo capitalistico di produzione, in quanto esprime “”una contraddizione che sopprime e conserva se stessa”” (9), deve infatti essere intesa, precisa Marx, solo come “”momento di transizione verso una nuova forma di produzione”” (dove, evidentemente, il vecchio modo di produzione sarà effettivamente e completamente ‘soppresso'”” (10). Ma l’esasperazione di tutte le contraddizioni immanenti nel modo di produzione capitalistico diventa la caratteristica fondamentale di questo processo di transizione, e solo questa caratteristica giustifica la definizione leniniana del capitalismo monopolistico come “”capitalismo di transizione”””” [Valentino Gerratana, Base e sovrastruttura nel “”capitalismo di transizione””] [(in) Critica marxista, Roma, n° 1 gennaio-febbraio 1971] [(7) Cfr. Lenin, L’imperialismo fase suprema del capitalismo, in Opere, v. 22, Roma, 1966 (…); (9) ‘Nell’originale tedesco “”ein sich selbst ‘aufhebender’ Widerspruch””; nella traduzione italiana citata (“”una contraddizione che si distrugge da se stessa””, ‘Capitale’, cit, III, 2, p. 125) il significato di questa espressione risulta falsato perché si tralascia il momento del conservare implicito nell’accezione hegeliana del termine di ‘aufheben’. E’ chiaro che per Marx non si tratta affatto di una contraddizione che si distrugge da se stessa, ma al contrario di una contraddizione che si esaspera attraverso questo particolare modo di “”sopprimersi”” e di “”conservarsi””‘; (10) ‘Poco prima lo stesso Marx aveva mostrato un particolare aspetto concreto di questa tendenza generale di sviluppo, sottolineando la separazione che con la formazione delle società per azioni viene a determinarsi tra proprietà e direzione dell’impresa capitalistica; cioè la “”trasformazione del capitalista realmente operante in semplice dirigente, amministratore di capitale altrui, e dei proprietari di capitali in puri e semplici proprietari, puri e semplici capitalisti monetari”” (Il Capitale, cit, III, 2, p. 122). Questa separazione (…) è da un lato, secondo Marx, un “”risultato del massimo sviluppo della produzione capitalistica””, e dall’altro “”‘un momento necessario di transizione'”” verso un nuovo modo di produzione in cui la proprietà privata capitalistica sarà completamente trasformata in proprietà sociale, come anche “”un momento di transizione per la trasformazione di tutte le funzioni che nel processo di riproduzione sono ancora connesse con la proprietà del capitale, in semplici funzioni dei produttori associati, in funzioni sociali”” (Il Capitale, cit, III, 2, p. 123)’] (pag 133-134)”,”LENS-244″
“GERRATANA Valentino”,”Marxismo ortodosso e marxismo aperto in Antonio Labriola / Realtà e compiti del movimento socialista in Italia nel pensiero di Antonio Labriola.”,”Nota: trovato in altra fonte e da ricercare: apprezzamento o giudizi non negativi di Antonio Labriola sul revisionismo di Bernstein e giudizi non lusinghieri su Plechanov critico di Bernstein (in lettere a Sorel?) (pag 575) Labriola in lettera a Engels su primo capitolo Antidühring e questione rapporto filosofia-scienza “”Labriola viene ricacciato indietro dal prevalere dei vecchi vizi tatticistici del partito formatosi a Genova. Anche la sua collaborazione regolare alla ‘Leipziger Volkszeitung’, iniziata nell’ottobre del 1894, ha termine improvvisamente nel maggio del 1895: e in realtà gli sarebbe stato troppo difficile continuarla nella situazione in cui era venuto a trovarsi. Da questa collaborazione, come in genere dai suoi fitti rapporti con i socialisti tedeschi, Labriola si riprometteva probabilmente un duplice risultato: da un lato riuscire a orientare esattamente sulla situazione italiana, in un momento di crisi che poteva diventare risolutiva, quello che era allora il partito più forte del movimento operaio internazionale; e dall’altro servirsi del prestigio internazionale della socialdemocrazia tedesca per esercitare una indiretta pressione sugli orientamenti del partito italiano. Ma l’operazione non ha successo in nessuno dei due sensi. In primo luogo perché Labriola non è il solo tramite tra socialisti italiani e socialisti tedeschi, e questi ultimi si dimostrano interessati, più che ad avere informazioni obiettive sull’Italia, a pubblicare brillanti corrispondenze giornalistiche, possibilmente con firme di prestigio (mentre Labriola si ostina a non voler firmare le sue corrispondenze, contrassegnate solo da una sigla convenzionale): non a caso come corrispondente del ‘Vorwärts’ viene scelto proprio Enrico Ferri, con indignata sorpresa di Labriola (e comincia a nascere in lui il sospetto, poi ampiamente confermato, che la socialdemocrazia tedesca non sia in grado di assolvere quel compito di partito-guida che egli per parecchi anni era stato portato ad attribuirle). L’operazione d’altra parte ha ancora minor successo per quanto riguarda il partito italiano, che non solo continua ad ignorare gli avvertimenti e i consigli di Labriola, ma reagisce anche vivacemente per iniziativa di Turati, contro le interferenze del giornale socialista tedesco quando avvertimenti e consigli assumono la forma di critica esplicita. E’ ciò che avviene con l’ultima corrispondenza scritta da Labriola per la ‘Leipziger Volkszeitung’ il 14 maggio 1895 (1). Al di là della polemica – che coinvolge in particolare sia le corrispondenze di Ferri sul ‘Vorwärts’ che le confusioni teoriche della ‘Critica sociale’ – questo scritto di Labriola è importante per capire la sua funzione di “”sbandato””, come egli si era definito, nel movimento operaio italiano (2)”” [Valentino Gerratana, Realtà e compiti del movimento socialista in Italia nel pensiero di Antonio Labriola, ‘Annali’ Feltrinelli 1973, Milano, 1974] (pag 604-605) [(1) Cfr. il testo in SP, pp. 364-68. Una traduzione italiana di questa corrispondenza fu pubblicata anche dalla ‘Critica sociale’ del 16 maggio 1895, sotto il titolo ‘L’Italia e il socialismo italiano giudicati all’estero’, con una nota polemica (‘Un fatto personale che involge una questione generale’) di Turati. In difesa di Labriola intervenne privatamente anche Engels: cfr. sull’episodio lo scambio epistolare Turati-Engels in CMEI, pp. 608-10; (2) Cfr. la lettera a Engels del 22 agosto 1893, scritta da Labriola dopo l’incontro di Zurigo: “”Voi avete ragione: dovrei avere più coraggio. Ma per aver coraggio bisogna essere, o soldato, o capitano. Ed io sono soltanto uno sbandato”” (CMEI, p,. 497)]”,”LABD-088″
“GERRATANA Valentino”,”Antonio Labriola e l’introduzione del marxismo in Italia.”,”””In modo ancora più esplicito, senza le riserve imposte dall’opportunità politica, [Labriola] scriverà più tardi a Benedetto Croce: “”Il socialismo subisce ora un arresto. Ciò non fa che confermare il materialismo storico. Il mondo economico-politico si è complicato. Quel cretino di Bernstein può immaginarsi di aver fatto la parte di Giosue. Quel buon uomo di Kautsky può illudersi di far parte di custode dell’arca santa. Quell’intrigante di Merlino può dare a credere di aver servito la causa del socialismo facendo quella della polizia. Quel Sorel può credere d’aver corretto quello che non ha mai imparato… Ma ditemi un poco in che cosa consiste la novità reale del mondo che ha reso agli occhi di molti evidenti le imperfezioni del marxismo? Qui sta il busillis”” (17). A risolvere questo ‘busillis’ Labriola era disposto a impiegare il suo “”tempo psicologico””, cioè pazienza e spirito di osservazione, ma il compito rimase interotto da una penosa malattia e dalla morte. Non è detto del resto che fosse in grado di venirne a capo (e non ne era certo venuto a capo nel frammento del quarto saggio, ‘Da un secolo all’altro’, lasciato incompiuto). Isolato nel movimento operaio italiano – invano aveva tentato di riprendere con Turati rapporti di fattiva collaborazione dopo la bufera del ’98 (18) – i problemi della strategia politica non sempre trovavano in lui un approccio accorto: così ad esempio non aveva capito che quella “”anticolonite cronica”” che rimproverava ai socialisti era l’unica malattia di cui il socialismo italiano, affetto da molti mali, non avrebbe mai dovuto vergognarsi. Anche in questa occasone però aveva ragione a rifiutare l’etichetta di “”eretico”” che gli ambienti liberali erano inclini ad affibiargli: “”Cotesto – scriveva – è pessimo metodo di polemista da parte della stampa liberale. Un partito di critici – qual è quello socialistico – vive di critica e di autocritica. Un partito che fu untempo di settari e di utopisti, impara solo pian piano a misurarsi con la realtà, e mentre impara erra e pecca”” (19)”” [(17) Id., Lettere a Benedetto Croce, 1885-1904′, Napoli, 1975, p. 337; Id. ‘Scritti politici, cit., pp. 442-446. Labriola era rismasto sgomento di fronte alle forme convulse assunte dalla lotta di classe in Italia in seguito ai tumulti di Milano del 1898: “”Pare tutto un sogno .- aveva scritto a B. Croce”” (‘Lettere a Benedetto Croce’, cit. p. 294). – A una rivolta da pazzi è succeduta una reazione da dementi””; (19) Labriola, ‘Scritti politiici’, cit., pp. 462-63]”,”LABD-092″
“GERRATANA Valentino / FERRI Franco / GRUPPI Luciano”,”Stato socialista e capitalismo di Stato (Gerratana) / Il problema del controllo operaio (Ferri) / Lenin e il concetto di egemonia (Gruppi).”,”Lenin e l’analisi dell’ imperialismo nel libro di Bucharin ‘L’economia mondiale e l’imperialismo’ (1915) (pag 138-) “”Bucharin, ingegno vivacissimo e di vasta cultura, è tra quei teorici marxisti che si muovono del tutto a loro agio nel campo delle costruzioni più astratte della scienza, ma che forse proprio per questo sono portati ad abusare del metodo dell’astrazione scientifica: l’abuso consiste nel cedere alla tentazione di ricondurre ad armoniche combinazioni i dati ricavati dall’indagine scientifica. Non essendo un semplice ripetitore di Marx, Bucharin cerca di appropriarsene tanto i risultati quanto il metodo, per affrontare in modo autonomo i nuovi problemi del nostro tempo. Citando la marxiana ‘Einleitung’ del 1857 (11), egli scrive che «occorre estrapolare [più semplicemente potrebbe dirsi: isolare] ciò che di particolare ‘distingue’ il nostro tempo e analizzarlo. Questo è stato il metodo di Marx e questo è il modo in cui un marxista deve affrontare il problema dell’imperialismo». Questo tuttavia è solo un momento, sia pure fondamentale, del metodo di Marx; l’altro momento, non meno essenziale (ma che Bucharin trascura), è quello che permette poi di risolvere gli elementi specifici, isolati dell’indagine, nell’intreccio del concreto, dove essi naturalmente non si trovano mai allo stato puro, giacché «il concreto è concreto perché è sintesi di molte determinazioni ed unità, quindi, del molteplice» (13). Vediamo come si riflette questa insufficienza metodologica di Bucharin nell’analisi dell’imperialismo, che pure per molti aspetti è assai penetrante e racchiude conclusioni del tutto valide. Caratteristica fondamentale dell’imperialismo – sia nell’analisi di Bucharin che in quella di Lenin – è la trasformazione della concorrenza in monopolio, il passaggio del capitalismo alla sua fase monopolistica. D’altra parte sia Lenin che Bucharin sanno bene che la concorrenza non è un semplice ‘incidente’ del capitalismo, una sua manifestazione contingente, ma qualcosa che attiene ‘alla sua struttura essenziale’. Un capitalismo senza concorrenza, senza la molla della libera iniziativa, non sarebbe più capitalismo, ma un sistema che è riuscito a sfuggire alle contraddizioni attraverso cui si impongono le leggi materiali, ‘oggettive’, del modo di produzione capitalistico. A niente di simile pensava Bucharin, che è invece su questo punto assai preciso: «Le contraddizioni fondamentali del capitalismo, che con il suo sviluppo vengono continuamente riprodotte ad un livello più allargato, trovano nella nostra epoca una loro espressione particolarmente netta. Proprio così stanno le cose per quanto concerne la struttura anarchica del capitalismo che si manifesta nella concorrenza. Il carattere anarchico della società capitalistica si fonda sul fatto che l’economia sociale non è un collettivo organizzato e diretto da un’unica volontà, ma è un sistema di economie collegate l’una con l’altra per mezzo dello scambio, ed ognuna di esse produce a suo rischio e pericolo, senza essere mai in grado di adattarsi con maggiore o minore precisione alla grandezza della domanda sociale e alla produzione nelle altre economie individuali. Ciò provoca la lotta reciproca delle diverse economie, la loro ‘concorrenza capitalistica’» (14). Nello stadio monopolistico la concorrenza capitalista non viene eliminata, ma cambia solo ‘forma’; e precisamente, secondo Bucharin, si trasferisce dal piano del mercato interno delle economie nazionali al piano del mercato mondiale: «La concorrenza passa allo stadio più alto, all’ultimo degli stadi di sviluppo concepibili: ‘la concorrenza dei trust capitalistici di Stato sul mercato mondiale’. Nell’ambito delle economie “”nazionali”” si riduce al minimo solo per scatenarsi su scala grandiosa, che mai fu possibile in nessuna delle epoche storiche passate» (15). Non vi è dubbio che in tale modo Bucharin coglie una tendenza specifica dello sviluppo capitalistico nell’epoca dell’imperialismo: una tendenza che, con altri termini, è messa pure in rilievo nell’analisi di Lenin. Ma, a differenza di Lenin, egli è portato a trascurare come irrilevante tutto ciò che non rientra in questa tendenza o vi contraddice. Così può scrivere che la concorrenza, scaricandosi sul mercato mondiale, «’si riduce al minimo’» sul mercato interno delle singole economie nazionali; e nella conclusione del libro, con una ulteriore semplificazione anche questo «ridursi al minimo» viene fatto scomparire, e infine la concorrenza appare del tutto ‘eliminata’ all’interno delle economie nazionali (16)”” [Valentino Gerratana, ‘Stato socialista e capitalismo di Stato’, ‘Critica marxista’, Roma, 1970] [(11) L’importanza di questo testo postumo, allora scarsamente noto, era sfuggita anche a Lenin, che non ha mai occasione di accennarvi; ma è ovvio che non basta la conoscenza dell”Introduzione’ del ’57 a garantire una corretta e feconda interpretazione del marxismo. (…); (12) N.J. Bucharin, ‘L’economia mondiale e l’imperialismo’, Roma, 1966, p. 245; (13) K. Marx, ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, 1957, p. 188; (14) N.I. Bucharin, op. cit., pp. 247-48; (15) Ivi, p. 255. Ciò non significa che, per Bucharin, la concorrenza sul mercato mondiale debba considerarsi come un fatto del tutto nuovo: «la concorrenza fra le “”economie mondiali””, cioè fra le loro classi dominanti – continua il passo citato – esisteva naturalmente anche prima, ma allora aveva un carattere completamente diverso, poiché la struttura interna di queste economie “”nazionali”” era completamente diversa. L'””economia nazionale”” non appariva sul mercato mondiale come un tutto omogeneo, organizzato, incredibilmente forte dal punto di vista economico, al suo interno dominava incondizionatamente la libera concorrenza. E, al contrario la concorrenza sul mercato mondiale era estremamente debole. Le cose sono completamente diverse ora, nell’epoca del capitalismo finanziario, quando il centro di gravità viene trasferito alla concorrenza di giganteschi corpi economici compatti ed organizzati, le cui capacità di lotta sono immense, nella competizione mondiale delle “”nazioni””. Qui la concorrenza celebra le sue massime orgie, e insieme con essa si trasforma e passa ad una fase superiore il ‘processo di centralizzazione del capitale’»; (16) «Il capitalismo si è sforzato di abolire l’anarchia che gli è propria stringendola nell’anello di ferro dell’organizzazione statale. Ma avendo eliminato la concorrenza all’interno dello Stato ha scatenato tutti i demoni della mischia mondiale» (ivi, p. 334)] (pag 140-141-142)”,”LENS-274″
“GERRATANA Valentino”,”Psicologia e storia nei dibattiti sovietici del 1924-26.”,”””Si tratta di alcuni di dei principali testi del dibattito svoltosi nel partito bolscevico dall’autunno del 1924 agli inizi del 1926, un periodo effettivamente cruciale negli sviluppi di una lotta interna al gruppo dirigente bolscevico, che però era cominciata già prima delle ‘Lezioni dell’ Ottobre’ di Trotsky, con cui inizia questa raccolta (1), ed avrà nuovi svolgimenti dopo le ‘Questioni del leninismo’ di Stalin, che la raccolta conclude. Il volume è diviso in due parti, intitolate rispettivamente alla ‘discussione sulla «rivoluzione permanente» e alla ‘discussione sul socialismo in paese solo’; i due temi in realtà sono in certa misura collegati, ma la divisione in due parti è pienamente giustificata dal fatto che esse corrispondono a due fasi successive del dibattito, caratterizzato da schieramenti diversi. (…) La discussione sul socialismo in un paese solo comincerà invece più tardi , dopo la XIV Conferenza del partito (aprile 1925), e vedrà come principali antagonisti Zinoviev e Stalin. (…) Lo stesso Procacci osserva che a leggere oggi le ‘Lezioni dell’Ottobre’ di Trotsky riesce difficile comprendere l’asprezza delle reazioni polemiche suscitate dalla pubblicazione di questo scritto. Ed è evidente che per poter valutare esattamente i motivi delle ripercussioni politiche di questo e degli altri testi è indispensabile guardare al di là dei termini puramente teorici del dibattito e chiarire tutte le circostanze di fatto da cui esso era condizionato. (…) Per comprendere il significato della ‘Lezioni dell’Ottobre non basta ricordare genericamente i precedenti della discussione con Trotsky sviluppatasi tra il 1923 e il 1924. Con le ‘Lezioni dell’Ottobre’ (settembre 1924), questa discussione fa un salto di qualità, e si trasforma apertamente da serrato dibattito politico – che pur subendo alterne vicende non aveva mai superato i limiti, anche nei momenti più difficili, di una lotta aspra contro ‘determinate posizioni’ di Trotsky – in una violenta campagna contro il ‘trotskismo’. (…) Si arriva così, nell’autunno del 1923, alle accresciute difficoltà economiche determinate dall’acquirsi della crisi delle «forbici», a una prima crisi politica che vede Trotsky staccarsi dal vecchio gruppo dirigente come capo potenziale di un gruppo di opposizione. Non vi è però ancora, in questo periodo – che culmina con gli attacchi del ‘Nuovo Corso’ di Trotsky – una vera e propria piattaforma di opposizione sulla base di alternative politiche ben definite. I temi principali del dibattito sono, insieme ai problemi della congiuntura economica, quelli della democrazia di partito e dei pericoli della burocratizzazione, ma non è difficile su questi argomenti trovare un accordo formale, come quello che viene raggiunto con una risoluzione preparata in modo unitario da Trotsky, Kamenev e Stalin, e approvata all’unanimità dal CC e dalla CCC il 5 dicembre 1923. Tuttavia i successivi interventi di Trotsky, come pure – è da supporre – gli atteggiamenti pratici di alcuni dei suoi antagonisti, inaspriscono di nuovo il dibattito fino a indurre la XIII Conferenza del partito (16-18 gennaio 1924) a condannare le posizioni di Trotsky e della opposizione come una deviazione piccolo-borghese dal leninismo. Non si parla però ancora di «trotskismo». A proposito delle accuse rivolte a Trotsky di deviazione dal leninismo, Stalin precisa allora che si tratta solo di una deviazione «nelle questioni organizzative». In definitiva, alla denuncia generica di una tendenza alla burocratizzazione si risponde con la denuncia altrettanto generica di una tendenza al frazionismo. L’atmosfera del dibattito, però, appare in ogni caso già avvelenata. La morte di Lenin, sopraggiunta immediatamente dopo la XIII Conferenza, non poteva non portare a un certo allentamento delle polemiche aperte. (…) Senza dubbio, il tono del successivo dibattito impostato subito dopo la pubblicazione delle ‘Lezioni dell’Ottobre’, è molto più elevato, ma non è possibile intendere i termini reali di quella discussione teorica senza tener conto dell’atmosfera che l’aveva preparata. In realtà, la morte di Lenin non aveva posto fine alla campagna contro Trotsky lanciata dalla XIII Conferenza; probabilmente, al contrario l’aveva resa più convulsa (…)”” (pag 137-138-139) [(1) ‘La rivoluzione permanente e il socialismo in un paese solo’. Scrittidi N. Bucharin, L. Trotsky, G. Zinoviev, I. Stalin, a cura di Giuliano Procacci, Editori Riuniti, Roma, 1963]”,”TROS-001-FB”
“GERRATANA Valentino; GODELIER Maurice; FERRERI Dino; CANTELLI Paolo; NASSISI Anna Maria”,”Formazione sociale e società di transizione (Gerratana); Come definire una formazione economico-sociale? L’esempio degli Incas (Godelier); Rosa Luxemburg o “”luxemburghismo””? (Ferreri); Il modo di produzione capitalistico: interpretazioni sul metodo di indagine marxiano (Cantelli); Il plusvalore assoluto e relativo in Marx. Per una analisi comparativa (Nassisi).”,”Sul metodo di Marx. Il modo di produzione capitalistico: interpretazioni sul metodo di indagine marxiano (Cantelli) (sui due libri allora recentemente tradotti R. Rosdolsky, Genesi e struttura del Capitale di Marx, e H. Grossmann, Marx, l’economia politica classica e il problmea della dinamica). Sul rapporto, confronto Lenin-Luxemburg (Saggio di Ferreri, Rosa Luxemburg o “”luxemburghismo””?). La teoria del crollo nella Luxemburg, Vicinanza tra Lenin e la Luxemburg come rappresentanti del campo del “”marxismo non contraffatto”””,”TEOC-008-FB”
“GERRATANA Valentino; SICILIANI-DE-CUMIS Nicola”,”Antonio Labriola e la politica (Gerratana); Per una «autobiografia» intellettuale e politica di Antonio Labriola (Siciliani de Cumis).”,”””Del resto l’aspetto tecnico della politica, per quanto necessario, non può mai diventare una sua dimensione, se non in una forma degenerata. L’arte di trattare con gli uomini e di associarli in un lavoro comune deve servire a uno scopo; se il mezzo diventa fine a se stesso (l’aspirazione al potere per il potere) ciò che ne risulta è una dimensione degenerata e corrotta della politica, come riconosce anche Max Weber quando afferma che il puro ‘Machtpolitiker’, pur quando riesce a esercitare una forte influenza, «opera di fatto nel vuoto e nell’assurdo» (23). Proprio il confronto con un «classico» come Weber, vale a chiarire, attraverso le convergenze e le divergenze, il discorso su Labriola «uomo politico». Tre sono, com’è noto, secondo Weber, le qualità decisive per l’uomo politico, per «colui al quale è consentito di mettere le mani negli ingranaggi della storia» o, se si preferisce, per chi «ha il sentimento di avere tra le mani un filo conduttore delle vicende storiche e di elevarsi al di sopra della realtà quotidiana». Sono tre qualità («passione, senso di responsabilità, lungimiranza») che ritroviamo fuse nella personalità di Labriola e che sono per lui strutture costitutive della sua dimensione della politica. «Passione», non nel senso di semplice «fermento interiore», che sbocca spesso in quella «agitazione sterile» degli intellettuali romantici di cui parlava Simmel, ma nel senso di ‘Sachlichkeit’ chiarito da Weber come «dedizione appassionata a una causa» (24). Una dedizione che richiede senso di responsabilità, verso la «causa» al cui servizio si è messo l’uomo politico, e una lungimiranza, che rende possibile questo senso di responsabilità, sono tutto ciò che distingue Labriola dai «dilettanti della politica che semplicemente “”si agitano a vuoto””» (Weber). Questa consonanza dell’ispirazione del marxista Labriola con i temi weberiani dell”ethos’ della politica è tanto più avvertibile quando si leggono le pagine di ‘Politik als Beruf’ dedicate ai difetti più gravi degli uomini politici. Al centro di essi è quel difetto assai diffuso – e dal quale forse nessuno va del tutto esente – che è la vanità. Ma mentre in altri campi di attività questo difetto, per quanto antipatico, risulta relativamente innocuo (e ciò vale anche negli ambienti accademici, dove, secondo Weber, è «una specie di malattia professionale»), nell’uomo politico diventa la fonte delle peggiori perversioni, perché lo porta a smarrire la «causa» che lo giustifica e a peccare di «mancanza di responsabilità» (pag 571) [(23) M. Weber, ‘Politik als Beruf’, in op. cit., p. 547 (trad. it., cit., p. 136); (24) Ivi, pp. 545-546 (trad. it., cit., pp. 133-134)] [dal saggio di Valentino Gerratana]; ‘Tre qualità, passione, senso di responsabilità, lungimiranza che ritroviamo fuse nella personalità di Antonio Labriola’ “”Una linea di soluzione è nella capacità di guardare alla dimensione storica della politica attraverso il prisma della politica quotidiana; che non è necessariamente la politica del giorno per giorno, della politica di corridoio e di intrigo, quella che Gramsci chiamava la «piccola politica». Gramsci riproponeva appunto il problema delle dimensioni della politica attraverso la contrapposizione di «grande politica» e di «piccola politica»: «La grande politica comprende le quistioni connesse con la fondazione di nuovi Stati, con la lotta per la distruzione, la difesa, la conservazione [e la trasformazione, possiamo aggiungere oggi] di determinate strutture organiche economico-sociali. La piccola politica le quistioni parziali e quotidiane che si pongono nell’interno di una struttura già stabilita per la lotta di preminenza tra le diverse frazioni di una stessa classe politica». (…) E’ merito di Labriola, socialista laico, di aver compreso già prima di Gramsci – altro socialista laico – che far politica con la «piccola politica» è non solo affare da dilettanti ma anche il classico mondo con cui le vecchie classi dominanti riescono a tenere le masse lontano della politica”” (pag 579-580) [saggio di Valentino Gerratana]”,”LABD-115″
“GERSCHENKRON Alexander”,”Lo sviluppo industriale in Europa e in Russia.”,”E’ una documentata analisi economica e storica. Le tesi alla quali giunge l’A, in termini abbastanza definitori, nonostante la vivace polemica sollevata da Edward CARR e di cui c’è traccia in questo libro, da una parte negano l’interpretazione di Max WEBER relativa al rapporto tra protestantesimo e nascita del capitalismo e dall’altra negano che lo sviluppo industriale su basi classiste quale si ebbe in UK possa valere come modello per paesi come RUS e IT… GERSCHENKRON nato ad Odessa nel 1904, si è laureato in scienze pol a Vienna nel 1929. Trasferitosi in USA nel 1938 ha diretto la Foreign Areas Section del Federal Reserve Board. Attualmente insegna storia econ alla Harvard Univ. Tra i suoi lavori ricordo: ‘Economic Backwardness in Historical Perspective’.”,”RUSx-025″
“GERSCHENKRON Alexander”,”La continuità storica. Teoria e storia economica.”,”GERSCHENKRON è nato ad Odessa nel 1904, si è laureato in scienze politiche a Vienna nel 1928. Trasferitosi negli Stati Uniti dal 1938, ha diretto la Foreign Areas Section del Federal Reserve Board, e insegnato in numerose università. Ha al suo attivo vari articoli e pubblicazioni tra cui: ‘Bread and Democracy in Germany’ (1943), ‘Economic Relations with the USSR’ (1945), ‘A Dollar Index of Soviet Machinery Output’ (1951). In traduzione italiana: ‘Il problema storico dell’ arretratezza economica’ (EINAUDI, 1970).”,”STOx-051″
“GERSCHENKRON Alexander”,”Lo sviluppo industriale in Europa e in Russia.”,”Alexander Gerschenkron, nato ad Odessa nel 1904, si è laureato in Scienze politiche a Vienna nel 1929. Trasferitosi negli Stati Uniti nel 1938 ha diretto la Foreign Areas Section del Federal Reserve Board. Attualmente, insegna Storia economica alla Harvard University.”,”EURE-056-FL”
“GERSCHENKRON Alexander”,”Bread and Democracy in Germany.”,”È un’analisi del rapporto tra la democrazia e la protezione dei prodotti agricoli, in particolare grano, in Germania I farmers tedeschi condividono una piena responsabilità per l’avvento del fascismo nel loro paese (v. retroc)”,”GERE-038″
“GERSCHENKRON Alexander”,”La continuità storica. Teoria e storia economica.”,”Alexander Gerschenkron è nato ad Odessa nel 1904, si è laureato in scienze politiche a Vienna nel 1928. Trasferitosi negli Stati Uniti dal 1938, ha diretto la Foreign Areas Section del Federal Reserve Board, e insegnato in numerose università. Ha al suo attivo vari articoli e pubblicazioni tra cui: ‘Bread and Democracy in Germany’ (1943), ‘Economic Relations with the USSR’ (1945), ‘A Dollar Index of Soviet Machinery Output’ (1951). In traduzione italiana: ‘Il problema storico dell’ arretratezza economica’ ((Einaudi 1970). Le “”quattro famose lettere”” di Engels a proposito della concezione materialistica della storia “”Nelle discussioni metodologiche degli storici dell’economia, la concezione materialistica della storia, è, di solito, assunta come un esempio di determinismo. Ma, in primo luogo, non è poi così sicuro (come molti sembrano credere) che la concezione materialistica della storia abbia carattere deterministico; in secondo luogo, è molto probabile che il suo significato nella storia economica sia stato fortemente sopravvalutato. Affermando che la struttura economica determina il carattere della sovrastruttura, la concezione materialistica della storia sembrava esaltare l’importanza della storia economica; al tempo stesso, però, il forte rilievo dato al nesso tra fenomeni economici e fenomeni extraeconomici ha spinto molti studiosi ad interessarsi di questioni che con la storia dell’economia hanno ben poco a che fare. Che i dipinti di Rembrandt, i drammi di Shakespeare o i romanzi di Tolstoj possano essere spiegati facendo riferimento, in modo diretto od indiretto, alle sottostanti condizioni economiche, è cosa che travalica completamente il campo d’interessi degli storici dell’economia. Tuttavia, l’implicita tendenza della dottrina a considerare come autosufficienti gli avvenimenti che si producono nella sfera economica e a vedere, di conseguenza, nella tecnologia e nei suoi sviluppi, dei fattori economici endogeni, ebbe un peso non indifferente nel modo di concepire lo studio della storia economica. Questa posizione dogmatica non poté esser mantenuta a lungo: nelle sue famose «quattro lettere» (10), Engels ammise l’esistenza di un’interazione tra il fattore economico e i fattori non economici e affermò che, secondo la concezione materialistica della storia, l’elemento economico determina solo «in ultima analisi» lo svolgimento concreto degli avvenimenti. Ma era una posizione difficilmente difendibile. Una volta ammessa l’esistenza di un circolo di cause e di effetti, nel senso che i fattori economici influenzano i fattori politici, e questi ultimi, a loro volta, reagiscono sull’economia, un’«ultima analisi» (o «ultima istanza») diventa impossibile. In un circolo non vi è nessun «primo» e nessun «ultimo», soprattutto se la realtà economica si presenta all’osservatore come una molteplicità di circoli intersecantisi e di circoli nei circoli”” (pag 45-46) [Alexander Gerschenkron, ‘La continuità storica. Teoria e storia economica’, Einaudi, Torino, 1976] [(10) M.M. Bober, Karl Marx’ interpretation of history, Cambridge, Mass., 1948, pp. 306-10]”,”STOx-020-FSD”
“GERVASINI Virginia, a cura di Paolo CASCIOLA”,”Gli insegnamenti della sconfitta della rivoluzione spagnola (1937-1939).”,”””Dopo terribili bombardamenti, Barcellona è “”caduta”” senza combattere, e con essa soccombe tutta la Catalogna rivoluzionaria. La ciarlataneria di Negrin – il quale dichiara che “”salverà la situazione”” perché “”la Repubblica dispone ora di combattenti in perfetta forma, di materiale bellico in abbondanza e di coraggio da vendere””… – non ha altro scopo che quello di occultare, agli occhi degli operai ingannati dalle belle frasi del Fronte Popolare, la bancarotta di quest’ultimo, che persino il Le Peuple definisce come una “”disfatta””.”” (pag 17)”,”MSPG-119″
“GERVASIO Gennaro”,”Da Nasser a Sadat. Il dissenso laico in Egitto.”,”‘Alla memoria del mio maestro Pier Giovanni Donini’ GERVASIO Gennaro dottore di ricerca all’Istituto Orientale di Napoli, attualmente è professore a contratto all’Università di Milano. Qui riprende la sua tesi di dottorato del 2005 (Univ. di Napoli, L’Orientale) dal titolo: ‘Intellettuali e marxismo. Per una storia dell’opposizione laica in Egitto, 1967-1981’. “”Gli arresti del 1959 colpirono tutte le tendenze della sinistra egiziana, inclusi elementi non marxisti come Louis ‘Awad oppure non radicali, come la redazione di ‘al-Masã’ fino ai leader di ‘Haditü’, benché questi ultimi fossero usciti dal PCE proprio per mantenere il proprio sostegno al ‘rais’. Il periodo di internamento in diverse prigioni nel deserto doveva durare fino al 1964 e all’inizio fu caratterizzato da torture e maltrattamenti di ogni tipo, di cui doveva fare le spese Suhdi ‘Atiyyah al-Safii, uno dei più brillanti teorici del marxismo egiziano, morto sotto tortura il 15 giugno 1960″”. (pag 61)”,”MVOx-013″
“GERVASONI Marco”,”Antonio Gramsci e la Francia. Dal mito della modernità alla “”scienza della politica””.”,”Marco GERVASONI (Milano, 1968) ha conseguito il dottorato di ricerca in ‘Storia politica dell’ età contemporanea’ presso l’ Univ di Paris-VIII. Attualmente è borsista presso l’ Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato tra l’altro: -Il richiamo della Bastiglia. La sinistra francese e l’ immagine del potere 1871-1917 (MILANO, 1997) -Georges Sorel una biografia intellettuale. Liberalismo e socialismo nella Francia della Belle Epoque (MILANO, 1997) -La penna e il movimento. Intellettuali e socialismo tra Milano e Parigi (MILANO, 1998). Ha inoltre curato l’ edizione francese della ‘Rivoluzione liberale’ di Piero GOBETTI (Parigi, 1999).”,”GRAS-026″
“GERVASONI Marco”,”La penna e il movimento. Intellettuali e socialismo tra Milano e Parigi.”,”Marco GERVASONI (Università degli studi di Milano) ha pubblicato: ‘Il richiamo della Bastiglia. La sinistra francese e l’ immagine del potere 1871-1917′ (MILANO, 1997), ‘George Sorel una biografia intellettuale. Liberalismo e socialismo nella Francia della Belle Epoque’ (MILANO, 1997).”,”MITS-099″
“GERVASONI Gianni”,”Il teatro italiano nel Settecento. Metastasio, Goldoni, Alfieri. Un melodramma, due commedie e due tragedie.”,”Tesi: ‘700, secolo d’ oro del teatro italiano. “”Per me signore, non posso dissimulare: non mi piace, lo trovo cattivo, e non posso dir che sia buono. Lodo chi sa fingere. Ma chi sa fingere in una cosa, saprà fingere nell’ altre ancora””. (pag 124, Goldoni, La locandiera)”,”ITAG-134″
“GERVASONI Marco”,”Raymond Poincaré.”,”GERVASONI Marco (Milano, 1968) è professore ordinario di storia contemporanea all’Università degli studi del Molise. E’ presidente del Comitato scientifico della Fondazione Bettino Craxi. Tra le sue pubblicazioni: ‘François Mitterand, una biografia politica e intellettuale’ (2007), ‘La guerra delle sinistre. Socialisti e comunisti dal ’68 a Tangentopoli’ (2013), e con Simona Colarizi ‘La tela di Penelope. Storia della seconda repubblica’ (2012) Nato nel 1860, Raymond Poncaré presidente della Repubblica francese prima, durante e dopo la guerra (1913-1920) fu un forte sostenitore dell’entrata della Francia nel conflitto (del quale attribuì la responsabilità alla Germania), sembra anche nel tentativo di ridare al suo Paese l’Alsazia-Lorena. Patriota intransigente, soprannominato ‘Poincaré la Guerre’, fu un fautore della vittoria a tutti i costi e sostenitore dell’offensiva a oltranza. Nominando George Clemenceau alla Presidenza del Consiglio nel 1917, pur detestandolo, si assicurò l’operato di un politico energico che portò la Francia alla vittoria. Al tavolo delle trattative di pace difese strenuamente i diritti francesi, fino a occupare la Ruhr, nel 1924. Al suo funerale, dieci anni dopo, la Francia ebbe opposte reazioni. “”Il debole governo guidato da Ribot cadde nel settembre 1917. Il Presidente della Repubblica incaricò allora l’ex ministro della Guerra Painlevé. Nel suo governo la principale novità, non positiva per la sua tenuta, era l’uscita dei socialisti: nella SFIO prendevano sempre più piede le tesi favorevoli alla pace immediata. Infatti, il nuovo governo era, se possibile, ancora più fragile del precedente, soprattutto di fronte ai mesi terribili del crollo della Russia, delle difficoltà dell’Italia durante la rotta di Caporetto, tanto che Ribot, agli Esteri, fu costretto quasi subito alle dimissioni. In Parlamento, il governo era criticato dai socialisti e da una fetta dei radicali che obbedivano a Clemenceau, che si presentava sempre più come il solo in grado di prendere in mano le redini del Paese. Per quanto la situazione militare fosse meno preoccupante che in passato, anche perché la strategia difensiva di Pétain, in attesa dei “”carri armati americani””, aveva ridotto il numero di perdite di vite umane, nel Paese era diffusa la sensazione che si stesse perdendo la guerra. Per questo prendeva piede di imbastire trattative di pace, per non rischiare di essere schiacciati dalla Germania. Il leader politico che incarnava quest’idea era come sempre lui, Caillaux, i cui rapporti, più o meno smentiti, con figure legate a Berlino non l’avevano messo in difficoltà. (….) Non restava che chiamare a dirigere il governo l’acerimo avversario di Poincaré, Clemenceau, detto il “”Tigre””. Fu una decisione sofferta da parte del Presidente (…). Non aveva però troppa scelta, perché di dirigenti in grado di guidare il governo, per di più in una fase così drammatica, non ne erano rimasti e Clemenceau era quello più popolare (…)”” (pag 76-77)”,”QMIP-168″
“GERVASONI Marco”,”Speranze condivise. Linguaggi e pratiche del socialismo nell’Italia liberale.”,”””A partire dal febbraio del ’15 si crea a Milano un clima di violenza, con manifestazioni spesso assai aggressive, volute soprattutto da Serrati. La Sezione milanese non fa, in questo, che anticipare la strategia nazionale che Lazzari imporrà dal 13 maggio, contrapporre comizi ai comizi, «dimostrazioni dimostrazioni» (100). Il presidente del Consiglio Salandra non può che ordinare al prefetto milanese di vietare ogni manifestazione per diverse settimane. La Kuliscioff è come al solito molto severa con la propria parte politica, quando fa risalire la responsabilità della circolare Salandra al PSI che «fa tutto ciò il possibile per violare la libertà di parola e la libera manifestazione degli interventisti» (101). Una strategia, quella della sinistra socialista, di carattere puramente agitatorio forse perché anche Fortichiari e compagni condividono l’«illusione della neutralità» che, secondo la Kuliscioff, «nirvanizza» il gruppo parlamentare socialista lasciandolo nell’immobilità politica (102). Serrati-Agostii-Zanetta hanno poi introdotto nella sezione milanese un clima che la Kuliscioff definisce da «inquisizione» (103). Quando, in occasione del Primo Maggio, si ricomincia a manifestare, i vari agitatori si dicono equidistanti dalle parti in lotta in Europa: dalla parte di Francia e del Regno Unito c’è lo Zar; quanto ai tedeschi «barbari», «è la guerra che rende tali», mentre i soldati italiani in Libia non sono stati da meno (104). Diverso impatto hanno le manifestazioni interventiste, durante le quali Mussolini invita a ricordarsi dei «bambini mutilati nel Belgio (…) di tutte le atrocità tedesche (…) di Francesco Giuseppe e di Oberdan» (105). Seguono inviti ad annientare il nemico interno, ad assaltare aziende, uffici, organismi culturali tedeschi, consolati d’Austria-Ungheria e di Germania, la Banca Commerciale Italiana. Ciò che regolarmente avviene, pochi giorni dopo, alla notizia dell’azione parlamentare di Giolitti in direzione neutralista: una manifestazione di 150.000 persone investe i negozi tedeschi ed austriaci, fatti chiudere dalla folla interventista. Che intanto passa per i ‘locii deputati’ della memoria risorgimentale milanese: il movimento a Garibaldi in piazza Cordusio, quello delle Cinque giornate, i luoghi che rappresentano il nemico (come il consolato tedesco) (106). Il momento culminante viene però raggiunto il 16 maggio, quando una folla di centomila persone si ritrova in Piazza Duomo per dirigersi poi verso l’Arena, con cartelli sui quali campeggiano disegni caricaturali del kaiser o bambini dalle mani mutilate. Gli oratori, De Ambris, Mussolini e Corridoni salutano con simpatia gli ex-nemici Salandra e Sonnino» (107). Il discorso di Corridoni è intermente percorso da una retorica socialista rivoluzionaria, rievoca «i trucidati di Ancona» dell’anno precedente, paragonandoli ai morti di Belgio e Francia, afferma che l’Internazionale ha fallito perché fondata su un internazionalismo «mercantile e cooperativizzato». La sera un nuovo corteo si chiude al Teatro Carcano con il canto della Marsigliese (108). Per Giuseppe De Falco, ex socialista e ora braccio destro di Mussolini, le manifestazioni milanesi interventiste dimostrano che la battaglia antimilitarista condotta dai socialisti prima della guerra trova logico sbocco nella guerra contro Austria e Germania che, con la loro presenza, hanno obbligato le altre nazioni a costruire «armamenti sproporzionati» (109). E i socialisti? Di fronte alla settimana di manifestazioni interventiste la loro azione appare in sordina. Prevale, nota Valiani, «l’interventismo nell’insieme non come seguito di massa (…) per la sua molto maggiore risolutezza ed unità d’azione» (110). La sola repressione da parte delle forze dell’ordine non può infatti spiegare la debolezza delle manifestazioni socialiste”” (pag 222-223) [(100) “”Avanti!””, 13 maggio 1915; (101) A. Kuliscioff a F. Turati, 27 febbraio 1915 in F. Turati e A. Kuliscioff, ‘Carteggio’, IV, 1915-18. La grande guerra e la rivoluzione’, t. I., a cura di F. Pedone, Torino, 1977, pag 14; (102) A. Kuliscioff a F. Turati, 6 marzo 1915, in loc. cit., pag 41, (103) A. Kuliscioff a F. Turati, 11 marzo 1915 in loc. cit., pag 58. Sull’unilateralismo dell’azione di Zanetta, Repossi ecc. cfr. il rapporto del Gabinetto di Prefettura, 23 marzo 1916 cit. in M. Mingardo, ‘Mussolini, Turati e Fortichiari’, cit. pag. 122. Cfr. anche F. Fabbri, ‘L’azione politica di G.M. Serrati nel periodo della neutralità’, ‘Rivista storica del sociaslimo’, 32, 1967, pagg. 83-147 e L. Cortesi, ‘Le origini del PCI. Il PSI dalla guerra di Libia alla scissione di Livorno’, 2 voll, Roma Bari, 1977, vol. I, pagg 85-135; (104) ‘Il primo maggio a Milano’, “”Avanti!””, 3 maggio 1915; (105) B. Mussolini, ‘Occhio per occhio!’, “”Il Popolo d’Italia””, 7 maggio 1915; (106) “”Il Popolo d’Italia””, 14 maggio 1915; (107) Per i quali Corridoni, anche se in partenza per il fronte (e anzi proprio per questo!) rimane ancora un nemico cfr. Questore al Comm. Civile, 26 luglio 1915, Asmi, Gab. Prefettura, f. 1043; (108) “”Il Popolo d’Italia””, 17 maggio 1915; (109) G. De Falco, ‘L’ora estrema’, “”Il Popolo d’Italia””, 18 maggio 1915; (110) L. Valiani, ‘Il Partito socialista italiano nel periodo della neutralità, 1914-15’, cit. p. 12]”,”MITS-438″
” GERVASONI Marco”,”Antonio Gramsci e la Francia. Dal mito della modernità alla “”scienza della politica””.”,”Marco Gervasoni, dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in Storia politica dell’età contemporanea presso l’Università Paris VIII, ha lavorato per alcuni anni all’Università di Milano. Attualmente è docente di Storia contemporanea all’Università del Molise. Ha curato l’edizione francese della Rivoluzione mliberale di Piero Gobetti e pubblicato molte opere, tra cui: Georges Sorel, una biografia intellettuale, Liberalismo e socialismo nella Francia della Belle Epoque, Antonio Gramsci e la Francia, Dal mito della modernità alla scienza della politica, La cruna dell’ago, Craxi, il partito socialista e la crisi della Repubblica (con Simona Colarizi), L’intellettuale come eroe, Piero Gobetti e le culture del Novecento.”,”GRAS-004-FL”
“GERVASONI Marco”,”François Mitterrand. Una biografia politica e intellettuale.”,”Marco Gervasoni, dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in Storia politica dell’età contemporanea presso l’Università Paris VIII, ha lavorato per alcuni anni all’Università di Milano. Attualmente è docente di Storia contemporanea all’Università del Molise. Ha curato l’edizione francese della Rivoluzione mliberale di Piero Gobetti e pubblicato molte opere, tra cui: Georges Sorel, una biografia intellettuale, Liberalismo e socialismo nella Francia della Belle Epoque, Antonio Gramsci e la Francia, Dal mito della modernità alla scienza della politica, La cruna dell’ago, Craxi, il partito socialista e la crisi della Repubblica (con Simona Colarizi), L’intellettuale come eroe, Piero Gobetti e le culture del Novecento.”,”FRAV-005-FL”
“GERVASONI Marco”,”Georges Sorel, una biografia intellettuale. Socialismo e liberalismo nella Francia della Bella Époque.”,”Marco Gervasoni (Milano; 1968) ha scritto saggi sul sindacalismo rivoluzionario francese durante la III Repubblica, e ha pubblicato ‘Il richiamo della Bastiglia. La sinistra francese e l’immagine del potere, 1871-1917’ (1997); ‘Il movimento operaio tra neutralismo e interventismo’ in ‘Milano in guerra, 1914-18’ a cura di A. Riosa (1997). Ha curato l’edizione francese della ‘Rivoluzione liberale’ di Piero Gobetti (1997). “”L’apprezzamento per Lenin non significa però in Sorel il recupero del marxismo. Al contrario, egli si rivolse dopo la guera con ancora maggior interesse verso la figura di Proudhon. (…) Si può dire che per Sorel, in questo momento, fosse più utile lo studio di Proudhon che quello di Marx…”” (pag 432) (Cap. VI. L’avvenire dell’Europa: dalla Grande guerra alla crisi del socialismo’ Par. 3. La grande catastrofe: la Rivoluzione bolscevica e il terremoto europeo)”,”TEOC-767″
“GERVASONI Marco a cura, testi di Benoit MALON Jules VALLÈS Leon GAMBETTA Paul BROUSSE Jules GUESDE Fernando PELLOUTIER Jean GRAVE Leon BOURGEOIS Georges CLEMENCEAU Alexandre MILLERAND Georges SOREL Jean JAURES Charles VERECQUE Georges RENARD Albert THOMAS Eugene FOURNIERE Hubert LAGARDELLE Edouard BERTH Aristide BRIAND Leon JOUHAUX Lucien HERR Jean ALLEMANE Robert MICHELS Charles PEGUY”,”Il richiamo della Bastiglia. Le immagini del potere e la sinistra in Francia (1871-1917)”,”Marco Gervasoni, dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in Storia politica dell’età contemporanea presso l’Università Paris VIII, ha lavorato per alcuni anni all’Università di Milano. Attualmente è docente di Storia contemporanea all’Università del Molise. Ha curato l’edizione francese della Rivoluzione mliberale di Piero Gobetti e pubblicato molte opere, tra cui: Georges Sorel, una biografia intellettuale, Liberalismo e socialismo nella Francia della Belle Epoque, Antonio Gramsci e la Francia, Dal mito della modernità alla scienza della politica, La cruna dell’ago, Craxi, il partito socialista e la crisi della Repubblica (con Simona Colarizi), L’intellettuale come eroe, Piero Gobetti e le culture del Novecento.”,”FRAD-011-FL”
” GERVASONI Marco”,”La penna e il movimento. Intellettuali e socialismo tra Milano e Parigi.”,”Marco Gervasoni, dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in Storia politica dell’età contemporanea presso l’Università Paris VIII, ha lavorato per alcuni anni all’Università di Milano. Attualmente è docente di Storia contemporanea all’Università del Molise. Ha curato l’edizione francese della Rivoluzione mliberale di Piero Gobetti e pubblicato molte opere, tra cui: Georges Sorel, una biografia intellettuale, Liberalismo e socialismo nella Francia della Belle Epoque, Antonio Gramsci e la Francia, Dal mito della modernità alla scienza della politica, La cruna dell’ago, Craxi, il partito socialista e la crisi della Repubblica (con Simona Colarizi), L’intellettuale come eroe, Piero Gobetti e le culture del Novecento.”,”MITS-023-FL”
“GERVASONI Marco”,”La Francia in nero. Storia dell’estrema destra dalla rivoluzione a Marine Le Pen.”,”Marco Gervasoni (Milano, 1968) isnegna Storia contemporanea all’Università del Molise e Storia comparata dei sistemi politici all’Università Luiss di Roma. È editorialista del ‘Messaggero’. Ha pubblicato vari volumi tra cui ‘F. Mitterand una biografia politica e intellettuale’ (2007), una storia della Seconda Repubblica con S. Colarizi (2012), ‘La guerra delle sinistre. Socialisti e comunisti dal ’68 a Tangentopoli’ (2013) e un volume sulla politica del Quirinale nell’Italia repubblicana (2015). ‘Alla stessa stregua del giacobinismo, il nazionalismo è plebiscitario: propone di abbattere il parlamento fonte di corruzione per instaurare un regime di «vera» democrazia, quella diretta che poggia sulla sovranità delle masse incarnata in un capo e sul vincolo di mandato, cioè sulla possibilità degli elettori di far decadere i parlamentari quando «tradiscono il popolo» – la vecchia rivendicazione sanculotta in quel momento sostenuta pure da tutti i socialisti, marxisti compresi. Il nazionalismo, figlio della tradizione giacobina, è tutt’altro che ostile al suffragio universale, non vuole un monarca ma un capo, legittimato dalle folle. Il nazionalismo, se non eredita in toto l’anticlericalismo giacobino, è tuttavia libero dai presupposti teologico-politici della cultura controrivoluzionaria e difende la Chiesa cattolica soprattutto come organizzazione capace di mantenere l’ordine gerarchico. Per i nazionalisti la sola divinità è la Francia, a cui tutto deve essere subordinato. Il nazionalismo, non diversamente dal giacobinismo, è infine anticapitalista, ostile al libero mercato e al ‘free trade’, favorevole ai lavoratori, i cui bisogni non sono riconosciuti dai padroni «feudatari»; domina nell’immaginario del primo nazionalismo «la nostalgia di una vecchia Francia artigianale e contadina», la «costante protesta contro il denaro e la dominazione della borsa e della finanza», propria di «un movimento di difesa, di ripiego, di chiusura su se stesso di un corpo ferito» (79). I lavoratori, a cui i nazionalisti si rivolgono, sono beninteso quelli francesi, a cui essi offrono un «socialismo nazionale», endiadi coniata dal giovane scrittore Maurice Barrès, autore di romanzi esaltanti «il culto dell’io», la «potenza della vibrazione» dell’individuo, la «forza delle emozioni». Frequentatore di anarchici e bohémien, Barrès è attratto dal generale Boulanger in quanto «forza della gioventù» contro «i chiacchieroni del parlamento» (80), si definisce socialista, è amico di Jaurès, da deputato siede all’estrema sinistra, come molti boulangisti. Oltre alla revisione della Costituzione, alla Camera Barrès si impegna per la protezione del «lavoro francese» ‘contre les étrangers’. Enorme è il numero di immigrati, denuncia Barrès, che «invadono» il lavoro e persino le professioni liberali. Arrivano in Francia esentati dal servizio di leva, percepiscono salari più alti rispetto ai paesi da cui provengono (Italia, Spagna, Portogallo, Polonia), privilegiati dagli industriali che li pagano assai meno di quanto costa la manodopera francese. Sostengono l’immigrazione tanto i liberali quanto i socialisti marxisti, entrambi, anche se per ragioni opposte, favorevoli al libero scambio e convinti, sulla scorta dell’economista Léon Say, che il «mondo sia una grande fabbrica»’ (pag 81-82) [(79) ‘Le nationalisme française’, cit., pp. 18, 26; (80) M. Barres, ‘La jeunesse boulangiste’, in “”Le Figaro””, 19 maggio 1888] Maurice Auguste Barrès è stato uno scrittore e politico francese, figura di spicco del nazionalismo francese repubblicano. Nascita: 19 agosto 1862, Charmes, Francia Morte: 4 dicembre 1923, Neuilly-sur-Seine, Francia Endiadi. Figura retorica per cui un concetto viene espresso con due termini coordinati al posto di due termini in rapporto di subordinazione, di solito due sostantivi al posto di un sostantivo determinato da un aggettivo o da un complemento: Notte e ruina (Leopardi) «tenebrosa rovina».”,”FRAP-130″
“GERWARTH Robert”,”La rabbia dei vinti. La guerra dopo la guerra, 1917-1923.”,”Robert Gerwarth insegna Storia contemporanea presso lo University College di Dublino, dove dirige il Centre for War Studies. Ha pubblicato pure: ‘The Bismarck Myth’ e una biografia di Reinhard Heydrich. La sconfitta della rivoluzione tedesca. (Capitolo 9: Radicalizzazione) “”Un elemento centrale del mito della pugnalata alla schiena era l’idea, talvolta implicita ma più spesso esplicita, che il tradimento avrebbe dovuto essere vendicato in un «giorno del giudizio» nel quale il «nemico interno» sarebbe stato combattuto crudelmente e senza pietà. Significativo a questo proposito è quello che scrisse ai suoi familiari Manfred von Killinger, famigerato capo dei ‘Freikorps’, già ufficiale di marina e futuro ambasciatore nazista a Bucarest: «Ho fatto una promessa a me stesso, Padre. Senza lottare con le armi, ho consegnato la mia torpediniera ai nemici e ho visto ammainare la mia bandiera. Ho giurato che mi vendicherò contro i responsabili di tutto ciò» (21). La decisione di Noske di reclutare questo tipo di uomini per tentare di reprimere la temuta minaccia bolscevica offriva quindi loro un’opportunità per mettere in atto le fantasie di vendetta violenta che nutrivano con l’autorizzazione dello Stato. Fu a Berlino, nel gennaio del 1919, durante la repressione della rivolta spartachista, che esplose l’odio represso contro la rivoluzione di novembre e i suoi sostenitori. L’11 gennaio i ‘Freikorps’ marciarono su Berlino, prendendo d’assalto il quartiere in cui si trovavano le sedi di vari quotidiani. Cinque comunisti che si trovavano nell’edificio del «Vorwärts» vennero catturati mentre cercavano di negoziare i termini della loro resa, e uccisi insieme a due corrieri intercettati. Nei violenti combattimenti che si tennero per strada, rimasero uccise circa 200 persone; altre 400 vennero arrestate. Quel pomeriggio Noske guidò una parata militare nel centro di Berlino per celebrare la vittoria delle sue forze dell’ordine sugli avversari comunisti (22). Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, i due membri di spicco del Comitato centrale del Partito comunista, cercarono di sottrarsi alla vendetta omicida nascondendosi e cambiando continuamente alloggio a Berlino. Il loro ultimo nascondiglio fu un appartamento nel ricco sobborgo di Wilmersdorf, dove scrissero i loro ultimi articoli per «Die Rote Fahne». Liebknecht pubblicò il suo vibrante testo ‘Trotz alledem!’ (Nonostante tutto ciò), nel quale ammetteva la temporanea sconfitta ma incitava i suoi seguaci a proseguire la lotta. I tempi per una rivoluzione comunista non erano ancora maturi, scriveva: «L’orrenda colata di fango controrivoluzionaria degli elementi arretrati del popolo e delle classi proprietarie l’ha sommersa». E poi: «Gli sconfitti di oggi saranno i vincitori di domani» (23). Rosa Luxemburg riecheggiava questi sentimenti in un intenso editoriale intitolato sarcasticamente ‘L’ordine regna a Berlino’: «Stupidi scagnozzi! Il vostro ‘ordine’ è costruito sulla sabbia. Domani la rivoluzione ‘si leverà di nuovo con gran fragore’, e annuncerà con la fanfara, con vostro terrore: ‘Io era, io sono, io sarò!» (24). La sera del 15 gennaio 1919, elementi di formazioni paramilitari di destra irruppero nell’appartamento. Liebknecht e Luxemburg furono arrestati e consegnati alla Garde-Kavallerie-Schützen-Division, unità di élite del vecchio esercito imperiale, ora sotto il comando di un famigerato antibolscevico, il capitano Waldemar Pabst (25). Nella sede del comando della divisione, all’esclusivo Hotel Eden, Liebknecht fu aggredito, coperto di sputi e abbattuto a colpi di calcio di fucile. Più tardi, alle 10.45, il capo comunista, privo di sensi, venne portato nel Tiergarten, il più grande parco del centro di Berlino, e ucciso con tre colpi sparati a bruciapelo (26). Quando i soldati fecero ritorno all’hotel, Luxemburg era seduta nell’ufficio allestito provvisoriamente per Pabst, e leggeva il ‘Faust’ di Goethe. Anche lei venne colpita due volte al volto con il calcio di un fucile. Sanguinava copiosamente, e venne trascinata in un’auto. Dopo un breve tragitto, un tenente saltò sul predellino di sinistra della vettura e la uccise con un solo colpo alla testa. Il cadavere venne gettato nel Landwehrkanal, e sarebbe stato ritrovato solo diverse settimane più tardi (27). Anche dopo la repressione della rivolta spartachista, nella capitale tedesca la situazione rimase instabile, tanto che l’Assemblea costituente appena eletta si riunì non nella capitale, ma a Weimar, una città di provincia. Nel corso della primavera del 1919 alcune zone della Germania continuarono ad essere interessate da agitazioni rivoluzionarie. Nella nevralgica zona industriale della Rühr e nella Germania centrale una serie di scioperi chiedevano la nazionalizzazione dell’industria mineraria. A Dresda il ministro della Guerra della Sassonia, Gustav Neuring, venne buttato nell’Elba, poi ucciso mentre tentava di raggiungere la riva. Quando il 9 marzo 1919, in reazione agli scioperi e ai disordini in corso a Berlino, Noske ordinò alle truppe governative di sparare a vista su chiunque portasse un’arma, i suoi uomini seminarono il panico nella capitale. Le forze governative attaccarono gli avversari utilizzando mitragliatrici, carri armati e perfino aeroplani per lanciare bombe, lasciando sul terreno un migliaio di morti. La rivolta di marzo fornì anche una comoda scusa per attuare una resa dei conti da lungo tempo attesa; i soldati uccisero Leo Jogiches, ex compagno di Rosa Luxemburg e suo successore alla direzione di «Die Rote Fahne», e ventinove membri della ‘Voksmarinedivision’ che avevano inflitto un’umiliante sconfitta alle truppe governative nella battaglia della vigilia di Natale del 1918 (28). L’agitazione si diffuse anche a Monaco, dove la rivoluzione, inizialmente incruenta, nella primavera del 1919 si radicalizzò. Nel novembre 1918 le manifestazioni di piazza avevano costretto il re di Baviera, Luigi III, ad abdicare e a fuggire in Austria. Un Consiglio socialista degli operai, dei soldati e dei contadini proclamò a quel punto una Repubblica bavarese indipendente sotto la guida di Kurt Eisner (…)”” [(23) Karl Liebknecht, ‘Ausgewählte Reden, Briefe und Aufsätze’, Dietz, Berlin, 1952, pp. 505-520; (24) Rosa Luxemburg, ‘Politische Schriften’, a cura di Ossip K. Flechtheim, vol. III, Eurpäische Verlags-Anstalt, Frankfurt am Main, 1975, pp. 203-209 (in particolare p. 209); (25) Sulla loro scoperta e il loro arresto s veda Klaus Gietinger, ‘Eine Leiche im Landwehrkanal: Die Ermordnung Rosa Luxemburgs’, Edition Nautilus, Hamburg, 2008, p. 18; Su Pabst , si veda Klaus Gietinger, ‘Der Konterrevolutionär: Waldermar Pabst – eine deutsche Karriere’, Edition Nautilus, Hamburg, 2009; (26) Su come venne trattato Liebknecht, si veda la sintesi dei riscontri raccolti contenuta in BA-MA PHS v/2, 206-220 (‘Schriftsatz in der Untersuchungsache gegen von Pflugk-Harttung und Genossen’, Berlin, den 15 März 1919) e 221-227; (27) Per la descrizione delle modalità dell’uccisione di Rosa Luxemburg al Tiergarten (secondo quanto riferito da Pflugk-Harttung il giorno successivo), si veda ‘Die Weizsäcker-Papiere 1900-1934’, a cura di Leonidas E. Hill, Propyläen, Berlin, 1982, p. 325; cfr. anche Klaus Gietinger, ‘Leiche im Landwehrkanal: Die Ermordnung Rosa Luxemburgs’, pp. 37 e 134 (allegati , doc. 1). Si veda inoltre la documentazione contenuta in BA-MA PH8 v/10, soprattutto 1-3, ‘Das Geständinis Otto Runge, 22 Jan. 1921; (28) Winkler, ‘Von der Revolution’, cit., pp. 171-182; Jones, ‘Violence and Politics’, cit., pp. 313-350 (in particolare pp. 339-340)] (pag 115-118)”,”EURQ-004″
“GERWARTH Robert”,”November 1918. The German Revolution.”,”Robert Gerwarth è professore di Storia moderna all’università College di Dublino. È direttore dell’UCD Centro per la storia della guerra, a Berlino e Oxford. Tra le opere più recenti citate in bibliografia: – Eckart Conze, ‘Die grosse Illusion: Versailles und dieNeurordnung der Welt’, Munich, Siedler Verlag, 2018 – Hans-Jorg Czech, Matthes Olaf, Ortwin Pelc, Revolution? Revolution!. Hamburg 1918-19′, Wachholtz, Hamburg, 2018 – Heiko Holste, Warum Weimar? Wie Deutschlands erste Republik zu ihrem Geburtsort kam, Bohlaus, Vienna, 2018 – Jones Mark, ‘Founding Weimar: Violence and the German Revolution of 1918-1919’, Cambridge University Press, 2016 – Dominik Juhnke Judith Prokasky Martin Sabrow, ‘Mythos der Revolution: karl Liebkecht, das Berilner Schloss und der 9. November 2018, Munich, Carl Hanser Verlag, 2018 – Detlef Lehnert (a cura), Revolution 1918-19 in Norddeutschland, Berlin, Metropol Verlag, 2018 – Martin Rackwitz, ‘Kiel 1918: Revolution. Aufbruch zu Demokratie und Republik, Kiel, Wachholtz, 2018 – Leonard V. Smith, Sovereignty at the Paris Peace Conference of 1919′, Oxford, Oxford University press, 2018 (da R. Gerwarth, November 1918. The German Revolution’, Oup, 2020)”,”QMIP-007-FSL”
“GERWARTH Robert MANELA Erez, a cura; saggi di Mustafa AKSAKAL Richard BOSWORTH e Giuseppe FINALDI Jones HEATHER Peter HASLINGER Joshua SANBORN Richard S. FOGARTY Bill NASSON Stephen GARTON Filipe RIBEIRO DE MENESES Frederick R. DICKINSON XU GUOQI Christopher CAPOZZOLA Leonard V. SMITH”,”Empires at War, 1911-1923.”,”Non viene considerata la Spagna. Robert Gerwarth è professore di Storia moderna all’università College di Dublino. È direttore dell’UCD Centro per la storia della guerra, a Berlino e Oxford. Italia invade la Libia nel 1911 e nel 1914 scoppia la prima guerra mondiale Italia invade l’ Etiopia nel 1935 e nel 1939 scoppia la seconda guerra mondiale. La guerra d’Etiopia fu un conflitto tra l’Italia fascista e l’Etiopia che durò dal 3 ottobre 1935 al maggio 1936. L’Italia, guidata da Mussolini, voleva espandere il suo impero coloniale in Africa e sfruttare le ricchezze naturali dell’Etiopia. L’Etiopia, invece, era uno dei pochi paesi africani indipendenti e resistette all’invasione. La guerra si concluse con la vittoria italiana e l’annessione dell’Etiopia all’Africa Orientale Italiana. (Bing)”,”QMIP-009-FSL”
“GERWARTH Robert HORNE John, a cura; saggi di William G. ROSENBERG Robert GERWARTH John HORNE Pertti HAAPALA Marko TIKKA Emilio GENTILE Serhy YEKELCHYK Tomas BALKELIS John Paul NEWMAN Ugur Umit UNGOR John EICHENBERG Anne DOLAN”,”War in Peace. Paramilitary Violence in Europe after the Great War.”,”Robert Gerwarth è professore di Storia moderna all’università College di Dublino. John Horne è Professore di Storia moderna europea al Trinity College di Dublino”,”QMIP-017-FSL”
“GERWARTH Robert”,”The Vanquished. Why the First World War Failed to End, 1917-1923. (I vinti. Perché la Prima Guerra Mondiale non è riuscita a finire)”,”Robert Gerwarth insegna Storia contemporanea presso lo University College di Dublino, dove dirige il Centre for War Studies. Ha pubblicato pure: ‘The Bismarck Myth’ e una biografia di Reinhard Heydrich.”,”QMIP-025-FSL”
“GESANO Giuseppe HEINS Frank LORI Agostino BRUNETTA Renato CUCCIARELLI Alberto CONTINI Bruno GEROLDI Gianni, monografie”,”Le pensioni domani. Primo rapporto sulla previdenza in Italia promosso dall’INPS.”,”Un’aggiornata analisi degli equilibri economico-finanziari e delle tendenze evolutive del sistema previdenziale. monografie di: Giuseppe GESANO Frank HEINS Agostino LORI Renato BRUNETTA Alberto CUCCIARELLI Bruno CONTINI Gianni GEROLDI”,”ITAE-068-FL”
“GEST Alain BRARD J.P. SAUVAIGO S. e altri”,”Il Rapporto Guyard. “”Le Sette in Francia””. Documento n° 2468 redatto a nome della Commissione di inchiesta sulle Sette. Riportato alla Presidenza dell’ Assemblea Nazionale il 22 dicembre 1995 e rilasciato a Parigi nel 1996.”,”Formazione commissione inchiesta: Alain GEST Presidente, Jean-Pierre BRARD, Suzanne SAUVAIGO vicepresidenti. Tra i relatori: Alain GEST Jean GENEY Jean GRAVEL Jacques GUYARD Pierre LANG Gerard LARRAT e altri.”,”RELx-035″
“GESTRI Lorenzo”,”Capitalismo e classe operaia in provincia di Massa-Carrara. Dall’ Unità d’ Italia all’ età giolittiana.”,”””Il PSI carrarese faceva così proprie le posizioni espresse pochi giorni prima dall’ uomo di punta della corrente sindacale socialista, Angiolo Cabrini, che dalle colonne dell’ “”Avanti!”” si era pronunciato, dopo il nuovo eccidio proletario, “”per lo sciopero generale come possibilità a breve scadenza””. Lo sciopero generale era stato successivamente al centro della discussione svoltasi nell’ agosto del 1904 ad Amsterdam, in sede di VI Congresso dell’ Internazionale socialista. La risoluzione approvata al termine del lavoro affermava l’ impossibilità di “”uno sciopero generale veramente completo””, mettendo in guardia la classe operaia contro la propaganda anarchica dello sciopero generale, che faceva perder di vista al proletariato i reali, concreti e quotidiani obiettivi di lotta. La risoluzione ammetteva purtuttavia come “”un eccellente metodo per ottenere importanti riforme sociali o per difendere dagli attacchi dei reazionari i diritti della classe operaia”” ampi scioperi nelle industrie chiave. La mozione approvata ad Amsterdam ribadiva dunque contro la concezione anarchica dello sciopero generale, quella socialista dello “”sciopero di massa””, già esperimentato da alcuni partiti aderenti alla II Internazionale. Naturalmente lo “”sciopero di massa””, essendo un’ azione estremamente impegnativa, doveva rappresentare l’ extrema ratio per affermare rivendicazioni di carattere politico, mentre il suo uso nelle normali lotte di categoria veniva escluso per “”un criterio di saggia economia delle forze e di tattica elementare””””. (pag 322)”,”MITT-204″
“GESTRI Lorenzo, a cura di Laura SAVELLI”,”Storie di socialisti. Idee e passioni di ieri e di oggi.”,”GESTRI Lorenzo (1943-2002) ha insegnato per tre decenni storia contemporanea presso l’ Università di Pisa. Ha pubblicato vari studi tra cui ‘Capitalismo e classe operaia in provincia di Massa e Carrara. Dall’ unità all’ età giolittiana’ (1976) “”Insomma, gli scioperi sindacalisti lanciati nelle campagne padane durante il biennio 1907-8 non si concludevano, come ben suggerisce Campolonghi, a Parma con una sconfitta. Animati da sentimenti profondi – tanto da far dubitare ad Argenta l’ eroe del Brocchi, quel Cerri così severo verso gli scioperi sindacalisti urbani, se quello non fosse il metodo di lotta giusta per le campagne – entrano nel mito, vengono ad arricchire quell’ entroterra etico-religioso delle masse contadine che, assieme – certo – alla persistenza di precise realtà strutturali, garantiva – al di là delle brusche cesure – il rifiorire dell’ organizzazione di classe, della “”civiltà delle leghe””. (pag 172) Lettera di dimissioni di Lorenzo Gestri dal partito socialista italiano (PSI) (1992). (pag 173)”,”MITT-223″
“GESTRI Lorenzo, a cura di Laura SAVELLI”,”Storie di socialisti. Idee e passioni di ieri e di oggi.”,”GESTRI Lorenzo (1943-2002) ha insegnato per tre decenni storia contemporanea presso l’ Università di Pisa. Ha pubblicato vari studi tra cui ‘Capitalismo e classe operaia in provincia di Massa e Carrara. Dall’ unità all’ età giolittiana’ (1976)”,”MITS-404″
“GESTRI Federico PEZZA Cecilia, a cura di Gianluca LACOPPOLA; coordinamento scientifico della ricerca di Roberto BIANCHI e Simone NERI SERNERI”,”L’antifascismo nelle fabbriche fiorentine. Storia di una lunga resistenza, 1921-1944.”,”Cecilia Pezza (1986) laureata in storia (Univ. di Firenze). Federico Gestri, Prato, 1989, diploma di laurea triennale in Storia moderna e contemporanea (Univ. di Firenze).”,”ITAR-310″
“GESTRI Lorenzo”,”Capitalismo e classe operaia in provincia di Massa-Carrara. Dall’Unità d’Italia all’età giolittiana.”,” Circolo anarchico ‘Marx Karl’ (pag 129, 131, 351, 352)”,”MITT-004-FMB”
“GETTING André”,”La securité sociale.”,”GETTING André è Amnistrateur civil al ministero del lavoro e della sicurezza sociale.”,”FRAS-021″
“GETTO Giovanni PORTINARI Folco”,”La prosa dal Carducci ai contemporanei.”,”””Veggono sempre meglio quanta maggiore area occupi la miseria della ricchezza; i tristi sobborghi del Bronx quanto più sterminati sieno di Park e Fifth Avenue. Ma Fifth,, Park e la ricchezza sono i loro soli pensieri. Certo, questa illusione a volte diventa realtà. O almeno diventava fino al 1929. E le si debbono non poche opere, non poche fortune, e in fondo la stessa folle grandiosità dell’architettura americana, la stessa bellezza eroica dei grattacieli. Ma in compenso quante vite fallite, falsate, grame. Né s’aprono gli occhi col tempo, con le sciagure. L’animo amareggiato dovrebbe inclinare, se mai, all’opposta ingiustizia: lamentare volentieri gli squallidi quartieri in cui l’esistenza è rimasta confinata; deridere o dimenticare la gloria e i monumenti di Bassa Città. Macché. (…)”” (pag 531-532, da ‘America, primo amore’, di Mario Soldati)”,”ITAB-295″
“GETTY J. Arch NAUMOV Oleg V.”,”The Road to Terror. Stalin and the Self-Destruction of the Bolsheviks 1932 – 1939.”,”J. Arch GETTY è professore di storia moderna russa all’ Univ di California, Riverside. E’ autore di vari libri e numerosi articoli sulla storia sovietica. Oleg V. NAUMOV è deputy director dell’ Archivio moscovita RTsKhIDNI.”,”RUSS-070″
“GETTY Arch J. NAUMOV Oleg V.”,”The Road to Terror. Stalin and the Self-Destruction of the Bolsheviks, 1932-1939.”,”I documenti sono presi dal Russian Center for the Preservation and Study of Documents of Recent History (RTsKhIDNI), il Central Repository of Recent Documentation (TsKhSD) e lo State Archive of the Russian Federation (GARF). GETTY Arch J. (1950-) “”Cominciando nel 1927 Stalin sponsorizzò una serie di requisizioni forzate del grano nelle campagne, ed ufficiali locali del partito furono mobilitati per forzare i contadini a mettere sul mercato le loro riserve di grano a prezzi fissi. Bucharin fu orrorizzato. Egli non era un cieco partigiano del mercato ed era stato a favore di una stretta controllata dei contadini ricchi (kulak). Ma le “”misure straordinarie”” di Stalin andavano troppo lontano, colpendo pure i contadini medi; ogni campagna radicale e volontaristica minacciava di alienare l’ intera classe dei contadini e di distruggere i fondamenti pro mercato della NEP. Bucharin, Rykov, e Tomsky protestarono all’interno del Politburo””. (pag 41)”,”RUSS-190″
“GETTY J. Arch”,”Origins of the Great Purges. The Soviet Communist Party Reconsidered, 1933-1938.”,”J. Arch Getty is professor of modern Russian history at the University of California, Riverside. List of tables, Preface, Introduction, Conclusion, Appendix: The Kirov assassination, Bibliographic essay, Notes, Index,”,”RUSS-075-FL”
“GETTY J. Arch NAUMOV Oleg V.”,”The Road to Terror. Stalin and the Self-Destruction of the Bolsheviks, 1932-1939.”,”J. Arch Getty is professor of modern Russian history at the University of California, Riverside. Oleg V. Naumov is deputy director of the Moscow archive RGASPI. Archival Research Team N.V.MURAVEVA, E.P. KARAVAEVA, and E.E. KIRILLOVA, Translations by Benjamin SHER, Illustrations follow page 244, Preface, Acknowledgments, Translator’s Acknowledgments, Notes on Transliteration and Terminology, A Note on the Documents, Soviet Organizational Acronyms and Abbreviations, Introduction, Conclusion, Appendixes: 1. Numbers of Victims of the Terror, 2. Biographical Sketches, Index of Documents, Index,”,”RUSS-092-FL”
“GETTY J. Arch”,”Origins of the Great Purges. The Soviet Communist Party Reconsidered, 1933-1938.”,”J. Arch Getty is professor of modern Russian history at the University of California, Riverside.”,”RUSS-011-FV”
“GETZLER Israel”,”L’ epopea di Kronstadt 1917 – 1921.”,”I. GETZLER, di origine russa, è nato a Berlino dove ha studiato fino all’ inizio degli anni 1930 quando è dovuto emigrare a Melbourne. Specializzandosi presso la London School of Economics and Political Science, ha insegnato in Università americane e inglesi, attualmente (1982) lavora all’ Università di Gerusalemme. Di lui è stato pubblicato in italiano: – Martov. Biografia politica di un socialdemocratico russo, FELTRINELLI. 1978 – in Storia del Marxismo Einaudi: saggi: ‘Ottobre 1917: il dibattito marxista sulla rivoluzione in Russia’ e ‘Martov e i menscevichi prima e dopo la rivoluzione'”,”RIRO-177″
“GETZLER Israel”,”Nikolai Sukhanov. Chronicler of the Russian Revolution.”,”Israel GETZLER è nato nel 1920 a Berlino ed ha passato gli anni della guerra in URSS. E’ autore di una biografia di MARTOV e di altri lavori tra cui ‘Kronstadt 1917-1921′. “”Due giorni dopo, il 6 dicembre, Sukhanov sfidò il Professor Vladimir Friche, il formidabile presidente della Sezione di Letteratura, Arti e Linguistica dell’ Accademia Comunista, che aveva chiamato ad una vigilanza preventiva e ad una censura repressiva della letteratura. Questa impresa eroica può anche essere stata parte del disperato donchisciottesco tentativo di Sukhanov di avvertire contro quell’ indurimento della “”dittatura giacobina”” bolscevica che nella sua visione era stata estesa dalla fine della Nep nel 1927 dall’ economia alle “”scienze ed arti, il teatro e la vita quotidiana””. (pag 144) “”In occasione del processo, la dichiarazione di Sukhanov della sua conversione (il 7 marzo) fu preceduta tre giorni prima da quella di Kondratiev il cui processo era stato tenuto in segreto nel dicembre 1930. Nella generale sorpresa, Kontratiev appariva ora come un testimone per l’ accusa, usando il banco dei testimoni per fare un discorso formale di ritrattazione.”” (pag 183)”,”RIRB-076″
“GETZLER Israel”,”Georgij V. Plechanov: la dannazione dell’ortodossia. (in) ‘Storia del marxismo’.”,”L’esposizione di Plechanov deve molto all’ Anti-dühring di Engels e a L. Feuerbach (pag 419) “”Negli insegnamenti di Marx ed Engels, Plechanov trovò al tempo stesso una teoria scientifica e una strategia rivoluzionaria che contenevano la promessa di una liberazione della Russia dal dispotismo e dall’arretratezza e che gli sarebbero inoltre servite nella sua lotta sia contro i massimalisti impazienti, che dovevano essere disciplinati e frenati, sia contro gli anemici minimalisti, che avevano abbandonato la rivoluzione per le riforme”” (pag 415) ‘Fu Plechanov, dunque, che introdusse nel programma del partito operaio socialdemocratico russo (Posdr), a differenza di tutti gli altri partiti socialdemocratici, un nuovo e, per sua stessa ammissione, “”un po’ minaccioso”” impegno alla dittatura del proletariato, da lui giudicata sinonimo di dominio proletario dotato di poteri repressivi illimitati”” (pag 426) “”A sostegno della sua stringente ingiunzione contro un prematuro accesso al potere dei socialisti rivoluzionari nella Russia arretrata, Plechanov citava e faceva proprio il classico avvertimento di Engels nella ‘Guerra dei contadini in Germania’ del 1850 contro la “”peggior cosa possibile”” che possa accadere al capo di un partito radicale che presumesse di prendere il potere o fosse costretto a farlo “”in un’epoca in cui il movimento non è ancora maturo per il dominio della classe che egli rappresenta e per la realizzazione delle misure che tale dominio implica””: prigioniero di un “”insolubile dilemma””, per cui ciò che egli “”può fare contraddice la sua precedente immagine pubblica e le sue azioni precedenti (Auftreten), i suoi principi e gli interessi immediati del suo partito, e ciò che dovrebbe fare non può essere fatto, egli sarà irrimediabilmente perduto””. I socialisti rivoluzionari avrebbero potuto evitare quella “”posizione scomoda”” risolvendo, grazie al socialismo scientifico, “”la più grande e la più rivoluzionaria teoria sociale del secolo XIX””, la loro difficile situazione. Con l’aiuto del socialismo scientifico essi avrebbero scoperto “”le leggi dello sviluppo sociale”” e la direzione in cui si muoveva la Russia e avrebbero potuto rendersi conto che il futuro offriva “”prima di tutto”” il trionfo della borghesia e del capitalismo, che doveva essere accettato “”il male del presente nel nostro paese””, e l'””inizio”” dell’emancipazione politica ed economica della classe operaia”” (…)”” (pag 417) [Israel Getzler, ‘Georgij V. Plechanov: la dannazione dell’ortodossia’ (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1979] “”Plechanov rivolse ora il suo vigore polemico e la sua erudizione marxista contro i tentativi di Trotsky, di Lenin e di un gruppo di menscevichi di rivedere la teoria e la strategia rivoluzionaria russa alla luce della loro esperienza e comprensione della rivoluzione del 1905 (…). Ma fu contro Lenin e il suo nuovo piano rivoluzionario del 1905 – “”la dittatura rivoluzionario-democratica dei proletari e dei contadini””.- che Plechanov rivolse tutta la forza della sua polemica e il vasto schieramento di autorevoli testi marxisti. In antitesi all’autodisciplina di astensione dal potere teorizzata da Plechanov, Lenin aveva postulato che fosse dovere dei socialdemocratici, i quali rappresentavano “”il partito di classe indipendente del proletariato””, assumere il potere nel corso della rivoluzione borghese in Russia e partecipare a un governo rivoluzionario-democratico a base allargata; loro alleati sarebbero stati i socialisti rivoluzionari, che rappresentavano i contadini, “”alleati naturali del lavoratori””, e altri elementi radical-democratici; i liberali, tuttavia, erano esclusi (84). Contro questo piano rivoluzionario, Plechanov citava i noti testi marxisti già usati contro una prematura presa del potere in ‘Le nostre differenze’ del 1884 (85). Ma il suo cavallo di battaglia era ora una lettera che Engels aveva scritto a Turati nel gennaio del 1894 in risposta al quesito che questi gli poneva circa una possibile partecipazione dei socialisti italiani a un governo repubblicano rivoluzionario. Il consiglio di Engels era di non partecipare, ma di formare “”la nuova opposizione”” al nuovo governo, poiché, sosteneva, pur ricevendo l’offerta di “”qualche seggio del nuovo governo”” sulla scia della comune vittoria essi sarebbero sempre stati una minoranza: “”Questo è il maggior pericolo””. A sostegno del suo suggerimento, Engels aveva addotto l’esempio di Ledru-Rollin, di Louis Blanc e di Flocon nel febbraio del 1848, come monito contro “”l’errore di accettare siffatte cariche””: “”minoranza nel governo, essi – faceva notare Engels – condivisero volontariamente la responsabilità di tutte le infamie e i tradimenti di fronte alla classe operaia, commessi dalla maggioranza di repubblicani puri, mentre la presenza loro nel governo paralizzava l’azione rivoluzionaria della classe lavoratrice”” (86). Mentre nella lettera Engels poneva chiaramente l’accento sulla condizione di minoranza nel governo, come era accaduto a Louis Blanc, Plechanov, trasportato dalla propria furia polemica e mirando a una vittoria su Lenin, parafrasava Engels in questo modo: “”E dopo la vittoria il più grande pericolo sarebbe (“”questo è il maggior pericolo””, dice Engels), ‘se i socialisti entrassero nel nuovo governo’… Partecipando al nuovo governo democratico, i socialisti condividerebbero la responsabilità di tutti gli errori e i tradimenti di quel governo nei confronti della classe operaia e, al tempo stesso, per la loro stessa presenza al governo paralizzerebbero l’energia rivoluzionaria di quella classe”” (87). Da questa “”irrefutabile prova””, Plechanov traeva allora la sua esultante conclusione: “”Il testo riportato ci dice che partecipare a un governo rivoluzionario assieme ai rappresentanti della piccola borghesia significa tradire il proletariato”” (88). Lenin non ne fu affatto convinto. Ammettendo che conoscesse la lettera di Engels soltanto dall’esposizione di Plechanov, egli si rammarica perché “”Plechanov non la riproduce integralmente e non dice di preciso se e dove sia stata pubblicata””. Respinge i riferimenti storici di Plechanov alla Germania del 1850 e all’Italia del 1894 in quanto irrilevanti per la Russia nel gennaio (domenica di sangue) e maggio (Tsushima, scioperi) del 1905. Quanto alla “”conclusione teorica”” di Plechanov, “”che ritiene inammissibile ogni partecipazione del proletariato al governo rivoluzionario nella lotta per la repubblica nel rivolgimento democratico””, Lenin la critica aspramente in quanto “”principio anarchico, condannato da Engels senza possibilità di equivoci”” (89)”” (pag 429-430-431) [Israel Getzler, ‘Georgij V. Plechanov: la dannazione dell’ortodossia’ (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1979] [(84) Lenin, Opere, vol. 9, pp. 36 sgg. Per un esame delle teorie rivoluzionarie di Lenin dal 1905 alla rivoluzione d’Ottobre, rinvio al mio contributo nel terzo volume di questa ‘Storia del marxismo’; (85) ‘K voprosu o zachvate vlasti’, in ‘Socinenija’, cit., vol. XIII, pp. 203-11; (86) Engels a Filippo Turati, 26 gennaio 1894. La lettera di Engels, pubblicata originariamente sulla “”Critica sociale””, 1° febbraio 1894 (Plechanov ricorre a questa pubblicazione) è stata edita in K. Marx e F. Engels, ‘Scritti italiani’, a cura di G. Bosio, Milano Roma, 1955, pp. 172-74; in Karl Marx e F. Engels, ‘Corrispondenza con italiani. 1848-1895’, a cura di G. Del Bo, Milano, 1964; (87) ‘Socinenija’, cit., vol. XIII, pp. 210-11; (88) Ibid.; (89) Lenin, Opere, cit., vol. 8, pp. 433-35]”,”PLED-052″
“GETZLER Israel”,”Ottobre 1917: il dibattito marxista sulla rivoluzione in Russia.”,” La teoria di Plechanov (pag 6-7) La teoria di Lenin (pag 10-11) “”Non sorprende dunque se la lezione tratta da Lenin nel 1905 dalla Comune di Parigi finiva soprattutto col confermare la sua teoria rivoluzionaria secondo cui i marxisti, in quanto “”rappresentanti del proletariato socialista””, possono, e talvolta devono prendere parte a un governo rivoluzionario, alleandosi con la piccola borghesia. Inoltre, poiché la Comune di Parigi era stata anzitutto una dittatura democratica, e non socialista, e aveva realizzato “”il nostro “”programma minimo””””, se collocata nel contesto russo poteva corrispondere a quella che, secondo Lenin, doveva essere la “”dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei contadini””. Sembra dunque di poter affermare che la revisione del marxismo russo operata da Lenin nel 1905 – per cui i socialdemocratici erano tenuti non soltanto a fare in Russia una rivoluzione democratica borghese, ma anche ad assumere il potere, portando a termine quella rivoluzione – abbia costituito la principale base teorica della decisione di Lenin di prendere il potere nell’ottobre 1917. Nei dieci anni successivi Lenin riaffermò più volte la sua nuova teoria rivoluzionaria, tanto più trionfalmente nel 1906 e nel 1909, quando essa fu ratificata da Kautsky in quella che Lenin definì “”la più brillante conferma del principio fondamentale del bolscevismo””, contrapposta al “”vecchio modello della democrazia borghese”” propugnato da Plechanov e dai menscevichi. Solo nel 1915 ne intraprese un’approfondita revisione, nella nuova situazione creata dalla guerra mondiale in rapporto sia alla stabilità europea, sia alla solidarietà socialista (1). La guerra, riteneva, aveva tanto avvicinato la Russia a un’Europa in crisi che la sua “”rivoluzione democratica borghese”” sarebbe con ogni probabilità divenuta “”parte integrante”” della rivoluzione socialista in Occidente, non più “”soltanto il prologo””. Se nel 1905 la necessaria sequenza degli eventi nella versione ottimistica dello schema rivoluzionario di Lenin (egli stesso lo definiva “”il sogno”” che ogni socialdemocratico rivoluzionario è tenuto a coltivare) prevedeva in primo luogo la necessità di “”condurre fino in fondo la rivoluzione borghese”” in Russia – solo allora si sarebbe potuto “”attizzare la rivoluzione proletaria in Occidente”” – il suo programma rivoluzionario per il 1915 chiedeva che entrambe avessero luogo “”contemporaneamente””. In secondo luogo, la perdita di popolarità del socialismo con lo scoppio della guerra aveva drasticamente ridotto il numero dei gruppi socialisti che si mantenevano rigorosamente internazionalisti. Di questi, solo coloro che avevano troncato ogni legame con i “”social-sciovinisti”” e i kautskiani”” potevano aspirare a prender parte con Lenin e il bolscevichi al movimento socialista russo e internazionale, nonché a un futuro governo rivoluzionario. Ne erano esclusi in modo particolare i ‘trudoviki’, Plechanov, i social-rivoluzionari, tutte le gamme di menscevichi, dai “”liquidatori”” a Martov, che rientravano tutti sotto la generica etichetta di “”socialsciovinisti””, e persino Trotsky, denunciato da Lenin come “”kautskiano”” (2), e quindi dall’altra parte della barricata. Mentre i socialdemocratici potevano ancora, come prima, costituire un’alleanza nel governo rivoluzionario provvisorio con “”la piccola borghesia democratica””, che secondo le previsioni di Lenin avrebbe “”oscillato a sinistra”” al momento decisivo, non dovevano avere nulla a che fare con i “”social-sciovinisti””, che in pratica costituivano quasi tutto l’ambito del socialismo russo organizzato. Nondimeno, nello schema rivoluzionario di Lenin, i soviet conservavano immutata la loro funzione di punto nodale sia dell’insurrezione, sia del potere statale rivoluzionario”” [Israel Getzler, ‘Ottobre 1917: il dibattito marxista sulla rivoluzione in Russia’] [Estratto da ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’, Torino, 1980] [(1) (…) un accurato studio dei cambiamenti della teoria e della strategia rivoluzionaria di Lenin che portarono alle ‘Tesi d’aprile’, incentrato però su questioni piuttosto diverse da quelle trattate qui, è in J. Frankel, ‘Lenin’s Doctrinal Revolution of April 1917’, in ‘Journal of Contemporary History’, IV, aprile 1969, n. 2, pp. 117-42; (2) Lenin a Henriette Roland-Holst, 8 marzo 1916 (…)]”,”RIRO-426″
“GETZLER Israel”,”Martov. Biografia politica di un socialdemocratico russo.”,”Israel Getzier è senior lecturer di storia all’Università di Adelaide. É nato ed ha studiato a Berlino, si è laureato in Storia all’Università di Melbourne e ha conseguito la specializzazione presso la London School of Economics and Political Science lavorando sotto la guida del professor Leonard Schapiro. É stato allievo di Fulbright in America. ‘Strategia’ di Martov (pag 125-126) “”Martov ammetteva un’unica possibilità di presa del potere da parte dei socialdemocratici: nell’eventualità eccezionale che non si potesse assicurare altrimenti la vittoria della rivoluzione e di una repubblica democratica; se, per esempio, quei forti partiti rivoluzionari borghesi si fossero inariditi prima ancora di sbocciare. Solo allora i socialdemocratici sarebbero stati costretti a sacrificare la loro indipendenza politica e il loro puritanesimo antigiacobino per amor di libertà e a prendere il potere, esclamando con le marole della Montagna: “”Périsse notre nom pourvu que la liberté soit sauvée””. In tal caso i socialdemocratici non avrebbero potuto governare senza portare continuamente avanti la rivoluzione – la “”Revolution in Permanenz”” di Marx – trascendendo i limiti della rivoluzione borghese fino a scontrarsi frontalmente con l’intera società borghese. La conclusione sarebbe stata una tragica ripetizione della Comune di Parigi, a meno ch’essa non coincidesse con l’inizio di una rivoluzione socialista in Occidente e col suo propagarsi alla Russia (34). Escludendo solo questa eventualità eccezionale di fallimento della borghesia nel suo ruolo storico, Martov riteneva che la funzione dei socialdemocratici nella repubblica democratico-borghese fosse quella di un’opposizione rivoluzionaria con il compito di esercitare il massimo di pressione sul governo, di assicurarsi in primo luogo che esso disarmasse la reazione, armasse il popolo e convocasse un’assemblea costituente, e in seguito di far in modo che ilprocesso rivoluzionario non fosse arrestato ma che si fornissero al proletariato le migliori condizioni possibili per prepararsi alla rivoluzione finale del futuro, quella sociale (35). Benché Martov non lo dica, si ricava l’impressione ch’egli si attendesse probabilmente l’emergere dalla rivoluzione di una sorta di doppio governo, o per lo meno di un governo concretamente condizionato da un’opposizione rivoluzionaria consolidatasi in posizione di forza effettiva grazie al proprio ruolo di guida della rivoluzione”” (pag 125-126) (34) e (35) ‘Na oceredi Rabocaja partija i “”zachvat vlasti”” kak nasa blizajsaja zadaca’ (All’ordine del giorno. Il partito operaio e la “”presa del potere”” come nostrro obiettivo immediato), in “”Iskra””, n. 93, 17 marzo 1905″,”RIRB-016-FL”
“GETZLER Israel”,”Martov e i menscevichi prima e dopo la rivoluzione.”,”Martov polemico con Trotsky e Kautsky sulla natura della rivoluzione russa (1905-1907) (pag 173) Contro il regime bolscevico di Lenin e a favore di una “”libera repubblica democratica””, Martov si richiama a Marx e alla critica al blanquismo (pag 182) “”Il «potere sovietico», concludeva (Martov nel 1918, ndr), non era che «una favola, e nemmeno tanto bella». Perciò – sosteneva Martov – qualunque tentativo di restituire ai soviet l’ascendente e il potere di cui avevano goduto quando erano «libere…organizzazioni operaie… autonome dalla Stato», dovrà iniziare dalla sostituzione di una Repubblica democratica, cioè di un ordine politico fondato sulla libertà politica per tutti, allo «pseudopotere dei soviet». E per garantire l’istituzione di questa «libera Repubblica democratica», di «vitale importanza» per la classe operaia; era indispensabile convocare l’Assemblea costituente. Sbarazzatosi così della «favola» sovietica, Martov rivolse successivamente la sua attenzione -alla teoria e alla pratica bolsceviche della dittatura del proletariato, e al rapporto tra la concezione marxista di dittatura del proletariato e democrazia. Proprio questo rapporto problematico era il nocciolo del dilemma menscevico di fronte alla via bolscevica al socialismo e alla sua pretesa di portare al socialismo e alla democrazia attraverso una dittatura di minoranza. Discutendo nel corso degli anni ’40 del secolo prima con Wilhelm Weitling e Karl Heinzen, osservava Martov, Marx – con buona pace di Kautsky – aveva ammesso la possibilità di una precoce conquista del potere da parte dei proletari per mezzo di una dittatura giacobina di minoranza. Ma Marx non prevedeva certo che fosse questa a realizzare il socialismo: essa sarebbe stata semplicemente «un momento del processo stesso di rivoluzione borghese». Un conquista «prematura» e «transitoria» del potere politico da parte di una minoranza proletaria di tipo blanquista – affermava Martov – non era certo ciò che Marx ed Engels intendevano per dittatura del proletariato. La chiave della loro concezione di dittatura del proletariato era da ricercarsi piuttosto nel programma del Posdr del 1903, che definiva «conquista del potere politico da parte del proletariato nella misura in cui ciò gli permette di schiacciare la resistenza degli sfruttatori», oltre che, molti anni prima, nell’esperienza pratica della Comune di Parigi”” (pag 181-182) [Israel Getzler, ‘Martov e i menscevichi prima e dopo la rivoluzione’] [(in) ”Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’, Torino, 1980]”,”RIRx-181″
“GETZLER Israel REIMAN Michal JOHNSTONE Monty STRADA Vittorio KNEI-PAZ Baruch WEISSEL Erwin MERHAV Perez MARRAMAO Giacomo AGOSTI Aldo HAJEK Milos RIZZI Franco HEGEDÜS András MEDVEDEV Roj A. DAVIES R.W. NOVE Alec FINZI Roberto TELO’ Mario SOCHOR Lobomír STRADA Vittorio WILLETT John ALTVATER Elmar, saggi di”,”Storia del marxismo. Volume terzo. Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I. Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29. Ottobre 1917: il dibattito marxista sulla rivoluzione in Russia – I bolscevichi dalla guerra mondiale all’Ottobre – Lenin e la rivoluzione – Lenin e Trockij – Trockij: rivoluzione permanente e rivoluzione dell’arretratezza – Martov e i menscevichi prima e dopo la rivoluzione – L’internazionale socialista e il dibattito sulla socializzazione – Socialdemocrazia e austromarxismo – Tra bolscevismo e socialdemocrazia: Otto Bauer e la cultura politica dell’austromarxismo – Uno strumento politico di tipo nuovo: il partito leninista d’avanguardia – Le correnti costitutive del movimento comunista internazionale – Il comunismo di sinistra – Il mondo della III Internazionale: gli “”stati maggiori”” – La discussione sul fronte unico e la rivoluzione mancata in Germania – La bolscevizzazione dei partiti comunisti – L’Internazionale comunista e la questione contadina – La costruzione del socialismo in Russia: il ruolo dei sindacati; la questione contadina, la Nuova politica economica – Il socialismo in un solo paese – Le scelte economiche dell’URSS – Economia sovietica e marxismo: quale modello socialista? – Lenin, Taylor, Stachanov: il dibattito sull’efficienza economica dopo l’Ottobre – Bucharin: economia e politica nella costruzione del socialismo – Lukács e Korsch: la discussione filosofica degli anni venti – Dalla “”rivoluzione culturale”” al “”realismo socialista”” – Arte e rivoluzione – Il capitalismo si organizza: il dibattito marxista dalla guerra mondiale alla crisi del ’29.”,”””Tutti questi esempi sono sufficienti a provare il rapido crollo dell’ondata di socializzazione. Ciò che all’inizio del 1919 era stata avviato con grande slancio, era definitivamente naufragato sul finire del 1920. «Il capitalismo, così come esso risulta dalla guerra e dalla rivoluzione in Germania – affermò Hilferding nell’ottobre del 1920 – è più concentrato, più integrato, più compatto di quanto non lo sia mai stato prima» (6)”” (pag 207-208) (R. Hilferding, ‘Die Sozialisierung und die Machtverhältnisse des Klassen’, Berlin, 1920, p. 8) (https://portal.dnb.de/bookviewer/view/111974881X#page/n0/mode/1up) Contiene: Ottobre 1917: il dibattito marxista sulla rivoluzione in Russia – I bolscevichi dalla guerra mondiale all’Ottobre – Lenin e la rivoluzione – Lenin e Trockij – Trockij: rivoluzione permanente e rivoluzione dell’arretratezza – Martov e i menscevichi prima e dopo la rivoluzione – L’internazionale socialista e il dibattito sulla socializzazione – Socialdemocrazia e austromarxismo – Tra bolscevismo e socialdemocrazia: Otto Bauer e la cultura politica dell’austromarxismo – Uno strumento politico di tipo nuovo: il partito leninista d’avanguardia – Le correnti costitutive del movimento comunista internazionale – Il comunismo di sinistra – Il mondo della III Internazionale: gli “”stati maggiori”” – La discussione sul fronte unico e la rivoluzione mancata in Germania – La bolscevizzazione dei partiti comunisti – L’Internazionale comunista e la questione contadina – La costruzione del socialismo in Russia: il ruolo dei sindacati; la questione contadina, la Nuova politica economica – Il socialismo in un solo paese – Le scelte economiche dell’URSS – Economia sovietica e marxismo: quale modello socialista? – Lenin, Taylor, Stachanov: il dibattito sull’efficienza economica dopo l’Ottobre – Bucharin: economia e politica nella costruzione del socialismo – Lukács e Korsch: la discussione filosofica degli anni venti – Dalla “”rivoluzione culturale”” al “”realismo socialista”” – Arte e rivoluzione – Il capitalismo si organizza: il dibattito marxista dalla guerra mondiale alla crisi del ’29. (saggi di GETZLER Israel REIMAN Michal JOHNSTONE Monty STRADA Vittorio KNEI-PAZ Baruch WEISSEL Erwin MERHAV Perez MARRAMAO Giacomo AGOSTI Aldo HAJEK Milos RIZZI Franco HEGEDÜS András MEDVEDEV Roj A. DAVIES R.W. NOVE Alec FINZI Roberto TELO’ Mario SOCHOR Lobomír STRADA Vittorio WILLETT John ALTVATER Elmar)”,”MAES-002-FMP”
“GETZLER Israel”,”Martov. Biografia politica di un socialdemocratico russo.”,”Israel Getzier è senior lecturer di storia all’Università di Adelaide. É nato ed ha studiato a Berlino, si è laureato in Storia all’Università di Melbourne e ha conseguito la specializzazione presso la London School of Economics and Political Science lavorando sotto la guida del professor Leonard Schapiro. É stato allievo di Fulbright in America. Martov, Lenin e il giovane Trotsky. Le strade divergono (pag 85) Tesi autore: ‘In effetti, che Martov lo sapesso o no, la sua concezione del ruolo di un partito socialdemocratico nella rivoluzione borghese di un paese arretrato aveva dalla propria parte il Marx e l’Engels del 1850’ (pag 126) (v. Germania)”,”RIRx-003-FGB”
“GEUNA Marco a cura; saggi di Annie PETIT Jacqueline LALOUETTE Regina POZZI Giorgio LANARO Vittore COLLINA Maria Luisa CICALESE Mirella LARIZZA”,”Auguste Comte e la cultura francese dell’Ottocento. In ricordo di Mirella Larizza.”,”Mirella Larizza proponeva un’interpretazione innovativa e documentata della radicale riformulazione del positivismo proposta da Comte negli anni cruciali della Seconda Repubblica …”,”TEOS-359″
“GEYER Dietrich”,”Kautskys Russisches Dossier. Deutsche Sozialdemokraten als Treuhänder des Russischen Parteivermögens, 1910 – 1915.”,”In memoriam George HAUPT (1928-1978)”,”KAUS-004″
“GEYER Dietrich a cura; saggi di Arcadius KAHAN Pavel G. RYNDZJUNSKIJ Ivan D. KOVALCENKO Roger PORTAL Harry T. WILLETTS Valerij I. BOVYKIN Paul GREGORY Jürgen NÖTZOLD Arkadij L. SIDOROV Bernd BONWETSCH Leopold HAIMSON Gregory GUROFF S. Frederick STARR Sergej M. DUBROVSKIJ Manfred HILDEMEIER e Dietrich GEYER”,”Wirtschaft und Gesellschaft im vorrevolutionären Rußland.”,”Saggi di Arcadius KAHAN Pavel G. RYNDZJUNSKIJ Ivan D. KOVALCENKO Roger PORTAL Harry T. WILLETTS Valerij I. BOVYKIN Paul GREGORY Jürgen NÖTZOLD Arkadij L. SIDOROV Bernd BONWETSCH Leopold HAIMSON Gregory GUROFF S. Frederick STARR Sergej M. DUBROVSKIJ Manfred HILDEMEIER e Dietrich GEYER.”,”RUSx-075″
“GEYER Dietrich”,”The Russian Revolution. Historical Problems and Perspectives.”,”GEYER è professore di storia all’ Università di Tübingen, Germania ovest. “”Diversamente dai suoi compagni in Russia e in Occidente, Lenin apertamente appoggiò una vittoria giapponese. Dichiarò perfino che ‘la lotta del proletariato russo e internazionale per il socialismo’ dipendeva in larga misura da una disfatta dell’ assolutismo russo in questa guerra. Secondo Lenin, la borghesia giapponese era impegnata in una lotta progressiva contro lo zarismo russo””. (pag 46)”,”RIRO-257″
“GEYER Dietrich”,”Lenin in der russischen Sozialdemokratie. Die Arbeiterbewegung im Zarenreich als Organisationsproblem der revolutionären Intelligenz, 1890-1903.”,”‘Lenin nella socialdemocrazia russa. Il movimento operaio nell’impero zarista come un problema organizzativo dell’intellighenzia rivoluzionaria’ ‘Risonanza degli scritti di Bernstein e del dibattito nel partito socialdemocratico tedesco tra i marxisti di Pietrogrado e Mosca nell’inverno 1898-1899.’ (pag 162)”,”LENS-238″
“GEYER Dietrich”,”Russian Imperialism. The Interaction of Domestic and Foreign Policy 1860-1914.”,”Dietrich Geyer is professor of history at the University of Tübingen. This book offers a fresh and stimulating analysis of the often elusive relationship between domestic and foreign policy in Russia before the First World War. Preface, Introduction, Conclusions, Abbreviations, Bibliography, Translated from the German by Bruce LITTLE, Index,”,”RUSx-020-FL”
“GEYER Dietrich”,”Der russische Imperialismus. Studien über den Zusammenhang von innerer und auswärtiger Politik 1860-1914.”,”Dietrich Geyer is professor of history at the University of Tübingen. This book offers a fresh and stimulating analysis of the often elusive relationship between domestic and foreign policy in Russia before the First World War. Vorwort, Einleitung, Anmerkungen, Bibliographie, Register, Abkürzungen, Verzeichnis der Tabellen, Kritische Studien zur Geschichtswissenschaft n.27,”,”RUSx-021-FL”
“GEYER Dietrich”,”The Russian Revolution.”,”Dietrich Geyer is professor of history at the University of Tübingen. This book offers a fresh and stimulating analysis of the often elusive relationship between domestic and foreign policy in Russia before the First World War. Preface, Select Bibliography, note, Translated from the German by Bruce LITTLE, Index”,”RIRO-092-FL”
“GEYER Dietrich”,”Kautskys Russisches Dossier. Deutsche Sozialdemokraten als Treuhänder des russischen Parteivermögens 1910-1915.”,”Dietrich Geyer is professor of history at the University of Tübingen. This book offers a fresh and stimulating analysis of the often elusive relationship between domestic and foreign policy in Russia before the First World War. Vorwort, Zeittafel, Abkürzungsverzeichnis, Dokumente, Verzeichnis der Dokumente, Bibliographie, Personenregister, Note,”,”KAUS-002-FL”
“GEYMONAT Ludovico; contributi di Bernardini FANTINI Ugo GIACOMINI Giulio GIORELLO Pina MADAMI Corrado MANGIONE, Alberto MEOTTI, Franca MEOTTI Gianni MICHELI Felice MONDELLA Mario QUARANTA Enrico RAMBALDI Silvano TAGLIAGAMBE Renato TISATO Mario VEGETTI Elena ZAMORANI”,”Storia del pensiero filosofico e scientifico.”,”Contributi di: Bernardini FANTINI, Ugo GIACOMINI, Giulio GIORELLO, Pina MADAMI, Corrado MANGIONE, Alberto MEOTTI, Franca MEOTTI, Gianni MICHELI, Felice MONDELLA, Mario QUARANTA, Enrico RAMBALDI, Silvano TAGLIAGAMBE, Renato TISATO, Mario VEGETTI, Elena ZAMORANI.”,”FILx-086″
“GEYMONAT Ludovico; con contributi di Corrado MANGIONE, Gianni MICHELI, Felice MONDELLA, Renato TISATO, Enrico RAMBALDI”,”Storia del pensiero filosofico e scientifico. Vol IV. Tomo 1 e 2. L’Ottocento”,”Vol 1: Pensiero tedesco, romanticismo, filosofia scuola Francia post Riv Franc, pensiero matematico-fisico in FR: LAPLACE, nuovi temi della biologia francese, logica e fondamenti della matematica nella prima metà dell’800, la fondazione della economia politica classica e l’ utilitarismo morale, il pensiero filosofico di FICHTE e SCHELLING, la scienza tedesca nel periodo romantico e la Naturphilosophie, i pedagogisti dell’età romantica, HEGEL, HERBART, pensiero pol e filos in FR post-Napoleone, positivismo in FR: Auguste COMTE, scienze matematiche e fisiche prima metà ‘800, nuova fisiologia, pensiero IT”,”FILx-086-B”
“GEYMONAT Ludovico a cura di Mario QUARANTA”,”Contro il moderatismo. Interventi dal ’45 al ’78.”,”GEYMONAT è nato a Torino nel 1908, e qui si è laureato in filosofia (1930) e in matematica (1932). Durante la Resistenza è stato commissario politico della 105° Brigata Garibaldi ‘Carlo Pisacane’. Professore di filosofia all’Univ di Cagliari nel 1949-52, di storia della filosofia a Pavia nel 1952-56, e di filosofia della scienza a Milano dal 1957 al 1978, ha ricevuto la Medaille Koyré per la storia della scienza nel 1974. Fra le sue moltissime pubblicazioni citiamo: ‘Galileo Galilei’ (EINAUDI, 1957), ‘Filosofia e filosofia della scienza’ (1960), ‘Scienza e realismo’ (1977) (entrambe FELTRINELLI) oltre alla grande ‘Storia del pensiero filosofico e scientifico’ (GARZANTI, 1970). GEYMONAT ha scritto articoli sull’ ‘Unità’ (1945) e sul ‘Fronte popolare’ (1977-78). QUARANTA è nato a Ferrara nel 1936 e insegna storia e filosofia in liceo classico a Padova.”,”ITAC-013″
“GEYMONAT Ludovico”,”Galileo Galilei.”,”L. GEYMONAT è nato a Torino nel 1908. Si è laureato in filosofia (1930) e in Matematica (1932). Insegnò filosofia all’ Università di Cagliari nel 1949-1952, storia della filosofia a Pavia (1952-1956) e filosofia della scienza dal 1974. Ha scritto numerose opere di storia del pensiero filosofico e scientifico.”,”BIOx-035″
“GEYMONAT Ludovico”,”Storia del pensiero filosofico. Con particolare riferimento allo sviluppo delle scienze esatte. Volume Primo. Filosofia antica e medievale.”,”GEYMONAT è ordinario di storia della filosofia nell’ Università di Pavia. “”L’ atomismo di Democrito, ripreso poi – se pure parzialmente alterato – da Epicuro, costituisce il patrimonio più prezioso che i greci trasmisero, nel campo delle interpretazioni generali della natura, alle epoche successive, ed ebbe una funzione determinante, ni secoli XVI e XVII, per la formazione della scienza moderna”” (pag 43) “”Tutto ciò premesso, può apparire strano che Dante abbia accusato il nostro autore di porre il mondo “”a caso””. L’ affermazione dantesca può tuttavia trovare facile spiegazione. In effetti, a Dante erano noto che l’ atomista di Abdera aveva escluso dalla spiegazione dei fenomeni ogni ricorso a cause finali; proprio questo gli bastò (e dal suo punto di vista, di aristotelico medioevale, aveva certo ragione) per concludere che Democrito poneva il mondo a caso, cioè abbandonava l’ origine e lo sviluppo del cosmo alla cieca casualità””. (pag 47) “”Ma in Archimede abbiamo qualcosa di più; abbiamo per la prima volta una fusione della scienza con la tecnica; fusione, che rivela sorprendenti vantaggi sia per l’una che per l’altra. L’uso di qualche ingegnosa macchina nella scienza matematica per la soluzione approssimata di problemi troppo elevati era già stato introdotto — secondo attendibili testimonianze – da Archita e da Eudosso. La novità di Archimede consiste nella sua abilità di intrecciare considerazioni teoriche e invenzioni pratiche, attingendo dall’esperienza il suggerimento di nozioni (come la leva, il momento statico, il peso specifico, ecc.) che vengono poi precisati e sistematicamente elaborati dalla scienza, e attingendo dalle considerazioni teoriche il suggerimento di sempre nuovi modelli di efficientissime macchine per la risoluzione dei problemi pratici. Di fronte alle prime vittoriose affermazioni di tale metodo, diventato oggi la base principale della civiltà tecnica moderna, c’è da chiedersi per quale motivo esso non abbia avuto nell’antichità (…)””. (pag 115)”,”FILx-235″
“GEYMONAT Ludovico”,”Storia del pensiero filosofico. Con particolare riferimento allo sviluppo delle scienze esatte. Volume Secondo. Dal Rinascimento a Kant.”,”GEYMONAT è ordinario di storia della filosofia nell’ Università di Pavia. “”Se è vero come abbiano detto, che Locke è indubbiamente collegato sia a Bacone che a Cartesio, non è meno vero, però, che esiste in lui un carattere nuovo, il quale lo separa nettamente da entrambi; questo carattere riguarda l’ impostazione stessa della filosofia. Mentre per Bacone e Cartesio il problema centrale è quello della scienza, ossia è il problema di determinare un criterio assoluto della verità scientifica – che Bacone cerca nell’ esperienza e Cartesio nell’ evidenza razionale -, per Locke invece il vero problema è quello di indagare i molteplici processi della nostra psiche, qualunque sia la loro natura”” (pag139)”,”FILx-236″
“GEYMONAT Ludovico”,”Storia del pensiero filosofico. Con particolare riferimento allo sviluppo delle scienze esatte. Volume Terzo. La filosofia nei secoli XIX e XX.”,”GEYMONAT è ordinario di storia della filosofia nell’ Università di Pavia. “”Il carattere superficiale, non scientifico, del socialismo utopistico si rivela anche- secondo i Nostri, nell’ incapacità dei socialisti utopisti di comprendere l’ aggancio dialettico tra economia e politica”” (pag190)”,”FILx-237″
“GEYMONAT Ludovico, a cura di Fabio MINAZZI”,”La società come milizia.”,”Sconfitta resistenza per: – Mancata epurazione – Restituzione armi – Trappola Costituente e conservazione legislazione fascista – padroni della nazione non cambiano – rappresentanti politici della Liberazione non contano nulla – sostanziale continuità della cultura tradizionale – mancata applicazione della Costituzione – contrasto Nord Sud “”Malgrado questa cocente sconfitta, estremamente amara e difficile da accettare pienamente, noi partigiani pensavamo ancora di non essere del tutto vinti. In fondo eravamo ancora armati e ben organizzati. Ma anche su questo terreno ben presto dovemmo arrenderci. Giustamente Nenni e Togliatti invitarono gli operai e i partigiani a consegnare le armi: se non lo avessimo fatto è molto probabile che l’ Italia sarebbe finita come la Grecia dove l’ esercito, appoggiato direttamente dagli inglesi e dagli americani, si imporrà con il fuoco rivolto contro le stesse forze della liberazione””. (pag 57)”,”ITAR-050″
“GEYMONAT Ludovico”,”La nuova filosofia della natura in Germania.”,”Dello stesso autore: – GEYMONAT L., Il problema della conoscenza nel positivismo. BOCCA, 1931 Lire 16 “”Analogo rivolgimento filosofico sta compiendosi in questi anni nella medesima Germania, sotto la pressione di nuovi problemi che la scienza moderna ha presentato alla critica gnoseologica, problemi provenienti in massima parte da ricerche di analisi e di fisica-matematica. I due nomi, sui quali si impernia il rinnovato movimento della scienza verso la filosofia, sono quelli di Alberto Einstein e di Davide Hilbert.”” (pag 3) “”L’ iniziatore di questa rinascita del positivismo (chè la nuova filosofia, come vedremo meglio nel seguito, può dirsi ben a ragione positivistica) è il Prof. Moritz Schlick dell’ Università di Vienna. Egli non solo è il capo della scuola viennese ma è forse il più sistematico fra i rappresentanti della nuova filosofia, e su di essi tutti, compresi quelli della scuola di Berlino, ha sempre esercitato una larga influenza””. (pag 21)”,”FILx-324″
“GEYMONAT Ludovico”,”Riflessioni critiche su Kuhn e Popper.”,”GEYMONAT L. filosofo della scienza, Università di Milano.”,”SCIx-305″
“GEYMONAT Ludovico”,”Metodologia scientifica. VI Lezione. La metodologia delle scienze esatte.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-J-2″
“GEYMONAT Ludovico”,”Metodologia scientifica. VII Lezione. La metodologia delle scienze esatte.”,”Saggio in ECOT-237 “”Che la matematica non esprima tutta la razionalità è evidentemente chiaro per il marxista: e tanto più lo diventa, se egli riflette che la matematica non è un sistema unico, ma (…) un complesso di sistemi profondamente distinti gli uni dagli altri, vuoi negli assiomi di partenza, vuoi negli schemi deduttivi. Affermare che uno di questi sistemi è razionale e l’altro no (per es. che è razionale la sola geometria euclidea, o la sola analisi neo-zermeliana, o la sola meccanica classica, ecc.) risulterebbe senza dubbio ingenuo. Sarebbe quindi infantile preterendere a priori che le leggi naturali siano tutte iscritte in una sola delle molte teorie matematiche (per es. che le leggi del moto siano tutte scritte in termini della meccanica classica, ecc.). E’ indubbio, comunque, che allorchè una teoria fisica riesce a venire espressa in termini matematici (poco importa se di questa o quella geometria, di questa o quella meccanica) essa acquista una chiarezza particolare; la formulazione matematica riversa infatti sulla teoria fisica tutto il lungo e rigoroso lavoro concettuale delle formule, e quindi determina i nessi tra un fenomeno e l’altro con una precisione incomparabilmente superiore a quella del linguaggio comune. Le stesse scienze dei fenomeni biologici, economici, ecc., fanno molto bene a ricorrere, quando possono, a formulazioni di tipo siffatto, purchè sia ben chiaro: 1) che una legge può essere razionale anche se non risulta esprimibile in termini matematici; 2) che se non è esprimibile in termini di una teoria matematica, può invece essere esprimibile in termini di un’altra teoria matematica. (…)”” (pag 3-4)”,”ECOT-237-K-2″
“GEYMONAT Ludovico”,”Il pensiero scientifico.”,”Perchè i greci non ebbero una scienza fisica (p. 37) Il pericolo di trasformare la scienza in metafisica (il positivismo) (p. 90)”,”SCIx-130-FF”
“GEYMONAT Ludovico”,”Scienza e realismo.”,”Capitolo VI: I compiti della dialettica nella comprensione e trasformazione delle società. 1. Limiti della presente indagine. 2. Sistemi giuridici e patrimonio delle istituzioni civili. 3. Sulle contraddizioni, interpretate come motore della storia. 4. Individuo e rivoluzione. 5. Sull’intepretazione del concetto di classe. 6. Sui rapporti fra individui e classi. 7. Sui rapporti fra masse e cultura.”,”FILx-355-FF”
“GEYMONAT Ludovico; a cura di Giulio GIORELLO e Marco MONDADORI”,”Paradossi e rivoluzioni. Intervista su scienza e politica.”,”L. Geymonat è nato a Torino nel 1908, e si è laureato all’Università di questa città prima in filosofie e poi matematica. Dopo il rifiuto a giurare fedeltà al fascismo è stato costretto ad abbandonare l’insegnamento alla Facoltà di Scienze di Torino. Coerentemente con il proprio impegno antifascista, da 1943 al 1945, svolge un ruolo di primo piano nella guerra di liberazione in Piemonte come combattente e commissario politico delle formazioni partigiane. Dopo la liberazione riprende l’insegnamento e svolge attività anche presso il CNER e la Domus Galileiana.”,”TEOC-192-FF”
“GEZE François LACOSTE Yves VALLADAO a cura”,”L’état du monde. Edition 1983. Annuaire économique et géopolitique mondial.”,”Direzione di GEZE François LACOSTE Yves VALLADAO e Yves LACOSTE”,”STAT-358″
“GEZE François LACOSTE Yves LENNKH Annie PAQUOT Thierry VALLADAO Alfredo G.A. a cura”,”L’état du monde. Edition 1987-1988. Annuaire économique et géopolitique mondial.”,”GEZE François LACOSTE Yves LENNKH Annie . PAQUOT Thierry VALLADAO Alfredo G.A. a cura”,”STAT-361″
“GEZE François LACOSTE Yves PAQUOT Thierry VALLADAO Alfredo G.A. PAQUOT Thierry a cura”,”L’état du monde. Edition 1985. Annuaire économique et géopolitique mondial.”,”GEZE François LACOSTE Yves PAQUOT Thierry VALLADAO Alfredo G.A. PAQUOT Thierry a cura”,”STAT-362″
“GEZE François LACOSTE Yves LENNKH Annie PAQUOT Thierry VALLADAO Alfredo G.A. a cura”,”L’état du monde. Edition 1986. Annuaire économique et géopolitique mondial.”,”GEZE François LACOSTE Yves LENNKH Annie PAQUOT Thierry VALLADAO Alfredo G.A. a cura”,”STAT-460″
“GHENT William J.; a cura di Cristiano CAMPORESI”,”Il nostro benevolo feudalesimo.”,”GHENT, militante del movimento operaio e socialista USA tra la fine del secolo XIX e la 1° GM, anticipa in quest’opera del 1902- che ispirò a Jack LONDON ‘Il tallone di ferro’, alcune delle posizioni odierne. Secondo il rec mostra la capacità di prevedere l’evoluzione del grande capitale negli USA e le conseguenze di questa evoluzione sui rapporti politici e civili. GHENT analizza i nuovi ‘magnati’ e la concentrazione in poche mani del potere economico.”,”MUSx-029″
“GHEORGHIU Mihai D.”,”Die Schulen der Kommunistischen Parteien und ihr Erbe. Studie über die Ausbildung ehemaliger Eliten. [Le scuole dei partiti comunisti e la loro eredità]”,”Cita il saggio di Jutta Scherrer ‘Les écoles du parti de Capri et de Bologne: la formation de l’intelligentsia du parti’ in ‘Cahiers du monde russe et soviétique’, XIX (3), juil.-sept. 1978, p. 259-284; e l’articolo di Dietmar Waterkamp ‘Handbuch zum Bildungswesen der DDR’, Opladen, 1987, p. 247-251″,”EURC-117″
“GHERARDI Raffaella TESTONI BINETTI Saffo a cura; saggi di Arturo COLOMBO Vittor Ivo COMPARATO Carlo CARINI Luciano RUSSI Luigi BONANATE Carlo GALLI Pierangelo SCHIERA e Maurizio RICCIARDI Maura BRIGHENTI Nicoletta STRADAIOLI Sara LAGI Giulio DE-LIGIO”,”La storia delle Dottrine Politiche e le Riviste (1950-2008).”,”GHERARDI Raffaella insegna storia delle dottrine politiche a Bologna, facoltà di scienze politiche, ha scritto ‘Il futuro, la pace, la guerra. Problemi della politica moderna’ (2007). TESTONI BINETTI Saffo è docento di storia delle dottrine politiche a Bologna. Ha pubblicato ‘La stagione dei maestri. Questione di metodo nella storia delle dottrine politiche’ (2006). Libro dedicato alla memoria di Nicola Matteucci. “”In altri termini costituzione e costituzionalismo risultano essere significativamente eccentrici rispetto ai modi in cui vengono normalmente intesi anche all’interno della storia delle dottrine politiche. Si deve ricordare che, per molti di coloro che contribuivano alle ricerche che abbiamo menzionato, la Germania era un oggetto storico di primario interesse. Questo interesse era mediato da una tradizione storiografica, i cui nomi più rilevanti sono quelli di Otto Hinze, Otto Brunner e Gerhard Oestreich, che proprio attorno al concetto di costituzione (‘Verfassung’) aveva costruito la propria specificità. La piccola storia di “”Scienza & Politica”” non sarebbe perciò comprensibile senza la centralità che hanno avuto la “”storia costituzionale”” per molti di coloro che vi hanno contribuito. In questo contesto per costituzione non si deve intendere solo la vicenda delle carte costituzionali, ma piuttosto l’insieme di condizioni materiali, soggettive e normative che consentono la continuità istituzionale e politica dello Stato e della società. Di conseguenza il “”costituzionalismo”” non deve essere inteso solamente come una modalità di limitare il potere politico attraverso altri poteri, siano essi quello della legge, o quello di altri “”organi”” dello Stato. Le vicende del costituzionalismo europeo e statunitense classicamente ricostruite da Nicola Matteucci, rientrano senza dubbio in questo discorso; oltre ad esse, tuttavia, vi è un momento di costruzione complessiva e, verrebbe da dire, globale dello Stato e della società nell’età moderna””. (pag 96) (Pierangelo Schiera e Maurizio Ricciardi, Pe runa storia delle dottrine: “”Scienza & Politica””)”,”EMEx-088″
“GHERARDI Raffaella MARTELLI Fabio”,”La pace degli eserciti e dell’economia. Montecuccoli e Marsili alla Corte di Vienna.”,”Raffaella Gherardi è professore ordinario di Storia delle dottrine politiche nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Ha pubblicato: ‘L’arte del compromesso’. Fabio Martelli è professore associato di Storia moderna nella Facoltà di Conservazione dei Beni culturali dell’Università di Bologna e Ravenna. Ha pubblicato ‘Le leggi, le armi e il Principe’ (1990).”,”AUTx-001-FMB”
“GHERARDI Raffaella, a cura; saggi di Pierangelo SCHIERA Carlo GALLI Danilo ZOLO Maurizio RICCIARDI Sandro MEZZADRA Pietro COSTA Maria Laura LANZILLO Tiziano BONAZZI Guido ABBATTISTA Raffaella BARITONO Alessandra LORINI Saffo TESTONI-BINETTI Fernanda MAZZANTI-PEPE Furio FERRARESI Federico DALPANE Raffaella GHERARDI”,”Politica, consenso, legittimazione. Trasformazioni e prospettive.”,”Raffaella Gherardi insegna Storia delle dottrine politiche nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Ha pubblicato: ‘L’arte del compromesso. La politica della mediazione nell’Italia liberale’, Il Mulino, Bologna, 1993 e ha curato il volume di F. Carnelutti, ‘La guerre et la paix. La forza del diritto e il dramma della politica’, Editoriale Toscano, Firenze, 2001.”,”TEOS-033-FMB”
“GHERARDI Raffaella”,”L’arte del compromesso. La politica della mediazione nell’Italia liberale.”,”Raffaella Gherardi ha insegnato Storia delle dottrine politiche nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Contiene dedica manoscritta dell’autrice a GM. Bravo.”,”ITAA-005-FMB”
“GHEZA FABBRI Lia”,”Solidarismo in Italia fra XIX e XX secolo. Le società di mutuo soccorso e le casse rurali.”,”GHEZA FABBRI Lia è docente di storia economica alla Facoltà di Economia dell’ Università di Bologna. Ha svolto ricerche per l’ età moderna e per quella contemporanea pubblicate in articoli, saggi e monografie.”,”MITT-098″
“GHEZA-FABBRI Lia GRANGE Daniel J. GUDERZO Giulio GUICHONNET Paul GUILLEN Pierre IVONE Diomede IZZO Luigi LEVI Mario Attilio LUNGONELLI Michele MASSA Paola MIRA Giuseppe MORI Giorgio NADA-PATRONE Anna Maria PENE-VIDARI Gian Savino PETINO Antonio PISCHEDDA Carlo PISTARINO Geo SOFFIETTI Isidoro Marco SPALLANZANI VIGO Giovanni ZALIN Giovanni ZANETTI Dante ZANINELLI Sergio BERMOND Claudio BRACCO Giuseppe CALIGARIS Giacomina PICCO Leila”,”Studi in memoria di Mario Abrate. Volume II.”,”Contiene tra gli altri il saggio di Gian Mario Bravo: – ‘Weitling e le polemiche con Marx in America (1850-1855)’, (pag 157-216) “”La polemica weitlinghiana si acuì dopo l’arrivo negli Stati Uniti di Weydemeyer, allorché fu chiaro che i ‘Marxianer’ avevano nel Nuovo Continente un rappresentante capace e convinto, in grado di svolgere un’attività intensa. Weydemeyer sbarcò a New York colla sua famiglia il 7 novembre 1851 e si fece subito un’idea chiara della situazione locale dei lavoratori tedeschi, rapportandola ai problemi generali del movimento operaio (107), utilizzando all’uopo i consigli di e le notizie inviategli dall’Inghilterra da Marx e da Engels, con i quali intrattenne un fitto carteggio. I risultati non si fecero attendere. Egli inoltre fu subito messo in guardia da Marx nei rispetti di Weitling, col rilievo che sarebbe stato utile presentari a viso scoperto allo scontro, e non occultamente: «Se non sei già legato da un abbonamento», gli scriveva Marx il 19 dicembre, «non comprare la “”Repubblica dei lavoratori”” del miserabile Weitling. Per 200 vagabondi che forse conquisteresti, perdi il grosso pubblico di lettori. Farsi avanti solo sotto il vecchio nome. ‘Règle générale’» (108). … finire (pag 189-190)”,”STOx-055-FMB”
“GHEZZI Giorgio”,”Processo al sindacato. Una svolta nelle relazioni industriali: i 61 licenziamenti Fiat.”,”Giorgio GHEZZI ordinario di Diritto del lavoro all’ Università di Bologna ha fatto parte del collegio di difesa dei licenziati Fiat promosso dalla FLM. Ha pubblicato assieme a Antonio LETTIERI e Federico CAFFE’ ‘Libertà di sciopero o libertà di impresa?’ (1979).”,”MITT-095″
“GHEZZI Carlo a cura; relazione di Adolfo PEPE, interventi di Adriano GUERRA Bruno TRENTIN Piero FASSINO Piero BONI Antonio CARIOTI Luciana CASTELLINA Guglielmo EPIFANI”,”Giuseppe Di Vittorio e i fatti d’Ungheria del 1956.”,”Il presente volume raccoglie le relazioni e i contributi al Convegno “”Giuseppe Di Vittorio e i fatti d’Ungheria del 1956″” svoltosi a Roma il 12 ottobre 2006. Scontro Di-Vittorio Togliatti su fatti di Poznan e Ungheria “”Per quel che riguarda invece la Polonia va ricordato che le posizioni di Di Vittorio (e della Cgil) e quella di Togliattti si erano venute differenziando già a giugno nei giorni degli scioperi di Poznan che diedero il via alla crisi che doveva poi concludersi il successivo ottobre col ritorno al potere di Gomulka. Di Vittorio, pur riconoscendo che fra i manifestanti avrebbero potuto esserci dei provocatori, si schierò decisamente dalla parte dei lavoratori in sciopero. Togliatti rispose con un articolo nel quale metteva al centro per contro la “”presenza del nemico”” e la sua polemica su questa questione col segretario della Cgil non si spense (…). E’ stato dettato , il “”no”” del segretario della Cgil, da una lucida visione della realtà dell’Urss. Visione che veniva da lontano e che Di Vittorio non ha mai abbandonato. Non è vero infatti – come si continua a dire da più parti – che Di Vittorio abbia rinnegato l’assenso dato al comunicato della Segreteria della Cgil del 27 ottobre, assenso confermato del resto con una dichiarazione personale del giorno successivo (6). C’è chi ha parlato di “”penosa autocritica”” di Di Vittorio. Chi, come Amendola, di Di Vittorio “”solidale con Togliatti””: “”Anche Di Vittorio, che aveva approvato un primo documento della Cgil di deplorazione dei fatti di Ungheria – ha detto infatti Amendola – in sede di partito fu solidale con Togliatti e precisò questa sua posizione con una dichiarazione”” (7). Ma l’assenso al documento di Brodolini è stato, come si è detto, pieno sin dal primo momento. Se poi si leggono i verbali della riunione della Direzione del Pci del 30 ottobre, quella trasformatasi subito, come si sa, in un processo a Di Vittorio, risulta chiaro che quest’ultimo, sia pure senza inasprire i toni, sforzandosi anzi di non rendere ancora più grave la lacerazione che si era prodotta (“”lavorerò con gli altri compagni contro tutti i tentativi di disgregazione””, disse (8), e si vedranno più avanti le ragioni di quella sua scelta) rivendicò molto nettamente la posizione assunta dalla Cgil schierandosi al fianco dei lavoratori ungheresi divenuti protagonisti di un’insurrezione che – precisò – doveva essere vista come “”un fatto storico”” dal quale “”trarre le lezioni”” (9). E’ stato del resto lo stesso Togliatti ad affermare, a conclusione della riunione della Direzione comunista, che “”la risposta di Di Vittorio non è stata quella necessaria”” (10)”” (pag 42-43) (6) “”Avanti!””, 28 ottobre 1956; (7) Giorgio Amendola, Il rinnovamento del Pci, Intervista di Renato Nicolai, Editori Riuniti, 1978, p. 135; (8) Maria Luisa Righi (a cura di), op. cit., p. 224; M.L. Righi (a cura di), op. cit., p. 223; (10) Ivi, p. 239 PCF francese e Thorez tentanto un’operazione contro Krusciov ma Togliatti non ci sta (pag 50)”,”PCIx-392″
“GHIA Luigi”,”Famiglia o lavoro? Famiglia e lavoro: un matrimonio possibile.”,”Luigi Ghia sposato e padre di due figli è sociologo e vive ad Asti. Dirige con la moglie la rivista “”Famiglia domani”” Contiene il paragrafo: ‘Lavoro minorile in Italia’ (pag 93-99) (con alcuni dati sul fenomeno) e il paragrafo ‘Lavoro nero e marginalità familiare’ (pag 115-118)”,”DONx-068″
“GHIA W. MARSONET M. COFRANCESCO D. RELLA-CORNACCHIA Anna T. CAMPODONICO A. PALLADINO D. ROLANDO D.”,”Miscellanea filosofica 1979.”,”Contributi di studiosi afferenti all’IIstituto di Filosofia della Facoltà di Lettere e Filosofia di Genova anno accademico 1978-97 Dono di Mario Caprini”,”FILx-587″
“GHIA Walter”,”Nazioni ed Europa nell’età delle masse. Sul pensiero politico di Ortega y Gasset.”,”Professore di filosofia e storia, e poi preside nei Licei, Walter Ghia ha pubblicato fra l’altro, ‘Il pensiero di Pietro Piovani’, Genova, 1983 e ‘Il pensiero politico di Francisco de Quevedo’, Pisa, 1994. Dedica spiritosa dell’autore a Vittorio Scotti Douglas ‘… mai si era visto un orso tanto colto e simpatico…’ (2007)”,”TEOP-012-FSD”
“GHIA Walter”,”España y Maquiavelo. El Príncipe ante el V Centenario.”,”Walter Ghia è professore di Storia del pensiero politico del Dipartimento giuridico dell’Università del Molise.”,”TEOP-017-FSD”
“GHIA Walter”,”Il pensiero politico di Francisco de Quevedo.”,”Walte Ghia, professore di Filosofia e Storia nei Licei, è stato Preside nelle scuole medie superiori. Tra i suoi lavori ‘Il pensiero di Pietro Piovani’ (1983). ‘Quevedo indica in Tacito il continuatore di Lucano in fatto di ateismo…’ (pag 41)”,”TEOP-018-FSD”
“GHIBAUDO Walter”,”Sul «fusionismo» di Lelio Basso nel periodo della Resistenza.”,”‘La bozza (di mozione) non poteva dimostrare il “”fusionismo”” di Basso, caso mai avrebbe potuto dimostrare quello di Morandi”” (pag 11) “”Conclusa l’esperienza di “”Bandiera Rossa, per Basso il PCI rappresentava già, diremmo con l’amico Stefano Merli, l’organizzazione privilegiata per “”realizzare il suo programma di ‘unità proletaria’””» (Zucaro) (pag 33)”,”ITAC-155″
“GHIDETTI Enrico a cura; brani antologici di Antonio BELTRAMELLI Angelica BALABANOFF Margherita SARFATTI Pietro NENNI Leda RAFANELLI Torquato NANNI Lugi CAMPOLONGHI Paolo VALERA Arturo ROSSATO Emilio SETTIMELLI Ugo OJETTI Filippo Tommaso MARINETTI Cesare ROSSI Emilio LUSSU Giuseppe DONATI Giuseppe Antonio BORGESE Camillo BERNERI Gaetano SALVEMINI Giuseppe PREZZOLINI Antonio GRAMSCI Piero GOBETTI Mario CARLI Armando BORGHI Ardengo SOFFICI Carlo DELCROIX Paolo ORANO Alceste DE-AMBRIS Giuseppe BOTTAI Massimo ROCCA Benito MUSSOLINI”,”Mussolini, nascita di un dittatore.”,”””Il carcere avvicina, fortifica l’amicizia. Mussoilni ed io passavamo qualche ora al giorno nella stessa cella, giocando alle carte, leggendo e facendo progetti per l’avvenire. Il nostro autore preferito era Sorel. Questo scrittore, col suo disprezzo per i compromessi parlamentari e per il riformismo, ci ammaliava. Il suo tentativo di conciliare Proudhon con Marx ci sembrava aprisse nuovi orizzonti al socialismo. Mussolini non era un feticista del marxismo. Socialista d’istinto e per una sorte di tradizione familiare, era innanzitutto un ribelle.”” (pag 41, Pietro Nenni) Brani antologici di Antonio BELTRAMELLI Angelica BALABANOFF Margherita SARFATTI Pietro NENNI Leda RAFANELLI Torquato NANNI Lugi CAMPOLONGHI Paolo VALERA Arturo ROSSATO Emilio SETTIMELLI Ugo OJETTI Filippo Tommaso MARINETTI Cesare ROSSI Emilio LUSSU Giuseppe DONATI Giuseppe Antonio BORGESE Camillo BERNERI Gaetano SALVEMINI Giuseppe PREZZOLINI Antonio GRAMSCI Piero GOBETTI Mario CARLI Armando BORGHI Ardengo SOFFICI Carlo DELCROIX Paolo ORANO Alceste DE-AMBRIS Giuseppe BOTTAI Massimo ROCCA Benito MUSSOLINI”,”ITAF-363″
“GHIGI Bruno, a cura”,”La guerra a Rimini e sulla linea Gotica dal Foglia al Marecchia. Documenti e testimonianze raccolti da Bruno Ghigi. La battaglia di Rimini di Luigi Lotti.”,”””La battaglia di Rimini è importante non solo per i suoi riflessi internazionali, o per essere stata una delle più aspre e dure battaglie di tutta la guerra in Italia. Lo è anche perché precipitò Rimini e il suo entroterra nella più tragica prova della sua vita due volte millenaria. Punto inevitabile di transito fra l’Italia settentrionale e l’Europa e l’Italia centro meridionale, era stata ripetutamente coinvolta in conflitti. Ma mai con le dimensioni di quell’estate terribile, che arrecò danni spaventosi ovunque, nelle città, nei paesi, nelle campagne fra il Foglia e il Marecchia e costrinse la popolazione a un’esodo in massa per sottrarsi all’uragano bellico e a rifugiarsi con masserizie e bestiame nel territorio ospitale della Repubblica di San Marino, e anche lì, a cercare scampo, al passaggio del fronte, nelle gallerire della ferrovia Rimini-San Marino”” (pag XIV)”,”QMIS-043-FSD”
“GHILARDI Fabrizio”,”Il sistema internazionale postwestfaliano. Crisi, trasformazioni e prospettive rivoluzionarie.”,”Fabrizio Ghilardi dal 1976 insegna Storia delle relazioni internazionali all’Università di Pisa. Ha pubblicato, tra l’altro, Politica estera e trasformismo, le relazioni anglo-italiane dal 1878 al 1888, L’Europa degli equilibri, 1815-1890, Le relazioni italo-canadesi 1944-1947, Italia e Canada 1947-1951, Il Canada nel sistema postwestfaliano.”,”RAIx-020-FL”
“GHILARDI Fabrizio”,”L’Argentina e la tutela degli interessi italiani in Canada durante la Seconda guerra mondiale. Estratto da volume: ‘Diplomazia e storia delle relazioni internazionali, Studi in onore di Enrico Serra’, a cura di Alessandro Migliazza e Enrico Decleva.”,”La difficile ‘neutralità’ dell’Argentina. “”Già in passato Buenos Aires si era trovata isolata nel quadro delle relazioni interamericane organizzato ed egemonizzato da Washington; in contrasto – quindi – con una politica statunitense che gli stessi Canadesi, negli anni precedenti la guerra, avevano considerato spesso con riserve; estranei come essi si sentivano, del resto, rispetto agli interessi “”americani”” e più vicini, invece, a quelli del Commonwealth. Ora, però, nella luce nuova in cui lo poneva il conflitto mondiale, l’atteggiamento dell’Argentina pareva favorisse il nemico contro il quale il Canada aveva cominciato a combattere prima ancora che gli Stati Uniti stessi scendessero in guerra; e appariva pericoloso, dunque, (quell’atteggiamento) nel contesto generale del conflitto in corso, e non in quello particolare (e per i Canadesi in qualche misura ancora poco interessante) degli affari “”americani””. In definitiva, la posizione che l’Argentina assumeva non appariva ai Canadesi come una vera e propria neutralità; il suo era un atteggiamento molto diverso rispetto a quello dei paesi che, in Europa, si erano pure mantenuti estranei al conflitto. Questi, infatti, data la posizione geografica, restavano esposti al rischio di una invasione militare di parte delle forze dell’Asse, se avessero scelto di schierarsi nel campo degli Alleati. Un rischio – si pensava ad Ottawa – che il paese sud americano non correva. La “”neutralità”” dell’Argentina, che i Canadesi combattevano (aderivano, ad esempio, alle misure prese contro di essa dagli Stati Uniti; in pratica un vero e proprio boicottaggio economico, ma non soltanto economico), inoltre poneva problemi collegati alla posizione particolare che essi avevano tra Stati Uniti e Gran Bretagna. Soprattutto, i problemi nascevano di fronte all’atteggiamento che Londra assumeva nella questione. Tra gli Alleati, doveva essere essa, che con l’Argentina aveva legami di gran lunga più stretti di quanti non ne avesse con altri paesi dell’America Latina, ad assumersi il compito di premere perché questa abbandonasse la sua “”neutralità”” e si schierasse invece con il fronte favorevole agli Alleati formato dai paesi dell'””emisfero””. Ma Londra sembrava, e in qualche modo era, restia a svolgere tale compito, mentre da Buenos Aires si affermava che, in fondo, la neutralità che si perseguiva non dispiaceva poi tanto ai Britannici. Nel gioco dei legami economici esistenti, e rispetto agli interessi di certi ambienti della finanza e del commercio britannico, l’affermazione degli Argentini era in qualche modo vera. Da principio, il Governo di Londra soltanto in via confidenziale aveva obbiettato contro la “”neutralità””. Condizionata da esigenze economiche, bisognosa di mercati che le si proponessero favorevoli (il mercato della carne, ad esempio, al quale si approvvigionava), la Gran Bretagna non prendeva atteggiamenti di dura condanna, né contestava apertamente quanto da Buenos Aires si affermava, anche quando la “”neutralità”” significava un vantaggio notevole e indubbio per le potenze dell’Asse; e in non pochi casi resisteva alle pressioni che Washington le faceva perché adottasse invece un atteggiamento più fermo”” (pag 450-452) [Fabrizio Ghilardi, ‘L’Argentina e la tutela degli interessi italiani in Canada durante la Seconda guerra mondiale. Estratto da volume: ‘Diplomazia e storia delle relazioni internazionali, Studi in onore di Enrico Serra’, a cura di Alessandro Migliazza e Enrico Decleva’, Giuffré editore, Milano, 1991]”,”QMIS-002-FFS”
“GHILARDI Fabrizio”,”Italia e Canada, 1947-1951. Due esperienze a confronto.”,”Fabrizio Ghilardi dal 1976 insegna Storia dei trattati e delle relazioni internazionali alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa e dal 1984 anche alla Facoltà di Scienze politiche della stessa Università. E’ pure titolare dell’insegnamento di Storia del Canada.”,”CANx-001-FMDP”
“GHINI Celso”,”L’Italia che cambia. Il voto degli italiani 1946-1976.”,”Il libro di Celso Ghini è – in un certo senso – cresciuto insieme con i progressi elettorali del PCI e della sinistra italiana, via via completato e arricchito di dati e analisi.”,”ITAP-011-FL”
“GHINI Celso”,”Il voto degli italiani 1946-1974.”,”Fondo Davoli”,”ITAP-225″
“GHINI Celso”,”Il terremoto del 15 giugno.”,”Fondo Davoli Celso Ghini nato a Bologna nel 1907. nel 1925 aderisce alla gioventù comunista. Dal 1945 al 1955 è stato viceresponsabile della sezione organizzazione del PCI. Dalla fine del 1962 dirige l’ufficio elettorale e di statistica del PCI. Ha pubblicato varie opere sulla questione elettorale e il volume ‘Gli antifascisti al confino’ assieme a Adriano Dal Pont (1971) ‘Esiste un partito degli astensionisti?’ (pag 87-92)”,”PCIx-425″
“GHINI Celso”,”L’Italia che cambia. Il voto degli italiani 1946-1976.”,”Il libro di Celso Ghini è – in un certo senso – cresciuto insieme con i progressi elettorali del PCI e della sinistra italiana, via via completato e arricchito di dati e analisi.”,”PCIx-045-FL”
“GHIRARDI Sergio VARINI Dario a cura”,”Internazionale Situazionista. (Ca n’a été qu’un début)”,”Tra i membri dell’IS (pag 296) Raoul Vaneigem, Guy Debord, Gianfranco Sanguinetti… L’Internazionale Situazionista fu un movimento rivoluzionario in campo politico e artistico della seconda metà del Novecento, con radici nel marxismo, nell’anarchismo, e nelle avanguardie artistiche di inizio Novecento. Formatosi nel 1957, restò attivo in Europa per tutti gli anni sessanta, aspirando ad importanti trasformazioni sociali e politiche. Nel corso degli anni sessanta si scisse in vari gruppi, tra cui la Bauhaus Situazionista e la Seconda Internazionale Situazionista. La Prima Internazionale Situazionista si sciolse nel 1972. L’Internazionale Situazionista nasce il 28 luglio del 1957 a Cosio di Arroscia, in provincia di Imperia, dalla fusione di alcuni componenti dell’Internazionale lettrista, del Movimento Internazionale per una Bauhaus immaginista, o MIBI, del movimento CO.BR.A. e del Comitato psicogeografico di Londra. Programma dell’Internazionale situazionista è il creare situazioni, definite come momenti di vita concretamente e deliberatamente costruiti mediante l’organizzazione collettiva di un ambiente unitario e di un gioco di eventi. Le situazioni vanno create tramite l’Urbanismo Unitario, un nuovo ambiente spaziale di attività dove l’arte integrale ed una nuova architettura possano finalmente realizzarsi. I situazionisti si propongono di inventare giochi di una nuova essenza, ampliando la parte non-mediocre della vita, diminuendone, per quanto possibile, i momenti nulli. Questo il programma d’azione adottato dagli artisti sperimentali del MIBI e dai lettristi al momento di confluire nella neonata Internazionale situazionista. Programma modificato ed ormai abbandonato da tempo al momento della fine del movimento, avvenuta nel 1972 a Parigi per autoscioglimento. Anagraficamente il gruppo dura circa 15 anni, durante i quali si sposterà dal terreno delle avanguardie artistico-letterarie da cui era partito, verso quello più ampio, ma non per nulla alieno, della critica rivoluzionaria. Campo, quest’ultimo, in cui finirono per incontrare e valutare positivamente, le analisi compiute da settori vicini al KAPD (Partito Comunista Operaio), movimento contro il quale Lenin scrisse “”Estremismo, malattia infantile del socialismo””. Figure di spicco del movimento, a cui si dovranno la maggior parte degli sviluppi teorici dell’Internazionale, sono il francese Guy-Ernest Debord (autore del testo chiave “”La società dello spettacolo””), il danese Asger Jorn, il belga Raoul Vaneigem e l’italiano Giuseppe Pinot-Gallizio. Concetti fondamentali del programma dell’Internazionale situazionista al momento della fondazione furono il già citato Urbanismo unitario, la psicogeografia, ovvero l’esplorazione pratica del territorio attraverso le derive, e l’idea del potenziale rivoluzionario del tempo libero. Sulla scorta di queste premesse il movimento cresce e si sviluppa lungo tutto il corso degli anni sessanta, in particolare dopo la pubblicazione dell’opuscolo “”La miseria nell’ambiente studentesco francese”” scritto dal tunisino Mustapha Khayati (1966), e diffuso in tutte le grandi università europee, e trova nel Maggio 1968, a Parigi, il momento più alto di affermazione, laddove si incontreranno il desiderio di cambiamento dei giovani francesi e le teorie carnevalesche (ovviamente in senso rivoluzionario) e scandalose dei situazionisti. Dopo il maggio la popolarità del gruppo raggiunge livelli mai visti. Centinaia di persone si definiscono situazionisti senza avere realmente recepito i principi ispiratori dell’Internazionale. Abituati ai gruppi di massa, essi desiderano semplicemente aderire. La sezione francese viene inondata di richieste. Debord lascia il posto di editore della rivista, disgustato da questa massa di ciechi ammiratori che chiama sprezzatamente pro-situ, ovvero i seguaci che si avvicinavano all’Internazionale aspettandosi di entrare a far parte di un movimento che non esisteva. Nel 1972 a forza di scissioni ed espulsioni varie, Debord e Sanguinetti si ritroveranno praticamente unici rappresentanti dell’Internazionale, disgustati tra l’altro da quanto avvenuto durante l’ottavo congresso tenutosi a Venezia, invaso da pro-situ. Per questo si deciderà per l’autoscioglimento non prima di aver dato alle stampe l’ultimo scritto dell’Internazionale: “”La veritable scission dans l’Internationale””. Una delle più importanti prese di posizione è stata la riflessione sul diritto d’autore: su ogni loro opera (libro, video, volantino ecc.) era specificato che questa poteva essere fotocopiata in pezzi o intera, modificata o distribuita, sempre a patto che ciò non venisse fatto a scopo commerciale. Gli attriti con la sinistra istituzionale L’Internazionale situazionista è stata ed è un termine di paragone scomodo per le sinistre “”istituzionali”” dei vari paesi. I situazionisti hanno sempre attaccato, sin dagli inizi negli anni ’50, i regimi totalitari come quelli sovietico e maoista. Gli attacchi ai regimi a capitalismo di stato dell’est Europa, dell’estremo oriente e non solo, erano formulati con gli strumenti situazionisti dell’analisi marxista. A distanza di 30 anni, quei testi sono stati riconosciuti come classici di analisi marxista. Il paragone scomodo per la sinistra istituzionale è duplice: da una parte per il ruolo cruciale, riconosciuto dagli studiosi del periodo, che i situazionisti ebbero nello scatenare e alimentare il Sessantotto. Il che esprime un giudizio eloquente sul modello di azione politica della sinistra istituzionale, negli anni ’60 ostile ai situazionisti, e spesso ai movimenti in generale. d’altra parte per il paragone sulla validità delle analisi teoriche. L’analisi marxista della Società dello spettacolo, così come altri testi di analisi marxista pubblicati dai situazionisti, sono tutt’oggi di grande attualità, e suonano adesso quasi ovvi, quando prima inaccessibili perché troppo all’avanguardia. Secondo alcuni autori, le teorie sposate dall’Intellighenzia della Sinistra istituzionale in quegli stessi anni, come l’althusserismo, il maoismo, l’operaismo ed il freudo-marxismo, non godono della stessa capacità che ha il situazionismo di rappresentare il momento storico in cui viviamo. Lo storico Timothy James Clark, individua in queste ragioni l’atteggiamento ostile della sinistra istituzionale verso il Situazionismo, di cui cerca di non parlare, o di parlarne riducendolo a movimento artistico.”,”FRAP-109″
“GHIRELLI Antonio, contributi di DE FALCO Giovanni, ESPOSITO Vincenzo, ROMANO Giampaolo”,”Napoli operaia. La Camera del Lavoro a Napoli 1894-1994.”,”Antonio Ghirelli è nato a Napoli nel 1922. É stato direttore di quotidiani, settimanali e del Tg2-RAI. Ha sempre alternato l’attività di giornalista a quella di saggista e storico. Presso Einaudi ha pubblicato la Storia del calcio in Italia ed è autore della voce Agonismo dell’Enciclopedia. Presso Rizzoli ha pubblicato una biografia dedicata a Sandro Pertini, Caro Presidente. Dalla sua attività di storico ricordiamo Storia di Napoli italiana, Un’altra Napoli. Giovanni De-Falco è nato a Napoli nel 1956. Ha svolto attività di ricerca ed assistenza presso la Facoltà di Architettura. É autore di numerosi articoli sulle tematiche urbanistiche. Ha partecipato, nel 1985 alla Terza mostra internazionale di Architettura di Venezia. Dal 1990 svolge attività di ricerca presso l’Osservatorio Napoli della CGIL. Vincenzo Esposito è nato a Napoli nel 1956. Ha collaborato alla realizzazione di ricerche e varie pubblicazioni. Ha partecipato al Comitato di redazione del periodico NdR e di Rassegna Sindacale Campania pubblicando diversi articoli sulle questioni del territorio. Giampaolo Romano è nato a Napoli nel 1956 e lavora presso la Camera di Commercio di Napoli. É autore di vari articoli sulla realtà meridionale pubblicati su riviste e conomiche e sindacali. Nel 1992 ha frequentato il corso per dirigenti sindacali del Centro Studi Cisl di Fiesole. Dal 1986 collabora con la Cgil Campana e, dal 1990, alle attività di ricerca dell’Osservatorio Napoli.”,”MITT-028-FL”
“GHIRELLI Antonio”,”Aspettando la rivoluzione. Cento anni di sinistra italiana.”,”Capitolo XIII. L’eresia comunista. (Bordiga) Bordiga e il socialismo napoletano alla vigilia primo conflitto mondiale ‘Per Bordiga, l’idea che una campagna morale possa bastare a risanare un sistema corrotto come quello borghese, è semplicemente grottesca. Il suo malumore cresce quando la scissione dell’ala sindacalista lascia la sezione del partito nelle mani di riformisti e massoni che, a ridosso della guerra di Libia, arrivano addirittura a sostenere l’impresa coloniale, come Bissolati. Il 2 aprile 1912 i socialisti rivoluzionari escono in massa dalla sezione, e, dopo aver invano invocato l’intervento della direzione nazionale contro gli usurpatori, fondano un circolo Carlo Marx con il proposito di «epurare il socialismo napoletano e ridargli una fisionomia di classe». Al congresso di Reggio Emilia naturalmente votano con la delegazione degli «intransigenti»; e il 6 maggio 1914, dopo che il congresso di Ancona si è chiuso con la conquista della maggioranza da parte della sinistra, mentre i riformisti napoletani abbandonano la sezione locale, i compagni del circolo Carlo Marx vi rientrano e con Bordiga conquistano anche la direzione di un nuovo settimanale, «Il Socialista». Il rivoluzionario napoletano poco più che ventenne collabora, a partire dal 1913, anche all’«Avanti!» diretto da Mussolini, di cui scriverà più tardi che «il suo forte non furono mai le costruzioni teoriche, bensì le posizioni di battaglia». Vi svilupperà un’implacabile polemica contro la politica delle alleanze, il cosiddetto «minimalismo» sindacale e il parlamentarismo, anche se terrà a distinguere su questo punto la sua posizione da quella degli anarchici nel senso che alla presenza socialista a Montecitorio e alla campagna elettorale che la prepara Bordiga attribuisce semplicemente il valore strumentale di propaganda rivoluzionaria. Così, contro «l’anima riformistica e grettamente egoistica» della stessa Confederazione del lavoro, esalta l’unità fondata sulla più intransigente lotta di classe condotta dal partito. (…) Dall’estate del 1914 in poi, Bordiga – ancora in piena sintonia con Mussolini – ha la sensazione che stiano maturando le condizioni per un’esplosione dei movimenti di massa. In effetti la frazione intransigente dei socialisti napoletani partecipa attivamente ai moti della «settimana rossa», pagando con ben 200 feriti il suo impegno, particolarmente in un episodio nel quale viene a contatto con un minaccioso corteo di destra guidato nientemeno da Scarfoglio, il direttore del «Mattino»: quasi un assaggio dello squadrismo fascista. Per la sua partecipazione ai disordini, Bordiga ci rimette il posto che, come ingegnere, aveva alle ferrovie, ma anche a distanza di molti anni continuerà ad apprezzare l’estensione e l’intensità della «settimana rossa» e il «coraggio» con cui il direttore dell’«Avanti!» l’ha sostenuta, arrivando a prospettare l’ipotesi di uno sciopero generale «senza limiti» nel caso il governo avesse trascurato la richiesta di neutralità assoluta, avanzata ufficialmente dalla direzione del Psi e dalla stessa Confederazione del lavoro. In agosto, però, il giovane socialista napoletano avverte che gli umori stanno cambiando, nel senso che anche al vertice del partito si stanno facendo strada «alcune correnti pericolose», come quelle che pochi giorni prima hanno indotto i socialisti francesi e tedeschi a votare i rispettivi crediti di guerra. L’articolo viene pubblicato sull’«Avanti!», ma Mussolini lo fa precedere da un commento redazionale nel quale sottolinea ambiguamente che «talvolta la ragione è sopraffatta dal sentimento» e che del resto, tra il regime degli junker germanici e la democrazia francese, «la differenza non è proprio trascurabile». La situazione precipita drammaticamente. Poche settimane dopo, sul «Socialista» l’Ingegnere, ormai disoccupato, critica esplicitamente il suo compagno romagnolo, che replica meno polemicamente del solito malcelando un certo imbarazzo, ma che il 18 ottobre pubblica sul giornale ufficiale del Psi il clamoroso articolo sulla «neutralità attiva e operante», il 21 si dimette dalla direzione dell’«Avanti!», il 15 novembre va in edicola con «Il Popolo d’Italia», il 24 viene espulso dal partito. A rotta di collo. Inizialmente Bordiga ha abbozzato una critica comprensiva («Ci pare indiscutibile che Mussolini ha vacillato»), ma di fronte all’impensabile epilogo, esce in una furibonda invettiva: «Boicottiamolo!», per rivelare – cinquant’anni dopo – che, in quella circostanza «ci sono stati compagni e compagne che volevano rivoltellarlo» (proprio così: rivoltellarlo), anche se non sono mancati «gruppetti alla Mussolini» che hanno seguito il «traditore», convertito così inopinatamente alla causa dell’Intesa’ (pag 124-125-126)”,”ITAC-156″
“GHIRELLI Antonio”,”Aspettando la rivoluzione. Cento anni di sinistra italiana.”,”Antonio Ghirelli è nato a Napoli nel 1922. É stato direttore di quotidiani, settimanali e del Tg2-RAI. Ha sempre alternato l’attività di giornalista a quella di saggista e storico. Presso Einaudi ha pubblicato la Storia del calcio in Italia ed è autore della voce Agonismo dell’Enciclopedia. Presso Rizzoli ha pubblicato una biografia dedicata a Sandro Pertini, Caro Presidente. Dalla sua attività di storico ricordiamo Storia di Napoli italiana, Un’altra Napoli. Giovanni De-Falco è nato a Napoli nel 1956. Ha svolto attività di ricerca ed assistenza presso la Facoltà di Architettura. É autore di numerosi articoli sulle tematiche urbanistiche. Ha partecipato, nel 1985 alla Terza mostra internazionale di Architettura di Venezia. Dal 1990 svolge attività di ricerca presso l’Osservatorio Napoli della CGIL. Vincenzo Esposito è nato a Napoli nel 1956. Ha collaborato alla realizzazione di ricerche e varie pubblicazioni. Ha partecipato al Comitato di redazione del periodico NdR e di Rassegna Sindacale Campania pubblicando diversi articoli sulle questioni del territorio. Giampaolo Romano è nato a Napoli nel 1956 e lavora presso la Camera di Commercio di Napoli. É autore di vari articoli sulla realtà meridionale pubblicati su riviste e conomiche e sindacali. Nel 1992 ha frequentato il corso per dirigenti sindacali del Centro Studi Cisl di Fiesole. Dal 1986 collabora con la Cgil Campana e, dal 1990, alle attività di ricerca dell’Osservatorio Napoli.”,”ITAC-016-FL”
“GHIRETTI Maurizio”,”Storia dell’antigiudaismo e dell’antisemitismo.”,”Maurizio Ghiretti insegna Storia e filosofia nei licei. Studioso di storia romana presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica di Milano, collabora con la Fondazione del Centro di Documentazione ebraica contemporanea.”,”EBRx-046-FL”
“GHIRINGHELLI Robertino, con testi integrali di G.D. ROMAGNOSI”,”Idee, società ed istituzioni nel Ducato di Parma e Piacenza durante l’età illuministica.”,”‘Gian Domenico Romagnosi (1761-1835) è stato un giurista, filosofo ed economista italiano, noto per i suoi contributi nel campo del diritto e della filosofia politica. Nato l’11 dicembre 1761 a Salsomaggiore Terme, Romagnosi studiò presso il Collegio Alberoni di Piacenza e si laureò in Giurisprudenza all’Università di Parma nel 1786. Dopo un breve periodo come notaio, si dedicò alla carriera accademica e alla ricerca scientifica. Romagnosi è famoso per i suoi lavori sulla teoria del diritto penale e per i suoi scritti rivoluzionari come “”Genesi del diritto penale”” (1791) e “”Cosa è eguaglianza”” (1792)¹. Nel 1802, condusse esperimenti che anticiparono la scoperta dell’elettromagnetismo, anche se i suoi risultati non furono inizialmente riconosciuti dalla comunità scientifica. Durante la sua carriera, Romagnosi insegnò in diverse università italiane, tra cui Parma, Pavia e Milano. Fu anche coinvolto nella revisione del codice di procedura penale e fondò il “”Giornale di giurisprudenza universale”” nel 1811. Morì l’8 giugno 1835 a Milano, lasciando un’importante eredità intellettuale che influenzò molti studiosi successivi, tra cui Carlo Cattaneo’ (copil.)”,”TEOP-006-FMB”
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano condirettore; BARTOCCINI Fiorella del comitato direttivo”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 18 Canella-Cappello.”,”Collaboratori del XVIII volume: Raffaele AJELLO Alessando ALBERTAZZI Luigi AMBROSOLI Bruno ANATRA Alessandra ASCARELLI Tiziano ASCARI Margherita AZZI VISENTINI…”,”REFx-R-018″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 1. Aaron-Albertucci.”,”Collaboratori del I Volume: Lucio LOMBARDO RADICE Gianni SOFRI Renzo DE-FELICE Gaetano ARFE’ Marino BERENGO Alberto CARACCIOLO Luigi BULFERRETTI ecc. 1″,”REFx-R-001″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo; collaboratori: Alberto ASOR ROSA Marino BERENGO Domenico CACCAMO Delio CANTIMORI Giampiero CAROCCI Renzo DE-FELICE Luigi FIRPO Giuseppe MONTALENTI Alberto MONTICONE Ettore PASSERIN D’ENTREVES Piero PIERI Paolo PRODI Manlio ROSSI-DORIA Carlo SALINARI Gianni SOFRI Pasquale VILLANI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 2. Albicante-Ammannati.”,”tra i collaboratori del II Volume: Alberto ASOR ROSA Marino BERENGO Domenico CACCAMO Delio CANTIMORI Giampiero CAROCCI Renzo DE-FELICE Luigi FIRPO Giuseppe MONTALENTI Alberto MONTICONE Ettore PASSERIN D’ENTREVES Piero PIERI Paolo PRODI Manlio ROSSI-DORIA Carlo SALINARI Gianni SOFRI Pasquale VILLANI e molti altri 2″,”REFx-R-002″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Ovidio CAPITANI Raoul MANSELLI Armando PETRUCCI Claudio MUTINI Mario ROSA Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Alberto MONTICONE Guido VERUCCI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI; collaboratori: Giuseppe ALBERIGO Alberto ASOR ROSA Marino BERENGO Alberto CARACCIOLO Renzo DE-FELICE Franco DELLA-PERUTA Eugenio GARIN Giorgio LEVI DELLA VIDA Pier Carlo MASINI Giuseppe MONTALENTI Walter MATURI Piero PIERI Paolo PORTOGHESI Paolo PRODI Carlo SALINARI Danilo VENERUSO Corrado VIVANTI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 3. Albicante-Ammannati.”,”tra i collaboratori del III Volume: Giuseppe ALBERIGO Alberto ASOR ROSA Marino BERENGO Alberto CARACCIOLO Renzo DE-FELICE Franco DELLA-PERUTA Eugenio GARIN Giorgio LEVI DELLA VIDA Pier Carlo MASINI Giuseppe MONTALENTI Walter MATURI Piero PIERI Paolo PORTOGHESI Paolo PRODI Carlo SALINARI Danilo VENERUSO Corrado VIVANTI e molti altri 3″,”REFx-R-003″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Margherita Giuliana BERTOLINI Ovidio CAPITANI Armando PETRUCCI Claudio MUTINI Mario ROSA Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Alberto MONTICONE Guido VERUCCI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI; collaboratori: Alberto ASOR ROSA Luciano CAFAGNA Alberto CARACCIOLO Nino CORTESE Franca DALMASSO Renzo DE-FELICE Luigi FIRPO Franco GAETA Eugenio GARIN Giorgio LEVI DELLA VIDA Walter MATURI Giuseppe MONTALENTI Alberto MONTICONE Piero PIERI Stefano RODOTA’ Natalino SAPEGNO Giorgio SPINI Guido VERUCCI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 4. Arconati-Bacaredda.”,”tra i collaboratori del IV Volume: Alberto ASOR ROSA Luciano CAFAGNA Alberto CARACCIOLO Nino CORTESE Franca DALMASSO Renzo DE-FELICE Luigi FIRPO Franco GAETA Eugenio GARIN Giorgio LEVI DELLA VIDA Walter MATURI Giuseppe MONTALENTI Alberto MONTICONE Piero PIERI Stefano RODOTA’ Natalino SAPEGNO Giorgio SPINI Guido VERUCCI e molti altri 4″,”REFx-R-004″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Margherita Giuliana BERTOLINI Ovidio CAPITANI Armando PETRUCCI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Mario ROSA Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Alberto MONTICONE Guido VERUCCI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI; collaboratori: Giuseppe ALBERIGO Alberto ASOR ROSA Valerio CASTRONOVO Nino CORTESE Franca DALMASSO Franco DELLA PERUTA Ambrogio DONINI Carlo FRANCOVICH Franco GAETA Carlo GINZBURG Gastone MANACORDA Vittorio MATHIEU Paolo MEZZANOTTE Arnaldo MOMIGLIANO Alberto MONTICONE Raimondo MOROZZO DELLA ROCCA Ettore PASSERIN D’ENTREVES Armando PLEBE Paolo PRODI Guido QUAZZA Natalino SAPEGNO Pietro SCOPPOLA Angelo TAMBORRA Mario TRONTI Guido VERUCCI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 5. Bacca-Baratta.”,”tra i collaboratori del V Volume: Giuseppe ALBERIGO Alberto ASOR ROSA Valerio CASTRONOVO Nino CORTESE Franca DALMASSO Franco DELLA PERUTA Ambrogio DONINI Carlo FRANCOVICH Franco GAETA Carlo GINZBURG Gastone MANACORDA Vittorio MATHIEU Paolo MEZZANOTTE Arnaldo MOMIGLIANO Alberto MONTICONE Raimondo MOROZZO DELLA ROCCA Ettore PASSERIN D’ENTREVES Armando PLEBE Paolo PRODI Guido QUAZZA Natalino SAPEGNO Pietro SCOPPOLA Angelo TAMBORRA Mario TRONTI Guido VERUCCI e altri 5″,”REFx-R-005″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Margherita Giuliana BERTOLINI Ovidio CAPITANI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Alberto MONTICONE Guido VERUCCI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Giuseppe ALBERIGO Alberto AQUARONE Alberto ASOR-ROSA Valerio CASTRONOVO Renzo DE-FELICE Biagio DE-GIOVANNI Tullio DE-MAURO Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Mario FUBINI Franco GAETA Giuseppe GALASSO Carlo GINZBURG Renato MORI Alberto PINCHERLE Federico ZERI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 6. Baratteri-Bartolozzi.”,”tra i collaboratori del VI Volume: Giuseppe ALBERIGO Alberto AQUARONE Alberto ASOR-ROSA Valerio CASTRONOVO Renzo DE-FELICE Biagio DE-GIOVANNI Tullio DE-MAURO Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Mario FUBINI Franco GAETA Giuseppe GALASSO Carlo GINZBURG Renato MORI Alberto PINCHERLE Federico ZERI e altri 6″,”REFx-R-006″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Sofia BOESCH GAJANO Ovidio CAPITANI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Alberto MONTICONE Guido VERUCCI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Giuseppe ALBERIGO Gaetano ARFE’ Alberto ASOR-ROSA Valerio CASTRONOVO Nino CORTESE Renzo DE-FELICE Tullio DE-MAURO Franco GAETA Carlo GINZBURG Piero MELOGRANI Piero PIERI Paolo PRODI Angelo TAMBORRA Franco VENTURI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 7. Bartolucci-Bellotto.”,”tra i collaboratori del VII Volume: Giuseppe ALBERIGO Gaetano ARFE’ Alberto ASOR-ROSA Valerio CASTRONOVO Nino CORTESE Renzo DE-FELICE Tullio DE-MAURO Franco GAETA Carlo GINZBURG Piero MELOGRANI Piero PIERI Paolo PRODI Angelo TAMBORRA Franco VENTURI e altri 7″,”REFx-R-007″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Sofia BOESCH GAJANO Ovidio CAPITANI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Livia DE-FELICE DE-RUGGIERO Guido VERUCCI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Cecil H. CLOUGH Nino CORTESE Piero CRAVERI Renzo DE-FELICE Gabriele DE-ROSA Carlo DIONISOTTI Giuseppe GIARRIZZO Carlo GINZBURG Piero Francesco MARGIOTTA BROGLIO Piero MELOGRANI Paolo MEZZANOTTE Arnaldo MOMIGLIANO Bianca MONTALE Cesare MUSATTI Adriano PROSPERI Guido QUAZZA Romain RAINERO Giorgio ROCHAT Stefano RODOTA’ Mario ROSA Luigi SALVATORELLI Pietro SCOPPOLA”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 8. Bellucci-Beregan.”,”tra i collaboratori dell’ VIII Volume: Cecil H. CLOUGH Nino CORTESE Piero CRAVERI Renzo DE-FELICE Gabriele DE-ROSA Carlo DIONISOTTI Giuseppe GIARRIZZO Carlo GINZBURG Piero Francesco MARGIOTTA BROGLIO Piero MELOGRANI Paolo MEZZANOTTE Arnaldo MOMIGLIANO Bianca MONTALE Cesare MUSATTI Adriano PROSPERI Guido QUAZZA Romain RAINERO Giorgio ROCHAT Stefano RODOTA’ Mario ROSA Luigi SALVATORELLI Pietro SCOPPOLA 8″,”REFx-R-008″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Sofia BOESCH GAJANO Ovidio CAPITANI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Livia DE-FELICE DE-RUGGIERO Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Valerio CASTRONOVO Raffaele COLAPIETRA Alberto COVA Piero CRAVERI Renzo DE-FELICE Franco DELLA-PERUTA Paolo DELOGU Gabriele DE-ROSA Tullio DE-MAURO Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Luisa MANGONI Francesco MARGIOTTA BROGLIO Paolo MEZZANOTTE Bianca MONTALE Alberto MONTICONE Carlo MUSCETTA Giuliano PROCACCI Adriano PROSPERI Giuseppe RICUPERATI Stefano RODOTA’ Luigi SANTINI Paola TENTORI”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 9. Berengario-Biagini.”,”tra i collaboratori del IX Volume: Valerio CASTRONOVO Raffaele COLAPIETRA Alberto COVA Piero CRAVERI Renzo DE-FELICE Franco DELLA-PERUTA Paolo DELOGU Gabriele DE-ROSA Tullio DE-MAURO Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Luisa MANGONI Francesco MARGIOTTA BROGLIO Paolo MEZZANOTTE Bianca MONTALE Alberto MONTICONE Carlo MUSCETTA Giuliano PROCACCI Adriano PROSPERI Giuseppe RICUPERATI Stefano RODOTA’ Luigi SANTINI Paola TENTORI”,”REFx-R-009″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Zelina ZAFARANA Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Livia DE-FELICE DE-RUGGIERO Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Angelo ARA Giovanna BALBI Bruno CAIZZI Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Franco CATALANO Raffaele COLAPIETRO Luigi CORTESI Piero CRAVERI Franco DELLA-PERUTA Tullio DE-MAURO Furio DIAZ Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Alessandro GALANTE GARRONE Giuseppe GALASSO Peter HERDE Paolo MEZZANOTTE Gaetano MOSCA Carlo PINZANI Giuseppe RICUPERATI Alceo RIOSA Giorgio RUMI Natalino SAPEGNO Francesco TRANIELLO Danilo VENERUSO Franco VENTURI Pasquale VILLANI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 10. Biagi-Boccaccio”,”tra i collaboratori del X Volume: Angelo ARA Giovanna BALBI Bruno CAIZZI Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Franco CATALANO Raffaele COLAPIETRO Luigi CORTESI Piero CRAVERI Franco DELLA-PERUTA Tullio DE-MAURO Furio DIAZ Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Alessandro GALANTE GARRONE Giuseppe GALASSO Peter HERDE Paolo MEZZANOTTE Gaetano MOSCA Carlo PINZANI Giuseppe RICUPERATI Alceo RIOSA Giorgio RUMI Natalino SAPEGNO Francesco TRANIELLO Danilo VENERUSO Franco VENTURI Pasquale VILLANI Le biografie di Enrico Bignami e Leonida Bissolati sono rispettivamente di Luigi Cortesi e Angelo Ara”,”REFx-R-010″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Zelina ZAFARANA Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Giovanna BALBI Mari BERARDINELLI Gerardo BIANCO Bruno CAIZZI Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Renzo DE-FELICE Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Alessando GALANTE GARRONE Francesco MARGIOTTA BROGLIO Alberto MONTICONE Pietro OMODEO Adriano PROSPERI Guido QUAZZA Alceo RIOSA Enzo SANTARELLI Francesco TRANIELLO Danilo VENERUSO Ranieri VARESE Adam WANDRUSZKA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 11. Boccadibue-Bonetti.”,”tra i collaboratori del XI Volume: Giovanna BALBI Mari BERARDINELLI Gerardo BIANCO Bruno CAIZZI Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Renzo DE-FELICE Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Alessando GALANTE GARRONE Francesco MARGIOTTA BROGLIO Alberto MONTICONE Pietro OMODEO Adriano PROSPERI Guido QUAZZA Alceo RIOSA Enzo SANTARELLI Francesco TRANIELLO Danilo VENERUSO Ranieri VARESE Adam WANDRUSZKA e altri Contiene la biografia di Bombacci scritta da Ranieri Varese (pag 370)”,”REFx-R-011″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Zelina ZAFARANA Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Alberto ASOR ROSA Gian Luigi BECCARIA Rita CAMBRIA Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Luigi CORTESI Piero CRAVERI Luigi FIRPO Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Giovanna PROCACCI Adriano PROSPERI Giuseppe RICUPERATI Alceo RIOSA Giorgio ROCHAT Pietro SCOPPOLA Giorgio VACCARINO Guido VERUCCI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 12. Bonfadini-Borrello.”,”tra i collaboratori del XII Volume: Alberto ASOR ROSA Gian Luigi BECCARIA Rita CAMBRIA Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Luigi CORTESI Piero CRAVERI Luigi FIRPO Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Giovanna PROCACCI Adriano PROSPERI Giuseppe RICUPERATI Alceo RIOSA Giorgio ROCHAT Pietro SCOPPOLA Giorgio VACCARINO Guido VERUCCI Profilo biografico di Armando Borghi di Giovanna Procacci (pag 655-664)”,”REFx-R-012″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Franco CARDINI Sabino CASSESE Valerio CASTRONOVO Gino CERRITO Piero CRAVERI Tullio DE-MAURO Enrico FERRI Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Giuseppe GALASSO Paolo PRODI Adriano PROSPERI Giuseppe RICUPERATI Giorgio ROCHAT Francesco SURDICH Giorgio VACCARINO Lucio VILLARI Adam WANDRUSZKA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 13. Borremans-Brancazolo.”,”tra i collaboratori del XIII Volume: Franco CARDINI Sabino CASSESE Valerio CASTRONOVO Gino CERRITO Piero CRAVERI Tullio DE-MAURO Enrico FERRI Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Giuseppe GALASSO Paolo PRODI Adriano PROSPERI Giuseppe RICUPERATI Giorgio ROCHAT Francesco SURDICH Giorgio VACCARINO Lucio VILLARI Adam WANDRUSZKA”,”REFx-R-013″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Evandro AGAZZI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Gian Luigi BECCARIA Hans Jürgen BECKER Mario BELARDINELLI Franco BONELLI Domenico CACCAMO Rita CAMBRIA Mario CARAVALE Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Luigi DE-ROSA Sandro FONTANA Eugenio GARIN Alberto MONTICONE Giuseppe RICUPERATI Giorgio ROCHAT Ernesto SESTAN Paolo SYLOS-LABINI Eugenio TOGLIATTI Mario VALSECCHI Franco VENTURI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 14. Branchi-Buffetti.”,”tra i collaboratori del XIV Volume: Gian Luigi BECCARIA Hans Jürgen BECKER Mario BELARDINELLI Franco BONELLI Domenico CACCAMO Rita CAMBRIA Mario CARAVALE Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Luigi DE-ROSA Sandro FONTANA Eugenio GARIN Alberto MONTICONE Giuseppe RICUPERATI Giorgio ROCHAT Ernesto SESTAN Paolo SYLOS-LABINI Eugenio TOGLIATTI Mario VALSECCHI Franco VENTURI”,”REFx-R-014″
“GHISALBERTI Carlo”,”Storia costituzionale d’Italia, 1848-1948. Volume I.”,”Carlo Ghisalberti, Roma 1929, ha insegnato Storia del diritto italiano presso l’Università di Messina e Trieste. Tra le sue opere: Le costituzioni giacobine 1796-99, Gianvincenzo Gravina giurista e storico, Stato e Costituzione nel Risorgimento, Dall’antico regime al 1848.”,”ITAB-011-FV”
“GHISALBERTI Carlo”,”La codificazione del diritto in Italia, 1865-1942.”,”Carlo Ghisalberti (Roma, 1929) ha insegnato Storia del diritto italiano presso le Università di Messina e di Trieste. Attualmente (1985) insegna all’Università di Roma presso la facoltà di Lettere. Tra le sue opere ‘Le costituzioni giacobine, 1796-99’ (1957); ‘Stato e costituzione nel Risorgimento’ (1973), ‘Dall’antico regime al 1848’ (1978), ‘Storia costituzionale d’Italia, 1848-1948’ (1985), ‘Unità nazionale e unificazione giuridica in Italia’ (1985) “”Emblematico appariva (…) il codice civile del 1942, il più importante, naturalmente, per la materia trattata e per la complessità delle soluzioni adottate, dei testi normativi del ventennio. Considerato, come era logico, il fulcro dell’intero sistema giuridico emanato nel ventennio, il codice civile si inseriva degnamente nella tradizione del diritto italiano, innovandola e adeguandola nei suoi contenuti alle esigenze di un’economia che da meramente agricola si era fatta largamente, anche se non ancora prevalentemente, industriale e insieme rispondendo agli ideali e agli interessi sorgenti in una società ormai in via di profonda trasformazione nel suo modo di essere e di vivere”” (pag 257-258)”,”DIRx-050″
“GHISALBERTI Carlo”,”Storia costituzionale d’Italia, 1848-1948.”,”Carlo Ghisalberti, Roma 1929, ha insegnato Storia del diritto italiano presso l’Università di Messina e Trieste. Attualmente (1981) insegna all’Università di Roma presso la Facoltà di Lettere. Tra le sue opere: ‘Le costituzioni giacobine 1796-99’, ‘Gianvincenzo Gravina giurista e storico’, ‘Stato e Costituzione nel Risorgimento’, ‘Dall’antico regime al 1848’. “”Lo scioglimento del Partito operaio italiano, deciso dal Depretis all’indomani delle elezioni, e il perseguimento di una politica di vigilanza e di repressione verso tutte le manifestazioni politiche e rivendicative del proletariato, diedero più chiara fisionomia alla natura trasformistica della maggioranza governativa, attribuendole quel carattere conservatore che di fatto la distinguerà fino all’età giolittiana. Ché, infatti, praticamente finite le vecchie formazioni risorgimentali della Destra e della Sinistra e fattisi i loro esponenti più o meno tutti sostenitori della politica ministeriale – quasi che nell’ambito del sistema il ruolo delle forze liberali dovesse essere necessariamente governativo e che i loro rappresentanti non avessero alcuna prospettiva politica all’opposizione -, parve che la classe dirigente tradizionalmente espressa dalla borghesia italiana si chiudesse a difesa dello Stato considerato come la proiezione istituzionale della società civile. A questo punto ogni serio discorso riformistico perdeva di credibilità, in quanto il legame che univa quella classe alle forze sociali dominanti appariva ancora più stretto”” (pag 191-192)”,”ITAD-009-FF”
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Evandro AGAZZI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori del quindicesimo volume: Evandro AGAZZI Domenico CACCAMO Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Emilio CECCHI Paolo CRISTOFOLINI Furio DIAZ Sandro FONTANA Riccardo FRANCOVICH Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Paul Oskar KRISTELLER Silvio LANARO Giuseppe LIVERANI Gastone MANACORDA Anthony MOLHO Pietro OMODEO Adriano PROSPERI Armando SAITTA Enzo SANTARELLI Ernesto SESTAN Francesco SURDICH Gabriele TURI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 15. Buffoli-Caccianemici.”,”tra i collaboratori del XV Volume: Evandro AGAZZI Domenico CACCAMO Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Emilio CECCHI Paolo CRISTOFOLINI Furio DIAZ Sandro FONTANA Riccardo FRANCOVICH Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Paul Oskar KRISTELLER Silvio LANARO Giuseppe LIVERANI Gastone MANACORDA Anthony MOLHO Pietro OMODEO Adriano PROSPERI Armando SAITTA Enzo SANTARELLI Ernesto SESTAN Francesco SURDICH Gabriele TURI e altri”,”REFx-R-015″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore, comitato direttivo: PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella, collaboratori-autori e redattori Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Evandro AGAZZI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori del sedicesimo volume: Francesco BARBAGALLO Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Paolo CRISTOFOLINI Pier Carlo MASINI Giorgio ROCHAT Stefano RODOTA’ Sergio ROMAGNOLI Alfonso SCIROCCO Carlo VALLAURI Franco VENTURI”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 16. Caccianiga-Caluso.”,”tra i collaboratori del XVI Volume: Francesco BARBAGALLO Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Paolo CRISTOFOLINI Pier Carlo MASINI Giorgio ROCHAT Stefano RODOTA’ Sergio ROMAGNOLI Alfonso SCIROCCO Carlo VALLAURI Franco VENTURI”,”REFx-R-016″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Silvana SIMONETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori del diciassettesimo volume: Alberto ASOR ROSA Francesco BARBAGALLO Marino BERENGO Domenico CACCAMO Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Paolo CRISTOFOLINI Luigi FIRPO Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Antonio GARIBALDI Filippo MAZZONIS Alberto POSTIGLIOLA Adriano PROSPERI Alberto M. ROSSI Alfonso SCIROCCO Salvatore SECHI Gabriele TURI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 17. Calvart-Canefri.”,”tra i collaboratori del XVII Volume: Alberto ASOR ROSA Francesco BARBAGALLO Marino BERENGO Domenico CACCAMO Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Paolo CRISTOFOLINI Luigi FIRPO Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Antonio GARIBALDI Filippo MAZZONIS Alberto POSTIGLIOLA Adriano PROSPERI Alberto M. ROSSI Alfonso SCIROCCO Salvatore SECHI Gabriele TURI e altri”,”REFx-R-017″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Silvana SIMONETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del diciannovesimo volume: Francesco BARBAGALLO Franco CARDINI Giovanni FERRARA Paolo MALANIMA Adriano PROSPERI Roberto RICCIARDI Alfonso SCIROCCO e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 19. Cappi-Cardona.”,”tra i collaboratori del XIX volume: Francesco BARBAGALLO Franco CARDINI Giovanni FERRARA Paolo MALANIMA Adriano PROSPERI Roberto RICCIARDI Alfonso SCIROCCO e altri”,”REFx-R-019″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Silvana SIMONETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del diciannovesimo volume: Francesco BARBAGALLO Norberto BOBBIO Valerio CASTRONOVO Michele FATICA Massimo FIRPO Renato GIUSTI Peter HERDE Silvio LANARO Paolo MALANIMA Salvatore NIGRO Giorgio REBUFFA Giuseppe SERGI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 20. Carducci-Carusi.”,”tra i collaboratori del XX volume: Francesco BARBAGALLO Norberto BOBBIO Valerio CASTRONOVO Michele FATICA Massimo FIRPO Renato GIUSTI Peter HERDE Silvio LANARO Paolo MALANIMA Salvatore NIGRO Giorgio REBUFFA Giuseppe SERGI e altri”,”REFx-R-020″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXI volume: Pietro CRAVERI Anna FOA Arnaldo MOMIGLIANO Adriano PROSPERI Giorgio REBUFFA Giorgio ROCHAT Alfonso SCIROCCO Renata SERRA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 21. Caruso-Castelnuovo.”,”tra i collaboratori del XXI volume: Pietro CRAVERI Anna FOA Arnaldo MOMIGLIANO Adriano PROSPERI Giorgio REBUFFA Giorgio ROCHAT Alfonso SCIROCCO Renata SERRA e altri”,”REFx-R-021″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXII volume: Evandro AGAZZI Valerio CASTRONOVO Luigi FIRPO Anna FOA Paolo MALANIMA Giorgio ROCHAT Ernesto SESTAN e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 22. Castelvetro-Cavallotti.”,”tra i collaboratori del XXII volume: Evandro AGAZZI Valerio CASTRONOVO Luigi FIRPO Anna FOA Paolo MALANIMA Giorgio ROCHAT Ernesto SESTAN e altri”,”REFx-R-022″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXIII volume: Lorenzo BEDESCHI Domenico CACCAMO Piero CRAVERI Franco DELLA-PERUTA Riccardo FAUCCI Giuseppe GANGEMI Peter HERDE Bruna INGRAO Paolo MALANIMA Pier Carlo MASINI Ettore PASSERIN D’ENTREVES Giorgio REBUFFA Giorgio ROCHAT Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 23. Cavallucci-Cerretesi.”,”tra i collaboratori del XXIII volume: Lorenzo BEDESCHI Domenico CACCAMO Piero CRAVERI Franco DELLA-PERUTA Riccardo FAUCCI Giuseppe GANGEMI Peter HERDE Bruna INGRAO Paolo MALANIMA Pier Carlo MASINI Ettore PASSERIN D’ENTREVES Giorgio REBUFFA Giorgio ROCHAT Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-023″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXIV volume: Vittorio CAPRARA Alberto CARACCIOLO Carlo COEN Piero CRAVERI Anna FOA Francesco MARGIOTTA BROGLIO Giuseppe PIRJEVIC Alfonso SCIROCCO Francesco SURDICH Eugenio TOGLIATTI Franco VENTURI Albertina VITTORIA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 24. Cerreto-Chini.”,”tra i collaboratori del XXIV volume: Vittorio CAPRARA Alberto CARACCIOLO Carlo COEN Piero CRAVERI Anna FOA Francesco MARGIOTTA BROGLIO Giuseppe PIRJEVIC Alfonso SCIROCCO Francesco SURDICH Eugenio TOGLIATTI Franco VENTURI Albertina VITTORIA e altri”,”REFx-R-024″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXV volume: Luigi AMBROSOLI Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Francesco DRAGOSEI Michele FATICA Paolo MALANIMA Pier Carlo MASINI Alberto MONTICONE Francesco SURDICH”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 25. Chinzer-Cirni.”,”tra i collaboratori del XXV volume: Luigi AMBROSOLI Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Francesco DRAGOSEI Michele FATICA Paolo MALANIMA Pier Carlo MASINI Alberto MONTICONE Francesco SURDICH”,”REFx-R-025″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXVI volume: Alberto CARACCIOLO Carlo Felice CASULA Michele FATICA Riccardo FAUCCI Luigi FIRPO Massimo FIRPO Anna FOA Silvio LANARO Paolo MALANIMA Adriano PROSPERI Ernesto SESTAN Francesco SURDICH”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 26. Cironi-Collegno.”,”tra i collaboratori del XXVI volume: Alberto CARACCIOLO Carlo Felice CASULA Michele FATICA Riccardo FAUCCI Luigi FIRPO Massimo FIRPO Anna FOA Silvio LANARO Paolo MALANIMA Adriano PROSPERI Ernesto SESTAN Francesco SURDICH”,”REFx-R-026″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXVII volume: Luigi AMBROSOLI Anna FOA Eugenio GARIN Paolo MALANIMA Renato MONTELEONE Alfonso SCIROCCO Francesco SURDICH Pasquale VILLANI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 27. Collenuccio-Confortini.”,”tra i collaboratori del XXVII volume: Luigi AMBROSOLI Anna FOA Eugenio GARIN Paolo MALANIMA Renato MONTELEONE Alfonso SCIROCCO Francesco SURDICH Pasquale VILLANI”,”REFx-R-027″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXVIII volume: Enrico DECLEVA Francesco Saverio ROSSI Luciano SEGRETO Francesco SURDICH Giuseppe TALAMO e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 28. Conforto-Cordero.”,”tra i collaboratori del XXVIII volume: Enrico DECLEVA Francesco Saverio ROSSI Luciano SEGRETO Francesco SURDICH Giuseppe TALAMO”,”REFx-R-028″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXIX volume: Giovanni ASSERETO Gerardo BIANCO Peter HERDE Paolo MALANIMA Alceo RIOSA Alessandro ROVERI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 29.”,”tra i collaboratori del XXIX volume: Giovanni ASSERETO Gerardo BIANCO Peter HERDE Paolo MALANIMA Alceo RIOSA Alessandro ROVERI”,”REFx-R-029″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXX volume: Franco CARDINI Piero CRAVERI Andreina DE-CLEMENTI Riccardo FAUCCI Carlo FRANCOVICH Pier Carlo MASINI Renato MONTELEONE Franco SBORGI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 30.”,”tra i collaboratori del XXX volume: Franco CARDINI Piero CRAVERI Andreina DE-CLEMENTI Riccardo FAUCCI Carlo FRANCOVICH Pier Carlo MASINI Renato MONTELEONE Franco SBORGI”,”REFx-R-030″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXXI volume: Franco BARBIERI Franco CRAINZ Piero CRAVERI Michele FATICA Riccardo FAUCCI Antonio FIORI Karl Egon LÖNNE Guido MELIS Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 31. Cristaldi-Dalla Nave.”,”tra i collaboratori del XXXI volume: Franco BARBIERI Franco CRAINZ Piero CRAVERI Michele FATICA Riccardo FAUCCI Antonio FIORI Karl Egon LÖNNE Guido MELIS Francesco SURDICH”,”REFx-R-031″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore onorario, PAVAN Massimiliano direttore, comitato direttivo BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario, collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXXII volume: Giovanni ASSERETO Vittorio CAPRARA Mario CARAVALE Piero CRAVERI Anna FOA Joachim GÖBBELS Giuseppe SERMONTI Francesco SURDICH Francesco Maria BISCIONE”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 32. Dall’Anconata – Da Ronco.”,”tra i collaboratori del XXXII volume: Giovanni ASSERETO Francesco Maria BISCIONE Vittorio CAPRARA Mario CARAVALE Piero CRAVERI Anna FOA Joachim GÖBBELS Giuseppe SERMONTI Francesco SURDICH”,”REFx-R-032″
“GHISALBERTI Alberto M. a cura; ORSINI Felice”,”Lettere di Felice Orsini. II Serie: Fonti. Vol. VIII.”,”Felice Orsini (1819-1858) è stato uno scrittore e rivoluzionario italiano, noto per aver causato una strage nel tentativo di assassinare l’imperatore francese Napoleone III 12. Orsini era un convinto mazziniano e sostenitore dell’indipendenza della sua terra d’origine, la Romagna, dal dominio dello Stato Pontificio 1. Nel 1858, Orsini tentò di assassinare Napoleone III con una bomba, uccidendo otto persone e ferendone altre 142 1. Fu arrestato, processato e giustiziato a Parigi 1. (f. copil.)”,”RISG-006-FSL”
“GHISLERI Arcangelo”,”Giuseppe Mazzini e gli operai.”,”Mazzini. “”Ma la tesi del riparto secondo i bisogni non è meno verificabile. Possiam noi supporre un Governo capace di calcolare esattamente i bisogni di tutti gli individui componenti la società; capace di determinare correttamente la vocazione, l’ attitudine di ciascuno, e d’ assegnare a ciascuno il suo lavoro, il suo ufficio; capace di dirigere, di invigilare i lavoratori, di raccogliere e di amministrare i prodotti dell’ opera loro, se non con un numero di impiegati eguale a quello dei lavoratori medesimi? A ciascuno, voi dite, secondo i bisogni; ma com’è costituito e accertato il bisogno? Dalla dichiarazione dell’ individuo? Una moltitudine di bisogni fittizi – bisogno di locomozione, di viaggi, a cagion di esempio – tenderà ad evitare il lavoro. (…) “”Tirannide. Essa vive nelle radici del Comunismo, e ne invade tutte le formule.”” (pag 64) “”Nel febbraio del 1849, fuggito il Papa nelle braccia del re borbonico a Gaeta, in Roma adunavasi l’ Assemblea Costituente di Stati ex-pontifici e proclamava la repubblica, i cui sommi poteri venivano affidati il mese dopo a un triunvirato composto da Aurelio Saffi di Forlì, di Carlo Armellini di Roma e di Giuseppe Mazzini””. (pag 74)”,”MITS-242″
“GHISLERI Arcangelo”,”La questione meridionale nella soluzione del problema italiano.”,”Contro il governo centrale e la centralizzazione per il federalismo. ‘A noi le pugne inutili….’ Carducci ‘Italia mia, benché il parlar sia indarno!’ Petrarca “”Così Alberto Mario, assai prima che in Italia si diffondesse il sentimento e la cognizione della questione sociale, preconizzava nel sistema federale il campo libero a tutte le naturali esperienze e alle più agevoli soluzioni pacifiche. “”Che se da codesti focolari federali più vivido e più inteso lume d’idee si spande, parmi lecita congettura quella che l’ augurata alleanza fra il capitale e il lavoro i celebri la pacificazione degli animi prima che nelle ciclopiche e tarde unità, ove la luce meridiana al centro s’annebbia allontandosene, e fassi crepuscolare. (…) Sarebbe bastevole questa ‘evidente superiorità economica del principio federale’ per antivederne il trionfo indubitabile nel corso della storia italiana. Ma esso non trionferà perché migliore, sibbene perché necessario. La centralizzazione, comunque la si immagini, uccide l’ Italia. La Destra è morta, la Sinistra agonizza, la monarchia che vive in esse e con esse le seguirà nel sacrato. E tutte per l’istessa malattia acuta – la centralizzazione. ‘Essa impedisce la soluzione di tutti i problemi'””. (1) (pag 50-51) (1) Articolo: ‘Campanella e Bertani’, in ‘Rivista Repubblicana’ del 1878, pag 181 non riportato nel vol. ‘Scritti politici’ di A. Mario, a cura e con proemio di G. Carducci, edito da N. Zanichelli, Bologna, 1901 La sovranità ammiinstrativa e legislativa dei veri competenti (pag 46) Vantaggi dell’ Unità federale in Italia. (pag 49) Pregiudizio circa l’ incapacità amministrativa (pag 58) Pregiudizio sulle attitudini morali (pag 62) Alberto MARIO, (Lendinara, Rovigo 4 giugno 1825 – Lendinara 2 giugno 1883 è stato un patriota, uomo politico, repubblicano e giornalista italiano. Biografia [modifica] Discendente da una nobile famiglia di origine ferrarese stabilitasi da molto tempo a Lendinara, Alberto, giovane studente all’Università di Padova, l’8 febbraio 1848 partecipa attivamente alle manifestazioni tanto da essere costretto a riparare a Bologna. A Bologna si unisce agli studenti volontari aggregate alle truppe di Pio IX. Comabatte contro gli austriaci a Bassano del Grappa, Treviso e Vicenza. Dopo il fallimento della campagna riparò a Milano dove conobbe Garibaldi e Mazzini. Negli anni che vanno dal 1849 al 1857, Mario soggiornò a lungo a Genova insieme agli altri patrioti in esilio. Dopo aver passato alcuni mesi nel carcere di Sant’Andrea a Genova per il fallimento dei progetti rivoluzionari, Mario si trasferì a Londra dove nel 1858 sposò Jessie White, giornalista corrispondente del Daily News. Con la moglie intrapese una serie di viaggi che lo portarono anche negli Stati Uniti dove perorò la causa risorgimentale. Tornato in Italia, dopo aver passato qualche giorno in prigione, fu espulso dal Regno di Sardegna e riparò a Lugano, dove si trovavano Mazzini e Cattaneo. Lì Mario assunse la direzione dell’organo mazziniano “”pensiero e azione””. Mario, con la moglie, riuscì ad imbarcarsi per la Sicilia per raggiungere Garibaldi con la seconda spedizione capitanata da Medici. Passato in Calabria ebbe il compito di reprimere le rivolte dei contadini fedeli ai borboni. Nel 1862, Mario scrisse la camicia rossa, memoriale sulla spedizione dei Mille pubblicato in lingua inglese. Partecipò alla campagna del 1866 al comando di alcune unità di flottiglia sul Lago di Garda. Nel 1867 fu con Garibaldi a Monterotondo ed a Mentana. Dal 1862 al 1866 risiedette a Bellosguardo, vicino a Firenze e dopo l’annessione del Veneto si ristabilì nella natia Lendinara, dove morì il 2 giugno 1883. La Repubblica e l’Ideale, Antologia degli scritti di Alberto Mario, a cura di Pier Luigi Bagatin, Lendinara, 1984 Contro il governo centrale e la centralizzazione per il federalismo. ‘A noi le pugne inutili….’ Carducci ‘Italia mia, benché il parlar sia indarno!’ Petrarca La sovranità ammiinstrativa e legislativa dei veri competenti (pag 46) Vantaggi dell’ Unità federale in Italia. (pag 49) Pregiudizio circa l’ incapacità amministrativa (pag 58) Pregiudizio sulle attitudini morali (pag 62) Contro la centralizzazione (Alberto MARIO) pag 51) Alberto Mario, (Lendinara, Rovigo 4 giugno 1825 – Lendinara 2 giugno 1883 è stato un patriota, uomo politico, repubblicano e giornalista italiano. Biografia [modifica] Discendente da una nobile famiglia di origine ferrarese stabilitasi da molto tempo a Lendinara, Alberto, giovane studente all’Università di Padova, l’8 febbraio 1848 partecipa attivamente alle manifestazioni tanto da essere costretto a riparare a Bologna. A Bologna si unisce agli studenti volontari aggregate alle truppe di Pio IX. Combatte contro gli austriaci a Bassano del Grappa, Treviso e Vicenza. Dopo il fallimento della campagna riparò a Milano dove conobbe Garibaldi e Mazzini. Negli anni che vanno dal 1849 al 1857, Mario soggiornò a lungo a Genova insieme agli altri patrioti in esilio. Dopo aver passato alcuni mesi nel carcere di Sant’Andrea a Genova per il fallimento dei progetti rivoluzionari, Mario si trasferì a Londra dove nel 1858 sposò Jessie White, giornalista corrispondente del Daily News. Con la moglie intrapese una serie di viaggi che lo portarono anche negli Stati Uniti dove perorò la causa risorgimentale. Tornato in Italia, dopo aver passato qualche giorno in prigione, fu espulso dal Regno di Sardegna e riparò a Lugano, dove si trovavano Mazzini e Cattaneo. Lì Mario assunse la direzione dell’organo mazziniano “”pensiero e azione””. Mario, con la moglie, riuscì ad imbarcarsi per la Sicilia per raggiungere Garibaldi con la seconda spedizione capitanata da Medici. Passato in Calabria ebbe il compito di reprimere le rivolte dei contadini fedeli ai borboni. Nel 1862, Mario scrisse la camicia rossa, memoriale sulla spedizione dei Mille pubblicato in lingua inglese. Partecipò alla campagna del 1866 al comando di alcune unità di flottiglia sul Lago di Garda. Nel 1867 fu con Garibaldi a Monterotondo ed a Mentana. Dal 1862 al 1866 risiedette a Bellosguardo, vicino a Firenze e dopo l’annessione del Veneto si ristabilì nella natia Lendinara, dove morì il 2 giugno 1883. La Repubblica e l’Ideale, Antologia degli scritti di Alberto Mario, a cura di Pier Luigi Bagatin, Lendinara, 1984″,”ITAS-117″
“GIACCAGLINI Gianni SQUARZA Lino”,”Stendere un programma come si deve. Algoritmi e cose pratiche.”,”Gianni Giaccaglini, curatore di questa collana, autore finora di altri due Quaderni Jackoson, direttore della rivista di personal computer Bit, consulente e fine dicitore si è già detto fin troppo. In questo quaderno gli ha dato una mano negli ultimi due capitoli, per raddrizzarne le sorti con un’impronta un pelino più pratica, Lino Squarza docente di elettronica industriale e, soprattutto, progettista e professionista nel settore della microelettronica.”,”SCIx-095-FL”
“GIACCHERO Giulio”,”Storia del movimento sindacale europeo.”,”L’ ordinanza industriale del 1869 e l’ eliminazione della superstite struttura corporativa. La nuova legge (“”Gewerbe Ordnung für den norddeutschen Bund””) venne promulgata il 25 marzo 1869. Essa proclamava l’ assoluta libertà del commercio e dell’ industria. Le attività economiche che fino ad allora erano rimaste sottoposte alle norme delle “”gilde””, secolari corporazioni che divenivano ogni giorno sempre più estranee alle nuove necessità della produzione e dei traffici, potevano adesso svilupparsi secondo l’ iniziativa degli individui e dei gruppi, sciolti da restrizioni e da vincoli. (…) L’ uso dello sciopero venne riconosciuto lecito. Il sorgente sindacalismo aveva così le armi tanto desiderate per poter più efficacemente lottare contro le classi padronali; tuttavia quel riconoscimento era limitato da una restrizione il cui significato si prestava ad essere variamente inteso””. (pag 147-148)”,”MEOx-063″
“GIACCHERO Giulio”,”Storia economica del Settecento genovese.”,”Genova e la concorrenza del porto di Livorno. “”Essi intesero, da un crudo esame della situazione che la concorrenza di Livorno e l’ irresistibile attrazione esercitata da quella città non avrebbero potuto essere vinte lottando sulla stretta e disagevole pedana dei piccoli antagonismi, delle tariffe preferenziali facilmente rintuzzabili, dei veti e delle esclusioni. Bisognava , per incrementare i traffici e i depositi di portofranco, affrontare problemi di più largo respiro, ossia ricostituire nel cuore della città, tra Banchi e San Siro, il vecchio fervore di vita mercantile, ora sensibilmente attenuato, ristabilire i contatti con il Levante, riattivare gli scambi e, nel contempo, esautorando Livorno, collegare Genova al mare del Nord, e in ispecie ai porti gravitanti sull’ estuario del Reno, con una viabilità e tariffe di trasporto più vantaggiose di quelle che il rivale porto toscano, protetto dall’Imperatore d’Austria, offriva alla sua clientela. La ripresa della lotta per accrescere la potenza economica genovese fu contrassegnata tra la fine del 1709 e l’ anno seguente da tre misure che esamineremo partitamente. Il 26 dicembre 1709 l’ arcivescovo di Genova Giuseppe Castelli giunse a Costantinopoli per chiedere la conferma delle capitolazioni, con miglior fortuna di Costantino Balbi (…)””. (pag 75)”,”LIGU-001″
“GIACCHERO Giulio”,”Storia del movimento sindacale in Europa.”,”Contiene i 10 articoli dello Statuto dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori (pag 148-150″,”MEOx-001-FR”
“GIACHETTI Diego a cura; articoli di Attilio MANGANO Marco GERVASONI Marco GRISPIGNI Luciano DELLA-MEA Max STRMISKA Pino FERRARIS Mario DALMAVIVA Luigi BOBBIO Cosimo SCARINZI Carla PAGLIERO Agostino PIRELLA Gianfranco MARELLI Pina SARDELLA Diego GIACHETTI Andrea FENTI Giuseppe MURACA Sergio DALMASSO, lettera di Marco REVELLI a Pino FERRARIS”,”Per il Sessantotto. Studi e ricerche.”,”Articoli di Attilio MANGANO Marco GERVASONI Marco GRISPIGNI Luciano DELLA-MEA Max STRMISKA Pino FERRARIS Mario DALMAVIVA Luigi BOBBIO Cosimo SCARINZI Carla PAGLIERO Agostino PIRELLA Gianfranco MARELLI Pina SARDELLA Diego GIACHETTI Andrea FENTI Giuseppe MURACA Sergio DALMASSO, lettera di Marco REVELLI a Pino FERRARIS”,”ITAC-039″
“GIACHETTI Diego a cura”,”Archivio Gambino-Verdoja. Catalogo materiali per una storia dei gruppi comunisti rivoluzionari, 1949-1975.”,”””Con la svolta “”entrista profonda”” del 1951-52 si iscrivono al PCI, all’ interno del quale recluteranno militanti ai GCR. Renzo Gambino, eletto alla direzione dei GCR, partecipa in qualità di delegato a diversi congressi ed incontri internazionali. Nel 1965 egli si dimette dal PCI, intravvedendo – alla luce dei primi fermenti che scateneranno poi le lotte del biennio 1968-69 – la possibilità di svolgere con profitto un’ attività politica indipendente””. (pag 2) “”Su alcune parti della storia del movimento trotskista italiano qualcosa è già stato scritto, a cominciare dalle vicende che portarono all’ espulsione dal PCd’I di Pietro Tresso, Alfonso Leonetti e Paolo Ravazzoli nel 1930 ed alla costituzione della Nuova Opposizione Italiana (NOI), aderente all’ Opposizione di Sinistra Internazionale guidata da Trotsky, e dal ruolo svolto da Pietro Tresso all’ interno del movimento per la Quarta Internazionale, fino alla costituzione del Partito Operaio Comunista, fondato nel febbraio 1945 nell’ Italia meridionale come risultato della fusione tra la componente trotskista diretta da Nicola Di Bartolomeo e quella bordighista capeggiata da Romeo Mangano. Espellendo il POC dalle proprie file, il II Congresso Mondiale della Quarta internazionale dava inizio al lavoro di ricostruzione della sezione italiana. A costituire questa nuova sezione contribuirono essenzialmente due componenti politiche: la tendenza trotskista già presente all’ interno del POC e quella dei militanti della Federazione Giovanile Socialista, i quali, dopo aver aderito al PSLI, lo abbandonarono quasi subito orientandosi, nella stragrande maggioranza, verso il trotskismo ed aderendo al progetto politico che porterà alla formazione dei GCR.”” (pag 2)”,”TROS-107″
“GIACHETTI Diego”,”I gruppi comunisti rivoluzionari tra analisi e prospettive, 1948-1951. Il contesto nazionale e internazionale nei primi anni della “”Guerra Fredda””.”,”””In questo periodo le possibilità dei GCR di confrontarsi politicamente con altre formazioni che operano nell’ ambito di una critica di sinistra e di classe allo stalinismo non sono molte. Oltre al Partito Comunista Internazionalista, con il quale i rapporti politici si limitano unicamente a scambi di reciproche critiche, ai gruppi ‘titini’ di cui si è già parlato e a formazioni politiche di carattere eclettico come il Partito Comunista Nazionale Italiano, la nascita di una corrente politica all’ interno della Federazione Anarchica Italiana (FAI) suscita un certo interesse. Tale corrente, composta nella stragrande maggioranza da giovani militanti usciti dal PCI, annovera tra le sue figure più rappresentative Pier Carlo Masini, Arrigo Cervetto e Federico (1) Parodi.”” (pag 33) (1) errore dell’ autore”,”ITAC-061″
“GIACHETTI Diego”,”La svolta entrista. La Quarta Internazionale e i Gruppi Comunisti Rivoluzionari negli anni 1951-1953.”,”””Secondo Trotsky, nel periodo precedente la seconda guerra mondiale si erano già realizzate le condizioni oggettive sufficienti per il passaggio dal capitalismo al socialismo: ‘La premesse economiche della rivoluzione proletaria hanno già raggiunto da tempo il punto più alto raggiungibile in un regime capitalista’””. (pag 27) “”Definitivamente espulsi dalla Quarta Internazionale a partire dal 1° gennaio 1953, gli esponenti della maggioranza del Parti Communiste Internationaliste diedero successivamente vita, nel dicembre di quello stesso anno – insieme alla sezione britannica, statunitense e svizzera -, al Comitato Internazionale della Quarta Internazionale allo scopo di raccogliere i trotskisti del mondo intero attorno al programma che era stato ormai tradito dagli ‘usurpatori pablisti che consacrano la loro attività alla revisione del trotskismo, alla liquidazione dell’ Internazionale ed alla distruzione dei suoi quadri””. (pag 52)”,”TROS-110″
“GIACHETTI Diego”,”Alle origini dei gruppi comunisti rivoluzionari, 1947-1950. Una pagina di storia del trotskysmo italiano.”,”Alla memoria di Renzo GAMBINO (1922-1972) militante trotskista. “”Per quanto riguarda la situazione del movimento trotskista italiano, il congresso adottò due importanti decisioni: espulse il POC dalla Quarta Internazionale e decise di pubblicare una nuova rivista che si richiamasse al trotskismo e all’ organizzazione internazionale, per costituire attorno ad essa il nucleo promotore della ricostruzione della sezione italiana. Subito dopo la minoranza trotskista presente nel POC – riconducibile ai gruppi di Napoli, Roma e Milano, facenti capo rispettivamente a Libero Villone, Bruno Nardini ed Enrico Bellamio – esce dal partito e si unisce ad alcuni ‘giovani’ militanti del MSUP per pubblicare, sotto la direzione del Segretariato Internazionale, la già citata rivista ‘4° Internazionale’. Il suo primo numero, che porta come sottotitolo la dicitura ‘Rivista del marxismo rivoluzionario’, viene pubblicato nel luglio 1948. Diretta da Libero Villone, essa si basa su un comitato di redazione formato da Enrico Bellamio, Bruno Nardini, Claudio Giuliani (pseudonimo di Livio Maitan) e Corrado Serra (pseudonimo di Giorgio Ruffolo).”” (pag 31)”,”ITAC-064″
“GIACHETTI Diego”,”I gruppi comunisti rivoluzionari negli anni della ripresa capitalistica e della “”destalinizzazione””, 1954-1959.”,”Contiene il capitolo ‘I gruppi comunisti rivoluzionari e Azione Comunista’ (pag 51). “”Stante il fatto che le lettere e i documenti del gruppo erano anonimi, la direzione del PCI, pur attaccandoli con insulti, calunnie e menzogne, non poté adottare provvedimenti disciplinari. Quando però, il 21 giugno 1956, uscì il primo numero del periodico Azione Comunista, nel quale apparivano le firme di Bruno Fortichiari e Luciano Raimondi come responsabili della pubblicazione, Raimondi fu espulso “”per tradimento”” e a Fortichiari non venne rinnovata la tessera, mentre fu resa nota per la prima volta l’ espulsione di Seniga. Il quotidiano del PCI definì il nuovo giornale come un “”libello anticomunista””. (pag 54) “”I fatti di Polonia e d’ Ungheria che seguirono soltanto di pochi mesi il XX Congresso del PCUS diedero impulso ad una frettolosa unificazione tra “”Azione Comunista””, i GCR, il Partito Comunista Internazionalista (Battaglia Comunista) (PCInt-BC) – di orientamento “”bordighista”” – e la Federazione Comunista Libertaria (FCL), nuovo nome assunto dai Gruppi Anarchici di Azione Proletaria (GAAP) nell’ ottobre del 1956).”” (pag 54) “”Tale riunione, organizzata da un “”Comitato d’ Azione della Sinistra Comunista”” e presieduta da Raimondi , si tenne il 16 dicembre 1956 presso il Cinema “”Dante”” di Milano. Durante il suo svolgimento presero la parola Raimondi e Fortichiari per “”Azione Comunista””, Onorato Damen per il PCInt-BC, Pier Carlo Masini per la FCL e Maitan per i GCR. Le organizzazioni presenti diedero vita al Movimento della Sinistra Comunista (MSC)””. (pag 55) “”Influenzato da Fortichiari, dagli anarchici della FCL e dalle consolidate convinzioni di Damen, il gruppo di “”Azione Comunista”” – che aveva letto la rivolta ungherese attraverso le lenti di Socialisme ou Barbarie – modificò le sue posizioni iniziali in relazione ai “”paesi socialisti”” arrivando a definirli come degli stati capitalisti. Al comizio del MSC che si tenne presso il Cinema-Teatro “”Maffei”” di Torino il 10 marzo 1957, e che aveva per tema la strategia sindacale, le divergenze tra il relatore dei GCR Franco Villani e gli altri (Emilio Setti per “”Azione Comunista””, Lorenzo Parodi per la FCL e Damen per il PCInt-BC) si manifestarono in tutta la loro evidenza. (pag 55)”,”ITAC-069″
“GIACHETTI Diego”,”Un rosso relativo. Anime, coscienze, generazioni nel movimento dei movimenti.”,”Libro dedicato a Luciano Della Mea Diego Giachetti (1954) vive e lavora a Torino, si occupa di storia dei movimenti degli anni sessanta e settanta. Ha pubblicato libri per la casa editrice BFS di pisa. Citazione in apertura: “”Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprire la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovata e a cui non porta nessuna strada”” (Eraclito)”,”ITAC-121″
“GIACHETTI Diego”,”I gruppi comunisti rivoluzionari negli anni della ripresa capitalistica e della “”destalinizzazione””, 1954-1959.”,”2° copia (1° non restituita) Contiene il capitolo ‘I gruppi comunisti rivoluzionari e Azione Comunista’ (pag 51).”,”TROS-251″
“GIACHETTI Diego”,”Guido Quazza, storico eretico.”,”Diego Giachetti, dottore di ricerca in Storia delle società contemporanee; vive a Torino. Collabora a varie riviste e ha pubblicato diversi libri tra cui ‘Un Sessantotto e tre conflitti. Classe, genere, generazione’, BFS, 2008.”,”STOx-244″
“GIACHETTI Diego”,”I dilemmi di Trotsky. Dalla “”rivoluzione permanente”” al “”socialismo in un solo paese””, storia dell’affermazione dello stalinismo in Unione Sovietica.”,”””Sapevano che andavamo incontro a una sconfitta inevitabile, fiduciosi però di preparare la strada alla vittoria delle nostre idee in un più lontano futuro”” (Trotsky) (4° di cop) Diego Giachetti, torinese, classe 1954, è dottore di ricerca in Storia delle società contemporanee. Tra le sue pubblicazioni alcuni volumi sul Sessantotto.”,”TROS-322″
“GIACHETTI Diego SCAVINO Marco”,”La Fiat in mano agli operai. L’autunno caldo del 1969.”,”Giachetti ha scritto il primo capitolo a eccezione del primo paragrafo steso da Marco Scavino cheha scritto anche il secondo capitolo. L’introduzione è comune. Diego Giachetti (Settimo Rottaro, 1954) vive e lavora a Torino. Marco Scavino (Torino, 1954) è dottore di ricerca in storia contemporanea.”,”MITT-026-FV”
“GIACOBBI Secondo ROMANI GENZINI Valeria BALLARINI Marcella FIGURELLI Michela FACCHINETTI Gabriella FORTI Camilla”,”Braccianti e contadini nella Valle Padana, 1880-1905.”,”””Quando l’intesa fra Giolitti e Turati cominciò a mostrare le prime crepe e la lotta fra le due tendenze del partito si inasprì, ‘La Nuova terra’ cessò di definirsi turatiana, e divenne «semplicemente socialista». Al centro di questa evoluzione fu quello stesso Zibordi che, ancora nel gennaio dello stesso anno, aveva scritto: «Noi dei socialismi ne conosciamo uno solo: quello che ha per base la lotta di classe, per fine la proprietà collettiva, per mezzi la organizzazione economica dei lavoratori, la conquista dei pubblici poteri e di progressive riforme legislative. Questo ci pare sia sempre stato il socialismo di Filippo Turati»”” (pag 444)”,”MITT-382″
“GIACOMINI Ruggero LOSURDO Domenico a cura; saggi di Domenico LOSURDO Luciano CANFORA Tibor SZABO’ Hugo MORENO Antonio MOSCATO Andrea CATONE Georges LABICA Luigi CORTESI Jacques TEXIER Charles KANELOPOULOS Edgardo H. LOGIUDICE; FRONTINI; Carla FILOSA Guenrikh Pavlovic SMIRNOV Alberto BURGIO Alberto KOHEN Jean ROBELIN Ruggero GIACOMINI”,”Lenin e il Novecento.”,”Saggi di Domenico LOSURDO (Civiltà, barbarie e storia mondiale, rileggendo Lenin), Luciano CANFORA (I dilemmi morali di Lenin), Tibor SZABO’ (Verso una cultura morale di tipo nuovo. Lenin visto da Lukacs), Hugo MORENO (Mariategui: pensare con la propria testa), Antonio MOSCATO (L’influenza di Lenin sul pensiero di Ernesto Che Guevara), Andrea CATONE (Lenin e la transizione dal capitalismo al socialismo), Georges LABICA (Lenin, lo Stato, la dittatura e la democrazia), Luigi CORTESI (Lenin e il problema dello Stato), Jacques TEXIER (‘Stato e Rivoluzione’ di Lenin e la faccia nascosta del pensiero politico marx-engelsiano), Charles KANELOPOULOS (Agricoltura e industria: a proposito dello ‘Sviluppo del capitalismo in Russia’), Edgardo H. LOGIUDICE (Lenin e il pane. Il suo paradigma di azione politica nella moderna struttura della povertà), Malcolm SYLVERS (Il metodo di Lenin e la teoria dell’ imperialismo oggi), Valentino GERRATANA (Sul futuro di Lenin), Samir AMIN (Forme nuove della polarizzazione mondiale), Gianfranco PALA (Crisi del capitalismo e forme dell’ imperialismo oggi), Imma BARBAROSSA, Fulvia CIATTAGLIA, Elettra DEIANA, Luciana FRONTINI (Il pensiero della differenza sessuale e la tradizione comunista), Carla FILOSA (La questione femminile), Guenrikh Pavlovic SMIRNOV (L. nella Russia d’oggi), Alberto BURGIO (Per una lettura del ‘Che fare’ oggi), Alberto KOHEN (L. e il mov di liberaizone nazionale. La sua epoca e oggi), Jean ROBELIN (Come si pone oggi il problema della transizione al socialismo), Ruggero GIACOMINI (L. e il pacifismo contemporaneo)”,”LENS-046″
“GIACOMINI Ruggero PALLUNTO Stefania a cura”,”Guerra di resistenza. Le Marche dal fascismo alla liberazione. Antologia.”,”Un tedesco nella resistenza. “”Un tedesco intanto aveva disertato dall’esercito e si era nascosto in una casa di un contadino. Marcelli avvertito lo avvicina. Si chiama Gianni e vinte le prime diffidenze ed imparato a conoscere e valutare Tonino, incominciò con lui la lotta partigiana; prima in piccole azioni, poi con sempre maggiore responsabilità ed infine in un disegno meraviglioso, ideato dallo stesso Tonino e portato a compimento con grande coraggio. Tonino stesso, vestito da tedesco, con una divisa regalatagli da un russo che aveva preferito raggiungere i partigiani al S. Angelo, con una motocicletta tedesca e con quel tedesco alla guida, raggiungevano i comandi ed i centri del Wehrmacht a prelevare carburanti, munizioni, indumenti. Il tedesco era un sergente, dice Tonino, ed era sempre ascoltato, io facevo parlare sempre lui, d’altronde non sapevo una sola parola della loro lingua. Insieme giravano per tutta l’intera zona ed insieme misero in atto un altro “”diabolico”” stratagemma. Ritirati al comando tedesco i moduli per ricevute, ne rilasciarono, per presunte requisizioni effettuate dalle truppe tedesche, parecchie decine a contadini della zona. Ciò fruttò 100.000 lire che a quel tempo erano una bella somma. “”Eravamo riusciti, prosegue Tonino, a finanziare l’organizzazione partigiana con i soldi tedeschi, oltre ad aiutare la popolazione povera””.”” (pag 165)”,”ITAR-113″
“GIACOMINI Ruggero LOSURDO Domenico a cura, saggi di CANFORA Luciano HERRERA Carlos-Miguel SZABÓ Tibor MORENO Hugo MOSCATO Antonio CATONE Andrea LABICA Georges CORTESI Luigi TEXIER Jacques KANELOPOULOS Charles LOGIUDICE Edgardo H. SYLVERS Malcolm GERRATANA Valentino AMIN Samir PALA Gianfranco BARBAROSSA Imma CIATTAGLIA Fulvia DEIANA Elettra FRONTINI Luciana FILOSA Carla SMIRNOV Guenrikh Pavlovic BURGIO Alberto KOHEN Alberto ROBELIN Jean”,”Lenin e il Novecento. Atti del Convegno Internazionale di Urbino 13-14-15 gennaio 1994.”,”‘Dal punto di vista borghese volgare, le nozioni di dittatura e di democrazia si scludono a vicenda’. Lenin. L’imperialismo rappresenta per Lenin la completa negazione della democrazia al livello dei rapporti internazionali: le «cosiddette nazioni civili d’Europa» opprimono «le nazioni meno civili e più desiderose di democrazia dell’Asia» cui disconoscono il diritto all’autodeterminazione e al self-government, negando nella pratica quei principi che pure non si stancano di sbandierare come proprio titolo di gloria e di legittimità imperiale. In tale quadro, bisogna collocare la denuncia cui procede Lenin della vena razzistica più o meno esplicita che attraversa in profondità la storia del colonialismo e dell’imperialismo: essi si fondono sullo sfruttamento e «asservimento di centinaia di milioni di lavoratori dell’Asia, delle colonie in generale e dei piccoli paesi» ad opera di «poche nazion i elette»; i dirigenti della borghesia liberale cercano in ogni modo di ostacolare «l’emancipazione economica e quindi anche politica delle pelli rosse e nere»; d’altro canto, gli immigrati «provenienti da paesi più arretrati» sono vittime di discriminazione salariale sui luoghi di lavoro dei paesi capitalisti. La storia dell’umanità sta compiendo ai nostri giorni una delle svolte più grandi, più difficili, la quale ha un’importanza immensa, un’importanza che senza la minima esagerazione si può chiamare universalmente liberatrice. Una svolta dalla guerra alla pace; dalla guerra tra i predoni che mandano al macello milioni di sfruttati e lavoratori per stabilire un nuovo sistema di spartizione del bottino depredato dai briganti più forti, alla guerra degli oppressi contro gli oppressori per la liberazione dal giogo del capitale, da un abisso di sofferenze, di tormenti, di fame, di barbarie, al luminoso avvenire della società comunista, del benessere generale e di una pace duratura. (Lenin, Opere, XXVII, p.139, 11 marzo 1918).”,”LENS-022-FL”
“GIACON Carlo”,”L’oggettività in Antonio Rosmini.”,”‘Il rapporto tra idealismo e metafisica è un tema centrale nella filosofia moderna, specialmente nel contesto dell’idealismo tedesco. L’idealismo, in particolare quello trascendentale di Kant e quello assoluto di Fichte, Schelling e Hegel, cerca di superare i limiti del dualismo kantiano tra fenomeno e noumeno, proponendo una nuova metafisica dell’infinito. Kant, con il suo criticismo, introduce una distinzione tra il mondo fenomenico (ciò che possiamo conoscere attraverso le nostre forme a priori) e il noumeno (la “”cosa in sé””, inconoscibile). Tuttavia, i filosofi idealisti successivi, come Fichte, criticano questa separazione, sostenendo che tutto ciò che esiste è una rappresentazione della coscienza. Fichte, ad esempio, elimina il concetto di “”cosa in sé”” e propone l’Io come principio assoluto e creatore della realtà 2. Schelling e Hegel portano avanti questa riflessione, integrando la dimensione metafisica con una visione dialettica e sistematica. Per Hegel, ad esempio, la realtà è il risultato di un processo dialettico in cui lo Spirito si realizza attraverso la storia e la natura, unendo idealismo e metafisica in una sintesi dinamica’ (copilot) Antonio Rosmini si colloca in una posizione unica nel rapporto tra idealismo e metafisica, cercando di integrare elementi di entrambi in una prospettiva originale. Pur non aderendo pienamente all’idealismo tedesco, Rosmini dialoga con esso, sviluppando una metafisica che pone l’essere come fondamento ultimo della realtà. Rosmini critica l’idealismo tedesco, in particolare Hegel, per il rischio di ridurre l’essere a un prodotto del pensiero. Per Rosmini, l’essere è una realtà oggettiva e trascendente, che si manifesta in tre forme: ideale, reale e morale. Questa tripartizione permette a Rosmini di mantenere una dimensione metafisica che non si dissolve nell’idealismo puro, ma che al contempo riconosce l’importanza del soggetto e della conoscenza. Inoltre, Rosmini introduce il concetto di “”idea dell’essere””, che funge da ponte tra il finito e l’infinito, tra il soggetto e l’assoluto. Questo lo distingue dagli idealisti tedeschi, poiché per Rosmini l’idea dell’essere non è una costruzione del pensiero, ma una realtà ontologica che precede e fonda ogni conoscenza.’ (f. copilot)”,”FILx-003-FFS”
“GIAGNOTTI Felicia a cura”,”Storie individuali e movimenti collettivi. I dizionari biografici del movimento operaio.”,”La GIAGNOTTI, ricercatrice di storia presso la Facoltà di scienze politiche dell’Univ statale di Milano, ha pubblicato numerosi saggi sul movimento combattentistico nel primo dopoguerra, apparsi in opere collettanee e in riviste di storia contemporanea. Collabora al progetto internazionale di ricerca sul Primo maggio promosso dalla Fondazione G. Brodolini di Milano (in questo ambito è in corso di pubblicazione un suo saggio su ‘May Day in Italy during World War 1°’.”,”MOIx-005″
“GIAMBLICO, a cura di Luciano MONTONERI”,”Vita pitagorica.”,”‘La ‘Vita pitagorica’ di Giamblico è lo scritto più ampio e sistematico che la tarda antichità ci abbia trasmesso su Pitagora e la sua setta. Esso costituisce ilprimo libro di una più vasta opera (in 10 libri) dell’autore interamente dedicata all’esposizione delle dottrine pitagoriche’ (pag VII)”,”STAx-005-FRR”
“GIAMBONI Bono”,”Dell’arte della guerra di Vegezio Flavio. Volgarizzamento.”,”Autore della traduzione (volgarizzamento XIII sec.): GIAMBONI Bono, Nacque presumibilmente a Firenze prima del 1240 e morto 1292 circa). Scrittore, Esercitò come già il padre Giambono di Vecchio la professione di Giudice podestarile, presso la curia del sestiere di Por San Piero a Firenze. Pare ghibellino. Contemporaneo di Brunetto LATINI, rappresenta quella intellettualità fiorentina che attraverso l’attività giuridica, la partecipazione attiva alla vita politica della città e i volgarizzamenti e la scrittura di opere originali in volgare, era impegnata nella creazione di una nuova cultura laica (dal Dizionario Biografico degli italiani, Treccani). VEGEZIO Publio Flavio Renato: scarse notizie sull’Autore dell’Epitoma rei militaris. Erudito latino (sec. IV-V), funzionario e scrittore del ceto alto dell’aristocrazia tardoromana. Ignota la nazionalità. Discordi sono le opinioni circa l’appartenenza di V. all’esercito o meno; in quanto “”vir illustris”” è probabile che non ne facesse parte, e inoltre manca nell'””Arte della guerra”” qualsiasi accenno agli aspetti quotidiani e concreti della vita militare. L’Opera composta in quattro libri, che trattano rispettivamente del reclutamento e dell’addestramento dei soldati (I), della struttura della Legione (II), della strategia militare terrestre, macchine belliche, assedio delle città (III) e infine (IV libro) delle battaglie navali. Si rifà a varie fonti, tra cui gli “”Stratagemata”” di FRONTINO. L’Opera fu dedicata ad un Imperatore, che i più identificano in TEODOSIO I il Grande, riportandola quindi all’epoca del suo regno (383-392 d.C.). (Dal Dizionario dantesco, Treccani). Nel Proemio del Libro III VEGEZIO scrive la famosa: “”Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum”” (a pg 76 di questa edizione): <>.”,”QMIx-201-FSL”
“GIAMMANCO Roberto”,”Dialogo sulla società americana.”,”Un quadro sulla ‘American Way of Life’ Roberto Giammanco è nato nel 1926. Si è laureato in Filosofia e Storia. Ha insegnato per lunghi anni in università americane. E’ collaboratore di numerose riviste italiane e straniere di filosofia e sociologia e ha curato l’edizione italiana di alcuni classici del pensiero e della critica sociale anglosassone. (1964) “”La causa è sempre la stessa: frattura fra il mito dell’eguaglianza di opportunità e la bruciante, assoluta differenza di classe, tra il sogno di una libertà astratta e la subordinazione reale, tra la grande promessa e la paralisi del singolo”” (pag 168) ‘Gli studi di Barber, Lloyd Warner, James C. Abegglen e soprattutto le coraggiose analisi di C. Wright Mills, ci rivelano con grande esattezza come il passaggio da una classe all’altra sia estremamente difficile. Nel 1950, solo il 6% dei grandi finanzieri provenivano da classi inferiori (immediatamente al di sotto dell’«élite del potere») e le loro storie personali mostrano come l’ingresso nella classe privilegiata sia dovuto a una lunga partecipazione ai segreti e alle funzioni tecniche connesse con gli investimenti o all’attività strettamente politica. Meno del 2% dei dirigenti al di sotto dei cinquant’anni, come ci dice la rivista «Fortune» che è l’organo del conservatorismo paternalistico, proviene dalla classe operaia. Tutti, senza distinzione, hanno raggiunto le posizioni presenti per meriti militari, politici o sindacali. Ancora, Vance Packard indica solo tre possibilità per chi voglia elevarsi socialmente: chi ha una bella figlia può sperare che si sposi un giovane di classe superiore; una laurea universitaria può, sebbene solo in casi sporadici, attrarre l’attenzione dei potenti e consentire l’accesso alle sfere direttive; l’eccellere nel consumo di beni materiali può dare l’impressione dell’appartenenza a una classe superiore e quindi creare le condizioni per migliorare il proprio prestigio sociale. A questo proposito, l’indagine sociologica ha rivelato che i figli e nipoti dei più famosi gangster degli anni trenta e un gran numero dei dirigenti della malavita attuale occupano posizioni di grande prestigio nell’ambito di comunità che, come quella di Grosse Pointe, si ispirano a criteri rigorosamente selettivi. Le ragioni di questo fenomeno vanno cercate nei contatti strettissimi che i baroni del sottosuolo hanno sempre avuto con l’ambiente politico, specialmente locale, e quindi con l’élite del mondo finanziario, nelle loro cospicue donazioni alle chiese, a istituzioni di beneficenza e a iniziative di interesse civico. L’isolamento non è dunque soltanto l’unica difesa, ma il solo modo di essere che la società consente ai vari gruppi: la loro omogeneità interna è ottenuta escludendo e ignorando gli inferiori e imitando i superiori, in un confronto che isterilisce nel più vieto conformismo e nella più spietata dipendenza’ (pag 165-166); ‘La causa è sempre la stessa: frattura fra il mito dell’eguaglianza di opportunità e la bruciante, assoluta differenza di classe, tra il sogno di una libertà astratta e la subordinazione reale, tra la grande promessa e la paralisi del singolo’ (pag 168)”,”USAS-233″
“GIANANGELI Vittorio”,”Storia degli operai metallurgici dalle origini all’avvento del fascismo.”,”Foto pag 15: Operai armati difendono una fabbrica occupata Paragrafo 3 della parte seconda: Guerra e dopoguerra: La FIOM è il più forte e temuto sindacato italiano (pag 136-)”,”SIND-002-FAP”
“GIANCOTTI Emilia”,”Baruch Spinoza, 1632-1677.”,”GIANCOTTI Emilia Contiene il capitolo: Spinoza nel marxismo (pag 144-151) “”Assai interessante è anche valutare l’atteggiamento avuto verso Spinoza dal fondatore del materialismo storico, Karl Marx (1818-1883). Un gruppo di “”Quaderni””, conservati presso l’Istituto internazionale di storia sociale di Amsterdam e pubblicati solo di recente (“”Cahiers Spinoza””, 1, 1977, pp. 29-157) attestano che Karl Marx, quando era ancora studente a Berlino e si preparava per l’esame orale previsto per sostenere la tesi di dottorato, si dedicò a uno studio accurato di Spnoza. I “”Quaderni””, che risalgono al 1841, trascrivono, modificando la successione dei capitoli, numerosi brani tratti dal ‘Trattato teologico-politico’ e da alcune lettere, la maggior parte delle quali indirizzate a Oldenburg. Tale studio, a giudicare dalle citazioni spinoziane che Marx fa delle sue opere, deve essere stato rivolto anche all”Etica’. I frutti di tale lavoro non furono consegnati a una trattazione organica, ma sono rintracciabili soltanto nei rapidi riferimenti sparsi negli scritti di Marx a partire dai ‘Quaderni sulla filosofia di Epicuro’ (1838-39) fino al ‘Capitale’ (1867)'”” (pag 144-145) [Emilia Giancotti, Baruch Spinoza, 1632-1677, 1991] “”Ripetutamente, e anche nelle opere della maturità, [Marx] cita quali massime di valore universale due principi spinoziani: quello secondo il quale l’ignoranza non è un argomento, e quello secondo il quale “”la determinazione è negazione”” (che Hegel definiva una “”grande proposizione””). Considera la sostanza spinoziana uno degli elementi che concorrono alla formazione del concetto hegeliano di Assoluto (‘La Sacra Famiglia’). Cita Spinoza come uno degli iniziatori del metodo razionale nella teoria dello Stato e del diritto (intervento del 14 luglio 1842 sulla “”Gazzetta renana””). Infine, in una lettera al socialista tedesco Ferdinand Lassalle del 31 maggio 1858, indica Spinoza come esempio di pensatore sistematico in cui la struttura interna del sistema è del tutto differente dalla forma nella quale l’autore l’ha esposta in modo cosciente. Marx annuncia così una distinzione (che teorizzerà nel poscritto alla seconda edizione del ‘Capitale’), tra metodo di esposizione e metodo di indagine (cfr. M. Rubel, Marx à la rencontre de Spinoza, “”Cahiers Spinoza””, 1, 1977, pp. 7-28).”” (pag 145-146) [Emilia Giancotti, Baruch Spinoza, 1632-1677, 1991] “”Come “”splendido rappresentante”” della dialettica Spinoza è citato da Friedrich Engels (1820-1895) nel suo ‘Antidühring’ (1877-78), quando distingue tra pensiero ‘metafisico’ e pensiero ‘dialettico’. Il primo, secondo Engels e la tradizione marxista, è fondato sulla pretesa assolutezza dell’essere, mentre il secondo vede nelle contraddizioni reali il principio di movimento sia della natura sia della storia”” (pag 146) [Emilia Giancotti, Baruch Spinoza, 1632-1677, 1991]”,”FILx-444″
“GIANGRANDE Matteo”,”Note sulla nozione di “”dialettica”” in Lenin.”,”””Tra il 1910 e il 1911 Lenin ribadisce che l’evoluzione dei rapporti sociali, lo sviluppo storico, è oggettivamente “”dialettico”” perché «si compie fra contraddizioni e ‘attraverso contraddizioni'”” (pag 263) “”Lenin fornisce una trattazione specifica della nozione di “”dialettica”” in un testo dedicato a Karl Marx e pubblicato nel 1915 nel dizionario enciclopedico Granat. La dialettica, la «parte rivoluzionaria della filosofia di Hegel», è «la scienza delle leggi del movimento, del mondo esterno così come del pensiero». Le cose naturali, i fenomeni sociali, i concetti logici sono il risultato del processo dialettico, nel loro divenire storico. Lenin distingue poi l’idea corrente di “”evoluzione””, che si è diffusa nella coscienza sociale attraverso la filosofia positivistica, dall’idea di “”sviluppo”” formulata dal materialismo storico attraverso la filosofia hegeliana”” (pag 267)”,”LENS-303″
“GIANINAZZI Willy”,”Intellettuali in bilico. “”Pagine libere”” e i sindacalisti rivoluzionari prima del fascismo.”,”W. GIANINAZZI (1953) è di origine ticinese e ha svolto il dottorato di ricerca presso l’ Università di Vincennes. Ha pubblicato ‘L’ itinerario di Enrico Leone. Liberismo e sindacalismo nel movimento operaio italiano’ MILANO. 1989 e vari saggi su riviste. Il libro è dedicato alla memoria di Egisto CAGNONI amministratore di ‘Pagine libere’ morto a Mathausen.”,”MITS-119″
“GIANINAZZI Willy”,”Naissance du mythe moderne. Georges Sorel et la crise de la pensée savante (1889-1914).”,”GIANINAZZI Willy è uno storico e membro della redazione di ‘Mil neuf cent. Revue d’ histoire intellectuelle’. Ha scritto opere sul sindacalismo rivoluzionario in Italia “”Nell’ entourage intellettuale di Sorel, c’è in particolare Antonio Labriola, fine psicologo della lingua e buon conoscitore della ‘Völkerpsychologie’ tedesca che tratta, anch’essa, della lingua e del mito, il quale, nel 1897, aveva trovato le parole giuste: “”La lingua, senza la quale non potremmo arrivare alla precisione del pensiero, né a formulare la manifestazione, nello stesso tempo che essa dice quello che esprime, l’ altera, ed è per questo che possiede sempre in sé il germe del mito””; da cui questa sottolineatura di peso: “”Si ha sempre la tentazione, o almeno si corre il pericolo, di sostanzializzare un processo o i suoi termini. Le relazioni, per l’ effetto dell’ illusione che si proietta al di fuori di sé, divengono delle cose, e queste cose divengono a loro volta dei soggetti attivi agenti”” (1). Con la sua propria problematica, Bergson aveva reso conto, nel suo “”Essai sur les donnés immédiates de la conscience”” (1889), della reificazione delle parole indotte dallo scostamento tra la sensazione e il linguaggio. Indipendentemente da Labriola e Bergson, Sorel aveva i suoi punti di riferimento; l’ “”Etude sur Vico”” lo rivela.”” (pag 111) (1) Antonio Labriola, Socialisme et philosophie, (édition italienne, 1897), Giard et Briere, Paris, 1899″,”TEOC-413″
“GIANINI-BELOTTI Elena”,”Prima le donne e i bambini.”,”Elena Gianini Belotti è nata a Roma e dal 1960 al 1980 ha diretto il Centro Nascita Montessori di Roma. Ha insegnato in un istituto professionale statale per assistenti all’infanzia. Ha pubblicato vari volumi tra cui ‘Dalla parte delle bambine’ (Feltrinelli. 1973).”,”DONx-003-FSD”
“GIANINI-BELOTTI Elena”,”Dalla parte delle bambine. L’influenza dei condizionamenti sociali nella formazione del ruolo femminile nei primi anni di vita.”,”Elena Gianini Belotti è nata e vissuta a Roma dove risiede. Dal 1960 al 1980 ha diretto il Centro Nascita Montessori di Roma. “”Nel suo libro ‘La soggezione delle donne’ pubblicato nel lontano 1869, John Stuart Mill fu il primo a mettere in discussione il concetto di “”natura femminile””, con cui venivano contrabbandati quei caratteri ritenuti peculiari della donna…”” (pag 5) (premessa)”,”DONx-001-FFS”
“GIANNANTONI Franco PAOLUCCI Ibio”,”Giovanni Pesce “”Visone”” un comunista che ha fatto l’Italia. L’emigrazione, la guerra di Spagna, Ventotene, i Gap, il dopoguerra (Togliatti, Terracini, Feltrinelli).”,”Caso Seniga pag 226 Movimento studentesco pag 260″,”ITAR-122″
“GIANNANTONI Gabriele GIGANTE Marcello MARTENS Ekkehard NARCY Michel IOPPOLO Anna Maria DÖRING Klaus”,”La tradizione socratica. Seminario di studi.”,” ‘Antìstene, allievo di Socrate, precursore del proletariato moderno’ (wikip) (wikip): Antistene (Atene, 436 a.C. – 366 a.C.) è stato un filosofo greco, considerato il fondatore della scuola cinica e un precursore dell’anarchismo. Antistene Antistene, nonostante fosse nato ad Atene, non poteva godere appieno della cittadinanza ateniese in quanto la madre fu “colpita” dall’ostracismo della pubblica assemblea. Iniziò sin da giovane ad interessarsi di filosofia, inizialmente seguendo le lezioni del sofista Gorgia da Lentini e, successivamente, quelle di Socrate, di cui divenne un allievo. Dopo la morte di Socrate (399 a.C.), la “”filosofia socratica”” fu insegnata ad Atene solo da Antistene, perché era stato l’unico tra i suoi discepoli a non aver abbandonato la città. Tenne le sue lezioni filosofiche nel ginnasio ateniese di Cinosarge, dove erano accettati anche i “”semi-cittadini””, e per questo i suoi allievi furono chiamati «Cinici» (letteralmente Cinosarge significa “”cane agile””, da cui sarebbe derivato il nome di “”cinici””). [modifica] Il pensiero Alla base del pensiero di Antistene c’è il cosiddetto “”intellettualismo socratico””, secondo il quale è possibile insegnare e raggiungere la virtù attraverso un “esercizio interiore”, che alleni lo spirito come la ginnastica fa col corpo. Da queste considerazioni nasce e si sviluppa il suo rigorismo morale che gli fa affermare: «preferirei impazzire piuttosto che provare piacere». La virtù è quindi sufficiente all’uomo saggio per il raggiungimento della felicità. Antistene è fortemente interessato alla logica, contestandone gli sviluppi metafisici arbitrariamente operati da Platone (con Platone avevano differenti idee anche sul pensiero Socratico), soprattutto sul piano della dottrina delle idee. Coloro che si richiamarono all’insegnamento di Antistene furono i rappresentanti di una “”filosofia popolare”” (qualcuno ha definito il loro pensiero come “”filosofia del proletariato greco””). Antistene è, a ragione, considerato come uno tra i più importanti precursori dell’anarchismo moderno. I suoi seguaci infatti predicavano e conducevano una vita sciolta da qualsiasi vincolo familiare o politico, al di fuori di tutte le convenzioni sociali: una vita, insomma, simile a quella dei cani, che sono appunto liberi da qualsiasi legame, e pienamente autosufficienti. [modifica] Opere Le sue opere filosofiche, se si crede a Diogene Laerzio, constano di dieci volumi, ma sono giunti a noi solo alcuni frammenti. In compenso si sono “”salvate”” due declamazioni minori, Ajax e Ulisse, sulla lotta per le armi d’Achille, seguito dall’accademico trattato intitolato L’Odissea. [modifica] Citazioni «La virtù è sufficiente, da sola, per il raggiungimento della felicità, e non ha bisogno di niente altro. La virtù è propria delle opere, e non ha bisogno né di molti discorsi né di nozioni. Il sapiente è autosufficiente: tutte le cose degli altri sono sue. Il sapiente non si regola secondo le leggi stabilite dalle comunità politiche, ma secondo la legge della virtù». (Diogene Laerzio Vl, 10, in riferimento a Antistene) «Diceva queste cose, ma dava anche l’esempio facendole: di fatto falsificava monete, non concedendo nulla né alle regole morali, né a quelle naturali. Egli diceva di vivere secondo il modello di vita che era stato proprio di Ercole, senza dare la preferenza a nulla rispetto alla libertà». (Diogene Laerzio VI,71 in riferimento a Antistene). Antistene: Operare bene e sentirsi biasimati dà soddisfazioni da re. Osserva i tuoi nemici, poiché essi sono i primi a scoprire i tuoi difetti. È meglio cader preda dei corvi che degli adulatori, perché quelli divorano solo i morti, questi i vivi. Nessun uomo amante del denaro può essere buono.”,”FILx-431″
“GIANNANTONI Franco”,”””Gianna”” e “”Neri””: vita e morte di due partigiani comunisti. Storia di un «tradimento» tra la fucilazione di Mussolini e l’oro di Dongo.”,”Franco Giannantoni (Varese, 1938), giornalista e scrittore, è autore di numerose opere di ricerca storica sul fascismo e sulla Resistenza.”,”ITAR-020-FL”
“GIANNETTI Renato”,”Tecnologia e sviluppo economico italiano 1870 – 1990.”,”Nell’ economia globale un paese può mantenere elevati tassi di crescita solo se il suo livello tecnologico è analogo a quello dei paesi che si caratterizzano per elevati investimenti in R&S e per la presenza della grande impresa. D’altro canto, il successo dei sistemi di piccola impresa operanti nei settori tradizionali mostra come tecnologie e innovazioni non necessariamente collegate alla ricerca organizzata, ma sostenute dall’applicazione nella produzione di consoscenze specifiche, abbiano permesso all’ Italia di realizzare una buona performance economica nei difficili anni ottanta e novanta. L’A si domanda se l’attuale configurazione tecnologica sarà in grado anche in futuro di conservare all’ Italia il tasso di crescita registrato nell’ultimo secolo. Per rispondere a questa domanda viene analizzata la composizione del potenziale produttivo italiano nel corso delle diverse fasi della”,”ECLT-005″
“GIANNETTI Renato”,”La conquista della forza. Risorse, tecnologia ed economia nell’ industria elettrica italiana, 1883-1940.”,”Contiene dedica autore GIANNETTI Renato (Siena, 1948) è ricerctore presso l’ Università di Firenze. E’ autore di saggi sul ristagno del capitalismo, sull’ economia italiana tra le due guerre e sulla storia della tecnologia. Collabora a varie riviste. La trasmissione a lunga distanza dell’ energia elettrica. “”Anche in America, negli anni ’80, vi fu un rapido sviluppo dei sistemi di trasmissione a grande distanza grazie all’ inizio dello sfruttamento delle risorse idriche, impostato su larga scala soprattutto dopo la costruzione dei grandi impianti del Niagara. Ci furono tuttavia delle significative differenze tra i due continenti nel modo di distribuzione della corrente. Negli Stati Uniti si optò per l’ impiego di molti piccoli apparecchi di trasformazione posti direttamente sopra le colonne dei conduttori primari: in questo modo ogni abitazione disponeva di un proprio apparecchio cosicché dal suo funzionamento dipendeva soltanto un numero ristretto di lampade. Il sistema applicato in Germania ed in Europa prevedeva invece pochi grandi apparecchi con un più vasto raggio di azione. La centrale principale alimentava una specie di centrale secondaria di trasformazione collocata vicino ai grossi punti di consumo, dalla quale la corrente veniva immessa in rete a tensioni già utilizzabili per le varie applicazioni. Ne risultava una riduzione dei costi di manutenzione, sorveglianza ed impianto, ma un eventuale guasto poteva colpire un intero sistema di illuminazione.”” (pag 27)”,”ITAE-157″
“GIANNI Angelo”,”Sommario storico della letteratura italiana.”,”””Le scritture e le memorie di ispirazione politica””. (Giuseppe Mazzini, Vincenzo Gioberti, Carlo Cattaneo, Silvio Pellico, Massimo D’Azeglio, Luigi Settembrini) (pag 410) “”Così nella tradizione i sonetti del Belli sono rimasti come un’ antologia comica della plebe romana, o, al massimo come una satira dell’ ultimo regime papale. Solo in tempi a noi più vicini, finalmente letto e pubblicato quasi per intero il corpus belliano, è stato valutato appieno (…)””. (pag 418) Nota: INNO A SATANA Giosuè Carducci Giosuè Carducci nasce nel 1835 in Versilia, da famiglia medio borghese e trascorre l’infanzia in Maremma. Studia alla Normale Superiore di Pisa e si laurea in lettere nel 1856. Sin da giovane si rivela un grande sostenitore della Rivoluzione francese, e di idee accesamente democratiche e repubblicane. Seguì con fervore soprattutto le vicende che portarono l’Italia all’unificazione, senza però parteciparvi direttamente, ma fu poi deluso da come queste vicende trovarono la loro soluzione in un compromesso tra re e Destra storica. Così assunse una posizione di forte critica e contrasto nei confronti del nuovo governo, arrivando addirittura ad essere sospeso dal suo insegnamento alla cattedra di eloquenza, dell’università di Bologna, che aveva ottenuto dopo una laurea in lettere nel 1860. Nonostante questa, continuò nella sua critica soprattutto al comportamento “vile” degli italiani, un comportamento che non rispondeva più a quegli ideali risorgimentali a cui egli era tanto legato. Attaccò duramente la politica che si dimostrava piuttosto rinunciataria verso la conquista di Roma, la quale doveva essere una parte della nuova nazione italiana. Così, mentre sottolineava la mediocrità politica e la mancanza di eroismo di quel tempo, si fece però sostenitore del popolo, visto come la vera forza motrice della storia, in grado di trasformare il mondo. Altro oggetto della sua opposizione fu poi la chiesa: il suo anticlericalismo lo scagliò contro di essa, che egli vedeva come un baluardo della tirannide: la chiesa per Carducci era il simbolo dell’oscurantismo. La sua visione divina passava attraverso la liberazione da ogni ascetismo, che mortifica il godimento della vita e dell’azione, ascetismo tipicamente religioso, ma che, come ogni altra forma di oscurantismo medievale, stava per essere soppresso dalla forza della ragione, della scienza e del progresso, di cui egli fa una vera e propria esaltazione. Successivamente, col passare degli anni e grazie alla stabilizzazione politica italiana, dovuta anche alla presa di Roma, Carducci venne a moderare le sue posizioni, avvicinandosi gradualmente alla monarchia. Così, il suo acceso patriottismo si trasformò in nazionalismo, arrivando addirittura alla formazione di un circolo monarchico. Ora per lui il popolo poteva essere lo strumento per accrescere il valore nazionale, attraverso guerre imperialistiche. Un’altra trasformazione, parallelamente a questa ideologica, si ebbe nella sua poetica: egli si orienta infatti verso orizzonti più aperti. Ma forte rimase la sua matrice giovanile, soprattutto nel campo letterario: nelle sue opere troviamo infatti un discorso poetico “ alto “, e aulico, e nel suo pensiero uno sdegno verso le forme più popolari, con critiche quindi ai romanzi, e a Manzoni. In giovinezza la sua poesia è sdegnosa del romanticismo sia manzoniano sia di quello sentimentale e popolare del Prati e dell’Aleardi. Egli si definisce l’ultimo scudiero dei classici, sceglie di esprimersi in forme alte e auliche. Poi però il suo spirito battagliero espressosi in forme classicheggianti si stempera lasciando spazio a momenti di sconforto, di tedio esistenziale, angoscia per la morte e nostalgia della gioventù. Carducci proprio per queste sue tendenze stilistiche è stato definito da Croce “l’ultimo dei classici”, come il poeta che seppe resistere alla “malattia” romantica, a differenza di tanti scrittori della sua età. Altrettanto però si oppone con la sua visione della vita severa e forte alla tormentata poesia del ‘900, “all’uomo di pezza” di Ungaretti, o al “male di vivere” del Montale. Al contrario, critici più recenti come Mario Praz, considerano questo poeta come un tardo romantico, che si aggrappa alla classicità per esorcizzare le angosce che lo assillano, e che quindi assume il mondo antico come un’evasione esotizzante dalla realtà squallida e mediocre della società borghese. Documento importante del sistema di idee del Carducci e di una tendenza della cultura e mentalità contemporanea è l’Inno a Satana, che compone nel 1863 e pubblica due anni dopo. Satana per i reazionari era simbolo della modernità da condannare in tutte le sue forme. Al contrario Carducci in questa sua lirica celebra la figura di Satana e la rovescia in positivo; esso diventa quindi simbolo degli aspetti più positivi della vita. Nelle prime cinque strofe del componimento Satana rappresenta le gioie terrene: il banchetto, il vino, l’amore, princìpi della pienezza vitale. A questo proposito significativi sono i versi 19-20 nei quali il poeta con un apostrofo invoca Satana chiamandolo “Re del convito”. Nelle strofe seguenti Satana viene identificato con le bellezze naturali ed artistiche; infatti Carducci lo rappresenta con Agramainio, che nella mitologia iranica è il principio del male e della ribellione, con Adone, che nella mitologia greca è il bellissimo ragazzo di cui si innamorò Venere, allegoria della primavera e della natura e della natura fiorita, e infine Astarte, dea fenicia del piacere. Le bellezze naturali vennero fissate sulla tela o sulla carta o scolpite nei marmi dai Greci (cfr. verso 91 “i segni argolici”). Contro queste bellezze artistiche si scagliarono però con la loro ottusità ed il loro oscurantismo i primi cristiani, che non compresero il valore intrinseco di queste opere, e le considerarono solo idoli pagani. Ma il paganesimo, benchè bandito dal cristianesimo, sopravvisse nella plebe (vv 93-96). L’inno continua poi mettendo in campo due figure: quella dell’alchimista e del mago del medioevo, entrambi insoddisfatti del loro sapere. Essi sono esempi dell’oscurantismo medievale e della superstizione che la ragione e la scienza, incarnate da Satana, dovrebbero trasformare in vero sapere (vv 105-108). Nella strofa seguente (vv 113-116) Carducci descrive i primi monaci cristiani che praticarono l’ascetismo nel deserto; il monaco è definito triste proprio perché fugge dalla natura, si nasconde da essa perché vede in questa una manifestazione di Satana. Ma certamente i più degni simboli dell’oscurantismo medievale, in quanto ne furono vittime, sono Abelardo ed Eloisa (vv 117-120). Abelardo fu un celebre filosofo vissuto nel XII secolo, propugnatore del libero pensiero, si innamorò della sua allieva Eloisa e venne punito dallo zio di lei con l’evirazione. Poi polemicamente il poeta descrive la vita nel chiuso del convento dove i monaci sono attratti in maniera peccaminosa dalla cultura classica, leggendo Virgilio, Orazio e gli elegiaci. Qui è Satana ad essere simbolo di questa cultura, in quanto espressione di valori come la bellezza, l’amore e i piaceri della vita. Con il passare dei secoli, soprattutto a partire dal 1300 Carducci mostra però come l’ascesi, la rinuncia, il dogmatismo non abbiano vinto del tutto: lo provano i roghi di Wicleff e di Huss, di Arnaldo da Brescia e di Savonarola, tutti monaci riformatori bruciati come eretici. A queste figure si associa quella di Lutero, l’iniziatore della riforma protestante, poi scomunicato dalla Chiesa di Roma. Nel finale dell’inno, Satana viene identificato con il progresso della scienza, forza “vindice” della ragione e del progresso che anche nel presente ha vinto ogni forma di oscurantismo e di dogmatismo del cristianesimo. L’immagine più evidente del progresso è la macchina a vapore, la locomotiva, “un bello e orribile mostro” (vv 169-170). Le idee che il Carducci esprime nell’inno, così rivoluzionarie, e forti, erano comuni a buona parte dell’opinione pubblica del tempo, decisamente anticlericale, laica e vicina all’ottimismo della filosofia positivista. È altrettanto significativo come Carducci sviluppi una materia così nuova e rivoluzionaria in forme però classicheggianti: tutta la poesia è ricca di termini aulici, di riferimenti dotti, di latinismi. A mio giudizio la sezione della poesia più ricca di preziosità e di erudizione è quella in cui Carducci fa sfoggio delle sue conoscenze mitologiche, cioè i versi dal 65 all’84, dove racconta il mito dell’amore tra Venere e Adone ed i luoghi dove le divinità venivano venerate. Per quanto riguarda invece i latinismi possiamo portare come esempio il “brando”, ovvero la spada, al verso 27, “l’alma Cipride”, verso 75, che ci ricorda l’Alma Venus del proemio del Rerum Novarum di Lucrezio, cioè la Venere datrice di vita, oppure anche la natura “egra” del verso 104. Egra deriva dall’aggettivo latino aeger, che significa malato, debole. Troviamo anche pugna (v 157), vindice (vendicatrice, da “vindix”). Una valutazione del Carducci anticlericale, sostenitore della modernità e democratico, compare in un giudizio di Natalino Sapegno in “Ritratto di Manzoni e altri saggi”. Egli sostiene che con la raccolta Giambi ed Epodi e in particolare con l’Inno a Satana esplode l’autentica “scapigliatura carducciana”; il poeta, servendosi del linguaggio della satira, per tradizione genere minore e meno obbligato ad uno stile rigoroso ed ad una lingua illustre, dà voce ai valori della libertà, della giustizia, della solidarietà umana, in una parola agli ideali giacobini, che aveva fatto propri dopo la lettura di autori d’oltralpe come Michelet, Proudhon e Hugo. Secondo Sapegno le novità di questa raccolta sono due: da un lato “la maggior concretezza, il rilievo, la compattezza nuova della sua poesia”, cioè il fatto che rappresenti in maniera plastica ed oggettiva il reale ed il quotidiano, dall’altro “la novità del linguaggio, che a tutta prima salta agli occhi: la sua energia scattante, le sue impennate prepotenti, quel suo modo di confessarsi nei momenti lirici di ripiegamento e di rimpianti, il verso andare che schiaffeggia gli idoli di un mondo falso”. Proprio queste due novità nella sua produzione lirica portano il critico a concludere che Carducci senza ombra di dubbio debba essere annoverato fra gli esponenti della letteratura post-romantica, infatti dice Sapegno che questi “erano gli anni in cui anch’egli imprecava contro il gusto borghese, contro i pregiudizi e le paure dei moderati, e guardava con terrore al pericolo di diventare il poeta laureato dell’opinione pubblica”. Sapegno conclude che nonostante questa sia la stagione lirica del Carducci più attiva e vitale, essa presenti però dei limiti: quegli ideali rivoluzionari e giacobini che era andato esprimendo restavano ideali astratti, un po’ vuoti, immagini eloquenti e retoriche espressi in un linguaggio aulico e solenne fino a sfiorare il ridicolo. La causa di questi limiti è da ricercare in concreto nella sua formazione culturale esclusivamente letteraria e accademica, sprovvista di salde basi dottrinali. Nonostante il giudizio del Sapegno sul fatto che le idee di modernità del Carducci poggino solo su basi libresche, quello che colpisce in questo poeta è il fatto che seppe cogliere l’importanza che la macchina “avrebbe di lì a poco ricoperto nelle trasformazioni rapidissime della società e del costume”. La macchina in Carducci incarna la modernità, in maniera plastica, oggettiva e concreta com’è caratteristica della sua poesia. È significativo che negli stessi anni in cui Carducci canta la modernità della Chiesa con Pio IX, nel 1864 con “Il Sillabo”, un elenco degli “errori del secolo” liberali ed illuministici, condanni le generazioni della civiltà moderna. Andrea Pirovano per approfondire: Poesie Carducci Giosuè ; Garzanti Libri € 11,50″,”ITAG-135″
“GIANNI Emilio”,”Liberali e democratici alle origini del movimento operaio italiano. I congressi delle Società operaie italiane (1853-1893).”,”Marx, Engels. Bilancio della rivoluzione del 1848 – 49. Non possibile una vera rivoluzione in condizioni sociali di sovrabbondanza, dove le forze produttive moderne e le forme di borghesi di produzione non entrano in conflitto tra loro. (pag 53) “”Non fu però Engels e il socialismo ma Bakunin e l’ anarchismo a raccogliere i frutti della crisi del mazzinianesimo in Italia””. (pag 121)”,”ELCx-082″
“GIANNI Emilio”,”L’ Internazionale italiana fra libertari ed evoluzionisti. I congressi della Federazione Italiana e della Federazione Alta Italia dell’ Associazione Internazionale dei Lavoratori (1872-1880).”,”- GIANNI Emilio, L’ Internazionale italiana fra libertari ed evoluzionisti. I congressi della Federazione Italiana e della Federazione Alta Italia dell’ Associazione Internazionale dei Lavoratori (1872-1880), EDIZIONI PANTAREI. MILANO. 2008, pag 754 Euro 25.0; note appendice: ‘Socialismo, comunismo ed anarchismo sullo Stato’, allegati (tabella sinottica dei congressi operai italiani), “”Nel frattempo, con il trasferimento di Bakunin a Locarno, le sue posizioni a Ginevra incominciarono a manifestare segni di crisi. Soprattutto dallo stesso autunno del 1869 quando vi si stabilì N.I. Utin che, seguace dell’AIL ed avversario di Bakunin, nel gennaio 1870 riuscì a prendere in mano la direzione dell”Egalité’ e a divenire ben presto la persona di maggior spicco delle sezioni ginevrine dell’AIL. Così, quando questi prese ad attaccare direttamente Bakunin per i suoi maneggi con Necaev al II Congresso della Federazione romanda dell’AIL, svoltasi nell’aprile a Chaux-de-Fonds, la rottura fu ineluttabile. Alla conseguente inevitabile richiesta di condanna-approvazione da parte di tutti i due gruppi contendenti, memore del suggerimento di Engels – “”per il momento il Consiglio generale non ha nessuna ragione d’immischiarsi”” – , il Consiglio all’inizio non prese posizione. Assunse quindi un atteggiamento di compromesso con la risoluzione del Consiglio generale del 28 giugno, redatta da Marx, e con quella del 25 luglio demandò infine la soluzione dell’intera questione alla Conferenza di Londra, che si sarebbe tenuta poi nel settembre 1871. La scissione, però, era stata ormai consumata. “”Così – fu l’amaro commento di Marx ai Lafargue – questo dannato moscovita è riuscito a provocare un gran scandalo tra le nostre fila, a fare un simbolo della sua persona, a iniettare il veleno del settarismo nella nostra associazione operaia e paralizzare la nostra capacità d’azione.””. La guerra franco-prussiana, scoppiata il 19 luglio, mise tuttavia in secondo piano questo tipo di vicende””. (pag 159)”,”ELCx-105″
“GIANNI Emilio”,”Dal radicalismo borghese al socialismo operaista. Dai congressi della Confederazione Operaia Lombarda a quelli del Partito Operaio Italiano (1881-1890).”,”GIANNI Emilio Contiene due pagine di ‘Considerazioni’ di Maria Grazia MERIGGI”,”ELCx-173″
“GIANNI Emilio, a cura, coordinamento di Massimo REPETTO, redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”L’Internazionale comunista nel centenario della sua nascita. Dizionario biografico (1919-1923). I. A-H.”,”redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”INTT-337″
“GIANNI Emilio, a cura, coordinamento di Massimo REPETTO, redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”L’Internazionale comunista nel centenario della sua nascita. Dizionario biografico (1919-1923). II. I-Q.”,”redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”INTT-338″
“GIANNI Emilio, a cura, coordinamento di Massimo REPETTO, redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”L’Internazionale comunista nel centenario della sua nascita. Dizionario biografico (1919-1923). III. R-Z.”,”redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”INTT-339″
“GIANNI Emilio, a cura, coordinamento di Massimo REPETTO, redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”L’Internazionale comunista nel centenario della sua nascita. Dizionario biografico (1919-1923). IV. Apparati.”,”redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”INTT-340″
“GIANNI Emilio BIANCHI Bruna CAFFARENA Fabio GERVASONI Marco MANZELLI Gianguido MARTIN Lidia PASTORE Giovanni ZANANTONI Marzio”,”Militarismo e pacifismo nella sinistra italiana. Dalla Grande guerra alla Resistenza.”,”Guerra, pace e disarmo nella Prima e nella Seconda Internazionale (Bianchi) Culture di guerra. Ideologie e prassi politiche alla vigilia del primo conflitto mondiale (Zanantoni) Lettere dalla Grande Guerra (Caffarena) La posizione dell’Internazionale comunista sulla guerra e la pace ed i riflessi sulle lotte delle sinistre in Italia (Manzelli) “”Guerra di popolo”” o “”guerra rivoluzionaria””? Pacifismo e interventismo nell’ antifascismo italiano in esilio (Gervasoni) La natura della guerra nell’epoca imperialistica. Il Patto Ribbendrop-Molotov ed il ruolo controrivoluzionario dello stalinismo (Gianni) Le ‘Poche Feroci’: donne armate nella Resistenza italiana (Martin) Gli IMI (Internati Militari Italiani). Una pagina sconosciuta della Seconda guerra mondiale (Pastore)”,”QMIS-053-FSD”
“GIANNINI Amedeo”,”L’ultima fase della questione orientale (1913-1932).”,”Dono di Casella “”Il Libano, col magnifico porto di Beirut, è la chiave della Siria. Staccare il Libano dalla Siria significa quindi privare la Siria del suo più grande ed importante sbocco marittimo. D’altra parte i Libanesi, che erano abituati da secoli alla libertà e anche sotto il regime ottomano avevano goduto dell’autonomia loro assicurata da uno speciale regolamento organico (atto 9 giugno 1861, modificato il 6 settembre 1864), aspiravano all’assoluta indipendenza, o, quanto meno, a essere assistiti dalla Francia, ma senza avere con la Siria altri legami che quelli economici. (…) Data la speciale situazione del Libano, e dato anche che esso rappresentava per la Francia il più sicuro punto di appoggio della sua influenza, le sue aspirazini furono subito ed interamente secondate. Infatti il primo atto dell’Alto Commissario fu l’organizzazione del Gran Libano.”” (pag 264)”,”VIOx-192″
“GIANNINI Massimo”,”L’anno zero del capitalismo italiano.”,”Massimo Giannini, già editorialista e redattore capo della sezione politica, è vicedirettore di Repubblica (2014), di cui dal 2007 dirige il supplemento del lunedi “”Affari e Finanza””. Si occupa principalmente di politica e di economia. È autore tra l’altro di ‘Ciampi. Sette anni di un tecnico al Quirinale’ (Einaudi, 2006), ‘Lo Statista. Il ventennio berlusconiano tra fascismo e populismo’ (Baldini Castoldi, 2008), e ‘Innovare per crescere. Strategie e scelte politiche’ con M. Franzini e L. Zamparelli, Egea 2012.”,”ITAE-001-FER”
“GIANNINI Giorgio”,”Ateismo e speranza.”,”Giorgio Giannini, nato a Roma il 25 luglio 1913, è ordinario di filosofia nella Pontificia Università Lateranense e incaricato della stessa disciplina nell’Istituto universitario di magistero Maria SS. Assunta di Roma,. É libero docente di filosofia teoretica nell’Università di Roma, e socio della Pontificia Accademia di S. Tommaso. Collabora a varie riviste filosofiche, ed ha collaborato alla Enciclopedia filosofica del Centro di studi filosofici di Gallarate.”,”FILx-161-FL”
“GIANNOLA Adriano”,”Il credito difficile.”,”Adriano Giannola è professore ordinario di Economia bancaria nella Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II.”,”ITAE-144-FL”
“GIANNONE Pietro, a cura di Sergio BERTELLI e Giuseppe RICUPERATI”,”Opere di Pietro Giannone.”,”25 L’inquisizione a Venezia. “”Ancora una volta, come già al tempo della polemica risposta al gesuita Sanfelice, gli amici lo dissuadevano dal pubblicare un suo scritto polemico. E anche ora, per la verità, c’era davvero di che tirarsi addosso l’odio di tutto il mondo… I Veneziani puttanieri, adulteri, ruffiani, sodomiti, la città corrotta in tutti i suoi abitanti, sì da auspicare “”che finalmente Iddio irritato non piova sopra le piume dell’alato veneto lione fiamma dal cielo, che tutto l’arda e consumi”” (2): Siamo ormai ai toni dell’invettiva biblica. Perché fu espulso da Venezia? I giorni del suo soggiorno non furono affatto calmi: prima fu accusato di aver calunniato la Repubblica nella sua ‘Istoria civile’, sicché si vide costretto a dar fuori, in copie manoscritte, una dissertazione stesa in tutta furia, sul ‘Dominio del mare Adriatico’; poi un’improvvisa diffusione di estratti delle recensioni al Sanfelice apparse prima sui “”Mémoires de Trévoux”” lo convinse a far circolare anche a Venezia, sempre in copie manoscritte, la ‘Professione di fede’, cioè un testo nel quale è messo in burletta il Simbolo apostolico, irriso il primato di san Pietro, denunciati i culti e le devozioni superstiziose sulle quali poggiano il loro potere monaci e frati, monache e preti regolari. In quel medesimo torno di tempo “”l’Inquisizione di Venezia con concerto del nunzio e del patriarca andava facendo perquisizione sopra molti gentiluomini al numero di 80 ed alcune dame, contro altri soggetti eziando preti, monaci e frati, imputati di parlar licenziosamente di alcuni riti e delle istituzioni in Venezia di tante confraternite e superstizioni (….)”” (pag 443, nota introduttiva di Sergio Bertelli al ‘Ragguaglio dell’improvviso e violento ratto praticato in Venezia ad istigazione de’ Gesuiti e della corte di Roma nella persona dell’avvocato Pietro Giannone’)”,”TEOP-468″
“GIANNOTTI Paolo”,”Per una storia delle imposte in Italia. I casi della patrimoniale e della nominatività dei titoli al portatore, 1912-1922.”,”Paolo GIANNOTTI è docente di Storia economica presso l’Università degli Studi di Urbino. Per l’editore ‘Quattroventi’ ha curato la pubblicazione di scritti di Gino LUZZATTO.”,”ITAE-015″
“GIANNOTTI Gianni”,”L’ imprenditorialità al bivio. Dalla critica di Marx, Weber e Veblen alla teoria sociale di Parsons e allo “”Stato industriale di Galbraith: il dibattito sui problemi della imprenditorialità.”,”GIANNOTTI è nato a Catania nel 1938 e si è laureato in storia della filosofia con Eugenio GARIN a Firenze. Si è dedicato a ricerche socio-economiche e di pianificazione territoriale. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina).”,”TEOC-169″
“GIANNOTTI Gianni”,”Lo sviluppo della teoria sociale negli Stati Uniti.”,”GIANNOTTI Gianni è nato a Catania nel 1938 ed insegna attualmente Socialogia all’Università di Lecce. E’ stato socio e collaboratore del Centro di studi e piani economici di Roma e ha diretto progetti di ricerca della Fondazione Agnelli. Ha scritto varie opere. “”Contrariamente a Marx, Veblen non ritiene di poter fidare in alcuna illusione avveniristica. Sia in Veblen che in Marx la concezione dell’uomo è una concezione “”attiva””, richiama l’immagine di un animale operante e istituzionale, di un infaticabile ideatore e costruttore. Mentre però Marx ne delinea, proiettato nel futuro, un quadro tutto sommato idillico, di perfetta integrazione sì che ogni momento estetico ed economico-utilitario appaiono fusi di là da ogni contraddizione in una splendida omni-dimensionalità (“”l’uomo sarà cacciatore al mattino, pescatore nel pomeriggio””, ecc. ecc.), per Veblen il quadro è diverso, più realistico: vige una disciplina, omni-comprensiva, cioè (Veblen non lo dice ma lo si può legittimamente ricavare dai suoi testi) trans-ideologica, con effetti emergenti ovunque il processo meccanico faccia la sua comparsa storica; (…)”” [introduzione di F. Ferrarotti a T. Veblen, Opere] [in G. Gianotti, Lo sviluppo della teoria sociale negli Stati Uniti, 1976]”,”TEOS-195″
“GIANNULI Aldo”,”Da Lenin a Stalin. La formazione del sistema di potere sovietico, 1923-1927.”,”Aldo Giannuli, ricercatore in Storia contemporanea all’Università degli Studi di Milano, ha svolto anche attività di consulenza per alcune Procure. Dal 1994 al 2001 ha collaborato alla Commissione Stragi. Ha pubblicato ‘Il Noto servizio: Giulio Andreotti e il caso Moro’ (2009), ‘Come funzionano i servizi segreti’ (2013), ‘Da Gelli a Renzi’ (2016). Per Mimesis ha pubblicato ‘Storia di Ordine Nuovo’ (con Elia Rosati) “”L’ultima battaglia di Lenin””. (pag 46-48) “”Lenin ebbe una percezione abbastanza tempestiva del crescere del fenomeno burocratico, ma non fu certo l’unico. La sinistra del partito (Opposizione Operaia e Centralismo Democratico) aveva già denunciato la chiusura degli spazi democratici indicando la radice più importante del fenomeno nel ripristino della disciplina capitalistica del lavoro di fabbrica, nella ricomparsa dei direttori (52), ecc., Ma la sua voce era restata inascoltata e la proposta di un ritorno ai meccanismi di autogestione spontanea dei primi tempi della rivoluzione era oggettivamente debole perché non offriva una risposta adeguata alle urgenze del sistema industriale sovietico. Forse, ancora più lungimirante fu Bucharin, che iniziò ad intuire che non necessariamente la classe dominante avrebbe dovuto avere il ‘possesso’ legale dei mezzi di produzione. Bucharin aveva iniziato a riflettere sul fallimento del comunismo di guerra e la sua entusiastica adesione alla NEP (53) fu determinata proprio dalla constatazione dell’inutilità economica di un regime di stretti controlli nei confronti dei contadini: l’eccesso di personale di controllo che ciò comportava si risolveva in un danno economico essendo più conveniente affidarsi alla spontaneità del mercato lì dove la pianificazione risultava essere solo il pretesto per la nascita di un pachidermico apparato di ‘cinovniki’. Scrive Cohen: «L’analisi di Bucharin era degna di nota per la implicita deviazione dalla definizione marxista ortodossa di classe. La stretta associazione di dominio di classe e proprietà legale avrebbe più tardi impacciato le critiche dei comunisti antistalinisti per decenni… Bucharin stava mettendo in guardia contro “”una nuova classe dominante”” fondata non sulla proprietà privata ma sulla autorità e sul privilegio monopolistici… Sulla base della proprietà nazionalizzata avrebbe potuto emergere una classe sfruttatrice organizzatrice (54)». Come è noto Bucharin fu l’unico dirigente bolscevico a dimostrare interesse verso la nascente sociologia e proprio le sue letture di carattere sociologico (in particolare il saggio ‘Sulla sociologia della natura del partito nella democrazia moderna’ di Robert Michels) gli fornirono la sensibilità per intuire i complessi fenomeni sociali in atto. Certamente (e anche Cohen lo ammette) non esiste una teoria compiuta della burocrazia di Bucharin ed anzi si ha la sensazione che, una volta avuto il sentore dell’enormità del problema e delle sgradevoli conseguenze che esso avrebbe potuto determinare, egli si sia ritratto impaurito evitando di riprendere il discorso in sedi pubbliche. Ma è probabile che Cohen abbia ragione quando afferma che Bucharin fece da allora il suo cruccio segreto della paura della affermazione di una «nuova classe sfruttatrice», e spesso le sue posizioni politiche furono determinate da considerazioni dettate da queste preoccupazioni. La dittatura dell’industria, per Bucharin, era il veicolo potenziale che avrebbe potuto trasformare il proletariato, o il suo partito, nell’embrione di una nuova classe che si reggeva sullo sfruttamento dei contadini, per questo le posizioni della sinistra a favore dell’industrializzazione gli facevano pensare al comunismo di guerra, all’insensibilità di fronte al problema della necessità del consenso da parte delle masse contadine e quindi alla necessità di una apparato coercitivo sempre più forte. Per questo «l’antidoto contro la burocrazia consisteva nel riempire questo vuoto con centinaia e migliaia di società, di circoli e associazioni volontari, piccoli e grandi in rapida espansione, i quali avrebbero fornito i legami con le masse… La loro proliferazione avrebbe espresso ciò che Bucharin chiamava la “”crescita della struttura sociale sovietica”” (‘sovetskaja obscestvennost’ = opinione pubblica sovietica) e avrebbe ricostruito il tessuto sociale disintegrato» (55). E per Bucharin dire “”le masse”” significava dire i contadini. Ciò spiega come mai, mentre per Lenin la NEP era un momentaneo ripiegamento, per Bucharin essa era un fondamento strategico intoccabile del sistema politico e già, di per sé, un elemento di socialismo. Per Lenin il problema della burocrazia si poneva in termini radicalmente diversi: Lenin pensava che essa fosse una eredità del vecchio regime che i comunisti non erano riusciti a superare. «Abbiamo nelle sfere più alte del potere non si sa esattamente quanti, ma almeno qualche migliaio, al massimo qualche decina di migliaia, dei nostri. Tuttavia alla base della gerarchia centinaia di migliaia di ex-funzionari che abbiamo ereditato dallo zar e dalla società borghese, lavorano, in parte coscientemente, in parte incoscientemente, contro di noi». «Che cosa manca allora? E’ chiaro: manca la cultura fra i comunisti che hanno funzioni dirigenti. Prendiamo Mosca: in cui vi sono 4700 comunisti responsabili e prendiamo questa macchina burocratica, questa massa. A dire il vero non sono essi che guidano ma sono guidati». Insomma per Lenin le cose stavano più o meno nei termini indicati nel detto latino di ‘capta Graecia’: i comunisti avevano preso il potere ma, non sapendolo amministrare, erano di fatto guidati dai vecchi funzionari. Probabilmente Lenin coglieva un tratto vero e non irrilevante del fenomeno, ma mancava in lui ogni riferimento alla possibilità di una burocrazia scaturita dal seno stesso del partito comunista e non indotta dall’esterno. Per Lenin la burocratizzazione era un male che aveva radici esogene rispetto al corpo sano del partito comunista o della dittatura del proletariato. E per questo quel che preoccupava Lenin più di ogni altra cosa era proprio la macchina partito. «Per lottare contro tutte le tendenze nefaste, per cercare di rimediare a tutte le malattie dell’apparato dello Stato e del partito, Lenin non vedeva che un punto di partenza: organizzare in modo esemplare l’élite comunista e, innanzitutto, il gruppo dirigente del partito (56)”” [Aldo Giannuli, ‘Da Lenin a Stalin. La formazione del sistema di potere sovietico, 1923-1927’, Udine, 2017] [(52) Daniels, ‘La coscienza della rivoluzione’, Firenze, 1970, pp. 19-20; (53) Bucharin sostenne, in polemica con Lenin, che la NEP non potesse essere definita “”capitalismo di Stato”” a meno di non voler usare questa espressione in modo del tutto inappropriato. Cfr. Daniels, op. cit., pp. 237 e segg.; (54) Cohen, ‘Bucharin e la rivoluzione bolscevica’, Milano, 1975, p. 148; (55) Ivi, p. 150; (56) Lewin, ‘L’ultima battaglia di Lenin’, Bari, 1969, p. 133] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*] La locuzione latina Graecia capta ferum victorem cepit, è una frase d’autore oraziana, in una traduzione letterale significa: la Grecia, conquistata [dai Romani], conquistò il selvaggio[1] vincitore. (Orazio, Epistole, Il, 1, 156). Orazio (Epist.. Il, 1, 156) Graecia capta ferum victorem cepit La Grecia conquistata (dai Romani), conquistò il feroce vincitore (pag 46-47)”,”TROS-304″
“GIANOLA Rinaldo”,”Luraghi. L’uomo che inventò la Giulietta.”,”Giuseppe Luraghi (1905-1991) protagonista dell’economia e dell’industria itailana. Rinaldo Gianola (Milano, 1956) giornalista scrive su ‘Repubblica’. Ha pubblicato ‘Senza fabbrica’ (1993), ‘L’illusione del mercato. Il grande inganno delle privatizzazioni’ (1996) e con Mario Resca, ‘McDonald’s. Una storia italiana’ (1998).”,”ECOG-078″
“GIANOLA Rinaldo”,”Diario operaio. La condizione del lavoro nella crisi italiana.”,”Rinaldo Gianola è nato nel 1956 a Milano dove vive e lavora. E’ vicedirettore dell’Unità (2010). Ha pubblicato: “”Senza fabbrica”” (1993), ‘L’illusione del mercato. Il grande inganno delle privatizzazioni’ (1996), ‘Luraghi’ (2000), ‘Primo tempo’, intervista con Colaninno (2006).”,”CONx-248″
“GIANOLA Rinaldo”,”L’illusione del mercato. Il grande inganno delle privatizzazioni.”,”Rinaldo Gianola (Milano 1956) laureato in Lettere, giornalista, ha collaborato alla Stampa, al Sole 24 Ore, a Repubblica. Ha pubblicato per Baldini e Castoldi ‘Senza fabbrica’. Rinaldo Gianola (Milano 1956) lavora da molti anni nel mondo dell’informazione. Ha scritto per diversi giornali («Il Sole 24 Ore», «La Stampa», «la Repubblica», «l’Unità»). Tra i suoi libri: Senza fabbrica (1993), L’illusione del mercato. Il grande inganno delle privatizzazioni (1996), McDonald’s. Una storia italiana, con Mario Resca (1999), Luraghi l’uomo che inventò la Giulietta (2000), Dizionario della New Economy (2000), Primo Tempo intervista con Roberto Colaninno (2006), Diario operaio. La condizione del lavoro nella crisi italiana (2010). Libri dell’autore L’inganno populista Luraghi «Milano-sera»”,”EURE-145″
“GIANOTTI Lorenzo”,”Gli operai della Fiat hanno cento anni.”,”GIANOTTI Lorenzo parlamentare per più legislature, è stato tra i principali esponenti del Partito comunista in Piemonte tra gli anni 1970 e 1980, dirigendo la Federazione di Torino dal 1975 al 1983. Ha pubblicato articoli e saggi sulla FIAT. “”Il sessantotto non è trascorso invano. La costruzione teorica comunista riprende gli argomenti del lavoro “”a misura d’ uomo”” e integra la critica della scuola di Francoforte alla parzialità della scienza, così lontana dall’ ammirazione di Lenin per il taylorismo. La “”organizzazione scientifica del lavoro”” è il modo più raffinato e feroce di sottoporre il lavoratore ai ritmi della produzione e ai fini del profitto, di massimizzarne l’ “”alienazione””. Gli apparati del sapere e della ricerca sono stati messi al servizio dello sfruttamento più spinto e lo hanno giustificato con pretese di oggettività””. (pag 204) “”Lestamente si diffonde il convincimento che il segretario del PCI sia il solo che, d’un colpo, possa risolvere la situazione. Così quando, il 26 settembre, egli giunge per il primo degli incontri davanti ai cancelli di Rivalta ad attenderlo non si trovano i picchetti di sciopero, ma una folla enorme dove, insieme con i dipendenti della Fiat, si mescolano le maestranze di altre aziende, le famiglie degli operai che da tre settimane non vedono il salario, i bottegai che hanno visto scemare le vendite, ecc.. L’ esponente comunista viene fatto salire su un palco improvvisato. A lui che non ama intervenire estemporaneamente, la folla chiede di parlare. Venuto per ascoltare, fa dire al segretario della Federazione che è disposto a rispondere alle domande che gli verranno rivolte: brevemente, perché parlerà alla sera in piazza San Carlo. Una donna afferra il microfono e gli chiede cosa farà il partito, se gli operai occuperanno la fabbrica””. (pag 248)”,”MITT-146″
“GIANOTTI Renzo”,”Lotte e organizzazione di classe alla Fiat (1948-1970).”,”””Gli incidenti di piazza Statuto sono chiaramente provocati dalla polizia che si muove secondo un disegno molto preciso e concordato con il padronato: trasformare lo sciopero riuscito in un fatto che inevitabilmente genera disordine e violenza nella città e, per questa via, creare le condizioni favorevoli alla repressione della lotta contrattuale.”” (pag 226)”,”MITT-176″
“GIANOTTI Lorenzo”,”Umberto Terracini. La passione civile di una padre della Repubblica.”,”GIANOTTI Lorenzo da decenni si occupa della sinistra politica e sindacale, sia nell’ attività politica chein quella pubblicistica. E’ stato segretario del PCI di Torino, poi senatore. Tra le sue opere ‘L’ ottobre ungherese’ (1986), ‘Gli operai della Fiat hanno cento anni’ (1999), L’ enigma Codeca’ (2002). “”Nella riunione del comitato centrale del Pcd’I (6 febbraio 1925) Terracini introduceva la discussione sul confronto in corso ai vertici del Pc russo; e rigettava la riproposizione da parte di Tasca di un’ alleanza con il partito massimalista. A quel punto però le preoccupazioni maggiori per il nucleo dirigente non arrivavano più dalla frazione di destra, bensì dall’ altra parte. Per marcare il suo netto dissenso dalla svolta gramsciana, sostenuta da Mosca, Bordiga aveva respinto l’ invito alla riunione dell’ esecutivo del Comintern (21 marzo – 5 aprile 1925). In alcune località i sostenitori di Amadeo si muovevano in forma strutturata. La controversia tra i dirigenti si stava trasmettendo verso il basso, raggiungendo la rete organizzativa di base. Ad esempio, Bordiga venne invitato il 22 marzo a Milano da Fortichiari, segretario della Federazione, per una conferenza alla “”università proletaria”” che Urbani, preoccupatissimo, descriveva così: “”In tale occasione, la federazione milanese, diretta da un comitato composto da elementi di sinistra e ex terzini, organizzò numerose manifestazioni di simpatia all’ oratore, manifestazioni che si svolsero dove la conferenza aveva luogo. Ma i compagni suddetti non furono paghi di questa iniziativa… (…)””. (pag 105)”,”PCIx-222″
“GIANOTTI Umberto”,”Umberto Terracini.”,”””In coincidenza con la crisi aventiana si svolse il V congresso del Comintern, sempre a Mosca (17 giugno-9 luglio 1924), cui parteciparono Bordiga, Togliatti, Tasca, Grieco, Mersù, Gnudi, Ottorino Perrone, Paolo Betti, Carlo Eugenio Venegoni, Teresa Recchia, Leonetti, Fugazza, Bibolotti, La Camera, Massini, Berti (insieme con Terracini che, come sappiamo, in Russia risiedeva), cioè tutto il gruppo dirigente, fatta eccezione per quelli che sedevano in Parlamento; per i “”terzini”” (in procinto di lasciare il Psi e che proprio in quell’occasione vennero accolti nel partito) erano presenti Serrati e Maffi. (…) Sostituito a Mosca da Scoccimarro, Terracini fece ritorno in Italia nella seconda metà del 1924. L’opera di Gramsci e la crisi aventiniana avevano rivitalizzato il partito. A lui vennero affidati il lavoro di massa e la supervisione de “”l’Unità”” diretta da Leonetti. “”Ritrovai un Gramsci incredibilmente attivo. Viaggiava da una città all’altra, presiedeva riunioni, svolgeva un lavoro febbrile. Probabilmente la malattia lo tormentava, ma era difficile che gli altri se ne accorgessero. Il partito raggiunse in quel periodo difficilissimo uno sviluppo impensabile. Dopo il delitto Matteotti “”l’Unità”” tirava oltre cinquantamila copie, una cifra notevole per quei tempi. Gli iscritti si erano moltiplicati, anche per l’ingresso nel Pcd’I dei “”terzini””.”” (pag 98-99)”,”PCIx-356″
“GIAP Vo Nguyen”,”La vittoria del Vietcong. La storia dell’ aggressione americana nel Vietnam e i motivi del suo fallimento: la guerra di popolo diviene vittoria del popolo.”,”GIAP è stato il comandante dell’ esercito vietnamita che ha guidato le formazioni vietnamite alla vittoria nella battaglia di Dien Bien Phu contro i francesi. “”Nella strategia americana della “”risposta flessibile”” la “”guerra speciale”” si trova al terzo posto dopo la guerra nucleare mondiale e le guerre locali. Dato il cambiamento a loro sfavorevole del rapporto di forze nel mondo e la difficoltà di provocare nell’ immediato futuro una guerra di vasta portata, gli imperialisti americani sono ridotti a cercare una vittoria nella “”guerra limitata”” che vuole reprimere il movimento di liberazione dei piccoli popoli”” (pag 40)”,”ASIx-057″
“GIARDA Mario”,”La Resistenza nel Cusio Verbano Ossola.”,”Questo saggio è la tesi di laurea in Storia contemporanea di Mario Giarda, discussa nel marzo 1974 all’Università Statale di Milano e approvata col massimo di voti e la lode; relatore il prof. F. Catalano, assistente il prof. N. Verdina.”,”ITAR-011-FER”
“GIARDINA Andrea a cura; saggi di J. ANDREAU J.M. CARRIE’ A. GIARDINA J. KOLENDO J.P. MOREL C. NICOLET J. SCHEID A. SCHIAVONE B.D. SHAW Y. THEBERT P. VEYNE C.R. WHITTAKER”,”L’ uomo romano.”,”Saggi di J. ANDREAU, J.M. CARRIE’, A. GIARDINA, J. KOLENDO, J.P. MOREL, C. NICOLET, J. SCHEID, A. SCHIAVONE, B.D. SHAW, Y. THEBERT, P. VEYNE, C.R. WHITTAKER”,”STAx-013″
“GIARDINA Andrea VAUCHEZ André”,”Il mito di Roma. Da Carlo Magno a Mussolini.”,”I capitoli I e II sono di A. VAUCHEZ, III e IV sono di A. GIARDINA. Collaborazione LATERZA-FAYARD. Andrea GIARDINA (Palermo 1949) insegna storia romana all’ Università di Roma La Sapienza. André VAUCHEZ (Thionville 1938) allievo della Scuola Normale Superiore di Parigi è stato professore ordinario di Storia medievale all’ Università di Rouen e di Paris X Nanterre. E’ Direttore dell’ Ecole Francaise di Roma e membro dell’ Institut de France. (per la bibliografia vedi retrocopertina).”,”ITAF-103″
“GIARDINA Andrea e SCHIAVONE Aldo a cura, saggi di MUSTI Domenico, COARELLI Filippo, AMPOLO Carmine, TORELLI Mario, DE-MARTINO Francesco, CASSOLA Filippo, CRAWFORD Michael H., GABBA Emilio, CLEMENTE Guido, LAFFI Umberto. LEPORE Ettore, NICOLET Claude, ECK Werner, GRACCO RUGGINI Lellia, DESIDERI Paolo, LO-CASCIO Elio, GRELLE Francesco, RODA Sergio, PIETRI Charles, BROWN Peter, CAMERON Averil, CARANDINI Andrea, FRASCHETTI Augusto, SALLER Richard, CANTARELLA Eva”,”Storia di Roma.”,”Andrea Giardina insegna Storia romana all’Università ‘La Sapienza’ di Roma. Recentemente ha pubblicato il volume L’Italia romana. Storie di un’identità incompiuta. Aldo Schiavone insegna a Firenze, dove dirige il Dipartimento di storia del diritto. Tra i suoi ultim i lavori La storia spezzata. Roma antica e Occidente moderno. Ha diretto la Storia di Roma Einaudi.”,”STAx-025-FL”
“GIARDINA Andrea”,”L’Italia romana. Storie di un’identità incompiuta.”,”Andrea Giardina è professore di Storia romana all’Università di Roma La Sapienza. Per i nostri tipi è autore di Il mito di Roma, Da Carlo Magno a Mussolini, è curatore di Società romana e produzione schiavistica, Società romana e impero tardoantico, L’uomo romano.”,”STAx-067-FL”
“GIARDINA Roberto”,”Stampa e mezzi d’informazione nella Germania occidentale.”,”Roberto Giardina nato a Palermo nel 1940 laureatosi in legge a Torino dove ha iniziato la carriera giornalistica (Gazzetta del Popolo, La Stampa). Dal 1969 al 1975 è stato corrispondente dalla RFT per ‘Il Giorno’.”,”EDIx-210″
“GIARDINA Roberto”,”Biografia del marco tedesco.”,”Roberto Giardina vive in Germania dal 1969 ed è oggi (1996) corrispondente da Berlino per ‘La Nazione’ e ‘Il Resto del Carlino’. Oltre all’attività di giornalista è anche saggista e narratore. Ha pubblicato ‘Prima linea uomo’ (1974), ‘Mass media nella Repubblica federale’ (1975). “”Il 20 febbraio, Hitler riceve i 25 industriali più importanti guidati da Gustav Krupp e li informa sul programma economico. Le elezioni sono fissate per il 5 marzo. «La democrazia», dichiara Hitler, «minaccia la ripresa…Non ci sarà pace finché il marxismo non verrà eliminato». A Göring i magnati dell’industria versano un sussidio di 3 milioni di Reichsmark. Il 27 febbraio 1933 il Reichstag va in fiamme e i nazisti addossano la colpa ai comunisti. Alle elezioni di marzo che si svolgono in un clima terroristico Hitler e i suoi alleati tedesco-nazionali ottengono la maggioranza assoluta. Il 15 marzo Goebbels viene nominato ministro per la Propaganda. Il giorno dopo, al termine d’una discussione di cinque ore, il consiglio centrale della Reichsbank approva il ritorno alla presidenza di Hjalmar Schacht e “”accetta”” le dimissioni di Luther che ha tentato di salvarsi in extremis offrendo 100 milioni di Reichmark per il riarmo della Germania. Ma è troppo poco, troppo tardi. Luther ottiene una ricca pensione, oltre a una somma annua di 50.000 marchi extra, e per addolcirgli ancor di più la pillola, è nominato da Hitler ambasciatore negli Stati Uniti. Schacht invece vuol dare il buon esempio e riduce il suo appannaggio del 60 per cento, a circa 80.000 marchi all’anno, che non è comunque poco. «Non è possibile guidare una Banca centrale», dichiara, «senza essere d’accordo sulle questioni principali con il governo». Egli sottintende che il governo dovrebbe essere così saggio da seguire i suoi consigli. A Berlino l’incontro di calcio con la Francia si chiude in parità (3 a 3), ma a otto minuti dalla fine i tedeschi conducevano per 3 a 1. Sono sempre deboli sul finale di partita. Il 21 marzo vengono aperti i primi campi di concentramento a Oranienburg e a Dachau. Due giorni dopo un Reichstag amputato di molti esponenti dell’opposizione vota i pieni poteri a Hitler. Nasce la dittatura ma il Führer si affretta a dichiarare: «Questo governo eviterà radicalmente esperimenti valutari». Il 29 marzo inizia il boicottaggio contro gli ebrei. Schacht diventa anche ministro dell’Economia, con poteri enormi, e ringrazia Hitler con un’invenzione tra il geniale e il furbesco: i cosidetti “”Mefo Wechsel””, per finanziare il riarmo. Le grandi industrie, Siemens, Krupp, Rheinstahl, creano una società dal capitale ridotto, la “”Mefo”” (Metallurgische Forschunggesellschaft – Società di ricerca metallurgica), che emette “”Wechsel”” per un totale di 12 miliardi scontati dalla Reichsbank, la quale è quindi obbligata a saldare i debiti verso fornitori e creditori. Sarà la “”Mefo”” a finanziare indirettamente le commesse belliche, in un giro vorticoso di cambiali. Schacht nonostante tutto rimane scettico, e un giorno chiede ironico a Albert Speer: «A che ci servono mille aerei in più se abbiamo benzina per 14 giorni?»”” (pag 73-74) Un giro vorticoso di cambiali per finanziare le commesse belliche e il riarmo voluto dal nazismo”,”GERE-037″
“GIARDINA Roberto”,”L’Europa e le vie del Mediterraneo. Da Venezia a Istanbul, da Ulisse all’Orient Express.”,”Roberto Giardina, nato a Palermo, vive da quindici anni in Germania, come corrispondente dei quotidiani Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno.”,”STOS-024-FL”
“GIARDINA Roberto”,”L’altra Europa. Itinerari insoliti e fantastici di ieri e di oggi.”,”Roberto Giardina, nato a Palermo, vive da quindici anni in Germania, come corrispondente dei quotidiani Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno.”,”STOS-025-FL”
“GIARDINI Cesare”,”L’ “”affare”” d’ Enghien e la congiura realista dell’ anno XII (1799-1804).”,”””Ho preso la decisione di raccontare i fatti chiaramente, ovvero lungamente”” (J’ai pris le parti de raconter les faits clairement, c’est-à-dire longuement) Stendhal “”Questa lettera è preziosa per le indicazioni psicologiche che ci offre sul carattere di Moreau. Il Primo cConsole aveva già definito icasticamente, con due parole, questo carattere: “”un sable mouvant””. Ora, vien fatto di chiedersi se Pichegru avesse tenuto nel debito conto le qualità negative dell’ uomo che pensava d’ associarsi per la sua temeraria impresa. Diremmo di no, ma la cosa non deve stupire: tutta questa faccedna sembra nata sotto il segno della più inconsapevole leggerezza””. (pag 215)”,”FRAN-065″
“GIARINI Orio LOUBERGE’ Henri”,”La delusione tecnologica, I rendimenti decrescenti della tecnologia e la crisi della crescita economica.”,”Orio GIARINI è nato a Trieste nel 1936 ed è laureato in scienze politiche. Ha pubblicato altre opere sul tema dell’ Europa e delle risorse. Henri LOUBERGE’ è nato a Bordeaux nel 1947 si è diplomato all’ Istituto Universitario di studi europei di Ginevra. E’ membro del Club di Roma. Ha pubblicato altre opere sul tema dell’ Europa e delle risorse. PVS”,”PVSx-014″
“GIARRIZZO Giuseppe”,”Catania.”,”L’A è ordinario di storia moderna alla facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Catania. Ha scritto anche: – Mezzogiorno senza meridionalismo. La Sicilia lo sviluppo, il potere. MARSILIO. VENEZIA. 1992 – Massoneria e illuminismo nell’ Europa del Settecento. MARSILIO. VENEZIA. 1994 – Per una storia della storiografia europea. Vol.1: Gli Storici. BONANNO. ACIREALE. 1995″,”ITAS-036″
“GIARRIZZO Giuseppe”,”David Hume politico e storico.”,”Il pensiero politico di Hume. “”Abbiamo insistito perciò sulla funzione essenziale, psicologica insieme e sociale, del ‘costume’ dell’ abitudine, dell’ educazione: questo connettivo richiede però, per essere efficace, uno stato di lenta e naturale evoluzione. Ogni rivoluzione appare a Hume qualcosa di tremendo, se è un rivolgimento sociale, poiché essa può rappresentare appunto la disintegrazione di quei nessi che garentiscono non solo la stabilità sociale, ma la vita della società medesima, la giustizia e l’ ordine. Si guardi all’atteggiamento di Hume riguardo alla continuità degli ordinamenti istituzionali: il potere si fonda – ha chiarito in un saggio – sull’ opinione (opinione di interesse e opinione di diritto), e son le articolazioni del ‘costume’ a costituire il cemento dell’ opinione e ad assicurarne l’ efficacia. Ora la crisi dell’ opinione dominante è un aspetto di quel generale mutamento di ‘manners’ che precede ogni crisi sociale, e ad essa s’accompagna: per esso si rompe il legame di dipendenza e di interesse fra taluni ceti del paese e il detentore del potere (…)””. (pag 97) Giarrizzo cita lo storico Paul de RAPIN. Vita di Paul de RAPIN: Paul de Rapin Paul de Rapin (March 25, 1661 – 1725), sieur of Thoyras (and therefore styled Thoyras de Rapin), was a French historian writing under English patronage. The son of Jacques de Rapin, an avocat at Castres (Tarn), he was educated at the Protestant academy of Saumur, and in 1679 became an advocate, but soon afterwards joined the army. The revocation of the Edict of Nantes in 1685, and the death of his father led him to come to England; but, unable to find work there, he went on to the Netherlands where he enlisted in a company of French volunteers at Utrecht, commanded by his cousin, Daniel de Rapin. He accompanied William III to England in 1688, and during the Williamite war in Ireland he took part in the siege of Carrickfergus and the Battle of the Boyne, and was wounded at the Siege of Limerick (1690). Soon afterwards he was promoted to captain; but in 1693 he resigned in order to become tutor to the Earl of Portland’s son. After travelling with the boy, he settled with his family (he married Marie-Anne Testart in 1699) in Holland, first at the Hague, then, to save money, at Wesel, in 1707. It was at Wesel that he began his great work, L’Histoire d’Angleterre. Volume I contained, in five books, an account of Britain from the time of the Ancient British down to the Norman Conquest, and made an unsually thorough attempt for its time to rally the various principal sources. Volume II (Books VI-VIII) Covered from William the Conqueror to Henry III; Volume III (IX, X and XI), Edward I to Henry V; Volume IV (XII to XIV), Henry VI to Henry VII; Volume V (XV), Henry VIII; Volume VI (XVI & XVII), Edward VI to Elizabeth, and Vol VII (XVIII), James I and Charles I. It was printed at the Hague in 1724, with illustrations and allegorical endpieces designed and engraved by F.M. La Cave, and with a dedicatory epistle to King George I. The written style is lucid and effective. English Royal Dedication in Volume I of original French Edition of de Rapin’s Histoire d’Angleterre of 1724.Therefore although written in French this work was produced for the endorsement of the British monarchy, and at the time of its publication, for the House of Hanover. For this reason the epistle Dedicatory, printed beneath a very elegant engraving of the Royal Arms, is of interest. The following is a translation of it: To His Britannic Majesty, GEORGE I: Sire, The liberty which I take in offering this History of England to YOUR MAJESTY, is based uniquely on the nature of this Work, in which I have set myself the task of instructing Foreigners in the origin and the progressions of the English Monarchy. As no-one takes more interest than Your Majesty in the glory of England, I have hoped that He would look with a favourable eye upon the feeble efforts which I have made to execute this design. The simple and faithful recital of the actions of the Kings, Your Predecessors, backed by the courage, the zeal, and the faithfulness of their English Subjects, is a kind of Panegyrique which can only be agreeable to Your Majesty. But He doubtless would not approve my temerity, if I were to undertake to add here that of Your Majesty, however abundant the material for it might be. That is a task which should be reserved for more eloquent pens than mine. I am content, SIRE, to have furnished for my Readers a ready means by which to compare the Reign of Your Majesty with the preceding Reigns, and the opportunity to observe, how attentive Your Majesty is to follow in the tracks of the Kings of England which were most distinguished by their virtues, and by their sincere love for their People – and with what care He distances himself from the false paths in which some have unfortunately gone astray. One will see clearly in this History, that the constant union of the Sovereign with his Parliament, is the most solid foundation for the glory of the Prince and the welfare of the Subjects; and from the little that one may have learnt of what is happening in England since Your Majesty took the Throne, one cannot but be convinced, that that indeed is the invariable principle upon which Your Majesty governs his conduct. I should account myself extremely fortunate, SIRE, if my zeal for Your Majesty should obtain for me a gracious acceptance of my very humble homage, and if Your Majesty were to deign to approve my sincere protestation, that I am, with a very profound respect, SIRE, the very humble and very obedient servant of Your Majesty, THOYRAS RAPIN. Though de Rapin was of a strong constitution, the seventeen years he spent on the work ruined his health. The original version was almost the only English History available in France in the first half of the eighteenth century. All volumes of his work were translated in the early 18th century by the Rev Nicolas Tindal. Tindal, the nephew and heir of Dr Matthew Tindal, the eminent deist, in a total of 14 volumes. Tindal began this great task as a chaplain to the Royal Navy, as attested in his Forward to an early volume. He added large numbers of informative notes throughout the volumes, which were illustrated with engravings, maps and genealogical tables of great quality. Tindal also added a ‘Continuation’ to the History, covering the years from the accession of James I of England/VI of Scotland to that of George I of Great Britain. Rapin was also the author of a Dissertation sur les Whigs et les Torys (1717). Link to portrait[1] Napoleon Bonaparte, “”Paul de Rapin-Thoyras,”” Napoleon’s Notes on English History made on the Eve of the French Revolution, illustrated from Contemporary Historians and referenced from the findings of Later Research by Henry Foljambe Hall. New York: E. P. Dutton & Co., 1905, xx-xxv. Napoleon Bonaparte, “”Paul de Rapin-Thoyras,”” Napoleon’s Notes on English History made on the Eve of the French Revolution, illustrated from Contemporary Historians and referenced from the findings of Later Research by Henry Foljambe Hall. New York: E. P. Dutton & Co., 1905, xx-xxv. Napoleon Bonaparte, “”Paul de Rapin-Thoyras,”” Napoleon’s Notes on English History made on the Eve of the French Revolution, illustrated from Contemporary Historians and referenced from the findings of Later Research by Henry Foljambe Hall. New York: E. P. Dutton & Co., 1905, xx-xxv. Giarrizzo cita storico Paul de RAPIN. Vita di Paul de RAPIN: Paul de Rapin Paul de Rapin (March 25, 1661 – 1725), sieur of Thoyras (and therefore styled Thoyras de Rapin), was a French historian writing under English patronage. The son of Jacques de Rapin, an avocat at Castres (Tarn), he was educated at the Protestant academy of Saumur, and in 1679 became an advocate, but soon afterwards joined the army. The revocation of the Edict of Nantes in 1685, and the death of his father led him to come to England; but, unable to find work there, he went on to the Netherlands where he enlisted in a company of French volunteers at Utrecht, commanded by his cousin, Daniel de Rapin. He accompanied William III to England in 1688, and during the Williamite war in Ireland he took part in the siege of Carrickfergus and the Battle of the Boyne, and was wounded at the Siege of Limerick (1690). Soon afterwards he was promoted to captain; but in 1693 he resigned in order to become tutor to the Earl of Portland’s son. After travelling with the boy, he settled with his family (he married Marie-Anne Testart in 1699) in Holland, first at the Hague, then, to save money, at Wesel, in 1707. It was at Wesel that he began his great work, L’Histoire d’Angleterre. Volume I contained, in five books, an account of Britain from the time of the Ancient British down to the Norman Conquest, and made an unsually thorough attempt for its time to rally the various principal sources. Volume II (Books VI-VIII) Covered from William the Conqueror to Henry III; Volume III (IX, X and XI), Edward I to Henry V; Volume IV (XII to XIV), Henry VI to Henry VII; Volume V (XV), Henry VIII; Volume VI (XVI & XVII), Edward VI to Elizabeth, and Vol VII (XVIII), James I and Charles I. It was printed at the Hague in 1724, with illustrations and allegorical endpieces designed and engraved by F.M. La Cave, and with a dedicatory epistle to King George I. The written style is lucid and effective. English Royal Dedication in Volume I of original French Edition of de Rapin’s Histoire d’Angleterre of 1724.Therefore although written in French this work was produced for the endorsement of the British monarchy, and at the time of its publication, for the House of Hanover. For this reason the epistle Dedicatory, printed beneath a very elegant engraving of the Royal Arms, is of interest. The following is a translation of it: To His Britannic Majesty, GEORGE I: Sire, The liberty which I take in offering this History of England to YOUR MAJESTY, is based uniquely on the nature of this Work, in which I have set myself the task of instructing Foreigners in the origin and the progressions of the English Monarchy. As no-one takes more interest than Your Majesty in the glory of England, I have hoped that He would look with a favourable eye upon the feeble efforts which I have made to execute this design. The simple and faithful recital of the actions of the Kings, Your Predecessors, backed by the courage, the zeal, and the faithfulness of their English Subjects, is a kind of Panegyrique which can only be agreeable to Your Majesty. But He doubtless would not approve my temerity, if I were to undertake to add here that of Your Majesty, however abundant the material for it might be. That is a task which should be reserved for more eloquent pens than mine. I am content, SIRE, to have furnished for my Readers a ready means by which to compare the Reign of Your Majesty with the preceding Reigns, and the opportunity to observe, how attentive Your Majesty is to follow in the tracks of the Kings of England which were most distinguished by their virtues, and by their sincere love for their People – and with what care He distances himself from the false paths in which some have unfortunately gone astray. One will see clearly in this History, that the constant union of the Sovereign with his Parliament, is the most solid foundation for the glory of the Prince and the welfare of the Subjects; and from the little that one may have learnt of what is happening in England since Your Majesty took the Throne, one cannot but be convinced, that that indeed is the invariable principle upon which Your Majesty governs his conduct. I should account myself extremely fortunate, SIRE, if my zeal for Your Majesty should obtain for me a gracious acceptance of my very humble homage, and if Your Majesty were to deign to approve my sincere protestation, that I am, with a very profound respect, SIRE, the very humble and very obedient servant of Your Majesty, THOYRAS RAPIN. Though de Rapin was of a strong constitution, the seventeen years he spent on the work ruined his health. The original version was almost the only English History available in France in the first half of the eighteenth century. All volumes of his work were translated in the early 18th century by the Rev Nicolas Tindal. Tindal, the nephew and heir of Dr Matthew Tindal, the eminent deist, in a total of 14 volumes. Tindal began this great task as a chaplain to the Royal Navy, as attested in his Forward to an early volume. He added large numbers of informative notes throughout the volumes, which were illustrated with engravings, maps and genealogical tables of great quality. Tindal also added a ‘Continuation’ to the History, covering the years from the accession of James I of England/VI of Scotland to that of George I of Great Britain. Rapin was also the author of a Dissertation sur les Whigs et les Torys (1717). Link to portrait[1] [edit] References Napoleon Bonaparte, “”Paul de Rapin-Thoyras,”” Napoleon’s Notes on English History made on the Eve of the French Revolution, illustrated from Contemporary Historians and referenced from the findings of Later Research by Henry Foljambe Hall. New York: E. P. Dutton & Co., 1905, xx-xxv.”,”TEOP-324″
“GIASANTI Alberto”,”Morte di un’ utopia. Bucharin la rivoluzione e l’ ombra.”,”Alberto GIASANTI ha insegnato sociologia del diritto all’Univ di Messina ed ora insegna sociologia all’Univ di Milano. Fra i suoi libri più recenti: -La società tra Beemoth e Leviathan. 1992 -Governo dei giudici: la magistratura tra diritto e politica. curato assieme a E. BRUTI LIBERATI e A. CERETTI (1996) -Il controllo sociale in G. Gurvitch. (a cura) 1997 BUCHARIN, nell’estate del 1916 scrive il saggio ‘Verso una teoria dello Stato imperialistico’. Ma LENIN rifiuta di pubblicarlo perche non lo ritiene sufficientemente meditato e con un’impostazione di tipo sociologico. La polemica tra LENIN e B. avviene sulla Q delle guerre nazionali e le conquiste pol di carattere democratico. B. sostiene che in epoca imperialistica nessuna guerra nazionale è possibile e rifiuta quindi la parola d’ordine dell’ autodeterminazione dei popoli. LENIN sostiene che il capitalismo si sviluppa con modi e forme diverse nei vari paesi e bisogna distinguere tra paesi a capitalismo avanzato come UK FR e GERM dove l’autoderminazione e la difesa della patria sono solo “”una forma di corruzione del movimento operaio mediante la menzogna borghese”” e paesi a capitalismo più giovane dove il movimento nazionale è ancora incompiuto. Per LENIN, B. deve imparare la dialettica dei movimenti sociali. B. pubblicherà una sintesi del saggio sulla rivista ‘Jugend Internationale’ firmando con lo pseudonimo di ‘Nota-Bene’. Lenin replicherà parlando di ‘formidabili stupidaggini’ (posizione LENIN sullo Stato: i socialisti vogliono utilizzarlo nella forma originale assunta nel passaggio dal capitalismo al socialismo, posizione NOTA-BENE: i socialisti vogliono farlo saltare (sprengen)).”,”BUCS-007″
“GIASANTI Alberto”,”Introduzione [a ‘Bucharin tra politica e sociologia’].”,”GIASANTI Alberto”,”BUCD-054″
“GIASANTI Alberto a cura”,”Rivoluzione e reazione. Lo Stato tardo-capitalistico nell’analisi della sinistra comunista.”,” La Comune di Parigi, Marx Engels Lenin e il partito. “”La Comune, poi, non si prestava assolutamente a un’analisi riguardante la questione del partito, infatti, nel 1871, alla sua testa non c’era assolutamente un partito che potesse pretendere di rappresentare la classe proletaria, ma un blocco di tre tendenze: i blanquisti, i democratici e i proudhoniani. La funzione del partito era talmente confusa che, come rilevò Engels, in quel periodo, in seno alla Comune, assistemmo a un brusco capovolgimento delle posizioni precedentemente sostenute dalle correnti propriamente operaie: da un lato i proudhoniani, che si erano sempre opposti alla costituzione di grandi associazioni operaie, ne divennero i sostenitori, dall’altro i centralisti blanquisti si misero a predicare il federalismo e l’immediato scioglimento di tutti gli strumenti di difesa dello Stato contro il capitalismo. Subito, a pochi giorni dalla caduta della Comune, Marx scrisse ‘La guerra civile in Francia’ alla quale, vent’anni dopo, Engels stese la sua prefazione, senza comunque sfiorare il problema del partito. Lenin, riprendendo la dottrina della dittatura del proletariato, doveva perciò indirizzare la sua critica al problema centrale della Comune: l’estrema debolezza della lotta contro il capitalismo e le sue istituzioni. Nel quadro della “”dittatura dello Stato”” Lenin era giunto a concepire l’estinzione dello Stato grazie alla dissociazione di quelle che Engels considerava le branche essenziali dello Stato: burocrazia ed esercito. Inoltre Lenin, seguendo Marx e più propriamente Engels, considerava che i provvedimenti riguardo all’elezione e la revocabilità dei funzionari contenessero le necessarie premesse alla salvaguardia della natura proletaria dello Stato”” [‘Partito, Internazionale, Stato’ (Bilan) in ‘Rivoluzione e reazione. Lo Stato tardo-capitalistico nell’analisi della sinistra comunista’, Milano, 1983′, a cura di Alberto Giasanti] (pag 195) Marx: “”si capisce da sé che per poter, in genere, combattere, la classe operaia ha l’obbligo di organizzarsi nel proprio paese, in casa propria, ‘come classe’, e che l’interno di ogni paese è il teatro immediato della sua lotta. Per questo la sua lotta di classe è nazionale, come dice il ‘Manifesto comunista’ non per il contenuto, ma per la sua “”forma””. Ma l’ambito dell’odierno Stato nazionale, per esempio del Reich tedesco, si trova a sua volta, economicametne, nell’ambito del mercato mondiale, politicamente, nell’ambito del sistema di stati”” (1) (pag 147) (1) K. Marx, ‘Critica al programma di Gotha’, Samonà e Savelli, Roma, 1972, pp. 41-42 “”Trockij usa l’espressione “”bonapartismo”” per indicare una anomala situazione di equilibrio sociale in cui la direzione politica cade nelle mani di una forza che, ponendosi al di sopra delle parti, sia in grado di garantire gli interessi superiori in un dato sistema.”” (pag 10) “”La Sinistra italiana, pur appoggiando la “”Sinistra”” di Trotsky, e assumendo connotazioni di minoranza internazionale si scostava da essa che, invece, caratterizzandosi come minoranza nazionale, non riusciva ad imprimere alla propria influenza internazionale la priorità di una dimensione internazionalista”” (pag 22)”,”BORD-136″
“GIASI Francesco MUSTÈ Marcello, a cura; saggi di Gian Mario BRAVO Davide BONDÌ Francesca ANTONINI Giuseppe COSPITO Fabio FROSINI Paolo FAVILLI Marcello MONTANARI Giuseppe VACCA Giulio AZZOLINI Luciano CANFORA Luigi MASELLA David BIDUSSA Francesca IZZO Marco LIPPI Giuliano GUZZONE Francesco GIASI Marcello MUSTÈ”,”Marx in Italia.”,”Il volume raccoglie gli atti del convegno promosso dalla Fondazione Gramsci e dall’Istituto della Enciclopedia Italiana che si è tenuto a Roma in occasione del bicentenario della nascita di Karl Marx. I contributi sono articolati in tre sezioni: La circolazione del pensiero, Le interpretzioni, Le influenze, che nell’insieme ricostruiscono la fortuna di Marx nella cultura italiana nel periodo compreso fra gli anni Ottanta dell’Ottocento e la fine del Novecento. “”Il lascito, storico e teorico, fu enorme, come dimostrano i 144 tomi dell’opera di Marx ed Engels, programmati e non ancora completati dalla voluminosa edizione internazionale della nuova MEGA2 che comprende anche l’immenso patrimonio di inediti, da Marx medesimo conservato e da Engels ulteriormente accresciuto e valorizzato, venuto alla luce nel corso dell’intero Novecento per giungere ai nostri giorni (4), quando è studiato, con rigorosa scientificità, grazie al supporto di una rinnovata collaborazione internazionale. In proposito, per il passato si potrebbe levare un lamento sulle contorte e tristi vicende dell’edizione italiana delle ‘Opere’ di Marx e di Engels, organizzata, con illustri comitati scientifici e attentissimi curatori, dall’avvio degli anni Settanta dagli Editori Riuniti. Furono pubblicati 32 volumi fino al 1990, ai quali si aggiunsero due volumi (compresa una discussa riedizione del Libro I del ‘Capitale’ in due tomi) nel Terzo millennio, per la cura della Città del Sole di Napoli. Ma il rammarico ha ora una valenza solo storica. Si è pervenuti, nel 200° anniversario della nascita di Marx (1818) alla soluzione, alla fine positiva, della complicata vicenda, grazie alla complessa pubblicazione, a stampa e in digitale, di 50 volumi (più un tomo di indici), curata dalle Edizioni di Lotta Comunista (con uscita programmata nel 2019-2020), che recupereranno integralmente quanto avevano già prodotto gli Editori Riuniti, le stesse Edizioni di Lotta Comunista, e i tipi della Città del Sole e delle Edizioni Pantarei”” (pag 33) [Gian Mario Bravo, La prima diffusione di Marx (1883-1895) (pag 29-42))] [(4) È qui ovvio richiamare la MEGA (Marx-Engels, Gesamtausgabe) dagli anni Venti del 20° sec. (1927) per arrivare al 200° anniversario della nascita. Gli studi internazionali (tedeschi, francesi, neerlandesi, russi, giapponesi) sulla MEGA (e dintorni) sono molti. Cfr. ora le informatissime ricerche ed edizioni, di elevato standard internazionale, di Marcello Musto, fra cui almeno: ‘L’opera di Karl Marx tra filologia e filosofia’, a cura di M. Musto, Roma, Manifestolibri, 2005; M. Musto, ‘Ripensare Marx e i marxismi’, Carocci, 2011; ‘Marx for today’, a cura di M. Musto, London-New York, Routledge, 2013] Indice. Premessa di F. Giasi e M. Musté Marcello Musté, Marx e i marxismi italiani La circolazione del pensiero. Gian Mario Bravo, La prima diffusione di Marx (1885-1895) Davidi Bondì Il Marx di Labriola Francesca Antonini, Le edizioni del partito socialista e del partito comunista (1896-1926) Giuseppe Cospito, Marx ed Engels in Rodolfo Mondolfo Francesco Giasi, Il Marx degli esuli (1927-1943) Le interpretazioni. Fabio Frosini, Le opere “”filosofiche”” giovanili (Galvano Della Volpe e Delio Cantimori) Paolo Favilli, Le edizioni Cantimori e Macchioro e il “”non finito”” del Capitale Marcello Montanari, L’operaismo italiano e i ‘Grundrisse’ Giuseppe Vacca, Il marxismo come sociologia (1955-1959) Giulio Azzolini, 1983: Marx nell’Italia della “”crisi del marxismo”” Le influenze. Luciano Canfora, La fortuna del ‘Manifesto’ in Italia Luigi Masella, La storiografia economico-giuridica David Bidussa, Storiografia e marxismo nel dopoguerra: la Biblioteca Feltrinelli Francesca Izzo, Religione e antropologia: da Marx a Gramsci a De Martino Marco Lippi, Sraffa e Marx Giuliano Guzzone, Claudio Napoleoni: il dilemma del valore e l’enigma della “”trasformazione”” (1950-1988) Per oltre un secolo il pensiero di Karl Marx è stato un potente veicolo della proiezione mondiale della modernità europea. Combinandosi con le culture più diffuse dei cinque continenti, ha influenzato la vita sociale, le vicende politiche e la mentalità dei popoli, contribuendo in misura determinante a plasmare il mondo in cui viviamo. La fortuna di Marx in Italia è stata caratterizzata da un’interazione originale e intensa con la storia nazionale. Da un’angolazione particolare ma feconda, la presenza del marxismo ha concorso a delineare l’autobiografia della nazione dopo l’Unità. Dalla prima diffusione nell’Ottocento al lavoro originale di autori come Labriola, Gramsci e Togliatti, fino alle edizioni e interpretazioni del secondo Novecento, il confronto con l’opera di Marx ha rappresentato un passaggio decisivo nel processo di formazione della cultura italiana. Il volume raccoglie gli atti del convegno organizzato a Roma dalla Fondazione Gramsci e dall’Istituto della Enciclopedia Italiana in occasione del bicentenario della nascita di Marx. Il convegno ha inteso ricostruire quando e come Marx arrivò nella cultura del nostro paese e quali aspetti del suo pensiero hanno avuto maggiore diffusione. I contributi sono pubblicati in tre sezioni – La circolazione del pensiero, Le interpretazioni, Le influenze – che ripercorrono la fortuna di Marx nella cultura italiana nel periodo compreso fra gli anni Ottanta dell’Ottocento e la fine del Novecento.”,”MADS-825″
“GIAVAZZI Francesco MICOSSI Stefano MILLER Marcus H. a cura, saggi di Robert TRIFFIN Charles WYPLOSZ Alberto GIOVANNINI William BRANSON Jean-Jacques REY Stefano VONA Lorenzo BINI SMAGHI David DEGG Daniel GROS Maurice OBSTFELD Marcus MILLER Cristina MASTROPASQUA Roberto RINALDI Wolfgang RIEKE Massimo RUSSO Giuseppe TULLIOLucas PAPADEMOSPeter B. KENEN Rainer S. MASERA Luigi SPAVENTA Tommaso PADOA-SCHIOPPA Jacques WAITZNEGGER”,”Il sistema monetario europeo.”,”Il volume raccoglie gli atti della Conferenza organizzata dal Centre for Economic Policy Research in collaborazione con la Banca d’Italia ed il Centro interuniversitario di studi teorici per la politica economica (STEP), tenutasi nell’ottobre del 1987.”,”EURE-032-FL”
“GIBAS Monika KATSCH Günter a cura, interventi di Klaus KINNER Hilmar SACHSE Fjodor FINK e Joachim FELDMANN Günter KATSCH Monika GIBAS Elke REUTER Hans-Jürgen ARENDT Heidrun HOFFMAN Evelyn ZIEGS Mustafa HAIKAL Hans-Rainer BAUM Jürgen MOTHES Peter HAFERSTROH e Thomas SCHMIDT Michael WERNER Bärbel FIEDLER Andreas BAXMANN e Roland PUDOLLEK Jürgen WEIß Karin JÜCKSTOCK Mathias MÜNCH Hans Peter PHIELISPEIT Harald JENTSCH Konrad LINDNER Dieter RINK Michael HÄHNEL Wladislaw HEDELER Petra LEHMANN Bernd BRÜCKNER Klaus-Dieter ARNDT Manfred MULLER Uta KUPFER”,”Die Durchsetzung des Leninismus in der deutschen und internationalen kommunistischen Bewegung. Zum 70. Jahrestag der Großen Sozialistischen Oktoberrevolution. Protokoll des wissenschaftlichen Kolloquiums der Kommission Geschichte des Marxismus-Leninismus der Arbeitsgruppe Geschichte der Gesellschaftswissenschaften an der Karl-Marx-Universität, Leipzig, 5. und 6. November 1987.”,”Interventi di Klaus KINNER Hilmar SACHSE Fjodor FINK e Joachim FELDMANN Günter KATSCH Monika GIBAS Elke REUTER Hans-Jürgen ARENDT Heidrun HOFFMAN Evelyn ZIEGS Mustafa HAIKAL Hans-Rainer BAUM Jürgen MOTHES Peter HAFERSTROH e Thomas SCHMIDT Michael WERNER Bärbel FIEDLER Andreas BAXMANN e Roland PUDOLLEK Jürgen WEIß Karin JÜCKSTOCK Mathias MÜNCH Hans Peter PHIELISPEIT Harald JENTSCH Konrad LINDNER Dieter RINK Michael HÄHNEL Wladislaw HEDELER Petra LEHMANN Bernd BRÜCKNER Klaus-Dieter ARNDT Manfred MULLER Uta KUPFER.”,”MGEK-059″
“GIBB Hamilton A.R.”,”L’ islamismo. Una introduzione storica. (Tit.orig.: Mohammedanism: An Historical Survey).”,”Il principio del “”consenso”” (igma). “”Non appena quest’ autorità diventò più saldamente stabilita e fu più generalmente riconosciuta dall’ opinione pubblica della comunità, la classe degli ‘Ulama pretese (e in genere ottenne) di rappresentare tale comunità in tutte le questioni relative alla fede e al diritto e in particolare contro l’ autorità dello Stato. Molto presto – probabilmente all’ incirca nel secondo secolo – si affermò il principio che il “”consenso della comunità”” (che in pratica voleva dire quello degli ‘Ulama’) aveva forza vincolante. Così l’ igma fu portato nell’ arsenale dei teologi e dei giuristi per colmare le restanti lacune del loro sistema. Poiché la tradizione integrava il Corano, così il consenso dei dotti diventò l’ integrazione della tradizione.”” (pag 138)”,”RELx-038″
“GIBB M.A.”,”John Lilburne. The Leveller. A Christian Democrat.”,”Dedica dell’autore a Philip J. Lamb (in apertura) Volume con note a margine manoscritte (a matita) Dopo l’avvento della nuova repubblica guidata da Cromwell e governata da una singola Camera, la House of Communs, Lilburne si trova all’opposizione in posizione critica “”The new republic, he felt, was an empty form, and the purged Parliament ‘a company of absolute schoolboys, that will, like good boys, say their lessons after them, their lords and masters, and vote as they would have them; and so be a screen (as young Harry Vane used to call the king) betwixt them and the people, with the name of Parliament, and the shadow and imperfect image of legal and just authority'”” (pag 251) “”La nuova repubblica, egli sentiva, era una forma vuota, e il Parlamento purificato ‘una compagnia di assoluti scolari, che, come bravi ragazzi, diranno le loro lezioni dopo di loro, i loro lord e padroni, e voteranno come essi avranno voluto; e così sarà uno schermo (come il giovane Harry Vane era solito chiamare il re) tra essi e il popolo, con il nome del Parlamento, e l’ombra e l’immagine imperfetta dell’autorità legale e giusta “””” Biografia. John Lilburne Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Jump to navigationJump to search John Lilburne (1614 circa – Eltham, 29 agosto 1657) è stato un politico inglese. Incerte la data e la località di nascita: Sunderland[1] o Greenwich[2]. Noto anche come Freeborn John (“”John Natolibero””) fu uno dei maggiori protagonisti della Guerra civile inglese. Importante esponente del partito radicale dei Livellatori si adoperò per la realizzazione dei principi democratici espressi nel Patto del popolo. Indice 1 La contestazione della Chiesa anglicana 2 La partecipazione alla Guerra civile 3 Le dimissioni dal “”New Model Army”” 4 La partecipazione al programma dei Livellatori 5 L’attacco a Oliver Cromwell 6 Il ritorno in Inghilterra e la morte 7 Note 8 Bibliografia 9 Altri progetti La contestazione della Chiesa anglicana L’attività di contestatore politico di Lilburne ebbe inizio nel 1637 quando incontrò John Bastwick, un predicatore puritano che aveva appena avuto le orecchie tagliate per aver diffuso un opuscolo dove attaccava le idee religiose di William Laud, l’arcivescovo di Canterbury. Lilburne, colpito dal fatto che qualcuno potesse essere così severamente punito per aver espresso le sue convinzioni religiose, si offrì allora di aiutare Bastwick nella sua lotta contro la Chiesa anglicana decidendo di recarsi nei Paesi Bassi calvinista per organizzare la stampa di un libro di Bastwick.[3] Nel dicembre 1637 Lilburne venne scoperto ed arrestato con l’accusa di stampare libri senza licenza.[4] Il 13 febbraio 1638, riconosciuto colpevole, fu condannato a essere multato di 500 sterline, messo alla gogna e imprigionato. Frustato e messo alla berlina da lì Lilburne continuò a rivolgersi al pubblico lodando John Bastwick fino a quando non venne imbavagliato e gettato in prigione dove continuò ad attaccare la chiesa anglicana riuscendo a far pubblicare il libello Come out of her, my people (Uscite da essa, o popolo mio) (1639).[5] Liberato due anni dopo per intervento di Oliver Cromwell[6] sposò Elizabeth Dewell, figlia di un mercante di Londra, nel mese di settembre del 1641. La partecipazione alla Guerra civile Allo scoppio della Guerra civile inglese si arruolò nel 1642 col grado di capitano nell’Esercito dei Parlamentari sotto il comando del conte di Essex e combatté nella battaglia di Edgehill. Fra gli sconfitti parlamentari della Battaglia di Brentford (12 novembre 1642) venne fatto prigioniero a Oxford e corse il rischio di essere giudicato per alto tradimento ma, di fronte alla minaccia del Parlamento di giustiziare per rappresaglia i prigionieri realisti, Lilburne fu scambiato con un ufficiale del re. Tornato nell’esercito sotto il comando del conte di Manchester con il grado di tenente colonnello[7] divenne amico di Oliver Cromwell, a capo della cavalleria del New Model Army, sostenendolo nelle sue controversie con Manchester. Lilburne si distinse anche nella battaglia di Marston Moor nel 1644 e successivamente chiese l’autorizzazione ad attaccare la roccaforte realista a Tickhill, che secondo le sue informazioni era disposta ad arrendersi. Nonostante il rifiuto di Manchester, Lilburne riuscì a prendere la rocca, senza colpo ferire. Le dimissioni dal “”New Model Army”” Dopo aver abbandonato l’esercito il 30 aprile 1645 per essersi rifiutato di firmare, in nome della libertà religiosa, il Presbyterian Solemn League and Covenant, si dedicò esclusivamente alla scrittura, pubblicando numerosi testi che gli costarono l’arresto diverse volte.[8] Nel giugno del 1646 venne rinchiuso nella prigione di Newgate (per i contenuti dei due pamphlet The Just Mans Justification e The Free-mans Freedome Vindicated) per poi essere liberato nel novembre dell’anno successivo, nonostante avesse ricevuto un aumento della pena per le parole pronunciate davanti ai Lord nel luglio dello stesso anno: «Tutto ciò che vi proponete quando ci spingeste a combattere era dunque soltanto di scavalcare e togliere di sella i nostri vecchi oppressori e tiranni per salire al loro posto e schiacciarci sotto i vostri piedi. Perciò, miei lord… se sarete così spregevoli da continuare… a distruggere le leggi e libertà fondamentali dell’Inghilterra… io rischierò contro di voi la vita e il sangue del mio cuore, con lo stesso ardore e coraggio coi quali li ho rischiati e son disposto a rischiarli nuovamente contro i partigiani del Re.» (Discorso di John Lilbrune davanti ai Lord, 11 luglio 1646[9]) Un mese dopo l’imprigionamento di Lilburne, i due politici radicali Richard Overton e William Walwyn pubblicarono, il 7 luglio 1646, il manifesto Remonstrance of Many Thousand Citizens of England che segna simbolicamente la nascita del partito degli “”Agitatori”” [10] La partecipazione al programma dei Livellatori Il manifesto dei Livellatori di J. Lilburne (1649) Gli Agitatori diedero prova della maturazione politica raggiunta dai soldati all’interno del New Model Army confrontandosi con gli ufficiali tra il 28 ottobre e l’11 novembre 1647 nei Dibattiti di Putney prendendo spunto da un opuscolo influenzato dagli scritti di John Lilburne chiamato Agreement of the People for a firme peace’ (Patto del popolo per una pace sicura). Il 1º agosto 1648, la Camera dei Comuni deliberò che Lilburne fosse rimesso in libertà. Dopo il suo rilascio Lilburne continuò a scrivere e distribuire opuscoli sui diritti dei soldati sostenendo che tutti i maschi adulti dovessero avere il diritto di voto. Nel mese di marzo 1649, Lilburne, John Wildman, Richard Overton e William Walwyn furono arrestati e inviati alla Torre di Londra. L’8 novembre una giuria li dichiarò non colpevoli e vennero quindi liberati. L’attacco a Oliver Cromwell Sebbene lo stesso Cromwell condividesse le idee dei livellatori sull’abolizione della monarchia e della camera dei Lord, Lilburne cominciò ad attaccarlo per non aver esteso il diritto di voto. Cromwell lo fece dunque nuovamente imprigionare e nonostante che una petizione popolare chiedesse di liberarlo volle farlo giudicare per tradimento da un tribunale che alla fine sentenziò che Lilburne non fosse colpevole. Libero ancora una volta Lilburne tornò ad attaccare Cromwell per la sua politica di intolleranza religiosa nei confronti dei cattolici irlandesi e per la decisione di condannare a morte il re. Per aver parteggiato per lo zio George Lilburne protagonista di una lite su il possesso di alcune miniere di carbone a Durham, in origine di proprietà realista, con sir Arthur Haselrig, importante parlamentare che aveva accumulato una grande fortuna trafficando con le espropriazioni dei beni sequestrati ai realisti e dei terreni ecclesiastici, Lilburne fu nuovamente arrestato e messo al bando dall’Inghilterra con una legge del Parlamento che a tal fine era stata approvata il 30 gennaio 1652. Il ritorno in Inghilterra e la morte Lilburne rimasto per quattro mesi in Olanda, nel 1653 tornò clandestinamente in patria ma fu prontamente arrestato e imprigionato a Newgate da dove pregò Cromwell di intervenire per la sua liberazione promettendogli che, se fosse rimasto in Inghilterra, non avrebbe più turbato l’azione del governo.[11] Processato il 13 luglio dello stesso anno all’Old Bailey, venne assolto il 20 agosto salutato dalle grida di esultanza e dalle trombe dei soldati.[5] Il governo tuttavia rifiutò di liberarlo e lo fece trasferire alla Torre di Londra ordinando ai carcerieri di rifiutare qualunque richiesta di Habeas corpus che fosse stata presentata.[5] Nel frattempo, poiché la salute già malferma di Lilburne si era aggravata, venne accolta una petizione della moglie e del padre e gli fu concesso di soggiornare il libertà vigilata nel castello di Dover da dove poteva brevemente allontanarsi. Fu in una di queste occasioni che conobbe Luke Howard, un quacchero che lo iniziò alla conversione alla sua religione[12] Il Lord Protettore accolse la petizione e fece rilasciare Lilburne sulla parola accordandogli una pensione per il suo mantenimento. Lilburne mantenne la promessa di vivere tranquillamente fino a quando morì nell’estate del 1657 durante una visita alla moglie in attesa del loro decimo figlio.[13] Note ^ Richards, Peter (2007). John Lilburne (1615-1657): English Libertarian (Libertarian Heritage No. 25) ^ Sapere.it alla voce corrispondente ^ Dictionary of National Biography, 1885-1900, Volume 33, alla voce “”Lilburne John””, a cura di Charles Harding Firth ^ Firth, Op. cit. ibidem Firth, Op.cit. ibidem ^ Firth,Op.cit. p.243 ^ Firthy, Op.cit., p.244 ^ H. N. Brailsford, I livellatori e la rivoluzione inglese, Il Saggiatore, pp. 123-124 ^ H. N. Brailsford, Op. cit., p. 124 ^ Il nome di Livellatori comincerà ad essere utilizzato solo nell’autunno dell’anno successivo (in H. N. Brailsford, Op. cit., p.129) ^ Firth, Op.cit. p.249 ^ Andrew Sharp, in Oxford Dictionary of National Biography, Oxford University Press, alla voce “”John Lilburne”” ^ David Plant, John Lilburne, 2010 Bibliografia C.H. Firth, John Lilburne, Dictionary of National Biography, Londra 1892 Christopher Hill, The World Turned Upside Down (London 1972) trad.it C. Hill, Il mondo alla rovescia, Torino, Einaudi, 1981 Andrew Sharp, John Lilburne, Oxford Dictionary of National Biography, 2004″,”UKIR-053″
“GIBBON Edward”,”Histoire du declin et de la chute de l’empire romain. 1. Rome de 96 à 582. 2. Byzance de 455 à 1500.”,”GIBBON, storico inglese (Putney on Thames 1737-Londra 1794). Dopo gli studi a Oxford che lo portarono a una temporanea conversione dal protestantesimo alla religione cattolica, nel corso dei suoi numerosi viaggi in tutta Europa si avvicinò sempre più al razionalismo illuminista (fu anche in contatto con VOLTAIRE), i cui principi sono alla base dell’opera a cui dedicò tutta la sua vita, ‘The Decline and Fall of the Roman Empire’ (1776-88, 6 vol.; ed. critica in 7 vol., 1896-1900). Opera acutissima e geniale da cui la storiografia posteriore ha attinto metodi e concetti, è stata per la sua stessa influenza causa di equivoci e pregiudizi tenaci: il più noto è la definizione del Medioevo come epoca di barbarie e oscurità (dark ages) divulgata proprio da GIBBON. (GE20)”,”STAx-026″
“GIBBON Edward”,”La caduta dell’ impero romano d’ Occidente.”,”La storia della decadenza e della caduta dell’ impero romano, a giudizio del GIBBON, è “”forse la scena più grandiosa e impressionante nella storia dell’ umanità””. (…) L’ attenzione del Gibbon è divisa tra ciò che decade verso la morte e ciò che sta per sorgere alla vita: la fine del mondo romano costituisce per lui una tappa dolorosa ma inevitabile veros il formarsi della società moderna. (…) Da buon illuminista, il Gibbon vede nella storia il processo verso una meta di perfezione… (pag 281) Nato da famiglia dell’ alta borghesia (1737), Gibbon compì studi irregolari ma attraverso le assidue letture giunse a maturare una sua cultura personale e a indirizzare la propria attività verso le ricerche storiche e letterarie.”,”STAx-094″
“GIBBON Edward”,”Declino e caduta dell’impero romano.”,”Edward Gibbon è il più grande storico inglese del ‘700, personificazione della razionalità e dello scetticismo illuministici. Agli occhi di un successivo visitatore e appassionato dell’Italia, Percy Bysshe Shelley, Gibbon sarebbe ad esempio apparso uno “spirito freddo e distaccato”. Italia che aveva visto il Declino e caduta dell’Impero Romano (Decline and fall of the Roman empire), titolo dell’opera di Gibbon (anni ’80). In essa viene messo in dubbio il fatto che l’Europa moderna debba considerarsi particolarmente fortunata per le forme di governo e di religione avute in passato. Da Marco Aurelio alle grandi invasioni barbariche, dai primi segni della decadenza alla finale caduta dell’impero, il compendio in un solo volume che Dero A. Saunders ha tratto dalla vastissima opera storica del “”Tacito inglese”” offre ai lettori la narrazione, sempre e soltanto nelle parole di Gibbon (con brevi interruzioni di alcuni brani di racconto dovuti allo stesso Saunders), di un periodo tra i più affascinanti, drammatici e tumultuosi della storia romana. Uomo di vaste conoscenze, saldamente radicato nelle tradizioni inglesi e profondamente nutrito della cultura e dello scetticismo del secolo dei lumi, Edward Gibbon (1737-1794) ha creato, con il Declino e caduta dell’impero romano, un’opera ormai classica, risolutamente soggettiva e partigiana, che proprio in questo ha uno dei suoi punti d’interesse: nell’essere la narrazione, non imperziale, di alcuni degli eventi fondamentali della nostra civiltà visti dagli occhi di un inglese del Settecento. Sei imperatori nel medesimo tempo. (305-324) “”La morte di Massimiano e di Galerio aveva ridotto a quattro il numero degli imperatori. La consapevolezza del loro interesse unì subito Licinio e Costantino; una segreta alleanza fu conclusa tra Massimino e Massenzio, e gli sventurati sudditi attesero con terrore le conseguenze cruente dei loro inevitabili dissensi, a cui non facevano più da freno il timore o il rispetto che essi avevano nutrito per Galerio. Le virtù di Costantino furono rese più illustri dai vizi di Massenzio. Mentre le province galliche godevano di tutta la felicità possibile per i loro tempi, l’ Italia e l’ Africa gemevano sotto ildominio di un tiranno tanto spregevole quanto detestabile. Troppo spesso in realtà lo zelo dell’ adulazione e della faziosità ha sacrificato il buon nome dei vinti alla gloria dei loro più fortunati rivali, ma anche quegli scrittori che svelano con la massima libertà e con il più grande piacere gli errori di Costantino sono unanimi nel riconoscere che Massenzio era crudele, rapace e depravato.”” (pag 174) (Massenzio era figlio dell’ imperatore Massimiano e aveva sposato la figlia di Galerio) (pag 167)”,”STAx-168″
“GIBBON Edward”,”The History of the Decline and Fall of the Roman Empire. Vol. I.”,”Edward Gibbon was born in 1737, in Putney, and was the only child of his parents to survive infancy. Although his education was frequently interrupted by ill health, his knowledge was far-reaching. His brief career as an undergraduate at Magdalen College, Oxford, endend when he joined the Catholic Church. His father sent him to Lausanne, in Zwitzerland, where, while studying Greek and French for the next five years, he rejoined the Protestant Church. In 1761 he published his Essai sur l’étude de la littérature, the English version appeared in 1764. Meanwhile, Gibbon served as a captain in the Hampshire Militia until 1763, when he returned to the Continet. It was while he was in Rome in 1764 that he first conceived the work that was eventually to become The History of the Decline and Fall of the Roman Empire. After the death of his father, Gibbon settled in London and in 1774 was elected to Parliament where he sat for the next eight years, although he never once spoke in the Commons. He also took his place among the literary circles of London. The firs volume of is famous History was published in 1776, it was highly praised for its learning and style but incurred some censure for its treatment of the early Christians. The second and third volumes appeared in 1781 and the final three, which were written in Lausanne, in 1788. He died while on a visit to his friend, Lord Sheffield, who posthumously edited Gibbon’s autobiographical papers and published therm in 1796. David Womersley is the Thomas Warton Professor of English Literature at the University of Oxford, and a Fellow of St Catherine’s College. His book The Transformation of The Decline and Fall of the Roman Empire was published by Cambridge University Press in 1988, and his Gibbon and the ‘Watchmen of the Holy City: The Historian and His Reputation 1776-1815 was published by Oxford University Press in 2002. He has also edited (all for Penguin) Augustan Critical Writing, Burke’s Philosophical Enquiry into the Sublime and Beautiful and Other Pre-revolutionary Writings, an abridged edition af Gibbon’s Decline and Fall and Samuel Johnson’s Selected Essays.”,”STAx-070-FL”
“GIBBON Edward”,”The History of the Decline and Fall of the Roman Empire. Vol. II.”,”Edward Gibbon was born in 1737, in Putney, and was the only child of his parents to survive infancy. Although his education was frequently interrupted by ill health, his knowledge was far-reaching. His brief career as an undergraduate at Magdalen College, Oxford, endend when he joined the Catholic Church. His father sent him to Lausanne, in Zwitzerland, where, while studying Greek and French for the next five years, he rejoined the Protestant Church. In 1761 he published his Essai sur l’étude de la littérature, the English version appeared in 1764. Meanwhile, Gibbon served as a captain in the Hampshire Militia until 1763, when he returned to the Continet. It was while he was in Rome in 1764 that he first conceived the work that was eventually to become The History of the Decline and Fall of the Roman Empire. After the death of his father, Gibbon settled in London and in 1774 was elected to Parliament where he sat for the next eight years, although he never once spoke in the Commons. He also took his place among the literary circles of London. The firs volume of is famous History was published in 1776, it was highly praised for its learning and style but incurred some censure for its treatment of the early Christians. The second and third volumes appeared in 1781 and the final three, which were written in Lausanne, in 1788. He died while on a visit to his friend, Lord Sheffield, who posthumously edited Gibbon’s autobiographical papers and published therm in 1796. David Womersley is the Thomas Warton Professor of English Literature at the University of Oxford, and a Fellow of St Catherine’s College. His book The Transformation of The Decline and Fall of the Roman Empire was published by Cambridge University Press in 1988, and his Gibbon and the ‘Watchmen of the Holy City: The Historian and His Reputation 1776-1815 was published by Oxford University Press in 2002. He has also edited (all for Penguin) Augustan Critical Writing, Burke’s Philosophical Enquiry into the Sublime and Beautiful and Other Pre-revolutionary Writings, an abridged edition af Gibbon’s Decline and Fall and Samuel Johnson’s Selected Essays.”,”STAx-071-FL”
“GIBBON Edward”,”The History of the Decline and Fall of the Roman Empire. Vol. III.”,”Edward Gibbon was born in 1737, in Putney, and was the only child of his parents to survive infancy. Although his education was frequently interrupted by ill health, his knowledge was far-reaching. His brief career as an undergraduate at Magdalen College, Oxford, endend when he joined the Catholic Church. His father sent him to Lausanne, in Zwitzerland, where, while studying Greek and French for the next five years, he rejoined the Protestant Church. In 1761 he published his Essai sur l’étude de la littérature, the English version appeared in 1764. Meanwhile, Gibbon served as a captain in the Hampshire Militia until 1763, when he returned to the Continet. It was while he was in Rome in 1764 that he first conceived the work that was eventually to become The History of the Decline and Fall of the Roman Empire. After the death of his father, Gibbon settled in London and in 1774 was elected to Parliament where he sat for the next eight years, although he never once spoke in the Commons. He also took his place among the literary circles of London. The firs volume of is famous History was published in 1776, it was highly praised for its learning and style but incurred some censure for its treatment of the early Christians. The second and third volumes appeared in 1781 and the final three, which were written in Lausanne, in 1788. He died while on a visit to his friend, Lord Sheffield, who posthumously edited Gibbon’s autobiographical papers and published therm in 1796. David Womersley is the Thomas Warton Professor of English Literature at the University of Oxford, and a Fellow of St Catherine’s College. His book The Transformation of The Decline and Fall of the Roman Empire was published by Cambridge University Press in 1988, and his Gibbon and the ‘Watchmen of the Holy City: The Historian and His Reputation 1776-1815 was published by Oxford University Press in 2002. He has also edited (all for Penguin) Augustan Critical Writing, Burke’s Philosophical Enquiry into the Sublime and Beautiful and Other Pre-revolutionary Writings, an abridged edition af Gibbon’s Decline and Fall and Samuel Johnson’s Selected Essays.”,”STAx-072-FL”
“GIBBS Philip, a cura di Nora GIGLI STORAI”,”Viaggio nell’Europa del 1934. Cronaca di un viaggio attraverso la Francia, la Svizzera, l’Italia, l’Austria, l’Ungheria, la Germania e la Saar, nella primavera e estate del 1934, con la registrazione autentica delle idee, speranze e paure che si agitavano nella mente della gente comune, espresse in conversazioni di viaggio.”,”GIBBS Philip, celebre reporter inglese Sottotitolo: ‘Cronaca di un viaggio attraverso la Francia, la Svizzera, l’Italia, l’Austria, l’Ungheria, la Germania e la Saar, nella primavera e estate del 1934, con la registrazione autentica delle idee, speranze e paure che si agitavano nella mente della gente comune, espresse in conversazioni di viaggio’ “”Uno dei capi della Hitler Jugend venne a trovarmi all’hotel Era uno dei luogotenenti di Baldur von Schirach, l’uomo che aveva potere assoluto sull’addestramento fisico e mentale di dieci milioni di ragazzi tedeschi. Il mio giovane visitatore parlava un inglese perfetto, con un leggero accento americano. Poiché aveva vissuto qualche tempo negli Stati Uniti era in grado, affermava, di valutare l’ideologia nazista con una certa obbiettività, il che difficilmente sarebbe stato possibile ad un altro ragazzo tedesco. Tuttavia, era un ardente nazista. Aveva capito l’unica innegabile cosa: Hitler aveva salvato la Germania dalla disperazione. “”Due anni fa””, disse, “”non esisteva speranza per la Germania. La disoccupazione erodeva l’animo dei giovani e il loro spirito. A che pro prendere una laurea, se non c’erano posti disponibili e nessuna possibilità di sopravvivenza? I ragazzi incominciarono a girovagare per il paese come zingari, facendo qualche lavoretto qua e là, e consumando il loro coraggio e i loro stivali. E non c’era distinzione di classe: i giovani non trovavano lavoro. A che servivano forza e abilità? Non c’era speranza nel futuro. Inoltre, l’intera nazione si sentiva umiliata dall’atteggiamento degli altri stati. Il rimborso dei danni di guerra era un tributo intollerabile. Le altre nazioni avevano i loro armamenti; soltanto la Germania era disarmata. Hitler scancellò il senso della disfatta. Dette alla gioventù tedesca speranze e fede nel futuro, restituì loro il rispetto di sé”””” (pag 286)”,”EURx-294″
“GIBELLI Antonio”,”2 Secoli. Ottocento Novecento.”,”Antonio GIBELLI è nato a Genova nel 1942 dove insegna Storia contemporanea presso la facoltà di Lettere. Ha diretto la rivista ‘Movimento operaio e socialista’. Ha svolto studi di storia del movimento operaio e delle classi subalterne. Ha scritto tra l’altro ‘Genova operaia nella Resistenza’ (Genova, 1968) e ‘La prima guerra mondiale’ (Torino, 1975).”,”STOU-008″
“GIBELLI Antonio”,”La grande guerra degli italiani 1915-1918.”,”GIBELLI insegna storia contemporanea all’Univ di Genova . Per anni ha diretto la rivista storica ‘Movimento operaio e socialista’, e oggi ‘Ventesimo secolo’. Fa parte del comitato scientifico dell’Historial de la Grande Guerre di Peronne (FR). Fra i suoi libri: -Genova operaia nella Resistenza. GENOVA. 1967 -L’officina della guerra. TORINO. 1998 Ha curato il volume relativo alla Liguria nella ‘Storia d’Italia’ (EINAUDI, 1994).”,”ITQM-013″
“GIBELLI Antonio”,”Genova operaia nella Resistenza.”,”Antonio GIBELLI è nato a Genova il 10 luglio 1942. Ha compiuto gli studi presso l’Univ di Genova dove si è laureato in Filosofia nel 1965. Insegnante di scuola secondaria, collabora alla rivista ‘Movimento operaio e socialista’. All’atto della fondazione del PSIUP nel 1964 ha aderito a questo partito.”,”ITAR-006″
“GIBELLI Antonio VENTO Salvatore BOTTA Livia, in”,”Gli operai di Genova (1950-1970). Monografia.”,”Comitato direttivo di ‘Classe’: Riccardo GUASTINI Giuseppe BARILE Paolo BOLZANI Renato LEVRERO Giancarlo CONSONNI Andreina DAOLIO Emilio FRANZINA Danilo GIORI Graziella TONON Mario ALCARO Carlo CAROTTI Giovanni CONTINI Stefano MERLI Salvatore VENTO”,”MITT-078″
“GIBELLI Antonio RUGAFIORI Paride a cura; saggi di Antonio GIBELLI Paride RUGAFIORI Massimo QUAINI Giorgio BERTONE Giovanni ASSERETO Luciana GARIBBO Franco SBORGI Augusta MOLINARI Francesco SURDICH Franco MONTEVERDE Marco PORCELLA Fernando J. DEVOTO Ferdinando FASCE Ugo MARCHESE Bruno GABRIELLI Paolo RIGAMONTI Paolo ARVATI Lorenzo CASELLI Antonio GOZZI Mauro PALUMBO Maria Teresa TORTI”,”Storia d’ Italia. Le regioni dall’ Unità a oggi. La Liguria.”,”Saggi di Antonio GIBELLI Paride RUGAFIORI Massimo QUAINI Giorgio BERTONE Giovanni ASSERETO Luciana GARIBBO Franco SBORGI Augusta MOLINARI Francesco SURDICH Franco MONTEVERDE Marco PORCELLA Fernando J. DEVOTO Ferdinando FASCE Ugo MARCHESE Bruno GABRIELLI Paolo RIGAMONTI Paolo ARVATI Lorenzo CASELLI Antonio GOZZI Mauro PALUMBO Maria Teresa TORTI. “”Nel Medioevo la nobiltà aveva conservato il tradizionale comportamento ‘natalista’; le donne aristocratiche si sposavano giovani, erano ben nutrite e quindi più sane delle popolane; avevano una più attenta cura estetica e igienica della persona, raggiungevano la pubertà più giovani e la menopausa più avanti negli anni, sicché, mantenendo più a lungo la loro appetibilità sessuale, erano più prolifiche delle popolane. Se madri, le donne della nobiltà si avvalevano di balie, il che permetteva una pronta ripresa dei rapporti sessuali e della fecondità e potevano godere di una libertà nei rapporti sessuali rara in Europa. Sempre nel Medio Evo nell’ aristocrazia le pratiche contrarie alle gravidanze erano confinate ai rapporti extra coniugali; (…)””. (pag 520)”,”ITAB-180″
“GIBELLI Antonio”,”Il popolo bambino. Infanzia e nazione dalla Grande Guerra a Salò.”,”GIBELLI Antonio insegna storia contemporanea all’ Università di Genova ed è tra i più importanti studiosi della prima guerra mondiale. Ha dedicato studi alla storia del movimento operao e dell’ emigrazione, alla scrittura come pratica sociale e alle esperienze collettive nei due conflitti mondiali. Tra i suoi libri ‘L’ officina della guerra’ (1998), ‘La grande guerra degli italiani’ (1998). Ha curato ‘La Liguria della Storia d’ Italia’ (1994). “”Il sacrificio di sé dei giovani può essere letto alla luce del tema della morte eroica come espressione di virilità, la cui elaborazione risaliva al tardo Ottocento e aveva fortemente improntato le ideologie nazionaliste in tutta Europa. Il mito del “”morire giovani”” aveva assunto una particolare pregnanza in contesti demografici come quello inglese in cui il tasso di mortalità era da tempo in continua discesa, sicché la morte era sempre più esclusivamente associata alla vecchiaia e la morte giovane era divenuta un’ autentica rarità: tutto al contrario che nella demografia d’ ancien régime. La morte del combattente era dunque potuta apparire morte bella anche perché era, contro l’ esperienza corrente, una morte giovane, dissociata dalla decrepitezza della vecchiaia e associata alla forza, alla virilità, alla buona salute, appunto alla bellezza della gioventù. Si tratta di un mito etico ed estetico che subì, nei fatti, uno scacco spaventoso proprio nel corso della Grande Guerra, quando morire giovani divenne una regola e la morte prese forme massificate e oscene, anche se non mancò il tentativo di rilanciarlo proprio per fronteggiare le conseguenze destabilizzanti del disastro””. (pag 175)”,”ITAF-222″
“GIBELLI Antonio”,”Il popolo bambino. Infanzia e nazione dalla Grande Guerra a Salò.”,”GIBELLI Antonio insegna storia contemporanea nell’ Università di Genova ed è uno studioso della prima guerra mondiale. Ha dedicato studi alla storia del movimento operaio e dell’ emigrazione, alla scrittura come pratica sociale e alle esperienze collettive nei due conflitti mondiali. “”Nella memoria del conflitto il senso del lutto, l’ attrazione misteriosa per la forza sconvolgente del grande evento, si mescolano dunque con il fascino dell’ avventura fuori dell’ ordinario e dell’ impresa gloriosa. A cose fatte, si può provare rimpianto per non aver potuto prendere parte all’ esperienza eccezionale. La guerra appare, a una parte delle nuove generazioni, come una specie di rito iniziatico capace di conferire un alone speciale di prestigio e di maturità a chi l’ha attraversato. L’ impulso della mobilitazione patriottica si converte in nostalgia della guerra passata, invidia per i fratelli maggiori che hanno potuto parteciparvi, aspettativa sia pure solo virtuale di una guerra futura. Il principio dell’ avvincendamento delle generazioni, già evocato a garanzia di resistenza durante il conflitto, viene riproposto come cemento della nazione attraverso il tempo e illimitata alimenazione del suo spirito eroico.”” (pag 284) Chiamata alle armi. “”La Grande Guerra fa registrare un’ulteriore stretta nel coinvolgimento dei bambini e degli adolescenti nelle pratiche di nazionalizzazione.”” (pag 15)”,”GIOx-057″
“GIBELLI Antonio”,”L’officina della guerra. La Grande Guerra e le trasformazioni del mondo mentale.”,”[‘Quanto alle cifre sulla diserzione, se pure i condannati per tale reato furono oltre centomila, solo 6000 di questi erano disertori in reparti di linea, e solo 2000 con passaggio al nemico (15). La casistica al riguardo è piena di rientri tardivi al reparto, di sbandamenti, di smarrimenti e, come vedremo, di fughe inconsapevoli piuttosto che di deliberate scelte di diserzione. Il fatto è che a quel punto sottrarsi, fuggire, far perdere le tracce della propria identità è diventato quasi impossibile. Prima lo Stato era estraneo ma anche lontano: si presentava occasionalmente a sconvolgere la vita e l’economia private, a esigere tributi dell’una e dell’altra, ma non era insediato stabilmente al loro interno. Lasciava spazi di autonomia e zone sociali franche. Era una minaccia permanente ma una presenza saltuaria. Ora appare vicino, invadente. Il suo arbitrio prende la forma della necessità, del meccanismo “”uniforme come un orologio”” (16). La sua azione non è più solo negativa, di esclusione, controllo, repressione, ma positiva, di coinvolgimento e promozione. Il territorio del suo intervento è divenuto più esteso e insieme più profondo: va ormai dall’esteriorità dei comportamenti all’interiorità dei sentimenti e dell’immaginario, investe le forme della comunicazione e dei rapporti fra uomini. Non solo l’identità anagrafica è stata fissata irrimediabilmente, ma persino quella psicologica è sotto osservazione. L’esperienza della guerra che trascina via da se stessi è l’esperienza moderna dello Stato’ (pag 81-82). Note: (15) Monticone, ‘Il regime penale’, cit., p. 437; (16) A determinare questo risultato coopera anche l’allineamento di altre grandi istituzioni come la Chiesa, di cui la guerra ha, per amore o per forza, accelerato l’avvicinamento allo Stato. Non manca un sentore di tale processo nelle direttive delle alte gerarchie, pur con tutte le prudenze del caso, anche perché in materia la Chiesa doveva rinunciare a diritti e consuetudini riconosciuti. (…)]”,”QMIP-004-FPA”
“GIBELLI Antonio”,”La grande guerra degli italiani.”,”Vincitore del premio Acqui Storia (1999) questo libro di Gibelli è un affresco storico della prima “”guerra totale””. Gibelli insegna storia contemporanea nell’Università di Genova. Renitenza e diserzione. “”C’erano diversi modi per sfuggire all’infernale meccanismo della guerra, nessuno dei quali facile né privo di rischi. Il primo era ovviamente quello di non presentarsi alla chiamata. Si trattava della renitenza, un reato punito molto severametne, per cui era impossibile praticarla senza nascondersi o fuggire all’estero. Da tempo l’abitudine di nascondersi o a espatriare per sottrarsi al servizio militare era diffusa, specialmente nel mondo contadino. (…) Un altro modo per sottrarsi alla macchina della guerra era la diserzione, che consisteva nel rendersi irreperibili dopo essere stati arruali e assegnati a un corpo. In verità la diserzione in senso proprio comportava il cosidetto “”passaggio al nemico””, considerato il reato più grave e disonorevole. A essere condannato per questo specifico reato fu un numero piuttosto esiguo di soldati: circa 2000. Le diserzioni così intese erano molto rischiose: sfuggire alla sorveglianza dei superiori, raggiungere le linee avversarie e riuscire a penetrarvi senza essere preso a fucilate prima di aver potuto manifestare le proprie intenzioni; era tutt’altro che facile. (…) Spesso le fughe avvenivano in gruppo (…). Nella categoria della diserzione venivano classificati in verità anche comportamenti molto diversi dal passaggio al nemico, sostanzialmente assai meno gravi anche se spesso puniti con altrettanta severità. I casi più comuni riguardavano l’allontanamento dai reparti verso l’interno del paese o i ritardi nel ripresentarsi dopo una licenza o una missione. I soldati condannati per reati di questo tipo commessi mentre si trovavano nei reparti in linea furono poco più di 6000. Molto più numerosi (oltre 93.000) furono quelli giudicati colpevoli per essersi allontanati o non essere rientrati mentre i reparti si trovavano nelle retrovie, in riposo, o mentre erano in licenza”” (pag 107-115)”,”QMIP-131″
“GIBELLI Antonio SCAPPINI Remo BALESTRERI Leonida TERRACINI Umberto TAVIANI Paolo Emilio PERTINI Sandro MACHIAVELLI Paolo MARTINO Enrico GIMELLI Giorgio CASTAGNINO Paolo CICCIARELLI Tullio CANESSA Luigi don ROSSELLI Carlo”,”La Resistenza in Liguria. Numero speciale.”,”Numero Speciale di proprietà di GB In bibliografia citate cinque opere in cui si parla della Casa dello Studente (pag 103) (libri di Luciano Bolis, Pietro Caleffi, Renato Madia, Alfredo Poggi, Mario Zino) Tra i partigiani stranieri nella resistenza in Liguria si citano i nomi di Rudolf Jacobs, ufficiale della marina tedesca, e del russo Fiodor Poletaev. (pag 69)”,”ITAR-209″
“GIBELLI Antonio”,”La scuola come maneggio del sistema. Breve storia di un manifesto antiautoritario.”,”””Mi accade spesso di incontrare studenti divenuti uomini e donne maturi, i quali mi richiamano con qualche nostalgia e in maniera vivida il tema di una lezione che li aveva affascinati, fosse il concetto di tempo in sant’Agostino o l’essenza del cristianesimo secondo Feuerbach (l’adozione del testo con questo titolo come classico di lettura filosofica, nel corso della mia supplenza al liceo D’Oria, fece scandalo e sollevò un putiferio in tutto l’establishment della scuola, costandomi una telefonata minacciosa del prete insegnante di religione. Quegli studenti avevano dunque studiato con piacere e il loro processo di apprendimento ci aveva guadagnato.”” (pag 13) “”Come dice Epicuro, dobbiamo liberarci dalla paura degli dei”” (pag 43) Antonio Gibelli, docente di stroia contemporanea all’Università di Genova, è tra i più importanti studiosi della prima guerra mondiale. Ha fondato l’Archivio Ligure della Scrittura Popolare per la raccolta di lettere, diari e memorie di gente comune.”,”GIOx-101″
“GIBELLI Antonio; BOTTA Roberto (a cura); LAZAGNA Giovanni Battista”,”Per la morte di Giovanni Battista Lazagna (Gibelli); Intervista con Giovanni Battista Lazagna sui rapporti tra distaccamenti e comandi di brigata e divisione (Lazagna, Botta).”,”Lazagna ha pubblicato ‘Il caso del partigiano Pircher’ (La Pietra, 1975) (v. Scheda biografica) Nel carcere di Fossano, in provincia di Cuneo, il partigiano Giovanni Pircher, incarcerato da undici anni, sta scontando trent’anni di reclusione (ridotti a venticinque per due condoni) per fatti di guerra. È stato infatti condannato dalla Corte di Assise di Appello di Trento per l’uccisione di un capitano dall’esercito tedesco avvenuta il 22 aprile 1945, per l’uccisione di un caposquadra della polizia ausiliaria nazista S.O.D. (Südtiroler Ordnung Dienst), per rapina di un binocolo e di lardo presso un membro del S.O.D., per una sparatoria contro i muri della casa di un altro membro del S.O.D. Giovanni Pircher si è sempre proclamato e si proclama tutt’ora innocente delle due uccisioni (e come vedremo dalle carte processuali non emergono seri indizi e neppure prove di una sua colpevolezza) ed appare quasi incredulo quando gli si dice che se avesse ucciso i due nazisti, avrebbe semplicemente fatto il suo dovere di partigiano, avrebbe ubbidito agli ordini del legittimo governo italiano. (Ibs) Volumetto acquistato il 21.11.2022 da Maremagnum Euro 16.99 compresa spedizione pagato con Paypal ufficio Grazie Il tuo ordine 14864161 è andato a buon fine! Ti abbiamo inviato una e-mail a txboz@tin.it con il riepilogo del tuo ordine Lo stato del tuo ordine è attesa disponibilità La conferma avverrà entro 2 giorni lavorativi. Se hai un account registrato, puoi monitorare lo stato del tuo ordine e tracciare la spedizione. Non hai un account? Registrati per i prossimi ordini! Riepilogo ordine 14864161 Stato dell’ordine attesa disponibilità Spedito a Gianfranco Bozzano Via Cornigliano 31A/4, GENOVA (GE) , 16152, IT Spedizione Libri Usati Macchia d’inchiostro Standard-Consegna entro il 7/12/2022 Pagato con Paypal”,”ITAR-007-FGB”
“GIBELLI Antonio”,”L’officina della guerra. La Grande Guerra e le trasformazioni del mondo mentale.”,”Antonio Gibelli, nato a Genova nel 1942, ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Genova. Dal 1975 è condirettore della rivista storica ‘Movimento operaio e socialista’. Ha pubblicato ‘Genova operaia nella Resistenza’ (Genova, 1968), ‘La prima guerra mondiale’ (1975), ‘Grande guerra e società di massa’ (1982). Parole di guerra, guerra di parole. “”L’ìnfluenza esercitata attraverso la pratica diffusiva della scrittura dallo Stato e dalle classi dominanti sul linguaggio dei subalterni non concerne solo il lessicodella burocrazia. Si estende ampiamente ai temi del patriottismo e all’ideologia nazionale. I contadini imparano a nominare la patria prima di sapere cosa sia”” (pag 99)”,”QMIP-022-FSL”
“GIBELLI Antonio”,”La prima guerra mondiale.”,”Karl Liebknecht vs i nuovi crediti di guerra 2 dicembre 1914 Conferenza di Zimmerwald e Kiental 1915 1916″,”QMIP-001-FMB”
“GIBRAN Kahlil, a cura di Tommaso PISANTI”,”Il folle. Poesia in prosa. Il diverbio.”,”GIBRAN nacque nel 1883 a Bisharri, nel Libano e morì nel 1931 a New York. Fu poeta, filosofo, pittore. La sua fama andò oltre il Medio Oriente. La sua poesia fu tradotta in venti lingue. Gli ultimi vent’anni li passò in America. Tommaso PISANTI insegna letteratura nordamericana all’ Università di Salerno. Ha scritto ‘Poesie del Novecento americano’, ‘Dantismo americano’. “”La volpe. Una volpe guardò la sua ombra al sorgere del sole, e disse: “”Voglio mangiare oggi, a pranzo, un cammello””. E si mosse per tutta la mattina alla ricerca di cammelli. Ma a mezzogiorno vide nuovamente la sua ombra, e disse: “”Mi basterà un topo””. (pag 37) “”Sconfitta”” (…) Sconfitta, mia Sconfitta, mia consapevolezza e sfida, attraverso te so che giovane sono sempre e dal piede veloce, e che non resterò intrappolato da allori destinati ad avvizzire. E in te ho trovato una distaccata riservatezza e la gioia di essere evitato e disprezzato. Sconfitta, mia Sconfitta, mia splendente spada e scudo, nei tuoi occhi ho letto che essere collocati sul trono è come essere fatti schiavi, e che essere compresi è essere rimpiccioliti, e che essere colti non è che arrivare a pienezza e come un frutto maturo cadere ed essere consumati. (…) (pag 63)”,”VARx-096″
“GIBRAN Kahlil”,”Gesù figlio dell’uomo.”,”Gibran Kahlil GIBRAN nasce nal 1883 a Bisharri, nel Libano e muore a New York nel 1931. E’ stato poeta filosofo e pittore.”,”RELC-371″
“GIBSON Charles CARMAGNANI Marcello ODDONE Juan”,”L’ America latina.”,”””Dopo l’ acuta congiuntura del 1802, verso la metà del 1810 si assiste a un altro momento critico nella vita economica del vicereame. I disastri agricoli, provocati in parte da cause metereologiche, portano una depressione economica generale, acuendo le secolari contraddizioni strutturali. Si diffondono non solo la miseria, ma la fame, poiché non ci sono sostituti del mais, che costituisce la base dell’ alimentazione per le popolazioni rurali. Nel quadro di tali penurie, quando il vuoto di potere prodottosi in Spagna provocò la reazione nella province del Plata e della Nuova Granada, scoppiò in messico una rivoluzione diversa, che animarono due preti del clero più basso: uno bianco, Miguel Hidalgo y Costilla; l’ altro meticcio, José María Morelos. Hidalgo partì dalle regioni del nord – era prete nel villaggio di Dolores -, in una crociata contro la capitale del vicereame. (…) Hidalgo decreta l’ abolizione della schiavitù e la confisca dei beni e la pena di morte per chi non rispetti gli ordini delle forze rivoluzionarie. (…) Spagnoli europei e spagnoli americani formano causa comune per respingere e sottomettere gli insorti. Nel gennaio 1811, Hidalgo cade prigioniero e sei mesi dopo è fucilato a Chihuahua. I gruppi guerriglieri che lo seguivano ciecamente allora si disgregano, ma nonper questo si estingue l’ insurrezione. Dall’ epicentro del Messico indigeno per eccellenza, le regioni del Sud vicine al Pacifico, partendo dalla provincia di Guerrero, il prete Morelos riaccende la ribellione nell’ ottobre del 1811. Le sue bande armate terranno in iscacco le forze organizzate fino al 1815, eseguendo alla lettera il suo celebre “”decreto di devastazione””: “”Devono rendere inutilizzabili – diceva – tutte le grandi haciendas i cui terreni coltivabili superino un massimo di due leghe (…)””. Quando, nel 1813, Morelos s’impadronisce di Acapulco conquistando uno sbocco al mare, il sud rimane in suo potere ed egli riesce così a dare una maggior consistenza al suo movimento insurrezionale. (…) Il suo programma politico-sociale includeva, oltre alla dichiarazione di indipendenza del Messico, la soppressione della differenza di caste e riaffermava il suo proposito di dividere la gran proprietà”” (pag 236)”,”AMLx-084″
“GIBSON Richard”,”I Movimenti di Liberazione africana. Con una prefazione critica di Hosea Jaffe.”,”Richard Gibson, nato in California nel 1931, cominciò la sua carriera nel giornalismo con il ‘Philadelphia Afro-American’. Ad Algeri nel 1962 fu uno dei fondatori di ‘Révolution Africaine’ di cui curò la pubblicazione mensile in inglese fino al 1964. Da allora è stato inviato speciale della ‘Negro Press International’ e della rivista ‘Tuesday’. Ha lavorato per la CBS a New e l’Agenzia France-Presse a Parigi.”,”AFRx-125″
“GIC”,”GIC. Tesi sul bolscevismo.”,”””Il GIC, qualche volta GICH, Gruppo Internazionale Comunista Olandese, affonda le sue “”radici storiche nell’ala sinistra del SDAP, Partito Socialdemocratico Operaio, fondato dai “”dodici apostoli”” (1) nel 1894 e a sua volta derivava dalla Lega socialdemocratica, nota come Lega socialista, fondata da “”Fernand Domela Niewenhuis (2) e alcuni gruppi socialisti olandesi nel 1881″” (pag 3) (1) Così è noto il gruppo che condusse alla fondazione del Partito social-democratico, il cui programma richiamava largamente quello di Erfurt della socialdemocrazia tedesca. Fra i fondatori ricordiamo A.H. Gerhard (1858.-1948), P.J. Troelstra (1860-1930), H.H. van-Kol (1852-1925), V.H. Vliegen (1826-1947), H. Polak (1868-1943), F. van der Goes (1859-1939) (2) Fernando Domela Nieuwenhuis (1846-1919) pastore e figlio di un pastore titolare di una chiesa luterana all’Aja, divenne famoso come predicatore (…). Internazionalista e antimilitarista convinto, fu subito il capo, anche se non dichiarato, del socialismo olandese”,”MHLx-046″
“GIDDENS Anthony”,”Durkheim.”,”A. GIDDENS insegna sociologia nel King’s College di Cambridge. Tra le sue opere recenti il Mulino ha pubblicato in edizione italiana: ‘Le conseguenze della modernità’ (1994), ‘Sociologia’ (1994 (2)), ‘La trasformazione dell’intimità’ (1995), ‘Oltre la destra e la sinistra’ (1997).”,”BIOx-002″
“GIDDENS Anthony”,”La terza via. Manifesto per la rifondazione della Socialdemocrazia.”,”Anthony GIDDENS, secondo il recensore, il più prestigioso sociologo contemporaneo, dirige la London School of Economics. Tra i suoi saggi tradotti in italiano: -La costituzione della società, 1990 -Le conseguenze della modernità. Fiducia e rischio, sicurezza e pericolo, 1994 -Oltre la Destra e la Sinistra, 1997 -Capitalismo e teoria sociale, 1998″,”UKIx-040″
“GIDDENS Anthony, a cura di Alberto MARTINELLI”,”Capitalismo e teoria sociale. Marx, Durkheim e Max Weber.”,”GIDDENS ha insegnato all’ Università di Cambridge e di Leicester, e in altre università all’ estero. Ha scritto ‘Politics and Sociology in the Thought of Max Weber””, “”Emile Durkheim”” e “”The Class Structure of the Advanced Societies””. “”La critica alla filosofia del diritto di Hegel, scritta nel 1843, è la prima opera di Marx in cui si può intravedere sul nascere la concezione materialistica della storia, e costituisce il punto di partenza per lo studio dell’ alienazione affrontato più in dettaglio da Marx nei Manoscritti economico-filosofici un anno più tardi. (…)””. (pag 31) “”Per realizzare ciò che Marx chiama la “”vera democrazia”” è necessario, secondo la sua analisi, superare l’ alienazione prodottasi tra l’ individuo e la comunità politica, risolvendo la dicotomia tra gli interessi “”egoistici”” degli individui che compongono la società civile e il carattere “”sociale”” della vita politica. L’ unica via aperta a questo scopo è di attuare dei concreti mutamenti nelle relazioni intercorrenti tra lo stato e la società, in modo che la partecipazione universale alla vita politica, che al momento attuale è solo un ideale, diventi una realtà. “”Hegel parte qui dallo Stato e fa dell’ uomo lo Stato soggettivizzato; la democrazia parte dall’ uomo e fa dello Stato l’ uomo oggettivato. … Nella democrazia, il principio formale è al tempo stesso il principio materiale””. La conquista del suffragio universale è il mezzo indicato concretamente da Marx a questo scopo. Il suffragio universale infatti dà un’ esistenza politica a tutti i membri della società civile, e quindi elimina ipso facto il “”politico”” come categoria separata. “”Soltanto nell’ elezione illimitata, sia attiva che passiva, la società civile si solleva realmente all’ astrazione da se stessa, all’ esistenza politica come sua vera esistenza generale essenziale””. (pag 33-34)”,”TEOS-111″
“GIDDENS Anthony”,”Cogliere l’occasione. Le sfide di un mondo che cambia.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra.”,”TEOS-021-FL”
“GIDDENS Anthony”,”Identità e società moderna.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra, La terza via,”,”TEOS-024-FL”
“GIDDENS Anthony”,”Il mondo che cambia. Come la globalizzazione ridisegna la nostra vita.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra.”,”ECOS-002-FL”
“GIDDENS Anthony”,”Le conseguenze della modernità. Fiducia e rischio, sicurezza e pericolo.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra.”,”TEOP-038-FL”
“GIDDENS Anthony”,”La struttura di classe nelle società avanzate.”,”GIDDENS Anthony ha compiuto i suoi studi all’Università di Hull e alla London School of Economics ed è stato ‘Fellow’ del King’s College di Cambridge. E’ autore di ‘Capitalism and Modern Social Theory’ (1971) e di ‘Political Sociology in the Thought of Max Weber’. Il volume contiene molte note a margine manoscritte (fondo Palumberi) “”Saint-Simon più di Comte può essere considerato il padre della sociologia, nonostante quest’ultimo abbia coniato il nome della nuova disciplina. Le idee di Saint-Simon hanno lasciato una duplice eredità, in quanto da esse sono scaturiti da un lato il positivismo di Comte e successivamente, attraverso Durkheim, le teorie moderne della «società industriale», e dall’altro l’analisi e la critica del «capitalismo» formulate da Marx e dalla successive generazioni di studiosi marxisti (1). Saint-Simon non può dirsi un pensatore sistematico; i suoi scritti sono caotici ed abbastanza spesso si contraddicono. Ma egli è riuscito a mettere assieme gli elementi di una teoria coerente delle classi sociali nell’ambito di una interpretazione dello sviluppo dell’Europa dall’era classica sino all’età dell’industrialismo moderno. Secondo Saint-Simon, la società passa attraverso stadi di crescita, maturità e declino; ognuno dei successivi tipi di società porta in sé «il germe della propria distruzione», germe generato dal suo sviluppo interno. L’era contemporanea è caratterizzata dalla propensione al conflitto sociale in quanto è in uno stadio di transizione; il feudalesimo in piena decadenza non è ancora completamente distrutto, e la società industriale che sta sorgendo è solo in parte formata. Saint-Simon identifica l’origine materiale della nuova società nello sviluppo dei liberi comuni urbani verso la fine del periodo feudale; questi hanno fatto sì che si consolidasse una «cittadinanza» urbana indipendente dalla aristocrazia feudale. Questa borghesia urbana è stata il nucleo della nuova classe di ‘industriels’, che giustificano le loro pretese di potere attraverso la proprietà dei beni mobili creati dalla manifattura. L’uso che Saint-Simon fa del termine ‘industriel’, e più in generale l’uso che fa del concetto di «classe», è lungi dall’essere coerente. In qualche caso egli parla degli industriali come di un sub-raggruppamento definito della società, una classe distinta da quella dei ‘proletaires’. Ma altre volte, ed in modo più caratteristico, egli considera ‘industriels’ tutti coloro che hanno a che fare con la produzione industriale, contrapponendoli agli elementi «parassitari» ancora annidati nei resti dell’ordine feudale. In questa seconda accezione la classe degli ‘industriels’ comprende ogni individuo «che lavora per produrre o per mettere a disposizione dei diversi membri della società uno o più mezzi per soddisfare i loro bisogni o i loro gusti fisici» (2). Avendo presente questa concezione, egli afferma che la classe industriale è destinata a divenire la «sola classe» della società. Nella società industriale il dominio coercitivo di una minoranza sulla maggioranza, che ha caratterizzato tutte le forme di società del passato, sarà sostituito da un ordine liberamente accettato da tutti i suoi membri. L’avvento della società industriale trasferirà la sete di potere degli uomini dall’asservimento degli esseri umani all’asservimento della natura. Pertanto la società «ad una sola classe» è una «società senza classi», anche se non una società egualitaria in termini della distribuzione differenziata delle ricompense. Nella società industriale l’«amministrazione» di cose sostituirà il «governo» di uomini: lo stato, come strumento del dominio di classe, scomparirà. E’ evidente che molti degli elementi più importanti della concezione marxiana delle classi e del conflitto di classe si trovano in Saint-Simon. Ma, se è vero che Marx è ampiamente debitore nei confronti di Saint-Simon, è anche vero che egli si è basato molto su altre tradizioni teoriche, tra le quali naturalmente in primo luogo la filosofia classica tedesca e l’economia politica ortodossa di Smith e Ricardo, e che la visione generale che egli ha formulato costituisce una sintesi molto più affascinante di quella sviluppata dai suoi predecessori”” (pag 29-30) [Anthony Giddens, La struttura di classe nelle società avanzate’, Bologna, 1973] [(1) Si veda Georges Gurvitch, ‘La sociologie du jeune Marx’, in ‘Cahiers internationaux de sociologie’, IV 1948, per una calzante dimostrazione della importanza delle idee di Saint-Simon nella evoluzione del pensiero di Marx; (2) Saint-Simon, ‘La physiologie sociale’, a cura di G. Gurvitch, Paris, 1965 p. 141] Nota ‘La sociologie du jeune Marx’ si trova in ‘La vocation actuelle de la sociologie’ di Gurvitch (vedi Archiv). Nota sull’influenza di Savigny su Marx vedere: Hasso Jaeger, Savigny et Marx, Extr. des “”Archives de philosophie du Droit””, t. 12, “”Marx et le Droit moderne””, p. 65-89.”,”TEOS-242″
“GIDDENS Anthony, a cura di Alberto MARTINELLI”,”Capitalismo e teoria sociale. Marx, Durkheim e Max Weber.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra. La terza via, Cogliere l’occasione, Il mondo che cambia.”,”TEOS-047-FL”
“GIDDENS Anthony”,”La trasformazione dell’intimità. Sessualità, amore ed erotismo nelle società moderne.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra.”,”STOS-016-FL”
“GIDDENS Anthony”,”Oltre la destra e la sinistra.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra.”,”TEOS-056-FL”
“GIDDENS Anthony, a cura di Marzio BARBAGLI”,”Fondamenti di sociologia.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra.”,”TEOS-070-FL”
“GIDDENS Anthony a cura di Alberto Martinelli”,”Capitalismo e teoria sociale. Marx, Durkheim e Max Weber.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra.”,”TEOS-010-FV”
“GIDE André”,”Journal 1939 – 1942.”,”Edizione incomplete di questo giornale sono apparse a New York (1944), ad Algeri (1944) e in Svizzera (1945) precedute da una prefazione pubblicata in appendice. GIDE trova una risorsa inesauribile il libro di ECKERMANN ‘Les conversations avec Goethe’.”,”VARx-017″
“GIDE André”,”Saül. Drame en cinq actes. 1896.”,”Il dramma in cinque atti ‘Saul’ di A. GIDE è stato rappresentato per la prima volta sulle scene del Vieux-Colombier nel 1922 messo in scena da Jacques COPEAU. Nato nel 1869 a Parigi, André GIDE cresce in un’ atmosfera di protestantesimo molto rigido che orienterà tutta la sua esistenza spingendolo alla rivolta contro la morale e le abitudini borghesi con cui si trova male la sua natura complessa. La sua vita privata è strettamente legata alla sua opera. Ne ‘Les Nourritures terrestres’ (1897) la cui influenza è stata considerevole, il suoi ideale anticonformista che giungerà alla tesi de “”l’ acte gratuit”” (sviluppata ne ‘Les Caves du Vatica’). Sul piano sociale denuncia gli abusi del colonialismo in Africa ove compie numerosi viaggi. Il suo stile classico ottiene il premio Nobel nel 1947. Muore a Parigi nel 1951. Nel 1908 è stato uno dei fondatori della ‘Nouvel Revue Francaise’ (NRF). GIDE in questo dramma vuole dimostrare secondo l’ introduzione che “”la passività davanti alle tentazioni distrugge una personalità”””,”VARx-190″
“GIDE André”,”I sotterranei del Vaticano. “”Sotie””.”,”””André GIDE esordì giovanissimo in letteratura nell’ ambito di un sia pur particolare simbolismo, rivelò subito una grande squisitezza stilistica. Ma ben presto si volse ad approfondire i grandi temi di una esperienza personale sulla quale si rispecchiava ed echeggiava l’ “”inquietudine”” dei tempi e i temi dell’ evasione dal puritanesimo (Les nourritures terrestre), dell’ amore (La porte étroite, La symphonie pastorale), dell’ impegno umanitario e politico (Voyage au Congo, Retour de l’ Urss), per citare solo una piccola parte della sua opera. Della molteplicità dei suoi interessi e dell’ acume della sua analisi, nonché del suo stile di “”classica”” limpidezza rimane inoltre testimonianza nel Diario e nella corrispondenza. Nel 1947 gli fu assegnato il premio Noble per la letteratura.”” (quarta di copertina) ‘””Perché non bisogna mai togliere a nessuno la possibilità del ritorno”” (Retz, VIII, p.93)’ (pag 29) “”Per parte mia, la scelta è fatta. Ho optato per l’ ateismo sociale. Questo ateismo, lo vado esprimendo da una quindicina d’anni, in una serie di opere…”” (Georges Palante, Cronaca filosofica del Mercure de France (dic . 1912) (pag 5) “”Di chi fidarsi, se non del papa? e se cedeva quella pietra angolare su cui poggiava la Chiesa, più nulla meritava di esser vero””. (pag 121)”,”VARx-214″
“GIDE Charles RIST Charles”,”Histoire des doctrines économiques depuis les physiocrates jusqu’a nos jours.”,”””Le régime capitaliste, dit un socialiste de l’école marxiste, engendre lui-même sa propre négation avec la fatalité qui préside aux métamorphoses de la nature”” (1). Et voici quelques-uns des faits qui nous révèlent que cette auto-destruction est en voie de s’accomplir: a) ‘Les crises’ de surproduction (ou plutôt des sous-consommation) qui deviennent chroniques. Elles ruinent le régime capitaliste et pourtant elles lui sont indissolublement liées. En effet, par l’accroissement continu du capital constant relativement au capital variable (autrement dit par l’emploi des machines entraînant une réduction de la main-d’oeuvre), le taux de la plus-value doit tendre sans cesse à diminuer. Pour lutter contre cette baisse, les capitalistes sont contraints de développer sans cesse la production et, comme on dit, de se rattraper sur la quantité. D’autre part, les ouvriers se trouvent dans l’impossibilité croissante de racheter avec leur salaire les produits de leur travail, parce qu’ils ne touchent jamais comme salaire une valeur égale au produit de leur travail et parce que d’ailleurs périodiquement ils se trouvent sans travail et réduits à chômer. Ceci était, comme nous l’avons vu déjà, une idée chère à Proudhon et c’est un des cas où l’influence de Proudhon sur Marx paraît difficile à nier. L’idée caractéristique de la théorie marxiste c’est donc que toute crise tient à une rupture d’équilibre entre le capital variable et le capital constant, parce que celui-ci grandissant sans cesse finit à un moment donné par manquer de base – mais que la crise elle-même, en entraînant l’écroulement d’une partie du capitalisation qui entraînera une nouvelle crise et ainsi de suite (2). b) Le développement du ‘paupérisme’, résultant lui-même de ces crise et du chômage. La classe capitaliste “”est devenue incapable de régner, car elle ne peut plus assurer à ses esclaves la subsistance qui leur permette de supporter l’esclavage. Elle en est réduite à les laisser tomber à une condition où ‘il lui faut les nourrir au lieu d’être nourrie par eux”” (3). c) La multiplication des ‘sociétés par actions. Par là la propriété individuelle se volatilise en chiffons de papier; elle se réduit à un ‘titre’, elle devient vraiment, comme le dit la loi, ‘anonyme’. Le profit apparait dans toute sa nudité, comme dividende indépendant de tout travail personnel et prélevé sur le travail des ouvriers. La fonction patronale se dépouille des caractères de direction, d’initiative, de travail personnel, qui servaient à la déguiser et à la justifier dans l’entreprise individuelle: elle se décompose en deux fonctions – d’une part celle de gros actionnaire parasitaire – d’autre part celle de gérant salarié. Du jour où toutes les entreprises d’un pays seront sous forme de sociétés anonymes et, mieux encore, de trusts qui sont comme la plus haute expression de la société anonyme, elles seront mûres pour l’expropriation socialiste, puisqu’il suffira, par une simple écriture, de faire passer au nom de la Nation tous les titres qui étaient inscrits au nom des actionnaires. On ne s’apercevra même pas que rien ait été changé dans le mécanisme économique. Ainsi l’expropriation de la classe bourgeoise sera bien plus aisée que ne l’a été, il y a quelques siècles, l’expropriation des artisans par les capitalistes. Car pour effectuer celle du passé il a fallu “”l’expropriation de la masse par quelques usurpateurs””, tandis que pour celle de demain, il suffira, grâce à la loi de concentration, “”de l’expropriation de quelques usurpateurs par la masse””. En somme, quel est – nous ne disons pas le but où l’idéal puisqu’elle se refuse à en assigner un – mais du moins l’aboutissement du programme marxiste? On dit généralement: l’abolition de la propriété privée, et on est d’autant plus fondé à le dire que le ‘Manifeste Communiste’ le déclare en propres termes: “”En ce sens les communistes ont le droit, en effet, de résumer leurs théories dans cette formule: abolition de la propriété privée”” (4)”” [Charles Gide Charles Rist, ‘Histoire des doctrines économiques depuis les physiocrates jusqu’a nos jours’, Paris, 1913] (pag 544-545) [(1) Labriola; (2) “”La conversion toujours renouvelée d’une partie de la classe ouvrière eu autant de bras à demi occupés ou tout à fait desouvrés, imprime au mouvement de l’industrie moderne sa forme typique. Comme le corps célestes, une fois lancés dans leurs orbes, les décrivent pour un temps indéfini, de même la production sociale, une fois jetée dans le mouvement alternatif d’expansion et de contraction, le répète par une nécessité mécanique”” (Capital, p. 280); (3) Manifeste Communiste, § 31; (4) Engels dit aussi: “”la tâche du Manifeste Communiste était d’annoncer la déchéance inévitable et imminente de la propriété bourgeoise”” (préface au Manifeste Communiste, traduction Andler, p. 11). Cependant on préfère aujourd’hui donner pour but au socialisme collectiviste l’abolition du salariat – l’abolition de la propriété n’étant que le moyen indispensable pour atteindre ce but ultime. Ainsi Labriola dit (‘Essai sur la Conception Matérialiste’, 2° édit., p. 62): “”Ils (les prolétaires) arrivent à comprendre qu’ils ne doivent viser qu’à une chose: l’abolition du salariat”” (…)]”,”ECOT-285″
“GIDE André”,”Ritorno dall’ URSS (Novembre 1936).”,”Il saggio di Claude Naville è tratto da ‘André Gide et le communisme’, Librairie du Travail, Paris, 1936 Testimonianze di A. Denier, A. Rudolf, Marcel Martinet, J. Sen”,”RUSU-009-FV”
“GIERSICH Peter KRAMER Bernd a cura; scritti di P. GIERSICH E. STEINERT B. KRAMER A. FRIEDEL F. GLOBIG G. DITTMAR T. HOELZ-SLANSKA A. DOMBROWSKI A. HOELZ-TUR R. LINDAU G. HORTZSCHANSKY M. GEBHARDT K. RETZLAW W. PIECK F. JUNG K.I. ALBRECHT B. HECKERT M. BUBER-NEUMANN M. HOELZ H. MROWETZ E. MÜHSAM B. RUMP H. SCHWEIGHÖFER H.R. BECHER T. TIGER V. BRAUN E. WEINERT S.K. NEUMANN”,”Max Hoelz. Man nannte ihn: Brandstifter und Revolutionär, Robind Hood, Che Guevara, eine Anarchisten, den Roten General. Sein Leben und sein Kampf.”,”scritti di P. GIERSICH E. STEINERT B. KRAMER A. FRIEDEL F. GLOBIG G. DITTMAR T. HOELZ-SLANSKA A. DOMBROWSKI A. HOELZ-TUR R. LINDAU G. HORTZSCHANSKY M. GEBHARDT K. RETZLAW W. PIECK F. JUNG K.I. ALBRECHT B. HECKERT M. BUBER-NEUMANN M. HOELZ H. MROWETZ E. MÜHSAM B. RUMP H. SCHWEIGHÖFER H.R. BECHER T. TIGER V. BRAUN E. WEINERT S.K. NEUMANN”,”MGEK-048″
“GIETINGER Klaus”,”Der Konter Revolutionär. Waldemar Pabst – eine deutsche Karriere.”,”Klaus Gietinger (1955) sociologo ‘Il contro-rivoluzionario. Waldemar Pabst – una carriera tedesca’”,”GERG-093″
“GIEYSZTOR Aleksander; edizione italiana a cura di Ovidio DALLERA”,”Storia della Polonia, dalle origini ai nostri giorni l’epopea di un popolo indomito.”,”Comitato scientifico: Curatore generale Stefan KIENIEWICZ, docente Univ Varsavia; A. GIEYSZTOR doc Univ Varsavia, Emanuel ROSTWOROWSKI Accademia polacca delle scienze; Janusz TAZBIR Accademia polacca delle scienze; Henryk WERESZYCKI docente Univ Cracovia. Gli AA ringraziano i Prof. R.F. LESLIE del Queen Mary College, London Univ e il Dott. George SAKWA della Bristol Univ, per i loro contributi. Edizione italiana a cura di Ovidio DALLERA. Aleksander GIEYSZTOR è il massimo studioso di problemi polacchi, autore di numerosi scritti storici conosciuti all’estero e collaboratore della Medieval History of Europe dell’Univ di Cambridge. Sotto la sua guida, una equipe di storici ha raccolto dati e documenti importanti per la realizzazione di quest’opera.”,”POLx-003″
“GIFFORD Rob”,”Cina. Viaggio nell’Impero del futuro.”,”Rob Gifford ha visitato la Cina per la prima volta nel 1987, quando era uno studente ventiduenne di lingue. Negli ultimi venti anni vi ha trascorso la maggior parte del suo tempo studiando e lavorando come reporter. Dal 1999 al 2005 è stato corrispondente da Pechino er la ‘National Public Radio’ e ha attraversato la Cina e il resto dell’Asia come reporter per ‘Morning Edition’. “”La parte cruciale di quest’analisi è la frase “”se non succederà qualcosa di sconvolgente””. Io penso che, se tutto continua a filare relativamente liscio, e se l’economia continua a crescere (o se anche dovesse rallentare un po’), il governo cinese potrebbe benissimo continuare così com’è senza troppe riforme politiche. Si è già dimostrato un provetto camaleonte ideologico, in grado di trasformarsi a seconda delle diverse condizioni. Potrebbe benissimo continuare a finanziare le proprie inefficienze e tenere a bada il dissenso che sale sempre più forte dalla base. Ma quest’analisi non tiene conto della possibilità di un improvviso guasto al sistema. Penso a qualcosa di imprevisto, inatteso, un po’ come la crisi finanziaria nel Sudest asiatico (ma non in Cina) del 1997-98. La Cina è molto diversa dalla Thailandia e dall’Indonesia, ma il miracolo economico cinese è attraversato da grosse crepe; ed è certamente più fragile di quanto sembra”” (pag 350)”,”CINE-082″
“GIGANTE Valerio KOCCI Luca TANZARELLA Sergio”,”La grande menzogna. Tutto quello che non vi hanno mai raccontato sulla Prima guerra mondiale.”,”Valerio Gigante, insegnate di lettere nei licei, collaboratore di Micromega, Luca Kocci insegnante di italiano e storia nelle scuole superiori e collaboratore del ‘Manifesto’. Sergio Tanzarella è ordinario di storia della Chiesa persso la Facoltà Teologica dell’Italia meridionale di Naoli ove dirige l’Istituto di Storia del cristianesimo. Gli scandali sulle forniture di guerra. “”Proprio affidandosi al generale consenso della stampa così lautamente comprato e contando su un difetto di vigilanza, di controllo e di contabilità da parte degli organi dello Stato, l’Ilva aveva avanzato richieste di pagamento in liquidazione del tutto infondate e basate su conteggi irregolari. A guerra finita, nonostante lo Stato fosse in credito, l’Ilva pretendeva ancora 131 milioni. Ma la vicenda Ilva non era solo un caso isolato (…). Sicuramente più pecoreccia apparve, poi, la vicenda dell’Ansaldo, l’industria che vantava grandi meriti per il proprio presunto contributo alla vittoria dopo Caporetto. Si trattava di un’incredibile doppia vendita degli stessi cannoni 381/40. Questi erano stati ordinati dalla Marina la quale, dopo aver pagato un lauto anticipo, decise di cederli gratuitamente all’esercito. Ma contemporaneamente l’Ansaldo, certo per “”pura distrazione””, la stessa partita di cannoni l’aveva venduta anche alla Direzione artiglieria e genio del Sottosegretariato armi e munizioni con un prezzo superiore del 400%. Alle contestazioni inoppugnabili della Commissione [parlamentare per le spese di guerra, ndr] (gli stessi cannoni venduti due volte), l’Ansaldo aveva ammesso la frode e restituito 9 milioni di lire. Ma la distrazione sembrava essere caratteristica dei Perrone, proprietari dell’Ansaldo, i quali affermarono per lungo tempo di avere dovuto pagare a caro prezzo i noleggi della Società italiana di navigazione, dimenticando che la stessa società per azioni era di loro quasi esclusiva proprietà, e che, pertanto, pagando a se stessi avevano ottenuto un lucro straordinario. Altro scandalo gravissimo fu quello dell’Aereonautica, già oggetto di inchieste durante la guerra, il settore industriale di produzione di aerei, ad inizio del conflitto, partiva da zero come progettazione e produzione di materiali, dipendendo quasi totalmente dall’estero. Ma a questa situazione di impreparazione si aggiunsero errori e speculazioni che costarono lo spreco di centinaia di milioni. Tra le tante vicende si consideri quelloa della produzione di aerei Ca.5 (Caproni 600 HP) e dei motori V.6 (Isotta Fraschini). L’Aeronautica aveva ordinato 4.015 aerei e 12.700 motori per un totale di 711 milioni. Alla fine della guerra gli aerei consegnati erano 130 e i motori 360, ma tutte le 23 ditte coinvolte nella vantaggiosa operazione avevano intascato già 200 milioni distribuiti come anticipo anche alle 19 ditte che a fine guerra non avevano consegnato né un aereo, né un motore. Sempre in materia di veivoli occorre ricordare quelli della Fiat-Sia, che aveva come rappresentante Giovanni Agnelli, strutturalmente inadatti al volo e causa di numerosi incidenti mortali, ma tutti regolarmente pagati (12). Di ancora più grave portata furono le indagini sulla spedizione italiana in Albania, che dalla documentazione (oggi irreperibile nell’archivio della Camera dei deputati) apparve come una impresa folle, gestita in modo incompetente e corrotto, che avrebbe portato alla morte di molti soldati e a ingenti perdite economiche per la realizzazione di opere di dubbia utilità (strade, ferrovie e porti) o voluttuarie come per gli alti ufficiali di lussuose abitazioni con preziosi arredi. Una operazione costata complessivamente 13 miliardi dei quali diversi chiaramente sprecati.”” (12) Cfr. Maurizio Simoncelli, “”La produzione bellica e navale nelle carte della commissione””, in Carlo Crocella – Filippo Mazzonis (a cura di), ‘L’inchiesta parlamentare sulle spese di guerra (1920-1923)’, vol. I. cit., pp. 494-498. Più in generale sulla crescita della Fiat grazie alla guerra cfr. Massimiliano Italiano, ‘La Fiat al fronte. La grande industria tra guerra e sviluppo’, Phasar, Firenze, 2007 (pag 31-33)”,”QMIP-211″
“GIGLI MARCHETTI Ada”,”Le edizioni del Corbaccio. Storia di libri e di libertà.”,”GIGLI MARCHETTI Ada insegna Storia del giornalismo nella Facoltà di Scienze politiche dell’ Università degli Studi di Milano. Si è dedicata agli studi sull’ associazionismo dei tipografi pubblicando la monografia ‘I tre anelli. Mutalità, resistenza, cooperazione dei tipografi milanes, 1860-1925’ (1983) (v. retrocopertina).”,”EDIx-018″
“GIGLI Guido”,”La seconda guerra mondiale.”,”Bibliografia di Gigli, Guido, storico: Il Congresso di Vienna (1814-1815), Firenze, Sansoni, 1938, 286 p.; Congresso di Vienna Errore strategico della Luftwaffe. “”Col suo discorso del 19 luglio al Reichstag, Hitler ruppe il silenzio del mondo, che attendeva l’invasione, offrendo proposte di pace all’Inghilterra. Queste proposte furono avanzate perché il cancelliere non voleva rimproverarsi di aver trascurato di mettere gli imponderabili nel suo campo, alla vigilia della più grande impresa militare dell’Europa moderna. Se l’Inghilterra, per caso sorprendente (ed egli sapeva che non c’era da aspettarselo), avesse accettato i fatti compiuti, la Germania avrebbe concluso con un immenso successo la guerra, evitando di far l’esperienza di un’operazione anfibia, tanto più pericolosa quanto meno i suoi rischi riuscivano calcolabili. Se invece, com’era quasi certo, il primo ministro britannico non si fosse mostrato disposto «a salire il calvario della capitolazione», sarebbe riuscito facile al capo tedesco rinfocolare l’odio dei «nazisti e chiamarli a gettare a ginocchi l’ostinata ‘Cartagine bellicista’». Ma la ‘Luftwaffe’ non si presetnava intatta al cimento, da cui dipendeva la sorte della guerra: nelle due battaglie della Manica e di Francia aveva perduto più di 1000 apparecchi, in gran parte sotto i colpi della caccia francese, che col suo sacrificio totale faceva sentire, anche dopo l’armistizio di Rethondes, i benefici nel corso del conflitto. Contro una massa di 5000 aerei di prima linea, l’Inghilterra affrontava, l’8 agosto, l’urto supremo con meno di 700 caccia, in gran parte formati da ‘Hurricane’, che, bene armati, protetti e maneggevoli quanto gli ‘Spitfire’, erao a questi inferiori per non meno di 50 km di velocità oraria. Alle macchine di qualità della RAF, Goering opponeva i suoi caccia monomotori ‘Messerschmitt’ ME 109 e bimotori ME 110. I ‘Messerschmitt’ erano armati meglio degli stessi ‘Spitfire’ e più veloci degli ‘Hurricane’, ma molto meno maneggevoli de dui tipi d’aerei britannici. La caccia tedesca accompagnava i convogli incursori dei bombardieri in picchiata: «il problema della caccia inglese consisteva nell’impegnare i cacciatori tedeschi di protezione con una parte dei suoi effettivi e nel distruggere con il resto i bombardieri, incapaci di difendersi da soli». La lotta ebbe inizio l’8 agosto e si concluse, attraverso quattro fasi, il 31 ottobre 1940, con l’insuccesso tedesco. L’attacco ebbe inizio, nella sua prima fase (8-18 agosto), il 15, il 16 e il 18. La ‘Luftwaffe’ inviò all’attacco massicce formazioni di bombardieri scortati da caccia. I tedeschi tesero in questo prima fase ad attaccare gli obiettivi più vicini alla costa, per attirare la caccia nemica e per lanciare successivamente il grosso dei bombardieri contro i porti, gli aeroporti e i convogli nella Manica. Questa tattica affaticò la RAF, che dovette tener testa all’avversario fin dali primi contatti, in specie poi allorché si delineava il prescelto vero obiettivo. Però, nonostante tutto, la Luftwaffe fu costretta a riconoscere di aver trovato una difesa più efficace del previsto. Inoltre, in questa prima fase si delineò l’errore strategico di impostazione generale della lotta compiuto dalla Luftwaffe. L’errore si manifestò nel fatto che la battaglia fu impegnata in modo organico solo contro gli aerei in volo, mentre un programma non altrettanto compiuto e sistematico venne perseguito contro gli aerei al suolo, e più ancora, contro gli aeroporti e le industrie aeronautiche. Conla seconda fase della battaglia aerea d’Inghilterra (19 agosto – 6 settembre) i tedeschi inaugurarono una nuova tattia, che consisté nell’accrescere il numero dei cacciatori di scorta, diminuendo quello dei bombardieri: non si modificò però l’errore d’impostazione generale già indicato. La terza fase (7 settembre – 5 ottobre) s’iniziò con un grande bombardamento su Londra, compiuto con 300 apparecchi. I tedeschi perseverarono nell’errore d’impegnare organicamente la sola aviazione in volo: era una fatale minorazione della dottrina douhetiana, che esigeva la lotta contemporanea ugualmente sistematica contro «i nidi e le uova», cioè contro la produzione degli aerei e gli aerei. Peraltro, in fatto di aviazione, i tedeschi cambiaroo ancora la tattica: i bombardieri erano preceduti a quota più alta dalla propria caccia, disposta a gradinata; mentre i caccia inglesi impegnavano gli avversari, i bombardieri tedeschi, con scorta ravvicinata, si avvicinavano al suolo per colpire i loro obiettivi. Gli inglesi si salvarono dal disastro con l’utilizzare gli ‘Spitfire’ contro i caccia d’alta quota e gli ‘Hurricane’ contro i bombardieri e la scorta ravvicinata. Così il 15 settembre i tedeschi subirono, con la perdita di 56 apparecchi, il più grande scacco aereo nel corso dell’intera battaglia d’Inghilterra. Ormai questa battaglia s’era praticamente conclusa col successo britannico: i tedeschi, a cominciare in specie dal 27 settembre, non furono più in grado, a causa delle perdite subite, di continuare i bombardamenti diurni a massa. La vera battaglia d’Inghilterra poteva considerarsi sostanzialmente finita il 15 settembre”” (pag 140-142)”,”QMIS-327″
“GIGLIOBIANCO Alfredo SALVATI Michele”,”Il Maggio francese e l’Autunno caldo italiano: la risposta di due borghesie.”,”GIGLIOBIANCO Alfredo (1955) lavora alla missione delle Nazioni Unite in Kuwait SALVATI Michele (1947) insegna facoltà di economia e commercio dell’Università di Modena. Sono entrambi nati a Cremona.”,”FRAV-134″
“GIGLIOBIANCO Alfredo”,”Via Nazionale. Banca d’Italia e classe dirigente. Cento anni di storia.”,”Alfredo Gigliobianco, storico ed economista, ha svolto attività di ricerca presso le Nazioni Unite a New York e attualmente lavora nell’Ufficio ricerche storiche della Banca d’Italia (2006). E’ autore con Michele Salvati di ‘Il maggio francese e l’autunno caldo: la risposta di due borghesie’ (Il Mulino, 1980) e di vari saggi di storia economica e finanzaria. Giacomo Grillo e l’istituzionalizzazione del capitalismo genovese. ‘Genova fu la culla della grande industria e della grande finanza in Italia. Fra le poche città che nei primi decenni dell’Ottocento avessero mantenuto un legame significativo, attraverso famiglie, tradizioni di lavoro, rapporti internazionali, con la propria età d’oro: il Cinquecento. Ferita per la perdita dell’indipendenza decisa al Congresso di Vienna, Genova conservava tuttavia qualcosa dell’antica fierezza, ed era senza dubbio la prima città commerciale del Regno sabaudo. I suoi capitani continuavano la tradizione della marineria ligure, e i traffici davano tono alla vita cittadina. Capitalisti di rango internazionale, come Raffaele De Ferrari duca di Galliera, speculavano nelle borse europee, e riportavano in Liguria il gusto per nuove intraprese (6). Ma forse fu semplicemente un caso sfortunato quello che avviò il genovese Giacomo Grillo (*) verso l’economia e la finanza. Come il suo predecessore Bombrini, al quale si è accennato brevemente nelle pagine precedenti, egli non proveniva da un ambiente commerciale: nacque il 4 dicembre 1830 da Agostino, medico dell’ospedale di Genova. Questi era senza dubbio un professionista e un borghese, e tuttavia non si può dire che facesse davvero parte dell’élite cittadina. (…) Uno dei primi atti di Grillo fu di affrontare la spinosa situazione debitoria dell’Ansaldo, l’azienda meccanica e cantieristica genovese controllata prima da Bombrini, poi dagli eredi. Il nuovo direttore generale ritenne che una parte dei debiti dell’Ansaldo verso la Nazionale fossero, date le modalità di concessione, debiti personali di Bombrini, dei quali gli eredi dovevano essere chiamati a rispondere. Ne derivò un contrasto assai duro con la famiglia dell’ex direttore generale, che venne mediato dal Consiglio superiore della Banca e fu risolto con un compromesso (22). L’episodio è importante perchè chiarisce in modo inequivocabile che Grillo intese mutare l’indirizzo che aveva prevalso fino a quel momento. Sarebbe del tutto fuori luogo una condanna postuma di Bombrini in base ai criteri morali e giuridici che oggi ci sono familiari. Situazioni che noi diremmo di conflitto di interessi erano allora ampiamente tollerate, percepite a volte dai protagonisti come normali e logiche. Ma ovviamente esse davano luogo a gravi inconvenienti; ed è merito di Grillo – il pigmeo, il modesto ‘routinier’, accusavano i Bombrini (23) – aver percepito la gravità del pericolo e avervi posto rimedio, almeno in parte. La prudenza qui è d’obbligo, perché l’eccessiva contiguità fra banca e industria rimase un problema dell’economia italiana per altri cinquant’anni (24)’ [(*) Giacomo Grillo (1830-1895) fu direttore generale della Banca nazionale dal marzo 1882 al dicembre 1893; direttore generale della Banca d’Italia fino al febbraio 1894; (6) Cfr. G. Doria, ‘Investimenti e sviluppo economico a Genova alla vigilia della prima guerra mondiale. Le premesse (1815-1882)’, Giuffrè, Milano, 1969; G. Felloni, ‘Gli investimenti finanziari genovesi in Europa tra il seicento e la restaurazione’, Giuffré, Milano, 1971; vari saggi in A. Gibelli – P, Rugafiori (a cura), ‘Storia d’Italia. Le regioni dall’Unità a oggi. La Liguria’, Einaudi, Torino, 1994, in particolare F. Surdich, ‘I viaggi, i commerci, le colonie: radici locali dell’iniziativa espansionistica’; L. Garibbo, ‘I ceti dirigenti tra età liberale e fascismo’; G. Assereto, ‘Dall’antico regime all’Unità’; (22) Cfr. Coppini, ‘Carlo Bombrini’, cit.,. Gli eredi pagarono una parte del debito; l’altra parte (non irrilevante rispetto alle dimensioni dell’attivo della Banca) fu abbuonata. Grazie a questo i Bombrini poterono mantenere il controllo dell’Ansaldo. Coppini dà di queste vicende una interpretazione che a chi scrive pare troppo influenzata dal resoconto che ne fa un erede dei Bombrini, l’avvocato Ageno, comprensibilmente prevenuto nei confronti di Grillo (Memoriali Ageno in Carte Bombrini, Archivio storico Ansaldo; (23) Si vedano i memoriali di Ageno citati sopra; (24) Qualche anno dopo Pantaleoni individuò proprio nei diffusi conflitti di interesse uno dei problemi principali della ‘governance’ delle imprese italiane, e uno dei pericoli maggiori per la loro stabilità: «gli stessi uomini figuravano in più imprese aventi interessi opposti e sacrificavano ora l’una ora l’altra, a seconda che la rovina dell’una o dell’altra più li avrebbe compromessi» (M. Pantaleoni, ‘La caduta della Società Generale di Credito Mobiliare’, in “”Giornale degli economisti””, aprile-giugno 1895, pp. 555-6). Ritroveremo questi temi nella biografia di Menichella]”,”ITAE-384″
“GIGLIOZZI Maria Teresa”,”I palazzi del papa. Architettura e ideologia: il Duecento.”,”Maria Teresa Gigliozzi, dottore di ricerca in Storia dell’architettura.”,”RELC-007-FSD”
“GIGNOUX Claude Joseph”,”L’économie française entre les deux guerres, 1919-1939.”,”””Ces luttes intérieures aboutirent en 1922, au Congrès de Tours, à une scission formelle; à partir de ce moment, il exista deux CGT, l’ancienne, puis la CGTU (Confédération générale du travail unitaire) communiste. L’ancienne CGT continait à se réclamer du principe du syndicalisme autonome: le CGTU se déclarait ouvertement de l’obédience de Moscou et en témoignait par le fait que nombre de ses dirigeants étaient des fonctionnaires du parti. Cette situation devait se prolonger jusqu’au début de 1936, où, au Congrès de Toulouse, les deux CGT prononcèrent derechef leur fusion. Pendant ces 14 années de séparatisme, la CGTU s’était dispersée en manifestations et agitations assez vaines: elle annonça au plus haut 300.000 adhérents et ne les eut probablement jamais; le fait est qu’en 1936 elle apporte 120.000 membres à la CGT réunifiée”” (pag 284) (Gli iscritti alla CGT nel 1925 erano intorno ai 500 mila) (pag 284)”,”FRAE-041″
“GIGON Fernand”,”Americani e vietcong.”,”GIGON Fernand è un giornalista di origine svizzera specializzato nei problemi dell’ Estremo Oriente. Negli ultimi 15 anni (1966) ha visitato il Vietnam 18 volte. L’ Europa e la Francia. “”Ma l’ Europa di oggi, scettica e logorata dall’ atroce esperienza di due guerre mondiali, non crede alle Giovanne d’ Arco in battle dress. Essa comincia semplicemente ad amare quella pace che le procura bistecche e vacanze pagate, automobile e televisore, più una piccola riserva di sicurezza. Essa sente, per istinto più che per analisi, che gli Americani risuscitano antichi fantasmi bellicosi. (…) Ed è giunta ad accettare pigramente questa formula: Marx forse, Marte mai più. La Francia, più di ogni altro paese, polarizza queste tendenze. La sua politica ufficiale, reclamando la neutralizzazione dei due Vietnam, si discosta, senza possibilità di compromesso, dalle conseguenze finali di questa avventura. Non vuole sopportarne in futuro, quando i responsabili americani e cinesi cominceranno a discutere, nessun inconveniente. Risultato? Una politica volontariamente aspra dell’ Eliseo e del Quai d’ Orsay.”” (pag 131) “”Dall’ aprile 1965, la tattica del Vietcong riguardo i morti si adatta al terreno. Nella giungla, nella montagna e nelle imboscate al coperto, il Vietcong, salvo ordine contrario dato dal commissario durante un’ azione, prende i suoi morti e li nasconde. Nella pianura, nel delta del Mekong per esempio, li lascia nelle risaie – salvo il caso in cui possa trasportarli durante la notte.”” (pag 185) Gli americani non consultano i francesi. “”Gli esperti della guerra di Malesia consultati dagli Americani – che però non hanno mai chiesto un solo consiglio ai Francesi – ritengono che si debbano mobilitare da tre a cinque soldati per neutralizzare un nemico, uno solo, in stato di rivolta. E che si debbe mobilitarne otto o nove per eliminarlo fisicamente. Se si contano insieme, da parte rossa, combattenti e simpatizzanti, si arriva a circa a 250.000 comunisti attivi; e questo in un paese che li perseguita con incredibile ferocia da tanti anni. Secondo le valutazioni degli specialisti della Malaisia, ci vorrebbero dunque più di due milioni di uomini armati per eliminare completamente il Vietcong nel Vietnam del Sud. Il Governo le conosce, queste cifre. Non le respinge, ma non possiede che un quarto degli elementi richiesti. Questa guerra è la guerra dell’ impossibile””. (pag 211)”,”USAQ-033″
“GIKH GRUPPE INTERNATIONALER KOMMUNISTEN, HOLLAND”,”Principi fondamentali di produzione e di distribuzione comunista. Lavoro collettivo del Gruppo dei Comunisti Internazionali (Olanda) 1930.”,”Quest’opera collettiva apparve nel 1930, i suoi autori, il ‘Gruppo comunisti Internazionali’, olandesi, apparteneva al movimento dei consigli.”,”MHLx-021″
“GIL Juan”,”Miti e utopie della scoperta. Oceano Pacifico. L’ epopea dei navigatori.”,”Juan GIL (Madrid, 1939) ha studiato a Madrid e Bologna; insegna attualmente Filologia latina classica e medievale all’Univ di Siviglia ed è consulente dell’ “”Annuario de Estudios Americanos””. E’ autore di numerose opere e saggi dedicati all’epoca delle grandi scoperte. GIL ha dedicato altri due volumi a ‘Miti e utopie della scoperta’, il primo ‘Cristoforo Colombo e il suo tempo’ è stato pubblicato nel 1991, l’altro sull’ Eldorado, verrà pubblicato nei prossimi mesi.”,”ASGx-003″
“GIL Juan”,”Miti e utopie della scoperta. L’ Eldorado. Alla ricerca della città dell’ oro.”,”Juan GIL (Madrid, 1939) ha studiato a Madrid e Bologna; insegna attualmente Filologia latina classica e medievale all’Univ di Siviglia ed è consulente dell’ “”Annuario de Estudios Americanos””. E’ autore di numerose opere e saggi dedicati all’epoca delle grandi scoperte. GIL ha dedicato altri due volumi a ‘Miti e utopie della scoperta’, il primo ‘Cristoforo Colombo e il suo tempo’ è stato pubblicato nel 1991, l’altro sull’ Eldorado, verrà pubblicato nei prossimi mesi.”,”ASGx-004″
“GILARDENGHI Carlo; a cura di Franco CASTELLI”,”Cantón di Rus e dintorni.”,”Carlo Gilardenghi (1923-2003), nato e vissuto in Alessandria. Durante la Resistenza responsabile del fronte della Gioventù provinciale, poi partigiano della 108° Brigata Garibaldi. Dal 1951 al 1973 consigliere comunale di Alessandria per il Partito comunista italiano e assessore alla Pubblica istruzione dal 1951 al 1960. Cofondatore dell’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Alessandria nel 1978 e presidente del consiglio di amministrazione per un ventennio, infine coordinatore scientifico dell’Istituto.”,”STOS-005-FSD”
“GILAS Milovan”,”Compagno Tito. Una biografia critica.”,”GILAS nato nel 1911 in Montenegro residente a Belgrado entra a 27 anni nel CC del Partito comunista jugoslavo. Partecipa al movimento partigiano come stretto collaboratore di TITO. E’ ministro presidente del parlamento, inviato a Mosca e all’ ONU. Portavoce dopo il 1948 e la rottura con STALIN, dell’ indipendenza jugoslava e della “”via nazionale”” al comunismo. Nel 1954 viene processato per il suo atteggiamento critico nei confronti della linea del partito e considerato esiliato in patria destituito da ogni incarico. E’ finito pure in carcere. Ha pubblicato molto in Italia. “”Tito era in parte straniero in Jugoslavia: ma non perché durante la Prima guerra mondiale se ne è andato dalla Jugoslavia, schierandosi con l’ Austria-Ungheria, e neppure perché ha trascorso quasi sette anni nella Russia sovietica e proprio in tempi decisivi per la Jugoslavia e la sua formazione – all’ epoca della rivoluzione d’ ottobre e all’ epoca della purghe, in gioventù e nell’ età matura. Tito era, per origine e per la ricerca di un indirizzo esistenziale, in parte straniero nella stessa Croazia. Zagorje e coloro che ne sono originari costituiscono per coscienza e storia, una componente particolarmente croata della Croazia, ma un mondo a sé stante dal punto di vista linguistico e psicologico: la lingua è particolare, con proprie tradizioni letterarie, vi si parla un dialetto che è un’isola in un vasto mare, la gente è attiva, abituata all’ emigrazione, amante del divertimento, del vino e del canto, vivace e bonaria. E’ del tutto marginale che i nazionalisti serbi si sforzino di vedere in Tito un continuatore della politica austro-ungarica di frantumazione della “”serbità”” e che i nazionalist croati vedano in lui un rinnegato che si è venduto ai serbi; ciò che appare decisivo è invece che, nonostante la base di partenza limitata e appartata dal punto di vista etnico-culturale di Tito, questi sia riuscito a conquistare l’ intera Jugoslavia, un paese multinazionale, in cui proprio i due popoli maggiori, il serbo e il croato, identificano o quasi la propria essenza nazionale con la statalità””. (pag 93-94)”,”EURC-093″
“GILAS Milovan”,”La nuova classe. Una analisi del sistema comunista.”,”‘La nuova classe’ del Gilas è ormai divenuto un testo classico per il rigore con il quale vi si analizza la rivoluzione comunista, che, pur condotta in nome dell’abolizione delle classi, ha portato inaspettatamente al potere una nuova classe, la burocrazia politica, privilegiata e dispotica. Milovan Gilas è nato nel 1911 a Kolasin (Montenegro). A Belgrado inizia gli studi universitari e qui ha le prime esperienze politico-letterarie. Membro del P.C. Jugoslavo dal 1932, conosce per la prima volta in quegli anni la prigione di Sremska Mitrovica. Quando comincia la seconda guerra mondiale è già membro del Comitato Centrale del P.C. e del Politburo. Durante l’occupazione nazista il Gilas organizza la resistenza nel Montenegro, poi entra a far parte dello stato maggiore centrale. Nel primo governo del dopoguerra rappresenta la repubblica montenegrina e giunge alla vicepresidenza dopo le elezioni del ’45. Dopo il 1953, la sua posizione critica nei confronti dell’ortodossia comunista, la pubblicazione de ‘La nuova classe’ e quella successiva delle ‘Conversazioni con Stalin’ lo portano ad affrontare quattro processi e a scontare complessivamente, fino all’amnistia concessagli nel 1966, nove anni di carcere.”,”EURC-022-FL”
“GILAS Milovan”,”La nuova classe. Una analisi del sistema comunista.”,” ‘La vicenda umana e politica di Milovan Gilas. Omaggio a Milovan Gilas (1911-1995), intellettuale, politico, partigiano e militante comunista jugoslavo che, da braccio destro di Tito, divenne un lucido osservatore dei lati oscuri del socialismo reale, dalla mancanza di democrazia all’affermazione di una dorata oligarchia di burocrati di partito. Le scelte di Milovan Gilas segnano tappe salienti della storia dei Balcani: lo smarcamento da Stalin e dall’Urss, la critica a Tito, la guerra di liberazione in Montenegro, la prigionia per l’opposizione al partito, il viaggio negli Usa e il pronostico della dissoluzione della federazione jugoslava. A testimoniare questa vita eccezionale ‘è Storia’ ha chiamato il figlio, Aleksa Gilas, scrittore, giornalista e storico. Nato a Belgrado nel 1953, ha studiato filosofia a Vienna e Graz, e scienze politiche e sociali alla London School of Economics. Il suo impegno a favore di dissidenti e perseguitati politici, tra il 1980 e il 1990, gli è costato 11 anni di esilio trascorsi in Inghilterra e negli Usa. «Nel gennaio dell’80 mi trasferii a Londra per lavorare al mio dottorato – ricorda Aleksa Gilas. – Iniziai a pubblicare articoli critici verso il regime sulla storia e la politica della Jugoslavia sul mensile ‘Our World’, vicino agli esuli jugoslavi, che raccoglieva documenti di dissidenti da Belgrado». Aleksa Gilas riuscì così a diffondere in patria libri di autori messi al bando dal regime, come pure i saggi di suo padre già apparsi in America, Germania e Italia, ma che non potevano essere letti nella sua lingua.’ (Elisabetta D’Erme) (http://www.anvgd.it/)”,”EURC-125″
“GILBERG Trond”,”The Soviet Communist Party and Scandinavian Communism: The Norwegian Case.”,”Trond Gilberg, Ph. D. in Political Science, University of Wisconsin 1969, nato in Norvegia nel 1940 ed Assistente Professore in Scienze Politiche alla Pennsylvania State University (1973). Ha pubblicato articoli su ‘Current History’, ‘Osteuropa’ e ‘East European Quarterly’. Molto citati i nomi di Peder Furubotn, Reidar K. Larsen, Emil Lovlien, Martin Tranmael Lenin (pag 23) “”The Bolshevik regime in Petrograd and Moscow almost immediately set out to create a new international organization of working-class parties. One of Lenin’s major points concerning the international labor movements had been a strong denunciation of the Second International. Lenin’s faith in internationalism had been deeply shaken when the Social Democrats of Europe opted for national defense and ended up as supporters of the national bourgeoisie in World War I. After his initial disappointment, Lenin quickly set out to pin the blame for such behaviour, and he found it in the treason of Social Democratic leaders. These men had sold out to nationalism and had in fact turned class brothers against each other on the battlefield, so that the national bourgeoisie could survive and continue its exploitation after the war. The Second International, which had allowed this to happen, had in effect assigned itself to the ‘dustbin of history’. A new, truly international and truly revolutionary organization must be established instead. From the first weeks of Soviet rule, Lenin was busy preparing for such an organization. The new leadership of the DNA, established as a result of the party congress in 1918, was certainly in favor of renewed internationalism in the Labor movement. But by this early stage the factionalism of the party had already become apparent, although it was not yet a crucial factor in intra-party life. A leftist group with its main base in the DNA youth organization (NKU) wholeheartedly supported Lenin’s effort to establish a Communist international and advocated Norwegian membership in it (1). Tranmael was also in favor of such an organization, but at times he vacillated on this point; there were certain attempts by this faction to revive the Second International and the fuse it with a Communist organization. Unity in International Communism was seen as a major advantage by this group. Increasingly, however, Tranmael came to accept the idea of the Communist International, especially since it could clearly be shown that a revival of the Second International would be of little value in promoting world revolution (2). …. finire (pag 23-25)”,”MEOx-129″
“GILBERT Martin”,”La grande storia della prima guerra mondiale.”,”GILBERT (Londra, 1936) è uno dei più noti storici del XX secolo. Laureatosi al Magdalen College di Oxford, dal 1962 è Fellow del Merton College della stessa città. Subentrato nel 1968 a Randolph CHURCHILL nel ruolo di biografo ufficiale di Winston CHURCHILL, ha pubblicato e curato numerosi volumi. Tra le sue opere: -La grande storia della seconda guerra mondiale. MONDADORI. 1990 -Churchill. MONDADORI. 1992 -Atlante di storia ebraica. LA GIUNTINA. 1993″,”QMIP-012″
“GILBERT Felix”,”Machiavelli e Guicciardini. Pensiero politico e storiografia a Firenze nel Cinquecento.”,”GILBERT è uno specialista di MACHIAVELLI e in genere della cultura italiana tra Umanesimo e Rinascimento. E’ professore alla scuola di studi storici dell’ Institute for advanced study di Princeton.”,”ITAG-046″
“GILBERT Martin”,”Churchill.”,”GILBERT Martin (Londra, 1936), storico, è considerato il massimo esperto mondiale della vita di Wiston CHURCHILL. E’ subentratoo nel 1968 a Randolph CHURCHILL nel ruolo di biografo ufficiale del padre. Ha scritto una storia della seconda guerra mondiale e un ‘Atlante di storia ebraica’ (1993). Gallipoli. “”De Robeck non intendeva cambiare idea. “”Attaccare lo stretto adesso con la flotta sarebbe un errore””, rispose “”in quanto metterebbe in pericolo l’ attuazione di un piano migliore a più ampio raggio””. Per avere successo era “”essenziale”” un’ operazione navale e terrestre congiunta. Churchill quella sera cenò con Asquith. “”Ieri sera il primo ministro sembrava dispiaciuto, riferì il mattino seguente a Fisher, “”che non sia dato a de Robeck l’ ordine preciso di procedere all’ attacco alla prima occasione””. Pertanto de Robeck aspettò che l’ esercito fosse pronto a attaccare, sotto il fuoco di copertura delle sue navi. Durante gli sbarchi di truppe che Kitchener aveva previsto per aprile e nel corso dei nove mesi di combattimenti sulla penisola di Gallipoli, la flotta non tentò mai né di ripulire i campi minati né di farsi strada attraverso lo stretto. Tutte le decisioni militari prese successivamente a Gallipoli furono opera di Kitchener o di Hamilton e dei suoi comandanti. Churchil era diventato uno spettatore di eventi che fino a quel momento aveva sperato di dominare e controllare. Era stato costretto a rinunciare a un piano che avrebbe potuto escludere la Turchia dalla guerra, unire gli stati balcanici contro le potenze centrali e dare alla Russia una linea di comunicazione vitale, con cui rilanciare l’ offensiva a oriente e mettere fine allo stallo in Francia e nelle Fiandre, senza che si fossero verificati un disastro navale o gli orrendi massacri che erano una realtà quotidiana sul fronte occidentale, senza che nulla indicasse conclusivamente che un successo navale era impossibile.”” (pag 228)”,”UKIx-095″
“GILBERT Martin”,”Churchill.”,”GILBERT Martin (Londra, 1936), storico, è considerato il massimo esperto mondiale della vita di Wiston CHURCHILL. E’ subentratoo nel 1968 a Randolph CHURCHILL nel ruolo di biografo ufficiale del padre. Ha scritto una storia della seconda guerra mondiale e un ‘Atlante di storia ebraica’ (1993). L’ incontro mancato tra Churchill ed Hitler. “”Tra il luglio e l’ agosto 1932 lavorò a Chartwell alla biografia di Marlborough. In Germania, nel mese di luglio, il partito nazionalsocialista di Hitler aveva ottenuto il 37 per cento dei voti alle elezioni generali; Churchill aveva in animo di recarsi anche là per visitare le scene delle vittorie militari di Marlborough, sicché il 27 agosto partì per un viaggio in Belgio, Olanda e Germania accompagnato da Lindemann. A Bruxelles si unì loro uno storico militare, il tenente colonnello Ridley Pakenham-Walsh, che gli avrebbe fatto da guida. Sulla via del campo di battaglia di Blenheim si fermarono a Monaco per tre giorni e un conoscente di Randolph, Ernst Hanfstaengel, amico di Hitler, cercò di organizzare un incontro tra Hitler e Churchill nell’ albergo di quest’ ultimo. Churchill dichiarò la propria disponibilità a incontare il leader del partito nazista, anche se in seguito Hanfstaengel ricordò che durante la cena prima dell’ incontro previsto “”mi rimproverò le idee antisemitiche di Hitler””. Ma questi non si fece vedere e il giorno seguente Hanfstaengel tentò nuovamente, e inutilmente, di convincerlo a incontrare l’ inglese. “”Insomma””, gli chiese Hitler, “”che ruolo ha questo Churchill? E’ all’ opposizione e nessuno lo ascolta””, Hanstaengel replicò: “”La gente dice la stessa cosa di te””, ma Hitler non cambiò idea.”” (pag 242-243)”,”UKIx-098″
“GILBERT Martin”,”La grande storia della prima guerra mondiale. Volume primo.”,”GILBERT (Londra, 1936) è uno dei più noti storici del XX secolo. Laureatosi al Magdalen College di Oxford, dal 1962 è Fellow del Merton College della stessa città. Subentrato nel 1968 a Randolph CHURCHILL nel ruolo di biografo ufficiale di Winston CHURCHILL, ha pubblicato e curato numerosi volumi. Tra le sue opere: -La grande storia della seconda guerra mondiale. MONDADORI. 1990 -Churchill. MONDADORI. 1992 -Atlante di storia ebraica. LA GIUNTINA. 1993″,”QMIP-061″
“GILBERT Martin”,”La grande storia della prima guerra mondiale. Volume primo.”,”GILBERT (Londra, 1936) è uno dei più noti storici del XX secolo. Laureatosi al Magdalen College di Oxford, dal 1962 è Fellow del Merton College della stessa città. Subentrato nel 1968 a Randolph CHURCHILL nel ruolo di biografo ufficiale di Winston CHURCHILL, ha pubblicato e curato numerosi volumi. Tra le sue opere: -La grande storia della seconda guerra mondiale. MONDADORI. 1990 -Churchill. MONDADORI. 1992 -Atlante di storia ebraica. LA GIUNTINA. 1993 “”La battaglia della Marna durò quattro giorni . Essa decretò la fine del piano Schlieffen e cancellò per sempre la possibilità di una rapida vittoria tedesca sul fronte occidentale. Le truppe impegnate sul campo erano sterminate: 1 milione 275.000 tedeschi contro un milione di francesi e 125.000 inglersi. La ferocia dei combattimenti rispecchiava la determinazione degli anglo-francesi a contrattaccare. Un esempio fra tutti. Al cascinale Guebarré i francesi erano riusciti a piazzare una mitragliatrice in un punto da cui era possibile fare fuoco lungo tutta la linea di trincee che i tedeschi avevano scavato durante la notta a una distanza di 500 metri. I tedeschi tentarono più volte di arrendersi, ma non gli fu mai concesso. Quando finalmente la mitragliatrice tacque, dalle trincee uscirono 6 ufficiali e 67 soldati con le mani alzate. Dentro ne erano rimasti più di 450, tutti feriti o morti. (…) Le perdite inglesi durante la ritirata e durante l’avanzata furono enormi. (…) I”” (pag 97-98) “”Il 9 settembre i tedeschi furono ricacciati oltre la Marna e il 13 oltre l’Aisne: da quando era iniziata la battaglia si erano ritirati di quasi 100 chilometri. Non sarebbero mai più arrivati così vicino alla capitale francese se non nell’estate del 1940, quando il desiderio di vendetta e il ‘Blitzkrieg’ aereo riuscirono là dove erano falliti il calcolo e la strategia, e un altro governo francese, anch’esso fuggito a Bordeaux, chiese l’armistizio. Nel 1914 le cose andarono diversamente. Mentre il governo francese si preparava a rientrare nella capitale, l’esercito tedesco, che aveva lanciato la grande manovra di aggiramento, venne a sua volta aggirato. Le forze anglo-francesi, che risalivano in tutta fretta verso nord puntando in direzione della costa settentrionale, lottarono per impedire ai tedeschi di avanzare verso occidente e di tagliare le linee di rifornimento delle truppe inglesi che attraversavano la Manica. La corsa verso il mare costituì la seconda, decisiva fase della guerra sul fronte occidentale”” (pag 101)”,”QMIP-102″
“GILBERT Martin”,”La grande storia della prima guerra mondiale. Volume secondo”,”1917. Ammutinamenti ad Est ed Ovest “”Quella primavera l’opposizione alla guerra si fece sentire non solo in Russia e nell’esercito francese, in cui si moltiplicava il numero dei disertori. Il 22 maggio il governo inglese approvò un progetto di legge volto a “”contrastare il movimento pacifista””. Gli obiettori di coscienza erano disposti ad affrontare lunghi periodi di detenzione piuttosto che andare in trincea (…). I primi 243 soldati americani approdarono in Gran Bretagna il 18 maggio. Erano i medici e gli infermieri di un ospedale da campo. Il 26 arrivarono in Francia le prime truppe da combattimento. Quella settimana sbarcarono 1308 uomini. L’arrivo delle prime truppe americane coincise con un momento drammatico nel settore francese del fronte occidentale: le diserzioni sempre più numerose si erano trasformate il 27 maggio in un vero e proprio ammutinamento. Ben 30.000 soldati di prima linea avevano abbandonato le trincee e gli alloggiamenti delle riserve lungo lo Chemid-des-Dames, portandosi nelle retrovie. Poi, in quanttro paesi dietro le linee, i soldati – incuranti degli ordini degli ufficiali – si erano impadroniti di alcuni edifici rifiutandosi di tornare al fronte. Il giorno seguente, alla stazione di Fère-en-Tardenois gli ammutinati presero il treno per Parigi, ma le vetture furono bloccate. Due giorni dopo, diverse centinaia di fanti non obbedirono all’ordine di andare nelle trincee di prima linea a dar manforte alle truppe franco-marocchine. Il 28 maggio – mentre l’ammutinamento delle truppe francesi era al suo secondo giorno – il comandante del corpo di spedizione americano, generale Pershing, salpò con il suo stato maggiore da New York per Liverpool a bordo de piroscafo inglese Baltic. Durante la traversata Pershing si dedicò a stendere i piani per l’allestimento di un esercito di almeno un milione di uomini “”da inviare in Francia quanto prima””. All’alto comando francese, sconvolto quotidianamente dalle notizie provenienti dalle regioni in cui montava la protesta contro la guerra, quel “”quanto prima”” dovette sembrare una prospettiva molto lontana. Il 1° giugno a Missy-aux-Bois un reggimento di fanteria francese si impadronì della città e nominò un “”governo”” pacifista. Per una settimana regnò il caos in tutto il settore francese del fronte: gli ammutinati si rifiutavano di tornare a combattere. Le autorità militari agirono con tempestività. Sotto il pugno di ferro di Pétain cominciarono gli arresti in massa e si insediarono le corti marziali. I tribunali militari giudicarono colpevoli di ammutinamento 23.395 soldati di questi, piùdi 400 furono condannati a morte, 50 fucilati e gli altri inviati ai lavori forzati nelle colonie penali. Per diversi milioni di fanti, alcuni dei quali combattevano da quasi tre anni, Pétain introdusse immediati miglioramenti, concedendo periodi di riposo più lunghi , congedi più frequenti e rancio migliore”” (pag 405-406) Questione vastità bibliografia (n° di libri pubblicati sulla prima guerra mondiale anche su aspetti minori, ecc.) (pag 657)”,”QMIP-103″
“GILBERT Martin”,”A History of the Twentieth Century, 1933-1951. Vol. II.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995.”,”STOU-024-FL”
“GILBERT Martin”,”A History of the Twentieth Century, 1952-1999. Vol. III.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995.”,”STOU-025-FL”
“GILBERT Mark PASQUINO GIanfranco a cura; saggi di Philip DANIELS Mark DONOVAN Gianfranco BALDINI e Guido LEGNANTE Osvaldo CROCI Gianfranco PASQUINO Véronique PUJAS Jean Louis BRIQUET Michael CONTARINO Dwayne WOODS Vincent DELLA-SALA Davide MARTELLI”,”Politica in Italia. I fatti dell’anno e le interpretazioni. Edizione 2000.”,”Saggi di Philip DANIELS Mark DONOVAN Gianfranco BALDINI e Guido LEGNANTE Osvaldo CROCI Gianfranco PASQUINO Véronique PUJAS Jean Louis BRIQUET Michael CONTARINO Dwayne WOODS Vincent DELLA-SALA Davide MARTELLI”,”STAT-520″
“GILBERT Martin”,”A History of the Twentieth Century. Volume One: 1900-1933. Volume I.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995. List of Illustrations, List of maps, Acknowledgements, Introduction, Bibliography, Maps, Index,”,”STOU-038-FL”
“GILBERT Martin”,”The Routledge Atlas of Russian History.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995. Preface, Maps n. 166, Bibliography of Works Consulted, Index,”,”RUSx-097-FL”
“GILBERT Mark”,”Storia politica dell’integrazione europea.”,”Mark Gilbert è professore associato di Storia contemporanea presso la Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento. Dal 2000 collabora con il World Policy Journal, una delle più conosciute riviste di politica internazionale degli Stati Uniti.”,”EURE-044-FL”
“GILBERT Martin”,”La grande storia della Seconda guerra mondiale.”,”Martin Gilbert (Londra, 1936) è considerato uno dei massimi storici del XX secolo. Si è laureato al Madgalen College di Oxford, dal 1962 è Fellow del Merton College della stessa città Nel 1968 subentra a Randolph Churchill nel ruolo di biografo ufficiale di Winston Churchill. Ha pubblicato ‘La grande storia della Prima guerra mondiale’. “”La prima crepa nell’Asse”” (Roosevelt). Estate 1943 “”Il 26 maggio 1943 rappresentò una duplice pietra miliare nella guerra aerea scientifica. A Washington, Roosevelt acconsentì alla richiesta di Churchill che lo scambio anglo-americano di informazioni sulla bomba atomica, sospeso per oltre un anno a causa di reciproci sospetti, venisse ripreso, e che da ora innanzi l’impresa sarebbe stata considerata comune, «e ad essa entrambi i Paesi avrebbero contribuito con il massimo sforzo». Lo stesso giorno, a Peenemünde, sulla costa del Baltico, Albert Speer, dopo avere nuovamente assistito a una serie di dimostrazioni, acconsentì a che fossero proseguiti i lavori a due diversi tipi di missili a lunga gittata, l’aereo senza pilota, conosciuto in seguito come V1, e la bomba a razzo, la V2. Tanto le armi segrete tedesche che quelle americane erano ancora allo stadio sperimentale. Il 27 maggio, tuttavia, la guerra aerea compì un passo avanti rispetto alle forme già acquisite, allorché il Comando inglese dei bombardieri diede istruzioni ai piloti e a coloro che preparavano i piani delle incursioni di tenersi pronti per l’«Operazione Gomorra», la distruzione totale di Amburgo con un «attacco sostenuto». Nel frattempo, durante una incursione notturna inglese su Wuppertal, il 29 maggio, a causa della quale il centro cittadino venne divorato da un uragano di fuoco, un totale di 2450 civili tedeschi furono uccisi e 118.000 persone rimasero senza tetto. Il 28 maggio 1943, il tentativo americano di riconquistare l’isola di Attu ai giapponesi raggiunse il suo apice sanguinoso allorché le forze nipponiche, ridotte a un migliaio di uomini, lanciarono un attacco suicida contro gli americani. 100 giapponesi furono subito uccisi; quindi il 30 maggio, nelle prime ore del mattino, i sopravvissuti si suicidarono in massa con le bombe a mano, lasciando gli americani padroni dell’isola con soltanto 28 prigionieri feriti. Il 31 maggio, gli americani rastrellarono l’isola in cerca di giapponesi sopravvissuti: trovarono soltanto cadaveri. In tre settimane di combattimenti erano stati uccisi 600 americani e 2500 giapponesi. La vittoria americana nell’isola di Attu giunse in un momento in cui, nella Francia occupata dai tedeschi, venivano compiuti strenui sforzi per riunire tutti i gruppi della Resistenza sotto un unico comando. Per ottenere ciò, un anno prima era stato paracadutato in Francia Jean Moulin. Il 27 maggio questi ebbe, finalmente, successo: in un incontro segreto, a Parigi, 14 capi della Resistenza, che rappresentavano 8 diversi movimenti, si accordarono per accettare tutti il comando del generale De Gaulle. Un mese dopo, tuttavia Jean Moulin fu arrestato a Lione, insieme con un certo numero di dirigenti della Resistenza, dalla Gestapo. Sottoposto a tremende torture, non tradì nessuno; con il corpo a pezzi, morì 11 giorni dopo mentre veniva trasportato, quasi privo di conoscenza, in un campo di concentramento a est. In tutto il mondo, la guerra totale aveva trascinato centinaia di migliaia di esseri umani entro campi nei quali le guardie e gli amministratori partecipavano alla tortura e alla morte degli internati. Da questo punto di vista si segnalavano i campi sulla ferrovia della Thailandia. Prendendo nota della prima morte nel campo di Hintok, quella di un soldato semplice, E.L. Edwards, il 2 giugno, il colonnello Dunlop scrisse nel suo diario: «Si sa che le ali degli angeli devono essere state su di noi, se si pensa alla terribile mortalità in tutti gli altri campi dietro e davanti a noi, in questa ferrovia che sembra costruita sulle ossa». Il campo di Konyu, per esempio, annotò Dunlop, era «un vero e proprio campo della morte, e, recentemente, cinque morti in un giorno solo». I prigionieri di guerra venivano costretti ad «alzarsi al buio pesto nell’umidità, partire alle prime luci dopo aver fatto bollire il riso della mattina, e tornare indietro col buio, dopo un giorno defatigante sotto la pioggia e nel fango”””” (pag 503-504). Martin Gilbert (Londra, 1936) è considerato uno dei massimi storici del XX secolo. Si è laureato al Madgalen College di Oxford, dal 1962 è Fellow del Merton College della stessa città Nel 1968 subentra a Randolph Churchill nel ruolo di biografo ufficiale di Winston Churchill. Ha pubblicato ‘La grande storia della Prima guerra mondiale’.”,”QMIS-240″
“GILBERT Martin”,”The Routledge Atlas of American History.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995.”,”ASGx-004-FL”
“GILBERT Martin”,”The Routledge Atlas of Jewish History.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995.”,”ASGx-005-FL”
“GILBERT Martin”,”The Routledge Atlas of the Arab-Israeli Conflict.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995.”,”ASGx-006-FL”
“GILBERT Martin”,”The Routledge Atlas of the Holocaust.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995. Preface, Introduction, Acknowledgments, Note to the Third Edition, Maps, Foto, Bibliography, Index of Places, Index of Individuals,”,”ASGx-007-FL”
“GILBERT Mark PASQUINO Gianfranco a cura, Saggi di Gianfranco BALDINI Jean Louis BRIQUET Michael CONTARINO Osvaldo CROCI Philip DANIELS Vincent DELLA SALA Mark DONOVAN Guido LEGNANTE Davide MARTELLI Véronique PUJAS Dwayne WOODS”,”Politica in Italia. I fatti dell’anno e le interpretazioni. Edizione 2000.”,”Gianfranco Baldini è ricercatore assegnista presso il dipartimento di Politica, istituzioni e storia dell’Università di Bologna e docente a contratto di Scienza politica presso l’Università della Calabria. Jean Louis Briquet è ricercatore al Cnrs, Centre d’études et de recherches internationales, di Parigi. Michael Contarino è Class of 1940 University Professor alla University of New Hampshire. Osvaldo Croci è Associate professor presso il department of Political science alla Memorial University of Newfoundland, Newfoundland, Canada. Philip Daniels è Senior lecturer in European politics alla University of Newcastle upon Tyne. Vincent Della Sala è Associate professor presso il department of Political science at Carleton University, Ottawa, Canada. Mark Donovan è Director of Politics della School of European studies alla Cardiff University of Wales. Mark Gilbert è professore di Storia contemporanea italiana e Storia delle dottrine politiche presso il department of European studies alla University of Bath. Guido Legnante sta completando presso l’Istituto europeo la tesi di Ph.D. e collabora con l’Università di Pavia. Davide Martelli svolge attività di ricerca presso l’Istituto Cattaneo. Gianfranco Pasquino è professore ordinario di Scienza politica nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna e Adjunct professor al Bologna center della Johns Hopkins. Véronique Pujas insegna Scienze politiche e Sociologia politica all’Institut d’ètudes politiques di Grenoble. Dwayne Woods è Associate professor of Political science presso il department of Political science alla Purdue University di West Lafayette, Indiana.”,”ITAP-058-FL”
“GILBERT Martin”,”The Routledge Atlas of the First World War.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995.”,”QMIP-031-FL”
“GILBERT BURKHART James”,”Writers and Partisans: A History of Literary Radicalism in America.”,”James Burkhart Gilbert is now Associate professor of History at the University of Maryland. He received a B.A. in English from Carleton College (1961) and holds a M.A. (1963) and a Ph.D. (1966) in American History from the University of Wisconsin. Preface, Acknowledgments, Introduction, Bibliographic Essay, Notes, Foto dell’Autore, Index, American Cultural History Series,”,”MUSx-068-FL”
“GILBERT Martin”,”La grande storia della Prima guerra mondiale.”,”Martin Gilbert (Londra 1936) è uno dei massimi storici del XX Secolo. Laureatosi al Magdalen College di Oxford, dal 1962 è fellow del Merton College della stessa città. Subentrato nel 1968 a Randolph Churchill nel ruolo di biografo ufficiale di Winston Churchill, ha pubblicato e curato numerosi volumi. “”Nel Belgio occupato il nuovo governatore tedesco, il barone von Bissing, dichiarò esplicitamente che al termine della guerra la Germania avrebbe conservato sotto qualche forma il controllo del paese”” (pag 217)”,”QMIP-032-FL”
“GILBERT Martin”,”First World War.”,”Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995. ‘The race is not to the swift, nor the battle to the strong, … but time and chance happeneth so them all’ (Ecclesiastes, IX, II) “”La corsa non è per i veloci, né la battaglia per i forti, … ma il tempo e il caso accadono così a tutti loro”” (Ecclesiaste, IX, II) (in apertura)”,”QMIP-026-FSL”
“GILDART Keith HOWELL David KIRK Neville a cura; collaborazione di Owen ASHTON Terence BOWMAN Amanda CAPERN Stephen CATTERALL Gisela CHAN MAN FONG Malcolm CHASE Gidon COHEN Nina FISHMAN Andrew FLINN June HANNAM Ursula MASSON John McILROY Kevin MORGAN Lowri NEWMAN Emmet O’CONNOR Paul PICKERING Archie POTTS Miles TAYLOR Richard TEMPLE Andrew THORPE Richard WHITING”,”Dictionary of Labour Biography. Volume XI.”,”Collaborazione di Owen ASHTON Terence BOWMAN Amanda CAPERN Stephen CATTERALL Gisela CHAN MAN FONG Malcolm CHASE Gidon COHEN Nina FISHMAN Andrew FLINN June HANNAM Ursula MASSON John McILROY Kevin MORGAN Lowri NEWMAN Emmet O’CONNOR Paul PICKERING Archie POTTS Miles TAYLOR Richard TEMPLE Andrew THORPE Richard WHITING Dizionario: SHOP STEWARDS AND WORKERS’ COMMITTEE MOVEMENT SSWCM”,”MUKx-163″
“GILIANI Francesco”,”«Troisième Camp» ou nouvel «Octobre»? Socialistes de gauche, trotskistes et Deuxième Guerre mondiale (1938-1948).”,”Trotsky e la questione cinese (pag 148-149-150)”,”TROS-011-FGB”
“GILIBERT Giorgio”,”Quesnay. La costruzione della “”macchina della prosperità””.”,”Francois Quesnay, medico personale di Mme de Pompadour alla corte di Luigi XV, si occupò per la prima volta di economia a sessantadue anni, poi, per un decennio, vi si dedicò interamente, analizzando il prodotto netto sociale, le condizioni per la sua riproduzione, la sua distribuzione fra le classi. Il ‘tableau économique’, frutto di questo lavoro, è il più famoso «modello» dell’intera stori adell’economia («l’idea indiscutibilmente più geniale – scrisse Marx – di cui si sia resa responsabile l’economia politica»). Si tratta di uno schema astratto e formulato utilizzando un linguaggio esoterico, tanto da venire spesso accusato di essere deliberatamente incomprensibile. L’autore, in questo saggio, interpreta il tableau ricostruendone la storia, esaminando cioè le successive stesure, diverse per contenuto e aspetto grafico, e risalendo di volta in volta alle difficoltà teoriche che Quesnay si trovò ad affrontare. La concezione meccanicista. ‘La formazione medica di Quesnay ha sollecitato un ovvio filone di indagini: ci si è chiesti se la sua analisi economica e in particolare il ‘tableau’ fossero stati ispirati da analogie biologiche … (pag 5) Giorgio Gilibert è docente nell’Università degli Studi di Messina (1977) Il Tableau di Marx. ‘L’influenza di Quesnay su Marx, come quella di Cantillon su Quesnay, è ben nota. In particolare è stata sottolineata la parentela che lega il tableau agli schemi di riproduzione del secondo libro del ‘Capitale’. La discendenza è confermata da una lettera famosa, in cui Marx propone ad Engels, per la prima volta, uno schema di riproduzione formulato, sulle orme di Quesnay, con numeri e linee. Questo ‘tableau éeconomique’, come lo chiama esplicitamente Marx, è stato finora relativamente trascurato: ad un quadro «molto complicato, con quattordici linee ascendenti e sette discendenti» (45) sono stati preferiti i più familiari schemi algebrici del ‘Capitale’. Esamineremo qui il quadro originario di Marx cercando di ricostruire, per quanto possibile, l’itinerario logico che ha condotto da una lettura (non convenzionale) di Quesnay alla proposta di riformulare il tableau. Marx lesse gli scritti di Quesnay nella riedizione di Eugène Daire del 1846: il tableau vi compare solo nella veste della «formula aritmetica». Un cenno di Marx a quest’ultima come «la forma più semplice del ‘tableau économique’» (46) ha indotto alcuni a ritenere che egli conoscesse anche i primi zig-zag; ma presumibilmente Marx si riferisce qui alla seconda versione della «formula aritmetica» che conosceva: quella, in parte corrotta, fornita da Theodor Schmalzl, tardo fisiocrate tedesco. Dall’agosto 1861 al luglio 1863 Marx si dedica (nel ‘British Museum’) a studi sistematici allo scopo di proseguire la sua ‘Critica dell’economia politica’, di cui una prima dispensa era uscita nel 1859. Il frutto di questi studi è un manoscritto composto da ventitré quaderni: nel penultimo si trovano due quadri del processo di riproduzione in tutto simili al tableau della lettera ad Engels (47). I primi segnali di interesse per Quesnay si trovano in una sua lettera, del 18 giugno 1862, sempre ad Engels: «A proposito! Se fosse possibile brevissimamente e senza toglierti troppo tempo, vorrei un paradigma (insieme con spiegazioni) della contabilità italiana [‘italienische Buchführung’]. Mi sarebbe utile per la delucidazione del ‘tabléau économique’ del Dr. Quesnary» (48). Italiana era anticamente chiamata la contabilità a partita doppia, dove per ogni operazione è prevista l’identificazione di una parte creditrice e di una debitrice (49): l’analogia col tableau sta nel fatto che qui ogni voce compare con un doppio carattere, di spesa o di reddito, a seconda della classe considerata (50). Ad un anno di distanza (6 luglio 1863) Marx è in grado di sottoporre a Engels un proprio ‘tableau économique’ «al posto di quello di Quesnay». Come egli sia giunto dai primi tentativi di «delucidare» il tableau alla decisione di formularne uno nuovo, non è detto. Anche la spiegazione «in some words» del tableau fisiocratico, rinviata ad una lettera successiva, se mai è stata scritta, non ci è giunta (come non ci è giunto il «paradigma della contabilità italiana» chiesto ad Engels). Ci possono però venire in aiuto altri scritti: il tableau, ad esempio, viene illustrato a più riprese e con ricchezza di particolari nelle ‘Teorie sul plusvalore’. Ai nostri fini è però più interessante la breve spiegazione premessa da Marx (un «precedente» storico) agli schemi di riproduzione del secondo libro del ‘Capitale'”” (pag 52-54) [Giorgio Gilibert, ‘Quesnay. La costruzione della “”macchina della prosperità””‘, Etas Libri, Milano, 1977] [(45) S. Tsuru (1970), p. 285; (46) K. Marx (1861), p. 568; (47) I due quadri sono pubblicati in appendice all’edizione italiana, curata da Raniero Panzieri, del secondo libro del ‘Capitale’. Cfr. K. Marx (1965); (48) K. Marx, F. Engels (1973), p. 279; (49) «La maggior parte degli autori concorda nel ritenere che gli italiani, in particolare quei di Venezia, Genova e Firenze, siano stati i primi ad introdurre il metodo della contabilità a doppia entrata, cioè con voci di carico e scarico; perciò quel metodo è da allora noto presso di noi come metodo italiano» M. Postlethwayt (1774), voce ‘Book-keeping’; (50) Scrive Quesnay in nota all”Analisi della formula aritmetica: «Ciascuna somma che la ‘classe produttiva’ e la ‘classe sterile’ ricevono implica un doppio valore, perché vi è una vendita e un acquisto e, per conseguenza, il valore di ciò che è venduto è il valore della somma impiegata nell’acquisto». F. Quesnay (1973), p. 100, AaVv, (1958), vol. II, p. 800]”,”ECOT-396″
“GILL Richard T., edizione italiana a cura di Paolo PETTENATI”,”Lo sviluppo economico.”,”Insieme alla forte diminuzione della percentuale della forza di lavoro impiegata in agricoltura si è verificato un notevole aumento delle percentuali impiegate in altre occupazioni, come è illustrato dalla tabella 4-3. Le industrie manifatturiere e delle costruzioni, che impiegavano meno di un quinto delle forze di lavoro nel 1860, impiegavano più di un terzo del loro totale nel 1950. Ancor più impressionante è stato l’aumento nei settori del commercio e della finanza, nelle professioni e nei settori degli altri servizi. Le due ultime categorie indicate nella tabella 4-3 impiegavano appena il 20% delle forze di lavoro nel 1860 mentre nel 1950 ne impiegavano più del 50%. (…) E, terzo non si deve dimenticare la diminuzione della ‘quantità’ di lavoro che gli americani fanno. L’aumento del tempo libero è stata una delle caratteristiche più importanti dello sviluppo economico degli Stati Uniti.”” (pag 99-100)”,”ECOI-240″
“GILL Graeme”,”The Origins of the Stalinist Political System.”,”Graeme Gill, Sydney University. Author of The Dynamics of Democratization, Elites, Civil Society, and the Transition Process, Power in the Party, the Organization of Power and Central Republican Relations in the CPSU, The Collapse of a Single Party System, the Disintegration of the Communist Party of the Soviet Union, Twentieth Century Russia, the Search for Power and Authority, The Origins of the Stalinist Political System, Stalinism, Peasants and Government in the Soviet Revolution. Preface, Abbreviations, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Table, Index, First Paperback Edition, Soviet and East European Studies: 74,”,”RUSS-086-FL”
“GILL Graeme”,”Peasants and Government in the Russian Revolution.”,”Graeme Gill, Sydney University. Author of The Dynamics of Democratization, Elites, Civil Society, and the Transition Process, Power in the Party, the Organization of Power and Central Republican Relations in the CPSU, The Collapse of a Single Party System, the Disintegration of the Communist Party of the Soviet Union, Twentieth Century Russia, the Search for Power and Authority, The Origins of the Stalinist Political System, Stalinism, Peasants and Government in the Soviet Revolution. Preface, Glossary, Appendix: I. Regions and Gubernii, II. Levels of Rural Unrest between the February and October Revolution, Types of Peasant action against Landed Propriety per Month, III. Types of Unrest by Region, Regional Unrest by type, IV. Unrest Provided by Each Guberniia, Unrest Provided by Each Region, V. Peasant Land Ownership 1917, Notes, Bibliography, Index,”,”RIRO-193-FL”
“GILL Anton”,”An Honourable Defeat. The Fight Against National Socialism in Germany, 1933-45.”,”Nel Who’s Who molti oppositori e resistenti provenienti dall’ ambiente militare, qualche sindacalista, qualche esponente socialdemocratico o membro del Kpd Molto spazio all’attentato del 20 luglio 1944 al gruppo di militari resistenti attorno a von Stauffenberg Anton Gill è autore di molti volumi di storia contemporanea europea.”,”GERR-054″
“GILLES Philippe”,”Histoire des crises et des cycles économiques. Des crises industrielles du 19e aux crises financières du 20e siècle.”,”GILLES Philippe è professor agrégé di Università, Direttore di ricerca al CEFI (Centre d’ Economie et de Finances Internationales, CNRS-Université de la Méditerranéé), è docente della Facoltà di scienze economiche e di gestione dell’ Università di Tolone. Impossibilità teorica delle crisi generali di sovrapproduzione (pag 16) “”Sulla base dei lavori di Sismondi, K. Marx concepisce una teoria elaborata del Capitalismo in quanto modo di produzione particolare (il Modo di produzione capitalistica o MPC), storicamente data dunque contingente, la cui dinamica rinvia alle condizioni e ai meccanismi dell’ accumulazione del capitale, tanto microeconomica (l’ accumulazione del capitale individuale) che macroeconomica (l’ accumulazione del capitale sociale). A questi due livelli, l’ accumulazione è confrontata alle contraddizioni inerenti al sistema capitalista che si traducono, notamente, con la “”Legge della caduta tendenziale del tasso di profitto”” e con le crisi di sovrapproduzione. Però, per K. Marx, Widerspruch ist nicht Widersinn, altrimenti detto Contraddizione non è Impossibilità, ovvero le contraddizioni del sistema costituiscono soprattutto delle dinamiche endogene, in rapporto alle quali le crisi (e il loro superamento) illustrano, seguendo l’ esempio delle crisi del Corpus ippocratico (cf. introduzione), le capacità del sistema a superare le sue contraddizioni, apparentandosi a delle vere pulsazioni del Capitalismo, svolgendo una funzione di regolazione inintenzionale.”” (pag 41)”,”ECOI-172″
“GILLI Gian Antonio”,”Come si fa ricerca. Guida alla ricerca sociale per non specialisti.”,”GILLI Gian Antonio è nato a Sanremo nel 1938. Dal 1961 lavora come sociologo in una grande impresa metalmeccanica. “”Tutti i fenomeni di questa epoca indicano che la soddisfazione non si trova più nella vecchia vita…”” (Hegel, La Costituzione della Germania) “”La legge fondamentale della rivoluzione, confermata da tutte le rivoluzioni e particolarmente da tutte e tre le rivoluzioni russe del secolo ventesimo, consiste in questo: per la rivoluzione non è sufficiente che le masse sfruttate e oppresse siano coscienti dell’ impossibilità di vivere come per il passato ed esigano dei cambiamenti; per la rivoluzione è necessario che gli sfruttatori non possano più vivere e governare come per il passato. Soltanto quando gli ‘strati inferiori’ non vogliono più il passato, e gli ‘strati superiori’ non possono fare come per il passato, soltanto allora la rivoluzione può vincere. In altri termini, questa verità si esprime così: la rivoluzione non è possibile senza una crisi di tutta la nazione (che coinvolga cioè sfruttati e sfruttatori).”” (Lenin, L’ estremismo).”,”TEOS-073″
“GILLI Gian Antonio”,”Origini dell’eguaglianza. Ricerche sociologiche sull’antica Grecia.”,”Gian Antonio Gilli, nato nel 1938, insegna Metodologia delle scienze sociali presso l’Università di Torino. Sociologo dell’industria e delle istituzioni asilari, è autore di ‘Come si fa ricerca’ (Milano, 1971) e ‘Per capire la società’ (Venezia 1979). Prometeo donatore della ragione?’ (pag 272-276)”,”STAx-371″
“GILLIARD Charles”,”Storia della Svizzera.”,”La ‘Storia della Svizzera’ di Charles Gilliard apparve nel 1944, in francese in una collana di volumetti di divulgazione. Ma l’utilità e la qualità del testo sono state confermate dal successo editoriale. Quest’opera è stata tradotta per la prima volta in Italia. ‘La Rivoluzione elvetica. La Rivoluzione francese ebbe subito il contraccolpo in Svizzera. L’abolizione dei privilegi, la dichiarazione dei diritti dell’uomo, l’elaborazione di una costituzine apparvero come i segni premonitori di tempi nuovi e migliori. (…)’ (pag 58) “”Il Patto del 1815 era stato concluso tra 22 cantoni. Il congresso di Vienna aveva ammesso che vecchi alleati della Svizzera, Vallese, Neuchatel e Ginevra, formassero tre nuovi cantoni. (…)’ (pag 75)”,”EURx-011-FSD”
“GILLIES Donald GIORELLO Giulio”,”La filosofia della scienza nel XX secolo.”,”GILLIES-D (LONDRA, 1944) insegna Filosofia della scienza e matematica al King’s College dell’ Università londinese. BIBLIOGRAFIA: – “”An objective Theory of Probability”” (London, 1973). – “”Frege, Dedekind, and Peano on the Foundations of Arithmetic “” (Assen, 1982). – “”Artificial Intelligence and Scientific Method”” (1996. Traduzione it. MILANO, 1998) GIORELLO-G (MILANO, 1945) insegna Filosofia della scienza alla Università degli Studi di MILANO. BIBLIOGRAFIA: – “”Lo spettro e il liberismo”” (MILANO, 1985) – “” Filosofia della scienza”” (MILANO, 1992) Per le edizioni LATERZA: – “”Le ragioni della scienza”” (1986). Scritto insieme a GEYMONAT-L. – (ac) “”L’automa spirituale. Menti, cervelli, computer””. (1991). Insieme a STRATA-S. – (ac) “”Il caso e la libertà”” (1994). Insieme a CERUTI-M, FABBRI-P, PRETA-L).”,”SCIx-084″
“GILLINGHAM John B. HOLT J.C. a cura, saggi di COLLINS Roger, BROWN Allen, MORRIS Colin, GREEN Judith, FLANAGAN Marie-T., GILLINGHAM John, HOLT J. C., CARPENTER D.A., LLOYD Simon, VALE M.G.A, PRESTWICH M., TYERMAN C. J., BEAN J.M. W.”,”War and Government in the Middle Ages.”,”`A valuable group of papers by pupils and associates of John Prestwich, which reflects his own rigorous questioning of the sources to elicit a clear picture of the realities of the wars that so concerned the medieval state’ (London Review of Books) Boydell & Brewer Ltd Bridge Farm Business Park Martlesham IP12 4RB Suffolk BASCHI CONTROLLO FRONTIERE SEC VI-X IMPERO ROMANO INTERESSE TERRITORI BASCHI, CAVALIERI NORMANNI XI, LANCIA SACRA DI ANTIOCHIA, RICCARDO I ARTE GUERRA MEDIO EVO, CAPETINGI E ANGIONI LOTTA PER NORMANDIA, ENRICO III E 1258, RIPRESA TERRA SANTA QUESTIONE MILITARE GUERRE GUERRA TRA STATI MEDIEVALI MEDIOEVO”,”QMIx-055-FSL”
“GILLMAN Joseph”,”Il saggio di profitto.”,”Titolo originale ‘The Falling Rate of Profit’ Gli effetti della Seconda guerra mondiale “”E’ ormai un luogo comune dire che la «grande depressione» degli anni 30 non finì in modo naturale, ma che furono le commesse belliche a farla finire. Nel 1940, quando il «prodotto nazionale lordo» era quasi ritornato al livello del 1929, i disoccupati erano ancora circa sette milioni. Anche nel 1941, quando il «prodotto nazionale lordo» era in media del 20% superiore a quello del 1929, i disoccupati si aggiravano ancora sui tre milioni. Ma dopo altre tre anni la produzione di guerra non soltanto assorbì tutti i lavoratori ancora occupabili, ma fece aumentare di altri sei milioni la forza-lavoro occupata. Inoltre, più di undici milioni di persone di ambo i sessi in età lavorativa prestavano nello stesso tempo servizio nelle forze armate. Perciò nei quattro anni di guerra oltre diciassette milioni di persone vennero ad accrescere la forza-lavoro americana. Questa cifra è uguale all’incremento complessivo di popolazione avutosi nel decennio 1930-1940. Questi aumenti derivano dal lavoro non retribuito della famiglia contadina, dai pensionati, dalle casalinghe e dagli studenti”” (pag 191)”,”TEOC-787″
“GILLOIS André”,”Galliffet. “”Le fusilleur de la Commune””.”,”GILLOIS André nato nel 1902 ha svolto diverse attività. Resistente, si mise insieme a De GAULLE in INghilterra diventando il suo rappresentante a Londra presso la BBC partecipando alle famose trasmissioni radio e prendendo poi il posto di Maurice SCHUMANN come portavoce di France-Libre. Ha collaborato con René CLAIR nel suo primo film ‘Paris qui dort’. Ha pubblicato poi il diario di Jules RENARD ottenendo molto successo. E’ autore di molte opere. “”26 gennaio 1900. Sciopero degli operai dell’ Exposition. Ancora una volta noi non saremo pronti. Questo non fa parte dei miei compiti. Devo solo far votare il mio budget. Resto persuaso che la Francia deve subito contare su di sé per assicurare la sua difesa prima di cercare una qualche revanche militare impossibile. Non l’ esercito, né la marina sono pronti. Occorre aumentare l’ artiglieria pesante, mettere i fianchi in difesa, organizzare un’ armata coloniale. I deputati non apprezzano molto un’esposizione troppo tecnica. Uno di loro mi interrompe per rimproverarmi di non essere abituato a fare il ministro. Io gli rispondo velocemente: Spero bene di non esserlo mai. Questo fa ridere l’ aula. E’ così che si ottiene un voto. Quale miseria!”” (pag 259) Galliffet, Gaston Alexandre Auguste (1830-1909) generale francese, boia della Comune di Parigi. Negli anni 1899-1900 ministro della guerra nel governo Waldesk-Rousseau.”,”MFRC-122″
“GILLY Adolfo”,”Le rivolte contadine in Messico. Chiapas: la ribellione del mondo incantato.”,”Adolfo Gilly (Buenos Aires 1928), storico e scrittore. Standford California.”,”AMLx-029-FL”
“GIL-NOVALES Alberto”,”William Maclure in Spain.”,”Alberto Gil Novales (1930-) è stato Professore associato di Storia contemporanea all’Università di Madrid. Ha pubblicato articoli e libri sul problema del liberalismo spagnolo nel XIX secolo estendendo il campo alla rivoluzione liberale spagola, alle tendenze intellettuali del periodo, all’emergere della risposta democratica popolare. Tra i suoi libri: ‘Las sociedades patrióticas (1820-1823)’. William Maclure in Spain. William Maclure, noto come il “”padre della geologia americana,”” ha avuto un ruolo significativo anche in Europa, inclusa la Spagna, nella prima metà dell’Ottocento. Durante il suo soggiorno in Europa, Maclure si interessò profondamente ai metodi educativi di Johann Heinrich Pestalozzi, un pedagogista svizzero. Questo interesse lo portò a promuovere riforme educative basate su questi metodi¹. Nel 1808, Maclure visitò la Spagna, ma il suo soggiorno fu interrotto dallo scoppio della Guerra d’Indipendenza Spagnola (1808-1814), parte delle guerre napoleoniche². Nonostante la breve durata della sua permanenza, Maclure riuscì a raccogliere importanti osservazioni geologiche e a promuovere idee di riforma educativa che avrebbero influenzato successivamente il panorama educativo europeo²’ (f. copilot)”,”SPAx-041-FSD”
“GILPIN Robert”,”Guerra e mutamento nella politica internazionale. (Tit.orig.: War and Change in World Poliitcs)”,”Il ciclo degli imperi. “”Benché gli studiosi riconoscano il primato contemporaneo dello stato-nazione riferendosi alle relazioni internazionali, la forma predominante di organizzazione politica prima dell’ età moderna è stato l’ impero. Sebbene la città-stato, il feudalesimo e altre formazioni sociali localizzate svolgessero spesso un ruolo importante, la storia delle relazioni interstatali è stata in larga misura quella del succedersi di grandi imperi. Il modello del mutamento politico internazionale durante i millenni dell’ età premoderna è stato descritto come un ciclo imperiale. La politica mondiale era caratterizzata dall’ ascesa e dal declino di potenti imperi, ciascuno dei quali unificava e ordinava il rispettivo sistema internazionale””. (pag 168) Limiti all’ espansione. “”Tra le forze controbilancianti che limitano l’ espansione, le più importanti storicamente sono state le barriere naturali e il gradiente della perdita di forza, di cui si è parlato nelle pagine precedenti. I sistemi di trasporto, la topografia, il clima, le precipitazioni, la fertilità del suolo, le malattie, ecc. influiscono sui costi e sui benefici delle espansioni e delle conquiste. Di conseguenza, nel momento in cui uno stato espande la sua base territoriale e la sua influenza politica, i benefici netti e il risultante surplus economico tendono a diminuire. Così, “”l’ estensione dell’ impero romano fu limitata dal deserto a sud, dai Germani e dalle foreste a nord, dal mare a ovest e dall’ “”impero”” dei Parti a est.”” (pag 210) Robert GILPIN, Eisenhower professor of International Affairs nell’ Università di Princeton, è autore di numerosi studi nell’ ambito dei rapporti tra politica ed economia internazionale. [‘Alla svolta del secolo, però, il problema principale era costituito dalla sfida dell’espansionismo navale tedesco. Mentre le altre sfide erano limitate e a lungo termine, il pericolo racchiuso nella decisione tedesca di costruire una flotta da guerra era immediato e manifesto. Nonostante gli intensi negoziati non si poté raggiungere alcun compromesso su questa corsa agli armamenti navali. L’unica scelta che rimaneva aperta alla Gran Bretagna era quella di ridurre i propri impegni globali per concentrare i propri sforzi contro la sfida tedesca. La Gran Bretagna cercò allora accordi successivi con gli altri contendenti. Negli anni 1890 fu raggiunto l’accordo sulla contesa per il confine Venezuela-Guiana britannica assecondando i desideri americani: la Gran Bretagna riconobbe cioè il primato americano nel mar dei Caraibi. In questo modo ebbe termine un secolo di dissapori anglo-americani e si posero le basi per quell’alleanza che avrebbe vinto le due guerre mondiali. Per quanto riguarda poi l’alleanza anglo-nipponica del 1902 la Gran Bretagna rinunciò alla sua politica del fare da soli scegliendo il Giappone come partner in Estremo Oriente. Riconoscendo la supremazia giapponese nel Pacifico nord-occidentale come contrappeso alla Russia, la Gran Bretagna si ritirò a sud. A ciò seguì immediatamente l”entente cordiale’ del 1904, che pose fine alle lunghissime contese nel Mediterraneo e nelle colonie tra Francia e Gran Bretagna. Nel 1907 l’accordo anglo-russo pose fine alla contesa tra Gran Bretagna e Russia in Estremo oriente, indirizzando gli interessi russi verso i Balcani e schierando alla fine Russia, Gran Bretagna e Francia contro Germania e Austria. Così, alla vigilia della prima guerra mondiale, gli impegni inglesi si erano ridotti a tal punto che la Gran Bretagna poteva impiegare tutto il potere rimastogli per frenare il suo ulteriore declino di fronte all’espansionismo tedesco’ (1). Nota: (1) Una scuola di pensiero sostiene che la Gran Bretagna non si è sufficientemente impegnata in questa politica: avrebbe cioè dovuto ritirarsi dall’India e da “”est di Suez”” e diventare una potenza completamente europea. Non facendolo, continuò ad attingere alle risorse e ad indebolirsi di fronte alla sfida hitleriana prima e a quella americana poi (C. Barnett, ‘The Collapse of British Power’, Morrow, New York, 1972). Altri potrebbero criticare senz’altro questa analisi sostenendo che la Gran Bretagna stava seguendo consciamente una politica di ridimensionamento in risposta alla minaccia tedesca. Consapevole o meno, la reazione allo squilibrio caratterizza la politica britannica’. Robert Gilpin, Eisenhower professor of International Affairs all’Università di Princeton, è autore di numerosi studi nell’ambito dei rapporti tra politica ed economia internazionale]”,”RAIx-166″
“GILPIN Robert”,”Economia Politica Globale. Le relazioni economiche internazionali nel XXI secolo.”,”Robert Gilpin, professor emeritus presso la Princeton University. É vicepresidente della American Political Science Association e della American Academy of Arts and Sciences.”,”ECOI-136-FL”
“GILPIN Robert”,”Guerra e mutamento nella politica internazionale.”,”Robert Gilpin, professor emeritus presso la Princeton University. É vicepresidente della American Political Science Association e della American Academy of Arts and Sciences.”,”QMIx-040-FL”
“GILPIN Robert”,”Le insidie del capitalismo globale.”,”Robert Gilpin, professor emeritus presso la Princeton University. É vicepresidente della American Political Science Association e della American Academy of Arts and Sciences. ‘Il liberismo non può governare il pianeta’”,”ECOI-146-FL”
“GIMELLI Giorgio”,”Cronache militari della Resistenza in Liguria. Volume primo.”,”””L’esecuzione, annunciata il 20 maggio come svolta il 18, ebbe luogo il mattino del 19 maggo sul colle del Turchino, in località detta Fontanafredda. Furono addetti al massacro soldati della Kriegsmarine e delle SS. Le vittime erano 42 prigionieri politici da tempo rinchiusi alla IV Sezione di Marassi e 17 partigiani catturati nel rastrellamento della Benedicta, di cui diamo l’elenco nel III Volume. Come abbiamo visto, la rappresaglia non diminuì l’impegno delle forze clandestine e gappiste; venne quindi imposto alla polizia politica e alle SS un maggiore impegno per l’individuazione della rete organizzativa del movimento antifascista. Questo maggiore accanimento nelle indagini svolte nei mesi di giuno e luglio consentì alle due polizie di effettuare molti arresti tra le file dei cospiratori e di giungere molto vicino agli organi direttivi della lotta armata e alla stessa organizzazione dei G.A.P.. In questo periodo moltissimi elementi responsabili, ricercati dai tedeschi e dai fascisti, dovettero raggiungere le formazioni di montagna: lo stesso comando gappista genovese cadde nelle mani del nemico proprio mentre stava ultimando un piano diretto a colpire il capo della polizia politica, dottor Veneziani, che si era rivelato il più ostinato, crudele e pericoloso inquirente nello sviluppo delle indagini contro il movimento clandestino””. (pag 239)”,”ITAR-109″
“GIMELLI Giorgio”,”Cronache militari della Resistenza in Liguria. Volume secondo.”,”””Come in tutte le Zone dove esistevano formazioni originate e sostenute da diversi raggruppamenti politici e quadri di diversa matrice ideologica, politica e militare, anche in VI Zona la gestione unitaria dei comandi si presentava molto delicata. Senza alcun dubbio le forze comuniste erano in questa Zona preponderanti ed esercitavano un ruolo determinante nella conduzione generale della lotta: tuttavia, prima dell’arrivo in Zona di Miro, Rolando e Attilio, erano stati gli stessi comunisti più responsabili ed affidare totalmente la direzione dell’attività militare a Bisagno, che vi aveva impresso la forza della sua giovane personalità intraprendente e coraggiosa, ponendosi sempre alla testa delle iniziative più rischiose e curandosi assai più del rapporto diretto con gli effettivi (assieme ai quali divise sempre rischi e sacrifici) che del rigore dell’impostazione strategica. Il che poté essere sufficiente sinché l’accrescersi della forza e del numero dei reparti, l’estendersi del territorio occupato e l’aumento della pressione nemica non richiesero una politica organizzativa di più largo respiro e un adeguamento della struttura su più impegnative norme di inquadramento militare.”” (pag 671) “”Questa diffidenza si trasformò dapprima in scontento per il comportamento errato – secondo Bisagno – tenuto dal Comando Zona nel primo rastrellamento per divenire poi aperta ostilità allorché si verificò l’accentuarsi di un’azione di propaganda politica all’interno dei reparti, azione che a giudizio di Bisagno si risolveva sostanzialmente a favore del solo partito comunista. Nella sua lettera (vedi cap. 15°) a proposito dei commissari politici, egli assunse quindi una precisa posizione di fronte a tutti i partigiani, mantenendola fermamente nella sincera convinzione di salvaguardare in tal modo “”lo spirito di Cichero””. Attorno a questo dissenso orpai aperto fiorirono prese di posizione e illazioni d’ogni sorta: vi furono lettere di comandanti di formazione, che condividevano il suo atteggiamento critico, i quali lo esortarono a tener duro dichiarandogli la loro solidarietà, ma in febbraio/marzo cominciarono anche a circolare voci malevole, puramente denigratorie, che proponevano di sostituire interamente il Comando Zona mettendo Bisagno al posto di Miro, o sostenevano che Bisagno avrebbe defezionato portandosi dietro tutte le forze della Cichero””. (pag 672)”,”ITAR-110″
“GIMELLI Giorgio”,”Cronache militari della Resistenza in Liguria. Volume terzo. Documenti e testimonianze.”,”””Il mito del partigiano: ecco quello che è stato Bisagno: combattendo, camminando, cantando, saltando pasti, ma anche dando l’esempio del rigore morale nella cospirazione; nell’essere insieme al commissario l’ultimo quando si facevano le razioni; nell’onestà; nell’amore per i compagni; nello scrupolo continuo di non esporli alla morte (e per questo andava lui a vedere e si metteva avanti a loro) nel dolore per i feriti, i caduti in combattimento, i fucilati. Alla formazione della partigianeria ligure, venuta fuori dalla scuola di Cichero, nata attraverso la lotta e il continuo miglioramento di se stessi, Bisagno diede un contributo essenziale. E i compagni, i comunisti che l’avevano scoperto e valorizzato continuarono ad amare questo giovane partigiano coraggioso e leale, anche quando egli dissentiva da loro. Non è stata, come certi hanno detto, una morte banale la sua. Perché a Bisagno è accaduto quello che è accaduto ad alcuni dei migliori partigiani: di essere passati cioè decine e decine di volte vicini alla morte, di essere scampati al nemico quando già erano stati fatti prigionieri, di essere sfuggiti durante un rastrellamento quando già erano circondati per essere rimasti indietro a coprire i compagni; tanto che sembrava impossibile che potessero morire. Ma era soltanto questo: che essi non potevano morire prima, perché dovevano portare il loro contributo fondamentale alla creazione del movimento partigiano, alla sua organizzazione, al suo miglioramento; dovevano dargli la luce del proprio esempio, del proprio coraggio (…). (Giovanni Serbandini (Bini), 23 maggio 1945)””. (pag 278-279) Partigiani tedeschi (pag 300)”,”ITAR-111″
“GIMELLI Franco BATTIFORA Paolo a cura, scritti di Paolo BATTIFORA Roberta BISIO Franco GIMELLI Guido LEVI Elisa SCAPOLLA”,”Dizionario della Resistenza in Liguria.”,”Non citano né Cervetto né Parodi GIMELLI è nel consiglio direttivo dell’Ilsrec. BATTIFORA è direttore scientifico dell’ ILSREC”,”ITAR-131″
“GIMELLI Giorgio”,”Cronache militari della Resistenza in Liguria. Volume I.”,”Giorgio Gimelli è nato a Genova il 28 settembre 1926. Nel 1943, ancora studente, aderì al PCI e partecipò alla lotta partigiana nella VI zona operativa. E’ presidente dell’ ANPI di Genova ed è stato eletto consigliere comunale della stessa città (1965)”,”ITAR-275″
“GIMELLI Franco BATTIFORA Paolo a cura, autori del lemmario: Paolo BATTIFORA Roberta BISIO Donatella CHIAPPONI Franco GIMELLI Guido LEVI Alessio PARISI Elisa SCAPOLLA”,”Dizionario della Resistenza in Liguria.”,”Resistenza in Liguria: un fenomeno in crescita. “”Superata la fase iniziale, grazie anche al sostegno dei Cln e del suo organo tecnico militare, il Comitato militare clandestino, dai primi mesi del 1944 le bande partigiane assunsero un assetto più consolidato, cominciando a trasformarsi in formazioni organizzate militarmente e numericamente consistenti grazie all’arrivo in montagna di nuovi ribelli. Secondo una rilevazione effettuata a fine giugno 1944 dai comandi delle brigate Garibaldi, i partigiani della Liguria sarebbero stati circa 3.000 (…) una cifra destinata quasi a raddoppiare a metà luglio (5.800) e a crescere ulteriormente ad agosto, quando il totale avrebbe superato le 8.500 unità. L’andamento bellico può in parte spiegare un tale incremento delle forze resistenziali, galvanizzate dalle notizie della liberazione di Roma (4 giugno) e dello sbarco in Normandia (6 giugno): la convinzione di un imminente sbarco degli alleati sulla costa ligure, preludio all’avanzata decisiva che avrebbe liberato l’Italia e posto fine in breve tempo alla guerra, spinse molti a raggiungere le formazioni partigiane, percepite dai tedeschi e dei loro alleati fascisti come una minaccia sempre più pervasiva e incombente. È significativo che sia i tedeschi sia i fascisti abbiano sopravvalutato la consistenza numerica del nemico e la sua efficienza bellica: nel rapporto di giugno della ‘Militärkommandantur 1007’, organo dell’amministrazione militare di stanza a Genova e avente competenza sull’intera regione, si stimava che le bande partigiane fossero in grado di dominare “”tutto l’entroterra ad eccezione dei capoluoghi di provincia e delle medie e grandi città costiere”” e addirittura che il numero delle armi in mano ai civili fosse “”di gran lunga superiore a quello della Wehrmacht”” (1). Le fonti della Rsi calcolavano in 14.000, una cifra quattro – cinque volte superiore alla realtà, i combattenti nel mese di giugno. A prescindere dalla loro esattezza, queste valutazioni coglievano il dinamismo di un movimento in costante crescita, in grado di dotarsi di strutture sempre più solide e organizzate”” (pag 25-26) [Paolo Battifora, ‘La Resistenza in Liguria. Uno sguardo d’insieme’]”,”ITAR-334″
“GIMENEZ CABALLERO Ernesto”,”Sindicalismo y socialismo en España.”,”Contiene dedica dell’ autore e ritaglio di giornale.”,”SPAx-035″
“GINER Salvador”,”Historia del pensamiento social.”,”Metodo e interdipendenza dei fenomeni sociali. “”Inoltre, (Montesquieu) inventò un metodo mediante il quale era possibile comprendere l’ apparente caos delle informazioni riguardo alla società: quello delle categorie ideali. Il metodo dei tipi ideali ottiene il suo perfezionamento nel secolo XX, con l’opera di Weber e spazio con l’ uso dei modelli per le ricerche empiriche. Senza dubbio, Montesquieu lo suggerisce per la prima volta; riferendosi a lui è più corretto parlare di categorie sociali che di categorie ideali. Montesquieu considera che la mente può organizzare la molteplicità dei costumi, aspetti e fenomeni sociali in generale in una serie limitata di tipi. Se stabiliamo una tipologia adeguata, esaustiva e agile, vedremo ‘i casi particolari collocarsi in essi da se stessi, le storie di tutte le nazioni non essere senza conseguenza per loro e ciascuna legge particolare essere legata ad altra legge, o dipendere da un’altra più generale'””. (pag 284-285)”,”TEOS-132″
“GINGERAS Ryan”,”Fall of the Sultanate. The Great War and the End of the Ottoman Empire, 1908-1922.”,”Nato a New York, Ryan Gingeras, ha ottenuto il dottorato in storia dall’Università di Toronto nel 2006. È autore di tre libri sulla storia dell’Impero Ottomano e la Turchia, incluso ‘Heir to the Empire: Mustafa Kemal Atatürk’ (2015). Attualmente è associate professor in the Department of National Security Affairs at the naal Postgraduate School in Monterey, CA.”,”QMIP-012-FSL”
“GINSBORG Paul”,”Storia d’Italia 1943-1996. Famiglia società Stato.”,”GINSBORG, nato a Londra nel 1945, già Prof all’Univ di Cambridge, dal 1992 insegna Storia dell’Europa contemporanea nella Facoltà di Lettere di Firenze.”,”ITAP-005″
“GINSBORG Paul”,”Berlusconi. Ambizioni patrimoniali in una democrazia mediatica.”,”GINSBORG Paul, già professore all’Università di Cambridge, insegna Storia dell’Europa contermporanea nella facoltà di Lettere di Firenze.”,”ITAP-218″
“GINSBORG Paul, a cura”,”Stato dell’Italia.”,”Paul Ginsborg storico, Università di Firenze. Il bilancio politico, economico, sociale e culturale di un paese che cambia.”,”ITAP-028-FL”
“GINSBORG Paul”,”L’Italia del tempo presente. Famiglia, società civile, Stato, 1980-1996.”,”Paul Ginsborg, nato a Londra nel 1945, già professore all’Università di Cambridge, dal 1992 insegna Storia dell’Europa contemporanea nella Facoltà di Lettere di Firenze. È autore di ‘Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi. Società e politica 1943-1988’ (Einaudi, 1989) e ‘Daniele Manin e la rivoluzione veneziana del 1848-49’ (Feltrinelli 1978). Ha curato anche il volume ‘Stato dell’Italia’ (Il Saggiatore, 1994). “”In gran parte dell’Europa occidentale negli anni ’80 e ’90 era sempre più evidente un declino del processo democratico. I votanti risultavano sempre meno numerosi, il cinismo riguardo alla vita politica e alle motivazioni dei politici era sempre più diffuso, l’idealismo (e non solo l’ideologia) sembrava aver abbandonato la sfera politica. La democrazia, come scriveva Joh Dunn nel 1992, aveva un estremo bisogno di rinnovamento, ma ben poche idee sul da farsi: «Gli analisti delle moderne economie sottolineano spesso l’urgente necessità di reinventare continuamente la capacità d’iniziativa economica, a fronte delle forti tendenze strutturali a creare monopoli, estorcere rendite non guadagnate e proteggere comodi privilegi. Ma abbiamo un senso molto meno chiaro e vivido del continuo bisogno di reinventare la capacità d’iniziativa politica e sociale del mondo in cui viviamo”” (J. Dunn, La democrazia, Venezia, 1995)”” (pag 258)”,”ITAS-244″
“GINSBORG Paul”,”Storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi. I. Dalla guerra alla fine degli anni ’50.”,”I “”quarantacinque giorni”” “”I «quarantacinque giorni» ebbero inizio con una serie di grandiose manifestazioin popolari che festeggiavano la fine del regime. Gli stemmi fascisti furono divelti dai monumenti e le scritte cancellate dai muri degli edifici pubblici. Le sedi fasciste vennero prese d’assalto e date alle fiamme. A Milano 4000 operai della Innocenti marciarono attraverso la città inalberando cartelli che chiedevano la fine immediata della guerra. A Genova le donne gettarono ai soldati garofani rossi (5). A queste manifestazioni rispose una repressione brutale. Il re e il maresciallo Badoglio erano determinati a mantenere una dittatura militare, ma al di là di questo non sapevano bene cosa fare. Da una parte volevano la pace, anche perché sapevano che senza di essa sarebbe probabilmente scoppiato un movimento insurrezionale che avrebbe coinvolto sia le truppe combattenti che i civili. Dall’altra erano paralizzati dalla paura della Germania. Il loro intento era quello di temporeggiare, ma di tempo ormai non ce n’era: i negoziati con gli Alleati procedevano lenti, mentre alla Germania si dava assicurazione che l’Italia non avrebbe tradito. Sul fronte interno molte delle prime libere manifestazioni dell’Italia post-fascista finirono tragicamente. A Bari l’esercito uccise ventitre persone e ne ferí settanta sparando sulla folla riunita in piazza Roma. A Milano furono piazzate le migragliatrici ai cancelli dell’Alfa Romo per impedire che gli operai lasciassero la fabbrica e raggiungessero i loro compagni nelle strade. A metà agosto, mentre gli operai di Milano e Torino entravano in sciopero per esigere la pace immediata e la fine dell’alleanza con la Germania, le autorità accettarono di liberare i prigionieri politici, ma nello stesso tempo replicarono con altro sangue e con una nuova ondata di arresti. Il difficile intermezzo dei «quarantacinque giorni» ebbe termine il 3 settembre 1943 con la firma dell’armistizio segreto tra l’Italia e gli Alleati. Le clausole erano molto dure: l’Italia doveva arrendersi senza condizioi, non veniva accolta tra gli Alleati e le veniva riconosciuto solo l’ambiguo status di «cobelligerante»”” (pag 8-9) [(5) Su Genova cfr. A. Gibelli, ‘Genova operaia nella Resistenza’, Genova, 1968, p. 45; su Milano il rapporto interno del Pci, non firmato, riprodotto in V. Foa, ‘Sindacati e lotte operaie’, Torino, 1975, pp. 36 sgg; su Roma la relazione dell’informatore di polizia il 30 luglio 1943 citata da S. Colarizi, ‘La seconda guerra mondiale e la Repubblica’, Torino, 1984, pp. 191-92] [La seconda guerra mondiale e la Repubblica, di Simona Colarizi (Autore) TEA, 1996 12,76 € -5% 13,43 €, Simona Colarizi, Editore: TEA, Collana: Storia d’Italia, Anno edizione: 1996, Formato: Tascabile, Pagine: 813 p., ill.] (si trova anche nel vol. 23 della ‘Storia d’Italia Utet] Paul Ginsborg, nato nel 1945, è ‘Fellow’ del Churchill College di Cambridge, nella cui università è docente presso la Facoltà di Scienze Sociali e Politiche. In Italia ha avuto incarichi di insegnamento nelle università di Torino e Siena. È sutore di ‘Daniele Manin e la rivoluzione veneziana del 1848-49’ (Feltrinelli 1978) e di vari studi di storia itailana contemporanea.”,”ITAP-009-FSD”
“GINSBORG Paul”,”Storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi. II. «miracolo economico» agli anni ’80.”,”Paul Ginsborg, nato nel 1945, è ‘Fellow’ del Churchill College di Cambridge, nella cui università è docente presso la Facoltà di Scienze Sociali e Politiche. In Italia ha avuto incarichi di insegnamento nelle università di Torino e Siena. È sutore di ‘Daniele Manin e la rivoluzione veneziana del 1848-49’ (Feltrinelli 1978) e di vari studi di storia itailana contemporanea.”,”ITAP-010-FSD”
“GINSBORG Paul”,”Storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi. Società e politica, 1943-1988.”,”Paul Ginsborg, nato nel 1945, è ‘Fellow’ del Churchill College di Cambridge, nella cui università è docente presso la Facoltà di Scienze Sociali e Politiche. In Italia ha avuto incarichi di insegnamento nelle università di Torino e Siena. È sutore di ‘Daniele Manin e la rivoluzione veneziana del 1848-49’ (Feltrinelli 1978) e di vari studi di storia itailana contemporanea.”,”ITAP-012-FSD”
“GINZBERG Eli”,”A World Without Work. The Story of the Welsh Miners.”,”Eli GINZBERG (1911-) è A. Barton Hepburn Professor Emeritus of Economics e Direttore dell’ Eisenhower Center for the Conservation of Human Resourses alla Columbia University. Questo libro è stato scritto prima della 2° guerra mondiale”,”MUKx-090″
“GINZBERG Siegmund / ZANCA Aldo / TISO Aida”,”Filosofia e politica in “”Materialismo ed empiriocriticismo”” (Ginzberg) / Parlamento borghese e rivoluzione socialista in Lenin (Zanca) / Rileggendo Lenin: l’emancipazione della donna (Tiso).”,”Marx metodo realtà-pensiero (pag 100-101) “”Se nell”Ideologia tedesca’ la critica di Marx si rivolge principalmente alle “”forme illusorie”” della coscienza umana, alle “”frasi”” dei giovani hegeliani che “”non combattono il mondo realmente esistente quanto combattono le frasi di questo mondo”” (29) e ne deduce che “”la morale, la religione, la metafisica e ogni altra forma di coscienza che ad esse corrispondono, non conservano oltre la parvenza dell’autonomia”” in quanto esse “”non hanno storia, non hanno sviluppo”” autonomo, “”ma sono gli uomini che sviluppano la loro produzione e le loro relazioni materiali”” e su questa base sviluppano “”la ‘loro’ coscienza”” (30), negli scritti successivi (nei manoscritti preparatori del ‘Capitale’ e della ‘Storia delle teorie sul plusvalore’) l’ideologia stessa viene presa in considerazione come realtà che si sviluppa e ci si sofferma su di essa in quanto ‘riflesso, documento’ di fasi determinate della ‘storia’ della realtà sociale complessiva. La ‘critica dell’economia politica’, pur esponendo le categorie economiche in un ordine ‘logico’, inverso alla loro relazione ‘naturale’, corrispondente alla successione dello sviluppo ‘storico’, si fonda su un’analisi (critica) delle teorie economiche. “”In realtà, io, in privato, ho cominciato a scrivere il Capitale proprio nell’ordine inverso (iniziando con la terza parte di carattere storico) rispetto a quello in cui viene presentato al pubblico”” (31). Ben lungi dal ‘respingere’ l’economia politica borghese in seguito ad una “”rottura epistemologica”” con essa, Marx, dopo aver individuato differenti livelli nell’ambito di questa (ad es. economia “”classica”” ed economia “”volgare””) procede all’individuazione dei legami tra teoria economica e oggettiva ‘realtà’ economico-sociale, e quindi delle corrispondenze reali delle illusioni, interpretazioni feticizzanti e contraddizioni che si manifestano nel pensiero. Certo, osserva Marx, “”è più facile trovare mediante l’analisi il nocciolo terreno delle nebulose religiose [ideologiche, ecc.] che, viceversa, ‘dedurre’ dai rapporti reali di vita, che di volta in volta si presentano, le loro forme incielate””. Procedere insomma direttamente dall’indagine della “”cosa in sé””, individuare il ruolo che ‘nella realtà’ ha il pensiero, piuttosto che ciò che ‘nel pensiero’ si richiama alla realtà. “”Quest’ultimo è l’unico metodo materialistico e quindi scientifico, I difetti del materialismo astrattamente modellato sulle scienza naturali, che esclude il ‘processo storico’, si vedono già nelle concezioni astratte ed ideologiche dei suoi portavoce appena si arrischiano al di là della loro specialità”” (32).”” [Siegmund Ginzberg, Filosofia e politica in “”Materialismo ed empiriocriticismo””, Critica marxista, Roma, anno 8 n° 4, luglio-agosto 1970] (pag 100-101) [(29) K. Marx, F. Engels, ‘L’ideologia tedesca, trad. ital. di F. Codino, Roma, 1958, p. 16; (30) Ivi, p. 23; (31) K. Marx F. Engels, Briefe über “”Das Kapital””, Berlin, 1954, p. 134 (trad. it. in ‘Lettere sul Capitale’, Roma, 1969, p. 43, lettera di Marx a S. Schott, 3 nov. 1877; (32) K. Marx, Il Capitale, trad. it.. di D. Cantimori, Roma, 1964, pp. 414-15, nota] (pag 100-101) Sul processo del pensare “”[…] nella lettera a Kugelmann dell’11 luglio 1868, si trova il passo seguente: “”E’ vero d’altra parte che la ‘storia della teoria’ comprova, come giustamente lei ha supposto, che la concezione del rapporto di valore era ‘sempre la medesima’, più o meno chiara, più guarnita di illusioni, o scientificamente più definita. Siccome il processo stesso del pensare nasce dalle condizioni ed è esso stesso ‘un processo della natura’, il pensare veramente intelligente può essere soltanto sempre lo stesso, e si può distinguere solo gradualmente, secondo la maturità dello sviluppo e dunque anche dell’organo con cui pensa. Tutto il resto sono ciancie (28)”” [Siegmund Ginzberg, Filosofia e politica in “”Materialismo ed empiriocriticismo””, Critica marxista, Roma, anno 8 n° 4, luglio-agosto 1970] [(28) K. Marx, Lettere a Kugelmann, trad. ital. di C. Julg, Roma, 1950, p., 79]”,”LENS-239″
“GINZBERG Siegmund”,”Imperialismo e capitalismo: il metodo di Lenin nei quaderni.”,”””Uno sguardo ai ‘Quaderni filosofici’ può apportare qualche chiarimento sul metodo di Lenin e sul suo richiamarsi a quello di Marx. Annotando la ‘Scienza della logica’ di Hegel sul rapporto legge / fenomeno, Lenin osserva, da una parte, la correlazione “”fenomeno = interezza, totalità”” “”legge = parte”” (8) aggiungendo che “”il fenomeno”” è più ricco della legge””, dall’altra, successivamente, che “”Il pensiero, salendo dal concreto all’astratto, non si allontana – quando sia ‘corretto’ (NB) (…) – ‘dalla’ verità, ma si avvicina ad essa. L’astrazione della ‘materia’, della ‘legge’ di natura, l’astrazione del ‘valore’, ecc., in breve, tutte le astrazioni scientifiche (corrette, serie, non assurde) rispecchiano la natura in modo più profondo, fedele e ‘compiuto'”” (Qf. p. 157). Se la legge è più “”profonda”” e il fenomeno è “”più ricco””, la realtà però è unità di questi due momenti “”‘e’ concreta ‘e’ astratta, ‘e’ fenomeno ‘e’ essenza, ‘e’ momento ‘e’ rapporto’ (p. 193). Nel commentare Hegel sul “”problema dell’essenza versus il fenomeno”” Lenin ha presente il ‘Capitale’ e il problema del rapporto tra “”prezzo e valore”” e tra “”salario e prezzo della forza lavoro”” (Qf. p. 342). Probabilmente egli ha qui in mente il capitolo XVII del ‘Capitale’ in cui Marx affronta la “”Trasformazione in salario del valore e rispettivamente del prezzo della forza-lavoro””. Qui nella metamorfosi in ‘forma fenomenica’ di ‘salario’ (valore e prezzo del ‘lavoro’ stesso) del ‘rapporto sostanziale’ che in essa si manifesta (valore e prezzo della ‘forza-lavoro’) Marx individua il fondamento di tutte le mistificazioni del modo di produzione capitalistico. Ma i due termini (forme fenomeniche e rapporti sostanziali) non stanno affatto in una relazione del tipo di quella che intercorre tra ‘vero’ e ‘falso’. Anche le apparenze, le forme fenomeniche hanno radici reali: “”(…) queste espressioni immaginarie derivano dagli stessi rapporti di produzione. Sono categorie di ‘forme fenomeniche’ di ‘rapporti’ sostanziali”” (9). Per queste forme “”vale quel che vale per ‘tutte le forme fenomeniche’ e per il loro sfondo nascosto. Le forme fenomeniche si riproducono con immediata spontaneità, come ‘forme’ correnti ‘del pensiero’, il rapporto sostanziale deve essere ‘scoperto’ dalla scienza”” (10). Ma una volta svelato l’arcano di questa forma fenomenica, Marx passa a considerare “”il movimento reale del salario””. Ed è sostanzialmente sull’incomprensione del carattere ‘dialettico’ del rapporto tra essenza e fenomeno, astratto e concreto, logico e storico che si fonda – notiamo tra parentesi, anche se non intendiamo affrontare qui il tema – tutta la polemica che da Böhm-Bawerck ad oggi si è soffermata sulla “”contraddizione”” tra I e III libro del ‘Capitale a proposito della trasformazione dei ‘valori’ in ‘prezzi’ di produzione.”” (pag 243-244-245) [Siegmund Ginzberg, Imperialismo e capitalismo: il metodo di Lenin nei quaderni] [(in) Critica marxista, Roma, anno 9 n° 5-6 settembre-dicembre 1971] [(8) Lenin, Quaderni filosofici, a cura di Ignazio Ambrogio, in Opere, v. 38, p. 143 (Qf); (9) K. Marx, ‘Il Capitale’, trad. it. R Panzieri, Roma, Editori Riuniti, 1970, Libro I, v. I, p. 587; (10) Ivi, p. 592]”,”LENS-240″
“GINZBERG Siegmund”,”Il marxismo nel mondo. Il Lenin di Lukacs – Il pensiero di Lenin – Leninismo e rivoluzione socialista.”,”Il ‘Lenin’ di Lukacs è del 1924, e le “”scomuniche”” di Deborin sulla Pravda e di Rudas sono di alcuni mesi successive (pag 223). Scritto “”di transizione”” e come osserva Lukacs “”puro prodotto degli anni ’20″”.”,”LENS-002-FB”
“GINZBURG Andrea a cura; scritti di Piercy RAVENSTONE Thomas HODGSKIN William THOMPSON John GRAY John Francis BRAY”,”I socialisti ricardiani.”,”Dall’introduzione di Andrea Ginszburg: “”A partire dal momento in cui iniziò a svilupparsi in Inghilterra un movimento socialista ispirato al marxismo che mostrava – rilevano i Webb, prendendone le distanze, “”accanto a idee moderne””, “”una spiccata recrudescenza dei progetti caratteristici dell’owenismo rivoluzionario del 1833-34″” (11) ivi compresa la rivendicazione del diritto dei lavoratori all’intero prodotto del lavoro – il contrasto tra due concezioni che si definiscono entrambe “”socialiste”” diventa sempre di più anche contrapposizione di due indirizzi teorici che si collegano l’uno a Ricardo (e a Marx) e l’altro a Jevons (12). Inoltre, a partire da quel momento, come ha osservato Hobsbawm (13) il dibattito su Marx (con la rilevante eccezione di un noto e influente articolo di Wicksteed (14)) si carica di “”isterica ansietà””: si cerca “”di screditarne e di rifiutarne l’opera prima ancora di comprenderla””. La “”riscoperta”” di W. Thompson e degli altri autori operata da Foxwell – amico e seguace di Jevons ma anche esponente di quel “”frammento”” inglese della scuola storica tedesca che fa capo a William Ashley – avviene sotto il segno di queste contrapposizioni. Presentando a un pubblico inglese l’opera di A. Menger, Foxwell intende mostrare – riproponendo una polemica già presente in Germania (15) – che Marx non solo non ha apportato contributi originali, ma ha saccheggiato, senza citarle, le opere dei “”socialisti”” inglesi (16). Affermando che “”fu Ricardo, e non Owen, a fornire la reale, effettiva ispirazione al socialismo inglese”” (introduzione, cit., p. LXXXIII), egli non esprime solo un’opinione, che verrà da qualcuno contestata (17), circa il rapporto fra il pensiero di Ricardo e le opere di queli autori”” (pag XIV-XV) [dall’introduzione di Andrea Ginszburg] [Andrea Ginzburg a cura; scritti di Piercy Ravenstone, Thomas Hodgskin, William Thompson, John Gray, John Francis Bray, I socialisti ricardiani, Isedi, Milano, 1976] [(11) S. e B. Webb, Storia delle Unioni operaie in Inghilterra, Utet, Torino, 1913; p. 353; (12) La contrapposizione della “”nuova”” teoria marginalista a quella ricardiana è netta in Jevons e nei jevoniani (come Cannan), mentre è assai più sfumata o inesistente in Marshall (…); (13) Cfr. “”Dr Marx and the Victorian Critics””, cit., p. 245; (14) “”Das Kapital: a criticism”” apparso sul periodico socialista ‘To-day’, ottobre 1884, ripubblicato insieme al commento di G.B. Shaw e alla replica di Wicksteed in ‘The common sense of political economy and selected papers and reviews’, a cura di L. Robbins, London, 1933, vol. II, pp: 705-33); (15) Si vedano, per echi di questa polemica, la prefazione al II libro del ‘Capitale’ di F. Engels (1893), la prefazione di Engels alla 1° ed. tedesca di ‘Miseria della filosofia’ (1894) e l’introduzione di Kautsky al vol. III della ‘Storia delle teorie economiche’ (1910); (16) Foxwell giunge a inserire in appendice all’opera di Menger la prefazione di Marx a ‘Per la critica dell’economia politica’. Egli intende dimostrare (cfr. p. CIII) che essa, a differenza “”dell’attacco di Marx a Proudhon di dodici anni prima”” (in ‘Miseria della filosofia’), non contiene alcun riferimento alla “”scuola socialista inglese”” (…); (17) Cfr. per esempio M. Blaug, ‘Ricardian economics’, Yale Univ. Press, New Haven, 1958, p. 148 (…)]”,”SOCx-023-FF”
“GINZBURG Carlo”,”Il formaggio e i vermi. Il cosmo di un mugnaio del ‘500.”,”in apertura: dedica manoscritta di Carlo Ginzburg a Jacques Le Goff. (Parigi, 10.5.1978) Carlo Ginzburg, nato a Torino enl 1939, ha insegnato a Bologna. Ha pubblicato tra l’altro vari saggi su folklore, magia, religione (v. Storia d’Italia Einaudi) e ‘Il nicodemismo. Simulazione e dissimulazione religiosa nell’Europa del ‘500’, 1970.”,”STOS-031-FSD”
“GIOANOLA Elio”,”Il decadentismo.”,”””Sostanzialmente l’ Ermetismo è la cosciente e decisa accettazione da parte della cultura letteraria italiana delle fondamentali scoperte della poesia decadente, francese e anglosassone (notevole è infatti l’ influenza di Eliot). Ungaretti e soprattutto Montale hanno operato, dopo la preparazione dei crepuscolari, dei futuristi e dei primi lirici nuovi come Campana, Rebora, Sbarbaro, una decisa annessione alla nostra lirica dell’ idea di “”poesia pura””, al di là ormai di ogni polemica e di ogni compromesso con le forme stilistiche tradizionali, in una dimensione ormai apertamente europea”” (pag 126)”,”VARx-081″
“GIOBERTI Vincenzo”,”Del rinnovamento civile d’ Italia. Pagine scelte con introduzione e note di Giuseppe Saitta.”,””Il rinnovamento civile d’Italia’ del Gioberti è stato chiamato l’ errata-corrige del ‘Primato’ mentre non è che la continuazione logica che sbocca in una sistemazione originale e profonda della politica italiana’ (dall’ introduzione di G. SAITTA).”,”ITAB-072″
“GIOBERTI Vincenzo, a cura di Enzo BONAVENTURA”,”Introduzione allo studio della filosofia. Pagine scelte.”,”””Lo spirito umano, fin dal primo esercizio delle sue forze, qual essere pensante, conobbe l’ Idea, come principio di cognizione, apprendendola con un intuito immediato, che è l’ effetto di essa Idea, come principio creativo””. (pag 71) Critica di Lutero e Cartesio. “”Cartesio diede lo sfratto a ogni tradizione religiosa e scientifica: si fece scettico a fine di credere: negò l’ Idea, e si accinse a rifarla coll’ opera del senso interiore. Questo spensierato ardimento partorì il psicologismo e il sensismo, come due gemelli ad un corpo; dai quali, poco stante, uscirono il materialismo, il fatalismo, l’ immoralismo, l’ ateismo, l’ idealismo, il panteismo, lo scetticismo, e gli altri mostri o ludibrii della filosofia moderna, che misero in fondo la scienza, riducendola alla nullità presente. La filosofia è morta, o per dir meglio, la vera filosofia non vive più altrove, che nella religione.”” (pag 72-73)”,”FILx-356″
“GIOBERTI Vincenzo”,”Del rinnovamento civile d’ Italia. Pagine scelte con introduzione e note di Giuseppe Saitta.”,”Esortazione ai giovani. “”Ma come ristorar le lettere, le speculazioni e la scienza civile, senza buoni e profittevoli studi? E come lo studio può esser buono, se non è faticoso? Come può essere di profitto, se versa tutto nei giornali e nei tritumi? Se i buoni libri si trascurano o si leggono sbadatamente? Se non son fecondati dal lavoro interno di chi legge e affinati nel crogiuolo dell’ esame, della meditazione e della critica? Lasciate gli studi leggieri e le letture frivole ai damerini e alle donzelle. Addestratevi alla ginnastica dell’ intelletto, come a quella dell’animo e della membra. Sprezzate gli acquisti facili: amate e proseguite il difficile in ogni cosa; perché arduo e travaglioso in ogni genere è l’ apparecchio e il compito della creazione””. (pag 246)”,”TEOP-322″
“GIOIA Melchiorre, a cura di Attilio LO-MONACO APRILE”,”Vicende della lotteria sociale. La bilancia delle ricompense.”,”Questione morale. Dopo la battaglia e la sconfitta di Canne il senato romano rese grandi onori a Varrone, non tanto perché meritasse tanta ricompensa ma per rianimare il coraggio nei cittadini abbattuti. (pag 48) pag 50 “”Atene. Le persone, i cui costumi erano riprensibili, non potevano, parlare in pubblico sugli affari dello stato. Il padre che non aveva fatto imparare un mestiere a suo figlio, non aveva diritto, come si disse, d’essere da esso mantenuto nella sua vecchiezza””. (pag 73)”,”STAx-185″
“GIOJA Melchiorre [GIOIA]”,”Elementi di filosofia ad uso delle scuole esposti da Melchiorre Gioja, autore del ‘Trattato del merito e delle ricompense’. Tomo Primo.”,”””Bonnet diceva: ‘Cherchons le fait: voyons ce qui en résulte: voilà notre philosophie’ (Oeuvres, tom. XVII)”” Biografia. “”Di tutte le maniere per eludere, la più decisiva per la cattiva fede consiste nel rappresentare l’argomento del suo avversario sotto un falso punto di vista, fargli dire ciò che non disse, e fingere di rispondergli travestendo la sua opinione”” (pag 256) Melchiorre Gioia (Piacenza, 20 settembre 1767 – Milano, 2 gennaio 1829) è stato un economista, politico e intellettuale italiano. Indice 1 Biografia 2 Il “”Nuovo Galateo”” 3 Le critiche di Antonio Rosmini 4 Note 5 Bibliografia 6 Altri progetti 7 Voci correlate 8 Collegamenti esterni Biografia [modifica] Dopo gli studi nel Collegio Alberoni veste l’abito talare, mantenendo tuttavia un orientamento di pensiero tutt’altro che ortodosso tanto in filosofia, per l’influenza dell’utilitarismo di Jeremy Bentham, dell’empirismo di John Locke e del sensismo di Étienne Bonnot de Condillac, quanto in teologia per l’influenza del pensiero di Giansenio. Il suo interesse si rivolge ben presto anche alle questioni politiche: nel 1796 vince il concorso bandito dalla Società di Pubblica Istruzione di Milano sul tema “”Quale dei governi liberi meglio convenga alla felicità d’Italia””, con una dissertazione in cui sostiene la tesi di un’Italia libera, repubblicana, retta da istituzioni democratiche, indivisibile per i suoi vincoli geografici, linguistici, storici e culturali. La notizia del premio ricevuto gli giunge però in carcere: nel frattempo Gioia è stato infatti arrestato per aver celebrato a scopo di lucro più di una messa al giorno, anche se sono in realtà le sue idee politiche giacobine a renderlo inviso all’autorità. Gioia viene scarcerato nello stesso anno 1797 grazie alle pressioni di Napoleone Bonaparte, e ripara a Milano. Il Trattato di Campoformio, con la cessione di Venezia all’Austria da parte della Francia in cambio del riconoscimento austriaco della Repubblica Cisalpina, lo spinge però ben presto a diventare oppositore della Francia stessa. Dopo aver rinunciato al sacerdozio, si impegna nella professione giornalistica fondando diverse testate, (“”Il Monitore Italiano”” con Ugo Foscolo, “”Il Censore””, “”La Gazzetta nazionale della Cisalpina””, “”Il Giornale filosofico politico””), stroncate una dopo l’altra dalla rigida censura austriaca per le posizioni sempre più apertamente patriottiche che Gioia stesso ed i suoi collaboratori vi sostengono. È dalle colonne del “”Giornale Filosofico Politico”” che nel 1799 scrive una lettera aperta al duca Ferdinando d’Asburgo Este, in cui denuncia i danni patiti in carcere nel 1796; nello stesso anno però Napoleone Bonaparte viene sconfitto dalle truppe austriache nella Battaglia di Novi Ligure e Melchiorre Gioia viene arrestato nuovamente dagli austriaci, per essere scarcerato quattordici mesi dopo, in seguito alla vittoria francese nella Battaglia di Marengo. Nel 1801 Gioia viene nominato storiografo della Repubblica Cisalpina: l’anno successivo pubblica il trattato “”Sul commercio de’ commestibili e caro prezzo del vitto”” , ispirato dai tumulti per il rincaro del pane, e “”Il Nuovo Galateo””. Nel 1803 viene rimosso dalla carica per le polemiche seguite alla pubblicazione e alla difesa del suo trattato “”Teoria civile e penale del divorzio, ossia necessità, cause, nuova maniera d’organizzarla””. L’apprezzamento per i suoi solidi e realistici studi di economia e di statistica, ai quali sono prevalentemente rivolti il suo interesse e la sua attività, gli valgono però la nomina alla direzione dell’ufficio di statistica: in questa veste inizia una febbrile attività fatta di studi corredati da tabelle, quadri sinottici, raffronti demografici, causa di nuove ed accese polemiche e della rimozione dall’incarico. Crollato il dominio napoleonico nel 1814, negli anni della Restaurazione Gioia produce le sue opere maggiori: il “”Nuovo prospetto delle scienze economiche”” (1815 – 1819), il trattato “”Del Merito e delle Ricompense”” (1818 – 1819), “”Sulle manifatture nazionali”” (1819), “”L’ideologia”” (1822): gli ultimi tre libri vengono messi all’indice e il suo fecondo lavoro è interrotto da un nuovo arresto, dal dicembre 1820 al luglio 1821, con Pietro Maroncelli e Silvio Pellico, per aver cospirato contro l’Austria partecipando alla setta carbonara dei “”Federati””. Dopo quest’ultima peripezia, nonostante i sospetti da parte del governo austriaco, Gioia ha finalmente davanti a sé qualche anno di serenità e compone la sua ultima opera, “”La filosofia della statistica”” (1826). Muore a Milano nel 1829. Il “”Nuovo Galateo”” [modifica] Testo fondamentale nella storia dei Galatei, il “”Nuovo Galateo”” di Gioia fu scritto per contribuire alla civilizzazione del popolo della Repubblica Cisalpina.Il testo conosce ben tre edizioni. La prima del 1802 si sofferma in particolar modo sulla definizione laica di “”pulitezza”” intesa come ramo della civilizzazione, arte di modellare la persona e le azioni, i sentimenti, i discorsi in modo da rendere gli altri contenti di noi e di loro stessi. È divisa in tre parti: “”Pulitezza dell’uomo privato””, “”Pulitezza dell’uomo cittadino””, “”Pulitezza dell’uomo di mondo””. Nella seconda edizione del 1820, Gioia ridimensiona il concetto di “”pulitezza”” come l’arte di modellare la persona, le azioni, i sentimenti, i discorsi in modo da procurarsi l’altrui stima ed affezione. La vecchia ripartizione fu sostituita da: “”Pulitezza Generale””, “”Pulitezza Particolare””, “”Pulitezza Speciale””. La terza edizione risale al 1822 dove Gioia, a differenza dell’edizioni precedenti, enfatizza l’importanza del concetto di ragione sociale, considerato dall’autore il fondamento etico del galateo che avrebbe portato felicità e pace sociale mediante le buone maniere. Le critiche di Antonio Rosmini [modifica] La pretesa di Melchiorre Gioia di proporre un nuovo codice morale, fondato su principi palesemente opportunistici, e la disinvoltura con cui Gioia richiedeva, abitualmente, sussidi e regali dai titolari del potere politico per elogiarne, nelle proprie pubblicazioni periodiche, le benemerenze, indussero il più severo censore dei costumi italiani del suo tempo, l’abate Antonio Rosmini, a dichiararlo pubblicamente un “”ciarlatano””. [1] Note [modifica] ^ Antonio Saltini, Maria Teresa Salomoni, Stefano Rossi, Via Emilia. Percorsi inusuali fra i comuni dell’antica strada consolare , Il Sole 24 ore – Edagricole, Bologna 2003, pag. 224 Bibliografia [modifica] Piero Barucci, Il pensiero economico di Melchiorre Gioia, Milano, Giuffre, 1965 (Biblioteca della rivista Economia e storia; 15) Manlio Paganella, Alle origini dell’unità d’Italia: il progetto politico-costituzionale di Melchiorre Gioia, Milano, Ares, 1999 (Faretra; 25) Luisa Tasca, “”Galatei. Buone maniere e cultura borghese nell’Italia dell’Ottocento””,Firenze, Le Lettere, 2004 (Wikip)”,”FILx-435″
“GIOLITTI Giovanni”,”Memorie della mia vita. Con uno studio di Olindo Malagodi.”,”[La guerra europea. ‘Io avevo invece la convinzione che la guerra sarebbe stata lunghissima, e tale convinzione manifestavo liberamente a tutti i colleghi della Camera coi quali ebbi occasione di discorrerne. A chi mi parlava di una guerra di tre mesi rispondevo che sarebbe durata almeno tre anni, perché si trattava di debellare i due Imperi militarmente più organizzati del mondo, che da oltre quarant’anni si preparavano alla guerra; i quali, avendo una popolazione di oltre centoventi milioni potevano mettere sotto le armi sino a venti milioni di uomini; che l’esercito dell’Inghilterra, di nuova formazione, sarebbe stato in piena efficienza, come dichiarava lo stesso governo inglese, solamente nel 1917; che il nostro fronte, sia verso il Carso, sia verso il Trentino, presentava difficoltà formidabili. Osservavo d’altra parte che atteso l’enorme interesse dell’Austria di evitare la guerra con l’Italia, e la piccola parte che rappresentavano gli italiani irredenti in un Impero di cinquantadue milioni di popolazione, si avevano le maggiori probabilità che trattative bene condotte finissero per portare all’accordo. Di più consideravo che l’Impero Austro-ungarico, per le rivalità fra l’Austria ed Ungheria, e soprattutto perché minato dalla ribellione delle nazionalità oppresse, slavi del sud e del nord, polacchi, czechi, sloveni, rumeni, croati ed italiani, che ne formavano la maggioranza, era fatalmente destinato a dissolversi, nel qual caso la parte italiana si sarebbe pacificamente unita all’Italia. Inoltre, ricordando le peripezie della Russia durante la guerra col Giappone, e la violenta rivoluzione scoppiata dopo quella guerra, a me pareva dubbio che ad una guerra di molti anni quell’Impero potesse resistere. All’intervento degli Stati Uniti di America, che fu poi la vera determinante di una più rapida vittoria, allora nessuno pensava, né poteva pensare. Ciò che era facile prevedere erano gli immani sacrifici d’uomini che avrebbe imposti la guerra per la terribile sua violenza, dati i nuovi, potenti e micidiali mezzi di offesa e di difesa che la scienza e la tecnica moderna avevano inventati e che allora erano già messi in opera sul fronte francese e sul fronte russo; come era facile prevedere che un conflitto così tremendo avrebbe segnata la totale rovina di quei paesi ai quali non avesse arriso una completa vittoria. Oltre a ciò una guerra lunga avrebbe richiesto colossali sacrifizi finanziari, specialmente gravi e rovinosi per un paese come il nostro, ancora scarso di capitali, con molti bisogni e con imposte ad altissima pressione. Consideravo ancora che la guerra assumeva già allora il carattere di lotta per la egemonia del mondo, fra le due maggiori Potenze belligeranti, mentre era interesse dell’Italia l’equilibrio europeo, a mantenere il quale essa poteva concorrere solamente serbando intatte le sue forze’ (pag 522-523, II volume)]”,”ITAA-028″
“GIOLITTI Antonio a cura, testi di DIMITROV GOMULKA KARDELJ KRUSCIOV LENIN MALENKOV MANUILSKI NAGY STALIN THOREZ TITO TOGLIATTI TROTSKY ZDANOV”,”Il comunismo in Europa. Da Stalin a Krusciov.”,”Testi di DIMITROV GOMULKA KARDELJ KRUSCIOV LENIN MALENKOV MANUILSKI NAGY STALIN THOREZ TITO TOGLIATTI TROTSKY ZDANOV”,”RUST-070″
“GIOLITTI Antonio”,”Riforme e rivoluzione.”,”””Non bisogna però parlare mai, almeno pubblicamente, degli errori proprie e altrui, se non si pensa di ricavarne qualcosa di utile; perciò io voglio introdurre qui alcune osservazioni pertinenti”” (Goethe, Dichtung und Wahrheit, X) (in apertura) L’espediente tipico del revisionismo opportunista. La deformazione dei testi. “”S’illudeva davvero il partito socialdemocratico tedesco quando credeva di poter disinvoltamente eludere i problemi teorici e politici della conquista del potere manipolando l’introduzione di Engels a ‘Le lotte di classe in Francia’ di Marx in modo tale da far del suo autore “”un pacifico adoratore della legalità ‘quand même'””, come scriveva lo stesso Engels a Kautsky il 1° aprile 1895 protestando indignato per l’adulterata pubblicazione sul “”Vorwärts””. A sessantadue anni di distanza quei problemi sono ancora un ‘hic Rhodus’ per il movimento operaio. Non valse, allora la protesta di Engels a squalificare definitivamente quell’espediente tipico del “”revisionismo opportunista””, il quale sempre ricorre – per alterare la sostanza facendo mostra e vanto di fedeltà ai principî – alla deformazione dei testi, alla interpretazione tendenziosa, alle citazioni di comodo. Neppure la successiva pubblicazione sulla “”Neue Zeit”” ripristinò il testo integrale di Engels, al quale pertanto credette di potersi richiamare Eduard Bernstein per giustificare il suo proclamato “”revisionismo””. Ma questo aveva, appunto, almeno il merito di essere dichiarato. Ad esso perciò possiamo riferirci come a una posizione ben definita, responsabile e non evasiva, nella storia del movimento operaio marxista”” [Antonio Giolitti, Riforme e rivoluzione, 1957] (pag 7)”,”TEOC-027-FPA”
“GIOLITTI Antonio”,”Lettere a Marta. Ricordi e riflessioni.”,”””Sitôt que quelqu’un dit des affaires de l’Etat: ‘Que m’importe?’ on doit compter que l’Etat est perdu”” J.J. Rousseau, Du contrat social, libro III, cap. XV “”Il destino è la politica”” (Napoleone a Goethe, Erfurt, 2 ottobre 1809) (in apertura) “”Giolitti scrive per la nipote e per il lettore di questo libro e conduce un inatteso elogio della politica, rivendicando una dignità di questa “”professione”” spesso ridotta ad occupazione del potere (…)”” Antonio Giolitti, nato a Roma nel 1915, nipote di Giovanni Giolitti, dopo aver preso parte all’attività antifascista clandestina e alla guerra partigiana, è stato deputato per il partito comunista alla Costituente e alla Camera fino al 1957. Nel 1957 è uscito dal PCI passando poi al partito socialista, per il quale é stato deputato fino al 1977. Negli anni 1963-64 e nel 1970-74 ha partecipato ai governi di centro-sinistra come ministro del Bilancio e della Programmazione economica. Dal 1977 al 1985 ha fatto parte della Commissione delle Comunità europee. Nel 1987 è stato eletto senatore come indipendente di sinistra. La crisi del 1956. “”Non attenuava la portata delle rivelazioni di Krusciov, pur riconoscendo i limiti della sua analisi, l’articolo di Pietro Nenni su ‘Il rapporto Krusciov e la polemica sul comunismo’ pubblicato (…) su “”Mondo Operaio””: che tuttavia concludeva con una apertura e un invito riguardo alla «rivendicazione accennata dal compagno Togliatti (nell’intervista a «Nuovi Argomenti») di una sempre maggiore autonomia di giudizio dei comunisti nei confronti dell’esperienza sovietica, che è un fatto nuovo, indicativo della necessità per i comunisti di ricercare le vie di un diverso e proprio sviluppo e suscettibile di importanti sviluppi, ove non sia dettato da preoccupazioni contingenti tattiche. E’ chiaro che un comunismo sganciato da Mosca, come del resto un comunismo senza la Internazionale Comunista, non sarebbe più il comunismo degli ultimi trentasei anni quando determinò la scissione del movimento socialista tradizionale». Quell’invito doveva rimanere inascoltato. Il Pci doveva inchinarsi al richiamo all’ordine del comitato centrale del Pcus, la cui ‘Risoluzione sulle origini e le conseguenze del culto della personalità’ veniva pubblicata integralmente su «l’Unità» del 4 luglio. Vi si poteva leggere che: “”nella intervista ricca di contenuto e interessante del compagno Togliatti alla rivista «Nuovi Argomenti», accanto a molte conclusioni molto importanti e giuste, vi sono anche affermazioni sbagliate. In particolare, non si può essere d’accordo con la questione sollevata dal compagno Togliatti, se la società sovietica non sia giunta a certe forme di degenerazione. Non vi è nessun fondamento per sollevare tale questione””. Seguiva un lungo capitolo sotto il titolo ‘E’ falso che il culto della personalità di Stalin sia stato generato dallo stesso sistema sovietico. I soviet come nuova forma democratica del potere statale’. Ma pochi giorni prima a Poznan gli operai erano insorti contro quel potere statale e la polizia comunista aveva sparato e ucciso. Togliatti esprimeva il suo giudizio con un articolo su «l’Unità» del 3 luglio intitolato ‘La presenza del nemico’, nel quale impartiva questo ammonimento: «Il nemico esiste. E’ forte, attivo, è senza pietà. E’ tuttora potente fuori del nostro campo e non manca di forze e di punto di appoggio nel nostro campo stesso. I fatti accaduti a Poznan ce lo ricordano con particolare energia». Il segretario generale del Partito comunista polacco Gomulka, reagisce e «l’Unità» del 21 ottobre deve pubblicare questa dichiarazione: «Gli operai di Poznan non hanno protestato contro il potere popolare, contro il socialismo, quando sono usciti nelle strade: essi hanno protestato contro il male che si è esteso largamente nel nostro regime sociale e che ha colpito dolorosamente anche loro, contro le deformazioni dei principi fondamentali del socialismo, che è la loro idea. Una grande ingenuità politica sarebbe il tentativo di presentare la tragedia di Poznan come opera di agenti imperialisti e di provocatori». Tre giorni dopo lo stesso giornale doveva uscire con un titolo a tutta pagina: ‘Scontri nelle vie di Budapest provocati da gruppi armati di controrivoluzionari’; e il giorno successivo: ‘Le bande controrivoluzionarie vengono costrette alla resa dopo i loro sanguinosi attacchi contro il potere socialista’; cui faceva ‘pendant’ il titolo dell’editoriale: ‘Da una parte della barricata a difesa del socialismo’ (direttore del giornale era allora Pietro Ingrao). Mi collocai subito dall’altra parte della barricata. Però quando si trattò di presidiare una notte il palazzo di via Botteghe Oscure contro la minaccia di un’aggressione di fascisti feci anch’io volontariamente un turno di guardia sulla terrazza. Eravamo armati di mattoni e pietre (neppure olio bollente!) da gettare in strada sulla testa di eventuali aggressori”” (pag 96-97)”,”ITAC-152″
“GIOLITTI Antonio; COLLETTI Lucio”,”Sul rapporto tra economia e politica: un inizio di discussione. ‘Le basi scientifiche della politica economica’ (Giolitti); ‘Il concetto di lavoro in Marx’ (Colletti).”,”””(…) [C]he ogni prodotto, ogni «bene economico» sia «risultato del lavoro umano» nella sua applicazione alla natura, questo è vero per ‘ogni’ società. Filare cotone o mietere grano comporta un’erogazione di forza lavorativa umana sotto tutti i cieli e in ogni tempo: costa dispendio di energia sia a Cincinnato che al servo della gleba o al colcosiano. «Il lavoro fonte di ogni ricchezza di ogni civiltà» è una «frase, – dice Marx, – che si trova in tutti i sillabari, e in tanto è giusta in quanto è sottinteso che il lavoro si esplica con i mezzi e con gli oggetti che si convengono» (1). Come avverte il ‘Capitale’, «il lavoro come formatore dei valori d’uso, come ‘lavoro utile’, è una condizione d’esistenza dell’uomo indipendente da tutte le forme della società, è una necessità eterna della natura che ha la funzione di mediare il ricambio organico fra uomo e natura, cioè la vita degli uomini» (I, I, p. 55). Di esso quindi è superfluo occuparsi (anche se ne trattano Rodbertus, Wagner e molti economisti «volgari»), per i semplice fatto che questo lavoro, il lavoro «in generale», qui non è altro che l’elemento comune a ‘ogni’ lavoro concreto in quanto esso sia «dispendio di forza lavoro umana in forma specifica e definita dal suo scopo», in quanto cioè esso abbia la qualità di lavoro concreto utile che produce ‘valori d’uso’. Esso ci dà l’elemento generale che accomuna tra loro attività così disparate come: respirare, lavare, filare, arare, seminare e persino amare, nella misura, almeno, in cui questa attività si spinga a tanto da implicare un’erogazione di energia. Ma, se le cose stanno veramente a questo modo, quand’è allora che ‘il’ lavoro, il lavoro «in generale», come dispendio di forza-lavoro umana, diviene ‘scientificamente’ interessante? Lo diviene, solo ed ‘esclusivamente’, in una società in cui le cose siano regolate in modo tale che la stragrande maggioranza dei lavori ‘utili’, cioè il dispendio ‘concreto’ di forza-lavoro, avvenga ‘non’ al ‘fine’ di produrre stivali, spilli, tela, grano ecc., ossia valori d’uso, ma per produrre valori d’uso come ‘mezzo’ di esistenza del ‘valore’; in cui, cioè, il prodotto del lavoro sia solo strumento perché in esso si ‘fissi’ o si ‘assorba’ la forza-lavoro, erogata poco importa in occasione di che. In questo caso, l’astrazione «lavoro», il lavoro «in generale», ossia il non tener conto della forma ‘concreta’ del lavoro (cioè se esso sia arare o filare) non è più una parola o una vuota astrazione ma è un’astrazione scientifica o determinata, ossia – come dice Marx – ‘praktisch wahr’, proprio perché costituisce l’unico modo di tener conto della differenza specifica, cioè del carattere reale che ha il lavoro in questa società (2). Essa cioè corrisponde (entspricht) a ‘un’ regime sociale in cui i modi concreti del lavoro sono indifferenti, non cioè fine ma mezzo; e precisamente: i lavori concreti ‘mezzi per erogare’ forza-lavoro, i prodotti dei lavori concreti ‘mezzi per assorbire’ o fissare quest’energia spesa. Qui «l’astrazione del lavoro in generale non è soltanto – dice Marx – il risultato mentale di una concreta totalità di lavori», cioè il frutto di una generalizzazione, perché, in questo caso, «l’indifferenza verso un lavoro determinato corrisponde a una forma di società in cui gli individui passano con facilità da un lavoro ad un’altro e in cui il genere determinato del lavoro è per essi fortuito e quindi indifferente. Il lavoro qui è divenuto non solo nella categoria, ma anche nella realtà, il mezzo per creare in generale la ricchezza, ed esso ha cessato di concrescere con l’individuo come sua destinazione particolare. Un tale stato di cose – egli continua – è sviluppato al massimo nella forma d’esistenza più moderna delle società borghesi, gli Stati Uniti. Qui, dunque, l’astrazione della categoria “”lavoro””, il “”lavoro in generale””, il lavoro ‘sans phrase’, che è il punto di partenza dell’economia moderna diviene ‘per la prima volta’ praticamente (cioè scientificamente) vera» (3)”” (pag 25-26) [Marx, ‘Critica del programma di Gotha’, in ‘Il partito e l’Internazionale’, Roma, 1948, p. 225; (2) Sweezy, ‘La teoria dello sviluppo capitalistico’, Torino, 1951, p. 54, osserva che il lavoro astratto qui «non è un’astrazione arbitraria, perché è piuttosto, come giustamente osserva Lukács, un’astrazione che appartiene all’essenza del capitalismo». Marx, ‘Capitale’, I, I, Roma, 1951, p. 81: «…entro questo mondo il carattere generalmente umano del lavoro costituisce il suo carattere specificamente sociale»; (3) Marx, ‘Introduzione alla critica dell’economia politica’, Roma, 1954, p. 44] [Lucio Colletti, ‘Il concetto di lavoro in Marx’, Passato e Presente, Roma, n. 1, gennaio-febbraio 1958]”,”TEOC-002-FGB”
“GIOMI Valentino”,”Note intorno alla storiografia sul sistema bancario italiano: il caso della Banca d’Italia.”,”Una panoramica degli autori e dei libri dedicati alla storia del sistema bancario italiano e alla banca d’Italia”,”STOx-238″
“GIONFRIDA Alessandro”,”Missioni e addetti militari italiani in Polonia (1919-1923). Le fonti archivistiche dell’Ufficio Storico.”,”GIONFRIDA Alessandro è nato a Roma nel 1964. Nel 1989 si è laureato presso l’Università di Roma La Sapienza in Lettere moderne con indirizzo storico. Nel 1995 si è diplomato presso la Scuola Speciale per Archivisti e Bibliotecari di Roma, come archivista paleografo. Presta servizio presso l’archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’esercito come archivista di stato. (1996) Rapporti Italia Polonia in Prima Guerra mondiale (pag 49-50) “”I Comitati pro Polonia cercarono anche di influenzare direttamente il mondo politico italiano. Su loro suggerimento l’onorevole Luigi Montresor, il 7 dicembre 1915, presentò al parlamento italiano una mozione, firmata da altri diciannove deputati, con la proposta di aggiungere l’indipendenza della Polonia tra gli obiettivi di guerra italiani. La stessa mozione, che non era stata ammessa alla discussione, fu ripresentata dal Montresor, insieme ad altri trentanove deputati, un anno dopo, il 5 dicembre 1916 e, dopo le dichiarazioni del presidente del Consiglio Boselli a favore dell’indipendenza della Polonia, fu di nuovo ritirata per riguardo all’alleato russo. Il governo italiano, alleato con l’impero asburgico e, dopo il maggio 1915, alleato con la Russia zarista, cercò di non prendere posizioni troppo nette sulla questione polacca. Al contrario, di fronte al proclama congiunto dei due imperatori d’Austria e di Germania del 5 novembre 1916, in cui si auspicava la creazione di uno Stato polacco sui territori strappati alla Russia, l’Italia, sostenuta dai comitati pro Polonia, inviò una protesta ufficiale alle rappresentanze accreditate presso il regio governo, considerando il proclama degli imperi centrali lesivo del diritto internazionale, che escludeva la possibilità di creare nuovi Stati nei territori occupati (85). L’atteggiamento politico italiano, così come quello degli altri membri dell’Intesa, ebbe un mutamento con la caduta del regime zarista. Il 30 marzo 1917, il nuovo governo provvisorio russo, nato dalla Rivoluzione di Febbraio, si rivolse ai Polacchi con un proclama in cui si prometteva la costituzione di uno Stato autonomo comprendente tutte le terre da loro abitate. Il governo italiano, con un telegramma dello stesso Boselli, espresse il suo pieno appoggio a quella iniziativa (86). Inoltre, il 20 giugno 1917, Sonnino, primo tra i ministri degli Esteri dell’Intesa, dichiarò ufficialmente in Parlamento che uno degli obiettivi degli alleati era la restaurazione della Polonia (87). Successivamente, il 30 ottobre 1917, il nuovo governo di unità nazionale, presieduto dall’onorevole Orlando, con Sonnino sempre ministro degli Esteri, riconobbe il ‘Comitato Nazionale Polacco’ (K.N.P.) di Parigi come delegazione ufficiale della Polonia e Konstanty Skirmunt come suo rappresentante (88). Anche durante il ‘Congresso delle Nazioni Oppresse dall’Austria-Ungheria’ (5-10 aprile 1918), organizzato a Roma ddalle autorità governative per indurre i soldati slavi ad abbandonare l’esercito asburgico, la questione polacca, nonostante mancasse la delegazione del K.N.P., fu ricordata favorevolmente da Orlando, che incontrò tutte le delegazioni dei vari popoli slavi presenti al Congresso”” (89). (85) Cfr. S. Sierpowski, L’Italia e la ricostruzione del nuovo Stato polacco, 1915-1921, Roma, 1979 (Accademia polacca delle scienze) p. 7; (86) Ivi, pag. 9; (87) Cfr. Atti parlamentari. Camera dei Deputati, XXIV, pag. 13545; (88) La Francia aveva riconosciuto il CNP il 20 settembre 1917, la Gran Bretagna il 15 ottobre. L’Italia consegnò le lettere di riconoscimento, indirizzata a Dmowski, il 30 ottobre, nelle mani di Skirmunt, che era giunto in Italia nella primavera del 1917 ed aveva avuto un’udienza con il Papa ed il cardinale Gasparri. Questi fatti accrebbero notevolmente il prestigio di Skirmunt in Italia. Cfr. S. Sierpowski, L’attività indipendentistica dei Polacchi in Italia, p. cit., pagg. 77-78; (89) G. Candeloro, op. cit., vol. VIII, pagg 207-209] (pag 49-50)”,”POLx-042″
“GIORDANI Igino”,”Alcide De Gasperi.”,”””Alcide, per pagar debiti e fronteggiare le difficoltà domestiche dovette lavorare duramente, anche dopo il servizio nella Vaticana. Tradusse, e in parte fece tradurre dalla sorella Marcella e fece copiare dalla moglie, un libro di Fülop-Miller, Segreto della potenza dei gesuiti, uno di Valeriu Marco, su Lenin, uno su Teresa di Konnersreuth, e vari volumi dela Storia dei Papi del Pastor e della Storia della Chiesa di Fliche e Martin”” (pag 111) GIORDANI è stato direttore del reparto catalogo della Biblioteca Vaticana reparto a cui faceva riferimento DE-GASPERI.”,”ITAP-073″
“GIORDANI Igino”,”I protestanti alla conquista d’Italia.”,”GIORDANI Igino “”La penetrazione, favorita dal clima storico europeo, fu in Italia stessa sollecitata, in certo modo, dalle utopie riformistiche di alcuni isolati intellettuali e dirigenti politici, i quali sognavano, una non ben precisata rigenerazione della Chiesa cattolica; i Gioberti, i Ricasoli, i Lanza, i Pantaleoni, il cui sforzo – lo riconobbe Benedetto Croce nella sua ‘Storia d’Italia’, – sarebbe riuscito “”a un rinnovato protestantesimo, distruttore della Chiesa Cattolica””. Ma fu uno sforzo impotente, perché antistorico, dice il Croce; e perché anticattolico, diciamo noi; e la stessa impotenza irretì le operazioni grandi e piccine tentate, con baldanza speranzosa, da chiese Valdesi ed evangelicali varie, specie tra il ’60 e il ’70, messesi a pescare nel nascente anticlericalismo (…)””. (pag 21)”,”RELP-052″
“GIORDANI Igino a cura”,”Le Encicliche sociali dei Papi. Da Pio IX a Pio XII (1864-1942).”,”Importanza e potenza del cinematografo. (‘Vigilanti con cura’, 29 giugno 1936, Pio XI, ‘Sul cinematografo’) “”E’ indiscutibile che fra i divertimenti moderni il cinematografo ha preso negli ultimi anni un posto d’importanza universale. Nè occorre notare come siano a milioni le persone che assistono giornalmente alle rappresentazioni cinematografiche… finire (pag 398)”,”RELC-014-FV”
“GIORDANI Alessandro”,”Aritmetica di Frege. Teoria delle Serie.”,”Alessandro Giordani professore ordinario facoltà di Lettere e Filosofia Università Cattolica di Milano, Dipartimento di Filosofia. Docente incaricato per i corsi di ontologia analitica”,”SCIx-309-FL”
“GIORDANO Giancarlo”,”Storia della politica internazionale 1870 – 1992.”,”Il ventennio di BISMARCK, il decennio post-bismarckiano, periodo ante 1° GM, guerra 1° dopoguerra, era della sicurezza collettiva, anni di crisi 1929 – 1933, era di HITLER, 2° GM, fase europea della guerra, dalla guerra europea a quella mondiale, 2° dopoguerra, incerta distensione, KRUSCIOV, NIXON, FORD e REAGAN, dissoluzione URSS.”,”RAIx-031″
“GIORDANO Giuseppe a cura; saggi di Luciano MALUSA Alessandro SAVORELLI Giuseppe CACCIATORE Antonello GIUGLIANO Francesco RIZZO Emma GIAMMATTEI Giuseppe GEMBILLO Renata VITTI CAVALIERE Maria Luisa CICALESE Rosa FARAONE Roberto RACINARO Santo COPPOLINO Giuseppe GIORDANO”,”Gli epistolari dei filosofi italiani (1850-1950).”,”GIORDANO Giuseppe Saggi di Luciano MALUSA Alessandro SAVORELLI Giuseppe CACCIATORE Antonello GIUGLIANO Francesco RIZZO Emma GIAMMATTEI Giuseppe GEMBILLO Renata VITTI CAVALIERE Maria Luisa CICALESE Rosa FARAONE Roberto RACINARO Santo COPPOLINO Giuseppe GIORDANO Contiene il saggio di Giuseppe CACCIATORE: ‘Marxismo e storia nel carteggio Loria-Croce’ (pag 89-113) e il saggio di Antonello GIUGLIANO: ‘Caro Benedetto..’ / ‘Caro Professore…’. A proposito dell’epistolario Labriola -Croce’ (pag 113-128)”,”CROx-034″
“GIORDANO Giancarlo”,”Storia della politica internazionale, 1870 – 1992.”,”Giancarlo Giordano si è laureato in scienze politiche presso l’Università di Roma ‘La Sapienza’ con il prof. Mario Toscano. Ha pubblicato volumi sulla politica estera di Mussolini, la diplomazia di Carlo Sforza, ha curato l’epistolario di Giuseppe Garibaldi. Contiene un capitolo sulla Prima guerra mondiale: ‘Dalla guerra alla pace (1914-1921). La guerra (1914-1918); Gli strumenti della pace (1919-1921) (pag 125-146)”,”QMIx-023-FL”
“GIORDANO Mario”,”Spudorati. La grande beffa dei costi della politica: false promesse e verità nascoste.”,”Mario Giordano (46 anni) è direttore di Tgcom24 (Mediaset). Si occupa di costi e sprechi della politica. Su questi temi ha scritto nove libri.”,”ITAP-235″
“GIORDANO Francesco”,”Storia del Sistema bancario italiano.”,”Francesco Giordano è responsabile dell’Area Pianificazione, Strategie e Studi del Gruppo UniCredit. In precedenza ha svolto l’attività di economista presso Credit Suisse First Boston, Istituto Bancario San Paolo di Torino, Standard and Poor’s.”,”ITAE-122-FL”
“GIORELLO Giulio”,”Giulio Giorello ‘incontra’ Voltaire.”,”””Quelli del Santo Uffizio son sempre pronti a minacciare la tortura a qualunque Galileo Galilei “”per la salvezza dell’anima sua”””” (pag 18)”,”FILx-467″
“GIORGERINI Giorgio”,”Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi.”,”””La Germania, con la Marina tedesca, è stata sempre la “”Signora dei sommergibili”” e quindi della guerra subacquea. Tra l’agosto del 1914 e il novembre 1918, senza considerare gli affondamenti di navi da guerra – che furono molti -, gli U-boote affondarono 11.153.000 tonnellate di stazza lorda di navi mercantili, di cui 7.850.000 di bandiera britannica e inoltre 853.000 tonnellate italiane, 907000 francesi, 389.000 americane, 1.174.000 di altre nazionalità. La Germania fu sconfitta, anche gli U-boote furono sconfitti e non poteva essere altrimenti, sfidando le grandi potenze navali e industriali capaci di produrre più delle perdite e di allineare un numero crescente di mezzi e apparecchiature per neutralizzare i sommergibili. Alla fine i sommergibili furono sconfitti, con la caduta e il crollo della vecchia Germania imperiale, ma non si può certo negare che le vittorie tattiche abbondarono mentre quella strategica sembrò mancare per un soffio. L’insegnamento fu grande, ma non fu messo compiutamente a frutto: nel 1939, quando iniziò la seconda guerra mondiale o, se si preferisce, riprese questa moderna guerra dei Trent’anni, la Germania e la sua Marina ripercorsero la medesima strada che attraverso le vittorie le portò di nuovo alla sconfitta. Nei cinque anni di guerra la Marina tedesca costruì 349 U-boote: un’impresa straordinaria per la cantieristica del tempo, soprattutto perché si trattava quasi sempre di ottimi battelli, con caratteristiche e prestazioni avanzate che avrebbero fatto scuola nel processo evolutivo postbellico del sommergibile. Nella prima guerra sottomarina della storia, pur dominata come sarà anche in seguito dalla Germania, la sua Marina pagò il sacrificio di 186 battelli affondati o comunque perduti. La Gran Bretagna fu colta in contropiede dall’offensiva sottomarina tedesca. Eppure nel 1913 l’Ammiragliato di Londra fu ammonito dall’ammiraglio John Fisher di non sottovalutare l’impiego che la Germania avrebbe fatto dei suoi sommergibili contro il coomercio britannico e senza rispettare le regole del diritto di preda, per l’impossibilità operativa di osservarle. Infatti, le regole fissate dalla conferenza navale di Londra del 1909 imponevano alla nave da guerra di “”visitare preventivamente i mercantili mediante un proprio reparto armato di controllo e di salvare uomini e documenti di bordo anche nei casi in cui fosse lecita la cattura e la distruzione della preda. E’ evidente che per un battello sarebbe stato rischioso emergere in vicinanza della nave intercettata, fermarla, farvi imbarcare la propria squadra d’ispezione e quindi procedere nell’azione. Il mercantile poteva essere camuffato…”” (pag 57)”,”ITQM-007-FL”
“GIORGERINI Giorgio”,”La guerra italiana sul mare. La marina tra vittoria e sconfitta, 1940-1943.”,”Due luoghi comuni: il radar e Malta (pag 64 e 70) Giorgio Giorgerini, La Spezia, è uno dei più accreditati studiosi di strategia marittima e dottrina navale. Insegna Teoria del potere marittimo all’Università di Milano e tiene corsi presso i principali istituti di studi militari. Consulente dello Stato Maggiore della Marina e della Difesa, è autore di numerosi saggi. Uno dei luoghi comuni: il radar. “”Già nelle prime pagine di questo libro ho accennato a una serie di luoghi comuni che per anni hanno inficiato la credibilità della storiografia relativa alla condotta della Regia Marina nel 1940-43. Dico «luoghi comuni», ma sarebbe più opportuno definirli giustificazioni artificiose per l’esito bellico ottenuto in mare. Esito che, in ogni caso, non avrebbe richiesto tentativi di mistificazione della storia, perché la nostra condotta in guerra ha avuto anche lati positivi, se solo si avesse avuta la schiettezza di riconoscerne, onestamente e apertamente, difetti e virtù. Fu fatto il contrario: si tacquero, o quasi, gli aspetti positivi, quando non ci si caricò del riconoscimento di una sconfitta anche là dove non sarebbe stato necessario – come nel caso della battaglia dei convogli -, al solo fine di sottacere, coprire o non voler ammettere la deludente prestazione del grosso della flotta e dell’esercizio del comando. Da qui l’esaltazione di alcuni e ben precisi motivi giustificatori, gonfiati fino al parossismo. Ne furono trovati quattro: il ruolo letale di Malta, la mancanza del radar, la scarsità di combustibile, l’assenza di portaerei. Queste quattro giustificazioni ufficiose e abbondantemente diffuse nel dopoguerra sono state da me più volte dibattute (…). Buona parte delle nostre disgrazie navali è stata attribuita al radar. Comunemente la tesi volgarizzata recitava: «Che cosa avremmo mai potuto fare contro un nemico fornito di radar, strumento di cui noi ignoravamo l’esistenza? Potevano solo subire!». Marc’Antonio Bragadin, nel suo noto libro ‘Che ha fatto la Marina?’, edito nel 1949, e che molto contribuì alla creazione e alla diffusione delle presunte giustificazioni, a proposito dell’episodio di Matapan e del radar scrisse: «Ma il successo tattico di Cunningham, se pure confermò ‘qualche’ nostra deficienza nei problemi della guerra notturna, fu dovuto prevalentemente all’uso ‘ignorato’ del radar…». (…) A proposito di superficialità nell’affrontare il delicato problema della radiolocalizzazione da parte della Marina italiana, giova ricordare ciò che scrisse nel 1951 l’ammiraglio Iachino, protagonista della condotta in guerra delle nostre forze navali da battaglia, sull’autorevole «Rivista Marittima»: «È noto che da noi sono esistite sino a pochi anni fa molte e diffuse diffidenze a proposito della reale efficacia del radar, e dei vantaggi che in pratica ne avevano tratto gli inglesi durante la guerra. Anche dopo la fine di questa ottimi nostri ufficiali manifestavano il dubbio che la influenza del radar sulle nostre azioni belliche fosse stata talvolta molto esagerata…». Se le diffidenze sul radar risalivano a parecchio tempo addietro, addirittura a prima della guerra, questo prova ancora una volta quanti settori della Marina fossero poco aperti alle innovazioni. Per contro, nella seconda parte della considerazione di Iachino, vi è da osservare che quegli «ottimi nostri ufficiali» avevano non poche ragioni pensando agli effetti dell’impiego bellico del radar in termini più equilibrati, ma l’onnipotenza del radar faceva troppo comodo alla politica giustificatoria per spiegare certi andamenti della guerra sul mare. (…) In conclusione, rimane il fatto incontrovertibile che la Regia Marina, pur essendo a conoscenza dell’esistenza operativa del radiolocalizzatore tedesco e consapevole dei propri ritardi in merito, non avanzò alcuna richiesta di cessione di apparati né di collaborazione tecnica per la produzione di questi in Italia. Tutto ciò accadde dopo. A questo proposito devo riproporre ancora una volta ciò che affermò l’ammiraglio Iachino, che pure doveva ben essere a conoscenza del contrario di quello che scrisse, circa l’atteggiamento dei tedeschi che ci avrebbero tenuta celata l’esistenza del loro De.Te sin dopo Matapan: «È poi deplorevole che nulla in proposito ci sia stato detto a Matapan dai tecnici della Marina tedesca, nonostante che un apparecchio tipo radar (chiamato convenzionalmente «Dete» fosse da vari anni in esperimento sulle sue corazzate cosiddette tascabili (…)» (pag 64-69) “”Sulla questione della mancata occupazione di Malta si sono fronteggiate due linee di pensiero: la prima la considera un grande errore strategico e la causa di tante disgrazie italiane in mare e in terra libico-egiziana, se non la ragione della sconfitta; la seconda, pur riconoscendo che l’occupazione di Malta avrebbe sicuramente agevolato le operazioni italo-germaniche nel Mediterraneo, non attribuisce all’allora piccolo possedimento britannico un ruolo decisivo, anzi non lo considera neppure determinante ai fini dei nostri collegamenti coll’Africa settentrionale, in quanto nell’intero periodo che va dal giugno 1940 all’estate 1942 avrebbe esercitato la sua perniciosa influenza soltanto per una settantina di giorni. Dall’autunno di quell’anno, come si è detto, la realtà strategica e i rapporti di forze si modificarono in misura tale che la caduta di Malta nelle mani dell’Asse avrebbe potuto significare ben poco. Sicuramente, a quel punto, sarebbe stato più utile aver occupato e consolidato nel tempo la presenza in Tunisia. È ovvio – molto ovvio – che se l’Italia avesse occupato l’isola di Malta, ciò avrebbe semplificato molti aspetti della nostra guerra mediterranea. Ma se vi è tutta una serie di considerazioni da fare. Anzitutto, perché occupare Malta, operazione certo complessa e anche rischiosa, e non la Tunisia? Agli effetti del controllo del Mediterraneo centrale e anche occidentale, e soprattutto a quelli dei flussi di traffico tra l’Italia e l’Africa settentrionale, la Tunisia sarebbe stata ancor più importante di Malta. L’occupazione della Tunisia fu impedita politicamente dalla Germania, che non voleva compromettere i rapporti con la Francia di Vichy, e Roma dovette arrendersi subito, e senza tante discussioni, alla volontà dominante di Berlino. Fu questo il primo atto di sottomissione dell’Italia alla Germania. Nemmeno in seguito, venne in mente ai tedeschi che il controllo e la disponibilità dei porti, delle strade, delle basi navali e aeree tunisine avrebbero aiutato grandemente le operazioni sul fronte libico-egiziano. Ci si concentrò su un possibile sbarco a Malta dal mare e dal cielo, per poi farne niente”” (pag 70-71)”,”QMIS-241″
“GIORGERINI Giorgio”,”Da Matapan al Golfo Persico. La Marina militare italiana dal fascismo alla Repubblica.”,”Giorgio Giorgerini, La Spezia, è uno dei più accreditati studiosi di strategia marittima e dottrina navale. Insegna Teoria del potere marittimo all’Università di Milano e tiene corsi presso i principali istituti di studi militari. Consulente dello Stato Maggiore della Marina e della Difesa, è autore di numerosi saggi. Ha pubblicato tra l’altro ‘La guerra italiana sul mare’ e ‘Uomini sul fondo’. “”… Permensi classibus aequor iidem venturos tollemus in astra nepotes imperiumque Urbis dabimus”” (Virgilio, 70-19 a C, Eineide, III) (… ci si troverà di fronte i mari nella stessa città ….) (in apertura) “”La partecipazione alla guerra di Spagna significò anche l’inizio del cammino comune dell’Italia e della Germania. Mentre quest’ultima trasse dal conflitto spagnolo utili insegnamenti ed esperienze per la sua preparazione bellica, specie nella condotta della guerra aerea, l’Italia poté solo dare una dimostrazione di molta parte della sua impreparazione militare, collezionando un certo numero di brutte figure, riscuotendo insofferenze, se non peggio, da parte degli stessi alleati nazionalisti spagnuoli. Da escludere che l’Italia, attraverso la partecipazione ridicolmente camuffata da «volontariato», volesse acquisire vantaggi strategico-territoriali a spese della Spagna nei confronti della Francia: in altri termini la cessione o l’uso per le proprie forze aeronavali delle isole Baleari, anche se qualcuno, specie in Marina, il pensiero ce lo fece. Lo stesso capo della missione navale italiana in Spagna, l’ammiraglio Angelo Iachino, escluse in diversi suoi rapporti dell’epoca che gli ancoraggi delle Baleari si potessero prestare come basi per una squadra da battaglia in caso di guerra contro la Francia e la Gran Bretagna. Al massimo si sarebbero potuti utilizzare come basi per sommergibili e unità sottili. Tuttavia gli spagnuoli guardarono con molto sospetto e diffidenza alla partecipazione italiana al conflitto, proprio sospettando mire di Roma sul controllo delle Baleari”” (pag 342) ITQM-231 “”La partecipazione alla guerra di Spagna significò anche l’inizio del cammino comune dell’Italia e della Germania. Mentre quest’ultima trasse dal conflitto spagnolo utili insegnamenti ed esperienze per la sua preparazione bellica, specie nella condotta della guerra aerea, l’Italia poté solo dare una dimostrazione di molta parte della sua impreparazione militare, collezionando un certo numero di brutte figure, riscuotendo insofferenze, se non peggio, da parte degli stessi alleati nazionalisti spagnoli. Da escludere che l’Italia, attraverso la partecipazione ridicolmente camuffata da «volontariato», volesse acquisire vantaggi strategico-territoriali a spese della Spagna nei confronti della Francia: in altri termini la cessione o l’uso per le proprie forze aeronavali delle isole Baleari, anche se qualcuno, specie in Marina, il pensiero ce lo fece. Lo stesso capo della missione navale italiana in Spagna, l’ammiraglio Angelo Iachino, escluse in diversi suoi rapporti dell’epoca che gli ancoraggi delle Baleari si potessero prestare come basi per una squadra da battaglia in caso di guerra contro la Francia e la Gran Bretagna. Al massimo si sarebbero potuti utilizzare come basi per sommergibili e unità sottili. Tuttavia gli spagnoli guardarono con molto sospetto e diffidenza alla partecipazione italiana al conflitto, proprio sospettando mire di Roma sul controllo delle Baleari”” (pag 342) La tormentata vigilia della guerra. “”Il dissenso che si manifestò in Marina, specie nel momento in cui emergeva la possibilità di un confronto con la Gran Bretagna, sulla priorità da dare alle navi da battaglia, e che si coagulava intorno alle idee del Bernotti, ormai messo da parte, e anche del Di Giambernardino e di altri ufficiali più giovani, non era fine a se stesso. Il problema spaziava sulla preparazione in generale e in particolare sulla esigenza aeronavale e su quella della difesa del traffico. Per tagliare corto al dissidio ideologico-operativo e impedire ogni possibilità, se pur remota o addirittura impossibile, di una qualche aperta contestazione alle scelte fatte sul futuro della Marina, intervenne lo stesso Mussolini nel suo famoso discorso al Senato del 30 marzo 1938: «A coloro i quali dissertando di strategia navale avanzano l’ipotesi che anche nelle guerre future le navi da battaglia rimarranno vigilate nei porti – come durante la Grande Guerra – io rispondo che per l’Italia ciò non avverrà: non è questione del costo delle navi; è questione della tempra degli uomini e degli ordini che riceveranno». Quel discorso fu veramente l’atto di fede che il Duce fece nella Marina, orgoglioso del lavoro compiuto e reso sicuro che essa sarebbe stata quella che egli si attendeva, come gli era fatto credere nella sua ignoranza di guerra navale e nel suo troppo cullarsi nella favola della potenza e dello spirito dell’Italia fascista. E’ certo che Mussolini credette nella Marina, forse ancor più che nell’Aeronautica, ed oggi, a tanta distanza di tempo, è comprensibile come nell’uomo si poté sviluppare quell’avversione verso la Marina per alcuni comportamenti operativi che questa tenne in guerra, al di là della giustezza o meno delle decisioni prese dai comandi in mare e a terra, ancor più forse che non per il trasferimento al gran completo della flotta a Malta all’atto dell’armistizio. Il discorso del Duce al Senato fu preceduto da quello di Cavagnari alla Camera il 15 marzo, il discorso, tanto per intenderci, dove si sostenne l’inutilità delle portaerei, ma anche quello dell’annuncio della «flotta oceanica»”” (11) (pag 389) [(11) Il discorso di Cavagnari alla Camera fu molto articolato se pur misto di verità e di bugie (…)] Giorgio Giorgerini, La Spezia, è uno dei più accreditati studiosi di strategia marittima e dottrina navale. Insegna Teoria del potere marittimo all’Università di Milano e tiene corsi presso i principali istituti di studi militari. Consulente dello Stato Maggiore della Marina e della Difesa, è autore di numerosi saggi. Ha pubblicato tra l’altro ‘La guerra italiana sul mare’ e ‘Uomini sul fondo’.”,”ITQM-231″
“GIORGETTI Giorgio”,”Note sulla religione nel pensiero marxista e altri scritti politici.”,”Giorgio GIORGETTI è nato a Barga nel 1927. Allievo di Delio CANTIMORI e di Walter MATURIM è autore di numerose opere sul pensiero di MARX e sull’ economia agraria della Toscana, in particolare nel ‘700. Incaricato di storia moderna all’Università di Siena nel 1973, è scomparso nel 1976. “”…Marx, proponendo l’ esempio dell’ America del Nord: “”Nel paese in cui l’ emancipazione politica è completa noi troviamo che la religione non soltanto esiste, ma è fresca e vitale, ed in questo modo si è dimostrato che l’ esistenza della religione non è contraddittoria con la piena realizzazione dello Stato. (…) Noi spieghiamo quindi il pregiudizio religioso dei liberi cittadini col fatto che essi nutrono pregiudizi anche sulle cose di questo mondo. Non intendiamo dire che essi debbano togliere la loro limitatezza religiosa per togliere i loro limiti terreni, ma che non appena toglieranno i loro limiti terreni cadrà anche la limitatezza religiosa. (…)”” (pag 26)”,”MAES-048″
“GIORGETTI Giorgio”,”I quaderni di Lenin sulla questione agraria.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: GINZBERG Siegmund, Imperialismo e capitalismo: il metodo di Lenin nei quaderni (…), (LENS-…) ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 9 N° 5-6 SETTEMBRE-DICEMBRE 1971 “”Lo sforzo che i ‘Quaderni’ ci rivelano è appunto quello di raggruppare i dati forniti dai censimenti, in modo da poterne trarre criticamente indicazioni corrispondenti agli effettivi “”rpporti esistenti tra agricoltori e operai, tra gli agricoltori di diverso tipo””. A tale scopo bisognava però, partendo dai dati analitici, costruire tabelle del tutto nuove (come Lenin fa per i dati tedeschi) (82) oppure, quando una statistica più perfezionata come quella americana facilitava il compito, costruire “”tabelle combinate”” che ponessero a confronto i dati ottenuti sulla base dei diversi tipi di raggruppamento delle aziende (83). In tal modo, Lenin si propone di liberrarsi dal “”quadro radicalmente falso”” offerto a prima vista dalle statistiche: un quadro “”che deforma completamente la situazione effettiva, mache paice molto alla borghesia, un quadro che ‘offusca le contraddizioni di classe’ in regime capitalistico”” 84). Mediante la rielaborazione dei dati statistici compiuta nei ‘Quaderni’, Lenin vuole appunto documentare, in primo luogo, “”le contraddizioni di classe”” nelle campagne. Già, nel 1902, riassumendo la sua decennale esperienza di analisi della società russa, Lenin aveva scritto:”” nella società moderna i contadini non sono più, naturalmente, una classe unica (…). ‘In quanto’ nelle nostre campagne la società basat asulla servitù della gleba viene soppiantata dalla società “”moderna”” (borghese), i contadini cessano ‘pertanto’ di essere una classe e si scindono in proletariato agricolo e borghesia (grande, media, piccola e piccolissima)””. Solo “”‘in quanto’ si conservano ancora i rapporti della servitù della gleba, i “”contadini”” continuano ‘pertanto’ a essere una classe, cioè, ripetiamo, una classe non della società borghese, ma della società basata sulla servitù della gleba”” (85), tanto da consentire un’alleanza democratica e rivoluzionaria antifeudale del proletariato con tutti i contadini. Della scissione e della disgregazione a cui l’evoluzione capitalistica sottopone l’originaria classe contadina, Lenin, negli anni giovanili, aveva tracciato un ampio quadro relativamente alla Russia, studiandone l'””intreccio ‘estremamente complesso’ di rapporti servili e borghesi”” (86). Come già aveva iniziato a fare nel 1901, preparando il suo saggio sui “”critici di Marx””, egli, forte dei metodi di indagine già sperimentati, orienta ora la ricerca verso situazioni in cui il capitalismo ha definitivamente trionfato, pur conservando alcuni residui feudali, o in cui esso ha trionfato ‘tout court’, nel modo più radicale. La sua indagine sui caratteri e sulla dinamica della differenziazione di classe nell’agricoltura contemporanea acquista quindi una dimensione teorica generale, che costituisce un ulteriore sviluppo del pensiero marxista. Analizzando i riflessi dell’evoluzione capitalistica nella campagna, Kautsky aveva scritto nella ‘Questione agraria’ un lungo capitolo sulla proletarizzazione dei contadini (K. Kautsky, La questione agraria, cit., pp. 190-217), in cui Lenin poteva riconoscere senza difficoltà i suoi stessi convincimenti. Tuttavia mancava in esso una indicazione sistematica, presente invece in Lenin, delle differenziazioni di classe nel mondo rurale e delle loro tendenze. Mancava in particolare una caratterizzazione della natura e del formarsi della borghesia rurale, un fatto che ha giocato un ruolo decisivo nella formulazione della strategia bolscevica. Ciò è indice dell’esistenza, al di là dell’accordo sostanziale sui temi centrali della teoria, di un angolo di divergenza potenziale fra Kautsky e Lenin, che, come è stato giustamente sottolineato, si andrà progressivamente accentuando negli anni successivi, in concomitanza con divergenze di carattere generale su tutta la strategia del movimento operaio (88)”” (pag 276-277) (88) Lenin, “”Progetto di programma del nostro partito””, in Opere, v. 4, p. 237″,”LENS-241″
“GIORGETTI Giorgio”,”Capitalismo e agricoltura in Italia.”,”GIORGETTI Giorgio (Barga 1927 – Siena, 1976) si è laureato nel 1949 a Pisa, dove ha frequentato la Scuola normale superiore ed era allieva di Delio Cantimori, e Walter Maturi. Nel 1949-50 è stato borsista a Friburgo e nel 1951 conseguì il diploma di perfezionamento in storia con Ernesto Sestan. Dopo aver insegnato vari anni nelle scuole medie superiori, dal 1969 ha ottenuto l’incarico di storia economica moderna (e dal 1974 quello di storia moderna) presso l’Università di Siena. Delle sue opere ricordiamo: ‘Contratti agrari e rapporti sociali nelle campagne (nel volume V della Storia d’Italia Einaudi) e ‘Contadini e proprietari nell’Italia moderna’, 1974. Il volume contiene alcuni saggi di teoria marxista: – La rendita fondiaria capitalistica in Marx e i problemi della evoluzione agraria italiana – I quaderni di Lenin sulla questione agraria – Le teorie sul plusvalore di Karl Marx – Su alcuni “”falsi problemi”” nell’interpretazione di Marx – A proposito di uno studio di J.C Michaud su “”teoria e storia”” nel Capitale – Il concetto di giusto in Marx Il concetto di giusto in Marx. (da Critica marxista, a. II, n. 4-5, luglio-ottobre 1964, pp. 437-442) “”Che cosa sono per Marx la giustizia e il giusto? (…) Il sociologo tedesco Ralf Dahrendorf, già noto in Italia per la sua opera ‘Classi e conflitto di classe nella società industriale’ (…) riprende l’argomento in modo sistematico in un suo nuovo libro: ‘Marx in Perspektive. Die Idee des Gerechten im Denken von Karl Marx’, J.H.W. Dietz, Hannover, 1963. Ma è veramente legittimo parlare, come egli fa nel sottotilolo, di un concetto specifico del giusto in Marx, e quindi del relativo problema? L’autore sa benissimo che il termine ‘giustizia’ (Gerechtigkeit) non gode di buona fama presso Marx (pp. 14-16), usato com’è, assai spesso, per ridicolizzare la fede proudhoniana o filantropica nella giustizia eterna. Egli ammette anche che Marx “”non usa mai la parola e il concetto di giusto a proposito della società comunista”” (p. 141). Queste sono difficoltà di non poco conto, quando si ponga mente alla rigorosità con cui Marx sceglieva i termini e con cui talvolta li mutava o ne coniava di nuovi, in armonia col proprio sviluppo intellettuale, al fine di adeguare perfettamente il linguaggio al pensiero: basti come esempio la faticosa genesi dell’espressione ‘forza-lavoro’, la cui storia, dai primi scritti economici, dove si parla ancora soltanto di ‘lavoro’ e poi di ‘capacità lavorativa’, fino al ‘Capitale’, si confonde direttamente con la genesi della categoria ‘plusvalore’. Però al Dahrendorf, che oltretutto dichiara di volere unicamente “”far parlare Marx con le sue parole””, è sufficiente una premessa logico-linguistico-speculativa (pp. 21-39) per arrogarsi il diritto di ricercare nelle opere marxiane un problema che, posto in quei termini, a Marx non interessava affatto (tanto più che, se gli fosse davvero interessato, non avrebbe avuto alcun bisogno di sottacerlo, ne avrebbe esitato a chiamarlo per nome). (…) Tuttavia, per tornare al tema centrale, Marx ha indicato con chiarezza il carattere storico di tutti gli ideali, quindi, ammesso che se ne sia preoccupato, anche dell’ideale di giustizia (p. 49) che, in quanto componente della sovrastruttura, non può non seguire la sorte della base economico-sociale su cui si fonda. (….) [Il Dahrendorf] riporta in appendice, con pretese di completezza, “”tutte le dichiarazioni di Marx sulla configurazione della società comunista (senza classi)”” (p. 167). Però… nel citare il capoverso finale del paragrafo, tratto dai ‘Manoscritti economico-filosofici’, su “”proprietà privata e comunismo”” (cfr. Mega, I, 3, p. 125), egli tralascia stranamente le ultime righe (le quali, riferendosi palesemente al comunismo, avrebbero pieno diritto di cittadinanza nella suddetta raccolta di passi) e, fra l’altro, tralascia le seguenti parole: “”Il ‘comunismo’ è la forma necessaria e il principio propulsore del prossimo avvenire, ma il comunismo non è, in quanto tale, il termine [cioè ‘Ziel’, o come traduce in modo più sfumato il Bobbio, la ‘méta’] dello svolgimento umano – la forma dell’umana società””. Forse il Dahrendorf ha temuto che questo periodo possa mettere in dubbio la concezione che egli attribuisce gratuitamente a Marx, di una società comunista senza ulteriore sviluppo, di una panacea di tutti i mali ferma nel proprio concetto assoluto di giustizia? Comunque ben altre sono le questioni che potrebbero sorgere in margine al tema proposto dal Dahrendorf. Perché Marx non parla mai di ‘giustizia’ a proposito della società comunista? Forse perché tale concetto non può essere visto separatamente dallo Stato, il quale col comunismo è destinato a estinguersi? O forse perché esso è implicito nell’esigenza di rapporti nuovi fra gli uomini, i quali dalla preistoria passeranno finalmente alla loro vera storia? O forse perché ‘giustizia’ è una categoria che nasconde in sé le tracce o è addirittura il prodotto di società fondate sulla proprietà privata dei mezzi di produzione, una categoria che ha operato, dal diritto romano al giusnaturalismo, fino a Proudhon, in quanto espressione ideale di tali rapporti sociali, divenendo quindi inadeguata, secondo Marx, per comprendere una società da cui questi saranno esclusi? Oppure in quanto il giusto come ideale, distinto dai reali rapporti economici e giuridici, appare come una nuova astrazione? Ma sono tutte questioni che rimangono qui senza risposta”” [Giorgio Giorgetti, ‘Il concetto di giusto in Marx’, ‘Critica marxista’, a. II, n. 4-5, luglio-ottobre 1964, pp. 437-442] [(in) Giorgio Giorgetti, ‘Capitalismo e agricoltura in Italia’, Roma, 1977] (pag 575-579) ‘I quaderni di Lenin sulla questione agraria’ (pag 352-353; 354-355; 365-366) “”In tale contesto, anche l’analisi economica non poteva essere limitata al quadro nazionale, come quella contenuta nello ‘Sviluppo del capitalismo in Russia’, dove peraltro erano già presenti numerose indicazioni teoriche di portata più generale, ma doveva essere estesa ai problemi dell’agricoltura occidentale. Come aveva scritto Marx, rivolgendosi al lettore tedesco dal punto di vista dell’esperienza capitalistica inglese, “”il paese più sviluppato non fa che mostrare a quello meno sviluppato l’immagine del suo avvenire”” (28). Lo stesso poteva dire Lenin al suo lettore russo, tracciando i lineamenti dell’economia agraria dei paesi capitalisticamente più sviluppati. Con ciò egli lo avrebbe aiutato a individuare nel proprio paese i germi di rapporti sociali che altrove erano già in piena fioritura, ribadendo, in coincidenza con quanto Engels aveva già accennato a Danielson agli inizi degli anni ’90 (29), che l’ipotesi populista di una passaggio diretto dall’antica comunità rurale a forme socialiste (senza percorrere la fase capitalista), vent’anni prima non esclusa da Marx a determinate condizioni (30), era ormai del tutto inattuale e superata dagli eventi. La strada per adempiere a questo compito era stata pure agevolata dalla recente pubblicazione di un importante libro kautskyano, ‘La questione agraria’, che fu molto apprezzato da Lenin (31) e che egli continuerà ad apprezzare anche quando il suo autore sarà ormai definito da lui un “”rinnegato”” (32). Il compito non poteva però essere esaurito limitandosi alle argomentazioni teoriche generali con cui Lenin aveva precedentemente difeso Kautsky dall’attacco di Bulgakov (33). Esso imponeva invece nuove puntuali indagini, delle quali Lenin, nella parte centrale delle sue lezioni intorno alle concezioni marxiste sulla questione agraria, come indicano gli schemi relativi, divulgava già oralmente i primi risultati (34). I ‘Quaderni’ costituiscono, appunto, la testimonianza dell’ampiezza e del metodo con cui egli intraprese queste ricerche allo scopo di fondare la sua polemica marxista su una base oggettiva. Vi sono anzitutto, nei ‘Quaderni’, gli appunti del 1901, tratti dalla lettura di numerosi scritti sulle campagne dell’occidente. Gli appunti, che si riferiscono alle opere prese poi in considerazione in ‘La questione agraria e i “”critici di Marx””‘, sono costituiti da uno stringato riassunto, accompagnato dall’indicazione puntuale delle pagine. Non si tratta però di un freddo compendio, bensì di una sintesi polemica, appassionata, tutta intessuta di considerazioni critiche. Se confrontiamo questi materiali con i capitoli corrispondenti dell’opera definitiva, vediamo costituirsi progressivamente i vari pezzi del mosaico di citazioni e di osservazioni che ne costituiscono le componenti. Le letture appaiono però assai più ampie della bibliografia effettivamente utilizzata in questo scritto. I ‘Quaderni’ stessi ce ne forniscono la spiegazione, mettendo in luce il criterio che presiedette alla scelta di Lenin e il processo di formazione del suo lavoro sui “”critici di Marx”””” [Giogrio Giorgetti, ‘I quaderni di Lenin sulla questione agraria’, ‘Critica marxista’, n. 5-6, settembre-dicembre 1971, pp. 254-279] [(in) Giorgio Giorgetti, ‘Capitalismo e agricoltura in Italia’, Roma, 1977] [(28) K. Marx, ‘Il capitale’, I, 1, Roma, Edizione Rinascita, 1951, p. 16; (29) Cfr. le lettere di Engels a Danielson del 15 marzo e del 18 giugno 1892, in K. Marx – F. Engels, ‘Werke’, cit., Bd. 38, pp. 303-306 e 363-368; (30) Cfr. la lettera di Marx a Vera Zasulic dell’8 marzo 1881, ibidem, Bd. 35, pp. 166-167; (31) Cfr. il primo giudizio di Lenin nel poscritto della prefazione alla prima edizione dello ‘Sviluppo del capitalismo in Russia’, in ‘Opere’, v. 3, pp. 5-7, e la recensione di Lenin sul ‘Nacalo’ dell’aprile 1899, in ‘Opere’, v. 4, pp. 95-101; (32) Lenin, ‘La rivoluzione proletaria e il rinnegaot Kautsky’, in ‘Opere’, v. 28, p. 316; (33) Lenin, ‘Il capitalismo nell’agricoltura’, in ‘Opere’, v. 4, pp. 107-160; (34) Lenin, Qa, pp. 20-21 e 28-29]”,”ITAE-339″
“GIORGI Renato”,”Marzabotto parla.”,”1830 massacrati: questra strage reca il nome di Marzabotto. La situazione strategica della guerra, il numero incredibile di vittime (per la maggior parte donne, bambini e vecchi), la preparazione dell’azione, il modo tenuto nell’esecuzione, fano dell’eccidio di Marzabotto la più orrenda tra le stragi compiute in Italia dai nazifascisti e una delle più efferate tra quelle (da Lidice a Oradour a Varsavia a innumeri altre) perpretate dai nazisti in Europa. Questo libro raccoglie testimonianze dirette degli scampati all’eccidio. Le uccisioni compiute con la mitraglia e le bombe a mano nel cimitero di Casaglia. Dal cumulo di cadaveri esce una fanciulla, Lidia Pirini. Laura Musoleni sfugge al colpo alla nuca sparatole da un tedesco. Carlo Cardi, dopo aver bisto bruciare la moglie, si getta contro la mitragliatrice ma resta miracolosamente illeso… Così per un caso incredibile, alcune decine di condannati scampano alla morte. Essi raccontano in questo libro l’inferno dei vivi di Marzabotto. In apertura epigrafe del poeta Salvatore Quasimodo per il faro commemorativo di Marzabotto. Renato Giorgi è nato a Battaglia Terme in Provincia di Padova nel 1916. Comandante partigiano. Dopo la guerra ha rappresentato il Partito d’Azione in seno al CLN Reginale Emilia Romagna e si è iscritto al PSI.”,”ITAR-013-FSD”
“GIORI Danilo a cura; scritti di CHESNEAUX Jean DE-SANCTIS Sergio DIVITCIOGLU Sencer GODELIER Maurice NGUYEN LONG BICH PARAIN C. SURET-CANALE J. VARGA Evgenji”,”Sul modo di produzione asiatico.”,” Marx e il movimento storico reale “”Ma un modello corrisponde soltanto parzialmente alla realtà. Il ‘capitale’ non è la storia reale, concreta di tale o tal’altro paese capitalistico, ma lo studio della struttura che li caratterizza come «capitalistici», estraendo dall’infinite diversità delle realtà nazionali – Marx ci avvertiva esplicitamente: «Noi supporremo sempre, in questo esame generale della produzione capitalistica, che i rapporti economici reali corrispondono proprio al loro ‘concetto’, ovvero, il che è lo stesso, i rapporti reali saranno qui esposti nella misura in cui essi riflettono il proprio tipo generale» (6). Con questo metodo si può cogliere una «logica» (7) dello sviluppo sociale. Per evitare errori grossolani sugli schemi d’evoluzione costruiti da Marx ed Engels, occorre quindi riconoscere pregiudizialmente ch’essi non vogliono né possono fare la storia reale (empirica) della società ma una storia astratta di realtà ridotte alle loro strutture essenziali, una visione retrospettiva della ragione d’essere della loro evoluzione colta come sviluppo delle potenzialità e impossibilità ‘interne’ a tali strutture. Questi schemi costituiscono dunque un insieme di ipotesi di lavoro collegate a un certo stadio della conoscenza e della realtà, sono insieme punto di arrivo della riflessione teorica e punto di partenza per decifrare in seguito l’infinita varietà della storia concreta, che costituisce il solo banco di prova della validità di tali schemi ipotetici. È lì infatti che si infrange l’eterno tentativo di trasformare l’ipotesi in dogma, la verità da dimostrare in verità evidente che non ritiene di dover essere verificata e pretende di regnare a priori sui fatti. Con questo spirito Marx, tracciando nella ‘Ideologia tedesca’ (1845) il suo primo schema evoluto, ci ha insegnato come servircene, criticando chi voleva vedervi una nuova filosofia della storia, un corpo di verità assolute e ultime, accessibili al solo filosofo, dalle quali la storia trae necessità e significato. «Potremmo mettere, al posto della filosofia, una sintesi dei risultati più generali che possiamo astrarre dallo studio dello sviluppo dell’umanità. Tali astrazioni, ‘in sé’, staccate dalla storia reale, ‘non hanno assolutamente alcun valore’. Possono tutt’al più servire per classificare più agevolmente il materiale storico, per indicare la successione delle sue particolari stratificazioni. Ma non possono in alcun modo dare, come la filosofia, ‘una ricetta’, uno schema secondo cui ‘sistemare’ le epoche storiche. Al contrario, la difficoltà comincia quando ci si mette a studiare e a classificare questo materiale». (8)”” [Maurice Godelier, ‘Il concetto di «modo di produzione asiatico» e gli schemi marxisti d’evoluzione delle società’, (in) ‘Sul modo di produzione asiatico’, F. Angeli, Milano, 1975] (pag 105-107) [(7) Engels, ‘Contributo alla critica dell’economia politica di Marx,. .’Das Volk’, 20 agosto, 1859. Su questi problemi: Boccara, ‘Alcune ipotesi sullo sviluppo del capitale’, ‘Economie et politique’, n. 79-80-81-82; Illenkov, ‘La dialettica dell’astratto e del concreto nel Capitale di Marx’, ‘Recherche Internationales’, 1962, n. 34; Godelier, ‘Il metodo del capitale’, ‘Economie et politique’, n. 70-71-80; (8) Marx, ‘Ideologia tedesca’]”,”MADS-003-FPB”
“GIORLI Ezio”,”L’aritmetica e la geometria dell’operaio. Per le scuole professionali d’arti e mestieri, complementari, ferroviarie e ad uso dei capi operai ed operai.”,”Ing. Ezio Giorli”,”SCIx-397″
“GIOVACCHINI Silvano a cura; scritti di A.T. WHITE R. FURON K. HENTZE E. v. ERDBERG CONSTEN W. WILLETS G. BERTUCCIOLI P. HUARD MING WONG R. GROUSSET, CONFUCIO LAO-TSE”,”La Cina dalle origini al regno Chou.”,”Il duca interrogò Confucio sul buon governo e il Maestro rispose: “”Governare significa dare ordine alle cose”” (XII, 17) (pag 73)”,”CINx-290″
“GIOVANA Mario”,”Fernando De Rosa. Dal processo di Bruxelles alla guerra di Spagna.”,”Mario GIOVANA è nato in Francia, a Nizza, nel 1925. Durante la Resistenza è stato comandante partigiano nelle valli del Cuneese. Dalla Liberazione svolge attività giornalistica e di saggista parallelamente all’impegno militante politico. E’ autore fra l’altro di ‘La Resistenza in Piemonte- Storia del CLNRP’ (MILANO, 1962), ‘Storia di una formazione partigiana’ (TORINO, 1964), ‘I figli del sole- Mezzo secolo di nazifascismo nel mondo’ (in collaborazione con Angelo DEL-BOCA, MILANO, 1965), ‘Algeria, anno settimo’ (MILANO, 1961). Ha collaborato alla ‘Storia delle idee politiche e sociali’ con il saggio ‘I totalitarismi’ (TORINO, 1972).”,”ITAD-010″
“GIOVANA Mario”,”Le nuove camicie nere.”,”GIOVANA è nato in Francia, a Nizza Mare, nel 1925. Giornalista, studioso di storia contemporanea e di problemi economico-sociali, redattore e collaboratore di quotidiani politici e di riviste specializzate ha svolto inchieste in Europa e in Africa su argomenti di attualità. Capo redattore dell’ organo piemontese del Partito d’Azione nel 1947, ha collaborato poi a ‘Il Ponte’, l’ Italia Socialista. E’ stato poi redattore dell’ Avanti! fino al 1962. Ha scritto molte opere v. retrocopertina. “”Pacciardi, teoricamente, possedeva delle chances meno precarie. Ma era un De-Gaulle carcaturale e, d’altronde, l’ idea che la destra estremista italiana si era fatta del generale e dei suoi obiettivi, si dimostrava sbagliata. Il “”cesarismo”” gollista, pur con tutte le sue compenenti nazionaliste e vandeane, serviva le prospettive di un regime in cui neo-fascismo e neo-nazismo non avevano nulla da dire. De Gaulle, infatti, si liberava dei generali e dell’ OAS, chiudeva la partita in Algeria, instaurava una politica estera manovrata fra Occidente e Oriente, insediava al potere la tecnocrazia neocapitalista della Francia, all’ avanguardia degli esperimenti di programmazione economica razionalizzatrice del sistema”” (pag 116)”,”ITAP-065″
“GIOVANA Mario”,”La Resistenza in Piemonte. Storia del C.L.N. regionale.”,”””Le dispute fra i comandi per la spartizione dei lanci e sulle appropriazioni da parte di questo o quel nucleo di armi paracadutate ad altre bande, erano all’ origine anche di contestazioni alimentate da differenti aspetti “”concorrenziali”” fra le formazioni, cioè quelli delle giurisdizioni di zona. Succedeva infatti che talvolta una banda, attestata da tempo in una determinata località, fosse privata del lancio da un altro reparto giunto in zona che si sostituiva ad essa nel ricevere i carichi inducendo in errore gli aviatori alleati col segnalare, a mezzo di fuochi, un’ area diversa da quella concordata. Questo sollevava accese polemiche sui limiti di giurisdizione territoriale e sui connessi diritti di precedenza dei reparti fissatisi da più lunga data sui luoghi”” (pag 79)”,”ITAR-047″
“GIOVANA Mario”,”Giustizia e libertà in Italia. Storia di una cospirazione antifascista, 1929-1937.”,”Mario GIOVANA è nato in Francia a Nizza nel 1925. Comandante partigiano sulle montagne del Cuneese per lunghi anni giornalista e dirigente politico, è autore di molti saggi di storia contemporanea (v. risvolta 4° copertina)”,”ITAD-107″
“GIOVANA Mario, con la collaborazione di Sergio LIBEROVICI Michele L. STRANIERO Paolo GOBETTI Emilio JONA”,”Algeria anno sette.”,”Le promesse della Resistenza francese (pag 40-46) De Gaulle e la Francia della Resistenza chiedono aiuto ai capi arabi in Algeria in cambio che la Francia poi riconosca una effettiva parità di diritti agli algerini…. (pag 40)”,”AFRx-001-FV”
“GIOVANA Mario”,”Guerriglia e mondo contadino. I Garibaldini nelle Langhe, 1943-1945.”,”‘La storia di una formazione partigiana ricostruita nel contesto dell’analisi socio-economica di un particolare ambiente contadino del Piemonte, con tutte le difficoltà, le contraddizioni e le tensioni, ma anche le solidarietà e gli slanci che, durante i venti mesi della lotta, caratterizzano un’esperienza così tormentata’. Dono di Mario Caprini Mario Giovana (Nizza, 13 settembre 1925[1] – Cuneo, 27 ottobre 2009) è stato un partigiano, giornalista e storico italiano. Biografia È stato comandante partigiano nel Cuneese. Amico e compagno di molti uomini di Giustizia e Libertà, tra i quali Aldo Garosci, Vittorio Foa, Carlo Levi, Riccardo Levi, Franco Venturi ed Emilio Lussu. Dopo aver militato dal 1951 nel movimento dei socialisti indipendenti di Valdo Magnani, dal 1957 per sette anni è stato membro del Comitato Centrale del PSI di Pietro Nenni. Nel 1970 fu eletto consigliere regionale del Piemonte nelle liste del Partito Socialista di Unità Proletaria che aveva contribuito a fondare. Nel luglio del 1972 aderì al Partito Comunista Italiano. I suoi interventi in consiglio regionale sono raccolti nel quaderno CIPEC N. 64[2] curato dallo storico Sergio Dalmasso. Per lunghi anni ha svolto attività di giornalista ed è inoltre scrittore di numerosi saggi di storia contemporanea. Ha collaborato a riviste italiane e straniere di storia contemporanea. È scomparso nel 2009 all’età di 84 anni.[3] A lui è dedicato il Centro Culturale di Mombasiglio “”Mario Giovana””. (wikip)”,”ITAR-394″
“GIOVANNETTI Alibrando (Giantino)”,”Il sindacalismo rivoluzionario in Italia. L’ azione diretta, le lotte e le conquiste proletarie.”,”Contiene i saggi: – Giorgio SACCHETTI, Il sindacalismo novecentesco come questione storiografica; – Guido BARROERO, Una vita di lotta per il sindacalismo rivoluzionario e di classe Alibrando GIOVANNETTI è stato per oltre vent’anni a cavallo della prima guerra mondiale uno degli esponenti più combattivi e in vista dell’ USI Unione Sindacale Italiana ben più di quanto lo siano stati il fondatore A. DE-AMBRIS o Armando BORGHI. Questo libro è apparso in 38 puntate su Il Proletario, giornale in lingua italiana degli IWW, dal 1925 al 1927. Riporta la ricostruzione delle lotte, vittorie e sconfitti del sindacalismo d’ azione diretta. “”Dire come fa abilmente il compagno Giantino, che del Sindacalismo rivoluzionario pure e semplice è una delle penne che più eccelle dopo la fuga degli uni e i tradimenti e le vigliaccherie degli altri passati armi e bagagli al nemico, che l’ Unionismo Industriale come propugnato dall’ IWW non è altro che il Sindacalismo classista che ha inspirato e sorretto il movimento operaio di minoranza di molti paesi d’ Europa, può sembrare a molti strano. Ma la verità che non si sopprime né con la forza e né con le male arti dei politicanti di professione, ecco che in questo caso si allea a noi e dalla penna del compagno nostro sgorga spontanea e bella””. (pag 185, Mario De-Ciampis, introduzione)”,”MITT-166″
“GIOVANNETTI Alibrando, a cura di Marco GENZONE e Franco SCHIRONE”,”Il sindacalismo rivoluzionario in Italia. L’azione diretta, le lotte e le conquiste proletarie.”,”Contiene i saggi: – Giorgio SACCHETTI, Il sindacalismo novecentesco come questione storiografica; – Guido BARROERO, Una vita di lotta per il sindacalismo rivoluzionario e di classe Alibrando GIOVANNETTI è stato per oltre vent’anni a cavallo della prima guerra mondiale uno degli esponenti più combattivi e in vista dell’ USI Unione Sindacale Italiana ben più di quanto lo siano stati il fondatore A. DE-AMBRIS o Armando BORGHI. Questo libro è apparso in 38 puntate su Il Proletario, giornale in lingua italiana degli IWW, dal 1925 al 1927. Riporta la ricostruzione delle lotte, vittorie e sconfitti del sindacalismo d’ azione diretta. “”Il movimento sindacalista rivoluzionario ebbe inizio in Italia poco prima del 1904, prendendo posizione nei centri industriali fra cui, nel campo metallurgico, primeggiavano, Milano nella Lombardia, Terni nell’Italia centrale, Sestri Ponente in Liguria”” (pag 41)”,”MITT-011-FV”
“GIOVANNINI Paolo, a cura”,”Di fronte alla grande guerra. Militari e civili tra coercizione e rivolta.”,”Nei documenti: Alessandra SANTIN, Lettere di soldati russi al Soviet di Pietrogrado (1), marzo-novembre 1917 (contiene pure: nota biografica: Mikhail Nikolaevich POKROVSKIJ) -Giovanna PROCACCI, ‘Condizioni dello spirito pubblico nel Regno’: i rapporti del Direttore generale della Pubblica Sicurezza nel 1918 Saggi di: Maurizio BETTINI (orari lavoro), Piero DI-GIROLAMO (agitazione classa operaia milanese), Bruna BIANCHI (Fraternizzazioni), Massimo PAPINI (processo alla guerra). Paolo GIOVANNINI si occupa di storia dei partiti e dei movimenti politici. Tra i suoi scritti: -Tutto da abbattere, tutto da creare. -Le origini del fascismo nella provincia pesarese (1919-1922). CLUEB. 1993″,”MITT-019″
“GIOVANNINI Elio”,”L’ Italia massimalista. Socialismo e lotta sociale e politica nel primo dopoguerra italiano.”,”GIOVANNINI, sindacalista già segretario della CGIL, sostiene che la condanna rituale del massimalismo socialista del primo dopoguerra rischia di oscurare il forte antagonismo sociale dei lavoratori e la grande partecipazione popolare delle masse cosa fino ad allora sconosciute nella storia italiana. “”Il PSI in Europa si era trovato isolato nell’ opposizione alla guerra, ancorato alla linea che fino all’ agosto 1914 aveva fatto dei socialisti europei dei ‘vaterlandlose gesellen’, gente senza patria, ed aveva immediatamente cercato contatti con il partito svizzero e con quei gruppi degli altri partiti che avevano respinto l’ union sacrée e si impegnavano per la ricostruzione dell’ Internazionale. Emanuele Modigliani è uno dei promotori del convegno che a Zimmerwald, nel settembre 1915, riunisce per la prima volta (seguirà il convegno dell’ aprile 1916 a Kienthal, ancora in Svizzera) le frazioni socialiste che in tutti i paesi belligeranti lottano per la pace e per la rivoluzione (…). (pag 70)”,”MITS-221″
“GIOVANNINI Giovanni, saggi di Enrico CARITA’ Nicoletta CASTAGNI Barbara GIOVANNINI Carlo LOMBARDI Maria Pia ROSSIGNAUD Carlo SARTORI”,”Dalla Selce al Silicio. Storia della comunicazione e dei mass media.”,”””Per arrivare all’ appuntamento con le prime forme organiche di quotidiano bisogna, comunque, attendere gli inizi del Settecento. Protagonista è la Gran Bretagna; e con l’ occasione torna la sottolineatura di quanto fosse e sia destinato ad incidere nelle possibilità di sviluppo del medium il veicolo usato per trasmettere notizie. Il funzionamento della posta, il più antico mezzo per trasmettere informazioni, ha costituito in passato ed è spesso ancor oggi stimolatore di innovazioni e, alternativamente, condizionamento e freno per ulteriori sviluppi. A volte è parso di assistere a veri e propri ‘miracoli’; in altre circostanze la lentezza del suo ammodernarsi ha pesato non poco nel “”bruciare”” gli atout del giornale. In Francia, nel XVI secolo, come abbiamo fatto cenno, si realizza il prodigio di far giungere una notizia da Amboise a Parigi in soli cinque giorni; ma, alla fine del Seicento, la posta non era in grado di corrispondere compiutamente alle esigenze di un prodotto che puntava alla quotidianità della informazione. Solo nel 1691 il recapito giornaliero di notizie tra Dover e Londra permise al ‘The Daily Courant’ (1702), al ‘The Daily Post’ (1719), al ‘The Daily Journal’ (1720) e al ‘The Daily Advertiser’ (1730) di indicare in testata la frequenza quotidiana.”” (pag 107)”,”EDIx-042″
“GIOVANNINI Fabio”,”La morte rossa. I marxisti e la morte.”,”Fabio GIOVANNINI (1958) è laureato in filosofia. Lenin (pag 39)”,”TEOC-491″
“GIOVANNINI Claudio”,”La Democrazia Cristiana dalla fondazione al centro-sinistra (1943-1962).”,”GIOVANNINI Claudio è docente di storia del risorgimento presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Bologna. Ha scritto tra l’altro: ‘L’Italia da Vittorio Veneto all’Aventino’ (Bologna, 1972).”,”ITAP-157″
“GIOVANNINI Fabio”,”La morte rossa. I marxisti e la morte.”,”Fabio GIOVANNINI (1958) è laureato in filosofia. Marx sulla “”mortalità di classe””, il “”lavorare a morte”” “”Ancora embrionalmente e in modo grezzo, Marx già nel primo manoscritto del ’44 notava la ‘funzione’ della precoce mortalità operaia nell’ambito di un’economia capitalistica: “”L’aumento del salario reca con sé un ‘eccesso di lavoro’ per gli operai. Quanto più vogliono guadagnare tanto più debbono sacrificare il loro tempo e privandosi completamente di ogni libertà compiere un lavoro da schiavi al servizio della avidità altrui. Inoltre, la durata della loro vita viene in questo modo accorciata. Questo accorciamento della durata della loro vita è una circostanza favorevole per la classe degli operai nel suo complesso, perché a causa di ciò si rende necessaria una sempre nuova domanda. Questa classe deve sacrificare sempre una parte di se stessa, per non andare tutta in rovina””. Più concretamente si muovono le molte pagine del ‘Capitale’ in cui si analizza la “”mortalità operaia””, la disuguaglianza nella morte oltre che nella vita.”” (in Fabio Giovannini, La morte rossa. I marxisti e la morte, 1984) (pag 24-25) “”Nel suo VIII capitolo del ‘Capitale’, dedicato alla ‘Giornata lavorativa’, fornisce una documentazione estesa sulle condizioni disumane del lavoro nella società capitalistica ottocentesca. Elenca testi e studi sulle deformità provocate dal lavoro in intere generazioni di operai, sulle sofferenze corporali della popolazione operaia spesso accompagnate dalla morte precoce. L’invecchiamento precoce e la morte prematura appaiono i dati fondamentali delle indagini e dei rapporti medici citati da Marx: “”lavorare a morte””, secondo quanto scrive il dott. Richardson in un articolo del 1863 riportato da Marx, rappresenta la norma di un sovraccarico di lavoro capace di arrivare intorno alle trenta ore consecutive, come dimostra il caso eclatante della crestaia Mary Anne Walkley morta a vent’anni dopo quasi ventisette ore di lavoro senza interruzione in una laboratorio malsano. E’ una vera requisitoria sulla “”mortalità di classe”” (che rimbalzerà nell”Ordine Nuovo’ di Gramsci, dove si denunciava animatamente il potere illimitato del proprietario all’interno della fabbrica, “”potere di vita e di morte sull’operaio, sulla donna dell’operaio, sui figli dell’operaio””). Una requisitoria che prosegue nella pagine del ‘Capitale’ quando si analizza “”l’enorme mortalità tra i figli degli operai nei loro primi anni di vita”” utilizzando anche tabelle ufficiali sugli indici di mortalità della popolazione operaia””. (pag 25-26)”,”MADS-527″
“GIOVANNINI Paolo”,”Cattolici nazionali e impresa giornalistica. Il ‘trust’ della stampa cattolica (1907-1918).”,”GIOVANNINI Paolo è borsista post-dottorato in storia contemporanea presso l’Università degli studi di Camerino. Ha curato il volume collettaneo: ‘Di fronte alla grande guerra. Militari e civili tra coercizione e rivolta’”,”EDIx-129″
“GIOVANNINI Fabio”,”Pol Pot. Una tragedia rossa.”,”Fabio Giovannini giornalista e saggista, ha pubblicato vari volumi tra cui ‘Vita di Karl Marx’ (1993) e ‘La morte rossa. I marxisti e la morte’ (1984)”,”ASIx-002-FV”
“GIOVANNINI Pietro”,”L’azienda nello Stato corporativo.”,”‘Della economia applicata, noi ci occuperemo solo di quella corporativa che direttamente ci interessa come Italiani e come Fascisti, la quale è, ed ancora più lo sarà, l’economia del nostro secolo’ (pag 11) (sic!)”,”ITAF-410″
“GIOVANOLI Friedrich”,”Die Maifeierbewegung. Ihre wirtschaftlichen und soziologischen Ursprünge und Wirkungen.”,”GIOVANOLI Friedrich”,”MPMx-038″
“GIOVINE Umberto”,”Il banditismo in Italia nel dopoguerra.”,”Umberto GIOVINE è nato a Firenze nel 1941. Ha svolto attività giornalistica lavorando per Il Mondo, Il Globo, Tempo Illustrato, Critica sociale e L’ Espresso. E’ autore del volume ‘La piovra greca’ (Fabbri, 1974) “”I disertori negri dell’ esercito americano che comparvero a fianco di Giuseppe La-Marca non furono i soli ad avere una parte di qualche rilievo nel banditismo italiano del dopoguerra. Uno di loro, Jim Brown, diventò anche capobanda, organizzando numerosi furti di automezzi e rapine ai danni di altri militari americani nella zona di Pisa. La sua base di partenza era la pineta di Tombolo, a pochi chilometri dalla città.”” (pag 157″,”FOLx-020″
“GIPOULOUX Francois”,”Les cent fleurs a l’ usine. Agitation ouvrière et crise du modèle soviétique en Chine 1956-1957.”,”Sindacati e produzione. Le campagne di emulazione. “”L’ aumento dei ritmi produttivi e il miglioramento dell’ organizzazione del lavoro sono state, dalla Liberazione, una costante delle campagne di emulazione in Cina. (…)””. (pag 134) “”Questo movimento produttivista stigmatizza anche il caos e la disorganizzazione che una pianificazione rigida, messa in atto da amministratori incompetenti, ha installato nel cuore della fabbrica. L’ emulazione rimane per la direzione il mezzo più sicuro per tentare di correggere i salti di ritmo che le irregolarità nell’ approvvigionamento delle materie prime o di energia impongono alla produzione””. (pag 136) “”Più ancora che in passato, i sindacati sono chiamati a giocare un ruolo chiave nello svolgimento della campagna.”” (pag 136)”,”MASx-013″
“GIPOULOUX François”,”La Chine du 21 siècle. Une nouvelle superpuissance?”,”GIPOULOUX François Directeur de recherche au CNRS, il einsegne à l’Ecole des Hautes Etudes en Sociales et à l’Université de Paris III. Spécialiste de l’économie chinoise, il bénéficie d’une expérience de terraind de 15 ans en Asie (Chine, Japon, Hong-Kong). Migrazioni interne e discriminazioni “”Le modèle selon lequel les paysans quitteraient la terre mais pas la campagne ne semble pas fonctionner: la pluspart des paysans quittent la campagne pour aller travailler dans des usines en ville: le delta de la Rivière des perles, le delta du Fleuve Bleu, Pékin, Tianjin, le Fujian. Le transfert des populations agricoles ne peut qu’aller de pair avec l’urbanisation et la création de villes petites et moyennes. Ces nouveaux migrants, à leur arrivée en ville, sont bien souvent victimes de discriminations diverses. Ainsi, à Pékin, 3,5 millions de migrants n’ont pas le droit de travailler dans certains secteurs et on leur demande de payer un droit avant de pouvoir obtenir un travail ou se lancer dans une entreprise. Leurs enfants ne peuvent pas étudier dans les écoles locales, et ils ne peuvent bénéficier d’un prêt pour l’achat d’un logement. L’abolition de ces restrictions devrait être effective prochainement dans la capitale chinoise”” (pag 97)”,”CINE-070″
“GIPOULOUX François”,”La Méditerranée asiatique. Villes portuaires et réseaux marchands en Chine, au Japon et en Asie du Sud-Est, XVI-XXI siècle.”,”GIPOULOUX François Directeur de recherche au CNRS, il einsegne à l’Ecole des Hautes Etudes en Sociales (EHESS). Spécialiste de l’économie chinoise, il bénéficie d’une expérience de terraind de 15 ans en Asie (Chine, Japon, Hong-Kong). Le commerce de l’argent, matrice de la mondialisation du XVI° siècle. Le rôle du métal argent dans le commerce mondial entre l’Europe, l’Amérique et l’Asie a depuis longtemps été souligné. Deux chercheurs américains, Dennis O. Flynn et Arturo Giraldez, ont récemment jeté sur la question un éclairage nouveau. C’est, selon eux, le marché de l’argent qui expliquerait la constitution d’un marché mondial au XVI siècle, après la connexion, stable et régulière, par voie maritime, des quatre continents. La Chine a été, dès la fin du XVI° siècle, le principal acquéreur de métal blanc, tandis que l’Amérique espagnole (Mexique et Pérou), ainsi que le Japon Tokugawa en étaient les principaux fournisseurs. Chine, Mexique et Pérou auraient produit, de 1500 à 1800; 150.000 tonnes d’argent, soit 80% de la production mondiale durant cette période”” (pag 165)”,”ASIE-031″
“GIRALDI Giovanni”,”Storia della pedagogia. Fondamenti filosofici basi scientifiche orientamenti didattici problematica pedagogica.”,”””Il Locke distingue quattro elementi nell’ educazione: virtù, saggezza, educazione ed istruzione”” (pag 179) Helvetius. “”Helvétius pone una distinzione che campeggerà nella pedagogia di Rousseau: esistono bisogni naturali, e quindi legittimi, e bisogni artificiali, e quindi da eliminare. Nel togliere il popolo dalla miseria, occorre tener conto solo dei bisogni naturali. (Il cibo è un bisogno naturale, e va soddisfatto; il vestito di seta e la parrucca sono bisogni artificiali, e si possono eliminare).”” (pag 189) Voltaire. “”Coltissimo, Voltaire ha studiato attentamente il pensiero inglese e la scienza sperimentale di Newton. L’ Inghilterra, rispetto alla Francia “”borbonica e gesuitica””, gli appariva il mondo ideale, quello del domani. E non aveva torto. Perciò celebrò gli Inglesi e tolse ogni rispetto alla Francia chiusa, conservatrice, falsa nelle sue strutture e nella sua organizzazione sociale. Voltaire imputava ogni male alla Chiesa cattolica e alle religioni positive. (…) In quel gioiello di narrativa che è ‘Candide ou l’ optimisme’, egli fa la satira di un’educazione del tutto avulsa dalla realtà””. (pag 190) Manca la Spagna v. lotta di Francisco Ferrer. Critica (ingiusta) di Montaigne lo scettico sull’ educazione (pag 172) Locke. Concetti distinti di educazione e istruzione (pag 179)”,”GIOx-045″
“GIRALDI Giovanni”,”Storia della pedagogia. Fondamenti filosofici basi scientifiche orientamenti didattici problematica pedagogica.”,”””Il Locke distingue quattro elementi nell’ educazione: virtù, saggezza, educazione ed istruzione”” (pag 179) Helvetius. “”Helvétius pone una distinzione che campeggerà nella pedagogia di Rousseau: esistono bisogni naturali, e quindi legittimi, e bisogni artificiali, e quindi da eliminare. Nel togliere il popolo dalla miseria, occorre tener conto solo dei bisogni naturali. (Il cibo è un bisogno naturale, e va soddisfatto; il vestito di seta e la parrucca sono bisogni artificiali, e si possono eliminare).”” (pag 189) Voltaire. “”Coltissimo, Voltaire ha studiato attentamente il pensiero inglese e la scienza sperimentale di Newton. L’ Inghilterra, rispetto alla Francia “”borbonica e gesuitica””, gli appariva il mondo ideale, quello del domani. E non aveva torto. Perciò celebrò gli Inglesi e tolse ogni rispetto alla Francia chiusa, conservatrice, falsa nelle sue strutture e nella sua organizzazione sociale. Voltaire imputava ogni male alla Chiesa cattolica e alle religioni positive. (…) In quel gioiello di narrativa che è ‘Candide ou l’ optimisme’, egli fa la satira di un’educazione del tutto avulsa dalla realtà””. (pag 190) Manca la Spagna v. lotta di Francisco Ferrer. Critica (ingiusta) di Montaigne lo scettico sull’ educazione (pag 172) Locke. Concetti distinti di educazione e istruzione (pag 179)”,”GIOx-012-FV”
“GIRARD Louis”,”La II° Republique. Naissance et mort, (1848-1851).”,”””Essendosi opposto violentemente ai repubblicani in politica interna, non potendo far adottare dai suoi ministri l’ amnistia per i banditi di giugno, Luigi Napoleone decide di separarsi dai suoi tutori del partito dell’ ordine sul terreno meno immediatamente pericoloso della politica estera. Manifestava così il suo atteggiamento costante fino al 1866. Gli affari di Roma gli fornirono l’ occasione. La maggioranza dei francesi approvava senza dubbio l’ occupazione di Roma e la restaurazione del papa. Ma questa restaurazione non doveva essere l’ occasione di una reazione senza sfumature operata sotto la protezione della bandiera tricolore. Però Pio IX, senza riguardo per i consigli di moderazione e di riforme che gli prodigava il governo francese, procedeva a un’ opera di controrivoluzione tale che essa poteva facilmente essere attuata sotto l’ egida dell’ Austria. Egli sapeva di poter contare sull’ appoggio del partito cattolico rappresentato al governo da Falloux e guidato nell’ Assemblea da Montalembert.”” (pag 199) Soppressione del suffragio universale (pag 212)”,”QUAR-062″
“GIRARD René”,”Achever Clausewitz.”,”GIRARD Renè (Avignone 1923 – Stanford, California 2015). É stato un antropologo, critico letterario e filosofo francese. Professore di Letteratura comparata presso la Stanford University (USA). Cattolico, ha sviluppato la tesi che (esposta anche in questo testo) ogni cultura umana è basata sul sacrificio come soluzione alla violenza mimetica (imitativa) tra rivali. Tre concetti base: desiderio mimetico (imitazione come attività volta a riprodurre un comportamento non originale che si ritiene valido); meccanismo del capro espiatorio; capacità della BIBBIA di svelare sia l’uno che l’altro. 3 413874 SBN”,”QMIx-159-FSL”
“GIRARDET Raoul”,”La Société militaire de 1815 à nos jours.”,”GIRARDET Raoul: (6/10/1917 – 18/9/2013) è stato uno storico francese specializzato in società militari, colonialismo e nazionalismo francese. Da giovane fu coinvolto nel movimento di destra Action Française. Non fu antisemita ma appassionatamente nazionalista. Durante la Seconda guerra mondiale sostenne la Resistenza francese. Successivamente sostenne la lotta contro l’indipendenza dell’Algeria. Non è una storia militare tradizionale ma una analisi che integra mentalità, idee, tutto ciò che costituisce il tessuto di una società. Come veniva reclutato il corpo degli ufficiali francesi dalla fine del Primo Impero alla fine del XX secolo? In quali ambienti e in quali condizioni? Come si è inserito, per un lungo periodo, questo organismo militare nella società nazionale? Come si sono sviluppate le opposte ideologie di militarismo e antimilitarismo? Com’era la vita quotidiana di questi ufficiali? Quali i fattori di unità del gruppo? É descritta la vita di guarnigione nelle province francesi dopo la caduta dell’Impero fino all’avventura coloniale, sono riportati i dolori dell’ultima guerra e i suoi sconvolgimenti fino al salto nell’ignoto rappresentato dall’Esercito professionale (questt’ultimo riferimento è al 1998. Oggi, 2024, l’esercito di leva e la coscrizione stanno ritornando nel dibattito degli Stati europei, riportato dai venti di guerra che stanno nuovamente spirando sulla scena europea ed internazionale. N. d. R.)”,”FRQM-006-FSL”
“GIRARDI Giulio a cura”,”Coscienza operaia oggi. I nuovi comportamenti in una ricerca gestita dai lavoratori.”,”E’ una ricerca promossa dalla FLM coordinatad da Giulio GIRARDI, autogestita dai lavoratori torinesi.”,”MITT-142″
“GIRARDI Giulio”,”Marxismo e cristianesimo.”,”””Il marxismo ritiene, con l’ateismo illuminista, che la religione sia una forma di ignoranza destinata a scomparire di fronte al progredire della visione scientifica del mondo. Ritiene però, con Nietzsche, Freud e molti altri, che la spiegazione intellettualistica del fenomeno sia insufficiente: è necessario ricercare le radici psicologiche di questa ignoranza nelle profondità dell’uomo, nella sua vita ateoretica, conscia o inconscia. Il problema della verità è risolto in funzione di quello dei valori. (…) Ma per Marx anche questa spiegazione è insufficiente ed esige un ulteriore approfondimento coerente con la visione generale dell’uomo e della sua storia. Le radici ultime delle sovrastrutture vanno ricercate nella infrastrutture. Nel marxismo quindi la religione nasce come compensazione delle frustrazioni economiche del proletariato, favorita dalla classe dominante che vede in essa un modo di consolidare la sua posizione; d’altro lato essa rassicura la coscienza degli sfruttatori offrendo loro, in cambio di qualche elemosina, un facile biglietto d’ingresso per il cielo. Scrive Lenin: “”La fede in un aldilà nasce dall’impotenza delle classi sfruttate nella lotta contro gli sfruttatori, come la credenza nelle divinità, nei demoni nasce dall’impotenza del selvaggio in lotta contro la natura. La religione cullando con la speranza di una ricompensa celeste colui che pena tutta la vita nella miseria, gl’insegna la pazienza e la rassegnazione. Quanto a quelli che vivono del lavoro altrui, essa insegna loro a praticare la beneficenza quaggiù, offrendo così loro una facile giustificazione di tutta la loro esistenza di sfruttatori, vendendo loro a buon mercato biglietti di partecipazione alla società celeste. La religione è l’oppio del popolo. La religione è una specie grossolana di acquavite spirituale, in cui gli schiavi del capitale affogano il loro essere umano e le loro rivendicazioni per una esistenza almeno in minima parte degna dell’uomo”” (1). Se questa è l’origine della religione, è facile prevedere quale ne sia il destino. Provocata da uno squilibrio storico e ultimamente economico, essa è destinata a essere riassorbita con la scomparsa di esso. Il processo economico-sociale è quindi necessariamente correlativo a un regresso della religione. Combattere la religione pertanto non significa solo dissipare l’ignoranza, ma soprattutto sopprimere le condizioni storiche che l’hanno generata. Nella società comunista del futuro il processo di normalizzazione della storia e della psicologia umana sarà compiuto, sarà la fine di tutte le alienazioni. Sul piano religioso quindi tutti gli uomini assumeranno l’atteggiamento normale, che è quello ateo. Più precisamente l’ateismo non consisterà nella negazione di Dio ma nella totale assenza di questo problema. Non solo la religione infatti, ma lo stesso problema religioso è provocato dal regime di alienazione economica ed è quindi chiamato a scomparire con esso. L’uomo marxista ideale, come si è visto, sarà soddisfatto della terra e dell’indefinito progresso dell’esistenza terrena”” [Giulio Girardi, Marxismo e cristianesimo, Assisi, 1973] [(1) Lenin, ‘Socialismo e religione’, Opere complete, Roma, Edizioni Rinascita-Editori Riuniti, 1955, vol X, p. 73-74] (pag 62-63)”,”RELC-334″
“GIRARDI Giulio”,”Cristiani e marxisti a confronto sulla pace. Implicanze dottrinali.”,”Il presente saggio è il testo della relazione tenuto al convegno del 30 aprile 1967 tra cristiani e marxisti in Cecoslovacchia. Dello stesso autore e per la stessa casa editrice: ‘Marxismo e cristianesimo’. [“”Il nucleo del problema è dunque questo: per salvare la pace bisogna reprimere la rivoluzione oppure farla?”” (pag 21)] Le cause della guerra (pag 23) [Questione della violenza. “”In seno al cristianesimo gli atteggiamenti vanno dalla proclamazione della guerra santa alla condanna assoluta della violenza. D’altronde sul tema vi è un cambiamento di prospettive abbastanza marcato anche tra l’Antico e il Nuovo Testamento: è soprattutto all’Antico Testamento che si ispirano i teorici della guerra santa, mentre gli apostoli della non-violenza si appoggiano soprattutto sul Nuovo Testamento. Anche la storia di questo problema è stata influenzata dalla mentalità integrista e dal conservatorismo politico e sociale che l’hanno accompagnata: il ricorso alla violenza e alla guerra era molto più facilmente giustificato quando si trattava di difendere l’«ordine» stabilito, di difendere i «diritti» di Dio o della Chiesa, di combattere gli infedeli o gli eretici, e perfino di diffondere la fede, che non quando si trattava di rovesciare un regime, soprattutto se questo era favorevole alla Chiesa. Questo significa che la evoluzione dottrinale riguardante il problema della violenza non è soltanto la conseguenza delle nuove dimensioni della guerra moderna, ma anche del progresso della coscienza personalista e comunitaria della Chiesa. La soluzione che noi prospettiamo qui non può dunque essere considerata universale nel mondo cristiano. D’altra parte, pur essendo cristiana, essa non lo è specificamente; e pensiamo che sia suscettibile di raccogliere l’adesione di gran parte del mondo marxista. Non intendiamo affrontare il problema della violenza nel suo insieme, ma dal punto di vista preciso dell’azione rivoluzionaria. La nostra posizione si riassume in due tesi: 1. Preferenza decisa per l’azione non-violenta, accettando le sue inevitabili lentezze; 2. legittimità della violenza come soluzione estrema per bloccare un’azione violenta dalle conseguenze irreparabili”” (pag 56-57)]”,”RELC-345″
“GIRARDI Giulio; PRESTIPINO Giuseppe”,”Marxismo e teologia della liberazione. A proposito di una recente pubblicazione (Girardi); Temi e problemi di filosofia del lavoro (Prestipino).”,”A proposito del recente volume di José Ramos Regidor ‘Gesù e il risveglio degli oppressi’ (Mondadori, 1981) (Girardi) A proposito del volume di Antimo Negri ‘Filosofia del lavoro’ (Prestipino)”,”CONx-002-FB”
“GIRARDI Giulio”,”Marxismo e Cristianesimo.”,”Don Giulio Girardi è ordinario di filosofia teoretica nell’ateneo salesiano di Roma e direttore dell’enciclopedia su l’ateismo contemporaneo alla quale collaborano 150 specialisti di tutto il mondo. Durante il Concilio ha partecipato alla stesura dello schema XIII specialmente per paragrafi sull’ateismo. Sua costante preoccupazione è quella di congiungere il rigore della riflessione filosofica con l’aderenza ai problemi più impegnativi dell’esistenza, aprendosi con sensibilità alle correnti più vive del mondo moderno.”,”RELC-075-FL”
“GIRARDI Giulio”,”Credenti e non credenti per un mondo nuovo.”,”Don Giulio Girardi (nato al Cairo nel 1926) è ordinario di filosofia teoretica nell’ateneo salesiano di Roma e direttore dell’enciclopedia su l’ateismo contemporaneo alla quale collaborano 150 specialisti di tutto il mondo. Durante il Concilio ha partecipato alla stesura dello schema XIII specialmente per paragrafi sull’ateismo. Sua costante preoccupazione è quella di congiungere il rigore della riflessione filosofica con l’aderenza ai problemi più impegnativi dell’esistenza, aprendosi con sensibilità alle correnti più vive del mondo moderno.”,”RELC-085-FL”
“GIRAUD Emile”,”La nullité de la politique internationale des grandes démocratie, 1919-1939. L’échec de la Société des Nations, la guerre.”,”GIRAUD Emile ex consigliere giuridico della Società delle Nazioni, professore delle Facoltà di diritto “”Il fallait fédérer l’Europe’ (pag 49)”,”RAIx-298″
“GIRAULT René ZIEBURA Gilbert e altri; interventi di Elisabeth DU-REAU Francois FEJTO Gilles MORIN; testi di Gerard BOSSUAT Christian DELPORTE Pascal DELWIT André DONNEUR René GIRAULT B.D. GRAHAM Nicole JORDAN Wilfried LOTH Daniel MAYER Liliane PERREIN Robert VERDIER Irwin WALL Gilbert ZIEBURA; colloquio presieduto da Robert VERDIER Daniel MAYER e René GIRAULT”,”Leon Blum socialiste europeen. Interventions.”,”Sono gli atti di un colloquio organizzato dalla Societé des Amis de Leon Blum nell’Ottobre 1993 nel Senato a Parigi. La seduta era presieduta da Robert VERDIER, Daniel MAYER e René GIRAULT. Sono anche intervenuti nel dibattito gli storici Elisabeth DU-REAU, Francois FEJTO, Gilles MORIN. Liliane PERREIN ha organizzato il colloquio. I testi sono di Gerard BOSSUAT, Christian DELPORTE, Pascal DELWIT, André DONNEUR, René GIRAULT, B.D. GRAHAM, Nicole JORDAN, Wilfried LOTH, Daniel MAYER, Liliane PERREIN, Robert VERDIER, Irwin WALL, Gilbert ZIEBURA.”,”FRAP-036″
“GIRAULT René”,”Diplomatie européenne. Nations et impérialisme 1871-1914. Histoire des relations internationales contemporaines. Tome I.”,”GIRAULT René è morto nel 1999. Il testo dell’opera redatta in collaborazione con Robert FRANK e Jacques THOBIE dopo la sua scompasa non ha subito che leggeri ritocchi rispetto alla edizione del 1993. E’ stata ampliata la bibliografia. Scambio mediterraneo Egitto Tunisia e l’avvicinamento franco-britannico (pag 162) La marche vers la guerre. La question des responsabilités de la Première Guerre mondiale. “”En histoire, il existe des périodes qui paraissent avoir existé uniquement pour permettre d’expliquer un phénomène exceptionnel postérieur: ainsi en va-t-il pour la période 1907-1914 qui apparaît seulement comme une longue introduction à la guerre de 1914. Tout récit de ces années obéit à la rituelle question des origines de la guerre; comme on ne peut expliquer celle-ci par la seule crise finale de juillet-août 1914, les causes lointaines ou profondes de la guerre sont recherchées dans les années antérieures; du coup, toute analyse est menée en fonction de la dramatique conclusion et elle débouche inévitablement sur la question de la responsabilité du déclenchement de la guerre. Seulement, sur ce sujet brûlant, les historiens ont été (et sont parfois encore) prisonniers de la conclusion de la Première Guerre mondiale; en effet, lors de la signature du traité de Versailles en 1919, pour la première fois dans l’histoire, les vainqueurs ont tenuà faire reconnaître par les vaincus leur pleine et unique responsabilité dans l’origine de cette guerre (article 331 du traité); dès lors, et pendant longtemps, l’histoire de cette période a été faite soit pour prouver la justesse des rédacteurs du traité, oist pour démontrer que le droit du plus fort ne détermine pas ‘ipso facto’ la vérité historique; rarement l’histoire a été mise aussi clairement et aussi pleinement au service de la politique. Si l’on ajoute que la Seconde Guerre mondiale semble procéder de la première, on conçoit que pour tous les hommes du XXe siècle, la “”Kriegschuldfrage”” (la question de la responsabilité de la guerre) demeure fondamentale et vivante. Ainsi, lorsqu’en 1961, un historien de Hambourg, Fritz Fischer, publia un gros livre (‘Griff nach der Weltmacht’, traduit et publié en français en 1970 sous le titre ‘Les Buts de guerre de l’Allemagne impériale’) qui tendait à démontrer que les dirigeants allemande avaient volontairement menè leur pays à la guerre, les réactions en Allemagne furent passionnées, violentes, au point que l’on a pu parler d'””affaire Dreyfus allemande”” (J. Droz). Faut-il donc à nouveau ici se laisser enfermer dans la question des responsabilités directes ou indirectes de la guerre de 1914-1918? Il serait illusoire de la faire. En effet, toute analyse sérieuse conduit à mettre côte et ensemble un certain nombre de facteurs profonds qui ont été susceptibles de créer un état général de tension: déterminer ensuite lequel de ces facteurs est primordial relève du choix idéologique plus que de l’étude historique. De même, chercher parmi les responsables de l’époque des “”fauteurs de guerre”” plus caractérisés serait oublier que tous ces hommes ont été intimement persuadés qu’ils ‘répondaient’ aux réactions ou provocations de leur antagonistes et qu’ils s’estimaient ‘contraints’ de relever le gant; de la même manière, ils ont le plus souvent fini par conclure que la solution guerrière était un moindre mal, et qu’il “”fallait en finir””, là encore persuadés que cette guerre serait courte, compte tenu de la formidable puissance destructrice des armements du temps. En somme, il convient de rechercher non les responsabilités, mais les causes de cette terrible guerre qui met fin à un certain monde. Dans cette ultime période, entre 1907 et 1914, la marche quasi inexorable vers une guerre générale paraît obéir à une fatalité toute-puissante; en réalité, comme en une tragédie classique, la pièce se déroule avec une terrible logique. Après quelques années d’incertitude entre 1907 et 1911, pendant lesquelles on assiste tout à la fois à la consolidation des blocs existants en Europe et à des tentatives de conciliation entre ces blocs, un nouvel accès de crise secoue les relations internatinales en 1911-1912; la crise d’Agadir et ses suites directes peuvent être retenues comme le moment où se fixent définitivement alliances et stratégies. Ensuite, soit au travers des guerres balkaniques de 1912 et 1913, soit tout simplement avec l’accélération des préparatifs militaires, “”la guerre est en vue””; il suffit en 1914 d’un nuovel incident, un attentat à Sarajevo contre l’archiduc héritier d’Autriche-Hongrie, François-Ferdinand, pour que les mécanismes conduisant à la guerre soient enclenchés. Mais au-delà de cette périodisation simple, que de faits contradictoires, difficilement conciliables, puisque par exemple dans la toute dernière année de paix (relative), tandis que l’omber de la guerre s’étend, on assiste à de nouveaux accords qui semblent préparer un partage pacifique de l’Empire ottoman entre ‘toutes’ les grandes puissances”” (pag 365-367)”,”RAIx-247″
“GIRAULT René FRANK Robert”,”Turbulente Europe et nouveaux mondes 1914-1941. Histoire des relations internationales contemporaines. Tome II.”,”GIRAULT René è morto nel 1999. Il testo dell’opera redatta in collaborazione con Robert FRANK e Jacques THOBIE dopo la sua scompasa non ha subito che leggeri ritocchi rispetto alla edizione del 1993. E’ stata ampliata la bibliografia. Francia gendarme ordine versailles (pag 231) La conferenza economica internazionale di Londra 1933 (pag 305) “”La guerre économique commença pendant l’année 1915. L’initiative venait des Etats de l’Entente. Ceux-ci voulaient réaliser le blocus des Empires centraux. Le but recherché était d’empêcher de se ravitailler en nourriture et en matières nécessaires aux equipements militaires. Les moyens de parvenir à ce résultat étaient variés. Tout d’abord, il fallait nuire au commerce maritime entre l’Allemagne et les neutres par l’arraisonnement et la saisie des cargaisons destinées à ce pays, mais ce blocus maritime, qui violait les conventions internationales existantes, était difficile à réaliser en mer, en particulier sur la mer Baltique (la Suède est un gros fournisseur de l’Allemagne); il soulevait partout des difficultés juridiques qui risquaient de pousser les neutres vers l’Allemagne. Toutefois, celle-ci indisposait à son tour les neutres par la guerre sous-marine (cependant limitée jusqu’en janvier 1917) destinée à couper les communications entre la Grande-Bretagne, la France et leurs sources de ravitaillement extra-européennes. Les puissances de l’Entente utilisèrent donc une seconde méthode qui consistait à acheter chez les neutres le maximum possible de denrées et de matières premières stratégiques afin de priver leurs adversaires de ces sources d’approvisionnement. Ce procédé était onéreux et, bien de pays, il eut surtout pour résultat de faire grimper des prix devant cette “”raréfaction”” artificielle des ressources. Il fallut aussi abtenir l’accord des neutres qui, souvent, avaient été obligés, pour répondre aux buts de l’Entente, de constituer en Europe des sociétés organisant le contingentement à l’échelle nationale (Suisse, Pays-Bas, Danemark). Seront-ils dès lors, et resteront-ils après guerre, des “”clients”” des Alliés? Pour mener cette tactique économique, il faut en détenir les moyens financiers. Le champ de la guerre économique s’élargit au financement, interne comme externe, du conflit. Où trouver des ressources nécessaires au paiement d’achats massifs chez les autres? En outre, la guerre économique suppose de produire plus que l’ennemi dans le domaine des armements. Il importe de le surclasser sur le plan industriel. Or l’équipement industriel nouveau réclame des investissements considérables et la possibilité future d’un amortissement rationnel. En d’autres termes, l’expansion née de la guerre industrielle suppose, pour obtenir un après-guerre rémunérateur, de conserver un haut niveau de consommation. Ne faudrat-il pas alors pouvoir exporter facilement en écartant la concurrence des pays vaincus? Ainsi, la guerre économique imprime sa marque sur les relations internationales présentes et futures (création de clientèles, expansion future, préservation de sources d’approvisionnement et de marchés). Le financement de cette nouvelle forme de guerre suppose, soit l’existence de considérables réserves en capitaux, soit l’obtention de crédits externes, autre facteur important des relations internationales. Parmi les belligérants, qui a les moyens de cette guerre longue, totale? La Grande-Bretagne occupe une place à part dans le système économique des Alliés. Elle est, en effet, la seule puissance qui soit en mesure de financier (partiellement) la guerre économique. Elle disposait avant-guerre du stock de capitaux extérieurs le plus élevé au monde (environ 95 milliards de francs-or, contre 43 à la France et 29 à l’Allemagne); (…)”” (pag 53-54)”,”RAIx-249″
“GIRAULT René FRANK Robert THOBIE Jacques”,”La loi des géants, 1941-1964. Histoire des relations internationales contemporaines. Tome III.”,”GIRAULT René è morto nel 1999. Il testo dell’opera redatta in collaborazione con Robert FRANK e Jacques THOBIE dopo la sua scompasa non ha subito che leggeri ritocchi rispetto alla edizione del 1993. E’ stata ampliata la bibliografia.”,”RAIx-250″
“GIRAULT Jacques”,”Bordeaux et la Commune, 1870-1871.”,”Jacques Girault Molto citati nel testo Paul e Laura Lafargue, Jenny e Karl Marx, Pierre Alfred Delboy, Emile Fourcand, Leon Gambetta, Louis Marchand, Louis Joseph Millour o Milhour), Adolphe Thiers Contiene i paragrafi: – L’action grandissante de la section de l’ Internationale (pag 220-226) ‘L’Internationale, responsable de la Commune?’ (pag 263-266) “”Le journal de la section de l’AIT, ‘La Fédération’, subit les conséquences du durcissement répressif. Dès le premier numérp, après l’incarcération de son gérant, Listrat, ‘La Gironde’ signale cette arrestation et, le 25 avrile, complète son information: (…)”” (pag 222) Paul Lafargue voleva scrivere un libro sull’azione dell’ Internazionale durante la Comune ma gli avvenimenti glielo impedirono (pag 226)”,”MFRC-166″
“GIRIDHARADAS Anand”,”Ritorno in India.”,”Nato alla periferia di Cleveland, nell’Ohio, dove i genitori erano emigrati negli anni Settanta, dopo la laurea, l’autore ha deciso di ripercorrere all’inverso il tragitto dei suoi, trasferendosi a Mumbai per lavorare come consulente aziandale.”,”INDx-020-FC”
“GIRONELLA José María”,”Un millón de muertos.”,”GIRONELLA José María è natoa a Darnius, Gerona nel 1917. Ha partecipato alla guerra civile e nel dopoguerra ha svolto diversi lavori rivelandosi scrittore con la novella ‘Un hombre’ (premio Nadal). Ha scritto molti romanzi (v. risvolto di copertina) I combattenti italiani nella guerra civile. I giudizi: codardi e chiacchieroni. “”En Gerona se organizó un baile en el local de la UGT, durante el cual David y Olga no cesaron de dar vueltas “”en honor de la cobarde Italia””. La cobarde Italia… Fue el sonsonete que recorrió la España “”nacinal””. Los italianos fueron llamados, sin matices, “”Corriere de la Sera””, y la matrícula CTV de sus coches pasó a significar ‘Cuándo te vas?’ Guadalajara se convirtió en deshonor y chiste. “”Una cosa es cantar ópera y otra arrear candela.”” “”Corrían como Nuvolari!”” Corrían, corrían. Salvatore se desgañitaba: “”Cómo íbamos a correr, si el barro nos llegaba a las rodillas?”” Mil doscientos muertos italianos, tres mil quinientos heridos itailanos, convertidos en chiste. Aleramo Berti lloró de rabia, mientras su colega Schubert, el miope nazi, mandaba a Berlín un informe exhaustivo en el que calificaba a todos los mediterráneos, sin excepción, de “”instintivos”” y “”primarios””. (pag 391)”,”MSPG-201″
“GIROTTI Fiorenzo”,”Welfare State. Storia modelli e critica.”,”Fiorenzo GIROTTI insegna analisi delle politiche pubbliche e politica sociale presso la Facoltà di Scienze politiche dell’ Univ di Torino.”,”UKIS-009″
“GIROTTI Fiorenzo”,”Welfare State. Storia, modelli e critica.”,”Fiorenzo Girotti insegna analisi delle politiche pubbliche e Politica sociale presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino.”,”TEOS-057-FL”
“GIROUD Francoise”,”Jenny Marx o la moglie del diavolo.”,”L’A è nata a Ginevra nel 1916. Dopo aver diretto il settimanale francese ‘Elle’ ha fondato e diretto con J.J. SERVAN-SCHREIBER il settimanale ‘L’ Express’ mantenendo per vent’anni un posto di primo piano nel mondo giornalistico francese. In seguito ha ricoperto l’incarico di ministro della Cultura. E’ autrice di saggi e biografie.”,”MADS-171″
“GIROUD Francoise”,”La nuova ondata. Inchiesta sulla gioventù. Titolo originale ‘La nouvelle vague’.”,”‘La nuova ondata’ è una grande inchiesta progettata e preparata dal giornale ‘L’ Express’ in tutti gli ambienti e in tutte le classi sociali, destinata a rivelare in profondità quella che è la nuova generazione francese, le sue idee, i suoi giudizi e aspirazioni, le sue critiche, la sua formazione. Alle 24 domande i giovani potevano rispondere anonimamente. Dirigeva l’ inchiesta Francoise GIROUD.”,”GIOx-010″
“GIROUD Francoise; conversazioni con Claude GLAYMAN”,”Parola mia. Avvenimenti e retroscena della politica europea e mondiale nelle memorie della più grande giornalista francese vivente direttrice dell’ Express.”,”””Piotr Tkacev, l’ anarchico russo che affermava la necessità di uccidere tutti coloro che avevano superato i vent’anni per riedificare il mondo su altre fondamenta, intorno al 1873 descriveva i giorni felici che sarebbero seguiti alla futura rivoluzione russa””. (pag 222)”,”FRAV-074″
“GIROUD Françoise”,”Une femme honorable.”,”GIROUD Françoise nata a Ginevra nel 1916 comincia la sua carriera nel cinema (assistenza di scena) prima di dedicarsi al giornalismo. Direttrice di redazione di Elle, fondatrice dell’ Express con Jean-Jacques Servan-Schreiber (1953) di cui diventerà direttrice. Nel settennato di Giscard d’Estaing diventerà segretaria di stato alla cultura. Ha scritto molti libri. Biografia. Marie Curie Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. (Reindirizzamento da Maria Curie-Sklodowska) Maria Sklodowska Nobel per la fisica 1903 Nobel per la chimica 1911 Maria Sklodowska, meglio nota come Marie Curie (Varsavia, 7 novembre 1867 – Passy, 4 luglio 1934), è stata una chimica e fisica polacca naturalizzata russa e in seguito francese. Nel 1903 fu insignita del premio Nobel per la fisica (assieme al marito Pierre Curie e ad Antoine Henri Becquerel) e, nel 1911, del premio Nobel per la chimica per i suoi lavori sul radio. Marie Curie è stata l’unica donna tra i quattro vincitori di più di un Nobel e, insieme a Linus Pauling, l’unica ad averlo vinto in due aree distinte. Marie Curie crebbe nella Polonia russa; poiché qui le donne non potevano essere ammesse agli studi superiori, si trasferì a Parigi e nel 1891 iniziò a frequentare la Sorbona, dove si laureò in fisica e matematica. Nel dicembre del 1897 iniziò a compiere degli studi sulle sostanze radioattive, che da allora rimasero al centro dei suoi interessi. Dopo la morte accidentale del marito Pierre Curie, avvenuta nel 1906, le fu concesso di insegnare nella prestigiosa università. Due anni più tardi le venne assegnata la cattedra di fisica generale, diventando la prima donna ad insegnare alla Sorbona. Durante la prima guerra mondiale, Marie Curie operò in qualità di radiologa per il trattamento dei soldati feriti: dotando un’automobile di un’apparecchiatura radiografica rese possibili le indagini radiologiche effettuate in prossimità del fronte e partecipò alla formazione di tecnici e infermieri. Dopo la guerra divenne attiva nella Commissione Internazionale per la Cooperazione Intellettuale della Lega delle Nazioni per migliorare le condizioni di lavoro degli scienziati. Negli ultimi anni della sua vita fu colpita da una grave forma di anemia aplastica, malattia quasi certamente contratta a causa delle lunghe esposizioni alle radiazioni di cui, all’epoca, si ignorava la pericolosità. Morì nel sanatorio di Sancellemoz di Passy (Alta Savoia), nel 1934. Indice [nascondi] 1 Le origini 2 I premi Nobel 3 La vita e alcune applicazioni delle sue scoperte 4 Altri riconoscimenti 5 Note 6 Altri progetti 7 Collegamenti esterni Le origini [modifica] Nata a Varsavia, figlia di Wladyslaw Sklodowski (1832-1902) e di Bronislawa Boguska (1834-1879); in Polonia, iniziò gli studi con il padre, da autodidatta, proseguendoli poi a Varsavia ed infine all’Università della Sorbona di Parigi, laureandosi in chimica e fisica. Maria fu la prima donna ad insegnare nell’università parigina. Alla Sorbona incontrò il docente Pierre Curie, che poi sposò. Maria Sklodowska a sedici anni I premi Nobel [modifica] Insieme al marito Pierre Curie e ad Antoine Henri Becquerel, Maria Sklodowska-Curie ricevette – prima donna della storia – il premio Nobel per la fisica nel 1903: « in riconoscimento dei servizi straordinari che essi hanno reso nella loro ricerca sui fenomeni radioattivi » Otto anni dopo, nel 1911, fu insignita di un altro premio Nobel, questa volta per la chimica: « in riconoscimento dei suoi servizi all’avanzamento della chimica tramite la scoperta del radio e del polonio, dall’isolamento del radio e dallo studio della natura e dei componenti di questo notevole elemento. » La vita e alcune applicazioni delle sue scoperte [modifica] Mme. Curie insieme a quattro studentesse (1910-1915) Foto Library of Congress La vita di Maria Sklodowska-Curie fu dedicata all’isolamento ed alla concentrazione del radio e del polonio, presenti in piccolissime quantità nella pechblenda proveniente da Jáchymov. Si tratta di un minerale radioattivo, ed è una delle principali fonti naturali di uranio. I coniugi Curie-Sklodowska notarono che alcuni campioni erano più radioattivi di quanto lo sarebbero stati se costituiti di uranio puro; ciò implicava che nella pechblenda fossero presenti altri elementi. Decisero così di esaminare tonnellate di pechblenda riuscendo così, nel luglio del 1898, ad isolare una piccola quantità di un nuovo elemento dalle caratteristiche simili al tellurio che fu chiamato polonio. Il resoconto di tale lavoro, unitamente a quello immediatamente successivo che portò alla scoperta dell’ancor più radioattivo radio, divenne la tesi di dottorato di Maria Sklodowska. Con una mossa insolita, la Sklodowska-Curie intenzionalmente non depositò il brevetto internazionale per il processo di isolamento del radio, preferendo lasciarlo libero affinché la comunità scientifica potesse effettuare ricerche in questo campo senza ostacoli, in maniera tale da favorire il progresso in questo settore scientifico. Maria Sklodowska-Curie fu la prima persona a vincere o condividere due premi Nobel. Oltre a lei soltanto un’altra persona sino ad ora, ha ricevuto due premi Nobel in due campi differenti: Linus Pauling. Altri ne hanno ricevuti due nello stesso settore: John Bardeen (entrambi in fisica) e Frederick Sanger (entrambi in chimica). Durante la prima guerra mondiale, Maria Sklodowska-Curie sostenne l’uso delle unità mobili di radiografia come mezzo di diagnosi per i soldati feriti. Nel 1921 effettuò un viaggio negli Stati Uniti per raccogliere i fondi monetari necessari a continuare le ricerche sul radio; ovunque fu accolta in modo trionfale. Nel 1909 fondò a Parigi l’Institut du radium, oggi noto come Istituto Curie e, nel 1932, un altro analogo istituto a Varsavia, anch’esso successivamente rinominato Istituto Curie. Negli ultimi anni della sua vita, fu colpita da una grave forma di anemia aplastica, malattia quasi certamente contratta a causa delle lunghe esposizioni alle radiazioni di cui, all’epoca, si ignorava la pericolosità. Morì nel sanatorio di Sancellemoz di Passy, nel 1934. Ancora oggi tutti i suoi appunti di laboratorio successivi al 1890, persino i suoi ricettari di cucina, sono considerati pericolosi a causa del loro contatto con sostanze radioattive. Sono conservati in apposite scatole piombate e chiunque voglia consultarli deve indossare abiti di protezione.[2] La figlia maggiore, Irène Joliot-Curie, vinse anch’ella un premio Nobel per la chimica (insieme al marito Frédéric Joliot-Curie) nel 1935, l’anno successivo la morte della madre. La secondogenita, Ève Denise Curie, scrittrice, fu tra l’altro consigliere speciale del Segretariato delle Nazioni Unite e ambasciatrice dell’UNICEF in Grecia. Altri riconoscimenti [modifica] Assieme al marito Pierre Curie ricevette la Medaglia Davy nel 1903 e la Medaglia Matteucci nel 1904.[3] Il 20 aprile 1995 le sue spoglie (insieme a quelle del marito Pierre) sono state trasferite dal cimitero di Sceaux al Pantheon di Parigi. È stata la prima donna della storia ad avere ricevuto questo onore (per meriti propri). Per il timore di contaminazioni radioattive, la sua bara è stata avvolta in una camicia di piombo. Una moneta da 100 franchi francesi ed una banconota da 20.000 zloty polacchi che la raffigurano furono emesse negli anni novanta. Ai coniugi Curie è stato dedicato un asteroide, il 7000 Curie, ed un minerale di uranio: la curite. A Maria-Sklodowska è stato dedicato un altro minerale di uranio: la sklodowskite oltre all’unità di misura della radioattività: il curie. Il gruppo pioniere della musica elettronica Kraftwerk cita madame Curie proprio nel famoso brano Radioactivity che dà il titolo all’intero album del gruppo tedesco.”,”SCIx-336″
“GIROUD François”,”Jenny Marx o la moglie del diavolo.”,”Françoise Giroud è nata a Ginevra nel 1916. Dopo aver diretto il settimanale femminile Elle, ha fondato e diretto con J.J. Servan-Schreiber L’Espress, mantenendo per oltre vent’anni un posto di primo piano nel mondo giornalistico francese. In seguito ha ricoperto l’incarico di ministro della Cultura. É autrice di saggi e biografie, tra cui Parola mia, Sui giudizi del palazzo, Alma Mahler o l’arte di essere armata. Jenny von Westphalen nasce nel 1814 a Salzwedel, affascinante ritratto di una donna eccezionale è l’appassionante racconto della parte di lei di una straordinaria esistenza.”,”MADS-023-FL”
“GISCARD D’ESTAING Valery”,”Le pouvoir et la vie.”,”Il 19 maggio 1974, con il voto di 13. 396.203 cittadini, GISCARD D’ESTAING sale alla presidenza della Repubblica. Per sette anni sarà l’ uomo più potente e solitario della Francia. “”Il governatore della Bundesbank, Otto Emminger, è ostile al progetto (serpente sistema monetario europeo, ndr). Non vuole trovarsi davanti all’ obbligo di intervenire per sostenere le monete deboli vendendo dei marchi, con il rischio di alimentare l’ inflazione in Germania. Il suo punto di vista è condiviso dalla quasi totalità dei banchieri tedeschi. Decidiamo con Helmut Schmidt di dividerci i compiti tra noi. Benché io sia più convinto di lui dell’ utilità del progetto, gli chiedo di farsene interprete all’ esterno, in particolare nei due prossimi consigli europei previsti a Copenaghen e a Brema””. (pag 143)”,”FRQM-027″
“GISMONDI Arturo”,”Alle soglie del potere. Storia e cronaca della solidarietà nazionale, 1976-1979.”,”Arturo Gismondi, giornalista, vice-direttore del Giornale Radio Tre, commentatore politico de Il Messaggero. Redattore de Il Punto diretto da Vittorio Calef nei primi anni ’60, è passato poi a Paese Sera, ove ha lavorato per vent’anni come inviato, editorialista, capo del servizio politico, infine vice-direttore. Ha collaborato e collabora con settimanali e riviste fra le quali, oltre al Punto, Mondo Nuovo, Rinascita, Critica Sociale, Thema, Politica Internazionale. Autore di: La Radiotelevisione italiana, Il mondo con le antenne, Gli anni più difficili, Intervista sul comunismo difficile con Umberto Terracini.”,”ITAP-035-FL”
“GITERMANN Valentin”,”Storia della Russia. Volume I. Dalle origini alla vigilia dell’invasione napoleonica.”,”Valentin Gitermann, dottore in Filosofia, Director Near Eastern Center, University of California.”,”RUSx-201-FL”
“GITERMANN Valentin”,”Storia della Russia. Volume II. Dall’invasione napoleonica all’ottobre del 1917.”,”Valentin Gitermann, dottore in Filosofia, Director Near Eastern Center, University of California.”,”RUSx-202-FL”
“GITLIN Todd”,”The Sixties. Years of Hope, Days of Rage.”,”Robert Kennedy “”Kennedy vinse le primarie della California, e quella notte fu ucciso””. (pag 310) Shock dei radicals. Critiche alla Commissione Warren. “”Ci fu un trauma anche per i giovani radicali. Nei mesi e anni dopo il 22 novembre 1963, Tom Hayden, Dick Flacks, ed io, si passavamo a trastullarci con il concetto di Oswald come “”lurker”” (individuo che sta in agguato, ndr). (…) Per anni da allora in poi, a tarda notte, in mezzo alle nostre colte analisi delle forze politiche, il pensiero dei ‘lurkers’ sarebbe saltato fuori, e riflettevamo sulla devastazione portata da quest’ uomo apparentemente marginale. (…)””. Poi il trauma Kennedy fu mescolato con quello per l’ assassinio di Malcolm X nel febbraio del 1965″”. (pag 313)”,”USAS-124″
“GIUFFRIDA Vincenzo”,”Il III° volume del “”Capitale”” di Karl Marx. (Esposizione critica).”,”””Proseguendo la sua analisi, Marx nota gli effetti del ristagno di produzione e delle crisi sul credito. Se questo si restringe, allora si deprezza la moneta fiduciaria, affluisce l’oro alle banche, cade il prezzo delle azioni, diminuisce enormemente il valore del capitale per azioni, decresce il capitale fittizio, si eleva il tasso d’interesse, (appunto perchè esso dipende dal capitale-moneta prestabile e non da quello esistente) (1). Da ciò segue che nei periodi in cui il capitale è abbondante ma incerto e gli affari sono impacciati, in cui cioè è scarso il capitale prestabile, il saggio del profitto è elevatissimo. Viceversa il capitale circolante può essere scarso e intanto il saggio di profitto rimanere basso quando: 1) è grande il numero delle compre e dei pagamenti che compie la stessa moneta; 2) è grande il numero delle trasposizioni sue, in cui essa ritorna come deposito alle banche””. (pag 133-134) (1) E’ questa l’idea madre di tutta l’analisi dell’interesse, istituita dal Marx”,”MADS-433″
“GIUGLARIS Marcel”,”Storia della guerra del Pacifico, 1941-1945. Da Pearl Harbour a Hiroshima.”,”La morte dell’ ammiraglio Yamamoto durante un combattimento aereo. “”La morte dell’ ammiraglio Yamamoto fu per un mese (18 aprile – 21 maggio 1943) uno dei segreti di guerra. In seguito continuò ad esserne uno dei misteri, perché non rimane che un solo testimone dell’ incidente, il vecchio contrammiraglio Kitamura Genji. Ecco la sua versione degli avvenimenti. (…) Oltre che da capitano di fregata Nakajima, specialista dei codici del Centro di Stato Maggiore della Marina, il viaggio di Yamamoto era conosciuto dagli americani. Costoro, durante la loro occupazione dell’ isola, si erano a più riprese impadroniti del codice giapponese. Il viaggio di Yamamoto non era stato, sicuramente, preannunciato; ma a Shortland, dove c’era un grosso idrovolante semi affondato vicino alla costa, era stato comunicato l’ arrivo dell’ ammiraglio perché si provvedesse a far saltare questo relitto con la dinamite per non dare una cattiva impressione a Yamamoto. Nominato comandante in capo della squadra, l’ ammiraglio Koga, l’ uomo che dappertutto era succeduto a Yamamoto, gli successe una volta ancora, alla fine dell’ aprile 1943. Tre settimane più tardi, il 21 maggio, veniva annunciata ufficialmente la morte di Yamamoto.”” (pag 288-290)”,”QMIS-105″
“GIUGNI Gino GARAVINI Sergio CAI Franco MATTIOLI Giulio VENETO Gaetano ICHINO Pietro TREU Tiziano VISENTINI Luciano PEIRA Paolo”,”Ascesa e crisi del riformismo in fabbrica. Le qualifiche in Italia dalla Job Evaluation all’ inquadramento unico.”,”Gino GIUGNI (Genova, 1927) è ordinario di Diritto del Lavoro nell’ Università di Roma. Ha collaborato alla redazione dello Statuto dei Lavoratori.”,”MITT-097″
“GIUGNI Gino”,”La lunga marcia della concertazione. Conversazioni con Paola Ferrari e Carmen La Macchia.”,”Gino Giugni ha insegnato diritto del lavoro nelle università di Bari, di Roma La Sapienza e nella Luiss. É stato membro del Parlamento, fra i principali ispiratori dello Statuto del lavoratori del 1970 e ministro del Lavoro nel 1003-94 nel governo Ciampi. É stato relatore nell’elaborazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali e, successivamente, Presidente della Commissione di garanzia per l’attuazione di tale legge.”,”SIND-027-FL”
“GIULIANELLI Roberto a cura; saggi di ALBERTANI Claudio ALDRIGHI Clara ANTONIOLI Maurizio CARERI Gianfranco COTICHELLI Giordano FABBRI Luce GILLEN Jacques GIULIANELLI Roberto JACQUIER Charles LUCIOLI Roberto MASINI Pier Carlo RAGO Margareth SENSINI Paolo SORA Federico”,”Luigi Fabbri. Studi e documenti sull’ anarchismo tra Otto e Novecento.”,”Saggi di ALBERTANI Claudio ALDRIGHI Clara ANTONIOLI Maurizio CARERI Gianfranco COTICHELLI Giordano FABBRI Luce GILLEN Jacques GIULIANELLI Roberto JACQUIER Charles LUCIOLI Roberto MASINI Pier Carlo RAGO Margareth SENSINI Paolo SORA Federico Lettere Mussolini a Fabbri “”Rosselli sosteneva le stesse idee fin dagli anni di Socialisme libéral: ‘L’ esperienza della guerra e del dopoguerra (l’ esperienza russa in particolare) hanno portato all’ abbandono del vecchio programma centralizzatore, collettivista, che faceva dello stato l’ amministratore universale, il controllore dei diritti e della libertà di tutti (…). Possono vedersi chiaramente i pericoli delle elefantiasi burocratiche, della dittatura, dell’ incompentenza, dell’ avvilimento di ogni libertà individuale, della mancanza di emulazione presso i dirigenti come presso gli esecutori.’ Da qui il rifiuto della completa statalizzazione e la proposta nel Programma del 1932 di un’ economia mista e autogestita, con partecipazione operaia e contadina nella direzione delle fabbriche e delle imprese agricole””. (pag 86, Clara Aldrighi, Luigi Fabbri in Uruguay)”,”ANAx-231″
“GIULIANELLI Roberto”,”Pier Carlo Masini, storico e giornalista (1945-1957).”,”””Il movimento libertario aveva già prodotto in passato alcuni storici-militanti, il più accreditato dei quali nell’ immediato dopoguerra è Ugo Fedeli. Masini va oltre e si proietta tanto contro la letteratura pregiudizialmente ostile agli anarchici, quanto contro quella apologetica, che aveva rinunciato alla necessaria oggettività, preferendo scolpire medaglioni e comporre panegirici. Ecco perché Max Nettlau, autore di noti saggi sull’ anarchismo fra la fine del XIX e i primi decenni del XX secolo, è uno dei suoi obiettivi polemici in gioventù. Nel 1951 lo storico toscano osserva che Nettlau aveva le qualità per diventare uno dei maggiori studiosi del movimento operaio, ma il suo apparato ideologico era troppo fragile per cogliere i passi culminanti dei fenomeni su cui concentrò l’ attenzione. Il suo libro sull’ attività svolta da Bakunin in Italia (1928) è un esempio di “”precisione cronistorica””, ma manca della necessaria rielaborazione critica (…)””. (pag 9-10) “”Nell’ agosto 1950 Masini confessa a Venturini di non saper “”leggere senza scrivere. Magari a sproposito””, sintetizzando così una delle prerogative invero più evidenti della sua personalità.”” (pag 10) “”Il centro – che lo storico toscano suggerisce di intitolare ‘Max Nettlau’, oppure ‘Centro di studi malatestiani’, oppure ‘Archivio centrale di documentazione anarchica’ – dovrà comporsi di una biblioteca, un’emeroteca e un’ autografoteca. Vari sono i modelli ai quali poter ispirarsi: l’ ex Archivio del Partito socialdemocratico a Berlino, l’ Istituto Marx-Engels-Lenin a Mosca, l’ Istituto internazionale di storia sociale di Amsterdam.”” (pag 17) “”Ciò vale anche per “”l’ irrequieta”” o “”esaltata”” Maria Rygier, sul cui libro ‘La nostra patria’ (1915) egli riflette appena un mese dopo essersi occupato di Rocca. “”Le diserzioni in campo anarchico allo scoppio della Prima guerra mondiale si contano sulle dita, mentre ad enumerare i tradimenti in campo socialista non basterebbero tutti i capelli di Carlo Marx””, scrive””. (pag 53, P.C. Masini, Il caso Ryger, ‘Gioventù anarchica’, 5-20 novembre 1946) “”La ricerca subisce un nuovo rallenamento all’ inizio del 1953, quando Masini vince un concorso per entrare nella pubblica amministrazione e deve trasferirsi a Vercelli. Lì sposa Giulia Cocchini e, conteso fra gli impegni lavorativi, familiari e politici, stenta a ritagliarsi uno spazio per lo studio. Se ne lamena con Venturini: “”ho quasi terminato la bibliografia. ma sono molto insoddisfatto. (…) Sarebbe stato necessario (…) fare una bibliografia ragionata, cioè una bibliografia generale del Merlino””. (pag 72) Non cita Cervetto!”,”ANAx-253″
“GIULIANELLI Roberto”,”Bakunin e la rivoluzione anarchica.”,”ANTE3-20″,”ANAx-290″
“GIULIANELLI Roberto”,”Un eretico in paradiso. Ottorino Manni: anticlericalismo e anarchismo nella Senigallia del primo Novecento. Con 18 lettere inedite di Leda Rafanelli in appendice.”,”Roberto Giulianelli, è assegnista di ricerca presso l’Università Politecnica delle Marche. Per la BFS ha collaborato al ‘Dizionario biografico degli anarchici italiani’ e ha curato volumi su Luigi Fabbri.”,”ANAx-410″
“GIULIANI Gaia”,”Beyond Curiosity. James Mill e la nascita del governo coloniale britannico in India.”,”Gaia GIULIANI ì borsista post-dottorato in Storia del pensiero politico e Cultrice della materia di Studi coloniali e postcoloniali persso il Dipartimento di politica istituzioni storia dell’Università di Bologna. Ha al suo attivo varie pubblicazioni (v. 4° copertina) La ‘History of British India’ di James Mill (1817) è stata considerata una sorte di ‘manuale’ per intere generazioni di funzionari coloniali. “”Partendo da tali considerazioni, Mill denuncia l’oscurità nelle procedure che caratterizzano i tribunali inglesi – presso i quali vige la ‘Common Law’, un sistema che “”tradisce”” in tal senso il grado di civiltà raggiunto dal suo popolo, ponendolo “”paradossalmente”” al di sotto di quello musulmano, il quale ha prodotto “”almeno”” leggi scritte – e che intralciano il percorso della giustizia, scoraggiando il pubblico dal farvi ricorso e rendendo praticamente inconsistente la difesa dei diritti, e in particolare di quelli delle classi inferiori. La vigenza della ‘Common Law’, inoltre, perpetra secondo Mill quel sistema corporativo di interpreti della legge, avvocati e giudici, che si interpone tra i cittadini e la giustizia rendendo meno immediato ed efficace il rapporto tra essi. Già Bentham aveva denunciato l’impossibilità – senza una codificazione che rendesse “”certi”” i diritti dei cittadini attraverso una classificazione “”nero su bianco”” delle forme di proprietà e delle offese che ad esse potevano essere arrecate – di difendere tali diritti, rendendo così inefficace la giustizia””. (pag 103-104)”,”TEOP-350″
“GIULIANI Jean-Dominique DANJEAN Arnaud GROSSETETE Françoise TARDY Thierry”,”Défense, le réveil de l’Europe.”,”La questione dell’autonomia strategica dell’Europa e l’importanza dell’asse franco-tedesco Jean-Dominique Giuliani presidente della Fondation Robert Schuman. Arnaud Danjean deputato al Parlamento europeo (PPE-FR), membro della commissione degli Affari esteri e della sotto-commissione “”Sicurezza e Difesa””. Françoise Grossetete, deputato europeo (PPE-FR) relatore del Fondo europeo di difesa presso il Parlamento europeo. Thierry Tardy, Direttore, Divisione ricerca, Collegio di difesa della Nato.”,”EURQ-005″
“GIULIANI MAZZEI Pasquale Fernando”,”Kant e Hegel. Un confronto critico.”,”Pasquale Fernando Giuliani Mazzei è nato a Napoli nel 1954. É studioso di etica e filosofia politica e cultore di temi di storia locale. Karl Immanuel Kant, nacque nel 1724 a Konisberg, dove visse e morì. Georg Wilhelm Friedrich Hegel, nacque a Stoccarda nel 1770. Studiò filosofia e teologia a Tubinga, dove conobbe Schelling ed Hölderlin. Morì a Berlino nel 1831.”,”HEGx-016-FL”
“GIULIETTI Fabrizio”,”Storia degli anarchici italiani in età giolittiana.”,”GIULIETTI Fabrizio Nell’indice nomi due riferimenti a Cervetto nelle note (si cita l’opera ‘Le lotte operaie alla Siderurgica di Savona’; pag 231, 334) “”Come si vede, dunque, il volontarismo malatestiano si pone agli antipodi sia del ribellismo vitalistico della vulgata stirnero-nietzscheana, sia dell’illegalismo espropriatore di scaturigini violentiste”” (pag 303)”,”ANAx-339″
“GIULIETTI Fabrizio”,”L’anarchismo napoletano agli inizi del Novecento. Dalla svolta liberale alla settimana rossa (1901-1914).”,”Fabrizio Giulietti è docente a contratto di storia contemporanea presso la facoltà di scienze della comunicazione dell’Università degli studi di Roma ‘La Sapienza’. Ha scritto pure ‘Anarchici contro comunisti. Movimento anarchico italiano e bolscevichi’ (in Italia contemporane, Milano 2007′. Ha elaborato 50 schede biografiche per il ‘Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani’ (Pisa,, 2005). Nel testo molti riferimenti a ‘La Plebe’ Nota 170 sul Circolo Carlo Marx di Napoli “”La battaglia contro la guerra di Libia favorisce la ricomposizione definitiva della frattura fra sindacalisti e riformisti, entrambi attestati su una posizione di rigorosa condanna del conflitto in nome dei comuni valori antimilitaristi e antimperialisti. Nel 1912, il gruppo sindacalista e la sezione riformista si riuniscono nella Federazione socialista napoletana. All’organismo, però, non adersice la corrente di estrema sinistra – gravitante attorno alle figure di Amadeo Bordiga, Michele Bianchi, Ruggiero Grieco e Luigi Alfani – che procede invece alla fondazione del Circolo socialista rivoluzionario “”Carlo Marx””.”” (pag 150) Bibliografia. Autore: Giulietti, Fabrizio Titolo: Anarchici contro comunisti. Movimento anarchico italiano e bolscevichi 1917-1924 Periodico: Italia contemporanea Anno: 2007 – Fascicolo: 247 – Pagina iniziale: 165 – Pagina finale: 193 Per l’acquisto di annate o fascicoli arretrati o per ogni altra informazione contattare: FrancoAngeli s.r.l. Ufficio Riviste viale Monza 106, 20127 Milano tel. +39-02-28371456 – Fax : +39-02-26141958″,”ANAx-349″
“GIULIETTI Fabrizio”,”Il movimento anarchico italiano nella lotta contro il fascismo, 1927-1945.”,”GIULIETTI Fabrizio, Dottore di ricerca, collaboratore alla cattedra di Storia Contemporanea alla Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Roma “”La Sapienza””. “”Alcuni operai anarchici dell’Alfa Romeo, sono invece tratti in arresto perché sorpresi a diffondere opuscoli e manifestini antifascisti durante una manifestazione indetta per protestare contro il caro-vita e la disoccupazione. La città dove la crisi economica ha aggravato a tal punto le condizioni di vita delle masse da far temere un’esplosione del malcontento popolare, è però Torino. Alla Fiat Lingotto, informa una relazione fiduciaria, è in atto una propaganda “”diretta alla completa astensione dal lavoro a scopo di ostile dimostrazione il giorno in cui S.E. il Capo del Governo, in occasione del viaggio a Torino, intendesse portarsi colà a visitare gli stabilimenti. A tal rigurdo sarebbero già stati presi accordi tra alcuni capi reparto per prospettare in quella data a chi di ragione, siccome dovute a malattie, le assenze degli operai. In occasione dell’anniversario del primo maggio, poi, si denuncia il ritrovamento di volantini e la comparsa di scritte murali che inneggiano alla festa dei lavoratori in numerosi quartieri proletari e borghi di periferia. Nello stesso giorno, gli operai della Fiat riescono ad imporre al personale direttivo che l’orologio dei cartellini timbri in rosso anziché, come di norma, in blu. Una dimostrazione contro le decurtazioni salariali ed il licenziamento di 600 compagni, indetta il 31 luglio dai lavoratori delle Ferriere, costringe invece militi, reparti di cavalleria e forze di polizia a caricare durametne i dimostranti e a procedere a numerosi arresti. Ma è col sopraggiugere dell’inverno che la situazione si aggrave pericolosamente”” (pag 114-115)”,”ANAx-379″
“GIULIETTI Fabrizio”,”L’anarchismo in Italia, 1945-1960.”,”Fabrizio Giulietti, nato a Napoli nel 1964, dottore di ricerca in Storia Contemporanea, autore di diversi saggi sull’anarchismo italiano, ha pubblicato: ‘Il movimento anarchico italiano nella lotta contro il fascismo, 1927-1945’, Lacaita, Manduria, 2004, ‘L’anarchismo napoletano agli inizi del Novecento. Dalla svolta liberale alla Settimana rossa, 1901-1914’, F. Angeli, 2008, ‘Storia degli anarchici italiani in età giolittiana’, idem, 2012, ‘Dizionario biografico degli anarchici piemontesi’, Galzerano, 2013, ‘Gli anarchici italiani dalla Grande guerra al fascismo’, Angeli, 2015. Citato A. Cervetto (note) alle pagine 241, 288, 291, 292, 296, 297, 298, 299, 367, 385 Citato L. Parodi alle pagine 166, 287, 291, 298, 345 Citati i Gaap alle pagine 279-298 (‘I Gruppi anarchici d’ azione proletaria’) Citato Piero Parisotto (pagine 288, 383), Marzocchi, Vignale, Vinazza, La Barbera, Masini)”,”ANAx-421″
“GIULIETTI Fabrizio”,”Gli anarchici italiani dalla grande guerra al fascismo.”,”Fabrizio Giulietti è dottore di ricerca in Storia contemporanea. Autore di saggi sull’anarchismo italiano, ha pubblicato tra l’altro ‘L’anarchismo napoletano agli inizi del Novecento. Dalla svolta liberale alla settimana rossa, 1901-1914’ (Milano, 2008). Armando Borghi “”Tra i «compagni» che più «si ostinano a sognare la Terza Internazionale» si segnalano i membri della corrente sindacalista capeggiata da Armando Borghi (55). Emblematico a questo proposito, è quanto si verifica durante il II Congresso dell’Uai, tenutosi a Bologna nel luglio 1920 (56). In dissenso con la maggioranza dei delegati, che si pronuncia contro la partecipazione a quella che a tutti gli effetti è reputata un «prolungamento dell’antica Internazionale marxista verniciata di nuove idee», Borghi sostiene la necessità di aderire all’organizzazione per non ritrovarsi isolati dalle altre forze della sinistra rivoluzionaria”” (pag 70) ((55) Che nel giugno 1919 si battono con successo ai fini dell’adesione dell’Usi al Comintern; (56) Sul II Congresso dell’Uai si veda il capitolo 4 del presente lavoro)”,”ANAx-441″
“GIULIETTI Fabrizio”,”Anarchici contro comunisti. Movimento anarchico italiano e bolscevichi, 1917-1924.”,”Fabrizio Giulietti è docente a contratto di Storia contemporanea alla facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università degli Studi di Roma “”La Sapienza””. Ha pubblicato l’articolo ‘I gruppi anarchici “”Barriera di Nizza”” e “”Barriera di Milano”” nella rete della polizia fascista. Torino, 1930’ (1997) e il volume ‘Il movimento anarchico itainao nella lotta contro il fascismo (1927-1945)’, Manduria-Bari-Roma, 2004. Ha inoltre elaborato cinquanta schede per il ‘Dizionario biografico degli anarchici italiani’.”,”ANAx-004-FGB”
“GIUNCHI Elisa”,”Il Pakistan tra ulama e generali.”,”GIUNCHI Elisa è specializzata in studi islamici all’ Università di Cambridge. Collabora con il dipartimento di studi internazionali dell’ Università degli Studi di Milano, dove si occupa principalmente dell’ Islam nel subcontinente indiano. “”Anche altri paesi, tra cui Iran, Cina, Egitto e Israele appoggiarono la resistenza afghana, in gran parte tramite la vendita di armi che venivano acquistate dalla Cia e da essa trasportate a Karachi e Islamabad, dove venivano distribuite ai vari partiti dei mujaheddin dall’ Isi. Questo sistema alimentò la corruzione e il contrabbando di armi e droga sia in Pakistan che in Afghanistan, e indebolì il tessuto tradizionale delle aree di confine.”” (pag 53)”,”PAKx-011″
“GIUNCHI Elisa MOLTENI Corrado TORRI Michelguglielmo a cura, saggi di Renzo CAVALIERI Enrica COLLOTTI PISCHEL Marco CORSI Thierry DI COSTANZO Enrica GARZILLI Rosella IDÉO Pietro P. MASINA Vasco MOLINI Francesco MONTESSORO Elisa QUERCI Riccardo REDAELLI Lina TAMBURRINO”,”L’Asia prima e dopo l’11 Settembre. Asia Major 2002″,”Giorgio Borsa, già professore ordinario di Storia politica e diplomatica dell’Asia orientale e direttore del Centro Studi Popoli Extraeuropei dell’Università di Pavia. Nato 19/1/1912 morto il 18/906/2002. Sandro Bordone, professore supplente di Storia Politica e Diplomatica dell’Asia Orientale, Università di Pavia. Michelguglielmo Torri, professore associato di Storia dell’Asia moderna e contemporanea, Università di Torino. Enrica Collotti Pischel, professore ordinario di Storia e Istituzioni dei Paesi Afro-asiatici dell’Universitò di Milano. Rosella Idéo, professore supplente di Storia ed Istituzioni dell’Asia orintale, Università di Trieste. Giovanna Mastrocchio, fellow del Centro Studi Popoli Extraeuropei Cesare Bonacossa, Università di Pavia. Aldo Tollini, professore supplente di Lingua giapponese, Università di Pavia. Renzo Cavalieri, ricercatore presso l’istituto di diritto privato della facoltà di Giurisprudenza, Università di Pavia. Ralph klemp, membro fondatore della Camera di Commercio dell’Asia Sudorientale di Milano e consulente di marketing internazionale. Giorgio Vizioli, giornalista, già responsabile del settore Asia dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazioale di Milano, collaboratore di Mondo Economico, del Corriere del Ticino e di alcune case editrici tra cui Agostini ed UTET. Marco Corsi, dottore in Scienze Politiche, specializzato in sociologia dello sviluppo, Central Hindi Directorate, New Delhi. Matilde Adduci è autrice di Sri Lanka, i costi della guerra civile. Elisa Giunchi, dottore di ricerca in storia presso l’Università di cambridge, collabora con il Dipartimento di Studi Internazionali dell’Università degli studi di Milano. corrado Molteni è professore associato di Giapponese della facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano e docente di Sistemi economici comparati all’Universitàù Bocconi. Riccardo Redaelli è ricercatore confermato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano. Linatamburrino, giornalista professionista, ha lavorato per sei anni in Cina come corrispondente dell’Unità. Benedetta Trivellato, laureata in Economia presso l’Università Bocconi di Milano, dal 1998 collabora all’ISPI. Elisa Querci, laureata in scienze internazionali e diplomatiche presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Trieste. Enrica Garzilli, già lecturer di sanscrito e Studi Indiani all’università di harvard, ricercatore all’Università di Delhi ed alla harvard law School e professore supplente all’Università di Perugia e Macerata. Thierry Di Costanzo è un francese di origine italiana nato in algeria dopo l’indipendenza.”,”ASIx-027-FL”
“GIURA LONGO Mariella”,”Contadini, mercati e riforme. La piccola produzione di merci in Cina (1842-1996).”,”GIURA LONGO Mariella Giura Longo ha conseguito il dottorato di Ricerca in Economia e Politica Agraria presso l’Università di Modena nel 1992. E’ autrice di numerosi saggi. Ancora sulla ‘persistenza della piccola proprietà contadina’ “”(…) il marxismo ortodosso, e Marx stesso in primo luogo, considerava l’agricoltura contadina come una ‘categoria di transizione al capitalismo’, e perciò destinata a scomparire, o meglio a “”polarizzarsi”” nelle due classi degli agricoltori-capitalisti da una parte e dei braccianti-proletari dall’altra. Tale visione di Marx fu sostanzialmente condivisa, ed ulteriormente sviluppata, da Lenin e Kautsky. Il primo, nell’opera ‘Programma agrario della socialdemocrazia nella prima rivoluzione russa 1905-1907′, elaborò la ben nota tesi delle due strade dello sviluppo capitalistico in agricoltura: 1.’la via prussiana’, o degli ‘Junker’, in cui la signoria feudale si trasforma in borghesia agraria; 2. ‘la via americana’, o ‘democratica’, in cui una rivoluzione, o una riforma agraria, dissolvono la proprietà terriera di origine feudale. A ciò fa seguito un processo di differenziazione e polarizzazione, che determina la trasformazione della classe contadina in agricoltori capitalisti da una parte, e proletariato rurale dall’altra (cfr. Djurfeldt, 1982: 148-9). Da parte sua, nell’opera ‘Die Agrarfrage’ (1899), Kautsky aveva osservato tra l’altro che, sebbene la piccola azienda contadina possa sopravvivere nel breve periodo accanto a quella capitalistica, essa non è affatto competitiva rispetto a quest’ultima e la sua persistenza deriva dalla capacità dei contadini di limitare i propri consumi e di vendere la propria forza lavoro. Secondo Kautsky, è erroneo «supporre che se le piccole aziende continuano a sopravvivere ciò deve essere perché queste sono più produttive. La base reale della loro sopravvivenza è il fatto che esse cessano di competere con le grandi aziende capitalistiche che si sviluppano accanto ad esse. Lungi dal vendere gli stessi prodotti delle grandi aziende, le piccole aziende sono spesso acquirenti di quei prodotti. La sola merce che esse possiedono in abbondanza, e di cui le grandi aziende hanno bisogno, è la loro forza lavoro» (5). L’interpretazione del marxismo classico era certamente influenzata dagli avvenimenti ad esso contemporanei. Infatti, a partire dalla metà del XVIII secolo, in Europa e nel Nord America, si è verificato un fenomeno di concentrazione della produzione agricola in grandi imprese capitalistiche. Tale fenomeno fu dovuto principalmente all’urbanizzazione, ed al conseguente aumento della domanda urbana di prodotti agricoli. L’aumentata profittabilità del settore agricolo lo rese attraente per la classe capitalista, che d’altra parte non aveva ancora grosse possibilità di investimento nel settore industriale (cfr. Konig, 1987: 40-44). Tuttavia, questa tendenza si è invertita, a partire dalla fine del secolo scorso, in seguito alla crisi internazionale dei mercati agricoli, ed all’avanzare del settore industriale come principale settore di investimento per le classi ricche. Ciò ha lasciato spazio, nel settore agricolo, all’emergere di una classe di piccoli produttori proprietari. Grazie alle innovazioni scientifiche e tecnologiche, ed in particolare alla disponibilità di fertilizzanti chimici ed altri ‘inputs’ prodotti industrialmente, a costi relativamente bassi, l’agricoltura di piccole dimensioni ha potuto intensificare la produzione e specializzarsi, producendo in maniera crescente per il mercato, anziché per il semplice autoconsumo. Ciò ha reso l’azienda agricola familiare competitiva e redditizia, grazie anche al basso costo della manodopera familiare e alle capacità di ‘autosfruttamento’ nei periodi di crisi della produzione (ibid. 45-47). Di conseguenza, ciò che appare evidente oggi, e che ancora non era chiaro ai tempi di Marx, Lenin e Kautsky, è la persistenza della piccola proprietà contadina, sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo, a più di cento anni dalla previsione della sua scomparsa. Tale fenomeno ha comportato la necessità di revisioni all’interno della teoria marxista, così come di quella neoclassica. Ne è scaturito un interessante e fertile dibattito, ai confini tra varie discipline, e fra le varie teorie”” [Mariella Giura Longo, Contadini, mercati e riforme. La piccola produzione di merci in Cina (1842-1996), Milano, 1998] [(5) Cit. in Banaij, 1980: 68-9 (Banaji, J. “”Summary of Selected Parts of Kautsky’s The Agrarian Question”” in F. Buttel and H. Newby, (eds), ‘The Rural Sociology of Advanced Societies’, London, Croom Helm, 1980)] (pag 26-27-28)”,”CINE-085″
“GIUSSANI Paolo PEREGALLI Arturo”,”Il declino dell’ URSS. Saggi sul collasso economico sovietico.”,”Dalla industrializzazione forzata alla crisi degli anni Sessanta. Il pesante fardello dell’ agricoltura e l’industria degli armamenti. Debolezza tecnologica e indebitamento estero.”,”RUSU-024″
“GIUSSANI Enrico”,”Gli obbiettivi del partito d’ azione.”,”GL. “”L’ attività di “”Giustizia e Libertà”” è costata spesso ai suoi membri l’ esilio, il carcere; la deportazione nelle isole e anche il plotone d’ esecuzione. Molti dei suoi uomini migliori parteciparono alla guerra di Spagna in difesa della repubblica, e non pochi di essi vi immolarono la vita, come i bolognesi avv. Libero Battistelli e prof. Ezio Jacchia. Il fondatore, il teorico e grande animatore di “”Giustizia e Libertà””, Carlo Rosselli, uomo di valore e d’ ingegno notevoli, fu assassinato assieme al fratello, lo storico Nello Rosselli, dai sicari di Mussolini, in un vilissimo agguato il 9 giugno 1937 in Francia.”” (pag 5)”,”ITAP-108″
“GIUSSANI Carlo”,”Storia letteraria d’Italia. Scritta da una Società di Professori. Letteratura romana.”,”GIUSSANI Carlo prof. di letteratura latina all’Accademia scientifico-letteraria di Milano”,”ITAG-197″
“GIUSSANI Paolo PEREGALLI Arturo”,”Il declino dell’URSS. Saggi sul collasso economico sovietico.”,”Coloro che si richiamano al socialismo non possono che prendere atto con soddisfazione della fine dell’«imbroglio del secolo», della conclusione di una esperienza che con la classe operaia e le sue aspettative storiche aveva ben poco a che vedere.”,”RUSU-052-FL”
“GIUSSANI Paolo PEREGALLI Arturo”,”Il declino dell’ URSS. Saggi sul collasso economico sovietico.”,”La posizione attuale dei trotskisti (pag 31-32) Natura non capitalistica dell’economia sovietica. “”Secondo loro, il governo sovietico non riuscirebbe a varare un effettivo piano di privatizzazioni perché nell’Urss privatizzare è impossibile, ed è impossibile perché l’Urss non è basata su di un’economia capitalistica. Lo ha recentemente scritto Ernest Mandel in un articolo su ‘Quatrième Internationale’ dove critica la particolare teoria del capitalismo di Stato di Tony Cliff e Chris Harman, lo ha ripetuto pubblicamente Livio Maitan in un convegno pubblico a Milano (29.10.1990; Palazzo Dugnani).”” (pag 31)”,”TROS-009-FV”
“GIUSSANI Luigi”,”Alla ricerca del volto umano.”,”Luigi Giussani (1922-2005) compie i suoi studi presso la facoltà Teologica di Vnegono (VA). Insegna in seminario e poi nelle scuole superiori. dal 1964 al 1990 è docente di Introduzione alla teologia ell’Università Cattolica di Milano. Nel 1954 dà vita al movimento di Comunione e Liberazione, oggi presente in Italia e in oltre settanta Paesi in tutto il mondo.”,”RELC-030-FL”
“GIUSSANI Luigi”,”Le mie letture.”,”Luigi Giussani (1922-2005) compie i suoi studi presso la facoltà Teologica di Vnegono (VA). Insegna in seminario e poi nelle scuole superiori. dal 1964 al 1990 è docente di Introduzione alla teologia ell’Università Cattolica di Milano. Nel 1954 dà vita al movimento di Comunione e Liberazione, oggi presente in Italia e in oltre settanta Paesi in tutto il mondo. Fondatore dell’associazione ecclesiale memores Domini.”,”RELC-031-FL”
“GIUSSANI Luigi”,”Certi di alcune grandi cose (1979-1981).”,”Luigi Giussani (1922-2005) compie i suoi studi presso la facoltà Teologica di Vnegono (VA). Insegna in seminario e poi nelle scuole superiori. dal 1964 al 1990 è docente di Introduzione alla teologia ell’Università Cattolica di Milano. Nel 1954 dà vita al movimento di Comunione e Liberazione, oggi presente in Italia e in oltre settanta Paesi in tutto il mondo. Fondatore dell’associazione ecclesiale memores Domini.”,”RELC-032-FL”
“GIUSSANI Luigi”,”Dall’utopia alla presenza (1975-1978).”,”Luigi Giussani (1922-2005) compie i suoi studi presso la facoltà Teologica di Vnegono (VA). Insegna in seminario e poi nelle scuole superiori. dal 1964 al 1990 è docente di Introduzione alla teologia ell’Università Cattolica di Milano. Nel 1954 dà vita al movimento di Comunione e Liberazione, oggi presente in Italia e in oltre settanta Paesi in tutto il mondo. Fondatore dell’associazione ecclesiale memores Domini.”,”RELC-033-FL”
“GIUSSANI Luigi”,”Dal temperamento un metodo.”,”Luigi Giussani (1922-2005) compie i suoi studi presso la facoltà Teologica di Venegono (VA). Insegna in seminario e poi nelle scuole superiori. dal 1964 al 1990 è docente di Introduzione alla teologia ell’Università Cattolica di Milano. Nel 1954 dà vita al movimento di Comunione e Liberazione, oggi presente in Italia e in oltre settanta Paesi in tutto il mondo. Fondatore dell’associazione ecclesiale memores Domini. Quasi Tischreden? il riferimento è a Tischreden (discorsi a tavola) di Martin Lutero, in cui Lutero ebbe a esplicitare il suo pensiero con un gruppo di discepoli.”,”RELC-026-FV”
“GIUSSANI Luigi, don”,”Dal temperamento un metodo. Vol. VI.”,”Luigi Giussani (1922-2005) compie i suoi studi presso la facoltà Teologica di Venegono (VA). Insegna in seminario e poi nelle scuole superiori. dal 1964 al 1990 è docente di Introduzione alla teologia ell’Università Cattolica di Milano. Nel 1954 dà vita al movimento di Comunione e Liberazione, oggi presente in Italia e in oltre settanta Paesi in tutto il mondo. Fondatore dell’associazione ecclesiale memores Domini. Quasi Tischreden? il riferimento è a Tischreden (discorsi a tavola) di Martin Lutero, in cui Lutero ebbe a esplicitare il suo pensiero con un gruppo di discepoli.”,”RELC-055-FL”
“GIUSTI Wolf”,”Il panslavismo.”,”W. GIUSTI (1901-1980) è stato uno dei maggiori slavisti italiani. Ha insegnato all’Univ di Trieste e di Roma. Si è interessato soprattutto al pensiero politico russo dell’Ottocento e dei rapporti tra nazioni slave e Italia del Risorgimento. Fra i suoi scritti: – Mazzini e gli Slavi. 1940 – Due secoli di pensiero politico russo. Le correnti “”progressiste””. 1943 – Dostoevskij e il mondo russo dello Ottocento. 1952 – Storia della Russia. 1975″,”RUSx-012″
“GIUSTI Wolf”,”Due secoli di pensiero politico russo. Le correnti ‘progressiste’.”,”Elenco dei principali personaggi ricordati nel libro. I.T. POSOSHKOV, V.N. TATISHCEV, M.M. SHCERBATOV, N.I. NOVIKOV, A.N. RADISHCEV, E.I. PUGACIOV, P.I. PESTEL, N.M. MURAVJOV, N.M. KARAMZIN, P.J. CIAADAEV, A.S. PUSHKIN, T.N. GRANOVSKIJ, A.I. HERZEN, M.V. PETRASHEVSKIJ-BUTASHEVICH, I.S. TURGHENIEV, F.M. DOSTOJEVSKIJ, N.G. CERNYSHEVSKIJ, D.I. PISAREV, N.A. DOBROLJUBOV, S.G. NECIAEV, M.A. BAKUNIN, P.A. KROPOTKIN, P.L. LAVROV, N.K. MICHAJLOVSKIJ, S.N. JUZHAKOV, G.V. PLECHANOV, M.T. LORIS-MELIKOV, S.J. WITTE, P.D. SVJATOPOLK-MIRSKIJ, P.A. STOLYPIN, P.N. MILJUKOV, P.B. STRUVE, M.I. TUGAN-BARANOVSKIJ, N.A. BERDJAEV, B.V. SAVINKOV, V.I. LENIN, L.D. TROTSKY, M.N. BUCHARIN, A.F. KERENSKIJ, P.B. AKSELROD, I.V. STALIN”,”RUSx-027″
“GIUSTI Wolf”,”Il trentennio sovietico 1917 – 1947.”,”A pag 120 l’A riporta le considerazioni di TROTSKY sull’ internazionalismo dei bolscevichi. Il presente volume vuole essere la continuazione e lo sviluppo del libro di Waolf GIUSTI ‘Due secoli di pensiero politico russo’ (SANSONI, 1943).”,”RIRO-157″
“GIUSTI Giuseppe”,”Poesie. Edite ed inedite.”,”Citato Dante: ‘Ingègnati, se puoi, d’esser palese.”” (Dante, Rime) (pag 11) “”Ciascun confusamente un bene apprende Nel qual si quieti l’ animo.”” (Dante, Purg. XVIII) (pag 188) Giusti: “”Ma il più gran male me l’han fatto i preti, Razza maligna e senza descrizione; E l’ ho con certi grulli di poeti, Che in oggi si son dati al bacchettone; (…) (pag 13, Lo stivale) G. Giusti (wikip): La vita [modifica] Monumento a Giuseppe Giusti, Monsummano Terme. Figlio di Domenico, possidente terriero [1] e di Giulia Chiti, donna facoltosa pesciatina. La famiglia era stata innalzata al rango nobiliare quattro anni prima della sua nascita, nel 1805. Dopo aver studiato a Montecatini, Firenze, nel seminario di Pistoia, nel Collegio dei Nobili di Lucca, si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pisa presso la quale, dopo un’interruzione di tre anni dovuta sia ai dissidi con il padre, che lo criticava per la vita sregolata, sia a particolari vicende politiche, si laureò nel 1834. Dopo la laurea, si trasferì a Firenze per esercitare la professione; lì entrò in contatto con il mondo dei potenti, cui avrebbe rivolto i suoi Scherzi. Nella capitale toscana, conobbe Gino Capponi, esponente liberale e direttore del Gabinetto Viesseux, che molto influì sulla sua coscienza politica e sulla sua poetica. Negli anni a seguire, mentre componeva Le poesie, compì viaggi a Roma, Napoli e, nel 1845, a Milano, dove conobbe Alessandro Manzoni, con il quale avrebbe mantenuto una fitta corrispondenza. Nel 1847, entrò a far parte della Guardia civica e iniziò ad apprezzare le riforme granducali, precedentemente oggetto della sua critica feroce. Nel 1848, durante i moti toscani, entrò nella politica attiva e fu eletto deputato al parlamento di Firenze, dove appoggiò le tesi moderate dei governi Ridolfi e Capponi. Con il rientro del Granduca Leopoldo II, ritornò a vita privata, anche a causa delle sue precarie condizioni di salute. Contrasse, infatti, una terribile forma di tubercolosi polmonare e, nel 1850, morì. Fu sepolto nel cimitero di San Miniato al Monte, sulla collina di Firenze. Le opere [modifica] Le sue composizioni, peraltro caratterizzate da un piacevole e fluido verso e da un umorismo pungente e venate, talvolta, da una sottile malinconia, hanno come cornice la piccola provincia toscana. Furono pubblicate dapprima in forma sparsa, poi raccolte in varie edizioni nel 1844, 1845, 1847. Fra le più note: Sant’Ambrogio, Il re Travicello, Il brindisi di Girella[2], satira della “”morale”” dei voltagabbana e degli approfittatori, Le memorie di Pisa, Il papato di Prete Pero. Tra le opere in prosa è da ricordare Memorie inedite che furono pubblicate solo nel 1890 col titolo di Cronaca dei fatti di Toscana e una raccolta di “”Proverbi toscani””, pubblicati anch’essi postumi (1853). Assai interessante il ricco “”Epistolario””, dal quale emerge la sua viva parlata toscana e l’adesione alle tesi manzoniane sulla lingua. Voci correlate [modifica] Girèlla Note [modifica] ^ Il padre di Domenico, nonno paterno del quale Giuseppe portava il nome, era stato ministro del Granduca di Toscana Pietro Leopoldo e poi consigliere intimo di Maria Luisa di Borbone-Spagna, figlia del re di Spagna Carlo IV, duchessa di Lucca, regina d’Etruria e reggente, in nome del figlio Ludovico II re d’Etruria, del regno medesimo alla morte (1803) del marito Ludovico di Borbone-Parma (Ludovico I re d’Etruria) ^ « Dedicato al signor di Talleyrand, buon’anima sua » ( sottotitolo ufficiale della poesia) Bibliografia Marilena Zeni: L’uomo poeta Giuseppe Giusti. Illustr. da Alberto Fremura. Pisa: Pacini, 1979. Nunzio Sabbatucci [Ed.]: Opere di Giuseppe Giusti. Torino: Unione Tip.-Ed. Torinese, 1976. (Classici italiani; [89]).”,”VARx-262″
“GIUSTI Wolf”,”Due secoli di pensiero politico russo. Le correnti “”progressiste”””,”Come risulta dal titolo, il presente volume non intende fare la storia di determinati avvenimenti: esso presuppone invece, in grandi linee, la conoscenza dei principali fatti che hanno scosso a più riprese la vita della più grande nazione slava.”,”RUSx-026-FL”
“GIUSTI Maria Teresa”,”La campagna di Russia, 1941-1943.”,”””La vittoria definitiva delle armate sovietiche nel 1943 e nel 1944 è stata di solito presentata come il risultato … finire (pag 282-283)”,”QMIS-263″
“GIUSTI Wolf”,”Il panslavismo.”,”Volume di A.P. Wolf Giusti (1901-1980) è stato uno dei maggiori slavisti italiani. Ha insegnato all’Università di Trieste e di Roma. Si è interessato soprattutto al pensiero politico russo dell’Ottocento e dei rapporti tra nazioni slave e Italia del Risorgimento. Fra i suoi scritti: – Mazzini e gli Slavi. 1940, – Due secoli di pensiero politico russo. Le correnti “”progressiste””. 1943; – Dostoevskij e il mondo russo dello Ottocento. 1952, – Storia della Russia. 1975. Contiene il capitolo X: ‘Il problema slavo e il bolscevismo. Il problema slavo nella concezione degli Euroasiatici (pag 94-101) “”Gli interessi di Wolf Giusti erano maturati nel confronto coi discordi giudizi sul pensiero russo avanzati allora da più parti, da Stuparich, Croce, Gobetti. Soprattutto aveva agito da stimolo l’articolo che Croce aveva fatto uscire sul «Giornale d’Italia» allo scadere del primo anniversario del potere sovietico, verso la fine del conflitto mondiale, il 4 settembre 1918: esso colpiva nelle sue premesse teoriche il leninismo ed il pensiero rivoluzionario che gli aveva spianato la strada in Russia, e procedeva a una stroncatura, negando la presenza di «reali forze» e di un adeguato «livello mentale» nella Russia prerivoluzionaria e rivoluzionaria. Dal canto suo, Giusti riteneva che l’impegno dei Russi avesse acquistato un diritto di cittadinanza nella storia delle utopie politiche e sociali (si vedano due testimonianze dello stesso Giusti risalenti ad epoche diverse, in ‘Annotazioni sul pensiero russo’, «L’Europa Orientale», XVI, 1936, pp. 389-392, ed in ‘Pagine boeme’, Roma, G. Volpe editore, 1970, p. 173). Quali erano in concreto gli autori e le opere che lo slavista prendeva a riferimento? Certo «gli scritti su Marx del Labriola e del Gentile», di cui lamentava che non avessero lasciato nel sistema di Lenin una «traccia viva», un «influsso ben sensibile» (‘Due secoli di pensiero politico russo’, Firenze, Sansoni, 1943, p. 244), mentre segnalava la presenza di Labriola nel marxismo più liberamente creativo di Trotsky (ibid., p. 261). Ma certamente anche Croce, che nella ‘Storia d’Europa’ aveva contrapposto il «romanticismo teoretico e speculativo» – salutare rivolta contro la dittatura della ragione – al «romanticismo nel campo pratico, sentimentale e morale» – semplicemente un caso di patologia dello spirito – e che nella ‘Teoria e storia della storiografia’ aveva strappato la maschera alle filosofie della storia, residui delle rivelazioni e delle apocalissi d’altre epoche; respingendo l’idea del popolo eletto e accomunando in entrambe le opere sia il Gioberti del Primato che il Cieszkowski del ‘Paternoster’ nella stessa categoria, filosoficamente insignificante, dei creatori dei miti nazionali a conforto di popoli infelici. In effetti l’avversione per le «fantastiche costruzioni della filosofia della storia» circola negli scritti di Wolf Giusti, insieme a una diffidenza quasi istintiva dinanzi all’enfasi e agli atteggiamenti «romantici». Come deteriore filosofia della storia egli squalificava la pretesa di costruire una «storia slava», identificando nella storiografia sui singoli paesi il lavoro di ricerca effettivamente utile. Anche l’occidentalismo da lui sempre testimoniato, che mortificava l’originalità russa ridotta a una questione di arretratezza, va imputato alla suggestione dello storicismo idealistico dominante in quegli anni. È chiaro, dunque, il doppio rapporto col Croce: polemico da un lato, quando era valorizzato il contributo dei Russi e degli Slavi per la storia dei miti e delle utopie ottocentesche, concorde dall’altro, quando erano mutuati alcuni criteri essenziali di giudizio”” (pag 14-15-16) [prefazione di Domenico Caccamo]”,”TEOP-030-FV”
“GIVA Denis PORTINARO Pier Paolo GUENZI Alberto BAIRATI Piero CAMURANI Ercole MARTINOTTI DORIGO Stefania FADINI GIORDANA Paola SPINAZZOLA FRANCESCHI Dora”,”Storia dell’analisi economica e teoria dello sviluppo. Note su Schumpeter (Giva); Roberto Michels e Vilfredo Pareto. La formazione e la crisi della sociologia politica (Portinaro); Il «calmiero del formento»: controllo del prezzo del pane e difesa della rendita terriera a Bologna nei secoli XVII e XVIII (Guenzi); La tecnica europea e le origini della manifattura americana: 1750-1820 (Bairati); Luigi Einaudi lettore e giornalista. La collaborazione con “”Risorgimento liberale””, il “”Mondo”” e Mario Pannunzio (Camurani); La biblioteca economica di Luigi Einaudi (Spinazzola Franceschi).”,” Contiene il saggio di Piero Bairati: ‘La tecnica europea e le origini della manifattura americana: 1750-1820’ (pag 203-234) “”A parte queste precisazioni e distinzioni, resta comunque vero che il veicolo principale e concreto della trasmissione di tecnologia dall’Europa agli Stati Uniti fu il lavoratore immigrato. Quando Tench Coxe riconobbe la centralità del lavoratore immigrato nell’ancora modesta struttura manifatturiera americana aveva sicuramente in mente gli scozzesi, gallesi e inglesi che lavoravano nella Pennsylvania Society of the Encouragement of Useful Manufactures creata nel 1787, sotto la guida di Alexander Hamilton. Lo stesso piano di trasformazione economica perseguito da Hamilton e da Coxe prevedeva evidentemente il tentativo deliberato di ‘organizzare’ l’immigrazione negli Stati Uniti di manodopera specializzata. In una lettera di Hamilton ai direttori della Society for Establishing Useful Manufactures, creata a New Brunswick, nel New Jersey, del 7 dicembre 1791, A. Hamilton scriveva, tra l’altro: «C’è un certo William Pearce che è stato assunto da me per costruire macchine a favore della società; con Pearce ho fatto grandi progressi sulla strada di un accordo, senza tuttavia averlo portato ad una forma definitiva. Dice di conoscere molto bene la fabbricazione della maggior parte delle preziose macchine attualmente in uso nella manifattura del cotone; e fino adesso ha dimostrato che le sue pretese sono più che giustificate. Tra le altre macchine che ha fabbricato, c’è un doppio telaio, che può essere azionato da una sola persona. Dice di esserne l’inventore e ha fatto domanda di brevetto, che probabilmente otterrà» (40). Chi era William Pearce e chi era riuscito ad entrare in contatto con lui? Era uno dei migliori reclutatori di manodopera che lavoravano in Inghilterra per il governo degli Stati Uniti, cioè il menzionato Thomas Digges, il quale godeva della protezione di Washington e di Hamilton (41). In una lettera a Washington del 12 novembre 1791, espresse la speranza di poter reclutare molto presto manodopera inglese delle manifatture di cotone. In questo settore infatti i miglioramenti costanti nelle tecniche produttive e dei macchinari per la filatura avrebbero in qualche modo limitato l’attrattiva della terra libera» (42). Nell’aprile successivo Digges scrisse a Hamilton: «con qualche artificio e ben poca spesa sono riuscito a inviare in America 18 o 20 abili artigiani nel corso dell’ultimo anno»; prevedeva inoltre che «questa primavera ci sarà da questo luogo, Derry e Newsy, una considerevole emigrazione di manodopera… una massa di persone quasi interamente protestate e tutte sobrie e industriose» (43). Pearce fu uno dei suoi successi più clamorosi. In una lettera del 1° luglio a Washington, Digges lo definì «un secondo Archimede», «inventore (sic!), a Manchester, del famoso macchinario di Arkwright per la filatura e la tessitura; venne poi derubato della sua invenzione da Arkwright (che allora non era altro che un parrucchiere a Manchester e poi fatto baronetto per la sua ricchezza e influenza)». Questo secondo Archimede inoltre era anche costruttore degli opifizi di Cartwright, nei quali si filano e tessono i manufatti in lana con la forza dell’acqua, del vapore o del cavallo» (44)”” (pag 222-223) [Piero Bairati: ‘La tecnica europea e le origini della manifattura americana: 1750-1820’ (pag 203-234)] [(40) ‘The Papers of Alexander Hamilton’, a cura di Harold C. Syrett et al., New York, 1961…, X, p: 345; (41) Su Pearce, cfr. Carroll W. Pursell, ‘Thomas Digges and William Peace’, cit., pp. 553-60; (42) Miscellaneous letters of the Department of State, Record Group 59, National Archives, Washingont; (43) Citato in Carrol W. Pursell ‘Thomas Digges…, p. 554; (44) Ibid., pp. 556-7]”,”ANNx-010-FP”
“GLABERMAN Martin”,”Wartime Strikes. The Struggle Against the No-Strike Pledge. In the UAW During World War II.”,”GLABERMAN Martin”,”MUSx-255″
“GLABERMAN Martin”,”The Working Class & Social Change. Four essays on the working class.”,”Glaberman ha lavorato per vent’anni come operaio nell’industria auto. E’ un attivista socialista. E’ stato trotskista tendenza Johnson-Forest. Poi nel gruppo Facing Reality si è avvicinato al nome di C.L.R. James. E’ per una forma di marxismo non dogmatico. Ha insegnato alla Wayne State University. Critica Aronowitz che nel suo libro di ce che l’esperienza di classe non porta necessariamente alla coscienza rivoluzionaria. Anzi si verifica l’esatto opposto ovvero l’accettazione della società capitalistica (pag 32) (Stanley Aronowitz, False Primises. The Shaping of American Working Class Consciousness, 1973) “”Marx says, “”Just as the offensive power of a squadron of cavalry, or the defensive power of a regiment of infantry, is essentially different from the sum of the offensive or defensive powers of the individual cavalry or infantry soldiers taken separately, so the sum of the total of the mechanical forces exerted by isolated workmen differs from the social force that is developed, when many hands take part simultaneously in one and the same undivided operation, such as raising a heavy weight, turning a winch, or removing an obstacle… Not only have we here an increase in the productive power of the individual, by means of cooperation, but the creation of a new power, namely, the collective power of masses””. (Capital, I, pp. 357-8, Modern Library edition)”” [in Martin Glaberman, The Working Class & Social Change. Four essays on the working class, 1975]”,”MUSx-257″
“GLABERMAN Martin”,”Wartime Strikes. The Struggle Against the No-Strike Pledge. In the UAW During World War II.”,”Foreword, Acknowledgments, Reference Notes, Bibliography, Table, foto, Index,”,”MUSx-013-FL”
“GLADDEN Norman”,”Al di là del Piave.”,”””Una testimonianza eccezionale della guerra sul fronte italiano dopo Caporetto, vissuta giorno per giorno, da una comparsa della Storia, un soldato inglese.”” (Dalla sinossi di copertina). «Il fronte italiano era il settore “”secondario”” dov’era impegnato il minor numero di truppe britanniche nella prima guerra mondiale. Di tutti i teatri di guerra, era anche quello dove il soldato britannico aveva le maggiori probabilità di cavarsela. Su 9 uomini inviati sul fronte occidentale, almeno 5 erano uccisi o feriti. In Italia la percentuale delle perdite era di 1 a 21. Norman Gladden prestò servizio in Italia con l’XI battaglione fucilieri del Northumberland dal novembre 1917 fino alla fine della guerra, dopo aver combattuto sulla Somme e a Passchendaele. Come spiega in questo libro, l’Italia con le sue montagne incappucciate di neve e le sue antiche città, sembrava un paradiso dopo la pioggia, il fango e la desolazione delle Fiandre. (…) Gli austriaci, sebbene alcune delle loro divisioni fossero in ottima forma, non erano avversari temibili come i tedeschi: erano meno aggressivi, più inclini a vivere e lasciar vivere. L’aviazione austriaca era timida e poco intraprendente e il sonno delle truppe nelle retrovie veniva raramente disturbato da bombardamenti nemici. A volte il fronte italiano era così calmo che si stentava a credere di essere in guerra. Quando i primi contingenti britannici e francesi arrivarono in Italia, gli italiani si erano parzialmente ripresi dalla schiacciante disfatta subita a Caporetto ed erano riusciti a fermare l’avanzata delle forze vittoriose austro-tedesche sulla linea Grappa-Piave. Il fiume dalle acque turbinose, che ha una parte di primo piano nel racconto del dr. Gladden, divenne simbolo della resistenza italiana. Alla fine del 1917 era chiaro che il tentativo austriaco di sfondare il fronte italiano era fallito. I tedeschi ritirarono le loro divisioni e nei nove mesi successivi la linea delle trincee rimase più o meno stazionaria. Nel giugno 1918 gli austriaci sferrarono un’offensiva in forze nel disperato tentativo di estromettere l’Italia dal conflitto. Vennero respinti dopo aspri combattimenti in cui il battaglione di Gladden ebbe una parte di rilievo. (…)» (Dalla Prefazione di C. Dowling, Imperial War Museum). «(…) pur essendo un ardente patriota senza alcun desiderio di fare l’imboscato (…) non mi lasciavo ingannare dalle romantiche immagini di una guerra eroica che invasero l’Europa allo scoppio delle ostilità. (…) avevo visto cadere mortalmente ferito il mio più caro amico e mi ero buscato i cosiddetti “”piedi di trincea”” stando continuamente a mollo. Venni ferito (…)» (pg 9, 10)”,”QMIP-056-FSL”
“GLADKOV Fedor”,”Le ciment. Roman.”,”””Inglesi, imbecilli, compagni! Che canaglie siete, inglesi!… Guardate la fabbrica laggiù, com’era potente. Le montagne tremavano e si spaccavano di fronte a lei. Ora non è più che pietre morte con un po’ di fumo sopra, questo fa male, compagni inglesi. Manca carbone, mancano macchine, mancano trasporti, costruzioni. E voi ci fottete con l’ intervento… furfanti… canaglie! e quando si vi parla voi siete come delle figlie: “”vorrei bene ma non oso, la borghesia non mi consente…””. E poi il Comintern.. Noi, noi siamo straccioni, mangiamo carne umana per non morire di fame, ma noi abbiamo Lenin… Lenin, inglesi. C’è un Lenin tra di voi?””. (pag 267)”,”RIRO-277″
“GLASENAPP Helmuth von, a cura di Clara GALLINI”,”Le religioni non cristiane.”,”GLASENAPP H. “”Quando i Romani coniarono il termine ‘religio’, intendevano con esso il preciso adempimento di tutti i doveri verso le numerose potenze superiori riconosciute dalla Stato. Lo scrittore Lattanzio (IV secolo d.C.), diede più tardi a questa parola un nuovo e più profondo significato, esprimendo con essa il legame sentimentale dell’uomo con l’unico dio, che costituisce la cuasa prima di ogni cosa esistente. (….) La parola “”religione”” mostra assai chiaramente, nella metamorfosi del suo significato compiutasi all’in terno della lingua latina, che l’elemento trascendente cui essa si riferisce, come pure i riti e le istituzioni in cui prende forma oggettiva, sono sottoposti a un continuo mutamento”” (dall’introduzione) (pag 11)”,”RELx-062″
“GLASER Georg K.”,”Secret & Violence. Chronique des années rouge et brun (1920-1945).”,”Georg K. Glaser, 1910 im rheinhessischen Guntersblum geboren, lebt sit 1945 als Schriftsteller und Silberschmied in Paris. Sein großer Bericht ‘Geheimnis und Gewalt’ Jugend, Rebellion und Erziehungsheim, Weimar und die KPD, erste literarische Arbeiten, Kampf um die Saar, Emigration und Zwangsarbeit als französischer Soldat in deutscher Kriegsgefangenschaft – wird hier ungekürzt wieder vorgelegt. Traduit de l’allemand par Anacharsis Toulon, Préface d’André Prudhommeaux: Un Allemand à la recherche de l’espoir Perdu, avertissement,”,”GERN-027-FL”
“GLASER Georg K.”,”Geheimnis und Gewalt. Ein Bericht.”,”Georg K. Glaser, 1910 im rheinhessischen Guntersblum geboren, lebt sit 1945 als Schriftsteller und Silberschmied in Paris. Sein großer Bericht ‘Geheimnis und Gewalt’ Jugend, Rebellion und Erziehungsheim, Weimar und die KPD, erste literarische Arbeiten, Kampf um die Saar, Emigration und Zwangsarbeit als französischer Soldat in deutscher Kriegsgefangenschaft – wird hier ungekürzt wieder vorgelegt.”,”GERN-031-FL”
“GLATTER Pete RUFF Philip THOMAS Mark, a cura”,”The Russian Revolution of 1905. Change Through Struggle. The Road to Bloody Sunday (introduced by Pete Glatter); A Revolution Takes Shape (introduced by Pete Glatter); The Decisive Days (introduced by Pete Glatter and Philip Ruff); Rosa Luxemburg and the 1905 Revolution (introduced by Mark Thomas); Mike Haynes, Pattern of Conflict in the 1905 Revolution.”,”The Road to Bloody Sunday (introduced by Pete Glatter); A Revolution Takes Shape (introduced by Pete Glatter); The Decisive Days (introduced by Pete Glatter and Philip Ruff); Rosa Luxemburg and the 1905 Revolution (introduced by Mark Thomas); Mike Haynes, Pattern of Conflict in the 1905 Revolution.”,”RIRx-180″
“GLAZIER Ira A. a cura”,”Il commercio estero del Regno Lombardo-Veneto dal 1815 al 1865.”,”Archivio Economico dell’Unificazione Italiana, ricerca promossa dall’ Istituto per la Ricostruzione Industriale IRI in occasione del XXV della Fondazione. Comitato scientifico Carlo M. CIPOLLA Domenico DEMARCO Giuseppe PARENTI Giannino PARRAVICINI Rosario ROMEO Pasquale SARACENO Roberto TREMELLONI Albino UGGÈ, Direzione Carlo Maria CIPOLLA”,”ITAE-076-FP”
“GLEASON Abbott KENEZ Peter STITES Richard, a cura; saggi di Richard STITES Robert C. TUCKER Daniel T. ORLOVSKY Sheila FITZPATRICK Nina TUMARKIN David JORAVSKY James C. McCLELLAND Peter KENEZ Jeffrey BROOKS Katerina CLARK Richard TAYLOR John E. BOWLT Barbara EVANS CLEMENTS Beatrice FARNSWORTH e Peter H. JUVILER Maurice MEISNER”,”Bolshevik Culture. Experiment and Order in the Russian Revolution.”,”Saggi di Richard STITES Robert C. TUCKER Daniel T. ORLOVSKY Sheila FITZPATRICK Nina TUMARKIN David JORAVSKY James C. McCLELLAND Peter KENEZ Jeffrey BROOKS Katerina CLARK Richard TAYLOR John E. BOWLT Barbara EVANS CLEMENTS Beatrice FARNSWORTH e Peter H. JUVILER Maurice MEISNER “”An aspect of the new culture, then, was the sudden prominence within the villate of its poorer inhabitants. Previously, the paesants regarded the village as a unity – the ‘mir’. Now they were told that it really consisted of three parts – the rich peasants, the middle, and the landless poor. Soviet culture from the outset forced on the peasant a model of class conflitct . The famous “”Committes of Poor Peasants””, backed up by detachments of the proletariat, who came from the towns in 1918 to requisition grain, reinforced the image.”” (pag 240) (Beatrice Farnsworth, Village Women Experience the Revolution)”,”RIRO-412″
“GLEESON Janet”,”L’uomo che inventò il denaro. La storia vera di John Law, libertino giocatore d’ azzardo, assassino e padre dell’ economia moderna.”,”LAW è stato l’ inventore, nella Francia del primo settecento, della cartamoneta. Secondo la sua visione espressa nelle ‘Considerazioni sulla moneta e sul commercio’ del 1705 non era necessario che il denaro circolante fosse d’ argento e d’ oro: poteva benissimo essere di carta, se il suo valore era garantito da attività economiche redditizie, anzi la moneta di carta avrebbe favorito lo sviluppo economico. Dal 1715 al 1720 la Francia, la maggiore potenza dell’ epoca, fu nelle sue mani. GLEESON Janet è nata nello Sri Lanka da una famiglia inglese. Dopo la laurea in storia dell’ arte ha lavorato presso Sotheby. Insider trading. “”Forse grazie ad informazioni riservate, carpite a Law mentre degustavano insieme qualche buona bottiglia di vino di Borgogna, Cantillon fu uno dei pochi a prevedere l’ improvvisa impennata nel valore delle azioni e cominciò a comprare azioni del Mississippi quando ancora valevano solo 150 lire. In agosto, quando il prezzo era salito a più di 2000 lire, tenendo presente ciò che gli aveva detto suo fratello dall’ Arkansas, Cantillon capì che il mercato al rialzo si fondava quasi soltanto sugli effetti illusori prodotti dalla circolazione di quantità sempre maggiori di cartamoneta. Ritenendo che il crollo sarebbe stato inevitabile e imminente, Cantillon decise di incassare. Si pensò che avessa guadagnato circa 50.000 sterline nelle poche settimane in cui sfruttò la conoscenza anticipata di quanto stava per accadere. Lasciando Parigi con i suoi guadagni, si recò in Italia per godersi il paesaggio e investire in opere d’ arte””. (pag 195)”,”FRAE-019″
“GLEIJESES Vittorio”,”La storia di Napoli dalle origini ai nostri giorni.”,”Si sperava in una politica unica di tutti gli stati italiani e si voleva l’ impero a patto che avesse almeno l’ etichetta romana; per spiegare meglio questa idea trascriviamo la nota apostrofe all’ Italia e ad Alberto d’ Asburgo di Dante Alighieri (1): “”Ahi serva Italia, di dolore ostello nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello! …e ora in te non stanno senza guerra li vivi tuoi, e l’un l’altro si rode di quei ch’un muro ed una fossa serra. O Alberto tedesco ch’ abbandoni costei ch’è fatta indomita e selvaggia, e dovresti inforcare li suoi arcioni, …Vien, crudel, vieni e vedi la pressura de’ tuoi gentili, e cura lor magagne; …Vieni a veder la tua Roma che piagne vedova sola, e dì e notte chiama: “”Cesare mio, perché non m’accompagne?”” …Che le città d’Italia tutte piene son di tiranni, e un Marcel diventa ogni villan che parteggiando viene!”””” (pag 350) (1) Purgatorio, C. VI vv. 76″,”ITAG-152″
“GLENNY Misha”,”The Balkans. Nationalism, War, and the Great Powers, 1804-1999.”,”””The communist uprising was planned for September 1923, by which time support for the Agrarians, bereft of Stamboliiski’s charisma, had all but disappeared. The Moscow-inspired insurrection was an abject failure and the consequence was several years of ‘white terror’, orchestrated by General Ivan Vulkov, the fascist strongman behind the new regime who earned the epithet ‘the butcher’ and who unleashed the bored cete of VMRO on to a defenceless population. In the first few weeks after the failed insurrection, the regime admitted to killing 1.500 people although the opposition claimed 15.000 murdered. Diplomats put the figure at 10.000.”” (pag 400)”,”EURC-063″
“GLENNY Misha”,”The Balkans. Nationalism, War, and the Great Powers 1804-1999.”,”Misha Glenny was born in 1958 and educated at Bristol University and Charles University in Prague. His coverage of the fall of communism in 1989-1990 was widely acclaimed and led to the writing of his first book, The Rebirth of History. During the Yugoslav crisis of the early 1990s, he was the Central Europe correspondent for the BBC World Service. In 1993. he won a Sony Award for his coverage of Yugoslavia. Glenny’s The Fall of Yugoslavia (1993) won the Overseas Press Club Award for Best Book on Foreign Affairs. Acknowledgements, Maps, Introduction, Epilogue: The Balkan Vortex, Nationalism, war and NATO, 1989-99, Glossary, Notes, Bibliography, Index,”,”EURC-012-FL”
“GLENNY Misha”,”The Fall of Yugoslavia. The Third Balkan War.”,”Misha Glenny is a writer and broadcaster living in Thessaloniki in northern Grecee. during most of the Yugoslav crisis, he was the Central European correspondent of the BBC World Service based in Vienna, working throughout central and south-castern Europe. In 1993 he won the Sony Radio Award for Special Contribution to broadcasting for his coverage of Yugoslavia. Before joining the BBC, he reported from the same area for the Guardian. A speaker of German, Czech, Serbo-Croat and Greek, he has developed an inside knowledge of Eastern Europe and the Balkans that few other journalists posses. Maps, Preface, Epilogue, Return to Purgatory, Glossary of Terms and Political Movements, About the Author, Index,”,”EURC-059-FL”
“GLETE Jan”,”Navies and Nations. Warships, Navies and State Building in Europe and America, 1500-1860. Volume One.”,”Jan Glete è Professore di storia alla Stockholm University in Svezia.”,”QMIN-035-FSL”
“GLETE Jan”,”Navies and Nations. Warships, Navies and State Building in Europe and America, 1500-1860. Volume Two.”,”Jan Glete è Professore di storia alla Stockholm University in Svezia.”,”QMIN-036-FSL”
“GLETE Jan”,”Warfare at Sea, 1500-1650. Maritime Conflicts and the Transformation of Europe.”,”Jan Glete è Professore di storia alla Stockholm University in Svezia.”,”QMIN-037-FSL”
“GLIOZZI Giuliano a cura; antologia, scritti di ORTIZ SEPULVEDA OVIEDO MAGALHAENS TREVET ACOSTA COBO HENNEPIN MATHER ROMANS LAS-CASAS LERY MONTCHRETIEN EVREUX DUTERTRE PALAFOX LESCARBOT SAGARD RAGUENEAU CHARLEVOIX COREAL MONTAIGNE LA-MOTHE LE VAYER LAHONTAN MAUBERT DE GOUVEST BUFFON ROUSSEAU VOLTAIRE DE-PAUW DIDEROT”,”La scoperta dei selvaggi. Antropologia e colonialismo da Colombo a Diderot.”,”Fascicolo allegato esterno: ‘In ricordo di Giuliano Gliozzi’ (pag 819-825)”,”NAZx-001-FMB”
“GLIOZZI Ettore”,”Dalla proprietà all’impresa.”,”contiene un paragrafo sulla concezione hegeliana della proprietà e differenze con il ‘Code Napoléon’. (pag 82-) Ettore Gliozzi (Torino, 1936) ha insegnato istituzioni di diritto privato italiano e comparato presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Insegna nella Facoltà di Giurisprudenza della stessa città. (1981)”,”DIRx-011-FMB”
“GLISENTI Paolo”,”La fine dello Stato padrone.”,”Grafico pag 125: Quanto costa pulire le città. Aziende Ama, Amiu, Amsa, Amia, Asm, Asm, Amiu, Asmt, Agfa, Asm, Amia, Amiu, rispettivamente a Roma, Genova, Milano, Palermo, Merano, Voghera, Bari, Tortona, Ferrara, L’Aquila, Carrara, Pordenone, in ordine di spesa per chilometro spazzato (in lire): 413444, 374062, 161294, 149246, 91335, 86430, 83975, 71346, 62781, 62229, 49521, 45135 Paolo Glisenti ha 48 anni (nel 2000) e da trenta lavora in Italia e all’estero nel settore dell’editoria e dell’informazione. Giornalista da 1970, è oggi consulente per la comunicazione di numerose aziende. E’ editorialista del ‘Messaggero’, tiene rubriche su vari mezzi di informazione, ha realizzato molti programmi televisivi su argomenti economici e finanziari. Nel 1990 ha scritto con Roberto Pesenti, ‘Persuasori e persuasi. I mass media negli Usa degli anni ’90’ (Laterza). Nel 1998 ha pubblicato presso Marietti ‘Europa. Avviso ai naviganti’.”,”ECOG-088″
“GLISENTI Paolo”,”La fine dello Stato padrone.”,”Paolo Glisenti ha quarantotto anni e da trenta lavora in Italia e all’estero nel settore dell’editoria e dell’informazione. Giornalista dal 1970, è oggi consulente per la comunicazione di numerose aziende. É editorialista del Messaggero, tiene rubriche su vari mezzi di informazione, ha realizzato molti programmi televisivi su argomenti economici e finanziari. Nel 1990 ha scritto, con Roberto Pesenti, Persuasori e persuasi. I mass media negli USA degli anni ’90.”,”ITAE-084-FL”
“GLOTZ Peter, edizione italiana a cura di Rolf UESSELER”,”Manifesto per una nuova sinistra europea. Con un saggio di Achille Occhetto.”,”Peter Glotz, nato a Eger nel 1939, è segretario esecutivo della SPD, partito socialdemocratico tedesco (1986). Ha studiato giornalismo filosofia e sociologia. Co-rettore all’Università di Monaco (1969-70), vi ha diretto l’Istituto di Ricerca scientifica nel 1970-72. Deputato in parlamento dal 1974 al 1977. E’ stato segretario di Stato presso il Ministero dell’Educazione e della Scienza. A pag 56 si dice che nel ‘Manifesto’ Marx ed Engels cantano le lodi delle conquiste del capitalismo che ha sottratto una parte notevole della popolazione all’ “”idiotismo della vita rurale””. Chiunque voglia superare una forma sociale deve averne compreso le conquiste. La civiltà capitalistica si fonda sullo spirito dell’ individualismo razionalista e sulla comprensione scientifica e programmata (sic) del mondo (pag 56)”,”ECOS-011″
“GLOTZER Albert”,”Trotsky. Memoir & Critique.”,”Glotzer, now a Social Democrat, concludes with a penetrating analysis of today’s Trotskyist movement and its relationship to the current ‘reform’ atmosphere in the Soviet Union. Acknowledgments, Introduction, Bibliography, Index,”,”TROS-030-FL”
“GLOVER Jonathan”,”Humanity. Una storia morale del ventesimo secolo.”,”GLOVER Jonathan insegna etica presso il King’s College di Londra, dove dirige il Centre of Medical Law and Ethics. Per molti anni ha insegnato al New College di Oxford e nel 1989 ha presieduto una commissione di lavoro della Comunità europea sulla procreazione assistita. “”Colpisce che la dichiarazione di Truman, secondo cui la decisione toccava a lui, assuma questa forma: “”La decisione finale su dove e quando usare la bomba competeva a me””. Queste parole vengono subito dopo l’ altra affermazione del presidente, secondo cui il comitato era giunto alla conclusione che la bomba doveva essere lanciata contro un obiettivo nemico. Sembra che questa decisione chiave si stata delegata da Truman al Comitato Stimson””. (pag 138) “”Le due bombe uccisero oltre un terzo di un milione di persone, fra adulti e bambini, in un inferno che non si può immaginare in modo adeguato.”” (pag 140) “”Forse non esisteva un modo sicuro per far finire la guerra senza ricorrere alla bomba atomica, ma non è difficile delineare la possibilità che sarebbe valsa la pena tentare. Si sarebbe potuto informare il governo giapponese dell’ esistenza della bomba (…)””. (pag 140) “”I due progetti di igiene razziale andavano a volte di pari passo; il concetto di miglioramento poteva portare a quello di purezza razziale. Come Alfred Hoche, Konrad Lorenz si servì dell’ analogia con le parti del corpo difettose che devono essere rimosse. Come Hoche, anche Lorenz auspicava il miglioramento della razza attraverso l’ eliminazione degli esseri inferiori. Così scriveva nel 1940: (…)”” (pag 408)”,”TEMx-027″
“GLUCKSMANN André”,”Il discorso della guerra.”,”GLUCKSMANN è nato in Francia nel 1937. Laureato in filosofia, è attualmente (1969) addetto stampa al francese Centro Nazionale della Ricerca Scientifica.”,”QMIx-061″
“GLUCKSMANN André”,”La forza della vertigine. L’ideologia pacifista: l’ultima grande tentazione nichilista e suicida dell’Europa.”,”GLUCKSMANN André nato a Boulogne nel 1937, filosofo e sociologo ì ricercatore presso il CNRS francese.”,”EURx-243″
“GLUCKSMANN Christine”,”Hegel, Lenin e la teoria marxista in Francia. Segue: Contributi marxisti al IX Congresso della Società hegeliana internazionale (Alessandro Mazzone), Recenti interpretazioni del rapporto Marx-Hegel in Italia (Claudia Mancina).”,”””E’ [infatti] notevole il fatto che Lenin, nel suo lavoro di annotazione della ‘Scienza della logica’ (che in Francia verrà portato a conoscenza di un largo pubblico solo nel 1955), non parte dai soli enunciati acquisiti di Marx e di Engels. Contrapponendo ad ogni lavoro «da scolaretto», come quello di Lassalle che «si limita a ‘ripetere’ Hegel, lo ‘trascrive’, lo ‘rimastica’», il lavoro ‘inventivo’ di Marx (2), Lenin definisce il proprio proposito: rinvenire «il ‘movimento’ che va ‘oltre’ la dialettica idealista, verso la dialettica materialista». Tale movimento non è che un attraversamento produttivo del ‘testo’ di Hegel, che mira alla «continuazione dell’opera di Hegel e ‘di Marx’». Proposito singolare per continuare Marx occorre rileggere Hegel. Perché? Non pare che, a parte le ragioni politiche ed ideologiche note, e che ruotano attorno al fallimento – anche sul piano filosofico – della II Internazionale, si siano sottoposti i ‘Quaderni filosofici’ ad un interrogativo preliminare: cosa cercava Lenin nella ‘Scienza della logica’, cosa ‘vi trova’ e cosa invece ‘non vi trova’?”” (pag 108-109) [(2) Lenin, «Riassunto dell”Eraclito’ di Lassalle», in ‘Quaderni filosofici’, Opere, v. 38, Roma, Editori Riuniti, 1969, p. 345] “”‘Sul rapporto Lenin-Hegel: il metodo dei Quaderni filosofici’. (pag 122) “”Un esame simultaneo della lettura filosofico di Hegel e degli sviluppi sulla conoscenza scientifica, da apparire una sfasatura (…). (pag 124-125) “”E’ negli anni tra il 1914 e il 1916, contemporaneamente all’approfondimento dell’analisi sull’imperialismo, che Lenin elabora un aspetto nuovo della dialettica materialista: lo ‘sviluppo ineguale’. (pag 130-131)”,”HEGx-001-FB”
“GLUCKSTEIN Donny”,”The Tragedy of Bukharin.”,”GLUCKSTEIN D. è lecturer in storia al Stevenson College, Edinburgh.”,”BUCD-045″
“GLUCKSTEIN Donny”,”The Western Soviets Workers’ Councils Versus Parliament, 1915-1920.”,”This book looks at the experience of workers’ councils in those crucial five years, bringing together a wealth of information which today’s world economic crisis makes more relevant than ever. Introduction, Conclusion, Notes, Index,”,”MEOx-007-FL”
“GLYN Andrew”,”Capitalismo scatenato. Globalizzazione, competitività e welfare.”,”GLYN Andrew insegna economia all’ Università di Oxford. E’ stato consigliere economico del sindacato nazionale dei minatori inglesi, consulente per la ILO (International Labour Organization) e per il ministero del Tesoro britannico. E’ condirettore della rivista ‘Oxford Review of Economic Policy’. Ha scritto libri sul capitalismo dopo la seconda guerra mondiale. E’ esperto di temi quali la disoccupazione, il profitto e la storia del pensiero economico. “”Un’ accumulazione del capitale molto rapida ha portato a un aumento esponenziale della quota cinese del PIL mondiale, passata dal 5% al 14% in meno di venticinque anni. La sola Cina ha compensato da sola la quota di prodotto aggregato perduta a causa del crollo dell’ Unione Sovietica e delle nazioni satellite dell’ Europa orientale, e del declino di Europa occidentale e Giappone. Dalla Figura 4.4 è facile desumere che, se l’ attuale tendenza continuasse per un altro decennio, la Cina metterebbe in discussione la leadership americana nell’ economia mondiale. Anche se diventare la più grande economia del mondo sarebbe un importante traguardo per la Cina, bisogna sottolineare che questo potrebbe avvenire ad un livello di PIL pro capite pari a circa un quarto di quello americano, vista la differenze di popolazione.”” (pag 132) “”Lo sviluppo della Cina, attuale e potenziale, oscura tutte le altre tendenze dell’ economia mondiale. Per esempio, alla Cina si deve attribuire la quasi totalità della riduzione delle disuguaglianze del reddito su scala mondiale.”” (pag 134)”,”ECOI-215″
“GLYN Andrew SUTCLIFFE Bob”,”Sindacati e contrazione del profitto. Il caso inglese. (Tit.orig.: British Capitalism, Workers and the Profits Squeeze)”,”Fondo Palumberi Gli autori, GLYN Andrew SUTCLIFFE Bob, sono due giovani economisti (1974) formatisi ad Oxford ed Harvard. Scrivono per la New Left Review. (v. 4° cop.)”,”MUKx-158″
“GLYN Andrew SUTCLIFFE Bob”,”Sindacati e contrazione del profitto. Il caso inglese.”,”Andrew Glyn e Bob Sutcliffe, due tra i più giovani e brillanti economisti formatisi a Oxford e Harvard, hanno sviluppato in questo libro le idee contenute in un articolo da loro scritto per la New Left Review. Andrew Glyn (nato 1943), dopo gli studi di Politica, filosofia ed economia all’Università di Oxford, ha collaborato come economista con il Ministero del Tesoro, del Commercio, e della Tecnologia, e con il Dipartimento per gli Affari economici. É ora Fellow e Tutor in Economia al Corpus Christi College dell’Università di Oxford. Bob Sutcliffe (nato 1939) ha anche lui studiato Politica, Filosofia ed Economia a Oxford, per poi conseguire il grado di Master of Arts a Harvard. Dopo essere stato Fellow e Tutor in Economia al Jesus College do Oxford, ha svolto attività di ricerca presso l’Istituto di economia dell’Università di Oxford, ed è stato consulente di economia forestale per la Fao.”,”MUKx-020-FL”
“GNOCCHI Didi”,”Odissea rossa. La storia dimenticata di uno dei fondatori del Pci.”,”Storia di Edmondo Peluso, uno dei fondatori del Pci, giramondo libertario e sovversivo, arrestato a Mosca negli anni delle purghe staliniane e fucilato nel 1942. Nato a Napoli nel 1882, emigrante, amico di personaggi come Jack London, Rosa Luxemburg, Liebknecht, Bebel, Kautsky, Laura Marx, nemico dei fascismi, antimilitarista, cittadino del mondo, come amava definirsi, è finito dimenticato in una fossa comune del gulag siberiano. Fu riabilitato soltanto nel 1956. Didi Gnocchi si è imbattuta per caso in questo comunista e ne ha ricostruito il percorso biografico. L’autrice (Pavia 1961) è una inviata speciale. Visita alla figlia di Karl Marx (dai suoi ricordi personali). Incontro con Paul Lafargue, colloquio su Marx feroce critica alla biografia di Marx scritta da Spargo (pag 135-139) Peluso 1941: “”In Urss non c’è alcun socialismo”” (pag 225) Caso confessione-collaborazione Pjatakov (vice di Ordzonikidze all’Industria pesante ed ex presidente della Banca di Stato) raccontato da Rogovin (pag 38)”,”PCIx-349″
“GNOCCHI-VIANI Osvaldo”,”Dieci anni di Camere del Lavoro e altri scritti sul sindacato italiano, 1889-1899.”,”GNOCCHI-VIANI Osvaldo intellettuale socialista non marxista sostenitore del primato del movimento sindacale rispetto al partito ostile e critico verso, il modello tedesco della Seconda Internazionale, creatore di istituzioni operaie. La classe operaia inglese. “”Gli operai inglesi, nella loro grande maggioranza ‘unionista’ (Trade Unions), hanno una profonda stima delle energie spontanee della natura e una diffidenza costantemente vigile verso tutto ciò che è manipolazione artificiosa; (…) L’ operaio inglese afferra un’ idea pratica, sanzionata dalla ragione e dalla scienza, la getta nel laborioso crogiuolo delle sue organizzazioni, ed essa finisce coll’ uscire da quel crogiuolo, trasformata in una imponente marea umana che sale. Coronata da quell’ idea dall’ alloro del trionfo, tutta la vasta organizzazione operaia diventa di quell’ idea una conservatrice tenace e pronta alla battaglia, sia per difenderla, sia per correggere gli inconvenienti, che la sua isolata applicazione può produrre. Fatto un passo – all’ armi per farne un altro! Questo è il criterio di condotta pratica e normale dell’ operaio inglese; criterio che pare venga ora seriamente accolto da quasi tutti gli operai del mondo civile colla istituzione del Primo maggio, il quale ha, per ciò, anche questo alto e generale significato, di essere, cioè, nella storia dell’ operaio moderno, l’ inizio del periodo ‘pratico’, avendone la Internazionale chiuso e riassunto il periodo ‘teorico’.”” (pag 108-109) Gradualismo rivendicativo. “”Al cimento della prova sperimenalistica sono ora le ‘otto ore di lavoro’. Conquistate – e la conquista ha già arriso qua e là agli operai – si inanelleranno dopo con un altro movimento, quello delle retribuzioni, e via via, di moto in moto, finché la marcia sarà finita e l’ ultima meta raggiunta. Ogni stazione pero dev’essere, non un voto all’aria, ma un beneficio in pugno””. (pag 109)”,”MITT-235″
“GNOCCHI-VIANI Osvaldo, a cura di Giovanna ANGELINI”,”Oltre la politica. Valori e istituzioni per una società nuova.”,”Giovanna ANGELINI è ricercatrice di storia delle dottrine politiche presso il Dip. di studi politici e sociali dell’Università di Pavia. Ha scritto ‘Giovanni Bovio e l’alternativa repubblicana’ (1981), ‘Il socialismo del lavoro. Osvaldo Gnocchi-Viani tra mazzinianesimo e istanze libertarie’ (1987). Osvaldo GNOCCHI VIANI (1837-1917) fondatore del Partito operaio, delle Camere del Lavoro, della Società Umanitaria, dell’Università popolare.”,”MITS-385″
“GNOCCHI-VIANI Osvaldo, a cura di Giovanna ANGELINI”,”I sansimoniani. Protagonisti e ideali della città futura.”,”Giovanna ANGELINI insegna storia delle dottrine politiche nella Facoltà di scienze politiche dell’Università di Pavia. Ha curato per la Angeli una raccolta di scritti di Gnocchi-Viani e la monografia: ‘Il socialismo del lavoro. Osvaldo Gnocchi-Viani tra mazzinianesimo e istanze libertarie’ (1987). “”Addentratosi Saint-Simon nel campo inevitabile della Politica, ne subisce le esigenze del tempo, e ammorbidisce la rigidezza di quell’autoritarismo, a cui lo rendeva piuttosto propenso una sua interiore tendenza a un dogmatismo aristocratico. Afferma quindi questi due cardinali principii: ‘il riassorbimento progressivo dell’autorità governativa nei varii organismi della società, che dovevano diventare sempre più autonomi, e la incorporazione definitiva del proletariato nella società’. Il primo principio noi lo troviamo, più tardi, pure accolto dal nostro grande Romagnosi, e il secondo riceverà, non solo la confermazione teorica, ma la esaltazione pratica, come fattore attivo e operante nella storia moderna da Carlo Marx””. (pag 83-84) [GNOCCHI-VIANI Osvaldo, a cura di Giovanna ANGELINI, I sansimoniani. Protagonisti e ideali della città futura, 1996]”,”SOCU-176″
“GNOCCHI-VIANI Osvaldo, a cura di Giovanna ANGELINI”,”I sansimoniani.”,”Giovanna Angelini insegna storia delle dottrine politiche nella Facoltà di scienze politiche dell’Università di Pavia. “”Oh! con quanta tristezza, con quanto dolore, Saint-Simon deve aver visto e toccato con mano che al vagheggiato rinnovamento sociale veniva a mancare la cooperazione di quelle masse povere, che stavano in cima ai suoi pensieri! E con quanta riluttanza dovette verificare e confessare che le masse non erano ancora beneficiate della capacità di applicarsi a lavori scientifici; che la dottrina ch’egli elaborava, non potendo da esse essere capita, si isolava come una dottrina privata e segreta, e che, per conseguenza, non essendo le masse accessibili se non a sensazioni emozionanti e a predicazioni sentimentali e mistiche, era necessità di vita ch’egli facesse alcune concessioni al misticismo religioso. Avrebbe fatto lo stesso, se il proletariato avesse offerto segni e prove di risveglio dal suo torpore secolare e di volontà d’emanciparsi dalla lunga servitù?”” (pag 80-81)”,”SOCU-179″
“GNOLI Raniero BALLHATCHET Kenneth A. DE-CASPARIS John G. SMITH Ralph B. VAN-DER-KROEF Justus M. BENDA Harry J.”,”La civiltà indiana.”,”Gli storici e le fonti occidentali. “”Per il periodo che si estende all’incirca dal 1500 al 1800, durante il quale si verificò un costante sviluppo delle relazioni fra Asia ed Europa, le fonti occidentali sono di grandissimo interesse. Queste fonti sono invero molto ricche e comprendono, oltre alla massa dei documenti delle varie «Compagnie delle Indie» olandesi, inglesi, francesi e danesi, anche documenti ufficiali portoghesi e spagnoli, descrizioni dovute alle missioni cristiane, vari racconti di viaggio e persino lavori storici di carattere enciclopedico, come per esempio ‘Oud en Nieuw Ost Indien’ (Le Indie orientali antiche e moderne) del Valentyn, pubblicato nel 1724-26. La più antica, e forse la più valida di tutte queste opere è ‘The Suma Oriental’ di Tomé Pires, che compose il suo lavoro nella penisola di Malacca e in India fra il 1512 e il 1515, anche se del testo originale portoghese, con la traduzione e le note in inglese, si è potuto disporre solo dal 1944. Le opere di derivazione occidentale, per quanto più facilmente comprensibili (naturalmente da parte degli studiosi occidentali) delle fonti asiatiche, risentono tuttavia anch’esse di gravi carenze. L’interesse per i problemi dell’Asia è sempre stato infatti molto scarso in Europa, a meno che non riguardassero direttamente le compagnie di commercio o i vari governi, ma anche in questo caso sono sorti spesso gravi malintesi, non avendo gli occidentali – commercianti, amministratori o missionari che fossero – una sufficiente conoscenza delle lingue asiatiche e del ‘background’ culturale delle popolazioni di questo continente. Ciò nonostante, le opere occidentali di questo periodo non hanno per molti aspetti che da guadagnare dal raffronto con quelle del XIX e del XX secolo. Sebbene rese più colorite dal fervore religioso, le descrizioni delle società asiatiche non portano traccia del volgare razzismo e del sentimento di superiorità che doveva alterare le narrazioni europee dei secoli successivi. A quest’epoca non erano avvertibili né le carenze tecnologiche né le profonde disparità a livello economico emerse dopo la rivoluzione industriale. Come ho già accennato, alcuni difetti degli scritti occidentali possono tuttavia esser corretti o compensati da uno studio approfondito delle cronache asiatiche”” [J.G. De Casparis, Indonesia, Malesia e Filippine fino agli inizi del secolo XIX] (pag 366-367)”,”INDx-136″
“GOBBI Romolo”,”Chi ha provocato la Seconda Guerra Mondiale? Una revisione nel segno della complessità.”,”L’A è nato a Torino nel 1937. Ha collaborato a ‘Quaderni Rossi’, ‘Classe Operaia’, ‘Contropiano’ (1962-1972). E’ ricercatore di storia all’Univ di Torino. Tra i vari libri pubblicati, c’è ‘Il mito della resistenza’ (1992).”,”USAP-009″
“GOBBI Romolo”,”Fascismo e complessità. Per una critica della storiografia antifascista.”,”Romolo GOBBI è nato nel 1937 a Torino, dove attualmente è ricercatore universitario di storia. Fra i suoi libri ricordiamo: ‘La Fiat è la nostra università’ (1969), ‘Il mito della resistenza’ (1992), ‘Figli dell’Apocalisse’ (1993), ‘Chi ha provocato la Seconda guerra mondiale’. Il fascismo non fu una rivoluzione come dissero i suoi sostenitori. Ma neppure un’ involuzione come vuole l’interpretazione classica di Benedetto CROCE. Fu l’evoluzione di un sistema complesso nato al margine del caos del 1° dopoguerra. Tesi: fascismo sistema complesso nato da 1° GM”,”ITAF-027″
“GOBBI Romolo”,”Chi ha provocato la Seconda Guerra Mondiale? Una revisione nel segno della complessità.”,”Romolo Gobbi è nato a Torino nel 1937. Ha collaborato a ‘Quaderni Rossi’, ‘Classe Operaia’, ‘Contropiano’ (1962-1972). E’ ricercatore di storia all’Univ di Torino. Tra i vari libri pubblicati, c’è ‘Il mito della resistenza’ (1992).”,”QMIS-002-FC”
“GOBETTI Piero”,”La rivoluzione liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia.”,”Piero GOBETTI (Torino 1901 – Parigi 1926) ideologo del liberalsocialismo fondò ‘La rivoluzione liberale’ (1922) e ‘Il Baretti’ (1924). Nel 1926, perseguitato dal fascismo emigrò in Francia. Indagò i rapporti tra politica e cultura (‘La rivoluzione liberale’ (1924), ‘Risorgimento senza eroi’ (1926)) (EUG).”,”ITAD-038″
“GOBETTI Piero, a cura di Paolo SPRIANO”,”Coscienza liberale e classe operaia.”,”GOBETTI Piero, “”Bisogna avere il coraggio di affermare che questa è l'””ora di Marx””; pochi tra gli scrittori del secolo storico (degli italiani, solo Cattaneo) si possono rileggere con tanta commozione fremente e sdegnosa. Bisogna ristamparne le pagine di critica della piccola borghesia: sono la critica al fascismo! Alla sua polemica contro il comunismo utopistico e anarchico e contro la democrazia traditrice potremmo mettere i nomi del sovversivismo inconcludente e dell’incertezza socialdemocratica che ci diedero nel dopoguerra, invece della rivoluzione proletaria, la rivolta degli spostati e dei reduci. (…) . In Marx mi seduce lo storico (gli studi sulle lotte di classe in Francia) e l’apostolo del movimento operaio. L’economista è morto, con il plusvalore, con il sogno della abolizione delle classi, con la profezia del collettivismo. In filosofia, il suo hegelismo è un progresso rispetto a Hegel. Il materialismo storico (senza determinismo, che sarebbe un fraintendere il concetto luminoso di rovesciamento della ‘praxis’), e la teoria della lotta di classe sono strumenti acquisiti per sempre alla scienza sociale e che bastano alla sua gloria di teorico””. [Piero Gobetti, L’ora di Marx, 1924] [in Piero Gobetti, Coscienza liberale e classe operaia, 1951]”,”TEOP-233″
“GOBETTI MARCHESINI PROSPERO Ada”,”Diario partigiano.”,”Nata a Torino nel 1902, collabora dal 1918 alla rivista di Piero Gobetti ‘Energie Nove’. Nel 1923 Ada e Piero si sposano e nasce il figlio Paolo (nel 1925, due mesi prima della morte del padre a seguito delle ripetute aggressioni squadriste). Insegnante, traduttrice, autrice di testi scolastici, amica di Croce, studia e traduce testi della letteratura inglese. Si risposa con Ettore Marchesini, collabora con GL Giustizia e Libertà ed è tra i fondatori del Partito d’Azione clandestino. Prende parte con il figlio alla Resistenza. Dopo la Liberazione è vicesindaco di Torino. E’ morta nel 1968. Giancarlo Pajetta e il Pci. “”Ma, qualunque cosa facciano e comunque cerchino d’impostare la cosa, non si può dimenticare che son stati i comunisti a creare i Gruppi di difesa, son comuiste le denne su cui effettivamente, e non solo nominalmente, si fonda il lavoro propagandistico; innegabile è il legame, attento e continuo, tra i Gruppi di difesa e il Partito comunista: la stessa presenza al nostro incontro di Pajetta (che credo della Direzione), mentre nessuno dei miei, per esempio, aveva pensato d’intervenire, dimostrava come i comunisti considerino i Gruppi di difesa come qualcosa di proprio e d’importanza vitale. Ora, per conto mio, io non ho proprio nulla contro i comunisti, a cui va anzi – oltre all’ammirazione, condivisa con Piero, per Gramsci e per il movimento nelle fabbriche – la mia più profonda e direi quasi istintiva simpatia. E più volte ieri, durante l’incontro, mi venne fatto di pesnare con un certo senso d’umorismo che se oggi io non son comunista è forse semplicemente per una risposta che proprio Gian Carlo [Pajetta], allora alquanto dogmatico e settario, mi diede un giorno in cui, stanca e irritata per la deliziosa inconcludenza di un amico in cui s’accentrava in quel momento per me il Movimento “”Giustizia e Liberta”” e affascinata dalla serietà ponderata con cui Gian Carlo mi veniva spiegando certi metodi organizzativi, ero uscita a un tratto ingenuamente a chiedergli: – Mi prendereste a lavorare con voi? – Noi non siamo un rifugio per le anime in pena, – m’aveva risposto con una certa durezza. – Se non è convinta delle nostre idee e dei nostri principi, non la vogliamo -. Avevo incassato la lezione tacendo (…)”” (pag 184-185)”,”ITAR-229″
“GOBETTI Piero, a cura di Gianluca SCROCCU”,”La “”rigenerazione”” dell’Italia e la politica del primo dopoguerra: gli anni di «Energie Nove».”,”Gianluca Scroccu, dottore di ricerca in storia contemporanea, è borsista presso il Dipartimento di Storia, Beni culturali e Territorio dell’Università di Cagliari (2014). Tra le sue pubblicazioni: ‘Alla ricerca di un socialismo possibile. Antonio Giolitti dal Pci al Psi’, Carocci, 2012. Piero Gobetti e la questione del socialismo “”La questione del socialismo fu al centro di diversi articoli di «Energie Nove», inserita da Gobetti in un discorso più generale sulla ricostruzione del tessuto politico nazionale e che, come tale, andava ben al di là di quelli che erano gli attacchi contingenti contro i socialisti “”disfattisti”” (111). In questo senso due sono le forze su cui si basa questa concezione aristocratica di Gobetti, presente in maniera evidente già in questa fase antecedente alle analisi più approfondite del periodo di «La Rivoluzione Liberale»: una è l’attenzione per le minoranze attive e consapevoli colte, l’altra è quella relativa alla declinazione in positivo dei Consigli Operai, visti come un evento liberale, così come paradossalmente sarebbe stata nelle sue valutazioni la Rivoluzione russa. Quest’ultima, infatti, per Gobetti, non doveva essere ridotta esclusivamente al suo legame col bolscevismo, ma come momento più generale di dinamica rottura politica in grado di superare un passato con cui non aveva nulla a che fare. Anche per questo era necessario inquadrare criticamente Lenin sotto una luce diversa, rifiutando qualsiasi accostamento della sua opera con Marx o comunque con l’esperienza del socialismo tedesco o italiano. Questo quadro Gobetti lo aveva già chiaro, tanto da scriverne ad Ada Prospero il 17 settembre del 1919: «La simpatia che io provo per Trotsky e Lenin sta nel fatto che essi in un certo modo sono riusciti a realizzare questo valore. Ed è molto» (112)”” (pag 25-26) [P. Gobetti, a cura di Gianluca Scroccu, ‘La “”rigenerazione”” dell’Italia e la politica del primo dopoguerra: gli anni di «Energie Nove»’, Biblion edizioni, Milano, 2014] [(111) Cfr. M. Gervasoni, ‘L’intellettuale come eroe’, cit., p. 33; (112) Lettera di Piero Gobetti ad Ada Prospero del 17 settembre 1919, in P. Gobetti, ‘Carteggio 1918-1922’, cit., pp. 32-3]”,”ITAD-155″
“GOBETTI Ada”,”Camilla Ravera. Vita in carcere e al confino. Con lettere e documenti.”,”‘Camilla Ravera, già in Ordine Nuovo, mitica segretaria inafferrabile del P.C.I. clandestino nel 1926-7, spietatamente segregata nel 1930, 4 carceri, confino. Le lettere occupano ben 240 pp. senza contare quelle nelle 90 pp. di Appendice’ v. foto di gruppo con Togliatti, la cognata di Terracini, Camilla Ravera, Alma lex e la nipote di Terracini in braccio, con Leonetti al centro, estate 1923 (Angera, Lago Maggiore, parco della villetta dove aveva sede il primo centro clandestino) Incontro con Lenin. (ottobre 1922) “”Fu in questo il suo primo soggiorno a Mosca che conobbe personalmente Lenin. Un mattino, poco prima dell’inizio del Congresso, Bordiga le disse che sarebbe stato ricevuto da Lenin; voleva accompagnarlo? L’emozione e l’esultanza di Camilla s’espressero con tale impeto, insolite in lei sempre così moderata e composta, che Bordiga non poté fare a meno di mettersi a ridere. Ma lasciamo a lei la parola (…)”” (pag 25-26) (Camilla Ravera ‘I miei incontri con Lenin’ in ‘Komosomolskaia Pravda’, 15 novembre 1922)”,”PCIx-485″
“GOBETTI Ada”,”Camilla Ravera. Vita in carcere e al confino. Con lettere e documenti. GIA’ INSERITO IN ARCHIV”,”‘Camilla Ravera, già in Ordine Nuovo, mitica segretaria inafferrabile del P.C.I. clandestino nel 1926-7, spietatamente segregata nel 1930, 4 carceri, confino. Le lettere occupano ben 240 pp. senza contare quelle nelle 90 pp. di Appendice’ v. foto di gruppo con Togliatti, la cognata di Terracini, Camilla Ravera, Alma lex e la nipote di Terracini in braccio, con Leonetti al centro, estate 1923 (Angera, Lago Maggiore, parco della villetta dove aveva sede il primo centro clandestino) Incontro con Lenin. (ottobre 1922) “”Fu in questo il suo primo soggiorno a Mosca che conobbe personalmente Lenin. Un mattino, poco prima dell’inizio del Congresso, Bordiga le disse che sarebbe stato ricevuto da Lenin; voleva accompagnarlo? L’emozione e l’esultanza di Camilla s’espressero con tale impeto, insolite in lei sempre così moderata e composta, che Bordiga non poté fare a meno di mettersi a ridere. Ma lasciamo a lei la parola (…)”” (pag 25-26) (Camilla Ravera ‘I miei incontri con Lenin’ in ‘Komosomolskaia Pravda’, 15 novembre 1922)”,”PCIx-488″
“GOBETTI MARCHESINI PROSPERO Ada”,”Diario partigiano.”,”Dopo la liberazione Ada Gobetti è stata vicesindaco di Torino, e membro della Consulta Nazinale.”,”ITAR-009-FSD”
“GOBETTI Piero, a cura di Paolo BAGNOLI”,”Matteotti.”,” ‘Il socialismo in Italia fu più il tribuno che il politico, e ne venne una classe dirigente di avvocati penalisti, oratori facondi invece che dottori di diritto…’ “”Il partito socialista in Italia, durante tren’anni, continuò gli storici costumi dei congressi, dei comizi, col culto del bell’oratore come Enrico Ferri, con l’abitudine ai convegno che terminano in una formidabile pappatoria. Era anch’esso italiano sebbeno il freno naturale del proletariato e della stessa lotta intrapresa non lo lasciassero giungere mai, nemmeno quando lo guidò un romagnolo come Mussolini, alle raffinatezze e ai capolavori sagraioli di entusiasmo e di devozione gaudente che dovevano essere la caratteristica e l’essenza del movimento fascista. In realtà il tipo in cui si mostrò il nostro socialismo è più il tribuno che il politico, e ne venne una classe dirigente di avvocati penalisti, oratori facondi invece che dottori di diritto, accomodanti per vanità e per odio della politica. Formarono una specie di classe che esercitava professione di assistere il popolo e di «discutere la situazione» e perciò si scusava di non aver tempo di leggere libri e di farsi una cultura politica realistica. Dovevano rispondere alle lettere degli elettori e trovarsi a caffé per scambiarsi le impressioni e inventare nuove tendenze. Anche dopo che fu deputato, Matteotti repugnò sempre a questi compiti demagogici; rifiutava le raccomandazioni e tutti i casi personali che non implicassero questioni generali di ingiustizia dichiarando: «Per queste cose rivolgetevi a Gallani e a Beghi!»”” (pag 36) [Piero Gobetti, a cura di Paolo Bagnoli, ‘Matteotti’, Edizioni Biblion, Milano 2023]”,”MITS-480″
“GOBETTI Piero”,”Risorgimento senza eroi. Studi sul pensiero piemontese nel Risorgimento. (1926)”,”Primo volume delle ‘Opere di Piero Gobetti edite e inedite’ curate da Santino Caramella. Uscì nelle Edizioni del Baretti nel 1926. Raccoglieva gli scritti lasciati pronti per le stampe. Caramella completò il libro con altri scritti tra i quali ‘La filosofia politica di Vittorio Alfieri’. [Comitato per le Edizioni Gobettiane Presidente Bartolo GARIGLIO Vicepresidente Mario DOGLIANI Componenti: Gian Luigi BECCARIA, Luigi Bonanate, Gian Mario BRAVO, Giovanni CONSO (+), Luciano GALLINO (+), Agostino GIOVAGNOLI, Francesco MALGERI, Claudio PAVONE (+), Cesare PIANCIOLA, Marco REVELLI, Mariuccia SALVATI, Marco SCAVINO, Carlo Augusto VIANO, Giuseppe ZACCARIA, Segreteria Gabriela CAVAGLIA’, Note storico-archivistiche Pierangelo GENTILE e Alessia PEDIO] (al 2017)”,”ITAB-003-FMB”
“GOBETTI Piero”,”Dal bolscevismo al fascismo. Note di cultura politica. (1923)”,”Sottolineature testo di GM Bravo [Comitato per le Edizioni Gobettiane Presidente Bartolo GARIGLIO Vicepresidente Mario DOGLIANI Componenti: Gian Luigi BECCARIA, Luigi Bonanate, Gian Mario BRAVO, Giovanni CONSO (+), Luciano GALLINO (+), Agostino GIOVAGNOLI, Francesco MALGERI, Claudio PAVONE (+), Cesare PIANCIOLA, Marco REVELLI, Mariuccia SALVATI, Marco SCAVINO, Carlo Augusto VIANO, Giuseppe ZACCARIA, Segreteria Gabriela CAVAGLI’, Note storico-archivistiche Pierangelo GENTILE e Alessia PEDIO] (al 2017)”,”ITAD-005-FMB”
“GOBETTI Piero”,”Paradosso dello spirito russo. (1926)”,”Sottolineature di GM Bravo, postfazione di A. Venturi Subito interessato agli avvenimenti della rivoluzione bolscevica, nel 1919 Gobetti ne aveva enunciato il “”paradosso””: l’opera di Lenin e Trotsky al di là delle ideologie, era da considerare come “”la negazione del socialismo”” e dunque l’affermazione del liberalismo sostanziale… La rivoluzione aveva formato una reale “”coscienza politica”” e gettato le basi di uno Stato moderno e elevato la Russia al livello di civiltà dei popoli occidentali. [Comitato per le Edizioni Gobettiane Presidente Bartolo GARIGLIO Vicepresidente Mario DOGLIANI Componenti: Gian Luigi BECCARIA, Luigi Bonanate, Gian Mario BRAVO, Giovanni CONSO (+), Luciano GALLINO (+), Agostino GIOVAGNOLI, Francesco MALGERI, Claudio PAVONE (+), Cesare PIANCIOLA, Marco REVELLI, Mariuccia SALVATI, Marco SCAVINO, Carlo Augusto VIANO, Giuseppe ZACCARIA, Segreteria Gabriela CAVAGLI’, Note storico-archivistiche Pierangelo GENTILE e Alessia PEDIO] (al 2017)”,”RIRO-001-FMB”
“GOBETTI Ada, a cura di Bartolo GARIGLIO”,”L’autunno delle libertà. Lettere ad Ada in morte di Piero Gobetti.”,”Bartolo Gariglio è professore ordianrio di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Ha pubblicato tra l’altro ‘Con animo liberale. Piero Gobetti e i popolari. Carteggi’ (Angeli, 1997), ‘Progettare il post-fascismo. Gobetti e i cattolici’ (ivi, 2004). Contiene dedica manoscritto dell’autore a GM Bravo.”,”ITAD-011-FMB”
“GOBINEAU Joseph Arthur, Conte, a cura di Michele LESSONA”,”Ricordi di viaggio. Il fazzoletto rosso – Akrivia Frangopulo – La caccia al caribù.”,”Diplomatico e scrittore francese (Ville-d’Avray 1816 – Torino 1882). Entrato nella carriera diplomatica nel 1849, fu segretario a Berna (1849-54), poi ministro di Francia in Persia (1855-58), in Grecia (1864-68), in Brasile e in Svezia (1872-77). Scrisse varie opere fra cui La Renaissance (scene storiche, 1877), l’Histoire des Perses d’après les auteurs orientaux, grecs et latins (1869), libri di viaggio come Trois ans en Asie (1859), romanzi come Les Pléiades (1874), poemi come Amadis (1876). Ma l’opera che gli diede celebrità è l’Essai sur l’inégalité des races humaines (1853-55), in cui, all’interno di uno studio sulla nascita e la decadenza delle civiltà, cercò di dimostrare l’innata diversità di carattere dei singoli popoli, sostenendo il primato della razza “”aria”” e, in essa, dell’elemento germanico. Tale concezione, che rese G. famoso in Germania, ove nel 1894 si costituì a Friburgo una Gobineau-Vereinigung, è stata talora considerata premessa teorica del razzismo nazista. (Trecc) “”Al conte di Gobineau si converrebbe perfettamente quell’appellativo di «poeta della propria vita» che Stefan Zweig attribuì, in uno dei suoi saggi più belli, a Giacomo Casanova, a Stendhal, a Leone Tolstoi per designare quel tipo d’uomo, che senz’essere stato artista (come il Casanova) o essendolo stato (come lo furono, e grandi, i due altri, ma indipendentemente, in tal caso, dalla concreta attuazione d’un mondo poetico nell’opera, staccata dal suo creatore), ha saputo trasfondere la sua visione poetica nella vita, quasi facendo di questa, in sè e per sè, un’opera d’arte”” (pag 5, introduzione)”,”ASGx-031-FFS”
“GODART Louis”,”L’invenzione della scrittura. Dal Nilo alla Grecia.”,”Louis Godart (n. in Belgio) ha studiato presso le Univ. di Lovanio, Bruxelles e Sorbona di Parigi. Ha poi insegnato all’Università di Napoli ed è stato membro dell’Accademia dei Lincei. Dal 1982 è stato direttore della missione archeologica dell’Univ. di Napoli a Creta. Si è occupato e ha pubblicato opere sulle scritture egee.”,”ASGx-002-FSD”
“GODDARD Jean-Christophe MABILLE Bernard a cura; saggi di Monique LABRUNE Jean-Louis CHEDIN Daniel LOAYZA Guy PALAYRET Charles RAMOND Christian LAZZERI Jean-Christophe GODDARD Daniel LANCEREAU Bernard MABILLE Frédérique ILDEFONSE Jacques D’HONDT Monique CASTILLO Etienne TASSIN Yves ROUSSEL”,”Le pouvoir.”,”Saggi di Monique LABRUNE Jean-Louis CHEDIN Daniel LOAYZA Guy PALAYRET Charles RAMOND Christian LAZZERI Jean-Christophe GODDARD Daniel LANCEREAU Bernard MABILLE Frédérique ILDEFONSE Jacques D’HONDT Monique CASTILLO Etienne TASSIN Yves ROUSSEL Contiene il saggio ‘Marx et la Terreur’ di Jacques D’HONDT (pag 229-246) “”On relèvera, ça et là, dans l’oeuvre de Marx et Engels quelques allusions à Robespierre et à Saint-Just qui ne sont pas complètement défavorables. Mais, en général, quand ils leur consacrent quelques lignes, c’est pour critiquer très vivement leurs idées et leur conduite. Ces deux hommes n’ont pas bien compris leur temps. Il fallait être aveugle à la réalité pour vouloir édifier, dans une révolution bourgeoise qui ratifiait le triomphe de l’argent, une république petite-bourgeoisie fondée sur la vertu. Et la terreur n’y pouvait suffire.”” (pag 234) [‘Marx et la Terreur’ di Jacques D’Hondt, in ‘Le pouvoir’ a cura di Goddard e Jean-Christophe Mabille Bernard, 1994] “”C’est dans les terroristes qu’il démasque les vrais terrorisés, et il ne les ménage guère: “”Le règne de la terreur, écrit-il [Engels] à Marx en Septembre 1870, nous le comprenons comme le règne des gens qui inspirent la terreur aux autres. Or, ‘cest le contraire: c’est le règne des gens qui sont eux-mêmes terrorisés””: De là ce jugement idéologiquement dévastateur: “”La terreur, ce sont en grande partie des atrocités inutiles (nutzlose Grausamkeiten) perpétrées par des gens qui ont eux-même peur et qui cherchent à se rassurer. Je suis convaincu que la responsabilité de la terreur de 1793 retombe presque exclusivement sur le bourgeois effrayés à l’excès et qui se donnent l’allure de patriotes, sur le petits philistins poltrons (hosenscheissende!) et sur la canaille en guenille (Lumpenmob) qui faisait ses affaires grâce à la terreur”” (MEW, XXXII, 1966, p. 53, Lettre d’Engels a Marx du 4 Septembre 1870) [‘Marx et la Terreur’ di Jacques D’Hondt, in ‘Le pouvoir’ a cura di Goddard e Jean-Christophe Mabille Bernard, 1994]”,”TEOP-427″
“GODECHOT Jacques”,”La rivoluzione francese. Cronologia commentata 1787 – 1799.”,”L’A è uno dei D degli Annali Storici della Rivoluzione Francese e P d’onore della Commissione internazionale di storia della rivoluzione francese. E’ autore di numerose opere sul tema.”,”FRAR-089″
“GODECHOT Jacques”,”Napoleone.”,” Jacques Godechot Chi è Napoleone? Vita ed epilogo del genio militare. Jacques Godechot è ancora oggi considerato uno dei punti di riferimento più autorevoli della storiografia napoleonica. La ben nota figura di Bonaparte quale imperatore dei francesi e re d’Italia, legislatore e abilissimo stratega militare, nonché artefice della definitiva trasformazione dell’ancien régime in società borghese, si trova qui delineata in quello che è un affresco insolito e originale, impreziosito dalle testimonianze di personaggi del calibro di Metternich, sir Walter Scott, Rostopc in e sir Hudson Lowe. Il volume mette in campo una vasta documentazione per offrire un ritratto a tutto tondo dell’uomo, dalla genialità e audacia senza eguali, che ha segnato in modo indelebile la storia del XIX secolo. Jacques Godechot (1907-1989), è stato uno storico francese, professore all’Università di Tolosa. I suoi studi si sono concentrati sul rapporto tra poteri civili e militari nel periodo del Direttorio e sulla formazione e la centralizzazione degli istituti di amministrazione statale nella Francia repubblicana e napoleonica. Conosciuto per aver esteso l’ambito di studio degli avvenimenti relativi alla Rivoluzione francese, ha sviluppato queste sue idee nei volumi La grande nation (1956), Les révolutions (1963) e L’Europe et l’Amérique à l’époque napoléonienne (1967 RES GESTAE Pagine: 454 Data di pubblicazione: 2015″,”FRAN-005″
“GODECHOT Jacques”,”Storia dell’ Italia moderna 1770-1970. 1. Il Risorgimento.”,”GODECHOT (1907), storico di larga notorietà è autore fin dal 1941 di una serie di volumi sulla Rivoluzione e sull’Impero. E’ decano alla Facoltà di lettere e scienze umane di Toulouse. Ha pubblicato: -Les institutions de la France sous la Revolution et l’Empire, 1952 -La grande Nation, 1956 -Les Revolutions, 1963 -La prise de la Bastille, 1965 -Napoleon, 1969 -Les constitutions de la France depuis 1789, 1970″,”ITAB-011″
“GODECHOT Jacques”,”La presa della Bastiglia.”,”Nato a Luneville nel 1901, J. GODECHOT studiò a Nancy e a Parigi. Dopo aver insegnato al liceo Kleber di Strasburgo nel 1933-1935 e all’ Ecole Navale nel 1935-1940, fu nominato nel 1945 professore all’ Univ di Toloso, dove è attualmente (1969) preside della facoltà di lettere. Nella sua vasta produzione scientifica vanno segnalati: -Les Commissaires aux armées sous le Directoire (1941) -Histoire de l’ Atlantique (1947) -Les institutions de la France sous la Revolution et l’ Empire (1952) -Histoire de la societé francaise sous la Revolution et l’ Empire (1953) -La Grande Nation (1956) -La Contrerevolution (1961)”,”FRAR-181″
“GODECHOT Jacques”,”Talleyrand.”,”GODECHOT, dal 1945 professore di storia contemporanea all’ Università di Tolosa (facoltà di lettere), e dal 1961 decano di tale facoltà, è uno dei presidenti della Societé des etudes robespierristes e presidente della Societé d’ histoire de la Revolution de 1848. Ha scritto molte opere (v. retrocopertina). “”L’ avvenimento, tuttavia, che segna l’ apogeo della carriera di Talleyrand all’ Assemblea costituente, fu la festa della Federazione, il 14 luglio 1790. Il ruolo che egli vi svolse lo mise in vista e lo fece conoscere in tutto il paese. (…) Talleyrand fu incaricato di celebrare la messa, attorniato da un coro di quattrocento fanciulli; lo fece con una compunzione apparente, ma poco sincera. (…) La sera, smessi gli abiti episcopali, Talleyrand si recò in una celebre casa da gioco, ove guadagnò somme considerevoli. La messa del 14 luglio 1790 fu, d’altronde, l’ ultima che egli celebrò in pubblico.”” (pag 19).”,”BIOx-068″
“GODECHOT Jacques”,”La presse ouvrière 1819-1850. Angleterre – Etats-Unis – France – Belgique – Italie – Allemagne – Tchécoslovaque – Hongrie.”,”Saggi di Michael Z. BROOKE Dorothy THOMPSON Edward PESSEN Karl OBERMANN R.. GOSSEZ Robert DEMOULIN Giuliano GAETA Frolinde BALSER Gerard BECKER Karol NOVOTNY e Jiri KORALKA Tibor ERENYI e Gabor KEMENY. Nascita di “”Die Revolution””. “”Però la corrente dei rifugiati si accresce: la fine dell’ anno segna l’ arrivo in America degli amici e partigiani di Marx e di Engels, tra gli altri Joseph Weydemeyer. Arrivato nel novembre 1851 con la sua famiglia a New York, questi fa immediatamente un giro d’ orizzonte prima di decidere ad esplorare le possibilità di edizione e di pubblicazione. La sua lettera del 1° dicembre 1851 descrive nel dettaglio le sue prime impressioni che sulla stampa germano-americana si riconducono a ben presto a questa: “”una vera cloaca””.”” (pag 75-76)”,”MOIx-023″
“GODECHOT Jacques”,”Les revolutions, 1770-1799.”,”Notizie sulla Societé des études robespierristes (Società di studi robespierristi) fondata nel 1907 da Albert MATHIEZ ee Charles VELLAY. (pag 13) Querelle tra storici rivoluzionari e conservatori. “”L’anno stesso in cui apparve il primo volume dell’ Histoire de la Revolution francaise’ di Michelet, due altre opere sullo stesso soggetto erano messe in vendita: l’ Historie des Girondins di Lamartine e l’ Histoire de la Revolution di Louis Blanc. Più poeta e molto meno storico di Michelet, Lamartine ha redatto un’ opera di circostanza dove gli errori pullulano (…)””. (pag 242)”,”STOx-101″
“GODECHOT Jacques a cura; testi di K. MARX P.-J. PROUDHON A. BLANQUI CRISTINA DI BELGIOSO C. PISACANE L. MIEROSLAWSKI M. BRIGNOLI A. BLANQUI”,”Le rivoluzioni del 1848.”,”Testi di K. MARX P.-J. PROUDHON A. BLANQUI CRISTINA DI BELGIOSO C. PISACANE L. MIEROSLAWSKI M. BRIGNOLI. “”La parola “”socialismo”” – e dunque la nozione corrispondente – ha fatto la sua comparsa, come il termine “”nazionalismo””, soltanto alla fine del XVIII secolo, ad opera degli scritti di pensatori politici italiani, e, in Francia, di quelli del celebre Drouet, colui che riconobbe Luigi XVI al momento della fuga a Varennes. Il termine ebbe però un senso totalmente diverso da quello che assunse più tardi; designò infatti i rapporti tra gli uomini che vivono fuori dal “”contratto sociale””, e dunque i sistemi autoritari e dittatoriali. La parola socialismo assumerà il significato attuale, di dottrina designata a migliorare la società attraverso uno sconvolgimento delle strutture sociali, soltanto verso il 1830. Eppure, poco prima della Rivoluzione, i filosofi avevano spiegato che, per rendere l’ uomo più felice, era necessario trasformare le strutture della società: Rousseau e più ancora Mably e Morelly avevano immaginato dei modelli di nuove società: gli ultimi due proponevano persino la comunione dei beni, ma il loro comunismo aveva i caratteri dell’ utopia””. (pag 147)”,”QUAR-055″
“GODECHOT Jacques”,”La Grande Nazione. L’espansione rivoluzionaria della Francia nel mondo, 1789-1799.”,”Tra gli storici francesi, Jacques Godechot, professore nella Facoltà di Lettere di Tolosa, di cui è attualmente anche il ‘doyen’, è indubbiamente uno di quelli più noti agli studiosi italiani. Fu la sua tesi di dottorato su Les Commissaires aux armées sous le Directoire (1941), dedicata all’analisi dei rapporti tra poteri civili e poteri militari in quel periodo, a dare inizio, insieme con l’opera del Cantimori sugli Utopisti e riformatori italiani (1943).”,”FRAR-007-FL”
“GODECHOT Jacques”,”La presse ouvrière, 1819-1850. Angleterre – Etats-Unis – France – Belgique – Italie – Allemagne – Tchécoslovaque – Hongrie.”,”Saggi di Michael Z. BROOKE Dorothy THOMPSON Edward PESSEN Karl OBERMANN R.. GOSSEZ Robert DEMOULIN Giuliano GAETA Frolinde BALSER Gerard BECKER Karol NOVOTNY e Jiri KORALKA Tibor ERENYI e Gabor KEMENY.”,”MOIx-001-FV”
“GODECHOT Jacques”,”L’Europe et l’Amérique a l’époque napoléonienne (1800-1815).”,”GODECHOT Jacques: nato a Lunéville (Francia) il 3 gennaio 1907, morto a Saint Lary Soulan (Fr) il 24 agosto 1989. All’epoca della pubblicazione era Preside della Facoltà di Lettere e Scienze umane dell’Università di Tolosa (Francia). Storico della Rivoluzione francese, a Strasburgo incontrò FEBVRE Lucien e BLOCH Marc fondatori degli Annali di Storia economica. Per le sue origini ebraiche venne destituito dall’insegnamento secondario ad opera del regime di Vichy. GODECHOT J. è noto tra gli storici in particolare per aver esteso l’ambito degli avvenimenti della Rivoluzione francese sia nel tempo che nello spazio secondo la sua teoria storiografica della “”Rivoluzione occidentale”” o “”atlantica””.”,”FRAN-116-FSL”
“GODEFROY Thierry LASCOUMES Pierre”,”Le capitalisme clandestin. L’illusoire régulation des places offshore.”,”GODEFROY Thierry è economista ricercatore (ricerche sociologiche sul diritto e le istituzioni penali) (CESDIP-CNRS); LASCOUMES Pierre sociologo e giurista fa parte del CEVIPOF-CNRS (Centro di studi della vita politica francese).”,”ECOI-285″
“GÖDEL Kurt, a cura di Edoardo BALLO Silvio BOZZI Gabriele LOLLI Corrado MANGIONE”,”Opere. Volume 1. 1929 – 1936.”,”Kurt Gödel (Brno 1906 – Princeton 1978) emigrò nel 1940 dall’Austria negli Stati Uniti, dove trovò una posizione stabile all’Institute for Advanced Study. É considerato uno dei più grandi logici di tutti i tempi.”,”SCIx-293-FL”
“GÖDEL Kurt, a cura di Edoardo BALLO Gabriele LOLLI Corrado MANGIONE”,”Opere. Volume 2. 1938 – 1974.”,”Kurt Gödel (Brno 1906 – Princeton 1978) emigrò nel 1940 dall’Austria negli Stati Uniti, dove trovò una posizione stabile all’Institute for Advanced Study. É considerato uno dei più grandi logici di tutti i tempi.”,”SCIx-294-FL”
“GÖDEL Kurt, a cura di Edoardo BALLO Gabriele LOLLI Corrado MANGIONE Paolo PAGLI”,”Opere. Volume 3. Saggi inediti e conferenze.”,”Kurt Gödel (Brno 1906 – Princeton 1978) emigrò nel 1940 dall’Austria negli Stati Uniti, dove trovò una posizione stabile all’Institute for Advanced Study. É considerato uno dei più grandi logici di tutti i tempi.”,”SCIx-295-FL”
“GÖDEL Kurt, a cura di Edoardo BALLO Gabriele LOLLI Corrado MANGIONE Paolo PAGLI”,”Opere. Volume 4. Corrispondenza A-G.”,”Kurt Gödel (Brno 1906 – Princeton 1978) emigrò nel 1940 dall’Austria negli Stati Uniti, dove trovò una posizione stabile all’Institute for Advanced Study. É considerato uno dei più grandi logici di tutti i tempi.”,”SCIx-296-FL”
“GÖDEL Kurt, a cura di Edoardo BALLO Gabriele LOLLI Corrado MANGIONE Paolo PAGLI”,”Opere. Volume 5. Corrispondenza H-Z”,”Kurt Gödel (Brno 1906 – Princeton 1978) emigrò nel 1940 dall’Austria negli Stati Uniti, dove trovò una posizione stabile all’Institute for Advanced Study. É considerato uno dei più grandi logici di tutti i tempi.”,”SCIx-297-FL”
“GODELIER Maurice SEVE Lucien”,”Marxismo e strutturalismo. Un dibattito a due voci sui fondamenti delle scienze sociali.”,”GODELIER Maurice lavora al Laboratorio d’ Antropologia sociale del College de France sotto la guida di Claude LEVI-STRAUSS. E’ autore tra l’ altro di ‘Rationalité et irrationalité en economie’ (MASPERO, 1969). SEVE Lucien ha pubblicato un libro intitolato ‘Marxisme et theorie de la personnalité’ (1969).”,”TEOC-161″
“GODELIER Maurice”,”Teoría marxista de las sociedades precapitalistas.”,”””Nel 1875, Engels, nella sua polemica con Tkacev (Tchakov) e i bakuninisti (Sui rapporti sociali in Russia, Volksstaat’, aprile 1875) incentra la sua analisi sui fondamenti del potere dello Stato russo e sulla possibilità di una rivoluzione che porti il socialismo in Russia senza passare per la tappa del capitalismo””. (pag 84)”,”MADS-375″
“GODELIER Maurice, a cura di Mario DE-STEFANIS e Alessandro CASICCIA”,”Antropologia, storia, marxismo.”,”Maurice GODELIER studioso di fama mondiale è noto per i suoi contributi al problema del concetto marxiano di modo di produzione asiatico. E’ agregé (1970) di filosofia all’Ecole Nationale Superieure. Insegna antropologia economica all’Ecole Pratique des Hautes Etudes e conduce ricerche nell’ambito del ‘Laboratorio di antropologia sociale’ del Collège de France. Ha scritto tra l’altro ‘La moneta di sale’ e ‘Sulle società precapitalistiche’ (scelta di scritti di Marx Engels e Lenin)”,”TEOC-533″
“GODELIER Maurice, antologia di testi di F. ENGELS K. MARX”,”Sobre el modo de producción asiático.”,”””El futuro de Rusia es muy importante para la clase trabajadora alemana en razón de que el Imperio ruso actual es el último gran sostén de todas las fuerzas reaccionarias de Europa. Esto quedó probado en 1848 y 1849. Es porque Alemania no hizo una insurrección en Polonia en 1848, ni declaró la guerra al zar ruso (como había pedido el ‘Neue Rheinische Zeitung’ desde el principio), que este mismo zar pudo en 1849 aplastar la revolución húngara que había llegado a las puertas de Viena, juzgar en 1850, en Varsovia, a Austria y Prusia y a los estados alemanes menores, y, finalmente, restablecer el antiguo ‘Bundestag’ alemán”” [F. Engels, Las condiciones sociales en Rusia] [in Maurice Godelier Friedrich Engels Karl Marx, Sobre el modo de producción asiático, 1969] (pag 149)”,”MAED-386″
“GODELIER Maurice”,”Au fondement des sociétés humaines. Ce que nous apprend l’anthropologie.”,”GODELIER Maurice, ex direttore scientifico del dipartimento delle scienze dell’uomo e della società al CNRS. E’ direttore di studi all’EHESS.”,”TEOS-233″
“GODELIER Maurice, a cura di Franco CURTI”,”L’ideale e il materiale. Pensiero, economie, società.”,”””Marx non ha inventato il concetto di classe. Lo ha recepito attraverso una doppia filiazione: quella degli economisti francesi ed inglesi (Quesnay, Smith, Ricardo…) e quella degli storici, soprattutto francesi, della borghesia (Guizot, A. Thierry…)”” (pag 241) Contiene l’appendice: ‘Nota sui due usi e i due sensi della parola ‘classe’ di Marx’ (pag 239-246) (sulla distinzione tra ordine (Stand) e classe (Klasse) in Marx. Marx utilizza la parola classe con due diversi intenti (pag 239) “”La nozione di classe in Marx costituisce l’oggetto , da parecchi decenni, di controversie senza che si registri un esito definitivo, sembra, malgrado la marea di articoli e di libri che suscita. Ci è parso confacente al buon metodo ritornare sui testi stessi di Marx in cui si trovano impiegate le parole ‘Stand’ (ordine, stato) e ‘Klasse’ (classe) per analizzarne con precisione il contesto teorico. Questa rilettura ci ha permesso di constatare che Marx utilizza la parola classe con due diversi intenti, conferendole in tal modo due significati che talvolta si oppongono: un significato ristretto che designa i gruppi sociali che compongono la società capitalistica moderna, e tra i quali esistono dei rapporti di dominio e di sfruttamento fondati ‘esclusivamente sul posto’ distinto di questi gruppi ‘nel processo’ capitalistico ‘di produzione’, vale a dire fondati contemporaneamente sulla loro situazione in rapporto ai mezzi di produzione ed ai risultati del processo di lavoro, e sul loro ruolo nel processo di lavoro. In breve, le classi sono dei gruppi sociali che stanno tra loro in rapporto di dominio e di sfruttamento per delle ragioni che sono esclusivamente ‘economiche’, cioè insieme materiali e sociali. In questo senso, le classi della società moderna non sono ordini. Esse nascono dalla dissoluzione della società feudale, si contrappongono agli ordini, e infine li sostituiscono quando questi vengono meno, sia per cause proprie, sia per effetto di rivoluzioni sociali. Nel secondo significato, il concetto di classe viene utilizzato in modo generico, cioè un modo che sottintende tanto gli ordini e le caste delle società precapitalistiche, quanto le classi della società capitalistica. Questo uso generico provoca l’effetto di annullare le specifiche differenze tra ordine, casta e classe, e fa sì che Marx impieghi perciò in modo equivalente l’uno o l’altro termine per designare gli ordini delle società statuali precapitalistiche, antiche e feudali. Si trovano questi due usi del concetto di classe tanto nell”Ideologia tedesca’ (1845-1846), quando nel ‘Manifesto del partito comunista’ (1848), ma in proporzioni inverse. Nell”Ideologia tedesca’ la distinzione tra ordine e classe è tracciata con cura, ed è il concetto specifico che prevale. Nel ‘Manifesto’, opera dedicata alla lotta politica, vi predomina il concetto generico. L’accento allora viene qui messo ad arte sull’esistenza di classi e sul ruolo della lotta di classe nella storia. Ci si deve domandare cosa abbia spinto Marx, solitamente scrupoloso onde evitare un uso anacronistico dei concetti, a utilizzare nel senso generico quello di classe, a cancellare la differenza specifica con quello di ordine, e, di conseguenza, a generalizzare per altre epoche e per altre società un concetto che, strettamente parlando, non si applica che alle società capitalistiche moderne (e, beninteso, oggi anche alle società che si proclamano socialiste). La nostra risposta è che Marx sia stato portato a sostituire il termine di classe a quello di ordine ed a considerarli equivalenti allo scopo di mettere ‘in evidenza’ due idee: che gli ordini, come le classi, poggiano su rapporti di sfruttamento e di oppressione, e che la loro nascita e la loro scomparsa corrispondono a tappe diverse dello sviluppo della produzione delle condizioni materiali d’esistenza, quali che siano le spiegazioni, spesso ampiamente illusorie, che ogni epoca, ogni società, ha potuto dare di se stessa. In definitiva, per Marx, il modo di produzione capitalistico, sviluppandosi, avrebbe fatto apparire, per la prima volta nella storia dell’umanità, il ruolo determinante dello sviluppo delle forze produttive e dei rapporti di produzione nell’evoluzione della società e della storia. E’ la presa di coscienza di questo ruolo determinante, fino ad allora occultato o negato, che dispiega in piena luce il carattere, spesso ampiamente illusorio, delle interpretazioni che ogni società si dava di se stessa e dell’universo. Il materialismo storico di Marx non è nient’altro che la generalizzazione di queste concezioni teoriche a tutte le epoche anteriori e ulteriori della storia dell’umanità. Fatto che Marx puntualizzò nell”Ideologia tedesca’. «Finora tutta la concezione della storia ha puramente e semplicemente ignorato questa base reale della storia oppure l’ha considerata come un semplice fatto marginale, privo di qualsiasi legame con il corso storico. Per questa ragione si è sempre costretti a scrivere la storia secondo un metro che ne sta al di fuori… Il rapporto dell’uomo con la natura è quindi escluso dalla storia, e con ciò è creato l’antagonismo fra natura e storia. Questa concezione quindi ha visto nella storia soltanto azioni di capi, di Stati e di lotte religiose e in generale teoriche, e in ogni epoca, in particolare, ha dovuto ‘condividere l’illusione dell’epoca stessa’. Se un’epoca, per esempio, immagina di essere determinata da motivi puramente “”politici”” o “”religiosi””, benché “”religione”” e “”politica”” siano soltanto forme dei suoi motivi reali, il suo storico accetta questa opinione» (‘L’Ideologia tedesca’, Roma, 1973, p. 31). Ed ecco la formula generale del materialismo storico: «Individui determinati che svolgono un’attività produttiva secondo un modo determinato entrano in questi determinati rapporti sociali e politici. In ogni singolo caso l’osservazione empirica deve mostrare empiricamente e senza alcuna mistificazione e speculazione il legame [‘Zusammenhang’, la parola potrebbe meglio essere tradotta con «connessione»] fra l’organizzazione [‘Gliederung’] sociale e politica e la produzione» (p. 12). Non è dunque per fare scoprire delle classi nascoste dietro agli ordini, o in essi contenuti, che Marx ha trattato gli ordini come classi. Né per far vedere qualcos’altro che non fossero i fatti già noti agli storici (ed agli etnologi) in modo diverso, ma per ricercare altre ragioni che non fossero quelle avanzate dagli attori della storia. Sul piano linguistico, l’uso della parola classe in Marx non solo è ambivalente, ma anche ambiguo, e questa ambiguità esisterà sempre, giacché ci restano gli scritti. Ma sul piano dell’analisi concettuale, l’ambiguità scompare nel momento in cui vengono ricostruiti i testi attraverso i loro contesti, si ritrova la logica del modo di procedere di Marx, la natura esatta dei suoi interrogativi e delle sue risposte. (…) Marx non ha inventato il concetto di classe. Lo ha recepito attraverso una doppia filiazione: quella degli economisti francesi ed inglesi (Quesnay, Smith, Ricardo…) e quella degli storici, soprattutto francesi, della borghesia (Guizot, A. Thierry…)”” [Maurice Godelier, ‘L’ideale e il materiale. Pensiero, economie, società’, a cura di Franco Curti, Roma, 1985] (pag 239-240-241) “”l’osservazione empirica deve mostrare senza alcuna mistificazione e speculazione il legame fra l’organizzazione sociale e politica e la produzione”””,”TEOS-251″
“GODEMENT François”,”La renaissance de l’Asie.”,”GODEMENT François, specialista della Cina postmaoista e dei grandi problemi internazionali dell’Asia orientale, è professore nell’Istituto di Lingue orientali di cui dirige il dipartimento di commercio internazionale. E’ maitre de recherche all’ Institut française des relations internationales.”,”ASIx-107″
“GODICHEAU Francois”,”Les mots de la guerre d’ Espagne.”,”Comunismi. “”Alla vigilia della guerra , vari partiti rivendicavano in Spagna l’ etichetta comunista. I due principali, il Partito Comunista di Spagna (PCE) e il Partito Operaio di Unificazione Marxista (POUM) erano relativamente deboli e subivano il dominio socialista e anarco-sindacalista sul movimento operaio. I due conobbero però una forte crescita nei mesi precedenti la guerra. Il PCE era ben impiantato nelle Asturie e soprattutto a Siviglia, città che cade molto presto nelle mani dei putschisti. Il POUM pressoché non esisteva che in Catalogna, in particolare a Gerona e Lerida. Il PCE, aderente alla 3° Internazionale, difendeva la politica ufficiale e la linea sovietica definita dal suo capo Stalin. Il POUM, dissidente, si situava nell’ “”opposizione antistaliniana””, senza essere partigiano di Trotsky né di una 4° Internazionale. Malgrado la lunga cooperazione del suo leader Andrés Nin, con il fondatore dell’ Armata Rossa, esso intratteneva soprattutto dei legami con delle organizzazioni socialiste rivoluzionarie europee situate anch’esse tra i due. Un terzo raggruppamento nato alla fine del luglio 1936 in Catalogna, dall’ unione di quattro piccole organizzazioni socialiste e comuniste, il Partito Socialista Unificato di Catalogna, aderirà alla Terza Internazionale.”” (pag 33-34)”,”MSPG-194″
“GODICHEAU François”,”La guerre d’Espagne. De la démocratie à la dictature.”,”GODICHEAU François ex allievo dell’Ecole normale supérieure de Fontenay-Saint-Cloud e ‘pensionnaire’ della Casa de Velazquez, agregé d’histoire e dottore dell’EHESS, è maitres de conférences nell’Istitut d’études ibéro-américaines dell’Università Bordeaux-III. Ha pubblicato altri lavori sul tema della guerra civile spagnola.”,”MSPG-249″
“GODIO Julio a cura; saggi di SOMMI Luis V. ALLENDE Andres R. PEREZ AZNAR A. BECERRA Olegario MIGNONE Emilio F. CUNEO Dardo RATZER José GHIANO Juan C. PAYRO Julio R. BABINI José RODRIGUEZ BUSTAMANTE N. ETCHEPAREBORDA Roberto”,”La revolucion del 90.”,”Gli articoli qui pubblicati sono apparsi sulla Revista de Historia, Buenos Aires, 1957 n° 1. Due correnti del movimento operaio (pag 93) di Dardo CUNEO “”I socialisti tedeschi del ‘Vorwärts’ proseguivano i loro ordinari lavori. Sul giornale, diretto da Juan Schaffer, di mestiere zappatore, apparvero gli articoli firmati dall’ ingegnere Germán Avé Lallement, nei quali l’ autore, intravedeva, attraverso il metodo di analisi attinto dalla sua filiazione marxista, gli aspetti prevalenti dello svolgimento storico argentino.”” (pag 96-97)”,”AMLx-083″
“GODIO Julio”,”La semana tragica de enero de 1919.”,” Capitolo: Los sindacalistas (pag 118-) La comparsa del sindacalismo rivoluzionario in Argentina dopo essere sorto in Europa alla fine del XIX secolo”,”MALx-071″
“GODMAN Peter”,”Hitler et le Vatican.”,”GODMAN Peter è uno di maggiori specialisti di storia del Vaticano. Ha insegnato nell’Università di Tubinga. E’ stato membro del Comitato degli Archivi della Santa Sede. Insegna nell’Università di Roma. Concordato ‘scaduto’ e dura campagna contro la Chiesa. “”Les nazis, selon Bertram, jugeaient le concordat “”périmé””, mais Pacelli, artisan du traité, se comporait comme s’il n’avait pas grand-chose d’autre sur quoi s’appuyer. Le président de la conférence épiscopale de Fulda ne le berçait pourtant d’aucun faux espoir, d’aucune illusion. Bertram lui expliqua tout net que le ministère dépendait entièrement du parti, lequel, selon le cardinal, menait contre l’Eglise une campagne plus violente que tout ce qu’on avait pu voir en Union soviétique”” (pag 167)”,”RELC-308″
“GODOLI Giovanni”,”Sfere armoniche. Storia dell’astronomia.”,”Giovanni Godoli insegna fisica solare all’Università di Firenze. Ha insegnato anche Fisica terrestre e Fisica del Plasma all’Università di Firenze e Astronomia e astrofisica alle Università di Catania e di Firenze. dal 1967 al 1976 è stato direttore dell’Osservatorio Astrofisico di Catania.”,”SCIx-310-FL”
“GODWIN William”,”[An Enquiry Concerning Political Justice and its Influence on General Virtue and Happiness’] [London, 1793, Book VIII: Of Property]. (in russo)”,”‘William Godwin (Wisbech, 3 marzo 1756 – Londra, 7 aprile 1836) è stato un filosofo, scrittore e politico libertario britannico. Pensatore del tardo Illuminismo nonché ispiratore di parte del Romanticismo del Regno Unito, specialmente la “”seconda generazione romantica”” comprendente John Keats, il genero Percy Bysshe Shelley e George Gordon Byron, radicale e repubblicano, è considerato uno dei primi teorizzatori anarchici moderni. L’opera più celebre di Godwin è il saggio Inchiesta sulla giustizia politica in cui esprime un ideale di anarchismo filosofico.’ (wikip)”,”SOCU-015-FMB”
“GOEHRKE Carsten HELLMANN Manfred LORENZ Richard SCHEIBERT Peter”,”Russia.”,”Gli inizi del potere dei soviet. La terra ai contadini. Il problema del superamento dell’arretratezza economica della Russia. “”Immediatamente dopo la rivoluzione d’ottobre, il partito bolscevico tentò dapprima di portare avanti nel paese quel processo rivoluzionario che gli aveva reso possibile la presa del potere. Ciò significava innanzitutto – oltre all’ulteriore democratizzazione dell’esercito – la legalizzazione della rivoluzione agraria e della presa di possesso delle fabbriche da parte degli operai. In questo senso furono concepiti i primi decreti del potere dei soviet. Alla base del decreto sulla terra, che fu promulgato dal secondo congresso dei soviet di tutta la Russia il 26 ottobre 1917, c’era quell’istruzione modello che era stata presentata al primo congresso panrusso dei deputati contadini nel maggio dello stesso anno e che corrispondeva essenzialmente alle tradizionali richieste socialrivoluzionarie. Da questo momento il terreno non poté più essere comprato o venduto, pignorato o alienato in qualsiasi altro modo. Furono fissati inoltre un usufrutto del terreno sulla base del lavoro o dell’uso e una nuova spartizione periodica del terreno stesso. “”L’essenziale””, dichiarò Lenin nel suo ‘Rapporto sulla questione della terra’, “”è che i contadini abbiano la ferma convinzione che i grandi proprietari fondiari non esistono più nelle campagne, che i contadini risolvano essi stessi i loro problemi, che essi stessi organizzino la loro vita”” (1). Anche la legge fondiaria del febbraio 1918 si orientò sui desideri dei contadini, quali erano stati formulati nel programma dei socialrivoluzionari. In base a questa legge tutta la terra passò in usufrutto al popolo lavoratore. Chiunque ne facesse richiesta – indipendentemente dal sesso, dalla religione, dalla nazione o dallo Stato di appartenenza – aveva ora diritto a un appezzamento di terreno. La terra doveva essere distribuita in modo uniforme; affitti e lavoro salariato furono proibiti. Al fine di ottenere il maggior livellamento possibile non si evitò – soprattutto in aree in cui la terra era particolarmente scarsa – di ricorrere anche a nuove distribuzioni del terreno di proprietà dei contadini. Non raramente si comprese in queste spartizioni addirittura la terra dei padroni. In tal modo avrebbe dovuto essere eliminata ogni differenziazione tra i contadini ed essere instaurata un’uguaglianza totale. D’altra parte l’uniformazione del terreno in generale era realizzabile solo sul piano locale, all’interno dei singoli distretti amministrativi. Il sogno dell’intera comunità agricola russa, quello di realizzare un livellamento che si estendesse all’intero Impero russo, non era possibile perchè avrebbe significato il trasferimento di più di venti milioni di contadini. I contadini non volevano trasferirsi, ma avere un appezzamento di terra nella loro patria. Avvenne così che in molte aree fittamente popolate della Russia centrale toccò solo mezzo ettaro di terra per persona, mentre in altre parti del paese rimase incolto terreno più fertile. Nella primavera del 1918 la distribuzione della terra era ormai conclusa nella maggior parte dell’Impero russo. I risultati non corrisposero peraltro ai desideri e alle attese dei contadini. Benché fossero stati distribuiti quasi per intero i possedimenti della nobiltà, dei monasteri, del demanio statale e della famiglia dello zar – per un totale di 150 milioni di desiatine -, l’aumento della terra in dotazione ai singoli contadini rimase in media minimo ed ebbe qualche importanza solo per gli strati della popolazione più miseri. Il generale bisogno di terra rimase pertanto insoddisfatto. Questo fatto si spiega soprattutto pensando che anche prima della rivoluzione i contadini avevano lavorato – per lo più come terra in affitto – quasi la metà del latifondo. Inoltre, in seguito alla nuova legislazione agraria, il numero degli aventi diritto a una quota di terra era maggiore che in passato. Il crollo dell’economia russa e la fame nelle città e nei centri industriali sospinsero milioni di uomini nelle campagne, dove a termini di legge doveva essere ceduta loro una quota di terra. Spesso mancavano anche i mezzi per coltivare la terra avuta per legge. Per i terreni già appartenenti al demanio statale erano necessari innanzitutto grandi investimenti per renderli dissodabili. Così, per la maggior parte dei contadini il significato della rivoluzione agraria risiedette non nel guadagno di terre, ma nel fatto che attraverso l’assegnazione venivano liberati dagli alti affitti e debiti, oltre che dalla dipendenza semifeudale dai proprietari terrieri, dipendenza che in passato era stata la causa principale del loro impoverimento. Mentre i contadini, con l’appoggio del potere sovietico, realizzavano la distribuzione nera, anche gli operai portavano a compimento la loro presa di possesso nei confronti dell’industria. Nel novembre 1917 i loro sforzi furono legalizzati dal decreto sul controllo degli operai. (…)”” (pag 316-317); “”Fin dall’inizio i bolscevichi non ebbero alcun dubbio sul fatto che alla lunga essi non avrebbero potuto affermare il loro potere in un paese agricolo arretrato. Un’agricoltura frantumata in milioni di aziende piccole e minime non costituiva una base sociale stabile. Già nel dicembre 1920 Lenin aveva spiegato, in connessione con la discussione sul piano GOELRO [‘piano per l’elettrificazione e la riorganizzazione dell’industria russa’]: “”Fino a che viviamo in un paese di piccoli contadini, la base economica per il capitalismo è in Russia più solida della base economica per il comunismo””. E aveva aggiunto: “”Solo quando il paese sarà stato elettrificato, solo quando all’industria, all’agricoltura e ai trasporti sarà stata garantita la base tecnica della grande industria moderna, solo allora avremo vinto definitivamente”” (7). Il governo sovietico si teneva dunque fermo alla concezione marxista tradizionale secondo cui il socialismo sarebbe realizzabile solo sulla base di forze tecnico-produttive altamente sviluppate. Si sperava che attraverso l’industrializzazione non solo il paese avrebbe avuto una grande industria moderna, ma l’intera agricoltura avrebbe potuto avere una nuova base tecnica. Non ci si facevano peraltro illusioni sulle difficoltà immense connesse con l’industrializzazione di un paese agricolo arretrato, soprattutto da quando ci si rese conto che i paesi stranieri non erano disposti a dare quel generoso aiuto su cui in principio si era contato. All’inizio degli anni Venti il governo sovietico aveva fatto tutti gli sforzi possibili per ottenere prestiti da Stati stranieri o investimenti privati diretti, offrendo a gruppi finanziari privati concessioni per lo sfruttamento delle risorse del sottosuolo russo e fruttuose partecipazioni in imprese industriali e commerciali russe. Nelle conferenze economiche internazionali tenutesi a Genova e all’Aja nel 1922 i sovietici fecero tutto il possibile per indurre i governi dei paesi dell’Europa occidentale a una cooperazione economica a lungo termine. Questi chiesero però come condizione preliminare il riconoscimento incondizionato dei debiti russi prebellici e bellici e la totale restituzione delle proprietà straniere nazionalizzate e tutta una serie di richieste che, se accettate, avrebbero messo la Russia sovietica in una condizione di dipendenza non diversa da quella della Cina o dell’India. Tutti gli sforzi per ottenere crediti cospicui e a lungo termine erano pertanto destinati al fallimento. L’unico grande credito concesso all’Unione Sovietica fu quello tedesco di 300 milioni di marchi, nel 1926. Anche il grandioso programma di concessioni su cui soprattutto Lenin sperava molto fallì quasi totalmente, nonostante le buone possibilità di profitto per il capitale straniero. Motivi politici e condizioni di lavoro sfavorevoli impedirono investimenti di capitali a lunga scadenza. Nell’anno finanziario 1926-1927 gli investimenti stranieri nell’industria russa non raggiungevano l’1 per cento del capitale d’investimento complessivo”” [Carsten Goehrke Manfred Hellmann Richard Lorenz Peter Scheibert, ‘Russia’, Milano, 1977] [(1) Lenin, Opere scelte, cit., p. 1003; (7) Lenin, Opere complete, vol. 31, Editori Riuniti, Roma, 1967, p. 495]”,”RUSx-187″
“GOETHE J.W.”,”Memorias de la universidad.”,”Sono le memorie di GOETHE relative agli anni trascorsi in lunghi studi all’ Università di Lipsia, poi a Strasburgo, periodo durante il quale si plasmerà il suo talento letterario e il suo gusto estetico.”,”GERx-078″
“GOETHE John Wolfgang, a cura di R. PISANESCHI e A. SPAINI”,”Le esperienze di Wilhelm Meister.”,” “”(…) una missione per cui la formula era già fissata e correva sulle bocche di tutti gli intellettuali: “”dare un teatro nazionale alla Germania””””. (pag 6, prefazione) “”- Non trovo niente di più ragionevole nel mondo, che di trar profitto dalle stoltezze degli altri. – – Non so se sarebbe un piacere più nobile guarire gli uomini dalle loro stoltezze. – – Per come li conosco io, sarebbe un’ aspirazione vana. Perché un solo uomo diventi ricco ed accorto, ci vuol già molto, e il più delle volte ci riesce soltanto a spese degli altri. – (…)”” (pag 59, dialogo tra Werner e Wilhelm)”,”VARx-176″
“GOETHE Volfango”,”Il primo Faust. – Il secondo Faust.”,”2 volumi della Bur rilegati in uno “”O felice chi ancora può sperare di uscir da questo pelago d’errori! Quello che non si sa, potea giovare, e di quello che sai, mai non ti giovi. (…)””. (pag 44, Faust) “”Ho avuto anch’io qualche ora singolare, ma quest’impulso ancor debbo provare. Campi e foreste vengon presto a noia, l’ala all’ uccello mai invidierò. Come diversa intellettuale gioia di foglio in foglio il libro accompagnò! Fin la notte d’inverno è di letizia piena, vita beata tutti i sensi accende, e se tu veneranda spieghi la pergamenta, il cielo intero ai piedi tuoi discende.”” (pag 45, Wagner)”,”VARx-226″
“GOETHE Wolfgang”,”I. Autobiografia (poesia e verità) (parte prima) – II. La Campagna di Francia. L’ assedio di Magonza – III. Roma. Elegie romane – IV. Autobiografia (poesia e verità) (parte seconda).”,”Roma. “”A questo luogo si riannoda tutta la storia del mondo, ed io conto un secondo natalizio, una vera rinascita, dal giorno in cui sono entrato in Roma”” (Goethe) (pag 3, Roma) Il papa. (pag 38, Roma) Code di carrozze e liti nel traffico romano paralizzato. Via del Corso. (pag 71-72) “”Ora, ero giunto proprio nella zona che i proiettili sorvolavano; il suono loro è piuttosto strano come se fosse composto del ronzare della trottola, del gorgogliare dell’acqua, dello zufolare di un uccello. Essi erano meno pericolosi a causa della umidità del suolo; dove uno batteva, là restava affondato e così la mia folle cavalcata di esperimento fu almeno esente dal pericolo dei rimbalzi. In queste circostanze potei tuttavia notare ben presto che accadeva in me qualcosa di insolito; vi prestai un’attenzione minuta, ma nondimeno questo sentimento si potrebbe esprimere solo per mezzo di una similitudine. Sembrava come di essere in un luogo assai caldo, e in pari tempo interamente penetrati dallo stesso ardore così da sentirsi del tutto identificati con l’elemento nel quale ci si trovava. Gli occhi non perdono nulla della loro forza e limpidezza, ma nondimeno è come se il mondo avesse una certa tinta brunorossastra la quale rende più percettibile sia la situazione che gli oggetti. Non ho potuto rilevare nulla riguardo alla circolazione del sangue, ma mi pareva piuttosto che tutto fosse inghiottito in quell’ardore. Da ciò appare chiaro in qual senso si possa chiamar febbre questo stato. Intanto è notevole che questa orribile eccitazione viene prodotta in noi soltanto per via dell’udito, giacché la vera causa di queste sensazioni è il tuonare del cannone, l’ululare, il fischiare, il rombare dei proiettili attraverso l’aria. Quando fui ritornato indietro, e completamente al sicuro, trova notevole che tutto quell’ardore si fosse estinto immediatamente e che non rimanesse la minima traccia di un movimento febbrile. Del resto, questo stato è fra i meno piacevoli, tanto che, anche fra i miei cari e nobili compagni di guerra, ne ho trovato appena uno che avessa manifestata una inclinazione particolarmente viva per esso.”” (pag 56)”,”VARx-272″
“GOETHE Johann Wolfgang”,”Faust. Urfaust. Volume primo.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-027-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang”,”Faust. Urfaust. Volume secondo.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-028-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang, commento di Herbert von EINEM adattato da Emilio CASTELLANI”,”Viaggio in Italia.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-035-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang”,”Wilhelm Meister. Gli anni dell’apprendistato.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-036-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang, a cura di Valentina FORTICHIARI”,”Le cento pagine più belle.”,”Mefistofele allo scolaro. “”Mefistofele: ‘Fra poco capirete certamente, quando avrete imparato a incasellare e tutto quanto ben classificare'”” (pag 69) “”Mefistofele: ‘In precedenza ben studiato avrete, i paragrafi a mente imparerete, per persuadervi che ciò ch’ei v’insegna nel libro era già scritto tutto quanto; gli appunti poi prendete con impegno, quasi dettasse lo Spirito Santo'”” (pag 69) “”Mefistofele: ‘Condurvi non vorrei sulla falsa via. Ché per ciò che riguarda questa scienza, evitare l’error si potrà appena; esso segretamente t’avvelena, e dal male alla cura c’è poca differenza. Meglio se anche qui a un solo v’attaccate ed in ‘verba magistri’ poi giurate. Se alla lettera stai, per farla corta, avrai ingresso a quella grande porta che di certezze il tempio t’aprirà. Lo scolaro: ‘Pure, un concetto sotto ci sarà? Mefistofele: ‘D’accordo! Ma il cercarlo non ti sia troppo acerbo. Dove il concetto manca, soccorre a tempo il verbo. Servono le parole egregiamente per costruir sistemi e disputare, per mezzo di parole si diventa credente, da una parola un jota più non si può levare’ (pag 70) (Primo Faust) “”Per il Goethe, la parola “”azione”” significa unione delle forze dello spirito con quelle della materia, una unione dove sentimento, passione, tendere avranno il sopravvento. In questa scelta, ci viene rivelata un’altra caratteristica del temperamento di Faust. Il fatto che Faust usi, per la sua traduzione, la parola azione assume un significato particolare perché egli si avvia, in tal modo, e decisamente, verso quello ‘Streben’, che Mefistofele non comprenderà mai anche perché è qualcosa di oscuro, di irrazionale e ciò ripugna alla sua razionale forma mentis. Uno ‘Streben’ per il quale si può anche errare, deviare, ma che finisce sempre per orientare verso l’alto e Faust e l’uomo”” (nota a pag. 349, volume: ‘Faust e Urfaust. Testo tedesco a fronte volume 1, Feltrinelli, 1994, Universale economica Streben: andare deciso, diritto, tendere verso, aspirare a, innalzarsi, levarsi al cielo”,”VARx-557″
“GOETHE Johann Wolfgang, a cura di Rosita COPIOLI”,”Gli anni di viaggio di Wilhelm Meister, o i Rinuncianti.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-042-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang, a cura di Renata CARUZZI”,”Romanzi.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-052-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang”,”Faust.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia. Di Thomas Mann (1875-1955), premio Nobel per la letteratura nel 1929, BUR ha pubblicato il Tonio Kröger. “”Imperatore. Quanto a codesti, te li lascio! Quale utile l’oscuro può portare? Se qualche cosa ha valore,deve uscire alla luce del giorno. Chi può mai nella notte profonda riconoscere il briccone? Di notte tutte le mucche sono nere, e i gatti grici. Quanto poi a que’ pentoli laggiù pieni d’oro massiccio, tira fuori il tuo aratro e portali arando alla luce del giorno!”” (pag 389) Da collegare con le parole di Hegel, ‘la notte in cui tutte le vacche sono nere’ (o giù di lì)”,”VARx-059-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang, a cura di Lorenzo REGA”,”Viaggio in Italia (1786-1788).”,”Riflessioni sulla natura che turbano lo spirito. “”(…) In casa del conte Friess si davan convegno, oltre i commercianti di oggetti d’arte, anche certi letterati che qui vanno in giro in costume di abate. Non ho trovato però molto gusto a discorrere con questa gente. Appena cominciata la conversazione sulla poesia nazionale, mentre avreste voluto essere illuminati su questo o su quel particolare, potevate esser sicuir che vi avrebbero posta senz’altro la questione: quale dei due, l’Ariosto o il Tasso, debba ritenersi più grande poeta. Voi rispondavate che era da ringraziar Dio e la Natura se avevan largito a una nazione due uomini così insigni, ai quali, secondo il temop, le circostanze, le disposizioni e il modo di sentire, dobbiamo a volta a volta momenti deliziosi. Parole ragionevoli, ma che nessuno vi passava per buone. … (finire) (pag 402-403-404)”,”BIOx-006-FV”
“GOETHE Wolfgang”,”I dolori del giovane Werther.”,”Volubilità. Il wertheriswmo è caotica ricchezza dell’anima goduta con intensità quasi dolorosa in ogni attimo della vita.”,”VARx-029-FV”
“GOETHE Johann Wolfgang”,”Massime e riflessioni.”,”””Non lo si prenda a male. Ma proprio quello che nessuno ammette, che nessuno vuole sentire, dev’essere tanto più spesso ripetuto”” [1218]; “”Per afferrare la verità ci vuole un organo di gran lunga superiore a quello che ci vuole per difendere l’errore”” [1220]; “”Tutte le ipotesi impediscono (…) la riconsiderazione, l’osservazione degli oggetti, dei fenomeni problematici da tutti i lati”” [1221]; “”Teoria e ‘esperienza – fenomeno’ stanno tra loro in costante conflitto. Ogni loro unificazione nella riflessione è illusione. Essi possono essere unificati solo dall’agire”” [1231], “”Si legge molto acconciamento: il fenomeno è una conseguenza senza ragione, un effetto senza causa. All’uomo riesce così difficile trovare ragione e causa perché esse sono tanti semplici da nascondersi allo sguardo”” [1233]; “”L’uomo pensante erra specialmente quando ricerca causa ed effetto: l’una e l’altro costituiscono insieme il fenomeno inscindibile. Chi sa riconoscere ciò è sulla retta via che mena al fare, all’azione”” [1234]; “”Il processo genetico ci guida già su strade migliori, sebbene con ciò non si faccia ancora abbastanza”” [1235]; “”Un grande errore che noi commettiamo è quello di pensare la causa sempre vicina all’effetto, come la corda alla freccia che ne scocca, e tuttavia non possiamo evitarlo, perché causa ed effetto sono pensati sempre insieme e dunque vengono avvicinati nella mente”” [1237]; “”Risalire dall’effetto alla causa è soltanto un procedimento storico, per esempio dall’effetto che un uomo è stato ucciso alla causa del fucile sparato”” [1213]; “”I cerchi del vero si toccano immediatamente; ma negli intermondi l’errore ha abbastanza spazio per espandersi e spadroneggiare”” [1249]; “”Tutto ciò che nasce si cerca spazio e vuole durata; perciò scaccia un’altra cosa dal suo posto e ne abbrevia la durata”” [1252]”” (pag 210-214)”,”VARx-602″
“GOETHE Johann Wolfgang, a cura di Enrico GANNI”,”Dalla mia vita. Poesia e verità.”,”””Dopo la battaglia di Jena (14 ottobre 1806), i francesi saccheggiano Weimar: la casa sul Frauenplan viene risparmiata, ma è proprio a causa di questo drammatico episodio che lo scrittore inizia a pensare alla steusra di un’autobiografia. Due anni più tardi, il 2 e il 6 ottobre 1808, a Erfürt, Goethe viene ricevuto da Napoleone, che lo invita a Parigi e lo esorta a scrivere una tragedia su Cesare. Il 14 ottobre è insignito della Legion d’onore. Sempre nel 1808 pubblica la prima parte di Faust, prima parte della tragedia, e inizia la stesura delle ‘Affinità elettive'”” (pag XLV, cronologia) “”La guerra nella quale da qualche anno eravamo coinvolti, così come la vita borghese in sé e la lettura di romanzi e resoconti storici, ci fecero capire che in molti casi le leggi tacciono e non vanno in soccorso del singolo che deve cercare di trarsi d’impaccio per proprio conto”” (pag 117) “”Fu così che, tradotto e in originale, a brani e integrale, in frammenti ed estratti, Shakespeare prese ad agire sulla nostra cerchia di Strasburgo; e come si hanno persone salde nelle loro conoscenze della Bibbia, noi via via diventammo saldi nella conoscenza di Shakespeare: nelle nostre conversazioni riproducevamo quei vizi e quelle virtù della sua epoca che lui ci aveva disvelato, ci divertivamo con i suoi ‘quibbles’ (cavilli, sofismi, ndr) e gareggiavamo con lui, ora traducendoli ora creandone arditamente di nostri”” (pag 392)”,”BIOx-388″
“GOETHE Wolfgang, a cura di Giuliano BAIONI”,”Inni.”,”””Il gruppo dei cosiddetti inni dal ritmo libero raccolti in questo volume rappresenta una delle massime espressioni poetiche della cultura borghese del Settecento europeo. Il primo, il ‘Wandrers Sturmlied’ fu scritto dal giovane Goethe nella primavera del 1772; l’ultimo, ‘Das Göttliche’, fu composto dal Goethe maturo nel 1783. Tra l’uno e l’altro il decennio più intenso e più tempestoso della vita e dell’opera del poeta. La loro storia è quella dell’ultimo illuminismo tedesco o, se si vuole, dello ‘Sturm und Drang’ e della sua rivoluzione nell’umanesimo del Goethe classico; il loro problema quello della nuova cultura borghese che nell’atto della protesta e della ribellione stürmeriana prende per la prima volta coscienza delle proprie contraddizioni. Sullo sfondo tutto lo sviluppo dell’ ‘Aufklärung’, dalla prima fase giusnaturalista e spinoziano-leibniziana alla seconda della restaurazione wolffiana, alla terza infine del panteismo stürmeriano che recupera tutti i fermenti rivoluzionari delle origini”” (pag 5) (prefazione di Giuliano Baioni)] Prometeo. “”Copri il tuo cielo, Giove, col vapor delle nubi! E la tua forza esercita, come il fanciullo che svetta i cardi, sulle querce e sui monti! Ché nulla puoi tu contro la mia terra, contro questa capanna, che non costruisti, contro il mio focolare, per la cui fiamma tu mi porti invidia. Io non conosco al mondo nulla di più meschino di voi, o dèi. Miseramente nutrite d’oboli e preci la vostra maestà ed a stento vivreste, se bimbi e mendichi non fossero pieni di stolta speranza. Quando ero fanciullo e mi sentivo perduto, volgevo al sole gli occhi smarriti, quasi vi fosse lassù un orecchio che udisse il mio pianto, un cuore come il mio che avesse pietà dell’oppresso Chi mi aiutò contro la tracotanza dei Titani? Chi mi salvò da morte, da schiavitù? Non hai tutto compiuto tu, sacro ardente cuore? E giovane e buono, ingannato, il tuo fervore di gratitudine rivolgevi a colui che dormiva lassù? Io renderti onore? E perché? Hai mai lenito i dolori di me ch’ero afflitto? Hai mai calmato le lacrime di me ch’ero in angoscia? Non mi fecero uomo il tempo onnipotente e l’eterno destino, i miei e i tuoi padroni? Credevi tu forse che avrei odiato la vita, che sarei fuggito nei deserti perché non tutti i sogni fiorirono della mia infanzia? Io sto qui e creo uomini a mia immagine e somiglianza, una stirpe simile a me, fatta per soffrire e per piangere, per godere e gioire e non curarsi di te, come me”” (trad. it. di Giuliano Baioni, pag 77-79)]”,”VARx-636″
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1887″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-211-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1888″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-212-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1890″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-213-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1891″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-214-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1893″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-215-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1910″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-216-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1888″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-217-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1888″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-218-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1889″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-219-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1891″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-220-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1889″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-221-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1892″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-222-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1892″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-223-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Erste Abtheilung. Weimar 1894″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-224-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Zweite Abtheilung. Weimar 1901″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-225-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1887″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-226-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Erste Abtheilung. Weimar 1888″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-227-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Zweite Abtheilung. Weimar 1888″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-228-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Mit einem Bilde in Liechtdruck. Weimar 1894″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-229-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1894″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-230-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Mit einem Bilde in Lichtdruck. Weimar 1895″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-231-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1899″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-232-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1892″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-233-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1898″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-234-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1899″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-235-FL”
“GOETHE Wolfgang”,”I dolori del giovane Werther.”,”Il ‘Werther’ è il più famoso romanzo d’amore della letteratura tedesca e tra i più letti della narrativa europea (4° di copertina) “”Nel 1805 la scomparsa di Schiller, che interrompe un sodalizio durato circa un decennio, colpisce profondamente Goethe. Un secondo evento traumatico rappresenta per il poeta, l’anno seguente, il saccheggio di Weimar da parte dei francesi reduci dalla battaglia di Jena. (…) Per quanto riguarda la vita pubblica vanno ricordati, oltre ai due incontri con Napoleone, quello con lo Zar di Russia, con Metternich, il principe di Prussia e il suo primo ministro von Hardenberg nel 1813 a Weimar”” (pag 7)”,”VARx-065-FGB”
“GOETZ Hermann, edizione italiana a cura di Angelica COMELLO”,”India. Cinquemila anni di civiltà indiana.”,”Allo studio de problemi e delle manifestazioni della civiltà indiana Hermann GOETZ ha dedicato una vita di ricerche. Nato nel 1898 a Karlsruhe, nel Baden, si è laureato a Monaco di Baviera, fu poi assistente al Museo d’ Etnologia di Berlino e sovraintendente del Kern Institut di Leida. Ha viaggiato a lungo nel Punjab, nel Nepal, in Persia e Turchia. Ha diretto il Museo e la galleria di Baroda nell’ India occidentale. Ha scritto molte opere sul tema. L’ arte dei sultanati provinciali. “”I sultani Bahmani del Deccan (1347-1538) impegnati in continue guerre con gli Indù di Vijayanagar, Telingana e Orissa, rafforzarono la classe dei nobili e dei soldati con immigrati dai paesi di là dal mare. La loro archittettura, perciò, cadde sempre più sotto l’ influsso della arte persiana; tuttavia non mancano elementi indù e nell’ ultima fase vi si avverte anche l’ influsso del sultanato del Malwa. La prima capitale fu Gulbarga (…)””. (pag 222)”,”INDx-077″
“GOETZ Helmut”,”Il giuramento rifiutato. I docenti universitari e il regime fascista. (Tit.orig.: Der freie Geist und seine Widersacher)”,”Habent sua fata libelli. GOETZ Helmut è nato a Lipsia nel 1920. Laureatosi all’ Università di Zurigo in storia, storia dell’ arte e storia della letteratura francese, ha lavorato a Roma presso l’ Istituto storico germanico dal 1956 fino al suo pensionamento (1985) curando la pubblicazione dei rapporti inviati nel Cinquecento dalla Nunziatura apostolica in Germania. Vive in Italia vicino a Treviso. Edoardo Ruffini. “”Era impensabile che Ruffini desse ascolto alle tre autorità che si erano pronunciate a favore del giuramento fascista. Tra Croce, che pure era stato “”un caro amico della famiglia”” e il giovane giurista non vi era alcun dialogo. Libero pensatore praticamente sin dalla nascita, e quindi non condizionato dalla Chiesa cattolica, non poteva certo seguire le raccomandazioni del papa. E naturalmente non aveva mai fatto parte del Partito comunista clandestino. Infine vi era sua padre, autorità a lui particolarmente vicina. Francesco Ruffini, in considerazione della giovane età del figlio, che era ancora all’ inizio della sua carriera universitaria, gli consigliò di giurare.”” (pag 101) “”Nel 1947 tuttavia la sua missione fu funestata dalla morta improvvisa del figlio Luca, studente a Oxford. Questa tragedia, che sarebbe stata seguita nel 1978 da un altro grave colpo de destino, attenuò il suo interesse per le vicende italiane e lo portò a ritardare il suo ritorno all’ insegnamento””. (pag 104) “”Il “”sentimento di schietta e commossa gioia”” provato da Ruffini in occasione di questo convegno non poteva bastare però a liberarlo dal suo radicato pessimismo, che egli considerava uno dei suoi difetti. Dal 1972 viveva più o meno ritirato a Borgofranco d’ Ivrea, nella sua casa paterna. Quando oltretutto la compagna della sua vita, a seguito di alcuni infortuni, si ritrovò gravemente invalida, si tolsero la vita insieme, nella notte dal 10 all’ 11 febbraio 1983. Sono sepolti nel cimitero di Montebuono. Eduardo Ruffini, il più giovane di coloro che rifiutarono il giuramento, sarà ricordato non solo per i suoi importanti studi di storia del diritto e per il suo pensiero e comportamento politico esemplare, ma anche per le sue straordinarie qualità personali: la capacità di autocritica, l’ assenza di smodate ambizioni, e soprattutto la sua costante generosità verso gli altri. Al suo amico e compagno di studi Alessandro Passerin d’ Entreves disse una volta: “”Il bene, diceva kantianamente, bisogna compierlo per se stesso, non per una ricompensa.”” Edoardo Ruffini Avondo ha vissuto tutta la vita secondo questo principio””. (pag 109-110)”,”ITAF-215″
“GOETZ Walter GRUNDMANN Herbert WAGNER Fritz, a cura; scritti di Ludger MEIER Bisbert BEYERHAUS Heinrich FODOR Werner HAHLWEG Emerich SCHAFFRAN Alfred HEUSS Ernst BOCK Carlo ANTONI Michael SEIDLMAYER Lutz HATZFELD August BUCK Heinz GOLLWITZER Theodor ELWERT Gisbert BEYERHAUS Willy ANDREAS Jürgen RIECKENBERG Erich SANDER Werner HAHLWEG Robert STUPPERICH Max MÜHL Emerich SCHAFFRAN Heinz ZATSCHEK Manfred SCHLENKE Fritz T. CALLOMON Walter GOETZ August BUCH Hermann KELLENBENZ Herbert GRUNDMANN Ferdinand SEIBT Robert STUPPERICH Heinrich FODOR Hans LÜLFING Herbert SCHÖNEBAUM Hellmut ROSENFELD Hans TINTELNOT Heinz GOLLWITZER Bernhard FABIAN Werner CONZE Gerhard JACOB”,”Archiv für Kulturgeschichte. – Über den Zeugniswert des “”Reportatio”” in der Scholastik (Meier); Karl V und der Kreuzzugsplan des Ignatius von Loyola (Beyerhaus); Ferenc David, der Apostel der religiösen Duldung (Fodor); Lenin und Clausewitz. Erster Teil (Hahlweg); Das geschichtliche Bild Attilas (Schaffran); Kulturgeschichte des Altertums (Heuss); Stadt- und Landesgeschichte (Bock); Benedetto Croce und die deutsche Kultur (Antoni); “”Una religio in rituum varietate””. Zur Religionsauffassung des Nikolaus von Cues (Seidlmayer); Dr Gropper, die Wetterauer Grafen und die Reformation in Kurköln 1537-1547 (Hatzfeld); Baudelaire und das Problem des Dandysmus (Buck); Über Europäische Revolutionen. Forschungsbericht von Hein Gollwitzer; Venedigs literarische Bedeutung. Ein bibliographischer Versuch (Elwert); Heinrich Boehmer und der “”germanische Kannibalismus””. Zur Interpretation der capitulatio de partibus Saxoniae c. VI (Beyerhaus); Bertold, der Erfinder des Schlesspulvers. Eine Studie zu seiner Lebensgeschichte (Rieckenberg); Die Wehrhoheit in den deutschen Städten. Eine staatrechliche Untersuchung (Sander); Lenin und Clausewitz. Zweiter Teil (Hahlweg); Vom Humanismus zur Reformation. Literaturbericht von Robert Stupperich; – Der Mythus von eingeborenen Sohn (Mühl); Frühchristentum und Völkerwanderung in den Ostalpen (Schaffran); Aus der Vergangenheit des deutschen Handwerks (Zatschek); Ein unbekannter Brief von Ferdinand Gregorovius (Callomon); Historia Mundi (Goetz); Italienischer Hamanismus (Buch); Über neuere Literatur zur schwedischen Kultur – un Kunstgeschichte des 16 Jh. (Kellenbenz); Neue Beiträge zur Geschichte der religiösen Bewegungen in Mittelalter (Grundmann); Über den Plan der Schrift “”De nugis eurialium”” des Magisters Walter Map (Seibt); Die Frau in der Publizistik der Reformation (Stupperich); Der Jakobinismus in Ungarn (Fodor); Neue Literatur zur Geschichte des Buchwsens (Lülfing); Karl Lamprecht. Zur 100. Wiederkehr seines Geburtstages (25.11.1856) (Schönebaum); Alamannischer Ziu-Kult und SS. Ultich- und Afra-Verehung in Augsburg (Rosenfeld); Die Bedeutung der “”festa teatrale”” für das dynastische und künstlerische Leben im Barock (Tintelnot); Ewiger Friede. Zu einem Buche Kurt v Raumers (Gollwitzer); Die sogenannte definitive Ausgabe von Alexis de Tocqueville “”Démocratie en Amérique”” (Fabian); Die bewahrte und neu gewonnene Krone. Zu Harold Nicolson buch über Georg V (Conze); Aus der ibero-amerikanischen Kulturwelt. Literaturbericht von Dr. Gerhard Jacob;”,”- Über den Zeugniswert des “”Reportatio”” in der Scholastik (Meier); Karl V und der Kreuzzugsplan des Ignatius von Loyola (Beyerhaus); Ferenc David, der Apostel der religiösen Duldung (Fodor); Lenin und Clausewitz. Erster Teil (Hahlweg); Das geschichtliche Bild Attilas (Schaffran); Kulturgeschichte des Altertums (Heuss); Stadt- und Landesgeschichte (Bock); Benedetto Croce und die deutsche Kultur (Antoni); “”Una religio in rituum varietate””. Zur Religionsauffassung des Nikolaus von Cues (Seidlmayer); Dr Gropper, die Wetterauer Grafen und die Reformation in Kurköln 1537-1547 (Hatzfeld); Baudelaire und das Problem des Dandysmus (Buck); Über Europäische Revolutionen. Forschungsbericht von Hein Gollwitzer; Venedigs literarische Bedeutung. Ein bibliographischer Versuch (Elwert); Heinrich Boehmer und der “”germanische Kannibalismus””. Zur Interpretation der capitulatio de partibus Saxoniae c. VI (Beyerhaus); Bertold, der Erfinder des Schlesspulvers. Eine Studie zu seiner Lebensgeschichte (Rieckenberg); Die Wehrhoheit in den deutschen Städten. Eine staatrechliche Untersuchung (Sander); Lenin und Clausewitz. Zweiter Teil (Hahlweg); Vom Humanismus zur Reformation. Literaturbericht von Robert Stupperich; – Der Mythus von eingeborenen Sohn (Mühl); Frühchristentum und Völkerwanderung in den Ostalpen (Schaffran); Aus der Vergangenheit des deutschen Handwerks (Zatschek); Ein unbekannter Brief von Ferdinand Gregorovius (Callomon); Historia Mundi (Goetz); Italienischer Hamanismus (Buch); Über neuere Literatur zur schwedischen Kultur – un Kunstgeschichte des 16 Jh. (Kellenbenz); Neue Beiträge zur Geschichte der religiösen Bewegungen in Mittelalter (Grundmann); Über den Plan der Schrift “”De nugis eurialium”” des Magisters Walter Map (Seibt); Die Frau in der Publizistik der Reformation (Stupperich); Der Jakobinismus in Ungarn (Fodor); Neue Literatur zur Geschichte des Buchwsens (Lülfing); Karl Lamprecht. Zur 100. Wiederkehr seines Geburtstages (25.11.1856) (Schönebaum); Alamannischer Ziu-Kult und SS. Ultich- und Afra-Verehung in Augsburg (Rosenfeld); Die Bedeutung der “”festa teatrale”” für das dynastische und künstlerische Leben im Barock (Tintelnot); Ewiger Friede. Zu einem Buche Kurt v Raumers (Gollwitzer); Die sogenannte definitive Ausgabe von Alexis de Tocqueville “”Démocratie en Amérique”” (Fabian); Die bewahrte und neu gewonnene Krone. Zu Harold Nicolson buch über Georg V (Conze); Aus der ibero-amerikanischen Kulturwelt. Literaturbericht von Dr. Gerhard Jacob;”,”ARCx-058″
“GOETZ-GIREY Robert”,”La pensée syndicale francaise. Militants et Théoriciens.”,”GOETZ-GIREY Robert è professore presso la facoltà di diritto di Nancy e di Friburgo. “”All’ interno stesso dei sindacati rivoluzionari, Borse e CGT si disegna prima del 1914 una corrente riformista. I suoi rappresentanti fanno la loro parte nella rivoluzione, restano fedeli alla Charte d’ Amiens, precisando che l’ essenziale dell’ azione sindacale è “”l’ espropriazione capitalista””; che la CGT raggruppa “”tutti i lavoratori coscienti della lotta da condurre per la sparizione del padronato e del salariato””. Essi interpretano le riforme come una tappa verso la rivoluzione: ogni riforma è di per se stessa rivoluzionaria perché trasferisce agli operai una parte della potenza padronale””.”” (pag 110-111) “”Ma esiste bene una corrente riformista, più vigorosa comunque per le sue critiche che per le costruzioni positive. I suoi rappresentanti: André, Claverie, Guérard, Renard, Hamelin, Keufer, appartengono alle grandi federazioni ben organizzate dai forti effettivi: gas, ferrovie, editoria.”” (pag 111)”,”MFRx-251″
“GOETZ-GIREY Robert”,”Les Syndicats Ouvriers Allemands après la Guerre. Idéologies et Réalités.”,”GOETZ-GIREY Robert dottore in diritto.”,”MGEK-120″
“GOFFMAN Erving”,”La vita quotidiana come rappresentazione.”,”Nato nel 1922, Erving Goffman è scomparso nel 1982. I suoi studi hanno “”scoperto”” fenomeni sociologici in precedenza ignorati. Tra le sue numerose opere il Mulino ha pubblicato ‘Forme del parlare’ (1987), ‘Il rituale dell’interazione’ (1988) e ‘L’interazione strategica’ (1988). Erving Goffman (1922–1982) è stato un importante sociologo canadese-americano che ha svolto un ruolo significativo nello sviluppo della moderna sociologia americana. È considerato da alcuni il sociologo più influente del 20° secolo, grazie ai suoi numerosi contributi significativi e duraturi nel campo. Goffman è ampiamente conosciuto e celebrato come una figura importante nello sviluppo della teoria dell’interazione simbolica e per la creazione della prospettiva drammaturgica. I suoi lavori più letti includono “The Presentation of Self in Everyday Life” e “Stigma: Notes on the Management of Spoiled Identity”. Ecco alcuni dei suoi contributi più importanti: Micro-sociologia: Goffman è considerato un pioniere della micro-sociologia, che si concentra sull’analisi delle interazioni sociali quotidiane. Ha esaminato come le persone costruiscono e gestiscono la propria identità sociale per gli altri. Inquadramento e analisi del frame: Ha introdotto il concetto di “frame” per comprendere come le persone interpretano e danno significato alle situazioni. La prospettiva del frame analysis ha avuto un impatto significativo sulla sociologia e sulla comunicazione. Gestione dell’impressione: Goffman ha studiato come le persone gestiscono l’impressione che vogliono dare agli altri. Questo concetto è fondamentale per comprendere come ci presentiamo agli altri nella vita quotidiana. Stigma e istituzioni mentali: Attraverso il suo studio delle istituzioni mentali, Goffman ha esplorato come lo stigma influisce sulla vita delle persone. Ha creato il concetto di “istituzioni totali” e ha analizzato il processo di risocializzazione all’interno di queste istituzioni. La sua eredità nel campo della sociologia rimane indelebile, e la sua visione critica e innovativa continua a ispirare gli studiosi di tutto il mondo12. (copil.)”,”TEOS-002-FAP”
“GOGLIA Luigi GRASSI Fabio”,”Il colonialismo italiano da Adua all’ Impero.”,”Luigi GOGLIA (1943) è Prof associato di storia e istituzioni dei paesi afroasiatici all’Univ di Padova. E’ autore tra l’altro di ‘Questione palestinese e nazionalismo arabo’ (1980), ‘Colonialismo e fotografia. Il caso italiano 1885-1940’ (1989), e di ‘Storia fotografica dell’ Impero fascista, 1935-1941′ (1985) (Laterza). Fabio GRASSI (1936) è Prof straordinario di storia dei partiti e dei movimenti politici all’Univ di Siena. Ha pubblicato tra l’altro ‘Le origini dell’ imperialismo italiano. Il caso somalo 1896-1915′ (1980), ‘La formazione della diplomazia nazionale’ (1986) e per i tipi della Laterza ‘Il tramonto dell’età giolittiana nel Salento’ (1973).”,”ITQM-019″
“GOGLIA Luigi GRASSI Fabio”,”Il colonialismo italiano da Adua all’Impero.”,”Luigi Goglia (Napoli, 1943), ricercatore all’università di Roma, è autore di saggi di storia coloniale italiana. Fabio Grassi (Roma, 1936), incaricato di storia contemporanea all’Università di Lecce.”,”ITQM-006-FF”
“GOGLIA Luigi GRASSI Fabio”,”Il colonialismo italiano da Adua all’Impero.”,”Luigi Goglia (1943) è professore associato di Storia e istituzioni dei paesi afroasiatici all’università di Padova. Fabio Grassi (1936) è professore straordinario di Storia dei partiti e dei movimenti politici all’università di Siena.”,”ITQM-027-FL”
“GOGLIA Luigi; PRAYER Mario; SULLIVAN Brian R.”,”Sulla politica coloniale fascista (Goglia); Gandhi e il nazionalismo indiano nella pubblicistica del regime fascista, 1921-1938 (Prayer); Roosevelt, Mussolini e la guerra d’Etiopia: una lezione sulla diplomazia americana (Sullivan).”,”Quattro caratteri dell’imperialismo coloniale fascista (Dominio diretto, Razzismo, Colonizzazione agricola democgrafica, Ruolo del Partto fascista Pnf) (pag 48-49) Roosevelt non comprese il ruolo delle ideologia straniere (Hitler e Mussolini) (pag 103)”,”ITAF-009-FGB”
“GOGOL Nicola”,”Racconti di Pietroburgo – L’ ispettore generale. Con tutte le aggiunte e le appendici dell’ autore.”,”2 volumi della Bur rilegati in uno “”Stimo però non inutile far conoscere al lettore un po’ più strettamente questo Schiller. Schiller era un autentico Tedesco, in tutta la estensione del termine. Già fin dal ventesimo anno di età, da quel tempo beato, che un Russo vive come Dio la manda, già allora s’era organizzata tutta la propria vita e non faceva strappi alla regola per nessun motivo. Aveva stabilito di levarsi alle sette, di pranzare alle due, d’esser puntuale in ogni cosa, e briaco ogni domenica. Aveva stabilito di costituirsi nel corso di dieci anni un capitale di cinquantamila, e anche questo era certo e ineluttabile come il destino, giacché piuttosto un impiegato dimenticherà di buttar l’ occhio nel vestibolo del proprio direttore, che un Tedesco si risolva a venir meno alla propria parola. Per nessun motivo aumentava Schiller le proprie spese, e se il prezzo delle patate saliva contro il consueto, lui, per conto suo, non aggiungeva un solo copeco, ma semplicemente diminuiva la quantità, e sebbene gli capitasse talvolta di restare con un po’ di appetito, pure finiva col farci l’ abitudine. La sua meticolosità giungeva al punto che aveva stabilito di non baciare sua moglie più di due volte durante la giornata, e perché non gli avvenisse di baciarla fuori programma, si guardava bene dal mettere nella minestra più di un solo cucchiaino di pepe; è anche vero che la domenica questa norma non veniva rigorosamente osservata, perché Schiller beveva allora due bottiglie di birra e una bottiglia di acquavite di cimino, contro la quale acquavite si scagliava tuttavia sempre. Egli non beveva affatto come un Inglese, che subito dopo aver mangiato spranga la porta e si sbornia da solo. Al contrario, egli, da buon Tedesco, beveva sempre ispiratamente, o col calzolaio Hoffmann o col falegname Kuntz, anche lui Tedesco e grande ubriacone. Tale era il carattere del degno Schiller, il quale fu da ultimo condotto a una situazione imbarazzante fino all’estremo.”” (pag 124-125, La prospettiva)”,”VARx-223″
“GOGOL Nikolaj”,”L’ ispettore.”,”””Non serve lagnarsi dello specchio, se il muso è storto”” (proverbio popolare) Il revisore racconta la storia di un esilarante equivoco: un avventuriero squattrinato è scambiato dagli abitanti di un villaggio russo per un funzionario inviato dal governo a eseguire un’ispezione. Consapevole dello scambio, l’uomo sfrutta con disinvoltura tutti coloro che gli si avvicinano per corromperlo, fino ad eclissarsi indisturbato all’arrivo del vero ispettore. La vicenda offre a Gogol lo spunto per dipingere una grandiosa galleria di tipi umani e stigmatizzare i vizi, le meschinità e le piccinerie di una sonnolenta cittadina di provincia. “”Quello di Gogol’ è un testo d’eterna attualità: ci dice cos’è la corruzione, e il suo legame con un sistema politico, all’interno di una società che produce la paura. Certamente è un grottesco, una tragicommedia, ma anche un classico molto più moderno di tanti testi contemporanei”” Matthias Langhoff”,”VARx-268″
“GOGOL Nikolaj”,”Il naso. Il ritratto.”,”I due racconti di Nikolaj Vasil’evic Gogol’ che vengono pubblicati in questo volume nel testo russo e in quello italiano, appartengono entrambi al cosiddetto ‘ciclo’ di Pietroburgo, insieme con Il cappotto, già pubblicato nella BUR nella stessa forma, e con altri racconti.”,”VARx-046-FL”
“GOGOL Nikolaj”,”Le anime morte.”,”Nikolaj Vasil’evic Gogol’ nacque il 19/3/1809 nel villaggio di Sorocincy, al confine tra il distretto di Poltava e quello di Mirgorod, da un’agiata famiglia di possidenti ucraini. Compiuti gli studi al liceo Nezin, dove le sue tendenze letterarie si svilupparono sotto l’influsso allora dominante del Puskin, qualche tempo dopo la morte del padre lasciò la madre e si recò, nel 1828 a Pietroburgo, poi all’estero, ove rimase per breve tempo. tornato a Pietroburgo, nel 1830 entrò al servizio dello Stato nel dipartimento dei beni della casa imperiale. Fu trovato morto dinanzi alla Santa Immagine a Mosca il 21 febbraio 1852.”,”RUSx-213-FL”
“GOGOL Nikolaj”,”Le veglie alla fattoria di Dikanka.”,”Nikolaj Vasil’evic Gogol’ nacque il 19/3/1809 nel villaggio di Sorocincy, al confine tra il distretto di Poltava e quello di Mirgorod, da un’agiata famiglia di possidenti ucraini. Compiuti gli studi al liceo Nezin, dove le sue tendenze letterarie si svilupparono sotto l’influsso allora dominante del Puskin, qualche tempo dopo la morte del padre lasciò la madre e si recò, nel 1828 a Pietroburgo, poi all’estero, ove rimase per breve tempo. tornato a Pietroburgo, nel 1830 entrò al servizio dello Stato nel dipartimento dei beni della casa imperiale. Fu trovato morto dinanzi alla Santa Immagine a Mosca il 21 febbraio 1852.”,”RUSx-218-FL”
“GOGOL Nikolaj”,”Racconti di Pietroburgo. “”Il cappotto””, “”Il naso””, “”Il ritratto””, “”La prospettiva””, “”Diario di un pazzo””.”,”Per lungo tempo Gogol è stato considerato uno scrittore rerealista, dai prevalenti interessi sociali: il critico russo Belinskij, nel 1935, lo definì “”poeta della vita reale”” e questo equivoco fu rafforzato dalla pubblicazione del “”Cappotto”” che in superficie sembra obbedire a una aspirazione umanitaristica, e anzi ha dato origine a un filone letterario (“”Povera gente”” di Dostoevskij ne è l’esempio maggiore). Ma dietro l’apparente concretezza dei particolari è un creatore di ossessivi fantasmi…”,”VARx-160-FV”
“GOGOL Nikolaj”,”Le anime morte.”,”Le congetture dei funzionari russi. ‘Ma tutti rimasero fortemente dubbiosi che Cicikov fosse il capitano Kopieikin, e trovarono che il direttore delle poste aveva un po’ troppo lavorato di fantasia. Del resto anch’essi a loro volta, non vollero fare brutta figuara, e sulla traccia dell’acutissima ipotesi del direttore delle poste, almanaccarono in modo, che quasi quasi gli passarono innanzi. Fra le tante congetture non prive di sagacità, ci fu addirittura quella (pare strano perfino dirlo), che Cicikov potesse essere Napoleone travestito: giacché gl’inglesi da gran tempo vedevano di malocchio che la Russia, con permesso loro, fosse così potente ed estesa, e anzi già parecchie volte erano apparse anche delle caricature, in cui un russo era raffigurato in atto di discorrere con un inglese: l’inglese, piantato lì, si teneva alle spalle, a guinzaglio, un cane, e il cane rappresentava Napoleone: «Bada, sai,» diceva l’inglese «che se per poco non fai a modo, io ti sguinzaglio addosso questo cane». Ed ecco che ora, chissà, lo avevano appunto sguinzagliato fuori dall’isola di Sant’Elena, ed egli si stava introducendo in Russia, sotto sembianze di Cicikov, ma in realtà ben altri che Cicikov. Che proprio credessero, i funzionari, a simili storie, naturalmente non si può affermare; eppure, eppure, approfondendo la riflessione, e meditando sulla faccenda ciascuno per proprio conto, dovettero riconoscere che il viso di Cicikov, se si girava e si metteva di profilo, era assai somigliante al ritratto di Napoleone. Il capo della polizia, il quale aveva partecipato alla campagna del 1812, e aveva di persona veduto Napoleone, dové ammettere anche lui che quanto alla statura non era davvero più alto di Cicikov, e che quanto a complessione anche Napoleone non si poteva dire che fosse troppo grosso, ma neppure, d’altronde, che fosse sottile”” (pag 208)”,”RUSx-001-FER”
“GÖHRING Martin”,”Da Bismarck a Hitler, 1890-1945.”,”Prima guerra mondiale: il ‘miracolo della Marna’. (pag 118-119-120) La Marna e il Piano Schlieffen. “”E’ chiaro come la battaglia della Marna della prima guerra mondiale potesse diventare oggetto di vivaci controversie. Esse si aggirano intorno a questo tema: fino a qual punto è possibile giustificare la fatale decisione e in quale misura fu regalata una vittoria che si era prossimi ad afferrare? Alcuni fatti fondamentali sono abbastanza sicuri: che era diventato dubbio se lo scopo strategico fondamentale, che era quello di distruggere la massa principale dell’esercito francese, o quanto meno di metterla fuori combattimento, si potesse ancora raggiungere; che d’altra parte la battaglia fu troncata in un momento in cui nessuna vera necessità esigeva più questo provvedimento. Kluck, sicuro della vittoria, oppose resistenza all’ordine, che, come presto risultò, traeva origine dalla valutazione pessimistica di una situazione del momento, di cui non si era avuta una visione completa. Così anche l’avversario fu straordinariamente sorpreso e sollevato quando i Tedeschi sgomberarono il campo di battaglia. Egli non poteva più in alcun caso sperare in una vittoria. Il fatto che si potesse coniare l’espressine “”miracolo della Marna”” dice tutto. L’unico responsabile del corso degli avvenimenti è l’OHL. Esso dimostrò di non essere all’altezza del compit che gli era stato affidato, soprattutto per quanto riguarda il problema del comando di eserciti di massa. Il suo primo errore fu quello di lasciare per troppo tempo mano libera ai comandanti delle singole armate, i quali evidentemente non possono essere assolti dall’imputazione di essersi preoccupati più di conseguire vittorie singole che di occupare il proprio posto nel piano generale. In ogni caso la mancanza di coordinamento è un sintomo dominante nell’evoluzione che portò alla grande battaglia. Ciò dipende anche dal fatto che l’OHL si tenne troppo lontano dal teatro delle operazioni. Fino al 30 agosto il grande quartier generale si trovava a Coblenza per poi trasferirsi nel Lussemburgo. Così gli mancò la chiara visione d’insieme in ogni momento. Così si spiega il fatto che alla fine Moltke mandò un abile ufficiale di Stato Maggiore, il tenente colonnello Hentsch, nella zona di operazione del centro e di destra, situata ad una distanza di circa 250 km. Il suo mandato era indeterminato e non fissato per iscritto ed egli lo interpretò con la massima ampiezza. In base al suo giudizio personale della situazione, egli diede quell’ordine di così immensa portata. Moltke soltanto avrebbe potuto darlo. Ma nell’ora in cui il destino era sul piatto della bilancia gli mancò ogni slancio. Roso dal “”tarlo del pensiero””, egli si arrese al dubbio struggente. Avesse egli avuto almeno la calma del suo avversario Joffre, il quale, privo pure lui di qualsiasi genialità, non perdette tuttavia in alcun momento il suo equilibrio spirituale, benché il suo esercito sopportasse con fatica il grave onere morale della continua ritirata. L’aver guidato questo esercito dalla ritirata nella battaglia è un merito incontestabile. Moltke invece comandava un esercito che marciava con irruenza ed era pieno della fanatica volontà di vincere. Egli rinunciò a sfruttare in pieno le forze spirituali di questo esercito. Egli era privo della sicurezza di sé, di cui dev’essere dotato colui che guida una battaglia, egli gettò il manico dietro alla scure. Ma anche il comandante della seconda armata, von Bülow, pare perdesse nelle ore decisive il necessario coraggio. Tuttavia c’è indubbiamente anche un altro elemento di grave peso: che l’ala meridionale, la sesta e settima armata, non poté eseguire il compito strategico che le era stato affidato, il passaggio sulla Mosella superiore, e così grandi parti di queste armate rimasero durante la grande battaglia massa inutilizzata. E con ciò viene confermata la concezione originaria che era stata alla base del piano di Schlieffen: che qui non era possibile passare. Naturalmente ci soo anche altre questioni anche di natura tecnica, relative ai rinforzi di truppe ecc., ma esse non bastano ad invalidare l’opinione che il piano Schlieffen, anche modificato, avrebbe garantito una vittoria schiacciante e un decisivo indebolimento della Francia. Rimane poi aperta la questione se un pieno successo avrebbe avuto la conseguenza di metterla addirittura fuori combattimento.. Voler rispondere ad essa in base alle esperienze della seconda guerra mondiale sarebbe un errore; poichè la situazione è troppo diversa”” (pag 118-119-120)”,”GERQ-090″
“GÖKAY Bülent, a cura di Antonella SALOMONI”,”L’Europa orientale dal 1970 a oggi.”,”Bülent Gökay insegna relazioni internazionali e dirige il programma di Studi europei nella Keele University, Gran Bretagna. Tra i suoi libri: A Clash of Empires e The Politics of Caspian Oil.”,”EURC-074-FL”
“GOLDBACH Marie-Luise”,”Karl Radek und die deutsch-sowjetischen Beziehungen, 1918-1923.”,”GOLDBACH Marie-Luise “”Unter seinem eigentlichen Namen Sobelsohn traf Karl Radek am 19. Dezember 1918 in Berlin ein. Noch auf dem Bahnhof kaufte er die “”Rote Fahne””, und sein erster Weg führte ihn in die Redaktion. Hier traf er die Führer des Spartakusbundes, mit denen er in den nächsten Wochen aufs engste zusammmenarbeiten sollte. Die meisten waren für ihn alte Bekannte, aus der polnischen Partei, von der SPD her oder aus seiner Schweizer Zeit: Rosa Luxemburg, Leo Tyszka-Jogiches, Karl Liebknecht und Paul Levi.”” (pag 21)”,”RIRB-117″
“GOLDBERG David J.”,”Verso la terra promessa. Storia del pensiero sionista.”,”David J. Goldberg rabbino a Londra, è esponente noto dell’ebraismo progressista. Collabora con articoli su argomenti ebraici ed israeliani a giornali come il Times, il Guardian e l’Independent. Ha curato il volume The Jewish people: their history and their religion (con John D. Rayner).”,”VIOx-120-FL”
“GOLDBLAT Jozef”,”Arms Control Agreements. A Handbook.”,”Fondo Palumberi Jozef Goldblat senior member of the Sipri, Stockholm International Peace Research Institute”,”QMIx-276″
“GOLDEN Miriam A.”,”Eroiche sconfitte. Sindacato e politiche di riduzione del personale.”,”Miriam A. Golden insegna Scienza politica nell’Università della California a Los Angeles.”,”SIND-023-FL”
“GOLDHAGEN Daniel Jonah”,”I volonterosi carnefici di Hitler. I tedeschi comuni e l’Olocausto.”,”Daniel J. Goldhagen è professore di Government and Social Studies all’Università di Harvard ed è membro del Minda de Gunzburg Center for European Studies. “”Questa gente deve sparire dalla faccia della terra”” Heinrich Himmler, da un discorso ai capi del Partito nazista, Posen, 6 ottobre 1943.”,”QMIS-025-FL”
“GOLDHAGEN Daniel Jonah”,”Una questione morale. La Chiesa cattolica e l’Olocausto.”,”Daniel J. Goldhagen è professore di Government and Social Studies all’Università di Harvard ed è membro del Minda de Gunzburg Center for European Studies.”,”RELC-047-FL”
“GOLDKORN Wlodek LINDNER Claudio a cura; scritti di Claudio LINDNER Wlodek GOLDKORN Gigi RIVA Enrico AROSIO Stefano VASTANO Gianluca DI-FEO Leopoldo FABIANI Roberto DI-CARO Stefania ROSSINI Marco DAMILANO Giuseppe BERTA Arianna DI-GENOVA Antonio CARLUCCI Federica BIANCHI Gad LERNER Pier Vittorio BUFFA Emanuele EDALLO Nicola MARANESI, colloqui con Massimo CACCIARI Michael STÜRMER Marc LAZAR Emanuele MACALUSO Christopher CLARK Pierre LEMAITRE”,”La grande guerra. Raccontarla cent’anni dopo per capire l’Europa di oggi.”,”Contiene il saggio di Stefano Vastano ‘Rosa contro tutti’ (Rosa Luxemburg) e di Wlodek Glodkorn ‘Jaurès, non solo lotta di classe’ Foto del ‘Gotha proletario’ (pag 115) (Foto del gruppo dirigente del Partito socialdemocratico tedesco ai primi del Novecento, compaiono tra gli altri August Bebel e Wilhelm Liebknecht)”,”QMIP-001-FMP”
“GOLDMAN Emma”,”Epopée d’une anarchiste. New York 1920- Moscou 1920.”,”contiene dedica”,”ANAx-040″
“GOLDMAN Emma”,”Vivendo la mia vita 1917-1928.”,”Femminista e anarchica, di origine lituana, Emma GOLDMAN è stata presente nel corso delle lotte sociali in USA agli inizi del secolo XX, e fu presente in posizione critica negli anni successivi alla rivoluzione d’Ottobre durante la guerra civile. Nel 1936 e 1937 è in Spagna dalla parte del movimento libertario.”,”ANAx-052″
“GOLDMAN Emma”,”Autobiografia. Vivendo la mia vita. Vol. III 1908 – 1917.”,”La GOLDMAN nasce nel 1869 nella provincia russa di Kovno da genitori ebraici. Nel 1889 emigra negli USA dove, profondamente scossa dalla spietata repressione seguita ai fatti di Haymnarket Square, inizia a New York la militanza nel movimento anarchico. Legata sentimentalmente ad Alexander BERKMAN (un rapporto che durerà, tra alterne vicende, per tutta la vita), partecipa alle grandi lotte sociali sulla scena americana ed europea a fianco dei maggiori esponenti del pensiero libertario: da MOST a KROPOTKIN, da Luise MICHEL a MALATESTA, da John TURNER agli IWW. nel 1906 fonda la rivista ‘Mother Earth’. Perseguitata e più volte incarcerata dal governo americano, viene infine esiliata nel 1919 insieme a BERKMAN e ad altri. Inizia così un lungo periodo di attività rivoluzionaria in varie parti del mondo: prima in Russia, dove si batte contro la degenerazione della riv oluzione bolscevica, poi in Svezia, in Germania, in Francia, in Inghilterra, in Spagna durante la guerra civile, infine in Canada, dove muore nel 1940. Della GOLDMAN la Salamandra ha pubblicato: -La sconfitta della rivoluzione russa e le sue cause -Anarchia, femminismo e altri saggi Di BERKMAN: Che cos’è l’anarco-comunismo. Con una introduzione di Emma GOLDMAN e Paul AVRICH”,”ANAx-053″
“GOLDMAN Emma”,”Anarchia femminismo e altri saggi.”,”Psicologia della violenza politica, dell’attentatore (pag 64-65) “”Björnstjerne Björnson, nella seconda parte di ‘Beyond Human Power’ (Oltre le forze umane), insiste sul fatto che è tra gli anarchici che dobbiamo cercare i martiri moderni che pagano per la loro fede con il sangue, e che vanno incontro alla morte sorridendo, perché credono, sinceramente come lo credette Cristo, che il loro martirio redimerà l’umanità. François Coppé, il romanziere francese, così si esprime nei confronti della psicologia dell”Attentäter’ [‘Un rivoluzionario che compie un atto di violenza politica’, nota p. 61]: “”La lettura dei particolari dell’esecuzione di Vaillant mi ha fatto riflettere (…) questo delitto, per quanto terrribile nelle sue intenzioni, era disinteressato, frutto di un’idea astratta. Anche il passato dell’uomo, la sua infanzia infelice, la sua vita di sofferenze, volgevano a suo favore. Sulla stampa indipendente si levarono voci generose in sua difesa, in tono alto e chiaro. ‘Semplicemente una corrente d’opinione letteraria’ hanno detto alcuni con dispetto. E’, al contrario, un onore per gli uomini d’arte e di pensiero aver espresso ancora una volta il proprio disgusto per il patibolo””. Anche Zola, in ‘Germinal’ e ‘Paris’ descrive la sensibilità e la bontà, la profonda simpatia per le sofferenze umane, di questi uomini che hanno chiuso il capitolo delle proprie vite con un gesto violento di rottura contro il nostro sistema. Ed infine, ma non per questo meno importante, l’uomo che forse meglio di chiunque altro ha capito la psicologia dell”Attentäter’, è Augustine Hamon, l’autore di un ottimo libro, ‘Une Psychologie du Militaire Professionnel’ che è arrivato alle seguenti interessanti conclusioni: “”(…) L’anarchico tipico, quindi, si può definire nel modo seguente: un uomo suscettibile allo spirito di rivolta in una o più delle sue forme – protesta, ricerca, critica, innovazione .- dotato di un grande amore per la libertà, egoista o individualista, e dominato da una grande curiosità, da un profondo desiderio di conoscere. Queste caratteristiche sono accompagnate da un amore ardente per il prossimo, una sensibilità morale altamente sviluppata, un profondo senso di giustizia e un grande spirito missionario””. Alle caratteristiche citate bisogna aggiungere, secondo Alvin F. Sanborn, le seguenti schiette qualità: un amore eccezionale per gli animali, una dolcezza straordinaria in tutti i normali rapporti esistenziali, una estrema modestia nel comportamento, frugalità e morigeratezza, addirittura austerità di vita, e un coraggio senza confronti (1)”” (pag 64-65) (1) ‘Paris and the Social Revolution'”,”ANAx-376″
“GOLDMAN Emma”,”La sconfitta della rivoluzione russa e le sue cause.”,”Emma Goldman (1869-1940), la rivoluzionaria più temuta dall’opinione pubblica statunitense, non avrebbe mai immaginato di dover chiudere due anni dopo, la propria vicenda sovietica, con un bilancio sconsolante. Le sue attese, le sue speranze nell’era nuova, che erano le attese e speranze del proletariato internazionale, dovevano infrangersi contro la dura realtà repressiva del nuovo Stato bolscevico. Frutto di questa esperienza è il breve saggio La sconfitta della rivoluzione russa e le sue cause (1922), cui avrebbe fatto seguito, l’anno successivo, il più impegnativo My Disillusionment in Russia. Il saggio è la testimonianza di una militante rivoluzionaria di fronte ai primi, evidenti sintomi della rivoluzione tradita.”,”ANAx-011-FL”
“GOLDMAN Wendy Z.”,”Democrazia e terrore. Le dinamiche della repressione nell’era di Stalin.”,”Wendy Z. Goldman insegna Storia contemporana presso la Carnegie Mellon University di Pittsburgh. É autrice di numerosi saggi tra cui Women, the State and Revolution: Soviet Family Policy and Social Life, insignito del Berkshire Conference Book Award.”,”RUSS-023-FL”
“GOLDMANN Lucien”,”L’ ideologia tedesca e le tesi su Feuerbach.”,”Contiene ‘Comunicazione sull’ eredità letteraria di Marx ed Engels’ di David RJAZANOV.”,”MADS-125″
“GOLDMANN Lucien, a cura di Gian Giacomo CAGNA”,”L’ illuminismo e la società moderna. Storia e funzione attuale dei valori di libertà, eguaglianza, tolleranza.”,”Diderot. “”Il saggio più noto di Diderot, ‘Le neveu de Rameau’, inedito alla morte dell’ autore, fu scoperto da Goethe che lo tradusse in tedesco e lo pubblicò. Hegel ha poi ripreso il protagonista che appare nella ‘Fenomenologia dello spirito’ come una delle figure dello spirito. (…) Hegel in seguito dimostra che Diderot, scrivendo questo saggio, era già andato oltre il punto di vista in esso assunto. In altri saggi, ad esempio nel suo ‘Entretien d’un père avec ses enfants’, Diderot pone, con un pretesto occasionale e sull’ esempio di concreti casi singoli, domande simili alla seguente: deve una legge generale, che come tale è riconosciuta giusta e necessaria, venir obbedita ‘hic et nunc’ in ogni singolo caso o può questa obbedienza condurre a una grave ingiustizia? Nei ‘Deux Amis’ egli ci mostra due persone che sono venute in conflitto con la legge soltanto in ragione del loro disinteresse ed amore reciproco, due nobilissimi uomini che la società tuttavia condanna come delinquenti e incapaci. Nel suo saggio più ampio, ‘Jacques le fataliste’, composto da un lungo dialogo tra il servo fatalista Giacomo e il suo padrone, nel quale i due narrano le loro avventure, vediamo continuamente come la realtà sia in contrapposizione con una ragionevole visione e previsione dei fatti, come il servo sia spesso il padrone e come il padrone dipenda dal servo. Diderot è stato il solo illuminista più o meno cosciente del fatto che, se la condizione degli uomini dipende dalle circostanze sociali, queste circostanze stesse sono il risultato delle azioni umane. Pur non riconoscendogli, come non riuscì a Rousseau, di fondaer o anche semplicemente di abbozzare una filosofia dialettica (i primi elementi di questa li troviamo soltanto in Kant), Diderot fu tuttavia cosciente, più di ogni altro illuminista, della complessità della vita sociale e, con ragione, non solo Lessing, ma anche Goethe e Hegel lo hanno considerato una delle più grandi figure del suo secolo.”” (pag 63-64)”,”TEOP-329″
“GOLDMANN Lucien”,”Introduzione a Kant. Uomo, comunità e mondo nella filosofia di Immanuel Kant.”,”””Nessuno, sotto ogni aspetto è più inutile dello studioso, finché egli è nella semplicità naturale, e nessuno è più necessario di lui nella condizione di oppressione per mezzo della superstizione e della violenza”” (Kant, Opere, vol. XX, p. 10) “”Lusso morale. I sentimenti che restano senza effetto”” (Kant, Opere, vol. XX, p. 9) (in apertura) Nato il 20 giugno 1913 a Bucarest, dopo essersi laureato in Diritto, Goldmann si trasferisce in Francia. Discepolo appassionato di Lukacs, prosegue i suoi studi di filosofia e si laurea in Lettere alla Sorbona. Per un anno lavora a Zurigo con Jean Piaget. Nel 1956 ottiene il dottorato alla facoltà di lettere di Parigi con una tesi su Pascal e Racine, che ebbe una vasta risonanza nel mondo accademico e soprattutto nei circoli intellettuali marxisti. Nel 1958 viene nominato direttore all’Ecole pratique des Hautes Etudes, più tardi diventa direttore delel riceerche presso l’Università di Sociologia di Bruxelles. Tra le sue opere più importanti: ‘Recherches dialectiques’, Gallimard, 1959. In italiano ha pubblicato ‘L’ideologia tedesca e le tesi su Feuerbach’, Samonà e Savelli, Roma, 1969. E’ morto a Parigi il 3 ottobre 1970. “”Partendo da queste premesse, il compito principale della ‘Critica della ragion pura’ consiste nel combattere due pericolose illusioni che potrebbero indurre l’uomo a tradire la sua destinazione di tendere all’incondizionato, e cioè: a) ‘l’uso trascendentale delle categorie’ (…); b) ‘l’empirismo scettico’ (…). Nel primo caso, l’uomo sarebbe un Dio, non potrebbe avere nulla di più elevato ‘al di sopra di lui’; nel secondo caso, sarebbe un demone o una bestia, non potrebbe ‘esservi’ nulla di più elevato ‘per lui’. Egli non è tuttavia né l’uno, né l’altro, bensì un essere intermedio, che non può non adempiere al suo destino. Questa concezione, comune ai massimi ideologi individualisti della borghesia, a Racine e a Pascal in Francia, a Goethe e a Kant in Germania, costituiva il punto culminante dell’ideologia classica. A partire di là, erano possibili soltanto tre strade: 1. il ritorno all’individualismo classico (strada parzialmente aperta nei paesi arretrati dove la società borghese rappresentava ancora l’avvenire, ad esempio in Germania: Fichte, Nietzsche). 2. La via verso il declino apologetico (dell’ordine esistente) o 3, a partire dall’individualismo, verso una filosofia del “”noi””, della comunità umana”” (pag 155-156)”,”FILx-477″
“GOLDMANN Lucien”,”Scienze umane e filosofia.”,”””Questa ricerca di una possibilità di mettere in armonia gli interessi economici delle diverse classi sociali per evitare la rivoluzione e rafforzare la monarchia, portò Quesnay (23) non solo a cercare la scienza economica, ma anche a formulare senz’altro ‘la geniale schematizzazione dei rapporti economici fra le classi sociali’ ch’egli chiama il ‘Tableau économique’. I fisiocratici hanno perfetta conoscenza dell’importanza di quella scoperta: Luigi XV, a quanto pare, lo stampa con le sue mani. Mirabeau lo definisce una delle 3 scoperte “”che han dato alle scienze politiche la loro principale solidità””, e cioè “”la contabilità, la moneta e il ‘Tableau économique'””. Eppure, quando il fondatore dell’economia liberale, Adam Smith, discepolo diretto di Quesnay, pubblica la ‘Ricchezza delle Nazioni’, niente più tracce di ‘Tableau’. Il problema dei rapporti economici complessivi fra le classi sociali trascendeva la ‘coscienza possibile’ della borghesia liberale. Di fatto il ‘Tableau’ è sempre stato ignorato dai principali rappresentanti di quell’economia fino agli anni più recenti. Ancora nel 1910, Weulersse redigeva una tesi di 1300 pagine in 8°-grande sul movimento fisiocratico e al ‘Tableau’ dedicava appena 10 pagine, senza minimamente rendersi conto della sua importanza. Così il manuale più diffuso di storia delle dottrine economiche all’inizio del secolo, opera di Gide e Rist, ci informava che il ‘Tableau économique’ suscitava fra i contemporanei un’ammirazione incredibile che oggi fa sorridere (24) e, come l’esposizione di Gide, “”non dà che un’idea imperfetta degli incroci e dei rimbalzi di redditi di cui i fisiocratici si divertono a seguire con gioia infantile i contraccolpi. Ed essi immaginano davvero di scoprire la realtà. Sono inebriati perché ritrovano in ogni occasione il conto esatto dei loro miliardi”” (p. 23). Eppure in quel momento il ‘Tableau’ è rientrato ormai da tempo nel quadro della teoria economica. Il primo a capire di nuovo la sua importanza fu Karl Marx che, oltre alle analisi contenute nelle ‘Teorie sul plus-valore’, dove parlando del ‘Tableau’, scrive che “”mai l’economia politica aveva avuto un’idea così geniale”” (t. I, p. 115), giacché “”Smith ha semplicemente raccolto la successione dei fisiocratici, catalogato e specificato con maggior rigore i diversi articoli dell’inventario senza la capacità di dare al quadro complessivo la esattezza di sviluppo e di interpretazione indicata, nonostante le ipotesi erronee di Quesnay, nel ‘Tableau économique’ (p. 115), gli consacra la maggior parte del II libro del ‘Capitale’, introducendo, tuttavia, un’importante modifica. Egli sostituisce le classi principali del tempo di Quesnay, proprietari terrieri e classi sterili, nobiltà e terzo stato, con le classi essenziali del suo tempo, operai e capitalisti. Il destino successivo del ‘Tableau’, che nella letteratura marxista si chiamerà ‘Schemi della riproduzione’, non è meno interessante. Marx, il quale come Quesnay scriveva nella prospettiva di una rivoluzione, aveva subito compreso l’importanza dell’idea geniale di quest’ultimo. Ma, quando appare il II libro del ‘Capitale’, il capitalismo attraversa un periodo di stabilità, e non esiste la prospettiva di una rivoluzione. E nel campo marxista – tranne, beninteso, Engels – nessuno capisce la importanza di quegli schemi. Un critico marxista si chiederà persino perché Engels pubblicasse quei calcoli privi di interesse. Il primo a capire la loro importanza sarà Tugan-Baranowski, in Russia, nel 1894, undici anni prima del 1905. E li capirà, nella prospettiva della rivoluzione borghese russa, come affermazione della possibilità di uno sviluppo indeterminato del capitalismo. Questa interpretazione darà ad essi, a sua volta, il marxismo riformista dell’Europa occidentale con Hilferding, Kautsky, ecc., e anche, sul ‘terreno economico’, il marxismo russo con Lenin, Bukharin, ecc., che allo sviluppo del capitalismo riconoscono unicamente limiti ‘politici’. Solo nel 1913, alla vigilia della prima guerra mondiale, Rosa Luxemburg credé di poter scorgere un limite economico del capitalismo. In seguito, nella letteratura marxista, il dibattito proseguì per centinaia e migliaia di pagine e, nella misura in cui il problema della rivoluzione si pone alla borghesia contemporanea, pensatori qualificati come Schumpeter e Keynes, ripresero ugualmente (del resto, in modo intricato e confuso), i problemi del ‘Tableau économique’ di Quesnay”” [Lucien Goldmann, Scienze umane e filosofia, Milano, 1961] [(23) Quesnay, fondatore della fisiocrazia, era il medico personale di Luigi XV, il quale stampò con le proprie mani il ‘Tableau économique’. Quesnay cominciò a occuparsi di economia all’età di 62 anni; (24) Gide e Rist, ‘Histoire des doctrines économiques’. Gide osserva semplicemente con un certo stupore l’atteggiamento del Prof. Henri Denis, il quale dichiara “”che condivide assai da vicino l’ammirazione di Mirabeau””. Ma H. Denis aveva letto Marx per intero] (pag 142.-145) Metodo “”il progresso della conoscenza non va ‘dal semplice al complesso’ ma dall’astratto al concreto con un oscillazione continua fra l’insieme e le sue parti”” (pag 95) “”Nella letteratura durkheimiana abbiamo incontrato questo concetto una sola volta – appena accennato – nell’opera di Halbwachs su ‘Le classi operaie e i livelli di vita’, quando, parlando della coscienza che la classe operaia possiede intorno alla sua unità, Halbwachs affacciava l’ipotesi che tale coscienza fosse non una realtà ma una possibilità”” (pag 132)”,”TEOS-238″
“GOLDNER Loren”,”L’avanguardia della regressione. Pensiero dialettico e parodie “”postmoderne”” nell’epoca del capitale fittizio.”,”Loren Goldner ha 56 anni (2004). E’ stato attivo nel movimento studentesco (1965-70) a Berkeley e contro la guerra del Vietnam. Militante in gruppi trotskisti – luxemburghiani a partire dal 1973 è uscito da ogni organizzazione politica, svolgendo attività pubblicistica, scrivendo saggi di storia del movimento operaio, uno dei quali tradotto anche in Italia: ‘Amadeo Bordiga: la questione agraria e il movimento rivoluzionario internazionale’ su ‘Plusvalore’ n° 11 febbraio 1993, lavoro tradotto in altre lingue (ripubblicato qui in appendice) “”L’universalismo di Marx si fonda su una nozione di umanità come di una specie distinta dalle altre specie per la sua capacità di rivoluzionare periodicamente i propri mezzi per estrarre ricchezza dalla natura e quindi come di una specie libera dalle leggi relativamente fisse della popolazione che la natura impone alle altre specie. “”Gli animali riproducono soltanto la loro propria natura””, scriveva Marx nei ‘Manoscritti del 1844′, “”ma l’umanità riproduce tutto della natura””. Quasi 150 anni più tardi, la comprensione dell’ecologia contenuta in questa frase rimane in anticipo rispetto alla maggior parte dei movimenti contemporanei conosciuti con quel nome”” [Loren Goldner, L’avanguardia della regressione. Pensiero dialettico e parodie “”postmoderne”” nell’epoca del capitale fittizio, 2004] (pag 38) “”Molti conoscono l’ironia di Marx sull’uomo comunista che “”va a pesca al mattino, a caccia al pomeriggio e fa critica la sera, senza essere per tutto questo né pescatore, né cacciatore, né critico””. Ma spesso il senso teoretico di fondo di quell’ironia non è afferrato; comunemente è intesa nel mero significato di superamento della divisione del lavoro, ma è alquanto più di questo. (…). E’ la concreta espressione del superamento di uno stato di animalità che riduce gli esseri umani alla loro attività vitale irrigidita nell’ambito della divisione capitalistica del lavoro. Marx espresse la stessa idea in modo più elaborato nei ‘Grundrisse’: “”La spinta incessante del capitale verso la forma generale della ricchezza trascina il lavoro oltre i limiti della sua miseria naturale, creando in questo modo le condizioni materiali per lo sviluppo della ricchezza individuale, che risiede per intera tanto nella sua produzione quanto nel suo consumo, e il cui lavoro perciò non appare più lungo come lavoro, ma come il completo sviluppo dell’attività stessa, in cui il bisogno naturale nella sua forma immediata è scomparso, perché una necessità generata storicamente ha preso il posto di quella naturale che c’era prima”” (Karl Marx, Grundrisse, p. 325 (1857) (1973))”” [Loren Goldner, L’avanguardia della regressione. Pensiero dialettico e parodie “”postmoderne”” nell’epoca del capitale fittizio, 2004] (pag 140-141)”,”TEOC-603″
“GOLDNER Loren / TIRAN André”,”Amadeo Bordiga, la questione agraria e il movimento rivoluzionario internazionale (Goldner) / Lenin, il valore e il denaro (Tiran).”,”””Questo articolo vuole essere un modesto contributo a questo riesame. Esso presenta, al riguardo, le poco conosciute idee del marxista italiano Amadeo Bordiga (meglio ricordato, quando non è dimenticato del tutto, come uno degli ultrasinistri criticati da Lenin in ‘Estremismo, malattia infantile del comunismo’), sulla natura dell’Unione Sovietica. Più in generale, il presente articolo conisdera la tesi che la ‘questione agraria’, fondamentale per Bordiga nell’analisi del capitalismo, per quanto poco discussa, sia la chiave effettiva della storia tanto della socialdemocrazia che dello stalinismo, le due deformazioni del marxismo che hanno dominato il ventesimo secolo”” (pag 63) (Goldner) “”Quello che è inusuale e sorprendentemente nuovo nel punto di vista di Bordiga è molto semplicemente la sua teoria che ‘il capitalismo significhi la rivoluzione agraria’ (7). Egli probabilmente sviluppò questa idea nel periodo precedente il 1914: alcuni dei suoi primi articoli riguardavano le posizioni dei socialisti italiani e francesi sulla questione agraria”” (pag 64) (Goldner) (7) L’esposizione matura sul legame tra questione agraria e capitalismo si trova in A. Bordiga (1979) ‘Mai la merce sfamerà l’uomo: la questione agraria e la teoria della rendita fondiaria secondo Marx’, Firenze “”Il progresso dell’impianto teorico di Bordiga rispetto a quello di Trotsky è soprattutto la sua critica dell’assunto, contrabbandato all’interno del trotskysmo e di quelli che si spacciano per trotskysti, che Stalin e lo stalinismo rappresentino il centro tra la destra di Bucharin e la sinistra di Trotsky”” (pag 67) “”La tradizione leninista e trotskysta divide la storia del capitalismo in due fasi separate dalla Prima Guerra Mondiale, che inaugura l’epoca della decadenza imperialista. Le fonti teoriche di questa posizione – resa popolare per lungo tempo dall”Imperialismo’ di Lenin – provengono dall’analisi del capitalismo monopolistico prima della Prima Guerra Mondiale: Hobson, Hilferding e Lenin. Il capitalismo nei giorni migliori della II Internazionale, appariva diverso dal sistema descritto da Marx (…). La Prima Guerra Mondiale segnò un punto di svolta. La rivoluzione russa dimostrò che, secondo una frase di Lenin, “”la rivoluzione proletaria si nasconde dietro ogni sciopero”” ed il periodo 1917-1921 sembrava molto vicino a confermarlo. Dopo una effimera stabilizzazione, arrivò il 1929, la depressione mondiale, il fascismo, lo stalinismo e la Seconda Guerra Mondiale (…)”” (pag 77) Secondo Tiran “”appare evidente che Lenin “”non comprende”” i primi capitoli del ‘Capitale, che egli non giunge ad assimilare il procedimento e la dimostrazione di Marx (…)”” !!! (pag 93)”,”BORD-131″
“GOLDONI Carlo, a cura di Giorgio BARBERI SQUAROTTI”,”La Bottega del caffé.”,” “”Per ben giudicarne, bisognerebbe dare un’intera lettura della commedia poiché vi sono in essa tanti caratteri quanti personaggi. Quelli che figurano il più, sono due sposi: il marito è sregolato, e la moglie all’ opposto sofferente e virtuosa. Il padrone della bottega del caffé, uomo di garbo servizievole e gentile, prende interesse in questo sfortunato matrimonio, e arriva a correggere l’ uno, rendendo l’ altra felice e contenta. Vi è poi un maldicente cialtrone, soggetto veramente comico e originale, e uno di quei flagelli dell’umanità (…)””. (C. Goldoni) (pag 97) La farina del diavolo va tutta in crusca.”,”VARx-241″
“GOLDONI Carlo”,”Memorie. 1.”,”ANTE3-31″,”VARx-305″
“GOLDONI Carlo”,”Memorie. 2.”,”ANTE3-32″,”VARx-306″
“GOLDONI Luca”,”Cioè.”,”Nato a Parma nel 1928, Luca Goldoni ha cominciato a scrivere sui giornali nel 1950 dopo una laurea in legge. Inviato speciale (Resto del Carlino, Nazione e Corriere della Sera) ha girato il mondo e in particolare, con curiosità, l’Italia, le contraddizioni del costume italiano.”,”ITAS-008-FV”
“GOLDONI Carlo”,”Commedie. La bottega del caffé – Il bugiardo – La locandiera – Un curioso accidente – I rusteghi – La casa nova.”,”Alcune commedie scritte in dialetto”,”VARx-109-FV”
“GOLDONI Daniele”,”Il riflesso dell’Assoluto. Destino e contraddizione in Hegel (1797-1805).”,”Daniele Goldoni, nato a Mantova, collabora con il Dipartimento di Filosofia e Teoria delle Scienze dell’Università di Venezia. Ha pubblicato Il mito della trasparenza, saggi su Marx, Filosofia e paradosso. Il pensiero di Hölderlin e il problema del linguaggio da Herder a Hegel, ha curato il volume Dio e la filosofia.”,”FILx-089-FL”
“GOLDONI Carlo; a cura di Giuseppe ORTOLANI”,”Tutte le Opere di Carlo Goldoni. Volume XI.”,”””ch’i’ ho veduto tutto il verno prima / lo prun mostrarsi rigido e feroce, / poscia portar la rosa in su la cima; /”” Dante, Paradiso, XIII”,”VARx-099-FL”
“GOLDONI Luca”,”Maria Luigia donna in carriera.”,”Luca Goldoni, inviato del Corriere della Sera, ha dedicato anni allo studio del costume e della cronaca degli italiani.”,”BIOx-058-FSD”
“GOLDRING Mary”,”L’ economia dell’ industria atomica nell’ esperienza della Gran Bretagna. (Tit.orig.: ‘Economics of Atomic Energy’)”,”Nesso tra energia atomica nucleare e civile. “”In fatto di qualità, i costruttori americani hanno in mano tutte le carte. L’ uranio 235 è la carta pigliatutto del mazzo, ed esso è disponibile negli Stati Uniti in una quantità quasi incredibile, grazie all’ enorme programma militare che ha portato alla costruzione di un numero crescente di impianti a diffusione. Secondo le parole di Gordon Dean, che è stato per molti anni il capo dell’ American Atomic Energy Commission, “”quando l’ attuale programma sarà completato avremmo tanto materiale per costruire bombe che ci uscirà dagli orecchi””. (pag 98) Deuterio. “”Il risultato di questa politica militare è l’ attuale abbondanza di uranio 235 per usi civili, così come il fatto che gli americani siano in grado di vendere centinaia di tonnellate di acqua pesante all’ estero è il risultato dell’ analoga precipitosa decisione di costruire in gran fretta impianti ad acqua pesante per la bomba all’ idrogeno.”” (pag 98)”,”UKIE-038″
“GOLDSCHMIDT Bertrand”,”Il nucleare. Storia politica dell’energia nucleare.”,”Bertrand Goldschmidt è sul piano tecnico uno dei quattro o cinque personaggi-chiave della nascita e dello sviluppo dell’energia nucleare in Francia… (pag 11) Goldschmidt ha lavorato nel 1933 come assistente personale di Marie Curie. Dopo l’invasione della Francia da parte della Germania nazista si trasferì negli Stati Uniti dove lavorò con Glenn Seaborg all’Università di Chicago. Dopo la guerra è stato sempre più coinvolto dallo sforzo diplomatico francese in campo nucleare. Ha partecipato nel 1946 alla fondazione della CFEA Commissione Francese per l’Energia Atomica nella quale ha ricoperto la carica di responsabile per le relazioni internazionali. Dal 1958 al 1980 ha lavorato nell’ International Atomic Energy Agency. (4° di copertina)”,”RAIx-370″
“GOLDSCHMIED Leo”,”Storia della banca.”,”Nel termine ‘lombardi’, sinonimo professione di banchiere, il termine si trova associato con ebrei, nell’esercizio del credito. E’ accertato che nel termine “”lombardi”” erano compresi gli italiani almeno in un secondo tempo (‘Lombard Street’ è l’arteria principale della City di Londra) (pag 19-20) C’è un lungo capitolo sull’Italia. (pag 64-96) “”Meglio infliggere una perdita a chi vive di rendita che far morire di fame la povera gente”” (Keynes) pag 60″,”ECOI-318″
“GOLDSTEIN Avery”,”Rising to the Challenge. China’s Grand Strategy and International Security.”,”GOLDSTEIN Avery è professore di scienze politiche e Associate Director del Christopher H. Browne Center for International Politics all’ Università della Pennsylvania e Senier Fellow al Foreign Policy Research Institute a Philadelphia. E’ autore di ‘Deterrence and Security in the 21st century’ (Stanford, 2000). Ascesa militare cinese. “”Thus, while Russia and China were both anticipating that American missile defenses might require them to shoulder a much heavier military burden simply to maintain their current levels of security in an extended era of American unipolarity, China’s concerns ran deeper. China’s analysts argued that missile defenses were in fact another element in the broader U.S. response to China’s rise. One interpretation suggested that a key reason the United States was so eager to deploy missile defenses was because they would weaken China’s limited strategic deterrent, hedge against China’s growing military power, and thereby forestall the shift from unipolarity to multipolarity.”” (pag 141)”,”CINx-216″
“GOLDSTEIN Erik”,”Gli accordi di pace dopo la Grande guerra (1919-1925).”,”GOLDSTEIN Erik insegna Relazioni internazionali nella Boston University. Valutazione dell’autore sulle vittime. “”La guerra civile russa e la guerra russo-polacca, combattute fra il 1918 e il 1922, provocarono più vittime del conflitto europeo del 1914-18: solamente in Russia morirono dodici milioni e mezzo di persone”” (pag 98)”,”RAIx-323″
“GOLDSTEIN Erik”,”Gli accordi di pace dopo la Grande guerra (1919-1925).”,”Erik Goldstein insegna Relazioni internazionali nella Boston University. “”Subito dopo la rivoluzione (d’Ottobre, ndr) Trotsky, commissario designato agli Affari esteri, dichiarò che l’unico atto necessario era rendere pubblici i trattati segreti; dopo di che il suo compito sarebbe stato concluso. Ma più tardi, quando il governo sovietico si trovò nella necessità di allacciare rapporti con altri paesi, esso cercò di instaurare relazioni diplomatiche convenzionali: nessuno stato aveva ancora riconosciuto di diritto il regime di Lenin, e gran parte dell’attività diplomatica del primo periodo del regime comunista fu volta alla ricerca di tale riconoscimento. Trotsky fu presto trasferito agli Affari militari e sostituito da Cicerin, il quale, sebbene fosse un comunista convinto, in fatto di diplomazia tendeva a seguire i metodi tradizionali e cercò di mantenere una posizione equidistante da entrambe le parti impegnate nella guerra. I primi governi a concedere alla Russia sovietica normali relazioni diplomatiche furono le tre repubbliche baltiche di Estonia, Lettonia e Lituania. Ciò fornì alla Russia un valido canale per instaurare relazioni commerciali con il resto del mondo, delle quali il regime comunista aveva urgente bisogno per agevolare l’opera di ricostruzione, resa più difficile dal fatto che prima la guerra mondiale e poi quella civile avevano provocato l’interruzione della produzione agricola, causando tra il 1921 e il 1922 una grave carestia. …. finire (pag 99-100″,”RAIx-001-FC”
“GOLDSTEIN Erik”,”Gli accordi di pace dopo la Grande guerra (1919-1925).”,”Erik Goldstein insegna Relazioni internazionali nella Boston University. “”Subito dopo la rivoluzione (d’Ottobre, ndr) Trotsky, commissario designato agli Affari esteri, dichiarò che l’unico atto necessario era rendere pubblici i trattati segreti; dopo di che il suo compito sarebbe stato concluso. Ma più tardi, quando il governo sovietico si trovò nella necessità di allacciare rapporti con altri paesi, esso cercò di instaurare relazioni diplomatiche convenzionali: nessuno stato aveva ancora riconosciuto di diritto il regime di Lenin, e gran parte dell’attività diplomatica del primo periodo del regime comunista fu volta alla ricerca di tale riconoscimento. Trotsky fu presto trasferito agli Affari militari e sostituito da Cicerin, il quale, sebbene fosse un comunista convinto, in fatto di diplomazia tendeva a seguire i metodi tradizionali e cercò di mantenere una posizione equidistante da entrambe le parti impegnate nella guerra. I primi governi a concedere alla Russia sovietica normali relazioni diplomatiche furono le tre repubbliche baltiche di Estonia, Lettonia e Lituania. Ciò fornì alla Russia un valido canale per instaurare relazioni commerciali con il resto del mondo, delle quali il regime comunista aveva urgente bisogno per agevolare l’opera di ricostruzione, resa più difficile dal fatto che prima la guerra mondiale e poi quella civile avevano provocato l’interruzione della produzione agricola, causando tra il 1921 e il 1922 una grave carestia. Gli Stati Uniti svolsero un importante ruolo di assistenza umanitaria tramite l’American Relief Organization, guidata da Herbert Hoover, e ciò fece nascere la speranza che avrebbero aperto relazioni ufficiali; l’interesse degli americani, però, non si spinse oltre agli scopi umanitari, ed essi riconobbero il governo comunista solo nel 1933. La riluttanza degli stati occidentali a riconoscere il governo sovietico dipese da ragioni di carattere non solo ideologico ma anche finanziario: assumendo il potere, esso aveva infatti rifiutato di farsi carico degli ingenti debiti con l’estero. Fin dal 1880 la Russia era stata impegnata in uno sforzo massiccio di industrializzazione fortemente finanziato da capitali stranieri, in particolare francesi e belgi: a questi debiti si aggiunsero gli elevati prestiti dagli alleati occidentali durante la Prima guerra mondiale”” (pag 99-100)”,”QMIP-048-FV”
“GOLDSTINE Herman H.”,”Il computer da Pascal a von Neumann. Le radici americane dell’elaboratore moderno.”,”Herman H. Goldstine, matematico e tecnologo, con Eckert e Mauchly costruì il primo calcolatore digitale: l’Eniac (1943-45). Dopo la guerra, a Princeton con von Neumann, costruì il prototipo dell’elaboratore moderno.”,”SCIx-103-FL”
“GOLDSTÜCKER Eduard”,”Libertà e socialismo. L’ autonomia della cultura, il rapporto democrazia socialismo, la questione nazionale, i giovani nell’ analisi dell’uomo di punta del rinnovamento polacco.”,”L’A è stato presidente dell’ Unione degli scrittori cecoslovacchi.”,”EURC-060″
“GOLIKOV G.”,”La révolution d’ Octobre.”,”ANTE3-21 Cartina della Russia con date instaurazione potere sovietico”,”RIRO-330″
“GOLINELLI Alessandro”,”Il volo di Margherita. Modernità e neoliberismo.”,”””Goethe fa ammettere a Faust che il suo più alto desiderio non è l’immortalità ma poter un giorno “”dire all’attimo, fermati sei così bello””. L’ansia di Faust è nel riuscire a stare dietro al tempo”” (pag 1) ‘””C’è una cosa che non capisco….Come mai è sempre ancora mezzanotte, mentre da un pezzo dovrebbe già essere mattino?”” (41) (pag 8) (Nota 41) Michail Bulgakov, Il maestro e Margherita’, Einaudi, Torino, 1968 p. 287). (Nota 61) Per una di quelle strane, ma non completamente fortuite, coincidenze della storia ‘Il maestro e Margherita’ non fu pubblicato durante la vita di Bulgakov, venne stampato per la prima volta in versione integrale nel 1968. Non in Unione Sovietica, dove giravano però alcune copie tagliate, ma in Italia, dalla Einaudi.’ Michail Afanas’evic Bulgakov, Kiev, 15 maggio 1891 – Mosca, 10 marzo 1940) è stato uno scrittore e drammaturgo russo della prima metà del XX secolo. È considerato uno dei maggiori romanzieri del Novecento. Molti suoi scritti sono stati pubblicati postumi. Indice [nascondi] 1 Biografia 1.1 Infanzia e studi 1.2 Durante la guerra civile 1.3 L’arrivo a Mosca 1.4 Gli anni dedicati al teatro 1.5 Gli ultimi anni 2 Dopo la morte 3 Opere 4 Trasposizioni al cinema 5 Fortuna 6 Note 7 Opere 7.1 Edizioni originali 7.2 Traduzioni italiane 7.3 Critica 8 Altri progetti 9 Collegamenti esterni Biografia[modifica | modifica wikitesto] La casa dei Bulgakov a Kiev Tat’jana Nikolaevna Lappa prima moglie di Bulgakov Infanzia e studi[modifica | modifica wikitesto] Michail Miša Bulgakov nacque a Kiev, in Ucraina, da Afanasij Ivanovic (professore di storia e critica delle religioni occidentali, morto nel 1906) e Varvara Michajlovna Pokrovskaja, entrambi del governatorato di Orël (Russia). Fu primo di sette figli (quattro femmine e due maschi), gli altri figli di Afanasij si sarebbero poi stabiliti a Parigi. Si legge nei diari della sorella Nadežda che Miša abbandona la pratica religiosa. Nel 1913 Bulgakov sposò Tat’jana Nikolaevna Lappa. Nel 1916 si laureò (in ritardo: si era iscritto nel 1909) in medicina, con menzione d’onore, presso l’Università di Kiev, allora dedicata a San Vladimir (oggi Università nazionale “”Taras Ševcenko””). Fu subito inviato a Nikol’skoe nel governatorato di Smolensk, come dirigente medico dell’ospedale del circondariato. Era l’unico medico del circondariato. Sono di questo periodo gli Appunti di un giovane medico (sette racconti), i cui manoscritti sono andati persi. Se, come in essi scrive, ogni giorno aveva al minimo cinquanta pazienti, più gli interventi chirurgici, è verosimile che tali appunti siano stati scritti l’anno successivo, quando si spostò a Vjaz’ma, più tranquilla (condivideva il lavoro con almeno altri tre colleghi medici), dove gli arriveranno gli echi della rivoluzione. È qui che Bulgakov vive le esperienze descritte negli altri due racconti degli Appunti. Durante la guerra civile[modifica | modifica wikitesto] Targhe commemorative in onore di Bulgakov e Vachtangov a Vladikavkaz Nel 1918 tornò a Kiev con la moglie, dove aprì uno studio medico di dermatosifilopatologia. Afferma di aver assistito, a Kiev, almeno a quattordici sovvertimenti politici, di cui dieci vissuti in prima persona: è in questo periodo che gli nasce in seno l’idea di abbandonare la medicina, poiché, come pubblico ufficiale, era troppo soggetto al potere politico. Nel 1919 venne inviato a Vladikavkaz come medico militare, dove iniziò a fare il giornalista. Qui si ammalò di tifo, la contingenza gli impedì di lasciare il Caucaso; il suo volere era quello di scampare alla guerra civile e stabilirsi in un contesto culturale più ampio (l’estero o la nuova capitale). Inizia a pubblicare con giornali locali ma quasi tutte le pubblicazioni di questo periodo sono irreperibili. È del 1920 il definitivo abbandono della carriera medica, dando inizio ad un lungo periodo di ristrettezze economiche: il lavoro di letterato rendeva poco o niente e cercò quindi di arrotondare lavorando come comparsa in teatro. In quegli anni vide la luce la prima versione de I giorni dei Turbin. L’arrivo a Mosca[modifica | modifica wikitesto] Nel 1921, si trasferì a Mosca dove si ricongiunge alla prima moglie. Dopo essere riuscito, non senza difficoltà, a trovare una sistemazione cercò impiego presso la sezione letteraria del Commissariato del popolo all’istruzione pubblica e politica e viene assunto come segretario. L’impiego non durò molto, riuscì poi ad avere delle collaborazioni con vari giornali scrivendo su gli argomenti più disparati. Poi iniziò uno dei rapporti più importanti della vita lavorativa e letteraria di Bulgakov, quello con la rivista berlinese in lingua russa Nakanune. Sempre in quel periodo iniziò a frequentare i sabati letterari di Evdoksija Nikitina. Dopo aver completato La guardia bianca tenta di farlo pubblicare su Nedra, il romanzo viene rifiutato perché gli ufficiali bianchi (dell’Armata dei Volontari) apparivano sotto una luce eccessivamente benevola. Il romanzo verrà pubblicato in più parti su Rossija tra il 1924 e il 1925 e mentre terminava il romanzo iniziò la versione teatrale (scritta tra gennaio e agosto 1925). Gli anni dedicati al teatro[modifica | modifica wikitesto] La casa moscovita Nel 1924 divorziò da Tat’jana e sposò Ljubov’ Belozerskaja. Sempre in quell’anno iniziò a frequentare casa Zajaickij, la combriccola era composta quasi completamente da moscoviti e vedevano Bulgakov come un provinciale. Lì, tra le altre, fece la conoscenza del critico d’arte Gabricevskij marito di Natal’ja Severcova figlia del noto zoologo professor Severcov che, con tutta probabilità, ispirò il personaggio del professor Persikov de Le uova fatali, il racconto venne pubblicato su Nedra. Iniziarono anche i primi problemi con la censura sovietica. Cuore di cane ricevette gli elogi della critica letteraria ma fu ritenuto impubblicabile dalla censura. Diavoleide fu requisito dalle edicole pochi giorni dopo l’uscita. La pièce basata sulla Guardia bianca dovette essere tagliata e modificata più volte per poter uscire e il titolo necessitava di essere modificato eliminando ogni riferimento ai bianchi; si giunse così al titolo I giorni dei Turbin. Il 7 maggio 1926 avvenne la prima perquisizione in casa sua e il sequestro dei suoi diari lo turbò profondamente. Il successo de I giorni dei Turbin e, successivamente, L’appartamento di Zoja fecero di Bulgakov un drammaturgo famoso nonostante alcuni aspri commenti della critica. I temi della guerra civile furono protagonisti anche nelle opere del 1928; tra questi il centrale fu la responsabilità personale dei fatti avvenuti in quel periodo. Ne La fuga la responsabilità viene accollata a tutte le parti del conflitto, compresi i civili. Il 1928 fu un anno ricco di avvenimenti, quasi tutti legati al teatro. La fuga seguì un percorso tribolato: inizialmente non fu autorizzato per il MChAT, venne però richiesto da un teatro di Odessa e iniziarono le prove. Grazie ai pareri positivi di Maksim Gor’kij e Aleksej Sviderskij la censura approvò la pièce ma il 24 ottobre venne pubblicato sulla Pravda l’annuncio del nuovo fermo dell’opera per «apologia del movimento bianco». Anche L’isola scarlatta che ricevette l’approvazione dopo un anno e mezzo dalla richiesta vide sospese le repliche dopo la prima. Sempre in quell’anno gli eventi di carattere personale furono principalmente due. In febbraio fece la sua prima richiesta di espatrio per andare a Berlino e Parigi che venne rifiutata l’8 marzo. Si adoperò anche per riavere i suoi diari, sequestrati durante la prima perquisizione, con richieste alle autorità e chiedendo aiuto a Gork’ij. Il veto ufficiale a La fuga arrivò nel gennaio 1929, giudicata antisovietica da Stalin stesso, ma Bulgakov si rifiutò di fare le modifiche richieste. Il 28 febbraio, durante una festa di carnevale, conobbe Elena Sergeevna Šilovskaja e se ne innamorò. Principiò un rapporto epistolare tra i due con Elena Sergeevna costretta a distruggere le lettere di Bulgakov essendo una donna sposata. Ad ella consegnò anche il manoscritto de All’amico segreto. Del 1930 è l’opera Il bagno di Majakovskij e fu un grande successo di critica: Mejerchol’d paragonò Majakovskij a Molière. L’interpretazione che venne quindi data all’opera, che si rifaceva ai classici, turbò Bulgakov al punto di fornirgli lo sprone per una risposta che si realizzò con la decisione di tornare al teatro con un lavoro su Molière. Terminò il manoscritto, intitolato La cabala dei bigotti, il 6 dicembre e il giorno dopo sulla copia battuta a macchina compariva una dedica a Elena Sergeevna. Quello stesso giorno gli venne notificato il divieto di messa in scena delle opere scritte fino a quel momento: tutte le sue speranze erano rivolte a quest’ultimo lavoro. La pièce sembrò riscuotere un discreto successo tra il circolo dei teatranti, tuttavia il 18 marzo ricevette la notizia della mancata approvazione da parte della censura. I problemi di Bulgakov non erano soltanto materiali (era in serie difficoltà finanziarie) ma la sua condizione di letterato respinto in ogni sua iniziativa era un peso psicologico che sopportava con difficoltà. In una lettera al fratello scrisse: «Con queste stesse mani ho gettato nella stufa le minute di un romanzo sul diavolo, di una commedia e l’inizio di un altro romanzo». Questo episodio è centrale e ricorrente nella vita e nel pensiero di Bulgakov, il “”romanzo sul diavolo”” a cui si riferisce è ovviamente Il maestro e Margherita e il concetto riassunto nella celebre massima “i manoscritti non bruciano” è presente anche in quest’opera. Lo stato d’animo di quei giorni lo portò a scrivere una lettera al governo dell’URSS. Il 18 aprile, il giorno dopo i funerali di Majakovskij che si era suicidato il 14 aprile, ricevette una telefonata da Stalin in persona che gli negava la possibilità di espatriare, ma gli prospettava un impiego al Teatro Accademico dell’Arte di Mosca, non però come drammaturgo[1]. Nonostante fosse relativamente benvoluto da Stalin, gli fu sempre impedito di uscire dall’Unione Sovietica o di andare a far visita ai suoi fratelli all’estero Nel 1932 si sposò per la terza volta, con Elena Sergeevna Šilovskaja. Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto] Tomba di Michail Bulgakov nel cimitero di Novodevicij a Mosca Nell’ultimo decennio della sua vita, Bulgakov continuò a lavorare alla sua opera più nota Il maestro e Margherita, scrisse commedie, lavori di critica letteraria, storie ed eseguì alcune traduzioni e drammatizzazioni di romanzi. Tuttavia, la maggior parte delle sue opere rimase per molti decenni nel cassetto. Morì nel 1940, a soli 49 anni, per una nefrosclerosi, di cui era morto anche il padre, e fu sepolto nel cimitero di Novodevicij a Mosca. Dopo la morte[modifica | modifica wikitesto] Dalla sua morte al 1961 nessuna opera di Bulgakov fu mai pubblicata. Poi, “”improvvisamente, per 5-7 anni in Russia scoppiò il fenomeno Bulgakov””, scrisse Vladimir Laškin. Da questo momento di nuovo in Russia cala l’oblio, per poi riaccendersi l’interesse negli anni ottanta.”,”FILx-480″
“GOLINI Antonio”,”La popolazione del pianeta. Sei miliardi di persone vivono oggi sulla terra: un successo della specie o una catastrofe per il pianeta?”,”Antonio GOLINI insegna demografia nella facoltà di scienze statistiche dell’ Università La Sapienza di Roma. E nella facoltà di scienze politiche della Luiss. “”La demografia è stata determinante, qualche decennio fa, nel consentire scelte politiche importanti nel campo della sicurezza sociale, con particolare riferimento al sistema pensionistico. Una struttura per età favorevole ha tecnicamente consentito di passare al sistema di ripartizione e di assicurare, per scelta politica appunto, una copertura pensionistica a tutti gli anziani (anche a coloro che avevano potuto lavorare poco o male o niente nel corso della vita), di rivalutare le pensioni, di tenere bassa o di abbassare ulteriormente l’età al pensionamento. Adesso che la demografia è cambiata, ci si deve chiedere – ed è questa la seconda sfida – se tecnicamente consentirà la prosecuzione dello stato sociale e il benessere delle generazioni attuali e future. Da un lato, si può immaginare che un forte aumento della produttività e della accumulazione capitalistica consenta di controbilanciare efficacemente l’incidenza ormai decisiva, in negativo, delle tendenze demografiche; anche se, allo stato attuale delle conoscenze, l’effetto dell’invecchiamento della popolazione sulla produttività è indeterminato perché potrebbe anche essere negativo, portando a un regresso dello spirito di iniziativa e della creatività””. (pag 68)”,”DEMx-052″
“GOLINI Antonio RIGHI Alessandra BONIFAZI Corrado LIVI-BACCI Massimo ZLOTNIK Hania SOLTWEDEL Rudiger LÖHNROTH Juhani WERNER Heinz WIDGREN Jonas HÖNEKOPP Elmar CHESNAIS Jean-Claude EMMERIJ Louis JOURMARD Isabelle BAILEY Paul J. PARISOTTO Aurelio FINDLAY Allan M. TEITELBAUM Michael S. MOUHOUD El Mouhoud TAPINOS Georges BORJAS George J. MUUS Philip J. PAPADEMETRIOU Demetrios J. NORTH David S. BURSTEIN Meyer GRANAGLIA Elena PREVOT Hubert BLOT Daniel HAMMAR Tomas, scritti di”,”The Changing Course of International Migration.”,”GOLINI Antonio RIGHI Alessandra BONIFAZI Corrado LIVI-BACCI Massimo ZLOTNIK Hania SOLTWEDEL Rudiger LÖHNROTH Juhani WERNER Heinz WIDGREN Jonas HÖNEKOPP Elmar CHESNAIS Jean-Claude EMMERIJ Louis JOURMARD Isabelle BAILEY Paul J. PARISOTTO Aurelio FINDLAY Allan M. TEITELBAUM Michael S. MOUHOUD El Mouhoud TAPINOS Georges BORJAS George J. MUUS Philip J. PAPADEMETRIOU Demetrios J. NORTH David S. BURSTEIN Meyer GRANAGLIA Elena PREVOT Hubert BLOT Daniel HAMMAR Tomas, scritti di”,”STAT-347″
“GOLINO Enzo”,”Cultura e mutamento sociale. Il carattere degli italiani. L’ intellettuale emigrato. La generazione degli anni difficili. I delfini rampicanti. Letteratura come contestazione. L’ uomo di qualità. La sfida teoretica alla letteratura. Un breviario per l’ utopia. Una linguistica illuminista. La guerriglia semiologica. Lo spazio meridionale. Il consumo culturale.”,”GOLINO Enzo, nato a Napoli nel 1932, lavora nel settore dei programmi culturali della TV, e collabora con varie riviste e con l’ Espresso.”,”ITAB-086″
“GOLLAN N. e altri”,”Le capitalisme moderne: sa nature et ses particularités nationales.”,”Saggi di John GOLLAN N. INOZEMTSEV M. BARABANOV E. KHESSINE V.CHENAIEV A. POKROVSKI A. BORODAIEVSKI Y. IOUDANOV I. LEBEDEV E. LEONTIEVA R. OVINNIKOV. Contiene riferimenti: Lenin sugli Stati Uniti e l’ imperialismo americano (pag 36-37). ‘Gli Stati Uniti sono “”il paese d’ avanguardia del capitalismo moderno””. Essi non hanno eguali “”né per rapidità di sviluppo del capitalismo alla fine del XIX secolo e all’ inizio del XX (…)”” (Lenin, opere t.22 p.13). In effetti, lo sviluppo economico degli Stati Uniti è stato in questa fase più rapido di quello della Germania’. (pag 37)”,”LENS-139″
“GOLLBACH Jochen”,”Europäisierung der Gewerkschaften. Praktische Ansätze im Spannungsverhältnis nationaler und europäischer Strukturen und Traditionen.”,”PROUD TO BE A DOCKER. ORGOGLIOSO DI ESSERE UN PORTUALE. Jochen Gollbach ist wissenschaftlicher Mitarbeiter beim europäischen Metallgewerkschaftsbund (EMB) in Brüssel.”,”EURE-081-FL”
“GOLLER Peter”,”Marx und Engels in der bürgerlichen Ideologie und in der sozialistischen Theorie. Gesammelte Studien.”,”GOLLER Peter”,”MADS-652″
“GOLLIAU Catherine BLANCHARD Olivier GENEREUX Jacques MOREAU Laurence DAUMAS Jean-Claude MEDA Dominique VIGNERON Daniel VERDIER Thierry VANDERBORGHT Yannick MILANOVIC Branko saggi; testi commentati di SAY MALTHUS FRIEDMAN LUCAS SMITH SCHUMPETER SOLOW MEADOWS RANDERS RICARDO BASTIAT LIST OHLIN KRUGMAN PAINE MARX LAFARGUE MAX WEBER LE PRESTRE DE VAUBAN HAYEK ALLAIS”,”Les grands débats économiques. Les textes fondamentaux.”,”Testi commentati di Say, Malthus, Walras, Marshall, Keynes, Friedman, Lucas, Smith, Schumpeter, Solow, Meadows Randers, Ricardo, Bastiat, List, Ohlin Krugman, Paine, Marx, Lafargue, Max Weber, Le Prestre de Vauban, Hayek, Allais”,”ECOT-384″
“GOLLOMB Joseph”,”Albert Schweitzer. Il genio nella giungla.”,”Albert Schweitzer nacque a Kaysersberg, in quella zona dell’Alsazia meridionale appartenente al dipartimento dell’Alto Reno (territorio francese prima del 1871 e dopo il 1919), il 14 gennaio 1875. Suo padre, Ludwig Schweitzer, era un pastore luterano a Gunsbach, un piccolo villaggio alsaziano in cui crebbe il giovane Albert. Sua cugina era Anne-Marie Schweitzer, futura madre di Jean-Paul Sartre. Particolarità della chiesa ove predicava il padre era che si trattava del luogo di culto comune a due paesi – Gunsbach e Griesbach-au-Val – e a due confessioni religiose, cattolica e protestante. Ancora oggi le celebrazioni si suddividono fra riti in francese, riti in tedesco e riti bilingui. A questo proposito Schweitzer scrive nel suo Aus meiner Kindheit und Jugendzeit (Dalla mia infanzia e adolescenza): «Da questa chiesa aperta ai due culti ho ricavato un alto insegnamento per la vita: la conciliazione […] Le differenze tra le Chiese sono destinate a scomparire. Già da bambino mi sembrava bello che nel nostro paese cattolici e protestanti celebrassero le loro feste nello stesso tempio». Era un bambino malaticcio, tardo nel leggere e nello scrivere, faceva fatica a imparare. Da fanciullo riusciva egregiamente solo nella musica: a sette anni compose un inno, a otto cominciò a suonare l’organo, a nove sostituì un organista nelle funzioni in chiesa (grazie a questo conobbe la moglie che era una pianista). Aveva pochi amici, ma dentro di sé coltivava già una spiccata e generosa emotività, estesa anche agli animali, dimostrata dalla preghiera che, sin da bambino, rivolgeva a Dio, invocandone la protezione verso tutte le creature viventi. La passione per la musica e gli studi filosofici Terminate le scuole medie, il giovane Albert s’iscrisse al liceo più vicino, a Mulhouse, dove si trasferì, ospitato da due zii anziani e senza figli. Fu proprio la zia che l’obbligò a studiare pianoforte. Al liceo Albert Schweitzer ebbe come insegnante di musica Eugen Munch, famoso organista a Mulhouse della chiesa di Santo Stefano, che gli fece conoscere la musica di Bach. Fu presto chiaro sia a Munch, sia a Charles-Marie Widor, noto organista della chiesa di Saint Sulpice di Parigi, che Schweitzer conobbe nel 1893 durante un soggiorno nella capitale francese, che il giovane Albert aveva un vero e proprio talento per l’organo. Fu allievo di Marie Jaëll.[2][3] Dopo gli studi classici e le lezioni di pianoforte, nell’ottobre del 1893 si trasferì a Strasburgo per studiare teologia e filosofia. In questi anni si sviluppò la sua passione smodata per la musica classica e, in particolare, per Bach. Per quanto concerne lo studio della filosofia, fu assiduo frequentatore dei corsi di Windelband riguardo alla filosofia antica e di Theobald Ziegler (che sarà suo relatore di tesi) riguardo alla filosofia morale. Nel 1899 conseguì la laurea con una tesi sul problema della religione affrontato da Kant e fu nominato vicario presso la chiesa di San Nicola di Strasburgo. Nel 1902 ottenne la cattedra di teologia e, l’anno successivo, divenne preside della facoltà e direttore del seminario teologico. Pubblicò varie opere sulla musica (alcune su Bach), sulla teologia, approfondì i suoi studi sulla vita e sul pensiero di Gesù Cristo, ed eseguì vari concerti in Europa. La scelta della sua vita Nel 1904, dopo aver letto un bollettino della Società missionaria di Parigi che lamentava la mancanza di personale specializzato per svolgere il lavoro di una missione in Gabon, zona settentrionale dell’allora Congo, Albert sentì che era giunto il momento di dare il proprio contributo e, un anno dopo, all’età di trent’anni, si iscrisse a Medicina, ottenendo nel 1913 (a trentotto anni) la sua seconda laurea, in medicina con specializzazione in malattie tropicali. Egli, che sin da piccolo aveva mostrato una spiccata sensibilità nei confronti di ogni forma vivente, sentì come irresistibile il richiamo-vocazione a spendere la sua vita a servizio dell’umanità più debole. Non fu tuttavia facile, per l’organista e insegnante Schweitzer rinunciare a quella che era stata la sua vita fino a quel momento: la musica e gli studi filosofici e teologici. Schweitzer sapeva però di dover realizzare quanto si era prefissato da vari anni. Scrive nel suo Aus meinem Leben und Denken (“”La mia vita e il mio pensiero””): «Il progetto che stavo per mettere in atto lo portavo in me già da lungo tempo. La sua origine rimontava ai miei anni di studentato. Mi riusciva incomprensibile che io potessi vivere una vita fortunata, mentre vedevo intorno a me così tanti uomini afflitti da ansie e dolori […] Mi aggrediva il pensiero che questa fortuna non fosse una cosa ovvia, ma che dovessi dare qualcosa in cambio […] Quando mi annunciai come studente al professor Fehling, allora decano della Facoltà di Medicina, egli avrebbe preferito spedirmi dai suoi colleghi di psichiatria.» Schweitzer aveva le idee chiare anche sulla sua destinazione una volta ottenuta la laurea in medicina: Lambaréné, una città del Gabon occidentale in quella che era allora una provincia dell’Africa Equatoriale Francese. In una lettera scritta al direttore della Società missionaria di Parigi, Alfred Boegner – di cui l’anno prima aveva letto un articolo sulla drammatica situazione delle popolazioni africane afflitte da lebbra e malattia del sonno, bisognose di un’assistenza medica – Schweitzer spiegò la sua scelta: «Qui molti mi possono sostituire anche meglio, laggiù gli uomini mancano. Non posso più aprire i giornali missionari senza essere preso da rimorsi. Questa sera ho pensato ancora a lungo, mi sono esaminato sino al profondo del cuore e affermo che la mia decisione è irrevocabile» I missionari furono inizialmente scettici sull’interesse dimostrato dal noto organista per l’Africa. La risposta di Schweitzer fu quella di impegnarsi a raccogliere fondi per conto proprio, mobilitando amici e conoscenti e tenendo concerti e conferenze per realizzare il sogno di costruire un ospedale in Africa. Imbarcatosi a Bordeaux sul piroscafo Europa, approda, il 16 aprile 1913, a Port Gentil e, attraversando l’Ogooué, giunge sulla collina di Andende, sede della missione evangelica parigina di Lambaréné, dove accolto dagli indigeni appronta alla meglio il suo ambulatorio ricavato da un vecchio pollaio, con una rudimentale ma efficace camera operatoria, cui venne attribuito il suo stesso nome: Ospedale Schweitzer. Ad accompagnarlo in questa sua avventura è una giovane donna di origine ebrea, Hélène Bresslau, ormai diventata la moglie e la compagna di vita di Schweitzer, che l’aveva conosciuta nel 1901 a una festa di nozze. Albert e Hélène si erano sposati nel 1912, dopo che Hélène aveva ottenuto il diploma di infermiera, conseguito per realizzare il sogno comune con il marito. Cominciano ben presto ad arrivare ogni giorno almeno una quarantina di pazienti. Albert e Helene si trovano di fronte malattie di ogni genere legate alla malnutrizione, così come alla mancanza di cure e medicinali: elefantiasi, malaria, dissenteria, tubercolosi, tumori, malattia del sonno, malattie mentali, lebbra. Per i lebbrosi, molto più tardi, nel 1953, coi proventi del Nobel per la Pace, costruirà il Village Lumière. I primi anni in Africa e la deportazione Quando nel 1913 il medico alsaziano si imbarcò finalmente per Lambaréné con la moglie, accompagnato da numerose critiche da parte dei suoi familiari, insieme con la settantina di casse e attrezzature varie destinate alla costruzione del nuovo ospedale, egli portò con sé un pianoforte speciale, dono della Società bachiana di Parigi, progettato per resistere all’umidità e alle termiti africane. Fu questo il suo compagno di ogni giorno, lo strumento sul quale continuò a studiare, alla luce di una lampada a petrolio, nelle pause del lavoro e nel silenzio delle notti africane, quando non era impegnato a scrivere i suoi testi di filosofia e le lettere agli amici. Le giornate di Schweitzer passavano poi a curare le malattie (lebbra, febbre gialla, ulcera tropicale, vaiolo…) che affliggevano la popolazione di Lambaréné. I suoi inizi nel cuore dell’Africa furono assai difficili: oltre a dover lottare contro la natura che lo circondava, piogge torrenziali, animali feroci o infidi come serpenti e coccodrilli, dovette vincere la diffidenza degli indigeni prima, e poi la loro ignoranza. Non fu facile avvicinare gli ammalati che si fidavano solo dei loro stregoni (con cui in seguito sviluppò un rapporto di amicizia); le cure del medico bianco non erano da principio ben accolte. La prima operazione di Schweitzer, su un trentenne nero, colpito da un’ernia che gli stava andando in peritonite, si svolge infatti in un clima surreale. Una volta che il paziente è stato sedato, Schweitzer, nel silenzio della popolazione nera che seguiva l’operazione, si muove con gesti precisi, conscio che se provocherà la morte di quell’uomo anche la sua sorte sarebbe stata compromessa.[4] L’operazione, la prima di una lunghissima serie, andrà a buon fine. Poi, quando si riversarono a frotte nelle sue baracche per farsi curare, non seguivano le istruzioni del medico bianco, a volte le pomate che dovevano essere usate per la cura della pelle venivano mangiate, altre volte ingoiavano in una volta sola un intero flacone di medicinale. Non era facile trattare con gli indigeni, non era facile farsi capire, ma Schweitzer non si diede mai per vinto; le difficoltà, le avversità, la mancanza di alimenti o di medicinali non erano sufficienti per farlo arretrare. Schweitzer costruì a poco a poco un villaggio indigeno, i malati vi giungevano da ogni parte, spesso con le loro famiglie e tutti venivano ugualmente accolti, le loro usanze rispettate e così le loro credenze. A questo proposito racconta Giorgio Torelli:[4] «Ogni paziente continua ad essere accompagnato dai parenti e dai figli e spesso anche dalle anatre.» (Giorgio Torelli) Piano piano il “”grande medico bianco”” conquista la fiducia della gente di Lambaréné, e non solo. Dal profondo della foresta, da villaggi lontani anche centinaia di chilometri, arrivano malati desiderosi di cure. Schweitzer (e la sua comunità di medici volontari che piano piano cresce intorno a lui) diventa un benefattore, una figura di riferimento, e le notizie di quello che sta facendo nel cuore dell’Africa più nera smuovono l’opinione pubblica mondiale. Nel 1914 Hélène e Albert Schweitzer furono messi agli arresti domiciliari a causa della loro nazionalità tedesca. Il 5 agosto di quell’anno, giorno in cui ebbe inizio la Prima Guerra Mondiale, i coniugi Schweitzer vennero dichiarati prigionieri di guerra dai francesi, come cittadini tedeschi che lavoravano in territorio francese. Avevano il permesso di restare a casa, ma non potevano comunicare con la gente né accogliere i malati. Più tardi i francesi li espulsero dall’Africa spedendoli in un campo di lavoro nel sud della Francia. Secondo quanto racconta Edouard Nies-Berger, in Albert Schweitzer m’a dit, «la coppia Schweitzer fu fermata dalle autorità militari francesi per ragioni di sicurezza. Erano entrambi cittadini tedeschi, e la signora S., molto vicina alla Germania, aveva criticato il governo francese in alcune lettere trovate poi dalla censura. A credere a certe voci, Schweitzer era considerato una spia tedesca, e il Kaiser avrebbe avuto intenzione di nominarlo governatore dell’Africa equatoriale nell’ipotesi di una vittoria tedesca. I servizi segreti avevano trovato nel suo baule un documento che certificava l’offerta, e questa storia lo avrebbe perseguitato per il tutto il resto della sua vita.» In luglio furono rilasciati grazie all’intervento di amici parigini, in particolare di Charles Marie Widor. Durante uno scambio di prigionieri verso la fine della guerra, nel 1918 poterono ritornare in Alsazia. Durante la prigionia avevano contratto entrambi la dissenteria e la tubercolosi e sebbene Albert si sarebbe ripreso grazie alla sua forte fibra non sarebbe stato lo stesso per la moglie, le cui condizioni di salute peggioravano sempre di più. Per questo motivo nel 1923 prese una casa a Königsfeld im Schwarzwald nella quale andò a vivere la moglie trovando lì un clima più adatto al suo stato di salute. L’idea di tornare in Africa per Albert si dissolveva sempre di più, insieme con i sogni avviati a Lambaréné, aggravata dalla guerra. Un nuovo barlume di speranza si accese con la nascita della figlia Rhena, il 14 gennaio 1919, giorno del compleanno del medico. Le sofferenze provate in prima persona lo aiutarono ulteriormente a comprendere meglio gli altri, mentre il recupero del lavoro come assistente medico presso l’ospedale di Strasburgo, la riconquista delle sue funzioni di pastore presso la chiesa di San Nicola, contribuirono molto al recupero delle sue energie psicofisiche. La ripresa dei concerti d’organo inoltre, con una tournée in Spagna, gli dimostrò che era ancora molto apprezzato come musicista. Dal punto di vista scientifico gli venne conferita la laurea honoris causa dall’Università di Zurigo e nel 1920 Albert fu invitato dall’arcivescovo svedese dell’Università di Uppsala per una serie di conferenze che, insieme con i concerti d’organo che seguirono prima in Svezia e poi in Svizzera, gli permisero di raccogliere nuovi fondi da inviare a Lambaréné per le spese di mantenimento dell’ospedale negli anni di guerra. Nel 1921 pubblicò un libro di ricordi africani, All’ombra della foresta vergine, il cui contenuto si può ancora considerare indicativo per le azioni che si intraprendono per i Paesi in via di sviluppo. Il ritorno in Africa Il 14 febbraio 1924 Albert lasciò Strasburgo per raggiungere di nuovo l’agognata missione di Adendè il 19 aprile. Dell’ospedale non era rimasta che una baracca: tutte le altre costruzioni avevano ceduto col passare degli anni o erano completamente crollate. Organizzandosi per fare il medico di mattina e l’architetto nel pomeriggio, Albert dedicò i mesi successivi alla ricostruzione, tanto che nell’autunno del 1925 l’ospedale poté già accogliere 150 malati e i loro accompagnatori. Alla fine dell’anno l’ospedale operava a pieno ritmo, ma un’epidemia di dissenteria obbligò il suo fondatore a trasferirlo in una zona più ampia, tanto da doverlo costruire per la terza volta. Il 21 gennaio del 1927 gli ammalati furono trasferiti nel nuovo complesso. Albert racconterà così la commozione della prima sera nel nuovo ospedale: «Per la prima volta da quando sono in Africa, gli ammalati sono alloggiati come si conviene per degli uomini. È per questo che levo il mio sguardo riconoscente a Dio, che mi ha permesso di provare questa gioia.» Carisma, versatilità e tempra morale Complessivamente Albert fece diciannove viaggi a Lambaréné. Ovunque andasse era oberato di impegni: in Africa oltre che medico, era anche il costruttore e l’amministratore dell’ospedale. In Europa insegnava, sosteneva concerti e conferenze, scriveva libri per raccogliere fondi per la sua opera. Spesso veniva insignito di lauree honoris causa e di molteplici riconoscimenti, tanto che la rivista Time lo considerò «il più grande uomo del mondo». Non era stato né il primo né l’unico medico a inoltrarsi nella foresta vergine, ma il suo pensiero, il suo spirito, la sua personalità erano diventati un riferimento per molti che in tutto il mondo condividevano i suoi ideali, tanto che vari professionisti seguendo il suo esempio si misero a servizio di opere umanitarie o missionarie in Africa. La sua tempra fisica, il suo carattere fermo unito a grande sensibilità e intelligenza, il rispetto per ogni forma di vita, la perseveranza, la fede, la musica d’organo e ogni opera che compiva vivendola appassionatamente, erano i motivi del suo successo. Ciononostante il grande uomo, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, rimaneva notevolmente umile e timido. Confessò a un suo corrispondente svizzero: « […] Soffro di essere famoso e cerco di evitare tutto ciò che attira su di me l’attenzione.» La battaglia contro le armi nucleari I disagi e i pericoli mostrati dalla guerra gli fecero maturare l’obiettivo di richiamare l’attenzione sui rischi costituiti dagli esperimenti atomici e dalle radiazioni nucleari. Legato da profonda amicizia con Albert Einstein, Otto Hahn e con un’élite di ricercatori e grazie a una documentazione costantemente aggiornata, Schweitzer disponeva di un’approfondita conoscenza del fenomeno. Egli denunciò l’incombente minaccia rappresentata dagli esperimenti atomici attraverso «tre richiami» trasmessi da Radio Oslo e ripresi da altre stazioni di tutto il mondo il 28, 29 e 30 aprile del 1958. Il primo richiamo dimostra come l’umanità sia in estremo pericolo, non tanto per un’eventuale guerra atomica, ma già per i semplici esperimenti nucleari che contaminano l’atmosfera. Continuarli equivale a perpetuare un «crimine contro la nostra stessa specie, contro i nostri figli, che a causa della contaminazione da radioattività, rischiano di nascere sempre più tarati nel fisico e nell’intelletto.» Il secondo richiamo si riferisce al rischio di una Terza guerra mondiale, che inevitabilmente sfocerebbe in una guerra atomica. «Si rende conto l’umanità di questo pericolo? Deve prendere coscienza e impedirlo in nome di sé stessa.» Discorso più che mai attuale e profetico, parla di missili, di corsa agli armamenti delle grandi potenze e dei rischi di guerra sfiorati in quegli anni e costantemente in agguato. Schweitzer afferma: «Attualmente siamo costretti a considerare la minaccia di una guerra atomica tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Basterebbe una sola mossa per evitarla: le due potenze dovrebbero rinunciare contemporaneamente alle armi nucleari.» Il terzo richiamo è la conclusione naturale dei primi due, in cui si evidenzia la necessità di sospendere gli esperimenti atomici e rinunciare alle armi atomiche, spontaneamente, in nome dell’umanità. Si tratta di scegliere tra la rinuncia alle armi nucleari, nell’auspicio che le grandi potenze riescano a convivere in pace, o la folle corsa al riarmo, che può condurre alla più raccapricciante delle guerre e alla distruzione dell’umanità. Premio Nobel Nel 1952 fu insignito del Premio Nobel per la Pace con il cui ricavato fece costruire il villaggio dei lebbrosi inaugurato l’anno successivo con il nome di Village de la lumière (villaggio della luce). Nei pochi momenti liberi che aveva, lavorando fino a tarda ora, si dedicava alla lettura e allo scrivere, ma anche questi avevano come scopo finale il mantenimento del suo ospedale a Lambaréné. La morte Schweitzer non volle più ritornare a vivere nella sua terra natale, preferendo morire nella foresta vergine vicino alla gente a cui aveva dedicato tutto se stesso. E il 4 settembre 1965 morì, ormai novantenne, poco dopo sua moglie, nel suo amato villaggio africano di Lambaréné, e lì fu sepolto. Migliaia di canoe attraversarono il fiume per portare l’ultimo saluto al loro benefattore, che sarà seppellito presso l’ansa del fiume. I giornali occidentali ne annunciarono la morte: «Schweitzer, uno dei più grandi figli della Terra, si è spento nella foresta.» Il posto di Schweitzer sarà preso dal successore da lui designato, Walter Munz, un medico svizzero che a soli ventinove anni, nel 1962, aveva abbandonato una vita tranquilla e agiata in Europa per dare una mano a Lambaréné.[4] wikip”,”BIOx-059-FV”
“GOLLWITZER Heinz”,”L’ impérialisme de 1880 a 1918.”,”Imperialismo sociale – Socialimperialismo “”La démocratie exige deux choses, disait Austen Chamberlain: L’ impérialisme et une réforme sociale””.”” (pag 233) “”En Allemagne, les impérialistes démocrates Max Weber et Friedrich Naumann soutenaient l’impérialisme social et le groupe doctrinaire connu sous le nom de “”Kathedersozialisten””, érudits et dirigeants économistes qui comprenaient le Verein für Sozialpolitik.”” (pag 134) “”L’élément social, dans la pensée des socialistes italiens et allemands qui avaient été gagnés à la politique impérialiste, peut être considéré comme réel. Il convient de les ajouter, eux aussi, aux différentes couches qui formaient le courant de l’ impérialisme social. Les socialistes marxistes et, dans sa grande majorité, le mouvement travailliste anglais rejetèrent l’impérialisme social qu’il considéraient comme une duperie; il furent en bien des points le prolongement du radicalisme anglais, tout comme nombre des idées radicales de Hobson sur l’impérialisme réapparurent dans la critique marxiste de l’imperialisme””. (pag 134) Guerra elemento della politica imperialista. “”Mais une chose ne fait aucun doute: la conception impérialiste de la guerre était très différente du “”Weltanschauung”” “”pacifiste-utilitariste”” et plus positive. De nombreux impérialistes voyaient dans la guerre non pas tant une survivance attardée d’une phase barbare de l’ histoier de l’humanité mais plutôt, selon les mots de Moltke, “”un maillon dans les desseins de Dieu””, le puissant moteur de l’histoire qui, tout en étant un mal sous bien des rapports, n’en était pas moins une destinée que l’on devait accepter et à laquelle il fallait se préparer.”” (pag 178)”,”RAIx-224″
“GOLLWITZER Helmut”,”La critica marxista della religione e la fede cristiana.”,”Relazione tenuta da Helmut Gollwitzer, in due sedute, della Commissione sul marxismo del 2-10-1958 e 3-3-1959. L’autore è noto per l’appassionata partecipazione all’attuale discussione sulla funzione della Chiesa per il mondo e per la interpretazione socialmente progressiva del mandato evangelico e insieme si distingue per la fermezza nella difesa dei fondamenti biblici della fede contro procedimenti distruttivi della scuola bultmanniana. Questo aspetto risulta dal famoso dibattito tra Gollwitzer ed Herbert Braun, tenuto a Magonza con il titolo Post Bultmann locutum.”,”RELP-007-FL”
“GOLMAN L. BACH I. KOLPINSKI N. TARTAKOWSKI B. KOUNINA V. GORBOUNOV V. e EREMINA V., saggi di”,”La Commune de Paris et le marxisme. Essais.”,”Saggi di L. GOLMAN I. BACH N. KOLPINSKI B. TARTAKOWSKI V. KOUNINA V. GORBOUNOV e V. EREMINA “”Dans la deuxième esquisse de ‘La Guerre civile en France’ Marx aborda le problème de façon beaucoup plus différenciée. Il écrivait: “”C’est, entre autres choses, une absurdité de dire que les fonctions centrales, non point les fonctions d’autorité sur le peuple, mais celles qui sont nécessitées par les besoins généraux et ordinaires du pays, ne pourraient plus être assurées. Ces fonctions devaient exister, mais les fonctionnaires eux-mêmes ne pouvaient plus, comme dans le vieil appareil gouvernemental, s’élever au-dessus de la société réelle, parce que les fonctions devaient être assumées par des ‘agents communaux’ et soumises, par conséquent, à un contrôle véritable. La fonction publique devait cesser d’être une propriété personnelle, conférée par un gouvernement central à ses instruments””. (pag 143-144) [La Commune de Paris et le marxisme. Essais, 1977]”,”MFRC-136″
“GOLOVINA L.I. YAGLOM I.M.”,”L’induzione in geometria.”,”Il primo degli autori, L. I. Golovina, è docente all’Università di stato di Mosca, e specialista di algebra superiore e geometria; il secondo, I.M. Yaglom, è un eminente pedagogista in campo matematico, autore di numerosi volumi e ricerche specialistiche.”,”SCIx-156-FL”
“GOLTZ Colmar von der”,”La nazione armata.”,”Dal frontespizio: Libro su l’organizzazione degli eserciti e la condotta della guerra dei tempi nostri. Barone Colmar von der GOLTZ Colonnello del Regio esercito prussiano. Quarta edizione riveduta e migliorata (1890). Prima traduzione italiana (1894) fatta con l’autorizzazione dell’Autore dal Capitano di fanteria Pasquale MEOMARTINO). Il titolo originale tedesco dell’Opera era “”Das Volk in Waffen”” (“”Il popolo in armi””) ma, come è scritto sulla Dichiarazione del traduttore, <> GOLTZ, Colmar von der (Bielkenfeld 1843 – Baghdad 1916) Feldmaresciallo, scrittore e teorico militare tedesco. Partecipò alle campagne del 1866 e del 1870/71, e subito dopo fu insegnante all’Accademia militare di Berlino. Dal 1883 al 1895 fu inviato in Turchia, dove riorganizzò l’esercito e grazie a ciò si realizzarono i successi turchi nella guerra del 1897 contro la Grecia. Tornato in Germania altri incarichi e promozioni. Dall’inizio del Primo conflitto mondiale fino al novembre 1914, fu governatore generale del Belgio; quindi fu inviato in Turchia, dove per breve tempo diresse la difesa dei Dardanelli, per assumere presto il comando della 6a armata ottomana in Mesopotamia; qui morì di tifo nel 1916. (cfr Encicl. Treccani). Fu apprezzato scrittore militare, per alcuni, secondo solo a CLAUSEWITZ Carl von. <> (pag 1 dell’Introduzione dell’Autore).”,”QMIx-219-FSL”
“GOLUB P.”,”The Bolsheviks and the Armed Forces in Three Revolutions. Problems and Experience of Military Work.”,”Foreword, Conclusion, note, Translated from the Russian by David SKVIRSKY, Name index,”,”RIRO-093-FL”
“GOMBIN Richard”,”Les origines du gauchisme. Critique de la bureaucratie sovietique. “”Les temps modernes””. Le revisionnisme philosophique Korsch Lukacs “”Arguments””. Critique de la vie quotidienne Henri Lefebvre “”L’ Internationale situationniste””. Le communisme des conseils Pannekoek “”Socialisme ou barbarie””. Gauchisme et contestation.”,”GOMBIN (32 anni) è attaché de recherches al CNRS. Ha già pubblicato ‘Le projet revolutionnaire’ ‘Les socialistes et la guerre’ ed un libro in collaborazione sull’ anarchismo oggi (in inglese).”,”FRAP-041″
“GOMBIN Richard”,”Le projet revolutionnaire. Eléments d’ une sociologie des événements de mai-juin 1968.”,”Dello stesso autore: Les socialistes et la guerre. La SFIO et la politique étrangere francaise entre les deux guerres mondiales. GOMBIN Richard, nato nel 1939, è storico e sociologo del movimento operaio. Il suo libro ‘I socialisti e la guerra, 1919-1939′ sta per essere pubblicato (1969). Ricercatore al CNRS sta preparando uno studio sul sindacalismo in Francia e negli Stati Uniti. “”Dal 1928-1930, Trotsky aveva inaugurato (è vero che poteva invocare l’ esempio delle critiche di Rosa Luxemburg, ma essa le aveva dirette contro il leninismo) una posizione che sarebbe diventata classica anche per coloro che non si consideravano come degli epigoni. La rivoluzione d’ Ottobre, scriveva in sintesi, fu una vera rivoluzione proletaria, conforme allo schema marxista-leninista. Il regime che ne uscì venne falsato dall’ emergere del fenomeno staliniano e dalla dittatura burocratica che gli era inerente. Tuttavia, lo Stato sovietico rimaneva uno Stato operaio che ogni rivoluzionario doveva difendere contro gli attacchi del mondo capitalistico. In questa concezione, la “”rivoluzione tradita”” rimaneva comunque una rivoluzione e un modello per i rivoluzionari del mondo intero. Solo la sovrastruttura, la burocrazia doveva essere stigmatizzata. Molto presto, molti rivoluzionari si posero la questione di sapere come una dittatura poliziesca avesse potuto emergere da una società senza classi e senza proprietà privata dei mezzi di produzione””. (pag 31)”,”TROS-158″
“GOMBIN Richard”,”Le origini del gauchisme.”,”GOMBIN (32 anni) è attaché de recherches al CNRS. Ha già pubblicato ‘Le projet revolutionnaire’ ‘Les socialistes et la guerre’ ed un libro in collaborazione sull’ anarchismo oggi (in inglese). “”Pannekoek è persuaso che diventando il capitalismo sempre più brutale, il proletariato sempre più maturo, lo sciopero selvaggio e l’occupazione delle fabbriche costituiranno ormai le sue armi essenziali: “”Essi (gli scioperi selvaggi) sono i precursori delle grandi lotte del futuro, di quelle che avverranno quando grandi crisi sociali accompagnate da una pressione sociale e da profondi disordini, getterranno le masse in un’azione più energica””. Il problema che Pannekoek si era posto e che la maggior parte dei partigiani del comunismo dei consigli continuano a discutere, è l’esistenza, il ruolo e la necessità stessa di un’organizzazione rivoluzionaria. Detto altrimenti, con altra denominazione, si ripropone tutta la questione del partito. L’autore di ‘Worker’s Councils’ è ben lontano da essere chiaro e categorico su questo punto. Lui stesso oscilla tra una concezione organizzativa imperativa e uno spontaneismo che la contraddice””. (pag 126-127)”,”TEOC-589″
“GOMBIN Richard”,”Les socialistes et la guerre. La SFIO et la politique étrangère française entre les deux guerres mondiales.”,”Richard Gombin, Docteur en science politique. Attaché de recherche au CNRS. C.A. Colliard, Professeur à la Faculté de Droit et des Sciences Economiques de Paris. Altra opera dell’autore: ‘Le Projet révolutionnaire. Eléments d’une sociologie des événements de mai-juin 1968’ Due correnti nella SFIO durante il Front populaire, negli anni 1936 1938, da una parte i bellicisti che richiamano una politica di fermezza di fronte alla politica di Hitler e dall’altra i pacifisti che vogliono evitare la guerra a qualunque costo e propongono l’accordo con le dittature fasciste frenando la loro aggressività concedendo la revisione del Trattato di Versailles. (pag 230)”,”FRAV-165″
“GOMBROWICZ Witold”,”Su Dante.”,”Critica ‘letteraria’ e revisione ‘gombrowicziana’ dei passi del Canto Terzo dell’Inferno di Dante coll’intento di dargli più profondità. ‘Per me si va nella città dolente, per me si va nell’eterno dolore, per me si va tra la perduta gente… Biografia autore. (Wikip) « Sono nemico del comunismo solo perché sto dalla parte del proletariato » Gombrowicz Witold Marian Gombrowicz (Maloszyce, 4 agosto 1904 – Vence, 24 luglio 1969) è stato uno scrittore polacco, appartenente alla piccola aristocrazia rurale di lontana origine lituana. È considerato uno dei maggiori scrittori polacchi del XX secolo, attivo dal 1930 fino alla sua morte. Dopo l’infanzia presso la proprietà terriera della famiglia a Maloszyce, nel 1916 i Gombrowicz si trasferiscono a Varsavia, dove Witold compie gli studi laureandosi in legge nel 1926. Dopo qualche anno di praticantato come avvocato, nel 1930 decide di abbandonare la carriera legale e si mette a frequentare i caffè letterari della città. Nel 1933 pubblica un primo volume di racconti, e si mette a scrivere anche per il teatro. Nel 1937 esce il suo romanzo Ferdydurke, non ritenuto subito il capolavoro che verrà considerato diversi anni più tardi. Anche il secondo romanzo, dapprima tradotto come Schiavi delle tenebre e poi come Gli indemoniati, quando una nuova edizione ha dovuto tener conto dei capitoli ritrovati, esce a puntate, e con tagli, su diversi giornali. Negli anni trenta, inoltre, fa qualche viaggio in particolare in Francia, Italia e Austria. Partito per un viaggio come giornalista, in crociera gratuita (sponsorizzata da un armatore polacco per fare promozione alla sua ultima novità navale), verso l’Argentina nel 1939, giunge a Buenos Aires a pochi giorni dall’invasione nazista che darà avvio alla seconda guerra mondiale. Decide di non tornare e resta in America Latina per ventiquattro anni (per lo più a Tandil), vivendo in povertà e inventandosi, per sopravvivere, un’arte dell’arrangiarsi che comprendeva i mestieri più assurdi come l’invitato ai matrimoni e ai funerali – quest’ultima una versione al maschile delle prefiche greche, vecchiette pagate per piangere ai funerali – sino a divenire poi professore all’università di San Miguel de Tucumán. Nel 1947 trova un posto in banca al “”Banco Polaco”” di Buenos Aires, dove lavora per otto anni collaborando nel frattempo alla traduzione spagnola delle sue opere, inclusa Il matrimonio (1953). Dopo il licenziamento collabora a “”Radio Free Europe”” di Monaco per la quale scrive dal 1959 al 1961 (testi in parte raccolti in “”Una giovinezza in Polonia). Mentre qualche suo lavoro viene tradotto in francese, dopo l’uscita quasi clandestina di Ferdydurke, in Polonia viene proibita la stampa delle sue opere (una condizione che si perpetua fino al 1986). Nonostante questo, grazie alla rivista Kultura (fondata nel 1947 dall’esule polacco Jerzy Giedroyc) e alla sua casa editrice, l’Instytut Literacki (con sede a Maisons-Laffitte) riesce a pubblicare in polacco opere e diari. Nel 1963, intanto, fa ritorno in Europa, invitato a Berlino dalla Fondazione Ford. L’anno successivo si trasferisce vicino a Parigi dove conosce Rita Labrosse (canadese di Montréal che sposerà nel 1968) nel sud della Francia. La coppia si stabilirà a Vence, dove più volte lo scrittore sarà visitato da ‘Piero Sanavio” che girerà su di lui più di un’intervista per la Tv svizzera di lingua italiana e, per la RAI (1969), un documentario. Muore nel 1969, due giorni dopo la discesa dell’uomo sulla luna che ha seguito con entusiasmo in televisione. Opera[modifica | modifica sorgente] Influenzata da quella del suo conterraneo e amico Witkiewicz, l’opera di Gombrowicz è caratterizzata da satira continua nei confronti della società che dà luogo a una visione grottesca della realtà. Uno dei suoi temi ricorrenti è la questione della “”forma””.[1] All’inizio degli anni sessanta inizia ad avere successo in Europa in concomitanza con la rivalutazione che all’epoca interesserà altri grandi scrittori est-europei, con Witkiewicz, ma anche Bruno Schulz e, più tardi, Milan Kundera. I suoi temi sono legati alla tradizione comica di Rabelais, Cervantes o Fielding e trattano di problemi esistenziali con leggerezza e provocazione, dando luogo a equivoci voluti e divertenti e a fraintendimenti (come per esempio anche quello di Ungaretti che si arrabbiò molto leggendo Contro i poeti[2]), secondo un flusso narrativo che si scioglie attorno a un “”ghigno dell’immaturità”” (espressione di Francesco Matteo Cataluccio) e alla satira, per tutto lo spettro da bonaria a crudele, che si scatena nei rapporti interpersonali tra gli esseri umani, spesso presi da problemi esistenziali e filosofici di difficile soluzione. Bibliografia[modifica | modifica sorgente] Memorie del periodo dell’immaturità (Pamietnik z okresu dojrzewania, 1933), poi riscritto e completato come Bakakaj (1957), collezione di racconti Ivona principessa di Borgogna, (Iwona, ksiezniczka Burgunda, 1938), teatro trad. Vera Petrelli Verdiani, Lerici, Milano 1963 Ferdydurke. Viaggio in Italia (Ferdydurke, 1938), romanzo trad. Sergio Miniussi, prefazione di Angelo Maria Ripellino, Einaudi, Torino 1961 trad. Vera Verdiani, Feltrinelli, Milano 1991 Gli indemoniati [ed. integrale] o Schiavi delle tenebre [ed. censurata] (Opetani, 1939) trad. Pietro Marchesani, Bompiani, Milano 1983, 19912 Transatlantico (Trans-Atlantyk, 1953), romanzo trad. Vera Verdiani, Feltrinelli, Milano 1971 trad. Riccardo Landau, Bompiani, Milano 1982 Il matrimonio (Slub, 1953), teatro trad. Remo Guidieri, Einaudi, Torino, 1967 Diario (1953-1956) (Dziennik 1953-1956, 1957) trad. Riccardo Landau, Feltrinelli, Milano 1970 Bacacay (Bakakaj, 1957), racconti trad. Riccardo Landau, Feltrinelli, Milano 1968 Pornografia [ed. integrale] o La seduzione [ed. censurata] (Pornografia, 1960), romanzo trad. Riccardo Landau, Bompiani, Milano 1962; «Oscar» Mondadori, Milano 1975 trad. Vera Verdiani, Feltrinelli, 1994 Historia (1962), teatro trad. Francesco M. Cataluccio, su «MicroMega», n. 4/93, Ed. Periodici Culturali, Roma 1993, pp. 173–209 Testamento. Conversazione con Dominique de Roux (Testament: rozmowy z Dominique de Roux), intervista trad. Vera Verdiani, prefazione di Francesco M. Cataluccio, Feltrinelli, Milano 2004 (FR) Entretiens avec Gombrowicz, a cura di Dominique de Roux, Pierre Belfond, Paris 1968 Diario (1957-1961) (Dziennik 1957-1961, 1962) trad. Riccardo Landau, Feltrinelli, Milano 1972 Cosmo (Kosmos, 1965), romanzo trad. Riccardo Landau, Feltrinelli, Milano 1967 trad. Francesco M. Cataluccio e Donatella Tozzetti, Feltrinelli, Milano 1990 Diario (1961-1966) (Dziennik 1961-1966, 1967) trad. parziale Francesco M. Cataluccio, Parigi Berlino: diario 1963-1965, a cura di Ludmila Ryba, E/O, Roma 1985 estratto da, Su Dante (Sur Dante, 1968) trad. Riccardo Landau, Sugar, Milano 1969 estratto da, Contro i poeti (1968) trad. Riccardo Lanadu e Silvia Meucci, con uno scritto di Edoardo Sanguineti, Theoria, Roma 1995 Operetta (Operetka, 1967), teatro trad. Jole e Gian Renzo Morteo, Einaudi, Torino 1968 (FR) Cahier Gombrowicz, Éditions de L’Herne, Paris 1970 Corso di filosofia in sei ore e un quarto, (1971), Edizioni Theoria, Roma – Napoli 1994, 1996 ISBN 88-241-0452-5 trad. Liliana Piersanti, con uno scritto di Francesco M. Cataluccio, Theoria, Roma 1994; SE, Milano, 2001 Una giovinezza in Polonia (Wspomnienia polskie, 1977) trad. Vera Verdiani, introduzione di Francesco M. Cataluccio, Feltrinelli, Milano 1998 Diario (1961-1969) (Dziennik 1961-1969, 1997) complessivamente il diario è poi uscito in italiano, a cura di Francesco M. Cataluccio, in 2 voll. Diario 1953-1958, Feltrinelli, Milano 2004 Diario 1959-1969, Feltrinelli, Milano 2008 Note[modifica | modifica sorgente] ^ 1. Piero Sanavio, W. Gombrowicz, La forma e il rito, 1974 ^ Lo ricorda Sanguineti nell’introduzione all’ed. italiana del pamphlet. Bibliografia critica[modifica | modifica sorgente] Piero Sanavio, Witold Gombrowicz, Contro l’Impegno, documentario RAI (“”l’Approdo””), 1969. Piero Sanavio, Witold Gombrowicz, La Forma e il Rito, Marsilio, Venezia 1974. Numero monografico di «Riga», a cura di Francesco M. Cataluccio, con un’intervista di Piero Sanavio, Marcos y Marcos, Milano 1994 R. Capacciola, Diario. Volume I (1953-1958) (Milano, 2004), in ‹‹eSamizdat››, IV, 2006, pp. 4″,”VARx-490″
“GOMEZ CASAS Juan”,”Los anarquistas en el gobierno 1936-1939.”,”Dal 1936 al 1939 il movimento libertario fu protagonista attraverso CNT, FAI e JL (Juventudes Libertarias) di una radicale rivoluzione sociale nella Spagna repubblicana. Juan GOMEZ CASAS, militante anarcosindacalista e autore di studi chiarificatori come ‘Historia del anarcosindacalismo español’ e ‘Historia de la FAI’ ricostruisce in queste pagine la traiettoria rivoluzionaria di quegli anni, la risposta sociale alla sollevazione militare, le collettivizzazioni, la polemica partecipazione anarchica nel governo repubblicano ecc.), in sostanza la dinamica del movimento libertario.”,”MSPG-076″
“GOMEZ CASAS Juan”,”Historia de la FAI.”,”In occasione della Conferenza di Valencia, in piena dittatuda di PRIMO DE RIVERA, nell’ anno 1927, alcuni militanti della CNT, prima della disintegrazione di questa centrale sindacale, crearono la Federacion Anarquista Iberica (FAI) come organo specifico di diffusione e di difesa delle idee anarchiche in seno alla CNT e nel movimento operaio della penisola. Juan GOMEZ CASAS, anarcosindacalista, autore di numerosi libri scrive la storia della FAI dalla sua fondazione fine al termine della guerra civile.”,”MSPG-080″
“GOMEZ CASAS Juan”,”La primera internacional en España. Estudio y documentos.”,”GOMEZ CASAS è uno specialista di storia del movimento operaio e ha pubbicato con la stessa casa editrice ‘Historia del anarcosindacalismo español. Attività di Lafargue in Spagna. “”L’ atteggiamento indipendente di A. Lorenzo gli causò non pochi problemi durante i due mesi in cui visse a Valencia assieme ai suoi compagni del Consiglio Federale. Egli dice che lo guardavano con sospetto, che arrivarono ad aprire le sue lettere poi giustificandosi col fatto che si era sbagliato e, perfino che credevano che fosse una spia di Lafargue nel Consiglio Federale, sollevandogli questioni capziose per vedere se egli si smascherava da solo””. (pag 39) Marxismo e anarchismo. “”Fu Lafargue che informò Engels dell’ esistenza dell’ Alleanza della Democrazia Socialista in Spagna””. (pag 42) “”Nello stesso tempo, su suggerimento di Lafargue e Mesa, Engels chiese il 24 giugno al Consiglio Federale della F.R.E. una lista di tutti i membri dell’ Alleanza della Democrazia Socialista in Spagna, con la menzione delle funzioni che svolgevano nell’ Internazionale, così come informazioni relative al carattere e all’ azione di tale Alleanza e sulle sue ramificazioni nel paese””. (pag 45)”,”INTP-027″
“GOMEZ CASAS Juan”,”Historia del anarcosindacalismo en España.”,”L’ascesa del movimento degli scioperi, la Terza Internazionale e i sindacati spagnoli. 1920. “”El 23 de junío, el congreso de la U.G.T., celebrado en Madrid, rechazó la adhesión a la Tercera Internacional, adscribiéndose a la Internacional Sindical de Amsterdam. El 26 de junio estalló la grave heulga de los mineros de Ríotinto, que se hizo general el 31 de julio. La incertidumbre en cuanto al porvenir immediato influyó sin duda, para que el Comité nacional de la C.N.T. gestionase en septiembre en la capital un pacto de ayuda mutua y alienza con la U.G.T.. Salvador Seguí, Evelio Boal y Salvador Quemades, concertaron un principio de acuerdo, en la Casa del Pueblo, de Madrid, y acordaron un manifiesto y un pacto de alianza que firmaron Largo Caballero, Manuel Cordero, Luis Fernández y otros por la U.G.T.”” (pag 132)”,”MSPx-075″
“GOMEZ CASAS Juan”,”Storia dell’anarco-sindacalismo spagnolo.”,”Il lavoro di Juan Gomez Casas è il primo, con la Historia del movimento obrero di Abad de Santillán, ancora incompleta, che svolga la storia del movimento operaio spagnolo e sia stato pubblicato in Spagna, dopo che il fascismo ha tentato di distruggere il movimento stesso fino alle sue radici. L’entusiasmo con cui ogni parte del movimento operaio ha accolto in Spagna il libro di Casas è stato grande, anche se la presente storia concerne anzitutto la parte anarchica. L’opera parte dal 1836 per arrivare alla guerra spagnola del 1936/39. L’autore, imbianchino e militante libertario da molti anni, ha dovuto pagare quindici anni nelle prigioni del regime.”,”MSPx-004-FL”
“GOMEZ Peter TRAVAGLIO Marco”,”Lo chiamavano impunità. La vera storia del caso Sme e tutto quello che Berlusconi nasconde all’Italia e all’Europa.”,”””In attesa di far digerire anche il ritorno dell’immunità agli elettori del centrodestra (soprattutto di An e della Lega Nord, cioè dei due partiti che più si batterono nel ’92-93 per cancellarla), il Cavaliere fa il gioco della seppia e secerne tonnellate di liquido nero intorno al caso Sme, per confonderne i contorni e i ruoli. Trasformando addirittura i pm, i giudici, la parte lesa (Carlo De Benedetti) e due testimoni (Romano Prodi e Stefania Ariosto) in imputati virtuali, mentre gli imputati veri diventano vittime e testimoni”” (pag 9) (introduzione)”,”ITAP-244″
“GOMPERS Samuel”,”70 años de vida y trabajo. Una autobiografia revisada por Philip Taft y John A. Sessions.”,”A pagina 320 l’A parla dei suoi rapporti con F.A. Sorge ed altri esponenti del socialismo americano.”,”MUSx-145″
“GOMPERS Samuel, compilazione e cura di Hayes ROBBINS”,”Labor and the Common Welfare.”,”GOMPERS Samuel era il Presidente dell’ American Federation of Labor (AFL), vice presidente della National Civic Federation (NCF). “”The trade unions of America reached their highest development during the year 1913. They made themselves felt in city coucils, county court-houses, state legislatures, state courts, the national Congress, the federal courts, and in every sphere where human activity and human betterment can be obtained for the workers through legislative or judicial means, but they used those great agencies as supplemental agencies in the wonderful work they have accomplished themselves through their economic organization – the trade unions.”” (pag 166) “”Ogni reale progresso nella libertà umana è un evento immenso nella storia. Per questa ragione, proclamiamo come una delle grandi dichiarazioni legislative di tutti i tempi questa sentenza nel Clayton Anti-trust Act: Il lavoro di un essere umano non è una merce o un articolo di commercio.”” (pag 169)”,”MUSx-197″
“GOMPERS Samuel”,”Seventy Years of Life and Labor. An Autobiography.”,”GOMPERS Samuel I ricordi personali di Gompers su F.A. Sorge e i primi socialisti americani “”My personal knowledge of Socialists extends over a period of six decades. My judgments have not been based upon second-hand information. As I have stated in earlier chapters, I early became acquainted with two opposing factions of Socialism in the old International Workingmen’s Association, the Marxian Socialists who understood that labor activity must rest upon the trade union as its foundation, and the Lassallean group which placed the emphasis on political activity. I have known Socialists who were personal students under Karl Marx – those who knew the movement from its source. Among there were F.A. Sorge, J.P. McDonnell, Conrad Karl, and Ferdinand Laurrell. Those who helped to lay the foundation for the American trade union movement came from both schools of thought and modified their philosophy and their practices in the work of developing the American trade union. I knew many of the men who served as the connecting links between the labor movement of Europe and the United States. Their education included Socialism. Among them were the following: Fred Bolte, George Steibeling, Henry Emrich, Alexander Jonas, Hugo Vogt, E. Grosse, Victor Drury, Hugo Miller, Carl Speyer, and Dr. Douai. I learned to appreciate these men as friends and to value their counsel. F.A. Sorge, perhaps more than any other one person, typified the movement to merge the European labor movement with that of the United States. After Sorge served as administrator for old International, he lived for many years in West Hoboken, a near neighbour to Carl Speyer who had also been active member in the International and had been active in pioneer work in the furniture makers’ organization. Sorge supported himself by teaching music and writing articles for German publications. He frequently applied to the Federation office for publications and materials for his articles on labor for European journals. A few times I visited him at his home.”” [Samuel Gompers, Seventy Years of Life and Labor. An Autobiography, 1925] (pag 381-382)”,”MUSx-290″
“GOMPERS Samuel, a cura di Piero BAIRATI”,”Settant’anni della mia vita.”,”Samuel Gompers nacque a Londra nel 1850 e morì a S.Antonio (Texas) nel 1924. Nel 1881 fondò la Federation of Trades and Labor, trasformatasi nel 1886 nell’American Federation of Labor, che esercitò una forte influenza sulla vita politica americana. Fece votare la legge delle otto ore. Nel 1919 divenne presidente della Commissione internazionale del Lavoro a Parigi. Presiedette l’Internazionale sindacalista a Amsterdam.”,”MUSx-049-FL”
“GOMPERZ Theodor”,”Pensatori greci. Storia della filosofia antica. Volume I. Dalle origini agli storici.”,”Empedocle precursore di Darwin e di Goethe (pag 369-370) Empedocle: “”Il centro di gravità di tutta la sua opera è rappresentato dalla dottrina della materia”” (pag 348) Empedocle. Abbandona la dottrina dell’elemento unico ma non la dottrina degli elementi in generale Per ottenere una pluralità di materie fondamentali bastava unire insieme le dottrine di Talete, di Anassimene e di Eraclito (pag 349)”,”FILx-528″
“GONCIAROV Ivan”,”Oblòmov.”,”GONCIAROV Ivan A. nacque a Simbirsk il 6 giugno 1812 e morì a Mosca il 15 settembre 1891. Fu per quasi tutta la sua vita un impiegato governativo, per molti anni all’ ufficio della censura. Negli anni 1852-54 fece un viaggio intorno al mondo sulla fregata Pallada. Ha scritto tre romanzi. “”Stolz era coetaneo di Oblomov: aveva anch’egli passato i trent’anni. (…) Era in continuo movimento: se la compagnia aveva bisogno di mandare un agente nel Belgio, in Inghilterra, mandava lui; se bisognava scrivere un progetto o realizzare una nuova idea, sceglievano lui. Nello stesso tempo egli frequentava la società e leggeva: quando trovasse il tempo, Iddio lo sa! (…) Non faceva mai un movimento superfluo. Se stava seduto, sedeva tranquillo; se agiva, non impiegava che la mimica necessaria. Come nell’ organismo non aveva nulla di superfluo, così pure nella condotta morale della propria vita cercava l’ equilibrio tra i lati pratici e le sottili necessità dello spirito. Le due tendenze andavano un po’ parallele, un po’ si incrociavano e intrecciavano per via, ma mai si confondevano indissolubilmente fra loro. Egli andava avanti a passo fermo ed ardito; viveva secondo la propria borsa, cercando di spendere ogni giornata, come ogni rublo, con un controllo continuo e vigile del tempo, del lavoro, delle forze dell’ anima e del cuore impiegate. Pareva che regolasse le gioie e le tristezze allo stesso modo dei movimenti delle braccia, o dei passi delle gambe, o come si regolava secondo il buono o cattivo tempo. Teneva aperto l’ ombrello finché pioveva, cioè soffriva finché durava il dolore e soffriva senza timida rassegnazione, ma con dispetto, con orgoglio, e sopportava pazientemente solo perché attribuiva la causa di ogni sofferenza a se stesso e non l’ attaccava, come un pastrano, a un chiodo altrui. E anche della gioia godeva come di un fiore colto per strada, fino a che non gli appassiva fra le mani, senza vuotar mai la tazza sino a quella goccia d’ amarezza, che è in fondo ad ogni godimento””. (pag 157-158)”,”RUSx-115″
“GONCOURT Edmond e Jules de”,”L’ assedio di Parigi. Goncourt – “”Journal”” 1870-1871.”,”””Domenica 16 ottobre. Sono pieno di disprezzo e di collera per l’ invenzione della ‘notizia a sensazione’, questa menzogna o questa montatura menzognera del vero, per amore di qualche soldone. I giornalisti del momento defraudano il pubblico, né più né meno dei negozianti che sottobanco vendono articoli più scadenti al prezzo di quelli affissi alla porta.”” (pag 79) “”Rileggendo La Confession d’un Enfant du Siècle, mi vien fatto di notare come certi libri esercitino una singolare influenza su certi uomini, che sembrano uscire tutti interi dal corpo di un libro, senza che i loro padri abbiano lasciato la minima impronta sul loro carattere””. (pag 246)”,”MFRC-107″
“GONELLA Walter”,”«…qui era la fabbrica più bella che c’era…». La Way Assauto tra storia e memoria.”,” Calo del Pci e mutamento della classe operaia “”E’ sufficiente osservare, anche solo rapidamente, dati e documenti conservati presso gli archivi del Pci e della Cgil astigiani per capire l’importanza del legame con la Way Assauto. Tra il 1945 e il 1946 il Pci astigiano contava alla Way Assauto circa 700 iscritti. Nel 1956 alla Waya era concentrato il 28.8% degli iscritti al Pci del capoluogo. Sempre nello stesso anno gli iscritti alla sezione Dimitrov del Pci astigiano – la sezione della Way Assauto – erano 554 – 433 uomini e 121 donne – su un totale di 2.029 dipendenti della fabbrica, cioè il 27,3% del totale. E per quanto questo dato subisse negli anni una forte riduzione, ancora negli anni Sessanta, il Pci aveva nella sezione Dimitrov il più alto numero di iscritit. E lo stesso calo degli iscritti che il Pci e la Cgil conobbero nel corso degli anni Cinquanta ha, almento in parte, una spiegazione che trae origine dalle profonde trasformazioni nella composizione della classe operaia della Way Assauto”” (pag 79) Walter Gonella laureato in Lettere moderne all’Università di Torino, bibliotecario, ricercatore dell’Israt, ha pubblicato saggi sulla storia del movimento operaio e sindacale astigiano, fra cui ‘Le culture del movimento operaio’ in ‘Tra sviluppo e marginalità’ (Israt, 2006), ‘Un sindacato, una città’ (Israt, 2006). Foto panoramica maestranze durante la Prima guerra mondiale (pag 264-265) Fallimento fabbrica. La Way Assauto fu rilevata nel 2006 da Astigiana ammortizzatori STAMPA 21/01/2014 MA.C. ASTI Ancora una «fumata nera» al processo per bancarotta a carico dei presunti responsabili del crack della Way Assauto, la storica fabbrica metalmeccanica di via Antica Cittadella che era stata dichiarata fallita dal tribunale quattro anni fa dopo un periodo di amministrazione controllata. Il pm Luciano Tarditi contesta le accuse all’ultimo proprietario della Waya, l’imprenditore di Scurzolengo Diego Robella, e al socio di minoranza Ezio Trinchero. Coinvolto con un’imputazione minore anche Fabio Trinchero, figlio di Ezio. Ieri la procura e le difese dovevano riferire al presidente della corte, Francesca Di Naro, su eventuali patteggiamenti. Nei tre mesi intercorsi tra la precedente udienza e quella di ieri, pm e imputati non sono riusciti a trovare un accordo. La procura e le parti civili (ex lavoratori e altri creditori dell’azienda) avevano posto come condizione il risarcimento dei danni, soluzione non accettata da Robella e Trinchero. Si andrà quindi avanti con il processo. La presidente Di Naro ha ammesso circa 40 testimoni di accusa e difese. Il dibattimento è stato poi rinviato al 3 marzo, quando il pm Tarditi sentirà gli investigatori della Guardia di finanza che condussero le indagini. Il legale di Robella, l’avvocato Roberto Caranzano, citerà come testi «a discarico» il governatore Cota, gli ex presidenti della Provincia Marmo e Armosino, l’ex sindaco Voglino e altri politici e sindacalisti per chiarire la situazione complessiva del periodo pre-fallimentare e cercare di dimostrare che il suo cliente è stato lasciato solo dalle istituzioni nel gestire la fabbrica.”,”MITT-378″
“GONELLA Walter”,”Un sindacato, una città. La Camera del Lavoro di Asti dalla Liberazione all’autunno caldo.”,”Luigi Ganapini, Università di Bologna, Fondazione ISEC Walter Gonella, laureato in Lettere all’Università di Torino con Aldo Agosti, bibliotecario, ricercatore dell’ISRAT. Ha pubblicato sagig sulla storia del movimento operaio e sindacale astigiano.”,”MITT-387″
“GONIN Grègoire”,”””Le mouvement ouvrier suisse avant la Première guerre mondiale””. Histoire suisse contemporaine. Seminaire 2e partie 2000-2001.”,”Molto citato nelle note il volume di Philippe Garbani e Jean Schmid ‘Le syndicalisme suisse. Histoire politique de l’Union syndicale, 1880-1980’, Lausanne, En Bas, 1980 (Uss)”,”MEOx-139″
“GONNELLI Filippo”,”La filosofia politica di Kant.”,”Filippo Gonnelli (Roma, 1960), è dottore di ricerca in Storia del pensiero politico. Per i nostri tipi ha curato gli Scritti di storia, politica e diritto di I. Kant. Attualmente svolge attività di ricerca presso l’Università di Torino.”,”FILx-099-FL”
“GONZALES Ildefonso”,”Il movimento libertario spagnuolo.”,”I. Gonzales, nato a Palencia, Spagna nel 1909, emigrò con i suoi genitori nell’Argentina quando era ancora bambino. Incominciò presto a lavorare per guadagnarsi il pane, così fin dalla giovane età si trovò a contatto, per le necessità di lavoro e per la partecipazione del padre ai Sindacati della ‘Federazione Operaia Regionalistica Argentina’ (FORA), con quel mondo operaio sudamericano che iniziava allora le sue battaglie. Inizia a partecipare alle lotte a 15 anni e farà la conoscenza di varie carceri. Dall’Argentina verrà deportato in Uruguay e da qui arrivò in Spagna. Qui diresse il periodo clandestino ‘FAI’. Dopo la guerra civile, in Francia fondò la casa editrice “”Tierra y Libertad”” (pag V-VI) La CNT si distingue anche dalla FORA – più specificamente anarchica della CNT – per una maggiore elasticità di metodi e perché si dedica più permanentemente ai problemi di classe. Soprattutto per il suo spirito «ingenito verso il proselitismo e verso l’azione collettiva». La FORA può affermare che ogni suo militante è un anarchico in atto o in potenze. Essa non aspira al numero. Preferisce restare «piccola», cioè ridotta in quantità di aderenti, pur di non ceder terreno nel suo profondo, nel suo «purismo», nella sua intera finalità. La CNT si sforza di penetrare capillarmente nel popolo per farlo suo: ed anche quando i suoi sindacati formicolavano di affiliati, cercava di attrarne sempre di più. Da ciò provengono gli scuotimenti interni della CNT. Nessuna meraviglia che la «massa militante», in enorme maggioranza rispetto agli anarchici veri e propri, sia stata, varie volte, materiale di base per manovre deviazioniste come quella del «trentismo», o quella più recente riaffermata nella persistenza della «collaborazione governativa»”” (pag 6-7) (L’appellativo di “”trentismo”” è dovuto al fatto che i rappresentanti della frazione sindacale a tendenza politica, lanciarono un manifesto che fu firmato da 30 persone (nota 9, pag 13))”,”ANAx-422″
“GONZALEZ Ernesto a cura, scritti di Marcos BRITOS Hernan CAMARERO German GOMEZ Diego GUIDI”,”El trotskismo obrero e internacionalista en la Argentina. Tomo 3. Palabra Obrera, el PRT y la Revolucion Cubana. Volumen 2 (1963-1969).”,”””In quanto ai risultati della prima Tricontinentale, il Segretario Unificato tracciò una prima analisi, in un articolo firmato da Livio Maitan: (…). In questo senso, Maitan rilevava la composizione eterogenea della conferenza. Assieme a movimenti rivoluzionari che lottavano con le armi in mano contro gli imperialisti e le forze conservative native, le più numerose erano le delegazioni che in realtà erano governative, come la Cambogia, il Pakistan o il Kenya, quest’ ultima dominata da tendenze conservatrici neocolonialiste. Per quanto concerne agli osservatori e invitati, l’ elezione è stata abbastanza infelice, con personaggi come lo scrittore italiano Alberto Moravia che, al suo ritorno, scrisse articoli reazionari su giornali conservatori europei””. (pag 176)”,”TROS-163″
“GONZALEZ Ernesto coordinamento, scritti di Marcos BRITOS Hernan CAMARERO German GOMEZ Diego GUIDI”,”El trotskismo obrero e internacionalista en la Argentina. Tomo 1. Del GOM a la Federación Bonaerense del PSRN (1943-1955).”,”Libro dedicato a Nahuel MORENO Due tappe significative: Nascita GOR (GRUPO OBRERO REVOLUCIONARIO) e nascita LOS (LIGA OBRERA SOCIALISTA). “”Tra il 1929 e il 1943 si sviluppa quella che potremo chiamare la “”preistoria “” del trotskismo in Argentina, durante la quale, lottando contro la corrente, vari intellettuali e qualche quadro del movimento operaio vollero conoscere le posizioni dell’ Opposizione di Sinistra e della Quarta Internazionale, e fecero i primi passi intesi ad organizzare un movimento quartointernazionalista. (…) In generale si tende a considerare i Guinney, padre e figlio, e Camilo Lopez come i primi compagni che si dichiararono seguaci di Trotsky.”” (pag 57-58)”,”TROS-172″
“GONZALEZ Ernesto coordinamento, scritti di Marcos BRITOS Hernan CAMARERO German GOMEZ Diego GUIDI”,”El trotskismo obrero e internacionalista en la Argentina. Tomo 2. Palabra Obrera y la Resistencia (1955-1959).”,”””Nel marzo del 1958 la direzione di Palabra Obrera elaborò un documento in cui si segnalavano le principali caratteristiche del trionfo di Frondizi, così come le varianti che potevano aversi durante il suo governo, soprattutto in relazione al movimento operaio. (…) 2. In questo momento si hanno differenze tra il frondizismo e il peronismo. Mentre il peronismo rifletteva in generale gli interessi del paese, opponendosi con i suoi metodi borghesi all’ imperialismo yankee, appoggiandosi ai lavoratori, il frondizismo faceva riferimento direttamente a settori industriali e a importanti settori della classe media””. (pag 229)”,”TROS-173″
“GONZALEZ Ernesto (coordinatore), Saggi di Marcos BRITOS Hernán CAMARERO Germán GOMEZ Diego GUIDI”,”El trotskismo obrero e internacionaliste en la Argentina. Tomo 3. Palabra Obrera, el PRT y la Revolución Cubana. Volumen 1 (1959-1963).”,”””Poco dopo il Congresso, all’inizio di settembre 1959, la frazione di Rodin ruppe con ‘Palabra Obrera’, rifiutandosi di partecipare ad una riunione plenaria dei militanti per discutere le differenze. (…) L’ assemblea discusse anche le sanzioni verso i militanti che erano usciti, per essersi rifiutati di discutere e per non aver accettato la disciplina dell’ organismo. Moreno, Jaime Perelstein e Raul Moiraghi proposero che i membri della direzione fossero sospesi per un anno, dandogli due mesi per ritornare sulle loro decisioni. Ma l’assemblea plenaria, in maggioranza, approvò la mozione di Vasco Bengochea, sulla “”separazione immediata”” dell’ organizzazione. Gli ultimi militanti della frazione “”Rodin”” si ritirarono alla metà di ottobre 1959. Hector Fucito, scomparve in aprile 1960, in un incidente stradale. Palabra Obrera, più che alle differenze, sottolineò la sua linea e Vasco Bengochea parlò, in nome della nostra organizzazione, ai suoi funerali. I maggiori dirigenti della sua frazione adottarono una linea che chiamarono di “”realismo politico sindacale””, centrista verso la burocrazia, cosa che fu evidenziata durante lo sciopero tessile del 1959-60.”” (pag 121)”,”TROS-180″
“GONZALEZ ROJAS Francisco”,”Lo que es el marxismo.”,”L’A critica il programma del socialismo e la teoria del marxismo. “”Consecuencia del concepto materialista del Universo es ese concepto materialista y determinista de la Historia, base esencial del marxismo y que, según Engels, de la carácter cientifico. Engels, en efecto, se expresa en estos términos (1): “”Como Darwin descubrió la ley de la evolución de la naturaleza orgánica, Marx nos descubrió la de la historia de la humanidad, es decir, el hecho sencillisimo, entenebrecido hasta hoy por exaltaciones ideológicas, de que los hombres, primero y ante todo, necesitamos comer, beber, proporcionarnos habitación y vestido, antes de pensar en política, ciencia, arte, religión y demás; de que, por lo tanto, la producción de los medios materiales inmediatos de subsistencia y por lo mismo el grado correspondiente de la cultura economica de un pueblo o de una época, constituye la base sobre la que se desenvuelvan las instituciones políticas, las juridicas, las artes y las ideas mismas religiosas, y en la que se deve encontrar su explicación clara, y no al contrario, como lo hemos hecho hasta ahora””.”” (pag 89) (1) Cathrein, El socialismo. Dice que lo dijo ante el sepulcro de Marx (2) pag 121 122: le proprietà dei socialisti Bebel pag 126 economista americano Henry GEORGE in libro ‘”,”TEOC-450″
“GONZALEZ MUÑIZ Miguel Angel”,”Aproximacion a la Historia Social del Trabajo en Europa.”,”L’autore è uno specialista in materia. Situazione dei lavoratori liberi e concetto di lavoro (pag 17-18) “”«La separación del trabajo manual y el trabajo intelectual caracteriza las relaciones de producción en la sociedad esclavista. El trabajo físico es lo propio de lo esclavos y el trabajo intelectual es el monopolio de la clase de los proprietarios de esclavos. En esta oposición se refleja la contradicción entre los medios de producción, bajo cuyo nombre figuran los esclavos y las relaciones de producción, basadas en la separación entre productores y propietarios de esclavos, dueños de los medios de producción y de los productos, que séran más adelante una clase parasitaria. El desprecio por el trabajo manual es el rasgo dominante de la psicologia y el pensamiento de las sociedades antiguas fundadas sobre la esclavitud» (4). Puntualicemos, para matizar estas palabras de Garaudy, que tanto en Grecia como en Roma, muchos esclavos podrían incluirse en la categoría de trabajadores «intelectuales». Por su parte, Engels dice: «La esclavitud, allí donde ocupa la forma principal de producción, hace del trabajo una actividad servil, y de allí deshonrosa para los hombres libres. Por ello, el medio para salir de tal modo de produccíon está cerrado, mientras que por otra parte la producción más desarrollada encuentra su límite en la esclavitud y está llevada a eliminarla. Esta contradicción causa la ruina de toda producción fundada sobre la esclavitud y de las comunidades fundadas sobre ella». En realidad, la situación de los trabajadores griegos libres no era mejor muchas veces que la de los esclavos, sino al contrario con frecuencia, pues mal que bien el amo había de alimentar al sclavo para que no perdiese fuerza de trabajo. «En cambio, el campesino pobre, el artesano y el peón, hombres libres, apenas podían subsistir, lo cual hacía que su destino en ciertas épocas de carestía y de paro fuese peor que el de los esclavos» (5). Existía una multitud de hombres libres sin tierras ni empleo, «porque una minoría de propietarios poseían el suelo, y el número, ya crecido, de los cautivos de guerra reducidos a esclavitud despojaba a menudo a los jornaleros y a los artesanos libres del trabajo que les daba el sustento. Muchos de ellos, llenos de deudas, tenían que vender a sus hijos como esclavos y acababan sometidos también a sus acreedores en calidad de siervos (6). Lo mismo el obrero libre que el esclavo eran socialmente despreciados, pero no tanto porque fueran «trabajadores» como porque, en su trabajo, dependían de otro, es decir, porque vivían en una situación de dependencia personal”” [Miguel Angel Gonzalez Muñiz, ‘Aproximacion a la Historia Social del Trabajo en Europa’, Madrid, 1975] [(4) Garaudy; (5) P. Jaccard; (6) Id.] [Referencia: Roger Garaudy, ‘La Libertad’, Buenos Aires, Lautaro, 1958; Pierre Jaccard, ‘Historia social del trabajo’, Barcelona, Pl. y Janés, 1971] finire (pag 17-18)”,”CONx-235″
“GONZALEZ Valentin (Général «El Campesino»)”,”La Vie et la Mort en U.R.S.S. (1939-1949).”,”Introduction, Note finale, Traduction de Jean TALBOT,”,”RUSS-095-FL”
“GONZALEZ John”,”A 1908 Russian Celebration of Marx.”,”Science & Society, A Journal of Marxist Thought and Analysis, Editor David Laibman Ringraziamenti: ‘I would lile to thak the Istituto di Studi of Capitalismo in Genoa, especially Gianfranco Bozzano, for giving me access to their copy of this book (1) and John Biggart for his coments and suggestions. I also with to acknowledge the encouragement given to me by Professor David Laibman and the Editorial Board of ‘Science & Society’ to continue my work translating and analyzing the essays of tis symposium. (1) Libro utilizzato e citato dall’autore: Karl Marx (1818-1883). Twenty-Five Years Since His Death (1883-1908) [Karl Marks (1818-1883) K dvadtsatipiatiletiiu so dnia ego smerti (1883-1908), St. Petersburg, Russia, 1908]. Noi abbiamo trasmesso via mail lo scanner delle pagine dell’intero volume.”,”MADS-784″
“GONZÁLEZ Marcellino”,”Navío Santísima Trinidad, un coloso de su tiempo.”,”Marcelino Gonzalez capitano navale nella riserva, attualmente capo dell’Area di direzione del Musel Navale di Madrid, vicedirettore.”,”QMIN-042-FSL”
“GONZÁLEZ-CASTRILLO Ricardo”,”El arte militar en la España del siglo XVI.”,”GONZÁLES CASTRILLO R. Professore Associato di Geografia e Storia.”,”QMIx-059-FSL”
“GOOCH John”,”Soldati e borghesi nell’ Europa moderna.”,”Questo libro è la conseguenza diretta dello stimolo che GOOCH ha tratto dall’ insegnamento di Michael HOWARD.”,”QMIx-060″
“GOOCH G.P.”,”History and Historians in the Nineteenth Century.”,”GOOCH G.P. D.Litt., F.B.A.”,”STOx-064″
“GOOCH Brison D.”,”Belgium and the February Revolution.”,”GOOCH Brison D. Opera firmata, firma autore “”The Democratic Association, founded in November, 1847, contained a host of alien radicals later expelled by the government. All the provinces had democratic and republican associations modeled on Brussels; and by the end of 1848, all main cities and towns had at least one such organization and Brussels had four. Despite active government supervision, their press proliferated markedly in 1848. Before February 24, the membership in these groups was mostly bourgeoisie with a few workers. Fourierism was strong and Brussels was a center of international socialism as well, Karl Marx himself working in Brussels. After February 24, a distinct effort was made to attract more workers into the radical movements”” [Brison D. Gooch, Belgium and the February Revolution, 1963] (pag 53)”,”QUAR-078″
“GOOCH John”,”Soldati e borghesi nell’ Europa moderna.”,”John Gooch (1945) si è laureato al King’s College di Londra e nel 1969 ha conseguito il Phd in War Studies. Ha tenuto corsi a Londra e Liverpool e alla British Academy di Roma. Ha poi insegnato all’Università di Lancaster. E’ membro della Royal Historical Society e condirettore del ‘Journal of Strategic Studies’. Contiene il capitolo: VI. La prima guerra mondiale. “”Si ricorse allora a un nuovo elemento, per indurre i soldati e la popolazione civile ad accettare ulteriori sacrifici: l’odio razziale. Non bisognava sconfiggere il nemico soltanto perché minacciava la pace, ma perché era tedesco, o inglese, o francese. Vivacemente alimentato dalla stampa di ogni paese, stimolato dal controllo governativo sull’informazione, che era stato istituito ovunque allo scoppio della guerra, questo odio razziale rendeva ancor più difficile e improbabile il ritorno alla convivenza prebellica, improntata sul vecchio tipo di equilibrio tra gli Stati. I paesi al cui interno si trovavano minoranze etniche o popolazioni soggette erano vulnerabili anche nel loro tessuto sociale: perciò nella strategia bellica si inserì anche il tentativo di provocare rivolte all’interno delle singole nazioni. Gli inglesi spinsero gli esuli cecoslovacchi, a capo dei quali era Jan Masaryk, a provocare disordini nell’impero austro-ungarico, promettendo loro l’indipendenza – mossa, questa, che finiva per pregiudicare la possibilità di separare l’Austria-Ungheria dalla Germania, e stipulare con essa una pace separata – e in seguito, appoggiarono l’indipendenza araba al fine di indebolire la Turchia, senza poter interamente prevedere quali conseguenze ciò avrebbe avuto. La Germania stabilì rapporti con gli irlandesi, i finlandesi, i polacchi, i fiamminghi, perfino i senussi (…)”” (pag 157) “”Fu probabilmente la Russia a commettere i maggiori errori nel campo cruciale della produzione e delle risorse. In questo paese Commissioni di Guerra per le Industrie furono istituite nel ’15, ma con scarsi risultati, poiché i grandi cartelli industriali sfuggivano totalmente al loro controllo. Si fecero enormi guadagni rifornendo di armi l’incapace governo zarista: nell 1916 i profitti dei maggiori imprenditori erano quintuplicati rispetto al 1913. Mancando un ministero per i rifornimenti, tutto era nel caos, e ad aggravare la confusione contribuivano gli industriali inglesi e americani, che stipulavano con la Russia un contratto dopo l’altro per il rifornimento di armi che non erano poi assolutamente in grado di inviare. Alla luce di questa situazione, la caduta del regime zarista nel 1917 sorprende molto meno di quanto non sorprenda la sua capacità di restare in qualche modo in piedi per due anni e mezzo dopo lo scoppio della guerra”” (pag 163)”,”QMIx-018-FL”
“GOOCH John”,”Army, State and Society in Italy, 1870-1915.”,”[Difficili rapporti tra militari e politici in Italia nell’imminenza della guerra. Cadorna ha impostato il suo nuovo incarico nella convinzione che l’Italia avrebbe assolto ai suoi obblighi all’interno della Triplice Alleanza. Nessun politico lo consulta e lo informa di ciò che si sta preparando. Il 29 luglio Cadorna redige un elenco di ‘disposizioni militari urgenti’, incluso lo spostamento di pezzi di artiglieria dal fronte austriaco fino alla frontiera francese. Lo stesso giorno chiede al re il permesso di inviare tutte le forze non necessarie per la difesa di Italia e Libia sul fronte franco-tedesco in caso di guerra. ‘It is a measure of the poverty of Italian civil-military relations that Cadorna set about his new task in the mistaken belief that Italy would shortly meet her obligations under the Triple Alliance. No politicians consulted him, and no one disabused him. On 29 July he drew up a list of ‘urgent military provisions’; they included stripping the Austrian front of fortress artillery and transporting it to the French frontier, and making good from other units the equipment deficiencies of troops destined for Germany (8). The same day he asked the king’s permission to send all forces not necessary for the defence of Italy and Libya to the Franco-German front in event of war (9). On 2 August the king approved these decisions, just as the cabinet publicly announced Italy’s neutrality’. John Gooch, Reader in History, University of Lancaster. Note: (8) Cadorna to Grandi, 29 July 1914. Quo. Rochat, ‘L’esercito italiano nell’estate 1914’, pp. 324-5; (9) Alberti, ‘Falkenhayn’, p. 87, fn. 2; Luigi Cadorna, ‘Altre pagine sulla grande guerra’, Milan, 1925, pp. 15-23, 26]”,”ITQM-210″
“GOODING John”,”Rulers and Subjects. Government and people in Russia 1801-1991.”,”John Gooding is Senior Lecturer in History at the University of Edinburgh., Preface, Conclusion, Notes, Bibliography, Maps, Index,”,”RUSx-117-FL”
“GOODMAN David S.G. SEGAL Gerald a cura, saggi di John FITZGERALD Dali YANG Anjali KUMAR Brantly WOMACK Guangzhi ZHAO David S.G. GOODMAN Feng CHONGYI Simon LONG J. Bruce JACOBS Ljian HONG Michael B. YAHUDA Peter FERDINAND Ingrid d’HOOGHE Gerald SEGAL”,”China deconstructs. Politics, trade and regionalism.”,”GOODMAN D. è direttore dell’Institute for International Studies nella University of Technology di Sidney. SEGAL è Senior Fellow nell’ IISS (International Institute for Strategic Studies) e coordinatore dell’ ESRC Programme on Pacific Asia.”,”CINE-068″
“GOODMAN David”,”Spanish naval power, 1589-1665. Reconstruction and defeat.”,”David Goodman è Senior Lecturer in Storia della scienza e tecnologia, Open University”,”QMIN-066-FSL”
“GOODMAN Paul, a cura di Pietro ADAMO”,”Individuo e comunità.”,”Paul Goodman (1911-1972) ha insegnato in varie università e ha pubblicato alcuni lavori tra cui, in italiano, ‘La gioventù assurda’ (1964) e ‘La società vuota’ (1970). Pietro Adamo (1959), scrittore e omosessuale, si è occupato di cultura politica del protestantesimo radicale e della storia della tradizione libertaria. Ha curato l’edizione italiana di J. Mitchel ‘Giornale di prigionia’ (1991), e di J. Goodwin ‘Theomachia e altri scritti sulla tolleranza’ (Del Cerro, 1995). E’ pure autore di ‘Il dio dei blasfemi. Anarchici e libertini nella rivoluzione inglese’ (1993). Su P. Goodman v. premessa al capitolo III ‘Omosessualità e scelta libertaria’”,”ANAx-010-FMB”
“GOODWIN Michael”,”Economix. Per comprendere origini storia e principi della nostra pazza economia.”,”M. Goodwin scrittore free-lance. Dan E. Burr illustratore”,”ECOT-337″
“GOODWIN Albert a cura; saggi di HABAKKUK H.J. STARK W. STERNFELD F.W. MURRAY P. McKIE D. JUDGES A.V. LLOYD C. WESTERN J.R. BALLHATCHET K.A. HARGREAVES J.D. ANDERSON M.S. WANGERMANN E.W. YOUNG L. LEWITTER L.R. LYNCH J. ROBERTS J. HUMPHREYS R.A. PALMER R.R. BELOFF M. JONES M.A. WRIGHT E. WARD W.R. BOSHER J.F. DAKIN D. McMANNERS J. RUDE’ G.E. GOODWIN A.”,”Le rivoluzioni d’America e di Francia (1763-1793). Storia del mondo moderno. Volume VIII.”,”””Dopo alcuni anni di incertezze, Herder, Goethe e molti dei loro amici trovarono un nuovo rifugio intellettuale nella filosofia neoplatonica (ed esternarono questa loro scelta entrando nella massoneria), secondo cui tutto ciò che esiste è pervaso da uno spirito divino: era una forma di misticismo, ma non più teistica, poiché lo spirito creatore non era più concepito come una persona definita. E’ questa la ragione per cui la stessa tendenza che rinnovò la sensibilità religiosa in Inghilterra, la indebolì in Germania e preparò piuttosto il terreno su cui doveva innestarsi il pensiero di Feuerbach e di Marx. Fu in questo periodo che mise salde radici nel pensiero tedesco l’equazione Dio-natura, un’equazione in cui il primo termine era destinato ad essere eliminato e ad andare perduto. Le manifestazioni letterarie del nuovo spirito furono di gran lunga troppo numerose perché sia possibile esaminarle nei particolari. Una delle sue espressioni più caratteristiche fu il dramma ‘Die Räuber’ (“”I masnadieri””) del giovane Schiller, che apparve per la prima volta nel 1781 e poi nuovamente nel 1782. Esso portava sul frontespizio la leggenda «In tirannos». E’ la storia di due fratelli, Karl e Franz. Franz è il prodotto tipico della vecchia società: egoista, fatuo, debole, ma soprattutto calcolatore e intrigante. Karl è invece un uomo istintivo, sfrenato, come sogliono essere i giovani, ma retto, candido, forte e di animo generoso. E’ proprio a causa di queste qualità che egli viene espulso dalla società austera e rispettabile e costretto a unirsi a una banda di altri giovani che vivono al di fuori delle convenzioni e divengono fuorilegge nelle selve della Boemia. In una società austera e rispettabile non vi è posto per uomini come questi. Anche questa netta contrapposizione dei due protagonisti rivela la reale natura del dramma: esso è una rappresentazione, sulla scena, dell’antitesi russoviana fra l’uomo «naturale» e il suo opposto, fra il bene e il male. Analoghe come argomento e come tendenza sono opere come ‘Die Geschichte des Herrn Oheim’ («La storia del signor Oheim») di Merck, il ‘Simsone Grisaldo’ di Klinger, ‘Kabale und Liebe’ («Amore e raggiro») di Schiller, il ‘Götz von Berlichingen’ di Goethe, e molte altre. Tutte approfondiscono, in una forma o nell’altra, il conflitto fra le esigenze e le intime aspirazioni elementari, spontanee e genuine dei loro eroi e le convenzioni esteriori, fredde, morte e artificiali entro cui si colloca il dramma, di norma la tragedia, della loro vita”” (pag 85-86) [W. Stark, ‘Letteratura e pensiero’, Capitolo terzo]”,”STOS-008-FV”
“GOODWIN Albert a cura di, collaborazione di H.J. HABAKKUK W. STARK F. STERNFELD P. MURRAY D. MCKIE A.V. JUDGES C. LLOYD J.R. WESTERN K.A. BALLHATCHET J.D. HARGREAVES M.S. ANDERSON E. WANGERMANN I. YOUNG L.R. LEWITTER J. LYNCH J. ROBERTS R.A. HUMPHREYS R.R. PALMER M. BELOFF M.A. JONES E. WRIGHT W.R. WARD J.F. BOSHER D. DAKIN J. MCMANNERS G.E. RUDÉ”,”Storia del Mondo Moderno. Le rivoluzioni d’America e di Francia (1763-1793). Vol. VIII.”,”Armando Saitta, professore di storia moderna all’Università di Roma. A. Goodwin, professore di storia moderna alla Victoria University di Manchester. H.J. Habakkuk, fellow dell’All Souls College e Chichele professor di storia economica all’Università di Oxford. W. Stark, professore di sociologia alla Fordham University, USA. F.W. Sternfeld, University lecturer di musica all’Università di Oxford. P.Murray, professore di storia dell’arte al Birkbeck College, Università di Londra. D. McKie, professore di storia e filosofia della scienza all’Università di Londra. A.V. Judges, professore di storia della pedagogia all’Università di Londra. C. Lloyd, professore di storia al Royal Naval College di Greenwich. J.R. Western, lecturer di storia alla Victoria University di Manchester. K.A. Ballhatchet, reader di storia indiana all’Università di Oxford. J.D. Hargreaves, professore di storia all’Università di Aberdeen. M.S. Anderson, reader di storia internazionale alla London School of Economics and Political Science. E. Wangermann, lecturer di storia moderna all’Università di Leeds. I. Young, lecturer di studi slavi all’Università di Cambridge. L.R. Lewitter, fellow del Christ’s College e lecturer di studi slavi (polacco) all’Università di Cambridge. J. Lynch, Leverhulme lecturer di storia spagnola e latino-americana all’University College di Londra. J. Roberts, membro del Merton College di Oxford. R.A. Humphreys, professore di storia latino-americana all’Università di Londra. R.R. Palmer, preside della facoltà di arti e scienze alla Washington University, St Louis, USA. M. Beloff, fellow dell’All Souls College e Gladstone professor di diritto costituzionale e amministrativo all’Università di Oxford. M.A. Jones, senior lecturer di storia e istituzioni americane alla Victoria University di Manchester. E. Wright, professore di storia moderna all’Università di Glasgow. W.R. Ward, senior lecturer di storia alla Victoria University di Manchester. J.F. Bosher, associate professor di storia alla University of British Columbia. D. Dakin, reader di storia al Birkbeck College, Università di Londra. J. McManners, professore di storia moderna all’Università di Sidney. G.E. Rudé, senior lecturer di storia all’Università di Adelaide.”,”STOU-040-FL”
“GOODWIN Richard M. GIVA Denis GIUSBERTI Fabio DE-FRANCESCO Antonino VALENTI Manuela PORTINARO Pier Paolo ARTIFONI Enrico PROVVEDI Anna TOSCANO Mario REGALIA Ida FAUCCI Riccado GIVA Denis”,”L’applicazione del moltiplicatore matriciale ai problemi dei pagamenti internazionali (Goodwin); Nuove regole nella metodologia economica (Giva); Tra povertà e malattia: il Sant’Orsola a Bologna dal XVII al XVIII secolo (Giusberti); Conflittualità sul lavoro in epoca preindustriale: le agitazioni degli operai cappellai lionesi (1770-1824); Teoria della popolazione e stato stazionario: note sul pensiero di John Stuart Mill (Valenti); Luigi Einaudi, la sociologia e la questione dei giudizi di valore (Portinaro); Crivellucci, Salvemini, Volpe e una rivista che non si fece. Nota in margine a una ricerca su Gaetano Salvemini storico del medioevo (Artifoni); Lo sviluppo delle teorie politiche di Herman Gorter: 1901-1914 (Provvedi); Note sulla mezzadria nello stato corporativo: il dibattito dei Gergofili (Toscano); Delegati e consigli di fabbrica nelle ricerche degli anni Settanta (Regalia); Una fonte per la storia della cultura economica italiana nell’età del positivismo: le carte di Salvatore Cognetti de Martiis (Faucci).”,”Contiene i saggi – Anna Provvedi: ‘Lo sviluppo delle teorie politiche di Herman Gorter: 1909-1914’ (pag 301-334) – Manuela Valenti, ‘Teoria della popolazione e stato stazionario: note sul pensiero di John Stuart Mill’ (pag 215-246) – Antonino De-Francesco, ‘Conflittualità sul lavoro in epoca preindustriale: le agitazioni degli operai cappellai lionesi (1770-1824)’ (pag 151-214) “”La base di ogni teorizzazione di Pannekoek è comunque riducibile alla fiducia incondizionata che egli riponeva nell’istinto delle masse proletarie, nella capacità cioè che esse avevano, in forza delle condizioni materiali da loro vissute, di opporsi naturalmente al capitale attraverso l’uso degli strumenti che ritenevano più adeguati. Difendendo dagli attacchi di Kautsky la validità delle azioni spontanee di massa, Pannekoek affermava che il loro «istinto» esprimeva ciò che per esse, in quel momento era necessario”” (pag 324)”,”ANNx-012-FP”
“GOODY Jack”,”Capitalismo e modernità. Il grande dibattito.”,”Jack Goody è professore emerito di Antropologia sociale presso il St. John’s College di Cambridge. Tra le sue opere: ‘Islam ed Europa’ (2004). “”Nell’inglese, così come in altre lingue europee, la parola “”capitale”” esiste da molto tempo. Il suo impiego nell’accezione di ricchezza commerciale (dei mercanti), di cui ci si avvale per accumulare ancora più ricchezza, risale all’inizio del XVIII secolo (1709). Ma il concetto di “”capitalista”” è databile solo alla fine di quel secolo, quando, dopo la Rivoluzione industriale, lo troviamo utilizzato da Arthur Young (1792) nella sua relazione sui ricchi francesi che pagavano poche imposte dirette. Nel 1845 Disraeli, in ‘Sybil’, descrisse la povertà delle masse, in un periodo in cui “”i capitalisti prospera[va]no e accumula[va]no immense ricchezze””. Il termine “”capitalismo””, riferito a un sistema generale, compare nel racconto ‘La famiglia Newcome’ (1854) di Thackeray, nello stesso momento in cui la nozione veniva accolta e approfondita da Karl Marx (1). Fu Marx a sviluppare il concetto: “”La circolazione delle merci è il punto di partenza del capitale. La produzione delle merci e la loro circolazione sviluppata, ossia il commercio, formano le premesse storiche del suo sorgere. Il commercio mondiale e il mercato mondiale iniziano nel XVI secolo la storia moderna della vita del capitale””. Secondo Marx è possibile rintracciare la produzione capitalistica già nel XIV e XV secolo, ma “”l’era capitalistica data solo al XVI secolo”” (2). Marx sostiene che il capitale commerciale, di per se stesso, non è in grado di spiegare la transizione da un modo di produzione a un altro, nonostante, tra i suoi effetti, ci sia quello della dissoluzione del feudalesimo. Tuttavia, quando emergono mezzi di produzione alternativi, come è accaduto con l’avvento dell’industrializzazione, il capitale mercantile si rende disponibile – si pensi, tra gli altri, al caso dell’India del XIX secolo – a essere investito nel nuovo assetto. Attraverso questo tipo di investimento, si ebbe un trasferimento generale dalla produzione tessile fondata sul lavoro a domicilio alla lavorazione in industrie meccanizzate, con operai salariati, in gran parte finanziati dal capitale mercantile. Fu la combinazione dei due fattori, il capitale (non solo dei mercanti) e i nuovi mezzi di produzione, a determinare il cambiamento. Prima che quest’ultimo si verificasse, ma in seguito a un incremento dell’attività commerciale, si ebbe un periodo, studiato da Marx, in cui, tra il XVI e il XVII secolo, il metodo feudale era ormai in crisi e quello industriale non era ancora sorto. E’ un periodo caratterizzato dal predominio dei commercianti e della cultura mercantile, manifesto in quella che Nef chiama la “”Prima internazionale industriale”” (databile attorno al 1540-1640), e al quale ci si riferisce spesso con il termine di “”capitalismo mercantile””. L’analisi di Marx sulle origini e lo sviluppo del capitalismo si basa essenzialmente sull’esperienza europea. (…) Sono stati i mercati in ascesa, interni o esterni, a dare impulso alla produzione industriale (3). La trasformazione nel modo di produzione si basò sull’accumulo del capitale alimentato dall’importazione di materiali preziosi dall’America e dai profitti del commercio, compreso quello coloniale. “”E’ certo”” scrive Marx nel ‘Capitale’, “”che nel XVI e XVII secolo le grandi rivoluzioni verificatesi nel commercio dopo le scoperte geografiche, e che celermente portarono a un alto grado di sviluppo il capitale commerciale, rappresentano un momento di basilare importanza, giacché resero più ampia la transizione dal modo di produzione feudale a quello capitalistico”” (4)”” [Jack Goody, Capitalismo e modernità. Il grande dibattito, 2005] (pag 155-157) [(1) Marx non utilizza la parola “”capitalismo”” fino alla fine degli anni Settanta dell’Ottocento. Nella lingua inglese il primo riferimento compare in Thackeray, nel 1854, come si è detto, ma il termine si diffuse solo nell’ultima parte del secolo; (2) Marx (1867, libro I, sez. II, pp 125, 516); (3) Manifesto del partito comunista (1848); Marx (1867, libro III, sez. IV, p. 1139); Bottomore, Rubel (1956, p. 130)]”,”STOS-169″
“GOODY Jack”,”La famiglia nella storia europea.”,”Jack Goody già professore di antropologia dell’Università di Cambridge, è Fellow del St. John’s College di Cambridge.”,”STOS-200″
“GOODY Jack, edizione italiana a cura di Francesco MAIELLO”,”Famiglia e matrimonio in Europa. Origini e sviluppi dei modelli familiari dell’Occidente.”,”Jack Goody è professore di antropologia presso il dipartimento di antropologia dell’Università di Cambridge. E’ internazionalmente noto per la vastità e la profondità dei suoi interessi che vanno dalle ricerche sull’oralità africana allo studio della storia delle istituzioni occidentali. È autore tra l’altro di ‘The Domestication of Savage Mind’ (1977) e ‘Coking, Cuisine and Class’ (1982). “”In Inghilterra la tendenza sotterranea di opposizione alle regole della chiesa e alle sue idee sul matrimonio, si cristallizzarono nell’insegnamento dei lollardi, le cui idee furono spesso guidate dai lavori di Wycliffe, iniziatore della traduzione della Bibbia in inglese. Circa il matrimonio, i lollardi avevano la tendenza a seguire le dottrine puritane dei valdesi piuttosto che le credenze dualiste dei catari. Nei loro scritti e nei resoconti dei loro processi, troviamo commenti specifici alla regole, così come osservazioni di carattere più generale sullo stesso matrimonio. In un lavoro del tardo XIV o del XV secolo, attribuito a Wycliffe e intitolato ‘An Apology for Lollard Doctrine’, troviamo una dichiarazione molto esplicita contro le estese restrizioni sul matrimonio tra cugini. Questa suona così: «Il matrimonio contratto all’interno del terzo e del quarto grado, anche se contrario alle prescrizioni della chiesa, è valido e stabile» (XL), che poi significa dire che per quanto il matrimonio tra cugini secondi dovesse essere evitato, esso era nondimeno valido. La proibizione del matrimonio tra cugini era una legge della chiesa e poiché il matrimonio non si presentava come un sacramento agli occhi dei lollardi – cosa che rappresentò un punto critico per i riformatori protestanti -, il contravvenire a questa regola non costituiva peccato. Molti lollardi avevano dei punti di vista ancora più radicali. Resoconti di processi contro sessanta uomini e donne per l’eresia di Norwich tra il 1428 e il 1431, mostrano che tra questi credenti «il consenso … dei due partner (unitamente all’accordo degli amici) era considerato come un elemento sufficiente per il matrimonio» (Tanner, 1977: 12). Una funzione in chiesa era superflua e un difensore chiedeva persino che il matrimonio stesso venisse abolito per un certo periodo di tempo, riflettendo molto probabilmente la stessa tendenza delle dottrine libertarie degli anabattisti che ai tempi della Riforma portarono alla istituzioni di comunità poliginiche a Münster e altrove. Anabattista è il termine usato per indicare un certo numero di sette che rappresentano l’ala radicale del protestantesimo, che disapprovavano il battesimo dei bambini e rifiutano l’appartenenza a una chiesa di stato o comunque inclusiva. Le sette furono perseguitate sia dai cattolici che dai protestanti, e per sfuggire a queste continue persecuzioni un gruppo di membri guidato da Giovanni di Leida andò a stabilirsi a Münster in Westfalia, conquistando il controllo della città nel 1534 e fondando uno «stato comunista». Le donne erano quattro volte più numerose degli uomini e così Giovanni permise che fosse praticata la poliginia prendendo per sé sedici mogli, prerogativa questa che in fin dei conti derivava dalla più grande disposizione delle donne verso la religione. Nell’anno seguente, le forze combinate dei principi luterani e cattolici, costrinsero il gruppo alla resa giustiziandone poi i capi”” (pag 193-195)”,”STOS-002-FGB”
“GOODY Jack”,”La famiglia nella storia europea.”,”””Il diciannovesimo secolo ha visto in azione un potente movimento finalizzato a riparare quelli che erano considerati i danni provocati dal capitalismo industriale. Vi presero parte riformatori di ogni colore. Questo interessamento diede origine a una più ampia riconsiderazione della posizione che occupava la donna nella società (nonché agli inizi del movimento femminista moderno), a una riflessione sul ruolo del matrimonio, sulla natura della famiglia e sulla sua storia; tendenze, queste, strettamente legate ai progressi dell’antropologia e dell’analisi comparata delle parentele, del matrimonio e della famiglia. Una figura centrale di tutti questi sviluppi fu Frederick Engels, che scrisse ‘Le origini della famiglia’ basandosi per lo più sulle annotazioni di Marx al libro dell’avvocato e antropologo americano Lewis A. Morgan, ‘Ancient Society’ (1877). Morgan individuò un cambiamento graduale, nel corso di un lunghissimo periodo di tempo, dalle forme collettive di matrimonio alle istituzioni monogamiche individualizzate dell’Europa contemporanea, inquadrando così tutta una serie di equivoci sul carattere delle società più semplici e degli sviluppi della storia successiva. Engels si spinse più in là, considerando la famiglia borghese, per la sua stessa natura, inconciliabile con il processo di ricollettivizzazione della società sotto il socialismo, in quanto negazione del diritto a ricevere un trattamento paritario per le donne e i bambini e in quanto fattore di perpetuazione della diseguaglianza attraverso la pratica dell’eredità”” (pag 249-250) [Jack Goody, ‘La famiglia nella storia europea’, Editori Laterza, Roma Bari, 2000]”,”STOS-041-FSD”
“GOONEWARDENE Leslie”,”The differences between trotskyism and stalinism (Seven articles from Samasamajist) (1954). With an introduction by Colvin R. De-Silva.”,”””I trotskisti, d’altra parte, francamente ammettono la degenerazione del regime politico, ma mettono in evidenza che questo è un fenomeno temporaneo dovuto a un concorso di circostanze storiche particolari. Essi ritengono che i Soviets operai metteranno un giorno le cose a posto rovesciando i loro governanti burocrati, prendendo il comando dello Stato e introducendo la democrazia socialista”” (pag 24)”,”TROS-091″
“GOPAL Ram”,”Lokamanya Tilak. A biography.”,”Ram Gopal è un giornalista e si occupa di politica, ha scritto per molti anni sul ‘National Herald’ di Lucknow. E’ stato anche corrispondente de ‘The Hindustan Times’ e di altri giornali. Arrestato nel 1942 per collegamenti con il movimento ‘Quit India’, per molto tempo è stato in galera. Ha studiato la storia indiana post 1857 pubblicando il libro ‘Indian Politics from Victoria to Nehru’ (in Hindi). La biografia di Tilak esce nel centenario della sua nascita.”,”INDx-134″
“GOPNER S. DERJAVIN N. FERSMAN A.E.”,”La cultura en la Union Sovietica.”,”””En 1940, las bibliotecas de nuestro país tenían 140 milliones de libros. Anotemos a propósito de ésto – la comparación vale la pena – que si las 13 mayores bibliotecas del mundo no tenían en conjunto más de 30.000.000 de ejemplares, las tre principales soviéticas, la biblioteca Lenin, la de la Academia y la biblioteca pública de Leningrado, poseían cada una, más o menos 10.000.000. En los último años antes de la guerra, la producción bibliográfica oscilaba aldrededor de 40.000 obras por año, con un tiraje 8 veces superior al de 1913.”” (pag 101)”,”RUSS-193″
“GORBACIOV Michail”,”Riflessioni sulla rivoluzione d’ Ottobre. Dal Palazzo d’Inverno alla pereistrojka.”,”GORBACIOV è nato a Privolnoe nel Caucaso settentrionale nel 1931. Dopo studi giuridici ha intrapreso la carriera politica fino a diventare nel 1980 il membro più giovane del Politburo. Nel 1985 è stato eletto segretario del PCUS e ha avviato una riforma dell’URSS in senso democratico cui diede il nome di ‘perestrojka’ (ristrutturazione). Nel 1991 è stato deposto. Attualmente dirige la fondazione Gorbaciov.”,”RUST-035″
“GORDEN Mildred GORDON Sam JONES Mike ETCHEBEHERE Mika ROGERS Ernest”,”Revolutionary History. Eyewitness to Disaster. The German Labour Movement and the Rise of Hitler, 1929-33.”,”This issue of Revolutionary History has been produced to commemorate the sixtieth anniversary of the defeat of the German working class at the hands of Hitler, whose victory was a catastrophe for the working class movement, not merely in Germany, but throughout Europe and beyond. Editor: Al Richardson, Editorial, Work in Progress, Obituaries, Reviews, Letters, Reader’s Notes,”,”TROS-019-FL”
“GORDON Robert Aaron”,”Crescita e ciclo nell’ economia americana dal 1919 al 1973.”,”GORDON ha studiato a Harvard e insegnato economia politica alla Università di California (Berkeley).”,”USAE-026″
“GORDON Andrew”,”A modern history of Japan. From Tokugawa times to the present.”,”GORDON Andrew insegna alla Harvard University.”,”JAPx-048″
“GORDON SKILLING H. GRIFFITHS Franklyn”,”Pressure Groups in der Sowjetunion.”,”Saggi di H. GORDON SKILLING Jerry F. HOUGH Frederick C. BARGHOORN Roman KOLKOWICZ John P. HARDT Theodore FRANKEL Richard W. JUDY Ernest J. SIMMONS Donald B. BARRY Harold J. BERMAN Franklyn GRIFFITHS”,”RUSU-170″
“GORDON David MODUGNO CROCETTA Roberta A.”,”Individualismo metodologico: dalla Scuola austriaca all’ anarco-capitalismo.”,”GORDON David è Senior Fellow presso il L.von Mises Institute (Auburn Alabama,) e autore di varie opere sul marxismo (‘Critics of Marx, ecc.) e articoli su riviste varie (‘The Journal of Libertarian Studies’ ecc.). Roberta A. MODUGNO CROCETTA ha pubblicato ‘Murray Newton Rothbard e l’ anarco-capitalismo americano’ (Rubbettino, 1998), e curato ‘La libertà dei libertari’ (idem, 2000) “”Se gli interventi dovessero continuare troppo a lungo, la maggior parte dei prezzi sarebbe determinata per decreto governativo piuttosto che risultare dalla interazione della gente nel libero mercato. Ma questo è socialismo, non capitalismo; e Mises ha già dimostrato che il socialismo non può funzionare. L’ intervento statale quindi, è per sua natura fonte di instabilità. Le conseguenze indesiderate di questo supposto sistema alternativo portano al socialismo ed al collasso, oppure al ritorno al mercato. Mises ha qui in mente qualche cosa di più che una possibilità teorica. La strada verso il socialismo attraverso il controllo dei prezzi caratterizzò esattamente il Piano Hindenburg adottato dalla Germania durante la prima guerra mondiale. Il controllo dei prezzi imposti su pochi articoli “”essenziali”” portarono rapidamente al pieno controllo dell’ economia da parte del governo. Questo schema emerse di nuovo durante la seconda guerra mondiale. “”L’ economia controllata”” tedesca (Zwangswirtschaft) non aveva prezzi reali. Essi erano determinati da direttive governative e l’ ordine economico dei nazisti aveva caratteristiche socialiste.”” (pag 50-51)”,”TEOS-133″
“GORDON CHILDE V.”,”Preistoria della società europea.”,”GORDON CHILDE V. è uno dei maggiori archeologi d’oggi, deceduto poco prima dell’ uscita di questo libro in Italia. “”Mentre intorno al mare Egeo la nuova industria del bronzo, nel suo aspetto caratteristicamente europeo, era già in pieno sviluppo, a nord dei Balcani, dei Pirenei e della Alpi regnava tuttora l’ economia neolitica. Le fasi traversate dall’ Europa temperata al tempo del Protoegeo corrispondono, parzialmente perlomeno, al Medio ed al Tardo Neolitico. Tuttavia, in quest’ultimo periodo soprattutto, l’ autosufficiente quiete delle comunità agricole cominciava già a esser turbata da conseguenze indirette della rivoluzione urbana. Contemporanei avvenimenti politici – migrazioni, conquiste – preparavano già il substrato sociale della sopravvenente economia dell’ Età del Bronzo. Anche di questi importantissimi avvenimenti dovremo, una volta di più, limitarci a fornire qui una relazione forzatamente rapida e molto semplificata.”” (pag 175)”,”EURx-234″
“GORDON Andrew”,”Labor and Imperial Democracy in Prewar Japan.”,”GORDON Andrew è Associate Professor of History at Duke University. Tra le foto: Manifestazione per il primo maggio 1926 e conseguenti arresti (inserto pag 109)”,”MJAx-019″
“GORDON Stewart”,”Quando l’Asia era il mondo. Storie di mercanti, studiosi, monaci e guerrieri tra il 500 e il 1500.”,”GORDON Stewart è Senior Research Scholar al Center for South Asian Studies dell’Univ. del Michigan.”,”ASIx-101″
“GORDON Robert Aaron”,”Crescita e ciclo nell’economia americana dal 1919 al 1973.”,”Robert Aaron Gordon ha studiato a Harvard e attualmente insegna Economia politica all’Università di California (Berkeley). Ha ricoperto numerose ed importanti cariche in organismi scientifici e politici degli Stati Uniti; nel 1974 è stato presidente della American Economic Association. Traduzione di Paola Elia, 12 figure nel testo, prefazione, note, Collana I fatti e le idee, Saggi e Biografie n. 401, Biblioteca di Economia diretta da Carlo Boffito e Eugenio Somaini “”Gli Stati Uniti uscirono dalla prima guerra mondiale con la consapevolezza di una serie di obiettivi macroeconomici maggiori di quanto non avessero avuto prima del 1914. Comunque, dal punto di vista della politica, si verificarono almeno due mutamenti significativi tra il 1914 ed il 1918. In primo luogo, nel 1914 si affermò il Federal Reserve System (il Federal Reserve Act venne approvato nel 1913), che forniva per la prima volta a questo paese qualcosa di simile ad una banca centrale in grado di usare gli strumenti della politica monetaria. In secondo luogo, la prima guerra mondiale aveva prodotto un debito federale notevole, detenuto dalle banche e dal pubblico non bancario. Questo generò un problema di gestione del debito per il Tesoro e il Federal Reserve System, ma fornì anche un’ampia offerta di titoli governativi come base delle future operazioni sul mercato aperto da parte della Federal Reserve. Il Federal Reserve Act non fornì alle autorità un chiaro orientamento per esercitare i loro nuovi poteri. Essenzialmente, il Federal Reserve Act doveva “”fornire una valuta elastica”” alle condizioni che avrebbero mantenuto il dollaro nel ‘Gold Standard’ ad una parità fissa, e tale da far fronte ai bisogni dell’attività economica man mano che questi si modificavano con la crescita e le fluttuazioni cicliche. Secondo quanto affermato da un membro autorevole, il Federal Reserve Act non forniva alle nuove autorità monetarie “”alcuna indicazione diretta su cosa si intenda oggi per politica monetaria. Lo sviluppo del concetto di politica monetaria come strumento regolatore della quantità di moneta e del costo e della disponibilità del credito non compare fino agli anni Venti”” (1)”” (pag 25) (1) G.L. Bach, Making Monetary and Fiscal Policy, Washington, 1971, p. 64. Sugli esordi del Federal Reserve System, vedi anche Clay G. Anderson, A Half Century of Federal Reserve Policymaking, 1914-1964, Federal Reserve Bank of Philadelphia, 1965 (…)”,”USAE-012-FL”
“GORDON Robert J.”,”Introduzione alla macroeconomia.”,”Robert J. Gordon, nato nel 1940, insegna economia nella Northwestern University. (In precedenza era stato assistente nelle università di Harvard e di Chicago).”,”ECOT-169-FL”
“GORECKI Wojciech”,”Pianeta Caucaso.”,”GORECKI Wojciech ha studiato giornalismo all’ Università di Varsavia e storia all’ Università cattolica di Lublino. Si è laurato all’ Istituto di Filosofia e Sociologia dell’ Accademia polacca delle scienze. Ha svolto ricerche e insegnamento presso la sezione ‘Caucaso’ dell’ Istituto di Studi Orientali e ha svolto il lavoro di corrispondente dal Caucaso per quotidiani polacchi. Ha scritto vari libri. “”Nel Caucaso settentrionale vivono 11 134 200 russi (non contando il Distretto di Rostov, 7 289 900). Nelle Repubbliche il numero dei russi ammonta a 1 359 100. Nel Caucaso settentrionale vivono 487 300 ucraini (non contando il Distretto di Rostov, 245 600). Nelle Repubbliche il numero degli ucraini ammonta a 63 600.”””,”EURC-076″
“GORETTI Maria”,”Bernardo De Mandeville nella storia del pensiero giuridico-etico inglese.”,”””La Favola delle api, su cui si accese quella che, appunto, fu chiamata la “”Bienenfabel-Controverse”” è nota, e, del resto, presto raccontata. C’è un alveare ricco, potente, e nell’ insieme felice. Vi sono, sì, api che conducono vita grama e sono praticamente sfruttate dalle più abili, ma, in definitiva anch’ esse sono felici, in quanto s’ inseriscono nel ‘sistema’ da cui pur traggono dei benefici. E’ chiaro che tale potenza e felicità è determinata dalle passioni che si chiamano amore del dominio, amore del lusso, amore del bel vivere. Se queste api fossero ragionevoli dovrebbero stimare tali passioni dei beni; viceversa illogicamente e ipocritamente considerano tali passioni dei mali, chiamandoli vizi, e benchè nessuna di loro sia esente, naturalmente, da tale male, lo rimproverano acerbamente agli altri, esaltando la virtù che comporterebbe il ripudio di tali passioni. Si rivela, in tal modo, la frattura tra il dire e il fare; la doppia vita di tali api, che, mentre da una parte sono con tenacia attaccate alle loro vitali passioni, e amano la loro vita, dall’ altra, sulla scena del mondo, la vituperano e pretendono che la vera vita, quella degna di essere vissuta, sia quella esente da tali passioni. E in questa duplicità di vita non vi è soltanto ipocrisia, ma sopratutto illogicità. Un bel giorno Giove, irritato proprio da questa mancanza di rigore logico, esaudisce in certo senso i voti verbali delle api, infondendo a tutte quelle virtù austere che significano ripudio della ricchezza, disprezzo dei beni della vita, delle felicità sensuali, assoluta sincerità e così via. In tal modo le api divengono ‘virtuose’ secondo lo schema della virtù puritana. Ma che accade? In breve tempo scompaiono la ricchezza, la potenza, il fasto, la felicità della vita goduta e combattuta. L’ alveare si riduce ad una vita oscura (…)””. (pag 85)”,”TEOP-214″
“GORETTI Maria”,”Bernardo De Mandeville nella storia del pensiero giuridico-etico inglese.”,”””La Favola delle api, su cui si accese quella che, appunto, fu chiamata la “”Bienenfabel-Controverse”” è nota, e, del resto, presto raccontata. C’è un alveare ricco, potente, e nell’ insieme felice. Vi sono, sì, api che conducono vita grama e sono praticamente sfruttate dalle più abili, ma, in definitiva anch’ esse sono felici, in quanto s’ inseriscono nel ‘sistema’ da cui pur traggono dei benefici. E’ chiaro che tale potenza e felicità è determinata dalle passioni che si chiamano amore del dominio, amore del lusso, amore del bel vivere. Se queste api fossero ragionevoli dovrebbero stimare tali passioni dei beni; viceversa illogicamente e ipocritamente considerano tali passioni dei mali, chiamandoli vizi, e benchè nessuna di loro sia esente, naturalmente, da tale male, lo rimproverano acerbamente agli altri, esaltando la virtù che comporterebbe il ripudio di tali passioni. Si rivela, in tal modo, la frattura tra il dire e il fare; la doppia vita di tali api, che, mentre da una parte sono con tenacia attaccate alle loro vitali passioni, e amano la loro vita, dall’ altra, sulla scena del mondo, la vituperano e pretendono che la vera vita, quella degna di essere vissuta, sia quella esente da tali passioni. E in questa duplicità di vita non vi è soltanto ipocrisia, ma sopratutto illogicità. Un bel giorno Giove, irritato proprio da questa mancanza di rigore logico, esaudisce in certo senso i voti verbali delle api, infondendo a tutte quelle virtù austere che significano ripudio della ricchezza, disprezzo dei beni della vita, delle felicità sensuali, assoluta sincerità e così via. In tal modo le api divengono ‘virtuose’ secondo lo schema della virtù puritana. Ma che accade? In breve tempo scompaiono la ricchezza, la potenza, il fasto, la felicità della vita goduta e combattuta. L’ alveare si riduce ad una vita oscura (…)””. (pag 85)”,”TEOP-214″
“GORGIA”,”Frammenti – Testimonianze.”,”””Gorgia è uno dei nodi, dei centri di addensamento della cultura greca. Due fenomeni primari di questa cultura, la filosofia e la retorica, in lui mescolano le loro acque. Già per questo una sua rapida caratterizzazione è impossibile, a causa della complessità dei nessi in cui è implicato. La sua lunga vita – più di cento anni, secondo parecchie testimonianze – gli permise di assistere, in tutta la sua estensione, alla crisi greca del quinto secolo. Di tale crisi Gorgia non è solo spettatore, ma uno dei protagonisti più significativi: l’avarizia della tradizione, che della sua opera ha cancellato quasi tutto, non solo ci impedisce di cogliere nella sua ampiezza questa personalità, ma ostacola la comprensione di sviluppi decisivi per lo spirito greco. Gorgia fu giovane negli anni rigogliosi che seguirono le guerre persiane, e visse questa gioventù nell’occidente greco, dove la cultura non semplicemente fioriva, ma – caso forse unico nella storia dell’uomo – teneva il potere politico. E se non sembra che lo attraesse il pitagorismo, del resto già declinante, che di quel fenomeno è l’esempio più grandioso, è fuori dubbio che il legislatore Parmenide, ed Empedocle, trascinatore delle folle agrigentine, formarono la sua personalità. Le passioni della massa e i pensieri dei pochi diventarono l’oggetto delle sue riflessioni. Le sfere sono antitetiche, ma hanno qualcosa in comune, che interessa entrambe: la parola, il “”logos””. È la proprietà più caratteristica dell’uomo, ciò che si può chiamare la sua più vera “”espressione””. Gorgia studiò i mezzi e le possibilità di questa espressione umana, e può considerarsi, in tale campo un legislatore. Egli dissocia completamente la parola dalla musica, che in Parmenide, e soprattutto in Empedocle, erano ancora commiste”” (pag 5-6) “”Come si potrebbe superare Gorgia, che disse che niente di ciò che è, oppure Zenone, che cerca di provare che le stesse cose sono possibili e impossibili?”” (pag 15) “”Dice Gorgia che bisogna “”distruggere la serietà dell’avversario con il riso, e il suo riso con la serietà””; ed ha ragione”” (pag 51) (Gorgia, Frammenti, Boringhieri, 1969)”,”FILx-009-FGB”
“GORGIA”,”Frammenti.”,”””Gorgia è uno dei nodi, dei centri di addensamento della cultura greca. Due fenomeni primari di questa cultura, la filosofia e la retorica, in lui mescolano le loro acque. Già per questo una sua rapida caratterizzazione è impossibile, a causa della complessità dei nessi in cui egli è implicato. La sua lunga vita, più di cento anni, secondo parecchie testimonianze – gli permise di assistere, in tutta la sua estensione, alla crisi greca del quinto secolo. Di tale crisi Gorgia non è solo spettatore, ma uno dei protagonisti più significativi: l’avarizia della tradizione, che della sua opera ha cancellato quasi tutto, non solo ci impedisce di cogliere nella sua ampiezza questa personalità, ma ostacola la comprensione di sviluppi decisivi per lo spirito greco. Gorgia fu giovane negli anni rigogliosi che seguirono le guerre persiane, e visse questa gioventù nell’occidente greco, dove la cultura non semplicemente fioriva, ma – caso forse unico nella storia dell’uomo – teneva il potere politico. E se non sembra che lo attraesse il pitagorismo, del resto già declinante, che di quel fenomeno è l’esempio più grandioso, è fuori dubbio che il legislatore Parmenide, ed Empedocle, trascinatore delle folle agrigentine, formarono la sua personalità. Le passioni della massa e i pensieri dei pochi diventarono l’oggetto della sue riflessioni. Le sfere sono antitetiche, ma hanno qualcosa in comune, che interessa entrambe: la parola, il “”logos””. È la proprietà più caratteristica dell’uomo, ciò che si può chiamare la sua più vera “”espressione””. Gorgia studiò i mezzi e le possibilità di questa espressione umana, e può considerarsi, in tale campo, un legislatore. Egli dissocia completamente la parola dalla musica, che in Parmenide, e soprattutto in Empedocle, erano ancora commiste. (…) Dunque il “”logos””, – che è poi quanto noi chiamiamo “”ragione””, – inventato dai “”sapienti””, dev’essere loro tolto di mano, perché non riguarda le cose divine, ma è uno strumento “”umano””, che può costruire ogni edificio di pensieri e distruggere ogni edificio di pensieri. Il “”logos”” è un terribile strumento di potenza, che incatena e dirige le passioni umane, si applica cioè alla sfera politica. Anche qui Gorgia aveva un modello: Empedocle. Ma in costui la parola era unita alla musica, la politica alla religione; il dominio sulla folla era emotivo e non razionale. Gorgia umanizza la parola, facendola accompagnare soltanto dal ritmo, ed ecco nata la retorica”” (pag 5-7) [Gorgia, ‘Frammenti’, Boringhieri, Torino, 1969, traduzione di Claudio Moreschini] [Gorgia: “”l’essere che non ottiene l’apparire è oscurità, e l’apparire che non ottiene l’essere è debolezza”” (pag 56)]”,”STAx-374″
“GORGIA”,”Encomio di Elena e altri scritti.”,”Logos strumento di lotta da usare a fin di bene (pag 31)”,”VARx-063-FGB”
“GORGOLINI Luca”,”Gioventù rivoluzionaria. Bordiga, Gramsci, Mussolini e i giovani socialisti nell’Italia liberale.”,”Luca Gorgolini insegna Storia contemporanea presso l’Università della Repubblica di San Marino e Storia dei conflitti armati all’Accademia militare di Modena. Ha pubblicato tra l’altro un volume sulla storia sociale degli anni Cinquanta e curato ‘Le migrazioni forzate nella storia d’Italia del XX secolo’ (Bologna, 2017). Bordiga e la Fondazione del Circolo Carlo Marx (pag 134-135)”,”MITS-473″
“GORI Francesca a cura; saggi di Michael LÖWY Norman GERAS Michel REIMAN Alexander RABINOWITCH Pie NAVILLE R.W. DAVIES Francesco BENVENUTI Fabio BETTANIN Richard B. DAY Anna DI-BIAGIO Michel PRAT Adolf LÖWY Robert McNEAL Alec NOVE Anthony D’AGOSTINO Leonardo RAPONE David S. LAW Hillel TICKTIN Thomas Ray POOLE Pierre BROUE’ Michel DREYFUS Pelai PAGES I BLANCH Quentin HOARE Livio MAITAN Jean-Francois GODCHAU Jean-Paul JOUBERT Alberto NIRENSTEIN Massimo GANCI Bernard BAYERLEIN”,”Pensiero e azione politica di Lev Trockij.”,”Sono gli atti del convegno internazionale per il 40° anniversario della morte promosso dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e organizzato dalla Regione Toscana con la collaborazione della Biblioteca comunale di Follonica (Follonica 7-11 ottobre 1980). Testi di Giuliano PROCACCI (presentazione del convegno), Baruch KNEI-PAZ (formazione politica e culturale di T., ritratto intellettuale), Vittorio STRADA (rapporto Lenin-Trotsky), Hans Josef STEINBERG (T. e il dibattito marxista nel periodo della 2° Internazionale), Giorgio MIGLIARDI (Una polemica inedita di T. con Plechanov sul ‘Centralismo giacobino’: un manoscritto del 1903) e (La rivoluzione russa del 1905), Pierpaolo POGGIO (Le peculiarità storiche della Russia nelle analisi e prospettive di T.),”,”TROS-028″
“GORI Francesca PONS Silvio a cura”,”Dagli archivi di Mosca. L’ URSS il Cominform e il PCI 1943-1951.”,”Francesca GORI è responsabile della Sezione Paesi dell’ Est presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. E’ stata tra l’altro co-editor del volume ‘The Cominform; Minutes of the Three Conferences 1947 1948 1949’ (ANNALI FELTRINELLI, XXX 1994) ed editor di ‘The Soviet Union and Europe in the Cold War 1943-1945′ (MACMILLAN, 1996). E’ nel gruppo di lavoro delle nuove MEGA ma pare che in sua vece curerà un volume delle opere M. SYLVERS. Silvio PONS è ricercatore presso la Facoltà di storia e scienze sociali dell’ Università di Bari e VD della Fondazione Istituto Gramsci di Roma. E’ autore del volume ‘Stalin e la guerra inevitabile 1936-1941’ (EINAUDI, 1995).”,”PCIx-039″
“GORI Pietro”,”Opere Volume XIII. Canti d’ esilio. Poesie varie.”,”Contiene ‘Addio a Lugano’ bella… pag 81.”,”ANAx-093″
“GORI Pietro”,”Sociologia criminale. Opere Volume VI.”,”A pagina 45 c’è una tabella che riporta per la Francia il numero di accusati per ogni classe sociale ogni 100 mila abitanti.”,”ANAx-135″
“GORI Agostino”,”Storia politica d’ Italia. Scritta da una Società di Professori. Il Risorgimento Italiano (1849-1860). Il Regno d’ Italia (1860-1900).”,”””Il Cavour aveva lasciato il nuovo regno non riconosciuto da nessuna potenza, sospettato e avuto in uggia da molte di esse, e oggetto delle più violente proteste da parte del papa e delli altri sovrani spotestati. Un tale stato di cose era natural conseguenza del modo rivoluzionario, onde il regno era sorto, e soltanto il tempo e una politica ferma e rassicurante avrebbe potuto rimediarvi. Bensì il Cavour erasi adoperato molto presso l’ imperatore francese per ottenere un riconoscimento, che avrebbe poi tirati dietro altri. Di quella pratica gelosa era ufficiosamente incaricato il conte Vimercati, molto destro in tali negozi e con assai entratura alla corte francese. Ma l’ imperatore e il principe Napoleone erano allora i soli forse che fossero proclivi a sanzianare l’ opera della rivoluzione in Italia; poiché se il partito clericale e legittimista aveva in Francia perduto molto credito e se lo stesso Pio IX col malaccorto contegno si era alienata ogni simpatia, la gran maggioranza dei Francesi repugnava a riconoscere i resultati ultimi dell’ opera alla quale l’ Imperatore aveva tanto contribuito; opera che coll’ aver creata ai piedi delle Alpi una grande nazione, contradiceva alle viete massime della politica francese e minacciava di un pericolo nuovo l’ equilibrio europeo. L’ imperatore erasi proposto di riserbare il riconoscimento del regno a quando fosse risoluta la questione romana; e il Cavour aveva dato incarico di trattarne ufficiosamente in Parigi al Pantaleoni; il quale molto vi si adoperava allorché il Cavour morì.”” (pag 371)”,”ITAB-164″
“GORI Agostino”,”Il Risorgimento italiano (1849-1860). Il Regno d’Italia (1860-1900).”,”GORI Agostino 2° volume?”,”ITAG-220″
“GORI Lorenzo”,”Kronstadt 1921. I giorni della Comune.”,”Lorenzo Gori è nato a Firenze nel 1969. E’ impegnato in un team di teoria del socialismo nell’ambito della corrente Utopia socialista e partecipa al comitato di redazione della rivista dallo stesso nome.”,”RIRO-438″
“GORI Lorenzo”,”Kronstadt 1921. I giorni della Comune.”,”Lorenzo Gori è nato a Firenze nel 1969. É impegnato nel team di teoria del socialismo nell’ambito della corrente Utopia socialista e partecipa al comitato di redazione della rivista Utopia socialista.”,”RIRO-202-FL”
“GORINE P. (GORIN)”,”La revolution russe de 1905.”,”Nel 1905 le forze degli effettivi bolscevichi erano ridotte: 12-13 mila bolscevichi e 7 mila menscevichi. (pag 37) P. GORIN, storico sovietico, negli anni Trenta, sulla definizione di ‘Soviet’ relativa alla rivoluzione 1905, si trova in disaccordo con V.I. NEVSKIJ. (v. The Revolution of 1905: A Short History.(Book review) – The Revolution of 1905: A Short History. By Abraham Ascher. (Stanford : Encyclopedia.com.)”,”RIRx-150″
“GORKI Maksim a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Lenin.”,”In appendice: LENIN lettere, M.F. ANDREEVA, incontri con Lenin, A.D. SPERANSKIJ, Un ricordo di Gorki”,”LENS-028″
“GORKI Massimo”,”Tolstoi, Lenin, il contadino russo nella rivoluzione d’ Ottobre. (Ricordi).”,”””Leopoldo Zulergìski, l’ uomo più onesto del mondo, fondamentalmente anarchico e che aveva un odio organico contro la proprietà, non amava Sofia Tolstoi. Tuttavia, ecco come egli giudicava la sua condotta nel 1905-1906: “”La famiglia di Tolstoi non doveva vedere con occhio molto allegro i contadini impadronirsi a poco a poco dei beni di Iàsnaia Poliàna e occupare il bosco di betulle che Tolstoi stesso aveva piantato con le sue mani. Credo che anche lui rimpiangesse come gli altri questo bosco. Questa tristezza, questo cruccio generale, quantunque forse inespressi, condussero, obbligarono Sofia Andréjevna a un atto che, essa lo sapeva, le avrebbe procurato biasimo. Donna intelligente, non lo poteva ignorare e neppure trascurae. Ma tutti si rattristavano e nessuno osava difendersi: allora essa s’ arrischiò. E, per questo, io la stimo. Uno di questi giorni andrò a Iàsnaia Poliàna e le dirò: “”Io la stimo!””. Ma persisto a credere che la si è tacitamente obbligata ad agire così. Del resto tutto ciò è senza importanza, purché Tolstoi stesso sia salvo””. Conoscendo un po’ gli uomini, credo che la supposizione di Zulergìski sia giusta. Nessuno oserà dire che Leone Tolstoi non fosse sincero quando negava la proprietà, ma sono egualmente persuaso che gli rincresceva tuttavia del suo bosco. Era opera delle sue mani, del suo lavoro personale. Vi è in ciò l’ antagonismo dell’ antico istinto con la ragione, che si produce anche quando la ragione è sinceramente ostile all’ istinto””. (pag 135-136)”,”RUSx-102″
“GORKI Maksim”,”Autobiografia. Infanzia. Tra la gente. Le mie università.”,”””Bisogna provare tutto da se stessi, colombella mia, tutto bisogna imparare da se stessi… Se non impari da te, nessuno ti potrà insegnare””. (pag 271) “”Ma può darsi che sia vero, che sono buono con tutti. Soltanto nonlo dò a vedere; perché non lo si puòmostrre alla gente, altrimenti ti tartassano. A un uomo buono ognuno va addosso, come a una zolla in una palude… E lo calpestano…”” (pag 324)”,”VARx-164″
“GORKI Maxime”,”Lénine (1924) et Le paysan russe (1922).”,”Il libretto si compone di due scritti di Gorkij, Lenin (1924) (pag 1-99); Il contadino russo (1922) (pag 101-187). Le rivolte contadine. “”Les légendes italiennes consevent la mémoire de Fra Dolcino, les Tchéques se souviennent de Jan Zizka; de même les paysans allemands se rappellent Thomas Münzer, Florian Heier, et le Francais les héros et les martyrs de la Jacquerie, et les Anglais n’ont pas oublié le nom de Watt Taylor. Sur tous ces hommes restent dans le peuple des chansons, les légendes, des contes. Le paysan russe ne connait pas ses héros, ses chefs, les fanatiques de l’ amour, de la justice, de la vengeance. (pag 121-122) Il cosacco del Don Stepan Riazin solleva i contadini del Volga e si dirige verso Mosca animato dall’ idea di eguaglianza politica ed economica. Per tre anni le sue bande saccheggiano e sgozzano boiardi e mercanti e sostengono delle battaglie contro le truppe dei Romanov. Non meno vasto e potente fu la rivolta sotto la Grande Caterina del cosacco degli urali Pugaciov, “”ultimo tentativo di lotta dei Cosacchi contro il regime di Stato””, secondo la definizione che ha dato di questa rivolta lo storico S.F. Platonov””. (pag 123-124) Lenin. “”Verosimilmente, sotto Lenin, si sopprimono più uomini che sotto Wat-Tyler, Thomas Munzer, Garibaldi. E’ vero che la lotta contro la rivoluzione di cui Lenin fu il capo era più argamente e più potentemente organizzata. Per di più occorre tener conto che con il progresso della “”civiltà””, il prezzo della vita umana scende visibilmente, cosa che è testimoniata indiscutibilmente dallo sviluppo nell’ Europa moderna della tecnica di distruzione degli uomini e del gusto per ogni genere di occupazione.”” (pag 17-18) Lenin. “”Uomo di una volontà meravigliosamente forte, Lenin era per il resto il tipo di intellettuale russo. Ne possedeva al più alto grado la qualità essenziale – la limitazione di sé stesso che giunge fino alla mortificazione, fino alla mutilazione personale, fino ai chiodi di Rakhmetov, fino alla negazione dell’ arte, fino a questa logica di un eroe di Andreiev: “”Gli uomini vivono male, dunque devo vivere male anch’io””. Nel 1919, durante il terribile anno della fame, Lenin odiava mangiare ciò che gli mandavano i compagni dalla provincia, soldati o contadini. Quando arrivavano i pacchi presso il suo poco confortevole alloggio, faceva una smorfia e, confuso, si affrettava a distribuire farina, zucchero e burro ai compagni malati o indeboliti per mancanza di nutrimento.”” (pag 19-20)”,”LEND-593″
“GORKI Massimo”,”Come divenni romanziere.”,”E’ la terza parte delle memorie di Gorki (le due prime sono ‘La mia infanzia’ e ‘Fra la gente’) “”Il racconto deve percuotere l’animo dello scrittore come un bastone, perchè il lettore senta che bestia è!”” (pag 183)”,”RUSx-152″
“GORKI Maksim”,”Lenin.”,” “”Mentre si recava al ristorante, Vladimir Ilic fu avvicinato da un operaio menscevico, che gli domandò qualcosa. Ilic rallentò il passo, gli altri andarono avanti. Arrivando al ristorante cinque minuti dopo, Lenin si accigliò e disse: – E’ curioso che un ragazzo così ingenuo sia capitato al congresso del partito! Mi ha chiesto quale fosse il vero motivo dei nostri dissensi. Beh, gli ho detto, i vostri compagni vogliono andare al parlamento, noi invece siamo convinti che la classe operaia deve prepararsi alla lotta. A quanto pare ha capito…”” (pag 23) [Il V Congresso del Partito Operaio Socialdemocratico di Russia si tenne a Londra dal 13 maggio al 1° giugno 1907. Gorki vi partecipò con voto consultivo. L’assise si concluse con la vittoria dell’ala bolscevica su quella menscevica (nota 1, pag 9)]; “”Mi è capitato spesso di parlare con Lenin sulla crudeltà della tattica e della vita dei rivoluzionari. – Che volete? – domandava con ira e con stupore. – Si può forse crescere umani in una lotta così feroce? Dove può trovare asilo qui la bontà d’animo, la generosità? L’Europa ci «blocca», privandoci dei soccorsi del proletariato europeo, e da ogni parte la controrivoluzione ci assale brutalmente! E allora? Non dobbiamo forse lottare e resistere? Scusate, ma non siamo imbecilli! Sappiamo che quello che vogliamo non può farlo nessun altro. Potete mai pensare che, se fossi stato convinto del contrario, sarei rimasto qui? – Con quale metro misurate in una battaglia il numero dei colpi necessari e quello dei colpi superflui? – mi domandò un giorno, dopo un’animata discussione. Potei rispondere a questa domanda così semplice solo con la lirica, perché sono persuaso che non vi sia altra risposta”” (pag 51) [Maksim Gorki, Lenin, Roma, 1961]”,”LENS-287″
“GORKI Maxim”,”Streik in Neapel. Italienische Erzälungen. Diesen Erzälungen liegt das Italienerlebnis des großen russischen Schriftstellers zugrunde, der viele Jahre in Italien verbrachte.”,”‘Sciopero a Napoli. Narrativa italiana. Queste storie sono basate sull’esperienza italiana del grande scrittore russo che ha trascorso molti anni in Italia.’ Emigrato nel 1906, Gorkij vive dal 1907 al 1913 in Italia, a Capri.”,”ITAS-215″
“GORKI Massimo, a cura di Icilio RIPAMONTI”,”Piccoli borghesi.”,”Alessio Maksimovic Peskov – questo il vero nome di Massimo Gorki – nacque nel 1868 a Nisni Novgorod, città sulle rive del Volga, caratteristica per la popolazione mista di cosacchi, calmucchi e persiani. Era figlio di tappezziere, e conobbe la miseria fin dalla nascita. A sette anni rimase orfano del padre colpito dal colera; a dodici perdette anche la madre, e pochi giorni dopo il funerale il nonno gli disse: “”Tu non sei una medaglia che io possa appendermi al collo. Non ho più posto per te. Vai fra la gente””. Ed egli andò fra la gente, Tentò dapprima di istruirsi a scuola; ma sprovvisto di denaro occorrente, presto abbandonò le amate rive del Volga, iniziando quel suo vogabondare per la Russia. Addentratosi nel vivo della massa popolare, conobbe la squallida realtà del contadino legato al latifondo del nobile, e quella vasta compagine operaia, frutto dell’industria capitalistica che, fino allora sconosciuta in Russia, vi si andava affermando nell’ultimo decennio del XIX secolo. Viaggiò, conobbe e soffrì, Alessio Maksimovic Peskov, e annotava nei suoi scritti intimi esperienze e sofferenze. E si scelse lo pseudonimo Gorki. Ma il suo vagabondaggio, la sua ricerca furono penosi quanto vani; tanto che, non riuscendo a trovare una giustificazione all’esistenza, gli balenò l’idea del suicidio. D’altra parte il dramma di Gorki era il dramma della piccola borghesia russa istruita. Emergendo dai cupi tormenti della sua adolescenza, Gorki trova conforto nella lettura dei libri che preparano la rivolta popolare e si avvicina ai circoli rivoluzionari e radicali di Kazan, nell’attuale repubblica dei Tartari. Come scrittore egli esordisce nel 1892 sul giornale di Tiflis “”Il Caucaso””, pubblicandovi il racconto Makar Cudra. Nel 1902 veniva rappresentato con successo Piccoli borghesi, di cui in brevissimo tempo si stamparono quattro edizioni. Seguirono i Villeggianti e Bassifondi, qundi I nemici. Il periodo della maggiore attività di Gorki nella letteratura teatrale coincide con gli anni della rivoluzione del 1905. Scoppiata la Rivoluzione d’Ottobre, Gorki comincia a collaborare col governo sovietico e con tanta lena che, esaurito dal lavoro, esortato dallo stesso Lenin, nel 1921 parte di nuovo per l’Italia e si stabilisce presso Sorrento. Solo nel 1928, all’età di sessant’anni, Gorki torna definitivamente nell’URSS, accolto con enorme entusiasmo. Nel 1929 viene nominato membro del Comitato Centrale del Partito Comunista. Morì nel 1936, assassinato da un medico trotzkista? e in suo onore la Russia sovietica chiamò Gorki la città natale di lui, Nisni Novgorod.”,”RUSx-208-FL”
“GORKI Massimo”,”Tolstoi, Lenin, il contadino russo nella rivoluzione d’Ottobre. (Ricordi).”,”””La biografia di Massimo Gorki rivela due caratteristiche che spesso si ritrovano nella vita dei più recenti scrittori americani: un succedersi di umili mestieri che forgiano la esperienza nel più duro contatto con la realtà, e lo scrittore autodidatta””. (pag 5, Notizia)”,”RUSx-001-FSD”
“GORKI Massimo”,”Nelle Carceri Russe.”,”Semplicità di Cekov. “”Davanti a Cekov, tutti sentivano il desiderio d’essere più semplici, più veridici, più naturali: molte volte ho notato come dinanzi a lui la gente lasciava le frasi eleganti racimolate nei libri, le parole alla moda e tutte le futilità di cui si fa bello il Russo quando vol passare per europeo, come il selvaggio che si adorna di conchiglie e di denti di fiere. Il mio amico Cekov non voleva saperne né di denti di fiera né di piume di pavone: tutto quanto era rimbombante fittizio, tutto quanto era orpello, egli lo odiava. Egli fu sempre coerente a sé stesso, non occupandosi mai di quanto alcuni attendevano da lui, e tanto meno di quanto altri si credevano in diritto di esigere. Egli rifuggiva dalle conversazioni su temi astrusi o elevati, temi con i quali i Russi si divertono così volentieri senza accorgersi di quanto è ridicolo il parlare di abiti di velluto che si indosseranno in avvenire, quando per il momento non si posseggono che dei luridi stracci”” (pag 111-112)”,”RUSx-002-FSD”
“GORKI Maksim CECHOV Anton”,”Carteggio. Articoli e giudizi.”,”””Anche nell’interpretazione dell’opera d Cechov le teorie del giovane Gorki sembrano lasciare la traccia di un equivoco. Più volte in queste lettere Gorki parla di un «contenuto simbolistico» dei drammi di Cechov riprendendo un’idea che cominciava probabilmente già a circolare nella critica russa del tempo. Già in una delle prime lettere scrive: «Si dice, per esempio, che lo ‘Zio Vania’ e il ‘Gabbiano’ siano un nuovo genere di arte drammatica, nel quale il realismo si solleva a simbolo ispirato e profondamente meditato. Io trovo che ciò è molto vero». Non a caso però la critica più decadente si è poi impossessata di quella definizione, distinguendo il Cechov narratore dal Cechov drammaturgo, ed escogitando per quest’ultimo la formula di «simbolismo realista»: e per questa via si è arrivati perfino ad avvicinare Cechov (simbolismo realista) a Maeterlinck (simbolismo mistico). È vero invece che nell’opera di Cechov, sia nei drammi che nei racconti della maturità, vi è spesso un contenuto allegorico, ma la sua allegoria ha sempre un valore ‘tipico’, e non ‘simbolico’, non è convenzionale e arbitraria come nei simbolisti, che si rivolgono infatti solo ad una cerchia di iniziati, ma rivela una realtà più profonda, essenziale, implicita nella situazione concreta rappresentata artisticamente. In questo senso Gorki chiarisce più tardi il valore dell’opera di Cechov contrapponendola al «realismo» episodico, frammentario e superficiale dei naturalisti (…)”” (pag XX-XXI) (introduzione di V. Gerratana) Copil: “”Realismo Il realismo è un movimento letterario nato in Francia a metà del XIX secolo. Si caratterizza per la rappresentazione fedele e dettagliata della realtà quotidiana, spesso con un’attenzione particolare alle classi sociali più basse e ai problemi sociali. Gli autori realisti, come Gustave Flaubert e Honoré de Balzac, si concentrano sulla descrizione oggettiva della vita e delle sue complessità, evitando idealizzazioni romantiche1. Naturalismo Il naturalismo è una derivazione del realismo, sviluppatasi principalmente in Francia con Émile Zola come figura di spicco. Questo movimento adotta un approccio quasi scientifico alla letteratura, cercando di analizzare e rappresentare l’influenza dell’ambiente e dell’ereditarietà sul comportamento umano. I naturalisti descrivono spesso le condizioni di vita delle classi lavoratrici e dei più emarginati, con un tono più cupo e pessimista rispetto al realismo1. Simbolismo Il simbolismo è un movimento letterario nato alla fine del XIX secolo come reazione al realismo e al naturalismo. I simbolisti, come Charles Baudelaire e Stéphane Mallarmé, utilizzano simboli e immagini evocative per rappresentare concetti filosofici e spirituali. Questo movimento si concentra sull’esplorazione dell’inconscio, dei sogni e delle emozioni, spesso con un linguaggio ricco e suggestivo 2.”,”RUSx-200″
“GORKIJ Maksim, a cura di Marco CARATOZZOLO”,”Lenin, un uomo.”,”Maksim Gorkij (1868-1936), nato povero, autodidatta, per anni vagabondo in Russia occupato in lavori miseri alla ricerca di “”materiali umani”” per le sue opere, è stato a lungo l’immagine dello “”scrittore proletario””. Amico di Tolstoj e di Cechov, i suoi romanzi e drammi sono considerati l’avvio del cosiddetto “”realismo socialista”” Questi ricordi furono scritti d’impeto nella intensa commozione della notizia nel 1924 della morte del capo rivoluzionario. Pubblicati nel 1927 (ed è questa la versione qui offerta al lettore) furono poi rimaneggiati nel corso del tempo in senso più monumentale e iconografico, in corrispondenza dell’irrigidirsi del culto quasi religioso di Lenin voluto da Stalin. “”Mi capitava spesso di parlare con Lenin della brutalità della tattica e della quotidianità rivoluzionaria. «Che volete?», chiedeva stupito e arrabbiato «è forse possibile lasciare l’umanità in questa lotta la cui ferocia non si era mai vista prima? Dov’è qui il posto per la bontà d’animo e la nobiltà di cuore? E’ l’Europa che ci blocca, siamo stati privati del tanto atteso aiuto del proletariato europeo. Su di noi, da ogni parte, come un orso si arrampica la controrivoluzione, e noi? Non dobbiamo, non abbiamo il diritto di lottare, di opporci? Scusate, ma mica siamo degli stupidi. Lo sappiamo: ciò che vogliamo, non può farlo nessuno tranne noi. Davvero pensate che se fossi stato convinto del contrario, sarei ancora seduto qui?». «Con che metro voi ritenete di poter misurare la quantità di colpi necessari e di colpi inutili in una guerra?», mi chiese una volta, dopo un’accesa discussione. A questa domanda potevo rispondere solo liricamente. Penso che non ci sia un’altra risposta. (…) «Ehm, Ehm», brontolava scettico Lenin in riferimento ai numerosissimi episodi di tradimento della causa da parte degli intellettuali. «Tra di noi», diceva, «ci sono coloro che effettivamente tradiscono, ingannano più spesso per vigliaccheria, per paura di confondersi, nel timore che l’amata teoria entri in sofferenza nello scontro con la pratica. Noi non abbiamo paura di questo. La teoria, l’ipotesi per noi non è qualcosa di “”sacro””, per noi è uno strumento di lavoro»”” (pag 92-95)”,”LENS-313″
“GORKIJ Maksim, a cura di Luciana MONTAGNANI”,”La madre.”,”In questo volume fotocopiato manca la prefazione di Pajetta “”Per la strada camminavano in fretta senza parlare. La madre soffocava dall’agitazione, sentiva avvicinarsi qualche cosa d’importante. All’ingresso della fabbrica c’era una folla di donne che strillavano e imprecavano. Quando tutti e tre penetrarono nel cortile, si trovarono subito in mezzo a uno moltitudine fitta, nera, che rumoreggiava eccitata. La madre vide che tutte le teste erano rivolte da una parte, verso il muro dell’officina dei fabbri: sopra un mucchio di rottami di ferro, davanti a uno sfondo di mattoni rossi, stavano in piedi, agitando le braccia, Sizov, Machotin, Vjalov e altri cinque operai anziani, tra il più influenti. – Ecco Vlasov! – gridò qualcuno. – Vlasov? Che venga qui… – Silenzio – si gridò ad un tratto da varie parti. Da un punto vicino veniva la voce uguale di Rybin: «Non è per la copeca che bisogna lottare, ma per la giustizia! Se difendiamo la nostra copeca non è per la copeca, tanto è tonda come le altre, ma perché pesa di più, c’è dentro più sangue umano che nel rublo del direttore, sicuro! E noi non ci teniamo alla copeca, ma al sangue, alla verità, ecco!»”” (pag 53)”,”VARx-125-FV”
“GORKIJ Maksim, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Lenin.”,”Lenin a Capri (pag 37-39)”,”LENS-331″
“GORKIN Julian”,”Les communistes contre la revolution espagnole.”,”Julian GORKIN è stato uno dei membri fondatori del PC spagnolo nel 1921, che lasciò per fondare il POUM nel 1934, dopo un passaggio al Comintern dal 1921 al 1929 come rivoluzionario di professione a Mosca e in giro per l’ Europa. Segretario generale del POUM dopo l’ assassinio di André NIN. Rifugiato in Messico nel 1940, ha tradotto e scritto varie opere tra cui ‘L’ assassinio di Trotsky’ (JULLIARD).”,”MSPG-056″
“GORKIN Julian”,”Contra el estalinismo.”,”Julian GORKIN (1901-1987) participò alla fondazione della Federacion Comunista de Levante. Esiliato durante la dittatura di PRIMO DE RIVERA girò l’ Europa come rivoluzionario professionale al servizio dell’ Internazionale Comunista prima di rompere con gli stalinisti nel 1929. Negli anni Trenta divenne dirigente del Partido Obrero de Unificacion Marxista (POUM) e diresse il periodico ‘La Batalla’ durante la guerra civile. Dopo le giornate del maggio 1937 patì la persecuzione stalinista fu incarcerato e giudicato in un celebre processo contro il POUM nel 1938. Alla vittoria del franchismo riparò in Francia. In Messico negli anni 1940 collaborò con Victor SERGE e condusse un’ inchiesta fondamentale sull’ assassinio di TROTSKY. Durante l’ esilio francese , dal 1948, collaborò con le nascenti forze europeiste e attaccò duramente lo stalinismo. Negli anni 1960 partecipò alla Conferenza di Monaco del 1962. Negli ultimi anni difese il socialismo democratico. Gorkin e Serge. “”Nin fu torturato e assassinato in una Lubianka madrilena, ma Serge contribuì moltissimo a salvare me e gli altri compagni. Io contribuii a salvare lui dopo il grande naufragio europeo. Si può dire che noi ci dobbiamo mutuamente la vita. Per questo ci unì sempre il più solido dei rapporti umani: quello della solidarietà”” (pag 107) Fermezza contro lo stalinismo. “”Conoscevamo bene la psicologia dei nostri avversari: se ci mostravamo intimiditi, se ci mantenevamo sulla difensiva, eravamo perduti; dovevamo, al contrario, dissimulare la nostra debolezza e la nostra mancanza di mezzi con un atteggiamento fermo, coraggioso, di sfida.”” (pag 109) La morte di Serge. “”Un terzo dei rifugiati spagnoli sono morti per problemi cardiaci. Il Messico non era un luogo appropriato per il cuore di Victor Serge””. (pag 120)”,”MSPG-132″
“GORKIN Julian”,”L’ assassinat de Trotsky.”,”Pianificazione assassinio Trotsky in Messico. “”Contreras (Vidali) conosceva meglio di ogni altro gli ambienti comunisti spagnoli, messicani, cubani e americani. Sappiamo che gli autori dell’ attacco armato contro la casa di Trotsky (notte del 23 – 24 maggio 1940) appartenevano a queste cerchie. La maggior parte di loro erano stati scelti da lui. Durante le assenze del principale capo dell’ impresa, Contreras assunse la direzione del gruppo in Messico. Ma egli restava nell’ ombra, dissimulando sempre il più possibile. Se si fosse compromesso avrebbe danneggiato i personaggi dell’ amministrazione messicana che erano suoi amici e la cui influenza poteva essere in ogni momento utile””. (pag 274-275) Governo Cardenas e Toledano. “”Vincent Lombardo Toledano, leader sindacale in vista la cui influenza si estendeva non solo al Messico ma a tutta l’ America Latina, presta il suo concorso a queste manovre. Era all’ epoca il principale strumento di Mosca in Messico e nel contempo era uno dei pilastri del governo di Cardenas. Ignoro se sapesse che si stava tramando contro il vecchio bolscevico. Ma egli fu sicuramente uno dei migliori collaboratori di Contreras nella preparazione di questo clima d’ odio favorevole ai suoi piani, e grazie a lui molti uomini che dovevano partecipare al complotto entrarono in Messico. Per mettere in piedi l’ aggressione della notte del 23 e 24 maggio, Contreras utilizza il pittore messicano David Alfaro Siqueiros, considerato in seguito come l’ organizzatore materiale dell’ affaire””. (pag 275-276)”,”TROS-147″
“GORKIN Julian SANCHEZ SALAZAR Leandro A.”,”Così fu assassinato Trotzky. Con 13 illustrazioni fuori testo.”,”””Scegliere la vittima, preparare minuziosamente il colpo, compiere una vendetta implacabile, anmdarsene tranquillamente a letto.. Non c’è nulla di puù dolce al mondo”” (Stalin a Zerinski e a Kamenev, durante una conversazione che ebbe luogo nella primavera del 1923). “”Voi credete che Stalin si preoccupi di trovare una risposta ai vostri argomenti? Vi ingannate. Egli non pensa che al modo di sopprimervi senza correre rischi personali””. (Kamenev a Trotzky nel 1925). “”Egli vi avrebbe soppresso fin dal 1924 se non avesse temuto rappresaglie, sotto forma di atti terroristici, da parte dei giovani. Ecco perchè Stalin ha deciso di cominciare col distruggere i quadri dell’opposizione, per poi uccidere voi, quando sarà sicuro di poterlo fare impunemente””. (Zinoviev a Trotzky nel 1925). “”Se moriamo repentinamente, si sappia che è opera di Stalin””. (Zinoviev e Kamenev, in lettere depositate dopo la loro rottura con Stalin nel 1925). Generale Leandro A. Sanchez Salazar, Capo del Servizio segreto della polizia messicana.”,”TROS-039-FL”
“GORKJ Marsim (GORKIJ Maksim)”,”L’affare degli Artamonov.”,”L’affare degli Artamonov è un romanzo di Maksim Gorkij pubblicato nel 1925. Il romanzo narra la storia di una famiglia di ex contadini che diventano ricchi industriali nella Russia zarista, ma che sono travolti dai conflitti sociali e personali. Il romanzo è considerato una critica al capitalismo e una testimonianza della crisi della società russa prima della rivoluzione. Il romanzo si compone di quattro parti, ognuna dedicata a un membro della famiglia Artamonov: il patriarca Il’ja, il figlio maggiore Jakov, il figlio minore Grigorij e il nipote Aleksej. (b)”,”RUSx-005-FSD”
“GORLA Giuseppe”,”L’Italia nella Seconda guerra mondiale. Diario di un milanese, ministro del re nel governo di Mussolini.”,”Giuseppe Gorla. Nato da Emilio e Giulia Ciocca, dopo gli studi superiori si iscrisse alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Milano; allo scoppio della Prima guerra mondiale fu acceso interventista e si occupò di creare un tramite tra Il Popolo d’Italia e gli studenti meneghini, entrando quindi in contatto con Filippo Corridoni, Innocenzo Cappa e soprattutto Benito Mussolini. Nel 1915 partì volontario per il fronte e nel conflitto venne mutilato: nel dopoguerra fu pertanto un attivista dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra e ne sponsorizzò l’affiancamento ai Fasci Italiani di Combattimento, cui aveva aderito fin dalla sua fondazione, pur con qualche riserva. In ogni caso, non partecipò ne all’assemblea fondativa del 1919 ne alla marcia su Roma del 1922. Dopo il conseguimento della laurea, sembrava orientato a svolgere la carriera accademica, ma alle elezioni amministrative del 1922 fu eletto consigliere comunale a Milano e poco dopo divenne amministratore delegato dell’Istituto case popolari del capoluogo lombardo; in questa veste partecipò nel 1926 ad un congresso europeo sulle case popolari, tenutosi a Vienna: al termine della conferenza, ne fece un rapporto a Mussolini. Nel 1928, quando Giuseppe De Capitani d’Arzago si insediò come podestà di Milano, ne divenne il vice e si distinse per una politica parsimoniosa tendente al pareggio del bilancio cittadino. Commissario della Cassa di Risparmio dal 1931 al 1943, fu segretario generale del Sindacato nazionale fascista ingegneri (SNFI) dal 1937 al 1938 e presidente della Consociazione turistica italiana (nome “”autarchico”” che ebbe il Touring Club Italiano durante il regime). In qualità di segretario nazionale del SNFI, divenne consigliere alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni nel 1939: in questa veste venne richiamato alle armi nel giugno del 1940, nonostante fosse mutilato. Rientrato dal servizio militare “”coatto””, operò come Ministro dei Lavori Pubblici dal 30 ottobre 1940 al 6 febbraio 1943, giorno in cui venne sostituito da Zenone Benini. Gorla è principalmente ricordato nei manuali di storia urbanistica italiana per aver approvato la prima legge urbanistica nazionale, la n. 1150 del 17 agosto 1942. Ricevette successivamente dal Duce la nomina a consigliere nazionale per la Corporazione di acqua gas elettricità e fu nominato membro della commissione Bilancio della Camera. Stando alla sua autobiografia, il 30 marzo 1943 Mussolini lo scelse come podestà di Milano ma egli preferì rinunciare all’incarico (di ciò, tuttavia, non ci sono altre fonti); pochi giorni dopo diventò presidente dell’Azienda Generale Italiana Petroli (AGIP) e di conseguenza vicepresidente dell’Azienda nazionale idrogenazione combustibili. Conservò tutti gli incarichi occupati anche dopo la formazione del primo governo Badoglio, ma li perse quando venne fondata la Repubblica Sociale Italiana, a cui non volle aderire. Conclusasi la seconda guerra mondiale, non venne implicato in nessun processo per attività fascista perché venne considerato più un “”tecnico”” che un gerarca: non lo citò nemmeno Enrico Mattei nella sua relazione esposta appena dopo la nomina a commissario straordinario dell’AGIP effettuata dal Comitato di liberazione nazionale. Si ritirò quindi a vita privata e nel 1959 diede alle stampe un libro di memorie. (wikip) 1943. Luglio, 26 – Sul portone della sede dell’AGIP in via del Tritone, operai e metropolitiani stanno rimuovendo gli stemmi e distruggendo i fasci littori che decoravano l’ingresso. Un metropolitano allunga la mano per togliermi il distintivo del fascio che ho all’occhiello ma faccio appena in tempo a difendermi. Salgo agli uffici, nessuno lavora, occhiate di traverso quando passo e confubolamenti nei corridoi. Faccio riunire i dipendenti e rivolgo loro l’invito di tornare al lavoro perché dall’attività della nostra azienda dipende il rifornimento di carburante per l’esercito che combatte e la vita della popolazione civile alla quale è indispensabile assicurare i rifornimenti. Per quanto riguarda la mia persona comunico che ho già inviato le dimissioni al nuovo governo ma che non abbandonerò il mio posto fino a quando sarà arrivato chi mi dovrà sostituire perché ritengo di dover continuare a prestare la mia opera come la sentinella che deve far rispettare la consegna fino a che non venga rilevata. Tutti ritornano al lavoro, una commissione viene a chiedermi l’allontanamento di Bazzini. Si accontentano che lo invii in congedo illimitato. Roma è percorsa da cortei di gente che impreca a Mussolini e al fascismo mentre busti e ritratti di Mussolini vengono gettati dalle finestre. Pavolini è stato scacciato dal «Messaggero», i circoli rionali del partito fascista sono stati presi d’assalto ed alcuni distrutti. In alcune città, specie nel Nord, si pretende sia scoppiata la guerra civile. (…) 1943 – luglio, 27. Badoglio ha varato il nuovo governo, o meglio ha accettato quello che è stato preparato dal Duca Acquarone, Ministro della Real Casa e, sembra, principale manipolatore degli ultimi avvenimenti. E’ un governo formato da generali e alti funzionari. (…) 1943 – luglio, 29 (…) Churchill commentando ai Comuni gli avvenimenti italiani ha dichiarato che il governo di Roma è una cosa che riguarda soltanto l’Italia la quale deve arrendersi senza condizioni”” (pag 429-431)”,”QMIS-231″
“GORLIER Claudio a cura; testi di A. LINCOLN J. BROWN J.C. CALHOUN Jefferson DAVIS F. DOUGLASS G. FITZHUGH W.L. GARRISON J.H. HAMMOND H.R. HELPER T. PARKER W. PHILLIPS W.H. SEWARD C. SUMNER H.D. THOREAU”,”Il pensiero politico nell’ età di Lincoln.”,”Testi di A. LINCOLN J. BROWN J.C. CALHOUN Jefferson DAVIS F. DOUGLASS G. FITZHUGH W.L. GARRISON J.H. HAMMOND H.R. HELPER T. PARKER W. PHILLIPS W.H. SEWARD C. SUMNER H.D. THOREAU”,”USAS-073″
“GORLIER Claudio”,”Storia dei negri degli Stati Uniti.”,”””Se si pensa ai casi di antisemitismo non infrequenti nel Sud e al disprezzo mostrato per gli immigranti di origine latina o balcanica, i “”wops”” e gli “”hunks””, non riesce arduo comprendere che aveva ben ragione Lincoln quando ammoniva che l’ intolleranza razziale non si sarebbe fermata ai negri, ma, una volta scatenatasi, avrebbe raggiunto anche altri gruppi etnici o religiosi, come i cattolici. I bianchi del Sud, angustiati dal peso della sconfitta e pieni di rancore per il Nord che, in effetti, dopo aver promesso pace e fratellanza non mancava di sfruttare ai propri fini, riversarono il proprio risentimento sui negri””. (pag 64-65)”,”USAS-142″
“GORLIER Claudio a cura; testi di A. LINCOLN J. BROWN J.C. CALHOUN Jefferson DAVIS F. DOUGLASS G. FITZHUGH W.L. GARRISON J.H. HAMMOND H.R. HELPER T. PARKER W. PHILLIPS W.H. SEWARD C. SUMNER H.D. THOREAU”,”Il pensiero politico nell’ età di Lincoln.”,”Testi di A. LINCOLN J. BROWN J.C. CALHOUN Jefferson DAVIS F. DOUGLASS G. FITZHUGH W.L. GARRISON J.H. HAMMOND H.R. HELPER T. PARKER W. PHILLIPS W.H. SEWARD C. SUMNER H.D. THOREAU”,”TEOP-415″
“GÖRLITZ Walter a cura; (PAULUS Friedrich)”,”Stalingrado. La sconfitta che cambiò i destini del mondo.”,”””Davanti alle truppe e ai comandanti della 6° armata, come anche davanti al popolo tedesco, sono responsabile di aver eseguito fino alla catastrofe gli ordini di resistenza impartiti dal comando supremo.”” (pag 280) “”Nota preliminare del feldmaresciallo generale Paulus. Alla fine di luglio del 1940… Hitler rese noto allo stato maggiore dell’ OKW, come anche ai comandanti in capo delle tre armi della Wehrmacht, che non era esclusa una campagna contro l’ Unione Sovietica e li incaricò di compiere in proposito studi preliminari. Mentre dunque la guerra sul fronte occidentale non era ancora conclusa e il suo esito appariva ancora incerto, Hitler voleva abbandonare volontariamente il grande vantaggio costituito dalla guerra su un fronte solo per assumere il rischio di una guerra su due fronti. Ciò è però significativo per il modo in cui egli considerava le cose militari. Inoltre, sul piano morale, una decisione del genere rappresentava la rottura di un patto decenale appena concluso, il quale gli procurava oltre tutto notevoli vantaggi economici e importanti mezzi per la prosecuzione della guerra. Lo stato maggiore dell’ esercito accolse il piano offensivo di Hitler con perplessità. Esso infatti paventava la creazione di un secondo fronte e riteneva d’ altra parte certo l’ ingresso in guerra degli Stati Uniti contro la Germania. Quest’ ultima circostanza avrebbe mutato il rapporto di forze e lo stato maggiore era convinto che la Germania avrebbe potuto resistere soltanto sconfiggendo rapidamente la Russia (1). Ma la forza della Russia era la grande incognita. Si supponeva che le operazioni potessero essere svolte soltanto nella buona stagione che però è troppo breve.”” (pag 122) (1) ndr: da collegare a questione ritardo avvio offensiva a causa della disastrosa campagna di Mussolini in Grecia (Mussolini ha salvato Mosca) v: CARTIER Raymond, Hitler et ses généraux. Les secrets de la guerre.”,”QMIS-101″
“GÖRLITZ Walter”,”November 1918. Bericht über die deutsche Revolution.”,”La rivoluzione tedesca vista in particolare dal lato del governo, dell’esercito e della borghesia”,”MGER-145″
“GORMAN Robert A. a cura; collaborazione di Vittorio DINI Arif DIRLIK Lowell DITTMER Milos HAJEK Paul MATTICK Paul PRESTON Richard BREITMAN Antonio CALLARI Raymond DOMINICK Karel KAPLAN Tadeusz KOWALIK e altri”,”Biographical Dictionary of Marxism.”,”Collaborazione di Vittorio DINI Arif DIRLIK Lowell DITTMER Milos HAJEK Paul MATTICK Paul PRESTON Richard BREITMAN Antonio CALLARI Raymond DOMINICK Karel KAPLAN Tadeusz KOWALIK e altri Ad esempio voci biografiche relative alla lettera L: Antonio LABRIOLA, Paul LAFARGUE, Oskar R. LANGE, Francisco LARGO CABALLERO, LE DUAN, LENIN, LI DAZHAO, LI LISAN, W. LIEBKNECHT, LIN BIAO (LIN PIAO), LIU SHAOQI (LIU SHAO-CHI), LOMBARDO TOLEDANO Vicente, LORA Guillermo, LUNACHARSKY Anatoli V.”,”TEOC-378″
“GORN Elliott J.”,”Mother Jones. The Most Dangerous Woman in America.”,”Elliott J. Gorn, professor of history at Purdue University, is the co-author of A Brief History of American Sports and the author of The Manly Art: Bare-Knuckle Prize Fighting in America. List of Illustrations, Acknowledgments, Epilogue, List of Archives, Notes, Index,”,”MUSx-043-FL”
“GORODETSKIJ E.N.”,”La formazione dello Stato sovietico 1917-18.”,”L’A è uno dei principali storici sovietici contemporanei. I suoi interessi si concentrano sulla storiografia dello Stato sovietico.”,”RIRO-092″
“GORODETSKIJ Efim Naumovic”,”La formazione dello Stato sovietico, 1917-18.”,”L’A è uno dei principali storici sovietici contemporanei. I suoi interessi si concentrano sulla storiografia dello Stato sovietico.”,”RIRO-195-FL”
“GORODETSKY Gabriel”,”Geopolitical Factors in Stalin’s Strategy and Politics in the Wake of the Outbreak of World War II. Estratto da: ‘Russia in the Age of Wars 1914-1945’.”,”G. Gorodetsky è professore di storia all’Università di Tel Aviv. Tiene la ‘Samuel Robin Chair for Russian Studies’ ed è direttore del ‘Curiel Center of International Studies’ (2000). Tra le sue pubblicazioni ‘The Precarious Truce. Anglo-Soviet Relations’, 1924-27′ (1977) e ‘The Grand Delusion: Stalin and the German Invasion of Russia’ (1999). “”In view of the heavy defeats inflicted on the Red Army in the early stages of Operation “”Barbarossa””, it is often argued that the stiff resistance of the Finns in the Winter War revealed the weakness of the Red Army and encouraged Hitler to risk war against Russia. However, for contemporaries in Germany and in the countries bordering on the Soviet Union, the war rather demonstrated Stalin’s resolve to resort to force wherever he encountered a threat to Soviet vital interests (24). As spring 1940 arrived, resting on the laurels of the Ribbentrop-Molotov Pact and the final victory against Finland, Stalin was temporarily relaxed. Count von Schulenburg, the German ambassador to Moscow, contributed to the feeling. (…) In negotiations with Göring, singled out in the Kremlin as the spearhead of the crusade against Russia, the Air Marshal not only promised an early delivery of war material but “”strongly underlined the exceptional friendship between Germany and the Soviet Union””. He even announced the delivery to the Soviet navy of the modern cruiser “”Lützow””, from which he was parting “”with a painful heart””. He quoted Hitler as saying that the pact was “”a solid and irreversible act”” (27). Stalin further found out that Hitler had reaffirmed the validity and durability of the division of spheres of interests between Germany and Russia in the talks he had held in Berlin with Sumner Welles, the America Deputy Under-Secretary of State (28). Stalin in fact felt strong enough to suspend the delivery of raw materials to Germany in retaliation or their failure to provide Russia with coal and military equipment. Recent findings concerning the trade traffic between Germany and the Soviet Union cast doubt on the accepted view that the treaty was favourable to Germany. The Soviet deliveries, when examined against the Soviet production and the total German demand, were less substantial. They provided the Russians with significant advanced German technology. Moreover to a large extent the Russians were obliged to conduct almost exclusive trade with Germany once the British imposed a tight economic blockade. Out of one million tons of grain promised to Germany, only 150.000 tons had benne dispatched, and the supply of oil and coal products fared no better (29). Perhaps for the last time Mikoyan, the Minister of Foreign Trade, openly cast doubt on German “”honesty””, complaining that he could “”no longer afford to make a fool of himself, in practice not conduction a bilateral exchange of goods but unilaterally delivering goods to Germany”” (30). Stalin went one step further in presenting an ultimatum to Germany. He demanded the conclusion of a short-term trade agreement stipulating export of Soviet raw materials of a value of 420-30 million marks in exchange for “”industrial and military deliveries of the same value”” (31). This inflated confidence, however, instantly evaporated after the swift German campaign against Denmark and Norway in early May. The Soviet ultimatum was replaced by an announcement of the decision to resume deliveries, followed by the “”hope”” that “”Germany would do the same”” (32). However, the experience of dependence on Stalin’s good will for deliveries of raw materials undoubtedly weighed heavily on Hitler when Operation “”Barbarossa”” was contemplated (33). (pag 244-245); “”A most important sign post in Stalin’s policy in the crucial period leading to the war which has been overlooked by historians is the Soviet annexation of Bessarabia on 30 June 1940 and its reverberation in the Balkans and Turkey”” (pag 247) Volume: PONS Silvio ROMANO Andrea a cura; saggi di M. VON-HAGEN P. GATRELL, A. SALOMONI R. SERVICE A. DI-BIAGIO A. ROMANO S. DULLIN G. ROBERTS O. KHLEVNIUK S.J. MAIN L. SAMUELSON V. POZNIAKOV G. GORODETSKY V. NEVEZHIN J. BARBER S. PONS, Russia in the Age of Wars 1914-1945. ANNALI FONDAZIONE GIANGIACOMO FELTRINELLI. MILANO. 2000 pag XXV 322 8° presentazione introduzione di PONS e ROMANO abbreviazioni note notizie sui collaboratori indice nomi. saggi di M. VON-HAGEN P. GATRELL, A. SALOMONI R. SERVICE A. DI-BIAGIO A. ROMANO S. DULLIN G. ROBERTS O. KHLEVNIUK S.J. MAIN L. SAMUELSON V. POZNIAKOV G. GORODETSKY V. NEVEZHIN J. BARBER S. PONS”,”QMIS-220″
“GORODETSKY Gabriel”,”Le grand jeu de dupes. Staline et l’invasion allemande.”,”Gabriel Gorodetsky è professore di storia e direttore del Curiel Center for International Affairs all’Università di Tel Aviv, ove occupa la cattedra Samuel Rubin d’histoire russe et d’Europe de l’Est. Ha pubblicato ‘Stafford Cripps’ Mission to Moscow’ (1987) e ‘The icebreaker Myth’ pubblicato a Mosca nel 1995. “”Le moment choisi pour la conclusion du pacte de neutralité avec la Japon n’était donc pas seulement l’expression de la crainte qu’éprouvait Staline d’une guerre sur deux fronts: il y voyait vraiment «une première étape, sérieuse, de la future coopération sur les questions principales». Staline admettait avoir eu des soupçons au sujet des objectifs japonais, mais il était à ce mment convaincu qu’il n’y avait là aucun «jeu diplomatique», et que le Japon «se préoccupait véritablement et sérieusement d’améliorer les relations avec l’Union soviétique». Staline félicite alors Matsuoka pour son «discours sincère et direct». Il est très rare de trouver un diplomate qui exprime ouvertement ce qu’il a vraiment en tête. Le mot de Talleyrand a Napoléon est bien connu: «La langue a été donnée au diplomate pour dissimuler ses pensées». Nous, Russes et bolcheviks, voyons les choses différemment et croyons que, dans l’arène diplomatique aussi, il est possible d’être franc et sincère. Des efforts extraodinaires sont faits pour que l’empereur confirme rapidement l’accord, qui est signé dans une atmosphère de jubilation l’après-midi du 13 avril; les photogaphies pue communes de Stalin et de Matsuoka, bras dessus bras dessous , devaint faire la une des journaux du matin suivant”” (pag 290-291); “”L’accord est un boulevard pour la reprise des entretiens avec les Allemands. «Les victoires balkaniques, selon le rapport d’Aktay ont penétré dans les crânes obtus des Soviétiques avec l’effet de la foudre… C’est purement et simplement pour gagner le coeur des Allemands que Staline a flatté les Japonais avec l’accord soviéto-japonais». Staline, conclut-it, est sur le point «de devenir l’instrument aveugle de l’Allemagne (92)». Matsuoka avait en effet vraiment intérêt; comme Ciano, à évitere une attaque allemande contre la Russie, à partir du moment où le Japon était décidé à pousser vers le sud. Les Japonais font donc tout leur possibile pour bien faire comprendre à l’ambassadeur allemand à Tokyo, Ott, que Matsuoka a «trouvé Staline absolutament disposé à la paix. Staline… l’avait assuré qu’il ne pouvait être question d’un marchandage de la Russie avec les puissances anglo-saxonnes» (93). Un telegramme ultérieur de l’ambassade allemande à Tokyo souligne que les Russes semblent à présent impressionnés par les succès allemands et «sont prêts à conclure un pacte. Par conséquent la Russie décide de marcher de pair avec les puissances du pacte tripartite. Le pacte tripartite vient seulement de devenir l’instrument à toute épreuve de la politique des puissances de l’Axe et du Japon grâce à l’accord russo-japonais longtemps recherché» (94)”””,”QMIS-256″
“GORRESIO Vittorio”,”I Moribondi di Montecitorio.”,”E’ il primo libro che tira le somme dopo un anno di repubblica. Un capitolo di storia italiana e un documento dei costumi della nostra epoca. “”Non tutte, forse, avevan chiara la nozione della dottrina di Saragat, né tutte forse avevan letto i suoi volumi (Marxismo e democrazia; L’ umanesimo marxista: che secondo i massimalisti sono soltanto una grossolana rimasticatura di De Man) dove è compiuto un bello sforzo di approfondimento del marxismo per farne valere le esigenze veramente universali e non perimibili; e neppur tutte, probabilmente, ne conoscevano l’ opuscolo Socialismo e libertà in cui si spiega come il socialismo oggi lasci dietro di sè la funzione di elemento critico di una società crollante per assumere quella di costruttuore di un nuovo ordine; ma molte forse avevano letto ciò che scrive di Saragat la stampa indipendente dai partiti che cerca già di collocarlo nel posto che gli assegnerà la critica storica (…)””. (pag 101)”,”ITAP-091″
“GORRESIO Vittorio LIBONATI Franco BATTAGLIA Achille ROSSI Ernesto; a cura di Adolfo BATTAGLIA; interventi di Achille BATTAGLIA Carla PITTARO Armando ZANETTI Salvatore GIALLOMBARDO Leone CATTANI Aldo GAROSCI Ercole BONACINA Mario BONESCHI Eugenio SCALFARI Guido CALOGERO”,”Stampa in allarme.”,”Scritti di GORRESIO Vittorio LIBONATI Franco BATTAGLIA Achille ROSSI Ernesto. Dibattito: interventi di Achille BATTAGLIA Carla PITTARO Armando ZANETTI Salvatore GIALLOMBARDO Leone CATTANI Aldo GAROSCI Ercole BONACINA Mario BONESCHI Eugenio SCALFARI Guido CALOGERO Libertà di stampa. “”Un’altra osservazione su cui il convegno degli Amici del “”Mondo”” si trovò concorde fu quella che “”in materia di stampa, meno leggi ci sono meglio è””. E in proposito merita di essere particolarmente segnalata la conferma fornita dalla stessa legge 4 marzo 1958, contenente “”modificazioni alle norme del Codice Penale relative ai reati commessi a mezzo della stampa””. La legge era nata mal su un progetto quanto mai illiberale dell’ on. Moro, come si può leggere nella relazione Libonati. Il testo era poi passato al vaglio di numerose commissioni di giuristi, giornalisti e parlamentari, ed era stato talmente emendato an che per l’ intervento diretto della Federazione nazionale della stampa, da apparire accettabile ai più. (…) Senonché il vero vaglio delle leggi avviene nelle aule giudiziarie, quando dalla loro formulazione astratta discendono a regolare la realtà dei casi concreti. E appena vi giunse questa legge (…) si vide subito che essa era assai difettosa: complicava i problemi già esistenti, ne creava di nuovi, e non ottemperava neppure a quella esigenza fondamentale di sopprimere la responsabilità obbiettiva del direttore di periodici, che era stata sollecitata anche dalla Corte Costituzionale.”” (pag XXI)”,”EDIx-068″
“GORRESIO Vittorio”,”Risorgimento scomunicato.”,”GORRESIO Vittorio: “”Di un altro grande morto di quel tempo, Garibaldi, è innanzitutto da ricordare il testamento, scritto per impedire che al momento della morte si tentasse per caso di fargli ritrattare il suo contegno o chiedere perdono per la guerra fatta alla Chiesa; è un documento da conoscere per comprendere il senso di questa nostra storia: “”…Siccome negli ultimi momenti della creatura umana, il prete, profittando dello stato spossato in cui si trova il moribondo, e della confusione che sovente vi succede, s’inoltra, e mettendo in opera ogni turpe strattagemma, propaga coll’impostura in cui è maestro, che il defunto compì, pentendosi delle sue credenze passate, ai doveri di cattolico: in conseguenza io dichiaro, che trovandomi in piena ragione oggi, non voglio accettare, in nessun tempo, il ministero odioso, disprezzevole e scellerato d’un prete, che considero atroce nemico del genere umano e dell’Italia in particolare. E che solo in stato di pazzia o di ben crassa ignoranza, io credo possa un individuo raccomandarsi ad un discendente di Torquemada.”””” (pag 303 304)”,”ITAB-292″
“GORRESIO Vittorio”,”La vita ingenua.”,”Vittorio Gorresio nato nel 1910, piemontese, di professione giornalista, ha pubblicato in trent’anni una serie di volumi su argomenti di cronaca politica e di storia, tra cui ‘I moribondi di Montecitorio’, ‘I carissimi nemici’, ‘Risorgimento scomunicato’. Dall’infanzia alla prima guerra mondiale, dal fascismo alla Resistenza, fino all’oggi (1980). L’autore ripercorre la propria esistenza e si rende conto che, di fronte alla tormentata realtà attuale, la sua vita può essere definita “”ingenua””.”,”BIOx-022-FV”
“GORRESIO Vittorio”,”Berlinguer.”,”Dono di Mario Caprini”,”PCIx-516″
“GORRIERI Ermanno”,”La giungla dei bilanci familiari.”,”Ermanno Gorrieri (59 anni, 1979) è stato sindacalista nella CISL, deputato al Parlamento e consigliere alla regione Emilia-Romagna. E’ membro del Consiglio nazionale della DC ed esponente della Lega democratica. Collabora a vari giornali.”,”ITAS-196″
“GORRIERI Ermanno GUERZONI Luciano”,”Il salario sociale. Famiglia e reddito nella crisi dello Stato assistenziale.”,” Paragrafo 4 pag 18: ‘Struttura, redditi e consumi delle famiglie’ Ermanno Gorrieri (62 anni, 1979) è stato segretario della CISL e dirigente del movimento cooperativo di Modena, consigliere regionale DC in Emilia Romagna, membro del Consiglio nazionale della DC ed esponente della Lega democratica. Collabora a vari giornali. Luciano Guerzoni professore universitario, 44 anni, già docente di Dottrina dello Stato nell’Università di Modena e di Diritto ecclesiastico nell’Università di Padova è attualmente (1982) professore straordinario e direttore dell’Istituto giuridico dell’Università di Modena. Ha collaborato alla stesura del rapporto finale della Commissione per i problemi della famiglia. Da wikip Luciano Guerzoni (1938) Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Luciano Guerzoni Luciano Guerzoni.jpg Deputato della Repubblica Italiana Legislature IX, X, XII Gruppo parlamentare PCI, PDS Circoscrizione Emilia Romagna Collegio Parma (IX e X) e Mirandola (XII) Incarichi parlamentari IX componente della XIII commissione lavoro e previdenza sociale (5 febbraio 1987 – 1º luglio 1987) componente della XIV commissione igiene e sanità pubblica (12 luglio 1983 – 5 febbraio 1987) X vicepresidente della commissione d’indagine ex articolo 58 -On. Gunnella (16 novembre 1990 – 6 febbraio 1991) componente della VII commissione istruzione (4 agosto 1987 – 22 aprile 1992) Sito istituzionale Dati generali Partito politico Partito Comunista Italiano, Partito Democratico della Sinistra Titolo di studio Laurea in giurisprudenza Professione Docente universitario Luciano Guerzoni (Napoli, 1º aprile 1938) è un accademico e politico italiano. Biografia[modifica | modifica wikitesto] Laureatosi in giurisprudenza a Modena, è stato professore ordinario di Diritto ecclesiastico all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.[1] Eletto deputato per la prima volta alla Camera dei deputati nel 1983 come indipendente nelle liste del PCI, confermò il suo seggio nel 1987 e nel 1994, in quest’ultimo caso tra le file del Partito Democratico della Sinistra. Nel 1993 fu tra i fondatori dei Cristiano Sociali, di cui fu membro del coordinamento nazionale. Con questo movimento fu eletto parlamentare nel 1994. Sempre nel 1996 aderì alla coalizione politica dell’Ulivo e fu sottosegretario alla Pubblica istruzione nel governo Prodi I e nel governo D’Alema I. Attualmente ricopre il ruolo di presidente esecutivo della Fondazione “”Ermanno Gorrieri””.[2]”,”ITAS-197″
“GORRIERI Ermanno”,”Parti uguali fra disuguali. Povertà, disuguaglianza e politiche redistributive nell’Italia di oggi.”,”Ermanno Gorrieri, nato a Sassuolo (MO) nel 1920, è laureato in giurisprudenza e honoris causa in sociologia. Ha partecipato con Giulio Pastore alla fondazione della CISL ed è stato deputato nella III legislatura e Ministro del lavoro nel VI Governo Fanfani. Ha collaborato con il Corriere della Sera, Il Giorno, la Repubblica, L’Espresso.”,”ECOS-010-FL”
“GORRIERI Ermanno”,”La giungla retributiva.”,”Ermanno Gorrieri è nato a Sassuolo nel 1920. Si è laureato a Modena in Giurisprudenza. Ufficiale degli alpini ha partecipato alla resistenza sull’appennino emiliano al comando delle ‘Brigate Italia’. Segretario provinciale della DC nel 1945-46 successivamente è stato dirigente della Camera del Lavoro. Dal 1948 al 1958 è stato Segretario CISL. Deputato nella terza legislatura, nel 1963 ha rinunciato al mandato optando per l’attività politica a livello provinciale.”,”CONx-022-FV”
“GORSHKOV S. G.”,”The Sea Power of the State.”,”GORSHKOV S. G. Ammiraglio della Flotta sovietica “”The short-sighted Russian Command and the Czar failed to grasp the seriousness of the situation in the Far East and the role of the fleet in the coming the sea forces of the Baltic and Black Seas were not taken. Moreover, the Russian Pacific Fleet was scattered in different seas. In the Yellow Sea, which was the main sea theatre, the fleet had only eight armour-plated ships. The construction of the fleet’s bases in the Pacific Ocean was far from complete and therefore Port Arthur constituted neither a sufficiently reliable fortress nor an equipped naval base capable of withstanding the blows of the enemy and of being a secure ship base. (…) Completing a matchless, almost eight-month passage without losing a ship, the Russian squadron on 14 May 1905 entered the Korean Straits. Waiting for it here was the Japanese fleet, more sophisticated and long ready for battle and relying on a whole system of nearby bases. The outcome of the Tsushima engagement was decided in advance. Despite the heroism of the men valiantly fighting in the Tsushima battle, the second Pacific squadron suffered a heavy defeat because the enemy surpassed it primarily in weapons and fighting technique. Most of the Russian ships was destroyed in the battle and some were interned in foreign ports. The question of domination at sea was finally solved in favour of the Japanese.”” (pag 87-91)”,”QMIx-210″
“GÓRSKI Karol”,”L’Ordine teutonico. Alle origini dello stato prussiano.”,”Nato a Odessa nel 1903, GÓRSKI Karol ha studiato a Varsavia e a Cracovia. Nel 1939 ha partecipato alla campagna contro i tedeschi finendo in un campo di prigionia in Germania. Liberato nel 1945 fu nominato professore straordinario all’università di Torun. Nel 1950 viene eletto membro dell’accademia di Cracovia e nel 1956 professore ordinario di storia medievale a Torun. Dal 1969 è membro del COmitato per la storia delle scienze dell’Accademia polacca. Ha scritto tra l’altro ‘Storia dello spirito polacco’. Pag 111 la vita quotidiana dei Cavalieri: erano obbligati a dormire vestiti ed era vietato loro di scalzarsi durante il sonno, i dormitori erano comuni…”,”POLx-034″
“GORTER Herman; due scritti di Leon TROTSKY e Bela KUN”,”Risposta all’ estremismo di Lenin. (1920)”,”Il Partito socialdemocratico (SDP) di Hermann GORTER e di Anton PANNEKOEK fu fondato nel 1909 dal collettivo redazionale di ‘Die Tribune’ dopo la sua espulsione dal Partito Operaio Socialdemocratico (SDAP) ad opera della direzione revisionista di TROELSTRA e VAN-KOL. Soltanto il partito bolscevico aveva rotto, sia pure in modo non definitivo e completo, con i revisionisti prima degli olandesi. Il ‘caso’ fu una delle grosse questioni discusse nella XI sessione del Bureau della 2° Internazionale il 7 novembre 1909. LENIN, che era impegnato in una dura battaglia per impedire che l’organo internazionale riconoscesse il partito menscevico invece del suo, intervenne nella discussione per impedire la manovra degli opportunisti che tendeva ad escludere il SDP dall’ Internazionale. La manovra non ebbe successo. LENIN guardò con simpatia la ‘scuola olandese’ fino all’improvvisa rottura avvenuta nella 1° metà del 1920.”,”INTT-070 PAR-018″
“GORTER Herman”,”La rivoluzione mondiale (1919). Reprint”,”””Per il capitalismo non vi è via di scampo dall’ imperialismo. (…) Nemmeno per voi (proletari, ndr) vi è una capitalistica via di scampo dall’ imperialismo! Ma vi è una via di scampo proletaria. (…)””. (pag 14)”,”MOIx-022″
“GORTER H.”,”L’Internazionale Comunista Operaia (K.A.I. 1923).”,”””Noi ora indicheremo nei loro particolari, quali provvedimenti dei bolscevichi hanno avuto un carattere proletario, quali hanno un carattere borghese-capitalista, affinché i lavoratori comprendano queste verità, tenute loro nascoste. Ed è sufficientemente noto che i provvedimenti dei bolscevichi vanno divisi in due parti: quelli che vanno dall’ottobre 1917 al febbraio 1921 (alla sollevazione di Kronstadt e di Pietroburgo) e quelli del cosiddetto nuovo corso a partire dal febbraio 1921. Vedremo che in gran parte entrambi hanno già un carattere borghese.”” (pag 17)”,”INTx-049″
“GORTER H.”,”L’Internazionale comunista operaia (K.A.I., 1923).”,”””Questo proletariato mondiale è per Gorter «ostile al comunismo» (…)”” (pag 11) KAI Internazionale Comunista Operaia “”Gorter sottolineò l’importanza della critica e preparazione teoriche dei tre KAP della sua Internazionale (di Essen, d’Olanda e della Bulgaria tendenza di Sofia), una ragione importante per la scissione del KAPD fu proprio la creazione di questa Internazionale come quella della rivoluzione futura”” (pag 11, introduzione)”,”INTx-062″
“GORTER Hermann”,”L’Imperialismo, la Guerra Mondiale e la Socialdemocrazia.”,”‘Avvertenza. Il primo, il terzo e l’ultimo capitolo di questo opuscolo contengono, in massima parte, il discorso che l’autore avrebbe dovuto pronunciare alla Conferenza Socialista Internazionale di Basilea. Quel discorso non potè essere tentuto, perchè il Congresso decise che non si facessero discussioni. La prima guerra mondiale imperialistica, che ora si sta combattendo, rende necessaria la pubblicazione di quel discorso, accresciuto di una critica del contegno dell’Internazionale di fronte all’imperialismo e alla guerra mondiale (Ottobre, 1914)’ (pag 6) “”Kautsky ha fatto il possibile per trattenere il proletariato tedesco e per impedirgli di iniziare un’azione propria (1). Nella sua discussione con Rosa Luxemburg, Kautsky ha combattuto lo sciopero generale in Germania. Come se la Germania fosse un’eccezione in Europa. In questo periodo e in questo tempo egli ha principalmente richiamato l’attenzione del proletariato sul Parlamento. A suo avviso il Parlamento era di nuovo il vero agone. Come se l’imperialismo potesse essere vinto in Parlamento. In questo periodo, in cui gli operai potevano ancora sperare soltanto qualcosa da se stessi, egli ha detto che la lotta dipende dall’aiuto per parte del ceto medio. Noi si deve prima avere il ceto medio dalla nostra parte. Come se il ceto medio non andasse con l’imperialismo! Per conservare la pace, egli ha consigliato la creazione di una Lega degli Stati europei. Come se gli operai potessero fare qualcosa, per arrivare a tanto, come se l’imperialismo aspettasse, come se una Lega di Stati europei non rinforzasse ancora di più l’imperialismo. Come se nella borghesia esistessero ora forze considerevoli contro la guerra; come se gli operai non fossero soli. Ancora nell’ottobre 1911 Kautsky scoraggiava nella ‘Neue Zeit’ la massa degli organizzati, dicendo non doversi fidare della massa dei disorganizzati. Come se la massa dei disorganizzati non scendesse in lotta per mezzo della lotta soltanto. (…)”” (pag 89) [Hermann Gorter, L’Imperialismo, la Guerra Mondiale e la Socialdemocrazia, Società Editrice Avanti!, Milano, 1920] [(1) Si è tentata una piccola rincorsa contro il diritto elettorale prussiano. Ma questo movimento fu ben presto soffocato. Intorno a questo e ad altri punti vedi nella ‘Neue Zeit’ le discussioni fra Rosa Luxemburg, Pannekoek, Mehring e altri dall’una parte, e Kautsky dall’altra. Noi diamo qua soltanto il senso generale dell’articolo di Kautsky]; “”Kautsky fu un’ottima guida, e questi radicali furono ottime guide e ottimi condottieri, fino a che le condizioni del capitalismo rimasero, in generale, quelle erano ai tempi di Marx e di Engels; fino a che si trattava di combattere nazionalmente per la fondazione e il rinvigorimento dei partiti nazionali in ogni paese; fino a che si doveva combattere nei modi tradizionali, al parlamento e nei sindacati. Essi furono buone guide su quella prima semplice via relativamente ancora facile, furono soprattutto ottimi schiaritori di questa via, illuminarono ottimamente il proletariato intorno alle cause che dovevano spingerlo a questa prima, semplice azione: i movimenti del capitale, i partiti, i padroni, i Governi, i rapporti di classe in questa epoca del capitalismo. Ma la lotta si sviluppa. Il capitale assume forme, che Marx ha in parte preveduto, ma non vedute. Viene il trust; l’alta Banca diventa condottiera di tutta quanta l’economia mondiale; viene l’imperialismo. L’abbondanza e la concentrazione del capitale fa sì che tutti gli Stati, in una unica azione, nella conquista del mondo, scendano contemporaneamente in campo contro tutto il proletariato del mondo; l’imperialismo comincia la serie delle sue guerre; diventa necessario un altro modo d’agire, che non sia quello dell’azione parlamentare per mezzo di rappresentanti o dei sindacati per mezzo di una parte del proletariato e dei suoi capi; la massa, la massa nazionale e la massa internazionale del mondo deve comparire sulla scena; essa sola può superare le enormi nuove potenze di trust e di capitale mondiale; allora indietreggiano spaventanti Kautsky e Bebel e Guesde e Hyndman, e con essi molti altri e no sanno che fare. Meglio è non far nulla e lasciare che l’evoluzione economica e l’evoluzione del capitalismo, delle cose, degli utensili, delle forze produttive, del capitale vada come vuol andare… Meglio è – giacché nella lotta non resistere significa collaborare – meglio è marciare con gli imperialisti, con la guerra”” (pag 111) [Hermann Gorter; ‘L’Imperialismo, la Guerra Mondiale e la Socialdemocrazia’, Società editrice Avanti!, Milano, 1920]”,”INTS-067″
“GORZ André”,”Il socialismo difficile.”,”André GORZ, nato a Vienna nel 1924, vive in Francia dal dopoguerra. Ideologo, sociologo, romanziere, è approdato al marxismo seguendo lo stesso itinerario filosofico di SARTRE. Giornalista, condirettore di Temps Modernes, in questo libro sviluppa temi già da lui affrontati in ‘Strategie ouvriere et neocapitalisme’. ‘Una società che introducesse la settimana di 32 o di 24 ore, senza modificare i rapporti di produzione e di lavoro, e i cui componenti si disperdessero dopo il lavoro nei loro quartieri periferici per guardare la televisione, coltivare il giardino, farsi reciprocamente visita per giocare a bridge o a scacchi, o unirsi in bande di “”huligani”” o in associazioni di collezionisti, non costituirebbe un avanzamento verso la forma superiore di civiltà, ma semplicemente riprodurrebbe su scala più vasta la civiltà sottoproletaria delle grandi città americane. Marx intendeva ben altro che la moltiplicazione degli svaghi in un tempo socialmente vuoto, quando vedeva il “”libero sviluppo delle facoltà umane”” come pieno sviluppo dell’ individuo sociale’. (pag 158)”,”TEOC-245″
“GORZ André”,”La morale de l’ histoire.”,”””La gerarchia dei compiti e degli individui è allora comandata dalla struttura materiale dell’ impresa che questi hanno il compito di far funzionare. E dato che i posti più interessanti, umanamente e finanziariamente, sono meno numerosi, e sempre meno numerosi degli individui qualificati per occuparli, i detentori di questi posti tendono a proteggere i loro privilegi rendendo statutaria la divisione “”naturale”” (come dice Marx) del lavoro: l’ ingegnere o il “”quadro”” o l’ impiegato superiore non si distingue più dagli altri lavoratori solo per le sue attitudini o per la natura del suo lavoro (come nelle imprese in via di edificazione o di espansione rapida, dove ciascuno ha, teoricamente, delle chances di avanzamento grandi quanto le sue ambizioni), si distingue pure per il suo statuto (di cui fa parte l’ anzianità), il quale lo protegge contro le ambizioni di individui più giovani e sovente più qualificati di lui””. (pag 88-89)”,”TEOC-249″
“GORZ André”,”Addio al proletariato. Oltre il socialismo.”,”André GORZ, nato a Vienna nel 1924 e trasferitosi dopo la guerra a Parigi, è uno degli intellettuali francesi più attenti ai problemi della società contemporanea. Autore di molti volumi ha pubblicato in Italia ‘La morale della storia’ e ‘Sette tesi per cambiare la vita’. “”La crisi del socialismo è innanzitutto crisi del proletariato”” (pag 77) “”Questa classe operaia tradizionale è ormai solo una minoranza privilegiata.”” (pag 80)”,”TEOC-265″
“GORZ André”,”L’ immatériel. Connaissance, valeur et capital.”,”””Peter Glotz si è occupato di questa questione in un libro dal titolo eloquente: “”La società accelerata. I conflitti culturali del capitalismo numerico””. E ha compiuto un’analisi di classe partendo dalle statistiche fiscali americane e delle classificazioni socioprofessionali sulle quali si sono pure appoggiati autori come Christopher Lasch, Robert Reich e Jeremy Rifkin. I dati citati da questi autori fanno apparire che mai il potere e la fortuna sono stati concentrati in così poche mani””. (pag 89) (Seguono dati secondo cui meno dello 0,5% della popolazione americana (843 mila famiglie) detengono il 56,2 dei mezzi di produzione e il 37,4 per cento delle attività finanziarie).”,”ECOI-190″
“GORZ André”,”Stratégie ouvrière et néocapitalisme.”,”GORZ André è nato a Vienna, da cui è fuggito dopo l’ Anschluss. Rifugiato in Svizzera durante la guerra ha scoperto allo stesso tempo il francese e la filosofia esistenzialista. Vive in Francia dalla Liberazione e collabora a ‘Temps Modernes’. Ha pubblicato ‘Le traitre’, prefazione di J.P. Sartre, e ‘La morale de l’histoire’. La tecnocrazia. “”Au sommet, pendant ce temps, la bourgeoisie voit son pouvoir limité au profit des technocrates, spécialistes de la coordination, de la prévision et de la synthèse que les agents économiques locaux, si puissants qu’ils soient d’ailleurs, ne sont pas capables d’assumer. Une mince couche de spécialistes est ainsi chargée d’assumer seule la tâche de centralisation et de synthèse indispensable au fonctionnement du système dans son ensamble, tâche pour laquelle les agents économiques, quels qu’ils soient, ne disposent généralement ni du ‘temps’, ni de la compétence, ni des ‘informations’ nécessaires. Totalitaire et dictatorial (au sens large), l’appareil technocratique ne répond cependant à une nécessité qu”en raison’ d’un malthusianisme culturel qui prive les individus (y compris la majorité de la bourgeoisie elle-même) des compétences nécessaires à l’exercice de l’auto-gestion, de la démocratie à tous les niveaux””. (pag 113-114)”,”EURE-060″
“GORZ André”,”Sette tesi per cambiare la vita.”,”””Crescere o perire: questa è la logica del capitalismo”” (pag 31)”,”TEOS-237″
“GORZ André”,”Metamorfosi del lavoro. Critica della ragione economica.”,”André Gorz, cresciuto alla scuola di Sartre, da alcuni decenni svolge una ricerca sociologica importante. Arendt e Marx (pag 22-23) “”Come mostra ampiamente Hannah Arendt (1), basandosi in particolare sui lavori di Jean-Pierre Vernant, il lavoro necessario alla soddisfazione dei bisogni vitali era, nell’Antichità, un’occupazione servile, la quale escludeva dalla cittadinanza, vale a dire dalla partecipazione agli affari pubblici, coloro che lo svolgevano. Il lavoro era indegno del cittadino non perché fosse riservato alle donne e agli schiavi; al contrario, era riservato alle donne e agli schiavi perché «lavorare era asservirsi alla necessità». E questo asservimento poteva essere accettato solo da colui che, al pari degli schiavi, avesse preferito la vita alla libertà e dunque dato prova del suo spirito servile. Per questo Platone classifica i contadini con gli schiavi, per questo gli artigiani (‘banausoi’), nella misura in cui non lavorano per la città e nella sfera pubblica non sono cittadini per intero: «il loro interesse principale essendo il mestiere e non la piazza pubblica». L’uomo libero rifiuta di sottomettersi alla necessità; egli domina il proprio corpo allo scopo di non essere schiavo dei bisogni e, se lavora, è solo per non dipendere da ciò che non domina, cioè per assicurare o accrescere la propria indipendenza. L’idea che la libertà, vale a dire il regno dell’umano, cominci soltanto «al di là de regno della necessità», e che l’uomo emerga come soggetto capace di condotta morale soltanto nel momento in cui le sue azioni, cessando di esprimere i bisogni imperiosi del corpo e la dipendenza dall’ambiente, derivano dalla sua sola determinazione sovrana, quest’idea è stata una costante da Platone ai giorni nostri. La si ritrova in particolare in Marx, nel famoso passo del Libro III del ‘Capitale’ che, in evidente contraddizione con altri scritti di Marx, colloca il «regno della libertà» oltre la sfera della razionalità economica. Marx vi sottolinea che «lo sviluppo delle forze produttive» determinato dal capitalismo crea «l’embrione di rapporti che rendono possibile (…) una riduzione maggiore del tempo dedicato al lavoro materiale», e aggiunge: «Di fatto il regno della libertà comincia soltanto là dove cessa il lavoro determinato dalla necessità e dalla finalità esterna: si trova quindi per sua natura oltre la sfera della produzione materiale vera e propria. (…) Al di là di esso comincia lo sviluppo delle capacità umane, che è fine a se stesso, il vero regno della libertà» (2). Non diversamente dalla filosofia greca, Marx, in questo passo, non considera come appartenente alla sfera della libertà il lavoro che consiste nel produrre e riprodurre le basi materiali necessarie alla vita. Tuttavia, esiste una differenza fondamentale tra il lavoro nella società capitalistica e il lavoro nel mondo antico: il primo viene svolto nella sfera pubblica, mentre il secondo resta confinato nella sfera privata. Gran parte dell’economia è, nella città antica, un’attività privata che non si svolge per nulla alla luce del giorno, nello spazio pubblico, ma in seno all’ambito familiare. Quest’ultima sfera, nella sua organizzazione e nella sua gerarchia, era determinata dalle necessità della sussistenza e della riproduzione. «La comunità naturale della casa era quindi il frutto di necessità, e la necessità determinava tutte le attività che vi si compivano» (3). La libertà cominciava soltanto al di fuori della sfera ‘economica’, privata, della famiglia; la sfera della libertà era quella, pubblica, della ‘polis'”” [André Gorz, ‘Metamorfosi del lavoro. Critica della ragione economica’, Torino, 1992] [(1) Arendt, ‘Vita activa’, cit., cap. 2; (2) K. Marx, ‘Il Capitale’, Torino, 1975, Libro III, cap. 48, pp. 1102 sg; (3) Arendt, ‘Vita activa’, cit., p. 36; (4) Ibid., pp. 36-38] Contiene il capitolo 2: ‘L’utopia del lavoro in Marx'”,”TEOS-257″
“GORZ André”,”La morale della storia.”,”Verte anche sulla questione del lancio della bomba atomica sulle due città del Giappone, Hiroshima e Nagasaki nell’ultimo anno della Seconda guerra mondiale. ‘Il dubbio, confessato o no, diventa (…) un delitto. Quando gli interessi e il funzionamento della società richiedono da ognuno il rinnegamento di se stesso, la rinunzia a ogni esigenza umana, l’umano diventa sospetto, lo scrupolo debolezza, il turbamento slealtà. Conosco pochi esempi, a questo riguardo, più eloquenti dell’interrogatorio, avvenuto il 16 aprile 1954, di Julius Robert Oppenheimer da parte dell’avvocato Robb, rappresentante della””Commissione di Sicurezza del Personale”” della Commissione Americana dell’Energia Atomica, Robb si sforza di dimostrare che Oppenheimer è stato sempre un “”rischio di sicurezza”” (security risk), un traditore “”ravveduto””, un agente virtuale del nemico: mancava di passione nel suo compito, non aveva la convinzione necessaria che tutto quanto si fa per la “”buona causa”” è bene. Oppenheimer, coordinatore scientifico del “”progetto Manhattan”” (che culminò con i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki), direttore dei lavori scientifici sulle armi nucleari, consigliere del governo, Oppenheimer dunque, si concedeva il lusso di “”scrupoli morali””. Per Robb, le funzioni di Oppenheimer sono decisamente incompatibili con “”lo scrupolo morale””. Robb lo dimostrerà: gli scrupoli hanno disturbato Oppenheimer nell’adempimento del suo dovere. Oppenheimer si difende, pietosamente, mistificato dagli argomenti dell’avversario: i suoi scrupoli, lo ammette, erano “”atroci””; avrebbe voluto che non ci fosse stato il bombardamento di Hiroshima, o almeno, che non ci fossero state “”tante vittime””. Ma è a un tal grado intossicato dall’ideologia ufficiale che perora la sua causa a rovescio: invece di rivendicare i propri scrupoli e di contestare la necessità della politica da lui servita nell’angoscia, contesta che i suoi scrupoli abbiano diminuito la sua efficacia e la sua devozione al dovere. Si batte, vilmente, sul terreno dell’avversario: sostiene che i suoi scrupoli ‘non avrebbero avuto gravi conseguenze’ poiché egli era pronto a “”fare tutto quanto gli fosse stato chiesto”” eccetto, forse, una cosa assurda: l’utilizzazione di una bomba H contro un bersaglio piccolo quale Hiroshima. In breve, Oppenheimer rifiuta di assumere i propri scrupoli come sua verità, non osa provare a se stesso di essere insorto contro direttive mostruose. Questa viltà gli costerà cara: sarà considerato traditore nei confronti della ragione di Stato per non aver ‘amato’ ciò che gli chiedevano di fare, perché i suoi scrupoli comportavano il ‘rischio’ che un giorno egli vi cedesse; e sarà un traditore nei confronti di se stesso per non aver osato trarre la conseguenza dei suoi scrupoli, né rivendicarli in piena luce. Perderà sui due fronti’ (pag 111-112)] [Interrogatorio di Julius Robert Oppenheimer da parte dell’avvocato Robb, rappresentante della””Commissione di Sicurezza del Personale”” della “”Commissione Americana dell’Energia Atomica””, avvenuto il 16 aprile 1954]”,”TEOS-311″
“GORZ André”,”La morale della storia.”,”Contiene il capitolo IV: ‘Situazione attuale del marxismo. I. La frattura; II. Stalinismo e destalinizzazione; III. E noi? L’alienazione degli imprenditori – L’alienazione dei bisogni – L’alienazione del lavoro (pag 163-247) André Gorz nacque a Vienna nel 1923. Dopo l’invasione dell’Austria da parte delle truppe di Hitler fu messo in riparo in un collegio svizzero. Quel soggiorno segnò il giovane Gorz: fu la stagione delle grandi scoperte intellettuali rappresentate soprattutto da Sartre e dall’esistenzialismo. Dopo la guerra Gorz si spostò a Parigi e frequentò gli ambienti intellettuali della Gauche. “”Nella teoria marxista, il bisogno si definisce per la sua autonomia e per la sua irriducibilità: «Esso è in sé la ragione propria della sua soddisfazione». «L’uomo del bisogno … richiede la soddisfazione dei propri bisogni in nome del bisogno stesso. Il bisogno non potrebbe essere superato, e non deve essere legittimato: è in se stesso la ragione della soddisfazione che esige. Il bisogno di una cosa, scrive Marx, è la “”prova evidente, irrefutabile che la cosa appartiene al mio essere, che l’esistenza di questa cosa per me e la sua proprietà sono la proprietà, la peculiarità del mio essere”” … Esso è il diritto all’esistenza nuda da nessuna essenza preceduto e non si fonda che su se stesso» (12). (…) Marx si batteva già contro il «comunismo grossolano» e il suo desiderio di livellamento; vi vedeva «una forma mascherata della cupidigia» che desidera generalizzare la povertà in mancanza di poter generalizzare la ricchezza privata. Ma «quanto poco quel comunismo grossolano sia una vera appropriazione, ce lo mostra precisamente la sua negazione del mondo, della cultura e della civiltà, il ritorno alla semplicità, contraria alla natura, dell’uomo povero e senza bisogni…» (13)”” (pag 210-211) [(12) Claude Lanzmann, l’Homme de Gauche, in ‘Les Temps Modernes’, n. 112-113, p. 1649; (13) [Marx] Economie politique et philosophie, Oeuvres philosophiques, VI, pp. 20-21] [André Gorz, La morale della storia, Il Saggiatore, Milano, 1963)]”,”TEOC-019-FGB”
“GORZ André”,”Miserie del presente ricchezza del possibile.”,”André Gorz è nato a Vienna nel 1924. Vive e lavora in Francia. Molto vicino a Jean-Paul Sartre è stato tra gli animatori della rivista Temps Modernes. Figura tra i critici più coerenti della tradizione industrialista della sinistra. Molte sue opere sono state tradotte in italiano.”,”TEOS-129-FL”
“GOSI Rosellina, contributo di Maria Luisa BETRI”,”Il socialismo utopistico. Giovanni Rossi e la colonia anarchica Cecilia.”,”Il capitolo 4 è dovuto a Maria Luisa BETRI traduzione dal tedesco di varie sezioni di ‘Utopie und Experiment’ di Elena BROSEGHINI e Nicoletta SOGARO GOSI Rosellina nata a Cremona, laureata in storia del risorgimento, si è interessata alla storia del socialismo utopistico italiano nella seconda metà dell’ 800 e nell’ ambito di questi interessi ha ricostruito la geografia politico intellettuale di Giovanni ROSSI. “”L’ entusiasmo iniziale -spiegava – non poteva durare sempre e andò infatti raffreddandosi anche tra gli abitanti della colonia che, pur godendo della più grande libertà nei loro rapporti interni, mancavano del banché minimo benessere materiale. ‘Il nostro piccolo mondo anarchico era troppo piccolo e quindi troppo povero per assicurarci il pane bianco, la bottiglia di vino, il posto a teatro, il letto soffice, la compagna da amare; contrariamente alla retorica dei poeti, abbiamo preferito le rose della schiavitù alle spine della libertà.’ Questa era, a suo avviso, la vera causa che gradualmente preparò lo scioglimento di Cecilia, indipendentemente dai fatti accidentali, dalle colpe individuali che avevano preceduto, accompagnato e seguito la fine della colonia. Infatti quando una comunità, fosse agricola o industriale, non aveva la capacità e i mezzi di produzione sufficienti, allora ai suoi membri, osservava il Rossi, “”sta meglio essere lavoratori salariati sfruttati dai capitalisti””.”” (pag 78)”,”SOCU-128″
“GOSSET Pierre e Renée”,”Les russiatiques. L’ empire de Tamerlan à l’ heure du Kremlin.”,”Gli AA ci conducono dal Mar Nero fino al Pamir cinese attraverso le nazioni dell’ Asia centrale che oggi fa parte dell’ URSS. “”Il solo colonialismo che sia riuscito””, scrivono i GOSSET. Ecco la Georgia che ha dato i natali a Stalin, l’ Armenia oggi repubblica del ‘kilowattora’, l’ Azerbaijan impregnata di petrolio, la steppa immensa del Turkmenistan, l’ Uzbekistan con la moderna Taskent e le terre vergini del Kazakhistan. L’ impero di Tamerlano segna oggi l’ ora di Mosca. Agitazione nazionalista islamica. “”A partire dal 1930, il pugno di ferro di Stalin schiaccia queste regioni. La repressione fu feroce, l’ epurazione implacabile. Tutti i dirigenti “”nazional-borghesi”” furono liquidati. Ecco perché, in queste repubbliche socialiste sovietiche che si estendono dal Mar Nero al Pamir, sette presidenti e sei primi ministri furono fucilati per essersi richiamati alla costituzione nel momento in cui coloro che li giudicavano si riferivano, loro, al Codice criminale. Perché rivendicando questo famoso diritto di seccessione, essi si erano resi colpevoli di un “”tentativo di ritorno al nazionalismo borghese””. (pag 154)”,”RUSS-165″
“GOTHEIN Eberhard”,”Lo Stato cristiano-sociale dei Gesuiti nel Paraguay.”,”La storia delle “”missioni”” dei Gesuiti nel Paraguay (cui è stato dedicato nel 1986 il film ‘Mission’) comincia nei primi anni del Seicento e termina il 27 febbraio 1767, quando il re Carlo III espelle i Gesuiti dalla Spagna e dalle sue colonie e lo Stato incorporatutti i loro beni.”,”RELC-005-FFS”
“GOTOVICH José MORELLI Anne a cura; saggi di Claudio NATOLI Lucien MERCIER Christine COLLETTE Reiner TOSTORFF Bruno GROPPO Catherine COLLOMP Frederick GENEVEE Jean-Philippe SCHREIBER Léon INGBER Piet CREVE Nicole RACINE Tania REGIN Karim CHAM Anne MORELLI Nicolas MALEVE Pol DE-VOS Léon PEIJNENBURG Ralph COECKELBERGHS Éric DACHY”,”Les Solidarités internationales. Histoire et perspectives.”,”José Gotovitch e Anne Morelli professori a l’ ULB.”,”INTx-066″
“GOTOVITCH José NARINSKI Mikhail a cura; comitato editoriale: DREYFUS Michel PENNETIER Claude STUDER Brigitte WEHENKEL Henri WOLIKOW Serge; autori: Aldo AGOSTI Pierre BROUE’ Michel DREYFUS José GOTOVITCH Peter HUBER René LEMARQUIS Mikhail NARINSKI Mikhail PANTELEIEV Claude PENNETIER Brigitte STUDER Henri WEHENKEL Serge WOLIKOW; con la partecipazione di N. ARMAND B. BAYERLEIN D. BLONDEL R. BOURDERON J. GIRAULT B.GROPPO A. MANIGAUD M. MOISSONNIER D. PESCHANSKI N. RACINE N. RAOUX J.P. RAVERY R. SKOUTELSKY M. SMOLINA L. STRAUSS N. VIET-DEPAULE J. VIGREUX”,”Komintern: l’ histoire et les hommes. Dictionnaire biographique de l’ Internationale communiste en France, en Belgique, au Luxembourg, en Suisse et a Moscou (1919-1943).”,”A cura di GOTOVITCH José NARINSKI; comitato editoriale: Mikhail DREYFUS Michel PENNETIER Claude STUDER Brigitte WEHENKEL Henri WOLIKOW Serge; autori: Aldo AGOSTI Pierre BROUE’ Michel DREYFUS José GOTOVITCH Peter HUBER René LEMARQUIS Mikhail NARINSKI Mikhail PANTELEIEV Claude PENNETIER Brigitte STUDER Henri WEHENKEL Serge WOLIKOW; con la partecipazione di N. ARMAND B. BAYERLEIN D. BLONDEL R. BOURDERON J. GIRAULT B.GROPPO A. MANIGAUD M. MOISSONNIER D. PESCHANSKI N. RACINE N. RAOUX J.P. RAVERY R. SKOUTELSKY M. SMOLINA L. STRAUSS N. VIET-DEPAULE J. VIGREUX”,”INTT-124″
“GOTOVITCH José NARINSKI Mikhail a cura; comitato editoriale: DREYFUS Michel PENNETIER Claude STUDER Brigitte WEHENKEL Henri WOLIKOW Serge; autori: Aldo AGOSTI Pierre BROUE’ Michel DREYFUS José GOTOVITCH Peter HUBER René LEMARQUIS Mikhail NARINSKI Mikhail PANTELEIEV Claude PENNETIER Brigitte STUDER Henri WEHENKEL Serge WOLIKOW; con la partecipazione di N. ARMAND B. BAYERLEIN D. BLONDEL R. BOURDERON J. GIRAULT B.GROPPO A. MANIGAUD M. MOISSONNIER D. PESCHANSKI N. RACINE N. RAOUX J.P. RAVERY R. SKOUTELSKY M. SMOLINA L. STRAUSS N. VIET-DEPAULE J. VIGREUX”,”Komintern: l’ histoire et les hommes. Dictionnaire biographique de l’ Internationale communiste en France, en Belgique, au Luxembourg, en Suisse et a Moscou (1919-1943).”,”A cura di GOTOVITCH José NARINSKI; comitato editoriale: Mikhail DREYFUS Michel PENNETIER Claude STUDER Brigitte WEHENKEL Henri WOLIKOW Serge; autori: Aldo AGOSTI Pierre BROUE’ Michel DREYFUS José GOTOVITCH Peter HUBER René LEMARQUIS Mikhail NARINSKI Mikhail PANTELEIEV Claude PENNETIER Brigitte STUDER Henri WEHENKEL Serge WOLIKOW; con la partecipazione di N. ARMAND B. BAYERLEIN D. BLONDEL R. BOURDERON J. GIRAULT B.GROPPO A. MANIGAUD M. MOISSONNIER D. PESCHANSKI N. RACINE N. RAOUX J.P. RAVERY R. SKOUTELSKY M. SMOLINA L. STRAUSS N. VIET-DEPAULE J. VIGREUX”,”RIRO-227″
“GOTTERI Nicole”,”Le Maréchal Soult.”,”GOTTERI Nicole: (Menzel Bourguiba, Tunisia 17/2/1937). Storica e archivista francese, specialista del Primo Impero. Archivista-paleografa, ex studentessa della Scuola francese di Roma e Dottore in Storia. SOULT Nicolas Jean-de-Dieu (Saint-Amans-Soult 29/3/1769 – idem 26/11/1851). Generale francese, Duca di Dalmazia, Maresciallo dell’Impero e Ministro. Di origini sociali borghesi, subito in luce per energia e capacità militari. Considerato da Napoleone uno dei suoi migliori luogotenenti e “”miglior manovriero d’Europa””, fu generale e nominato Maresciallo da Napoleone. Ebbe un ruolo fondamentale nelle battaglie di Austerlitz e Jena. Al comando dell’Esercito in Portogallo e Spagna. Dopo la fine dell’Impero, con i Borbone non ebbe incarichi di rilievo. Dopo la rivoluzione del luglio 1830 si allineò con Luigi Filippo che lo nominò Ministro della guerra, e ancora nel 1840. Varie volte ministro degli Esteri e Presidente del Consiglio. La città natale ne assumerà il nome in suo onore. <> (dal retro copertina, traduz. d. r.)”,”FRAR-006-FSL”
“GOTTFÜRCHT Hans”,”Die internationale Gewerkschaftsbewegung von den Anfängen bis zur Gegenwart.”,”GOTTFÜRCHT Hans”,”SIND-111″
“GOTTHEIL Fred M.”,”Las predicciones economicas de Marx.”,”””El desarrollo del sistema capitalista, en particular las aplicationes de las áreas extranjeras fértiles al mercado agricola – predice Marx -, disminuye la productividad diferencial de las inversiones de capital-tierra y, por consiguiente, la renta diferencial de la tierra. Como él dice: “”Los buques de vapor transoceánicos y lo ferrocarriles de América del Norte y de América del Sur y de la India hicieron posible que terrenos muy especiales entrasen en la competencia en los mercados de cereales europeos. Por una parte, eran las praderas norteamericanas, las pampas argentinas, estapas ya dispuestas para el arado por la naturaleza misma, terreno virgen que ofrecía ricas cosechas para años futuros, incluso con un cultivo primitivo y sin fertilización alguna. Luego era los terrenos de las comunas rusas e indias. … Una parte del suelo de Europa quedó definitivamente fuera de la competencia para el cultivo del grano, las rentas bajaban en todas partes. … Esto explica las quejas de los terratenientes desde Escocia hasta Italia, y desde el sur de Francia hasta la Prusia oriental. Afortunadamente, no ha sido puestas en cultivo todas las tierras. Aún quedan bastantes para arruinar a todos los grandes terratenientes de Europa y a los pequeños por añadidura”” (C., III, 842-42). (pag 161-162)”,”TEOC-412″
“GÖTTING Gerald WENDELBORN Gert MÜLLER Norbert TRENDE Wulf WILLIBAND Jacob SATLOW Bernt FISCHER Klaus BONDZIO Wilhelm WIRTH Gunter KRÜGER Renate saggi di”,”Prophet einer neuen Welt. Thomas Müntzer in seiner Zeit.”,”Saggi di GÖTTING Gerald WENDELBORN Gert MÜLLER Norbert TRENDE Wulf WILLIBAND Jacob SATLOW Bernt FISCHER Klaus BONDZIO Wilhelm WIRTH Gunter KRÜGER Renate”,”RELP-018″
“GOTTRAUX Philippe”,”””Socialisme ou Barbarie””. Un engament politique et intellectuel dans la France de l’ apres-guerre.”,”GOTTREAUX Philippe è nato nel 1958. E’ maitre-assistant in sociologia politica all’ Università di Lausanne. Quest’opera è una versione leggermente modificata di una tesi di dottorato sostenuta nel novembre 1995 nella stessa università.”,”FRAP-043″
“GOTTSCHALCH Wilfried”,”Strukturveränderungen der Gesellschaft und politisches Handeln in der Lehre von Rudolf Hilferding. (I cambiamenti strutturali nella società e l’azione politica negli insegnamenti di Rudolf Hilferding)”,”5. Hilferdings Position in den Auseinanderssetzungen innerhalb der deutschen Arbeiterbewegung während der “”Unvollendeten Revolution””. a. Die Spaltung der Arbeiterbewegung im ersten Weltkrieg.”,”TEOC-455″
“GOTTSCHALCH Wilfried”,”Sviluppo e crisi del capitalismo in Rudolf Hilferding.”,”Per i suoi articoli ha usato anche lo pseudonimo di Richard Kern Hilferding. “”Dopo aver conseguito la laurea in medicina all’università di Vienna nel 1901, Hilferding esercitò la produzione per alcuni anni come pediatra. Già durante gli ultimi anni di studio si era sentito attratto dal movimento socialista. Dal 1902 collaborò alla ‘Neue Zeit’, la rivista teorica della socialdemocrazia tedesca. Nel 1904 pubblicò la sua opera polemica ‘Böhm-Bawerks Marx Kritik’ (1) nella quale criticava la teoria soggettiva del valore. Nel 1906 divenne insegnante alla scuola del partito socialdemocratico di Berlino: tuttavia dovette ben presto abbandonare questa attività, perché altrimenti la polizia prussiana lo avrebbe espulso. Fu nominato redattore del ‘Vorwärts’, organo centrale del partito socialdemocratico tedesco. Nel 1910 pubblicò la sua opera principale, il ‘Finanzkapital’. Durante la prima guerra mondiale Hilferding si dichiarò sempre contrario all’approvazione dei crediti di guerra da parte del gruppo parlamentare socialdemocratico del Reichstag. (…) Nel 1919 aderì al Partito socialdemocratico tedesco indipendente (USPD) e divenne redattore capo del giornale del partito, ‘Die Freiheit’. Fece parte di quella minoranza dell’USPD che dopo la scissione di questo partito nel 1922 rientrò nel partito socialdemocratico. Dal 1924 al 1933 Hilferding, che nel 1919 aveva preso la cittadinanza tedesca, fu deputato al Reichstag: in questi anni diresse anche la rivista socialdemocratica ‘Die Gesellschaft’. Dall’agosto all’ottobre 1923 fu per la prima volta ministro delle Finanze del Reich: durante le sette settimane del suo incarico fu decisa l’introduzione del ‘Rentenmark’, ch’egli però in quel tempo brevissimo non arrivò a mettere in esecuzione. Nel giugno 1928 fu nominato una seconda volta ministro delle Finanze: per protesta contro le intromissioni del presidente della Banca nazionale Schacht nella politica finanziaria del Reich, nel dicembre 1929 rinunciò all’incarico. Nel 1933 fu costretto a prendere la via dell’esilio. Fino al 1938 si stabilì a Zurigo, quindi a Parigi. Sotto lo pseudonimo di Richard Kern scrisse per il ‘Neue Vorwärts’ circa 300 articoli su problemi di attualità. Contemporaneamente dirigeva la ‘Zeitschrift für Sozialismus’. Il cosiddetto “”Manifesto di Praga””, il programma dei socialdemocratici tedeschi in esilio, è uscito dalla sua penna. Trascorse gli ultimi mesi della sua vita ad Arles, dove scrisse il saggio rimasto incompiuto ‘Das historische Problem’ (2). L’11 febbraio 1941 Hilferding insieme al suo amico Rudolph Breitscheid fu consegnato dalla polizia francese alle autorità tedesche. Secondo una comunicazione di Wilhelm Högner fu ucciso dalla Gestapo”” (pag 197-198) [(1) Trad. it. ‘La critica di Böhm-Bawerk a Marx’, in ‘Economia borghese ed economia marxista’, Firenze, 1971; (2) Trad. it. ‘Il problema storico’, Roma, 1958] La critica di Lenin. “”Al capitale bancario si può dunque riconoscere un predominio sull’industria solo nel momento del passaggio dal capitalismo concorrenziale al capitalismo monopolistico (41). Nel periodo immediatamente successivo la base del predominio di un ristretto gruppo di grandi azionisti è ancora rappresentata dal capitale industriale. L’errore di Hilferding sulla funzione del capitale finanziario sta nel fatto che egli, come Rosa Luxemburg, volge la sua attenzione ai processi che si verificano all’interno della sfera della circolazione, trascurando le modifiche risultanti nell’ambito della produzione. E’ questa anche la critica di Lenin, quando a proposito della definizione data da Hilferding del capitale finanziario come “”capitale messo a disposizione delle banche perché possa essere utilizzato dall’industria”” (42) scrive: “”Questa definizione è incompleta, in quanto si manca l’accenno a uno dei fatti più importanti, cioè alla crescente concentrazione della produzione e del capitale in misura tale da condurre al monopolio””. Invece Lenin vede la genesi del capitale finanziario e il contenuto di questo concetto nella concentrazione della produzione, nella conseguente formazione di monopoli e nella fusione e simbiosi delle banche con l’industria (43). Da questa unilaterale derivazione del capitale finanziario dai rapporti di scambio dipende anche l’errata interpretazione che Hilferding dà della teoria marxiana della crisi economica. Subendo in questo l’influenza di Tugan-Baranowskij (44), Hilferding spiega le crisi economiche non in base alla contraddizione fra il carattere sociale della produzione e il carattere capitalistico dell’appropriazione, ma con le condizioni specificamente capitalistiche della circolazione delle merci. Le crisi quindi, secondo Hilferding, non sono altro che turbamenti dell’equilibrio, sproporzioni fra le singole sfere di produzione. Anche Marx riconosce la sproporzione come un momento della crisi, ma secondo la sua dottrina la causa ultima della crisi resta sempre “”la povertà e i limiti posti al consumo delle masse di fronte all’impulso della produzione capitalistica a sviluppare le forze produttive in modo tale che solo l’assoluta capacità di consumo della società ne costituisca i limiti”” (45). Alla teoria della sproporzione è strettamente collegata in Hilferding l’ipotesi che un cartello generale potrebbe regolare consapevolmente l’intera produzione capitalista, superando così l’anarchia del sistema capitalistico di produzione. Il verificarsi di tale ipotesi renderebbe superflua una soluzione rivoluzionaria delle contraddizioni insite nell’ordinamento sociale esistente: il che convaliderebbe la speranza che si possa giungere a un ordinamento socialista attraverso riforme pacifiche. Purtroppo questa ipotesi è utopistica”” (pag 208-209) [Wilfried Gottschalch, Sviluppo e crisi del capitalismo in Rudolf Hilferding, Annali Feltrinelli, anno 1973, Milano 1974] [(41) Al proposito anche Henry Grossmann, Das Akkumulations- und Zusammenbruchgesetzt des kapitalistischen Systems, Leipzig, 1929, pp. 572 sgg.; (42) R. Hilferding, Das Finanzkapital, cit, p. 296; (43) Lenin, L’imperialismo, fase suprema del capitalismo (1916), in ‘Opere complete’, Roma, 1966, vol 22, p. 227; (44) Cfr. Michael Tugan-Baranowsky, Studien zur Theorie und Geschichte der Handelskrisen in England, Jena, 1901; (45) Per la critica della teoria della sproporzione si veda Natalie Moszkowska, ‘Zur Kritik moderner Krisentheorien, Prag, 1935] “”Hilferding vedeva la trasformazione strutturale del capitalismo determinata dal sorgere e dal diffondersi delle società per azioni”” (pag 200) “”Il collegamento delle grandi banche con l’industria modifica anche il carattere della concorrenza capitalistica”” (pag 201) “”Ma tale stretto intrecciarsi di interessi bancari e interessi industriali determina, secondo Hilferding, anche una sempre crescente concentrazione delle banche”” (pag 202) “”Così l’esportazione di capitale agisce come stimolo ad una politica imperialistica. Insieme sconvolge e sovverte nei paesi assoggettati tutta l’antica struttura sociale e cerca di svilupparvi il capitalismo (…)”” (pag 204) “”Hilferding esamina ampiamente come il capitale finanziario modifichi i rapporti di classe”” (pag 205) “”Qui Hilferding passa ad esaminare attentamente lo sviluppo del ceto impiegatizio”” (pag 206) “”Hilferding pone anche in giusta luce il sorgere di una comunità di interessi fra il capitale bancario e il capitale industriale”” (pag 207) “”La tesi del “”capitalismo organizzato”” divenne la linea direttiva che durante gli anni della relativa stabilizzazione (1924-1929) determinò l’azione del partito socialdemocratic tedesco. I primi cenni di questa teoria si possono già rintracciare nel ‘Capitale finanziario'”” (pag 211) “”Come già quindici anni prima nel ‘Capitale finanziario’, Hilferding descrive anche qui i cartelli e i trust come centri di potere, “”che esercitano poteri di governo, spesso più importanti, per i sudditi, degli stessi diritti di sovranità degli stati”””” (pag 213) “”Durante la crisi economica della fine degli anni venti Hilferding incominciò a dubitare egli stesso della giustezza della sua teoria del capitalismo organizzato”” (pag 215) “”””questa crisi mondiale che ora dobbiamo registrare è in realtà la liquidazione radicale della guerra”” (Hilferding). Egli vedeva quindi la crisi economica mondiale come provocata da cause esogene, non insita nel sistema del capitalismo organizzato. In tal modo si risparmiava di veder smentita la sua teoria secondo cui nel capitalismo organizzato i contrasti sociali ed economici dovevano mitigarsi e appianarsi”” (pag 215)”,”TEOC-644″
“GOTTSCHALK Louis R.”,”Jean-Paul Marat. L’ ami du peuple.”,”GOTTSCHALK Louis R. è stato professore di storia all’ Università di Chicago.”,”FRAR-257″
“GOTTSCHALK Louis R.”,”Marat.”,”GOTTSCHALK Louis R. professore di storia all’Università di Chicago.”,”FRAR-421″
“GOTTWALD Klement”,”La Cecoslovacchia verso il socialismo.”,”Contiene il discorso di GOTTWALD ‘Trotsky alleato di Hitler’ (10 febbraio 1937) (pag 97)”,”PCIx-145″
“GOUARNÉ Isabelle”,”L’Introduction du marxisme en France. Philosoviétisme et sciences humaines, 1920-1939.”,”Docteure en sociologie Isabelle Gouarné, Centre Alexandre Koyré (EHESS, CNRS, MNHN) Tabelle pag 23-27: Lista dei membri della commissione scientifica del ‘Cercle de la Russie neuve’ (1932-1939) Relazione di Bucharin intitolata ‘Teoria e pratica dal punto di vista del materialismo dialettico’ in ‘Science at the Cross Roads’, Londres, Franck Cass, 1931 (pag 112)”,”FRAV-175″
“GOUBERT Pierre”,”L’Ancien Régime. 1. La società. 2. I poteri.”,”Pierre Goubert è nato nel 1915 a Saumur. I suoi anni di studio sono stati influenzati fortemente dall’insegnamento di Marc Bloch e di Raymond Aron, e dal contatto con la cosiddetta ‘École des Annales’. Parallelamente all’attività di insegnamento nella scuola superiore, egli ha svolto una ricca attività di ricerca storica nella provincia francese, culminata nella sua tesi di dottorato su Beauvais et le Beauvais de 1600 à 1730. Ha ottenuto quindi la cattedra di storia moderna prima all’Università di Rennes, poi a quella di Nanterre e infine alla Sorbona. I sui libri: Louis XIV et vingt millions de Français, L’Avènement du Roi-Soleil, Les Français ont la parole; cahiers de doléances des états généraux, La vie quotidienne des paysans français au XVII° siècle.”,”FRAA-007-FL”
“GOUBERT Pierre ROCHE Daniel”,”L’Ancien Régime. Cultura e Società. Volume II.”,”Pierre Goubert è nato nel 1915 a Saumur. I suoi anni di studio sono stati influenzati fortemente dall’insegnamento di Marc Bloch e di Raymond Aron, e dal contatto con la cosiddetta ‘École des Annales’. Parallelamente all’attività di insegnamento nella scuola superiore, egli ha svolto una ricca attività di ricerca storica nella provincia francese, culminata nella sua tesi di dottorato su Beauvais et le Beauvais de 1600 à 1730. Ha ottenuto quindi la cattedra di storia moderna prima all’Università di Rennes, poi a quella di Nanterre e infine alla Sorbona. I sui libri: Louis XIV et vingt millions de Français, L’Avènement du Roi-Soleil, Les Français ont la parole; cahiers de doléances des états généraux, La vie quotidienne des paysans français au XVII° siècle. Daniel Roche è nato a Parigi nel 1935. La sua tesi di dottorato su Le Siècle des Lumières en province, académies et académiciens provinciaux 1660-1783, del 1973, definisce l’area culturale sulla quale si accentreranno, da quel momento in poi, i suoi interessi; la storia sociale e culturale dell’ancien régime, la storia dei comportamenti collettivi, delle sensibilità, delle immaginazioni e dei gusti…, in una parola, quella che è ormai usuale chiamare la storia antropologica delle mentalità. Daniel Roche è succeduto a Pierre Goubert sulla cattedra di storia moderna alla Sorbona. Tra le sue opere: Le Peuple de Paris, essai sur la culture populaire au XVIII° siècle e l’edizione del Journal de ma vie di Jacques-Louis Ménétra, manovale vetraio del ‘700, documento senza eguali sulla vita del popolino di Parigi nell’età dei lumi e della rivoluzione.”,”FRAA-008-FL”
“GOUDAR Louis (de Montpellier)”,”Nuova grammatica italiana, e francese. Seconda impressione, riveduta, corretta, ed accresciuta dall’ autore di trentassei dialoghi familiari.”,”E’ molto probabile sia questa edizione: Goudar, Louis, Nuova grammatica italiana, e francese/ Di Lodovico Goudar de Montpellier.- Seconda impressione / Riveduta, corretta, ed accresciuta dall autore di trentassei dialoghi familiari.- In Milano(Milano):Nella regia ducal corte, per Giuseppe Rishino Malatesta stampatore regio camerale; Si vende in bottega di Pietro Reycend, e compagni,1748.- [16], 335, [1] p.; 8° Altra edizione in vendita: Goudar, Lodovico: Nuova grammatica italiana e francese …. con un aggiunta di un copioso Dizionario francese italiano non mai pi? ristampato. Napoli, Porcelli, 1787. cm. 16, rilegatura dell’epoca piena pergamena, titolo manoscritto a china al dorso 1 carta bianca, pp. 466, 1 carta bianca, leggero alone alle ultime 8 carte lontano dal testo, leggere bruniture a qualche pagina Esemplare buono (ant grammatiche dizionari) n.ro catalogo: 1002-m10 € 220,00″,”VARx-203″
“GOUGEON Jacques-Pierre”,”La social-démocratie allemande, 1830-1996. De la révolution au réformisme.”,”J.P. Gougeon, agrégé d’allemand, docteur en Etudes germaniques, enseigne la civilisation allemande à l’Université et est chargé de mission à la présidence de Radio-France internatiale. Il est l’auteur de ‘L’Economie allemande’, Le Monde Editions, 1993. La nascita del “”programma operaio”” di Lassalle. ‘La politicizzazione del movimento operaio tedesco rimane particolarmente legata al nome di Ferdinand Lassalle. Nato nel 1825 a Breslavia, apparteneva a una famiglia benestante di commercianti ebrei. Forte di un’educazione classica, Lassalle aveva partecipato nel 1848, al fianco di Marx, all’agitazione rivoluzionaria in Renania. Impregnato della sua formazione filosofica, specie di Fichte e di Hegel, voleva far penetrare la sua riflessione politica in seno alle associazioni operaie. L’esperienza fondamentale di Lassalle è la sua delusione nei confronti della borghesia tedesca che, nel corso della rivoluzione del 1848 come nel corso del conflitto costituzionale con Bismarck, si è arenata e ha mostrato la sua debolezza. Questa borghesia non era disposta ad accordare l’eguaglianza dei diritti agli operai. Quando Lassalle decide di concentrare la sua azione politica sulla condizione dei lavoratori non ha esperienza personale sulla situazione dei proletari. Nell’aprile 1862, descrive in un esposto davanti agli operai della fabbrica di macchine Börsig a Orienburg la missione del “”quarto stato””. Fa appello agli operai chiedendo di prendere coscienza del loro numero e della loro forza. Gli operai devono essere in grado di «esigere dallo Stato che esso concentri tutta la sua riflessione e la sua azione per migliorare la triste e penosa situazione materiale delle classi lavoratrici» (17). La realizzazione di questa rivendicazione implicava la conquista del potere politico. Ma la borghesia ha sempre allontanato gli operai dal potere politico, attraverso il suffragio per censo o, in Prussia, con il sistema delle tre classi. Ecco perché «il popolo deve sempre considerare il suffragio diretto come un mezzo di lotta indispensabile, come la più fondamentale e la più importante delle rivendicazioni» (18). Questa conferenza costituisce “”il programma operaio”” di Lassalle’ (pag 69-70) [(17) Ferdinand Lassalle, ‘Ausgewählte Reden und Schriften 1849-1864’ (Discours et écrits choisis), Berlin, Dietz, 1991, p. 153; (18) Ibid. pag 163]”,”MGES-021″
“GOUHIER Henri”,”Filosofia e religione in Jean-Jacques Rousseau.”,”Dedica a Marcel Raymond e Bernard Gagnebin editore delle “”Opere”” dI J.J. Rousseau. Henri Gouhier (1898) si è formato all’Ecole Normale Supérieure. Professore a Lille nella facoltà di Lettere fino al 1941, ha tenuto in seguito alla Sorbona la cattedra di Storia del pensiero religioso. Membro dell’Institut de France.”,”FILx-393-FF”
“GOULD John D.”,”Storia e sviluppo economico. Volume 1e 2.”,”GOULD insegna storia dell’ economia alla Victoria University di Wellington (Nuova Zelanda). Tra l’altro ha scritto: ‘Great Debasement: Currency and the Economy in Mid-Tudor England’ (OUP, 1970).”,”ECOI-090″
“GOULD John D.”,”Storia e sviluppo economico. Volume primo.”,”GOULD insegna storia dell’ economia alla Victoria University di Wellington (Nuova Zelanda). Tra l’altro ha scritto: ‘Great Debasement: Currency and the Economy in Mid-Tudor England’ (OUP, 1970).”,”ECOT-139″
“GOULD John D.”,”Storia e sviluppo economico. Volume secondo.”,”GOULD insegna storia dell’ economia alla Victoria University di Wellington (Nuova Zelanda). Tra l’altro ha scritto: ‘Great Debasement: Currency and the Economy in Mid-Tudor England’ (OUP, 1970).”,”ECOT-140″
“GOULD Stephen Jay”,”Il sorriso del fenicottero.”,”GOULD Stephen Jay è professore di paleontologia, geologia e biologia e storia della scienza a Harvard. Ha grande capacità di divulgazione.”,”SCIx-383″
” GOULD Stephen Jay”,”Intelligenza e pregiudizio. Contro i fondamenti scientifici del razzismo.”,”Stephen Jay Gould è professore di geologia alla Harvard University dove tiene corsi di biologia, paleontologia e storia delle scienze. Esplica anche una vivace attività pubblicistica e divulgativa nel settore della paleontologia e delle teorie evoluzionistiche. “”Se la miseria dei nostri poveri non fosse causata dalle leggi della natura, ma dalle nostre istituzioni, la nostra colpa sarebbe grande”” Charles Darwin Viaggio di un naturalista intorno al mondo.”,”SCIx-147-FL”
“GOULD Stephen Jay”,”Intelligenza e pregiudizio. Contro i fondamenti scientifici del razzismo.”,”””Mi sono concentrato sulle “”grandi”” tesi e sugli errori dei padri fondatori, non sui transitori ed effimeri usi moderni”” (pag 15, introduzione)”,”SCIx-506″
” GOULD Stephen Jay”,”Questa idea della vita. La sfida di Charles Darwin.”,”Stephen Jay Gould (1941-2002) è stato professore di geologia e zoologia ad Harvard e alla New York University. Pensatore eclettico, è stato anche scienziato e divulgatore tra i più influenti della seconda metà del XX secolo, insignito nel 1981 dell’ American Book Award. Contiene: – Razzismo e teoria della ricapitolazione (pag 217-224) – Perché non dovremmo parlare di razze umane. Un punto di vista biologico (pag 237-242) – Argomenti razzisti e quoziente di intelligenza (pag 249-256)”,”SCIx-510″
“GOULD Stephen Jay”,”Il pollice del panda.”,”Stephen Jay Gould (1941-2002) è stato paleontologo, evoluzionista e biologo. Ha insegnato Geologia, Zoologia e Storia della scienza a Harvard. Ha pubblicato per Il Saggiatore. ‘Intelligenza e pregiudizio’, ‘Otto piccoli porcellini’, ‘I pilastri del tempo’. Contiene tra l’altro: Parte quarta: Scienza e politica delle differenze umane [Cappelli grandi e cervelli ristretti – Cervello di donna – La sindrome del dottor Down – Squarci in un velo vittoriano] (pag 135-168)”,”SCIx-514″
“GOULD Stephen Jay”,”Otto piccoli porcellini. Riflessioni di storia naturale.”,”Di Stephen Jay Gould, docente a Harvard, sono stati tradotti in italiano, fra l’altro ‘Il pollice di panda’ (1983), ‘Quando i cavalli avevano le dita’ (1984), ‘Questa idea della vita’ (1984), ‘Il sorriso del fenicottero’ (1987), ‘La freccia del tempo, il ciclo del tempo’ (1989), ‘La vita meravigliosa’ (1990), ‘Un riccio nella tempesta’ (1991), ‘Bravo Brontosauro! (1992), ‘Risplendi grande lucciola’ (1994). Darwin e Paley. “”Adam Smith racchiuse il succo della sua teoria – la sua intuizione centrale – in una mirabile metafora, uno dei concetti più grandi che siano mai stati espressi in lingua inglese. Parlando di un protagonista nel mondo del ‘laissez-faire’, Adam Smith scrive: “”Invero, generalmente egli [cioè l’individuo] né intende promuovere l’interesse pubblico né sa quanto lo promuova… Egli mira soltanto al proprio guadagno e in questo, come in molti altri casi, egli è condotto da una mano invisibile a promuovere un fine che non entrava nelle sue intenzioni”” (2). Un’immagine molto bella: la “”mano invisibile”” che produce ordine ma in realtà non esiste, almeno in nessun modo diretto. La teoria di Darwin usa la stessa mano invisibile, ma chiusa a pugno come un ariete per eliminare il Dio di Paley dalla natura. I caratteri stessi usati da Paley per inferire non solo l’esistenza di Dio ma anche la sua bontà non sono altro, per Darwin, che conseguenze secondarie dell’unica azione reale in natura: la lotta incessante fra gli organismi per il successo nella riproduzione, e le ecatombi incessanti dell’insuccesso. In questa luce, possiamo tornare infine al povero Paley e sentire la forza della sua incapacità anche solo a concepire la terza alternativa di Darwin: l’argomento che abbatté infine, e definitivamente, il suo sistema. Egli si avvicinò a questa immagine, ma semplicemente non possedeva gli strumenti concettuali per comporne gli elementi. (Non intendo dire con questo che Paley, se avesse riconosciuto la terza via, sarebbe diventato un darwiniano. Senza dubbio avrebbe rifiutato l’evoluzione per ecatombi, così come aveva attaccato l’evoluzione per passi coscienti. Eppure rimango affascinato dalla sua incapacità a concettualizzare il modo darwiniano, poiché l’essenza del genio consiste nella rara capacità di pensare in nuove dimensioni, ortogonali a vecchi schemi, e noi dobbiamo sottoporre a dissezione sia gli insuccessi sia i successi per capire l’evoluzionismo di Darwin, questa impresa di importanza fondamentale dell’intelletto umano). Darwin ricevette la sua massima ispirazione da Thomas Malthus e da Adam Smith. Anche Paley conosceva le loro opere, ma non ne trasse le debite implicazioni’ (pag 169-170) [(2) Adam Smith, ‘La ricchezza delle nazioni’, a cura di A. e T. Bagiotti, Torino, Utet, Torino, 1975, libro IV, cap. 2, p. 584]”,”SCIx-547″
“GOULD Stephen J.”,”Quando i cavalli avevano le dita. Misteri e stranezze della natura.”,”Stephen Jay Gould, professore di geologia, biologia e storia della scienza ad Harvard, unisce la preparazione scientifica di prim’ordine a un’eccezionale capacità di divulgazione. E’ stato nominato scienziato dell’anno dalla rivista ‘Discover’. Ha già pubblicato in Italia con Feltrinelli: ‘Il sorriso del fenicottero’ (1987), ‘La freccia del tempo, il ciclo del tempo’ (1989) e ‘La vita meravigliosa’ (1990). Contiene tra l’altro: Parte quinta: Scienza e politica: – Evoluzione come fatto e come teoria – Una visita a Dayton – Moon, Mann e Otto – Scienza e immigrazione ebraica – La politica dei censimenti (pag 255-312) “”Nell’aprile del 1925, C.B. Davenport, uno fra i principali genetisti d’America, scrisse a Madison Grant, autore del libro ‘The Passing of the Great Race’ e il più famigerato razzista americano della bennata tradizione ‘yankee’: “”I nostri avi incalzarono i battisti dalla Massachusetts Bay nel Rhode Island, ma noi non abbiamo un posto dove scacciare gli ebrei””. Se l’America era diventata troppo piena per fornire posti dove relegare gli indesiderabili, essi dovevano essere tenuti fuori. Davenport aveva scritto a Grant per discutere un pressante problema politico del tempo: l’istituzione di quote di immigrazione negli Stati Uniti. Gli ebrei rappresentavano un potenziale problema per i sostenitori più accesi di restrizioni all’immigrazione. Dopo il 1890 il carattere dell’immigrazione americana era mutato marcatamente. Gli immigrati più simpatici, gli inglesi, i tedeschi e gli scandinavi, che avevano predominato in precedenza, erano stati sostituiti da orde di immigrati più poveri, più scuri e meno familiari, provenienti dall’Europa meridionale e orientale. Il catalogo degli stereotipi nazionali proclamava che tutti questi popoli – primariamente gli italiani, i greci, i turchi e gli slavi – erano carenti per natura sia in intelligenza sia in moralità. Gli argomenti a favore della loro esclusione potevano essere motivati dal desiderio di preservare incontaminato il ceppo americano che essi minacciavano. Gli ebrei presentavano però un dilemma. Lo stesso catalogo razzista attribuiva loro vari tratti indesiderabili, comprese l’avarizia e l’incapacità di assimilarsi, ma non li accusava di stupidità. Se un’ottusità innata doveva essere la giustificazione scientifica “”ufficiale”” per escludere gli immigranti provenienti dall’Europa orientale e meridionale, come si potevano tener fuori dall’America gli ebrei? La possibilità vista con maggior favore consisteva nel sostenere che il vecchio catalogo era stato troppo generoso e che, contrariamente al suo stereotipo popolare, l’ebreo dopo tutto era stupido. Vari studi “”scientifici”” condotti fra il 1910 e il 1930, quando la grande controversia sull’immigrazione raggiunse il suo culmine, pervennero a questa conclusione ferventemente desiderata. Come esempi di deformazione dei fatti per farli corrispondere alle attese, o di cecità di fronte ad alternative evidenti, questi studi sono unici. Questo saggio è la storia di due studi famosi, compiuti in nazioni diverse che esercitarono una diversa influenza (…) (studi di H.H. Goddard negli Usa e Karl Pearson, in Inghilterra, ndr)”” (pag 293) [‘Scienza e immigrazione ebraica’]”,”SCIx-550″
” GOULD Stephen Jay, a cura di Telmo PIEVANI”,”La struttura della teoria dell’evoluzione.”,”Stephen Jay Gould (1941-2002) è professore di geologia alla Harvard University dove tiene corsi di biologia, paleontologia e storia delle scienze. Esplica anche una vivace attività pubblicistica e divulgativa nel settore della paleontologia e delle teorie evoluzionistiche. “”Se la miseria dei nostri poveri non fosse causata dalle leggi della natura, ma dalle nostre istituzioni, la nostra colpa sarebbe grande”” Charles Darwin Viaggio di un naturalista intorno al mondo.”,”SCIx-298-FL”
“GOULEY Bernard”,”Gli anonimi cattolici. (I cattolici francesi oggi)”,”Bernard Gouley, nato nel 1927, giornalista, parigino, collaboratore di Le Monde, esperto di comunicazioni visive, è, attualmente (1979) uno dei direttori di Télédiffusion de France.”,”RELC-399″
“GOURFINKEL Nina o GURFINKEL”,”Lenine.”,”L’A nata ad Odessa, studente all’Univ di Pietrogrado al momento della Rivoluzione d’Ottobre del 1917, si sposta in Francia nel 1925. Ha pubblicato due volumi di ricordi: ‘Naissance d’un monde’ e ‘L’autre patrie’ e vari saggi di teatro e letteratura russa, tra cui un ‘Tolstoi sans tolstoisme’ e un ‘Gorki’.”,”LENS-037″
“GOURFINKEL Nina”,”Lenin.”,”””L’anno 1912 accumula gli indizi dello sfacelo in vista: la guerra italo-turca e i conflitti balcanici metotno capo alla rivoluzione turca. In Russia la fucilazione dei lavoratori delle miniere d’oro della Lena, il 4 aprile, solleva nel paese un unanime movimento di protesta. Il 1° maggio, 400.000 operai si astengono dal lavoro. Spaventato, il governo accenna qualche gesto liberale, e, fra l’altro, permette che a Pietroburgo si pubblichi un quotidiano operaio, ‘Pravda’ (“”La verità””), de quale è segretario Molotov. Lenin, che ne è il vero animatore, decide di trasferirsi in un luogo più prossimo al confine russo: in giugno, si stabilisce a Cracovia allora città della Polonia austriaca. “”Qui, scrive a Gorkij, riceviamo i giornali russi tre giorni dopo la loro pubblicazione, il che facilita molto la nostra collaborazione…””. Infatti, la lettura della stampa borghese russa fornisce a Lenin i temi per gli articoli sulla “”Pravda””, che sono la sua maggiore preoccupazione. Alloggiati dapprima nel sobborgo operaio, ove sono felici di vivere vicino alla foresta e al fiume, gli Ul’janov prendono poi stabile dimora nei pressi della stazione, ove tutte le sere Lenin porta personalmente la posta, perché possa partire col treno della notte. Nei suoi articoli, egli analizza la situazionei internazionale e le cose russe in riferimento alla classe operaia, con la chiareza che è permessa dal timore della censura. Lotta più che mai contro l”otsovismo’, che è una forma di disfattismo. I deputati bolscevichi vanno a visitarlo segretamente, ed egli raccomanda loro di afferrare ogni occasione – si tratti della discussione del bilancio o di una legge qualsiasi – per ripetere le parole d’ordine del partito: giornata lavorativa di otto ore, confisca delle terre in favore dei contadini indigenti, ecc. Sa che non otterrà nulla, sicurametne, ma non bisogna farsi dimenticare e poco importa se si è una piccola minoranza. “”Il partito, scrive, l’avanguardia cosciente della classe lavoratrice, e la sua forza è dieci o cento volte maggiore della sua entità numerica. Ma è proprio vero? Il potere di cento uomini può essere superiore a quello di mille? Sì, quando questi cento sono organizzati”” (pag 87-88) [Nina Gourfinkel, Lenin, 1961] (pag 87-88)”,”RIRO-418″
“GOURGAUD Gaspard, Général Baron, a cura di Octave AUBRY”,”Journal de Sainte-Hélène. 1815-1818. I..”,”Principio strategico: atttaccare per primi. “”Federico, da grand’uomo qual’era, non si intendeva molto di artiglieria. I migliori generali sono quelli che escono da questo corpo. Si crede che non sia importante saper collocare una batteria di cannoni, lo è molto. Si piazzano delle batterie dietro la prima linea e si fanno apparire d’improvviso 60 o 80 pezzi in un solo punto. Si decide così la vittoria. Federico ha ragione riguardo ai distaccamenti. Nella guerra di montagna occorre lasciarsi attaccare e non prendere l’offensiva. Ecco il talento! Il nemico occupa una forte posizione? Bisogna prenderne una tale che sia forzato a venirci ad attaccare o a venire ad occupare una posizione dietro di voi. E’ così che ho agito per far abbandonare Saorgio. In pianura io penso come Federico; occorre sempre attaccare per primi; gli ordini obliqui non sono buoni con una armata che non manovra. Le montagne sono ostacoli più grandi rispetto ai fiumi. Si può sempre attraversare un fiume, ma non una montagna. Sovente come nei Vosgi, non ci sono che due o tre passaggi (…). Per Marengo non avrei potuto attraversare le Alpi se il re di Sardegna non avesse tracciato delle strade ai loro piedi. (…) Il grande vantaggio della armate attuali è la distribuzione in divisioni, ciascuna di esse, coma la legione romana, potendo essere sufficiente a se stessa. (…) La difesa di un convoglio sarà sempre difficile, ma il nemico sovente si sbaglia sulla forze di un convoglio e la crede più considerevole di quello che è. Con l’artiglieria, si passano tutti i fiumi; occorrono circa tre ore per costruire un buon ponte di barche. Si comincia la sera, si passa il mattino”” (pag 267-268) Trecc.: GOURGAUD, Gaspard, barone, Generale francese, nato a Versailles nel 1783, morto a Parigi nel 1852. Tenente di artiglieria nel 1802, fece tutte la campagne dell’Impero, e dal 1811 in poi – dopo una sua fortunata missione a Danzica – fu quasi sempre accanto a Napoleone, in qualità di ufficiale d’ordinanza fino all’abdicazione di Fontainebleu. Alla prima restaurazione passò al servizio di Luigi XVIII; ma al ricomparire dell’imperatore, accorse a lui, combatté a Waterloo, e, quando Napoleone cadde per sempre, lo seguì fedele nella relegazione di S. Elena, e vi rimase tre anni, durante i quali scrisse, sotto la dettatura dell’imperatore, due degli otto volumi delle celebri Memorie, pubblicate poi nel 1822 e ’23. Ritornato in Europa per disaccordi col generale Montholon, suo compagno di esilio, passò in Inghilterra e si adoperò a favore delle sorti del prigioniero, presso i potentati, scrivendo anche all’ex-imperatrice Maria Luisa, divenuta duchessa di Parma e facendo sentire la sua voce in occasione del Congresso di Aix-la-Chapelle. Nello stesso tempo pubblicò a Londra una Relation de la campagne du 1815, sequestratagli dal governo inglese, che lo espulse anche dal regno. Riammesso in Francia nel 1821, visse occupandosi di studî napoleonici e polemizzando con altri scrittori, fino alla rivoluzione del 1830, dalla quale fu richiamato in servizio come comandante dell’artiglieria di Parigi. Luigi Filippo lo nominò anche suo aiutante di campo e pari di Francia. Messo a riposo nel 1848, fu, l’anno dopo, eletto deputato all’Assemblea. Oltre all’opera citata scrisse: Napoléon et la grande Armée en Russie ou Examen critiqite de l’ouvrage de M. le comte de Ségur (1824), libro che diede motivo a un duello con questi; e poi pubblicò una Refutation de la vie de Napoléon par sir Walter Scott (1827), e Sainte Hélène, Journal inédit de 1815 à 1818, pubblicato, postumo, nel 1899.”,”FRAN-043-FSL”
“GOURGAUD Gaspard, Général Baron, a cura di Octave AUBRY”,”Journal de Sainte-Hélène. 1815-1818. II.”,”Trecc.: GOURGAUD, Gaspard, barone, Generale francese, nato a Versailles nel 1783, morto a Parigi nel 1852. Tenente di artiglieria nel 1802, fece tutte la campagne dell’Impero, e dal 1811 in poi – dopo una sua fortunata missione a Danzica – fu quasi sempre accanto a Napoleone, in qualità di ufficiale d’ordinanza fino all’abdicazione di Fontainebleu. Alla prima restaurazione passò al servizio di Luigi XVIII; ma al ricomparire dell’imperatore, accorse a lui, combatté a Waterloo, e, quando Napoleone cadde per sempre, lo seguì fedele nella relegazione di S. Elena, e vi rimase tre anni, durante i quali scrisse, sotto la dettatura dell’imperatore, due degli otto volumi delle celebri Memorie, pubblicate poi nel 1822 e ’23. Ritornato in Europa per disaccordi col generale Montholon, suo compagno di esilio, passò in Inghilterra e si adoperò a favore delle sorti del prigioniero, presso i potentati, scrivendo anche all’ex-imperatrice Maria Luisa, divenuta duchessa di Parma e facendo sentire la sua voce in occasione del Congresso di Aix-la-Chapelle. Nello stesso tempo pubblicò a Londra una Relation de la campagne du 1815, sequestratagli dal governo inglese, che lo espulse anche dal regno. Riammesso in Francia nel 1821, visse occupandosi di studî napoleonici e polemizzando con altri scrittori, fino alla rivoluzione del 1830, dalla quale fu richiamato in servizio come comandante dell’artiglieria di Parigi. Luigi Filippo lo nominò anche suo aiutante di campo e pari di Francia. Messo a riposo nel 1848, fu, l’anno dopo, eletto deputato all’Assemblea. Oltre all’opera citata scrisse: Napoléon et la grande Armée en Russie ou Examen critiqite de l’ouvrage de M. le comte de Ségur (1824), libro che diede motivo a un duello con questi; e poi pubblicò una Refutation de la vie de Napoléon par sir Walter Scott (1827), e Sainte Hélène, Journal inédit de 1815 à 1818, pubblicato, postumo, nel 1899. DIARIO DI SANT’ELENA GENERALE BARONEGOURAUD MEMORIE RICORDI NAPOLEONE BONAPARTE CRITICA DI NEY E MURAT CRESCITA DELLA RUSSIA FEDERICO II DI PRUSSIA GRANDI GENERALI QUESTIONE MILITARE BATTAGLIA ROSBACH SPEDIZIONE IN EGITTO RIFLESSIONI SCIENTIFICHE FILOSOFIA ROUSSEAU PROGETTO SPEDIZIONE IN INDIA MAOMETTO E GESU’ LANNES LONGWOOD LA BATTAGLIA PIU’ BELLA WAGRAM TURENNE E CONDE’ ESERCITI STRATEGIA TATTICA FORTUNA DI BONAPARTE MASSENA E GUERRA DI SPAGNA ERRORI DI MURAT REGNO DI NAPOLI ABBANDONO DI PARIGI TALLEYRAND PRINCIPI DI STRATEGIA ATTACCARE PER PRIMO MARMONT TRUPPE PRUSSIANE PRUSSIA BATTAGLIA IENA MORTE DI GIUSEPPINA POLITICA E RELIGIONE POLITICA DI ALESSANDRO IL GRANDE”,”FRAN-044-FSL”
“GOUROU Pierre”,”La terra e l’ uomo in Estremo Oriente.”,”Pierre GOUROU iniziò ad insegnare geografia nel 1926 nell’ Università di Hanoi e da allora ha studiato la geografia dei paesi tropicali, insegnando poi dal 1936 nell’ Università di Bruxelles e dal 1947 al 1970 al College de France. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina)”,”ASIE-006″
“GOUROU Pierre”,”L’ Asie.”,”GOUROU è professore al College de France e all’ Université Libre de Bruxelles.”,”ASIx-045″
“GOUSSEFF Catherine PLAGGENBORG Stefan STANZIANI Alessandro, a cura”,”1917. Historiographie, dynamiques révolutionnaires et mémoires contestées.”,”Saggi in varie lingue Indice. Avant-propos Entretiens Entretien avec Marc FERRO réalisé par Alain BLUM Entretien avec Manfred HILDERMEIER réalisé par Stefan PLAGGENBORG Entretien avec Richard PIPES réalisé par Jane BURBANK Historiographie Matthias STADELMANN. The Russian Revolution in German historiography after 1945 Peter HOLQUIST, The Russian Revolution as continuum and context, and yes, as revolution : Reflections on recent anglophone scholarship of the Russian revolution Dynamiques révolutionnaires Ljudmila NOVIKOVA, Zemstvo Severnoj oblasti v epohu rossijskoj grazdanskoj vojny : mezdu politiceskim predstavitel´stvom i upravlenceskoj bjurokratiej (Zemstvo della regione settentrionale nell’era della guerra civile russa: tra rappresentanza politica e burocrazia amministrativa) Peter GATRELL. War, refugeedom, revolution : Understanding Russia’s refugee crisis, 1914-1918 Tamara KONDRATIEVA. La fin des révolutions: Raskol´nikov et Robespierre Mémoires contestées Boris KOLONICKIJ, Resursy kul´turnoj pamjati i politika pamjati o Pervoj mirovoj vojne v Rossii (Risorse per la memoria culturale e la politica di ricordare la prima guerra mondiale in Russia) Maria FERRETTI, La mémoire impossible : la Russie et les révolutions de 1917 Dal saggio di Tamara KONDRATIEVA: Raskolnikov (autore di un’opera su Robespierre) e Robespierre, il presentimento della fine della rivoluzione? (pag 148 e seguenti)”,”RIRO-481″
“GOUSSEV Alekséi Viktorovitch”,”L’ Opposition communiste de gauche en URSS à la fin des années 20.”,”Goussev è un giovane storico russo (1997). Qui riporta un testo che riassume a grandi linee uma parte importante della sua tesi all’Università di Mosca. “”Sappiamo che Goussev si considera come un discepolo di T.V. Sapronov, un ‘sapronovets’, ed un ardente avvocato dei decisti”” (pag 5, Broué) “”C’è il problema Radek. Si sa che Radek ha capitolato ufficialmente nel luglio 1929, e che questa operazione è stata preparata in collegamento con l’uomo di Stalin, Iaroslavsky. (…) Radek è andato oltre alla capitolazione perché ha personalmente denunciato più di 700 suoi compagni dell’ Opposizione di sinistra (pag 5, Broué) Le forze dell’ Opposizione: Secondo i dati ufficiali prima del Congresso 4120 membri votavano per essa (51) (pag 18) Nel febbraio 1929, Iaroslavsky affermava sul ‘Bolchevik’ che tra il XIV Congresso del VKP(b) e il 1° giugno 1928, 4350 persone avevano dichiarato di aver lasciato l’Opposizione e 4034 ne erano state escluse. Si può stimare una cifra di 8000 oppositori nel 1928 (52) (pag 18) Dibattito sull’ unificazione: Avvicinamento di una parte dei bolscevico-leninisti con i decisti, un’altra organizzazione dell’ Opposizione dei comunisti di sinistra guidata incontestabilmente da T.V. Sapronov e V.M. Smirnov (pag 24) T.V. Sapronov (1887-1939) figlio di contadini, edile imbianchino (?), membro del partito nel 1910, entra a far parte dell’ ufficio nazionale del sindacato delle costruzioni (edilizia) nel 1914, viene esiliato nel 1916, milita nel sindacato edile sotto il nome di Alexandrov e Chirokov, nel 1917, presiede il soviet provinciale di Mosca. Si schiera dalla parte dei comunisti di sinistra contro Brest-Litovsk (inviato in Ucraina, mette Rakovsky in minoranza), poi con i decisti, nell’ Opposizione del 1923, dove diviene molto in vista, poi diventa leader dei Quindici. Arrestato nel 1928, è liberato dopo un “”pentimento pubblico””, per lui “”tattico””, ma, arrestato nuovamente trova la morta in carcere (pag 32)”,”RIRB-162″
“GOUSSEV A.; TROTSKY Léon”,”Trotsky 1923: naissance de l’opposition de gauche. La crise de la révolution russe (1923).”,”Dibattito su “”Corso Nuovo”” “”In tutte le riunioni del partito si manifestavano chiaramente due posizioni contraddittorie. La “”linea del CC”” era opposta alla “”linea dell’Opposizione”” o, come diceva la Pravda, “”i partigiani di Preobrazhenskij e di Sapronov””. (pag 20) “”Il politburo tenta di avanzare la propria versione del centralismo democratico. Kamenev la formula in questo modo: “”Il centralismo democratico non significa che il partito dovrebbe essere eletto dalla base, ma che i suoi organi e istituzioni responsabili eseguono sempre le direttive del partito””. Bucharin, in un tentativo per perfezionare questa definizione, arriva a una caratterizzazione totalmente assurda: definisce “”il vero democratismo bolscevico come un “”meccanismo”” secondo il quale “”il partito dirige attraverso i dirigenti e questi dirigenti dirigono prima di tutto i membri più avanzati del partito secondo la loro coscienza””. Ogni altra comprensione della democrazia venne ufficialmente qualificata “”non bolscevica”” (pag 22) L’opposizione si poneva contro le pratiche burocratiche, la tendenza alla burocratizzazione del partito. Gli avversari della “”linea del Comitato centrale”” argomentavano che la democrazia reprime coscientemente l’apparato che non nasca dalla “”necessità”” ma dai suoi propri interessi di gruppo. Nel contempo questa costruzione febbrile del regime burocratico si faceva in tempo di pace, in un periodo di costruzione dell’economia e della stessa classe operaia. Trotsky scriveva in “”La questione delle generazioni nel partito””: “”La burocrazia del tempo di guerra, quali che furono le deformazioni che rivestiva nelle sue forme in diversi casi, sembra un gioco da ragazzi in confronto con la burocrazia attuale (…)”” (pag 23) Trotsky scrive un articolo sulla Pravda (23 settembre 1923) dal titolo ‘E’ possibile fissare un orario preciso per una rivoluzione o una controrivoluzione?’ (testo a pag 41-47)”,”RIRB-163″
“GOUSSEV Aleksei V. (GUSSEV)”,”L’opposition de gauche du parti communiste soviétique dans la première moitié des années 30.”,”Secondo I. Deutscher, autore di una biografia di Trotsky, ci fu una sorta di ‘mitologizzazione’ dell’immagine di Trotsky, trasformato progressivamente in simbolo della resistenza antistaliniana (pag 71) 1928-29: arresti, carcere e deportazioni: l’opposizione viene schiacciata dallo stalinismo “”En 1931, Staline qualifia le trotskysme de «defenseur de premier rang de la bourgeoisie contre-révolutionnaire» (2). Ainsi, le trotskysme devint la cible permanente des campagnes de propagande. Brandissant le drapeau de combat contre le derniers trotskystes, le régime en place a organisé des procès contre les vieux bolcheviks et procédé à la répression de masse. Pour I. Deutscher, auteur d’une biographie de L.D. Trotsky, ce phénomène s’explique par une certaine «mythologisation» de l’image de Trotsky, transformé progressivement en symbole de résistance antistalinienne. (…) Pourtant, aucun d’entre eux ne put être «trotskyste» au sens d’un authentique disciple politique de Trotsky. Car ces jeunes gens ne pouvaient pas connaître les activité que Trotsky menait durant son exil. Ce qui est sûr c’est que le nom du chef de l’opposition représentait simplement à leur yeux le symbole d’une authentique protestation. Pourtant, le probleme de l’opposition de gauche en URSS des années 30 ne se réduit pas au simple «mythe trotskyste». Car l’opposition existait bel et bien. Elle se battait, développait une doctrine idéologique, analysait les problèmes de son temps. Elle a tenu à constituer un véritable programme politique. De surcroît, l’opposition «trotskyste» gagnait constamment de nouveau adhérents, en recrutant non soulement parmi les personnages connus de la sphère politique, mais aussi dans la société civile – d’abord dans des réseaux clandestins et en exil, ensuite parmi les détenus des prisons et des goulags. (…) Ainsi, le «trotskyste» ne constituait pas seulement un fardeau fictif pour la propagande officielle, mais un phénomène bien réel et incarnait une menace potentielle pour les cercles dirigeants du pays. Vers 1930, l’opposition communite en URSS comprenait deux mouvements principaux: «les bolcheviks-léninistes», qui considéraient Trotsky comme leur chef et «les décistes» (6), avec à leur tête T.V. Sapronov et V.M. Smirnov. Ces derniers se nommaient également «l’ opposition prolétarienne». A l’époque, la plupart de ces opposants se trouvaient en prison ou en déportation. Seuls quelques groupuscules – réunissant tous ceux qui avaient échappé à la liquidation du réseau par la GPU – étaient encore en liberté. A la suite d’une puissante vague d’arrestations, Trotsky fut obligé de constater, dans une lettre datée du mois d’octobre 1930 et adressée à son ami de pensée américain, quel l’organisation clandestine de l’opposition en URSS n’existait plus (7). Toutefois, la répression n’était pas la seule cause de l’affaiblissement du mouvement d’opposition en URSS. En réalité, l’opposition traversait depuis 1929 une crise interne profonde. De nombreux militants avaient fini par adhérer à la ligne imposée par le VKP(b) (8), où ils retrouvaient des éléments communs: la lutte contre les koulaks et les «droitiers» ou le passage en force à l’industrialisation. Dix des treize signataires de la «Plate-forme des bolcheviks-léninistes» de 1927 (donc pratiquement tous les dirigeants historiques du trotskysme), ont quitté l’opposition pour rejoindre «la ligne générale» du parti. Il en fut de même pour une importante partie des chefs «décistes» et la majorité de leurs militants de base. Tout compte fait, à la sortie du XVéme Congrès du VKP(b), l’opposition ne comptait plus que six mille activistes, dont la plupart furent de toute façon arrêtés en 1928 et 1929. Emprisonnés ou déportés, le nombre des opposants se réduisait rapidement. Vers 1929, d’après les estimations de Rakovsky, l’opposition ne pouvait compter plus que sur huit cents personnes (9). En 1930, on a arrête encore mille personnes (10). De surcroît, la vague des «capitulations» individuelles et collectives n’est retombée que dans la seconde moitié de l’année. Au total, la crise interne plus les répressions ont réduit les effectifs de l’opposition de plusieurs fois”” (pag 71-72-73) [(2) Staline, I.V., Oeuvres, I, t. 13, Moscou, 1951, pp. 98-99; (3) Deutscher I., ‘Trotsky en exil’, Moscou, 1990, p. 190; (6) Les Décistes étaient les partisans du centralisme démocratique; (7) Broué P., “”Les Trotskystes en Union soviétique, 1929-1938″”, Cahiers Léon Trotsky, 1980, n. 6, p. 43; (8) Le VKP(b)= PC; (9) Cliff, T. ‘Trotsky, the darker the night, the brighter the star’, 4, 1926-1940, p. 100; (10) Serge V., ‘Russia Twenty Years Later’, New Jersey, 1996, p. 14] T.V. Sapronov capo dei ‘decisti’ nella sua analisi integrale intitolata “”L’agonia della piccola borghesia”” sosteneva che il regime economico esistente in URSS non si poteva definire una “”fase socialista”” ma un autentico capitalismo di Stato (pag 79)”,”RUSS-260″
“GOUTTENOIRE DE TOURY F.”,”Poincaré ha voluto la guerra?”,”””Poincaré, durante gli anni 1912, 1913, 1914, è stato l’uomo della politica del conte Iswolsky, ambasciatore di Russia a Parigi, contro la politico di Georges Louis, ambasciatore di Francia a Pietroburgo?”” (pag 16) “”E questa politica di rapina e brigantaggio, Jaurès la deplorava anche il giorno dopo, quando, alludendo alla responsabilità austriaca impegnata all’ annessione della Bosnia-Erzegovina e alla responsabilità russa derivante dalla Lega dei Balcani macchinata da Iswolsky e dal rappresentante russo a Sofia, diceva: “”…Niente guerra europea per i Balcani! Niente guerra europea per la questione d’Albania! Né i proletari d’Austria nè quelli di Germania vogliono pagare col loro sangue le fantasie e i sogni di grandezza del clericale arciduca. E nemmeno i proletarii e contadini di Francia sono disposti a ingrassare i campi di battaglia per servire i disegni dello zarismo e i rancori di Iswolsky””. I proletari! I contadini! Non erano disposti! Povero caro Jaurés! Egli dimenticava, per un momento, che le disposizioni dei popoli non contano nulla, fino ad ora, nelle volontà dei governi e che la parola di un Iswolsky aveva più peso del grande clamore delle moltitudini!”” (pag 111) Paleologue amico di Poincaré. “”Come nel mio libro, nel racconto di Caillaux, si vide apparire dietro Poincaré l’ ambasciatore Maurice Paléologue, la sua eminenza grigia, la sua anima dannata. (…) Ad ogni modo, il racconto di Paléologue ci dà le più interessanti e significative indicazioni sul viaggio di Poincaré in Russia, nel luglio 1914, e anche sul periodo anteriore.”” (pag 207)”,”RAIx-220″
“GOUTTMAN Alain”,”La guerre de Crimée. 1853-1856. La première guerre moderne.”,”GOUTTMAN Alain si è specializzato nello studio del Secondo Impero.”,”QMIx-228″
“GOUX Jean-Joseph, a cura di Armando VERDIGLIONE”,”Freud, Marx. Economia e simbolico.”,”Jean-J. Goux è nato nel 1943 e si è laureato in filosofia. Ha collaborato con le riveste ‘Tel Quel’ e ‘Critique’.”,”TEOC-179-FF”
“GOVI Mario”,”Il Socialismo Internazionalista e la guerra Italo-Balcanico-Turca.”,”””Ecco un libro che non piacerà a nessuno…”” (incipit prefazione) Colonialismo, imperialismo, guerra. ‘Necessità della guerra per sopprimere i regimi barbari’ ‘Diritto e dovere di sopprimere con la guerra i regimi barbari anche contro l’opposizione dei loro soggetti’ (pag XV) Lo statu quo in Oriente e l’opinione di Marx (pag 165-174) “”Quando, nel 1854, si aprì la crisi in Oriente che condusse alla guerra di Crimea, si produsse una situazione internazionale molto simile a quella prodottasi allo scoppio della guerra balcanico-turca. La Russia mosse guerraalla Turchia per ragioni di protezione dei sudditi cristiani di questa. L’Europa occidentale si levò contro la RUssia, come lo scorso anno contro l’Italia e quest’anno contro gli stati balcanici, a difesa della Turchia, propugnando lo ‘statu quo’ in Oriente; e scese in campo colle armi a difesa di questo. Ma contro questo attaggiamento dell’Europa per la conservazione dello ‘statu quo’ in Oriente, e contro la Turchia, si levò Carlo Marx, col suo scritto da Londra su ‘La Questione orientale’. Vale la pena di riportare di questo i seguenti brani, perché sembrano scritti per le circostanze attuali, tanto le cose non sono da allora mutate in rapporto alla Turchia. «La Turchia è la piaga vivente del legittimismo europeo. L’impotenza dei governi si è riassunta in un assioma: mantenere lo ‘statu quo’. finire (pag 171-174)”,”ITQM-270″
“GOVONI Luigi VITTORI Lino CASATI Dario RINALDI Ivano PICCHI Antonio AMADEI Giorgio, scritti di”,”La proprietà fondiaria in Emilia-Romagna. IV. Storie di patrimoni terrieri.”,”Comitato promotore: Lanfranco Turci (presidente), Giorgio Ceredi, Giuseppe Gervasio, Giordano Marchiani, Giovanni Piepoli Comitato scientifico: Renato Zangheri (presidente), Giorgio Amadei, Achille Ardigò, Athos Bellettini, Giovanni Crocioni, Lucio Gambi, Luciano Mazzaferro Contiene il saggio di Ivano Rinaldi, ‘I beni fondiari di due congregazioni religiose femminili. Le Orsoline di Piacenza e le Maestre Pie di Rimini. (segue documentazione) (pag 119-184) (l’autore traccia la storia delle Orsoline dalle origini nella prima metà cinquecento, struttura fondata da Angela Merici, e delle Maestri Pie di Rimini (origine nel 1818) e il saggio di Antonio Picchi, Contadini singoli e associati su poderi ceduti da Opere Pie dell’Imolese (OIR) (segue documentazione) (pag 185-218)”,”STAT-021-FP”
“GOWERS Timothy”,”Mathematics. A Very Short Introduction.”,”Timothy Gowers is the Rouse Ball Professor of Mathematics at Cambridge University and was a recipient of the Fields Medal for Mathematics, awarded for the most daring, profound and stimulating research done by young mathematicians,Preface, List of diagrams, Further reading, Index, A Very Short Introduction 66, Preface, List of diagrams, Further reading, Index, A Very Short Introduction 66,”,”SCIx-193-FL”
“GOYA Michel”,”La chair et L’Acier. L’armée française et l’invention de la guerre moderne (1914-1918).”,”Comandante di battaglione, Michel Goya è ufficiale del Centre de doctrine d’emploi des forces terrestres. Questo libro è il frutto del lavoro di ricerca universitaria e ha ottenuto il prix d’histoire militaire du Centre d’études d’histoire de la Défense. “”Le combat offensif est donc du “”feu qui avance en permanence””, et l’assaut final n’est que la concrétisation d’un ascendant écrasant pris sur l’ennemi per le feu. En défense, le bataillon combat dans un dispositif “”carré”” similaire à celui de l’attaque et “”l’hypothèse d’une défense passive est repoussée absolument”” (23). Dans ce nouveau contexte tactique, la compagnie prend un relief particulier et devient l’unité de combat. Son chef, un capitaine, est le “”chef d’orchestre”” qui commande, à la voix, les feux et les mouvements de ses troupes. Il ne se contente plus de contrôler l’application des ordres de son supérieur hiérarchique. Parallèlement, au quartier, il devient l’instructeur de sa troupe””. (pag 79) [A’ la recherche d’une doctrine] [Commandant de Grandmaison, Dressage de l’infanterie en vue du combat offensif, Paris, Berger-levrault, 1908, p. 38] “”Visitant les unités à l’instruction au groupe d’armées du Centre en 1916, le colonel Serrigny constate que “”les connaissances techniques des uns et des autres étaient généralement très faibles (44)””. Par ailleurs, beaucoup d’officiers sont persuadés que la guerre sera terminée bien avant la sortie de nouveaux matériels, ce qui ne les incite évidemment pas à s’y intéresser car ils appréhendent les délais nécessaires à leur développement. De plus, on n’est ressent pas forcément le besoin. En 1932, l’économiste américain Hicks a démontré que la hausse du coût d’un des facteurs de production (capital ou travail) poussait à privilégier l’autre facteur; ainsi, lorsque la main d’oeuvre est coûteuse, il est préférable d’investir dans le machines. Dans “”Les Inventions médiévales (45)”” , Marc Bloch décrit de la même façon le développement du moulin à eau, à la fin de l’Antiquité, comme une conséquence du tarissement de la main-d’oeuvre servile et de la nécessité de trouver d’autres solutions pour créer de l’énergie. Au début de 1915, l’armée française, et particulièrement son infanterie, se trouvent dans une situation comparable. Entre les obus et les fantassins, ce sont alors les obus qui sont les plus rares, aussi les offensives de 1914 et 1915 ressemblent-elles à des expériences “”à coup d’hommes””. le souci d'””économiser l’infanterie”” n’intervient véritablement que vers la fin de l’année 1915, coïncidant avec un premier équipement massif en matériels modernes. La mise en chantier de plus grands programmes industriels de la guerre, à la fin de 1917, correspondra à la plus grave crise d’effectifs”” (pag 219) [La pression du front] [(44) Général Serrigny, Trente ans avec Pétain, 1959, p. 98; (45) Marc Bloch, in ‘Les annales’, n° 36, 1935 p. 831 cité par Patrice Flichy, op. cit., p. 47]”,”QMIP-100″
“GOZI Sandro”,”Il governo dell’Europa.”,”Sandro Gozi è funzionario della Commissione europea – Direzione generale Relazioni esterne. Ha pubblicato numerosi contributi di diritto e politica dell’Unione europea su riviste italiane e internazionali. Sandro Gozi ci aiuta a capire dall’interno una situazione complessa e in divenire; che cos’è l’Unione europea? come sono ripartite le funzioni esecutive e legislative nel sistema comunitario e come interagiscono le istituzioni europee? A partire da tali interrogativi, il libro fornisce un’indispensabile chiave di lettura, che fa il punto sulle caratteristiche del modello politico europeo, tracciando le linee del dibattito istituzionale attuale nel momento della riforma interna della Commissione e della nuova Conferenza intergovernativa di revisione dei Trattati.”,”EURx-035-FL”
“GOZZANO Guido PALAZZESCHI Aldo CHIAVES Carlo CORAZZINI Sergio GIANELLI Giulio GOVONI Corrado MARTINI Fausto Maria MORETTI Marino OXILIA Nino VALLINI Carlo; a cura di Cecilia GHELLI”,”Gozzano e i crepuscolari.”,”Le beghine “”(…) Tutte però siete un pochino studiate. Vi aggirate, vi aggirate, piene di compunzione, d’importanza e di pratica, rigonfie d’etichetta nella vostra casa prediletta. Fra gli ori e fra i damaschi, i pizzi degli altari, doppieri e candelabri, ve ne andate e venite come in casa vostra, senza tema di sbagliare nel rito, nel cerimoniale della casa del Signore. V’alzate e v’inchinate, v’inchinate e vi rialzate. Venite v’inchinare, antate v’inchinare. V’inchinate v’inchinate… Inchini secchi di gambe irrigidite, (…) Ditemi, nella purità siete così avvizzite, o nel vizio? (…)”” Aldo Palazzeschi, ‘Le beghine’ (pag 597-604)”,”VARx-587″
“GOZZI Gasparo; a cura di Bruno ROMANI”,”Gazzetta veneta. I, II.”,”Gasparo GOZZI (1713-1785) nacque da famiglia nobile veneziana e praticò il giornalismo contribuendo a liberare la cultura e il costume dell’ epoca dai residui del settecentismo, dal cicisbeismo letterario, dalla infatuazione erudita, per indirizzarle verso i nuovi principi sociali e politici della eguaglianza, della libertà, della indipendenza nazionale. Secondo il TOMMASEO, “”quello che rende il Gozzi maggiore di tutti i suoi coetanei e di molti tra i suoi successori, è la proprietà del dire, la parsimonia, l’ armonia, l’ evidenza, e quella efficacia che tanto è più vera quanto meno si sforza apparire””.”,”ITAB-063″
“GOZZI Gustavo SCHIERA Pierangelo a cura; saggi di Ilse STAFF Pasquale PASQUINO Maurizio FIORAVANTI Bernardo SORDI Gustavo GOZZI Jörg LUTHER Claudio TOMMASI Giuseppe DUSO Gaetano VARDARO”,”Crisi istituzionale e teoria dello Stato in Germania dopo la Prima guerra mondiale.”,”Gli atti raccolti in questo volume sono una rielaborazione degli interventi presentati in occasione del seminario su “”Crisi istituzionale e teoria dello Stato in Germania dopo la Prima guerra mondiale”” svoltosi a Trento nel 1986. Nei saggi si afftrontano gli approcci di R. Smend, C. Schmitt, H. Kelsen e di altri”,”GERG-001-FMB”
“GOZZINI Giovanni”,”Alle origini del comunismo italiano. Storia della federazione giovanile socialista 1907-1921.”,”GOZZINI (Firenze, 1955) si è laureato con una tesi sulla FGSI. Attualmente (1979) è impegnato in ricerche sulla formazione del PCI, presso la sezione toscana dell’Istituto Gramsci.”,”MITS-022″
“GOZZINI Giovanni MARTINELLI Renzo”,”Storia del Partito comunista italiano. VII. Dall’attentato a Togliatti all’ VIII Congresso.”,”Renzo MARTINELLI insegna Storia dei partiti e dei movimenti politici alla Facoltà di Lettere dell’ Univ di Firenze. E’ autore di saggi e di ricerche sulla storia del movimento operaio italiano (‘Il Partito Comunista Italiano 1921-1926’, ROMA 1977; ‘Antonio Labriola 1843-1904′, ROMA 1988). Ha curato numerose edizioni di testi e documenti. Giovanni GOZZINI insegna storia contemporanea alla Facoltà di Scienze della formazione dell’Univ di Firenze. E’ autore di studi su Firenze nell’Ottocento e sulla storia dello sterminio nazista. E’ membro della direzione di ‘Passato e presente’ e scrive su ‘Repubblica’.”,”PCIx-011″
“GOZZINI Giovanni”,”Le migrazioni di ieri e di oggi. Una storia comparata.”,”GOZZINI Giovanni insegna storia del giornalismo presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell’ Università di Siena. Tra le sue opere ‘ Storia del partito comunista italiano’ (con R. MARTINELLI) (1998), ‘Ernesto Ragionieri e la storiografia del dopoguerra’ (a cura con DETTI T.) (2001). Emigrazione e risparmio. “”Le rimesse degli italiani dall’estero erano quasi nulle dall’ Argentina (terra di successo e di investimenti ‘in loco’) e assolutamente rilevanti dagli Stati Uniti: nel 1906 raggiunsero un tetto superiore agli 800 milioni di lire, pari a più di un terzo del valore delle esportazioni totali, dando un contributo determinante al riequilibrio della bilancia dei pagamenti dello stato italiano. Molte fonti concordano nel dipingere come “”monastico”” e ispirato a rigide regole di risparmio lo stile di vita degli immigrati di origine europea: i vaglia postali – attraverso cui passava il 70% di questi movimenti di capitali verso la madrepatria italiana – costituirono un meccanismo decisivo di consolidamento della catena migratoria e testimoniano della capacità di legami familiari e comunitari di reggere nel tempo nonostante le separazioni traumatiche e le distanze spaziali””. (pag 96) Nota: sarebbe interessante completare l’ analisi delle rimesse degli emigranti, vedendo quanto pesano in % le componenti del nord e del sud Italia nei flussi di emigrazione rispettivamente in Argentina e negli Stati Uniti (questione forza del legame familiare ecc.)”,”CONx-145″
“GOZZINI Giovanni”,”Alle origini del comunismo italiano. Storia della federazione giovanile socialista 1907-1921.”,”GOZZINI (Firenze, 1955) si è laureato con una tesi sulla FGSI. Attualmente (1979) è impegnato in ricerche sulla formazione del PCI, presso la sezione toscana dell’Istituto Gramsci. GOZZINI (Firenze, 1955) si è laureato con una tesi sulla FGSI. Attualmente (1979) è impegnato in ricerche sulla formazione del PCI, presso la sezione toscana dell’Istituto Gramsci. “”E’ significativo, a proposito del confronto fra giovani astensionisti e giovani ordinovisti, che proprio da Giuseppe Berti, portavoce degli astensionisti nella Federazione giovanile, venga la proposta di un congresso nazionale degli studenti comunisti, e che questa proposta venga direttamente raccolta dai giovani torinesi per la firma di A. Viglongo. Lo stesso Berti fondava in quei mesi a Palermo una nuova rivista dal titolo programmatico: ‘Clarté’, mensile degli studenti comunisti. Il riferimento era al gruppo di intellettuali francesi che aveva esercita una grande influenza sugli ordinovisti torinesi. La rivista palermitana si caratterizza quasi come “”una testa di ponte”” – potremmo quasi dire – delle tematiche più propriamente ordinoviste nel seno della frazione astensionista: lo sforzo di agitazione e di propaganda fra gli studenti, al di là dei suoi esigui risultati effettivi, aprila la strada per un ripensamento del rapporto fra partito rivoluzionario e classi medie, così come quello fra lavoratori manuali e lavoratori intellettuali”” (pag 105) “”Veniva così abbandonata definitivamente ogni tipo di propaganda pacifista ,ma soprattutto si affermava il principio nuovo della penetrazione e della conquista ‘dall’interno’ dell’istituzione militare: era una svolta ideologica di grande rilievo, anche se rimaneva circoscritta al terreno particolare della lotta antimilitarista senza allargarsi a una visione generale più matura del rapporto con tutte le altre istituzioni della società capitalistica””. (pag 108)”,”MITC-083″
“GOZZINI Giovanni”,”La Federazione Giovanile Socialista tra Bordiga e Mussolini (1912-1914).”,”GOZZINI Giovanni Interventismo del giornale dei giovani socialisti L’Avanguardia. pag 116-117 Riflessi dell’uscita di Mussolini e Caiani dal PSI. (pag 123) “”Sul piano quantitativo, dunque, l’uscita di Mussolini e Caiani non poneva seriamente in crisi il PSI e la FIGS. “”Fu un bell’esempio – ha scritto, forse un pò troppo trionfalmente, Bordiga – e specie per la frazione di sinistra di nessun attaccamento personale a un capo anche brillante”” (51). Ma sul piano qualitativo il loro clamoroso rovesciamento di fronte permise all’interventismo di mascherarsi in senso democratico e popolare e di liberarsi dall’assimilazione indifferenziata nel blocco borghese e padronale. Col risultato, d’altra parte, di accentuare ancora l’isolamento del neutralismo socialista, anche nel contesto delle organizzazioni e dei movimenti di sinistra”” (52). Soprattutto, Mussolini, “”aveva messo il dito sulla piaga nell’accusare di immobilismo e di irrealismo la linea della Direzione e nell’indicare la impossibilità della neutralità del proletariato”” (53). Il suo articolo sull'””Avanti!”” partiva infatti da due problemi ‘reali’ che si ponevano al movimento operaio italiano: da un lato la necessità di “”nazionalizzare”” il socialismo, di avere cioè una condotta politica in grado di incidere effettivamente sull’operato del governo, e non solo di appartarsi dal resto della società civile. Dall’altra il richiamo al volontarismo, alla mobilitazione di massa per una prospettiva di lotta immediata e credibile, capace di trasformare gli orientamenti del paese (54)”” (pag 123) (51) ‘Storia della Sinistra’, cit. p. 94 (52) ‘Cfr. su questo punto il giudizio di L. Valiani, Il partito, cit., p. 57 ribadito negli studi locali di P. Favilli, ‘Capitalismo e classe operaia a Piombino 1861-1918’, Roma, 1974, pp. 217 s. e E. Misefari, Le lotte contadine in Calabria nel periodo 1914-1922, Milano, 1974, p. 46 (53) L. Cortesi, op. cit., p. 93 (54) Sono questi i due problemi reali che Gramsci – in un quadro ideologico sostanzialmente diverso da quello di Mussolini – raccoglie nel suo famoso articolo ‘Neutralità attiva ed operante’, il ‘Il grido del popolo’, 31 ottobre 1914. Gabriele Turi luogotenente di Bordiga a Napoli (pag 124)”,”MITS-430″
“GOZZINI Giovanni”,”Hanno sparato a Togliatti. L’Italia del 1948.”,”GOZZINI Giovanni, nato a Firenze nel 1955, è docente di Storia contemporanea all’Università di Verona. E’ autore di studi sulla Firenze dell’Ottocento e sull’olocausto degli ebrei sotto il nazismo.”,”PCIx-405″
“GRAB Alexander”,”Napoleon and the transformation of Europe.”,”Le Province Illiriche furono uno dei governatorati dell’Impero napoleonico, costituito in seguito al trattato di Vienna (14 ottobre 1809). Comprendeva gli antichi domini veneziani della Dalmazia e dell’Istria, Ragusa, e le province austriache dell’Alta Carinzia, Carniola, Istria, Friuli e Croazia meridionale. La capitale fu Laibach (Lubiana). Furono amministrate dal generale Auguste Marmont, e per la parte civile da Vincenzo Dandolo, provveditore generale in Dalmazia. Occupate dagli Austriaci nel 1813, le Province Illiriche furono assegnate agli Asburgo dal congresso di Vienna. Alexander Grab è Professore di Storia all’Università del Maine.”,”FRAN-093-FSL”
“GRABAR André”,”Bisanzio. L’arte bizantina del Medioevo dall’VIII al XV secolo.”,”Nato a Kiev nel 1896 e naturalizzato francese André Grabar ha frequentato i corsi della facoltà di lettere delle Università di Leningrado e Strasburto. Ha insegnato Storia dell’arte moderna a Strasburgo.”,”VARx-022-FF”
“GRABAU Warren E.”,”Ninety-Eight Days. A Geographer’s View of the Vicksburg Campaign.”,”Warren E. Grabau is a retired geologist with a long interest in the Civil War.”,”USAQ-025-FL”
“GRABMANN Martin”,”Santo Tomás de Aquino.”,”Teoria dello stato e della società (pag 135)”,”FILx-415″
“GRACCHUS”,”Guerre fiscali. Privilegio, diseguaglianza e corporativismo nel sistema fiscale italiano.”,”‘L’autore che si cela dietro il nome di Gracchus è un esperto conoscitore dei labirinti del potere economico in Italia’ “”L’esproprio del salario. L’introduzione dell’Imposta personale sul reddito (Irpef) è stata di fatto fondata sull’introduzione di una discriminazione anticostituzionale: il lavoratore dipendente non è più eguale agli altri cittadini davanti alla obbligazione legale; gli stessi lavoratori dipendenti non sono eguali fra loro. La trattenuta fiscale sulla busta paga, con la quale avviene rateizzato anticipatamente il prelievo su un salario ed un reddito annuale presunto, non verificato né verificabile è solo un aspetto, per il quale l’aggiustamento tecnico (promessa di rimborso in caso di minor salario o reddito, risultante da dichiarazione) costituisce un parziale rimedio. Non vi sono ragioni né giuridiche né tecniche per non applicare la norma del versamento del 75% del salario-reddito stimato, applicata ai cittadini con redditi diversi da un quelli di lavoro dipendente, alla busta paga. ‘Un solo obbligo, un solo diritto’ per tutte le categorie di reddito non si possono realizzare, secondo gli ‘esperti’ del Parlamento, per ragioni pratiche. Ma proprio il modo in cui viene concepita l’imposta personale sui salari e sugli stipendi ci chiarisce che la ragione vera è, al contrario, innanzitutto di natura sociale e politica. Per unificare il diritto e gli obblighi dei cittadini occorre, infatti, concepire unitariamente il reddito fiscalmente rilevante ai fini dell’applicazione del prelievo fiscale. Proprio qui , invece, viene adottata una discriminazione sostanziale. Il reddito del cittadino che chiameremo comune, in quanto la sua posizione corrisponde grosso modo a quella prevista dalla Costituzione, si definisce detraendo i ‘costi di produzione’ dall’entrata lorda. La definizione dei costi di produzione, certo, è un problema tecnico (…). Ma sul fatto che ogni tipo di reddito, ‘comporti – necessariamente – un costo di produzione, e che comunque la base tecnica per definire tale costo sia quella ‘documentata’, non vi sono dubbi. (…) Il lavoratore dipendente, ai fini della definizione dell’Irpef, viene invece escluso dal procedimento analitico per quanto concerne la determinazione dei costi di produzione del reddito lordo (salario o stipendio). In primo luogo non ha diritto, come semplice percettore di salario, a detrazioni ‘di reddito’ ma solo a detrazioni ‘d’imposta’. In secondo luogo l’imposta detraibile costituisce un ‘forfait’ determinabile ad arbitrio, col mezzo del decreto ed in misura eguale per tutti (quali che siano le effettive condizioni di vita, determinate dal rapporto tra entità del salario, o stipendio, e ampiezza del nucleo familiare, presenza o meno di altre fonti di reddito nell’ambito di questo ecc.), con sommatoria di una sgravio (!) corrispondente ai carichi familiari. Il salario, in quanto corrispettivo della prestazione di lavoro, non ha un ‘costo’ di produzione per la legge fiscale. La legge economica elementare secondo cui ‘niente nasce da niente’, non si dà prodotto senza apporti materiali, viene abolita con delibera del Parlamento. L’asino di Bertoldo ha imparato, finalmente, a vivere senza foraggio. Ovvero: col foraggio della detrazione d’imposta, una razione che non si rapporta ad alcun bilanciamento biologico o economico. E il governo in carica si sostituisce al biologo e all’economista, stabilendo la razione con l’avallo del Parlamento”” (pag 33-34-35) “”L’estensione dell’obbligo di dichiarare a livello di redditi inferiori alla media rilevata dalle statistiche per la sussistenza fa un torto evidente alla massa dei cittadini. Non si tratta nemmeno della piccola imposta che eventualmente dovranno pagare. Il torto è duplice: la ricerca della carta necessaria e l’uso di essa per ingolfare gli uffici dell’amministrazione a beneficio di quanti hanno fatto uso della propria carta per evadere. Lo sfoltimento delle dichiarazioni mediante riduzione dell’area dell’obbligatorietà costituisce la premessa di qualsiasi riforma. Riguarda, infatti la concezione stessa della posizione del cittadino di fronte allo Stato e dei compiti dell’amministrazione”” (pag 78-79)”,”ITAE-403″
“GRACCHUS”,”Il sistema Sindona. Scandali bancari e manovre politiche nella crisi italiana.”,”””«Che cos’è svaligiare una banca di fronte al fondare una banca?». La domanda – pronunciata davanti alla forca dal semplice artigiano del crimine protagonista dell’ Opera da tre soldi [B. Brecht, ndr] – è la stessa che deve essersi rivolta all’inizio della propria folgorante carriera Michele Sindona, il protagonista palese della ben più moderna «Opera dei miliardi» a lungo recitata, e con enorme successo, all’ombra dei circoli più influenti della nostra vita politica e finanziaria. direzioni di banche e di partiti, ambasciate straniere e monopoli pubblici.”” (4° di copertina)”,”ITAE-406″
“GRACE J. Peter Jr”,”W.R. Grace (1832-1904). And the Enterprises He Created.”,”Fondo Palumberi J. Peter Grace jr, member of the Newcomen Society, President W.R. Grace & Co, New York”,”ECOG-066″
“GRACIAN Baltasar, a cura di Arturo DEL HOYO MARTINEZ”,”El heroe, el politico, el discreto. Oraculo manual y arte de prudencia.”,”A differenza di CASTIGLIONE e del suo modello di uomo “”cortigiano””, scritto per un ambiente determinato, GRACIAN ha proposto un uomo per il mondo, per la società in generale. Era una proposta nuova, dal punto di vista sociale. Solo la sua novità sociale può spiegare la straordinaria diffusione europea dei libri di GRACIAN, non solo nella seconda metà del XVII ma anche nella prima del XVIII. Dall’ arte della prudenza. 14. La realtà e il modo. Non basta la sostanza, si richiede anche la circostanza. Modi sbagliati possono rovinare tutto, anche la giustizia e la ragione (…). 35. Avere concetti. Soprattutto in ciò che ci importa di più. Non pensando si perdono tutti i nessi (…) 43. Pensare con pochi e parlare con molti. (pag 377)”,”VARx-139″
“GRACIÁN Baltasar”,”Oracolo manuale e arte di prudenza.”,”Attento all’uomo e al costume, Gracián (1601-1658), gesuita spagnolo e grande trattatista letterario, si inserisce con l’Oracolo manuale in quella linea che da Guicciardini va a Rochefoucauld. Alla base delle trecento massime stanno osservazione e pessimismo, empirismo del moralista. L’influenza di Gracián fu grande sul confratello Domenico Bartoli e su Matteo Pellegrini. ‘Saper conoscere il carattere degli uomini con i quali si opera’ ‘La perfezione non sta nella quantità, ma nella qualità. Comunque senza la quantificazione nulla si misura, nemmeno la qualità’ ‘Tenersi accanto ingegni che siano d’aiuto’ ‘Sapere, ma con buona intenzione’ ‘Mutar modo nell’operare’ ‘Non suscitare eccessive aspettative’ ‘Temperare la fantasia’ ‘Saper rifiutare’ ‘Mettere a prova la propria fortuna’ ‘Conoscere i sotterfugi e saperli usare’ ‘Saper lasciare il gioco’ ‘Non esagerare mai’ ‘Non perdere mai il rispetto di se stessi’ ‘Preferire le imprese plausibili’ ‘Avere intuizione’ ‘Attenzione ad essere informati’ ‘Comprensione di se stessi’ ‘Agire sempre senza imprudenti scrupoli’ ‘Non lasciar penetrare il proprio pensiero’ ‘Nella prospera fortuna prepararsi ad affrontare quella avversa’ ‘Sciocco non è chi commette la sciocchezza, ma chi, dopo averla commessa, non la sa nascondere’ ‘Non lagnarsi mai’ ‘Meglio pazzo con gli altri che saggio da solo’ ‘Non s’abbia spirito di contraddizione’ ‘Impadronirsi bene degli argomenti’ ‘L’arte di lasciar correre’ ‘Posseder l’arte di conversare’ ‘Parlare con accortezza’ ‘Non ingannarsi nel giudicare le persone’ ‘Far buona guerra’ ‘Distinguere l’uomo che parla da quello che agisce’ ‘Uomo di sostanza’ ‘Pur senza mentire, non dire tutta la verità’ ‘Saper stimare al giusto’ ‘Avere l’arte di sapersi spiegare’ ‘Sapersi frenare’ ‘Non eccedere nel mostrarsi originale’ ‘Riconoscere quel che ci manca’ ‘Procedere sempre da uomo avvisato’ ‘Non giungere mai all’aperta rottura’ ‘Avere il dono della simpatia’ ‘Non sia intrigante’ ‘Saper cogliere l’occasione propizia’ ….ecc ecc”,”TEOS-001-FAP”
“GRACIÁN Baltasar”,”L’Acutezza e l’Arte dell’Ingegno.”,”Pubblicata nel 1642 ed ampliata nel 1648, quest’opera d Gracián costituisce una delle massime espressioni del Barocco ed insieme il punto di passaggio fondamentale della cultura moderna. Il ribelle gesuita spagnolo elabora infatti una nuova sistematica del pensiero e del linguaggio (e più in generale della comunicazione e della prassi) che, emarginata dalla cultura illuministica e romantica (da Voltaire a Benedetto Croce), è ritornata oggi di attualità. ‘Baltasar Gracián può essere considerato sia un dotto che un filosofo. Era un gesuita spagnolo del XVII secolo, noto per la sua acuta riflessione sulla società e sulla natura umana. La sua opera più celebre, L’arte della prudenza, è un compendio di aforismi che offre consigli sulla vita e sulla saggezza pratica, dimostrando una profonda conoscenza della psicologia e delle dinamiche sociali. Gracián si distingue per il suo approccio pragmatico e realista, vicino alle idee del Machiavellismo ma con una forte componente etica. Il suo pensiero influenzò numerosi intellettuali europei, tra cui Schopenhauer e Nietzsche, e ancora oggi è studiato per la sua capacità di analizzare il potere, la comunicazione e il comportamento umano con straordinaria lucidità.’ (copil.)”,”FILx-007-FMDP”
“GRADILONE Alfredo”,”Storia del sindacalismo. 1. Inghilterra.”,”””Vietata la manifestazione per motivi di ordine pubblico, il Governo si premunì contro qualsiasi eventualità insurrezionale facendo affluire nella capitale un buon nerbo di truppe che presidiariono i punti strategici della città e inoltre mise in stato d’ allarme le autorità civili e militari dell’ intero paese. Il comando delle truppe venne affidato al vecchio duca di Wellington. Davanti ad un così imponente spiegamento di truppe era impossibile arrivare al Parlamento senza che s’ ingaggiasse uno scontro di proporzioni colossali, e Feargus O’Connor, che sapeva delle intenzioni del Governo, senza che gli altri capi cartisti osassero contraddirlo, arringò la folla persuadendola che sarebbe stato meglio far pervenire la petizione a mezzo d’ una delegazione. E così avvenne. (…) Tre giorni dopo, il ridicolo. La petizione era accolta dalle risa dei parlamentari, giacché non solo le firme non ammontavano a 6 milioni, com’era stato detto (erano precisamente 1.975.496), ma moltissime di esse erano false e addirittura inventate. Il movimento subì un terribile scacco (…) lo scacco fu dei metodi e soprattutto di alcuni capi, che perdettero la fiducia delle masse””. (pag 114)”,”SIND-052″
“GRADILONE Alfredo”,”Storia del sindacalismo. 2. Francia.”,”””L’ inconveniente maggiore della rivoluzione del 1848 fu che al governo e nell’ Assemblea sedevano, come si è detto, uomini di diversa tempra, di diverso credo e di diversi e contrastanti interessi politici, e che, tra gli stessi assertori delle più ardite riforme sociali: Cabet, Considerant, Buchez (1), P. Leroux, Lamennais, lo scultore Corbon, l’ operaio Albert, Agricola Perdiguer, Loroy, Martin Bernard, Blanc, esistevano rivalità personali e contrasti d’ ordine filosofico e sociale e sussisteva l’ incapacità di adeguare la realtà al graduale processo rivoluzionario. Dal che attriti e diffidenze che non potevano non nuocere alla causa del popolo, che frattanto fremeva nelle piazze e nei clubs, e coi soi giornali e le sue richieste incalzanti cominciava a incutere paura.”” (pag 130) (1) (a capo dell’ Assemblea Costituente c’era Buchez e vice-presidente era Corbon)”,”SIND-053″
“GRADILONE Alfredo”,”Storia del sindacalismo. 3. Italia – 1.”,”””Qui corre l’ obbligo di ricordare che l’ assertore e l’ animatore principale del Partito Operaio Italiano fu Costantino Lazzari, il quale giustamente, se pure alquanto enfaticamente, esaltò in un articolo sul giornale “”Il Fascio”” la “”compiuta unione mediante cui gli operai del mutuo soccorso avevano dato la mano gli operai della resistenza””. Unione, questa, ch’egli stesso volle storicamente fissare, facendo scrivere a Filippo Turati l’ Inno dei Lavoratori, subito musicato dal valente per quanto modesto compositore, il maestro Amintore Galli, e subito divenuto popolarissimo fra le masse di tutta Italia in luogo della “”Carmagnola”” e della “”Marsigliese”” (1). ((1) l’ inno fu cantato per la prima volta a Milano il 28 marzo 1886. Lo fece suo poi il Partito Socialista Italiano)”,”SIND-055″
“GRADILONE Alfredo”,”Storia del sindacalismo. 3. Italia – 2.”,”””Furono i sindacalisti interventisti che, usciti come si è detto, dall’ Unione Sindacale Italiana, formarono l’ Unione Italiana del Lavoro. L’ UIL sorse nel novembre 1914. Essendosi riunito allora a Roma il Consiglio generale dell’ Unione Sindacale Italiana per discutere il problema della guerra e la posizione dell’ Italia, Alceste De Ambris, a nome di diversi compagni, presentò un ordine del giorno di aperta simpatia per le potenze occidentali (…). Il movimento (…) nel giugno 1918 si trasformò nell’ Unione Italiana del Lavoro in seguito ad un congresso tenuto a Milano in una sala di Piazza San Sepolcro, presenti i delegati di circa 50 organizzazioni territoriali e di categoria, che comprendevano 137.000 iscritti. Il congresso, presieduto alternativamente da Rossoni, segretario dell’ Unione Sindacale Milanese, dal tipografo Romolo Sabatino di Roma, dal metallurgico Giovanni Mapello di Milano e dall’ organizzatore Ciro Corradetti della Federazione dei Portuali, oltre ad approvare il programma e lo statuto dell’ Unione, deliberò su diverse questioni in materia di lavoro.”” (pag 103-104)”,”SIND-056″
“GRADILONE Alfredo”,”Storia del sindacalismo. 5. Germania.”,”””La marina si ammutinava a Kiel; buona parte dell’ esercito ne seguiva l’ esempio. A Brema, ad Amburgo, nei maggiori centri della Westfalia l’ insurrezione dilagò come un incendio alimentato dal vento, mentre a Francoforte, a Dresda, ad Halle, a Berlino, il moto rivoluzionario irrompeva per le strade ed in Baviera l’ esperienza bolscevica trionfava con l’ israelita Kurt Eisner, al quale il veccho re Luigi cedeva il potere. Consigli di operai e di soldati si costituirono dovunque, sostituendoli alle autorità locali.”” (pag 199) “”Continuavano tuttavia qua e là i moti rivoluzionari. Se nella capitale, grazie ad uno sciopero generale proclamato dalle masse operaie, si potè scongiurare il pericolo di una nuova sommossa, scoppiata il 7 aprile 1919 (in tale occasione spartachisti e indipendenti, che non aderivano alla Terza Internazionale, vennero ferocemente alle mani), in altre parti del Paese la situazione dell’ ordine pubblico si aggravava minacciosamente. Gravissima divenne in Baviera. Qui il 21 febbraio era assassinato Kurt Eisner, che aveva formato, come si è detto, un governo di estrema sinistra con netti obbiettivi separatisti. La sua scomparsa dette motivo ai filorussi, guidati da tre agitatori bolscevichi, l’ ebreo Levine, Axelrod e Lewien, di avere la preminenza e proclamare la repubblica dei Soviets, sul tipo di quella instaurata in Ungheria da Bela Kun. Fu necessaria una spedizione militare di 30.000 uomini, partita da Berlino e comandata da Noske, per sventare questo nuovo pericolo””. (pag 201)”,”SIND-058″
“GRADILONE Alfredo”,”Storia del sindacalismo. 6. Europa (Paesi Nordici e Scandinavi) 1800-1950.”,”””Una politica di così vaste proporzioni, nel medesimo tempo realistica e coraggiosa, perché teneva conto dei mezzi di cui disponeva il Paese, non poteva non dare i risultati che si speravano. Fu particolarmente impegnativa nel campo sociale. Basti ricordare che la Danimarca, piccolo Paese, anche se potenzialmente ricco, giunse a spendere nel solo anno 1934 ben 375 milioni di corone per l’ assistenza sociale e popolare (assicurazioni di malattia e di invalidità; pensioni di vecchiaia; indennità di disoccupazione; assicurazione contro gli infortuni; assistenza ospedaliera) e cioè l’ undici per cento del reddito nazionale valutato nel 1932 a 3.400 milioni di corone. Era un passo considerevole confrontato con la prima legislazione in materia timidamente effettuata nell’ ultima decade del secolo precedente ed anni successivi.”” (pag 183)”,”SIND-059″
“GRADILONE Alfredo”,”Storia del sindacalismo. 4. Stati Uniti.”,”””Già l’ anno prima i siderurgici avevano cominciato ad organizzarsi, sia per conseguire miglioramenti di lavoro e di salario, sia per avere col loro numero la forza sufficiente per intavolare proficue trattative con gli imprenditori. Alla loro testa si era messo Willilam Z. Foster, noto per le sue idee estremiste, che aveva rivelate quando era autorevole esponente degli Industrial Workers of America (IWW, ndr), e altrettanto noto per le sue preferenze verso l’ unionismo industriale. Divenuto segretario del Comitato Nazionale per l’ organizzazione dell’ Industria del Ferro e dell’ Acciaio (National Commitee for the Organizing of the Iron and Steel Industry), Foster in pochi mesi riuscì a raggruppare 100 mila aderenti, e iniziò la lotta. Molte le richieste avanzate: riconoscimento dei diritti del contratto collettivo, giornata lavorativa di 8 ore, aumenti salariali, paghe maggiorate per le ore straordinarie di lavoro, abolizione dei sindacati gialli. Il presidente della States Steel Corporation reagì con violenza e si rifiutò di entrare in trattative, e allorché, negli ultimi giorni di settembre 1919, oltre 300 mila operai abbandonarono il lavoro, egli potè contare sull’ appoggio di tutte le autorità locali, statali e federali, convinte, in seguito ad una massiccia campagna di stampa, che la manifestazione operaia avesse carattere sovversivo. Qualche Stato sospese le libertà civili; i comizi in molte località furono proibiti. (…)””. (pag 235)”,”SIND-057″
“GRAF Angela”,”J.H.W. Dietz, 1843 – 1922. Verleger der Sozial-demokratie. Mit einem Nachwort von Horst Heidermann “”Zur Nachkriegsgeschichte des Verlags J.H.W. Dietz Nachf.”””,”GRAF Angela (1947) laureata in filosofia, dirige l’ istituzione ‘Bibliothek der Hamburger Arbeitsstelle für deutsche Exilliteratur’ (Università di Amburgo).”,”MGEx-169″
“GRAF Angela HEIDERMANN Horst ZIMMERMANN Rüdiger”,”Empor zum Licht! 125 Jahre Verlag J.H.W. Dietz nachf. Seine Geschichte und Seiner Bücher, 1881-2006.”,”- Editorische Vorbemerkung zur Bibliographie des Verlages Dietz (Preambolo editoriale alla bibliografia della casa editrice) – Wie alles begann – Von der Verlagsgründung bis zum Einde der Weimaren Republik (Come tutto ebbe inizio – Dalla fondazione della casa editrice fino alla fine della Repubblica di Weimar) – Wie Dietz zur Schlange kam. Die Erfindung des Verlagssignets (Come Dietz è giunta al serpente. L’invenzione del marchio della Casa editrice) – Wiederauferstehung und Wiederaufstieg. J.H.W. Dietz von 1945 bis heute (Resurrezione e rinascita. J.H.W. Dietz dal 1945 fino ad oggi) Molto citati nell’indice: K. Kautsky, F. Engels, K. Marx, E. Bernstein, A. Bebel”,”EDIx-194″
“GRAFF Harvey J.”,”Storia dell’alfabetizzazione occidentale. I. Dalle origini alla fine del Medioevo. (Tit.orig.: The Legacies of Literacy)”,”GRAFF Harvey J. è docente di storia a Dallas Univ. of Texas. E’ uno dei massimi studiosi del problema dell’alfabetizzazione.”,”STOS-146″
“GRAFF Harvey J., a cura; saggi di Michael T. CLANCHY Emmanuel LE ROY-LADURIE Elizabeth L. EISENSTEIN Natalie-Zemon DAVIS Gerald STRAUSS David CRESSY Margaret SPUFFORD Egil JOHANSSON Kenneth A. LOCKRIDGE Roger S. SCHOFIELD Françosi FURET e Jacques OZOUF Harvey J. GRAFF Tony JUDT Johan GALTUNG Etienne VERNE”,”Alfabetizzazione e sviluppo sociale in Occidente.”,”GRAFF Harvey J. insegna History and Education nell’Università del Texas a Dallas. “”Un’altra figura che affollava le fila degli autori era, naturalmente, lo studioso-tipografo autodidatta. Elisabeth Eisenstein ha giustamente sottolineato l’originalità di questa figura, in cui erano combinate forme di lavoro intellettuale, manuale e amministrativo. Di fatto, non erano solo grossi nomi come Badius, gli Estienne, Gryphius, e i de Tournes a svolgere un ruolo creativo del genere; anche maestri di minor rango e addirittura operai tipografi potevano essere benissimo gli autori dei libri che stampavano. Talvota i loro nomi appaiono nelle prefazioni; talvolta, come nel caso del correttore Nicolas Dumont, è solo per mera fortuna che apprendiamo del loro lavoro anche come autori”” (pag 127) [N. Zemon Davis, Stampa e popolo nella Francia moderna]”,”STOS-170″
“GRAFFARD Sylvie TRISTAN Léo”,”I Bibelforscher e il nazismo (1933-1945). I dimenticati della Storia.”,”Alla fine della primavera del 1933 vennero recensiti una cinquantina di campi di detenzione disseminati in tutta la Germania. “”Laddove si bruciano i libri, si finisce col bruciare anche gli uomini”” H. Heine (pag 28) Il rifiuto di partecipare allo sforzo bellico (pag 148-149) ‘Il rifiuto di partecipare allo sforzo bellico. “”«Circa novanta Bibelforscher dichiararono di non voler più eseguire lavori in rapporto con la guerra (1). Ciò avvenne a Ravensbrück all’inizio del 1942. Le Bibelforscherinnen smisero di lavorare, sia quelle del Kommando «orticoltura» sia quelle del Kommando «allevamento d’angora», perché «la lana dei conigli era utilizzata per l’esercito (…) e la verdura era destinata a un ospedale militare (2). Per tre giorni e tre notti, restarono in piedi nel cortile del Bunker, poi «furono messe nel Bunker, al buio (3)». Per quaranta giorni. «Le Bibelforscherinner, molte delle quali avevano tra cinquanta e sessant’anni, ricevettero ognuna venticinque bastonate per tre volte (4)». Berlino aveva dato l’ordine che ogni rifiuto di lavoro fosse punito con settantacinque bastonate. «Al termine dei quaranta giorni le vidi nei bagni. Erano scheletri ambulanti, coperte di lividi (5)». Siccome si ostinavano a non volersi presentare all’appello, ve le portavano con la forza. Fra le Blokowa, alcune, più umane, le facevano portare fino al piazzale dell’appello, le altre invece le trascinavano di forza per la strada del campo, ad ogni appello. (…) Jeanne Kemna, una giovane olandese di diciotto anni, spiega che dopo la settimana di riflessione accordata dal comandante Kögel, durante la quale dovettero spalare la neve, le loro razioni furono dimezzate. Le Bibelforscherinnen furono rinchiuse nel loro Block senza pagliericci né coperte. Malgrado queste vessazioni, non cedettero (…). Siccome persistevano, le punizioni divennero più dure. Alcune morirono in seguito ai maltrattamenti e alla privazione di cibo durati sei settimane. Fu dato ordine alla decana, prigioniera politica, di sorvegliare da vicino le agitatrici. «Annotò i nomi di tredici sorelle. Più tardi venimmo a sapere da altre prigioniere che erano state impiccate (8)». Jeanne Kemna riuscirà a venire fuori da questo inferno. (…) Le prime esperienze di utilizzazione dei gas furono effettuate ad Auschwitz il 3 settembre 1941 su seicento prigionieri sovietici e trecento malati. Nel gennaio 1942, ad Auschwitz-Birkenau avvennero i primi invii collettivi nelle camere a gas. Il prigioniero Kogon ricorda che il primo dell’anno del 1942 tutti i «Fondamentalisti» detenuti a Buchenwald furono chiamati «Criminali di Stato, porci bigotti!». Fu detto loro inoltre: «Lavorerete fino a notte con venti gradi sotto zero. Toglietevi subito tutto ciò che avete sotto i vestiti! (12)». Questa punizione fu imposta dall’ispettore del campo perché costoro avevano rifiutato di raccogliere dei capi di lana per le truppe hitleriane”” (…). H. Langbein cita «un Testimone di Geova russo che, a Dora, rifiuta di prestarsi alla fabbricazione di armi (16)» e anche il caso di Ernst Raddatz, un tedesco che, a Neuengamme nel 1942, rifiutò di adempiere agli obblighi militari e di firmare la convocazione nonostante gli fosse stato promesso che avrebbe potuto tornare a casa e occuparsi di sua moglie”” (pag 148-150) [(1) – (6) Buber-Neumann, op. cit.; (7) – (8) Citato nella lettera della Betel olandese in data 12 giugno 1990; (12) E. Gogon, op. it.]”,”GERN-206″
“GRAFFI Giorgio SCALISE Sergio”,”Le lingue e il linguaggio. Introduzione alla linguistica.”,”Giorgio Graffi è professore di Glottologia e Linguistica presso la facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Verona. Sergio Scalise è professore di Linguistica generale presso la facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Università di Bologna.”,”VARx-106-FL”
“GRAFTON Anthony”,”La nota a piè pagina. Una storia curiosa.”,”Anthony GRAFTON è docente di storia alla Princeton University. Ha scritto opere erudite (vedi retrocopertina).”,”STOx-062″
“GRAFTON John”,”The Civil War. A Concise History and Picture Sourcebook.”,”In retro scheda v. tesi M. Respinti su guerra civile americana”,”USAQ-061″
“GRAGLIA Piero”,”Il dibattito europeista e federalista in ‘Giustizia e Libertà’: seconda fase (1934-1937).”,”””L’esilio, il contatto con la cultura cosmopolita francese, l’adesione alla visione dello stato organico basato sulle più ampie autonomie sociali federate (i cui prodromi si trovavano già in ‘Socialismo liberale’), avevano come logica conclusione le prese di posizione contenute ad esempio nell’articolo ‘Contro lo Stato’ (31). In questo editoriale Rosselli criticava aspramente lo stato moderno assoluto, autoritario e dittatoriale. La nascita della dittatura era la «logica conclusione» dello statalismo. Un dominio che si veniva a palesare nell’oppressione dell’uomo, dei valori della coesistenza sociale, nell’assunzione dello stato a fine supremo e degli uomini a mezzi. Tentando una panoramica storica, Rosselli affermava che prima del ‘700 non esisteva lo stato ma «una serie innumerevole di associazioni, tanto più ricche di contenuto quanto più libere e limitate d’estensione. In luogo dello stato dispotico accentratore, un ‘federalismo sociale’» (32). Di fronte all’evoluzione successiva, che aveva portato alla nascita dello stato democratico e quindi allo stato accentratore («col monopolio del sangue e del pane»), attraverso i gradi della democrazia giacobina e del capitalismo industriale, Gl si vuole rifare apertamente alla tradizione di Proudhon, Bakunin e Marx; un’operazione, quella di Rosselli, che non nasconde aspetti abbastanza sconcertanti, come ad esempio la critica del giacobinismo da parte di una forza che lo era in maniera abbastanza palese. Ma Rosselli non se ne cura e cita, per giustificare il suo richiamo a Marx quale «antistatalista», la ‘Critica al programma di Gotha’ del 1875. In essa, dice Rosselli, Marx rivendicava la superiorità della società sullo stato, postulando la necessità della sottomissione di quest’ultimo; Marx quindi non era statolatra, «la rivoluzione era per Marx, come per tutti i rivoluzionari del secolo scorso, sinonimo di emancipazione della persona umana e di ‘federalismo integrale’» (33). Anche ammettendo corretta l’interpretazione di Rosselli (dubbi vi sarebbero semmai per quanto riguarda il «’federalismo integrale’» di Marx) sembra che egli dimentichi, o voglia dimenticare, che Marx ed Engels furono anche accesi sostenitori dei processi di unificazione nazionale quali elementi per la necessaria «razionalizzazione» del continente e basi per un’efficace lotta di classe (34). Ma questo doveva essere logicamente un particolare quasi insignificante per Rosselli; la rivoluzione che egli prevedeva per l’Italia era tutta centrata sulla costruzione di un nuovo tipo di società, proprio per togliere allo stato il valore che gli era stato dato nel corso dei secoli. Si ritrova il concetto di «stato organico» ma più radicalizzato; stavolta l’apparato statale non viene neppure nominato: la rivoluzione italiana avrebbe dovuto dar origine ad una «società, federazione di associazioni quanto più libere e varie possibili» per non ridiventare statolatria. E Gl voleva essere il modello di questa nuova società. Il ragionamento di Rosselli è basato essenzialmente sull’importanza che egli dava all’umanesimo (inteso nell’accezione francese di ‘humanisme’, che ha tutt’altro significato dall’italiano) (35)”” (pag 333-334) [Piero Graglia, ‘Il dibattito europeista e federalista in ‘Giustizia e Libertà’: seconda fase (1934-1937)’, (in) ‘Storia contemporanea’, n. 2, aprile 1996] [(31) Gl (C. Rosselli), ‘Contro lo Stato’, editoriale, in ‘GeL’, a. I, 19, 21 settembre 1934; (32) Ibidem; (33) Ibidem; (34) Ciò viene messo in luce, tra gli altri, da Dino Cofrancesco nella introduzione al suo ‘Europeismo e cultura. Da Cattaneo a Calogero’, Genova, 1981, alle pp. 8-9. Chiaramente l’unità nazionale era originata dallo sviluppo dei processi produttivi e dalle forze sociali, dalle esigenze delle classi borghesi. Rosselli ha ragione quando afferma che Marx ed Engels credevano nel primato della società civile su quella politica; forza però il suo discorso asserendo che essi non difendevano le ragioni dello stato nazionale. Mi sembra che affermare il bisogno dell’esistenza dello stato nazionale per le necessità della borghesia, prima, e della lotta di classe, poi, ne costituisca in realtà la più salda base ideologica; (35) Si potrebbe parlare di ‘humanisme’ come di «senso dell’uomo»]”,”ITAD-143″
“GRAGLIA Piero S.”,”L’Unione Europea.”,”Piero S. Graglia, Dottore di ricerca in storia del federalismo e dell’integrazione europea, per il Mulino ha curato tre volumi di scritti di Altiero Spinelli e ha pubblicato Unità europea e federalismo.”,”EURx-080-FL”
“GRAGNANI Carlo”,”La moneta nelle colonie inglesi del Nord America (1607-1775).”,”Bills of credit. “”W. Douglass e B. Franklin considerarono largamente la questione della carta moneta e, sebbene fossero di contrastanti opinioni, ambedue eccelsero in questi studi per acutezza di pensiero e per serietà di indagine. Sulle diverse concezioni di questi autori influirono, forse più del dovuto, le differenti fenomenologie monetarie del New England e delle colonie del centro, le quali rispettivamente costituirono la base delle loro osservazioni. Cosicché l’ avversione del Douglass verso la carta moneta e la simpatia del Franklin nei confronti di questo mezzo di scambio, furono qualche volta originate dalla generalizzazione di contingenze particolari.”” (pag 159)”,”USAE-051″
“GRAHAM Katharine”,”La mia storia. La vita della donna che ha inventato il Washington Post.”,”La GRAHAM ricopre oggi la carica di P onorario della società editrice del ‘Washington Post’. La sua autobiografia ha raggiunto le vette delle classifiche USA. Katherine MEYER era figlia di un miliardario che aveva acquistato il ‘WP’ e l’aveva trasformato in giornale nazionale. Moglie di Phil GRAHAM, brillante giornalista che del ‘Post’ fu direttore e poi comproprietario. Nel 1963 il marito si suicidò. Katharine prese allora la guida del giornale pur essendo a digiuno di giornalismo. Il giornale trasformato sotto la sua guida riuscirà con il caso Watergate a far dimettere il P NIXON.”,”USAS-042″
“GRAHAM Helen”,”El PSOE en la Guerra Civil. Poder, crisis y derrota (1936-1939).”,”GRAHAM Helen insegna presso il Dipartimento di Storia della Royal Halloway University of London. Specialista in storia della Spagna contemporanea. Ha scritto ‘The Spanish Republic at War (1936-1939)’. “”La Guerra Civil precipitó, pues, una serie de reajustes en el movimiento socialista. Estos ya estaban implícitos, no obstante, en los acontecimientos políticos prebélicos. En abril de 1937, la ejecutiva del PSOE había sellado un acuerdo formal con el PCE. Esta iniciativa era el resultado lógico de la adhesión común de ambos grupos al Frente Popular, patente desde la primavera del 1936. Pero la cooperación práctica entre el PSOE y el PCE se hizo absolutamente imprescindible después de julio. El profundo desgaste sufrido por los grupos republicanos hizo que la viabilidad del esfuerzo de guerra de la República dependiese por completo de la unidad del Frente Popular.”” (pag 112)”,”MSPG-230″
“GRAHAM Helen”,”The Spanish Republic At War, 1936-1939.”,”GRAHAM Helen è Reader in storia spagnola, Royal Holloway, Università di Londra,. Ha pubblicato pure ‘Socialism and War: the Spanish Socialist Party in Power and Crisis ,1936-1939’, Cambridge, 1991. “”The Catalan POUM now openly accused the Comintern of pursuing the containment of the Spanish Revolution because it was out of step with the Soviet government’s defence needs – especially as the revolution offered no sectarian advantage since the Comintern did not control it politically. These public criticisms are enough to explain the hostility to the POUM exhibited by Moscow and the Comintern. Moreover, while the party was not Trotskyist, the fact that Trotsky’s former (albeit now politically estranged) secretary, Andreu Nin, and his small Communist Left Party also formed a minor component of the POUM cliched the Comintern’s determination to remove it from the political scene in Spain. This might have been rather more difficult to achieve, however, had the POUM’s political position not already been weakened by its ambiguities. The party publicly espoused a radical anti-capitalist ideology from furthering both the July revolution and the war effort. Yet since the February 1936 elections, the POUM had supported the liberal-left Popular Front alliance. Moreover, its own party base in Catalonia also depended significantly on sectors of the urban and rural lower-middle classes who, while they were Catalanist and politically to the left of the Esquerra, were far from revolutionary or socialist in their outlook”” (pag 235)”,”MSPG-261″
“GRAHAM Dominick BIDWELL Shelford”,”La battaglia d’Italia, 1943-1945.”,”Dominick Graham e Shelford Bidwell sono stati entrambi militari di carriera nell’esercito britannico; hanno combattuto durante la seconda guerra mondiale nel Royal Regiment of Artillery. Graham è stato professore di storia presso l’Università di New Brunswick. Bidwell è stato vicepresidente del Royal United Services Institute for Defence Studies di Londra. Sono stati coautori di ‘Fire-Power: British Army Weapons and Theories of War, 1904-1945′. Lo sbarco dalla Sicilia sul continente. Montgomery aveva sentore che il morale degli italiani fosse a pezzi e che i ranghi tedeschi si stessero assottigliando. “”Gli ufficiali tedeschi di queste divisioni (26^ Panzerdivision e 29^ Panzergranadier, ndr), allertati dal bombardamento preliminare sulle proprie posizioni di artiglieria, due giorni prima si erano prudentemente dileguati, in ossequio agli ordini ricevuti, all’interno montagnoso della Calabria, lasciando ai camerati italiani il compito di opporre un po’ di resistenza, che all’atto pratico si sarebbe rivelata quasi inesistente. Lontano, qualche cannone a lunga gittata aveva fatto fuoco dall’entroterra, poi era stato rapidamente ridotto al silenzio dagli attacchi aerei. Le truppe italiane preposte alla difesa costiera si erano arrese quasi con entusiasmo, dando addirittura una mano a scaricare i mezzi da sbarco degli invasori. Lo storico ritorno dell’esercito inglese sul continente, tre anni dopo l’ignominia di Dunkerque, non ebbe perciò niente di trionfale. Non che ai soldati importasse molto. Avevano già avuto modo di sperimentare in Sicilia le qualità della fanteria tedesca in combattimento, ed erano più che lieti di essere al sicuro sulla terraferma senza aver dovuto sparare neppure un colpo. Anche Montgomery, comandante della famosa 8^ armata, non era irritato per quella totale presa in giro. Aveva sempre tenuto in gran conto la vita dei suoi soldati e non avrebbe mai pensato di far sbarcare le truppe su una costa difesa dall’artiglieria, senza aver prima adottato l’elementare precauzione di ridurre al silenzio le batterie nemiche. Solo una settimana prima la Royal Navy, attraversando lo stretto di Messina e facendo fuoco con tutti i suoi cannoni, ne aveva verificato le difese. Infatti, faceva parte della missione di Montgomery aprire lo stretto al passaggio dei convogli che trasportavano le truppe per un altro assato, questa volta diretto all’Italia continentale, con destinazione Salerno. Montgomery aveva sentore che il morale degli italiani fosse a pezzi e che i ranghi tedeschi si stessero assottigliando. Il 27 agosto, una pattuglia delle forze speciali di ritorno dalla riva opposta aveva riferito che la popolazione civile cercava rifugio sulle montagne, mentre i soldati italiani stavano disertando in massa. Con la pattuglia era arrivato anche, quale informatore volontario, un ferroviere italiano che aveva confermato il rapporto. Quella stessa notte, altre cinque pattuglie attraversarono lo stretto con l’ordine di verificare quanto fossero estesi tali movimenti e riferire via radio. Seguirono due giorni di silenzio, e si temette che tutte e cinque le pattuglie fossero state catturate prima ancora di poter iniziare a trasmettere. Montgomery decise che non gli restavano alternative oltre al piano stabilito: doveva attraversare lo stretto all’assalto, facendosi precedere da un bombardamento”” (pag 9-11)”,”QMIS-237″
“GRAHAM Frank (testo), EMBRLETON Ronald (illustrazioni)”,”Hadrian’s Wall in the Days of the Romans.”,”Il vallo segnava il confine settentrionale dell’Impero romano in Britannia e aveva una lunghezza di 117 km, da costa a costa. Il vallo aveva una funzione difensiva, ma anche simbolica, per dimostrare la potenza militare di Roma e separare la civiltà dalla barbarie. Il vallo fu completato in circa dieci anni e sorvegliato da truppe legionarie e ausiliarie. Fu riparato e rafforzato dall’imperatore Settimio Severo nel III secolo d.C. Il vallo è considerato un capolavoro dell’ingegneria romana e un patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Una significativa porzione del Vallo di Adriano è ancora esistente, in particolare la parte centrale, e per gran parte della sua lunghezza il percorso del muro può essere seguito a piedi, e costituisce un’importante attrazione turistica dell’Inghilterra settentrionale. Il Vallo di Adriano è stato costruito dall’imperatore romano Adriano nel 122 d.C. come confine con le tribù dei Pitti, che segnava il confine tra la provincia romana della Britannia e la Caledonia. Il muro rappresentò il confine più settentrionale dell’Impero romano in Britannia per gran parte del periodo di dominio romano su queste terre; era inoltre il confine più pesantemente fortificato dell’intero impero. (b.)”,”STAx-022-FSD”
“GRAMAGLIA Mariella”,”Indiana. Nel cuore della democrazia più complicata del mondo.”,”Mariella Gramaglia è vissuta un anno nel subcontinente. La Gramaglia e una giornalista e studiosa del movimento delle donne, è stata direttrice di ‘Noi donne’. Un proverbio indiano recita: “”qualunque cosa tu dica dell’India, è sempre vero anche il suo contrario”””,”INDx-027-FC”
“GRAMSCI Antonio; a cura di Giansiro FERRATA e Niccolò GALLO”,”2000 pagine di Gramsci. Vol 1°. Nel tempo della lotta 1914 – 1926. Vol 2°. Lettere edite ed inedite 1912 – 1937.”,”Appendice alla parte sesta 1926: Le lettera di GRAMSCI al CC del PCUS. Viene riportata pure la lettera di TOGLIATTI a FERRATA che intende chiarire la vicenda della lettera spedita da GRAMSCI.”,”GRAD-019″
“GRAMSCI Antonio a cura di Paolo SPRIANO”,”Gramsci scritti politici.”,”In appendice: Quaderni del carcere, Il moderno Principe, Punti di riferimento su Croce, La formazione degli intellettuali”,”GRAD-001″
“GRAMSCI Antonio”,”Gli intellettuali.”,”‘Quaderni del carcere'”,”GRAD-003″
“GRAMSCI Antonio”,”Note sul Machiavelli sulla politica e sullo Stato moderno. ‘Quaderni del carcere'”,”Altra copia EINAUDI. TORINO. 1949 pag 371 8°, indice nomi note, (contiene firma ex-proprietario Edoardo ARNALDI)”,”GRAD-006 PAR-007″
“GRAMSCI Antonio”,”Letteratura e vita nazionale. ‘Quaderni del carcere'”,”Altra copia: EDITORI RIUNITI. ROMA. 1987 pag 497 16° introduzione di Edoardo SANGUINETI (GRAD-007 bis)”,”GRAD-007 GRAD-007 bis”
“GRAMSCI Antonio a cura di Enzo SANTARELLI”,”Sul fascismo. Scritti 1916-1926 e dai ‘Quaderni del carcere’.”,”L’ analisi del fenomeno fascista negli scritti più significativi di Antonio Gramsci presentati da Enzo Santarelli.”,”GRAD-010″
“GRAMSCI Antonio”,”L’ Ordine nuovo. 1919-1920.”,”””Ecco perché noi abbiamo sempre ritenuto che dovere dei nuclei comunisti esistenti nel Partito sia quello di non cadere nelle allucinazioni particolaristiche (problema dell’ astensionismo elettorale, problema della costituzione di un partito “”veramente”” comunista) ma di lavorare a creare le condizioni di massa in cui sia possibile risolvere tutti i problemi particolari come problemi dello sviluppo organico della rivoluzione comunista.”” (pag 137-138)”,”GRAD-021″
“GRAMSCI Antonio”,”Antologia popolare degli scritti e delle lettere.”,”Tra l’altro: sul concetto di nazional-popolare, Q scuola cultura, Q meridionale, formazione intellettuali ecc.”,”GRAD-022″
“GRAMSCI Antonio”,”Lettere dal carcere. 1,2.”,”Già quando uscì la prima edizione delle ‘Lettere’ nel 1947, si parlò di capolavoro e insieme ci si interrogò sul personaggio particolare GRAMSCI. Un capo partito ma anche un intellettuale che Benedetto CROCE disse ‘era dei nostri’, e un uomo solo nella sua prigionia. (Da prefaz SPRIANO)”,”GRAD-023″
“GRAMSCI A. TOGLIATTI P. DANIELE Chiara a cura”,”Gramsci a Roma, Togliatti a Mosca. Il carteggio del 1926.”,”Il saggio di Giuseppe VACCA: ‘Gramsci a Roma, Togliatti a Mosca’ pag 3-141. Il 1926 è l’anno in cui viene arrestato il segretario Antonio GRAMSCI e con lui buona parte del gruppo dirigente. La repressione spinge i militanti verso la clandestinità. Le carte dell’archivio PcdI vennero inviate a Mosca presso il Comintern. Solo nel 1990 queste sono state recuperate. Esse offrono nuovi elementi sul dissidio tra GRAMSCI e TOGLIATTI culminato nello scambio epistolare dell’ottobre 1926. Nei documenti si riportano 56 lettere, telegrammi, note informative, verbali di riunioni, risoluzioni del Presidium Comintern che sono parte del carteggio tra TOGLIATTI , allora rappresentante del PCdI presso il Comintern e gli organismi dirigenti del partito italiano a nome dei quali scrivevano Antonio GRAMSCI, Ruggiero GRIECO, Camilla RAVERA e Mauro SCOCCIMARRO”,”GRAD-026″
“GRAMSCI Antonio SCHUCHT Tatiana a cura di Aldo NATOLI e Chiara DANIELE”,”Lettere 1926 – 1935.”,”Nelle edizioni precedenti delle lettere veniva lasciata sullo sfondo la figura della cognata di GRAMSCI Tania SCHUCHT. Eppure Tania costituì durante gli anni della detenzione il tramite privilegiato, mentre si rivelavano sempre più critici i rapporti con la moglie Giulia, di G. verso l’esterno. Oggi l’edizione integrale delle 856 lettere che G. e Tania si scambiarono tra il 1926 e il 1935 costituisce un document di grande valore per la considerazione della vicenda politica e umana di G.”,”GRAD-029″
“GRAMSCI A. TASCA A. TERRACINI U. BORDIGA A. TOGLIATTI P. e altri”,”Quotidiano ‘L’ Ordine Nuovo’. 2° semestre 1922.”,”Ordine nuovo, giornale comunista pubblicato a Torino dal 1919 al 1925. Iniziò le pubblicazioni il 1º maggio 1919 come settimanale e con il sottotitolo ”rassegna di cultura socialista”, per iniziativa della minoranza comunista della sezione torinese del PSI (A. Gramsci, A. Tasca, U. Terracini, P. Togliatti); sostenne il programma integrale dell’Internazionale comunista e lanciò la parola d’ordine dei consigli di fabbrica e del controllo della produzione. Dal gennaio 1921 si trasformò in quotidiano, e, dopo la fondazione del partito comunista d’Italia (21 gennaio), divenne suo organo ufficiale. Interrotte le pubblicazioni nel novembre 1922, le riprese nel marzo 1924 continuandole, con alcune interruzioni, sino al 1º aprile 1925. Il giornale ebbe anche una vasta apertura culturale con l’apporto di collaboratori non comunisti come Gobetti, che ne fu il critico teatrale. Gramsci stesso trattò del rapporto fra intellettuali e lavoratori impostando il discorso che doveva portarlo alla formulazione del concetto di letteratura nazional-popolare.”,”EMEx-047″
“GRAMSCI A. TASCA A. TERRACINI U. BORDIGA A. TOGLIATTI P. e altri”,”Quotidiano ‘L’ Ordine Nuovo’. 2° semestre 1921.”,”Ordine nuovo, giornale comunista pubblicato a Torino dal 1919 al 1925. Iniziò le pubblicazioni il 1º maggio 1919 come settimanale e con il sottotitolo ”rassegna di cultura socialista”, per iniziativa della minoranza comunista della sezione torinese del PSI (A. Gramsci, A. Tasca, U. Terracini, P. Togliatti); sostenne il programma integrale dell’Internazionale comunista e lanciò la parola d’ordine dei consigli di fabbrica e del controllo della produzione. Dal gennaio 1921 si trasformò in quotidiano, e, dopo la fondazione del partito comunista d’Italia (21 gennaio), divenne suo organo ufficiale. Interrotte le pubblicazioni nel novembre 1922, le riprese nel marzo 1924 continuandole, con alcune interruzioni, sino al 1º aprile 1925. Il giornale ebbe anche una vasta apertura culturale con l’apporto di collaboratori non comunisti come Gobetti, che ne fu il critico teatrale. Gramsci stesso trattò del rapporto fra intellettuali e lavoratori impostando il discorso che doveva portarlo alla formulazione del concetto di letteratura nazional-popolare.”,”EMEx-048″
“GRAMSCI Antonio”,”Opere di Antonio Gramsci. Passato e Presente.”,”””Euroasiatismo. Il movimento si svolge intorno al giornale “”Nakanunie””, che tende alla revisione dell’ atteggiamento assunto dagli intellettuali emigrati; è cominciato nel 1921. La prima tesi dell’ euroasiatismo è che la Russia è più asiatica che occidentale. La Russia deve mettersi alla testa dell’ Asia nella lotta contro il predominio europeo. La seconda tesi è che il bolscevismo è stato un avvenimento decisivo per la storia della Russia (…)”” (pag 206) “”Bizantinismo francese. La tradizione culturale francese, che presenta i concetti sotto forma di azione politica, in cui speculazione e pratica si sviluppano in un solo nodo storico comprensivo, parrebbe esemplare. Ma questa cultura è rapidamente degenerata dopo gli avvenimenti della grande Rivoluzione, è diventata una nuova Bisanzio culturale. (…)”” (pag 213)”,”GRAD-031″
“GRAMSCI Antonio”,”Opere di Antonio Gramsci. Note sul Machiavelli sulla politica e sullo stato moderno. Quaderni del carcere 4.”,”Contiene tra l’ altro: Note di politica internazionale. Il concetto di grande potenza. (pag 167) Sull’ origine delle guerre (pag 169) Politica e comando militare (pag 170) “”La proposizione che “”la società non si pone problemi per la cui soluzione non esistano già le premesse materiali””. E’ il problema della formazione di una volontà collettiva che dipende immediatamente da questa proposizione. (…)”” (pag 82) “”Concetto politico della così detta “”rivoluzione permanente””, sorto prima del 1848, come espressione scientificamente elaborata delle esperienze giacobine dal 1789 a Termidoro. La formula è propria di un periodo storico in cui non esistevano ancora i grandi partiti politici di massa e i grandi sindacati economici e la società era ancora, per dir così, allo stato di fluidità sotto molti aspetti: maggiore arretratezza della campagna e monopolio quasi completo dell’ efficienza politico-statale in poche città o addirittura in una sola (Parigi per la Francia), apparato statale relativamente poco sviluppato e maggiore autonomia della società civile dall’ attività statale; determinato sistema di forze militari e dell’ armamento nazionale; maggiore autonomia delle economie nazionali dai rapporti economici del mercato mondiale, ecc. Nel periodo dopo il 1870, con l’ espansione coloniale europea, tutti questi elementi mutano, i rapporti organizzativi interni e internazionali dello Stato diventano più complessi e massicci e la formula quarantottesca della “”rivoluzione permanente”” viene elaborata e superata nella scienza politica nella formula di “”egemomia civile””. (pag 84)”,”GRAD-032″
“GRAMSCI Antonio”,”Opere di Antonio Gramsci. Lettere dal carcere. Quaderni del carcere 1.”,”””Forse io ho distinto il godimento estetico e il giudizio positivo di bellezza artistica, cioè lo stato d’ animo di entusiasmo, per l’ opera d’ arte come tale, dall’ entusiasmo morale, cioè dalla comparticipazione al mondo ideologicio dell’ artista, distinzione che mi pare criticamente giusta e necessaria. Posso ammirare esteticamente Guerra e Pace di Tolstoi e non condividere la sostanza ideologica del libro; se i due fatti coincidessero Tolstoi sarebbe il mio vademecum, le livre de chevet. Così si può dire per Shakespeare, per Goethe e anche per Dante. Non sarebbe esatto dire lo stesso per il Leopardi, nonostante il suo pessimismo. Nel Leopardi si trova, in forma estremamente drammatica, la crisi di transizione verso l’ uomo moderno; l’ abbandono critico delle vecchie concezioni trascendentali senza che ancora si sia trovato un ubi consistam morale e intellettuale nuovo, che dia la stessa certezza di ciò che si è abbandonato”” (1932) (pag 205)”,”GRAD-033″
“GRAMSCI Antonio”,”Opere di Antonio Gramsci. L’ Ordine nuovo 1919-1920.”,”””La guerra ha irrimediabilmente rotto l’ equilibrio mondiale della produzione capitalistica. (…) (pag 305) “”Ha ragione il compagno Serrati. E’ molto difficile, nel nostro paese, identificare chi sia Pulcinella, Stenterello, Arlecchino. L’ Italia è la Babele del socialismo. (…)”” (pag 425) “”In questi due primi mesi dell’ anno la situazione generale della rassegna si riassume in queste cifre: 1100 abbonati; tiratura che tende a spostarsi dalle 4500 alle 5000 copie: una media di 25 lire settimanali per sottoscrizione. Una piccola rassegna di cultura politica che, in Italia, nel periodo anteriore alla guerra, avesse raggiunto una posizione simile (…), insistendo per settimane e per mesi su un solo problema o su un solo nesso di problemi (…)- avrebbe documentato l’ esistenza del miracolo. (…) L’ “”Ordine Nuovo”” ha 1100 abbonati, 4500 copie di tiratura, 100 franchi al mese di sottoscrizione: i redattori aspirano ai 2000 abbonamenti, alle 10.000 copie e a una sottoscrizione che renda possibile di stipendiare un amministratore per un miglior servizio agli abbonati e ai lettori”” (1920) (pag 473)”,”GRAD-034″
“GRAMSCI Antonio”,”Opere di Antonio Gramsci. Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce.”,”””E’ stupefacente che nelle sue Memorie, Leone Bronstein (Trotsky) parli di “”dilettantismo”” del Labriola. Non si capisce questo giudizio (a meno non significasse il distacco tra teoria e pratica nella persona del Labriola, ciò che non pare il caso) se non come un riflesso inconsapevole della pedanteria pseudoscientifica del gruppo intellettuale tedesco che ebbe tanta influenza in Russia.”” (pag 79)”,”GRAD-035″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. 1.”,”E’ una nuova edizione degli scritti politici di GRAMSCI introdotta da Enrico BERLINGUER e arricchita di una cronologia biografica e di una documentazione fotografica. “”Quattro anni di trincea e di sfruttamento del sangue hanno radicalmente mutato la psicologia dei contadini. Questo mutamento si è verificato specialmente in Russia ed è una delle condizioni essenziali della rivoluzione. Ciò che non aveva determinato l’ industrialismo col suo normale processo di sviluppo, è stato prodotto dalla guerra. La guerra ha costretto le nazioni più arretrate capitalisticamente, e quindi meno dotate di mezzi meccanici, ad arruolare tutti gli uomini disponibili, per opporre masse profonde di carne viva agli strumenti bellici degli imperi centrali. Per la Russia la guerra ha significato la presa di contatto di individui prima sparsi in un vastissimo territorio, ha significato una concentrazione umana durata ininterrottamente per anni e anni nel sacrificio, col pericolo sempre immediato della morte, sotto una disciplina uguale e ugualmente feroce: gli effetti psicologici del perdurare di condizioni simili di vita collettiva per tanto tempo sono stati immensi e ricchi di conseguenze imprevedute””. (pag 227-228)”,”GRAD-036″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Antonio A. SANTUCCI”,”Lettere dal carcere, 1926-1930. Volume primo, 1926-1930.”,”Questa nuova edizione, arricchita di testi mai editi in Italia e annotata col supporto delle lettere dei corrispondenti (in particolare quelle indirette ma fondamentali di Piero SRAFFA), rappresenta un avanzamento dello studio critico del lascito gramsciano. Giappone. “”Molti anni fa, nel 19 e 20, conoscevo un giovane operaio, molto ingenuo e molto simpatico. Ogni sabato sera, dopo l’ uscita dal lavoro, veniva nel mio ufficio per essere dei primi a leggere la rivista che io compilavo. Egli mi diceva spesso: “”Non ho potuto dormire, oppresso dal pensiero: – cosa farà il Giappone? – “”. Proprio il Giappone lo ossessionava, perché nei giornali italiani del Giappone si parla solo quando muore il Mikado o un terremoto uccide almeno 10.000 persone. Il Giappone gli sfuggiva; non riusciva perciò ad avere un quadro sistematico delle forze del mondo, e perciò gli pareva di non comprendere nulla di nulla. Io allora ridevo di un tale stato d’ animo e burlavo il mio amico””. (pag 222, Gramsci, 19.11.1928) Scontro Croce-Lunacharskij “”Sarei contento se tu riuscissi a trovare in qualche libreria di Roma il fascicolo di ottobre della rivista “”La Nuova Italia”” diretta dal professor Luigi Russo e potessi spedirla a Giulia. Vi è pubblicata una lettera in cui si parla del cortese contradditorio, avvenuto al Congresso internazionale dei filosofi tenuto recentemente a Oxford, tra Benedetto Croce e Lunaciarski a proposito della quistione se esista o possa esistere una dottrina estetica del materialismo storico. La lettera è forse dello stesso Croce o per lo meno di un suo discepolo ed è curiosa. Pare che il Croce abbia risposto ad una dissertazione del Lunaciarski prendendo un certo tono paterno, un pò di protezione e un pò di comicità scherzosa, con gran divertimento del Congresso. Dalla lettera appare anche che il Lunciarski avrebbe ignorato che il Croce si è molto occupato del materialismo storico, ha scritto molto in proposito e in ogni caso è eruditissimo di tutta questa materia, ciò che mi pare strano, perché le opere di Croce sono tradotte in russo e Lunaciarski conosce l’ italiano molto correttamente. Da questa lettera appare anche che la posizione del Croce verso il materialismo storico è completamente mutata, a quella che era fino a qualche anno fa. Adesso il Croce sostiene, niente di meno, che il materialismo storico segna un ritorno al vecchio teologismo … medievale, alla filosofia prekaantiana e precartesiana. (…)””. (pag 368-369, Ibid. 1° dicembre 1930)”,”GRAD-037″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Antonio A. SANTUCCI”,”Lettere dal carcere, 1926-1930. Volume secondo, 1931-1937.”,”Questa nuova edizione delle lettere di GRAMSCI, arricchita di testi mai editi in Italia e annotata col supporto delle lettere dei corrispondenti (in particolare quelle indirette ma fondamentali di Piero SRAFFA), rappresenta un avanzamento dello studio critico del lascito gramsciano. Questione ebraica e sionismo. “”Marx ha scritto che la quistione ebrea non esiste più da quando i cristiani sono diventati tutti ebrei assimilando ciò che è stata l’ essenza dell’ ebraismo, la speculazione, ossia che la risoluzione della quistione ebrea si avrà quando tutta l’ Europa sarà liberata dalla speculazione ossia dall’ ebraismo in genere. Mi pare l’ unico modo di porre la quistione generale, a parte il riconoscimento del diritto per le comunità ebraiche dell’ autonomia culturale (della lingua, della scuola ecc.) e anche dell’ autonomia nazionale nel caso che una qualche comunità ebraica riuscisse in un modo o nell’ altro, ad abitare un territorio definito””. (pag 479) Fantasia concreta. “”Ti voglio solo spiegare ciò che intendo, press’a poco, per fantasia concreta: l’ attitudine a rivivere la vita degli altri, così come è realmente determinata, coi suoi bisogni, le sue esigenze, ecc., non per rappresentarla artisticamente, ma per comprenderla ed entrare in contatto intimo: anche per non far del male. Le cose e le situazioni sono abbastanza crudeli obbiettivamente senza che si aggiunga qualcosa a questa loro crudeltà”” (pag 790) Metodo. “”Caro Giuliano, hai letto solo mezza novella di Wells e già vorresti giudicare tutta l’ opera di questo scrittore che ha scritto decine e decine di romanzi, raccolte di novelle, saggi storici ecc.? Mi pare un “”po’ esagerato””.”” (pag 791) “”E’ già molto difficile studiare la storia realmente svoltasi, perché di una gran parte di essa si è perduto ogni documento; come si può perdere il tempo a stabilire ipotesi che non hanno fondamento?”” (pag 805)”,”GRAD-038″
“GRAMSCI Antonio”,”Introducción a la filosofía de la praxis.”,”””L’ affermazione di Eddington “”Se nel corpo di un uomo eliminassimo tutto lo spazio senza materia e riunissimo i suoi protoni ed elettroni in una sola massa, l’ uomo (il corpo dell’ uomo) si ridurrebbe a un corpuscolo appena visibile con il microscopio”” (1), ha impressionato e ha messo in movimento la fantasia di G.A. Borgese (cfr. il suo libretto).”” (pag 83)”,”GRAD-039″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Renzo MARTINELLI”,”Per la verità. Scritti 1913-1926.”,”Bonapartismo sindacale. “”Questa iniziativa del comitato confederale è un nuovo aspetto della tattica dei compromessi inaugurata dal “”Lenin italiano””, G.M. Serrati. Per Serrati il fine del partito socialista e delle organizzazioni operaie “”coscientemente rivoluzionarie”” non è già quello di apprestare tutte le armi necessarie perché l’ insurrezione delle classi oppresse contro l’ imperialismo diventi rivoluzione comunista, cioè tenda a organizzare lo Stato operaio; per Serrati il fine del partito socialista e delle organizzazioni operaie “”coscientemente rivoluzionarie”” è quello di creare le condizioni… cartacee e verbali in cui sia possibile all’ Avanti! di trionfalmente stampare: “”L’ avevamo detto, noi, che la colpa di tutto è della borghesia! L’ avevamo detto noi che… ecc., ecc., ecc.!””””. (pag 221-222, 1921) La morale del ritorno di Trotsky. “”Dal punto di vista politico, chi è Trotsky? E’ un ex- menscevico che ha avuto il grande merito di non persistere in errori che l’ avrebbero condotto a far la stessa fine dei menscevichi di Russia e di tutti i paesi. I suoi ex compagni passarono nel campo della controrivoluzione, egli si schierò con i bolscevichi a fianco ed alla testa dei rivoluzionari””. (pag 307) “”La prima è una morale, diremmo così, interna, di partito, ed è questa: le persone, per quanto sia grande il loro valore, sono sempre subordinate al partito e il partito non è mai subordinato alle persone anche si si tratta di uomini non comuni, come è Trotsky. Le divergenze politiche, il dissentire dall’ indirizzo politico del partito non esonera dal dovere di dare tutta la propria attività, di mettere tutte le proprie qualità a disposizione del partito con lealtà e disciplina. Questa è la legge che vige nei partiti comunisti ed è la forza di un partito rivoluzionario””. (pag 309)”,”GRAD-040″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Guido MELIS”,”Antonio Gramsci e la questione sarda. Antologia. Tutti gli scritti politici e familiari di Gramsci sulla Sardegna. I documenti inediti sui rapporti tra l’ Internazionale Contadina e il Partito Sardo d’ Azione. Il dibattito sulla questione sarda negli articoli dei militanti comunisti (1921-1926). Con una lettera di Alfonso Leonetti.”,”””Irlande Italiane’. “”La parola d’ ordine dei “”partiti regionali”” è la stessa dei fascisti, dei popolari, dei socialdemocratici, dei borghesi: far rientrare le masse nei quadri dello Stato. Il regionalismo è la loro demagogia; il patteggiare con il governo la loro tattica nazionale. Soltanto la lotta di classe unifica la ripresa di tutte le regioni nella sola lotta che può essere conclusiva: contro lo Stato borghese italiano oppressore e sfruttatore.”” (pag 143, Togliatti, L’ Ordine nuovo, 1921) Stato federale mediterraneo. (pag 292)”,”GRAD-041″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Angelo D’ORSI”,”La nostra città futura. Scritti torinesi (1911-1922).”,”Angelo D’ORSI è professore di storia del pensiero politico contemporaneo nell’ Università di Torino. Fra i suoi libri ‘La cultura a Torino tra le due guerre’ (2000) ‘Intellettuali nel Novecento italiano’ (2001), ‘Allievi e maestri’ (2002), ‘Guerre globali’ (a cura, 2003). “”Osservate il come si viene atteggiando e componendo attraverso la storia la borghesia politica ed intellettuale italiana. Constaterete questo fatto. Sono nati e si sono formati in Italia dei geni altissimi, dei veri creatori, che hanno assunto valore e fama mondiale, ma essi non hanno avuto un ambiente, non hanno avuto la fortuna di poter formare una scuola, di essere circondati da un numero anche mediocre di individui che li comprendessero ne ne attuassero gli insegnamenti e i principi. E’ mancato sempre, o quasi, in Italia, un ambiente di serietà, di lavoro effettivo e dignitoso intorno ai luminari della scienza, della politica, della vita morale, della cultura, che pure sono nate in Italia e in italiano hanno scritto e parlato in buon numero””. (pag 135-136)”,”GRAD-042″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Robert PARIS”,”Ecrits politiques. I. 1914-1920.”,”La funzione storica delle grandi città. “”La Rivoluzione comunista sarà compiuta dalla classe operaia, dal proletariato, nel senso marxista del termine, ovvero da un ambiente sociale costituito dalle grandi città, come sono state modellate dalla fabbrica e dal sistema industriale capitalistico. La città, questo organismo dell’ industria e della vita sociale, allo stesso modo in cui è stata lo strumento della potenza economica capitalistica e della dittatura borghese, diventerà lo strumento della potenza economica comunista e della dittatura del proletariato.”” (pag 301) Nato nel 1891 ad Ales, Gramsci compie a Torino gli studi di linguistica (1911) che abbandonerà per dedicarsi al giornalismo militante. Collabora al quotidiano socialista Il Grido del popolo e all’ edizione torinese dell’ Avanti!. Segretario provvisorio della sezione torinese del PSI sostiene la rivoluzione russa e anima il settimanale L’ Ordine Nuovo (1919-1920). Sostiene il movimento torinese dei consigli di fabbrica. Dopo lo scacco dell’ occupazione delle fabbriche (settembre 1920) si schiera a fianco di A. Bordiga e al nascente partito comunista (21 gennaio 1921). Inviato in URSS sposa Julia Schucht e a Vienna lavora per un nuovo gruppo dirigente destinato a sostituire Bordiga alla testa del PCI. Il lancio del nuovo giornale L’ Unità (12 febbraio 1924) lo aiuterà a far prevalere le sue tesi nel partito. E’ eletto deputato il 6 aprile 1924 e si scontra apertamente con la sinistra bordighista. Il III Congresso del PCdI (gennaio 1926) vedrà il trionfo delle sue tesi, ma viene arrestato l’ 8 novembre 1926. Qualche giorno prima aveva scritto una lettera di protesta contro i metodi impiegati da Stalin nelle sua lotta contro le opposizioni. Condannato a 20 anni morirà nel 1937.”,”GRAD-043″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Dino FERRERI”,”La rivoluzione italiana.”,”Pubblicato per concessione dell’ Istituo Gramsci. Guerra di posizione e guerra di manovra o frontale. “”E’ da vedere se la famosa teoria di Bronstein (Trotsky, ndr) sulla ‘permanenza’ del movimento non sia il riflesso politico della teoria della guerra manovrata (ricordare osservazione del generale dei cosacchi Krasnov), in ultima analisi il riflesso delle condizioni generali – economiche – culturali – sociali di un paese in cui i quadri della vita nazionale sono embrionali e rilasciati e non possono diventare “”trincea o fortezza””. In questo caso si potrebbe dire che Bronstein, che appare come un “”occidentalista”” era invece un cosmopolita, cioè superficialmente nazionale e superficialmente occidentalista o europeo. Invece Ilic (Lenin, ndr) era profondamente nazionale e profondamento europeo.”” (pag 212) “”Questa mi pare la quistione di teoria politica la più importante, posta dal periodo del dopo guerra e la più difficile ad essere risolta giustamente. Essa è legata alle quistioni sollevate dal Bronstein, che in un modo o nell’ altro, può ritenersi il teorico politico dell’ attacco frontale in un periodo in cui esso è solo causa di disfatta. (…) La guerra di posizione domanda enormi sacrifici a masse sterminate di popolazione; perciò è necessaria una concentrazione inaudita dell’ egemonia e quindi una forma di governo più “”intervenzionista”” che più apertamente prenda l’ offensiva contro gli oppositori e organizzi permanentemente l’ “”impossibilità”” di disgregazione interna: controlli d’ogni genere, politici, aministrativi, ecc., rafforzamento delle “”posizioni”” egemoniche del gruppo dominante, ecc.””. (pag 213) Marxismo in Italia (pag 217) pag 238 concetto rivoluzione passiva”,”GRAD-044″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Elsa FUBINI”,”La costruzione del partito comunista, 1923 – 1926.”,”Sulla situazione nel Partito bolscevico. Lettera al comitato centrale del Partito comunista sovietico. (Sul rischio di scissione nel partito) “”(…) l’ ufficio politico del Partito comunista d’ Italia ha studiato le vostre discussioni. Noi, finora, abbiamo espresso un’ opinione di partito solo sulla quistione strettamente disciplinare delle frazioni, volendoci attenere all’ invito da voi rivolto dopo il vostro XIV Congresso di non trasportare la discussione russa nelle sezioni dell’ Internazionale. Dichiariamo ora che riteniamo fondamentalmente giusta la linea politica della maggioranza del Comitato centrale del Partito comunista dell’ URSS e che in tal senso certamente si pronunzierà la maggioranza del partito italiano, se dierrà necessario porre tutta la quistione””. (pag 129) Come non si deve scrivere la storia della rivoluzione bolscevica. A proposito del 1917 di Leo Trotsky. (pag 210) Neomaltusianesimo di Amendola (pag 212) Arturo Labriola (pag 435)”,”GRAD-045″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Franco CONSIGLIO e di Fabio FROSINI”,”Scritti di economia politica.”,”””Nell’ aprile 1921, 5000 operai rivoluzionari furono licenziati dalla Fiat, i Consigli di fabbrica furono aboliti, i salari reali furono abbassati. A Reggio Emilia avvenne probabilmente qualcosa di simile. Gli operai cioè furono battuti. Ma il sacrifizio che essi avevano fatto, è restato inutile? Non lo crediamo: siamo anzi sicuri che esso non è stato inutile. E’ certo difficile registrare tutta una fila di grandi avvenimenti di massa che provino l’ efficacia immediata e fulminea di queste azioni.”” (pag 79) “”L’ intellettuale meridionale esce prevalentemente da un ceto che nel Mezzogiorno è ancora notevole: il borghese rurale, cioè il piccolo e medio proprietario di terre (…)”” (pag 81) Il blocco industriale-produttivo. “”Ciò che nella tesi del Fovel, riassunta dal Pagni, pare significativo, è la sua concezione della corporazione come di un blocco industriale-produttivo autonomo, destinato a risolvere in senso moderno e accentuatamente capitalistico il problema di un ulteriore sviluppo dell’ apparato economico italiano, contro gli elementi semifeudali e parassitari della società che prelevano una troppo grossa taglia sul plusvalore, contro i così detti “”produttori di risparmio””. Nel blocco industriale-produttivo l’ elemento tecnico – direzione e operai – dovrebbe avere il sopravvento sull’ elemento “”capitalistico”” nel senso più “”meschino”” della parola, cioè all’ alleanza tra capitani d’ industria e piccoli borghesi risparmiatori dovrebbe sostituirsi un blocco di tutti gli elementi direttamente efficienti nella produzione, che sono i soli capaci di riunirsi in Sindacato e quindi di costituire la Corporazione produttiva (…). Il Pagni obietta al Fovel che la sua trattazione non è nuova in economia politica, (…)””. (pag 123)”,”GRAD-046″
“GRAMSCI Antonio”,”La formación de los intelectuales.”,”Titolo opera originale ‘Antologia degli scritti’, Editori Riuniti, 1963 Sul concetto di nazional-popolare. “”I giornali sono organi politico-finanziari e non si propongono di diffondere sulle “”proprie colonne”” le belle lettere, dato che tale diffusione non aumenta la tiratura. La novella di feulleton è un procedimento per diffondere il periodico tra le masse popolari (ricordiamo il caso del Lavoro di Genova, che sotto la direzione di Giovanni Ansaldo ristampò tutta la letteratura francese di feulleton, al tempo in cui in altri ambienti il giornale cercava di dare il tono delle cultura più raffinata).”” (pag 151)”,”GRAD-047″
“GRAMSCI Antonio”,”La politica y el estado moderno.”,”Antologia di ‘Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce’ e ‘Note su Machiavelli, sulla politica e sullo Stato moderno’, Einaudi 1949. Correlazioni di forze. “”Gli elementi di osservazione empirica che ci si abitua ad esporre senza ordine, confusamente nei trattati di scienza politica (si può prendere come esempio l’ opera di G. Mosca, Elementi di scienza politica) dovrebbero includersi, nella misura che non siano questioni astratte o gratuite, nei diversi gradi della correlazione di forze, cominciando dalla correlazione delle forze internazionali (…) per passare poi alle correlazioni sociali obiettive, ovvero, al grado di sviluppo delle forze produttive, alle correlazioni delle forze politiche e di partito (sistemi egemonici dentro lo Stato) e alle correlazioni politiche immediate (ossia, potenzialmente militari). Le relazioni internazionali, precedono o seguono (logicamente) le relazioni sociali fondamentali? E’ indubitabile che le seguono””. (pag 107)”,”GRAD-048″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Antonio A. SANTUCCI”,”Lettere, 1908-1926.”,”Dalla cronologia. 15-21 gennaio. Partecipa a Livorno al XVII congresso del Psi. Per la mozione di Imola (“”comunista pura””) prendono la parola Terracini, Bordiga, Bombacci e i rappresenanti dell’ Internazionale comunista Kabakcev e Rakosi. La mozione ottiene 58.783 voti. La mozione di Firenze (“”comunista unitaria”” rappresentata da Serrati) ottiene la maggioranza dei voti (98.028); quella di Reggio Emilia (riformista) 14695 voti. I delegati della frazione comunista deliberano il 21 gennaio la costituzione del “”Partito Comunista d’Italia. Sezione della Terza Internazionale’. Gramsci fa parte del Comitato Centrale. Il Comitato esecutivo è costituito da Bordiga, Fortichiari, R. Grieco, L. Repossi e Terracini.”” (pag XXVII) Aristocrazia operaia. “”(…) 2. Lotta contro l’ aristocrazia operaia, cioè contro il riformismo, per l’ alleanza degli strati più poveri della clase operaia settentrionale con le masse contadine del Mezzogiorno e delle isole. (…)””. (pag 259) Lettera del 29 marzo 1923 da Mosca sulla questione dell’ apparato illegale. (pag 517) “”Le notizie giunte al momento dell’ arresto di Bordiga confermarono questo giudizio determinando un’ impressione sinistra al nostro riguardo. L’ ingenuità di Terracini che insisteva in ogni lettera sullo “”spiacevole incidente”” che aveva determinato l’arresto del capo del partito e il sequestro dei suoi fondi, minacciò di introdutrre un elemento di farsa nel dramma. Sarà difficile dissipare l’ impressione. Tutti sono d’accordo nel ritenere che la quistione non è organizzativa, ma essenzialmente politica: un partito di dottrinari, che non vuole diventare un partito di masse, che non fa nulla per conquistare la simpatia delle grandi masse non può organizzare un solido e sicuro apperecchio illegale, ecco il ragionalmento che viene fatto.”” (pag 518)”,”GRAD-049″
“GRAMSCI Antonio; a cura di Francesco M. BISCIONE”,”Disgregazione sociale e rivoluzione. Scritti sul Mezzogiorno.”,”””La Rivoluzione russa ha trovato appunto la sua forza e la sua salvezza nel fatto che in Russia operai e contadini, partendo da punti opposti, mossi da sentimenti diversi, si trovarono riuniti per uno scopo comune, in una lotta unica, perché entrambi si convinsero alla prova di non potersi liberare dall’oppressione dei padroni, se non dando alla propria organizzazione di conquista una forma che permettesse di eliminare direttamente lo sfruttatore dal campo della produzione. Questa forma fu il Consiglio, fu il Soviet. La lotta di classe e la guerra dei contadini unirono in tal modo le loro sorti in modo inscindibile ed ebbero un esito comune nella costituzione di un organismo direttivo di tutta la vita del paese. Da noi il problema si pone negli stessi termini. (…)””. (pag 101)”,”GRAD-050″
“GRAMSCI Antonio a cura di Giovanni URBANI”,”La formazione dell’ uomo. Scritti di pedagogia.”,”2° copia “”Di fatto ora tra liceo e università, e cioè tra la scuola vera e propria e la vita, c’è un salto, una vera soluzione di continuità, non un passaggio razionale dalla quantità (età) alla qualità (maturità intellettuale e morale). Dall’insegnamento quasi puramente dogmatico, in cui la memoria ha una grande parte, si passa alla fase creativa o di lavoro autonomo e indipendente; dalla scuola con disciplina dello studio imposta e controllata autoritativamente si passa a una fase di studio o di lavoro professionale in cui l’autodisciplina intellettuale e l’autonomia morale è teoricamente illimitata. E ciò avviene subito dopo la crisi della pubertà, quando la foga delle passioni istintive ed elementari non ha ancora finito di lottare coi freni del carattere e della coscienza morale in formazione. In Italia poi, dove nelle università non è diffuso il principio del lavoro di “”seminario””, il passaggio è ancora più brusco e meccanico.”” (pag 392)”,”TEOS-156″
“GRAMSCI Antonio”,”Note sul Machiavelli sulla politica e sullo Stato moderno.”,”Concetto di grande potenza in politica internazionale (pag 167) “”La Geopolitica. Già prima della guerra Rodolfo Kjellèn, sociologo svedese, cercò di costruire su nuove basi una scienza dello Stato o Politica, partendo dallo studio del territorio organizzato politicamente (sviluppo delle scienze geografiche: geografia fisica – geografia antropica – geopolitica) e della massa di uomini viventi in società in quel territorio (geopolitica e demopolitica). I suoi libri, specialmente i due ‘Lo Stato come forma di vita’ e ‘Le grandi potenze attuali’ (Die Grossmächte der Gegenwart), del 1912, rielaborato dall’autore divenne ‘Die Grossmächte undi die Weltkrise’, pubblicato nel 1921; il Kjellèn è morto nel 1922) ebbero grande diffusione in Germania dando luogo a una corrente di studi””. (Gramsci, Recensioni e note bibliografiche) (pag 221)”,”GRAD-006-B”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Renzo MARTINELLI”,”Per la verità. Scritti 1913-1926.”,”2° copia Lettera Bordiga (pag 286) Primo congresso regionale ligure del Partito comunista a Savona (pag 361)”,”GRAD-052″
“GRAMSCI Antonio”,”La questione meridionale.”,”Cofanetto, opera n° 30 “”Le interpretazioni del passato, quando del passato stesso si ricercano le deficienze e gli errori (di certi partiti e correnti) non sono “”storia”” ma politica attuale ‘in nuce’. Ecco perché anche i “”se”” spesso non tediano. E’ da dire che le “”interpretazioni”” del Risorgimento in Italia sono legate a una serie di fatti: 1. a spiegare perché sia avvenuto il così detto “”miracolo”” del Risorgimento, cioè si riconosce che le forze attive per l’unità e l’indipendenza erano scarse e che l’evento non può essere spiegato solo con tali forze, ma d’altronde non si vuole riconoscerlo apertamente per ragioni di politica nazionale, e si costruiscono romanzi storici; 2. per non toccare il Vaticano; 3. per non spiegare razionalmente il “”brigantaggio”” meridionale; 4. più tardi per spiegarsi la debolezza statale durante le guerre d’Africa (da ciò prese lo spunto Oriani specialmente e quindi gli orianisti), per spiegare Caporetto e il sovversivismo elementare del dopoguerra, con le sue conseguenze dirette e indirette. La debolezza di tale tendenza “”interpretativa”” consiste in ciò che rimase puro fatto intellettuale, non divenne la premessa a un movimento politico nazionale. Solo con Piero Gobetti ciò stava delineandosi e in una biografia del Gobetti bisognerebbe ricordarlo; perciò il Gobetti si stacca dall’orianesimo e da Missiroli (col Gobetti occorre porre il Dorso e come ombra nel giuoco Giovanni Ansaldo che è più intellettuale del Missiroli) (1). Una quistione che il Rosselli noin pone bene nel ‘Pisacane’ è questa: come una classe dirigente possa dirigere le masse popolari, cioè essere “”dirigente””. Il Rosselli non ha studiato cosa sia stato il “”giacobinismo”” francese e come la paura del giacobinismo abbia appunto paralizzato l’attività nazionale. Non spiega poi perché si sia formato il mito del “”Mezzogiorno polveriera d’Italia”” in Pisacane e quindi in Mazzini. Tuttavia questo punto è basilare per comprendere Pisacane e l’origine delle sue idee che sono le stesse che in Bakunin, ecc. Così non si può vedere in Pisacane un “”precursore”” in atto del Sorel, ma semplicemente un esemplare del “”nichilismo”” di origine russa e della teoria della “”pandistruzione”” creatrice (anche con la malavita). L'””iniziativa popolare”” da Mazzini a Pisacane si colora delle tendenze “”populiste”” estreme. (Forse il filone Herzen indicato da Ginzburg nella ‘Cultura’ del 1932 è da approfondire (2). Anche la lettera ai parenti dopo la fuga con una donna maritata potrebbe essere sottoscritta da Bazarov di ‘Padri e figli’ (3): c’è tutta la morale dedotta dalla natura come la rappresentano la scienza naturale e il materialismo filosofico. Deve essere quasi impossibile ricostruire la “”cultura libresca del Pisacane”” e fissare le “”fonti”” dei suoi concetti; il solo modo di procedere è quello di ricostruire un certo ambiente intellettuale di una certa emigrazione politica di dopo il ’48 in Francia e in Inghilterra, di una “”cultura parlata”” di comunicazioni ideologiche avvenute attraverso le discussioni e le conversazioni””. Confrontate la recensione di A. Omodeo (nella ‘Critica’ del 20 luglio 1933) del libro di N. Rosselli su ‘Carlo Pisacane’ (4), che è interessante per molti aspetti. L’Omodeo ha l’occhio acuto nel rilevare non solo le deficienze organiche del libro, ma anche le deficienze organiche dell’impostazione che il Pisacane dava al problema del Risorgimento. Ma questa acutezza gli viene dal fatto che egli si pone dal punto di vista “”conservatore e retrivo””. Non pare esatta l’affermazione dell’Omodeo che il Pisacane sia stato “”un frammento del ’48 francese inserito nella storia d’Italia””, così non è esatto il riaccostamento fatto dal Rosselli del Pisacane coi sindacalisti moderni (Sorel, ecc. in azione ). Il Pisacane è da avvicinare ai rivoluzionari russi, ai ‘narodniki’, e perciò è interessante l’accenno fatto dal Ginzburg all’influsso di Herzen sugli emigrati italiani. Che Bakunin, più tardi, abbia avuto tanta fortuna nel Mezzogiorno e in Romagna non è senza significato per comprendere ciò che il Pisacane espresse al suo tempo, e pare strano che proprio il Rosselli non abbia visto il nesso. Il rapporto tra Pisacane e le masse plebee non è da vedere nell’espressione socialistica né in quella sindacalistica, ma piuttosto in quella di tipo giacobino, sia pure estremo. La critica dell’Omodeo alla impostazione del problema del Risorgimento su basi plebee-socialistiche è troppo facile, ma non sarebbe altrettanto facile a quella su basi “”giacobine-riforma agraria””, né sarebbe facile smentire l’egoismo gretto, angusto, antinazionale delle classi dirigenti, che in realtà erano rappresentate in questo caso dai nobili terrieri e dalla borghesia rurale assenteista, e non dalla borghesia urbana di tipo industriale e dagli intellettuali “”ideologi”” i cui interessi non erano “”fatalmente”” legati a quelli dei terrieri, ma avrebbero dovuto essere legati a quelli dei contadini, cioè furono scarsamente nazionali. (…)”” Note (1) Ansaldo è “”l’uomo del Guicciardini”” divenuto esteta e letterato e che ha letto le pagine del De Sanctis sull’uomo del Guicciardini (…) (Nota di Gramsci) (2) L. Ginzburg, ‘Garibaldi e Herzen’, ‘Cultura’, ottobre-dicembre 1932 (Nota di Gramsci) (3) La lettera è pubblicata integralmente nella ‘Nuova Antologia’ del 1932 (Nota di Gramsci) (4) Pubblicato nel 1932 [‘A Proposito del libro di Rosselli su Pisacane’ (in A. Gramsci, La questione meridionale, Editori Riuniti, 1957) (pag 93-100)]”,”SOCx-196″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. I.”,”E’ una nuova edizione degli scritti politici di GRAMSCI introdotta da Enrico BERLINGUER e arricchita di una cronologia biografica e di una documentazione fotografica. 2° copia”,”GRAD-055″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. II.”,”E’ una nuova edizione degli scritti politici di GRAMSCI introdotta da Enrico BERLINGUER e arricchita di una cronologia biografica e di una documentazione fotografica. Lettera a Trotsky sul futurismo (pag 529) Critiche a Bordiga sullle distinzioni da lui fatte riguardo alla storia della Terza Internazionale (pag 640)”,”GRAD-056″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Orlando MICUCCI”,”Scritti rivoluzionari. Dal Biennio Rosso al Congresso di Lione (1919-1926).”,”GRAMSCI Antonio Capo. “”Ogni Stato è una dittatura. Ogni Stato non può avere un governo, costituito da un ristretto numero di uomini, che a loro volta si organizzano attorno a uno dotato di maggiore capacità e di maggiore chiaroveggenza. Finché sarà necessario uno Stato, finché sarà storicamente necessario governare gli uomini, qualunque sia la classe dominante, si porrà il problema di avere dei capi, di avere un “”capo””. Che dei socialisti, i quali dicono ancora di essere marxisti e rivoluzionari, dicano poi di volere la dittatura del proletariato, ma di non volere la dittatura “”dei capi””, di non volere che il comando si individui, si personalizzi, che si dica cioè, di volere la dittatura, ma di non volerla nella sola forma in cui è storicamente possibile, rivela solo tutto un indirizzo politico, tutta una preparazione teorica “”rivoluzionaria””.”” (Gramsci, “”Capo””, L’Ordine Nuovo, 1° marzo 1924) (pag 177-178)”,”GRAD-058″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Giuliano MANACORDA”,”Marxismo e letteratura.”,”GRAMSCI Antonio “”Credo che Herzen, nelle sue memorie, abbia scritto le parole più giuste e più umane intorno alla personalità variabile, inquieta e confusa di Bakunin; Marx, come non di rado, fu soltanto caustico e ingiurioso.”” (pag 343) Gramsci sul gusto melodrammatico del popolano italiano (pag 106) e seguenti, come combattere questo gusto, il sentimentalismo melodrammatico, l’oratoria gonfia e un vocabolario barocco, ecc. (pag 107) “”Una delle cause di questo gusto (melodrammatico del popolano italiano, ndr) è da ricercare nel fatto che esso si è formato non alla lettura e alla meditazione intima e individuale della poesia e dell’arte, ma nelle manifestazioni collettive, oratorie e teatrali. E per “”oratorie”” non bisogna solo riferirsi ai comizi popolari di famigerata memoria, ma a tutta una serie di manifestazioni di tipo urbano e paesano. Nella provincia, per esempio, è molto seguita l’oratoria funebre e quella delle preture e dei tribunali (e anche delle conciliature): queste manifestazioni hanno tutte un pubblico di “”tifosi”” di carattere popolare, e un pubblico costituito (per i tribunali) da quelli che attendono il proprio turno, testimoni, ecc. In queste sedi di pretura mandamentale l’aula è sempre piena di questi elementi, che si imprimono nella memoria i giri di frase e le parole solenni; se ne pascono e le ricordano. Così nei funerali di maggiorenti, cui affluisce molta folla, spesso solo per sentire i discorsi. Le conferenze nelle città hanno lo steso ufficio e così i tribunali, ecc. I teatri popolari, con gli spettacoi così detti da arena e (oggi, forse il cinematografo parlato, ma anche le didascalie del vecchio cinematografo muto, compilate tutte in stile melodrammatico), sono della massima importanza per creare questo gusto e il linguaggio conforme. Si combatte questo gusto in due modi principali: con la critica spietata di esso, e anche diffondendo ilbri di poesia scritti o tradotti in lingua non “”aulica””, e dove i sentimenti espressi non siano retorici o melodrammatici.”” (pag 106-107) [Gramsci, Carattere non nazionale-popolare della letteratura italiana]”,”GRAD-059″
“GRAMSCI Antonio BORDIGA Amadeo BERTI Giuseppe, a cura di Vincenzo TUSA”,”Gramsci al confino di Ustica nelle lettere di Gramsci di Berti e di Bordiga.”,”Vincenzo TUSA è stato fino al 31 dicembre 1985 sopraintendente alle Antichità della Sicilia occidentale. Bordiga: “”Quanto ai libri la situazione risulta dall’unito prospetto. Ci teniamo l’Economia che stiamo studiando insieme alla storia della filosofia: si intende che attendiamo tua approvazione, e se credi deciderai tu o che te la mandiamo, o…che si debba chiderne un’altra al tuo amico. Veramente costa 40 lirette… Ti facciamo un pacco di libri che indichiamo nella lista apposita. Non spediamo ancora né Croce né le riviste: dicci se vuoi anche questo materiale. Le riviste non vengono troppo regolarmente né corrispondono bene alle fatture: abbiamo scritto dettagliatamente di ciò alla libreria. Come vedrai dagli elenchi vi sono altri arrivi e anche qualche altra ordinazione dopo la tua partenza, che abbiamo fatta dietro graziosa autorizzazione del tuo amico”” (pag 80, Lettera di Amadeo Bordiga a Gramsci del 4 marzo 1927) (Sraffa)”,”GRAD-060″
“GRAMSCI Antonio”,”Ultimo discorso alla Camera. 16 maggio 1925.”,”””Voi potete “”conquistare lo Stato””, potete modificare i codici, voi potete cercare di impedire alle organizzazioni di esistere nella forma in cui sono esistite fino adesso; non potete prevalere sulle condizioni obbiettive in cui siete costretti a movervi. Voi non farete che costringere il proletariato a ricercare un indirizzo dverso da quello fin’oggi più diffuso nel campo dell’organizzazione di massa Ciò che noi vogliamo dire al proletariato e alle masse contadine italiane da questa tribuna: che le forze rivoluzionarie italiane non si lascieranno schiantare, che il vostro torbido sogno non riuscirà a realizzarsi.”” (pag 20-21)”,”GRAD-061″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Sergio CAPRIOGLIO”,”Scritti, 1915-1921. Nuovi contributi.”,”Contiene dedica del curatore “”Il popolo italiano è il popolo meno politicamente educato, è quello che dimentica più facilmente, e che più facilmente subisce crisi di stanchezza e cade nelle trappole dell’illusionismo e del trasformismo dei pulcinella della borghesia. Il proletariato, organizzato politicamente ed economicamente, ha il compito preciso di reagire energicamente, di lottare per impedire ogni deviamento. Nel suo libretto, ‘I fondamenti del comunismo’, Federico Engels ha lapidariamente affermato il dovere dei socialisti: “”Una categoria di riformatori, che arriva fino ad attribuirsi il nome di socialista, consta di seguaci dell’attuale ordinamento sociale, preoccupati, nell’interesse della conservazione sociale, eliminandone le malefiche conseguenze. A questo fine certuni fra loro propongono delle misure puramente filantropiche, altri delle grandiose riforme, che sotto pretesto di riorganizzare la società, mirano a conservare le basi della società attuale e con esse questa stessa società. Questi ‘socialisti borghesi’ devono pur essi esser combattuti dai comunisti, poiché sono nemici del comunismo e difendono la società borghese che i comunisti mirano ad abolire”””” [Antonio Gramsci, a cura di Sergio Caprioglio, Scritti, 1915-1921. Nuovi contributi, 1968] (pag 34)”,”GRAD-062″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. II.”,”””Lo Stato borghese è lo Stato liberale per eccellenza. Ognuno può in esso esprimere liberamente il suo pensiero attraverso il voto. Ecco alla lunga a che si riduce la legalità formale nello Stato borghese: all’esercizio del voto. La conquista del suffragio alle masse popolari è apparsa agli occhi degl’ingenui ideologi della democrazia liberale la conquista decisiva per il progresso sociale dell’umanità. Non s’era mai tenuto conto che la legalità aveva due facce: l’una interna, la sostanziale; l’altra esterna, la formale. Scambiando queste due facce, gli ideologi della democrazia liberale hanno ingannato per un certo periodo di anni le grandi masse popolari, facendo credere ad esse che il suffragio le avrebbe portate alla liberazione da tutte le catene che le legavano. In questa illusione disgraziatamente non sono caduti soltanti i miopi assertori della democrazia liberale. Molta gente che si reputava e si reputa marxista ha creduto che l’emancipazione della classe proletaria si dovesse compiere attraverso l’esercizio sovrano della conquista del suffragio. Qualche imprudente si è persino servito del nome di Engels per giustificare questa sua credenza. Ma la realtà ha distrutto tutte queste illusioni. La realtà ha mostrato nel modo più evidente che la legalità è una sola ed esiste fin dove essa si concilia con gl’interessi della classe dominante, vale a dire, nella società capitalistica, con gl’interessi della classe padronale. In realtà specialmente la esperienza che di ciò si è fatta in questi ultimi tempi contiene molti e importanti insegnamenti. La classe operaia giovandosi del suo diritto di voto aveva conquistato per sé un grande numero di comuni e province. Le sue organizzazioni avevano raggiunto un potente sviluppo numerico ed erano riuscite ad imporre patti vantaggiosi per gli operai. Ma il giorno in cui il suffragio e il diritto di organizzazione sono divenuti mezzi di offesa contro la classe padronale, questa ha rinunziato ad ogni legalità formale ed obbedito solo alla sua vera legge, alla legge del suo interesse e della sua conservazione. I comuni sono stati strappati ad uno ad uno con la violenza alla classe operaia; le organizzazioni sono state sciolte con l’uso della forza armata; la classe operaia e contadina è stata scacciata dalle sue posizioni, dalle quali minacciava troppo l’esistenza della proprietà privata. E’ sorto così il fascismo, il quale si è affermato ed imposto, facendo della illegalità la sola cosa legale. Niente organizzazione, se non quella fascista; niente diritto di voto, se non per darlo ai rappresentanti agrari ed industriali. Questa la legalità che la borghesia riconosce, quando è costretta a ripudiare l’altra formale. L’esperienza di questi ultimi tempi non è dunque priva di insegnamenti per coloro che hanno prima onestamente creduto nella efficacia delle garanzie legali concesse dallo Stato liberale borghese””. [Antonio Gramsci, Legalità, L’Ordine Nuovo, 28 agosto 1921] [in Antonio Gramsci, Scritti politici. II, 1972] (pag 478-479)”,”GRAD-056-B”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Sergio CAPRIOGLIO”,”La città futura, 1917-1918.”,”Contiene: la premessa di G. all’articolo della Pravda che informava sull’agitazione condotta dai bolscevichi tra le truppe al Fronte, e riproducev un messaggio del bolscevico Krylenko. Titolo del pezzo: I bolscevichi e la “”disorganizzazione”” dell’esercito. Traduzione di Aron Wizner (1882-1937), militante del partito socialdemocratico polacco scomparso con le purghe di Stalin. Wizner nel 1917 era a Torino e collaborava con traduzioni e articoli al Grido del Popolo. (pag 353)”,”GRAD-063″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Sergio CAPRIOGLIO”,”Cronache torinesi, 1913-1917.”,” “”Il voler far credere che l’industria tedesca abbia raggiunto il maraviglioso sviluppo che ha raggiunto solo per il ‘dumping’, è una burla di cattivo genere; è l’unica consolazione che può procurarsi [chi vuole] persuadersi che l’avversario sia riuscito nel suo intento solo coi mezzi obliqui e traversi. Invece, anche per il suo grande valore educativo, bisogna diffondere la verità eterna e incontrovertibile che solo l’attività operosa e fattiva trionfa nella storia, mentre i mezzucci e le piccole astuzie finiscono col ritorcersi su coloro stessi che se ne servono”” (pag 324-325) (Articolo di Gramsci del 20 maggio 1916 su Il Grido del Popolo intitolato: ‘Il “”dumping”” germanico)”,”GRAD-064″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Giuseppe FIORI”,”Vita attraverso le lettere (1908-1937).”,”Giuseppe Fiori (1923-2003) giornalista e scrittore autore di biografie e saggi storici. La lettera del 14 ottobre 1926 su cui si è consumata la rottura definitiva tra Gramsci e Togliatti fu pubblicata parzialmente per la prima volta da Angelo Tasca in Francia nel 1937 e integralmente sulla rivista ‘Problemi della rivoluzione italiana’ n° 47, 22 aprile 1938. E’ apparsa in Italia solo per iniziativa di Eugenio Reale in ‘Corrispondenza socialista’ 1° dicembre 1957 e più tardi in ‘2000 pagine di Gramsci’ (pag XXVI-XXVII) “”Non conosco ancora i termini esatti della discussione che si è svolta nel partito. Ho visto solo la risoluzione del comitato centrale sulla democrazia del partito, ma non ho visto nessun’altra risoluzione. Non conosco l’articolo di Trockij e neppure quello di Stalin. Non so spiegarmi l’attacco di quest’ultimo che mi è sembrato assai irresponsabile e pericoloso. Ma forse la non conoscenza del materiale mi fa giudicare male. Ecco perché avrei desiderato da te qualche informazione e qualche impressione diretta.”” (Lettera di A. Gramsci del 13 gennaio 1924, da Vienna) (pag 50-51)”,”GRAD-065″
“GRAMSCI Antonio”,”Scritti giovanili, 1914-1918.”,”Tra i molti articoli pubblicati nel volume: ‘Neutralità attiva e operante’, ‘Il movimento giovanile socialista’, ‘Note sulla rivoluzione russa’, ‘La rivoluzione contro il “”Capitale””, ‘L’organizzazione economica e il socialismo’, ‘Costituente e Soviet’, ‘La Comune’, ‘Il nostro Marx’, ‘Politica estera socialista’, ‘Per conoscere la rivoluzione russa’, ‘L’opera di Lenin’, ‘Cipolla e i bolscevichi’, ‘L’imperialismo industriale del comm. Perrone’, ‘La tattica nelle elezioni politiche’ In alcuni articoli righe censurate L’opera di Lenin “”Lenin ha consacrato tutta la sua vita alla causa del proletariato: il contributo che egli ha dato allo sviluppo dell’organizzazione e alla diffusione delle idee socialiste in Russia è immenso. Uomo di pensiero e di azione trova la sua forza nel carattere morale; la popolarità che gode tra le masse operaie è spontaneo omaggio alla sua rigida intransigenza verso il regime capitalista: egli non si è mai lasciato abbacinare dalle apparenze superficiali della società moderna, che altri hanno scambiato con la realtà, precipitando quindi di errore in errore. Lenin, applicando il metodo foggiato da Marx, trova che la realtà è il profondo e incolmabile abisso che il capitalismo ha scavato fra il proletariato e la borghesia, ed il sempre crescente antagonismo delle due classi. Nello spiegare i fenomeni sociali e politici e nel fissare al partito la via da seguire in tutti i momenti della sua vita, non perdette mai di vista la molla più potente di tutta l’attività economica e politica: la lotta di classe. Egli appartiene alla schiera dei più fervidi e più convinti assertori dell’internazionalismo del movimento operaio. Ogni azione proletaria deve essere subordinata o coordinata all’internazionalismo, deve poter avere carattere internazionalista. Qualunque iniziativa, in qualunque momento, sia pure transitoriamente, viene in conflitto con questo ideale supremo, deve essere combattuta inesorabilmente: perché ogni deviamento, per piccolo che sia, dalla strada che conduce direttamente al trionfo del socialismo internazionale è contrario agli interessi del proletariato, interessi lontani o immediati, e serve solo a inacerbire la lotta e a prolungare la dominazione della classe borghese. Egli, il «fanatico», l’«utopista», sostanzia il suo pensiero e la sua azione, e quella del partito, unicamente su questa profonda e incoercibile realtà della vita moderna, non sui fenomeni superficialmente vistosi, che conducono sempre i socialisti, ceh se ne lasciano abbacinare, verso illusioni ed errori che mettono a repentaglio la compagine del movimento. Perciò Lenin ha sempre visto trionfare le sue tesi, mentre quelli che gli rimproveravano il suo «utopismo» ed esaltavano il proprio «realismo», venivano miseramente travolti dai grandi avvenimenti storici. Subito dopo lo scoppio della rivoluzione e prima di partire per la Russia, Lenin aveva inviato ai compagni il monito: «Diffidate di Kerenski»; gli avvenimenti che si sono poi svolti gli hanno dato piena ragione. Nell’entusiasmo della prima ora per la caduta dello czarismo, la maggioranza della classe operaia e molti dei suoi condottieri si erano lasciati convincere dalla fraseologia di questo uomo, il quale, colla sua mentalità piccolo-borghese, per la mancanza di qualsiasi programma e di ogni visione socialista della società, poteva condurre la rivoluzione allo sfacelo e trascinare il proletariato russo su una via pericolosa per l’avvenire del nostro movimento (Tre righe censurate). Arrivato in Russia, Lenin si mise subito a svolgere la sua azione essenzialmente socialista, e che potrebbe sintetizzarsi nel motto di Lassalle: «Dire ciò che è»: una critica stringente e implacabile dell’imperialismo dei cadetti (partito costituzionale-democratico, il più grande partito liberale della Russia), della fraseologia di Kerenski e del collaborazionismo dei menscevichi. Basandosi sullo studio critico approfondito delle condizioni economiche e politiche della Russia, dei caratteri della borghesia russa e della missione storica del proletariato russo, Lenin fin dal 1905 era venuto alla conclusione che per l’alto grado di coscienza di classe del proletariato, e dato lo sviluppo della lotta di classe, ogni lotta politica si sarebbe trasformata in Russia necessariamente in lotta sociale contro l’ordinamento borghese”” [non firmato, “”Il Grido del Popolo””, 14 settembre 1918, XXIII, n. 738] (pag 308-309)”,”GRAD-066″
“GRAMSCI Antonio”,”Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura.”,”Gramsci: ‘Importanza del monachesimo nella creazione del feudalesimo’. Cita il volume di Luigi Salvatorelli su ‘San Benedetto e l’Italia del suo tempo’, Laterza Bari. (pag 6) Aspetto da osservare è la valorizzazione dell’ elemento non romano nella formazione delle nazioni moderne: l’elemento germanico nella formazione degli stati romano-germanici, importanza della Riforma ecc. (pag 17) Debolezza nazionale della classe dirigente (pag 21)”,”GRAD-067″
“GRAMSCI Antonio”,”Scritti nella lotta. Dai consigli di fabbrica, alla fondazione del Partito, al Congresso di Lione.”,”Antonio Gramsci nasce ad Ales (CA) il 22/01/1891. Il padre Francesco era nato a Gaeta nel 1860 da una famiglia originaria dell’Albania, per professione era un impiegato dell’Ufficio del Registreo. La madre Giuseppina Marcias era nata a Ghilarza nel 1861, sarda di nascita e di provenienza. La famiglia era numerosa; Antonio, infatti, sarà il quarto di sette figli. 1894-1896 la famiglia si trasferisce a Sorgono (NU), 1897-1899 la vita politica era improntata a consorterie localistiche raccolte attorno a personaggi che usavano a loro piacere delle posizioni conquistate in Parlamento. 1898-1902 con l’arresto del padre la famiglia è caduta nella più totale miseria e si trasferisce a Ghilarza, il paese di origine della madre e dove risiedono i parenti. Antonio frequenta le elementari. Ha incominciato a lavorare ad undici anni, guadagnando ben nove lire al mese per dieci ore di lavoro al giorno compresa la mattina della domenica. 1905-1907 la precaria salute e la malformità fisica, inducono la famiglia ad affrontare enormi sacrifici perchè Antonio continui gli studi nel vicino ginnasio di Santulussurgiu, dove si iscriverà per frequentarvi le ultime due classi. 1911 per poter proseguire gli studi dopo la licenza liceale, concorre ad una borsa di studio. Ad ottobre è a Torino, supera l’esame ed ottiene le settanta lire mensili concesse agli studenti disagiati e si iscrive alla facoltà di Lettere. 1911-1913 i primi anni trascorsi a Torino sono segnati dalle difficoltà ceh Antonio incontra, sia come provinciale approdo nella grande città, sia per la miseria terribile in cui si trova. Sono anni di fame, freddo e atroci dolori, dopo un primo periodo di quasi totale isolamento, Antonio comincia a frequentare gli ambientoi socialisti torinesi, si iscrive al PSI e si schiera con la frazione della sinistra rivoluzionaria. 1914-1916 comincia la sua collaborazione a ‘Il grido del popolo’ caratterizzando la sua scelta politica come scelta di lotta. 1917-1918 arrivano dalla Russia le prime notizie dell’esplodere della rivoluzione. Gramsci è attentissiomo e ne coglie le finalità socialiste, orientandosi nella frammentarietà di notizie con cui i giornali borghesi presentano gli avvenimenti. Il nome di Lenin viene finalmente conosciuto anche in Italia e, con esso, le parole d’rdine dei bolscevichi sulla guerra e sui contenuti della rivoluzione russa. Gramsci esalta in vari articoli la rivoluzione russa e Lenin, collabora attivamente adorganizzare una manifestazione per accogliere la delegazione di Pietrogrado che arriva a Torino nel luglio del 1917. Si tratta di Menscevichi, ma la folla li accoglie al grido di ‘Viva Lenin’. A Firenze ad una riunione clandestina della ‘frazione intransigente rivoluzionaria’ con Lazzari, Serrati, Bombacci, si unisce a Bordiga nel difendere la necessità di una posizione attiva del proletariato nella crisi seguita a Caporetto. 1919-1920 Gramsci fonda a Torino ‘L’Ordine Nuovo’, della redazione fanno parte Tsca, Togliatti e Terracini. Il 21 gennaio 1921 la frazione comunista, abbandona il Teatro Goldoni e, riunita al Teatro San Marco, fonda il Partito Comunista d’Italia (sezione della III Internazionale Comunista). Nel 1923 la repressione colpisce il Partito, arrestando gran parte dell’Esecutivo, anche contro Gramsci viene spiccato il mandato di cattura. 1926-1937 Gramsci fu arrestato, rinchiusi a Regina Coeli e quindi inviato al confino in un’isola vicino a Palermo, A Ustica. Riportato a Milano, sarà poi processato a Roma nel maggio del 1928 per essere condannato a 20 anni, 4 mesi e 5 giorni. Il terrore che Gramsci incuteva al fascismo viene confessato apertamente dal Pubblico Ministero del Tribunale Speciale quando, chiedendone la condanna, afferma ‘Per vent’anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare’. Gramsci fu ‘sepolto vivo’ nelle carceri di Turi, in provincia di Bari. Gramsci uscirà dal carcere solo per morire. Si spegnerà a Roma, in ospedale, la mattina del 27 aprile 1937.”,”GRAD-003-FV”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Dino FERRERI”,”La rivoluzione italiana.”,”Contiene: – Critica della filosofia di B. Croce e sviluppo del marxismo in Italia (pag 217-219) Psi assente nel dibattito del movimento operaio internazionale del 1920 “”Nel campo della III Internazionale fervono polemiche sulla dottrina e sulla tattica della Internazionale comunista: esse (come in Germania) hanno condotto persino a scissioni interne (5). Il Partito italiano è completamente tagliato fuori da questo rigoglioso dibattito ideale in cui si temprano le coscienze rivoluzionarie e si costruisce l’unità spirituale e d’azione dei proletari di tutti i paesi. L’organo centrale del Partito non ha corrispondenti propri né in Francia, né in Inghilterra, né in Germania e neppure in Isvizzera: strana condizione per il giornale del Partito socialist che in Italia rappresenta gli interessi del proletariato internazionale e strana condizione fatta alla classe opeaia italiana che deve informarsi attraverso le notizie delle agenzie e dei giornali borghesi, monche e tendenziose. L’«Avanti!», come organo del Partito, dovrebbe essere organo della III Internazionale; nell”«Avanti!» dovrebbero trovare posto tutte le notizie, le polemiche, le trattazioni di prolemi proletari che interessano la III Internazionale; nell’«Avanti!» dovrebbero trovare posto tutte le notizie, le polemiche, le trattazioni di problemi proletari che interessano la III Internazionale; nell’«Avanti!» dovrebbe essere condotta, con spirito unitario, una polemica incessante contro tutte le deviazioni e i compromessi opportunistici: invece l’«Avanti!» mette in valore manifestazioni del pensiero opportunista, come il recente discorso parlamentare dell’on. Treves, che era interessato su una concezione dei rapporti internazionali piccolo-borghese e svolgeva una teoria controrivoluzionaria e disfattista delle energie proletarie (6). Questa assenza, negli organi centrali, di ogni preoccupazione di informare il proletariato sugli avvenimenti e sulle discussioni teoriche che si svolgono in seno alla III Internazionale si può osservare anche nell’attività della Libreria Editrice. La libreria continua a pubblicare opuscoli senza importanza o scritti per diffondere concezioni e opinioni proprie della II Internazionale, mentre trascura le pubblicazioni della III Internazionale. Scritti di compagni russi, indispensabili per comprendere la rivoluzione bolscevica, sono stati tradotti in Svizzera, in Inghilterra, in Germania e sono ignorati in Italia: valga per tutti il volume di Lenin ‘Stato e Rivoluzione’ (7); gli opuscoli tradotti sono poi tradotti pessimamente, spesso incomprensibili per le storture grammaticali e di senso comune”” (pag 90-91) [(5) Nel 1920 dal Partito comunista tedesco si staccò una frazione di estrema sinistra che sosteneva l’astensionismo parlamentare e che dette vita al KAPD, Partito comunista operaio tedesco; (6) Si tratta del discorso tenuto alla Camera dei Deputati dall’on. Claudio Treves il 30 marzo 1920, e conosciuto come “”discorso dell’ espiazione””. Il motivo dominante era questo: la borghesia non è più in grado di esercitare il potere, la classe operaia non è ancora in grado di conquistarlo: da qui la tragedia del dopoguerra e l’espiazione delle classi dominanti; (7) La prima traduzione italiana di ‘Stato e Rivoluzione’ è del 1920] (pag 90-91) inserire”,”GRAD-001-FC”
“GRAMSCI Antonio a cura di Valentino GERRATANA”,”Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura. I. Per una storia degli intellettuali. II. L’organizzazione della cultura. III. Il giornalismo. IV appendice. (I quaderni)”,”Il razzismo (pag 61)”,”GRAD-004-FV”
“GRAMSCI Antonio”,”Il Risorgimento.”,” Gioberti (pag 12) Trasformismo (pag 70) Il giornale più diffuso nel Mezzogiorno era ‘Il Mattino’ crispino, espansionista, portatore di un’ideologia meridionalista, pro Sud, tendente ad una sorta di colonialismo da popolamento (emigrazione), violenta campagna contro il Nord. (pag 78) Perché in Italia non si formò un partito giacobino? (pag 87)”,”GRAD-003-FC”
“GRAMSCI Antonio”,”Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce.”,”Nuova edizione riveduta e integrata sulla base dell’edizione critica dell’Istituto Gramsci a cura di Valentino Gerratana (Torino, 1975) 1° edizione in questa collana, gennaio 1991 Contiene schede allegate Atteggiamento del Croce verso il “”senso comune””: non pare chiaro”” (pag 156) “”Un accenno al senso comune e alla saldezza delle sue credenze si trova spesso in Marx.”” (pag 158)”,”GRAD-004-FC”
“GRAMSCI Antonio”,”Opere. Socialismo e fascismo. L’ Ordine Nuovo, 1921 – 1922.”,”Il Lenin italiano. “”In un articolo, modestamente (G.M. Serrati si è autodefinito “”un uomo modesto ma fermo””) inserito ieri dall'””Avanti!”” nel posto d’onore, ‘genosse’ (che potrebbe essere definito un modesto ma fermo consigliere aulico di G.M. Serrati) annunzia e adeguatamente spiana la pubblicazione, avvenuta in Germania e dovuta all’iniziativa di Valeriu Marcu (modesto ma fermo consigliere aulico di Paul Levy) di un articolo intitolato: ‘Il “”Serrati”” russo”” (…)”” (pag 296, non firmato, L’Ordine Nuovo, 24 agosto 1921, Cronache torinesi)”,”GRAD-005-FC”
“GRAMSCI Antonio”,”Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura.”,”””Il razzismo. Esiste un «razzismo» in Italia? Molti tentativi sono stati fatti, ma tutti di carattere letterario e astratto. Da questo punto di vista l’Italia si differenzia dalla Germania, quantunque tra i due paesi ci siano alcune somiglianze estrinseche interessanti: 1. La tradizione localistica e quindi il tardo raggiungimento dell’unità nazionale e statale [somiglianza estrinseca perché il regionalismo italiano ha avuto altre origini che quello tedesco; in Italia hanno contribuito due elementi principali: a) la rinascita delle razze locali dopo la caduta dell’Impero Romano; b) le invasioni barbariche prima, i domini stranieri dopo. In Germania i rapporti internazionali hanno influito, ma non con l’occupazione diretta di stranieri]. 2. L’universalismo medievale influì più in Italia che in Germania, dove l’Impero e la laicità trionfarono molto prima che in Italia durante la Riforma. 3. Il dominio nei tempi moderni delle classi proprietarie delle campagne, ma con rapporti molto diversi. Il tedesco sente più la razza che l’italiano. Razzismo: il ritorno storico al romanesimo, poco sentito oltre la letteratura. Esaltazione generica della stirpe ecc. Lo strano è che a sostenere il razzismo oggi (con l”Italia Barbara’ arci-italiana e lo strapaesismo) sia Kurt Erich Suckert, nome evidentemente razzista e strapaesano; ricordare durante la guerra Arturo Foà e le sue esaltazioni della stirpe italica, altrettanto congruenti che nel Suckert”” (Note sparse) (pag 49) (inserire)”,”GRAD-006-FC”
“GRAMSCI Antonio”,”Letteratura e vita nazionale.”,”””Le tendenze «populiste». Confrontare Alberto Consiglio, ‘Populismo e nuove tendenze della letteratura francese’, «Nuova Antologia», 1° aprile 1931. Il Consiglio prende le mosse dall’inchiesta delle «Nouvelles Littéraires» sul «romanzo operaio e contadino» (nei mesi di luglio e agosto 1930). L’articolo è da rileggere, quando l’argomento volesse essere trattato organicamente. La tesi del Consiglio (più o meno esplicita e consapevole) è questa: di fronte al crescere della potenza politica e sociale del proletariato e della sua ideologia, alcune sezioni dell’intellettualismo francese reagiscono con questi movimenti «verso il popolo». L’avvicinamento al popolo significherebbe quindi una ripresa del pensiero borghese, che non vuole perdere la sua egemonia sulle classi popolari e che per esercitare meglio questa egemonia accoglie una parte dell’ideologia proletaria. Sarebbe un ritorno a forme «democratiche» più sostanziali del corrente «democratismo» formale. E’ da vedere se anche un fenomeno di questo genere non sia molto significativo e importante storicamente e non rappresenti una fase necessaria di transizione e un episodio dell’«educazione popolare» indiretta. Una lista delle «tendenze populiste» e una analisi di ciascuna di esse sarebbe interessante: si potrebbe «scoprire» una di quelle che Vico chiama «astuzie della natura», cioè come un impulso sociale, tendente a un fine, realizzi il suo contrario”” (pag 131) inserire”,”GRAD-007-FC”
“GRAMSCI Antonio”,”L’ Ordine nuovo 1919-1920. Opere di Antonio Gramsci.”,”””Il rivoluzionario comunista italiano imiterà il bolscevico russo? Lo imiterà solo in questo: nell’intransigenza di classe, nella lucida freddezza con cui analizzerà il corso degli avvenimenti italiani, che non sono deerminati solo dai rapporti economici italiani, ma anche dai rapporti economici internazionali, che non sono determinati solo dalla struttura dell’apparato nazionale di produzione e di scambio (…) ma anche dai riflessi che gli altri apparati di produzione d’Europa e del mondo esercitano sull’apparato italiano”” (pag 53) (Il rivoluzionario e la mosca cocchiera) Il partito e la rivoluzione (pag 67) Due rivoluzioni (pag 135) Russia potenza mondiale (pag 144) La controrivoluzione (pag 225) L’Italia e la Russia (pag 242) Il soviet ungherese (pag 268) Dietro lo scenario del giolittismo (pag 287) Maggioranza e minoranza nell’azione socialista (pag 371) Il rivoluzionario qualificato (pag 387) [‘I rivoluzionari devono conoscere la “”macchina della rivoluzione”” (…)’]”,”GRAD-009-FC”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Giuseppe PRESTIPINO”,”Arte e folclore.”,”Contiene il capitolo: 2. Tradizione e innovazione. Il “”senso comune”” (pag 201-220) “”Quale atteggiamento devono prendere i socialisti in confronto dei banditori di lingue uniche, degli esperantisti? Sostenere semplicemente le proprie dottrine, e combattere quelli che vorrebbero il partito si faccia sostenitore e propagatore ufficiale dell’esperanto (nella Sezione milanese deve esistere ancora una interpellanza del compagno Seassaro che esplicitamente domanda l’esperantizzazione del partito). I socialisti italiani lottano perché siano suscitate le condizioni economiche e politiche necessarie per l’avvento del collettivismo e dell’Internazionale. Quando l’Internazionale sarà, è probabile che i contatti maggiori tra popolo e popolo, le immigrazioni regolari e metodiche di grandi masse lavoratrici, portino lentamente a un conguagliamento delle lingue arioeuropee, e probabilmente alla diffusione di esse in tutto il mondo, per la suggestione che la nuova civiltà eserciterà sul mondo. Ma questo processo può solo avvenire liberamente e spontaneamente. Le spinte linguistiche avvengono solo dal basso in alto; i libri poco influiscono sul cambiamento delle parlate: i libri fanno opera di regolarizzazione, di conservazione delle forme linguistiche più diffuse e più antiche. Ciò che succede per i dialetti di una nazione, che lentamente assimilano le forme letterarie, e perdono i loro caratteri particolaristici, avverrà probabilmente per le lingue letterarie in confronto di una lingua che le superi. Ma questa potrebbe essere una delle attuali, la lingua per esempio del primo paese che instauri il socialismo, che per questo fatto diverrebbe simpatica, sembrerebbe bella, perché con essa si esprime la civiltà nostra affermatasi in una parte del mondo, perché in essa saranno scritti i libri non più di critica, ma di descrizione di esperienze vissute, perché in essa saranno scritti romanzi e poesie che vibreranno della vita nuova instaurata, dei sacrifici per consolidarla, delle speranze che da per tutto si avveri lo stesso fatto. Solo lavorando per l’avvento dell’Internazionale i socialisti lavoreranno per l’avvento possibile della lingua unica. I tentativi che ora si possono fare appartengono al regno di Utopia, sono un portato della stessa mentalità che voleva i falansteri e le colonie felici”” (pag 203-204)”,”GRAD-001-FB”
“GRAMSCI Antonio TOGLIATTI Palmiro LONGO Luigi JOTTI Nilde BERLINGUER Enrico BUFALINI Paolo”,”Comunisti e cattolici. Stato e Chiesa, 1920-1974.”,”‘Testo di polemica contro la retorica anticlericale della borghesia e contro la partecipazione del PSI ai “”carnasciali commemorativi”” delle feste del calendario laicisti su Ordine Nuovo’ (Caesar, La questione romana’, L’Ordine nuovo, a. II, n. 16, 2 ottobre 1920) (ndr: pseudonimo di A. Gramsci secondo volume di Gianni Santopietro, ‘Elogio dell’amore. Inno alla carità di San Paolo’, nota 15, pag 218) “”La questione romana non è risolta. Solo il comunismo la risolverà. Il comunismo, dottrina armonicamente integrale, concezione altamente umanistica e veramente realistica, non disconosce e non rinnega nessun aspetto della umanità contemporanea. Come all’antico poeta, nulla, che sia «umano», gli è estraneo. «Il comunismo» – ripetiamolo a gran voce – «non vuol soffocare le libertà religiose». Esso anzi, vuol garantirle, «tutte», e nel modo più pieno. [Pierre, ndr] Pascal, vero credente, si converte al bolscevismo anche per l’atteggiamento del Governo bolscevico rispettoso di tutte le religioni. Lansbury, fervente cristiano, constata con gioia che in Russia le chiese non sono mai state frequentate come ora. E i massoni e i riformisti (‘eiusdem furfuris…’) italiani si scandalizzano vedendo che il Governo bolscevico fabbrica le candele per le chiese. E di ciò noi lo lodiamo altamente. Nella grande famiglia del lavoro vi è posto per tutti. Per tutte le fedi. Il comunismo risolverà la questione romana abbattendo tutte le frontiere internazionali, unificando la società e la vita dei popoli. Il comunismo realizzerà il sogno universale di Dante. Nella società comunista internazionale la Chiesa, e tutte le Chiese, avranno la vera, assoluta libertà. Roma non sarà più la capitale di uno staterello balcanico: sarà uno dei centri universali della vita intellettuale e spirituale. Il comunismo farà risorgere la grandezza universale di Roma, Roma metropoli, Roma ‘caput mundi’, Roma capitale del regno dello spirito, Roma umanistica, che nel suo nome stesso (Roma-Amor) simboleggia il trionfo dell’amore sulla forza. Lasciamo che i morti seppelliscano i loro morti. Il proletariato sta aprendo ben altre brecce nelle vecchie mura della fortezza capitalista. L’invasione delle fabbriche è un fatto storico immensamente più grandioso, più dinamico, più fattivo che l’inglorioso assalto di Porta Pia. E attraverso la nostra breccia, noi porteremo al mondo intero tutte le libertà, compresa quella religiosa”” (pag 10) [Caesar, pseudonimo di A. Gramsci, ‘La questione romana’, “”L’Ordine nuovo””, a. II, n. 16, 2 ottobre 1920]”,”PCIx-013-FB”
“GRAMSCI Antonio a cura, articoli e scritti di A. GRAMSCI, C. RAPPOPORT, N. BUCHARIN, G. ZINOVIEV, L. TROTSKY, P. BIRUKOF, L. VANINI, E.S. PANKHURST, E. CASTELLARI, B. SOUVARINE, E. BUCCO, U. TERRACINI, Z. ZINI, P. BORGHI, A. VIGLONGO, G.M. SERRATI”,”L’Ordine Nuovo. Rassegna settimanale di cultura socialista.”,”Contiene ‘Come conobbi Lenin’ articolo di Carlo Rappoport (pag 263)”,”GRAD-068″
“GRAMSCI Antonio”,”Odio gli indifferenti.”,”””Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che «vivere vuol dire essere partigiani». Non possono esistere i solamente ‘uomini’, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica. (…) La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. (…) Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto a ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l’attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato, perché non è riuscito nel suo intento. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”” (pag 3-6) [(1) Friedrich Hebbel, Diario, trad. e introduzione di Scipio Slataper, Carabba, Lanciano, 1912] Treccani: HEBBEL, Friedrich. – Scrittore, nato a Wesselburen (Dithmarschen, Holstein) il 18 marzo 1813, morto a Vienna il 13 dicembre 1863. La vita lo formò fin dai primi anni alla lotta. Contro il volere del padre che, muratore, avrebbe voluto piegarlo al mestiere, fu inviato dalla madre alla scuola del borgo. All’età di quattordici anni, mortogli il padre, H. è costretto ad entrare al servizio del giudice Mohr in qualità di scritturale e galoppino. È trattato duramente dal suo padrone, ma la ricca biblioteca del patrizio di Wesselburen gli dà modo di rifare per proprio conto, dai quattordici ai ventidue anni, la via percorsa dallo spirito germanico nell’ultimo secolo. Klopstock, Schiller, Bürger, Uhland, Goethe segnano le successive fasi del suo noviziato poetico. Quando, aiutato dalla scrittrice amburghese Amalie Schoppe e da altri, lascia, nel febbraio del 1835, il “”natio borgo selvaggio””, per prepararsi nella vicina città anseatica agli studî universitarî, il suo spirito, superata una profonda crisi religiosa e fissatosi in una concezione panteistica, che ricorda da vicino quella del Goethe e dello Schelling, può dirsi oramai maturo per accogliere ed elaborare in sé il mondo del pensiero e dell’arte. E fermo pure è il suo credo artistico: esser funzione della poesia significare l’eterno nella forma tangibile del concreto divenire, seguendo il corso della vita dalle sue prime scaturigini al punto in cui si perde nell’empito della palingenesi panica; essere il dramma il perfetto dei generi letterarî; maestri e modelli non più Schiller né i poeti del dramma fatalistico, ma Goethe, Kleist, Shakespeare. Onde la tragedia della libertà e del fato, alla quale s’ispirano le ballate e i drammi giovanili (Mirandola, Der Vatermord) cede ora a quella più significativa dell’età sua, delle inconciliabili antinomie morali. Poiché è questo, a ben guardare, il tema costante che stringe in una superiore unità le molteplici esperienze degli anni di pellegrinaggio del H. (1835-45): la ricerca di una norma di vita sanzionata in modo inequivocabile dalla coscienza, d’una legge che concilii i principî della morale individualistica del romanticismo con quelli, opposti, del cristianesimo e dell’etica kantiana. Nella solitudine di Monaco, preso dalla passione per Beppy Schwarz, che gl’ispirerà poi la figura della sua Clara, impone a sé stesso di “”rispettare in ogni umana creatura il suggello divino”” e pensa che ogni cuore reca in sé “”il germe d’una primavera eterna”” mentre con uguale fermezza afferma poco dopo di non riconoscere che un’unica legge, quella di opporre forza a forza, perché la pace è solo di Dio. Tutti i momenti di questa alterna lotta sono fissati nelle pagine del diario e uelle lettere, mentre ai due opposti mondi dell’intuizione cosmica e tragica rispondono da una parte le liriche, dall’altra i primi drammi. Ora l’anima s’abbandona all’amplesso del tutto e si sente sorella delle infinite anime che popolano i regni di Dio: ora s’immerge nel vortice della vita individua. Solo il sacrificio di una donna, Elise Lensing (1804-1854), rende a H. possibile di allargare con gli studî e coi viaggi il suo orizzonte spirituale, e di compiere, nell’assiduo colloquio con sé stesso, la conquista del suo mondo umano e poetico. Egli non può renderle amore per amore: accetta, ma non senza che il rimorso gli affiori ad ora ad ora dalla coscienza; a lei confida le sue vittorie e le sue disfatte, venera in lei l’incarnazione più perfetta dell’ideale umano e cristiano, l'””anima bella””: Genoveffa. A Heidelberg (dal 3 aprile al 12 settembre 1836) H. invano si sforza di ubbidire ai consigli dei suoi benefattori, applicandosi allo studio del diritto. Dal fondersi del motivo stellare col ricordo delle nenie materne nascono le perle della lirica hebbeliana: il Nachtlied, che lo Schumann musicherà, Nachtgefühl, Nächtlicher Gruss, Bubensonntag, Erquickung. A Monaco (dal 29 settembre 1836 all’11 marzo 1839), H., sprezzante dei disagi, non vuol più essere che “”letterato e poeta””. Le lezioni dei filosofi del misticismo, Fr. Schelling, J. Görres, Fr. Baader, le terribili esperienze del colera, che infierì nell’inverno del 1836, la morte della madre, dell’amico Rousseau, dispongono l’anima del poeta ai pensieri eterni. Invoca disperatamente (canti del ciclo Dem Schmerz sein Recht) il sonno, la morte. Lo salva dalla disperazione l’assidua lettura e meditazione dei grandi. Per la prima volta s’incontra in Dante, “”signore dei cieli, non pur della terra, come Omero””; trova nel filosofo romantico Solger la conferma della propria visione teocentrica del mondo, e lo prende a sua guida spirituale; trae dal Lessing, dallo Schiller, dal Hegel, dallo stesso Solger conforto al suo concetto d’un corso e ricorso provvidenziale degli eventi umani, per cui i genî e gli eroi, compiuta la loro missione, sono da Dio rigettati e soccombono all’interiore dissidio, che la gesta eroica ha gettato nelle loro coscienze. Onde fino dai primi abbozzi drammatici del periodo di Monaco, un Timoleone, un Giuliano, un Napoleone, una Giovanna d’Arco, la tragedia delle antinomie morali appare inclusa entro il più vasto ciclo della tragedia storica ed etica, in cui l’uomo, pur nella disfatta, scrutando e condannando sé stesso, celebra, colpevole e incolpevole insieme, la propria divina natura: tragedia che è quasi sintesi, come la rivela lo studio genetico, del dramma schilleriano e del dramma del Kleist. L’oscuro bisogno di stampare anche nella realtà della vita vissuta l’immagine della propria anima migrante, spinge il poeta ad attraversare a piedi, nel marzo del 1839, tutta la Germania, da Monaco ad Amburgo. Lo attende all’arrivo Elise, che lo accoglie nella sua casa, si prodiga durante la malattia, gli dona, nel novembre del 1840, un figlio. Durante questo secondo soggiorno ad Amburgo (31 marzo 1839-12 novembre 1842) la lotta disperata con la morte, la riconoscente tenerezza per Elise, contrastata dalla passione per Emma Schröder, il rimorso di aver offeso in Elise la santità della madre, maturano i germi, già concepiti a Monaco, dei primi drammi: Judith (1841), Genoveva (1843), Der Diamant (1847). L’esperienza della colpa che, annientando l’uomo, lo redime e lo esalta, se a Monaco era stata ancora in parte visione estetica, ora è vissuta nell’intimità della coscienza. Ne sorgono le prime tragedie, che nella salda unione del dramma religioso col dramma umano rivelano già il carattere essenziale dell’intuizione hebbeliana. Jutdith e Genoveva formano con la Maria Magdalene, che, concepita a Monaco e scritta parte a Copenaghen e parte a Parigi, fu pubblicata nel 1844, per la comune genesi e per l’affinità nell’interiore sviluppo tematico un’unica trilogia, preludio a sua volta alla più vasta sinfonia tragica degli anni maturi. Centro ideale, la maternità, che H. celebra in Virgo et Mater e nel sonetto Das Heiligste come il compiersi d’una catarsi cosmica. Il primo dramma s’apre con la visione della vergine di Betulia, che indarno nella notte di amore allarga le braccia per accogliere lo sposo; e si chiude col grido della donna posseduta da chi l’ha strappata al suo Dio: “”Non voglio partorire un figlio ad Oloferne””. Sola col suo Dio e con la vita che nel silenzio e nel mistero le germina in seno, Genoveffa trova in sé la forza di respingere la passione di Golo, di sostenere lo strazio di vedersi condannata da colui che solo, dopo Dio, conosce i segreti del suo cuore. Più terribilmente sola è Clara, senza il conforto d’una fede che le riveli il Padre che volentieri perdona a chi molto amò: onde la morte è per lei insieme rifugio, espiazione, olocausto d’amore. Contro la rocca della maternità i titani dell’umano volere sferrano i loro assalti, fratelli degli eroi dello “”Sturm und Drang”” travolti dal turbine delle passioni, e del superuomo operante di là dal bene e dal male, e pur diversi in questo, che la loro volontà non è cieca, ma poggia pur essa sull’eticità umana: solo che della legge è il fraintendimento e il capovolgimento. Onde la figura più viva del dramma Maria Magdalene doveva riuscire quel Mastro Antonio, nel quale H. raffigurò suo padre, e che, mentre s’illude d’essere il più esemplare degli sposi e dei padri, ignora lo stesso primo principio dell’istituto familiare: il confidente amore. Mancano a questi titani le virtù della pietas e della charitas. Il dualismo è portato dall’esterno e dall’anima dell’individuo nel centro morale delle coscienze, nell’Idea stessa, per usare il termine hebbeliano e hegeliano; per cui il dramma nuovo assume l’austerità d’un dramma sacro, in cui si celebra la passione e la morte di un Dio. Dio muore nelle coscienze: solo nella catarsi tragica egli risorge dalle rovine d’un mondo infranto. Ma da questa impostazione teocentrica del dramma, che prelude al frammento del Christus e invera la teoria tragica del Solger, deriva altresì un altro aspetto, inatteso, della tragedia hebbeliana: il tragicomico. L’inanità degli sforzi compiuti per sovvertire le leggi eterne, desta in chi si sollevi nella sfera dei valori assoluti, il tragico riso. Contemporanei alla prima affermazione del tragico sono i due scritti teorici Mein Wort über das Drama (1843) e Vorwort zur Maria Magdalene (1844), ove H. si sforza di dare unità di sistema ai principî già parzialmente enunciati nelle critiche e nei saggi scritti per il Telegraph del Gutzkow. A Copenaghen (14 novembre 1842-27 aprile 1843), dove si porta per sollecitare dal re Cristiano VIII la nomina a professore d’estetica nell’università di Kiel, H. ha davanti al Ganimede del Thorvaldsen la prima rivelazione d’un’arte che s’appaga della pura bellezza. Nelle liriche, che ora acquistano una più commossa aderenza alla realtà umana, si ridestano via via, alla vigilia della composizione della Maria Magdalene, le rimembranze dei primi anni: la figura di Wilhelmine Haak (Letzter Gruss), il ricordo del pericolo corso per salvare il suo gattino (Aus der Kindheit). E per l’anima di Elise, impietrata nel dolore, il poeta implora un’unica goccia di balsamo (Gebet). Si stringe d’amicizia all’Öhlenschläger, e ottiene dal re una borsa di studio per un viaggio all’estero. Dopo un breve soggiorno ad Amburgo parte per la Francia. Durante la dimora a Parigi (13 settembre 1843-26 settembre 1844) e in Italia (Roma, 3 ottobre 1844-16 giugno 1845; Napoli, 19 giugno-8 ottobre 1845), vieppiù s’accentua in lui il conflitto fra la pietas dell’uomo che sente i proprî doveri di sposo e di padre – nell’ottobre del 1844 muore il piccolo Max, nel maggio dell’anno seguente Elise dà alla luce un secondo figlio – e l’inflessibile volontà dell’artista, che vuol serbare intatta la propria libertà creatrice. Non bastano a disacerbargli la pena le conversazioni col Heine, col Ruge e con l’amico Bamberg. Sdegnoso di ogni dottrina ottimistica, convinto che il problema dell’individuazione, della morte e del male è filosoficamente insolubile H. svolge nel suo messaggio natalizio ad Elise (Das abgeschiedene Kind an seine Mutter), in versi oscuri e gravidi di contenuta passione, il suo credo filosofico e religioso, che avrà la sua solenne riconferma nell’ultimo canto del poeta morente, il Bramino. Già medita il Moloch e il Christus, compie la Maria Magdalene, raggiunge nelle due concitate visioni dello Heideknabe e del Liebeszauber, che rimarranno i due suoi capolavori nel genere della ballata, la perfetta aderenza della forma al fantasma interiore. In Italia, ove ebbe amici gli artisti tedeschi che si davan convegno al Caffè Greco, il Wiegand, il Gurlitt, il Rahl, il Kolbenheyer, e, durante il breve soggiorno a Napoli, Hermann Hettner, i compagni ce lo descrivono tutto assorto in sé stesso e nei problemi della sua arte. Pure sa esprimere con religioso stupore il prodigio della primavera italica (Das Opfer des Frühlings), il trionfo della forma perfetta emergente dall’oscuro travaglio del divenire (Juno Ludovisi), l’umana poesia del rito cattolico (Das Venerabile in der Nacht). Un altro più profondo rivolgimento, al quale forse il clima spirituale italiano non fu del tutto estraneo, avviene in lui: il più deciso prevalere, nell’opera d’arte, della pietas sull’egocentrica affermazione dei diritti dell’individuo. Che se è vero che H., nelle lettere ad Elise, difende sempre più spietatamente la propria libertà e rifiuta il matrimonio, è vero altresì che nei due drammi che s’ispirano all’Italia, Julia e Fin Trauerspiel in Sizilien (1851), pur sotto l’immagine romanticamente deformata, il vero volto dell’Italia del Risorgimento traspare nei sensi di umanità e di giustizia. Nel frammento del Moloch, invero, il cui primo atto fu scritto in Italia, il motivo della pietas si pone al centro stesso del dramma. Nella figura di Velleda la tragedia della maternità ha ancora potente rilievo ed è pur lei, la madre, che impersona in sé la coscienza etica della stirpe. Ma la luce di questa coscienza oramai s’irraggia nelle coscienze ancor dormenti dei primi uomini, e la trama s’allarga fino ad abbracciare la storia delle religioni e del consorzio civile. Così il Moloch si rivela come l’anello fra il primo e il secondo ciclo della produzione hebbeliana. Reduce dall’Italia, disperato del proprio avvenire, H. è trattenuto a Vienna, ove giunge per la via di Ancona e di Trieste il 4 novembre 1845, dall’entusiastica ammirazione dei giovani per il poeta di Maria Magdalene e dall’amore dell’attrice Christine Enghaus (1817-1910). H. stringe il nodo che promette di dare pieno appagamento a tutte le più profonde esigenze della sua natura d’uomo e d’artista: Elise è sacrificata. Più tardi, morto anche il secondo figlio di Elise, la pietà di Christine vincerà il rancore del poeta, che non sa perdonare all’amica di non aver accondisceso spontaneamente al sacrificio, e avviene una riconciliazione. Le lettere, di recente pubblicate, che Elise scrive da Amburgo a H. e a Christine, ci rivelano tutti i tesori di quel gran cuore di madre. Una falange di giovani ingegni si stringe ben presto intorno al H.: vi primeggiano i critici Siegmund Engländer ed Emil Kuh. Nella formazione di questi giovani il poeta vede quasi una missione religiosa. Vivendo nel cuore della grande monarchia nel momento in cui si preparano i rivolgimenti del ’48, il suo spirito s’apre ai problemi sociali e politici. Propugna un’oculata riforma delle istituzioni, ma d’altra parte difende come inviolabili i valori umani della famiglia, dello stato, della legge. Nell’anno della rivoluzione prende parte alla vita pubblica, ma, come liberale moderato, se ne ritrae, quando vede prevalere gli elementi radicali. E ritorna alla sua arte. Nell’autunno del ’48 H. attende al compimento dello Herodes und Mariamne. Superiore ai partiti, addita ai contemporanei qual’è la sua visione della vita storica, fermo nella sua convinzione che il problema sociale e politico è essenzialmente problema morale e religioso. Intanto il suo dramma viene a poco a poco conquistando la scena e ottiene in pari tempo il consenso dei maggiori critici, quali il Rötscher, il Vischer, il Hettner, il Gervinus. Il Bamberg e il Taillandier diffondono la sua fama anche all’estero, e ne giunge un’eco pure in Italia. L’ Uhland e il Mörike lodano le sue liriche; a Berlino il poeta s’incontra nel ’51 col Tieck, a Francoforte nel ’57 col Jordan e con lo Schopenhauer; il Grillparzer ne riconosce, benché riluttante, la diversa grandezza; è in corrispondenza col Dingelstedt, che gli apre il teatro di Weimar, con l’Üchtritz, col Groth, col Hettner, con Adolf Stern. Non più la solitudine, adunque, ma il commercio spirituale col mondo. Anche la sua poesia quindi assume un carattere corale, per cui si viene accostando a quella pur tanto diversa dello Schiller. Affievolitasi la vena lirica, H. si fa negli epigrammi maestro di saggezza, mentre nei saggi critici svolge i principî d’un’estetica che, poggiando sull’esperienza dell’opera creatrice, concilia l’idealismo col realismo. Anche le tragedie del secondo periodo idealmente si raggruppano in due grandi trilogie, costituite, la prima, dal Herodes und Mariammne (1850), dall’Agnes Bernauer (1855) e dal Gyges und sein Ring (1856), la seconda dai Nibelungen (1862) e dai due frammenti del Demetrius e del Christus. Campeggia nella prima ancora la donna, non più martire soltanto, ma vindice eroina, che conscia dei diritti della sua anima, arma la mano o lo spirito a difenderli; la seconda, fastigio dell’opera hebbeliana, ha per oggetto la decisiva battaglia fra i due opposti principî di vita, il principio individualistico germanico del diritto e della forza, e il principio altruistico dell’amore cristiano. Già nelle tragedie del primo gruppo la tela storica è ampia, e la luce dell’ethos si diffonde in ogni parte, ma non tutte le figure ne sono ugualmente permeate. In quelle del secondo gruppo il poeta seppe infondere, con maggior sommissione all’ideale realtà del divenire storico, in ogni frammento dell’opera, lo spirito unico e molteplice d’una civiltà e d’un’epoca. Ma fin dal primo dramma, mentre risuona il grido di Rachele che piange i suoi nati, palpita nei cieli la stella messaggera di redenzione. E la voce d’Agnese sacrificata alla ragion di stato si leva più alta della voce del giudice, a protestare la santità del suo amore. Così alla figura di Teodorico che reggerà il mondo nel nome del Dio crocifisso, risponde nel Demetrius il gruppo delle due madri che, orbate tutte e due del figlio, si stringono all’eroe, che da esse ha appreso la grandezza del soffrire, e nel frammento del Christus il grido del Pargolo divino che nella culla chiede alla madre di abbracciare la croce. Può ben dirsi che se Ibsen riprenderà nel suo dramma, con una visione più analitica che sintetica, con un più angosciato senso della nostra solitudine e dell’incombente mistero, gli sviluppi del dramma hebbeliano, il testamento più vero di Federico Hebbel sarà raccolto da Tolstoj e Dostoevskij. E prova di questa vitalità ideale dell’opera hebbeliana, è il coincidere della rinascita di H. col risorgere dei valori etico-religiosi al principio del nuovo secolo. Ediz.: E. Kuh (Amburgo 1865-67, voll. 12), rist. da H. Krumm, (Lipsia 1913-14, voll. 14). Ed. crit., R. M. Werner, Berlino 1901 segg. (voll. 24, di cui 12 voll. opere, 4 voll. diarî, 8 voll., epistolario); id., Säkularausgabe, ivi 1912-21 (voll. 16); P. Bornstein, Monaco 1911 segg. (in ordine cronologico, finora 6 voll.). – Opere scelte: Th. Poppe (Gold. Klassikerbibl., Berlino, 1923, voll. 6); K. Zeiss (Meyers Klassikerbibl., volumi 4); H. Wahl (Lipsia 1924, voll. 2); W. Liepe (Lipsia 1925, voll. 4); E. Gross (Berlino 1920-27, voll. 4); Der junge H., ed. P. Bornstein, Berlino 1925, voll. 2 – Diarî: H. Krumm e K. Quanzel, Lipsia 1926 (voll. 3). Epistolario: Fr. H.s Briefwechsel mit Freunden u. berühmten Zei tgenossen, ed. F. Bamberg, Berlino 1890-92 (voll. 2); Aus Fr. H.s Korrespondenz, ed. Fr. Hirth, Monaco e Lipsia 1913; Elise Lensing, Briefe an Fr. und Christine H., Berlino 1928. – Testimonianze e documenti: P. Bornstein, F. H.s Persönlichkeit, Berlino 1924 (voll. 2); Hebbel-Dokumente, a cura di R. Kardel, Heide 1931; H.-Kalender für des Jahr 1905, a cura di R. M. Werner e W. Bloch, Berlino 1904. Versioni italiane: Giuditta, M. Loewy e S. Slataper, Firenze 1911; Maria Maddalena, F. Pasini e G. Tevini, Lanciano 1912; E. Costantini, col comm. di A. Farinelli, Milano 1914; E. Molinari (testo ted. con introduz. e note), Milano 1930; Agnese Bernauer, G. Necco, Torino 1924; Gige e il suo anello, A. Belli, Milano 1916; I Nibelungi, I (Siffredo dalla pelle di corno), E. Teza, Padova 1903; E. Donadoni, Milano 1916; Diari, S. Slataper, Lanciano 1912. Bibl.: H. Wütschke, Hebbels Bibliographie (Veröffentlichungen der deutschen bibliograpischen Gesellschaft, VI), Berlino 1910; Th. Bieder, in Deutsches Volkstum, 1926, pp. 357-65; L. Brun, in Revue germanique, XVII, pp. 15-32, 432-43. E. Kuh, Biographie Fr. H.s., voll. 2, 3a ed., Vienna 1912; R. M. Werner, H. Ein Lebensbild, Berlino 1913; A. Janssen, Die Frauen rings um Hebbel, in Hebbel-Forschungen, VIII, Berlino 1919; A. Bartels, H.s Herkunft u. andere H.-Fragen, ivi 1921; H. Nagel, Fr. H.s Ahnen, ivi 1923; W. Rutz, Fr. H. und Elise Lensing, Mnaco 1922; S. Friedmann, Il dramma tedesco del nostro secolo, II, Milano 1893; A. Schennert, Der Pantragismus als System der Weltanschauung und Ästhetik Fr. H.s, Lipsia 1903; 2a ediz., 1930; P. Bornstein, Fr. H.s Herodes und Marianne, Amburgo e Lipsia 1903; 2a ediz., 1930; P. Bornstein, Fr. H.s Herodes und Mariamne, Amburgo e Lipsia 1904; E. Meinck, H.s und Wagners Nibelungentrilogien, in Breslauer Beiträge zur Literatur, J. V, Lipsia 1905; Frenkel, Fr. H.s Verhältnis zur Religion, in H.-Forschungen, II, Berlino 1907; P. Zincke, Die Entsehungsgeschichte von H.s Maria Magdalene, in Prager Studien, XVI, Praga 1910; R. Meszleny, Fr. H.s Genoveva, in H.-Forschungen, IV, Berlino 1910; A. Malte-Wagner, Das Drama Fr. H.s, Amburgo e Lipsia 1911; A. Tibal, H., sa vie et ses œuvres de 1813-45, Parigi 1911; A. Malte-Wagner, Goethe, Kleist, H. und das religiöse Problem ihrer dram. Dichtung, Lipsia 1911; E. Lahnstein, H.s Jugenddramen u. ihre Probleme, Berlino 1911; A. Farinelli, H. e i suoi drammi, Bari 1912 (con bibl.); P. Sickel, H.s Welt- und Lebensanschauung, Amburgo 1912; E. Dosenheimer, F. H.s Auffassung vom Staate u. sein Trauerspiel Agnes Bernauer, Lipsia 1912; A. Gubelmann, Studies in the lyric poems of Fr. H., New Haven 1912; Fr. Bruns, F. H. und O. Ludwig, in H.-Forschungen, V, Berlino 1913; L. Brun, H., sa personnalité et son oeuvre lyrique, Parigi 1914 (trad. ted., ampliata, Lipsia 1922); R. Ebhardt, H. als Novellist, Berlino 1916; H. Sädler, H.s Moloch, Ein Kultur- und Religionsdrama, Berlino 1916; O. Walsel, Fr. H. und seine Dramen, 2a ed., Lipsia 1919; J. M. Campbell, The life and the Works of Fr. H., Boston 1920; G. Gabetti, H. e Wagner nell’evoluzione del dramma tedesco del sec. XIX, in Nuova Antologia, 16 agosto 1920; S. Slataper, Scritti letterari e critici, Roma 1920; G. A. Borgese, La vita e il libro, 3a serie, Milano 1921; M. Sommerfeld, H. und Goethe, Bonn 1923; A. Morhenn, Fr. H.s Sonette, in H.-Forschungen, XI, 1923; J. Bab, Das Wort Fr. H.s, Monaco 1925; K. Strecker, Fr. H., Amburgo 1925; W. Michalitschke, Fr. Hs. Gyges und sein Ring, in Prager Studien, XXXIII, Praga 1925; F. Weichenmayr, Dramatische Handlung und Aufbau, in Fr. H.s Herodes und Marianne, Halle 1928; E. Diebold, Fr. H. und die zeitgenössische Beurteilung seines Schaffens, in H.-Forschungen, XVII, Berlino 1928; L. Blaustein, Das Gotteserlebnis in H.s Dramen, Berlino 1929; E. E. Schmid, H. und Kleist, in H.-Forschungen, XXI, Berlino 1930; H. Meyer-Benfey, H.s A. Nernauer, Weimar 1931; Hebbel-Dokumente. Unveröffentliches aus dem Nachlass, herausgegeben von R. Kardel, Heide (Westholstein) 1931; Edna Purdie, F. H. A study of his life and work, Oxford-Londra 1932.”,”GRAD-069″
“GRAMSCI Antonio”,”Contro il populismo.”,”””Madison Grant (scienziato e scrittore di grande fama), presidente della Società biologica di New York ha scritto un libro ‘Una grande stirpe in pericolo’ in cui «denuncia» il pericolo di un’invasione «fisica e morale» dell’America da parte degli Europei, ma restringe questo pericolo nell’invasione dei «mediterranei», cioè dei popoli che abitano nei paesi mediterranei. Il Madison Grant sostiene che, fin dai tempi di Atene e di Roma, l’aristocrazia greca e romana era composta di uomini venuti dal Nord e soltanto le classi plebee erano composte di mediterranei. Il progresso morale e intellettuale dell’umanità fu dunque dovuto ai «nordici». Per il Grant i mediterranei sono una razza inferiore e la loro immigrazione è un pericolo, essa è peggiore di una conquista armata e va trasformando New York e gran parte degli Stati Uniti in una «cloaca gentium». Questo modo di pensare non è individuale: rispecchia una notevole e predominante corrente di opinione pubblica degli Stati Uniti, la quale pensa che l’influsso esercitato dal nuovo ambiente sulle masse degli emigranti è sempre meno importante dell’influsso che le masse degli emigranti esercitano sul nuovo ambiente e che il carattere essenziale della «miscela delle razze» è nelle prime generazioni un difetto di armonia (unità) fisica e morale nei popoli e nelle generazioni seguenti un lento ma fatale ritorno al tipo dei vari progenitori. Su questa quistione delle «razze» e delle «stirpi» e della loro boria alcuni popoli europei sono serviti secondo la misura della loro stessa pretesa. Se fosse vero che esistono razze biologicamente superiori, il ragionamento del Madison Grant sarebbe abbastanza verosimile. Storicamente, data la separazione di classe-casta, quanti romani-ariani sono sopravvissuti alle guerre e alle invasioni? Ricordare la lettera di Sorel al Michels, «Nuovi Studi di Diritto, Economia e Politica», settembre-ottobre 1929: «Ho ricevuto il vostro articolo su la “”sfera storica di Roma», le cui tesi sono quasi tutte contrarie a ciò che lunghi studi m’hanno mostrato essere la verità più probabile. Non c’è paese meno romano dell’Italia; l’Italia è stata conquistata dai Romani perché essa era tanto anarchica quanto i paesi berberi; essa è rimasta anarchica per tutto il Medio Evo, e la sua propria civiltà è morta quando gli Spagnoli le imposero il loro regime amministrativo; i Piemontesi hanno compiuto l’opera nefasta degli Spagnoli. Il solo paese di lingua latina che possa rivendicare l’eredità romana è la Francia, dove la monarchia si è sforzata di mantenere il potere imperiale. Quanto alla facoltà di assimilazione dei Romani, si tratta di uno scherzo. I Romani hanno distrutto la nazionalità sopprimendo le aristocrazie». Tutte queste quistioni sono assurde se si vuole fare di esse elementi di una scienza e di una sociologia politica”” (pag 99-101) [A. Gramsci, ‘America e Europa’, Quaderno 2 (XXIV) § 45]”,”GRAD-070″
“GRAMSCI Antonio; a cura di Giansiro FERRATA e Niccolò GALLO”,”2000 pagine di Gramsci. Volume I. Nel tempo della lotta 1914 – 1926.”,”‘(…) I giornali sostituiscono i partiti. Onde la mancanza di continuità della vita politica italiana, la confusione, l’arroganza petulante di certe manifestazioni e la servilità che necessariamente le conclude. Nella vita sociale borghese nessuno è responsabile delle sue azioni e delle sue affermazioni: non esiste nessuna sanzione per i leggeri, per gli avventurieri, per i falsari, per i voltagabbana. Con una borghesia siffatta, essenzialmente demagogica, superficialmente scettica (e cioè intimamente conscia della propria incapacità ed impotenza) è naturale che gli uomini di governo diventino dei despoti, che seguano la loro via rifiutandosi di dare spiegazioni dei loro atti. Non esistono partiti organici, disciplinati intorno a un programma vivo perché rispondente a interessi diffusi morali ed economici; l’opposizione al governo si manifesta come una rivolta; scoppia improvvisa, è piena di tranelli e di sottintesi, di minacce o di promesse; si acquieta d’un tratto. Cosa succede? Il lavoro continua nei salotti, negli uffici delle banche o delle aziende industriali, nelle sagrestie o nei corridoi parlamentari. E se l’opposizione-rivolta non è riuscita nei suoi intenti, riprende la polemica nei giornali (…). La democrazia borghese è condannata, per la sua assenza di scrupoli, per la sua riluttanza ad accogliere e rispettare una disciplina politica di partito, per il suo amore della vacua originalità e delle «novità» più viete, a non avere vita politica degna, ma a consumarsi nelle lotte faziose e rimanere sempre vittima, gabbata e schernita, dagli avventurieri’ [A. Gramsci, La democrazia italiana, 7 settembre 1918, ‘Il Grido del Popolo’]”,”GRAD-010-FF”
“GRAMSCI Antonio; a cura di Giansiro FERRATA e Niccolò GALLO”,”2000 pagine di Gramsci. Volume II. Lettere edite ed inedite 1912 – 1937.”,”Lettera dal carcere di Turi al fratello Carlo, 25 agosto 1930. I libri di Trotsky. “”Per ciò che riguarda le domande da fare per il libri di Trotzki, forse è meglio davvero che faccia tu la pratica: 1° dei libri di Trotzki scritti dopo la sua espulsione dalla Russia, cioè la sua autobiografia tradotta anche in italiano e stampata dalla casa editrice Mondadori, e di questi altri due: ‘La Révolution défigurée’ e ‘Vers le capitalisme ou vers le socialisme’ (questi due li possiedo già ma ci vuole un’autorizzazione perché mi siano consegnati); 2° il libro del Fülöp Miller, ‘Il volto del bolscevismo’, tradotto in italiano con prefazione di Curzio Malaparte, attuale direttore della “”Stampa”” di Torino e noto fascista della prima ora; 3° questi libri che possiedo già e che per ragioni da me insindacabili non mi saranno concessi senza autorizzazione: 1° Mino Maccari, ‘Il trastullo di Strapaese’ (è un canzoniere fascista: il Maccari era il capo dei fascisti di Colle Valdelsa ed ora è redattore capo della “”Stampa””); 2° Giuseppe Prezzolini, ‘Mi pare’ (è una raccolta di articoli sulla moda, sulle librerie, ecc.): il libro è stato stampato a Firenze da Arturo Marpicati, attuale segretario e cancelliere dell’Accademia d’Italia; il Prezzolini è il direttore della Sezione italiana dell’Istituto di Cooperazione intellettuale e suo superiore immediato è proprio l’on. Rocco, ministro della Giustizia; 3° Maurice Muret, ‘Le crépuscule des nations blanches’ (il Muret è uno scrittore svizzero molto amico dell’Italia: compila molte rubriche di letteratura italiana in giornali e riviste francesi e svizzere: il libro tratta della questione coloniale); 4° Petronio Arbitrio (è uno dei capolavori della letteratura latina: ho fatto un corso di due anni di università su questo libro e lo ricordo a memoria in gran parte ancora: contiene delle oscenità come tutti i libri latini e greci, ma io non faccio collezione di libri osceni); 5° Krassnoff, ‘Dall’aquila imperiale alla bandiera rossa’ (è un romanzo dell’ex-generale dei cosacchi Krassnoff, ora emigrato zarista a Berlino; è stampato dall’editore Salani coi romanzi di Carolina Invernizio); 6° Heinrich Mann, ‘Le sujet’ (è un romanzo tedesco del tempo di Guglielmo II); 7° Jack London, ‘Le memorie di un bevitore’ (non lo conosco ma dev’essere un romanzo di avventure di marinai e di minatori dell’Alaska); 8° Oscar Wilde, ‘Il fantasma di Canterville’ ecc. (sono tre novelle umoristiche contro lo spiritismo e le storie inglesi sui fantasmi). Scrivimi ciò che farai. Abbraccia tutti a casa. Cordialmente. Antonio”” (pag 221-222) [Lettera al fratello Carlo, dalla Casa Peneale di Turi, 25 agosto 1930]”,”GRAD-011-FF”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Antonio A. SANTUCCI”,”Le opere. La prima antologia di tutti gli scritti.”,”‘Ecco le risposte alle domande sul movimento futurista italiano che lei mi ha rivolto (1). Dopo la guerra, il movimento futurista in Italia ha perduto interamente i suoi tratti caratteristici. Marinetti si dedica molto poco al movimento. Si è sposato e preferisce dedicare le sue energie alla moglie. Al movimento futurista partecipano attualmente monarchici, comunisti, repubblicani e fascisti. A Milano poco tempo fa è stato fondato un settimanale politico, ‘Il principe’, che rappresenta o cerca di rappresentare le stesse teorie che Machiavelli predicava per l’Italia del Cinquecento, cioè la lotta tra i partiti locali che conducono la nazione verso il caos, dovrebbe essere accantonata per opera di un monarca assoluto, un nuovo Cesare Borgia, che si ponga alla testa di tutti i partiti che si combattono. Il foglio è diretto da due futuristi: Bruno Corra ed Enrico Settimelli. Benché Marinetti, nel 1920, durante una manifestazione patriottica a Roma sia stato arrestato per un energico discorso contro il re, ora collabora a questo settimanale. I più importanti esponenti del futurismo d’anteguerra sono diventati fascisti, a eccezione di Giovanni Papini, che è divenuto cattolico e ha scritto una ‘Storia di Cristo’. Durante la guerra i futuristi sono stati i più tenaci fautori della «guerra sino in fondo» e dell’imperialismo. Solo un futurista: Aldo Palazzeschi, era contro la guerra. Egli ha rotto con il movimento, e, benché fosse uno degli scrittori più interessanti, finì col tacere come letterato. Marinetti, che sempre aveva elogiato in lungo e in largo la guerra, ha pubblicato un manifesto in cui dimostrava che la guerra era il solo mezzo igienico per il mondo. Ha preso parte alla guerra come capitano di un battaglione di carri armati e il suo ultimo libro, ‘L’alcova di acciaio’, costituisce un inno entusiasta ai carri armati in guerra. Marinetti ha composto un opuscolo ‘Oltre il comunismo’, in cui sviluppa le sue dottrine politiche, se si possono in genere definire come dottrine le fantasie di quest’uomo, che a volte è spiritoso e sempre è notevole. Prima della mia partenza dall’Italia la sezione di Torino del ‘Proletkult’ aveva chiesto a Marinetti, in occasione dell’apertura di una mostra di quadri di lavoratori membri dell’organizzazione, di illustrarne il significato. Marinetti ha accettato volentieri l’invito, ha visitato la mostra insieme con i lavoratori e ha espresso quindi la sua soddisfazione per essersi convinto che i lavoratori avevano per le questioni del futurismo molto più sensibilità che non i borghesi. Prima della guerra i futuristi erano molto popolari tra i lavoratori. La rivista ‘Lacerba’, che aveva una tiratura di ventimila esemplari, era diffusa per i quattro quinti tra i lavoratori. Durante le molte manifestazioni dell’arte futurista nei teatri delle grandi città italiane capitò che i lavoratori difendessero i futuristi contro i giovani semi-aristocratici o borghesi, che si picchiavano con i futuristi. Il gruppo futurista di Marinetti non esiste più. (…) Si può dire che dopo la conclusione della pace il movimento futurista ha perduto interamente il suo carattere e si è dissolto in correnti diverse, che si sono formate in conseguenza della guerra. I giovani intellettuali erano in genere assai reazionari. I lavoratori, che vedevano nel futurismo gli elementi di una lotta contro la vecchia cultura accademica italiana, ossificata, estranea al popolo, devono oggi lottare le armi alla mano per la loro libertà e hanno scarso interesse per le vecchie dispute. Nelle grandi città industriali il programma del ‘Proletkult’, che tende al risveglio dello spirito creativo dei lavoratori nella letteratura e nell’arte, assorbe l’energia di coloro che hanno ancora tempo e voglia di occuparsi di simili questioni’ (pag 138-139)] [(1) Con questa lettera datata 8 settembre 1922, Gramsci, all’epoca a Mosca, risponde ad alcuni quesiti di Trockij che stava preparando un volume sul rapporto fra letteratura e rivoluzione. Il testo venne poi inserito in appendice al quarto capitolo dell’opera, ‘Il futurismo’, con la seguente nota dell’autore: «Pubblichiamo in questo volume una lettera molto interessante e ricca, in cui il compagno Gramsci descrive le sorti del futurismo italiano» (cfr. L. Trockij, ‘Letteratura e rivoluzione’, a cra di V. Strada, Einaudi, Torino, 1973, p. 113). La traduzione italiana che qui si presenta è ripresa da A. Gramsci, ‘Scritti politici’, a cura di P. Spriano, Editori Riuniti, Roma, 1967, pp. 529-531] [ISC Newsletter N° 91] ISCNS91TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”GRAD-071&#8243;
“GRAMSCI Antonio, a cura di Giuseppe RAVEGNANI”,”L’albero del riccio.”,”Questo libro contiene storie delicate e avventurose insieme che parlano di briganti e di animali, di ricci, di volpi, di cavalli, di passeri, di struzzi e di pappagalli. L’autore, Antonio Gramsci, le scrisse per i propri figli mentre si trovava in carcere dove era stato rinchiuso dal regime fascista: non si voleva – fu detto – che una mente tanto fervida come quella di Gramsci potesse comunicare al popolo i propri pensieri. Sono storie narrate non direttamente, ma lettere, inviate ai figli o alla moglie o alla cognata. Sono in pratica affascinanti racconti che narrano episodi di vita, molti veri, adatti ai ragazzi e ai giovani lettori. (Qlibri)”,”GRAD-072″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. III.”,”Correnti nel partito La questione delle tendenze. “”Esistono nel nostro Partito altre tendenze? Qual è il loro carattere e quale pericolo possono rappresentare? Se esaminiamo da questo punto di vista la situazione interna del nostro Partito, dobbiamo riconoscere che esso non solo non ha raggiunto il grado di maturità politica rivoluzionaria che riassumiamo nella parola “”boscevizzazione””, ma che non ha raggiunto neanche la completa unificazione delle varie parti che confluirono nella sua composizione. A ciò ha contribuito l’assenza di ogni largo dibattito che purtrppo ha caratterizzato il Partto fin dalla sua fondazione”” (pag 151) [da ‘La situazione interna del nostro Partito ed i compiti del prossimo congresso’, L’Unità, 3 luglio 1925) (pag 151)”,”GRAD-010-FV”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. 1.”,”La politica del «se» “”La politica del «se» è una prova dell’incapacità a comprendere la storia e pertanto anche una prova dell’incapacità a fare la storia”” (pag 145) (contiene ‘Il giacobinismo politico’)”,”GRAD-011-FV”
“GRAMSCI Antonio”,”Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce.”,”Rapporto Marx Hegel “”Marx e Hegel. Nello studio dello hegelismo di Marx occorre ricordare (dato specialmente il carattere eminentemente pratico-critico del Marx) che Marx partecipò alla vita universitaria tedesca poco dopo la morte di Hegel, quando doveva essere vivissimo il ricordo dell’insegnamento «orale» di Hegel e delle discussioni appassionate, con riferimento alla storia concreta, che tale insegnamento certamente suscitò, nelle quali, cioè, la concretezza storica del pensiero di Hegel doveva risultare molto più evidente di quanto risulti dagli scritti sistematici. Alcune affermazioni di Marx mi pare siano da ritenere specialmente legate a questa vivacità «conversativa»; per esempio l’affermazione che Hegel «fa camminare gli uomini con la testa in giù». Hegel si serve veramente di questa immagine parlando della Rivoluzione francese; egli scrive che in un certo momento della Rivoluzione francese (quando fu organizzata la nuova struttura statale, mi pare) «pareva» che il mondo camminasse sulla testa o qualcosa di simile. Mi pare che il Croce si domandi di dove il Marx abbia preso questa immagine: essa è certamente in un libro di Hegel (forse la ‘Filosofia del Diritto’ non ricordo), ma essa veramente sembra scaturita da una conversazione tanto è fresca, spontanea, poco «libresca» (1)”” (pag 84) [Antonio Gramsci, ‘Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce’, Editori Riuniti, Roma, 1975] [(1) Antonio Labriola nello scritto ‘Da un secolo all’altro: «Gli è proprio quel codino di Hegel che disse come quegli uomini (della Convenzione) avessero pei primi, dopo Anassagora, tentato di capovolgere la nozione del mondo, poggiando questo su la ragione» (cfr. A. Labriola, ‘Da un secolo all’altro’, ed. Dal Pane, p. 45] Gramsci, in ‘Note sparse’, in ‘Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce’, (Ed. Riun. 1975). “”Atteggiamento di Croce nel periodo fascista. Per comprendere l’atteggiamento del Croce nel secondo dopoguerra è utile ricordare la risposta inviata da Mario Missiroli a una inchiesta promossa dalla rivista il “”Saggiatore”” e pubblicata nel 1932. Il Missiroli ha scritto (1): «Non vedo ancora nulla di bene delineato, ma solo degli stati d’animo, delle tendenze soprattutto morali. Difficile prevedere quale potrà essere l’orientamento della cultura; ma non esito a formulare l’ipotesi che si vada verso un positivismo assoluto, che rimetta in onore la scienza e il razionalismo nel senso antico della parola. La ricerca sperimentale potrà essere il vanto di questa nuova generazione, che ignora e vuole ignorare i verbalismi delle recentissime filosofie. Non mi pare temerario prevedere una ripresa dell’anticlericalismo, che, personalmente, sono lungi dall’augurare». Cosa potrà significare «positivismo assoluto»? La «previsione» del Missiroli coincide con l’affermazione fatta varie volte in queste note che tutta l’attività teorica più recente del Croce si spiega con la previsione di una ripresa in grande stile e con caratteri tendenzialmente egemonici della filosofia della prassi, che può riconciliare la cultura popolare e la scienza sperimentale in una visione del mondo che non sia il grossolano positivismo né l’alambiccato attualismo né il libresco neotomismo””. “”Scienza della politica. Cosa significa l’accusa di «materialismo» che spesso il Croce fa a determinate tendenze politiche? Si tratta di un giudizio di ordine teorico, scientifico, o di una manifestazione di polemica politica in atto? Materialismo, in queste polemiche pare significhi «forza materiale», «coercizione», «fatto economico», ecc. Ma forse che la «forza materiale», la «coercizione», il «fatto economico» sono «materialistici»? Cosa significherebbe «materialismo» in questo caso? (2)”” (pag 305-306) [(1) Cfr. “”Critica fascista””, del 15 maggio 1932; (2) Cfr. Etica e Politica, p: 341: “”Vi sono tempi nei quali, ecc.””] (pag 305-306)”,”GRAD-073″
“GRAMSCI Antonio”,”Passato e presente.”,”Spontaneità e direzione consapevole. “”Esiste (…) una «molteplicità» di elementi di «direzione consapevole» in questi movimenti, ma nessuno di essi è predominante, o sorpassa il livello della «scienza popolare» di un determinato strato sociale, del «senso comune» ossia della concezione del mondo tradizionale di quel determinato strato. È appunto questo l’elemento che il De Man, empiricamente, contrappone al marxismo (…). Tuttavia il De Man ha un merito incidentale: dimostra la necessità di studiare ed elaborare gli elementi della psicologia popolare, storicamente e non sociologicamente, attivamente (cioè per trasformarli, educandoli, in una mentalità moderna) e non descrittivamente come egli fa; ma questa necessità era per lo mono implicita (forse anche esplicitamente dichiarata) nella dottrina di Ilic (Lenin, ndr), cose che il De Man ignora completamente. Che in ogni movimento «spontaneo» ci sia un elemento primitivo di direzione consapevole, di disciplina, è dimostrato indirettamente dal fatto che esistono delle correnti e dei gruppi che sostengono la spontaneità come metodo. A questo proposito occorre fare una distinzione tra elementi puramente «ideologici», ed elementi d’azione pratica, tra studiosi che sostengono la spontaneità come «metodo» immanente e obiettivo del divenire storico e politicanti che la sostengono come metodo «politico». Nei primi si tratta di una concezione errata, nei secondi si tratta di una contraddizione immediata e meschina che lascia vedere l’origine pratica evidente, cioè la volontà immediata di sostituire una determinata direzione a un’altra. Anche negli studiosi l’errore ha un’origine pratica, ma non immediata come nei secondi. L’apoliticismo dei sindacalisti francesi dell’anteguerra conteneva ambedue questi elementi: era un errore teorico e una contraddizione (c’era l’elemento «soreliano» e l’elemento della concorrenza tra la tendenza politica anarchico-sindacalista e la corrente socialista). Esso era ancora la conseguenza dei terribili fatti parigini del ’71: la continuazione, con metodi nuovi e con una brillante teoria, della passività trentennale (1870-1900) degli operai francesi. La lotta puramente «economica» non era fatta per dispiacere alla classe dominante, tutt’altro. Così dicasi del movimento catalano, che se «dispiaceva» alla classe dominante spagnola, era solo per il fatto che obiettivamente rafforzava il separatismo repubblicano catalano, dando luogo a un vero e proprio blocco industriale repubblicano contro i latifondisti, la piccola borghesia e l’esercito monarchici. Il movimento torinese (1) fu accusato contemporaneamente di essere «spontaneista» e «volontarista» o bergsoniano (!). L’accusa contraddittoria, analizzata, mostra la fecondità e la giustezza della direzione impressagli”” (pag 85-86) [Antonio Gramsci, ‘Passato e presente’, Editori Riuniti, Roma, 1974] [(1) Il movimento dell’«Ordine Nuovo», ndr]”,”GRAD-001-FER”
“GRAMSCI Antonio jr”,”La storia di una famiglia rivoluzionaria. Antonio Gramsci e gli Schucht tra la Russia e l’Italia.”,”Antonio Gramsci, jr. Nato a Mosca nel 1965 da Giuliano e Zinaida Brykova. Laureato in biologia, ha insegnato Morfologia sistematica e ecologia delle piante presso l’Università pedagogica di Mosca. (Profilo biografico dell’autore v. risvolto di quarta copertina) Tatiana costude delle carte di Gramsci dopo la sua morte. Scontro con il Pci e con Sraffa (pag 113-115)”,”GRAS-175″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Elsa FUBINI”,”La costruzione del partito comunista, 1923-1926.”,”Volume intonso I capi e le masse (pag 259) “”«Noi non concepiamo il partito come una caserma; neghiamo che vi possano essere esecutivi che giudicano e mandano senza tener conto dell’opinione degli organizzati» (1). Così risponde l'””Avanti!”” alla nostra affermazione che compito di un partito rivoluzionario è di essere l’avanguardia cosciente della classe operaia e non semplicemente un notaio che si limitaa d analizzare ed a registrare le oscillazioni delle masse. (…)”” (pag 259) [A.G., ‘L’Unità’, 25 luglio 1925] (articolo non firmato) (1) Cfr, ‘Con la massa, contro le sette’ in ‘Avanti!’, 10 luglio”,”GRAD-001-FAP”
“GRAMSCI Antonio; a cura di Felice PLATONE”,”Americanismo e fordismo.”,”””Perché il fordismo ha preso un così formidabile sviluppo in America e non in Europa dove il capitalismo aveva avuto origine? Che cosa ha favorito il più vasto e potente sviluppo dell’industria americana in confronto a quella europea? Quali condizioni sono occorse perché questo sviluppo fosse possibile? E che cosa si oppone in Europa a uno sviluppo analogo? Quali conseguenze ha il fordismo per la classe operaia, per le sue condizioni di vita, per il suo avvenire? E quali conseguenze per lo sviluppo progressivo e per l’avvenire della società, per le possibilità di una trasformazione socialista della società stessa? E, frattanto, fino a che punto è possibile sostituire all’attuale ceto plutocratico un nuovo meccanismo di accumulazione e distribuzione del capitale finanziario fondato immediatamente sulla produzione industriale? Ecco le domande alle quali Gramsci vuol trovare una risposta, studiando alcuni aspetti dell’americanismo e del fordismo. Alcune di queste domande se le era già poste Lenin fin dalla fine del secolo scorso, paragonando le condizioni in cui si era sviluppata l’agricoltura in America e in Prussia e in cui il capitalismo si era sviluppato nell’agricoltura dei due paesi, paragonando cioè la «via prussiana» e la «via americana» di sviluppo dell’agricoltura. «La prima – scrive Lenin – è caratterizzata dal fatto che i rapporti medioevali del possesso fondiario, anziché essere liquidati di colpo, si adattano lentamente al capitalismo, il quale conserva perciò lungamente caratteri semi-feudali…». In America, invece, «si è posta come base dell’agricoltura capitalistica, non la vecchia agricoltura fondata sulla schiavitù (la guerra civile ha distrutto l’economia schiavistica), ma la libera agricoltura, del libero ‘farmer’ sulla terra libera, libera da ogni intralcio medioevale, dal servaggio e dal feudalesimo da un lato e dall’altro, libera dal vincolo della proprietà fondiaria privata» poiché, in America, «la proprietà fondiaria privata dei nostri giorni si è sviluppata unicamente in una nuova base completamente capitalistica». Tale è il segreto dell’impetuoso sviluppo del capitalismo americano: un’economia libera dalla pesante eredità e dai residui feudali, contrariamente a ciò che avviene, non soltanto in Prussia, ma in tutta Europa e segnatamente in Italia dove i contadini affamati continuano a cadere sotto i colpi delle forze armate dello Stato che montano la guardia alla proprietà feudale dei latifondisti e dove, ancora ieri, persino Mussolini doveva richiamare al senso del pudore un senatore rappresentante dei fondiari, che non si faceva alcuno scrupolo di ostentare pubblicamente le proprie aspirazioni incredibilmente reazionarie. Gramsci ritorna frequentemente, nelle sue note, su questa diversità dello sviluppo del capitalismo in America e in Europa, anzi in Italia”” (pag 11-12) [Felice Platone, Introduzione’ (in) Antonio Gramsci, ‘Americanismo e fordismo’, Universale Economica, Milano, 1949]”,”GRAD-001-FMDP”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Elsa FUBINI”,”Sul risorgimento.”,”Direzione politica politica della guerra del 1848-1849. “”Nell’esame della direzione politica e militare impressa al moto nazionale prima e dopo il ’48 occorre fare alcune preventive osservazioni di metodo e di nomenclatura. Per direzione militare non deve intendersi solo la direzione militare in senso stretto, tecnico, cioè con riferimento alla strategia e alla tattica dell’esercito piemontese, o delle truppe garibaldine o delle varie milizie improvvisate nelle insurrezioni locali (Cinque giornate di Milano, difesa di Venezia, difesa della Repubblica romana, insurrezione di Palermo nel ’48, ecc., ecc.); deve intendersi invece in senso molto più largo e più aderente alla direzione politica vera e propria”” (pag 87-90)”,”GRAD-002-FMB”
“GRAMSCI Antonio”,”Passato e Presente.”,”””Si presenta una questione teorica fondamentale a questo proposito: la teoria moderna può essere in opposizione con i sentimenti «spontanei» delle masse? («Spontanei» nel senso che non sono dovuti a un’attività educatrice sistematica da parte di un gruppo dirigente già consapevole, ma formatisi attraverso l’esperienza quotidiana illuminata dal «senso comune», cioè dalla concezione tradizionale popolare del mondo, quello che molto pedestremente si chiama «istinto» e non è anch’esso che un’acquisizione storica primitiva ed elementare). Non può essere in opposizione: tra di essi c’è differenza «quantitativa», di grado, non di qualità: deve essere possibile una «riduzione», per così dire reciproca, un passaggio dagli uni all’altra e viceversa. (Ricordare che Emanuele Kant ci teneva a che le sue teorie filosofiche fossero d’accordo col senso comune; la stessa posizione si verifica nel Croce: ricordare l’affermazione di Marx nella ‘Sacra Famiglia’ che le formule della politica francese della Rivoluzione si riducono ai principi della filosofia classica tedesca). Trascurare o peggio disprezzare i movimenti così detti «spontanei», cioè rinunziare a dar loro una direzione consapevole, ad elevarli a un piano superiore inserendoli nella politica, può avere spesso conseguenze molto serie e gravi. Avviene quasi sempre che a un movimento «spontaneo» delle classi subalterne si accompagna un movimento reazionario della destra della classe dominante, per motivi concomitanti: una crisi economica, per esempio, determina malcontento nella classi subalterne e movimenti spontanei di massa da una parte, e, dall’altra, determina complotti di gruppi reazionari, che approfittano dell’indebolimento obiettivo del governo per tentare dei colpi di Stato”” (pag 57-58) [Antonio Gramsci, ‘Passato e Presente’, Einaudi, Torino, 1952] “”Passaggio dalla guerra manovrata (e dall’attacco frontale) alla guerra di posizione anche nel campo politico. Questa mi pare la questione di teoria politica più importante, posta dal periodo del dopoguerra e più difficile a essere risolta giustamente. Essa è legata alle questioni sollevate dal Bronstenin (Trotsky), che, in un modo o nell’altro, può ritenersi il teorico politico dell’attacco frontale in un periodo in cui esso è solo cause di disfatte. Solo indirettamente (mediatamente) questo passaggio nella scienza politica è legato a quello avvenuto nel campo militare, sebbene certamente un legame esista ed essenziale. La guerra di posizione domanda enormi sacrifici a masse sterminate della popolazione; perciò è necessaria una concentrazione inaudita dell’egemonia e quindi una forma di governo più «intervenzionista», che più apertamente prenda l’offensiva contro gli oppositori e organizzi permanentemente l’«impossibilità» di disgregazione interna (…). «Una resistenza che si prolunga troppo in una piazza assediata è demoralizzante di per se stessa. Essa implica sofferenze, fatiche, privazioni di riposo, malattie e la presenza continua non già del pericolo acuto che tempra, ma del pericolo cronico che abbatte» (Carlo Marx, ‘Questione orientale’, articolo del 14 settembre 1855)”” (pag 71-72) [Antonio Gramsci, ‘Passato e Presente’, Einaudi, Torino, 1952]”,”GRAD-002-FMDP”
“GRAMSCI Antonio”,”Il Risorgimento.”,”””La Costituzione spagnola del 1812. Perché fu tanto popolare? Bisognerebbe confrontarla con le costituzioni elargite nel 1848. La ragione della popolarità della Costituzione spagnola non pare debba ricercarsi nella sua forma ultraliberale, o nella pigrizia intellettuale dei rivoluzionari liberali italiani o in altre questioni secondarie, ma nel fatto essenziale che la situazione spagnola era «esemplare» per l’Europa assolutista e i liberali spagnoli seppero trovare la soluzione giuridico-costituzionale più appropriata e più generalizzata di problemi che non erano solo spagnoli, ma italiani, specialmente del Mezzogiorno. Perché i primi liberali italiani (nel ’21 e dopo) scelsero la Costituzione spagnola come loro rivendicazione? Si trattò solamente di un fenomeno di mimetismo e quindi di primitività politica? O di un fenomeno di pigrizia mentale? Senza trascurare completamente l’influenza di questi elementi, espressione della immaturità politica e intellettuale e quindi dell’astrattismo dei ceti dirigenti della borghesia italiana, occorre non cadere nel giudizio superficiale che tutte le istituzioni italiane siano importate dall’estero meccanicamente e sovrapposte a un contenuto nazionale refrattario. Intanto occorre distinguere tra loro Italia meridionale e il resto d’Italia: la rivendicazione della Carta spagnola nasce nell’Italia meridionale ed è ripresa in altre parti d’Italia per la funzione che ebbero i profughi napoletani nel resto d’Italia dopo la caduta della Repubblica partenopea. Ora, le necessità politico-sociali dell’Italia meridionale erano davvero molto diverse da quelle della Spagna? L’acuta analisi fatta dal Marx della Carta spagnola (confrontare lo scritto sul generale Espartero nelle opere politiche) e la dimostrazione chiara dell’essere quella Carta l’espressione esatta di necessità storiche della società spagnola e non un’applicazione meccanica dei principi della Rivoluzione francese, inducono a credere che la rivendicazione napoletana fosse più «storicistica» di quanto paia. Bisognerebbe riprendere quindi l’analisi di Marx, confrontare con la Costituzione siciliana del ’12 e con i bisogni meridionali: il confronto potrebbe continuare con lo Statuto albertino”” (pag 131-132) [Antonio Gramsci, ‘Il Risorgimento’, Giulio Einaudi, Torino, 1952]”,”GRAD-003-FMDP”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Robert PARIS”,”Ecrits politiques. II. 1921-1922.”,”Molti riferimenti a Bordiga nell’indice dei nomi Il secondo volume degli scritti politici di Gramsci coprono il periodo che va dal congresso di fondazone del PCI, Livorno 21 gennaio 1921) alla partenza di Gramsci per Mosca nel maggio 1922. Questi testi sono soprattutto rappresentativi delle posizioni di un partito in cui domina la “”forte personalità”” di Bordiga.”,”GRAD-074″
“GRAMSCI Antonio, testi scelti, presentati e annotati da Robert PARIS”,”Ecrits politiques. III. 1923-1926.”,”Terzo e ultimo volume degli scritti politici scelti di Gramsci La prima parte del volume consiste in articoli apparsi su L’Unitù e nella 3° serie dell’ Ordine Nuovo. Due grandi temi vengono trattati: la crisi del fascismo e la ‘bolscevizzazione del Pcdi. A partire dal 5° Congresso dell’ Internazionale Comunista, la “”conquista gramsciana’ del PcdI, portata avanti dal 1923 si identifica con la bolscevizzazione del partito italiano. E’ utilizzando tutte le risorse dell’ apparato del partito e giocando sull’appoggio del Comintern che Gramsci – nominato segretario generale nel 1921 – farà trionfare le sue tesi al Congresso di Lione del 1926. La celebre lettera dell’ottobre 1926 al Comitato centrale del Partito comunista dell’Urss costituisce il cuore di un altro dossier – la seconda parte del volume – consacrato alla crisi interna che scuote il partito bollscevico, La terza parte del volume si occupa della questione meridionale. (Quarta di copertina, nessun cenno a Togliatti)”,”GRAD-075″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. I.”,” Il giudizio di Lenin sul socialismo italiano. Il C.E. della III Internazionale sulla questione italiana: prendete in considerazione tutte le decisioni dei due congressi dell’Internazionale comunista “”Nella sua lettera, pubblicata in un’altra parte del giornale, il compagno D.R. accenna alla tesi in cui il compagno Lenin esprime la sua solidarietà col movimento torinese e con l’ ‘Ordine Nuovo’. Ecco le parole del compagno Lenin: «Per ciò che riguarda il Partito socialista italiano, il II Congresso della III Internazionale trova fondamentalmente giuste la critica di questo partito e le proposte pratiche, che sono state pubblicate, come indirizzo della sezione torinese al Consiglio del Partito socialista italiano, nel giornale l’ ‘Ordine Nuovo’ dell’8 maggio 1920 e che corrispondono integralmente a tutti i principi fondamentali della III Internazionale. Per queste ragioni il II Congresso della III Internazionale prega il Partito socialista italiano di convocare al più presto un congresso straordinario per esaminare queste proposte e tutte le decisioni dei due congressi dell’Internazionale comunista, particolarmente in merito al gruppo parlamentare e agli elementi non comunisti del Partito» (1). La relazione che la sezione socialista di Torino aveva preparato per il Consiglio nazionale dell’aprile che era convocato a Torino e fu all’ultimo momento trasferito a Milano, non è conosciuta che dai lettori dell’ ‘Ordine Nuovo’ e dai pochi lettori dell’opuscolo ‘Per un rinnovamento del Partito socialista italiano’ (2): essa non fu presa in nessuna considerazione dagli organismi centrali e responsabili del Partito. Letta a Mosca dai compagni del comitato esecutivo della III Internazionale, essa venne invece assunta come base del giudizio sul Partito socialista e additata come oggetto di utile discussione per un congresso straordinario. (…) Cose passate… Avvenimenti che paiono oggi lontanissimi. Corre voce che alcuni dei più accaniti contro i «torinesi» abbiano completamente mutato parere. E tuttavia, per il ricordo delle giornate di passione vissute nell’aprile scorso, fa piacere a noi, come farà indubbiamente piacere a tutti i compagni della sezione e alla massa operaia, essere informati che il giudizio del Comitato esecutivo della III Internazionale è molto diverso da quello, che pareva inappellabile, dei maggiori esponenti italiani del Partito; essere informati che proprio il giudizio dei «quattro scalmanati» torinesi ha avuto il suffragio dell’autorità più alta del movimento operaio internazionale”” (pag 359-360) [Antonio Gramsci, Scritti politici I, L’Unità – Editori Riuniti, Roma, 1972] [articolo non firmato ‘Il giudizio di Lenin’, ‘L’Ordine Nuovo’, 21 agosto 1920, sotto la rubrica ‘Cronache dell’Ordine Nuovo’; (1) Dalle ‘Tesi sui compiti fondamentali del II Congresso dell’IC’, punto 17, Cfr. Lenin, ‘Sul movimento operaio italiano’, Roma, 1962, pp. 194 e 195; (2) Cfr. pp. 315-321 del presente volume]”,”GRAD-004-FMDP”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. II.”,”E’ una nuova edizione degli scritti politici di GRAMSCI introdotta da Enrico BERLINGUER e arricchita di una cronologia biografica e di una documentazione fotografica. Lettera a Trotsky sul futurismo (pag 529) Critiche a Bordiga sullle distinzioni da lui fatte riguardo alla storia della Terza Internazionale (pag 640)”,”GRAD-005-FMDP”
“GRAMSCI Antonio”,”Sotto la mole, 1916 – 1920.”,”””Un amico, che è anche avvocato, mi scrive una lunga lettera per esprimere il suo dissenso a proposito dei nostri rilievi circa i profitti della Fiat – cento per cento – e gli onorari veramente colossali dei suoi amministratori e direttori. Non dico che l’amico voglia fare l’avvocato difensore dei banditi dell’economia nazionale. Se così fosse io avrei torto marcio di intrattenermi seco lui a discutere su un argomento che palpita di attualità. Dice l’amico mio: «Se fu tuo intendo elevare una constatazione e dare una notizia di cronaca industriale, nulla ho da osservare; ma se oltre a rilevare l’immoralità della organizzazione capitalistica per cui si rende possibile ammassare e concentrare favolose ricchezze, tu hai voluto rimproverare gli utili enormi agli uomini, o meglio all’uomo della Fiat, quasi che la loro realizzazione rifletta l’immoralità del sistema borghese sulle personali responsabilità, mi permetto di dissentire da te. Attraverso a difficoltà terribili, ad episodi scabrosi e dolorosi – con una visione precisa e volontà inflessibile – l’uomo della Fiat ha creato con minimi mezzi un organismo industriale, che sarebbe parso impossibile nel nostro Paese». Cito ancora: «Or dunque, perché ti spaventi di questo episodio di concentrazione capitalistica, onde sarà possibile la creazione della grande industria?». La lettera dell’amico sviluppa diffusamente un sofisma vetusto ormai che si sa dove comincia e non si saprà mai dove possa finire, Pare un presupposto rivoluzionario, marxista, e l’illazione ce se ne può dedurre va dall’approvazione de cento per cento della Fiat, all’esaltazione dell’uomo che ha creato «dal nulla» la colossale azienda, di quell’uomo che può così essere innalzato nelle regioni fantastiche dove il sogno nietzschiano foggiava il superuomo. La concentrazione capitalistica, la grande industria… Ben detto, amico avvocato! Il proletariato ciò deve agevolare per approfondire i contrasti di classe. Ma è questione d’intendersi sul modo dell’agevolazione. Ricardo diceva che «se il salario alza il profitto abbassa; e, all’inverso, se il profitto alza il salario abbassa». ‘Id est’: l’incremento del capitalismo è condizionato alla sfruttamento del proletariato. Ora l’amico avvocato non s’avvede come, ad esempio, l’essere fautore della concentrazione capitalistica senza «negarla», senza opporsi ai suoi malefizi, può condurre ad accettare la guerra d’Italia e ad approvare l’invasione tedesca del Belgio che taluni sofisti di un marxismo a scartamento ridotto vorrebbero attribuire ad un modo ineluttabile di concentrazione economica, ed è così che si capovolgono le ragioni della lotta di classe, che è pure uno dei modi più efficienti dello sviluppo capitalistico. Insomma, l’amico avvocato – che pure non tiene conto nella misura dovuta della circostanza che il cento per cento è realizzato per la guerra e in tempo di guerra – rimane a Ricardo… e al suo fatalismo. Noi invece siamo con Marx e vogliamo contribuire allo sviluppo del capitalismo, alla concentrazione economica, alla grande industria, all’allargamento dell’antitesi di classe, lottando contro i capitalisti, denunziandone le malefatte, le forme di sfruttamento ignobile, l’accumulazione di ricchezze individuali, quindi anche il cento per cento della Fiat, compresi i sofismi dell’amico avvocato. Al quale, in cambio della lunga epistola inviataci, vorrei consigliare la lettura dell’ ‘Antidühring’ engelsiano, una lettura che i proletari anche se non fanno poco importa, giacché sanno metterne in pratica i dettami (2 aprile 1916) ‘Sofismi curialeschi’, in ‘Antonio Gramsci, ‘Sotto la mole, 1916-1920’, ‘Opere’, Einaudi, Torino, 1960]”,”GRAD-006-FMDP”
“GRANATA Ivano”,”Il socialismo italiano nella storiografia del secondo dopoguerra.”,”Ivano GRANATA (Milano, 1949) insegna presso la facoltà di lettere di Milano. Tra i suoi lavori, ricordiamo ‘Ascesa e crisi del socialismo italiano. 1919-22: il caso di Milano’ (ROMA, 1978) e ‘Milano e il caso Matteotti’ (URBINO, 1979).”,”MITS-069″
“GRANATA Ivano”,”Il socialismo italiano nella storiografia del secondo dopoguerra.”,”Ivano GRANATA (Milano, 1949) insegna presso la facoltà di lettere di Milano. Tra i suoi lavori, ricordiamo ‘Ascesa e crisi del socialismo italiano. 1919-22: il caso di Milano’ (ROMA, 1978) e ‘Milano e il caso Matteotti’ (URBINO, 1979). “”Nell’ambito del riformismo la maggior attenzione della storiografia si è riversata, come detto, sulla figura di Turati e sulla validità della sua politica, che investe la validità stessa del riformismo. In merito all’azione politica di Turati dalla fondazione (e anche prima) del Psi alla guerra di Libia due sono i problemi fondamentali che gli storici hanno affrontato: 1. la questione della frattura o della continuità fra la linea politica intransigente di Turati nel primo periodo del Psi, fino al 1894 e alla famosa lettera di Engels sulla strategia politica, e la seguente linea più morbida, favorevole a una tattica di alleanze, con le conseguenze derivanti da quest’impostazione sia su tutta l’azione riformista nell’età giolittiana, sia sul giudizio da dare sull’operato di Turati; 2. la questione relativa al rapporto Turati-Giolitti e alla crisi del riformismo nel periodo 1909-11. Riguardo al primo problema, la tesi della frattura è sostenuta da Luigi Cortesi e da Lelio Basso. Per Cortesi è indubbio che dopo il 1894-95 vi fu da parte di Turati una “”svolta”” in senso negativo, con l’abbandono dell’intransigentismo e con il “”lento distacco, o deriva, dei princìpi del socialismo marxista che doveva riempire di sé, come un lunghissimo tramonto, tutto il resto della sua vita””. E proprio a quegli anni bisogna risalire per cercare “”una totale e vitale validità del Turati […] qualcosa che […] doveva resistere alla prova del tempo, alle tempeste della lotta di classe, alla critica interna del movimento socialista””. Partendo da questo presupposto Cortesi, pur riconoscendo l’efficacia dell’azione riformista all’interno del Psi nell’età giolittiana finirà col dare, soprattutto in occasione della prima guerra mondiale, un significato negativo al termine riformismo (L. Cortesi, ‘Turati giovane’, 1962 e altri lavori dello stesso autore, ndr). Anche per Basso nell’azione politica di Turati vi è una “”svolta”” negativa col passaggio dall’intransigentismo, di stampo tipicamente marxista ortodosso, al riformismo, ma questa “”svolta”” viene fatta risalire all’inizio dell’età giolittiana, ai primi del Novecento, mentre “”il Turati (…) del periodo che precede e di quello che segue il congresso di Genova, merita nel complesso un giudizio profondamente positivo””, soprattutto per i “”grandi servigi che (…) rese al movimento operaio in questi due primi periodi della sua attività socialista””. Il riformismo di Turati dell’età giolittiana, sia sul piano politico che su quello teorico, non può invece “”rappresentare la via democratica al socialismo, perché è già cosa diversa da un’azione socialista”” (L. Basso, ‘Turati, il riformismo e la via democratica’, ‘Problemi del socialismo’, febbraio 1958). Con la tesi di Basso concorda anche Franco Livorsi il quale ritiene che nel periodo in questione Turati ebbe “”un ruolo straordinario: e da un punto di vista socialista e da un punto di vista democratico”” (F. Livorsi, Filippo Turati tra correnti del socialismo e governi d’Italia ‘, cit.). Per il periodo fino alla guerra di Libia Livorsi considera Turati più un democratico-sociale che un socialista, reputandolo “”grande””, ma solo come “”supporto esterno di una politica di grande respiro democratico impersonata non da lui, ma da Giolitti”””” [Ivano Granata, Il socialismo italiano nella storiografia del secondo dopoguerra, 1980] (pag 74-75)”,”STOx-195″
“GRANATA Quinzio”,”Come mantenere giovane il cervello.”,”Quinzio Granata, già Primario Geriatra Ospedaliero è attualmente Direttore Sanitario della Clinica di Riabilitazione Neuro-motoria Villa Patrizia. Presidente della Società Italiana Medici Operatori Geriatrici (SIMOG) sezione Lazio, Segretario del Centro Italiano Studi Interdisciplinari di Geriatria (CISIG), centro pilota per i disturbi della memoria, docente di Geriatria presso la Scuola Terapisti della Riabilitazione Azienda Complesso San Filippo Neri di Roma. Si interessa sa oltre 35 anni dei problemi dell’invecchiamento cerebrale e muscolo-scheletrico. É autore di: Medicina dell’Anziano e Manuale di riabilitazione psicofisica dell’Anziano.”,”SCIx-053-FL”
“GRANATA Ivano”,”Milano “”rossa””. Ascesa e declino del socialismo (1919-1926).”,”Ivano Granata insegna Storia dell’Italia contemporanea e Storia dei partiti politici presso l’Università degli Studi di Milano. Ha scritto saggi e libri in particolare sui temi del fascismo, del socialismo e del sindacalismo. La sua ultima pubblicazione è il volume ‘L'””Omnibus”” di Leo Longanesi. Politica e cultura (aprile 1937- gennaio 1939)’, Milano, 2016. “”Con la scissione comunista il socialismo milanese perse dirigenti di rilievo, come Fortichiari, Interlenghi, Repossi e Schiavello, ma il proletariato rimase dalla sua parte. Anche se l’ala estremista si era allontanata, i rapporti tra massimalisti e riformisti continuarono tuttavia ad essere conflittuali. In occasione del rinnovo, a fine gennaio, del Direttivo della Sezione, la commissione incaricata della scelta presentò all’assemblea una lista di soli massimalisti. Mondolfo eccepì che i riformisti non erano stati consultati in merito e riuscì a ottenere che altri due nomi, quelli di Schiavi e di Gaio, fossero sottoposti alla commissione, che si sarebbe nuovamente riunita per effettuare la scelta definitiva dei candidati. La lista originaria non venne però modificata e furono pertanto eletti, «alla unanimità meno uno», Agostini, Battaino, Broggi, Buscaglia, Garavaglia, Mazzini, Rizza, Viganò e il riconfermato Pirri. Nel corso del dibattito fu assai significativo l’intervento di Agostini, che espose con chiarezza l’atteggiamento massimalista. Dopo Livorno i rapporti coi riformisti rimanevano «immutati» e il «dissenso» continuava a essere «profondo e chiaro», soprattutto «sul terreno della violenza», perché i massimalisti volevano opporre proprio l’uso della violenza «alla violenza esercitata dalla borghesia contro la classe lavoratrice», mentre i riformisti dichiaravano di «aborrire questo mezzo di lotta». I massimalisti comunque pensavano che i riformisti fossero «anch’essi utili al Partito, perché l’opera delle due tendenze si integra e aiuta a preparare la massa per il grande cozzo sociale. Voi (…) costruite, noi prepariamo la rivoluzione. Il nostro pensiero è che il C.D. deve essere composto tutto da esponenti nostri. Voi sarete con noi finché potrete servire alla causa del socialismo. Intendiamo fermamente di mantenere la nostra frazione perché il Congresso ha detto che noi abbiamo ragione””. L’intransigente Levi, pur dichiarandosi d’accordo con Agostini, auspicò tuttavia che tra le varie tendenze esistessero «sempre rapporti di franca cordialità» (10)”” (pag 86-87) [(10) L’assemblea della Sezione socialista. La nomina del nuovo consiglio direttivo, in “”Avanti!””, 29 gennaio 1921 e anche ASMi, b. 1018] Nel 1919 Milano era ritenuta una delle città più ‘rosse’ d’Italia. I socialisti, che dal 1914 reggevano l’Amministrazione comunale e che nel 1920 avrebbero conquistato pure quella provinciale, erano senza dubbio la forza politica più rilevante. Vista l’importanza del capoluogo lombardo, sembrava che il ruolo da loro esercitato potesse addirittura ripercuotersi positivamente sull’intera politica nazionale. Nel 1922, invece, furono i fascisti a diventare la forza egemone di Milano, con conseguenze drammatiche anche per il resto del paese. Eppure le elezioni politiche dell’aprile 1924 avrebbero dimostrato che a Milano l’antifascismo godeva ancora di un vasto consenso, soprattutto grazie all’azione decisiva e fattiva dei socialisti. Proprio però le divisioni interne del socialismo, con la contrapposizione tra le sue due ‘anime’, la massimalista e la riformista, impedirono, purtroppo, di trovare contro il governo di Mussolini una strategia comune efficace e decretarono la sconfitta della libertà e del socialismo medesimo. Dopo la Liberazione, tuttavia, Milano fu capace di ritrovare la sua identità democratica e così il Partito Socialista, di nuovo primo partito cittadino nelle elezioni del 1946, poté costituire per lungo tempo l’asse centrale della politica ambrosiana. (cat)”,”MITT-406″
“GRANATA Mattia a cura; RAFANELLI Leda MOLASCHI Carlo ROSSI Maria”,”Lettere d’amore e d’amicizia. La corrispondenza di Leda Rafanelli, Carlo Molaschi e Maria Rossi per una lettura dell’anarchismo milanese (1913-1919).”,”Mattia Granata (Milano, 1976) oltre a interessarsi di storia dell’anarchismo si occupa prevalentemente di storia economica e dell’impresa con una particolare attenzione alla storia dell’impresa cooperativa e alle sue implicazioni teoriche. “”Gli anni del regime furono anni durissimi, di privazioni, anche perché Carlo rimase a lungo senza lavoro, mentre Maria poteva dare soltanto lezioni private. All’inizio della seconda guerra mondiale, Carlo venne internato. “”Forse”” scrisse Leda Rafanelli “”in tale circostanza fu Maria a soffrire di più di lui stesso, conoscendo le sue condizioni di salute e il suo stato d’animo, lontano da lei e dalla sua attività”””” (pag 11, Maurizio Antonioli, prefazione)”,”ANAx-436″
“GRANATA Fabio NANNI Peppe”,”Falcone e Borsellino. Colpa di stato.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Fabio Granata è assessore alla Cultura a Siracusa. Peppe Nanni, avvocato, è tra i fondatori del sito corpiepolitica.it.”,”ITAS-237″
“GRANATA Paolo PIERRI Roberto a cura; saggi di Massimo ADINOLFI Costanzo PREVE Diego FUSARO Luciano PELLICANI Nicolao MERKER Paolo ERCOLANI Mario TRIFUOGGI Francescomaria TEDESCO Giuseppe CANTARANO Claudio Valerio VETTRAINO Vladimiro GIACCHÉ Piero DI-GIORGI Francesco Saverio TRINCIA Giorgio CESARALE Donatella DI-CESARE Carlo SCOGNAMIGLIO Luciano ALBANESE Antonio MARTURANO Alessandro DELLA-CASA Massimiliano PANARARI Tommaso VISONE”,”Leggere Marx oggi.”,”Paolo Granata (Roma 1986) è dottore in Scienze politiche presso l’Univesità degli Studi di Roma Tre. Si interessa al pensiero politico francese del Settecento e al marxismo italiano del ‘900. Roberto Pierri (Salerno 1986) è dottore in Scienze politiche presso l’Univesità degli Studi di Roma Tre. I suoi interessi spaziano dal pensiero politico rinascimentale a quello italiano del dopoguerra con particolare attenzione alle figure di Niccolò Machiaveli e Norberto Bobbio. Preve: ‘Il marxismo: un povero positivismo di sinistra a base gnoseologica neo-kantiana’ (sic) Da segnalare i saggi di: Nicolao Merker, Alcune note di storia e di filologia (pag 53-59) Donatella Di-Cesare, Marx e la Comune di Parigi (pag 123-129) “”Non va dimenticato che precisamente dal Marx de ‘Il Capitale’ è emerso circa i diritti sociali, per la prima volta, un discorso svolto con impatto scientifico”” (pag 56) (Merker) “”Fu forse l’esperienza negativa della rivoluzione del 1848 a inasprire l’atteggiamento critico di Marx che non poteva tuttavia trascurare il ruolo importante dei movimenti cooperativi. Ma un evento rivoluzionario fece emergere la complessità della sua posizione: la ‘Comune di Parigi’. Con sorpresa di molti, Marx esaltò la Comune, definendola un «autogoverno dei produttori» (12). E parlò più da anarchico che da marxista nel suo scritto ‘La guerra civile in Francia’ del 1871. Per un verso affermò a chiare lettere che la costituzione comunarda aveva reso superflua l’escrescenza parassitaria dello stato, che ostacolava il libero sviluppo della società, per altro verso indicò nella produzione cooperativa il comunismo che, malgrado ogni impossibilità, appariva invece «possibile» (13). Solo alcuni anni dopo rinnovò però le sue obiezioni verso le cooperative e ogni altro esperimento del genere nel timore che la ristrutturazione sociale potesse sottrarre forza al raggiungimento dell’unico vero obiettivo: la dittatura del proletariato. In funzione di tale obiettivo le comuni furono considerate strumentalmente come unità politiche, organi di lotta, ingranaggi della macchina rivoluzionaria, mentre, al contrario, nell’idea comunarda costituivano già un fine in sé. In Marx la questione è ancora aperta; nel marxismo dopo Marx la Comune restò invece un ricordo e il centralismo politico del partito-stato prese il sopravvento”” (pag 126-127) [Donatella Di-Cesare, ‘Marx e la Comune di Parigi’, (in) ‘Leggere Marx oggi’, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2012, a cura di Paolo Granata e Roberto Pierri] [(12) K. Marx, ‘La guerra civile in Francia’, (in) Marx Engels, Le opere, a cura di Luciano Gruppi, Editori Riuniti, Roma, 1966, p 932, p. 912; (13) Ivi, p. 912]”,”TEOC-799″
“GRANCELLI Umberto”,”Gli ominidi alla conquista del mondo.”,”GRANCELLI Umberto”,”SCIx-330″
“GRAND Roger DELATOUCHE Raymond”,”Storia agraria del Medioevo.”,”Nato a Châtellerault nel 1874, Roger Grand fu professore di storia del diritto civile e canonico all’Ecole des Chartes a partire dal 1919 e senatore della repubblica dal 1927 al 1932. Ha scritto altre opere principali. Raymond Delatouche, nato a Laval (Mayenne) nel 1906, fu allievo di Roger Grand all’Ecole des Chartes e suo successore alla presidenza della Société d’Economie et de Sciences Sociales (1957-1965). Ha pubblicato diversi studi sull’agricoltura medievale. (pag 166-167) “”Quanto agli atti pratici, vendite, scambi, donazioni, lasciti, divisioni, ecc., essi denotano, di solito, una economia rurale sana e animata da una attività normale. A dire il vero, è necessario prima di tutto evitare generalizzazioni avventate. Vi sono, nel tempo, delle alternanze di prosperità e di miseria. Nella stessa epoca, alcune regioni sono state più favorite o meno risparmiate di altre. E’ anche il caso di osservare che si giudica del proprio destino facendo paragoni, che ogni epoca ha un ideale di vita che gli è proprio, che il Medioevo ha conosciuto poco gli agitatori di professione che si fanno un dovere «d’insegnare al popolo la sua miseria», come consiglia Karl Marx. Una civiltà che ha lasciato una quantità di monumenti, come le nostre chiese romaniche e gotiche; che poteva permettersi di distruggere all’inizio di un secolo una cattadrale passata di moda per costruirne un’altra di gusto più moderno; che ha prodotto un’arte così bella, così perfetta nella sua serena e profonda spiritualità, nei secoli XII, XIII, XIV; che ha mandato una quantità di uomini nelle crociate durante più di centocinquant’anni ed ha creato in Oriente quell’impero di cui restano ancora le tracce dopo sei secoli, non può essere stata fondata su un proletariato agricolo misero ed affamato, sempre torturato dall’angoscia del domani, quando esso costituiva sempre la grande maggiornanza della popolazione medioevale. Le sculture delle nostre cattedrali, le vetrate dei loro portali, le miniature dei manoscritti, che rappresentano il contadino festoso in famiglia vicino al fuoco, non sono senza dubbio delle parodie. Durante il periodo di dissodamento della terra, di fondazione della città, si ha bisogno di mano d’opera; si è obbligati di conseguenza a favorirla; le concessioni di carte in riconoscimento di consuetudini derivate dai costumi e nate dalla vita popolare, gli affrancamenti di massa ne sono una testimonianza. La difficoltà di comunicazioni, che era una ragione di disagio, fu, d’altro canto, una causa della localizzazione di epidemie e di altri flagelli. I tempi vissuti negli ultimi trentacinque anni non sono del resto adatti a renderci umili, per quanto concerne i loro meriti e forse più giusti nei riguardi di un periodo che fu senza dubbio, nei suoi momenti di massimo sviluppo, una delle vette più luminose della storia? (1)”” [(1) Il 24 gennaio 1910 il grande oratore socialista Jaurès diceva in un discorso alla Camera dei deputati: «Ho paura che i nostri scrittori non siano giusti quando condannano un’epoca per il solo segno delle carestie che l’hanno desolata, dimenticando che ciò non è il solo difetto dell’organizzazione politica e sociale di allora, ma di una insufficienza di mezzi di produzione, e io trovo doloroso che noi biasimiamo così nei secoli passati le carestie che venivano da povertà, da miseria, quando nell’abbondanza e nelle forze dei mezzi di produzione d’oggi, noi non possiamo sempre, noi non sappiamo o non vogliamo risparmiare ancora agli uomini queste diverse prove! Carestia in India, carestia in Irlanda, in pieno XIX secolo! Oh, signori, glorifichiamo il presente, ma con misura, con sobrietà!». Che avremmo potuto dire oggi?] (pag 166-167) (Nota 1 pag 228)”,”EURE-109″
“GRANDI Aldo”,”Giangiacomo Feltrinelli. La dinastia il rivoluzionario.”,”Aldo GRANDI è nato a Livorno nel 1961. Laureato in scienze politiche all’ Univ La Sapienza di Roma, dal 1990 è giornalista professionista alla ‘Nazione’ e dall’ anno successivo ha iniziato a collaborare al ‘Corriere della sera’. Nel 1998 ha pubblicato, con la stessa casa editrice, ‘Fuori dal coro. Ruggero Zangrandi. Una biografia’. Giangiacomo ebbe una madre terribile Gianna Elisa GIANZANA, e un patrigno, Luigi BARZINI jr, con il quale non legò mai. Figlio di Carlo FELTRINELLI, una delle figure più rappresentative d’Italia nei primi trentanni del secolo, ricchissimo, alla fine della guerra entrò nel PCI e visse la contraddizione di appartenere all’ alta borghesia e parteggiare per il proletariato. Negli anni del maoismo e del castrismo questa contraddizione esplose. La cultura e la casa editrice non gli bastarono più. Scelse la lotta politica, la semi-clandestinità, finendo ucciso mentre stava preparando un attentato a un traliccio. Ebbe contatti con Potere Operaio, Lotta Continua e il mondo del terrorismo piccolo-borghese.”,”ITAC-024″
“GRANDI Aldo”,”La generazione degli anni perduti. Storie di Potere Operaio.”,”Aldo GRANDI, giornalista, scrive sulle pagine del quotidiano ‘La Nazione’. Fra i suoi libri: ‘Fuori dal coro: Ruggero Zangrandi, Feltrinelli. La dinastia, il rivoluzionario’ e ‘I giovani di Mussolini’ (editi da Baldini e Castoldi). Tentativo di intesa. “”Il fallimento del tentativo fu evidente, almeno per alcuni, già al termine della conferenza operaia nazionale convocata da Potere Operaio e dal Manifesto nel gennaio 1971 a Milano, sotto il tendone del circo Medina, per presentare al movimento l’ aggregazione tra i due gruppi e la costruzione dei comitati politici. Vi parteciparono 76 situazioni operaie organizzate dal Manifesto e 68 da Potere Operaio. La relazione introduttiva fu tenuta da Massimo Serafini seguita da quella di Alberto Magnaghi. Più avanti e in mezzo agli interventi di alcuni operai tra i quali Augusto Finzi in rappresentanza del comitato politico di Porto Marghera, presero la parola Luigi Pintor del Manifesto e Mario Dalmaviva, Umberto Franconi, Giovan Battista Marongiu e Franco Piperno di Potere Operaio. Concluse i lavori Lucio Magri. (…) Al circo Medina, in quel piovoso inverno del 1971, arrivò a metà mattinata, anche Jaro Novak. Accompagnava un amico che voleva mantenere l’ anonimato: era Giangiacomo Feltrinelli, il quale se ne andò, silenziosamente, portandosi dietro le sue perplessità, nell’ intervallo per il pranzo. C’era anche, confuso tra il pubblico, Paolo Mieli, all’ epoca simpatizzante di Potere Operaio (…)””. (pag 153)”,”ITAC-078″
“GRANDI Dino, a cura di Renzo DE FELICE”,”Il mio paese. Ricordi autobiografici.”,”GRANDI Dino è stato ministro degli esteri (1929-1932), ambasciatore a Londra (1932-1939), ministro guardasigilli, presidente della Camera, membro del Gran Consiglio del fascismo fino alla caduta del regime. Quindi si è ritirato a vita privata. pag 29 Costa pag 40″,”ITAF-253″
“GRANDI Elisa PACI Deborah a cura, saggi di Manfredi ALBERTI Mara DONATO DI PAOLA Luc ROJAS Jimena CARAVACA Vanessa BOULLET Temple JORDEN Kasper Grotle RASMUSSEN Antonio CAÑELLAS Jungwon YOON Slava GEROVITCH”,”La politica degli esperti. Tecnici e tecnocrati in età contemporanea.”,”Saggi di Manfredi ALBERTI Mara DONATO DI PAOLA Luc ROJAS Jimena CARAVACA Vanessa BOULLET Temple JORDEN Kasper Grotle RASMUSSEN Antonio CAÑELLAS Jungwon YOON Slava GEROVITCH Elisa Grandi insegna storia contemporanea all’Università di Paris Diderot, Deborah Paci, assegnisti di ricerca presso il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Dal saggio di J. Yoon, ‘La tecnocrazia nella politica cinese’; La tecnocrazia in Cina: prospettive teoriche (pag 161-164) ‘Gli abbozzi iniziali del concetto di tecnocrazia sono stati introdotti per la prima volta da alcuni studiosi come Henri de Saint-Simon, Auguste Comte e Max Weber, che hanno interpretato i cambiamenti delle élites politiche come il risultato di un rapido sviluppo scientifico e tecnologico; nei loro scritti, essi osservano che una moderna società industriale è guidata da un gruppo di nuove élites composte da ingegneri, scienziati, tecnici esperti e industriali, dotati delle conoscenze tecniche e delle abilità che li rendono capaci di trovare soluzione a problemi sociali. Le caratteristiche della tecnocrazia pura sono descritte nelle opere di Saint-Simon e dei suoi discepoli, nelle quali si sostiene che la società nel suo complesso si è evoluta ed è controllata grazie al sapere tecnico o al metodo scientifico. Sulla stessa linea Weber (2) ha preconizzato l’affermazione dei tecnocrati – intesi come professionisti formati nel campo delle scienze tecniche – nella società moderna, dove un potente apparato burocratico esercita il controllo sulla conoscenza e le abilità tecniche (3). Il termine “”tecnocrazia”” è stato coniato nel 1919 da William Smith ed è divenuto di uso comune negli Stati Uniti in risposta alla Grande depressione (4). Howard Scott, uno dei fondatori del movimento sociale tecnocratico, sosteneva che i problemi socio-economici del mondo moderno potevano trovare una soluzione soltanto con l’applicazione dei metodi derivati dalle scienze naturali e applicate. Perciò, le prime teorie sulla tecnocrazia sono derivate dall’idea che i moderni problemi causati dal rapido sviluppo delle tecnologie avrebbero potuto essere attenuati soltanto da strumenti tecnologici e forme di governo più avanzate, che presumibilmente avrebbero permesso di far fronte a qualunque tipo di esigenza. In seguito, molti studiosi previdero l’avvento della “”società tecnologica””, della “”società post-industriale”” e della “”nuova era tecnocratica””, nelle quali il nuovo gruppo di élite, composto anche da scienziati, matematici, economisti e ingegneri esperti delle nuove tecnologie, sarebbe emerso per occupare una posizione di predomino nella società: Veblen (5) descrive un nuovo tipo di consorzio umano caratterizzato dallo sviluppo dell’organizzazione tecnica e dall’ascesa di gruppi dirigenti di tecnocrati, nel quale una classe rinnovatrice – formata da esperti industriali, ingegneri, chimici, mineralogisti e tecnici di ogni disciplina – è destinata a occupare le posizioni chiave e di responsabilità all’interno della società industriale; analogamente, Burnham (6) interpreta questo fenomeno come una rivoluzione manageriale in cui le élites tecnocratiche avrebbero rimpiazzato la vecchia classe capitalista per assumere il ruolo di gruppo di potere dominante all’interno della società. Bell (7), invece, sostiene che nella società post-industriale chiamata anche società basata sulla conoscenza – l’abilità e la formazione tecnica diventino la modalità di accesso privilegiata al potere. Nella sua teoria sulla “”società post-industriale””, la conoscenza tecnica rappresenta una componente di importanza sempre maggiore nell’assunzione di molti generi di decisioni politiche e strategiche, tanto che gli esponenti saliti alla ribalta sulla scena politica sono per lo più scienziati e ingegneri che abbiano conseguito titoli di studio avanzati in quei rami di specializzazione; per questo motivo, una società industriale all’avanguardia è governata da tecnocrati professionisti istruiti nel campo delle scienze e dell’ingegneria e investiti in ruoli dirigenziali. In tal senso, Bell definisce la tecnocrazia come «un sistema politico nel quale l’autorità di determinare le sorti dello stato appartiene ai tecnici dell’amministrazione e dell’economia» (8). Nell’ottica dei sostenitori della tecnocrazia, le trasformazioni delle classi dirigenti sono storicamente legate alla variazione dei bisogni funzionali di una società; quando, per esempio, la religione riveste un’importanza centrale all’interno della collettività, il clero costituisce un gruppo sociale di élite. Allo stesso modo, la competenza scientifica e tecnica – sotto la spinta incalzante della rivoluzione tecnologica – è diventata il requisito fondamentale nella società contemporanea per l’ingresso nei ristretti circoli dirigenziali. Secondo Gunnell (9), il progresso scientifico e tecnologico ha un’influenza decisiva sulla politica nell’età moderna per tre motivi: in prima istanza perché, dal momento che i provvedimenti politici vengono assunti sulla base di esperienze e conoscenze tecniche, i tecnocrati sono destinati necessariamente ad esercitare il potere politico, in seconda analisi per il fatto che, da quando la tecnologia è diventata una scienza autonoma, la politica interpreta un ruolo funzionale come fattore sistemico e strutturale; in terzo luogo perché il sapere scientifico e tecnologico dà vita a una nuova ideologia, che legittima e plasma in maniera specifica le forme di egemonia sociale’ [Dal saggio di J. Yoon, ‘La tecnocrazia nella politica cinese; ‘La tecnocrazia in Cina: prospettive teoriche’ (pag 161-164)] [(2) M. Weber, ‘Economy and society’, Berkeley, University of California Press, 1992, trad. it. ‘Economia e società’, Milano, Edizioni di Comunità, 1961; (3) H.H Gerth, C.W. Mills, ‘From Max Weber: essays in sociology’, New York, Oxford University Press, 1946; (4) L. Cheng, L. White, ‘China’s technocratic movement and the world economic herald’, “”Modern China””, 17 (1991), pp. 342-388; (5) T. Veblen, ‘The engineers and the price system’, New York, The Viking Press, 1921, trad. it., ‘Gli ingegneri e il sistema dei prezzi’, in ‘Opere’, Id., Torino, Utet, 1969; (6) J. Burnham, ‘The managerial revolution’, Bloomington, Indiana University Press, 1941, trad. it, ‘La rivoluzione manageriale’, Torino, Bollati Boringhieri, 1992; (7) D. Bell, ‘The Coming of the Post-Industrial Society: a Venture in Social Forecasting’, New York, Basic Books, 1974; (8) Ivi, p 348; (9) J. Gunnell, ‘The Technocratic Image and the Theory of Technocracy’, “”Technology and Culture”” 23 (1982), pp. 392-416] Due secoli di ideologie sull’avvento della “”società tecnologica”””,”ECOA-024″
“GRANDI Roberto”,”Radio e televisione negli Stati Uniti. Dal telegrafo senza fili ai satelliti.”,”Contiene il paragrafo: – La radio e la Prima guerra mondiale (pag 34-), e il capitolo : – La radio e la Seconda guerra mondiale (pag 90-) “”La radio aggiunse grande flessibilità alla comunicazione terrestre durante la guerra, ma la domanda di una comunicazione stabile e segreta contribuì a far mantenere la supremazia al telefono e al telegrafo”” (pag 35)”,”EDIx-217″
“GRANDI Roberto RICHERI Giuseppe”,”Le televisioni in Europa. Tv etere, tv cavo, videogruppi, crisi innovazioni, involuzioni.”,”Roberto Grandi, nato a Bologna nel 1946 è assistente di sociologia alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna (1976).”,”EDIx-025-FV”
“GRANDJONC Jacques SEIDEL-HÖPPNER Waltraud WERNER Michael a cura”,”Wolfgang Strähl. Briefe eines Schweizers aus Paris 1835-1836. Neue Dokumente zur Geschichte der frühproletarischen Kultur und Bewegung.”,”Contiene dedica curatore SEIDEL-HOPPNER”,”MFRx-148″
“GRANDJONC Jacques”,”Une vie d’ exilé. Bert Andreas 1914-1984. Reperes chronologiques et activité scientifique.”,”Bert ANDREAS, studioso di MARX ed ENGELS, arricchisce nel corso degli anni la sua biblioteca personale. Nel 1944 ha circa 300 volumi. Nel 1946 acquista in una libreria dell’ Aia (Martinus NIJHOFF) un esemplare della ‘Neue Rheinische Zeitung’ per la somma di 1234 fiorini. Nel 1967 per assicurarsi una stabilità economica contatta varie istituzioni per una vendita ‘en viager’ (vendita in cambio di una rendita) della sua biblioteca che nel frattempo aveva raggiunto i 15 mila volumi.”,”MAES-030″
“GRANDJONC Jacques”,”Communisme – Kommunismus -Communism. Origine et développement international de la terminologie communautaire prémarxiste des utopistes aux néo-babouvistes, 1785-1842.”,”filologia filologia /filolo’d?ia/ s. f. [dal lat. philologia, gr. philología, propr. “”amore dello studio, della dottrina””]. – [insieme di discipline intese alla ricostruzione di documenti linguistici e letterari, spec. antichi: f. romanza] Espressioni: filologia testuale [scienza e tecnica della ricostruzione critica di un testo] critica del testo (o testuale), ecdotica…. “”Que ni Marx ni Engels n’emploient la formule de “”socialisme scientifique”” ou celle de “”wissenschaftlicher Sozialismus”” dans les années quarante et plus tard encore n’est pas pour surprendre étant donné que le terrain pouvait paraître entièrement occupé, depuis les platitudes sentimentales de Cabet jusqu’aux spéculations de la nouvelle philosophie allemande, contre lesquelles ils voulaient promouvoir une science révolutionnaire. C’est sans doute dans ce contexte que s’explique l’article anonyme de Carl-Ludwig Bernays rédigé en janvier 1847 à Paris sous l’infuence directe de la correspondance et des relations personnelles qu’il entretenait avec Marx a Bruxelles et avec Engels à Paris, et dans lequel il qualifie leur entreprise de “”wissenschaftlicher Kommunismus”” (1). A ce témoignage sur le vif correspond tout à fait le compte rendu ultérieur que Marx donne en 1860 dans ‘Herr Vogt’ sur leur activité théorique et pratique d’avant 1848 (…). Les formulations de ce brouillon de Marx sont reprises purement et simplement de celles de 1845-1847 (certaines même rappellent Henry Celliez); et si on devait avoir un doute, la référence de Marx à son livre contre Proudhon suffirait tout à fait à le lever. Quelques années plus tard paraissait la première version de l”Anti-Dühring’ (1876-1878) de Friedrich Engels, dont trois chapitres remaniés par l’auteur lui-même et traduits par Lafargue devaient constituer la brochure ‘Socialisme utopique et socialisme scientifique’, parue d’abord en français en 1880 avec une préface rédigée par Marx et signée de Lafargue, puis en allemand en 1882 sous le titre ‘Die Entwicklung des Sozialismus von der Utopie zur Wissenschaft'”” [Jacques Grandjonc, Communisme – Kommunismus -Communism. Origine et développement international de la terminologie communautaire prémarxiste des utopistes aux néo-babouvistes, 1785-1842, 2013] [(1) Celliez, Devoir, p. 256-257] (pag 273-274)”,”SOCU-193″
“GRANDJONC Jacques KÖNIG Karl-Ludwig ROY-JACQUEMART Marie-Ange a cura”,”Statuten des “”Communistischen Arbeiter-Bildungs-Vereins””, London 1840-1914.”,”””Dem internationalen Charakter blieb der Verein seit seiner Gründung treu: bis zur 48er Revolution unterhielt der CABV (Communistischen Arbeiter-Bildungs-Vereins) enge Beziehungen zur SDF (44); er nahm auch Kontakte zu den emigrierten Polen, Italienern usw, und zu Chartisten-führern auf, was in Herbst 1844 zur Gründung der Gesellschaft der Democratic Friends of all Nations führte und ein Jahr später, nachdem Engels die Leiter des CABV u.a. mit dem linken Chartistenflügel, vor allem mit Julian Harney und Ernest Jones, in Verbindung gesetzt hatte, zur Gründung der Fraternal Democrats (45). Im Jahre 1846 wurde der CABV – die eigentliche Organisation des Bundes der Gerechten (später Bund der Kommunisten) – der Londoner (46) Partner des in Brüssel von Marx, Engels und Philippe Gigot ins Leben gerufenen Kommunistischen Korrespondenz Komitees (47). Dies führte u.a. zur Bildung des Bundes der Kommunisten, dessen 1. und 2. Kongreß im Juni und Dezember 1847 im Lokal des CABV stattfanden (48). Im September 1847 ließ der CABV die ‘Kommunistiche Zeitschrift’, das neugegründete Organ des Bundes der Kommunisten, drucken und am 29. Februar 1848 wurde im Verein “”beschlossen, das Geld für die Druckkosten des Manifestes aus der Gesellschaftskasse”” vorzuschießen (49). Die Mitglieder des CABV nahmen teil an den revolutionären Ereignissen auf dem Kontinent und viele von ihnen mußten 1849/1850 nach der Niederlage der Revolution wieder in London Asyl suchen. Die Mitte September 1850 eingetretene Spaltung des Bundes der Kommunisten in zwei Fraktionen (Willich-Schapper auf der einen, Marx-Engels auf der anderen Seite) führte zu einer vorübergehenden Krise im CABV, weil die Gruppe um Marx aus dem Verein austrat (50). In den späten 50er Jahren beteiligte sich der CABV an der International Association (1855-1859) und schloß sich im Januar 1865 der neugegründeten Internationalen Arbeiter-Association an (51). Damals wurden Marx und seine Londoner Freunde wieder Mitglieder des CABV (52), der nach wie vor ein verschärften Reaktion Ende der 70er Jahre und dem Inkrafttreten des Sozialistengesetzes 1878 gewann der CABV eine der Vormärz-situation vergleichbare Stellung in der deutschen Arbeiterbewegung (53)”” [introduzione, Einleitung in: Jacques Grandjonc Karl-Ludwig König, Marie-Ange Roy-Jacquemart, a cura, ‘Statuten des “”Communistischen Arbeiter-Bildungs-Vereins””, London 1840-1914’, Trier, 1979] (pag 7-8)”,”INTP-082″
“GRANELLI BENINI Luciana”,”Introduzione alla demografia storica.”,”Famiglie nobili. “”Nonostante la morte di più del 20% dei figli, le cui nascite sono registrate, prima che raggiungessero la maturità, queste famiglie generavano ancora due-tre maschi adulti per ogni figlio sposato nella generazione precedente. Per le generazioni del Cinquecento e del Seicento, la dimensione media di una famiglia completata era del 4,63, considerando tutti i figli che si sposavano, e di 5,59 per quei figli sposati che sappiamo aver avuto dei figli. Ciò è simile o leggermente più grande di valori paragonabili per i maschi dei pari inglesi nello stesso periodo e proviene da una nascita ogni 25 mesi circa fino a che le coppie maritate continuavano ad avere figli. C’era sicuramente un numero sufficiente di figli maschi da estrarre dalle ‘borse’ per le cariche nelle magistrature di Firenze, per concorrere ai posti della burocrazia e della corte ducale, per entrare nell’Ordine di Santo Stefano, per possedere benefici ecclesiastici o per occuparsi anche di affari e di commercio. Ma la vitalità riproduttiva di una popolazione non dipende soltanto dalla consistente riproduzione di larghe famiglie. Se fosse così, anche considerando il numero dei figli che morivano durante l’infanzia, queste famiglie sarebbero presto traboccate dalle mura cittadine e sarebbero state costrette a cercare fortuna per tutta l’Italia e all’estero. Il numero dei nobili fu progressivamente limitato da altri fattori apparentemente collegati alla preservazione della condizione sociale e della ricchezza sotto il regime ducale.”” (pag 119-120)”,”DEMx-051″
“GRANERO Gianluigi”,”Bandiere e ciminiere. Industria, lavoro e lotte sindacali nel Vadese: 1940-1950.”,”R. Peluffo sindaco di Vado Ligure In bibliografia oltre alla Maiello e Gradilone vengono citati: – Nello Cerisola, Storia delle industrie savonesi, Casa editrice Liguria, Genova, 1964. – Idomeneo Barbadoro, Enciclopedia del sindacato, Tem editore, Milano, 1977″,”LIGU-134″
“GRANET Marie MICHEL Henri”,”Combat. Histoire d’un Mouvement de Résistance de juillet 1940 à juillet 1943.”,”STO Service de Travail Obligatoire”,”FRAV-133″
“GRANICK David”,”Il dirigente sovietico. Studio dell’uomo dell’organizzazione nell’industria russa.”,”David Granick, noto per i suoi studi sull’economia russa, ha insegnato alla Fisk University e al Carnegie Institute of Technology. La dimensione della burocrazia. “”Nell’industria americana, il numero, in costante aumento, del personale con funzioni amministrative o genericamente impiegatizie è imponente – e per molti preoccupante. Nelle attività manifatturiere e minerarie, considerate insieme per avere una possibilità di confronto con i dati russi, il numero delle persone che svolgono funzioni impiegatizie, è cresciuto ininterrottamente, durante l’ultimo mezzo secolo, rispetto a quello dei lavoratori manuali. Da un modesto 9 per cento nel 1899, è salito al 17 per cento con la fine della prima guerra mondiale, e al 29 per cento nel 1954. Più di un quarto, quindi, della mano d’opera americana nei settori manifatturieri e minerari è oggi impiegato nell’amministrazione del nostro tentacolare complesso industriale. …. finire (pag 177-178)”,”RUSU-276″
“GRANOU André”,”La bourgeoisie financière au pouvoir et les luttes de classes en France.”,”Dello stesso autore: ‘Capitalisme et mode de vie’, Editions du Cerf, Paris, 1972 Questo libro si iscrive nel quadro della riflessione ingaggiata dai lavoratori e le loro organizzazioni, in particolare all’interno della CFDT. Grafico. Rappresentazione delle classi sociali attraverso i delegati ai congressi del partito socialista (1973) e del partito comunista (pag 218)”,”FRAS-057″
“GRANT Michael”,”Il declino dell’impero romano.”,”GRANT Michael ha insegnato presso il Trinity College di Cambridge. Ha scritto varie opere sul tema (v. risvolto copertina) tra cui ‘The Civilizations of Europe’. Ha tradotto gli Anali di Tacito e brani delle opere di Cicerone. Crisi del diritto romano nel tardo impero. “”Se pensiamo a tutto questo, troviamo ridicolo, e insieme triste, un editto imperiale che ammoniva i governatori a non frequentare le case di piacere (non deverticula deliciosa sectetur). Una speciale parola di condanna va riservata ai giuristi del tardo impero. Uno dei documenti più importanti di quel periodo è il Codice di Teodosio, compilato nel 438 su ordine dell’imperatore d’Oriente Teodosio II. Consiste di sedici libri, contenenti una raccolta di decreti generali che risalgono fino a oltre cento anni prima. Il Codice si proponeva di eliminare le molte notorie ambiguità, incoerenze e contraddizioni di cui pullulavano le leggi esistenti. Esercitò la sua influenza sulla successiva legislazione germanica, ma fu rapidamente sostituito, nel sesto secolo, dal Codice di Giustiniano I. Come fonte d’informazione storica, tuttavia, rimane molto significativo. Offre una messe di notizie sulle condizioni degli imperi d’Oriente e d’Occidente in epoca tardo-romana. Ugualmente informativi sono certi editti di Teodosio II posteriori al suo Codice (esteso all’impero d’Occidente nel 447), e proclami d’imperatori occidentali dello stesso periodo e successivi, soprattutto Valentiniano III e Maggioriano. Ma questi regolamenti sono particolarmente istruttivi per motivi che i loro compilatori preferivano ignorare. Infatti molti dei documenti in questione, specie verso la fine dell’impero, sono intrisi di una violenza quasi isterica, rivelatrice di una confusione emotiva fra peccato e delitto del tutto mancante nelle classiche leggi romane delle epoche precedenti. Sir Samuel Dill, che scrive con estrema partecipazione alle sofferenze imposte a questi ultimi romani era convinto, non senza motivo, che siffatta prolungata legislazione repressiva fosse stata non soltanto un sintomo del crollo di Roma, ma anche una delle sue cause principali.”” (pag 159)”,”STAx-205″
“GRANT Ted”,”Russia, dalla rivoluzione alla controrivoluzione.”,”GRANT Ted Vsievold VOLKOV, l’autore della prefazione, ha lottato instancabilmente per la riabilitazione politica di suo nonno Lev TROTSKY Paragrafo pag 120: ‘Perché Trotsky non ha preso il potere?’ Il problema georgiano, il colpo di mano di Stalin nel partito georgiano e la reazione di Lenin, il suo tentativo di estromettere Stalin dalla direzione del partito (pag 111)”,”TROS-233″
“GRANT R.G.”,”Soldati. Prima parte. Uomini alla guerra.”,”Falange vs Legione “”Il modo oplita di combattere in falangi armate di lancia continuò a dimostrare il propriovalore fino a quando gli eserciti del mondo ellenistico non vennero a contatto col nascente potere di Roma, nel II secolo a.C. Nella decisiva battaglia di Pidna (168 a.C.), i romani si ritirarono deliberatamente attraverso un terreno rotto, causando il disordine degli inseguitori macedoni. La fanteria romana, armata di spade e giavellotti, fu quindi in grado di aprirsi un varco nella falange. Una volta che il combattimento fu portato a distanza ravvicinata la lunga sarissa divenne un inutile ingombro; gli opliti gettarono via le loro lance combattendo con le daghe, ma furono fatti a pezzi dalle spade romane. Era iniziata una nuova era del combattimento di fanteria”” (pag 21)”,”QMIx-226″
“GRANT R.G.”,”Battaglie sul mare. Seconda parte. 3000 anni di guerra navale.”,”””La Gran Bretagna entrò nella prima guerra mondiale con una chiara superiorità navale sulla Germania. La Royal Navy aveva 52 tra dreadnought, pre dreadnought e incrociatori da battaglia, contro 34 navi simili tedesche. Inevitabilmente la flotta tedesca era restia a prendere il mare e ingaggiare direttamente il nemico. Nemmeno i britannici potevano imbottigliare in porto il nemico, con un blocco ravvicinato, come nelle guerre napoleoniche, a causa della vulnerabilità delle navi da battaglia alle mine e ai siluri. Il controllo britannico degli ingressi nel Mare del Nord e della Manica era sufficiente per fermare il grosso del traffico nemico, ma non per impedire alle squadre tedesche di uscire dal porto per bombardare le coste inglesi. La strategia tedesca risiedeva nell’indebolire il nemico con saltuari affondamenti, fino a che i rapporti di forza non si fossero riequilibrati. La cautela del capo della Grand Fleet, ammiraglio Sir John Jellicoe, fece sì che questo non avvenisse. La sua determinazione nel mantenere intatta la flotta fu eguagliata solo dal desiderio del Kaiser Guglielmo di preservare le proprie costose navi. Dopo che il comando della flotta, nel gennaio 1916, fu preso dall’ammiraglio Reinhard Scheer, i tedeschi furono, per un certo periodo, più aggressivi, e nel maggio seguente i britaninci riuscirono ad attirare il nemico in una battaglia tra le flotte allo Jutland. La battaglia rivelò i difetti della Royal Navy, ed esempio molti dei suoi cannoni erano inferiori a quelli tedeschi, e i tedeschi proclamarono la vittoria in termini di navi affondate. Tuttavia fu una battaglia difensiva, combattuta da una flotta tedesca che fuggiva e per il resto della guerra le grandi navi tedesche raramente lasciarono i porti. (…) Ma il 1 febbraio 1917 quando, dopo lo Jutland, si era abbandonata l’idea di una grande battaglia di superficie, la marina tedesca riprese la sua guerra sottomarina senza restrizioni. La riluttanza della marina britannica ad adottare il sistema dei convogli portò a perdite di naviglio mercantile insostenibili, fino al maggio 1917, quando l’adozione dei convogli invertì il trend”” (pag 258-259)”,”QMIx-217-B”
“GRANT R.G.”,”Grandi battaglie. Seconda parte. Dal 1700 D.C. ai giorni nostri.”,”Testimoni di guerra. “”Ti infilavi la testa il più profondamente possibile in qualsiasi anfratto del terreno: potevi trovare un cratere di granata, oppurno no, ma dovevi appiattirti sul terreno durante questi spaventosi fuochi di sbarramento, che erano veramente terrificanti. Non pensavi che ne saresti uscito vivo. Prima c’erano gli scoppi, poi sentivi le granate fischiare mentre ti cadevano vicino. Un frammento di quelle granate ti avrebbe tagliato in due. Non puoi immaginartelo: ogni notte, ogni notte, ogni singola notte”” (Il soldato semplice W.G. Bell, Nono battaglione del Corpo d’armata Ciclisti, 1917) (pag 274) “”L’oscurità si alterna a una luce intensa come quella del sole. La terra trema e si scuote come gelatina… e chi è rimasto ancora in prima linea non riesce a sentire altro che il fuoco dell’artiglieria, i lamenti dei compagni feriti, i nitriti dei cavalli caduti e il battito martellante del proprio cuore, ora dopo ora, notte dopo notte. Anche nei brevi momenti di riposo i soldati esausti sono assillati dal ricordo di sofferenze inaudte. Non hanno modo di fuggire, non è rimasto loro più nulla se non la memoria degli orrori e la rassegnazione…Il campo di battaglia ormai non è altro che un enorme cimitero”” (Gerhard Gurtler, soldato tedesco ex studente di teologia di Breslavia, in una lettera scritta quattro giorni prima della sua morte, 14 agosto 1917) (pag 274) “”Era uno dei nostri, un fante; stava seduto a terra appoggiato a un gomito, con la giubba aperta. Per poco non vomitai: le sue interiora gli uscivano dallo stomaco ed egli cercava di spingerle per riportarle al loro posto. Quando mi vide disse: Finiscimi, amico, fallo per me. Sparami una pallottola, fallo per me. Avanti, te lo chiedo io… finiscimi! Aveva perso il suo fucile e quando non feci nulla iniziò a imprecare”” (R. Le Brun, soldato semplice della IV divisione canadese, 1917) (pag 275)”,”QMIx-239″
“GRANT R.G.”,”Aerei. La storia completa. Prima parte.”,”””Prima della guerra i progettisti tedeschi e francesi avevano scoperto che era possibile costruire un meccanismo a interruttore per bloccare la mitragliatrice ogni volta che una pala dell’elica si trovava sulla linea di fuoco. Raymond Saulnier, progettista del monoplano Morane-Saulnier, fu uno degli sperimentatori di questo interruttore, ma non riuscì a farlo funzionare correttamente. Fu così il progettista olandese Anthony Fokker a mettere a punto il primo ingranaggio a interruttore veramente efficace su uno dei suoi monoplani Eindecker. I Tedeschi utilizzarono le mitragliatrici che sparavano attraverso l’elica per tutta la durata delle ostilità. (…) La prima risposta efficace degli Alleati all’ingranaggio sincronizzatore fu l’installazione di una mitragliatrice sull’ala superiore dei biplani. (…)”” (pag 71) “”Dal 1916 i caccia furono fatti volare in gruppo, poiché così era richiesto dalle nuove tattiche di combattimento in formazione. Durante le battaglie di Verdun e della Somme, aviatori tedeschi e alleati combatterono aspramente per conquistare la superiorità aerea; le pesanti perdite subite da entrambi gli schieramenti nei combattimenti aerei rispecchiarono la guerra di logoramento a terra. Numericamente inferiori, gli aerei tedeschi rimanevano sul lato amico delle trincee, riuniti in unità consistenti, in grado quindi di conquistare la superiorità aerea in determinati settori del fronte. Parallelamente ai combattimenti sul fronte, andò intensificandosi la “”battaglia”” tra le industrie aeronautiche. L’incremento nella produzione dei motori e delle cellule fu spettacolare. Nel primo periodo della guerra i contratti militari consentirono alle piccole aziende di svilupparsi e diventare industrie di rilievo. La francese Nieuport, ad esempio, incrementò il suo giro d’affari da 285.000 franchi nel 1914 a 26.4 milioni di franchi nel 1916. Anche altre industrie, soprattutto aziende automobilistiche come Renault e Fiat, si cimentarono nella produzione di motori aeronautici ed aerei. L’espansione fu più forte in Gran Bretagna: la sua industria aeronautica, che al momento di entrare in guerra era poco sviluppata e dipendeva quasi completamente ai motori francesi, al termine del conflitto era la più grande al mondo e dava impiego a circa 270.000 operai. Afflitta da carenza di operai specializzati e da importanti materie prime, la Germania perse la battaglia per la produzione. Nel 1917 i Tedeschi non riuscirono a produrre neanche mille velivoli al mese mentre nello stesso periodo Gran Bretagna e Francia insieme ne producevano 30.000 all’anno”” (pag 74)”,”QMIx-241″
“GRANT Ted”,”The Unbroken Thread. The Development of Trotskysm over 40 years.”,”Sulla ‘reazione termidoriana’ contro Lenin e Trotsky in Russia (pag 63-64)”,”TROS-303″
“GRANT Ted”,”History of British Trotskyism.”,”Ted Grant emigrated to Britain from South Africa in 1934, where he joined the Marxist opposition within the independent Labour Party and later the Labour Party. In 1938 he helped found the Workers International League which later fused to form Revolutionary Communist Party, in which he was a leading figure. Since then, he has played a leading role in the Trotskyist movement, has is regarded as the principal theoretician of Trotskyism in Britain and Internationally. With an introduction and postscript by Rob Sewell, Acknowledgments, Introduction, Postscript, Biographical notes, foto,”,”TROS-060-FL”
“GRANT Edward”,”Le origini medievali della scienza moderna. Il contesto religioso, istituzionale e intellettuale.”,”Edward Grant docente di Storia e Filosofia delle Scienze all’Indiana University. Autore de ‘La scienza nel Medioevo’ (Bologna, 1997).”,”SCIx-009-FSD”
“GRANZOTTO Gianni”,”Cristoforo Colombo.”,”‘Colombo conosceva gli alisei? Conoscere significa sapere, e in mare si sa per ceto solo ciò che si è sperimentato. Nessuno fino allora aveva sentito quella mano invisibile spingere alle spalle per migliaia di miglia. (…) Quel che Colombo sapeva sugli alisei lo sapeva di prima mano, l’aveva appreso al tempo del suo lungo soggiorno a Madera e durante il viaggio in Guinea, entrambi in acque atlantiche e proprio all’altezza della fascia tropicale dove corrono quei venti. Ma si trattava soltanto di assaggi; di piccoli tutti alle soglie del corridoio degli alisei senza occasione di spingersi oltre (…). Colombo si industriò molto per conoscere la reale natura degli alisei. Ne aveva intravisto la straordinaria utilità, che ai suoi occhi doveva sembrare provvidenziale. Chiese, indagò, intuì. Soprattutto indovinò. L’intuizione fu la grande arma che consentì a Colombo di vincere, una specie d’arma segreta che gli altri non avevano, una ispirazione sorretta dal genio, similmente a ciò che accade alle prime piume dei pioppi nell’aria di primavera. Non hanno anch’esse un aliseo che le spinge alle spalle? Questo per rispondere che Colombo in effetti non conosceva gli alisei, non conosceva la loro estensione e non conosceva la loro continuità. Questo no. Ma li aveva fiutati, li aveva sentiti a portata di mano. Assai probabilmente Colombo sarebbe arrivato dall’altra parte dell’Atlantico anche se non ci fossero stati gli alisei. Il fatto di trovarli, di scoprirne l’esistenza, rese il suo viaggio molto più praticabile. Gli diede anche più sicurezza, il fattore principale della speranza. In tutta la traversata non fu mai travolto dai dubbi o dalle avversità, pur procedendo nell’ignoto verso mete sconosciute. Furono gli alisei a sostenere il suo coraggio, gli alisei che lo seguirono fedelmente fino all’arrivo ai quali altrettanto fedelmente egli si affidò. Aveva commesso molti errori nel calcolare la geografia del mondo. Ma in questa divinazione dei venti non sbagliò’ (pag 148-150) “”Nel Prologo al Don Chisciotte, Cervantes mette piuttosto in ridicolo chi compila bibliografie in calce alla propria opera (…)”” (pag 341)”,”ASGx-059″
“GRANZOTTO Gianni”,”Vojussa, mia cara. Diario di guerra.”,”Di famiglia friulana, Gianni Granzotto è nato a Padova. Ha trascorso la giovinezza a Bologna, dove si è laureato in lettere nel 1936 con una tesi su Italo Svevo (non senza scalpore per le implicazioni politiche che a quell’epoca l’argomento sollevava). Ma il giornalismo, i viaggi, la guerra lo allontanano subito dalla letteratura. Lo ritroviamo infatti inviato speciale di grandi giornali, corrispondente da Parigi e New York, commentatore di politica alla televisione, “”moderatore”” di celebri, memorabili scontri. Ha tenuto in seguito, varie, importanti cariche amministrativa: consigliere delegato Rai, amministratore di giornali, presidente della Federazione Editori e presidente dell’Ansa. Ha pubblicato vari libri. ‘Vojussa’ è il suo ultimo libro completato pochi giorni prima della morte avvenuta improvvisamente a Roma nel marzo 1985. “”Stavo ficcato dentro la guerra come un sasso nella sua crepa”” “”5 maggio. Non ho più voglia di scrivere questo diario. Siamo a Kalibaki da tre giorni, alloggiati nei locali dell’ospedale. Trascrivo ordini di battaglia, comunicati, elenchi di reggimenti e divisioni, altitudini di quote perdute, riconquistate, riperse, riprese ancora. È ciò che chiamiamo pomposamente “”Diario Storico””. E coloro che morirono? Solo cifre, percentuali. E coloro che hanno combattuto? Appena qualche nome di generale o il numero di un reparto. Gli altri erano foglie sugli alberi. Le foglie di Ungaretti, i soldati: “”Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie””. Le pareti dell’ospedale sono bianche. Di sera si passeggia, si chiacchiera svogliatamente, si ascoltano ritornelli alla radio. Da qualche sera Radio Belgrado, in tedesco, trasmette una canzone stravagante, quasi misteriosa. Ha il ritmo di una marcia militare, ma è stranamente lenta, addirittura languida. La canta una donna dalla voce rauca, come fradicia per il bere, istigatrice di chi sa quali peccati. Sembra una canzone per soldati; eppure ha il timbro d’una canzone d’amore. Che c’entra con la guerra? C’entra, perché è una canzone triste. Ha per titolo un nome di donna. Si chiama ‘Lilì Marlene’.”” (pag 116-117) La meccanica della paura. “”La prima cosa che la guerra mi ha fatto capire è il meccanismo della paura. Stavo ficcato dentro la guerra come un sasso nella sua crepa, non vedevo e non sapevo nulla di ciò che accadeva al di là di un tiro di fucile dalla mia tana. Avevo paura, come tutti. Cercai di rendermi conto di che natura fosse questo sentimento così istintivo, di dove esso scaturisse, come agiva, che cosa lo portava a scomparire d’un tratto così come d’un tratto era entrato in me. La guerra mi diede tutte le risposte che io cercavo. Mi insegnò che la paura è, a suo modo, una dottrina dell’esistenza, una disciplina da imparare. Quello che la guerra mi ha fatto intendere molto presto è che non bisogna mai temere di aver paura, nel senso che non si deve affatto vergognarsene, e nemmeno cercare di rimuoverla con un soprassalto di volontà quando essa sta per apparire. Tanto la paura viene lo stesso. Si deve fare i conti con lei; e i conti, prima di impratichirsene, si debbono provare e riprovare. Poi occorre saper convivere con la paura per evitare di esserne dominati. Convivere significa vivere insieme senza darsi troppo impaccio reciproco, anzi con un certo grado di disinvoltura. Sarebbe disastroso lasciarsi signoreggiare dalla paura. Si resterebbe schiacciati, le membra e la mente avvinte come nella stretta di un serpente, inerti e disarmati. Ma altrettanto, lo spregio del pericolo. La paura non si può sfidare. Chi crede che il dimostrarsi intrepido sia fare bella mostra di sé è soltanto un insicuro. La paura non si deve subirla né sfidarla. Ma semplicemente impararla, apprenderne le regole, la ‘consecutio’, i dettami. Si scoprirà che la lezione della paura è preziosa, equivale alla presenza costante di una vedetta al nostro fianco. Ci può non desiderare un guardiano incaricato di dare il segnale del pericolo?”” (pag 119-120)”,”QMIS-038-FGB”
“GRARE Frederic”,”Le Pakistan face au conflit afghan 1979-1985. Au tournant de la guerre froide.”,”Frederic GRARE è nato nel 1961. E’ dottore in relazioni internazionali presso l’ Institut universitaire de hautes etudes internationales de Geneve, lavora attualmente per il programma di studi strategici e di sicurezza internazionale (PESI). Ha pubblicato nel 1995: -Frederic GRARE, Le Tadjikistan à l’ épreuve de l’ independance, in collaborazone con Mohammed-Reza DJALILI e nel 1996: -Frederic GRARE, La Russie dans tous ses états-“,”PAKx-009”
“GRAS Christian”,”Alfred Rosmer et le mouvement revolutionnaire international.”,”2° Internazionale socialdemocratica, sindacalismo rivoluzionario tendenza internazionale, lotta di minoranza, ruolo in 3° internazionale, internazionali rosse, lotte in CGT e PCF, disfatta dei zinovievisti, IV internazionale ‘La rivolution proletarienne’, opposizione di sinistra, natura di classe dello Stato staliniano, voce operaia.”,”MFRx-081″
“GRASS Martin LITZELL Gunilla MISGELD Klaus a cura”,”The World in the Basement. International Material in Archives and Collections.”,”Saggi di Martin GRASS, Ulf JÖNSON Lucy VIEDMA Lars GOGMAN Stellan ANDERSSON Mats MYRSTENER Marie HEDSTRÖM. I rapporti tra i sindacati svedesi e quelli sovietici. “”I comunisti hanno dominato i sindacati nel corso degli anni 1920, e hnel 1927 venne firmato un accordo di mutuo aiuto tra i sindacati dei minatori svedesi e sovietici. Quando il testo dell’ accordo divenne noto, si scatenò una furiosa disputa all’ interno del sindacato, ed anche all’ interno della Landsorganisationen, LO (la Confederazione sindacale svedese). Questo scontro finì con il ritiro dell’ accordo e l’ espulsione dei membri sindacali comunisti. La visione negativa da parte di LO del movimento sindacale sovietico era molto evidente ed emergeva dal testo di due distinti rapporti del solo 1928, di Ivar Vennerstrom e Paul Olberg””. (pag 47)”,”MEOx-073″
“GRASS Martin in collaborazione con Hans LARSSON”,”Labour’s Memory. The Labour Movement Archives and Library 1902-2002.”,”Ritrovamento archivi della Socialdemocrazia tedesca (SPD) all’interno della LO – Swedish Trade Union Confederation, 1967 (foto pag 35)”,”MEOx-131″
“GRASS Günter”,”Il mio secolo. Cento racconti.”,”Nato nel 1927 a Danzica, Günter Grass vive nei pressi di Lubecca. Fra le sue opere tradotte in italiano, ‘Il tamburo di latta’ (1962). “”1982. A prescindere dai malintesi che ha palesemente scatenato la mia citazione della «perfida Albione», sono più che soddisfatto riguardo alla perizia eseguita per i cantieri Howaldt e il reparto di tecnica navale della AEG di Wedel, intitolata ‘Conseguenze della guerra delle Falkland’, ance vista con gli occhi d’oggi. Infatti, ammesso che i due sommergibili della serie 209, consegnati all’Argentina dalla Howaldt e il cui sistema di siluri elettronici viene considerato ottimale, fossero riusciti al primo colpo a essere impiegati con successo contro la task-force inglese, ad esempio affondando la portaerei ‘Invincible’ e così pure il trasporto truppe ‘Queen Elizabet’ utilizzato al massimo della capienza, questo doppio risultato avrebbe avuto conseguenze devastati per il governo federale, nonostante il suo atteggiamento dichiaratamente positivo nei riguardi della doppia risoluzione della Nato (1) e prescindendo dall’ormai inevitabile cambio di cancelliere (2). «Armamenti tedeschi impiegati contro alleati della Nato!», si sarebbe detto. «Impensabile!», scrissi, facendo al tempo stesso notare che persino l’affondamento del cacciatorpediniere ‘Sheffield’ e della nave da sbarco ‘Sir Galahad’ causato da aerei argentini di provenienza francese non avrebbe ridotto la portata di un eventuale successo conseguito da sommergibili di produzione tedesca. Certamente sarebbe venuta alla luce in maniera palese quella germanofobia che gli inglesi celano solo a fatica. «Unni», ci avrebbero definiti. Per fortuna, allo scoppio della guerra delle Falkland uno dei sommergibili Howaldt, il ‘Salta’, era alla fonda con danni alle macchine, mentre l’altro, il San Luis, è sì entrato in azione, ma con un equipaggio non sufficientemente addestrato che, come doveva rilevarsi, non era in grado di manovrare il complicato sistema elettronico AEG per il comando dei siluri. «Così, – ho scritto nella mia perizia, – la marina britannica e anche noi come nazione ce la siamo cavata con uno spavento», tanto più che si agli inglesi che noi abbiamo sempre presente l’eroica prima battaglia delle Fallkand dell’8 dicembre 1914, quando la squadra navale tedesca dell’Asia orientale, fino a quel momento baciata dal successo sotto il comando del leggendario viceammiraglio von Spee, venne annientata dalla supremazia britannica”” (pag 243-244) [Günter Grass, ‘Il mio secolo. Cento racconti’, Einaudi, Torino, 1999] [(1) Nel dicembre del ’79 i paesi europei aderenti alla Nato decisero di aumentare, a partire dell’83, le loro dotazioni di missili a portata intermedia se l’Unione Sovietica non avesse smantellato il proprio sistema missilistico; (2) Nel 1982 Helmut Kohl subentrò a Helmut Schmidt]”,”GERQ-001-FMDP”
“GRASS Günter”,”È una lunga storia.”,”Nato nel 1927 a Danzica, Günter Grass vive nei pressi di Lubecca. Fra le sue opere tradotte in italiano, ‘Il tamburo di latta’ (1962). Contiene Cronologia vita e opere di Theodor Fontane”,”GERQ-002-FMDP”
“GRASSI Fabio”,”Gramsci e la ‘critica’ della diplomazia ‘tradizionale’.”,”Il libretto è composto di due saggi il primo su GRAMSCI e il secondo su GIOLITTI”,”GRAS-012 ITQM-039″
“GRASSI Enrico”,”L'””esposizione dialettica”” nel Capitale di Marx.”,”””””Nella sua forma razionale, la dialettica è scandalo e orrore per la borghesia e per i suoi corifei dottrinari, perché nella comprensione positiva dello stato di cose esistente include simultaneamente anche la comprensione della negazione di esso, la comprensione del suo necessario tramonto, perché concepisce ogni forma divenuta nel fluire del movimento, quindi anche dal suo lato transeunte, perché nulla la può intimidire ed essa è critica e rivoluzionaria per essenza”” [K. Marx, Il Capitale]”” [(in) Enrico Grassi, L'””esposizione dialettica”” nel Capitale di Marx, 1976] “”Nei prezzi tutto si maschera data la differenza tra profitto e plusvalore, e si maschera non solo al capitalista ma anche all’operaio (1). E’ essenziale capire cosa si cela, a parere di Marx, sotto la maschera dei prezzi. La famosa “”trasformazione dei valori in prezzi di produzione””, non deve essere intesa, a nostro parere come se i valori si possano esprimere matematicamente in prezzi; è vero piuttosto che i valori hanno ora perduto la forma e il ruolo che possedevano nelle astrazioni del I libro, per assumere forma e ruolo di prezzi dato che questi ultimi ormai non sono più una diretta filiazione dei valori. Infatti i prezzi non rappresentano più la somma meccanica dei valori incorporati, vale a dire non sono la loro espressione monetaria ma piuttosto la loro metamorfosi. Nei prezzi, secondo Marx, i valori ci sono e non ci sono. Ci sono perché il lavoro crea valore e le merci sono lavoro oggettivato; non ci sono perché nei prezzi lavoro e valore non corrispondono. Marx osserva come per l’intervento del saggio generale di profitto: “”Sulla base del valore di scambio si sviluppi un prezzo di mercato diverso da questo o, meglio, come la legge del valore di scambio si realizzi soltanto nel proprio opposto”” (2). Mentre nel I libro si hanno provvisoriamente prima i valori-lavoro e poi i prezzi, come derivati, nel III invece, cioè nella realtà, si hanno prima i prezzi e poi i valori (3). Non si annulla in tal modo il I libro, se ne rovescia soltanto il rapporto. Se nel I libro era il lavoro sociale incorporato in una merce individuale, e come tale misurabile con esattezza, a formare il prezzo, nel III vediamo che la concorrenza ha sconvolto tutto, unificando i capitali individuali in un solo capitale sociale. Li ha così incatenati alla stessa sorte, trasferendo le differenze tra capitale e capitale, in relazione alla divisione del profitto, dall’ammontare della parte variabile all’ammontare del capitale complessivo e rendendo impossibile la misurazione individuale del valore e del plusvalore. “”La trasformazione – dice Marx – dei valori in prezzi di produzione, impedisce di vedere la base su cui si fonda la determinazione del valore… Il profitto gli appare [al capitalista] come qualcosa che rimane al di fuori del valore immanente della merce. A questa idea viene ora pienamente data conferma, solidità, struttura; poiché infatti, se si considera una particolare sfera di produzione, il profitto aggiunto al prezzo di costo non è determinato dai limiti della formazione di valore che in esso avviene, ma è invece determinato completamente al di fuori di essi”” (4). E’ opportuno ricordare tuttavia che Marx non nega mai la legge del valore-lavoro, anche se nel III libro essa è applicabile soltanto al capitale complessivo. Ciò che nel I libro sembrava valido per un singolo capitale ora è valido solo per il capitale nella sua totalità. In esso plusvalore e profitto coincidono e non coincidono: coincidono dal punto di vista della totalità, non coincidono nelle parti, poiché si distribuiscono in modo ineguale, parallelamente ai prezzi.”” (pag 33-34) [Enrico Grassi, L'””esposizione dialettica”” nel Capitale di Marx, 1976] [(1) Il Capitale, Libro III, cap. 9°, p. 214; (2) K. Marx, cit., sec. R. Rosdolsky, op. cit., p. 432; (3) Si veda anche la prefazione di Engels al III Libro; (4) Il Capitale, Libro III, cap. 9°, p. 214]”,”MADS-609″
“GRASSI Enrico”,”Forme storiche del capitale e metodo marxista.”,”Materiale anche derivato da una discussione con G. PALA “”Marx nelle opere giovanili non ‘rovescia’ ancora la dialettica hegeliana :..”” (pag 17) Intelletto e ragione “”Nella ‘Sacra famiglia’ [Marx] ritorna, con un certo assillo, la polemica contro l’astrazione degli hegeliani mascherati alla Bauer. La loro critica “”è e rimane – si legge nel testo – una ‘vecchia donna, l’avvizzita e vedova filosofia hegeliana, che imbelletta e ritocca il suo corpo rinsecchito fino alla più ripugnante astrazione, e fa l’occhiolino per tutta la Germania cercando un pretendente”” (15). A questo sfogo assai significativo vale la pena di affiancare quel passo in cui Marx, oltre a ribadire la sua avversione all’astrazione, inizia la polemica contro la ragione. “”Se io, – dice Marx – dalle mele, pere, fragole, mandorle, reali mi formo la rappresentazione generale “”frutto””, se vado oltre “” immagino”” che “”‘il’ frutto””, la mia rappresentazione astratta, ricavata dalla frutta reale, sia un’essenza esistente fuori di me, sia anzi l’essenza ‘vera’ della pera, della mela, ecc., io dichiaro – con espressione ‘speculativa’ – che “”‘il’ frutto”” è la “”sostanza”” della pera, della mela, della mandorla, ecc. Io dico quindi che per la pera non è essenziale essere pera, che per la mela non è essenziale essere mela. L’essenziale, in queste cose, non sarebbe la loro esistenza reale, sensibilmente intuibile, ma l’essenza che io ho astratto da esse e ad esse ho attribuito , l’essenza della mia rappresentazione “”‘il’ frutto””. Io dichiaro allora, che mela, pera, mandorla, ecc. sono semplici modi di esistenza, ‘modi’ “”‘del’ frutto””. Il mio intelletto finito, sorretto dai sensi, ‘distingue’ certamente una mela da una pera e una pera da una mandorla, ma la mia ragione speculativa dichiara questa diversità sensibile inessenziale e indifferente”” (16.). Un solo concetto, essenziale per la ricostruzione del metodo di Marx, va sottolineato in questa opera, assumendo un peso notevole nella polemica antispeculativa: è il concetto di intelletto in contrapposizione al concetto di ragione. Nell’introduzione abbiamo visto come per Hegel l”ordinario intelletto umano (o senso comune)’ fissa gli opposti nella loro separazione, mentre la ragione sorpassa queste “”determinazioni divisive””, mediandole. In questa disputa tra intelletto e ragione, risvolto filosofico della polemica tra opposizione reale e opposizione dialettica, Marx si schiera decisamente dalla parte dell’intelletto. A conclusione di una prima fase della discussione sulla questione ebraica, rimprovera a Bauer l’uso del metodo hegeliano; dicendo che: “”La filosofia ‘speculativa’, specialmente la filosofia ‘hegeliana’, doveva di necessità, per poter rispondere, tradurre tutte le questioni dalla forma del sano intelletto umano nella forma della ragione speculativa, e doveva trasformare la questione reale in una questione speculativa”” (17). La ragione dialettica (o “”speculazione ubriaca””) ha la funzione di trasferire la vita reale nel mondo rasserenato dell’Idea, in una sorta di allegoria pacificatrice, in cui le opposizioni in lotta trovano uno stabile equilibrio. L’intelletto però non si caratterizza per essere soltanto l’altro dalla ragione speculativa, ma anche per l’adesione al materialismo. ‘Intelletto, materialismo e opposizioni reali’ sono, per il giovane Marx, l’uno la proiezione degli altri. Dalle pagine sul materialismo anglo-francese è possibile capire che la fonte di questa sua tematica non è Kant, come per anni si è detto in Italia, ma la polemica antimetafisica di Descartes e Locke, di Lamettrie e Helvetius, di Condillac e Bayle. “”Con la dissoluzione scettica della metafisica, – dice Marx – ‘Pierre Boyle’ non ha preparato solo la diffusione in Francia del materialismo e del sano intelletto umano”” (18). Anche Locke aveva dato un notevole contributo alla dissoluzione della metafisica quando “”aveva posto le basi della filosofia del bon sens, del sano intelletto umano, cioè aveva detto, per via indiretta, che non si dà alcuna filosofia separata dai sani sensi umani e dall’intelletto basato su di essi”” (19). Dovranno passare vari anni prima che Marx riesca a gettare le basi di una nuova teoria della conoscenza, che sappia distinguere, all’interno del materialismo, l’astrazione dal semplice riflesso della sensibilità nel pensiero”” [Enrico Grassi, Forme storiche del capitale e metodo marxista, 1979] (pag 19) [(15) ‘La sacra famiglia’, cit, p. 23; (16) Ivi, p. 71; (17) Ivi, p. 118; (18) Ivi, p. 167; (19) Ivi, p. 170 e p. 187]”,”TEOC-619″
“GRASSI Davide”,”La democrazia in America Latina. Problemi e prospettive del consolidamento democratico.”,”Davide Grassi (1956-) ha conseguito un Ph.D. in Scienza della politica presso l’Università di Chicago e ha studiato negli Stati Uniti. Attualmente (1999) insegna nell’Università di Torino.”,”AMLx-003-FMB”
“GRASSI-ORSINI Fabio QUAGLIARIELLO Gaetano a cura”,”Il partito politico dalla grande guerra al fascismo. Crisi della rappresentanza e riforma dello Stato nell’ età dei sistemi politici di massa, 1918 – 1925.”,”In appendice (a cura di ORSINA Giovanni): composizione gruppi parlamentari 1920, 1921, 1922; variazioni e compatezza gruppi parlamentari. Fabio GRASSI ORSINI è docente ordinario di storia dei partiti politici all’ Univ di Siena. Tra le sue opere: -Il tramonto dell’ età giolittiana nel Salento (LATERZA, 1973) -Le origini dell’ imperialismo italiano. Il caso somalo, 1896-1915 (MILELLA, 1980) -Il colonialismo italiano da Adua all’ impero (LATERZA, 1981) Gaetano QUAGLIARIELLO, ricercatore confermato, insegna storia dell’ Europa contemporanea all’ Univ dell’ Aquila. Tra le sue opere: – Studenti e politica (LACAITA, 1987) – La politica senza partiti. Ostrogorski e il dibattito sulla macchina politica tra ‘800 e ‘900’ (LATERZA, 1993). Ha curato l’ edizione italiana del classico di Mosei OSTROGORSKI ‘La democrazia ed i partiti politici’ (RUSCONI, 1991)”,”ITAD-012″
“GRASSO Marco ZINOLA Marcello”,”La strage silenziosa. Genova e i morti d’amianto, storia di una battaglia operaia.”,”Marco Grasso, giornalista (1982) si occupa di cronaca giudiziaria e inchieste. Marcello Zinola, giornalista dal 1973 a ‘Il Lavoro’ redazione di Savona ha poi lavorato per le agenzie Agi e Ansa e vari quotidiani.”,”LIGU-001-FER”
“GRAUBARD Stephen Richards”,”British Labour and the Russian Revolution, 1917-1924.”,”Nella bibliografia cita la biografia di George Lansbury scritta da Raymond Postgate e quella di Arthur Henderson scritta da Mary Agnes Hamilton, l’ autobiografia di Philip Snowden e la ricerca ‘Socialism over Sixty Years: The Life of Jowett of Bradford’ di Fenner Brockway. La guerra russo-polacca vista da Londra. “”The Labour Party was pulled back to reality by the Prime Minister’s return from Spa. While admitting that the Polish invasion had been “”reckless and foolish””, Lloyd George contended that it provided no justification for Russia to destroy Poland as an independent nation. Great Britain could not fail to take an interest in Poland’s welfare, the Prime Minister said; under the League Covenant she was pledged to protect her independence. Article 10, inapplicable so long as Poland’s armies were advancing into Russia, was now introduced to condemn the reverse operation. Bolshevism, Lloyd George argued, could not be permitted to advance to the borders of Germany. These considerations, he explained, had led the Allies at Spa to commission Great Britain to deliver a note to Russia requesting an immediate armistice.”” (pag 101)”,”MUKx-150″
“GRAUBARD Stephen Richards”,”British Labour and the Russian Revolution, 1917 – 1924.”,”Stephen Richards Graubard è direttore editoriale di Daedalus. Foreword, Introduction, Bibliographical Note, Index, Harvard Historical Monographs”,”MUKx-018-FL”
“GRAUBARD Stephen Richards”,”Kissinger ritratto di una mente.”,”Stephen Richards Graubard, nato nel 1024, è uno dei più autorevoli studiosi statunitensi di storia contemporanea e di scienza politica. Titolare della cattedra di storia alla Brown University.”,”BIOx-081-FL”
“GRAUDENZ Karlheinz SCHINDLER Hanns-Michael”,”Die deutschen Kolonien. Über 100 Jaher Geschichte in Wort, Bild und Karte.”,”Dokumentation und Bildmaterial Hanns Michael SCHINDLER.”,”GERx-058″
“GRAUR Mina”,”An Anarchist “”Rabbi””. The Life and Teachings of Rudolf Rocker.”,”Mina GRAUR è Research Fellow al Ben-Zion Dinur Institute for Research in Jewish History alla Hebrew University di Gerusalemme e presso il Jabotinsky Institute di Tel Aviv. E’ studiosa dei movimenti radicali e dell’ anarchismo ebraico, del giornalismo Yiddish e della storia dell’ eugenetica.”,”ANAx-097″
“GRAVE Jean a cura di Mireille DELFAU”,”Quarante ans de propagande anarchiste.”,”GRAVE era un uomo dal carattere difficile reso ancora più aspro dalla vita militante e dalle sue delusioni. La sua timidezza, la sua assenza totale di talento oratorio lo condanneranno per tutta la vita a chiudersi in se stesso e certamente a soffrire. Per la sua intransigenza dottrinale – era il ‘papa dell’anarchia’ – si urtò con quelli che nel movimento non la pensavano come lui, anche con i suoi collaboratori e amici. Quando GRAVE cominciò a scrivere queste memorie, aveva visto l’affondamento della 1° GM e passato la sessantina. Quando le terminerà, dieci anni dopo, egli viveva solo avendo rotto anche con gli ultimi amici, il dottor PIERROT e Paul RECLUS che lo collegavano ancora al grande periodo della sua vita, precendente al 1914, quello di Elisée RECLUS e Pierre KROPOTKINE. Le sue memorie risentono di questi rapporti.”,”ANAx-017″
“GRAVES Robert”,”Belisario. Romanzo.”,”Robert Graves (Londra 1895 – Majorca 1986) ha scritto romanzi, saggi critici e poesie.”,”VARx-005-FC”
“GRAVETT Christopher”,”Hastings 1066. La caduta dell’ Inghilterra sassone.”,”””La principale differenza tra l’ armamento inglese e quello normanno risiedeva nel fatto che gli inglesi usavano l’ ascia””. (pag 31) “”I normanni mantennero in vigore le migliori istituzioni anglo-sassoni: il governo, il sigillo reale, il mandato del sovrano, le numerose zecche che producevano monete di buona qualità. Le terre di quegli inglesi che erano morti o fuggiti furono assegnate prevalentemente ai normanni e ai loro alleati, specialmente bretoni e fiamminghi. Costoro guadagnarono posizioni influenti nella gerarchia ecclesiastica, costruirono castelli e magnifiche cattedrali di pietra. Gli inglesi erano considerati degli inferiori, ma la loro lingua sopravvisse a causa del gran numero di persone che continuava a parlarla. La cultura locale assorbì l’ efficienza normanna, una nuova dinastia salì al trono e l’ Inghilterra fu costretta a guardare al continente più che alla Scandinavia. Guglielmo morì nel 1087 per le lesioni interne subite durante la repressione di una rivolta a Mantes, nel Vexin, all’ altezza dei confini normanni. I suoi discendenti videro la graduale separazione dell’ Inghilterra dalla Normandia, mentre si sviluppava una razza indigena anglo-normanna.”” (pag 90) ISC1L-11″,”QMIx-143″
“GRAVETT Christopher”,”La guerra d’ assedio nel medioevo.”,”La diplomazia e il fattore sorpresa nella guerra d’ assedio. “”Spesso, tuttavia, la sorpresa scaturiva dal tradimento, che talvolta si manifestava sotto forma di un semplice rifiuto al rispetto del codice cavalleresco, come quando il conte angioino Geoffrey Martel fu ferito ad un braccio da un arciere, sulle mura, mentre stava discutendo le condizioni di pace durante un incontro davanti a Candé nel 1106. La ferita causò in seguito la morte.”” (pag 28)”,”QMIx-144″
“GRAWITZ Madeleine”,”Bakounine.”,”GRAWITZ è nata a Marsiglia, agrégée di diritto pubblico, ha insegnato alla facoltà di diritto di Lione prima di essere eletta professore di scienze politiche alla Sorbona (Paris-I). Direttore onorario dell’ Institut de formation syndicale di Lione ha pubblicato libri di scienze sociali, scienza politica e psicologia politica.”,”ANAx-099″
“GRAY Randal”,”Kaiserschlacht 1918. L’ ultima offensiva tedesca.”,”1918. “”La storia ufficiale britannica (1937) riporta un totale di perdite subite da Haig di 177.739 uomini, di cui 72.000 furono fatti prigionieri, almeno un terzp di questi erano feriti o gasati. Questi numeri equivalgono a una media giornaliera di 11.000 uomini tre volte quella della campagna della Somme del 1916. (…) Nessuna delle 30 divisioni di fanteria originali di Haig perse meno di 1.950 uomini, che corrisponde circa al 20 per cento. (…) Le perdite francesi ammontarono a circa 77.000 sulle 20 divisioni impiegate nel combattimento, indice di duri combattimenti. (…) Materialmente gli Alleati avevano perso 1300 cannoni, per la maggior parte britannici; 2000 migtragliatrici britanniche prese (…); circa 200 carri armati (tutti britannici); un imprecisato numero di autoblindo; decine di migliaia di cavalli; sedici campi d’ aviazione; e oltre 400 velivoli britannici senza contare un elevato ma imprecisato numero di aerei francesi.”” (pag 88)”,”QMIP-048″
“GRAY Alexander”,”The Socialist Tradition. Moses to Lenin.”,”L. Blanc, la questione del risparmio operaio, delle casse di risparmio. “”For all this evil Louis Blanc naturally claims that there can be only one remedy, that, namely, devised by Louis Blanc – in other words, a ‘saine organisation du travail’. His rather disgruntled frame of mind, his instinctive abhorrence of all moderation despite contrary professions, are well seen in his attitute towards the proposals of other well-meaning reformers. Take, for example, the whole question of savings and the estabilshment of Savings Banks as a means of raising the worker. Had Blanc been content to say that it is rather futile to expect savings from a worker, living under the harsh dispensation of the Iron Law of Wages, he would merely have been expressing the reasonably defensible. But, remembering that whatever is, is wrong, Louis Blanc must still be talking. What are these Caisses d’Epargne anyhow? Their deposits are only in part the fruit of honest labour. They are blind receivers of illicit profits: they receive -indeed after encouraging them – all who present themselves, ‘from the servant who has robbed his master to the courtesan who had sold her beaty’.”” (pag 223)”,”SOCU-144″
“GRAY Ezio M.”,”Il Belgio. Sotto la spada tedesca. Guerra senza sangue. L’invasione tedesca in Italia.”,”Nell’Europa politica dell’estate 1914, pacifismo ed armamenti erano nella loro efficenza massima. La vertigine dell’armarsi afferrava tutti i popoli: quelli che traevano dalla popolazione esuberante innumeri riserve militari e quelli che alla crisi di popolazione dovevano rimediare con la forma più ampliata e più redditizia del servizio militare; quelli che dovendo essere fortissimi sul mare dovevano anche impedire che chiunque altro spostasse il loro rapporto di superiorità e quelli che arrivando tardi nel campo della politica navale e coloniale volevano raggiungere gli altri compiendo ad enormi sbalzi ciò che altrove si era ottenuto con progressione uniformemente accelerata; quelli cui i cingressi diplomatici o le guerre sfortunate avevano tenuto incompleta o rapito violentemente l’unità nazionale e quelli che del problema di nazionalità proclamavano necessità e limiti oltremodo ampi per coonestare veri e propri tentativi di egemonia europea o mondiale.”,”QMIP-028-FL”
“GRAYLING A. C.”,”Il significato delle cose.”,”Grayling è professore alla University of London ed è un divulgatore assai noto in Gran Bretagna. Scrive sul Guardian, Financial Times, Literary Review e Times Literary Supplement. “”Il significato delle cose non sta nelle cose in sé, ma nel nostro atteggiamento verso di esse”” (Antoine de Saint-Exupéry)”,”FILx-026-FL”
“GRAZIADEI Antonio”,”Cosa è il marxismo. Dodici conferenze all’ Università di Roma.”,”La concezione marxista del mondo e della società, teorie socialiste prima e dopo MARX, criticabilità della parte economica del marxismo, funzione valore di scambio, sopralavoro, macchine e conflitto imprenditori-consumatori, valore nella teoria marxista, plusvalore.”,”TEOC-067 MADS-241″
“GRAZIADEI Antonio”,”Memorie di trent’anni, 1890-1920.”,”””Ho accennato ad Antonio Labriola. Egli entrava allo Aragno verso le cinque del pomeriggio, dopo la lezione all’ Università, si sedeva sempre allo stesso tavolino, e vi si tratteneva un due ore circa. Subito intorno a lui si formava un gruppo più o meno numeroso di amici ed ammiratori. Ricordo tra questi Andrea Torre, Silvio Drago, Romeo Soldi. Antonio Labriola aveva una bella testa, un viso pallido con un profilo regolare e finissimo, una bocca atteggiata sempre ad un leggero sorriso sardonico. Parlava di continuo e con estrema vivacità. Conosceva vita e miracoli di una quantità di persone, e si serviva di queste conoscenze nel modo più spregiudicato. Nel polemizzare perdeva facilmente il controllo su se stesso, sino a cadere qualche volta nella diffamazione. Aveva gli odi del professore; Achille Loria ed Enrico Ferri erano le sue bestie nere””. (pag 50) “”In esse il grande economista (Vilfredo Pareto, ndr) esponeva alcune idee che mi sembrano molto importanti e che si possono riassumere così: 1. La scienza deve studiare i fatti, niente altro che i fatti. 2. Il valore non è un fatto reale, ma un concetto aprioristico ed arbitrario, introdotto da certi economisti per dati scopi. 3. Il solo fatto reale sono i prezzi. 4. Per progredire l’ Economia deve considerare i prezzi, non il valore””. (pag 66) “”Ricordo che, secondo certi articoli di Bevione sulla “”Stampa””, la Libia avrebbe risolto radicalmente il problema… della sovrapopolazione italiana. Sarebbe stato necessario controbattere queste menzogne con un corredo maggiore di conoscenze geografiche ed agricole. Il pubblico ama immensamente i fatti concreti. Mi ricordo che quando nelle mie conferenze antilibiche mi servivo dell’ ingrandimento di una carta geografica per dimostrare tra l’ altro che nella ricchissima Tripolitania non esistevano veri e propri fiumi, l’ interessamento e la meraviglia degli ascoltatori raggiungevano il diapason””. (pag 100) “”Un errore comune ai neutralisti di tutte le specie – errore che spiega in gran parte il loro stesso atteggiamento – fu quello di giurare sino all’ ultimo momento nella vittoria della Germania. Suggestionati da un quarantennio di predominio tedesco, essi ignoravano la potenzialità industriale degli Stati Uniti e non comprendevano il peso decisivo di un tale elemento in una guerra di anni. Ebbi occasione di oppormi varie volte a questa credenza, ma sempre inutilmente. Nessuno riconosce volentieri i propri errori, ma in nessun campo l’ amor proprio è così tenace come in politica”” (pag 106). 1893. “”Nel corso di una seduta drammatica l’ On. Giolitti dovette dimettersi da Presidente del Consiglio. Parve liquidato per sempre. Pochi anni dopo, per la sua abilità e l’ altrui smemoratezza, egli doveva ridiventare il padrone del paese.”” (pag 45)”,”MITS-203″
“GRAZIADEI Antonio”,”Il capitale e il valore. Critica della economia marxista.”,”Teoria ricardiano-marxista. “”Non meno gravi sono gli errori del Marx nel concepire l’ influenza del costo di produzione sul prezzo d’ equilibrio. Anche facendo astrazione dalle profonde differenze che esistono fra le nostre opinioni e quelle di Marx su ciò che si deve intendere per costo di produzione e sul fatto che questo costo non è la “”causa”” del valore, ma solamente – e non sempre – una delle sue condizioni certo molto importanti; un’ altra circostanza occorre chiarire, ed è che l’ influenza del costo di produzione sul prezzo dei beni in quantità variabili non è né così diretta nè così continuativa come apparirebbe dalla dottrina Ricardiano-Marxista.”” (pag 290)”,”TEOC-316″
“GRAZIADEI Antonio”,”Memorie di trent’anni, 1890-1920.”,”GRAZIADEI Antonio Antonio Labriola. “”Ho accennato ad Antonio Labriola. Egli entrava allo Aragno verso le cinque del pomeriggio, dopo la lezione all’Università, si sedeva sempre allo stesso tavolino, e vi si tratteneva due ore circa. Subito intorno a lui si formava un gruppo più o meno numeroso di amici ed ammiratori. Ricordo fra questi Andrea Torre, Silvio Drago, Romeo Soldi. Antonio Labriola aveva una bella testa, un viso pallido con un profilo regolare e finissimo, una bocca atteggiata sempre ad un leggero sorriso sardonico. Parlava di continuo e con estrema vivacità. Conosceva vita e miracoli di una quantità di persone, e si serviva di queste conoscenze nel modo più spregiudicato. Nel polemizzare perdeva facilmente il controllo su se stesso, sino a cadere qualche volta nella diffamazione. Aveva gli odi del professore; Achille Loria ed Enrico Ferri erano le sue bestie nere. Figlio di un modestissimo agente di prefettura, aveva seguito da giovane la Destra storica; avevo subito come i migliori intellettuali napoletani dell’epoca l’influenza dello Spaventa, ed aveva studiato i più grandi filosofi, dai greci ai tedeschi più recenti. A suo onore, egli considerava che la professione della filosofia dovesse tramutarsi in abito morale. Per questo, malgrado gli eccessi del carattere – ebbe sempre alto il senso della dignità e della responsabilità. Durante la dolorosa malattia che doveva portarlo alla tomba, raggiunse le altezze dello stoico. Dal punto di vista della teoria, egli era molto superiore agli altri socialisti italiani.”” (pag 50-51)”,”MITS-394″
“GRAZIADEI Antonio”,”Cosa è il marxismo. Dodici conferenze all’Università di Roma.”,”Cancellare seconda collocazione in scheda Teoc-067 2° copia fondo Scucchia (in alcune pagine sue note manoscritte Teoria valore e teoria del plusvalore. “”La teoria del valore seguita dal Marx rappresenta dunque una speciale elaborazione delle dottrine appartenenti a quella scuola classica inglese, di cui il Ricardo fu il pensatore più profondo. Cadono in un gravissimo errore storico, quei marxisti i quali parlano come se la concezione del valore-lavoro fosse stata creata dal Marx di sana pianta. Nella sua prefazione all’edizione 1884 della “”Miseria della filosofia””, Federico Engels, polemizzando contro il Rodbertus che si riteneva plagiato dal Marx medesimo, scrive: “”Rodbertus crede così incomparabili le sue scoperte, che non gli viene neppur in mente che Marx abbia potuto da sè solo trarre da Ricardo le sue conclusioni””. Come è implicito in queste parole dello stesso Engels, l’originalità del Marx non sta nella teoria del valore-lavoro, ma nel fatto che di tale teoria egli si è servito per giungere alla dottrina del plusvalore”” [Antonio Graziadei, Cosa è il marxismo. Dodici conferenze all’Università di Roma, 1947] (pag 114)”,”MADS-241″
“GRAZIADEI KABAKTCEFF BARATONO LAZZARI TERRACINI BALDESI VACIRCA SCHIAVELLO ABBO BORDIGA SERRATI TURATI MAZZONI BOMBACCI MARABINI CAVINA GENNARI, discorsi”,”Resoconto stenografico del XVII Congresso Nazionale del Partito Socialista Italiano, Livorno 15-21 gennaio 1921. Con l’aggiunta dei documenti sulla fondazione del Partito Comunista d’Italia.”,”Turati deforma il pensiero di Engels “”Noi siamo figli del Manifesto de 1848. Tutti! Soltanto noi siamo i figli di quel Manifesto, che accettiamo come una cosa che non si accetta come un dogma religioso, ma nel suo spirito, ponendolo nel suo tempo, integrandolo con le revisioni, i perfezionamenti, gli sviluppi che i tempi consigliano e che gli stessi autori e i più autorizzati interpreti del loro pensiero hanno solennemente consacrato nella dottrina. Io citai a Bologna la celebre prefazione alle “”Lotte di classe in Francia”” di Marx, prefazione del suo continuatore più autorizzato, del suo, non dico braccio destro, ma cervello destro, di Federico Engels, in cui, dopo quasi mezzo secolo dal “”Manifesto dei comunisti””, se ne faceva dai più autentici interpreti la revisione confessando come, non per gioventù di uomini, ma per giovinezza del Partito nel tempo essi avessero sopravalutata la possibilità insurrezionale, avessero creduto a ciò che non volevano più. E la potete vedere, questa citazione, negli opuscoli che l’hanno diffusa: è una vera sconfessione del culto della violenza; ed essi confessano che si erano ingannati, che la storia li ha completamente smentiti, e che essa dimmostra come le classi che detengono il potere hanno più paura dell’azione legale del proletariato che dell’azione illegale e dell’insurrezione”” (pag 327) (dal discorso di Turati, seduta pomeridiana del giorno 19) Nell’ordine del giorno sono previste le relazioni di BORDIGA BIANCHI PIEMONTE VITTORE ANGELI GRAZIADEI GRAMSCI COLOMBINO SERRATI TREVES RIBOLDI CAMPANOZZI FILIPPETTI PASTORE BOMBACCI”,”MITS-431″
“GRAZIADEI Antonio, a cura di Mauro RIDOLFI”,”Scritti scelti di economia.”,”Antonio Graziadei Nasce a Imola il 5 gennaio 1873. Nel 1892-93 prende contatto con Andrea Costa, Anselmo Marabini e altri socialisti imolesi; inizia a militare nel PSI – collabora a “”La lotta”” ed è tra i partecipanti al secondo congresso del PSI di Reggio Emilia. Nel 1895-97 frequenta il Laboratorio di economia politica dell’Universitè di Torino diretto dal prof. Cognetti De Martiis insieme a Luigi Einaudi e Pasquale Jannaccone. Durante i moti politici del 1898 viene arrestato e deferito al tribunale militare insieme ad altri socialisti imolesi. Nel 1900-03 inizia l’inegnamento prima all’Istituto tecnico di Bari, poi a Milano all’Università popolare, dove svolge attività di segretario e, infine, come incaricato di economia politica all’Università di Cagliari. Partecipa su Avanti! Critica sociale e La lotta. Nel 1920-23 nel Congresso di Livorno partecipa alla fondazione del partito comunista d’italia. Graziadei muore a Novi Ligure il 10 febbraio 1953.”,”ECOT-203-FL”
“GRAZIADEI Antonio”,”Il capitale e il valore. Critica della economia marxista.”,”Antonio Graziadei Nasce a Imola il 5 gennaio 1873. Nel 1892-93 prende contatto con Andrea Costa, Anselmo Marabini e altri socialisti imolesi; inizia a militare nel PSI – collabora a “”La lotta”” ed è tra i partecipanti al secondo congresso del PSI di Reggio Emilia. Nel 1895-97 frequenta il Laboratorio di economia politica dell’Universitè di Torino diretto dal prof. Cognetti De Martiis insieme a Luigi Einaudi e Pasquale Jannaccone. Durante i moti politici del 1898 viene arrestato e deferito al tribunale militare insieme ad altri socialisti imolesi. Nel 1900-03 inizia l’inegnamento prima all’Istituto tecnico di Bari, poi a Milano all’Università popolare, dove svolge attività di segretario e, infine, come incaricato di economia politica all’Università di Cagliari. Partecipa su Avanti! Critica sociale e La lotta. Nel 1920-23 nel Congresso di Livorno partecipa alla fondazione del partito comunista d’italia. Graziadei muore a Novi Ligure il 10 febbraio 1953.”,”TEOC-123-FL”
“GRAZIANI Augusto a cura; testi di ACKLEY BARBERO CAFIERO CARLI CODA-NUNZIANTE DEMARIA DE-NIGRIS DI-NARDI FOA’ FORTE FUA’ GRAZIANI HIRSCHMAN HYTTEN IZZO LA-MALFA LOMBARDINI LUTZ MARCHIONI MARCIANI NAPOLEONI PEDONE ROSSI-DORIA SARACENO SERENI SINIGAGLIA SPAVENTA SYLOS-LABINI TOGLIATTI VALLETTA VINCI VOLPI ZANELETTI”,”L’ economia italiana: 1945-1970.”,”testi di ACKLEY BARBERO CAFIERO CARLI CODA-NUNZIANTE DEMARIA DE-NIGRIS DI-NARDI FOA’ FORTE FUA’ GRAZIANI HIRSCHMAN HYTTEN IZZO LA-MALFA LOMBARDINI LUTZ MARCHIONI MARCIANI NAPOLEONI PEDONE ROSSI-DORIA SARACENO SERENI SINIGAGLIA SPAVENTA SYLOS-LABINI TOGLIATTI VALLETTA VINCI VOLPI ZANELETTI. “”Ora in generale si può ritenere che, per ottenere una maggiore produttività, sarebbe stato necessario far luogo a un maggiore rapporto capitale-lavoro (intensità di capitale) e, quindi, a parità di incremento di occupazione, a maggiori investimenti complessivi. E qui sorge una prima, importante, questione. Si potrebbe essere indotti a ritenere che il grado di intensità di capitale conseguito nella realtà sia l’ esatto riflesso di una situazione in cui le convenienze all’ investimento erano determinate da una “”relativa abbondanza”” di lavoro e una “”relativa scarsità”” di capitale (…)””. (pag 299)”,”ITAE-133″
“GRAZIANI Augusto”,”Teorie e fatti economici.”,” Sulle relazioni tra gli studi economici in Italia e in Germania nel secolo XIX. (pag 117) “”Tuttavia non mancano singole relazioni, che pure hanno il loro rilievo. L’ Hermann nelle sue Staatswirtschaftliche Untersuchungen cita, or consentendo or dissentendo, l’ opera del Gioia: Nuovo prospetto delle Scienze Economiche e particolarmente si accosta alle conclusioni dello scrittore italiano nell’ analisi del valore corrente dei beni””. (pag 118) “”Uno dei più valorosi discepoli del Romagnosi, il Cattaneo, negli Annali universali di statistica del 1834 dedica al Deutsche Zollverein, un primo studio, nel quare ricorda i precedenti di quel trattato doganale fra l’ alta e la bassa Germania ed il contenuto fondamentale dei patti conclusi nel 1833″”. (pag 119)”,”ECOT-110″
“GRAZIANI Augusto”,”Sviluppo economico e produttività del capitale.”,”Ricardo: tre leggi fondamentali che regolano lo sviluppo economico: 1. legge dei rendimenti decrescenti in agricoltura (in rapporto alle produzioni agricole, fertilità suolo ecc.) 2. l’ interdipendenza fra livello della popolazione e livello dei salari reali 3. l’ esistenza di un livello minimo, determinato dalle esigenze psicologiche della collettività, al di sotto del quale i salari reali non possono discendere (pag 107-108) Ricardo accetta senza discussione la legge di Say”,”ECOT-145″
“GRAZIANI Augusto a cura; SPAVENTA Luigi MONTESANO Aldo CASAROSA Carlo ONOFRI Paolo JAPPELLI Tullio SELAN Valerio MORCALDO Giancarlo VACIAGO Giacomo SALVEMINI Maria Teresa”,”La spirale del debito pubblico.”,”Carlo Casarosa, professore ordinario di Economia politica nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Pisa. Agusto Graziani, professore ordinario di Politica economica e finanziaria nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Napoli. Tullio Jappelli, professore associato di Economia politica nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Palermo. Aldo Montesano, professore ordinario di Economia politica nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università Bocconi di Milano. Giancarlo Morcaldo, Direttore nel Servizio Studi della Banca d’Italia. Paolo Onofri, professore ordinario di Programmazione economica nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna. Maria Teresa Salvemini, professore ordinario di Politica economica e finanziaria nella Facoltà di Scienze Statistiche, Demografiche ed Attuariali dell’Università di Roma. Valerio Selan, professore associato di Scienza delle Finanze nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma. Luigi Spaventa, professore ordinario di Istituzioni di Economia politica nella Facoltà di Scienze demografiche, Statistiche ed Attuariali dell’Università di Roma. Giacomo Vaciago, professore ordinario di Economia politica nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Ancona. Augusto Graziani insegna Politica economica e finanziaria nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Napoli.”,”ITAE-056-FL”
“GRAZIANI Augusto”,”I conti senza l’oste. Quindici anni di economia italiana.”,”Testi, articoli scritti tra il 1980 e il 1996. Augusto Graziani nato a Napoli nel 1933 è professore ordinario di Economia politica presso la Facoltà di Economia dell’Università La Sapienza di Roma. Studioso dello sviluppo economico italiano e del Mezzogiorno in particolare, della politica economica e della teoria della moneta, ha pubblicato tra l’altro: ‘L’economia italiana dal 1945 a oggi’ (1989), ‘La teoria monetaria della produzione’ (1994), e il manuale ‘Teoria economica’ in due volumi (1992-93).”,”ITAE-408″
“GRAZIANI Augusto”,”Lo sviluppo dell’economia italiana. Dalla ricostruzione alla moneta europea.”,”Augusto Graziani (Napoli, 1933) è professore di Economia politica presso la Facoltà di Economia dell’Università di Roma La Sapienza e accademico dei Lincei. Ha molte pubblicazioni al suo attivo tra cui ‘L’economia italiana e il suo inserimento internazionale’, in ‘Storia dell’Italia repubblicana’ (Einaudi, 1996). Le privatizzazioni. La manovra delle privatizzazioni venne sostenuta dal governo come strumento volto a ridurre lo stock di debito pubblico (pag 200-) L’ ideologia delle privatizzazioni condusse alla riduzione progressiva del campo di attività dell’ Iri (pag 201-)”,”ITAE-409″
“GRAZIANI Augusto”,”Lo sviluppo dell’economia italiana. Estratto dal volume: “”L’economia italiana dal 1945 a oggi””.”,”Agusto Graziani, professore ordinario di Politica economica e finanziaria nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Napoli.”,”ITAE-091-FL”
“GRAZIANI Augusto MESSORI Marcello, a cura, saggi di Bernard SCHMITT Élie SADIGH J.A. KREGEL Anna MARICIC Carlo BENETTI Jean CARTELIER Francesco FARINA Richard ARENA Michel DE VROEY Adriano GIANNOLA André ORLÉAN”,”Moneta e produzione.”,”Augusto Graziani professore ordinario di poltica economica e finanziaria nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Napoli. Marcello Messori è professore ordinario di Economia Politica all’Università di Roma Tor Vergata.”,”ECOT-166-FL”
“GRAZIANI Augusto a cura, Saggi di Marcello DE CECCO Riccardo PARBONI Giorgia GIOVANNETTI Giuliano CONTI”,”Il dollaro e l’economia italiana.”,”Augusto Graziani insegna Politica economica e finanziaria nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Universotà di Napoli. Giuliano Conti professore ordinario di Economia internazionale nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Ancona. Marcello De Cecco professore ordinario di Politica economica nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Roma. Giorgia Giovannetti ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze economiche dell’Università di Roma. Riccardo Parboni professore ordinario di Economia monetaria nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Modena.”,”ITAE-152-FL”
“GRAZIANO Luigi”,”La politica estera italiana nel dopoguerra.”,”GRAZIANO Luigi nato a Valenza Po nel 1939, laureato in economia e diplomato in Relazioni internazionali all’Istituto d’Etudes Politiques dell’Università di Parigi. Vive a Milano. Lavora all’ISPI (1968). Sul personale diplomatico italiano. “”Diversamente dalla Francia, ove l’Ecole Nationale d’Administration (scuola post-universitaria) è la via severa ed obbligata per accedere alle principali carriere amministrative, fra cui quella degli esteri, in Italia non esiste alcuna preparazione uniforme alla carriera. Taluni frequentano il centro di Bologna dell’Università americana Johns Hopkins, altri il Seminario dell’ ISPI, la maggior parte si prepara privatamente appoggiandosi spesso a Roma a professori esperti, fra l’altro, nell’intuire i possibili temi dei prossimi esami. Si aggiunga che specie in storia e in economia, per l’assenza di buoni testi italiani di sintesi, ci si avvale generalmente di opere straniere, ad esempio il Duroselle per la prima ed il Samuelson per la seconda””. (pag 33) Mancata epurazione. “”Leggendo gli elenchi del personale del 1957 e di fronte al recupero spettacolare di diplomatici prefascisti, si ha l’impressione che almeno sotto tale profilo la Repubblica sia venuta invano. Riportiamo dal Kogan (op citata, tabella n. 6, pag. 165) il seguente prospetto: ‘Anno di entrata nel servizio esteri dei funzionari di carriera (in servizio nel 1957). Ambasciatore: Prima del 1940: 11 Dopo il 1948: 1 Totale: 12 (…) Tutti i gradi (totali) Prima del 1940: 308 Dopo il 1948: 183 Totale: 491 (Fonte: Ministero degli affari esteri, Elenchi del personale, 1958)’. In altri termini negli anni ’50 praticamente tutte le ambasciate e le direzioni generali dell’amministrazione centrale erano nelle mani di diplomatici entrati in carriera al tempo del regime fascista””. (pag 35-36)”,”ITQM-176″
“GRAZIANO Luigi BERTA Giuseppe KELIKIAN Alice VANGELISTA Chiara SALVADORI Roberto Giuliano CARMAGNANI Marcello MANTELLI Giovanna D’AROMA Antonio MARTINOTTI DORIGO Stefania SPINAZZOLA FRANCESCHI Dora MATTIOLI Raffaele”,”Bentley e la scienza politica comportamentista (Graziano); Unionismo e scioperi nel commento dell’«Economist» (1852-1860) (Berta); Industria e sindacalismo a Brescia: dalla mobilitazione industriale alla legge sindacale (Kelikian); Immigrazione, struttura produttiva e mercato del lavoro in Argentina e in Brasile (1876-1914) (Vangelista); Il Cile nella pubblicistica e negli studi italiani (Salvadori); Fonti quantitative italiane relative all’emigrazione italiana verso l’America Latina (1902-1914). Analisi critica (Carmagnani e Mantelli); Lettere di Luigi Einaudi a Pasquale D’Aroma (1914-1927), (Antonio D’Aroma e Martinotti Dorigo); La biblioteca economica di Luigi Einaudi (Spinazzola Franceschi, a cura).”,” “”Per sostanziare tale ideologia liberistica, Wilson (a) chiamò a collaborare con lui uomini come William Nassau Senior, Herbert Spencer, Thomas Hodgskin, che furono così i portavoce dell’etica produttivistica delle ‘middle classes’ (6). Il liberismo non era comunque destinato a rimanere una componente minoritaria del sistema politico inglese. L’abolizione dei dazi granari nel 1846 segnò il trionfo dell’ Anti-Corn Law League e del partito di Cobden e Bright e l’inizio di quel che Marx avrebbe chiamato «il Millennio liberoscambista» (7), mentre nel 1851 la Great Exhibition di Crystal Palace e la visita della regina Vittoria nel Lancashire misero definitivamente in luce che i gruppi capitalistici e industriali erano divenuti forza determinante nella gestione dello Stato (8). Con la sua ascesa al vertice dello Stato, la classe politica liberale vedeva necessariamente mutare anche il proprio rapporto con le forze sociali che erano escluse dal potere ed esercitavano verso di esso una pressione esterna. Veniva a mutare, in particolare, il rapporto con la classe operaia, di cui non si poteva più cercare l’appoggio sul terreno politico, rigettandone al contempo le rivendicazioni economiche. Il declino del movimento cartista aveva avuto la conseguenza di dare impulso all’espansione e al consolidamento dell’unionismo operaio, che aveva ormai conquistato, alla metà del secolo, un’autonoma rilevanza con cui la classe dirigente doveva fare i conti. Il suo progetto di governo venne non poco turbato dai problemi inerenti alla legittimità della mediazione sindacale nella contrattazione con i lavoratori e alla compatibilità delle Trade Unions con l’ordinamento economico e civile liberale. Non dovette essere facile per la classe dirigente passare, nel giro di pochi anni, da un rifiuto incondizionato dell’organizzazione operaia a un riconoscimento cauto ma effettivo della sua funzione positiva. Fatto sta che dal travaglio cui andarono sottoposte le relazioni industriali negli anni cinquanta uscì soltanto sconfitto il dottrinarismo liberistico più schematico, ed emerse quel tipico pragmatismo che avrebbe guidato di lì alla fine dell’Ottocento le scelte della classe politica liberale in materia di questioni di lavoro. Questo processo storico, che può essere a pieno titolo descritto come una fase progressiva di «liberalizzazione» (9), ebbe una rappresentazione fedele nei commenti e nelle riflessioni che l’«Economist» dedicò ai fenomeni dell’unionismo operaio e degli scioperi”” (pag 131-132) [Giuseppe Berta, ‘Unionismo e scioperi nel commento dell’«Economist» (1852-1860)’], (in) Annali della Fondazione Luigi Einaudi, Torino, vol. IX, 1975, stampa 1976] [(a) James Wilson fondatore de ‘The Economist’ (primo numero 2 settembre 1843); (6) Cfr. H. Scott Gordon, arti.cit., passim.; (7) Cfr. K. Marx, ‘Il Capitale’, Roma, 1956, vol. I, t. 3, p. 100; (8) Cfr. R. Boyson, ‘The Ashworth Cotton Enterprise. The Rise and Fall of a Family Firm, 1818-1880’, Oxford, 1970, p. 228; (9) Cfr. J. Foster, ‘Class Struggle and the Industrial Revolution. Early Industrial Capitalism in Three English Towns’, London, 1974, cap. 7]”,”ANNx-008-FP”
“GRAZIANO Luigi”,”Clientelismo e sistema politico. Il caso dell’Italia.”,”L. Graziano (Valenza Po, 1939) ha studiato a Roma, all’Istituto di Studi politiic di Parigi e a Princeton dove ha conseguito il Ph.D. in scienza politica. E’ stato poi professore incaricato di politica comparata nella Facoltà di Scienze politiche di Torino. E’ autore tra l’altro di ‘Bentley e la scienza politica comportamentista’ (1975).”,”ITAP-013-FMB”
“GRAZIOLI Stanislao a cura”,”Giolitti e la nascita dei partiti italiani.”,”””Nel marzo del 1914 il partito radicale, dove ormai preponderava la Sinistra, uscì dal governo. Giolitti aveva ancora la maggioranza, ma preferì dimettersi, secondo il suo vecchio metodo di lasciare il potere nei momenti difficili. Tutti prevedevano che sarebbe rientrato al governo dopo una vacanza di pochi mesi. La successione andò a Salandra, uomo della Destra. Anche il suo governo si reggeva sulla maggioranza controllata da Giolitti, ed assumeva così i caratteri di una vera e propria luogotenenza. Il governo Salandra doveva però segnare la fine dell’età giolittiana, con la sua scelta di parteciapre alla guerra europea. (…) Dopo lunghe vicissitudini le trattative [dell’Italia di Salandra, ndr] con gli Imperi Centrali fallirono, mentre quelle con l’Intesa sfociarono in un trattato segreto, il Patto di Londra, con cui l’Italia si impegnava ad entrare in guerra entro brevissimo tempo, in cambio di ingenti vantaggi territoriali a spese dall’Austria, in caso di vittoria. Queste trattative furono condotte nel massimo segreto, mentre nel paese infuriava la polemica. L’Italia si trovò quindi impegnata all’intervento senza che alcuno, al di fuori della ristretta cerchia del governo e della corte, ne fosse informato, e senza che fossero rese di pubblico dominio le condizioni dell’accordo. Giolitti dichiarò sempre la sua posizione di neutralità; egli pensava che dalla neutralità e non dalla guerra l’Italia potesse ricavare “”parecchio””, e si rendeva conto che la guerra era destinata a durare a lungo: troppo grandi erano le forze in gioco e il “”debellare i due imperi militarmente più organizzati del mondo”” non poteva essere questione di mesi. A ciò si aggiungeva che la guerra avrebbe comportato tali trasformazioni nel paese di spezzare definitivamente il sistema di forze mediante il quale egli aveva fino allora governato e che aveva consentito un quindicennio di progresso”” (pag 60) Trattati segreti (pag 69-71) “”La tradizione italiana, appoggiata anche dalla situazione di fatto che destinava l’Italia fuori del giro delle grandi potenze, ciò che diminuiva l’interesse pubblico per questi problemi, vedeva la politica estera come un campo per lo più riservato al re, e su cui il governo aveva sì un’influenza, ma abbastanza relativa. Era il tempo della diplomazia segreta; trattati dell’importanza della Triplice Alleanza dovevano restare segreti per moltissimi anni. Giolitti non si discostò sostanziamente da questa tradizione; i suoi interessi si rivolgevano soprattutto alla politica interna, che era il campo dove si giocava l’avvenire dell’Italia per i prossimi anni. In politica estera egli realizzò un certo ravvicinamento con Francia ed Inghilterra, per riequilibrare gli impegni presi con la Triplice ed acquistare una posizione intermedia tra Imperi Centrali e nazioni occidentali che avrebbe dato un certo peso e un certo spazio d’azione all’Italia. Più che i contenuti della sua politica estera interessano però qui i modi con cui la portò avanti, soprattutto rispetto alla guerra di Libia. Giolitti accettava pienamente il metodo della diplomazia segreta: il paese e il Parlamento non dovevano entrare nel delicato mondo diplomatico, non potevano influire, se non come dato di fatto, sugli accordi che gli Stati prendevano fra loro e sui delicatissimi congegni di questi accordi. Sintomatico in questo senso fu l’atteggiamento di Giolitti nei confronti del Parlamento per la guerra di Libia: tutte le decisioni furono prese a Camera chiusa, per impedire che una discussione parlamentare ridesse fiato alle forze contrarie all’operazione, che erano rimaste sorprese e battute dall’improvvisa campagna libicista. Tutta la preparazione diplomatica all’impresa era stata effettuata e completata nel più assoluto segreto e l’inizio era stato reso noto solo dopo essere stato già irrevocabilmente deciso. Pochi anni dopo, Giolitti doveva cambiare completamente opinione sulla diplomazia segreta e diventarne il più deciso oppositore. A provocare il suo mutamento fu l’entrata in guerra, decisa, come abbiamo visto, al termine di trattative condotte nel segreto più completo, segreto nel quale restò, fino alla sua divulgazione da parte dei rivoluzionari russi, anche il Patto di Londra, che costituiva un impegno irrevocabile perché coinvolgeva lo stesso re. Nessun controllo era stato possibile su una decisione che coinvolgeva tutto il paese; Giolitti stesso ne venne a conoscenza, e solo nei termini generali, appena pochi giorni prima dell’entrata in guerra. Fu inutile il suo intervento in extremis; il sovrano era impegnato e con esso tutta la nazione, sebbene ignara. Questa esperienza fece sì che Giolitti comprendesse i pericoli insiti nel metodo della diplomazia segreta che, togliendo i problemi al pubblico dibattito, non permetteva che ne fossero sviscerati fino in fondo tutti gli aspetti e che fosse effettuato un efficace controllo. Si era ritorto contro di lui il metodo che egli aveva usato per la guerra di Libia; le forze neutraliste erano rimaste disorganizzate e non avevano potuto esprimersi per quello che erano, cioè la maggioranza del paese.”” (pag 69-70-71) Conseguenze sociali della prima guerra mondiale “”La guerra richiese uno sforzo inimmaginabile a tutte le potenze belligeranti; per cinque lunghi anni l’Europa fu sconvolta e milioni di persone furono trascinate nell’immenso scontro. Lo spostamento di grandi masse di uomini gettati nelle trincee, e la vita che nelle trincee si conduceva, furono causa, quasi in ogni paese, di grandi mutamenti sociali. Già durante la guerra era scoppiata la rivoluzione bolscevica, che aveva distrutto l’impero degli Zar, e subito dopo la Germania e tutta l’Europa Orientale furono squassate da crisi rivoluzionarie di grande portata. L’Italia, pur vincitrice non poté restare immune dagli sconvolgimenti postbellici; i contadini del Sud erano andati sotto le armi e avevano provato la vita del fronte; per la maggior parte di loro si trattava del primo contatto con le regioni del Nord, tanto più favorite di quelle meridionali e tanto meglio organizzate sul piano sociale. Questo incontro tra i contadini del Sud e la civiltà del Nord, unito alla disciplina militare e alla consuetudine all’uso delle armi, doveva essere foriero di gravi scompensi sociali e politici, perché i contadini non potevano più accettare passivamente, dopo gli anni della guerra, la situazione del Mezzogiorno. La guerra doveva inoltre creare un gran numero di spostati, giovani la cui educazione era stata troncata a metà e che avevano passato quattro anni a combattere; questi giovani non potevano reinserirsi facilmente nella vita civile, e su di essi fece presa con facilità, a guerra finita, la propaganda fascista.”” (pag 75)”,”ITAA-143″
“GRAZIOSI Andrea”,”Stato e industria in Unione Sovietica 1917 – 1953.”,”GRAZIOSI è ricercatore presso il Dipartimento di Teoria e Storia dell’economia pubblica dell’Università di Napoli. Ha dedicato vari saggi all’esperienza sovietica curando inoltre l’edizione di documenti diplomatici sulla collettivizzazione e la carestia degli anni Trenta in Ucraina e quella di testi di storici e economisti, tra cui, in collaborazione con Augusto GRAZIANI, l’opera di TUGAN-BARANOVSKIJ sulla moneta. Edward BUCA era uno dei dirigenti dello sciopero di Vorkuta del 1953 poi processato (vedi foto)”,”RUSU-016″
“GRAZIOSI Andrea”,”Dai Balcani agli Urali. L’ Europa orientale nella storia contemporanea.”,”Questo libro raccoglie due saggi concepiti e scritti come lezioni per il ‘Manuale Donzelli di Storia contemporanea’. Andrea GRAZIOSI insegna all’Univ di Napoli. Ha lavorato presso l’Univ di Yale, l’ Istituto Universitario Europeo di Fiesole e l’ Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi. E’ autore tra l’altro di ‘The Great Soviet Peasant War’, (CUP, 1996), ‘I bolscevichi e l’ Ucraina, 1918-1919′ (in russo), )(MOSCA, 1997), e ha curato il volume ‘Lettere da Kharkov’ (TORINO, 1991).”,”EURC-032″
“GRAZIOSI Andrea”,”La grande guerra contadina in Urss. Bolscevichi e contadini, 1918 – 1933.”,”Questa sintesi, già pubblicata in USA, si basa in larga parte su nuovi materiali d’ archivio. L’A ricostruisce i vari atti del grande scontro che oppone in URSS i due grandi vincitori emersi dalla ‘guerra civile’ fino al suo tragico epilogo della carestia del 1932 – 1933 e traccia la storia di un peculiare processo di ‘modernizzazione’ basato sulla spietata repressione della partecipazione autonoma della popolazione. Andrea GRAZIOSI, ricercatore di storia economica presso l’Univ di Napoli Federico II, ha insegnato all’Univ di Yale e all’ Ecole des Hautes Etudes. I suoi studi sono dedicati alla storia economica e sociale dell’ URSS. Tra essi ricordiamo: ‘Lettere da Kharkov’, ‘Stato e industria in Unione Sovietica’, ‘Collectivisation, revoltes paysannes et politiques gouvernamentales à travers les rapports du GPU’, ‘Les Bolchevichs et l’Ukraine, 1918-19’.”,”RIRO-151″
“GRAZIOSI Andrea”,”Guerra e rivoluzione in Europa, 1905-1956.”,”GRAZIOSI Andrea insegna storia contemporanea nell’ Università di Napoli. Ha pubblicato varie opere (v.retrocopertina). “”Maurice Barres, che dal 1892 al 1897 si era definito socialista, dedicò…il ciclo ‘Energie nationale’ alla Lorena occupata, predicò un antisemitismo aggressivo, necessario a ‘purificare’ la nazione (sono gli anni del caso Dreyfus), e avvertì ‘la possibilité et la necessité de fondre le socialisme et le nationalisme’, “”presentendo”” in tal modo il fascismo…”” (pag 114)”,”RUSU-137″
“GRAZIOSI Andrea”,”L’Urss di Lenin e Stalin. Storia dell’Unione Sovietica. 1914-1945.”,”GRAZIOSI A. professore di storia contemporanea all’Università di Napolli Federico II, ha insegnato storia sovietica nelle università di Yale e Harvard e all’Ecoles des Hautes Etudes. Dal 1992 codirige a Mosca la serie ‘Documenti di storia sovietica’. Ha pubblicato varie opere (v. bibliografia)”,”RUSS-207″
“GRAZIOSI Andrea”,”L’Unione Sovietica in 209 citazioni.”,”Lenin visto da W.S. Woitinsky (pag 25): …Lenin credeva che un partito rivoluzionario avesse bisogna anche di mascalzoni obbedienti per i lavori sporchi… “”(Stalin) è impazzito. Crede di potere tutto, che è lui da solo a reggere ogni cosa, che tutti gli altri sono sono d’intralcio”” (Bucharin a Trotsky, fine 1923) (pag 47) “”Così la popolazione rurale espropriata con la forza, cacciata dalla sua terra, e resa vagabonda, veniva spinta con leggi tra il grottesco e il terroristico a sottomettersi a forza di frusta, di marchio a fuoco, di torture, a quella disciplina che era necessaria al sistema del lavoro salariato (…). Alla fine del secolo XVIII i vari movimenti [dell’accumulazione originaria] vengono combinati sistematicamente in Inghilterra in sistema coloniale, sistema del debito pubblico, sistema tributario e protezionistico moderni. I metodi poggiano in parte sulla violenza più brutale, come p. es. il sistema coloniale. Ma tutti si servono del potere dello stato, violenza concentrata e organizzata dalla società, per fomentare artificialmente il processo di trasformazione del modo di produzione (…). La violenza è la levatrice di ogni vecchia società, gravida di una società nuova. E essa stessa una potenza economica”” [K. Marx, La cosiddetta accumulazione originaria] [(in) ‘La legge fondamentale della accumulazione socialista’, in N. Bucharin e E. Prebrazenskij, L’accumulazione socialista, a cura di Lisa Foa, 1972, pp. 13 ss; in K. Marx, Il Capitale, libro primo, vol 3. cap. 24, La cosiddetta accumulazione originaria, 1952 , pp. 196, 210 (…)] [(in) Andrea Graziosi, L’Unione Sovietica in 209 citazioni, 2006] (pag 51)”,”RUSS-230″
“GRAZIOSI Andrea”,”Dai Balcani agli Urali. L’Europa orientale nella storia contemporanea.”,”Andrea Graziosi insegna all’Università di Napoli. Ha lavorato presso l’Università di Yale, l’Istituto Universitario Europeo di Fiesole e l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. É autore di The Great Soviet Peasant War, I bolscevichi e l’Ucraina 1918-1919, e ha curato il volume Lettere da Kharkov.”,”EURC-013-FL”
“GRAZIOSI Andrea”,”L’Urss dal trionfo al degrado. Storia dell’Unione Sovietica 1945-1991.”,”Andrea Graziosi insegna all’Università di Napoli ‘Federico II’. Ha lavorato presso l’Università di Yale, l’Istituto Universitario Europeo di Fiesole e l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. É autore di The Great Soviet Peasant War, I bolscevichi e l’Ucraina 1918-1919, e ha curato il volume Lettere da Kharkov. É presidente della Sissco, la Società italiana per lo studio della storia contemporanea.”,”RUSU-047-FL”
“GRAZIOSI Andrea”,”L’Urss di Lenin e Stalin. Storia dell’Unione Sovietica 1914-1945.”,”Andrea Graziosi insegna all’Università di Napoli ‘Federico II’. Ha lavorato presso l’Università di Yale, l’Istituto Universitario Europeo di Fiesole e l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. É autore di The Great Soviet Peasant War, I bolscevichi e l’Ucraina 1918-1919, e ha curato il volume Lettere da Kharkov. É presidente della Sissco, la Società italiana per lo studio della storia contemporanea.”,”RUSS-033-FL”
“GRAZIOSI Andrea”,”Guerra e rivoluzione in Europa, 1905-1956.”,”Andrea Graziosi insegna storia contemporanea nell’ Università di Napoli. Ha pubblicato varie opere (v.retrocopertina). “”Nel 1912 sarebbe stata la volta della Cina, dove, ponendo fine alla “”più antica delle grandi monarchie militari del mondo””, Sun Yat-sen proclamò la repubblica in base ad uno slogan, “”democrazia, nazionalismo, socialismo””, che acquista nella nostra prospettiva un significato ed una valenza particolari”” (pag 161)”,”RUSU-014-FV”
“GRAZIOSI Andrea”,”La grande guerra contadina in Urss. Bolscevichi e contadini, 1918 – 1933.”,”Andrea GRAZIOSI, ricercatore di storia economica presso l’Univ di Napoli Federico II, ha insegnato all’Univ di Yale e all’ Ecole des Hautes Etudes. I suoi studi sono dedicati alla storia economica e sociale dell’ URSS. Tra essi ricordiamo: ‘Lettere da Kharkov’, ‘Stato e industria in Unione Sovietica’, ‘Collectivisation, revoltes paysannes et politiques gouvernamentales à travers les rapports du GPU’, ‘Les Bolchevichs et l’Ukraine, 1918-19’. Machno. “”Fu così che nella tarda primavera del 1918, mentre le campagne russe cominciavano a fare i conti con le politiche del nuovo regime, cominciò in Ucraina un fenomeno sociale di interesse straordinario. Vi si sviluppò allora quello che fu, con la possibile eccezione della contemporanea rivoluzione messicana, il primo esempio di un ‘movimento di liberazione nazionale a base contadina e contenuto sociale’ di un secolo che era destinato a vederne un’intera serie. Naturalmente, proprio perché fu il primo, e a causa delle peculiarità ucraine, esso ebbe tratti a volte confusi, ma direi inconfondibili. La natura di questo movimento non venne capita né dalla maggioranza dei nazionisti ucraini che pure a fine anno, cavalcandolo, riuscirono a conquistare il potere per qualche settimana, né dai bolscevichi locali”” (pag 34)”,”RIRO-018-FV”
“GRAZIOSI Andrea”,”Stato e Industria in Unione Sovietica (1917-1953).”,”Andrea Graziosi insegna all’Università di Napoli ‘Federico II’. Ha lavorato presso l’Università di Yale, l’Istituto Universitario Europeo di Fiesole e l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. É autore di The Great Soviet Peasant War, I bolscevichi e l’Ucraina 1918-1919, e ha curato il volume Lettere da Kharkov. É presidente della Sissco, la Società italiana per lo studio della storia contemporanea.”,”RUSU-143-FL”
“GREAVES Desmond C.”,”La crisi irlandese.”,”Contiene: VIII. L’Irlanda e la politica estera inglese; IX. L’Irlanda e il movimento operaio (pag 128-148) Lloyd George definiva l’Inghilterra “”il paese più instabile del mondo”” (a rischio rivoluzione sociale) (pag 128)”,”IRLx-001-FB”
“GREAVES C. Desmond”,”The Life and Times of James Connolly.”,”C. Desmond Greaves’s The Life and Times of James Connolly, first published in 1961, is a major contribution to the history of Ireland’s fight for freedom and is widely recognised as a standard biography of the greatest of all Irish Labour leaders.”,”IRLx-004-FL”
“GREBING Helga a cura; saggi di BRANDT Peter EUCHNER Walter KOLB Eberhard LÖSCHE Peter LÖWENTHAL Richard MILLER Susanne VON OERTZEN Peter POTTHOFF Heinrich RITTER Gerhard A. RÜRUP Reinhard SCHARRER Manfred WEBER Hermann WINKLER Heinrich August”,”Die deutsche Revolution 1918/19.”,”Una nuova analisi della rivoluzione tedesca condotta da una nuova generazione di storici della Germania Ovest negli anni 1960 e 1970.”,”MGER-131″
“GRECO Pietro”,”Einstein e il ciabattino. Dizionario asimmetrico dei concetti di interesse filosofico.”,”Pietro Greco è giornalista scientifico e vicedirettore del Master in comunicazione della scienza della Scuola internazionale superiore di studi avanzati (SISSA) a Trieste.”,”FILx-147-FL”
“GRECO Lorenzo”,”Dubbiosi disiri. Famiglia ed amori proibiti nella narrativa italiana fra ‘800 e ‘900.”,”Voume semi intonso”,”VARx-002-FMB”
“GREEMAN Richard”,”Victor Serge and the Novel of Revolution (1991); Memoirs of a revolutionary. A review of Susan Weissman, Victor Serge: The Course Is Set On Hope, Verso, 2001.”,”L’ opera letteraria di SERGE ha profonde radici sia nella tradizione letteraria francese che in quella russa. SERGE quand’ era giovane a Parigi tradusse dei lavori di modernisti russi pre-rivoluzionari. Dopo l’ arrivo in Russia si collegò a scrittori, traduttori, polemisti e critici dell’ epoca immediatamente post-rivoluzionaria. Partecipò ai dibattiti sulla cultura proletaria degli anni 1920 e 1930. (pag 3-4)”,”SERx-049″
“GREEN John”,”Engels. A Revolutionary Life.”,”GREEN John è un giornalista ed ex documentarista Tv, ed esponente sindacale. E’ autore pure di ‘Ken Sprague, people’s artist’.”,”MAES-086″
“GREEN Timothy”,”The New World of Gold. The inside story of the mines, the markets, the politics, the investors.”,”GREEN Timothy è un consulente sul mondo del mercato dell’oro. Ha scritto pure ‘The New World of Diamonds’. Inseriti nel libro: ritagli originali di giornali sul tema “”Yet, apart from its aesthetic appeal, gold has no intrinsic value. It is hard to imagine being cast up on a desert island with anything more useless than gold. Many primitive societies, particularly in the Pacific, have managed very well with no gold at all. They simply adopted the sperm whale-tooth standard, the boars-with-curved tusks standard or the shell standard. The Solomon Islands selected a standard by which 500 porpoise teeth bought one wife with good qualities. Lower down the scale, one shell ring equalled one human head, one very good pig, or one male slave of medium qualities. Samoa was happier withe the mat standard. “”No lover of money was ever fonder of gold than a Samoan was of his fine mats,”” wrote one historian of the Pacific Island (George Turner, Samoa a Hundred Years Ago, London, 1884). There is equal logic – or perhaps lack of it – in the hoarding of mats and gold. As the economist Paul Einzig pointed out, “”The production of shell money in the Pacific for the sake of being piled up in the house of a chief …. is neither more futile nor less futile than the labor spent on the mining of gold for the sake of being able to bury it once more in the vaults of Fort Knox (Paul Einzig, Primitive Money, London, 1948). In fact, for all the trumpetings about gold, it has been available in any real quantity just for the last 130 years. The true gold standard existed only in the 50 years preceding World War I. Before the California rush of 1848 to 1849 ushered in an “”Age of Gold””, the metal was in very short supply. Indeed, some calculations suggest that up to 1850 scarcely ten thousand tons of gold had been mined since the beginning of Time. There simply would not have been enough to implement a gold standard it. It had been used merely as a commodity valuable for ornamental purposes and as a store of wealth for kings, princes, the Church and rich merchants”” (pag XX) L’oro ha la proprietà di essere inalterabile (agli agenti atmosferici, non si ossida ecc.) e inattaccabile dagli acidi…in più è duttile e malleabile come pochi altri metalli”,”ECOI-329″
“GREEN Francis NORE Petter PAGANETTO Luigi a cura di, Scritti di Sam AARONOVITCH Bettina BERCH Monika BEUTEL Ben FINE Andrew GLYN Lawrence HARRIS Sue HIMMELWEIT Rhys JENKINS Simon MOHUN Bob SUTCLIFFE”,”Economia: un contro – testo.”,”Francis Green I am Professor of Work and Education Economics in UCL Institute of Education, London. Petter Nore Director and Head of Department at Norwegian Agency for Development and Cooperation..”,”ECOT-229-FL”
“GREENBERG Stanley B.”,”The Two Americas. Our Current Political Deadlock and How to Break It.”,”GREENBERG Stanley B. è CEO di Greenberg Quinlan Rosner Research. E’ stato consigliere politico di Bill Clinton e del vice Presidente Al Gore, di Tony Blair e Nelson Mandela, Gerhard Schroder e altri ecc. E’ autore di ‘Middle Class Dream’.”,”USAS-202″
“GREENE Felix”,”Il nemico. L’ imperialismo: quando è nato, che cosa è, come opera.”,”GREENE è noto per i libri e i film che ha dedicato a Cina e Vietnam.”,”USAP-030″
“GREENE Felix”,”Il nemico. L’imperialismo.”,” L’imperialismo: quando è nato, che cosa è, come opera.”,”USAQ-007-FF”
“GREENFIELD Kent Roberts”,”Economia e liberalismo nel Risorgimento. Il movimento nazionale in Lombardia dal 1814 al 1848.”,”GREENFIELD Kent Roberts (1893-1967) specialista di storia italiana moderna e contemporanea (ha insegnato per dodici anni, 1930-1942, alla J. Hopkins). Ha diretto una storia militare della guerra in 50 volumi.”,”ITAB-302″
“GREENHILL Kelly M.”,”Armi di migrazione di massa. Deportazione, coercizione e politica estera.”,”Kelly M. Greenhill insegna scienze politiche e relazioni internazionali alla Tufts University ed è ricercatrice ad Harvard presso la Kennedy School fo Government. A pubblicato altre opere tra cui ‘The Use of Force: Military Power and International Politics’ (con Robert J. Art)”,”QMIx-292″
“GREENSPAN Alan”,”L’era della turbolenza. (Tit.orig.: The Age of Turbolence)”,”GREENSPAN A.. nasce nel 1926 a Washington Heights, vicino a New York. Ha studiato musica e lavorato come musicista professionista. Si è laureato in economia alla New York University. Nel 1954 è uno dei fondatori della società di consulenza economica Townsend-Greenspan. Dal 1974 al 1977 ricopre il ruolo del Consiglio dei consulenti economici della Casa Bianca durante l’amministrazione Ford. Nel 1987, Reagan lo nomina presidente della Federal Reserve.”,”ECOI-270″
“GREENSPAN Alan”,”Le Temps des turbulences.”,”GREENSPAN Alan presidente carismatico della FED Federal Reserve durante la presidenza di Ronald REAGAN , George H.W. BUSH, Bill CLINTON e George W. BUSH. Per 18 anni ha seguito le vicende dell’economia mondiale e è stato uno dei principali attori durante il crac del 1987, la crisi giapponese e sud-americana, la caduta del muro, l’11 settembre ecc. Nella postfazione inedita l’A ritorna sulle conseguenze della crisi dei subprime. “”Mes recherches furent publiées au printemps 1952 dans deux longs articles de ‘Business Record’ intitulés “”L’économie de la puissance aérienne””. J’ai entendu dire ensuite que certains planificateurs du Pentagone avaient été surpris de constater à quel point mes estimations coïncidaient avec les chiffres classés secret. Plus important pour moi, l’information avait attiré l’attention des lecteurs. Des sociétés membres m’ont réclamé des détails supplémentaires sur mes calculs.”” (pag 63) “”En 1957, je travaillais avec les compagnies sidérurgiques depuis plusieurs années. A la fin de cette année-là, je sui allé à Cleveland présenter un rapport au comité exécutif de Republic Steel, dont le directeur géneral était Tom Patten. Mon système indiquait que les stocks augmentaient rapidement et que le taux de croissance de la production du secteur dépassait de beaucoup celui de la consommation d’acier. Il fallait l’abaisser pour arrêter cette accumulation. Et ce n’était pas seulement la sidérurgie qui se trouvait face à un gros probléme.”” (pag 69)”,”USAE-079″
“GREENSPAN Alan”,”The Age of Turbulence. Adventures in a New World.”,”La crisi dei primi anni Ottanta. “”President Carter backed Volcker in the spring of 1980, declaring inflation to be the nation’s number one problem. That prompted Senator Ted Kennedy, then running against Carter for president, to complain that the administration wasn’t paying enough attention to the poor or to tax cuts. By October, with the election drawing near, Carter himself had begun to hedge. He too started talking about tax cuts and criticized the Fed for putting too many eggs in the basket of strict monetary policy. Doing what Volcker did took exceptional courage – I thought so at the time and believed it even more strongly after I became chairman myself. Through he and I rarely discussed his experience of those events, I can imagine how tough it was for him to push America into the brutal recession of the early 1980s. The consequences of his policy were even more severe than Volcker had expected. In April 1980, interest rates on Main Street USA climbed to more than 20 percent. Cars went unsold, houses went unbuilt, and millions of people lost their jobs – unemployment rose to near 9 percent in mid 1980, on its way to near 11 percent by late 1982″” (pag 85-86)”,”USAE-098″
“GREER Germaine”,”The Female Eunuch.”,”L’autrice è nata in Australia nel 1939. Si è laureata nell’Università di Sidney e ha insegnato inglese nella stessa università. Nel 1964 si è trasferita in Inghilterra dove ha ottenuto il Ph.D. su Shakespeare. Ha quindi collaborato con l’Università di Warwick, con televisione e il mondo del giornalismo.”,”DONx-066″
“GREGG Pauline”,”Free-Born John. The Biography of John Lilburne.”,”””Non amo uno schiavo e non temo un tiranno”” (J. Lilburne).”,”UKIR-021″
“GREGOIRE M.”,”Essai sur la régéneration physique, morale et politique des juifs.”,”GREGOIRE M. curato della diocesi di Metz”,”EBRx-041″
“GRÉGOIRE M.”,”L’Assemblée Nationale Constituante. Motions, Discours & Rapports. La Législation Nouvelle. 1789-1791.”,”Notice historique, Opinion, Recuel, Rapport, Decret, Lettres patents du Roi, Proclamation du Roi, La Révolution française et l’émancipation des Juifs, -VII- ‘Cent fois on m’a domandé si je réclamerois pour les Juif l’admission aux emplois publics, voici ma réponse. Dans les quatre premiers siécles il n’étoient point exclus des charges civiles & militaires; chez les princes Musulmans ils atteignent quelquefois aux postes les plus éminens du ministere & de la finance. (…)’ (pag 37)”,”FRAR-411″
“GREGOR Neil”,”Stern und Hakenkreuz. Daimler-Benz im Dritten Reich.”,”GREGOR N. (1969) insegna storia all’ Università di Southampton in Inghilterra. Il cuore delle sue ricerche è l’ integrazione dell’ impresa tedesca nel complesso militare-industriale e nella politica di corsa agli armamenti e alla guerra del regime nazista. Processo di razionalizzazione dei fattori della produzione (tecnica, tecnologia, meccanizzazione, trasporti dei materiali, coordinamento del lavoro) nell’ industria automobilistica americana dal 1929 al 1930, per es. i costi della carozzeria sono scesi da 1750 marchi a 1100. (pag 45)”,”GERN-104″
“GREGOR James A.”,”Il fascismo. Interpretazioni e giudizi.”,”Gregor, nato Anthony Gimigliano, è professore emerito presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Berkeley in California[1]. Ha dedicato la sua attività di studioso soprattutto all’ideologia del fascismo, producendo inoltre numerose monografie su importanti personalità che ad essa diedero il proprio contributo. Ha condotto ricerche anche sul marxismo e il neofascismo. Pensiero Sin dal suo primo lavoro sull’ideologia fascista, The ideology of fascism: the rationale of totalitarianism (1969), Gregor sostenne — diversamente dalle diffuse e comunemente accettate teorie dell’epoca[2] — che essa avesse un impianto razionale complessivamente coerente e articolato[3]. Ciò era dovuto principalmente all’apporto intellettuale e culturale, tra le altre, oltreché dello stesso Benito Mussolini, di personalità quali Giovanni Gentile, Sergio Panunzio, Robert Michels, Giuseppe Bottai, Angelo Oliviero Olivetti, Alfredo Rocco e Carlo Costamagna. Gregor ha poi analizzato come gli elementi fondanti dell’ideologia fascista abbiano tratto origine soprattutto dalle idee scaturite dalla revisione del marxismo, dal nazionalismo di Enrico Corradini, dal sindacalismo rivoluzionario, dai pioneristici studi sociologici e politologici di Vilfredo Pareto, Robert Michels, Gaetano Mosca, Gustave Le Bon e Georges Sorel, e dall’attualismo gentiliano. E proprio in Gentile Gregor ha individuato l’intellettuale che seppe dare un’organica base filosofica alla dottrina politica del fascismo, ovvero — come scrive lo stesso politologo — la «base razionale del totalitarismo fascista». Le sue ricerche hanno avuto un seguito storiografico in storici e politologi quali Zeev Sternhell, Emilio Gentile e Pier Giorgio Zunino, i quali hanno dedicato parte della loro opera agli aspetti dottrinari del fascismo. [modifica] Opere A survey of Marxism: problems in philosophy and the theory of history, Random House, New York 1965. Contemporary Radical Ideologies: Totalitarian thought in the twentieth century, Random House, New York 1969. The ideology of fascism: the rationale of totalitarianism, Free Press, New York 1969. An Introduction to Metapolitics: A Brief Inquiry into the Conceptual Language of Political Science, Free Press, New York 1971. The Fascist persuasion in radical politics, Princeton University Press, Princeton 1974. Interpretations of Fascism, Transaction Publisher, New Brunswick 1974. L’ideologia del fascismo, Il Borghese, Milano 1974. Il fascismo: interpretazioni e giudizi, Volpe, Roma 1976; e Pellicani, Roma 1997. Sergio Panunzio: il sindacalismo ed il fondamento razionale del fascismo, Volpe, Roma 1978. Young Mussolini and the intellectual origins of Fascism, University of California Press, Berkeley 1979. Italian Fascism and Developmental Dictatorship, Princeton University Press, Princeton 1979. Robert Michels e l’ideologia del fascismo, Volpe, Roma 1979. Marxism, China, & Development: Reflections on Theory and Reality, Transaction Publisher, New Brunswick 1995. Phoenix: Fascism in Our Time, Transaction Publisher, New Brunswick 1999. The Faces of Janus: Marxism and Fascism in the Twentieth Century, Yale University Press, New Haven 2000. A Place in the Sun: Marxism and Fascism in China’s Long Revolution, Westview Press, 2000. Giovanni Gentile: philosopher of fascism, Transaction Publisher, New Brunswick 2001. Origins and Doctrine of Fascism: Giovanni Gentile, Transaction Publisher, New Brunswick 2004 (2a ed.). Mussolini’s Intellectuals: Fascist Social and Political Thought, Princeton University Press, Princeton 2006. The Search for Neofascism: The Use and Abuse of Social Science, Cambridge University Press, Cambridge 2006. Marxism, Fascism, and Totalitarianism: Chapters in the Intellectual History of Radicalism, Stanford University Press, Stanford 2008. [modifica] Note 1.^ Sito ufficiale dell’Università di Berkeley 2.^ Del fatto che l’ideologia fascista fosse stata sottovalutata e trascurata, se ne lamentò a suo tempo, tra gli altri, George Mosse: G. L. Mosse, Introduction: The Genesis of Fascism, in «Journal of Contemporary History», I/1 (1966), p. 14. 3.^ J. Gregor, The ideology of fascism: the rationale of totalitarianism, Free Press, New York 1969 (trad. it: L’ideologia del fascismo, Il Borghese, Milano 1974). [modifica] Voci correlate GREGOR James A. A. James Gregor (born April 2, 1929) is a Professor of Political Science at the University of California, Berkeley who is well known for his research on fascism, Marxism, and national security. According to Griffin (2000), Gregor was part of a movement of young scholars in the 1960s who rejected the traditional interpretation of fascism as an ideologically empty, reactionary, antimodern dead end. He demonstrated the major debt Italian Fascism owed to European ideological currents in sociology and political theory. Gregor stressed fascism’s coherence as a serious theory of state and society, and argued that it played a revolutionary and modernizing role in European history. His theory of generic fascism portrayed it as a form of “”developmental dictatorship.”” Gregor wrote an influential early comprehensive survey of existing theoretical models of fascism.”,”ITAF-296″
“GREGOR Richard”,”Resolutions and decisions of the Communist Party of the Soviet Union. The Early Soviet Period: 1917-1929. Volume II.”,”Richard Gregor is Associate Professor of Political Science in the Department of Political Economy, University of Toronto. General Editor’s Robert H. McNeal, Editor’s Preface, Introduction, Appendix, Index,”,”RIRO-074-FL”
“GREGOR Neil”,”Daimler-Benz in the Third Reich.”,”Fondo Palumberi Neil Gregor è ‘lecturer in history’ alla Southampton University. Questo studio ha vinto il Fraenkel Prize for Contemporary History nel 1996 “”The outbreak of war did not represent a complete break in the development of either state or company labour policy, as both growing state dirigism in labour market and the criminalization of labour law had begun prior to 1939 (6). Nonetheless, both the context within which company social policy was formulated and the aims which it pursued were necessarily altered by the substantial increase in state control over the allocation of labour and by the even more marked expansion of the terroristic state apparatus that stood behind the employers during the war. State direction of labour deployment market, while the expansion of state terror in the war underpinned internal company measures to discipline and control the workforce. The extent to which the latter formed the context for the development of internal company policy is underlined by the fact that whereas in 1938 86 workers were executed by the regime, in 1943 and 1944 this figure was over 5000 per year. In the same way, Gestapo arrests rose from 7311 in June 1942 to 43.505 in June 1944 (7). While a major proportion of this is accounted for by the extension of terror towards foreign workers, the war nonetheless witnessed a major escalation of overt coercion of German workers too. This was most visible in the emergence of the Labour Education Camps during the period 1940-1 (8). With their brutal regime of hard forced labour, undernourishment and lack of sleep, these were again primarily used to ‘educate’ foreign workers, and the shortage of German workers was such that employers were often reluctant to resort to such external bodies, but the existence of these camps, combined with the threat of being sent to the Russian front, undoubtedly had a major disciplining effect on native workers too”” (pag 151-152) [(6) Salter, ‘Mobilization’, p. 209; (7) Werner, ‘Bleib Übrig’, pp. 318-19; Ibid., pp. 175-82] Traduzione approssimativa: “”Lo scoppio della guerra non rappresentava una rottura completa nello sviluppo di una politica del lavoro statale o aziendale, in quanto il dirigismo dello Stato in crescita nel mercato del lavoro e la criminalizzazione della legge del lavoro erano iniziati prima del 1939. Tuttavia, sia il contesto all’interno della quale la politica sociale è stata formulata e gli obiettivi perseguiti sono necessariamente alterati dal sostanziale aumento del controllo statale sull’assegnazione del lavoro e dall’espansione ancor più marcata dell’apparato terroristico statale che stava dietro i datori di lavoro durante la guerra. Gestione del mercato del lavoro da parte dello Stato, espansione del terrore statale nella guerra hanno sostenuto le misure aziendali interne per disciplinare e controllare la forza lavoro. La misura in cui quest’ultima ha formato il contesto per lo sviluppo della politica interna aziendale è sottolineato dal fatto che mentre 1938 86 lavoratori furono giustiziati dal regime, nel 1943 e nel 1944 questa cifra era più di 5000 all’anno. Allo stesso modo, gli arresti della Gestapo sono aumentati dal 7311 nel giugno 1942 a 43.505 nel giugno 1944 (7). Mentre una grande parte di ciò è rappresentata dall’estensione del terrore nei confronti dei lavoratori stranieri, la guerra ha comunque visto una notevole escalation della costante coercizione dei lavoratori tedeschi. Questo è stato più visibile nell’emergere dei Campi di Educazione del Lavoro nel periodo 1940-1 (8). Con il loro brutale regime di duro lavoro forzato, di malnutrizione e di mancanza di sonno, questi operai furono principalmente utilizzati per “”educare”” i lavoratori stranieri e la carenza di lavoratori tedeschi era tale che i datori di lavoro erano spesso riluttanti a ricorrere a tali corpi esterni, ma l’esistenza di questi campi, combinati con la minaccia di essere inviati alla frontiera russa, hanno indubbiamente avuto un grande effetto disciplinare anche sui lavoratori nativi “””,”GERN-180″
“GREGORIO Oreste a cura”,”Lenin. Il padre della nuova Russia.”,”Nel “”Diario”” di Maurizio Paléologue è scritto di Lenin: “”Questo individuo è ancora più pericoloso perché dicono che sia casto, sobrio, ascetico”” (pag 6) “”La rivoluzione esige la partecipazione delle masse, ma non puà essere fatta che da una minoranza”” (1900) “”La nostra parola d’ordine deve essere: armare il proletariato perché possa vincere, espropriare e disarmare la borghesia. E’ la sola tattica possibile per una classe rivoluzionaria”” (vigilia rivoluzione Ottobre) “”La difesa della patria non è altro che la difesa di una banda di capitalisti all’assalto di un’altra banda”” “”Non giocare con l’insurrezione, ma una volta iniziata, andare sino in fondo”” “”Il popolo? Voi dunque ignorate che non esiste alcun popolo, ma delle classi in lotta perpetua”” Dopo lo scioglimento con la forza dell’assemblea costituente: “”In politica non c’è morale, c’è solo utilità”” A chi protesta per le troppe fucilazioni: “”Debolezza inamissibile, stupida illusione! Credete che si possa fare una rivoluzione senza fucilare?”” (pag 10-11) Che cosa dissero di lui. (parlando dell’intuito politico di Lenin) “”Aveva la facoltà a me negata di vedere tre metri sottoterra”” (G.V. Plechanov) “”Ricordo il suo modo di parlare, mi trafisse la nuca di scintille come il sibilo d’una sferica folgore. E quella nuda pronuncia d’erre moscia di tutto rendeva conto ad alta voce che dal sangue di storie vere era tracciato; egli era la loro figura sonora. Quando si rivolgeva ai fatti, sapeva che, risciacquando la loro bocca con il suo estratto vocale, attraverso di essi avrebbe gridato la storia”” (dal poema “”L’altra malattia””, Boris Pasternak)”,”LENS-006-FV”
“GREGOROVIUS Ferdinando”,”Vita di Adriano. Memorie dell’ età d’ oro dell’ Impero.”,”Cento anni separano due opere sull’ imperatore ADRIANO: una è questa del GREGOROVIUS che viene ripubblicata, l’ altra è “”Memorie di Adriano”” di M. YOURCENAR.”,”STAx-092″
“GREGOROVIUS Ferdinand, a cura di Alberto Mario ARPINO”,”Diari Romani, 1852-1874. (Tit.orig.: Römische Tagebücher)”,”””Dopo aver pubblicato “”La storia dell’imperatore Adriano e dell’età sua””, Gregorovius decise, nel 1852, di raggiungere il Italia un amico e si stabilì a Roma dove doveva restare, quasi ininterrotamente, sino al 1874. Il primo incontro con Roma lasciò un forte segno nell’animo del giovane scrittore, il 4 ottobre 1852 annotava nel diario: “”Non ho parole per esprimere la tempesta delle emozioni che provai allora””.”” (pag 9) “”Per vent’anni fu diligente e appassionato frequentatore di archivi e di biblioteche, la sua laboriosità e scrupolosità vennero additate ad esempio per la ricerca storica anche da Francesco de Sanctis nella sua ultima scuola di Napoli.”” (pag 10) “”Fonte di amarezza per il Gregorovius vedersi anteporre dalla critica , e non soltanto cattolica, la “”Storia di Roma”” del Reumont, che lo scrittore bavarese aveva scritta per incarico del re Massimiliano II di Baviera”” (pag 10) “”E’ mia ferma intenzione riunirmi ai miei fratelli in Germania. La mia missione a Roma è terminata. Qui sono stato come un ambasciatore, in modestissima forma, ma forse in un senso più alto che non lo siano i ministri diplomatici. Posso dire di me ciò che Flavio Biondo ha detto di sé: Ho creato ciò che ancora non esisteva, ho rischiarato undici oscuri secoli della città e ho dato ai romani la storia de loro evo medio. E’ questo il mio monumento qui. Ora posso andarmene in pace””. (pag 612, ultimo giorno a Roma, 14 luglio 1874)”,”BIOx-216″
“GREGORY Paul R. STUART Robert C.”,”Soviet Economic Structure and Performance.”,”Paul R. Gregory, University of Houston. Robert C. Stuart, Rutgers University.”,”RUSU-033-FL”
“GREGORY Paul R.”,”The Political Economy of Stalinism. Evidence from the Soviet Secret Archives.”,”Paul R. Gregory is Cullen Professor of Economics at the University of Houston and Research Fellow at the Hoover Institution, Stanford University. He is also a Research Professor at the German Institute for Economic Research (DIW) in Berlin. Professor Gregory has published widely in the field of Russian and Soviet economics for more than 30 years and served as a visiting professor at Moscow State University. Among his numerous books are Restructuring the Soviet Economic Bureaucracy, Before Command: The Russian Economy from Emancipation to Stalin, and Russian National Income 1885-1913. Professor Gregory received his Ph.D. in economics from Harvard in 1969. Illustrations, Tables, Grafici, Preface, Conclusions, Appendix: A. Archival Sources, B. The Structure of the State, Bibliography, Notes, Index,”,”RUSU-078-FL”
“GREGORY Paul R. a cura, Saggi di Eugenia BELOVA Joseph S. BERLINER R.W. DAVIES Mark HARRISON Oleg KHLEVNYUK E.A. REES Aleksei TIKHONOV”,”Behind the Façade of Stalin’s Command Economy. Evidence from the Soviet State and Party Archives.”,”Eugenia Belova is a Ph.D. candidate in economics, University of Houston, and is currently a visiting fellow at the Hoover Institution. Joseph S. Berliner is Professor Emeritus at Brandeis University ad Senior Associate at the Davis Center for Russian Studies, Harvard University. R.W. Davies is Professor Emeritus at Birmingham University and former Director of its Centre for Russian and East European Studies. Paul R. Gregory is a Distinguished Visiting Fellow at the Hoover Institution and is the Cullen Chair of Economics at the University of Houston. Mark Harrison is Professor of Economics at Warwick University . Oleg Khlevnyuk is Senior Research at the Russian State Archival Service. E.A. Rees is Professor of History at the European University Institute, Florence, Italy. Aleksei Tikhonov is a former scientific researcher, Department of History, Moscow State University, and is currently a visiting fellow at the Hoover Institution. Preface, List of Contributors, Table, Notes, Index, Hoover Institution Press Publication n. 493,”,”RUSU-100-FL”
“GREGORY Paul R. LAZAREV Valery Edited, Contributors: Leonid BORODKIN Robert CONQUEST Simon ERTZ Christopher JOYCE Oleg KHLEVNYUK Mikhail MORUKOV David NORDLANDER Andrei SOKOLOV Aleksei TIKHONOV”,”The Economics of Forced Labor. The Soviet Gulag.”,”Paul R. Gregory is Cullen Professor of Economics at the University of Houston and Research Fellow at the Hoover Institution, Stanford University. He is also a Research Professor at the German Institute for Economic Research (DIW) in Berlin. Professor Gregory has published widely in the field of Russian and Soviet economics for more than 30 years and served as a visiting professor at Moscow State University. Among his numerous books are Restructuring the Soviet Economic Bureaucracy, Before Command: The Russian Economy from Emancipation to Stalin, and Russian National Income 1885-1913. Professor Gregory received his Ph.D. in economics from Harvard in 1969. Valery Lazarev is a fellow of the Hoover Institution and is serving as a visiting assistant professor of economics at Yale University. Foreword Robert CONQUEST, Acknowledgments, Contributors, Introduction, Conclusions, List of Acronyms, Table, Figure, Notes, Cartina, Index,”,”RUSS-093-FL”
“GREGORY Richard L.”,”Occhio e cervello. La psicologia del vedere.”,”Richard L. Gregory, già direttore del Brain and Perception Laboratory dell’Università di Bristol, è attualmente professore emerito di neuropsicologia.”,”SCIx-221-FL”
“GREGORY Tullio”,”Etica e religione nella critica libertina.”,”Tullio Gregory, nato a Roma nel 1929, è stato ordinario di Storia della Filosofia all’Università di Roma. È autore tra l’altro di ‘Anima mundi’ (1955), ‘Scetticismo ed empirismo. Studio su Gassendi’ (1961), ‘Storia della filosofia dal Rinascimento a Kant’ vol. II. Pierre Charron. Letterato e “”libertino”” (Parigi 1541 – ivi 1603). Sacerdote, predicò spesso dinanzi alla corte. Amico di Montaigne, è una delle personalità più singolari del Cinquecento francese. Il Traité de la sagesse (1601), con il suo riconoscimento dell’incapacità della ragione a scoprire il vero, se si colora di accenti fideistici per quanto concerne la scelta religiosa, si propone anzitutto come polemica contro la teologia razionale della Scolastica, come valutazione positiva dell’atteggiamento scettico e come messaggio di tolleranza: di qui la fortuna dell’opera – censurata dalla Sorbona e ristampata poi, emendata, in una seconda edizione – insieme a quella degli Essais di Montaigne (da cui direttamente dipende) negli ambienti libertini del Seicento e poi ancora nel Settecento. Nelle altre opere – Les trois vérités (1593) e soprattutto i Discours chrétiens (1604) – si delinea una concezione della morale sganciata dalla religione e fondata su temi naturalistici rinascimentali. (trec)”,”FILx-002-FSD”
“GREGORY Tullio ADORNO Francesco VERRA V.”,”Storia della filosofia con testi e letture critiche. Secondo volume, a cura di Tullio Gregory.”,”Libertà e necessità (Spinoza) “”Tutto il complesso della natura naturata procede dunque necessariamente da Dio secondo l’immanente causalità divina. In questo prospettiva si svolge la morale spinoziana intrinsecamente connessa a tutta la sua metafisica: posto che i modi, e quindi gli individui, rientrano tutti nell’ordine eterno della realtà, tutti sono intrinsecamente necessitati. Le consuete distinzioni di bene e di male perdono il loro significato e derivano solo dall’ignoranza dell’uomo che non coglie l’intima necessità che regge tutti i suoi atti (e in questa angusta visione rientra la consueta concezione del libero arbitrio); come più in generale tutti i giudizi di valore sulla realtà derivano da una visione parziale e settoriale di essa: ma dal punto di vista dell’assoluta unica sostanza non possiamo introdurre valutazioni o paragoni che comportano sempre riferimento ad altro, mentre non c’è altro fuori dell’unica sostanza. Il processo conoscitivo della mente deve quindi staccarsi da una visione parziale ed empirica per giungere ad una superiore visione intuitiva che coglie in Dio l’essenza delle cose: allora si vedranno le cose come necessarie e determinate a esistere e a operare da un nesso infinito di cause. In tal modo l’uomo riuscirà anche a liberarsi dalle passioni alle quali la mente è soggetta finché non ne ha un’idea chiara e distinta («Un affetto, che è una passione, cessa di essere una passione appena ne formiamo un’idea chiara e distinta»””). (pag 210-211)”,”FILx-589″
“GREKOV B. IAKOUBOVSKI A.”,”La Horde d’or et la Russie. La domination tatare aux XIII et XIV siecles de la mer jaune à la mer noire.”,”Gli AA sono professori all’Univ di Leningrado. ORDA D’ ORO (in turco: Sira ordu, Campo giallo, o Altin ordu, Campo d’oro). Stato feudale (sec. XIII-XV) noto anche come “”khanato di Qipcaq”” costituitosi a opera del khan mongolo BATU. Verso la fine del sec. XIII l’O. si estendeva, approssimativamente, a W, dal basso Danubio al golfo finnico, a E, dall’Irtis al basso Ob’, a S, dal Mar Nero al lago di Aral, a N, dall’Ob’ alla zona di Novgorod. Eterogenea per composizione etnica, comprendeva, tuttavia, in maggioranza popolazioni turche o turchizzate (Polovzy, Qipcaq, Kangly, Tartari, Turkmeni, Kirghisi, ecc.) la cui organizzazione sociale e il cui livello culturale si presentavano pure eterogenei. Su di esse dominava la nobiltà feudale mongola nelle cui mani si accentrava la maggiorparte delle terre e dei pascoli dell’Orda d’oro. Era suddivisa fin dall’origine in feudi appartenenti ai 14 figli di Jöci, i quali si reggevano in modo semiindipendente, pur riconoscendo l’autorità suprema di Batu e del suo clan (“”Altin uruk”” o “”Clan d’oro””). Solo in rari ed eccezionali casi al khan supremo si affiancava il kuriltay. Rispetto all’intera compagine dell’impero mongolo l’O. accentuò progressivamente la propria autonomia. Il suo centro fu inizialmente la città”,”RUSx-034″
“GRELLE Henning POST Inge Marott CALLESEN Gerd JOHANSEN Gitte Lunde LAURSEN Johnny HASLOF Olav BAGGE HANSEN Marianne EKLUND HANSEN Anette KRAEMER Karen”,”Arsskrift 1994.”,”Scritti di GRELLE Henning POST Inge Marott CALLESEN Gerd JOHANSEN Gitte Lunde LAURSEN Johnny HASLOF Olav BAGGE HANSEN Marianne EKLUND HANSEN Anette KRAEMER Karen”,”MEOx-092″
“GREMION Pierre”,”Intelligence de l’Anticommunisme. Le Congrès pour la liberté de la culture à Paris.”,”ANTE3-42 Pierre GREMION è direttore generale di ricerca al CNRS. Ha pubblicato pure ‘Le Pouvoir péripherique, bureaucrates et notables dans le système politique francais (Le Seuil, 1976) e ‘Paris-Prague, la gauche face au renouveau’ et à la régression tchécoslovaques’ (Julliard, 1985). V. indice nomi Boris NIKOLAEVSKI”,”EURx-245″
“GREMMO Roberto introduzione”,”Prometeo: organo del Partito Comunista Internazionalista: 1943-1945.”,”Il nome ‘Prometeo’ viene assunto per la prima volta dall’organo della tendenza internazionalista del PCdI, stampato a Napoli nel 1924; uscirà poi come giornale della ‘Frazione di sinistra del PCdI’, la corrente antistalinista operante in Francia, per iniziativa di Gian Carlo PERRONE, dal 1928 al 1938. Qui viene riprodotto il ‘Prometeo’ clandestino, organo del Partito Comunista Internazionalista, che fu il punto di riferimento degli esponenti della ‘Frazione’ tornati in Italia dopo la caduta del fascismo e dei Comunisti di sinistra confinati al Nord, frutto principalmente degli sforzi di Onorato DAMEN, cui si affiancheranno Fausto ATTI e Guido TORRICELLI in Emilia, Mario ACQUAVIVA e Secondo COMUNE ad Asti, Bruno MAFFI a Milano, Giovanni BOTTAIOLI a Cremona, Vasco RIVOLTI e Giancarlo PERRONE a Torino, Attilio FORMENTI, Vittorio FAGGIONI, Mauro STEFANINI, Gigi DANIELIS e Tullio LECCI.”,”EMEx-017″
“GREMMO Roberto”,”I comunisti di Bandiera Rossa. L’ opposizione rivoluzionaria del “”Movimento Comunista d’ Italia””, (1944-1947).”,”””Preoccupò soprattutto l’ esistenza del “”Partito Operaio Comunista””, gruppo apertamente legato alla IV° Internazionale trotskista. In realtà, questo movimento, diretto da Attilio Mangano, era attestato su posizioni assai più vicine a quelle della ‘Sinistra comunista italiana’ di Bordiga che non a quelle di Trotsky e della sua organizzazione internazionale. Esso però si era “”tatticamente”” unificato con un gruppo autenticamente trotskista, animato da Nicola Di Bartolomeo, “”Fosco””. Questo nucleo operava soprattutto a Napoli dove fin dal 15 dicembre 1943 aveva pubblicato un manifesto indirizzato “”Ai lavoratori di tutto il mondo””, indicando la necessità della “”costruzione del Partito Comunista Internazionalista (Quarta Internazionale). Contro questo manifesto, l’ edizione napoletana dell’ Unità pubblicò nel medesimo numero 6 del gennaio del ’44 due articoli di calunnie definendo l’ iniziativa parto della “”Quinta colonna trotskista””, accusata di essere formata da “”agenti del nemico da colpire e smascherare”” ma spiegando che, grazie alla ferrea vigilanza del lungimirante Stalin, “”i progetti di questa sinistra banda di rinnegati non hanno potuto realizzarsi””. (pag 118-119)”,”MITC-059″
“GREMMO Roberto”,”I partigiani di Bandiera Rossa. Il “”Movimento Comunista d’ Italia”” nella Resistenza Romana.”,”””Insomma il ‘passaggio dei poteri’ non era una storia. E neanche una originale bizzarria, perché un progetto assai simile saltò fuori, pari pari, a Milano l’ anno dopo, proposto da Bombacci, dai fascisti di sinistra o ‘socialisti neri e nazionali’ ad anarchici e socialisti rossi e partigiani. La dettagliata ricostruzione della vicenda è stata fatta da Cesare Bermani nella biografia di Corrado Bonfantini, “”Il ‘rosso libero'”” edito dalla Fondazione Kuliscioff. Si ha conferma del fatto che il tentativo di trovare a Milano una diversa soluzione al dopo R.S.I. col ‘passaggio di poteri’ ai Socialisti ci fu davvero e pare abbia coinvolto personalmente Mussolini.”” (pag 156)”,”ITAR-079″
“GREMMO Roberto”,”Il tesoro di Fra Dolcino. Una tradizione popolare Biellese e Valsesiana.”,”””Anche da parte socialista non si era teneri: in una polemica, un sacerdote veniva definito “”Don drugia”” (letame); una rubrica anticlericale della “”Campana”” si intitolava senza sottintesi “”scarafaggi”” e riportava il solito, ricorrente armamentario di scandalistica enfatizzazione dei pretesi casi d’immoralità nel mondo ecclesiastico (…). Soltanto la collaborazione alla “”Campana”” di un intelligente e preparato pastore evangelico, Paolo Pantaleo darà alle polemiche un certo spessore e le renderà degne di una qualche attenzione anche da parte dei lettori cattolici. Più argomentate, motivate, assolutamente non insultanti. Un ruolo importante svolse anche l’ex-sacerdote lomellino Pietro Sartoris, diventato fervente socialista, che nel 1910 fu attivo in Valsesia, tenendo conferenze affollate””. (pag 151-152)”,”RELC-222″
“GREMMO Roberto”,”Mussolini e il soldo infame. I segreti inconfessabili d’un giovane “”anarchiste”” romagnolo in Francia.”,”Secondo Gremmo, MUSSOLINI avrebbe preso soldi dai francesi negli anni 1914, 1915. Era informatore della polizia francese.”,”ITAF-268″
“GREMMO Roberto”,”Le “”marocchinate””, gli alleati e la guerra ai civili. Le vittime dell’occupazione militare straniera nell’Italia liberata (1943-1947).”,”GREMMO Roberto”,”QMIS-130″
“GREMMO Roberto”,”La tragedia di “”Blasco””. Pietro Tresso coi partigiani nella “”Montagne Protestante”” e nel Meygal.”,”La rivelazione di Gremmo è che Tresso sarebbe caduto sotto il piombo nazi-pétainista e non per mano degli stalinisti A pagina 102 i nomi dei 79 fuggitivi (tra i quali Tresso) dal carcere che raggiunsero i maquis. Incentrato, per quanto riguarda l’Italia, sui ‘tre’ Leonetti Tresso Ravazzoli”,”TROS-255″
“GREMMO Roberto”,”I trotskisti d’Italia. Dall’opposizione a Stalin.”,”Maitan detto Claudio Giuliani, Alfonso Leonetti detto Feroci, Romeo Mangano detto Violino, o Alfa o Athos, Marazzi Giuseppe detto Piano, Michel Raptis detto Pablo, Ottorino Perrone detto Vercesi, Matteo Renato Pistone (detto Stelio o Lorenzo Stefani o Stelio Erst o Avvocatino), Paolo Ravazzoli detto Santini, Tresso detto Blasco o Julien Pirroti, Angelo Tasca detto Serra o Jean Servant, Palmiro Togliatti detto Ercoli o il Migliore, Goffredo Rosini detto ‘Ettore Allegri. Scucchia e Rizzi. “”Sempre alla ricerca di un confronto ideologico con personaggi ritenuti politicamente aperti, nella primavera del 1939 Rizzi aveva scritto a Bombacci che a Roma pubblicava ‘La Verità’ sintetizzando in due elementi il proprio pensiero: “”Constatazione della incapacità proletaria a diventare classe dirigente: necessità di una propaganda rivolta ai lavoratori di tutti i paesi stranieri per allearli agli Stati totalitari contro le vecchie classi dirigenti: identificazione tra Fascismo e proletariato, unità e collaborazione italo russo tedesca””. La sua lettera era finita nelle mani dell’ex comunista Angelo Scucchia che lavorava alla “”Verità”” di Bombacci ma al contempo era il confidente della ‘Polizia Politica’ identificato col numero 670. Perciò l’incauto pensatore mantovano era tornato nel mirino dell’OVRA che lo sospettava di mantenere “”legami con residui del movimento illegale”” o addirittura, a dispetto della sua ostilità manifesta per Stalin d’essere “”al servizio della Russia sovietica”””” (pag 106) “”A giugno il giornale pubblicò un lungo articolo di Livio Maitan con una sperticata esaltazione del regime titoista e presentò una dichiarazione dell’organizzazione trotskista internazionale che considerava positivi per l'””avanguardia rivoluzionaria”” l’esplodere dello scontro fra sovietici e jugoslavi e la “”crisi dello stalinismo”””” (pag 207) Citati gruppo di Cervetto, Parodi, Masini, con Azione Comunista di Fortichiari e Raimondi confluiti in ‘Movimento della Sinistra comunista’, poi Masini entra nel partito socialista (pag 218)”,”TROS-256″
“GREMMO Roberto”,”I partigiani alleati dei nazisti. Il “”Battaglione Davide”” dalla Resistenza astigiana alla Risiera di Trieste.”,”GREMMO Roberto”,”ITAR-216″
“GREMMO Roberto”,”Rosselli e la “”Cagoule””. Silenzi e segreti d’un oscuro delitto politico.”,”Il clan Mitterand. “”Ma non erano tutte rose e fiori e mentre il Regime era dilaniato da feroci lotte intestine di potere, la tutela nazista non perdonava. Ne era vittima proprio Eugène Deloncle che pure dopo essersi clamorosamente appartato dalla politica attiva aveva creato con l’appoggio tedesco una ‘Légion Française des Combattants’ con Marcel Déat, l’ex comunista Doriot ed il capo della ‘Ligue Française’ Pierre Constantini (3). L’impegno diretto nella ‘Crociata antibolscevica’ non salvava Deloncle dalla vendetta di uomini che non sopportavano i tradimenti, veri o presunti. All’alba del 7 gennaio 1944 Delonche veniva freddato in casa sua a Parigi dagli agenti del servizio di sicurezza nazista che non gli avevano perdonato i traffici occulti e gli incontri segreti con gli emissari del generale Giraud che favoleggiava di un “”soulèvement général des pays occupés par le III° Reich”” con l’appoggio degli americani, convinto che ormai per Hitler fosse suonata l’ultima ora e si dovesse sempre e comunque salvare la Francia (4). Prima della tragica fine di Deloncle era finito in galera Méténier, arrestato dai tedeschi con l’accusa d’aver avuto parte nel complotto del 13 dicembre 1941 contro Laval ma era stato scarcerato “”sur intervention de Doriot dont il était très proche avant-guerre”” (5). Giunta l’ora della Liberazione, i nodi venivano al pettine ed i superstiti ‘cagoulards’ Bouvyer e Méténier tornavano in carcere. Il primo si salvava grazie all’aiuto di François Mitterand che malgrado avesse servito come oscuro burocrate il regime di Vichy era di nascosto un attivo ‘Résistant’ diventando perciò uno dei personaggi più influenti della nuova Francia liberata”” (…)”” (pag 64-65)”,”ITAD-149″
“GREMMO Roberto”,”L’ultima resistenza. Le rivolte pargiane dopo la nascita della Repubblica (1946-1947).”,”Prima edizione Elf febbraio 1995, seconda edizione ampliata 2012 Alla memoria dei miei genitori, i partigiani Rosellina “”Nadia”” e Franceschino “”Scalabrin”””,”ITAR-290″
“GREMMO Roberto”,”L’ultima resistenza. Le rivolte partigiane dopo la nascita della Repubblica (1946-1947).”,”Prima edizione Elf febbraio 1995, seconda edizione ampliata 2012 Alla memoria dei miei genitori, i partigiani Rosellina “”Nadia”” e Franceschino “”Scalabrin”” [‘I partigiani erano in rivolta ma nell’Italia inquieta di quegli anni c’era chi preparava la rivoluzione bolscevica. Era il “”Partito Comunista Internazionalista””, minuscola ma agguerrita formazione politica che raggruppava i marxisti che non condividevano la politica del ‘socialismo in un paese solo’ di Stalin e la trasformazione dell’Internazionale Comunista in semplice strumento di difesa degli interessi di stato dell’Unione Sovietica. Era una formazione erede diretta della corrente “”Comunista Astensionista”” che nel 1921 aveva fondato il Partito Comunista d’Italia ed aveva proseguito la sua battaglia difficile e solitaria pubblicando in Belgio il periodico “”Prometeo”” (1) richiamandosi alle posizioni intransigenti di Amadeo Bordiga (2) restando in contatto con pochi irriducibili rimasti in Italia, dove avevano subito persecuzioni, carcere e confino. Dopo il colpo di stato monarchico del 25 luglio 1943 questi intransigenti comunisti anti-stalinisti, capeggiati dall’ex deputato Onorato Damen (3) e da Mario Acquaviva avevano ripreso la pubblicazione clandestina del “”Prometeo”” (4) a Torino, facendone di fatto l’unica voce antifascista che invitava gli operai a non unirsi alle forze borghesi nel fronte antifascista a carattere ‘nazional-popolare’ ed interclassista. Bollati da Secchia come “”agenti della Gestapo”” (5), gli internazionalisti erano stati emarginati politicamente, discriminati dalle altre forze antifasciste ed anche eliminati fisicamente com’era accaduto al vecchio militante Fausto Atti trucidato da ignoti il 27 marzo 1945 a Trebbo bolognese, Eugenio De Luca eliminato ad Ampezzo ed allo stesso Acquaviva ammazzato da due sicari che gli avevano teso un agguato a Casale Monferrato la sera dell’11 luglio (6). In occasione del primo anniversario della sua morte, Damen lo aveva commemorato proprio ad Asti dove stava crescendo la rabbia partigiana di fronte ad una grande folla di operai (7) però di fronte alle ribellioni partigiane, il nuovo organo di stampa internazionalista “”Battaglia Comunista”” aveva scritto che con quella rivolta “”i proletari rischia(va)no di farsi sfruttare una seconda volta per fini che che no sono di classe (…) è la farsa di un antifascismo borghese iniziatosi con una commedia e conclusosi con l’amnistia’ (8)”” (pag 111-112)] [ISC Newsletter N° 88] ISCNS88TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] [(1) Roberto Gremmo, “”Il confronto fra Trotsky e la “”Sinistra comunista”” italiana nei rapporti inediti dello spionaggio fascista”” in ‘Storia Ribelle’ n. 23, Estate, 2008; (2) Id., “”Gli anni amari di Bordiga. Un comunista irriducibile e nemico di Stalin nell’Italia di Mussolini’, ‘Storia Ribelle’, 2009; (3) In qualità di parlamentare fatto decadere illegalmente dal fascismo, Damen doveva far parte di diritto della “”Consulta”” ma in una riunione del consiglio dei ministri il liberale Manlio Brosio lo accusò (senza prova alcuna) d’essere stato un ‘collaborazionista’ nazi-fascista fornendo agli stalino-togliattiani il pretesto per la sua emarginazione, Roberto Gremmo, ‘L’esclusione dell’ex deputato Damen dalla “”Consulta Nazionale”” nella ‘Storia Ribelle’ n. 17, Primavera 2005; (4) ‘Prometeo, organo dal Partito Comunista Internazionalista, 1943-1945’, introduzione di Roberto Gremmo, Ristampa anastatica edizioni Elf 1995; (5) ‘Il “”sinistrismo”” maschera della Gestapo’ ne ‘La Nostra Lotta’, dicembre 1943; (6) Le prime indagini condotte dal coraggioso poliziotto Gherardo Guaschino appurarono che i sicari erano legati al PCI ma l’inchiesta venne bloccata da un misterioso ordine dall’alto (…); (7) ACS-MI-PS (Anni 1944-1946, busta 28). Prefettura di Asti (…); (8) ‘Reviviscenza partigiana’ nella “”Battaglia Comunista””, 1 settembre 1946]”,”ITAR-291″
“GREMMO Roberto”,”La rivolta politica delle campagne. Il “”Partito dei Contadini”” e l’autonomia del mondo rurale (1919-1968).”,” Contiene tra l’altro il capitolo 4: ‘Il partito comunista d’Italia’ fra l’apertura contadinista di Giuseppe Nicolo e la volontà di eliminazione del ‘conservatorismo’ rurale (pag 33-52) capitolo 5: I fascisti urlavano ‘a noi’ e le ‘camicie verdi’ contadiniste replicavano ‘da noi’ (ppag 53-)”,”ITAP-240″
“GREMMO Roberto”,”””Guardie Rosse”” sotto la mole. La speranza rivoluzionaria nell’occupazione delle fabbriche torinesi del 1920.”,”””L’organo della “”Frazione Comunista Astensionista”” del PSI capeggiata da Bordiga fin dall’inizio delle occupazioni aveva giudicato “”la più dannosa delle illusioni”” la convinzione che “”sviluppando la istituzione dei consigli [fosse] possibile senz’altro di impadronirsi delle fabbriche e eliminare i capitalisti”” opponendo la certezza che la fabbrica sarebbe stata conquistata davvero “”soltanto dopo che la classe lavoratrice tutta si sarà impadronita del potere politico. Senza questa conquista a dissipare ogni illusione ci penseranno le guardie regie, i carabinieri ecc. cioè il meccanismo di oppressione e di forza di cui dispone la borghesia, il suo apparecchio politico di potere”” (13). Ben convinti di questo, i militanti delle aziende torinesi diventate basi operative extra-territoriali producevano strumenti per la rivoluzione e preparavano lo scontro armato decisivo, proprio come aveva chiesto da Mosca l'””Internazionale Comunista”””” (pag 5023) [(13) “”Prendere la fabbrica o prendere il Potere?”” ne ‘Il Soviet’, 22 febbraio 1920] Il giovane Togliatti (pag 5034-35) [Da Torino poteva partire la scintilla della rivoluzione proletaria… Togliatti mentiva sulla realtà torinese”,”MITT-415″
“GREMMO Roberto”,”I comunisti di Bandiera Rossa. L’ opposizione rivoluzionaria del “”Movimento Comunista d’ Italia””, (1944-1947).”,”””Preoccupò soprattutto l’ esistenza del “”Partito Operaio Comunista””, gruppo apertamente legato alla IV° Internazionale trotskista. In realtà, questo movimento, diretto da Attilio Mangano, era attestato su posizioni assai più vicine a quelle della ‘Sinistra comunista italiana’ di Bordiga che non a quelle di Trotsky e della sua organizzazione internazionale. Esso però si era “”tatticamente”” unificato con un gruppo autenticamente trotskista, animato da Nicola Di Bartolomeo, “”Fosco””. Questo nucleo operava soprattutto a Napoli dove fin dal 15 dicembre 1943 aveva pubblicato un manifesto indirizzato “”Ai lavoratori di tutto il mondo””, indicando la necessità della “”costruzione del Partito Comunista Internazionalista (Quarta Internazionale). Contro questo manifesto, l’ edizione napoletana dell’ Unità pubblicò nel medesimo numero 6 del gennaio del ’44 due articoli di calunnie definendo l’ iniziativa parto della “”Quinta colonna trotskista””, accusata di essere formata da “”agenti del nemico da colpire e smascherare”” ma spiegando che, grazie alla ferrea vigilanza del lungimirante Stalin, “”i progetti di questa sinistra banda di rinnegati non hanno potuto realizzarsi””. (pag 118-119)”,”MITC-012-FL”
“GREMMO Roberto”,”I partigiani di Bandiera Rossa. Il “”Movimento Comunista d’ Italia”” nella Resistenza Romana.”,”””Insomma il ‘passaggio dei poteri’ non era una storia. E neanche una originale bizzarria, perché un progetto assai simile saltò fuori, pari pari, a Milano l’ anno dopo, proposto da Bombacci, dai fascisti di sinistra o ‘socialisti neri e nazionali’ ad anarchici e socialisti rossi e partigiani. La dettagliata ricostruzione della vicenda è stata fatta da Cesare Bermani nella biografia di Corrado Bonfantini, “”Il ‘rosso libero'”” edito dalla Fondazione Kuliscioff. Si ha conferma del fatto che il tentativo di trovare a Milano una diversa soluzione al dopo R.S.I. col ‘passaggio di poteri’ ai Socialisti ci fu davvero e pare abbia coinvolto personalmente Mussolini.”” (pag 156)”,”ITAR-023-FL”
“GREMMO Roberto”,”I partigiani di “”Stella Rossa””. Il “”Il Partito comunista integrale”” nella Resistenza torinese.”,”Calunnie del Pci vs Stella Rossa e Prometeo Gli esponenti del PCI sulla loro rivista ufficiale “”La nostra lotta”” avevano bollato ‘Stella Rossa’ di essere al servizio della provocazione nazista (pag 5222) Ripresa stampa clandestina del giornale ‘Prometeo’ da parte dei comunisti anti-stalinisti Onorato Damen, Bruno Maffi e Mario Acquaviva a Torino. Per i dirigenti stalinisti del PCI erano soltanto “”un gruppetto di canaglie trotzkiste che come dappertutto si sono specializzate nell’opera di disgregazione del nostro Partito”” (pag 5235). Dopo la morte di Vaccarella, adesione al PCI della maggioranza di ‘Stella Rossa’ (pag 5247) Dopo la Liberazione molti partigiani nascosero la loro militanza in ‘Stella Rossa’ (pag 5259)”,”ITAR-326″
“GRENARD Fernand”,”La Révolution russe.”,”””Quali che fossero i vizi radicali dell’ impresa contro i soviets, esse poté riuscire, non fosse stata l’ energia straordinaria di Lenin e dei suoi collaboratori. Avendo realizzato di distruggere il vecchio esercito “”imperialista””, essi crearono una nuova armata socialista. Chiamarono il popolo a disciplinarsi, a formare battaglioni “”capaci di non fuggire””, al fine di “”difendere la propria terra, di non lasciarsi schiacciare sotto gli stivali tedeschi””. Essi riunirono subito 106 mila volontari, poi, il 12 giugno 1918, decretarono la mobilitazione, che permise di avere disponibili 350 mila uomini in ottobre, 790 mila alla fine dell’ anno, 1.500.000 nel maggio 1919. Trotsky, incaricato dell’ opera, fu un organizzatore e un animatore di primordine, combinando abilmente i procedimenti rivoluzionari con la tecnica tradizionale. Egli arruolò molti prigionieri di guerra tedeschi e magiari, che fornirono il nucleo dei primi quadri; ottenne il concorso di molti tra i migliori generali e ufficiali del regime zarista, li fece sorvegliare da un corpo di commissari bolscevichi, epurati senza sosta, che li confinavano nell’ esercizio del loro mestiere, imponendo l’ obbedienza agli uomini, impedendo saccheggi individuali. Fondò scuole militari, abolì l’ elezione degli ufficiali e ristabilì ed applicò la pena di morte. Formò dei gruppi e dei reggimenti di operai zelanti, volontariamente disciplinati, che diedero l’ esempio alla massa, incoraggiandola e contenendola. I progressi furono rapidi in qualità e in quantità (…)””. (pag 334-335) Capitalismo di stato (pag 352)”,”RIRO-305″
“GRENDI Edoardo”,”L’avvento del laburismo. Il movimento operaio inglese dal 1880 al 1920.”,”L’A ha avuto la collaborazione della London School of Economics, LSE (Ralph MILIBAND).”,”MUKx-026″
“GRENDI Edoardo; testi di ROSTOW, HOBSBAWM, OLIVER, BRIGGS, SMELSER, TURNER”,”Le origini del movimento operaio inglese 1815-1848.”,”Edoardo GRENDI è nato nel 1932 e insegna storia moderna e contemporanea nell’Univ di Genova. Ha compiuto studi sul movimento operaio inglese (‘L’avvento del laburismo: 1880-1920’, Milano, 1964 e ‘La tradizione socialista in Inghilterra’, Torino, 1970) e ha pubblicato numerosi articoli di storia economica e sociale genovese dell’età moderna e contemporanea. Nel 1972 (Torino) è uscita una sua antologia di testi di ‘Antropologia economica’.”,”MUKx-020 MUKC-006″
“GRENDI Edoardo”,”Introduzione alla storia moderna della Repubblica di Genova.”,”Cita R. Romano e J. Heers. (pag 109) “”(…) è assai più conveniente attenerci alle indicazioni sul traffico e leggere fondamentalmente sul grafico le tre linee di tendenza: 1550-1586: declino 1586-1630: ascesa 1630-1666: declino Ove è importante rilevare comunque il più elevato livello medio del traffico 1618-1644 diciamo quasi un “”plateau””. Sembra dunque che ci siano gli elementi per sostenere una revisione della diagnosi tradizionale: un “”bel secolo XVI”” seguito da un “”triste secolo XVII””. Quel che è indubbio comunque è il fatto che l’ espansione commerciale del porto genovese è un fenomeno secentesco e che a un certo punto nel corso del Seicento (1630-40) il movimento positivo muta tendenza.”” (pag 150)”,”ITAG-158″
“GRENDI Edoardo”,”L’Inghilterra vittoriana.”,”L’età vittoriana illustra una stagione eccezionale della società e della cultura ottocentesca, assunta spesso come paradigma del trionfo della mentalità e dei valori borghesi.”,”UKIx-008-FL”
“GRENDI Edoardo”,”I Balbi. Una famiglia genovese fra Spagna e Impero.”,”Edoardo Grendi (1932) insegna storia moderna all’Università di Genova (1997). Fa parte della direzione di ‘Quaderni Storici’ e ha scritto di storia inglese, di antropologia economica e di storia genovese. Ha pubblicato tra l’altro: ‘La Repubblica dei genovesi’ (1987). A pagina 50 l’autore cita nella nota il saggio di F. Braudel ‘Le siècle des Génois s’achève-t-il en 1627?, saggio pubblicato nel 1974 (Miscellanea Abel) e ora in Id, ‘Autour de la Méditerranée’, Paris, 1996]”,”LIGU-151″
“GRENDI Edoardo”,”‘The British Communist Party’ di L.J. Macfarlane.”,”””H. Pelling ci aveva dato nel 1961 un primo profilo storico del «Communist Party of Great Britain» (CPGB); Macfarlane (1) ci dà ora una ricostruzione più dettagliata della politica del partito negli «anni venti», seguendo sostanzialmente tre linee di indagine: la nascita e la vita del partito in relazione con le vicende del «Komintern»; la sua politica verso il Partito laburista e, in particolar modo, verso la sua ala sinistra; la sua iniziativa nel mondo sindacale, al «Trade Union Congress» e nei singoli sindacati. Dal suo punto di vista di «an informed british socialist of the nineteen twenties», Macfarlane fa giustizia dei superficiali e malevoli giudizi del Pelling (pp. II, 59, 86): lo studio dell’origine del CPGB vale a stabilire il carattere autenticamente isolano del movimento. Il relativo insuccesso del partito non costituisce una ragion sufficiente per classificarlo come un’indesiderata merce di importazione. Il giudizio della milizia comunista come elemento di una psicologia popolare di resistenza è sostanzialmente corretto: «Uomini e donne aderirono al CP negli anni venti per le stesse ragioni per le quali avevano aderito al Cartismo negli anni trenta e quaranta del secolo scorso: assicurare giustizia per i poveri e gli sfruttati» (p. 287). «La tragedia del C.P. – aggiunge Macfarlane – fu che questo spirito è stato largamente mal guidato», e ancora «la storia del CPGB … è la storia della lotta per costituire un partito rivoluzionario in una situazione non-rivoluzionaria» (p. 275). Cioè, secondo Macfarlane, esisteva nelle classi lavoratrici uno stato d’animo radicale in una situazione non-rivoluzionaria: i comunisti inglesi fallirono perché vollero incanalarlo sotto la guida di un partito rivoluzionario”” (pag 633); “”Le superiori capacità ideologiche di Lenin finirono con l’imporsi sull’antico residuo di de-leonismo, «hyndamismo», ghildismo e sindacalismo rivoluzionario che dominava i capi del CPGB. In seguito la pressione del Komintern poté avere tanto più successo, quanto più chiara si rivelava la debolezza del PC: Harry Pollitt e Palme Dutt ne uscirono fuori come le guide del partito. Macfarlane ne fa un po’, specie del secondo, i «villains de la pièce». Non c’é dubbio che la sua diagnosi generale sia corretta, ancorchè non esaurientemente «spiegata». Ma cos’è che fu ‘misdirected’? Forse per Macfarlane lo spirito di resistenza delle classi lavoratrici, o meglio i militanti più radicali che il movimento sindacale espresse in quegli anni. Egli sembra dire in definitiva che il C.P. non fece che sterilizzare, togliendole dal contesto naturale della lotta sociale, alcune delle migliori energie operaie”” (pag 637) [(1) L.J. Macfarlane, ‘The British Communist Party. Its Origin and Development until 1929’, London, MacGibbon and Kee, 1966, pp. 338, 1963] [Edoardo Grendi, ‘The British Communist Party’ di L.J. Macfarlane’, Estratto da ‘Studi Storici’, Roma, n. 3 luglio-settembre 1966, pag 633-638]”,”MUKx-208″
“GRENDI Edoardo”,”L’Inghilterra vittoriana.”,”L’età vittoriana illustra una stagione eccezionale della società e della cultura ottocentesca, assunta spesso come paradigma del trionfo della mentalità e dei valori borghesi.”,”UKIx-003-FV”
“GRENDI Edoardo”,”Storia di una storia locale. L’esperienza ligure, 1792-1992.”,”Edoardo Grendi (1932) è stato Ordinario di Storia moderna all’Università di Genova. Membro della direzione di ‘Quaderni storici’, studioso di storia inglese, di Polanyi e di antropologia economica ha pubblicato pure: ‘La repubblica aristocratica dei genovesi’ (1987).”,”LIGU-012-FFS”
“GRENIER Fernand”,”Autour de la trahison des generaux. Ce qui se passe en URSS.”,”Fernand Grenier, segrétaire Général de l’association française des Amis de l’Union Soviètique”,”PCFx-124″
“GRENOT-WANG Françoise”,”Chine du Sud. La Mosaïque des minorités.”,”Françoise Grenot-Wang è sinologa di formazione, co-redattrice della ‘Guide Bleu de la Chine du Sud-Ouest’, fondatrice dell’Associazione Couleurs de Chine, studiosa delle minoranze del sud della Cina tra le quali ha passato alcuni anni di vita. La prefazione è di Pierre Trolliet eminente specialista della geografia della Cina”,”CINx-288″
“GRENVILLE John A.S.”,”The Major International Treaties, 1914-1973. A history and guide with texts.”,”GRENVILLE J.A.S. è Professor of Modern History, University of Birmingham Contiene i trattati della prima e seconda guerra mondiale”,”RAIx-330″
“GREPPI Carlo”,”Il buon tedesco.”,”Carlo Greppi, dottore di ricerca in Studi storici dell’Università di Torio, è co-fondatore dell’associazione Deina e membro del Comitato scientifico dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri, che coordina la rete degli Istituti per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea in Italia. Tra le sue pubblicazioni ‘L’età dei muri. Breve storia del nostro tempo’ (2019) per Feltrinelli, e ‘La storia ci salverà. Una dichiarazione d’amore’ (2020) per Utet. Per Laterza ha curato con David Bidussa, ‘Come farla finita con il fascismo’ di Ferruccio Parri (2019) ed è autore di ’25 aprile 1945′ (2018) e ‘L’antifascismo non serve più niente’ (2020) primo volume della serie ‘Fact Checking’ da lui curata. ‘Apparentemente la sua sembra la storia di un’eccezione, commovente e coraggiosa, ma pur sempre un’eccezione rispetto alla nostra idea dei tedeschi zelanti combattenti della Germania nazista, fedeli fino al suo crollo. ‘Eppure questa eccezione non fu così solitaria e isolata: parliamo di centinaia di uomini, almeno mille secondo le stime degli storici. O erano di più? Tedeschi e austriaci, ‘banditi’, ‘disertori’, ‘senza patria’, che hanno saputo dire di no agli ordini ingiusti, che hanno rigettato la legge dell’onore e del sangue per scegliere quella della libertà e della coscienza’ (risvolto di copertina) Caso di dodici militari tedeschi fucilati (tra il settembre 1943 e il novembre del 1944) per ‘disfattismo o tentata diserzione’ (pag 126-127) La vicenda di ‘Fritz Piegler’ partigiano austriaco incastrata da un borghese che è andato a denunciarlo ai tedeschi (pag 97)”,”ITAR-347″
“GREPPI Carlo”,”L’antifascismo non serve più a niente.”,”Carlo Greppi, dottore di ricerca in Studi storici all’Università di Torino, è storico, scrittore e curatore della serie. Ha pubblicato pure ‘L’età dei muri. Breve storia del nostro tempo’, Feltrinelli 2019.”,”ITAR-023-FSD”
“GRESH Alain”,”Storia dell’ OLP. Verso lo Stato palestinese.”,”Alain GRESH ha studiato a Parigi all’ Institut des langues orientales e all’ Ecole pratique des hautes etudes dove ha ottenuto il dottorato con una tesi sulla Resistenza palestinese. Giornalista, inviato in Egitto, Libano, Israele, Cisgiordania, Gaza, scrive per ‘Le Monde diplomatique’.”,”VIOx-044″
“GRESH Alain VIDAL Dominique”,”Palestina 1947: una spartizione mai nata.”,”Alain Gresh, nato al Cairo, si è formato all’Istituto di Lingue orientali di Parigi, e successivamente all’École Pratique di Haute Études dove ha conseguito il suo dottorato. É collaboratore del Monde Diplomatique. Dominique Vidal, nato nel 1950, dirige attualmente i servizi internazionali del quotidiano La Croix.”,”VIOx-046-FL”
“GREY Marina BOURDIER Jean”,”Les Armées blanches.”,”Figlia del generale russo Deninkin, Marina Grey è autrice di molti libri di storia. E’ stata premiata dall’ Academie Francaise e dalla Societé des Gens de Lettres. Giornalista traduttore e scrittore, specialista di storia contemporanea e di letteratura anglosassone, x collaboratore dell’ Associated Press, Jean BOURDIER ha ricevuto il premio degli Intellettuali indipendenti. In inserto Foto pag 142, Trotsky ispeziona una unità di volontari lettoni. “”Per la Francia, l’ affare si complica ancora per l’ intervento dei “”chargés de mission”” simpatizzanti del bolscevismo e ben presto totalmente assimilati a questo. Il più attivo è il socialista Jacques Sadoul, capitano di riserva attaché alla missione francese in Russia. Conducendo da subito una politica molto personale, non tarda a cadere interamente sotto l’ influenza di Trotsky. Dovrà alla fine essere rimosso ed anche perseguito dal governo francese… La situazione si complica ancora in occasione dell’ offensiva tedesca del febbraio 1918. Trotsky, molto più ostile di Lenin all’ idea di una capitolazione umiliante, sembra accogliere favorevolmente le proposte alleate – e in particolari francesi – di aiuto militare contro i tedeschi. Egli dà agli emissari del generale Niessel, capo della missione militare francese, ciò che può passare per un accordo formale su questo punto. (…) Di fatto, non per lungo tempo: Trotsky si allinea a Lenin e il progetto è sepolto. Saranno sepolti con esso, a breve scadenza, tutte le speranze alleate di una ricostituzione del fronte orientale da parte dei bolscevichi. Da questo momento, l’ idea di un appoggio alle forze antibolsceviche, eventualmente seguito da un intervento diretto degli Alleati, comincia a fare il suo cammino. Era già stato prospettato verso la fine del 1917 a Londra, ove lo si era anche fermato, nel mese di dicembre, il principio di un aiuto finanziario all’ ataman Kaledin. Ma i rapporti sfavorevoli – e comunque curiosamente falsi – sullo stato delle forze nel Don portarono alla sospensione del progetto. All’ inizio del 1918, è verso la Siberia che si dirige l’ attenzione degli Alleati””. (pag 126) Ataman: Atamans were titles of supreme leaders of anti-Bolshevik Cossack armies during the Russian Civil War. That is why we find “”ataman”” in the russian partisans’s song. (Wikip)”,”RIRO-297″
“GRIAULE Marcel”,”I grandi esploratori.”,”Marcel Griaule, professore alla Sorbona.”,”ASGx-016-FFS”
“GRIBAUDI Maurizio”,”Mondo operaio e mito operaio. Spazi e percorsi sociali a Torino nel primo Novecento.”,”””Quali sono le conclusioni che è possibile trarre dalle scelte di stanziamento? Chi resta o approda in un quartiere operaio dopo il matrimonio si trova a condividere un amito di relazione strettamente operaio che non riflette il tasso di mobilità sociale distintivo della popolazione nel suo complesso né il tasso di avanzamento ottenuto dagli abitanti dei quartieri stess. Accando al grande turnover endemico dei quartieri operai (le cui mplicazioni sono state analizzate nel capitolo II), va dunque notato come essi costituiscano un mondo che lascia decantare le figure sociali meno dinamiche e che soprattutto tende ad escludere la compresenza di diverse situazioni familiari, espressione dei diversi livelli di mobilità che costituiscono il ciclo di integrazione urbano””. (pag 85)”,”MITT-177″
“GRIBAUDI Maurizio RIOT-SARCEY Michèle”,”1848 la révolution oubliée.”,”GRIBAUDI Maurizio direttore di studi EHESS, RIOT-SARCEY Michèle professoressa di storia contemporanea Università Paris VIII.”,”QUAR-076″
“GRIBBIN John”,”Historia de la ciencia, 1543-2001.”,”GRIBBIN John “”La razón por la cual el papel de Einstein resultó tan influyente fue que era preciso – dio una solución matemática y estadística exacta al problema-“” (pag 327)”,”SCIx-348″
“GRIBBIN John”,”Galaxies. A Very Short Introduction.”,”John Gribbin is one the best-known current popular science writers. His many books include the acclaimed The Universe: A Biography; In Search of Schrödinger’s Cat; and Science: A History. List of Illustrations, Introduction, Glossary, Further reading, Index, A Very Short Introduction 182,”,”SCIx-200-FL”
“GRIECO Ruggero”,”Scritti scelti. 1.”,”””(…) Grieco si affermò presto per il suo ingegno e per la sua forza polemica in seno a questi gruppi. Con Amadeo Bordiga ed altri, costituì nel 1913 il circolo socialista rivoluzionario Carlo Marx, in opposizione alla direzione riformista della sezione socialista napoletana. Collaborò a diversi giornali socialisti dell’ epoca, come Il lavoro di Portici e La voce di Castellamare di Stabia, e quando, nel 1914 il gruppo della sinistra rivoluzionaria prese la direzione della sezione socialista napoletana, Grieco partecipò alla fondazione di un nuovo giornale, Il socialista. Come ha scritto Oreste Lizzadri, che fece parte della sinistra socialista napoletana (…) “”Il socialista tenne bene testa a tutti gli avversari coalizzati e, malgrado una vita stentata, per merito delle note polemiche e brillanti di Ruggero Grieco, aumentava ogni giorno la sua penetrazione nelle masse””””. (pag 3) “”Bordiga ha ancora detto ciò che pensa della bolscevizzazione, riaffermando che la esperienza dello sviluppo del partito russo non contiene tutta l’ esperienza storica del proletariato mondiale. Questa affermazione è antibordighiana. In polemica con i massimalisti serratiani egli ha sempre combattuto strenuamente una simile affermazione, la quale è stato più tardi ripetuta da Paul Levi, da Hoeglund, da Frossard, da Souvarine””. (pag 184) “”Bordiga ha spezzato una lancia a favore della democrazia interna. Tutti i compagni che passano alla opposizione rivendicano la democrazia interna””. (pag 184)”,”PCIx-149″
“GRIECO Bruno”,”Un partito non stalinista. Pci 1936: “”Appello ai fratelli in camicia nera””.”,”Bruno GRIECO giornalista della stampa di sinistra e dell’ Illustrazione Italiana impegnatoin attività di cinema, teatro e musica. E’ figlio di Ruggero GRIECO, fondatore con BORDIGA, GRAMSCI e TERRACINI del PCdI. Si autodefinisce non omologabile. I conti con Trotsky. Trotsky riuscì a dimostrare l’ inconsistenza delle accuse, rivelando, dal suo esilio, la falsità delle confessioni. L’ albergo in cui alcuni degli imputati si sarebbero incontrati misteriosamente con Trotsky, a Copenaghen, aveva cessato di esistere molti anni prima del preteso appuntamento. I dirigenti di un aeroporto nei pressi di Oslo, dove Piatakov aveva sostenuto di essersi incontrato con Trotsky, attestarono che nel periodo indicato nessun apparecchio straniero vi era disceso. (…) La questione di Trotsky è di sostanza, non di forma. Formalmente l’ ex comandante dell’ Armata Rossa (cui sin dal 1932 era stata tolta la cittadinanza sovietica) non fu mai condannato. Stalin regolò i conti con lui attraverso la piccozza di un sicario a Città del Messico nel 1940.”” (pag 282)”,”PCIx-177″
“GRIEG Johann Nordahl Brun”,”La défaite. (Nederlaget). Drame en quatre actes.”,”Richard Boyer è stato titolare della cattedra di lingue, letteratura e civilizzazione scandinave alla Sorbona (Paris IV) per vari decenni dopo aver insegnato all’estero. Si è occupato della diffusione delle opere della res scandinavica e di molte traduzioni dall’islandese, danese, norvegese, svedese. E’ attualmente in pensione. Il poeta, romanziere, drammaturgo e giornalista norvegese Nordahl Grieg (1902-1943) che fu attivo in uno dei periodi più brillanti della letteratura del suo paese, quello tra le due guerre mondiali del XX secolo in cui sono emersi grandi talenti tra cui Sigrid Undset, Cora Sandel e il celebre movimento Mot Dag, è quasi sconosciuto in Francia. Eppure ha lasciato un vero capolavoro teatrale con il dramma ‘La disfatta’. L’autore è stato un uomo ardente e appassionato quale fosse la causa, più o meno profonda, che intendeva difendere. E fece questa difesa con forza di convinzione, foga e sincerità ammirevoli. Fu un ‘engagé’, patriota e politico, ma anche sociale, etico e umanista. Che sia stato una fiaccola della resistenza norvegese all’epoca sottoposta al giogo germanico va da sé. Contrariamente a ciò che afferma l’eroina del romanzo particolarmente significativo ‘Ung må verden ennu voere’ (Le monde se doit de rester jeune’, 1938, Il mondo ha bisogno di restare giovane), Nordahl Grieg non ha che trentasei anni): “”Un umanista è un uomo che odia l’ingiustizia ma non fa nulla per impedirla””, Grieg – cognome assai frequente in Norvegia, e che non ha nulla a vedere con il celebre musicista Edvard Grieg – ha sempre fatto di tutto per difendere le cause che riteneva giuste. L’opera ‘La disfatta’, posta su uno sfondo rivoluzionario e ideologico, gli è stata ispirata da uno degli episodi più crudeli della moderna storia francese, la Comune di Parigi. Impegnato politicamente, comunista, non sarebbe riuscito a praticare un ampio proselitismo, ma la sua buona volontà e buona fede non possono essere messe in dubbio. Il dramma è scritto nel 1937 e si svolge interamente durante la Comune di Parigi, e l’autore mostra una perfetta conoscenza dei fatti e dei personaggi, cosa non certo banale per uno scandinavo. Grieg nel corso dei quattro atti segue lo svolgimento cronologico degli avvenimenti, i personaggi che si muovono nel dramma sono autentici (salvo la maestra Gabrielle Langevin, che appare verso la fine del dramma). Evidentemente i grandi responsabili della repressione, tra cui il generale Galliffet e soprattutto Thiers per un lato sono messi in luce in modo caricaturale. Ma l’interesse del’autore va al popolo minuto, operai, artigiani, piccoli commercianti, studenti, e mostra di aver colto il quadro storico, di fare delle osservazioni realiste. E’ un punto di vista ben documentato. Oppone, con tatto e diplomazia, gli esponenti pacifisti come Delescluze o Varlin a quelli più violenti come Rigault ed è da questo piatto della bilancia ch’egli pende. E’ un lavoro profondamente umano, nonostante lo sfondo rivoluzionario e si può dire violento. Si possono citare nell’atto II, il canto di Pauline: «Amo la libertà / con tutto il mio essere – / E’ meglio morire nell’onore / che vivere nella vergogna!» o la filippica di Gabrielle verso la fine dell’atto III: «Credete che ciascuno dei nostri avversari sia un nemico? Allora avete una una fede miserabile nell’umanità (…) Loro (le vittime) sono morte perché si deve fermare la vendetta. Sono morte perché due nemici dovrebbero essere in grado di guardarsi in faccia, per la prima volta, senza odio o di vendetta». [dall’introduzione di Régis Boyer]”,”MFRC-162″
“GRIEKOV B.D. IAKUBOVSKI A. IU.”,”L’orda d’oro.”,”Citazione di PUSCKIN in apertura”,”RUSx-132″
“GRIESS Thomas E., Series Editor”,”Atlas for the Second World War. Europe and the Mediterranean.”,”General Thomas E. Griess (USA Ret.) brgan his military career in 1943, serving in the Pacific during World War II, and saw further action in the Korean War. He received his master’s degree in civil engineering from the University of Illinois, and his PhD in history from Duke University. General Griess joined the faculty of the USMA at West Point in 1956, and from 1969 to his retirement in 1981, served as the first head of the Department of History.”,”QMIS-031-FL”
“GRIESS Thomas E., Series Editor”,”Atlas for The Great War.”,”General Thomas E. Griess (USA Ret.) began his military career in 1943, serving in the Pacific during World War II, and saw further action in the Korean War. He received his master’s degree in civil engineering from the University of Illinois, and his PhD in history from Duke University. General Griess joined the faculty of the USMA at West Point in 1956, and from 1969 to his retirement in 1981, served as the first head of the Department of History.”,”QMIP-036-FL”
“GRIESS Thomas E., Series Editor”,”Atlas for The Second World War. Asia and the Pacific.”,”General Thomas E. Griess (USA Ret.) began his military career in 1943, serving in the Pacific during World War II, and saw further action in the Korean War. He received his master’s degree in civil engineering from the University of Illinois, and his PhD in history from Duke University. General Griess joined the faculty of the USMA at West Point in 1956, and from 1969 to his retirement in 1981, served as the first head of the Department of History.”,”QMIS-032-FL”
“GRIEWANK Karl”,”Il concetto di rivoluzione nell’età moderna. Origini e sviluppo.”,”Karl Griewank, dopo aver studiato a Gottinga, Lipsia, Rostock e Berlino ed essersi laureato nel 1922 – discepolo di Willy Andreas – con una tesi sulla rivoluzione tedesca del 1848, dal 1926 fece parte della Notgemeinschaft der Deutschen Wissenschaft (Organizzazione di sostegno della scienza tedesca). I molti impegni e la non adesione al nazionalsocialismo ritardarono la sua entrata nella carriera accademica fino al 1942, quando conseguì la libera docenza all’università di Francoforte con un lavoro sul Congresso di Vienna. Contiene il capitolo (III) ‘Riforma e rivoluzione in Germania (1435-1535). La crisi del concetto di riforma (pag 53-84) e il capitolo (X) ‘Il concetto dinamico di rivoluzione e controrivoluzione’ (pag 177-190)”,”TEOP-078-FL”
“GRIFFERO Tonino”,”L’estetica di Schelling.”,”Tonino Griffero (Asti, 1958) è ricercatore di filosofia presso il Dipartimento di Ermeneutica filosofica dell’Università di Torino, II facoltà di Lettere e Filosofia (Sede di Vercelli).”,”FILx-098-FL”
“GRIFFITH Ernest S.”,”Strategia e tattica del comunismo.”,”””I contrasti in una società prerivoluzionaria espressi nel conflitto fra gruppi e classi, richiedono la creazione di un monopolio di forze, avente lo scopo di prevenire una guerra civile cronica. Tale monopolio di forze, fungente da elemento pacificatore di fronte ai contrasti, è lo Stato, che è al servizio delle classi dirigenti per la preservazione dell’ordine esistente, con tutti i vantaggi che comporta per tali classi. In altri termini, esso è il difensore dell’ordine mediante la forza; pertanto esso è il primo, immediato bersaglio della rivoluzione. “”Lo stato è equivalente ad una attestazione che la società fornisce quando viene a trovarsi impastoiata in contrasti insolubili con se stessa, che hanno provato degli antagonismi inconciliabili dai quali è impotente a sbarazzarsi. E poiché questi antagonismi, queste classi con i loro opposti interessi economici non possono divorare se stessi e la società medesima nella propria sterile lotta, alcune forze resistenti apparentemente al di sopra di essa diventano necessarie per moderare la forza delle loro collisioni e mantenerle entro i limiti “”dell’ordine””. E questa forza generata dalla società, ma postasi al di sopra di essa e da essa gradualmente separatasi, questa forza è lo stato”” (Engels, L’origine della famiglia, dello stato e della proprietà privata). “”Lo Stato altro non è se non una macchina per la oppressione di una classe su di un’altra, così in regime di repubblica democratica come di monarchia”” (Engels, Introduzione a Marx). (…) Nel Marxismo, la possibilità di evitare la rivoluzione è stata sempre scartata, ma l’argomento ha costituito oggetto di alcuni commenti. Fu riconosciuto, da Marx e da Engels, che le democrazie liberali, come essi le chiamavano, avevano negli Stati Uniti ed in Inghilterra la possibilità di evolversi verso il Socialismo senza necessariamente sfociare in azioni violente. Comunque, il loro concetto d’inevitabilità della rivoluzione appare più chiaro negli attacchi da essi condotti a tutte le dottrine di riforme pacifiche”” (pag 22-23) [Ernest S. Griffith, Strategia e tattica del comunismo, 1953]”,”RUSS-054″
“GRIFFITH William E. analisi e documentazione di”,”The Sino-Soviet Rift.”,”Published for The China Quarterly; Library of International Studies, General Editor Leopold LABEDZ Advisory Board German ARCINIEGAS Raymond ARON Jane DEGRAS Walter Z. LAQUEUR Richard LOWENTHAL Asoka MEHTA Davidson NICOL Yoshihiko SEKI Edward SHILS C.M. WOODHOUSE”,”CINx-105″
“GRIFFITH Paddy, contributi di Philip HAYTHORNTHWAITE Harold LIVERMORE Juan José SAÑUDO René CHARTRAND Brent NOSWORTHY Arthur HARMAN Charles ESDAILE Leopoldo STAMPA Rory MUIR”,”A History of the Peninsular War. Modern Studies of the War in Spain and Portugal, 1808-1814. Vol. IX.”,”Paddy Griffith was a lecturer in War Studies at the Royal Military Academy, Sandhurst, before he became a freelance author and publisher in 1989. List of Illustrations, List of Maps, Editor’s Preface, Notes on Contributors, Glossary of Terms and Abbreviations, Appendices, Bibliography, Index,”,”QMIx-061-FL”
“GRIFFO Maurizio a cura; saggi di Mauro VISENTIN Mario REALE Valentino PETRUCCI Michele MAGGI Fabrizia GIULIANI Karl Egon LÖNNE Maurizio GRIFFO Luigi CORTESI Giuseppe CACCIATORE Stefano MICCOLIS Maria RASCAGLIA Silvia ZOPPI GARAMPI”,”Croce e il marxismo un secolo dopo. Atti del Convegno di studi, Napoli, 18-19 ottobre 2001.”,”Saggi di Mauro VISENTIN Mario REALE Valentino PETRUCCI Michele MAGGI Fabrizia GIULIANI Karl Egon LÖNNE Maurizio GRIFFO Luigi CORTESI Giuseppe CACCIATORE Stefano MICCOLIS Maria RASCAGLIA Silvia ZOPPI GARAMPI Contiene tra l’ altro i saggi: – La critica crociana al marxismo e il suo rapporto con Eduard Bernstein e George Sorel (di Karl E. LÖNNE) (pag 207) – Antonio Labriola, il “”compagno”” Croce e la revisione del marxismo (di Luigi CORTESI) (pag 263) – Marxismo e storia tra Labriola e Croce (di Giuseppe CACCIATORE) (pag 315) – Il marxismo dell’ ultimo Labriola (di Stefano MICCOLIS) (pag 341) – Croce lettore di Marx ed Engels (di Maria RASCAGLIA) (pag 359) “”Bernstein respingeva l’ idea di vedere la democrazia e i suoi mezzi, come il suffragio universale, solo come strumenti del proletariato per raggiungere il potere. Per lui la democrazia era il valore guida più importante nella politica e nella società sia per il presente che il futuro. “”La democrazia è allo stesso tempo mezzo e fine. Essa è il mezzo per il raggiungimento del socialismo ed essa è la forma della realizzazione del socialismo”” (1). Per questo, a suo parere, l’ idea della dittatura del proletariato era superata. L’ azione politica del partito socialdemocratico doveva dunque raggiungere l’ obiettivo in modo esattamente opposto: portare avanti la realizzazione della democrazia in tutti i campi ed evitare in questo processo ogni scontro violento””. (pag 219) (K.E. Lönne, La critica di Croce al marxismo e i suoi rapporti con Eduard Bernstein e Georges Sorel) (1) E. Bernstein, Die Voraussetzungen des Sozialismus und die Aufgabe der Sozialdemokratie”,”CROx-033″
“GRIFFO Maurizio a cura; saggi di Mauro VISENTIN Mario REALE Valentino PETRUCCI Michele MAGGI Fabrizia GIULIANI Karl Egon LÖNNE Maurizio GRIFFO Luigi CORTESI Giuseppe CACCIATORE Stefano MICCOLIS Maria RASCAGLIA Silvia ZOPPI GARAMPI”,”Croce e il marxismo un secolo dopo. Atti del convegno di studi, Napoli, 18-19 ottobre 2001.”,”Saggi di Mauro VISENTIN Mario REALE Valentino PETRUCCI Michele MAGGI Fabrizia GIULIANI Karl Egon LÖNNE Maurizio GRIFFO Luigi CORTESI Giuseppe CACCIATORE Stefano MICCOLIS Maria RASCAGLIA Silvia ZOPPI GARAMPI Tavola rotonda con Mario AGRIMI Paolo BONETTI Piero CRAVERI Biagio DE-GIOVANNI moderatore Giuseppe GALASSO Antonio Labriola, il “”compagno”” Croce e la revisione del marxismo (pag 263) Marxismo e storia tra Croce e Labriola (pag 315) Il marxismo dell’ ultimo Labriola (pag 341) Croce lettore di Marx ed Engels (pag 359) Antonio Labriola sul revisionismo di Bernstein. “”L’atteggiamento di Labriola nei confronti dei saggi di revisione critica di Bernstein fu tutt’altro che negativo e liquidatorio. Si tenga presente la ricordata nota del ‘Discorrendo’, che faceva trasparire ammirazione e consenso per l’ “”abilità”” con cui queli “”ingegnosi articoli”” trattavano dell’ “”‘utopismo’ latente anche tra i Marxisti””. Quando sulla “”Neue Zeit”” apparve il primo attacco di Plechanov alle tesi di Bernstein, Labriola commentò immediatamente, scrivendone a Croce (1° agosto 1898): “”E ci tocca di sentire anche gli ammaestramenti di Plekanoff, che sta un po’ al di sotto della tesi di laurea””. E a Kautsky due mesi dopo (8 ottobre 1898) definirà “”volgarità”” quei modesti “”ammaestramenti””, intrisi di un “”sovrano disprezzo dell’odierna filosofia tedesca””; aggiungendo che quel “”modo arrogante di parlare di scienza avrebbe reso “”ridicolo di fronte al mondo intero il socialismo ‘scientifico’.”” (pag 347-348) “”Né smentiva la sua ormai radicata convinzione, quando affermava che “”al di sotto di tutto questo rumore”” c’era “”una questione grave ed essenziale: le speranze ardenti, vivissime, precoci di qualche anno fa – quelle aspettative dai dettagli e dai contorni troppo precisi – vengono a cozzare contro la più complicata resistenza dei rapporti economici e contro i più imbrogliati congegni del mondo politico””. Il socialismo, insomma, avrebbe vissuto una lunga pausa, ma per quanti riuscivano a “”mettere il loro ‘tempo psicologico’ (vale a dire la pazienza e lo spirito di osservazione) all’unisono coi ritmi del ‘tempo delle cose””, il marxismo non perdeva di validità nel “”tempo indefinito””.”” (pag 349)”,”TEOC-443″
“GRIFFO Massimo”,”Firenze tra Francia e Spagna, 1492-1574. Storia di Firenze 2.”,”Massimo Griffo, Palermo 1932, laureato in legge vive a Firenze. E’ autore di romanzi e saggi.”,”ITAG-115″
“GRIFFO Maurizio”,”La terza forza. Saggi e profili.”,”Maurizio Griffo è professore di Storia delle dottrine politiche presso il dipartimento di Scienze politiche dell’Università Federico II di Napoli. Fra i suoi libri ‘Thomas Paine. La vita e il pensiero politico’ (2011) e ‘Momenti e figure del liberalismo italiano’ (2016) “”Nei primi decenni dell’Italia repubblicana le componenti politiche terzaforziste dovevano operare tra una sinistra massimalista o filo sovietica, una destra nostalgica se non revanscista, e un partito cattolico non sempre incline al riformismo pratico e troppo spesso appesantito dalla gestione del potere. Una navigazione difficile. Un’esperienza su cui valeva la pena di tornare a riflettere”” Nicola Chiaromonte, osservazioni critiche di un intellettuale al pensiero di Marx. “”Più in generale, poi, la critica al comunismo si collega a una visione non ottimista della condizione dell’uomo moderno. Lo si comprende se si considerano le osservazioni che l’autore [N. Chiaromonte] svolge nel 1956, riguardo al pensiero di Marx. A suo parere, lo scrittore di Treviri si pone in netta discontinuità con la tradizione umanistica, che pregiava la ricerca della verità per se stessa, quando sostiene che «il pensiero e la verità hanno senso solo in quanto aiutano gli uomini incatenati a liberarsi»; in altre parole, secondo Marx, «l’intellettuale ha l’obbligo di non pensare che (…) dei pensieri efficaci». Ad avviso del pensatore tedesco, il filosofo non è tale «se non in quanto egli pensa con la massa, e nell’interesse della massa, dei pensieri i quali siano, oltre che pensieri, anche azioni possibili» (35). In questo senso, Marx ritiene di essere ancora all’interno della tradizione umanistica, ma in realtà la rovescia, sottomettendo il giudizio individuale alla necessità storica, o, piuttosto, a quella che egli giudica essere la necessità storica. Nella visione marxista, l’intellettuale, «per essere degno della sua missione», ha l’obbligo di «farsi una coscienza di massa, pensare e agire come se egli non fosse che un’unità nel gran numero» (36). Espressione piena di tale ragione tecnica e strumentale è il partito rivoluzionario, creato per sollecitare ed elaborare la coscienza delle masse. Una volta conquistato il potere, guidando la rivolta, esso «resta il guardiano geloso dello “”sviluppo storico”” ulteriore»”” (pag 104-105) [‘Nicola Chiaromonte, la politica, l’etica, la libertà’] [(35) N. Chiaromonte, ‘La situazione di massa e i valori nobili’, articolo pubblicato nell’aprile 1956, ora in ‘Scritti politici e civili’, cit, p. 239; (36) Ivi, p. 240]”,”ITAD-150″
“GRIFONE Pietro”,”Capitalismo di stato e imperialismo fascista.”,”””La guerra ha dunque creato per l’ industria pesante una situazione veramente privilegiata, cionondimeno essa ha continuato a chiedere, al pari dell’ industria mineraria, tutta una serie di interventi da parte dello stato. I lavori della Corporazione della metallurgia e della meccanica si sono infatti conclusi con un ordine del giorno nel quale altro non si constata che la necessità di perfezionare il sistema degli interventi protettivi, sovvenzioni ecc., a pro di quelle industrie già così tipicamente parassitarie. Così, ad esempio, si è avuto il coraggio di chiedere premi di costruzione a favore dell’ industria dei cantieri navali e maggiori sovvenzioni a pro degli armatori, per permettere loro di mettere in esercizio navi costruite nei cantieri nazionali, piuttosto che ricorrere, come è avvenuto in questi ultimi tempi, all’ acquisto di navi dall’ estero.”” (pag 34)”,”ITAF-186″
“GRIFONE Pietro”,”Capitalismo di stato e imperialismo fascista.”,”Nato a Roma, nel 1908 laureato in legge, antifascista fin dagli anni della scuola viene arrestato nel 1928. Nel 1930 aderisce all’organizzazione clandestina del PCI dedicandosi all’attività tra i contadini. Arrestato nel 1933 viene inviato al confino a Ponza e a Ventotene dove rimane fino alla caduta del fascismo. Dal 1943 organizza con altri la resistenza a Roma. Dopo la Liberazione è capo di gabinetto di Palmiro Togliatti durante il primo governo Bonomi (1944-1945). ha collaborato con Fausto Gullo sui problemi meridionali e con Grieco per i problemi della terra.”,”ITAF-023″
“GRIFONE Pietro”,”Politica economica. XI Lezione. Questioni di politica agraria. Sulla riforma dei contratti agrari.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-Y-2″
“GRIFONE Pietro”,”Capitalismo di stato e imperialismo fascista. Con i contributi di Giorgio Amendola e Camilla Ravera.”,”Polemica dell’autore con Salvatore La Francesca autore di ‘La politica economica del fascismo’ qualificato come ‘volumetto’, ‘operetta’ piena di storture ecc. L’autore critica pure la ‘scuola’ storiografica di Rosario Romeo e Renzo De Felice, maestri di La Francesca. (Romeo è l’autore della prefazione al libro di La Francesca) (pag 148)”,”ITAF-186-B”
“GRIFONE Pietro”,”Il capitale finanziario in Italia. La politica economica del fascismo.”,”Pietro Grifone scrisse questo libro nel 1940, per i confinati politici di Ventotene. Aveva lavorato nell’ufficio studi della confindustria nel periodo fascista e dominava tutti gli aspetti tecnici della materia.”,”ITAF-020-FV”
“GRIGNOUX C.J.”,”Turgot.”,”””Galiani aveva fatto dire al cavaliere dei Dialoghi sul commercio dei grani: “”Bisogna aver ben studiato gli uomini per combinare di governarli. L’ economista è buono a fare delle memorie, dei giornali, dei dizionari, a occuparsi di librerie e di editori (…) ma non vale niente per governare.”” Condorcet, da parte sua, esaminando l’ opera del suo amico, si rifiuta di considerarlo colpevole come Malesherbes; la sola debolezza che riconosce in Turgot è che “”era più portato per il suo carattere a confidare sulla ragione, sulla bontà naturale del cuore umano, che a temere gli errori o la perversità degli uomini””. (pag 279-280)”,”FRAA-052″
“GRIGORENKO Pietr”,”Staline et la deuxieme guerre mondiale. Theorie et strategie.”,”Il Generale GRIGORENKO, nato nel 1906, ingegnere diplomato, dottore in scienze e Prof di cibernetica all’Accademia militare Frunze, impegnato dal 1930 nell’armata sovietica ha comandato varie unità di combattimento durante la 2° GM. Membro del partito, arrestato nel 1964 con l’accusa di attività antisovietica all’epoca dell’uscita di questo libro era in attesa di giudizio posto fuori servizio.”,”STAS-022 QMIS-043″
“GRIGORENKO Piotr”,”Memoires. L’ autobiographie du célèbre génèral de l’ Armée Rouge devenu une grande figure de la dissidence. De la terreur stalinienne d’hier aux hôpitaux psychiatriques d’ aujourd’hui, un document exceptionnel sur l’ histoire de l’ Union Soviétique.”,”Quadro militare di alto livello, eroe di guerra, professore all’ accademia militare di Mosca, GRIGORENKO ha avuto rapporti con BREZNEV, ZUKOV, MALINOVSKI, PONOMARIEV. Ucraino di origine contadina, da giovane ha vissuto la creazione dei primi soviets e lo scoppio della guerra civile. Entranto nel Komsomols ha aderito al PCUS nel 1927, poi ufficiale dell’ Armata Rossa, testimone delle “”grandi purghe”” staliniane del 1936 – 1937, ha combatto sul fronte dell’ Estremo Oriente e in Ucraina durante la seconda guerra mondiale. Poi entra in una fase di dissidenza fino alla rottura nel 1961. Nel 1964 viene rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Si schiera a fianco dei dissidenti BUKOVSKY, KOSTERIN, GINZBURG, SAKHAROV, SOLZHENITZIN, e altri. Si schiera in favore dei Tartari di Crimea, minoranza oppressa. Nel 1969 è di nuovo arrestato e detenuto per cinque anni in un asilo molto speciale. Nel 1977 parte per gli Stati Uniti. Viene privato della nazionalità sovietica e condannato all’ esilio. 1924. “”Il mio lavoro politico non si limitava all’ organizzazione dei pionieri, evidentemente. Era l’ epoca della lotta contro il trotskismo: non potevo non prendervi parte. Leggevo tutti i giornali, tutte le riviste. Lessi ‘Le lezioni dell’ Ottobre’ di Trotsky. Mi persi. Non compresi più niente, e mi sentivo preso dalla disperazione. E se Trotsky avesse ragione? mi dicevo. E se fosse stato veramente impossibile, con le nostre sole forze, fondare una società socialista? Il nostro ordine crollerà, se la rivoluzione mondiale non ci viene in aiuto? Non avevo più voglia di vivere. Né di pensare. Non sono di quelli che attendono di essere salvati dagli altri. Dovevo agire. Ero dunque in una indecisione estrema, intollerabile per me; è in quel momento che apparve, sulla Rabotchaia Gazeta l’ articolo di Stalin: “”Trotskismo e leninismo””. Con la semplicità che gli era propria (oggi, direi il suo semplicismo), Stalin, tesi dopo tesi, smontava le affermazioni di Trotsky. Non solo si potevano edificare le basi del socialismo in un solo paese, ma costruire il socialismo stesso. Il ritardo della rivoluzione mondiale non ci doveva fermare. Al contrario, abbiamo il dovere di contribuire alla sua venuta con il nostro lavoro di edificazione economica””. (pag 113-114)”,”RUSS-191″
“GRIGOROVICI Tatiana”,”Die Wertlehre bei Marx und Lassalle. Beitrag zur Geschichte eines wissenschaftlichen – Missverständniss.”,”GRIGOROVICI Tatiana”,”LASx-047″
“GRILLANDI Massimo”,”Rasputin.”,”””L’ odio profondo contro Rasputin sale a mano a mano che la marea bellicista, alimentata da alcuni circoli militari e politici, monta fino a sommergere il paese. Evidentemente, i discorsi che egli tienein molte occasioni non sono adatti alle orecchie dei potenti. “”Ai contadini non servono le guerre”” dice…”””,”RUSx-067″
“GRILLANDI Massimo”,”Crispi.”,”””Tornato da Palermo dove era rimasto “”poco men che un mese””, (Crispi) ritiene suo dovere informare Garibaldi circa le condizioni della Sicilia, la “”povera isola che voi chiamaste a libertà e che i vostri successori ricacciano in una servitù peggiore di prima””. Dai nuovi governanti la popolazione “”nulla ha ottenuto di che potesse esser lieta. Nissuna giustizia, nissuna sicurezza personale, l’ ipocrisia della libertà sotto un governo il quale non ha d’ italiano che appena il nome.”” (pag 223-224) “”Quanto alla fanteria, (Crispi) vuole che anch’essa, come il genio e l’ artiglieria, abbia una sua scuola per ufficiali di complemento, perché “”la fanteria è la base delle guerre moderne; è la fanteria che fa le grandi vittorie; quando questa è istruita, tanto più facilmente essa può vincere””. Furono forse i cannoni che invasero la Francia, o non furono invece i fucili? “”Furono i fucili, più che i cannoni””, risponde. E cita l’ episodio di Garibaldi che durante la marcia di Piana dei Greci espresse il rammarico perché gli austriaci, nel 1859, non gli avevano catturato i cannoni, dato che egli “”si credeva più libero con in fucili; impotente con i cannoni; e vinse con i fucili””. (pag 388)”,”ITAA-075″
“GRILLANDI Massimo”,”Rasputin.”,”Il trascinante racconto di Grillandi ripercorre tutte le tappe dell’ascesa e caduta del quasi mitico Grigorij Efimovic Rasputin (1871-1916): dalla nascita nel villaggio di Pokrovskoe nel distretto siberiano di Tobol’sk alla morte violenta subita a Pietrogrado in casa del principe Feliks Feliksovic Jusupov. Massimo Grillandi è nato a Forlì e vive a Roma. Dopo la laurea in lettere, si è dedicato all’insegnamento e a una intensa attività letteraria. Collaboratore del Corriere della Sera, del Mondo, del Ponte, di Belfagor, Paragone, Nuovi Argomenti, Letteratura, Osservatore politico letterario e della RAI-TV.”,”RUSx-132-FL”
“GRILLANDI Massimo”,”Francesco Crispi.”,”Massimo Grillandi, nato a Forlì e residente a Roma, dopo la laurea si è dedicato all’insegnamento e una intensa attività letteraria. Ha scritto poesie e saggi tra cui ‘Con disperata guerra’ (1960).”,”BIOx-030-FSD”
“GRILLE Dietrich”,”Lenins Rivale. Bogdanov und seine Philosophie.”,”Foto di Bogdanov, Lenin, Pokrovskij, Skvorcov-Stepanov, Bazarov-Rudnev, Lunacharsky (ritratto)”,”RIRB-110″
“GRILLI Liliana”,”Amadeo Bordiga. Capitalismo sovietico e comunismo.”,”Caratterizzato il capitalismo come sistema di appropriazione ‘sociale’ del prodotto (anche se ancora ‘di classe’) ai fini non del consumo personale dei capitalisti ma dell’ accumulazione del capitale, la portata alternativa del socialismo rispetto al capitalismo non si pone al livello delle forme di proprietà (statali invece di private), né al livello delle forme di gestione (di partecipazione democratica anziché di direzione accentrata). Essa sta nel mutamento delle forme di produzione, nella scomparsa dell’ impresa quale forma tipica del capitalismo in quanto produzione di valore.”,”BORD-025″
“GRILLI Giovanni”,”La finanza vaticana in Italia.”,”””Ma va anche rilevato che l’ antica proprietà ecclesiastica, servendosi strumentalmente del Banco di Roma, negli anni dal ’70 al ’90 si era impadronita dei servizi pubblici della città di Roma e quindi, per mezzo di quello stesso Banco, era entrata in relazione con parti non trascurabili dell’ economia della nazione; le casse rurali e le modeste banche cattoliche, nate dopo il 1890 per tenere legati alla Chiesa i contadini e il ceto medio urbano, si erano sviluppate e già avevano, in parte almeno, assunto altro carattere.”” (pag 52) pag 104: 8 banche cattoliche, 3 banche con presenza finanza vaticana, 12 banche con notabili cattolici (in totale di 23 banche con disponibilità di 1.383.000 milioni di lire) a fronte di 62 banche libere da influenza cattolica (con disponibilità di 1.383.000 milioni di lire).”,”ITAE-100″
“GRILLI Giovanni”,”Grande capitale e Destra cattolica. Trent’anni di vita politica italiana.”,”””Vi fu anche chi sostenne che la condanna fosse voluta da correnti clericali influenti negli ambienti del Comando supremo: il Douhet era massone e aveva appartenuto alla redazione della ‘Gazzetta del Popolo’ allora anticlericale. L’ affare Douhet non fu che uno degli episodi della lotta tra interventisti e conservatori che si svolgeva sordamente in tutte le istanze della vita del paese. Nonostante tali contrasti, tuttavia, gli interventisti di sinistra erano sostenitori, tal quale i conservatori, della politica repressiva del movimento operaio. Già agli inizi del Ministero Boselli essi avevano redatto un memoriale nel quale si denunciava la passività di Governo nei confronti di coloro che si diceva deprimessero lo spirito del paese e si chiedevano rigorose misure contro di loro. D’ altra parte Bissolati era più ostile a Orlando di quanto lo fosse lo stesso Sonnino. La campagna contro i socialisti e i giolittiani si fece più intensa dopo i fatti di Torino dell’ agosto 1917″”. (pag 294)”,”ITAA-117″
“GRILLI Enzo SASSOON Enrico TREU Tiziano VACIAGO Giacomo”,”America oltre il boom. Bilanci e prospettive dell’economia Usa dopo cinque anni di amministrazione Reagan.”,”GRILLI Enzo, vice direttore Dipartimento Analisi economiche e previsioni della Banca Mondiale, SASSOON Enrico, inviato speciale per il ‘Sole 24 Ore’, Tiziano TREU professore di diritto del lavoro alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pavia e alle Facoltà di Scienze Politiche e di Economia e Commercio dell’Università Cattolica di Milano. Giacomo VACIAGO autore di saggi e teoria politica monetaria, è ordinario di Economia Politica nell’Università di Ancona. “”L’amministrazione Reagan, a fronte del problema della cosiddetta stagflazione (crescita bassa e forte inflazione) ha seguito di fatto una strategia in due tempi: riduzioni dell’inflazione prima e stimolo fiscale all’economia in un secondo tempo, con conseguente accettazione dell’allargamento del deficit di bilancio”” (Enzo Grilli, La politica economica internazionale Usa dal 1981 al 1985) (pag 190)”,”USAE-100″
“GRILLI Giovanni”,”La finanza vaticana in Italia.”,”””Ma va anche rilevato che l’ antica proprietà ecclesiastica, servendosi strumentalmente del Banco di Roma, negli anni dal ’70 al ’90 si era impadronita dei servizi pubblici della città di Roma e quindi, per mezzo di quello stesso Banco, era entrata in relazione con parti non trascurabili dell’ economia della nazione; le casse rurali e le modeste banche cattoliche, nate dopo il 1890 per tenere legati alla Chiesa i contadini e il ceto medio urbano, si erano sviluppate e già avevano, in parte almeno, assunto altro carattere.”” (pag 52) pag 104: 8 banche cattoliche, 3 banche con presenza finanza vaticana, 12 banche con notabili cattolici (in totale di 23 banche con disponibilità di 1.383.000 milioni di lire) a fronte di 62 banche libere da influenza cattolica (con disponibilità di 1.383.000 milioni di lire).”,”RELC-008-FV”
“GRILLI DI CORTONA Pietro”,”Stati, nazioni e nazionalismi in Europa.”,”Pietro Grilli di Cortona (Firenze 1954) si è laureato in Scienze politiche all’istituto Cesare Alfieri dell’Università di Firenze. Attualmente è ricercatore confermato in Scienza della politica presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università La Sapienza di Roma. Oltre che del presente volume, è autore di saggi sul sistema sovietico, sull’opposizione politica nei regimi non democratici e sui processi rivoluzionari.”,”EURx-087-FL”
“GRILLI Giovanni”,”Dalla Settimana Rossa alla fondazione del PCd’I.”,”‘Nell’agosto del 1920, il Congresso della Federazione Giovanile Socialista di Ravenna, su proposta di Luigi Dal Pane, votò unanime un ordine del giorno, in cui si chiedeva l’espulsione dal partito della frazione riformista; e quando poco dopo prese a formarsi, in seno al paritto socialista, la frazione comunista, noi fummo dei primi ad aderire’ (pag 469)”,”MITS-004-FGB”
“GRIMAL Pierre”,”La vie a Rome dans l’antiquité.”,”GRIMAL è Prof alla facoltà di Lettere di Bordeaux. Ha scritto pure ‘Seneque’ e ‘Dictionnaire de la mitologie grecque et romaine’.”,”STAx-031″
“GRIMAL Pierre a cura; collaborazione di D. BERCIU Richard N. FRYE Georg KOSSACK Tamara TALBOT RICE”,”La formazione dell’ Impero romano. Il mondo mediterraneo nell’ antichità III.”,”Collaborazione di D. BERCIU Richard N. FRYE Georg KOSSACK Tamara TALBOT RICE. Pierre GRIMAL, nato nel 1912, è dal 1952 professore di letteratura latina e cultura romana alla Sorbona. Dal 1964 è Cavaliere della Legion d’ Onore. La sua opera fondamentale è ‘La civilisation romaine’ (1960) di cui è uscita nel 1961 la traduzione italiana ‘La civiltà romana’. Altre sue opere sono ‘La mitologia greca’ (1956) ‘Alla ricerca dell’ Italia antica’ (1961) e ‘L’ amore a Roma’ (1964).”,”STAx-061″
“GRIMAL Pierre”,”Cicerone.”,”Pierre Grimal é conosciuto come uno dei massimi specialisti di storia romana. Nato a Quercy, in Francia, nel 1912, é stato fino al 1982 professore alla Sorbona e membro dell’Ecole Française di Roma. ? scomparso nel 1996 a Parigi, all’etá di 84 anni. Tra le sue opere pubblicate da Garzanti, tutte autentici classici della storiografia contemporanea: Cicerone, Tacito, Seneca e I giardini di Roma antica. Pierre Grimal, massimo storico vivente della latinità ha scritto: l giardini di Roma – Tacito – Seneca – Marco Aurelio – Memorie di Agrippina Marco Tullio Cicerone: un personaggio eccezionale che la competenza di Pierre Grimal, ci restituisce in tutta la sua complessità in una biografia a 360 gradi. Cicerone fu uno dei massimi protagonisti della vita politica del suo tempostraordinario . Vitale, affascinante, oratore: volle dare una solida base ideale, etica e politica ad una classe dominante che a suo parere doveva comandare rispettando però gli ideali dell’humanitas. Dedica dell’ Autore a Jerome CARCOPINO suo maestro. “”Nel frattempo aveva concluso con Pompeo e Crasso quell’ alleanza che conosciamo sotto il nome di “”primo triumvirato””, che altro non era che un’ intesa discreta, se non proprio del tutto segreta, tra i tre grandi dell’ Urbe. Con Cesare console la vita politica, a cominciare dal gennaio del 59, cambierà; e Cicerone si chiede in che modo. Già alla fine di dicembre si parla di una legge agraria, (…) e Cicerone si chiede se il nuovo console vi si opporrà con la medesima forza usata per la rogatio di Rullo. Cesare, che ha perfettamente capito l’importanza di avere Cicerone per alleato, gli ha mandato un amico, Cornelio Balbo, originario di Gades e ufficiale (…) dell’ esercito di Cesare, per proporgli una intensa collaborazione: Pompeo, Crasso, Cicerone e Cesare sarebbero stati i quattro padroni di Roma e avrebbero potuto fare a meno del senato per portare tutte le riforme necesarie dovunque ce ne fosse il bisogno. (…) Ma il fatto di collaborare con Cesare per realizzare questo programma parve a Cicerone un tradimento (…)””. (pag 171)”,”STAx-163″
“GRIMAL Henri”,”La decolonisation, 1919-1963.”,”Henri Grimal, Agrégé de l’Université. La condanna marxista del colonialismo. “”Marx avait assuré que le passage de la societé capitaliste à la société socialiste se ferait par la révolte du prolétariat contre la bourgeoisie. La libération devait se produire d’abord dans les pays fortement industrialisés où les masses ouvriéres étaient les plus nombreuses et les mieux organisées. Dans ce mouvement l’intervention des peuples coloniaux n’était pas prèvue, car, à l’époque où Marx écrivait, le grand essor colonial de type impérialiste n’avait pas encore commencé et la colonisation conservait encore son caractère mercantiliste. Après lui, prévalut longtemps l’idée de l’incapacité des ces peuples d’influer sur le cours de l’histoire. Le congrès de la IIe Internationale à Stuttgart (1907) constata que «dans les colonies, il ne faut guère compter sur la force de rèsistance des exploités. Celle-ci fait presque complètement défaut chez l’indigène». Dans son ouvrage ‘Das Finanzkapital’ (1910), Rudolf Hilferding notait cependant que «dans les pays nouvellement découverts le capital importé intensifie les antagonismes et suscite contre les intrus la résistance croissante des peuples éveillés à la conscience nationale; cette résistance peut facilement évoluer vers des mesures dangereuses dirigées contre le capital étranger…» (p. 433). Mais c’est surtout Lénine qui, en 1916, souligna les contradictions qui opposaient, non seulement les capitalistes et les prolétaires dans les métropoles, mais les impérialistes des métropoles et les peuples colonisés (1). Ceux-ci pouvaient être un excellent instrument de lutte contre le capitalisme; en effet, la révolution dans les colonies, enlevant à la bourgeoisie européenne ses super-profits et ses moyens de corrompre la classe ouvrière, susciterait par là-même la révolution européenne. La révolution de 1917 fit passer la doctrine marxiste de la théorie à la pratique. Dans l”Appel aux ouvriers, aux soldats et aux paysans’, lancé le 25 octobre par le IIe congrès des Soviets, il était dit: «Le pouvoir des Soviets garantira à toutes les nations peuplant la Russie (c’est-à-dire aux colonies d’Asie) le droit effectif de disposer d’elles-mêmes». Le ‘Decrét sur la paix’ publié le lendemain, rendait un son anticolonialiste en condamnant les «annexions»: «Par annexion le gouvernement entend toute incorporation à un Etat, grand ou puissant, d’une nationalité petite et faible, sans le consentement et le désir formulés clairement et librement exprimés par cette dernière, indépendamment de l’époque à laquelle cette incorporation violente a été accomplie… du degré de développement ou de retard de la nation annexée… de l’entroit où cette nation réside, en Europe ou dans les lointains pays transocéaniques». Après une condamnation aussi catégorique de la domination d’un peuple sur d’autres peuples, le nouveau régime russe se devait de réviser la politique tsariste à cet égard. En mars 1921, fut mis au point, sous le titre: ‘Des tâches immédiates du Parti dans la question nationale’, un plan d’émancipations des peuples de l’Union soviétique sur la base de «l’abolition de l’inégalité nationale» et du développement social autonome. Ce texte marquait la première tentative de résoudre pacifiquement le problème des rapports de domination coloniale entre les «Grands-Russes» et les autres peuples de l’Union, en instaurant entre eux l’égalité complète. Sur le plan international l’opposition du parti à l’impérialisme colonial s’affirma dans chacun des congrès du Komintern (assemblée périodique des raprésentnts des partis communistes internationaux). Après avoir en 1919 (Ier congrès) condamné la duperie du wilsonisme, le Komintern prit une position plus vigoureuse encore en 1920. Dans ce IIe congrès, auquel participèrent des représentants de l’Inde (Roy) et de l’Indonésie (Sneevliet), Lénine fit adopter ses ‘Thèses sur les questions coloniale et nationale’: «Tous les partis communistes doivent donner un soutien actif aux mouvements révolutionnaires dans ce pays (coloniaux). L’Internationale Communiste doit être prête à établir des relations temporaires et même de alliances avec les démocrates-bourgeois des colonies et des pays arriérés. Elle ne doit pas cependant fusionner avec eux, mais conserver le caractère indépendant du mouvement prolétarien, même si ce dernier en est encore au stade embryonnaire». Le texte préconisait aussi la lutte contre tous les auxiliaires de la colonisation: les missions chrétiennes; les mouvements panislamique et panasiatique qui luttent contre les imperialismes européen et américain mais «s’efforcent en même temps de consolider l’influence turque et l’impérialisme japonais, aussi bien que la puissance des nobles, des grands propriétaires et du clergé». L’action anticolonialiste des communistes s’inspirera de ce texte jusqu’en 1927″” [Henri Grimal, ‘La decolonisation, 1919-1963’, Paris, 1965] [(1) L’Impèrialisme, stade suprême du capitalisme] (pag 34-35)”,”PVSx-071″
“GRIMAL Pierre”,”Cicerone.”,”‘Pierre Grimal è il massimo storico vivente (1987) della latinità.’ “”Su tutta la regione grava tuttavia un’ombra: quella di Pompeo. A Roma è stato preso molto sul serio il pericolo costituito da una possibile invasione dei Parti, e Pompeo è disposto a tutto per fronteggiarlo. E’ pronto ad accettare l’incarico, e lo scrive a Cicerone; anche se forse si tratta soltanto di una di quelle manovre di cui è maestro. Tale incarico giustificherebbe il fatto di aver chiesto in prestito a Cesare due legioni con il pretesto di impiegarle in Oriente contro i Parti. In realtà il vero scopo è quello di indebolire l’armata delle Gallie nell’eventualità di uno scontro armato tra Cesare e il senato. Per la verità la situazione in Oriente non è chiara: viene data la notizia che i Parti hanno varcato l’Eufrate, poi la si smentisce.”” (pag 267)”,”STAx-005-FV”
“GRIMAL Pierre”,”La letteratura latina.”,”Pierre Grimal, professore emerito alla Sorbona, è uno dei maggiori latinisti contemporanei. Tra le sue opere ‘Cicerone’ (1986), ‘Virgilio’ (1986), ‘Seneca’ (1992). ‘I maggiori oratori di questo periodo furono senza dubbio i due fratelli Tiberio e Caio Gracco. Cicerone riferisce le loro più celebrate caratteristiche’ (pag 34)”,”VARx-617″
“GRIMAUD Jerôme”,”Le regionalisme en Asie du Sud. L’ experience de la SAARC (1985-1997).”,”GRIMAUD Jerôme ha realizzato quest’ opera durante un soggiorno di 8 mesi in India nel quadro della sua laurea di storia contemporanea all’ Università di Nantes. Attualmente sta per ottenere un diploma di studi superiori all’ Institut Universitaire de Hautes Etudes Internationales di Ginevra.”,”PAKx-010″
“GRIMBERG Carl”,”Storia universale. 8. L’ egemonia inglese e la fine dell’ ‘Ancien Regime’.”,”Carl GRIMBERG nacque in Svezia nel 1875. Professore di storia all’ età di 22 anni, successivamente docente all’ Università di Göteborg, insegnò fino al 1918. Da allora si diede alla ricerca storica. Dopo la pubblicazione della ‘Storia del popolo svedese’ opera che consacrò la sua fama, si dedicò a questa ‘Storia universale’. Dopo la sua morte (1941) l’ opera, quasi ultimata, fu completata dallo storico Ragnar SVANSTRÖM, il più vicino tra i suoi collaboratori, seguendo le direttive del maestro.”,”STOU-032″
“GRIMBERG Carl”,”Storia universale. 11. Dalla guerra di secessione alla prima guerra mondiale.”,”Carl GRIMBERG nacque in Svezia nel 1875. Professore di storia all’ età di 22 anni, successivamente docente all’ Università di Göteborg, insegnò fino al 1918. Da allora si diede alla ricerca storica. Dopo la pubblicazione della ‘Storia del popolo svedese’ opera che consacrò la sua fama, si dedicò a questa ‘Storia universale’. Dopo la sua morte (1941) l’ opera, quasi ultimata, fu completata dallo storico Ragnar SVANSTRÖM, il più vicino tra i suoi collaboratori, seguendo le direttive del maestro.”,”STOU-033″
“GRIMBERG Carl, adattamento francese a cura di Georges H. DUMONT”,”La Grèce et les origines de la puissance romaine.”,”GRIMBERG Carl nacque nel 1875 in Svezia. Professore di storia all’età di 22 anni ha insegnato a Goteborg nel 1906 fino al 1918. Poi si è dedicato completamente al lavoro di storico. DUMONT (1920) Storico, è conservatore ai Musées Royaux d’Art et d’Histoire.”,”STAx-223″
“GRIMBERG Carl, adaptation française sous la direction de Georges-H. DUMONT”,”Histoire universelle. 2. La Grèce et les origines de la puissance romaine.”,”GRIMBERG Carl è nato in Svezia nel 1875, professore di storia all’età di 22 anni, poi incaricato di corso all’Università di Goteborg nel 1906, ha insegnato fino al 1918. Dopo questa data si è dedicato solo al suo lavoro di storico. Ha pubblicato una ‘Storia del popolo svedese’. L’opera completa ‘Histoire universelle’ è in 12 tomi. Con la spedizione di Pirro si trovano di fronte due tattiche, strategie e organizzazioni militari diverse. I macedoni molto esperti a quel tempo erano considerato i migliori soldati al mondo. ‘La falange macedone , esercito di punta, formava un quadrato compatto che resisteva a tutti gli assalti. Ma la legione romana era capace di formare una potente linea di difesa. In quest’epoca, i romani dispnevano la loro legione in tre linee separate. La falange sviluppava tutta la sua potenza in una sola volta; per vincere la legione, occorreva, se si può dire, ottenere una vittoria in tre stadi. Occorreva subito battere l’ardore dei giovani soldati che formavano la prima linea; poi abbattere la seconda linea composta da uomini più sperimentati, prima di urtarsi con la terza linea che raggruppava i veterani. L’ordine di battaglia della legione permetteva pure di inviare i rinforzi alla linea che si trovava in difficoltà. I Romani tenevano soprattutto a economizzare le loro forze dando loro la più grande efficacia possibile.”” (pag 325-326) “”La strategia romana non aveva ancora raggiunto la raffinatezza della tattica macedone. I Romani non erano ancora che un popolo di contadini e non i fieri conquistatori che andranno a segnare la storia del mondo in modo indelebile. Le guerre che avevano combattuto sino ad allora non avevano richiesto un grande talento strategico. Ma la loro forza morale e la loro disciplina di ferro controbilanciavano la mancanza di tattica e di strategia””. (pag 326) Battaglia di Eraclea. ‘Le vittorie di Pirro’. Pirro non può sfruttura le sue vittorie per i movimenti della politica. Il trono di Macedonia era passato di mano. Preferisce tornare indietro per salire lui stesso sul trono macedone. (pag 327)”,”STAx-226″
“GRIMBERG Carl”,”Storia universale. 12. Dal fallimento della pace alla conquista dello spazio.”,”Carl GRIMBERG nacque in Svezia nel 1875. Professore di storia all’ età di 22 anni, successivamente docente all’ Università di Göteborg, insegnò fino al 1918. Da allora si diede alla ricerca storica. Dopo la pubblicazione della ‘Storia del popolo svedese’ opera che consacrò la sua fama, si dedicò a questa ‘Storia universale’. Dopo la sua morte (1941) l’ opera, quasi ultimata, fu completata dallo storico Ragnar SVANSTRÖM, il più vicino tra i suoi collaboratori, seguendo le direttive del maestro.”,”STOU-101″
“GRIMM Herman”,”Michelangelo.”,”GRIMM Herman professore di storia dell’ arte all’ università di Berlino. “”Tutti gli italiani sanno che Michelangelo, Dante e Raffaello formano la grande triade artistica. Quale guerriero potrebbe reggere al loro confronto? Non è forse l’ arte la più sublime espressione della grandezza d’un popolo?”” (pag 560) (chiusura del libro) Raffaello Michelangelo e Leonardo a Firenze (pag 200 ca) Fine Savonarola, scontro con il papa, chiede concilio per rimuoverlo (pag 160) “”Certo, sappiamo che vi furono in Italia delle guerre durante il secolo XV; ma eran fatte da mercenari. E come ci si batteva negli scontri? Cento uomini su tremila, eran caduti a Rapallo sul campo di battaglia: e ciò faceva tremare la nazione. Il Guicciardini ci dice che la cifra parve enorme. Si legga quanto Guicciardini e Machiavelli narrano sullo svolgimento delle guerre italiane del secolo XV. Si fanno lunghe campagne senza che si verifichi un serio scontro. Si sferrano spaventose battaglie, nelle quali non scorre una goccia di sangue. Gli antichi Messicani muovevano al combattimento con armi di legno, per non uccidere i nemici, perché, in seguito, si pagava un buon riscatto per i prigionieri restituiti. Tali considerazioni erano allora decisive in Italia. Rarissimo era il caso che le truppe nazionali facessero la guerra. Di regola, il sovrano o la città si procuravano milizie, prendendole a mercede. Non si interessavano direttamente di esse, ma rimettevano la faccenda, compreso l’ armamento e il pagamento del soldo, ad uno o più impresari, coi quali stipulavano un contratto. Era il mestiere dell’ alta e della bassa nobiltà italiana. I grandi signori trattavano coi piccoli, questi con i minori, e così di seguito, fino al soldato semplice. Venezia, Firenze, Napoli e il Papa avevano i loro fornitori d’eserciti, che s’impegnavano a fare quelle determinate guerre e promettevano di sgominare in un determinato lasso di tempo il nemico. Gli eserciti non dovevano, per lo più, nè calpestare il territorio delle città per cui combattevano, nè toccare quello delle città conquistate. Le truppe costituivano uno strumento volgare e poco apprezzato e i soldati, in maggioranza, un’accozzaglia proveniente da tutti i paesi.”” (pag 99-100)”,”VARx-238″
“GRIMM Jacob GRIMM Wilhelm”,”50 novelle. Per i bambini e per le famiglie.”,”””Ah! pur troppo, in questo mondo bisogna lavorare e cominciare per tempo. Chi gallo vuol essere, convien che impari a cantare”” (pag 410, Alla ricerca della paura) wikip: Jacob Ludwig Grimm (Hanau, 4 gennaio 1785 – Berlino, 20 settembre 1863) e Wilhelm Karl Grimm (Hanau, 24 febbraio 1786 – Berlino, 16 dicembre 1859), meglio noti come i fratelli Grimm, furono due linguisti e filologi tedeschi, ricordati come i “”padri fondatori”” della germanistica. Al di fuori della Germania sono conosciuti per aver raccolto e rielaborato le fiabe della tradizione popolare tedesca nelle opere Fiabe (Kinder- und Hausmärchen, 1812-1822) e Saghe germaniche (Deutsche Sagen, 1816-1818). Fra le fiabe più celebri da loro pubblicate vi sono classici del genere come Hänsel e Gretel, Cenerentola, Il principe ranocchio, Cappuccetto Rosso e Biancaneve. I fratelli Grimm nacquero nel 1785 (Jacob) e nel 1786 (Wilhelm) a Hanau, vicino a Francoforte da Philip Wilhelm Grimm (1751-1796), avvocato, e Dorothea Zimmer (1756-1808). Frequentarono il Friedrichs Gymnasium di Kassel e poi studiarono legge all’Università di Marburgo. Furono allievi e amici del noto giurista tedesco Friedrich Carl von Savigny, del quale rielaborarono il pensiero e gli studi di metodologia della scienza e storiografia giuridiche. Dal 1837 al 1841, si unirono a cinque colleghi professori dell’Università di Gottinga per protestare contro l’abrogazione della costituzione liberale dello stato di Hannover da parte del sovrano Ernesto Augusto I. Questo gruppo divenne celebre in tutta la Germania col nome Die Göttinger Sieben (I sette di Gottinga). In seguito alla protesta, tutti e sette i professori furono licenziati dai loro incarichi universitari e alcuni di loro furono persino deportati. L’opinione pubblica e l’accademia tedesca, tuttavia, si schierarono decisamente a favore dei Grimm e dei loro colleghi. Wilhelm morì nel 1859; suo fratello maggiore Jacob nel 1863. Sono sepolti nel cimitero di St. Matthäus Kirchhof a Schöneberg, un quartiere di Berlino. I Grimm contribuirono a formare un’opinione pubblica democratica in Germania e sono considerati progenitori del movimento democratico tedesco, la cui rivolta fu in seguito repressa nel sangue dal regno di Prussia nel 1848. I fratelli Grimm sono diventati celebri per aver raccolto ed elaborato moltissime fiabe della tradizione tedesca ed europea; l’idea fu di Jacob, professore di lettere e bibliotecario. In questa impresa furono sostenuti e coadiuvati dagli amici Clemens Brentano e Achim von Arnim, che a loro volta si adoperavano per la valorizzazione del patrimonio letterario e folcloristico tedesco. Nella prima edizione dei Kinder und -Hausmärchen i Grimm pubblicarono anche fiabe francesi, conosciute attraverso un autore ugonotto che costituiva una delle loro principali fonti; ma nelle successive ebbero la tendenza a eliminarle sostituendole con altre di origine prettamente germanica. Tuttavia le fiabe, per loro natura tramandate oralmente, sono di difficile datazione e attribuzione. Alcune delle fiabe, come ad esempio Cenerentola o La bella addormentata nel bosco, sono parte del patrimonio europeo da molto prima dei fratelli Grimm, e hanno visto una precedente trasposizione letteraria nell’opera in lingua napoletana Lo cunto de li cunti, di Giambattista Basile, che li precede di più di un secolo. Le loro storie non erano concepite per i bambini: la prima edizione (del 1812) colpisce per molti dettagli realistici e cruenti e per la ricchezza di simbologia precristiana[1]. Oggi, le loro fiabe sono ricordate soprattutto in una forma edulcorata e depurata dei particolari più cruenti, che risale alle traduzioni inglesi della settima edizione delle loro raccolte (1857). Non mancò il dibattito su questo adattamento: nel volume Principessa Pel di Topo e altri 41 racconti da scoprire (Donzelli Editore, Roma 2012) si cita una lettera di Jacob Grimm in cui egli manifesta la propria contrarietà a edulcorare le storie[2]: « La differenza tra le fiabe per bambini e quelle del focolare e il rimprovero che ci viene mosso di avere utilizzato questa combinazione nel nostro titolo è più una questione di lana caprina che di sostanza. Altrimenti bisognerebbe letteralmente allontanare i bambini dal focolare dove sono sempre stati e confinarli in una stanza. Le fiabe per bambini sono mai state concepite e inventate per bambini? Io non lo credo affatto e non sottoscrivo il principio generale che si debba creare qualcosa di specifico appositamente per loro. Ciò che fa parte delle cognizioni e dei precetti tradizionali da tutti condivisi viene accettato da grandi e piccoli, e quello che i bambini non afferrano e che scivola via dalla loro mente, lo capiranno in seguito quando saranno pronti ad apprenderlo. È così che avviene con ogni vero insegnamento che innesca e illumina tutto ciò che era già presente e noto, a differenza degli insegnamenti che richiedono l’apporto della legna e al contempo della fiamma. » Le storie dei fratelli Grimm hanno spesso un’ambientazione oscura e tenebrosa, fatta di fitte foreste popolate da streghe, goblin, troll e lupi in cui accadono terribili fatti di sangue, così come voleva la tradizione popolare tipica tedesca. L’unica opera di depurazione che sembra essere stata messa consapevolmente in atto dai Grimm riguarda i contenuti sessualmente espliciti, piuttosto comuni nelle fiabe del tempo e ampiamente ridimensionati nella narrazione dei fratelli tedeschi.”,”VARx-086-FV”
“GRIMM Jacob GRIMM Wilhelm”,”Le fiabe del focolare.”,”””(…) il Goethe fu uno dei primi a salutare quel libro con simpatia (1). «In questi ‘Lieder’, egli osservò, – dovrebbero i tedeschi, fuori della nebbia del loro presente, confortarsi per ciò che attinge dalla natura del tempo in cui furono composti, ma che è di tutti i tempi». (…) Lo Herder aveva già ammonito: «educa e forma il tuo spirito sullo spirito del popolo»”” (pag VIII, prefazione) (1) il ‘Des Knaben Wunderhorn’ di Arnim e Brentano (i Grimm avevano iniziato la raccolta dei racconti popolari perché venissero pubblicati nell’antologia dei loro amici)”,”VARx-002-FGB”
“GRIMM Robert KUNZ Otto SCHNEIDER Friedrich GRÜTTER Fritz GIOVANOLI Fritz STEINER Arthur BRATSCHI Robert BRAWAND Samuel MOOR Emmy HEEB Friedrich SCHMID Jacques ARNOLD Max SCHENKER Kurt DÜRRENMATT Peter HERTER Herbert”,”Robert Grimm. Revolutionär und Staatsman.”,”Tra i suoi scritti (1906-1956) (pag 143-158) per l’anno 1916 c’è il seguente: – Von Zimmerwald bis Kienthal’, in ‘Neues Leben’, April, 1916, seiten 108 bis 121 Wikip: Robert Grimm (Wald (Zurigo), 16 aprile 1881 – Berna, 8 marzo 1958) è stato un politico e pubblicista svizzero. Fu la forza trainante dietro allo Sciopero generale svizzero del 1918,[1] e con Herman Greulich è considerato una delle figure chiave ed insieme più controverse del movimento operaio in Svizzera.[2] Figlio di operai, dal 1895 al 1898 fece un apprendistato di tipografo in una impresa di Oerlikon presso Zurigo, lavorando in seguito come tipografo e capo rotativista in Svizzera, Germania (1905-06 a Berlino), Francia, Austria e Italia.[3] Durante i suoi viaggi studiò il marxismo, aderendo nel 1899 alla Federazione svizzera dei tipografi e al Partito Socialista Svizzero (PS),[4] rifacendosi alle idee del primo socialismo. Ricoprì diverse cariche pubbliche e di sindacato come la segreteria della Lega dei lavoratori di Basilea (1906-09), essendo parallelamente cofondatore e primo segretario della Federazione svizzera dei lavoratori del commercio e dei trasporti (1907-09). Dal 1909 al 1918 fu caporedattore del giornale Berner Tagwacht. Diresse la sezione energia e calore dell’ufficio centrale dell’economia di guerra (1939-46) e fu direttore della Ferrovia Berna-Lötschberg-Sempione (1946-53).[3] In politica fu tra l’altro deputato al Gran Consiglio di Basilea Città (1907-09), al consiglio comunale di Berna (1909-18), al Gran Consiglio bernese (1910-38) come anche Membro del Consiglio nazionale (1911-19 e 1920-55).[4] Organizzatore di scioperi di tipografi, nel 1912 rappresentò la direzione del PS allo sciopero generale di Zurigo,[4] ma venne presto messo sulla lista nera dai padroni. Nel 1907, 1910 e nel 1912 prese parte ai congressi della Seconda Internazionale per il Partito Socialista Svizzero; dal 1912 fu membro dell’Ufficio internazionale socialista.[2] Da strenuo oppositore della prima guerra mondiale e della politica di pace sociale del 1914 (vedi Burgfrieden), tra il settembre 1915 e l’aprile 1916 contribuì a convocare la Conferenza di Zimmerwald e quella di Kienthal,[1] divenendo insieme ad Angelica Balabanoff il principale promotore come anche una delle figure centrali del Movimento di Zimmerwald,[5] mantenendo con Lenin un rapporto piuttosto teso sia sul piano ideologico che su quello personale,[2] anche se nel 1917 contribuì ad organizzare il viaggio del leader bolscevico a San Pietroburgo.[6] All’inizio dell’anno 1918 Grimm fu tra i fondatori del Comitato di Olten.[2] In qualità di presidente del Comitato, fu l’autore dell’appello allo Sciopero generale svizzero, assumendone la guida e divenendo la forza trainante nell’organizzazione dall’11 al 14 novembre 1918, causando la più grave crisi nella storia dello stato federale svizzero. Fu successivamente condannato ad una pena detentiva di sei mesi da un tribunale militare per questo motivo.[2] Posizionandosi tra l’ala radicale e quella riformista Grimm apparteneva al centro marxista del PS, e nel 1920 fu determinante per la rinuncia del suo partito di aderire alla Terza Internazionale comunista, pur rimanendo nel suo nuovo programma di partito fedele al concetto di lotta di classe.[2] L’integrazione del PS nel sistema politico svizzero avvenne dopo il 1935, con la revisione in senso riformista del programma attuata sotto la minaccia fascista; nella quale il contributo di Robert Grimm nell’adesione ai principi della Democrazia liberale e della difesa nazionale fu determinante.[2] Dopo la seconda guerra mondiale Grimm – isolato – si oppose alla completa integrazione del PS nel fronte borghese della guerra fredda, rendendosi sospetto di cripto-comunismo a causa della sua critica di stampo marxista al capitalismo e alla politica degli Stati Uniti d’America.[2]”,”MEOx-144″
“GRIMM Jacob e Wilhelm”,”Fiabe per i fanciulli e la famiglia. Libro primo.”,”””Nel Romanticismo si riscoprirono nel contempo i valori della tradizione storica e quelli della nazione o, come si disse, de popolo – già pacatamente proposti alcuni decenni prima da Justus Möser (1720-1794) – , e si capisce perché la fiaba fu situata finalmente nel suo contesto proprio, quello della tradizione anonima, la quale fu identificata a sua volta con la nazione, con il popolo. Oggi quando parliamo di “”tradizioni popolari”” e le intendiamo necessariamente di più o meno vasta regionalità, utilizziamo concezione ed espressione romantiche, anche quando, per un anacoluto del pensiero, si concepisca il popolo (= nazione) limitato agli strati inferiori della società, esaltandone o denigrandone le “”virtù””. Ma qualcosa del genere accadeva anche nel periodo romantico, quando il ‘volk’ si andava a cercarlo, coerentemente, solo nelle campagne e non ci si accorgeva di trovarlo talvolta anche altrove. E, assunto che la fiaba è tradizione popolare e nazionale (l’ideale cosmopolitico che ancora poteva problematicamente condizionare Herder si è affievolito), il problema che preoccupa i Grimm è in primo luogo quello di rimanere fedeli a questa tradizione e di trovare (quasi nel senso di “”inventare””) i modi scritti di questa fedeltà. La questione prende corpo e vigore nella discussione con l’amico von Arnim e con Brentano che avevano raccolto ed elaborato in modo esemplare, ma con interventi radicali, i canti popolari tedeschi nello stupendo ‘Des Knaben Wunderhorn’ (il corno meraviglioso del fanciullo, 1806-1808). Il proposito dei Grimm di fedeltà al dettato popolare appare per lo meno irrealizzabiel all’amico Achim, il quale rivendica il diritto e il dovere dello scrittore di intervenire e tradurre i dati offerti dal folclore, in altre parole rielaborare personalmente i motivi ricavati dalla tradizione anonima. I Grimm ribadiscono la nacessità oltreché l’obbligo di rispettare la naturale genuinità delle fiabe che apprendono dalla viva voce di un narratore più o meno incolto, parlano infatti di ‘naturpoesie’ in opposizione ad una ‘kunstpoesie’ o poesia d’arte che, va da sé, può anche non essere “”artificiale”” né tantomeno “”artificiosa””, come si è forzatamente dubitato. Si dovranno allora vedere in Brentano e in von Arnim ancora delle resistenze illuministiche nell’uso della fiaba a fini letterari? Un po’ azzardato, ma non assurdo. Schiller li avrebbe definiti poeti «sentimentali», i Grimm avrebbero voluto essere, sempre secondo la terminologia schilleriana, dei poeti «ingenui», o per lo meno ripetere l’«ingenuità» dei poeti originali, vale a dire la loro intatta e profonda unità di essere, di sentire e di operare”” (pag XI-XII, introduzione) [Jacob e Wilhelm Grimm, ‘Fiabe per i fanciulli e la famiglia’, Mondadori, Milano, 1980]”,”VARx-001-FAP”
“GRIMSHAW Anna HART Keith”,”C.L.R. James and The Struggle for Happiness.”,”Anna Grimshaw, an anthropologist, is the editor of Cricket by C.L.R. James, the editor of The C.L.R. James Reader, the author of the exhibition catalogue C.L.R. James: Man of the People and of a forthcoming memoir, Servants of the Buddha. Keith Hart is a social anthropologist who teaches at Cambridge University. He has worked in Africa and the Caribbean and is the author of The Political Economy of West African Agriculture. Preface, Photo, Appendix: The Struggle for Happiness: table of Contents,”,”BIOx-034-FL”
“GRIMSHAW Anna”,”Popular Democracy and The Creative Imagination: The Writings of C.L.R. James 1950-1963.”,”Anna Grimshaw, an anthropologist, is the editor of Cricket by C.L.R. James, the editor of The C.L.R. James Reader, the author of the exhibition catalogue C.L.R. James: Man of the People and of a forthcoming memoir, Servants of the Buddha. Preface, Photo, Notes, Appendix: 1. A short Bibliographical Essay, 2. Tables of Contents from: Mariners, Renegades and Castaways (1953), Preface to Criticism (1955), Beyond a Boundary (1963),”,”BIOx-035-FL”
“GRIMSHAW Anna”,”C.L.R. James: A Revolutionary Vision for the 20th Century.”,”Anna Grimshaw, an anthropologist, is the editor of Cricket by C.L.R. James, the editor of The C.L.R. James Reader, the author of the exhibition catalogue C.L.R. James: Man of the People and of a forthcoming memoir, Servants of the Buddha. Preface, Introduction, Notes, Appendix,”,”BIOx-036-FL”
“GRIN Moisej”,”Sguardo sull’ URSS. Viaggio geografico nell’ Unione Sovietica.”,”””Il sottosuolo dell’ Unione Sovietica contiene circa il 60% delle riserve mondiali di carbone, ossia quasi 9 trilioni di tonnellate, superando di sei volte le riserve di carbone degli USA, di 40 quelle della RFT, e di 50 quelle della Gran Bretagna.”” (pag 30) “”Negli ultimi tempi la produzione del petrolio nell’ URSS è aumentata rapidamente e nel 1965 ha raggiunto i 243 milioni di tonnellate, pari a un settimo della produzione mondiale. L’ incremento è stato del 220% rispetto al 1958 e di circa 25 volte rispetto al 1913. In questo settore del’ industria estrattiva l’ URSS è seconda soltanto agli USA e il distacco tra i due paesi si va riducendo rapidamente.”” (pag 32) “”Tassi d’ incremento ancor più elevati di quelli dell’ industria petrolifera si registrano nella produzione del gas, che si è sviluppata essenzialmente nel dopoguerra. Sono già stati scoperti giacimenti di gas naturale per 60 trilioni di metri cubi, pari al doppio di quelli degli USA e al 40% circa delle riserve mondiali””. (pag 34)”,”RUSx-095″
“GRINKO V. MITKINE N. SOPINE S. CHAOUMIAN S.”,”Le parti des bolcheviks en lutte contre le trotskisme (1903- février 1917).”,”Dibattito sul rapporto tra proletariato e contadini in occasione della rivoluzione russa del 1905-1907. “”Disconoscendo l’ evidenza, Trotsky negava la possibilità di un’ alleanza del proletariato e dei contadini. Dichiarava che la “”coalizione”” del proletariato e dei contadini suppone o che uno dei partiti borghesi esistenti domini il contadiname, o che questi fondino un potente partito indipendente. Ora né l’ una né l’altra cosa è possibile””. Nella sua opera “”L’ obiettivo della lotta del proletariato nella nostra rivoluzione”” (1909), Lenin indicava che le idee di Trotsky sulla “”coalizione”” delle classi erano errate sia dal punto di vista della teoria che da quello dell’ esperienza pratica della rivoluzione russa””. (pag 89-90)”,”TROS-164″
“GRINKO V. MITKIN N. SOPIN S. SCIAUMIAN S.”,”Il partito dei bolscevichi in lotta contro il trotskismo (1903-febbraio 1917) .”,”Silenzi, falsificazioni, deformazioni e calunnie staliniste contro Trotsky e sui rapporti Lenin – Trotsky… “”In tal modo i liquidatori, i cui piani erano difesi con tanto ardore da Trotsky, non si preparavano affatto all’ unificazione di tutti i socialidemocratici, ma si preparavano a proclamare un partito legale, riformistico. Nel giudicare il blocco opportunistico che Trotsky stava per mettere insieme, Lenin scrisse: “”La base di questo blocco è chiara: i liquidatori si servono “”come prima”” della completa libertà di applicare la loro linea nel Givoie Dielo e nella Nascia Zarià, e Trotsky, dall’ estero, li copre con una fraseologia rivoluzionaria, che a lui non costa nulla e che non impegna a nulla i liquidatori””””. (pag 146)”,”TROS-179″
“GRISAR Hartmann”,”Lutero. La sua vita e le sue opere.”,”Il Rev. P.H. Hartmann Grisar è stato professore dell’Università di Innsbruck. Melantone e Lutero. “”Scendendo nei particolar, Melantone disapprovò in Lutero soprattutto la negazione della libertà; e in conseguenza anche la sua dottrina della predestinazione assoluta. In conseguenza ancora era contrario al magnificare, che Lutero faceva, la sola fede, e al asuo porre completamente da banda le buone opere. Egli diede un risalto maggiore alle idee del maestro intorno alla penitenza ed all’efficacia del timore, come motivo del nostro agire. In tempi più tardi, parlando dell’opera principale di Lutero, il ‘De servo arbitrio’, la chiamava “”vergognosa””. Nella dottrina intorno all’Eucarestia finalmente un abisso – e confessato – lo divideva da Lutero, in quanto egli si adava sempre più accostando a Zuinglio (Zwingli). Nonostante tutte queste differenze di opinioni dottrinali, delle quali Lutero non era punto inconsapevole, questi rimase strettamente unito a Melantone. Egli poté e non volle rinunciare alle grandi qualità ed alla grande riputazione del suo amico. E Melantone, alla sua volta, colla sua abilità evitò tutto quello che avesse potuto condurre ad un’aperta rottura. (…) Lutero diede una volta al suo amico l’epiteto ben appropriato di “”interprete di Erasmo”” . Melantone era così imbevto delle sue idee umanistiche e della maniera di pensare di quell’Erasmo che egli tanto ammirava, che non poteva non lasciar compenetrare la sua teologia – che del resto aveva studiato solamente come una cosa per lui secondaria .- da una filosofia immatura e razionalistica. Sebbene assai lontano dalla verità cattolica, tuttavia affermava di acconsentire in fondo colla “”posizione religiosa”” di Erasmo”” (pag 432-433)”,”RELP-057″
“GRISONI Dominique PORTELLI Hugues”,”Luttes ouvrières en Italie de 1960 à 1976.”,”Grafico: lavoratori partecipanti agli scioperi 1965-1970 (pag 74) “”In particolare ci riferiamo alle tesi avanzate da Pasquale Saraceno in occasione del Congresso tenuto a San Pellegrino (settembre 1961): sono queste che vengono messe in primo piano nel corso del periodo. Per Saraceno, l’ economia italiana subiva gli effetti di un dualismo interno la cui importanza non era stata sufficientemente sottolineata. Le sue caratteristiche erano le seguenti: squilibrio tra i livelli di sviluppo d’insieme ai quali era pervenuto il Centro-Nord e la permanenza al Sud di strutture economiche arcaiche che frenavano un possibile sviluppo; squilibrio tra industria in piena espansione e agricoltura, stagnante (di fatto, già sulla via della recessione); squilibrio infine tra una disoccupazione di proporzioni inquietanti e l’ assenza di infrastrutture suscettibili di favorire il riassorbimento. Effettuata questa constatazione, Saraceno proponeva una linea direttrice centrata sulla parola d’ ordine: “”unificazione economica del paese””. In termini chiari, suggeriva questa soluzione ormai classica, ma che nessun governo aveva saputo realizzare: dare al Mezzogiorno delle condizioni di sviluppo simili a quelle che esistevano per il resto del paese.”” (pag 41)”,”MITT-245″
“GRISONI Dominique MAGGIORI Robert”,”Guida a Gramsci.”,”Dialettica. “”A proposito del concetto di immanenza, Gramsci spiegherà che bisogna intendere il termine metaforicamente, cioè: esso rimane come «significante» ma assumendo un altro significato rispetto a quello tradizionalmente fissato dalla filosofia idealistica. Con la dialettica, siamo di fronte allo stesso problema. In Platone, questo concetto traduceva un processo dello spirito che, dalle apparenze del mondo sensibile, perveniva alle Idee del mondo intelligibile. La dialettica era quindi un processo ontologico. Divenne una logica nel Medioevo e solo con Kant ritrovò il significato di ricerca di un fondamento nelle apparenze e nelle opinioni «illusorie». Hegel per primo sconvolse radicalmente il concetto. Per lui la dialettica è il movimento del pensiero che, attraverso una serie di crisi e di conflitti risolti, determina «momenti» di verità insufficienti a costituire la totalità ma che attraverso il conflitto, la contraddizione fra identico e altro da sé permette un «superamento» di tali momenti e permette allo spirito di prendere possesso di sé attraverso una serie di tappe successive. «Per Hegel» osserva Marx «il processo del pensiero, che egli trasforma addirittura in soggetto indipendente con il nome di Idea, è il demiurgo del reale che costituisce a sua volta solo il fenomeno esterno dell’idea o processo del pensiero. Per me, viceversa, ‘l’elemento ideale non è altro che l’elemento materiale trasferito e tradotto nel cervello’ degli uomini» (1). Così, la critica di Marx che, secondo le sue stesse parole, rimette la dialettica hegeliana «sui piedi» ha per effetto immediato di «rendere materialistica» la dialettica, che non è più un «movimento del pensiero» ma il movimento reale, il movimento della storia, cioè, come dice Engels, «il processo ininterrotto del divenire e della trasformazione». Con Marx, la dialettica si stacca dalla sfera speculativa e diventa uno strumento di conoscenza e un modo di comprendere la realtà nel suo movimento che, superando la concezione formale e statica di Hegel, instaura il primato del «contenuto» sulla forma (perché è «esplorazione»), analizza il movimento di tale contenuto e costruisce così l’oggetto della storia. Come metodo di analisi, esclude ogni costituzione ‘a priori’ del reale e introduce alla comprensione del divenire in generale e delle leggi «universali» dello sviluppo ‘storico’. Gramsci non metterà mai in discussione questa «definizione» di Marx, ma indirizzerà le sue ricerche verso la critica alle deviazioni meccanicistiche e dogmatiche, prodotte soprattutto da Bucharin che, nel suo ‘Manuale popolare’, elude il problema della dialettica supponendola «nota» al lettore. Secondo Gramsci, questa omissione può avere origine solo da una concezione erronea della filosofia della prassi, che Bucharin presume «scissa in due elementi: una teoria della storia e della politica concepita come sociologia, cioè da costruirsi secondo il metodo delle scienze naturali (sperimentale nel senso grettamente positivistico), e una filosofia propriamente detta che poi sarebbe il materialismo filosofico o metafisico o meccanico (volgare)» (MS, EI, p. 132, ER pp. 155-56), anche se quest’ultima viene definita come «materialismo dialettico». Enunciare il problema dell’unità e dell’integralità della filosofia della prassi non può non avere come presupposto teorico e metodologico l’accentuazione della «importanza e significato della dialettica» che è «sostanza midollare della storiografia e della scienza della politica» (MS, EI p. 132, ER p. 156). Altrimenti si riduce a «una logica formale, a una scolastica elementare» (MS, EI, p. 132, ER p. 156). Partendo da questi presupposti, la dialettica riacquista tutto il suo significato perché permette di ricomporre la frattura fra filosofia e politica, perché «supera (e superando ne include in sé gli elementi vitali)» nella nuova filosofia del marxismo, «sia l’idealismo che il materialismo tradizionali, espressioni della vecchia società» (MS, EI, p. 132, ER p. 156)”” [Dominique Grisoni Robert Maggiori, ‘Guida a Gramsci’, Roma, 1975] (pag 172-174) [(1) K. Marx, ‘Introduzione alla II edizione del ‘Capitale’, Editori Riuniti, Roma, 1970, pp. 27-28] [MS ‘Il materialismo storico e la filosofia di B. Croce’; EI Einaudi, ER Editori Riuniti]”,”GRAS-136″
“GRISONI Dominique PORTELLI Hugues”,”Le lotte operaie in Italia dal 1960 al 1976.”,”H. Portelli ha scritto ‘Gramsci e il blocco storico’: ha insegnato nell’Università di Parigi. Grisoni è autore di ‘Guida a Gramsci’ in collaborazione con R. Maggiori.”,”SIND-189″
“GRISPIGNI Marco”,”Elogio dell’ estremismo. Storiografia e movimenti.”,”””Alcuni negarono nella maniera più decisa la dimensione mondiale dell’ evento: le specificità nazionali prevalevano sulle somiglianze. Il ruolo dei giovani nella primavera di Praga contro il sistema di potere e di oppressione comunista non poteva essere assolutamente confrontato e paragonato con la rivolta contro il capitalismo e per il socialismo dei giovani universitari occidentali. E’ la tesi che fra i suoi più autorevoli interpreti trovò Raymond Aron, fustigatore del maggio francese, della chienlit degli studenti parigini alla Sorbona e nelle notti del Quartiere Latino (…)””. (pag 30) “”A questo riguardo credo che una spia significativa dell’ atteggiamento assunto, più che la rincorsa degli eretici che anche la borghesia ebbe (“”Il Ponte””, “”Comunità””, “”Il Mondo””, “”Astrolabio””, “”Tempi moderni””, “”Nord e Sud””, “”Questitalia””), possa essere lo spoglio delle pagine del “”Corriere della sera””, il più prestigioso quotidiano nazionale, la voce della operosa borghesia laica lombarda.”” (pag 55) “”Infine il terzo gruppo di strutture nelle quali numerosi fondi sui movimenti sono conservati è rappresentato da alcuni istituti e fondazioni, soprattutto nel centro nord: il Centro studi Piero Gobetti e la Fondazione Vera Nocentini a Torino; la Fondazione Luigi Micheletti, per altro associata alla rete degli Isr, a Brescia; la Fondazione Lelio e Lisli Basso – Issoco a Roma; l’ Istituto Gramsci Emilia Romagna a Bologna; la Fondazione Feltrinelli a Milano, luogo storico a partire dagli anni ’70 di raccolta della documentazione sui movimenti””. (pag 100)”,”ITAC-077″
“GRISWARD Joël H.”,”Archéologie de l’épopée médiévale. Structures trifonctionnelles et mythes indo-européens dans le cycle des Narbonnais.”,”Narbona (in francese: Narbonne, in occitano e catalano: Narbona, è un comune francese di 56 123 abitanti situato nel dipartimento dell’Aude nella regione dell’Occitania, sede di sottoprefettura. La città ha un passato illustre: prima colonia di diritto romano al di fuori dell’Italia, fu per lungo tempo capoluogo e centro organizzatore della provincia che da lei prese nome, la Narbonense, che si estendeva per gran parte della Gallia meridionale. Nota anche per aver dato i natali nel 256 al grande e glorioso bimartire San Sebastiano, in età medievale fu capitale del regno visigoto e, successivamente, importante centro religioso, spirituale e culturale, sede di una prestigiosa arcidiocesi.”,”STMED-084-FSD”
“GRIZIOTTI KRETSCHMANN Jenny”,”Storia delle dottrine economiche.”,”GRIZIOTTI KRETSCHMANN Jenny insegnava all’ Università di Pavia. “”Bisogna, quindi, risalire a Fichte per comprendere lo sviluppo del romanticismo tedesco e l’ influenza che esso esercitò nel campo sociale e per riflesso anche in quello economico, attraverso l’ opera di Adamo Müller (1779-1829), di Federico Genz (1764-1832) e di Carlo Lodovico Haller (1768-1854). L’ etica ebbe già una posizione dominante nel pensiero di Fichte. L’ individuo non è un “”atomo””, disse Fichte, ma è parte della società ed è destinato a vivere in società; l’ individuo che vive isolato non è un uomo compiuto. “”Sollen überhaupt Menchen sein, so müssen mehrere sein””, (“”se in generale vi devono essere degli uomini, essi devono essere parecchi””). Nel “”Der geschlossene Handelsstaat””, (Lo Stato economico chiuso), pubblicato da Fichte nel 1800, abbiamo già i primi elementi di quelle teorie che più tardi saranno elaborate dalla scuola nazionalista. Le singole nazioni devono essere indipendenti, ciascuna supplendo nei limiti del possibile ai propri bisogni e controllando la propria vita economica. Lo Stato è concepito come una unità organica e non soltanto come un istituto giuridico. Esso è il “”regno della libertà e del vero diritto””.”” (pag 223)”,”ECOT-097″
“GRIZIOTTI Giorgio”,”Neurocapitalismo. Mediazioni tecnologiche e linee di fuga.”,”Giorgio Griziotti è stato uno dei primi ingegneri informatici usciti dal Politecnico di Milano. Ha acquisito una esperienza nel campo delle TIC (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione). Paragrafo: ‘Dal Fordismo al Toyotismo il real time computing’. “”Torniamo ora alle conseguenze del ‘real time computing’ sui modi di produzione industriale. Unix e i sistemi in tempo reale sono i principali strumenti del passaggio verso il toyotismo e l’automatizzazione della fabbrica. I sistemi informatici in tempo reale, di cui abbiamo visto la genesi, permettono di sviluppare algoritmi e procedure applicative che gestiscono macchine e processi industriali. (…)”” (pag 51)”,”TEOS-317″
“GROELING Erik von NÄTH Marie Luise, redazione; scritti di Franz ANSPRENGER Wolfgang BARTKE Wolfgang BERNER Fritz VAN-BRIESSEN Jürgen DOMES Uwe G. FABRITZEK Joachim GLAUBITZ Tilemann GRIMM Bernhard GROSSMANN Harry HAMM Richard LÖWENTHAL Ernst MAJONICA Marie-Luise NÄTH Oskar WEGGEL Udo WEISS”,”Die Außenpolitik Chinas. Entscheidungsstruktur Stellung in der Welt Beziehungen zur Bundesrepublik Deutschland.”,”Saggi di Franz ANSPRENGER Wolfgang BARTKE Wolfgang BERNER Fritz VAN-BRIESSEN Jürgen DOMES Uwe G. FABRITZEK Joachim GLAUBITZ Tilemann GRIMM Bernhard GROSSMANN Harry HAMM Richard LÖWENTHAL Ernst MAJONICA Marie-Luise NÄTH Oskar WEGGEL Udo WEISS. Contiene il capitolo: “”Il ruolo della Cina in Medio Oriente””. (pag 309-316) (nell’ articolo si citano gli accordi per delle collaborazioni tecnico-scientifiche con i paesi della regione negli anni 1970 (Irak ecc.) e parla di un interesse indiretto della diplomazia cinese per la regione in occasione delle guerre e crisi di quel periodo in Medio Oriente anche risultato del confronto USA-URSS)”,”CINx-136″
“GROETHUYSEN Bernard”,”Filosofia della rivoluzione francese. Le idee che hanno cambiato il mondo.”,”Il testo ‘Filosofia della rivoluzione francese’ è preceduto dal saggio ‘Montesquieu’.”,”FRAA-015″
“GROETHUYSEN Bernard, a cura di Bernard DANDOIS”,”Philosophie et histoire.”,”‘Bernard Groethuysen (1880-1946). Rappresentante eminente dell’Europa dello spirito, formato alla scuola dei grandi pensatori tedeschi e amico della maggior parte degli intellettuali francesi che hanno svolto un ruolo di rilievo tra le due guerre mondiali, l’autore de ‘Le origini dello spirito borghese in Francia’ non ha mai smesso di onorare l’imperativo socratico “”conosci te stesso””. Qui si riuniscono alcuni testi diventati inaccessibili tra cui ‘Le origini sociali dell’ incredulità borghese in Francia’ (sui libertini) e l’importante ‘Dialettica della democrazia’, tradotta per la prima volta in francese. Questo volume può costituire una sorta di ‘antropologia filosofica’ la cui ambizione è di decriptare ‘la via seguita dalla meditazione dell’uomo su se stesso’. [‘La forza dell’ incredulità ai suoi inizi si trova in coloro che senza preoccuparsi dell’opinione comune, corrono il rischio di non credere e non sapere a che cosa si stanno impegnando. Sono una sorta di individualisti, degli aristocratici del pensiero che cercano di elevarsi al di sopra dei pregiudizi volgari. “”Cosa fanno in sostanza tanti libertini in materia di fede?”” si chiede Bourdaloue, e risponde: “”L’ affettazione di una vana e orgogliosa singolarità, di cui i libertini si piccano; credono che sia sufficiente essere singolari, per aver più genio e più ragione degli altri: non pensare come gli altri e parlare diversamente dagli altri… ecco il segreto del loro libertinismo (19)””. Ma è precisamente lo spirito di singolarità di cui danno prova gli increduli, e la loro mania di attaccarsi a tutte le opinioni ricevute senza distinzione, che consentirà alla Chiesa di condannarli nel nome della comunità della gente onesta che tiene alla morale e al decoro. Se l’incredulo prepara la via alla borghesia illuminata elevandosi al di sopra dei “”pregiudizi popolari”” (20), è ancora troppo esclusivamente un “”bello spirito”” perché la professione d’incredulità possa convenire a quelli che, benché ragionino sulla religione, non sono per nulla disposti a lasciar infrangere il buon ordine e il decoro”” (pag 304) [(19) Bourdaloue, Oeuvres, t. II, p. 525; (20) Massillon, l.c., t. I, p. 395; t. II, p. 506] [da ‘Le origini sociali dell’incredulità borghese in Francia’]”,”FILx-572″
“GROH Dieter”,”Negative Integration und revolutionärer Attentismus. Die deutsche Sozialdemokratie am Vorabend des Ersten Weltkrieges.”,”‘Integrazione negativa e attendismo rivoluzionario. La socialdemocrazia tedesca alla vigilia della Prima Guerra Mondiale.”,”MGEx-230″
“GROH Dieter”,”La Russia e l’autocoscienza d’Europa.”,”introduzione note appendici: I. Il testamento di Pietro il Grande, II. A proposito della filosofia della storia e della teoria politica dei tradizionalisti, III. Tjutcev e la rivoluzione europea, IV. L’analogia tra gli organismi biologici e la storia da Isaak Iselin a Heinrich Rückert, V. Vollgraff e Lasaulx precursori di Spengler e Toynbee, VI. Lo schema storico gioachimitico nel XX Secolo, Bibliografia, indice dei nomi, note, traduzione di Claudio CESA, Piccola biblioteca Einaudi “”A Herzen, ed a coloro che sostenevano la tesi di una mentalità comunistica innata nei russi, non importava l’esattezza scientifica: essi ricercavano un mito che, di fronte al fallimento della rivoluzione del 1848, desse un senso alla loro esistenza di intellettuali, il mito dell'””uomo russo””, del contadino russo che doveva prendere il posto del proletario (6). Per potersi distaccare ideologicamente dall'””Occidente in putrefazione”” che non era riuscito a far la rivoluzione – lo scritto di Herzen ‘Dall’altra sponda’ (1850) (7) non fu che il punto d’arrivo di questo processo – questo mito, che implicava anche il ricorso al “”grande parallelo”” in funzione antioccidentale, era indispensabile: tanto più in quanto Herzen si rendeva conto del fatto che nel processo del comunismo occidentale era implicito il dispotismo. Marx si accorse immediatamente che qui si voleva giocare, contro la profezia, la carta del mito, e perseguitò quindi con odio implacabile, come del resto anche Engels, il russo, “”quel letteratucolo panslavista””. Ma perché “”letteratucolo””? Perché agli occhi di Marx, e, come vedremo, anche a quelli di Moses Hess, lo Herzen si era, col suo volgersi al passato, cioè al principio del comune russo, posto fuori dalla storia. Per il socialismo “”scientifico””, la cui scientificità consiste soprattutto nel fatto che il passato vien conosciuto e quindi superato – qui si può cogliere l’eredità hegeliana – per porsi sul terreno del futuro, Herzen era divenuto un intellettuale con la testa tra le nuvole perché vedeva “”l’uomo nuovo”” nel contadino russo (8) e non lo intendeva come qualche cosa che, nel futuro, sarebbe stata realizzata nei proletari”” [Dieter Groh, La Russia e l’autocoscienza d’Europa, 1980] [(6) Herzen, Vom anderen Ufer [Dall’altra sponda], cit, p. 136; (7) Venne composto negli anni 1848-49, e consta di numerosi articoli (…); (8) L’analogia con la decadenza di Roma e l’avvento del cristianesimo: Herzen, Von anderen Ufer, cit, pp. 134 sgg, 143; ‘Le peuple russe et le socialisme’ (Lettre à Michelet) (1851) ibid., VII, p. 276; ‘La Russie et le vieux monde’ (1954), ibid., XII, p. 134. Per i russi “”popolo nuovo”” in contrasto con la “”vecchia Europa””: ‘Vom anderen Ufer’, cit., pp. 141, 177 sg.; ‘Le peuple russe et le socialisme’, ibid., VII, p. 272. I russi “”nuovi barbari””: ‘Von anderen Ufer’, cit., pp. 136, 145 sg. Va qui osservato che questo distacco rispetto all’Europa e la riduzione – operata nello stesso scritto – della storia a svolgimento naturale (‘Von andern Ufer’, cit., p. 32 sg.) era naturalmente già implicito nelle tappe precedenti del pensiero di Herzen. Cfr. sull’argomento: Scheibert, ‘Von Bakunin zu Lenin’, cit., pp 120-32]”,”RUSx-008-FL”
“GRONDIN Jean, a cura di Giovanni Battista DEMARTA”,”Gadamer. Una biografia.”,”Giovanni Battista DEMARTA sovlge attualmente la sua attività filosofica presso l’ Università di Friburgo (Germania). Jean GRONDIN è professore di filosofia presso l’ Università di Montreal. Dopo aver completato la sua formazione in Germania è divenuto uno degli allievi più stretti di GADAMER, contribuendo a diffondere il suo pensiero nel mondo francofono. Ha scritto varie opere (v. risvolto copertina). H.G. GADAMER (1900-2002). “”Tutto ciò sottolinea soltanto che ‘Verità e metodo’ ha apportato un certo disagio a Heidegger. Ma è anche raro che un maestro mostri un particolare entusiasmo per i correttivi che il suo allievo intende proporre in merito alla propria opera. L’ attenzione silenziosa di Heidegger nei confronti dei risultati esposti dal suo allievo mostra che ha saputo accogliere di certo l’ opera con comprensione e riconoscimento.”” (pag 446)”,”FILx-316″
“GROOS Otto”,”La dottrina della guerra marittima nella luce del conflitto mondiale. Libro per uomini di mare e di guerra ed uomini di Stato.”,”””Il concetto della “”fleet in being”” consiste dunque nella possibilità che si offre all’ avversario numericamente prevalente di ritardare la battaglia decisiva necessaria per la conquista del dominio del mare, adottando nel frattempo un’ attitudine difensiva ma tale da sfruttare qualunque occasione per arrecare danni al nemico con opportune operazioni””. (pag 129)”,”GERQ-051″
“GROPMAN Alan a cura; scritti di J. Dawson AHALT John E. BOKEL Rolf CLARK Hugh CONWAY Barry J. DYSART Marcus ERLANDSON Anthony Whitford GRAY Irene KYRIAKOPOULOS Donald L. LOSMAN James E. TOTH”,”The Big “”L””. American Logistics in World War II.”,”””The attack on Pearl Harbor had specific implications for several industries. Rubber from the east was no longer accessible and a synthetic industry had to emerge. Royal Dutch Petroleum – the world’s largest provider – lost oil access to the East Indies, and Texas oil had to take up the slack to supply the allies. Textile imports from Japan were lost, amplifying the early shortages for wartime clothing and canvas. Perhaps most important, the steel and shipbuilding industries faced sudden shortfalls as the Pacific Fleet was severely damaged. The building of some 12,000 ships resulted in many dynamics, one of which was that electrical power generation expansion ashore was virtually stopped while ship powered generator capacity expanded. The American automobile industry had thrived during the 1920s, and it could be converted, with some effort, to munitions production. The steel industry – air travel not yet popular (257) – so the aluminium and magnesium industries had to be developed from virtual non-existence to large scale production”” (pag 91) (91) Though the Douglas DC-3, for the first time combining rotary engine with variable pitch propeller, retractable landing gear; monocoque body, and wing flaps – all five ingredients leading to a stable and efficient logistics aircraft – had been produced and would be essential in wartime logistics and post-war airline development L’attacco a Pearl Harbor ha avuto implicazioni specifiche per diverse industrie. La gomma dall’est non era più accessibile e doveva emergere un’industria sintetica. La Royal Dutch Petroleum – il più grande fornitore del mondo – perse l’accesso al petrolio nelle Indie orientali e il petrolio del Texas lo aveva per riprendere il fiato per rifornire gli alleati. Le importazioni di tessuti dal Giappone andarono perse, amplificando la precoce carenza di indumenti e tele in tempo di guerra. Forse la cosa più importante, le industrie dell’acciaio e della cantieristica navale dovettero affrontare improvvise carenze poiché la flotta del Pacifico fu gravemente danneggiata. La costruzione di circa 12.000 navi hanno provocato molte dinamiche, una delle quali è stata che l’espansione della generazione di energia elettrica a terra è stata praticamente interrotta mentre la capacità dei generatori alimentati dalle navi si è espansa. L’industria automobilistica americana aveva prosperato durante gli anni ’20 e poteva essere convertita, con un certo sforzo, in munizioni produzione. L’industria siderurgica – i viaggi aerei non erano ancora popolari (257) – quindi le industrie dell’alluminio e del magnesio dovevano essere sviluppate inesistenza virtuale alla produzione su larga scala “”(pag 91) (91) Anche se il Douglas DC-3, per la prima volta combina un motore rotativo con un’elica a passo variabile, carrello di atterraggio retrattile; il corpo monoscocca e i flap alari – tutti e cinque gli ingredienti che hanno portato a un aereo logistico stabile ed efficiente – erano stati prodotti e sarebbero stati essenziali nella logistica in tempo di guerra e nello sviluppo delle compagnie aeree del dopoguerra”,”QMIS-313″
“GROPPI Tania”,”Canada.”,”GROPPI Tania è professore di diritto pubblico nell’Università di Siena, dove dirige il Centro interdipartimentale di ricerca e formazione sul diritto europeo comparato (DIPEC). Ha scritto ‘Il federalismo’ (Laterza, 2004) e ‘Federalismo e costituzione. La revisione costituzionale negli Stati decentrati’ (Giuffré, 2001). “”Nel suo complesso, la Camera si presenta rigorosamente inquadrata in gruppi parlamentari, con poco o nessuno spazio di movimento per i singoli deputati, quei ‘backbenchers’ che acquistano un minimo di rilievo soltanto nelle riunioni del gruppo parlamentare, ogni mercoledi mattina, oppure nell’ambito dei Comitati parlamentari, ovvero attraverso la presentazione di disegni di legge “”manifesto””, finalizzati ad attrarre l’attenzione dell’opinione pubblica. E’ troppo poco, però, agli occhi degli elettori, che vedono i propri rappresentanti sempre più ridotti a macchine per votare, fedeli più al partito che al proprio elettorato.”” (pag 83)”,”CANx-005″
“GROPPI Tania”,”Canada.”,”Tania Groppi è professore di Diritto pubblico nell’Università di Siena, dove dirige il Centro interdipartimentale di ricerca e formazione sul diritto pubblico europeo e comparato. Tra i suoi libri: Il federalismo, Federalismo e costituzione. La revisione costituzionale negli stati decentrati.”,”CANx-001-FL”
“GROPPO Bruno RICCAMBONI Gianni a cura; altri scritti di Philippe BUTON Andrea COLASIO Domenico CANCIANI Marie-Claire LAVABRE Giorgio FEDEL Franco GOIO Stefano BERTOLI Giorgio ROVERATO Sergio MAZZOTTA Severino GALANTE Alain BERGOUNIOUX Raffaele DE-MUCCI Danilo ARDIA”,”La sinistra e il 1956 in Italia e Francia.”,”Collaborano al libro: Philippe BUTON, Andrea COLASIO, Domenico CANCIANI, Marie-Claire LAVABRE, Giorgio FEDEL, Franco GOIO, Stefano BERTOLI, Giorgio ROVERATO, Sergio MAZZOTTA, Severino GALANTE, Alain BERGOUNIOUX, Raffaele DE MUCCI, Danilo ARDIA. GROPPO è ricercatore al CNRS di Parigi, titolare di un Doctorat d’Etat di scienza politica. RICCAMBONI ha insegnato nelle Univ di Roma e Padova, è autore di studi sulla classe politica, comportamento elettorale e partiti in particolare sui partiti comunisti non al potere. Insieme hanno scritto: -Immagine e realtà nel movimento comunista internazionale. PADOVA. 1980″,”FRAP-017″
“GROPPO Bruno”,”Sindacati e comunismo. La formazione della politica sindacale dell’ Internazionale comunista 1919 – 1921.”,”Bruno GROPPO, politologo e storico, specialista dei movimenti politici e sindacali, è Chargé de recherche al Centre National de la Recherche Scientifique (Parigi) (CNRS). Ha insegnato nelle Univ di Padova, Bochum, Parigi I e all’ EHESS (Parigi). Ha pubblicato ‘Immagine e realtà nel movimento comunista internazionale’ (1980), ‘La sinistra e il ’56 in Italia e Francia’ (1987) entrambi in collaborazione con Gianni RICCAMBONI e numerosi saggi sulle trasformazioni della socialdemocrazia e del sindacalismo in Europa.”,”INTT-066″
“GROS PIETRO Gian Maria ONIDA Fabrizio SCOGNAMIGLIO Carlo”,”L’ industria metalmeccanica italiana.”,”GROS PIETRO Gian Maria insegna economia dell’ impresa nella facoltà di economia e commercio dell’ Università di Torino. ONIDA insegna economia internazionale ed economia alla Bocconi di Milano. SCOGNAMIGLIO insegna economia e tecnica industriale nell’ Università Luiss di Roma ed economia dei settori di aziende industriali nell’ Università Bocconi di Milano. “”Chi ha innovato il processo, ha drasticamente ridotto l’ occupazione (…), tranne che in pochi settori a tasso di sviluppo superiore alla media. Chi ha innovato il prodotto, ha invece perseguito l’ aumento della redditività non attraverso la riduzione dei costi, ma attraverso un aumento dei prezzi unitari, e talvolta ha anche potuto conseguire una crescita quantitativa””. (pag 48) “”E’ noto che l’ innovazione di prodotto, specie se originale e rilevante, è meno frequente nell’ industria italiana rispetto a quella di processo (…)””. (pag 83)”,”ITAE-096″
“GROSJEAN Georges”,”La politique extérieure de la Restauration et l’Allemagne.”,”Contiene dedica dell’autore Formula di Danton: “”La Francia deve rimanere circoscritta a suoi propri limiti”” (1792) (pag 17) Danton scrive che “”i limiti della Francia sono stati segnati dalla natura”” e “”li stabiliremo all’Oceano, al fiume Reno, alle Alpi e ai Pirenei”” (pag 18) saggia politica estera del ministro degli esteri di Luigi XVI che era su questa linea (pag 17)”,”EURx-331″
“GROS-PIETRO Gian Maria REVIGLIO Edoardo TORRISI Alfio”,”Assetti proprietari e mercati finanziari europei.”,”GROS-PIETRO Gian Maria ( docente di economia industriale, già presidente dell’IRI. Dal 1999 è presidente dell’ENI), REVIGLIO Edoardo (Ufficio Studi Finmeccanica, economista al Servizio analisi economiche IRI), TORRISI Alfio già direttore del Servizio studi economici dell’IRI. Direttore presso l’Istituto poligrafico e Zecca dello Stato.”,”EURE-076″
“GROS-PIETRO Gian Maria REVIGLIO Edoardo TORRISI Alfio”,”Assetti proprietari e mercati finanziari europei.”,”Gian Maria Gros-Pietro, docente di Economia industriale nell’Università di Torino, è stato presidente dell’Iri dal giugno 1997 al novembre 1999. Dal dicembre 1999 è presidente dell’Eni. EdoardoReviglio ha lavorato dal 1994 al 1998 all’Ufficio studi della Finmeccanica. Attualmente è economista al Servizio anali economiche dell’Iri. É coautore di Banche d’Italia. Alfio Torrisi è stato direttore del Servizio studi economici dell’Iri dal dicembre 1990 al febbraio 2000. Attualmente è direttore dell’Analisi economica e posizionamento strategico dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.”,”EURE-033-FL”
“GROSS Feliks”,”The Polish Worker. A Study of a Social Stratum.”,”Contiene dedica.”,”MEOx-035″
“GROSS Babette”,”Willi Münzenberg. Eine politische. Biografie.”,”Babette Gross, Schwester Margarete Buber Neumanns, erzählt mit intimer Kenntnis über ihren Lebensgefährten Willi Münzenberg (1889 bis 1940), dessen Weg vom Vertrauten Lenins über sein Wirken als, roter Hugenberg, und Gegenspieler Goebbels’ zum offenen Bruch mit dem Kommunismus stalinistischer Prägung führte. Münzenberg war ein Macher, voller ungewöhnlicher Ideen, rücksichtslos und andere ausnutzend. Letztlich verfing er sich im Ränkespiel innerparteilicher Machtkämppfe der Politbürokratie. In Moskau suspekt geworden, versuchte er spät noch abzuspringen. Der Nestbeschmutzer der Kommunistischen Bewegung kam 1940 auf mysteriöse Weise ums Leben. Vorwort von Arthur Koestler, Prolog: Der Tote von Montagne, Epilog, Über die Verfasserin, Editorische Notiz, Anmerkungen, Bibliographie der Schriften Wully Münzenbergs, Verzeichnis der Abkürzungen, Verzeichnis der Personen, Organisationen und Institutionen,”,”RIRB-011-FL”
“GROSS Jan T.”,”I carnefici della porta accanto. 1941: il massacro della comunità ebraica di Jedwabne in Polonia.”,”Jan T. Gross insegna politica e studi europei alla New York University. E’ autore di numerose opere, fra cui ‘Revolution from Abroad: Soviet Conquest of Poland’s Western Ukraine and Western Belorussia’ (Princeton, 1988). Ha curato il volume ‘The Politics of Retribution in Europe: World War II and Its Aftermath’ (Princeton, 2000). [‘Se l’esperienza della Seconda guerra mondiale ha fortemente determinato la struttura politica e i destini di tutte le società europee della seconda mètà del Novecento, la Polonia ne è stata segnata in modo particolare. E’ sul territorio dello Stato polacco ante 1939 che Hitler e Stalin prima unirono le loro forze (il patto di non aggressione firmato nell’agosto 1939 comprendeva una clausola segreta per la spartizione della Polonia) e poi si diedero aspra battaglia fino a quando uno dei due fu annientato. Il risultato fu una catastrofe demografica senza precedenti: quasi il 20 per cento della popolazione polacca morì per cause correlate alla guerra. Il Paese perse le sue minoranze: gli ebrei nell’Olocausto, gli ucraini e i tedeschi in seguito agli spostamenti dei confini e agli esodi del dopoguerra. Le élite polacche, di tutte le estrazioni sociali, furono decimate. Alla fine mancava all’appello oltre un terzo della popolazione urbana. Il 55 per cento degli avvocati del Paese erano spariti, e con loro il 40 per cento dei medici nonché un terzo dei professori universitari e del clero cattolico (7). Uno storico inglese solidale ha definito la Polonia «il parco giochi di Dio» (8), ma all’epoca il Paese doveva sembrare piuttosto il campo d’azione del diavolo’ (pag 7-8, introduzione) [(7) Per una discussione generale di questi aspetti e dei temi ad essi collegati cfr. il mio ‘Polish Society under German Occupation – General-gouvernement, 1939-1944’, Princeton University Press, 1979; (8) Norman Davies ‘God’s Playground: A History of Poland’, New York, Columbia University, 1982]; ‘Un giorno d’estate del 1941 metà degli abitanti del paese di Jedwabne, in Polonia, assassinò l’altra metà, milleseicento persone, tra uomini, donne e bambini: tutti gli ebrei del paese, sette esclusi. ‘I carnefici della porta accanto’ racconta la loro storia, una storia scioccante e brutale, mai narrata prima d’ora. L’aspetto più sconvolgente di questa terribile vicenda è che a bastonare, affogare, scannare e bruciare gli ebrei di Jedwabne non furono nazisti senza volto, ma i compaesani polacchi che le vittime conoscevano per nome: ex compagni di scuola, i negozianti da cui compravano il pane, la gente con cui chiacchieravano per strada. Gente che, in passato, aveva sempre intrattenuto con loro relazioni cordiali. D’altra parte, secondo tutte le testimonianze l’esercito tedesco, sopraggiunto pochi giorni prima a occupare il paese, non ebbe parte attiva nel massacro ma si limitò ad assistere e a scattare fotografie. E ancora più sconvolgente è il fatto che per sessant’anni l’eccidio è stato attribuito ai nazisti, anche se gli abitanti di Jedwabne sapevano bene come erano andate le cose. Nel dopoguerra i pochissimi sopravvissuti denunciarono i fatti e seguì un processo. Ma solo Jan T. Gross con questo libro è stato in grado di ricostruire quell’orribile giorno di luglio, innescando un ampio dibattito tra i maggiori storici di tutto il mondo sul ruolo della popolazione civile nello sterminio degli ebrei d’Europa e sul superamento della stessa definizione (di Daniel J. Goldhagen) di «volenterosi carnefici di Hitler». In un libro puntuale e documentato, Gross di fatto riscrive la storia del Novecento polacco e ci rivela verità atroci ma ineludibili sulle relazioni tra ebrei e gentili nell’Europa del XX secolo (…)’ (dal risvolto di copertina)]”,”TEMx-092″
“GROSSER Alfred”,”La IV Republique et sa politique exterieure.”,”Tesi: politica estera stretta tra antigermanesimo, Q EU, Algeria, anticomunismo”,”FRAV-005″
“GROSSER Alfred”,”Storia della Germania dopo il 1945.”,”L’A, 1925, vive a Parigi, è D di Ricerca alla FNSP e professore all’ Institut d’etudes politiques, all’Univ di Parigi. E’ segretario generale del ‘Comité francais d’echanges avec l’Allemagne nouvelle’. Scrive per ‘Le Monde e in Germ sul ‘Zeit’. Altra opera: ‘Die Bundesrepublik Deutschland. Bilanz einer Entwicklung’. 1967 -In wessen Namen? Grundlagen politischen Entscheidens. 1969 -Politik erklaren. 1973 – Hitler: nascita di una dittatura. CAPPELLI”,”GERV-003″
“GROSSER Pierre”,”Pourquoi la Seconde Guerre mondiale?”,”Pierre GROSSER, agregé d’histoire, insegna all’ Institut d’ etudes politiques de Paris, di cui è membro associato del Centre d’ histoire de l’ Europe du XXe siecle. Ha già pubblicato per le edizioni Complexe ‘Les Temps de la guerre froide. Reflexions sur l’histoire de la guerre froide et les causes de sa fin’ (1995).”,”QMIS-038″
“GROSSER Alfred a cura; saggi di Max GALLO Henri BURGELIN Alfred GROSSER Joseph ROVAN Jacques NOBECOURT Paul STEHLIN Raoul GIRARDET Rita THALMANN”,”Dieci lezioni sul nazismo. Dalla repubblica di Weimar alla catastrofe finale.”,”Alfred GROSSER è Direttore dell’ Institut des Sciences politiques di Parigi e ha ricevuto nel 1975 il Premio della Pace a Francoforte.”,”GERN-062″
“GROSSER Alfred”,”Storia della Germania dopo il 1945. Vol. I.”,”Alfred Grosser nato a Francoforte nel 1925 attualmente vive a Parigi, Direttore di ricerca alla Fondation des Sciences Politiques e professore all’Institut d’études politiques dell’università di Parigi, è inoltre segretario generale del Comité français d’échanges avec l’Allemagne nouvelle, scrive per Le Monde in Germania è noto sopratutto per conferenze alla radio e alla televisione e per i suoi articoli su Zeit. Altre opere Die Bundesrepublik Deutschland. Bilanz einer Entwicklung, In wessen Namen? Grundlagen Enttscheidens, Politik erklären. Cappelli ha pubblicato Hitler: nascita di una dittatura.”,”GERV-016-FL”
“GROSSER Alfred”,”Storia della Germania dopo il 1945. Vol. II.”,”Alfred Grosser nato a Francoforte nel 1925 attualmente vive a Parigi, Direttore di ricerca alla Fondation des Sciences Politiques e professore all’Institut d’études politiques dell’università di Parigi, è inoltre segretario generale del Comité français d’échanges avec l’Allemagne nouvelle, scrive per Le Monde in Germania è noto sopratutto per conferenze alla radio e alla televisione e per i suoi articoli su Zeit. Altre opere Die Bundesrepublik Deutschland. Bilanz einer Entwicklung, In wessen Namen? Grundlagen Enttscheidens, Politik erklären. Cappelli ha pubblicato Hitler: nascita di una dittatura.”,”GERV-017-FL”
“GROSSER Pierre”,”L’histoire du monde se fait en Asie. Une autre vision du XXe siècle.”,”Pierre Grosser est histoiren, spécialiste des relations internationales qu’il enseigne à Sciences Po-Paris. Il a été directeur des études de l’Institut diplomatique du ministère des Affaires étrangères à sa creation (2001-2009). Il est l’auteur de ‘Traiter avec le diable?’ (prix de la ‘Revue des Deux Mondes, 2014). “”Souvent, l’historiographie se concentre sur le théâtre occidental, à savoir l’Europe: les forces contre-révolutionnaires y sont défaites en 1919, tandis que l’Armée rouge est battue en Pologne en 1920, ce qui sonne le glas des l’espoirs (et des craintes) d’une révolution mondiale. Toutefois, le régime bolchevique a continué à combattre plus longtemps en Extrême-Orient, où il a été, en définitive, victorieux. Le Japon a cherché à profiter de la conjoncture pour s’étendre au détriment de la Chine et de la Russie. Pour lui, l’opportunité est grande de se débarrasser pour longtemps de l’ennemi traditionnel russe, de se tailler une sphère d’intérêt privilégiée à l’est du lac Baïkal, et de reprendre le projet de domination à la fois de la Mongolie et de la Mandchourie, d’autant que ce sont les Français et les Britanniques qui sollicitent son intervention. Tandis que l’intervention américaine en Sibérie est restée la preuve de l’hostilité des Etats-Unis à l’egard de l’Union soviétique, et de leur propension à intervenir militairement pour renverser des régimes politique jugés hostiles, celle de Japonais peut apparaître comme le premier acte de l’intervention en Mandchourie en 1931. C’est le même ministre des Affaires étrangères, Uchida Yasuya, qui officie de 1918 à 1923 et en 1932-1933, et dans les deux cas les historiens se demandent s’il a été une force de modération ou s’il a, en sous-main, soutenu les militaires les plus expansionnistes (4)”” (pag 86-87) [(4) Pour une défense d’Uchida: Rustin B. Gates, ‘Defending the Empire: Uchida Yasuya and Japanese Foreign Policy, 1865-1936’, ‘hd, Harvard University, 2007]; “”Spesso, la storiografia si concentra sul teatro occidentale, vale a dire l’Europa: le forze contro-rivoluzionarie vi sono sconfitte nel 1919, mentre l’Armata Rossa è battuta in Polonia nel 1920, cosa che segna la fine della speranze (e timori) di una rivoluzione mondiale. Tuttavia il regime bolscevico ha continuato a combattere in Estremo Oriente per lungo tempo, dove alla fine è stato vittorioso. Il Giappone ha cercato di espandersi a spese della Cina e della Russia. Per esso l’opportunità è grande di sbarazzarsi per lungo tempo del tradizionale nemico della Russia, di ritagliarsi un ambito privilegiato di interesse ad est del lago Baikal, e di riprendere il progetto di dominio sia della Mongolia che della Manciuria, soprattutto perché sono i francesi e sono i britannici a sollecitare il suo intervento, mentre l’intervento americano in Siberia è rimasta la prova dell’ostilità degli Stati Uniti nei confronti dell’Unione Sovietica, e della loro propensione a intervenire militarmente per rovesciare regimi considerati politicamente ostili, quella dei giapponesi può apparire come il primo atto di intervento in Manciuria nel 1931. E’ lo stesso Ministro degli Affari Esteri, Yasuya Uchida, che governa 1918-1923 e 1932-1933, e in entrambi i casi gli storici si chiedono se era una forza di moderazione o ha, segretamente sostenuto i militari più espansionisti (4)””(pag 86-87) [(4) Per una difesa di Uchida:: Rustin B. Gates, ‘Difendendo l’Impero. Uchida Yasuya e la politica estera giapponese, 1865-1936 ” PhD, Harvard University, 2007]”,”ASIx-120″
“GROSSER Pierre”,”Dall’Asia al mondo. Un’altra visione del XX secolo.”,”Pierre Grosser è uno storico specialista di relazioni internazionali, materia che insegna all’École libre des sciences politiques (Science Po) di Parigi. E’ stato direttore di studi nell’ Institut diplomatique du ministère des Affaires étrangères fin dalla sua creazione (2001-2009). Tra i suoi libri ‘Traiter avec le diable?’. Capitoli e paragrafi relativi collegati alla Seconda guerra mondiale: III. La polveriera manciuriana porta alla seconda guerra mondiale (1927-1939). 1. Tutto ha inizio in Manciuria, alla fine degli anni Venti; 1.1. La svolta degli anni 1926-1928; 1.2. La crisi manciuriana, prima sfida all’ordine internazionale. 2. L’abbozzo degli allineamenti della seconda guerra mondiale e gli inizi della guerra sino-giapponese (1936-1938); 2.1. Dal patto anti-Comintern alla seconda guerra sino-giapponese; 2.2. L’abbozzo degli allineamenti della seconda guerra mondiale legati alla «causa cinese»; 2.3 Bruxelles, preludio a Monaco. 3. La situazione in Asia favorisce la firma del patto germano-sovietico e lo scoppio dela guerra in Europa. IV. La mondializzazione della guerra attraverso l’Asia (1939-1941). 1. La congiunzione tra le due guerre non avviene nell’estate del 1941 in Unione Sovietica; 1.1. I dilemmi britannici; 1.2. Il Giappone sceglie la Germania; 1.3. Il Giappone non attacca l’Unione Sovietica con la Germania. 2. Pearl Harbor congiunge le guerre d’Asia e d’Europa. 2.1. La marcia verso la guerra dei giapponesi 2.2. Dal conflitto del Pacifico al conflitto mondiale: Hitler dichiara guerra agli Stati Uniti V. L’Asia-Pacifico, teatro essenziale della guerra. 1. Paesi per i quali la guerra in Asia è stata fondamentale. 1.1. Un teatro che sembrava secondario dal punto di vista dell’Europa, ma non degli Stati Uniti. 1.2. La Cina rivendica il suo ruolo di vincitore. 2. Il teatro asiatico nelle scelte strategiche globali del 1942 e del 1943. 2.1. Nel 1942, nonostante le difficoltà incontrate in Asia-Pacifico, gli Alleati non attribuiscono la priorità a questo fronte. 2.2. Il posto dell’Asia all’interno delle strategie globali nel 1943. 3. L’Asia nel gioco delle grandi potenze e l’ambiguo emergere della Cina come potenza. 3.1. Il Cairo e Teheran: quale posto per la Cina tra le grandi potenze? 3.2. L’Asia nei disegni di guerra alleati. 3.3. L’emarginazione strategica e politica della Cina dopo il 1943. 4. L’Asia paga il prezzo degli accordi tra Grandi in Europa, L’Europa quello della continuazione della guerra dei Grandi in Asia. 4.1. L’Asia, moneta di scambio durante la conferenza di Jalta (febbraio 1945). 4.2. La linea di divisione est-ovest dell’Europa del dopoguerra è forse un prodotto della guerra del Pacifico? VI. La guerra fredda e la decolonizzazione cominciano in Asia. 1.Chi riempirà il «vuoto» emerso dalla capitolazione giapponese nel 1945? 1.1. La capitolazione del Giappone, avvio della guerra fredda. 1.2. La duplice frustrazione di Stalin. 1.3. La battaglia per l’Asia nel vuoto provocato dalla capitolazione giapponese. 1.4 Colmare i vuoti nel Sudest asiatico. 2. Guerre asiatiche che alimentano la guerra fredda. 2.1. La guerra civile in Cina. 2.2. L’impossibile accordo sulla Corea. 2.3. Il Sudest asiatico resta importante per le potenze europee, ma è trascinato nela guerra fredda. (pag VI-VII)”,”RAIx-376″
“GROSSI Manuel”,”The Asturian Uprising. Fifteen Days of Socialist Revolution.”,”Manuel GROSSI è stato un membro del BOC, Blocco operaio e contadino, e ha svolto un ruolo dirigente nelal rivoluzione. “”Sotto le pallottole e le baionette dei mercenari marocchini e del ‘Tercio’ (la legione straniera), e sotto il fuoco della Guardia Civile e d’ Assalto, migliaia di operai delle Asturie furono uccisi o feriti – forse almeno 3000 morti – dei quali un gran numero furono uccisi dopo la fine dei combattimenti. Senza contare gli incarceramenti e le torture che furono attuati sotto l’ esperta supervisione di Doval, il Comandante della Guardia Civile””. (pag 15)”,”MSPx-037″
“GROSSI Gianaldo”,”Iran. Petrolio, violenza, potere.”,”GROSSI Gianaldo (pseudonimo) nato nel 1941 è uno studioso dei problemi dello sviluppo e ha lavorato a lungo per un ente petrolifero. Collaboratore dell’ Avanti! è autore de ‘La guerra del petrolio’ (1974). Solo oggi (1975) rivela il suo vero nome Giuseppe LEUZZI. “”Le spese militari iraniane, sono le più elevate del Medio Oriente, un’ area dove pure, per vari motivi, le spese militari sono dappertutto elevate.”” (pag 120) “”In queste due aree (Oceano Indiano e Golfo Persico, ndr) Teheran opera con ambizioni scopertamente espansionistiche. In entrambe l’ iniziativa iraniana si copre sotto due proposte diplomatiche per accordi di sicurezza collettiva.”” (pag 123)”,”GOPx-001″
“GROSSI Tommaso”,”Marco Visconti. Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi.”,”pag 17 opera dedicata ad Alessandro MANZONI”,”VARx-375″
“GROSSI Manuel”,”The Asturian Uprising. Fifteen Days of Socialist Revolution.”,”Manuel Grossi, a member of the Workers and Peasants Bloc and a leading participant in the revolution, gives a vivid description of these events. P Preface to the English Language Edition AL RICHARDSON and John SULLIVAN, Preface to the French Edition George GARNIER, Preface to the Original Edition Joaquìn MAURIN, Epilogue Julián GORKIN, Index,”,”MSPx-006-FL”
“GROSSI Paolo”,”L’Europa del diritto.”,”Il cosiddetto “”socialismo giuridico”” (pag 194-228) “”I termini «socialismo» e «socialista» sono spesso usati, talora con disinvoltura , talora con un preciso sottofondo di scherno, generando non pochi equivoci. Era avvenuto in Germania, nei primi anni Settanta, quando ad Eisenach fu fondato, esattamente nel 1872, un ‘Verein für Sozialpolitik’, un’associazione per la politica sociale, punto d’incontro di un gruppo di professori universitari di economia, qualificati come esponenti di un ‘Kathedersozialismus’ (39), socialismo della cattedra, mentre le loro istanze riformatrici non andavano oltre la richiesta di un deciso intervento dello Stato in campo economico al solo fine di ridurre l’eccessivo squilibrio fra capitale e lavoro. Lo stesso avviene, con qualificazione che circola in tutta Europa e in lingue diverse, per quanto attiene al socialismo giuridico. Ma quando? Come? E a proposito di chi? Se non andiamo errati, usarono per primi questa definizione – e con scopo dichiaratamente dileggiatorio – Friedrich Engels e Karl Kautsky, fedeli propagatori del nuovo vero marxiano, proprio sul foglio del Partito, la «Neue Zeit», nel 1887, a proposito del processualista austriaco Anton Menger (1841-1906) e parlando di lui come esponente di uno ‘Juristensozialismus’, falso socialismo, di cui si facevano paladini taluni giuristi, i quali, in quanto giuristi, non potevano che distorcere e falsare il messaggio liberatorio proveniente dalle pagine di Marx e dei suoi seguaci (40). Ma si usa tranquillamente in lingua italiana il sintagma ‘socialismo giuridico’ e in lingua francese quello di ‘socialisme juridique’. Vediamo di che si tratta, e vediamo le ragioni dell’ira di Engels e Kautsky. Il saggio di Menger, contro cui se la prendono, già lo conosciamo, ed è scritto in polemica con il primo progetto del BGB (Bürgerliches Gesetzbuch, ndr) totalmente ispirato agli ideali pandettistici di purezza e di astrattezza della scienza giuridica e del futuro Codice. È un saggio che costituisce il tassello di un’opera più articolata e complessa – quella, appunto, di Menger – che può ritenersi modello espressivo dei tanti contributi di cui i cosiddetti gius-socialisti costellano tra fino Ottocento e primi Novecento la letteratura giuridica europea (41). (…) Le proposte vengono dall’interno dell’edificio borghese e si guardano bene dal demolirlo. Sono soltanto proposte modificative, che poggiano sulle strutture dello Stato e del diritto tardo-ottocenteschi e che hanno il dichiarato scopo di salvare e di conservare quelle strutture (…) Si capisce perché a Marx e ai socialisti tutto questo sembri semplicemente un ‘Vulgärsozialismus’, un socialismo involgarito, da strapazzo: innanzi tutto, perché è illusorio tentare un cambiamento puntando soltanto sulla distribuzione senza toccare il modo di produzione; in secondo luogo, perché è altrettanto illusorio operare il trapasso mediante il diritto, che è borghese e resta borghese. È assai lucido un socialista italiano, Claudio Treves, pubblicista e deputato al Parlamento nazionale quando, sulla rivista di partito ‘Critica sociale’, nel 1894 scrive: «Noi attendiamo la riforma del diritto privato da questo rigoglioso movimento dell’organizzazione operaia, che sale augusto e imponente dalle grandi assise internazionali del proletariato … A tutto questo l’opera dei giuristi non puà aggiungere quasi nulla. Il socialismo non può venire che dall’opera degli interessati: però, ripetiamo, il movimento socialisteggiante che ha commosso i cultori del diritto e che ancora a quando a quando si fa sentire, è sterile» (42). Parole più nette, più franche, più troncative non avrebbero potuto essere scritte. Il cosiddetto «socialismo giuridico» appare a Treves come un atteggiamento sentimentale serpeggiante nel salotto buono dei giuristi”” (pag 194-197) [Paolo Grossi, ‘L’Europa del diritto ‘, Editori Laterza, Roma Bari, 2007] [(39) È il pubblicista liberale Heinrich Bernhard Oppenheim che conia per la prima volta l’etichetta ‘Kathedersozialismus’, socialismo della cattedra, socialismo cattedratico, in un articolo apparso il 7 dicembre 1871 sulla “”Nationalzeitung””; (40) L’articolo di Engels e Kautsky in cui si parla di ‘Juristensozialismus’ è in C. Marx, F. Engels, ‘Werke’, Berlin, 1964, B. XXI, pp. 491 sgg. È, invece, intitolato ‘Socialismo giuridico’ un saggio dell’economista italiano Achille Loria sulla rivista “”La scienza del diritto privato”” I, 1893. È intitolato ‘Le socialisme juridique’ un saggio di André Mater su “”La revue socialiste, XX, 1904; (41) Il saggio di Menger, che abbiamo già ricordato nel paragrafo 22 è: ‘Das Bürgerliche Recht und die besitzlosen Volksklassen. Eine Kritik des Entwurfs eines Bürgerliche Gesetzuchs für das Deutsch Reich’, pubblicato in volume per la prima volta a Tübinghen nel 1890 (trad. it. ‘Il diritto civile e il proletariato’, Torino, 1894; (42) C. Treves, ‘Socialismo e diritto civile’, in “”Critica sociale””,”,”DIRx-005-FSD”
“GROSSI Paolo”,”L’ordine giuridico medievale.”,” Paolo Grossi (Firenze, 1933) è ordinario di Storia del diritto italiano presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Firenze e direttore del Centro di studi per la storia del pensiero giuridico moderno. Autore di: ‘Stile fiorentino’ (Milano 1986), ‘«La scienza del diritto privato»’ (Milano 1988), ‘Il dominio e le cose’ (Milano 1992). “”L’esperienza giuridica medievale si pone come un pianeta separato e distinto da quello moderno: un insieme di valori fortemente incisivi e largamente diffusi creano una particolare mentalità giuridica e impongono precise scelte e soluzioni per i grandi problemi della vita associata. Su questa base Paolo Grossi ricostruisce magistralmente tale mentalità, assumendo a sue fedeli cifre espressive in primo luogo i varii istituti che organizzano la vita d’ogni giorno, ciò che oggi chiameremmo “”diritto privato””. Ne emerge una civiltà intimamente giuridica, perché fondata su un ordine che è offerto dal diritto e che sul diritto si incarna. A fronte di una tumultuosa superficie politico-sociale, fa da spicco la saldezza e la stabilità della costituzione sottostante, l’ordine giuridico appunto, garanzia e salvataggio della civiltà medievale. E, per questo, uno dei suoi messaggi storici più vivi e vitali”” (dalla quarta di copertina).”,”STMED-103-FSD”
“GROSSKOPF Sigrid”,”L’ alliance ouvriere et paysanne en URSS (1921-1928). Le probleme du blé.”,”Gli errori nell’ analisi di PREOBRAZENSKIJ. Quando gli economisti sovietici parlarono, nel 1925-1926, della “”scarsità di merci”” che regnava in URSS intendevano con ciò della disparità tra offerta di prodotti industriali e potere d’ acquisto proporzionalmente troppo elevato. Che la penuria di merci nei villaggi, che aveva scatenato la crisi cerealicola dell’ autunno 1925, avesse avuto in primo luogo questo carattere relativo, è ciò che difendeva con più energia E. PREOBRAZENSKIJ, l’ eminente economista dell’ “”opposizione di sinistra””. Era dell’ opinione che questa disproporzione, apparsa in tutto il suo rigore nell’ autunno e inverno 1925-1926, era giustamente dovuta al fatto che i contadini si erano arricchiti troppo rapidamente dopo il 1917. Essa era “”la conseguenza delle trasformazioni positive della struttura del budget contadino sotto l’ impulso della nostra rivoluzione d’ Ottobre””. (pag 187) Il fatto che PREOBRAZENSKIJ abbia commesso questa confusione mostra nettamente il formalismo astratto del suo metodo analitico, apertamente criticato da Lenin nel marzo 1922. Analizzando i redditi contadini per il 1925, egli trascurò chiaramente di controllare le basi materiali, tecniche e sociali della produzione di merci agricole – sia all’ epoca dello zarismo che durante la NEP. (pag 191)”,”RIRO-251″
“GROSSMAN Gregory, edizione italiana a cura di Romano PRODI”,”Sistemi economici comparati.”,”Fondo Palumberi”,”EURE-065″
“GROSSMAN Israel MAGNUS Wilhelm”,”I gruppi e i loro grafi.”,”Israel Grossman è nato a New York nel 1909 e ivi ha studiato laureandosi in matematica. Ha insegnato per un certo numero di anni, poi ha lavorato nell’industria, occupandosi di strumenti ottici e di fotografia a colori. Attualmente è ritornato all’insegnamento della matematica. É preside del dipartimento di matematica alla Albert Leonard Junior High Shool di New Rochelle. Wilhelm Magnus è nato a Berlino nel 1907, ha studiato in Germania, si è laureato in matematica nel 1931 all’Università di Francoforte sul Meno dove successivamente è stato insegnante. Nel 1934-35 è stato all’Institute of Advanced Study di Princeton. Ha lavorato all’Università di Göttingen, poi al California Institute of Technology e dal 1950 all’Università di New York.”,”SCIx-144-FL”
“GROSSMAN Vasilij”,”Ucraina senza ebrei.”,”Quando nel 1943 dopo due anni di occupazone tedesca V. Grossman entra al seguito dell’ Armata Rossa nei territori liberati dell’Ucraina orientale, a colpirlo non sono tanto le lacrime o le grida sgraziate, quanto piuttosto “”il silenzio della morte””, il silenzio di un popolo massacrato con aritmetica ferocia. “”Dov’è il popolo ebraico? … Dov’è il milione di ebrei che tre ani fa viveva e lavorata su questa terra in pace e armonia con gli ucraini?». Ben prima di trovarsi dinanzi all'””inferno di Treblinka”” e che i crimini nazisti siano svelati al mondo in tutta la loro efferatezza, Grossoman scandaglia le casu di quello che si delinea ai suoi occhi come “”il crimine più grande che sia mai stato commesso nella storia””. V. Grossman scrittore, (1905-1964) autore di ‘L’inferno di Treblinka’ (2010), ‘Uno scrittore in guerra’ (2015), ‘Stalingrado’ (2022).”,”EBRx-090″
“GROSSMANN Henryk”,”Sismondi e la critica del capitalismo.”,”Tesi: SISMONDI precursore del pensiero economico e scientifico di MARX”,”ECOT-026″
“GROSSMANN Henryk”,”Marx, l’ economia politica classica e il problema della dinamica. (Marx, die klassische Nationalökonomie und das Problem der Dynamik).”,”Di H. GROSSMANN, pensatore e membro attivo del movimento operaio tedesco, nato a Cracovia nel 1881 e morto a Lipsia nel 1950, in Italia si conosce solo ‘La legge dell’ accumulazione e del crollo del sistema capitalistico”” (Lipsia, 1929). Si tratta di uno dei testi inseriti da L. COLLETTI e C. NAPOLEONI nel volume ‘Il futuro del capitalismo. Crollo o sviluppo?’. Pubblicato dapprima in una edizione limitata nel 1940 e riapparsa solo nel 1969 in Germania a cura dell’ amico e discepolo Paul MATTICK, questo libro è dedicato ad un’ aspra disputa con l’ economia borghese. GROSSMANN vi combatte la concezione secondo cui MARX sarebbe il continuatore e colui che porta a compimento l’ economia classica e sostiene invece la tesi opposta, che cioè MARX è il più irriducibile critico delle teorie economiche dei classici. GROSSMANN vede la differenza essenziale tra marxismo ed economia borghese nell’ opposizione tra teoria statica del mercato e la dinamica della marxiana teoria dello sviluppo. Riguardo all’ opera L’ accumulazione del capitale di Rosa Luxemburg, GROSSMANN dimostrò che la LUXEMBURG, benché la sua critica a Marx si fondasse su un errore, era comunque nel giusto rispetto ai socialdemocratici. (pag 8)”,”TEOC-255″
“GROSSMANN Henryk”,”The Law of Accumulation and Breakdown of the Capitalist System. Being also a Theory of Crises.”,”GROSSMANN (1881-1950) nacque a Cracovia e studiò legge ed economia a Cracovia e a Vienna. Nel 1925 frequenta l’ Institute of Social Research in Frankfurt. Lasciò la Germania negli anni Trenta per ritornare solo nel 1949 come professore di economia politica all’ Università di Lipsia. Jairus BANAJI (1947-) ha tradotto GROSSMANN quando era in India negli anni 1970. E’ coautore di ‘Beyond Multinationalism’. Tony KENNEDY scrive per ‘Living Marxism’. “”Le crisi creditizie sono possibili e avvengono. Ma la questione è, sono crisi necessariamente connesse con il movimento del credito? Quindi sul terreno metodologico dobbiamo prima escludere il credito e poi vedere se le crisi sono possibili. Marx dice: ‘Investigando come la generale possibilità di crisi si svolge in una crisi reale, studiando le condizioni della crisi, è perciò abbastanza superfluo interessarsi alle forme della crisi risultanti dal denaro come mezzo di pagamento (credito, HG). Questa è precisamente la ragione per cui gli economisti preferiscono suggerire che questa forma manifesta è la causa della crisi.’ (pp. 514-5)”” (1) (pag 65) “”Già lo stesso Marx ripetutamente sottolineava la colossale importanza del commercio estero nello sviluppo del capitalismo;”” (pag 164) “”E’ ben noto che Hilferding vede la caratteristica basilare del capitalismo moderno nel dominio del capitale finanziario sull’ industria. (…) Con la crescita della concentrazione di denaro e del capitale bancario il ‘potere delle banche incrementa ed esse diventano le fondatrici e infine le dominanti dell’ industria’ (Hilferding, 1981, p. 226′””. (pag 198)”,”TEOC-272″
“GROSSMANN Henryk”,”Aufsätze zur Methode und Krisentheorie bei Karl Marx.”,”Fonti degli scritti di H. GROSSMANN inseriti nel volume: – Archiv f.d. Geschichte d. sozialismus u.d. Arbeiterbewebung (XIII, 1928) – idem, XIV, 1929 – Zeitscrift f. Sozialforschung, I, 1932 TEORIA MARXISMO IMPERIALISMO RIVOLUZIONE SOCIALE GROSSMANN MARX CAUSE CAMBIAMENTO PIANO ORIGINARIO OPERA CAPITALE TRASFORMAZIONE VALORE PREZZI IN MARX E QUESTIONE CRISI PRODUZIONE ORO IN SCHEMA RIPRODUZIONE DI MARX E ROSA LUXEMBURG”,”TEOC-487″
“GROSSMANN Heinz a cura, saggi di Ulrich von BOEHM Heinz GROSSMANN Horst HINZ Otto Martin HOFFMANN Raimund KOPLIN Sieghart OTT Henryk SKRZYPCZAK”,”Marx zur Ansicht. Ein Bericht über Leben und Lehre von Karl Marx und über die Marx-Interpretation in der Bundesrepublik.”,”Pag 44 illustrazione Prometeo incatenato”,”MADS-485″
“GROSSMANN Henryk”,”Il crollo del capitalismo. La legge dell’accumulazione e del crollo del sistema capitalista.”,”GROSSMANN Henryk “”Uno dei critici più acuti e più noti negli ultimi anni della legge marxiana dell’accumulazione è Oppenheimer (1). (…) Oppenheimer attribuisce alla dottrina marxiana dell’accumulazione “”due elementi”” che in realtà non hanno nulla a che fare con questa dottrina. Il primo elemento è costituito dal fatto “”che la macchina mette in libertà gli operai””. Sull’importante differenza fra l’espulsione degli operai a causa dell’introduzione delle macchine e l’espulsione attraverso la progressiva accumulazione di capitale rimandiamo a quanto detto in precedenza. Oppenheimer confonde questi due fenomeni. La macchina esclude l’operaio. Perciò il processo di produzione in Marx, secondo l’esposizione di Oppenheimer, produce “”una sovrappopolazione relativa cronica””. Secondo Marx, dice Oppenheimer, “”è sempre data una preponderante offerta di forza-lavoro. Per questo il salario non può mai innalzarsi al di sopra del suo ‘livello minimo’, poiché ‘sempre’ due operai rincorrono un capomastro offrendosi””. In realtà l’espulsione degli operai, di cui parla Marx nel capitolo sull’accumulazione, è qualcosa di ben diverso rispetto all’espulsione attraverso la macchina. Ciò risulta già sul piano formale dalla costruzione dell’opera marxiana. Marx tratta l’avvenimento dell’espulsione degli operai attraverso la macchina, nella parte storico-descrittiva, nel capitolo 13° del libro I (“”Macchine e grande industria””), cioè nei tre paragrafi 5,6 e 7 dove egli espone tanto il problema dell’espulsione attraverso la macchina stessa, quanto dettagliatamente le conseguenze ad essa collegate (“”Lotta fra operaio e macchina”” – “”La teoria della compensazione rispetto agli operai soppiantati dalle macchine”” – “”Repulsione e attrazione di operai man mano che si sviluppa l’industria meccanica””). E dopo tutto questo doveva forse ripetere nel capitolo sull’accumulazione, quanto aveva già detto? In realtà Marx parla in questo capitolo dell’espulsione degli operai attraverso l’accumulazione di capitale, cioè a causa dell’insufficiente valorizzazione ad un grado determinato e progredito dell’accumulazione””. [Henryk Grossmann, Il crollo del capitalismo. La legge dell’accumulazione e del crollo del sistema capitalista, 2010] (pag 155-156) (1) F. Oppenheimer ‘System der Soziologie’, 1923; ‘Das Grundgesetz der Marxchen Gesellschaftslehre’, 1903; ‘Kapitalismus, Kommunismus, wissenschaftlicher Sozialismus, 1919]”,”TEOC-546″
“GROSSMANN Henryk”,”Aufsätze zur Krisentheorie.”,”GROSSMANN Henryk 1. ‘Die Änderung des ursprünglichen Aufbauplans des Marxschen “”Kapital”” und ihre Ursachen’ 2. ‘Die Wert-Preis-Transformation bei Marx und das Krisenproblem’ 3. ‘Die Goldproduction im Reproduktionsschema von Marx und Rosa Luxemburg’ 4. ‘Eine neue Theorie über Imperialismus und soziale Revolution’ 5. ‘Die evolutionistische Revolte gegen die klassische Ökonomie’ “”Aus dieser Divergenz in der Auffassung des Wertschemas bei Marx einerseits und R. Luxemburg und O. Bauer andererseits ergeben sich auch die weiteren Konsequenzen für die Analyse der Krisenproblematik. Das im II. Band des “”Kapital”” entwickelte Reproduktionsschema mit seinem Werten und verschiedenen – mangels Konkurrenz nicht ausgeglichenen – Profitraten entspricht nicht der Wirklichkeit. Soll die Werttheorie den wirklichen Erscheinungen nicht widersprechen, sondern sie erklären,dann müssen die Werte – im Einklang mit der Marxschen Lehre des III. Bandes des “”Kapital”” – mit Hilfe der Konkurrenz in konkretere Produktionspreise umgewandelt, d.h., “”eine Masse von Mittelgliedern”” entwickelt werden, die zur allgemeinen Profitrate, schließlich zu den empirisch gegebenen Profitformen (Zins, Grundrente, Handelsgewinn) führen. Indem R. Luxemburg und O. Bauer der methodologischen, vorläufigen Marxschen Annahme, daß die Waren zu ihren Werten verkauft werden, Wirklichkeitsgeltung zuerkennen, daher das Wertschema als Widerspiegelung der Wirklichkeit betrachten, schalten sie damit von vornherein aus dem Kreis ihrer Problematik die Notwendigkeit der Umwandlung der Werte in Produktions-preise und weiter in merkantile Preise aus.”” (pag 64) [Henryk Grossmann, Aufsätze zur Krisentheorie, 1971]”,”TEOC-550″
“GROSSMANN Henryk”,”Marx, l’ economia politica classica e il problema della dinamica.”,”””I risultati della nostra analisi vengono confermati in particolare dai passaggi in cui Marx tratta del suo rapporto con i classici e rivela quale posizione attribuisce a se stesso nello sviluppo della economia politica. Da questi passaggi, contenuti sia in ‘Per la critica dell’economia politica’ (1859) sia nel ‘Capitale’, risulta che Marx considerava la economia politica classica come sostanzialmente conclusa e Ricardo come colui che l’aveva portata a compimento, in quanto in Ricardo l’economia politica “”trae drasticamente le sue ultime conseguenze e con ciò si conclude”” (Capitale, I/1, p. 23). I tentativi effettuati da John Stuart Mill per sviluppare ulteriormente l’economia politica classica facendole trascendere questo limite e per adattare i princìpi della teoria classica alle esigenze della classe operaia, da Marx vengono giudicati un “”sincretismo senza ingegno”” e una “”dichiarazione di fallimento dell’economia ‘borghese'””. E ciò nonostante Marx stesso dovrebbe aver portato ancora una volta a compimento ciò che già era compiuto, e aver ulteriormente “”sviluppato”” quanto era ormai concluso? Egli stesso è dell’avviso di trovarsi in radicale contrasto con la teoria classica, e non solo rispetto alle teorie particolari (come la teoria del salario, della rendita fondiaria, delle crisi ecc.), ma proprio rispetto al fondamento teorico dell’economia. Ed è questa la ragione per cui egli non si propone di “”sviluppare ulteriormente”” la teoria classica, ma intraprende invece un “”tentativo scientifico teso al rivoluzionamento di una scienza”” (Marx, lettera a Kugelmann del 18 dicembre 1862, Mew, vol. 30, p. 640, trad. it. Lettere a Kugelmann, 1969 p. 23). Egli stesso si è chiaramente espresso sulla natura di questo “”rivoluzionamento””: dopo che nel capitolo iniziale di ‘Per la critica dell’economia politica’ ha innanzitutto sviluppato il duplice carattere della merce, nella sezione ‘Notizie storiche sull’analisi della merce’ egli caratterizza la sua posizione teorica e il suo rapporto con i predecessori. “”L’analisi della merce come lavoro in duplice forma, l’analisi del valore d’uso come lavoro reale o attività produttiva conforme allo scopo, l’analisi del valore di scambio come tempo di lavoro o lavoro sociale uguale, sono il risultato critico finale delle indagini compiute durante più di centocinquant’anni dall’economia classica, la quale ha inizio in Inghilterra con William Petty, in Francia con Boisguillebert e ha termine in Inghilterra con Ricardo, in Francia con Sismondi”” (Marx, Zur Kritik der politischen Ökonomie, p. 37) (Per la critica dell’economia politica, p. 34). Si tratta dunque del contrasto tra due concezioni, delle quali una (quella inglese) assume come oggetto principale il valore di scambio, mentre l’altra (quella francese) assume il valore d’uso; entrambe colgono quindi soltanto un aspetto della realtà”” [Henryk Grossmann, Marx, l’ economia politica classica e il problema della dinamica, 1971] (pag 45-46)”,”TEOC-016-FPA”
“GROSSMANN Henryk, a cura di Gabriella M. BONACCHI”,”Saggi sulla teoria delle crisi. Dialettica e metodica nel “”Capitale””.”,”Grossmann critica la Luxemburg che critica Marx (pag 81-82) “”Il metodo marxiano del procedimento di approccio consiste – come ho già mostrato altrove analiticamente (H. Grossmann, ‘Das Akkumulations- und Zusammenbruchgesetz des kapitalistischen Systems’) – di tre elementi che costituiscono un ‘tutto inseparabile’: cioè di uno ‘schema di riproduzione’ astratto come strumento di analisi concettuale [‘gedankliche Analyse’]; in secondo luogo di ‘assunti semplificanti’ e ipotetici basati su di esso; e infine, delle ‘correzioni supplementari’ da apportare al risultato concettuale provvisorio ottenuto attraverso gli strumenti di analisi menzionati. Questi tre elementi del procedimento marxiano costituiscono dunque solo le parti d’una costruzione strumentale metodologica del nostro pensiero considerata nella sua ‘unità’, sicché ogni parte per sé sola, senza le altre due, perde ogni senso per la conoscenza della realtà. Lo schema di riproduzione marxiano da solo, ed il flusso in esso rappresentato di produzione e circolazione, non pretendono quindi di essere un’immagine della concreta realtà capitalistica; lo schema non vale ‘immediatamente’ per il meccanismo di produzione empiricamente dato, ma descrive unicamente un processo di produzione ‘normale’ che si svolge in dipendenza di ipotesi semplificanti fittizie, e che significa quindi solo uno studio di conoscenza ‘provvisorio’, la ‘prima’ tappa nel procedimento di approssimazione al processo di riproduzione ‘reale’. Questo procedimento di graduale approssimazione, meditato con rigore metodologico da Marx, e di significato decisivo per la comprensione dell’intero sistema marxiano, non viene colto da R. Luxemburg. Poiché essa trascura questo nesso, isola lo schema di riproduzione dal suo legame logico con le altre due parti costitutive del procedimento marxiano di approssimazione, cosicché in questo isolamento esso perde il suo valore metodologico e porta necessariamente alla deformazione dei risultati dell’indagine marxiana. Che R. Luxemburg stessa sentisse l’insufficienza della sua valutazione dello schema di riproduzione lo mostra già la circostanza che essa senza esserne consapevole, mutò ripetutamente il suo giudizio sullo schema marxiano e ne ha dato non meno di tre diverse interpretazioni che si escludono a vicenda (…) (1)””. ((1) R. Luxemburg, L’accumulazione del capitale) [Henryk Grossmann, Saggi sulla teoria delle crisi. Dialettica e metodica nel “”Capitale””, 1975, a cura di Gabriella M. Bonacchi]”,”TEOC-020-FPA”
“GROSSMANN Henryk”,”Il crollo del capitalismo. La legge della accumulazione e del crollo del sistema capitalista.”,”I punti affrontati nella prefazione: 1. – La teoria del crollo 2. – Le tendenze contrarie e distorcenti 3. – Dalle teorie del crollo alle teorie del ciclo capitalistico 4. – Una considerazione di carattere più generale 5. – La nuova impostazione di Grossmann in “”Die Wert-Preis-Transformation und das Krisenproblem’ 6 – Alcune indicazioni relative al presente”,”ECOI-042-B”
“GROSSO Rolando, Direttore Ufficio Belle Arti, a cura”,”Genova. Storia – Arte.”,”Contiene carta del dominio ligure (possedimenti) nel mar Mediterraneo e Levante Tavola di bronzo dei liguri (117 aC) sentenza arbitrale del Senato Romano che determina i confini tra le genti liguri (Museo di storia dell’arte) Il volume non contiene testo”,”LIGU-045″
“GROSSO Enrico”,”Francia.”,”Enrico Grosso insegna Diritto costituzionale e Diritto pubblico comparato nell’Università del Piemonte Orientale. Tra i suoi libri: L’ultima querelle sulla giustizia costituzionale in Francia, Le vie della cittadinanza, La titolarità del diritto vuoto.”,”FRAV-001-FL”
“GROTEWOHL Otto”,”La rivoluzione del 1918 in Germania. Insegnamenti della Storia del Movimento Operaio Tedesco. (Tit. orig.: Dreissig Jahre später)”,”I pericoli dell’ ascesa. “”(…) Essa poteva indurre facilmente a sopravvalutare i mezzi attraverso i quali era stata realizzata e a non avvertire la necessità di preparare teoricamente e praticamente le organizzazioni esistenti in previsione delle nuove lotte rivoluzionarie contro il nemico di classe. (…) Ad un dialettico acuto come Friedrich Engels questi pericoli non potevano sfuggire. Fin dal 1891 egli ammoniva: “”Si dà ad intendere a se stessi e al partito che “”l’ attuale società si risolve necessariamente nel socialismo””, senza domandarsi se essa non esca con ciò altrettanto necessariamente dalla sua vecchia costituzione sociale, se non debba far saltare questo vecchio guscio altrettanto violentemente quanto il gambero fa del suo, come se essa non dovesse inoltre in Germania far saltare le catene dell’ ordinamento politico ancora mezzo assolutistico e per di più indicibilmente confuso… Alla lunga una politica del genere non può far altro che portare il proprio partito su una strada sbagliata. Si mettono in primo piano questioni politiche generali astratte, e si nascondono, dietro di esse, le questioni concrete immediate, le questioni che si pongono all’ ordine del giorno ai primi avvenimenti di rilievo, alla prima crisi politica. Che cosa ne può venir fuori se non che improvvisamente il partito non sa che fare al momento decisivo, e regna la confusione e il disaccordo sui punti più importanti, perché questi punti non sono stati mai discussi?””. (pag 17-18) Friedrich Engels, Per la critica del progetto del programma socialdemocratico del 1891, Tre correnti nella socialdemocrazia tedesca. (pag 45-) “”(…) verità inconfutabile e profonda che Karl Marx esprimeva in una lettera al lassalliano von Schweitzer: “”La classe operaia o è rivoluzionaria o non è nulla””.”” (pag 47) “”(…) dando così ragione a Lenin il quale affermava che “”il centrismo è la più pericolosa variante dell’ opportunismo””. (pag 47) Il congresso dei consigli del Reich a Berlino. “”Fra gli spartachisti abbastanza noti che presero parte al Congresso dei Consigli erano Fritz Heckert e Eugen Leviné. La proposta di invitare al Congresso Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht con un voto consultivo venne respinta. Durante la prima seduta del Congresso la Lega Spartaco organizzò una grande dimostrazione alla quale parteciparono più di 250.000 persone.”” (pag 89) STORIA MOVIMENTO OPERAIO TEDESCO ETA’ IMPERIALISMO SECOLO XIX XX INFLUENZA IMPERIALISMO CONDIZIONI CLASSE OPERAIA STRUTTURA INTERNA PROLETARIATO INFLUSSO ELEMENTI BORGHESI FORMAZIONE ARISTOCRAZIA OPERAIA AUMENTO BUROCRAZIA ORGANIZZAZIONI OPERAIE INFLUENZA SU STRATEGIA E TATTICA INFLUENZA SU IDEOLOGIA CLASSE OPERAIA DISSIDI IN SOCIALDEMOCRAZIA TEDESCA SPD PARTITO SOCIALDEMOCRATICO TRE CORRENTI QUESTIONE SCIOPERO POLITICO MASSA POSIZIONE SU QUESTIONE COLONIALE GUERRA IMPERIALISTICA ROTTURA CON MARXISMO E INTERNAZIONALISMO SCISSIONE 4 AGOSTO 1914 OPPOSIZIONE ASCESA RIVOLUZIONARIA MASSE RIVOLUZIONE NOVEMBRE 1918 CONSIGLI OPERAI SOLDATI ERRORI RUOLO RIFORMISMO IMBORGHESIMENTO SPD TEORIA MARXISTA STATO ERRORI SU VALUTAZIONE IMPERIALISMO ERRORI DI INDIPENDENTI DI SINISTRA LEGA SPARTACO SPARTACHISMO KPD PARTITO COMUNISTA ERRORI IN COSTITUZIONE WEIMAR BILANCIO ESPERIENZA 1918 1919 BEBEL BERNSTEIN EBERT ENGELS HILFERDING KAUTSKY LENIN DAVID LIEBKNECHT LEVINE LUXEMBURG MARSHALL MARX MEHRING MULLER NEUMANN NOSKE SCHEIDEMANN SCHUMACHER STALIN STINNES STAMPFER VOLLMAR VOGLER”,”MGER-086″
“GROUSSET René”,”Storia dell’ Asia.”,”GROUSSET fa parte dell’ Accademia di Francia.”,”ASIx-016″
“GROUSSET René, a cura di Pierre AMIET Jeannine AUBOYER Roger LEVY e Jean Paul ROUX”,”Histoire de l’ Asie.”,”8° edizione rivista e aggiornata “”I T’ang (618-907) fuono la più grande dinastia della storia cinese (…)””. (pag 60) “”In Cina la dinastia dei T’ang fu deposta nel 907 e il paese ricadde nell’ anarchia. Nella Cina del Nord si succedettero varie dinastie imperiali effimere, mentre la Cina del Sud si sbriciolò in un gran numero di piccoli reami provinciali. Nel dominio dell’ arte l’ epoca dei T’ang produsse statue buddhistiche ancora potenti e un reale sentimento religioso (…)””. (pag 61-62)”,”ASIx-084″
“GROVES Reg”,”The Balham Group. How British Trotskyism Began.”,”””40 anni fa (1933) ci voleva grande coraggio ad essere rivoluzionario. Il capitalismo era sopravvissuto alla guerra ed era all’attacco, i partiti comunisti erano macchine politiche staliniste. Poche persone, meno di una dozzina, si assunsero questo compito, a Balham nel Sud di Londra. Reg Groves uno dei fondatori del ‘Balham Group’ racconta la loro storia che segna la nascita del trotskismo in Gran Bretagna”” The British Section of the Left Opposition Altro volume dell’autore: – But We Shall Rise Again. A Narrative History of Chartism’, Secker & Warburg; First Edition (1 Jan. 1938)”,”TROS-374″
“GRUJIC Predrag M.”,”Cicerin, Plechanov und Lenin. Studien zur Geschichte des Hegelianismus in Rußland.”,”Predag M. Grujic, geboren 1935 in Zrenjanin (Jugoslawien), studierte Philosophie, Politik und Psychologie an den Universitäten Belgrad un Freiburg. Zu den Schwerpunkten seiner Arbeit gehören de Philosophie des Deutschen Idealismus und die Philosophie des Marxismus.. Zusammenfassung, Literatuverzeichnis, Personenregister, sachregister, Zum Autor,”,”LENS-074-FL”
“GRUMBACH S.”,”Brest-Litovsk. Lénine-Trotsky et Hindenburg-Ludendorff.”,”Ruolo Parvus pag 21 Le vieux successeur de Liebknecht au Landtag prussien, le camarade Franz Mehring, a nettement caractérisé, le 19 janvier, dansun discours où les faits eux-mêmes étaient éloquents, la politique suivie à Brest-Litowsk. Cette politique qui prétend réaliser le droit des peuples à disposer d’eux-mêmes “”par la décision d’une vague assemblée de notables sans mandat régulier, et par la nomination d’un “”Parlement””, sous la pression des soldats étrangers””, cette politique, Mehring la considère comme une “”imitation du modèle fourni par Bonaparte, par l’homme de Sedan, par l’homme de l’Empire mexicain, de tragi-comique souvenir.”” Il a été interdit à la presse allemande de reproduire le texte complet de ce discours de Mehring (bien qu’il soit absolument illégal de soumettre à la censure les comptes-rendus des débats parlementaires).”” (pag 106)”,”RIRO-328″
“GRÜNBERG Carl a cura”,”Archiv für die Geschichte des Sozialismus und der Arbeiterbewegung. In Verbindung mit einer Reihe namhafter Fachmänner aller Länder.”,”Carl GRÜNBERG è il fondatore dell’Istituto di Francoforte poi ‘Scuola di Francoforte’.”,”MGEx-003″
“GRÜNBERG Carl a cura”,”Die Londoner Kommunistische Zeitschrift und andere Urkunden aus den Jahren, 1847-1848. Mit einer enleitenden Abhandlung über “”Die Entstehungsgeschichte des Kommunistichen Manifests”” und Anmerkungen von Carl Grünberg.”,”GRÜNBERG Carl “”So zerstreuten sich denn die Mitglieder des Kommunisten-bundes in die Heimat; und “”wo immer sich in den Revolutions-jahren die deutsche Arbeiterklasse mit einigem Klassenbewußtsein regte, waren Mitglieder des Bundes die treibenden Kräfte””. Es konnte dies freilich – entsprechend der wirtschaflichen und allgemeingesellschaftlichen Zurückgebliebenheit Deutschlands und erst recht Österreichs – an nur wenigen Orten der Fall sein. Marx selbst kehrte, auf die Nachricht von dem am 18. März erfolgten Ausbruch der Revolution in Köln, ebenfalls dorthin zurück und begründete dort, im Verein mit Engels, Dronke, Ferdinand und Wilhelm Wolff, Georg Weerth, die Neue Rheinische Zeitugn als “”Organ der Demokratie”” im oben angedeuteten Sinne.”” (pag 30) [Carl Grünberg a cura, Die Londoner Kommunistische Zeitschrift und andere Urkunden aus den Jahren, 1847-1848. Mit einer enleitenden Abhandlung über “”Die Entstehungsgeschichte des Kommunistichen Manifests”” und Anmerkungen von Carl Grünberg, 1921]”,”MADS-551″
“GRUNBERGER Richard”,”Historia social del Tercer Reich. (Tit.orig.: A Social History of the Third Reich)”,”Didascalia foto inserto pag 353 (Karl Jaspers importante filosofo tedesco si mantenne sempre in opposizione al credo nazionalsocialista) Didascalia foto inserto pag 353 (Erich Maria Remarque, espatriato dal Terzo Reich, fu uno dei più lucidi avversari del piani hitleriani) Didascalia foto inserto pag 480 (Firma del Concordato tra Santa Sede e il Terzo Reich sottoscritto dal cardinale Pacelli e Von Papen il 25 luglio 1933) “”Finalmente, el 27 de enero de 1943, bajo el impacto de Stalingrado, hubo un intento de movilizar totalmente la mano de obra feminina. El Gaulaiter Sauckel, plenipotenciario del Reich para el reclutamiento laboral, se propuso movilizar a tres millones de mujeres entre los diecisiete y los cuarenta y cinco años. Sólo quedaron eximidas las madres con un jijo menor de seis años o con dos hijos menores de catorce, y las mujeres de mala salud. No obstante, de los potenciales tre millones de trabajadoras adicionaes, sólo algo más de novecientas mil se incorporaron de hecho al trabajo. Un millón de ellas fueron consideradas no aptas, más de medio millón fueron declaradas casos dudosos, y el resto sólo menos de la mitad podían emplearse a tiempo parcial.”” (pag 272-273)”,”GERN-131″
“GRUNDMANN Herbert”,”Movimenti religiosi nel Medioevo. Ricerche sui nessi storici tra l’eresia, gli Ordini mendicanti e il movimento religioso femminile nel XII e XIII secolo e sulle origini storiche della mistica tedesca.”,”Herbert Grundmann è una delle figure più insigni tra gli studiosi di storia medievale del nostro tempo. Nato a Meerane, Sassonia, nel 1902. Ha conseguito il dottorato a Lipsia nel 1926 con una dissertazione su Gioacchino da Fiore. Ha compiuto viaggi in Italia.”,”RELC-001-FRR”
“GRUNENBERG Antonia a cura, contributi di PARVUS, Rosa LUXEMBURG Karl KAUTSKY Anton PANNEKOEK”,”Die Massenstreikdebatte.”,”Controversia Rosa Luxemburg Karl Kautsky (pag 32-) MASSENSTREIKDEBATTE GENERALSTREIKDEBATTE STAATSSTREICH”,”MGEx-231″
“GRÜNERT Heinz GRAMSCH Bernhard HOFFMANN Edith KLENGEL Horst PREUß SCHLETTE Friedrich STRUWE Ruth”,”Geschichte der Urgesellschaft. [Storia della società primitiva]”,”Marx und Engels zur Urgeschichts-forschung, Marx ed Engels sulla ricerca preistorica (pag 36-37)”,”SCIx-474″
“GRUNEWALD Michel a cura; collaborazione di Hans Manfred BOCK; saggi di Michel GRUNEWALD Hans Manfred BOCK Alois SCHUMACHER Ingrid VOSS Emmanuelle WISS Philippe ALEXANDRE Ina Ulrike PAUL Simone ORZECHOWSKI Karl HOLL Michel DURAND Uwe PUSCHNER Jan FOITZIK Chantal SIMONIN Dieter TIEMANN Francois BEILECKE Jens FLEMMING Katia MARMETSCHKE Axel SCHILDT Thomas KELLER Anne-Marie SAINT-GILLE Frithjof TRAPP Simone BARCK Reinhart MÜLLER Fritz KLEIN Jerôme VAILLANT Friedhelm BOLL Anne-Marie CORBIN”,”Le milieu intellectuel de gauche en Allemagne, sa presse et ses réseaux (1890-1960) – Das Linke intellektuellenmilieu in Deutschland, seine presse und seine Netzwerke (1890-1960).”,”Michel GRUNEWALD è professore all’Università di Metz, direttore del Centre d’Etude des Périodiques de Langue Allemande, autore di pubblicazioni sulla letteratura tedesca dell’esilio e le relazioni culturali franco tedesche. Ha pubblicato recentemente ‘Moeller von der Brucks Geschichtphilosophie’. Hans Manfred BOCK, professore dell’Università di Kassel, è autore di studi sui rapporti franco-tedeschi. Si tratta di 27 studi presentati a un colloquio internazionale (5-7 dicembre 2001, Università di Metz) dedicato alla formazione dell’ambiente della sinistra tedesca (1890-1914) e alla sua frantumazione (1918-1933) e messa in pericolo (1933-1939) e infine ai tentativi di ricostituirlo. Si parla di gruppi e partiti socialdemocratici, socialisti, comunisti cristiani di sinistra, pacifisti, ecc.) Saggi di Michel GRUNEWALD Hans Manfred BOCK Alois SCHUMACHER Ingrid VOSS Emmanuelle WISS Philippe ALEXANDRE Ina Ulrike PAUL Simone ORZECHOWSKI Karl HOLL Michel DURAND Uwe PUSCHNER Jan FOITZIK Chantal SIMONIN Dieter TIEMANN Francois BEILECKE Jens FLEMMING Katia MARMETSCHKE Axel SCHILDT Thomas KELLER Anne-Marie SAINT-GILLE Frithjof TRAPP Simone BARCK Reinhart MÜLLER Fritz KLEIN Jerôme VAILLANT Friedhelm BOLL Anne-Marie CORBIN”,”MGEK-090″
“GRUNFELD Frederic V.”,”Il caso Hitler. Storia sociale della Germania e del nazismo, 1918-1945. (Tit. orig.: The Hitler File)”,”Il libro è introdotto da H.R. TREVOR-ROPER, professore di storia moderna all’ Università di Oxford e autore de ‘Gli ultimi giorni di Hitler’. L’ autore V. GRUNFELD è redattore della rivista ‘Horizon’, specialista di grandi reportages culturali, ha scritto sulla Germania per ‘The Reporter’. Il silenzio della Chiesa. “”Ma forse l’ unico uomo delle SS dei campi di cui si ha prova che sia rimasto “”decente”” in uniforme nera fu Kurt Gerstein, un ingegnere e membro segreto dell’ opposizione evangelica a Hitler, il quale si arruolò nelle SS per tentare tutto il possibile per esporre i segreti dei campi di sterminio. A rischio della vita preparò un rapporto sui campi polacchi, incluso il racconto di un testimonio oculare sull’ arrivo di un treno della morte alla “”installazioni di sterminio”” a Belzec: (…). Gerstein riferì le sue esperienze a un diplomatico svedese e cercò di presentare il suo rapporto al nunzio papale di Berlino, ma fu congedato dall’ ambasciata senza che gli fosse permesso di esporre il suo caso. Se fosse riuscito a spingere il Vaticano a prendere posizione, o se per questo fosse riuscito a convincere una qualunque delle Chiese più importanti di Germania a opporsi pubblicamente allo sterminio, è possibile che il programma sarebbe stato interrotto””. (pag 309)”,”BIOx-081″
“GRUPO ESPAÑOL EN MEXICO DE LA IV INTERNACIONAL”,”El socialist Workers Party y la guerra imperialista.”,”Il documento dovrebbe essere del giro di MUNIS e di Natalia SEDOVA TROTSKY. E’ una polemica contro la ‘politica militare proletaria’ della sezione americana del movimento trotskista.”,”TROS-052″
“GRUPPE ARBEITERPOLITIK”,”Der Faschismus in Deutschland. Analysen der KPD-Opposition aus den Jahren 1928-1933.”,”””Die erste Sitzung der Komintern, die nach Beginn der Krise stattfand, die Sitzung des erweiterten Präsidiums des EKKI im März 1930, brachte die erste Revision der Theorie von der 3. Periode. Die Krise hatte zu einem beispiellosen Angriff des Kapitals auf die Lebenshaltung der Massen, zu einem verschärften konterrevolutionären Durck geführt. Von der erschütterten kapitalistischen Herrschaft, der Hilflosigkeit und Ohnmacht der Bourgeoisie, dem kühnen Ansturm des Proletariats gegen das kapitalistische System konnte keine Rede sein. Unter der Wucht dieser Tatsachen wurde das EKKI bescheidener. Und es entschloß sich, in der Sache die 3. Periode preiszugeben und z.T. die Analyse der verhaßten “”Renegaten””, der KPD-O, zu übernehmen. Es hieß jetzt, daß der ‘Beginn’ der Erschütterung der Stabilisierung da sei. Der “”revolutionäre Aufschwung”” aber blieb.”” (pag 166-167)”,”MGEK-086″
“GRUPPI Luciano”,”Il pensiero di Lenin.”,”Sommario: specificità della Russia, il partito rivoluzionario, classe operaia e rivoluzione democratica, tattica difesa del partito e della teoria nella fase di riflusso, guerra socialdemocrazia e imperialismo, strategia e tattica nella rivoluzione del 1917, costruzione del regime sovietico, 3° Internazionale.”,”LENS-058″
“GRUPPI Luciano”,”La dialettica materialistica della storia. Avvio allo studio.”,”Luciano GRUPPI è direttore dell’ Istituto di studi comunisti ‘Palmiro Togliatti’. Ha scritto varie opere pubblicate dagli Editori Riuniti (v. retrocopertina). “”La mia ricerca arrivò alla conclusione che tanto i rapporti politici quanto le forme dello Stato non possono essere compresi né per se stessi, né per la cosiddetta evoluzione generale dello spirito umano, ma hanno le loro radici, piuttosto, nei rapporti materiali dell’ esistenza, il cui complesso viene abbracciato da Hegel, seguendo l’ esempio degli inglesi e dei francesi del secolo XVIII, sotto il termine “”società civile””; e che l’ anatomia della società civile è da cercare nell’ economia politica””. (Marx, Prefazione a Per la critica dell’ economia politica) (pag 13) “”(…) A questo si lega anche la stupida rappresentazione degli ideologi, secondo cui, siccome noi neghiamo alle diverse sfere ideologiche che hanno una funzione nella storia un’ evoluzione storica indipendente, per questo negheremmo pure ad esse ogni efficacia storica. Vi è qui, alla base, la banale rappresentazione non dialettica di causa ed effetto come due poli che si oppongono l’ uno all’ altro in modo rigido; vi è l’ ignoranza assoluta dell’ azione e reazione reciproca. Il fatto che un fattore storico, non appena generato da altri fatti, in ultima analisi economici, reagisce pure a sua volta sull’ ambiente che lo circonda e può esercitare esso stesso una reazione sulle sue proprie cause, questi signori lo dimenticano spesso in modo del tutto premeditato”” (…) (Lettera di Engels a Mehring, 14 luglio 1893, a proposito dell’ ideologia) (pag 57-58).”,”MAES-049″
“GRUPPI Luciano BADALONI Nicola NAPOLITANO Giorgio SANTARELLI Enzo”,”Ideologia e azione politica.”,”Si tratta di lezioni tenute all’ Istituto Gramsci. Contiene: – Luciano GRUPPI, Violenza e rivoluzione (pag 11-46) – Luciano GRUPPI, Riforme e rivoluzione (pag 47-72) – Nicola BADALONI, “”Direzione consapevole”” e “”spontaneità”” (pag 73-100) – Giorgio NAPOLITANO, Democrazia e socialismo (pag 101-129) – Enzo SANTARELLI, Estremismo ideologico e socialismo borghese (pag 130-155) “”Nello stesso periodo egli (Lenin, ndr) scrive: “”Noi sosteniamo un programma di riforme che è anch’esso diretto contro gli opportunisti. Questi tali sarebbero ben felici se noi lasciassimo loro in esclusiva la lotta per le riforme.”” In un altro putno, sempre nella stessa epoca, scrive: “”Soltanto i riformisti borghesi…pongono il problema così: o si rinuncia alla rivoluzione e allora si fanno le riforme, oppure niente riforme. Tutta l’ esperienza dela storia mondiale, anche quella della rivoluzione russa del 1905, ci insegna appunto il contrario: o la lotta di classe rivoluzionaria, che ha sempre come prodotto accessorio le riforme (in caso di successo incompleto della rivoluzione), oppure niente riforme””. (pag 63-64)”,”TEOC-341″
“GRUPPI Luciano”,”Il concetto di egemonia in Gramsci.”,”Si tratta di 9 lezioni tenute da GRUPPI all’ Istituto Gramsci tra ottobre e dicembre 1970. “”Al Croce sfugge il fatto che Marx non parla di plusvalore rispetto al valore economico in generale. Se così fosse, Marx veramente uscirebbe dall’ ambito dell’ economia ed il Croce avrebbe perfettamente ragione. Marx parla, invece, di plusvalore facendo il raffronto tra due valori economici: tra il valore economico della forza-lavoro e il valore economico delle merci prodotte dal lavoratore, ed afferma che il valore delle merci prodotte dal lavoratore costituisce un plus rispetto al valore della forza-lavoro. Di qui il concetto di plus-valore, che nasce precisamente dal raffronto tra due valori economici e quindi da un rapporto assolutamente legittimo sul piano della scienza economica. La critica del Croce si dimostra un sofisma, uno dei tanti sgambetti logici di cui sono piene le opere del Croce, il quale, con linguaggio limpidissimo e stile elegante, a volte dipana dei problemi inutilmente aggrovigliati, fondati su equivoci e perciò compie opera di chiarimento intellettuale, ma altre volte, invece; gioca coi sofismi. E’ partendo dalla revisione del marxismo e attraverso l’ opera della rivista La critica che il Croce fa i conti con il positivismo. Così aveva fatto il Labriola, e da lui Croce prese la spinta. Ma, in Labriola, la critica al positivismo, cultura egemone negli ultimi decenni dell’ 800, è volta a dare al proletariato, un marxismo assunto in tutta la sua piena autonomia, per gettare le condizioni dell’ autonomia politica del proletariato””. (pag 120)”,”GRAS-054″
“GRUPPI Luciano”,”Socialismo e democrazia. La teoria marxista dello Stato.”,”La critica di Lenin a Bordiga. “”La cosa diventa anche più evidente se si considera la critica di Lenin a Bordiga: “”…Bordiga e i suoi amici “”di sinistra”” dalla loro giusta critica dei signori Turati e consorti traggono la falsa conclusione che, in genere, ogni partecipazione al parlamento sia dannosa. I “”sinistri”” italiani non possono addurre neppure l’ ombra di un argomento serio in favore di questa opinione. Essi ignorano semplicemente (o cercano di dimenticare) gli esempi internazionali di una utilizzazione dei parlamenti borghesi, effettivamente rivoluzionaria e comunista, incontestabilmente utile alla preparazione della rivoluzione proletaria. Essi non immaginano neppure una “”nuova”” utilizzazione del parlamentarismo e continuano a strepitare, riprendendosi senza fine, a proposito dell’ utilizzazione “”vecchia””, non bolscevica del parlamentarismo. In ciò sta appunto il loro errore fondamentale. (…)””. (pag 369-370) La critica di Bucharin a Trotsky. “”La teoria del ‘socialismo in un paese solo’ era possibile solo smantellando la interpretazione che della rivoluzione permanente veniva data da Trotsky e il critico più acuto, teoricamente più rigoroso, della impostazione di Trotsky ci sembra essere stato Bucharin. Nel suo scritto ‘Sulla teoria della rivoluzione permamente’ (1925) egli si chiede: ‘Che cosa intendeva dunque Marx con la teoria della rivoluzione permanente? Marx intendeva una prospettiva secondo cui il rapporto di forze si muta costantemente nel corso della rivoluzione e la rivoluzione si sviluppa costantemente “”in avanti””. I grandi proprietari fondiari, diciamo, vengono rovesciati. Al loro posto subentra una delle frazioni della borghesia, per esempio, la borghesia liberale. Con ciò la rivoluzione non ha termine. La borghesia liberale viene rovesciata, al suo posto subentra la piccola borghesia radicale. La piccola borghesia radicale viene rovesciata e al suo posto subentrano i poveri delle città, alleati nel vero senso della parola con i poveri delle campagne e con la classe operaia. Infine anche questo governo è eliminato e cede il posto al governo della classe operaia. Naturalmente questo è uno schema, ma uno “”schema giusto””. Dove sta dunque la sostanza della rivoluzione permanente? La sostanza della teoria marxiana, cioè giusta, della rivoluzione permanente sta nel fatto che qui si deve tener conto di mutamenti reali nel contenuto sociale della rivoluzione. (…)””. (pag 472-473) “”Ha afferrato il compagno Trotsky la ‘peculiarità’ della nostra rivoluzione? ha visto il compagno Trotsky come essa ‘passi’ da una tappa all’ altra (come “”si sviluppi”” dall’ una nell’ altra)? Ha saputo afferrare l’ “”anello”” necessario della catena? A tutte queste domande bisogna rispondere negativamente. Il compagno Trotsky semplificava la questione all’ estremo: in Russia non ci poteva essere che ‘una’ rivoluzione proletaria. (Ancora nel 1905 il compagno Trotsky ‘negava’ la possibilità della rivoluzione borghese). In Russia poteva esserci ‘soltanto’ una rivoluzione proletaria, ma ‘questa rivoluzione proletaria in una paese piccolo-borghese era condannata alla rovina’ se non riceveva un appoggio ‘statale’ da parte del proletariato vittorioso dell’ Europa occidentale.”” (pag 474-475) Riporto articolo di Bordiga (su Programma Comunista 1963): ARLECCHINO, SERVO DI DUE PADRONI Arlecchino, servo di due padroni Bukharin e l’economia politica E i presunti bukhariniani attuali Gatovskij, vecchio leone A Gatovskij quello che è di Gatovskij Source Nell’articolo «Gli equilibri non equilibrati esploderanno», apparso nel numero 10 di quest’anno, siamo incorsi in un errore di carattere storico che ci sentiamo in dovere di correggere. Questa precisazione non é dettata dal desiderio di provare la nostra «erudizione» o la nostra «onestà intellettuale», qualità alle quali un rivoluzionario, proprio in quanto le possiede, non attribuisce alcuna importanza, mentre, in una società intellettuale formata da bugiardi coscienti e di ignoranti incoscienti, noi non ci sentiamo assolutamente tenuti a provare extra moenia la veridicità delle nostre affermazioni: lo facciamo soltanto perché la suddetta correzione ci è utile, al fine di chiarire alcune questioni teoriche. L’errore è questo. Nel nostro articolo, E. Varga e S. G. Strumilin, i giovani leoni dell’economia politica russa Gatovskij, Lieberman, Kantorovic e Nemscinov. Ora è vero che Lieberman, Kantorovic e Nemscinov sono «giovani leoni», mentre L. M. Gatovskij, al contrario, non solo é un «vecchio leone», ma può vantare titoli più illustri di un Varga e di uno Strumilin. Perché ci teniamo a precisarlo? Perché, come Karl Marx, dopo avere compiuto la sua analisi logica e storica del modo capitalistico di produzione nei primi tre libri del capitale, ci ha fornito nel Quarto la «storia della teoria», così deve essere possibile al nostro Partito, dopo avere definito ed analizzato la struttura economica e sociale russa da un punto di vista logico e storico, fornire uno studio dell’evoluzione dell’economia politica russa, una storia della teoria, dal 1930 ad oggi. Evidentemente, lo stesso studio dovrà essere intrapreso (e già è stato impostato nelle riunioni di studio di Asti «Vulcano della produzione o palude del mercato?» di Cosenza – Ravenna – Piombino, «Il corso del capitalismo mondiale nella esperienza storica e nella dottrina di Marx») per quanto riguarda l’evoluzione della teoria economica in Occidente. L. M. Gatovskij deve essere definito un «vecchio e illustre leone», perché negli anni 1930-1931 fu il vero «economista di stalin». E’ noto che il teorico dell’economia politica sovietica, dal 1919 al 1930, fu Nikolaj Ivanovich Bukharin. Introduciamo alcuni chiarimenti su Bukharin, perché è in atto su scala nazionale e internazionale un’operazione di spudorata falsificazione nei suoi riguardi. Ad esempio, l’ineffabile signora Lisa Foa, richiamata nel nostro articolo, viene presentata dagli esperti degli uffici-studi del P.C.I. come una «bukhariniana»! E’ necessario reagire a queste falsificazioni, e lo faremo in articoli appositi e in uno studio sull’evoluzione dell’economia politica russa. Intanto, osserviamo subito che Bukharin fu il teorico dell’economia politica sovietica (non russa!). Bukharin e l’economia politica Dal 1919 al 1930 tutti i marxisti, Bukharin compreso, sostengono che non esiste e non può esistere una economia politica del socialismo. L’economia politica studia le categorie del modo capitalistico di produzione: il Capitale è la critica dell’economia politica: la rivoluzione comunista muta le armi della critica, contenute nel capitale, nella critica delle armi, nella distruzione delle categorie dell’economia politica. Bukharin sostenne che si dovesse parlare non di una economia politica del socialismo (contraddizione assurda, propria di stalinisti e post-stalinisti), ma di una teoria economica (più che di una economia politica) del periodo di transizione dal capitalismo al socialismo. L’opera classica di Bukharin a questo riguardo è, come noto: «L’economia del periodo di transizione. Parte Prima. Teoria generale del processo di trasformazione». Essa fu pubblicata a Mosca nel 1920, e fu tradotta, fra l’altro, sulla rivista teorica del Partito Comunista d’Italia, «Rassegna Comunista» nel 1921-1922. Quest’opera di Bukharin fu criticata da Lenin, le cui note a margine furono pubblicate in «Leninskij Sbornik», Tomo XI, Mosca 1929, pp. 345 – 403. Non è inutile ricordare che il 1929 è l’anno del grande attacco stalinista a Bukharin su tutti i fronti, filosofico economico e politico, dopo la distruzione precedentemente avvenuta dell’opposizione di Sinistra russa e internazionale. Ora, prima di chiarire in base a quale falsificazione spudorata alcuni specialisti kruscioviani (ad es. Lisa Foa) si piccano di bukharinismo, e prima di ritornare a L. M. Gatovskij, vogliono riportare due passi dell’opera di Bukharin e la critica che ne fece Lenin. In questo modo rimetteremo al loro posto Lenin e Bukharin da una parte, Stalin-Gatovskij-Varga-Strumilin-Lieberman-Kantorovic dall’altra. Scrive Bukharin: «La merce può essere la categoria di base solo in quel sistema in cui essa rappresenta un bene sociale permanente e non accidentale, fondato su di una produzione anarchica. E, nella misura in cui l’irrazionalità del processo di produzione scompare, cioè nella misura in cui alla spontaneità si sostituisce un regolatore sociale cosciente, la merce si trasforma in prodotto e perde il suo carattere commerciale». (op. cit. p. 134). Nota di Lenin su questo ultimo punto: «Inesatto: essa si cambia in «prodotto», ma in modo diverso. Etwa: in prodotto che entra nel consumo sociale per altra via che non il mercato». (op. cit. p. 388). Ricordiamo che l’opera di Bukharin apparve nel 1920, prima dunque della N.E.P., prima della sconfitta bolscevica nella guerra russo-polacca, quando la rivoluzione comunista sembrava imminente in Europa, e il bolscevismo sperava di lanciare un ponte fra il Comunismo di guerra e il potere proletario in Europa. Sull’atteggiamento di Bukharin nei confronti della N.E.P. e dei Piani Quinquennali dopo la morte di Lenin, abbiamo parlato a lungo in «Struttura economica e sociale della Russia d’oggi» – Parte Seconda. E’ possibile anche trovare una sintesi in «Bukharin: Note di un economista», pubblicate da Bertram D. Wolfe in: «Kruscev and Stalin’s Ghost», Appendix D. Comunque, nei due passi sopra riportati, Lenin e Bukharin, come ogni marxista, sono d’accordo nel sostenere che nell’economia socialista la produzione di merci scompare, i prodotti perdono il loro carattere di merci. La critica di Lenin è peraltro rigorosa e attuale, e si ricongiunge in qualche modo alla polemica Lenin-Bukharin del 1919 intorno al Programma del Partito, polemica che verteva sulla natura del capitalismo e dell’imperialismo e che abbiamo richiamato più volte, in”,”TEOC-375″
“GRUPPI Luciano / BERARDI Gianfranco”,”Machiavelli e Gramsci (Gruppi) / Di alcune ricerche sul Machiavelli (Berardi).”,”””Tra i marxisti dunque Gramsci si colloca rispetto a Machiavelli in una posizione particolare che è, in un certo senso, rivendicazione di filiazione, seppure mediata. E’ singolare invece che il Machiavelli non abbia trovato posto di una certa ampiezza nella letteratura marxista. Certo, si sa oggi che Marx annotò a lato con ammirazione le pagine che le ‘Storie fiorentine’ dedicavano alla rivolta dei Ciompi; Engels si riferisce con rispetto a Machiavelli nella ‘Dialettica della natura’. Ma sembra non esservi, nel pensiero marxista in generale, la piena consapevolezza o, per lo meno, l’adeguata valorizzazione di un fatto fondamentale: che con Machiavelli inizia il pensiero politico moderno, non solo nel senso che con lui comincia la teorizzazione dello Stato moderno, ma soprattutto nel senso che, con lui, la politica viene ad essere fondata sperimentalmente; cessa di essere dedotta dai princìpi della teologia, della metafisica e dell’etica e trova nella esperienza storica – e in quella soltanto – la ragione delle sue leggi, la motivazione del proprio farsi. La modernità vera del Machiavelli sta in questo suo rifarsi alle forze reali in campo nella lotta politica. (…) Il far politica è per lui un'””arte”” capace di intrecciare le qualità della “”golpe”” e del “”lione””; “”virtù”” che ci pone in grado di dominare la “”fortuna””, iniziativa politica, si potrebbe dire, che interviene sulla situazione obiettiva. Per il Machiavelli la situazione obiettiva resta, quando egli parla in generale, indecifrata (“”fortuna”” appunto) perché egli non può possedere ovviamente i mezzi dell’analisi della società. Non così quando egli indaga situazioni politiche specifiche, poiché allora emergono le singole forze. Ma se per il passaggio dalla politica come “”arte”” e tecnica alla politica come ‘scienza’ – nel senso che essa è fondata su basi scientifiche – bisogna attendere che si formino i concetti di ‘classe’, di ‘struttura’, ecc., il Machiavelli sembra essere il pensatore che più di ogni altro si colloca in una fase che immediatamente precede quella del marxismo (…). Vi è in Machiavelli l’intuizione della estrema complessità delle situazioni concrete (“”l’unità del molteplice”” secondo Marx) che egli chiama “”fortuna”” e che nessuna analisi strutturale può esaurire. Se prevalesse la pretesa di risolvere tutta la complessità della situazione reale nell’analisi strutturale, la politica diventerebbe un gioco meccanico, incapace di creare la propria iniziativa, di intervenire sul concreto”” [Luciano Gruppi, Machiavelli e Gramsci] [(in) ‘Critica marxista’, Roma, anno VII n° 3, maggio-giugno 1969] (pag 86-87-88)”,”GRAS-104″
“GRUPPI Luciano / PRESTIPINO Giuseppe / POSTIGLIOLA Alberto”,”Sullo “”storicismo marxista”” (Gruppi) / La scuola di Della Volpe: filosofia e concezione dello Stato (Prestipino) / Rousseau e il marxismo italiano negli anni sessanta (Postigliola).”,”Rifiuto dellavolpiano della dialettica (pag 55) Rousseau Marx e Engels secondo Gerratana (pag 81-83)”,”TEOC-625″
“GRUPPI Luciano; PESENTI Antonio; VITELLO Vincenzo; PRESTIPINO Giuseppe; FIORITO Riccardo; RAGIONIERI Ernesto”,”La teoria della società in Marx (Gruppi); Riflessioni sugli schemi di riproduzione di Marx (Pesenti); Marx e il pensiero economico moderno (Vitello); Dalla critica dell’ideologia al “”concetto di storia”” per Marx (Prestipino); La lettura gentiliana di Marx e Labriola (Fiorito); Il ‘Capitale’ e il movimento operaio tedesco (Ragionieri); Tre celebrazioni del centenario del ‘Capitale’ – Alcuni dati sulla fortuna del ‘Capitale’.”,”””Comincerò da questo notissimo passo dei ‘Manoscritti economico-filosofici’: “”… poiché, per l’uomo, socialista, ‘tutta la cosiddetta storia universale’ non è che la generazione dell’uomo dal lavoro umano, il divenire della natura per l’uomo, così esso ha dato la prova evidente, irresistibile, della sua ‘nascita’ da se stesso, del suo ‘processo di origine’. Poiché è divenuta praticamente sensibile e visibile l”essenzialità’ dell’uomo e della natura, ed è divenuto praticamente sensibile come esistenza umana, risulta praticamente impossibile la questione di un ente ‘estraneo’, di un ente al di sopra della natura e dell’uomo; questione che implica l’inessenzialità dell’uomo e della natura”” (1). Da questo passo risulta che, già per il giovane Marx, l’uomo pone se stesso, si autocrea in completa autonomia per mezzo del ‘lavoro’. Il lavoro consente all’uomo di esplicare la propria natura; di porsi in un rapporto essenziale con se stesso (quale natura) e con la natura più in generale. Il lavoro è il mezzo di un essenziale rapporto con l’uomo. Ma poiché il lavoro, l’utilizzazione dello strumento, è possibile solo nel quadro di rapporti ‘inter-umani’, sociali, se ne deduce che l’uomo esplica la propria natura umana solo nella società, che solo nella società l’uomo è in grado di stabilire un reale rapporto con la natura. Nulla trascende la natura e l’uomo. In un altro passo, Marx afferma essere il comunismo il “”…ritorno completo, consapevole, compiuto all’interno di tutta la ricchezza dello sviluppo storico, dell’uomo per sé, quale uomo ‘sociale’, cioè uomo umano”” (2). Dal che si ricava che l’umanità dell’uomo si realizza e si afferma nella sua socialità. La mediazione tra l’individuo e la società si compie nel lavoro. Il lavoro è al tempo stesso la mediazione tra la società e la natura, il momento di unificazione tra i due termini, il superamento del loro dualismo”” (pag 3-4) [Luciano Gruppi, La teoria della società in Marx] [(in) Critica marxista, Roma, n° 6 novembre-dicembre 1967] [(1) Opere filosofiche giovanili, Roma, Editori Riuniti, 1963, p. 235; (2) Ivi, p. 225 e sgg.] Ragionieri cita il volume su Marx e il movimento operaio tedesco scritto da Hannes Skambraks e Rolf Dlubek, ‘””Das Kapital’ von Karl Marx in der deutschen Arbeiterbewegung’ (1867-1878), Dietz, Berlin, 1967, pp. 405) (pag 174-175) (Alcuni dati sulla ‘fortuna’ del ‘Capitale’) “”Il primo volume del ‘Capitale’ apparve presso l’editore Otto Meissner di Amburgo il 14 settembre 1867 con una tiratura di 1.000 esemplari. La fortuna di quest’opera fu sin dal principio strettamente collegata con il diffondersi e l’affermarsi del marxismo nel movimento operaio internazionale e con lo sviluppo dei partiti operai nei vari paesi. In Germania, al suo apparire, l’opera venne praticamente ignorata dagli economisti borghesi. Marx, Engels e i loro compagni Liebknecht, Bebel, Lessner, Dietzgen adoperarono ogni mezzo per diffonderla: pubblicazione di annunci e di estratti dalla prefazione e dal testo, note, recensioni. Engels scrisse recensioni su giornali di diverse tendenze; Kugelmann, un amico di Marx, diffuse numerose copie di una delle recensioni scritte da Engels. In Svizzera, J. Ph. Becker organizzò nel 1867, dalle colonne del ‘Vorbote’, un giornale da lui creato come organo della Associazione Internazionale dei Lavoratori, una sottoscrizione per il ‘Capitale’. Ma anche la propaganda orale ebbe una grande parte nella diffusione dell’opera: Wilhelm Liebknecht ebbe a citarlo più volte nei suoi discorsi, tanto dai banchi del Parlamento della Germania settentrionale quanto dalla gabbia degli imputati di fronte alla giuria nel processo contro il Comitato centrale di Lipsia. Marx poté constatare nella introduzione alla seconda edizione, stampata in 3.000 copie, che la diffusione e la comprensione della sua opera nel movimento operaio tedesco rappresentavano per lui “”la migliore ricompensa””. Con lo sviluppo della socialdemocrazia tedesca il ‘Capitale’ ebbe una ulteriore diffusione: solo nel 1890 ebbe in Germania ben 4 edizioni. Prima della morte di Marx l’opera apparve in traduzione russa e francese; l’edizione russa, uscita a Pietroburgo in 3.000 esemplari e tradotta e curata da G. Lopatin, N. Danielson e M. Ljubavina, conobbe una notevole fortuna tra la gioventù rivoluzionaria. Di quella francese apparsa in dispense tra il 1872 e il 1875, dopo la sconfitta della Comune, e che conteneva alcune varianti adottate da Marx, si tirarono 10.000 copie. Nel 1885, nel periodo della nuova avanzata del movimento operaio francese, ne furono stampate illegalmente 5.000 copie. Marx, inoltre, che riceveva cento copie di ogni dispensa, provvedeva a inviarle a varie persone. Dopo la morte di Marx, che aveva lasciato incompiute la seconda e terza parte dell’opera, Engels ne curò il completamento e la pubblicazione con un intenso lavoro condotto sulla base dei dati e del copioso materiale approntato da Marx. Contemporaneamente promosse due nuove edizioni del primo volume (1883, 1890) e con la collaborazione di Samuel Moore ne redasse la traduzione inglese (1887). L’edizione popolare riassunta e commentata da Kautsky con l’autorizzazione di Engels (‘Le dottrine economiche di Karl Marx’, 1887), ha conosciuto, in 25 edizioni una notevole fortuna, ed è stata tradotta in 18 lingue. Nel 1895, alla morte di Engels, il ‘Capitale’ era già apparso in 9 lingue e in 22 edizioni: 17 del primo volume, 4 del secondo ed una del terzo. Dati questi che documentano l’ampia diffusione del marxismo nel movimento operaio negli anni di fino secolo (…). In italiano è del 1879 il compendio di Carlo Cafiero, riprodotto, fino al 1950, in 10 edizioni. La traduzione del primo volume del ‘Capitale’ apparve a Torino nel 1886 e fu ristampata nel 1916 e nel 1924. Di esso, dopo la seconda guerra mondiale, sono apparse 8 tra nuove edizioni e ristampe. Il secondo volume fu tradotto per la prima volta nel 1946; l’edizione completa dei tre volumi, iniziata nel 1952, si è conclusa nel 1956, presso gli Editori Riuniti. Dal 1903 al 1922 apparvero presso l’editore Meissner, ad Amburgo, 10 edizioni del primo volume. Dal 1914 al 1932 ancora nove edizioni.”” [‘Alcuni dati sulla fortuna del ‘Capitale’, (Il marxismo nel mondo)] [(in) Critica marxista, n° 6 novembre-dicembre 1967] (pag 192-194)”,”MADS-633″
“GRUPPI Luciano”,”Lenin e la teoria del partito rivoluzionario della classe operaia.”,”Coscienza operaia (pag 665) “”Quello che a Lenin importa affermare è che non vi è passaggio spontaneo dalla lotta economica e sindacale alla lotta politica, alla coscienza di classe. Che il passaggio da un livello all’altro non è continuo e lineare. “”La storia di tutti i paesi attesta che la classe operaia, con le sole sue forze, è in grado di elaborare soltanto una coscienza tradeunionista, cioè la convinzione della necessità di unirsi in sindacati, di condurre la lotta contro i padroni, di reclamare dal governo questa o quella legge necessaria agli operai, eccetera”” (1). Sostanzialmente diverso è perciò il giudizio che Lenin esprime sugli scioperi degli anni 1890-1900 in Russia rispetto a quello degli economisti. Se ‘Rabocaja Mysl – nell’articolo già citato (2) – scrive: “”gli scioperi del 1896 possono essere considerati la prima e per ora unica manifestazione di un pensiero operaio autonomo incarnato in forme rigorose (…)”” (3) – Lenin afferma invece: “”presi in sé, questi scioperi costituivano una lotta tradeunionista, ma non ancora socialdemocratica; annunciavano il risveglio dell’antagonismo fra operai e padroni; ma gli operai non avevano e non potevano avere ancora la coscienza dell’irriducibile antagonismo tra i loro interessi e tutto l’ordinamento politico e sociale contemporaneo, cioè la coscienza socialista. Gli scioperi della fine del secolo dunque, malgrado il progresso immenso che rappresentavano in confronto con le “”rivolte”” anteriori, restavano un movimento puramente spontaneo (4)””. La coscienza dell'””irriducibile antagonismo”” tra gli interessi del proletariato e tutto l’ordinamento politico e sociale capitalistico esige, per Lenin, una visione complessiva dei rapporti di produzione, dei rapporti tra le classi sociali, tra la base economica e le istituzioni statali e politiche, a cui si può attingere solo a livello della scienza: quella scienza che ci è offerta dal marxismo. Fuori dalla nozione di formazione economico-sociale – diceva Lenin in ‘Chi sono gli amici del popolo’ – fuori dall’acquisizione che non vi sono leggi “”eterne”” dell’economia e che il divenire della società non è un flusso ininterrotto e casuale, ma si scandisce in formazioni economico-sociali differenti, caratterizzate ciascuna dal prevalere di un modo di produzione, da leggi economiche specifiche – quali sono appunto le leggi del capitalismo che Marx definisce nel ‘Capitale’ -, non è possibile una visione scientifica della società e quindi una reale coscienza dell’irriducibile antagonismo tra classe operaia e capitalismo”” (pag 665) [Luciano Gruppi, Lenin e la teoria del partito rivoluzionario della classe operaia, (in) ‘Annali’ Feltrinelli anno XV 1973, edizione 1974] [(1) Lenin, Opere, cit, vol. V, p. 346; (2) Articolo programmatico del n. 1 di Rabocaja Mysl, ottobre 1897, in Lenin, Che fare?, Torino, 1971, p. 226; (3) Lenin, Che fare?, cit., p. 225; (4) Lenin, Opere, cit., vol V, pp 345-46]”,”LENS-259″
“GRUPPI Luciano”,”Il pensiero di Lenin.”,”‘L’analisi concreta della situazione concreta è l’anima viva, l’essenza del marxismo’ Lenin.”,”LENS-046-FL”
“GRUPPI Luciano”,”Il pensiero di Lenin.”,”Fondo Davoli Ultra-imperialismo e opportunismo “”Se l’imperialismo non è visto in connessione con la sua base economica fondamentale – il capitale finanziario – esso viene concepito come una manifestazione non inevitabile del capitalismo. Sfugge anche l’elemento politicamente decisivo: che, nella fase imperialistica, si aggravano tutti i contrasti di classe tra il capitalismo e i lavoratori, tra le metropoli imperialistiche e i popoli coloniali, insieme alle contraddizioni all’interno dello schieramento imperialistico e dei monopoli. …. (pag 162-163)”,”LENS-004-FV”
“GRUPPI Luciano; SICHIROLLO Livio; SECCHIA Pietro”,”Note sul problema della libertà (Gruppi); Il marxismo in Banfi (Sichirollo); L’archivio Tasca sul Pci: appunti e ricordi (Secchia).”,” Gruppi: “”L’analisi del meccanismo dell’economia politica ne demistifica il carattere. La critica al ‘feticismo della merce’ riduce il suo carattere mistico al suo effettivo contenuto mondano (19). Grazie a tale riduzione la «forma di merce» cessa di rimandare «agli uomini come in uno specchio i caratteri sociali del loro proprio lavoro trasformati in caratteri oggettivi dei prodotti di quel lavoro, in proprietà sociali naturali di quelle cose», e svela che «quel che qui assume per gli uomini la forma fantasmagorica di un rapporto fra ‘cose’, è soltanto il rapporto sociale determinato fra gli uomini stessi» (20). Di qui si deduce la critica al concetto di ‘libertà’ come ‘feticcio’, vale a dire come valore indipendente, non riducibile ai rapporti di produzione e di scambio di cui è l’espressione e la giustificazione. Tutta l’analisi che Marx conduce nel ‘Capitale’ sviluppa l’assunto già formulato nel “”Manifesto”” del ’48: «per libertà s’intende, entro gli attuali rapporti borghesi di produzione, il commercio libero, la libera compra e vendita» (21). La critica a quei rapporti di produzione è la critica della ‘libertà’ borghese, di cui viene rivelato il contenuto effettivo. Come è noto, la critica di Marx al ‘carattere di feticcio’ della merce diventa critica della religione. Riconduce cioè la sovrastruttura che appare più lontana e misteriosa all’elemento più semplice – alla merce – e chiarisce il significato del concetto più complesso – la religione – nell’analisi della categoria economica primaria. Ecco perché le pagine famose del ‘Capitale’ sul «carattere di fetticio della merce» riprendono le movenze delle pagine giovanili dei ‘Manoscritti del ’44’; ritornano al concetto dell”alienazione’, alla critica dell’ipostasi hegeliana: «quivi i rapporti del cervello umano paiono figure indipendenti, dotate di vita propria, ecc.» (22). Analogamente, si può dire che il concetto di ‘libertà’ appare, nella concezione liberale, una «figura indipendente, dotata di vita propria …». Ma come Marx afferma che «…tale carattere feticistico del mondo delle merci sorge dal carattere sociale peculiare del lavoro che produce merci» (23), così si può dire che il carattere feticistico della ‘libertà’ (borghese) non è che il risultato di un determinato rapporto sociale tra gli uomini. Se, nell’analisi economica della società borghese, Marx si sgancia dalla terminologia hegeliana, a cui è legato nella sua critica giovanile dell”alienazione’, se il suo argomentare supero gli argini speculativi in cui restava, in parte, negli scritti giovanili, per dispiegare il concetto di ‘alienazione’ in tutte le sue determinazioni specifiche e concrete (nelle diverse categorie economiche) – sicché Marx non ha più in genere nemmeno bisogno di impiegarlo – resta pur vero che la analisi del ‘Capitale’, anzicché rompere con le impostazioni giovanili, le svolge, riempendole di un contenuto più specifico. Né la nostra è una divagazione, ma soltanto l’intenzione di indicare la piena attualità che l’analisi marxiana dell”alienazione’ assume, quando si voglia condure un discorso concreto sulla ‘libertà’. Tutta l’analisi che dai ‘Manoscritti’ giovanili porta al ‘Capitale’, indicano le forze reali che si muovono nei rapporti di produzione, parte e si conclude nella individuazione della forza sociale specifica che sola può essere lo strumento della liberazione: «Dal rapporto del lavoro estraniato con la proprietà privata, segue inoltre che l’emancipazione della soceità dalla proprietà privata, ecc., dalla schiavitù si esprime nella forma politica della emancipazione degli operai, non già come se si trattasse di questa emancipazone, ma perché in questa emancipazione è contenuta l’emancipazione universale dell’uomo; la quale è ivi contenuta perché nel rapporto dell’operaio con la produzione è incluso tutto intero l’asservimento dello uomo, e tutti i rapporti di servaggio altro non sono che modificazionio e conseguenze del primo rapporto» (24). (pag 40-42) Secchia nel suo saggio critica l’introduzione di Berti al volume della Feltrinelli, sull’Archivio Tasca: “”non dà un quadro adeguato e neppure sommario della situazione nazionale e internazionale in cui avvenivano quei dibattiti”” (pag 105)”,”MADS-003-FB”
“GRUPPI Luciano; PESENTI Antonio; VITELLO Vincenzo; PRESTIPINO Giuseppe FIORITO Riccardo; RAGIONIERI Ernesto”,”La teoria della società in Marx (Gruppi); Riflessioni sugli schemi di riproduzione di Marx (Pesenti); Marx e il pensiero economico moderno (Vitello); Dalla critica dell’ideologia al “”concetto di storia”” per Marx (Prestipino); La lettura gentiliana di Marx e Labriola (Fiorito); Il marxismo nel mondo: ‘Il Capitale’ e il movimento operaio tedesco (Ragionieri); Tre celebrazioni del centenario del Capitale; Alcuni dati sulla fortuna del ‘Capitale’.”,”Nell’articolo di Ragionieri si parla in termini positivi del volume: Das Kapital von Karl Marx in der deutschen Arbeiterbewegung [1867 bis 1878] : Abriss u. Zeugnisse d. Wirkungsgeschichte, di Hannes Skambraks. [Inst. f. Marxismus-Leninismus beim ZK d. SED] e Dlubek, Rolf”,”MADS-004-FB”
“GRUPPI Luciano; CACCIARI Massimo; MANCINA Claudia”,”Lenin, il leninismo e il Pci (Gruppi); Trasformazione dello Stato e progetto politico (Cacciari); Il dibattito sullo Stato. Marxismi a confronto (Mancina).”,”‘Si consideri, per fare un altro esempio, come Stalin definisce la strategia e la tattica leninista. Essa consiste nella capacità di individuare, isolare e battere il nemico principale (per esempio, lo zarismo, nella rivoluzione del 1905), dirigendo il «colpo principale» sulla forza intermedia, che appoggia il nemico principale (ad esempio, nella rivoluzione del 1905, sulla borghesia liberale) (3). E’ molto difficile, invece, trarre da Lenin questa concezione tattica. Nella fase che preparò la rivoluzione del 1905 e nel corso della rivoluzione, ad esempio, egli non escluse la possibilità di accordi con la borghesia liberale. In Lenin, in generale, nemico principale e direzione del colpo principale si identificano, anche se è prevista la critica e l’attacco alle forze intermedie. Ma dall’idea che Stalin ci presenta della concezione strategica e tattica «leninista», si può ben capire la successiva politica del social-fascismo. Questo per dire che bisogna distinguere tra Lenin ed il leninismo, il quale è costruzione teorica e pratica successiva, che va esaminata a sé. Analoghe osservazioni valgono per il rapporto partito e sindacato. Quando Lenin, nel 1921, ci parla del sindacato come «cinghia di trasmissione» tra il partito comunista e le masse (4), egli lo fa per opporsi alla proposta di Trotckij (a cui aveva nel 1919 aderito) di rendere statali i sindacati, e per affermarne l’autonomia rispetto allo Stato. Così – non riprendendo il concetto di «cinghia di trasmissione» – insiste ancora di più, nel 1922, sulla autonomia del sindacato rispetto al piano economico e alla direzione delle aziende, dato che si può determinare «un certo contrasto di interessi, in tema di condizioni del lavoro, fra la massa operaia e i direttori che amministrano le aziende statali» (5). Stalin, invece, si fissa sul concetto di «cinghia di trasmissione», lo eleva a principio ed irrigidisce la gerarchia delle organizzazioni della classe operaia, così come irrigidisce la funzione dirigente del partito (6)’ (pag 4-5)] [(3) J. Stalin, Opere scelte, Roma, 1952, vol. 6, p. 186; (4) V.I. Lenin, Opere complete, cit., vol. 32, p. 11; (5) Ivi, vol. 33, p. 166; (6) J. Stalin, Opere complete, vol. 6, pp. 216 sgg.]”,”TEOP-008-FB”
“GRUPPI Luciano”,”Socialismo e democrazia. La teoria marxista dello Stato.”,”Giudizio di Gramsci del gennaio 1918 sulla rivoluzione russa: “”La rivoluzione dei bolscevichi è materiata di ideologie più che di fatti. (Perciò, in fondo, poco di importa sapere più di quanto sappiamo). Essa è la rivoluzione contro il ‘Capitale’ di Carlo Marx. Il ‘Capitale’ di Marx era, in Russia, il libro dei borghesi, più che dei proletari. Era la dimostrazione critica della fatale necessità che in Russia si formasse una borghesia, si iniziasse un’era capitalistica, si instaurasse una civiltà di tipo occidentale, prima che il proletariato potesse neppure pensare alla sua riscossa, alle sue rivendicazioni di classe, alla sua rivoluzione. I fatti hanno superato le ideologie. (…)”” (pag 516)”,”PCIx-045-FF”
“GRUPPI Luciano”,”Sesso e società.”,”Nel suo saggio Gruppi parte dall’opera di F. Engels ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato’ (1884) “”Scrive Friedrich Engels nella «Prefazione» al suo famoso libro ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’ (1884): «Secondo la concezione materialistica il momento determinante della storia, in ultima istanza, è la produzione e la riproduzione della vita immediata: ma questa è a sua volta di duplice specie: da un lato, la produzione di mezzi di sussistenza, di generi per l’alimentazione, di oggetti di vestiario, di abitazione, di strumenti necessari per queste cose; dall’altro, la produzione degli uomini stessi, la riproduzione della specie. Le istituzioni sociali entro le quali gli uomini di una determinata epoca storica e di un determinato paese vivono sono condizionate da entrambe le specie della produzione, dallo stadio di sviluppo del lavoro, da una parte, e della famiglia dall’altra. Quanto meno il lavoro è ancora sviluppato, quanto più è limitata la quantità dei suoi prodotti, e quindi anche la ricchezza della società, tanto più l’ordinamento sociale appare prevalentemente dominato da vincoli di parentela. Tuttavia, sotto quest’articolazione della società, fondata su vincoli di parentela, si sviluppa sempre più la produttività del lavoro, e, con questa, si sviluppano la proprietà privata e lo scambio, le disparità di ricchezza, la possibilità di utilizzare forza-lavoro estranea e, insieme, la-base di antagonismi di classe, nuovi elementi sociali che, nel corso di generazioni, si sforzano di adattare l’antica costituzione sociale alle nuove condizioni, finché, alla fine, l’incompatibilità dell’una con le altre provoca un completo rivolgimento» (1). Vi è qui un elemento nuovo. Engels non considera – come si era fatto fino ad allora da parte di Marx e sua – soltanto i rapporti di produzione, nella produzione sociale dell’esistenza umana, ma la riproduzione stessa della vita, la generazione. La produzione dei mezzi necessari alla sussistenza è propria solo dell’uomo; l’uomo è il solo animale che lavori, che si ponga in rapporto con la natura, per poter vivere, non con l’immediatezza dei suoi mezzi fisici – denti, artigli, ecc. – ma in modo mediato, per mezzo di strumenti via via sempre piú complessi. Riprendendo un concetto già espresso da Hegel, ma situandolo naturalmente, in un’altra impostazione, Marx afferma che è il ‘lavoro’ che distingue l’uomo dagli altri animali: «L’importante della ‘Fenomenologia’ [‘dello spirito’] hegeliana è dunque che Hegel intende l’autoriprodursi dell’uomo come processo, che egli dunque coglie l’essenza del lavoro e concepisce l’uomo oggettivo, l’uomo verace perché uomo reale, come risultato del suo proprio lavoro» (2)”” [F. Engels, ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’, Roma, Editori Riuniti, 1963, pp. 33 sgg; (2) K. Marx, ‘Manoscritti economico-filosofici’, in ‘Opere filosofiche giovanili’, Roma, Editori Riuniti, 1963, p. 147] (pag 95-96) [Luciano Gruppi, ‘Sesso e società’, Critica marxista, Roma, n. 3-4, maggio-agosto 1974]”,”MAES-008-FGB”
“GRUPPI Luciano”,”Socialismo e democrazia. La teoria marxista dello Stato.”,”La critica di Lenin a Bordiga.””La cosa diventa anche più evidente se si considera la critica di Lenin a Bordiga:””…Bordiga e i suoi amici “”di sinistra”” dalla loro giusta critica dei signori Turati e consorti traggono la falsa conclusione che, in genere, ogni partecipazione al parlamento sia dannosa. I “”sinistri”” italiani non possono addurre neppure l’ ombra di un argomento serio in favore di questa opinione. Essi ignorano semplicemente (o cercano di dimenticare) gli esempi internazionali di una utilizzazione dei parlamenti borghesi, effettivamente rivoluzionaria e comunista, incontestabilmente utile alla preparazione della rivoluzione proletaria. Essi non immaginano neppure una “”nuova”” utilizzazione del parlamentarismo e continuano a strepitare, ripetendosi senza fine, a proposito dell’ utilizzazione “”vecchia””, non bolscevica del parlamentarismo. In ciò sta appunto il loro errore fondamentale. (…)””. (pag 369-370) La critica di Bucharin a Trotsky.””La teoria del ‘socialismo in un paese solo’ era possibile solo smantellando la interpretazione che della rivoluzione permanente veniva data da Trotsky e il critico più acuto, teoricamente più rigoroso, della impostazione di Trotsky ci sembra essere stato Bucharin. Nel suo scritto ‘Sulla teoria della rivoluzione permanente’ (1925) egli si chiede: ‘Che cosa intendeva dunque Marx con la teoria della rivoluzione permanente? Marx intendeva una prospettiva secondo cui il rapporto di forze si muta costantemente nel corso della rivoluzione e la rivoluzione si sviluppa costantemente “”in avanti””. I grandi proprietari fondiari, diciamo, vengono rovesciati. Al loro posto subentra una delle frazioni della borghesia, per esempio, la borghesia liberale. Con ciò la rivoluzione non ha termine. La borghesia liberale viene rovesciata, al suo posto subentra la piccola borghesia radicale. La piccola borghesia radicale viene rovesciata e al suo posto subentrano i poveri delle città, alleati nel vero senso della parola con i poveri delle campagne e con la classe operaia. Infine anche questo governo è eliminato e cede il posto al governo della classe operaia. Naturalmente questo è uno schema, ma uno “”schema giusto””. Dove sta dunque la sostanza della rivoluzione permanente? La sostanza della teoria marxiana, cioè giusta, della rivoluzione permanente sta nel fatto che qui si deve tener conto di mutamenti reali nel contenuto sociale della rivoluzione. (…)””. (pag 472-473); “”Ha afferrato il compagno Trotsky la ‘peculiarità’ della nostra rivoluzione? Ha visto il compagno Trotsky come essa ‘passi’ da una tappa all’ altra (come “”si sviluppi”” dall’ una nell’ altra)? Ha saputo afferrare l’ “”anello”” necessario della catena? A tutte queste domande bisogna rispondere negativamente. Il compagno Trotsky semplificava la questione all’ estremo: in Russia non ci poteva essere che ‘una’ rivoluzione proletaria. (Ancora nel 1905 il compagno Trotsky ‘negava’ la possibilità della rivoluzione borghese). In Russia poteva esserci ‘soltanto’ una rivoluzione proletaria, ma ‘questa rivoluzione proletaria in una paese piccolo-borghese era condannata alla rovina’ se non riceveva un appoggio ‘statale’ da parte del proletariato vittorioso dell’ Europa occidentale. “”Senza il diretto ‘appoggio statale’ (sottolineato da me. Nb.) del proletariato europeo la classe operaia della Russia non potrà trasformare il suo temporaneo dominio in una durevole dittatura socialista. ‘Di ciò non si può dubitare nemmeno un istante’, (La nostra rivoluzione’)”” (pag 474-475) [Luciano Gruppi, Socialismo e democrazia. La teoria marxista dello Stato’, Edizioni del Calendario, Milano, 1969]”,”LENS-001-FAP”
“GRUPPI Luciano”,”Socialismo e democrazia. La teoria marxista dello Stato.”,”Luciano Gruppi (Torino 08/11/1920 – Albano Laziale 19/08/2003) è stato un politico, scrittore e filosofoi italiano. Appena laureato in filosofia nel 1943 si iscrive al PCI, clandestino dopo un’iniziale militanza in Giustizia e Libertà. Partecipa alla Resistenza nelle file dei Gap. La critic di Lenin a Kautsky “”Lenin coglie, ora, nel vivo dell’esperienza della rivoluzione russa, dopo il pauroso cedimento di Kautsky e della Seconda Internazionale di fronte alle posizioni nazionalistiche della borghesia, le debolezze che già ‘prima’, quando ancora Kautsky sembrava un esempio di coerenza marxista, inficiavano le sue posizioni. Così Lenin scrive: … finire (pag 345-347) [Luciano Gruppi, ‘Socialismo e democrazia. La teoria marxista dello Stato’, Edizioni del Calendario, Milano; 1972]”,”TEOC-129-FL”
“GRUPPI Luciano”,”La teoria del partito rivoluzionario.”,”- Mazzini e il problema del partito (pag 17)”,”PCIx-511″
“GRUPPI Luciano”,”Storicità e marxismo.”,”Machiavelli nella letteratura marxista. “”È singolare invece che il Machiavelli non abbia trovato posto di una certa ampiezza nella letteratura marxista. Certo, si sa oggi che Marx annotò a lato con ammirazione le pagine che le ‘Storie fiorentine’ dedicavano alla rivolta dei Ciompi; Engels si riferisce con rispetto a Machiavelli nella ‘Dialettica della natura’. Ma sembra non esservi, nel pensiero marxista in generale, la piena consapevolezza o, per lo meno, l’adeguata valorizzazione di un fatto fondamentale: che con Machiavelli inizia il pensiero politico moderno, non solo nel senso che con lui comincia la teorizzazione dello Stato moderno, o, più esattamente, di come deve essere diretta la sua costruzione, ma soprattutto nel senso che, con lui, la politica viene ad essere fondata sperimentalmente; cessa di essere dedotta dai principi della teologia, della metafisica e dell’etica e trova nella esperienza storica – e in quella soltanto – la ragione delle sue leggi, la motivazione del proprio farsi. La modernità vera del Machiavelli sta in questo suo riferirsi alle forze reali in campo nella lotta politica. In questo senso, si può anche dire che egli vada al di là del pensiero politico moderno, dei teorici dell’assolutismo come di quelli dello «Stato di diritto» o della società democratica. Questi infatti ci danno una teoria della società e dello Stato che vale a legittimare filosoficamente e giuridicamente lo Stato a cui aspirano; ci danno una interpretazione della origine della società e dello Stato che no è storica, ma ideologica, perché tesa a giustificare teoricamente e giuridicamente lo Stato a cui pensano. Per Machiavelli le cose stanno in altro modo. Vi è in lui la visione dello Stato moderno (…)”” (pag 49) [Luciano Gruppi, Storicità e marxismo’, Editori Riuniti, Roma, 1980] L’essenzialità del rapporto Marx-Hegel (pag 143 e seguenti)”,”PCIx-512″
“GRUPPO INDUSTRIALE SENATORE ERASMO PIAGGIO”,”Un secolo di lavoro al servizio dell’Italia.”,”Oggi (1967) il complesso di attività del gruppo Piaggio comprende 24 aziende con circa 50 stabilimenti industriali e tenute agricole che danno lavoro a 30 mila persone.”,”LIGU-110″
“GRUZINSKI Serge”,”Histoire de Mexico.”,”GRUZINSKI è D di ricerca al CNRS e D di studi all’ EHESS. E’ uno dei migliori specialisti del Messico e ha scritto con Carmen BERNAND una ‘Histoire du Nouveau Monde’ (FAYARD, t.1, De la decouverte à la conquete’, 1991; t.2, ‘Les Metissages’, 1993).”,”AMLx-019″
“GUALA Francesco”,”Filosofia dell’economia. Modelli, causalità, previsione.”,”Francesco Guala insegna Filosofia all’Università di Exeter. Ha pubblicato: The Methodology of Experimental Economics (Cambridge University Press, 2005) e ha curato, con M. Motterlini, L’economia cognitiva sperimentale (Università Bocconi Editore, 2005).”,”ECOT-137-FL”
“GUALERNI Gualberto”,”Mercati imperfetti. Il contributo di Francesco Vito al dibattito degli anni Trenta.”,”GUALERNI Gualberto nato nelle Marche nel 1930, si è interessato alle questioni di economia e di politica industriale. E’ docente alla facoltà di economia e commercio all’ Istituto Universitario di Bergamo. (Per la bibliografia v. retrocopertina)”,”ECOT-045″
“GUALERNI Gualberto a cura; saggi di RANCI ORTIGOSA Emanuele ONIDA Valerio BIANCHI Giovanni PARISI Arturo TURCHINI Angelo GUALERNI Gualberto”,”I cattolici degli anni ’70.”,” Populismo (pag 31) “”Un cenno va fatto anche alle istanze populistiche presenti nella tradizione dei cattolici che si sono sempre dimostrati particolarmente sensibili ai bisogni degli strati più poveri e degli emarginati. Indubbiamente talune versioni del populismo sono spesso servite a celare la realtà della struttura di classe e delle sue dinamiche oggettive e tuttora fungono da alibi nei confronti di suggestioni moderate o addirittura reazionarie o all’opposto per fughe demagogiche. Tuttavia quando questa tradizione riesce a liberarsi da tali incrostazioni, rigenerandosi attraverso una feconda saldatura con le prospettive anticapitalistiche e di classe, è in grado di esprimere un positivo contributo all’aggregazione di un blocco sociale alternativo. I militanti che hanno alle spalle questa tradizione si sono trovati in prima fila nello sforzo di coinvolgere l’intero movimento operaio in un impegno serrato sui problemi del sottoproletariato e del proletariato marginale per coinvolgerli, al fianco e dentro le organizzazioni dei lavoratori, in esperienze di partecipazione attiva alla lotta per l’emancipazione della propria condizione. E ciò ha permesso al movimento operaio stesso di superare antichi schematismi che portavano a una drastica sottovalutazione nei riguardi degli strati sociali in questione e del loro ruolo potenziale in ordine all’allargamento delle alleanze della classe. L’attualità di questa problematica rispetto al dibattito politico e sindacale è di immediata percezione”” [dal saggio di Gualerno Gualerni e Emanuele Ranci Ortigosa, ‘Questione cattolica e questione italiana: evoluzione e prospettive del «mondo cattolico»] Cattolici e pensiero marxiano (pag 33)”,”RELC-386″
“GUALINO Riccardo”,”Frammenti di vita.”,”Gualino (Riccardo), industriale italiano (Biella 1879 – Pian dei Giullari, Firenze, 1964). Fondò la Snia (poi Snia Viscosa), l’ industria dolciaria UNICA e l’ Unione italiana cementi; all’inizio del secondo dopoguerra svolse la propria attività anche nel campo della produzione cinematografica (Lux Film). Fu anche grande collezionista d’ arte. Enciclopedia Rizzoli Larousse 2000 – Copyright RCS Libri S.P.A.”,”ITAE-035″
“GUALMINI Elisabetta”,”La politica del lavoro.”,”Elisabetta Gualmini, dottore di ricerca in Scienza della politica, lavora presso il Centro di Analisi delle Politiche Pubbliche dell’Università di Bologna.”,”ECOS-017″
“GUALTIERI Roberto SPAGNOLO Carlo TAVIANI Ermanno a cura, saggi di Giuseppe VACCA Angelo ORSI Lucio VILLARI Albertina VITTORIA Mario BELARDINELLI Aldo AGOSTI Anna DI-BIAGIO Elena DUNDOVICH Maria Teresa GIUSTI Francesco BENVENUTI Paolo POMBENI Silvio PONS Jonathan HASLAM Carlo SPAGNOLO Guido FORMIGONI Elena AGA-ROSSI Giovanni GOZZINI Renato MORO Ermanno TAVIANI Simona COLARIZI, testimonianze di Giulio ANDREOTTI e Giorgio NAPOLITANO”,”Palmiro Togliatti.”,”Saggi di Giuseppe VACCA Angelo ORSI Lucio VILLARI Albertina VITTORIA Mario BELARDINELLI Aldo AGOSTI Anna DI-BIAGIO Elena DUNDOVICH Maria Teresa GIUSTI Francesco BENVENUTI Paolo POMBENI Silvio PONS Jonathan HASLAM Carlo SPAGNOLO Guido FORMIGONI Elena AGA-ROSSI Giovanni GOZZINI Renato MORO Ermanno TAVIANI Simona COLARIZI, testimonianze di Giulio ANDREOTTI e Giorgio NAPOLITANO “”Sulla questione della cattura degli italiani, il 31 gennaio 1943, Vincenzo Bianco, all’epoca rappresentante del Partito comunista d’Italia all’interno del Comintern e responsabile dell’attività di propaganda antifascista tra i prigionieri italiani, scrisse una lettera a Togliatti nella quale, tra le altre cose, affrontava la questione dell’Armir, in considerazione dell’avvenuto sfondamento delle divisioni alpine, le ultime rimaste a difesa del fronte (…). Bianco chiedeva dunque a Togliatti di intervenire, per salvare almeno gli alpini, da poco catturati, dalle terribile marce fino ai campi, e appellandosi al “”tatto politico”” dimostrava di essere consapevole della reazione che avrebbe potuto avere Stalin a una simile interferenza, soprattutto in una fase della guerra così critica. La risposta di Togliatti a Bianco, del 15 febbraio-3 marzo 1943 (14), rivela il clima di tensione che si respirava nell’Urss in quegli anni e svela la mancanza di libertà d’azione, di capacità propositiva di fronte al potere staliniano, nonché la completa aderenza ai canoni del comunismo internazionale. Secondo Togliatti, Bianco era troppo “”sentimentale”” e con i suoi ragionamenti filantropici si discostava dalla posizione assunta dalla ‘leadership’ staliniana. (…) Il rifiuto di Togliatti di prendere qualsiasi iniziativa per salvare i prigionieri italiani, il tentativo di presentare la morte di migliaia di uomini come la giusta nemesi per aver partecipato alla guerra contro l’Urss e per non essersi dissociati da tale scelta lottando contro il fascismo dimostrano la totale accettazione della politica staliniana”” [Maria Teresa Giusti, Togliatti e i prigionieri dell’ARMIR] [(in) …] (pag 155-156)”,”PCIx-354″
“GUALTIERI Roberto”,”L’8 settembre dei partiti. Alle origini della democrazia italiana.”,”In apertura citazione manoscritta di uno scritto di Lenin ‘in America’, dicembre 1912 ‘sulla politica borghese della classe operaia se questa dimentica i suoi scopi…per apparenti miglioramenti'”,”ITAP-039-FV”
“GUARDUCCI Annalisa a cura; saggi di Philippe CONTAMINE Jerzy TOPOLSKI Juozas JURGINIS Charles VERLINDEN Jean-Pierre BERTHE Pierre DOCKES Sergio ANSELMI N.A. GORSKAJA e S.M. KACHTANOV Marcel COUTURIER Alberto COVA Mariusz KULCZYKOWSKI Peter LASLETT Rolf SPRANDEL Antonio Ivan PINI Charles M. DE-LA-RONCIERE Bernard CHEVALIER Emiliano FERNANDEZ DE PINEDO Walter ENDREI Spyros ASDRACHAS Charles WILSON Ulf DIRLMEIER A.A. SVANIDZE Donald C COLEMAN Raffaello VERGANI Daniel ROCHE Giorgio COSTAMAGNA Antoni MACZAK Fritz BLAICH Elena BRAMBILLA Ennio POLEGGI”,”Forme ed evoluzione del lavoro in Europa: XIII-XVIII secc.”,”Saggi di Philippe CONTAMINE Jerzy TOPOLSKI Juozas JURGINIS Charles VERLINDEN Jean-Pierre BERTHE Pierre DOCKES Sergio ANSELMI N.A. GORSKAJA e S.M. KACHTANOV Marcel COUTURIER Alberto COVA Mariusz KULCZYKOWSKI Peter LASLETT Rolf SPRANDEL Antonio Ivan PINI Charles M. DE-LA-RONCIERE Bernard CHEVALIER Emiliano FERNANDEZ DE PINEDO Walter ENDREI Spyros ASDRACHAS Charles WILSON Ulf DIRLMEIER A.A. SVANIDZE Donald C COLEMAN Raffaello VERGANI Daniel ROCHE Giorgio COSTAMAGNA Antoni MACZAK Fritz BLAICH Elena BRAMBILLA Ennio POLEGGI Presidente onorario dell’ Istituto Datini A. FANFANI, presidente Ottone MAGISTRALI Segretario generale Mario BELLANDI, Comitato scientifico, Presidente Fernand BRAUDEL Vicepresidente Aldo DE-MADDALENA Direttore Guido PAMPALONI. Del comitato scientifico fanno parte tra gli altri Carlo M. CIPOLLA, Luigi DE-ROSA, Giorgio DORIA, Jean FAVIER Aleksander GIEYSZTOR Giorgio MORI Alberto TENENTI “”Il lavoro sotterraneo è duro e pericoloso, ma i ritmi – almeno nell’ impresa pubblica – sembrano relativamente contenuti, e l’ amministrazione è tollerante e paterna. Gli orari di lavoro – otto ore tra mattina e pomeriggio – soo assai elastici, le festività numerose, tali che le giornate effettivamente lavorative, escluse anche le domeniche e i mezzi sabati, sono sulle 210-220 l’ anno. Per di più vi è l’ uso che i minatori, divisi in due gruppi, operino a settimane alterne: non solo per concedersi una settimana ‘di respiro’ rispetto alla durezza del loro compito, ma anche per occuparsi, quando la stagione sia adatta, dei lavori della campagna.”” (pag 626-627, Raffaello Vergani, Tecnologia e organizzazione del lavoro nell’ industria veneta del rame, secoli XVI-XVIII)”,”CONx-137″
“GUARESCHI Giovanni”,”Italia provvisoria. Album del dopoguerra.”,”Campagna elettorale 1948 del Fronte popolare Garibaldi: “”Masaryk è stato ucciso dall’imperialismo americano”” (sul colpo ‘comunista’ in Cecoslovacchia) “”Votare comunista per assicurarci maggiuri aiuti dagli americani”” (pag 178)”,”ITAS-017-FSD”
“GUARINI Renato TASSINARI Franco”,”Statistica economica. Problemi e metodi di analisi.”,”Renato Guarini è preside della Facoltà di Scienze statistiche dell’Università di Roma La Sapienza, dove insegna Statistica economica. Franco Tassinari insegna statistica economica nella Facoltà di Scienze statistiche dell’Università di Bologna.”,”STAT-015-FL”
“GUARINI Ruggero SALTINI Giuseppe”,”I primi della classe. Il “”culturocomunismo”” dal 1944 al 1984. Un’antologia per ricordare.”,”””Uniti e compatti seguivano i loro capi”” (Omero) “”Il popolo è oppio per il popolo”” (T.W. Adorno) (in apertura) BREVI BIOGRAFIE DI M. ALICATA M. ARGENTIERI U. ATTARDI U. BARBARO R. BATTAGLIA GIOVANNI BERLINGUER G. BERTI R. BIANCHI-BANDINELLI G. BOFFA A. BORRELLI M. CAPRARA U. CASIRAGHI L. CAVALLO U. CERRONI T. CHIARETTI R. DAL-SASSO R. DE-GRADA A- DEL-GUERCIO M. DE-MICHELI F. DI-GIAMMATTEO A. DONINI E. D’ONOFRIO S. FE’ D’OSTIANI L. FERRANTE G. FERRATA G. FERRETTI G. GARRITANO V. GERRATANA P. GOBETTI L. GRUPPI R. GUTTUSO M.T. LANZA DE LAURENTIS C. LIZZANI L. LOMBARDO RADICE L. LUCIGNANI MA. MACCIOCCHI C. MALTESE GASTONE MANACORDA GIULIANO MANACORDA MARIO ALIGHIERO MANACORDA C. MARCHIESI A. MEOCCI D. MICACCHI E. MUZII A. NATTA A. PANCALDI P. PARDO G. PEIRCE L. PESTALOZZA E. PETRI F. PLATONE G. PONTECORVO G. PUCCINI L. QUAGLIETTI M. RAGO P. RICCI G. RICCIOLI F. RODANO C. SALINARI V. SANSONE A. SAVIOLI A. SCAGNETTI B. SCHACHERL E. SERENI A. SERONI M. SPINELLA P. SPRIANO M. TANNENBAUN R. TEDESCHI P. TOGLIATTI G. TOTI GIULIO TREVISANI LUCA TREVISANI A. TROMBADORI G. TROMBATORE E. VALENTE M. ZAFRED R. ZANGRANDI Dono volume di M. Caprini”,”PCIx-518″
“GUARINO Mario”,”I mercanti del Vaticano. Affari e scandali l’ industria delle anime.”,”Mario GUARINO collabora al settimanale economico ‘Il Mondo’. Tra le sue pubblicazioni: – Berlusconi. Inchiesta sul Signor TV. KAOS. 1993 con Giovanni RUGGERI -L’Italia della vergogna. LASER. 1995 -I santuari proibiti. LASER. 1996″,”RELC-047″
“GUARINO Antonio”,”Spartaco. Analisi di un mito.”,”GUARINO A. è professore di diritto romano all’Università di Napoli. Ha pubblicato nel 1975 ‘La rivoluzione della plebe’. “”Fu appunto nel nome di lui che vennero inviate, a partire dal 27 gennaio 1916, quelle famose ‘lettere politiche’, tutte firmate ‘Spartacus’ o ‘Spartakus’, da cui derivò in Germania, nel bene o nel male delle sue agitate vicende, il movimento spartachista, lo ‘Spartaksbund’ di due grandi vittime, ma non perciò di due sconfitti: Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg. Le fortune di Spartaco come simbolo del proletariato in rivolta furono ancora accresciute, particolarmente nell’area sovietica, dall’intervento di Lenin e di Stalin. La voce di Lenin si fece sentire sopra tutto quando nel 1930, fu pubblicato postumo lo scritto ‘Sullo Sato’: un’opera in cui Spartaco viene celebrato come l’eroe di una delle più grandi rivolte servili della storia, alla quale si deve uno tra gli scuotimenti più forti subiti dal sistema sociale ed economico romano””. (pag 14)”,”STAx-220″
“GUARINO Giuseppe”,”Quale costituzione? Saggio sulla classe politica.”,”GUARINO Giuseppe è professore di diritto amministrativo nell’Università di Roma. Ha insegnato diritto costituzionale a Sassari e a Siena e diritto pubblico a Napoli e Roma. Ha scritto tra l’altro: “”Il presidente della Repubblica italiana””.”,”ITAP-155″
“GUARINO Antonio”,”La rivoluzione della plebe.”,”Antonio Guarino professore di Istituzioni di diritto romano e di Diritto romano nell’Università di Napoli, è ordinario di materie romanistiche da oltre trent’anni. Ha studiato in particolare il diritto romano pubblicando monografie e articoli.”,”STAx-031-FV”
“GUARINO Giuseppe TONIOLO Gianni a cura, collaborazione di Alfredo GIGLIOBIANCO Giuseppe SANTONOCITO Raffaele SGRULLETTA, saggi di Gianni TONIOLO Giuseppe GUARINO”,”La Banca d’Italia e il sistema bancario, 1919-1936.”,”””Durante i primi mesi del 1921, la polemica tra i Perrone e il gruppo dirigente della Commerciale assunse toni pubblici sempre più accesi con campagne di stama condotte senza esclusione di colpi, compreso l’insulto personale”” (pag 23) (Toniolo, Il profilo economico)”,”ITAE-073-FP”
“GUARINO Giuseppe”,”I soldi della guerra. Gli Stati Uniti: spesa militare, innovazione, economia globale.”,”Giuseppe Guarino (Napoli, 15 novembre 1922 – Roma, 17 aprile 2020[1]) è stato un giurista, politico e accademico italiano. Biografia (wikip) Allievo del liceo Antonio Genovesi di Napoli, caporale maggiore in zona di operazioni nel 1943, fu primo classificato all’esame di procuratore legale nel 1944. Intrapresa la carriera accademica, insegnò all’Università di Sassari nel 1948, poi fu docente di diritto costituzionale a Siena, a Napoli, a Roma. “”All’inizio della sua carriera venne mandato negli Stati Uniti e in Messico a studiare l’industria petrolifera e incrociò la Montedison di Eugenio Cefis””.[2] Dal 1967 al 1987 fu sindaco della Banca d’Italia[3], veste nella quale – secondo Paolo Savona – divenne “”il vero consigliere occulto nell’epoca Carli””[4]. Deputato per la Democrazia Cristiana nella X Legislatura, nel 1987 fu Ministro delle finanze nel governo Fanfani VI, e in seguito Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato e Ministro delle partecipazioni statali nel governo Amato I, dal 1992 al 1993; è stato l’ultimo titolare della delega alle partecipazioni statali[5] prima della soppressione del ministero, abolito dal referendum abrogativo del 1993[6]. Noto giurista, fu uno dei primi professori ordinari di Diritto pubblico alla Sapienza – Università di Roma. Europeista convinto all’epoca dei padri fondatori dell’Unione europea, Guarino divenne in seguito un forte critico dell’euro. Sostenne inoltre tra l’altro l’illegittimità del fiscal compact.[7] È morto a Roma il 17 aprile 2020, all’età di 97 anni.”,”USAQ-006-FV”
“GUARNASCHELLI Emilio a cura di Nella MASUTTI”,”Una piccola pietra. Le lettere di un operaio comunista morto nei gulag di Stalin.”,”Emilio GUARNASCHELLI, giovane operaio comunista, visse con entusiasmo i suoi primi mesi in URSS, ma nel 1935, durante una massiccia ondata di arresti venne condannato a cinque anni nel campo di Pinega, oltre il circolo polare artico. Questo libro documenta, attraverso le lettere raccolte dalla sua ragazza di allora, Nella MASUTTI, la presa di coscienza delle persecuzioni staliniane, la sofferenza, la fame, la solitudine della prigionia, fino alla morte avvenuta all’ età di 28 anni, nel 1939. In appendice le lettere del fratello Mario ad Emilio, in cui Mario prende in buona sostanza per buone le accuse dello stalinismo e invita il fratello alla sottomissione.”,”RUSS-077″
“GUARNER Vicente”,”Cataluña en la guerra de España, 1936-39.”,”Errori commessi (pag 373) Repubblicani: Mancanza di ufficiali subalterni preparati Vicente Guarner. Nato nel 1893 (Baleari) e cresciuto in Barcellona, nel 1908 entra nell’accademia di fanteria a Toledo uscendone come sottotenente nel 1911. Ottiene il diploma in Stato Maggiore nel 1919. Diventato comandante, viene poi nomimato capo della 7° brigata di fanteria a Barcellona. Nel 1935 fu designato professore di tattica della Scuola Superiore di Guerra di Madrid. Tornato a Barcellona diventa capo superiore dell’ Ordine pubblico di Catalogna. Durante la guerra civile ottiene la carica di sottosegretario alla difesa del Governo della Generalidad de Calaluna, capo dell’esercito di Aragona (marzo-giugno 1937) membro dello Stato Maggiore sezione operazioni. Esiliato in Messico svolse attività come colonello della forza aerea messicana e poi dirigente del Banco de la Propiedad y de la Industria de Mexico e altro.”,”MSPG-217″
“GUARNIERI Mario”,”I consigli di fabbrica.”,”””Affermato quindi il suo criterio favorevole alla costituzione delle organizzazioni per industria, il Tasca passava a trattare il problema dei rapporti tra consigli di fabbrica e sindacato. Aderendo alla tesi di Zinoviev dichiarava di respingere la concezione del Sindacato che ne fa “”un’ unione duratura di salariati di una industria allo scopo di migliorare le condizioni di lavoro e combattere il loro peggioramento entro i limiti posti dall’ economia capitalistica”” e di ritenerlo invece l’ organismo che “”difendendo l’ operaio salariato entro lo schema del sistema borghese tende a liberare il proletariato dalla schiavitù del capitale, il che non può fare se non sospingendolo a superare i limiti dell’ economia capitalistica sostituendole la propria economia””. Il Tasca non è dunque per la negazione del Sindacato, ma è ugualmente contrario alla tesi degli anarchici che lascerebbero al sindacato la pura funzione della resistenza, e alla tesi dei riformisti che vorrebbero il sindacato al disopra dei consigli, i quali vorrebbero ridotti ad essere soltanto dei puri organismi tecnici di preparazione alla futura gestione della fabbrica””. (pag 109)”,”SIND-051″
“GUARRACINO Scipione”,”Storia degli ultimi cinquant’anni. Sistema internazionale e sviluppo economico dal 1945 a oggi.”,”GUARRACINO è Condirettore della rivista ‘I viaggi di Erodoto’. Ha scritto varie opere tra cui: – Storiografia e didattica della storia (EDITORI RIUNITI. 1983) -Il Fascismo. 1998 (con DE-BERNARDI A.) -Dizionario di storia. 1995 (idem)”,”RAIx-056″
“GUARRACINO Scipione”,”Mediterraneo. Immagini, storie e teorie da Omero a Braudel.”,”GUARRACINO S. insegna metodologia della storia presso la facoltà di Scienze politiche di Firenze. Per la Bruno Mondadori ha collaborato a diversi dizionari (storiografia, fascismo, storia). “”Più sconosciuto dell’ esuberante India restava l’ Atlantico. Che cosa c’era al di là della massa grigia delle sue acque? Platone aveva immaginato un paese di utopia, il continente Atlantide, posto al di là delle colonne d’ Ercole in mezzo all’ Oceano, un “”vero mare”” se confrontato con “”il porto d’angusto ingresso”” che è il Mediterraneo (Timeo, 25a). L’ immensità dell’ Oceano, nel quale si vaga “”alla scoperta dell’ ignoto”” ricompare anche nelle ‘Naturales quaestiones’ di Seneca (III, Praef. 10), che però in altro punto scrive: “”quanta è mai la distanza fra i più remoti lidi della Spagna e l’ India? Un percorso di pochissimi giorni, se la nave fila col vento in poppa”” (I, Praef. 13). Questa frase colpì moltissimo Cristoforo Colombo, ma non va letta fuori dal suo contesto e dal suo prevalente intento etico.”” (pag 130)”,”STOS-129″
“GUARRACINO Scipione”,”Storia degli ultimi sessant’anni. Dalla guerra mondiale al conflitto globale.”,”Scipione Guarracino insegna Metodologia della storia presso la facoltà di Scienze politiche di Firenze. Oltre alle parti medievale e moderna di alcuni manuali per le scuole secondarie superiori, ha scritto diversi lavori in materia di didattica della storia, metodologia e storia della storiografia.”,”RAIx-033-FL”
“GUARRACINO Scipione”,”Storia degli ultimi cinquant’anni. Sistema internazionale e sviluppo economico dal 1945 a oggi.”,”Scipione Guarracino insegna Metodologia della storia presso la facoltà di Scienze politiche di Firenze. Oltre alle parti medievale e moderna di alcuni manuali per le scuole secondarie superiori, ha scritto diversi lavori in materia di didattica della storia, metodologia e storia della storiografia.”,”STOx-057-FL”
“GUASCO Maurilio”,”Fascisti e cattolici in una città rossa. I cattolici alessandrini di fronte al fascismo, 1919-1939.”,”Maurilio Guasco (Solero, 1939) ha studiato nelle università di Roma, Parigi, e Torino. Si occupa di storia politica-religiosa. Ha pubblicato ‘Romolo Murri e il modernismo’ (1968).”,”RELC-006-FMB”
“GUASTINI Riccardo”,”Marx: dalla filosofia del diritto alla scienza della società. Il lessico giuridico marxiano (1842-1851).”,”Riccardo GUASTINI (Genova, 1946) è professore incaricato di filosofia del diritto nell’ Università di Sassari ed assistente della stessa materia nell’ Università di Genova. Ha collaborato a varie riviste tra cui ‘Movimento operaio e socialista’. Tra i suoi lavori ‘La teoria generale del diritto in URSS’ (1971), ‘La formazione imperialistica mondiale e le contraddizioni della nostra epoca’ (1972). “”””Tutte le collisioni della storia – leggiamo nella Deutsche Ideologie – hanno la loro origine nella contraddizione (Widerspruch) tra le forze produttive e la forma di relazioni (Vekehrsform)””. Questa contraddizione “”si è già manifestata più volte nella storia fino ad oggi… (e) ogni volta dovette esplodere in una rivoluzione, assumendo in pari tempo diverse forme accessorie, … come collisioni di diverse classi, contraddizione della coscienza, lotta ideologica, ecc., lotta politica, ecc.””. (…) La legge generale sembra dunque essere questa. Di regola, tra forze produttive e rapporti di produzione vi è un qualche tipo di “”corrispondenza””. Ad esempio, è certo impensabile una produzione prevalentemente agricola e secondariamente artigianale- come quella feudale- entro rapporti di produzione capitalistici; e, reciprocamente, non è possibile la grande industria entro rapporti di produzione feudali. Tuttavia, a un certo grado di sviluppo delle forze produttive, questa corrispondenza viene meno, si muta in contraddizione: quelle date forze produttive non possono più essere contenute, come per il passato, in quei dati rapporti; (…). La descritta contraddizione è appunto il fondamento materiale, o – con le parole di Marx – il “”presupposto pratico assolutamente necessario”” di qualsiasi rivoluzione””.”,”MADS-330″
“GUASTINI Riccardo”,”I due poteri. Stato borghese e Stato operaio nell’analisi marxista.”,”GUASTINI R. ha vinto la cattedra di Dottrina dello Stato nel 1976 e insegna (1978) teoria generale del diritto a Genova. Fa parte della redazioen di ‘Classe’ e ‘Critica del diritto’. Ha scritto vari libri.”,”TEOC-498″
“GUASTINI Riccardo”,”Marx: dalla filosofia del diritto alla scienza della società. Il lessico giuridico marxiano (1842-1851).”,”Riccardo Guastini (Genova, 1946) è professore incaricato di filosofia del diritto nell’Università di Sassari ed assistente della stessa materia nell’Università di Genova (1974). Ha collaborato a varie riviste tra cui ‘Movimento operaio e socialista’. Tra i suoi lavori ‘La teoria generale del diritto in URSS’ (1971), ‘La formazione imperialistica mondiale e le contraddizioni della nostra epoca’ (1972). Marx critico delle ideologie. “”Nella ‘Deutsche Ideologie’, Marx raggruppa sotto il termine «ideologia» la morale, la religione, la metafisica, in generale tutte le forme di coscienza (101). Egli lascia anche intendere, qua e là (102), che l’ideologia in genere si identifica senz’altro con il suo rappresentante più tipico: l’idealismo tedesco, e in specie quello della sinistra hegeliana (che è propriamente: «l’ideologia tedesca»). Se però l’interprete accettasse questa limitata visuale, si precluderebbe l’indagine sugli aspetti in realtà più significativi del Marx critico delle ideologie (anche se tali aspetti non rientrano, a rigore, nella problematica originale del materialismo storico). Abbiamo già commentato sopra, in via incidentale, un passo tratto dal ‘Manifesto’ in cui Marx (con Engels) svela il segreto apologetico dei concetti di «natura» e «ragione» (103). Questo tipo di tematica è ricorrente in tutta l’opera di Marx: si veda la critica a Hugo (104) e quella a Hegel (105) del Marx giovane, quella all’economia politica del Marx maturo. Anche nelle opere che qui studiamo (specialmente, poi, nella ‘Misère de la philosophie’), l’esempio citato non è isolato”” (pag 263-264) [Riccardo Guastini, Marx: dalla filosofia del diritto alla scienza della società. Il lessico giuridico marxiano (1842-1851), Il Mulino, Bologna, 1974] [Riccardo Guastini (Genova, 1946) è professore incaricato di filosofia del diritto nell’Università di Sassari ed assistente della stessa materia nell’Università di Genova (1974). Ha collaborato a varie riviste tra cui ‘Movimento operaio e socialista’. Tra i suoi lavori ‘La teoria generale del diritto in URSS’ (1971), ‘La formazione imperialistica mondiale e le contraddizioni della nostra epoca’ (1972)] [(101) DZ, 1206; MEOC, V, 22; (102) Cfr. Le voci «Idealismus», «Idee», «Ideologie»; (103) Cfr. supra, par. 4; (104) Cfr. supra, parte prima , III; (105) Cfr. supra, parte seconda, II]”,”MADS-035-FF”
“GUASTINI Riccardo; LEVRERO Renato”,”Nicos Poulantzas, ‘Fascisme et dictature. La troisième Internationale face au fascisme’, Paris, Maspero, 1970, pp. 402 (Guastini); Thomas Lowit, ‘Le syndicalisme de type soviétique’, Paris, A. Colin, 1971 (Levrero).”,”

“”N. Poulantzas, studioso di scuola althusseriana è già noto per un ampio lavoro di filosofia giuridica (‘Nature des choses et droit. Essai sur la dialectique du fait et de la valeur’, Paris, 1964); (…) ma soprattutto per ‘Pouvoir politique et classes sociales de l’Etat capitaliste’ (Paris, 1968, trad. it. Roma, 1971), ampio lavoro di sistemazione della teoria marxista-leninista dello Stato e dei suoi rapporti con le classi, e al contempo critica della lettura storicistica di Marx. Egli tenta con questa ricerca di applicare ad una problematica particolare taluni dei concetti teorici già elaborati e predisposti nella sua opera precedente. Questo ‘Fascisme et dictature’ non è però lavoro di ricostruzione storiografica, bensì uno studio di «teoria politica» (p. 9). (…) In primo luogo, il fascismo si situa nello stadio ‘imperialista’ del capitalismo. L’imperialismo, però, non è semplicemente un fenomeno economico: ad esso, in quanto stadio economico determinato del modo capitalistico di produzione, corrispondono altrettanto determinate modificazioni anche ai vari livelli della sovrastruttura (politica, ideologia, diritto, ecc.) ed una loro nuova articolazione rispetto all’economia. Del tutto giustamente P. mette in evidenza che, allo stadio imperialista del capitalismo, alle ben note trasformazioni (analizzate da Lenin) nella struttura economica fanno riscontro un «ruolo nuovo» dello Stato, di cui è manifestazione un particolare interventismo nell’economia, e la formazione, sotto numerose varianti, dell’ideologia imperialista. Questo vale al livello di una singola formazione sociale nazionale, ma è altrettanto vero nel campo internazionale. Infatti è soltanto nella considerazione congiunta di economia, politica e ideologia, che è possibile fondare i concetti di «catena imperialista» e di «sviluppo ineguale» dei suoi anelli. «Lo sviluppo ineguale della catena imperialista significa tra l’altro che, a parte l’anello più debole, gli altri anelli non hanno la medesima potenza: sono anch’essi ‘relativamente’ più deboli e più forti. ‘In termini propri, la forza degli uni dipende ormai direttamente dalla debolezza degli altri, e viceversa’». E, d’altro canto, l’anello più debole è tale perché in esso si concentrano tutte le contraddizioni economiche, politiche, e ideologiche, della catena. (…) Una delle parti più interessanti dell’elaborazione di P. attiene alla natura di classe della piccola borghesia (pp. 257-267), uno dei punti nodali della teoria marxista delle classi sociali. (…) Dopo aver analizzato il campo della lotta di classe P. dedica l’ultima parte de volume allo Stato fascista. In via preliminare egli compie una rivalutazione di Gramsci sotto il profilo della concezione dello Stato. In effetti, Gramsci ha il merito di aver aperto n campo di analisi (quasi) inesplorato dal pensiero marxista; egli ha insistito sul fatto che il dominio politico non è riducibile alla nuda forza, ma implica l’esercizio di una controllo ideologico che Gramsci chiamava ‘egemonia’ (si vedano in specie le ‘Note su Machiavelli’). Egli ha anche sottolineato che lo «Stato» include organismi abitualmente considerati privati, come la chiesa, le scuole, i sindacati, i partiti, l’apparato d’informazione. P. riprende questi temi gramsciani sviluppando una teoria degli ‘apparti ideologici di Stato’ (= AIS), già sbozzata da L. Althusser (‘Idéologie et appareils idéologiques d’Etat’, in ‘La Pensée’ giugno 1970, trad. it. in ‘Critica Marxista’, 1970, n: 5), con cui peraltro egli polemizza in più punti (pp. 327-338)”” (pag 279-282) [Riccardo Guastini, Nicos Poulantzas, ‘Fascisme et dictature. La troisième Internationale face au fascisme’, Paris, Maspero, 1970, pp. 402, ‘Libri’] [in ‘Movimento operaio e socialista’, Genova, n. aprile-giugno 1972]”,”INTT-343″ “GUATRI Luigi”,”Turnaround. Declino, crisi e ritorno al valore.”,”GUATRI Luigi è professore ordinario di Economia e direzione delle imprese, direttore dell’Istituto di Economia delle aziende industriali e commerciali dell’Università Bocconi di Milano. E’ stato rettore della Bocconi dal 1984 al 1989.”,”ECOA-015″ “GUCCERELLI Demetrio SESTINI Emilio”,”Bettino Ricasoli. I suoi tempi la sua opera e il suo dramma politico.”,”N° 1374 N° 1374 “”L’amor proprio del Conte di Cavour, che per un momento si era lusingato di avere aggiogato al suo carro anche il Barone di ferro, deve avere provato una ben crudele delusione quando dovette accorgersi che il silenzio e la acquiescenza del Ricasoli dipendevano solo dal fatto che egli aveva adottato i suoi metodi e congiurava per proprio conto””. (pag 184) “”Col Re, senza il Re, contro il Re””. “”Il Ricasoli aveva pensato che una Monarchia coraggiosa, illuminata e popolare servirebbe meglio alla formazione e allo sviluppo della Nazione che non la Repubblica democratica più facile ad abbandonarsi alla demagogia e al disordine. Ma se anche questa era la sua opinione, come lo era di Garibaldi e dei repubblicani che aveva accettato il programma “”Italia e Vittorio Emanuele””, egli era anzitutto e soprattutto unitario e voleva l’ Italia una, con qualunque programma e con qualunque uomo. Non era stato per viltà o per opportunismo che si era tratto indietro dopo essersi associato al Nicotera e al Mazzini, ma perché si era reso conto che il suo atteggiamento aveva finalmente spinto il Governo di Torino ad agire nel senso che voleva. La sua formula era “”Col Re, senza il Re, contro il Re””.”” (pag 192)”,”ITAB-230″ “GUCCIONE Eugenio”,”Luigi Sturzo. Il pensiero dei padri costituenti.”,”La guerra come fenomeno irrazionale. “”A giudizio dell’autore, che si muove da Sant’Agostino a San Tommaso, da Suarez a Grozio, da Rousseau a Kant, da Hegel a Marx, accettando o confutando le teorie del passato, si deve ammettere che, al pari della schiavitù, “”anche la guerra come istituto giuridico può decadere, se muteranno le altre condizioni che la rendono ancora efficace e attuale”” (12). A noi sembra che Sturzo, fedele ai criteri classici di ricerca, imperni l’intera opera sul seguente fondamentale sillogismo: ‘l’uomo, per sua natura, è un essere razionale’ (premessa maggiore); ‘la guerra, di per se stessa, è un fenomeno irrazionale’ (premessa minore); ‘l’uomo, sviluppando la sua razionalità, è portato di conseguenza ad eliminare la guerra’ (conclusione).”” (pag 84) (12) Le citazioni sono prese dall’edizione italiana: L. Sturzo, La Comunità internazionale e il diritto di guerra’, Zanichelli, Bologna, 1954, p. 197″,”TEOP-435″ “GUCCIONE Eugenio PASTORI Paolo CIURLIA Sandro FERRAROTTI Franco”,”L’idea di Europa in Carlo Curcio (Guccione); La riflessione filosofica-politica di Carlo Curcio tra rivoluzione e tradizione (Pastori); Bibliografia degli scritti di Carlo Curcio (Ciurlia).”,”Nato a Napoli nel 1898, volontario durante la prima guerra mondiale, aderisce su posizioni filosofico-idealistiche al fascismo, collabora a ‘Critica fascista’ (dal 1924) e a ‘Lo Stato’ (dal 1930), insegna storia delle dottrine politiche a Perugia (dal 1928) e alla Cesare Alfieri di Firenze dal 1950. Si occupa delle matrici profonde del pensiero politico italiano (fra romanità, medioevo e rinascimento, controriforma e ragion di Stato), e riconsidera il pensiero politico meridionale settecentesco e l’illuminismo europeo. La sua opera fondamentale è ‘Europa. Storia di un’idea’. Muore nel 1971.”,”TEOP-564″ “GUCHET Yves”,”Georges Sorel, 1847-1922. “”Serviteur désintéressé du proletariat””.”,”GUCHET è agregé di diritto pubblico e di scienze politiche. E’ professore universitario. Insegna storia delle idee politiche a Paris X.”,”TEOC-189″ “GUDERIAN Heinz Generaloberst”,”A la tete des panzers. Souvenir d’un soldat.”,”prefazione del Colonnello COSSE’-BRISSAC. GUDERIAN nato nel 1888 a Kulm sulla Vistola, a 13 anni è già allievo della Scuola cadetti di Karlsruhe. A 19 anni è nel X° Battaglione Cacciatori di Hannover. Con la 1° GM si ritrova tenente sia nelle unità combattenti che nello Stato maggiore. Con l’armistizio, G. comincia ad interessarsi ad un’arma nuova di cui scopre a poco a poco che, se utilizzata con una tattica appropriata, permette importanti progressi nella strategia offensiva: i carri armati d’ assalto. Piazzato nel 1939 al comandoa del 19° corpo blindato, incaricato dell’affare di Sedan nel mese di maggio 1940, ottiene da HITLER di potersi muovere a suo modo ottenendo i successi che tutti conoscono. Dal 1941 G. comincia ad urtarsi con HITLER e la rottura sarà totale quando si ritirerà davanti a Mosca. Arrestato nel 1945 dagli americani, morirà nel 1954.”,”QMIS-031″ “GUDKOV Lev ZASLAVSKY Victor, Saggio di Rotislav KAPELIUSHNIKOV”,”La Russia postcomunista da Gorbaciov a Putin.”,”Lev Gudkov è professore di Sociologia e vicedirettore del Centro studi sull’opinione pubblica “”Jurij Levada”” (Mosca). Ha pubblicato, tra l’altro, L’identità negativa. Victor Zaslavsky è docente di Sociologia politica alla Luiss Guido Carli di Roma. Direttore del Centro “”Transition Studies”” e condirettore della rivista “”Ventunesimo secolo””. Tra le sue pubblicazioni recenti: Lo stalinismo e la sinistra italiana. Dal mito dell’URSS alla fine del comunismo 1945-1991, e Storia del sistema sovietico: l’ascesa, la stabilità, il crollo.”,”RUSx-191-FL” “GUDMUNDSSON Bruce I., a cura di Fabio MINI”,”Sturmtruppen. Origini e tattiche.”,”L’autore è Maggiore della Riserva dei Marines in congedo e storico militare. Ha insegnato alla Scuola di Comando del Corpo dei Marines di Quantico, Virginia, all’Accademia Militare di Sandhurst e all’Università di Oxford. Ha pubblicato tra l’altro ‘On Artillery’ e ‘On Fantery’ e ha curato l’edizione di ‘Inside the Africa Korps’. Fabio Mini è Generale di Corpo d’Armata, ispettore per il Reclutamento e le Forze di Complemento dell’Esercito e Vice Presidente del Consiglio Superiore delle Forze Armate Italiane. ‘Durante la Seconda guerra mondiale si accentua, ad opera degli inglesi e degli americani, il fenomeno dell’isolamento delle truppe “”speciali”” da quelle regolari. La necessità dell’assalto non riguarda più il livello tattico ma quello strategico e quindi la distanza d’intervento si estende e lo scopo, pur rimanendo essenzialmente lo stesso si sposta all’acquisizione d’informazioni penetrando in territorio nemico, allo sconvolgimento delle linee arretrate e alla costituzione di fronti interni, al controllo del territorio occupato e allo stesso controllo dei propri dispositivi. In Germania, Unione Sovietica, Gran Bretagna e Stati Uniti unità “”speciali”” vengono costituite al servizio degli organismi d’intelligence, di propaganda (guerra psicologica) e di polizia. La loro azione non sarà più soltanto in tempo di guerra e contro un avversario belligerante, ma anche in tempo di pace e contro nazioni non belligeranti e perfino alleate. Queste organizzazioni, tuttora operanti e mostruosamente potenti, hanno comunque la matrice comune dello spirito ardito, della follia e della voglia di ribaltare gli schemi consueti. In Gran Bretagna è giovane maggiore, David Stirling a fondare nel 1941 le S.A.S (Special Air Service). Montgomery disse di Stirling: “”il ragazzo è completamente pazzo, ma spesso in guerra c’è posto per i pazzi””. Stirling reinventa le truppe d’assalto facendo le stesse “”scoperte”” tecnologiche e tattiche dei tedeschi e degli Arditi della Prima guerra mondiale. Nel dopoguerra il governo tenta di disfarsi di tutti “”gli eserciti privati”” incluse le SAS. A Stirling viene offerto di rimanere in servizio nelle unità regolari. Rifiuta e si organizza partecipando a tentativi di colpi di stato nello Yemen. Più tardi fonda la ‘Watchguard’ una compagnia di mercenari che diventa famosa per ferocia ed efficienza in tutto il Commonwealth. (…) Anche le forze speciali americane iniziano la loro storia nel periodo 1941-1942 con i 1° battaglione ‘Rangers’ (Darby’s Rangers’, dal nome del maggiore che lo volle e fondò) mettendo assieme un gruppo di americani e canadesi a Fort Harrison nel Montana. Nel 1941, tuttavia, aveva preso vita un’organizzazione centrale denominata ‘Office of Strategic Services – OSS – che aveva lo scopo di infiltrare nuclei di due o tre uomini dietro le linee avversarie e nei paesi occupati per collegarsi con la resistenza locale o con possibili collaboratori. (…). I russi hanno forze speciali (‘Spetsnaz’ che hanno una origine identica all’OSS americano ma in anticipo di 20 anni’ (pag 54-55, 57)] [Fabio Mini, Prefazione]”,”QMIP-279″ “GUÉNO Jean-Pierre a cura”,”Paroles de poilus. Lettres et carnets du front 1914-1918.”,”GUÉNO Jean-Pierre, storico, ha diretto per sette anni lo sviluppo culturale della Bibliothèque nationale, poi le éditions de Radio France per dodici anni. Jean Dron, 12 septembre 1915: “”Ceux qui font les articles de journaux souffrent moins que moi “”(…). C’est facile avec la peau des autres de dire: Nous les aurons. Ça sera long, mais nous tiendrons juste un jour de plus qu’eux. S’ils veulent les avoir ils feraient pas mal de venir les chercher et les prendre. Moi je donnerais bien ma part. Mais il sont à l’arrière, roulent les autos et avant ils faisaient raser la moustache pour les défigurer à des hommes qui maintenant tiendraient aussi bien le volant qu’eux. Il y en a de la fourrée partout de leur sale guerre, sauf dans le tranchées où nous ne sommes que de malheureux travailleurs de tous métiers, et eux font la bombe à l’arriere. Et quand par hasard un des leurs paye de sa peau, toute la presse en parle. On dirait que c’est le dernier de leur race. C’est pour dire à l’opinion publique, ma petite chérie, vous voyez, il en tombe aussi bien des nôtres que des vôtres. Ceux qui sont parmi nous comme gradés, ça se comprend. Si tu avais vu comme ils se font bien servir, ils se font monter le champagne par ballots, fument de gros cigares et touchent du tabac fin. Même les dons, ils regardent dedans et prennent ce qui leur convient. Cependant ils gagnent de l’or plus gros qu’eux et nous un sou par jour. (…)”” (pag 76)”,”QMIP-173″ “GUENZI Alberto PAOLI Maria Pia GRAGLIA Rosalba VOLPATO Mario MAROCCO Gianni LA-PIRA Gaetano FONTANA Giovanni FONTANA Biancamaria PORTINARO Pier Paolo TOSCANO Mario AGOSTI Aldo CAMURANI Ercole”,”Realtà e finzione nell’analisi di un processo produttivo (Guenzi); Marco Lastri: aritmentica politica e statistica demografica nella Toscana del ‘700 (Paoli e Graglia); Hume storico. Una prospettiva scozzese (Volpato); Giovanni Antonio Ranza e il «Monitore italiano politico e letterario per l’anno 1793» (Marocco); Classi e proprietà nelle campagne russe tra la riforma del 1861 e Stolypin (La Pira); Tra politica e storiografia: Ruggero Bonghi biografo di Valentino Pasini (G. Fontana); L’economia come «fisica sociale». Etica e sociologia nell’opera di Alfred Marshall (B. Fontana); Tipologie politiche e sociologia dello Stato. Gaetano Mosca e Max Weber (Portinaro); L’evoluzione del contratto di mezzadria in Toscana tra dopoguerra e fascismo (1919-1922) (Toscano); La formazione del quadro del Pci alla scuola del Comintern: Gastone Sozzi in Urss (1923-1925); La repubblica presidenziale nelle lettere di Einaudi e Vinciguerra (contributo alla bibliografia di Vinciguerra) (Camurani).”,” Contiene il saggio di Aldo Agosti: ‘La formazione del quadro del Pci alla scuola del Comintern: Gastone Sozzi in Urss (1923-1925) (pag 495-516) “”Sozzi fece parte del primissimo contingente di comunisti italiani residenti nell’Urss per un periodo di tempo non breve. In effetti è verso l’autunno del 1922, nell’imminenza del IV Congresso dell’Internazionale comunista, che sembra delinearsi nel gruppo dirigente del Pci l’orientamento a «distaccare» per alcuni mesi dei quadri nell’Unione Sovietica (7): non pochi membri delle delegazioni al IV Congresso dell’IC e al II Congresso dell’ISR si fermeranno nell’Urss più del previsto, mentre altri compagni, come appunto Sozzi, li raggiungeranno a fine dicembre”” (pag 496-497) “”Nella primavera del 1924, sembra per interessamento diretto di Trotsky, che era ancora Commissario alla guerra il gruppo degli italiani fu trasferito al Voennyi Politcenskii Institut Tolmacëv, anch’esso con sede nella città che, dalla morte di Lenin in gennaio, aveva ormai preso il nome di Leningrado (18). L’Istituto, che si intitolava al nome di un commissario politico dell’ Armata Rossa suicidatosi per non cadere vivo nelle mani dei «bianchi», era stato fondato il 25 maggio 1919, in applicazione della risoluzione sulla questione militare approvata nel marzo dall’VIII Congresso del partito comunista russo, che insisteva sulla necessità di rafforzare l’attività dei commissari politici nell’esercito (19). Il Tolmacëv era appunto un istituto destinato all’addestramento e al perfezionamento degli istruttori politici per l’Armata Rossa. Come ha bene messo in luce il Carr, il principale compito dei commissari politici nel periodo della NEP era divenuto quello non già di controllare la lealtà degli ex-ufficiali zaristi rimasti nell’Armata Rossa, che nessuno metteva più in dubbio, ma di verificare il morale dei soldati semplici, attraverso un lavoro di propaganda e di educazione politica che si rivelava estremamente importante in un esercito composto prevalentemente da contadini (20). Che cosa si studiava in questo istituto? «Nelle scuole militari – afferma John Erickson, il maggiore studioso dei problemi e della storia dell’organizzazione militare sovietica – gli allievi ufficiali studiavano materie militari, tecniche di combattimento, materie politiche, e ricevevano un’educazione scientifica e politico-militare» (21). Nel 1926, quando l’Istituto era ormai stato promosso dalla riforma Frunze al rango di «Accademia politico-militare», esso comprendeva due facoltà: una politico-militare e l’altra di cultura generale e pedagogica. Il programma generale di studi, inteso alla preparazione di quadri politici di alto livello e di personale destinato all’insegnamento politico in altri centri di educazione militare, comprendeva nove discipline: 1. Lavoro politico nell’Armata Rossa; 2. Studi di sociologia e di economia; 3. Strategia (istruzioni sulla guerra e la condotta delle operazioni; 3. Strategia (istruzioni sulla guerra e la condotta delle operazioni); 4. Tattica (condotta delle operazioni in combattimento); 5. Amministrazione militare; 6. Storia della guerra e della scienza militare; 7. Corso di artiglieria; 8. Ingegneria militare; 9. Geografia e statistiche militari (22). Queste notizie non sono forse prive di rilevanza, perché molti dei quadri italiani del Tolmacëv ebbero successivamente un ruolo di primo piano nella politica militare del PCI: Sozzi, come è noto, fu uno dei dirigenti dell’Ufficio V, D’Onofrio e Leone ricoprirono cariche di altissima responsabilità durante la guerra di Spagna, Antonio Cicalini organizzò e diresse corsi militari per i confinati a Ponza e a Ventotene e poi fu uno dei principali dirigenti della resistenza e dei GAP a Roma (23). Si deve quindi ritenere che una certa formazione militare fosse impartita anche nel gruppo di giovani comunisti italiani che frequentavano l’Istituto, o che comunque la «scienza militare» entrasse a far parte integrante della loro formazione di rivoluzionari professionali almeno attraverso la consuetudine quotidiana con gli altri corsisti e con la vita dell’Istituto in generale”” (pag 502-503) [Aldo Agosti: ‘La formazione del quadro del Pci alla scuola del Comintern: Gastone Sozzi in Urss (1923-1925)] [(in) Annali della Fondazione Luigi Einaudi, Torino, n. XII, 1978] [note (18) Sassano ha ricordato l’episodio, oltre che in ‘Comunisti italiani a Leningrado’, cit., nella sua prefazione a G. Sozzi, ‘Lettere dalla Russia, Cesena, 1975., pp. 10-11 e in «L’Unità» sotto la guida di Gramsci: il quotidiano del PCI dalla fondazione alle leggi speciali’, ‘Il Mulino’, XXIII, settembre-ottobre 1974; (19) E.H. Carr, ‘Il socialismo in un solo paese. I. La politica interna, 1924-1926’, Torino, 1968, pp. 844 e 845n; (20) Ivi, p. 872; (21) J. Erickson, ‘Storia dello Stato Maggiore sovietico’, Milano, 1963 cit., p. 204; (22) Ivi, Appendice II, p. 741; (23) Per d’Onofrio e Leone, in F. Andreucci – T. Detti, ‘Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico’, vol. II, pp. 244-247 [R. Martinelli] e vol. III, pp. 92-95 [G. Isola], Roma, 1976 e 1977. Per Cicalini cfr. P. Secchia, ‘L’azione svolta dal Partito comunista in Italia durante il fascismo’, Milano, 1970, ad nomen e, dello stesso, ‘Il Partito comunista italiano e la guerra di liberazione, 1943-1945’, Milano, 1973, ad nomen e in particolare p. 207 n.] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]”,”ANNx-011-FP” “GUERCETTI Emanuela VENTURI Antonello a cura”,”Tra populismo e bolscevismo. La costruzione di una tradizione rivoluzionaria in URSS (1917-1941). Il fondo russo della Biblioteca Feltrinelli.”,”Questo catalogo, secondo della serie della sezione russa della Biblioteca Feltrinelli, raccoglie il nucleo di epoca sovietica del Fondo Venturi. Esso comprende le pubblicazioni apparse in Unione Sovietica negli anni Venti e Trenta. Il catalogo comprende 237 tra libri o opuscoli e 162 periodici tutti in lingua russa.”,”ARCx-013″ “GUERCI Luciano RICUPERATI Giuseppe a cura; saggi di Giuseppe GIARRIZZO Roberto VIVARELLI Edoardo TORTAROLO Furio DIAZ Bronislaw BACZKO Daniel ROCHE Giuseppe GALASSO Luciano GUERCI Giuseppe RICUPERATI Ettore CINNELLA Abbott GLEASON Valentina A. TVARDOVSKAJA Pier Giorgio ZUNINO, testimoianze di Norberto BOBBIO Alessandro GALANTE GARRONE Giorgio VACCARINO, Paola BIANCHI Leonardo CASALINO”,”Il coraggio della ragione. Franco Venturi intellettuale e storico cosmopolita. Atti del Convegno internazionale di studi (Torino, 12-13-14 dicembre 1996).”,”Venturi e Alessandro Galante Garrone a proposito di Marx La critica di Franco Venturi a Galante Garrone: ‘Quanto a Marx, sei proprio sicuro che la sua sia tutta storiografia di partito?’ “”Per più di un anno, [Venturi] lesse di tutto (libri di storia, di economia, di filosofia) senza un programma preciso, ma solo per assimilare i risultati raggiunti dalla cultura sovietica nei vari campi delle scienze umane. Continuò anche a cercare in Russia documenti e libri utili per gli amici italiani, in particolare per Alessandro Galante Garrone, i cui studi su Buonarroti e sui giacobini egli seguiva con vivissimo interesse. Era stato Venturi a incoraggiare il giovane magistrato a farsi storico e ad approfondire le ricerche sul rivoluzionario toscano, al quale anch’egli s’era appassionato negli anni dell’esilio parigino (26). Quando, alla fine dell’estate 1947, uscì in Italia l’articolo belfagoriano di Galante Garrone (27), Venturi lo ricevé e, dopo averlo letto, ne discusse a lungo con l’amico lontano scrivendogli il 21 novembre 1947. Di questa missiva a noi può qui interessare soprattutto il cenno a Marx, per la lettura che vien suggerita dell’opera storica del filosofo di Treviri. Parlando dell’influenza della buonarrotiana ‘Conspiration pour l’égalité dite de Babeuf’ sulla successiva storiografia, Galante Garrone aveva voluto fortemente ridimensionare le vedute di Marx ed Engels sulla Rivoluzione francese: «La verità è che i giudizi storici di Marx e dello Engels sono stati assai sopravvalutati; che lo stesso Marx, nonstante certe momentanee velleità, non ebbe mai né la preparazione né l’abito mentale né un serio continuato proposito di scrivere la storia della convenzione o della rivoluzione francese. Il suo atteggiamento di fronte a questa non era molto dissimile, nonostante la distanza nel tempo, da quello del Babeuf: anch’egli si sentiva, in fondo, più ‘révolutionnaire’ che ‘historien’. Le memorie della rivoluzione dovevano servirgli come guida all’azione, come strumento di lotta. Il piano concepito a Parigi di una storia della convenzione, allargatosi a quello di una storia della rivoluzione francese come storia delle origini dello stato moderno, si sarebbe ancora ampliato di lì a poco, a Bruxelles, nel piano di una storia delle origini dello stato borghese. Ma non ne fece mai nulla. Troppo urgava in lui la passione politica, la necessità di un programma immediato, di una sistemazione ideologica. Gli apprezzamenti storici del Marx muovono da fini pratici, da intenti politici: costituiscono, come molta parte di quella letteratura che ad essi si è scolasticamente ispirata e confermata, “”storiografia di partito””, già luminosamente chiarita nella sua essenza dal Croce» (28). Venturi impugnò, con garbo, l’inappellabile sentenza dell’amico: «Quanto a Marx, sei proprio sicuro che la sua sia tutta storiografia di partito? Se non scrisse una storia delle origini dello stato moderno, scrisse però il ‘Capitale’, che è pure anche una storia». La simpatia mostrata in quegli anni da Venturi per Marx è da metter in relazione, senza dubbio, con la sua passione per la storia sociale. Si può anzi dire che quest’ultima disciplina occupava allora, assieme alla storia della storiografia, un posto eminente e prepotente negl’interessi e nei progetti di lavoro del giovane Venturi”” (pag 322-323) [Ettore Cinnella, ‘Franco Venturi storico del populismo russo’, (in) ‘Il coraggio della ragione. Franco Venturi intellettuale e storico cosmopolita. Atti del Convegno internazionale di studi (Torino, 12-13-14 dicembre 1996), Fondazione Luigi Einaudi, Torino, 1998] [(26) Da una lettera a Croce del 24 ottobre 1937 (riprodotta in appendice all’articolo sopra ricordato di Edoardo Tortarolo, pp. 39-40) risulta che Venturi intendeva «pubblicare una specie di antologia degli scritti di Buonarroti (scegliendo di preferenza gli inediti) con una prefazione relativamente breve»; (27) A. Galante Garrone, ‘Filippo Buonarroti e l’apologia del Terrore’, ‘Belfagor’, II, n. 5, 1947, pp. 531-551; (28) Ivi. p. 546]”,”STOx-011-FMB” “GUERCI Luciano RICUPERATI Giuseppe a cura; saggi di Giuseppe GIARRIZZO Roberto VIVARELLI Edoardo TORTAROLO Furio DIAZ Bronislaw BACZKO Daniel ROCHE Giuseppe GALASSO Luciano GUERCI Giuseppe RICUPERATI Ettore CINNELLA Abbott GLEASON Valentina A. TVARDOVSKAJA Pier Giorgio ZUNINO, testimoianze di Norberto BOBBIO Alessandro GALANTE GARRONE Giorgio VACCARINO, Paola BIANCHI Leonardo CASALINO”,”Il coraggio della ragione. Franco Venturi intellettuale e storico cosmopolita. Atti del Convegno internazionale di studi (Torino, 12-13-14 dicembre 1996).”,”Tkacev “”Nel narrare il movimento degli anni ’70 (pag 371-372)”,”BIOx-406″ “GUERCI Luciano RICUPERATI Giuseppe a cura; saggi di Giuseppe GIARRIZZO Roberto VIVARELLI Edoardo TORTAROLO Furio DIAZ Bronislaw BACZKO Daniel ROCHE Giuseppe GALASSO Luciano GUERCI Giuseppe RICUPERATI Ettore CINNELLA Abbott GLEASON Valentina A. TVARDOVSKAJA Pier Giorgio ZUNINO, testimoianze di Norberto BOBBIO Alessandro GALANTE GARRONE Giorgio VACCARINO, Paola BIANCHI Leonardo CASALINO”,”Il coraggio della ragione. Franco Venturi intellettuale e storico cosmopolita. Atti del Convegno internazionale di studi (Torino, 12-13-14 dicembre 1996).”,”Tkacev “”Nel narrare il movimento degli anni ’70-’80, Venturi dedicò la più grande attenzione a P.N. Tkacev. L’efficace studio di questo ideologo del populismo intrapreso da B.P. Koz’min era stato brutalmente interrotto negli anni ’30, così come la pubblicazione delle sue opere. Proprio questa figura attrasse anche l’attenzione del critico del ‘Populismo russo’ S.A. Pokrovskij. Al momento della comparsa del suo testo su «Vprosy istorii», l’opera di Venturi era già stata recensita da A. Gerschenkron, che aveva chiaramente rilevato la «sinistra continuità del bolscevismo» con i tratti più negativi del populismo, concentrati nel programma e nella tattica di Tkacev. Proprio nelle sue idee, affermava lo studioso americano sotto l’impressione del libro di Venturi, sta la «chiave del bolscevismo» (39). Pokrovskij criticava anzitutto la tesi secondo cui le opinioni di Tkacev costituivano una combinazione di blanquismo e di marxismo, tesi che – secondo le sue parole – Venturi ripeteva seguendo «invecchiate opere di storici sovietici» (egli intendeva naturalmente riferirsi a B.O. Koz’min, che aveva espresso tale punto di vista negli anni ’20-’30). Ma la tesi si è rivelata non essere poi tanto invecchiata, e oggi viene elaborata dalla storiografia sovietica. (40). Non molto tempo fa E.L. Rudnickaja ha giustamente notato che «nella concezione del mondo di Tkacev il principio rivoluzionario aveva fatto esplodere la rispondenza alla leggi storiche, la regolarità dello sviluppo, il condizionamento economico della rivoluzione socialista da cui proviene il marxismo» (41). E tuttavia, è giusta anche l’osservazione di Venturi che l’idea stessa di «presa del potere» per Tkacev scaturisce direttamente dalla tesi marxista del primato dell’economia, la cui trasformazione «dall’alto» – per mezzo di decreti – significava anche cambiare la società nello spirito della giustizia sociale”” (pag 371-372) [Luciano Guerci Giuseppe Ricuperati, a cura, ‘Il coraggio della ragione. Franco Venturi intellettuale e storico cosmopolita. Atti del Convegno internazionale di studi (Torino, 12-13-14 dicembre 1996)’, Fondazione Luigi Einaudi, Torino, 1998] [(39) “”American historical review””, LIX, n. 1, 1953, p. 120; (40) Cfr. V.A. Tvardovskaja – B.S. Itenberg, ‘F. Engel’s i P. Tkacev spor i soglasie’, ‘Novaja i novejsaja istorija’, n. 6, 1995; (41) E.L. Rodnickaja, ‘Russkij blankism. Petr Tkacev, Moskva, Nauka, 1992, p. 203]”,”BIOx-407″ “GUERDAN René”,”Vie, grandeurs et misères de Byzance.”,”””Roma caccia il suo governatore e rimette a Papa Gregorio II l’ autorità temporale, Ravenna massacra il suo esarca e si da al re lombardo Liutprando (1), Napoli assassina il suo duca. Ben presto, tutta l’ Italia settentrionale e centrale è perduta e l’ Italia meridionale – la Calabria, l’ Apulia e il territorio d’ Otranto – è in procinto di esserlo. Di fronte a una tale situazione Bisanzio decide di ricorrere a mezzi estremi. Piuttosto che perdere le ultime province dell’ eredità di Roma che gli restano in Occidente, decide di sottomettere queste a una politica di completa ellenizzazione. E così, se la Calabria, l’ Apulia e il Territorio d’ Otranto, da latine, sono diventate, fino alla conquista normanna, ovvero per circa tre secoli, delle province di lingua, cultura e credenze, interamente greche, è unicamente perché a Bisanzio conveniva di più mantenere questo mito vantaggioso piuttosto che Roma sopravvivesse in esse. Gli strumenti di questa politica di assimilazione furono – o ironia – precisamente quelle migliaia di greci, favorevoli alle icone, sia monaci che laici, che, fuggendo le persecuzioni di cui erano oggetto a Bisanzio, si erano rifugiati nell’ Italia del Sud. L’ ordine fu dato dall’ imperatore iconoclasta, Leone l’ Isauriano, di lasciare loro la libertà di adorare in Italia le loro immagini, e di non disturbare nessun dissidente e di assicurare a ciascuno un asilo tranquillo.”” (pag 180)”,”STAx-115″ “GUEREÑA Jean-Louis”,”Armée, société et polique dans l’Espagne contemporaine, 1808-1939.”,”GUEREÑA JEAN-LOUIS: professore di Civiltà spagnola contemporanea all’Università François Rabelais di Tours. Specialista in storia dell’educazione, autore di numerose opere sulla storia sociale e culturale della Spagna del XIX e XX secolo. Ha pubblicato in particolare con Éditions du temps un’opera collettiva sui nazionalismi nella Spagna contemporanea (ideologie, movimenti, simboli). (note del 2003). <> (Dal retro di copertina. Traduz. d. r.). <> (pag 129. Traduz d. r.)”,”SPAx-024-FSL” “GUERIN Daniel”,”Proudhon oui & non.”,”PROUDHON e la rivoluzione francese, inediti di P. Daniel GUERIN, nato nel 1904, è autore di varie opere sull’ anarchismo, sulla rivoluzione francese ecc.”,”PROD-003″ “GUERIN Daniel”,”La lutte de classes sous la premiere republique. Bourgeois et “”bras nus””, 1793 – 1797.”,”Divorzio all’interno della borghesia, liquidazione degli ‘arrabbiati’, collusione ROBESPIERRE-DANTON, guerra dichiarata ai de-cristianizzatori, rafforzamento del potere centrale, il grande terrore, liquidazione degli hebertisti, ritirata economica, eliminazione di DANTON, la borghesia si separa da ROBESPIERRE, disfatta della classe lavoratrice, gli storici della rivoluzione: JAURES, MATHIEZ”,”FRAR-140″ “GUERIN Daniel”,”Front populaire revolution manquée. Temoignage militant.”,”Daniel GUERIN (nato nel 1904) ha partecipato agli scioperi con l’ occupazione delle fabbriche del giugno 1936 come responsabile intersindacale in una località della banlieue della regione parigina. Nello stesso tempo ha militato nella Gauche Revolutionnaire del Partito Socialista, poi dopo l’esclusione di questa tendenza nel giugno 1938, nel Partito Socialista operaio e contadino con il quale TROTSKY ingaggiò, dal Messico, un vigoroso dialogo.”,”MFRx-102″ “GUERIN Daniel”,”Fascisme et grand capital. Italie et Allemagne.”,”Bibliografia di GUERIN: -La peste brune à passé par la…, 1933. Nuova edizione 1945 -Le fascisme et les ouvriers, les paysans, les classes moyennes, 1937 -Fascism and Big Business, Italy-Germany. NY. 1939 -La lutte de classes sous la premiere republique. Bourgeois et ‘bras nus’, 1793-1797″,”GERN-043 ITAF-047″ “GUERIN Daniel”,”Front populaire revolution manquée. Temoignage militant.”,”All’ inizio degli anni 1930, a 26 anni un giovane erudito che è visto come eccentrico e grande viaggiatore, si iscrive al Partito socialista. Molto prima dei gauchistes del Maggio 1968, GUERIN diventa un “”etabli””, perché non contento di militare, rinuncia ai vantaggi di una carriera già tracciata. Partecipa agli scioperi della classe operaia con l’occupazione delle fabbriche del giugno 1936 in qualità di responsabile intersindacale e si ritrova al fianco dei più intransigenti con MONATTE nella ‘Revolution proletarienne’ e con Marceau PIVERT nella Gauche revolutionnaire. GUERIN fa rinascere queste figure dimenticate dagli storici ufficiali. Testimoniando sulle ragioni dello scacco del Fronte popolare, l’A ha voluto spiegare alle giovani generazioni il percorso fuori dalla norma durato una sessantina d’anni che lo vedrà ancora sulle ‘barricate’ nel maggio 1968. Introvabile da una ventina d’anni questo libro (ultima edizione presso Maspero nel 1970) vale anche per i ritratti in movimento dei capi del partito, o del governo come Leon BLUM.”,”MFRx-121″ “GUERIN Daniel”,”Ni Dieu ni Maître. Anthologie de l’ anarchisme. Tome 1. Stirner Proudhon Bakounine; Controverse de Paepe et Schwitzguebel; James Guillaume – Kropotkine.”,”Daniel GUERIN (1904-1988) fu un infaticabile militante. Giornalista, ha scritto varie opere: ‘Sur le fascisme’, ‘La Revolution manquée’, ‘Le mouvement ouvrier aux Etats-Unis’, ‘La Revolution francaise et nous’.”,”ANAx-262″ “GUERIN Daniel”,”Ni Dieu ni Maître. Anthologie de l’ anarchisme. Tome II. Malatesta E. Henry Les anarchistes francaises dans les syndicats Les collectivités espagnoles Voline Makhno Cronstadt Les anarchistes russes en prison. L’anarchisme dans la guerre d’Espagne.”,”Daniel GUERIN (1904-1988) fu un infaticabile militante. Giornalista, ha scritto varie opere: ‘Sur le fascisme’, ‘La Revolution manquée’, ‘Le mouvement ouvrier aux Etats-Unis’, ‘La Revolution francaise et nous’.”,”ANAx-076″ “GUERIN Daniel”,”Fascismo e gran capitale.”,”Nato nel 1904 da una famiglia di scrittori, laureato all’ Istituto di Scienze politiche di Parigi, fino al 1930 si dedica alla carriera puramente letteraria. In seguito pubblica opere di politica, di sociologia, di storia e collabora a numerosi giornali e riviste di sinistra. Iscritto al Partito Socialista SFIO dal 1930 al 1938, durante l’ occupazione delle fabbriche del giugno 1936 è segretario del comitato locale della CGT nella banlieue parigina. Partecipa al movimento anticolonialista e su questo tema scrive il volume ‘Au service des Colonisés’. Dal 1947 al 1949 si stabilisce negli USA e raccoglie elementi per il libro ‘Où va le peuple américain?’. Una delle sue opere di maggior rilievo è ‘La lotta di classe durante la Prima Repubblica’ magistrale analisi della fase culminante della Rivoluzione francese.”,”ITAF-085″ “GUERIN Daniel”,”Fascismo e gran capitale.”,”Nato nel 1904 da una famiglia di scrittori, laureato all’ Istituto di Scienze politiche di Parigi, fino al 1930 si dedica alla carriera puramente letteraria. In seguito pubblica opere di politica, di sociologia, di storia e collabora a numerosi giornali e riviste di sinistra. Iscritto al Partito Socialista SFIO dal 1930 al 1938, durante l’ occupazione delle fabbriche del giugno 1936 è segretario del comitato locale della CGT nella banlieue parigina. Partecipa al movimento anticolonialista e su questo tema scrive il volume ‘Au service des Colonisés’. Dal 1947 al 1949 si stabilisce negli USA e raccoglie elementi per il libro ‘Où va le peuple américain?’. Una delle sue opere di maggior rilievo è ‘La lotta di classe durante la Prima Repubblica’ magistrale analisi della fase culminante della Rivoluzione francese.”,”GERN-065″ “GUERIN Daniel”,”Por un marxismo libertario.”,”””La famosa comunicazione redatta da MARX a nome del Consiglio generale della Prima Internazionale, due giorni dopo la fine della Comune di Parigi e pubblicata in seguito col titolo ‘La guerra civile in Francia’ è un testo di ispirazione, almeno in parte, libertaria.”” (pag 60). Se LEHNING vede un MARX “”autoritario”” e ritiene che quella comunicazione sia un “”corpo estraneo”” all’ interno del socialismo marxista, al contrario RUBEL crede che MARX sia un “”libertario”” e che il pensiero marxista abbia trovato la sua “”forma definitiva”” proprio nella “”Guerra civile””. (pag 63).”,”ANAx-145″ “GUERIN Daniel”,”Kinsey y la sexualidad.”,”””La sessualità femminile si concentra meno sugli organi genitali”” (pag 72) “”Le donne sono eroticamente più sensibili degli uomini alla lettura di opere romantiche o alla visione di un film, cosa che sembra indicare, contrariamente a ciò che veniva suggerito in passato, che la loro eccitabilità dipende dall’ immaginazione allo stesso grado dell’ uomo. Però è una immaginazione di natura differente, dato che là dove negli uomini è più concentrata sulla seduzione puramente fisica e plastica, quella delle donne è una seduzione di ordine spirituale o sociale”” (pag 72)”,”TEOS-087″ “GUERIN Daniel”,”La revolucion francesa y nosotros.”,”””Jacques Roux denunciò il carattere di classe del partito giacobino. Radicali (enragés) e hebertisti osarono perfino toccare un idolo che solo con grandi precauzioni si poteva toccare: Robespierre.”” (pag 63)”,”FRAR-276″ “GUERIN Daniel”,”Jeunesse du socialisme libertaire. Essais.”,”””Queste reinterpretazioni diverse del marxismo sono state favorite, si sa, dalla pubblicazione di certi scritti giovanili di Marx, per lungo tempo rimasti inediti (in lingua tedesca fino al 1932-1933, in francese fino a dopo la seconda guerra mondiale) e, in particolare, i manoscritti economico-filosofici del 1844. Queste pubblicazioni hanno suscitato le reazioni più contrarie – così diverse che non si può dare qui che uno schizzo sommario””. (pag 68)”,”TEOC-288″ “GUERIN Daniel”,”L’ anarchisme.”,”””Volin, anarchico russo del XX secolo, arricchisce e precisa: “”Una interpretazione errata – o, più sovente, scientemente inesatta – pretende che la concezione libertaria significhi l’ assenza di ogni organizzazione. Niente di più falso. Non si tratta di organizzazione”” o di “”non organizzazione””, ma di due principi diversi di organizzazione (…)””. (pag 51)”,”ANAx-201″ “GUERIN Daniel”,”La lutte de classes sous la premiere republique. Bourgeois et “”bras nus””, 1793 – 1797.”,”Daniel GUERIN (v. foto) è nato nel 1904. Nel 1930 ha abbandonato il suo ambiente d’origine, la borghesia liberale, ed una vocazione puramente letteraria, per militare nella Gauche socialista e sindacalista. Ha scritto opere sul fascismo,i fronti popolari, la decolonizzazione, il razzismo, l’ anarchismo e il marxismo. I limiti del sanculottismo. “”Occorre tuttavia sottolineare, con Louis Blanc, che furono soprattutto le armate dell’ interno a reclutare i capi sanculotti: Rossignol e Ronsin presero il comando dell’ esercito della Vandea, Ronsin fu in seguito nominato alla testa dell’ esercito rivoluzionario. In effetti, sul fronte interno, non occorreva esitare: il fattore politico faceva premio, era più importante disporre di capi politicamente devoti alla Rivoluzione che di competenze militari. Ma negli eserciti destinati a combattere il nemico esterno che formavano la maggioranza, sembra che la sanculotizzazione fosse stata spinta meno lontano: la borghesia montagnarda non si arrischiava a dare una priorità così netta alla lealtà rivoluzionaria sulla competenza militare. E in molti casi si accontentava di soluzioni intermedie””. (pag 255)”,”FRAR-328″ “GUERIN Daniel”,”La lutte de classes sous la premiere republique. Bourgeois et “”bras nus””, 1793 – 1797.”,”Daniel GUERIN (v. foto) è nato nel 1904. Nel 1930 ha abbandonato il suo ambiente d’origine, la borghesia liberale, ed una vocazione puramente letteraria, per militare nella Gauche socialista e sindacalista. Ha scritto opere sul fascismo,i fronti popolari, la decolonizzazione, il razzismo, l’ anarchismo e il marxismo. Scontro Robespierre Hebert. “”A differenza di quanto avvenuto il 31 maggio 1793, gli insorti avrebbero avuto contro di loro, questa volta, il Comitato di Salute pubblica, i Giacobini, Robespierre. Ora i sanculotti, malgrado che la crisi di sussistenza li esasperasse ben più che nel 1793, non tiravano ancora, nella loro maggioranza, la conclusione che dovessero prendere le armi contro la rappresentanza nazionale, insorgere contro il governo rivoluzionario. Fu solo una minoranza a trarre questa conclusione. Essa prova invano a spingere gli hebertisti all’ azione, poi, dopo il loro arresto, essa non li abbandona. Comprende che la lotta, ingaggiata in apparenza tra Giacobini e Cordelieri, era in realtà tra borghesia e “”bras nus””. Senza farsi troppe illusioni sul capitolardo Herbert, essa percepisce cha la caduta degli hebertisti rischiava di rovesciare i rapporti di forza tra la borghesia montagnarda e la sanculotteria e che la loro disfatta sarebbe stata la sua disfatta. Essa solidarizza con gli accusati. Essa li sostiene fino all’ ultimo. Ma non era che una minoranza. E non riuscì a salvarli.”” (pag 76)”,”FRAR-329″ “GUERIN Daniel”,”Ni Dieu ni Maître. Anthologie de l’anarchisme. Tome III. Malatesta – Emile Henry – Les anarchistes francaises dans les syndicats – Les collectivités espagnoles – Voline.”,”Daniel GUERIN (1904-1988) fu un infaticabile militante. Giornalista, ha scritto varie opere: ‘Sur le fascisme’, ‘La Revolution manquée’, ‘Le mouvement ouvrier aux Etats-Unis’, ‘La Revolution francaise et nous’.”,”ANAx-310″ “GUERIN André”,”La folle guerre de 1870.”,”Dello stesso autore: André Guérin, ‘1871, la Commune’ (Hachette) Garibaldi (pag 257) “”Mais Garibaldi? Garibaldi, qui porte le titre de général en chef, commandant du territoire de Strasbourg à Paris? De Dole, il n’a pas marché au canon. Le pouvait-il? on en discutera longtemps. L’évidence, c’est que Garibaldi excellait beaucoup plus dans la guérilla que dans le combinations stratégiques et que l’éparpillement des forces françaises en trois fractions indépendantes, Besançon, Dijon et Dole, affaiblissent dangereusement leur dispositif. “”Qu’a-t-il donc manqué, écrira Cremier, pour changer l’importante victoire des Prussiens à Dijon en défaite? Un peu, d’entente entre les trois chefs français, Garibaldi, Fauconnet, Lavalle””. Pendant plusieurs semaines, les garibaldiens vont prendre l’ascendant, à Genlis, à Brazey. Mais déjà Gambetta s’est rallié au parti d’abandonner la ligne du Jura, et le vieux chef des chemises rouges est à Autun depuis le 9 novembre, avec mission de couvrir le Morvan. Il dispose maintenant de 15 000 hommes en quatre brigades, Bosak-Hauke (officier polonais, qui sera tué sur le front), le colonel Delpech, qui a été maire et préfet de Marseille, et ses deux fils Menotti et Ricciotti. C’est ce dernier que son père avec les chasseurs des Alpes et du Havre, les francs-tireurs vosgiens, dauphinois et dolois, les éclaireurs du Doubs, enverra lancer une pointe offensive jusqu’à Châtillon sur Seine. Peu après, les tirailleurs francs-comtois surprendront pareillement les Allemands à Auxon-sur-Aube. Enhardi, Garibaldi tentera les 25 et 26 novembre une opération d’envergure, en trois colonnes, sur Dijon, où les Allemands font ripaille: mais cette fois sa marche est éventée lors d’une escarmouche à Velars; en outre, personne ne survient pour le renforcer. Il réussira à semer une certaine panique dans l’état-major de Werder, mais ne pourra insister. Cependant, le jeune général Cremer constitue autour de Beaume une division nouvelle qui, le 18 décembre, à Nuits, remporte sur les Badois un authentique succès. En fait, il s’agissait d’une grande opération montée per le général Bressolles, qui commande à Lyon, pour, avec le concours de Garibaldi, Cremer et Pellissier, chef des mobilisés de Saône-et-Loire, attaquer en force Werder, par la vallée de l’Ouche et par Genlis. Mais Garibaldi n’est plus guère en état de coopérer utilement”” (pag 259-260)”,”FRQM-056″ “GUERIN Daniel”,”La peste bruna. Sul fascismo. I.”,”””Eppure, il Partito comunista, dopo il suo sciopero mancato del 20 luglio, avrebbe dovuto trarre ammaestramento dall’insuccesso. Come poteva aspettarsi di riuscire, senza preparazione, a far di punto in bianco abbandonare i posti di lavoro a degli operai mantenuti nell’odio per il «social-fascismo», al fine di protestare contro l’estromissione dal governo di ministri «social-fascisti»? Ma le difficoltà non si limitano a questa: Ce n’è una più grave ancora e di più evidente: l’influenza del Partito, che pure è rimasta abbastanza forte sui disoccupati, è nulla o quasi sui lavoratori organizzati; appare perciò chiaro che lo sciopero generale, senza il concorso degli operai riformisti, è impossibile. A questo punto, c’è da chiedersi che cosa aspetti ancora il Partito, dopo tante vanagloriose chiacchiere spese in questo senso, per imboccare finalmente la via che lo condurrebbe ai milioni di sindacalizzati. Ci vorranno le tragiche vicende degli inizi del ’33, l’arrivo al potere di Hitler, l’incendio del Reichstag, la messa al bando del Partito comunista, per convincere infine, ma troppo tardi, Mosca ad autorizzare i propri subordinati a «rinunciare agli attacchi contro le organizzazioni socialiste durante l’azione comune». A quel punto, la peste bruna avrà già tutto sommerso”” (pag 75)”,”MGEK-119″ “GUÉRIN Daniel”,”Où va le peuple américain? Vol. 1.”,” Il “”gomperismo””, un forte sindacato di mestiere e il richiamo a Marx (pag 97) I meriti e i difetti di D. De Leon e il giudizio di Lenin (pag 120-121) L’importanza del lavoro dei comunisti all’interno del sindacato. “”En 1921, après un voyage en Russie Foster devint communiste (1). Sa conversion l’amena à réviser les concessions opportunistes qu’il avait faites au gompérisme. Mais elle ne modifia pas sa conception tactique essentielle, à savoir la condamnation de tout «dualisme» sur le plan syndical. Il persistait à penser qu’il fallait opérer ‘du dedans’ seulement et que le syndicalisme industrial ne pouvait être construit qu’au travers de la vielle fédération. Il fut encouragé dans cette attitude par Lénine en personne. En 1920, celui-ci avait publié sa ‘Maladie Infantile du Communisme’, dans laquelle il s’en prenait vivement aux révolutionnaires «de gauche», tels que les syndicats réactionnaires et se refusent à y travailler. «Point n’est besoin d’en douter, écrivait Lénine, MM. Gompers, Henderson, Jouhaux, Legien sont trés reconnaissants à ces révolutionnaires de «gauche». Et il basait sa condamnation du «dualisme» sur la constatation que «des millions d’ouvriers en Angleterre, en France, en Allemagne, passent ‘pour la première fois’, de l’inorganisation complète aux formes élémentaires…, de l’organisation, à celle des syndicats (2)». Mais l’évolution du mouvement ouvrier avait pris en Amérique une tournure différente de celle de l’Europe. Si Lénine avait analysé attentivement l’expérience toute récente de la grève de l’acier, il eût constaté que, précisément, aux Etats-Unis, le «mouvement syndical réactionnaire», pour reprendre son expression, avait systématiquement saboté et ‘fait échouer’ l’organisation des millions de travailleurs inorganisés. Par consequent, en donnant aux communistes américains le conseil simpliste et unilatéral de travailler exclusivement dans l”AFL’, il apportait à la solution du problème essentiel (l’organisation des inorganisés) une réponse insuffisante. Foster, bien entendu, lut la brochure de Lénine avec délice. Il y vit une justification sans appel de la tactique qu’il préconisait depuis dix ans (3). Mais plus tard, en 1928, Losovsky, secrétaire général de l’Internationale Syndicale Rouge, devait faire une critique impitoyable de la tactique de Foster (comme si celle-ci n’avait pas été la stricte application des consignes reçue de Moscou). Il lui reprocha, non sans raison, d’avoir trop misé sur les leaders de l’AFL, d’avoir fait de la condamnation du «dualisme» un fétiche et, partant, d’avoir négligé l’organisation directe des inorganisés dans les industries de base et de production de masse, que l’AFL n’avait été ni capable ni désireuse d’organiser. Et Foster fit son ‘mea culpa’. Il exhuma d’autres citations de Lénine, qui cette fois, lui donnaient tort» (4)”” [(1) Foster, William Z., ‘From Bryan to Stalin, 1937, 156-163; (2) Lénine, Oeuvres complètes, XXV, 1935, 238-250; (3) Foster, op. cit., 137-138; (4) Ibid. 214, 289; Du même ‘Little brothers of the big labor fakers’, 1931, 23] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*] L’importanza del lavoro dei comunisti all’interno del sindacato americano”,”MUSx-309″ “GUÉRIN Alain”,”Chronique de la Résistance.”,”Le riflessioni di Hitler sul rischio che il movimento di De Gaulle possa allargarsi in Africa francese e costituire così le basi per l’Inghilterra e gli Stati Uniti sulla costa africana (pag 217) “”Après les valets, le maître. Du côté de Berlin, on a une vue plus globale des possibles résultats del’appel du 18 juin. A preuve, les réactions d’Adolf Hitler. Ce que nous en savons nous est parvenu à la faveur des notes que, le 23 octobre 1940, le chef des interprètes du ministère des Affairs étrangères nazi, Paul Otto Schmidt, prit sur l’entrevue entre le Führer et le général Franco, dans le wagon-salon du Führer, en gare d’Hendaye. es notes avaient valeur de procès-verbal et des historiens tels qu’Andréas Hillgruber en ont ultérieurement démontré l’authenticité. Ce sont le propos mêmes de Hitler qui sont rapportés au passé et au style indirect: «Le grand problème à résoudre pour l’instant était d’empêcher que le mouvement de De Gaulel ne prît de l’ampleur en Afrique française, procurant ainsi à l’Angleterre et à l’Amérique des bases sur la côte africaine. Il existait réellement un danger de cette nature. Le gouvernement de Pétain se trouvait dans la situation regrettable d’avoir à liquider une guerre dont il n’était pas responsable mais dont ses ennemis lui reprochaient les conséquences. Il s’agissait seulement d’empêcher de Gaulle de profiter de la situation critique du gouvernement français pour renforcer ses positions»”” (pag 217)”,”FRAV-181″ “GUERRA Adriano”,”Gli anni del Cominform.”,”Adriano GUERRA, corrispondente de ‘L’ Unità’ a Mosca dal 1966 al 1971, lavora oggi (1977) al Centro di studi e di documentazione sui paesi socialisti dell’ Istituto Gramsci. Collabora a ‘Rinascita’ e a ‘Critica Marxista’. Ha pubblicato dopo un viaggio nel Vietnam ‘Il sentiero di Ho Chi min’ (EDITORI RIUNITI, 1969).”,”RUST-047″ “GUERRA Adriano”,”Il giorno che Krusciov parlò. Dal XX Congresso alla rivolta ungherese.”,”Adriano GUERRA, corrispondente dell’ Unità a Mosca dal 1966 al 1972 ha poi diretto il Centro studi e documentazioni sui paesi socialisti della Fondazione Gramsci e dal 1982 ha diretto il CESPI. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). Il rapporto segreto di Krusciov sui crimini di Stalin letto nel corso di una sessione speciale venne in realtà redatto dall’ ex stalinista P.N. Pospelov.”,”PCIx-110″ “GUERRA Adriano”,”Comunismi e comunisti. Dalle “”svolte”” di Togliatti e Stalin del 1944 al crollo del comunismo democratico.”,”GUERRA Adriano corrispondente da Mosca per l’Unità, è stato poi direttore del Centro studi sui paesi dell’Est dell’Istituto Gramsci e del Centro studi di politica internazionale. a pubblicato: ‘Gli anni del Cominform’ (1977), ‘Dopo Breznev’ (1982),’Il giorno che Chruscev parlò’ (1986), ‘Il crollo dell’impero sovietico’ (1996), ‘Di Vittorio e l’ombra di Stalin’ (con Bruno Trentin, 1977), ‘Urss. Perchè è crollata’ (2001). Oro di Mosca. “”La prima questione a essere trattata nel corso dei colloqui è stata quella del sostegno finanziario. “”Ci stiamo preparando al congresso del partito e alle elezioni”” (‘quelle che avranno poi luogo il 18 aprile 1948′) – così Secchia si rivolse a Zdanov per ricevere poi una risposta positiva direttamente da Stalin – chiedendo un aiuto pari a 600.000 dollari (corrispondenti a quella data a circa 350 milioni di lire italiane). E’ a partire da quell’incontro che prese il via – con alti e bassi come si dirà in seguito – il capitolo dell’ “”oro di Mosca”” che Enrico Berlinguer, con Gianni Cervetti, chiuderà a fatia soltanto negli anni ’80″” (pag 144) “”Come ha notato Giuseppe Vacca il contrasto fra Gramsci e Togliatti nel 1926 è essenzialmente politico e rivela l’esistenza fra i due di “”differenze strategiche profonde”” che vanno ben oltre la questione dell’unità del gruppo dirigente russo (1)”” (pag 241) (1) Chiara Daniele, a cura, Gramsci a Roma, Togliatti a Mosca. Il carteggio del 1926, con un saggio di Giuseppe Vacca, Einaudi, 1999 (p. 3-149)”,”PCIx-365″ “GUERRA Adriano”,”La Russia postcomunista.”,”Adriano Guerra è giornalista e storico dell’Urss-Russia e del socialismo sovietico. Editorialista de l’Unità, ha scritto: Gli anni del Cominform, Dopo Breznev, Il giorno che Chruscev parlò, La politica estera della Russia, problemi e ipotesi.”,”RUSx-015-FL” “GUERRA Adriano”,”Il giorno che Chruscev parlò. Dal XX Congresso alla rivolta ungherese.”,”Adriano Guerra è giornalista e storico dell’Urss-Russia e del socialismo sovietico. Editorialista de l’Unità, ha scritto: Gli anni del Cominform, Dopo Breznev, Il giorno che Chruscev parlò, La politica estera della Russia, problemi e ipotesi. Ha diretto il Centro studi e documentazioni sui paesi socialisti della Fondazione Gramsci e dal 1982 dirige il Cespi.”,”RUSS-028-FL” “GUERRA Adriano”,”Il crollo dell’impero sovietico.”,”Adriano Guerra è giornalista e storico dell’Urss-Russia e del socialismo sovietico. Editorialista de l’Unità, ha scritto: Gli anni del Cominform, Dopo Breznev, Il giorno che Chruscev parlò, La politica estera della Russia, problemi e ipotesi. Ha diretto il Centro studi e documentazioni sui paesi socialisti della Fondazione Gramsci e dal 1982 dirige il Cespi.”,”RUSU-096-FL” “GUERRA Adriano”,”Il giorno che Chruscev parlò. Dal XX Congresso alla rivolta ungherese.”,”Adriano Guerra è giornalista e storico dell’Urss-Russia e del socialismo sovietico. Editorialista de l’Unità, ha scritto: Gli anni del Cominform, Dopo Breznev, Il giorno che Chruscev parlò, La politica estera della Russia, problemi e ipotesi. Ha diretto il Centro studi e documentazioni sui paesi socialisti della Fondazione Gramsci e dal 1982 dirige il Cespi.”,”RUST-011-FV” “GUERRA Adriano”,”Gli anni del Cominform.”,”Adriano Guerra, corrispondente de ‘L’ Unità’ a Mosca dal 1966 al 1971, la lavorato (1977) al Centro di studi e di documentazione sui paesi socialisti dell’ Istituto Gramsci e collaborato a ‘Rinascita’ e ‘Critica Marxista’. Ha pubblicato dopo un viaggio nel Vietnam ‘Il sentiero di Ho Chi min’ (Editori Riuniti, 1969).”,”RUST-003-FSD” “GUERRAGGIO Angelo VIDONI Ferdinando”,”Nel laboratorio di Marx: scienze naturali e matematica.”,”Angelo Guerraggio (Varese, 1949) lavora presso l’istituto di matematica (Univ. Studi di Milano) Vidoni (Bruxelles, 1940) insegnante liceale di filosofia e storia a Milano. “”Scrive ironicamente Marx a Kugelmann, il 27 giugno 1870: “”Lange ha fatto una grande scoperta. L’intera storia può essere riassunta in un’unica grande legge della natura. Questa legge della natura è la frase ‘struggle for life’, lotta per l’esistenza (in questa accezione l’espressione darwiniana diventa mera frase) e il contenuto di questa frase è la legge malthusiana del popolamento, o piuttosto del sovrappopolamento. Invece di analizzare dunque lo struggle for life come esso si presenta in diverse determinate forme sociali, non occorre far altro che tradurre ogni lotta concreta nella frase ‘struggle for life’, e questa frase nelle ‘fantasie di popolamento’ di Malthus. Bisogna ammettere che questo è un metodo molto persuasivo, per l’ignoranza e la pigrizia mentale ostentatamente scientifica e ampollosa””””. [Angelo Guerraggio Ferdinando Vidoni, Nel laboratorio di Marx: scienze naturali e matematica, 1982]”,”MADS-532″ “GUERRAZZI Vincenzo”,”Nord e Sud uniti nella lotta. Romanzo. Ottobre 1972, Genova-Reggio Calabria: il viaggio per mare di mille metalmeccanici genovesi.”,”GUERRAZZI è nato a Mammola (RC) e vive a Genova. Ha pubblicato vari romanzi.”,”MITT-138″ “GUERRAZZI F.D.”,”La battaglia di Benevento. Storia del secolo XIII.”,”In apertura: “”…. l’ son Manfredi, Nepote di Costanza imperatrice”” (Dante) (Abbozzo wikip:) La Battaglia di Benevento fu combattuta nei pressi di Benevento, Campania, il 26 febbraio 1266 fra le truppe di Carlo d’Angiò e Manfredi di Sicilia. La sconfitta e la morte di quest’ultimo portarono alla conquista angioina del Regno di Sicilia. Conseguenze La distruzione dell’esercito di Manfredi segnò il crollo della dominazione degli Hohenstaufen in Italia e la definitiva sconfitta del partito ghibellino. I resti del Regno di Sicilia furono conquistati senza resistenza. Insediatosi nel suo nuovo dominio, Carlo poteva attendere la venuta di Corradino, l’ultima speranza degli Hohenstaufen, nel 1268, ed incontrarlo nella battaglia di Tagliacozzo. In tutta Italia i ghibellini venivano uccisi e cacciati dalle città: ne parla più volte anche Dante Alighieri nella Divina Commedia, come quando cita Manfredi nel III canto del Purgatorio e lo incontra insieme a Virgilio sulla spiaggia dell’Antipurgatorio nella prima schiera di negligenti, quella dei morti scomunicati. Qui Manfredi racconta a Dante i suoi peccati e fa notare quanto la bontà del Signore sia grande.”,”ITAG-214″ “GUERRAZZI Vincenzo”,”I dirigenti.”,”””Che cos’è un amico?””. Rispose Zenone: “”Un altro io””. (pag 210)”,”ECOA-001-FPA” “GUERRAZZI Vincenzo”,”Nord e Sud uniti nella lotta. Romanzo. Ottobre 1972, Genova-Reggio Calabria: il viaggio per mare di mille metalmeccanici genovesi.”,”Vincenzo Guerrazzi è nato a Mammola (RC) e vive a Genova. Ha pubblicato vari romanzi.”,”VARx-140-FV” “GUERRI Giordano Bruno”,”Antistoria degli italiani. Da Romolo a Giovanni Paolo II.”,”Giordano Bruno GUERRI, senese, ha diretto ‘Storia illustrata’ e ‘Chorus’. E’ stato D editoriale della Arnoldo Mondadori Editore, autore e conduttore di programmi televisivi. Bibliografia opere autore in retrocopertina.”,”ITAG-025″ “GUERRI Giordano Bruno”,”Gli italiani sotto la Chiesa. Da San Pietro a Mussolini.”,”Giordano Bruno GUERRI (1950) si è laureato in lettere all’ Univ Cattolica di Milano con una tesi su Giuseppe Bottai, un fascista critico, che poi è diventata il suo primo libro (1976). Tra incarichi di direzione editoriale e giornalistica, ha continuato il lavoro di revisione storiografica del fascismo. Per la bibliografia v. retrocopertina.”,”ITAG-026 RELC-077″ “GUERRI Giordano Bruno”,”Giuseppe Bottai un fascista critico. Ideologia e azione del gerarca che avrebbe voluto portare l’ intelligenza nel fascismo e il fascismo alla liberalizzazione.”,”GUERRI Giordano Bruno è nato a Siena nel 1950. Laureatosi in lettere a Milano, dove vive e lavora come redattore editoriale, questo è il suo primo saggio di impostazione storiografica. Culto della forma. “”In questa breve nota Bottai ha involontariamente e acutamente indicato e analizzato uno dei motivi che costituisciono per molti il fascino oscuro del fascismo: “”importanza del contegno, della forma, del gesto””, rigido inquadramento esteriore come soluzione (palliativa) al proprio vuoto intellettuale o – come nel caso di Bottai -al disordine interiore, all’ angoscioso e “”eterno velenoso scavare in se stessi””. Per molti si tratta di una vera rinuncia a pensare; Bottai, nonostante queste cadute di abbandono alla “”forma”” non saprà adeguarsi del tutto al concetto di aderenza all’ eticità dello stato come unico mezzo di elevazione individuale, considerando anche che l’ attuazione fascista di questa eticità era assai discutibile. La sua vita nel fascismo si risolve così in un perpetuo ondeggiare fra l’ adesione esteriore e il rovello di altre ricerche e soluzioni che continuamente affiorano a turbare la sua fede nel regime ma che quasi sempre si fermano alla fase del “”velenoso scavare”” (…)””. (pag 151)”,”ITAF-202″ “GUERRI Roberto a cura; collaborazione di Lucia ROMANIELLO Paola ZATTI Marzio BRUSINI; saggi di Anna BRAVO Achille RASTELLI Peppino ORTOLEVA Enzo COLLOTTI Alessandra CHIAPPANO Romain H. RAINERO Enzo COLLOTTI Wolfgang NEUGEBAUER Hans Fredrik DAHL Andrea VENTO Eduard STEHLIK Marco CUZZI Shaban SINANI Lidia SANTARELLI Alexander WEHRT”,”La Resistenza in Europa. Le radici di una coscienza comune.”,”Saggi di Anna BRAVO Achille RASTELLI Peppino ORTOLEVA Enzo COLLOTTI Alessandra CHIAPPANO Romain H. RAINERO Enzo COLLOTTI Wolfgang NEUGEBAUER Hans Fredrik DAHL Andrea VENTO Eduard STEHLIK Marco CUZZI Shaban SINANI Lidia SANTARELLI Alexander WEHRT”,”EURx-268″ “GUERRI Giordano Bruno”,”L’arcitaliano. Vita di Curzio Malaparte.”,”””Malaparte, luterano di battesimo, non era né propriamente ateo né propriamente credente ma aveva sempre rivolto un’attenzione costante al “”mito di Cristo, dell’innocente venuto a pagare gli errori e le colpe di tutti. Proprio nei giorni in cui chiedeva la tessera del PCI, nella prima decade di aprile, Malaparte rilasciò un’intervista alla radio svizzera nella quale dichiarava di essere ed essere sempre stato “”un buon cristiano”” e di sentirsi “”molto vicino a Gesù Cristo””. (Già nel ’47 si era dichiarato “”cristiano, profondamente cristiano””). Ma sono molte di più le dimostrazioni del suo disprezzo, e più che disprezzo odio, verso i “”preti”” e ciò che il cattolicesimo e il papato avevano fatto all’Italia e al mondo, soprattutto dal punto di vista culturale”” (pag 282)”,”ITAF-011-FR” “GUERRI Giordano Bruno”,”Giuseppe Bottai, fascista.”,”Giordano Bruno Guerri è nato a Siena nel 1950. Laureatosi in lettere a Milano, dove vive e lavora come redattore editoriale, questo è il suo primo saggio di impostazione storiografica. ‘Bottai suscita più diffidenze in patria, in particolare le organizzazioni padronali lo considerano più amico dei lavoratori e troppo propenso a considerare le aziende come «strumento di utilità pubblica», dunque assoggettate alle necessità politico-economiche dello stato. Ma non è amato neanche dai sindacati dei lavoratori: nella riunione del Gran Consiglio del 16 novembre 1927, per esempio, Bottai li accusa di continuare a preferire le contese classiste all’interesse nazionale. In seguito attaccherà direttamente Rossoni, segretario della Confederazione dei sindacati fascisti, colpevole di «particolarismo centrifugo». Rossoni replica dichiarando di fare un vero sindacalismo «fascista» e accusa Bottai di opporgli un sindacalismo «ufficiale, burocratico ed universitario». Il Gran Consiglio, che vede nei sindacati un pericoloso concorrente nella lotta per il potere del partito, si schiera con il sottosegretario delle Corporazioni. Nasce di conseguenza l’alleanza tra Bottai e il segretario del PNF Augusto Turati: Bottai lo considerò il miglior segretario che il PNF avesse mai avuto e infatti durante il suo segretariato (1926-30) diminuì le critiche al partito. La polemica tra Bottai e Rossoni fu davvero pesante e sconfinò dal campo politico-sindacale. Bottai aveva fatto parte del consiglio di amministrazione del Banco Mobiliare e del Banco Mercantile, istituti legati al suo amico Alvaro Marinelli: nel ’28 Marinelli (esperto commerciante di baccalà ma non altrettanto esperto banchiere) fallì. Bottai si era dimesso da due anni dalle cariche ma dovrà lo stesso spiegare i suoi rapporti con Marinelli in una lettera a Turati: probabilmente dovette fornire chiarimenti anche a Mussolini, visto che nel ’24 gli aveva magnificato Marinelli come «amministratore di qualità eccezionali» e di «ventennale maravigliosa esperienza», suggerendo addirittura di affidargli il Banco di Roma. Rossoni accusò Bottai di servire interessi estranei al fascismo, Bottai ricorse alla Corte di disciplina d’onore del partito e ne ebbe piena soddisfazione. Mussolini non voleva impegnarsi troppo nella linea ultracorporativa di Bottai, ma tanto meno voleva un contro-duce sindacale. Per di più aveva bisogno di riguadagnare il favore degli industriali, ostili ai suoi provvedimenti per la rivalutazione della lira e infastiditi dall’intemperanza verbale di Rossoni. All’improvviso – il 21 novembre 1928, con una decisione nota come lo «sbloccamento» – l’organizzazione rossoniana viene divisa in sei confederazioni (poi diventate sette); Rossoni è politicamente finito (33) e Bottai, soddisfattissimo, proclama che con lo sbloccamento si è riaffermato «il principio che nello Stato Fascista, nessuna associazione può sussistere su altra forza che non sia quella dello Stato medesimo» . I suoi rapporti con i sindacati, però, rimangono difficili: ne difenderà comunque in ogni modo l’esistenza (non mancavano le proposte per sopprimerli) giudicandoli «pietra angolare» del sistema corporativo. Infatti intendeva il sindacato come ‘tramite’ fra l’individuo e lo stato, mentre per il regime era importante specialmente come strumento di ‘controllo’ sui lavoratori. Di conseguenza le autorità fasciste imposero sempre le cariche sindacali, contro il parere di Bottai. Lo scontro più diretto si ebbe durante la seduta del Gran Consiglio del 1° aprile 1930, quando Bottai propose che le nomine sindacali avessero «carattere sempre più rappresentativo». Il Gran Consiglio respinse la sua idea perché le nomine dovevano conciliare «le esigenze rappresentative delle categorie professionali e le esigenze politiche del regime»'”” (pag 78-81) [(33) Rossoni però non cesserà mai di attaccare l’avversario (…)]”,”ITAF-369″ “GUERRI Giordano Bruno”,”Eretico e profeta. Ernesto Buonaiuti, un prete contro la Chiesa.”,”Giordano Bruno Guerri, senese, ha diretto Storia illustrata e Chorus, è stato direttore editoriale della Arnoldo Mondadori Editore, autore e conduttore di trasmissioni televisive. Attualmente è opinionista del Giornale. Ernesto Buonaiuti non potrà mai essere perdonato dalla Chiesa: o eretico o santo.”,”RELC-080-FL” “GUERRI Giordano Bruno”,”Gli italiani sotto la Chiesa. Da San Pietro a Mussolini.”,”Giordano Bruno Guerri, senese, ha diretto Storia illustrata e Chorus, è stato direttore editoriale della Arnoldo Mondadori Editore, autore e conduttore di trasmissioni televisive. Attualmente è opinionista del Giornale. Ernesto Buonaiuti non potrà mai essere perdonato dalla Chiesa: o eretico o santo.”,”RELC-086-FL” “GUERRIERI Guerriera”,”Linee di biblioteconomia e bibliografia.”,”””Ora, in materia di servizi, si segnalano differenze nell’ uso pubblico delle biblioteche. Le “”specializzate”” di Istituti, Laboratori ecc. e anche quelle di Facoltà universitarie sono in generale aperte ai docenti e ai discenti o a studiosi che ne fanno richiesta.”” (pag 91)”,”ARCx-021″ “GUERRIERI Paolo MILANA Carlo”,”L’Italia e il commercio mondiale. Mutamenti e tendenze nella divisione internazionale del lavoro.”,”GUERRIERI Paolo insegna economia politica nella facoltà di Economia e commercio dell’Università di Roma. Carlo Milana è ricercatore dell’Istituto di Studi per la Programmazione Economica.”,”ITAE-284″ “GUERRIERI Paolo SASSOON Enrico a cura; saggi di Umberto COLOMBO Paolo GUERRIERI Giovanni LEONIDA Gavino MANCA Sergio MARIOTTI Enrico SASSOON”,”La sfida High-Tech. Il Sistema Italia nella competizione tecnologica mondiale.”,”Sergio Mariotti è ordinario di Economia Industriale presso il Politecnico di Milano e Direttore del Centro di Economia del MIP-Politecnico di Milano. Gara dei brevetti (pag 61)”,”SCIx-036-FV” “GUERRIERI Paolo SASSOON Enrico a cura; saggi di Umberto COLOMBO Paolo GUERRIERI Giovanna LEONIDA Gavino MANCA Sergio MARIOTTI Enrico SASSOON”,”La sfida high-tech. Il Sistema Italia nella competizione tecnologica mondiale.”,”””Nelle sue ‘Giornate di Lettura’, Marcel Proust sottolineava come «una delle grandi e meravigliose caratteristiche dei bei libri è questa: che per l’autore essi potrebbero chiamarsi “”conclusioni”” e per il lettore “”incitamenti”””” (pag 15, introduzione)”,”ITAE-033-FV” “GUERRIERO Carlo RONDINELLI Fausto”,”La volante rossa.”,”Carlo GUERRIERO (1965) e Fausto RONDINELLI (1962) vivono a Roma e si occupano di storia contemporanea con particolare attenzione al movimento operaio italiano. Alla Volante rossa hanno dedicato tre anni di studio e ricerca.”,”ITAP-002″ “GUERRINI Libertario”,”Il movimento operaio nell’ empolese (1861-1946).”,”””L’ insurrezione empolese fu isolata dal contesto dei gravi fatti della provincia e di conseguenza furono immediatamente negate le possibilità di confondere la spedizione per fascista; si disse che marinai e carabinieri non avevano mai sparato, anzi che non avevano neppure preso in mano le armi; gli scontri vennero presentati quali veri e propri macelli e i popolani armati come persono prese dalla sadica volontà di uccidere; per avvalorare questa tesi furono inventati i particolari più nefandi, sconfessati poi dalle perizie mediche allegate al processo. Siccome l’ opera delle assistenze locali sconfessava da sola il giudizio di inumanità della popolazione quell’ opera fu taciuta””. (pag 228)”,”MITT-167″ “GUERRINI Luigi”,”Galileo e gli aristotelici. Storia di una disputa.”,”Luigi Guerrini ha dedicato a Galileo i volumi Ricerche su Galileo e il Primo Seicento e Galileo e la polemica anticopernicana a Firenze.”,”SCIx-218-FL” “GUERRINI Irene PLUVIANO Marco”,”Savona, 1° marzo 1944: lo sciopero. “”Inutili sono stati tutti i passi fatti, inutile ogni ricerca””. Operai e città tra resistenza, repressione, esigenze dell’economia di guerra nazionalsocialista.”,”Elenco nomi degli operai scioperanti deportati in Germania (pag 88-) Irene Guerrini e Marco Pluviano componenti del Comitato scientifico dell’Istituto ligure per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea.”,”ITAR-327″ “GUERRINI Irene PLUVIANO Marco”,”La grande razzia di 1.500 lavoratori genovesi del 16 giugno 1944. Repressione, terrorismo, esigenza dell’economia di guerra nazionalsocialista.”,”Testimonianze sul lavoro coatto in Germania (pag 156- ecc.) “”Le condizioni di lavoro in fabbrica erano generalmente gravose, come ricorda ad esempio Rossolini, che all’epoca doveva ancora compiere diciotto anni: «Mi misero in fonderia [alla MIAG di Dresda], e lì patii tanto. A portare i crogioli, non so se lei sa, quando colano il … roba incandescente, a portarli negli stampi. Ma saltavano gli [zampilli di materia fusa] e ho tutta la schiena bruciata. POi ci hanno dato un paio di zoccoli: ci ho ancora i segni nei piedi, che mi fecero il pus» (13). Luigi COstelli, alla ‘Nordbau’ di Berlino, ricorda l’ostilità che spesso li circondava e che «il lavoro era molto duro, perché dalla baracca [il ‘lager’ era a Nieder Schonweide] allo stabilimento c’erano 45 minuti a piedi e l’orario di lavoro erano 12 ore al giorno, dalle 6 del mattino alle 6 di sera e l’altro turno dalle 6 di sera alle 6 di mattino. L’ambiente di lavoro per noi era molto duro perché l’italiano era visto… noi ci chiamavano dei traditori, dei badogliani (…) dei delinquenti i poche parole» (14). … finire”,”QMIS-354″ “GUERRINI Alessandra MAZZA Germana, a cura; scritti di Stefano MARTELLI Antonella PERIN Maria Carla VISCONTI CHERASCO Antonino ANGELINO Fulvio CERVINI Germana MAZZA, schede di Aurora SCOTTI Angelo TORRE”,”Le collezioni del Museo civico. La pinacoteca raddoppia. Catalogo delle nuove opere esposte.”,”3 417138 SBN CLOUD”,”ARTx-007-FDR” “GUESDE Jules TABARANT BRISSAC Henry DEVILLE Gabriel JAURES Jean”,”Petit catechisme socialiste. Le collectivisme (tre conferenze). Double reponse. Services publics et socialisme. La societé collectiviste. Socialisme et proprieté. Socialisme et paysans. Patriotisme et internationalisme.”,”L’opera riunisce fascicoli di case editrici ed autori diversi. Lo spazio maggiore è preso da GUESDE e JAURES. La ‘Table des materies’ è scritta a mano.”,”MFRx-128″ “GUESDE Jules”,”Le Socialisme au Jour le Jour.”,”””La Russia spezzata in Asia centrale, è la fine dello Zarismo che ha potuto sopravvivere ad un zar a pezzi ma non saprà resistere allo sprofondamento della potenza militare sulla quale si è appoggiato e con la quale si confonde. Le classi aristocratiche e borghesi che, troppo frammentate per operare esse stesse, non hanno saputo fino ad ora che lasciar passare le bombe nichiliste, si trovano di colpo portate al governo, ormai costituzionalizzato, parlamentarizzato, occidentalizzato! E il primo effetto, l’ effetto inevitabile di questa rivoluzione politica a Pietroburgo, è la liberazione della Germania operaia. Sbarazzata dell’ incubo moscovita, certa di non trovare più di traverso ai suoi sforzi l’ esercito di un Alessandro dietro l’ esercito di un Guglielmo, ecco la democrazia socialista tedesca in via d’ aprire sulle rovine dell’ Impero del ferro e del sangue, il ballo rivoluzionario, l’ ottantanove operaio.”” (pag 431)”,”MFRx-214″ “GUESDE Jules”,”Jules Guesde et les grèves.”,”””Molto popolare nel Nord, tra gli operai tessitori, fu eletto deputato di Roubaix nel 1893. Alla Camera, fu il difensore appassionato dei lavoratori che gli avevano accordato la loro fiducia. Non parlava soltanto per i deputati ai quali si rivolgeva e ai quali si era imposto, ma anche all’ intero paese. I suoi discorsi stampati in opuscolo erano diffusi a migliaia di esemplari. Con un linguaggio semplice e chiaro, resta oggi ancora un modello. Nello stesso tempo, Jules Guesde faceva fronte contro le nuove manifestazioni del riformismo e in particolare contro il millerandismo. Il socialista Millerand era entrato nel 1899 nel governo Waldeck-Rousseau.”” (pag 5)”,”MFRx-217″ “GUESDE Jules LAFARGUE Paul”,”Le programme du Parti Ouvrier. Son histoire ses considérants – ses articles.”,”Art. 4. Per l’ abolizione dell’ esercito permanente Art. 5. La Comune governi la polizia Art. 12. Per l’ abolizione imposte indirette “”Le faits tennent un autre langage. Ils nous montrent dans tout le cours de ce siècle les armées permanentes incapables d’une défensive efficace, véritables ‘guides de l’ étranger’ au coeur du pays et ne remportant de victoires que sur des concitoyens. L’ armée, surtout en France, ne regarde pas vers la frontière, mais vers l’ atelier. C’est contre la classe ouvriere qu’elle est tournée et qu’elle fait merveille, n’ayant de national que le sang dans lequel elle s’est baignée à Lyon, à la Ricamarie, à Paris, partout où le prolètariat s’est affirmé par la grève ou par le fusil. Son seui but, son unique raison d’être, c’est la defense de la bourgeoisie capitaliste et dirigeante, depuis que cette dernière a renoncé à se défendre elle-même sous forme de garde nationale””. (pag 43-44) “”Ma se essa non eleva il prezzo della manodopera, determinata dal gioco dell’ offerta e della domanda, questa cultura generale, per il solo fatto che farà di ciascun operaio un uomo, nel senso più elevato del termine, accelererà la rivoluzione emancipatrice rendendo insopportabile al proletariato il giogo che pesa sulle sue spalle e che non sopporta oggi che per ignoranza. La scienza genera necessariamente dei rivoluzionari; è per questo che il Partito operaio si preoccupa di metterla alla portata della classe che ha per missione di affrancarla.”” (pag 75)”,”MFRx-269″ “GUESDE Jules LAFARGUE Paul MESA José BROUSSE Paul MALON Benoît DEVILLE Gabriel JACLARD Victor CAMESCASSE Léon ENGELS Friedrich, correspondance inédite réunie par Emile BOTTIGELLI”,”La naissance du Parti ouvrier francais.”,”RC Contiene: Lettera di Engels a Bernstein del 25 ottobre 1881, di Engels a Marx del 13 gennaio 1882. Euro 10.0″,”MFRx-302″ “GUESDE Jules”,”Textes choisis. 1867-1882.”,”GUESDE Jules Lettera di Guesde a Marx. 1879. “”Même quand je me suis trouvé en désaccord avec vous au sujet de l’Internationale, j’ai toujours professé la plus vive admiration pour l’auteur du ‘Manifeste communiste’ et du ‘Capital’. Si je suis révolutionnaire, si je crois comme vous à la nécessité de la force pour trancher dans le sens collectiviste ou communiste la question sociale, je suis, comme vous, l’adversaire acharné des mouvements à la Cafiero… Comme vous, je suis persuadé qu’avant de songer à l’action, il faut avoir constitué un parti, une armée consciente, au moyen d’une propagande aussi active que continue. Comme vous enfin, je nie que la simple destruction de ce qui existe suffise à l’edification de ce que nous voulons, et je pense que, pendant plus ou moins longtemps, l’impulsion, la direction, devrait venir d’en haut, de ceux qui “”savent davantage. (…)”” [Jules Guesde, Textes choisis. 1867-1882, 1959] (pag 102)”,”MFRx-329″ “GUESDE Jules, a cura di Claude WILLARD”,”Textes choisis (1867-1882).”,”Contiene firma del curatore Claude Willard”,”MFRx-380″ “GUESLIN André”,”Les gens de rien. Une histoire de la grande pauvreté dans la France du XXe siècle.”,”pag 126 128 GUESLIN André ha insegnato nelle università di Nancy II e Clermont II, e occupa attualmente la cattedra di storia sociale contemporanea dell’ Università Paris VII Jussieu. Ha scritto: ‘L’ invention de l’ economie sociale’ (1987), ‘Gens pauvres, pauvres gens’ (1998).”,”MFRx-270″ “GUESLIN André”,”Gens pauvres, pauvres gens dans la France du XIX siècle.”,”GUESLIN André ha insegnato nelle università di Nancy II e Clermont II, e occupa attualmente la cattedra di storia sociale contemporanea dell’ Università Paris VII Jussieu. Ha scritto: ‘L’ invention de l’ economie sociale’ (1987), ‘Gens pauvres, pauvres gens’ (1998). “”La giovinezza di Philippe Buchez (1796-1865) spiega in parte il suo orientamento ulteriore. Lui e la sua famiglia erano ostili alla monarchia e il ritorno dei Borboni li priva dei loro impieghi. Suo padre muore e questo evento spinge risolutamente il giovane Buchez verso l’ opposizione liberale. Parallelamente, il suo interesse per i più disagiati lo spinge a intraprendere degli studi medici. La lettura del ‘Nouveau Christianisme’, nel 1825, lo fa aderire al sansimonismo. Il suo interesse è naturalmente legato al contenuto della dottrina che esalta l’uomo al lavoro, ma pure allo sviluppo della stessa. Entra in seguito in dissidenza, volendo essere il difensore dell’ eredità autentica di Saint-Simon. Dopo la rivoluzione del 1830, diviene il capo di fila di una vera scuola di pensiero. Egli ricerca seempre la sintesi con il cristianesimo.”” (pag 165) “”Un’altra figura tradizionale della povertà è rappresentata dall’ infermo. Nelle società dell’ abbondanza, John Kenneth Galbraith evoca due casi di povertà, quello delle zone depresse e quello dei casi di povertà. In quest’ ultimo caso, egli intende le persone che, in seguito ad una deficienza fisica o mentale, sono colpite da povertà. E’ per eccellenza il caso dei “”bons pouvres”” del XIX secolo.”” Gli infermi ed altri storpiati costituiscono un elemento centrale del mondo della povertà dell’ ancien régime. In assenza di legislazione sociale nel corso del XIX secolo, gli invalidi restano delle prede facili per la povertà””. (pag 259)”,”MFRx-271″ “GUESLIN André”,”Les gens de rien. Une histoire de la grande pauvreté dans la France du XXe siècle.”,”GUESLIN André ha insegnato nelle università di Nancy II e Clermont II, e occupa attualmente la cattedra di storia sociale contemporanea dell’ Università Paris VII Jussieu. Ha scritto: ‘L’ invention de l’ economie sociale’ (1987), ‘Gens pauvres, pauvres gens’ (1998). “”Cette forme de chômage se développe très vite à partir de 1973. Dans son rapport, Gabriel Oheix indique que le nombre de chômeurs de longue durée est passé d’environ 46.000 au début de l’année 1975, soit environ 6% de la population sans emploi à la recherche d’un emploi, à près de 180 000 au début de l’année 1980, soit environ 13% de cette même population. L’Etat s’emploie à indemniser le chômage mais il ne réussit pas à le faire indéfiniment. Et les chômeurs en fin de droits basculent alors dans la trappe de la grande pauvreté. Plus que jamais, le vocable de ‘nouveaux pauvres’ sert à les désigner, voire à les stigmatiser: le chômage touche essentiellement les jeunes, adiministrativemetn désignés comme moins de vingt-cinq ans et les travailleurs les moins qualifiés comme dans les années 1930. Une étude publiée par l’Observatoire du changement en mars 2002 révelait qu’au sein de la population ayant rompu ses liens sociaux on trouvait un peu plus d’un quart de jeunes de dix-huit à vingt-quatre ans alors que leur poids dans la population francaise ne dépassait pas 15%.”” (pag 278-279)”,”CONx-155″ “GUEVARA Ernesto ‘Che'”,”Latinoamericana. Un diario per un viaggio in motocicletta.”,”Ernesto Guevara Lynch padre del ‘Che’. Tarata, il mondo nuovo (pag 64-66)”,”AMLx-176″ “GUEVARA Ernesto ‘Che'”,”Latinoamericana. Un diario per un viaggio in motocicletta.”,”Ernesto Guevara Lynch padre del ‘Che’. Tarata, il mondo nuovo (pag 64-66)”,”AMLx-015-FV” “GUEZ Fabien”,”Come (non) farsi venire un infarto.”,”Fabien Guez, cardiologo, lavora all’ospedale parigino di Ambroise Paré. Appassionato di divulgazione su tematiche legate alla salute. Sportivo, maratoneta. “”E’ irritante non poter far comprendere a sufficienza che un’attività fisica ben gestita permette di evitare almeno l’80 per cento delle malattie e di allungare sensibilmente l’aspettativa di vita, di vivere meglio e più a lungo”” (pag 49)”,”SCIx-516″ “GUGLIELMO Matteo”,”Il Corno d’Africa. Eritrea, Etiopia, Somalia.”,”Matteo Guglielmo è dottore di ricerca in Studi africani e membro del Centro Studi sull’Africa contemporanea (CeSAC) presso l’Università Orientale di Napoli. Ha pubblicato pure: ‘Somalia: le ragioni storiche del conflitto’ (2008).”,”AFRx-115″ “GUIBERT Jacques Antoine Hippolyte, comte de”,”Eloge du Roi de Prusse. Par l’ Auteur de l’ Essai General de Tactique.”,”La guerra dei Sette anni (1756 – 1763) che farà emergere l’ esercito prussiano come il migliore d’ Europa, provoca un enorme aumento di interesse per la strategia da parte dei francesi. Tra i numerosi teorici della guerra che emergono nella seconda metà del XVIII secolo, Jacques de GUIBERT diventa il più celebre. Scrittore di talento, il suo Essai general de tactique (1772) è letto ed apprezzato sia da parte dei militari che dai filosofi. Questo successo permette au suo autore di diventare un habitué dei salotti parigini. In ‘Defense du systeme de guerre moderne’ (1779) ritornerà su alcune sue idee e si mostrerà più prudente che nel ‘Essai’. La dialettica è presente a tutti i livelli del pensiero guibertiano. La rivoluzione militare che preconizza nell’ Essais diventerà realtà con la rivoluzione francese del 1789 e la similitudine tra l’ esercito secondo GUIBERT e la Grande Armée di NAPOLEONE BONAPARTE è impressionante.”,”GERQ-045″ “GUIBERT Elisabeth”,”Voies ideologiques de la revolution francaise.”,”GUIBERT-SLEDZIEWSKI Elisabeth è nata nel 1950, ex allieva dell’ ENS di Fontenay-aux-Roses, agrégée di filosofia, professore di filosofia in un liceo lavora ad una tesi di Stato dal titolo “”Ideologia e rapporti di classe nella rivoluzione francese””. “”Rivendicando dopo Turgot il diritto per i commercianti di prestare ad interesse, i liberali dell’ Ancien Regime finiscono per dare il tenore di questa implicazione del privato nel pubblico, del particolare nell’ universale: la circolazione che alimenta tutti gli organi del corpo economico, può essere alimentata solo se i capitali trovano, oltre ad una prospettiva di arricchimento, un interesse immediato””. (pag 253)”,”FRAR-303″ “GUIBERT Jacques de, comte”,”Ecrits militaires, 1772-1790. Essai general de tactique (1772) et traite de la force publique (1790).”,”””Il saggio di tattica è un libro opportuno per formare grandi uomini””, Napoleone “”Le opere del Colonnello de Guibert sono i compagni della mia gloria””, Washington “”Il saggio di tattica è un’ opera di genio””, Voltaire Senza GUIBERT (1743-1790) non ci sarebbe stato CLAUSEWITZ. Ufficiale esemplare, aveva assimilato la lezione della disfatta di Rossbach, e spinse per una riforma audace dell’ esercito francese fondata su una rivoluzione politica. Nel suo saggio generale di tattica (1772) GUIBERT fu profetico, prevedeva la nascita di guerre nazionale e pure di guerre totali. Un generale trarrà pieno profitto dalla sua opera: Napoleone Bonaparte. Trent’anni prima aveva preannunciato Iena. Tra le opere principali di GUIBERT figura anche il ‘Traité de la force publique’ (1790) scritto all’ inizio de una rivoluzione che aveva anticipato.”,”FRQM-032″ “GUIBERT-SLEDZIEWSKI Elisabeth”,”Dal feudalesimo al capitalismo. Transizione rivoluzionaria o sistema transitorio?”,”Si discute tra l’altro il saggio di R. Robin ‘La natura dello Stato alla fine dell'””Ancien Regime””: formazione sociale, Stato e transizione’, in “”Studi storici””, 1973, n. 3, pp. 642 sgg.; e quello di K. Takahashi, ‘La place de la Revolution de Meiji dans l’histoire agraire du Japon’, in “”Revue historique””, CCX, ott-déc. 1957, pp. 229-270 J. Egret, ‘La Pré-Révolution française, 1787-1788, Paris, 1962 M. Gefter, Lénine et la perspective historique au debut du XX siècle (essai methodologique), in “”Recherches Internationales””, n. 62, p. 109″,”STOx-016-FGB” “GUICCIARDINI Francesco”,”Le più belle pagine di Francesco Guicciardini. Scelte da Giuseppe Prezzolini.”,”Guicciardini, Francesco (Firenze 1483 – Arcetri, Firenze 1540), storico, uomo politico e pensatore italiano. Dopo aver compiuto studi giuridici a Pisa, nel 1506 si avviò a una brillante carriera nell’avvocatura e, nel 1512, fu nominato ambasciatore presso la corte di Ferdinando il Cattolico, in Spagna. Tornato nel 1514 a Firenze, dove intanto i Medici avevano ripreso il potere sotto la protezione degli spagnoli, nel 1516 entrò al servizio di Leone X (Giovanni de’ Medici), che lo fece governatore prima di Modena, quindi di Reggio e Parma, e infine commissario dell’esercito pontificio. Nel 1523 Clemente VII (Giulio de’ Medici), di cui godeva dell’amicizia e del favore, lo nominò presidente della Romagna. Fu in quelle circostanze, nel vigore con cui affrontò l’anarchia delle regioni sotto il suo controllo, che dimostrò grandi capacità organizzative e di comando. Più significativa ancora fu la sua azione diplomatica nella complessa situazione prodottasi nel territorio italiano come conseguenza delle lotte per l’egemonia europea. Si adoperò infatti per creare, con un rovesciamento degli attuali schieramenti, una lega tra papato, stati italiani e Francesco I di Francia contro il reale pericolo costituito da Carlo V, che tendeva a un’assoluta supremazia imperiale sull’Italia. Ma la lega fu sconfitta, i mercenari tedeschi di Carlo V saccheggiarono Roma (1527), i Medici furono temporaneamente cacciati da Firenze, e su Guicciardini, ritiratosi nella villa del Finocchieto, piovve la condanna del papa da un lato e, dall’altro, dei suoi concittadini, restauratori di una nuova repubblica fiorentina. I suoi beni vennero confiscati e Guicciardini si trasferì nel 1529 a Bologna e in seguito a Roma. Recuperato il favore di Clemente VII e ripristinata la signoria medicea a Firenze, tornò nel 1534 a Firenze e assunse il ruolo di consigliere e luogotenente del duca Alessandro, ma dopo l’assassinio di questi, pur essendo fautore della successione di Cosimo de’ Medici, venne tenuto in disparte. Si ritirò allora nella sua villa di Arcetri, dove la morte lo raggiunse nel 1540 mentre lavorava alla monumentale Storia d’Italia, iniziata nel 1535. Non si sa se intendesse pubblicarla, dal momento che già altri importanti scritti (Ricordi politici e civili, 1528-1530; Considerazioni intorno ai “”Discorsi”” del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio, 1528; oltre alle giovanili e incompiute Storie fiorentine, 1508-1510), recuperati dopo la sua morte, erano rimasti fra le sue carte. Guicciardini era una mente portata all’intuizione pratica più che ai grandi progetti ideologici e diffidava, anzi, delle tesi perentorie e delle teorie di principio. Privo di una dottrina organica e coerente, era convinto dell’importanza di interpretare gli eventi con duttilità, risolvendo i problemi contingenti in maniera flessibile. Tale pragmatismo era proprio anche di Niccolò Machiavelli, ma, al contrario di questi, Guicciardini non credeva che i rapporti fra gli uomini e i fatti della storia dipendessero da leggi fondamentali e assolute. In questa dimensione si muovono i Ricordi, raccolta di circa quattrocento fra osservazioni, massime e sentenze. Sottesa a questa stessa visione della vita, e quasi pretesto per riflettere sulla complessa natura umana, è la vasta e ricca Storia d’Italia, che, pur trattando materia coincidente con l’autobiografia (gli eventi fra il 1492 e il 1534), si presenta, per lo scrupolo documentario e l’obiettiva analisi dei fatti, come una delle opere fondanti della moderna storiografia europea. “”Guicciardini, Francesco,”” Enciclopedia Microsoft(R) Encarta(R) 99. (c) 1993-1998 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati.”,”ITAG-009″ “GUICCIARDINI Francesco; a cura di Gian Franco BERARDI”,”Antimachiavelli.”,”””E’ vera conclusione che le calunnie solo detestabili, ma tanto naturale in una città libera, che è difficile e forse impossibile el levarle; perché quando nasce uno carico falso contro a uno cittadino, che può nascere per malignità di chi ne è autore ed anche per errore, come si può provedere che non si allarghi alla moltitudine, la quale è più inclinata a credere el male che el bene?”” (pag 49).”,”TEOP-141″ “GUICCIARDINI Francesco”,”Ricordi.”,”””… in quanto i ricordi di B (della serie B, ndr) nelle loro linee essenziali erano già stati composti nel 1523, se non prima ancora: tra gli e gli altri stanno gli anni più intensi e più tragici della vita di Guicciardini, e in special modo quel periodo di raccoglimento e di ripiegamento su sé medesimo che seguì la catastrofe della Lega e i rivolgimenti di Firenze. Da quella nuova meditazione hanno avuto origine questi Ricordi, nei quali la convinzione dell’ autore e la sua stessa personalità si afferma con magior risolutezza”” (pag 57).”,”ITAG-118″ “GUICCIARDINI Francesco”,”Istoria d’ Italia di Messer Franc. Guicciardini alla miglior lezione ridotta dal professore Giovanni Rosini. Ultima edizione riveduta e corretta. Vol. IV. Libri IX-X-XI.”,”Il pontefice delibera d’ assaltar Genova cap: III (Libro IX) Il Duca d’ Urbino ammazza il cardinal di Pavia. Dolore del papa. (Libro IX) Enrico VIII appoggia famiglia Medici (Libro XI) Cardinale de’ Medici è fatto nuovo Papa (Leone X) (Libro XI) Genova ridotta in potestà dal Re di Francia. (Libro XI) Cardinali privati del Cappello, pel Concilio di Pisa, son restituiti alla dignità. Sussidi del Papa a Cesare.”,”ITAG-132″ “GUICCIARDINI Francesco”,”Istoria d’ Italia di Messer Franc. Guicciardini alla miglior lezione ridotta dal professore Giovanni Rosini. Ultima edizione riveduta e corretta. Vol. VI. Libri XV-XVI-XVII.”,”””Desidererei ed io con ardore pari a quello degli altri, che in un tempo medesimo si ricuperasse la Borgogna, e si stabilissero i fondamenti di dominare Italia; ma conosco che chi così presto vuole tanto abbracciare, va a pericolo di non stringere cosa alcuna; e che nessuna ragione comporta, che il Re di Francia liberato vi attenga tant’ importanti capitoli. Non sa egli che se è vi restituisce la Borgogna, che vi apre una porta di Francia? E che in potestà vostra sarà sempre di correre insino a Parigi? E che avendo voi facultà di travagliare la Francia da tante parti, che sarà impossibile, ch’ei vi resista? Non sa egli, ed ognuno, che il consentirvi, che voi andiate armato a Roma, che voi mettiate il freno a Italia, che voi riduciate in arbitrio vostro lo Stato spirituale, e temporale della Chiesa, è cagione di raddoppiare la vostra potenza? Che mai più vi possano mancare nè danari, nè armi da offenderlo, e ch’egli sia necessitato ad accettare tutte le leggi, che a voi parrà d’imporgli?””. (pag 169, Orazione di Mercurio Gattinara Gran Cancelliere, nella quale dissuade Cesare dal fare accordo col Re di Francia e lo persuade a far lega col Papa e con i Veneziani, è in qualche parte introdotta dal Giovio, che lo chiamò Mercurino, benché non come Orazione, ma come consiglio, nel quale non è tanto artifizio, tanto nervo, né tanta veemenza)”,”ITAG-133″ “GUICCIARDINI Francesco”,”Ricordi Diari Memorie.”,”GUICCIARDINI Francesco Firenze. “”Ricordo come essendo le cose di Italia molto sviluppate [complicate] e la città in grande sospensione per essere molto minacciata dal papa, e trovandosi da una parte el re di Francia potentissimo nelle cose di Italia per essere signore del ducato di Milano, di Genova, ed avere lo stato di Bologna, a sua requisizione; da altra, essendosi fatta nuova lega tra ‘l papa, re di Spagna, che era signore del reame di Napoli, e viniziani, e dubitandosi di futura guerra, la città, benché dependessi da Francia, pure deliberando trattenersi col re di Spagna con chi ancora era in confederazione insino a giugno, (….)”” (pag 92)”,”ITAG-218″ “GUICCIARDINI Nicolò”,”Newton. Un filosofo della natura e il Sistema del Mondo.”,”Nicolò Guicciardini laureato a Milano in fisica e filosofia, insegna storia della scienza presso l’Università degli Studi di Bergamo.”,”SCIx-449″ “GUICHARD Jean”,”El Marxismo. Teoría y práctica de la revolución.”,”Proudhon il “”Feuerbach “” del socialismo (pag 260) “”En su carta de 1865 sobre Proudhon dice Marx: “”En su escrito (“”Qué es la propiedad?””), Proudhon es respecto a Saint-Simon y Fourier algo así como lo que es Feuerbach respecto a Hegel. Comparado con Hegel, Feuerbach es muy pobre. Sin embargo el “”tras Hegel”” marcó una época porque dio relieve a ciertos puntos poco agradables para la conciencia cristiana y para el progreso de la crítica, aunque Hegel lo había dejado todo en un claro-oscuro místico””. (1)””. (pag 260) (1) Cartas sobre el Capital”,”MADS-428″ “GUICHARD Jean”,”Le Marxisme de Marx à Mao. Théorie et pratique de la révolution.”,”In apertura (pag 1): Dialogo tra Paul Lafargue e Lenin citato da G. Walter, ‘Lenine’, p. 42 Lettera di Marx a Oppenheim, agosto 1842 (sul metodo). “”Une question actuelle a ceci de commun avec toute question justifiée par son contenu et par là même rationelle, que la principale difficulté qu’elle présente n’est pas la réponse à y faire mais la manière dont il faut la poser. De ce fait une vraie critique comporte une analyse, non des réponses mais des questions. De même que la solution d’une équation algébrique est donnée dès qu’elle est clairement et correctement posée, la réponse à une question est indiquée dès que celle-ci constitue une question réelle. L’histoire ne connaît pas d’autre méthode de résoudre d’anciennes questions que d’y répondre par des questions nouvelles. Les mots qui donnent la clé de l’énigme de chaque époque sont de ce fait aisés à trouver: ce sont les questions du jour”” (Marx, lettre à Oppenheim, août 1842) [(in) Jean Guichard, Le Marxisme de Marx à Mao. Théorie et pratique de la révolution, 1968] (pag 1)”,”MADS-667″ “GUICHETEAU Gerard”,”Hitler et Staline montent en ballon.”,”””Storia vera del favoloso incontro del nazismo e dello stalinismo sotto le luci del Cremlino e di quello che avvenne ai regni di Polonia, di Finlandia, di Estonia e delle altre nazioni di Curlandia durante il detto incontro, notamente il 23 agosto e 29 settembre del 1939, aumentata dai commentari di un testimone col dono dell’ ubiquità e del racconto delle umiliazioni subite da qualche cittadino di queste nazioni e di altre, misteriosamente colpite a mille leghe di distanza dal terrore che ne seguì.”” “”Il primo articolo del trattato somigliava ad una definizione di un cattivo dizionario. Le due parti consideravano come limiti dei loro interessi nazionali reciproci… la linea tracciata sulla carta congiunta. Schulenburg cerca la carta con gli occhi. Non la trova. Senza dubbio essa è ancora nella sala da pranzo di Molotov che aveva trasformata in laboratorio di cartografia. Con ciò si era rassegnato… Non c’era alcun dubbio che le due parti si erano fermate alla linea dei fiumi Pissa, Narew, Bug e San, e che la Russia abbandonava la Vistola. C’erano ancora delle frizioni a proposito di San e della determinazione della sua fonte…””. (pag 163)”,”RAIx-197″ “GUIDA Francesco”,”La Russia e l’ Europa centro-orientale, 1815-1914.”,”Francesco GUIDA è professore straordinario dell’ Europa Orientale presso la Facoltà di Scienze politiche di Roma Tre. Tra le sue pubblicazioni: L’Italia e il Risorgimento balcanico (1984), ‘Mezzo secolo di “”socialismo reale””‘ (1997). Mito di Garibaldi in Europa Orientale. “”Anni prima alcuni patrioti bulgari avevano preso contatto con Mazzini (era stata fondata anche una Giovane Bulgaria) e Garibaldi. Le imprese del secondo anche in Bulgaria, come in tutta l’ Europa centro-orientale, ebbero una vasta eco, dando vita a un vero mito, paragonabile a quello novecentesco di Che Guevara. Più di un candidato nelle prime elezioni bulgare svoltesi nel 1878 si fregiò del soprannome Garibaldito (il Garibaldi). Le insurrezioni bulgare del 1875 e 1876 che tanto colpirono l’ opinione pubblica europea, facendo da spunto per le vicende diplomatiche e militari già descritte, non furono dunque eventi inattesi.”” (pag 77)”,”EURC-070″ “GUIDA Francesco DI-LEMBO Luigi CARSTEN Francis MOSSE George L. SALVADORI Massimo L. VIVARELLI Roberto MELOGRANI Piero ARFE’ Gaetano, saggi; interventi di Bianca CAVALLOTTI Francesco GUIDA Giorgio PETRACCHI Leonardo RAPONE Brunello VIGEZZI Carlo VALLAURI Zeffiro CIUFFOLETTI Enzo Enriques AGNOLETTI Enrico DECLEVA Leo VALIANI Brunello VIGEZZI Claudio SAPELLI Roberto VIVARELLI”,”Rivoluzione e reazione in Europa, 1917 – 1924. Convegno storico internazionale. Perugia, 1978. Volume II.”,”Saggi di GUIDA Francesco DI-LEMBO Luigi CARSTEN Francis MOSSE George L. SALVADORI Massimo L. VIVARELLI Roberto MELOGRANI Piero ARFE’ Gaetano, interventi di Bianca CAVALLOTTI Francesco GUIDA Giorgio PETRACCHI Leonardo RAPONE Brunello VIGEZZI Carlo VALLAURI Zeffiro CIUFFOLETTI Enzo Enriques AGNOLETTI Enrico DECLEVA Leo VALIANI Brunello VIGEZZI Claudio SAPELLI Roberto VIVARELLI Contiene tra gli altri i saggi: -Massimo L. Salvadori, Kautsky e Lenin nella crisi del primo dopoguerra (pag 169-191) – Roberto Vivarelli, Rivoluzione e reazione in Italia negli anni 1918-1922 (pag 301-244) – Piero Melograni, Lenin e la prospettiva rivoluzionaria in Italia (pag 281-306) Il giudizio sulla crisi “”Kautsky aveva caratterizzato il suo ruolo di teorico della socialdemocrazia tedesca dopo la fine dell’era di Bismarck proprio per il fatto di presentarsi come «profeta» della «crisi del capitalismo». Fra il programma di Erfurt del 1891, di cui era stato, insieme con Bernstein, l’estensore, e l’opuscolo del 1909, ‘La via al potere’, Kautsky non fece altro che esprimere la convinzione che qualsiasi grande crisi sociale che avesse coinvolto la Germania e l’Europa si sarebbe risolta in una rivoluzione socialista. Il che stava a dire che, a suo giudizio, la «natura della crisi» sarebbe stata tale da segnare una crisi del sistema capitalistico; che non vi sarebbe stato da attendersi una ulteriore fase di sviluppo capitalistico, e che l’avvenire apparteneva quindi al socialismo. Una guerra imperialistica sarebbe stata la tomba del capitalismo e la culla della rivoluzione. Nell’opuscolo del 1909, Kautsky sintetizzò il suo pensiero stabilendo alcuni nessi essenziali: ormai – disse – una rivoluzione è «possibile solo come rivoluzione ‘proletaria’»; il tipo di governo che occorre è il «dominio esclusivo» del proletariato (con questa espressione egli intendeva la «dittatura del proletariato»); vi è una sola «alternativa» storico-universale: fra imperialismo e socialismo, cioè fra la politica della borghesia e quella del proletariato (K. Kautsky, ‘Der Weg zur Macht’, Berlin, 1920, pp. 26, 28, 151). E’ noto che Lenin e Trotsky, nel corso delle successive controversie con Kautsky, rimproverarono al teorico socialdemocratico di avere abbandonato e quindi «rinnegato» le tesi rivoluzionarie espresse nel saggio del 1909. Non starò qui a ricordare su quali equivoci interpretativi poggiasse l’atteggiamento dei capi della rivoluzione bolscevica nei confronti di Kautsky (mi permetto a proposito di rinviare al mio libro ‘Kautsky e la rivoluzione socialista, 1880-1938’); ma è certo che negli anni successivi Kautsky pervenne a posizioni diverse sulla natura della crisi capitalistica e sulle sue prospettive per le forze socialiste. Alcuni «segni» di questo mutamento sono da individuarsi in effetti già prima del 1909, e da connettersi alla disillusione provata in seguito alla sconfitta elettorale che la socialdemocrazia aveva subito nel 1907. Kautsky si trovò a dover registrare che l’imperialismo e il colonialismo avevano avuto una «forza di richiamo» presso «larghe masse» assai superiore a quella che la socialdemocrazia e lui stesso avessero previsto (‘Der 25 Januar’, in «Die neue Zeit», XXV, 1906-1907, vol. I, pp. 588-89). Ora qual era il significato di questa «forza di richiamo», quali potevano essere le implicazioni per lo scontro fra politica imperialistica della borghesia e politica del proletariato? Un altro segno inquietante Kautsky lo aveva colto in anni ancora precedenti, nel 1904, allorché era stato spinto alla conclusione che, nel corso delle lotte politiche e sociali in Germania, ma non solo in questa, la piccola borghesia messasi al carro del grande capitale finanziario, stava diventando «la truppa scelta della reazione» (‘Wie weit ist das kommunistische Manifest veraltet?’, in «Leipziger Volkszeitung», 23 luglio 1904). La conclusione che, comunque, Kautsky aveva tirato era stata in un primo tempo tale da non modificare la sua concezione sulla «natura» della crisi: la forza del proletariato è destinata a crescere, anche se questo va incontro, proprio per la sua politica rivoluzionaria, ad un crescente isolamento; la borghesia, a sua volta, esprime con l’imperialismo la sua condanna storica”” [Massimo L. Salvadori, Kautsky e Lenin nella crisi del primo dopoguerra ] [(in) Rivoluzione e reazione in Europa, 1917 – 1924. Convegno storico internazionale. Perugia, 1978. Volume II, Roma, 1978] (pag 171-172)”,”RIRO-291-B” “GUIDETTI Massimo STAHL Paul H. a cura, saggi di DEMELIC Fedor KRAUSS Friedrich S. EVSTATIEV GESOV Ivan SAVOV BOBCEV Stefan KOVALEVSKY Maxim MEITZEN August PÍC J. Ladislav TAGÁNY Karl VON HAHN Joann Georg SUMMER MAINE Henry ENGELS Friedrich LE PLAY Frédéric VON HAXTHAUSEN August VON MIASKOWSKI August DE LEVELEYE Emile ERRERA Paul SEEBOHM Frederic DUPIN CORDIER Eugène ALTAMIRA Y CREVEA Rafael CASTILLEJO Y DUARTE José RUBEN Ernst”,”Il sangue e la terra. Comunità di villaggio e comunità familiari nell’Europa dell’800.”,”Attraverso resoconti di viaggio o sistesi di ricerche effettuate sul campo, viene qui presentata la vita e l’organizzazione sociale tradizionale dei contadini europei, quale ancora nell’ottocento era dato incontrare e studiare in vaste regioni d’Europa. Massimo Guidetti, nato a Milano nel 1946. Laureato in giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha inizialmente svolto ricerche sul problema delle economie di transizione, compiendo una analisi di caso mediante un soggiorno in Corea del nord. Nel 1972-73 ha lavorato a Praga, con una borsa di scambio, dove ha svolto una ricerca storica sugli aspetti sociali e religiosi della vita boema tra ‘500 e ‘600. Successivamente ha collaborato con studi ed indagini dirette di carattere etnostorico ad una ricerca internazionale promossa dalla presidenza dello Zaire occidentale. Dal 1974 all’estate 1976 ha lavorato presso l’Istituto ISTRA di Milano, dove ha svolto corsi di metodologia della storia ed ha avviato la costituzione di un gruppo di lavoro sulle forme comunitarie in Italia. Oggetto centrale della sua ricerca sono le forme di vita e le strutture economiche e sociali comunitarie. Paul Henri Stahl, nato a Bucarest (Romania) nel 1925. Ha studiato sociologia con i professori Dimitri Giusti e Henri H. Stahl. É stato successivamente collaboratore e poi direttore del Centro di ricerche psico-medico-pedagogiche di Bucarest; collaboratore dell’Istituto di storia dell’Arte dell’Accademia rumena; capo della sezione di storia dell’Arte, folclore ed etnologia dell’Istituto romeno di studi sud-est europei. Dal 1970 è ordinario dell’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, membro del Laboratorio di antropologia sociale del Collegio di Francia ed incaricato all’Université René Descartes (Sorbona). Il suo lavoro è indirizzato allo studio delle società contadine balcaniche, quali sono esistite negli ultimi tre secoli.”,”EURC-029-FL” “GUIDETTI Massimo a cura, saggi di F. BURGARELLA S. CHIERICI R. FONTAINE G. PENCO P.P. POGGIO M. ROUCHE”,”Storia d’Italia e d’Europa. Volume 1. L’Europa barbara e feudale.”,”Il volume è il risultato di un gruppo di studiosi che ha lavorato unitariamente, sollecitando alcuni altri, specie stranieri e contributi più specifici.”,”EURx-074-FL” “GUIDETTI Massimo a cura, Saggi di P. BISCOTTINI F. BONICALZI E. CELLANI L. MEZZADRI P. PASCAL P.P. POGGIO P. REPETTO”,”Storia d’Italia e d’Europa. Volume 4. Il Barocco e gli inizi dell’assolutismo.”,”Il volume è il risultato di un gruppo di studiosi che ha lavorato unitariamente, sollecitando alcuni altri, specie stranieri e contributi più specifici.”,”EURx-075-FL” “GUIDI Marco E.L.”,”Il sovrano e l’imprenditore. Utilitarismo ed economia politica in Jeremy Bentham.”,”GUIDI-MEL (Lucca, 1958) è dal 1987 ricercatore in Storia delle dottrine economiche presso l’ Università “”G. D’ANNUNZIO”” di CHIETI, facoltà di Scienze politiche (sede di TERAMO). BIBLIOGRAFIA: – “”Sviluppo economico, distribuzione e rendita fondiaria in Ricardo. L’economia politica come scienza e come progetto””, in ANNALI della FONDAZIONE LUIGI EINAUDI, (XVII, 1983). – “”Le citoyen Bentham, ‘raisonnable censeur des lois’, et l’economie de la révolution française””, in Economies et sociétés””, n. 7-8-9, 1990.”,”FILx-109″ “GUIDI Marco E.L. MICHELINI Luca a cura; saggi di Luca MICHELINI Fiorenzo MORNATI Roberto BARANZINI Terenzio MACCABELLI Antonio CARDINI Giandomenica BECCHIO Rosario PATALANO Marco GERVASONI Flavia MONCERI e Raimondo CUBEDDU Stefano PERRI Vitantonio GIOIA Marco E.L. GUIDI Niccolò BELLANCA Paolo FAVILLI Daniela PARISI Marco SCAVINO Dora MARUCCO Aurelio MACCHIORO”,”Annali. Anno Trentacinquesimo. 1999. Marginalismo e socialismo nell’Italia liberale, 1870-1925.”,”Contiene i saggi: – Luca MICHELINI: ‘Antonio Labriola e la scienza economica. Marxismo e marginalismo (pag 373-400) – Marco GERVASONI, La rivoluzione per fare che? I sindacalisti rivoluzionari italiani e le rappresentazioni del mondo nuovo (Stato, mercato, sindacato) (pag 173-221) (su Arturo Labriola e Enrico Leone) “”Tuttavia diverse ragioni invitano a inserire la riflessione di Labriola nel fluire della storia dell’economia politica. Anzitutto è evidente che è ben difficile professarsi marxisti senza svolgere un serio ragionamento sulla scienza economica, se non altro perché il ‘Capitale’ di Karl Marx, condensato di ricerca storica e teorica e frutto di una precisa metodologia, ha come sottotitolo “”critica dell’economia politica””. Se è forse infondato sostenere, come farà Croce sul finire degli anni trenta, che il marxismo italiano “”nasce e muore”” con Labriola, visto che nel nostro paese il marxismo ha avuto una storia anche dopo la scomparsa del filosofo (avvenuta nel 1904), è certo però che il cassinate è l’unico intellettuale accademico, nell’Italia di fine Ottocento, e di conseguenza il primo, ad accettare la teoria del valore di Marx. La riflessione labriolana, infine, potremmo dire che si sofferma in modo particolare sui problemi metodologici che concernono la scienza economica: non è secondario il fatto che egli scriva che il marxismo “”è soltanto un metodo di ricerca e di concezione””. (…) Il marxismo di Labriola si definisce negli anni successivi all’inizio del carteggio con Friedrich Engels, ovvero dopo il 1890 (1). In precedenza il filosofo non nasconde simpatie per Achille Loria, economista critico della teoria del valore di Marx, ma anche uno dei tramiti più importanti, negli anni ottanta, di penetrazione del marxismo in Italia. Non è forse eccessivo affermare che l’adesione al marxismo coincide per Labriola con l’approfondimento dello studio dell’economia politica, come comprovano quegli scritti di poco anteriori al 1890 che inneggiano al socialismo appellandosi a una economia politica dai contorni assai vaghi e che risentono dell’impronta, per un verso, degli storicisti tedeschi e, per un altro verso, dei noti scritti di Louis Blanc sul “”diritto al lavoro””. Dal 1890 il marxismo di Labriola è imperniato sulla accettazione della teoria del valore di Marx. La complessa e intensa discussione (italiana e internazionale) sul problema della cosiddetta trasformazione dei valori in prezzi, ovvero su quella che viene presentata come la coerenza interna della teoria del valore di Marx, lascia immutata la convinzione di Labriola circa la legittimità della posizione marxiana”” [Luca Michelini, ‘Antonio Labriola e la scienza economica. Marxismo e marginalismo] [(in) ‘Marginalismo e socialismo nell’Italia liberale, 1870-1925’, Annali Feltrinelli, 2001] [(1) ‘La prima lettera di Labriola a Engels è del 3 aprile del 1890 (…)’] (pag 402-404) Antonio Labriola Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. bussola Disambiguazione – “”Labriola”” rimanda qui. Se stai cercando il Labriola politico ed economista, vedi Arturo Labriola. bussola Disambiguazione – Se stai cercando il Labriola politico e giurista, vedi Silvano Labriola. Antonio Labriola Antonio Labriola (Cassino, 2 luglio 1843 – Roma, 12 febbraio 1904) è stato un filosofo italiano, con particolari interessi nel campo del marxismo. Indice [nascondi] 1 Biografia 2 Il pensiero 3 Note 4 Bibliografia 4.1 Opere 4.2 Studi 5 Voci correlate 6 Altri progetti 7 Collegamenti esterni Biografia[modifica | modifica sorgente] Nacque da Francesco Saverio, insegnante ginnasiale di lettere, e da Francesca Ponari. Nel 1861 si iscrisse alla facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Napoli, città nella quale la famiglia si era trasferita. Qui studia con gli hegeliani Augusto Vera e Bertrando Spaventa, il cui appoggio gli procura nel gennaio del 1864 un posto di applicato di pubblica sicurezza nella segreteria del prefetto. Già il 3 maggio 1862 finisce di scrivere Una risposta alla prolusione di Zeller, un’opera in cui osteggia il neokantiano Eduard Zeller, professore dell’Università di Heidelberg, grande storico della filosofia greca; contro ogni ipotesi di un ritorno a Kant, Labriola rivendica l’attualità dell’hegelismo. Tuttavia lo scritto fu pubblicato postumo, nel 1906. Labriola non concluse gli studi universitari: nel 1865 conseguì il diploma di abilitazione e insegnò nel ginnasio Principe Umberto di Napoli; il 23 aprile 1866 sposa Rosalia Carolina von Sprenger, una palermitana di origini tedesche e di confessione evangelica, maestra nella scuola “”Garibaldi”” di Napoli, da cui ebbe tre figli: Michelangelo Francesco, Francesco Felice Alberto e Teresa Carolina. Di quest’anno è il saggio, premiato dall’Università di Napoli, sull’Origine e natura delle passioni secondo Spinoza, che mostra già, nell’interesse del filosofo olandese, unito ai contemporanei studi della filosofia di Ludwig Feuerbach, una significativa presa di distanze dall’idealismo in favore del materialismo. Nel 1869 scrive il saggio La dottrina di Socrate secondo Senofonte, Platone ed Aristotele, premiata nel 1871 dalla Reale Accademia di Scienze morali e politiche di Napoli. Consegue la libera docenza in filosofia della storia e si mette in aspettativa in attesa di ottenere un incarico nell’Università; scrive la dissertazione Esposizione critica della dottrina di G. B. Vico e collabora con il giornale svizzero “”Basler Nachrichten””, al quale invia corrispondenze politiche, al quotidiano napoletano “”Il Piccolo””, fondato e diretto da Rocco De Zerbi, futuro deputato e leader dell’Unione liberale, un gruppo politico al quale Labriola aderisce. Entra anche nella redazione della “”Gazzetta di Napoli”” e, nel febbraio 1872, in quella de L’Unità Nazionale, diretta da Ruggiero Bonghi, al Monitore di Bologna e alla Nazione di Firenze, nella quale escono nell’estate del 1872 le sue dieci Lettere napoletane. Nel 1873 si dichiara herbartiano in psicologia e in morale, pubblicando a Napoli i saggi Della libertà morale, dedicata ad Arturo Graf e Morale e religione. Trasferitosi nel 1873 a Roma, ove muore di difterite il figlio Michelangelo, supera nel 1874 il concorso alla cattedra di filosofia e pedagogia all’Università di Roma. Nel 1876 pubblicò il saggio Dell’insegnamento della storia e l’anno dopo è direttore del Museo di istruzione e di educazione: sono anni in cui Labriola mostra un particolare impegno verso il miglioramento del livello professionale degli insegnanti e la diffusione dell’istruzione di base della popolazione, inteso come primo passo per una maggiore democrazia del paese. A questo scopo s’informa sugli ordinamenti scolastici dei paesi europei: nel 1880 pubblica gli Appunti sull’insegnamento secondario privato in altri Stati e nel 1881 l’Ordinamento della scuola popolare in diversi paesi. Contemporaneamente Labriola abbandona le convinzioni politiche di moderato liberalismo per approdare a posizioni radicali: oltre alla lotta all’analfabetismo, auspica l’intervento dello Stato nell’economia, una politica sociale di assistenza ai poveri, il suffragio universale che permetta anche a candidati operai l’ingresso al Parlamento. Nel 1887 ottiene la cattedra di filosofia della storia all’Università di Roma e inizia un corso di storia del socialismo. A seguito di notizie che danno imminente la stipula del Concordato con il Vaticano, Labriola tiene all’Università la conferenza Della Chiesa e dello Stato a proposito della conciliazione, considerando una minaccia per la libertà di pensiero ogni accordo con la Chiesa, temendone l’ingerenza nella vita pubblica italiana; il 18 novembre 1887 il quotidiano romano La Tribuna pubblica una sua lettera in cui, tra l’altro, scrive di essere «teoricamente socialista ed avversario esplicito delle dottrine cattoliche» e il 22 gennaio 1888, nella conferenza Della scuola popolare, auspica l’abolizione dell’insegnamento religioso. Il 2 marzo 1888, sul giornale Il Messaggero, depreca l’uso della forza pubblica contro le manifestazioni; il 16 dicembre tiene agli operai di Terni un discorso su Le idee della democrazia e le presenti condizioni dell’Italia, in cui afferma di impegnarsi personalmente in politica e dichiara di desiderare un «governo del popolo mediante il popolo stesso» e la formazione di un grande partito popolare. Il 2 maggio 1890 scrive che «I parlamenti, come forma transitoria della vita democratica d’origine borghese, spariranno col trionfo del proletario» e il 20 giugno tiene nel Circolo operaio romano di studi sociali il discorso Del socialismo commemorando la Comune di Parigi. Nell’ottobre Labriola saluta il congresso della socialdemocrazia tedesca a Halle scrivendo che «Il proletariato militante procederà sicuro sulla via che mena diritto alla socializzazione dei mezzi di produzione ed l’abolizione del presente sistema di salariato, fidando solo nei suoi propri mezzi e nelle sue proprie forze». Nel 1890 entra in rapporto epistolare con Engels, che conoscerà nel 1893 a Zurigo, e con i maggiori dirigenti socialisti europei, Kautsky, Liebknecht, Bebel, Lafargue, mentre rimprovera a Filippo Turati, il più prestigioso leader socialista italiano e direttore della rivista Critica sociale, superficialità teorica e arrendevolezza nei confronti degli avversari politici. Vuole che il Partito socialista, che deve nascere ufficialmente con il Congresso di Genova del 14 agosto 1892, sia un partito di operai e non di intellettuali positivisti borghesi. Vede nei Fasci siciliani un concreto esempio di socialismo popolare e rivoluzionario e lamenta che il marxismo non riesca a essere compreso in Italia. Nell’anno accademico 1890-1891 fa lezione sul Manifesto di Marx ed Engels e scrive a quest’ultimo, nel gennaio del 1893, di star facendo un nuovo corso «su la genesi del socialismo moderno» ma di non riuscire a risolversi a scriverne un saggio per l’ignoranza su tanti «fatti, persone, teorie, etc, che sono tante fasi, tanti momenti né sentiti né conosciuti in Italia», come ribadisce il 7 maggio a Victor Adler che «il marxismo non piglia piede in Italia». Su sollecitazione del Sorel, scrive In memoria del Manifesto dei comunisti, il primo dei suoi saggi sulla concezione materialistica della storia, terminato il 7 aprile 1895, che esce in francese sulla rivista del Sorel, Le Devenir social; lo spedisce a Engels in luglio, ricevendone le lodi. Anche il giovane Croce – che ne promuove la stampa in Italia – ne è influenzato tanto da attraversare il suo pur breve periodo di adesione al marxismo. Nei due anni successivi Labriola scrive altri due saggi, Del materialismo storico, dilucidazione preliminare e Discorrendo di socialismo e di filosofia. È sepolto presso il cimitero acattolico di Roma. Il pensiero[modifica | modifica sorgente] Schematicamente, possiamo suddividere il percorso filosofico e politico di Labriola in tre diversi momenti: innanzitutto fu propugnatore dell’idealismo hegeliano (influenzato da Bertrando Spaventa, del quale fu allievo a Napoli); successivamente, possiamo distinguere una fase contrassegnata dal rifiuto dell’idealismo in nome del realismo herbartiano, ed infine, il momento della maturità, in cui aderisce pienamente al marxismo. L’approccio di Labriola al marxismo è influenzato da Hegel e Herbart, per cui è più aperto dell’approccio di marxisti ortodossi come Karl Kautsky. Egli vide il marxismo non come una schematizzazione ideologica ed autonoma dalla storia, ma piuttosto come una filosofia autosufficiente per capire la struttura economica della società e le conseguenti relazioni umane. Era necessario aderire alla realtà sociale del proprio tempo storico se il marxismo voleva considerare la complessità dei processi sociali e la varietà di forze operanti nella storia. Il marxismo doveva essere inteso come una teoria ‘critica’, nel senso che esso non asserisce verità eterne ed immutabili ed è pronto ad interpretare le contraddizioni sociali secondo le diverse fasi storiche, avendo al centro della sua analisi il lavoro e le condizioni dei lavoratori e dunque la concreta e materiale “”prassi”” umana. La sua descrizione del marxismo come “”filosofia della prassi”” verrà ripresa infatti nei Quaderni dal carcere di Gramsci. In pedagogia Labriola avvertì l’esigenza collettiva dei tempi nuovi, il bisogno di una scuola popolare che servisse da reale tessuto connettivo dell’Italia post-unitaria, una lotta dunque per la civiltà, mezzo e fine dell’evoluzione morale (e complessiva) delle classi subalterne. Nella monografia Dell’insegnamento della storia, del 1876, dedicata alle più importanti questioni della pedagogia generale, Labriola aveva asserito la centralità dell’ educazione alla socialità: il metodo pedagogico doveva essere quello della ricerca critica e di dibattito e di sperimentazione, unica via capace di condurre alla padronanza del pensiero logico-razionale e in grado di formare personalità aperte alla ricerca e al confronto (non a caso i primi studi di Labriola erano stati rivolti a Socrate e al metodo socratico). Traducendo in un linguaggio pedagogico moderno, per Labriola era necessaria un’attenzione maggiore ai prerequisiti logici piuttosto che alla struttura interna disciplinare, che comunque va indagata attraverso quella che egli chiama un’epigenesi analitica. Celebre fu una sua conferenza tenuta nell’Aula Magna dell’Università di Roma il 22 gennaio 1888, discorso sollecitato dalla stessa Società degli Insegnanti della capitale, che poi ne curò la pubblicazione in opuscolo. Era necessario dare concretezza a piani di istituzioni scolastiche entro le quali le didattiche si sviluppassero non da una deduzione della teoria, ma come risultato di lotte politiche, di ideali sociali, di tradizioni storiche, di condizioni ambientali. Per Labriola proprio l’azione dell’ambiente storico sociale sugli uomini e la loro reazione ad esso costituiscono il tema dell’educazione. Per cui « le idee non cascano dal cielo ». Il metodo deve partire dalla prassi, dalla pratica e non dalle idee, dai principi astratti. Il nucleo essenziale della pedagogia della « prassi » sta nella percezione della connessione dell’opera educativa con le condizioni dello sviluppo economico-sociale. Trockij conobbe « con entusiasmo » l’opera di Labriola nel 1898, quand’era detenuto nel carcere di Odessa. Egli scrive nelle sue memorie che « come pochi scrittori latini, Labriola possedeva la dialettica materialistica, se non nella politica, dov’era impacciato, certo nel campo della filosofia della storia. Sotto quel dilettantismo brillante c’era vera profondità. Labriola liquida egregiamente la teoria dei fattori molteplici che popolano l’olimpo della storia guidando di lassù i nostri destini ». Trockij aggiunge che dopo 30 anni continuava a rimanergli in mente « il ritornello Le idee non cascano dal cielo ».[1] Note[modifica | modifica sorgente] ^ L. Trotzkij, La mia vita, 1961, p. 112. Bibliografia[modifica | modifica sorgente] Opere[modifica | modifica sorgente] Una risposta alla prolusione di Zeller, 1862 Origine e natura delle passioni secondo l’Etica di Spinoza, 1866 La dottrina di Socrate secondo Senofonte, Platone ed Aristotele, 1871 Della libertà morale, 1873 Morale e religione, 1873 Dell’insegnamento della storia. Studio pedagogico, 1876 L’ordinamento della scuola popolare in diversi paesi. Note, 1881 I problemi della filosofia della storia. Prelezione letta nella Universita di Roma il 28 febbraio 1887, 1887 Della scuola popolare. Conferenza tenuta nell’aula magna della Universita (domenica 22 gennaio 1888), 1888 Al comitato per la commemorazione di G. Bruno in Pisa. Lettera, 1888 Del socialismo. Conferenza, 1889 Proletariato e radicali. Lettera ad Ettore Socci a proposito del Congresso democratico, 1890 Saggi intorno alla concezione materialistica della storia In memoria del manifesto dei comunisti, 1895 (presente su Wikisource) Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare, 1896 Discorrendo di socialismo e di filosofia. Lettere a G. Sorel, 1898 Da un secolo all’altro. Considerazioni retrospettive e presagi, 1925 L’università e la libertà della scienza, 1897 A proposito della crisi del marxismo, 1899 Scritti varii editi e inediti di filosofia e politica, raccolti e pubblicati da Benedetto Croce, 1906 Del materialismo storico e altri scritti, Milano, Milano, 2000, M&B Publishing Opere complete Scritti e appunti su Zeller e su Spinoza (1862-1868), 1959 La dottrina di Socrate secondo Senofonte, Platone ed Aristotele (1871), 1961 Ricerche sul problema della libertà e altri scritti di filosofia e di pedagogia (1870-1883), 1962 La politica italiana nel 1871-1872. Corrispondenze alle “Basler Nachrichten”, a cura e con Introduzione di S. Miccolis, Napoli, 1998. Carteggio. Voll. I-V, a cura di S. Miccolis, Napoli, 2000-2006. Da un secolo all’altro. 1897-1903, a cura di S. Miccolis e A. Savorelli, Napoli, 2012 (Edizione nazionale delle Opere di Antonio Labriola – vol. XI) Studi[modifica | modifica sorgente] C. Fiorilli, Antonio Labriola. Ricordi di giovinezza, in «Nuova Antologia», 1º marzo 1906. G. Berti, Per uno studio della vita e del pensiero di Antonio Labriola, Roma, 1954. E. Ragionieri, Socialdemocrazia tedesca e socialisti italiani: 1875-1895, Milano, 1961. L. Cortesi, La costituzione del Partito socialista italiano, Milano, 1962. S. Neri, Antonio Labriola educatore e pedagogista, Modena, 1968. L. Dal Pane, Antonio Labriola, la vita e il pensiero, Bologna, 1968. D. Marchi, La pedagogia di Antonio Labriola, Firenze, 1971. L. Dal Pane, Antonio Labriola nella politica e nella cultura italiana, Torino, 1975 S. Poggi, Antonio Labriola. Herbartismo e scienze dello spirito alle origini del marxismo italiano, Milano, 1978. G. Trebisacce, Marxismo e educazione in Antonio Labriola, Roma, 1979 F. Turati, Socialismo e riformismo nella storia d’Italia. Scritti politici 1878-1932, Milano, 1979 N. Siciliani de Cumis, Scritti liberali, Bari, 1981. S. Poggi, Introduzione a Labriola, Roma-Bari, 1982. B. Centi, Antonio Labriola. Dalla filosofia di Herbart al materialismo storico, Bari, 1984. F. Livorsi, Turati. Cinquant’anni di socialismo italiano, Milano, 1984. F. Sbarberi, Ordinamento politico e società nel marxismo di Antonio Labriola, Milano, 1986. A. Areddu, Sulle lettere di A. Labriola a B. Croce (1895-1904), Firenze 1987. R. Martinelli, Antonio Labriola, Roma, 1988. A. Areddu, A. Labriola e B. Croce nelle vicende del marxismo teorico italiano (1890-1904), (parte prima), in “Behemoth”, X, 1995, fasc. 1-2, pp. 11-25. A. Areddu, A. Labriola e B. Croce nelle vicende del marxismo teorico italiano (1890-1904), (parte seconda),in “Behemoth”, X, 1995, fasc. 3-4, pp. 23-31. L. Michelini, “”Antonio Labriola e la scienza economica. Marxismo e marginalismo””, in “”Marginalismo e socialismo nell’Italia liberale 1870-1925″”, a cura di M. Guidi e L. Michelini, Annali della Fondazione Feltrinelli, Milano, 2001, pp. 401-436 A. Burgio, Antonio Labriola nella storia e nella cultura della nuova Italia, Macerata, 2005 ISBN 88-7462-040-3. Antonio Labriola e la sua Università. Mostra documentaria per i Settecento anni della “Sapienza” (1303–2003). A cento anni dalla morte di Antonio Labriola (1904–2004), a cura di N. Siciliani de Cumis, Roma, 2005. N. D’Antuono, Saggio introduttivo e commento a A. Labriola, Discorrendo di socialismo e filosofia, Bologna, 2006, CLXXIV-280 p., ISBN 88-95045-00-9. N. Siciliani de Cumis (a cura di), Antonio Labriola e «La Sapienza». Tra testi, contesti, pretesti 2005–2006, con la collaborazione di A. Sanzo e D. Scalzo, Roma, 2007. S. Miccolis, Antonio Labriola. Saggi per una biografia politica, a cura di Alessandro Savorelli e Stefania Miccolis, Milano, 2010. N. Siciliani de Cumis, Labriola dopo Labriola. Tra nuove carte d’archivio, ricerche, didattica, Postfazione di G. Mastroianni, Pisa, 2011. A. Sanzo, Studi su Antonio Labriola e il Museo d’Istruzione e di educazione, Roma, 2012, ISBN 978-88-6134-891-2. A. Sanzo, L’opera pedagogico-museale di Antonio Labriola. Carte d’archivio e prospettive euristiche, Roma, 2012, ISBN 978-88-6134-934-6. Voci correlate[modifica | modifica sorgente] Pietro Mandré Altri progetti[modifica | modifica sorgente] Collabora a Wikisource Wikisource contiene opere originali di Antonio Labriola Collabora a Wikiquote Wikiquote contiene citazioni di o su Antonio Labriola Collabora a Commons Commons contiene immagini o altri file su Antonio Labriola Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente] L’Archivio Antonio Labriola. Antonio Labriola nelle Carte dell’Archivio Centrale dello Stato. Stefano Miccolis, «LABRIOLA, Antonio» in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 62, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2004. Alberto Burgio, «Labriola, Antonio» in Il contributo italiano alla storia del Pensiero – Filosofia, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2012. (EN) Antonio Labriola Archive sul sito marxists.org.”,”ANNx-009″ “GUIDI Marco E.F. PICOLLO Franco ROSSINI Gianpaolo MURAT Marina DEL-LUNGO Mariella CASTIGLIONE Dario GOBETTI Daniela CARLE Lucia BERTA Giuseppe RIDOLFI Maurizio MALANDRINO Corrado MICHELSONS Angelo, saggi di”,”Annali della Fondazione Einaudi. Volume XVII – 1983.”,”Saggi di Marco E. L GUIDI Franco PICOLLO Gianpaolo ROSSINI Marina MURAT Mariella DEL-LUNGO Dario CASTIGLIONE Daniela GOBETTI Lucia CARLE Giuseppe BERTA Maurizio RIDOLFI Corrado MALANDRINO Angelo MICHELSONS Contiene i saggi: – Giuseppe BERTA, Il governo industriale: i Webb e il tradeunionismo (1892-1898) (pag 397-440) – Corrado MALANDRINO, Anton Pannekoek e il movimento socialdemocratico tedesco (1906-1914) (pag 497-544) “”Nel dicembre 1910, recensendo il libro di Pannekoek, Lenin affermava che “”le conclusioni di Pannekoek non si potevano non riconoscere del tutto giuste””. Un giudizio positivo, sebbene più avanti facesse notare come l’autore non si fosse mai servito di esempi presi dalla storia russa (50). Tuttavia ciò è sintomatico del fatto che in quegli anni andava delineandosi una sostanziale concordanza di comportamento politico tra bolscevichi e marxisti olandesi, confermato nel corso della scissione tra SDAP e SPD. Bolscevichi e olandesi erano entrambi caratterizzati, pur in situazioni politiche e contesti diversi, dall’adesione rigorosa ai principi rivoluzionari del marxismo. Non vi furono però tra loro contatti significativi prima della guerra mondiale, quantunque Lenin guardasse con attenzione all’evolvere della tendenza di sinistra all’interno del movimento operaio tedesco”” (pag 527-528) [(50) Lenin, I dissensi del movimento operaio europeo, in Opere, cit, vol XVI, 1965, p. 320. In effetti può destare stupore questa assenza di riferimenti negli scritti di Pannekoek. Ma ciò prova ancora una volta, non già una disistima dell’immensa portata degli avvenimenti russi del 1905, bensì la diversa impostazione teorica di Pannekoek, per il quale valeva soprattutto la legge e non il singolo caso esemplificativo] ; “”Diversi anni dopo, in ‘Stato e rivoluzione’ (79), analizzando l’esposizione kautskiana, Lenin rivelò che il teorico socialdemocratico aveva mistificato e snaturato il marxismo. Era stato invece Pannekoek a porre correttamente il problema, se cioè la macchina dello stato doveva essere mantenuta o distrutta e sostituita con nuovi organismi. Gli argomenti adoperati da Kautsky erano identici a quelli di Bernstein. Lenin addebitava a Pannekoek solo la scarsa chiarezza e concretezza delle formulazioni”” (pag 540) [(79) Lenin, Stato e rivoluzione, 1970, pp. 192 e segg.)]”,”ANNx-020″ “GUIDI Rita ZANICHELLI Francesco”,”L’abc di Internet.”,”Rita Guidi è nata e vive a Parma. Giornalista pubblicista, docente di lettere, si occupa ormai da anni di editoria elettronica e dirige una rivista ipertestuale e multimediale di attualità culturali, diffusa esclusivamente su Internet. Francesco Zanichelli è ricercatore presso la facoltà di ingegneria dell’Università di Parma. Ingegnere elettronico, ha conseguito il dottorato di ricerca in Tecnologie dell’informazione. Svolge attività di ricerca nei settori della robotica e dei sistemi distribuiti.”,”SCIx-052-FL” “GUIDI Guido Antonio”,”La democrazia capovolta. Rivoluzioni colorate e conflitti nell’Europa dell’Est.”,”Guido Guidi si è occupato di processi democratici nell’ambito di un dottorato svoltosi persso l’Università di Genova.”,”EURC-135″ “GUIDI Marco E.L. PICOLLO Franco ROSSINI Gianpaolo MURAT Marina DEL-LUNGO Mariella CASTIGLIONE Dario GOBETTI Daniela CARLE Lucia BERTA Giuseppe RIDOLFI Maurizio MALANDRINO Corrado MICHELSONS Angelo”,”Sviluppo economico, distribuzione e rendita fondiaria in Ricardo. L’economia politica come scienza e come progetto (Guidi); L’analisi monetaria in K. Wicksell (Picollo); Recenti sviluppi della teoria pura del commercio internazionale: la determinazione della specializzazione (Rossini); La moneta nei modelli di equilibrio economico generale: una rassegna (Murat); Le risorse economiche dell’assistenza a Genova: il patrimonio dell’Ospedale degli incurabili (secoli XVI-XIX) (Del-Lungo); Mandeville moralized (Castiglione); Sfera domestica e sfera politica nella riflessione del pensiero politico britannico del ‘700 (Gobetti); Lo spazio definito dalle alleanze. Mobilità e immobilità sociale in una comunità dell’Alta Langa dal XVII al XIX secolo (Carle); Il governo industriale: i Webb e il tradeunionismo (1892-1898) (Berta); Allargamento del suffragio e sviluppo delle organizzazioni politiche. La riforma elettorale del 1882 in Romagna (Ridolfi); Anton Pannekoek e il movimento social-democratico tedesco (1906-1914) (Malandrino); La crisi del Fordismo e le possibilità di sviluppo di un’industria a «specializzione flessibile» a Torino negli anni settanta e ottanta (Michelsons).”,”Contiene in particolare i saggi: – Giuseppe BERTA, Il governo industriale: i Webb e il tradeunionismo (1892-1898) (pag 397-440) – Corrado MALANDRINO, Anton Pannekoek e il movimento socialdemocratico tedesco (1906-1914) (pag 497-544)”,”ANNx-016-FP” “GUIDI Eugenio VALCAVI Domenico SALVARANI Gianni LA-PORTA Alberto”,”La contrattazione integrativa aziendale e di gruppo nel 1971.”,”GUIDI Eugenio VALCAVI Domenico SALVARANI Gianni LA-PORTA Alberto, degli uffici sindacali Cgil-Cisl-Uil”,”SIND-200″ “GUIDI Marco E.L. MICHELINI Luca a cura; saggi di Luca MICHELINI Fiorenzo MORNATI Roberto BARANZINI Terenzio MACCABELLI Antonio CARDINI Giandomenica BECCHIO Rosario PATALANO Marco GERVASONI Flavia MONCERI e Raimondo CUBEDDU Stefano PERRI Vitantonio GIOIA Marco E.L. GUIDI Niccolò BELLANCA Paolo FAVILLI Luca MICHELINI Daniela PARISI Marco SCAVINO Dora MARUCCO Aurelio MACCHIORO”,”Marginalismo e socialismo nell’Italia liberale, 1870-1925. Annali. Anno Trentacinquesimo. 1999.”,”Contiene i saggi: – Luca MICHELINI: ‘Antonio Labriola e la scienza economica. Marxismo e marginalismo (pag 373-400) – Marco GERVASONI, La rivoluzione per fare che? I sindacalisti rivoluzionari italiani e le rappresentazioni del mondo nuovo (Stato, mercato, sindacato) (pag 173-221) (su Arturo Labriola e Enrico Leone) Altri saggi dedicati a Léon Walras, Giovanni Montemartini, Attilio Cabiati, Enrico Leone, agli echi del marginalismo austriaco negli anarchici e nei sindacalisti rivoluzionari italiani, Francesco Saverio Nitti giovane, Filippo Virgili”,”MITS-002-FSD” “GUIDI Eugenio VALCAVI Domenico SALVARANI Gianni GIAMBARBA Eugenio LA-PORTA Alberto DRAGO Francesco VINAY Gianni”,”Movimento sindacale e contrattazione collettiva, 1945-1970.”,”Dono Mario Caprini”,”SIND-206″ “GUIDIERI Remo”,”Modo di produzione asiatico e “”dispotismo orientale””.”,”Rivista diretta da Lelio Basso Wittfogel, il ‘dispotismo orientale’ e «l’unilinearismo» di Marx ed Engels’ “”Per Wittfogel [‘Oriental Despotism. A comparative Study of Total Power’, Jale Up, 1957] il fenomeno stalinista sarebbe una variante moderna e quindi particolarmente efficace, di un modello di organizzazione sociale che fu specifico della Russia come di altri paesi non occidentali e del quale Marx e Engels in un primo tempo, Lenin, Plekhanov e altri in seguito, si accinsero ad analizzarne i caratteri. E’ noto che tale modello venne accolto da Marx fin dal 1850, dopo le letture di alcuni grandi economisti (Mill, Smith) che se ne erano precedentemente occupati. Egli lo incluse nel suo “”schema di evoluzione delle società”” sotto la rubrica “”modo di produzione asiatico”” (3). Osservando i caratteri delle società orientali, Marx e Engels, come i loro predecessori, erano rimasti colpiti dalla loro particolare struttura e dal loro immobilismo: assenza generale o quasi generale della proprietà privata della terra, esistenza quindi di comunità rurali, tipiche economie di auto-sussistenza, dominate però da uno Stato “”dispotico””. L’esistenza di uno Stato e quindi di una classe dominante a cui corrispondeva una certa struttura fondiaria, veniva giustificata dal fatto che tali società erano generalmente caratterizzate da imponenti costruzioni idrauliche grazie alle quali l’irrigazione permetteva la coltivazione e l’utilizzazione di terre originariamente aride. Ora, ecco l’originalità delle società orientali, ‘questo modello di organizzazione sociale non corrispondeva alle forme di proprietà fondiaria fino allora in Occidente’. Il modello di società “”asiatica”” presentava i caratteri di una società stratificata – presenza di una classe dominante e di una classe contadina sottomessa a uno stato centralizzatore, anche se le forme di utilizzazione comunitarie del suolo restavano quelle tipiche delle società primitive. I due caratteri, distinti nel primitivo schema di sviluppo delle società sulla base della storia occidentale, coesistevano in un solo modello. Tale “”a-tipicità”” rispetto ai modelli conosciuti in Occidente spinsero Marx a inserire la società asiatica nel suo schema di evoluzione a 5 stadi (4). ‘Egli la interpretò come un modello di passaggio tra le comunità primitive e il modo di produzione antico’ (5). A prima vista, Wittfogel non fa che riprendere la nozione marxiana e arricchirla di indicazioni storiche, giuridiche, sociologiche, etnografiche che mancano nell’abbozzo di Marx. Ma in effetti, attendendosi al progetto “”ideologico”” che muove tutta la ricerca, egli cerca di imbastire, a sostegno della sua interpretazione, un processo gigantesco contro il presunto atteggiamento “”machiavellico”” che il marxismo avrebbe assunto verso tale nozione a partire dallo stesso Marx. Analizzando le discussioni succedutesi in varie epoche tra marxisti (6), le posizioni contraddittorie assunte da Engels, il quale omise definitivamente il concetto nell”Origine della famiglia’ (7) sulla presunta ambiguità di Marx stesso, Wittofogel tenta di ricostruire storicamente l’atteggiamento storico del marxismo sfociato nelle posizioni ufficiali dello stalinismo, consacrate dal famoso dibattito del 1931 (8). Wittfogel vorrebbe dimostrare che il sostanziale e definitivo rifiuto della nozione elaborata da Marx esprime un chiaro disegno politico di cui furono perfettamente coscienti tutti i marxisti. Troppe erano le analogie per non fare dei giudiziosi accostamenti tra il dispotismo della società asiatica e il modello totalitario proposto dalla dittatura del proletariato. Tale preoccupazione sarebbe stata comune a tutti i marxisti. Marx preferì insistere sul tipo di produzione della società asiatica piuttosto che sulle sue istituzioni politiche per superare in tal modo le imbarazzanti difficoltà a cui egli andava incontro nell’elaborazione dello Stato socialista. Engels ne fu ancor più cosciente al punto di sopprimere definitivamente il concetto; così Lenin, così altri marxisti… La cautela teorica andò man mano accentuandosi con l’instaurazione di un regime dittatoriale in Russia. Il dogma della rivoluzione in un solo paese, unito a quello dello Stato-guida, coincide infatti con l’abbandono del concetto diventato ormai “”troppo ingombrante”” (9).”” [(3) Nel testo fondamentale pubblicato postumo: ‘Forme che precedono il modo di produzione capitalistico’ (Roma, 1956), incluso nella ‘Grundrisse der politischen Oekonomie’ (I ed., Mosca, 1939); (4) Tale criterio rientra nello schema “”evoluzionista”” di Marx contro cui non sono mancate le critiche. L’obiezione principale rivolta a Marx è che egli, volendo introdurre un modello non-occidentale all’interno del suo schema di evoluzione generale, avrebbe in tal modo distorto volontariamente i tipici caratteri delle società asiatiche. Tale obiezione viene ripresa da W. per poi insistere, “”di conseguenza””, sul presunto aspetto politico di tale “”manovra”” teorica. In realtà il problema è assai più complesso e meriterebbe uno studio approfondito in cui non siano immischiate naturalmente delle fantastiche speculazioni pseudo-ideologiche. Ci limiteremo a qualche osservazione. E’ buona norma riferirsi a Marx stesso piuttosto che ai suoi commentatori. Nell”Ideologia tedesca’ in cui figura per la prima volta uno schema di evoluzione (l’opera è del 1850) egli fa una premessa metodologica generale inerente alla validità scientifica dei concetti in esso inseriti. “”I concetti”” – egli scrive – “”non servono che a facilitare l’ordinamento del materiale storico, a indicare la successione dei singoli strati. ‘Ma non danno affatto, come in filosofia, uno schema sul quale si possa tagliare e sistemare le epoche storiche'”” (pp. 24-25 dell’edizione italiana). Lo schema e i concetti restano quindi, se così si può dire, “”propedeutici”” – a differenza dei “”modelli ideali”” di W., la cui esaustività dichiarata nega le stesse premesse weberiane a cui costantemente l’A. si rifà. L’unilinearismo marxiano andrebbe secondo noi visto come una prima indicazione generale – e che potrebbe venir trasformato oggi in un multilinearismo dinamico – alle ricerche storiche-etnologiche il cui obiettivo restasse una tipologia generale dei sistemi sociali. Si tratta, perciò, di un’ipotesi teorica generale e non di uno schema di interpretazione rigido attraverso il quale la realtà si esplica. (Su tale problematica, cfr. il saggio di E. Balibar: ‘Sur les concpets fondamentaux du materialisme historique’, in: ‘Lire le Capital’, Paris, 1965); (5) Questo schema comprende le forme seguenti: 1. comunità primitiva; 2. modo di produzione asiatico; 3. modo di produzione antico; 4. modo di produzione schiavista; 5. modo di produzione germanico; 6. modo di produzione feudale; 7. modo di produzione capitalistico; (6) Su tali discussioni e sulle pubblicazioni di Plekhanov: ‘Introduzione alla storia sociale della Russia’ (1914); di Trotsky (1912), sul congresso di Stoccolma (1906) in cui vennero discussi questi problemi, cfr. l’introduzione di P. Vidal-Naquet all’edizione francese di ‘Oriental Despotism’ e un suo articolo pubblicato nel giugno 1964 da “”Annales””; (7) Sull’abbandono del concetto da parte di Engels ci limiteremo a fornire qualche indicazione che W. sembra deliberatamente ignorare. E’ noto che Engels elaborò lo schema introdotto nell”Origine della famiglia’ sotto la dichiarata influenza di Morgan (‘Ancient Society’, 1877), uno dei pionieri dell’antropologia sociale. In quell’opera Morgan aveva cercato di analizzare i caratteri di alcune grandi società pre-colombiane sulla base del suo schema a tre stadi ortodossamente evoluzionista: Stato selvaggio – Barbarie – Civiltà considerando tre invarianti per lui decisive: il tipo di proprietà, il tipo di famiglia, il tipo di Stato. Il passaggio dallo stato barbarico a quello “”civile”” fu interpretato da Engels come il passaggio dalla società senza classi alla società classista. Ma le società pre-colombiane sembravano poco adatte a rientrare in questo schema: le classi dirigenti Inca, Maya e Azteche furono allora incluse in società rette da caste militari o pseudo-monarchie. I Basileis della Grecia pre-ellenica furono interpretati allo stesso modo. Come ha giustamente sottolineato Maurice Godelier (‘Temps Modernes’, maggio, 1965) sia per Morgan che per Engels “”era impossibile accettare l’idea che potesse svilupparsi una classe dominante e uno Stato all’interno di società tribali””. L’esistenza di una “”democrazia militare”” fu quindi vista come “”l’ultima forma di organizzazione politica all’alba eroica del passaggio alla civiltà, cioè a una società classista””. Il tentativo unilinearista è evidente; non va, comunque dimenticato lo stato archeologico dell’epoca che restava frammentario. Con la scoperta di Troia e dopo gli scavi che misero in luce la società micenea fu possibile riconoscere a queste società dell’età del bronzo, i tratti tipici delle società asiatiche. (cfr.: Charles Parain, ‘Protohistoire méditerranéenne et mode de production asiatique’, in: ‘La pensée””, juin 1966; (8) W. cita nel Cap. ‘Ultime vicissitudini del modo di produzione asiatico’, Rasanov (1925), ‘Teoria di Marx sull’India e sulla Cina’; Bukharin: ‘Programma dell’Internazionale Comunista’ (1928) e infine la discussione (febbraio 1931 a Leningrado) a cui parteciparono attivamente Stalin, Godes e Yolj; (9) Tale posizione resta tuttora quella ufficiale in Urss] (pag 328-331) Le Despotisme oriental: étude comparative du pouvoir total 1964 de Karl August Wittfogel (Auteur), Anne Marchand (Traduction), Pierre Vidal-Naquet (Introduction) Immagini fornite dal libraio Le despotisme oriental. Etude comparative du pouvoir total WITTFOGEL (Karl) Editore: Les Editions de Minuit, Paris (1964) Usato Rilegato Quantità: 1 Da: Christophe Hüe – Livres anciens (Paris, Francia) Valutazione libreria: 5 stelle Aggiungere al carrello Prezzo: EUR 55,00 Convertire valuta Spese di spedizione: EUR 15,01 Da: Francia a: Italia Destinazione, tempi e costi Descrizione libro: Les Editions de Minuit, Paris, 1964. Relié. Condizione libro: Bon. Première traduction française. In-8, reliure éditeur sous jaquette, 671-[1] pp. Traduction d’Anne Marchand. Préface de Pierre Vidal-Naquet. Petites usures à la jaquette. . (Catégories : Histoire ) 910 g. Codice libro della libreria 6869″,”TEOC-743″ “GUIDIERI Remo”,”Modo di produzione asiatico e “”dispotismo orientale””.”,”””Una società asiatica, dice Marx (1), è caratterizzata dall’assenza totale o quasi-totale della proprietà privata del suolo. La terra è collettiva. A ciò si aggiunge una differenziazione crescente della divisione del lavoro (apparizione di caste) di cui la diretta conseguenza, e di estrema importanza, è l’apparizione di un ‘surplus’ produttivo che, devoluto a un gruppo dominante, favorisce la istituzionalizzazione del rapporto generico tra classe contadina e classe dirigente. Il problema che pone l’esistenza e il tipo di utilizzazione di tale ‘surplus’ produttivo, devoluto (imposto) da una casta dominante, è estremamente complesso. Su di esso riposa l’elaborazione teorica, ancora da farsi, sul passaggio da una società senza classi a una società stratificata e ci rinvia alla problematica ben nota del “”mutamento di struttura”” (2). Non è nostra intenzione trattare qui questo problema; diremmo soltanto che l’esistenza di tale ‘surplus’ implica innanzitutto una definizione teorica del concetto. Una prima distinzione tra ‘surplus’ come fondo d’investimento primitivo e ‘surplus’ come fondo d’investimento “”cerimoniale”” come ha proposto ad esempio Eric Wolf (3), è essenziale per la definizione teoricamente rigorosa del problema. L’importante è di aver riconosciuto nel tipo di società asiatica la presenza di una classe dominante da cui dipende in larga misura la lavorazione della terra (attraverso le costruzioni agro-idrauliche), dipendenza che suppone l’uso “”obbligato”” di grandi quantità di forza-lavoro (rappresentata dalla classe contadina) nella costruzione di grandi complessi idraulici per la coltivazione delle terre e, successivamente, nella costruzione di grandi opere non-idrauliche, caratteristiche per la loro imponenza e la loro estensione. Alla natura di queste prestazioni obbligate Wittfogel dedicherà la parte centrale del libro [‘Oriental Despotism. A comparative Study of Total Power, Jale University, 1957, edizione francese, Parigi, 1965, ndr] ignorando deliberatamente la diversità di tali servizi, diversità che permette ad esempio di fare una netta distinzione, storicamente e sociologicamente decisiva, tra schiavitù generalizzata (a cui corrisponde per Marx la società asiatica) ‘corvées’ feudali, schiavitù propriamente detta (modo di produzione antico). Tali distinzioni sono state in gran parte riprese da diversi autori che si sono dedicati alle società contadine (4)”” (pag 335-336) [Remo Guidieri, ‘Modo di produzione asiatico e “”dispotismo orientale””‘, ‘Problemi del socialismo’, Milano, n. 16, marzo 1967] [(1) ‘Forme che precedono il modo di produzione capitalistico’, Roma, 1956; (2) In particolare R. Dalton: ‘A Note of Clarification on Economic Surplus’ in ‘Economic Theory and Primitive Society’ (New York, 1954); (3) Sulla nozione di “”classe contadina”” citiamo qualche testo estratto da una bibliografia assai più vasta. Eric Wolf: ‘Peasants’, New York, 1964 e ‘Close corporate Peasant Communities in Mesamerica and Central Java’ (“”American Anthropologist””, 1956); Raymond Firth e B.S. Yamey ‘Capital, Saving and Credit in Peasant Societies’ (Chicago, 1964); (4) Per Marx la schiavitù generalizzata è la mano d’opera utilizzabile nella misura in cui essa è disponibile (non vi è criterio di selezione né di computo). La ‘corvée’ feudale invece è fissata da convenzioni e regolata in base ad una periodicità costante (mano d’opera mantenuta in quantità e durata limitate). La schiavitù propriamente detta infine presuppone il calcolo del proprietario per stabilire il migliore rendimento dello schiavo (quest’ultimo essendo considerato proprietà privata)]”,”TEOC-790″ “GUIDIERI Remo”,”Modo di produzione asiatico e “”dispotismo orientale””.”,”””Una società asiatica, dice Marx (1), è caratterizzata dall’assenza totale o quasi-totale della proprietà privata del suolo. La terra è collettiva. A ciò si aggiunge una differenziazione crescente della divisione del lavoro (apparizione di caste) di cui la diretta conseguenza, e di estrema importanza, è l’apparizione di un ‘surplus’ produttivo che, devoluto a un gruppo dominante, favorisce la istituzionalizzazione del rapporto generico tra classe contadina e classe dirigente. Il problema che pone l’esistenza e il tipo di utilizzazione di tale ‘surplus’ produttivo, devoluto (imposto) da una casta dominante, è estremamente complesso. Su di esso riposa l’elaborazione teorica, ancora da farsi, sul passaggio da una società senza classi a una società stratificata e ci rinvia alla problematica ben nota del “”mutamento di struttura”” (2). Non è nostra intenzione trattare qui questo problema; diremmo soltanto che l’esistenza di tale ‘surplus’ implica innanzitutto una definizione teorica del concetto. Una prima distinzione tra ‘surplus’ come fondo d’investimento primitivo e ‘surplus’ come fondo d’investimento “”cerimoniale”” come ha proposto ad esempio Eric Wolf (3), è essenziale per la definizione teoricamente rigorosa del problema. L’importante è di aver riconosciuto nel tipo di società asiatica la presenza di una classe dominante da cui dipende in larga misura la lavorazione della terra (attraverso le costruzioni agro-idrauliche), dipendenza che suppone l’uso “”obbligato”” di grandi quantità di forza-lavoro (rappresentata dalla classe contadina) nella costruzione di grandi complessi idraulici per la coltivazione delle terre e, successivamente, nella costruzione di grandi opere non-idrauliche, caratteristiche per la loro imponenza e la loro estensione. Alla natura di queste prestazioni obbligate Wittfogel dedicherà la parte centrale del libro [‘Oriental Despotism. A comparative Study of Total Power, Jale University, 1957, edizione francese, Parigi, 1965, ndr] ignorando deliberatamente la diversità di tali servizi, diversità che permette ad esempio di fare una netta distinzione, storicamente e sociologicamente decisiva, tra schiavitù generalizzata (a cui corrisponde per Marx la società asiatica) ‘corvées’ feudali, schiavitù propriamente detta (modo di produzione antico). Tali distinzioni sono state in gran parte riprese da diversi autori che si sono dedicati alle società contadine (4)”” (pag 335-336) [Remo Guidieri, ‘Modo di produzione asiatico e “”dispotismo orientale””‘, ‘Problemi del socialismo’, Milano, n. 16, marzo 1967] [(1) ‘Forme che precedono il modo di produzione capitalistico’, Roma, 1956; (2) In particolare R. Dalton: ‘A Note of Clarification on Economic Surplus’ in ‘Economic Theory and Primitive Society’ (New York, 1954); (3) Sulla nozione di “”classe contadina”” citiamo qualche testo estratto da una bibliografia assai più vasta. Eric Wolf: ‘Peasants’, New York, 1964 e ‘Close corporate Peasant Communities in Mesamerica and Central Java’ (“”American Anthropologist””, 1956); Raymond Firth e B.S. Yamey ‘Capital, Saving and Credit in Peasant Societies’ (Chicago, 1964); (4) Per Marx la schiavitù generalizzata è la mano d’opera utilizzabile nella misura in cui essa è disponibile (non vi è criterio di selezione né di computo). La ‘corvée’ feudale invece è fissata da convenzioni e regolata in base ad una periodicità costante (mano d’opera mantenuta in quantità e durata limitate). La schiavitù propriamente detta infine presuppone il calcolo del proprietario per stabilire il migliore rendimento dello schiavo (quest’ultimo essendo considerato proprietà privata)]”,”TEOC-023-FB” “GUIDUCCI Roberto”,”Marx dopo Marx. Dalla rivoluzione industriale alla rivoluzione del terziario avanzato.”,”Roberto GUIDUCCI (1923) milanese, saggista politico e scrittore, fa come professione l’ urbanista e l’ ingegnere. Ha pubblicato, oltre ad opere specialistiche, ‘Socialismo e verità’ (1956), ‘New Deal socialista’ (1965), ‘Dialoghi immorali’ (1965). E’ condirettore di ‘Tempi moderni’.”,”TEOC-115″ “GUIDUCCI Roberto”,”I giovani e il futuro. All’ ombra del terzo millennio.”,”””L’ inizio delle massime distorsioni della vicenda umana è avvenuta in due momenti del tutto particolari nel grande arco del suo percorso: una prima volta nei tre-quattro millenni che precedono la nascita di Cristo nei Grandi Imperi dell’ Irrigazione sul Tigri-Eufrate, l’ Indo e il Nilo, e una seconda volta intorno al 1600 all’ origine dei Grandi Imperi dell’ Industrializzazione nel cuore dell’ Europa protestante.”” (pag 13)”,”GIOx-015″ “GUIDUCCI Roberto”,”Socialismo e verità. Pamphlets di politica e cultura.”,”Dedica: ‘Agli amici italiani e francesi di “”Ragionamenti”” – “”Argomenti”” Roberto Guiducci, ingegnere, è nato a Milano nel 1923, partigiano combattente nella Resistenza si è laureato al Politecnico milanese ed è rimasto in contatto con il mondo produttivo praticando la sua professione in una grande industria del Nord. Ma ha anche approfondito problemi fisolofici ideologici e politici. “”Mi si crederà se dico che questo è il modo d’imparare più intenso e orgoglioso e forse anche più propizio – il modo di apprendere anticipando, d’imparare scavalcando lunghi tratti d’ignoranza? … io so che i giovani lo preferiscono , e credo che col tempo lo spazio saltato si colmi da sé”” (Thomas Mann, Doctor Faustus) (in apertura) Lenin. “”Ecco dunque come in Lenin il concetto di partitarietà [della cultura, ndr] sia uno strumento contingente di lavoro per il periodo di trapasso rivoluzionario e come, in questa luce, la definizione di “”commessi”” della borghesia, data agli studiosi del tempo, assuma la sua giusta collocazione accanto all’affermazione della necessità di impadronirsi della cultura prodotta dalla società borghese, liberandola dalle interpretazioni reazionarie. Dice infatti Lenin al proposito in ‘Materialismo ed Empiriocriticismo’: “”Neppure una parola di uno di questi professori, capacissimi di compiere i lavori più preziosi nei campi speciali della chimica, della storia, della fisica, ecc., può essere creduta quando si tratta di filosofia. Perché? Per la stessa ragione per la quale non si può credere una parola dei professori d’economia politica, capacissimi di compiere i lavori più preziosi nel campo delle ricerche speciali, quando si tratta della teoria generale dell’economia politica. Perché quest’ultima è, come la gnoseologia, nella nostra società contemporanea, una scienza di partito. I professori d’economia politica non sono, da un punto di vista generale, che degli studiosi commessi della classe capitalista; i professori di filosofia non sono che degli studiosi commessi dei teologi. I marxisti devono, in entrambi i casi, saper assimilare, rimaneggiandole, le acquisizioni scientifiche di questi “”commessi”” (voi non fareste, sia detto a titolo d’esempio, un solo passo nello studio dei nuovi fenomeni economici senza essere ricorsi al lavoro di questi “”commessi””), saper eliminare risolutamente le tendenze reazionarie, saper seguire la loro propria linea di condotta marxista e far fronte su tutta la linea delle forze e delle classi nemiche”” (1). La “”partitarietà”” è dunque ancora per Lenin un elemento di trapasso, un filtro attraverso il quale i risultati culturali borghesi vengono liberati dall’involucro mistificato e possono passare al mondo socialista”” [Roberto Guiducci, Socialismo e verità. Pamphlets di politica e cultura, 1956] [(1) Editions Sociales, Paris, 1948, pp. 315-16] (pag 25-26) Marx visto da Della Volpe “”Marx non attacca mai la specializzazione in sè, come ricorda con esattezza Galvano Della Volpe, “”è lo spirito che sta dietro la specializzazione e la tecnica produttiva borghese che Marx intende colpire, è il suo carattere di ‘tecnica estraniata dall’uomo’, donde la oppressione e l’illibertà di questi nella sua vita in genere, che Marx vuole distruggere. E’ questo ch’egli intende quando ripete che nella società comunista ‘nessuno’ ha una cerchia esclusiva di attività, ma ‘ciascuno’ può specializzarsi in qualsiasi ramo. Il che significa che la specializzazione di ciascuno, inevitabile in quanto l’agire come il pensare non può esser che… determinato o particolare o specifico se vuol essere effettivo e reale, la specializzazione è impedita di tradursi in unilateralità… dalla libertà appunto assicurata prima e dopo l’atto della specializzazione, ad ogni individuo, da parte della comunità reale di cui è membro, dalla società comunista, dal suo clima umano, di libertà o razionalità o totalità, di eguaglianza ‘sociale’, non meramente politica”” (1). Se tutto questo è esatto, ne discendono due considerazioni della massima importanza: la prima è che l’uomo politico non è, per il fatto stesso di essere in una posizione di dirigenza, uno specialista (anche se può esserlo contemporaneamente, ma come uomo di cultura), la seconda che lo specialista non è, per il fatto di possedere le massime capacità nel suo particolare ramo, un dirigente politico, anche limitatamente al suo settore”” [Roberto Guiducci, Socialismo e verità. Pamphlets di politica e cultura, 1956] [(1) ‘La libertà comunista’, ed. Ferrara, Messina, 1946] (pag 62-63) Marx: salto rivoluzionario e comunismo “”Solo il salto, il risultato, il diventare oggettivamente dominante avrebbe consentito al proletariato di far rimarginare le cicatrici, di tramutare la sua conquista, limitata anch’essa alla “”negazione della negazione””, in affermazione finalmente piena e costruttiva. “”…La proprietà privata nel suo movimento economico va essa stessa verso la propria dissoluzione, ma solo mediante uno sviluppo indipendente da essa, inconsapevole, che ha luogo contro la sua volontà ed è condizionato dalla natura della cosa, e solo perché essa produce il proletariato ‘come’ proletariato, la miseria consapevole della sua miseria intellettuale e fisica, la disumanizzazione consapevole di essere disumanizzazione e che perciò sopprime se stessa. Se il proletariato vince, esso non perciò diventa il termine assoluto della società; infatti esso vince solo superando se stesso ed il suo opposto. Allora scompare tanto il proletariato quanto l’antitesi che lo condiziona, e cioè la proprietà privata (1). [Qui] il proletariato dovrà lasciar cadere tutto ciò che gli è rimasto appiccicato dalla sua presente situazione sociale (2). La rivoluzione dunque è necessaria non soltanto perché la classe predominante non può venire rovesciata in nessun’altra maniera, ma perché soltanto con una rivoluzione la classe che è soggiogata può giungere a liberarsi di tutto il secolare fango in cui è immersa e a rendersi capace della nuova creazione della società (3)””. Dunque tutto è, apparentemente, giocato nel “”salto””, nell’esito rivoluzionario e tutta la documentazione dei rapporti di Marx con il Partito comunista è una storia di intransigenza verso qualsiasi riformismo e qualsiasi gradualismo che raggiunge punte altamente drammatiche come nella ‘Critica al programma di Gotha’ e nella corrispondenza relativa con i dirigenti politici d’allora. Tuttavia, a veder bene, l’attacco di Marx ai programmi, il suo riferirsi alle cose, alla lotta strutturale ecc. non è che un opporsi ai piccoli programmi, alle piccole cose, alla piccola lotta, mantenendo ferma appunto la ‘grande programmaticità’ del ‘Manifesto’, la ‘grande tavola dei valori’ del ‘Capitale'”” (pag 186-187) [Roberto Guiducci, Socialismo e verità. Pamphlets di politica e cultura, 1956] [(1) Marx Engels ‘Sacra famiglia’, Roma, 1954, p. 40; (2) Marx Engels ‘Ideologia tedesca’, Milano, 1947, p. 128; (3) Ibid., p. 72]”,”PCIx-382″ “GUIDUCCI Armanda; GUÉRIN Daniel SOBOUL Albert”,”Estetica e marxismo: G. Lukacs (Guiducci); Robespierrismo e rivoluzione (Guérin, Soboul).”,”Fortuna di Lukács in Italia (pag 265) “”Robespierre è stato, per un altro verso, talmente idealizzato e santificato dagli storici moderni della scuola di Mathiez che sarebbe stato bene ‘anche’ far reagire l’opinione pubblica contro il «culto della personalità» nella storia. Nella ristretta cerchia degli specialisti l’autorità di Mathiez è oggi un pò pericolante. Fin dal 1930 lo storico sovietico R.M. Zacher, nel suo libro sugli Enragés, gli rimproverava la sua idealizzazione dei robespierristi, e di conseguenza il suo «giudizio negativo sul ruolo storico degli Arrabbiati», la sua sistematica ostilità verso di loro. Nel 1932 Georges Lefebvre, al momento di prendere il posto di Mathiez alla direzione degli «Annales historiques de la Révolution française», fece capire con discrezione che si distaccava dal predecessore in tre punti: 1) a causa della sua preparazione, Mathiez aveva un orizzonte limitato dal punto di vista economico e sociale; 2) abituato a considerare la Rivoluzione francese ‘dall’alto’, non si era occupato di stabilire quali potessero essere i bisogni, gli interessi, i sentimenti e soprattutto la mentalità delle classi popolari; 3) non essendosi posto da un punto di vista popolare, non aveva voluto riconoscere pienamente che una frattura si era verificata al principio del 1794 tra Robespierre e le masse popolari. E Georges Lefebvre concludeva che, se gli storici futuri si decideranno a guardare gli avvenimenti ‘dal basso’ e non più solamente dall’alto, Mathiez sembrerà superato (1). I venticinque anni da allora non hanno fatto che confermare quel profetico giudizio”” (pag 323-324) [(1) Articolo riportato in G. Lefebvre, ‘Études sur la Révolution française’, PUF, Paris, 1954, p. 21] [Daniel Guérin, Robespierrismo e Rivoluzione]”,”STOx-005-FGB” “GUIGUE Bruno / COLLIN Denis”,”Lénine et le totalitarisme. / Marxisme et morale.”,”Guigue sta preparando un libro, qui colpisce duramente le interpretazioni di Stéphane Courtois sullo stesso tema. (pag 3) Secondo la Luxemburg lo scioglimento dell’ Assemblea costituente da parte dei bolscevichi segna un punto di non ritorno con la soppressione della democrazia in Russia (pag 53) I bolscevichi avevano 168 seggi per 10 milioni di voti (23.9% dei suffragi) (sei mesi prima erano o in prigione o nella clandestinità), ma la maggioranza dell’Assemblea era in mano ai socialisti-rivoluzionari che avevano avuto un plebiscito nelle campagne da parte dei contadini e che disponevano di 380 seggi (ma nelle liste presentate prima dell’Ottobre c’erano gli SR di sinistra alleati ai bolscevichi e quelli di destra opposti all’insurrezione d’Ottobre) (pag 54) La guerra civile liquida la democrazia proletaria instaurata dai bolscevichi (pag 56) Nella sua lettera agli operai americani Lenin plaude alla violenza proletaria (dopo l’attentato ad Uritskij, Ouritsky, ucciso, e a Lenin stesso; ferito, il 30 agosto 1919 (pag 57) Amoralismo marxista di Trotsky (pag 118)”,”LENS-305″ “GUILAINE Jean SETTIS Salvaore a cura di, Saggi di Alain TUFFREAU Janusz K. KOZLOWSKI Marcel OTTE Michel BARBAZA Paul-Louis VAN BERG N. JA. MERPERT Jean L’HELGOUAC’H Patricia PHILLIPS Pierre PÉTREQUIN Christian STRAHM Richard J. HARRISON Christos DOUMAS Dimitrij JAKOVLEVIC TELEGIN Anthony HARDING Manuel FERNÁNDEZ MIRANDA Patrice BRUN Jacques BRIARD Emanuele GRECO Claude MASSET Luciano AGOSTINIANI”,”Storia d’Europa. Preistoria e antichità. Volume II. 1.”,”Jean Guilaine, nato il 24 dicembre 1936 a Carcassonne (Aude) è un archeologo francese, specialista in preistoria e protostoria recente. Salvatore Settis è un archeologo e storico dell’arte italiano. Dal 1999 al 2010 è stato direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa. Nato il 11/06/1941 a Rosarno.”,”EURx-121-FL” “GUILAINE Jean SETTIS Salvaore a cura di, Saggi di Borislav JOVANOVIC Martin ALMAGRO GORBEA Miklós SZABÓ Barry CUNLIFFE Mario TORELLI François HARTOG Mireille CORBIER Françoise BADER Emilio PERUZZI Giuliana LANATA Richard BRILLIANT Ken DOWDEN Mauro CRISTOFANI Marina MARTELLI Giorgio CAMASSA Guglielmo CAVALLO Joseph A. TAINTER Barry CUNLIFFE Kazimierz GODLOWSKI Sabine MACCORMACK Anthony GRAFTON”,”Storia d’Europa. Preistoria e antichità. Volume II. 2.”,”Jean Guilaine, nato il 24 dicembre 1936 a Carcassonne (Aude) è un archeologo francese, specialista in preistoria e protostoria recente. Salvatore Settis è un archeologo e storico dell’arte italiano. Dal 1999 al 2010 è stato direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa. Nato il 11/06/1941 a Rosarno.”,”EURx-122-FL” “GUILBEAUX Henri”,”Le portrait authentique de Vladimir Ilitch Lenine.”,”””Molto prima della rivoluzione bolscevica si differenziarono le due correnti. Lenin, come si è visto, prese fermamente posizione. Bernstein fu l’ iniziatore di un revisionismo che trovò fuori dalla Germania numerosi partigiani – lo stesso grande Jaures fu del numero. Qualche anno prima della guerra, Kautsky che aveva rifiutato Bernstein – cosa che valse un nuovo libro di Bernstein – intorno al 1912 si serò da Mehring e da Rosa Luxemburg, abbandonando il suo radicalismo attivo e adottando un radicalismo ‘passivo’, come pure l’ha definito Pannekoek. Sotto l’ influenza di Kautsky si costituì, durante la guerra, un’ opposizione che comprendeva i più opposti elementi: marxisti rivoluzionari, lassalliani equivoci, repubblicani liberali, pacifisti tolstoiani. Nel corso degli avvenimenti, questa opposizione si è dissociata e oggi vediamo, nel vecchio partito socialdemocratico tedesco, Kautsky e Bernstein riuniti dal loro antimarxismo e una sorta di intesafilia impenitento e confusa che arriva fino a proclamare la giustizia degli odiosi trattati di Versailles!””. (pag 77)”,”LENS-157″ “GUILBEAUX Henri”,”La Social-Démocratie. Historique du Mouvement Socialiste Allemand.”,”””Karl Marx est le grand théorique du socialisme moderne. Son action a été immense non seulement en Allemagne, mais dans touts les pays d’Europe, et le marxisme, plus ou moins modifié, est le fondement de la doctrine socialiste internationale d’aujourd’hui.(…) A coté du solide theoricien du ‘Capital’, il faut mentionner Rodbertus, dont les ‘Soziale Briefe an von Kirchmann’ sont tout spécialement à signaler. Rodbertus, lui aussi, doit beaucoup à Sismondi, ainsi qu’aux économistes anglais et à Hegel. Mais il croit que le régime meilleur sera, non pas le fait d’une révolution, mais bient plutôt la création d’un gouvernement. Le collectivisme doit être national avant qu’être international. Rodbertus était un ‘évolutionniste’, tandis que Karl Marx fut un révolutionnaire. (…) Lassalle est encore l’un des grands fondateurs de la social-démocratie allemande. Plus profondément que Rodbertus, Lassalle étudia la question sociale juridiquement; mais au point de vue économique, sa théorie a moins de force que celle de l’auteur des ‘Briefe’. Quant à sa théorie du capital et de l’évolution économique, elle est empruntée au ‘Manifeste communiste’ de Marx et Engels, à la ‘Situation de la classe ouvrière en Angleterre’ de Engels, etc. Pareil, en cela, à Rodbertus, il est étatiste. Il est convaincu que le collectivisme ne sera établi que petit à petit. Avec autant de fermeté que Bismarck presque, il est partisan de l’unité allemande. Si, théoriquement, Lassalle a une valeur inférieure à celle de Karl Marx ou de Rodbertus, pratiquement il a contribué fortement à la renaissance du socialisme allemand, qui sommeillait quelque peu depuis son premier éveil. Le 23 mai 1863, il fonda l”Allgemeine Deutsche Arbeiter Verein, qui se proposait, au moyen d’une agitation ‘légale’ et ‘pacifique’ (‘friedliche und legale Agitation’), d’obtenir le suffrage universel et la conquête des pouvoirs publics. Il fut aidé par un disciple, J.-B. Schweitzer. Dès 1873, le parti comptait 60.000 membres et 240 comités locaux (‘local-verein’). Il possédait un journal: ‘Der Sozialdemokrat’, publié à Berlin. Tandis que Lassalle faisait cette heureuse tentative dans le pays même, Karl Marx réussissait à fonder l”Association Internationale des Travailleurs (1864).”” (pag 7-8-9) [Henri Guilbeaux, La Social-Démocratie. Historique du Mouvement Socialiste Allemand, 1910] Dopo il congresso di Gotha, nel 1877 il partito (unificato) comprendeva 41 organi di stampa con 150.000 abbonati, un settimanale illustrato con 35 mila abbonati e 15 giornali corporativi con 40 mila abbonati (pag 16) Johann Karl Rodbertus (Greifswald, 12 agosto 1805 – Jagetzow, 6 dicembre 1875) è stato un economista tedesco. Biografia Rodbertus (wikip) Nella storia delle dottrine economiche Rodbertus è considerato un precursore di Karl Marx poiché le sue argomentazioni muovono da basi scientifiche staccandosi nettamente dalle concezioni dei socialisti utopisti. Di orientamento nazionalista e monarchico, Rodbertus propugnò la instaurazione di un regime socialista nel quale lo Stato avrebbe dovuto fissare il prezzo del lavoro e dei beni di consumo ed istituire un sistema di scambi basato sull’emissione di buoni-salario e sul monopolio statale del commercio dei beni di consumo. Fra le sue opere si ricordano Die Forderungen der arbeitenden Klasse (Le rivendicazioni della classe lavoratrice, del 1837) e Soziale Briefe an von Kirchmann (Lettere sociali a von Kirchmann, del 1850-1851).”,”MGEx-236″ “GUILBEAUX Henri”,”La fin des soviets.”,”Aneddoto di Bucharin con Ledebour (pag 139) Giudizi Lenin su Stalin e Trotsky (pag 53-54) “”Staline, qui ignore complètement la psychologie de l’ouvrier occidental, possède un courage physique qui faisait dire à Lénine: “”Trotski et Staline sont nos deux révolutionnaires les plus courageux. Chaque fois qu’il y a un grave danger, nous envoyons l’un ou l’autre, mais jamais les deux à la fois, car ils ne s’aiment pas”” (1). (…) Tout en reconnaissant “”les capacités les plus éminentes”” de Trotski, “”l’homme le plus capable du Comité central””, Lénine ajoute qu'””il est excessivement porté à l’assurance et entraîne outre mesure par le côté purement administratif des choses””. Mais Lénine jugeait ainsi Staline: “”Staline est trop brutal et ce défaut, pleinement supportable dans les relations entre nous, communistes, devient intolérable dans la fonction de secrétaire général. C’est pourquoi je propose aux camarades de réfléchir au moyen de déplacer Staline de ce poste et de nommer à sa place un homme qui, sous tous les rapports; se distingue du camarade Staline par une supériorité, c’est-à-dire qui soit plus patient, plus loyal, plus poli et plus attentionné envers les camarades, moins capricieux, etc… Cette circonstance peut paraître une bagatelle insignifiante, mais je pense que pour se préserver de la scission et du point de vue de ce que j’ai écrit plus haut des rapports mutuels entre Staline et Trotski, ce n’est pas une bagatelle, à moins que ce soit une bagatelle pouvant acquérir une importance capitale. Trotski, qui possède maintes qualités, était trop sûr de lui; croyant qu’en politique l’intelligence l’emporte sur la ruse, il ne se méfiait pas de Staline, qui abolit rapidement le peu de démocratie qui existait dans le Parti et réussit à tourner contre Trotski toute la “”vieille garde””, les compagnons de Lénine: Kamenev, Zinoviev, Rykov, Boukharine, etc. Staline est maintenu secrétaire général du Parti. (…) Staline prit, en outre, une série de mesures significatives. Après avoir retiré des bibliothèques et des écoles l”Histoire de la Russie’ du professeur Pokrovsky, lequel avait été jusqu’à sa mort commissaire adjoint à l’Education nationale, Staline élimina Enoukidze. Celui-ci, depuis 1918, était secrétaire du Comité central exécutif des Soviets et avait fait gracier un très grand nombre de condamnés à mort. Enfin, Staline prononça la dissolution de l'””Association des vieux bolchéviks”””” (pag 53-54-55) [Henri Guilbeaux, La fin des soviets, Paris, 1937] [(1) Ceci mìa été dit par Lénine, sous des formes différentes, plus de dix fois]”,”RUSS-240″ “GUILLAIN Robert”,”Japon. Troisieme grand.”,”GUILLAIN Robert ha vissuto sul posto da trent’anni i grandi avvenimenti d’ Asia, in particolare, in Cina, la conquista giapponese. Era a Tokyo all’ epoca di Pearl Harbour, ha vissuto la guerra al Giappone. Ha compiuto viaggi in Cina, Indocina, Corea come corrispondente permanente del ‘Monde’ a Tokyo.”,”JAPx-030″ “GUILLAIN Robert”,”Dove va la Cina?”,”GUILLAIN Robert è redattore specializzato in questioni dell’ estremo-oriente del giornale ‘Le Monde’. Boom della popolazione cinese. “”A Hong-Kong alcuni esperti occidentali hanno formulato una statistica in base alla quale col ritmo d’ aumento medio del nuovo regime, la popolazione cinese potrebbe toccare i 960.000.000 nel 1980, e dopo due o tre anni il miliardo, per giungere nel 2000 a un miliardo e quattrocento milioni. E nessuno parla di una ricaduta della curva dopo il 2000: essa dovrebbe seguire una linea ascendente. Queste cifre ci sembrano terrificanti e difficilmente credibili. Vi sono tuttavia certe indicazioni che mostrano che i dirigenti cinesi si propongono una Cina futura capace di superare il miliardo di uomini. Per esempio, uno di essi, il signor Tan Chen-lin, vice primo ministro del governo Cin en-lai ha parlato di recente di una Cina di ‘due miliardi’ di abitanti. Per quanto ne so io è la prima volta che una tale cifra è stata resa pubblica, ed è molto interessante che sia stata pronunciata da un personaggio responsabile. Vale la pena di riprodurre qui le sue parole, come le ha citate colui che le ha udite, il professor René Dumont, grande esperto di questioni agricole del mondo durante la sua visita in Cina nell’ aprile del 1964. “”La Cina coltiva attualmente 107 milioni di ettari”” ha detto il vice primo ministro. “”Un giorno ne coltiverà 133.000.000.. Ma avrema due miliardi di abitanti. La cosa più importante consiste nel fatto che questi due miliardi di abitanti vengano il più tardi possibile.”””” (pag 203-204)”,”CINx-176″ “GUILLAMON IBORRA Agustin”,”I bordighisti nella guerra civile spagnola.”,”””Risulta subito la ferrea opposizione di Perrone e di Virgilio Verdaro alla partecipazione della Frazione alla guerra di Spagna, come pure la rapida decisione di partire alla volta della Spagna adottata da Enrico Russo e da Duilio Romanelli. Gli avvenimenti spagnoli avevano provocato una radicale e veloce presa di posizione tra coloro che rifiutavano di partecipare alla guerra e quelli che partivano per combatterla. (…) In realtà era in ballo una valutazione ben precisa del carattere della guerra che era incominciata in Spagna. Mentre la minoranza, che era già partita per combattere in Spagna, la definiva come una guerra rivoluzionaria contro il fascismo, secondo la maggioranza si trattava di una guerra imperialista in cui la frazione fascista della borghesia si scontrava con la frazione democratica e repubblicana di quella stessa borghesia””. (pag 15-16)”,”BORD-058″ “GUILLARD Olivier”,”La strategie de l’ Inde pour le XXI siecle.”,”GUILLARD Olivier è analista inun organismo di riflessione strategica e geopolitica.”,”INDx-035″ “GUILLARD Olivier”,”Le Pakistan de Musharraf, enfin respectable?”,”GUILLARD Olivier dottore in diritto internazionale specialista delle questioni di sicurezza in Asia ha lavorato vari anni per i servizi francesi. Ha scritto ‘La strategie de l’ Inde pour le XXI siecle’ (Economica, 2000). Il dominio delle grandi famiglie. “”Nei fatti, ancora oggi, in Pakistan come in India, le grandi famiglie regnanti ieri continuano a godere di un prestigio e di una autorità che stupiscono l’ osservatore. Uno studio recente della Banca Mondiale punta il dito su una terribile realtà: 44% delle terre arabili sarebbero “”confiscate”” solo dal 2% dei coltivatori. 5000 famiglie rurali influenti si dividono questa imponente torta. In questi paesi essenzialmente agricoli, questa posizione implica l’ autorità quasi-diretta, vicina all’ assoluto, su vari milioni di individui. Un controllo impossibile da ignorare per il potere centrale, dipendente dal sostegno di questa casta dominante.”” (pag 85-86)”,”PAKx-014″ “GUILLARD Olivier”,”Géopolitique de l’Inde. Le rêve brisé de l’unité.”,”GUILLARD Olivier direttore di ricerca Asia all’Institut des relations internationales et stratégiques (IRIS)”,”INDE-008″ “GUILLAUME James”,”Etudes revolutionnaires. Premiere serie.”,”GUILLAUME era membro della Societé de l’ histoire de la Revolution.”,”FRAR-203″ “GUILLAUME Sylvie GARRIGUES Jean a cura; saggi di Javier Moreno LUZON Fulvio CAMMARANO Jean PUISSANT Juan AVILES Jean-Marie MAYEUR Thomas RAITHEL Manfred KITTEL Feliciano MONTERO Horst MÖLLER Serge BERSTEIN Ana Clara GUERRERO Andréas WIRSCHING Maurizio RIDOLFI Anthony KING Sylvie GUILLAUME Andrea BARAVELLI Clarisse BERTHEZENE Philippe CHASSAIGNE Paul MAGNETTE José Maria Marin ARCE Matthieu TROUVE'”,”Centre et centrisme en Europe aux XIXe et XXe siècles. Regards croisés.”,”GUILLAUME Sylvie è professore di storia contemporanea all’ Università di Bordeaux 3 e membro dell’ Institut Universitaire de France. Direttore onorario della Maison des sciences de l’ homme d’ Aquitaine, è direttrice del Centre aquitain d’ histoire moderne et contemporaine. GARRIGUES Jean è un ex allievo dell’ Ecole Normale Supérieure de Saint-Cloud, e professore di storia contemporanea all’ Università d’ Orléans e Presidente del Comitéd’ histoire parlementaire et politique. Saggi di Javier Moreno LUZON Fulvio CAMMARANO Jean PUISSANT Juan AVILES Jean-Marie MAYEUR Thomas RAITHEL Manfred KITTEL Feliciano MONTERO Horst MÖLLER Serge BERSTEIN Ana Clara GUERRERO Andréas WIRSCHING Maurizio RIDOLFI Anthony KING Sylvie GUILLAUME Andrea BARAVELLI Clarisse BERTHEZENE Philippe CHASSAIGNE Paul MAGNETTE José Maria Marin ARCE Matthieu TROUVE’ Socialdemocrazia e centrismo repubblica Weimar (135) Il taglio delle ali in Germania Ovest dopo il 1945. “”Solo il KPD entra nel 1949 nel primo Bundestag con un tasso del 5.7%. In seguito, non arriva più a raggiungere l’ asticella del 5%. In nessuna elezione al Bundestag un partito di estrema destra è stato eletto al parlamento; in seguito e solo in occasione di elezioni al Landtag, essi sono sporadicamente riusciti a entrare in una dieta regionale””. (pag 108) Il gioco delle alleanze tra SPD, CDU-CSU e FDP. “”Le SPD se distanciait des derniers restes d’un traditionalisme imprégné d’ éléments d’une idéologie socialiste de classe qui avait été soulignée pendant presque quinze ans – tournant qui se réalisa d’une part lors du congrès du parti de Bad Godesberg en 1959 et d’autre part avec l’ adhésion à la politique d’ intégration à l’ Ouest de Konrad Adenauer en 1960. A’ partir de 1969, tous le partis du Bundestag étaient susceptibles d’entrer en coalition l’un avec l’autre (…)””. (pag 109)”,”EURx-230″ “GUILLAUME James”,”L’ Internationale. Documents et Souvenirs (1864-1878). Tome premier et second.”,”Unico volume comprendente i due tomi I. Lettera di Marx sul Congresso di Ginevra 1866. Lettera Marx a Jung Traduzione libro di Marx Das Kapital Comunicazione confidenziale di Marx ai suoi amici tedeschi II. Lettera di Marx a J.P. Becker Mazzini attacca la Comune e l’ Internazionale Lettera di Marx a Sorge 9.11.1871 Definizione di anarchia da parte di Marx in Le pretese scissioni nell’ Internazionale (1872) Lettera di Engels questione spagnola In Inghilterra Eccarius, Jung e Hales si distaccano da Marx Lettera di Engels a E. Glaser a Bruxelles Inserimento in statuti generali articolo sulla conquista del potere politico “”Mais dès le numéro suivant, l”Egalité’, reprenant la question de la participation aux élections, la traitait à un autre point de vue, et disait (cette fois c’était Robin qui avait tenu la plume): “”Nous constatons avec un bien grand regret une tendance funeste qui se manifeste chez les travailleurs de tous le pays à introduire quelques-uns des leurs dans les gouvernments actuels, afin d’y obtenir quelques avantages immédiats pour la classe ouvrière.”” Elle citait un article de la ‘Liberté’, de Bruxelles, sur la ‘représentation du travail’, c’est-à-dire sur la création de “”Chambres du travail””, constituées par les ouvriers en dehors de l’organisme gouvernemental et en opposition aux Chambres politiques; dans cet article, on lisait des choses comme celles-ci: “”Le jour où elle tomberait dans le parlementarisme, c’en serait fait de l’avenir de la classe ouvrière; elle serait prise dans l’engrenage de la politique dite progressiste… Si un seul ouvrier partecipait au gouvernement de la Belgique quel opprobre pèserait sur la classe ouvrière après une fusillade comme celle de l’Epine, ou en présence d’une loi comme celle de la milice! …Les républicains socialistes n’acceptent aucun rôle, aucune fonction dans un gouvernement basé sur l’exploitation””””. (pag 240)”,”INTP-047″ “GUILLAUME Sylvie”,”Le petit et moyen patronat dans la nation française de Pinay à Raffarin, 1944-2004.”,”Sylvie Guillaume è Professore di storia contemporanea all’Università di Bordeaux 3. E’ membro dell’Institut universitaire de France.”,”FRAE-050″ “GUILLAUME Renato A.”,”Studio dell’uomo mediocre.”,”Fesserie del tipo: “”A proposito della non assommabilità del pensiero e della saggezza in genere è interessante riferire il parere di Scipio Sighele ricavabile dal suo libro sull’ “”Intellingenza della folla”” (Bocca). “”La compagnia non può mai rialzare il livello intellettuale e soltanto incidentalmente in particolari rare condizioni riesce a innalzare il livello morale… La compagnia indebolisce così il talento come in sentimenti morali… Unirsi nel mondo umano vuol dire peggiorarsi…La collettività, si chiami giurì, commissione, assemblea o folla, dà un prodotto morale e intellettuale peggiore di quello che darebbe ognuno degli uomini che la compongono”” “” (pag 113-114)”,”TEOS-260″ “GUILLAUME André”,”Lawrence d’Arabie.”,”André Guillaume è professore emerito di Civiltà britannica all’Università di Paris – IV – Sorbona. Specialista in letteratura inglese. Altro suo volume: *Londres : histoire d’une place financière / André Guillaume, Marie-Claude Esposito ; préface par Denise Flouzat. – Paris, Presses Universitaires de France, “,”QMIP-008-FSL” “GUILLEMIN Henri”,”Histoire des catholiques francais au XIX siècle (1815-1905).”,”””E’ Montalembert che ha lanciato la celebre dichiarazione: “”Non c’è il mezzo, occorre scegliere tra cattolicesimo e socialismo!”” (discorso del 17 gennaio e 22 maggio 1850, nota). E la sua conclusione? M. de Montalembert ha ragione: non c’è il centro; la Repubblica ha i cattolici per principali avversari; la Repubblica sarà anticattolica o non sarà. E’ positivamente tragico osservare, sullo spirito e il cuore di un uomo onesto come Victor Hugo il contraccolpo delle tristi cose di cui i “”clericali”” gli danno spettacolo. Hugo nel 1848, e da anni, era allineato alla Chiesa, senza animosità, con una deferenza che il comportamento di Pio IX aveva cambiato quasi in amore. Hugo è del partito conservatore, quantunque libero e a volte indocile nei suoi voti. La miseria del proletariato lo ossessiona. Ha sostenuto con tutta l’ anima il progetto Melun. Uno stupore lo ha colto, e ben presto una indignazione quando ha visto svilupparsi nel suo partito la manovra che abbiamo descritto. Ha un peso troppo grosso sul cuore. Scoppia. Il 9 luglio 1849, alla tribuna dell’ Assemblea, rivela i segreti disegni dei conservatori. “”Diserzione di fronte al nemico””, proclama Falloux (Memorie, II, 140).”” (pag 245-246)”,”FRAD-052″ “GUILLEMIN Henri”,”Robespierre politico e mistico.”,”GUILLEMIN Henri (1903-1992) direttore degli studi francesi all’ Università del Cairo (1936-38) poi ordinario di letteratura francese all’ Università di Bordeaux, è stato consigliere culturale all’ Ambasciata francese a Berna e professore straordinario all’ Università di Ginevra. “”Un grossista è un accaparratore? I prezzi soggetti al maximum dal 4 maggio vengono rispettati dai dettaglianti? E, parlando di questa stessa legge del 4 maggio, Robespierre attualmente membro del CSP (Comitato di salute pubblica ndr), il 31 luglio riconosceva, davanti alla Convenzione, che i suoi “”inconventienti si fanno sentire da molte parti””. Gli è ben chiaro che un buon numero di deputati vogliono “”abrogare”” questa legge del 4 maggio, ma non si può andare troppo in fretta in questo campo; se si rinuncia a questa misura bisogna “”sostituirla con disposizioni più sagge””; e Robespierre sottolinea che nessuno ne ha proposte.. Il 3 agosto Fabre d’ Eglantine, l’ ex “”braccio destro”” di Danton alla Giustizia, presenta un rapporto sull’ aggiotaggio, in cui si limita a fare alcune constatazioni: che nel giugno 20 soldi in metallo erano l’ equivalente di 50 in assegnati, e che questa differenza si è accentuata di giorno in giorno tanto che il 1° agosto 6 lire in assegnati valgono 20 soldi in numerario; un luigi vale 140 lire in assegnati. Cambon, l’ incomparabile esperto, ha imitato Danton rifiutando, il 10 luglio, di essere rieletto al Comitato; allo scopo, diceva, di dedicarsi a ben gestire le finanze della Repubblica. In fatto di rimedi contro l’ azione devastatrice dell’ aggiotaggio e per rallentare la caduta dell’ assegnato, egli non proporrà altro che un premio del 13% a ogni acquirente di beni nazionali che estingua il suo debito pagando in anticipo il valore totale del suo acquisto. La sua fierezza, la sua gloria, l’ opera della sua vita, è questo ‘Grand Livre de la dette’ del quale annuncerà il completamento il 24 agosto, prova lampante della saggezza e della lealtà del regime repubblicano.”” (pag 224) “”(…) in quello stesso 5 agosto, Robespierre insulta lo sfortunato Jacques Roux e definisce “”orribili”” (…) due azioni commesse dal capo degli “”arrabbiati””: “”La prima coniste nell’ aver tentato di far massacrare (nota: “”far massacrare”” è un’ esagerazione di Robespierre) i negozianti, i bottegai perché, diceva, vendevano a prezzi troppo cari; l’ altra nell’ aver incitato il popolo a respingere la Costituzione con il pretesto che era difettosa””.”” (pag 225)”,”FRAR-304″ “GUILLEMIN Henri”,”La tragédie de Quarante-huit.”,”””Luigi Bonaparte valuta che deve poter ingannare la piccola gente, la doppia massa proletaria e rurale; i grandi borghesi finiranno bene per seguire. L’ imperatore ha ben consumato la carne umana per tonnellate, i contadini non hanno smesso di vedere in lui il Benefattore, colui che ha confermato legalmente le acquisizioni del 1789; quel servizio là non si dimentica; niente lo cancella.”” (pag 270)”,”QUAR-061″ “GUILLEMIN Henri”,”Le coup du 2 décembre.”,”Napoleone III e l’ affare dei lingotti d’ oro. “”Ora il Parlamento, secondo la giusta immagine di Victor Hugo, è “”la serratura di sicurezza della cassaforte pubblica””; fare saltare questa serratura diventa per Luigi Bonaparte una irrisistibile urgenza. Io non ho potuto verificare ciò che c’è d’ autentico in una allusione che figura in Marx e in Hugo. Si legge in ‘Napoleon le Petit’ che l’ affaire dei lingotti d’ oro “”andava scoppiando””, e Marx assicura a questo proposito che Luigi Bonaparte era in conflitto “”non solo con la Costituzione ma anche con il codice penale””. (pag 336)”,”FRAN-069″ “GUILLEMIN Henri”,”La Première résurrection de la République. 24 février 1848.”,”””Le meilleurs narrateurs, même les honnêtes, même ceux qui se croient libres, restent machinalement en discipline, remmaillen la tradition à la tradition, subissent, l’ habitude prise, reçoivent les mots d’ ordre, achèvent, tout en se croyant des historiens, d’user les livrées des historiographes. L’ Histoire vraie manquera de complaisance””. Victor Hugo, (in apertura) “”Nell’ agosto 1848, nella sua famosa “”Lettre aux Dix Départements””, Lamartine dirà francamente il suo pensiero su tutti i capi dei clubs, di cui aveva potuto cercare di far credere che erano terribili e che aveva saputo tuttavia gestirli. No, ammetterà, questi uomini non hanno “”ostacolato l’ azione di governo””; la verità è che essi hanno “”aiutato”” il Governo Provvisorio; “”ho trovato in loro più moderazione di quanto mi aspettassi, dato i loro nomi””. L’anno seguente , nella sua ‘Storia della Rivoluzione del 1848′, Lamartine è più categorico ancora. Raspail? L’ho incontrato da solo, faccia a faccia, a lungo, e questo colloquio gli ha lasciato l’ impressione più favorevole. Cabet? Non ha avuto “”che di felicitarsi per i suoi rapporti con lui””. Sobrier? Egli lo vedeva “”assiduamente””, essendosi fatto dare “”denaro e armi””, e un immobile per il suo giornale (…); per la sua posizione, Sobrier era “”informato dei progetti concepiti ogni giorno nei conciliaboli ultra-repubblicani”” ed egli “”istruiva”” Lamartine “”di ogni circostanza””. Lamartine specifica pure che egli “”conosceva e praticava”” tutti i “”principali agitatori del Club della Sorbona”” e “”molti delegati del Luxembourg””, e Flotte, e Servien, blanquisti accaniti. Era questo ciò che aveva chiamato “”cospirare con il fulmine”” (1). Del resto, Cabet, Raspail e Blanqui non riunivano a Parigi “”mille uomini sicuri”” tutti e tre.”” (pag 184-185) (1) quando in seguito si rimproverà a Lamartine di aver cospirato con Sobrier: “”Si, rispose sorridendo, come il parafulmine cospira con la folgore”””,”QUAR-065″ “GUILLEMIN Henri”,”L’ héroïque défense de Paris, 1870-1871. Les origines de la Commune.”,”””Qui, una parentesi insolita e di cui occorre scrutare il contenuto. Una volta acquisita la promessa di una nota per accreditarsi presso Bismarck, perché Thiers non si precipita a Tours? Perché, sulla sua strada, questo scalo a Firenze? Che va a fare dagli italiani? Arriva a Firenze, alla sera del 12 ottobre, e prende la parola il 15 davanti al Consiglio dei ministri. In che cosa l’ Italia potrebbe essergli utile presso Bismarck e Favre? La prova che la tappa fiorentina non era in programma, la prova che era una digressione, la vedo nel subitaneo rabbuiamento di Bismarck. (…)””. (pag 285) “”Il cancelliere si sorprende e si irrita; dice a Boyer che il povero buonuomo gioca “”un ruolo ben pietoso””; “”in questo momento , è a Firenze (…); ho ben altre preoccupazioni in testa che di occuparmi di quello che il Signor Thiers può fare a Firenze””.”” (pag 285) “”Sorel, que cet épisode italien déconcerte, qui ne sait qu’en faire et par quel bout le prendre, Sorel assure que, “”dans ses conversations particulières””, à Florence, M. Thiers se montra “”moins pressant que dans son langage officiel””. Resterait à expliquer le bénéfice qu’aurait pu trouver Thiers à souffler ainsi le chaud et le froid, l’ intéret qu’il aurait eu, s’exposant aux fureurs de Bismarck, à faire semblant, en public, d’appeler les Italiens au secours, tout en les dissuadant, en sourdine, de prendre au sérieux ses propos.”” (pag 287)”,”MFRC-118″ “GUILLEMIN Henri”,”Robespierre politico e mistico.”,”Henri Guillemin (1903-1992) direttore degli studi francesi all’ Università del Cairo (1936-38) poi ordinario di letteratura francese all’ Università di Bordeaux, è stato consigliere culturale all’ Ambasciata francese a Berna e professore straordinario all’ Università di Ginevra. “”La sola possibilità di sopravvivere per la Repubblica, l’unica via di salvezza per lo Stato, Robespierre la vede in una direzione della quale farà le spese la democrazia implicita nella Carta costituzionale. Il 26 ottobre un decreto sopprime l’elezione delle municalità. A questo proposito Saint-Just è completamente d’accordo con Robespierre e la sua eloquenza è limpida: «Si dice che un governo energico sia oppressivo. Ci si inganna (…). E’ solo il male a essere oppresso”” (56). In ottobre la Convenzione ha perso, per volonà della legge, 136 dei suoi membri in seguito all’espulsione dei girondini e all’incarcerazione dei loro mici che protestavano (*). Sarebbe eccessivo definire la Convenzione un moncone del Parlamento, nondimeno è una rappresentanza nazionale sminuita, amputata quella che siede alle Tuileries e che concentra in sé tutti i poteri; poteri che essa affida, per favorire la rapidità d’azione, e con un controllo mensile, al Comitato di salute pubblica nel quale Robespierre esercita un’effettiva egemonia ma che non è affatto onnipotente (ne abbiamo le prove sotto gli occhi). La concentrazione dittatoriale e ufficiale dell’autorità suprema tra le mani dei convenzionali Robespierre la otterrà in due tempi. La prima tappa è il decreto del 10 ottobre, votato in seguito al rapporto di Saint-Just: «Il governo provvisorio della Francia è rivoluzionario sino alla pace». La seconda tappa verrà in dicembre, ma già il 10 ottobre Saint-Just è stato esplicito, dicendo che «bisogna governare col ferro coloro che non possono essere governati con la giustizia», che la Convenzione «non deve usare alcun riguardo con i nemici del nuovo ordine di cose», che «i traditori» non sono i soli a dover essere annientati, ma che «anche gli indifferenti» sono colpevoli. «Dovete punire», dichiara Saint-Just, chiunque è passivo nella Repubblica e «non fa niente per lei». E non si perita di enumerare gli interventi indispensabili riguardo alle concussioni dei funzionari, alle speculazioni scandalose favorite dalle vendite dei beni nazionali, agli odiosi vantaggi che procura alla classe ricca il crollo dell’assegnato. E sono già stati inviati nelle province rappresentanti muniti di pieni poteri, in grado di procedere a requisizioni, di stabilire il prezzo delle derrate, di esigere tributi eccezionali. (…) Ad appensatire ulteriormente il clima parigino sopraggiungono, verso il 12 ottobre, le «rivelazioni» di Fabre d’Eglantine a proposito di una cospirazione ordita tra i componenti del «Comitato Centrale» e numerosi banchieri stranieri. (…) La banda di Hébert è sempre più temibile, a causa dell’uditorio popolare di cui dispone il «Père Duchesne» e del fuoco di fila di accuse di cui essa è protagonista (sistema messo in atto, ai cordiglieri, da persone che ambiscono, ovunque sia, a prebende, a posti lucrosi). Robespierre, esasperato da questa specie di tutela esitente, il 9 novembre non può impedirsi di gridar loro sul viso: «Volete i nostri posti? Prendeteli!» (57). Quei pazzi furiosi vogliono del sangue”” (pag 243-245) [(*) E la scomparsa, in seguito ad assassinio, di Saint-Fargeau e di Marat; (56) Saint-Just, op. cit., 295; (57) Id., 163]”,”BIOx-021-FV” “GUILLEMIN Henri”,”Les origines de la Commune. La Capitulation (1871).”,”””L’8 dicembre (1870) il giornale di Blanqui ‘La Patrie en danger’ cessa di esistere. La causa: la mancanza di denaro. Sapia il 18 dicembre tenta di ristampare il giornale con la testata ‘Résistance’, stampato nello stesso formato e gli stessi caratteri. Viene letto poco. Il giornale ‘L’illustration’, di cui sono note le posizioni, il 24 dicembre scrive “”Ogni minaccia di guerra civile è scomparsa. L’unione più completa ci mostra lo stesso patriottismo in tutti i ranghi della società””. Il 31 dicembre “”Dall’inizio dell’assedio lo spirito politico non si è mai presentato più calmo. Non più intrighi rivoluzionari, non più partito della Comune””. E Jules Ferry è molto soddisfatto: “”Parigi è ammirevole, ponderata, epurata … da ogni discordia”” (pag 132) Morte di Sapia. Blanqui arrestato. Sapia guida un tentativo insurrezionale blanquista il 24 gennaio 1871: 180 guardie nazionali sparano sull’Hotel de Ville. Ma da tutte le finestre del palazzo si risponde al fuoco e la piazza si riempe di morti. Tra questi Sapia colpito al petto. (pag 284) Wikip: Il 21 gennaio i comitati di vigilanza decisero una manifestazione all’Hôtel de Ville, mentre nella notte un gruppo di Guardie nazionali guidate da Cipriani liberò dal carcere di Mazas alcuni degli arrestati per i fatti del 31 ottobre, tra i quali Flourens. Nel pomeriggio del 22 gennaio, quando i battaglioni della Guardia nazionale affollavano place de Grève, dalle finestre del municipio la guardia mobile iniziò a sparare sui dimostranti e la folla si disperse. Rimasero uccise una cinquantina di persone, tra le quali l’internazionalista Théodore Sapia.[60] Seguirono arresti, la chiusura di tutti i club e di 17 giornali, tra i quali Le Combat e Le Réveil, la proibizione delle assemblee pubbliche. Il 23 gennaio, munito di un lasciapassare, Jules Favre raggiunse Bismarck a Versailles per concordare le condizioni della resa. Dizionario Maitron “”Sapia Théodore [Sapia Pierre, Théodore, Emmanuel]. Né le 6 janvier 1838 à Paris, tué pendant l’émeute du 22 janvier 1871 ; exerça divers métiers ; commandant du 146e bataillon dans la garde nationale fédérée, appartenait à la tendance blanquiste. Le père de Théodore Sapia était, avant 1830, secrétaire général d’un ministère ; lui-même, marié, sans enfant, avait une sœur et un frère receveur des finances de la Seine. Théodore Sapia s’engagea à dix-sept ans, le 3 mars 1855, au 66e régiment de ligne ; il était caporal le 6 novembre de la même année et le resta six ans ; il devint sergent le 9 janvier 1861 et fut promu sous-lieutenant le 12 août 1861 ; il fit la campagne de Chine et rentra en France en 1862. Nommé percepteur en Algérie, il ne rallia pas son poste et reprit du service en octobre 1863 ; il alla au Mexique et était en 1866 sous-lieutenant au régiment étranger. Le 29 août 1870, il fut nommé, à Chartres, capitaine de la garde mobile d’Eure-et-Loir ; arrêté pour avoir proclamé la République dans cette ville, puis libéré, il fut cependant révoqué le 14 septembre, à Dreux (Eure-et-Loir), et arriva le 17 dans la région parisienne où sa femme habitait, à Montrouge. L’un et l’autre avaient longtemps demeuré là, et Sapia se fit inscrire dans la garde nationale ; avant même d’être armé, faisant valoir ses services militaires, il fut nommé capitaine-trésorier du bataillon, puis, le 30 septembre, chef de ce même bataillon, le 146e ; il expliqua plus tard devoir cette promotion, qu’on disait anormalement rapide, à sa notoriété dans le quartier. Le 8 octobre 1870, Sapia, qui demeurait, 112, chaussée du Maine, aurait ordonné aux sergents-majors de son bataillon venus au rapport de convoquer les gardes nationaux pour le soir, à 4 heures ; ils devaient se rendre au lieu habituel de réunion, en armes, avec des cartouches ; Sapia aurait ajouté qu’il ne reconnaissait plus les ordres de l’état-major. Les gardes réunis, Sapia leur fit un discours : le gouvernement, selon lui, était impuissant, capable seulement d’affamer Paris et non de préparer la guerre ; 56 chefs de bataillon réunis, sur 86, avaient décidé de le remplacer par Félix Pyat, Flourens, Blanqui, et si Trochu n’acceptait pas ce changement, de jeter celui-ci par la fenêtre. La veille, Sapia avait envoyé à Belleville, 40, rue des Amandiers, un planton porteur d’un message où cette réunion était relatée, mais le planton avait été arrêté, la lettre saisie, et Sapia craignait des poursuites. Les hommes du 146e bataillon arrêtèrent Sapia et l’emmenèrent place Vendôme (Ier arr.). « On veut me faire passer, dit-il, pour avoir l’esprit dérangé ; si j’ai été malade quelque temps après avoir habité les pays chauds, je n’ai jamais pour cela perdu la netteté de mes idées… L’énergie n’est pas l’exaltation de la folie .”” Le maire du XIVe arr. fit l’éloge de Sapia, commandant à l’image de la population ; et le conseil de guerre de la Garde nationale, 8e secteur, l’acquitta à la minorité de faveur (trois voix contre quatre). Dès le 23 octobre, il reprenait son commandement. En novembre 1870, il était à la tête de La Résistance, journal démocratique et social du XIVe arr. ; il eut le premier l’idée de la « Ligue républicaine de Défense nationale à outrance » et fit, le 19 novembre 1870, un exposé au meeting de la rue Maison-Dieu (XIVe arr.), exposé qui provoqua des réactions hostiles à l’Internationale. Il était correspondant pour le XIVe du journal blanquiste La Patrie en danger (7 septembre-8 décembre 1870) et habitait alors, 63, rue de l’Ouest (XIVe arr.). C’est lui qui, le 6 janvier 1871, présidait la séance de la Délégation des vingt arrondissements qui rédigea l’ Affiche rouge, proclamation au peuple de Paris pour dénoncer « la trahison » du gouvernement du 4 septembre et pour mettre en avant trois mots d’ordre : Réquisition générale, rationnement gratuit, attaque en masse. Elle se terminait par ces mots : « Place au peuple ! Place à la Commune ! » Voir Ansel*. Le 22 janvier 1871, au lendemain de Buzenval, Sapia était à la tête des gardes nationaux de Vaugirard qui vers deux heures et demie se rangèrent sur la place de l’Hôtel-de-Ville, transformant l’attente en émeute. « À la première décharge, Sapia est tombé le long des grilles, la tête fracassée » ; auprès de lui, son ami R. Rigault* qui n’oublia pas sa mort ; et Lissagaray a pu dire que s’il fit exécuter Chaudey, c’est parce qu’il l’accusait d’avoir fait ouvrir le feu le 22 janvier. Voir Berton J.-F.* Sa tombe est au cimetière de Montmartre, 30e division, 3e ligne, 4e sépulture.”,”MFRC-170″ “GUILLEMIN Henri”,”Cette curieuse guerre de 70. Thiers – Trochu – Bazaine.”,”Ecco il “”drole de guerre”” del 70. Tre uomini caratterizzano questa situazione confusa: Thiers, che prepara prima di tutto il suo avvenire politico; Trochu che si allinea alla Repubblica (come Favre e Ferry) per paura della rivoluzione; Bazaine che tradisce per ristabilire l’ordine. La Repubblica è stata proclamata il 4 settembre nella calma dalla borghesia, soprattutto perché occorreva mettere qualcosa al posto dell’Impero – e non c’era altro da proporre sul terreno. Basato su documenti indiscutibili, Guillemin con la passione di un procuratore smonta il meccanismo di queste piccole viltà, e di questi grandi errori. L’assedio di Metz ebbe luogo fra il 3 settembre ed il 23 ottobre 1870, durante la prima fase della guerra franco-prussiana e si concluse con la resa completa delle ingenti forze francesi al comando del maresciallo di Francia François Achille Bazaine, che erano state accerchiate nell’area fortificata della città dopo una serie di aspre battaglie contro le forze germaniche del generale von Moltke. Completamente circondato dalle truppe della seconda armata prussiana al comando del Principe Federico Carlo di Prussia, il maresciallo Bazaine, incerto e poco combattivo, finì per cedere le armi consegnando tutto il suo esercito (costituito dalle migliori truppe francesi), assieme all’intero armamento. Le “”trattative segrete”” del Bazaine Il Maresciallo di Francia François Achille Bazaine Dalla caduta di Sedan, Bazaine si trovò a capo dell’unica forza armata francese effettivamente organizzata, e immaginò per sé stesso un ruolo diverso, politico piuttosto che militare, certamente da avversario anziché da sostenitore della neonata Repubblica Francese, nata dalle ceneri del secondo impero cessato con l’abdicazione di Napoleone III il 2-3 settembre. In questo quadro, è certo che egli abbia proposto ai prussiani di impiegare l’armata assediata in Metz per “”salvare la Francia da sé stessa”” oppure per poter giungere a “”restaurare l’ordine”” distrutto dalla detronizzazione dei Bonaparte.[2] I prussiani, tuttavia, sapevano della debolezza della posizione politica del maresciallo, temevano la mobilitazione in corso nel resto del Paese, che minacciava di costituire una nuova armata forse capace di riequilibrare, almeno un poco, le sorti del conflitto e miravano, ormai, ad un obiettivo ambizioso: non più solo il consenso francese alla riunificazione tedesca, ma anche un consistente arrotondamento territoriale. La prosecuzione dell’assedio di Metz, tuttavia, offriva ai francesi l’indubbio vantaggio di tenere impegnata la II armata prussiana, mentre il resto dell’esercito invasore era concentrato nell’assedio di Parigi: il fronte meridionale dello schieramento tedesco era relativamente debole, la Repubblica poteva riorganizzare una nuova armata senza eccessiva pressione, la via da sud verso Parigi appariva aperta. L’inadeguatezza dei piani e l’inefficienza delle azioni offensive francesi non sortirono, tuttavia, l’effetto né di riuscire a liberare le truppe dall’imbottigliamento di Metz, né di consentire lo sblocco, o anche l’alleggerimento, del fronte che strigeva Parigi in una morsa letale. L’inopinata resa di Metz Il Bazaine era certamente informato di questa situazione e forte, ancora, di un’armata imponente. Eppure si arrese, inopinatamente, il 23 ottobre 1870, consegnando praticamente l’intero est della Francia ai prussiani. Gli effetti della resa apparirono subito dirompenti: Federico Carlo di Prussia e la sua II armata furono liberi di affrettarsi verso la valle della Loira, con lo scopo di agganciare l’ultima armata francese, la qual cosa, in effetti, accadde nei dintorni di Orléans pochi giorni dopo. Nell’opinione degli storici militari francesi, se l’armata del Reno avesse resistito una o due settimane in più, l’Armata della Loira avrebbe potuto battere le deboli forze schierate dai prussiani a sud di Parigi e liberare la capitale dal suo assedio. La caduta di Metz causò uno shock terribile in tutta la Francia. Quasi subito il Bazaine venne accusato di tradimento, in un proclama emesso dal ministro Léon Gambetta. Per tradimento egli venne, comunque, condannato, al suo ritorno dalla prigionia nel 1873. A posteriori, gli storici francesi tendono oggi a sostenere che la resa si spieghi con un rifiuto a sostenere l’azione di un governo che corrispondeva assai poco con le sue idee politiche. Bazaine, insomma, avrebbe immaginato di non tradire la Francia, tradendo la Repubblica. (wikip)”,”FRQM-060″ “GUILLÉN Claudio”,”L’uno e il molteplice. Introduzione alla letteratura comparata.”,”Claudio Guillén (1924-2007) ha insegnato alla Harvard University e alla Universidad Autonoma de Barcelona.”,”VARx-123-FL” “GUILLERM Alain”,”Rosa Luxemburg. La rose rouge.”,”A. GUILLERM, storico, ha pubblicato una ventina di opere. E’ stato discepolo di Fernand BRAUDEL, che ha diretto e fatto la prefazione della sua tesi di Stato ‘La pierre et le vent’. Attualmente è ricercatore al CNRS in scienze politiche. “”Il pensiero di Rosa che è sempre profondamente e spontaneamente dialettico, si interroga: il popolo ha già pagato caro il “”Golgota della sua liberazione””: le Giornate di giugno 1848, la Comune, il 1905 hanno visto cadere molti combattenti, ma adesso essi cadono nel disonore e nel fraticidio cantando dei canti da schiavi. E’ in questo momento che Rosa ricorda la frase di Engels: “”La società borghese si trova di fronte a un dilemma: o il passaggio al socialismo o la ricaduta nella barbarie”” (pag 153)”,”LUXS-033″ “GUILLERM Alain”,”Il luxemburghismo d’oggi. Rosa Luxemburg e i consigli operai.”,”””In effetti si può dire che Lenin fu un rivoluzionario marxista per circa un anno della sua vita, dall’aprile del 1917 al marzo del 1918.”” (!) (pag 13) “”Rinuncerà a ogni prospettiva proletaria imponendo la pace a Brest-Litovsk non per delle ragioni tattiche, ma perché abbandonerà tutto il contenuto reale del potere sovietico, che aveva messo avanti noi sei mesi che seguirono l’ottobre (cfr. Daniel Guerin, L'””anarchismo””, pp. 96-100). Non si può parlare validamente di marxismo leninismo, perché l’ideologia leninista è una giustapposizione contraddittoria delle due teorie: quella della rivoluzione proletaria o quella della rivoluzione burocratica-borghese””. (pag 13)”,”LUXS-052″ “GUILLERMAZ Jacques”,”Histoire du Parti Communiste Chinois 1921 -1949.”,”L’A al tempo era D del Centro di Documentazione sull’estremo oriente contemporaneo, docente alla Ecole Pratique des Hautes-Etudes (EPHE).”,”CINx-020″ “GUILLERMAZ Jacques”,”Il partito comunista cinese al potere, 1949-1972. Storia del partito comunista cinese, II.”,”12 capitoli su 46 sono dedicati alla politica estera cinese, 1 alla politica militare. Gli altri ai problemi interni alla Cina. GUILLERMAZ J. è direttore del Centro di documentazione sulla Cina contemporanea all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi. Professore incaricato agli istituti di studi politici di Parigi e Grenoble. E’ da 35 anni (1973) esperto di problemi cinesi. Tra il 1937 e il 1967 ha soggiornatoin Asia orientale. Ha passato 16 anni in Cina ricoprendo importanti incarichi. “”Con il viaggio a Pechino del nuovo primo ministro giapponese Tanaka (25-30 settembre 1972) si è aperto un capitolo fondamentale della storia del Giappone e dell’ Asia Orientale. Tutto lascia pensare che i cinesi – prese tutte le garanzie necessarie – cercheranno nello stesso tempo di ottenere la cooperazione del Giappone al loro proprio sviluppo in cambio di una duratura neutralità militare di fatto del loro vicino. La freddezza dei rapporti tra Partito comunista giapponese e Partito comunista cinese corrisponde alla freddezza dei rapporti politici tra Pechino e Tokyo. A partire dall’ estate 1966, il secondo non cesserà di denunciare il revisionismo del primo, espellendo anche i suoi due rappresentanti a Pechino (18 luglio 1967). L’ avvicinamento del Partito comunista giapponese e del Partito comunista sovietico nel 1971, la fondazione di un Partito comunista giapponese di sinistra, proclamata nel gennaio 1970 da diversi gruppetti estremisti riuniti in congresso dal 2 al 30 novembre 1969 consacrano una rottura che esisteva di fatto da cinque anni e le cui ragioni vanno ricercate nell’ estrema intransigenza dottrinale e politica del Partito comunista cinese e nel desiderio d’ indipendenza di un Partito comunista giapponese, i cui problemi si situano nel contesto di una società altamente industrializzata e intellettualizzata.”” (pag 546)”,”CINx-166″ “GUILLERMAZ Jacques”,”Storia del Partito comunista cinese. Volume primo: 1921-1949.”,”Jacques Guillermaz, direttore del Centro di documentazione sulla Cina contemporanea all’Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi, professore incaricato agli studi politici di Parigi e Grenoble, è da 35 anni un esperto di problemi cinesi; tra il 1937 e il 1967 ha soggiornato nell’Asia orientale per più di 20 anni, di cui 16 in Cina, coprendo importanti incarichi. Facendo seguito alla sua Storia del Partito comunista cinese 1921-1949, in cui si narrava la lunga marcia del Partito per la conquista del potere, in questo volume l’Autore registra e al tempo stesso analizza con esemplare obiettività i fatti politici, economici, sociali, culturali e militari connessi con quella conquista – dalla ricerca di una via cinese al socialismo alla riforma della lingua, dai contrasti interni di partito agli scontri con il Cremlino, dagli interventi nelle guerre del Sud-Est asiatico all’apertura verso gli Stati Uniti – mettendo in evidenza come la storia del PCC si identifichi ormai con quella della Cina stessa. I due volumi costituiscono dunque un’opera imprescindibile per comprendere la realtà cinese attuale e anche i suoi futuri sviluppi.”,”MCIx-004-FL” “GUILLERMAZ Jacques”,”Storia del Partito Comunista Cinese. Volume II. Il Partito comunista cinese al potere (1° ottobre 1949 – 1° marzo 1972).”,”Jacques Guillermaz, direttore del Centro di documentazione sulla Cina contemporanea all’Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi, professore incaricato agli studi politici di Parigi e Grenoble, è da 35 anni un esperto di problemi cinesi; tra il 1937 e il 1967 ha soggiornato nell’Asia orientale per più di 20 anni, di cui 16 in Cina, coprendo importanti incarichi. Facendo seguito alla sua Storia del Partito comunista cinese 1921-1949, in cui si narrava la lunga marcia del Partito per la conquista del potere, in questo volume l’Autore registra e al tempo stesso analizza con esemplare obiettività i fatti politici, economici, sociali, culturali e militari connessi con quella conquista – dalla ricerca di una via cinese al socialismo alla riforma della lingua, dai contrasti interni di partito agli scontri con il Cremlino, dagli interventi nelle guerre del Sud-Est asiatico all’apertura verso gli Stati Uniti – mettendo in evidenza come la storia del PCC si identifichi ormai con quella della Cina stessa. I due volumi costituiscono dunque un’opera imprescindibile per comprendere la realtà cinese attuale e anche i suoi futuri sviluppi.”,”MCIx-005-FL” “GUILLERMAZ Jacques”,”Storia del partito comunista cinese, 1921 – 1949.”,”L’A ha avuto il raro privilegio di seguire per trent’anni gli affari cinesi in qualità di osservatore. A Pechino dal 1937 al 1941, a Chungking dal 1941 al 1943, poi ancora a Chungking e a Nanchino dal 1945 al 1951 e infine a Pechino dal 1964 al 1966. Attualmente (1970) è D del Centro di documentazione sull’Estremo Oriente contemporaneo (Parigi) e Chargé de conferences all’Ecole Pratique des Hautes Etudes.”,”MCIx-001-FV” “GUILLERMAZ Jacques”,”La Chine populaire.”,”J. Guillermaz, Chargé de conférences à l’Ècole Pratique des Hautes Etudes VI section, Directeur du Centre de Documentation sur l’Extreme-Orient.”,”CINx-003-FSD” “GUILLON Claude”,”Notre patience est a bout. 1792-1793, les écrits des enragé(e)s.”,”GUILLON Claude scrittore e saggista, specialista degli Enragés ha pubblicato una quindicina di opere tra cui ‘La Droit à la mort’.”,”FRAR-352″ “GUILLOT René”,”Marlow, l’amico degli animali.”,”René Guillot è nato a Courcoury in Saintonge, nella verde Charente francese. Professore di matematica ha insegnato a Dakar, di dove, cacciatore appassionato, ha intrapreso per venticinque anni continui viaggi attraverso l’Africa nera dalla Guinea alla Mauritania, dal Niger al Volta, dai territori abitati dai Tuareg alle foreste equatoriali dove vivono i pigmei. Da ogni viaggio tornava con rari cimeli, trofei di caccia, bestie selvagge, racconti e leggende. La diretta conoscenza dei luoghi e una fervida fantasia sono le componenti principali dei suoi ormai numerosi libri, nei quali aleggia un’atmosfera mitica dell’avventura e del meraviglioso naturale che permette di paragonarli ai capolavori di Kipling. L’evanescente figura di ‘Marlow’, l’amico delle bestie selvagge, campeggia nelle pagine di Guillot, nelle quali l’Africa sembra venire incontro col grande sole, con uomini e animali, suoni, luci, colori, persino con gli odori. L’Africa parla attraverso i suoi libri (dal volume di René Guillot ‘Marlow, l’amico degli animali’, Editrice Capitol, Bologna, 1957) ‘René Guillot (Courcoury, 24 gennaio 1900 – Parigi, 26 marzo 1969) è stato uno scrittore e illustratore francese. Autore di letteratura per ragazzi, ha vinto il Premio Hans Christian Andersen nel 1964. Nel corso della sua carriera ha lavorato e vissuto soprattutto in Africa Occidentale Francese123. Tra le sue opere, ricordiamo: Kpo il leopardo Il re dei gatti Sirga: Queen of the African Bush Oworo Guillot ha lasciato un’impronta duratura come scrittore per bambini, e il suo contributo è stato riconosciuto con il prestigioso premio Hans Christian Andersen'”,”VARx-014-FAP” “GUILLOT René”,”Mille e una bestia.”,”René Guillot è nato a Courcoury in Saintonge, nella verde Charente francese. Professore di matematica ha insegnato a Dakar, di dove, cacciatore appassionato, ha intrapreso per venticinque anni continui viaggi attraverso l’Africa nera dalla Guinea alla Mauritania, dal Niger al Volta, dai territori abitati dai Tuareg alle foreste equatoriali dove vivono i pigmei. Da ogni viaggio tornava con rari cimeli, trofei di caccia, bestie selvagge, racconti e leggende. I suoi racconti si possono paragonare a quelli di Kipling. L’evanescente figura di ‘Marlow’, l’amico delle bestie selvagge, campeggia nelle pagine di Guillot, nele quali l’Africa sembra venire incontro col grande sole, con uomini e animali, suoni, luci, colori, persino con gli odori. L’Africa parla attraverso i suoi libri. ‘René Guillot (Courcoury, 24 gennaio 1900 – Parigi, 26 marzo 1969) è stato uno scrittore e illustratore francese. Autore di letteratura per ragazzi, ha vinto il Premio Hans Christian Andersen nel 1964. Nel corso della sua carriera ha lavorato e vissuto soprattutto in Africa Occidentale Francese123. Tra le sue opere, ricordiamo: Kpo il leopardo Il re dei gatti Sirga: Queen of the African Bush Oworo Guillot ha lasciato un’impronta duratura come scrittore per bambini, e il suo contributo è stato riconosciuto con il prestigioso premio Hans Christian Andersen'”,”VARx-015-FAP” “GUILOINEAU Jean”,”Nelson Mandela.”,”Nelson Mandela ha fatto 27 anni e 190 giorni di carcere. MK abbreviazione per Umkhonto we Sizwe (pag 196) La requisitoria di Nelson Mandela contro l’Apartheid. “”(…) Nelson Mandela ricorda i sessantanove morti di Sharpeville e, al di là, rimanda al futuro del Sud Africa in quella che potrebbe sembrare una profezia (i morti di Soweto nel 1976, quelli dello stato di emergenza nel 1985) ma che è invece solo la conclusione di una analisi lucida e coraggiosa della situazione. «Quante Sharpeville ci saranno ancora nel nostro paese? Quante Sharpeville il nostro paese potrà ancora sopportare senza che il terrore e la violenza divengano quotidiani? E cosa succederà al nostro popolo quando raggiungeremo questa fase? Noi siamo sicuri di trionfare a lungo termine, ma a quale prezzo per noi e per il resto del paese? E se ciò dovesse succedere, come potrebbero i neri e i bianchi vivere nella pace e nell’armonia? Questi erano i problemi che avevamo di fronte e queste sono state le nostre decisioni». Dopo aver rievocato il suo viaggio del 1962, ricorda le posizioni fondamentali dell’ANC. «Il credo politico e ideologico dell’ANC è, ed è sempre stato, il nazionalismo africano. (…) La Carta della Libertà è il documento politico più importante mai adottato dall’ANC». Quanto ai rapporti col Partito comunista, sono semplici: la lotta comune contro l’oppressione. «E, cosa ancora più importante, per decenni, i comunisti sono stati il solo gruppo politico del Sud Africa disposto a considerare gli africani come esseri umani, come loro eguali; a mangiare, a parlare, a vivere, a lavorare con gli africani per ottenere dei diritti politici. (…) Mi sono sempre considerato, innanzi tutto, un patriota africano». Mandela descrive in seguito, con la precisione da economista e da politico, lo stato del Sud Africa e la sorte riservata alle diverse comunità. Conclude ricordando ciò che gli africani vogliono. E’ un brano che avrebbe potuto riprendere per intero nel suo discorso allo stadio di Soweto, il 13 febbraio 1990, tanto poco la situazione è cambiata. E’ la requisitoria più concreta che si possa trovare contro l”apartheid’. «Gli africani vogliono percepire un salario che permetta loro di vivere. Gli africani vogliono esercitare le professioni di cui sono capaci, e non il lavoro per il quale il governo li dichiara adatti. Gli africani vogliono essere autorizzati a lavorare là dove trovano del lavoro, e non essere scacciati da una regione perché non vi sono nati. Gli africani vogliono poter possedere della terra nel luogo in cui lavorano e non essere obbligati a vivere in case che vengono loro affittate e che non saranno mai loro. Gli africani vogliono appartenere all’insieme della popolazione e non essere rinchiusi in ghetti. Gli uomini africani vogliono che le loro mogli e i loro figli vivano là dove essi lavorano e non vogliono essere obbligati a condurre l’esistenza artificiale dei pensionati per soli uomini. Le donne africane vogliono vivere coi loro mariti e non restare come vedove nelle riserve. Gli africani vogliono poter uscire dopo le undici di sera e non essere confinati nella loro camera come dei bambini. Gli africani vogliono poter viaggiare nel loro paese e cercare lavoro dove vogliono e non là dove l’ufficio del lavoro impone loro di andare. Gli africani vogliono una parte equa di tutto il Sud Africa; vogliono la sicurezza e un posto nella società. E, oltre a tutto, vogliono eguali diritti politici». Nulla è cambiato in Sud Africa, salvo il termine di Riserva, che è stato sostituito da quello di ‘Homeland’. (…) Nelson Mandela ha fatto 27 anni e 190 giorni di carcere”” (pag 197-198)”,”AFRx-112″ “GUIMERÁ Agustin RAMOS Alberto BUTRÓN Gonzalo, a cura, saggi di M.V. LOPEZ-CORDON CORTEZO Peter J. MARSHALL Antonio Miguel BERNAL Michael DUFFY Colin WHITE Rémi MONAQUE J.I. GONZALEZ-ALLER HIERRO Agustin R. RODRIGUEZ-GONZALEZ Hugo O’DONNELL e Duque de ESTRADA Agustin GUIMERÁ Marina Alfonso MOLA Manuel BUSTOS RODRIGUEZ Manuel LUCENA GIRALDO Marieta CANTOS CASENAVE Benito PEREZ GALDOS Marianne CZISNIK Peter WARWICK”,”Trafalgar y el mundo atlántico.”,”Agustin Guimerá è ricercatore presso l’ Istituto di Storia CSIC di Madrid Alberto Ramos è Professore di storia contemporanea all’Università di Cadiz Gonzalo Butrón è Professore di storia contemporanea all’Università di Cadiz.”,”QMIN-054-FSL” “GUINEA José Luis”,”Los sindicatos en la Europa de hoy.”,”GUINEA José Luis dottore in diritto professore dell’ Università di Madrid. “”Tras la unidad de la clase obrera realizada por el Congreso de Montpellier, Victor Griffuelhes – dirigentes de la CGT -, se plantéo la tesis de mantener fuera del alcance de los políticos a las fuerzas sindacales. En este tiempo, la paz de Europa se encuentra seriamente amenazada y, en la Francia de 1906, las huelgas de 1° de mayo hacían temer una descomposición del aparato estatal; en este clima, el gobierno intentó achacar a las organizaciones sindicales la culpa de la situación. En este estado de ánimo las sesiones del Congreso de Amiens – 11,12 y 13 de octubre -, se plantearon seriaemente el problema de las relaciones entre los partidos políticos y los sindicados y, como consecuencia el Congreso Confederal votó el día 13 de octubre de 1906 la carta de Amiens, aprobada por 830 votos contra 9 y que declara el carácter apolítico del sindicalismo como tal, siendo desde ese momento la Carta del Movimiento Obrero, ratificada más tarde en 1936 por el Congreso de Toulouse, que plasmóla tan deseada realidad sindical. Así, Griffuelhes, artífice de la Carta de Amiens, pudo más tarde afirmar que: “”el período de 1892 a 1900 se señala por la reacción de la clase obrera cotnra la influencia deprimente de la acción política sobre los sindicatos, y el período de 1900 a 1910 por la reación de los sindicatos contra los gobiernos radicales y jacobinos””””. (pag 160)”,”MEOx-080″ “GUISCARDO Rodolfo”,”Forze armate e democrazia. Da Clausewitz all’esercito di popolo.”,”Rodolfo Guiscardo, Napoli 1940, è stato ufficiale in servizio permanente effettivo. Il presente volume è frutto delle sue esperienze culturali e di comando. Capitolo I. La scienza militare tradizionale: Clausewitz Capitolo II. La scienza miiltare marxista Concetto di ‘Volksbewaffnung’ o ‘armamento del popolo’ è cosa ben diversa dalla “”guerra di popolo”” intesa in senso marxista (pag 63) “”Come la scuola tradizionale clausewitziana si è ridotta, sempre di più, a una bruta ricerca della massima violenza distruttrice possibile – così a nessuna scienza militare specifica è giunta la scuola socialista, e, come la prima è caduta in un positivismo senza sbocchi, la seconda, quando non ricade nelle stesse caratteristiche, si qualifica per un pragmatismo ben lontano dalle premessi di Marx, Engels e Lenin. In effetti Marx, nell’Introduzione a ‘Per la critica dell’economia politica’, scriveva (7): «Nota bene circa alcuni punti che sono da menzionare qui e che non vanno dimenticati: La guerra è sviluppata prima della pace: modo in cui certi rapporti economici come lavoro salariato, macchinismo ecc., sono stati sviluppati dalla guerra e negli eserciti prima che nell’interno della società borghese. Anche il rapporto tra forza produttiva e i rapporti di scambio diviene particolarmente evidente nell’esercito». Tale interdipendenza fra organizzazione militare ed economia era totalmente diversa da quella concepita da Clausewitz e rappresentava un’autentica novità, riconfermata da Marx nella lettera ad Engels del 15 settembre del 1857 (8). «L’esercito in guerra è importante per lo sviluppo economico (…) presso gli antichi il sistema salariale si è sviluppato completamente anzitutto nell’esercito. Così presso i Romani il ‘peculium castrense’ è la prima forma giuridica in cui si riconosce la proprietà mobiliare di quelli che non sono padri di famiglia (…). Così si trova nell’esercito il primo impiego delle macchine in grande (…) il valore particolare dei metalli ed il loro uso come danaro» e «la divisione del lavoro» si compirono «primamente negli eserciti», nella cui storia «si trova riassunta tutta la storia delle forme della società civile». Tali concetti, peraltro, sono stati valutati in tutta la loro autentica e determinante importanza da Lenin, che ha annotato la lettera suddetta con la postilla: «L’esercito ed il regime economico – relazioni fra storia militare e rapporti di produzione» (9). Tali concetti successivamente non sono stati convenientemente ampliati, il che ha rappresentato la causa principale dell’incapacità, da parte della scuola socialista, di fondare una nuova scienza militare”” (pag 64-65) [Rodolfo Guiscardo, ‘Forze armate e democrazia. Da Clausewitz all’esercito di popolo’, De Donato, Bari, 1974] [(7) Nel 4 della bozza, quello concernente «Produzione. – Mezzi di produzione e rapporti di produzione. – Rapporti di produzione e rapporti di scambio. – Forme dello Stato e forme della coscienza in relazione ai rapporti di produzione e di scambio. – Rapporti giuridici. – Rapporti di famiglia» Cfr. K. Marx, ‘Opere scelte’, Editori Riuniti, Roma, 1966, p. 739; (8) In K. Marx F. Engels, ‘Carteggio’, Editori Riuniti, Roma; (9) Cfr. ‘Lenine et la science militaire’, Editions du Progrès, Moscou, 1967. In particolare cfr. “”Quaderni di Lenin””, n. 18674 degli Archivi dell’Istituto Lenin di Mosca, ‘Testi scelti e annotati da Lenin dal libro di K. von Clausewitz “”Sulla guerra e la condotta della guerra””; trad. it. ‘Note al libro ecc.’, Ed. del Maquis, Milano, 1970, pp 11 e 26-64]”,”QMIx-013-FSD” “GUISNEL Jean”,”Libération, la biographie.”,”GUISNEL J., nato nel 1951, è entrato nell’Agenzia di stampa Liberation nel 1972. Nell’anno seguente ha partecipato alla partecipazione del quotidiano lanciato nel maggio 1973. L’ha lasciato nel 1973. Oggi è reporter del Point. Ha scritto ‘Services secrets’ (con Bernard VIOLET), ‘Les Generaux’ e ‘Guerre dans la cyberspace’.”,”EDIx-094″ “GUISO Andrea”,”La colomba e la spada. “”Lotta per la pace”” e antiamericanismo nella politica del Partito comunista italiano (1949-1954).”,”Andrea Guiso insegna Storia Contemporanea presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma. I suoi studi si incentrano sulla storia dei partiti, sul partito comunista italiano e fracese nel secondo dopoguerra e sulla storiografia politica in Italia. Contiene il capitolo 8: ‘La campagna per la patria e l’indipendenza nazionale: un “”ponte”” verso la gioventù neofascista’ (pag 381-402) ‘Nel Pci, il gruppo culturalmente e politicamente più sensibile (e qualificato) nell’operazione di recupero del fascismo rivoluzionario era quello che faceva capo agli ex fascisti confluiti nel partito tra la fine degli anni Trenta e i primi anni Quaranta: in particolare Ruggero Zangrandi, Pietro Ingrao, Aldo Natoli. Proprio Natoli aveva osservato nella riunione del comitato della federazione romana del 5 aprile, che fra le «masse giovanili aderenti al Msi [era diffuso] un atteggiamento contrario al Patto Atlantico o alla politica di guerra». Elemento, sottolineò, non trascurabile nella prospettiva di formare «un fronte largo di forze pacifiche» (6). Ma qual era il profilo – bisognava domandarsi – di quei giovani che, per Zangrandi, si muovevano «a ritroso nella storia», assumendo le pose «conservatrici e “”nostalgiche”” dei padri borghesi», facendo propria una «singolare e antistorica forma di neonazionalismo o addirittura di neodannunzianesimo estetizzante, ponendolo al servizio di qualche cosa in cui [si credeva] – al solito – di ravvisare la patria»? (7). La risposta andava cercata in un insieme di fattori esistenziali, sociali e storici che avevano trascinato i giovani verso una forma estrema di «disorientamento morale» e ad apparire come «privati di umanità, chiusi in se stessi, in una sorta di mutismo o di incomunicabilità caparbia» (…). Stilando una vera e propria «tabelle clinica della depressione psicologica e morale» di questa gioventù non ancora, forse, irrevocabilmente “”perduta””, Zangrandi individuò la causa della patologia nello “”scetticismo””: il non credere più in alcun ideale, l’aspirazione decadente alla fuga dalla realtà, il rifugiarsi in un «triste modulo di esistenzialismo minorile, fatto di «concezione individualistiche, “”eroiche””, ispirate spesso a una singolare forma di spiritualismo che postula l’esistenza di ‘élites’, quando non addirittura di caste, e attribuisce ad esse una funzione di guida, di comando e di riscatto da quella specie di feudalesimo plebeo in cui [si raffigurava] la società contemporanea» (8). (…) «Quando mi si chiese di curare i contatti con la gioventù neofascista – ricorda l’«infiltrato» Nando Dell’Amico – accettai di buon grado. Era, infatti, per me un impegno morale quello di liberare i miei ex-camerati dalla trappola spirituale missina per condurli su un piano di più avanzata modernità» (9). Essi, pertanto, non dovevano essere considerati avversari, se non “”potenzialmente””, bensì “”ammalati”” che avevano bisogno di un «procedimento cauto e paziente, indubbiamente difficile, come tutte le cure di malattie che impegnino la volontà e il ragionamento» (10). Chiunque volesse rendersi “”consapevole”” e battersi contro “”l’antico inganno”” poteva, dunque, considerare aperta pa porta del Pci (11)’ (pag 384-386) [(6) IGR, Apci, 1949. Federazioni, Roma, Comitato di Federazione, 5 aprile, mf. 0302; 2568-2577; (7) R. Zangrandi, “”Gioventù perduta””, in “”Rinascita””, n. 2, febbraio 1949, a; (8) “”Questi giovani (…) erano poco più che fanciulli quando si è iniziata la guerra, il fascismo non aveva avuto ancora modo di toccarli, seriamente, sul piano della ragione, o, se volete, della dottrina. (…)””; (9) L. Dell’Amico, ‘Il mestiere di comunista””, Editoriale di Opere Nuove, Roma, 1955, p. 39. (…); (10) R. Zangrandi, “”Gioventù perduta””, cit.; (11) Si veda anche l’intervento di Scoccimarro sempre sul tema dei giovani ex-fascisti: “”La democrazia ha respinto i giovani””, in “”Pattuglia””, n. 4, p. 2] [Andrea Guiso, in: capitolo 8: ‘La campagna per la patria e l’indipendenza nazionale: un “”ponte”” verso la gioventù neofascista’]”,”PCIx-443″ “GUITTON Jean”,”Studiare e lavorare con profitto. Un metodo efficace.”,”GUITTON Jean (1901-1999) nato in Francia è stato uno dei maggiori intellettuali cattolici del Novecento. Ha tenuto la cattedra di storia della filosofia alla Sorbona (dal 1955). Accademico di Francia dal 1961. L’invenzione della scheda. Il metodo di lavoro di Stendhal. “”Stendhal cominciava col riassumere un’opera e, in seguito, faceva intercalare a questiriassunti alcune pagine bianche, dove aggiungeva i suoi commenti. Si accorse che quel metodo aveva l’inconveniente di rendere troppo visibili i suoi riferimenti. Si faccia della storia, della poesia o della letteratura, occorrono delle fonti che al giorno d’oggi è però necessario dissimulare. Stendhal inventò la scheda. Secondo Jean Prévost, da cui prendo in prestito queste espressioni, la scheda dà agli storiografi moderni “”il modo di polverizzare in frammenti d’una linea, d’una data, d’un sol fatto i testi di cui si servono, di fondere agevolmente diverse fonti, ottenendo non un mosaico ma dei colori meglio impastati; non hanno bisogno di tanto spirito per apparire più personali””. Questa osservazione potrà sembrare sbagliata se il lettore si lascerà influenzare dalla comune ipocrisia che pretende che un’opera dello spirito sia originale a tutti i costi. Sappiamo bene, però, che l’opera d’arte è spesso un’abile trasposizione arricchita da molte differenze in cui il genio ha impresso il suo marchio. Una scheda non è altro, nella mia lingua, che una ‘nota classificata verticalmente’. Classificare verticalmente presenta alcuni vantaggi. Permette di dominare la materia, d’introdurvi un ordine maggiore, di cambiare facilmente la ripartizione, di renderla più mobile, più simile allo spirito e alle sue inquietudini. Ma perché la ‘nota’ diventi la ‘scheda’, bisogna prendere diverse precauzioni.”” (pag 92-93)”,”GIOx-075″ “GUITTON Jean”,”Il puro e l’impuro.”,”Jen Guitton, nasce il 18 agosto 1901 a Saint-Etienne. Nel 1921 decide di abbandonare le lettere per dedicarsi alla filosofia e frequenta J. Chevalier, Teilhard de Chardin e Henri Bergson. Durante la seconda guerra mondiale è fatto prigioniero e internato per cinque anni nel corso dei quali concepisce molte delle opere che pubblicherà successivamente. Nel 1949, conosce mons. Angelo Roncalli, nunzio di Pariig, che divenuto papa lo chiamerà al Concilio Vaticano II. L’8 settembre 1950 incontra per la prima volta mons. Montini, poi Paolo VI, ed è l’inizio di una amicizia. Nel 1954 è nominato professore alla Sorbona, nel 1961 viene eletto all’Académie française’. È autore di molte opere, tra cui ‘Il Vangelo nel lager’ (1991) e ‘Storia e destino’.”,”RELC-002-FMDP” “GUIZOT Francois Pierre Guillaime (1787-1874)”,”De la democratie en France. Janvier 1849.”,”GUIZOT storico e politico francese, liberale, è stato ministro degli esteri e poi presidente del consiglio (1847-1848) seguendo la politica conservatrice di LUIGI FILIPPO. Ha scritto ‘Storia della civiltà di Francia’ (1832) e ‘Storia della rivoluzione inglese’ (1854).”,”FRAD-001″ “GUIZOT Francois-Pierre-Guilaume”,”Histoire generale de la civilisation en Europe. Depuis la chute de l’ Empire Romain. Troisieme edition revue et corrigée.”,”Le crociate sono allo stesso tempo un movimento europeo e nazionale: tutte le classi della società hanno la stessa impressione, la stessa idea, lo stesso slancio. Si salda l’ unità morale delle nazioni e fatto nuovo l’ unità europea. E’ un movimento spontaneo, libero, senza premeditazione o calcolo politico. Le crociate sono l’ avvenimento eroico dell’ Europa moderna, movimento individuale e generale nello stesso tempo, nazionale e tuttavia non diretto. Il movimento delle crociate inizia dal basso nella forma di bande popolari che partono senza capi e senza guida, condotte da cavalieri oscuri. Esse poi sono seguite dalle classi superiori… (pag 238)”,”EURx-117″ “GUIZOT Francois”,”Cours d’ histoire moderne.”,”Francois Pierre Guillaume GUIZOT (1787 – 1874) politico e storico francese, liberale, ministro degli esteri, presidente del consiglio negli anni 1847-1848 seguì la politica conservatrice di LUIGI FILIPPO. Ha scritto la ‘Storia della civiltà in Francia’ (1832) e la ‘Storia della rivoluzione inglese (1854). LUIGI FILIPPO D’ ORLEANS (1773-1850), re di Francia (1830 – 1848) si schierò con i rivoluzionari del 1789 e venne chiamato al trono dopo la rivoluzione di luglio per le sue simpatie liberali (monarchia di luglio). Condusse una politica alterna, alla fine conservatrice. Difensore degli interessi della grande borghesia, fu travolto dalla rivoluzione del febbraio 1848 che portò all’ avvento della seconda repubblica.”,”EURx-150″ “GUIZOT Francois P.G.”,”Histoire de la révolution d’ Angleterre depuis l’ avenement de Charles Ier jusqu’a sa mort. Edition d’ après la quatrième de Paris, précédée D’ un Discours sur l’ Histoire de la Révolution d’ Angleterre. Tome II.”,”Ammutinamenti. Cromwell reprime gli agitatori. “”Il reggimento di Lilburne restava solo, ma sempre ribelle e violentemente agitato; già cominciava a rispondere alle parole di Fairfax con delle crisi sediziose; Cromwell si fece avanti: “”Approvate questa carta, disse ai soldati; i soldati rifiutarono; egli entrò bruscamente nei ranghi, indicò e fece arrestare quattordici tra i più ammutinati: sul posto stesso fu riunito un consiglio di guerra; tre soldati vennero condannati a morte: “”Che la sorte scelga uno tra di loro, ordinò il consiglio, e che sia fucilato all’ istante””. La sorte scelse Richard Arnell, focoso agitatore; l’ esecuzione ebbe luogo subito davanti al fronte del reggimento; si fecero andare via gli altri due condannati e i loro undici compagni. Anche il maggiore Scott e il capitano Bray furono arrestati: un silenzio profondo regnò nella piana; tutti i corpi ripartirono per i loro acquartieramenti; si ebbero due altri incontri senza il minimo mormorio, e l’ esercito intero sembrò rientare sotto il potere dei suoi capi.”” (pag 274-275)”,”UKIR-030″ “GUIZOT Francois P.G.”,”Méditations sur l’ état actuel de la religion chrétienne.”,”””Il progresso del materialismo è evidente: progredisce nel mondo dei sapienti e nel mondo degli ignoranti, nel nome di studi scientifici e delle propensioni plebee.”” (pag 314) “”Il materialismo è la dottrina delle apparenze. “”Dottrina fallace, dice M. Vacherot, per quelli che non concepiscono le cose nella misura in cui possono essere rappresentate””. E’ per la loro apparenza materiale che di primo acchito il mondo esteriore e l’ uomo stesso si manifestano allo spirito umano.”””” (pag 319)”,”FILx-301″ “GUIZOT Francesco, a cura di Antonino REPACI”,”Giustizia e politica.”,”””Vorrei sapere quale governo oserebbe usare oggidì la pena di morte contro il popolo, in modo da renderla materialmente efficace; quali leggi, quali ministri prescriverebbero o permetterebbero di elevare forche lungo le strade, di fare fucilare uomini a centinaia, di spossessare o di espellere gli abitanti di una regione? SI parla della gentilezza dei nostri costumi, della umanità delle nostre leggi; ma vi sono ben altri ostacoli, o piuttosto i sentimenti che proteggono fra noi la vita dell’uomo sono essi stessi protetti da potenti fatti che li hanno generati””. (pag 48-49) “”Non intendo condividere in tutto e per tutto la fiducia del Machiavelli, né giungere al punto di affermare che la popolarità del potere è sufficiente per disanimare l’audacia dei cospiratori; ma se, nel secolo XVI, il conoscitore più profondo della politica italiana pensava che la forza del potere contro i complotti non risiede nei supplizi, ma nella soddisfazione degli interessi generali e nel sistema di governo che a questi si addice, che cosa avverrà ai giorni nostri?”” (pag 224)”,”TEOP-338″ “GUIZOT François, a cura di Regina POZZI”,”Storia della civiltà in Francia.”,”François Pierre Guillaume Guizot nasce a Nimes il 4/10/1787. Muore a Val-Richer il 28/2/1874. Reintegrato nella cattedra di storia moderna della Sorbona dalla timida schiarita liberale del ministro Martignac, François Guizot apriva, il 9/4/1828, il corso sull’Histoire de la civilisation en Europe con un elogio misurato, ma non privo di ardore, dei princìpi della civiltà moderna, di quei princìpi di ‘giustizia’, legalità, pubblicità, libertà, su cui doveva essere edificata la società nuova.”,”FRAG-002-FL” “GUIZZETTI Piero”,”Stato padrone. Le partecipazioni statali in Italia.”,”GUIZZETTI Piero è nato a Bergamo nel 1920. Amministratore delegato del Cerpi, società di consulenze aziendali, ha pubblicato vari volumi tra cui ‘L’ organizzazione dell’ impresa industriale’, ‘L’ atomo matto’, ‘Lo sviluppo tradito’. Il gruppo Efim. “”Il rilievo più interessante, com’è evidente, è fornito dal divario fra la coportura da autofinanziamento e la copertura da mezzi forniti dallo Stato e da terzi. Come risulta, l’ autofinanziamento “”copre”” all’ incirca il 20% dei fabbisogni del triennio; ciò che determina, in aggiunta all’ apporto di mezzi dello Stato per complessivi 200 miliardi circa, un indebitamento del Gruppo verso il mercato finanziario per oltre 400 miliardi.”” (pag 115)”,”ITAE-135″ “GULLO Marcelo, a cura di Claudio ONGARO HAELTERMAN”,”La costruzione del potere. Storia delle nazioni dalla prima globalizzazione all’imperialismo statunitense.”,”Marcelo Gullo è nato in Argentina nel 1963. Docente presso le più prestigiose università del Sudamerica, insegna (2010) all’Universidad De Lanus di Buenos Aires. Ha pubblicato: ‘Argentina-Brasil: la gran oportunitad’. Nel 2008 ‘La costruzione del potere’ (La Insubordinación Fundante). Il pensiero politico di Sun Yat-sen (pag 193-197)”,”RAIx-407″ “GUMILEV L.N.”,”Gli unni. Un impero di nomadi antagonista dell’ antica Cina.”,”GUMILEV L.N. figlio del poeta Nikolaj Stepanovic è professore di storia dei popoli dell’ Asia Centrale all’ Università di Leningrado. E’ autore di un’opera sui turchi antichi. Lo stato fondato sui vincoli tribali si trasformò lentamente nell’ orda. La scissione agevolò questo processo. Al Sud emigrarono ‘i vecchi e i giovani ossequienti’, portatori delle tradizioni tribali, mentre lo stato unno del Nord da regno fondato sui clan si tramutò in una democrazia guerriera. I campioni dell’ ordinamento tribale divennero nemici giurati degli Unni del Nord, più duri dei cinesi. Sorse una lotta tra due sistemi: l’ ordinamento tribale contro la democrazia guerriera (l’ orda).”,”CINx-098″ “GUMNIOR Helmut RINGGUTH Rudolf”,”Max Horkheimer. In Selbstzeugnissen und Bilddokumenten.”,”Foto processi Mosca staliniani del 1934 (pag 113)”,”TEOS-209″ “GUN Nerin E.”,”Petain Laval De-Gaulle. Les secrets des archives americaines.”,”L’A ha debuttato a 16 anni intervistando MUSSOLINI per una rivista belga. Studia a Parigi e poi a Berlino. Nell’agosto del 1940 è arrestato dalla Gestapo. Liberato, diviene nella capitale tedesca capo dell’Agenzia di stampa Anatolie e corrispondente della ‘Gazette de Lousanne’. Il suo coraggio e libertà di giudizio gli valgono la deportazione a Mauthausen e Dachau. E’ autore di vari libri.”,”FRAV-027″ “GUN Nerin E.”,”Petain Laval De-Gaulle. Les secrets des archives americaines. Vol.2.”,”Il lancio del piano Marshall e la guerra fredda, i rapporti tra De-Gaulle e gli Usa, le dimissioni del generale e l’esclusione dei ministri del Pcf, il difficile cammino della Terza forza tra due potenti opposizioni, la guerra d’Indocina…”,”FRAV-027-B” “GUNDER FRANK André GUTELMAN Michel HUBERMAN Leo JALEE Pierre MARINI Ruy Mauro PETRAS James QUIJANO OBREGON Anibal ROMEO Carlos DOS SANTOS Theotonio STAVENHAGEN Rodolfo SWEEZY P. ZEITLIN Maurice; a cura di Giancarlo SANTARELLI”,”Il nuovo marxismo latino americano.”,”Saggi di GUNDER FRANK André GUTELMAN Michel HUBERMAN Leo JALEE Pierre MARINI Ruy Mauro PETRAS James QUIJANO OBREGON Anibal ROMEO Carlos DOS SANTOS Theotonio STAVENHAGEN Rodolfo SWEEZY P. ZEITLIN Maurice “”I risultati sono stati particolarmente notevoli nei settori dell’ istruzione e della salute pubblica: in nessun’altra parte del mondo, tranne forse che in Unione Sovietica e in Cina, è stato fatto così tanto in un tempo così breve, come a Cuba per l’ istruzione e la salute pubblica. L’ analfabetismo a Cuba, come dovunque in tutti i paesi sottosviluppati, era altissime nelle campagne: nel 1960 Fidel espose la situazione al popolo cubano e chiese 1000 uomini e donne, con una istruzione superiore al secondo anno delle scuole secondarie; che andassero volontari nelle zone più remote del paese per insegnare a leggere e scrivere, ed i principi dell’ igiene e dell’ alimentazione. Risposero all’ appello 5000 persone, appartenenti ad ogni professione…”” (pag 95-96, Leo Huberman, L’ istruzione a Cuba)”,”MALx-022″ “GUNDER FRANK Andre”,”L’ accumulation mondiale, 1500-1800.”,”Nato a Berlino nel 1929, Andre GUNDER FRANK è un economista marxista di reputazione internazionale. Dopo aver insegnato nelle università americane dal 1954 al 1961, si è dedicato allo studio del problema dell’ imperialismo e del sottosviluppo. Associato all’ esperienza cilena condotta da ALLENDE dal 1968 al 1971, ha poi lavorato in diverse organizzazioni tra cui l’ UNESCO. Insegna in istituti e università tedesche (Max Planck) e francesi (Paris VII). In apertura brano di Fernand BRAUDEL (La Méditerranée) Depressione e rivoluzione. 1763-1789. “”Le trois décennies qui vont de 1762 à 1789 furent nettement marquées par une dépression économique périodique et importante et marquent à leur tour ce qui est probablement le torunant décisif de l’histoire moderne de l’humanité. Dns ‘Science et histoire’ J.D. Bernal écrit: “”Les soixante-dix années qui vont de 1760 à 1830, et particulièrement la période qui va de 1770 à 1800, constituent un tournant capital dans l’histoire du monde; elles constituent la priemière réalisation pratique de la nouvelle puissance du machinisme dans le cadre de l’industrie de production capitaliste…La transition critique survint au point culminant des transformations technologiques et économiques qui, on l’a vu, firent leur percée en Grande-Bretagne aux environs de 1760, et trente ans plus tard en France avec des conséquences économiques et politiques. Ces changements ne furent pas faciles: ce n’est pas un hasard si cette période connut des guerres et des révolutions sans précédent””. (24, II, p. 535) (…)””. (pag 257)”,”ECOI-231″ “GUNDER FRANK André”,”Riflessioni sulla nuova crisi economica mondiale.”,”””Quello che cambia, anche, nei periodi di crisi è il rapporto tra la produzione dei beni industriali e quella di materie prime e prodotti alimentari. Benché a questo riguardo le lezioni del passato non siano decisive, parrebbe che si produca un calo – non necessariamente assoluto – dell’importanza dei beni industriali (in paragone, evidentemente, ai periodi di espansione economica rapida) di fronte alla produzione di materie prime; quest’aumento della produzione non tocca tutte le materie prime, e non si svolge necessariamente nei canali della vecchia tecnologia; anzi piuttosto possono aversi dei cambiamenti nelle tecniche di estrazione delle materie prime. (Qualcuno si meravigliava perché solo adesso si comincia a sfruttare il rame di Bougainville, la cui esistenza è nota da più di quarant’anni. Senza entrare in dettagli che non sarei forse capace di documentare lo si può spiegare in parte con questa rinnovata importanza delle materie prime in un periodo di crisi di accumulazione del capitale).”” (pag 41) (pag 95)”,”PVSx-035″ “GÜNTHER Hans a cura; scritti di GÜNTHER TROTSKY BUCHARIN EJCHENBAUM KONRAD LUNACIARSKIJ BRIK ARVATOV MADVEDEV”,”Marxismo e formalismo. Documenti di una controversia teorico-letteraria.”,”Scritti di GÜNTHER, TROTSKY, BUCHARIN, EJCHENBAUM, KONRAD, LUNACIARSKIJ, BRIK ARVATOV, MADVEDEV”,”RIRO-021″ “GUNTHER John”,”Oggi in Europa.”,”GUNTHER John, giornalista, è autore della serie ‘Inside’ di cui questo è il settimo volume. “”Churchill e Lord Salisbury, che era a quell’ epoca l’ eminenza grigia del partito conservatore, sostennero Macmillan contro il suo principale rivale R.A. Butler. Nelle file dei conservatori si pensava che Macmillan fosse più sicuro, più risoluto e più dinamico anche se a molti pareva ancora un eccentrico, un tipo strano. La parte avuta da Macmillan nell’ infelice impresa di Suez ha causato amare controversie. Prima era stato uno dei più accesi sostenitori della rovinosa idea di Eden di intervenire a Suez con la forza delle armi. Poi, quando risultò evidente che l’ avventura militare era destinata all’ insuccesso, fu il ministro che insistette di più per una rapida ritirata. Il movente principale di tale comportamento, dicono i suoi amici, non era stato il timore delle reazioni dell’ America, della Russia e del Commonwealth, ma la paura che un disastro potesse trascinare la svalutazione della sterlina. Come Cancelliere dello Scacchiere aveva tutto il diritto di far pesare seriamente questa considerazione””. (pag 247-248)”,”EURx-189″ “GUNTHER John”,”Dentro l’ America.”,”La MVA, Missouri Valley Authority. “”Il secondo progetto per il Missouri, più ambizioso e presentato dopo lunghi e attenti studi – il brillante generale Pick aveva impiegato tre soli mesi per formulare il proprio – fu opera soprattutto di W.G. Sloan, del Bureau of Reclamation. Detto progetto prevedeva non meno di 90 dighe, suddivise tra 7 Stati, il cui costo era valutato a 1.200.000.000 di dollari, somma equivalente a circa la metà di quella impiegata per la costruzione della bomba atomica.”” (pag 177) “”Non meno di 167 diverse imprese per la produzione di energia elettrica si associarono in una campagna propagandistica e pubblicarono annunci a piena pagina sui settimanali, proclamando che l’ intromissione del Governo, anche in un solo ramo della produzione, metteva in pericolo tutta l’ industria privata (quasi che il progetto Pick-Sloan non fosse un progetto federale) (…). Il Paese, comunque, o almeno quella parte del pubblico che si interessava alla questione, non si lasciò sopraffare dalle società private.”” (pag 179)”,”USAS-149″ “GUOLO Renzo”,”La via dell’Imam. L’Iran da Khomeini a Ahmadinejad.”,”GUOLO Renzo studioso dei fondamentalismi contemporanei, insegna sociologia dell’Islam all’Università di Torino. Ha scritto ‘Il partito di Dio’, ‘L’Islam è compatibile con la democrazia?’.”,”GOPx-014″ “GUOLO Renzo”,”L’Islam è compatibile con la democrazia?”,”Renzo Guolo, studioso dei fondamentalismi contemporanei, insegna Sociologia e Sociologia della religione nelle Università di Trieste e Padova. Tra le sue pubblicazioni: Il partito di Dio, L’Islam in Italia (con C. Saint-Blancat), Avanguardie della fede, I fondamentalismi (con E. Pace), Il fondamentalismo islamico e Xenofobi e xenofili. Gli italianu e l’islam. É opinionista di Repubblica.”,”VIOx-137-FL” “GUPTA Bhabani Sen”,”Communism in Indian Politics.”,”Il CPI si è spaccato in due nel 1964. B.S. GUPTA è (1972) Chairman del Dipartimento Disarmo e Studi sulla sicurezza alla J. Nehru University in New Delhi. E’ autore pure di ‘Fulcrum of Asia: A Study of Relations Among China, India, Pakistan, and the USSR’.”,”INDx-026″ “GUPTA Partha Sarathi”,”Imperialism and the British Labour Movement, 1914-1964.”,”Nato nel 1934, GUPTA Partha S. vive in Bangladesh. Si è laureato a Calcutta nel 1953 e ha preso il Ph.D. nel 1960 sulla storia del tradeunionismo britannico (ferrovieri). Ha insegnato storia europea e britannica in varie università. E’ morto nel 1999. “”L’ opinione del Congresso, inclusa quella più radicale dei membri più giovani come Jawaharlal Nehru, era conosciuta da Fenner Brockway, che, con James Maxton, era ora l’elemento dominante nell’ ILP. Avendo impegnato l’ ILP a sostenere la rivendicazione indiana per una indipendenza totale nell’ aprile 1926, egli provò ad attivare il Labour e l’ Internazionale Socialista ad elaborare una linea politica sulla questione coloniale. Questa visse un lento processo, e i comunisti presero l’ iniziativa sponsorizzando la Lega contro l’ Imperialismo nel febbraio del 1927 a Bruxelles con Jawaharlal Nehru come rappresentante dell’ Indian Congress. Alla conferenza assistette una consistente delegazione dell’ ILP comprendente Lansbury, Brockway, Ellen Wilkinson, S.O. Davies, ed essi tennero un contatto ufficiale con esso fino al 1929.”” (pag 111)”,”MUKx-139″ “GUPTA Sobhanlal Datta a cura”,”The Ryutin Platform. ‘Stalin and the Crisis of Proletarian Dictatorship’: Platform of the Union of Marxists-Leninists.”,”Dalla storia del documento. “”Questo documento segretamente preparato da M.N. Ryutin (1890-1937), un vecchio boslscevico e dai suoi compagni, venne confiscato dalla OGPU e sigillato negli archivi sovietici. Con l’arresto di Ryutin nel 1932 e la sua successiva esecuzione avvenuta il 10 gennaio 1937, si credette il documento distrutto. Perfino Roy Medvedev nell’edizione del 1989 del suo classico studio ‘Let History Judge’ (1) suppose che si conoscesse poco più di qualche estratto del documento e che l’intero testo fosse ancora da rintracciare. Fu nel 1990 e 1992 che il testo completo di 194 pagine venne pubblicato a puntate da ‘Izvestiya TsK KPSS’, un organo teorico del PCUS, dopo averlo causalmente scoperto nel 1989″” (pag XIII) Dal testo. Alcune delle critiche a Stalin. 1. Stalin nel periodo della prima guerra mondiale imperialista non fu un bolscevico-disfattista ma espresse posizioni centriste. Stalin condivise le decisioni delle Conferenze di Zimmerwald e Kienthal ma le posizioni corrette erano quelle della sinistra di Zimmerwald che fu in minoranza (Lenin, ecc.). 2. La posizione di Stalin nel 1917, prima dell’arrivo di Lenin, fu semi-menscevica. Si veda l’articolo di Stalin ‘Sulla guerra’. 3. Le posizioni di Stalin e di Lenin sulla questione della pace di Brest-Litovsk del 1918 non erano coincidenti. 4. La posizione di Stalin sulla rivoluzione cinese nel 1926-27 non fu bolscevica ma semi-menscevica, opportunistica e perfino avventuristica. 5. Stalin commise errori su problemi teorici con una distorsione delle analisi di Marx e Lenin. Per es. sulla questione della permanenza della riproduzione semplice in agricoltura (tra i piccoli contadini, ecc.) – ovvero sulla mancanza di una riproduzione allargata – perfino quando la sua base fosse socialista, non teneva conto delle leggi di sviluppo del capitalismo (riproduzione allargata anche nelle campagne pur a ritmi inferiori) individuate da Marx e Lenin. Biografia. Martemyan Nikitich Ryutin (1890-1937) was a Russian Marxist revolutionary and a political functionary of the Russian Communist Party. Ryutin is best remembered as the leader of a pro-peasant political faction organized against Soviet leader Joseph Stalin in the early 1930s and as the primary author of a 200 page oppositional platform. Ryutin was arrested by the Soviet secret police along with his co-thinkers, in what has come to be known as the Ryutin Affair. Ryutin was ultimately executed in January 1937 as part of the Yezhovshchina (Great Purge) conducted against political oppositionists and suspected economic “”wreckers”” and spies. Riproduzione semplice e marxismo. (Simple Reproduction and Marxism) “”We find in him [Stalin] distortion of the teachings of Marx and Lenin and of the problem concerning broadened and simple reproduction in the petty peasant economy. Earlier we already have casually touched upon this problem, having shown Stalin’s lack of principles. This is to remind ourselves of the “”theoretical discovery”” of Stalin at the conference of the Agrarian Marxists. In his speech he declared, “”Can it be said whether our petty peasant economy develops on the principle of broadened reproduction? No, it is impossible to say this. Our petty peasant economy not only does not realise its bulk potential every year to broaden reproduction; rather, on the contrary, it does not always have the possibility to realise simple reproduction. The question is: whether with an agricultural base of petty peasant economy, incapable of broadening reproduction and exercising, moreover, a predominant power in our national economy, is it possible to move our socialist industry further with an accelerated tempo: No, it is impossible””. Thus, told more clearly, the bulk of our petty peasant economy, i.e., the middle peasant economy, does not develop on the principle of broadened reproduction; petty peasant economy in the Soviet Union is incapable of broadening reproduction. It is either in the condition of stagnation or it is collapsing or is facing degradation. How did Marx put the question of simple reproduction for capitalism? “”Simple reproduction”” – he says . is reproduction on an unchanging scale, representing an abstraction in the sense that, on the one hand, the absence of any accumulation or reproduction in broad dimensions is an unfeasible assumption in the presence of capitalist base and, on the other hand, the relationship in which production takes place does not remain completely unchanged in different years””. According to Marx, simple reproduction is an “”improbable supposition”” in the presence of capitalism constituting the base. According to Stalin, on the other hand, simple reproduction is typical for the bulk of the agricultural producers even when the basis is socialist. Marx ,Engels, and Lenin underline that in agriculture during capitalist dominance generally the same laws of development operate: that petty peasants have before them industry with all the advantages of large reproduction, large scale reproduction beating and displacing petty reproduction. In agriculture, although even pore slowly (owing to the presence of rent and several other second degree causes), the same process of concentration and centralisation of capital, the process of expropriation of the petty producers takes place, as in industry. “”In that very measure””, writes Marx, “”in which farming becomes a simple branch of industry, capitalist production settles down even in the countryside””. The basic and main tendencies of capitalism “”consist of, as in industry, ouster of petty production by large scale cultivation (Lenin)””. Among Marxist-Leninists all these were and remain generally acknowledged. All of them are undisputable. These are confirmed by the entire course of capitalist development. However, the assertion that, till now, small peasant economy even in conditions of capitalism is incapable of broadening reproduction has not entered the head of not a single literate Marxist-Leninist. Such assertion, firstly, would expose theoretical ignorance. Secondly, it would be contrary to facts.”” [Aa.Vv., The Ryutin Platform. ‘Stalin and the Crisis of Proletarian Dictatorship’: Platform of the Union of Marxists-Leninists, New Delhi, 2010, a cura di Sobhanlal Datta Gupta] (pag 67-69)”,”RIRB-139″ “GUPTA Pratul Chandra”,”Nana Sahib and the Rising at Cawnpore.”,”‘Nana Sahib, il cui vero nome era Dhondu Pant, fu un importante leader della rivolta indiana del 1857-1858 contro la Compagnia delle Indie Orientali Britanniche 1. Nato intorno al 1820, Nana Sahib fu adottato da Baji Rao II, l’ultimo peshwa (sovrano) maratha, e fu educato come nobile indù 1. Dopo la morte di Baji Rao II nel 1852, Nana Sahib ereditò la casa del peshwa a Bithur, nell’attuale stato dell’Uttar Pradesh 1. Nel giugno 1857, Nana Sahib si unì alla ribellione dei sepoy a Kanpur e assunse la leadership dei soldati indiani impiegati dai britannici 1. Sebbene non abbia pianificato l’insurrezione, Nana Sahib fu dichiarato peshwa dai ribelli dopo la cattura di Gwalior 1. Tuttavia, fu sconfitto dalle forze britanniche guidate dal generale Henry Havelock e dal barone Colin Campbell 1. Nel 1859, Nana Sahib fu costretto a fuggire nelle colline del Nepal, dove si presume sia morto 1′ (f. cop.). L’Impero anglo-indiano, noto anche come British Raj, fu un insieme di domini diretti, indiretti e protettorati che il Regno Unito accumulò e organizzò nel subcontinente indiano dal XVII al XX secolo 1. Il Raj britannico fu il possedimento che più di ogni altro rese l’Impero britannico una superpotenza mondiale; in esso viveva oltre il 75% della popolazione totale dell’impero e fu il principale esportatore di materie prime 1. L’idea di uno stato unitario per comprendere i domini britannici nella regione geografica dell’India, avvenne dopo il 28 giugno 1858, ovvero dopo i moti indiani del 1857 che imposero la soppressione della Compagnia britannica delle Indie orientali ed il trasferimento dei suoi territori direttamente alla Corona inglese nella persona della regina Vittoria 12. Con l’indipendenza concessa nel 1947, sui territori del cosiddetto Raj britannico sorsero gli attuali stati di India, Pakistan (a sua volta diviso dopo l’indipendenza del Bangladesh, nel 1971) e Birmania 1. (f. cop.)”,”INDx-003-FSD” “GUREVIC Aron Ja.”,”Le origini del feudalesimo.”,”Aron Ja. Gurevic (MOsca 1924) ha studiato e insegnato storia all’università di Mosca. Attualmente lavora presso l’Istituto di Storia dell’Accademia delle Scienze dell’Unione Sovietica.”,”EURE-029-FL” “GURGO Ottorino DE-CORE Francesco”,”Silone. L’ avventura di un uomo libero.”,”Ottorino GURGO, giornalista parlamentare, è stato capo redazione de “”Il Mattino”” direttore del quotidiano “”Roma”” di Napoli, editorialista e “”Il Giornale”” e “”L’ informazione””. Autore di vari saggi. Francesco DE-CORE giornalista per il “”Roma””, “”L’ Informazione”” e il Giornale Radio Rai, ha collaborato con “”Il Giornale”” e “”Il Mattino””. “”Fontamara è venduto in migliaia di copie, ma la critica non sembra riservargli la stessa calorosa accoglienza manifestata dai lettori; qualcuno cambia parere nel confronto fra le stesure (…). Resta la realtà descritta da Silone, qualla sì incontrovertibile: l’ epopea dei cafoni si trasforma nuovamente in cronaca tra il febbraio e l’ aprile del 1950, con la rivolta contadina di Celano, sedata nel sangue. La terra finirà ai cafoni, ma a quale prezzo e con quali sacrifici. Non saranno le lotte contadine a fomentare l’ affaire Silone. La politica che si fa storia, ecco che cosa alimenterà la disputa sullo scrittore di Pescina: sarà così la pubblicazione Uscita di sicurezza a sospingere l’ eretico Ignazio nel girone dei “”rinnegati””. Uscita di sicurezza non è soltanto una sofferta testimonianza, ma anche la spietata analisi di una disillusione che da individuale troverà una dimensione collettiva. (…) Uscita di sicurezza esce a Londra nel volume The God that Failed, accanto ai testi di Koestler, Wright, Gide, Fischer, Spender; a curare l’ edizione è un deputato laburista, Richard Crossmann, presso Hamish Hamilton””. (pag 266-267)”,”ITAC-079″ “GURKO Basilio (generale)”,”Memorie della guerra e rivoluzione russa (1914-1917).”,”Studioso di problemi bellici, MEOMARTINI Pasquale, figlio di Gennaro e Ridolfina Capilongo, nacque a Colle Sannita il 1°agosto 1859. Intrapresa la carriera militare partecipò come Colonnello all’impresa libica nel 1911, dando vittorioso impulso alla colonna da lui comandata, nel noto ‘Episodio di Agedabia’. Partecipò alla Prima Guerra Mondiale con vittorie e successi, a capo della Brigata Catanzaro. Mutilato di Guerra fu insignito della medaglia d’argento al valor militare. Durante il governo Orlando fu designato Sottosegretario di Stato al Ministero della Guerra, provvedendo in tale veste alla riorganizzazione dell’Esercito. Presidente del Tribunale Militare Supremo, concluse la sua carriera come Generale di Corpo d’Armata. Attento studioso di problemi bellici tradusse dal tedesco varie opere di teoria e tecnica militare pubblicate in Germania dal Generale Colmar von der Goltz e fra esse la ‘Das volk in Waffen’ (Berlino 1883-1925), con il titolo italiano ‘La nazione Armata (1894), curò inoltre la traduzione delle ‘Memorie della Guerra e della Rivoluzione”” del generale Basilio Gurko. Aveva sposato la signora Adelaide Annoni (1. 9. 1868-22. 10-1944) da cui non ebbe figli. Morì in Roma il 3 aprile del 1934. Riposa in Benevento nella cappella di famiglia. Di Pasquale Meomartini si sono occupati molti storici beneventani e tra essi Rotili, Zazo e Schiarini. Nel 1968 il Comune di Colle Sannita ha posto sulla facciata della casa in cui nacque una lapide per ricordarne le alte virtù militari. A Pasquale Meomartini è dedicata anche la strada ove la casa si trova. Estratto in sintesi dal volume: Andrea Jelardi, Giuseppe Moscati e la scuola medica beneventana, Realtà Sannita, Benevento, 2004.”,”RUST-080″ “GURLAND A.R.L. KIRCHHEIMER Otto MARCUSE Herbert POLLOCK Friedrich, a cura di Giacomo MARRAMAO”,”Tecnologia e potere nelle società post-liberali.”,”Giacomo Marramao (1946) insegna Filosofia della politica presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Nel corso della sua ricerca si è occupato a più riprese della Scuola di Francoforte, curando anche un’antologia degli scritti di F. Pollock (Teoria e prassi dell’economia di piano, Bari, 1973) e introducendo importanti volumi di A. Sohn-Rethel e W. Abendroth. Tra i suoi lavori ricordiamo: ‘Marxismo e revisionismo in Italia’ (Bari, 1971); ‘Austromarxismo e socialismo di sinistra fra le due guerre’ (Milano, 1977) e ‘Il Politico e le sue trasformazioni’ (Bari, 1979). Capitalismo e ‘anticapitalismo’ nel sistema totalitario. [‘La politica generalmente anti-classi medie del regime nazista non deve far dimenticare il fatto che il nazismo aveva reclutato proprio nelle classi medie gli elementi più attivi e che il meccanismo del controllo politico e dell’assoggettamento delle masse che rappresenta l’ossatura dello stato nazista è pur sempre un meccanismo del ceto medio. Non è sufficiente dire che l”élite’ è costituita da rappresentanti ‘spodestati’ della parte alta del ceto medio (48). Si deve aggiungere che il grosso degli attivisti, benché privi di un posto di lavoro, non era formato da gente senza una professione ben definita ma soprattutto da persone agganciate a un certo tipo di attività economica (49). L’ ‘élite’ di declassati ricavava l’appoggio più attivo dal gruppo legato a proprietari, padroni, dirigenti e personale direttivo di medie e piccole aziende indipendenti (50) – e i più attivi erano i loro figli. I nazisti avevano favorito un’intensa propaganda anticapitalista. Ma questo ‘anticapitalismo’, attirando centinaia di migliaia di voti di lavoratori, non spaventava né allarmava o alienava l’appoggio dato a Hitler da grandi e piccoli capitalisti. Si è già detto che questa propaganda era pura demagogia e che i nazisti erano e sono strumentalizzati e pagati dal grande capitale. Per quanto scontatissima, questa puntualizzazione non chiarisce un fatto importantissimo, e cioè che l’economia affaristica ha partecipato all’ ‘anticapitalismo’, non solo come uno strumento demagogico ma anche come una pratica di governo di notevole caratura in grado di usurpare i tradizionali diritti di proprietà (51)’ [(48) Ufficiali dell’esercito e della marina; figli ai altri burocrati, giudici, professori, ufficiali la cui carriera era stata interrotta e rovinata dai negativi contraccolpi dell’inflazione sui loro patrimoni; giovani intellettuali che non avevano possibilità di emergere negli alti strati della società, perché la crisi economica impediva uno sbocco professionale, ecc.; (49) Proprietari di stabilimenti e negozi; dirigenti industriali e commerciali; impiegati d’azienda; piazzisti; proprietari di fattorie; impiegati in grandi proprietà rurali; lavoratori indipendenti e dipendenti da liberi professionisti; funzionari e impiegati di cooperative di produzione, camere di commercio, cooperative agricole, ecc.; (50) Nel periodo postinflazionistico in Germania sorsero parecchi partiti politici che affermavano di rappresentare gli interessi di piccole e medie imprese e ne sollecitavano i voti come ‘Aufwertungspartei’ (Partito della rivalutazione) o ‘Betriebpartei’ (Partito aziendale), ecc. Ebbero notevole successo fino alla crisi del 1929-30), quando improvvisamente furono spazzati via dall’onda oceanica del nazionalsocialismo. Le statistiche relative alle elezioni dimostrano inequivocabilmente che furono gli imprenditori di medio calibro a mandare in parlamento le prime numerose squadre naziste; (51) Dopo la stesura di questo saggio Erich Fromm ha pubblicato ‘Escape from Freedom’, New York e Toronto 1941 (trad. it., Milano, 1968). Analizzando la struttura del carattere dell’uomo, soprattutto se del ceto medio, ai limiti di una società totalitaria e inserito nella sua ossatura, Fromm (cfr. in specie pp. 207 s) arriva a conclusioni molto simili (e in parte identiche) a quelle tratte nei paragrafi seguenti. Le sue ricerche sullo status psicologico confermano i risultati della mia analisi dei fatti econmici] (pag 70-71) (A.R.L. Gurland) [ISC Newsletter N° 93] Bibliografia. The fate of small business in nazi Germany / [rapporto preparato da A.R.L. Gurland, Otto Kirchheimer, and Franz Neumann] Autore Neumann, Franz L Kirchheimer, Otto Gurland, Arcadius Rudolph Lang Pubblicazione Washington : United States Government Printing Office Anno 1943 VIII, 152 p. ; 24 cm Note In testa al frontespizio: 78th Congress 1st Session, Senate Committee print n.14 Sul frontespizio: “”Printed for the use of the Special committee to study problems of American small business””. con il saggio di Gurland, ‘Technological Trends and Economic Structure under National Socialism’ (Trends tecnologici e struttura economica sotto il nazionalsocialismo)”,”GERN-198″ “GURRADO Lello”,”Khomeini e la questione iraniana. Le ragioni orientali della crisi occidentale.”,”Lello Gurrado, già giornalista del Corriere d’informazione (79 anni) era responsabile della redazione ‘Interni ed esteri’. Nel 1977 ha pubblicato ‘Cossiga e l’ordine pubblico’ (sui fatti di Bologna) e nel 1978 ‘Il mestieraccio’ (satira sul mestiere del giornalista)”,”GOPx-023″ “GURVITCH Georges”,”Proudhon. Sa vie son oeuvre avec un exposé de sa philosophie par G. Gurvitch.”,”GURVITCH è Prof alla facoltà di lettere e di scienze umane di Parigi.”,”PROD-020″ “GURVITCH Georges”,”Determinismes sociaux et liberté humaine. Vers l’ etude sociologique des cheminements de la liberté.”,”””Rimarchiamo che, nelle scienze sociali, in particolare in sociologia, le leggi causali non sono ma state molto popolari: né Comte, ben inteso, né Spencer, né Marx, né Durkheim vi hanno fatto ricorso. Questo procedimento è stato piuttosto appannaggio di diverse scuole di seconda cerchia, da tempo fuori moda, ricercanti il “”fattore predominante”” posto fuori dalla realtà sociale, come il fattore geografico, biologico, demografico, tecnologico, psicologico.”” (pag 45)”,”TEOS-078″ “GURVITCH Georges”,”La vocation actuelle de la sociologie. Tome Premier. Vers la sociologie differentielle.”,”””Marx et les marxistes ont bien montré le caractere paradoxal du determinisme des classes sociales ascendantes, dont l’ aspiration vise à faire prevaloir leur determinisme sur celui de la societé globale: elles veulent aboutir à l’ unification des deux determinismes, ou, en d’autres termes, arriver à dissoudre celui de la societé globale dans celui de la classe victorieuse.”” (pag 360-361)”,”TEOS-081″ “GURVITCH Georges”,”La vocation actuelle de la sociologie. Tome second: Antécédents et perspectives.”,”Il capitolo XII è dedicato a Marx (pag 220-318): ‘La sociologie de Karl Marx’. “”(…) nel pensiero marxista più penetrante, le classi sociali sono “”dei fenomeni sociali totali”” e non delle collezioni di esemplari simili, delle “”categorie sociali”” o aggregati puramente nominali, né dei rapporti sociali, né degli assemblaggi di statuti, né dei grovigli di comportamenti che realizzano dei modelli, regole e norme, né delle associazioni volontarie, né infine semplici organizzazioni. Comunque, non soltanto gli opportunisti di diverse sfumature, da Bernstein a Kautsty e a Geiger, cadono sovente in una nominalismo a volte incosciente che riduce le classi a delle “”categorie sociali””, ma i leninisti stessi, compreso Lenin, Bucharin ecc, e, in Francia, il dimenticato Mougin, non sfuggono a questa tentazione. Lenin e Bucharin, per esempio, distinguono tra contadini poveri e medi, che costituiscono degli strati e non delle classi. Mougin crede di aver fatto una scoperta opponendo la classe come “”categoria sociale”” ai gruppi particolari (che, per lui, sono sempre ristretti).”” (pag 276)”,”TEOS-091″ “GURVITCH Georges”,”Proudhon.”,”P.J. PROUDHON, figlio di un bottaio e di una cuoca, nasce a Besançon nel gennaio 1809. Morirà a Parigi nel gennaio 1965, all’ età di 56 anni, “”L’ idea di federalismo è certamente la più alta alla quale si sia elevato fino ai nostri giorni il genio politico”” (ibid., p. 352). Tuttavia, egli non ammette una confederazione di Stati troppo vasta e dichiara che l’ idea di “”confederazione universale”” è contraddittoria. ‘Anche l’ Europa sarebbe troppo grande per una confederazione unica: essa non potrebbe formare che una confederazione di confederazioni’ (ibid., p. 335). Una confederazione deve essere dunque composta da gruppi locali, di piccola o media grandezza (ibid., p. 335). In una confederazione politica, la tendenza del potere politico alla pervesione e all’ annessione è arrestata dalla stessa organizzazione interna. Proudhon è perciò convinto che la classe proletaria dovrà scegliere questo tipo di organizzazione per sostituire al regime capitalista un regime socialista””. (pag 60-61) “”Il federaslimo è, secondo lui, uno dei mezzi essenziali per evitare il riassorbimento dell’ organizzazione economica nello Stato. “”Al diritto politico si deve oppporre il contrappeso del diritto economico””.”” (pag 61) P.J. PROUDHON, figlio di un bottaio e di una cuoca, nasce a Besançon nel gennaio 1809. Morirà a Parigi nel gennaio 1965, all’ età di 56 anni. GURVITCH Georges, sociologo, tra i maggiori del Novecento.”,”PROD-053″ “GURVITCH Georges”,”Etudes sur les classes sociales. L’idée de classe sociale de Marx à nos jours.”,”GURVITCH G. è nato in Russia nel 1894, suo padre era direttore della Banca russo-asiatica. Nel 1924 pubblica il suo primo libro sulla filosofia di Fichte. Quindi si stabilisce in Francia dove insegna sociologia nell’Università di Strasburgo. Nel 1949 passa a quella di Parigi ove insegna sociologia fino alla morte avvenuta nel 1966. Direttore di studi alla Ecole pratique des Hautes Etudes, è pure direttore dei ‘Cahiers internationaux de sociologie’ e della ‘Bibliothéque de sociologie contemporaine’. Ha scritto varie opere.”,”TEOS-184″ “GURVITCH Georges”,”Le classi sociali.”,”GURVITCH Georges nasce a Novorossisk sulle rive del Mar Nero nel 1894. Nel 1917 è organizzatore di soviets russi. Dopo la svolta imposta da Stalin emigra nel 1920 rinunciando all’insegnamento universitario a Tomsk. Dopo quattro anni a Praga, si stabilisce nel 1928 in Francia. Dal 1940 al 1944 insegna sociologia negli Stati Uniti. Rientrato in Francia insegna alla Sorbona e fonda il Centro di Studi sociologici al CNRS e la rivista ‘Cahiers internationaux de Sociologie’ che dirige fino alla morte (1965), e contribuisce all’ “”Année Sociologique””. Ha scritto due lavori dedicati rispettivamente a Saint-Simon e a Proudhon. “”Il termine “”classe”” appare per la prima volta in Marx, se non mi sbaglio (perché ha potuto usarlo nei suoi articoli della ‘Rheinische Zeitung’, dove citava Proudhon con ammirazione), nel ‘Contributo alla Critica della Filosofia del Diritto di Hegel’, scritto nel 1843 e pubblicato negli ‘Annales Franco-Allemandes’; non bisogna confondere questa opera con la ‘Critica della Filosofia dello Stato di Hegel’ (1841-1842), dove il termine “”classe”” non appare malgrado le molte occasioni offerte dell’analisi della “”società civile”” e delle “”corporazioni””. In ‘Contributo alla Critica della Filosofia del Diritto di Hegel’ (1843, vol. III, pp. 101-108), Marx ha scritto: “”Il ruolo d’emancipazione passa successivamente, in un movimento drammatico, alle differenti classi del popolo francese, finché arriva alla fine alla classe che realizza la libertà sociale”” (105). “”Dov’è dunque la possibilità dell’emancipazione tedesca? Ecco la nostra risposta. Bisogna formare una classe con catene radicali, una classe della società borghese che non sia una classe della società borghese”” (105). “”Quando il proletariato annuncia la dissoluzione dell’ordine sociale attuale, non fa che enunciare il segreto della sua stessa esistenza, perché proprio esso costituisce la dissoluzione effettiva di quest’ordine sociale”” (106)”” [Georges Gurvitch, Le classi sociali, 1971]”,”TEOC-591″ “GURVITCH Georgij Davidovich”,”Proudhon y Marx: una confrontación.”,”Dialettica di Marx concepita come movimento reale e come metodo (pag 129) G. Gurvitch, sociologo, professore nella Facoltà di Lettere e Scienze umane di Parigi G.D. Gurvitch nacque nel 1894 a Novorossisk. Leader della sociologia strutturale, fu professore nell’università di Tomsk, Praga e Strasburgo e, dopo esser emigrato in Francia, alla Sorbona di Parigi. Le sue teorie partono principalmente da Marx e Proudhon con apporti originali. Tra le sue opere: ‘Determinismo sociale e libertà umana’ (1955) e ‘Dialettica e sociologia’ (1962)”,”PROD-080″ “GURVITCH Georges / JANNE Henri”,”Pour le deuxième Centenaire de Saint-Simon (1760-1960). / Les classes sociales: approche marxiste et notion sociologique «d’out group» (Janne).”,”Georges Gurvitch professore alla Sorbona (Facoltà di Lettere e scienze umane, Università di Parigi) dirige la collana ‘Bibliothèque de Sociologie contemporaine’ delle edizioni PUF H. Janne Università Libera di Bruxelles “”Après avoir dressé ce bilan des acquisitions et des difficultés de la vision sociologique de Saint-Simon, indiquons, pour conclure cette note commémorative, en quoi chacun de ses successeurs lui est particulièrement redevable. Proudhon lui emprunte l’opposition de l’Etat et de la Societé économique; mais interprète différemment la théorie du dépérissement de l’Etat et finit par la dépasser. En dècrivant, d’une façon plus concrète que Saint-Simon, les modifications que subit la propriété dans les différents types de structures sociales, Proudhon accepte l’idée de Saint-Simon que les rapports de propriété sont essentiels pour comprendre toute régime sociale et politique. En continuant la réflexion de Saint-Simon sur la société «en acte», consistant dans l’éffort, la production, l’action, la création, qui comprend à la fois le matériel et le spirituel, Proudhon s’oppose avec plus de conséquence que Saint-Simon à l’automatisme du progrès, mais accentue davantage l’aspect spirituel de la réalité sociale («raison collective»). Les classes antinomiques sont les prolétaires et les propriétaires, parfois désignés comme bourgeois, ce qui simplifie la conception de Saint-Simon. Dans sa conception de la ‘praxis sociale’ où se révèle que «la production produit l’homme» et que les hommes et la société se produisent eux-mêmes par leurs propres efforts, Marx se montre fortement inspiré par la conception de la réalité sociale de Saint-Simon; le terme même de «force productive» a des consonances saint-simonniennes. La même chose est vraie de l’idèe que certaines structures sociales et certains modes de production constituent des obstacles empèchant la société d’entrer en pleine possession de son élan créateur, idée que Marx approfondit par sa théorie des «aliénations» et des «idéologies». Lorsque marx insiste sur le fait que les oevres culturelles et même les idéologies s’intègrent d’une façon ou d’une autre dans les forces productives, lorsqu’il proclame, dans ses oeuvres de jeunesse, que dans la réalité sociale «spiritualisme et matérialisme… perdent leur opposition», lorsqu’il pose le problème de la sociologie de la connaissance, c’est l’oeuvre de Saint-Simon qu’il continue. De même Marx combat «la superstition politique», lorsqu’il montre que «la société est plus concrète que l’Etat» et que ce dernier en dépend dans ses formes et ses fonctions, lorsqu’il considère l’Etat comme un organe de domination de classe, lorsque, malgré sa distinction de plusieurs classes, il incline vers une vision dichotomique de la lutte des classes, on constate combien la mémoire de Saint-Simon demeure présente dans son oeuvre”” (pag 12-13) [Georges Gurvitch, ‘Pour le deuxième Centenaire de Saint-Simon (1760-1960)’, Cahiers Internationaux de Sociologie’, Paris, vol. XXIX 1960]”,”SOCU-211″ “GUSDORF Georges”,”Origine delle scienze umane.”,”Georges Gusdorf è stato un filosofo e epistemologo francese, noto per le sue opere sulla memoria e sull’autobiografia”,”SCIx-002-FMDP” “GUSKE Christa TYTZEL Sylvia GOTTSCHALK Jürgen, a cura”,”Medaillen und Abzeichen der deutschen Arbeiterbewegung. Von den Anfängen bis 1946.”,”Il più rappresentato nelle immagini, medaglie e distintivi, è BEBEL. Sembra che non sia rappresentato ENGELS.”,”MGEx-190″ “GUSMAROLI Franca a cura; saggi di Trevor CLIFFE Wolfgang HEISENBERG Kenneth HUNT Andrew J. PIERRE Philip W. DYER Steven L. CANBY Francois DUCHENE”,”I si e i no della difesa europea.”,”Saggi di Trevor CLIFFE Wolfgang HEISENBERG Kenneth HUNT Andrew J. PIERRE Philip W. DYER Steven L. CANBY Francois DUCHENE “”Da parte sua, la Gran Bretagna dovrà riconoscere che assieme ai benefici tecnologici molto considerevoli derivanti dagli accordi nucleari speciali, ne sono conseguiti anche dei costi politici non irrilevanti. I francesi hanno sempre guardato con sospetto gli accordi nucleari bilaterali e alcuni leaders francesi li vedono come la cartina al tornasole della sincerità politica inglese. Il fallimento di De Gaulle con la sua proposta del 1958 di un trattamento eguale raggiungibile mediante la direzione paritetica di tre potenze, e la decisione della Gran Bretagna a Nassau di scegliere gli Stati Uniti come il proprio futuro partner nucleare hanno sicuramente contribuito a mantenere la Gran Bretagna fuori dal Mercato comune””. (pag 231)”,”EURx-160″ “GUSTAFSSON Bo; ANGEL Pierre; LIDTKE Vernon L.”,”Capitalismo e socialismo nel pensiero di Bernstein (Gustafsson); Stato e società borghese nel pensiero di Bernstein (Angel); Le premesse teoriche del socialismo in Bernstein (Lidtke).”,”Sul passaggio di Bernstein da marxismo a revisionismo. “”Come poté avvenire che Bernstein si trasformasse da convinto marxista in convinto revisionista? La risposta si dovrebbe cercare a diversi livelli. Anzitutto Bernstein ed altri socialdemocratici tedeschi erano originariamente, com’egli stesso confermava nel 1894, “”più o meno tutti socialisti eclettici””. Prima di entrare nella sfera d’influenza del marxismo egli si era formato sul pensiero di Ferdinand Lassalle, di Friedrich Albert Lange; di Eugen Dühring e altri socialisti liberali o riformisti. Era logico quindi che nelle ‘Voraussetzungen…’ egli terminasse la sua perorazione rendendo omaggio a Friedrich Albert Lange e al liberalismo. “”In realtà – diceva – non vi è una sola idea liberale che non appartenga anche alle idee del socialismo””. Il revisionismo era un ritorno al liberalismo. In secondo luogo, tutta la vita di Bernstein cambiò quand’egli nel 1888 lasciò Zurigo, centro di un’agitata e movimentata vita di partiti, per trasferirsi nel quieto sobborgo di Londra dove trascorse una vita appartata. Tranne per i contatti con Engels, egli aveva qui ben poche possibilità di mantenere le sue convinzioni marxista, e Engels morì nel 1895. D’altra parte al principio degli anni Novanta il fabianesimo era in piena ascesa ed egli ne subì fortemente l’influenza, come subì l’influenza di dottrine e concezioni straniere di cui gli giungeva via via notizia, quella di Sorel in Francia e di Croce in Italia. Il movimento laburista della II Internazionale si andava rafforzando e il marxismo divenne una moda per molti intellettuali borghesi. Ma il marxismo ch’essi rappresentavano era castrato e privato del suo vigore rivoluzionario. In terzo luogo, il revisionismo sorse, come linea di tendenza, nel movimento della II Internazionale, e quindi nella patria stessa di Bernstein, soprattutto nella Germania meridionale. Questa nuova tendenza aveva molte condizioni e cause immediate. Intanto, il marxismo non aveva mai acquistato una base sicura nella socialdemocrazia tedesca. Neppure il famoso programma di Erfurt era completamente marxista, poiché non avanzava l’esigenza di una repubblica democratica, e ancor meno proclamava la necessità di instaurare la dittatura del proletariato. La principale rivista teorica, ‘Neue Zeit’, al principio degli anni Novanta, aveva più di 2.500 abbonati, molti dei quali di origine piccolo-borghese. E forse un decimo di tutti i membri conosceva i principi del marxismo. Perciò, se i capi deviavano, la base non aveva i mezzi per rimetterli sulla retta via. E in realtà nella struttura del partito si riproduceva sotto molti aspetti la società classista borghese. Inoltre dopo il 1890 il partito venne a trovarsi in una situazione nuova: divenne legale, le classi dominanti effettuarono delle riforme sociali (la carota invece del bastone) e il partito si trovò sempre più coinvolto nel processo di attività sociale in parlamento, nelle amministrazioni comunali e nei sindacati, entro i limiti del sistema vigente. Data la mancanza di una intensificata preparazione rivoluzionaria, questo nuovo ambiente doveva necessariamente influenzare il modo di pensare. Col reclutamento in massa di nuovi membri, il livello teorico si andava abbassando, specialmente perché il partito attirava aderenti anche al di fuori della classe operaia. A questo proposito gli elementi intellettuali recentemente reclutati svolsero un ruolo di grande importanza: si dimostrarono veicoli della tendenza revisionista. L’accrescersi del partito diede anche origine a un sempre più numeroso ceto di funzionari, che spesso restavano tagliati fuori dalla vita della classe operaia. Il numero dei funzionari si triplicò, in rapporto a quello dei membri, nel periodo tra il 1900 e il 1914. Tutti i tentativi per fissare un limite massimo ai salari dei funzionari di partito risultarono vani: e non servì a nulla che Wilhelm Liebknecht al congresso del paritot tenuto a Stoccarda nel 1897 si augurasse una nuova legge antisocialista “”per aiutare lo spirito rivoluzionario a rimettersi in piedi””. La burocrazia del partito cresceva continuamente come numero e potere. Al congresso di Jena del 1911 non più del 10 per cento dei delegati erano operai: il resto erano funzionari. E di questi, un numero sempre crescente si consideravano non rivoluzionari, ma impiegati in una regolare impresa economica. Infine, la tendenza revisionista dagli anni Novanta in poi fu fortemente condizionata dal boom economico e commerciale che aveva preso l’avvio all’inizio di quel decennio. La disoccupazione diminuì fortemente e i salari aumentarono. Questo fatto influì anche sul pensiero politico, an che perché il decennio precedente era stato caratterizzato da na pronunciata depressione. Come osservava Beatrice Webb nel suo diario, nel marzo 1895: “”Noi dimentichiamo che il socialismo costituzionale cominciò a svilupparsi non prima che fossero terminati gli anni oscuri del 1881-1885″”. Anche Eduard Bernstein fece un’osservazione analoga quando più tardi si volse a riconsiderare la storia del revisionismo. Il boom commerciale degli anni Novanta “”fece su di me una forte impressione. Era in stridente contrasto cn la teoria dell’incessante aggravarsi della crisi economica, che intine avrebbe dovuto portare al crollo completo dell’economia nazionale”” (6). In un certo senso, quindi, il revisionismo stesso fu un prodotto del boom economico”” (pag 114) (Bo Gustafsson, Capitalismo e socialismo nel pensiero di Bernstein) (6) Eduard Bernstein, Zur Geschichte des Revisionismus, (scritti e documenti postumi di Bernstein, A 43) Amsterdam, IISG Teoria estinzione stato (pag 122) “”Non è facile riconoscere le modifiche che si operano in Bernstein prima della cesura del 1895. Nell’omaggio che egli scrive per il fondatore del movimento socialista tedesco ‘Ferdinand Lassalle: Eine Würdigung des Lehrers und Kämpfers’ (Berlin, 1919) per riconoscendo i merditi del grande tribuno, ne esamina criticamente il concetto dello stato, la sua idolatria per questa istituzione; facendo presente che se lo stato ha funzionato, forse, da acceleratore nel progresso della umanità, più di una volta la sua azione è stata di freno. In quanto “”vecchio hegeliano”” Lassalle considerava infatti lo stato come la realizzazione di una idea morale, diversamente da Marx che in esso non vedeva altro che l’espressione politica delle condizioni socio-economiche. (…) Per il primo presidente della Associazione generale dei lavoratori tedeschi (ADA) lo stato è l’unione della schiacciante maggioranza della popolazione, non già l’organo di dominio di una minoranza privilegiata. (…) Notiamo tuttavia che Eduard Bernstein cita con compiacimento le seguenti parole, contenute in un discorso del tribuno: “”Il suffragio universale e diretto non è soltanto il vostro principio fondamentale in materia politica, è tale anche in materia sociale, è la condizionesociale di tutta l’assistenza sociale”” (14). Tuttora marxista, Bernstein sottolinea quanto vi è di eccessivo in questo concetto in quanto le masse, non sufficientemente educate, corrono il pericolo di dare i loro voti e la fiducia a uomini che non li meritano. Il bonapartismo plebiscitario si fonda precisamente su questi strati sociali, sensibili a qualsiasi forma di demagogia. Inoltre, il futuro revisionista fa notare che il passaggio al socialismo non è cosa così semplice come se l’immagina Lassalle. Tuttavia, più di tre anni prima della morte di Engels, il suo discepolo non esita a rivelarsi scettico riguardo all’estinzione dello stato. “”Ma nella realtà una società che non vuole intervenire, occuparsi di taluni bisogni, por fine agli abusi, non può fare a meno di organi adatti, di una costituzione, di mezzi finanziari e, al bisogno di mezzi di coercizione (…). Orbene, per tutto ciò è evidente che occorre ben altro che una mistica società disincarnata (15). Già in ‘Der Sozialdemokrat’ di Zurigo egli considerava arbitraria la famosa tesi di Marx e di Engels riguardante la progressiva estinzione dello stato, per quanto Engels gli avesse scritto una lettera (16) di cui citiamo un brano significativo: “”Si tratta semplicemente di dimostrare che il proletariato vittorioso deve in un primo tempo trasformare l’antico potere dello stato burocratico, amministrativo e centralizzato, prima di utilizzarlo ai propri fini””. Il 28 gennaio 1884, l’amico e compagno di Marx, che era morto meno di un anno prima, ricorda al traduttore tedesco di ‘La miseria della filosofia’ (17) questo passaggio eloquente: “”La classe operaia lavoratrice sostituirà, nel corso del suo sviluppo, all’antica società borghese una associazione che escluderà le classi e il loro antagonismo: non ci sarà più alcun potere politico vero e proprio poiché il potere politico è appunto l’espressione ufficiale dell’antagonismo delle classi entro la società civile (18)””. Engels sottolinea fortemente questo punto senza temere di ripetersi, e ciò prova l’importanza che egli dava alla questione. La stessa lettera contiene infatti una citazione del ‘Manifesto del Partito comunista’: “”Quando nel corso degli eventi le differenze di classe saranno scomparse (…) i poteri pubblici perderanno il loro carattere politico. Il potere politico è nel senso vero e proprio della parola, la forza organizzata di una classe per l”oppressione’ di un’altra”” (19)”” [Pierre Angel, Stato e società borghese nel pensiero di Bernstein, Estratto da ‘Annali’, 1973, edizione 1974] [(14) Eduard Bernstein, Ferdinand Lassalle – Le réformateur social, p. 149; (15) ‘Neue Zeit’ (1891-92), vol. II, p. 215; (16) ‘Briefe von Friedrich Engels an Eduard Bernstein’, p. 134; (17) Si sa che Marx, per confutare ‘La Philosophie de la Misère’ di Proudhon, aveva scritto quest’opera in francese. Nel 1885 Bernstein e Kautsky ne pubblicarono, a Stoccarda, una traduzione tedesca; (18) ‘Briefe von F. Engels an E. Bernstein, cit., p. 131; (19) ‘Briefe von F. Engels an E. Bernstein, cit., p. 131] (pag 121-122) (ancora da inserire) “”Per sostenere la propria opinione secondo la quale i fattori non economici stavano svolgendo un ruolo sempre più importante nella determinazione del corso della storia, Bernstein si riferiva ampiamente a quanto Friedrich Engels aveva scritto dopo il 1890. Si tratta di articoli e lettere in cui Engels rifletteva sul modo in cui i fattori non economici (come per esempio le teorie o le istituzioni politiche, giuridiche e filosofiche) si intrecciano con quelli economici nel determinare lo sviluppo della società moderna (50). Bernstein era perciò convinto che la propria concezione fosse del tutto coerente con quanto Engels, nelle opere più recenti, aveva scritto a proposito della concezione materialistica della storia; e per questa stessa ragione era anche convinto che la propria teoria rappresentasse l’interpretazione marxista più avanzata del materialismo storico. Nel riepilogare qella che sosteneva essere una posizione d’avanguardia, Bernstein disse di non avere obiezioni a che fossa chiamata “”interpretazione economica della storia””, benche sentisse che tale etichetta poteva essere fraintesa. (…) Certo, Bernstein aveva alterato drasticamente la premessa materialistica del marxismo ortodosso. Si era mosso in direzione dell’idealismo, ma senza rigettare del tutto il suo marxismo originario. Il risultatop però non era costituito da una sintesi integrata, ma, secondo l’ammissione dello stesso Bernstein, da un ulteriore esercizio di eclettismo”” [Vernon L. Lidtke, Le premesse teoriche del socialismo in Bernstein, Estratto da ‘Annali’, 1973, edizione 1974] [(50) Eduard Bernstein, ‘Die Vorassetzungen…’, cit., pp. 36-38] (pag 159-160)”,”BERN-030″ “GUTAS Dimitri D’ANCONA Cristina a cura”,” Pensiero greco e cultura araba.”,”Dimitri Gutas insegna Lingua e letteratura araba nell’Università di Yale. É autore di Greek Wisdom Literature in Arabic Translation, Avicenna and the Aristotelian Tradition e assieme a Gerhard Endress, del Greek and Arabic Lexicon,Materials for a Dictionary of the Mediaeval Translations from Greek into Arabic.”,”VIOx-075-FL” “GUTELIUS Beth THEODORE Nik”,”The Future of Warehouse Work: Technological Change in the U.S. Logistics Industry.”,”‘Il futuro del lavoro di magazzino: cambiamento tecnologico nel settore della logistica degli Stati Uniti.'”,”STAT-622″ “GUTELMAN Michel”,”Struttura e riforme nell’agricoltura. Strumenti per l’analisi.”,”Michel Gutelman, collaboratore del CNRS, ha pubblicato tra l’altro La politica agraria della rivoluzione cubana e La riforma agraria in America Latina. Il caso del Messico.”,”PVSx-034-FL” “GUTHRIE Doug”,”Dragon in a Three-Piece Suit. The Emergence fo Capitalism in China.”,”GUTHRIE Doug è Assistant Professor of Sociology alla New York University.”,”CINx-097″ “GUTHRIE William K.C.”,”Socrate.”,” Determinismo di Socrate “”Le critiche che attaccano la dottrina socratica in quanto deterministica trovano la loro espressione più chiara nei ‘Magna moralia’ e sono state riproposte in epoca moderna; in 1187 a 7 l’obiezione viene formulata così: “”Socrate asserì che non è in nostro potere essere uomini degni oppure indegni. Diceva infatti che qualora si chieda a qualcuno se gli piacerebbe essere giusto o ingiusto – nessuno sceglierebbe l’ingiustizia e che lo stesso varrebbe per il coraggio e la codardia, nonché per le altre virtù. Evidentemente i viziosi non sarebbero tali volontariamente. Né, di conseguenza, sarebbero volontariamente tali i virtuosi. Karl Joël è uno di quegli studiosi che hanno considerato questa descrizione aristotelica come un quadro esaustivo dell’etica socratica, ritenendola affetta da un primitivo determinismo (…)”” (pag 232) W.K.C. Guthrie è nato nel 1906, laureato a Cambridge, studioso di archeologia e poi insegnante di filosofia antica a Cambridge fino al 1972.”,”FILx-388-FF” “GUTIERREZ MOLINA José Luis”,”El Estado frente a la anarquía. Los grandes procesos contra el anarquismo español (1883-1982).”,”ANTE3-53 GUTIERREZ MOLINA José Luis è uno storico e ricercatore del gruppo ‘Historia Actual’ dell’Università di Cadice. Specialista di storia sociale e ‘empresarial’ contemporanea”,”ANAx-291″ “GUTIERREZ ALVAREZ José KLEISER Paul B.”,”Le sovversive.”,”Archivio di 28 foto. In apertura: Foto di giovane attivista che incita gli operai di una fabbrica russa (1917) “”Nel ‘Capitale’ (Marx) descrive le ripercussioni del capitalismo sulla famiglia: “”Dunque, per quanto terribile e repellente appaia la dissoluzione della vecchia famiglia entro il sistema capitalistico, cionondimeno la grande industria crea il nuovo fondamento economico per una forma superiore della famiglia e del rapporto tra i due sessi, con la parte decisiva che essa assegna alle donne, agli adolescenti e ai bambini d’ambo i sessi nei processi di produzione socialmente organizzati al di là della sfera domestica. Naturalmente è altrettanto sciocco ritenere assoluta la forma cristiano-germanica della famiglia, quanto ritenere assoluta la forma romana antica o la greca antica, oppure quella orientale, che del resto formano fra di loro una serie storica progressiva. E’ altrettanto evidente che la composizione del personale operaio combinato con individui d’ambo i sessi e delle età più differenti, benché nella sua forma spontanea e brutale, cioè capitalistica, dove l’operaio esiste in funzione del processo di produzione e non il processo di produzione per l’operaio, che è pestifera fonte di corruzione e schiavitù, non potrà viceversa non rovesciarsi, in circostanze corrispondenti, in fonte di sviluppo di qualità umane”” (Karl Marx, Il Capitale, I, 1964, pp. 536-7)”” [José Gutiérrez Alvarez Paul B. Kleiser, Le sovversive, 2005] (pag 14-15)”,”RIRB-113″ “GUTIÉRREZ-ÁLVAREZ Pepe”,”Retratos Poumistas.”,”Libro in memoria di Pierre Brouè POUM Partido Obrero de Unificacion Marxista Profili biografici di di Victor ALBA A. ADROHER I PASCUAL M. ALBERICH I OLIVE’ J. ANDRADE RODRIGUEZ J.L. e J.M. ARENILLAS OJINAGA J. ARQUER I SALTOR P. BONET I CUITO F. DE CABO VIVES O. CASTELLVI C. DURANY VIVES M. ETCHEBEHERE alias M. FELDMAN R. FERNANDEZ JURADO E. FERNANDEZ GRANELL M.T. GARCIA BANUS GIRONELLA alias E. ADROHER PASCUAL J. GORKIN alias J. GOMEZ GARCIA M. GROSSI MIER I. IGLESIAS SUAREZ K. LANDAU V. SERGE H. SNEEVLIET W. BRANDT M. STANLEY-LOW A. MASO’ E. MAURICIO J. MAURIN N. MOLINAS I FABREGA A. NIN G. ORWELL alias E.A. BLAIR J. PALLACH alias RECANSES B. PERET L. PORTELA J. PEP REBULL T. REBULL D. REY alias D. REBULL E. RODRIGUEZ alias QUIQUE C. ROSA alias L. ROC J. ROVIRA W. WILE SOLANO J. A. UBIERNA P. PAGES”,”MSPx-099″ “GUTKIND C.W. COHEN Robin COPANS Jean a cura; saggi di Arnold HUGHES e Robin COHEN Michael MASON Robert DAVIES Myron J. ECHENBERG J. SURET-CANALE Sharon STICHTER Dianne BOLTON Gerard ALTHABE David COOPER”,”African Labor History.”,”Saggi di Arnold HUGHES e Robin COHEN Michael MASON Robert DAVIES Myron J. ECHENBERG J. SURET-CANALE Sharon STICHTER Dianne BOLTON Gerard ALTHABE David COOPER”,”MAFx-008″ “GUTKIND C.W. COHEN Robin COPANS Jean a cura; saggi di Arnold HUGHES e Robin COHEN Michael MASON Robert DAVIES Myron J. ECHENBERG J. SURET-CANALE Sharon STICHTER Dianne BOLTON Gerard ALTHABE David COOPER”,”African Labor History.”,”Saggi di Arnold HUGHES e Robin COHEN Michael MASON Robert DAVIES Myron J. ECHENBERG J. SURET-CANALE Sharon STICHTER Dianne BOLTON Gerard ALTHABE David COOPER”,”MAFx-001-FV” “GUTMAN Herbert G.”,”The black family in slavery and freedom, 1750-1925.”,”Il professor Herbert G. GUTMAN è conosciuto come storico di professione. Insegna al City College di New York e al Graduate Center City of New York. E’ autore di opere quali ‘Work, Culture and Society in Industrializing America’ (1976) e ‘Slavery and the Numbers Game’ (1975) “”Escludendo l’ importazione in Louisiana, Philip D. Curtin stima che il commercio complessivo verso le colonie del continente Nord Americano dal 1700 al 1861 sia stato di 400 mila africani. Mostra pure che leggermente più della metà degli schiavi arrivarono nel quarantennio tra il 1740 e il 1780, e che 3 su 5 che vennero prima del 1808 arrivarono in queste quattro decadi””. (pag 328) Lavoro, occupazione dei neri bianchi, di vent’anni e oltre, di alcuni distretti di New York, 1905: 86% dei neri sono operai non specializzati, 9% specializzati, i disoccupati sono il 5% (totale campione 5267) (pag 507)”,”MUSx-172″ “GUTMAN Herbert G.”,”Lavoro cultura e società in America nel secolo dell’ industrializzazione, 1815-1919.”,”GUTMAN Herbert G. è docente di storia al City College of New York e al Graduate Center City dell’ Università di New York. E? membro del consiglio esecutivo dell’ Associazione americana degli storici. E’ autore di ‘Slavery and the Numbers Game: a Critique of Time on the Cross (1975) e di ‘The Black Family in Slavery and Freedom, 1750-1925′ (1976). “”Fra il 1873 e il 1878 il processo venne temporaneamente arrestato da una dura depressione economica. 3. E’ sufficiente segnalare che la crisi del 1873-1878, la prima delle moderne crisi industriali, colpì duramente l’ economia di Paterson e prosciugò le risorse della città e di tutti i suoi abitanti. “”Fra tutte le classi – fu osservato già il 31 ottobre 1873 – c’è una sensazione diffusa di tristezza e di profonda ansia per il futuro””. Quasi tre anni dopo, un operaio della seta osservò a ragione che “”Paterson è in condizioni deplorevoli””. I disoccupati gravavano in modo eccessivo sulle limitate disponibilità della carità pubblica e privata e a volte facevano cortei per le strade chiedendo l’ avvio di opere pubbliche. Gli operai delle fabbriche di locomotive furono particolarmente colpiti dal calo dell’ occupazione.”” (pag 147-148) “”Analizzando le conseguenze della depressione del 1873-78, gli storici hanno sostenuto che le difficoltà provocate dalla estesa disoccupazione e dal taglio dei salari distrussero le organizzazioni operaie e rafforzarono in modo incommensurabile il padronato. Ma questo genere di spiegazione, esclusivamente economica, ignora il fatto che questa crisi, arrivata dopo due decenni di radicale trasformazione economica e sociale, mise alla prova lo ‘status’ e il potere dei nuovi industriali e degli operai di Paterson all’ interno della comunità. La depressione provocò serie difficoltà economiche per tutta la popolazione e gli industriali di Paterson, tentando di risolvere alcuni dei loro problemi, furono costretti a cercare l’ appoggio e l’ approvazione della comunità locale e dei suoi dirigenti in certi momenti particolarmente critici””. (pag 147)”,”MUSx-214″ “GUTMAN A. Ya. (Anatoly GAN)”,”The Destruction of Nikolaevsk-On-Amur. An Episode in the Russian Civil War in the Far East, 1920.”,”Illustrations, Translator’s Preface, Translated with an Introduction by Ella Lury WISWELL, Acknowledgements, conclusion, Appendix A: Testimonies, Lt.-Colonel M.P. Grigoriev, army officer; S.D. Strod, student; Ya. G. Dobisov, entrepreneur; A.M. Avshalumov, student; A.N. Bozhko, housewife; E.I. Vasilevsky, tax assessor; S.I. Burnashev; F.T. Paturnak, worker; P.Ya. Vorobiev; Father S.V. Leporsky, priest; N.K. Zuev, student; P.S. Epov, union official, and P.P. Naletov, student; G.B. Vacheishvili, fisherman; V.N. Kvasova, student; I.R. Bermant, mill owner; A. Lury, widow of entrepreneur; R. Ya. Miller, entrepreneur’s wife; A.A. Melnikov, company official; R.S. Akkerman, mine owner’s wife; M.I. Grosh, company official’s wife; K.A. Emelianov, jurist; I.I. Mikhailik, cashier; E.F. Kotova, peasant; A.A. Kovalik and M.I. Neliubov, peasants; A.G. Voropaev, watchman; I. Dimchin, sailor; D.I. Bulivar, stoker; I.E. Kazachkov, peasant, partisan; Ya. V. Vasiliev, forester; Ya. M. Kaptzan, company official; G.I. Tugovtsov, Ainu peasant; E.S. Bugaenko, partisan; Appendix B: Documents, 1) Corroborators of testimonies, 2) Resolution concerning Bolshevism, Sakhalin Congress, 16 August 1920, 3) Directive to Ispolkoms, 4) Telegraph message from Triapitsyn, March 1920, 5) Telegram from Andreev, 6) Newspaper article of 31 July 1920 describing bodies of victims, 7) Proclamation by Japanese commander-in-chief, Lieutenant General S. Kojima, to inhabitants of occupied territory, 20 August 1920, 8) Nikolaevsk-on-Amur, street plan from Japanese General Staff History; Notes, Selected Bibliography, Chronology, Maps, Edited by Richard A. PIERCE,”,”RIRO-064-FL” “GUTTMANN William MEEHAN Patricia”,”The Great Inflation. Germany 1919-23.”,”William Guttmann è nato e vissuto in Germania fino al 1933. In seguito è stato naturalizzato in Gran Bretagna e ha lavorato come giornalista freelance. Patricia Meehan ha prodotto documentari per la BBC. Entrambi hanno collaborato per la produzione del documentario TV della BBC ‘The Year Money Went Mad’ Nota: Rentenmark (wik) Il Rentenmark è stato la valuta emessa il 15 novembre 1923 per fermare l’inflazione del 1922-1923 in Germania. Sostituì la Papiermark, che era stata completamente svalutata. La Rentenmark fu solo una valuta temporanea, e non ebbe valore legale. Fu comunque accettata dalla popolazione e riuscì effettivamente a fermare l’inflazione. La Reichsmark divenne presto la nuova valuta con valore legale il 30 agosto 1924. La Rentenmark continuò ad esistere anche dopo quel giorno e anche monete e banconote continuarono a circolare. Le ultime banconote in Rentenmark (denominate 1 e 2 Rentenmark e datate 30 gennaio 1937) furono valide fino al 1948. A causa delle crisi economiche della Germania dopo la Grande guerra, non c’era oro da garantire l’emissione di una moneta. Perciò la Rentenbank, che emetteva il Rentenmark, ipotecò le terre e le merci industriali per 3,2 miliardi di Rentenmark per garantire l’emissione della valuta. La Rentenmark fu introdotta al cambio di 1 $ = 4,2 RM. Il cambio della Rentenmark rispetto alla Papiermark era 1 RM per 1012 Papiermark (mille miliardi di PM). La politica monetaria di Hjalmar Schacht – il Banchiere Centrale- insieme alla politica fiscale del Cancelliere Gustav Stresemann e del Ministro delle Finanze Hans Luther riuscirono ad abbattere l’inflazione. “”Curiously enough, what happened in the Germany of the nineteen-twenties was anticipated a century earlier in Goethe’s ‘Faust’. The poet presents the devil Mephistopheles as the originator of the idea. The Emperor is short of cash so he complains to Mephistopheles: “”Money is lacking – well then, create it”” and Mephistopheles accepts the task. “”I’ll create what you want and more””. So the Emperor, in the interest of the common weal, of course, signs the prototype paper note which then …. “”in one night was quickly multiplied a thousand times by magicians. And so that everybody should have the benefit of the good deed. We stamped at once the whole series: Ten, thirty, fifty, a hundred are ready””. And the Chancellor presents the piece of paper that has turned an ill into a good. “”To whom it shall concern – This piece of paper is worth a thousand crowns””.”” (pag 41-42); “”Stranamente, quello che accadde nella Germania degli anni ’20 fu anticipato un secolo prima nel’ Faust di Goethe: il poeta presenta il diavolo Mefistofele come l’autore dell’idea: l’imperatore è a corto di denaro quindi si lamenta con Mefistofele: “”Il denaro è carente – beh allora, crealo”” e Mefistofele accetta il compito: “”Creerò ciò che vuoi e di più””. Così l’Imperatore, nell’interesse del bene comune, ovviamente firma il prototipo di carta che poi … “”in una notte fu rapidamente moltiplicato mille volte dai maghi. E così tutti dovrebbero avere il beneficio della buona azione. Abbiamo stampato tutta la serie: dieci, trenta, cinquanta, cento sono pronti””. E il cancelliere presenta il pezzo di carta che ha trasformato un ammalato in un bene. “”A chi interesserà – questo pezzo di carta vale mille corone”””””,”GERE-034″ “GUTTON Jean Pierre”,”La società e i poveri.”,”GUTTON Jean Pierre nato nel 1937 a Lione, presso la cui università ha insegnato storia moderna, è considerato il maggiore studioso francese del fenomeno del pauperismo. Tra i suoi scritti: ‘A l’aube du XVII siècle: idées nouvelles sur les pauvres’ (1965), ‘L’étata et la mendicité dans la première moitié du XVIII siècle’ (1973). “”Abbiamo così rievocato alcuni pittoreschi tipi di vagabondi. Ma il grosso non è cmposto da costore, bensì dai lavoratori agricoli, a giornata, dai braccianti. Ogni qualvolta è possibile, per esempio sulal base degli archivi giudiziari o ospedalieri, determinare l’estrazione sociale dei vagabondi, ci si accorge che i “”braccianti””, i “”lavoratori della terra””, “”i giornalieri”” costituiscono i gruppi più numerosi. Tentare di spiegare questo fenomeno, senza limitarsi a ripetere che i contadini costituiscono la maggioranza della popolazione dell’Europa moderna, equivarrebbe dunque a spiegare le origini del vagabondaggio. Ma l’impresa è difficile. In primo luogo è evidente che le guerre possono avere un’importanza decisiva nello spingere alla fuga gli agricoltori più umili, i contadini senza terra. Le devastazioni della guerra dei Trent’anni furono all’origine, in Germania, dello spopolamento di intere regioni. I contadini avevano abbandonato le loro dimore per rifugiarsi in case in disuso o nelle foreste. Ma, poiché in loro assenza il villaggio era stato saccheggiato e incendiato, era difficile riprendervi la coltivazione. La mancanza di pane spingeva la gente sulle strade, e chi sopravviveva era tentato di seguire le bande armate di vagabondi, di mendicanti, e di soldati congedati. Un’altra tentazione era quella di fuggure verso una meta imprecisata che non sempre si riusciva a raggiungere.”” (pag 27)”,”CONx-207″ “GUYARD Jacques CHERAMY Robert JOSPIN Lionel ALQUIER Aline PARAF Pierre LORGEOUX Jeanny KADER FALL Abdel MACHEFER Philippe”,”Les Grands Révolutionnaires. Anti-Colonialistes et Anti-Esclavagistes. Les defenseurs des droits de l’homme. George Washington, Thomas Jefferson, Abraham Lincoln, Victor Schoelcher, Louis Riel, Martin Luther King.”,”Edizione ‘Les Grands Révolutionnaires’ realizzata in otto volumi dall’équipe Martinsart sotto la direzione di Gérardl Plon, direzione letteraria di Jeanny Lorgeoux, direzione artistica e tecnica di Daniel Galerne, ricerca iconografica di Edith Garraud Foto a pagina 421: ‘Due pesi e due misure’: la segregazione razziale (bagno pubblico per bianchi e neri)”,”FOTO-076″ “GUYOT Edouard”,”Le socialisme et l’ évolution de l’ Angleterre contemporaine (1880-1911).”,”GUYOT Edouard dottore in diritto e in lettere, Agrgé dell’ Università. “”Il partito conservatore scivolava verso l’ opportunismo, e votato d’ora in avanti alla difesa degli interessi acquisiti, doveva accettare il concorso di tutti quelli che si avvicinavano a lui, non una comunità di principi, ma una comunità di interessi. Quando si fece, infine, penetrare da uomini dalle tendenze risolutamente democratiche, come Lord Randolph Churchill e Mr. Joseph Chamberlain, la disgregazione fu completa. E’ dunque non tanto contro l’ ostilità o l’ indifferenza dell’ insieme del partito conservatore ma contro quegli elementi nuovi di cui si era accresciuto, che il Tradeunionionismo si va a scontrare a partire dal 1895. Questo appare una minaccia, non tanto forse in ragione delle sue esigenze quanto perché si tende a presentare ormai come un movimento di classe””. (pag 163)”,”MUKx-129″ “GUZMAN Diego Arenas”,”La revolucion mexicana. Eslabones de un tiempo histórico.”,”GUZMAN Diego Arenas è scrittore e giornalista. “”Victoriano Huerta, dalla vista corta, e Aurelio Blanquet, traditore potenziale, non fecero altro che approfittare della stupidità della camarilla militarista, per sottrarle il bottino dell’ infamia; ma la sua brutalità congenita prese loro oltre quello che era necessario, cosicché goderono per lungo tempo della moneta della loro slealtà. Essi e i ‘felicistas’ assassinarono Madero e José Maria Pino Suárez; ma nel momento stesso dell’ assassinio, dettero la bandiera sentimentale alla Rivoluzione Messicana. Madero al governo, frenava gli impeti del rinnovamento sociale latente attraverso il programma della rivoluzione del 1910; Madero assassinato, ruppe i freni di quelle spinte. Il suo sangue e quello del vicepresidente, diede forte colore alle insegne delle migliaia e migliaia di operai e contadini che seguirono Venustiano Carranza, Francisco Villa e Alvaro Obregon, per i campi di Coahuila, di Chihuahua, di Sonora…””. (pag 45)”,”AMLx-065″ “GUZZETTI G. Battista”,”Introduzione al marxismo.”,”G. Battista Guzzetti ordinario di teologia morale nella P. Facoltà Teologica di Milano.”,”MADS-040-FL” “GUZZETTI G. Battista”,”Cristianesimo ed economia. (Disegno teoretico)”,”””Nella «Deutsche-Brüsseler-Zeitung» del 12 settembre 1847 Karl Marx scriveva che «i principi sociali del cristianesimo hanno giustificato la schiavitù antica, glorificato il servaggio medievale e sanno, al bisogno, approvare l’oppressione del proletariato, magari con un’aria un poco contrita. I principi sociali del cristianesimo traspongono in cielo la compensazione di tutte le infamie e giustificano così la continuazione di esse sulla terra. I principi sociali del cristianesimo dichiarano che tutte le infamie commesse dagli oppressori contro gli oppressi sono il giusto castigo del peccato originale o di altri peccati, cioè sono le prove imposte da Signore, nella sua infinita sapienza, alle anime salvate. I principi sociali del cristianesimo predicano la vigliaccheria, il disprezzo di sé, l’abbassamento, la sottomissione, l’umiltà, in una parola tutte le qualità della canaglia. Il proletariato che rifiuta di lasciarsi trattare da canaglia ha bisogno del suo coraggio, del suo rispetto di sé, della sua fierezza, del suo gusto dell’indipendenza, molto più che del suo pane. I principi sociali del cristianesimo, sono sornioni; il proletariato è rivoluzionario» (1). Quale sia stato l’insegnamento della Chiesa – su questo punto – lungo i secoli e quindi quale giudizio si debba dare delle affermazioni di Marx in sede storica si dovrà vedere altrove (2).”” (pag 7, introduzione) [Battista G. Guzzetti, ‘Cristianesimo ed economia’, Editrice Massimo, Milano, 1987] [(1) ‘Der Kommunismus der “”Rheinischen Beobachters””, in “”Deutsche-Brüsseler-Zeitung””, 12 settembre 1847, in Karl Marx – Friedrich Engels, ‘Werke’, IV, Dietz, Berlin, 1959, p. 200; (2) Vedi ad es. il mio ‘Chiesa ed economia. Disegno storico’, Marietti, Torino, 1972, pp. 280]”,”RELC-003-FAP” “GWYNNE Samuel C.”,”Il mondo sull’orlo del fallimento.”,”””Il sistema bancario, dal punto di vista dell’organizzazione formale, è il prodotto più artificiale e altamente sviluppato che società capitalistica sia capace di produrre”” (K. Marx) “”Il tempo è l’inflessibile nemico di tutte le false ipotesi”” (Samuel Johnson) (in apertura)”,”ECOI-020-FV”

Biblioteca Isc ordinata per nome autore, G1

“GAARDER Jostein”,”Il mondo di Sofia. Romanzo sulla storia della filosofia.”,”””Colui che non è in grado di darsi conto di tremila anni rimane al buio e vive alla giornata”” (Johann Wolfgang Goethe) (in apertura) “”Sia Marx sia Kierkegaard, ciascuno a suo modo, presero le mosse dalla filosofia di Hegel. Entrambi furono influenzati dal suo pensiero, ma tutti e due presero le distanze dallo ‘spirito’ hegeliano, o da quello che chiamiamo l’idealismo hegeliano”” (pag 413) Jostein Gaarder, nato in Norvegia nel 1952, è un professore di filosofia che ha già pubblicato numerosi libri per bambini e ragazzi, uno degli scrittori più noti del suo Paese. ‘Il mondo di Sofia’ ha avuto un successo incredibile fin dalla sua pubblicazione avvenuta nel 1991. E’ stato tradotto in molti paesi.”,”FILx-001-FGB”
“GABAUDE Jean-Marc”,”Le jeune Marx et le matérialisme antique.”,”””Pour Démocrite et Epicure, attraction et répulsion ne sont nullement des forces extérieures; et Marx montre précisement que l’atome épicuriste ne devient vraiment lui-même qu’en relation de réciprocité non seulement avec l’espace vide, mais aussi avec les autres atomes. Nous pensons que, même pour Démocrite, l’atome n’est pas un ‘un’ particulier, mais un ‘un’ solidaire du vide et des autres atomes. La suite de l’analyse de Kant par Hegel insiste sur l’opposition au pseudo-mécanisme qui sépare matière et mouvement; saisissant donc l’unité de la matière et du mouvement, Kant ne peut qu’être d’accord en gros avec le matérialisme, notamment avec le matérialisme antique, bien que, comme nous l’avons dit, il double d’un théisme sa conception matérialiste de la matière. D’autre part, Hegel reproche à Kant de tenir les deux forces fondamentales, attraction et répulsion, comme indépendantes et extérieures l’une par rapport à l’autre, alors que, pour Hegel, elles sont des moments passant sans cesse l’un dans l’autre; à la limite, la conception kantienne considèrerait qu’il s’agit de forces susceptibles de mettre en mouvement une matière déjà faite.”” (pag 126-127) [Jean-Marc Gabaude, Le jeune Marx et le matérialisme antique, 1970]”,”MADS-565″
“GABBA Emilio STELLA Angelo CALLIGARO Alberto ROVATI Clemente MILANI Felice CAMPANINI Anna Maria REPOSSI Cesare, Comitato scientifico, MONZA Francesca SANTI Flavio coordinamento, scelta dei materiali e redazione delle schede”,”””…parlano un suon, che attenta Europa ascolta””. Poeti, scienziati, cittadini nell’ Ateneo pavese tra Riforme e Rivoluzione.”,”Vincenzo Monti. “”Quando, nell’ estate del 1800, fu nominato docente di Eloquenza a Pavia Vincenzo Monti era già uno dei maggiori letterati italiani. (…). A Parigi, dove si era rifugiato assieme a tanti altri letterati ed uomini politici italiani “”compromessi”” durante il Triennio, Monti seppe della sua nomina a docente dell’ Università lombarda nell’ estate del 1800. Nei tredici mesi di occupazione austro-russa le attività dell’ Ateneo erano state sospese. Ma subito dopo Marengo lo stesso Bonaparte ne aveva decretato l’ immediata riapertura (23 giugno 1800). Sommariva e Ruga, membri del Comitato di Governo della seconda Cisalpina, avevano quindi provveduto, con inedita solerzia, alle nomine dei docenti, e fra questi, in data 6 luglio 1800, avevano appunto designato Vincenzo Monti (…)””. (pag 123) Elenco autori capitoli introduttivi alle sezioni”,”ITAB-223″
“GABBA Emilio”,”Le rivolte militari romane dal IV secolo a. C. ad Augusto.”,”””I tribuni sono per lo più giovani di famiglie senatorie ed equestri, senza esperienza militare, nominati dal comandante (eccetto quellli delle prime quattro legioni che erano elette dai comizi centuriati); servendo ai suoi ordini per qualche tempo si formavano una certa esperienza utile per la successiva carriera e soprattutto si facevano conoscere da un comandante militare di rilievo. Lo stesso deve dirsi per i ‘praefecti’, che erano gli ufficiali romani che comandavano le truppe ausiliarie fornite dagli alleati extraitalici, le quali, per altro, avevano anche i propri capi indigeni. È appunto fra questi inesperti tribuni militari che, secondo Cesare, ebbe origine la sedizione di Vesontio. Alla diminuita importanza dei tribuni si contrapponeva anche l’accresciuto prestigio dei sottufficiali, i centurioni, a diretto contatto con la truppa, e che sempre più spesso, come si è detto, riuscivano a passare tra l’ufficialità. Il professionalismo militare si estese, dunque, all’ufficialità”” (pag 27) Rivolta delle truppe di Cesare a Vesontio (l’attuale Besançon) nel 58 a.C. Durante la campagna di Cesare in Gallia, le sue truppe mostrarono segni di insubordinazione a Vesontio, preoccupate per la forza dell’esercito germanico guidato da Ariovisto. Cesare riuscì a ristabilire l’ordine e a motivare i suoi soldati, portandoli poi alla vittoria nella Battaglia di Vesontio contro Ariovisto.”,”STAx-005-FGB”
“GABBIANO Marcella CALABRÒ Antonio”,”Da via Stalingrado a piazza degli Affari. La storia dell’Unipol.”,”Marcella Gabbiano è nata a Torino nel 1952. Laureata in lettere e filosofia, giornalista professionista, ha lavorato a ‘Il Mondo’ del gruppo Rizzoli e successivamente con il gruppo l’Espresso-Repubblica. Antonio Calabrò è nato a Patti, in provincia di Messina, nel 1950. Giornalista, ha lavorato a lungo a ‘L’Ora’ di Palermo, poi al ‘Mondo’ e quindi a ‘Repubblica’.”,”ECOG-010-FP”
“GABBUGGIANI Elio”,”Per il Trentennale. Discorsi del Presidente del Comitato Regionale Toscano per le celebrazioni del XXX della Resistenza e della Liberazione.”,”Elio Gabbuggiani Presidente del Comitato Regionale Toscano per la Resistenza Partigiana.”,”ITAR-024-FL”
“GABEL Paul”,”And god created Lenin. Marxism vs. Religion in Russia, 1917-1929″,”Paul Gabel è uno storico ed è stato insegnante nell’Università della California Berkeley. Lenin e il partito bolscevico nel 1921 sulla questione della religione in Russia: tolleranza temporanea e flessibilità: casi individuali di credenti possono come eccezione essere ammessi dentro al partito (pag 118) e occorre cercare di praticare la rieducazione ma flessibilità non significa oscillare o “”oblomovismo””.”,”RIRO-039-FL”
“GABETTI Roberto AVIGDOR Giorgio”,”Architettura Industria Piemonte negli ultimi cinquant’anni. Parte prima. Dalla fine degli anni 20 alla seconda guerra industriale; Parte seconda. Dopo la seconda guerra mondiale (Gabetti) – Edilizia industriale e paesaggio. Parte prima. Alcuni esempi di pubblicistica aziendale. Parte seconda. Documentazione fotografica sul Piemonte e Valle d’Aosta (Avigdor).”,”Roberto Gabetti nato a Torino nel 1925, laureato in architettura nel 1949 insegna presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino (1977); Giorgio Avigdor nato a Torino nel 1932.”,”ITAE-014-FP”
“GABOR Dennis COLOMBO Umberto; collaborazione di Alexander KING e Riccardo GALLI”,”Oltre l’ età dello spreco. Quarto rapporto al Club di Roma. Ricerca scientifica e politica delle risorse.”,”Dennis GABOR è nato a Budapest nel 1909, ingegnere ha studiato l’ olografia ricevendo il premio nobel per la fisica nel 1971. E’ membro del club di Roma. Umberto COLOMBO, nato a Livorno nel 1927, chimico ricercatore e docente è stato P del Comitato per la politica scientifica e tecnologica dell’ OCDE. E’ membro del Club di Roma.”,”PVSx-015″
“GABRIELI Francesco”,”Maometto e le grandi conquiste arabe.”,”Francesco GABRIELI (Roma, 1904) è Prof emerito Univ La Sapienza di Roma dove fu ordinario di Lingua e letteratura araba. Ha scritto molti studi sul mondo arabo- islamico: ‘Storia della letteratura araba’, ‘Storia araba delle crociate’, ‘Risorgimento arabo’, ‘Cultura araba del ‘900’. Ma anche lavori di saggistica storico-letteraria: ‘Tra Mimnermo e Solone’, ‘L’arabista petulante’ ecc. E’ membro dell’Accademia dei Lincei.”,”VIOx-013 RELx-010″
“GABRIELI Vittorio”,”Tom Paine cittadino del mondo.”,”Paine (Thomas), scrittore e uomo politico americano, d’origine inglese (Thetford, Norfolk, Gran Bretagna, 1737 – New York 1809). Pastore quacchero, legato da viva amicizia a B. Franklin, nel 1774 si recò in America, a Filadelfia, per prendere parte alla lotta degli insorti. Interprete sensibile e lucido dello spirito di indipendenza americano, nel 1776 pubblicò un opuscolo che ebbe larghissima diffusione, ‘Common Sense’ in cui affermava la necessità che le colonie americane si separassero dalla madrepatria. Finita la guerra, cui aveva partecipato come volontario, svolse importanti incarichi amministrativi in Pennsylvania. Rientrato in Inghilterra (1787), dopo aver sostenuto una vivace polemica contro la politica bellicistica del Pitt, pubblicò in risposta alle Riflessioni del Burke un’apologia della Rivoluzione francese (‘I diritti dell’uomo’, 1791-1792), che lo fece incriminare per istigazione alla sedizione. Costretto a riparare in Francia (1792), ottenne la”,”USAG-016″
“GABRIELI Francesco”,”Unità e divisione nel mondo arabo.”,”””L’ avvento dell’ Islam fu dunque il decisivo impulso a una unità non solo più etnico-culturale ma politico-religiosa (o più esattamente religioso-politica) del popolo arabo: e in quel primo momento le sorti dell’ Islamismo e dell’ Arabismo si identificarono in una””. (pag 12) “”I Turchi, guadagnati all’ Islam nel corso dell’ VIII-IX secolo, vi si rivelarono sopratutto per le loro qualità militari l’ elemento capace di succedere all’ arabo come forza dirigente del mondo islamico, nella difesa e nell’ offesa. Essi costituirono il nerbo della resistenza all’ attacco delle Crociate, e benché Saladino non fosse turco ma curdo d’origine (turchi erano però in buona parte i quadri del suo esercito), furono i turchi Mamelucchi a soppiantare la sua dinastia e completare la sua opera nel sec. XIII.”” (pag 17) “”…Irak, avamposto ad oriente dell’ Arabismo. (…)””. (pag 27) “”Quando all’ Arabismo risorgente fu gettata tra i piedi nel 1917 la Dichiarazione Balfour, nella sua indeterminatezza foriera di ciò che poi le seguì (e assai più per incoerenza e insipienza, che non per cosciente perfidia della Nazione che la largì), gli Arabi sentirono l’ insidia e il pericolo non come un tempo in termini religiosi, ma appunto nazionali e nazionalistici, e subito si preoccuparono di pararvi””. (pag 47) “”Mentre nel primo conflitto l’ iniziativa fu senza dubbio degli Arabi, che contavano di piegare con le armi ed espellere dalla Palestina la nascente Israele, è ormai altrettanto certo che dal punto di vista formale sia nel ’56 che nel ’67 è stata Israele a scattare per prima, con un’ “”azione preventiva”” che le ha fruttato allora e ora dai suoi avversari e dai loro amici e patroni il titolo di aggressore, ma che l’ intransigenza politica, la violenza spicciola e i sempre riaffermati propositi di sterminio da parte araba rendono per lo meno comprensibile (…)””. (pag 49) “”Come oggi la Cina, gli Arabi anno da un pezzo accolto e cercato dall’ Occidente la tecnica, da cui si son sentiti vinti, e che han creduto bastasse strappar di mano ai suoi primi rivelatori per pareggiarli e neutralizzarli. La vera forza dell’ Occidente, che è alla base della tecnica stessa, il pensiero scientifico e filosofico, lo spirito di ricerca, l’ anelito alla libertà per sé e per altrui (…) sembra cosa rimasta refrattaria e inaccessibile allo spirito arabo, fuorché in rari uomini di elite. E a questi stessi (nomineremo appena l’ egiziano scrittore e pensatore Taha Husein) non è sempre riuscito di tenersi fuori dalla semplicistica e aberrante visione or ora delineata””. (pag 55)”,”VIOx-117″
“GABRIELI Francesco”,”Gli arabi.”,”L’ impero musulmano “”Non se ne accorsero i più, ma ben se ne accorse qualche intelligenza lungimirante, come quel Nasr ibn Sayyàr, l’ ultimo governatore omayyade del Khorasàn, che concludeva i suoi urgenti appelli poetici d’ aiuto al Califfo, quando l’ incendio stava già per divampare, col definire tra gli scopi della rivolta “”l’ uccisione degli Arabi””. Gli Arabi del Khorasàn si erano coscienziosamente logorati fra loro in lotte tribali, sedizioni e secessioni, che giocarono tutte a vantaggio del moto abbàside. La direzione di questo fu assunta colà verso il 746 da Abu Muslim, un oscuro personaggio di stirpe iranica che il pretendente abbàside Ibrahìm aveva da Kufa inviato con pieni poteri nella marca orientale. Quando nell’ estate del 747 egli spiegò le bandiere nere degli Abbàsidi presso Merv, le forze e l’ autorità del valente Nasr ibn Sayyàr erano già fortemente compromese dalle rivolte a catena con cui aveva sino allora dovuto lottare nella provincia.”” (pag 102)”,”VIOx-137″
“GABRIELI Mario”,”Le letterature della Scandinavia. Danese, Norvegese, Svedese, Islandese.”,”Tendenze letterarie: tra cui quella del ‘marxismo più o meno ortodosso’ di S. Moller Kristensen, O. Gelsted, V. Svanberg, A. Ljungdal, S. Ahlgren (pag 304) Mario Gabrieli, nato a Roma nel 1915, è considerato il maggior culture italiano di lingue e letterature scandinave.”,”EURN-010″
“GABRIELI Francesco”,”Maometto e le grandi conquiste arabe.”,”Francesco GABRIELI (Roma, 1904) è Prof emerito Univ La Sapienza di Roma dove fu ordinario di Lingua e letteratura araba. Ha scritto molti studi sul mondo arabo- islamico: ‘Storia della letteratura araba’, ‘Storia araba delle crociate’, ‘Risorgimento arabo’, ‘Cultura araba del ‘900’. Ma anche lavori di saggistica storico-letteraria: ‘Tra Mimnermo e Solone’, ‘L’arabista petulante’ ecc. E’ membro dell’Accademia dei Lincei.”,”VIOx-005-FV”
“GABRIELI Vittorio a cura; scritti di W. WALWYN J. LILBURNE C. WINSTANLEY”,”Puritanesimo e libertà. Dibattiti e libelli. «I dibattiti di Putney» (1647) – «Il patto del popolo» (1649) – W. Walwyn, «La giusta difesa» (1649) – J. Lilburne, «Libertà legali fondamentali» (1649) – C. Winstanley, «Il piano della legge della libertà» (1652).”,”Contiene: John Lilburne, ‘Le libertà fondamentali del popolo d’Inghilterra’ (pag 233-292) Gerrard Winstanley, Il piano della Legge della Libertà (pag 293-410) Il ‘Comunismo’ di Winstanley. Ma nessun uomo deve esser più ricco d’un altro? Non ce n’è bisogno; giacché la ricchezza rende gli uomini vanagloriosi, orgogliosi e li fa opprimere i fratelli; essa è fonte di guerre. Nessun uomo può esser ricco se non grazie al lavoro suo o di altri che lo aiutano. Se un uomo non riceve aiuto dal suo vicino, non potrà mai accumulare una proprietà che gli frutti centinaia o migliaia all’anno. Se altri uomini lo aiutano a lavorare, allora quelle ricchezze sono del suo vicino non meno che sue; giacché sono il frutto delle fatiche di altri uomini oltre che delle sue. Ma tutti i ricchi vivono in agiatezza, si nutrono e vestono col lavoro di altri uomini, non col proprio; ciò è la loro vergogna, non la loro nobiltà; giacché è più felicità dare che non ricevere. Ma i ricchi ricevono tutto quel che hanno dalla mano del lavoratore, e quel che danno è frutto della fatica di altri uomini, non loro; perciò essi non agiscono giustamente sulla terra. Ma non dovrà un uomo avere più titoli d’onore d’un altro? Sì: man mano che egli assolve vari uffici, sale nella scala degli onori, finché giunge alla somma nobiltà, quella d’essere un fedele rappresentante della repubblica in Parlamento. Parimenti, a chi scopre qualche segreto nella natura, sarà conferito un titolo d’onore, anche se sia giovane. Ma nessuno deve avere un titolo onorifico finché non se lo sia guadagnato con l’operosità, o vi sia giunto per età, o per cariche rivestite. Ogni uomo sopra i sessanta anni verrà rispettato da tutti i più giovani come uomo onorevole, come si mostrerà appresso. Dovrà ognuno considerare la casa del vicino come casa sua e vivere insieme come un’unica famiglia? No: sebbene la terra e i magazzini siano in comune per ogni famiglia, tuttavia ogni famiglia vivrà separata come ora; e la casa di ciascuno, la moglie, i figli, e la suppellettile che orna la sua casa, o qualsiasi cosa egli abbia preso dai magazzini e portato a casa, o si sia procurato per uso necessario della sua famiglia, è tutta proprietà di quella famiglia, per il suo benessere. (…) Non avremo avvocati? Non ce n’è bisogno, poiché non esiste più compra e vendita; né c’è bisogno di interpretare le leggi, poiché la semplice lettera della legge sarà insieme giudice e avvocato, e giudicherà le azioni di ognuno. E visto che avremo ogni anno nuovi Parlamenti, saranno stabilite delle norme per ogni azione lecita. (…) Se qualcuno dice: questo provocherà la povertà, certo si sbaglia. Perché vi sarà abbondanza di tutti i beni terrestri con meno lavoro e fatica che ora, sotto la monarchia. Non vi sarà indigenza, poiché ogni uomo potrà tenere la casa ben fornita come vuole, e non incorrere mai in debiti, in quanto il fondo comune paga per tutti. Se dite: alcuni vivranno nell’ozio, io rispondo: no; il Piano renderà gli oziosi lavoratori, come è spiegato appresso; non vi saranno né mendichi, né fannulloni. Se dite: questo spingerà gli uomini a litigare e a farsi guerra, io rispondo: no; trasformerà le spade in vomeri, e instaurerà tale pace sulla terra che le nazioni non sapranno più cosa è guerra”” (pag 307-309)”,”UKIR-051″
“GABRIELI Francesco, a cura”,”Storici arabi delle Crociate.”,”Francesco Gabrieli, uno dei massimi esperti di storia araba, ricordiamo l’edizione delle Mille e una notte.”,”STOx-077-FL”
“GABRIELI Francesco”,”Viaggi e viaggiatori arabi.”,”Francesco Gabrieli è nato a Roma nel 1904. È stato ordinaro di Lingua e Letteratura Araba presso l’Università di Roma a partire dal 1938 e socio dell’ Accademia nazionale dei Lincei. Si è occupato di storia e di letteratura dell’Islam con numerose opere tra cui ‘La letteratura araba’ e ‘Storici arabi delle crociate’. Gli arabi prima dell’Islam e il mutamento dell’Arabia e le conquiste durante e dopo Maometto (pag 5-8) ‘L’Islam mutò, se non il volto esteriore d’Arabia, l’animo e la vita dei suoi abitatori, e diede le proporzioni di una grandiosa diaspora conquistatrice al lento e pacifico moto di filtrazione or ora descritto. Maometto aveva viaggiato da giovane egli stesso con le carovane della Mecca (…). Certo per questa oltre che per altre vie era venuto a conoscenza delle religioni giudaica e cristiana, già rappresentate del resto con nuclei di seguaci nell’Arabia stessa. Da elementi di queste due fedi e culti, e dalla sua personale esperienza intima del divino, egli foggià il suo verbo per gli Arabi, e lo impose loro in una vita di predicazione e di lotta’ (pag 7)”,”VIOx-004-FGB”
“GABRIELI Francesco”,”Gli arabi.”,”Francesco Gabrieli è nato a Roma nel 1904. È stato ordinaro di Lingua e Letteratura Araba presso l’Università di Roma a partire dal 1938 e socio dell’ Accademia nazionale dei Lincei. Si è occupato di storia e di letteratura araba e persiana, e di storia dell’Islam medievale e moderno, con spiccata predilezione per i valori artistici e culturali della civiltà islamica…”,”VIOx-005-FGB”
“GABRIELI Francesco, a cura”,”Storici arabi delle Crociate.”,”Marcia dei Franchi su Acri e suo Assedio (Ibn Al-Athir, XII, 20-26) (pag 178) La battaglia campale sotto Acri (pag 182) Accerchiamento dei cavalieri Franchi: la cavalleria si spinge avanti contro un centro nemico apparentemente debole, ma non viene seguita dal resto delle truppe rimaste indietro… “”Così le spade dei credenti li colsero da ogni parte, e nessuno ne scampò ma furono uccisi la più parte, e presi prigionieri i rimanenti; tra questi, il Capo dei Templari, che Saladino aveva già catturato e poi rilasciato (1), e che ora, ricadutogli in mano, fece uccidere. Il numero dei morti, oltre quelli dalla parte del mare, fu di diecimila uccisi, che per ordine del Sultano furono buttati nel fiume da cui i Franchi bevevano. La gran massa degli uccisi era tutta composta da cavalieri franchi, non avendoli i fanti raggiunti; e tra i prigionieri ci furono tre donne franche, che combattevano a cavallo, e catturate e tolta loro l’armatura furono riconosciute per donne. Dei Musulmani volti in fuga, alcuni tornarono per Tiberiade, altri passarono il Giordano e fecero ritorno (ai loro paesi) altri giunsero fino a Damasco. Se queste truppe non si fossero disperse nella fuga, avrebbero sterminato a loro piacimento i Franchi; i rimanenti per parte loro si prodigarono nel combattimento, e cercarono a tutt’uomo di penetrare insieme ai Franchi nel campo nemico, sperando che questi se ne sarebbero sbigottiti. Ma giunse loro il grido che le lor robe erano state saccheggiate (…)”” (pag 185)”,”VIOx-003-FSD”
“GABRIELI Francesco”,”Maometto e le grandi conquiste arabe.”,”Francesco Gabrieli (Roma 1904 -1996) è professore emerito dell’Università La Sapienza di Roma dove fu ordinario di lingua e letteratura araba.”,”VIOx-143-FL”
“GABRIELLI Patrizia”,”Fenicotteri in volo. Donne comuniste nel ventennio fascista.”,”GABRIELLI P. ha conseguito il dottorato di ricerca in storia dei partiti e dei movimenti politici. E’ autrice di saggi sulla storia del movimento politico e delle donne. Collabora con l’Istituto per la storia del movimento di liberazione delle Marche Tra il 1921 e il 1922 400 donne si iscrissero al PCdI. (pag 9) In indice nomi: De Meo Bordiga O.”,”PCIx-255″
“GABRIELLI Patrizia”,”Le origini del movimento femminile comunista in Italia, 1921-1925.”,”””In Italia, ‘L’Ordine nuovo’ non trascurava il lavoro intrapreso dal Segretariato femminile internazionale, facendosi diffusore della pubblicistica prodotta dai suoi membri. Le comuniste italiane; forti della esperienza vissuta nel partito socialista, giungevano al Congresso di Livorno non prive di sensibilità e di idee sulla questione femminile e presentavano pubblicamente il loro punto di vista rendendo visibile ed operante la loro presenza nel partito. Prendeva la parola in quella sede Ortensia De Meo, moglie di Amadeo Bordiga, impegnata da anni nella frazione di sinistra del partito socialista a Napoli e, soprattutto, attiva propagandista tra le file delle donne socialiste (Franco Pieroni Bertolotti ha ricordato che Ortensia De Meo «aveva già partecipato come socialista femminista al I Congresso della donna italiana nel 1908 e aveva quindi anni di riflessione e di esperienza in proposito» (7). La De Meo lesse un breve comunicato, nel quale erano esposti i propositi delle comuniste e il loro programma. (…)”” (pag 107-108)”,”MITC-004-FGB”
“GABRIELLI Aldo”,”Dizionario dello stile corretto.”,”Ringraziamenti a Cesare Salmaggi che ha letto da cima a fondo il dizionario dando consigli all’autore.”,”REFx-196″
“GABRIELLI Aldo”,”Dizionario dei sinonimi.”,”Edizione ridotta dell’opera dell’autore, Dizionario dei sinonimi e dei contrari anologico e nomenclatore pubblicato dall’Istituto Editoriale Italiano nel 1967.”,”REFx-197″
“GADAMER Hans-Georg, a cura di Gianni VATTIMO”,”Verità e Metodo. Testo tedesco a fronte.”,”Hans-Georg Gadamer è nato a Breslavia nel 1900. Ha studiato filologia classica e filosofia, laureandosi con Paul Natorp a Marburgo, e abilitandosi là, nel 1929, con Heidegger. Ha insegnato a Lipsia, dove dal 1945 al 1947 è stato anche rettore, poi a Francoforte, e infine nel 1949 a heidelberg, come successore di karl Jaspers.”,”FILx-095-FL”
“GADAMER Hans-Georg, a cura di Riccardo DOTTORI”,”Verità e Metodo 2. Integrazioni.”,”Hans-Georg Gadamer è nato a Breslavia nel 1900. Ha studiato filologia classica e filosofia, laureandosi con Paul Natorp a Marburgo, e abilitandosi là, nel 1929, con Heidegger. Ha insegnato a Lipsia, dove dal 1945 al 1947 è stato anche rettore, poi a Francoforte, e infine nel 1949 a heidelberg, come successore di karl Jaspers.”,”FILx-096-FL”
“GADDIS John Lewis”,”La guerra fredda. Cinquant’anni di paura e di speranza. (Tit.orig.: The Cold War)”,”Libro dedicato alla memoria di G.F. Kennan GADDIS John Lewis storico molto noto in ambito internazionale, insegna nell’Università di Yale. membro di comitato di consulenza del Cold War International History Project, è stato consulente della CNN. Ha scritto numerosi libri (v. 4° copertina)”,”RAIx-246″
“GADICI Sofia”,”Trump vs Biden. Populismo e moderazione allo scontro.”,”Sofia Gadici, giornalista con master alla Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia. Laureata in Scienze politiche e in Comunicazione. Collabora on Rai, Repubblica e Professione Report.”,”USAS-247″
“GAETA Franco”,”La crisi di fine secolo e l’ età giolittiana.”,”Libro dedicato alla memoria di Nino VALERI”,”ITAA-042″
“GAETA Maria Ida a cura; saggi di Giuseppe BEDESCHI Paolo CASINI Alessandra ATTANASIO Emilio GARRONI Giulio GIORELLO Umberto RANIERI Angelo BOLAFFI Bruno GRAVAGNUOLO Paolo FLORES D’ARCAIS Mario TRONTI Luciano ALBANESE Francesco VALENTINI Enrico BERTI”,”Galvano della Volpe Lucio Colletti e il materialismo italiano.”,”Saggi di Giuseppe BEDESCHI Paolo CASINI Alessandra ATTANASIO Emilio GARRONI Giulio GIORELLO Umberto RANIERI Angelo BOLAFFI Bruno GRAVAGNUOLO Paolo FLORES D’ARCAIS Mario TRONTI Luciano ALBANESE Francesco VALENTINI Enrico BERTI”,”TEOC-496″
“GAETA Franco”,”Democrazie e totalitarismi dalla prima alla seconda guerra mondiale. Profili di storia contemporanea, 1918-1945.”,”GAETA Franco, scomparso prematuramente nel 1984, insegnava storia moderna nella Facoltò di Lettere dell’Università di Roma. Autore di importanti studi di storia moderna e contemporanea, ricordiamo fra le sue opere: ‘Il nuovo assetto dell’Europa’, 1976, ‘Il nazionalismo italiano’, 1981, ‘La crisi di fine secolo e l’età giolittiana’, 1982. “”La grande depressione, provocando ovunque una serie di misure di controllo della produzione e degli scambi, e attuando più o meno largamente un’economia “”diretta””, pose il problema del rinnovamento non soltanto del liberalismo ma anche del socialismo. La revisione del socialismo classico, che sembrava essere il presupposto pressoché intangibile del sistema liberal-democratico, fu opera di J.M. Keynes, il quale, pubblicando nel 1936 la sua ‘Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta’, diede forma scientifica alal convinzione di poter regolare l’economia capitalistica e di superare la crisi “”nel quadro del sistema sociale esistente””, e demolì uno dei caposaldi della scienza economica classica, vale a dire l’idea della corrispondenza armonica tra offerta e domanda, tra produzione e consumo. Nell’analisi di Keynes il centro della problematica si spostava dalla distribuzione alla produzione e la sua conclusione operativa era una completa condanna delle politiche di deflazione. La grande crisi era stata determinata da una divaricazione tra lo sviluppo dei redditi della massa dei consumatori, era cioè una crisi di sottoconsumo che non poteva essere superata se non reinnescando il meccanismo della domanda e agevolando gli investimenti che avrebbero dovuto soddisfarla”” (pag 172) “”Che Keynes sia stato il sistematore teorico di una politica di emergenza, non può comunque far dimenticare che già negli anni venti proposte di politica congiunturale non deflazionistica erano state avanzate in area socialdemocratica, e che sempre nella stessa area queste proposte si erano per così dire perfezionate nei primissimi anni trenta. A partire dal 1925 scrittori come Lederer, Massar e Tarnow suggerirono in Germania il ricorso all’aumento dei salari come elemento che attraverso l’aumento della domanda globale incentivasse la produzione, e nel 1931 il piano sindacale prospettò la creazione di una domanda aggiuntiva mediante una politica di ‘deficit spending’ che si collocava agli antipodi del deflazionismo di Brüning avallato da Hilferding”” (pag 174)”,”STOU-115″
“GAETA Franco / NELLO Paolo / FERRETTI Valdo”,”Da sponda a sponda. L’emigrazione degli intellettuali europei e lo studio della società contemporanea (1930-1965) (Gaeta) / Il dibattito sul fascismo. Le interpretazioni degli storici e dei militanti politici (Nello) / Diplomats in Crisis. United States – Chinese – Japanese Relations, 1919-1941 (Ferretti).”,”Recensioni dei libri rispettivamente di H. Stuart Hughes, Marina Addis Saba, R.D. Burnes e E.M. Bennett (a cura)”,”STOx-268″
“GAETA Franco”,”Il nazionalismo italiano.”,”Franco Gaeta, nato a Venezia nel 1926, è stato alunno di Federico Chabod e collaboratore di Nino Valeri. Insegna Storia moderna nella facoltà di Lettere dell’Università di Roma. I suoi lavori principali hanno avuto per oggetto la storia dell’ Umanesimo e del Rinascimento (Pio II, Valla, Erasmo, Aleandro, Machiavelli). E’ autore, fra l’altro, di due ampie sintesi: «Il Rinascimento e la Riforma» (1976), e l’aggiornamento relativo agli anni 1939-60 della “”Storia universale”” di Corrado Barbagallo. Tra liberalismo e fascismo; emerge un nuovo protagonista, il nazionalismo italiano. All’insegna dell’autoritarismo e dell’antisocialismo, i nazionalisti espressero e realizzarono un’operazione politico-ideologica lucidamente elaborata e coerentemente perseguita: un movimento creato da intellettuali elaborò una compiuta ipotesi e costruzione di un regime reazionario. 1922: il vecchio sottobosco politico meridionale cercava di adeguarsi con spregiudicata prontezza ‘Tra liberalismo e fascismo, emerge un nuovo protagonista, il nazionalismo italiano. All’insegna dell’autoritarismo e dell’antisocialismo, i nazionalisti espressero e realizzarono un’operazione politico-ideologica lucidamente elaborata e coerentemente perseguita: un movimento creato da intellettuali elaborò una compiuta ipotesi e costruzione di un regime reazionario’ (q.dic.). [‘L”exploit’ nazionalista dopo la marcia su Roma fu febbrile: specialmente nel Sud, ancora scarsamente toccato dall’espansione fascista. Nel novembre 1922, l’ «Idea Nazionale» reclamizzò fortemente l’accrescersi dei consensi al movimento nazionalista con un’evidenza tipografica assai significativa. I titoli per lo più a piena pagina, annunciavano: «La nuova gioventù d’Italia si organizza», «L’irresistibile ascensione delle forze nazionaliste», «Il costante proselitismo nazionalista», «Il nazionalismo si organizza in tutta Italia». Si apriva la fase finale e tumultuaria del nazionalismo e si stringevano i tempi verso la sua vittoriosa fusione col partito fascista. La base della convergenza esisteva e Corradini ribadiva in dicembre la comune avversione al socialismo e al parlamentarismo liberale e democratico «in quanto manutengolo del socialismo e istrumento della sua propagazione degenerativa»; ma rilevava nel contempo che l’essenza del fascismo si scopriva soltanto in alcuni fascisti, «nel capo, Benito Mussolini e in alcuni suoi seguaci eletti» (35). Inflazione nazionalista nel Mezzogiorno. E’ ben chiaro che l’inflazione nazionalista, specie nel Mezzogiorno (36), dopo la marcia su Roma, costituiva un serio motivo di preoccupazione per i fascisti. In regioni dove essi non erano profondamente penetrati e nelle quali la vita politica aveva una base di minute consorterie locali per le quali le designazioni politiche spesso erano null’altro che ‘flatus vocis’, i fascisti assistevano al concentramento dei più disparati interessi attorno al nazionalismo, ad un nuovo dislocarsi dei vecchi clan liberal-democratici in cerca di punti di confluenza per continuare a servirsi in qualche modo dello Stato. Si trattava in prevalenza del vecchio sottobosco politico meridionale che cercava di adeguarsi, con una spregiudicata prontezza, alla nuova situazione politica generale, fiutata con intuito consumato. Se fino alla marcia su Roma la borghesia agraria e umanistica del Sud aveva politicamente vissuto attraverso la rete clientelistica liberale, essa ora comprendeva che gli elementi che fino allora avevano costituito i mezzi del suo peso politico erano stati scavalcati dall’azione fascista e difficilmente avrebbero potuto tornare ad assolvere le vecchie funzioni. Per di più, una parte del fascismo meridionale, specie campano, aveva assunto una tinta «di sinistra» che era, in fin dei conti, suggerita dalla necessità di smagliare il tessuto politico locale e trovava in Padovani (37), Lanzillo e Bifani le punte d’un tentativo di rinnovamento’ (pag 235-236)”,”ITAD-144″
“GAETA Franco a cura”,”La stampa nazionalista.”,”Assorbimento ideologico (pag 375) (fusione del partito nazionalista con il partito fascista) Occupazione delle fabbriche e controrivoluzione preventiva (pag 298-302) La nascita del movimento nazionalista. Il fatto che determinò il loro serio inserimento nel tessuto della vita politica italiana. “”I risultati del convegno fiorentino furono quanto mai vaghi: il movimento nazionalista non né uscì con una fisionomia definita. Accolta la pregiudiziale monarchica; il problema della guerra restava indefinito tra la concezione nazionale-irredentistica di Sighele e quella imperialista di Corradini; in politica economica restavano impregiudicate le impostazioni liberista e protezionista; all’inteventismo di Sighele veniva messa la sordina. Nella stessa casa continuarono a vivere sino al 1912 Arcari e Coppola, Rivalta e Federzoni, Sighele e Corradini. Ma nei due anni che passarono tra il primo e il secondo congresso nazionalista avvenne il fatto capitale della guerra libica: il primo conflitto che l’Italia affrontasse da sola dal momento della sua costituzione unitaria. Essa fu la grande e davvero non sprecata occasione dei nazionalisti, il fatto che determinò il loro serio inserimento nel tessuto della vita politica italiana. Si sa come andarono le cose: alle pacate decisioni giolittiane si sovrapposero il rumore delle ‘Canzoni’ dannunziane e il fragore nazionalista e futurista; la voce dimessa di Pascoli ebbe un’impennata concorrenziale (e decisiva per i suoi destini poetici) verso il suo per allora minore fratello e la pacifica Italia giolittiana scese in campo stranamente accompagnata dai fantasmi dei legionari romani di Scipione e da quelli di Erodoto e Plinio che furono suscitati a consacrare con la loro autorità (opportunamente manipolata) la feracità della quarta sponda. Si verificò una sorta di appropriazione indebita della guerra e l’inebriamento toccò punte estreme non solo in retorica. Il solito Corradini, inarrestabile, minacciò un’azione «estremamente rivoluzionaria», anche contro cose e persone che ora non si nominano», vale a dire contro la monarchia ed il re. A questa campagna per l’impresa libica aveva partecipato in prima linea un settimanale uscito da poco, l”Idea Nazionale’, ch’era destinato a divenire il foglio più rappresentativo e più importante del movimento nazionalista. Il gruppo di redattori era costituito da Corradini, Maraviglia, Federzoni, Coppola, Forges-Davanzati: un’équipe che, nonostante la diversa provenienza ideologica e politica, nonostante la differente preparazione culturale dei suoi componenti, si ritrovava cementata da alcune fondamentali esigenze e soprattutto dalla volontà di dare al nazionalismo un programma politico preciso, tale che trasformasse il movimento in un’elite capace di agire non solo in funzione d’una generica ripresa nazionale, ma in una ben individuata direzione lungo la quale forse si sarebbero presi molti amici, ma i seguaci sarebbero stati più forti e più sicuri. Di questo gruppo, Corradini restava l’oracolo: ma accanto a lui, apparivano in posizione di rilievo il duttile Federzoni, un tecnico delle questione internazionali quale Coppola, un transfuga del sindacalismo come Forges dotato d’un consequenziario dottrinarismo girondino (10) e un pubblicista di penna facile e brillante come Maraviglia. Fu appunto attorno all”Idea Nazionale’ che conversero tra il 1911 e il 1912 gli uomini destinati a dar vita al vero e proprio nazionalismo politico italiano; e fu proprio sulle impostazioni politiche e dottrinarie di questo gruppo che avvenne la prima chiarificazione in seno al movimento”” (pag XIV-XV) [(10) La definizione è di L. Federzoni, nelle ‘Memorie’ pubblicate a puntate ne “”L’indipendente”” di Roma tra il maggio e il luglio 1946. Cfr. n. 20 giugno] Pascoli. Il nazionalismo. “”Scoppiata la guerra italo-turca, presso il teatro di Barga pronuncia il celebre discorso a favore dell’imperialismo La grande Proletaria si è mossa: egli sostiene infatti che la Libia sia parte dell’Italia irredenta, e l’impresa sia anche a favore delle popolazioni sottomesse alla Turchia, oltre che positiva per i contadini italiani, che avranno nuove terre. Si tratta, in sostanza, non di nazionalismo vero e proprio, ma di un’evoluzione delle sue utopie socialiste e patriottiche. Il 31 dicembre 1911 compie 56 anni; sarà il suo ultimo compleanno: poco tempo dopo le sue condizioni di salute peggiorano. Il medico gli consiglia di lasciare Castelvecchio e trasferirsi a Bologna, dove gli viene diagnosticata la cirrosi epatica per l’abuso di alcool [25]; nelle memorie della sorella viene invece affermato che fosse malato di epatite e tumore al fegato [26] Il certificato di morte riporta come causa un tumore allo stomaco, ma è probabile fosse stato redatto dal medico su richiesta di Mariù, che intendeva eliminare tutti gli aspetti che lei giudicava sconvenienti dall’immagine del fratello, come la dipendenza da alcool, la simpatia giovanile per Passannante e la sua affiliazione alla Massoneria. [27] La malattia lo porta infatti alla morte il 6 aprile 1912, un Sabato Santo vigilia di Pasqua,nella sua casa di Bologna, in via dell’Osservanza n. 2; la vera causa del decesso fu probabilmente la cirrosi epatica. [27][28] Pascoli venne sepolto nella cappella annessa alla sua dimora di Castelvecchio di Barga, dove sarà tumulata anche l’amata sorella Maria, sua biografa, nominata erede universale nel testamento, nonché curatrice delle opere postume””. (wikip)”,”ITAF-376″
“GAETA Franco”,”Il nazionalismo italiano.”,”Franco Gaeta, nato a Venezia nel 1926, è stato alunno di Federico Chabod e collaboratore di Nino Valeri. Ha insegnato Storia moderna nella facoltà di Lettere dell’Università di Roma. I suoi lavori principali hanno avuto per oggetto la storia dell’Umanesimo e del Rinascimento (Pio II, Valla, Erasmo, Aleandro, Machiavelli). Tra le sue pubblicazioni, due ampie sintesi: «Il Rinascimento e la Riforma» (1976), e l’aggiornamento relativo agli anni 1939-60 della “”Storia universale”” di Corrado Barbagallo. “”Non inferiore a quella gobettiana fu la virulenza di Nitti (45) nei confronti dei nazionalisti che a suo parere avevano «solo gli sfoghi letterari dei loro giornali che sembrano spesso scritti da dervisci ubriachi e che fanno qualche volta, almeno in Italia, dubitare dello stato mentale dei loro collaboratori». La irritazione di Nitti nasceva indubbiamente anche da motivi personali che non v’è alcuna necessità di documentare, ma anche in alcune delle sue pagine furono presenti valutazioni di un certo interesse, come, per esempio, in quella relativa ai rapporti tra nazionalismo e fascismo, in cui notò: «Il fascismo italiano, che forse in origine conteneva fra tante cose pessime qualcuna che non era spregevole, si è degradato completamente il giorno che si è solidarizzato con il nazionalismo e non avendo un suo programma ne ha accettato i metodi e le idee. Quel giorno la guerra, anzi una serie di guerre, la guerra in permanenza, l’arte per l’arte, sono diventate cose necessarie e quindi una serie di disfatte e la rovina inevitabile dell’Italia. Se i fascisti furono responsabili di reati numerosi contro la proprietà e contro le persone, i nazionalisti proclamando la violenza e la guerra, in omaggio ai loro principi teorici, si specializzarono invece nella loro attività pratica nei reati contro la proprietà e soprattutto contro la proprietà dello Stato»”” (pag 53)] [(45) F.S. Nitti, ‘Bolscevismo, fascismo, democrazia’ (questo scritto è del 1926) in ‘Opere’, XI, Bari, 1961, pp. 254-62, e ‘Rivelazioni’, Bari, 1963, pp. 686-87] Nitti sui nazionalisti: ‘i loro giornali (…) sembrano spesso scritti da dervisci ubriachi e (…) fanno qualche volta (…) dubitare dello stato mentale dei loro collaboratori'”,”ITAA-006-FF”
“GAETA Saverio PRISCIANDARO Vittoria”,”I volti della solidarietà. Manuale pratico di volontariato.”,”Saverio Gaeta caposervizio del mensile ‘Jesus’ e autore di saggi e Vittoria Prisciandaro redattrice del settimanale dell’Azione Cattolica ‘Segno nel mondo’ Perché fare del ‘volontariato’ ma anche come farlo e dove rivolgersi per ottenere aiuto.”,”ITAS-254″
“GAETTENS Richard”,”Inflazione.”,”Fondo Franco Palumberi”,”ECOI-261″
“GAFENCO Gregorio”,”Preliminari della guerra all’ Est. Dall’ accordo di Mosca (21 agosto 1939) alle ostilità in Russia (22 giugno 1941).”,”GAFENCO Gregorio ex ministro degli affari esteri di Romania ex ministro di Romania a Mosca. “”… quando si legge un libro di storia occorre sempre pensare al tempo in cui l’ autore l’ ha scritto””. Voltaire, Charles XII (in apertura) “”Stalin era stato avvertito che Matzuoka non voleva a nessun prezzo rientrare a mani vuote a Tokio. Egli si adoperò a fargli pagar caro il suo desiderio. I Giapponesi avevano espresso il loro desiderio di concludere un patto di non aggressione e di amicizia, identico a quello che il signor Ribbentrop aveva firmato a Mosca il 21 agosto 1939. Era ciò che Stalin aveva di meglio e anche quel che di più caro poteva offrire. Domandò un prezzo elevato: la restituzione della parte sud dell’ isola di Sakalin, tolta alla Russia col trattato di Portsmuth. Seguendo l’ esempio tedesco, l’ URSS perseguiva la revisione di tutti i trattati che avevano imposto alla Russia la cessione di territori. Il ministro giapponese rifiutò di prendere in considerazione questa condizione e ripiegò su una proposta più modesta. Domandò un patto di neutralità. I Sovietici non dissero di no ma posero due condizioni; I. Gli impegni reciproci di neutralità dovevano avere un carattere generale e assoluto e non prevedere alcuna riserva né eccezione. 2. I giapponesi dovevano rinunciare alla concessioni di miniere che il trattato di Portsmuth aveva loro accordato nella parte nord dell’ isola di Sakalin, che apparteneva ancora all’ URSS. La seconda di queste condizioni (…) era posta dai delegati sovietici tutte le volte che il Giappone tentava di normalizzare i suoi raccorti con l’ URSS, e i delegati giapponesi le avevano sempre rifiutate.”” (pag 188-189)”,”RAIx-201″
“GAFENCU Grigore”,”Ultimi giorni dell’ Europa. Viaggio diplomatico nel 1939.”,”GAFENCU Grigore ex-ministro degli esteri di Romania.”,”RAIx-101″
“GAFUROV B. SIMONIYA N. REZNIKOV A. SHATALOV I. LAVRISHCHEV A.”,”Lenin and revolution in the east.”,”E’ una raccolta di articoli di giornale e riviste di esperti e giornalisti di politica estera sovietica. “”Lenin obiettò all’ affermazione di Roy in commissione riguardo alla necessità di rifiutare l’ unione con le forze democratico-borghesi nelle colonie e la sua pretesa che il destino del comunismo mondiale dipendeva esclusivamente dal trionfo del comunismo in Oriente. Egli mostrò che il punto di vista di Roy era piuttosto infondato in quanto, da una parte, i comunisti indiani, fino a quel momento, non erano stati in grado di fondare un Partito Comunista nonostante i 5 milioni di proletari e 37 milioni di contadini senza terra. Ciò non significava, comunque, che Lenin ponesse il compito di organizzazione immediata di un Partito Comunista di massa in India (di fatto questa era la visione di Roy). Se enfatizzava l’ importanza eccezionale della formazione e dell’ attività di un Partito Comunista, lasciava chiaramente intendere che lo sviluppo numerico del proletariato e dei contadini senza terra in un una colonia in sé non forniva tutti i prerequisiti per dare vita a un Partito Comunista di massa””. (pag 82-83)”,”RUST-118″
“GAGE Nicholas”,”Addio Mafia. La storia concisa, chiara e illustrata degli anni ruggenti della mafia, dall’impero di Al Capone all’intervento di Luciano, dall’eliminazione del padrino dei padrini, Maranzano, all’uccisione di Anastasia e alla guerra tra Profaci e i fratelli Gallo.”,”Solo chi per anni ha svolto un duro lavoro di ricerca per giungere alla verità e alla spiegazione di una catena di avvenimenti, all’apparenza complicati e spesso travisati, possiede il dono in maniera logica, e in seguito di spiegarli con estrema chiarezza e semplicità anche agli altri. É il caso di Nicholas Gage, autore di questo volume. Come egli stesso tiene a precisare, appartiene a quella strana famiglia dei cosiddetti Investigative Reporters; quegli scrittori o giornalisti che, anche a costo di gravi pericoli, inseguono la verità in tutti i settori e in tutti gli ambienti della società americana.”,”USAS-012-FL”
“GAGGERO Andrea, a cura di Saverio TUTINO”,”Vestìo da Omo.”,”Dove si vede come un uomo, fattosi prete, si prende cura anche di ladri e prostitute, poi milita nella Resistenza antifascista, finisce in un lager nazista, diventa comunista e pacifista, ma viene processato dal Santo Uffizio che lo riduce allo stato laicale.”,”ITAR-369″
“GAGGERO Andrea, a cura di Saverio TUTINO”,”Vestìo da Omo.”,”Dove si vede come un uomo, fattosi prete, si prende cura anche di ladri e prostitute, poi milita nella Resistenza antifascista, finisce in un lager nazista, diventa comunista e pacifista, ma viene processato dal Santo Uffizio che lo riduce allo stato laicale.”,”ITAR-370″
“GAGGI Massimo BARDAZZI Marco”,”L’ultima notizia. Dalla crisi degli imperi di carta al paradosso dell’era di vetro.”,”GAGGI Massimo è inviato del Corriere della Sera a New York, BARDAZZI Marco è stato giornalista corrispondente per l’Ansa negli Stati Uniti.”,”EDIx-112″
“GAGGI Massimo”,”Dio, Patria, Ricchezza.”,”Inchiesta sull’America, la falange religiosa, il potere delle lobby, l’imperativo del profitto, il culto dell’innovazione. Storie e personaggi di un Paese in crisi di identità. Massimo Gaggi inviato del Corriere della Sera vive e lavora a New York. Nel 2006 ha pubblicato per Einaudi ‘La fine del ceto medio’ con Edoardo Narduzzi”,”USAE-106″
“GAGGI Massimo NARDUZZI Edoardo”,”La fine del ceto medio.”,”Massimo Gaggi, inviato del Corriere della Sera con base a New York, ha dedicato le sue analisi più recenti all’evoluzione dei sistemi socio-economici e alle conseguenze politiche della globalizzazione. Edoardo Narduzzi, manager e imprenditore dell’hi-tech, studia da anni gli effetti sociali ed economici dell’innovazione. Ha pubblicato La rivolta liberale (con L. Scheggi Merlini), Il malessere fiscale (con A. Fantozzi), Il mercato globale (con A. Fantozzi), American Internet e Sesto Potere. Si è specializzato negli Stati Uniti e nel Regno Unito.”,”TEOS-096-FL”
“GAGGI Massimo”,”Dio, Patria, Ricchezza.”,”Massimo Gaggi inviato del Corriere della Sera vive e lavora a New York. Nel 2006 ha pubblicato per Einaudi ‘La fine del ceto medio’ con Edoardo Narduzzi. Il fattore religione in Usa. “”Queste chiese hanno imparato a utilizzare al meglio le nuove tecnologie (…) a fare nuovi proseliti e a creare legami tra i fedeli sviluppando ‘affinity groups’: motociclisti, modellisti, persone che cercano di dimagrire, sportivi, che formano differenti comunità d’interessi. Un meccanismo che amplia e arricchisce la base della parrocchia. Del resto anche quello di aiutare le congregazioni a crescere è diventato un business con una sua forza autonoma. C’è persino una società quotata, la Kingdom Ventures, che ha come unica attività l’assistenza a 10 mila chiese che stanno tentando di espandersi. La Kingdom Ventures, che ha 12 filiali sparse per gli Stati Uniti, mette a disposizione delle organizzazioni religiose sue clienti artisti e speaker, organizza raccolte di fondi, vende audiovisivi, promuove l’utilizzo delle tecnologie più avanzate”” (pag 25)”,”USAS-003-FV”
“GAGLIANI Daniella”,”Il dibattito marxista sulla questione agraria.”,”Nel testo si cita la traduzione italiana del volume di Hans Georg Lehmann, ‘Il dibattito sulla questione agraria nella socialdemocrazia tedesca e internazionale. Dal marxismo al revisionismo e al bolscevismo’, Milano, 1977, il volume di Mitrany su ‘Il marxismo e i contadini’ e quello di Tarrow sul Pci e il Mezzogiorno.”,”TEOC-690″
“GAGLIANI Dianella”,”Brigate nere. Mussolini e la militarizzazione del Partito fascista repubblicano.”,”Collaborazionismo (pag 186-187)”,”QMIS-265″
“GAGLIANI Daniella a cura; saggi di Vittorio SCOTTI DOUGLAS Carme MOLINERO Marco MINARDI Daniele SERAPIGLIA Ricard VINYES Andrea BATTISTINI Giorgio VECCHIO Roberta MIRA Pere YSAS Irene DI-JORIO Massimo STORCHI Aldo MONTI Mariuccia SALVATI Massimo PAPINI Ivo MATTOZZI Mrico CARRATTIERI e altri”,”Fascismo/i e Resistenza.”,”La seconda parte del volume è dedicata a Luciano Casali: ‘Luciano Casali, docente, studioso e costrutture di reti scientifiche’, seguono testimonianze e appendici con una nota biografica”,”ITAR-038-FSD”
“GAGLIANI Vincenzo”,”Discorsi sopra lo studio del diritto pubblico di Sicilia.”,”Il libro di Vincenzo Gagliani, (di cui si hanno pochissime notizie biografiche) tratta temi legati al diritto pubblico siciliano, analizzando le istituzioni, le leggi e le prerogative del governo dell’epoca. Il prof. Sciacca, docente presso l’Università di Catania, ha dedicato gran parte della sua ricerca al costituzionalismo moderno e alle teorie della sovranità.”,”DIRx-024-FMB”
“GAGLIANO Giuseppe”,”Potere e antagonismo in Michel Foucault e Michel Onfray.”,”Libro omaggio dell’A Nato a Como, G. GAGLIANO si è laureato in filosofia presso la Statale di Milano. Ha conseguito il Master in studi strategici e intelligence e quello in diritto internazionale e conflitti armati.”,”TEOP-388″
“GAGLIANO Giuseppe”,”L’intellettuale in rivolta. L’antagonismo politico attraverso le riflessioni di Walzer, Buber, Chomsky, Ward, Zinn.”,”Libro omaggio dell’A Nato a Como, G. GAGLIANO si è laureato in filosofia presso la Statale di Milano. Ha conseguito il Master in studi strategici e intelligence e quello in diritto internazionale e conflitti armati.”,”TEOP-389″
“GAGLIARDI Rina POLO Gabriele a cura; scritti di Renato MONTELEONE Roberto SILVESTRI Luisa MURARO”,”Il crac della Banca Romana.”,”‘Roma, 23 novembre 1893: il primo governo Giolitti viene travolto dallo scandalo della Banca romana. La tangentopoli del secolo scorso’ Scritti di Renato MONTELEONE Roberto SILVESTRI Luisa MURARO”,”ITAE-263″
“GAGLIARDI Lorenzo a cura”,”Cesare e le guerre civili.”,”Lorenzo Gagliardi è professore di Diritto romano all’Università Statale di Milano ove è anche coordinatore della Sezione di Diritti dell’antichità. Insegna inoltre alla Bocconi di Milano. La guerra come industria principale. “”Le attività produttive erano in gran parte basate sul lavoro degli schiavi. Il modello di economia agricola era quello della villa. In questo periodo la villa agricola per eccellenza era quella descritta dall’erudito MarcoTerenzio Varrone, vissuto tra il 116 e il 27 a.C. La nuova villa, detta «varroniana», era più vasta di quelle descritte da Catone un secolo prima, estendendosi in media su terreni di 250 ettari. A capo della villa vi era il fattore schiavo detto ‘vilicus’ (il “”villico””), che organizzava il lavoro degli schiavi comuni, specializzati nelle diverse attività. I cereali, benché fossero alla base delle dieta romana, erano oggetto di una produzione limitata, poiché giungevano a Roma dalle province. Erano prevalenti le colture di olivo, vite, legumi, verdure e ortaggi. Nella villa vi era poi uno spazio per l’allevamento di animali. L’olio era fondamentale non solo per i consumi alimentari, ma anche per la preparazione di unguenti e per l’illuminazione. Il vino divenne un elemento importante per i Romani quando, tra secondo e primo secolo a.C., essi aumentarono il consumo di carne e di cibi più ricercati e soprattutto passarono dalla ‘puls’ [una farinata che si otteneva facendo bollire nell’acqua o nel latte il cereale macinato] al pane, abbandonando la dieta tradizionale naturalmente ricca di liquidi. Accanto alle grandi ville rustiche dei latifondisti, con centinaia di schiavi, vi erano la piccola proprietà rurale e il lavoro libero. Né erano irrilevanti il commercio, su grande e piccola scala, e l’artigianato. A Roma, accanto alla sfaccendata plebe urbana, vi erano centinaia di liberi negozianti molto operosi, che concentravano nel Foro le loro attività. Un grande commercio terrestre e marittimo si sviluppò per andare incontro all’approvvigionamento dell’Urbe in tema di alimentazione e per soddisfare le richieste di vestiario, utensili e arredamento delle sue migliaia di abitanti. L’edilizia fu un’altra consistente voce dell’economia come abbiamo visto. Vi erano poi le professioni intellettuali, tra cui, ‘in primis’, l’avvocatura. Agli avvocati era vietato ricevere onorari, ma essi venivano compensati con donazioni, spesso generosissime. Cicerone, nato da famiglia non particolarmente ricca, calcolò nell’ultimo anno della sua vita, di avere accumulato una ricchezza di 20 milioni di sesterzi. Possedeva del resto otto ville signorili: la più vicina a Roma era a Tuscolo, le altre ad Arpino, dove era nato, ad Anzio, Astura, Formia, Cuma, Pozzuoli e Pompei. Non è tuttavia lontano dal vero chi sostiene che l’industria principale dei Romani fu la guerra. In quest’epoca ogni anno tra il 10 e il 20% della popolazione era sotto le armi””. Dalle conquiste giungevano ricchezze e bottini, ma soprattutto tributi”” (pag 120-121-122)”,”STAx-280″
“GAGLIARDUCCI Andrea”,”Propaganda Fide R.E. Un intrigo clericl vip.”,”GAGLIARDUCCI Andrea giornalista collabora come vaticanista per il Tempo e La Sicilia. Propaganda Fide ha la proprietà di circa 600 immobili a Roma (v. Mappa delle proprietà) Lotta per il controllo finanziario sul Vaticano. “”Oltre 9 miliardi di patrimonio immobiliare. Un intrigo di opere pie e di opere profane. Prelati, affaristi, politicanti e un aspirante papa”” (retrocop.) “”Resta il fatto che si fanno i conti al termine del Giubileo e si scopre che gli utili ammontano ad appena 70 miliardi di lire. Non molti, a fronte dell’investimento sostenuto. Non molti, considerando anche i 3500 miliardi dati dallo Stato, e finiti sì nel Giubileo, ma anche in una serie di organizzazioni che con il Giubileo poco ci entravano. La pioggia di soldi del Giubileo è simile a una legge finanziaria: si sa (più o meno) quello che esce e si spera che entri qualcosa. Per fortuna, il Vaticano ha avuto la Provvidenza dalla sua. Ma d’altronde è il Vaticano, e qualcosa vorrà pur dire…”” (pag 55)”,”RELC-298″
“GAIDO Daniel LUPARELLO Velia”,”Strategy and Tactics in a Revolutionary Period: U.S. Trotskyism and the European Revolution, 1943-1946.”,”Articolo incentrato sulle posizione della corrente minoritaria del SWP americano guidata da Felix Morrow Jean van Heijenoort e Albert Goldman a fronte della maggioranza James Connor. La seconda organizzazione trotskista è il WP Workers Party guidato da Max Shachtman.”,”TROS-024-FGB”
“GAILLARD Jeanne”,”Communes de province, commune de Paris, 1870-1871.”,”GAILLARD Jeanne”,”MFRC-141″
“GAILLARD Jean”,”A la découverte de la… Révolution française. Tome I.”,”Jean Gaillard Professeur à l’Ecole Supérieure des Sciences Economiques et Commerciales (Institut Catholique) “”Ce Jacques Hébert, ancien distributeur de contre-marque à la porte des théâtres, devenu substitut de la commune, représentait ce que détestait le plus Robespierre: l’athéisme et le communisme. Lui et son chef, le procureur de la commune, Anaxagoras Chaumette, tenaient l’Hôtel de Ville et se croyaient tout permis. Leur organe ‘Le ‘Père Duchesne – ce “”sale écrit””, comme l’appelait Mme Roland – était le journal le plus lu du Peuple; il prêchait la révolte contre l’opulence, exploitait la misère et la faim, réclamait la disparition de “”l’aristocratie mercantile”” et voulait en un mot la “”révolution intégrale”” – autrement dit la révolution sociale”” (pag 147) Chaumette, Pierre-Gaspard. – Rivoluzionario francese (Nevers 1763 – Parigi 1794); collaboratore dal 1790 del giornale Révolutions de Paris, membro della Comune del 10 agosto 1792, ebbe parte di primo piano nel 1792-93. Presidente, poi procuratore della Comune, da allora cambiò il proprio nome in quello di Anassagora Ch.; si distinse per la sua ostilità verso i girondini e per i suoi tentativi di promuovere il culto della dea Ragione. Coinvolto per questo da Robespierre nel processo degli hebertisti, fu processato e ghigliottinato. (Treccani) Wikip: La pubblica accusa diede lettura di stralci del Père Duchesne che avrebbero dovuto provare il suo progetto di « disorganizzare tutte le autorità costituite e di mettere tutto a fuoco ». Hébert osservò che era facile diffamare un uomo estrapolando frasi « e perdendo di vista le circostanze nelle quali sono stati redatti gli scritti che gli vengono contestati »,[144] ricordando altresì che il suo giornale era allora approvato e finanziato dal governo.[145] Tornando in carcere a udienza terminata, Ronsin ricordò a Hébert che sarebbe stato semplice rispondere citando Marat, che non scriveva cose diverse. D’altra parte, quello era un processo politico e ogni difesa era inutile. A Hébert che riteneva che la libertà fosse ormai perduta, obiettò che « la libertà non può essere distrutta; il partito che ora ci manda a morte vi andrà presto a sua volta ».[146]”,”FRAR-429″
“GAILLARD Jean”,”A la découverte de la… Révolution française. Tome II.”,”Jean Gaillard Professeur à l’Ecole Supérieure des Sciences Economiques et Commerciales (Institut Catholique) ‘Per molto tempo si è considerato che il 18 – 19 Brumaio (1799) aveva chiuso la Rivoluzione in modo definitivo, come il 9 Termidoro (1794) aveva chiuso il Terrore, ma dopo i lavori di Sorel, di Aulard, di Vandal, si è dovuto rivedere questa opinione e si ammette oggi che il 18-19 Brumaio ha salvato, affermato e consacrato la rivoluzione. Inoltre, queste due intepretazioni possono conciliarsi: esse sono più complementari che contraddittorie…’ (pag 125)”,”FRAR-430″
“GAITSKELL Hugh”,”Socialismo e nazionalizzazione.”,”””Ci si consentano ancora altre due considerazioni. Primo: guardiamoci dalle illusioni. Perché la causa maggiore del disappunto seguito alle nazionalizzazioni è stata il troppo illudersi sui loro effetti. Ciò significa, in particolare, che i lavoratori delle industrie interessati debbono rendersi conto che la nazionalizzazione è un processo a lungo termine, e che tale processo è cosparso di mille difficoltà; significa altresì l’ abbandono di una mentalità sindacalistica (totalmente inappropriata in una società democratica), una mentalità che vde lo scopo della nazionalizzazione semplicemente in un guadagno immediato dei lavoratori dell’ industria nazionalizzata, senza riguardo all’ interesse del resto della comunità. Secondo: non dobbiamo dimenticare che l’ elettorato britannico non si lascerà impressionare da nuovi programmi di nazionalizzazione, se non avrà la dimostrazione della loro necessità. Abbiamo oggi il grande vantaggio di aver effettuato nazionalizzazioni che funzionano e durano; con questo precedente, la paura del salto nel buio è minore, e il popolo sa che il parlarne non ha più senso. Ma dobbiamo porre sull’ altro piatto della bilancia il fatto che quasi tutte le industrie nazionalizzate tra il 1945 e il 1950 erano state in passato oggetto di lunghe ed elaborate inchieste pubbliche, sicché l’ esigenza di un loro mutamento strutturale era qualche cosa cui il pubblico si era del tutto assuefatto.”” (pag 70-71)”,”TEOC-350″
“GAJA Filippo”,”Le frontiere maledette del Medio Oriente. Le righe immaginarie tracciate sulla sabbia del deserto che portano il mondo alla catastrofe. 170 anni di interventi militari, accordi segreti e trattati arbitrari nel perverso processo di formazione della ‘legalità internazionale’ nel Golfo Persico e dintorni.”,”Filippo Gaja nato a Parma il 04/08/1926, nel novembre 1943 passa avventurosamente le linee e raggiunge il meridione dove si arruola nel Corpo Italiano di Liberazione, partecipando alla guerra di liberazione contro i tedeschi nelle file del reggimento paracadutisti Nembo, del Gruppo di Combattimento Folgore. Già divenuto nel 1944 militante attivo della sinistra socialista, alla fine della guerra inizia la carriera giornalistica. dapprima come redattore del Fronte Popolare, la Gazzetta di Milano, e l’Avanti edito n ella capitale lombarda. Dal 1953 lavora come inviato speciale di grandi settimanali. Si integra nella lotta contro la dittatura fascista del generale Francisco Franco in Spagna, collaborando strettamente con Julio Alvarez del Vayo, già Ministro degli Esteri e Commissario Generale per l’Esercito della Repubblica durante la guerra civile. Negli anni ’60 dirige Avance, organo della Union Socialista Espanola in esilio. Dal 1967 dirige in Italia la rivista di politica internazionale Maquis. Ha pubblicato: L’invasione di Cuba, L’esercito della lupara, La vita di Che Guevara, Italia, la crisi più lunga, La crisi globale, Le facce nascoste della nuova recessione internazionale, La rivoluzione in diretta dai muri di Francia.”,”VIOx-053-FL”
“GAJA Filippo”,”Le frontiere maledette del Medio Oriente. Le righe immaginarie tracciate sulla sabbia del deserto che portano il mondo alla catastrofe. 170 anni di interventi militari, accordi segreti e trattati arbitrari nel perverso processo di formazione della ‘legalità internazionale’ nel Golfo Persico e dintorni.”,”Filippo Gaja nato a Parma il 04/08/1926, nel novembre 1943 passa avventurosamente le linee e raggiunge il meridione dove si arruola nel Corpo Italiano di Liberazione, partecipando alla guerra di liberazione contro i tedeschi nelle file del reggimento paracadutisti Nembo, del Gruppo di Combattimento Folgore. Già divenuto nel 1944 militante attivo della sinistra socialista, alla fine della guerra inizia la carriera giornalistica. dapprima come redattore del Fronte Popolare, la Gazzetta di Milano, e l’Avanti edito n ella capitale lombarda. Dal 1953 lavora come inviato speciale di grandi settimanali. Si integra nella lotta contro la dittatura fascista del generale Francisco Franco in Spagna, collaborando strettamente con Julio Alvarez del Vayo, già Ministro degli Esteri e Commissario Generale per l’Esercito della Repubblica durante la guerra civile. Negli anni ’60 dirige Avance, organo della Union Socialista Espanola in esilio. Dal 1967 dirige in Italia la rivista di politica internazionale Maquis. Ha pubblicato: L’invasione di Cuba, L’esercito della lupara, La vita di Che Guevara, Italia, la crisi più lunga, La crisi globale, Le facce nascoste della nuova recessione internazionale, La rivoluzione in diretta dai muri di Francia.”,”VIOx-011-FV”
“GAJA Roberto”,”L’Italia nel mondo bipolare. Per una storia della politica estera italiana (1943-1991).”,”Roberto Gaja (1912-1992) è stato fra l’altro Segretario generale del Ministero degli Esteri e ambasciatore a Washington. Ha collaborato come editorialista a Il Tempo di Roma e ha pubblicato oltre a scritti storici e letterari, numerosi studi di politica internazionale.”,”ITQM-031-FL”
“GAJANO Alberto”,”La dialettica della merce. Introduzione allo studio di ‘Per la critica dell’economia politica’ di Marx.”,”Alberto GAJANO insegna sociologia della conoscenza nell’Università di Roma. Ha pubblicato saggi su Ricoeur e Habermas. L’autore ringrazia Marco Diani, Valentino Gerratana e Jacques Texier per aver letto la prima stesura di queso lavoro e averlo aiutato a migliorarlo con le loro osservazioni. “”E’ attraverso la critica che la scienza economica deve essere portata alla piena scientificità, come scrive Marx a proposito di Lassalle: “”Vedo …. che il tipo intende esporre l’economia politica alla Hegel… Conoscerà a sue spese che è una cosa completamente diversa portare attraverso la critica una scienza al punto di poter essere esposta dialetticamente, e invece applicare un sistema di logica astratto e bell’e pronto a presentimenti appunto di un siffatto sistema”” (Marx a Engels, 1.2.1858). Il legame tra le categorie elaborate dagli economisti borghesi e le contraddizioni della società capitalistica ci mostra che la critica di cui parla Marx non è soltanto critica della scienza economica borghese, ma, come è già stato detto più volte, critica dello stesso oggetto considerato, “”critica delle categorie economiche borghesi esaminate nella loro realtà storicamente determinata”” (Giorgetti, op. cit., pp. 16-17) (1)”” [Alberto Gajano, La dialettica della merce. Introduzione allo studio di ‘Per la critica dell’economia politica’ di Marx, 1979] (pag 19) [(1) G. Giorgetti, prefazione a: Marx, Teorie sul plusvalore, vol I., 1961] Cronologia delle opere di Karl Marx (fonte: http://www.criticamente.com/marxismo/marx-engels/Breve_cronologia_della_vita_e_delle_opere_di_Karl_Marx.htm) (vedi retro)”,”MADS-607″
“GAL Iren”,”Bela Kun vita di un rivoluzionario.”,”””Alla fine del 1923, Béla Kun fu chiamato a dirigere la sezione di agitazione e propaganda del Comintern. Si avvicinava il V Congresso dell’ Internazionale, che pose i partiti stranieri nella necessità di risolvere compiti di grande importanza. L’ allargamento della tattica del fronte unico, la bolscevizzazione dei partiti, o comunque la creazione di partiti che inserissero nel loro programma la questione della presa del potere: questi ed altri compiti fecero necessariamente del Comintern l’ organismo unitario, centrale, costante, pratico e teorico dei partiti comunisti del mondo. La sezione agitazione e propaganda aveva, ovviamente, un grande ruolo in questo lavoro e Béla Kun borbottava spesso che lo scrivere tesi, direttive e lettere non era “”pane per lui”” e ripensava spesso con nostalgia all’ atmosfera delle fabbriche degli Urali. Si mise tuttavia di buona lena (…)””. (pag 268) “”E arrivò, con le sue pesanti nubi, l’ autunno dell’ anno 1936. Il primo processo ufficiale. Un “”bel giorno”” Ezov telefona a Béla Kun. Lo invita presso di sé per le otto di sera stessa. Egli era già stato nominato, allora, commissario agli affari interni. Bela Kun andò, e ne tornò verso mezzanotte. “”Tu credevi che mi avessero trattenuto, vero?””, mi chiese senza riuscire a nascondere con lo scherzo la tristezza che lo avvolgeva. (…) Un giorno, un paio di settimane prima dell’ arresto, arrivando a casa dopo il lavoro, precipitosamente, prima ancora di salutare, disse: “”Pensa un po’ di che va parlando la gente…Ho incontrato per strada Jenö Varga e gli ho chiesto: “”Come va?”” “”Per ora a piede libero””, mi ha risposto. Che razza di fesserie può dire un uomo intelligente come Varga!…””. (…) “”Stalin telefonò ancora una volta verso la fine del 1937. “”I giornali stranieri – disse allegramente Stalin – scrivono che lei è stato arrestato a Mosca dalle autorità sovietiche. Per favore, per questa questione chiami un giornalista francese…””. Béla Kun soddisfece anche questa richiesta. La stampa francese pubblicò anche questa smentita. E qualche giorno dopo, il 29 giugno del 1937, Béla Kun venne arrestato. “”Non ti preoccupare, – mi disse – Si tratta certamente di un equivolco. Entro mezz’ora sarò di nuovo a casa.”” Non l’ ho più rivisto””. (pag 315-316-317)”,”INTT-227″
“GAL Iren”,”Béla Kun, vita di un rivoluzionario.”,”””Il primo serio dissidio fra le convinzioni e l’atteggiamento di Kun e la linea politica del movimento comunista internazionale si verificò in coincidenza della svolta del 1935 verso la tattica e la strategia dei fronti popolai. Col VII Congresso Kun, pur essendo riconfermato nel Comitato esecutivo del Comintern, non venne rieletto nel Presidium. Abbandona così l’attività in direzione dei partiti centro-europei di cui si era occupato dopo il 1928. Fra l’altro, all’inizio degli anni trenta si era venuto caratterizzando, in un certo senso, come l’esecutore testamentario di tutto il primo periodo dell’Internazionale: dopo aver portato a termine la pubblicazione in lingue estere delle opere di Lenin, di cui fu giustamente orgoglioso fino alla fine della sua vita, aveva atteso a quella raccolta dei documenti della III Internazionale, pubblicata a Mosca nel 1934, che va sotto il suo nome e che rimane la fonte più importante per la storia del movimento fino al 1932 (XII Plenum). Poco prima del VII Congresso Kun aveva rinverdito, nella nuova situazione europea e mondiale, il suo leninismo d’estrema sinistra: prendendo in considerazione i «paesi capitalisti alleati con la Russia» affermò che «il proletariato non può stringere la solita tregua civile socialdemocratica con la classe dominante (…). I lavoratori non boicottano la guerra (…) non si limitano a “”disintegrare”” gli eserciti che combattono l’armata rossa dell’Unione Sovietica, ma con questa combattono insieme per vincere il comune nemico». Toccava ai lavoratori porre sotto controllo i comandanti militari nei rispettivi paesi. Ma Béla Kun ribadiva che l’unica garanzia di pace consisteva pur sempre nella conquista del potere da parte della classe operaia. Era una linea che sarebbe venuta inevitabilmente a cozzare con le elaborazioni di Dimitrov e di Togliatti sul fronte popolare antifascista e contro la minaccia della guerra imperialista; una linea che risentiva ancora una volta dello spirito della rivoluzione combattente del 1918 e 1919, della precedente tensione polemica nei confronti del social-fascismo e che soltanto in parte, per certi suoi aspetti, avrebbe potuto tornare utile, in una prospettiva diversa, a conflitto aperto, in vista di uno sviluppo insurrezionale, nella permanenza e autonomia delle diverse sezioni del comunismo internazionale”” (pag XXI-XXII) [dalla prefazione di Enzo Santarelli]”,”RIRB-001-FB”
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Filippo Buonarroti e i rivoluzionari dell’800 (1828 – 1837).”,”GALANTE GARRONE, nato a Vercelli nel 1909, è Prof di storia del risorgimento nell’Univ di Torino. Tra le sue opere più importanti ‘Buonarroti e Babeuf’ (DE-SILVA, 1948) e ‘Gilbert Romme. Storia di un rivoluzionario’ (EINAUDI, 1959) apparso in traduzione francese da Flammarion (1971) in una edizione ampliata e corredata di nuovi documenti. Filippo BUONARROTI il giovane, giacobino e cospiratore naturalizzato francese (Pisa 1761-Parigi 1837). Di famiglia aristocratica, studiò legge a Pisa e ben presto abbracciò le idee innovatrici provenienti dalla Francia. Tenuto sotto controllo dalla polizia lorenese, fu costretto nel 1789 a emigrare in Corsica, dove svolse attività politica, ricoprendo anche vari incarichi per conto dell’amministrazione dipartimentale. Ottenuta nel 1793 la cittadinanza francese, ebbe dalla Convenzione numerose missioni, in Francia e in Italia, dove fu anche commissario nazionale dell’ex ducato”,”SOCU-011 BIOx-012″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Felice Cavallotti.”,”Alessandro GALANTE GARRONE è nato a Vercelli il 1° ottobre 1909. Durante la Resistenza fu partigiano combattente e rappresentante del Partito d’ Azione nel CLN del Piemonte. Magistrato per trent’anni, è in seguito passato all’ insegnamento universitario (cattedra di storia del Risorgimento all’ università di Torino). Ha scritto molte opere tra cui ‘Buonarroti e Babeuf’ (1948), ‘Filippo Buonarroti e i rivoluzionari dell’ Ottocento’ (1951, 1972), ‘Gilbert Romme. Storia di un rivoluzionario’ (1959, in fr. 1971).”,”ITAA-043″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Gilbert Romme. Storia di un rivoluzionario.”,”GALANTE GARRONE Alessandro è nato a Vercelli nel 1909. E’ stato magistrato per trent’ anni prima di insegnare Storia del Risorgimento all’ Università di Torino. Ha studiato soprattutto la Rivoluzione Francese e la storia dei giacobini e dei radicali in Italia.”,”FRAR-212″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”I radicali in Italia (1849-1925).”,”Scrive BERTANI in una lettera a CATTANEO: “”Un’ altra obbiezione mi è fatta, per esempio dal Saffi; il quale approva quasi tutto, ma mi osserva ch’egli non crede nel Parlamento, non crede nella serietà del sistema rappresentativo nelle basi attuali. Né io del pari penso che dal Parlamento possa venire la redenzione dell’ Italia; ma penso che oggigiorno dalla Camera si possa far breccia o nucleo nel pubblico e si possa rannodare ed affidare la democrazia al di fuori. Al di fuori della Camera, non v’è pubblicità sufficiente, né autorità personale o influenza locale che basti a riunire. Soltanto da un nucleo collocato là si può sperare di supplire alle due personalità discordi di Mazzini e Garibaldi. E’ una necessità l’ usare la Camera. Da questa si potrà scendere alle barricate e il governo sarà formato da chi le avrà nel Parlamento promosse””. (pag 85).”,”ITAA-054″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Salvemini e Mazzini.”,”””Si legga, nell’ Unità”” del 2 novembre 1912, quel che Salvemini scriveva: “”Parlare di tradizioni nazionali e di senso morale in fatto di politica estera è, oggi, certo, in Italia dar segno di grande e compassionevole ingenuità antidiluviana. Il nostro paese è letificato oggi da una caterva di scimmiotti bismarckiani (…)”” (pag 172) “”Ripreso il suo discorso in inglese, Salvemini osserva che la maggior parte degli uomini sono guidati da interessi e passioni, e non dalle dottrine che tendono alla giustizia e alla pace internazionale. Di regola le maggioranze nei territori misti rivendicano i diritti all’ autodeterminazione; ma negano i diritti personali e politici alle minoranze. “”The resent to be free. They do not like to be just””. Non vogliono saperne, né di essere liberi né di essere giusti. E le minoranze si comportano allo stesso modo. Di conseguenza, in tutti i territori misti si impegnano lotte furiose tra i “”diritti storici”” e i “”diritti nazionali””. E’ questa oggi una delle cause più pericolose del disordine morale e politico di ogni parte del mondo. Mazzini, nella sua ignoranza del problema, affermava che ogni nazione doveva mantenersi immune da ogni infiltrazione straniera sul territorio che le è stato assegnato da Dio. Questo implica, da parte della nazione dominante, la violenta assimilazione, l’ espulsione o lo sterminio di tutti i gruppi stranieri sui terriotori misti.”” (pag 193)”,”ITAD-050″
“GALANTE GARRONE Carlo”,”Vita e opinioni di Alessandro Prefetti.”,”GALANTE GARRONE è magistrato dal 1935. Dopo la liberazione è designato dal CLN regionale piemontese su indicazione del Partito d’ Azione a sostituire il prefetto politico di Alessandria. Abbandona la magistratura nel 1953 per dedicarsi alla professione di avvocato e nel 1968 è chiamato da Ferruccio PARRI a candidarsi quale senatore del primo nucleo della Sinistra indipendente. Lascerà definitivamente il parlamento nel 1983 come P della sinistra indipendente. “”Sono uno dei quattro cavalieri dell’ Apocalisse della Sinistra indipendente del Senato””. Dico. E continuo. “”Perché cavalieri dell’ Apocalisse? Mi è stato riferito (non ero presente in qule momento in Senato, e il resoconto sommario non ne reca traccia) che così siamo stati definiti Giuseppe Branca, Dante Rossi, Lelio Basso ed io, dal ministro della giustizia Reale nel corso della sua replica agli oratori, intervenuti nella discussione generale””. (pag 175)”,”ITAB-151″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Zanotti-Bianco e Salvemini. Carteggio.”,”GALANTE GARRONE Alessandro nato nel 1909 a Vercelli dopo 30 anni di magistratura è stato professore di storia del Risorgimento a Cagliari e poi a Torino sulla cattedra che fu di Walter MATURI. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). Libro di Zanotti Bianco su Mazzini. “”L’ apparizione di questo libro di Zanotti-Bianco su Mazzini passa quasi del tutto inosservata. Ma non sfugge a Romain Rolland, che così lo commenta: “”Colui che scrive queste pagine è il più puro discepolo di Mazzini; il sangue stesso di Mazzini scorre in lui come le sue illusioni, forse, e fors’anche con la stessa volontà di certe illusioni, ma con la sua fede, la sua fame di sacrificio, la sua purezza di cristallo e il suo disinteresse””. E non sfugge neanche all’ attenzione di un giovane assai vicino in questi anni a Salvemini, alla sua passione antifascista come ai suoi studi su Mazzini: Nello Rosselli””. (pag 53)”,”ITAD-058″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Philippe Buonarroti et les revolutionnaires du XIXe siecle (1828-1837).”,”GALANTE GARRONE Alessandro professore di storia all’ Università di Torino, specialista dei movimenti operai del XIX secolo ha decidcato gran parte delle sue ricerche a Buonarroti. Ha pubblicato ‘Buonarroti et Babeuf’ (1948) e ‘Gilbert Romme’ (1971). “”In seguito, su questa base, Buonarroti aveva elaborato, nei decenni seguenti, la nozione di dittatura provvisoria. Ma in quale senso era stato arricchito il concetto primitivo dei congiurati del 1796? Saitta dice che non bisogna forzare i testi, e che la dittatura preconizzata da Buonarroti non è una dittatura di classe né di partito, e resta ancora sempre “”contenuta nel bozzolo mitico razionalista e moralista della rivoluzione giacobina””””. (pag 198)”,”SOCU-116″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Calamandrei. Il profilo biografico intellettuale e morale di un grande protagonista della nostra storia.”,”Piero CALAMANDREI (1889-1956) giurista e storico nonché letterato insigne, continua una solida tradizione giuridica su cui si innestano gli ideali democratici e risorgimentali di MAZZINI, GARIBALDI, CARDUCCI, fino a Cesare BATTISTI. La malinconia condivisa con CROCE e Leone GINZBURG di fronte alla generale putrefazione morale, la conseguente sfiducia nella capacità di ripresa autonoma degli italiani, impedirono a CALAMANDREI di partecipare con slancio alla resistenza, ma non di impegnarsi negli anni del dopoguera. Scrisse sulla rivista ‘Il Ponte’ da lui fondaa nel 1945 e diretta fino alla morte. Partecipò come rappresentante del Partito d’ azione ai lavori dell’ Assemblea costituente dal 46 fino al gennaio 1948. GALANTE-GARRONE (Vercelli, 1909) magistrato per 30 anni poi dal 1963 insegnante (storia moderna coentemporarea e del risorgimento) nelle Università di Cagliari e di Torino. Fu partigiano ‘combattente’ e rappresentante del ‘Partito d’ azione del CLN del Piemonte. Ha scritto varie opere (v. 4° copertina). “”Ma il più bello dei quattro brani aggiunti, e insieme quello che più sembra portare i segni di quel tragico momento della storia degli uomini, è Buoi (…). Ma d’un tratto, mentre li osserva lavorare, gli torna in mente il ritornello di una filastrocca udita nella remota infanzia e che improvvisamente riaffiora dal pozzo del passato: Bovi, bovi dove andate? Tutte le porte son serrate… “”Filastrocca senza senso: ma oggi mi viene il sospetto che in fondo ci fosse qualcosa di lugubre, come il presentimento di universali catastrofi””.”” (pag 203)”,”ITAD-063″
“GALANTE Laura C.”,”La nocività in fabbrica: temi e momenti. L’ intervento scientifico come strumento di controllo.”,”GALANTE è assegnista presso il corso di laurea in Psicologia dell’ Università di Roma. Si interessa di psicologia del lavoro, di patologia da lavoro e di psichiatria. Malattie del lavoro. “”Importanza acquistano i parametri quali l’ esposizione, la concentrazione, la latenza. Come aggiamo già ricordato si ha un passaggio da una mono-macro-tossicità ad una oligo-micro-tossicità, in riferimento alle varie sostanze, ed in particolare alla loro concentrazione. Si vengono a determinare situazioni in cui la malattia, appare solo dopo vari anni, in seguito a lunghe esposizioni a certe sostanze. Difficile diviene l’ identificazione della causa di patologia e pertanto non si può definire l’ effetto in termini di malattia. Caratteristiche sono le malattie oncogene con lungo percorso di latenza (di norma 5-25 anni).”” (pag 55)”,”CONx-126″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Profili del ‘900. Storici, magistrati, militanti.”,”GALANTE GARRONE Alessandro Salvemini, Marx e Mazzini. “”E infine, dice Salvemini, non si deve dimenticare che Mazzini ha alcune grandi verità da insegnare alle classi lavoratrici. Prima fra tutte, la teoria del dovere. La teoria dell’utilità e degli interessi materiali è vera, ma non è tutta la verità. Si pensi all’esempio personale di Marx, alla sua “”vena potente di abnegazione””. La storia ci insegna che l’etica del dovere può far presa sulle moltitudini proletarie, le quali non sono grette ed egoiste come molti credono. La forza mistica ed eroica dell’anima popolare, “”la tendenza a slanciarsi verso la giustizia ignota”” spiega i larghi contagi di esaltazioni mistiche e rivoluzionarie. Ecco perché, conclude Salvemini, una “”infusione di mazzinianesimo nel socialismo è una vera e propria necessità””. E’ questo, riconosciamolo, un Salvemini piuttosto sconosciuto che vien fuori. Qualche giovane suo ascoltatore, negli anni ’20, dovette pure accorgersene, e trarne incitamento a studiare più a fondo Mazzini e il socialismo: fra gli altri, Nello Rosselli”” [Alessando Galante Garrone, Profili del ‘900. Storici, magistrati, militanti, 2006] (pag 194) La rivoluzione europea del 1848 Legame tra Risorgimento e rivoluzione europea. (gravi contrasti nazionali: i ‘liberali’ tedeschi osteggiarono le rivendicazioni dei patrioti italiani e perfino l’autonomia del Trentino, i croati preselo le armi contro gli ungheresi ecc.) (pag 212)”,”STOx-211″
“GALANTE GARRONE Alessandro VENTURI Franco, con un saggio e a cura di Manuela ALBERTONE”,”Vivere eguali. Dialoghi inediti intorno a Filippo Buonarroti.”,”Alessandro Galante Garrone (1909-2003) magistrato e poi insegnante universitario. Studioso della rivoluzione francese, del Risorgimento e del pensiero radicale dell’800. Antifascista e pubblicista laico nel dopoguerra. Franco Venturi (1914-1994) ha insegnato nelle Università di Cagliari e Genova prima di diventare professore di storia moderna a Torino. Antifascista, ha studiato a Parigi e finì al confino in Basilicata, quindi partecipò alla Resistenza. Studioso dell’illuminismo europeo e del movimento rivoluzionario russo. Manuela Albertone insegna storia moderna all’Università di Torino. E’ studiosa di storia del Settecento, con attenzione alla Francia e al rapporto tra riflesione economica e politica in una dimensione comparata. Ha scritto su Condorcet e sui fisiocratici. “”Cantimori apprezza l’articolo di Galante Garrone su Buonarroti, apparso su ‘Belfagor’, ma non condivide le critiche a Mathiez che vi sono contenute, sui limiti storiografici dello storico francese, legati al suo orientamento politico (196). Al di là delle differenze ideologiche, anche Galante Garrone apprezza Cantimori: scrive a proposito della sua recensione al libro di David Thompson su Babeuf, “”Il tuo passo sui giudizi che Marx diede del babuvismo mi pare la cosa migliore che sin qui sia stata scritta sui rapporti tra babuvismo e marxismo”” (197). Nella medesima lettera parla delle sue letture a Parigi degli storici economico-sociali francesi, “”Questo, mi avvicina a voi di ‘Società'””. In realtà su questi temi di ricerca la collaborazione di Galante Garrone con gli storici marxisti non era facile. Cantimori ne era consapevole e si adopera per far pubblicare i suoi articoli, sapendo là dove erano le possibili chiusure.”” (pag 46) [Galante Garrone Alessandro – Venturi Franco, con un saggio e a cura di Manuela Albertone, ‘Vivere eguali. Dialoghi inediti intorno a Filippo Buonarroti’, 2009] [(196) Lettera di Cantimori a Galante Garrone, Pisa, 21 dicembre 1947) (…) Cfr. Alessando Galante Garrone, ‘Buonarroti e l’apologia del Terrore, cit., pp. 549-551; (197) Lettera di Galante Garrone a Cantimori, 21 dicembre 1948. (…) Cfr. la recensione di Cantimori in “”Società””, III, 1947, n. 3, pp. 424-427. Cfr. David Thompson, The Babeuf Plot. The making of a Republican Legend’, London, Kegan Paul, 1947] “”Il punto sul quale vorrei più discutere con te sarebbe il capoverso tre: Buonarroti e la storiografia liberale e sansimoniana della rivoluzione. Credo che hai perfettamente ragione di dire che la storiografia liberale fu “”senza risonanza sullo spirito di Buonarroti””. Ma forse personalmente terrei più duro su questo giudizio di quanto non faccia tu stesso. Se il significato delle lotte di classe può essere stato in parte almeno svelato a Marx da Guizot e Thierry, le idee di classe di Buonarroti sono anche quelle settecentesche e rivoluzionarie e mi pare che ben poco si leghino a quelle di questi storici. L’errore, se errore c’è, deriva mi pare dal fatto di voler cercare chi ha scoperto la lotta di classe, o chi ha introdotto questo concetto nella storiografia o nella politica. Ma questo è un pregiudizio liberale, direi. In realtà il problema è un altro: come e in che modo furono concepite le classi nel ‘500, nel ‘700, nell”800. Scoperta non ci poteva essere. Quello che c’è di nuovo è il significato del tutto diverso che si dà all’idea di classe in un momento o nell’altro. Marx se ne accorse ed Engels con lui, quando tanto ammiravano Machiavelli e dicevano che non era neppure necessario tradurre in termini marxisti le sue “”Storie fiorentine”” per renderle “”vere””. E mi pare che le idee sulle classi di Buonarroti nascan tutte dalle polemiche sul lusso, dalle idee dei fisocrati, da Rousseau e che insomma la tradizione settecentesca basti completamente a spiegarle. Ma mi potrai facilmente accusare di filosofismo storico, visto che mi fido a ricordi ed impressioni, e che non ho qui il testo. Quanto a Marx, sei proprio sicuro che la sua sia tutta storiografia di partito? (2). Se non scrisse una storia delle origini dello stato moderno, scrisse però il “”Capitale””, che è pure anche una storia. Ma questo sarebbe un lungo discorso, e lo faremo un giorno o l’altro. Lo stimolo suo, o almeno di certe pagine sue, non fu soltanto esercitato su Jaurès ed altri storici francesi: varrà la pena un giorno di capire chiaramente che cosa egli ha veramente dato alla storiografia inglese e tedesca”” [Franco Venturi a Alessando Galante Garrone, Mosca 21.11.1947] [(in) Galante Garrone Alessandro – Venturi Franco, con un saggio e a cura di Manuela Albertone, ‘Vivere eguali. Dialoghi inediti intorno a Filippo Buonarroti’, 2009] [(2) Galante Garrone aveva scritto nell’articolo su ‘Belfagor’: “”i giudizi storici del Marx e dello Engels sono stati sopravalutati; che lo stesso Marx, nonostante certe momentanee velleità, non ebbe mai né la preparazione né l’abito mentale né un serio continuato proposito di scrivere la storia della convenzione o della rivoluzione francese. Il suo atteggiamento di fronte a questa non era molto dissimile, nonostante la distanza nel tempo, da quello del Babeuf: anch’egli si sentiva, in fondo, più ‘révolutionnaire’ che ‘historien'”” (Alessando Galante Garrone, ‘Filippo Buonarroti e l’apologia del Terrore’, cit., p. 546)] (pag 132-133)”,”STOx-226″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Buonarroti e Babeuf.”,” Lo studio e gli acuti giudizi sulla rivoluzione francese di Marx ed Engels (v. scritti giovanili) (pag 31-32) “”E qualcosa del Buonarroti, della sua interpretazione della rivoluzione e del babuvismo, come sviluppo estremo delle tendenze sociali implicite nel Terrore, si ritrova negli scritti giovanili del Marx e dell’Engels. Si è fatto un gran parlare, dallo Jaurès in poi, di alcune preziose vedute storiche dei due. Si sa che il Marx del 1844 a Parigi, ripigliando letture avviate l’anno prima a Kreuznach, si proponeva di scrivere una storia della Convenzione; leggeva gli storici della Restaurazione, prendeva molti appunti dal Levasseur, sul contrasto tra girondini e montagnardi e sulla corrente anarchica della rivoluzione. Il Ruge ci attesta l’intensità febbrile di questa sua rimeditazione delle vicende rivoluzionarie. In quegli stessi anni l’Engels a Londra assisteva in ambienti cartisti ad appassionate rievocazioni del Robespierre e del Babeuf, e ne traeva lo spunto per una interpretazione della rivoluzione conforme alle sue idee. Nel 1845, sui ‘Rheinische Jahrbücher’, egli poneva in luce che la grande rivoluzione era ben altro che la lotta per questa o quella forma di stato; notava il rapporto fra le insurrezioni di quei tempi e le condizioni di miseria e di fame del popolo, il significato sociale delle misure per l’approvvigionamento della capitale, la ripartizione delle derrate, il ‘maximum; il profondo contenuto rivoluzionario del celebre grido di battaglia: ‘Guerre aux palais, paix aux chaumières’. E svolgendo le stesse tesi buonarrottiane, affermava che la costituzione del 1793 e il Terrore erano l’opera di quel partito che si appoggiava sul proletariato insorto, che la caduta del Robespierre era stata la vittoria della borghesia sul proletariato, e che la congiura del Babeuf per l’eguaglianza rappresentava il tentativo di portare alle estreme conseguenze i principii democratici del ’93 (1). Più noti sono i giudizi del giovane Marx sul carattere borghese della grande rivoluzione, sul tentativo proletario del 1793 di sorpassare i limiti di questa rivoluzione borghese – tentativo destinato a fallire per la violenta contraddizione con le condizioni obbiettive della società di allora -, sul significato dell’azione rivoluzionaria degli ‘enragés’ e dei babuvisti. Nella ‘Santa Famiglia’ del 1845 notava che il movimento rivoluzionario, che ebbe come rappresentanti principali, a mezzo della sua evoluzione, Leclerc e Roux, e che finì per soccombere un istante con la cospirazione di Babeuf, aveva fatto sbocciare l’idea comunista, e, due anni dopo ribadiva che proprio la prima apparizione di una partito comunista realmente attivo si era prodotto ne quadro della rivoluzione borghese”” (pag 31-32) [Alessandro Galante Garrone, ‘Buonarroti e Babeuf’, F. De-Silva editore, 1948] [(1) F. Engels, ‘Das Fest der Nationen in London (zur Feier der Errichtung der französischen Republik), in ‘Rheinische Jahrbücher’, 1846, vedi Marx-Engels, Gesamtausgabe, parte I, vol. IV, p. 458. I giudizi più lucidi e acuti dell’Engels sulla rivoluzione francese sono forse quelli contenuti nella sua lettera del 20 febbraio 1889 al Kautsky (v. Ann. hist. de la Rév. française’, 1935, pp. 47-51). È notevole come in questa lettera l’Engels metta in guardia Kautsky contro una troppo massiccia e sbrigativa applicazione dei dogmi del materialismo storico al vivo tessuto della rivoluzione: «Io, al tuo posto, parlerei molto meno del nuovo metodo di produzione. Esso è sempre separato da un abisso dai fatti di cui parli, e, introdotto così senza preparazione, sembra piuttosto una pura ‘astrazione’, che non rende affatto le cose più chiare, ma anzi più oscure»] Tesi Galante Garrone: i giudizi storici di Marx ed Engels sono stati spesso sopravalutati (pag 33) ‘L’Espinas (a), ad esempio, nel suo studio per tanti rispetti pregevole su ‘Socialismo e la rivoluzione francese’, e in quello di ‘Babeuf e il babuvismo’ vede una linea continua dalla filosofia egualitaria alla Costituente, da questa alla Convenzione e al Comitato di Salute Pubblica, dal Saint-Just al babuvismo. Socialisti sono, più o meno, tutti i rivoluzionari; ben poche differenze sono fra girondini e giacobini; gli uni e gli altri ricalcano la filosofia egualitaria del settecento; il socialismo della rivoluzione è questa stessa filosofia, a cui si aggiunge, senza cangiarla, l’elemento sovvertitore della violenza rivoluzionaria: questa, in sintesi la tesi dell’Espinas. Ma è un po’ semplicistico questo ridurre il socialismo della rivoluzione a filosofia settecentesca più violenza. Non vede l’Espinas che la violenta azione rivoluzionaria è per se stessa portatrice e suscitatrice di ideologie estreme, che la stessa violenza diventa, a un certo momento, proposito di conquista rivoluzionaria del potere e di instaurazione di nuovi ordinamenti sociali a favore delle classi oppresse: da questo concreto indirizzo nasce il nuovo socialismo della rivoluzione, che sfocerà direttamente nel babuvismo. Sfugge sopra tutto all’Espinas il significato dei violentissimi contrasti, del conflitto di classi vero e proprio, che si produsse durante la rivoluzione e la recente storiografia francese ha così efficacemente messo in luce. Egli non vede nel socialismo che un riflesso delle ideologie settecentesche. In realtà. a quel socialismo teorico si aggiunge e sovrappone, assai più vivo, il socialismo o – se così vuol dirsi piuttosto, una tendenza al socialismo, scaturita dalle stesse lotte della rivoluzione, come rivendicazioni di classi, di strati sociali anelanti al meglio. È questo il socialismo «latente» che differenzia i giacobini dai girondini, che freme torbido nelle oscure aspirazioni delle masse e nelle invettive degli ‘enragés’, che ispira perfino le ultime misure legislative del Terrore: ed a questi tipici aspetti socialistici della rivoluzione, che non sono tutta la rivoluzione, ma il suo estremo sviluppo, il suo informe tentativo di rivolgimento sociale rimasto incompiuto; a questi uomini audaci, a queste forze inquiete il babuvismo risale, come alla sua prima e più importante corrente. Le dottrine settecentesche hanno, nel babuvismo, un valore secondario e riflesso, come sopra si è accennato (1)’ (pag 240-241) [(a) A. Espinas, ‘Le socialisme et la Révolution française’ in ‘La philosophie sociale du XVIIIe siècle et la Révolution’, Paris, 1898; (1) La natura di questo socialismo rivoluzionario, distinto dal socialismo utopistico del settecento, era stata intuita da Antonio Labriola, come risulta da una sua lettera al Croce dell’11 novembre 1896: «Certo che, durante la rivoluzione francese, oltre il comunismo esplicito, ci fu il socialismo latente. Per molti anni nel programma dei miei corsi (non potuti mai svolgere per intero) ho usato appunto di codesta espressione. È quel socialismo che risulta ‘logicamente’ (ma solo ‘logicamente’) dal principio egalitario; è il socialismo che produce il babouvismo (e quindi il blanquismo). Saint-Just è l’estremo di tale democrazia egalitaria, come risulta dai suoi scritti e dai suoi discorsi. Morì troppo giovane per arrivare a tutte le illazioni dei suoi principii… Cotesto socialismo, che è una ‘illazione’ del principio democratico, va studiato a parte, cioè indipendentemente da ogni socialismo religioso, o di origine economica unilaterale, o puramente utopico». Le sottolineature sono del Labriola. A. Labriola, La concezione materialistica della storia, ediz. a cura di B. Croce, Bari, 1938, Appendice, pp. 288-89]”,”SOCU-235″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Felice Cavallotti.”,”Alessandro Galante Garrone è nato a Vercelli il 1° ottobre 1909. Durante la Resistenza fu partigiano combattente e rappresentante del Partito d’ Azione nel CLN del Piemonte. Magistrato per trent’anni, è in seguito passato all’ insegnamento universitario (cattedra di storia del Risorgimento all’ università di Torino). Ha scritto molte opere tra cui ‘Buonarroti e Babeuf’ (1948), ‘Filippo Buonarroti e i rivoluzionari dell’ Ottocento’ (1951, 1972), ‘Gilbert Romme. Storia di un rivoluzionario’ (1959, in fr. 1971). L’urto con il partito operaio. “”Ma proprio nel momento in cui sembrava rafforzarsi la sua posizione di ‘leader’ politico [ Felice Cavallotti, ndr], nuove difficoltà sorgevano all’orizzonte a intralciarne l’azione. Appariva infatti sempre più chiaro che ormai egli doveva combattere su due fronti: non solo contro i moderati e il governo Depretis e i metodi del trasformismo, ma anche alla sua sinistra contro i movimenti operai e socialisti che intendevano sottrarsi alla tutela e all’egemonia della borghesia radicale, e in particolare contro il più attivo e «pericoloso» di questi movimenti, il Partito Operaio. Questo era sorto (come già si è accennato) nel 1882 a Milano, per iniziativa del ‘Circolo operaio milanese’. Esso era caratterizzato da un rigido esclusivismo operaistico: ne potevano far parte solo i lavoratori manuali dipendenti, i salariati. Di qui il suo «duro, quasi settario classismo», la sua intransigenza. Alla radice del dissidio che ben presto si rivelò tra il Partito Operaio e i radicali c’era la rivendicazione di una piena autonomia di classe. Se nel 1882 esso si era presentato alle elezioni con una propria lista, non tanto per conseguire concreti risultati quanto per coerenza di principi, e i radicali, data la sua esiguità, non se ne erano preoccupati, le cose erano mutate negli anni seguenti, allorché esso accrebbe le sue forze e accentuò la sua insofferenza di qualsiasi commistione o tutela borghese, e promosse la fondazione della ‘Lega dei figli del lavoro’, la pubblicazione di un battagliero giornale, il «Fascio Operaio», la sua trasformazione in Partito Operaio Italiano, esteso via via in altre province e regioni, il congresso di Mantova del 1885 – dove si deliberò la sua fusione con la Confederazione operaia lombarda, sotto l’egida del primo, il che costituiva una secca sconfitta per i radicali, che per anni avevano avuto la maggioranza in seno alla Confederazione -, e una vasta propaganda nelle campagne del Mantovano, ancora agitate dagli scioperi recenti. I radicali erano sempre più turbati e irritati da questa defezione, che a loro sembrava quasi una rivolta e un tradimento. Il loro risentimento era tanto più vivo in quanto, con l’avvicinarsi delle elezioni del 1886, si profilava, a tutto loro danno, una temibile concorrenza, non tanto perché il Partito Operaio Italiano fosse in grado di far eleggere alcuno dei suoi candidati, quanto per i molti voti che avrebbe sottratto alle liste radicali”” (pag 484-485) [Alessandro Galante Garrone, ‘Felice Cavallotti’, Utet, Torino, 1976]”,”BIOx-029-FSD”
“GALANTE-GARRONE Alessandro”,”Filippo Buonarroti e i Convenzionali in esilio. (Dalle carte inedite della famiglia Vadier) (Galante Garrone); Histoire du mouvement anarchiste en France (1890-1914) – Le syndicalisme révolutionnaire. Paul Delesalle di Jean Maitron (Valiani).”,”Punto di partenza per l’analisi “”ricostruttrice”” è, come indica il Matteucci, “”lo sforzo problematico del ‘tradurre’ la filosofia della prassi, in generale da tutta la cultura prodotta dall’Europa nella sua storia, e in particolare dallo storicismo idealista”” (p. 9), cioè dal terreno culturale italiano (pag 1039) Ricompaiono nei vari capitoli i meriti e i limiti del lavoro del Matteucci: un sistematico abbozzo di studio per ulteriori ricerche, a cui – se anche non riesce sempre a penetrare con piena comprensione del pensiero esaminato – va pure riconosciuto, il contributo all’inserimento nella vita culturale italiana delle note carcerarie di Antonio Gramsci (pag 1041)”,”SOCU-002-FGB”
“GALANTE-GARRONE Alessandro”,”Filippo Buonarroti e l’apologia del Terrore.”,”Buonarroti e la storiografia liberale e sansimoniana della rivoluzione. “”Muove dunque la storiografia buonarrotiana da posizioni ideologiche e sentimentali da lungo tempo preesistenti alla storie del Thiers e del Mignet. Essa affonda, come si è visto, le sue radici nell’ ‘humus’ stessa delle esperienze della grande rivoluzione. È l’esame di coscienza dei superstiti del Terrore. Altro problema, ma di ben minore portata, è se il Buonarroti avesse conoscenza di quello opere or ora citate, e degli altri storici liberali della Restaurazione, e quale influenza essi abbiano avuto su di lui. Non è improbabile che egli avesse letto pagine di Thiers e del Mignet, del Guizot e del Thierry, sebbene nelle opere e nella corrispondenza che di lui ci rimangono, mai gli accada di nominarli. Da qualche suo generico accenno, appare una qualche conoscenza della cultura francese della Restaurazione: ma è conoscenza superficiale, informazione vaga e approssimativa, senza risonanza nel suo spirito. Egli è troppo ideologicamente chiuso nel suo mondo tutto settecentesco, per avvertire la novità e il significato della nuova storiografia liberale. Non è però arrischiato supporre che qualche suggestione e stimolo gli venisse da queste letture. Il piglio fatalistico di questi storici, che davano un senso positivo a tutto il corso rivoluzionario logicamente concatenato, la loro rivendicazione del Terrore come d’una fase necessaria, lo incoraggiarono forse a mettere in pieno risalto gli aspetti estremi del terrorismo pretermidoriano. D’altra parte, la rivalutazione del Danton nella storia del Thiers e del Mignet doveva indurlo a una polemica accentuazione della funzione storica del Robespierre, e ad avviare quella lunga ‘querelle’ tra storici dantonisti e robespierristi che doveva prolungarsi fino ai nostri giorni. Inoltre le pagine del Guizot e del Thierry possono avere esercitato sul Buonarroti un’influenza non dissimile da quella che – secondo un giudizio ormai corrente – ebbero sul giovane Marx: possono cioè avergli fatto sentire, col rilievo dato al contrasto fra borghesia e mondo feudale, il significato delle lotte di classe, e averlo spinto a quella interpretazione classista della storia della grande rivoluzione, che nella ‘Conspiration’ già appare in tutto il suo rigido schematismo. Infine può ritenersi che non siano passati del tutto inosservati certi spunti sansimoniani ancora palesi nelle opere giovanili del Thierry (1). Ma oltre a queste vaghe induzioni non può andarsi. Piuttosto, giova notare la singolare affinità tra la rivalutazione del Robespierre e de Terrore fatta dal Buonarroti e quella a cui nello stesso tempo si accingeva il sansimoniano Laurent de l’Ardèche”” (pag 539-540) [Alessandro Galante Garrone, ‘Filippo Buonarroti e l’apologia del Terrore’, Belfagor- Leo Olschki, Firenze, v. 2, n. 5, 15 settembre 1947] [(1) Vedi su questi punti il bel saggio di A. Omodeo, ‘La riforma storica di Augustin Thierry’, in ‘Quaderni della Critica’, 1945, pp. 16-34] Persistere di motivi buonarrotiani nella storiografia ottocentesca “”E qualcosa del Buonarroti, della sua interpretazione della Rivoluzione e del babuvismo, come sviluppo estremo delle tendenze sociali implicite nel Terrore, si ritrova negli scritti giovanili del Marx e dell’Engels. Si è fatto un gran parlare, dallo Jaurès in poi, di alcune preziose vedute storiche dei due. Si sa che il Marx nel 1844 a Parigi, ripigliando letture avviate l’anno prima a Kreuznach, si proponeva di scrivere una storia della Convenzione; leggeva gli storici della Restaurazione, prendeva molti appunti dal Levasseur, sul contrasto fra girondini e montagnardi e sulla corrente ‘anarchica’ della rivoluzione. Il Ruge ci attesta l’intensità febbrile di questa sua rimeditazione delle vicende rivoluzionarie. In quegli stessi anni l’Engels a Londra assisteva in ambienti cartisti ad appassionate rievocazioni del Robespierre e del Babeuf e ne traeva lo spunto per una interpretazione della Rivoluzione conforme alle sue idee. Nel 1845, sui ‘Rheinischer Jahrbücher’, egli poneva in luce che la grande rivoluzione era ben altro che la lotta per questa o quella forma di stato; notava il rapporto fra le insurrezioni di quei tempi e le condizioni di miseria e di fame del popolo, il significato sociale delle misure per l’approvvigionamento della capitale, la ripartizione delle derrate, il ‘maximum’; il profondo contenuto rivoluzionario del celebre grido di battaglia: ‘Guerre aux palais, paix aux chaumières’. E, svolgendo le stesse tesi buonarrotiane, affermava che la costituzione del 1793 e il Terrore erano l’opera di quel partito che si appoggiava sul proletariato insorto, che la caduta del Robespierre era la vittoria della borghesia sul proletariato, e che la congiura del Babeuf per l’eguaglianza rappresentava il tentativo di portare alle estreme conseguenze i principî democratici del ’93 (1). Più noti sono i giudizi del giovane Marx sul carattere borghese della grande rivoluzione, sul tentativo proletario del 1793 di sorpassare i limiti di questa rivoluzione borghese – tentativo destinato a fallire per la violenta contraddizione con le condizioni obbiettive della società di allora -, sul significato dell’azione rivoluzionaria degli ‘enragés’ e dei babuvisti. Nella ‘Santa Famiglia’ del 1845 notava che il movimento rivoluzionario, che ebbe come rappresentanti principali, a mezzo della sua evoluzione, Leclerc e Roux, e che finì per soccombere un istante con la cospirazione di Babeuf, aveva fatto sbocciare l’idea comunista, e due anni dopo ribadiva che proprio la prima apparizione di un partito comunista realmente attivo si era prodotta nel quadro della rivoluzione borghese. Su questi e altrettanti giudizi del Marx e dell’Engels, assunti, con supina e bigotta devozione, a fondamentali criteri d’interpretazione, si è venuta foggiando da scrittori marxisti – dal Kautsky fino al Guérin, un leninista e trotskysta dei nostri giorni, che ha fabbricato una storia della rivoluzione sulle teorie delal rivoluzione permanente e dello sviluppo combinato – una storiografia mediocre e infeconda. La verità è che i giudizi storici del Marx e dello Engels sono stati assai sopravalutati (…)”” (pag 545-546) [Alessandro Galante Garrone, ‘Filippo Buonarroti e l’apologia del Terrore’, Belfagor- Leo Olschki, Firenze, v. 2, n. 5, 15 settembre 1947] [(1) F. Engels, ‘Das Fest der Nationen in London’, in ‘Rheinische Jahrbücher’, 1846. Vedi Marx Engels Gesamtausgbe, parte I, vol. IV, p. 458]”,”FRAR-011-FGB”
“GALASSI Nazario”,”Vita di Andrea Costa.”,”GALASSI Nazario è nato a Conselice (Ravenna) nel 1923, laureato ad Urbino nel 1946 con Arturo MASSOLO. Vive a Imola. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). “”Il tratto che più distinse il colonialismo italiano da quello dei più forti paesi capitalistici, fu il suo carattere marcatamente populistico, agitato dalla stampa come soluzione del problema dell’ emigrazione e quindi della ormai cronica disoccupazione contadina e bracciantile connessa alla crisi agraria di quegli anni”” (pag 397) Riguardo alla politica coloniale nel corno d’ Africa, COSTA rilevò che le prime esportazioni dell’ Italia erano state “”una chiesa, un postribolo ed una polizia””.”,”MITS-179″
“GALASSO G. GALANTE GARRONE GATTO TALAMO MORANDO AQUARONE BONELLA TRANFAGLIA VALIANI PERMOLI ASCOLI MAGAGNATO VACCARINO FERRARA CIRANNA PIERRI BALZANI TRAMAROLLO FLAMINI”,”Gaetano Salvemini nella cultura e politica italiana.”,”Saggi di GALASSO MORANDO AQUARONE BONELLA TRANFAGLIA VALIANI PERMOLI ASCOLI MAGAGNATO VACCARINO FERRARA CIRANNA PIERRI BALZANI TRAMAROLLO FLAMINI”,”ITAA-020″
“GALASSO Giuseppe a cura; contributi di Alfonso GAMBARDELLA Giovanni BRANCACCIO Luigi MASCILLI-MIGLIORINI Laura BARLETTA Giuseppe DI-COSTANZO Emma GIAMMATTEI Sandro ROSSI Maria Antonella FUSCO Maurizio TORRINI”,”Napoli.”,”Contributi di G. GALASSO, Alfonso GAMBARDELLA, Giovanni BRANCACCIO, Luigi MASCILLI-MIGLIORINI, Laura BARLETTA, Giuseppe DI-COSTANZO, Emma GIAMMATTEI, Sandro ROSSI, Maria Antonella FUSCO, Maurizio TORRINI.”,”ITAS-027″
“GALASSO Giuseppe”,”La democrazia da Cattaneo a Rosselli.”,”Rapporto Croce-fascismo. Croce e il fascismo. “”Appaiono perciò fortemente sfasate le polemiche, secondo cui l’ antifascismo crociano, non predicando l’ azione diretta e incoraggiando i giovani agli studi storici e letterari piuttosto che a quelli economici e sociali, avrebbe costituito “”oggettivamente”” un elemento convergente col regime. E’ vero, d’altronde che il fascismo lasciò relativamente tranquilla l’ attività critica crociana, nonostante che anche la casa di Croce subisse violenze nel 1926. (…) In realtà gli ambienti crociani o influenzati dal Croce furono feconde fucine di antifascisti e, per di più, non tutti i discepoli accettarono pienamente, fin da questi anni, la decisione del maestro di tenersi lontani da cospirazioni e azioni clandestine””. (pag 131) “”Sostanzialmente più cauto e moderato fu l’ antifascismo cattolico””. (pag 132)”,”ITAD-066″
“GALASSO Giuseppe”,”Potere e istituzioni in Italia. Dalla caduta dell’ Impero romano ad oggi.”,”””Da questo punto di vista si può anche affermare che il secolo XIX segni addirittura qualche passo indietro rispetto al XVIII, e l’apertura europea dell’illuminismo non appare eguagliata in Italia dalla cultura romantica. Anche sul piano della letteratura civile, l’influenza di un Carli o di un Verri, di un Giannone o di un Filangieri appare di gran lunga superiore a quella di un Rosmini o di un Balbo, di un Poerio e di uno Spaventa; un libro come il foscoliano ‘Jacopo Ortis’ vince nettamente il confronto con ‘Le mie prigioni’ del Pellico, così come la critica di un Baretti appare assai più viva e vitale degli scritti di un Puoti o di un Giordani; anche un Mazzini o un Gioberti, per parlare degli autori che ebbero più larga diffusione, appaiono più sfuocati, dinanzi alle rispettive generazioni, di un Beccaria o di un Genovesi. E ciò senza parlare della circolazione europea di questi scrittori, che fu certamente di molto più larga per gli autori settecenteschi. Forse, sotto un solo rispetto la cultura ottocentesca prosegue, potenziandolo e allargandolo, il moto settecentesco, ed è nello strumento prescelto per dar vita ad un gruppo di pressione politico-intellettuale. La tradizione settecentesca della rivista, che aveva ne “”Il Caffé”” il suo episodio più rilevante, è continuata con una vivacità non priva di punte assai ragguardevoli, come “”Il Conciliatore””, “”L’Antologia””, “”Il Politecnico””. La cultura politica italiana continua a sentire, invece, assai meno la tradizione anglo-francese del ‘pamphlet'””. (pag 193)”,”ITAG-176″
“GALASSO Giuseppe”,”Croce e lo spirito del suo tempo.”,” GALASSO Giuseppe dell’ Università di Napoli Federico II è accademico dei Lincei. Dirige la Storia d’Italia della Utet. E’ curatore di molte opere di Croce e autore di una trentina di volumi. “”Non aveva, dunque, torto Gentile, ristampando nel 1937 i saggi del 1899, a ravvisarvi – come diceva – “”voci che non si sono mai spente in me, e qualche cosa di fondamentale in cui ancora mi riconosco e in cui altri forse meglio di me potrà ravvisare i primi germi di pensieri maturati più tardi””; così come non aveva torto a giudicare quei saggi come “”documento di cose pensate prima della fine del secolo passato, quando in Italia da me e da altri si cominciò a sentire la necessità di una filosofia che fosse una filosofia””. Né si può dire, infine, che avesse torto quando recensiva la terza edizione, nel 1918, degli scritti marxistici di Croce e, per accettandone l’autoricostruzione dei rapporti con Labriola e Marx e la chiusura della esperienza marxistica “”definitivamente intorno al 1900″”, esprimeva riserve sulle tesi di quella autoricostruzione per cui “”Marx e Labriola verrebbero come a smarrirsi nella preistoria dello svolgimento spirituale del Croce””: a lui pareva di “”scorgere in germe, nel seno stesso del vecchio marxismo poi superato, parecchie delle idee”” del Croce posteriore, e “”tra le più caratteristiche della sua mentalità””. (pag 172) “”Non aveva, dunque, torto Gentile, ristampando nel 1937 i saggi del 1899, a ravvisarvi – come diceva – “”voci che non si sono mai spente in me, e qualche cosa di fondamentale in cui ancora mi riconosco e in cui altri forse meglio di me potrà ravvisare i primi germi di pensieri maturati più tardi””; così come non aveva torto a giudicare quei saggi come “”documento di cose pensate prima della fine del secolo passato, quando in Italia da me e da altri si cominciò a sentire la necessità di una filosofia che fosse una filosofia””. Né si può dire, infine, che avesse torto quando recensiva la terza edizione, nel 1918, degli scritti marxistici di Croce e, pur accettandone l’autoricostruzione dei rapporti con Labriola e con Marx e la chiusura della esperienza marxistica “”definitivamente intorno al 1900″”, esprimeva riserve sulla tesi di quella autoricostruzione per cui “”Marx e Labriola verrebbero come a smarrirsi nella preistoria dello svolgimento spirituale del Croce””: a lui pareva di “”scorgere in germe, nel seno stesso del vecchio marxismo poi superato, parecchie delle idee”” del Croce posteriore, e “”tra le più caratteristiche della sua mentalità””.”” (pag 172)”,”CROx-006″
“GALASSO G. GALANTE GARRONE GATTO TALAMO MORANDO AQUARONE BONELLA TRANFAGLIA VALIANI PERMOLI ASCOLI MAGAGNATO VACCARINO FERRARA CIRANNA PIERRI BALZANI TRAMAROLLO FLAMINI”,”Gaetano Salvemini nella cultura e politica italiana.”,”Saggi di GALASSO MORANDO AQUARONE BONELLA TRANFAGLIA VALIANI PERMOLI ASCOLI MAGAGNATO VACCARINO FERRARA CIRANNA PIERRI BALZANI TRAMAROLLO FLAMINI”,”SALV-023″
“GALASSO Giuseppe”,”L’altra Europa. Per un’antropologia storica del Mezzogiorno d’Italia.”,”Giuseppe Galasso è ordinario di Storia medievale e moderna nell’Università di Napoli.”,”ITAS-205″
“GALASSO Giuseppe”,”Economia e società nella Calabria del Cinquecento.”,”Giuseppe Galasso nato a Napoli nel 1929, già preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Napoli.”,”ITAS-021-FF”
“GALASSO Giuseppe”,”Storia d’Italia. Volume quindicesimo. Tomo primo. Il Regno di Napoli. Il Mezzogiorno angioino e aragonese (1266-1494).”,”[‘Il quadro muta, indubbiamente, dopo la metà del secolo. Il salasso demografico dovuto alla peste fu in qualche misura compensato da una controspinta assai forte nei matrimoni e nelle nascite. Buccio da Ranallo, espresse alla sua maniera rozza, ma icastica il fenomeno di una vera e propria corsa alle nozze non solo da parte di celibi e nubili, vedovi e vedove, bensì anche di religiosi e religiose, che «buttaru lu habitu», e di persone anziane («homo di novant’anni – la citola pigliosse». Il cronista aquilano segnalava pure che, sull’onda di questo grande slancio di vitalità, erano venute meno le preoccupazioni di ordine morale e religiose, («de satisfare l’anima – poco era chi se cura»), poiché si preferiva cogliere le opportunità di migliorare il proprio stato aperte dallo stesso rarefarsi della popolazione («a crescere e arriccare – poneano studio e cura» (1). Qualche parte del Regno, che aveva meno sofferto per le traversie della pestilenza, come la Calabria, poté ospitare profughi dalla Sicilia (2). Poi – superatosi anche il giubileo del 1350, che si diceva aver portato in Roma da 1.000.000 a 1.250.000 persone, grande e singolare occasione di contagio di massa, date le circostanze – seguirono anni più tranquilli. Vi furono ancora anni di carestia (…) ma, come si vede, non così frequenti come erano stati prima del 1348. Frequenti, invece, anche se meno devastanti e diffuse, continuarono ad essere le epidemie: 1356, 1360-63, 1367, 1371-74, 1384-85, 1399-1400, 1422-25, 1429-31, 1435 e seguenti, 1448-51, 1458, 1466, 1477-79, 1493 (4)’ (pag 823-824)] [‘Prima e dopo la «grande crisi» del secolo XIV’ ‘Vicende sanitarie e naturali’] [(1) L’edizione qui seguita è Buccio di Ranallo, ‘Cronica Aquilana’, a cura di DE Bartholomaeis, Roma, 1907 (…); (2) M. Villani, ‘Cronica’, lib. I, cap. 31; (3) Un’indicazione generale sul tema in S. Mazzi, ‘Salute e società nel medioevo’, Firenze 1978; (4) Corradi, ‘ad annos’]”,”ITAG-062-FV”
“GALASSO Eugen”,”Ferdinand Lassalle, padre fondatore della socialdemocrazia tedesca.”,”Eugen Galasso, originario di Bolzano, bilingue, laureato e pedagogista clinico, reflector, professore di scienze umane presso i Licei di lingua tedesca e di Lingua e letteratura tedesca nelle scuole superiori in lingua italiana. E’ da più di sette anni ricercatore di pedagogia clinica all’Università di Firenze e presso l’ ISFAR. Plurilingue, si è opposto alle modalità di dichiarazione di appartenenza etnica previste per il Censimento 2001 in provincia di Bolzano. A pag 32 l’autore addirittura parla di ‘diffamazione’ e di ‘calunnia personale’ di Marx ed Engels nei confronti di Lassalle !! “”Marx ed Engels, in polemica contro Lassalle, scrivono parole di fuoco come queste: «Intanto si mostrò – le prove di ciò vennero in mano nostra – che Lassalle in effetti aveva tradito il partito. Egli aveva concluso un contratto formale con Bismarck (in cui non aveva naturalmente in mano alcuna garanzia). Alla fine di settembre ’64 doveva andare ad Amburgo e là “”costringere”” Bismarck a incorporare lo Schleswig-Holstein, cioè proclamare quest’incorporazione in nome dei “”lavoratori””; in cambio Bismarck aveva promesso il suffragio universale e alcune ciarlatanerie socialiste. (…) È un peccato che Lassalle non abbia potuto finire questa commedia» (11) o ancora: «Prima che fossero passati due anni, Lassalle pretese che gli operai dovessero schierarsi dalla parte della monarchia contro la borghesia; e barò con il suo parente spirituale Bismarck in un modo che doveva condurre all’effettivo tradimento nei confronti del movimento, se non gli avessero, per sua fortuna, sparato in tempo» (12). (…)”” (pag 28); “”Sicuramente la posizione di Marx ed Engels era dettata dal loro impegno diretto (relativo, per Marx, ma pur sempre importante) nell’agone politico, tanto che gli studiosi successivi “”di parte marxista””, se non ribaltano la prospettiva, la ridimensionano, però, fortemente. Così Franz Mehring: “”Secondo quanto Bismarck ne riferì più tardi, fu proprio lui a fare in quelle trattative la parte del povero babbeo”” (13). “”Babbeo””, dunque, secondo Mehring, storico di orientamento marxista (ma critico), e non “”traditore””. Idem o quasi Eduard Berstein che, da curatore del quarto volume delle opere complete di Lassalle, discorsi compresi, accetta in buona sostanza le accuse di Marx ed Engels, ma parla di “”ingenuità””, non di “”tradimento””, forse anche per recuperare la figura di Lassalle nel “”pantheon”” ideale della socialdemocrazia tedesca. Più limpidamente, e forse con maggiore coerenza, Hermann Oncken ha difeso Lassalle dall’accusa di tradimento, pur riconoscendone i cedimenti nei confronti dell'””Eisener Kanzler”” (cancelliere di ferro): “”Lassalle, anche se si è adattato, ha conservato nella sua visione i propri scopi politici e sociali finali e si è mantenuto un’indipendenza personale e mano libera”” (14). Ancor più deciso Gustav Mayer: “”Sarebbe senz’altro stolto pensare che Lassalle abbia avuto l’intenzione di condurre la classe operaia nel campo di Bismarck. Non può esservi alcun dubbio sul suo orientamento socialista e rivoluzionario. Ma tuttavia si può considerare la trattativa, che Lassalle condusse con Bismarck, come un’azione politica che suscita dubbi. Era un dubitare della forza della classe operaia da lui creata”” (15)”” (pag 29-30) [Eugen Galasso, Ferdinand Lassalle, padre fondatori della socialdemocrazia tedesca’, Edizioni Cedocs, Bolzano, 2011] [(11) Marx an Kugelmann, den 23. Februar 1865, in Marx-Engels ‘Ausgewählte Werke’, Band 2, Moskau, Verlag für fremdsprachige Literatur, 1950, s. 429; (12) Engels an Kautsky’, den 23. Februar 1893, ibidem, s. 38-39; (13) Franz Mehring, ‘Storia della Germania moderna’, Milano, 1957, pp. 121-122; (14) H. Oncken, ‘F. Lassalle. Eine politische Biographie’, IV. Durchgearbeitete Auflage’, Stuttgart und Berlin (DV, 1923, s. 401); (15) G. Mayer, op. cit., dove Mayer è ‘Herausgeber’ (cioè editore, nell’accezione del curatore) (F. Lassalle, Nachgelassene Briefe und Schriften’, 1967, ristampa e cura di Gustav Mayer, Osnabrück)]”,”LASx-060″
“GALASSO Giuseppe”,”La filosofia in soccorso de’ Governi. La cultura napoletana del Settecento.”,”Giuseppe Galasso, nato a Napoli nel 1929 è oggi professore presso l’Università di Napoli. Tra le sue pubblicazioni: La riforma agraria in Calabria, Il commercio amalfitano nel periodo normanno, Carlo V e Milano nell’opera di Federico Chabod, La ripresa dei movimenti migratori e le aree povere del Mezzogiorno d’Italia, La crisi della libertà italiana e l’equilibrio della politica europea nel secolo XVI, Migrazioni e insediamenti nel Mezzogiorno d’Italia, A proposito della definizione di giacobinismo, Professioni, arti e mestieri della popolazione di Napoli nel secolo XIX, Economia e società nella Calabria del Cinquecento, Napoli spagnola dopo Masaniello, Potere e istituzioni in Italia. Ha contribuito inoltre alla Storia d’Italia Einaudi con il saggio Le forme del potere, classi e gerarchie sociali.”,”FILx-148-FL”
“GALASSO Giuseppe”,”Mezzogiorno medievale e moderno.”,”Giuseppe Galasso, nato a Napoli nel 1929 è stato professore presso l’Università di Napoli. Ha pubblicato numerose opere tra cui ‘Migrazioni e insediamenti nel Mezzogiorno d’Italia’ (1959)”,”ITAS-008-FSD”
“GALASSO Giuseppe”,”Potere e istituzioni in Italia. Dalla caduta dell’Impero romano ad oggi.”,”””Da questo punto di vista si può anche affermare che il secolo XIX segni addirittura qualche passo indietro rispetto al XVIII, e l’apertura europea dell’illuminismo non appare eguagliata in Italia dalla cultura romantica. Anche sul piano della letteratura civile, l’influenza di un Carli o di un Verri, di un Giannone o di un Filangieri appare di gran lunga superiore a quella di un Rosmini o di un Balbo, di un Poerio e di uno Spaventa; un libro come il foscoliano ‘Jacopo Ortis’ vince nettamente il confronto con ‘Le mie prigioni’ del Pellico, così come la critica di un Baretti appare assai più viva e vitale degli scritti di un Puoti o di un Giordani; anche un Mazzini o un Gioberti, per parlare degli autori che ebbero più larga diffusione, appaiono più sfuocati, dinanzi alle rispettive generazioni, di un Beccaria o di un Genovesi. E ciò senza parlare della circolazione europea di questi scrittori, che fu certamente di molto più larga per gli autori settecenteschi. Forse, sotto un solo rispetto la cultura ottocentesca prosegue, potenziandolo e allargandolo, il moto settecentesco, ed è nello strumento prescelto per dar vita ad un gruppo di pressione politico-intellettuale. La tradizione settecentesca della rivista, che aveva ne “”Il Caffé”” il suo episodio più rilevante, è continuata con una vivacità non priva di punte assai ragguardevoli, come “”Il Conciliatore””, “”L’Antologia””, “”Il Politecnico””. La cultura politica italiana continua a sentire, invece, assai meno la tradizione anglo-francese del ‘pamphlet'””. (pag 193)”,”ITAG-003-FSD”
“GALASSO Eugen”,”Ferdinand Lassalle, padre fondatore della socialdemocrazia tedesca.”,”Originario di Bolzano, bilingue, plurilaureato, pedagogista, professore di Scienze umane presso i Licei di lingua tedesca e di Letteratura tedesca nelle scuole superiori di lingua italiana, E. Galasso è pure ricercatore di pedagogia clinica all’Università di Firenze e presso l’ ISFAR. 2025 Bicentenario della nascita di E. Galasso”,”LASx-062″
“GALBRAITH John Kenneth”,”The Affluent Society.”,”Altri libri di GALBRAITH: -American Capitalism. -The Great Crash, 1929 -The Liberal Hour”,”USAS-002″
“GALBRAITH John Kenneth”,”Storia della economia. Il passato come presente.”,”GALBRAITH è nato in Canada e ha studiato a Berkeley nel periodo della Grande Depressione, insegnando poi nelle università di California, Princeton, Cambridge per passare all’altra Cambridge, a Harvard, dove oggi (1987) è Professor Emeritus di economia. Sotto la Presidenza di F.D. ROOSEVELT ha organizzato il sistema di controllo dei prezzi in tempo di guerra e ha svolto un ruolo centrale nella politica economica dello stesso periodo, ricoprendo poi altri incarichi pubblici nell’amministrazione KENNEDY. Già P dell’ American Economic Association e oggi (1987) P dell’ American Institute and Academy of Arts and Letters, è autore di molti libri.”,”ECOT-034″
“GALBRAITH John Kenneth”,”La moneta. Da dove viene e dove va.”,”GALBRAITH è nato nel 1908, professore di economia ad Harvard, esponente politico democratico ha avuto incarichi speciali di governo fin dai tempi di ROOSEVELT.”,”ECOI-080″
“GALBRAITH J.K.”,”L’ economia e l’ interesse pubblico.”,”GALBRAITH è nato nel 1908. Professore di economia a Harvard, uomo politico di parte democratica, ha ricevuto incarichi speciali dai tempi di F.D. ROOSEVELT. Questo libro chiude la trilogia apertasi con ‘La società opulenta’ e ‘Il nuovo stato industriale’.”,”USAE-027″
“GALBRAITH John Kenneth”,”Il capitalismo americano. Il concetto di potere di equilibrio. (Tit.orig.: American Capitalism)”,”Economia sviluppo tecnico. pag 102 “”Essendo lo sviluppo costoso, ne segue che può venire intrapreso soltanto da un’ azienda con i mezzi che derivano da una considerevole ampiezza. Inoltre, se un’ azienda non ha nelle sue mani una parte importante del mercato manca di incentivi sufficienti per destinare una spesa notevole allo sviluppo. In pratica, ci sono ben poche innovazioni che non possano imitarsi, in cui la segretezza o la protezione del brevetto accordi al pioniere un vantaggio considerevole. Il concorrente del modello deve quindi attendersi che la sua innovazione sia prontamente copiata o imitata.”” (pag 105-106) “”Il risultato di tutto ciò è che ci deve essere un qualche elemento monopolistico perché un’ industria sia progressiva.”” (pag 107)”,”USAE-045″
“GALBRAITH John Kenneth”,”L’ età dell’ incertezza.”,”GALBRAITH John Kenneth è nato nel 1908. Professore di economia ad Harvard uomo politico di parte democratica, ha avuto incarichi speciali di governo (a cominciare da quello di F.D. Roosevelt e durante la presidenza Kennedy è stato ambasciatore degli Stati Uniti in India. Come scrittore è pubblicato in italiano: ‘ll capitalismo americano’ (1955), ‘ll grande crollo’, ‘La società opulenta’, ‘Il trionfo’, ‘Il nuovo stato industriale’, ‘Il potere militare negli Stati Uniti’, ‘L? economia e la qualità della vita’, ‘Passaggio in Cina’, ‘L’ economia e l’ interesse pubblico”, La moneta’ (1976). “”Marx fu anche un giornalista brillante, e tutti gli americani appartenenti al partito repubblicano, compresi i signori Gerald Ford e Ronald Reagan, molto eminenti al momento in cui scrivo, possono notare con adeguato orgoglio che, in un periodo della sua vita di eccezionale povertà, egli si mantenne lavorando per il “”New York Tribune”” e venne descritto dal direttore come il suo corrispondente più in gamba oltreché il meglio pagato. Il “”New York Tribune””, insieme all’ “”Herald”” progenitore dell’ “”Herald Tribune”” di oggi, fu, per intere generazioni, l’ organo della più alta classe dirigente del partito repubblicano. Marx ebbe ulteriori contatti con i repubblicani. Dopo le elezioni del 1864, egli espresse calorose congratulazioni a Lincoln per la vittoria dei repubbliani – e per il progresso della guerra: “”I lavoratori d’ Europa”” egli disse “”sentivano istintivamente che la bandiera a stelle e strisce rappresentava il futuro della loro classe””.”” (pag 74) “”Marx era un giovane profondamente romantico. Scrisse poesie, quasi tutte illeggibili, almeno a detta della sua famiglia – e saggi idealistici (alcuni sono giunti sino a noi) sulla natura, la vita e la scelta di una carriera. Una carriera dovrebbe scegliersi laddove si può “”più efficacemente operare per l’ umanità… e le nostre ceneri saranno bagnate dalle lacrime ardenti di uomini nobili””. “” (pag 77)”,”USAE-057″
“GALBRAITH John Kenneth”,”Théorie de la pauvreté de masse.”,”GALBRAITH John Kenneth per anni titolare di una cattedra nell’ Università di Harvard, ex ambasciatore americano in India, membro di commissioni ufficiali durante la seconda guerra mondiale, ex Presidente dell’ Associazione economica americana. Membro degli organi direttivi del partito democratico è noto per la sua trilogia ‘L’era dell’ opulenza’, ‘Il nuovo Stato industriale’ e ‘La scienza economica e l’ interesse generale’. Ha scritto pure ‘Il denaro’ e ‘L’ era dell’ incertezza’. “”La solution au problème du développement industriel qu’a préconisée le monde capitaliste a été marginalement meilleure. Mais paradoxalement, cela est dû à ce seul fait que, sans le vouloir, il a été plus fidèle que le monde socialiste aux préceptes de Marx et de Lénine. Marx affirmait avec beaucoup de cohérence et d’éloquence le caractère rigoureusement séquentiel du développement économique et politique. Le capitalisme était une condition préalable essentielle à l’instauration du socialisme; pour parler en termes modernes, il développait la discipline et l’expérience industrielles qui rendaient possible la transition ultérieure vers le socialisme. Il créait quelque chose à socialiser. Personne ne se serait rallié aussi volontiers que Marx à l’idée que dans le pays pauvres, la compétence administrative est une ressource rare et qu’il est nécessaire qu’elle se développe avant que le socialisme puisse réussir. A la veille de sa mort, Lénine en était arrivé, dans la pratique, à la même conclusion””. (pag 126)”,”PVSx-038″
“GALBRAITH John Kenneth”,”Il nuovo Stato industriale. (Tit.orig.: The New Industrial State)”,”””L’emendamento Thomas dava al Presidente il potere di procedere, a suo piacimento, all’espansione monetaria. Fu nell’autunno che Roosevelt decise di servirsene vendendo e comprando oro a prezzi variabili, per svalutare il valore del dollaro; il suo scopo era essenzialmente quello di garantire un rialzo dei prezzi interni. Ma allora doveva lottare contro gli acquisti stranieri tendenti a rivalutare il dollaro e che si spiegavano sia con l’eccedenza dei conti americani all’estero sia con le prospettive di ripresa economica negli Stati Uniti. Così nel gennaio 1934, fu presa una nuova decisione: il Tesoro americano avrebbe ormai comprato e venduto oro al corso “”fisso”” di 35 dollari l’oncia. Era una stabilizzazione di fatto e per una serie di cause storiche accidentali ha regolato fino ai giorni nostri i rapporti tra dollaro e oro. Ma a quell’epoca non era vista sotto questa angolazione; vi si scorgeva al contrario un rafforzamento e consolidamento della svalutazione. Mentre l’emendamento Thomas autorizzava il Presidente a svalutare la moneta fino al 50% del suo valore, la fissazione del prezzo dell’oro a 35 dollari l’oncia equivaleva ad una svalutazione all’incirca del 60%””.”,”USAE-066″
“GALBRAITH John Kenneth”,”L’economia della truffa.”,”GALBRAITH John Kenneth “”Quasi settant’anni fa, in un’apprezzata ricerca – ‘The Modern Corporation and Private Property’ – due noti studiosi della Columbia University e stimate figure pubbliche, Adolf A. Berle Jr. e Gardiner C. Means, annunciarono che il legame tra la proprietà della grande impresa e la sua gestione era ormai interrotto. A loro giudizio, la direzione di una grande, moderna società di capitali era un compito molto complesso e diversificato. Perciò, per ragioni strettamente pratiche, il potere era passato agli amministratori, dotati di sufficienti capacità e preparazione; e il passaggio era da considerare definitivo. Nondimeno, l’idea che la proprietà abbia l’ultima parola era sopravvissuta e sopravvive””. (pag 99-100) “”A suo tempo, “”capitalismo”” non era solo la definizione accettata del sistema economico vigente; nella parola era implicito il riferimento a coloro che esercitavano il potere economico e di conseguenza politico. Si parlava di capitalismo mercantile, capitalismo industriale, capitalismo finanziario. Espressioni usate ancora oggi, ultima fragile barriera rispetto alla totale ridefinizione del sistema, perfino nelle sue manifestazioni storiche. Non basta il riferimento ‘sic et simpliciter’ per descrivere Venezia, supremo esempio di capitalismo mercantile. E la nozione di rivoluzione industriale rinvia a quella di capitalismo industriale; della sua nascita e della sua potenza. Nel moderno mondo finanziario, d’altra parte, l’allusione al capitalismo non è mai scomparsa del tutto; il legame tra la ricchezza – il possesso di capitali – e il potere è troppo evidente. Ma è indubitabile che la ridefinizione del sistema, la messa al bando della brutta parola “”capitalismo””, sia in larga misura riuscita. Parlare di “”mercato””, giova ripeterlo, è insulso, fuorviante, insufficiente e irrilevante. E’ un tentativo di proteggersi dal ricordo degli aspetti sgradevoli del potere capitalista nonché, come si è accennato, dall’eredità concettuale di Marx ed Engels e dalla eccezionale abilità retorica dei loro eredi. Oggi si nega che singole imprese e singoli capitalisti detengano il potere economico; che il mercato sia governato in modo ampio ed efficace è qualcosa che non si trova nemmeno in gran parte della dottrina economica. Donde la truffa. Un altro nome ci riempe oggi la bocca: “”sistema della grande impresa””. Nessuno può dubitare che gli attuali giganti della produzione di beni e servizi siano una forza dominante nell’economia contemporanea; meno che mai negli Stati Uniti. Ma le allusioni a questo stato di cose sono rare o assenti. Amici e beneficiari del sistema, quando hanno buon senso, preferiscono non attribuire l’autorità ultima alle corporation. Meglio il bonario, vacuo riferimento al mercato””. [John Kenneth Galbraith, L’economia della truffa, 2010] (pag 67-69)”,”ECOI-322″
“GALBRAITH John Kenneth MENSHIKOV Stanislav”,”Capitalism, Communism and Coexistence. From the Bitter Past to a Better Prospect.”,”GALBRAITH J.K. è Paul M. Warburg Professor of Economics Emeritus alla Harvard University. E’ stato ambasciatore americano in India durante l’ammistrazione Kennedy. E’ stato presidente dall’American Academy and Institute of Arts and Letters e dell’American Economic Association. E’ autore tra l’altro di ‘The Great Crash’. MENSHIKOV è professore e autore di ‘Millionaires and Managers’. E’ stato funzionario delle Nazioni Unite e membro dello stadff del Comitato Centrale comunista (Urss). Libro donato da Tino Albertocchi”,”RUSU-243″
“GALBRAITH John Kenneth, saggi a cura di Andrea D. WILLIAMS”,”A contemporary guide to Economics Peace and Laughter.”,”GALBRAITH John K. Dono famiglia di Tino Albertocchi Contiene: Riflessioni sulla crisi del 1929 (Crash of 1929) (pag 125-150) e Grande depressione (Great Depression) (pag 344-360 e altre)”,”USAE-116″
“GALBRAITH John Kenneth”,”Il trionfo. Un romanzo sulla diplomazia moderna.”,”Dedicato dall’autore a Averell Harriman “”La storia, e anche la letteratura, hanno ampiamente strombazzato l’associazione del sesso con la diplomazia. Molte delle più sbalorditive imprese diplomatiche del passato sono state iniziate o, a seconda dei casi, completate, in un letto”” (pag 202)”,”USAP-083″
“GALBRAITH John Kenneth”,”Il potere militare negli Stati Uniti.”,”J.K. Galbraith è nato a Iona Station nel 1908. Economista, ha sempre alternato l’insegnamento alla politica attiva ricoprendo, dal 1935 in poi, varie cariche governative fra le quali quelle di consigliere del presidente Kennedy e di ambasciatore in India nel periodo 1961-1963. Uomo politico di primo piano, è fra i maggiori esponenti dell’ala sinistra del partito democratico. E’ conosciuto in Italia per ‘Il capitalismo americano’ (1955), ‘Il grande crollo’ (1962), ‘La società opulena’ (1963), ‘Il trionfo’ (1968), e ‘Il nuovo Stato industriale’ (1968).”,”USAQ-002-FV”
“GALBRAITH John Kenneth”,”Cose viste. Viaggio attraverso un secolo di economia.”,”J.K. Galbraith americano di origine canadese, ha insegnato nelle università di Princeton, Cambridge, Harvard. “”A Marx dobbiamo, in gran parte, il concetto di determinismo economico, la comprensione del ruolo potente e addirittura decisivo delle forze economiche nel divenire della storia umana. Questo concetto era valido centocinquanta anni fa, quando le idee e il sistema dottrinale di Marx si stavano formando; oggi vale non meno di allora”” (pag 19)”,”USAE-117″
“GALBRAITH John Kenneth”,”La buona società.”,”J.K. Galbraith americano di origine canadese, ha insegnato nelle università di Princeton, Cambridge, Harvard. “”E’ stata questa mobilità verso l’alto che negli Stati Uniti ha permesso alle minoranze un tempo ribelli di irlandesi, italiani ed ebrei di abbandonare frustrazione, rabbia, e in qualche caso comportamenti criminali, in favore di una pacifica partecipazione alla vita della società che li ha portati alla leadership economica e politica”” (pag 83)”,”USAE-118″
“GALBRAITH John Kenneth”,”Journal d’un Ambassadeur. Compte rendu personnel des Années Kennedy.”,”Incentrato principalmente sui rapporti Stati Uniti – India durante la presidenza di J.F. Kennedy Colloquio con Nehru nel corso della guerra indo-cinese: “”Nous avons parlé un peu de la situation militaire et en le quittant je lui ai affirmé que comme d’habitude nous nous conformerons à notre politique d’amitié discrète et inébranlable. Il m’a serré la main avec effusion en haut de l’escalier. (…)”” (pag 380)”,”USAP-084″
“GALBRAITH John Kenneth”,”Une vie dans son siècle. Mémoires.”,”John Kenneth Galbraith (1908-2006) racconta nel suo libro di memorie ‘Una vita nel mio secolo’, con un mix di scetticismo, humor, ironia e distaccamento, passione per tutto e tutti, salvo che per lui stesso, la sua eccezionale carriera e la ‘fauna’ internazionale che ha incrociato: da Roosevelt a Albert Speer, da Kennedy a Nehru, senza dimenticare De-Gaulle. Questo figlio di ‘farmers’ dell’Ontario è un ventenne quando lo spettacolo della Grande Depressione rinforzò sia il suo senso dell’assurdo che il suo progressismo innato. Entrato nell’amministrazione Roosevelt nel 1934, sarà militante nella campagna democratica del 1940 e direttore dell’Ufficio dei prezzi durante la guerra. Si trova a Norimberga dove interroga tra gli altri Goering e Ribbentrop. Professore ad Harvard, partecipa alle campagne di Stevenson e di Kennedy. Ambasciatore in India, contribuisce nel 1962 a mettere fine al conflitto sino-indiano. Presidente dell’ Americans For Democratic Action, si lancia nel movimento contro la guerra del Vietnam. Economista di reputazione mondiale e inventore del concetto di “”tecnostruttura””, giornalista coccolato dai media, grande figura dell’intelligentsia all’americana, Galbraith era un uomo che voleva comprendere il suo secolo e farlo comprendere. (4° di cop) La seconda guerra mondiale vista dall’interno degli Stati Uniti. “”Devant la Maison-Blanche, et aussi devant l’ambassade du Japon, de petites foules s’étaient formées. Ces gens-là aussi croyaient avoir rendez-vous avec le destin. Eux aussi n’avaient trouvé que déception. Le souvenir de cette soirée ne m’a pas quitté. Des années plus tard, il m’a inspiré une analyse des réunions que Herbert Hoover tenait avec les dirigeants des milieux d’affaires au lendemain du krach de 1929. L’appellation que je donnai à ces séances est passée dans l’usage presque courant, «no-business meetings»: «On tient des réunions parce que les hommes recherchent in compagnie ou, au minimum, souhaitent échapper à l’ennui de leurs qui préside et cela les conduit à convoquer des assemblées qu’ils peuvent présider. Enfin, on trouve le genre de réunion qui est convoquée non pas parce qu’il y a des affaires à régler, mais parce qu’il est nécessaire de donner l’impression que des affaires s’y règlent. Ces réunions son plus que des substituts de l’action: elles finissent par être considérées comme l’action elle-même» (1). L’histoire militaire de la Seconde Guerre mondiale, en Europe, dans le Pacifique et en Asie a été amplemente racontée. La guerre à Washington, beaucoup moins; quant à ses absurdités, presque pas. À l’automne de 1940, je l’ai dit, un conflit opposait les partisans du New Deal et les hommes d’affaires, ceux qui craignaient que la mobilisation et le retour en force des dirigeants d’entreprise ne missent un terme à l’ère rooseveltienne et ceux qui espéraient à la fois sauver la patrie et l’arracher aux griffes de Roosevelt. Mais, au moment de Pearl Harbor, ce conflit avait pris une forme triangulaire. Partisans du New Deal et patrons constituaient à se disputer le pouvoir mais les militaires faisaient à présent sentir leur influence. Rares étaient ceux qui avaient pris conscience de leur puissance auparavant. Les hommes du New Deal, emboîtant le pas à Roosevelt, s’étaient convertis à la guerre. Ils estimaient à présent qu’il fallait procéder avec toute la diligence possible à la mobilisation de l’État. Lorsqu’un accroissement de la production s’imposait, comme dans le cas de l’acier, tous les moyens étaient bons pour l’obtenir”” (pag 146-147) [(1) ‘La Crise économique de 1929, anatomie d’une catastrophe financière’, Paris, 1970, p. 163] [“”Di fronte alla Casa Bianca, e anche di fronte all’ambasciata giapponese, si erano formate piccole folle. Queste persone credevano anche di avere un appuntamento con il destino. Anche loro non avevano trovato altro che delusione. Il ricordo di quella sera non mi ha mai lasciato. Anni dopo, mi ha ispirato ad analizzare le riunioni che Herbert Hoover ha tenuto con i dirigenti d’azienda dopo il crollo del 1929. Il nome che ho dato a questi le riunioni sono passate nell’uso quasi corrente, “”incontri senza affari””: “”Teniamo riunioni perché gli uomini sono in cerca di compagnia o, almeno, vogliono sfuggire alla noia di chi le presiede e questo li porta a convocare delle assemblee che essi possono presiedere. Infine, c’è il tipo di riunione che viene convocato non perché ci siano questioni da risolvere, ma perché è necessario dare l’impressione che ci siano problemi che si risolvono. Questi incontri sono più che dei sostituti dell’azione: finiscono per essere considerati come l’azione stessa” (1). La storia militare della seconda guerra mondiale, in Europa, nel Pacifico e in Asia, è stata ampiamente raccontata. La guerra a Washington, molto meno; per quanto riguarda le sue assurdità, pressoché no. Nell’autunno del 1940, come dicevo, ci fu un conflitto tra sostenitori del New Deal e gli uomini d’affari, quelli che temevano che la mobilitazione e il ritorno in forza dei dirigenti d’azienda avrebbero posto fine al ‘Era Rooseveltiana e coloro che speravano sia di salvare la patria che di strapparla dalle grinfie di Roosevelt. Ma, al tempo di Pearl Harbor, questo conflitto aveva assunto una forma triangolare. I sostenitori del New Deal e il padronato erano in competizione per il potere, ma i militari ora stavano facendo sentire la loro influenza. Rari erano coloro che in precedenza avevano coscienza della loro potenza. Gli uomini del New Deal, seguendo Roosevelt, si erano convertiti alla guerra. Ora stimavano che occorreva procedere con la massima diligenza alla mobilitazione dello Stato. Quando era necessario un aumento della produzione, come nel caso dell’acciaio, ogni mezzo era buono per ottenerlo””] [(1) ‘La Crise économique de 1929, anatomie d’une catastrophe financière’, Paris, 1970, p. 163]”,”BIOx-358″
“GALBRAITH John Kenneth”,”Soldi. Conoscere le logiche del denaro per capire le grandi crisi.”,”J.K. Galbraith (1908-2006) economista di fama mondiale, ha insegnato nelle Università di Princeton, Cambridge e Harvard. Ha pubblicato ‘Il grande crollo’, ‘Storia dell’economia’, e ‘L’economia della truffa’ (Bur) Keynes e la politica economica finanziaria inglese all’inizio della seconda guerra mondiale (pag 263-265) ‘La seconda guerra mondiale arrivò in Gran Bretagna negli Stati Uniti solo gradatamente. Dagli ultimi giorni dell’estate del 1939 all’invasione della Francia nel maggio dell’anno successivo, gli inglesi potevano ancora credere; per quanto improbabile possa apparire a distanza di anni, di riuscire a evitare un conflitto di dimensioni planetarie. E negli Stati Uniti, fino alla caduta della Francia, la speranza prevalente era di rimanerne fuori. Solo a poco a poco, nei mesi successivi questa speranza lasciò il posto alla paura che gli Stati Uniti potessero non esservi coinvolti e che Hitler potesse trionfare. La conseguenza fu in entrambi i paesi un periodo dedicato alla pianificazione, che coincise di fatto con le insistenze da parte dei rispettivi governi di dimostrare, per rassicurare l’opinione pubblica, che tale pianificazione era effettivamente in corso. E una sua parte non trascurabile riguardava l’economia. In entrambi i Paesi la pianificazione economica risentiva molto del nuovo modello fiscale keynesiano. La politica proposta in tempo di pace contro la disoccupazione avrebbe funzionato anche in tempo di guerra contro l’inflazione; sarebbe bastato sostituire alla spesa pubblica destinata ad aumentare l’occupazione una tassazione più alta al fine di limitare la domanda e i consumi civili. Queste restrizioni avrebbero reso disponibili per le necessità militari manodopera, impianti e materie prime. Il nocciolo del discorso era questo; per il resto si trattava solo di dettagli. Che la pianificazione britannica si conformasse al modello keynesiano non era certo sorprendente, in quanto il suo più influente architetto era proprio Keynes. Nei mesi di preparazione, egli aveva espresso dettagliatamente le sue opinioni prima sul “”Times”” e poi in un opuscolo a vasta diffusione dal titolo ‘Come pagare i costi della guerra’ (1). Alle necessità basilari della vita – cibo, affitto, abbigliamento indispensabile – si sarebbe provveduto in quantità sufficienti e a prezzi stabili. Se i costi fossero saliti, si doveva intervenire con sussidi per mantenere la stabilità dei prezzi, eliminando così qualsiasi giustificazione degli aumenti salariali. La stabilità salariale era infatti importante. Per il resto la domanda aggregata, o potere d’acquisto della nazione, sarebbe stata mantenuta più o meno in equilibrio con l’offerta dei beni disponibili per l’acquisto ai prezzi correnti. Questo obiettivo sarebbe stato raggiunto sia con la tassazione sia con un’altra innovazione keynesiana, il risparmio obbligatorio. Sarebbe stata cioè effettuata una trattenuta sui salari, sugli stipendi e sui redditi d’ogni tipo, da restituirsi con i relativi interessi dopo la guerra. Dopo la buia esperienza degli anni Trenta, questo rinvio al potere d’acquisto dell’immediato dopoguerra sarebbe stato certamente uno stimolo assai gradito. Il postulato fondamentale era la riduzione o l’eliminazione di potere d’acquisto. Keynes diceva: «L’unico modo di evitare l’inflazione consiste nel ritirare dal mercato, con la tassazione e con la dilazione, una sufficiente percentuale del potere d’acquisto dei consumatori, in modo da eliminare una forza che spinge irresistibilmente all’aumento dei prezzi» (2). Al controllo diretto dei prezzi o al razionamento si attribuiva invece un’importanza secondaria: «Una qualche forma di razionamento e di controllo dei prezzi dovrebbe essere inclusa nel nostro progetto e potrebbe essere un prezioso ‘complemento’ della nostra proposta ‘fondamentale’ (3). A Washington, come già qualche anno prima, la reazione alle nuove idee di Keynes fu più immediata e rispettosa che a Whitehall. Di conseguenza, venne prospettato un piano sostanzialmente simile. A Washington però c’era anche una alternativa. Richiamandosi alle sue esperienze della Prima guerra mondiale, Bernard Baruch insisteva nel sostenere che nell’eventualità di un altro conflitto l’unico provvedimento sarebbe stato il controllo generale dei salari e dei prezzi’ (pag 263-265) [(1) John M. Keynes, ‘How to Pay for the War’, Harcourt Brace and Co., New York, 1940; (2) Ibidem, p. 51; (3) Ibidem, p. 51] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”ECOI-409&#8243;
“GALBRAITH John Kenneth”,”La moneta. Da dove viene e dove va.”,”John Kenneth Galbraith è nato nel 1908. Professore di economia a Harvard, uomo politico di parte democratica, ha avuto incarichi speciali di governo fin dai tempi di Roosevelt ed è stato ambasciatore degli USA in India.”,”ECOT-196-FL”
“GALDO Antonio”,”Pietro Ingrao, il compagno disarmato.”,”Antonio Galdo, giornalista e scrittore, ha pubblicato tra l’altro ‘Saranno potenti? Storia, declino e nuovi protagonisti della classe dirigente italiana’, Sperling. ‘Pensammo una torre, scavammo nella polvere’ (Ingrao)”,”PCIx-005-FMP”
“GALEANO Eduardo”,”Specchi.”,”Nel volume non ci sono fonti bibliografiche. Eduardo Galeano è nato a Montevideo (Uruguay) nel 1940 dove ha iniziato l’attività giornalistica. Nel 1973 è vissuto in esilio in Argentina e in Spagna. All’inizio del 1985 è tornato nel suo paese. Tra le sue opere: ‘Le vene aperte dell’America Latina’ (Sperling). E’ morto nel 2015. I profeti del ventesimo secolo. Karl Marx e Friedrich Engels avevano scritto ‘Il manifesto del partito comunista’ a metà del diciannovesimo secolo. Non l’avevano scritto per interpretare il mondo, bensì per contribuire a cambiarlo. Un secolo e mezzo dopo, un terzo dell’umanità viveva in società che s’ispiravano a questo pamphlet di appena ventitré pagine. Il ‘manifesto’ fu una profezia azzeccata. Il capitalismo è un mago incapace di controllare le forze che scatena, dissero gli autori, e ai nostri giorni lo può constatare, a prima vista, chiunque abbia occhi per vedere. Ma agli autori non passò per la testa che il mago potesse avere più vite di un gatto”” (pag 248)”,”AMLx-164″
“GALENSON Walter”,”The Danish System of Labor Relations. A Study in Industrial Peace.”,”GALENSON Walter è Associate Professor of Industrial Relations, University of California at Berkeley.”,”MEOx-019″
“GALENSON Walter a cura, saggi di John Clarke ADAMS Isaac DEUTSCHER Allan FLANDERS Walter GALENSON Val R. LORWIN Philip TAFT Kenneth F. WALKER”,”Comparative Labor Movements.”,”””Un decreto del 28 dicembre 1938, firmato da Stalin (per il partito), Molotov (per il governo), e Shvernik (per i sindacati) incorporava i seguenti provvedimenti: Il diritto dei lavoratori a una festività pagata dopo cinque mesi e mezzo di impiego era abolito; per l’ avvenire i giorni festivi erano concessi solo dopo undici mesi di lavoro ininterrotto”” (Isaac Deutscher) (pag 541)”,”MOIx-016″
“GALENSON Walter”,”The Scandinavian Labor Movement. Scandinavia from Comparative Labor Movements edited by Walter Galenson.”,”Il movimento sindacale in Danimarca ed in Scandinavia. “”Il sindacato di mestiere danese è molto più monopolista di quanto descritto da Perlman nel “”A Theory of the Labor Movement””. Ma rimane vero per questo prototipo solo in virtù di speciali circostanze dello sviluppo economico danese. I suoi compagni svedesi e norvegesi, nonostante il loro debito iniziale nei confronti dell’ esempio organizzativo danese, abbandonarono il monopolio del mestiere per un ampio unionismo industriale””. (pag 125)”,”MEOx-068″
“GALETTI Paola”,”Uomini e case nel Medioevo tra Occidente e Oriente.”,”Paola Galetti insegna a Bologna Esegesi delle fonti antiche medievali presso la Facoltà di Lettere e Filosofia e Storia medievale presso la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali. È curatrice di ‘Donne e lavoro nell’Italia medievale’ (con B. Andreoli e M.G. Muzzarelli, Torino, 1991) e autrice di ‘Abitare nel Medioevo. Forme e vicende dell’insediamento rurale nell’Italia altomedievale’ (Firenze 1997).”,”STMED-076-FSD”
“GALGANO Francesco”,”Le istituzioni dell’ economia capitalistica. Società per azioni Stato e classi sociali.”,”Francesco GALGANO è nato a Catania nel 1933. E’ professore di diritto civile nell’ Università di Bologna. dove ha insegnato anche diritto commerciale e istituzioni di diritto privato. Opere principali. ‘Il principio di maggioranza nelle società personali’ (1960); ‘Le associazioni non riconosciute’ (1967), ‘Le persone giuridiche’ (1969) ecc.”,”TEOC-125″
“GALIANI Ferdinando”,”Dialoghi sul commercio dei grani. ‘Dialoghi fra il marchese di Roquemaure e il cavaliere Zanobi'”,”Al “”galante e pieno di spirito”” abbé GALIANI, MARX riconobbe il merito di aver svolto una “”esatta analisi della merce”” e di aver posseduto un “”esatto concetto del valore””. Anche VOLTAIRE lodò i ‘Dialoghi’ di GALIANI. Il suo libro rivela finezza dialettica e realismo spregiudicato, senso critico e attenzione alla concretezza dei fenomeni economici. E’ uno dei documenti più importanti del dibattito sulla teoria economica del Settecento. Con la loro brillante satira, i Dialoghi spazzano via i pesanti trattati dei fisiocratici contribuendo a mettere in crisi la stessa politica economica del governo francese.”,”ECOT-035″
“GALIANI Ferdinando, a cura di Alberto MEROLA”,”Della moneta.”,”””Proprio dal giudizio di Schumpeter si può prender le mosse anche per esaminare il secondo aspetto dell’analisi del valore tentata da Galiani. Il quale non si ferma, infatti, a considerare il “”valore d’uso””, ma subitaneamente “”si volge dalla ‘rarità’, riferita alla quantità di merce, alla ‘fatica’; e da questo punto in poi la eleva alla dignità di un unico fattore di produzione, la considera l’unica circostanza ‘che dà valore alla cosa’”” fino a venir delineando una teoria fondata sul valore di equilibrio come proporzionale alla quantità di lavoro, il che sarebbe in tutti gli elementi essenziali precisamente la teoria di Ricardo e di Marx (vol. 1, p. 368). Questa parte, che pure è affrontata esplicitamente e a lungo nel trattato ‘Della moneta’, ha attirato di meno l’attenzione degli studiosi. Solo Achille Loria, forse per una sue certa formazione marxistica, è largo di riconoscimenti, e giudica Galiani “”fra i primi economisti che abbia ridotto al solo slavoro la misura del valore di scambio””, appoggiandosi a quanto già scrivevano al riguardo tanto J.B. Say quanto McCulloch (p. 37). Ma, al contrario di Loria, Graziani per esempio ascrive a merito di Galiani e a sua originalità rispetto a Locke e a Cantillon proprio il fatto di aver dato nella sua costruzione poco posto al lavoro, che sarebbe considerato solo come uno fra “”i vari elementi che tutti si riannodano al concetto di utilità largamente inteso”” (p. 105). E tacciano in merito, o quasi, altri critici fra i più accurati e favorevoli, come Einaudi, Lanzillo, Tagliacozzo. … finire (pag XXIII-XXIV-XXV, introduzione di Alberto Caracciolo a volume di Ferdinando Galiani, ‘Della moneta’, Milano 1963, a cura di Alberto Merola]”,”ECOT-013-FV”
“GALIC Robert”,”La révolution Russe et la guerre mondiale. Nouvelles de Russie. Janvier 1917 – Mars 1918.”,”GALIC Robert professore di storia e geografia. “”Cette insurrection avait bien été le fait d’une minorité armée, peut-être une vingtaine de milliers de personnes (au cours de la révolution de Février la grève générale du 10 mars avait, elle, mobilisé plus de 200.000 ouvriers). Même si elle avait tiré parti de la passivité, voire de la bienveillance d’une fraction plus grande de la population (pas des cheminots), ce fut bien là l’action de “”révolutionnaires professionnels””. Dans son ouvrage “”Dix jours qui ébranlèrent le monde””, John Reed, ce jeune journaliste, l’un des fondateurs du Parti communiste américain, sympathisant bolchevik, qui assista aux évènements décrit la situation: “”Des détachements de soldats, baïonnette au canon, arrêtaient les automobiles particulières en faisaient descendre les occupants et envoyaient les voitures au palais d’Hiver. Une foule nombreuse les regardait opérer. Personne ne savait si les soldats agissaient au nom du gouvernement ou du Comité militaire révolutionnaire (…)”” (pag 149-150)”,”RIRO-392″
“GALILEI Galileo, a cura di Ferdinando FLORA”,”Galileo Galilei Lettere.”,”””io dico che questo luogo ci mostra manifestamente la falsità e impossibilità del mondano sistema Aristotelico e Tolemaico, e all’ incontro benissimo s’ accomoda co ‘l Copernicano”” (pag 107) “”Tra le sicure maniere per conseguire la verità è l’ anteporre l’ esperienze a qualsivoglia discorso, essendo noi sicuri che in esso, almanco copertamente, sarà contenuta la fallacia, non sendo possibile che una sensata esperienza sia contraria al vero…”” (pag 190)”,”SCIx-153″
“GALILEI Galileo”,”Due lezioni all’ Accademia fiorentina circa la figura, sito e grandezza dell’ Inferno di Dante (1588).”,”””E’ facile il descendere all’ Inferno; Ma ‘l pié ritrarne, e fuor dall’ aura morta Il poter ritornare all’ aura pura, Questo, quest’è impres’alta, impresa dura!”” (Dante)”,”SCIx-181″
“GALILEI Galileo, a cura di Franz BRUNETTI”,”Dialogo sui massimi sistemi.”,”Astronomia. Galilei nella notte del 7 gennaio 1610 oltre ad aver scoperto che la via Lattea non è una nebulosa ma una congerie infinita di stelle, scopre i satelliti di Giove. (pag XIII) Questione militare. “”(…) l’ interesse quasi esclusivo dello scienziato è rivolto soprattutto a questioni di meccanica e di tecnica, non escluse alcune di tecnica miliare, allora di viva attualità per le conseguenze provocate dall’ introduzione nella strategia delle armi da fuoco, con rinnovate ricerche relative alla scienza balistica e all’ architettura militare. Galilei si interessò dell’ una e dell’ altra e proprio in questo tempo egli scrisse un Trattato di fortificazione e una Breve instruzione all’ architettura miliare (1593) che sono, fra l’ altro un interessante documento della concezione strumentale che Galilei aveva della scienza, intesa, secondo lui, soprattutto, all’ utilità dell’ uomo””. (pag XV) Teoria eliocentrica. “”Nella corrispondenza intrattenuta nel 1597 col Keplero, Galilei aveva asserito d’avere già raccolto molte prove naturali a sostegno della teoria copernicana; tuttavia, sollecitato a renderle pubbliche, Galilei non l’ aveva fatto””. (pag XX) “”La sua attività scientifica ha trovato sempre modi liberi e aperti di espressione: opuscoli, saggi, libretti polemici, e specialmente lettere: è segno questo di una mentalità moderna, di un pensiero libero che esige forme di comunicazione altrettanto libere e precise, senza impacci formali, che non disdegna anche una certa eleganza di stile, una certa retorica garbata e contenuta, e talora anche una soffusa ironia””. (pag XLII)”,”SCIx-250″
“GALILEI Galileo”,”Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo.”,”‘Beltrán Marí, professore di storia e filosofia della scienza presso l’Università di Barcellona, è uno dei più riconosciuti esperti delle tematiche del Seicento e in particolare di Galileo. (…) Nel suo saggio introduttivo al ‘Dialogo’, Beltrán Marí esamina i problemi interni alla Chiesa, a partire dalla Riforma protestante e dalla Controriforma tridentina, che la portarono, con la Congregazione dell’Indice quale appendice dell’Inquisizione, a esercitare un severo e preoccupato controllo su ogni nuova forma di sapere, e a estendere il principio di autorità «dal campo della teologia a quello della cultura in generale e a quello della filosofia e della scienza in particolare». E’ evidente, sottolinea Beltrán, che Galileo, nonostante i suoi molteplici tentativi di persuadere la Chiesa che non le conveniva assumere posizioni che presto avrebbero dovuto mostrarsi errate (monito sempre valido), «non possedeva le chiavi necessarie per poter agire opportunamente. Non riuscì mai a pensare se non in termini di razionalità scientifica». Ma dove Beltrán si distingue rispetto a commentatori italiani per una maggiore incisività e libertà di critica nei confronti della Chiesa, pur in un rigoroso rispetto della documentazione disponibile, è nella parte finale del saggio, in cui descrive la cosiddetta riabilitazione di Galileo, voluta da papa Giovanni Paolo II, come un’operazione auto-apologetica e di opportunità politica, per i modi in cui fu attuata e per gli sconcertanti risultati cui la Commissione pontificia, all’uopo istituita nel 1981, pervenne: orgoglio e arroganza da parte di Galileo, avvedutezza scientifica da parte dei suoi giudici nel difendere, a quel tempo, il geocentrismo. Come se la questione fosse consistita nel giustificare l’incapacità dei teologi del Seicento di capire la teoria di Copernico, anziché nel fatto stesso di aver istituito un processo per una questione di opinioni. La Chiesa ha, al più, ammesso l’errore ‘nel’ processo, ma non ha ammesso l’errore ‘del’ processo. Perseguitare chi la pensa diversamente, in nome di una verità precostituita: è questo lo sbaglio che non è stato ancora riconosciuto. E tuttavia all’epoca un tale riconoscimento era concepibile: già nel 1616, Tommaso Campanella, benché non copernicano, aveva scritto dalla prigione una ‘Apologia’ a difesa di Galileo, in cui sosteneva appunto il diritto dello scienziato a esprimere liberamente la propria visione del mondo. Se le opinioni di Beltrán colpiscono per la particolare franchezza con cui sono espresse è indubbio che la sua insoddisfazione è oggi largamente condivisa tra gli studiosi, anche di matrice cattolica. In proposito si veda di Annibale Fantoli, ‘Il caso Galileo – Dalla condanna alla «riabilitazione». Una questione chiusa?’ (Bur, Milano, 2003), in cui l’autore osserva che sentir parlare di «una tragica reciproca incomprensione» nei rapporti tra Chiesa e Galileo nel momento in cui si vuole ‘riabilitare’ lo scienziato, lascia delusi e soprattutto non consente di sperare che non si ripetano, oggi e in futuro, gli errori del passato (si pensi ai campi conflittuali dell’evoluzionismo, della biogenetica, del controllo delle nascite, ecc.). Vorremmo ricordare anche il più recente ‘Galileo. La lotta per la scienza’ (Laterza, 2007), il cui autore, Egidio Festa, evidenzia come il nome di Urbano VIII non compaia mai, né nelle parale del cardinale Poupard, coordinatore della Commissione, né in quelle di Giovanni Paolo II. E scrive: «Citare Urbano VIII significava risalire al vero responsabile della condanna e alla sua posizione filosofica che ancora oggi la Chiesa cattolica rifiuta di esaminare…»’ [dalla prefazione di Andrea Frova e Mariapiera Marenzana] (pag III-IV)”,”SCIx-436″
“GALILEI Galileo, a cura di Antonio BELTRÁN MARÍ”,”Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo.”,”Antonio Beltrán Marí insegna Storia della Scienza presso l’Università di Barcellona ed è uno dei massimi esperti di Galileo a livello mondiale.”,”SCIx-235-FL”
“GALILEI Galileo, a cura di Ferdinando FLORA”,”Galileo Galilei Lettere.”,”””io dico che questo luogo ci mostra manifestamente la falsità e impossibilità del mondano sistema Aristotelico e Tolemaico, e all’ incontro benissimo s’ accomoda co ‘l Copernicano”” (pag 107) “”Tra le sicure maniere per conseguire la verità è l’ anteporre l’ esperienze a qualsivoglia discorso, essendo noi sicuri che in esso, almanco copertamente, sarà contenuta la fallacia, non sendo possibile che una sensata esperienza sia contraria al vero…”” (pag 190)”,”SCIx-351-FRR”
“GALILEI Galileo”,”Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo.”,”Galileo Galilei (Pisa 1564 – Arcetri 1642)”,”SCIx-001-FMDP”
“GALIMBERTI Fabrizio”,”Economia e pazzia. Crisi finanziarie di ieri e di oggi.”,”GALIMBERTI Fabrizio editorialista del Sole 24 Ore ha insegnato all’ Università di Roma e di Ferrara. Ha lavorato a Parigi (Dipartimento dell’ economia dell’ Ocse) a Torio (Chief Economist della Fiat) e a Roma (consigliere economico del ministro del Tesoro). Risiede a Melbourne in Australia. Ha pubblicato saggi accademici, libri di testo e una storia dell’ economia italiana del Novecento (con C. GALIMBERTI e L. PAOLAZZI, Il Volo del calabrone, Firenze, 1998). “”A questo punto comincia un gioco complicato e disperato fra il mercato e John Law. L’ inciampo delle quotazioni a dicembre aveva messo una pulce nerll’ orecchio a molti, e Law pensò di rinverdire le voglie del mercato introducendo quelle che oggi si chiamerebbero opzioni: pagando 1.000 livres un investitore aveva diritto ad acquistare un’ azione a 10.000 entro sei mesi. Si trattava, nel gergo finanziario di adesso, di un’ opzione call, un diritto a comprare; naturalmente, il compratore doveva essere convinto che le azioni sorpassassero la soglia del 10.000 (anzi; pe guadagnarci, di 11.000). Ma il solo fatto che questo nuovo strumento finanziario fosse offerto faceva sperare a molti che il 10.000 fosse una tappa destinata a essere presto sorpassata. L’ opzione, tuttavia, si rivelò un boomerang. I possessori di azioni della Compagnia pensarono giustamente che potevano usare l’ effetto-leva delle opizioni per moltiplicare le loro possibilità di guadagno: invece di essere investiti in azioni era meglio essere investiti in opzioni. Ergo: vendere le azioni e comperare le opzioni. Il che è una strategia sensata se è seguita da uno, ma diventa suicida se seguita da molti, perché la vendita di azioni, che deve necessariamente precedere l’ acquisto di opzioni, fa calare il prezzo delle prime. E il mercato era troppo crudo per trasmettere alle attese di prezzo delle azioni stesse il messaggio di ottimismo che veniva dall’ acquisto delle opzioni.”” (pag 107)”,”ECOI-168″
“GALIMBERTI Umberto”,”I miti del nostro tempo.”,”GALIMBERTI U. insegna filosofia della storia e psicologia dinamica all’Università di Venezia. vpn”,”TEOS-178″
“GALIMBERTI Fabrizio PAOLAZZI Luca GALIMBERTI Claudia”,”Il volo del calabrone. Breve storia dell’economia italiana del Novecento.”,”Tabella: coefficienti di trasformazione del valore della lira 1861-1997 (appendice statistica) I principali distretti industriali: Arzignano Ascoli Piceno Barletta Casarano Biella Brenta Brianza Cadore Carpi Carrara Castelfidardo Castelgoffredo Cento Cerea Bovolone Como Empoli Val d’Elsa Gallarate Gardone Valtrompia Lumezzane Brescia Maniago Manzano Matera Mirandola Montebelluna Treviso Murano Venezia Omegna Pesaro Prato Premana Reggio Emilia Santa Croce Santo Stefano Sassuolo Solofra Tolentino Valduggia Valenza Varese Viadana Vicenza Vigevano”,”ITAE-261″
“GALIMBERTI Umberto racconta”,”Freud, Jung e la psicoanalisi.”,”Umberto Galimberti nato a Monza nel 1942 si laurea all’Universit Cattolica di Milano sotto la guida di Emanuele Severino. Nel 1976 diviene professore incaricato di Antropologia Culturale e dal 1983 professore associato di Filosofia della Storia. Dopo aver compiuto studi di filosofia e psicologia, traduce e cura le opere di Karl Jaspers, di cui è stato allievo durante i suoi soggiorni in Germania. Attualmente (2011) è titolare della cattedra di Filosofia della Storia presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Carl Gustav Jung (1875-1961) è stato uno psichiatra, psicoanalista, antropologo e filosofo svizzero. La sua tecnica e teoria, di derivazione psicoanalitica, è chiamata “”psicologia analitica”” o “”psicologia del profondo””, raramente “”psicologia complessa””. (wikip) Sigismund Schlomo Freud, noto come Sigmund Freud, è stato un neurologo, psicoanalista e filosofo austriaco, fondatore della psicoanalisi, sicuramente la più famosa tra le correnti teoriche e pratiche della psicologia. (Moravia, 1856-1939) (wikip)”,”TEOS-294″
“GALIMBERTI Fabrizio PAOLAZZI Luca GALIMBERTI Claudia”,”Il volo del calabrone. Breve storia dell’economia italiana nel Novecento.”,”Fabrizio Galimberti ha studiato economia a Milano (Bocconi) e a New York (Columbia University). Dopo la libera docenza in Scienza delle finanze, ha lavorato dal 1970 al 1980 al Dipartimento di economia dell’Ocse, a Parigi. É stato poi a roma, come consigliere economico del ministro del Tesoro nel 1980-83, e a Torino, come Chief Economist della Fiat. Dal 1986 collabora con Il Sole 24 Ore come editorialista. Luca Paolazzi è laureato in Economia politica all’Università Bocconi di Milano. Dal 1993 è inviato del Sole 24 Ore. É stato professore a contratto (corso sull’Euro) all’Università di Palermo. Ha partecipato al progetto finanziato Cnr su Struttura ed evoluzione dell’economia italiana. Claudia Galimberti, laureata in Antropologia culturale all’Università La Sapienza di Roma, è autrice di numerosi testi pubblicati dal Sole 24 Ore, tutti incentrati sul rapporto tra economia e società. Da qualche anno si è dedicata a studiare il cambiamento del ruolo della donna nella vita sociale, con particolare attenzione al lavoro femminile. Collabora con la Rai.”,”ITAE-072-FL”
“GALIMBERTI Umberto”,”Psiche e techne. L’uomo nell’età della tecnica.”,”Umberto Galimberti insegna Filosofia della storia dell’Università di Venezia. Ha pubblicato tra l’autore ‘Heidegger, Jaspers e il tramonto dell’Occidente’, Marietti 1975, Saggiatore 1996. Marx e la falsa coscienza. ‘La classe che è la potenza ‘materiale’ dominante della società è in pari tempo la sua potenza ‘spirituale’ dominante’ “”A smascherare il carattere “”ideologico”” della filosofia di Hegel è Marx, che chiama “”ideologiche”” tutte quelle dottrine filosofiche, etiche, politiche e religiose che, a guisa di “”sovrastrutture”” ‘esprimono’ e ‘giustificano’ i rapporti di produzione dominanti in cui si articola la “”struttura”” della società. Scrive a questo proposito Marx: «Nella produzione sociale della loro economia, gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado d sviluppo delle loro forze produttive materiali. L’insieme di questi rapporti costituisce la ‘struttura’ economica della società, ossia la base reale sulla quale si eleva una ‘sovrastruttura’ giuridica e politica e alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale, ilprocesso sociale, politico e spirituale della vita. ‘Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere ma è, al contrario, il loro essere sociale che determinata la loro coscienza» (20). Compito dell’ideologia è di occultare la dipendenza delle sovrastrutture dalla struttura economica della società, e quindi di far valere per tutti quei valori che in realtà sono vantaggiosi per la sola classe dominante. In ciò è la ‘falsa coscienza’ dell’ideologia che, consapevolmente o inconsapevolmente, diffonde idee e valori nati da certi rapporti di produzione. Ciò spiega, a parere di Marx, perchè: «Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè, la classe che è la potenza ‘materiale’ dominante della società è in pari tempo la sua potenza ‘spirituale’ dominante. La classe che dispone dei mezzi della produzione materiale, dispone con ciò, in pari tempo dei mezzi della produzione intellettuale, cosicché ad essa in complesso sono assoggettate le idee di coloro ai quali mancano i mezzi della produzione intellettuale. Le idee dominanti non sono altro che l’espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idee; sono dunque l’espressione dei rapporti che appunto fanno di una classe la classe dominante, e dunque sono le idee del suo dominio. Gli individui che compongono la classe dominante posseggono fra l’altro anche la coscienza, e quindi pensano. In quanto dominano come classe e determinano l’interno ambito di un’epoca storica, è evidente che essi lo fanno in tutta la loro estensione, e quindi fra l’altro dominano anche come pensanti, come produttori di idee che regolano la produzione e la distribuzione delle idee del loro tempo; è dunque evidente che le loro idee sono le idee dominanti dell’epoca» (21). …. finire (pag416-418)”,”FILx-006-FMP”
“GALIMBERTI Fabrizio GENTILE Adamo SIMONE Gian Luigi a cura; testi di Sergio BORTOLANI Francesco CIMINO Isabella DELLA-VALLE Paola DEMALDE’ Fabrizio GALIMBERTI Adamo GENTILE Adelina GENTILE Santoro MAYER Gianni PARAMITHIOTTI Piero PISONI Luigi RAVASI Sergio RICOSSA Angelo SCOTTI Gian Luigi SIMONE Francesco TABACCHI Mario VALLETTA Elia ZAMBONI”,”Come si legge “”Il Sole 24 Ore””. Per capire l’economia.”,”testi di Sergio BORTOLANI Francesco CIMINO Isabella DELLA-VALLE Paola DEMALDE’ Fabrizio GALIMBERTI Adamo GENTILE Adelina GENTILE Santoro MAYER Gianni PARAMITHIOTTI Piero PISONI Luigi RAVASI Sergio RICOSSA Angelo SCOTTI Gian Luigi SIMONE Francesco TABACCHI Mario VALLETTA Elia ZAMBONI”,”EDIx-253″
“GALIMBERTI Fabrizio GENTILE Adamo SIMONE Gian Luigi a cura di, Testi di Sergio BORTOLANI Francesco CIMINO Isabella DELLA VALLE Paola DEMALDÉ Adelina GENTILE Santoro MAYER Gianni PARAMITHIOTTI Piero PISONI Luigi RAVASI Sergio RICOSSA Angelo SCOTTI Francesco TABACCHI Mario VALLETTA Elia ZAMBONI”,”Come si legge “”Il Sole 24 Ore””. Per capire l’economia.”,”Fabrizio Galimberti è capo Ufficio studi de Il Sole 24 ore. Adamo Gentile è responsabile del settore Finanza per l’Ufficio Studi de Il Sole 24 ore. Gian Luigi Simone è responsabile della Studi e Investimenti Mobiliari, società di consulenza rivolta agli operatori del mercato azionario e mobiliare. Sergio Bortolani è professore di tecnica bancaria e professionale all’Università di Torino. Francesco Cimino è segretario generale di AssoRisparmio. Isabella Della Valle è collaboratrice dell’Ufficio studi de Il Sole 24 Ore. Paola Demaldé è collaboratrice dell’Ufficio bilanci de Il Sole 24 Ore Seme. Adelina Gentile è collaboratrice dell’Ufficio studi de Il Sole 24 Ore. Santoro Mayer è docente di Analisi economico-finanziaria e controllo di gestione presso l’ISTUD. Gianni Paramithiotti è docente di Economia politica presso l’Università Bocconi di Milano. Piero Pisoni è professore straordinario di Ragioneria generale e applicata presso la Facoltà di Economia e commercio dell’Università di Torino. Luigi Ravasi è capo Ufficio studi della Sprind Gestione. Sergio Ricossa è professore di Politica economica alla Facoltà di Economia e commercio dell’Università di Torino. Angelo Scotti è collaboratore dell’Ufficio studi de Il Sole 24 Ore. Francesco Tabacchi è dottore commercialista in Torino. Mario Valletta è ricercatore di Tecnica bancaria e professionale all’Università di Torino. Elia Zamboni è vice-direttore de Il Sole 24 Ore.”,”EDIx-012-FL”
“GALIMBERTI Fabrizio SABBATINI Riccardo SIMONE Gian Luigi a cura di, Testi di Giuliano BOGGIOLI Isabella BUFACCHI Roberto CAPEZZUOLI Paola DEMALDÉ Angelo DRUSIANI Marco LIERA Gabriele MALOTTI Adelaide MARCHESONI Santoro MAYER Carlo MESSEDAGLIA Sergio RICOSSA Pierangelo SOLDAVINI Francesco TABACCHI Elia ZAMBONI”,”Come si legge “”Il Sole 24 Ore””. Per capire l’economia del 2000.”,”Fabrizio Galimberti è capo Ufficio studi de Il Sole 24 ore. Riccardo Sabbatini è editorialista del Sole 24 Ore. Gian Luigi Simone è responsabile della Studi e Investimenti Mobiliari, società di consulenza rivolta agli operatori del mercato azionario e mobiliare. Paola Demaldé è collaboratrice dell’Ufficio bilanci de Il Sole 24 Ore Seme. Santoro Mayer è docente di Analisi economico-finanziaria e controllo di gestione presso l’ISTUD. Sergio Ricossa è professore di Politica economica alla Facoltà di Economia e commercio dell’Università di Torino. Francesco Tabacchi è dottore commercialista in Torino. Mario Valletta è ricercatore di Tecnica bancaria e professionale all’Università di Torino. Elia Zamboni è vice-direttore de Il Sole 24 Ore. Giuliano Boggioli è responsabile investor & media relation al gruppo Seat-Pagine gialle. Isabella Bufacchi è vice caposervizio e responsabile della pagina Mercato dei capitali del Sole 24 Ore. Roberto Capezzuoli è giornalista alla redazione Materie prime del Sole 24 Ore. Angelo Drusiani è tesoriere della Albertini Sim. Marco Liera è responsabile delle sezioni Settimana Finanziaria e Risparmio e famiglia del Sole 24 Ore. Gabriele Malotti è responsabile della divisione analisi recnica della società Studi e Investimenti Mobiliari di Torino. Adelaide Marchesoni è responsabile dell’ufficio analisi mercati finanziaridel Sole 24 Ore. Carlo Messedaglia è responsabile delle gestioni obbligazionarie della Sim Banconapoli & Fumagalli Soldan. Pierangelo Soldavini è giornalista alla redazione Finanza del Sole 24 Ore.”,”EDIx-013-FL”
“GALIMBERTI Fabrizio SABBATINI Riccardo SIMONE Gian Luigi a cura di, Testi di Giuliano BOGGIOLI Isabella BUFACCHI Roberto CAPEZZUOLI Paola DEMALDÉ Angelo DRUSIANI Marco LIERA Gabriele MALOTTI Adelaide MARCHESONI Santoro MAYER Carlo MESSEDAGLIA Sergio RICOSSA Pierangelo SOLDAVINI Francesco TABACCHI Elia ZAMBONI Francesca DOUGLAS FLAMINIO”,”Come si legge “”Il Sole 24 Ore””. Per capire l’economia.”,”Fabrizio Galimberti è capo Ufficio studi de Il Sole 24 ore. Riccardo Sabbatini è editorialista del Sole 24 Ore. Gian Luigi Simone è responsabile della Studi e Investimenti Mobiliari, società di consulenza rivolta agli operatori del mercato azionario e mobiliare. Paola Demaldé è collaboratrice dell’Ufficio bilanci de Il Sole 24 Ore Seme. Santoro Mayer è docente di Analisi economico-finanziaria e controllo di gestione presso l’ISTUD. Sergio Ricossa è professore di Politica economica alla Facoltà di Economia e commercio dell’Università di Torino. Francesco Tabacchi è dottore commercialista in Torino. Mario Valletta è ricercatore di Tecnica bancaria e professionale all’Università di Torino. Elia Zamboni è vice-direttore de Il Sole 24 Ore. Giuliano Boggioli è responsabile investor & media relation al gruppo Seat-Pagine gialle. Isabella Bufacchi è vice caposervizio e responsabile della pagina Mercato dei capitali del Sole 24 Ore. Roberto Capezzuoli è giornalista alla redazione Materie prime del Sole 24 Ore. Angelo Drusiani è tesoriere della Albertini Sim. Marco Liera è responsabile delle sezioni Settimana Finanziaria e Risparmio e famiglia del Sole 24 Ore. Gabriele Malotti è responsabile della divisione analisi recnica della società Studi e Investimenti Mobiliari di Torino. Adelaide Marchesoni è responsabile dell’ufficio analisi mercati finanziaridel Sole 24 Ore. Carlo Messedaglia è responsabile delle gestioni obbligazionarie della Sim Banconapoli & Fumagalli Soldan. Pierangelo Soldavini è giornalista alla redazione Finanza del Sole 24 Ore. Francesca Douglas Flaminio è giornalista alla redazione Finanza de Il Sole 24 ore.”,”EDIx-014-FL”
“GALIMBERTI Fabrizio”,”L’economia spiegata a un figlio.”,”Fabrizio Galimberti ha studiato economia a Milano (Bocconi) e a New York (Columbia University). Dopo la libera docenza in Scienza delle finanze, ha lavorato dal 1970 al 1980 al Dipartimento di economia dell’Ocse, a Parigi. É stato poi a roma, come consigliere economico del ministro del Tesoro nel 1980-83, e a Torino, come Chief Economist della Fiat. Dal 1986 collabora con Il Sole 24 Ore come editorialista.”,”ECOT-254-FL”
“GALIMBERTI Fabrizio”,”Economia e pazzia. Crisi finanziarie di ieri e di oggi.”,”Fabrizio Galimberti ha studiato economia a Milano (Bocconi) e a New York (Columbia University). Dopo la libera docenza in Scienza delle finanze, ha lavorato dal 1970 al 1980 al Dipartimento di economia dell’Ocse, a Parigi. É stato poi a Roma, come consigliere economico del ministro del Tesoro nel 1980-83, e a Torino, come Chief Economist della Fiat. Dal 1986 collabora con Il Sole 24 Ore come editorialista.”,”ECOI-196-FL”
“GALIMI Valeria”,”Sotto gli occhi di tutti. La società italiana e le persecuzioni contro gli ebrei.”,”Valeria Galimi è ricercatrice di Storia contemporanea all’Università di Milano. I soi interessi di studio riguardano la storia dell’antisemitismo in Europa, la storia della politica francese degli anni Trenta e del regime di Vichy, il fascismo e il collaborazionismo europeo, la storia sociale e culturale della seconda guerra mondiale e della sua eredità. Ha pubblicato: ‘L’antisemitismo in azione. Pratiche antiebraiche nella Francia degli anni Trenta’ (Unicopli, 2006). Contiene il paragrafo: ‘Il ruolo dell’Italia nella «Soluzione finale» nazista (pag 63-64) “”L’armistizio segna (…) l’inizio della caccia agli ebrei italiani e stranieri nella penisola, con l’estensione della «Soluzione finale» all’Italia, una locuzione dell’epoca che, in realtà, indica la determinazione nazista di sterminare gli ebrei d’Europa. A Wannsee, un sobborgo di Berlino, il 20 gennaio 1942 si svolge una riunone dei rappresentanti dei vari settori dell’amministrazione, presieduta da Reinhard Heydrich, il terzo ‘Reich SS-Obergruppenführer’ e General der Polizei’ (capo dell’Ufficio di sicurezza del Reich). Durante questo incontro è decisa l’organizzazione delle operazioni necessarie per portare a termine lo sterminio degli ebrei in Europa, anche se esso di fatto è già in atto, dall’autunno de 1941, attraverso massacri da parte di gruppi speciali delle SS, le ‘Einsatzgruppen’, sul fronte orientale (20). Dopo di questo, vengono avviate le deportazioni di ebrei dell’Europa occidentale: la prima deportazione ad Auschwitz dalla Francia è organizzata nel marzo 1942; nel luglio 1942 a Parigi, in una grande retata, vengono arrestati 13.000 ebrei stranieri. Arresti continuano per tutta l’estate nella zona meridionale francese. In Olanda, le prime deportazioni hanno luogo nel mese di luglio del 1942, in Danimarca circa un centinaio di ebrei sono deportati a Theresienstadt all’inizio dell’ottobre 1943 (21). In Italia, invece, la persecuzione nazista degli ebrei non viene condotta con la stessa gradualità, seguendo tappe sempre più radicali di violenza ed esclusione, come negli altri Paesi dell’Europa occidentale. Infatti, la fase preparatoria – l’identificazione, la registrazione degli uffici di polizia e la separazione degli ebrei dal resto della popolazione – non è necessaria: dal 1938, le leggi antiebraiche promulgate dal governo fascista hanno già portato alla registrazione della minoranza israelitica, all’indottrinamento dell’opinione pubblica (grazie ad una violenta campagna di stampa), e alla creazione di istituti e uffici incaricati di procedere all’applicazione della legislazione persecutoria (22). Inoltre, la fondazione nel settembre 1943 di un nuovo governo repubblicano fascista, con la Repubblica sociale italiana, da Mussolini dopo la sua liberazione, offre una spinta significativa al successo del progetto nazista in Italia. Senza la collaborazione delle autorità politiche e della polizia della Repubblica sociale italiana, l’arresto e la deportazione degli ebrei nei campi di sterminio sarebbero certamente stati più difficili, se non impossibili”” (pag 63-64) [paragrafo: ‘Il ruolo dell’Italia nella «Soluzione finale» nazista’]. Valeria Galimi è ricercatrice di Storia contemporanea all’Università di Milano. I s(oi interessi di studio riguardano la storia dell’antisemitismo in Europa, la storia della politica francese degli anni Trenta e del regime di Vichy, il fascismo e il collaborazionismo europeo, la storia sociale e culturale della seconda guerra mondiale e della sua eredità. Ha pubblicato: ‘L’antisemitismo in azione. Pratiche antiebraiche nella Francia degli anni Trenta’ (Unicopli, 2006).”,”EBRx-076″
“GALKIN K.”,”The Training of Scientists in the Soviet Union.”,”Istituto dei Professori Rossi. L’istituto aveva tre facoltà, filosofia, economia e storia e tutte avevano tre anni di corsi. Durante questi corsi gli studenti studiavano tedesco, francese e inglese in successione, ciascuno in un anno accademico. Oltre alle lezioni, si preparavano saggi, reports e seminari, oltre al lavoro pratico in industria, agricoltura, economia, statistica storica, gestione dei materiali d’archivio. Alla fine di ogni anno c’erano esami scritti e orali. Alla fine del 1923 i dirigenti dell’Istituto decisero di aggiungere un altro anno per la preparazione delle tesi sotto la supervisione di un professore. (pag 59)”,”RUSU-018-FV”
“GALL Lothar”,”Bismarck. L’uomo che ha fatto grande la Germania.”,”GALL (1936) è attualmente Prof di storia medievale e moderna presso l’Univ W. Goethe di Francoforte. E’ tra i più autorevoli collaboratori della rivista ‘Historisches Zeitschrift’ e membro dell’Accademia delle scienze della Baviera e di altre prestigiose istituzioni. E’ autore di una monumentale biografia di BISMARCK (‘Bismarck, Der weisse Revolutionär’, 1984 (9)) e di ‘Bürgerturm in Deutschland (1989; trad it. Borghesia in Germania, 1992)”,”GERx-029″
“GALL Lothar”,”Borghesia in Germania. Una famiglia e tre secoli di storia tedesca.”,”Lothar GALL, nato nel 1936, insegna Storia medievale e moderna presso la Johann-Wolfgang-Goethe Univ di Francoforte. Dirige dal 1974 la rivista ‘Historischen Zeitschrift’. Tra le sue principali opere ricordiamo: -Benjamin Constant. Seine politische Ideenwelt und der deutsche Vormarz (1963) -Der Liberalismus als regierende Partei. Das Grossherzogtum Baden zwischn Restauration und Reichsgrundung (1968) -Europa auf Reichsgrundung (1968) -Liberalismus (1985) -Bismarck (Rizzoli, 1982)”,”GERx-041″
“GALL Lothar”,”Bismarck.”,”””L’uomo non mi fa nessunissima impressione””, replicò Bismarck. Gerlach avrebbe dovuto conoscerlo, dopo tutto: “”La capacità di ammirare degli uomini è in me moderatamente sviluppata, anzi un difetto del mio occhio è d’essere più acuto per i punti deboli che per i pregi””””. (pag 160) (a proposito di Luigi Napoleone) “”Da perturbatore della pace in Europa, che sia il governo inglese sia il governo russo ancor poco prima aveva creduto di dover richiamare ai suoi limiti, egli era diventato nello spazio di pochi anni una sorta di garante dell’ordine europeo. Bismarck e il Reich impersonavano, a quanto pareva, i principi portanti e regolativi di quell’ordine. Erano diventati “”il contrappreso in piombo che cosnente al pupazzetto di tornar ogi volta diritto”” (30), come Bismarck formulò una volta riferendosi alle relazioni austro-tedesche. Era l’Europa dell’esistente, dello status quo, delle potenze consolidate. Non era perciò meraviglia ceh la sua politica fosse violentemente criticata da tutti coloro che all’esistente non intendevano adattarsi e, forti delle esperienze dei decenni passati, dai mutamenti esterni si ripromettevano nel contempo cambiamenti interni. Tra questi figurava il Centro che in questo senso caldeggiava un blocco antirusso insieme con l’Austria. E vi figurava soprattutto la socialdemocrazia, il cui portavoce, Wilhelm Liebknecht, in quella seduta del Reichstag del 19 febbraio 1878, aveva invocato – nel senso del resto di Karl Marx – una risoluta e attiva politica di contenimento nei confronti della Russia. Altrimenti, argomentava Liebknecht, sarebbe giunto “”un momento in cui la pace non sarebbe più possibile, in cui la potenza della Russia si farebbe valere al punto che si dovrà sguainare la spada”” (31). Ma dietro la mano tesa già si agitavano voci analoghe anche dal camp liberale. Parlavano, i liberali, della necessità di un’offensiva volt a salvaguardare il ruolo di potenza della Germania nelle nuove dimensioni che si profilavano di un sistema di Stati a livello mondiale, e, parimenti, avevano di mira un processo di mutamento all’interno del Paese. Il fatto che l’attuale politica estera bismarckana si inquadrasse enllo status quo, cosa che i suoi critici ponevano in energico risalto, senza dubbio, nella situazione data, onn poteva che incoraggiarla ulteriormente”” [(30) 30.11.1876, In: Hatzfeldt-Papiere, I, 1976, p. 307; (31) ‘Stenographische Berichte’, 1, 19.2.1878, p. 114] (pag 496)”,”GERx-001-FC”
“GALL Olivia BROUÉ Pierre CANCINO Alejandro Gálvez RODRÍGUEZ Manuel IBARRA Felix FERNÁNDEZ Octavio ZAMORA Adolfo RIVERA Diego TREVINO R. García ZAMORA Francisco ESPINOZA Enrique FERREL José”,”Le Mexique sous Càrdenas. Ce pays surréaliste. Trotsky et Múgica (Gall); Au Mexique du temps de Cárdenas: trois thèses (Broué); L’auto-absolution de Vidali et la mort de Mella (Cancino); La préhistoire de l’Opposition de gauche (Rodríguez); Souvenirs (Fernández); Adolfo Zamora parle de son ami Léon Trotsky (Zamora); Ma rupture avec Trotsky (Rivera); Selection de textes de ‘Clave’; Les administration ouvrières (Trevino); La guerre et le P.C. mexicain (Zamora); Ce qu’est et où va la révolution mexicaine (Fernández); Le 10e anniversaire de la mort de Mariategui (Espinoza); Le développement de l’Amérique latine (Zamora, Rivera, Ferrel).”,”Commemorazione morte di Jean Van Heijenoort, militante, amico di Trotsky (1912-1986). Profilo biografico (3-14)”,”MALx-074″
“GALLA Cesare”,”Le sinfonie di Beethoven.”,”‘Cesare Galla, giornalista e studioso, coglie perfettamente il desiderio della “”seria divulgazione””‘ (G. Guglielmo) ‘L”Ode alla gioia’, il poema di ispirazione umanitaria, destinato alla lettura nelle logge massoniche, era stato pubblicato da Schiller nel 1786, ed era diventato subito molto popolare. Qualche anno più tardi, verso il 1800, lo stesso poeta vi identificava una fase insoddisfacente e completamente sorpassata della propria arte, giustificando con questo una serie di aggiustamenti che non fecero diminuire la notorietà e il favore con cui il pubblico continuò a considerare questo lavoro, a proposito del quale era voce diffusa in Germania che solo il timore della censura avesse consigliato l’autore a sostituire con la parola “”gioia”” il termine “”libertà””. Esaltazione dell’attività umana e della moralità insita in essa fino alla realizzazione della fratellanza universale, momento in cui il regno della ragione si afferma sulla terra, e con esso la gioia della storia che giunge a positivo compimento, il poema schilleriano era certamente noto a Beethoven fin dai primi anni dopo la sua pubblicazione. La sua intenzione di musicarlo risale infatti perlomeno al 1792. In quell’anno, un docente dell’università di Bonn scriveva alla moglie di Schiller, inviandole un Lied composto da «un giovanotto della nostra città il cui talento musicale è ovunque apprezzato, e che è stato recentemente mandata dal nostro Elettore a Vienna da Haydn. Egli musicherà anche “”An die Freude””, ogni strofa separatamente. Io mi attendo da lui qualcosa di perfetto, giacché egli prova interesse soltanto per gli argomenti grandiosi e sublimi…». Nei quaderni di Beethoven si cominciano a incontrare appunti melodici su versi sparsi dell’Ode a partire dal 1798, e già verso il 1804 secondo i musicologi ci si trova di fronte a qualcosa che ha una parentela con quello che sarà il definitivo tema della Gioia. (…) Il momento sarebbe venuto solo quando il relativamente recente progetto di una Sinfonia con cori e la trentennale “”idea fissa”” sulla necessità di musicare l”Ode alla gioia’ combaciarono nella pur sofferta decisione di dare un Finale vocale-strumentale alla ‘Nona’. E questo sarebbe avvenuto quasi all’ultimo momento, considerando le abitudini creative beethoveniane, nell’ottobre del 1823. Ora, affermare che in questo ‘Finale’ Beethoven abbia messo in musica l”Ode alla gioia’, così come tradizionalmente si intende il concetto, sarebbe dire qualcosa di piuttosto lontano dalla realtà. Il musicista, infatti, prese solo alcune strofe del poema (nove su ventiquattro), e non esitò a cambiarne l’ordine, evidentemente interessato esclusivamente alla sue esigenze formali e musicali, e alla possibilità di trovare nella parola schilleriana il “”messaggio”” universale che gli stava a cuore. Per questo, secondo una certa linea storico-musicale «il meraviglioso edificio della Sinfonia classica non viene distrutto da questo ‘Finale’ corale, ma, al contrario, portato all’ultima perfezione» (Riezler) (…)’ (pag 99-101); ‘Dall’ ‘Inno alla gioia’: ‘Il tuo fascino riunisce / ciò che le consuetudini hanno aspramente diviso; / tutti gli uomini diventano fratelli / là dove si trova la tua dolce ala. / (…) Felici, come si muovono le stelle / attraverso la meravigliosa mappa del cielo / percorrete o fratelli la vostra via / gioiosi come un eroe vittorioso / Unitevi in un abbraccio, o moltitudini / mandate un bacio al mondo intero. / Fratelli, sopra la volta stellata / deve abitare un padre amorevole, / (…)’ (pag, 113, 115)] [ISC Newsletter N° 96] ISCNS96TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] GALLA-C. GERMANIA AUSTRIA EUROPA STORIA DELLE NOVE SINFONIE DI BEETHOVEN MUSICA CLASSICA OTTOCENTO TESTI E NOTE DALLA PRIMA ALLA NONA QUESTIONE INNO ALLA GIOIA BRANI TESTO DI SCHILLER INFLUENZA FILOSOFIA KANT SU BEETHOVEN GENERE UMANO PENSIERO UMANITARIO UMANITARISMO COSMOPOLITISMO FRATELLI INTERA UMANITA'”,”VARx-635″
“GALLAND Adolf”,”El principio y el fin. La guerra aerea vívidamente descripta por el comandante supremo de la aviación alemana.”,”Adolf Galland è stato il più famoso pilota tedesco dell’ultima guerra e generale della Luftwaffe già a 29 anni. Cambio di strategia. La rinuncia a proseguire le operazioni contro la Gran Bretagna dopo la battaglia d’Inghilterra per rivolgersi contro l’Urss provocava sconcerto in campo militare. E anche nell’autore, che al tempo del discorso di Hitler al suo reggimento, e poi direttamente in un colloquio con lui, disse che avrebbe evitato la guerra su due fronti eliminando gli avversari uno per uno, Galland si era trovato d’accordo con questo piano. Ma dopo la conferenza di Goering che relazionava sul cambio di strategia era costernato. Abbandonare un’impresa già iniziata, quando le cose sono ancora a metà, seppur dura, per cominciarne un’altra, non meno complicata, era una cosa incompatibile con la mentalità tedesca e con la sua. (pag 137)”,”QMIS-187″
“GALLARDO Julio Lopez”,”Una riconsiderazione degli studi di Kalecki sull’economia statunitense.”,”””Con questo studio spero di aver dimostrato l’importanza sia pratica che teorica della teoria fiscale di Kalecki. Nella crisi attuale dell’economia USA, la politica monetaria basata sul ‘quantitative easing’ e su un tasso d’interesse al suo minimo storico è stata salutata dalla pubblicistica in generale, ma anche dai più dotti osservatori, come il rimedio opportuno per far fronte al declino della spesa privata e alla ristrutturazione industriale. Ma i risultati sono stati piuttosto deludenti. Usando l’approccio e la metodologia di Kalecki, è stato possibile verificare che è stata la spesa pubblica a giocare un ruolo chiave nell’evitare una crisi ancora più profonda di quella che abbiamo conosciuto”” (pag 78)”,”ECOT-275″
“GALLARDO Julio Lopez”,”Una riconsiderazione degli studi di Kalecki sull’economia statunitense.”,”””Dato il peso relativo dell’economia americana nel mondo, e il carattere planetario della crisi, il crollo del deficit commerciale USA ha provocato una contrazione della domanda e della produzione nei maggiori partner commerciali, con ripercussioni negative sulle stesse esportazioni americane. Il cambiamento più importante; tuttavia, è avvenuto nelle componenti della domanda che dipendono dalla politica del governo. La spesa totale dell’amministrazione è cresciuta da 2.221 a 2.342 miliardi tra il 2007 e il 2009, e poi a 2.371 miliardi nel 2010, con una quota che è passata dal 19 al 20.9 e poi al 20.6 in percentuale del PIL. Ma più importante ancora è che c’è stato un enorme aumento della domanda pubblica adidzionale. La quota rappresentata dalla somma delle imposte sui redditi delle società più il deficit di bilancio è salita da 543 a 1.239 miliardi di dollari, e poi a 1.332 miliardi, più che raddoppiando il suo valore totale tra il 2007 e il 2010, rappresentando una percentuale del PIL in crescita dal 4,7 all’11,1 e poi all’11,6. Detto altrimenti; se nel 2007 circa il 75% della spesa pubblica era finanziata da imposte sulle persone fisiche, nel 2010 solo il 43,5% del finanziamento proveniva da questo tipo di entrate. E ciò significa non solo che il governo ha speso di più, ma anche che l’effetto moltiplicatore di questa spesa è enormemente aumentato, perché solo una parte molto più piccola di questa spesa pubblica è andata a sostituirsi alla spesa privata”” (pag 74)”,”USAE-123″
“GALLAS Helga”,”Teorie marxiste della letteratura.”,”Helga Gallas (1904) ha studiato a Halle, e poi a Tubinga e alla Freie Unversität di Berlino. Dal 1965 è redattrice della rivista tedesca “”Alternative””. Ha pubblicato numesori saggi sulla letteratura operaia, sulla sociologia della letteratura, sullo strutturalismo. “”Prima del 1933 gli scritti di Marx e Engels sulla letteratura erano stati pubblicati solo in minima parte (8) ed erano poco conosciuti dagli stessi scrittori comunisti. I primi lavori di teoria della letteratura, apparvero dopo il 1931, e per la precisione esclusivamente ad opera di collaboratori dell’Istituto Marx-Engels di Mosca, che approntava la grande edizione russa delle opere: articoli di György Lukács, F.P. Schiller, M.A. Lifsic (9). Gli scritti di Franz Mehring sulla letteratura apparvero raccolti solo nel 1929 e provocarono una discussione teorica, che peraltro sembra essere rimasta limitata al curatore August Thalheimer e ai suoi avversari della Lega degli scrittori proletari rivoluzionari, Karl August Wittfogel e György Lukács (10). Gli scritti di Plechanov sulla teoria della letteratura, salvo eccezioni, non erano tradotti e nella stessa Unione Sovietica erano stati pubblicati solo in piccola parte. Ma, anche se gli scritti di Marx, Engels e Mehring fossero stati noti e già discussi, non avrebbero comunque fornito una risposta ai problemi che erano all’ordine del giorno. Essi non contengono infatti alcuna formulazione sistematica e vincolante sulla formazione di una letteratura proletaria all’interno della società capitalistica, sul problema dell’arte non borghese in generale, della storicità delle norme estetiche e sul problema del carattere di classe delle forme letterarie”” (pag 18-19) [Helga Gallas, ‘Teorie marxiste della letteratura’, Roma Bari, 1974] [(8) ‘Aus dem literarischen Nachlass von Karl Marx, Friedrich Engels und Ferdinand Lassalle’, 4 voll., a cura di Franz Mehring, Stuttgart, 1910; (9) Cfr. gli articoli di György Lukács su “”Linkskurve””, e Michail A. Lifsic, ‘Karl Marx und die Ästhetik’, in “”Internationale Literatur””, a. 1933, n. 2, p. 127, e Franz Schiller, ‘Franz Mehring und die marxistische Literaturwissenschaft’, in “”Internationale Literatur””, a. 1932, n. 2, p. 77. L’edizione russa a cura di Schiller e Lifsic, apparve a Mosca con il titolo ‘Marx e Engels sull’arte’. Fino al suo trasferimento a Berlino nell’estate 1931, Lukács ha lavorato all’Istituto Marx-Engels di Mosca; (10) Cfr. Karl August Wittfogel, ‘Zur Frage der marxistischen Ästhetik’, in “”Die Linkskurve””, a. 1930, n. 5, p. 6, a. 1930, n. 6, p. 8, a. 1930, n. 8, p. 15, e ‘Franz Mehring als Literaturwissenschaftler’, in “”Der Rote Aufbau””, a. 1932, n. 3, p. 130 e a. 1932, n. 4, p. 180, come pure György Lukács, ‘Tendenz oder Parteilichkeit?’, in “”Die Linkskurve””, a. 1932, n. 6, p. 13] (pag 18-19)”,”TEOC-678″
“GALLAS Helga”,”Teorie marxiste della letteratura.”,”Helga Gallas (1904) ha studiato a Halle, e poi a Tubinga e alla Freie Unversität di Berlino. Dal 1965 è redattrice della rivista tedesca “”Alternative””. Ha pubblicato numesori saggi sulla letteratura operaia, sulla sociologia della letteratura, sullo strutturalismo. Letteratura di fabbrica “”Questa tesi fu ripresa da alcuni corrispondenti operai aderenti alla Lega, dei quali su “”Linkskurve”” si fece portavoce Erich Steffen. Questi vedeva la “”cellula primordiale della letteratura proletaria”” nei giornali di fabbrica, nei contributi di operai “”sconosciuti, anonimi””. A differenza di Gabor, il quale pensava alla formazione di scrittori professionisti proletari, Steffen credeva che la letteratura proletaria potesse nascere solo dall’esperienza fatta sul posto di lavoro”””,”TEOC-024-FV”
“GALLAVOTTI Eugenio”,”La scuola fascista di giornalismo (1930-1933).”,”GALLAVOTTI Eugenio nato a Roma nel 1968, è laureato in lettere Giornalista professionista dal 1977 scrive sul settimanale Gente. “”Infine nel “”serbatoio”” dei sindacalisti c’è Edmondo Rossoni, il “”grande elettore”” di Amicucci (il 22 febbraio 1927 lo nomina leader del sindacato giornalisti). Ma c’è anche Gherardo Casini, direttore del “”Lavoro fascista””, che compie “”opera di propaganda delle idee sindacali, e in particolare di difesa degli interessi dei lavoratori italiani””””. (pag 63) “”Un’ attenzione particolare meritano naturalemente gli impulsi “”rivoluzionari”” di Ermanno Amicucci. Socialista premussoliniano, entra a diciotto anni, nel 1908, nell’ “”Avanti!”” prima di passare al “”Mattino””. Dopo l’ adesione al PNF, nei primi anni dell’ Italia fascista è oggettodi sospetti del “”duce””. Mussolini, con forte immaginazione, lo indica addirittura come antifasicsta durante un’ udienza concessa a Malaparte””. (pag 63-64)”,”ITAF-195″
“GALLEANI Luigi a cura di Giuseppe GALZERANO”,”Faccia a faccia col nemico. Cronache giudiziarie dell’ anarchismo militante.”,”Luigi GALLEANI (MENTANA) (1861-1931) fu un giornalista, agitatore e polemista anarchico. Dopo processi carcere e domicilio coatto nel 1900 fugge da Pantelleria per gli Stati Uniti dove sotto falso nome redige il giornale anarchico ‘La questione sociale’ e poi fonda il settimanale anarchico ‘Cronaca sovversiva’ (1903) che pubblica fino al 1919 quando viene deportato in Italia, dove riprende a pubblicare e a inviare clandestinamente in USA. Nel 1927 viene confinato a Lipari. Liberato nel 1929 muore nel 1931.”,”ANAx-141″
“GALLEANI Luigi”,”La fine dell’ anarchismo?”,”””Nella società collettivista preconizzata – quasi senza eccezione – dal partito socialista internazionale, il lavoro e la soddisfazione dei bisogni saranno regolati dalle collettività dei lavoratori a mezzo di delegati, di amministratori, di funzionari, da quella insomma che i socialisti amano chiamare il “”governo amministrazione””, perché, sparita l’attuale divisione della società in classi, perderebbe ogni e qualsiasi funzione politica di governo sugli individui, per essere soltanto il consiglio amministrativo a cui sarebbe affidata la gestione collettiva del patrimonio sociale. Nella società anarchica l’individuo libero nell’associazione libera provvederebbe direttamente da sè alla gestione dei propri interessi. Per supporre un governo, sia pure un semplice governo amministrazione, bisogna consentire implicitamente che “”tutti gli interessi di un popolo siano conconcentrati in mano di pochi; che un piccolo numero di persone faccia per tutta la nazione, che in luogo di lasciare libertà all’individuo di pensare, lo si obblighi a sottomettersi ala volontà di quelli che pensano per tutto un popolo””””. (pag 29-30)”,”ANAx-274″
“GALLEGO Ferran”,”La crisis del antifascismo. Barcelona, mayo de 1937.”,”GALLEGO Ferran (Barcellona, 1952) laureato in storia, professore di storia del fascismo nell’Università Autonoma di Barcellona, ha pubblicato molte opere sull’estrema destra spagnola. Nell’inserto fotografico foto di A.NIN, ANTONOV-OVSEENKO, COMPANYS, MONTSENY, SESE’, DURRUTI, MAURIN, LARGO CABALLERO in apertura: ‘E pur lieto sei tu; voce festiva de la speranza: ogni tua nota il tempo aspettato risuona”” (G. Leopardi)”,”MSPG-221″
“GALLERANO Nicola”,”Le verità della storia. Scritti sull’uso pubblico del passato.”,”Nicola GALLERANO è stato nel gruppo di storici che hanno iniziato la loro attività professionale negli anni 1960, tra quelli che si sono più interrogati sull’uso pubblico della storia, sui rapporti tra storia e memoria, sull’intreccio con la politica. Ha collaborato al ‘Manifesto’ dal 1983 al 1995. GALLERANO ha insegnato all’Univ di Sassari, Trieste e Siena. E’ stato P dell’Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza e membro del direttivo dell’ Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione. Ha fatto parte della direzione delle riviste ‘Movimento operaio e socialista’, ‘Passato e presente’ e ‘I viaggi di Erodoto’. Tra le sue opere: -L’altro dopoguerra. Roma e il Sud, 1943-1945. MILANO. 1985 -Sul PCI. Un’interpretazione storica. BOLOGNA. 1992 con Marcello FLORES”,”STOx-033″
“GALLERANO Nicola GANAPINI Luigi FLORES Marcello SANTOMASSIMO Gianpasquale SALVATI Mariuccia DELLAVALLE Claudio DE MARCO Paolo BERTOLO Gianfranco CURTI Roberto GUERRINI Libertario”,”Il dopoguerra italiano 1945-1948. Guida bibliografica.”,”Questo testo costituisce l’aggiornamento della relazione introduttiva al seminario di studi, tenuto ad Ariccia nel gennaio 1974, sul tema Storiografia politica e storiografia economica sull’Italia dal fascismo alla Repubblica. Promosso dall’Istituto nazionale per la storia del Movimento di liberazione in Italia.”,”STOx-072-FL”
“GALLETTA Giuliano ROSSINI Roberto CALEGARI Manlio RICALDONE Sandro a cura; collaborazione di Francesca DAGNINO Marcella BACIGALUPI Piero FOSSATI; scritti di Giuliano GALLETTA Bruno PIOTTI Paola DE-FERRARI Virginia NIRI Pier Paolo POGGIO Ferdinando FASCE Manlio CALEGARI Salvatore VENTO Marcella BACIGALUPI e Piero FOSSATI Anna FRISONE Davide SERAFINO Leonardo LIPPOLIS Giorgio MORONI Renato VENTURELLI Sandro RICALDONE Giuseppe ‘Pippo’ BERTINO Antonio ‘Tonino’ BETTANINI Giacomo CESARINO ….finire”,”Gli anni del ’68. Voci e carte dall’archivio dei movimenti. Genova, Palazzo Ducale, Loggia degli Abati, 27 gennaio-26 febbraio 2017.”,”Mancano notizie sulle lotte alla Casa dello Studente e nella facoltà di Ingegneria Un anno dopo i fatti del ’60 nasce la rivista ‘Democrazia diretta. Notiziario delle lotte e della democrazia operaia’. Fanno parte della redazione: Claudio Costantini, Gino Bianco, Edoardo Grendi, Bruno De Lucchi, Romano Alquati Carlo Boccardo, Lorenzo Parodi, Emilio Soave, Gianfranco Faina (pag 131) Cervetto e Parodi, lotta comunista cit. a pag 131) Lotta comunista cit p: 233 Nota di Toni Negri su Gianfranco Faina (pag 133) Benni e Caprini citati a pag 135 R. Pastorino citato a pag 232″,”LIGU-128″
“GALLETTI Mirella”,”Storia della Siria contemporanea.”,”GALLETTI Mirella è stata docente all’Università degli studi di Napoli ‘L’Orientale’ e ha tenuto corsi presso le Università di Milano e Venezia. E’ autrice di studi sui curdi. e membro del comitato di redazione della rivista ‘Etudes Kurdes’.”,”VIOx-179″
“GALLI Giancarlo”,”Gli Agnelli. Una dinastia un impero, 1899-1998.”,”Giancarlo GALLI, cronista pol-economico è nato a Gallarate nel 1933. Ha pubblicato: -Cattolici e sindacato. PALAZZI. 1969 -Storia del movimento operaio milanese. COMUNE DI MILANO. PREMIO CAMPIONE. 1972 -Eminenza rossa. Biografia umana e pol di Armando Cossutta. SUGARGO. 1976 -Il Piave democristiano. LONGANESI. 1978 -Benedetto Bettino. Biografia umana e pol di Bettino Craxi. BOMPIANI. 1982 -Il romanzo degli gnomi. RUSCONI. 1985 -Tutti miliardari. RUSCONI. 1984 -Manager. RUSCONI. 1989 – Mattioli. Il Gattopardo della Banca Commerciale italiana. RIZZOLI. 1991 – Milano alla ricerca della sua anima. NED. 1992 -La repubblica delle nebbie. RUSCONI. 94 -Il padrone dei padroni. Enrico Cuccia, il potere di Mediobanca e il capitalismo italiano. GARZANTI. 1995″,”ITAE-003″
“GALLI Giancarlo”,”Il romanzo degli gnomi. I protagonisti della finanza italiana e internazionale.”,”Giancarlo GALLI (Milano, 1933) studi di economia, è giornalista professionista e scrittore politico. Ha pubblicato: -I cattolici e il sindacato. 1969 -Storia del movimento operaio milanese. 1972 Premio Campione -Eminenza rossa. Biografia di Armando Cossutta. 1976 -Il Piave democristiano. 1978 -Il fantasma del Palazzo. Ritratto dell’Italia del centro-sinistra. 1979 -Benedetto Bettino. Biografia umana e politica di Bettino Craxi. 1982″,”ITAE-019″
“GALLI Giorgio”,”Storia del PCI. Il Partito Comunista Italiano. Livorno 1921 Rimini 1991.”,”Giorgio GALLI (Milano, 1928), politologo, è docente di storia delle dottrine politiche all’Univ statale di Milano. Tra le sue più recenti pubblicazioni: ‘Hitler e il nazismo magico’ (1989), ‘Storia dei partiti politici in Europa’ (1990), ‘I partiti politici italiani’ (1991), ‘Affari di Stato’ (1991), ‘Mezzo secolo di DC, 1943-1993’ (1993), ‘Il partito armato’ (1993).”,”PCIx-018″
“GALLI Giorgio”,”Passato prossimo. Persone e incontri 1949-1999.”,”Giorgio GALLI (Milano, 1928) è docente di storia delle dottrine politiche all’ Università statale di Milano. Politologo e saggista è autore di numerose opere tra cui ‘Storia del PCI’, ‘Il bipartitismo imperfetto’. Nel libro cita CERVETTO PARODI e ‘Lotta comunista’.”,”ITAC-029″
“GALLI Giancarlo”,”Il banchiere eretico. La singolare vita di Raffaele Mattioli.”,”Raffaele Mattioli era un umanista colto e raffinatissimo, ma al tempo stesso inflessibile nel perseguire (e raggiungere) gli obiettivi concreti che si era proposti. Era un conservatore illuminato, ma riuscì, di volta in volta a godere del rispetto e dell’ammirazione di personaggi come Mussolini, De Gasperi, Togliatti. Era un politico scaltro e pragmatico, ma anche un sincero idealista. Senza alcun dubbio è stato il più famoso e ascoltato (e non solo in patria) banchiere italiano. Il libro, già editato nel 1991 e da tempo esaurito, racconta vita, battaglie, successi e imprese di quest’uomo che spese la propria esistenza al servizio della Banca Commerciale Italiana, la prestigiosa istituzione, la quale per lungo tempo (dal fascismo agli anni settanta) si identificò con Mattioli e le sue strategie. La biografia getta luce su quella sorta di “”casta di i ntoccabili”” che sono i grandi banchieri (i politici passano, i sistemi costituzionali mutano, ma “”loro”” continuano). L’avventura di un uomo la cui influenza un giorno fece dire a Vittorio Valletta: “”Le parole di Mattioli sono”,”E1-BAIT-025″
“GALLI Giorgio”,”Affari di Stato. L’ Italia sotterranea 1943 – 1990: storia politica partiti corruzione misteri scandali.”,”Giorgio GALLI (Milano 1928), politologo, è docente di storia delle dottrine politiche all’ Università Statale di Milano.”,”ITAP-022″
“GALLI Giancarlo”,”Il banchiere eretico. La singolare vita di Raffaele Mattioli.”,”Giancarlo GALLI (Milano, 1933) è giornalista professionista e saggista politico-economico- finanziario. Bibliografia presso Rusconi: “”Il romanzo degli gnomi”” (1984), “”Tutti miliardari”” (1989), “”Manager, potere e successo”” (1989), “”La repubblica delle nebbie”” (1994), “”Il padrone dei padroni, biografia di Enrico Cuccia”” (1995), “”Gli Agnelli”” (1997).”,”ITAE-052″
“GALLI Giorgio”,”Storia del partito comunista italiano.”,”GALLI è nato a Milano nel 1928. Nel 1950 si è laureato in giurisprudenza. Ha scritto su Critica Sociale, Il Mulino, Il Ponte, Il Mondo.”,”PCIx-093″
“GALLI Giorgio”,”I partiti politici europei.”,”””Il socialismo francese è fortemente legato alla 2° Internazionale che viene fondata proprio a Parigi nel luglio 1889 ed è un movimento che, come quello tedesco, ha forti connotati marxisti, anche se il socialismo francese non ha grandi teorici continuatori del pensiero marxista come Kautsky, o come, per certi aspetti, Bernstein o come gli austro-marxisti della scuola di Vienna. Il partito socialista francese ha, nella fase del suo sviluppo, tra l’ ultimo decennio del secolo scorso e l’ inizio del Novecento, due personalità di rilievo, che sono Jules Guesde, che è un marxista ortodosso, il rappresentante della concezione rigorosamente marxista della lotta di classe, e Jean Jaures che ha sì una formazione marxista, ma che dà al suo pensiero un carattere fortemente umanistico. Jaures è in parte marxista, in parte è l’ erede della grande tradizione umanista francese; la sua opera principale, Storia socialista della rivoluzione francese, è un chiaro superamento dell’ impostazione storiografica liberale e borghese””. (pag 141).”,”EURx-162″
“GALLI Giorgio”,”Storia della Democrazia Cristiana.”,”””Si noti che quando la borghesia di Stato è in difficoltà, il governatore della Banca d’ Italia, che pure la criticherà poi aspramente, la salva addebitando a solidi istituto di credito tradizionali il costo delle dilapidazioni e degli sperperi: è lo stesso sistema che sarà adottato nel ’74, su più ampia scala, per coprire le perdite del bancarottiere Michele Sindona, non meno legato alla DC dei Gava, Battiloro Quarto, Liccardo, Cascetta, Menna, Fusco, Giannino, Improta, Acanfora, Fiore.”” (pag 255)”,”ITAP-077″
“GALLI Giancarlo”,”Finanza bianca. La Chiesa, i soldi, il potere.”,”Giancarlo GALLI, giornalista e scrittore, autore di inchieste e saggi di argomento economico-finanziario, tradotti anche all’ estero. Asse Vaticano-IOR-finanza. “”De Weck aveva la piena fiducia del portavoce vaticano Joaquin Navarro-Valls, “”numerario”” (in quanto celibe) dell’ Opus Dei sin dal 1959. Per questo tramite si dice avesse un rapporto costante con il papa. Nella natia Spagna, dove ha molti estimatori e non pochi nemici, specie negli ambienti socialisti, vi è chi sostiene che Navarro, ostile ai movimenti teologici di “”Liberazione””, trovò in De-Weck l’ uomo che lo aiutò a dirottare gli aiuti dello IOR, e non solo dello IOR, da certi movimenti sudamericani ad altri, privilegiando la Polonia… E’ esatto o è dietrologia? “”Per quel che mi risulta, De Weck si comportò da banchiere attento e scrupoloso. Fedele alla Chiesa, e con assoluta devozione a sua Santità. Il resto è pettegolezzo malevolo, viziato da pregiudizio””. (Marcinkus) (pag 140)”,”RELC-169″
“GALLI Giorgio NANNEI Alessandra”,”Italia occidente mancato.”,”GALLI Giorgio noto politologo italiano ha scritto vari libri tra cui ‘La crisi italiana e la destra internazionale’. NANNEI Alessandra conduce ricerche sui settori industriali e finanziari, sui consumi familiari, sulle strutture regionali in Italia. Ha pubblicato tra l’ altro: ‘Il controllo delle risorse petrolifere’ (1971) ‘Il capitalismo assistenziale’ (1976), ‘La nuovissima classe’ (1978). La crisi del 1963. “”Il 1963 è da molti ritenuto un anno di svolta nella storia dello sviluppo economico italiano. Sino al 1962 si era avuta un’ espansione costante, favorita, come si è detto, dal basso costo di una manodopera abbondante che si trasferiva dall’ agricoltura sovraffollata al settore industriale, dalla possibilità di utilizzare, senza spese di ricerca e quindi a basso prezzo, l’ insieme di conoscenze tecniche e scientifiche prodotte all’ estero e, soprattutto, dall’ enorme sviluppo del commercio internazionale degli anni Cinquanta e dell’ inizio del decennio successivo. Nel 1949 l’ Italia aveva aderito all’ Oece, nel 1950 all’ Unione Europea dei Pagamenti, nel 1953 alla Ceca. Nel 1957 venne firmato il Trattato di Roma per la costituzione del Mercato Comune Europeo, che entrò in vigore il 1° gennaio 1958″”. (pag 198)”,”ITAP-110″
“GALLI Giorgio”,”Il bipartitismo imperfetto. Comunisti e democristiani in Italia.”,”Giorgio GALLI è nato a Milano nel 1928. Laureato in giurisprudenza, i suoi interessi sono particolarmente rivolti alla storia della sinistra italiana, ai problemi del movimento comunista internazionale e alla sociologia della politica. Direttore del ‘Mulino’ dal 1965, collabora a ‘Critica sociale’ , a ‘Tempi moderni’ e a ‘Tempo presente’. Ha scritto vari libri (v. 4° copertina). “”L’ assurdità del PCI sta precisamente in questo: il suo gruppo dirigente è sincero quando afferma la sua fedeltà alla costituzione, ma è sincero anche quando afferma la sua fedeltà al tipo di gestione autoritaria del potere rappresentata dall’ URSS; non è sincero, invece, quando ribadisce la sua fedeltà al leninismo delle origini.”” (pag 98) “”Il PCI, dunque, ha il vantaggio sulla DC di essere il mezzo di promozione sociale attraverso la politica di una élite di ceti popolari. Ha, in notevole misura, questo stesso vantaggio sul PSI. L’ esame più completo della situazione di questo partito sotto il profilo in esame è quello fornito da Antonio Landolfi, studioso e membro del Comitato centrale del PSI, al quale si deve la più completa analisi in proposito.”” (pag 179)”,”ITAP-112″
“GALLI Giancarlo”,”Eminenza rossa. La lunga marcia di un manager comunista dalla “”Stalingrado d’ Italia”” a via delle Botteghe Oscure.”,”GALLI Giancarlo 42 anni (1976) giornalista. Ora è direttore per le relazioni esterne del gruppo Bassetti. L’ uomo di Mosca. “”Solo Aldo Tortorella, il direttore dell’ “”Unità””, è apparso dalla tribuna degli oratori; gli altri, da Fernando Di Giulio a Ugo Pecchioli a Giorgio Napolitano hanno taciuto, dietro i tavoli delle commissioni… Fra i cinquantenni il ruolo di maggior spicco sembra averlo Armando Cossutta, l’ uomo di Mosca, come ormai lo chiamano dentro e fuori il Partito. “”Pecchioli e Cossutta””, si dice al PCI, “”assicurano il disbrigo degli affari correnti lasciando a Berlinguer tutto il tempo per fare politica””””. (pag 196)”,”PCIx-213″
“GALLI Carlo a cura; testi di MACHIAVELLI ERASMO VITORIA GENTILI GROZIO HOBBES VATTEL KANT CONSTANT HEGEL CLAUSEWITZ MARX LENIN JÜNGER SCHMITT KELSEN FOUCAULT”,”Guerra.”,”Testi di MACHIAVELLI ERASMO VITORIA GENTILI GROZIO HOBBES VATTEL KANT CONSTANT HEGEL CLAUSEWITZ MARX LENIN JÜNGER SCHMITT KELSEN FOUCAULT GALLI Carlo insegna storia delle dottrine politiche presso la facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Bologna. Tra le sue opere ‘Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno’ (Bologna, 1996) Il diritto alla guerra. “”Tra le cause della guerra giusta non ci sono le differenze di religione, né la conquista, né la gloria o il vantaggio dei sovrani; l’ unica causa di guerra giusta è la difesa dalle offese e la loro punizione, purché si tratti di offese abbastanza gravi. (…) “”Perché una guerra sia giusta non è sufficiente essere convinti di avere una giusta causa: è necessario ricorrere alle opinioni dei sapienti ed esaminare anche le ragioni degli avversari. I sudditi, poi, non devono prendere le armi se a loro la guerra risulta ingiusta. (…) “”La guerra non può essere giusta da entrambe le parti (…) “”In una guerra giusta non si possono uccidere innocenti, se non incidentalmente, quando non vi è altro modo di colpire obiettivi leciti””. (pag 39, Francisco de Vitoria, 1483 (?)- 1546)”,”TEOP-220″
“GALLI Giancarlo”,”Il Padrone dei Padroni. Enrico Cuccia il potere di Mediobanca e il capitalismo italiano.”,”GALLI Giancarlo è un noto giornalista economico collaboratore di vari quotidiani e riviste tra cui ‘Avvenire’. E’ autore di diversi saggi, tra cui ‘Il fantasma del palazzo. Storia e cronaca del centrosinistra’ (1979), ‘Il romanzo degli gnomi’ (1984) e ‘Mattioli, il gattopardo della Banca commerciale italiana’ (1991). “”E’ al tavolo di Cuccia che si contratta la “”buonauscita”” di 500 miliardi per Raul Gardini, ma si abbandona l’ uomo al suo tragico destino di spericolato navigatore. Col suo “”Moro di Venezia””, l’ ex-contadino ravennate infiammerà il cuore degli italiani nelle competizioni veliche della Coppa America; col “”malloppo”” cercherà altre avventure finanziarie a fianco del francese Jean Marc Vernes, controverso esponente dell’ alta finanza di Parigi. Ma don Enrico non vuole più saperne. E’ troppo pericoloso, per il carattere e i segreti di cui è depositario. Ciò che conta è “”salvare la dinastia dei Ferruzzi””, mettendo sotto tutela il primogenito Arturo Ferruzzi e Carlo Sama””. (pag 202) “”Ciò che conta, per Cuccia, è tenere unita la classe dirigente non omologata alla partitocrazia””. (pag 202)”,”ITAE-159″
“GALLI Giorgio NANNEI Alessandra”,”Il capitalismo assistenziale. Ascesa e declino del sistema economico italiano, 1960-1975.”,”La NANNEI è laureata in economia e conduce ricerche sui consumi familiari e le strutture regionali in Italia (‘La politica degli investimenti’, 1971, ‘Il controllo delle risorse petrolifere’ (1971) e altro. “”Come era stato acutamente osservato più di dieci anni fa dallo storico inglese, Denis Mack Smith, il governo italiano rappresenta principalmente interessi delle zone agricole e sottosviluppate del paese, dove il peso del settore terziario, in mancanza di altri tipi di occupazione, è predominante. L’ opera di mediazione del governo, che avrebbe dovuto garantire un processo di accumulazione che aumentasse le occasioni di lavoro nei settori agricoli direttamente produttivi – agricoltura ed industria – ha al contrario privilegiato le rivendicazioni dei lavoratori improduttivi, da cui derivava direttamente il maggior numero di consensi. Per garantirsi la riconferma, ha espanso l’ occupazione in enti pubblici del tutto inutili, quando non persino fantasmi. E’ aumentata l’ occupazione nei ministeri, senza peraltro che se ne accrescesse l’ efficienza. Le stesse imprese pubbliche, che nel dopoguerra avevano apportato un notevole contributo allo sviluppo industriale del paese, diventano un serbatoio di clientele e distribuiscono un gran numero di stipendi a dirigenti che non apportano nessun contributo alla produzione: gli stipendi sono, nel migliore dei casi, una elevata fonte di reddito per persone che si dedicano alla carriera politica””. (pag 198-199)”,”ITAE-160″
“GALLI Giorgio”,”Enrico Mattei: petrolio e complotto italiano.”,”Della stessa casa editrice e di Giorgio GALLI ‘Piombo rosso’. Politologo e saggista ha insegnato dottrine politiche a Milano. Ha condotto ricerche per la Fondazione Agnelli, l’ Istituto Cattaneo del Mulino, è stato consulente per la Commissione Stragi 1994-1995. La DC. “”Il presidente dell’ ENI ha già disposto tutte le sue pedine quando De Gasperi muore, il 19 agosto 1954, dopo aver scritto due lettere a Fanfani nella prima delle quali augura successo al suo lavoro, mentre nella seconda si rammarica che il segretario del partito non gli dia notizie sulle posizioni che intende assumere sul problema della CED (Comunità europea di difesa). Con Fanfani, Mattei tratta tramite la “”Base””, quattro dei cui capi sono entrati nella lista fanfaniana al congresso di Napoli (si tratta di Ripamonti, Galloni, Chiarante e Rampa); e tramite La Pira, la cui influenza sul segretario del partito è ben nota e i cui legami, anche personali, con Mattei si rafforzano col fatto che l’ ENI accetta di assorbire la Nuova Pignone, messa in liquidazione dal gruppo Marinotti. Scelba è praticamente neutralizzato alla presidenza del Consiglio, Gronchi è tenuto di riserva come ponte verso il PSI e la sinistra, che intanto rientra nella regia di Mattei attraverso l’ orchestrazione della campagna sull’ Italia “”Paese petrolifero”” di cui si è parlato in precedenza.”” (pag 95) Nota pagina 383: “”2. Il brano è riportato in Fulvio Bellini Alessandro Previdi, L’assassinio di Enrico Mattei, Edizioni Flam, Milano, 1970, p. 87. Questo testo rifiutato dagli editori e “”stampato da una editrice ad hoc””, come sostengono gli autori (p.13), scomparve rapidamente dalla circolazione. Si collega alla misteriosa morte di Mattei, agli eventi e alle speculazioni che ne seguirono. Mi ha molto interessato; perché scrissi, nel 1953, con Fulvio Bellini, il mio libro, Storia del PCI (Schwarz, Milano, 1953). Non ho più visto Bellini dopo la mia rottura dei rapporti con lui, nel 1954, allorché, da trotzkista che era, passò all’organizzazione di destra “”Pace e libertà””. Ne ho risentito parlare nelle vicende Montedison che precedettero – attraverso iniziative per organizzare i piccoli azionisti – l’ascesa alla presidenza della società di Eugenio Cefis. Ho ritrovato nel libro il metodo e lo stile del Bellini che avevo conosciuto, compresa questa sua valutazione: “”Al lettore potrà sembrare che in brani della nostra esposizione vi sia del romanzesco, se non altro nello stile. Ciò non lo induca nell’errore circa l’attendibilità delle vicende narrate, poiché esse sono tutte vere, realmente accadute””. (p. 13). Bellini è sempre stato molto minuzioso nella raccolta dei fatti. (…)””.”,”ITAE-179″
“GALLI Giorgio”,”La Sinistra italiana nel dopoguerra.”,”Analisi della sconfitta del 18 aprile 1948. “”I dirigenti comunisti debbono spiegare quello che non è soltanto un insuccesso elettorale, ma il fallimento, almeno non immediato, di tutta una prospettiva politica. Essi adducono una giustificazione di fondo e alcune motivazioni sussidiaria; la prima è così presentata dal Comitato centrale: “”I risultati del 18 aprile sono stati determinati in grande parte dall’ intervento dell’ imperialismo straniero, dal terrorismo religioso, dalle illecite pressioni dell’ apparato statale e da una vasta serie di brogli astutamente organizzati. La ‘vittoria’ democratico cristiana è la conseguenza della violazione della libertà elettorale del popolo italiano che in questo modo è stata compiuta.”” (pag 73) L’ attentato a Togliatti. Il 14 luglio 1948. “”Ma ora bisogna chiarire soltanto se i dirigenti della sinistra fossero in grado di guidare le forze di rinnovamento interne alla società italiana in un senso che le facesse partecipi attive della sua trasformazione; il 14 luglio è una nuova, lampante prova che il vertice del Pci non ha avuto questa capacità e testimonia che il suo immobilismo sussultorio, paludato da roboanti minacce e di attese vaghe, in pratica è il supporto effettivo degli elementi di conservazione. Dopo il 14 luglio. Le giornate di metà luglio segnano la conclusione dell’ ondata rivoluzionaria del secondo dopoguerra in Italia. Non solo l’ insuccesso della sinistra era evidente sul piano immediato, ma, per le impostazioni che lo avevano determinato, era chiaro che le sue conseguenze si sarebbero protratte indefinitamente nel tempo. Il tentativo di far passare le manifestazioni di massa come un successo, sia pure parziale, del movimento di classe urtò immediatamente contro la realtà””. (pag 233)”,”ITAP-127″
“GALLI Giorgio”,”La sfida perduta. Biografia politica di Enrico Mattei.”,”pag 205 Giorgio GALLI è nato a Milano nel 1928. Dopo la laurea in giurisprudenza si è occupato di problemi del sistema politico italiano e di storia politica. Insegna alla Statale di Milano.”,”BIOx-174″
“GALLI Giorgio ALBONICO Aldo CHIERCHINI Gianfranco GRANATA Ivano a cura; brani antologici di TURATI SARAGAT MORANDI NENNI DE-LOS-RIOS BESTEIRO JOUHAUX BLUM MACDONALD COLE WEBB CITRINE STAFFORD CRIPPS TAWNEY BAUER Max ADLER HILFERDING”,”Esperienze riformiste in Europa. Il socialismo tra il 1919 e il 1934.”,”Brani antologici di TURATI SARAGAT MORANDI NENNI DE-LOS-RIOS BESTEIRO JOUHAUX BLUM MACDONALD COLE WEBB CITRINE STAFFORD CRIPPS TAWNEY BAUER Max ADLER HILFERDING”,”MEOx-091″
“GALLI Carlo a cura; scritti di Carlo GALLI Edoardo GREBIO Maria Laura LANZILLO Sandro MEZZADRA Domenico TARANTO”,”Manuale di storia del pensiero politico.”,”GALLI C. insegna storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Bologna.”,”TEOP-379″
“GALLI Giancarlo”,”Nella giungla degli gnomi. Politica, economia & finanza dall’era Fazio al “”grande crac””.”,”GALLI Giancarlo (Gallarate, 1933) è giornalista, scrittore ed economista. E’ autore di numerosi saggi.”,”ITAE-235″
“GALLI Giorgio”,”Storia orgogliosa del socialismo italiano.”,”GALLI Giorgio “”Il discorso di Modena è uno dei punti più alti della riflessione teorica di Turati. Si può osservare che l’ipotesi del partito di classe che entra in un governo di coalizione con partiti borghesi in situazioni “”quasi rivoluzionarie””, sebbene confusamente espressa, precorre una diarchia di potere che si verificherà nella Russia del 1917 come nella Spagna del 1936 (e, nellla versione staliniana, in Cecoslovacchia nel 1948). E’ evidente che Turati fa propria e critica tutta l’esperienza di direzione dei riformisti nel decennio giolittiano. E più realista in sede politica di quanto non sia in sede storica appare Arfè, quando scrive: “”La crisi riformista si trascina, lenta ma inesorabile, dal 1908 al 1912″”, dopo aver sottolineato – lo abbiamo ricordato – che i riformisti non hanno diretto il partito dal 1904 al 1908″” (pag 69)”,”MITS-399″
“GALLI Giorgio”,”Storia del partito armato.”,”Giorgio Galli, laureato in giurisprudenza, docente universitario di storia delle dottrine politiche, politologo.”,”TEMx-064″
“GALLI DELLA LOGGIA Ernesto”,”La III Internazionale e il destino del capitalismo: l’analisi di Evhenij Varga.”,” “”Passata la bufera della guerra, attenuatasi almeno in parte l’ondata rivoluzionaria europea, mentre la borghesia dà segni di voler passare al contrattacco, Varga e Trotsky nel rapporto al III congresso si domandano: “”La borghesia è davvero attualmente in grado di ristabilire l’equilibrio sociale distrutto dalla guerra? Vi sono ragioni per supporre che dopo un’epoca di lacerazioni politiche e di lotte d classe stia per sopraggiungere una nuova duratura epoca di ristabilimento e di espansione del capitalismo””? (1). Il quadro generale e per così dire strategico che determina l’inizio dell’epoca delle crisi del capitalismo viene abbozzato nella risposta a queste domande”” (pag 985) (1) Cfr. L. Trockij – E. Varga, ‘Thèses sur la situation mondiale et nos tâches, Moscou, 1921, Section de la presse de l’Internationale communiste’, cit., p. 3 ‘Imperialismo e fascismo due volti della crisi generale degli anni Trenta’ (pag 1009)”,”TEOC-651″
“GALLI Giancarlo”,”I cattolici e il sindacato.”,”GALLI Giancarlo, I cattolici e il sindacato. PALAZZI EDITORE. MILANO. 1969 pag VIII 366 8° prefazione di Bruno STORTI, assistente per le ricerche Maria Grazia MOLINARI, note allegati: Le organizzazioni cattoliche in campo sociale ed economico nel 1911; Il Patto di unificazione delle forze sindacali democratiche; La mozione del 1°, 2°, 3°, 4°, 5° congresso della Cisl; I risultati delle elezioni di commissioni interne; L’attività di formazione della Cisl; I quadri sindacali della Cisl; Il tesseramento della Cisl; bibliografia, indice nomi; Collana Saggistica. Giancarlo Galli è nato a Gallarate (Varese) il 22 novembre 1933. Ha studiato economia alla “”Cattolica”” di Milano, ma la sua attività si è sempre sviluppata in campo giornalistico. Sin dal 1950 fece parte della redazione del settimanale dell’Azione cattolica ambrosiana, “”Azione giovanile””. Redattore de “”L’Italia”” dal 1954 al 1956 si occupò principalmente di questioni economiche e sindacali svolgendo contemporaneamente le funzioni di capo-redattore del periodico della CISL milanese “”Milano sindacale””. Dal 1956 al 1963 fu redattore e inviato speciale del “”Giorno”” e come tale seguì lo sviluppo del sindacalismo italiano sul quale condusse una serie d’inchieste. [‘Il VI Congresso dei cattolici (Napoli, 10-14 settembre 1883) tornava ad occuparsi delle Società di Mutuo Soccorso. Rilevato che esistevano ormai 90 Società d’ispirazione cattolica si raccomandava, oltre che di moltiplicarle in numero e di acquisire nuovi proseliti, di riunirle in federazioni diocesane e regionali e queste in federazioni e leghe nazionali. Uno sforzo insomma per dare al movimento unità e organicità in vista di un impegno più massiccio che non poteva peraltro maturare se prima non ci si fosse, almeno in una certa misura, sottratti ai pericoli dei particolarismi e dall’eccessiva dipendenza alle direttive del clero locale. Gettando le basi di un’organizzazione a carattere nazionale, i cattolici al Congresso di Napoli esclusero però in modo esplicito – e ciò è significativo, se paragonato all’opposta posizione dei socialisti – qualunque impegno di carattere politico. Nonostante questo, i cattolici continuavano ad essere ben lontani dal pensare ad un vero e proprio sindacalismo. Un simile salto concettuale non era stato del resto compiuto nemmeno in Francia, pur in presenza di una situazione ben più avanzata. Laggiù, «L’Opera dei Circoli Operai cattolici» (più nota con l’abbreviativo di «L’Oeuvre») sorta dopo la Comune di Parigi (1871) ed attorno alla quale gravitava l’intero movimento sociale-cristiano francese, comprendeva numerose associazioni professionali con carattere «misto», nel senso che annoveravano fra i soci lavoratori e datori di lavoro. La prova che neppure i cattolici francesi, pur considerati all’avanguardia, fossero maturi per creare un autentico sindacalismo, la si ebbe nel 1883 quando si discusse alla Camera di Parigi la legge Waldeck-Rousseau (poi approvata) che avrebbe dovuto portare al riconoscimento giuridico dei sindacati. In quell’occasione i cattolico-sociali cercarono di modificare il progetto nel senso di un corporativismo cristiano poiché temevano che la parola «sindacato» finisse col sanzionare un antagonismo istituzionale tra capitale e lavoro. Era comunque un periodo di relativa tranquillità; e gli animi parevano più distesi. La stampa liberale dedicava lunghi articoli a Carlo Marx in occasione della morte; il «grande abbraccio» fra Chiesa e Stato pareva finalmente possibile. Quando durante l’epidemia di colera scoppiata a Napoli il re e l’arcivescovo cardinale Sanfelice s’incontrarono presso i letti dei malati – ricorda il Croce – «un fremito d’affetto percorse l’Italia». Ma era tranquillità fasulla. Il Governo era disposto a concedere qualcosa a patto che fossero garantiti nel modo più assoluto non solo l’ordine pubblico ma gl’interessi dei gruppi agrari ed industriali. Ricercava insomma il Depretis quell’«equilibrio ideale» – e probabilmente impossibile – che facendo contenti un po’ tutti gli consentisse di avere le mani libere all’interno per potersi muovere sul terreno internazionale e segnatamente in Africa ove avevamo cominciato col mettere lo zampino a Massaua con la compiacenza della Gran Bretagna. Così il Governo rispondeva agli scioperi agricoli sciogliendo le associazioni e arrestando i lavoratori che venivano deferiti ai tribunali sotto l’accusa di «associazione criminale». Anche il Partito Operaio veniva preso di mira: dopo una serie di denunce ai dirigenti per «eccitazione all’odio e allo sciopero», nel giugno 1886 arrivava lo scioglimento. Motivazione: «Il Partito Operaio cerca di organizzare la resistenza nelle campagne e nelle città contro il capitale e di trasferire la proprietà dei beni demaniali dei Comuni alle famiglie contadine». La politica sociale di Depretis era dunque caratterizzata dalla più classica delle bivalenze: scioglieva le associazioni contadine ma convinceva il Parlamento ad ordinare la stesura del «rapporto finale» sulla questione agraria; scioglieva il Partito Operaio, perseguitava gli scioperanti (una legge sul diritto di sciopero era stata respinta) ma faceva votare una disposizione per impedire l’impiego dei fanciulli di età inferiore ai 10 anni nelle miniere e di 9 anni nelle fabbriche. I ragazzi, inoltre, avrebbero dovuto avere dei turni giornalieri non superiori alle otto ore. In questo modo si accoglievano (sia pure in modo platonico perché i controlli erano pressoché inesistenti) le preoccupazioni e gli scrupoli morali di molti, e particolarmente dei cattolici che del lavoro minorile avevano lungamente parlato nei loro Congressi richiedendo con insistenza un freno agli abusi che più segnavano offesa alla persona umana. Notevole interesse aveva nel frattempo suscitato lo studio del gesuita padre Carlo M. Curci dal titolo ‘Di un socialismo cristiano nella questione operaia e nel concerto selvaggio dei nuovi Stati civili’. Si trattava di un interesse costellato di polemiche poiché il solo parlare di «socialismo cristiano» disturbava molte orecchie (…)’ (pag 43-44-45)] [ISC Newsletter N° 77] ISCNS77TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] La politica sociale di Depretis era caratterizzata dalla più classica delle bivalenze”,”SIND-142″
“GALLI Giancarlo”,”Euro, la grande scommessa. Cosa cambia per gli italiani con l’arrivo della moneta unica.”,”Giancarlo Galli, nato a Gallarate nel 1933, + autore di saggi e inchieste economico-finanziari, tradotti anche all’estero. Da Mondadori ha pubblicato Gli Agnelli e La fabbrica dei soldi. Con il 1° gennaio 2002 entrerà in circolazione l’euro, la moneta dell’Unione europea, e dovremo dire addio alla lira, che andrà in pensione dopo centoquarant’anni di un onorato, quanto travagliato, servizio in cui si sono rispecchiati la storia e il costume del nostro paese.”,”ITAE-045-FL”
“GALLI Giorgio”,”La Sinistra italiana nel dopoguerra. Edizione ampliata e aggiornata.”,”Con ‘La Sinistra italiana nel dopoguerra’ Galli iniziò vent’anni fa il lavoro di analista del sistema politico italiano. Ripresentata ora (1978) in un periodo di crisi profonda della società e di riflessione della sin istra sui propri orientamenti strategici, quest’opera costituisce un contributo stimolante e attuale alal ricerca dei nodi irrisoolti delmovimento operaio italiano GALLI Giorgio, La Sinistra italiana nel dopoguerra. Edizione ampliata e aggiornata. IL MULINO. BOLOGNA. 1978 pag 363 16° introduzione note appendice; collana ‘I Gabbiani’. ‘Con ‘La Sinistra italiana nel dopoguerra’ Galli iniziò vent’anni fa il lavoro di analista del sistema politico italiano. Ripresentata ora (1978) in un periodo di crisi profonda della società e di riflessione della sinistra sui propri orientamenti strategici, quest’opera costituisce un contributo stimolante e attuale alla ricerca dei nodi irrisolti del movimento operaio italiano’ [‘Nel commento basilare al risultato delle elezioni [del 18 aprile 1948, ndr], Togliatti afferma: «alcune illusioni di rapido successo sono cadute. Rimane nella massa lavoratrice e nelle sue avanguardie la volontà di andare avanti» (12). Il modo è così indicato: “”E’ un grave errore pensare che un programma di profonde riforme sociali quale è quello del Fronte, possa venir realizzato soltanto attraverso una azione di governo. Piccole minoranze democratiche e socialiste hanno imposto, nel passato, riforme anche più profonde a governi reazionari dichiarati. Altrettanto grave errore è il pensare che sarebbe a svantaggio della democrazia il fatto che determinate riforme venissero eventualmente strappate al governo DC perché ciò darebbe prestigio al partito che dirige questo governo. Noi vogliamo le riforme sociali per sé stesse, perché liberando il Paese dall’arretratezza e facendo progredire le masse lavoratrici, esse creano condizioni migliori per la nostra lotta politica. Il ‘tanto peggio tanto meglio’ non ha niente di comune né con una politica democratica, né con una politica comunista’ (13) Questo ragionamento, esatto nelle premesse, logico nello sviluppo, richiama alla mente un precedente storico del socialismo italiano: Turati. Le parole di Togliatti, se si eccettua l’aggettivo «comunista», avrebbero potuto benissimo figurare sulla «Critica Sociale» trent’anni prima’ [Capitolo III, ‘La teorica della doppiezza’] [(12) “”Rinascita””, aprile-maggio 1948; (13) Ibid.] (pag 126-127) [ISC Newsletter N° 78] ISCNS78TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”PCIx-413&#8243;
“GALLI Giorgio”,”Storia del Partito Comunista Italiano.”,”Giorgio Galli è nato nel 1928 a Milano dove ha insegnato dottrine politiche all’Università Statale. Giornalista del settimanale ‘Panorama’, i suoi interessi sono stati rivolti alla storia della sinistra italiana e ai problemi del movimento comunista internazionale. E’ autore di molte opere di sociologia politica. Congresso di Roma (1922) GALLI Giorgio, Storia del Partito Comunista Italiano. EDIZIONI IL FORMICHIERE. MILANO. 1976 pag 391 8° introduzione (1976) note appendice: ‘Il Pci rivisitato’, nota bibliografica, indice nomi; Collana Contraddizioni. Giorgio Galli è nato nel 1928 a Milano dove ha insegnato dottrine politiche all’Università Statale. Giornalista del settimanale ‘Panorama’, i suoi interessi sono stati rivolti alla storia della sinistra italiana e ai problemi del movimento comunista internazionale. E’ autore di molte opere di sociologia politica. [‘L’orientamento del partito era dunque chiaro, la sua fiducia nelle prospettive indicate ben radicata: né gli eventi sfavorevoli l’avevano scossa. Alla fine del 1921 il Pci contava 42.956 iscritti, circa 15.000 unità in meno rispetto ai votanti per la mozione di Imola al Congresso di Livorno, ma la sua organizzazione aveva ben resistito, nel complesso, alla furiosa offensiva fascista. L’influenza dei centri operai era notevole: 3.858 iscritti a Torino, 2.505 a Firenze, 2.314 a Milano, 1.516 a Genova. E forte era anche in zone tipiche del proletariato agricolo (…). Da questi ranghi uscivano capaci organizzatori come Pietro Tresso e Paolino Ravazzoli, buoni quadri operai come Vittorio Bardini, Domenico Ciufoli, Giovanni Roveda, donne combattive come Camilla Ravera e Teresa Noce, dirigenti giovani come Edoardo D’Onofrio, Giuseppe Berti, Secondino Tranquilli che doveva diventare famoso col nome d’arte di Ignazio Silone. La fiducia che il partito dimostrava nelle proprie forze e nei propri uomini trova un fondamento nel fatto che la maggior parte di questi, negli anni successivi, dovendo operare in condizioni sempre meno rispondenti alle previsioni iniziali, dimostrarono comunque notevoli doti di dirigenti e combattenti politici. A Roma, dunque, il Pci si era dato una linea politica ben precisa, sulla quale concordano il nucleo fondamentale del partito – la vecchia frazione astensionistica – e gli ordinovisti, dai quali Tasca si era venuto staccando verso l’estate 1920, mentre proprio a Roma Togliatti, il più stretto amico e collaboratore di Gramsci, entrava nel Comitato centrale, la cui votazione era un altro indice della fiducia del partito nel suo gruppo dirigente. Infatti vennero confermati gli eletti di Livorno a eccezione di Bombacci, Misiano, Tarsia e Parodi, quest’ultimo rifugiatosi in Russia per sottrarsi a un’azione giudiziaria conseguente alla sua attività durane l’occupazione delle fabbriche. Li sostituivano, oltre a Togliatti, Isidoro Azzardo, l’ex sindaco di Bologna Ennio Gnudi e Vittorio Flecchia. L’Esecutivo di Livorno – Bordiga, Terracini, Grieco, Repossi, Fortichiari – veniva parimenti riconfermato. La storiografia ufficiale del Pci andrà poi diffondendo la versione secondo la quale già a Roma profondo era il dissenso tra il gruppo Gramsci-Togliatti e il nucleo bordighista, e che gli ordinovisti non avrebbero dato battaglia, perché preoccupati del pericolo di destra rappresentato dalle posizioni di Tasca e di Graziadei. Basterà osservare che la “”destra”” sosteneva precisamente quelle posizioni che, nei mesi successivi, e per i motivi che vedremo, Gramsci finirà col fare proprie. Non vi era quindi per nulla, a Roma, una linea di destra che gli ordinovisti non potessero accettare, tanto da doversi alleare alla sinistra per fronteggiarla. Sarà Gramsci a spostarsi sulle posizioni di Tasca, che erano in ultima analisi le posizioni dell’Internazionale, e colui che a Roma le aveva apertamente sostenute sarà una delle figure di primo piano della nuova Direzione che sostituirà quella bordighista. Il Pci continua dunque ad agire su due direttrici fondamentali: fronte unico per le rivendicazioni immediate, nella misura in cui è possibile, sul piano sindacale; denuncia delle insufficienze socialiste, soprattutto sul piano politico’ (pag 72-73)] [ISC Newsletter N° 82] ISCNS82TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] (pag 72-73)”,”PCIx-424″
“GALLI Giorgio”,”Storia del partito comunista italiano.”,”GALLI è nato a Milano nel 1928. Nel 1950 si è laureato in giurisprudenza. Ha scritto su Critica Sociale, Il Mulino, Il Ponte, Il Mondo.”,”MITC-008-FV”
“GALLI Luigi M.”,”Il socialismo e l’esperienza socialista italiana.”,”‘Marx non ha un concetto molto rigoroso dello ‘stato” (pag 6) ‘Sarà poi Lenin che, sviluppando Marx, vedrà nel medesimo stato capitalista un mezzo per la conquista del potere e l’instaurazione della dittatura del proletariato, a sua volta strumento per l’edificazione della società comunista’ (pag 6-7)”,”RELC-376″
“GALLI Carlo”,”Lo sguardo di Giano. Saggi su Carl Schmitt.”,”Carlo Galli insegna Storia delle dottrine politiche nell’Università di Bologna ed è direttore della rivista “”Filosofia politica””. Ha pubblicato pure: ‘Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno’ (1996), ‘Modernità. Categorie e profili critici’ (1988) e ‘Spazi politici. L’età moderna e l’età globale’ (2001). Fonti intellettuali di Schmitt. “”… finire (pag 44-45-46)”,”TEOP-299″
“GALLI Giorgio”,”I Partiti politici italiani (1943-2004). Dalla Resistenza al governo del Polo.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso.”,”ITAP-032-FL”
“GALLI Giorgio”,”Storia delle dottrine politiche.”,”Si tratta di un ‘sunto’ di storia delle dottrine politiche in cui si riportano molte citazioni e brani degli autori trattati Galli sottolinea in Marx l’uso di termini come ‘spettro’, ‘fantasma’, ‘streghe’ (pag 202-203) Copia in cattive condizioni”,”TEOP-002-FB”
“GALLI Giancarlo”,”Gli Agnelli. Una dinastia un impero, 1899-1998.”,”Giancarlo Galli, cronista politico-economico è nato a Gallarate nel 1933. Ha pubblicato molte opere tra cui ‘Padrone dei padroni. Enrico Cuccia, il potere di Mediobanca e il capitalismo italiano’ (Garzanti, 1995). Fascismo e seconda guerra mondiale: collaborazione del gruppo con il regime e successiva presa di distanza “”Non precorriamo i tempi. In quel maggio del 1939, ultima primavera di pace per l’Europa, Mirafiori proietta l’immagine di un’Italia possente, imperiale, tecnologicamente all’avanguardia. Mussolini, megalomane, la ritiene creatura del fascismo divenuto maggiorenne, non supponendo che un nuovo potere, industrial-finanziario, proprio partendo da lì, scalzerà il primato della politica. Nemmeno Giovanni I, con tutta probabilità, presagisce simili orizzonti di gloria. Di vecchio stampo, nutre ancora un certo rispetto per i governanti: pur diffidando, ha fiducia, al pari dei colleghi industriali, nel «genio» di Mussolini. Viaggiando, in qualità di membro della Commissione esteri del Senato, verifica che l’Italia è rispettata come non mai. Poi, gli affari. Ci siamo annessi l’Albania e la Fiat ha subito presentato un programma per l’utilizzo delle miniere sull’altra sponda dell’Adriatico; alla Francia ha fornito duemila autocarri; per la Finlandia, che si sta battendo contro l’Urss, ha riempito tanti vagoni ferroviari di pezzi di ricambio per aerei, purtroppo rimasti bloccati in Germania. Come nel 1914, appena i cannoni cominciano a tuonare, Giovanni I dà prova del massimo realismo, ritenendo che il bene della nazione s’identifichi con la neutralità. Nel settembre 1939 presenta un memoriale segreto sulle deficienze in materiali (19) e invita a non sottovalutare l’America, che potrebbe intervenire a fianco di una Gran Bretagna minacciata dalla sopravvivenza. Con gli Usa gli Agnelli hanno solide relazioni, che giungono sino al presidente Roosevelt. Quando questi (maggio 1940) fa pervenire, in almeno due riprese, a Mussolini un messaggio col quale esorta l’Italia a «non intervenire», Giovanni I, preavvertito attraverso i canali della diplomazia del ‘big business’, fa sapere di essere totalmente d’accordo. Non ascoltato, si adegua e partecipa, in compagnia degli altri potentati industriali (Terni, Oto, Ansaldo, Iri), al banchetto delle forniture. Alla Fiat viene chiesto di dotare l’esercito di una «autovettura di tipo militare». «Fu data una tinta mimetica alla 1100 e questa fu spacciata idonea alle operazioni belliche, mentre di militare aveva solo il colore e la scomodità» (20). Il 24 ottobre 1940 Giovanni I è ricevuto da Mussolini, per concordare un programma che preveda l’intensificazione della produzione militare. Vittorio Valletta ha già assicurato al generale Carlo Favagrossa, alto commissario e ministro per le Fabbricazioni di guerra, «che la Fiat non ha bisogno di speciali previdenze, contando sulla saldezza di tutti i suoi uomini e sulla efficienza ed elasticità della sua organizzazione, in un ambiente di così ardente patriottismo e fierezza fascista qual è quello di Torino e del Piemonte». Per gli intimi, Valletta conia lo slogan «Collaborare con l’inevitabile», e subito passa a chiedere che le autorità militari collaborino al mantenimento della «disciplina più ferrea» nelle fabbriche, traendone grandi e inquantificabili profitti (21). Sino ala primavera del 1942 (l’offensiva che porta le truppe italo-tedesche a El Alamein), gli ambienti economici operano in sostanziale armonia col regime (…). L’inevitabile, cioè la sconfitta, si avvicina. Le catastrofi di El Alamein, Stalingrado, i bombardamenti a tappeto sulle città del Nord, inducono i maggiori industriali a prendere le distanze dal fascismo, contattando gli Alleati. Alla spicciolata. (…) I torinesi accarezzano l’idea di una pace separata, di un fascismo senza Mussolini con una Monarchia autorevole. (…) [S]ebbene il 15 febbraio Giovanni rassicuri Mussolini che «Torino intatta nella sua virilità morale [c’è stato un ennesimo bombardamento], nella sua disciplina fattiva, saprà superare la crisi e sviluppare i compiti che la Patria le ha assegnato». Otto giorni più tardi, il 23, inizia a defilarsi: nomina Vittorio Valletta amministratore unico, riservandosi la presidenza”” (pag 96-98) [(19) L’intervento in Spagna a sostegno di Franco ci era costato 1900 cannoni moderni e 10.000 mitragliatrici. I carri armati s’erano rivelati inadeguati, al pari delle batterie antiaeree; (20) Cfr. Roberto Battaglia, ‘La seconda guerra mondiale’, Roma, Editori Riuniti, 1966, p. 97; (21) «Tra forniture belliche e affari privati, la Fiat ingrassa a vista d’occhio. Un documento dei servizi di polizia del 1941 segnala che Agnelli, Valletta, gli industriali di Prato hanno fatto colossali investimenti in immobili a Firenze. L’IFI si fa avanti risolutamente…acquista tenute agricole in Umbria e altre regioni; ammassa nuove partecipazioni per un valore complessivo di seicento milioni. I rapporto ai problemi sollevati dai bombardamenti aerei del 1942, Valletta chiede che siano facilitati la costituzione di società commerciali o l’acquisto di casamenti, cascinali, tenute, senza il pagamento dell’imposta sulle plusvalenze. A titolo d’indennità di guerra, la Fiat chiede la cessione del complesso Cogne e delle attrezzature Standard Oil esistenti sul territorio nazionale» (Pietra, op. cit., pp. 123 sgg.]”,”ECOG-106″
“GALLI Giorgio”,”Storia dei partiti politici europei. Dal 1649 a oggi.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso.”,”PARx-002-FL”
“GALLI Giorgio”,”I Partiti politici in Italia, 1861-1943. Volume I.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso.”,”ITAP-053-FL”
“GALLI Giorgio”,”I Partiti politici in Italia, 1944-1994. Volume II.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso.”,”ITAP-054-FL”
“GALLI Giorgio”,”I partiti politici italiani.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso. É titolare di una rubrica su Panorama.”,”ITAP-070-FL”
“GALLI Giorgio”,”Mezzo secolo di Dc.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso. É titolare di una rubrica su Panorama.”,”ITAP-071-FL”
“GALLI Giorgio”,”L’antistalinismo di sinistra: «Prometeo». Estratto da ‘Ripensare il 1956′, Edizioni Lerici, 1987.”,”Citati i Gaap e il periodico l’ Impulso in cui si afferma la tendenza leninista di Cervetto e Parodi (pag 1)”,”BORD-170″
“GALLI Carlo”,”Marx eretico.”,”Carlo Galli è professore ordinario di Storia delle dottrine politiche nell’Università di Bologna. Con il Mulino ha pubblicato fra l’altro “”Spazi politici. L’età moderna e l’età globale”” (2001) e “”Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno’ (2010). E’ direttore di ‘Filosofia politica’. “”In un testo scritto durante il viaggio di nozze – la sua sposa Jenny von Westphalen, con intelligenza e amore lo sopportò e supportò tutta la vita – Marx afferma: «come la filosofia trova nel proletariato le sue armi materiali, così il proletariato trova nella filosofia le sue armi spirituali, e non appena il lampo del pensiero sarà penetrato in profondità in questo ingenuo terreno popolare, si compirà l’emancipazione dei tedeschi e degli uomini. La filosofia non può realizzarsi senza la soppressione del proletariato, il proletariato non può sopprimersi senza la realizzazione della filosofia» (6). Da qui si evince che il proletariato – ben presto Marx prenderà in considerazione non più quello tedesco ma quello francese e poi quello mondiale – deve essere illuminato, che cioè deve pervenire alla Verità, ovvero che la Verità è essa stessa una mediazione, un processo, e non un’immediatezza (per quanto sia un «lampo»); e che appartiene a questo processo tanto l’esercizio filosofico della critica quanto il suo superamento pratico; che l’obiettivo di Marx è appunto aprire la via al rigenerarsi dell’umanità integra attraverso la scoperta dell’umanità lacerata e alienata. Marx è impegnato a esercitare una ragione che non solo segua il reale in ogni sua piega, come quella di Hegel, ma che ne consegua e al contempo che lo preceda, che la apra al futuro. Una ragione che non è la «nottola di Atena che spicca il suo volo sul far della sera», quale appare nel pensiero «crepuscolare» di Hegel, e neppure il «pensiero meridiano» sulla linea di Camus e di Nietzsche; ma che è un «pensiero pomeridiano», che viene dopo una grande giornata dell’umanità ma che non la considera chiusa; o, ancora, è un pensiero che si instaura nella notte del capitalismo; e che di lì vede l’alba di un nuovo giorno. Se per Hegel «la filosofia vien sempre troppo tardi per insegnare al mondo com’esso debba essere», se è «sapere del tramonto», che cerca la conciliazione con la croce del presente, la prassi, invece, nella quale la filosofia per Marx si rovescia, porta a compimento il mondo come esso deve essere, non per astratto moralismo, non in ossequio a valori, ma per esprimere l’intrinseca necessità della realizzazione dell’umano. Un compimento futuro, soprattutto, che passa attraverso l’incompiutezza presente, il conflitto. Pertanto la filosofia non può annegare nel gran mare della dialettica, vedendo ovunque contraddizioni con cui conciliarsi: deve invece cogliere la ‘negazione determinata’, che è anche strategica e strutturale, l’origine concreta della contraddizioni: che sarà individuata nel processo produttivo del capitale”” (pag 36-37-38) [Carlo Galli, Marx eretico, Il Mulino, Bologna, 2018] [(6) K. Marx, ‘Critica della filosofia hegeliana’, cit., pp. 103-104]”,”MADS-792″
“GALLI Giorgio CALIGIURI Mario”,”Come si comanda il mondo. Teorie, volti, intrecci.”,”Giorgio Galli è il decano dei politologi italiani. Mario Caligiuri è professore ordinario all’Università della Calabria. Al centro dei suoi studi i problemi di intelligence.”,”ECOI-404″
“GALLI Giorgio”,”Storia delle dottrine politiche.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso. Galli è docente di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano.”,”TEOP-090-FL”
“GALLI Giorgio”,”Storia del Partito Comunista Italiano.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso. Galli è docente di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano.”,”PCIx-036-FL”
“GALLI Giorgio”,”Storia del socialismo italiano. Da Turati al dopo Craxi.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso. Galli è docente di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano.”,”MITS-026-FL”
“GALLI Giorgio”,”La democrazia e il pensiero militare.”,”Giorgio Galli, saggista, storico e tra i maggiori politologi italiani, ha insegnato Storia delle Dottrine Politiche all’Università di Milano, ed è stato consulente della Commissione stragi negli anni 1994-95. Al lavoro di studio e ricerca, ha affiancato un’intensa attività di commentatore giornalistico. Numerosissime e tematicamente diversificate le sue opere: tra quelle incentrate sull’indagine storia e l’analisi politologica, ricordiamo ‘Storia del Pci’ (prima edizione 1953), ‘Il bipartitismo imperfetto’ (1966), ‘Storia del partito armato’ (1986), ‘Piombo rosso’ (2005), ‘Hitler e il nazismo magico’ (1989), ‘Appunti sulla New Age’ (2003), ‘La magia e il potere. L’esoterismo nella politica occidentale’ (2004). Marx (pag 119-120) “”È chiaro che non si può attribuire all’Unione Sovietica la responsabilità del formarsi di tendenze autoritarie nel mondo occidentale, poiché tali tendenze sono sempre esistite. Ciò che ci interessa rilevare, è che queste tendenze traggono alimento da una lotta di potenza nella quale l’Unione Sovietica fa da termine fisso di riferimento, e che è caratterizzato dai vantaggi sopra enumerati (unità di comando, accentramento del potere esecutivo, coerenza, ecc.). Attribuendo ai militari, e più precisamente al tipo di militari che essi incarnano, la capacità di far fronte alle esigenze di questa lotta anche sul piano economico e produttivo (un punto fondamentale nella strategia della competizione con l’Urss), i teorici della guerra rivoluzionaria amano richiamarsi a un’analogia tra l’organizzazione del lavoro e quella dell’esercito che ha una notevole tradizione nel pensiero sociologico. Cito ancora Naville: «.. finire (pag 119-120)”,”QMIx-320″
“GALLI Giorgio”,”Storia del Partito Comunista Italiano.”,”Germania. “”Le elezioni del 14 settembre 1930 segnano una grande affermazione di Hitler, che ottiene sei milioni e mezzo di voti contro gli ottocentomila precedenti; ma il giorno successivo il quotidiano del partito comunista “”Rote Fahne”” esprime una valutazione ottimistica: “”Il 14 settembre segna il punto culminante del movimento nazista in Germania, che sarà seguito inevitabilmente dall’indebolimento e dal declino””. Alla riunione dell’Esecutivo del Comintern nel marzo 1931 Thälmann si compiace dell’esattezza di questo suo giudizio: “”Noi non ci siamo lasciati vincere dal panico… Abbiamo sobriamente e fermamente stabilito il fatto che il 14 settembre del 1930 è stato in un certo senso la gran giornata di Hitler, e che successivamente sarebbero venuti giorni peggiori e non migliori. Questa valutazione che abbiamo espresso circa lo sviluppo di questo partito è confermata dai fatti. Oggi i fascisti non hanno nessuna ragione di ridere”” (9). I fascisti non ridono, organizzano invece formazioni armate sempre più potenti e che attaccano le istituzioni del movimento operaio. Thälmann non se ne stupisce e in ossequio alla teoria sul “”socialfascismo”” afferma nello stesso discorso che esse sono il perfetto equivalente dei gruppi di difesa che la socialdemocrazia comincia a costituire: si tratta cioè di milizie anticomuniste contro le quali il partito è perfettamente in grado di reagire. La socialdemocrazia rimane il nemico principale da colpire, perché è ritenuta il maggiore, l’effettivo sostegno della borghesia tedesca. Il governo federale prussiano di Braun-Severing rende difficile l’organizzazione del movimento hitleriano di Prussia; per rovesciarlo e per fruire di una situazione che ritengono favorevole a una loro ulteriore avanzata elettorale, i nazisti chiedono un referendum popolare che, se sfavorevole al governo, lo costringerebbe a dimettersi. Il partito comunista decide di associarsi alla richiesta di referendum con l’obiettivo di rovesciare il governo socialdemocratico e ritenendo la sua decisione “”una decisa applicazione del fronte unico alla base con gli operai socialdemocratici, cristiani e senza partito”” (10). L’agitazione comunista e nazista riesce a ottenere il referendum, che si svolge nella prima settimana di agosto e che risulta favorevole al governo, e l’episodio rende più tesi che mai i rapporti tra i due partiti operai in Germania e tra i rispettivi movimenti internazionali. Il Pci ritorce l’accusa socialista di fiancheggiamenti dei fascisti osservando: “”Chi ha accusa i comunisti di essere alleati dei fascisti? Sono i ministri di polizia di Prussia, fucilatori di operai, e il signor Pietro Nenni, fascista della prima ora”” (11). Nella seconda metà del 1931, mentre i disoccuapati raggiungono la cifra imponente di quattro milioni, le SA e le SS intensificano i loro attacchi contro le organizzazioni operaie. Nelle elezioni che si svolgono nel luglio del 1932, i nazisti raccolgono tredici milioni e settecentomila voti, più di quelli dei due partiti operai sommati insieme: infatti i comunisti passano da quattro milioni e seicentomila voti a cinque milioni, mentre i socialisti scendono da otto milioni e quattrocento mila a otto milioni e centomila; Thälmann aveva pochi mesi prima attaccato coloro che propendevano per una “”supervalutazione opportunistica del fascismo hitleriano’ (12)”” (pag 162-163) [(9) Cit. da Trotsky in ‘La III internazionale dopo Lenin’, p. 245; (10) ‘Rote Fahne’, 27 luglio 1931; (11) ‘Lo Stato operaio’, luglio-agosto 1931; (12) ‘Rote Fahne’, 20 febbraio 1932]”,”PCIx-013-FER”
“GALLI Giorgio”,”I Partiti politici italiani (1943-2004). Dalla Resistenza al governo del Polo.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso. Frammentazione politica dei partiti. “”Iniziato con un sistema partitico apparentemente stabile e in via di razionalizzazione istituzionale attraverso la commissione bicamerale, il 1998 risulta invece un anno di grande instabilità, culminante in una frammentazione partitica per cui nell’aprile 2000, per i voto al governo Amato, si arriverà a calcolare 35 soggetti politici presenti in parlamento, ovviamente in grande maggioranza effimeri e senza consistenza reale, mentre quelli effettivi, per se minimi, si possono calcolare attorno alla ventina”” (pag 421)”,”ITAP-002-FER”
“GALLI Giorgio”,”La Sinistra italiana nel dopoguerra. Edizione ampliata e aggiornata.”,”Teoria della rivoluzione impossibile in Occidente. “”Oggi, in Italia, da un lato si assiste ad un revisionismo storiografico (si pensi al recente convegno di studi di Perugia, aprile ’78, ed all’impostazione di Melograni) che esclude una analisi basata sulla ipotesi della rivoluzione in Occidente persino nel Lenin del primo dopoguerra (suo unico obiettivo sarebbe stato quello di consolidare il potere sovietico); e dall’altro lato questa teoria della rivoluzione impossibile si salda a quella delle rivoluzioni comunque destinate a fallire (l’Asia orientale come attuale punto di riferimento)”” (pag 28)”,”ITAP-003-FER”
“GALLI Giorgio; DEGL’INNOCENTI Maurizio”,”Bruno Rizzi e la nuova classe (Galli); L’esperienza politica del sindacalismo rivoluzionario (Degl’Innocenti).”,”Lascia il PcdI (stalianiano) e si avvicina a Trotsky Comunista di sinistra, ha lavorato come venditore di scarpe Nel 1937 pubblica a sue spese ‘Dove va l’Urss?’ che si può considerare una variazione dell’opera di Trotsky ‘La rivoluzione tradita’ scritta da Trotsky, l’anno precedente e vietata in Italia. La censura fascista autorizza la pubblicazione del libro per il suo carattere antistaliniano, salvo farlo requisire quindici giorni dopo la pubblicazione. Nel 1938 un salto qualitativo nel pensiero di Rizzi lo conduce a dare un contributo personale all’analisi dei problemi sociali del nostro tempo… (pag 115) Libro del 1938 ‘La burocratizzazione del mondo’, opera poi finita in alcuni brani nel volume americano di Burnham ‘La rivoluzione dei tecnici’, brani ripresentati, come disse Pierrre Naville, ‘con in meno l’originalità e la freschezza del pensiero’ Nel 1957 in piena crisi post-staliniana in Italia verrà pubblicata la raccolta di scritti di Trotsky ‘La Terza Internazionale dopo Lenin’, pochi seppero che quel ‘Bruno R.’, “”comunista di sinistra italiano”” al quale il grande rivoluzionario dedicava gli ultimi frutti del suo pensiero, era un venditore di scarpe che cercava invano di far riflettere politici e studiosi su un approccio che venne diffuso solo quando, nello stesso periodo, Milovan GIlas, il teorico jugoslavo emarginato da Tito del quale era stato fedelissimo luogotenente, pubblicò, in quello stesso 1957, il celebre libro ‘La nuova classe’, che riprendeva la tesi essenziale di Rizzi esposta con venti anni di anticipo. Rizzi pubblicò altri volumi: ‘Il socialismo dalla religione alla scienza’ (pubblicato a sue spese), ‘La rivina antica e l’età feudale’ premessa all’altro lavoro ‘La rovina antica e la nostra’”,”TROS-014-FGB”
“GALLI Giorgio”,”Manuale di storia delle dottrine politiche.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso. Galli è docente di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano.”,”TEOP-112-FL”
“GALLI Carlo”,”Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno.”,”Carlo Galli insegna storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Bologna. Tra le sue opere, Genealogia della politica, Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno e Spazi politici. Per i nostri tipi, tra l’altro, è autore di La guerra globale, curatore di Guerra e coautore di Le ragioni dei laici (a cura di G. Preterossi). 1. ‘Carl Schmitt accredita al marxismo una superiore capacità politica’ “”Secondo il testo sul parlamentarismo del 1923, è con Marx che il razionalismo assoluto va davvero oltre se stesso, scoprendo il ‘pathos’ della concretezza storica dell’immanenza radicale, per cogliere quindi quell’origine delle forme politiche che al liberalismo resta ignota (non a caso, sono proprio Marx e Donoso Cortés a vedere nel liberalismo un ‘interim’, cioè a relativizzarne e a storicizzarne le categorie, a sancirne la contingenza). Secondo Schmitt, con Marx la scienza dell’ ‘Aufklärung’ cessa di essere l’unico paradigma politico del razionalismo, e anzi il suo ottimismo si rovescia in apocalisse; con Marx la ragione affronta la non-ragione per riconoscere in questa, nel conflitto ‘metafisico’ fra borghese e proletario, l’origine e l’esito necessario della ragione moderna. Con Marx, quindi, la rivoluzione non è più applicazione e ‘sviluppo’ tenico-scientifico della ragione, e diviene una scienza della storia concreta che è anche scienza delle «cose avvenire», sottratte, nella loro concretezza effettuale, a ogni facile progressismo (47). Nel saggio sul parlamentarismo il marxismo dunque appare portatore di una consapevolezza politica (o metafisica) superiore a quella liberale e razionalistica. Del resto, anche in ‘La dittatura’, il marxismo classico di Engels è visto come esempio di consapevolezza (opposta alla borghese incapacità di pensare oltre e fuori la sicurezza e l’unità dello Stato) tanto della frattura reale che percorre l’unità formale dello Stato (cioè, per i marxisti il proletariato, e per Schmitt l’eccezione) quanto del rapporto necessario che intercorre fra la concretezza dell’eccezione (la parte rivoluzionaria del popolo, il suo potere costituente), la dittatura sovrana (del proletariato) e la costruzione di una forma politica concreta (anche se, nel caso del marxismo, orientata all’estinzione dello Stato). Il marxismo sa che il ricorso alla dittatura è necessario all’agire politico in grande stile; e anche in ‘Dottrina della costituzione’ e nel ‘Begriff des Politischen’ al marxismo viene accredtata una superiore capacità politica, perché la ‘classe’ marxista è un’identità tanto polemica da essere capace di creare forma politica. E benché la fonte di questa valutazione del marxismo sia verosimilmente la tesi donosiana della superiorità ‘satanica’ del socialismo (che era però quello di Proudhon) sul liberalismo, è tuttavia evidente che Schmitt svolge questa tesi ben al di là del controrivoluzionario cattolico”” (48)”” (pag 542-543) [Carlo Galli, ‘Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno’, Il Mulino, Bologna, 2010] [(47) Cfr. GLhP, p. 64-68 (p. 65 sulla scienza della natura e la scienza marxista, che sta nell’intensità metafisica dello scontro; p. 67 sulla storia e sulle ‘kommende Dinge); (48) Sul marxismo, sulla sua rottura dell’unità dello Stato, sulla scoperta della dittatura sovrana in continuità col giacobinismo cfr. D pp. 216-217. Sulla lotta di classe marxista in quanto dotata di potenziale politico in senso forte cfr. CP pp. 121 e 160, nonché DC pp. 306-307; il proletariato è un’omogeneità che implica il nemico. La minore radicalità del liberalismo rispetto al socialismo – proprio della teoria atea del potere costituente del popolo – è in Donoso, ‘Saggio’, cit., libro II, cap. 8, pp. 225 sgg; su Donoso cfr. cap. IX, nota 27 e ivi § 4] [Carl Schmitt: GLhP : ‘Die geistesgeschichtliche Lage des heutigen Parlamentarismus’ (1923, Berlin, Duncker, Humblot, 1979 (esiste una traduzione italiana del cap. IV col titolo ‘La teoria politica del mito’; D : ‘La dittatura. Dalle origini all’idea moderna di sovranità alla lotta di classe proletaria’ (…); CP : ‘Il concettto di “”politico””‘. Testo del 1932 (…); DC : ‘Dottrina della costituzione’, Milano, Giuffrè, 1984] 2. Schmitt nel giudizio su Marx è qui chiaramente influenzato da Sorel, come del resto il giovane Croce. ‘Cogliere il valore di Marx come ‘critico’ della società presente, storico’ di essa e politico’ del movimento proletario”” “”L’eccezione immanente, la contraddizione strutturale scoperta da Marx – il proletariato – pur presentandosi come capace di compiere un «salto nella libertà», resta ancora interna alla «ferrea necessità» di un progetto, alla «coalizione metafisica» della moderna ricerca di sicurezza e ai suoi esiti di neutralizzazione tecnica (50). Così, nonostante la sua controinterpretazione del marxismo – che risulta una teoria non dell’economia ma della politica – Schmitt colloca il marxismo fra i problemi, e non fra le soluzioni: il marxismo è per lui un interlocutore intellettualmente privilegiato soltanto perché accenna a qualcosa – all’origine della politica – che è però coglibile solo con una strumentazione categoriale meno pregiudicata in senso classico proprio riguardo al tema della mediazione, scientifico-dialettica o discorsiva che sia; e ciò spiega l’ammirazione intellettuale di Schmitt per l’ancora più estremistico Bakunin, il cui furioso immanentismo lo porta, ma inconsapevolmente, al pensiero dell’autorità e della dittatura (51). In sintonia con parte della cultura del suo tempo, Schmitt è qui chiaramente influenzato da Sorel, come del resto il giovane Croce, anch’egli propenso a considerare la filosofia hegeliana un “”‘condimento’, e non un buon condimento, del suo [scil. di Marx] pensiero, e a cogliere il valore di Marx nel suo essere, più che filosofo, ‘critico’ della società presente, (…) ‘storico’ di essa e (…) ‘politico’ del movimento proletario””; Schmitt è insomma spinto a forzare il marxismo, ad uscire da quel tanto di mediazione che ancora conserva, ad aprirlo su di una «teoria dell’azione politica immediata»: «il conflitto, del tutto reale e sanguinoso che qui [scil, nella lotta di classe] si instaura esige una modalità argomentativa e una costituzione spirituale diverse dalla costruzione hegeliana che, in fondo, resta sempre contemplativa (52). Il compito di uscire dallo hegelismo e dal marxismo – il compito, cioè, di pensare, ancora una volta, la «vita concreta», ovvero assecondare, col pensiero, l’ascesa agli estremi del «conflitto reale e concreto» – è assolto, per Schmitt, da Lenin e Trotzkij, nei quali il «razionalismo relativo alla separazione dei poteri» e il «razionalismo assoluto della dittatura pedagogica» cedono il passo ad una «teoria dell’uso immediato della violenza» e ad una «teoria dell’azione diretta» e della «lotta sanguinosa» (53)”” (pag 544-545) [Carlo Galli, ‘Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno’, Il Mulino, Bologna, 2010] [(50) Cfr. GLhP, p. 66 sul salto nella libertà e sulla «ferrea necessità»; ivi, pp. 68-69 su Hegel (su Hegel, negli stessi termini, cfr. anche D pp. 262-263); ivi, pp. 71-72 sul momento critico e sulla semplificazione; ivi, pp. 73 e 75 sull’autogaranzia marxista; ivi, p. 74 sulle figure mitiche; in GLhP p. 75 c’è la coalizione metafisica («metaphysischer Zwang»; ivi, p. 86 sul fatto che l’economia è il terreno dell’egemonia borghese; (51) Su Bakunin cfr. cap. VI, nota 77, nonché ‘ultra’, nota 57. Il convergere di Marx e Schmitt nella critica alla mediazione liberale – una critica che, come si è visto (cfr. cap. I), muove da diversi punti di vista, entrambi definiti ‘concreti’ (la contraddizione del modo di produzione borghese, per Marx, e la contraddizione originaria dell’epoca moderna, ovvero ‘il politico’, per Schmitt) – ha spinto a ipotizzare una vicinanza fra i modi argomentativi di Schmitt e quelli della Scuola di Francoforte sia in alcuni suoi esponenti storici, come Benjamin, Neumann, Kirchheimer sia nel giovane Habermas. (…); (52) La citaz. da Croce è tratta da ‘Carteggio Gentile-Croce’, in G. Gentile, ‘La filosofia di Marx’, a c. di V.A. Bellezza, Firenze, Sansoni, 1974, p. 253 (lettera di Croce del 21 agosto 1899); la citaz. di Schmitt è tratta da GLhP, p. 76; (53) La «vita concreta» e la «lotta sanguinosa» stanno in GLhP p. 76 (la prima anche in TP p. 41; ibidem anche il rinvio a Lenin e Trotsky] [Carl Schmitt: GLhP : ‘Die geistesgeschichtliche Lage des heutigen Parlamentarismus’ (1923, Berlin, Duncker, Humblot, 1979 (esiste una traduzione italiana del cap. IV col titolo ‘La teoria politica del mito’; TP ‘Teologia politica. Quattro capitoli sulla dottrina della sovranità’, in Cdp, pp. 27-86; CdP: ‘Le categorie del ‘politico”, Il Mulino, Bologna, 1972; D: ‘La dittatura. Dalle origini all’idea moderna di sovranità alla lotta di classe proletaria’ (trad. parz. dell’ed. or. ‘Die Diktatur. Von den Anfängen des modernes Souveränitätsgedankes bis zum proletarischen Klassenkampf’ (1921), Berlin, Duncker Humblot, 1989]”,”TEOP-116-FL”
“GALLI Carlo a cura; scritti di PLATONE ARISTOTELE AGOSTINO MARSILIO DA PADOVA MACHIAVELLI MORO LUTERO BODIN BOTERO ALTHUSIUS GROZIO HOBBES LOCKE SPINOZA MONTESQUIEU ROUSSEAU IL FEDERALISTA SIEYES KANT BURKE FICHTE CONSTANT LAMENNAIS TOCQUEVILLE J.S. MILL MARX MAZZINI MOSCA SOREL LENIN WEBER SCHMITT CROCE GRAMSCI ARENDT”,”I grandi testi del pensiero politico. Antologia.”,”Lenin sulle «parole dimenticate del marxismo». La critica proletaria al parlamentarismo. “”«La Comune – scrisse Marx – non doveva essere un organismo parlamentare, ma di lavoro, legislativo ed esecutivo allo stesso tempo» …. «Invece di decidere una volta ogni tre o sei anni quale membro della classe dominante doveva rappresentare e opprimere (ver- und zertreten) il popolo in Parlamento, il suffragio universale doveva servire al popolo costituito in comuni così come il suffragio individuale serve ad ogni altro imprenditore privato per cercare gli operai, i sorveglianti, i contabili della sua azienda». Questa mirabile critica del parlamentarismo, fatta nel 1871, appartiene oggi anch’essa, grazie al dominio del socialsciovinismo e dell’opportunismo, alle «parole dimenticate del marxismo». Ministri e parlamentari di professione, traditori del proletariato e socialisti «d’affari» dei nostri tempi hanno abbandonato agli anarchici il monopolio della critica del parlamentarismo e per questa ragione, di una una sorprendente sensatezza, hanno qualificato di «anarchismo» ‘qualsiasi’ critica del parlamentarismo! Nulla di strano quindi che il proletariato dei paesi parlamentari «progrediti», disgustato alla vista di «socialisti» tali quali gli Scheidemann, i David, i Legien, i Sembat, i Renaudel, gli Henderson, i Vandervelde, gli Stauning, i Branting, i Bissolati e consorti, abbia riservato sempre più spesso le sue simpatie all’anarco-sindacalismo, per quanto questo sia fratello dell’opportunismo. Ma per Marx la dialettica rivoluzionaria non fu mai quella vuota fraseologia alla moda, quel gingillo in cui la trasformarono Plekhanov, Kautsky e altri. Marx seppe romperla implacabilmente con l’anarchismo per la sua incapacità a utilizzare anche la «stalla» del parlamentarismo borghese, specie quando è manifesto che la situazione non è rivoluzionaria; ma egli seppe in pari tempo dare una critica veramente proletaria e rivoluzionaria del parlamentarismo. Decidere una volta ogni qualche anno qual membro della classe dominante debba opprimere, schiacciare il popolo nel Parlamento: – ecco la vera essenza del parlamentarismo borghese, non solo nelle monarchie parlamentari costituzionali, ma anche nelle repubbliche le più democratiche. (…) Senza dubbio la via per uscire dal parlamentarismo non è nel distruggere le istituzioni rappresentative e il principio di eleggibilità, ma nella trasformazione di queste istituzioni rappresentative da mulini di parole in organismi che «lavorino» realmente. «La Comune non doveva essere un organismo parlamentare, ma di lavoro, legislativo ed esecutivo allo stesso tempo». Un organismo «non parlamentare, ma di lavoro»: questo colpisce direttamente voi, moderni parlamentari, e «cagnolini» parlamentari della socialdemocrazia! Considerate qualsiasi paese parlamentare, dall’America alla Svizzera, dalla Francia all’Inghilterra, alla Norvegia, ecc.: il vero lavoro «di Stato» si compie fra le quinte, e sono i ministeri, le cancellerie, gli Stati Maggiori che lo compiono. Nei Parlamenti non si fa che chiacchierare, con lo scopo determinato di turlupinare il «popolino». Questo è talmente vero che anche nella repubblica russa, repubblica democratica borghese, tutte queste magagne del parlamentarismo si fanno già sentire ancor prima che essa sia riuscita a darsi un vero Parlamento”” (pag 413) [‘Lenin, ‘Stato e rivoluzione’, Milano, Feltrinelli, 1973, pag 80-92), estratto ‘Lenin (1870-1924)’] [(in) ‘I grandi testi del pensiero politico. Antologia’, Il Mulino, Bologna, 2003, a cura di Carlo Galli]”,”TEOP-047-FMB”
“GALLI Giorgio”,”HItler e il nazismo magico.”,”Dono di Mario Caprini “”Il 4 maggio (1941) Hitler parla al Reichstag per esaltare le vittorie nei Balcani, elogia i combattenti greci «dal cui paese emersero i primi barlumi della bellezza» e attacca personalmente Churchill «miserevole come politico non meno che come soldato e squallido come soldato non meno che come politico». Alla fine del discorso parla da solo con Hess per circa mezz’ora. La sera stessa parte per Gotenhafen, sul Baltico, per ispezionare le due più potenti corazzate tedesche, la Bismarck e la Tirpitz, che devono essere impiegate contro i convogli inglesi. Lo assicurano che sono inaffondabili (in realtà, colpita dopo aver affondata la corazzato inglese Hood, la Bismarck sarà a sua volta affondata il 27 maggio). L’uscita della Bismarck è connessa all’intensificazione dell’offensiva contro l’Inghilterra dall’Atlantico del nord al Medio Oriente, di cui è un aspetto l’attacco aereo su Londra. Esso non è una coincidenza, come non è una coincidenza che l’incontro tra Hitler e Darlan (il vice di Petain, il più anti-inglese tra i capi di Vichy) sia stato programmato al Berghof proprio per l’11 maggio (24); è il più deciso tentativo per indurre la Francia a schierarsi contro l’Inghilterra in un blocco continentale europeo, con importanti ripercussioni nel Medio Oriente, ove è in corso un conflitto tra Gran Bretagna e Irak da quando ai primi d’aprile è tornato al governo l’indipendentista Rashid Alì el Kailani. Germania e Italia si accingono ad aiutare gli irakeni, mentre Rommel è attestato ai confini egiziani. Inglesi e gollisti stanno per invadere la Siria controllata da Vichy, prima che essa diventi una testa di ponte dell’Asse, che sta per occupare Creta e si proietta verso Cipro. È un momento difficilissimo per gli inglesi, il più difficile dopo Dunkerque, come emerge dalla narrazione dello stesso Churchill. In una lettera a Roosevelt del 3 maggio 1941 egli scrive: «Non dobbiamo essere troppo sicuri che la perdita dell’Egitto e del Medio Oriente non avrebbe gravi conseguenze. Peggiorerebbero certamente le condizioni e le difficoltà nell’Atlantico e nel Pacifico. Noi continueremo a batterci, ma la prego di ricordare che l’atteggiamento della Spagna, di Vichy, della Turchia e del Giappone potrebbe essere determinato dal risultato di questo teatro operativo. Non posso condividere l’opinione che la perdita dell’Egitto e del Medio Oriente costituirebbe un semplice preliminare a una guerra cosmica prolungata, coronata dal successo finale. Se tutta l’Europa, la maggior parte dell’Asia e dell’Africa dovessero, o in seguito a conquista o in seguito a un accordo strappato con la forza, diventare parte del sistema dell’Asse, una guerra condotta dalle Isole britanniche, dagli Stati Uniti, dal Canada e dell’Australia contro questa possente organizzazione sarebbe un’impresa ardua, lunga e snervante» (25). Evidentemente il premier esagera le difficoltà della situazione per ottenere un più deciso sostegno americano. Ma si può concordare con Renzo De Felice su «quanto a Londra tra marzo e giugno del 1941 si fosse assillati dalla prospettiva di un collasso di tutto il sistema difensivo mediorientale (che si temeva potesse ripercuotersi sulla situazione indiana)» (26). L’accurata analisi è però svolta in funzione della tesi del grave errore commesso da Hitler nel sottovalutare le grandi possibilità di un decisivo successo dell’Asse in quest’area in quel periodo (27). Qui interessa invece, soprattutto rilevare che Hitler stava intensificando la pressione sulla Gran Bretagna in relazione alla missione di Hess. Probabilmente graduava gli sforzi a seconda della sua valutazione sulle possibilità di successo della missione per possibili notizie che gli pervenivano sui colloqui in corso in Inghilterra. Perciò è importante, nella cronologia, rilevare che i primi aerei tedeschi giungono in Irak il 15 maggio e che alla viglia dell’attacco a Creta (20 maggio) giunge dall’Inghilterra una strana notizia che Goebbels registra così in data 18 maggio. «A Glasgow è stata scoperta un’organizzazione nazionalsocialista. Non è molto grossa, ma comunque interessante come sintomo» (28). Non è sorprendente che si parli di nazionalsocialisti in Iscozia dove è atterrato Hess e che gli inglesi ne diano notizia proprio al culmine dell’interesse per il suo viaggio”” (pag 221-223) [Giorgio Galli, ‘HItler e il nazismo magico’, Rizzoli, Milano, 2000] [(24) Per esempio Goebbels annota nel suo diario in data 14 maggio a proposito di Hess: «Doveva capitare proprio adesso, che il Führer ha appena ricevuto l’ammiraglio Darlan ed è in procinto di sferrare il suo attacco contro l’Est» (op. cit., pag 438). (…); (25) Roosevelt-Churchill, Carteggio segreto, Mondadori, Milano, 1977, pag 167 e sgg.; (26) Renzo De Felice, “”Arabi e Medio Oriente nella strategia politica e di guerra di Mussolini””, in ‘Storia contemporanea’, dicembre 1986, p. 1288. La tesi di fondo è che in Italia si valutassero le grandi possibilità del periodo meglio che in Germania; (27) Cfr. in proposito l’eccellente saggio di Lucio Ceva a commento del libro di Hillgruber, ‘La strategia militare di Hitler’, il Mediterraneo, e il pensiero ipotetico’, in ‘Storia contemporanea’, dicembre 1987, pag 1513 e sgg; (28) ‘I diari di Goebbels’, cit., pag 446]”,”GERN-220″
“GALLI Giorgio”,”Il bipartitismo imperfetto. Comunisti e democristiani in Italia.”,”Giorgio GALLI è nato a Milano nel 1928. Laureato in giurisprudenza, i suoi interessi sono particolarmente rivolti alla storia della sinistra italiana, ai problemi del movimento comunista internazionale e alla sociologia della politica. Direttore del ‘Mulino’ dal 1965, collabora a ‘Critica sociale’ , a ‘Tempi moderni’ e a ‘Tempo presente’. Ha scritto molti libri tra cui ‘Storia del Pci’, ‘Storia della Dc’, ‘La Destra in Italia.'”,”ITAP-010-FMB”
“GALLI Carlo a cura; testi di J. DE-MAISTRE L.G.A. DE-BONALD F.R. DE-LAMENNAIS C.L. VON-HALLER J. DONOSO-CORTÉS”,”I controrivoluzionari. Antologia di scritti politici.”,”Carlo Galli ha insegnato Storia delle dottrine politiche nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. ‘Juan Donoso Cortés è stato un filosofo, politologo, diplomatico e politico spagnolo del XIX secolo. Nato nel 1809, ha inizialmente abbracciato idee liberali, influenzato da pensatori come Locke e Rousseau, ma nel corso della sua vita si è avvicinato a posizioni più conservatrici1. Ha ricoperto ruoli importanti nella politica spagnola, tra cui quello di deputato e ambasciatore. Uno dei suoi lavori più noti è l'””Ensayo sobre el catolicismo, el liberalismo y el socialismo””, in cui analizza le tensioni tra queste ideologie’ (f. copilot)”,”TEOP-070-FMB”
“GALLI Carlo”,”Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno.”,”SBN-CLOUD Sezione 0 1430 Carlo Galli nsegna Storia del pensiero politico contemporaneo presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Tra gli autori più citati nel testo Hegel, Hobbes, Kelsen, Weber La contraddittorietà di Schmitt deriva non dal succedersi delle fasi del suo pensiero ma dalla contraddittorietà dell’origine della politica che egli pensa. (pag XI) “”Schmitt (…) trae la propria energia scientifica non solo dalla partecipazione esistenziale alle vicende politiche del suo tempo, ma anche dall’incrociare, e dal confrontarvisi, le principali esperienze intellettuali contemporanee (da Sorel a Simmel, da Weber a Jünger, da Kelsen a Heller, da Strauss a Voegelin) e classico-moderne (da Hobbes a Maistre, da Hegel a Marx, dal romanticismo a Donoso Córtes); Schmitt attraversa territori che vanno dal cattolicesimo alla ‘rivoluzione conservatrice’, dall’esistenzialismo all’antropologia filosofica, dalla teologia alla politologia, dal ‘pensiero della crisi’ al ‘pensiero negativo’; Schmitt è comprensibile solo a partire da un complesso e articolato ‘milieu’ culturale novecentesco che vai dai dibattiti sulla tecnica a quelli sulla secolarizzazione, dalla questione del parlamentarismo a quella della reciproca compatibilità fra liberalismo e democrazia, dagli scontri tra formalismo e antiformalismo giuridico alle riflessioni sulla crisi dello Stato e sul ruolo dei partiti, dalle interrogazioni radicali sul rapporto fra diritto e politica ai problemi inerenti la relazione tra ordine e conflitto e il nesso, interno e internazionale, tra politica e guerra”” (pag XIX-XX) (introduzione di C.G.) [Carlo Galli, ‘Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno’, Il Mulino, Bologna, 1996]”,”TEOP-081-FMB”
“GALLIANO Gabriella”,”La lingua inglese e la Rivoluzione Puritana: i pamphlets dei Livellatori (1640-1660).”,”GALLIANO Gabriella è professore associato presso il Dip. di Ricerche Europee dell’Università di Genova, dove insegna lingua inglese nella Facoltà di scienze politiche. “”Ma, diversamente da Lilburne che, a Londra e dintorni, in prigione, in piazza oa Westminster, rivendica il riconoscimento dei diritti civili del ‘free-born Englishman – (cittadino, ndr) il diritto di voto, di parola, di non essere vessati dalle tasse, il diritto alla ‘self-propriety’, ildiritto natural dell’individuo alla proprietà (1)-, in ‘New-Yeers Gift’, (G. Winstanley,1649), la scena si sposta nelle campagne immiserite dalla guerra e protagonisti sono, ora, “”the poor commons of England””, che affermano il diritto di coltivare la terra per non morire di fame; il diritto di vivere””. (pag 89-90) (1) Nessun Livellatore aveva mai invocato la redistribuzione obbligatoria della proprietà e Lilburne, in particolare, definiva il principio stesso “”ridiculous foolish (…)”” (…)”,”UKIR-043″
“GALLICO Loris”,”Lenin e l’ imperialismo.”,” “”Hilferding, nel suo già citato ‘Il capitale finanziario’, sottolinea che “”una parte sempre crescente del capitale industriale non appartiene agli industriali che lo utilizzano. Essi riescono a disporne solo attraverso le banche, le quali, nei loro riguardi, rappresentano il proprietario del denaro””. E giunge allanota definizione: “”Chiamo capitale finanziario quel capitale bancario, e cioè quel capitale sotto forma di denaro che viene, in tal modo, effettivamente trasformato in capitale industriale”” in altri termini, sarebbe un capitale di cui dispongono le banche, ma che è utilizzato dagli industriali””. (pag 14) Il capitale finanziario di Hilferding. “”Lenin osserva che “”la definizione è incompleta, in quanto vi manca l’ accenno alla concentrazione della produzione e alla formazione dei monopoli (…). Concentrazione della produzione; conseguenti monopoli; fusione e simbiosi (1) delle banche con l’ industria; in ciò – scrive Lenin – si compendia la storia della formazione del capitale finanziario e il contenuto del relativo concetto””. (pag 15) (1) Lenin segnala nel capitolo II dell’ ‘Imperialismo’ che tale “”indovinata espressione”” è di Bucharin (1888-1938)”,”PCIx-230″
“GALLICO Loris”,”Storia del partito comunista francese.”,”Loris Gallico è nato a Tunisi nel 1910, avvocato ha esercitato a Tunisi fino all’arresto avvenuto nel 1941 per attività comunista. Antifascista fin dal 1932, è stato uno dei dirigenti del Partito comunista tunisino. Tornato in Itaila nel 1944 ha svolta attività giornalistica e di partito. Ha lavorato al CESPE come redattore di ‘Politica ed economia’. Giustificazione del patto Hitler-Stalin Paragrafo: ‘Il patto germano-sovietico e il Pcf’ (pag 168-173) (‘interpretazione del patto sostanzialmente giusta del PCF’, i ‘motivi più veri’ dovuti al comportamento delle potenze occidentali (‘Tutta la politica delle potenze occidentali era stata centrata sul tentativo di scagliare la Germania contro l’Unione Sovietica e, oggettivamente, con la conquista nazista dell’Austria e dela Cecoslovacchia, con l’abbandono alla loro sorte della Polonia e di tutti i paesi balcanici, il tentativo era avviato al successo…’) (pag 169)”,”PCFx-001-FMB”
“GALLI-DELLA-LOGGIA Ernesto”,”Analisi marxista e storiografia dell’imperialismo.”,”””Marcello De Cecco, nel suo libro intitolato ‘Economia e finanza internazionale dal 1890 al 1914’ ha mostrato in maniera egregia quale ruolo fondamentale svolse l’India in quegli anni nel garantire l’espansione industriale dell’Inghilterra in un momento in cui questa non solo vedeva le proprie posizioni sui mercati mondiali progressivamente scalzate dalla concorrenza tedesca e statunitense, ma addirittura vedeva crescere sempre più il deficit della propria bilancia commeriale nei confronti dei paesi europei e degli USA. In sostanza, la Gran Bretagna riusciva a realizzare quel surplus che poi le consentiva di pagare il deficit con gli altri mercati. Come scrive De Cecco l’India rappresentò «il fulcro del sistema di compensazione internazionale» dell’Inghilterra in questo periodo, anche se pure il resto dell’impero fu chiamato a dare una mano alla madrepatria. …. finire (pag 497-498) Lenin e Rosa Luxemburg sulla teoria dell’imperialismo. “”Il primo nodo di questioni riguarda il problema delle origini dello squilibrio capitalistico; il tratto fondamentale dell’età imperialistica, infatti, è considerato dalla tradizione marxista proprio lo squilibrio che a un certo punto interverrebbe nel sistema capitalistico «puro» provocandone radicali modifiche. In termini cronologici la nascita di questo squilibrio è fatta risalire alla grande depressione che ebbe inizio nel 1873; la discussione nasce sulla natura e le cause di questo squilibrio il quale è l’essenza stessa dell’imperialismo. Come è ben noto sono due i filoni interpretativi che si affrontano su questo terreno: quello che da Hobson – ma forse sarebbe più giusto dire da Malthus – arriva a Rosa Luxemburg e quello che si riassume nei nomi di Hilferding e di Lenin. Dalla rivoluzione di Ottbre in poi, per motivi fin troppo ovvi, è stato queto secondo che ha dominato il campo e ha massimamente influenzato sia in sede teorica che politica il marxismo rivoluzionario; le tesi della Luxemburg, viceversa, non sono mai riuscite a strapparsi di dosso, l’accusa di sottoconsumismo con la quale furono accolte al loro apparire da Lenin e Bucharin (e da molti altri ancora) per essere quindi giudicate irrimediabilmente erronee. Eppure oggi, per un riesame storic del fenomeno imperialistico da parte dei marxisti, forse l’eredità di Rosa Luxemburg è in un certo senso più feconda di quella di Lenin. Al di là infatti dei molti errori e delle molte ingenuità in cui incappò, due intuizioni fondamentali essa ebbe che meritano di essere prese nella più attenta considerazione, e cioè: a) che l’assillo permanente del capitalismo è rappresentato dalla crescita della domanda, ovvero – detto in altre parole – che il problema centrale del capitalismo è rappresentato dalla crescita della domanda, ovvero – detto in altre parole – che il problema centrale de capitalismo moderno è la realizzazione del plusvalore potenzialmente disponibile in seguito all’accentuata capacità produttiva del sistema nel suo complesso; b) che il capitalismo è un sistema di produzione che ben lungi dal potersi diffondere su tutto il pianeta sancisce viceversa la separazione del mondo in due zone, una delle quali tende all’immiserimento crescente. Di fronte a queste due fondamentali intuizioni della Luxemburg – che, tuttavia, vale la pena di ripeterlo, si riallacciano a un filo rosso che percorre tutta l’economia classica – l’interpretazione di Lenin, incentrata com’essa è sulla struttura monopolistica e sul dominio del capitale finanziario su quello industriale, se da una parte appare più aderente alla realtà, dall’altra tuttavia mostra anch’essa numerosi punti deboli, giunge a conclusioni in larga misura inaccettabili ed è, io credo, meno suscettibile di essere utilizzata dagli storici come fonte di suggerimenti. Se infatti la Luxemburg ha il coraggio di sostenere apertamente la tesi del sottoconsumo e di portarla fino alle estreme conseguenze, Lenin non fornisce alcuna ragione plausibile per la quale il surplus di capitali, frutto dei super-profitti monopolistici, non avrebbe pià convenienza ad investirsi all’interno ed emigrerebbe quindi all’estero. Al limite, la sua spiegazione che se investisse in patria «il capitalismo non sarebbe più tale, perché tanto la disuguaglianza di sviluppo che lo stato di semiaffamamento delle masse sono ‘inevitabili condizioni e premesse [corsivo mio] di questo sistema della produzione» può pensare a una sia pure inconscia premessa sottoconsumistica anche in Lenin; ciò che egli aggiunge infatti subito dopo: « ….. finire (pag 500-501-502-503)”,”TEOC-721″
” GALLI-DELLA-LOGGIA Ernesto”,”L’identità italiana.”,”Ernesto Galli della Loggia insegna Storia dei movimenti e dei partiti politici all’Università di Perugia. Editorialista del Corriere della Sera, dirige per il Mulino la collana L’identità italiana.”,”ITAS-036-FL”
“GALLI-DELLA-LOGGIA Ernesto”,”L’identità italiana.”,”Ernesto Galli della Loggia insegna Storia dei partiti e dei movimenti politici nell’Università di Perugia. Tra i suoi libri ‘Intervista sulla destra’ (1994) e ‘La morte della Patria’ (1996) (Laterza) “”Ma non solo l’unificazione italiana si compie senza un centro; non appena compiuta essa cominciò subito ad apparire un edificio senza solide basi per la troppa diversità delle sue parti costitutive e in specie del Sud rispetto al Nord. Nella celebre esclamazione che in una lettera del 27 ottobre 1860 a Cavour esce dalla penna di Luigi Carlo Farini, da pochissimo giunto nell’ex Regno di Napoli che egli si appresta provvisoriamente a governare come Luogotenente di Vittorio Emanuele: «Che barbarie! Altro che Italia! Questa è Africa: I beduini a riscontro di questi cafoni, sono fior di virtù civile», in questa esclamazione, dicevo, ci sono già tutti gli elementi che formeranno lo stereotipo antimeridionale che il resto del paese applicherà al Sud, ricambiato da quest’ultimo, del resto, se non del medesimo disprezzo, certamente del medesimo sentimento di estraneità. Un’estraneità che certo era esasperata e destinata ad apparire irrimediabile anche per effetto della contrapposizione violenta subito sorta tra il nuovo Stato sabaudo e larga parte delle masse contadine meridionali, ma che poggiava comunque su una reale, ampia, diversità di natura, di costumi, di storia. Sta di fatto che, sorta da tale drammatica diversità, immediatamente la bipolarità Nord-Sud, con la sua altissima potenzialità disgregativa dell’unità appena realizzata e dunque con l’allarme che suscitava, valse a cancellare, a rendere del tutto secondaria, e perciò inesistente come problema, tutta la variegata molteplicità italiana che era confluita nella costruzione unitaria, tutto l’imponente fenomeno di policentrismo urbano-regionale che in tale costruzione pure si ritrovava con l’intero peso della sua tradizione antichissima. Si delinea in tal modo un fatto decisivo: la tendenziale cesura tra l’identità nazionale e l’identità italiana, cioè tra il modo di nascita e di essere dello Stato nazionale e il passato storico del paese, divenuto la sua natura”” (pag 64-65)”,”ITAS-235″
“GALLI-DELLA-LOGGIA Ernesto”,”Il mondo contemporaneo (1945-1980).”,”Ernesto Galli della Loggia insegna Storia moderna nella Facoltà di Lettere dell’Università di Perugia (1982). Ha pubblicato tra l’altro: ‘Ideologia, classi e costume’ in ‘L’Italia contemporanea’, Torino, Einaudi, 1975, e ‘La terza internazioanle e il destino del capitalismo: l’analisi di Evgheni Varga’, in Annali Feltrinelli, 1973.”,”RAIx-003-FMB”
“GALLIE W.B.”,”Filosofie di pace e guerra. Kant, Clausewitz, Marx, Engels, Tolstoj.”,”W.B. Gallie è professore emerito di Scienze Politiche all’Università di Cambridge. Ha scritto pure: ‘Introduzione a C.S. Peirce e il pragmatismo’ (Firenze, 1965). Gallie vede in Lenin la tendenza a giocare sul piano del socialismo internazionale solo per favorire la rivoluzione interna russa! (pag 148-) A pagina 143 lunga citazione di Engels del 1888 sulle conseguenze della prima guerra mondiale “”Engels non era affatto l’unico pensatore politico del periodo ad essere allarmato da questi sviluppi, ma arriverei ad affermare che nessuno fra i suoi contemporanei previde come lui la ‘totalità’ di ciò che oggi definiamo “”guerra totale””. Quelli che seguono sono alcuni passi esemplari tratti dalle note, dalle lettere e dagli articoli da lui scritti in vecchiaia. Innanzi tutto, sulla corsa agli armamenti, una nota che risale agli anni Ottanta: «La pace persiste solo perché la tecnica degli armamenti si evolve costantemente e di conseguenza non si prepara mai la guerra; tutte le parti tremano al pensiero di una guerra mondiale – ed è l’unico atteggiamento da tenere a questo proposito – e delle sue conseguenze assolutamente imprevedibili» (17). Ecco invece due brani tratti dalle sue lettere sulle conseguenze politiche e sociali di una guerra che avrebbe coinvolto l’intera Europa; la prima, a Bebel, risale al 1882: «Questa volta la guerra sarà una questione incredibilmente seria: lo sciovinismo si diffonderà ovunque né potrà essere sradicato per anni perché ogni nazione combatterà per la sua stessa sopravvivenza. Tutta l’opera dei rivoluzionari in Russia sarà stata inutile; il nostro partito in Germania sarà spazzato via dall’ondata di sciovinismo e la stessa cosa avverrà in Francia» (18). Sei anni più tardi Engels scrisse a Sorge sullo stesso argomento, ma sottolineando in particolare le conseguenze sociali: «una guerra, d’altro canto, ci rimanderebbe indietro di anni e anni. Lo sciovinismo travolgerebbe ogni cosa (…). La Germania disporrebbe circa cinque milioni di uomini armati sul campo di battaglia, ovvero il dieci per cento della popolazione, gli altri arriverebbero al quatto o cinque per cento, la Russia relativamente meno. Ma ci sarebbero ugualmente dai dieci ai quindici milioni di combattenti. Mi piacerebbe sapere come pensano di sfamarli: sarebbe una devastazione pari a quella della Guerra dei trent’anni. E la conclusione non sarà certo rapida, nonostante la statura colossale delle forze in campo» (19). E infine una dichiarazione più esauriente e più raccapricciante tratta dalla prefazione scritta da Engels per un’opera di storia militare pubblicata nel 1888: «Nessuna guerra è più possibile per la Prussia-Germania tranne una guerra mondiale, e una guerra mondiale, per di più, di un’estensione e di una violenza che fino a oggi non ci siamo neanche sognati di raggiungere. Dagli otto ai dieci milioni di soldati si massacreranno reciprocamente e nel farlo devasteranno l’intera Europa fino a che essa non diverrà spoglia come neanche il passaggio del peggior branco di locuste sarebbe riuscita a renderla. Le devastazioni della Guerra dei trent’anni saranno compresse in tre o quattro anni e riguarderanno questa volta l’intero continente. Assisteremo a carestie, epidemie di peste, scoraggiamento generale degli eserciti e delle masse; al caos irrimediabile del nostro sistema arbitrario del commercio, dell’industria e del credito, che culminerà nella bancarotta completa; al crollo degli antichi stati e della loro tradizionale saggezza, tanto che decine di corone rotoleranno a terra e nessuno sarà lì a raccoglierle; all’assoluta impossibilità di prevedere come tutto questo finirà e chi ne uscirà vincitore; di un solo risultato possiamo essere certi: lo sfinimento totale e l’instaurarsi delle condizioni per la vittoria finale della classe operaia. E’ questa la prospettiva che ci attende quando il sistema della corsa agli armamenti sarà portato alle estreme conseguenze e infine metterà i suoi inevitabili frutti» (20). In questi brani le principali conseguenze della Prima guerra mondiale, anche se ovviamente non i mezzi tecnici che in essa furono utilizzati, vengono preannunciate con notevole esattezza”” (pag 143) [W.B. Gallie, Filosofie di pace e guerra. Kant, Clausewitz, Marx, Engels, Tolstoj, 1978] [(17) G. Mayer, op.cit., p. 469; (18) Ibid., p. 463; (19) Marx-Engels Selected Correspondence, cit., p. 455; (20) Ibid., pp. 456-457]”,”QMIx-251″
“GALLINA Mario MERLO Grado G. TABACCO Giovanni saggi, a cura di Giovanni FILORAMO e Daniele MENOZZI”,”Storia del cristianesimo. Il medioevo.”,”Daniele Menozzi insegna Storia della chiesa all’Università degli Studi di Firenze. Giovanni Filoramo insegna Storia del cristianesimo all’Università degli Studi di Torino. Mario Gallina Università di Torino. Grado G. Merlo Università di Milano. Giovanni Tabacco già dell’Università di Torino.”,”RELC-062-FL”
“GALLINO Luciano SALVADORI Massimo L. VATTIMO Gianni direzione di; testi di Aris ACCORNERO Giovanni ARRIGHI Luigi BONANATE Bruno BONGIOVANNI Gianpiero BORDINO Fabio CAPORALI Giorgio CINGOLANI Berardo CORI Mario DEAGLIO Jean-Paul DELEAGE Donatella DELLA-PORTA Antonio GOLINI VIttorio MARCHIS Alfredo MILANACCIO Gianfranco PASQUINO Fabrizio PIRRO Sergio PISTONE Pier Paolo PORTINARO Jean-Claude PRESSAC Marco REVELLI Antonella SALOMONI Massimo L. SALVADORI Sergio SCAMUZZI Francesco TUCCARI Marek WALDENBERG”,”Atlante del Novecento. Volume primo: eventi spazio e protagonisti popolazione ambiente e sviluppo.”,”testi di Aris ACCORNERO Giovanni ARRIGHI Luigi BONANATE Bruno BONGIOVANNI Gianpiero BORDINO Fabio CAPORALI Giorgio CINGOLANI Berardo CORI Mario DEAGLIO Jean-Paul DELEAGE Donatella DELLA-PORTA Antonio GOLINI VIttorio MARCHIS Alfredo MILANACCIO Gianfranco PASQUINO Fabrizio PIRRO Sergio PISTONE Pier Paolo PORTINARO Jean-Claude PRESSAC Marco REVELLI Antonella SALOMONI Massimo L. SALVADORI Sergio SCAMUZZI Francesco TUCCARI Marek WALDENBERG”,”REFx-063″
“GALLINO Luciano SALVADORI Massimo L. VATTIMO Gianni direzione di; testi di Gianmaria AJANI Enrico BELLONE Gianpiero BORDINO Enzo BORELLO Paola BORGNA Giovanni CAPRARA Stefania CASUCCI Vittorio de ALFARO Alessandro DE-MAGISTRIS Marcello FEDELE Luciano GALLINO Tilde GIANI GALLINO Renato GIANNETTI Vittorio MARCHIS Giuliano MARTIGNETTI Marcello MORELLI Massimo NEGROTTI Piergiorgio ODIFREDDI Carlo OLMO Gian Paolo ORMEZZANO Peppino ORTOLEVA Alberto PIAZZA Paolo POMBENI Mario RASETTI Sergio SCAMUZZI Giovanni B. SGRITTA Lorenzo SILENGO Enzo SIVIERO Giuseppe VOLPATO”,”Atlante del Novecento. Volume secondo: le costruzioni intellettuali megatecnologie e nanotecnologie le invenzioni sociali.”,”testi di Gianmaria AJANI Enrico BELLONE Gianpiero BORDINO Enzo BORELLO Paola BORGNA Giovanni CAPRARA Stefania CASUCCI Vittorio de ALFARO Alessandro DE-MAGISTRIS Marcello FEDELE Luciano GALLINO Tilde GIANI GALLINO Renato GIANNETTI Vittorio MARCHIS Giuliano MARTIGNETTI Marcello MORELLI Massimo NEGROTTI Piergiorgio ODIFREDDI Carlo OLMO Gian Paolo ORMEZZANO Peppino ORTOLEVA Alberto PIAZZA Paolo POMBENI Mario RASETTI Sergio SCAMUZZI Giovanni B. SGRITTA Lorenzo SILENGO Enzo SIVIERO Giuseppe VOLPATO”,”REFx-064″
“GALLINO Luciano SALVADORI Massimo L. VATTIMO Gianni direzione di; testi di Adriano BON Franca D’AGOSTINI Michele DALL’ONGARO Franco FABBRI Ugo FABIETTI Giovanni FILORAMO Barbara LANATI Aldo MASULLO Paolo PARRINI Pier Paolo PORTINARO Franco RICCA Gianni RONDOLINO Liborio TERMINE Roberto TESSARI Marco VALLORA Gianni VATTIMO”,”Atlante del Novecento. Volume terzo: il declino delle certezze un secolo e le sue immagini.”,”testi di Adriano BON Franca D’AGOSTINI Michele DALL’ONGARO Franco FABBRI Ugo FABIETTI Giovanni FILORAMO Barbara LANATI Aldo MASULLO Paolo PARRINI Pier Paolo PORTINARO Franco RICCA Gianni RONDOLINO Liborio TERMINE Roberto TESSARI Marco VALLORA Gianni VATTIMO”,”REFx-065″
“GALLINO Luciano”,”La scomparsa dell’ Italia industriale. Politici e manager senza visione del futuro hanno trasformato l’ Italia in una colonia industriale. Per recuperare terreno occorre una politica economica orientata verso uno sviluppo ad alta intensità di lavoro e di conoscenza.”,”GALLINO è professore emerito di sociologia nell’ Università di Torino. Si è occupato a lungo, in vari ruoli, di trasformazioni del lavoro, di effetti sociali delle tecnologie dell’informazione e di organizzazione delle aziende industriali. Ha pubblicato tra l’ altro: ‘L’ impresa responsabile. Un’ intervista su Adriano Olivetti’ (2001). Sul ritardo italiano nell’ industria elettronica di consumo: “”Ciò nondimeno le trasmissioni a colori iniziarono ufficialmente in Francia – inutile a dirsi con il Secam – e nel Regno Unito – mediante il sistema Pal, adottato anche da tutti gli altri membri dell’ Ebu – nell’ estate del 1967. Seguirono poco tempo dopo la Germania Occidentale, l’ Olanda e altri paesi. In Italia il governo avrebbe atteso fino al 1977 prima di autorizzare la Rai a effettuare trasmissioni a colori per il pubblico, giusto dieci anni più tardi. Gli storici della televisione includono tra i fattori di un simile ritardo le pressioni dell’ industria automobilistica, timorosa di veder diminuire le vendite qualora le famiglie si fossero chiuse in casa a godere il nuovo mezzo anziché fare gite in auto, nonché quelle degli editori di giornali e periodici preoccupati di veder scemare gli introiti pubblicitari. E’ possibile che tali fattori abbiano avuto un certo peso. Tuttavia la responsabilità maggiore (…) ricade principalmente sui governi di allora (…).”” (pag 61-62)”,”ITAE-108″
“GALLINO Luciano”,”L’impresa irresponsabile.”,”GALLINO Luciano è uno dei più autorevoli sociologi italiani. E’ autore di ‘La scomparsa dell’Italia industriale’. Professore emerito, già ordinario di sociologia presso l’Università di Torino. Si occupa delle trasformazioni del lavoro.”,”ECOA-008″
“GALLINO Luciano”,”Finanzcapitalismo. La civiltà del denaro in crisi.”,”GALLINO Luciano, sociologo è anche autore di ‘L’impresa irresponsabile’ (2005) e di ‘Con i soldi degli altri'”,”ECOI-297″
“GALLINO Luciano”,”Vite rinviate. Lo scandalo del lavoro precario.”,”GALLINO Luciano è professore emerito all’Università di Torino. Si occupa da tempo delle trasformazioni del lavoro e dei processi produttivi nell’epoca della globalizzazione.”,”CONx-201″
“GALLINO Luciano”,”La scomparsa dell’Italia industriale.”,”GALLINO è professore emerito di sociologia nell’ Università di Torino. Si è occupato a lungo, in vari ruoli, di trasformazioni del lavoro, di effetti sociali delle tecnologie dell’informazione e di organizzazione delle aziende industriali. Ha pubblicato tra l’ altro: ‘L’ impresa responsabile. Un’ intervista su Adriano Olivetti’ (2001). “”Resta in piedi un ultimo settore della grande industria, l’automobile, la cui crisi procede peraltro verso esiti al momento imprevedibili”” (Quarta di copertina)”,”ITAE-012-FV”
“GALLINO Luciano”,”La scomparsa dell’Italia industriale.”,”Luciano Gallino è professore emerito di Sociologia nell’Università di Torino. Si è occupato a lungo, in differenti ruoli, di trasformazioni del lavoro, di effetti sociali delle tecnologie dell’informazione e di organizzazione delle aziende italiane. Ha pubblicato: Se tre milioni vi sembran pochi. Sui modi per combattere la disoccupazione e L’impresa responsabile. Un’intervista su Adriano Olivetti.”,”ITAE-067-FL”
“GALLINO Luciano”,”Se tre milioni vi sembran pochi. Sui modi per combattere la disoccupazione.”,”Luciano Gallino è professore emerito di Sociologia nell’Università di Torino. Si è occupato a lungo, in differenti ruoli, di trasformazioni del lavoro, di effetti sociali delle tecnologie dell’informazione e di organizzazione delle aziende italiane. Ha pubblicato: Se tre milioni vi sembran pochi. Sui modi per combattere la disoccupazione e L’impresa responsabile. Un’intervista su Adriano Olivetti.”,”ITAS-035-FL”
“GALLINO Luciano”,”Il colpo di stato di banche e governi. L’attacco alla democrazia in Europa.”,”Luciano Gallino, professore emerito dell’Università di Torino, dove è stato per oltre trent’anni ordinario di Sociologia, è socio dell’Accademia delle Scienze di Torino e dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Si occupa da tempo dei processi produttivi nell’epoca della globalizzazione. Ha al suo attivo molte opere tra cui ‘La scomparsa dell’Italia industriale’ (2003). “”Il regolare dispiegamento della formazione economico-sociale capitalistica richiede, in teoria, che le istanze fondamentali della psiche – che chiamerò, seguendo Freud, Es, Io e Super-Io – siano strutturate in modo conforme alle sue esigenze. Storicamente, il primo a adeguarsi a tale richiesta è stato l’Io, sin dai tempi del primo capitalismo di metà Ottocento. L’Io, agente preposto all’osservanza del principio di realtà, ha rapidamente interiorizzato le cennate esigenze, elevandole a criterio guida dell’agire. Ricordiamone alcune: «la subordinazione senza freni dei soggetti umani a Sua Maestà il tasso di profitto» (3); il dominio assoluto della proprietà privata, che si estende alla proprietà della forza lavoro; la disciplina mentale e corporea sui luoghi di lavoro; il rigoroso asservimento dei tempi propri della persona e della famiglia ai tempi della produzione. Sotto l’agenzia dell’Io il capitalista e il proletario, inteso nell’accezione larga di chiunque sia per necessità alle dipendenze del primo, sono diventati, con le parole di Marx, «dei caratteri sociali che il processo sociale di produzione imprime agli individui (…) i quali sono dei prodotti di questi rapporti sociali di produzione determinati» (4). In questa prospettiva il capitalista e l’operaio dell’età industriale sono state le prime avanzate quanto estese personificazioni dell’ ‘Homo oeconomicus’. Ancora con le parole di Marx: «Il capitalista funziona unicamente come capiale ‘personificato’, come capitale-persona, e l’operaio a sua volta [funziona] unicamente come lavoro ‘personificato’ […]». L’uno e l’altro concorrono a costruire il mondo dell’economia industriale. Sono personificazioni avanzate, e tuttavia son finite per apparire incomplete. (…) Nel corso del Novecento simili incompletezze del soggetto economico, dell”Homo oeconomicus’, sarebbero apparse sempre meno compatibili con lo sviluppo della formazione capitalistica. Più precisamente, incompatibili con la trasformazone della sua infrastruttura da prevalentemente industriale a prevalentemente finanziaria: un passo indispensabile per la prosecuzione dell’accumulazione del capitale» (pag 228-229) [L. Sève, ‘Penser avec Marx aujourd’hui’. II. ‘L’homme’?, La Dispute, Paris, 2008, p. 560; (4) K. Marx, ‘Le Capital’, Editions sociales, Paris, 1957-60, libro III, tomo III, p, 254 (ed. franc.); (5) Citato da L. Sève, ‘Penser avec Marx’, cit., p. 27. Il passo è tratto da un capitolo destinato al ‘Capitale’ che Marx non ritenne di pubblicare] (rileggere e inserireo)”,”EURE-001-FB”
“GALLINO Luciano”,”Se tre milioni vi sembran pochi. Sui modi per combattere la disoccupazione.”,”Paragrafo: ‘La tecnologia crea tanti posti di lavoro quanti ne distrugge’ (pag 9-21) Luciano Gallino è ordinario di sociologia all’Università di Torino. Si occupa delle trasformazioni del lavoro e dell’impatto delle nuove tecnologie sui rapporti sociali e sui modelli culturali. Cita, criticandolo il libro di Dominique Méda, filosofa francese, ‘Il lavoro. Un valore in via di sparizione’ (Feltrinelli) (presenta tutte le teorie sociologiche e filosofiche sul lavoro e poi giunge alla conclusione, sbagliando, che occorra ancorare il legame sociale non più al lavoro ma alla ‘limitazione’ dei rischi di dissoluzione delle nostre società (pag 73-74) La Méda nel 2008 ha scritto un altro volume dal titolo: ‘Au-de-là du PIB: pour une autre mesure de la richesse’ Flammarion, Champs actuel, 2008, 276 pagine”,”TEOS-141″
“GALLINO Luciano”,”Finanzcapitalismo. La civiltà del denaro in crisi.”,”Luciano Gallino ha pubblicato tra l’altro ‘Globalizzazione e disuguaglianze’ (Laterza, 2000) e ‘La scomparsa dell’Italia industriale’ (Einaudi, 2003). Ha collaborato con l’Einaudi fin dagli anni ’50 quando lavorò alla traduzione di ‘Uomo invisibile’ di Ralph Ellison, ripubblicato nel 2009 con una sua traduzione. E’ professore emerito nell’Università di Torino, dove è stato per oltre trent’anni ordinario di Sociologia.”,”ECOI-027-FF”
“GALLISSOT René a cura; collaborazione di M. AL-CHARIF A. AYACHE J. BESSIS J. COULAND R. GALLISSOT M. HADHRI H.R. HAMZA G. OVED A. TALEB BENDIAB B. TLILI”,”Mouvement ouvrier communisme et nationalismes dans le monde arabe.”,”Scritto con M. AL-CHARIF, A. AYACHE, J. BESSIS, J. COULAND, R. GALLISSOT, M. HADHRI, H.R. HAMZA, G. OVED, A. TALEB BENDIAB, B. TLILI”,”MVOx-001″
“GALLISSOT René VILAR Pierre PARAIN Pierre e altri”,”Sur le féodalisme. 1. Féodalité francaise et mode de production féodal. 2. Problématique du féodalisme hors d’ Europe: le Maghreb précolonial.”,”Parte 1. Dossier preparatorio di Charles PARAIN Pierre VILAR, contributi di Jean-Jacques GOBLOT Francois HINCKER Ciro Flamarion Santana CARDOSO, relazioni introduttive: Albert SOBOUL Guy LEMARCHAND, interventi di Jacques DUPAQUIER M.me LUBLINSKAIA Antoine PELLETIER Robert MANDROU Jean SURET-CANALE André BERELOVITCH Francois HINCKER. Parte 2. Dossier preparatorio di René GALLISSOT, contributi di André NOUSCHI Jean PONCET André PRENANT, relazioni introduttive di Lucette VALENSI René GALLISSOT, interventi di Jean SURET-CANALE Albert AYACHE Catherine COQUERY. “”Altra formulazione, troviamo là lo stadio in cui il modo di produzione, questa essenza reale, è il più adeguato alla formazione economica e sociale che è la sua implicazione concreta; l’ Inghilterra industriale appare bene come il modello del Capitale. Per la socializzazione interna crescente, per la complicazione delle sue contraddizioni interne ed esterne, per gli effetti del monopolio e dei legami di dipendenza tra Stati che divengono degli agenti economici diretti, il capitalismo allo stadio imperialista diventa in qualche modo meno tipico. Il modo di produzione in senso generale di schema di funzionamento in tutti i tempi e tutti i luoghi, quello che sorge dunque dall’ imperialismo, è così in parte distinto e snaturato in rapporto al modo di produzione tipico, schema essenziale del capitalismo, e seconda accezione del termine, la cui realizzazione sarebbe più vicina alla perfezione in uno stadio solo.”” (pag 140, René Gallissot)”,”FRAA-056″
“GALLISSOT René, a cura di Annamaria RIVERA”,”Razzismo e antirazzismo. La sfida dell’immigrazione.”,”Studioso di formazione marxista, René Gallissot ha studiato la società nordafricana tra colonialismo e indipendenza. E’ autore di numerosi volumi tra cui ‘Mouvement ouvrier, nationalismes et communisme dans le monde arabe’ (1978), ‘Le patronat europeen au Maroc’ (1990), ‘Marxisme et Algerie’ (Algeri, 1991). Ha scritto per l’edizione ‘Storia del marxismo’ della Einaudi.”,”CONx-210″
“GALLISSOT René”,”Nazione e nazionalità nei dibattiti del movimento operaio.”,”‘La questione irlandese ha per Marx ed Engels un valore eccezionale’ (pag 800) ‘Nel suo discorso di Amsterdam, all’indomani del Congresso dell’ Aia del settembre 1872, Marx riconosce la necessità di tener conto delle condizioni nazionali (7): l’azione del movimento operaio internazionale doveva inserirsi nel quadro degli Stati nazionali. Tale, la lezione tratta dalla fine della I Internazionale”” (pag 803) (7) Cfr. G. Bravo, La Prima Internazionale. Storia documentaria, Roma, 1978, p. 834 ‘Il punto più avanzato dell’indagine di Engels – almeno in una versione pubblica esplicita, perché le sue ricerche sono continuate anche in seguito – è nella prefazione all’ Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato”” (pag 808) “”Più del posto fatto al sentimento nazionale, l’apporto più originale di Kautsky è probabilmente la sua riflessione sulla funzione degli intellettuali nell’ambito nazionale. Quello che egli chiama “”il proletariato dell’ intelligenza”” (pag 813) “”non è solo a proposito della Polonia che la Luxemburg rimette in discussione le scelte di Marx e di Engels, e Kautsky approva il suo modo di pensare, scrivendo nel 1896: (…)”” (pag 820) “”Borochov trova dunque nel marxismo economico gli elementi della sua dimostrazione costruttivistica”” (pag 836) Borochov (teorico del Bund): ‘duplice determinazione nazionale e classista”” (pag 837) Rakovskij: “”in un certo senso, anche il socialismo più internazionalista procede per vie nazionali”” (pag 850) “”D’altra parte, sempre nel 1869, Marx, nei suoi interventi al Consiglio generale dell’Associazione internazionale dei lavoratori (la I Internazionale) e nella sua corrispondenza con Engels, con Meyer, con Vogt e soprattutto con Kugelmann, osserva che in Irlanda il problema non è soltanto economico, ma che quella che si pone è la questione nazionale, e riprende una formula già usata nel 1847 a proposito della spartizione della Polonia: “”una nazione non può essere libera se continua ad opprimerne altre””. La questione nazionale diventa così primaria, non foss’altro che per liberare la classe operaia inglese dalla subordinazione al modo di pensare della sua borghesia, ossia dall’ottenebramento nazionalistico della sua coscienza di classe: l’emancipazione dell’Irlanda è “”la prima condizione”” della sua stessa emancipazione sociale (1). Marx ed Engels accordano questa preminenza alla questione nazionale – e non senza oscillazioni – solo per queste due nazioni, la Polonia e l’Irlanda, due casi la cui giustificazione è fondalmentalmente strategica, in quanto la Russia è la potenza reazionaria per eccellenza, e l’Inghilterra il luogo possibile della rivoluzione operaia”” [René Gallissot, ‘Nazione e nazionalità nei dibattiti del movimento operaio’, estratto da ‘Storia del marxismo’, Volume secondo, ‘Il marxismo nell’età della Seconda Internazionale’, Torino, 1979] [(1) Cfr. lettera di Marx a L. Kugelmann del 29 novembre 1869, ibid., vol. 43, p. 691] (pag 788) “”Il ragionamento di Marx, nel porre in rilievo l’importanza dei rapporti di classe e della formazione della coscienza operaia inglese, si ricollega alla logica dello sviluppo capitalistico, quale è analizzata nel ‘Capitale’ e si fonda sulla situazione egemonica dell’Inghilterra nel mondo capitalistico: “”L’Inghilterra, in quanto metropoli del capitale, in quanto potenza fino ad oggi dominante il mercato mondiale, è per il momento il paese più importante per la rivoluzione operaia; oltre a ciò essa è l’unico paese nel quale le condizioni materiali di tale rivoluzione si siano sviluppate fino a un certo grado di maturità. Perciò l’obiettivo più importante dell’Internazionale è di accelerare la rivoluzione sociale in Inghilterra. L’unico mezzo per accelerarla è rendere indipendente l’Irlanda…. Il compito specifico del Consiglio centrale a Londra è di risvegliare nella classe operaia inglese la consapevolezza che l’emancipazione nazionale dell’Irlanda non è per essa una questione di giustizia astratta o di sentimenti umanitari, bensì la prima condizione per la loro stessa emancipazione sociale””. In un passo precedente di questa stessa lettera Marx aveva sottolineato “”la cosa più importante””: “”In tutti i centri industriali e commerciali dell’Inghilterra vi è adesso una classe operaia divisa in due campi ostili, proletari inglesi e proletari irlandesi. L’operaio comune inglese odia l’operaio irlandese come un concorrente che comprime il tenore di vita. Egli si sente di fronte a quest’ultimo come parte della nazione dominante, e proprio per questo si trasforma in strumento dei suoi aristocratici e capitalisti contro l’Irlanda, consolidando in tal modo il loro dominio su se stesso. L’operaio inglese nutre pregiudizi religiosi, sociali e nazionali verso quello irlandese. Egli si comporta all’incirca come i bianchi poveri verso i negri negli Stati un tempo schiavisti dell’Unione americana. L’irlandese lo ripaga con la stessa moneta. Egli vede nell’operaio inglese il corresponsabile e lo strumento idiota del dominio inglese sull’Irlanda…. Questo antagonismo è il segreto dell’impotenza della classe operaia inglese a dispetto della sua organizzazione”” (1). Le possibilità di emancipazione della classe operaia in Inghilterra e, nel mondo, quelle della rivoluzione socialista sono dunque collegate all’esigenza che gli operai inglesi acquistino una coscienza di classe. E’ questa una condizione che non verrà soddisfatta, e costituirà una delle ragioni del fallimento della I Internazionale, ma nel loro entusiasmo militante Marx ed Engels conserveranno a lungo questa speranza. La questione irlandese ha per Marx ed Engels un valore eccezionale anche perché, per la prima volta, mettono in discussione su questo terreno le prospettive della rivoluzione proletaria, che pur giudicano prossima”” [René Gallissot, ‘Nazione e nazionalità nei dibattiti del movimento operaio’, estratto da ‘Storia del marxismo’, Volume secondo, ‘Il marxismo nell’età della Seconda Internazionale’, Torino, 1979] [(1) Marx a S. Meyer e A. Vogt, 9 aprile 1870, ibid., pp. 721-22] (pag 799-800)”,”MAES-155″
“GALLISSOT René KILANI Mondher RIVERA Annamaria”,”L’imbroglio etnico in quattordici parole-chiave.”,”R. Gallissot storico specialista del Maghreb coloniale. Professore emerito Università di Parigi VIII, presidente dell’Istituto Maghreb-Europa. M. Kilani, è professore di antropologia culturale e sociale nell’Università di Losanna. A. Rivera, antropologa presso l’Università di Bari. “”La maggior parte degli storici dell’ideologia razzista identificano il momento in cui essa perviene a compiuta maturazione in EUropa nel diciannovesimo secolo, epoca in cui convergono fenomeni come il colonialismo (per meglio dire, l’espansione militare del dominio coloniale e lo sfruttamento sistematico delle colonie) e l’imperialismo, l’industrializzazione e lo sviluppo delle scienze naturali, i grandi flussi migratori, il mito romantico del popolo, la spinta dei nazionalismi. Decretando l’inferiorità ‘naturale’ degli ‘altri’ – i colonizzati, le “”classi pericolose’, le donne, gli zingari, gli ebrei… – l’ideologia razzista consentirà di risolvere la contraddizione fra i valori umanistici e le istanze egualitarie ereditate dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione francese, da una parte, e, dall’altra, lo sfruttamento e il dominio imposti dall’industrializzazione e dalle imprese coloniali (Guillaumin, 1972: 42).”” (pag 158) [Annamaria Rivera, ‘Idee razziste’, ‘La costruzione dell’ideologia razzista’]”,”TEOS-241″
“GALLISSOT René KILANI Mondher RIVERA Annamaria”,”L’imbroglio etnico in quattordici parole-chiave.”,”René Gallissot, storico, è professore nell’Università di Parigi-VIII. Dirige la rivista L’homme et la société, co-dirige l’Istituto Maghreb-Europa ed è autore di numerose opere fra le quali: Razzismo e antirazzismo e, insieme ad A. Rivera, Pluralismo culturale in Europa. Mondher Kilani è professore di antropologia nell’Università di Losanna. Ha fatto ricerche sul campo nelle Alpi svizzere, in Papua Nuova Guinea, Tunisia, Marocco e Niger. Annamaria Rivera, antropologa, insegna etnologia nell’Università di Bari. Partecipa attivamente alla riflessione e al dibattito sul razzismo, collabora con quotidiani e riviste ed è autrice di volumi fra i quali Frammenti d’America e Il mago, il santo, la morte, la festa.”,”TEOS-093-FL”
“GALLISSOT René”,”Le patronat europeen au Maroc. Action sociale – action politique (1931-1942). Troisième partie : 1936 au Maroc: le patronat devient social. Quatrième partie: De la lutte sociale à l’attitude politique (1937-1939); Cinquième partie: L’idéal social et politique: le pétainisme (1940-1942)”,”Solo: terza parte : 1936 au Maroc: le patronat devient social (pag 113-294); quarta parte: De la lutte sociale à l’attitude politique (1937-1939); quinta parte: L’idéal social et politique: le pétainisme (1940-1942) Rabat, Editions techniques nord-africaines, 1964.”,”MAFx-009″
“GALLIUSSI SENIGA Anita”,”I figli del partito.”,”Anita GALLIUSSI è stata la moglie di Giulio SENIGA. Nata a Udine nel 1925, figlia di un militante comunista perseguitato dai fascisti, nel 1931 fu costretta ad emigrare clandestinamente assieme alla madre, prima in Francia e poi in URSS. Nelle scuole del regime studia con i figli degli esponenti dei partiti comunisti: conosce così i figli di TOGLIATTI (Aldo ERCOLI figlio di Togliatti e di Rita MONTAGNANA), LONGO, Dolores IBARRURI, Anna PAUKER, CIU EN LAI, Carlos PRESTES. Entra a 14 anni nell’ organizzazione dei giovani comunisti sovietici. A 17 anni, dopo il diploma delle scuole medie superiori frequenta i corsi dell’ Internazionale Comunista e quindi entra negli uffici del Comintern, come segretaria di TOGLIATTI. Nel 1945 rientra in Italia e continua la sua attività di militante lavorando a Roma alla Direzione centrale del PCI. Nel 1954 partecipa, seguendo il suo compagno SENIGA che aveva rotto con il partito dopo aver appreso dei delitti di STALIN e BERIA, con due anni di anticipo rispetto al ‘rapporto Krusciov’; alla organizzazione della dissidenza contro il PCI. Da allora sarà al fianco di SENIGA nell’ esperienza di Azione Comunista e nell’ attività editoriale di Azione Comune. Nel 1999, anno della morte di Giulio SENIGA, con il figlio Martino, comincia a curare il riordino dell’ archivio di SENIGA per renderlo disponibile agli studiosi.”,”MITC-023″
“GALLIUSSI SENIGA Anita”,”I figli del partito.”,”Anita GALLIUSSI è stata la moglie di Giulio SENIGA. Nata a Udine nel 1925, figlia di un militante comunista perseguitato dai fascisti, nel 1931 fu costretta ad emigrare clandestinamente assieme alla madre, prima in Francia e poi in URSS. Nelle scuole del regime studia con i figli degli esponenti dei partiti comunisti: conosce così i figli di TOGLIATTI (Aldo ERCOLI figlio di Togliatti e di Rita MONTAGNANA), LONGO, Dolores IBARRURI, Anna PAUKER, CIU EN LAI, Carlos PRESTES. Entra a 14 anni nell’ organizzazione dei giovani comunisti sovietici. A 17 anni, dopo il diploma delle scuole medie superiori frequenta i corsi dell’ Internazionale Comunista e quindi entra negli uffici del Comintern, come segretaria di TOGLIATTI. Nel 1945 rientra in Italia e continua la sua attività di militante lavorando a Roma alla Direzione centrale del PCI. Nel 1954 partecipa, seguendo il suo compagno SENIGA che aveva rotto con il partito dopo aver appreso dei delitti di STALIN e BERIA, con due anni di anticipo rispetto al ‘rapporto Krusciov’; alla organizzazione della dissidenza contro il PCI. Da allora sarà al fianco di SENIGA nell’ esperienza di Azione Comunista e nell’ attività editoriale di Azione Comune. Nel 1999, anno della morte di Giulio SENIGA, con il figlio Martino, comincia a curare il riordino dell’ archivio di SENIGA per renderlo disponibile agli studiosi.”,”PCIx-266″
“GALLO Max”,”Le grand Jaures.”,”””Il proletariato non è al di fuori della patria. La frase famosa così ripetuta e sfruttata i n tutti i sensi che pronunciava, nel 1847, il Manifesto comunista di Marx e di Engels: «Gli operai non hanno patria», non era che un motto dettato dalla passione, una replica paradossale, e del resto poco felice, alla polemica dei patrioti borghesi, che accusavano il comunismo come distruttore della patria. E infatti, lo stesso Marx si affrettava a correggere ed a restringere il senso della sua formula, aggiungendo: «Certamente il proletariato deve prima conquistare il potere politico, deve erigersi a classe nazionale sovrana e costituirsi in nazione; e in questo senso egli appartiene ancora ad una nazionalità, ma non più come l’intende la borghesia». Sottigliezze assai oscure e vane assai. Come potrebbe il proletariato costituirsi in nazione, se la nazione non fosse già, se il proletariato non avesse con questa vivi rapporti? E se il ”Manifesto’ vuol dire semplicemente che una classe non ha patria finché della patria non è interamente padrona, che non avrà patria fino a che non abbia conseguito tutto il potere politico, esso deve allora proclamare per tutto il periodo dell’antica monarchia, dal timido sorgere dei Comuni fino alla Rivoluzione francese: «I borghesi non hanno patria». È la sostituzione di una serie di rivoluzioni astrate e artificiali alla profonda evoluzione rivoluzionaria, così spesso definita da Marx stesso con tanta forza. È la negazione sarcastica della storia medesima, di, ciò che la dialettica marxista ha di originale e di forte. È l’idea sacrificata all’espressione. (…)”” (L’Armée Nouvelle, p. 436-438)] [Jean Jaures, Il socialismo e la Guerra, L’Emancipatrice, Paris, 1918]”,”JAUx-018″
“GALLO Max”,”Maximilien Robespierre. Histoire d’une solitude.”,”Max GALLO, agregé d’histoire, è nato a Nizza nel 1932. E’ specialista dell’ Italia contemporanea.”,”FRAR-211″
“GALLO Max”,”Napoleon. La voce del destino.”,”””Ha lasciato la Francia più piccola di quanto l’ avesse trovata, sia pure. Ma una nazione non si definisce così. Per la Francia lui doveva esistere… Non mercanteggiamo la grandezza””. (De Gaulle, citato da André Malraux) (in apertura) Napoleone impone la disciplina al suo esercito. “”Masséna ha dovuto radunare parecchi uomini che stavano scappando dai combattimenti intorno a Dego. Si sono verificati casi di saccheggio. Come battersi, come morire e uccidere se viene a mancare la disciplina? Napoleone chiama Berthier e detta: “”Il generale in capo condanna gli orribili saccheggi a cui si sono lasciati andare uomini perversi che si presentano ai loro corpi soltanto dopo la battaglia… Si dovranno fucilare sul posto gli ufficiali o i soldati che, con il loro comportamento, inducano altri al saccheggio distruggendo con ciò la disciplina, provocando disordine nell’ esercito compromettendone la salvezza e la gloria.”” (…) Bisogna infierire. Fucilare, degradare. Se il pugno di ferro della disciplina non stringe gli uomini in un fascio, come accetteranno di andare alla morte?”” (pag 248) Campagna d’ Italia. “”Si parla e si scrive diversamente quando si può dire ai propri soldati: “”Avete riportato la vittoria in quattordici battaglie strategiche e settanta combattimenti. Avete catturato più di 100.000 prigionieri, strappato al nemico cinquecento pezzi di artiglieria da campagna e duemila cannoni da assedio… Avete arricchito il Museo di Parigi di oltre trecento opere, capolavori italiani antichi e moderni””. (pag 274)”,”FRAN-063″
“GALLO Max”,”Une femme rebelle. Vie et mort de Rosa Luxemburg.”,”1910. L. si impegna in prima persona per la radicalizzazione delle masse. “”Cogliendo la sensazione che le ‘masse’ tedesche finalmente ascoltavano, decuplicò le sue energie: “”Mi riprometto al presente di fare molta più agitazione che durante i sette ultimi anni.””, diceva, mostrando la sua determinazione e il suo entusiasmo, il bisogno che provava di agire, poiché, stimava, il momento era propizio. Essa attirava le folle nelle assemblee, provocava gli applausi e, ogni volta, restava anche oltre due ore alla tribuna, pedagoga, chiara, trascinante, usciva da queste riunioni sfinita e convinta che questa accoglienza “”grandiosa”” che aveva ricevuto era un segno dello stato di spirito delle “”masse””, della situazione della società tedesca.”” (pag 197)”,”LUXS-039″
“GALLO Ettore”,”Sciopero e repressione penale.”,”Contiene dedica dell’ A a Mario ZAGARI, vicepresidente del parlamento europeo. GALLO Ettore è professore ordinario di diritto penale nella Università di Firenze e componente del Consiglio Superiore della Magistratura. Ha fatto parte della Commissione ministeriale redigente del progetto di nuovo codice di procedura penale. “”Vero è, dunque, che, nonostante tutto, l’ espediente è in realtà riduttivo e dilatorio; non potendosi ormai più negare l’ irrilevanza penale dello sciopero politico, si è voluto almeno limitare la portata del riconoscimento, evitando il riferimento all’ art. 40 Cost., per salvare in extremis, limitatamente all’area civilistica, la retriva distinzione tra sciopero economico “”legittimo”” e sciopero politico “”illegittimo””. Come bene è stato osservato, però, il dissidio non tanto si rileva in questi settori marginali, dove alla fine bon gré mal gré, l’ innovazione c’è e lo sciopero politico non potrà più essere perseguito: la dottrina aveva parlato già in anni lontani di un “”impegno costituzionale a non punire lo sciopero in nessun caso””. Il dissidio si rivela, invece, sulle grandi linee di fondo, e riguarda la lettura della Costituzione in chiave esclusivamente liberale, come suggerisce la sentenza, oppure anche (se non prevalentemente) in chiave sociale, come noi proponiamo. Ma riferita al diritto di sciopero, la chiave liberale si dimostra del tutto inadeguata e finisce per condurre ad affermazioni contradditorie.”” (pag 132-133)”,”DIRx-009″
“GALLO Pier Domenico”,”Intesa Sanpaolo: c’era una volta un “”fantasma inesistente””. Dal Nuovo Banco Ambrosiano, venticinque anni fa nasceva la prima banca itailana. Storie, retroscena, rivelazioni e protagonisti di ieri e di oggi.”,”GALLO Pier Domenico è stato direttore generale del Nuovo Banco Ambrosiano dalla sua fondazione nel 1982 fino al 1987 quando è stato chiamato a dirigere la Banca Nazionale del Lavoro. Dal 1992 opera nel private equity, settore in cui ha fondato Investitori Associati e Meliorbanca. E’ partner di due fondi internazionali, Orlando e Fonsicar. pag 58-59 “”Scrive nelle parte riservata della relazione – lavoro profetico di analisi – l’ispettore Giulio PADALINO nel 1979 , riportata nel libro dall’A: “”L’impossibilità di acquisire una completa informativa sulle partecipazioni detenute dalla ripetuta holding non può fugare il dubbio che, dietro alle varie società estere acquirenti di cospicui pacchetti di azioni del Banco Ambrosiano, vi possa essere la stessa azienda ispezionata, con ovvie conseguenze sulla situazione patrimoniale del Banco, atteso che i cennati collocamenti all’estero sono stati effettuati a prezzi sensibilmente superiori alle quotazioni correnti.”” “”Dal 1973 si sono verificate modifiche nella situazione patrimoniale del Banco, determinate principalmente dal trasferimento di considerevoli partite di azioni a società estere di gradimento del “”gruppo”” Ambrosiano dietro le quali potrebbero celarsi interessi diretti del “”gruppo”” stesso o dello IOR e che palesano l’avvio di un processo di concentrazione proseguito nel corso degli accertamenti”””” (pag 42-43) (Citato dal libro di Carlo BELLAVITE PELLEGRINI ‘Storia del Banco Ambrosiano. Fondazione, ascesa e dissesto (1896-1982)) Titolo Storia del Banco Ambrosiano. Fondazione, ascesa e dissesto 1896-1982 Autore Bellavite Pellegrini Carlo Prezzo € 45,00 Prezzi in altre valute Dati 2004, 1056 p., 3 ed. Editore Laterza (collana Storia delle banche in Italia)”,”ECOG-023″
“GALLO Gaetano”,”Pietro Casilli. Un socialista della vigilia deputato al parlamento (1848-1913).”,”””Pietro Casilli fu un grande amico di Bovio, di Imbriani, di Bakunin, di Cavallotti e di quanti più degnamente imperniarono la democrazia italiana”” (pag 55)”,”MITS-371″
“GALLO Max”,”Les Clés de l’histoire contemporaine. Histoire du monde de la Révolution française à nos jours en 212 épisodes.”,” “”1850: il partito del proletariato deve rendere la rivoluzione permanente”” “”Quand, en janvier 1859, Karl Marx (1818-1883) envoie à son éditeur Duncker le manuscrit de sa ‘Contribution à la critique de l’économie politique’, il n’est encore que ce publiciste-journaliste, homme politique, pamphlétaire, agitateur révolutionnaire, dont les écrits ne connaissent qu’une très faible audience. Le tirage de la ‘Critique de l’économie politique’ ne dépasse pas deux mille exemplaires, et on en vend à peine quelques centaines. Il n’y eut qu’un seul compte rendu dans la presse, écrit par Friedrich Engels! Le livre, pourtant, comporte des réflexions révolutionnaires – qui serviront d’assise au ‘Capital’, dont le livre I est publié en 1867. Il affirme: “”A’ un certain stade de leur développement, les formes productives matérielles entrent en contradiction avec les rapports de production existants ou ce qui n’en est que l’expression juridique, avec les rapports de propriété au sein desquelles elles s’étaient unies jusque-là. De formes de développement des forces productives qu’ils étaient, ces rapports en deviennent des entraves. Alors s’ouvre une époque de révolution sociale. Le changement dans la base économique bouleverse plus ou moins rapidement toute l’énorme superstructure””. Mais qui peut entendre cette analyse qui met en rapport la marchandise, le temps de travail, la valeur d’usage, l’argent? L’Europe tout entière est entrée, à partir des années 1849-1850, dans une longue période de réaction, de contrerévolution. L’écrasement des révolutions de 1848 laisse les mains libres aux gouvernements (russe, français, prussien, autrichien, anglais) qui sont à la fois en compétition (pour le partage du monde, l’influence en Europe, etc.) et d’accord pour neutraliser tout processus révolutionnaire. Dans ce climat, Marx ne peut qu’être isolé. Depuis qu’il a émigré en France en 1843, il s’est radicalisé, à la fois sur le plan de sa pensée et sur celui de l’action politique. Il est devenu communiste – l’aile extrême du mouvement révolutionnaire -, a fréquenté la “”ligue des Justes””. Chassé de France en 1845, il se réfugie à Bruxelles, rentre à Paris au moment de la IIe République, puis se rend en Allemagne, où il participe aux combats des révolutionnaires rhénans, avant de s’exiler à Londres. La publication, en janvier 1848, du ‘Manifeste communiste’ (“”L’histoire de toute societé jusqu’à nos jours n’a été que l’histoire des luttes de classes””) l’a désigné à la fois aux yeux des cercles ouvriers révolutionnaires et des pouvoirs comme un révolutionnaire. Et chacune de ses publications ultérieures marque un pas de plus dans sa démarche de rupture avec les réflexions dominantes. Ainsi, en 1850, il écrit aux sections de la Ligue de communistes, tirant la leçon des journées de juin 1848 et de l’attitude de la République française: “”Le parti du prolétariat doit se différencier des démocrates petits-bourgeois qui veulent terminer la révolution au plus vite… Il doit rendre la révolution permanente jusqu’à ce que toutes les classes plus ou moins possédantes aient été chassés du pouvoir… dans tous le principaux pays du monde””. Ainsi s’affirme la notion de ‘la dictature du prolétariat'”” [Marx Gallo, Les Clés de l’histoire contemporaine. Histoire du monde de la Révolution française à nos jours en 212 épisodes, 2005] (pag 297-298)”,”STOU-106″
“GALLO Max”,”Napoleone. La voce del destino – Il sole di Austerlitz. Volume Primo.”,”Marx Gallo (Nizza 1932) giornalista, storico e romanzier, è stato editorialista dell’Express e direttore di Le Matin di Parigi. Già membro del parlamento francese e di quello europeo ha ricoperto diversi incarichi governativi e istituzionali.”,”FRAN-097″
“GALLO Max”,”Napoleone. La voce del destino – Il sole di Austerlitz. Volume Secondo.”,”Marx Gallo (Nizza 1932) giornalista, storico e romanzier, è stato editorialista dell’Express e direttore di Le Matin di Parigi. Già membro del parlamento francese e di quello europeo ha ricoperto diversi incarichi governativi e istituzionali.”,”FRAN-098″
“GALLO Max”,”La notte dei lunghi coltelli. 30 giugno 1934.”,”Nato a Nizza nel 1932, Max Gallo è docente di storia. Autore di una thèse sulla ‘quinta colonna’ negli anni 1930-40, ha pubblicato un serie di opere e saggi dedicati all’epoca contemporanea, fra cui una ‘vita di Mussolini’, un’analisi dell’affaire Etiopia e un’ampia ‘storia della Spagna franchista’. Bad Wiessee, una stazione termale della Baviera, sabato 30 giugno 1934, ore sei del mattino: pistola in pugno, Adolf Hitler, alla testa di un gruppo di SS, irrompe nella tranquilla Pensione Hanselbauer, dove dormono i suoi camerati della prima ora; i capi delle SA, gli uomini che hanno reso possibile l’ascesa al potere del Führer e sono stati la punta di diamante della sua rivoluzione. Vuole sorprenderli nel sonno, arrestarli, eliminarli. Li considera la testa di una congiura contro la sua persona e contro il regime. Il loro capo è Röhm, uno dei più vecchi e provati compagni di lotta di Hitler (sarà poi liquidato nella sua cella da due SS). Max Gallo ha esplorato gli archivi, ha intervistato i testimoni, ha visitato i luoghi dove si svolsero i fatti.”,”GERN-009-FL”
“GALLO Giuseppe”,”La Repubblica di Genova tra nobili e popolari (1257-1528).”,”Giuseppe Gallo è nato a Genova nel 1924, giornalista professionista ha lavorato per oltre un trentennio al Secolo XIX.”,”LIGU-137″
“GALLO Max”,”I manifesti nella storia e nel costume.”,”Contiene il capitolo: 1914-1924 immagini di guerra e di rivoluzione (pag 131-157)”,”FOTO-093″
“GALLO Max”,”Garibaldi. La forza di un destino.”,”De Failly telegrafa a Napoleone III: “”Gli ‘chassepots’ hanno fatto meraviglie”” (pag 393) “”Bisogna impaurire i nemici della Francia, i repubblicani o gli operai che cominciano a rialzare il capo e che per i boulevard di Parigi, nel quartiere di Bonne Nouvelle, hanno manifestato per affermare la loro solidarietà con Garibaldi e denunciare la politica di Napoleone III”” (pag 394)”,”BIOx-001-FC”
“GALLO Ugo”,”Storia della letteratura spagnola.”,”””Ma la Spagna ha sempre saputo non essere altro che sè stessa, come tutti i Centri di periferia. Se l’Italia è stata una zona centrale e non lo è più, o non lo è in modo valido e totale, il mondo è sfasato, cerca un centro; si è rimasti alla necessità di invocare la lex imperii; come faceva Dante, sia pure con qualche emendamento. E, per la Spagna, possiamo ripetere quel che Dante appunto, politico e mistico unitario, diceva: … e beata Navarra se s’armasse del monte che la fascia! La Spagna è divisa; e la sua lingua e letteratura e civiltà proseguono oltre mare una eredità latina e mediterranea ed europea di estrema vitalità”” (pag 7-8) (dalla premessa)”,”SPAx-151″
“GALLO Andrea Don MAZZETTI LORIS”,”Sono venuto per servire.”,”Loris Mazzetti (Bologna, 1954) regista e giornalista, capostruttura di Rai tre.”,”BIOx-053-FV”
“GALLO Stefano a cura”,”La Resistenza nel Volterrano (1943-1944).”,”Stampa Digital Book, Città di Castello, Perugia Stefano Gallo si occupa di storia sociale dell’Italia contemporanea, con particolare attenzione alla storia delle migrazioni e del lavoro. Ha lavorato sulla storia della guerra e della Resistenza in ambito locale, in particolare per le province di Livorno e Pisa. Il suo ultimo libro si intitola ‘Storia del lavoro nell’Italia repubblicana’ (Il Mulino, 2023), con E. Loreto. Dal 2021 è direttore scientifico della Biblioteca Franco Serantini”,”ITAR-364″
“GALLUZZI Carlo”,”La svolta. Gli anni cruciali del partito comunista italiano.”,”GALLUZZI, fiorentino, è stato per molti anni dirigente del PCI a Firenze e in Toscano. Segretario della sezione fiorentina nel 1960 ha ricoperto la carica di segretario del Comitato regionale toscano fino al 1964. Nel 1970 passa a dirigere la Sezione stampa e propaganda ed entra a far parte della segreteria nazionale. “”Nelle vetrine dei negozi, al posto della merce, erano esposti i ritratti di Mao con le rituali parole d’ ordine. Notammo la buona qualità dei prodotti, soprattutto dei tessuti di seta e di gabardine, la notevole quantità di scatolame contenente carne, pesce, verdure, marmellate, le sigarette ben confezionate in cilindri metallici e multicolori. Le penne biro, poi, furono una vera scoperta: erano di ottima qualità, assai migliore di quelle che si trovavano a Mosca. Ne parlai, al mio ritorno in Italia, nelle riunioni che mi capitò di tenere in diverse organizzazioni di partito per riferire sul viaggio. Fui severamente contestato da molti compagni, che forse considerarono la mia ammirazione per le penne biro cinesi una manifestazione di antisovietismo””. (pag 107)”,”PCIx-118″
“GALLUZZI Carlo”,”Togliatti Longo Berlinguer. Il mito e la realtà.”,”Libro dedicato alla memoria di Edoardo PERNA GALLUZZI Carlo è stato per molti anni membro della segretaria, della direzione e del Comitato centrale del PCI, è stato deputato per quattro legislature e dal 1979 è parlamentare europeo. Ha scritto ‘La svolta’ e ‘Garibaldi fu ferito’. “”Per non lasciargli dubbi gli ho ricordato la lettera inedita che Lenin scrisse a Kamenev e Zinoviev e che ho trovato rileggendo gli scritti di Ernesto Ragionieri su Togliatti. “”…Se vi tenete solo i docili stupidi e cacciate tutti coloro che non sono abbastanza docili ma che non sono stupidi, rovinerete sicuramente i partiti…””. (pag 31) “”Ha scritto Paolo Spriano nel suo ultimo libro Togliatti Segretario dell’ Internazionale…””, dico a Giorgio, “”che quel tipico tratto staliniano che fu la menzogna sistematica, la deformazione del pensiero degli avversari, la diffidenza ed il sospetto, avevano contagiato anche Togliatti. Ma sono convinto che, forse più per questo, Togliatti fosse incapace di superare quella doppiezza di cui lui era l’ incarnazione e al di là della quale era incapace di concepire un modo diverso di fare politica. E poi era stanco e isolato mentre nel Partito montava la fronda dei giovani che lui riuscirà a dominare, ma che esploderà dopo il XXII Congresso del Pcus.”” (pag 43)”,”PCIx-219″
“GALOFRÉ-VILÀ Gregori MEISSNER Christopher M. McKEE Martin STUCKLER David”,”Austerity and the Rise of the Nazi party.”,”Repubblica di Weimar. L’austerità peggiorò la situazione familiari della popolazione a basso reddito e il Partito nazista divenne abile nell’incanalare la sofferenza e lo scontento delle masse verso di sé. Inoltre l’austerità è in correlazione con l’alta mortalità di quegli anni. Ciò rafforza l’idea che ha reso difficile lo sforzo del cancelliere Brüning di consolidare il bilancio statale.”,”GERN-004-FGB”
“GALVAN Tierno E.”,”Baboeuf y los iguales. Un episodio del Socialismo Premarxista.”,”””Tiene interés, en el orden ideológico, ver la influencia de Saint-Just sobre Babeouf. (….) Es incuestionable que, como la mayoria de sus contemporáneos, Babeuf redujo la personalidad de Saint-Just, subsumiéndola en la de Robespierre. No obstante, se puede inducir que el piensamernto de Saint-Just influyó más en Bebeouf”” (pag 152-153) “”Precisamente en relación con el hebertismo se aclara más la voluntad prática de ‘los iguales’, dirigidos por Babeouf. Hay bastante puntos de vista desde los cuales Hebert y Babeouf casi se confunden: la defensa constante y apasionada de los oprimidos; el tesón en su lucha contra la dictadura – bien Robespierre, bien el Directorio -; la experiencia personal de la calumnia y alguna semejanza de pormenor con el último programa hebertista (194). Incluso leyendo ‘Le père Duchesne’ parese a veces que se está leyendo, pese a todas las distancias de estile, al ‘Tribuno del Puebo’. ¿Qué tiene, pues, Babeuf contra el hebertismo? El fraccionamiento, tanto en la acción política como en la ideología. Hay que acabar con las facciones y con el empequeñeciemiento o la reducción al pormenor. Precisamente son las dos condiciones que mejor caracterizan a Saint-Just y a Robespierre. Saint-Just repetía “”amalgamaros”” y Robespierre miraba a lo lejos, hacia el fin de la historia”” (pag 160-161)”,”SOCU-197″
“GALVIN James L.”,”Storia del Medio Oriente moderno.”,”GALVIN James L. è docente di storia alla UCLA. Ha già pubblicato ‘Il conflitto israelo-palestinese: cent’anni di guerra’ (Einaudi, 2007)”,”VIOx-174″
“GALZERANO Giuseppe”,”Giovanni Passannante. La vita, l’attentato, il processo, la condanna a morte, la grazia ‘regale’ e gli anni di che nel 1878 ruppe l’incantesimo monarchico. galera del cuoco lucano”,”GALZERANO, nato nel 1953 risiede nel salernitano. Laureato in pedagogia e lettere, è fondatore animatore della omonica casa editrice, si interessa di storia sociale e di storia del movimento operaio e rivoluzionario. Ha pubblicato libri su anarchismo, antifascismo, emigrazione, lotte popolari, cultura subalterna e Q meridionale. Ha scritto: – I ricchi e gli oppressori non moriranno più. Romanzo di fantascienza contro il trapianto del cuore. 1970 -Grammatica della lingua. Esperanto. 1970 -Libri rari e introvabili. Letteratura anarchica, socialista, antifascista e anticlericale. 1974 -Carlo Pisacane, un dirottatore di cent’anni fa. 1975 -Gaetano Bresci. 1988 E’ coautore con Antonio MARGARITI di ‘America! America!’.”,”ANAx-001″
“GALZERANO Giuseppe”,”Vincenzo Perrone. Vita e lotte, esilio e morte dell’anarchico salernitano volontario della libertà in Spagna.”,”Giuseppe Galzerano, nato il 22 marzo 1953 a Castelnuovo Cilento (Sa), laureato in Pedagogia e in Lettere, è docente di naterie letterarie nella scuola media. Nel 1975 fonda l’omonima casa editrice, pubblicando libri sull’anarchismo, sul socialismo, sull’antifascismo, sull’emigrazione, sulla cultura subalterna, sulla questione meridionale, sulle rivolte contadine e sul Cilento. Collabora a giornali italiani e stranieri. si interessa di storia del movimento operaio e rivoluzionario, ha scritto saggi introduttivi a diversi libri ed è autore di: Scienza contro il trapianto del cuore, I ricchi e gli oppressori non moriranno più romanzo, Grammatica della lingua Esperanto, Letteratura anarchica, socialista, antifascista, Carlo Pisacane, un dirottatore di cent’anni fa, Gaetano Bresci, La vita, l’attentato, il processo, e la morte del regicida anarchico. Premio della cultura della Presidenza del Consiglio dei MInistri nel 1995.”,”ANAx-012-FL”
“GAMBA Bartolommeo da Bassano”,”Serie dei testi di lingua e di altre opere importanti nella italiana letteratura scritte dal secolo XIV al XIX.”,”Esempio: CARLI Gio. Rinaldo, Delle monete e della Istituzione delle zecche d’Italia, 1754 (segue descrizione del contenuto dell’opera e un profilo dell’autore) (pag 595) “”Il saper ogni cosa della nostra lingua tanto eccede la capacità di un uomo, che niuno può cotanto ritenerne in mente, che forse altrettanto non gliene resti ignoto o dimenticato”” (Valperga di Caluso, Della Lingua Ital.)”,”STOx-165″
“GAMBALE Sergio”,”Economia politica e politica economica e finanziaria.”,”Sergio Gambale (Firenze, 1944), laureato in Economia e commercio a Firenze e in Scienze economiche a Siena, ha seguito studi di analisi e di politica finanziaria anche presso il Fondo monetario internazionale. Si è occupato di finanza pubblica nella Ragioneria generale dello Stato, di problemi di economia internazionale presso la SACE e di economia industriale al ministero dell’Industria. Dal 1981 fa parte del servizio centrale degli Ispettori tributari (SECIT), dove è membro del Comitato di coordinamento. É stato docente di Macroeconomia alla Scuola superiore della pubblica amministrazione e di Scienza delle finanze presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Firenze.”,”ECOT-140-FL”
“GAMBETTA Diego RICOLFI Luca”,”Il compromesso difficile. Forme di rappresentanza e rappoti di classe dal centrosiinstra al compromesso storico.”,”Processo di meridionalizzazione della base sociale del partito La composizione socio-professionale degli iscritti ai partiti (Pci, Dc, Psi) Diego Gambetta nato a Torino nel 1952 lavora agli ‘Osservatori economici’ della Regione Piemonte e si occupa di mercato del lavoro, in particolare dell’economia sommersa Luca Ricolfi nato a Torino nel 1950, svolge attività di ricerca presso l’Istituto di Sociologia dell’Università di Torino. E’ autore di saggi e ricerche sul mercato del lavoro, la struttura di classe in Italia e il movimento operaio”,”ITAP-028-FV”
“GAMBETTI Fidia”,”La grande illusione, 1945-1953.”,”Fidia Gambetti è nato a Porretta Terme in provincia di Bologna da genitori romagnoli nel 1911. Gornalista professionista da oltre quarant’anni, è stato direttore, redattore capo, inviato speciale di settimanali, quotidiani, riviste. Ha pubblicato inchieste e volumi di attualità politica. Dal 1952 ha vissuto a Roma. L’ex macchinista delle ferrovie Giuseppe Alberganti non perde occasione per sbraitare e inveire contro gli intellettuali, da vigilare e controllare perché tutti «traditori» o «disertori» ‘in nuce’. Le sue parole sono pesanti e impolitiche, ma lasciano il tempo che trovano. Mentre, purtroppo, dopo la grande delusione del 18 aprile, i casi di defezione, gli atti di viltà, le uscite di scena e i voltafaccia non sono mancati e rimangono «esemplari». Qualcuno che ha fatto la «resistenza» in alberghi svizzeri, non se la sente di affrontare un futuro di lotte, forse non soltanto politiche o culturali; qualcun altro, all’improvviso, ha «ritrovato Dio»; altri ancora non ce la fanno più a far quadrare il pranzo con la cena. Questa casistica, disgraziatamente, fa crollare tutte le nostre posizioni di principio e polemiche; ci chiude la bocca; ci toglie prestigio e autorità; dà ragone a tutti gli Alberganti grossi e piccoli”” (pag 123-124) Biografia: (treccani) ALBERGANTI, Giuseppe. – Nacque a Stradella (Pavia) il 24 luglio 1898 da Angelo e Maria Ravazzoli. Di famiglia operaia e socialista (il padre era fornaciaio, la madre mondina e lo zio materno Paolo Ravazzoli, futuro dirigente comunista, di pochi anni maggiore, fu a lungo suo maestro in politica e compagno di lotte), a nove anni iniziò a lavorare in una fornace, poi come garzone di fabbro e quindi alla Pirelli, manifestando fin da giovanissimo un’adesione militante agli ideali del socialismo. In servizio di leva durante la prima guerra mondiale nel genio ferrovieri, fu congedato nel 1919 e trovò impiego come macchinista e fuochista presso le Ferrovie. Già sulle posizioni della frazione astensionista del Partito socialista italiano, aderì al Partito comunista d’Italia fin dalla fondazione (gennaio 1921) e legò per tutto il periodo fascista il proprio destino alla lotta contro la dittatura. Segretario della sezione comunista di Arona, nel giugno 1923 fu licenziato dall’impiego nelle Ferrovie, ufficialmente per “”scarso rendimento””, in realtà per aver preso parte all’organizzazione degli scioperi. Trovò quindi impiego presso una ditta privata a Milano e prese a lavorare nell’organizzazione clandestina del partito (settimo settore, Cenisio). Nel novembre 1927 fu arrestato, ma venne scarcerato per insufficienza di prove nell’agosto 1928. Nel 1929 divenne membro del direttivo della federazione comunista di Milano. Nell’agosto 1930 espatriò clandestinamente in Francia, a Nizza, dove gli venne incontro il Soccorso rosso internazionale e curò l’organizzazione del partito in quella regione. Successivamente si trasferì a Parigi dove frequentò l’ambiente dei fuorusciti. È di questi anni una sua permanenza a Mosca, chiamatovi dalla scuola quadri dell’Internazionale comunista. Già membro del comitato centrale del partito comunista, si occupò del reclutamento in favore della repubblica spagnola ed egli stesso, dal marzo all’ottobre 1937, fu in Spagna quale commissario politico delle brigate internazionali Garibaldi, a Barcellona e poi a Valencia. Nuovamente in Francia, lavorò a Parigi per il Soccorso rosso e per gli aiuti alla Spagna repubblicana e poi a Tolone all’organizzazione dell’Unione popolare italiana (struttura del fuoruscitismo che manteneva i contatti con il governo francese ed aiutava le famiglie degli antifascisti) della quale divenne segretario per il dipartimento di Var, finché fu colpito da un decreto di espulsione (settembre 1938) la cui operatività fu rimandata grazie alla concessione di alcune dilazioni. Dinanzi all’eventualità della guerra espresse, quale esponente dell’antifascismo, posizioni che sottolineavano come il governo italiano fosse il solo pesante ostacolo per i buoni rapporti tra Italia e Francia e ribadivano la disponibilità degli emigrati politici italiani alla lotta contro le rivendicazioni del fascismo sul territorio francese. A seguito del patto Ribbentrop-Molotov e della dichiarazione di guerra della Francia alla Germania, venne comunque arrestato a Tolone nel settembre 1939 e nel maggio 1940 fu internato nel campo di concentramento di Vernet. Allorché i Tedeschi occuparono la Francia, da Vernet, nell’aprile 1941, fu consegnato alle autorità italiane e nel giugno dello stesso anno assegnato al confino nell’isola di Ventotene, dal quale sarebbe stato liberato nell’agosto 1943 per riprendere l’azione nella lotta partigiana. Notevole fu il suo impegno nella Resistenza. Segretario della federazione comunista clandestina di Bologna, con lo pseudonimo di Cristallo, l’A. fu dall’ottobre 1943 responsabile del triumvirato insurrezionale (struttura militare del PCI) dell’Emilia-Romagna e, pertanto, coordinatore dell’attività politico-militare delle brigate Garibaldi operanti in Emilia durante la repubblica partigiana di Montefiorino (giugno-luglio 1944). Nel novembre dello stesso anno fu impegnato nella battaglia di Porta Lame e nel febbraio 1945 Pietro Secchia ne richiese la presenza a Milano. Nel capoluogo lombardo l’A. prese a dirigere il triumvirato insurrezionale della regione e nell’aprile 1945 fu tra gli organizzatori dell’insurrezione antitedesca. Per tutto il periodo della lotta armata la sua attività fu rivolta – in linea con le direttive del suo partito – anche a moderare le propensioni ostentatamente classiste di parte dei militanti comunisti delle formazioni partigiane. Dopo la Liberazione l’A., rieletto nel V congresso (dicembre 1945) membro del comitato centrale del PCI, fu consigliere comunale, segretario della ricostituita camera del lavoro di Milano per la componente comunista della CGIL ed acquisì grande notorietà anche come figura di tribuno per la capacità di esprimere le profonde pulsioni del proletariato milanese senza per questo trascurare o spaventare i ceti medi. Di un certo impegno la sua vita parlamentare. Membro della Consulta nazionale, nel 1946 fu eletto deputato alla Costituente. Eletto al Senato nel 1948 e nel 1953, nel 1958 tornò alla Camera. Dopo le elezioni politiche dell’aprile 1948, fu eletto segretario della federazione comunista di Milano – carica che ricoprì per un decennio – in una situazione nella quale la controffensiva moderata tendeva ad imporre l’isolamento della classe operaia dal resto della società; in questa fase emersero i dissensi che avrebbero in seguito portato l’A. fuori dal PCI (1970). Dall’interno dei partito vennero mosse critiche al modo con cui egli gestiva la segreteria federale: si affermava che tale gestione era caratterizzata da un'””impronta popolare e talora populista con quel che di ideologicamente arretrato ciò comporta, forte operaismo, disciplina, talvolta chiusura settaria, tendenza allo scontro politico frontale. Col trascorrere degli anni, caduto il mito di Stalin, sorto il problema di un radicale rinnovamento di capacità politica, di metodi organizzativi e di uomini, la direzione di Alberganti si trova ad essere sempre più spesso impari ai compiti. Si pone il problema della sua sostituzione e per essa Luigi Longo in persona si impegna in burrascose riunioni”” (l’Unità, 1980). La frizione, e poi la rottura dell’A. con il PCI – dal cui comitato centrale fu escluso nel 1960 – si situava all’interno di una discussione ideologico-politica che vedeva altresì in causa il problema della rivoluzione nonché il giudizio sulla tradizione terzinternazionalista; per più versi le sue posizioni erano assimilabili a quelle di Secchia, con il quale ebbe anche alcune convergenze tattiche. Comunque voci che attribuivano all’A. legami con l’organizzazione paramilitare Volante rossa non sono suffragate da alcun riscontro documentario. Il 25 apr. 1970, la sua commemorazione della Liberazione su invito del Movimento studentesco di Milano segnò ufficialmente la sua adesione alle posizioni della nuova sinistra. Membro della direzione nazionale del Movimento studentesco, contribuì alla sua costituzione in forza politica organizzata ed alla fondazione del Movimento lavoratori per il socialismo (1976), formazione della sinistra extraparlamentare di ispirazione marxista-leninista, del quale fu fino all’ultimo presidente. L’A. morì a Milano il 3 nov. 1980. Fonti e Bibl.: Roma, Arch. centr. dello Stato, Casellario politico centrale, b. 44, ad nomen; Atti parlamentari, Consulta nazionale, Assemblea costituente, Senato della Repubblica, I-IIlegislatura, Camera dei deputati, III legislatura, ad Indices; Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano, Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano, II (Libri A-D), Roma-Torino 1962, ad nomen; L. Arbizzani-N. S. Onofri, I giornali bolognesi della Resistenza, Bologna 1966, ad Indicem; P. Spriano, Storia del Partito comunista italiano, I, III-V, Torino 1967-75, ad Indices; P. Secchia, Il Partito comunista italiano e la guerra di liberazione 1943-1945, in Annali dell’Ist. G. Feltrinelli, XIII (1971), ad Indicem; I comunisti raccontano, I-II, Milano 1972-1975, ad Indicem; G. Amendola, Lettere a Milano, Roma 1974, pp. 18, 111, 224, 347, 355 s., 358, 381, 403, 418, 530; F. Andreucci, in Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico, I, Roma 1975, ad nomen; Archivio Pietro Secchia 1945-1973, a cura di E. Collotti, in Annali della Fondaz. G. Feltrinelli, XIX (1978), ad Indicem; Q. B., Morto a Milano G. A., in l’Unità, 4 nov. 1980; M. Z., Scomparso A., in Il Giorno, 4 nov. 1980; Morto G. A. combattente antifascista, in Corriere della sera, 4 nov. 1980; M. Mafai, L’uomo che sognava la lotta armata. La storia di P. Secchia, Milano 1984, ad Indicem.”””,”PCIx-418″
“GAMBI Lucio”,”Una geografia per la storia.”,”Lucio GAMBI, nato a Ravenna nel 1920, insegna geografia umana nell’Università di Milano. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Per una storia dell’abitazione rurale in Italia’ (1964).”,”ASGx-042″
“GAMBI Lucio”,”Una geografia per la storia.”,”Lucio Gambi, nato a Ravenna nel 1920 ha insegnato geografia umana nell’Università di Milano. I suoi interessi si sono rivolti specialmente alla natura della geografia come scienza. Ha pubblicato molte opere (v. quarta di copertina) La critica a Gribaudi (pag 79-108) (Dino Gribaudi ha dedicato un articolo alle idee manifestate dall’autore: ‘Contro una critica demolitrice della geografia’, in Rivista geografica italiana, 1965, pp. 245-70)”,”ASGx-003-FGB”
“GAMBI Lucio, coordinatore, collaborazione di Paola SERENO Antonello e Massimo NEGRI Andrea EMILIANI”,”Campagna e industria. I segni del lavoro.”,”Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”ITAE-004-FAP”
“GAMBINI Claudio”,”Comunisti e sindacato. Dalle origini alle leggi eccezionali (1921-1926).”,”GAMBINI Claudio, Comunisti e sindacato. Dalle origini alle leggi eccezionali (1921-1926). EDITORI RIUNITI. ROMA. 2015 pag 343 8° prefazione di Alexander HÕBEL, presentazione di Franco OTTAVIANO, introduzione note bibliografia. Claudio Gambini, insegnante di storia e filosofia, è stato cultore della materia in Storia Contemporanea presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Trieste. Segretario degli Annali della Fondazione Giuseppe Di Vittorio dal 1993 al 1999, ha collaborato alla Fondazione Bruno Buozzi. Giornalista pubblicista ha scritto e pubblicato articoli di storia del movimento operaio su riviste specializzate. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Una storia senza eroi. Ettore Reina e il sindacalismo riformista nell’Italia giolittiana’ (Punto Rosso, 2013). [‘Alcune vertenze a Torino per l’applicazione dell’ora legale furono l’occasione per l’attacco padronale ai consigli. Allo sciopero gli industriali risposero nell’aprile del 1920 con la serrata. La risposta operaia fu uno sciopero di undici giorni che rimase isolato e conseguentemente sconfitto. L’occupazione delle fabbriche iniziò il 1° settembre. La causa occasionale fu il fallimento di una trattativa fra gli industriali e la FIOM per un aumento dei salari, allorché il sindacato metalmeccanico rispose con la decisione di praticare l’ostruzionismo nelle fabbriche e di dare direttive agli operai per la loro occupazione. Il movimento si estese anche a numerose industrie tessili e chimiche e si trasformò rapidamente in un movimento rivoluzionario per la risposta immediata ed entusiasta degli operai che in esso vedevano il primo passo verso la conquista imminente del potere politico. In realtà la lotta di settembre sostiene Vittorio Foa: «si era iniziata in condizioni di stanchezza operaia, ma il fatto che la FIOM, con intenzioni moderate, avesse deciso l’ostruzionismo invece dello sciopero diede l’imprevisto risultato di sollecitare la creatività operaia nelle singole fabbriche e di esaltarne la creatività. Si passò così alla serrata e poi all’occupazione, nel corso della quale il movimento visse la sua ultima tensione rivoluzionaria» (45). Sia nel caso delle occupazioni delle fabbriche che in quello dei moti contadini, il movimento di classe nel suo insieme ne usciva profondamente sconfitto. E’, quindi, in un contesto di logoramento istituzionale interno e di «crisi del ruolo di governo del conflitto sociale» che furono rimesse in discussione le importanti conquiste del ’19. Ai capitalisti interessava, ormai, restaurare l’autorità delle aziende, per avviare la ripresa economica in termini di razionalizzazione, tramite l’estensione della meccanizzazione, l’aumento della produttività e i conseguenti licenziamenti di massa. «L’organo sindacale confederale già duramente provato dall’offensiva armata e squadristica del fascismo, non riuscì ad riacquistare una dimensione politica e a divenire protagonista di un’operazione di stabilizzazione e di mediazione nella crisi dello Stato liberale» (46). Nel nostro lavoro, quindi, ci misureremo con la storia della crisi del sindacato, la «sua agonia», la sua fine. Non per questo la resistenza non fu tenace, nonostante le scelte furono «dettate più dalla forza delle cose che dalla volontà degli uomini, più a rimorchio di una realtà in rapida evoluzione che in base a previsioni lucide e a ipotesi concrete» (47). Il che indusse la Confederazione a preoccuparsi quasi esclusivamente di «sottrarre l’organizzazione ai colpi del fascismo». Cosa legittima, ma che portò ad una ricomposizione tra lotta politica e lotta sociale talmente minimale, che divenne addirittura controproducente, infatti: «l’azione sindacale, rigidamente limitata alla difesa immediata dei lavoratori, inclinò all’economicismo, al corporativismo, al localismo» (48)’ (pag 39-41)] [(45) V. Foa, op. cit., p. 119. Paolo Spriano, ‘L’occupazione delle fabbriche. Settembre 1920’, op. cit., pp. 177-78, ricorda al termine del suo studio che l’occupazione delle fabbriche doveva nella pubblicistica fascista, evocare l’immagine del caos e giustificare, quindi, la provvida reazione mussoliniana. «In parte la mitizzazione negativa finì per alimentare quella per così dire positiva, che ingigantiva i termini dell’occasione rivoluzionaria colorandola di romantiche nostalgie». E conclude: «Proprio quando nel momento cruciale del 10-11 settembre, si prende la strada del compromesso, è evidente che le masse non hanno nazionalmente la forza di contrapporvisi. E si accentua il divario tra la punta più avanzata, Torino, e le altre città, dall’altro la caratteristica localistica del movimento che continua a pesare, con una mancanza di collegamento con quelle forze operaie che pure vorrebbero estendere la lotta e portarla sul terreno insurrezionale. I gruppi riformisti, esistenti nelle fabbriche, prendono ora un peso maggiore. Così ci si avvede che una delle classiche condizioni per la rivoluzione, la decisione delle masse di portarla ad effetto, era, a sua volta, assai subordinata a dislivelli di organizzazione, di maturità, di omogeneità, di orientamento ideale, che non si constateranno meno pesantemente nel corso della resistenza allo squadrismo del 1921-22»; (46) A. Pepe, op. cit., p. 350; (47) L. Zani, op. cit., p. 153; (48) L. Zani, op. cit., p. 156] [ISC Newsletter N° 81] ISCNS81TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”MITC-139&#8243;
“GAMBINI Tristano”,”Storia della guerra a cavallo, 1800-1945. Dall’apogeo alla fine della cavalleria.”,” Tristano Gambini, dopo una laurea in Giurisprudenza e la specializzazione in Diritto Fiscale, si trasferisce a Bruxelles, dove viene integrato nei Servizi della Commissione Europea. Alla sua intensa attività professionale, coronata dalla pubblicazione di importanti studi, ha alternato negli anni scrupolose ricerche di storia militare, con un interesse particolare alla cavalleria moderna. Ha collaborato con le riviste ‘Studi storici’ e ‘Storia militare’. Le misure preventive di difesa francesi sullo scacchiere delle Ardenne. “”Affidando questa manovra di difesa in ritirata – di esecuzione ovviamente non facile – alle sue divisione leggere di cavalleria, grandi unità molto mobili e quindi particolarmente adatta a questa speciale forma di guerra, l’alto comando francese poteva stimare di aver predisposto la tattica e le forze necessarie per disputare efficacemente il terreno delle Ardenne all’offensiva tedesca. Appare quindi infondata l’accusa, da tanti storici militari rivolta allo Stato Maggiore francese, di essersi fatto cogliere impreparato dall’offensiva tedesca nelle Ardenne perché convinto, a priori, che una grande massa nemica non sarebbe mai stata in grado d’attraversare il massiccio ardennese tanto velocemente da poter anticipare l’afflusso delle riserve francesi sulla Mosa. Quest’accusa si basa sulle imprudenti dichiarazioni di alcuni esponenti militari francesi che, negli anni Trenta, avevano dato effettivamente l’impressione di prendere alla leggera un’eventuale offensiva tedesca sulla direttrice Ardenne-Mosa (3), ma non risulta che i piani bellici francesi abbiano ignorato questa minaccia. Essi davano invece per scontato che i tedeschi avrebbero invaso le Ardenne: per fronteggiare quest’offensiva vennero costituite, come abbiamo visto, due armate – forti complessivamente di sedici divisioni – per presidiare la linea della osa, nonché una importante forza mobile destinata a combattere nelle Ardenne stesse. Poiché la missione principale di questa forza era di ritardare l’avanzata nemica, è evidente che il comando francese non si cullava nell’illusione che la difficoltà del terreno ardennese bastassero a impedire una rapida penetrazione tedesca. Il ‘punctum dolens’ del dispositivo francese era costituito dalla durata della missione di ritardamento: infatti, quanto più a lungo la cavalleria doveva battersi contro un nemico per definizione preponderante, tanto più pesanti sarebbero state le sue perdite nelle Ardenne e tanto più forte il rischio che fosse indisponibile per ulteriori impieghi. Visto che la copertura della cavalleria era soprattutto indispensabile per la 9ª armata francese, di cui due dei tre corpi d’armata dovevano muovere in territorio belga per andare a prendere posizione sulla sponda sinistra della Mosa, tra Givet e Namur, e dato che il generale Corap, comandante quest’armata, riteneva d’aver bisogno di almeno cinque giorni per completare questa manovra (4), i cavalieri francesi ricevettero l’ordine di impedire che i tedeschi potessero giungere, in forze, sulla sponda destra del fiume prima della sera del quinto giorno dall’inizio delle ostilità. Era chieder troppo a delle divisioni leggere, persino se avessero dovuto affrontare una massa d’urto meno forte di quella che si scatenò effettivamente contro di loro. …. finire (pag 461-463)”,”QMIx-334″
“GAMBINO Antonio”,”Inventario italiano. Costumi e mentalità di un Paese materno.”,”GAMBINO è nato a Roma nel 1926. Giornalista (tra i fondatori del settimanale ‘L’ Espresso’) e saggista ha pubblicato tra l’altro ‘Storia del dopoguerra dalla Liberazione al potere DC’ (Laterza, 1975), ‘Vivere con la bomba’ (LATERZA, 1986) e ‘Il mito della politica’ (MULINO, 1993).”,”ITAS-009″
“GAMBINO Antonio”,”Storia del dopoguerra. Dalla liberazione al potere DC.”,”Dalla caduta del governo Badoglio nel giugno 1944 al 18 aprile del 1948. Antonio Gambino (Roma, 1926) è stato redattore capo del settimanale “”Cronache”” e fondatore, con Arrigo Benedetti e Eugenio Scalfari de “”L’ Espresso””.”,”ITAP-033″
“GAMBINO Antonio”,”Storia e problemi del mondo d’ oggi, 1943 – 1980.”,”GAMBINO Antonio (Roma, 1926) è stato, nel 1955, tra i fondatori dell’ ‘Espresso’ per il quale si occupava principalmente di politica estera come inviato. Ha scritto vari libri.”,”RAIx-129″
“GAMBINO Ferruccio”,”Critica del fordismo della scuola regolazionista. Articolo estratto dal volume collettivo ‘Stato Nazionale, lavoro e moneta’ a cura di Eugenia Parise.”,”””L’attenzione della scuola regolazionista non va tanto alla nota inflessibilità del processo di produzione, alla necessaria dequalificazione della forza-lavoro, alla struttura rigida del comando e della gerarchia produttiva e sociale del fordismo, né tantomeno alle forme e ai contenuti del conflitto industriale generato sul suo terreno, quanto alla regolazione dei rapporti di produzione da parte dello stato come luogo di mediazione e di aggiustamento istituzionale delle forze sociali”” (pag 1) “”Fino agli anni Ottanta, la varietà dei modelli Toyota è prudentemente limitata e soltanto negli anni Ottanta, quando il mercato interno segna una battuta d’arresto, l’azienda espande la gamma produttiva per conquistare nuove quote di mercato all’estero. Non è dunque la varietà dei modelli bensì la mobilitazione della forza-lavoro dopo una storica sconfitta operaia che spiega la sperimentazione dell’ingegner Ohno alla Toyota. La novità sostanziale consiste nel fatto che mentre la General Motors degli anni Venti si accontentava della varietà dei modelli, la Toyota piega la sua squadra, comandabile a piacere, al lavoro polivalente per la produzione di modelli differenziati lungo la stessa linea”” (pag 8) In nota 5: Sull’origine del termine Fordismo (Gramsci ecc.) Libro di Lipietz ‘Fordism and post-fordism'”,”ECOA-014″
“GAMBINO Luigi a cura, testi di Gaetano MOSCA”,”Il realismo politico di Gaetano Mosca. Critica del sistema parlamentare e teoria della classe politica.”,”Luigi Gambino, professore ordinario di storia delle dottrine politiche nell’Università di Roma “”La Sapienza””. “”Per dare conferma alle sue tesi, Mosca delinea i tratti salienti della costituzione politica dei popoli delle cui istituzioni esiste maggior traccia nella storia. E’ un lungo excursus che occupa quasi i tre quarti della ‘Teorica dei governi’ e prendendo le mosse dall’organizzazione politica degli Ebrei giunge fino ai suoi giorni. Obiettivo è l’individuazione delle ragioni storiche e sociali che, nei tempi a lui più vicini a partire dalla Rivoluzione francese, determinarono in diversi Stati la nascita e la diffusione di forme di governo parlamentare”” (pag XVII) (introduzione)”,”TEOP-472″
“GAMBINO Ferruccio”,”Migranti nella tempesta. Avvistamenti per l’inizio del nuovo millennio.”,”Ferruccio Gambino è docente di Sociologia del lavoro presso la Facoltà di Scienze Politiche di Padova. Ha insegnato negli Stati Uniti e in Francia. E’ autore di numerosi saggi tra cui ‘Critica del fordismo regolazionista’.”,”CONx-270″
“GAMBINO Antonio”,”Storia del dopoguerra. Dalla liberazione al potere DC.”,”Antonio Gambino (Roma, 1926) è stato redattore capo del settimanale “”Cronache”” e fondatore, con Arrigo Benedetti e Eugenio Scalfari de “”L’ Espresso””. Si è occupato di politica estera. La prima edizione di ‘Storia del dopoguerra’ è del 1975. Le edizioni successivi si sono arricchite dei verbali dei Consigli dei Ministri 1845-1948 e dei documenti del governo americano per il 1948. Gambino ha pubblicato pure ‘Le conseguenze della seconda mondiale’ (1972) e ‘L’intervista su De Gasperi’ (1977). Gli obiettivi che De Gasperi si propone di raggiungere con un viaggio a Washington sono, in ordine di importanza crescente, è concludere un prestito da parte della Export-Import Bank, rafforzare il proprio prestigio agli occhi degli avversari e amici, risvegliare l’interesse dei governanti americani per l’Italia… (pag 303)”,”ITQM-023-FV”
“GAMBINO Antonio”,”Storia del dopoguerra. Dalla liberazione al potere DC.”,”Togliatti nega di aver ricevuto fondi da Mosca e rimarca che l’obiettivo del Pci è quello di evitare ‘la guerra civile’ in Italia “”Il 18 maggio (1947 ndr), l’ex sottosegretario di stato di Roosevelt, Sumner Welles, intervistato da una radio americana, dopo aver parlato del pericolo di un successo dei comunisti alle prossime elezioni politiche italiane e dei provvedimenti necessari per scongiurarlo (aumento degli aiuti economici, mantenimento delle truppe in Italia, ecc.), aveva affermato che la forza del Pci nasceva anche dalle suo notevoli disponibilità economiche, e che tutti, compresi alcuni «alti funzionari del governo di Roma», sapevano che questi fondi giungevano a Togliatti direttamente da Mosca. Il leader del Pci aveva risposto con un durissimo telegramma in cui invitava Welles a «dare immediatamente e pubblicamente la prova di questa sua affermazione», aggiungendo che altrimenti, «tutte le persone oneste di tutto il mondo» avrebbero avuto il diritto di pensare che l’ex esponente del Dipartimento di stato era «un mentitore e un calunniatore» (39). E il giorno seguente aveva pubblicato su «l’Unità» un articolo di fondo, intitolato ‘Ma come sono cretini’, nel quale, dopo aver riassunto le dichiarazioni di Welles e aver sostenuto che solo chi non conosceva la situazione italiana poteva non capire che «nel corso degli ultimi quattro anni, uno degli obiettivi principali del Partito comunista era stato quello di evitare che l’Italia, cacciati i tedeschi e i fascisti, cadesse nella guerra civile», scriveva che il motivo per cui moti americani ragionavano in quel modo non era difficile da comprendere (…)”” (pag 351) [Antonio Gambinoo, ‘Storia del dopog uerra. Dalla liberazione al potere DC’, Editori Laterza, Bari, 1975] [(39) «Il Nuovo Corriere della Sera», 20 maggio 1947]”,”ITAP-007-FSD”
“GAMBINO Antonio”,”Vivere con la Bomba. La logica nucleare da Hiroshima alle guerre stellari.”,”Antonio Gambino (Roma, 1926) ha partecipato, nel 1955, alla fondazione dell'””Espresso”” e su questo settimanale ha continuato a scrivere con una rubrica fissa. Ha collaborato da 1976 a ‘Repubblica’. Ha pubblicato per Laterza ‘Le consegenze della seconda guerra mondiale’ (1972) , ‘Storia del dopoguerra. Dalla liberazione al potere DC’ (1978), ‘La nostra storia e i nostri diritti. Dalla prima guerra mondiale a oggi’ (1981). Ha curato l’ ‘Intervista su De Gasperi’ di Giulio Andreotti (1977). Paragrafo: La società delle nazioni e lo scoppio della seconda guerra mondiale (pag 66-67) Il falso paragone con il 1939 (pag 125) L’ ‘appeasement’ sembra avere una causa meno soggettiva e più strutturale’ “”La progressiva perdita di autorevolezza e di credibilità della Società delle nazioni fa sì che gli sforzi per impedire lo scoppio di un nuovo conflitto di carattere totale – di cui nessuno ignora le immense capacità distruttive – si incanalino verso una ripresa della diplomazia tradizionale. Che assume in quel momento una forma nuova, nella quale si riflettono i mutamenti avvenuti nei rapporti tra la guerra e la politica: l’ ‘appeasement’. Del fenomeno che va sotto questo nome – vale a dire della eccessiva cedevolezza dei governanti inglesi e francesi di fronte alle rivendicazioni territoriali di Hitler, e più in generale al chiaro disegno del nazismo di fare della Germania la potenza egemone dell’Europa, e forse del mondo – molti si è parlato nella fase finale degli anni ’30, e molto si seguita ancora oggi a discutere. Ed il giudizio prevalente è nettamente negativo. Sia che fossero motivati da una cieca ansia di «salvare la pace», sia che si illudessero di potere, con le loro concessioni, «placare» il dittatore tedesco, inducendolo a rinunciare ai suoi progretti agressivi, o, quanto meno, ad indirizzarli verso est, cioè contro l’Unione Sovietica, i dirigenti di Parigi e di Londra sembrano aver completamente sbagliato: perché il risultato di questo loro atteggiamento è stato solo di spingere Hitler – convinto di avere di fronte dei paesi ormai imbelli – a continuare quella politica di costanti ricatti, che è stata poi la causa della seconda guerra mondiale. In tutte queste analisi vi è indubbiamente una parte di vero. Al tempo stesso, però l’ ‘appeasement’ sembra avere una causa meno soggettiva, e più strutturale. E cioè la situazione particolare in cui Hitler poteva operare: alla guida di un governo totalmente accentrato, e – cosa non meno importante – con alle spalle un popolo trascinato da un’impressionante ondata di nazionalismo che sconfinava nel razzismo (a), e quindi pronto a mettere tutta la propria immensa energia, e il proprio grande spirito di disciplina, al servizio dei progetti imperialistici dei dirigenti del Terzo Reich. In altre parole, mentre i governanti inglesi e francesi, che rispecchiano lo stato d’animo della loro opinione pubblica, tenevano conto – e non potevano non tener conto – del salto qualitativo che era stato compiuto a causa del carattere «totale» del conflitto terminato meno di venti anni prima (e quindi, inevitabilmente, mettevano a confronto la posta limitata di ogni singola vertenza internazionale con la prospettiva di un nuovo scontro armato senza controlli e senza limiti), il dittatore tedesco, non condizionato dai timori dei suoi concittadini, anzi sorretto dalla loro infatuazione, poteva buttare ogni volta sul tappeto – ed in modo credibile, dato lo stato d’animo del popolo tedesco – la minaccia di un ricorso alle armi”” (pag 66-67) (a) C.G. Jung racconta che già nel 1918, al termine della prima guerra mondiale, i sogni di molti tedeschi rivelavano la presenza di una potente spinta «dionisiaca», che si preparava ad invadere il conscio, e che spiega gli sviluppi politici della Germania negli anni successivi [Carl Gustav Jung, ‘Psicologia e religione’, Ed. Comunità, Milano, 1948, pp. 38-9] (pag 66-67)”,”QMIx-333″
“GAMBINO Luigi”,”Enrico Caterino Davila, storico e politico.”,”‘Enrico Caterino Davila (30 ottobre 1576 : 26 maggio 1631) è stato uno storico e diplomatico italiano. Nato a Piove di Sacco, vicino a Padova, proveniva da una famiglia nobile spagnola. Suo padre, Antonio Davila, era il Gran Contestabile di Cipro. Enrico fu portato in Francia nel 1583, dove divenne paggio della regina Caterina de’ Medici. Partecipò alle guerre civili francesi e, dopo il loro termine nel 1598, tornò a Padova nel 1599. Davila è noto soprattutto per la sua opera “”Historia delle guerre civili di Francia””, completata nel 1630. Quest’opera, basata su una conoscenza diretta degli eventi e delle personalità coinvolte, è considerata una fonte ricca di informazioni sul periodo delle guerre di religione in Francia. Davila fu assassinato nel 1631 mentre si recava a Cremona per assumere un incarico governativo per conto della Repubblica di Venezia’ (f. copil.) (pagine di gran parte del testo ancora da tagliare)”,”BIOx-003-FMB”
“GAMBINO Luigi”,”I politiques e l’idea di sovranità (1573-1593).”,”Importanti i riferimenti a Jean Bodin Anche la concezione dello Stato misto non si sottrae alla critica di Jean Bodin Concezione stato ugonotta (pag 68-70)”,”FRAG-002-FMB”
“GAMBLE Andrew”,”Friedrich A. von Hayek.”,”””Ogni ordine sociale si basa su un’ ideologia”” (F. A Hayek, Legge, legislazione e libertà). (pag 9) “”Hayek è sempre stato un non-specialista.”” (pag 9) “”Una delle tesi più interessanti di Hayek è quella secondo cui la civiltà moderna dipende – dal punto di vista sia intellettuale che pratico – dall’ astrazione; di conseguenza, la civiltà moderna è minacciata da sistemi di pensiero che negano l’ astrazione. L’idea così avanzata da Hayek è connessa alla concezione di ordine spontaneo e alla tesi dei limiti della ragione umana: tutti e due temi della massima importanza nella sua opera. In tutti i suoi scritti, Hayek parla del socialismo come di una rivolta contro la ragione, che mette in pericolo le conquiste della civiltà occidentale perché all’ oscuro di quanto ha dato i natali a quest’ultima””. (pag 79) “”Acton, Tocqueville e Burckhardt sono dunque i tre santi patroni della Internazionale liberale di Hayek. Ciò che essi hanno in comune, stando a Hayek, è l’ accento posto sul potere come l’ archetipo di ogni male, la contrapposizione a ogni forma di centralismo e una predilezione per gli stati che sono a un tempo di piccole dimensioni e multinazionali””. (pag 217)”,”ECOT-123″
“GAMMAGE R.G.”,”History of the Chartist Movement, 1837 – 1854.”,”Classi sociali aristocrazia, classe media, radicali, Associazioni classe operaia, questione sociale, inizio campagna per la Carta, dimostrazioni città, progresso ed estensione movimento, petizione nazionale, ruolo governo, stampa, democratici, repressione, Lega contro leggi sul grano, movimento pro libero scambio, opposizione cartista al libero scambio, meetings, insurrezione Galles, elezioni generali 1841, rivoluzione francese 1848, dirigenti movimento cartista, ‘People’s Papers’, processi.”,”MUKC-001″
“GAMMAGE R.G.”,”History of the Chartist Movement, 1837 – 1854.”,”Classi sociali aristocrazia, classe media, radicali, Associazioni classe operaia, questione sociale, inizio campagna per la Carta, dimostrazioni città, progresso ed estensione movimento, petizione nazionale, ruolo governo, stampa, democratici, repressione, Lega contro leggi sul grano, movimento pro libero scambio, opposizione cartista al libero scambio, meetings, insurrezione Galles, elezioni generali 1841, rivoluzione francese 1848, dirigenti movimento cartista, ‘People’s Papers’, processi.”,”MUKC-002″
“GAMOW George”,”Trent’anni che sconvolsero la fisica. La storia della teoria dei quanti.”,”GAMOW George è un fisico teorico, scrittore e divulgatore (Odessa 1904-). Si è trasferito in Occidente, dopo aver insegnato a Parigi e a Londra, negli Stati Uniti, Università del Colorado, Boulder.”,”SCIx-296″
“GAMOW George”,”Trent’anni che sconvolsero la fisica. La storia della teoria dei quanti.”,”George Gamow, ben noto anche al pubblico italiano, sia come illustre fisico teorico, sia come scrittore e divulgatore, è nato a Odessa, in Russia, nel 1904. Laureatosi all’Università di Leningrado nel 1928, lavorò a Copenhagen con Bohr nel 1928-29 e a Cambridge (Inghilterra) con Rutherford. Ha dato molti importanti contributi alla fisica teorica, tra l’altro studiando il meccanismo di emissione delle oarticelle alfa dagli atomi radioattivi, suggerendo il modello a goccia per i nuclei degli elementi pesanti. Si è occupato di astrofisica, proponendo la teoria dell’origine termonucleare dell’energia solare; è uno dei sostenitori della teoria del Big Bang, cioè dell’origine dell’universo da un’esplosione iniziale. Ha studiato il codice genetico proponendo un modo di decifrarlo. Lasciata definitivamente la Russia nel 1933, ha insegnato a Parigi, a Londra e infine negli Stati Uniti di cui è cittadino dal 1940. Dal 1956 è professore di fisica all’Università del Colorado, Boulder.”,”SCIx-128-FL”
“GANAPINI Luigi”,”Il nazionalismo cattolico. I cattolici e la politica estera in Italia dal 1871 al 1914.”,”La religione forza delle nazioni (pag 106) GANAPINI Luigi è nato a Milano nel 1939, laureato in lettere, lavora (1970) presso l’ Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia, come collaboratore e in un gruppo di studio per la storia d’ Italia tra il 1943 e il 1945. Ha scritto un saggio per il volume ‘1919-1926. Dopoguerra e fascismo’ (Laterza, 1965). Fondo RC “”Ma il richiamo alla politica leoniana lanciato dai gesuiti era ben debole, di fronte al cumulo di accuse rovesciato contro la nazione fedifraga dai settori più accesamente intransigenti, che dalla rottura tra Vaticano e Francia traevano la sensazione di un isolamento senza uscita. “”Non ci si muoverà rimprovero, crediamo, di occuparci troppo degli affari di Francia. E’ proprio il paese classico del fallimento di tutte quante le promesse del liberalismo e dello smascheramento delle mire del socialismo””. Così l’ “”Unità cattolica””, che trovava nella polemica antifrancese materia per aprire una serrata requisitoria contro chi cercava contatti od aperture col mondo moderno e con le ideologie che esso esprimeva: ‘Un po’ alla volta, anche i più restii si convincevano che tutto il gran dramma del liberalismo con gli annessi e i connessi del patriottismo e del laicismo, non è altro che un lungo, feroce, diabolico attentato contro la Chiesa e contro i cattolici. Francia e Spagna, Portogallo e Italia si danno la mano, auspice la massoneria, in uno sforzo comune contro il papato.”” E nel 1902, essa prendeva spunto dalla sconfitta elettorale cattolica in Francia per invitare “”i nostri confratelli di stampo ‘moderno’ a contemplare l’ inanità del parlamentarismo e la pernicie del suffragio universale”” (1).”” (1) Unità cattolica, 2 maggio 1902 Fondo RC”,”ITQM-130″
“GANAPINI Luigi”,”La repubblica delle camicie nere. I combattenti, i politici, gli amministratori, i socializzatori.”,”GANAPINI Luigi (1939) è professore associato di storia contemporanea all’ Università di Bologna. Tra i suoi saggi ‘Il nazionalismo cattolico’ (Laterza, 1970) e ‘Una città, la guerra’ (1939-1951). Ha collaborato a molte opere collettanee tra cui ‘Operai e contadini nella crisi italiana del 1943-44′ (1974). E’ membro del Comitato direttivo dell’ Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia e direttore scientifico dell’ Istituto milanese per la storia dell’ età contemporanea. “”La violenza delle camicie nere in armi appare, e molto spesso è, gratuita e dettata dalla paura dell’isolamento, dalla sensazione della catastrofe che non si può fronteggiare, ma non eguaglia l’arida spietata violenza tedesca. Lo stesso giorno in cui si spedisce a Costa la lettera del patriottico e zelante cittadino, Parini riceve anche – in traduzione e per consocenza – una lettera del comandante tedesco in risposta alle proteste elevate presso il Capo provincia dal podestà di Robecco sul Naviglio (comune a una ventina di chilometri da Milano, sulla strada per il Ticino) per la strage che il 20 luglio 1944 tedeschi e militi della “”Muti”” hanno compiuto in località Chiappana di Corbetta come rappresaglia per l’uccisione di un militare delle SS tedesche: “”E’ con grande meraviglia che apprendo come il Podestà di Robecco, dopo tutti i precedenti, abbia intrapreso una azione di intervento (presso il Capo provincia). Dalla completezza della pratica inviatami devo ritenere che il Podestà non è oberato di lavoro se ha trovato il tempo d’intervenire e quindi sarebbe anche egli idoneo al lavoro obbligatorio in Germania. Malgrado il mio colloquio, non sembra al podestà chiaro che si tratta di una misura punitiva, la quale colpisce colpevoli e innocenti e di conseguenza la liberazione anche di uno solo dei nominativi prescelti costituirebbe precedente di debolezza. La punizione applicata non ha nessun rapporto con l’uccisione di un appartenente alle SS: non ho applicato una più severa punizione solo per non creare maggior fermento in quella regione. Qualora si verificasse un altro incidente del genere posso sin d’ora dirle che le punizioni saranno molto più severe e che maggiori innocenti saranno colpiti essendo per molto problematica l’innocenza della popolazione””.”” (pag 320)”,”ITAF-241″
“GANAPINI Luigi POZZOBON Martino MARI Roberto GUIZZI Febo SANTI Ettore RUGAFIORI Paride SAPELLI Giulio”,”La ricostruzione nella grande industria. Strategia padronale e organismi di fabbrica nel Triangolo 1945-1948.”,”GANAPINI L. e altri”,”ITAE-268″
“GANAPINI Luigi”,”Giorni di tarda estate. Guerra civile nell’Italia del duce.”,”Luigi Ganapini (1939) ha insegnato nelle Università di Trieste e di Bologna ed è stato collaboratore dell’Istituto Ferruccio Parri e direttore dell’Istituto di storia dell’età contemporanea di Sesto San GIovanni (Milano). Ha pubblicato tra l’altro ‘Il nazionalismo cattolico’ (1970), ‘La repubblica delle camicie nere’ (Milano, 1999), ‘Voci dalla guerra civile. Italiani nel 1943-45’ (2012). Con A. De Bernardi ha pubblicato ‘Storia dell’Italia unita’, Milano, 2010. Per Bfs ha curato con M. Antonioli ‘I sindacati occidentali dall’800 a oggi in una prospettiva comparata’ (1995). Da giovani che rifiutavano la guerra a disertori, a partigiani “”E tra la scelta individuale e l’infiammarsi collettivo della guerriglia ci fu una gamma di esperienze che rivelano ancor oggi aspetti sempre nuovi, via via che emergono alla memoria. Perché la guerriglia pare essere costruita apprima da azioni spontanee – disarmo di soldati tedeschi per procurarsi le armi, poi i sabotaggi, poi gli attentati a singoli o a gruppi, gli attacchi a presidi – che solo gradualmente si inserirono nella tela che i gruppi politici andavano tessendo. E che divennero infine parte del rifiuto popolare verso la guerra, prima, e verso la Repubblica poi, quando si dispiegò a pieno l’impegno repressivo della Rsi – che voleva uomini per le sue forze armate. «I bandi fascisti li avevano fatti disertori; e le minacce di morte partigiani», ricordava Franco Fortini: riassumendo un percorso privo di afflato ideologico ma aderente alle esperienze dei più (6)”” (pag 114) [(6) F. Fortini, ‘Sere in Valdossola’, Venezia, Marsilio, 1985 (1963), p. 192]”,”ITAR-368″
“GANCI Massimo S.”,”L’ Italia antimoderata. Radicali, repubblicani, socialisti, autonomisti dell’ Unità a oggi.”,”GANCI Massimo S. è nato a Palermo nel 1922. E’ ordinario di storia e filosofia nei licei e incaricato di storia del risorgimento (Facoltà di lettere Univ. Palermo). Ha scritto per ‘Movimento operaio’, ‘La rivista storica del socialismo’, ‘Studi storici’, ‘Problemi del socialismo’. E’ autore tra l’ altro di ‘Democrazia e socialismo in Italia’, Carteggi di Napoleone Colajanni’ (Feltrinelli). “”Negli anni successivi l’ orizzonte di Colajanni si allarga. In Settentrionali e Meridionali egli comincia a mettere in evidenza la “”componente politica”” della questione meridionale. Fu il fattore politico, egli sostiene, che in Sicilia “”eliminò la giustizia nei rapporti sociali, educò al servilismo ed alla prepotenza, rese fatale la ribellione e la vendetta come unico correttivo; arrestò ogni sviluppo della cultura intellettuale; rinforzò e creò dove non esisteva l’ influenza del fattore economico””. Triste stato di cose dovuto all’ opera nefasta della classe dirigente nazionale che aveva considerato e considerava il Mezzogiorno come terra di conquista ed aveva reso l’ unità d’ Italia sinonimo di conquista piemontese.”” (pag 167)”,”ITAB-210″
“GANCI Massimo G.”,”I fasci dei lavoratori (Saggi e documenti)”,”””Si tenga presente, infine – ed è questa la considerazione più grave – che la censuazione dei demani pubblici e dei beni ex-ecclesiastici ‘non intaccò minimamente il latifondo e non fondò una piccola proprietà in Sicilia, in quanto i terreni lottizzati e venduti dallo Stato italiano furono acquistati dai grandi terrieri o dai gabelloti.”” (pag 99) “”Sin dal 1877 Leopoldo Franchetti notava che “”la legislazione italiana, in generale, ed il modo in cui viene applicata, sono tali che, da un lato, la classe proletaria viene per un verso data in assoluta balìa della classe abbiente e, dall’ altro, una porzione di quest’ultima ed anche la minore, può impadronirsi dell’ autorità in modo da spadroneggiare senza controllo alcuno””. E’ il contadino, il bracciante affamato, che deve pagare nella misura maggiore; è lui che deve sanare il ‘deficit’ provocato nelle finanze del comune delle spese spagnolesche di amministrazioni incoscienti””. (pag 118-119)”,”MITT-249″
“GANCI Salvatore Massimo, a cura; Lettere di Edoardo PANTANO Arcangelo GHISLERI Benoît MALON Karl KAUTSKY Leonida BISSOLATI Alberto MARIO Felice CAVALLOTTI Filippo TURATI Mario RAPISARDI Enrico FERRI Camillo PRAMPOLINI Giovanni BOVIO Romeo CANDELARI Maffeo PANTALEONI Vilfredo PARETO Rosaio Garibaldi BOSCO”,”Democrazia e socialismo in Italia. Carteggi di Napoleone Colajanni: 1878-1898.”,”Lettere di Kautsky (pag 129-137) Progresso e ricorso. “”La mia opinione sullo sviluppo dell’umanità si rifà sino ad un certo punto alla ‘dialettica’ di Hegel, senza peraltro che io condivida il misticismo e l’idealismo di questo filosofo. Fondandomi sugli sviluppi della storia sono giunto alla convinzione che l’umanità sotto alcuni aspetti – non certamente tutti – ritorni nuovamente nel corso del suo sviluppo al suo punto di partenza, benché ad un ‘livello più alto’. Originariamente l’uomo era comunista, l’uomo e la donna erano eguali. Lo sviluppo tecnico ha annullato questa condizione, creando la proprietà privata. Ma oggi, lo sviluppo tecnico è giunto ad un punto tale ce esso – quale industrialismo e capitalismo – genera in sé i mezzi di produzione socialisti e conseguentemente il comunismo e la parità tra l’uomo e la donna. In un certo senso, ciò rappresenta indubbiamente un ricorso, ma un ricorso sul tipo della chiocciola (). Nel ricorso si giunge più in alto di quanto non lo si fosse all’inizio. Abbiamo superato il comunismo del ‘focolare’, e giungiamo al comunismo (o collettivismo, se preferisce) del genere umano. La proprietà privata, quale anello intermedio, ha creato i rapporti tra i singoli ceppi e tra le singole nazioni. Il capitalismo ha spezzato l’antico esclusivismo delle comunità e dei popoli ed ha introdotto l’internazionalità. Il comunismo dell’uomo primordiale era esclusivo, limitato al suo focolare. Chi era al di fuori del suo focolare, era suo nemico. Il comunismo odierno è internazionale, considera tutti gli uomini come fratelli. In breve, ho esposto questi concetti nel mio articolo ‘Gli impulsi sociali nel «mondo umano», apparso sulla ‘Neue Zeit’ di questo anno (8). Se non conosce ancora l’articolo, glielo mando volentieri. È uscito il libro di Morgan (9), sul quale richiamo la sua attenzione: ‘Ancient Society’. Fra poche settimane uscirà sullo stesso tema un opuscolo di Engels dal titolo: ‘L’origine dello Stato, della famiglia e della proprietà’. Quest’opuscolo è del massimo interesse. Come ho visto dal suo libro [‘In socialismo’, ndr], è apparso ora a Milano il mio libro sull”Aumento demografico’. Purtroppo non l’ho ancora avuto in visione. Scriverò comunque all’editore di mandarmene alcuni esemplari. (…)”” [Dalla lettera di K. Kautsky a N. Colajanni del 30 agosto 1884] [(in) ‘Democrazia e socialismo in Italia. Carteggi di Napoleone Colajanni: 1878-1898’, a cura di Salvatore Massimo Ganci, Feltrinelli editore, Milano; 1959] [() in italiano, tra parentesi, nel testo; (8) L’articolo in questione apparve sulla ‘Neue Zeit’ in tre puntate, nei n. 1,2,3 del 1884; (9) Lewis Henry Morgan, antropologo americano di tendenze positivistiche (1818-1881); (10) V. il carteggio Bissolati]”,”MITS-478″
“GANDHI M.K.”,”La voce della verità.”,”GANDHI sull’ uso delle macchine: D. “”Vedo che lei è contro quest’ età delle macchine””. R. Affermare questo è fare una caricatura delle mie opinioni. Non sono contro le macchine in quanto tali: sono totalmente avverso a farcene dominare””. “”Lei non industrializzerebbe l’ India?”” Si che lo farei, ma secondo il mio significato del termine. Bisognerebbe riportare in vita le comunità di villaggio. I villaggi indiani producevano e fornivano alle cittadine e alle città indiane tutto ciò di cui avevano bisogno. L’ India si impoverì quando le nostre città divennero mercati stranieri e cominciarono a prosciugare i villaggi scaricandovi scadenti prodotti a basso costo provenienti da terre straniere””. (pag 235-236)”,”INDx-050″
“GANDHI Mahatma, a cura di C.F. ANDREWS”,”Autobiografia.”,”””Questa lezione si impresse così indelebilmente nel mio animo che in vent’anni di attività legale buona parte del mio tempo fu spesa nel conciliare centinaia di liti. Non vi persi niente, neppure danaro, e certamente non la mia anima.”” (pag 142) “”Il libro di Tolstoi: Il regno di Dio è in voi, mi fece una impressione profondissima. Di fronte alla indipendenza di questo pensiero, alla profonda moralità e alla sincerità di questo libro tutti quelli datimi da Coates mi sembrarono naufragare nell’ oceano delle cose insignificanti. Se fui in quel tempo sempre più interessato alla causa della comunità indiana, capisco che il mio intimo movente era il desiderio di realizzare me stesso. Avevo adottato questa religione del servire, perché sentivo che Dio non poteva esser raggiunto che servendo””. (pag 148)”,”INDx-071″
“GANDHI M.K.”,”Buddismo, Cristianesimo, Islamismo. Le mie considerazioni.”,”GANDHI Mohandas Karamchand detto il Mahatma (grande anima) nacque in India nel 1869. Dal 1893 al 1914 visse in Sudafrica dove lottò per i diritti civili degli indiani sperimentando quei metodi non violenti che vrebero reso celebre in tutto il mondo: Nel 1921 lanciò la grande campagna di disobbedienza civile contro le autorità inglesi che, dopo 25 anni, portò l’ India all’ indipendenza. Morìnel 1948 vittima di un fanatico indù. “”Considero senz’altro l’ Islam una delle religioni ispirate, quindi anche il Sacro Corano un libro ispirato e Maometto uno dei profeti. Ma la stessa cosa penso dell’ Induismo, del Cristianesimo, dello Zoroastrismo, religioni anch’esse ispirate. Di molte altre si sono già dimenticati i nomi, per la semplice ragione che tali religioni e tali profeti erano legati alle particolari epoche e comunità per le quali erano sorte. Alcune delle religioni principali sopravvivono ancora. Dopo uno studio il più accurato possibile di tali religioni, sono giunto alla conclusione che, se è opportuno e necessario scoprire una sottesa unità fra tutte le religioni, occorre procurarsi un passe-partout: quello della verità e della non violenza””. (pag 85)”,”RELx-041″
“GANDHI M.K.”,”Buddismo, Cristianesimo, Islamismo. Le mie considerazioni.”,”GANDHI Mohandas Karamchand detto il Mahatma (grande anima) nacque in India nel 1869. Dal 1893 al 1914 visse in Sudafrica dove lottò per i diritti civili degli indiani sperimentando quei metodi non violenti che vrebero reso celebre in tutto il mondo: Nel 1921 lanciò la grande campagna di disobbedienza civile contro le autorità inglesi che, dopo 25 anni, portò l’ India all’ indipendenza. Morìnel 1948 vittima di un fanatico indù. “”Considero senz’altro l’ Islam una delle religioni ispirate, quindi anche il Sacro Corano un libro ispirato e Maometto uno dei profeti. Ma la stessa cosa penso dell’ Induismo, del Cristianesimo, dello Zoroastrismo, religioni anch’esse ispirate. Di molte altre si sono già dimenticati i nomi, per la semplice ragione che tali religioni e tali profeti erano legati alle particolari epoche e comunità per le quali erano sorte. Alcune delle religioni principali sopravvivono ancora. Dopo uno studio il più accurato possibile di tali religioni, sono giunto alla conclusione che, se è opportuno e necessario scoprire una sottesa unità fra tutte le religioni, occorre procurarsi un passe-partout: quello della verità e della non violenza””. (pag 85)”,”INDx-003-FV”
“GANDINI Mario”,”La caduta di Varsavia. Dalle steppe russe alla linea gotica.”,” “”E’ meraviglioso riposare così fuori dal mondo, e fuori del tempo anche. Secoli, secoli veri fatti di cento anni messi in fila. Primavera 1843, un secolo. Primavera 1743, due secoli. Primavera 1643, tre secoli. Perché era proprio così il caro Shgun, senza il segno del tempo nelle cose. Nienet che non vi fosse già secoli prima, niente proprio. Le isbe di tronchi, i molini di tronchi, la chiesa di tronchi, i pozzi, i ponti, tutto da secoli. Un villaggio pidocchioso e sereno dove non mancava niente e la civiltà non aveva senso. La terra e le bestie erano lì da millenni a sfamare le generazioni; l’acqua era nei pozzi dai primi giorni del sole; le balalajke e la vodka si perdevano nelle leggende, dalla prima volta che un uomo aveva avuto voglia di cantare e di ubriacarsi; le asce erano antiche come le foreste; infiniti anni di patina e di tarli avevano reso preziose le icone; le donne di vent’anni erano giovani e fresche da quando la terra aveva cominciato a girare. Che senso poteva avere la civiltà, per il villaggio Shgun? Noi avremmo potuto capitar lì durante la ritirata di Napoleone, e sarebbe stato uguale; oppure al tempo di Caterina o dei primi atamani, ed anche uguale; sempre uguale, da quando il primo uomo aveva inchiodato delle travi e detto è un’isba, e inchiodate altre travi e detto è un molino a vento, ed altre travi e detto è un ponte, e poi detto tutto questo è il villaggio Shgun””. (pag 120-121)”,”VARx-285″
“GANDINI Jean-Jacques”,”Aux sources de la révolution chinoise. Les anarchistes. Contribution historique de 1902 à 1927.”,”GANDINI Jean-Jacques”,”MCIx-059″
“GANDINI Mario”,”La caduta di Varsavia.”,”‘Le note romantiche a appassionate de ‘La caduta di Varsavia’ di Chopin sembrano ispirare la decisione di due ragazzi italiani che hanno “”fatto le ossa”” in Ucraina e che dopo l’armistizio del ’43 vogliono continuare a combattere come i polacchi, che non si arresero mai. Immediatamente dopo, la musica suadente del pianoforte viene soverchiato dal canto di ‘Le donne non ci vogliono più bene’ e’Decima, flottiglia nostra’: è la repubblica di Salò. Questo sconcertante libro, scritto con grande coraggio e per la prima volta senza odio di parte, illustra i pensieri, talvolta un po’ confusi, di una gioventù che, scaraventata in una guerra impari, in scenari lontani e ostili, tra gente straniera quale la russa, ma accomunata da uno stesso fondo di umanità (talvolta così toccante da indurre quasi a un mutamento di vita) fu costretta poi, tornata in patria, a scegliere la propria strada in solitudine e senza guida’ (risvolto di copertina)”,”QMIS-061-FGB”
“GANDOLFI Raffaele”,”I fiduciari di fabbrica. L’attività degli operai comunisti all’interno del sindacato fascista a Bologna.”,”Contiene dedica autore GANDOLFI Raffaele di famiglia artigiana è nato a Rubizzano (Bologna) nel 1913. Tornitore in varie fabbriche è entrato all’inizio degli anni 1930 in contatto con l’organizzazione comunista locale. Ha svolto attività nel sindacato fascista e venne eletto “”fiduciario di fabbrica”” per operare dall’interno contro il regime.”,”MITT-271″
“GANDOLFI Andrea GANDOLFI Giuliano a cura”,”La Grande Guerra – I ‘profeti’ – Gli anni tra le due guerre – La Seconda guerra mondiale – La spada – Lo scudo – L’incursione – Finis belli.”,”””Harris [Sir Arthur Harris, principale artefice del Comando bombardieri inglese], tetragono nei suoi convincimenti, nelle sue Memorie, pubblicate nel 1947 col titolo ‘Bombing Offensive’ sostiene che, se il Command avesse avuto nel 1943 le forze disponibili nell’anno successivo, la Germania sarebbe stata: “”(…) sconfitta direttamente dai bombardamenti””. Molti critici sostennero che il costo umano e di materiali, era stato esorbitante a fronte dei risultati ottenuti e che poteva essere destinato al potenziamento di altre forze; abbandonando la guerra aerea lo sbarco in Normandia avrebbe potuto effettuarsi un anno prima. Altri, invece, che la distruzione della Germania avrebbe portato a grandi difficoltà di ricostruzione dell’economia nel dopo guerra, come era avvenuto nella Grande Guerra. Se ne fece interprete Fuller: “”[I bombardamenti strategici] furono un insuccesso costoso, perché non solo prolungarono la guerra ma annientariono tutte le basi eventuali della pace””. Secondo Jörg Friedrich: “”Il personale inglese impegnato nella guerra aerea nel tempo arrivò alla cifra di 1.800.000 unità (…) circa la metà delle spese belliche della Gran Bretagna fu assorbita dalla RAF””. I fautori del potere aereo avevano invece l’assoluta certezza, basandosi sul crollo del fronte interno tedesco nella Grande Guerra, che lo stesso sarebbe avvenuto nella seconda. Si enfatizzava con il ricorso ai bombardamenti il carattere utilitarista, la riduzione della durata della guerra, con un costo minore di vite umane. Le querelles furono estenuanti ed ancora oggi non sono finite. Nessuna operazione militare scatenò nel tempo la vastissima serie di giudizi, polemiche, critiche e diatribe basate principalmente su canoni morali”” (pag 58) … finire (pag 58-59) Il Sistema Museale di Iola di Montese è gestito dal Gruppo Culturale Il Trebbo, un’associazione culturale non a scopo di lucro divenuta nel 2019 Associazione di Promozione Sociale. Nata nel gennaio del 1988 con l’obbiettivo di “”coltivare mediante incontri, conferenze, pubblicazioni, filmati, raccolte fotografiche etc. tutto ciò che può essere utile a documentare e riportare alla memoria la storia e la cultura della nostra terra””. La pubblicazione di libri e la gestione del museo fin dalla sua nascita nel 1992 ha permesso alle attività di spaziare in vari campi, dalla ricerca storiografica alla valorizzazione di memorie orali, nelle attività didattiche ed educative rivolte alle scuole, alla promozione e gestione di visite sul territorio valorizzandone l’aspetto storico-culturale in ambito turistrico, all’organizzazione di eventi culturali. L’incontro con i fratelli Gandolfi, appassionati di storia militare, avvenuto nel 2001 ha ampliato sostanzialmente il quadro di riferimento anche museale, espandendolo nell’ambito degli avvenimenti legati al periodo della seconda guerra mondiale che hanno visto il territorio interessato dai combattimenti tra la 5a armata e l’esercito tedesco.”,”QMIS-275″
“GANDOLFO Giampaolo CACCAMO Domenico MARCHESANI Piero FERRARI Silvio DELL’AGATA Giuseppe MAZZONI Bruno”,”L’Europa ritrovata. Corso di lezioni organizzato dalla Consulta regionale per i problemi dell’unificazione europea.”,”””La Russia, come ho detto, fu in Europa la potenza egemone fino alla sconfitta nella guerra di Crimea (1853-56) che contrappose la sola Russia all’ Impero Ottomano, la Francia, l’Inghilterra, con l’appoggio di un corpo di spedizione piemontese. Fu il crollo di una Russia che sembrava invincibile”” (pag 19) (G. Gandolfo)”,”EURC-140″
“GANDOLFO Giancarlo”,”Corso di economia internazionale. La teoria pura del commercio internazionale. Vol. I.”,”Giancarlo Gandolfo è professore ordinario internazionale presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Roma La Sapienza.”,”ECOT-182-FL”
“GANDOLFO Giancarlo”,”Elementi di economia internazionale.”,”Giancarlo Gandolfo è professore ordinario internazionale presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Roma La Sapienza.”,”ECOT-228-FL”
“GANGULY Sumit a cura; saggi di Robert M. HATHAWAY Stephen Philip COHEN Ashley J. TELLIS John W. GARVER Deepa OLLAPALLY Jean-Luc RACINE P.R. KUMARASWAMY Sunila KALE”,”India as an Emerging Power.”,”Saggi di Robert M. HATHAWAY Stephen Philip COHEN Ashley J. TELLIS John W. GARVER Deepa OLLAPALLY Jean-Luc RACINE P.R. KUMARASWAMY Sunila KALE. La lunga linea logistica tra Sichuan e Gansu è più vulnerabile all’ interruzione. La via che collega i centri economici in India e il cuore del Tibet è meno impervia di quella, a parità di distanza, che collega i centri economici cinesi al Tibet. Il risultato attuale dello scontro del 1962 non derivava dal fatto che vi fossero vantaggi solamente a favore della Cina. Esso fu, piuttosto, dovuto al fatto che la Cina aveva leader politici e militari che coglievano qualsiasi vantaggio potesse avere la Cina, mentre l’ India aveva dei leaders inetti nella loro indifferenza alle realtà delle operazioni militari. (pag 127)”,”INDx-053″
“GANGULY Sumit”,”Storia dell’India e del Pakistan. Due paesi in conflitto.”,”Sumit Ganguly insegna Cultura e civilizzazione indiana e Scienze politiche presso l’Indiana University, di cui dirige l’India Studies Institute. “”Ma vi era anche un imperativo strategico: il Pakistan sarebbe stato più difendibile se l’intero stato del Jammu e Kashmir fosse stato nel suo ambito. Perseguendo queti obiettivi, la leadership rimase fondamentalmente ostile allo status quo e cercò di sfruttare qualsiasi opportunità per esercitare una pressione diplomatica o militare sull’India affinché cedesse terreno sulla quesitone del Kashmir. Ma il fallimento sul terreno diplomatico e multilaterale portò i leader pachistani a formulare diverse strategie per strappare militarmente il Kashmir dall’India. In questi frangenti essi esibirono spesso il consueto “”falso ottimismo””, esagerarono il sostegno di potenziali alleati e gonfiarono la propria immagine sulla base di inferenze dubbie e fallaci. L’India, d’altra parte, rimase ugualmente determinata a mantenere il Kashmir per dimostrare di essere un paese laico (32). Ignorò le richieste del Pakistan e rinsaldò fortemente la sua presa sullo stato. Queste antitetiche strategie posero i due stati in rotta di collisione, indirizzandoli verso una nuova guerra nel 1965″” (pag 35) (32) Per una discussione della teoria e della pratica del laicismo in India vedi D.E. Smith, op. cit.”,”PAKx-018″
“GANGULY S. M.”,”Leftism in India. M.N. Roy and Indian Politics 1920-1948.”,”Dr. S.M. Ganguly (b. 1928) is the Librarian of the Rabindra Bharati University, Calcutta. In Addition to studies in professional field, he nourishes a passion for pursuits in history and politics. His writings include a book entitled Bangalir Rastrachinta: Rammohun theke Maaabendranath (in Bengali) and varius articles contributed to different journals. Preface, Abbreviations, Introduction, Select Bibliography, Index,”,”MASx-001-FL”
“GANKIN Olga Hess FISHER H.H.”,”The Bolsheviks and the World War. The Origin of the Third International.”,”Un capitolo (IV) dedicato interamente alla Conferenza di Zimmerwald, ed un altro (V) alla Conferenza di Kienthal Lenin and the Imperialist Economism of the Bukharin-Piatakov group (pag 223-236 The Imperialist Pirate State (Bukharin’s Idea of the State and the Correct Attitude of the Workers toward It) (pag 236-239) La controversia tra bolscevichi e menscevichi posta all’attenzione dell’Ufficio dell’Internazionale Socialista (International Socialist Bureau) per svolgere un arbitrato, sotto la presidenza di Bebel, non giunge a nessuna conclusione. L’ISB chiede a Plechanov la sua versione e continua a riconoscerlo come rappresentante russo persso l’ISB, nonostante la richiesta di revoca da parte di Lenin e dei bolscevichi (pag 30-31) (The International Socialist Bureau and the Menshevik-Bolshevik Controversy)”,”INTT-327″
“GANNON Martin J.”,”Global-Mente. Metafore culturali per capire 17 paesi.”,”Martin J. GANNON è docente di management e comportamento organizzativo internazionale all’Univ Maryland. Ha pubblicato numerosi saggi, ha insegnato in varie università europee e orientali ed è stato consulente di aziende private (tra cui la Chemical Bank e l’ Upjohn) e di agenzie governative US.”,”RAIx-005″
“GANSHOF Francois L. direzione generale di Pierre RENOUVIN”,”Histoire des relations internationales. Tome 1°. Le Moyen Age.”,”RENOUVIN è Prof alla Sorbona e membro dell’Institut de France. GANSHOF è Prof all’Univ di Gand, membro dell’Accademia Reale fiamminga delle scienze del Belgio. Corrispondente dell’ Institut de France.”,”RAIx-045 FRAA-025″
“GANSHOF Francois L. direzione generale di Pierre RENOUVIN”,”Histoire des relations internationales. Tome 1°. Le Moyen Age.”,”RENOUVIN è Prof alla Sorbona e membro dell’Institut de France. GANSHOF è Prof all’Univ di Gand, membro dell’Accademia Reale fiamminga delle scienze del Belgio. Corrispondente dell’ Institut de France.”,”RAIx-086″
“GANSHOF Francois L.”,”El feudalismo. Titolo originale: Qu’est-ce que la feodalitè?”,”GANSHOF Francois L., medievalista belga, è stato professore all’ università di Gant.”,”EURx-134″
“GAPANOVITCH J.J.”,”Introduction a l’ histoire de la Russie. Historiographie russe (hors de la Russie).”,”GAPANOVITCH J.J. era professore all’ Università di Tsing-Hua (Peiping). “”Due pubblicazioni recenti, quelle di Pokrovski e di G. Vernadsky, che sono anche delle opere d’ insieme di storia russa, hanno un anche un tutt’ altro carattere rispetto a quelle analizzate fino ad ora. Esse si indirizzano ad un gruppo speciale di lettori, politico (Pokrowski) o nazionale (Vernadsky), e naturalmente affrontano in modo nuovo i fatti della storia russa, ed è precisamente là (non nel loro contenuto, ma nelle loro visioni) che risiede il loro interesse. Esse meritano dunque attenzione (o la pretendono) specialmente da punto di vista metodologico””. (pag 92)”,”RUSx-110″
“GARAUDY Roger”,”I miti fondatori della politica israeliana.”,”Articolo apparso su Il caso Garaudy. Zone d’ombra e montature di Philippe Videlier* Un filosofo marxista convertito all’islam, autore di un libro pubblicato dalla casa editrice “”negazionista”” diretta da due ex gauchistes, citato in giudizio per il reato di negazione dei crimini contro l’umanità, riceve il sostegno di un abate, fondatore di un’associazione solidaristica. Come ai tempi dell’affaire Dreyfus, un antisemitismo proveniente dai più diversi orizzonti continua a diffondere il proprio veleno, a più di cinquant’anni dallo sterminio degli ebrei d’Europa. Nel corso di una conferenza stampa lI’aprile scorso Roger Garaudy, reduce alle più diverse esperienze ma noto sorattutto come ex stalinista è apparso nei 1loni del Grand Hotel delia rue Scribe a arigi, accompagnato da Jacques Vergès, ià avvocato di Klaus Barbie, noto per la sua predilezione per le cause allo zolfo. Questa lo è senz’altro: la promozione di un’opera negazionista intitolata I miti fonndatori della politica israeliana, che porta in copertina il nome di Garaudy. Ma Vergès, dall’alto della sua tribuna, esibiva un pegno non indifferente: una lettera di sostegno dell’Abbé Pierre, il santo papa degli esclusi, da tre decenni giustamente rispettato per la sua opera sociale. Sbalordimento. E turbamento nel monlo dell’associazionismo. L’effetto voluto era stato raggiunto. Chissà se il vecchio prete conosceva davvero le recenti frequentazioni del suo cinquantennale amico negli ambienti dell’estrema destra? Dal suo appartato ritiro aveva potuto rendersi conto che l’operazione Garaudy era stata preparata in segreto da molti mesi dalla setta negazionista che opera nell’ombra all’insegna de La Vieille Taupe? [La vecchia Talpa] Resta il fatto che malgrado i numerosi chiarimenti forniti dalla stampa, I’Abbé Pierre ha persistito nel suo malaugurato sostegno, facendo risorgere da una cultura cattolica premoderna i luoghi comuni lel più terribile antiebraismo. “”Che siano maledetti, se noi siamo cristiani””, proclamava nel 1896. all’epoca dell affaire Dreyfus, il quotidiano La Croix, che si fregiava della qualifica di giomale “”più antisemita di Francia””, rivendicando un’etichetta allora molto apprezzata. Negli anni 1880 l’Abate Chaboti canonico onorario di Angouleme e di Poitiers, autore dell’opera Les Juifs, nos maitres! Documents et développements nouveaux sur la question juive, pubblicato dalla Société générale des librairies catholiques nel 1882, collaborava al giornale L’Antisémitique, settimanale in vendita a 40 centesimi, per combattere la “”massoneria giudaica””, unita contro Gesù Cristo e la sua Chiesa (1). Ovunque, alla fine del secolo scorso, circolavano in effetti giornali, opuscoli, libelli, manifesti, volantini e oggetti vari che diffondevano il veleno dell’odio. Il marchese de Morès reclutava i gorilla della sua Ligue antisémitique tra i macellai della Villette. “”Diffidate degli ebrei, sono sempre traditori. Il giudeo ha tradito Dio. Il giudeo non è un francese, tradisce la sua patria. Fuori gli sporchi ebrei, spioni e ladri. Facciamolafinita con gli yupins””. Questo testo decorava una “”carta assorbente anti-giudeo”” stampata a Vésoul, con lo slogan “”La Francia ai francesi!””. Alla Camera, vari deputati si fregiavano dell’etichetta antisemita, e alcune proposte di legge che imponevano restrizioni all’accesso degli ebrei nell’amministrazione e nell’esercito raccolsero l’adesione di quasi duecento parlamentari (2). In questo clima, il 13 gennaio 1898 Emile Zola lanciò su L’Aurore il suo “”J’accuse!””, denunciando la macchinazione di una cricca di ufficiali disonesti che aveva condotto alla condanna di Alfred Dreyfus, “”questo sacrificio umano di uno sfortunato, di uno “”sporco ebreo””””! “”È un crimine fuorviare l’opinione pubblica, tuonava lo scrittore, strumentalizzare. al servizio di un progetto omicida, quest’opinione pervertita fino al delirio. E un crimine inltossicare i piccoli e gli umili, esasperare le passioni di rigetto e di intolleranza, nascondendosi dietro un odioso antisemitismo che sarà lafine della grande Francia liberale dei diritti umani, se non riuscirà a guarirne (3)””. I1 31 agosto di quello stesso anno, il tenente colonnello Henry, risultato colpevole di falso nell’affaire Dreyfus, si suicidava nella sua cella al Mont Valérien. Il 13 dicembre Edouard Drumont, celebre autore di La France Juive (1886) lanciò sul suo giornale La Libre Parole una sottoscrizione in favore “”della vedova e dell’orfano”” del defunto, contribuendo egli stesso con eento franchi. Fu quindi pubblicato, giomo per giomo, I’elenco dei sottoscrittori, con le loro annotazioni e l’ammontare degli oboli, in cui veniva alla luce una certa Francia che si agitava da dodici anni circa. “”Ero divenuto il portavoce di tutte le sofferenze senza voce, di tutti i muti dolori, di tutte le vittime passive, di tutti i rassegnati, di tutti gli sfruttati e turlupinati, che non sono nati per lottare e che non osano neppure gridare: Al ladro!””, spiegava il mestatore in uno scritto di poche nghe destinato a costruire la sua immagine davanti all’opinione pubblica. “”Ho avuto l’inesprimibile soddisfazione di sentire altre anime rispondere alla mia, proseguiva poi; migliaia di sconosciuti mi hanno scritto, mi hanno ringraziato dicendomi: Ah, che grande piacere ci ha fatto! (…) Grazie a Lei ora sappiamo dov’è la selvaggina da cacciare (4)…”” Così, su intere colonne e pagine, si manifestavano i pensieri prima rimossi che agitavano una tormentata fine secolo: “”Aulon (Mme), antisemita…O,25 Fr Aumont (Melle): Gli ebrei sono besue e canaglie…2 Fr. Aumont (Mme): Vorrebbe proprio cuocere un ebreo a fuoco lento…. 0.50 Fr… Bonner (Z), Bordenux: Per la Repubblica, la Francia e I’esercito, e per lo sterminio completo della razza ebraica, 10 fr Coulier(J.)…Engel, alsaziano: sterminiamo la marmaglia ebraica…2 fr.”” ecc. Sotto il titolo Monument Henry, il tutto fu raccolto per la posterità in un volume curato da un giornalista filo-Dreyfus. Georges Bensoussan, che si è dedicato all’archeologia del fantasma antisemita espresso negli elenchi de La Libre Parole, ricorda che mentre dal punto di vista sociologico si poteva discernere in questa Francia furiosamente razzista un conglomerato di artigiani e operai, di militari e di studenti, quella del “”Monument Henry, è anche una sottoscrizione clericale””. Un prete su cento ha sottoscritto qualificandosi col proprio titolo, e il giornale La Croix ha visto nell’iniziativa di Drumont “”un grande e confortante spettacolo, da cui sarebbe uscito uno dei raggi di luce destinati a restituire la pace alla Francia (5)””. Queste professioni di fede assassine, sottolinea Georges Bensoussan, non sono risuonate in qualche lontana contrada barbara insanguinata da lotte tribali, ma nella Francia repubblicana, senza incontrare ostacoli da parte della legge; e ciò pochissimo tempo dopo la celebrazione del primo centenario della grande rivoluzione emancipatrice. E nel 1938, a quarant’anni di distanza — il tempo in cui matura una generazione — Felix Lacointa ha potuto scrivere, su Le bloc anti-révolutionnaire: “”Dal deicidio in poi la nazione ebraica è il popolo maledetto””. un’eco fedele delle concioni de La Croix alla fine del secolo (6). “”Tutto è iniziato, per me, dall’orribile shock che mi ha colto quando, dopo anni di studi teologici, riprendendo per mio conto un po’di studi biblici, ho scoperto il libro diGiosuè. Poco prima ero già stato molto turbato dall'episodio di Mosè, che pure aveva portato le Tavole della legge in cui è detto: non uccidere; ma che poi ha ordinato il massacro di tremila persone del proprio popolo per aver adorato il vitello d'oro. Ma in Giosuè ho scoperto come fu realizzata (certo, raccontata secoli dopo l'evento) una vera e propria Shoa su tutta la vita esistente nella Terra promessa (7)"". A secoli e secoli di distanza, oltre il tempo e lo spazio, ecco come il richiamo a un frammento di letteratura sacra viene a stigmatizzare gli ebrei. Queste frasi inaudite, con le quali si cerca insidiosamente di giustificare le infamie del presente con l'evocazione di un testo biblico scritto mezzo millennio prima dell'inizio della nostra era, e riferito a un fatto avvenuto ancora cinquecento anni prima, sono tratte da una lettera dell'Abbé Pierre, redatta in un linguaggio talvolta oscuro, tinta di misticismo, ed esibita da Vergès a sostegno di Roger Garaudy. E l'Abate si lamenta. Evoca l'imperatore Costantino, I'alleanza con Dio e i ladri di automobili. Una campagna ben orchestrata Conoscendo attraverso la televisione la sua figura, il suo volto e i suoi gesti, lo si immagina mentre strizza gli occhi, la parola dolente, in atto di sgranare le sue ultime riflessioni: ""Roger, di tutto ciò sicuramente noi, vecchi entrambi, dobbiamo anco ra parlare, interrogare chi ne sa più di me. Ti prego di trarre da queste righe quasi illeggibili che leggeremo insieme al telefono laforza e l'amicizia della mia affettuosa stima e del mio rispetto per I'enorme lavoro del tuo nuovo libro. Confonderlo con quello che fu chiamato ""revisionismo"" è un'impostura, una vera e propria calunnia da incoscienti"". Si può addurre, a discolpa dell' Abbé Pierre, l'accecamento dovuto a un'amicizia cinquantennale per Roger Garaudy, la confessione di non aver veramente letto il testo pubblicato da La Vieille Taupe, centro del negazionismo francese, e infine l'influenza esercitata sul suo giudizio da alcune persone del suo ambiente che l'Express ha collocato nel torbido movimento dei superstiti del ""brigatismo rosso italiano alla deriva (8)""? Il ""colpo Garaudy"" era stato preparato da lunga data. Circolari rivolte ai torbidi ambienti del negazionismo annunciavano fin dall'autunno 1995, ""alcune operazioni promettenti"": ""il numero 2 de La Vieille Taupe sta per uscire, e ci sarà il botto"", si annunciava in grassetto, sotto la notizia, allettante per i destinatari, della prossima pubblicazione da parte di un ""noto accademico, apprezzato conferenziere, uomo politico che ha conservato molteplici relazioni personali e la stima di amici di estrazione assai diversa, un uomo indiscutibilmente di sinistra e, ciò che più conta fermamente deciso ad affrontare la legge scellerata e ad accollarsi il rischio di un processo"" (quella che viene definita ""scellerata"" è naturalmente la legge Gayssot che reprime la propaganda negazionista). (9) ""La pubblicazione integrale di questo libro sarà oggetto del n. 2 de La Vieille Taupe, in esclusiva per gli abbonati alla rivista, che riceverete allufine di dicembre. Vi si rivelerà il seguito delle operazioni e la nostra strategia, nonché l'identità dell'autore che scoprirete ricevendo questo secondo numero (...) È della massima importanza suscitare la curiosità e la mobilitazione di tutti i nostri amici"". Un secondo foglio, datato novembre 1995, sottolineava che questo numero 2, ""particolarmente importante, è infase di preparazione"". Il numero apparve, distribuito per via confidenziale attraverso la rete degli abbonati, accompagnato da materiale complementare (tra cui il seguente autoadesivo: ""Carpentras patatrac! Sta iniziando il crollo della montatura anti-revisionista""! (10) e un opuscolo, Sionismo, revisionismo e democrazia stampato con l'etichetta Samizdat, il cui contenuto non ha nulla da invidiare ai peggiori pamphlet antisemiti d'anteguerra. Ma, ahimè, prima che la ben orchestrata pubblicità dell'adesione di Garaudy alla setta negazionista potesse produrre i suoi effetti, il Canard Enchainé aveva sventato il colpo (11), seguito dalla maggior parte degli organi di stampa. Cosi, sfumata la sorpresa, il nome di Garaudy cadeva senza far rumore e non stupiva più di tanto. L'ex-comunista fu anche sbeffeggiato da studenti antifascisti in occasione di un seminario all'università di Parigi VIII, all'indomani delle rivelazioni del Canard. Ci voleva a ogni costo una rimonta. L'occasione fu la conferenza stampa con Vergès, dove si vide Garaudy presentarsi in veste di perseguitato che aveva faticosamente pubblicato le sue ""opere"" maledette ""a spese dell'autore"". Ma omise di ricordare che nell'edizione de La Veille Taupe, preparata con tanta cura, si poteva leggere: ""L'autore e La Vieille Taupe realizzeranno dunque nel corso del 1996 una seconda edizione pubblica di questo libro""; una decisione che era stata presa fin dal novembre 1995. Né era stato citato il settimanale di estrema destra Rivarol, che fin dal mese di febbraio aveva dato al suo pubblico scelto il seguente annuncio: ""Non ci stupiremmo di ritrovarli rnolto presto su Internet"". Effettivamente il testo era disponibile presso un server californiano, il Comittee for Open Debate on the Holocaust (Codoh), “”che presenta ricerche e opinioni revisioniste provenienti dal mondo intero””, secondo la sua propria definizione. Nel menu compaiono i Mythes di Roger Garaudy, accanto ai testi di tutti gli habitués del piccolo universo negazionista: Serge Thion, Carlo Mattogno, ecc. Più recentemente, Rivarol spiegava che proprio per merito de La Viellle Taupe “”il testo era passato su Internet e tradotto in inglese, in italiano e in arabo (12)””. L’ultima conversione di Garaudy non desta sorpresa. In effetti le relazioni dell’ex-filosofo comunista con la destra estrema risalgono a vari anni fa. Nel 1991 e 1992 collaborò con 1’organo neofascista Nationalisme et République, sul quale si espnmevano Pierre Guillaume, il guru de La Vieille Taupe, Bernard Notin, insegnante lionese noto per un articolo revisionista e razzista, e i diversi tenori dell’estrema destra. La pubblicazione era posta sotto il patronato simbolico dello scrittore Céline e di Jacques Doriot. Il 24 marzo 1991, Garaudy partecipò al 24· Convegno del Grece (Groupement de recherche et d’études pour la civilisation européenne), un incontro della Nuova Destra, dove furono invocati i mani dell’SS Saint-Loup e dello scrittore Pierre Gripari, ammiratore dichiarato di Hitler (13). Garaudy è anche intervenuto all’ultimo convegno del Grece, nel dicembre 1995, e figura nel sommario del numero di Eléments, rivista della “”nuova destra””, del febbraio 1996. Il negazionismo tuttavia non è solo una manifestazione politica dell’estrema destra ma funziona secondo i meccanismi della setta, fin nei suoi aspetti più grotteschi. La Vieille Taupe pretende di sottoporre a revisione, oltre alla storia, anche l’etimologia. Ha infatti proposto ai suoi corrispondenti di scrivere la parola “”media”” con una “”t”” finale, quale segno di riconoscimento tra revisionisti (14)! Nella prima edizione del libro di Garaudy, “”media”” è scritto dunque con questa “”t”” finale. Meglio ancora: la “”t”” distintiva figura anche in una lettera che accompagna la pubblicazione, firmata di propria mano dallo stesso Garaudy. Nell’edizione pubblica però la “”t”” è scomparsa dalla parola “”media””. Il libro esce di nuovo con l’etichetta Samizdat (che è anche il nome della casa editrice del negazionista Zùndel in Canada) ed è distribuito dalla Librairie du Savoir, [5 rue Malebranche, 75005 Paris] una libreria romena di Parigi, “”come si faceva ai tempi di Ceausescu”” per i testi dissidenti, ha precisato Garaudy. Ma al “”sapere””, per questi paladini della libertà, si aggiunge la sigla “”Frond””: “”Francia-Romania- ordine nazionale della deontologia delle élites””. Si può trovare qui una copiosa letteratura sui bei tempi della dittatura del conducator Antonescu (1938), e tutto ciò che i circoli nostalgici hanno potuto pubblicare sull’antisemita Codreanu e la sua Guardia di ferro. Il corpo principale del libro negazionista di Garaudy porta il titolo “”I miti del XX secolo””. Sarà per puro caso che il classico dell’ideologia nazista di Alfred Rosenberg si intitolava Il mito del XX secolo? L’ultimo nato della letteratura negazionista ha di specifico solo il nome in copertina. Il contenuto viene esposto da diversi lustri negli stessi circoli interessati sotto tutte le latitudini. L’agente dei colonnelli greci Kostas Plevris, capo delle centurie fasciste che hanno rastrellato i democratici di Atene la mattina del 21 aprile 1967, era già noto per la sua opera O Mythos, nella quale afferma che “”la leggenda dello sterminio, le invensioni della stampa alleata durante e dopo la guerra e la mitologia galoppante dei sei milioni non sono altro che falsità sioniste (15)””. Fin dal 1949, Sirius (Hubert Beuve-Méry) stigmatizzava su Le Monde l’opera di Maurice Bardèche Nuremberg ou la Terre promise. “”C’era da aspettarselo, osservava; a soli quattro anni dalla fine dei massacri l’antisemitismo e il nazional-socialismo più puri si sprecano (16)””. Più che nei temi sviluppati dal libro di Garaudy, l’aspetto drammatico di quest’ultimo caso sta nell’avallo che gli è stato offerto dall’ Abbé Pierre. L’attuale sfaldamento ideologico ha consentito di riprodurre, sul terreno dell’antisemitismo, ciò che Jean Marie Le Pen era riuscito a fare solo dodici anni fa contro gli immigrati, rompendo il tabù del termine xenofobo. In un’intervista pubblicata da Libération a due settimane dalla conferenza stampa del Grand Hotel, I’Abbé Pierre spiegava così la fondatezza della sua iniziativa: “”Non ci lasceremo più trattare da andsemiti o da antiabrei solo per aver detto che un ebreo è stonato””. E aggiungeva, citando le testimonianze di simpatia ricevute da molto “”francesi medi””: “”Da un pezzo non avevo visto tante persone venirmi a dire: grarie per aver avuto il coraggio di mette re in discussione un tabù (17)””. L’Abbé Pierre dovrebbe avere almeno il sospetto che questi “”francesi medi”” rassomiglino come gocce d’acqua a quelli che un secolo fa hanno costruito, frase per frase, il sinistro Monument Henry… Altrimenti, per tornare alla Bibbia, non sarebbero lontani i tempi dell’Apocalisse con il suo “”falso profeta al servizio della Bestia””. NOTE (1) Zeev Sternhell, La droite révolutionnaire, Point-Seuil, Parigi, 1989, p. 181 La Croix, che ha rotto da molto tempo con questo passato, ha condannato il libro di Roger Garaudy e preso le distanze dall’Abbé Pierre. (2) Georges Bensoussan L’idélogie su rejet, enquête sur le “”Monument Henry””, Manya, Levallois-Perret. 1993, pp. 42-44. (3) Emile Zola. J’accuse, Edizioni La vita felice, 1994. (4) Eduard Drumonl, La France juive devant l’opinion, Marpon et Flammarion, Parigi, 1886, pp. 5-6. (5) Georges Bensoussan, op. cil., p. 67. (6) Ralph Shor, L’anlisémitisme en France pendant les années trente, Complexe, Bruxelles, 1991, p. 24. (7) Lettera dattiloscritta dell’Abbé Pierre a Roger Garaudy, senza data né firrna. (8) L’Expreess, 2 maggio 1996. (9) Alcune personalità di grande prestigio intellettuale, come il professor Pierre Vidal-Naquet, autore di Assassins de la mémoire (Le Seuil , Parigi 1995), e Madeleine Rebérioux, presidente onorario della Lega per i Diriitti dell’uomo pur condannando il ncgazionismo si sono interrogati recentemente sull’opportunità di una legge che stabilisca in qualche modo una “”verità di Stato””. Leggere Le Monde, 4 maggio e 21 maggio 1996. (10) Allusione alla profanazione del cimitero ebraico di Carpentras nel 1990. (11 ) Le Canard enchainé, 24 gennaio 1996. (12) Rivarol, 29 aprile 1996. (13) Jean-Yves Camus e René Monzat, Les Droites nationales et radicales en France, Presses universitaires de Lyon, Lyon, 1992, p. 261. (14) La Vieille Taupe, n. 1, primavera 1995. (15) Patrice Chairoff, Dossier néo-nazisme, Ramsay, Parigi, 1977, p. 71. (16) Le Monde, gennaio 1949. (17) Libération, 29 aprile 1996. * Storico del Cnrs, Lione ——————————————————————————– Le Monde diplomatique — Il Manifesto, giugno 1996, p. 3. Traduzione di E.M. ——————————————————————————– Questo testo è stato messo su Internet a scopi puramente educativi e per incoraggiare la ricerca, su una base non-commerciale e per una utilizzazione equilibrata, dal Segretariato internazionale dell’Association des Anciens Amateurs de Récits de Guerres et d’Holocaustes (AAARGH). L’indirizzo elettronico del segretariato è aaarghinternational@hotmail.com. L’indirizzo postale è: PO Box 81 475, Chicago, IL 60681-0475, Stati Uniti.”,”VIOx-023″
“GARAUDY Roger”,”Lenin e il leninismo.”,”LENIN non ha potuto conoscere che una piccola parte delle opere filosofiche di MARX. Da giovane combatte per il marxismo visto soprattutto attraverso l’interpretazione di KAUTSKY e PLECHANOV. Dal punto di vista filosofico non c’è originalità in LENIN non solo in rapporto a MARX ed ENGELS ma pure a KAUTSKY e PLECHANOV (decennio 1890). LENIN elabora il concetto di ‘formazione economica e sociale’. Ed è originale nell’applicazione dei principi all’analisi delle condizioni specifiche della società russa (‘Sviluppo del capitalismo in Russia’, 1896-99). Nel ‘Che fare?’ le tesi principali sono improntate a KAUTSKY (1. non vi è legame meccanico tra lotta di classe proletaria e coscienza socialista, 2. coscienza socialista non può nascere che sulla base di profonde conoscenze scientifiche. 3. la coscienza socialista non può essere apportata alla classe operaia che “”dal di fuori””, 4. la tesi secondo la quale il partito è “”l’unione del movimento operaio col socialismo””). Non vi è nulla di leninista nelle tesi sul partito d’avanguardia esposte nel Che fare. Quella concezione è di KAUTSKY e LENIN lo sottolinea espressamente. Secondo G. il ‘Che fare’ è solo un momento della teoria del partito. Dopo la rivoluzione del 1905 ci sono tre interpretazioni: – si tratta di una rivoluzione borghese, dunque la direzione spetta alla borghesia (menscevichi) – il proletariato ha fatto la rivoluzione. Dunque non bisogna fermarsi alla fase borghese, ma con una ‘rivoluzione permanente’ marciare, senza fermarsi, verso il socialismo e la dittatura del proletariato (TROTSKY) -la rivoluzione ha un contenuto borghese ma è stata condotta sotto la spinta del proletariato. In Russia, in un paese essenzialmente contadino, la rivoluzione borghese, già compiuta in Occidente, non è possibile “”se le masse contadine non seguono il proletariato rivoluzionario””. L’obbiettivo è dunque quello di mantenere un legame con le masse profonde nel compimento della rivoluzione democratica borghese (formula “”dittatura democratica degli operai e dei contadini””, ovvero creare la più larga democrazia quale la borghesia non può mai realizzare).”,”LENS-009″
“GARAUDY Roger”,”Il comunismo e la morale.”,”GARAUDY Roger è nato a Marsiglia nel 1913 da famiglia operaia. Incaricato di filosofia poi professore all’ Università. Arrestato da Vichy nel 1940, poi deportato. Nel dopoguerra è diventato deputato del Tarn all’ Assemblea Nazionale. E’ membro del CC del Partito Comunista francese. Ha scritto molte opere (v. retrocopertina).”,”MADS-298″
“GARAUDY Roger”,”Tutta la verità. “”Accuso i dirigenti sovietici di offuscare con il loro comportamento, dalle Asturie alla Macedonia, da Praga a Caracas, la bella e giusta immagine del socialismo che milioni di uomini portano nel cuore””.”,”E’ la documentazione del dissidio tra GARAUDY e l’ apparato del PCF.”,”PCFx-010″
“GARAUDY Roger”,”La theorie materialiste de la connaissance.”,”””Se la manifestazione delle cose coincidesse con la loro essenza, dice Marx, tutta la scienza diventerebbe superflua””. (pag 210)”,”TEOC-170″
“GARAUDY Roger”,”Lénine.”,”GARAUDY Roger è professore alla Facoltà di Lettere e scienze umane di Poitiers. Contiene l’ estratto: ‘L’ iniziativa storica’, estratto dalla prefazione di Lenin all’ edizione russa del 1907 delle Lettere a Kugelman. “”Nei periodi più pacifici, più “”idilliaci””, come diceva, i più “”tristemente paludosi”” (come dice la Neue Zeit), Marx sapeva discernere l’ imminenza della rivoluzione ed elevare il proletariato alla coscienza dei suoi compiti più avanzati, dei suoi compiti rivoluzionari. I nostri intellettuali russi, semplificando Marx secondo i gusti filistei, insegnano al proletariato, nelle ore più rivoluzionarie, una politica di passività che consiste nel seguire dolcemente “”la corrente”” e nel sostenere timidamente gli elementi più versatili del partito liberale alla moda!”” (pag 87) “”Dans les périodes les plus pacifiques, les plus “”idylliques””, comme il disait, les plus “”mornement marécageuses”” (comme s’exprime la ‘Neue Zeit’), Marx savait discerner la proximité de la révolution et ‘élever’ le prolétariat à la conscience des ses tâches révolutionnaires. Nos intellectuels russes, simplifiant Marx au gré des philistins, enseignent au prolétariat, aux heures les plus révolutionnaires, une politique de passivité qui consiste à suivre docilement “”le courant”” et à soutenir timidement les éléments les plus versatiles du parti libéral à la mode!”” (extraits de la Préface de Lénine à l’édition russe de 1907 des ‘Lettres Kugelmann’ de Karl Marx) [Roger Garaudy, Lénine, 1968] (pag 121) (LENS-121)”,”LENS-121″
“GARAUDY Roger”,”Humanisme marxiste. Cinq essais polemiques.”,”””Ce ne sont pas seulement les cinq sens, c’est encore les sens dits spirituels, les sens pratiques (vouloir, aimer, etc)… qui n’existent que par l’ existence d’ un objet, par la nature devenue humaine. L’ education des cinq sens est le travail de toutes les generations passées”” (Marx, Manuscrits de 1844) (pag 98) “”La nature est le corps inorganique de l’ homme (idem) (pag 99) “”L’ homme riche est celui qui a besoin d’ une totalité de manifestations humaines de la vie, l’ homme chez qui sa propre realisation existe comme une necessité interieure, comme un besoin”” (idem) (pag 99)”,”TEOC-230″
“GARAUDY Roger”,”Qu’est-ce que la morale marxiste?”,”A differenza di tutte le altre classi sociali, (la classe operaia) parla, dice Marx, “”al solo titolo umano”” perché essa è ridotta all’ esistenza nuda dell’ uomo, alla sua essenza più profonda, che è precisamente il lavoro, l’ atto di trasformare la natura, l’ atto di fare, ma nello stesso tempo spogliata degli attributi propriamente umani di questo lavoro, poichè essa non ha altro da fare della sua forza-lavoro che venderla al proprietario dei mezzi di produzione, di alienarla a questa potenza straniera””. (pag 153) La classe operaia nella sua lotta ha così preso in carico il destino dell’ umanità intera che solo la sua vittoria può pienamente liberare. “”Gli interessi del progresso sociale nel suo insieme, scriveva Lenin, sono superiori a quelli del proletariato””. (pag 169) Il grande terrore giacobino ha fatto seicento vittime, e il terrore bianco del 1815, dieci volte di più; le rappresaglie contro gli insorti del giugno 1848 hanno massacrato dieci operai per ciascun caduto delle “”forze dell’ ordine””; le stragi della Settimana di sangue e la repressione della Comune hanno massacrato settantamila lavoratori parigini per vendicare settanta ostaggi. Tuttavia questa violenza all’ uno per mille è ancor oggi agitata come uno spettro mentre le atrocità della repressione sono state benedette nel 1815 da un Te Deum a Notre-Dame, e dopo il 1871 dedicando Parigi al Sacro-Cuore. (pag 171-172)”,”TEOC-244″
“GARAUDY Roger”,”Dieu est mort. Etude sur Hegel.”,”Nell’ impero romano, Hegel vede la prima forma storica di alienazione. Il potere dello Stato è concentrato nelle mani di uno solo, e i cittadini non sono che una massa anonima d’ atomi. L’ individuo, ripiegato su se stesso, sui propri interessi, considera lo Stato e la totalità del reale come un destino trascendente che gli è straniero e ostile, alienato. (pag 253) La legge è l’ essenza del fenomeno e lo distingue dalla semplice apparenza, ma la legge non ha alcuna realtà al di fuori del fenomeno. (pag 328) Dopo aver lodato Feuerbach per la sua critica materialistica di Hegel, Marx sottolinea: “”Se si confronta a Hegel, Feuerbach è molto povero”” (Marx, lettera a Schweitzer, 24 gennaio 1865). Il merito incomparabile di Hegel , è di aver concepito l’ uomo totale come portante in lui tutto ciò che le generazioni degli uomini hanno creato, provato e concepito attraverso il loro lavoro, la loro lotta, il loro pensiero. (pag 422)”,”FILx-245″
“GARAUDY Roger”,”La liberté.”,”””Quello che manca a questi signori, è la dialettica. Essi sempre non vedono qui che la causa, là che l’ effetto. Che è un’ astrazione vuota, che nel mondo reale simili antagonismi opposti metafisici non esistono che nelle crisi, ma che tutto il grande corso delle cose si produce nella forma d’ azione e di reazione di forze, senza dubbio, molto ineguali – di cui il movimento economico è di molto la forza più potente, la più iniziale, la più decisiva, che non c’è niente d’ assoluto e che tutto è relativo, tutto ciò, che volete, essi non lo vedono; per loro Hegel non è esistito””. (pag 221, lettera di Engels a Conrad Schmidt, 27 ottobre 1890)”,”FILx-266″
“GARAUDY Roger”,”Marxisme du XXe siècle.”,”””Por eso no me espero de regreso No soy de los que vuelven de la luz.”” Pablo Neruda, ‘Sonate critique’, Memorial de l’Ile Noire. “”In che cosa i marxisti hanno realizzato il programma di Engels? L’ hanno fatto una volta, nel 1908, con Materialismo ed empiriocriticismo di Lenin, e in un modo esemplare: Lenin ha passato tre anni ha sfogliato le opere fondamentali sulla fisica contemporanea: nella fisica inglese, i lavori di Maxwell, di Rücker, di Ward, di Pearson; della fisica tedesca, i lavori di Ernst Mach, di Hertz, di Boltzman, senza contare le interpretazioni filosofiche di Cohen e di von Hartmann; nella fisica francese i lavori di Henri Poincaré, di Bacquerel, di Langevin, e le interpretazioni di Duhem, de Le Roy, senza contare le speculazioni dei revisionisti russi. Se si dovesse fare oggi una bibliografia su questo problema, fermandosi al 1908 (data della composizione del libro) – si constaterebbe che nessuna opera essenziale è sfuggita alla ricerca di Lenin””. (pag 51-52)”,”TEOC-356″
“GARAUDY Roger”,”Introducción al estudio de Marx.”,”Il metodo di Marx nel Capitale (pag 112) “”Marx darà, al contrario, la dimostrazione che le categorie economiche: lavoro, scambio, merce, valore, moneta, mercato, profitto, salario, rendita, ecc., sono categorie storiche e che le relazioni sociali che esse esprimono formano una totalità organica che porta in sé le contraddizione che la sommergono in un divenire incessante: “”Queste forme sono precisamente quelle che costituiscono le “”categorie”” dell’ economia borghese. Sono forme mentali accetate dalla società, e pertanto obiettive, in cui si esprimono le condizioni della produzione di ‘questo’ regime sociale di produzione ‘storicamente dato’ che è la produzione di merci. Per questo, tutto il misticismo del mondo delle merci, tutto l’ incanto e il mistero che aleggiano intorno ai prodotti del lavoro basati sulla produzione di merci sfumano immediatamente appena li riferiamo ad altre forme di produzione””. Applicando questo metodo storico, Marx risolse il problema posto da Ricardo relativo alla differenza tra la quantità di lavoro eseguito e il salario pagato, il problema chiave del plusvalore””. (pag 113) Tattica e strategia (pag 170) Cronologia (pag 197)”,”MADS-408″
“GARAUDY Roger”,”Les sources francaises du socialisme scientifique.”,”GARAUDY Roger agrégé de l’ Université. Saint-Simon. Libertà ed eguaglianza. “”Au centre de la pensée de Saint-Simon, il y a un exament critique de l’oeuvre de la Révolution. Cette oeuvre repose sur deux principes malfaisants aux yeux de Saint-Simon: la liberté et l’ égalité. Ces principes sont pour lui malfaisants parce qu’ils engendrent l’ anarchie, anarchie politique de l’ indiscipline, et surtour anarchie économique de la libre concurrence en vertu de laquelle la production se fait au hasard.”” (pag 96) Saint-Simon. Politica come scienza della produzione. “”Saint-Simon s’efforce de persuader la classe montante des industriels de la nécessité de compléter l’ oeuvre de la Révolution et d’en finir avec elle en apportant “”le plus grand bonheur au plus grand nombre””. Une science est pour cela nécessaire: “”L’histoire de la civilisation, écrit Saint-Simon, divient l’ histoire d’un organisme qui se crée des organes: elle rentre dans la physiologie bien comprise””, et il ajoute: “”La physiologie appliquée à l’ améloration des institutions sociales””. L’ axiome fondamental de cette science, c’est que “”la politique est la science de la production””. De ce point de vue, l’autorité la plus juste, la plus efficace et la plus stable est celle qu’exercent les producteurs sur toute la politique. Pour Saint-Simon, l’ idéal sera atteint lorsque seront unis, à la direction de la société propriétaires, industriels et intellectuels. C’est parce que cette “”élite”” a été divisée sous la Révolution que le mouvement est tombé aux mains de non -propriétaires. De là, la faillite. Contre les faux principes d’égalité et de démocratie, Saint-Simon rêve d’une nouvelle aristocratie et d’une hiérarchie des compétences””. (pag 97)”,”SOCU-139″
“GARAUDY Roger”,”Le marxisme et la personne humaine. Suivi de réponses à quelques questions. Texte de la Conférence enregistrée au magnétophone le 3 février 1961 à Bruxelles.”,”””Questo ci porta a ciò che è per noi l’ obiettivo finale ovvero l’ avvenire dell’ uomo. Quando Marx, per la prima volta, nei suoi Manoscritti del 1844, oppone il comunismo al capitalismo, quando mostra che il comunismo è l’ alienazione risolta, superata, formula questa opposizione come quella dell’ “”essere”” e dell’ “”avere””. Il comunismo, dice, non è una generalizzazione della proprietà, dell’ “”avere””, come immaginava la comunione ancora grossolana del comunismo di Morelly o di Sylvain Maréchal, è uno sbocciare dell’ “”essere””, dell’ uomo. Fioritura che non si può produrre che al di là dell’ alienazione, dell’ alienazione dell’ uomo nell’ “”avere””. Questa dialettica dell’ essere e dell’ avere, di cui un filosofo cattolico come Gabriel Marcel ha fatto una interessante fenomenologia, ma senza ricercarne le radici economiche e sociali, è al punto di partenza del pensiero di Marx. Nei Manoscritti del 1844, Marx formulava questa legge: “”Più avete e meno siete””.”” (pag 30-31)”,”TEOC-426″
“GARAUDY Roger”,”Le Centenaire du Manifeste. Révolution dans l’histoire de la pensée socialiste. [Le Manifeste du Parti Communiste et le mouvement ouvrier français]”,”GARAUDY Roger agrégé de l’Université “”Dans le ‘Manifeste’, Marx et Engels expliquent pourquoi ils ont choisi cette expression de ‘Manifeste du Parti communiste’ plutôt que celle de ‘Manifeste socialiste’. Dans ce texte magnifique, Marx et Engels expliquent que “”en 1847 [à la veille de la révolution de 48] le socialisme représentait un mouvement bourgeois et le communisme un mouvement ouvrier”” (Manifeste)”” [Roger Garaudy, Le Centenaire du Manifeste. Révolution dans l’histoire de la pensée socialiste]”,”MFRx-334″
“GARAUDY Roger”,”Une littérature de fossoyeurs.”,”‘Una letteratura di becchini’ “”La libertà, diceva Hegel, è l’affermazione di sé”” (pag 82) Garaudy stalinista “”Se la mia adesion al Partito è stata l’inizio della mia libertà, il mio tradimento sarebbe l’inizio della mia angoscia, di questa angoscia che è sempre lo scotto di una cattiva scelta”” (pag 83) Trecc: Garaudy Roger. – Filosofo e uomo politico francese (Marsiglia 1913 – Chennevières-sur-Marne 2012). Membro del Partito comunista francese (PCF), rivide le sue posizioni staliniste dopo il 1956. Interessato alle culture orientali (Pour un dialogue des civilisations, 1977), nei primi anni Ottanta del Novecento si è convertito all’Islam. Le sue posizioni negazioniste gli sono valse una condanna per istigazione all’odio razziale (2000). VITA Membro del PCF, deputato (1956) e senatore (1959-62), dopo il XX Congresso (1956), iniziò una critica sistematica allo stalinismo. Dopo l’intervento sovietico in Cecoslovacchia (1968), G. giunse a un più netto distacco dalle posizioni del gruppo dirigente del PCF e venne espulso dal partito (1970). OPERE Le sue più importanti opere filosofiche sono: Perspective de l’homme. Existentialisme, pensée catholique, marxisme (1959; trad. it. 1972), Dieu est mort. Étude sur Hegel (1962), Marxisme du XXe siècle (1966). In Le grand tournant du socialisme (1969; trad. it. 1970) e in Toute la vérité (1970; trad. it. 1970) ha presentato una proposta di strategia democratica al socialismo. Successivamente G. si è indirizzato verso un accostamento al misticismo delle culture orientali quale correttivo del razionalismo e dell’individualismo dell’Occidente in: Danser sa vie (1973; trad. it. 1973), Pour un dialogue des civilisations (1977; trad. it. 1977), Promesses de l’Islam (1981), Intégrismes (1990), Grandeur et décadence de l’Islam (1999). Nel 1989 ha scritto il libro di memorie Mon tour du siècle en solitaire. Per l’adesione alle teorie negazioniste espressa in Les mythes fondateurs de la politique israélienne (1995; trad. it. 1996) è stato accusato di istigazione all’odio razziale e ha subìto cinque processi penali, conclusisi con la condanna (2000). Tra le sue pubblicazioni più recenti si ricorda Le terrorisme occidental/””>occidental (2004), sorta di testamento spirituale in cui G. segnala i piani di adiacenze e connessioni strutturali tra politica e fenomeni religiosi”,”PCFx-110″
“GARAUDY Roger”,”Karl Marx.”,”Contiene tra l’altro: – La dialettica in Marx – Dialettica e libertà – Il metodo di Marx nel ‘Capitale’ “”Marx non ci ha lasciato nessuna opera sulla “”logica”” ma ci ha lasciato la logica del ‘Capitale'”” (Lenin, Quaderni filosofici) (pag 145) “”Ricardo ha scoperto una delle leggi essenziali dello sviluppo della società capitalistica: la legge tendenziale della caduta del saggio di profitto, ma la spiega con l’aumentare del valore dei prodotti agricoli che deriva dalla pretesa “”legge della popolazione”” di Malthus: “”I profitti tendono naturalmente a diminuire perché, nel progresso della società e della ricchezza, il soprappiù di sostentamenti necessari esige un lavoro sempre crescente””. A questo proposito Marx nota: “”Gli economisti che, come Ricardo, considerano come assoluto il modo capitalistico di produzione, si rendono conto a questo punto che tale modo di produzione si crea esso stesso dei limiti, e attribuiscono questi limiti non alla produzione ma alla natura (nella teoria della rendita)”” (11). Al contrario Marx dimostrerà che questa legge tendenziale del saggio di profitto non deriva da circostanze accidentali estranee al sistema capitalistico, ma al contrario dall’essenza del sistema che implica un accrescimento del capitale costante (strumenti e macchinari) e la relativa diminuzione del capitale variabile (il capitale che serve per acquistare la forza-lavoro degli operai, il solo a generare plusvalore). Questa scoperta gli consente di formulare l’idea che il capitalismo porta con se stesso la legge che lo avvia alla sua rovina: «Quello che inquieta Ricardo è che il saggio di profitto, forza motrice della produzione capitalistica, condizione e stimolo al tempo stesso dell’accumulazione, sia compromesso dallo sviluppo stesso della produzione… Viene qui dimostrato in termini puramente economici, cioè dal punto di vista borghese, entro i limiti della comprensione capitalistica, dal punto di vista della produzione capitalistica stessa, che quest’ultima è limitata e relativa: che essa non costituisce un modo di produzione assoluto ma semplicemente storico, corrispondente ad una certa, limitata epoca di sviluppo delle condizioni materiali di produzione» (12). Per finire, una delle ultime conseguenze dell’errore iniziale di Ricardo, è di non poter spiegare il fenomeno delle crisi capitalistiche. Ricardo dichiara che il profitto appare «al tempo stesso, come condizione e come impulso all’accumulazione», e anche che la produzione capitalista mira alla soddisfazione dei bisogni. Qual è il motore della produzione capitalista, il profitto o i bisogni? Ricardo utilizza entrambe le spiegazioni, e sempre allo scopo di difendere l’illimitato sviluppo della produzione capitalista, Ricardo non poteva ancora scorgere le contraddizioni profonde del sistema: il ciclo delle crisi periodiche iniziò nel 1825, e Ricardo era morto nel 1823. Il suo pensiero teorizza lo sviluppo illimitato del capitalismo”” (pag 155-157) [(11) Marx, “”Bisogno, produzione e divisione del lavoro””, in Opere filosofiche giovanili, cit., p. 242; (12) Marx, ‘Il capitale’, libro II, I, Roma, Editori Riuniti, 1970, p. 236] FILOSOFIA MARX PRIMA DEL MARXISMO, MARXISMO COME RIVOLUZIONE FILOSOFICA ALIENAZIONE LAVORO MATERIALISMO STORICO DIALETTICA E LIBERTA’, ECONOMIA POLITICA GRANDI SCOPERTE MARX, ANTIDOGMATISMO MARX STORICISMO CRITICISMO DIALETTICA MARX RICARDO CADUTA TENDENZIALE SAGGIO PROFITTO PLUSVALORE CAPITALE”,”MADS-022-FV”
“GARAUDY Roger”,”Karl Marx.”,”””Si verifica un vero e proprio mutamento storico della ricerca scientifica in economia. Marx continuerà, integrerà e supererà l’opera degli economisti classici borghesi, ponendosi come loro dal punto di vista della produzione; questa scienza economica oggettiva, già altre volte arma contro il feudalesimo, diventerà arma contro il capitalismo. L’avanguardia della classe operaia si riconosce nel ‘Capitale’. Engels scrive nel 1886: “”Il ‘Capitale’ è spesso chiamato, sul continente, la Bibbia della classe operaia””. “”Fine ultimo di questo lavoro””, scriveva Marx nella prefazione alla I edizione del ‘Capitale’, “”è di svelare la legge economica del movimento della società moderna”” (2). Da questa legge deriva il passaggio necessario dal capitalismo al socialismo, quello che Marx chiama, nel ‘Capitale’, “”l’espropriazione degli espropriatori””. Ma Marx non ha mai confuso necessità e fatalità. L’azione dell’uomo è uno degli elementi attraverso cui si compie la necessità. Marx definisce il movimento operaio: “”La partecipazione cosciente al processo storico che sconvolge la società’ (3)”” (pag 185) [(2) Karl Marx, ‘Il capitale’, cit., 1, (1), p. 18; (3) Karl Marx, ‘Herr Vogt’, p. 35]”,”MADS-027-FF”
“GARAVAGLIA Gianpaolo”,”Storia dell’ Inghilterra moderna. Società economia e istituzioni da Enrico VII alla Rivoluzione Industriale.”,”Nelle schede: governo, parlamento, dipartimenti di stato, finanze, elenco guerre, dati religione, popolazione, società, economia, schema Costituzione inglese”,”UKIx-044″
“GARAVAGLIA Gianpaolo”,”Storia dell’Inghilterra moderna. Società, economia e istituzioni da Enrico VII alla Rivoluzione Industriale.”,”Gianpaolo Garavaglia è professore di Storia moderna presso l’Università degli Studi di Milano.”,”UKIx-023-FL”
“GARAVINI Sergio”,”Sindacato di classe e condizione giovanile.”,”Anni ’70: formazione dell’area del lavoro marginale, aspetti del lavoro precario, part-time, tempo parziale”,”SIND-011-FB”
“GARAVINI Sergio ASOR-ROSA Alberto BENEDUSI Luciano; a cura di Salvatore BONADONNA, interventi di LETTIERI CELATA TONIN PASTORIN BOLAFFI DE-ANNA PEDRINI BOTTAZZI ERGAS BORGA MARIANETTI MAGLIO D’ALEMA DI-SCHIENA CRUCIANELLI ROSCIANI CORRADINI BUFFARDI FORLAI BURGOS BONDIOLI PRONI”,”Sindacato e questione giovanile.”,”Interventi di LETTIERI CELATA TONIN PASTORIN BOLAFFI DE-ANNA PEDRINI BOTTAZZI ERGAS BORGA MARIANETTI MAGLIO D’ALEMA DI-SCHIENA CRUCIANELLI ROSCIANI CORRADINI BUFFARDI FORLAI BURGOS BONDIOLI PRONI”,”SIND-001-FSD”
“GARBANI Philippe SCHMID Jean”,”Le syndicalisme suisse. Histoire politique de l’Union syndicale, 1880 – 1980.”,”Jean Schmid, 36 anni, nato a Neuchatel. Studi a Losanna. Ha condotto dei lavori di ricerca sulla storia del movimento operaio svizzero. Philippe Garbani, 34 anni, nato a Bienne, studi a Neuchatel, Geneve e Paris. E’ impegnato nell’attività sindacale e nelle ricerche sulla storia del movimento operaio e sulle sperimentazioni sociali. Membro del sindacato VPOD. “”Comme celui des pays voisins, le capitalisme suisse connaît à la fin du XIXe et au début de XXe siècle une époque extraordinairement florissante. Les petites entreprises de caractère patriarcal et familial font place – mais sans disparaître complètement – aux grandes societés anonymes. De nouvelles branches d’industrie prennent leur essor; d’autres, anciennes, connaissent un développement inconnu jusqua-là. La proportion des ouvriers de fabrique par rapport à la population résidente passe de 48 pour mille en 1882 à 55 en 1888, 64 en 1895, 73 en 1901 et 87 en 1911. En même temps, la population se concentre dans les villes: alors qu’en 1880, 15% de la population vit dans les grandes villes, ce chiffre a passé en 1910 à 26%. La population de la ville de Zurich passe de 87.000 en 1880 à 215.000 en 1910. La proportion des travailleurs étrangers dans la population augmente considérablement, surtout dans les grands centres industriels. Alors qu’en 1850 30 habitants sur 1.000 en Suisse étaient de nationalité étrangère, cette part passe à 74 en 1880 et à 147 en 1910. De plus, la composition de cette population étrangére se modifie: dans le même temps où le nombre d’Allemands en Suisse se multiplie par deux, de 1880 à 1910, celui de les Italiens quintuple. Or les Allemands travaillant en Suisse sont en majorité des artisans, des ouvriers de la petite métallurgie (serruriers, ferblantiers) ou des ouvriers spécialisés, tandis que les Italiens sont monoeuvres dans le chantiers de construction et les fabriques. Ces considérations sont essentielles pour notre sujet: il ne faut pas oublier, lorsqu’on parle du mouvement ouvrier, des grèves, etc., qu’une grande partie de la classe ouvrière suisse est composée d’immigrés, ainsi que le notait déja Lénine: «Le trait spécifique de l’impérialisme en Suisse est l’exploitation croissante des ouvriers étrangers privés de droits par la bourgeoisie de ce pays, qui fonde ses espoirs sur la division entre ces deux catégories d’ouvriers» (20)”” (pag 52-53) [Philippe Garbani Jean Schmid, ‘Le syndicalisme suisse. Histoire politique de l’Union syndicale, 1880 – 1980’, Editions d’En Bas, Lausanne, 1980] [(20) V.I. Lénine, Les Tâches des Zimmerwaldiens de gauche…, in: Oeuvres complètes, Moscou, tome XIII, p. 160] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] “”Come quello dei paesi vicini, il capitalismo svizzero ha vissuto un periodo straordinariamente fiorente tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Le piccole imprese di natura patriarcale e familiare stanno cedendo il passo – ma non scomparendo del tutto – alle grandi aziende anonime. Nuovi rami industriali decollano; altri, vecchi, conoscono uno sviluppo fino ad ora sconosciuto. La proporzione degli operai di fabbrica in rapporto alla popolazione residente va dal 48 per mille nel 1882 ai 55 nel 1888, 64 nel 1895, 73 nel 1901 e 87 nel 1911. Allo stesso tempo, la popolazione si concentra nelle città: mentre nel 1880 il 15% della popolazione viveva nelle grandi città, nel 1910 questa percentuale salì al 26%. La città di Zurigo è passata da 87.000 nel 1880 a 215.000 nel 1910. La proporzione di lavoratori stranieri nella popolazione è aumentata notevolmente, soprattutto nei grandi centri industriali, mentre nel 1850 30 abitanti su 1.000 in Svizzera erano di nazionalità straniera, questa proporzione sale a 74 nel 1880 e a 147 nel 1910. Inoltre, la composizione di questa popolazione straniera cambia: nel periodo in cui il numero di tedeschi in Svizzera raddoppia, dal 1880 al 1910, quello degli italiani quintupla. Tuttavia, la maggioranza dei tedeschi che lavorano in Svizzera sono artigiani, operai della piccola metallurgia (fabbri, lattonieri) o operai specializzati, mentre gli italiani lavorano nei cantieri e nelle fabbriche. Queste considerazioni sono essenziali per il nostro tema: non dobbiamo dimenticare, quando si parla di movimento operaio, scioperi, ecc., che gran parte della classe operaia svizzera è composta da immigrati, come ha già notato Lenin: “”La caratteristica specifica dell’imperialismo in Svizzera è il crescente sfruttamento dei lavoratori stranieri privati di diritti da parte della borghesia di questo Paese, che basa le sue speranze sulla divisione tra queste due categorie di lavoratori”” (20)”” (pag 52-53) [Philippe Garbani Jean Schmid, ‘Le syndicalisme suisse. Histoire politique de l’Union syndicale, 1880 – 1980’, Editions d’En Bas, Lausanne, 1980] [(20) V.I. Lénine, Les Tâches des Zimmerwaldiens de gauche…, in: Oeuvres complètes, Moscou, tome XIII, p. 160] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”MEOx-140″
“GARBERO Claudio”,”Lavoro produttivo e lavoro improduttivo.”,”Piero Garbero è nato a Torino dove si è laureato nel 1974 in Storia delle dottrine economiche con Claudio Napoleoni. Si occupa prevalentemente di storia del pensiero economico e dello sviluppo italiano del dopoguerra. Dal 1976 lavora presso il Laboratorio di Economia Politica “”Cognetti de Martiis””, dell’Università di Torino.”,”ECOT-183-FL”
“GARBERO Piero MAGGIORA Ferruccio”,”Inflazione. Teorie e politiche economiche alternative.”,”Piero Garbero è nato a Torino dove si è laureato nel 1974 in Storia delle dottrine economiche con Claudio Napoleoni. Ha pubblicato pure ‘Lavoro produttivo e lavoro improduttivo’, Torino, 1980. Ferruccio Maggiora è nato nel 1947. Ha lavorato presso il Laboratorio di Economia politica dell’Università di Torino (assieme a Garbero). E’ stato ricercatore del CNR all’Università del Messico. Ha pubblicato ‘Il dibattito sull’economia nell’ambito del marxismo’, Torino 1978. Come la rivoluzione della teoria e della politica economica della seconda metà degli anni ’30 è legata al nome di Keynes così al centro del dibattito attuale sull’inflazione torna in primo piano il nome di Keynes…”,”ECOT-005-FMB”
“GARBOLINO Paolo”,”La nuova arte di pensare. Elementi di logica dell’inferenza induttiva.”,”‘Poiché per la cultura giuridica è di gran lunga preferibile assolvere un colpevole piuttosto che condannare un innocente, si richiede un’altissima probabilità, una quasi certezza, per condannare. La giurisprudenza anglosassone prevede esplicitamente la formula: “”convinti della colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio””. Un problema decisionale come quello (…) era ancora scottante ai tempi di Pascal, quando non si erano spenti in Europa i fuochi delle guerre di religione: l’ipotesi (…) in gioco in questo caso era “”(…) è colpevole di eresia””. Alcuni degli uomini vissuti al tempo della Riforma e della Controriforma non erano consequenzialisti e credevano che le buone intenzioni giustificano: se le intenzioni sono buone, non è questione né di probabilità né di desiderabilità. Altri pensavano che condannare degli innocenti fosse certo cosa molto cattiva, ma credevano che fosse cosa altrettanto certa ed indiscutibile che le opinioni X fossero eretiche. Altri ancora pensavano ambedue le cose: che le intenzioni giustificano e che loro erano assolutamente certi di possedere la verità e dunque nel pieno diritto di convincere con le buone o le cattive, chiunque non la pensasse come loro. Una minoranza di uomini del ‘500 cominciò a pensarla diversamente: possiamo essere certi di aver ragione? E se non siamo certi di aver ragione, eppure condanniamo un uomo, magari a morte, non possiamo neppure essere certi che ciò che stiamo facendo non sia un delitto. Nel 1553 a Ginevra era stato mandato al rogo Miguel Serveto, un esule spagnolo che aveva creduto di trovare la libertà di coscienza presso i Protestanti, perché non era d’accordo con Calvino a proposito della Santissima Trinità. Sebastiano Castellione, un umanista ginevrino, esiliato a Basilea per dissidi con Calvino sull’interpretazione della Bibbia, pensò che fosse ora di finirla e scrisse, nel 1563, un libretto intitolato ‘L’Arte di dubitare e di credere, di ignorare e di sapere’: “”Salomone dice nell’Ecclesiaste che c’è un tempo di nascere, ed un tempo di morire, un tempo di seminare, ed un tempo di credere, un tempo di non sapere, ed un tempo di sapere. Ecco la ragione che si ha di dubitare: tenere l’incerto per certo e non avere il minimo dubbio al suo riguardo è cosa temeraria e piena di pericoli; nessuno lo negherà”” (Castellione, 1953, pag. 76]. Nello stesso anno sempre a Basilea, fu pubblicato un libro dal curioso titolo ‘Gli stratagemmi di Satana’, opera di un italiano esule per motivi religiosi, Jacopo Aconcio, vicino al circolo di Castellione. In esso Aconcio rovesciava l’accusa che i dubbi in materia di fede fossero ispirati da Satana. Al contrario, è la convinzione che si possa e si debba possedere la verità ad essere ispirata da Satana, perché da questa convinzione discende l’altra, che si debba convincere tutti della propria verità, e da ciò le persecuzioni, la divisione delle chiese, le guerre di religione, che sono tutte opere diaboliche: “”poiché è tanto proprio dell’uomo l’errare, bisogna che nessuno, che sia uomo, sia tanto sicuro di sé da essere persuaso di non poter errare, e da pensare, qualunque problema venga in discussione, che gli sia inutile sentire in proposito le parole di chicchessia. (…) Il massimo impedimento per la conoscenza del vero si ha quando si è fortemente persuasi di non essere traviati da nessun errore, e invece la via diretta e il primo inizio per riconoscere l’errore si ha quando sorge un sospetto dell’errore”” [Aconcio, 1946, pagg. 56-7]. Il risultato immediato per Castellione ed i suoi amici fu quello di attirarsi l’accusa di essere seguaci della filosofia ellenistica dello Scetticismo, accusa che poteva avere conseguenze spiacevoli, all’epoca. Alcuni di loro, già profughi, dovettero abbandonare anche la Svizzera. L’opera di Aconcio si diffuse negli ambienti razionalistici del ‘600 specialmente in Inghilterra dove nel 1647, in piena Rivoluzione venne tradotta dal latino con una dedica del traduttore, molto significativa, a Cromwell e al Parlamento. La dedica non impedì che lo stesso Parlamento condannasse l’opera come ereticale nel 1649″” (pag 122-123)]”,”FILx-015-FB”
“GARCIA Victor”,”Museihushugi. Breve storia del movimento anarchico giapponese.”,”Victor GARCIA ha fondato e diretto numerosi periodici e riviste anarchiche in Francia e in America Latina. Ha collaborato alla stampa libertaria spagnola. E’ autore di diverse opere.”,”ANAx-101″
“GARCIA Victor”,”Utopias y Anarquismo.”,”GARCIA, per anni esponente della Confederacion Nacional de Trabajo, CNT, è stato chiamato “”il Marco Polo dell’ anarchia”” per l’ aver portato il suo pensiero anarchico in giro per il mondo e per aver aperto la sua mente a tutte le culture del mondo. E’ morto nel 1991. Victor GARCIA era lo pseudonimo. Il suo vero nome era Germinal GRACIA.”,”ANAx-147″
“GARCIA VENERO Maximiano”,”Historia de las internacionales en España, 1868-1914.”,”L’A ha scritto altre opere sul nazionalismo catalano e basco. La casa editrice è franchista. IISG di Amsterdam non ha fornito tempestivamente la documentazione sollecitata dall’ autore.”,”MSPx-027″
“GARCIA MARQUEZ Gabriel”,”Cronaca di una morte annunciata.”,”””Pericoli s’ aspetti, il falco che corre dietro a gazza guerresca”” (Sulla caccia d’ amore, versi del poeta cinquecentesco Gil VICENTE ‘Halcón que se atreve con garza guerrera, péligros espera””) (pag 71) “”Molto tempo più tardi, in un’ epoca incerta in cui cercavo di capire qualcosa su me stesso vendendo enciclopedie e libri di medicina per i paesetti della Guajira, giunsi per caso fino a quel mortorio di indios. (…)””. (pag 95) “”Era tale la perplessità del giudice istruttore di fronte alla mancanza di prove contro Santiago Nasar, che il suo buon lavoro sembra a momenti alterato dalla delusione. Nel foglio 416, di suo pugno e con l’ inchiostro rosso del farmacista, scrisse una nota a margine: ‘Datemi un pregiudizio e muoverò il mondo’. Sotto questa perifrasi di sconforto, con un tratto felice dello stesso inchiostro di sangue, disegnò un cuore attraversato da una freccia. Per lui, come per gli amici più prossimi di Santiago Nasar, lo stesso comportamento di questi nelle ultime ore fu una prova schiacciante della sua innocenza.”” (pag 107)”,”VARx-193″
“GARCIA DELGADO José Luis”,”Origenes y desarrollo del capitalismo en España. Notas criticas.”,”GARCIA DELGADO José Luis (Madrid, 1944) dal 1967 studia e ricerca sui temi dell’ economia spagnola come professore dell’ Universidad Complutense di Madrid e del ICAI. E’ segretario del comitato di redazione di Anales de economia. Ha pubblicato molte opera (v. 2° di copertina). “”Se adesso si considera l’ influenza negativa per la nascente industria siderurgica-metallurgica della ‘franquicia arancelaria’ (1) (concessa dalla legge del 1855 per le importazioni di materiali, fissi o mobili, destinati alla costruzione e allo sfruttamento delle linee ferroviarie) e il fatto che una parte degli aiuti di capitali drenati dal Tesoro pubblico si canalizzano pure verso le rotaie, si possono tirare due conclusioni della massima importanza: 1. che la costruzione accelerata dell’ infrastruttura ferroviaria spagnola nella decade 1856-1866 (5000 km) non produce “”nessun impatto positivo nell’ industria manifatturiera, neppure nella metallurgica (…)””. (…) 2. che la crescita del settore bancario, cha ha luogo a partire dalla legge del 1856, e che è a sua volta condizione e riflesso dell’ auge delle costruzioni di ferrovie e della canalizzazione dei finanziamenti verso di esse, finisce per “”danneggiare”” più che “”favorire”” l’ industrializzazione. (…)””. (pag 39-40) (1) Reposición con franquicia arancelaria: Régimen aduanero que permite importar, por una sola vez con liberación del pago de los impuestos de importación, mercancías equivalentes en cantidad, descripción, calidad y características técnicas, a aquellas respecto a las cuales fueron pagados los impuestos de importación, y que fueron utilizadas en la producción de mercancías exportadas previamente, con carácter definitivo. (Art. 61 del Reglamento de la Ley Orgánica de Aduanas sobre Regímenes de Liberación, Suspensión y otros Regímenes Aduaneros Especiales).”,”SPAx-077″
“GARCIA Victor”,”L’ internazionale operaia.”,”Titolo originale La Internacional Obrera, Ediciones FIJL Caracas 1964 Il secondo Congresso dell’AIT, 2 settembre 1867, Losanna. “”Il numero dei delegati era aumentato rispetto a quello di Ginevra. Furono 72 e, giustamente – osserva G.D.H. Cole – l’assemblea tornò ad essere un Congresso franco-svizzero. Infatti, 37 delegati erano svizzeri e 20 francesi. Le risoluzioni, di conseguenza, stavano per essere influenzate dal pensiero proudhoniano. Marx, il quale si mostrava più ottimista di quanto non lo fosse in occasione del Congresso di Ginevra, non poté che accusare il colpo e già pensava di contrastarlo a Bruxelles nel Terzo Congersso. Scriveva infatti ad Engels l’11 settembre: “”Nel prossimo congresso di Bruxelles, io personalmente dirigerò la faccenda e darò il colpo finale a questa caterva di proudhoniani””. Ed Engels questo grande dispregiatore della base – come lo era lo stesso Marx – gli risponde, covando le stesse speranze e sottolineando con una certa dose di cinismo: “”Tuttavia, fino a quando il Consiglio Generale avrà sede a Londra, tutte queste risoluzioni (le proudhoniane) non sono che una perdita di tempo””””. (pag 39)”,”INTP-045″
“GARCIA Victor”,”Three Japanese Anarchists: Kotoku, Osugi and Yamaga.”,”GARCIA Victor pseudonimo di Germinal GRACIA, esponente del movimento libertario della Catalogna, ha partecipato alla guerra civile, poi è riparato in Francia, per tornare nel dopoguerra in Spagna ed essere arrestato. Primo segretario della IJA (Antifascist Youth International) ha poi soggiornato in Venezuela e girato il mondo. Il congresso socialista del 17 febbraio 1907 ‘Shakai Shugi Kyokai’ congress. “”The socialist congress ended with three clearly defined schools of thought: the blatantly anarchist current of Denjiro Kotoku, Sen Katayama ‘s current which embraced parliamentarism, and a current headed by Toshihiko Sakai which steered a neutral course”” (pag 1) “”The urge to make anarchist ideas accessible to the Japanese masses was what impelled Kotoku to make translations from the libertarian philosophers and especially from Kropotkin. Osugi had the same notion in mind when he translated Darwin’s ‘The Origin of Species’, numerous books by Wallace, Gustave Le Bon, Howard Moore and others, thanks especially to a stunning facility for languages that afforded him mastery of half a dozen western languages.”” (pag 7)”,”MJAx-027″
“GARCÍA DE CORTÁZAR Fernando GONZÁLES VESGA José Manuel”,”Storia della Spagna. Dalle origini al ritorno della democrazia.”,”Fernando Garcia de Cortázar insegna storia contemporanea all’Università di Deusto. Autore di una ventina di libri, collabora abitualmente con alcune testate nazionali spagnole. José Manuel Gonzáles Vesga è un suo discepolo.”,”SPAx-012-FL”
“GARCÍA PALACIOS Luis; DURGAN Andy; GUTIÉRREZ ALVAREZ José; GUILLAMON IBORRA Augustin; BROUE’ Pierre”,”Espagne: hommes et courants. Mon chemin a croisé celui de Trotsky (Palacios); Les Trotskystes espagnols et la fondation de POUM (Durgan); Nin, Maurin et Andrade dans l’histoire du marxisme espagnol (Alvarez); La Question anarchiste (Alvarez); G. Munis, un révolutionnaire méconnu (Iborra).”,”OCE Opposizione comunista spagnola ICE Sinistra comunista di Spagna”,”TROS-326″
“GARCIA Arturo Morgado”,”El clero gaditano a fines del Antiguo Regimen. Estudio de las ordenes sacerdotales (1700-1834).”,”Càdice è una città della Spagna di 113 066 abitanti che si trova nella comunità autonoma dell’Andalusia ed è capoluogo dell’omonima provincia.”,”SPAx-020-FSL”
“GARCIA-DE-CORTAZAR Fernando GONZALEZ-VESGA José Manuel”,”Storia della Spagna. Dalle origini al ritorno della democrazia.”,”Fernando GARCIA-DE-CORTAZAR insegna storia contemporanea nell’Univ di Deusto. Autore di una ventina di libri, collabora abitualmente con alcune testate nazionali spagnole. GONZALEZ-VESGA è un suo discepolo.”,”SPAx-016″
“GARCÍA-DE-PALACIO Diego”,”Diálogos Militares.”,”GARCÍA DE PALACIO Diego, Giurista spagnolo (sec. XVI), membro del Consiglio delle Indie, funzionario della Udienza del Guatemala (1573), attraversò l’interno del paese e ne lasciò una relazione diretta a Filippo II (1576); funzionario nel Messico (dal 1579), nel 1587 comandò una spedizione diretta contro DRAKE Francis.Giurista che si occupa di questioni militari non è raro nel XVI sec. Il testo contiene nell’ultima parte (Libro 4°) molti schemi e disposizioni tattiche delle formazioni di combattimento. Errore data nascita non 1530 ma 1539 Ambrosero in Cantabria. Lungo il testo sono evidenziati i riferimenti storici dell’Autore (TITO LIVIO, MACCHIAVELLI ec.) Tiratura mille copie”,”QMIx-057-FSL”
“GARCÍA-PERALTA Beatriz”,”Ernesto da Silva (1868-1903) y la biografía de líderes obreros em Portugal.”,”SÉMATA, Ciencias Sociais e Humanidades, 2020, vol. 32: 151-176 Ernesto da Silva (1868-1903) y la biografía de líderes obreros en Portugal Ernesto da Silva (1868-1903) and the Biography of Labor Leaders in Portugal BEATRIZ PERALTA GARCÍA Universidad de Oviedo https://orcid.org/0000-0001-8232-7493 bperalta@uniovi.es Resumen Los líderes obreros han recibido, en general, muy poca atención por parte de los historiadores, que se han ocupado más de estudiar las organizaciones obreras (surgimiento, desarrollo, implantación entre las masas de asalariados, etc), o su papel en la historia política contemporánea. Con excepción de sus líderes más conocidos, que protagonizan sus fuentes, biografíar a otros menos celebrados es una cuestión de alguna dificultad para el historiador, que debe resolver imaginativamente su mayor problema: la falta de reflejo en las fuentes habituales, tales como la prensa, actas de reuniones, opúsculos, panfletos, textos programáticos…, etc. Este artículo se acerca sobre todo a la biografía de los líderes socialistas del siglo XIX a través de la pervivencia de su memoria en los militantes socialistas coetáneos, hasta alcanzar a los historiadores profesionales. Palabras clave: Socialismo, Partido Socialista Portugués, líderes obreros, biografía, Portugal. Abstract Labor leaders have generally received very little attention from historians, who have been more concerned with studying workers’ organizations (emergence, development, implantation among the masses of wage-earners, etc.), or their role in political history contemporary. With the exception of its best-known leaders, who star in its sources, the biography of others less celebrated is a matter of some difficulty for the historian, who must imaginatively solve his biggest problem: the lack of reflection in the usual sources, such as the press, meeting minutes, booklets, pamphlets, program texts …, etc. This article is especially close to the biography of the socialist leaders of the 19th century through the survival of their memory in contemporary socialist militants, until reaching professional historians. Palabras clave: socialism, Portuguese Socialist Party, labor leaders, biography, Portugal. 152 Beatriz Peralta García: Ernesto da Silva (1868-1903) y la biografía de líderes obreros en Portugal “Em todo o caso a Revista continua. As inovações que se lhe fazem consistirão em a tornar mais congénere e adequada à mediocridade do Público — que se não interessa por alta literatura, e quer contos, viagens, biografias, etc”. Eça de Queiroz, Correspondência. “Os homens que, sempre revestidos d’uma modestia natural, seguem a estrada recta do dever, sem se deixarem perder pelas encruzilhadas onde a dignidade sossobra, não têem biographia”. J. Fernandes Alves, Antonio Joaquim da Conceição Pires. “(…) a vida dos trabalhadores, no plano individual e colectivo tem sido descrita por grandes sociólogos, principalmente a partir dos meados do século XIX (…), mas o certo é nenhum deles ser procedente da classe operária”. José Silva, Memórias de um operário. INTRODUCCIÓN A principios de abril de 1890 el novelista portugués José Maria Eça de Queiroz (1845-1900)1 se encontraba en Oporto resolviendo asuntos familiares y personales. Para ello debió abandonar, durante algunos meses, sus responsabilidades como cónsul de Portugal en París, cargo que ejercía desde 1888. Entre los primeros, la herencia de su esposa, Emília de Castro, hija de la condesa de Resende, recientemente fallecida; entre los segundos, dinamizar la publicación que dirigía, Revista de Portugal, que atravesaba por algunas dificultades económicas. La solución parecía pasar por abrirla a un público más vasto con el ánimo de ganar suscriptores, lo que suponía adaptarla a un gusto que Eça calificaba de “mal educado e superficial”, según le explicaba a su esposa en una carta escrita pocos días después de instalarse en la ciudad. Y concluía: “É o que naturalmente se fará”2 . Unos días más tarde, le anunciaba la reestructuración que la publicación había sufrido, tanto a nivel directivo como en los contenidos, que se habían aligerado abandonando la llamada “alta literatura”, esto es, artículos de análisis, ya fuese histórico, literario, económico, político, artístico, etc., privilegiando géneros considerados menores: el cuento, frente a la que era conceptuada como su “hermana mayor”, la novela; los relatos de viajes, y las biografías. “Nada do que ele (el pueblo) gosta lhe recusaremos a não ser a charada”3 , escribió, es decir, se negaba a publicar cualquier texto que supusiese un mero entretenimiento lúdico. Sirva esta pequeña pero esclarecedora anécdota para valorar el desprestigio del género biográfico a finales del Ochocientos a través de un intelectual de prestigio. Género superficial, carente de análisis, popular, no fue objeto de interés en décadas posteriores hasta el punto de que casi un siglo después del lamento de Eça, el profesor Antonio Mo1 Autor, por ejemplo, de obras como O primo Basílio (1878), O crime do padre Amaro (1880), Os Maias (1888), y A ilustre casa de Ramires (1897), entre otras. 2 Queiroz, Eça de, “425. A Emília de Castro”, Correspondência. Volume II, organização e anotações de A. Campos Matos, s.l., Caminho, 2008, p. 32. La carta está fechada en Oporto, el día 22 de marzo de 1890. 3 Queiroz, Eça de, “421. A Emília de Castro”, ídem, p. 40. SÉMATA, 2020, vol. 32: 151-176 153 rales Moya fijaba entre el final de la IIª Guerra Mundial y los años 80 del siglo XX el agotamiento histórico-literario de la biografía4 . Frente a lo que pudiera pensarse teniendo en cuenta las quejas del célebre novelista portugués, hasta al menos el siglo XVIII la biografía era muy estimada, porque las vidas de personajes ilustres tenían un carácter político, lo que las convertía en narraciones muy apreciadas por su cercanía con los tratados de Filosofía Política5 . No trataremos de abordar una “historia o biografía” de la misma biografía, sino antes constatar el posterior cambio de tendencia desde las décadas finales del siglo XX y hasta la actualidad, como ya el profesor Morales Moya notaba en su artículo, lo que hace de ella un género atractivo tanto para los historiadores como para el público en general —en esto último, al menos, no se observa cambio de tendencia. Esta afirmación contiene, además, dos nociones consensuales, a saber: que se trata de un género historiográfico específico, y también que en la medida que interesa al público contiene algunas características particulares que la vinculan con la literatura. En general, como señala la profesora Maria de Fátima Bonifácio, subyace la idea de que un relato biográfíco debe presentar un enredo, una trama, una intriga dramática que permita la reconstrucción histórica destacando la figura del personaje como elemento dominador, aspecto este que lo hace entroncar con otras estructuras narrativas, como la autobiografía y los libros de memorias6 . Además, en la medida en que favorece la reconstitución de determinada época o período en el que el personaje histórico habría tenido una presencia destacable o, incluso, determinante, estaremos en presencia de una biografía “política”, como subraya la historiadora antes citada, de la que quedarían fuera figuras menores, de personajes anónimos, que no serían sino ejemplos de una colectividad. Transitaríamos por lo tanto, de la histórica política a la historia social. Así, aplicadas estas consideraciones al estudio del movimiento obrero, se imponen algunas preguntas: ¿dónde se situaría la biografía de sus líderes? ¿Hasta qué punto socialistas tan conocidos para los investigadores como José Fontana o Azedo Gneco, y otros menos destacados, como Ernesto da Silva, todos muy populares en los medios obreros de finales del siglo XIX pero tal vez desconocidos entre los principales agentes de la política partidaria de la época, pueden ser protagonistas de una “historia política” o, incluso, de una “historia social”, según el caso? Parece imponerse un cambio de perspectiva. Se trataría no tanto de escoger a una figura relevante por su capacidad para influir en el devenir histórico, sino de estudiar hasta qué punto estos líderes obreros, o su liderazgo dentro de las organizaciones obreras, influyeron en ese devenir histórico. A estos interrogantes se añade otro, este de carácter puramente técnico, pues ¿cómo proceder a la reconstrucción biográfica de un líder y de 4 Morales Moya, Antonio, “Biografía y narración en la Historiografía actual”, en Sánchez Nistal, José María, y otros, Problemas actuales de la Historia. 3as Jornadas de Estudios Históricos, Salamanca, Universidad de Salamanca, 1993, p. 229. 5 Alférez Sánchez, María, “La Vida de Quevedo de Pablo de Tarsia: un modelo excepcional en la producción biográfica del Siglo de Oro”, Revista de Historiografía, 30, 2019, pp. 225-244. 6 Bonifácio, Maria Fátima, “Biografia e conhecimento histórico”, Estudos de história contemporânea de Portugal, Lisboa, ICS, 2007, p. 243. 154 Beatriz Peralta García: Ernesto da Silva (1868-1903) y la biografía de líderes obreros en Portugal su época dadas las dificultades para seguir su rastro entre los vestigios documentales que nos han llegado? Lo dificultoso de la empresa no debería desanimar al historiador profesional, pues entendemos que biografiar a estas personalidades ofrece otra mirada dentro de la historia política y de la historia social, fundiendo ambas perspectivas, de suerte a crear un relato que contemple no solo rasgos propios de estas disciplinas sino que, necesariamente, debe incluir otros elementos. Entre ellos, el recurso a fuentes de análisis menos habituales, como las periodísticas y las literarias, ya que muchos de estos obreros fueron autores de una vasta producción narrativa, lírica y dramática, además de artículos periodísticos diversos, de consulta imprescindible. La biografía de estos líderes vendría a funcionar a un tiempo como género e instrumento de análisis, por lo que se hace necesario empezar por identificarlos a ellos y a su obra, ya que muchos permanecen, aún en la actualidad, en el anonimato. LOS FUNDADORES Y LA «TRIADA SALEMISTA». MEMORIA Y BIOGRAFÍA DE LÍDERES OBREROS EN PORTUGAL (1875-1910) Uno de los mayores hitos en la historia del movimiento obrero en Portugal fue la fundación en Lisboa del Centro Promotor dos Melhoramentos das Classes Laboriosas (1852-1873) al amparo del nuevo marco legislativo tras la llegada al poder de Fontes Pereira de Melo en el gobierno salido del golpe de Estado del duque de Saldanha (1851- 1856), y su apuesta por el desarrollo de un capitalismo industrial basado en la inversión pública. El Centro Promotor nacía con la voluntad de evitar la conflictividad laboral fomentando el asociacionismo entre los trabajadores, y con una vocación interclasista que favorecía la convivencia de liberales progresistas, republicanos y socialistas, en general muy influidos por las doctrinas de Fourier y Saint-Simon. Ahí llegarían a recalar los escritores y periodistas António Pedro Lopes de Mendonça (1826-1865) y João Bonança (1836- 1924), el ingeniero Francisco Maria de Sousa Brandão (1818-1892), el tipógrafo Francisco Vieira da Silva (1825-1868). o el grabador Eudóxio César Azedo Gneco (1849-1911), futuro dirigente del Partido Socialista Portugués. Hacia mediados de los años 60 la realización en su sede de un Congreso Social (1865) que debatió los límites y características que debía tener el asociacionismo en Portugal, mostró la existencia de una nueva sensibilidad hacia el mundo del trabajo entre los socios que florecerá pocos años después. A principios de la nueva década surgirá una generación de jóvenes muy influidos por las ideas de la AIT y la reciente experiencia de la Comuna de París, entre ellos, Antero de Quental (1842- 1891), miembro del grupo literario “generación de 70” al que también pertencía el escritor Eça de Queiroz, antes referido7 , y el tipógrafo José Fontana (1840-1876). En comunión con las actividades propagandísticas desarrolladas habitualmente dentro de la institución 7 Sobre la historia del Partido Socialista Portugués, vid. Peralta García, Beatriz, “El Partido Socialista Portugués y la literatura de combate. La obra literaria de Ernesto da Silva”, Revista Historia Autónoma, 11, SÉMATA, 2020, vol. 32: 151-176 155 organizarán, en mayo de 1871, las célebres Conferências do Casino Lisbonense, que tanto alarmaron al marqués de Ávila, a la sazón presidente del Consejo de Ministros, motivo por el que decretó su prohibición inmediata. Argumentaba el despacho ministerial que ahí se exponían, y sostenían, doctrinas y proposiciones que atacaban a la religión y a las instituciones políticas del Estado. Entendía, además, que constituían un “abuso” del derecho de reunión, y una “ofensa” a las leyes del reino y al “código fundamental da monarquia”8 . Tales “doctrinas y proposiciones” eran la apuesta de algunos miembros del Centro Promotor para orientarlo hacia un socialismo más reivindicativo, lo que generó una fuerte tensión interna. El punto de inflexión se produjo con la ingerencia del Ministro do Reino y antiguo socio António Rodrigues Sampaio en los asuntos del Centro Promotor, al negarse a amparar en él discusiones políticas. A finales de ese año Fontana y sus seguidores —Eduardo Maia (1845-1897), José Correia Nobre França (1838-1920) y Sousa Brandão— se harán con el control del Centro Promotor, aunque la pretensión de reconducirlo hacia una organización socialista de corte internacionalista fracasó9 . A partir de este momento lo abandonan definitivamente para comenzar a organizar el movimiento social ….”,”MEOx-003-FGB”
“GARCIA-PRADAS José”,”Teniamos que perder!”,”L’autore dopo gli studi interrotti di diritto, fu corrispondente del giornale ‘La Tierra’, poi venne incorporato nella redazione di questo foglio a Madrid. Ma nel 1935 si trovò in conflitto ideologico con il suo direttore e se ne andò. Dopo alcuni mesi senza lavoro, nel febbraio del 1936 entrò nella CNT. Scoppiata la guerra partecipò ai primi combattimenti e poi divenne redattore capo e direttore del giornale CNT per il resto della guerra, e come membro del Comité del Movimiento Libertario per la Regione del Centro, contribuì ad organizzare alla rivolta contro Negrin e i comunisti. Con il Consiglio di difesa fuggì da Madrid per riparare in Francia e a Londra. Durante il suo esilio collaborò alla stampa del Movimento Libertario, quindi, contrario alla violenza, nel 1951 si fece da parte e si diede al lavoro di traduzione e di studi storici sulla antica guerra tra Spagna e Inghilterra. Tuttavia mantenne la sua posizione di spagnolo e di libertario.”,”MSPG-293″
“GARDE Paul”,”I Balcani.”,”Prof emerito all’Univ di Provenza (Aix), GARDE ha insegnato anche a Yale, Columbia (USA) e Ginevra. Specialista di lingue slave è autore di opere di linguistica generale e traduttore di poesia russa. Profondo conoscitore dei paesi slavi e balcanici e in particolare della ex-JUG, ha pubblicato recentemente un libro sul conflitto JUG e gli attuali problemi balcanici ‘Vie et mort…’ e vari articoli.”,”EURC-031″
“GARDE Paul”,”I Balcani. Un manuale per capire. Un saggio per riflettere.”,”Per Paul Garde, esperto dello scacchiere balcanico, i drammatici conflitti che scuotono la regione diventano intellegibili solo se si tiene conto del peso della storia e della posta in gioco sul piano globale.”,”EURC-092-FL”
“GARDINI Raul; a cura di PERUZZI Cesare”,”A modo mio.”,”Cesare PERRUZZI ha pubblicato nel 1987: ‘Il caso Ferruzzi’, IL SOLE 24 ORE.”,”ECOG-007″
“GARDINI Gian Luca”,”L’America Latina nel XXI secolo. Nazioni, regionalismo e globalizzazione.”,”GARDINI Gian Luca è docente di relazioni internazionali e politica dei paesi latino americani e vicedirettore dell’Europea Research Institute presso l’Università di Bath.”,”AMLx-116″
“GAREGNANI Pierangelo”,”Marx e gli economisti classici. Valore e distribuzione nelle teorie del sovrappiù.”,”Pierangelo Garegnani ha studiato economia all’Università di Pavia e poi a quella di Cambridge e presso il Massachussets Institute of Technology. Ha poi insegnato nell’Università di Roma. Ha pubblicato tra l’altro ‘Il capitale nelle teorie della distribuzione’ (1960).”,”ECOT-038-FF”
“GARELLI Franco”,”Religione e Chiesa in Italia.”,”Franco GARELLI insegna sociologia della conoscenza nella Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Torino. Tra le sue opere: ‘La generazione della vita quotidiana’ (1984), ‘La religione dello scenario’ (1986), ‘Valori, scienza e trascendenza’ (con A. ARDIGO’).”,”RELC-013 ITAS-044″
“GARELLI Franco”,”Forza della religione e debolezza della fede.”,”Franco GARELLI insegna Sociologia della conoscenza e Sociologia dei processi culturali nell’ Università di Torino. Ha scritto varie opere sul tema della fede religiosa (v.retrocopertina).”,”RELC-086″
“GARELLI Franco”,”La generazione della vita quotidiana. I giovani in una società differenziata.”,”Associazionismo politico giovanile fenomeno prevalentemente metropolitano (gruppi politici, sociali; culturali, educativi, religiosi, sportivi). “”Una terza caratteristica di questo tipo di associazionismo è data dall’ orientamento ideologico. I 2/3 dei giovani (66,2%) aderenti ai gruppi politici sono orientati a sinistra (contro una media sul totale del campione del 30,6%), mentre il 3.6, il 5 e il 7.9% risultano rispettivamente su posizioni di centro-sinistra, di centro e di destra (aree nelle quali confluiscono rispettivamente l’ 8.4, il 13.4 e il 6.2% del campione). Pertanto in questa situazione di scarsa presenza dei gruppi politici nel contesto dell’ associazionismo giovanile organizzato l’ area politica meno rappresentata risulta quella moderata, di centro, mentre assai più rappresentata (pur sempre relativamente) quella di sinistra e per certi versi anche quella di destra.”” (pag 238)”,”GIOx-033″
“GARETH STEDMAN Jones”,”Londra nell’età Vittoriana. Classi sociali, emarginazione e sviluppo: uno studio di storia urbana.”,”Gareth Stedman Jones, docente di Storia contemporanea all’Università di Cambridge, è anche membro del Comitato di redazione della New Left Review. Ha pubblicato numerosi saggi. Attualmente sta lavorando ad una biografia di Engels.”,”UKIS-005-FL”
“GARGANI Aldo G.”,”Hobbes e la scienza.”,”Aldo Gargani è nato a Genova, è professore di storia della filosofia moderna e contemporanea all’Università di Pisa. Ragionamenti scientifici e metodo scientifico di Galileo Galilei”,”SCIx-129-FF”
“GARGANI Aldo”,”Freud Wittgenstein Musil.”,”‘Indagando le forme letterarie, filosofiche e scientifiche della cultura austriaca del Novecento, Aldo Gargani analizza le immagini nelle quali Freud, Wittgenstein, Musil e altri hanno rappresentato la crisi della civiltà contemporanea nella quale gli uomini, privati del senso della motivazione delle loro azioni, sono gettati in un mondo in cui le esperienze si sono rese indipendenti dall’uomo”” e in cui “”la dissoluzione del rapporto antropocentrico è giunta alla fine sino all’io””‘ (Musil) (…) (quarta di copertina”,”TEOS-037-FRR”
“GARIBALDI Luciano”,”Le soldatesse di Mussolini. Con il memoriale inedito di Piera Gatteschi Fondelli generale delle Ausiliarie della RSI.”,”L. GARIBALDI, giornalista, è autore di varie cronache storiche e biografie.”,”ITAF-069″
“GARIBALDI Luciano, con Riccardo CANIATO Luigi CONFALONIERI Alessandro RIVALI”,”I giusti del 25 aprile. Chi uccise i partigiani eroi?”,”Tre partigiani, già ufficiali dell’esercito, di fede religiosa furono uccisi nel momento culminante della loro battaglia. Da chi?.. (retrocopertina)”,”ITAR-279″
“GARIBOLDI Leonardo a cura”,”Einstein. Dalla relatività alle onde gravitazionali.”,”””L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo”” (A. Einstein) (in apertura) Einstein nel 1952 rifiuta la presidenza di Israele (pag 24) L’inerzia di un corpo dipende dal suo contenuto di energia? L’articolo contiene la relazione che unifica energia e materia: E = mc² (pag 18) Leonardo Gariboldi è ricercatore in Storia e didattica della fisica presso il Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi di Milano. Si occupa di storia della fisica del XIX e XX secolo, in particolare della fisica militanese.”,”SCIx-530″
“GARIGLIO Bartolo”,”Progettare il postfascismo. Gobetti e i cattolici (1919-1926).”,”Bartolo Gariglio è professore straordinario d Storia Contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche di Torino. Attento alle tematiche gobettiane, ha pubblicato ‘Stampa e opinione pubblica nel Risorgimento’ (Angeli) e ‘Con animo liberale. Piero Gobetti e i popolari. Carteggi 1918-1926’ Dedica dell’autore a GM Bravo”,”ITAD-001-FMB”
“GARIN Eugenio”,”Intellettuali italiani del XX secolo.”,”GARIN Eugenio è stato professore di storia della filosofia nell’ Università di Firenze e nella Scuola Normale superiore di Pisa. Ha studiato l’ Umanesimo e il Rinascimento e i problemi della cultura italiana dopo l’ Unità. Ha scritto molte opere (v.retrocopertina).”,”ITAD-019″
“GARIN Eugenio”,”Rinascite e rivoluzioni. Movimenti culturali dal XIV al XVIII secolo.”,”GARIN è nato a Rieti nel 19019. Ha insegnato per alcuni decenni all’ Università di Firenze e poi alla Scuola normale superiore di Pisa. “”Ormai, in quel nodo straordinario- Keplero, Galileo, Cartesio – in quegli anni eccezionali, si delineava una nuova concezione filosofica dell’ uomo e del mondo, solidale con una nuova scienza, in un circolo mirabilmente fecondo. (…) un’ altra epoca era cominciata nei rapporti tra l’ uomo e la realtà secondo l’ espressione famosa di Kant: “”essi compresero che la ragione vede solo ciò che lei stessa produce secondo il proprio disegno””. (pag 280)”,”SCIx-159″
“GARIN Eugenio a cura, saggi di P. BURKE A. CHASTEL M. FIRPO E. GARIN M.L. KING J. LAW M. MALLETT A. TENENTI T. TODOROV”,”L’ uomo del Rinascimento.”,”””Fu lui (Alessandro FARNESE, papa Paolo III) ad approvare l’ istituzione della Compagnia di Gesù di Sant’ Ignazio di Loyola, nel settembre 1540, e ad appoggiare i nuovi ordini che sarebbero stati altrettanti pilastri della Controriforma: barnabiti, teatini, cappuccini. Fu lui ad accedere, seppur a malincuore, alla richiesta imperiale di intavolare colloqui di religione con i protestanti riunendo i dotti e i moderati delle due parti intorno a uno stesso tavolo alla ricerca di un improbabile accordo dottrinale,e soprattutto a impegnarsi seriamente, superando notevoli difficoltà e non infondati timori, nella convocazione del concilio. Fu lui a trovare un accordo sulla sede tridentina e a vedere la conclusione della prima e decisiva fase, tra il 1545 e il ’47, con l’ approvazione di alcuni fondamentali decreti teologici.”” (pag 117)”,”STOS-092″
“GARIN Eugenio”,”L’ umanesimo italiano. Filosofia e vita civile nel Rinascimento.”,”Nato a Rieti nel 1909, Eugenio GARIN è professore di storia della filosofia nell’ Università di Firenze dove ha studiato e insegnato dal 1936. Si è sempre occupato di cultura filosofica medievale e umanistica. Questo volume è stato preceduto da un lavoro su G. PICO (1937). ‘L’ umanesimo italiano’ è apparso per la prima volta in tedesco nel 1947. GARIN ha pubblicato molte altre opere (v. retrocopertina). “”Né mai il Piccolomini si stancherà di ripetere che è vano disperdersi “”dietro alle inutili e minute questioncelle”” dei logici occamisti, non avendo valore alcuno il disputare per disputare. “”Laonde molte volte mi vien pietà di coloro che, nell’ età pochi anni addietro alla nostra, ne gli studii delle lettere s’ essercitavano conciosiaché… dalla verità sempre si dipartivano, alla quale per proprie e diritte strade, non per torte e rimote, fa mestieri che vengan coloro che, non il vero per dubitare e per contendere, ma il dubitare per trovare il vero s’ ingegnano d’ andar cercando””. (pag 172)”,”ITAG-122″
“GARIN Eugenio”,”Storia della filosofia italiana. Volume secondo.”,”””Il dissidio che scaturisce da Machiavelli, si compone nel comandamento dell’ onore e dell’ ambizione proprio del Guicciardini. “”Quegli uomini conducono bene le cose loro in questo mondo, che hanno sempre innanzi agli occhi lo interesse proprio, e tutte le azione sue misurano con questo fine; ma la fallacia è in quegli che non cognoscono bene quale sia lo interesse suo (…)”” (pag 730) “”Ora Galileo combatteva ogni appello all’ autorità, qualunque essa fosse, diversa dalla ragione e dalla sensata esperienza. “”Lo stesso Aristotele m’ha insegnato quietar l’ intelletto a quello che m’è persuaso dalla ragione, e non dalla sola autorità”” (IV, 65)”” (pag 839)”,”ITAG-123″
“GARIN Eugenio”,”Storia della filosofia italiana. Volume terzo.”,”Eugenio GARIN, nato a Rieti da famiglia savoiarda nel 1909 ha scritto molte opere tra cui ‘Scienza e vita civile nel Rinascimento’ (1965) “”E’ tuttavia quel decennio, quella presenza di Labriola, quella lettura e discussione di Marx da parte del Croce (e, in altra forma, del Gentile), ebbero un significato di particolare rilievo, e pesarono in modo essenziale sulle vicende del pensiero italiano del Novecento. Chi legga, oggi, con attenzione, le lettere di Labriola a Bertrando Spaventa, e quanto resta dei rapporti di Labriola con gli Spaventa e poi con Croce, e tutto confronti con i carteggi con Engels e gli esponenti del socialismo internazionale, non solo si rende conto del respiro veramente europeo dell’ opera del Labriola, ma del suo aggancio alle cose, e del contributo decisivo che essa recò alla liquidazione del ‘positivismo’ diffuso tra i filosofi di professione, e che non aveva nulla di scientifico, mentre ereditava la più consunta retorica delle vecchie scuole di “”umanità””. (pag 1278)”,”ITAG-124″
“GARIN Eugenio”,”La filosofia y las ciencias en el siglo XX.”,”GARIN è nato a Rieti nel 1909. Ha insegnato per tre decadi all’ Università di Firenze e alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha svolto un grande lavoro anche come filologo. Declino e progresso. “”Tra il 1918 e il 1922, si fa conoscere l’ opera di Spengler, Der Untergang des Abendlandes; nel 1918, E. Bloch pubblica la prima edizione di Geist der Utopie, che era, in un certo modo, una risposta anticipata. Anche per Bloch la civiltà europea era in crisi e in decadenza, ma non si trattava di una civiltà in stato di dissoluzione, non era l’ uomo ma una certa forma di umanità che era entrata in contraddizione con la società e con un modo di produzione. Ma in seguito, verso la fine del 1955, Bloch, in un testo letto nella Accademia delle Scienze di Berlino, Differenzierungen im Begriff Fortschritt, preciserà che il concetto stesso di progresso è, a livello sovrastrutturale, “”relativamente non valido””. “”Il concetto di progresso – si legge nel testo del 1955 – non contiene “”cicli culturali””, nei quali il tempo sia immobilizzato nello spazio di un modo reazionario, ma ha la necessità, in luogo della non linearità, di un multiversum ampio, elastico, pienamente dinamico, un continuo e denso reticolo, contrappunto delle voci della storia””. (pag 105)”,”FILx-288″
“GARIN Eugenio”,”Editori italiani tra Ottocento e Novecento.”,”Eugenio GARIN (Rieti, 1909) è professore Emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa. “”Dopo il ’25, di fronte all’ agonia di quell’ Italia liberale che era la sua Italia, Croce, ancora una volta, attraverso la organizzazione di una casa editrice ormai di primo piano, incide di nuovo a fondo nella storia del proprio paese, esercitando una grande funzione ‘politica’. Attraverso la cooperazione con Giovanni Laterza, difende un patrimonio di cultura; conserva aperta una circolazione di idee; forma su una linea precisa un fronte di resistenza intellettuale; offre alle scuole e agli educatori libri senza menzogne, seri, validi. (…). Certo molte voci restarono senza eco nel mondo crociano, e molti i limiti in lui e nei suoi; oggi è fin troppo facile indicarli. Ma non è facile trovare nella storia moderna un altro esempio di così alto magistero unito a così grande capacità di influire in concreto sul terreno della effettiva direzione delle coscienze e dell’ educazione civile dei cittadini. ‘Pontefice laico’, Croce con le sue opere, messe all’ indice dalla Chiesa e dallo Stato, e con le opere che promosse, influì anche sui credenti nel mantener desto, dopo il 1929, l’ amore alla libertà. Grande pensatore ‘borghese’, non attinse certo le masse popolari, (…)””. (pag 122-123)”,”EDIx-046″
“GARIN Eugenio”,”Con Gramsci.”,”GARIN Eugenio è stato professore di storia della filosofia nell’ Università di Firenze e nella Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha studiato l’ umanesimo e il Rinascimento e i problemi della cultura italiana dopo l’ Unità d’ Italia. “”Il 25 marzo 1922, nella seduta del Comitato centrale che si tenne alla fine dei lavori congressuali, fu deciso il trasferimento di Gramsci a Mosca come rappresentante del Pci nell’ esecutivo dell’ Internazionale comunista. Il 26 maggio, in un precario stato di salute, parte insieme con Antonio Graziadei e Bordiga; in giugno arriva a Mosca attraverso la frontiera lettone, e prende parte alla seconda conferenza dell’ esecutivo allargato dell’ Internazionale comunista.”” (pag 24) “”Gramsci, infatti, si distingueva da non pochi dirigenti proprio per la consapevolezza della gravità del dramma che allora investiva con violenza l’ Italia. Il 28 ottobre 1922 la “”marcia su Roma”” aveva dato il via a un’ ondata di nuove sopraffazioni. Gli arresti del febbraio ’23 (Bordiga, Grieco, ecc.; lo stesso Gramsci era stato colpito da mandato di cattura) avevano determinato mutamenti nel gruppo dirigente (Terracini, Togliatti).”” (pag 25)”,”GRAS-050″
“GARIN Eugenio”,”Dal Rinascimento all’ Illuminismo. Studi e ricerche.”,”GARIN Eugenio nato a Rieti nel 1909, ha studiato filosofia con Ludovico LIMENTANI, Francesco DE-SARLO, Paolo E. LAMANNA. All’ Università di Firenze è ordinario di storia della filosofia. “”Nel ’44 il Moniglia combatteva sul piano metafisico; Hobbes era esecrato come Spinoza. Nel ’64, vent’anni dopo, Hobbes era esecrabile come Rousseau; la polemica si addensava sul terreno politico. Hobbes come Spinoza: il legame era stato a lungo d’ obbligo. Nella pacata discussione a cui il Genovesi nel ’51, nel tomo quarto della Metaphysica, sottopose le teorie hobbesiane, Hobbes è presedntato insieme a Spinoza (infensissimi humanae libertatis hostes); e di averli confutati entrambi si vanterà più tardi come di una prova della sua ortodossia. (…) Comunque, ormai è il nesso Hobbes-Rousseau che diventa un luogo comune, ed è Rousseau che ripropone il problema di Hobbes, sia che i due nomi vengono congiunti o contrapposti. Lamenta Gerdil che entrambi spogliano l’ uomo dell’ umanità, anche se l’ uno ne fa una tigrre e l’ altro un barbagianni; (…)””. (pag 168-169)”,”ITAG-136″
“GARIN Eugenio”,”L’ Education de l’ homme moderne, 1400-1600.”,”L’ educazione civica. “”Un carattere particolare, comune all’ educazione dell’ umanesimo, è il suo senso sociale, civico. Scuole e metodi nascono e fioriscono per rispondere a un bisogno della vita cittadina che a sua volta esse esprimono e definiscono. Un modesto allievo di Marsilio Ficino, Francesco Patrizi di Siena, scriverà: “”Tutti devono studiare le lettere; senza esse, non si è degni di essere chiamati cittadini di una città libera””. Non è un caso che troveremo i testi di Patrizi a fianco dei pensieri di Erasmo e delle traduzioni di Melantone in un florilegio politico-pedagogico pubblicato a Parigi nel 1552. Ma, in alcun luogo, questo impegno civico, questa esigenza di educazione civica, appare tanto in rilievo che nei trattati di Leon Battista Alberti e di Matteo Palmieri.”” (pag 135-136)”,”GIOx-039″
“GARIN Eugenio”,”La cultura italiana tra ‘800 e ‘900. Studi e ricerche.”,”Croce e Salvemini. “”(In Croce) Machiavelli e Marx vengono interpretati come maestri di una politica intesa quale rapporto di forze reali, incurante di ipostasi ideali. Svuotati entrambi della loro ‘moralità’ più profonda, vengono così chiamati a contribuire anch’ essi alla elaborazione delle ideologie della “”classe economica dominante””. Il marxismo di Salvemini era, in realtà, molto più disarmato. Si alimentava di sentimento e di fede; si inseriva invece che su una ben articolata cultura hegeliana, su un’ ispirazione positivistica; si trasformava in un mito capace di incontrarsi col mito del federalismo di Cattaneo.”” (pag 126)”,”ITAA-110″
“GARIN Eugenio”,”Storia della filosofia italiana. Volume primo.”,”Eugenio GARIN nato a Rieti da famiglia savoiarda nel 1909 era professore di storia della filosofia nell’Università di Firenze dove ha studiato e insegnato a vario titolo dal 1936. Ha scritto molte opere (v. 4° cop.)”,”ITAG-195″
“GARIN Eugenio”,”Scienza e vita civile nel Rinascimento italiano.”,”GARIN Eugenio nato a Rieti nel 1909 è stato professore di storia della filosofia nell’Università di Firenza dove ha studiato e insegnato dal 1936. Ha scritto tra l’altro ‘L’umanesimo italiano’ (apparso in tedesco nel 1947).”,”ITAG-215″
“GARIN Eugenio”,”Cronache di filosofia italiana, 1900-1943. Volume primo.”,”Labriola-Croce (pag 199-200) “”Il Labriola nel suo saggio, compiuto nel ’96, ‘Del materialismo storico’, aveva precisato con molta chiarezza vari punti: e cioè, come s’avesse ad intendere la dissoluzione della filosofia della storia, e in che modo marxismo, e magari evoluzionismo, offrissero, non delle «visioni» metafisiche, ma degli utili strumenti interpretativi dei fatti. «L’importante è d’intendere – diceva Labriola – che il progresso, la cui nozione è non solo empirica, ma sempre circostanziata, e perciò limitata, non istà sul corso delle cose umane come un destino e un fato, né qual comando di legge». Certi concetti servono – ribadirà altrove – a penetrare alle radici dei fatti, per risalire di là alla superficie degli eventi, in una veduta sempre «parziale», e in una situazione «plurale». «E perciò la nostra dottrina non può esser volta a rappresentare tutta la storia dell’uman genere in un una veduta comunque prospettica o unitaria, la quale ripeta, ‘mutatis mutandis’, la ‘filosofia storica a disegno’, come da Agostino ad Hegel, o anzi, meglio dal profeta Daniele al Signor De Rougemont» (26). Per Labriola il filo conduttore marxista era un metodo per ricercare ed intendere e, poi, agire ancora, fruttuosamente. «La nostra dottrina non pretende di essere la ‘visione intellettuale’ di un gran piano o disegno, ma è soltanto un ‘metodo’ di ricerca e di concezione. Non a caso Marx parlava della sua scoperta di un ‘filo conduttore’. E per tal ragione, appunto, è affine al darwinismo, che anch’esso è un metodo, e non è, né può essere un’ammodernata ripetizione della costruita e costruttiva ‘Naturphilosophie’, a uso Schelling e compagni». In verità al Croce la prima esperienza marxista, del resto conclusa come tale molto presto, alle soglie del secolo, servì soprattutto ad approfondire, o, meglio, a sentir con maggior vivezza, il suo problema allora più pungete del rapporto fra arte e storia. Quando, molto più tardi, volle far la storia di quel momento del suo pensiero, ebbe, fra l’altro, a notare: «al Labriola la teoria marxista del ‘sopravalore’ e il ‘materialismo storico’ importavano soprattutto ai fini pratici del socialismo; a me importavano al fine di quel che se ne potesse o no trarre per concepire in modo più vivo e pieno la filosofia e intendere meglio la storia. Né a lui la scienza era indifferente, né a me, in verità, l’azione pratica; ma l’accento che ponevamo sull’attività nostra era diverso e quasi opposto: la natura ci aveva addetti a diverso lavoro. Egli s’illuse per alcun tempo di aver trovato in me il suo collega e successore nella custodia e nella difesa della genuina tradizione marxistica, che era la forza del socialismo; ma io non mi feci alcuna illusione in proposito, e quella che egli chiamava pigrizia del letterato, era in realtà travaglio di pensatore, a suo modo politico nella cerchia sua propria» (27)”” [Eugenio Garin, Cronache di filosofia italiana, 1900-1943. Volume primo’, Roma Bari, 1975] [(26 Cito dal vol. laterziano del 1938: ‘La concezione materialistica della storia’. Nuova edizione con un’aggiunta di B. Croce sulla critica del marxismo in Italia dal 1895 al 1900′; (27) Op. cit., p. 291. Cfr. ne «La Critica», XXI, 1923, pp. 180-2, la recensione al libro di S. Diambrini-Palazzi, ‘Il pensiero di A. Labriola’, Bologna, 1923. Scrive il Croce: «se io mi mettessi a passare in rassegna che cosa ho appreso … dal L… farei un lungo discorso. E, anzitutto, la concezione del filosofare come strettamente legato alla storia e alla vita morale e politica attuale, non par che si delinei in tutta la sua vita di studioso e di polemista? Da giovane, da studente, il Labriola congiunse volentieri alla filosofia la filologia…»] (pag 199-200-201)”,”FILx-500″
“GARIN Eugenio”,”Tra due secoli. Socialismo e filosofia in Italia dopo l’Unità.”,”Eugenio Garin ha insegnato per molti anni all’Uniersità di Firenze. Insegna attualmente alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Tra le sue opere: Cronache di filosofia italiana 1900-1943, La cultura italiana tra ‘800 e ‘900, Intellettuali italiani del XX secolo e Filosofia e scienze nel Novecento.”,”MITS-018-FL”
“GARIN Eugenio”,”Con Gramsci.”,”Eugenio Garin ha insegnato per molti anni all’Uniersità di Firenze. Insegna attualmente alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Tra le sue opere: Cronache di filosofia italiana 1900-1943, La cultura italiana tra ‘800 e ‘900, Intellettuali italiani del XX secolo e Filosofia e scienze nel Novecento.”,”GRAS-005-FL”
“GARIN Eugenio”,”Antonio Labriola nella storia della cultura e del movimento operaio.”,”Si tratta del testo integrale della relazione del Prof. Garin tenuta il 28 febbraio 1979 nella sala del comune di Cassino, in occasione della cerimonia ufficiale per celebrare il 75° anniversario della morte di Antonio Labriola. “”Antonio Labriola, che pure un’abile mistificazione storiografica ha voluto inserire in questa linea culturale (“”all’VIII Congresso del Psi si parlerà di «una confluenza d’interessi fra lo sviluppo del socialismo e lo sviluppo dell’economia capitalistica», mentre sul piano teorico ‘Critica sociale’ avrebbe ospitato con simpatia il dibattito sul socialismo idealistico””), vide con chiarezza impressionante tutto quello che significava la crisi di fine secolo e l’illusione del secolo nuovo. Proprio nell’ottobre del 1900 scriveva a Karl Kautsky che con la cosiddetta crisi del marxismo «il socialismo ‘era’ entrato in un periodo di lunga pausa»: ne vedeva i segni nell’arresto della rivoluzione italiana, nel risorgere del cattolicesimo, e della religione in genere, e, in particolare, ne indicava le cause nel colonialismo, nell’arretratezza delle moltitudini e nell’inefficienza del partito socialista. Qualche anno dopo, nel 1903, in una lettera amarissima a Louise Kautsky, denunciando gli equivoci dei socialisti italiani concludeva: «Il governo è felice della pace sociale, perché ha addomesticato i socialisti… Questa situazione durerà per molto tempo, perché l’esperimento pare riuscito». Crisi del marxismo, ai suoi occhi, non poteva significare altro che una battuta d’arresto del movimento operaio”” (pag 71)”,”LABD-001-FB”
“GARIN Eugenio”,”La cultura filosofica del Rinascimento italiano. Ricerche e documenti.”,”Contiene il capitolo: ‘Il problema delle fonti del pensiero filosofico di Leonardo’ (pag 388-401)”,”ITAG-013-FF”
“GARIN Eugenio”,”Dal Rinascimento all’Illuminismo. Studi e ricerche.”,”Eugenio Garin nato a Rieti nel 1909, ha studiato filosofia con Ludovico Limentani, Francesco De Sarlo, Paolo E. Lamanna. Quindi professore ordinario all’Università di Firenze in Storia della filosofia. Indice. La “”retorica”” di Leonardo Bruni Aspetti del pensiero di Machiavelli Da Campanella a Vico Uno scritto inedito di Tommaso Cornelio L’Ars magna di Elia Astorini Per una storia della fortuna di Hobbes nel Settecento italiano Pe una storia dei rapporti fra Bayle e l’Italia La polemica antiscolastica e Adamo Tribbechovio Giuseppe Valletta storico della filosofia Antonio Genovesi storico della scienza La storia “”critica”” della filosofia del Settecento “”«La natura – scriveva Malpighi in difesa dei moderni contro l’attacco sferrato nel 1687 dallo Sbaraglia – la natura, per esercitare le mirabili operazioni negli animali e nei vegetabili, si è compiaciuta comporre il loro corpo organico con moltissime macchine, le quali, per necessità, sono fatte di parti minutissime in tal maniera configurate e situate che formano un mirabile organo, la cui struttura e composizione con gli occhi nudi, o senza aiuto del microscopio, per lo più non si arriva» (Opere Scelte, p. 504)”” (pag 97)”,”FILx-003-FGB”
“GARIN Eugenio LUPORINI C. TOGLIATTI P. ALDERISIO F. BOBBIO N. CAMBARERI S. CARACCIOLO A. CERRONI U. D’ALESSANDRO A. DAL SASSO R. FORTUNATI P. GEYMONAT L. GRAZIANO S.G. GRUPPI L. MANELLI R. MARTANO G. MASSUCCO COSTA A. PAPI F. PETRONIO G. SABETTI A. SALVUCCI P. SERONI A. SICHIROLLO L. TAMBURRANO G. TREVISANI G. TRONTI M. VACCARO N. ZANARDO A. ZANGHERI R., relazioni di E. GARIN P. TOGLIATTI C. LUPORINI R. CESSI, interventi di Gilbert MOGET Gastone MANACORDA Giorgio CANDELORO Roberto BATTAGLIA Eric HOBSBAWM Paolo SPRIANO Galvano DELLA-VOLPE G.D. OBICKIN Jean DESANTI Alberto CARACCIOLO Albert SCHREINER Drahomir BARTA Boris ZIHERL Livio MAITAN Valentino GERRATANA”,”Studi gramsciani. Atti del Convegno tenuto a Roma nei giorni 11-13 gennaio 1958.”,”Tra le relazioni quella di Livio MAITAN (pag 579-584) (su Trotsky) “”In alcuni scritti di Gramsci esistono annotazioni sul pensiero di Trotzki. La mia opinione è che questi giudizi di Gramsci non siano pertinenti, cioè riguardino non il reale pensiero di Trotzki, ma una sua deformazione. Come primo esempio faccio subito quello del motivo cui si è rifatto stamattina Togliatti, il motivo della cosiddetta guerra manovrata e della cosiddetta guerra di posizione. Benché il riferimento gramsciano non appaia del tutto chiaro, ritengo legittima l’interpretazione secondo cui Gramsci si riferirebbe alla tattica del «fronte unico» adottata dall’Internazionale Comunista dopo il III Congresso mondiale. A questa tattica corrisponderebbe la guerra di posizione, valida per i paesi dell’Occidente, dove sarebbe riuscita inapplicabile la tattica della guerra manovrata applicata in Russia nel ’17. Ora, questa valutazione non corrisponde affatto alle posizioni dell’Internazionale Comunista che della strategia e della tattica valide in una fase di crisi rivoluzionaria si è occupata nei suoi due primi Congressi, mentre il problema del «fronte unico» si poneva su un piano ben diverso. La svolta del III Congresso era in realtà determinata da una relativa attenuazione della crisi rivoluzionaria e dalla necessità di un parziale ripiegamento dati gli sviluppi della situazione e non riguardava affatto una presunta differenziazione dei metodi di lotta per la conquista del potere in Occidente rispetto all’Oriente. Quanto a Trotzki poi, l’equivoco di Gramsci venne accentuato, Infatti, come è facile constatare, nella battaglia per il «fronte unico» contro gli ultrasinistri, Trotzki si è trovato sulla stessa linea di Lenin, assumendo persino in un’occasione il ruolo di relatore a nome della Direzione dell’Internazionale. Altro esempio della scarsa pertinenza delle critiche di Gramsci a Trotzki: la teoria della rivoluzione permanente, sulla quale Togliatti ha riferito un accenno di Gramsci che può essere fatto solo partendo da una caricatura volgare e non da una conoscenza diretta della teoria stessa”” (pag 579-580) [Livio Maitan (in) ‘AaVv, Studi gramsciani. Atti del Convegno tenuto a Roma nei giorni 11-13 gennaio 1958’, Editori Riuniti, Roma, 1958] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”GRAS-166″
“GARIN Eugenio, a cura di Laura CAROTTI”,”Giordano Bruno.”,”Eugenio Garin ha amato in modo particolare alcuni autori: Giovanni Pico, Cartesio, Gentile, Giordano Bruno. “”Nelle lotte tra luterani e calvinisti parteggia per i luterani e nll’orazione d’addio (Oratio valedictoria), quando dovette ancora una volta andarsene per il prevalere dei calvinisti, tesse l’elogio di Lutero”” (pag 60-62)”,”BIOx-408″
“GARLAN Yvon”,”Guerra e società nel mondo antico.”,”GARLAN Yvon insegna storia antica nell’Università dell’Alta Bretagna a Rennes. Ha scritto pure: ‘Gli schiavi nella Grecia antica’ (Milano, 1984). “”Poi la recluta poneva mano alla seconda fase dell’addestramento che, come nelle scuole dei gladiatori, portava il nome di ‘armatura’, dove si imparava ad usare la spada, il ‘pilum’, talvolta anche l’arco e la fionda, e perfino a lanciare le pietre e i dardi piombati. Allora si poteva dire che l’istruzione fosse conclusa, e il ‘tiro’ era pronto a combattere al meglio. “”Tutte le battaglie attuali provano con evidenza – osserva Vegezio (I, 13) – che i soldati giunti alla fine dell’addestramento combattono meglio degli altri. E va capito in che modo il soldato esercitato prevalga su quello che non lo è, quando si vedono i soldati più o meno giunti al termine dell’addestramento vincere gli altri compagni con la loro scienza del combattimento. Gli Antichi conservavano con tanta gelosia l’uso dell’addestramento che davano doppia razione al maestro d’armi, mentre i soldati che avevano tratto poco profitto da questa preparazione militare si vedevano costretti a ricevere orzo come grano; la razione di frumento veniva data loro solo in presenza del prefetto di legione, dei tribuni e degli ufficiali superiori nell’occasione durante la quale mostravano, in pubblica prova, di essersi formati per tutte le parti dell’arte militare. Infatti non c’è niente di più solido, prospero e glorioso di uno Stato ricco di soldati istruiti. Non è lo splendore degli abiti, l’abbondanza di oro né di argento e pietre preziose che ci fa rispettare o cercare dai nostri nemici: essi si sottomettono solo col terrore””.”” (pag 261)”,”STAx-208″
“GARLAN Yvon”,”Gli schiavi nella Grecia antica. Dal mondo miceneo all’ellenismo.”,”GARLAN Yvon è membro anziano dell’Ecole francaise di Atene. E’ docente all’Université de Haute-Bretagne (Rennes). Le rivolte servili (pag 148)”,”STAx-230″
“GARLAN Yvon”,”Guerra e società nel mondo antico.”,”Yvon Garlan ha insegnato storia antica nell’Università dell’Alta Bretagna a Rennes. Ha scritto pure: ‘Gli schiavi nella Grecia antica’ (Milano, 1984).”,”QMIx-136-FSL”
“GARLATI Loredana”,”Elisabetta d’Austria.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Loredana Garlati insegna Storia del diritto medievale e moderno e Storia del dirittio di famiglia presso l’Università di Milano-Bicocca.”,”AUTx-048″
“GARMY René”,”Histoire du mouvement syndical en France. De 1914 à nos jours.”,”Il socialismo rivoluzionario, il comunismo, di Blanqui. “”Blanqui è, prima di tutto, un uomo d’ azione. E’, come precisa Engels, “”socialista sentimentale, simpatico al popolo sofferente, ma senza una dottrina socialista, né delle proposte determinate di riforme sociali””. (Engels, Il programma dei Blanquisti dopo la Comune’, Monde n° 10 gennaio 1931; ndr) (…). E’ lontano, come precisa Marx, il socialismo rivoluzionario di Blanqui dal socialismo borghese di Louis Blanc e Proudhon: “”Così, mentre l’ utopismo rinvia nel reame della fantasia la lotta rivoluzionaria delle classe e le sue necessità, per mezzo di piccoli artifici e di grandi sentimentalità…il proletariato si raggruppa sempre più intorno al socialismo rivoluzionario, il comunismo, per il quale la stessa borghesia ha trovato il nome di blanquismo. Questo socialismo è la proclamazione permanente della rivoluzione, della dittatura di classe del proletariato.”” (Marx, La lotta di classe in Francia, ndr) (pag 85-86)”,”MFRx-238″
“GARMY René”,”Histoire du mouvement syndical en France. De 1914 à nos jours.”,”””Lo scivolamento della Ligue syndicaliste si accentua: il gruppo Monatte unisce i suoi attacchi a quelli della CGT contro l’ URSS a proposito dei conflitti della ferrovia dell’ Est-cinese, contro la CGTU a causa della sua collaborazione con il Partito comunista; con la CGT, reclama l’ “”indipendenza””, l’ “”autonomia”” sindacale, nega i pericoli della guerra, la radicalizzazione delle masse. Chambelland fa eco a Jouhaux predicendo nel congresso del 1929, un periodo di “”40 anni di pace sociale””.”” (pag 172-173)”,”MFRx-239″
“GARNERAY Louis”,”Le négrier de Zanzibar. Voyages, aventures et combats.”,”Nel 1802 dopo la pace di Amiens conclusa tra Napoleone Bonaparte e gli inglesi, il giovane Garnary ventenne, lascia la compagnia dei suoi amici corsari e si stabilisce a bordo di una nave mercantile che si dedica al commercio pacifico sulle coste dell’India. Ma il viaggio non sarà di tutto riposo, ammutinamento a bordo, incontro con pirati indiani, naufragio e miracoloso salvataggio…”,”QMIN-004-FSD”
“GARNERAY Louis”,”Corsaire de la République.”,”Pittore di marina, Louis Garneray (1783-1857) ha passato molto tempo dei suoi giovani anni sul mare tra abbordaggi sui ponti da parte delle fregate corsare nell’oceano indiano. Prigioniero degil inglesi per dieci anni ritornerà ai suoi acquarelli e tardi scoprirà una vocazione di scrittore.”,”QMIN-006-FSD”
“GARNIER Bernard JAENNIN Pierre MACZAK Antoni WITTHOFT Harald HERLING-BIANCO Marta BACZO Bronislaw POMIAN Krzysztof ANDREU Jean CORBIER Mireille LE-GOFF Jacques MARQUET Louis”,”Les mesures et l’histoire. Cahiers de metrologie, numéro spécial.”,”Metrologia (Treccani): Metrologia La metrologia è la scienza della misura, ovvero la disciplina che si occupa di definire le procedure per eseguire corrette misurazioni. L’esigenza di stabilire metodi uniformi e riproducibili per misurare merci e prodotti ha indotto le autorità a definire campioni di unità di misura sin dall’antichità. Sovente basati su manufatti, a misura delle parti del corpo umano (pollice, piede) e a diffusione prevalentemente locale, essi erano del tutto inadeguati allo sviluppo non solo della scienza e della tecnologia ma anche dell’industria moderna e del commercio internazionale. La fondazione della metrologia come scienza è opera dello spirito illuminista e il suo scopo sin dagli albori è quello di armonizzare i campioni diffusi localmente in un unico sistema. Inizialmente furono adottate due sole unità di misura, per la lunghezza e per la massa. Nel 1795 l’Assemblea nazionale francese deliberò la definizione del metro quale quarantamilionesima parte di un meridiano terrestre e quella del kilogrammo come la massa di un appropriato volume di acqua purificata. Nel 1799 il sistema metrico progredì con l’acquisizione dei campioni di unità di misura, rispettivamente una barra e un blocco in platino. Già alla nascita apparve dunque chiaro che la realizzazione del campione era ben altra cosa dalla definizione dell’unità di misura. Nel corso dell’Ottocento il sistema metrico si diffuse dapprima in Europa, poi in Sud America: molti paesi ormai lo utilizzavano ma ciascuno disponeva di propri campioni, tra loro difformi. Al fine di uniformare i vari campioni nazionali, nel 1875 la Convenzione Internazionale del Metro fondò il Bureau International des Poids et Mesures (BIPM), cui fu affidato il compito di conservare i prototipi primari del metro e del kilogrammo, di farne delle copie e di confrontare i campioni nazionali con i prototipi primari. Fu istituito inoltre il Comitato Internazionale dei Pesi e delle Misure (CIPM) e la Conferenza Generale dei Pesi e delle Misure (CGPM), con il compito di deliberare in merito alle variazioni del sistema di unità fondamentali. Tali istituti esistono tuttora e continuano la loro missione. La Convenzione Internazionale del Metro, che conta oggi 51 Stati membri, adottò ufficialmente il sistema metrico, il quale, con l’inclusione del secondo astronomico quale unità di tempo, fu denominato Sistema MKS (dalle iniziali di metro, kilogrammo e secondo). Nel corso del Novecento, sono state incluse nuove unità di misura e continuamente revisionate le definizioni di quelle esistenti. Nel 1948, con l’introduzione dell’ampere quale unità elettrica fondamentale, s’instaurò il Sistema MKSA, poi sostituito nel 1960 dal Sistema internazionale (SI) oggi vigente. In esso sono incluse sette unità di misura fondamentali, per altrettante grandezze fisiche: il metro (m) per la lunghezza, il kilogrammo (kg) per la massa, il secondo (s) per la durata temporale, l’ampere (A) per la corrente elettrica, il kelvin (K) per la temperatura termodinamica, la mole (mol) per la quantità di sostanza e la candela (cd) per l’intensità luminosa. Nel secolo scorso vi è stata un’evoluzione dei principî alla base della scelta delle unità fondamentali: da unità basate su manufatti a unità radicate nel mondo naturale e nelle leggi fisiche. Già nel 1870 James C. Maxwell sostenne la necessità di definire le unità di misura legandole a quantità fisiche di atomi e molecole, piuttosto che al moto o alle dimensioni della Terra. Max Planck, spingendosi oltre, ritenne che le unità di misura dovessero essere definite non in base alle proprietà di specifici atomi ma piuttosto alle costanti fondamentali, quali la velocità della luce nel vuoto c, la costante di gravitazione universale G, la costante di Planck h, la carica elementare e, e così via. La difficoltà principale di un sistema di unità di misura così basato era la sua scarsa praticità: tali unità fondamentali risultavano estremamente vantaggiose per il mondo microscopico, ma erano poco adattabili alle esigenze della vita quotidiana nel mondo macroscopico. Attualmente, il punto di vista di Maxwell è dato per scontato e, grazie all’aumentata capacità di mettere in relazione la scala del mondo microscopico con quella umana, la metrologia procede nella direzione indicata da Planck. La metrologia è però scienza prudente: le modifiche alle unità fondamentali procedono a un ritmo incessante ma lento e sono adottate solo quando vi è consenso sulla maturità delle conoscenze scientifiche e tecnologiche implicate e previa valutazione di costi e benefici, per la scienza e per la società. SOMMARIO 1. Tracciabilità. 2. Il Sistema internazionale di unità di misura. ? Bibliografia. TRACCIABILITÀ La metrologia legale si occupa della catena di tracciabilità per ciò che riguarda i consumatori e i produttori, stabilendo criteri per il corretto uso degli strumenti e le procedure di verifica. Ogni misura presuppone il confronto della grandezza da misurare con un campione, mediante l’uso di uno strumento. Ciò è evidente quando per esempio si pesa un oggetto con una bilancia a piatti: la bilancia rappresenta lo strumento e il contrappeso il campione. Più spesso, nell’uso quotidiano, il campione è assente dal processo di misura, in quanto lo strumento viene calibrato con una grandezza campione già da parte del costruttore. L’accuratezza delle misure dipende allora dalle caratteristiche di stabilità dello strumento, ovvero dalla sua capacità di riprodurre risultati uguali misurando la medesima grandezza, nel corso del tempo e indipendentemente dalle condizioni ambientali. Per garantire i livelli di accuratezza originari è spesso richiesta la ripetizione periodica del processo di calibrazione. Delle procedure di calibrazione degli strumenti si occupa la metrologia legale, che ha un ruolo essenziale nel garantire l’ordinato svolgersi dei commerci e della produzione industriale. La calibrazione deve soddisfare un requisito di importanza capitale, la cosiddetta tracciabilità. I metrologi garantiscono l’esistenza di una catena di campioni, che a partire da quelli di unità di misura internazionali raggiunga l’utente finale. La calibrazione di uno strumento deve essere adeguatamente documentata per rendere possibile risalire a ritroso la catena dei campioni di unità di misura fino al livello più alto. Tale processo si definisce catena di tracciabilità. Evidentemente, nella disseminazione dei campioni, l’accuratezza degrada a ogni anello della catena, in maniera inevitabile. Ciò non necessariamente rappresenta un problema, perché l’utente finale raramente è interessato a disporre dell’accuratezza originaria dei campioni nazionali e internazionali. La tracciabilità è però un concetto chiave della metrologia in generale: in ultima analisi, il requisito di riproducibilità da parte di altri sperimentatori, su cui si fonda la scienza moderna, richiede che gli esiti delle misure siano riconducibili ai campioni di unità di misura internazionali. IL SISTEMA INTERNAZIONALE DI UNITÀ DI MISURA Le sette unità del SI sono dimensionalmente indipendenti. Ulteriori unità di misura si dicono derivate, ovvero costruite a partire dalle unità di base. Di alcune si riconosce immediatamente la composizione delle unità fondamentali, come nel caso delle unità di velocità, m/s, e di accelerazione, m/s2. Laddove la composizione si fa più complessa, si preferisce definire unità derivate dotate di nome proprio, per esempio il newton quale unità di forza (1 newton=1 kg?m/s2), il pascal quale unità di pressione (1 pascal=1 newton/m2=1 kg/m?s2), il watt quale unità di potenza (1 watt=1 kg?m2/s3). Unità fondamentali e derivate formano un sistema coerente, nel senso che le varie unità si ottengono le une dalle altre per moltiplicazioni e divisioni senza fattori numerici diversi da 1. Il metro. Il metro è la distanza percorsa dalla luce nel vuoto in un intervallo di tempo pari a 1/(299.792.458) secondi. Adottata nel 1983 dalla XVII Conferenza Generale dei Pesi e delle Misure (CGPM), tale definizione è la terza in ordine di tempo. La prima, risalente alla I Conferenza CGPM del 1889, era legata al diametro terrestre, e fu sostituita dalla XI Conferenza CPGM nel 1960 con una seconda definizione basata sulla lunghezza d’onda di una transizione dell’atomo di kripton 86. La nuova definizione equivale a fissare il valore della velocità della luce nel vuoto, c=299.792.458 m/s, una volta per tutte con incertezza nulla. Con tale definizione una misura della velocità della luce diviene impossibile, o meglio si trasforma in una realizzazione del metro campione. L’ipotesi sottintesa è che la quantità c “”sia una grandezza immutabile, fissa nella natura”” (secondo il motto illuminista), costante nel tempo e uniforme nello spazio. In che misura le costanti universali della natura siano davvero immutabili è tuttora oggetto di investigazioni sperimentali: per il momento nessuna variazione di costanti universali è stata accertata e gli esperimenti effettuati stabiliscono limiti superiori al tasso di eventuali variazioni non ancora rilevate. Vale la pena notare che la ridefinizione del metro è stata resa possibile dalla maturità delle conoscenze scientifiche e tecnologiche relative alla propagazione delle onde elettromagnetiche. Si conviene per esempio che la velocità della luce c non dipenda dalla frequenza della radiazione e inoltre che la realizzazione del metro così definito sia più precisa che in passato. Vedremo come anche le altre unità di misura potranno essere oggetto di nuove definizioni quando il livello di comprensione dei fenomeni fisici implicati sarà ritenuto adeguato. Il kilogrammo. Il kilogrammo è l’unità di massa, pari alla massa del prototipo internazionale. Adottata nel 1889 dalla I Conferenza CGPM, la definizione del kilogrammo è rimasta invariata per oltre un secolo, a parte una modifica meramente lessicale apportata nel 1901 dalla III Conferenza CGPM. Attualmente il prototipo internazionale è un cilindro di platino (90% in massa) e iridio (10%) conservato a Sèvres in Francia, insieme a sei copie ufficiali. Tra tutte le unità di misura, il kilogrammo è quella su cui si concentrano gli sforzi per un cambiamento a breve termine. La definizione attuale è insoddisfacente per molteplici ragioni. Innanzitutto non è legata a una quantità invariante della natura, ma si basa su un manufatto che può essere modificato, danneggiato o distrutto. Pur se conservato in ambiente protetto, si stima che il blocco di platino-iridio muti la propria massa di qualche parte su 108 nel corso di un secolo. Inoltre l’accessibilità è limitata dall’esigenza di preservarne le caratteristiche e dalla mancanza di ubiquità. Attualmente, le proposte più promettenti per sostituire il prototipo internazionale sono due. La prima si basa sull’equivalenza tra potenza elettrica e meccanica confrontate attraverso una spira in movimento, la cosiddetta bilancia di Watt. Finora l’utilizzo di tale bilancia ha permesso di misurare la costante di Planck h, con un’incertezza relativa dell’ordine di 10?7. Utilizzando la bilancia di Watt per la ridefinizione del kilogrammo, si otterrebbe di fissare la costante h a un valore convenzionale e si trasferirebbe l’incertezza relativa sulla realizzazione del campione di massa. La seconda proposta di ridefinizione invece lega l’unità di massa alla misura del passo reticolare, della densità di massa e della composizione isotopica di un singolo cristallo di silicio, al fine di contare in modo preciso il numero di atomi contenuti nel cristallo. Attualmente in tal modo si ottiene il valore della costante di Avogadro NA, laddove la ridefinizione ne fisserebbe il valore. Un primo passo potrebbe consistere nella definizione di un valore convenzionale delle costanti h e NA. Se per esempio si fissasse h al valore dell’ultimo aggiustamento delle costanti fondamentali (h=6,6261 0693(11) 10?34 J s), la massa del prototipo internazionale avrebbe un valore unitario affetto da un’incertezza relativa dell’ordine di 10?7. Ovviamente tale valore potrebbe in seguito mutare per effetto di nuove misure. Raggiunta la stabilità opportuna, si procederebbe alla ridefinizione del kilogrammo e il valore di h sarebbe definitivamente fissato. Come vedremo in seguito, questa è la procedura ormai avviata per la ridefinizione delle unità elettriche. Notiamo infine che la definizione del kilogrammo avrà ricadute anche su altre unità fondamentali, le cui definizioni sono da esso dipendenti, come l’ampere, la mole e la candela. Il secondo. Il secondo è la durata di 9.192.631.770 periodi di oscillazione della radiazione corrispondente alla transizione tra i due livelli iperfini dello stato fondamentale dell’atomo di cesio 133. Adottata nel 1967 dalla Conferenza CGPM, questa definizione ha rimpiazzato quella del secondo astronomico, non ha subito mutamenti e non ne sono previsti a breve termine in futuro. Nel 1997 il CIPM ha precisato che: “”La definizione si riferisce ad atomi di cesio a riposo e alla temperatura di 0 K””, intendendo che, a temperatura non nulla, occorre correggere per gli spostamenti dovuti alla radiazione di corpo nero emanata dall’ambiente circostante. Il secondo rappresenta oggi l’unità fondamentale per eccellenza, essendo il tempo la grandezza che si misura in assoluto con la migliore accuratezza. Per il secondo la definizione è risultata particolarmente felice, come testimonia il fatto che la realizzazione avviene secondo la definizione. I campioni primari di tempo sono infatti orologi atomici, le cui oscillazioni periodiche vengono stabilizzate per confronto con la transizione iperfine di atomi di cesio 133 allo stato di vapore. Negli ultimi anni, per aumentare la durata di tempo con cui eseguire il confronto e per migliorare l’accuratezza, si sono costruiti orologi a fontana, in cui atomi raffreddati a pochi microkelvin vengono lanciati verso l’alto e ricadono dopo qualche frazione di secondo di volo balistico. Confrontando differenti esemplari di campioni primari, si deduce che l’accuratezza relativa con cui si realizza il secondo è di circa 5×10?16. La precisione delle misure di tempo e frequenza è tale che è ormai pratica comune ricondurre le misure di qualsiasi grandezza fisica a misure di tempo, laddove possibile. Un esempio notevole è la determinazione delle masse atomiche relative di ioni atomici e molecolari, che si ottengono misurandone le frequenze di oscillazione in trappole armoniche. L’ampere. Un ampere è la corrente elettrica costante che, se mantenuta in due conduttori paralleli di lunghezza infinita, di sezione trascurabile e posti a 1 m di distanza nel vuoto, produrrebbe tra questi conduttori una forza pari a 2×10?7 newton per metro di lunghezza. Adottata dalla IX Conferenza CGPM nel 1948, questa definizione equivale a fissare la costante di permeabilità magnetica del vuoto ?0 al valore di 4?×10?7 H/m. Le unità elettriche (oltre all’ampere, vi sono le unità derivate: il volt e l’ohm) mostrano chiaramente quanto la realizzazione di un’unità possa differire dalla definizione e meritano una discussione più approfondita. Evidentemente in nessun laboratorio la definizione dell’ampere, implicando conduttori di sezione trascurabile, paralleli e di lunghezza infinita, viene realmente utilizzata per realizzare un campione. Da quasi 30 anni si preferisce ricorrere a campioni secondari basati su fenomeni quantistici: l’effetto Josephson e l’effetto Hall quantistico. L’effetto Josephson prende il nome da Brian Josephson, che ne predisse l’esistenza nel 1962. In breve, quando una giunzione di separazione tra due materiali superconduttori viene irradiata da radiazione elettromagnetica di frequenza f, la curva caratteristica della corrente in funzione della tensione presenta degli scalini in corrente per valori di tensione che sono multipli interi della frequenza f divisa per una costante KJ. Tale costante, detta di Josephson, si esprime semplicemente in funzione della costante di Planck e della carica elementare KJ=2e/h. L’effetto Josephson permette dunque di misurare la costante KJ, oppure viceversa di realizzare un campione di voltaggio a partire da un campione di frequenza laddove il valore di KJ sia noto. L’effetto Hall classico prevede che, in un conduttore immerso in un campo magnetico perpendicolare al verso della corrente elettrica, si crei una differenza di potenziale UH nella direzione ortogonale sia alla corrente sia al campo magnetico, proporzionale alla corrente I. In base all’effetto Hall quantistico, scoperto nel 1980 da Klaus von Klitzing, in determinate condizioni, la resistenza di Hall RH=UH/I assume dei valori quantizzati: RH=RK/i, dove i è un intero e RK è detta costante di von Klitzing. L’evidenza sperimentale mostra che il valore di tale costante non dipende dai dettagli del campione e vale RK=h/e2. Il 1 gennaio 1990, al fine di migliorare l’uniformità delle misure elettriche disseminate nel mondo, il CIPM ha stabilito due nuove realizzazioni del volt V e dell’ohm ?, basate sull’effetto Josephson e sull’effetto Hall quantistico e indicate con i simboli V90 e R90, che utilizzano valori convenzionali delle costanti KJ e RK. Tali valori, indicati con i simboli KJ?90 e RK?90, sono KJ?90=483.597,9 GHz/V e RK?90=25.812,807 ?. In altre parole, una differenza di potenziale di {x}V90, ovvero di valore numerico x se espressa nell’unità pratica V90, equivale a quella ai capi di una giunzione Josephson irradiata da radiazione elettromagnetica a frequenza x/(483.597,9 GHz). Le misure elettriche eseguite rispetto ai campioni V90 e R90 si possono esprimere in V e ?, moltiplicandole per coefficienti, il cui valore è noto con un’incertezza relativa rispettivamente di 8,5×10?8 e 3×10?9. Le unità elettriche convenzionali V90 e R90 ovviamente si possono combinare per dar luogo ad altre unità convenzionali, quali l’ampere A90=V90/R90 o il watt W90=V90?A90. L’utilità di queste unità convenzionali sta nel poter essere realizzate in modo uniforme e accurato. In prospettiva, la ridefinizione delle unità elettriche porterà a fissare il valore della carica elementare e. Come si vede, il punto di vista di Planck, secondo cui le unità di misura devono essere riferite alle costanti fondamentali, progredisce di pari passo con la capacità di legare tali costanti a grandezze fisiche non solo misurabili in modo accurato, ma anche facilmente trasferibili a scala macroscopica. Il kelvin. Un kelvin è la frazione di 1/273,16 della temperatura termodinamica del punto triplo dell’acqua. La definizione fu inizialmente adottata dalla X Conferenza CGPM nel 1954 e in seguito modificata nella sua forma attuale dalla XIII Conferenza CGPM nel 1968. Per indicare una differenza o un intervallo di temperatura, è consentito anche l’uso del grado Celsius (°C), la cui grandezza è pari a 1 kelvin. Anche l’unità di temperatura termodinamica potrebbe essere sostituita fissando il valore di una costante universale, segnatamente la costante di Boltzmann k. Attualmente k è nota con un’incertezza relativa di 1,8×10?6, attraverso la misura della costante molare dei gas R e della costante di Avogadro, k=R/NA. Nel caso k fosse fissata a un valore esatto, l’incertezza, trasferita sulla temperatura del punto triplo dell’acqua, sarebbe pari a circa 0,5 mK. Tale incertezza appare confrontabile o inferiore alle tipiche incertezze sulla temperatura del punto triplo di altre sostanze. La mole. La mole è la quantità di sostanza di un sistema, che contiene tante entità elementari quanti atomi vi sono in 0,012 kg di atomi di carbonio 12; il simbolo è mol. Quando viene usata la mole, le entità elementari devono essere specificate: esse possono essere atomi, molecole, ioni, elettroni, altre particelle o gruppi specifici di particelle. Adottata dalla XIV Conferenza CGPM nel 1971, la mole risponde principalmente alle esigenze della chimica che in seguito alla scoperta dei rapporti stechiometrici introdusse unità, legate al peso atomico e al peso molecolare, che specificassero le quantità di sostanza, ovvero il numero di componenti elementari, fossero essi atomi o molecole. Dopo aver convenuto di assegnare il valore 12 alla massa atomica relativa dell’atomo del carbonio 12, tutte le masse atomiche e molecolari si potevano misurare in termini di unità di massa atomica relativa. La definizione di mole stabilisce il numero di componenti elementari contenuti in una mole, specificando la massa della mole di carbonio 12 esattamente pari a 0,012 kg. Appare evidente che, in base a questa definizione, per qualsiasi sostanza X il numero di entità elementari contenute in una mole è il medesimo: si tratta del valore numerico {NA} della costante di Avogadro, NA={NA} mol?1. Tale costante viene determinata misurando la massa atomica del carbonio 12; d’altra parte, una ridefinizione di mole potrebbe fissare il valore di NA: la massa della mole di carbonio 12 così ridefinita non sarebbe più esattamente pari a 0,012 kg, ma sarebbe affetta dall’incertezza ora attribuita a NA. La candela. La candela è l’intensità luminosa, in una data direzione, di una sorgente che emette radiazione monocromatica alla frequenza di 540×1012 Hz e che ha un’intensità radiante in quella direzione di 1/683 watt per steradiante. Adottata nel 1979 dalla XVI Conferenza CGPM, questa definizione sostituisce la precedente del 1948, poi modificata nel 1967, basata sull’intensità luminosa di un radiatore di Planck, ovvero un corpo nero, alla temperatura di solidificazione del platino. Benché la candela sia sostanzialmente riconducibile a un flusso di energia, la sua inclusione tra le unità fondamentali è giustificata da esigenze di tecnologie e ambiti specifici, come quelli dell’ottica, della radiometria e della fotometria. BIBLIOGRAFIA Mohr, Taylor 2005: Mohr, Peter J. – Taylor, Barry N., CODATA recommended values of the fundamental physical constants: 2002, “”Review of modern physics””, 77, 2005, pp. 1-107. Taylor 2001: Taylor, Barry N., The International System of Units (SI), Gaithersburg (MD), US Department of Commerce, Technology Administration, National Institute of Standards and Technology, 2001. VEDI ANCHE”,”SCIx-008-FSD”
“GARNIER-PAGES”,”Storia della rivoluzione del 1848. Italia.”,”””Appena giunto, Garibaldi offrì i suoi servigi al Piemonte; a Torino furono ricusati. Il pericolo chiamava senza distinzione sotto le bandiere tutti i cittadini; egli poneva la sua esperienza, la sua fama, la sua vita al servigio del suo paese. A Milano fu accettato. La partenza da Milano de’ suoi più energici difensori fu un grave errore che tosto si venne a conoscere. Quando si volle richiamarli, non era più tempo. I volontari credevano possibile la difesa dell’ Adda dall’ esercito sardo. Correvano contro il pericolo, e lo schivavano. L’ Adda non fu difesa, e allorquando si dovette combattere sotto le mura di Milano, gli eroi delle barricate s’ erano allontanati.”” (pag 542) “”Il re, senz’alcun dubbio, avrebbe voluto salvar Milano, come aveva voluto liberar l’ Italia; ma i suoi partigiani non poterono mai spiegare ai suoi avversari perché egli aveva coi suoi commissari preso possesso della Lombardia, il 3 agosto, per abbandonarla, la notte del 4, agli Austriaci. Fu un gran errore, che diede luogo ad accuse spesso ripetute: gli si riprovera di essersi impadronito dell’ autorità a Milano per ricomperare colla cessione di Milano il suo esercito e il suo regno di Sardegna, e d’ aver preferito rimettere a Radetzki la Lombardia, piuttosto che di lasciar libera la Lombardia di chiamare in suo soccorso l’ esercito francese.”” (pag 555)”,”QUAR-050″
“GAROSCI Aldo”,”La vita di Carlo Rosselli.”,”ALDO GAROSCI (1907 – 2000) di Arturo Colombo Di Aldo Garosci, morto ieri a Roma, la definizione più espressiva l’avevano data, fin dai primi anni Quaranta, i suoi grandi amici e compagni di lotta, Leo Valiani e Franco Venturi, che lo chiamavano «il Mago», o «il nostro terzo fratello siamese», riconoscendo in lui un duplice prestigio: la genialità politica e l’acutezza di storico. E tali, infatti, rimangono le due «linee», distinte eppur complementari, della vita, appassionata e intensa, di questo piemontese, nato a Meana di Susa nel 1907, che subito aveva aderito al movimento antifascista di «Giustizia e Libertà» e, di conseguenza, era stato costretto all’esilio in Francia, accorrendo anche in Spagna con la «Colonna italiana» a combattere contro franchisti e fascisti; specie nella battaglia di Monte Pelato. Poi si era rifugiato negli Stati Uniti, militando con Salvemini nella «Mazzini Society» e collaborando ai «Quaderni italiani» di Bruno Zevi. Nel 1943, era tornato in Italia, nelle file del Partito d’Azione e, in seguito, esponente di vari movimenti socialisti (a fianco di Ignazio Silone) e della socialdemocrazia di Saragat (fino a dirigere il quotidiano «L’Umanità»), sempre fedele al progetto rosselliano di «coniugare libertà politica e giustizia sociale» opponendosi – da coerente sostenitore di una «terza forza» – tanto all’egemonia democristiana quanto al monopolio comunista, succube dello stalinismo (basterebbero, in proposito, i suoi lucidi interventi su «Il Mondo» di Pannunzio). Ma con quel suo sguardo luminoso, dietro le spesse lenti, Garosci non sapeva soltanto guardare lontano, da «europeista convinto». Era anche uno storico di classe, che nel passato riusciva a recuperare il senso delle nostre radici quanto l’esempio, la «lezione» dei nostri «maggiori». Se, per evidenti motivi politici, la cattedra universitaria l’aveva ottenuta tardi (a Torino in storia contemporanea e poi in storia del Risorgimento), a dare la misura del suo modo, in parte crociano, di concepire le inquietudini e le speranze, i tormenti e le conquiste del passato come «una battaglia ideale eterna», bastano quattro sue opere, tutte quante destinate a sfidare il tempo: sono la «Vita di Carlo Rosselli» (1945), la «Storia dei fuorusciti» (1953), e poi «Gli intellettuali e la guerra di Spagna» (1959), e «San Marino. Mito e storiografia» (1967). (Corriere della Sera, 4 gennaio 2000)”,”BIOx-204″
“GAROSCI Aldo”,”Vita di Carlo Rosselli. Volume 1.”,”Carlo ROSSELLI fu assassinato dal fascismo per decapitare l’ emigrazione italiana antifascista. Aldo GAROSCI ricostruisce ‘dal di dentro’ la vita di ROSSELLI e fa rivivere i suoi compagni, le idee di Giustizia e Libertà e del futuro Partito d’ Azione. “”Ritorna l’ argomento ricordato da Rosselli, sugli “”intellettuali figli di papà””: “”Quando il marxismo era una “”teoria”” di astronomia sociale, essa correva le aule insieme al positivismo, come un bel tema di esercitazioni dottorali. Quando fu un “”fatto””- ed un fatto tremendo nella vita di ciascuno e degli stati – esso, il marxismo, o meglio il socialismo, non ebbe più a riceverlo che la plebe misera nei suoi focolari…”””” (pag 136)”,”ITAD-040″
“GAROSCI Aldo”,”Vita di Carlo Rosselli. Volume 2.”,”Carlo ROSSELLI fu assassinato dal fascismo per decapitare l’ emigrazione italiana antifascista. Aldo GAROSCI ricostruisce ‘dal di dentro’ la vita di ROSSELLI e fa rivivere i suoi compagni, le idee di Giustizia e Libertà e del futuro Partito d’ Azione. “”Vi sono frasi del riconoscimento di Rosselli che dovevano, come è naturale, provocare scandalo. Prima che Badoglio fosse a Addis Abeba, egli scriveva: “”Le previsioni di quanti, noi compresi, giudicavamo necessaria una campagna militare di vari anni, si sono rivelate errate. Il fascismo è un fenomeno molto grosso. Non è una parentesi di un’ ora, né l’ avventura di un gruppo di briganti. E’ la forma storica che tende ad assumere la civiltà borghese-capitalistica in questa fase di declino. (…)””. (pag 381)”,”ITAD-041″
“GAROSCI Aldo”,”Storia dei fuorusciti.”,”””Anche i problemi di equilibrio interno del recente passato si esacerbavano, scomparso Rosselli. Negli ultimi tempi della vita di questi, era tornato all’ azione, ormai guarito, e dopo un ritiro e una dissindenza più che biennale, Emilio Lussu. Lussu non aveva rinunciato al suo vecchio proposito, di riportare GL in seno a un più vasto partito socialista; e il suo proposito era stato anzi rafforzato nel suo soggiorno svizzero, dai contatti con Fernando Schiavetti e Ignazio Silone, che entrambi consideravano GL come non più che un minore gruppo dissidente del socialismo, quale era il loro, e avrebbero volentieri visto una riunione di tutti i socialisti minori, nella speranza di equilibrare le vecchie posizioni del partito socialista”” (pag 181)”,”ITAD-051″
“GAROSCI Aldo”,”Gli intellettuali e la guerra di Spagna.”,”GAROSCI Aldo ha vissuto l’ esperienza della guerra di Spagna. Dopo aver fondato a Torino nel 1926 i primi gruppi studenteschi antifascisti ed aver aderito nel 1930 a “”Giustizia e Libertà””, compilando e diffondendo un foglio clandestino tra gli operai, fu scoperto della polizia e dovette riparare in Francia dove diventò collaboratore di Carlo ROSSELLI. Prese parte alla guerra civile spagnola e fu ferito in Aragona nella colonna Rosselli. Ha scritto ‘Jean Bodin’ (1935), ‘La vita di Carlo Rosselli’ (1946′ ‘Il pensiero politico degli autori del ‘Federalist’ (1954), Pensiero politico e storiografia moderna (1954). L’ enigma spagnolo. La particolarità del destino spagnolo nell’ Europa moderna. “”Questo sembra essere particolarmente il caso dell’ opera di esilio di Américo Castro, tutta intessuta, con una costanza che non può essere casuale, attorno a uno stesso tema sentimentale: quello della fondamentale incompatibilità della Spagna con l’ evoluzione, razionalistica, tecnica, utilitaria, tollerante, di altri paesi europei; dell’ “”azione””, azione eroica, violenta, senza proporzioni con i fini utili che persegue (…). Il Castro ne ha fatto il motivo fondamentale della sua ricerca dell’ esilio; dalla prolusione tenuta a Princeton nel 1940 con il titolo ‘The meaning of Spanish civilization’, al volume pubblicato a Buenos Aires con il titolo ‘Espana en su historia: cristianos, moros y judios (…), a ‘La Spagna nella sua realtà storica’, pubblicata a Città del Messico nel 1954 e della quale esiste una bella e ricca traduzione italiana (Firenze 1955). (…) Il riferimento del Castro alla propria esperienza di emigrato come stimolo e criterio di questi suoi studi è del resto esplicito: “”I jeronimos, conversos e gli umanisti del quindicesimo secolo, sono chiamati erasmiani… nel sedicesimo; razionalisti… nel diciottesimo; advancesados krausisti e europeisti nel diciannovesimo. Oggi sono chiamati fuoriusciti””, scriveva (…) nei suoi Aspectos del vivir hispanico.”” (pag 180-181)”,”MSPG-162″
“GAROSCI Aldo”,”Pensiero politico e storiografia moderna. Saggi di storia contemporanea.”,”GAROSCI Aldo Turati e i socialisti ‘buoni’. “”I grandi parevano, a Turati, soprattutto dei “”buoni””. Buono Jaurès (“”in fondo, la sua bontà – attiva, allegra, feconda – era più grande della sua intelligenza””, scrisse a Treves, “”grandissima, immensa””). Buono Benoit Malon (“”il suo animo era largo e buono, e moltissimo egli amò e moltissimo e da tutti fu amato””). Buono Leopoldo Jacoby (“”povero e buon Leopoldo Jacoby!””). Buono anche Engels (che “”nel suo tramonto, ci amava””, e “”la grandezza della cui modestia non aveva riscontro che nel suo affetto fedele per l’amico rivissuto in lui””). Se questi parevano a lui esempi di bontà, immaginiamo quando si viene a Manzoni o a De Amicis o gli italiani più vicini nella propaganda e nella lotta! Non che Turati fosse solo un sentimentale; quel suo bisogno di vedere nella gente, soprattutto nella gente della sua parte, il lato della bontà, faceva parte integrante della sua personalità, ne era in fondo la chiave. La “”bontà”” di Turati, temperata dall’ironia, se da una parte lo ricollega a tutta una tradizione lombarda di umanitaria mitezza, d’altra parte dà forse la spiegazione dell’atteggiamento dei capi socialisti di origine non operaia verso il loro movimento”” [Aldo Garosci, Pensiero politico e storiografia moderna. Saggi di storia contemporanea, 1954] (pag 71) “”Gramsci quindi, in stretta relazione con Togliatti che dirigeva a Roma il “”Comunista””, afferma un maggiore possibilismo verso il PSI. La fusione fra massimalisti del PSI e comunisti è decisa a Mosca, mentre in Italia Mussolini sta per prendere il potere; ma Nenni, opponendosi a Serrati, fa fallire la sua esecuzione. Il successivo arresto del Comitato Centrale di Bordiga dà a Gramsci, insieme con Togliatti che è rimasto fuori dalla rete della polizia (anche lui sarà arrestato più tardi, ma assolto in istruttoria) il modo di far varare dall’Internazionale un nuovo esecutivo (Togliatti, Tasca, Gennari e Scoccimarro). Quantunque la nomina del nuovo esecutivo avesse avuto come motivo palese l’impossibilità in cui si trovava Bordiga di adempiere le sue mansioni, all’uscita di prigione dopo il processo e l’assoluzione, nessuno protestò né contestò “”l’avvenuto passaggio dei poteri””. Che cosa significava questo strano atteggiamento? Significava semplicemente questo: che Bordiga, sentendo quanto pressanti fossero le richieste da parte dell’Internazionale per una politica da lui non condivisa e che non si sentiva di eseguire di persona, sapendo d’altro canto come fosse impossibile costituire frazioni nel partito, aveva scelto, con un tacito compromesso la via dell’assenza, riservandosi un ritorno in condizioni diverse. E significava pure che la storia degli anni successivi, con il suo alternarsi di possibilismi e di estremismi, di “”fronti unici”” e di durezze contro la democrazia, è già la storia del partito comunista che noi conosciamo oggi, anche se gli uomini della direzione – come lo dimostrano le elezioni del 24, che mandano alla Camera, degli ‘ordinovisti’, il solo Gramsci, – non sono ancora i più popolari tra le masse. Anche l’apparato del partito resta sostanzialmente con Bordiga, come lo dimostra la conferenza nazionale tenuta nel maggio 1924 a Como, in cui la sinistra ebbe il voto di trentacinque segretari regionali, quattro interregionali (di cui uno membro del Comitato Centrale), e un membro del C.C. e il rappresentante della Federazione giovanile, mentre per la tesi dell’esecutivo votarono soltanto quattro membri del C.C. e quattro segretari provinciali. Per la destra avevano votato altri quattro membri del C.C., un segretario interregionale e cinque segretari provinciali”” (pag 263-264)”,”STOx-205″
“GAROSCI Aldo”,”Nuove questioni del leninismo.”,”””C’è un intero libro di un sindacalista francese amico di Trotsky, Alfred Rosmer (a suo tempo debitamente espulso dal partito, e duro avversario dei comunisti, fin o a essere esplicito assertore, con una nettezza rara in Francia negli ambienti di sinistra, dell’alleanza atlantica) che è tutto quanto fondato sul mito dell’umanità, della profonda democrazia di Lenin in confronto con la burocrazia tirannica di dopo. Il libro s’intitola ‘Mosca al tempo di Lenin’ (9) e descrive il metodo di lavoro di Lenin con la stessa freseologia del rapporto di Krusciov: «Lavorare con lui in commissione era una cosa molto piacevole. Egli seguiva da un capo all’altro, ascoltava tutti con attenzione, interrompendo ogni tanto con lo sguardo sempre vivo e malizioso. Sapeva di poter essere duro e spietato anche con i suoi più vicini collaboratori quando si trattava di questioni decisive, secondo lui, per l’avvenire della rivoluzione. Non esitava allora a dare i più severi giudizi e a difendere le decisioni più brutali; ma prima spiegava con pazienza, voleva convincere». Il famoso «testamento di Lenin», le vicende della Krupskaia, ecc., si possono leggere prima che nel rapporto Krusciov o negli annessi, in appendice al libro di Rosmer (10). Il «testamento» si trova anche in numerose altre fonti trotskiste, tra le quali il libro stesso di Trotsky ‘The real situation in Soviet Union’. Il documento più sensazionale fra quelli dati ai congressisti del PCUS è la lettera in cui Lenin incaricava Trotsky di difendere contro Stalin nel caso georgiano i diritti delle nazionalità (5 maggio 1923), ed era pubblicata nel libro di Trotsky ‘The Stalin school of falsification’. I sensazionali articoli di Lenin sulla situazione delle nazionalità si possono leggere nell’ottimo libro d’uno studioso americano, il Pipes: ‘The formation of Soviet Union’ (Harvard Univesity Press, 1954), a pp. 273-74. I documenti più ancora del rapporto, danno la fresca impressione del più che dubbio «leninismo» della lotta antitrotskista. Essi sono stati i cavalli di battaglia dell’opposizione trotskista durante un’intera epoca storica”” (pag 26-27) [Aldo Garosci, ‘Nuove questioni del leninismo’, Roma, 1958] [(9) Tr. it. Firenze, “”La Nuova Italia””, 1953, p. 49; (10) Op. cit., p. 157]”,”TROS-287″
“GAROSCI Aldo”,”La vita di Carlo Rosselli. Volume primo”,”ALDO GAROSCI (1907 – 2000) di Arturo Colombo Di Aldo Garosci, morto ieri a Roma, la definizione più espressiva l’avevano data, fin dai primi anni Quaranta, i suoi grandi amici e compagni di lotta, Leo Valiani e Franco Venturi, che lo chiamavano «il Mago», o «il nostro terzo fratello siamese», riconoscendo in lui un duplice prestigio: la genialità politica e l’acutezza di storico. E tali, infatti, rimangono le due «linee», distinte eppur complementari, della vita, appassionata e intensa, di questo piemontese, nato a Meana di Susa nel 1907, che subito aveva aderito al movimento antifascista di «Giustizia e Libertà» e, di conseguenza, era stato costretto all’esilio in Francia, accorrendo anche in Spagna con la «Colonna italiana» a combattere contro franchisti e fascisti; specie nella battaglia di Monte Pelato. Poi si era rifugiato negli Stati Uniti, militando con Salvemini nella «Mazzini Society» e collaborando ai «Quaderni italiani» di Bruno Zevi. Nel 1943, era tornato in Italia, nelle file del Partito d’Azione e, in seguito, esponente di vari movimenti socialisti (a fianco di Ignazio Silone) e della socialdemocrazia di Saragat (fino a dirigere il quotidiano «L’Umanità»), sempre fedele al progetto rosselliano di «coniugare libertà politica e giustizia sociale» opponendosi – da coerente sostenitore di una «terza forza» – tanto all’egemonia democristiana quanto al monopolio comunista, succube dello stalinismo (basterebbero, in proposito, i suoi lucidi interventi su «Il Mondo» di Pannunzio). Ma con quel suo sguardo luminoso, dietro le spesse lenti, Garosci non sapeva soltanto guardare lontano, da «europeista convinto». Era anche uno storico di classe, che nel passato riusciva a recuperare il senso delle nostre radici quanto l’esempio, la «lezione» dei nostri «maggiori». Se, per evidenti motivi politici, la cattedra universitaria l’aveva ottenuta tardi (a Torino in storia contemporanea e poi in storia del Risorgimento), a dare la misura del suo modo, in parte crociano, di concepire le inquietudini e le speranze, i tormenti e le conquiste del passato come «una battaglia ideale eterna», bastano quattro sue opere, tutte quante destinate a sfidare il tempo: sono la «Vita di Carlo Rosselli» (1945), la «Storia dei fuorusciti» (1953), e poi «Gli intellettuali e la guerra di Spagna» (1959), e «San Marino. Mito e storiografia» (1967). (Corriere della Sera, 4 gennaio 2000)”,”ITAD-003-FV”
“GAROSCI Aldo”,”Vita di Carlo Rosselli. Volume secondo..”,”Carlo ROSSELLI fu assassinato dal fascismo per decapitare l’ emigrazione italiana antifascista. Aldo GAROSCI ricostruisce ‘dal di dentro’ la vita di ROSSELLI e fa rivivere i suoi compagni, le idee di Giustizia e Libertà e del futuro Partito d’ Azione. “”Vi sono frasi del riconoscimento di Rosselli che dovevano, come è naturale, provocare scandalo. Prima che Badoglio fosse a Addis Abeba, egli scriveva: “”Le previsioni di quanti, noi compresi, giudicavamo necessaria una campagna militare di vari anni, si sono rivelate errate. Il fascismo è un fenomeno molto grosso. Non è una parentesi di un’ ora, né l’ avventura di un gruppo di briganti. E’ la forma storica che tende ad assumere la civiltà borghese-capitalistica in questa fase di declino. (…)””. (pag 381)”,”ITAD-004-FV”
“GAROSCI Aldo”,”Vita di Carlo Rosselli. Vol I.”,”Carlo Rosselli nasce a Roma il 6 novembre 1899, da una famiglia che aveva intensamente partecipato alle lotte e agli ideali del Risorgimento, e poi alla vita della nuova Italia. La famiglia paterna di Carlo Rosselli era di quegli ebrei ai quali era stata concessa la libertà in Livorno. Alcuni membri di essa, residenti a Londra nel 1841, erano entrati in relazione con il Mazzini. La sera di mercoledì 12 gennaio 1938 , il ministro degli Interni francese Marx Dormoy comunicava alla stampa che erano stati scoperti gli assassini di Carlo e Nello Rosslli, membri del CSAR. Aldo Garosci nato a Torino 13/agosto/1907 prese parte a manifestazioni e alla diffusione della stampa antofascista clandestina, fu a Torino tra i dirigenti del movimento Giustizia e Libertà.”,”BIOx-053-FL”
“GAROSCI Aldo”,”Vita di Carlo Rosselli. Vol II.”,”Carlo Rosselli nasce a Roma il 6 novembre 1899, da una famiglia che aveva intensamente partecipato alle lotte e agli ideali del Risorgimento, e poi alla vita della nuova Italia. La famiglia paterna di Carlo Rosselli era di quegli ebrei ai quali era stata concessa la libertà in Livorno. Alcuni membri di essa, residenti a Londra nel 1841, erano entrati in relazione con il Mazzini. La sera di mercoledì 12 gennaio 1938 , il ministro degli Interni francese Marx Dormoy comunicava alla stampa che erano stati scoperti gli assassini di Carlo e Nello Rosslli, membri del CSAR. Aldo Garosci nato a Torino 13/agosto/1907 prese parte a manifestazioni e alla diffusione della stampa antofascista clandestina, fu a Torino tra i dirigenti del movimento Giustizia e Libertà.”,”BIOx-054-FL”
“GAROSCI Aldo VALIANI Leo, a cura di Franco FANTONI”,”L’impegno e la ragione. Carteggio tra Aldo Garosci e Leo Valiani (1947-1983).”,”Franco Fantoni è dottore di ricerca in Storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche all’Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni: ‘Eretici e dissidenti. Protagonisti del XIX e XX secolo tra politica e cultura’ (Angeli, 2006). Il più citato nell’indice dei nomi è Franco Venturi “”Marx, che non era certamente tutto prosa, ma aveva realizzato in sé un’equilibrata sintesi di prosa e misticismo, non preparò mai, anzi sempre avversò chi preparava, un moto insurrezionale). Blanqui e Bakunin erano di fatto, malgrado il loro ateismo, mistici assai più dello stesso Mazzini: erano tutto insurrezione e niente prosa quotidiana, anche se come organizzatori valevano in realtà molto più di Marx, essendo più tenaci di lui nel tener insieme i militanti e avendo molto più fascino sui loro sottufficiali e luogotenenti. (A differenza loro, Marx ed Engels insultarono e scontentarono regolarmente, dopo qualche anno, tutti i propri luogotenenti). Per concludere, Lassalle sì, se fosse vissuto, ma né Blanqui, né Bakunin avrebbero potuto, se Marx putacaso non fosse esistito, diventare i numi tutelari di quell’organizzazione operaia socialista che si costituì dappertutto attorno al 1880 (un po’ prima, un po’ dopo, secondo i paesi). (…) Se la sintesi di miraggio rivoluzionario lontano e politica pratica quotidiana è profetismo, Marx fu certamente il profeta: sottolineo l’il perché (a parte Lassalle morto troppo presto), essa si trova solo in Marx. Ma è essa profetismo, nell’uso corrente della parola? Bada, è profetismo se ci si riferisce a ‘il’ profeta: Maometto. Quegli fu effettivamente mistico e politico astuto insieme (anzi, assai più astuto di Marx, infinitamente più astuto di Engels, parecchio più astuto dello stesso Lenin – e certo non meno mistico di loro (…)”” (pag 112) [Dalla lettera di Valiani a Garosci, Milano, 7 agosto 1951, (in) ‘L’impegno e la ragione. Carteggio tra Aldo Garosci e Leo Valiani (1947-1983)’, a cura di Franco Fantoni, Franco Angeli, Milano, 2009]”,”ITAP-002-FMB”
“GARRATY John A. a cura di Franco VOLTAGGIO”,”La disoccupazione nella storia. Pensiero economico e azione pubblica.”,”J.A. GARRATY è docente di storia all’ Univ Columbia (USA). In precedenza aveva insegnato alla Michigan State Univ conseguendo il grado di H.L.D.. Autore fra i più sensibili della moderna scuola storiografica americana, ha scritto diverse biografie di politici americani (Silas WRIGHT, Cabot LODGE, WOODROW WILSON) e una ricostruzione storica del capitalismo nei paesi anglosassoni (‘The New Commonwealth: 1877-1890′).. E’ curatore con Jerome STERNSTEIN, della ‘Encyclopedia of American Biography’ e fa parte del comitato di redazione del periodico ‘American Heritage’.”,”CONx-012″
“GARRATY John A. GAY Peter a cura; collaborazione di ALBRECHT-CARRIÉ René AUSUBEL Herman BARNETT A. Doak BARZUN Jacques BICKERMAN Elias J. BIELENSTEIN Hans H.A. CLOUGH Shepard B. COHEN Gerson D. CROSS Robert D. EMBREE Ainslie FAIRBRIDGE Rhodes W. GARSOLAN Nina GENTZLER J. Mason GRAFF Henry F. HANKE Lewis HOFSTADTER Richard IRWIN Graham W. ISSAWI Charles LANNING Edward P. LEUCHTENBURG William E. MADINA Maan Z. MOORE John A. MORRIS Richard B. MUNDY John H. NAGEL Ernest PARDUE Peter A. RANUM Orest RICE, Jr. Eugene F. ROBERTS Henry L. SHENTON James P. SMIT J. W. SMITH Morton STERN Fritz VAUGHAN Alden T. WALLERSTEIN Immanuel WEBB Herschel WEBB R.K. WOLTJER Lodewyk, collaboratori”,”Storia del Mondo. Volume I. Età antica e Medioevo.”,”John A. Garraty è nato a Brooklyn nel 1920. É specialista di storia americana. Ha scritto due apprezzate biografie ‘Henry Cabot Lodge’ e Woodrow Wilson, e la fondamentale The American Nation. Peter Gay è nato a Berlino nel 1923. Trasferitosi negli USA nel 1941, prese la cittadinanza statunitense nel 1946. É uno storico della cultura e ha studiato soprattutto il periodo dell’Illuminismo. Tra le sue opere bisogna ricordare, Voltaire’s Politics e Weimar Culture.”,”STOU-030-FL”
“GARRATY John A. GAY Peter a cura; collaborazione di ALBRECHT-CARRIÉ René AUSUBEL Herman BARNETT A. Doak BARZUN Jacques BICKERMAN Elias J. BIELENSTEIN Hans H.A. CLOUGH Shepard B. COHEN Gerson D. CROSS Robert D. EMBREE Ainslie FAIRBRIDGE Rhodes W. GARSOLAN Nina GENTZLER J. Mason GRAFF Henry F. HANKE Lewis HOFSTADTER Richard IRWIN Graham W. ISSAWI Charles LANNING Edward P. LEUCHTENBURG William E. MADINA Maan Z. MOORE John A. MORRIS Richard B. MUNDY John H. NAGEL Ernest PARDUE Peter A. RANUM Orest RICE, Jr. Eugene F. ROBERTS Henry L. SHENTON James P. SMIT J. W. SMITH Morton STERN Fritz VAUGHAN Alden T. WALLERSTEIN Immanuel WEBB Herschel WEBB R.K. WOLTJER Lodewyk, collaboratori”,”Storia del Mondo. Volume II. Età moderna.”,”John A. Garraty è nato a Brooklyn nel 1920. É specialista di storia americana. Ha scritto due apprezzate biografie ‘Henry Cabot Lodge’ e Woodrow Wilson, e la fondamentale The American Nation. Peter Gay è nato a Berlino nel 1923. Trasferitosi negli USA nel 1941, prese la cittadinanza statunitense nel 1946. É uno storico della cultura e ha studiato soprattutto il periodo dell’Illuminismo. Tra le sue opere bisogna ricordare, Voltaire’s Politics e Weimar Culture.”,”STOU-031-FL”
“GARRATY John A. GAY Peter a cura; collaborazione di ALBRECHT-CARRIÉ René AUSUBEL Herman BARNETT A. Doak BARZUN Jacques BICKERMAN Elias J. BIELENSTEIN Hans H.A. CLOUGH Shepard B. COHEN Gerson D. CROSS Robert D. EMBREE Ainslie FAIRBRIDGE Rhodes W. GARSOLAN Nina GENTZLER J. Mason GRAFF Henry F. HANKE Lewis HOFSTADTER Richard IRWIN Graham W. ISSAWI Charles LANNING Edward P. LEUCHTENBURG William E. MADINA Maan Z. MOORE John A. MORRIS Richard B. MUNDY John H. NAGEL Ernest PARDUE Peter A. RANUM Orest RICE, Jr. Eugene F. ROBERTS Henry L. SHENTON James P. SMIT J. W. SMITH Morton STERN Fritz VAUGHAN Alden T. WALLERSTEIN Immanuel WEBB Herschel WEBB R.K. WOLTJER Lodewyk, collaboratori”,”Storia del Mondo. Volume III. Età contemporanea.”,”John A. Garraty è nato a Brooklyn nel 1920. É specialista di storia americana. Ha scritto due apprezzate biografie ‘Henry Cabot Lodge’ e Woodrow Wilson, e la fondamentale The American Nation. Peter Gay è nato a Berlino nel 1923. Trasferitosi negli USA nel 1941, prese la cittadinanza statunitense nel 1946. É uno storico della cultura e ha studiato soprattutto il periodo dell’Illuminismo. Tra le sue opere bisogna ricordare, Voltaire’s Politics e Weimar Culture.”,”STOU-032-FL”
“GARRIBBA Nicola”,”Lo Stato di Israele. Nascita istituzioni e conflitti dal 1948 a oggi.”,”GARRIBBA (Pescara, 1931) è giornalista per l’estero del TG2.”,”VIOx-032″
“GARRIDO José M.”,”El materialismo histórico. En torno a dos textos de Marx-Engels.”,”Marx parte dal sistema capitalistico del suo tempo. Che uomini crea questo sistema? Degli uomini divisi, spezzati. Non crea uomini, li distrugge. (pag 43)”,”MADS-355″
“GARRIGUES Jean”,”La France de 1848 à 1870.”,”GARRIGUES Jean ex allievo dell’Ecole Normale Superieure di Saint-Cloud è maitre de conférences all’Università Paris X Nanterre e all’IEP. Ha pubblicato ‘Le Général Boulanger’ (1991). “”Directement issu de la nouvelle législation, le Crédit lyonnais est fondé en 1863 par Henri Germain, avec des capitaux fournis notamment par Arlès-Dufour, les banquiers Hentsch et Paccard ainsi que par les forges de Châtillon-Commentry. La Banque impériale ottomane, filiale du Crédit mobilier des Pereire, est créée la même année; la Société générale, créée en 1864 et présidée par le “”roi du fer”” Eugène Schneider, réunit un capital de 120 millions fournis notamment par la haute banque (les Rothschilds, Bartholony, Hentsch, Paccard, Laffitte, ainsi que par des saint-simoniens comme Talabot, Arlàs-Dufour et même Prosper Enfantin, “”le pape du saint-simonisme””).”” (pag 101)”,”FRAD-103″
“GARRIGUES Jean”,”Le Général Boulanger.”,”GARRIGUES Jean Garrigues insegna storia contemporanea a Nanterre e a Sciences-Po. Ha pubblicato pure ‘La République des affairistes’. Affossatore della Repubblica per alcuni, uomo manipolato per altri, Boulanger ha scatenato torrenti d’odio o di ammirazione. Ancora oggi quando un tribuno politico ha successo si evoca il suo nome. Jean Garrigues a ripreso l’intero ‘dossier Boulanger’, dagli anni giovanili, alla formazione militare fino ai primi passi in politica. Ha individuato influenze, padrini discreti, a sinistra come a destra, che hanno fatto di un generale seducente, una vedette nazionale. L’atmosfera è quella avvelenata della ‘revanche militaire’ che ossessiona il paese (dopo la guerra franco-prussiana). L’autore ha svelato pure intrighi complessi e ragioni di stato. “”Aux élections générales de 1885, les monarchistes ont raflé tous les sièges, notamment grâce aux suffrages des paysans flandriens. S’ils ont abandonné deux sièges aux républicain, lors des élections partielles de 1886 et 1887, ils peuvent raisonnablement espérer que les scandales du gouvernement républicain leur permettront de battre le condidat opportuniste Faucart. Mais Boulanger, appelé par les radicaux du Nord, s’est porté candidat: faut-ils s’opposer à lui?”” (pag 163)”,”FRAD-126″
“GARRISSON Janine”,”L’Édit de Nantes et sa révocation. Histoire d’une intolérance.”,”Janine Garrisson, Professeur d’histoire moderne à l’université de Toulouse-Le Mirail. Spécialiste de l’histoire du protestantisme.”,”RELP-001-FSD”
“GARRONE GALANTE A.”,”Questa nostra repubblica.”,”””Scrisse lo storico Macaulay che l’ atto, con cui nel 1695 la Camera dei Comuni abolì la censura anche per la stampa periodica, “”ha fatto più per la libertà e la civiltà che la Magna Charta e il Bill of Rights””. In Francia, all’ inizio della rivoluzione, quando fu proposta una legge che contenesse questa libertà entro certi limiti, si scatenò una violentissima campagna di opinioni perché la libertà di stampa fosse riconosciuta come assoluta e illimitata. Si sentiva che ogni limite precostituito avrebbe potuto fornire al governo armi e pretesti per ucciderla. E, mentre si riprendevano gli eterni argomenti di Milton, ci si proponeva di fare ancor più e meglio che in Inghilterra. Più tardi, le stesse esasperazioni rivoluzionarie, e il dominio napoleonico e la Restaurazione avrebbero nuovamente offuscato e compresso questo diritto””. (pag 49)”,”ITAP-081″
“GARRONE GALANTE Alessandro”,”Questa nostra repubblica.”,”””Scrisse lo storico Macaulay che l’ atto, con cui nel 1695 la Camera dei Comuni abolì la censura anche per la stampa periodica, “”ha fatto più per la libertà e la civiltà che la Magna Charta e il Bill of Rights””. In Francia, all’ inizio della rivoluzione, quando fu proposta una legge che contenesse questa libertà entro certi limiti, si scatenò una violentissima campagna di opinioni perché la libertà di stampa fosse riconosciuta come assoluta e illimitata. Si sentiva che ogni limite precostituito avrebbe potuto fornire al governo armi e pretesti per ucciderla. E, mentre si riprendevano gli eterni argomenti di Milton, ci si proponeva di fare ancor più e meglio che in Inghilterra. Più tardi, le stesse esasperazioni rivoluzionarie, e il dominio napoleonico e la Restaurazione avrebbero nuovamente offuscato e compresso questo diritto””. (pag 49)”,”DIRx-002-FV”
“GARRONI Stefano a cura; saggi di Hans Heinz HOLZ Jos LENSLINK Domenico LOSURDO Guido OLDRINI Karlludwig RINTELEN Gottfried STIEHLER Peter STRUTYNSKI Renate WAHSNER”,”Engels cento anni dopo.”,”ANTE1-39″,”MAES-082″
“GARRUCCIO Ludovico”,”L’industrializzazione tra nazionalismo e rivoluzione. Le ideologie politiche dei paesi in via di sviluppo.”,”Fondo Davoli GARRUCCIO Ludovico autore di ‘Spagna senza miti’ L’ industrializzazione tardiva “”Tranne il modello britannico e quello americano, in certa misura il modello francese (oltre a modelli di secondaria importanza come lo svedese, il belga, il canadese, etc.) la rivoluzione industriale non è negli altri paesi un fenomeno spontaneo privato bensì un atto di volontà, sentito come l’imperativo categorico di non farsi escludere dalla competizione per il progresso industriale. (…) L’atto di volontà si manifesta in primo luogo in un’azione politica, la costruzione di uno Stato nazionale laddove esso non esiste (Italia, Germania), di uno Stato moderno laddove un assetto istituzionale secolare si dimostra intrisecamente inidoneo ad assorbire la nuova tecnologia (Giappone, Russia). In alcuni paesi il fattore determinante è del tutto esterno: il capitale straniero. La connessione tra lo sviluppo e un agente politico, fa sì che alle vacillazioni del fattore politico corrispondano crisi nel settore economico o viceversa. E’ il caso dei tre Paesi: Italia, Germania, Giappone, dianzi citati. Della Germania il Pelloux dice: “”Il fiorire delle industrie fu soprattutto promosso dall’azione preordinata dello Stato. La fortuna dell’industria tedesca è in massima parte dovuta ai liberali prussiani e all’unione doganale, come pure al ritorno della Germania, dopo il 1879, al protezionismo (26). Per l’Italia si è citato il ruolo assunto da Crispi. Per il Giappone “”gli anni dal 1890 al 1920 segnano il progresso del capitalismo privato le cui sorti sono intimamente connesse alla guerra e alle lotte politiche”” (27)”” (pag 71-72) (26) François Perroux, Il Capitalismo moderno, 1960, p. 46; (27) Ibidem, p. 50 “”Cosa accade nell’Africa scolonizzata, trasformata nel processo di “”clochardisation”” (secondo l’espressione di Germanine Tillon) in una specie di “”Lunpenproletariat”” internazionale, soggetta piùà alla degradazione che all’avanzamento in seguito al brutale contatto con la tecnologia occidentale?”” (Quarta di copertina)”,”PVSx-057″
“GARTON ASH Timothy”,”Storia del presente. Dalla caduta del muro alle guerre nei Balcani.”,”ANTE1-55 Timothy GARTON ASH (1955) è fellow del St. Anthony College di Oxford. Ha scritto sulle vicende recenti dell’Europa orientale e centrale molti volumi. (v. risvolto copertina)”,”EURC-099″
“GARTON ASH Timothy”,”Storia del presente. Dalla caduta del Muro alle guerre nei Balcani.”,”Timothy Garton Ash (1955), politologo di fama mondiale, dirige l’European Studies Centre al St Antony College di Oxford, è senior fellow presso la Hoover Institution dell’università di Stanford e scrive regolarmente per The New York Review of Books, The Guardian e la Repubblica. Da Mondadori ha pubblicato: Le rovine dell’impero, Europa Centrale 1980-1990. In nome dell’Europa, Il dossier, La mia vita a Berlino Est raccontata dalla polizia segreta, Storia del presente, Dalla caduta del Muro alle guerre nei Balcani. Qindici anni dopo il crollo del Muro di Berlino, l’Occidente sta vivendo una grave crisi di identità. L’Europa, una volta avviato il processo di unificazione politica, ha tentato di definire se stessa in opposizione agli Stati Uniti, che, colpiti al cuore l’11 settembre 2001, tendono sempre più a considerare il Vecchio continente un fastidioso ostacolo alla riaffermazione della loro leadership mondiale. Al punto che le contraddizioni esplose fra gli alleati occidentali dell’America in occasione della seconda guerra del Golfo, e culminate nel rifiuto di Francia e Germania di partecipare al conflitto iracheno, hanno fatto parlare dell’europeismo come una variante dell’antiamericanismo. Che ne è, dunque, di quello che un tempo veniva chiamato il mondo libero? Per rispondere a questa domanda, Timothy Garton Ash ha attinto a un’ampia gamma di Fonti.”,”EURC-078-FL”
“GARVER Susan McGUIRE Paula”,”Coming to North America. From Mexico, Cuba and Puerto Rico.”,”Messicani Cubani e portoricani sono le minoranze con il maggior sviluppo demografico negli Stati Uniti.”,”CONx-099″
“GARWIN Richard L. CHARPAK Georges”,”Megawatts + Megatons. The Future of Nuclear Power and Nuclear Weapons.”,”Carbon dioxide anidride carbonica GARWIN Richard L. è Philip D. Reed Senior Fellow for Science and Tecnology al Council of Foreign Relations e professore aggiunto alla Columbia University. CHARPAK Georges ha lavorato a lungo al CERN di Ginevra. Ha ricevuto il premio Nobel nel 1992. Chi ha deciso la quantità di armi. “”L’ enorme stock di armi nucleari – 33.000 o 45.000, o perfino 10.000 non possono essere giustificate da nessuna ragione militare; è stata l’ interazione di politica interna negli Stati Uniti con la sensazione di entrambi lì e in Unione Sovietica che un grande stock di armi nucleari richiedeva rispetto, e poteva anche essere usato in modo massiccio per eliminare le forze nucleari dell’ altro schieramento, cosa che portò a un quasi illimitato incremento di armi.”” (pag 280)”,”QMIx-142″
“GASBARRO Nicola, a cura, saggi di Adone AGNOLIN Enzo GUALTIERO-BARGIACCHI Sergio CAPPELLO Alessandra FERRARO Cristina POMPA Carlo BORGHERO Paola DESSI Chiara GIUNTINI Nicola GASBARRO Benoit DE-L’ESTOILE Paula MONTERO Lucetta SCARAFFIA”,”Le culture dei missionari. I.”,”Nicola Gasbarro è stato allievo di Dario SABBATUCCI ed è attualmente (2009) associato di Storia delle Religioni presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Università di Udine. Ha pubbliato vari libri tra cui ‘Noi e l’Islam’ (2003).”,”RELC-001-FFS”
“GASBARRO Nicola, a cura; saggi di Maurizio GNERRE Gianguido MANZELLI Celesatina MILANI Mario IODICE Fiorenzo TOSO Francesco GUARDIANI Diego POLI Domenico SANTAMARIA Francesco SURDICH Vittorio SPRINGFIELD-TOMELLERI Natalija ORLOVSKAJA Nelli MELKADZE”,”Le lingue dei missionari. II.”,”Nicola Gasbarro è stato allievo di Dario SABBATUCCI ed è attualmente (2009) associato di Storia delle Religioni presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Università di Udine. Ha pubbliato vari libri tra cui ‘Noi e l’Islam’ (2003).”,”RELC-002-FFS”
“GASPARETTO Pier Francesco”,”Sogni e soldi. Vita di Riccardo Gualino.”,”GASPARETTO Pier Francesco già docente di letteratura inglese all’Università di Torino scrive e collabora alla ‘Stampa’. Ha scritto una biografia ‘John Osborne’ (1979) e una storia di Fra’ Dolcino. “”””La catastrofe della Banca Oustric gettò lo sconquasso nella mia azienda, nelle mie previsioni””. Ma in quel 1930, anno della catastrofe Oustric, lo sconquasso nella sua azienda già c’era, anche se sotterraneo e anche se i confini del suo impero apparivano all’esterno ancora immutati e saldi. Non a caso per soddisfare l’inesausta sete di liquidità, Gualino andava in quegli anni moltiplicando iniziative e sportelli della sua Banca agricola (430 filiali e 1186 sportelli nel 1930) per attirare a quel forziere privato quanti più possibile depositi di risparmiatori.”” (pag 165)”,”ITAE-287″
“GASPARI Oscar”,”L’Italia dei municipi. Il movimento comunale in età liberale 1879-1906.”,”GASPARI si è occupato di storia dell’ emigrazione tra le due guerre e di storia istituzionale con riferimento alla politica per la montagna nell Italia della prima metà del Novecento. Lavora nella Conferenza Stato-Città e Autonimie locali della Presidenza del Consiglio dei ministri. Tra le sue principali pubblicazioni: -L’ emigrazione veneta nell’ Agro pontino durante il periodo fascista. BRESCIA. 1985 – Il segretariato per la montagna, 1919-1965. ROMA. 1994″,”ITAA-018″
“GASPARI Paolo”,”I nemici di Rommel. I combattimenti sul Kolovrat il 24-25 ottobre 1917 nel racconto degli ufficiali italiani. Volume I.”,”[‘Questi ‘Gruppen’ erano un’innovazione recente nell’esercito tedesco. Il perfezionamento della tattica dell’infiltrazione aveva avuto una formidabile accelerazione con la produzione in massa nel 1917 delle mitragliatrici leggere Leicht-Hand Maschinengewehr 08/15, cosicché nel luglio 1917 si era provveduto a una riorganizzazione delle più piccole unità di fanteria dell’esercito tedesco. La mitragliatrice leggera poteva infatti essere usata tanto per attaccare quanto per difendersi. Fino ad allora c’era stata la squadra – ‘Trupp’- di 7 uomini con un comandante, da allora si organizzerà un ‘Trupp’ d’assalto comprendente due mitragliatrici leggere, composto di soli 4 uomini: due uomini con due armi e due con le munizioni e una squadra composta da 7 fucilieri con il compito di proteggere i mitraglieri e di coadiuvarli nell’assalto con il lancio di bombe a mano. Ogni ‘Trupp’ aveva un proprio comandante, ma i ‘Trupps’ di un ‘Gruppe’ potevano operare separati o raggrupparsi con quelli di altri ‘Gruppen’ (4). Si può capire come la potenza di fuoco delle mitragliatrici leggere protette dai fucilieri fosse di per sé superiore, per mobilità e potenza di fuoco, a qualsiasi reparto italiano di linea: i ‘Gruppen’ si potevano concentrare su un nido di resistenza e nel contempo potevano parare qualsiasi attacco di fanterie, se cadevano sotto il tiro di mitragliatrici o bombarde potevano disperdersi per riunirsi in un altro punto. E potevano infiltrarsi quasi ovunque, tanto più in terreni boscosi o rotti da crepacci e frane come erano quelli delle Alpi e Prealpi Giulie’ (pag 29-30). Nota: (4) G.C. Wynne, ‘La lezione tattica della guerra mondiale’, Mondadori, Milano, 1940, pp 298 e 299]”,”QMIP-005-FL”
“GASPARINI Marco”,”Anni Sessanta. Immagini dell’Italia.”,”Marco Gasparini, nato nel 1964, è giornalista e saggista. Specializzato in economia ha scritto per il Sole 24 Ore e il Mondo. Ha al suo attivo varie pubblicazioni all’interno della collana “”Immagini della storia”” per le edizioni Capricorno. Per le edizioni Flammarion ha pubblicato il libro illustrato ‘Mafia, histoire et mythologie’.”,”FOTO-062″
“GASPARINI Marco”,”Resistenza 1944.”,”Marco Gasparini, nato nel 1964, è giornalista e saggista. Specializzato in economia, ha scritto per ‘Il Sole 24 Ore’, ‘Il Mondo’, nonché di costume. “”Le formazioni hanno connotazioni politiche diverse e sono espressione dei partiti che si apprestano a governare da Roma: Giustzia e libertà è legata al Partito d’azione, le Brigate Matteotti anno ispirazione socialista, le Brigate del Popolo sono democristiane, le Brigate Mazzini sono repubblicane, le Garibaldi di matrice comunista. Con la liberazione di Roma, vengono diffusi volantini che incitano gli italiani dei territori occupati a raggiungere le bande, ad armarsi e sabotare il nemico. I partigiani vengono supportati da specialisti angloamericani paracadutati nelle zone occupate dai ribelli e riforniti di armi, munizioni ed equipaggiamento con aviolanci. Inoltre ricevono precise istruzioni dal generale ingles Harold Alexander, che li incita a sabotare le vie di comunicazione percorse dai tedeschi e bloccarne le autocolonne in ritirata. Allo stesso tempo vengono diffusi giornali, fogli di propagana e volonlantini in cui, tra l’altro, si chiede ai soldati della Repubblica Sociale Italiana di disertare e passare con i ribelli portandosi le armi; chi non obbedirà o continuerà a combattere al fianco dei tedeschi verrà giustiziato. Molti giovani italiani si trovano davanti a un bivio: non presentarsi alle chiamate di leva e disertare, rischiando di essere fucilati dai fascisti, o continuare a combattere per essere uccisi dai ribelli. Mentre la guerra civile continua feroce, ci sono reparti militari della RSI, meglio organizzati, che sono decisi a combattere fino alla fine, a volte sapendo che la sconfitta dell’esercito di Mussolini è inevitabile come gli Alpini della Monterosa, le SS italiane e la Xª Mas di Junio Valerio Borghese”” (pag 73)”,”ITAR-365″
“GASPARRI Tamara”,”La resistenza in Italia.”,”Recensione delle opere degli autori: BATTAGLIA VACCARINO WOOLF QUAZZA RAGIONIERI PANSA LEGNANI PINZANI VARLECCHI CATALANO CAROCCI CLN CLNAI AMENDOLA DEAKIN COLLOTTI DEGLI ESPINOSA AGA ROSSI”,”ITAR-160″
“GASPARRI Stefano”,”Prima delle nazioni. Popoli, etnie e regni fra Antichità e Medioevo.”,”Stefano Gasparri insegna antichità e istituzioni medievali all’Università di Venezia.”,”STAx-050-FL”
“GASPARRI Tamara”,”La resistenza in provincia di Siena, 8 settembre 1943 – 3 luglio 1944.”,”Il padre dell’autrice, Tommaso Gasparri combatté come partigiano nella formazione “”Gramsci”” di Castelfiorentino. ‘La prima sortita della formazione ‘Lavagnini’ (pag 94-) (Spartaco Lavagnini)”,”ITAR-015-FP”
“GASPARRI Stefano”,”Prima delle nazioni. Popoli, etnie e regni fra Antichità e Medioevo.”,”Stefano Gasparri insegna Antichità e istituzioni medievali all’Università di Venezia (1997).”,”STMED-020-FSD”
“GASPARRI Stefano”,”Italia longobarda. Il regno, i Franchi, il papato.”,”Stefano Gasparri è ordinario di Storia medievale e Storia dell’alto medioevo presso il Dipartimento di Studi umanistici dell’Università di Venezia, dove è stato Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia e direttore del Dipartimento di Studi storici. Ha pubblicato tra l’altro ‘I milites cittadini. Studi sulla cavalleria in Italia’ (1992) ‘Prima delle nazioi. Popoli, etnie e regni fra antichità e Medioevo’ (Carocci, 1997).”,”STMED-075-FSD”
“GASSMAN Vittorio LUCIGNANI Luciano a cura”,”Cinque modi per conoscere il teatro. William Shakespeare – Amleto (1601). Molière – Il medico per forza (1666). Luigi Pirandello – Così è (se vi pare) (1917). Bertolt Brecht – I fucili di Madre Carrar (1937). Eugène Ionesco – La lezione (1950).”,”””Se è l’ ora vuol dire che non è da venire; se non è da venire vuol dire che è l’ora; se non è l’ ora, l’ ora verrà. Ciò che conta è di esser pronti””. (pag 120, Amleto, Shakespeare) “”Valerio. – Ma, nel suo profondo, è tutta scienza , e ben spesso ha detto delle cose proprio fuori dell’ ordinario. Luca. – Quando po’ ci si butta, ti parla dritto dritto, come se ti leggesse in un libro””. (pag 153, Il medico per forza, Moliere) “”L’ Operaio – Sono le Brigate Internazionali. Le mandano in linea a Motril. (Si ode la canzone della Colonna Thälmann “”La patria è lontana…) Questi sono i tedeschi. (Si odono alcune battute della “”Marsigliese””) I francesi. (“”La Warszawianka””) I polacchi. (“”Bandiera Rossa””) Gli italiani. (“”Hold the Fort””) Americani. (“”Loscuatros generales””) E questi sono i nostri. (Lo strepito dei carri svanisce insieme ai canti). L’ operaio e il giovane ritornano al tavolo). Dipende tutto da questa notte. Devo proprio andarmene. Questa è stata l’ ultima, José””. (pag 254, I fucili di Madre Carrar, B. Brecht)”,”VARx-196″
“GASSMAN Vittorio”,”Vocalizzi.”,”V. GASSMAN è nato a Genova nel 1922. Dopo aver frequentato per due anni l’ Accademia nazionale di arte drammatica, nel 1943 ha debuttato sulle scene a fianco di Alda BORELLI. Ha lavorato in Oreste di Alfieri diretto da Luchino VISCONTI, Amleto diretto da GASSMAN e SQUARZINA, Aldelchi di Manzoni (Teatro) ecc.. E’ stato attore pprotagonista in molti film (L’ Armata Brancaleone, Grande Guerra, Profumo di donna, Il deserto dei tartari ecc:.). Ha scritto un’autobiografia (1981): ‘Un grande avvenire dietro le spalle’. “”Parafrasi da un’ode di Kao-Tzu. Si leva la tempesta, il mondo ho conquistato, e in patria son tornato a chiedermi: chi resta per poter mantenere il mio potere su tante frontiere?”” (pag 159)”,”VARx-276″
“GASTALDI Silvia”,”Storia del pensiero politico antico.”,”La GASTALDI (Casalpusterlengo 1949) è dal 1980 ricercatrice presso il dipartimento di filos dell’univ di Pavia e dal 1991 insegna storia del pensiero pol antico nella stessa Università.”,”STAx-022″
“GASTALDI Ugo”,”Storia dell’ anabattismo dalle origini a Münster 1525 – 1535.”,”Non è esagerato definire l’ anabattismo il movimento più calunniato della storia moderna e il più travisato dagli storici…”,”RELP-002″
“GASTER Theodor H.”,”Le più antiche storie del mondo.”,”J. Innes Miller è stato un funzionario coloniale britannico e studioso classico. Ha lavorato come addetto all’amministrazione coloniale inglese a Singapore dal 1919 1. È stato autore di diversi libri, tra cui ‘Roma e la via delle spezie’ 2. Questo libro racconta la storia del commercio delle spezie nell’Impero romano e come Roma abbia influenzato il commercio di spezie in tutto il mondo 2. Altre informazioni: 1. einaudi.it 2. humanitasalute.it 3. bing.com”,”STAx-014-FSD”
“GAT Azar”,”Clausewitz and the Marxists: Yet Another Look.”,”Azar Gat is Lecturer in the Departments of History and Political Science alla Tel Aviv University. E’ autore di ‘The Origins of Military Thought from the Enlightenment to Clausewitz’ (Oxford, 1989) e ‘The Development of Military Thought: The Nineteenth Century’ (Oxford).”,”MAES-204″
“GAT Azar”,”A History of Military Thought. From the Enlightenment to the Cold War.”,”Questo volume mette riunisce insieme la trilogia dell’autore sull’evoluzione del pensiero militare moderno (OUP 1989, 1992, 1998) offrendo un ampio background storico e intellettuale.”,”QMIx-022-FSL”
“GATES Bill con Natan MYHRVOLD e Peter RINEARSON”,”La strada che porta a domani.”,”Bill GATES (Seattle 1955) ha fondato nel 1975, insieme con Paul ALLEN, la Microsoft Corporation per realizzare il suo sogno di “”un personal computer su ogni scrivania ed in ogni casa””. Natan MYHRVOLD è laureato in fisica teorica a Princeton. (Vp di Applications and Contents Group di Microsoft). Peter RINEARSON è giornalista che ha scrito vari libro sull’ impiego di Microsoft Word. “”Molte aziende alla fine saranno assai più piccole di quanto sono adesso, poiché l’utilizzo dell’ autostrada informatica renderà facile trovare risorse esterne con cui lavorare. Grande non equivale necessariamente a valido, quando si parla di affari. Le case cinematografiche di Hollywood sono sorprendentemente piccole in termini di dipendenti fissi, in quanto i contratti relativi ai servizi – compresi gli attori, e spesso anche le strutture – vengono siglati film per film. Alcune aziende di software seguono un modello simile, prendendo sotto contratto i programmatori per il tempo necessario. Naturalmente le aziende riserveranno ancora molte funzioni ai dipendenti a tempo pieno (…). Comunque, un certo numero di funzioni verrà disperso sia strutturalmente sia geograficamente””. (pag 174-175)”,”USAE-058″
“GATES Robert M.”,”Duty. Memoirs of a Secretary at War.”,”Prima che ricevesse la chiamata dalla Casa Bianca nel 2006, Gates pensava di lasciare Washington dopo sei anni come presidente sia della CIA che del National Security Council, e stava svolgendo l’incarico di Presidente della Texas A&M University. E’ stato ministro della difesa dal 2006 al 2011. Author’s note, Foto, Illustration Credits, A note about the author, Acknowledgments, Index,”,”USAQ-099″
“GATES David”,”The British Light Infantry Arm, c. 1790-1815: its creation, training and operational role.”,”<> (pg 68. Traduz. d. r.)”,”UKIQ-007-FSL”
“GATHORNE-HARDY G.M.”,”Histoire des évenements internationaux de 1920 a 1939.”,”Orazio: “”Les révolutions et les intrigues, La guerre, ses causes, son cours, ses crimes, Le destin des pactes et des ligues, Et les blessures que le temps n’a pas encore fermées, Tels sont les thèmes que vous traitez, vous qui osez (Entreprise qui décourage bien des hommes), Remuer de vieilles cendres, qui à tout instant Peuvent se réveiller et devenir brasier”” (Horace, Odes, II, I.) (pag 3)”,”RAIx-251″
“GATRELL V.A.C. LENMAN Bruce PARKER Geoffrey a cura; saggi di LARNER Christina WEISSER Michael SHARPE J.A. DAVIES Stephen J. PHILIPS David DAVIS Jennifer TOMBS Robert”,”Crime and the Law. The Social History of Crime in Western Europe since 1500.”,”Contiene il saggio di Robert Tombs ‘Crime and the Security of the State: The ‘Dangerous Classes’ and Insurrection in Nineteenth-Century Paris’ (pag 214-237) (riguarda soprattutto la repressione della Comune di Parigi del 1871) “”It was an unquestioned assumption of middle-class opinion throughout the period that those most likely to participate in revolution were also those most likely to indulge in crime, for crime and revolution were symptoms of the same disease. The repression of the Paris Commune of 1871, which is the main subject of this chapter, affords an example of how deeply this idea influenced understanding of and reaction to political disorder, not least on the part of the army, the principal instrument of that repression (2). But did criminals and other outsiders participate significantly in popular political disorders? Marx argued the contrary, associating the lumpenproletariat with the forces of reaction, and most modern historians have denied the link between crime, social instability and revolutionary activity (3). Recently, however, there has been a resurgence of interest in ‘marginals’ and their possible political importance – no doubt reflection certain political and economic preoccupation of the last few years – and it will be suggested in what follows that our understanding of this complex question is far from complete”” (pag 214-215) [Robert Tombs ‘Crime and the Security of the State: The ‘Dangerous Classes’ and Insurrection in Nineteenth-Century Paris’] [(in) Crime and the Law. The Social History of Crime in Western Europe since 1500′, a cura di V.A.C. Gatrell Bruce Benman e Geoffrey Parker, London, 1980] [(2) While none of the many books devoted to the Commune pays serious attention to the repression, with the exception of Camille Pelletan’s ‘La Semaine de Mai’, Paris, 1880), to recent articles have studied the conservative ‘myth’ of the insurrection: J.M. Roberts, ‘The Paris Commune from the Right’, ‘English Historical Review’, supplement 6, 1973, and Robert Price, ‘Conservative reactions to social disorder, the Paris Commune of 1871’, ‘Journal of European Studies, I, 1971, pp. 341-52. Jacques Rougerie, ‘Procès des Communards’, Paris, 1964, also approaches the subject obliquely; (3) Especially George Rudé and Charles Tilly, to whose work reference is made below]”,”STOS-181″
“GATRELL Peter”,”L’economia zarista, 1850-1917.”,”Peter Gatrell è docente di Storia economica nell’Università di Manchester. Ha contribuito con propri saggi ai volumi ‘Land Use and Tenure in Medieval England’ (a cura du T.H. Aston, 1985) e ‘Perspectives on Development’ (a cura di P.F. Leeson e M.M. Minogue, 1988).”,”RUSx-101-FL”
“GATRELL Peter”,”The Tsarist Economy 1850-1917.”,”Peter Gatrell è docente di Storia economica nell’Università di Manchester. Ha contribuito con propri saggi ai volumi ‘Land Use and Tenure in Medieval England’ (a cura du T.H. Aston, 1985) e ‘Perspectives on Development’ (a cura di P.F. Leeson e M.M. Minogue, 1988). Preface, Note on Transliteration, Abbreviations, Glossary, Maps, Economic Map, European Russia, The Russian Empire, Introduction, Table, figure, Conclusion, Notes, Select Bibliography, Index,”,”RUSx-102-FL”
“GATRELL Peter”,”Government, industry and rearmament in Russia, 1900-1914. The last argument of tsarism.”,”Peter Gatrell è docente di Storia economica nell’Università di Manchester. Ha contribuito con propri saggi ai volumi ‘Land Use and Tenure in Medieval England’ (a cura du T.H. Aston, 1985) e ‘Perspectives on Development’ (a cura di P.F. Leeson e M.M. Minogue, 1988). List of maps, List of tables, Preface, Acknowledgements, List of abbreviations, Maps, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Index, Cambridge Russian, Soviet and Post-Soviet Studies,”,”RUST-042-FL”
“GATRELL Peter”,”A Whole Empire Walking. Refugees in Russia During World War I.”,”Peter Gatrell è docente di Storia economica nell’Università di Manchester. Ha contribuito con propri saggi ai volumi ‘Land Use and Tenure in Medieval England’ (a cura du T.H. Aston, 1985) e ‘Perspectives on Development’ (a cura di P.F. Leeson e M.M. Minogue, 1988). Acknoledgments, Introduction, Appendix: 1. Refugee Population Statistics, 2. Questionnaire Issued by the Tatiana Committee, January 1917, Abbreviations, Notes, Bibliography, Index, Maps follow, Illustrations follow,”,”RUSx-108-FL”
“GATRELL Peter”,”Russia’s First World War. A Social and Economic History.”,”Peter Gatrell è docente di Storia economica nell’Università di Manchester. Ha contribuito con propri saggi ai volumi ‘Land Use and Tenure in Medieval England’ (a cura du T.H. Aston, 1985) e ‘Perspectives on Development’ (a cura di P.F. Leeson e M.M. Minogue, 1988). List of tables, Preface and acknowledgements, Publisher’s acknowledgements, Maps, Introduction, Conclusions, Bibliography, Index,”,”QMIx-039-FL”
“GATTA Bruno”,”Agosto ’39. Ora per ora, i giorni frenetici che trascinarono il mondo alla guerra.”,”GATTA Bruno storico e giornalista, allievo di Ghisalberti e Chabod si è laureato in storia del risorgimento e ha insegnato storia del giornalista all’università. E’ stato corrispondente di vari giornali. Ha scritto vari libri tra cui ‘De Gasperi politico’ e ‘Risorgimento incompiuto’.”,”QMIS-128″
“GATTEI Giorgio a cura”,”Da Yalta a Fulton. Le origini della guerra fredda nella corrispondenza dei Tre Grandi.”,”””Quando i militari americani affrontano una grave situazione, è loro costume scrivere all’ inizio delle loro direttive le parole: “”Concetto strategico generale””. C’ è della saggezza in questo, perché esso porta a una chiarezza di pensiero”” (pag 90)”,”RAIx-124″
“GATTEI Giorgio”,”Storia del valore-lavoro.”,”GATTEI Giorgio è docente di storia del pensiero economico presso la facoltà di economia dell’Università di Bologna. Ha scritto ‘Il difficile equilibrio. Studi di storia sul pensiero economico moderno (1994) e ha curato il volume: ‘Karl Marx e la trasformazione del pluslavoro in profitto’ (2002). Libro infarcito di formule e citazioni dai classici e da Marx “”Nella sua biografia il confronto decisivo con l’economia politica avviene però solo successivamente all’esilio a Londra, a seguito del fallimento delle rivoluzioni europee del 1848-1849. E’ infatti nelle sale del British Museum che Marx “”divorerà”” una tale quantità di letteratura economica da consentirgli di scrivere, dal 1857 in poi, una massa sterminata di appunti sfociati nella pubblicazione del primo libro del ‘Capitale’ nel 1867 (il secondo e il terzo libro saranno ricavati da Friedrich Engels da tutti quei manoscritti e pubblicati nel 1885 e nel 1894, a Marx già deceduto). E’ perciò solo dal 1857 in poi che si può parlare di un Marx “”maturo”” che ha finalmente individuato l’oggetto della propria critica nell’analisi del ‘capitale’ quale carattere sintomatico dell’organizzazione economica della società moderna. “”La necessità di sviluppare esattamente il concetto di capitale è data dal fatto che esso è il concetto fondamentale dell’economia moderna, così come il capitale stesso, la cui controfigura astratta costituisce il suo concetto, è il fondamento della società borghese. Dalla rigorosa comprensione del presupposto fondamentale del rapporto devono risultare tutte le contraddizioni della produzione borghese e, insieme, il punto limite in cui il rapporto costringe ad andare oltre se stesso”” (K. Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, Vol I, p. 326)”” [Giorgio Gattei, Storia del valore-lavoro, 2011] (pag 59-60) “”Ma poi c’è stato il salto di qualità della ‘rivoluzione industriale’ che ha portato alla comparsa delle “”macchine””, sia motrici (come la caldaia a vapore) che operatrici (come i telai meccanici). Il processo di produzione ha così preso a muoversi in una forma sempre più autonoma dal lavoro fino a culminare, già al tempo di Marx, in un ‘sistema automatico di macchine’ in cui ognuna “”compie senza assistenza umana tutti i movimenti necessari per la lavorazione della materia prima, ed ha ormai bisogno soltanto dell’uomo a cose fatte”” (Marx, Il capitale, p. 423). In questo ambiente di meccanizzazione estrema intravisto da Marx: “”l’operaio non è più quello che inserisce l’oggetto naturale modificato come membro intermedio fra l’oggetto e se stesso, ma è quello che inserisce il processo naturale, che egli trasforma in un processo industriale, come mezzo fra se stesso e la natura inorganica, della quale s’impadronisce. Egli si colloca accanto al processo di produzione, anziché esserne l’agente principale”” (K. Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, 1857-1858′, vol II, 1970, p. 401) [Giorgio Gattei, Storia del valore-lavoro, 2011] (pag 72)”,”ECOT-187″
“GATTEI Giorgio FORGES DAVANZATI Guglielmo MICOCCI Andrea TOMBA Massimiliano BELLOFIORE Riccardo GIACCHE’ Vladimiro, saggi di”,”Marx e la crisi. Marx e l’economia di puro debito (Gattei) – Distribuzione del reddito in uno schema marxiano di circuito monetario (Davanzati) – Marxismo e crisi: una critica delle interpretazioni correnti e una alternativa non-dialettica (Micocci) – Immagini della crisi e tempo storico (Tomba) – La crisi capitalistica e le sue ricorrenze: una lettura a partire da Marx (Bellofiore) – Il ritorno del rimosso: Marx, la caduta del saggio di profitto e la crisi (Giacché).”,”””Marx e la crisi””, Bergamo, 23 aprile 9.30-19.00 Il Dipartimento di Scienze Economiche e la Facoltà di Economia dell’Università di Bergamo organizzano una Giornata di studio su “”Marx e la crisi”” il 23 aprile 2010 dalle 9.30 alle 19.00 Aula 15, Via dei Caniana 2 Bergamo 9.30-13.00 – GIORGIO GATTEI (Università di Bologna) Marx e l’economia di puro debito (I) – GUGLIELMO FORGES DAVANZATI (Università del Salento) Distribuzione del reddito e crisi in uno schema marxiano di circuito monetario – ANDREA MICOCCI (University of Malta Link Campus, Roma) Marxismo e crisi: una critica delle interpretazioni correnti e una alternativa non-dialettica – MASSIMILIANO TOMBA (Università di Padova) Immagini della crisi e tempo storico DIBATTITO 15.00-19.00 – RICCARDO BELLOFIORE (Università di Bergamo) La crisi capitalistica e le sue ricorrenze: una lettura a partire da Marx – VLADIMIRO GIACCHÈ (associazione Marx XXI, Roma) Il ritorno del rimosso: Marx, la caduta del saggio di profitto e la crisi (Marx teorico della crisi attuale) DIBATTITO TAVOLA ROTONDA DEI PARTECIPANTI con la partecipazione di Riccardo Bellofiore, Guglielmo Forges Davanzati, Giorgio Gattei, Vladimiro Giacché, Andrea Micocci, Massimiliano Tomba Il programma e gli abstract possono essere scaricati da: http://www.unibg.it/ La partecipazione è aperta a tutti gli interessati Il seminario fa parte di una serie di incontri dedicati alla attuale crisi sistemica del capitalismo. Alcuni degli incontri precedenti, tra cui l’incontro con Jan Toporowski su “”Excess debt and asset prices: an heterodox reading of the financial crisis”” sono disponibili in videoregistrazione sulla homepage: http://www.unibg.it/pers/?riccardo.bellofiore&#8221;,”ECOT-304″
“GATTI Franco”,”Il fascismo giapponese.”,”Franco GATTI (Torino, 1935) è attualmente docente di storia e geografia dell’ Asia orientale presso l’Univ di Bologna. Oltre a numero saggi ha pubblicato: “”Il modello giapponese: il capitalismo alla prova”” (VENEZIA, 1976), “”Il Giappone contemporaneo, 1850-1970″” (TORINO, 1976) e “”La ricostruzione in Giappone, 1945-1955″” (TORINO, 1980).”,”JAPx-022″
“GATTI Francesco”,”Storia del Giappone contemporaneo.”,”Francesco GATTI insegna storia dell’ Asia orientale presso il corso di laurea in Lingue e Civiltà Orientali dell’ Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha scritto varie opere sul Giappone (v. retrocopertina). “”La vicenda del ritorno al gold standard dimostra conoscenze assai approssimative delle teorie economiche da parte degli ambienti politici, burocratici e finanziari giapponesi. Cedendo alle pressioni imprenditoriali, il ministro delle finanze Inoue Junnosuke, nel novembre del 1929, annunciò che il Giappone avrebbe nuovamente adottato la base aurea per lo yen a partire dal 1° gennaio 1930. Decisione governativa del tutto inopportuna, in quanto successiva al crollo di Wall Street, nel momento in cui i paesi più avanzati avevano abbandonato o stavano abbandonando il gold standard per consentire la libera fluttuazione delle loro monete. In conseguenza della scelta governativa, la crisi ebbe effetti devastanti sul’ economia giapponese.”” (pag 94)”,”JAPx-047″
“GATTI Fabrizio”,”Bilal. Il mio viaggio da infiltrato nel mercato dei nuovi schiavi.”,”ANTE1-15 (Fondo RC)”,”CONx-157″
“GATTI Angelo”,”Nel tempo della tormenta.”,”‘Storia patriottica della prima guerra mondiale’ Giudizio sull’operato di Cadorna. (pag 100-101) “”Certo, il generale Cadorna non fu infallibile. Chi, in una guerra che durò per anni e travolse tutta la terra, chi non errò? Rammentando la grandezza e le difficoltà dell’ufficio del generale Cadorna, il giudizio sia soltanto equo e pacato. Da coro delle voci che lo accusano, due si levano più nette. La prima, puramente militare, giudica errata o difettosa la sua concezione della guerra, e specialmente del disegno di guerra che è il pensiero informatore e la ragione prima dell’esito finale. Pure, giudicare quel disegno è assunto tremendo. Il generale Luigi Capello, che, dopo il Cadorna, ebbe senza dubbio fra i comandanti più alto intelletto militare, e non fu certo in tutto favorevole al suo Capo, conchiude così il suo largo esame di esso disegno: “”E’ ben arduo compito la critica di quanto è stato fatto e di quello che si sarebbe potuto e dovuto fare, quando a fondamento di ogni ragionamento si deve mettere la pregiudiziale: avevamo scarsi mezzi, non eravamo preparati. Tale pregiudizionale non ammette che una sola osservazione, una sola critica: bisognava essere preparati””. E’ vero; ma questo è il difetto della impreparazione, cioè della pregiudiziale, non del disegno del Cadorna, il quale doveva essere fatto ad ogni costo, non ostante la pregiudiziale: e il generale Capello, dichiarando la difficoltà del compito, ha messo il dito sulla piaga che purtroppo c’era, ed insanabile, nell’esercito italiano allo scoppiar della guerra: la sproporzione fra lo scopo e i mezzi. Questa sproporzione fu l’origine di molti difetti e di molti danni attribuiti poi al Cadorna. Ma il Cadorna diventò capo di Stato Maggiore e dell’esercito italiano il 27 di luglio del 1914, sei giorni prima dello scoppiare della guerra del mondo: e la dimostrazione dell’opera titanica compiuta dal generale nei nove mesi di neutralità per rafforzare l’esercito è stata fatta ormai troppe volte per essere di nuovo ripetuta. Le manchevolezze e i difetti dell’esercito furono reali anche nel maggio del 1915, ma il miglioramento delle condizioni generali fu enorme: né tutti gli italiani, divisi nei voleri, avevano aiutato la formidabile opera. E se si può oggi desiderare che il generale, conscio dello stato dell’esercito, avesse allora frenato gli uomini politici nella fretta delle alleanze, e si può rimpiangere che non lo abbia fatto; chi pensa questo, si riporti con la mente all’entrare della primavera del 1915, quando i popoli dell’Intesa credevano moribondi gli Imperi centrali, e pareva atto di unica suprema saggezza assalire subito, assalire ad ogni costo il nemico, perché la patria non avesse poi a pentirsi della tarda risoluzione. (…) Il pensero del generale Cadorna fu dal primo giorno teso all’Isonzo e al cuore della Monarchia nemica; d’altra parte, la grande via aperta dalle Alpi Giulie sulla pianura veneta, la via per cui erano passati tutti i nemici d’Italia, dalle antichissime genti barbare all’esercito austriaco del Nugent, undici immigrazioni o invasioni, preoccupò il generale; in qalunque guerra, di movimento o di trincea, non sappiamo che cosa un altro capo avrebbe potuto trovare di meglio o di più utile, che colpire il nemico nel punto più vitale, difendersi da esso dove la sua offesa poteva essere più micidiale. La guerra principale portata, al rompere delle ostilità, nel Trentino, o anche in Carnia, non avrebbe avuto né obiettivo immediato importante, né strade, mezzi e modi per conseguirlo: se, mentre l’esericto era impigliato fra i monti, una rotta fosse toccata alla parte schierata al confine friulano, il biasimo al generale sarebbe stato giusto: le accuse mosse al pensiero militare del Cadorna, informatore della guerra, non hano ragione d’essere. Il modo di attuare il disegno fu invece difettoso, sicché il disegno restò senz’effetto: ma la cattiva riuscita di esso dipese da cause complesse. Di queste, due derivano dal Cadorna: la non piena comprensione della guerra del 1915 e l’illusione della potenza reale dell’esercito italiano. Il generale si acconciò mal volentieri alla guerra immobile della trincea; non sprezzò, ma nemmono apprezzò subito tutta l’importanza della fossa profonda e del reticolato e sperò sempre la bella guerra antica di spazio e di movimento: questa venne, ma egli aveva giudicata la sua scadenza più vicina di quello che non fosse. E credette che l’esercito itailano del principio della guerra potesse prestissimo trionfare di ogni ostacolo: l’esercito trionfò, ma quando fu fornito di tutto ciò che occorreva, e addestrato. Il Cadorna fu quindi innanzi alla realtà: e quasto squilibrio tra speranza e realtà guastà la parte tattica della sua opera militare”” (pag 100-104)”,”QMIP-109″
“GATTI Angelo”,”Uomini e folle di guerra.”,”All’interno del volume di A. Gatti, dedicati alla Prima guerra mondiale vi sono i capitoli: – Il disegno strategico del Generale Cadorna; – Un dubbio e un ammonimento di Francesco Giuseppe; – Tre colloqui col generale von Falkenhayn; – L’invasione austriaca del Trentino; – Fra le cause strategiche di Caporetto; – Ludendorff; – Col Cadorna a Versailles; – Armando Diaz. Giudizio di Falkenhayn sulla qualità dell’esercito italiano: “”Il generale von Falkenhayn fu ministro della Guerra tedesco quando scoppiò la guerra senza confini; successe al generale von Moltke nell’ufficio di capo di Stato Maggiore dell’Esercito dopo la battaglia della Marna, e fu sostituito a sua volta dal maresciallo von Hindenburg, quando l’Esercito tedesco d?occidente si ruppe contro la diga di Verdun. Non ebbe mai grande stima dell’Esercito italiano. Nel suo libro ‘L’alto comando nel 1914-16’ dice candidamente: “”Non è offendere gli Italiani giudicare le loro operazioni, sotto l’aspetto militare, straordinariamente limitate””. E, in altro punto, con eguale semplicità: “”Del resto, nessuno dubitava che i discendenti di Radetzky non avrebbero sconfitto un numero qualunque di simili nemici (Italiani)””. (pag 153) “”Ma il generale Falkenhayn, che fu senza dubbio un maestro di tattica, fu, nella ideazione generale della guerra più acuto e profondo stratega dell’antecessore von Moltke. Se non riuscì a sostituire all’antica tradizione tedesca un nuovo pensiero, quella tradizione arrestò e tentò di mutare. Da lui senza dubbio cominciò, se anche appena abbozzata, la più ampia concezione della guerra prevalentemente di movimento; la quale, perfezionata poi dall’Hindenburg e dal Ludendorff, permise alla Germania di resistere quattro anni agli assalti dell’Europa e dell’America. Alcuni nuovi principi della condotta strategica furono dal Falkenhayn nettamente veduti e fermamente attuati. (…) Lo Stato Maggiore tedesco aveva falsato i principi del suo fondatore, il grande Moltke. Il motto del Moltke era “”prima bilanciare, poi osare””. Il motto dello Stato Maggiore tedesco era divenuto “”osare ad ogni costo””””. (pag 160-161)”,”QMIP-119″
“GATTI Francesco”,”Storia del Giappone contemporaneo.”,”Francesco Gatti insegna Storia dell’Asia Orientale presso il corso di Laurea in Lingue e Civiltà Orientali dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Tra i suoi saggi: Il modello giapponese; il capitalismo alla prova, Il Giappone contemporaneo, La ricostruzione in Giappone, 1945-1955, Il fascismo giapponese, Una grande rimozione: il fascismo giapponese, in E. Collotti (a cura di), Fascismo e antifascismo, Revisioni, rimozioni, negazioni. Nell’ultimo secolo e mezzo il Giappone si è progressivamente affermato in campo internazionale fino a diventare la seconda potenza economica mondiale. Tappe fondamentali del suo cammino sono state il passaggio dal feudalesimo al capitalismo, la parentesi del fascismo e dell’imperialismo, la rinascita dopo la sconfitta postbellica e, successivamente, l’innestarsi di uno sviluppo economico e tecnologico raggiunto attraverso l’applicazione del sistema qualità, gli investimenti nella ricerca e l’affinamento continuo del cosiddetto taylorismo.”,”JAPx-002-FL”
“GATTI Angelo”,”Uomini e folle di guerra.”,”All’interno del volume di A. Gatti, dedicati alla Prima guerra mondiale vi sono i capitoli: – Il disegno strategico del Generale Cadorna; – Un dubbio e un ammonimento di Francesco Giuseppe; – Tre colloqui col generale von Falkenhayn; – L’invasione austriaca del Trentino; – Fra le cause strategiche di Caporetto; – Ludendorff; – Col Cadorna a Versailles; – Armando Diaz. Giudizio del generale e stratega Falkenhayn sulle qualità dell’esercito italiano. “”Il generale von Falkenhayn fu ministro della Guerra tedesco quando scoppiò la guerra senza confini; successe al generale von Moltke nell’ufficio di capo di Stato Maggiore dell’Esercito dopo la battaglia della Marna, e fu sostituito a sua volta dal maresciallo von Hindenburg, quando l’Esercito tedesco d’occidente si ruppe contro la diga di Verdun. Non ebbe mai grande stima dell’Esercito italiano. Nel suo libro ‘L’alto comando nel 1914-16’ dice candidamente: «Non è offendere gli Italiani giudicare le loro operazioni, sotto l’aspetto militare, straordinariamente limitate». E, in altro punto, con eguale semplicità: «Del resto, nessuno dubitava che i discendenti di Radetzky non avrebbero sconfitto un numero qualunque di simili nemici (Italiani)». Dovette pensare certamente dell’Esercito italiano quello che pensava lo scrittore della importante ‘Vossische Zeitung’, il quale, nel maggio del 1914, esaminando in una serie di articoli l’azione militare itailana in una possibile guerra europea, concludeva: «Può l’italia aiutare la Germania con l’inviare truppe sul Reno? No. Schierandole al confine italo-francese? No. Che cosa puà dunque fare? Minacciare la Tunisia, l’Algeria e il Marocco, e impedire così che truppe coloniali francesi sbarchino in Francia a combattere. Niente altro». Un po’ poco”” (pag 153); “”Ma il generale Falkenhayn, che fu senza dubbio un maestro di tattica, fu, nella ideazione generale della guerra più acuto e profondo stratega dell’antecessore von Moltke. Se non riuscì a sostituire all’antica tradizione tedesca un nuovo pensiero, quella tradizione arrestò e tentò di mutare. Da lui senza dubbio cominciò, se anche appena abbozzata, la più ampia concezione della guerra prevalentemente di movimento; la quale, perfezionata poi dall’Hindenburg e dal Ludendorff, permise alla Germania di resistere quattro anni agli assalti dell’Europa e dell’America. Alcuni nuovi principi della condotta strategica furono dal Falkenhayn nettamente veduti e fermamente attuati. (…) Lo Stato Maggiore tedesco aveva falsato i principi del suo fondatore, il grande Moltke [Helmuth K.B. von Moltke]. Il motto del Moltke era «prima bilanciare, poi osare». Il motto dello Stato Maggiore tedesco era divenuto «osare ad ogni costo». L’idea errata, per lo spirito di disciplina, di concordia, d’ordine, di tradizione, che informava la nazione e l’esercito, era diventato articolo di fede. Il male era specialmente grave, perché glorificava l’onnipotenza tedesca. Chi dubitava del principio non aveva fiducia della patria. Ma il formidabile concetto del Moltke, tutto disciplina e coordinazione di sforzi, si era mutato così, nel grido di caccia, che l’imperatore Guglielmo aveva lanciato, col proclama del 6 agosto, all’esercito e alla marina tedeschi (…). Per quel grido era avvenuta l’affannata e disordinata corsa alla Marna: e per esso l’immensa forza germanica, scagliata senza regola in direzioni diverse, si disperdeva dopo il primo conato. Nei primi giorni del dicembre del 1914 il pensiero militare del generale Falkenhayn era rivolto sicuramente ad altra dottrina, che non fosse l’antica”” (pag 160-161)”,”QMIP-021-FV”
“GATTI Angelo”,”Uomini e folle reppresentative (1793-1890). Saggi storici.”,”Indice del volume di A. Gatti: – Danton – La folla e gli spauracchi – Il primo combattimento per l’indipendenza italiana – Napoleone – La condanna del Duca d’Enghien – Napoleone ed Ali di Tepeleni – Il tramonto dei Giganti (Lipsia, la battaglia delle Nazioni) – I gentiluomini piemontesi dal 1814 al 1848 – Giovinezze del 1848 – 49 – La vita torinese alla vigilia di Montebello – Gli slavi di Mickiewicz – Un generale uomo politico: Trochu – I bei giorni dell’esercito austro-ungarico “”Se questi ‘Caratteri’ non piaceranno sarò stupito; e se piaceranno sarò ugualmente stupito”” (La Bruyère) (in apertura) Trochu Louis-Jules. – Generale e uomo politico francese (Le Palais, Morbihan, 1815 – Tours 1896). Combatté nella guerra di Crimea (1854) e nelle battaglie di Magenta e Solferino col grado di generale. Governatore di Parigi (1870) durante la guerra franco-prussiana, alla caduta dell’impero divenne presidente del governo di difesa nazionale e diresse le ultime operazioni militari contro i Tedeschi. Dimessosi nel 1871, fu poi deputato all’Assemblea nazionale (1871-72). (Trec) Mickiewicz, Adam. – Poeta polacco (Nowogródek 1798 – Costantinopoli 1855). Compì gli studî universitarî a Vilnius e fece parte del gruppo dei Filomati. Arrestato nel 1823, fu mandato in esilio a Pietroburgo; rimase in Russia cinque anni, visitando anche Odessa e Mosca. Lasciata la Russia (1829), fu a Berlino, Dresda, Praga, Weimar (dove fece visita a Goethe), Bonn (dove s’incontrò con Schlegel), in Svizzera e infine in Italia. A Roma lo raggiunse nel 1830 l’annuncio della rivoluzione polacca, e partì per la Polonia, dove giunse però troppo tardi; dopo aver trascorso qualche mese nel territorio di Poznan, si recò a Dresda e poi a Parigi, centro dell’emigrazione polacca, dove prese viva parte all’attività degli esuli e scrisse, tra l’altro, Ksiegi narodu i pielgrzymstwa polskiego (“”Libri della nazione e dei pellegrini polacchi””, 1832), in cui additò la Polonia come il “”Messia”” dei popoli. Dal 1840 al 1844 tenne la cattedra di letterature slave al Collège de France. Nel 1848 costituì in Italia con alcuni entusiasti una legione polacca che, sotto la guida del colonnello Kamienski, partecipò ai combattimenti dell’esercito italiano e dopo la sconfitta di Novara, nel marzo 1849, si ritirò a Roma, dove fu disarmata dopo il crollo della Repubblica. Di nuovo a Parigi, vi fu redattore della Tribune des Peuples. Instancabile nella lotta per la libertà, nel 1855, durante la guerra di Crimea, raggiunse Costantinopoli per formare una nuova legione polacca, ma, ammalatosi di colera, vi morì il 26 novembre senza aver realizzato il suo sogno. Le sue ceneri, trasferite in patria nel 1890, furono sepolte sul Wawel di Cracovia. n Benché avesse esordito con traduzioni di Voltaire e con versi classicheggianti, M. cedette ben presto all’influsso di Byron e di Walter Scott, inebriandosi di motivi romantici. Tipica espressione di romanticismo furono le Ballady i romanse (“”Ballate e romanze””, 1822), che attingono il loro repertorio di meraviglie e stregonerie alle tradizioni popolari lituane, il poemetto Grazyna (1823) e due brani del poema drammatico Dziady (“”Gli avi””, 1823). Dopo un tranquillo soggiorno a Odessa, pubblicò invece i Sonety krymskie (“”Sonetti di Crimea””, 1826), che con metafore armoniose riflettono in tutto il suo splendore la pienezza della natura meridionale. Nel poema Konrad Wallenrod (1828), ambientato sullo sfondo delle lotte tra i Lituani e l’Ordine teutonico nel 14º sec., si riflettono gli ideali rivoluzionarî di M. e il suo sdegno per la tirannia dello zar. Nel 1832 M. scrisse, rievocando il processo dei Filomati, un altro frammento dei Dziady, in cui le vicende reali trapassano nella simbologia di un dramma faustiano con angeli e demonî. Dal novembre 1832 al febbraio 1834 M. compose il suo capolavoro, la vasta epopea nazionale Pan Tadeusz, czyli ostatni zajazd na Litwie (“”Il signor Taddeo, ovvero l’ultima incursione in Lituania””), affresco dell’ambiente nobiliare lituano negli anni 1811-12, alla vigilia della spedizione di Napoleone contro la Russia, che aprì nuove speranze ai Polacchi: con sorridente malinconia, M. evoca da una velata lontananza la patria perduta, le foreste lituane, le figure antiquate della piccola nobiltà di provincia, con le sue usanze patriarcali, i suoi festini, i suoi svaghi, la caccia all’orso, l’amore dei conversari. (Trecc)”,”QMIx-025-FV”
“GATTI Angelo”,”La parte dell’Italia. Rivendicazioni.”,”I francesi nella battaglia di Vittorio Veneto “”Furono le truppe francesi agli ordini del gen. Graziani, che cominciarono la lotta, espungando durante la notte le scogliere alte una quarantina di metri che dominavano la riva sinistra del Piave”” (pag 227) (prof. Luigi Arnould, Università di Poitiers)”,”QMIP-044-FV”
“GATTI Angelo, a cura di Alberto MONTICONE”,”Caporetto. Diario di guerra inedito (maggio-dicembre 1917).”,”””Nessuno dentro sé pensava una parola di ciò [ossia che bisognava guardare all’Italia e non alle persone che potevano scomparire (Cadorna)]. Tutti vedevano chiaro che il generale Cadorna, mandato via principalmente perché non accomodava agli alleati (data, come credo, questa interpretazione per giusta) al comando di un esercito per il suo carattere intollerante, non avrebbe potuto essere assolutamente a posto in quel Consiglio, in cui avrebbe avuto a che fare con 6 uomini politiic, che egli aveva sempre cordialmente disprezzati, con 3 ministri della guerra e con 3 comandanti di eserciti. Era cosa così chiara che saltava agli occhi. E alla paura del suo rifiuto, che li avrebbe messo in tanto imbarazzo, si aggiungeva la paura di comunicare la deliberazione a Cadorna”” (pag 253)”,”QMIP-044-FSL”
“GATTICO Emilio”,”Jean Piaget.”,”Emilio Gattico è docente di Psicologia dello sviluppo presso l’Università degli Studi di Cagliari. Per Bruno Mondadori ha collaborato al volume La ricerca sul campo in educazione, I. I metodi qualitativi e ha curato con S. Mantovani, La ricerca sul campo in educazione, II. I metodi quantitativi.”,”BIOx-012-FL”
“GATTO Ludovico”,”Le grandi invasioni.”,”GATTO Ludovico è ordinario di storia medievale presso la facoltà di scienze umanistiche dell’ Università di Roma La Sapienza. Gengis Khan. “”Esaurita la prima parte del suo programma, volto alla formazione di un’ unica grande potenza asiatica, Gengis cominciò fra il 1207 e il 1209 a distruggere l’ impero dei Chin e a conquistare la Cina settentrionale. Per far ciò egli bloccò gli accessi alla Muraglia; dopo di che piazzeforti e città vennero ad una ad una assediate e conquistate, sino a che nel 1214 i suoi corpi di armata si trovarono davanti a Pechino per tentarne l’ assedio. La grande città cadde nel 1215, fu saccheggiata e incendiata dopo un eccidio in massa della popolazione. Fra il 1217 e il 1223 continuarono le operazioni militari sino a che Gengis ebbe il controllo di tutta l’ Asia superiore, compreso il Tibet. (…) Prima del 1223 Gengis si accisnse a tornare in patria, dopo aver praticamente abbattuto un impero e un continente e dopo aver per lungo tempo compromesso il potere dell’ Islam nell’ Asia centrale.”” (pag 100-101)”,”STOU-069″
“GATTO Ludovico”,”L’Italia dei Comuni e delle Signorie.”,”Ludovico Gatto, ordinario di Storia medievale all’Università La Sapienza di Roma, è autore di: Medioevo, Sicilia medievale, Il Medioevo, Le crociate, Il federalismo e L’Italia nel Medioevo.”,”ITAG-006-FL”
“GATTO Ludovico”,”Storia universale del Medioevo. Tra la spada e la fede: dieci secoli di storia dal 500 al 1500 d.C.”,”Ludovico Gatto, ordinario di Storia medievale all’Università La Sapienza di Roma, è autore di: Medioevo, Sicilia medievale, Il Medioevo, Le crociate, Il federalismo e L’Italia nel Medioevo.”,”STOU-034-FL”
“GATTO Ludovico”,”Il federalismo.”,”Ludovico Gatto è stato tra gli attivisti del Movimento federalista italiano. Professore di storia medievale all’Università La Sapienza di Roma.”,”TEOP-073-FL”
“GATTO Ludovico”,”L’Italia nel Medioevo. Gli italiani e loro città.”,”Ludovico Gatto è stato tra gli attivisti del Movimento federalista italiano. Professore di storia medievale all’Università La Sapienza di Roma.”,”ITAG-011-FL”
“GATTO TROCCHI Cecilia”,”La magia.”,”Cecilia Gatto Trocchi, docente di antropologia culturale all’Università di Perugia, ha svolto molte ricerche sul mondo dell’occulto e delle religioni alter native.”,”RELx-012-FL”
“GATTO Martina”,”Deus Vult. Guerra civile, franchismo e Chiesa cattolica.”,”””In questi ultimi anni il dibattito storiografico attorno al ruolo dei cattolici e al coinvolgimento della Chiesa in Spagna è stato oggetto d’importanti contributi a opera di studiosi spagnoli, come Alfonso Alvarez Bolado (13) e Diaz Salazar (14), ma anche italiani, come Alfonso Botti (15) e Giuliana Di Febo (16), solo per citare i più importanti. A questi studiosi si deve una nuova “”messa a fuoco del problema religioso nella guerra di Spagna tenendo conto del carattere di lunga durata delle componenti “”clericalismo-anticlericalismo”” e della loro implicazione con le istituzioni spagnole. Un altro importante contributo volto all’analisi del comportamento dei cattolici durante la guerra civile ci è stato offerto da Hilari Raguer (17). Lo storico spagnolo ha affrontato, in particolare, una dettagliata analisi dei rapporti diplomatici tra la Santa Sede e la Spagna che s’instaurarono dallo scoppio della guerra civile fino all’insediamento definitivo di Franco (18). Questo breve lavoro, alla luce delle più recenti indagini riguardo questo tema, si propone così, da un lato, di analizzare criticamente le posizioni assunte dalla Chiesa cattolica di fronte al dramma della guerra civile e durante i primi anni della dittatura franchista, e, dall’altro lato, i rapporti diplomatici instaurati dalla Santa Sede con il governo spagnolo; e di porre in evidenza le motivazioni che portarono i leader politici di quel periodo a porre la religione cattolica come base ideologica del loro operato politico. Ci è sembrato, infatti, interessante, attraverso la stesura di questo contributo, integrare e “”affrancare”” la visione comune che vede i cattolici dare un consenso incondizionato alla rivolta dei generali e al franchismo. L’origine di questo lavoro sta dunque nel desiderio di intendere più da vicino il mondo cattolico e di vedere se in esso ci fosse, o no, «quella compattezza ideologica, filofranchista, di sapore e di taglio crociatesco» (19)”” (pag 17-18) [(13) Cfr. A. Alvarez Bolado, Para ganar la guerra, para ganar la paz. Iglesia y guerra civil: 1936-1939′, Madrid, 1995; (14) Cfr. R. Diaz Salazar, ‘Iglesia, dictatura y democrazia. Cattolicismo y societad en España’, Madrid, 1981; (15) Cfr. A. Botti, ‘Nazionalcattolicesimo e Spagna nuova: 1881-1975’, Milano, 1992; (16) Cfr. G. Di Febo – R. Moro, a cura, ‘Fascismo e franchismo. Relazioni, immagini, rappresentazioni’, Soveria Manneilli, 2005; (17) Cfr. H. Raguer, ‘La espada y la cruz. La Iglesia 1936-1939’, Barcellona, 1977; Id-, ‘La polvera y el incenso. La iglesia y la guerra civilespañola (1936-1939)’, Barcellona, 2001; (18) Cfr. H. Raguer, ‘El Vaticano y la guerra civilespañola’, in ‘Cristianesimo nella storia’, I (1982), pp. 137-209; (19) L. Pala, I cattolici francesi e la guerra di Spagna’, Urbino, 1974, p. 48]”,”MSPG-291″
“GATTO Ludovico”,”Il Medioevo.”,”Ludovico Gatto, ordinario di Storia medievale all’Università La Sapienza di Roma, è autore di: Medioevo, Sicilia medievale, Le crociate, Il federalismo e L’Italia nel Medioevo.”,”STMED-001-FL”
“GATTOLIN Federico”,”C.L.R. James, il platone nero.”,”GATTOLIN (Verona, 1959) laureato in filosofia, insegna lettere e latino presso il liceo Gobetti di Torino. Ha scritto saggi sul sindacato, l’ insurrezione di Kronstadt. Fa parte del comitato di redazione di ‘Utopia Socialista’. Cyril Lionel Robert JAMES (Trinidad 1901- Londra 1989), vissuto tra le Indie Occidentali, gli Stati Uniti e l’ Inghilterra, è una personalità del marxismo rivoluzionario quasi unica per provenienza e appartenenza etnica. Acuto critico dello stalinismo e suo oppositore intransigente, vivace interlocutore di TROTSKY, veniva chiamato il Platone nero per lo spiccato interesse per la filosofia che accompagnava il suo impegno socialista. In prima fila nella lotta di liberazione dei neri e dei popoli africani contro il colonialismo, ha dato un contributo originale (questione etnica e sociale) nella lotta di classe. Fin dagli anni Quaranta è stato il teorico militante dell’ organizzazione indipendente degli afroamericani per combattere contro il razzismo e l’ autodeterminazione. Ha scritto sul tema della critica letteraria, di giornalismo sportivo, della storia della rivoluzione haitiana e saggi sulla dialettica. “”Come già ricordato nel primo capitolo, alla firma del patto di non-aggressione tra Germania e URSS si era rinfocolato un dibattito interno alla Quarta Internazionale sulla natura dell’ Unione Sovietica. In particolare le divergenze sono profonde nella sezione statunitense. Qui, infatti, la maggioranza diretta da Cannon e appoggiata da Trotsky mantiene la caratterizzazione della natura dell’ URSS di Stato operaio degenerato, mentre la minoranza, con alla testa Shachtman, Burnham e Abern, ritiene non più valida la precedente caratterizzazione. Tra essi vi è pure James. (pag 55) “”Tuttavia l’ analisi dello stalinismo da parte di James raggiunge la massima distanza dalla realtà quando esso viene definito come “”rivoluzionario, poiché ripudia il parlamentarismo, la proprietà privata, la difesa e i confini nazionali””. (pag 65) “”La sua rottura con il movimento trotskista, per quanto sostanziata da notevoli e insanabili differenze, non si dà, tuttavia, attorno al nocciolo duro del trotskismo, a dispetto della sua volontà, molto più di quanto non immaginassero egli stesso e i suoi avversari interni al movimento. Non è privo di significato, ad esempio, il fatto che James, come abbiamo già ricordato, continuerà a rivendicare l’ esperienza del Partito bolscevico fino alla morte di Lenin, includendo implicitamente in ciò il Terrore rosso e la stessa repressione della rivoluzione di Kronstadt nel 1921″”. (pag 98)”,”TROS-129″
“GATTOLIN Federico”,”C.L.R. James il Platone nero.”,”Federico Gattolin, nato a Verona nel 1959, laureato in filosofia, insegna lettere e latino presso il Liceo Gobetti di Torino. Fa parte del comitato di redazione di Utopia Socialista.”,”BIOx-027-FL”
“GATTONI Romano”,”Come funziona la banca d’ Italia e il sistema delle banche. Moneta, credito e scienza economica.”,”Declino e bilancia commerciale. “”Da quanto detto se ne ricavano due conclusioni. La prima è che il declino della bilancia commerciale non costituisce un fenomeno interpretabile in senso univoco. In certa misura esso è il risultato dell’ espansione dell’ economia USA. Infatti, l’ enorme sviluppo all’ estero dell’ industria statunitense se per certi aspetti può aver favorito il commercio USA, nel complesso ha comportato un effetto di sostituzione delle esportazioni americane con merci prodotte da industrie americane fuori degli USA. La seconda conclusione sta nel fatto che se è vero che il deterioramento della bilancia commerciale USA non costituisce di per séun dindice del declino dell’ imperialismo staunitense, ciò non significa affatto che tale fenomeno sia da ritenersi irrilevante.”” (pag 78)”,”ITAE-115″
“GATTO-TROCCHI Cecilia”,”Le sette in Italia.”,”Cecilia Gatto Trocchi, docente di antropologia culturale all’Università di Perugia, ha svolto molte ricerche sul mondo dell’occulto e delle religioni alter native.”,”RELx-013-FL”
“GAUCHER Roland”,”L’ opposition en URSS, 1917 – 1967. Les armées blanches Trotsky Bucharin Vlassov les partisans nationalistes les croyants l’intelligentsia.”,”Rivoluzione d’ Ottobre bolscevichi al potere disfatta esercito bianco rivolta di Kronstadt, Makhno, la ‘Troika’ vs Trotsky, battaglia all’interno del partito, emigrazione bianca, Iakouchev, Bukharin, le grandi purghe, il terrore, mistero Tuchacevskij, armata Vlassov e il nazismo, nazionalismo ucraino, scioperi e rivolte nei campi concentramento gulag, Chiesa ortodossa, intellettuali.”,”RUSS-026″
“GAUCHER Roland”,”1917. L’ anno della rivoluzione russa.”,”””Quel mattino il comitato centrale del partito bolscevico si riunì allo Smolny: lo stato maggiore politico dell’ insurrezione studiava l’ ordine di combattimento. Kamenev era presente. Aderiva all’ insurrezione. Zinoviev mancava. “”Probabilmente si nasconde””, fece notare Gerginski con voce acida. Stalin non si fece vedere di più. Ma non c’era tempo per star lì a distribuire incarichi per gli imminenti combattimenti. Presiedeva Sverdlov. Nessuno meglio di lui conosceva i quadri del partito. La sua memoria era migliore degli schedari. Egli sarebbe dunque stato incaricato di accogliere i compagni che giungevano dalla provincia per il congresso dei Soviet. Non sarebbero state le informazioni a mancargli. Il C.M.R. aveva occhi o orecchie in tutti i comitati, a ogni livello della macchina governativa. Non fu presa nessuna decisione senza che egli venisse avvertito. Gergisnki si sarebbe occupato del telefono e del telegrafo; Bubnov, dei ferrovieri. Miliutin si sarebbe incaricato dei rifornimenti. Per i negoziati con gli S.R. di sinistra, preziosi perché avevano l’ appoggio dei contadini poveri, non c’era miglior diplomatico di Kamenev. Il suo “”tradimento”” scompariva di Il fronte ai servizi che avrebbe potuto rendere. Il governo poteva attaccare lo Smolny. Bisognava prevedere tutto. Trotsky propose quindi di insediare alla Pietro e Paolo uno stato maggiore di riserva. L’ insostituibile Sverdlov si sarebbe incaricato di assicurare un costante collegamento con quel centro. Quanto ad Antonov e Podvoiski, essi avrebbero diretto le operazioni in armi. Questi due guardiamarina sarebbero stati i generalissimi dell’ offensiva rivoluzionaria. Lenin era sempre dalla sua affittacamere. Non era ancora giunta per lui l’ ora di lasciare l’ ombra del “”sotterraneo””. (pag 232-233)”,”RIRx-106″
“GAUCHER Roland”,”Histoire secrète du parti communiste francais, 1920-1974.”,”GAUCHER Roland è nato a Parigi nel 1919. Interrompe gli studi per la guerra. E’ fatto prigioniero ed evade nel 1941dal convoglio che lo stava portando in Germania. Si dedica al giornalismo e all’ attività politica interessandosi ai problemi del comunismo e dei paesi dell’ Est. Frequenta militanti del PCF del PS e sindacalisti con cui avrà lunghe conversazioni. Scrive articoli su varie riviste e libri. “”Il risultato è spaventoso. Nel 1924, il partito comunista aveva 26 deputati. Nel 1928, dopo il primo turno elettorale, non c’è nessun eletto. Barbé è allora a Mosca. La Waterloo elettorale del partito francese rabbuia il Comintern. Qualche ora dopo, il giovane Barbé è convocato insieme ad Humbert-Droz e Bucharin nell’ ufficio di Stalin. Bucharin spiega rapidamente la situazione. Stalin fuma la pipa, placido e cupo. Quando Bucharin ha finito di parlare, non dice una parola. Per qualche momento, in quella stanza, al primo piano del Cremlino, quattro uomini assolutamente silenziosi. Infine Stalin posa la sua pipa sul tavolo e comincia a parlare, lentamente, in russo: “”Voglio sapere due cose: 1. In quante circoscrizioni l’ elezione di un candidato comunista è subordinata all’ apporto di voti socialisti? 2. In quante circoscrizioni l’ elezione del socialista dipende dai voti comunisti?”” Barbé fornisce le cifre: 20 comunisti e 50 socialisti. “”Bene. dice Stalin, in questo caso la direzione del vostro partito deve contattare immediatamente quella del partito socialista e proporgli un accordo sulla base del favore reciproco””. Barbé e Humbert-Droz sono sbalorditi. Spiegano che non è possibile. Che il partito comunista non ha smesso di attaccare i socialisti si discrediterebbe con questa svolta agli occhi della classe operaia francese. Che in più, ciò sarà vano, i socialisti stanno già negoziando accordi con i radicali. Stalin insiste. E’ furioso. Si alza, marcia in un lungo e in largo attraverso la stanza. “”Compagno Barbé, finisce per lanciare a colui che ha osato tenergli testa, non capite niente del bolscevismo””. Ed esce, sbattendo la porta. Alla fine, il partito avrà comunque 14 eletti.”” (pag 186-187)”,”PCFx-029″
“GAUCHER Roland”,”1917. L’ anno della rivoluzione russa.”,”L’A è uno dei principali storici sovietici contemporanei. I suoi interessi si concentrano sulla storiografia dello Stato sovietico. prologo, nota dell’autore, tavole fotografie, traduzione di Pietro RADIUS, Collana Fatti e Figure, Edizioni speciali del CDE”,”RIRx-108-FL”
“GAUDEMET Jean”,”Il matrimonio in Occidente.”,”Jean Gaudemet ha insegnato nelle facoltà di diritto di prestigiose università francesi (Grenoble, Strasburgo, Parigi). Accademico dei Lincei. La rottura del vincolo matrimoniale. ‘Eccetto i casi ammessi dal diritto canonico che autorizzano la rottura del vincolo in condizioni estremamente rare, ‘la morte di uno dei coniugi’ resta quindi, per la popolazione cattolica, l’unica causa di rottura del vincolo. Essa tuttavia è molto più precoce di oggi. La speranza di vita è corta, una trentina d’anni. Troppe donne muoiono giovanissime, dando alla luce un bambino. E il carattere spesso tardivo del matrimonio riduce ulteriormente la durata dell’unione. La vita di molte coppie dura solo una quindicina d’anni (191). Le rotture per stanchezza non hanno nemmeno il tempo di manifestarsi. Inoltre, in quanto il matrimonio unisce due famiglie più che due persone, le libertà che il marito o la moglie si prendono non appanna un affetto che non c’è mai stato. Quando uno vuole separarsi per concludere un’altra unione, non essendoci la possibilità del divorzio, deve ricorrere alla ‘nullità’ (192). Vengono quindi invocati clandestinità, vizio della celebrazione, assenza di consenso dei genitori, consanguineità, impotenza del marito. La cronaca o gli archivi giudiziari ne conservano le tracce. Ma i processi di nullità furono relativamente rari: 37 nel secolo XVIII presso il tribunale ecclesiastico di Cambrai (193); solo 10 in Bassa Bretagna. (…) ll motivo della nullità non importa molto. Tocca al giudice trovarlo. L’essenziale è arrivare a “”un divorzio per consenso mutuo””. La vera ragione della maggior parte delle rotture per nullità viene dall’incompatibilità di carattere: “”orrore per un cosiddetto marito, più grosso di tutti gli uomini del mondo””, “”antipatia””, “”avversione””, ecc. che talvolta vengono aggravate da violenze reciproche. L’abbandono del tetto coniugale da parte del marito, la sua scomparsa senza che nessuno ne sappia nulla da molto tempo, il desiderio di un’altra unione non sono cause di nullità, ma spesso spingono a cercarne una. Pronunciando la nullità di un matrimonio per bigamia, un giudice si lascia sfuggire la precisazione che “”in conseguenza della suddetta dichiarazione di nullità la supplicante è libera di passare a nozze legittime, di cui essa ha ora l’occasione più favorevole”” (196). Su trentasette processi celebrati presso il tribunale ecclesiastico di Cambrai, tre quarti si concludono con una dichiarazione di nullità. Ciò significa che le richieste, generalmente, erano ben fondate. Le spese processuali e l’intransigenza dei giudici eliminavano le cause dubbiose. Quando un matrimonio veniva annullato, gli ex coniugi hanno, quasi sempre, la possibilità di “”sposarsi con altri””. Tuttavia, in casi di annullamento per bigamia, il bigamo deve riunirsi con il primo coniuge, perché quel primo matrimonio sussiste. E’ inoltre condannato a diversi atti penitenziali, talvolta pubblici, per “”riparare, per quanto gli è possibile, le impressioni scandalose della sua vita””. Il (o la) complice della sua bigamia, invece, può risposarsi a suo piacimento’ (pag 283-284)”,”STOS-195″
“GAUDENZIO L. REICHENBACH G.”,”Prose di Artisti e Scienziati. Leonardo Da Vinci, Michelangelo Buonarroti, Benvenuto Cellini, Giorgio Vasari, Galileo Galilei.”,”””Diranno che per non avere io lettere, non potere ben dire quello, di che voglio trattare. Or non sanno questi, che le mie cose son più da esser tratte dalla sperienza, che d’altrui parole, la quale fu maestra di chi ben scrisse, e così per maestra la piglio, e quella in tutti i casi allegherò”” (Leonardo) (pag 15)”,”VARx-565″
“GAUNT Peter”,”The English Civil Wars, 1642-1651.”,”Dr Peter Gaunt is Reader in History at Chester College, a College of the University of Liverpool. His writings on the military, political and constitutional history of midseventeenth century England, heve been widely published and include The British Wars, and a full length biography of Oliver Cromwell. Peter Gaunt is Chairman of the The Cromwell Association and editor of the annual journal Cromwelliana. Introduction, Chronology, Illustrazioni, Further reading, Index;”,”UKIR-001-FL”
“GAUSE Gregory F. III”,”The International Relations of the Persian Gulf.”,”GAUSE Gregory F. III è professore di scienze politiche all’Università del Vermont. Ha scritto pure ‘Oil Monarchies: Domestic and Security Challenges in the Arab Gulf States’ (1994) e ‘Saudi-Yemen Relations’ (1990)”,”GOPx-015″
“GAUTHIER Xaviere”,”La vierge rouge. Biographie de Louise Michel.”,”Xaviere GAUTHIER è maître de conferences all’Univ Bordeaux III e ricercatrice al CNRS, UMR LIRE. Ha creato la rivista ‘Sorcieres’ e pubblicato tra l’altro ‘Surrealismo e sessualità’ (GALLIMARD), ‘Rose saignée’ (EDITIONS DES FEMMES), ‘Les Parleuses’ con Marguerite DURAS (MINUIT), ‘Le Lit clos’ (BELFOND), ‘L’Herbe de guerre’ sulla grande insurrezione kanak (SYROS).”,”MFRx-125″
“GAUTHIER Ursula”,”Le volcan chinois.”,”GAUTHIER Ursula è una sinologa, scrittrice di romanzi e giornalista. Lavora per il Nouvel Obs e per ‘Arte’. Ha vissuto per dieci anni in Cina.”,”CINx-100″
“GAUTHIER André”,”L’economia mondiale dal 1945 ad oggi.”,”Ampio l’apparato: molte cartine, grafici e tabelle André Gauthier insegna a Reims nei corsi preparatori all’HEC (Haut Enseignement Commercial) (1998). Tra i suoi lavori, in collaborazione con altri: “”Le Brésil. Puissance et faiblesse d’un géant du tiers monde”” (1991), “”La CEE de Rome à Maastricht”” (1993), e “”Les Etats-Unis depuis 1945″” (1994). “”In effetti la «terza rivoluzione industriale» è stata accompagnata da un declino delle attività tradizionali (industrie pesanti, tessili, automobilistiche) e dalla comparsa di attività nuove e destinate a un brillante avvenire (informatica, bio-industria). La difficoltà consiste nel riuscire a garantire il passaggio da un modello tecnologico e socio-economico all’altro, e la crisi attuale sembra proprio ‘una crisi di transizione legata alla ristrutturazione industriale’, transizione dolorosa nel breve periodo perché generatrice di deindustrializzazione e di disoccupazione, ma necessaria affinché le attività emergenti possano creare nuova occupazione. Le innovazioni tecnologiche non sono, però, i soli fattori che spiegano i movimenti periodici di lunga durata, perché bisogna altresì considerare il ruolo del risparmio e dell’investimento (…) che sono due elementi importanti della crescita economica e dell’indebitamento (…). L’interpretazione della crisi attraverso i cicli lunghi consente di sperare in una ripresa economica a partire dal 1995, anno che potrebbe essere il termine del periodo di contrazione iniziato nei primi anni ’70. L’espansione degli anni del ‘boom’ si basava su una politica di stimolo della domanda ispirata dalle idee di Henry Ford (il “”fordismo”” consisteva nel ridistribuire i progressi della produzione industriale sotto forma di aumento dei salari, dato che il miglioramento del potere d’acquisto stimolava lo sviluppo della produzione) e di Keynes (favorevole all’intervento dello Stato e al deficit di bilancio come strumenti privilegiati di politica economica). (…) La politica economica di sostegno alla domanda ‘ha generato due squilibri’: da una parte fra i profitti e i salari (i secondi aumentano più velocemente dei primi), dall’altra fra il settore privato e il settore pubblico (lo Stato ha moltiplicato i suoi interventi e le spese sociali). Gli economisti liberisti ostili alle teorie di Keynes propongono, per uscire dalla crisi, di ridistribuire i frutti della crescita economica a vantaggio delle imprese (per stimolare gli investimenti) e di ridimensionare il ruolo dello stato (privatizzazione delle aziende e rimessa in discussione del ‘Welfare State’). Il rafforzamento, durante gli anni ’80, di politiche liberiste elaborate a immagine di quella inaugurata nel 1979 nel Regno Unito dalla Signora Thatcher, rappresenta un buon esempio del successo di queste posizioni. Il ripristino dei profitti delle imprese, però, così come il disimpegno dello Stato, passano attraverso politiche di austerità che riducono i consumi (perché investire, infatti, se le capacità di produzione superano di molto la domanda solvibile?) e le soluzioni di stampo liberista hanno mostrato i loro limiti con la nuova recessione a partire dal 1990″” (pag 102-105)”,”ECOI-378″
“GAUTHIER André”,”L’economia mondiale dal 1945 a oggi.”,”André Gauthier insegna a Reims nei corsi preparatori all’HEC (Haut Enseignement Commercial).”,”ECOI-205-FL”
“GAUTSCHI Willi”,”Le Général Guisan. Le commandement de l’armées suisse pendant la Seconde Guerre mondiale.”,”Personalità eccezionale, Henri Guisan ha dato la sua impronta come comandante in capo dell’esercito durante la Seconda guerra mondiale ad una della pagine più importanti della storia contemporanea della Svizzera. Lo studio presente inserisce la sua biografia all’interno del contesto politico svizzero e internazinale e nel quadro degli avvenimenti di questo periodo. Willi Gautschi nato nel 1920 ha studiato nell’Università di Basilea, Losanna, Parigi e Zurigo. Ha insegnato nell’Università di Zurigo. Ha pubblicato studi sulla sciopero nazionale del 1918, a Lenin in Svizzera e alla storia del Cantone d’Argovie dal 1885 al 1953.”,”QMIx-120-FSL”
“GAVI Philippe”,”India. La via indipendente del capitalismo.”,”GAVI Philippe, 34 anni (1975), è giornalista e scrittore. Tra le sue opere ‘Les Ouvriers’ (MERCURE DE FRANCE), ‘Guevara’ (EDITIONS UNIVERSITAIRES) e con Jean-Paul SARTRE ‘On a raison de se revolter’. Vive a Parigi.”,”INDx-033″
“GAVIOLI Giuseppe GINZBURG Andrea VIANELLO Fernando PIVETTI Massimo CALABI Lorenzo M. SALVATI Michele BRUSCO Sebastiano FABIANI Guido CANTELLI Paolo D’ANTONIO Mariano NAPOLEONI Caudio BIANCHI Marina CHIAROMONTE Gerardo VITELLO Vincenzo CICERCHIA Carlo PAGGI Leonardo INGRAO Bruna LIPPI Marco CARANDINI Guido LEON Paolo”,”Marxismo ed economia. Un dibattito di «Rinascita».”,”Il volume raccoglie tutti gli interventi apparsi su Rinascita. Il dibattito nasce dall’esperienza originale, fatta alla Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Modena, nell’insegnamento della Scienza Economica, ed ha attratto interventi di studiosi di diverse provenienze.”,”PCIx-028-FL”
“GAXOTTE Pierre”,”Le siecle de Louis XV.”,”GAXOTTE fa parte dell’ Academie francaise.”,”FRAA-032″
“GAXOTTE Pierre”,”Frederic II roi de Prussie.”,”GAXOTTE fa parte dell’ Academie francaise. Testi di FEDERICO II, Henri DE-CATT, D. THIEBAULT, ZIMMERMANN, DE-TOULONGEON. Immagini di Adolf MENZEL. Collana ‘Le memorial des siecles. Les Hommes Dix-Huitieme siecle, etabli par Gerard WALTER.”,”GERx-050″
“GAXOTTE Pierre”,”Histoire des francais. I.”,”Libro dedicato a Jean FAZIL “”Il vero volto della guerra. Le cavalcate di Edoardo III e dei suoi figli, il Principe Nero non furono che delle spedizioni di saccheggio e di massacro. I testi contemporanei, meno ancora le cronache che una folla di umili e veritieri testimoni, inchieste, suppliche, registri di visite diocesane, inventari, carte di franchigia hanno dipinto a gara l’ orrore delle campagne devastate dove “”non si sentiva più cantare né il gallo né la gallina””. Ovunque fattorie incendiate, monasteri saccheggiati, chiese vuotate dei loro tesori, villaggi in rovina, mandrie rubate, contadini massacrati o in fuga. “”L’ incendio, diceva un famoso soldato mercenario, è per la guerra ciò che il ‘Magnificat’ è per il vespro””. Come ai tempi preistorici, sotterranei e grotte ritornarono ad essere il rifugio delle popolazioni senza tetto””. (pag 371-372)”,”FRAA-067″
“GAXOTTE Pierre”,”Histoire des francais. II.”,”””A partire da questo momento, la storia del giansenismo non è più che un seguito di persecuzioni e di prove. Luigi XIV vi scopre l’ odore di Fronda, uno spirito di setta che non poteva soffrire; mette i suoi poliziotti a servizio dell’ autorità dogmatica. Nel 1660, le piccole scuole furono chiuse, i ‘Solitaires’ cacciate, le religiose messe in altri conventi. Però nel 1668, il papa Clemente IX che sentiva la nobiltà di questi ostinati, accetta una nuova e più sottile spiegazione che permette a tutti di firmare il formulario dottrinale che si proponeva loro. La casa dei campi riapriva le sue porte; la pace e la pietà rifluirono attorno ad essa. Questo fu un periodo di splendore. Port-Royal attirava i ferventi perché rappresenava una religione rigida e assoluta; attirava gli spiriti liberi e i curiosi della vita, perché ricostruiva una elite che, sotto un regime d’ obbedienza, non temeva di soffrire per il suo ideale. Questa moda dispiacque al re.”” (pag 103) “”Uno storico, che ha visto con simpatia le classi medie (goûté des classes moyennes), Augustin Thierry, scrive un’oprea per dimostrare che dal dodicesimo secolo tutta la storia di Francia tende all’ avvento della monarchia borghese (royauté bourgeoise). Lo spirito particolare della borghesia diventa lo spirito generale del governo. (pag 415) “”Werner Sombart ha preteso che il borghese sia innanzitutto il capitalista. Questo è molto falso. Si può essere borghesi senza possedere niente e non esserlo possedendo. Lo stato di borghese è un genere di vita e una modo di pensare, dei costumi ed uno stato di spirito.”” (pag 415)”,”FRAA-068″
“GAXOTTE Pietro”,”La rivoluzione francese.”,”Amalgama di Carnot, pag 272 Tra i termidoriani, Fouché e Tallien, Billaud, Varenne, Collot d’Herbois …”,”FRAR-361″
“GAXOTTE Pierre”,”La rivoluzione francese.”,”Capitolo XII. Il terrore comunista “”Che il comunismo si sia affermato sotto il nome di Hébert o quello di Roux, non conta. L’importante è che il comunismo trionfò, che la deviazione a sinistra non si arrestò alla Rivoluzione “”borghese””, ma arrivò fino alla Rivoluzione “”proletaria””. La conversione di Hébert rappresenta l’episodio principale di questa evoluzione, ed avviene dopo l’assassinio di Marat (13 luglio)”” (pag 310)”,”FRAR-003-FGB”
“GAXOTTE Pierre”,”La rivoluzione francese.”,”Pierre Gaxotte de l’Académie Française in una nuova edizione completamente rifatta rispetto alla prima edizione del 1928 indaga la concatenazione degl ieventi e descrive il pittoresco tumulto delle strade, l’orrore delle sommosse, la forza dimostrativa delle discussioni, la vita dei personaggi (Quarta di copertina) Dopo la sconfitta della flotta francese guidata da Brueys sorpreso da Nelson davanti ad Alessandria, Napoleone si trova isolato dalla Francia in Egitto, In Europa “”I coalizzati mettevano in campo 350.000 uomini, dei quali 80.000 erano russi. Il Direttorio disponeva appena di 170.000 soldati, e doveva difendere, oltre alla Francia ingrandita, le repubbliche sorelle di Olanda, Svizzera e Italia che, oltretutto, si comportavano da cattive parenti e si ribellavano. (…) Alla luee di questi disastri, l’inettitudine del Direttorio si rivelò in pieno, e la maggioranza di pratile si divise. (…)”” (pag 459)”,”FRAN-004-FV”
“GAXOTTE Pierre”,”Histoire des français.”,”Pierre Gaxotte de l’Académie française.”,”FRAA-001-FMP”
“GAY Peter”,”La cultura di Weimar. The Outsider as Insider.”,”Peter GAY, tedesco trasferitosi negli USA, figlio di un noto uomo politico e giornalista Paul FRÖLICH, ha esordito nel 1952 con uno studio su BERNSTEIN (‘The dilemma of democratic socialism: Eduard Bernstein’s challenge to Marx’), passando poi a occuparsi dell’ Illuminismo francese come nascita del moderno paganesimo, con saggi e traduzione di testi (VOLTAIRE, ROUSSEAU, The party of humanity, 1976; The enlightenment: an interpretation, 1966). Ha pubblicato anche ‘A loss of massery: puritan historians in colonial America. Nel 1968 ha inizio con ‘Weimar culture’ la sua analisi della cultura ‘illuministica’ di quel periodo.”,”GERG-032″
“GAY Peter”,”The Dilemma of Democratic Socialism. Edward Bernstein’s Challenge to Marx.”,”GAY Peter è professore di storia alla Columbia University. Autore pure di ‘Party of Humanity: Essays on the French Englightenment’ e di ‘Voltaire’s Politics’.”,”BERN-024″
“GAY Peter”,”Le suicide d’une République. Weimar 1918-1933.”,”””La nationalisation des grandes industries connut la même histoire: projets ambitieux et bonne intentions ne se traduisirent jamais en décisions politiques. L’économiste Rudolph Wissel montra la voie vers le socialisme par la planification, et cette voie était assez clairement définie. Mais elle ne fut pas suivie. La grande industrie se mit à “”nationaliser”” l’économie à sa manière: par la cartellisation. En fait, “”les plus grands trusts de l’histoire allemande furent constitués sous la République de Weimar””, notamment par la fusion, en 1926, de quatre grandes compagnies sidérurgiques, et l’année précédente, par la création du trust chimique I.G. Farben, résultat de la fusion des “”six plus grandes sociétés de ce secteur (26)””. Les socialistes se tinrent à l’écart, soit parce qu’ils étaient trop timorés pour agir, soit à cause de leur convinction doctrinaire et irréaliste que la cartellisation constituait une étape inévitable du capitalisme. En faisant confinance à l’histoire, les socialistes allemands en devinrent ses victimes. C’étaient là des erreurs stratégiques fatales; mais les hommes de Weimar commirent une faute encore plus dramatique en échouant à contrôler ou à transformer les rouages de l’ordre ancien – l’armée, la fonction publique et les cours de justice. La caste militaire sortait de la guerre démoralisée, affolée, prête à tous les compromis, et son prestige était ruiné. Les généraux avaient conduit l’Allemagne au désastre; ils s’étaient menti à eux-mêmes tout autant qu’ils avaient menti aux autres et avaient sacrifié d’innombrables vies humaines. Friedrich Meinecke reconnut vers la fin de l’année 1918 que “”les prétentions démesurées du combinat militaro-conservateur pro-germanique l’ont terriblement discrédité (27)””. Cependant, après quelques années, ce combinat retrouva son charisme auprès de vastes cercles du public et alourdit encore le fardeau de la République avec la légende d’une armée allemande invaincue et poignardée dans le dos par les ennemis de l’intérieur, Juifs et communistes – la célèbre ‘Dolchstosslegende’”” (pag 34-35) (26) Franz L. Neumann, ‘Behemoth: The Structure and Practice of National Socialism, 1933-1944’ (2e éd., 1944), 15-16 (27) Meinecke à L. Aschoff, 21 octobre 1918, ‘Briefwechsel’, 97. Il termine Dolchstoßlegende (o, nella grafia con caratteri tutti latini, Dolchstosslegende), traducibile in italiano come “”leggenda della pugnalata alle spalle””, è un mito sociale, e una mossa propagandistica, col quale i nazionalisti tedeschi addossarono le colpe della sconfitta della Germania imperiale nella prima guerra mondiale non all’evidente inferiorità militare delle forze armate germaniche nei confronti delle potenze alleate, ma al crollo del cosiddetto fronte interno, alla presunta sedizione e al preteso disfattismo anti-nazionale delle correnti politiche tedesche democratiche e popolari.”,”GERG-088″
“GAY Peter”,”Il secolo inquieto. La formazione della cultura borghese (1815-1914).”,”Peter Gay è professore emerito di Storia all’università di Yale. É autore della fortunata biografia di Freud, Una vita per i nostri tempi.”,”EURx-033-FL”
“GAYDA Virginio”,”La Jugoslavia contro l’Italia. Documenti e rivelazioni. Le organizzazioni, la propaganda dell’ odio il terrorismo il boicottaggio la preparazione alla guerra.”,”””Il movimento anti-italiano è cominciato in Jugoslavia subito dopo il trattato di Rapallo””.”,”EURC-023″
“GAYDA Virginio”,”La Jugoslavia contro l’Italia. (Documenti e rivelazioni).”,”Tabella di comparazione delle forze militari della Jugoslavia con quelle degli altri Stati Danubiani (pag 112)”,”ITAF-001-FER”
“GAYLE Curtis Anderson”,”Marxist History and Postwar Japanese Nationalism.”,”GAYLE Curtis Anderson ha studiato alla Sophia University e alla Kyoto Univesity e si è specializzato in storia intellettuale giapponese, del nazionalismo e delle relazioni internazionali. “”Un altro fattore che avrebbe avuto conseguenze nella svolta storica del 1950 fu la turpe critica di Mosca, nel gennaio, del Partito Comunista giapponese (JCP) del dopoguerra. Sostanzialmente, Mosca rimproverava il JCP per, tra l’altro, sostenere una politica di appeasement e coesistenza con l’ occupazione americana nella ingenua speranza che il socialismo in Giappone potesse essere realizzato e sbocciare sotto il dominio democratico borghese””. (pag 77)”,”MJAx-012″
“GAZIER Bernard”,”La crise de 1929.”,”Bernard Gazier professore di scienze economiche all’Università di Parigi I”,”ECOT-301″
“GAZZANIGA Rodolfo”,”Il signor di Talleyrand.”,”Talleyrand -Périgord (Charles Maurice de), uomo politico e diplomatico francese (Parigi 1754-1838), nipote del precedente. Zoppo fin dall’infanzia in seguito a una caduta, fu destinato, benché primogenito e senza vocazione, alla carriera ecclesiastica. Grazie alla sua appartenenza all’aristocrazia, ottenne importanti benefici, fra cui quello della ricca abbazia di Saint-Denis (diocesi di Reims, 1775). Ordinato sacerdote (1778), agente generale del clero di Francia (1780), vescovo di Autun (1788), deputato del clero agli Stati Generali (1789), aderì alle nuove idee e fece votare dalla Costituente il decreto che metteva i beni del clero a disposizione della nazione (2 novembre 1789). Pronunciatosi, quindi, per la costituzione civile del clero, divenne il capo del clero costituzionale, di cui consacrò i primi vescovi; ma, dimessosi da vescovo di Autun (gennaio 1791) e scomunicato dal papa come scismatico, abbandonò la Chiesa, con la quale si riconciliò solo prima di morire. Esordì come diplomatico sotto la Legislativa, quando, alla vigilia della guerra contro la Prussia e l’Austria, fu mandato a Londra (gennaio 1792) per ottenere la neutralità inglese. Bene accolto da Pitt, tornò a Parigi carico di illusioni (marzo); e anche dopo la caduta della monarchia (agosto), quando, deciso a emigrare, si imbarcò di nuovo per l’Inghilterra (settembre), nutriva ancora in cuor suo la speranza che Londra non rompesse con Parigi. Espulso dall’Inghilterra dopo l’esecuzione di Luigi XVI (gennaio 1793), passò negli Stati Uniti, donde rimpatriò nel 1796. Nominato, grazie a Barras, ministro degli affari esteri (luglio 1797), nel luglio 1799 si dimise avendo avuto sentore dell’imminente caduta del Direttorio; negoziò l’intesa tra Sieyès e Bonaparte (ritornato, nell’ottobre, dall’Egitto) e rese possibile il colpo di Stato del 18 brumaio, che portò il generale al potere e restituì al diplomatico la carica ministeriale. Avido di guadagno, accusato di malversazioni sotto il Direttorio e sotto il Consolato, Talleyrand seppe tuttavia guadagnarsi la fiducia del primo console grazie ai suoi modi da gran signore, alla cultura e, soprattutto, alle incomparabili doti di diplomatico. Ispiratore della redazione degli Articoli organici (1801), negoziatore a Lunéville, Amiens, Presburgo e Tilsit, investito di altissime dignità (gran ciambellano, 1804; principe di Benevento, 1806; vice grande elettore, 1807), finì col trovarsi in una posizione contraddittoria: quella di ministro degli esteri di un sovrano di cui non condivideva la politica di conquista e di cui cercava di frenare le mire espansionistiche per poter instaurare un equilibrio politico europeo, sua mira costante, e in vista del quale aveva, invano, suggerito a Napoleone di allearsi con l’ Austria (ottobre 1805). Andò, perciò, sempre più allontanandosi dall’imperatore, fino a presentare, di ritorno da Tilsit, le dimissioni (1807), che Napoleone accettò, invitandolo però a rimanergli accanto come consigliere. In tale qualità lo accompagnò al convegno di Erfurt (settembre-ottobre 1808), dove segretamente riuscì a indurre lo zar Alessandro I a non sostenere la Francia contro l’Austria. Non approvò l’intervento in Spagna, e nel dicembre 1808, assente Napoleone, si ravvicinò all’ex avversario Fouché, col quale ebbe una serie di colloqui allo scopo di rovesciare l’imperatore. Questi, informato degli intrighi, ritornò a Parigi e Talleyrand fu oggetto di una violenta scenata (gennaio 1809), in seguito alla quale, tuttavia, non fu privato della carica di consigliere. Quando Napoleone decise di passare a nuove nozze, Talleyrand propugnò il matrimonio con un’arciduchessa d’Austria nella convinzione che gli Absburgo potessero usare la loro influenza per il ristabilimento del sospirato equilibrio europeo. Conclusasi la campagna di Francia con la sconfitta di Napoleone, costituì, su richiesta degli Alleati entrati a Parigi, un governo provvisorio (1° aprile 1814), fece proclamare dal senato la decadenza di Napoleone (2 aprile) e il principio della legittimità in favore dei Borboni (6 e 8 aprile), che ritornarono sul trono con Luigi XVIII. Di nuovo ministro degli esteri, firmò, il 30 maggio 1814, il primo trattato di Parigi; poi, approfittando dei conflitti insorti tra gli Alleati, ottenne, al congresso di Vienna, che fu il capolavoro della sua diplomazia, l’alleanza segreta dell’Inghilterra e dell’Austria contro la Prussia e la Russia (3 gennaio 1815), infrangendo così la coalizione contro la Francia, che però si ricostituì dopo il ritorno di Napoleone dall’Elba (marzo 1815). Nominato, dopo i Cento giorni, presidente del consiglio col portafoglio degli esteri (luglio 1815), ma inviso agli ultras e allo zar, si dimise (settembre). Passato all’opposizione, si legò d’amicizia con A. Thiers e con Royer- Collard, e nel 1830 sostenne validamente il partito orleanista, contribuendo all’avvento di Luigi Filippo. Nominato pari al senato e ambasciatore a Londra (1830), partecipò ai negoziati per l’istituzione del regno del Belgio e promosse poi la Quadruplice alleanza tra Francia, Gran Bretagna, Portogallo e Spagna: la stipulazione del trattato (aprile 1834) fu l’ultimo atto della sua lunga carriera diplomatica. Si dimise nell’autunno del 1834. Lasciò le Memorie (5 voll., pubblicati nel 1891-1892) e un ricchissimo epistolario. In questi suoi scritti, abilmente ammantati di un sottile scetticismo, Talleyrand presenta sotto una luce favorevole quelle stesse ragioni diplomatiche che nella sua lunghissima carriera politica l’avevano portato a servire tanti e tanto diversi padroni; se non addirittura a servirsene cinicamente, come con severità giudicarono i contemporanei. Di fatto la sua abilità politica nel tenersi sempre disponibile sotto qualunque regime era un riflesso della sua convinzione profonda che repubblica, consolato, impero, monarchia legittima, liberalismo non fossero altro che forme, apparenze, di situazioni oggettive da considerare nella loro realtà. È tuttavia da sottolineare che, nell’analisi delle vicende politiche del suo tempo, Talleyrand si sia lasciato sfuggire quell’elemento nuovo, la lotta per la libertà e l’indipendenza dei popoli in nome di un principio morale, che sarebbe stato decisivo per l’assetto della nuova Europa, e ne avrebbe rappresentato il carattere determinante. (RIZ)”,”FRAN-037″
“GAZZELLONI Saverio SEGATTI Paolo LEGNANTE Guido BALDINI Gianfranco BUCCHI Massimiano FAVA Terenzio”,”Mass media ed elezioni.”,”Saggi di GAZZELLONI Saverio SEGATTI Paolo LEGNANTE Guido BALDINI Gianfranco BUCCHI Massimiano FAVA Terenzio Tipologia elettori intervistati a cinque settimane dal voto: Militanti Appartenenti Orfani Alienati (pag 102-134) Gli ‘alienati’ sono caratterizzati da elevata incertezza e scarso interesse per la politica (pag 134) Medium più rilevante: Militanti – Stampa quotidiana Appartenenti – nessuno in particolare Orfani – media ‘freddi’ (Radio, televideo, Tv) Alienati – idem come sopra (Tv…) (pag 144)”,”STAT-054

Biblioteca Isc ordinata per nome autore, F

“FABBRETTI Nazareno”,”I Vescovi di Roma. Breve storia dei Papi.”,”Nazareno Fabbretti, dei Frati minori, è nato a Iano presso Pistoia, nel 1920. Ordinato sacerdote nel 1943, dopo una breve esperienza nell’insegnamento, si è dedicato completamente al giornalismo e all’attività di scrittore. Ha scritto le biografie di Giovanni XXIII, Paolo VI, Mazzolari, Milani, San Francesco, Santa Chiara, San Bernardino.”,”RELC-001-FGB”
“FABBRI Luce”,”Luigi Fabbri. Storia di un uomo libero.”,”Luce FABBRI è nata a Roma nel 1908, figlia del militante e intellettuale anarchico Luigi FABBRI. Dopo l’avvento del fascismo ha seguito il padre in esilio, stabilendosi a partire dal 1929 in Uruguay dove ancora risiede. Docente di Letteratura italiana all’Univ di Montevideo per oltre quarant’anni, dopo la morte del padre, ha diretto la rivista ‘Studi sociali’ dal 1935 al 1946. E’ autrice di numerosi libri tra cui: -Gli anarchici e la rivoluzione spagnola, con D.A. DE SANTILLAN, GINEVRA, 1938 -La libertà nelle crisi rivoluzionarie. MONTEVIDEO, 1947 -Sotto la minaccia totalitaria. NAPOLI, 1955 Tra le opere in lingua spagnola: ‘Camisas negras’, ‘El fascismo’ ‘El anarquismo: mas alla de la democracia’.”,”ANAx-024″
“FABBRI Luigi”,”L’ organizzazione anarchica. Rapporto presentato al Congresso Anarchico Italiano di Roma (16-20 giugno 1907) ed al Congresso Anarchico Internazionale di Amsterdam (24-31 Agosto 1907).”,”anarchia significa assenza di governo politico ed economico “”Ci sono e ci possono essere associazioni anche composte da non anarchici, che nel loro funzionamento interno sieno libertarie, – e ciò non nuoccia, anzi faciliti il loro scopo particolare. Elia Reclus nei popoli primitivi, che pur non si reggono in vera anarchia, ha trovato esempi di aggruppamenti libertari; e Pietro Kropotkin ci parla delle associazioni libertarie fra gli animali, fra i selvaggi, fra le classi artigiane e nei comuni del medioevo…”””,”ANAx-137″
“FABBRI Luigi”,”Dittatura e rivoluzione.”,”””Chi ha il potere sulle cose ha il potere sulle persone”” diceva Malatesta. “”La semplice esistenza della Comune portava seco, come cosa naturale per sé, l’ autonomia locale; ora non più però come contrappeso al potere dello Stato, diventato ad esso superfluo”” (Marx, La guerra civile in Francia pag 45-46).”,”ANAx-151″
“FABBRI Luce, a cura di Gianpiero LANDI”,”Propinqua libertas.”,”‘…Fortem facit vicina libertas senem’, Seneca, Phaedra “”La prossimità della libertà rende forte il vecchio”” “”Conobbi anche Margareth Rago, docente all’ Università di Campinas in Brasile, che stava allora terminando la sua biografia di Luce (Entre a historia e a liberdade. Luce Fabbri e o anarquismo contemporaneo, Sao Paulo, 2000)””. (pag 8)”,”ANAx-232″
“FABBRI Luigi”,”I comunisti e la religione.”,”””Sul piano storico gli effetti reazionari dell’ ideologia religiosa sono per Marx ben evidenti: “”I principi sociali del cristianesimo hanno giustificato la schiavitù antica e magnificato la servitù medievale: parimenti, oggi sono in grado, se necessario, di prendere le difese degli oppressori del proletariato, anche se voglion dare l’ impressione di farlo a malincuore”” (1). Per tutti questi motivi il socialismo è incompatibile, secondo Marx, con qualsiasi forma religiosa, anche e soprattutto con la più elevata, quella che riassume in sé tutte le altre, il cristianesimo. La condanna del comunismo religioso. Di fronte al pullulare dei socialismi a base religiosa, caratteristico della sua epoca, Marx prende decisamente posizione contro ogni tentativo di accordare il cristianesimo con il comunismo. L’ occasione per questa presa di posizione gli è offerta dal contatto con il sarto tedesco Wilhelm Weitling.”” (pag 62-63) (1) Marx, Il comunismo della Gazzetta Renana, Mega, I, G, pag 278″,”RELC-203″
“FABBRI Luigi, a cura di Roberto GIULIANELLI”,”Epistolario. Ai corrispondenti italiani ed esteri (1900-1935).”,”””Ho visto nel “”Libertaire”” pubblicata una tua lettera a proposito della “”responsabilità collettiva””. Capisco la tua intenzione conciliativa, ma quei… responsabilisti mi paiono incurabili! Eppoi, essi esagerano quando dicono che “”nel nome: della medesima organizzazione nei quattro punti della Francia si espongono le teoria più diverse, ed anche le più opposte””. In realtà son sempre le stesse, salvo che nei particolari secondari e per le forme di linguaggio. Inoltre nessuno oratore ha l’abitudine di parlare “”a nome dell’organizzazione”” (meno che in casi particolari e di vero incarico) in genere tutti parlano a nome proprio o tutt’al più genericamente dell’Idea. Certo tu non hai seguito la lunghissima istruttiva discussione avuta luogo negli ultimi mesi nel “”Libertaire”” sull’argomento. (…)”” (pag 270) (Luigi Fabbri a E. Malatesta, 17.5.1930)”,”ANAx-282″
“FABBRI Luigi BUCHARIN Nicolai”,”Anarchia e comunismo scientifico. Un teorico marxista ed un anarchico: due testi a confronto.”,”nuova edizione BUCHARIN che LENIN giudicò “”il teorico più stimato e più forte del partito””, entrò nel 1906, appena diciottenne, nel movimento rivoluzionario. Luigi FABBRI, autore di numerose opere e opuscoli politici, entrò a soli 16 anni nel movimento anarchico. Ne aveva 17 quando lo arrestarono e condannarono per aver scritto e diffuso un manifesto antimilitarista. Collaboratore di MALATESTA, al quale fu sempre vicino, lasciò l’ Italia nel 1926. Espulso dalla Francia e dal Belgio, trovò riparo in Uruguay, dove morì nel 1935.”,”ANAx-340″
“FABBRI Luigi”,”Carlo Pisacane. La vita, le opere, l’azione rivoluzionaria.”,”‘Carlo Pisacane non sottintende la sua fede socialista; socialista si dichiara ed il socialismo difende a spada tratta’ (pag 22)”,”SOCU-191″
“FABBRI Fabio”,”L’Italia cooperativa. Centocinquant’anni di storia e di memoria. 1861-2011.”,”Fabio Fabbri, già docente di Storia del movimento operaio e sindacale, è professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Roma Tre. E’ autore di numerosi saggi sulla storia del socialismo e del movimento cooperativo. Tra i suoi volumi: ‘Le origini della guerra civile. L’Italia dalla Grande Guerra al fascismo, 1918-1921’, Torino, Utet, 2000.”,”MITT-380″
“FABBRI Fabio”,”Le origini della guerra civile. L’Italia dalla Grande Guerra al fascismo, 1918-1921.”,”Fabio Fabbri, già docente presso le Università di Salerno e Roma ‘La Sapienza’, è professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Roma-Tre. E’ autore di saggi sulla storia del socialismo italiano, sulla cooperazione e sulle origini del fascismo. cit Cervetto pag 256 pag 648: in bibliografia citato il saggio di Arrigo Cervetto ‘Dopoguerra rosso e avvento del fascismo a Savona’ , Rivista Storica del Socialismo La reazione come psicologia diffusa. Il 14 ottobre 1920. “”Gli incidenti avvenuti il 14 ottobre, in occasione della manifestazione socialista pro vittime politiche e a difesa della Russia dei Soviet, furono la prima e tragica conferma dei nuovi scenari in cui si dipanava la lotta politica nel paese. Le notizie che si accavallarono in quello ore, di violentissimi episodi e di drammatici scontri tra partiti e fazioni opposte, contribuirono ad imprimere una svolta decisiva nei sentimenti comuni. L’opinione pubblica, sballottata tra le violenze sovversive e le minacce di una reazione borghese – «sintomo ammonitore» la indisturbata opera dei Fasci della Venezia Giulia, – parve invocare un immediato e liberatorio mutamento di rotta della politica giolittiana. I sanguinosi episodi di cronaca – che ci accingiamo ad esaminare – furono considerati come la prova che il paese era afflitto da un male difficilmente sanabile: «la reazione è deprecabile e noi la deprechiamo con tutte le nostre forze – scrisse l'””Avvenire d’Italia”” – perché ne sentiamo il pericolo e ne prevediamo i danni dal punto di vista generale della evoluzione politica, ma essa minaccia di essere il prodotto finale delle violenze socialiste» (224). Per giunta quella giornata – che, nel cuore dei militanti, doveva rappresentare un unanime segno di protesta contro l’attacco militare sferrato dalle nazioni borghesi alla Russia leninista – arrestò le prospettive di radicali cambiamenti e rappresentò un momento di riflusso delle speranze di un’immediata diffusione della rivoluzione. Le drammatiche notizie della sconfitta dell’Armata Rossa (Carr, 1964, pp. 1050 ss.), alle porte di Varsavia (12 ottobre) risuonarono come un’inaspettata doccia fredda. La reazione alle violenze rosse prese fiato in tutta Europa ed anche in Italia i primi segnali si manifestarono proprio nelle zone in cui il sostegno delle caste militari, degli agrari, ed ora anche degli industriali, tutelavano lo squadrismo: rispettivamente il Friuli, l’Emilia e la Puglia, la Lombardia (Milano). A Trieste, i fascisti, ormai «risoluti a sparare contro chiunque si opponga all’urto delle nostre fila» (225), avevano intimato che nessun comizio pro Russia avrebbe dovuto svolgersi; tanto che il pomeriggio del 14 ottobre, guidati dal corrispondente de “”Il Popolo d’Italia””, Pietro Belli, si erano duramente scontrati, in piazza Garibaldi, con i socialisti che rientravano dalla manifestazione di solidarietà”” (pag 307-308) [(224) ‘Tragico conflitto. La ripercussione a Montecitorio’, “”Avvenire d’Italia””, 16 ottobre 1920; (225) Il testo del volantino diffuso dai Fasci, parzialmente cit. da Chiurco, II, p. 142, è in ‘La distruzione del “”Lavoratore””‘, “”Avant!””, ed. p.tese, 16 ottobre 1920. Sull’episodio, ricordato anche in ‘Fascismo’ 1921, pp. 54-55 e Farinacci, 1940, pp. 180-81 cfr. Salvemini, I, p. 431 e Pacor, pp 79-80]”,”MITT-381″
“FABBRI Fabio a cura”,”Il 1943.”,”I pilastri e le istituzioni del regime – si diceva erano quattro: Fascismo, Aeronautica, Marina, Esercito = FAME”,”ITAR-250″
“FABBRI Natacha”,”Cosmologia e armonia in Kepler e Mersenne. Contrappunto a due voci sul tema dell”Harmonice Mundi’.”,”Le riflessioni di Johannes Kepler e Marin Mersenne sul tema dell’ ‘harmonice mundi’”,”SCIx-001-FB”
“FABBRI Fabio”,”Le origini della guerra civile. L’Italia dalla Grande Guerra al fascismo, 1918-1921.”,”Fabio Fabbri, già docente presso le Università di Salerno e Roma ‘La Sapienza’, è professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Roma-Tre. E’ autore di saggi sulla storia del socialismo italiano, sulla cooperazione e sulle origini del fascismo. cit Cervetto pag 256 pag 648: in bibliografia citato il saggio di Arrigo Cervetto ‘Dopoguerra rosso e avvento del fascismo a Savona’ , Rivista Storica del Socialismo Il discorso di Matteotti: la denuncia delle «barbarie» fasciste. “”Il discorso pronunciato da Matteotti, che il Salvatorelli (1964, p: 183, e Roveri, 1974, p: 159) considerò il «preludio» al più noto «canto del cigno» del 30 maggio 1924, aveva l’indubbio merito, storico e politico, di documentare e ricostruire direttamente in Aula il lugubre scenario delle vie delle città emiliane: «Percorse da gruppi armati, militarmente indrappellati, pieni di fascisti armati [che] nell’ora del passeggio, parti[vano] dalle città maggiori, per esempio a Ferrara, davanti alla cattedrale, qualcuno con due rivoltelle nelle mani, e sfilavano allegramente per le strade, con canti di vendetta, senza che alcun si muova». Per la prima volta, nel Parlamento italiano, venne squarciata «la leggenda del patriottismo di cui si ammantava il fascismo italiano» (100). Risuonò circostanziata «l’esposizione veritiera» delle violenze perpetrate dallo squadrismo, alla presenza o con la complicità delle forze di polizia: ferimento di avversari politici, leghe distrutte e incendiate, assalti notturni di passanti, spedizioni nei paesi vicini contro i capilega. Già sottoposto a intimazioni e minacce, Matteotti formulò la sua «prima denuncia del fascismo come reazione di classe» (Caretti, 1985a, p. 81). (…) Era una battaglia, la sua, intrapresa non solo per la causa del socialismo ma per «quella della civiltà». «La sorpresa, la non abitudine delle nostre masse a codesta lotta malvagia e barbarica della violenza episodica ha disorientato le nostre organizzazioni. Lo scompiglio di esse è proprio determinato dal fatto che ad esse manca l’abitudine alla barbarie. Ma se voi continuerete – disse rivolto ai suoi avversari politici – non voi avrete la conservazione, non noi la rivoluzione, ma si sarà purtroppo, creata la ‘guerra civile’, e la dissoluzione del paese». Sulla natura «malvagia e barbarica» delle incursioni squadriste, altri oratori si soffermarono nel corso del dibattito, che in un certo senso segnò il «battesimo parlamentare» (102) del fascismo”” (pag 430-432) [(100) ‘Note sulla seduta’, Avanti!, 1 febbraio 1921; (102) A. Cappa, ‘Reazione borghese e partito socialista’, ‘L’Ordine Nuovo’, 4 febbraio 1921 (editoriale)]”,”ITAD-151″
“FABBRI Luigi”,”Malatesta. L’ uomo e il pensiero.”,”””Bisogna aggiungere poi che anche sulle questioni dottrinarie suaccennate, Malatesta fu tra i primissimi a sottrarsi all’influenza marxista e ad abbandonare gli apriorismi pseudoscientifici di Marx. Da questo punto di vista Malatesta potrebbe essere considerato come un antesignano dei revisori del marxismo (…). Mentre per moltissimi anarchici il comunismo divenne a poco a poco quasi un articolo di fede, fuori dal quale non concepivano alcuna anarchia possibile, Malatesta non cadde mai in quella specie di dogmatismo. Pur difendendo la concezione comunista dell’anarchia, egli preferì per gran tempo, fino a dopo il 1900, dirsi più genericamente “”Socialista anarchico”” e poi semplicemente “”anarchico””, sia per considerazioni di tatti contingente, sia per non circoscrivere in una formula esclusivista il principio dell’anarchia”” (pag 108-109)”,”BIOx-004-FGB”
“FABBRI Fabio a cura; saggi di Walter BRIGANTI Maurizio DEGL’INNOCENTI Adolfo PEPE Nazario Sauro ONOFRI Ferdinando CORDOVA Giulio SAPELLI Stefania CONTI Annamaria BOZZA Elio APIH Lara STANCARI Paolo ZAVATTINI Umberto SERENI Ivo BIAGIANTI Reginaldo CIANFERONI e Alessandro PACCIANI Ovidio BARTOLI e Lorenzo RAFFI Aldo DI-BIASIO Salvatore FERRARO Carmelo Giovanni DONNO Giuseppe MASI Francesco MANCONI e Guido MELIS Anna ROSSI-DORIA Sergio GNANI Michele FATICA Adolfo ZAVARONI Marco LELLI Bruno TOBIA Camillo BREZZI e Antonio PARISELLA Anna CAROLEO Sergio NARDI Lucietta SCARAFFIA Paola CORTI Stefano LEPRE Luigi ARBIZZANI Renata JODICE Alessandro CASTRO Piero VERRUCOLI A. PIZZORUSSO e R. ROMBOLI Renato SITTI Giulio CERRETI Giulio SPALLONE Silvio MIANA Manlio ROSSI-DO Francesco AGOSTINO”,”Il movimento cooperativo nella storia d’Italia, 1854-1975.”,”Fabio Fabbri (1944) curatore dell’opera, autore di vari studi sulla cooperazione e sul socialismo italiano, docente di Storia del movimento operaio e sindacale all’Università di Salerno (1979). Nota su Lenin (pag 91) e altra nota a pag 49 “”(…) In sostanza la polemica col leninismo mai venne meno nel primo dopoguerra in virtù del fatto che il capo rivoluzionario non aveva cessato di distinguere, come s’è già accennato (cfr. nota 121 riportata in calce, ndr), tra i compiti puramente tecnici, organizzativi, amministrativi, e di “”pace civile”” che la cooperazione perseguiva in una società capitalistica e il nuovo volto che essa assumeva ‘dopo’ la conquista del potere politico da parte della classe operaia. Nonostante i continui riferimenti ad essa nel corso della sua opera (a questo proposito torna sempre utile la citata silloge, Lenin ‘Sulla cooperazione’, Roma, 1949), va notato infatti che egli s’apprestò a uno studio organico su di essa, soltanto ‘dopo’ la Rivoluzione d’Ottobre, allorché “”grazie alla NEP (…) la cooperazione acquista(va) un’importanza del tutto eccezionale””. Fin dal dicembre 1922 egli infatti cominciò a raccogliere dati sulla Lega delle cooperative russe (‘Centrosojuz’) che successivamente elaborerà nel gennaio 1923 e invierà come base di discussione al XIII Congresso dei soviet. “”Spiego il mio pensiero””, chiarì Lenin. “”In che cosa consiste l’irrealtà dei piani dei vecchi cooperatori, a partire da Roberto Owen? Nell’aver sognato la trasformazione pacifica della società contemporanea mediante il socialismo, senza tener conto di una questione cardinale, come quella della lotta di classe, della conquista del potere politico da parte della classe operaia, dell’abbattimento del dominio della classe sfruttatrice. E perciò abbiamo ragione nel considerare questo socialismo ‘cooperativo’ come del tutto fantastico, romantico e persino ingenuo nel suo sogno di trasformare mediante la semplice organizzazione cooperativa della popolazione i nemici di classe in collaboratori di classe e lotta di classe in pace di classe (cosiddetta pace civile)”” (Cfr. V.I. Lenin, ‘Sulla cooperazione’, cit., p. 112. Il piano ‘Sulla cooperazione’ è ora riportato in V.I. Lenin, ‘Lettera al congresso e ultimi scritti’, a cura di G. Garritano, Roma, 1974, pp. 85-106)”” [Nota 389, pag 91]; “”‘La questione delle cooperative al Congresso di Copenaghen’, in ‘La Cooperazione italiana’, 10 settembre 1910. Per una analisi dettagliata delle varie posizioni emerse al Congresso, cfr. Lenin, ‘La questione delle cooperative al Congresso internazionale Socialista di Copenaghen’, in ‘Sozial-Demokrat’, 25 settembre 1910, ora in ‘Opere complete’, cit., vol. XIV, pp. 357-363. L’autore ricordava di aver proposto in commissione di sostituire le parole ‘[le cooperative] aiutano gli operai a preparare la democratizzazione e la socializzazione della produzione e dello scambio’, con le parole: ‘[le cooperative] aiutano in certa misura a preparare il funzionamento della produzione e dello scambio dopo l’espropriazione della classe dei capitalisti’. “”Il senso di questo emendamento””, spiegò Lenin, “”consisteva in questo: che le cooperative, adesso, ‘non’ possono aiutare gli operai, e che il funzionamento della produzione e dello scambio futuri, ‘preparato’ fin d’ora dalle cooperative, potrà avere luogo ‘solo dopo’ l’espropriazione dei capitalisti’ (Cfr. anche Lenin ‘Sulle cooperative’, Roma, 1949, p: 39″” [Nota 121, pag 49] [Fabio Fabbri, ‘Per una storia del movimento cooperativo in Italia’, (in) Fabio Fabbri, a cura, ‘Il movimento cooperativo nella storia d’Italia, 1854-1975’, Feltrinelli, Milano, 1979]”,”ECOS-027″
“FABBRI Diego”,”Geopolitica umana. Capire il mondo dalle civiltà antiche alle potenze odierne.”,”Il volume contiene molte cartine a colori riguardanti varie parti del globo e dei punti di crisi “”Tra le nazioni dedite alla potenza vi sono le più decisive del pianeta: Stati Uniti, Cina, Russia, Turchia e Iran. Disposte a sostenere gli sforzi per accrescere il proprio ‘status’, a usare violenza su sé e sugli altri, indifferenti alle regole dell’economia, che violano puntualmente”” (pag 107 (Capitlo: Potenza vs Economia) Gli Stati Uniti. “”Controllano il flusso navale in ogni stretto del globo- sebbene il 70% delle merci non raggiunga mai il Nordamerica – e offrono la propria deterrenza nucleare ai ‘clientes’. Sopportano sfibranti privazioni per restare giovani e crudeli, per tirare gli altri a sé, per conservare la primazia planetaria, rimanendo nel mondo pure quando vorrebbero tornare casa”” (pag 108)”,”RAIx-401″
“FABBRI Fabio”,”Venti giorni al porto. 18 gennaio – 6 febbraio 1897. Le origini della Compagnia Portuale di Civitavecchia.”,”Fabio Fabbri ha insegnato Storia del lavoro presso le Università di Salerno e di Roma La Sapienza. Ha insegnato come professore ordinario di Storia contemporanea all’Univ. di Roma Tre. Ha curato tra l’altro una Storia del lavoro in sei volumi (Castelvecchi, 2015-2018). “”Anche ad Amburgo, come capiterà nella cittadina laziale, i deputati socialisti portarono in prima persona il loro sostegno ai compagni in lotta. Adolf von Elm, presidente della Cooperativa di lavoratori del tabacco di Amburgo, Hermann Molkenbuhr, tra i più influenti deputati socialisti in Parlamento, Karl Frohme, uno dei più apprezzati rappresentanti della Spd nella Germania del Nord, parteciparono alle riunioni dei portuali, ne discussero i problemi, si intrattennero con loro. Mirabile esempio di quanto si ripeterà allo scalo di Civitavecchia, quando gli scaricatori in sciopero saranno visitati e sostenuti nella loro lotta da Romeo Soldi, Vittorio Lollini, Garzia Cassola, Andrea Costa. Si innesca, da allora, quel sottile ma tenace legame che, per la prima volta, unisce i lavoratori in lotta al di là delle barriere geografiche. Un vero e proprio sentimento che superava i confini nazionali, come era stato appena ribadito a Londra, al V Congresso della Seconda Internazionale (50) (27 luglio – 1° agosto 1896). E che trovava immediata applicazione nelle prese d’atto che provenivano dall’Inghilterra – dove Tom Mann, Segretario del Partito socialista indipendente del lavoro, invitava tutti i lavoratori dei porti inglesi ad inviare aiuti ai loro compagni d’Amburgo e a non andare a occupare i loro posti – oppure dall’Italia, dove l'””Avanti!””, fin dai primi dell’anno, apriva le sue colonne alle nuove sottoscrizioni per gli scioperanti del porto tedesco. Sicché già il 4 gennaio, il quotidiano socialista comunicava che erano stati distribuiti i sussidi e che il denaro pervenuto consentiva di sostenerli per tutta la settimana successiva. “”Una settimana ancora di sciopero – sentenziò l’organo del Psi – ed Amburgo ha cessato di essere il porto più importante d’Europa”” (51). La via seguita dal socialismo italiano nell’interpretazione dello sciopero d Amburgo non era, quindi, di isolarlo nel contesto geografico tedesco bensì di considerarlo come un punto di riferimento della lotta di classe europea contro lo Stato capitalista. I continui elenchi di sottoscrizioni a favore degli scioperanti d’Amburgo che punteggiavano gli editoriali o le cronache politiche dell'””Avanti!”” erano l’attestato di un comune fronte di lotta. Ancora l’8 gennaio si sottolineava, in prima pagina, che 14 lavoratori avevano abbandonato il lavoro al porto a sostegno dei lavoratori tedeschi in lotta; e l’indomani, a fianco di noti personaggi, come Francesco Zanardi, Dino Mazzoni e Giuseppe Nerbini, anche “”cinque poveri compagni bitontini”” (52) erano accomunati nella sottoscrizione a favore degli scioperanti”” (pag 41-42) 19-20 gennaio. Romeo Soldi. “”Nel porto due vapori, fermi, erano in attesa di essere scaricati. Domani – concluse l'””Avanti!”” – probabilmente nessun operaio andrà a lavorare””. L’evento ha immediate ripercussioni a Roma. Mentre dalla capitale partono per Civitavecchia molti carabinieri e parecchi agenti e funzionari di polizia, il Psi invia a contattare gli scioperanti Romeo Soldi, un intellettuale intransigente, molto vicino a Friedrich Engels e al modello organizzativo tedesco, appena rientrato dal Congresso internazionale di Londra. Un personaggio già noto ai socialisti del locale Circolo “”Carlo Marx””, una quarantina in tutto, ai quali, la sera del 3 novembre, si era fatto “”apportatore del saluto dei ompagni di Londra”” (11), prima ancora di svolgere la sua conferenza sulle condizioni economiche dell’Europa e dell’Italia in particolare. (…)”” (pag 49) [(11) Il Sottoprefetto al Prefetto, 6 novembre 1896, n. 7636, in ASR, Pref., Gab., b 472, fasc. ‘Partito Socialista’, 1896] “”La stessa sera del 20, Soldi riunisce di nuovo circa 300 lavoratori nell’ex Convento dei Gesuiti e con loro stabilisce di resistere nella protesta, anzi di estenderla anche agli scaricatori di mare. Infine decide “”di ricostituire in massima la disciolta società del lavoratori del porto divisa in Sezioni di terra e di mare””. Anzi – riferì il Prefetto con sdegno “”si fanno già in nomi dei capi, dei quali uno sarebbe un certo Arce, antico presidente della società e processato per truffa, e l’altro tal Pierotti ex caporale di squadra dei facchini ed uno dei principali agitatori del disciolto circolo socialista Carlo Marx”” (18) [(18) Riservata dal Sottoprefetto di Civitavecchia al Prefetto, 21 gennaio 1897 n. 102, in ASR, Pref., Gab, b. 514, cit]”,”MITT-427″
“FABBRINI Sergio”,”Tra pressioni e veti. Il cambiamento politico in Italia.”,”Sergio Fabbrini è professore di Scienza politica presso l’Università degli studi di Trento. Ha insegnato in diverse università straniere. In particolare presso la Harvard University e la University of California di Berkeley. É autore di: Il presidenzialismo negli Stati Uniti, Le regole della democrazia. Guida alle riforme, Il principe democratico. La leadership nelle democrazie contemporanee, Il Governo. Gli esecutivi nelle democrazie contemporanee (con Salvatore Vassallo) e Quale democrazia. L’Italia e gli altri.”,”ITAP-018-FL”
“FABBRINI Sergio a cura, Saggi di Fulvio ATTINÀ Luciano BARDI Thomas CHRISTIANSEN Mark GILBERT Piero IGNAZI Giandomenico MAJONE Yves MÉNY Francesc MORATA Simona PIATTONI Lucia Serena ROSSI Carlo RUZZA Alec STONE SWEET”,”L’Unione Europea. Le istituzioni e gli attori di una sistema sovranazionale.”,”Fabio Attinà insegna Relazioni internazionali e Politica dell’Unione Europea (Cattedra Jean Monnet) presso l’Università degli Studi di Catania. Nella stessa Università dirige il Centro Jean Monnet “”Euro-Med””. Luciano Bardii insegna Relazioni internazionali e Politica comparata presso l’Università degli Studi di Pisa. Thomas Christiansen è Jean Monnet lecturer e direttore del Centro Jean Monnet per gli Studi Europei della University of Wales, Aberystwyth. Sergio Fabbrini insegna Scienza politica presso l’Università degli Studi di Trento. Ha insegnato presso la University of California di Berkeley e la Havard University. Per la casa editrice Laterza, nell’ambito della collana “”Libri del Tempo””, dirige la serie “”Le istituzioni delle democrazie””. Mark Gilbert insegna Storia dell’integrazione europea e del sistema internazionale presso l’Università degli Studi di trento. Tra il 1997 e il 2002 ha insegnato Storia e politica italiana presso il Dipartimento di Studi europei dell’Università di bath (GB). Piero Ignazi insegna politica comparata presso l’Università degli Studi di Bologna ed è direttore del Master in Relazioni internazionali della stessa università. Giandomenico Majone è professore emerito di Public Policy Analysis presso l’Istituto Universitario Europeo (IUE) di Firenze. Ha insegnato nelle università di Roma, Yale, Harvard (Kennedy School of Government), e nell’International Institute for Applied Systems Analysis. Yves Mény è presidente dell’Istituto Universitario Europeo (IUE) di Firenze. É stato direttore del Robert Schuman Center for Advanced Studies dell’IUE (dal 1993 al 2001). Ha insegnato Scienza politica e Scienza dell’amministrazione presso le Università di Rennes e Parigi 2, presso l’Institut d’Etudes Politiques di Parigi e presso il Department of Social and Political Sciences dell’IUE. Francesc Morata insegna Ciéncia política y de la administración presso la Universitat Autónoma di Barcellona. É direttore del Master in Amministrazione e management dell’ambiente della stessa università. Simona Piattoni insegna Politica comparata e Governo locale presso l’Università di Trento. Lucia Serena Rossi insegna Diritto internazionale e Diritto delle Comunità Europee presso l’Università degli Studi di Bologna ed è il direttore del Centro di Ricerca sul Diritto delle Comunità Europee della stessa università. Carlo Ruzza insegna Sociologia dell’ambiente e dell’integrazione europea presso l’Università degli Studi di Trento. Ha insegnato European Studies presso la University of Essex (GB). Alec Stone Sweet insegna Comparative Law presso la Law School della Yale University. É stato fellow di Comparative Politics presso il Nuffield College di Oxford (GB) e professor di Political Science presso il Department of Politics and Society della University of California di Irvine.”,”EURx-070-FL”
“FABBRINI Sergio MORATA Francesc a cura, Saggi di José ADELANTADO Giampiero CAMA Joan COLOM Leticia DELGADO Núria FONT Giorgio GIRAUDI Ricard GOMÀ Albert MASSOT Lee MCGOWAN Giorgio NATALICCHI Paolo ROSA Mauro TIBALDI”,”L’Unione Europea. Le politiche pubbliche.”,”Sergio Fabbrini insegna Scienza politica presso l’Università degli Studi di Trento. Ha insegnato presso la University of California di Berkeley e la Havard University. Per la casa editrice Laterza, nell’ambito della collana “”Libri del Tempo””, dirige la serie “”Le istituzioni delle democrazie””. Francesc Morata insegna Ciéncia política y de la administración presso la Universitat Autónoma di Barcellona. É direttore del Master in Amministrazione e management dell’ambiente della stessa università. José Adelantado è professore associato di Sociologia presso la facoltà di Scienze politiche e Sociologia dell’Università Autonoma di Barcellona. Giampiero Cama è ricercatore in Scienza politica presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Genova. Joan Colom è professore associato di Economia politica presso la facoltà di Scienze politiche e Sociologia dell’Università Autonoma di Barcellona. Eurodeputato dal 1986 e vicepresidente del Parlamento Europeo per la legislatura 1999-2004. Leticia Delgado è professore associato di Scenza politica presso l’Università Rey Juan Carlos di Madrid. Núria Font è professore associato di Scienza politica e di Scienza dell’amministrazione presso presso la facoltà di Scienze politiche e Sociologia dell’Università Autonoma di Barcellona. Giorgio Giraudi è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università degli Studi di Trento. Richard Gomà è professore associato di Scienza politica e dell’amministrazione presso la facoltà di Scienze politiche e Sociologia dell’Università Autonoma di Barcellona. Albert Massot è funzionario della Divisione Agricoltura, Pesca, Patrimonio forestale e Sviluppo rurale della Direzione Generale Studi del Parlamento Europeo. Lee McGowan è professore associato di Studi europei presso la Queen’s University di Belfast. Giorgio Natalicchi è professore associato in Scienza politica presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Firenze. Paolo Rosa è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università degli Studi di Trento. Mauro Tibaldi è professore associato in Scienza politica presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Sassari.”,”EURx-071-FL”
“FABEI Stefano”,”Guerra e proletariato. 1914. Il Sindacalismo rivoluzionario dalla neutralità all’ interventismo.”,”Stefano FABEI (1960) laureato in lettere moderne all’Univ di Perugia insegna a Varese nelle scuole superiori. Si interessa alla storia dei rapporti fra movimenti di liberazione del Terzo Mondo (specie mondo arabo e islamico) e regimi fascisti. Ha scritto altre opere.”,”MITS-111″
“FABEI Stefano”,”Una vita per la Palestina. Storia di Hâjj al-Husaynî, Gran Mufti di Gerusalemme.”,”Stefano Fabei è nato a Passignano sul Trasimeno nel 1960. Laureato in Lettere moderne, studioso di storia contemporanea, insegna all’Itas Giordano Bruno di Perugia. Collabora con Studi Piacentini, la rivista dell’Istituto storico della Resistenza. Ha pubblicato: La politica maghrebina del Terzo Reich, Guerra Santa nel Golfo, Guerra e proletariato, Il Reich e l’Afghanistan, con Mursia è uscito Il fascio, la svastica e la mezzaluna.”,”VIOx-048-FL”
“FABEI Stefano”,”Mussolini e la resistenza palestinese.”,”Stefano Fabei nato a Passignano sul Trasimeno nel 1960, laureato in Lettere moderne, insegna all’Itas ‘Giordano Bruno’ di Perugia. Suoi saggi sono apparsi, fra l’altro, su Studi Piacentini, Nuova Storia Contemporanea. É autore di: Politica maghrebina del Terzo Reich, Guerra Santa nel Golfo, Guerra e proletariato, Il Reich e l’Afghanistan. Per Mursia oltre a Il Fascio, la svastica e la mezzaluna, ha pubblicato Una vita per la Palestina, Storia di Hajj Amin al-Husayni, Gran Mufti di Gerusalemme.”,”ITAF-023-FL”
“FABEI Stefano”,”Il fascio, la svastica e la mezzaluna.”,”Stefano Fabei è nato a Passignano sul Trasimeno nel 1960. Laureato in Lettere moderne, studioso di storia contemporanea, insegna all’Itas Giordano Bruno di Perugia. Collabora con Studi Piacentini, la rivista dell’Istituto storico della Resistenza. Ha pubblicato: La politica maghrebina del Terzo Reich, Guerra Santa nel Golfo, Guerra e proletariato, Il Reich e l’Afghanistan.”,”VIOx-139-FL”
“FABEI Stefano”,”I neri e i rossi. Tentativi di conciliazione tra fascisti e socialisti nella Repubblica di Mussolini.”,”Giuseppe Parlato, nato a Milano nel 1952, è professore ordinario di Storia contemporanea all’Università Luspio di Roma e presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice. Fra le sue ultime pubblicazioni: ‘La sinistra fascista. Storia di un progetto mancato’ (Mulino, 2008); ‘Fascisti senza Mussolini. Le origini del neofascismo in Italia (1943-1948)’ (Mulino, 2006); ‘Mezzo secolo di Fiume. Economia e società a Fiume nella prima metà del Novecento’ (Cantagalli, 2009). Stefano Fabei, nato a Passignano sul Trasimeno nel 1960, laureato in Lettere moderne, insegna a Perugia. Suoi saggi sono apparsi su ‘Studi Piacentini’ e ‘Treccani Scuola’. Collabora a ‘I sentieri della ricerca’, ‘Eurasia’ e ‘Nuova Storia contemporanea’. Ha al suo attivo varie opere tra le quali ‘I cetnici nella Seconda guerra mondiale’ (2006), ‘Il fascio, la svastica e la mezzaluna’ (2002), ‘Mussolini e la resistenza palestinese’ (2005), ‘Operazione Barbarossa’ (2010). “”Il problema dei contatti tra fascisti moderati e antifascisti rivoluzionari ma non comunisti, realizzatosi sul finire della guerra civile, porta anche a un altro problema, sostanzialmente interno all’interpretazione del fascismo”” (dalla prefazione di G. Parlato) (pag XIII) “”Negli ultimi mesi della Repubblica sociale italiana prese corpo un progetto politico, chiamato «ponte», mirante non solo a rendere meno cruenta la guerra civile, che si profilava sempre più sanguinosa, ma anche a creare i presupposti per una trasmissione indolore del potere, da parte di Mussolini e degli ambienti più moderati della RSI, alle forze, come i socialisti, ritenute dal Duce meno lontane, sotto il profilo ideologico, da quel fascismo rivoluzionario e delle origini che aveva in qualche modo tentato una sua riproposizione tra il 1943 e il 1945, e non contrarie in modo pregiudiziale a un passaggio dei poteri senza spargimento di sangue. Questo piano – cui si sarebbero con tutte le forze opposti, oltre ai fascisti intransigenti, esponenti di spicco del Comitato di liberazione nazionale come Lelio Basso e Sandro Pertini – doveva trovare concreta attuazione sulla base degli accordi che, per volontà del Duce, intercorsero tra il generale Nicchiarelli, vicecomandante della Guardia nazionale repubblicana, e Corrado Bonfantini, responsabile delle formazioni militari del Partito socialista italiano, per costituire le formazioni miste, i «battaglioni del popolo» che, agli ordini di ufficiali della GNR, sarebbero entrati in azione nel momento in cui i tedeschi si fossero ritirati. Oltre a questi motivi ufficiali va da sé che potessero esisterne altri per pervenire a un accordo: l’adesione di elementi di entrambe le parti, a un programma di moderazione e pacificazione al fine di scongiurare, per ragioni ideali o di semplice opportunità, la lotta fratricida; il tentativo da parte fascista di mettere in atto sia una manovra tattica per creare spaccature nello schieramento opposto, tutt’altro che compatto, sia una manovra alibistica cui alcuni uomini della RSI credevano di poter ricorrere quando fosse sopraggiunto il momento della resa dei conti”” (pag 1-2) (introduzione dell’autore)”,”ITAF-384″
“FABEI Stefano”,”Operazione Barbarossa. 22 giugno 1941.”,”Stefano Fabei (Passignano 1960), laureato in lettere, insegna a Perugia. Autore di saggi (con Mursia ha pubblicato ‘Il fascio, la svastica e la mezzaluna’ (2002), ‘Una vita per la Palestina’ (2003), ‘Mussolini e la resistenza palestinese’ (2005), ‘La “”legione straniera”” di Mussolini’ (2008). “”Se il dominio del Reich sull’Europa orientale e su parte della Russia aveva sempre costituito una delle massime ambizioni del Führer, il principale avversario di quest’ultimo fu, prima del giugno 1941, come anche dopo, almeno per un certo periodo, Churchill più che Stalin. La sconfitta dell’Unione Sovietica come necessità assoluta per costringere la Gran Bretagna a firmare la pace: questa l’argomentazione di Hitler prima e dopo l’inizio dell’operazione Barbarossa. «L’obiettivo finale del Reich è la sconfitta della Gran Bretagna», disse il 18 agosto al feldmaresciallo Wilhelm Keitel e quattro giorni dopo – come registrò nel suo diario il generale Franz Halder – ribadì che l’obiettivo era quello «di eliminare definitivamente la Russia come alleata dell’Inghilterra sul continente e pertanto togliere all’Inghilterra qualsiasi speranza di mutamento nella proprio sorte»; il 28 ottobre successivo confermò all’ammiraglio Kurt Fricke: «La caduta di Mosca potrebbe addirittura costringere l’Inghilterra a firmare immediatamente la pace» (31). Intorno alla 3,15 del 22 giugno 153 divisioni, 600.000 veicoli a motore, 3.580 carri armati, 7184 pezzi di artiglieria e 2.740 velivoli partivano all’attacco dell’Unione Sovietica. Per l’operazione Barbarossa era dispiegata la più grande forza militare raccolta su un unico teatro bellico di tutta la storia. Affiancavano i tedeschi 12 divisioni e 10 brigate rumene, 18 divisioni finlandesi, 3 brigate ungheresi e 2 slovacche, cui presto si sarebbero aggiunte la divisione «Azul» spagnola e le 3 del Corpo di spedizione italiano in Russia (CSIR)”” (pag 57-58) [(31) Lukacs J., ‘The Hitler of Histor’, New York, 1998, pp: 149-152]”,”QMIS-250″
“FABENI Francesca”,”Bolivia 1952. Una rivoluzione senza socialismo.”,”Francesca Fabeni è nata a Firenze nel 1971. Si è laureata in Storia dei paesi latinoamericani. Collabora con la rivista ‘Socialismo o Barbarie’ e con il Centro ricerca e formazione di Socialismo Rivoluzionario.”,”AMLx-013-FL”
“FABER Elisa a cura”,”Annibale e l’Oriente contro l’Occidente.”,”L’esperienza delle guerre precedenti allo scontro con Cartagine (Sanniti, Pirro ecc.) ha spinto l’esercito romano alla creazione della cosiddetta “”tattica manipolare”” per cui la falange, suddivisa in piccole unità di manovra, consentiva la maggiore duttilità, ed era sempre sostenuta dalle linee posteriori. Si era fatto più leggero l’armamento della fanteria, e tutto l’esercito era inquadrato in quattro legioni di 3.000 uomini di fanteria pesante, 1.200 di fanteria leggera, oltre a 300 cavalieri per ogni legione. Le quattro legioni erano comandate dai loro ufficiali superiori, i “”tribuni militum””, erano di solito raggruppate in due eserciti al comando ognuno da un console. Cartagine non aveva un esercito permanente ma eserciti composti da mercenari messi in piedi per l’occasione (pag 34)”,”STAx-315″
“FABIANI Roberto”,”I massoni in Italia.”,”FABIANI (Roma, 1940) giornalista ha lavorato a Panorama e all’ Espresso.”,”ITAP-052″
“FABIANO Mauro Antonio”,”L’ analisi sociale in Karl Marx.”,”Mauro Antonio FABIANO (1953) è ricercatore nella Facoltà di sociologia dell’ Università di Roma La Sapienza. Dopo aver condotto diverse ricerche, attualmente si interessa di storia delle teorie e delle ricerche sociali. Ha pubblicato vari lavori (v. retrocopertina). Nel primo capitolo ‘Vita, opere e formazione intellettuale di K. Marx’, l’ A descrive sinteticamente ma nel dettaglio, anche mese per mese, l’ attività multiforme di Marx, i costanti rapporti con Engels, il lavoro preparatorio delle varie opere, le vicende relative alla pubblicazione delle stesse. (pag 13-59) “”Interpretato in questo senso, il paradigma marxiano acquista la sua valenza specifica, introducendo un vero e proprio medoto di analisi sociale originale, eliminandone le varie e artificiose separazioni, fra componente economica, filosofica e politica, ecc. (…) Allora si comprende la necessità fortemente sentita da Marx di coinvolgersi attivamente nella politica del suo tempo, prendendo posizione da una parte specifica, quella delle classi lavoratrici. Da qui proviene anche quello che potremmo definire come il coraggio della previsione in Marx, tendenziale e mai assoluta, sempre adeguata ai tempi in cui egli stesso vive, che è stata interpretata come profetismo. Essa da un lato ha una funzione di stimolo alla lotta politica, ma dall’ altro si pone come vera e propria previsione scientifica, se adeguata o meno non importa, di quadri generali astratti di possibilità future, cioè con determinazioni parziali di adattamento alle singole particolarità del mondo reale””. (pag 177-178)”,”MADS-119″
“FABIETTI Ugo a cura, scritti di Edward B. TYLOR Henry S. MAINE John F. McLENNAN John LUBBOCK Lewis H. MORGAN”,”Alle origini dell’ antropologia.”,”Ugo Fabietti, (Milano 1950 – Milano 2017), antropologo, ha studiato filosofia a Pavia e poi antropologia sociale all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi. Tra le sue pubblicazioni ‘Storia dell’antropologia’, Zanichelli, 2011. “”Poichè la poligamia ha prevalso, più o meno, tra le principali nazioni del genere umano nelle prime epoche della loro storia, e dal momento che si tratta di una pratica oggi presente presso un gran numero di popoli, la natura e i limiti della sua influenza devono essere accertati prima che vengano esaminate altre cause dell’origine del sistema; ciò è inoltre importante al fine di poter mostrare che le vere cause devono essere trovate in una condizione della società ce esistette prima dell’introduzione della poligamia e della poliandria. La poligamia può essere considerata a pieno titolo un’istituzione familiare. Nella sua forma più evoluta e ordinata essa presuppone un avanzamento considerevole della società legato allo sviluppo di ceti superiori e inferiori e di forme di ricchezza. I mezzi di sussistenza devono essere accresciuti e divenuti ormai sicuri e la proprietà individuale deve essere riconosciuta prima che un singolo individuo riesca a mantenere più di una famiglia o diversi gruppi di bambini avuti da madri diverse. Nella sua forma estrema la poligamia deve essere stata limitata a pochi privilegiati, mentre la massa della popolazione ne era esclusa in quanto povera. In una forma inferiore e non ordinata essa ha probabilmente prevalso fin dall’epoca storica più remota. La poliandria d’altra parte non è definibile come istituzione familiare. Essa è una superfetazione della poligamia e una sua variante in senso opposto e ripulsivo. Tracce di essa sono state trovate presso numerosi popoli in varie parti dell’Asia, dell’Africa e, secondo la testimonianza di Hearne e di Humboldt, in casi sporadici nell’America settentrionale e meridionale”” (pag 220-221) [Lewis Henry Morgan, ‘Problemi relativi all’evoluzione dei sistemi di parentela’ (1871)]; “”La forma più rozza della poliandria, come s’è detto, è quella in cui i mariti ‘non’ sono fratelli; la meno rozza è quella in cui essi ‘sono’ fratelli”” (pag 135) [Johh Ferguson McLennan, ‘Sistemi arcaici di parentela e loro effetti sulla struttura dei gruppi primitivi’ (1965)]”,”SCIx-146-FF”
“FABIETTI Ugo”,”Antropologia. Un percorso.”,”Ugo Fabietti è nato a Milano nel 1950. Si è laureato in filosofia a Pavia. Ha poi studiato antropologia all’ EHESS di Parigi. Tra i suoi lavori ‘L’ideologia del primitivo nell’antropologia contemporanea’, Zanichelli, 1977. Morgan e Engels ‘Un rapporto tra la teoria dello sviluppo storico presentata nell’ ‘Ideologia tedesca’ e quella dello sviluppo «preistorico» contenuta in ‘Ancient Society” “”Il giudizio di Engels sull’opera di [Lewis Henry] Morgan, e la stessa utilizzazione che egli fece dei materiali etnologici contenuti in ‘Ancient Society’ nella stesura dell’ ‘Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’ (1884), vanno in realtà considerati come il tentativo di annessione alla «concezione materialistica della storia» di quelli che potevano allora rappresentare i primi risultati «scientifici» in campo antropologico. (…) Lo schema della periodizzazione, che nel caso di Morgan costituiva il parametro temporale entro il quale poteva essere reso intelligibile nella sua emergenza storica l’incremento del progresso materiale, si prestava ad una riattivazione in chiave metafisico-dialettica mostrando così di possedere, oltre ad una notevole fruibilità retorica, anche delle eccezionali doti di persistenza. Per contro l’affermazione per mezzo della quale Morgan aveva prospettato la possibilità di una corrispondenza tra le diverse tecniche di sussistenza e le grandi epoche della storia umana, affermazione che si era poi ridotta ‘nella pratica’ ad un semplice reperimento di quelli che potevano essere considerati i segni visibili del progresso, diveniva per Engels la cerniera tra la teoria dello sviluppo storico, così come questa si presentava nell’ ‘Ideologia tedesca’ e la teoria dello sviluppo «preistorico» contenuta in ‘Ancient Society’. Storia e preistoria apparivano così ricongiunte nel momento in cui venivano ricondotte in modo definitivo a ciò che poteva essere considerato il loro denominatore comune: la produzione dei beni materiali. Nell’ ‘Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’ riemergevano tuttavia, assieme alla problematica e ai concetti della «concezione materialistica della storia», anche i temi dell’umanesimo marxista. Lo schema dialettico, applicato alla «storia» dell’istituzione familiare, produceva una sequenza che dalla promiscuità originaria (il comunismo «felice» ma «amorale» delle donne) conduceva al rapporto monogamico di carattere proletario (la «felicità morale» attraverso il passaggio per la fase contrassegnata dalla monogamia borghese, dove il matrimonio era in realtà una forma mascherata di prostituzione (l’«infelicità morale»). La lettura «umanistica» dell”Origine della famiglia’ fu in effetti quelle che prevalse durante i decenni immediatamente successivi alla morte del suo autore. Di conseguenza alcune importanti intuizioni di Engels connesse al ruolo di riproduttrice della forza-lavoro che la famiglia assolve all’interno dei modi storici di produzione, rimasero per lungo tempo occultate. Occorrerà oltre mezzo secolo infatti perché l’antropologia marxista riprenda, come vedremo, la tesi di Engels secondo la quale la produzione e la riproduzione della vita immediata sono di «duplice specie»: produzione di beni materiali ma anche produzione di uomini, produttori di quei beni stessi» (pag 39) [Ugo Fabietti, ‘Antropologia. Un percorso’, Zanichelli editore, Bologna, 1979] Antropologia marxista (pag 143-)”,”TEOS-012-FFS”
“FABIETTI Ugo a cura; testi di TYLOR MORGAN ENGELS KROPOTKIN FRAZER FROBENIUS LÉVY-BRUHL FREUD MALINOWSKI MEAD LÉVI-STRAUSS JAULIN CLASTRES LIZOT MONOD”,”L’ideologia del primitivo nell’antropologia contemporanea.”,”Ugo Fabietti, nato a Milano nel 1950, si è laureato all’Università di Pavia sulla problematica epistemologica dell’antropologia economica. Ha studiato antropologia all’ EHESS di Parigi sotto la guida di Marc Augé e di Claude Meillassoux. Ha pbblicato uno studio sui meccanismi di riproduzione di una società di proto-agricoltori ed ha collaborato ad un volume sull’ideologia del ‘selvaggio’ pubblicato in Francia. Contiene il saggio di Friedrich Engels, ‘Dal comunismo delle donne alla monogamia’ Mutamenti nella storia della famiglia. ‘La prassi, in maniera tacita, ma disinvolta, non tiene conto dei limiti imposti dalla società ufficiale’ “”La famiglia – dice Morgan – è l’elemento attivo, essa non è mai stazionaria, ma procede da una forma inferiore ad una superiore, nella misura in cui la società si sviluppa da uno stadio inferiore ad uno superiore… Invece, i sistemi di parentela sono passivi e solo a lunghi intervalli registrano i progressi che la famiglia ha fatto nel corso del tempo e subiscono un mutamento radicale solo allorché la famiglia è radicalmente cambiata. «E – aggiunge Marx – lo stesso vale per i sistemi politici, giuridici, religiosi, filosofici, in generale». Mentre per la famiglia la vita continua, il sistema di parentela si ossifica, e mentre questo continua a sussistere in forza dell’abitudine, la famiglia lo supera progredendo. Ma, con la stessa sicurezza con cui Cuvier dalle ossa d’uno scheletro d’animale, trovato presso Parigi, ha potuto trarre la conclusione che esse appartenevano ad un marsupiale e che in quel posto, una volta, avevano vissuto dei marsupiali ora estinti, con la stessa sicurezza noi possiamo trarre, da un sistema di parentela tramandato dalla storia, la conclusione che è esistita la forma di famiglia ad esso corrispondente, e ora estinta. I sistemi di parentela e le forme di famiglia che abbiamo menzionato si differenziano da quelli dominanti per il fatto che ogni bambino ha più padri e madri. Nel sistema di parentela americano, a cui corrisponde la famiglia hawaiana, fratello e sorella non possono essere padre e madre di uno stesso bambino; il sistema di parentela hawaiano però presuppone una famiglia in cui ciò invece era la regola. Noi ci troviamo così trasportati in una serie di forme di famiglia che sono direttamente in contraddizione con quelle comunemente accettate finora come le sole vigenti. L’idea tradizionale conosce solo la monogamia, ed accanto a questa la poligamia di un solo uomo, e se mai anche la poliandria di una sola donna, e passa così sotto silenzio, come si conviene al filisteo moraleggiante, che la prassi, in maniera tacita, ma disinvolta, non tiene conto dei limiti imposti dalla società ufficiale. Lo studio della storia delle origini invece ci presenta condizioni in cui gli uomini vivono in poligamia e contemporaneamente le loro donne vivono in poliandria, e i figli comuni sono perciò considerati come cosa comune a tutti loro. Condizioni, queste, che hanno a loro volta attraversato esse stesse tutta una serie di mutamenti, fino alla loro dissoluzione nella monogamia. Questi mutamenti sono di tal genere che la cerchia abbracciata dal vincolo matrimoniale comune, all’origine assai larga, si restringe sempre più sinché alla fine lascia sussistere solo la coppia singola che oggi predomina”” (pag 50-51) [F. Engels, ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’ (1884), trad. it., Editori Riuniti, Roma, 1971 (in) Ugo Fabietti a cura, ‘L’ideologia del primitivo nell’antropologia contemporanea’, Zanichelli, Bologna, 1977]”,”TEOS-013-FFS”
“FABIUNKE Günter”,”Geschichte der politischen Ökonomie des Marxismus-Leninismus. Anschauungsmaterial für Lehre und Studium. Erster Band.”,”FABIUNKE Günter Brani di Marx Engels attinti dalla MEW. F. Engels: “”Aber die Menschen blieben nicht überall auf dieser Stufe stehn… Hirtenstämme sonderten sich aus von der übrigen Masse der Barbaren: erste große gesellschaftliche Arbeitsteilung. Die Hirtenstämme produzierten nicht nur mehr sondern auch andre Lebensmittel als die übrigen Barbaren”” (MEW, Bd. 21, S. 155) (pag 325) “”Nach der Ausscheidung der Hirtenstämme finden wir alle Bedingungen fertig zum Austausch zwischen den Gliedern verschiedner Stämme, zu seiner Ausbildung und Befestigung als regelmäßige Institution. Ursprünglich tauschte Stamm mit Stamm, durch die gegenseitigen Gentilvorsteher; aber als die Herden anfingen in Privateigentum überzugehen, überwog der Einzelaustausch mehr und mehr und wurde endlich einzige Form. Der Hauptartikel aber, den die Hirtenstämme an ihre Nachbarn im Tausch abgaben, war Vieh; Vieh wurde die Ware, in der alle andren Waren geschätzt und die überall gern im Austausch gegen jene genommen wurde – kurz, Vieh erhielt Geldfunktion und tat Gelddienste schon auf dieser Stufe. Mit solcher Notwendigkeit und Raschheit entwickelte sich schon im Anbeginn des Warenaustausches Das Bedürfnis einer Geldware”” (Ebenda, S. 156.)””. [Günter Fabiunke, Geschichte der politischen Ökonomie des Marxismus-Leninismus. Anschauungsmaterial für Lehre und Studium. Erster Band, 1978] (pag 325)”,”MADS-535″
“FABRA RIBAS Antonio”,”La semana tragica. El caso Maura. El krausismo.”,”L’ autore militante socialista (nato nel 1879) ha partecipato agli eventi. Era membro del Comitato di sciopero e promotore per la campagna internazionale contro il governo Maura e per la salvezza di Francisco Ferrer condannato a morte. FABRA RIBAS ha scritto su questi accadimenti sul giornale l’ Humanité di Parigi. Notizie biografiche sull’autore si trovano nella prefazione di PEREZ BARO’. “”Il tempo che passa, può confermarmi che il krausismo costituisce una prova ulteriore della verità espressa nell’ aforisma ‘habent su fata libelli’. In effetti, poche opere hanno avuto una sorte come quella che ebbero quelle del filosofo Carlos Cristián Federico Krause, nato nel 1781 a Eisenberg, Turingia, e morto nel 1832, a Monaco””. (pag 164) Vedere pure: Catálogo biblioteca del Instituto Cervantes de Ammán Autor: Ullman, Joan. Connelly Título: La Semana Trágica : estudio sobre las causas socioeconómicas del anticlericalismo en España (1898-1912) / Joan Connelly Ullman ; traducción castellana de Gonzalo Pontón Editor: Barcelona : Ariel, D.L. 1972 Descripción física: 693. p. : il. n. ; 24 cm Serie: Horas de España Materias: Cataluña-Historia-Semana Trágica, 1909. España-Historia-S. XIX Autores: Pontón, Gonzalo, trad.”,”MSPx-066″
“FABRE Jean HINCKER Francois SEVE Lucien”,”Les communistes et l’ état.”,”FABRE è un economista, HINCKER uno storico, SEVE un filosofo. Tutti e tre sono membri del Comitato Centrale del PCF.”,”PCFx-016″
“FABRE J. Henri”,”La Vita degli Insetti. Brani scelti estratti dai Ricordi Entomologici.”,”””La sua profonda mente ostinatamente oggettiva, la precisione perpendicolare del suo sguardo osservatore non hanno impedito che il suo spirito umano rimanesse sempre ingenuo e sempre innamorato delle piccole vite osservate. Questa perenne giovinezza di simpatia è stata un incitamento continuo e l’ ispirazione costante a scoprire nuovi fatti e nuove verità. Il grande fisiologo Claude Bernard non ha forse scritto: “”L’ ipotesi felice e feconda che costituisce l’ invenzione scientifica è data dal sentimento? “”. Il sentimento naturalistico è così abbondante nei volumi di Fabre che, leggendoli, avete a momenti l’ illusione perfetta di trovarvi, non già davanti a un libro, per quanto vitale possa essere, ma immersi nella realtà stessa, ancora più reale, giacché vi sembra, non solo di contemplarla, ma, altresì, di conoscerla!”” (pag 7)”,”SCIx-154″
“FABRE Jean HINCKER Francois SEVE Lucien”,”Les communistes et l’ état.”,”FABRE è un economista, HINCKER uno storico, SEVE un filosofo. Tutti e tre sono membri del Comitato Centrale del PCF. “”Certes, Waldeck Rochet explique, en 1964, que par dictature temporaire du prolétariat, si l’on n’en confond pas abusivement le contenu nécessaire et les formes historiquement relatives, il faut entendre deux choses: défendre le régime nouveau de démocratie socialiste contre les agissements des anciennes classes exploiteuses, et assurer la plus large démocratie pour tous les travailleurs. Et il ajoute qu'””évidemment les formes de la dictature du prolétariat peuvent varier selon les conditions historiques et les particularités nationales. Nous croyons, par exemple, que, pour la France, compte tenu de ses traditions démocratiques et des conditions de notre époque, il est possible d’envisager, dans le cas d’un passage pacifique au socialisme, des formes de dictature du prolétariat nouvelles, moins violentes, et d’une durée plus brève”” (p. 66-67)””.”” (pag 101)”,”TEOC-439″
“FABRE Giorgio”,”Roma a Mosca. Lo spionaggio fascista in URSS e il caso Guarnaschelli.”,”FABRE Giorgio è redattore di Panorama (1990). E’ stato a ‘Rinascita’ e all’Unità. Nel 1981 ha pubblicato un libro sull’attività giornalistica di D’Annunzio. “”E’ una discreta rarità trovare negli archivi del Pci clandestino un documento scritto in russo. Eppure, con il numero di collocazione 1154, ce n’è uno che invece, sorprendentemente, è tutto in caratteri cirillici, un documento di 7 pagine. Alla fine della serie, due delle pagine del documento sono state tradotte in italiano e l’intestazione è “”Statistica emigrazione politica italiana in Russia””: in due paginette, in russo appunto, viene indicato il numero di emigrati politici italiani in URSS, suddivisi secondo i luoghi di lavoro e le località di residenza e le persone censite sono circa 250″” (pag 145)”,”RUSS-223″
“FABRE Giorgio”,”L’elenco. Censura fascista, editoria e autori ebrei.”,”‘Sessant’anni or sono il fascismo razzista e antisemita espulse gli autori di «razza ebraica» dall’editoria italiana, operando un profondo stravolgimento della realtà preesistente. Questo libro ci illustra come ciò avvenne. Pur se la ricostruzione di Fabre non si sofferma sul nuovo contesto culturale nazionale che venne così determinato è opportuno tenere presente che è in esso che gi altri italiani sono cresciuti, hanno vissuto, hanno pensato, hanno creato o appreso cultura dal 1938 alla Liberazione; e che il verificarsi di quest’ultima non ha comportato l’automatico abbattimento di tale contesto e delle nuove realtà da esso determinate. L’abbiamo attesa a lungo, questa illustrazione. Ma la ferita inferta dal fascismo era stata troppo profonda (per le vittime, per i testimoni e per gli stessi perpetratori) perché potesse essere detta subito e con facilità. E, prima di mettere a nudo la persecuzione e i persecutori dei libri degli ebrei, è stato necessario che la storiografia mettesse a nudo la persecuzione e i persecutori delle vite degli ebrei e la persecuzione e i persecutori dei diritti degli ebrei. (…) In questo specifico comparto della persecuzione poi, la segretezza era motivata anche dal fermo proposito di Mussolini di non «apparire» persecutore (perché amava la propria immagine e perché non voleva che gli Stati democratici con popolose colonie italiane adottassero misure di reciprocità), e l’oscillazione trovava origine anche nelle difficoltà tecniche di conciliare il nuovo antisemitismo ufficiale con la fase precedente, nella quale il dittatore aveva volontariamente affidato la propria biografia e la propria immagine proprio ai libri di due autori di «razza ebraica» (Margherita Grassini Sarfatti e Emil Ludwig). Fu, quello dell’antisemitismo governativo fascista, un pragmatismo quasi allo stato puro (che rivelerà inesorabilmente la sua qualità di cinismo nel settembre 1943, quando il duce e i suoi uomini barattarono il proprio ritorno al potere con il destino degli ebrei italiani e stranieri intrappolati nella penisola). Fabre ci accompagna a conoscerlo passo dopo passo, mostrando il succedersi di ordini parziali, ordini totali, esenzioni circoscritte, nuovi indurimenti, goffaggini procedurali. E aggiungendo elementi comparativi con la Germania che illustrano le autonomie e le influenze, ossia il loro essere versioni originali – distinte e convergenti – di un modello persecutorio astratto, che sino ad allora non era stato mai concretizzato e che quindi veniva sperimentato sul campo, con curiosità e voluttà. Rilevanti sono poi le pagine che Fabre dedica all’antiebraismo di singoli gerarchi e alti dirigenti ministeriali. In effetti qui da noi piace poco prendere in considerazione – con metodo storico – le differenze e le divergenze materiali dei massimi responsabili fascisti in merito alla campagna razzista e antiebraica, ed è recente la prima proposta articolata di quadro sistematico dei «razzismi del fascismo» (1). Questo però è il terreno che occorre sondare ed arare, se vogliamo compiere la transizione storiografica dal concerto consolatorio di «antisemitismo all’italiana» a quello scientifico di «via italiana all’antisemitismo»’ (pag VII-IX, dalla prefazione di Michele Sarfatti)] [(1) Mauro Raspanti, ‘I razzismi del fascismo’, in ‘Centro Furio Iesi’ (a cura di), ‘La menzogna della razza. Documenti e immagini del razzismo e dell’antisemitismo fascisti’, Bologna, Grafis, 1994, pp. 73-89] Giorgio Fabre (1952) ha pubblicato studi sull’apparato repressivo fascista e sugli intellettuali negli anni Trenta e i volumi ‘D’Annunzio esteta per l’informazione (1880-1900) e ‘Roma a Mosca’. Lavora presso la redazione romana di ‘Panorama’. (1998)”,”EBRx-069″
“FABRE Giorgio VENTURINI Karen a cura; saggi di Andrea RICCARDI Carla MENEGUZZI ROSTAGNI Francesco MARGIOTTA BROGLIO Fulvio CONTI Paolo NASO Maurilio GUASCO Daniele MENOZZI Giorgio FABRE Giovanni VIAN”,”La Chiesa tra restaurazione e modernità (1815-2015).”,”Giorgio Fabre è studioso di storia politica del Novecento e ha scritto di storia della Chiesa su “”Quaderni di storia”” e “”Studi storici”” Karen Venturini insegna all’Università degli Studi della Repubblica di San Marino dove è anche coordinatore del Dipartimento di storia, cultura e storia sammarinesi. Contiene il saggio di Giorgio Fabre ‘Vaticano e URSS dopo la Prima guerra mondiale’ (pag 171-214) Indice. La Chiesa tra Restaurazione e modernità (1815-2015) Nota introduttiva I. Papa Francesco: da minoranza a popolo, di Andrea Riccardi II. Il ruolo internazionale della Santa Sede dal Congresso di Vienna alla conferenza di pace di Parigi, di Carla Meneguzzi Rostagni III. Contro tutti: il Sillabo di Pio IX, di Francesco Margiotta Broglio IV. Dalla condanna al dialogo: tre secoli di relazioni fra Chiesa e massoneria, di Fulvio Conti V. La forza delle minoranze. Ebrei e valdesi nella storia d’Italia, di Paolo Naso VI. Il modernismo, di Maurilio Guasco VII. Il confronto della Chiesa con la modernità nell’età di Pio XI, di Daniele Menozzi VIII. Vaticano e URSS dopo la Prima guerra mondiale, di Giorgio Fabre IX. Aggiornare la Chiesa cattolica: Giovanni XXIII e il Concilio Vaticano II, di Giovanni Vian Indice dei nomi L’episodio descritto da Wiston Churchill (pag 171-172) Il calo dei cattolici in Urss dopo il 1918 (pag 187) Gramsci e Togliatti sulla Chiesa cattolica in Urss (pag 191-192) La politica religiosa dei bolscevichi (pag 195-196-197) “”Questione piuttosto complicata, quella cattolica in Urss, all’epoca e anche per noi che la studiamo oggi. Il problema maggiore è costituito dagli archivi russi difficilmente accessibili, in particolare quello del ministero degli Affari esteri. Invece, per la parte vaticana ora si dispone di un volume ricchissimo, quasi mille pagine di documentazione, scritto da una studiosa italiana che insegna a Parigi, Laura Pettinaroli, intitolato ‘La politique russe du Saint-Siège (1905-1939)’ (30). Il libro, davvero notevole per la quantità di documentazione vaticana che raccoglie e intreccia, presenta però alcuni problemi, tra cui la larga assenza delle speculare documentazione sovietica, perfino quella conosciuta. Si segnala per esempio che la Pettinaroli ignora la trattativa del 1927 tra URSS e Vaticano per liberare Gramsci e Terracini e che è nota da trent’anni. Giorgio Fabre ‘Vaticano e URSS dopo la Prima guerra mondiale’ (pag 184), in ‘La Chiesa tra restaurazione e modernità (1815-2015)’, Il Mulino, 2017, a cura di G. Fabre e K. Venturini Pettinaroli, La politique russe du Saint-Siège (1905-1939), cit.]”,”RELC-397″
“FABRE-LUCE Alfred”,”Journal de la France, mars 1939 – juillet 1940.”,”Diario che ricorda le vicende viste dall’ interno della strana guerra 1939 – 1940 e della disfatta francese. Tradimenti. “”Come nel 1917, la Russia tradisce. Come nel 1914, la Germania è conquistatrice. Come nel 1915, l’ Italia sarà alleata del vincitore.”” (pag 74) “”Un partigiano onesto dell’ avvicinamento con la Germania è sospetto; uno stipendiato della Russia o dell’ Inghilterra non lo è. Se giungeranno a tirare i conti, gli storici diranno senza dubbio che l’ anti-germanesimo è stato il più grande ‘racket’ della nostra epoca””. (pag 208) Nuova metodica di guerra. “”Abbiamo creduto (e la guerra di Spagna, la guerra di Finlandia stessa, per la loro durata, sembravano confermare questa illusione) che lo sviluppo della guerra scientifica tendesse ad equilibrare gli eserciti, a provocare delle guerre d’ usura, degli scontri pari. Non è che un momento dell’ evoluzione. L’ immaginazione hitleriana lo supera. Essa intuisce che queste formidabili organizzazioni difensive sono fragili se le si attacca con la superiorità dei mezzi necessaria in certi punti vitali. Ogni armata può essere paralizzata co la distruzione di qualche cavo, come un’immensa fabbrica a cui sia tolta la corrente. Così dunque, mentre noi ci fermiamo a metà cammino, Hitler ha portato alle estreme conseguenze il “”progresso””.”” (pag 300-301) L’ esodo ha posto il fondamento morale all’ armistizio (pag 330-) Da stralcio di giornale italiano anno 1940-41 (la fotocopia è da me inserita nel libro di Fabre-Luce) che riporta il processo sulla disfatta: “”Il teste ritiene che al momento della mobilitazione in complesso il morale era buono. Precisa che la creazione di un grande campo per le esercitazioni fu impedita da intervento parlamentare. Daladier dichiara che si trattava di difficoltà d’espropriazione. Viene quindi interrogato il generale Conquet, che ripete all’incirca gli stessi argomenti del precedente e si passa quindi al tenente colonnello Verdurand, ufficiale della riserva che durante la guerra prestava servizio alla direzione di artiglieria antiaerea al Ministero della guerra. Il teste dichiara che non esisteva un’aviazione da osservazione, non solo, ma che non erano neppre in costruzione apparecchi di tale tipo nel novembre 1939. E’ quindi interrogato il generale Leyer, ex-direttore della cavalleria. Il teste lamenta la deficienza di cavalli e di materiale autoblindato e precisa che bisognò attendere fino al marzo 1940 per trasformare certe unità di formazioni motorizzate. Anche le automitragliatrici erano poco numerose e insufficienti i materiali da trasporto. Il generale Leyer ricorda infine la mancanza di carri armati e di autocarri. Quindi l’udienza è rinviata a domani.”””,”FRAV-110″
“FABRINI Rolando”,”Gramsci e il risorgimento.”,”Dono di Mario Caprini Rolando Fabrini è professore di Lettere a Genova. Si occupa principalmente di Storia del Risorgimento italiano e Storia del Mediterraneo in Età moderna. Per queste edizioni ha pubblicato ‘L’assedio di Malta (1565)’, 2012, ‘Il sacco di Genova (1849)’, 2014, ‘Felice Orsini, 1819-1858’, 2015. Gramsci Marx, (pag 16) “”«Da quel momento in poi, la guerra ‘di posizione’ prenderà il posto della rivoluzione permanente. La distinzione Oriente-Occidente ricompare nella forma di una contrapposizione fra ‘democrazie moderne’ e ‘società arretrate e coloniali’, nelle quali prevale ancora una guerra ‘di movimento’. Questo mutamento nel contesto della distinzione corrisponde a una trasformazione del rapporto tra ‘Stato e società civile’. Nel 1848, lo Stato è ‘relativamente poco sviluppato’ e la società civile è ‘autonoma’ rispetto ad esso. Dopo il 1870, l’organizzazione interna e internazionale dello Stato diventa ‘complessa e massiccia’, mentre la società civile si evolve in misura corrispondente. È in questa fase che compare il concetto di ‘egemonia’. Poiché la linea strategica che ora diventa necessaria è, appunto, quella dell”egemonia civile’. Qui il significato di quest’ultima …. è… chiaramente correlato con quello di ‘guerra di posizione’. Ciò che è, dunque, particolarmente sorprendente … è l’enfasi posta sull’espansione massiccia dello Stato occidentale, avvenuta a partire dagli ultimi decenni del XIX secolo, e l’allusione … a un parallelo sviluppo della società civile. (…) Il contesto e il peso degli argomenti nel brano (sopra citato) comportano, di fatto, un nuovo predominio dello Stato. Non è difficile, in effetti, individuare nel testo di Gramsci l’eco della celebre invettiva di Marx contro la ‘mostruosa macchina parassitaria’ dello Stato bonapartista in Francia. (…) Gramsci indentifica il punto di svolta nella vittoria di Thiers (statista conservatore che, schiacciata la Comune, assunse la guida politica della seconda Repubblica francese), e non in quella di Luigi Napoleone. Gramsci non assume posizioni… radicali. Ma la logica del suo passo, pur accantonando gli accenni retorici di Marx, tende nello stesso senso tanto da prospettare, in modo chiaro l’ipotesi che la società civile abbia perso, nei confronti dello Stato, l’autonomia che una volta essa aveva posseduto» (11), Quanto agli aspetti considerati fra i più negativi del sistema parlamentare liberal-borghese italiano (in particolare durante l’ultima quarto del XIX secolo, e, poi, con Giovanni Giolitti fino al 1914), quello del trasformismo costituirebbe il passaggio tangibile dall’iniziale “”egemonia”” ideologico-culturale ed etico-politica dei ‘moderati’ al loro ‘dominio’ politico-statale, come in una ben dissimulata dittatura – apparentemente legalitaria e garantista dei diritti civili e politici a sfondo liberle – sui democratici e, più in generale, su tutti i potenziali progressisti o rivoluzionari; «Dal punto di vista della sua ottica risorgimentale, la questione più importante è quella del trasformismo» (12)”” (pag 15-16) [Rolando Fabrini, ‘Gramsci e il risorgimento’, Edizioni Sensibili alle Foglie, Roma, 2018] [(11) P. Anderson, ‘Ambiguità di Gramsci’, Laterza, Roma-Bari, 1978, p. 17-19; (12) G. Galasso, Risorgimento’, in AaVv, Gramsci, le sue idee nel nostro tempo’, Ed. L’Unità, Roma, 1987, pag 128]”,”GRAS-176″
“FABRIS Alberto”,”Elisabetta I.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Alberto Fabris, dopo aver conseguito il dottorato in Filosofia presso l’École Normale Supérieure de Lyon, sta proseguendo le sue ricerche alla Johns Hopkins University di Baltimora. Si interessa alla filosofia e alle teorie politiche dei secoli XVI-XVII. “”L’ultimo decennio di regno di Elisabetta -chiamato anche «secondo regno» – fu dunque caratterizzato dall’esplosione di molteplici conflitti che finirono per gravare molto sulle casse dello Stato impedendo altre forme di spesa. La scarsità dei raccolti e la pratica delle ‘enclosure’ finirono così per aggravare le condizioni di un regno dove già molta parte della popolazione viveva in miseria”” (pag 117)”,”UKIx-138″
“FABRIS Alberto”,”Caterina de’ Medici.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Alberto Fabris, dopo aver conseguito il dottorato in Filosofia presso l’École Normale Supérieure de Lyon, sta proseguendo le sue ricerche alla Johns Hopkins University di Baltimora. Si interessa alla filosofia e alle teorie politiche dei secoli XVI-XVII.”,”BIOx-372″
“FABRIZI Pier Luigi FORESTIERI Giancarlo MOTTURA Paolo a cura, saggi di FERRARI Pierpaolo CAPIZZI Vincenzo CUCURACHI Paolo Antonio GERANIO Manuela GABBI Giampaolo GATTI Stefano MONFERRÀ Stefano FILOTTO Umberto OMARINI Anna CASELLI Stefano CACCIAMANI Claudio ZARA Claudio ZANOTTI Giovanna BRUNO Brunella SPOTORNO Luigi SAITA Francesco ZORZOLI Stefano DRAGO Danilo NAVONE Marco LAZZARI Valter BRAGA Maria Debora GANDOLFI Gino NOCERA Giacomo CORVINO GiuseppeOMARINI Anna ALEMANNI Barbara TASCA Roberto MASPERO Davide CARLUCCIO Emanuele POMANTE Ugo SIRONI Andrea”,”Strumenti e servizi finanziari.”,”Pier Luigi Fabrizi, Giancarlo Forestieri e Paolo Mottura sono professori ordinari di Economia degli intermediari finanziari presso l’Università Luigi Bocconi di Milano.”,”ECOT-121-FL”
“FABRIZIO Daniela”,”La questione dei luoghi santi e l’ assetto della Palestina, 1914-1922.”,”FABRIZIO Daniela laureata in storia contemporanea collabora al Dipartimento di scienza della storia e della documentazione storica dell’ Università degli studi di Milano. Sta studiando i rapporti tra la Santa Sede e l’ impero ottomano all’ inizio del XX secolo. “”I sionisti fecero notare che la Palestina storica includeva anche al Galilea ossia i territori a Nord di Acco, che Gerusalemme era una città ebraica e che la maggior parte delle colonie ebraiche sorgeva a ridosso della linea ferroviaria tra Gerusalemme e Jaffa. Da allora in poi le divergenze territoriali sull’ estensione della Palestina tra sionisti, Britannici e Arabi si sarebbero trascinate per decenni””. (pag 123)”,”VIOx-081″
“FACCHINI Enrico PANCERA Carlo”,”Dipendenza economica e sviluppo capitalistico in Israele. Analisi e struttura dello Stato sionista.”,”FACCHINI si occupa di economia e politica agraria. PANCERA è uno studioso di problemi storici.”,”VIOx-041″
“FACCHINI Duccio SASSO Michele VIGNARCA Francesco”,”Armi, un affare di Stato.”,”‘I grandi produttori di armi’ ‘Il business legale delle armi è una macchina capace di divorare a livello mondiale oltre 1700 miliardi di dollari all’anno’ ‘Nel 2012 l’Italia destinerà al comparto della difesa oltre 23 miliardi di euro”” ‘In Medio Oriente è la Siria che ha visto crescere maggiormente il proprio volume di importazioni di armi: 580 per cento in più nel periodo 2007-2011. Un numero dietro il quale c’è la tragedia di un intero popolo’ ‘Le armi impiegate contro i manifestanti [della primavera araba] sono state vendute per buona parte dai paesi europei, dalla Russia e dagli Stati Uniti’ Duccio Facchini scrive per il mensile ‘Altreconomia’; Michele Sasso giornalista free-lance, collabora con l’Espresso; Francesco Vignarca è coordinatore nazionale delle Rete italiana per il disarmo.”,”ITQM-266″
“FACCI Filippo”,”Poveri ma ricchi. La favola del grande declino italiano.”,”Filippo Facci ha 39 anni. É giornalista Mediaset, editorialista del Giornale e collaboratore del Foglio.”,”ITAS-021-FL”
“FACCO DE LAGARDA Ugo”,”Cronistoria dei fatti d’Italia (1900-1950). Volume I.”,”FACCO DE LAGARDA Ugo “”La classica istintiva “”moderazione”” di Filippo Turati, al qual, come a tutti gli uomini criticamente e fondamentalmente giusti, toccò in certi momenti della vita politica – specie nel 1919, quando, disperato, tentò di arginare la montante rabbia della gente lombarda, disorientata e senza lavoro – l’amaro destino di essere, in eguale misura “”a Dio spiacente ed ai nemic sui”” ebbe a tramutarsi, al tempo delle furiose elezioni dell’aprile 1924, e, poi, nel funesto giugno, in profondo annichilimento e in vero trauma interiore. Era noto che nel gruppo dei socialisti unitari, al cauto Turati faceva da contrappeso per la sua audacia e la coraggiosa, s pur equilibrata e non demagogica, intransigenza il giovane segretario del partito, Giacomo Matteoti. Nato a Fratta Polesine (Rovigo) il 22 maggio 1885, di famiglia benestante, sposato con due figli, deputato per il collegio di Ferrara e di Padova in tre legislature (XXV, XXVI, XXVII) e da due anni segretario degli unitari, Matteotti aveva portato tra i marxisti e, in genere, nel movimento operaio e contadino, uno stile tutto suo di consapevolezza e di conoscenza . specie nel campo sociale ed economico-statistico, in cui era versatissimo -, ben lontano dalle facili improvvisazioni tribunizie, buone secondo il responso storico a tutti gli usi. Dopo la sua requisitoria del 30 maggio alla Camera, che aveva fatto inviperire la canaglia fascista a cominciare dal suo capo e, nel contempo, rincorare nella resistenza civile le depresse opposizioni di vario colore, Giacomo Matteotti stava raccogliendo nuovi importanti elementi di accusa contro il fascio da portare in assemblea”” (pag 225)”,”ITAD-132″
“FACCO DE LAGARDA Ugo”,”Cronistoria dei fatti d’Italia (1900-1950). Volume II.”,” “”Stanca, abulica,, sbigottita, quando non appariva, a scatti, istericamente nervosa – l’Italia s’incamminava verso l’abisso, incapace di reagire. “”L’indifferenza”” ammoniva profeticamente già nel 1916 Antonio Gramsci, allora venticinquenne “”è invero la molla più forte della storia. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto di valore può generare, non è tutto dovuto alla inziativa dei pochi che fanno, quanto all’indifferenza, all’assenteismo delle moltitudini. La massa dei cittadini abdica alla sua volontà e lascia salire e mantenersi al potere degli uomini, che, poi, solo un difficile, pericoloso ammutinamento può rovesciare. La fatalità, che sembra dominare la storia, è, invece l’effetto di cotesta indifferenza””. (Qui c’è tutto Gramsci, anticrociano del primo tempo). “”Alcuni a tragedia avvenuta, piagnucolano pietosi, altri bestemmiano osceni, ma quasi nessuno si domanda: se avessi anch’io fatto il mio dovere d’uomo, se avessi cercato di far valere la mia voce, il mio parere, la mia volontà sarebbe successo quanto è successo? Pochi considerano una colpa il loro scetticismo il loro lasciar fare senza reagire, il non aver dato il loro appoggio a quei gruppi politici , che si esponevano per combattere il male evitabile””. Nel caso: la resistenza dei lavoratori nelle fabbriche, la propaganda clandestina degli antifascisti, rimasti isolati in patria o fuoriusciti”” (pag 252)”,”ITAD-133″
“FACCO Giovanni TRIPODO Gianfranco VEZZANI Marco”,”Fabbrica di fabbriche. L’impiantistica in Italia: il caso Italimpianti.”,”Parte prima: Italimpianti nel contesto (di Giovanni Facco); Parte seconda: Italimpianti. I numeri e le vicende di una vita breve ma intensa (di Gianfranco Tripodo); Parte terza: Persone (di Marco Vezzani);”,”ECOG-118″
“FACÓ Rui”,”Brasile XX secolo.”,”FACÓ Rui”,”AMLx-122″
“FACON Patrick”,”Le bombardement stratégique.”,”Patrick Facon è docteur en histoire et directeur de recherche presso il Servizio storico dell’aviazione a Vincennes. In particolare: – Il bombardamento strategico fattore decisivo della vittoria alleata sulla Germania? Controversie sul bombardamento strategico; Il logoramento dell’economia tedesca; La battaglia del carburante e delle comunicazioni; La guerra delle città (pag 169-196) – L’aviazione strategica ha vinto la guerra contro il Giappone? (pag 215) Il dibattito sull’efficacia dei bombardamenti aerei (pag 170-172) Subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, dopo la capitolazione della Germania sorsero critiche sull’offensiva ad oltranza su quel paese. Già il 3 novembre 1944 Roosevelt aveva chiesto una commissione d’inchiesta, l’US Strategic Bombing Survey (USSBS) che scandagliasse l’intero territorio tedesco per valutare gli effetti del bombardamento strategico. Questo lavoro fu condotto da parte di un servizio studi comprendente oltre mille persone – tra cui 300 civili – che seguiva da vicino l’avanzata delle forze americane. L’USSBS visitò centinaia di città e di fabbriche, compilò migliaia di rapporti americani, britannici e tedeschi, interrogò migliaia di persone tra cui responsabili governativi e militari ancora viventi. A partire dalla mole di informazioni raccolte, si è redatto, sotto la direzione di Franklin d’Olier, oltre trecento rapporti di dettaglio e una sitensi, pubblicata il 30 settembre 1945. La conclusione di questo grande lavoro compiuto da d’Olier si può sintetizzare in queste righe: ‘La potenza aerea alleata si rivela decisiva in una guerra condotta in Europa occidentale. Essa avrebbe potuto essere impiegata differentemente o meglio sotto diversi aspetti. Tuttavia, essa fu decisiva. La potenza e la superiorità dell’aviazione ha permesso il successo dell’invasione. Essa ha portato l’economia a sostegno delle forze armate nemiche sul bordo del precipizio, ma gli effetti di questo fenomeno non si fece ancora sentire sulla linea del fronte quando questo fu attaccato dalle truppe alleate. La potenza aerea fece conoscere alle popolazioni gli orrori e le sofferenze della guerra. L’impronta che ha lasciato sulla nazione tedesca sarà durevole. Anche il rapporto americano conteneva alcune riserve o dubbi sull’efficacia dell’offensiva aerea strategica sulle città, sia per quanto riguardava il morale che per l’impatto sul tessuto industriale nemico. Claude Delmas stima che queste critiche della politica britannica spieghino la debole diffusione di queste inchieste dell’USSBS in Gran Bretagna. Il maresciallo dell’aria Harris, uno dei principali iniziatori di questo metodo, non smise di difendere le sue concezioni e di insistere sull’efficacia della sua azione. Nelle sue memorie apparse con il titolo ‘Bombing Offensive’, l’ex comandante del Bomber Command notava che se gli Alleati avessero avuto a disposizione, nel 1943, le forze di bombardamento che si misero in opera l’anno seguente, la Germania sarebbe stata battuta “”direttamente dai bobmardamenti””. (pag 171-172)”,”QMIx-311″
“FADEEV Aleksandr”,”La disfatta.”,”Una scarna epopea che senz’ombra di retorica evoca una pagina della guerra civile nella Russia orientale. Aleksandr A. Fadeev (pseudonimo di Bulyga) nacque nel 1901 a Kimry nella Russia centrale. Scrittore, durante l’ultima guerra è stato corrispondente al fronte e a Leningrado assediata. E’ morto suicida a Mosca nel 1956. “”La notizia della disfatta s’era diffusa nella vallata con sinistra rapidità; tuttavia la staffetta l’aveva preceduta. Ogni portaordini sentiva che questo era il messaggio più tremendo che fosse mai avvenuto di recapitare da quando s’era iniziato il movimento. L’eccitazione degli uomini si comunicava ai cavalli: le villose cavalcature dei partigiani, digrignando i denti, si lanciavano al galoppo da un villaggio all’altro lungo le tetre e umide stradette di campagna, schizzando grumi di fango sollevato dagli zoccoli…”” (pag 55)”,”RUSx-165″
“FADIGA ZANATTA Anna Laura”,”Il sistema scolastico italiano.”,”Anna Laura Fadiga Zanatta è nata a Faenza nel 1938 e si è laureata a Bologna in Giurisprudenza. Ha svolto attività di ricerca presso l’Istituto Cattaneo di Bologna.”,”GIOx-011-FV”
“FADIGA ZANATTA Anna Laura MIRABILE Maria Luisa”,”Demografia, Famiglia e Società. Come cambiano le donne.”,”Anna Laura Fadiga Zanatta, sociologa. Ricercatrice presso la facoltà di psicologia dell’Università di Roma La Sapienza. Maria Luisa Mirabile, sociologa. Coordina l’area sul welfare state dell’Ires.”,”DONx-077″
“FADINI Francesco”,”Caporetto dalla parte del vincitore. Il generale Otto von Below e il suo diario inedito.”,”FADINI Francesco (1927-1980) laureato in legge, fu dirigente industriale. Appassionato di storia ha condotto studi e ricerche d’archivio sul Risorgimento e la Grande Guerra. Caporetto vittoria tedesca. “”Negli archivi di Vienna ci sono, in effetti, non pochi documenti che permettono di far risalire a Conrad ed al suo stato maggiore l’idea di una puntata su Cividale e Udine lungo le vallate dello Iudrio, del Torre e del Natisone per invadere la pianura friulana ed iniziare una gran corsa versi i ponti del Tagliamento e tagliare così la strada di ritirata alle armate italiane dell’Isonzo e del Carso. (…) Uno stato maggiore che si rispetti deve avere pronta una soluzione, almeno sulla carta, per tutte le eventualità che si possono presentare. L’importante è la decisione, al momento giusto, tra le varie alternative possibili e la buona condotta della battaglia secondo il più alto insegnamento dell’arte militare: “”le commandement et l’organisation priment tout””. Ora, gli austriaci non erano riusciti né a realizzare quella doppia offensiva dal Trentino all’Isonzo che pure incombeva minacciosa sul nostro esercito dal 24 maggio 1915 e che dovrebbe suggerire maggior cautela a quelli che criticano tanto le “”spallate”” di Cadorna e nemmeno a fermare o attenuare la pressione dell’esercito italiano verso est. Almeno fino al colpo di mano di Caporetto, dove i fiumi e le valli dai quali si poteva irrompere nella pianura friulana e rischiare di prendere alle spalle le armate italiane del Carso, dell’Isonzo e del Trentino, non erano stati inventati dallo stato maggiore austriaco ma dal Creatore. Il merito incontestabile di quello stato maggiore fu di aver saputo leggere e capire il libro aperto della geografia e dei due fronti contrapposti. Il merito altrettanto incontestabile di Krafft fu quello di convalidare il piano austriaco convincendo Hindenburg ad osare. Il merito di Bulow e di Krafft fu infine quello di avere portato a termine le operazioni che ne derivarono, individuando esattamente fin nei dettagli le direttrici che saranno seguite dalle varie unità partecipanti all’offensiva e ampliando enormemente il successo iniziale. Non a caso, Below racconterà come il Boroevic era sicuro che la XIV armata non sarebbe nemmeno arrivata al Tagliamento. Con gli austriaci da soli non si sarebbe mai combinato molto, mentre invece l’esperienza degli anni di guerra aveva già dimostrato che gli Imperi Centrali avevano tutto da guadagnare a mescolare le loro forze. L’offensiva russa del 1916 era stata respinta tutte le volte che s’era trovata di fronte truppe miste tedesche ed austriache e aveva guadagnato pericolosamente terreno ogni volta che gli austriaci dovevano tenere, da soli, il fronte. Un altro dato di fatto del quale i tedeschi ed austriaci avevano dovuto tener conto nei loro preparativi, era quello che l’Austria-Ungheria; da sola, aveva sempre dovuto cedere alla pressione di Cadorna e che quando aveva tentato l’offensiva in grande stile, come nel 1916, per una ragione o per l’altra non aveva combinato un gran che. L’apporto germanico alla battaglia di Caporetto appare determinante, specie se confrontato con l’offensiva di Conrad dell’anno prima sia in campo, dove fece, in un certo senso, da catalizzatore nei confronti dei combattenti austriaci, sia nella guida delle operazioni dove la XIV armata svolse il suo compito di punta di lancia maneggiata dal Below con mano sicura e seguita alla bell’e meglio dalle armate austro-ungariche”” (pag 147-148) Mancato intervento dell’artiglieria italiana a Caporetto. (pag 180-181) “”Aveva ragione Krafft von Dellmensingen quando scriveva “”L’audace decisione dei comandi, di basare i loro provvedimenti sulla minore esperienza bellica degli italiani, stava ricevendo la sua brillante conferma. Un sistematico fuoco di distruzione avrebbe causato all’attaccante gravi perdite poiché le posizioni austriache contenevano a mala pena l’assai fitto ammassamento di truppe, le coperture in molti punti non erano sufficientemente profonde ed i camminamenti erano assai mal mascherati. Fu un vero colpo di fortuna che agli italiani fosse passato completamente inosservato quello che accadeva nelle loro immediate vicinanze””. La Relazione Ufficiale riassume molto bene i termini del caso dell’artiglieria italiana a Caporetto quando elenca “”cercando di non trascurarne alcuna””, tutte “”le numerosissime cause d’ordine tecnico professionale che concorsero a favorire la rottura de fronte italiano da parte del nemico””. Essa cerca di dare ‘unicuique suum’, e scrive: “”c) Mancato intervento delle artiglierie del XXVII corpo d’armata: i posti di comando del Comandante del Corpo d’Armata e del suo comandante dell’artiglieria non coincidevano; l’interruzione dei collegamenti verificatasi si dai primi momenti della preparazione dell’attacco non consentì la emanazione degli ordini necessari; l’iniziativa era per principio esclusa e quando si ricorse ad essa per la prolungata mancanza di ordini, si era già subita la sorpresa, sicché le azioni di fuoco non potevano che risultare tardive, sporadiche e confuse”” (pag 180-181)”,”QMIP-205″
“FADINI Angelo”,”Introduzione alla teoria degli insiemi ed alla logica matematica.”,”Scopo di questo libro è quello di presentare al lettore quel minimo della teoria degli insiemi che, a mio avviso, ogni matematico deve conoscere, ma contemporaneamente far sì che egli possa rendersi conto della problematica filosofica connessa a questa teoria, mediante uno sguardo panoramico.”,”SCIx-096-FL”
“FADINI Francesco”,”Caporetto dalla parte del vincitore. La biografia del generale Otto von Below e il suo diario inedito sulla campagna d’Italia del 1917.”,”Francesco Fadini (1927-1980) laureato in legge, fu dirigente industriale. Appassionato di storia ha condotto studi e ricerche d’archivio sul Risorgimento e la Grande Guerra. Caporetto vittoria tedesca Il giudizio di Hindenburg (1919). “”Per quanto io mi rallegrassi per il successo riportato in Italia, non potevo tuttavia sottrarmi completamente ad una sensazione di scontento. A conti fatti, la grande vittoria non era stata completa. Veramente, i nostri meravigliosi soldati erano rientrati anche da questa campagna pieni di giustificato orgoglio; ma non sempre la gioia dei soldati è anche quella del loro capo”” (pag 433) Resistenza italiana e rinuncia tedesca (pag 445) Clausewitz “”‘La campagna in Italia del 1917’ raccontata dal generale di fanteria Otto von Below si chiude con la rinuncia a proseguire nelle operazioni che egli stesso suggerisce al comando supremo tedesco mettendo, ad ogni buon conto, le sue comunicazioni con il quartier generale di Hindenburg al riparo di orecchie austriache indiscrete e ricoprendole con il paludamento della disponibilità propria, del suo comando, della sua armata e magari di qualcuno degli austriaci meno pasticcioni, per obiettivi diversi dal Grappa. Le ragioni della rinuncia erano state, infatti, presentate agli ufficiali del comando d’armata con le crescenti necessità di truppe tedesche nelle Fiandre; ma, quali che ne siano stati i motivi e comunque si vogliano valutare tanto le possibilità che i tedeschi e gli austriaci avevano per raccogliere le loro forze e sferrare una nuova fortissima offensiva, come la probabilità che questa riuscisse, quella rinuncia trova la sua più efficace descrizione in un paio di pensieri di Clausewitz che qui riportiamo: «Nell’arte della guerra troveremo costantemente; come ultima espressione, la volontà energica di un fiero spirito che si innalza imperiosamente, simile ad un obelisco verso il quale convergono tutte le strade di un abitato””. «Per l’attaccante, onde non spingere le imprese al di là dei suoi mezzi… è importantissimo congetturare se l’avversario si abbatterà stordito dal dolore per il colpo che ha ricevuto o se invece sarà eccitato fino al furore come un toro ferito e infine, indovinare se le altre Potenze saranno spaventate od irritate, se e quali combinazioni politiche si stringeranno o si scioglieranno» (pag 443-448) (in F. Fadini, Caporetto dalla parte del vincitore, Vallecchi, 1974)”,”QMIP-003-FSL”
“FAENZA Liliano a cura; saggi di MASINI Pier Carlo CERRITO Gino BRAVO Gian Mario BASSO Lelio SOZZI Sigfrido VALIANI leo LAHNING Arthur DANDOIS Bernard BROGGINI Romano MAFFEI Gian Carlo NEJROTTI Mariella BRIGUGLIO Letterio BIAGIONI Giovanni Paolo ENCKELL Marianne ANDREASI Anna Maria FRANCO Rossella”,”Anarchismo e socialismo in Italia, 1872-1892. Atti del Convegno di studi “”Marxisti e “”riministi””””, Rimini 19-21 ottobre 1972.”,”Saggi di MASINI Pier Carlo CERRITO Gino BRAVO Gian Mario BASSO Lelio SOZZI Sigfrido VALIANI leo LAHNING Arthur DANDOIS Bernard BROGGINI Romano MAFFEI Gian Carlo NEJROTTI Mariella BRIGUGLIO Letterio BIAGIONI Giovanni Paolo ENCKELL Marianne ANDREASI Anna Maria FRANCO Rossella “”Su sollecitazione di Engels, il Consiglio generale di New York veniva indotto a interessarsi direttamente della situazione del movimento operaio della penisola, cercando anche di inserire nel lavoro organizzativo e politico un internazionalista italiano, il Fornaccieri, eletto regolarmente dal congresso dell’ Aia, ma che, essendo privo di lavoro, non era in grado di seguire l’ attività politica. Il Bignami intanto, in vista della pubblicazione dell’ ‘Almanacco repubblicano’ (della Plebe) per il ’73, intratteneva un fitto carteggio con Marx e con Engels, per varie questioni riguardanti i due accennati scritti degli stessi. L’ arresto del Bignami diede occasione a uno dei maggiori interventi di appoggio di Engels e dell’ Internazionale in Italia, prima della conclusione delle vicende organizzative di questa. Per aver pubblicato sulla Plebe l’ appello del Consiglio generale newyorkese del 20 ottobre (di tono organizzativo), il Bignami il 21 novembre venne arrestato con alcuni compagni, redattori del foglio, e questo fu sequestrato: Engels, comunicando la notizia al Sorge, dava evidenza al fatto che il governo si preoccupava di perseguitare gli internazionalisti, e non gli “”anarchici””; pregava anche l’ amico di far dare alla faccenda la massima pubblicità, “”per far vedere chi sono coloro che i governi considerano pericolosi, il Consiglio generale e i suoi seguaci, ovvero gli alleanzisti””.”” (pag 106-107)”,”ANAx-234″
“FAENZA Liliano”,”Marxisti e “”riministi””. La Conferenza di Rimini e l’Internazionale italiana: vent’anni di storia del movimento operaio (1872-1892).”,”””Saggio pubblicato in occasione della commemorazione, organizzata dalla città di Rimini, del 1° centenario della fondazione dell’Internazionale italiana.”” Libro di GB e PS FAENZA Liliano è nato a Rimini nel 1922. Ha collaborato con saggi e inchieste a ‘Critica sociale’, ‘Mondo operaio’, ‘Comunità’, ‘Opinione’, ‘Passato e presente’, ‘Il Mulino’. Ha scritto ‘La crisi del socialismo in Italia’ (1967), ‘Antimilitarismo e miiltarismo dell’anarchico Amilcare Cipriani’.”,”MITS-360″
“FAENZA Roberto FINI Marco”,”Gli americani in Italia.”,”Roberto FAENZA (32) si occupa di problemi dell’informazione. Marco FINI è un giornalista. Libro omaggio di Simonelli”,”ITAP-082″
“FAENZA Liliano a cura, saggi di MASINI Pier Carlo CERRITO Gino BRAVO Gian Mario BASSO Lelio SOZZI Sigfrido VALIANI Leo LAHNING Arthur DANDOIS Bernard BROGGINI Romano MAFFEI Gian Carlo NEJROTTI Mariella BRIGUGLIO Letterio BIAGIONI Giovanni Paolo ENCKELL Marianne ANDREASI Anna Maria FRANCO Rossella”,”Anarchismo e socialismo in Italia 1872-1892. Atti del Convegno di studi ‘Marxisti e Riministi’. Rimini 19-21 ottobre 1972.”,”Questo volume testimonia la piena riuscita di un incontro di studio convocato su un tema ‘Marxisti e riministi’ fin troppo accattivante e davanti al quale si prospettavano due pericoli: che si rimanesse nei limiti di un discorso alquanto celebrativo, suggerito dal centenario della conferenza dell’agosto 1872 da cui nacque sotto la presidenza di Carlo Cafiero e con la segreteria di Andrea Costa la Federazione italiana dell’Associazione internazionale dei lavoratori; o che si trasbordasse ancora una volta nella vecchia querellefra anrchici e marxisti.”,”ANAx-013-FL”
“FAENZA Liliano”,”Comunismo e Cattolicesimo in una parrocchia di campagna.”,”Liliano faenza è nato a Rimini el 1922 e morto a Rimini nel 2008. Laureato in Pedagogia all’Università degli studi di Urbino nel 1959 impiegato presso l’Officina Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato di Rimini dal 1942 al 1974. Protagonista del movimento socialista riminese del quale è profondo conoscitore e studioso. …..la critica della religione è il presupposto di ogni critica. K. Marx Introduzione alla Critica della Filosofia del Diritto di Hegel. Una concezione del mondo non può rivelarsi valida e permeare tutta una società e a diventare “”fede”” se non quando dimostra di essere capace di sostituire le concezioni e fedi precedenti…. A. Gramsci. Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce. Il prete si, la messa si, il grano tutto per noi. Un contadino comunista di San Lorenzo a Monte.”,”RELC-077-FL”
“FAGAN Brian”,”Alla scoperta degli imperi del sole. Avventure di archeologi ed esploratori tra i misteri dell’America precolombiana.”,”Brian Fagan, archeologo inglese è stato professore di Antropologia alla University of California di Santa Barbara e membro della New York Academic of Sciences.”,”ASGx-002-FFS”
“FAGE John D.”,”Storia dell’Africa.”,”J.D. Fage dopo aver insegnato negli anni Cinquanta in quella che oggi si chiama Università del Ghana è stato professore di Storia dell’Africa presso la Scuola di Studi Orientali e Africani dell’Università di Londra e dal 1963 ha insegnato nell’Università di Birmingham. E’ stato tra i fondatori e curatori del ‘Journal of African History’ e ha curato e diretto la pubblicazione dell’opera in otto volumi della ‘Cambridge History of Africa’.”,”AFRx-104″
“FAGES J.B.”,”Introduzione alla diversità dei marxismi.”,”FAGES J.B. laureato in filosofia e sociologo della comunicazione di massa, è critico della TV francese. Ha scritto varie opere tra cui ‘Comprendre Lévi-Strauss’, ‘Comprendre Jacques Lacan’, Comprendre le structuralisme’.”,”TEOC-478″
“FAGGI Vico SQUARZINA Luigi”,”Cinque giorni al porto.”,”Contiene la prefazione di Einaudi a ‘Le lotte del lavoro’ e dello stesso Einaudi ‘Lo sciopero del porto di Genova’, di Mario Bettinotti ‘Lo sciopero del 900’, il necrologio di Pietro Chiesa scritto da Claudio Treves ecc.”,”MITT-404″
“FAGGI Vico SQUARZINA Luigi; collaboratore alle ricerche Edoardo FADINI; scritti di Luigi EINAUDI Alfredo ANGIOLINI Mario BETTINOTTI Camillo GARRONI Gaetano SALVEMINI Francesco PAPAFAVA Nicola MALNATE Giovanni GIOLITTI Claudio TREVES”,”Cinque giorni al porto.”,”Contiene la prefazione di Einaudi a ‘Le lotte del lavoro’ e dello stesso Einaudi ‘Lo sciopero del porto di Genova’, di Mario Bettinotti ‘Lo sciopero del 900’, il necrologio di Pietro Chiesa scritto da Claudio Treves ecc.”,”MITT-416″
“FAGIOLO Silvio”,”L’operaio americano. Fabbrica e sindacato in USA.”,”Silvio FAGIOLO è nato a Roma nel 1938. Diplomatico, è stato all’Ambasciata d’Italia a Mosca dal 1972 al 1975 e console a Detroit dal 1975 al 1979. Per i tipi della Laterza ha pubblicato ‘I gruppi di pressione in URSS’ (1977).”,”MUSx-016″
“FAGIOLO Silvio”,”L’idea dell’Europa nelle relazioni internazionali.”,”FAGIOLO Silvio, ambasciatore, è docente di Relazioni internazionali presso la LUISS ed editorialista de Il Sole 24 Ore.”,”EURx-252″
“FAGIOLO Silvio”,”I gruppi di pressione in URSS.”,”Silvio Fagiolo, nato a Roma nel 1938, ha studiato nelle università di Roma e di Berlino Ovest. Dal 1964 al 1968 ha lavorato presso la Commissione esecutiva della Cee. Entrato successivamente nella carriera diplomatica, è stato all’ambasciata d’Italia a Mosca dal ’72 al ’75. Dal giugno 1975 è console d’Italia a Detroit negli Stati Uniti.”,”RUSU-072-FL”
“FAGNANI V. a cura”,”Poétes et prosateurs francais du XVI au XX siècle.”,”Un metodo. “”””Montesquieu est avant tout l’ honnête homme social et politique, à qui rien d’humain n’est étranger, qui cherche à se connâitre pour mieux connâitre autrui, et à faire connâitre aux hommes leur condition afine de leur enseigner à la rendre plus supportable. Ses écrits subsistent parce qu’ils sont historiques et qu’ils reposent sur l’ observation de la nature. Ses vues génerales son justes, c’est essentiel: quant à ses erreurs de détail, elles importent médiocrement. Villemain l’a très bien dit: “”Dans un ouvrage de ce genre, ces erreurs ne comptent pas plus que le fractions dans un grand calcul””. Montesquieu a laissé mieux que le préceptes: un méthode qui a permis de développer sa pensée et de l’ appliquer à des conjonctures qu’il n’avait pas du prévoir. Il a exercé une action profonde et prolongée sur son temps; il est encore plein d’enseignment pour le nôtre.”” (Albert Sorel).”” (pag 127)”,”FRAA-066″
“FAILLA Carmelo”,”Introduzione a Marx. Pro e contro.”,”””La concezione che si acquista della natura sotto la signoria della proprietà privata e del denaro, è il reale disprezzo, la pratica degradazione della natura (…). In questo senso Thomas Münzer dichiara insopportabile ‘che tutte le creature siano diventate proprietà, i pesci nell’ acqua, gli uccelli nell’ aria, le piante sulla terra: anche la creatura dovrebbe diventar libera’”” (K. Marx, Sulla questione ebraica) (pag 59)”,”MADS-324″
“FAILLA Mariannina a cura, Saggi di LAURO Pietro MARINO Stefano MATASSI Elio DI-PLACIDO Nicoletta JACOBSSON Marco MULÈ Paolo IACOMINI Miriam CORTELLA Lucio ROSITO Vincenzo LATINI Micaela VINCI Paolo PETRUCCIANI Stefano GENTILI Dario DI-GIACOMO Giuseppe”,”La dialettica negativa di Adorno. Categorie e contesti.”,”La curatrice, Mariannina Failla, è ricercatrice di Storia della Filosofia presso l’Università di Roma Tre. Ha pubblicato tra l’altro Verità e saggezza in Kant e Microscopia, La musica nel commento al Filebo di Gadamer.”,”FILx-056-FL”
“FAIN Agathon-Jean-François (Barone)”,”Il crollo di un impero.”,”Barone Agathon-Jean-François Fain segretario particolare di Napoleone I “”Gli alleati hanno esitato a lungo, incerti se convenisse di più marciare contro Napoleone o su Parigi. I capi più prudenti temevano una Vandea imperiale, proponevano di ritirarsi sul Reno. Ritenevano la riunione di tutte le loro forze necessaria tanto per effettuare quella ritirata, quanto per marciare avanti. Ma in quel mentre, emissari segreti portano da Parigi la notizia che gli alleati erano attesi da un partito potente. Ciò decide gli alleati. Certo di poter contare sul tradimento, il nemico preferisce la prima volta il partito più audace. A sera del 23 marzo un proclama annuncia alla Francia la rottura delle trattative di Châtillon, la riunione delle due grandi armate europee e la loro avanzata in massa su Parigi””. (pag 175) “”Napoleone risale in vettura e si fa portare a Fontainebleau. “”Qui si vede lo spettacolo delle cose umane: tante guerre, tanto sangue sparsi, tanti popoli distrutti, tante grandi azioni e tanti trionfi di politica, di costanza e di coraggio, per quale risultato?”” (Montesquieu, Decadenza dei Romani, capitolo 15)”” (pag 185) FAIN, Agathon-Jean-François, barone. – Storico, nato a Parigi l’11 gennaio 1778, morto il 16 settembre 1837. Giovanissimo fu addetto agli uffici della Convenzione nazionale. Nel 1795 era segretario della Convenzione quando fu attaccato dai Parigini. Capo degli uffici di corrispondenza del Direttorio, soprintendente agli archivî, prima del Consolato, poi dell’Impero, segretario intimo di Napoleone nel 1813, il F. mostrò di essere funzionario intelligente e coscienzioso. Sinceramente devoto a Napoleone, che lo aveva creato barone nel 1809, perdé ogni carica e dotazione nella prima e nella seconda Restaurazione. Ma, scoppiata la rivoluzione di luglio, fu da Luigi Filippo nominato primo segretario di gabinetto, cioè suo segretario particolare. Ha lasciato le seguenti opere: Manuscrit de l’an III, 1794, 1795, contenant les premières transactions de l’Europe avec la république française, et le tableau des derniers événements du régime conventionnel, pour servir à l’histoire du cabinet de cette époque, Parigi 1822; Manuscrit de 1812, contenant le précis des événements de cette année, pour servir à l’hist. de Napoléon, Parigi 1827; Manuscrit de 1813, contenant le précis des événements de cette année, Parigi 1824-25; Manuscrit de 1814, trouvé dans les voitures impériales prises à Waterloo, Parigi 1823. Il F. è storico probo, bene informato, e talvolta fa anche importanti rivelazioni, ma più spesso, specie nelle tre opere di soggetto napoleonico, è troppo entusiasta del suo eroe. (Enc. Treccani)”,”FRAN-096″
“FAINA Gianfranco”,”Ingegneria portuale genovese del Seicento.”,”La tempesta di vento di libeccio dell’ 11 novembre 1613, il giorno di San Martino, nel racconto del testimone e scrittore J. Furttenbach: “”Questo evento fu tragico e spaventoso e quali effetti distruttivi esso ebbe, le persone intelligenti lo possono valutare sufficientemente da quanto è stato fin qui raccontato. Secondo le notizie che si sono potute avere, in questo porto devono essere naufragate in tutto 16 grosse Nauen e 54 tra Barchen e Fregatine e devono essere affondate anche molte tonnellate d’ oro, beni preziosi e merci di scambio; tuttavia l’ entità esatta delle perdite non le può sapere nessuno per il fatto che nessuno sa quante navi e persone straniere si trovassero nel porto in quella circostanza. E’ stato notato anche che questo terribile fortunale non è stato provocato solo dal gran vento, ma anche dal fondale che avrebbe ribollito verso la superficie, come un vortice nell’ acqua corrente, e sebbene anche in altre regioni si siano in quel periodo verificati di questi fortunali, Dio voglia guardarci in avvenire da simili disastri. Anche il porto del mare – (…) – fu tanto devastato da navi affondate e disseminate di pezzi di legno che non vi si poteva più accedere. Per questo si sono escogitati tutti i mezzi per ripulirlo””. (pag 27-28) “”Il metodo e i risultati ottenuti dal De Mari non ebbero gran risonanza negli stati italiani. A Genova la sua fama, già grande dopo la costruzione delle nuove mura, aumentò tanto che vari decenni dopo era ancora chiamato “”Archimede della Liguria””.”” (pag 192) “”Il metodo di De Mari ebbe risonanza presso gli ingegneri inglesi, che non solo ne furono a conoscenza ma lo adottarono, nella costruzione di quella che fu considerata ai suoi tempi “”the greatest and most noble Untertaking of the World””, e tuttora è considerata la massima opera di ingegneria inglese nel 1600, la fabbrica del molo di Tangeri””. (pag 193) “”La costruzione del molo nuovo rimediò parzialmente a questa situazione; De Mari non inventò soltanto un nuovo metodo di fondazione, che trovò applicazione anche in mari diversi da quello Mediterraneo, ma giunse ad alcune generalizzazioni fondamentali nel campo dell’ ingegneria portuale.”” (pag 201)”,”ITAE-145″
“FAINA Gianfranco”,”Lotte di classe in Liguria dal 1919 al 1922.”,”FAINA Gianfranco è nato a Genova il 6 agosto 1935. Ha compiuto gli studi presso l’Università di Genova dove si è laureato in filosofia nel 1959. E’ assistente presso la cattedra di storia delle dottrine politiche della stessa università. Nel 1953 aderì al Partito Comunista e ne uscì nel 1961. Dopo il 1961 ha militato nei gruppi della sinistra comunista, collaborando alla riviste ‘Quaderni Rossi’ e ‘Classe operaia’. FAINA è morto nel 1981. Riporta due brani di A. Cervetto.”,”MITT-196″
“FAINA Gianfranco”,”Lotte di classe in Liguria dal 1919 al 1922.”,”Gianfranco Faina è nato a Genova il 6 agosto 1935. Ha compiuto gli studi presso l’Università di Genova dove si è laureato in filosofia nel 1959. E’ assistente presso la cattedra di storia delle dottrine politiche della stessa università. Nel 1953 aderì al Partito Comunista e ne uscì nel 1961. Dopo il 1961 ha militato nei gruppi della sinistra comunista, collaborando alla riviste ‘Quaderni Rossi’ e ‘Classe operaia’. FAINA è morto nel 1981. La lotta degli avventizi contro le cooperative e gli imprenditori. “”Il perno della politica riformista degli «autonomi» genovesi era costituito appunto dall’esperienza cooperativistica che si andava pian piano generalizzando nel porto, con l’appoggio del Consorzio e particolarmente del suo presidente Nino Ronco. Da organi di resistenza e di protezione della mano d’opera contro lo sfruttamento e l’arbitrio degli antichi impresari e confidenti, le cooperative si erano così tramutate in organi di attacco miranti ad assumere tutto il lavoro portuale. La loro forza stava tutta nel ruolo chiuso, che dava ad esse un monopolio di fatto. Il piano cooperativistico di avocare a sé il lavoro, eliminando gli impresari, era un disegno che aveva solo l’apparenza di una lotta di classe; nel retroscena era il piano di un forte gruppo di interessi operai che tentava di sovrapporsi a quelli degli imprenditori. Tale si dimostrò quando, in modo clamoroso, gli avventizi, che nel porto di Genova salivano a 15-20.000, si inserirono nella lotta fra cooperative e imprenditori per richiedere alle cooperative la rottura di una serie di privilegi (2). Parve allora che la lotta di classe si esprimesse nel porto tra avventizi da una parte e cooperative e imprenditori dall’altra; e gli avventizi si avvantaggiarono realmente della divisione del campo avverso per imporre certe loro condizioni. Solamente incuneandosi in questa lotta gli avventizi constrinsero le cooperative ad aprire loro finalmente i ruoli”” (pag 67-68)”,”MITT-017-FV”
“FAINI Riccardo GIANNINI Silvia GROS Daniel PISAURO Giuseppe KOSTORIS PADOA SCHIOPPA Fiorella”,”I conti a rischio. La vulnerabilità della finanza pubblica italiana.”,”Riccardo Faini è professore di Politica economica nell’Università di Roma Tor Vergata; ha lavorato per Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale e Ministero del Tesoro. Ha presieduto la Commissione incaricata della verifica sui conti pubblici nel 2006. Silvia Giannini è professore di Scienza delle finanze nell’Università di Bologna, collabora con istituzioni e centri di ricerca nazionali e internazionali. Daniel Gros è direttore del Centre for European Policy Studies (Ceps) di Bruxelles. Fiorella Kostoris Padoa Schioppa è professore di Economia politica all’Università di Roma La Sapienza, è stata presidente dell’Isae dal 1999 al 2003. Giuseppe Pisauro è professore di Scienza delle finanze nell’Università di Perugia, ha svolto attività di consulenza per istituzioni italiane e internazionali.”,”ITAE-030-FL”
“FAINSOD Merle”,”How Russia is Ruled.”,”FAINSOD è professore di Government alla Harvard University. Ha scritto articoli sull’ URSS e sulla politica americana. E’ stato Lecturer al National War College, Army War College, Naval War College. E’ stato direttore di political studies all’ Harvard’s Russian Research Center.”,”RUSS-126″
“FAINSOD Merle”,”International Socialism and the World War.”,” Repressione e persecuzioni dei governi contro la sinistra rivoluzionaria durante la Prima guerra mondiale “”The belligerent governments, too, saw in the activity of the Left a treasonable challenge to their authority which had to be exterminated at all costs. The meeting of the Kienthal Congress was a signal for the intensification of government persecutions. Its newspapers were suppressed; its meetings were disbanded; its leaders and prominent adherents were confined in prison. In Germany, Karl Liebknecht was arrested for taking part in a demonstration in the Potsdamer Platz in Berlin on May Day, 1916. Although a member of the Reichstag and entitled to immunity from arrest, the Reichstag refused to intercede for him. He was sentenced at first to thirty months imprisonment, and on appeal the sentence was increased to forty-nine months. Rosa Luxemburg, Clara Zetkin and Franz Mehring – all prominent leaders of the Left – had to serve prison sentences for “”disturbing the peace””. Many less prominent supporters were confined to “”Schutzhaft”” and were kept under guard until the end of the war. In Austria the government met peace demands of the Socialists with brutal repression. The refusal of the government to convoke Parliament or to take steps toward peace drove the otherwise gentle Dr. Friedrich Adler, the scholarly editor of ‘Der Kampf’, to assassinate Count Stuergkh, the Austrian Premier. He was first condemned to death, but as the result of widespread agitation, the sentence was commuted to life imprisonment (50). The heavy hand of government censorship also fell upon the opposition in France. ‘Nashe Slovo’, the journal edited by Trotsky, was suppressed as the result of Russian protests. Trotsky was expelled from the country. Many of the leaders of the Left -among them Monatte and Rosmer – were forced to do military service. In Rumania, Dr. Rakovsky, the moving spirit of the Socialist Party, was arrested with a number of his supporters; and kept incommunicado. In Great Britain many members of the Independent Labour Party and the Socialist Party found themselves behind prison bars because of their opposition to the war. One of the most notable cases was the long term imprisonment of MacLean, leader of the radical “”Clyde-siders”” who later became a prominent supporter of the Communist International. In Sweden the leaders of the Young Socialists came to blows with the authorities in their effort to give the Socialist movement an anti-war bias. Höglund, member of Parliament, and two other leaders of the minority, Heden and Oljelund, were arrested, convicted of high treason and sentenced to long prison terms. The International Socialist Commission of Berne, in special manifestoes issued May 1 and July 1, 1916, described Europe as a “”pesthouse of reaction”” and called upon all Zimmerwaldians to protest against these continued persecutions (51)”” (pag 114-115) [(50) ‘American Labor Year Book’, 1916, 164; (51) ‘Archiv für die Geschichte des Sozialismus’, etc., XII, 357-362]”,”INTS-052″
“FAINSOD Merle”,”Smolensk under Soviet Rule.”,”Merle Fainsod was born at McKees Rocks, Pennsylvania, on May 2, 1907; und educated at Washington University and harvard, where he took his Ph.D. in 1931. He was awarded the Sheldon Traveling Fellowship by Harvard for 1932-33. Professor Fainsod began his career at Harvard as an Instructor in Government in 1946. He has been a visiting lecturer at numerous universities, including Yale; member of the staff of the President’s Commission on Administrative Management, 1956; Price Executive for Consumers Durable Goods, Office of Price Administration, 1941-42; Director, Civil Affairs Training School, Harvard University, 1944-45. Acknowledgments, Introduction, Conclusion, A Bibliographical Note, Notes, Glossary, Charts, Tables, Documents, Maps, Index, Vintage Russian Library”,”RIRO-183-FL”
“FAIRBANK John King”,”Storia della Cina contemporanea 1800-1985.”,”FAIRBANK ha cominciato a occuparsi di storia della Cina a Oxford nel 1929. Dopo un soggiorno a Pechino nei primi anni Trenta, ha insegnato all’Univ di Harvard dal 1936 al 1977, affermandosi come uno dei maggiori conoscitori della Cina moderna e contemporanea. Ha pubblicato numerosi libri il più importante dei quali, ristampato nel 1983, è ‘The United States and China’. Ha curato i quindici volumi della monumentale Cambridge History of China.”,”CINx-010″
“FAIRBANK John King GOLDMAN Merle”,”China. A New History.”,”MERLE ha scritto il capitolo 21 (The Post-Mao Reform Era) e l’Epilogo.”,”CINx-033″
“FAIRBANK John K. REISCHAUER Edwin O. CRAIG Albert M.”,”Storia dell’ Asia orientale. 2. Verso la modernità.”,”FAIRBANK John K. (1907) ha studiato ad Harvard e Oxford. Dal 1941 al 1946 ha lavorato in Estremo Oriente… finire “”L’ oscillazione del pendolo. La mania dell’ occidentalizzazione raggiunse l’ apice negli anni ’80. Si parlò persino, nei circoli responsabili, di adottare ufficialmente la politica dei matrimoni misti con i caucasici per “”migliorare”” la razza giapponese. Si fecero sforzi per rendere i rapporti sociali fra i sessi conformi alla pratica occidentale. Alle donne delle migliori famiglie furono insegnati il ballo e le lingue straniere. (…) Questo e altri eccessi suscitarono un generale senso di repulsione per le non necessarie imitazioni dell’ Occidente, e ad esso si accompagnò una nuova esaltazione dei valori e delle tradizioni nazionali. Il conseguente rallentamento della occidentalizzazione si rivelò come una fae assai proficua nel generale processo di modernizzazione. Molti aspetti superficiali della cultura occidentale, come le sale da ballo, vennero lasciati cadere; così le innovazioni tecnologiche significative non ebbero più il difetto di accompagnarsi a elementi inutili e irritanti. Il medesimo ciclo, caratterizzato da una adozione entusiasta e talora indiscriminata dei modi occidentali, seguita dal rifiuto di taluni aspetti meno essenziali di queste innovazioni, ebbe a ripetersi più di una volta nella successiva storia giapponese. Cicli analoghi possono scorgersi anche in altri paesi asitici.”” (pag 310-311)”,”ASIx-087″
“FAIRBANK John King”,”La grande révolution chinoise, 1800-1989.”,”FAIRBANK John K. è considerato come uno dei grandi specialisti delal Cina. Americano, nato nel 1910, ha studiato a Oxford e ha fondato gli studi cinesi negli Stati Uniti. Ha insegnato storia della Cina ad Harvard e diretto l’edizione in 6 volumi della Cambridge History of China.”,”CINx-236″
“FAIRBANK John King”,”Storia della Cina contemporanea.”,”John K. Fairbank ha cominciato a occuparsi di storia della Cina a Oxford nel 1929. Dopo un soggiorno a Pechino nei primi anni Trenta, ha insegnato all’Università di Harvard dal 1936 al 1977, affermandosi come uno dei maggiori conoscitori della Cina moderna e contemporanea. Ha pubblicato sull’argomento numerosi libri, il più importante dei quali, ristampato nel 1983, è The United States and China. Ha inoltre curato sei dei quindici volumi della monumentale Cambridge History of China.”,”CINx-030-FL”
“FALANCA Simone”,”Banche Armate alla Guerra. L’intrigo politico-finanziario dietro la Guerra infinita.”,”Simone Falanca (1979) mediattivista, vive e lavora tra Cagliari e Milano. Collabora con i maggiori midia indipendenti italiani (Indymedia Italia, Rekombinant, InformationGuerrilla) pubblicando articoli e numerose inchieste. Fonda, nel 2001, Zaratustra.it, sito di contro-informazione digitale. Esperto hacktivista è da diversi anni studioso di relazioni politiche internazionali. É autore di diversi saggi sullo Stato Parallelo distribuiti esclusivamente in internet in copyleft. Attualmente collabora con diversi newsgroup a un nuovo modello sociologico di media-attivismo e media-attitudine.”,”USAP-001-FL”
“FALANGA Gianluca”,”Spie dall’est. L’Italia nelle carte segrete della Stasi.”,”Gianluca Falanga vive e lavora a Berlino, dove collabora con il Museo della Stasi e con l’ex penitenziario della Stasi di Hohenschonhausen. Con Carocci ha pubblicato: ‘Non si può dividere il cielo. Storie del Muro di Berlino’ e ‘Il Ministero della Paranoia. Storia della Stasi’, (2012, rist.) “”Qualcosa di molto vicino alla rottura definitiva fra PCI e SED si consumò nel biennio successivo. Nel novembre 1977 il direttore socialista della Biennale di Venezia, Carlo Ripa di Meana, decise di dedicare l’edizione di quell’anno della prestigiosa ‘kermesse’ artistica al tema delicatissimo della dissidenza nei paesi comunisti. La manifestazione subì la reazione indignata dell’Unione Sovietica che provò in tutti i modi a impedire la realizzazione, esercitando forti pressioni sul PCI e arrivando anche a minacciare ritorsioni contro il governo italiano, che sosteneva la manifestazione con denaro pubblico. (…) L’ambasciatore della DDR a Roma fu incaricato di indagare sull’atteggiamento assunto dal PCI, che non sostenne ufficialmente la manifestazione (anzi, diversi intellettuali “”d’area PCI”” se ne tennero lontani o presero una posizione contraria), ma non condannò i militanti che vi parteciparono e, in generale, si mostrarono concordi nell’espressione di una risoluta condanna della censura nei paesi comunisti (55). A un chiarimento definitivo sulla questione dei dissidenti fra comunisti italiani e tedesco-orientali si arrivò soltanto nel febbraio 1978 – e fu una vera e propria resa dei conti. Giancarlo Pajetta volò a Berlino per conferire prima con Honecker e poi con il solito Axen, al quale il dirigente del PCI spiegò con franchezza e senza troppi giri di parole che la violazione dei diritti civili e la repressione culturale nella DDR come in altri paesi socialisti non solo erano inaccettabili e controproducenti per il regime, ma mettevano in estremo imbarazzo il PCI, costretto sulla difensiva. Axen non gradì e si limitò a ribattere che il comunismo non era mai stato tanto attraente come negli anni settanta, ergo la questione dei diritti civili non rappresentava altro che un tentativo della borghesia di diffamare l’alternativa socialista (56)”” (pag 67-68)”,”PCIx-452″
“FALASCHI Candiano”,”Gli ultimi giorni del fascismo.”,”FALASCHI Candiano dà la versione del Pci sulla fucilazione di Mussolini e dei gerarchi di Salò.”,”ITAR-185″
“FALCHERO Anna Maria”,”La Banca italiana di sconto, 1914-1921. Sette anni di guerra.”,”[Contiene il paragrafo 2: ‘La BIS e il finanziamento all’industria durante il conflitto mondiale’ (pag 93- ): 2.1. Gli elettrici in guerra. 2.2. Cantieri navali e società di navigazione: i difficili acquisti negli USA. 2.3. Le Manifatture Cotoniere Meridionali. 2.4. I finanziamenti industriali di guerra. 2.5. Bilanci di guerra. ‘Nonostante la riluttanza dei finanzieri americani ad impegnarsi nell’Istituto avesse privato la Sconto, durante il conflitto, di un’alleanza che i suoi dirigenti consideravano preziosa, la banca aveva comunque conquistato una posizione di primo piano nel quadro del finanziamento alle industrie italiane, in particolare a quelle meccaniche, cui dedicò, tra il 1916 ed il 1918, non poche energie. Tralasciando il cospicuo contributo offerto, come abbiamo visto, all’Ansaldo, la B.I.S. ebbe infatti parte preponderante nello sviluppo di alcune imprese del settore, quali la Ing. Nicola Romeo & C., la Franco Tosi, la Isotta Fraschini, la A. De Vecchi & C., ed altre minori. Per quanto concerne la prima, essa divenne in pratica una creatura dell’Istituto, che contribuì ad ampliarla nel corso del 1916 e ne favorì la trasformazione in anonima, il 3 febbraio 1918, con un capitale di 30 milioni, occupandosi inoltre nel corso dell’anno delle trattative con la Esslingen per l’acquisto dello Stabilimento delle Costruzioni Meccaniche di Saronno, dell’aumento di capitale della società sino a 50 milioni e dell’emissione di 30 milioni di obbligazioni. (…)’ (pag 112-113) (in ‘2.4. I finanziamenti industriali di guerra’)]”,”ECOG-039-FPA”
“FALCO Giancarlo STORACI Marina; BONIFATI Giovanni VIANELLO Fernando”,”Il ritorno all’oro in Belgio, Francia e Italia: stabilizzazione sociale e politiche monetarie (1926-1928) (Falco e Storaci); L’economia italiana negli anni della “”ricostruzione”” (Bonifati e Vianello).”,”‘La crisi italiana del 1925: la bilancia dei pagamenti e il mercato dei capitali’ (pag 6) ‘I primi tentativi di stabilizzazione monetaria: in Italia e in Belgio (pag 13) ‘Quota 90 in Italia’ (pag 32) ‘Le scelte industriali della borghesia italiana’ (pag 49) ‘La ripresa del processo inflazionistico nel 1946-47’ (pag 54) ‘La deflazione’ (pag 62) ‘Il problema dell’occupazione e il “”Piano del lavoro”””” (pag 67)”,”ITAE-003-FB”
“FALCO Gian Carlo”,”Bilancio statale, spese militari e industria in Italia tra le due guerre mondiali.”,”Testo nel retro Inserire in 2GM”,”ITQM-227″
“FALCON César”,”Madrid. Chronique.”,”‘El peruano César Falcón Garfías (1892-1970) fue un buen novelista, periodista y autor de teatro, diputado por Málaga, director de Mundo Obrero, corresponsal del diario El Sol en Londres y París, y forjador del Teatro Proletario. No busquen muchos más datos sobre él. Así como sobre el poeta García Lorca y su compañía teatral La Barraca abunda todo tipo de información y ensalzamiento, a Falcón lo ha devorado el velo falaz del olvido, según expresión del mismo Buero Vallejo, un velo que se prolonga hasta nuestros días, pese a esa crónica magnífica, precisa y cálida a la vez, de aquel Madrid que se adelantó como ejemplo de lucha a todas las capitales de Europa que luego serían dominadas por el fascismo, tal como predijo -si caía Madrid- el propio César Falcón.’ (http://elperiodistasindios.blogspot.it/) Biografia. Biografía César Falcón Garfias, Lima 1892-México 1970. Pertenecía a una familia que vivió altibajos económicos. Dotado de un carácter fuerte e independiente se emancipó tempranamente y comenzó a trabajar muy joven en diversos oficios hasta que a los 17 años ingresó como periodista en el diario La Prensa de Lima. En Lima nació su primera hija Tórtola que moriría prematuramente. Conoció en esa época al que sería su amigo de por vida José Carlos Mariátegui. Fueron ambos periodistas en El Tiempo junto a Humberto del Águila y también en Nuestra Época (1919). Los tres constituyeron el equipo que fundó el periódico La Razón. Perseguidos por el gobierno del Presidente Leguía en 1919, fueron expatriados y viajaron a Italia, desde donde Mariátegui regresó a Perú y César se dirigió a España. Su relación intelectual y afectiva con J.C. Mariátegui se mantuvo de por vida, tal como atestigua la extensa correspondencia que se cruzaron y los proyectos que llevaron a cabo, tales como la creación de la revista Amanauta en 1926. Impulsaron juntos también el semanario Vanguardia, revista de renovación ideológica, voz de los nuevos tiempos. Cooperaban Miguel de Unamuno, Ramón del Valle Inclán, José Vasconcelos, Antonio Caso, Giovanni Papini, Alexander Archipenko, Herwarth Walden, Ramón Gómez de la Serna.. A su llegada a España, César Falcón fue recibido por Pío Baroja en cuya casa de Vera de Bidasoa se alojó durante un tiempo. En 1922 se incorporó a la redacción del periódico El Liberal, en Madrid. Se alojó, en el barrio de Chamberí, en una habitación alquilada en casa de la Sra. Lewi, madre de tres hijas entre las que Irene era la mayor. Irene Lewi Rodríguez, que pasó a la historia como Irene Falcón fue un personaje clave en el Partido Comunista de España durante la Guerra Civil y ejerció de consejera y mano derecha de su presidenta Dolores Ibárruri “”La Pasionaria”” durante todos los años del exilio y hasta la muerte de esta. Irene se fugó con César a Inglaterra cuando este fue detenido y desterrado de España, siendo ella menor de edad le acompañó y en Escocia consiguieron contraer matrimonio. Durante su estancia en Londres nació el hijo de ambos Mayo Falcón que en el futuro sería también periodista en la Unión Soviética. César fue corresponsal en Londres durante los años 1925 a 1929, de los periódicos El Sol y La Vanguardia, época que documenta y analiza el profesor Christopher H. Cobb. También en Inglaterra nació de una relación extramatrimonial otro hijo varón. En 1927 como delegado del Partido Nacionalista de Puerto Rico, concurrió al Congreso Anti-Imperialista Internacional que se celebró en Bruselas. Creó la editorial Historia Nueva con la que entre los años 1928 a 1931 publicaron una colección de novela social y una serie llamada Ediciones Avance que dirigió Irene, que mantendría ya para siempre el apellido Falcón. En Avance publicaron Hypatía de Dora Russell -esposa de Beltrand Russell-, colaboradora también de El Sol. Este libro daba inicio a una colección feminista creada en respuesta a la publicación en La revista de Occidente, que gestionaban los Ortega y Gasset, de la novela reaccionaria y antifeminista Lysístrata de A.M. Ludovici. En 1930 entrevistó al lider revolucionario nicaragüense Augusto César Sandino, constituyendo esta una de las pocas entrevistas que se conocen sobre este dirigente y por ello un texto esencial. Regresó a España con Indalecio Prieto unos días antes de la proclamación de la II República. Formó, bajo los auspicios de la Central de Teatro y Cine Revolucionarios, la Compañía del Teatro Proletario, con actores profesionales y trabajadores militantes. Este grupo introducía la práctica de mezclar el escenario con el público. Tuvo la sede en una carbonería de la Calle Alcalá 173, en Madrid. En ese grupo del Teatro Proletario conoció a las hermanas Carlota y Enriqueta O’Neill. Enriqueta fue la actriz principal de la Compañía y pareja de César durante esos años, unión que duró hasta 1939 cuando al final de la guerra este tuvo que abandonar España definitivamente. De esta unión nació la que sería dirigente del movimiento feminista español Lidia Falcón. La compañía del Teatro Proletario recorrió el país representando: La fuga de Kerensky de Hans Huss, Al Rojo de Carlota O’Neill, Asia de Vaillant Couturier, Un invento de Tom Thomas, Asturias de Cesar Falcón, La Conquista de la prensa, entremés mímico de Irene Lewi. Hinkeman, de Ernst Toller, Hasta que en 1934 les prohibieron actuar. Posteriormente en Madrid contrataron el Teatro Rosales, donde representaron La Chinche de Mayakovky. Fundó la Editorial del Nuevo Romanticismo con Rubén Darío. Dirigió con Irene la revista Nosotros fundada en 1930, en la que colaboraba Ramón J. Sender. Alrededor de este grupo se originó un seminario político en el que se analizaban libros de autores soviéticos, y editaban documentos políticos y folletos divulgativos. En 1930 sufrieron el ataque del recién creado grupo de La Falange Española. Promovió la creación de un nuevo partido, La izquierda Revolucionaria y Antiimperialista, IRYA, que funcionó entre los años 1931 y 32. En coalición con el Bloque Republicano Revolucionario, con otros partidos radicales y con la incorporación de varios personajes independientes se presentan a la Elecciones a Cortes Constituyentes. En la misma época, 1932, fundó Ediciones Libertad, con la colaboración de Margarita Nelken, Juan Gioxé, Angel Pestaña, Artemio Precisa, entre otros. Editaron una colección de relatos titulada Novela Proletaria.é En 1932 el IRYA en bloque se integró en el Partido Comunista de España (PCE). También dirigió en algún momento las Ediciones Médico-Sociales. En 1935 César y Mariano Perla fundaron en Sevilla el periódico La Verdad. Al poco tiempo el periódico fue suspendido y ellos dos detenidos. En enero de 1936 con Eusebio Cimorra, se hicieron cargo de la dirección y relanzamiento de Mundo Obrero, órgano de difusión del pensamiento comunista que había sido creado en 1930 y posteriormente clausurado. En 1936 se incorporó también a ese proyecto Navarro Ballesteros. Al estallar la Guerra Civil instalaron la redacción de Mundo Obrero en los locales de El Debate. Desde allí en agosto de 1936 organizaron El Altavoz del Frente que fue el órgano de propaganda del PCE. Se trataba de una red de periódicos que se hacía llegar a los soldados en los diferentes frentes. Llegó a agrupar a más de 200 artistas e intelectuales entre sus redactores. La edición del Sur tuvo como director a Miguel Hernández. Con la sección artística de El Altavoz del Frente organizaron una exposición permanente de dibujo que se instaló en el vestíbulo del Cine Capitol, en Madrid. También crearon una sección de teatro El Teatro de la Guerra situado en el actual Teatro Lara de Madrid. En él estrenó Luisa Carnés su obra Así empezó que se representó en el día de la inauguración en octubre del 36, junto a El bazar de la providencia de Rafael Alberti. Cuando en noviembre del 36 el Gobierno se trasladó a Valencia, Falcón y Cimorra fueron reclamados a esa ciudad con el fin de editar la revista Frente Rojo, nuevo órgano central del PC. En julio 38 viajó a Ginebra con la delegación republicana española a la Liga de las Naciones. Entre los años 1938 y 39 dirigió en París el periódico Voz de Madrid. Entre sus novelas se encuentran Plantel de Inválidos, 1921. El pueblo sin Dios, 1928, novela muy representativa del inicio del movimiento de la novela indigenista. Un libro sobre la Guerra Civil española, Madrid, en 1938. El Mundo que agoniza, en 1945, México. El buen vecino Sanabria U. 1947 México. Por la Ruta sin Horizonte, 1961 México; Los bajos fondos. Y El Agente confidencial. Antes de abandonar Perú había estrenado una Zarzuela Por culpa ajena, con música de Román H. Ayllón. en el Teatro Lima 1914. Y La Casa de Ágreda en la misma época. También un sainete Los Mozos Cundas en 1914. Entre sus ensayos puedo citar: Crítica de la Revolución Española, 1931; De la dictadura hasta las constituyentes, Ed. Aguilar; Imperialismo y anti-imperialismo 1932; Algunas condiciones necesarias de la reconquista nacional, 1955. En 1940 salió de París a Nueva York y regresó a Lima donde permaneció dos años. Escribió durante ese periodo en la revista Garcilaso. En 1942 se instaló en Estados Unidos. Colaboró en la revista New Masses. No consiguió el permiso de permanencia por lo que se fue a México, donde publicó la revista Historia Nueva, de la que editó quince números. Colaboró también en la revista Siempre entre otras. En México tomó parte muy activa en la tertulia que se organizaba entorno a León Felipe y también perteneció a la Unión de Intelectuales en el destierro. En los 60 publicó en la revista La palabra y el hombre bajo los auspicios de la Universidad Veracruzana. En 1970, enfermo, regresó a Perú donde murió a los pocos días. Su hermano Jorge Falcón lamentaba la irrelevancia con que trataron su fallecimiento los periódicos peruanos de la época.l”,”MSPG-257″
“FALCONI Carlo”,”Il silenzio di Pio XII. Perché il papa non parlò di fronte ai massacri nazisti in Polonia e Croazia. Una documentazione inedita dagli archivi di Varsavia e di Zagabria.”,”In copertina: il lagato papale abate Marcone ad una cerimonia a Zagabria tra ufficiali tedeschi e ustascia. Carlo FALCONI, nato a Cremona nel 1915, ma vivente a Roma, è uno studioso del cattolicesimo contemporaneo noto in tutto il mondo. E’ collaboratore del ‘Mondo’, l’ Espresso e Nuovi Argomenti, Comunità ecc. Tra le sue opere principali: ‘La Chiesa e le organizzazioni cattoliche in Italia’, ‘La Chiesa e le organizzazioni cattoliche in Europa’, ‘Gli spretati’, ‘Pentagono vaticano’, ‘I perché del Concilio’, ‘La religiosità in Italia’, ‘Sesso e santità’, ‘Storia delle Encicliche’ ecc. La proposta di una dichiarazione comune. “”Il 20 marzo del 1939, infatti, alla Camera dei Lords, dopo che il ministro degli esteri lord Halifax ebbe commentato l’ annessione avvenuta in quei giorni della Boemia e della Moravia al III Reich, si alzò a parlare l’ arcivescovo di Canterbury, primate della Chiesa Anglicana. Tutti si aspettavano un discorso di prammatica, quando, ad un tratto, il dott. Lang espose una proposta che tolse il fiato a molti dei suoi ascoltatori: “”(…) Io ho in animo di rinnovare ancora una volta (come nel 1935 in occasione della guerra italo-etiopica) l’ invito a tutti i capi delle comunioni cristiane d’ Europa e possibilmente degli Stati Uniti. Molto dipenderà, naturalmente, dal fatto se Sua Santità il Papa intenderà o no mettersi a capo dell’ iniziativa. Una volta assicurata la sua direzione, è improbabile che gli altri capi cristiani rifiutino di sottoscrivere una dichiarazione comune, nella quale si affermi essere contraria ai principi cristiani la nuova concezione dello Stato a spese della persona umana e la nuova esaltazione della forza come mezzo per dirimere le questioni internazionali. (…)””. La proposta-bomba non fu raccolta da Pio XII, a causa, è stato detto con incredibile improntitudine, dei “”noti motivi di natura teologica che vietano alla Chiesa cattolica, e vietarono in quella occasione, di unire la sua voce a quella di altre confessioni cristiane in materia di fede e di morale, sotto forma di ‘Dichiarazioni comuni'””. (pag 131-133)”,”RELC-219″
“FALCONI Carlo”,”Il silenzio di Pio XII. Perché il Papa non parlò di fronte ai massacri nazisti in Polonia e Croazia. Una documentazione inedita dagli archivi di Varsavia e di Zagabria.”,”ANTE1-28 2° copia Contiene ritaglio di articolo di giornale L’A sostiene che il Vaticano era ben al corrente dei misfatti tedeschi in Polonia e degli ustascia in Croazia. Nato a Cremona nel 1915, vissuto a Roma, FALCONI è studioso del cattolicesimo contemporaneo noto per le sue opere tradotte in varie lingue. Ha collaborato a varie riviste, Il Mondo, l’Espresso, Nuovi Argomenti, Comunità. Ha scritto ‘La Chiesa e le organizzazioni cattoliche in Italia’, ‘La Chiesa e le organizzazioni cattoliche in Europa’, ‘Gli spretati’, ‘Pentagono vaticano’, ‘I perché del Concilio’, ‘La religiosità in Italia’.”,”POLx-031″
“FALDELLA Emilio”,”La grande guerra. Le battaglie dell’Isonzo, 1915-1917. Primo volume.”,”FALDELLA Emilio Le perdite del 1915. “”Sono dunque ingiustificate le opinioni di molti che ritengono che attaccassimo con straordinaria superiorità di forze; non si raggiungeva, in realtà, nemmeno la proporzione di due a uno. Anche la proporzione delle perdite è significativa: nella battaglia autunnale (25 settembre-15 ottobre) i Francesi perdettero 191.887 uomini e gli inglesi 56.812: totale 247.600 uomini. Nelle due battaglie autunnali sull’Isonzo (18 ottobre-2 dicembre) perdemmo 116.000 uomini (67.000 nella terza battaglia e 49.000 nella quarta) e gli Austriaci 70.000, malgrado la maggiore durata. Estendendo l’esame a tutta la campagna del 1915, si constata che gli Italiani perdettero 246.400 uomini (66.000 morti e 180.400 feriti in sette mesi), mentre i Francesi perdettero: (…) 622.699 uomini.”” (pag 128-129)”,”QMIP-089″
“FALDELLA Emilio”,”La grande guerra. Da Caporetto al Piave, 1917-1918. Secondo volume.”,”FALDELLA Emilio Cadorna. “”E’ naturale che le decisioni, i provvedimenti, gli interventi del Comando Supremo fino all’otto novembre 1917 siano per la quasi totalità riferiti alla persona del generale Cadorna per due motivi essenziali: perché il suo fu un sistema di comando caratteristicamente “”personale”” anzi eccessivamente personale, e perché le critiche, dalle più fondate alle più malevole, circa la condotta delle operazioni fino alla ritirata al Piave e al Grappa, sono rivolte alla sua persona. (…) Esaminando le circostanze nella quali si svolse l’opera del generale Cadorna e le decisioni prese, non si può fare a meno di riferirle a lui, così come contro di lui sono appuntate le critiche; altrimenti sembrerebbe che si voglia attribuire a una collettività, il Comando Supremo, ciò che a lui solo è imputato. Ben diversa è la situazione dello storico di fronte alla personalità del generale Diaz. Prima di tutto il suo sistema di comando non fu “”personale””, ma “”collettivo””. L’azione svolta dal generale Badoglio quale sottocapo di Stato Maggiore non è paragonabile a quella svolta dal generale Porro, benché questa sia stata assai più illuminata e proficua di quanto si pensi generalmente. Badoglio fu l’organizzatore preciso, prudente, e alla sua deficienza di fantasia supplì il colonnello Cavallero. Badoglio fu in realtà assai più che un “”Sottocapo”” del Comando Supremo; ne fua la mente, mente chiara, stimolata da una volontà ferrea, sorretta da eccellente capacità di lavoro”” (pag 391-393)”,”QMIP-090″
“FALDELLA Emilio”,”L’Italia e la seconda guerra mondiale. Revisione di giudizi.”,”‘Una guerra perduta offre facili argomenti a recriminazioni e polemiche, favorendo così la formazione di opinioni che, col trascorrere del tempo, la critica storica rivela in gran parte inficiate di errori di fatto e di giudizio. Questa osservazione vale in particolare per il tema, al quale il generale Emilio Faldella ha dedicato uno studio ricco e completo: ‘L’Italia nella seconda guerra mondiale’, che, quando apparve nel 1959, fu accompagnato da larghi consensi di critica e di pubblico e che ora viene ristampato in edizione economica. Nonostante che nel frattempo siano apparse altre opere d’insieme e monografie specializzate, nonostante che la memorialistica nella seconda guerra mondiale sia continuamente alimentata da nuovi contributi, la ricerca del Faldella conserva una sua validità in virtù soprattutto di un particolare schema d’impianto, di una attenta e severa scelta di documenti, di un vigilato senso critico. Per quanto scritta da un generale, questa non è una storia militare del conflitto: o meglio, non è soltanto una storia militare, poiché gli elementi di natura politica e diplomatica occupano largo spazio in questa ricostruzione degli avvenimenti, così ricca di particolari, così chiara nell’esposizione’ (dal risvolto di copertina); ‘L’11 aprile fu completato l’accerchiamento di Tobruk, con l’intervento della divisione Brescia. Fra il 12 ed il 30 aprile Rommel effettuò ripetuti attacchi alla Piazza, difesa dalla 9ª div. australiana, senza riuscire ad espugnarla, mentre reparti italiani e tedeschi giungevano sulla linea di confine, di fronte a Sollum, sistemandovisi a difesa. La Cirenaica era stata riconquistata in 30 giorni; la sola piazza di Tobruk rimaneva ai Britannici e minacciava le retrovie italo-tedesche. Rommel aveva trasformato un attacco locale in offensiva a grande raggio per la constatazione che i Britannici si ritiravano. Valutando con molto acume la situazione, conducendo personalmente le truppe nella puntata su el Mechili, ovviando a gravi inconvenienti derivanti dalla difficoltà della marcia nel deserto, meritò di essere considerato artefice di un clamoroso successo. La sua fama di magnifico comandante, già viva dopo la campagna di Francia, si affermò. Senza voler diminuire i suoi grandi meriti, bisogna riconoscere che ebbe di fronte un nemico né manovriero, né tenace nella resistenza La 10ª armata italiana, malgrado la straordinaria carenza di mezzi, aveva certamente conteso la Cirenaica con maggior tenacia e spirito di sacrificio. Fattore del successo tedesco fu anche la superiorità tecnica dei carri armati germanici, specialmente per la maggiore velocità e la maggiore gittata dei cannoni. Ciò conferma quanto la «qualità» dei mezzi soverchiasse nel deserto la «quantità»; e dà una decisiva risposta a quanti, in Italia e fuori, vollero attribuire la sconfitti di Sidi el Barrani e la ritirata della Cirenaica a scarsa combattività del soldato italiano, a deficiente azione di comando degli ufficiali, ad errori di Graziani. Dinnanzi a Tobruk l’azione di Rommel non fu brillante: la ripetizione di ben tre attacchi sanguinosi, senza una conveniente preparazione, rivelò una valutazione inesatta della situazione; dopo il fallimento del primo tentativo avrebbe dovuto attendere di avere a disposizione forze sufficienti, e, soprattutto, artiglierie pesanti. Magnifico generale nella guerra di movimento, per intuito, valore personale e soprattutto audacia, era inferiore a se stesso quando queste qualità non potevano avere influenza sullo sviluppo dell’azione. Erano ormai di fronte due eserciti presso a poco equivalenti per forza e disponibilità di mezzi corazzati; le divisioni britanniche e le due tedesche (la 15ª entrò in azione con i primi elementi fra il 10 ed il 15 aprile) erano completamente motorizzate; quelle italiane erano soltanto in minima parte «autotrasportate» e la divisione Ariete era armata con carri di qualità scadente. Tuttavia la migliore «qualità» dei carri tedeschi procurava una superiorità decisiva. Rommel non era in grado di spingere oltre l’offensiva, lasciandosi alle spalle la piazza di Tobruk, fortemente presidiata e largamente rifornita dal mare’ (pag 194-195)] [ISC Newsletter N° 90] ISCNS90TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”QMIS-229&#8243;
“FALDELLA Emilio”,”L’Italia e la seconda guerra mondiale. Revisione di giudizi.”,”‘Una guerra perduta offre facili argomenti a recriminazioni e polemiche, favorendo così la formazione di opinioni che, col trascorrere del tempo, la critica storica rivela in gran parte inficiate di errori di fatto e di giudizio. Questa osservazione vale in particolare per il tema, al quale il generale Emilio Faldella ha dedicato uno studio ricco e completo: ‘L’Italia nella seconda guerra mondiale’, che, quando apparve nel 1959, fu accompagnato da larghi consensi di critica e di pubblico e che ora viene ristampato in edizione economica. Nonostante che nel frattempo siano apparse altre opere d’insieme e monografie specializzate, nonostante che la memorialistica nella seconda guerra mondiale sia continuamente alimentata da nuovi contributi, la ricerca del Faldella conserva una sua validità in virtù soprattutto di un particolare schema d’impianto, di una attenta e severa scelta di documenti, di un vigilato senso critico. Per quanto scritta da un generale, questa non è una storia militare del conflitto: o meglio, non è soltanto una storia militare, poiché gli elementi di natura politica e diplomatica occupano largo spazio in questa ricostruzione degli avvenimenti, così ricca di particolari, così chiara nell’esposizione’ (dal risvolto di copertina); ‘L’11 aprile fu completato l’accerchiamento di Tobruk, con l’intervento della divisione Brescia. Fra il 12 ed il 30 aprile Rommel effettuò ripetuti attacchi alla Piazza, difesa dalla 9ª div. australiana, senza riuscire ad espugnarla, mentre reparti italiani e tedeschi giungevano sulla linea di confine, di fronte a Sollum, sistemandovisi a difesa. La Cirenaica era stata riconquistata in 30 giorni; la sola piazza di Tobruk rimaneva ai Britannici e minacciava le retrovie italo-tedesche. Rommel aveva trasformato un attacco locale in offensiva a grande raggio per la constatazione che i Britannici si ritiravano. Valutando con molto acume la situazione, conducendo personalmente le truppe nella puntata su el Mechili, ovviando a gravi inconvenienti derivanti dalla difficoltà della marcia nel deserto, meritò di essere considerato artefice di un clamoroso successo. La sua fama di magnifico comandante, già viva dopo la campagna di Francia, si affermò. Senza voler diminuire i suoi grandi meriti, bisogna riconoscere che ebbe di fronte un nemico né manovriero, né tenace nella resistenza La 10ª armata italiana, malgrado la straordinaria carenza di mezzi, aveva certamente conteso la Cirenaica con maggior tenacia e spirito di sacrificio. Fattore del successo tedesco fu anche la superiorità tecnica dei carri armati germanici, specialmente per la maggiore velocità e la maggiore gittata dei cannoni. Ciò conferma quanto la «qualità» dei mezzi soverchiasse nel deserto la «quantità»; e dà una decisiva risposta a quanti, in Italia e fuori, vollero attribuire la sconfitti di Sidi el Barrani e la ritirata della Cirenaica a scarsa combattività del soldato italiano, a deficiente azione di comando degli ufficiali, ad errori di Graziani. Dinnanzi a Tobruk l’azione di Rommel non fu brillante: la ripetizione di ben tre attacchi sanguinosi, senza una conveniente preparazione, rivelò una valutazione inesatta della situazione; dopo il fallimento del primo tentativo avrebbe dovuto attendere di avere a disposizione forze sufficienti, e, soprattutto, artiglierie pesanti. Magnifico generale nella guerra di movimento, per intuito, valore personale e soprattutto audacia, era inferiore a se stesso quando queste qualità non potevano avere influenza sullo sviluppo dell’azione. Erano ormai di fronte due eserciti presso a poco equivalenti per forza e disponibilità di mezzi corazzati; le divisioni britanniche e le due tedesche (la 15ª entrò in azione con i primi elementi fra il 10 ed il 15 aprile) erano completamente motorizzate; quelle italiane erano soltanto in minima parte «autotrasportate» e la divisione Ariete era armata con carri di qualità scadente. Tuttavia la migliore «qualità» dei carri tedeschi procurava una superiorità decisiva. Rommel non era in grado di spingere oltre l’offensiva, lasciandosi alle spalle la piazza di Tobruk, fortemente presidiata e largamente rifornita dal mare’ (pag 194-195)] [ISC Newsletter N° 90] ISCNS90TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”STOx-010-FGB&#8221;
“FALIGOT Roger KROP Pascal”,”La Piscine. The French Secret Service since 1944.”,”Roger FALIGOT è un giornalista del quotidiano di Parigi Le Journal du dimanche e autore di vari libri (v. retroc). KROP è giornalista investigativo a L’ Evenement du jeudi. “”In margine del sommario profilo tracciato da Jacques Foccart c’era la fine scrittura del suo capo, vigilante e attento al dettaglio. Per esempio, a Foccart fu chiesto perché l’ ambasciatore francese in Mauretania non riesedeva a Nouakchott, la capitale. Ora una note diceva: “”Ricordami di dire al Primo Ministro di non toccare il budget di Réunion.”” Mai come sotto De-Gaulle l’ Africa era stata una riserva del Presidente della Repubblica. Se Foccart fece tremare i più potenti uomini della quinta repubblica – perfino i celebrati ‘baroni’ – dipendeva meno dal suo carisma e più dal fatto che era l’ ombra del suo leader””. (pag 177-178)”,”FRQM-036″
“FALIGOT Roger”,”La rose et l’edelweiss. Ces ados qui combattaient le nazisme, 1933-1945.”,”FALIGOT Roger figlio di un giovane resistente, ha dedicato molte opere alla resistenza tra cui, con Rémi Kauffer, ‘Les Résistants’ (1989). Ha scritto un romanzo sui giovani attraverso le epoche storiche. Le fondateur s’appelle Robert Granthil, un étudiant qui recrute des camarades dans son école professionnelle de Metz et parmi ses copains scouts, lesquels aident déjà la Croix-Rouge, très active dans toute le Frace en faveur des réfugiés et de prisonniers de guerre. Elevés dans le souvenir de 1914-1918, tous sont choqués de voir les longues files de prisonniers de guerre qu’on emmène. Hirsute, humilié, celui-ci pourrait être un père, un oncle ou un frère aîné, miné par la défaite et abattu par la certitude que l’état -major de l’armée française a failli. Granthil est secondé par trois lycéens: Alfred Dehlinger (quinze ans), Robert Gatelet (quinze ans et demi) et Alfred Harter (dix-neuf ans) véritables chevilles ouvrières de cette société qui se refuse à voir la Moselle annexée et qui rédige un tract à l’adress des Alsaciens et des Lorrains pour qu’ils ne perdent pas “”espoir”” (eux-mêmes baptisent leur groupe “”Espoir français””). Comme le dit un rapport de la Gestapo: “”Ils tirèrent environ 120 exemplaires en deux formats différents, en collèrent 50 à des maisons et des murs, et posèrent le reste dans des entrées de maisons ou des boîtes à lettres””””. (pag 79)”,”GERR-040″
“FALIGOT Roger”,”James Connolly et le mouvement révolutionnaire irlandais.”,”Contiene dedica manoscritta di Faligot a Dora All’interno del Capitolo 11 ‘La cause des travailleurs est la cause de l’Irlande’, c’è il paragrafo ‘Marx et Engels sur la question irlandaise’ (pag 271-276) Lenin a proposito dell’ insurrezione delle barricate, l’arte di difendersi nei combattimenti di strada, le armi da usare, i progressi più recenti della tecnica militare. ecc. (pag 204-205) (citata in nota 35 a pag 204 l’opera ‘La lutte des partisans’, UGE, Paris, 1974 con scritti di Marx Engels Lenin Stalin, che contiene lo scritto di Lenin del settembre 1905)”,”MIRx-007″
“FALKENHAYN Erich von”,”Il Comando Supremo tedesco dal 1914 al 1916 nelle sue decisioni più importanti.”,”dalla prefazione: “”Nessun esercito si è lasciato mai circondare se non di sorpresa; ma, da epoca ad epoca, variano radicalmente le modalità, con le quali è possibile ottenere la sorpresa stessa. Nell’ epoca napoleonica era nacora possibile l’ aggiramento largo, perché le notizie degli informatori non camminavano con una celerità molto diversa di quella degli eserciti. Arrivava l’ avviso, ma Napoleone era già alle spalle di Melas o di Mack. Ciò all’epoca dei giornali, del telegrafo e dell’ aviazione non è più possibile. Un aggiramento largo sarebbe risaputo dall’avversario in tempo per sfuggirvi. Tannenberg (agosto 1914), capolavoro di strategia, è un aggiramento stretto, improvviso…”” (pag XIII) Riguardo all’ intervento dell’ Italia i comandi tedeschi decisero che la guerra contro l’ Italia doveva attenersi alla pura difensiva… (pag 67) I partiti italiani aventi reale influenza decisiva- se pur giunti al potere soltanto durante la guerra – erano già inclinati a staccarsi dalla Triplice Alleanza fin dal 1902 e si erano definitivamente decisi a schierarsi con l’ Intesa dopo i rovesci austriaci contro i Russi e contro la Serbia. (…). (L’A sottinea poi l’ importanza della diplomazia tedesca per il ritardo ottenuto nella defezione dell’ Italia.) “”non è offendere gli Italiani, il giudicare le loro imprese, considerate dal solo punto di vista militare, come straordinariamente limitate. Peraltro il loro intervento ha avuto grande importanza per l’ esito della guerra”””,”QMIP-027″
“FALKENHAYN Erich von”,”Il Comando Supremo tedesco dal 1914 al 1916 nelle sue decisioni più importanti.”,”””Frattanto il Comando supremo tedesco diveniva ancora meno favorevole ad un’operazione su Salonicco con partecipazione di forze germaniche, non sembrando essa più necessaria per indurre l’Intesa a rinunziare ai suoi intendimenti circa i Dardanelli: ed invero l’8 gennaio 1916 l’ultimo Inglese lasciava la penisola di Gallipoli. Pertanto non conveniva ormai lasciar nei Balcani forze germaniche maggiori di quelle assolutamente necessarie perchè la fronte bulgara potesse sostenersi: esse avrebbero servito laggiù soltanto a scopi politici dell’Austria-Ungheria e della Bulgaria, ma non a vantaggio della condotta generale della guerra, e tanto meno poi a vantaggio della condotta di guerra tedesca”” (pag 137)”,”QMIP-018-FV”
“FALLACARA Luigi, antologia a cura; scritti di Giovanni PAPINI Carlo BO Carlo BETOCCHI Piero BARGELLINI Igino GIORDANI Ardengo SOFFICI Mario LUZI Eugenio MONTALE Luigi FALLACARA e altri”,”Il Frontespizio, 1929-1938.”,”Contiene: ‘Aforismi’ di Franz Kafka (pag 243-247) “”C’è un fine ma non una via; ciò che noi chiamiamo via è un indugiare”” (pag 244) “”Due possibilità: farsi infinitamente piccoli o esserlo. Il secondo è completamento, cioè inerzia, il primo inizio, cioè attività”” (pag 247) Fondo Gian Maria Pegoraro”,”EMEx-108″
“FALLACI Oriana”,”Intervista con la storia.”,”Interviste a personalità politiche al potere: KISSINGER NGUYEN VAN THIEU GIAP SIHANUK MEIR ARAFAT HABASH RE HUSSEIN INDIRA GANDHI ALI BHUTTO BANDARANAIKE NENNI ANDREOTTI AMENDOLA BRANDT SELASSIE’ REZA PAHLAVI YAMANI COLBY PIKE SOARES CUNHAL CARRILLO CAMARA MAKARIOS PANAGULIS. “”Si, la Cina è stata un elemento importantissimo nella meccanica del mio successo. E tuttavia il punto principale non è quello. Il punto principale… Ma sì, glielo dirò. Tanto che me ne importa? Il punto principale nasce da fatto che io abbia sempre agito da solo. Agli americani piace il cowboy che guida la carovana andando avanti da solo sul suo cavallo, il cowboy che entra tutto solo nella città, nel villaggio, col suo cavallo e basta. Magari senza neanche una rivoltella perché lui non spara. Lui agisce e basta: dirigendosi nel posto giusto al momento giusto. Insomma, un western.”” (Kissinger, pag 35) “”Non necessariamente coraggioso. Infatti a questo cowboy non serve essere coraggioso. Gli basta e serve essere solo: dimostrare agli altri che entra in città e fa tutto da solo. Questo personaggio romantico, stupefacente, mi si addice proprio perché esser solo ha sempre fatto parte del mio stile o, se preferisce, della mia tecnica. Insieme all’ indipendenza. Oh, quella è molto importante in me e per me. Infine, la convinzione. Io sono sempre convinto di dover fare quello che faccio. E la gente lo sente, ci crede.”” (Kissinger, pag 35)”,”BIOx-073″
“FALLACI Neera”,”Dalla parte dell’ultimo. Vita del prete Lorenzo Milani.”,”Neera Fallaci è nata nel 1932 a Firenze, dove si è laureata in lingue e letterature straniere alla Facoltà di Magistero. Ha scritto per il settimanale ‘Oggi’. E’ morta nel 1984.”,”RELC-009-FB”
“FALLON Ivan”,”Billionaire. The Life and Times of Sir James Goldsmith.”,”Ivan FALLON è nato in Irlanda nel 1944, figlio del poeta e commediografo Padraic Fallon. Dopo la laurea al Trinity College, di Dublino diventa giornalista finanziario a Londra e City Editor del Sunday Telegraph (anni 1979-1984). E’ nominato Financial Journalist nell’ anno 1982. Due anni dopo diventa Deputy Editor per il Sunday Times.”,”ECOG-015″
“FALLOT Jean, a cura di Ivano SPANO”,”Scienza della lotta di classe.”,”Jean FALLOT (Argenteuil 1912), marxista francese, laureato nella facoltà di legge di Parigi ricercatore del Centre de la Recherche Scientifique ha svolto attività di ricerca e didattica in alcune università italiane ed estere. All’epoca, nel 1974, insegnava all’ università di Nizza. In passato è stato iscritto al PCF. E’ stato allontanato dal partito per le sue posizioni in linea con il PCC e il maoismo. Ha scritto pure ‘Marx e la questione delle macchine’ e ‘Lotta di classe e morale marxista’. “”Da cui il passaggio fondamentale sull’ imperialismo e su Kautsky che cerca di vedere se la guerra è “”puramente”” imperialista. Niente è puro, gli risponde Lenin. Ma Kautsky con la sua ottica dimenticava soltanto la componente non-imperialista della guerra ’14-’18 (la guerra di liberazione nazionale dal punto di vista della borghesia serba). Dal punto di vista teorico la ricerca è infinita. Dal punto di vista rivoluzionario i principi che ne derivano sono semplici (…)”” (pag 207) (Lenin) “”Rifiuta Axelrod secondo cui la tattica non è stata “”studiata”” a sufficienza (capire: per permettere d’ agire). “”E’ un sofisma”” risponde Lenin “”perché lo studio scientifico dell’ imperialismo è una cosa; questo studio non fa che cominciare ed è senza fine, per sua natura, come la scienza in generale””. (pag 207)”,”TEOC-279″
“FALLOT Jean”,”Lotta di classe e morale marxista.”,” La nobiltà di Spartaco a proposito di una lettera di Marx (pag 238-239) “”Spartaco incarnava agli occhi di Marx le virtù agonistiche di classe al massimo livello. In una lettera ad Engels del 27 febbraio 1861, egli lo definisce nel modo seguente: «Grosser General (kein Garibaldi), nobler Charakter, ‘real representative’ des antiken Proletariate» [«Grande generale (non un Garibaldi), carattere nobile, vero rappresentante dell’antico proletariato». Un generale più grande di Garibaldi: le qualità necessarie all’agone. Un carattere più nobile: le qualità necessarie all’attaccamento alle masse. La virtù di Spartaco è virtù agonistica di classe perché la frase continua «vero rappresentante dell’antico proletariato». Marx definisce questa virtù come nobiltà. Ma è una nobiltà che esprime la qualità del proletariato e che è pertanto agli antipodi della nobiltà patrizia, quella che deriva dalle stesse necessità dell’esercizio dell’egemonia. Marx prosegue: «Spartaco vi figura come il tipo più in gamba» («famoseste Kerl», l’inglese «fellow» renderebbe l’idea, «gaillard» in francese) «che ci sia posto sotto gli occhi da tutta la storia antica». Marx, scrivendo queste righe, si riferiva al testo di Appiano che aveva appena letto in greco, ed a proposito del quale esprimeva nella stessa lettera ad Engels tutta la sua ammirazione, «sehr wertvoller Buch», libro di grande valore ()”” [Jean Fallot, ‘Lotta di classe e morale marxista’, Verona, 1972] [nota: () Questo è l’intero brano della lettera ad Engels (trad. di S. Romagnoli, ‘Carteggio Marx-Engels, cit., vol. IV, pag. 26) che fa riferimento al testo di Appiano: «…non ho letto un solo giornale, e nemmeno una volta la Tribune sull’American crisis. Invece alla sera per sollievo le guerre civili romane di Appiano nel testo greco originale. Libro di grande valore. Costui è un egiziano dalla testa ai piedi. Schlosser afferma che “”non ha anima””, probabilmente perché sviscera fino in fondo le cause materiali di queste guerre civili. Spartaco vi figura come il tipo più in gamba che ci sia posto sotto gli occhi da tutta la storia antica. Grande generale (non un Garibaldi), carattere nobile, ‘real representative’ dell’antico proletariato. Pompeo un vero mammalucco salito in falsa rinomanza come ‘young man’ di Silla, ecc., prima appropriandosi dei successi di Lucullo (contro Mitridate), poi quelli di Sertorio (Spagna) e così via. Come generale, ‘l’Odilon Barrot romano. Un disgraziato non appena deve misurarsi con Cesare. Cesare fece i più grossolani errori militari, a bella posta, da insensato, per far perdere la bussola al filisteo che gli stava di fronte. Un comune generale romano, diciamo Crasso, lo avrebbe annientato sei volte durante la lotta nell’Epiro. Ma con Pompeo tutto era possibile. Shakespeare nel suo ‘Love’s labour lost’ mostra d’aver intuito quel che Pompeo era effettivamente» (N.d.C)] La morale del marxismo nell” Antidühring di Engels (pag 87-94)”,”TEOC-686″
“FALLOT Jean, a cura di Ivano SPANO”,”Scienza della lotta di classe.”,”Jean FALLOT (Argenteuil 1912), marxista francese, laureato nella facoltà di legge di Parigi ricercatore del Centre de la Recherche Scientifique ha svolto attività di ricerca e didattica in alcune università italiane ed estere. All’epoca, nel 1974, insegnava all’ università di Nizza. In passato è stato iscritto al PCF. E’ stato allontanato dal partito per le sue posizioni in linea con il PCC e il maoismo. Ha scritto pure ‘Marx e la questione delle macchine’ e ‘Lotta di classe e morale marxista’. Articolo di Lenin: ‘W. Kolb e G. Plekanov’ (Opere vol: 22 p. 145-146) sulla concezione dell’ipocrisia e della menzogna opportuniste (pag 163) Contiene: Il metodo scientifico marxista e la guerra rivoluzionaria (pag 232-333) (Mao)”,”TEOC-022-FV”
“FALLOT Jean”,”Marx e la questione delle macchine.”,”Contiene il capitolo ‘Le quattro definizioni marxiste della scienza’: scienza, mezzo di lavoro; scienza, forza produttiva; scienza, potenza del lavoro; scienza, potenza intellettuale della produzione La quarta sezione del primo libro del Capitale”,”MADS-021-FV”
“FALLS Cyril”,”L’ arte della guerra.”,”””Clausewitz scrisse: “”Quanto più alte e forti sono le ragioni di guerra, quanto più essa coinvolge l’ intera esistenza di un popolo, quanto più grande è la tensione che la precede, quanto più si avvicinerà alla sua pura potenza astratta, tanto più il suo scopo sarà la disfatta del nemico, tanto più guerriero e meno politico ne sarà lo spettacolo””. Questo fu un commento eccezionale che da allora ha influenzato molti pensatori e capi fra cui: Bismarck, Marx e Hitler (…)””. (dalla premessa, pag 35) Contiene i capitoli: ‘La strategia e tattica della prima guerra mondiale’ (pag 100) e ‘La strategia e la tattica della seconda guerra mondiale’ (pag 174)”,”QMIx-122″
“FALLS Cyril”,”The Art of War. From the age of Napoleon to the present day.”,”FALLS Cyril Bentham: (nato a Dublino il 2/3/1888; morto a Walton on Thames, UK il 23/4/1971). Storico militare, giornalista e accademico britannico, noto per gli studi sulla Prima guerra mondiale. Durante la Grande Guerra, nell’Esercito britannico, prestò servizio nel Royal Fusiliers. Successivamente Ufficiale di Stato maggiore. Fregiato della Croix de Guerre francese, fu congedato dalle forze armate britanniche con il grado di Capitano. <> (trad. d. r. della frase posta a inizio testo). <> (trad. d. r. pag VII, VIII) <> (trad. d. r. pag 213 e pag 196)”,”QMIx-211-FSL”
“FALOSSI Luigi GHEZZI Carlo presentazione; saggi di Paul GINSBORG Paolo GIOVANNINI Silvia DEL-VECCHIO Franca BIMBI Eros FRANCESCANGELI Roberto MOSCATI Marco SCAVINO Marialuisa-Lucia SERGIO Renato LATTES Yannick BEAULIEU Fabrizio LORETO Elio GIOVANNINI Giulia ALBANESE Francesco M. BISCIONE Gianni SILEI Roberto BIANCHI Gloria CHIANESE Stefano MUSSO Alceo RIOSA Alessandro DEL-CONTE Rossella DEGL’INNOCENTI Carlo BACCETTI Patrizio TONELLI Margherita BECCHETTI Giovanni CONTINI Marco GRISPIGNI Dario RAGAZZINI Diego GIACHETTI”,”I due bienni rossi del Novecento, 1919-20 e 1968-69. Studi e interpretazioni a confronto.”,”Saggi di Paul GINSBORG Paolo GIOVANNINI Silvia DEL-VECCHIO Franca BIMBI Eros FRANCESCANGELI Roberto MOSCATI Marco SCAVINO Marialuisa-Lucia SERGIO Renato LATTES Yannick BEAULIEU Fabrizio LORETO Elio GIOVANNINI Giulia ALBANESE Francesco M. BISCIONE Gianni SILEI Roberto BIANCHI Gloria CHIANESE Stefano MUSSO Alceo RIOSA Alessandro DEL-CONTE Rossella DEGL’INNOCENTI Carlo BACCETTI Patrizio TONELLI Margherita BECCHETTI Giovanni CONTINI Marco GRISPIGNI Dario RAGAZZINI Diego GIACHETTI”,”MITT-287″
“FALOSSI Luigi GIOVANNINI Paolo a cura, aggi di Chiara COLOMBINI Stefano MUSSO Pietro MARCENARO Emanuele ZINATO Luigi FALOSSI Paolo GIOVANNINI, testimonianze e ricordi di Elio GIOVANNINI Andrea RANIERI Vittorio RIESER”,”Vittorio Foa.”,”Saggi di Chiara COLOMBINI Stefano MUSSO Pietro MARCENARO Emanuele ZINATO Luigi FALOSSI Paolo GIOVANNINI, testimonianze e ricordi di Elio GIOVANNINI Andrea RANIERI Vittorio RIESER Vittorio Foa (1910-2008) è una delle figure di maggiore integrità e spessore intellettuale e morale della politica e del sindacalismo italiano nel Novecento. Nato da una famiglia di origine ebrea, dopo la laurea in giurisprudenza aderisce al movimento Giustizia e Libertà contro il regime fascista. Dopo l’arresto e una lunga reclusione, nel 1943 partecipa alla resistenza fra le fila del Partito d’Azione del quale, nel 1946 è eletto deputato all’Assemblea Costituente. Dopo la militanza nel PSI e una lunga attività sindacale nella FIOM prima e CGIL dopo, nel 1970 si dedica solo all’insegnamento universitario. Aderisce in seguito al partito democratico.”,”BIOx-280″
“FANA Marta”,”Non è lavoro, è sfruttamento.”,”Marta Fana ha conseguito un dottorato di ricerca in Economia presso l’Institut d’Etudes Politiques di SciencesPo a Parigi. Scrive per ‘Internazionale’ e il ‘Fatto quotidiano’.”,”CONx-238″
“FANEUF Leston”,”Lawrence D. Bell. A Man and His Company. “”Bell Aircraft””.”,”Lester Faneuf, member of the Newcomon SOciety, President Bell Aircraft Corporation, Buffalo”,”ECOG-101″
“FANFANI Amintore”,”Summula sociale. Secondo l’ insegnamento pontificio.”,”Opera firmata dall’ autore.”,”RELC-092″
“FANFANI Amintore”,”Storia del lavoro in Italia. Dalla fine del secolo XV agli inizi del XVIII.”,”””Talvolta abbiamo visto che i salari monetari dei lavoratori che andavano ad opera erano integrati da prestazioni in natura: si tratta in genere di certe misure di vino. E ci siamo imbattuti anche in salari monetari che integravano il mantenimento, essendo questo il caso di tutti i servitori domestici, oltre che degli specialisti solfieri impiegati in quel di Tortona. Ma oltre a queste integrazioni, alloggio e vitto ricevettero spessissimo, per non dire sempre, i giovani apprendisti in casa del maestro, tanto che il modesto salario monetario doveva servire solo per le vesti. Convivenze con il capo di bottega si realizzano anche in altri casi. A Roma il Cellini dice che aveva in casa sua una camera dove dormivano i suoi lavoranti ed anzi precisa – e la precisazione mostra a quanta intimità si giungesse – che una sera, essendo caldo, i lavoranti si erano spogliati in bottega ed erano saliti in camera in camicia, donde la nota comica tra i guai che capitarono in quella notte. Anche la casa di Aldo Manuzio a Venezia ospitava gli operai della tipografia ed Erasmo dice che il suocero di Aldo, Andrea Torresani, capo di casa, dava agli operai per pasto anche solo insalata, annacquava il vino e preparava pane di grano guasto””. (pag 383-384)”,”MITT-263″
“FANFANI P. TRAMATER RIGUTINI ALBERTI MANUZZI DE-STEFANO SERGENT GHERARDINI TRINCHERA e altri”,”Novissimo vocabolario della lingua italiana compilato sui dizionari di P. Fanfani Tramater Alberti Manuzzi De Stefano Sergent Gherardini Trinchera ecc. ecc. con numerose aggiunte ricavate dal Dizionario delle Crusca e da quelle dei Sinonimi della Lingua Italiana di Niccolò Tommaséo.”,”””Borghesia, sf. L’ordine mezzano de’ cittadini, // Cittadinanza. “”Comunismo, sm. Dottrina, o meglio Utopia sociale, secondo la quale i beni di questo mondo si avrebbero a spartire egualmente tra tutti. (…) Proletario, sm. Persona bassa e vile, e non buona ad altro che a far razza. (…)”” (pag 148, 239, 879) Mancano i termini marxismo e socialismo, internazionalismo”,”REFx-110″
“FANFANI Tommaso a cura; contributi di Franco AMATORI Sergio ANSELMI Corrado ANTONINI Marcello BERTI Marco BONINO Giacomo BORRUSO Giuseppe CONTI Marcello DE-DONNO Luigi DE-ROSA Giuseppe DI-TARANTO Giuseppe DONEDDU Giorgio DORIA Tommaso FANFANI Ezio FERRANTE Renato GIANNETTI Giuseppe LA-FERLA Daniela MANETTI Ugo MARCHESE Paola MASSA PIERGIOVANNI Mario MARZARI Nicola OSTUNI Calogero PIAZZA Fausto PIOLA CASELLI Giovanni SCARABELLI Maria SIRAGO Marco TANGHERONI Ugo TUCCI”,”La penisola italiana e il mare. Costruzioni navali trasporti e commerci tra XV e XX secolo.”,”Contributi di Franco AMATORI Sergio ANSELMI Corrado ANTONINI Marcello BERTI Marco BONINO Giacomo BORRUSO Giuseppe CONTI Marcello DE-DONNO Luigi DE-ROSA Giuseppe DI-TARANTO Giuseppe DONEDDU Giorgio DORIA Tommaso FANFANI Ezio FERRANTE Renato GIANNETTI Giuseppe LA-FERLA Daniela MANETTI Ugo MARCHESE Paola MASSA PIERGIOVANNI Mario MARZARI Nicola OSTUNI Calogero PIAZZA Fausto PIOLA CASELLI Giovanni SCARABELLI Maria SIRAGO Marco TANGHERONI Ugo TUCCI ‘Alla perdita di competitività nelle costruzioni navali corrispondeva analoga perdita nei traffici e negli scambi; gli olandesi riuscivano a praticare noli inferiori agli italiani, usufruendo tra l’altro di una maggiore efficienza nelle operazioni di carico e scarico, oltre che nei tempi di navigazione. Tutti i porti del Mediterraneo vedevano crescere la presenza di navi inglesi e olandesi, in grado di monopolizzare quelle rotte una volta esclusivo dominio dei veneziani o dei genovesi. La Penisola perdeva terreno, attaccata anche all’interno del proprio mare dai Ragusei (9). Il ribaltamento dello scenario internazionale si compiva inesorabilmente : il cammino dell’Inghilterra verso il primato era scandito dal potenziamento della flotta, dalla nascita delle grandi compagnie di navigazione cui seguiva la fondazione della borsa di Londra, lo svilupparsi di una dinamica finanziaria ed operativa i cui principi teorici e funzionali, magra consolazione, erano stati posti proprio dai mercanti toscani nei secoli precedenti. Ma l’elemento vincente fu il considerare la marina mercantile come parte integrante della forza navale del paese ed il commercio, di cui questa era indiscriminata ed unica protagonista per un’isola, l’elemento più determinante per accrescere la ricchezza, la potenza economica e politica”” (pag 7) [Tommaso Fanfani, Lo scenario generale] [(9) Cfr: A. Di Vittorio, ‘Finanza e moneta a Ragusa nell’età della crisi, Napoli’, 1983]”,”ITAE-415″
“FANFANI Tommaso”,”Alleanza Assicurazioni. Cento anni di storia.”,”Tommaso Fanfani è professore ordinario di Storia Economica. Autore di oltre cento pubblicazioni, attualmente (1998) è Preside della Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Pisa. Presidente della Fondazione Piaggio, è membro di comitati scientifici, di riviste e istituti di ricerca italiani ed esteri”,”ECOG-109″
“FANFANI Tommaso”,”Scelte politiche e fatti economici in Italia nel quarantennio repubblicano (1946-1986).”,”Tommaso Fanfani è nato a Pieve S. Stefano (Arezzo) nel 1943. E’ ordinario di Storia economica presso la Facoltà di Economia e Commercio di Pisa (1987). Nota a matita (probabilmente D.P.) sui limiti di questo volume “”esempio… di come si possa citare una bibliografia senza misurarsi o considerare quello che in essa si afferma”” (in apertura)”,”ITAE-096-FP”
“FANNO Marco”,”La teoria economica della colonizzazione.”,”””Lo stesso evento si verifica adunque nei vari paesi nel corso del secolo XIX. A due riprese successive a cinquant’anni l’una dall’ altra hanno luogo simultaneamente in tutti i paesi nuove copiose importazioni di capitali britannici; e a queste seguono in tutti simultaneamente enormi acquisti di terre e una vigorosa espansione della produzione capitalistica. Per cui la diretta dipendenza di questa dalle importazioni di cotesti capitali resta provata. E sono pertanto i capitali inglesi a creare la prima delle due condizioni necessarie allo sviluppo del capitalismo coloniale”” (pag 369)”,”ECOI-106″
“FANNO Marco D’ALAURO Orlando”,”Elementi di scienza economica.”,”Marco FANNO già professore all’ Università di Padova. Orlando D’ALAURO ordinario di politica economica nell’ Università di Genova. “”Il diritto di proprietà era concepito dai Romani come il diritto di usare e abusare delle cose possedute. Durante l’ evo di mezzo esso subì mutilazioni e deformazioni in conseguenza dei vincoli posti dal regime feudale al trapasso dei beni. Ma fu ripristinato in pieno dalla Rivoluzione francese, grazie soprattutto alla scuola del giusnaturalismo. Considerata come un diritto naturale complemento della personalità umana, la proprietà subì da allora in poi progressive limitazioni, di mano in mano che alla concezione individualistica andò sostituendosi quella concezione nuova della vita collettiva, secondo cui i diritti e gli interessi dei singoli devono subordinarsi a quelli della collettività””. (pag 192)”,”ECOT-073″
“FANNO Marco”,”La teoria delle fluttuazioni economiche.”,”Marco Fanno nacque a Conegliano (Treviso) l’8 agosto 1878, la sua famiglia apparteneva alla comunità ebraica di Conegliano. Compì gli studi alla Scuola Superiore di Commercio di Venezia e conseguì nel 1902 l’abilitazione all’insegnamento delle discipline economiche nelle scuole medie, nel 1904 ottenne la libera docenza in Economia Politica presso l’Università di Padova. Dal 1905 fu professore di Economia Politica presso la Scuola Superiore di Commercio a Genova, poi all’Università di Sassari, Cagliari, Messina, Parma. Morì a Padova il 14/01/1965.”,”ECOT-241-FL”
“FANO-DAMASCELLI Ester”,”La salute mortale. Le contraddizioni del boom americano degli anni ’60.”,”‘Alla memoria di Raniero Panzieri’ Ester Fano-Damascelli laureata all’università di Roma è autrice di una monografia sui movimenti migratori in Sicilia e di articoli sulla politica economica del fascismo italiano.”,”USAS-001-FSD”
“FANON Frantz”,”Sociologia della rivoluzione algerina.”,”‘Come un popolo si trasforma nel corso della sua emancipazione’ Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”FRQM-001-FAP”
“FANON Frantz”,”Il negro e l’altro.”,”Frantz Fanon (Martinica, 1925), dopo la laurea in medicina si dedicò alla psichiatria. Dallo scoppio della guerra d’Algeria (1954), si pose al servizio del FLN. E’ morto di leucemia nel 1961. Si è occupato dell’idea della rinascita africana.”,”AFRx-002-FFS”
“FANTASIA Rick VOSS Kim”,”Des syndicats domestiqués. Repression patronale et resistance syndicale aux Etats-Unis.”,”Il modello americano vede la distruzione programmata di tutte le forme di organizzazione e protezione del lavoro. La cultura politica e il diritto americano hanno a poco a poco smantellato il movimento sindacale di contestazione sociale. Il libro è una sorta di viaggio nell’ America dimenticata dei lavoratori ordinari. Gli AA sono due sociologi americani.”,”MUSx-141″
“FANTI Liano”,”Nilde Iotti, signora del Palazzo.”,”FANTI è nato nel 1925 in provincia di Reggio Emilia. Giornalista e ricercatore storico si è occupato di avvenimenti sindacali e politici. Ha scritto libri e pamphlet.”,”PCIx-073″
“FANTI Giorgio a cura”,”””Tempi nuovi”” periodico del gruppo intellettuali Antonio Labriola, 1944-1946.”,”La teoria congiunturale delle crisi in Marx, A. Ardigò (pag 32) (24) Antonio Labriola, primo marxista italiano, di A. Colombi, (pag) 10 (6. Gen 1946) Giorgio FANTI curatore della riedizione della rivista ‘Tempi nuovi’ è stato segretario di redazione di TN poi segretario del Gruppo A. Labriola. “”Maturava la fine, la conclusione che si riteneva anche allora più prossima di quanto non fosse in realtà. Giunse da Roma, paracadutato, il generale Raffaele Cadorna ad offrire lealmente i suoi servigi in quel qualunque posto al quale volesse destinarlo il CLNAI. Si comprendeva però che il Comando alleato, pur senza dettare ordini che in tale forma non sarebbero stati accolti, desiderava che il generale Cadorna fosse nominato comandante generale del Corpo Volontari della Libertà, ciò che fu fatto qualche settimana più tardi, aggiungendovi Longo e Parri come vice-comandanti ed altri di diversi partiti come membri del Comando. Questo segnò un periodo di più decisa riorganizzazione e delle più grandi battaglie prima dell’ insurrezione.”” (pag 15)”,”EMEx-058″
“FANTI Giorgio a cura; scritti di Concetto MARCHESI E. VALLI Paolo FORTUNATI A. DE-POLZER G. TAVERNARI C. PETRIN A. GATTO A. RATTA A. CUCCHI E. VALLI Annibale ARDIGO’ G. MERLINI A. BANFI A. COLOMBI G. DA-VIA I. BARONTINI G.DOZZA P. CROCIONI R. CENERINI P. FORTUNATI A. BARDI I. CONEGO S. SOZZI A. BETTI G. OZZOLI B. CESARINI R. VIGANO’ A. MELUSCHI L. TARANTINI V. BETTI C. CAMPANINI G. STERNINI”,”””Tempi nuovi”” periodico del gruppo intellettuali Antonio Labriola, 1944-1946.”,”La teoria congiunturale delle crisi in Marx, Annibale Ardigò N: 4 pag 21-31; N: 6 pag 24-33″,”TEOP-009-FGB”
“FANTINI Manlio”,”Due treni di storia. Una fabbrica genovese nella Resistenza.”,”””L’ enorme rilancio dello stabilimento di Campi era ancora poca cosa in rapporto alle esigenze sia degli armamenti che delle necessità manifestate dalla normale domanda interna, quando si pensi che il consumo per abitante di acciaio fu nel biennio 1937-38 di 59 chilogrammi contro i 263 chilogrammi della Gran Bretagna e i 379 degli Stati Uniti.”” (pag 106)”,”ITAR-049″
“FANTINI Bernardino a cura; brani di EMPEDOCLE DEMOCRITO PLATONE ARISTOTELE EPICURO LUCREZIO AGOSTINO TOMMASO D’AQUINO COPERNICO GALILEO GALILEI FONTENELLE RAY HUTTON BUFFON CUVIER ERASMUS DARWIN LAMARCK LYELL DARWIN SPENCER HUXLEY MARX ENGELS JACOB MONOD MEDAWAR PRIGOGINE WEGENER MERLEAU-PONTY BONDI SCIAMA P. ROSSI MONTALENTI LURIA SIMPSON CHEDD DOBZHANSKY DUBININ”,”L’ evoluzionismo.”,”Contiene il capitolo: ‘Il marxismo e la teoria dell’evoluzione’ (pag 144-158)”,”SCIx-441″
“FANTINI Manlio”,”Due treni di storia. Una fabbrica genovese nella Resistenza.”,”Dedicato alla memoria di coloro che, partiti sul treno, non hanno fatto ritorno, perché i figli ed i nipoti non li dimentichino (in apertura) Contiene molte foto sulla città di Genova in tempo di guerra”,”ITAR-013-FER”
“FANTONI Gianluca”,”Storia della Brigata ebraica. Gli ebrei della Palestina che combatterono in Italia nella Seconda guerra mondiale.”,”Gianluca Fantoni insegna Storia contemporanea presso la Nottingham Trent University in Gran Bretagna: “”La Brigata ebraica fu una brigata inquadrata nell’esercito britannico, nata nel 1944 per operare in Itlia, composta soprattutto (ma non solo) da ebrei, molti dei quali provenienti dalla Palestina. Questo libro è importante per almeno due ragioni. In primo luogo non vi è sostanzialmente nessun lavoro storiografico su questa vicenda straordinaria: gli ebrei d’Europa, durante la Shoah, trovano un’occasione di riscatto a guerra ancora in corso, combattendo contro i nazifascisti nel teatro bellico italiano. In secondo luogo, in Italia, negli ultimi anni, la presenza della Britgata ebraica nelle manifestazioni del 25 aprile è stata occasione di forte conflitto., tra comunità ebraiche e simpatizzanti di sinistra filopalestinesi.Spesso, nell’ambito di questa diatriba, si sostengono tesi storiograficamente errate sia sulla Brigata ebraica sia sul legame negli anni Quaranta tra palestinesi e nazismo. È il momento di riformulare questo dibattito – in modo pacato – partendo da fatti concreti e non da leggende militanti”” (quarta di copertina) Il Gran Mufti di Gerusalemme e il nazismo “”[Il] Gran Mufti di Gerusalemme, era un antisionista giurato, e probabilmente anche un antisemita. Coinvoto in attività antibritanniche e braccato dalla polizia coloniale, si rifugiò a Berlino nel novembre 1941. Sperava di diventare il referente di Hitler per il Medio Oriente; si immaginava a capo di una nazione palestinese, che il Führer gli avrebbe concesso di guidare una volta vinta la guerra e scacciati gi inglesi. Si dette perciò da fare per entrare nelle grazie dei nazisti: lanciò appelli al mondo arabo perché si sollevasse contro gli inglesi (ma non ci fu nessuna rivolta); e diede una mano nella creazione di una divisione SS formata per circa due terzi da musulmani dei Paesi balcanici, che ebbe un ruolo del teutto secondario nelle operazioni belliche (107). In alcune foto lo si vede passare in rassegna dei soldati in uniforme nazista, che però al posto dell’elmetto indossano il fez, un caratteristico copricapo nordafricano e balcanico. Nelle stesse foto il Mufti appare incapace di fare un saluto fascista come si deve, a braccia ben teso: lo tiene invariabilmente a novanta gradi, tanto che parrebbe aggrapparsi alla maniglia di un invisibile autobus. Sembra che al-Husseini non godesso di troppo credito presso le autorità naziste, che giustifcavano il suo mantenimento oneroso e il suo contributo allo sforze bellico di scarso rilievo. I rapporti tra Hitler e al-Husseini erano del tutto asimmetrici. Mentre quest’ultimo aveva disperatamente bisogno del dittatore nazista per realizzare i suoi piani, Hitler non fu mai veramente convinto della opportunità di garantire l’indipendenza degli arabi in Palestina”” (pag 182-183)”,”QMIS-344″
“FAPPANI Antonio”,”Guido Miglioli e il movimento contadino.”,”””Fu così che Miglioli mantenne la sua “”neutralità più rigorosa”” fino all’ ultimo, senza un momento di debolezza. E naturalmente al momento cruciale votò contro. Poi continuò la battaglia, specie su ‘L’Azione’. Numerose volte la censura intervenne tagliando lunghi pezzi degli articoli de ‘L’Azione’, mentre una serie senza fine di polemiche dovette sostenere Miglioli con P. Gemelli, Ernesto Vercesi e con diversi giornali come l’ ‘Unità cattolica’, il ‘Cittadino di Brescia’ per il suo neutralismo ad oltranza, ed il richiamo continuamente ripetuto ai cattolici a dire di no alla guerra e di mettersi all’ opposizione in Parlamento… Commentando la conferenza socialista di Kienthal del settembre 1915, l’ Azione auspicava la nascita di un’ Internazionale bianca che fosse appunto portatrice della pace e dell’ unione fra i popoli.”” (pag 218)”,”ITAA-123″
“FARABONE Roberto VIANO Rosalba”,”Logica e diagrammi a blocchi. Tecniche di programmazione.”,”Roberto Farabone si è laureato in Fisica all’Università degli Studi di Milano. É entrato alla Sperry UNIVAC, dove ha lavorato qualche anno come sistemista in seguito è entrato al Servizio Addestramento UNIVAC come istruttore ed ivi svolge la sua attività sulla linea dei sistemi medio-piccoli. Rosalba Viano, si è laureata in Fisica all’Università degli Studi di Milano. Ha svolto la sua attività di insegnante principalmente presso gli Istituti Tecnici, dove attualmente opera ed ha affrontato i temi dell’elaborazione dei dati partecipando ad una serie di corsi presso il Servizio Addestramento UNIVAC.”,”SCIx-072-FL”
“FARAGO Ladislas”,”Il sigillo spezzato. La vera storia di Pearl Harbor.”,”ANTE1-51 Ladislas FARAGO ha fatto parte durante la seconda guerra mondiale dell’Ufficio Informazioni Navali, il servizio di spionaggio della marina americana e nel periodo della crisi nippo-americana e dell’attacco a Pearl Harbor lavorava al dipartimento della marina di Washington in qualità di consulente dell’allora segretario alla marina Knox. In precedenza era stato direttore di ‘Corps Diplomatic’ e ‘United Nations World’. Ha scritto diversi libri tra cui ‘Patton: Ordeal and Triumph’. (Patton il generale d’acciaio).”,”QMIS-115″
“FARAGO Ladislas”,”The broken seal. The dramatic story of Operation Magic and the Pearl Harbour disaster.”,”Ci fu una cospirazione alla Casa Bianca per trascinare il Giappone nella Seconda guerra mondiale? I comandanti delle Hawaii furono lasciati soli ai loro doveri militari dopo che non erano riusciti a prevedere il raid a Pearl Harbor? Esattamente quanto sapevano gli Stati Uniti sulle intenzioni giapponesi alla vigilia di Pearl Harbor? La marina degli Stati Uniti riuscì a trovare le chiavi dei codici di alta sicurezza della marina giapponese già prima del 1926 ma li perse alla vigilia di Pearl Harbor Perché la US Navy rifiutò di condividere il segreto della propria attività di decodificazione dei codici con US Army?”,”QMIS-204″
“FARBER Samuel”,”Before Stalinism. The Rise and Fall of Soviet Democracy.”,”FARBER Samuel è Associate Professor of Politica Science alla Brooklyn College di New York. “”On 4 November of 1917, V.I. Lenin declared that ‘we have not resorted, and I hope will not resort, to the terrorism of the French revolutionaries who guillotined unarmed men. I hope we shall not resort to it, because we have strength on our side””. (V.I. Lenin, ‘Speech at a Joint Meeting of the Petrograd Soviet of Workers’ and Soldiers’ Deputies and Delegates from the Fronts’, 4 (17) November 1917; in Collected Works N° 26, pag 294)”,”RIRO-376″
“FARESE Giuseppe”,”Poesia e rivoluzione in Germania 1830 – 1850.”,”Giuseppe FARESE, nato nel 1933, insegna Lingua e letteratura tedesca all’Univ di Bari. Tra i suoi lavori: -Individuo e società nel romanzo ‘Der Weg ins Freie’ di Arthur SCHNITZLER (Roma, 1969) -A. Schnitzler alla luce della critica recente, 1966-1970 (in Studi Germanici, 1971) “”A seguito delle vittoriose affermazioni rivoluzionarie e popolari di Vienna e Berlino Marx ed Engels erano rientrati da Parigi a Colonia l’11 aprile 1848 per organizzare e proseguire la lotta. L’attività della Lega dei comunisti mirava “”1) alla diffusione delle “”Rivendicazioni del partito comunista in Germania””, 2) alla fondazione di “”Arbeitervereine”” e 3) alla creazione di un grande organo della democrazia, la “”Neue Rheinische Zeitung””””. Mentre il numero degli “”Arbeitervereine”” crebbe immediatamente, sicché esso era già assai elevato nell’aprile-maggio 1848, carente era invece il livello di preparazione politica degli aderenti poiché la maggior parte dei lavoratori continuava a restare ancorata a interessi e concezioni piccolo-borghesi. Le maggiori difficoltà incontrate da Marx e Engels nella organizzazione e politicizzazione degli “”Arbeitervereine”” si focalizzavano nella lotta al settarismo di Andreas Gottschalk, presidente dello “”Arbeiterverein”” di Colonia, che sosteneva che il proletariato non aveva bisogno di alleati ed era in grado di istituire subito una repubblica dei lavoratori, e nella opposizione alle spontanee e forti tendenze tradeunionistiche che inducevano molti lavoratori a vedere il più importante compito della rivoluzione nell’immediato miglioramento delle loro condizioni economiche. Queste tendenze si riassumevano nella teoria di Stephan Born che aveva fondato il 19 aprile 1848 a Berlino un “”Comitato centrale per i lavoratori”” a carattere sindacale e sosteneva che, a differenza che in Inghilterra e in Francia, la mancanza di una grande industria non aveva portato in Germania ad una acutizzazione dei conflitti di classe e che quindi si trattava allora solo di arrivare ad un equilibrio fra capitale e lavoro attraverso riforme sociali. Da che si arguisce che la voluta accentuazione del ‘sociale’ di Born era altrettanto dannosa quanto il radicalismo e l’oltranzismo di Gottschalk, perché induceva i lavoratori a credere che fosse possibile piegare il potere del capitale attraverso le riforme, dimenticando che solo precise ed immediate conquiste politiche potevano creare la base per la soluzione di tutti i problemi immediati e futuri del proletariato (Cfr. K. Obermann, ‘Deutschland von 1815 bis 1849’, Berlin, 1967, pp. 306-12 e passim). Le “”Rivendicazioni del partito comunista in Germania”” redatte in diciassette punti il 1° aprile 1848 da K. Marx, K. Schapper, H. Bauer, F. Engels, J. Moll, W. Wolff e aperte da motto “”Proletari di tutti i paesi, unitevi!””, così come le vicende che portarono alla fondazione della “”Neue Rheinische Zeitung”” sono registrate in ‘Rhenische Briefe und Akten zur Geschichte der politischen Bewegung, 1830-1850’, a cura di J. Hansen, vol. II. 1846-1850, prima metà (gennaio 1846-aprile 1848), Bonn 1942, pp. 702-10)”” [Giuseppe Farese, Poesia e rivoluzione in Germania 1830 – 1850, 1974, nota 8 p. 196-97]”,”QUAR-041″
“FARESE Giovanni”,”Luigi Einaudi.”,”Luigi Einaudi (1874-1961) esponente del pensiero liberale e federalista europeo. Economista, professore e giornalista fino all’impegno politico che lo porta alla Presidenza della Repubblica nel maggio 1948. “”””Il fascismo, sotto un certo rispetto, è il risultato della stanchezza che nell’animo degli italiani era cresciuta dopo le lunghe e rabbiose lotte intestine del dopo guerra ed è un tentativo di irreggimentazione della nazione sotto a una sola bandiera. Gli animi anelavano alla pace, alla tranquillità, al riposo e si acquietarono alla parole di chi prometteva questi beni””. Così scrive Einaudi nel 1925, dopo una prima, non breve fase in cui lui, come altri intellettuali liberali italiani, ha sottovalutato la natura rivoluzionaria e violenta del regime. Non pochi tra gli economisti hanno visto di buon occhio l’ascesa di Mussolini, rassicurati, tra l’altro, dalla politica economica di Alberto De’ Stefani (1879-1969), economista e ministro delle Finanze del primo governo fascista. Ridurre il disavanzo pubblico anche attraverso le privatizzazioni e lo snellimento della pubblica amministrazione; perseguire un indirizzo economico produttivista, anche attraverso la riduzione della pressione tributaria, e il sostegno alle esportazioni; liberare quote del risparmio nazionale verso gli investimenti produttivi a medio e lungo termine in grado di liberare il peso dalle tare che gravano sulla bilancia commerciale. Sono questi, in sintesi, gli obiettivi di De’ Stefani, che trovano favore presso i ceti produttivi e gli economisti liberali. Esiste una larga convergenza su questi punti. In più, il fascismo è visto come un fattore di stabilizzazione interno e internazionale, che dichiara almeno inizialmente di voler rispettare i trattati e gli impegni presi dall’Italia liberale”” (pag 82)”,”BIOx-278″
“FARIAS Victor”,”Heidegger e il nazismo.”,”Victor Farias, nato nel 1940 a Santiago del Cile, è docente di filosofia alla Libera Università di Berlino. E’ stato allievo di Heidegger e ha partecipato tra l’altro al seminario privato su Eraclito tenuto da Heidegger nel 1967. Heidegger alla manifestazione della scienza tedesca in appoggio a Hitler. “”Tra gli impegni politici di politici di Martin Heidegger per «rivoluzionare» l’università occorre anche ricordare la sua partecipazione a quella che è stata chiamata Manifestazione della scienza tedesca, svoltasi a Lipsia nel novembre del 1933 per iniziativa del Führer dell’Associazione dei professori nazionalsocialisti (NSLB) della Sassonia, il ‘Gauobmann’ (capo distrettuale) Arthur Göpfert. Il simposio era stato pensato come un omaggio della scienza – ossia dei più prestigiosi uomini di scienza tedeschi – al governo hitleriano. L’incendio del Reichstag del 27 febbraio 1933 aveva fornito a Hitler il destro per promulgare il decreto di sospensione di tutti diritti costituzionali, decreto che gli dava anche facoltà di controllo diretto su tutte le province del Reich. Le elezioni del marzo, malgrado il totale spiegamento di forze nazista, diedero a Hitler soltanto il 44 per cento dei suffragi. Egli aveva ancora evidentemente bisogno di rafforzare il proprio potere. A tal fine, dopo aver proceduto alla nomina – in aprile – dei ‘Reichsstatthalter’ con la funzione di assicurare la disciplina nelle province del Reich, indisse un plebiscito per il 12 novembre 1933, in vista del quale il Partito nazista mobilitò tutte le sue forze e tra queste, naturalmente, l’università. Alla solenne manifestazione organizzata da Göpfert parteciparono il professor Eugen Fischer, rettore dell’Università di Berlino, il professor Arthur Golf, rettore dell’Università di Lipsia, il rettore dell’Università di Friburgo, Martin Heidegger, il rettore dell’Università di Gottinga, Friedrich Neumann, il rettore dell’Università di Amburgo, Eberhardt Schmidt, i professori Hirsch, Pinder (Monaco) e Sauerbruch (Berlino). Alle ricerche di Schneeberger si devono le prime utili informazioni sulla cerimonia e sulla partecipazione ad essa di Heidegger (223). Ecco come inizia il discorso di Heidegger: «Insegnanti e camerati tedeschi! Uomini e donne tedeschi! Il popolo tedesco è chiamato dal Führer a votare; ma il Führer non implora nulla dal popolo, egli dà piuttosto al popolo la più diretta possibilità della libera e suprema decisione: di volere, come popolo intero, la sua propria esistenza, ovvero di ‘non’ volerla. Domani il popolo non sceglie nulla di meno che il suo futuro. Questa elezione non si può affatto confrontare con le elezioni che si sono avute sino ad ora. La sua unicità sta nella semplice grandezza della decisione che in essa si deve prendere. L’inesorabilità di ciò che è semplice e ultimo non tollera tentennamenti ed esitazione. Questa decisione radicale si spinge sino al confine estremo dell’esserci del nostro popolo. E che cos’è questo confine? Esso consiste in quella rivendicazione primordiale di ogni essere di conservare e salvare la propria essenza. In tal modo viene posta una barriera fra ciò che si può chiedere e ciò che non si può chiedere a un popolo. In forza di questa legge fondamentale dell’onore, il popolo tedesco custodisce la dignità e il carattere risoluto della sua vita. Tuttavia, la volontà di farsi carico della responsabilità di sé non è solo la legge fondamentale dell’esistenza del nostro popolo, ma è, a un tempo, l’evento fondamentale del conseguimento del suo Stato nazionalsocialista. (…)». Nell’analisi della relazione popolo-Führer, Heidegger si avvale delle categorie fondamentali di ‘Essere e tempo’. Ma qui la possibilità della «decisione-risoluta» non viene più tematizzata a partire dall’esistenza individuale; è il popolo che viene messo di fronte a sé stesso e che deve prendere partito: scegliersi o negarsi. Ma per Heidegger, come sempre in tutte le forme filosofiche e politiche assunte dal fascismo, tale possibilità di scelta non si radica nel popolo stesso, ma in quella mediazione trascendentale e costitutiva che è qui rappresentata dal Führer”” (pag 166-168) [(223) Klassiker in finsteren Zeiten, cit., vol 2, pp. 95 sg]”,”GERN-001-FP”
“FARINA Patrizia”,”La rivoluzione silenziosa. Evoluzione demografica e tendenze future del continente asiatico.”,”FARINA Patrizia ricercatrice in demografia presso la facoltà di scienze statistiche dell’ Università degli studi Milano Bicocca, si occupa principalmente delle condizioni demografiche dei paesi poveri e di migrazioni internazionali. Ha scritto ‘Cina e altri paesi asiatici’ in G. DALLA ZANNA (a cura) ‘Contraccezione e aborto alle soglie del 2000’ (Roma, 1995) e ‘Crescita demografica nei paesi poveri’ in E. COLLOTTI PISCHEL (a cura), ‘La democrazia degli altri’ (Milano, 1996). “”Nel continente asiatico le condizioni sono veramente molto eterogenee: il profilo epidemiologico della Cina è più simile a quello europeo. La proporzione di morti causate da malattie infettive è relativamente bassa grazie alle intense campagne di immunizzazione e vaccinazione già attive all’ inizio degli anni ’50. Benché sia ancora difficile vincere la tubercolosi, anche per l’ aggravarsi dell’ inquinamento. Diversamente, le morti provocate da malattie infettive sono responsabili più o meno di una morte ogni 5 in tutte le altre aree asiatiche.”” (pag 30)”,”DEMx-038″
“FARINA Francesco”,”L’ accumulazione in Italia, 1959-1972. Un’ interpretazione della crisi e della ristrutturazione capitalistica.”,”””Ogni scienza sarebbe superflua se l’ essenza delle cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero”” K. Marx, Il capitale. Francesco FARINA (Napoli 1947) ha studiato economia presso il Centro di specializzazione di Portici, la Fondazione Einaudi di Torino e la LSE di Londra. Insegna presso la facoltà di Economia e commercio di Napoli. “”A proposito degli effetti delle fasi di concentrazione industriale, Marx osservava come “”la centralizzazione (…) allarga e accelera (…) i rivolgimenti nella composizione tecnica del capitale, che ne aumentano la parte costante a spese di quella variabile, e con ciò diminuiscono la domanda relativa di lavoro””; cosicché, “”gli intervalli in cui la accumulazione opera come semplice ‘allargamento’ della produzione sulla base tecnica data, si accorciano””. (pag 80, Il Capitale, pag 688-689) “”Inoltre, secondo Carli, l’ obbligo della Banca d’ Italia di acquistare ai tassi prefissati qualsiasi quantitativo di titoli le venisse presentato dalle banche, lasciava libere le aziende di credito di espandere in qualsiasi momento la loro liquidità, attraverso la vendita di titoli pubblici tenuti in portafoglio. Questa posizione del Governatore si inquadra nella tesi più volte sostenuta dalla Banca d’ Italia che l’ autonomia delle aziende di credito è andata progressivamente crescendo nel corso degli anni ’60″”. (pag 151-152)”,”ITAE-144″
“FARINA Francesco TAMBORINI Roberto a cura, saggi di Giovanni FACCHINI Maria Luigia SEGNANA Raffaele PACI Francesco PIGLIARU Maurizio PUGNO Elisabetta CROCI ANGELINI Giuseppe DE-ARCANGELIS Giorgia GIOVANNETTI Marco CATENARO Patrizio TIRELLI”,”Da Nazioni a Regioni. Mutamenti Istituzionali e strutturali dopo l’Unione Monetaria Europea.”,”Francesco Farina è professore di Economia politica nella Facoltà di Economia R. Goodwin dell’Università di Pisa. Roberto Tamborini è professore di Economia politica nella Facoltà di Economia dell’Università di Trento. Marco Catenaro, Economist, Fiscal Policies, European Central Bank. Elisabetta Croci Angelini, professore associato di Politica economica, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Macerata. Giuseppe De Arcangelis, professore fi Economia internazionale, Facoltà di Economia, Università di Bari. Giovanni Facchini, Assistant professor of Economics, Università dell’Illinois, Urbana (USA). Giorgia Giovannetti, professore di Economia politica, Facoltà di Ingegneria Università di Firenze. Raffaele Paci, professore di Economia applicata, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Cagliari and CRENoS. Francesco Pigliaru, professore di Economia politica, Facoltà di Giurisprudenza, Università di Cagliari. Maurizio Pugno, professore di Economia politica, Facoltà di Economia, Università di Trento. Maria Luigia Segnana, professore di Economia internazionale, Facoltà di Economia, Università di Trento. Patrizio Tirelli, professore di Economia politica, Facoltà di Economia, Università di Milano Bicocca.”,”EURE-048-FL”
“FARINA Francesco”,”L’ accumulazione in Italia, 1959-1972. Un’interpretazione della crisi e della ristrutturazione capitalistica.”,”””Ogni scienza sarebbe superflua se l’ essenza delle cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero”” K. Marx, Il capitale. Francesco FARINA (Napoli 1947) ha studiato economia presso il Centro di specializzazione di Portici, la Fondazione Einaudi di Torino e la LSE di Londra. Insegna presso la facoltà di Economia e commercio di Napoli. “”A proposito degli effetti delle fasi di concentrazione industriale, Marx osservava come “”la centralizzazione (…) allarga e accelera (…) i rivolgimenti nella composizione tecnica del capitale, che ne aumentano la parte costante a spese di quella variabile, e con ciò diminuiscono la domanda relativa di lavoro””; cosicché, “”gli intervalli in cui la accumulazione opera come semplice ‘allargamento’ della produzione sulla base tecnica data, si accorciano””. (pag 80, Il Capitale, pag 688-689) “”Inoltre, secondo Carli, l’ obbligo della Banca d’ Italia di acquistare ai tassi prefissati qualsiasi quantitativo di titoli le venisse presentato dalle banche, lasciava libere le aziende di credito di espandere in qualsiasi momento la loro liquidità, attraverso la vendita di titoli pubblici tenuti in portafoglio. Questa posizione del Governatore si inquadra nella tesi più volte sostenuta dalla Banca d’ Italia che l’ autonomia delle aziende di credito è andata progressivamente crescendo nel corso degli anni ’60″”. (pag 151-152)”,”ITAE-014-FSD”
“FARINELLI Fiorella”,”Formare la Parità. Formazione e orientamento per le pari opportunità.”,”Fiorella Farinelli, esperta di formazione. Segretaria confederale nazionale Cgil, responsabile delle politiche formative.”,”DONx-080″
“FARINI Pellegrino”,”La storia romana. Compendiata ed accresciuta delle nozioni di geografia antica e di antichità romane conforme ai recenti programmi legislativi per le scuole secondarie classiche del 29 ottobre 1863 per il professore G. Parato.”,”E’ stato Scipione ad introdurre l’uso dei letticiuoli per il pranzo. Prima i romani mangiavano su semplici panche. Sciopione portò da Cartagine questa sorta di letti soffici e l’usanza si diffuse subito in tutta Roma. Il cenacolo prese dunque il nome di triclinio. (pag 17)”,”STAx-232″
“FARIO Emilio, GHISALBERTI Alberto M. a cura. Relazioni di MONDINI Luigi, CESSI Roberto, PIERI Piero, DE RUFFRAY Patrick, DI LAURO Ferdinando, GUICHONNET Paul, SUSANI Luigi, BALZANELLI Mario, MATIOTTI Lorenzo.”,”Celebrazioni Centenarie del 1859. Atti del 1° Convegno di Storia Militare tenuto a Mantova il 22/23/24 giugno 1959.”,”<<“”Le cose che si vedono dipendono dalle cose che non si vedono””: lo ha detto San Paolo e a me pare che sia una massima che si attagli perfettamente a quel fenomeno di fermentazione dell’umanità, a quel tremendo fenomeno che si chiama guerra, nel quale le cose che si vedono sono le operazioni belliche, sono le avanzate e le ritirate, sono le battaglie, sono le manovre; le cose che non si vedono sono di solito quelle che precedono gli avvenimenti guerreschi e fra esse sono da ricordare quei provvedimenti che vanno sotto il nome di preparazione. Della campagna del 1859 tutti ricordano Magenta, Solferino e S. Martino, pochi ricordano la preparazione. Con un facile umorismo si potrebbe dire che la preparazione è una cosa che non si è vista, perchè nel 1859 non ve ne fu. Ma non è del tutto esatto. Anzitutto, nella preparazione di una guerra vi è una parte politico-diplomatica e una parte strettamente militare; la prima non mancò e fu accortissima; è della seconda che noi, in questo Convegno, particolarmente ci occupiamo.>> (pag 31-32).”,”QMIx-206-FSL”
“FARKAS André”,”Budapest 1956. La tragédie telle que je l’ai vue et vécue.”,”FARKAS André testimone e protagonista di queste giornate di mezzo secolo fa, fuggito dall’Ungheria all’inizio del 1957 per andare a vivere in Francia. I materiali fotografici di questo libro provengono dagli archivi inediti dell’ Institut ’56 di Budapest. Contiene un capitolo sulla classe operaia ungherese ed un altro sui consigli operai: ‘Des conseils ouvriers comme les Russes n’en ont jamais vu’ (pag 95-107) Distruzione della città di Budapest paragonabile a quella di Stalingrado o di Berlino (pag 106) “”Les conseil ouvriers étaient apparus dès le 24 octobre, mais leur véritable essor date du 26, lorsque le Comité central du parti a finalement admis leur existence. Les syndicats, créatures artificielles du régime, touchés par le vent nouveau, n’ont pas tardé à donner leur bénédiction. Les conseils ouvriers ont pris en main la gestion pratique de leurs entreprises, éliminant le patron s’il le fallait, nommant quelqu’un de plus compétent à sa place, s’occupant des problèmes sociaux des employés, représentant l’enterprise dans les instances administratives locales. Ils constituaient aussi des milices ouvrières armée, assurant ainsi le gardiennage des locaux industriels, la surveillance des biens”” (pag 95)”,”MUNx-061″
“FARNETI Gianni”,”Gli ultimi avventurieri. Storie vere di mercenari bianchi in Africa.”,”Gianni Farneti è nato a Roma nel 1944. Si è occupato di pubblicità, poi è passato al Corriere della Sera e a ‘Panorama’. Cultore di ecologia, ha scritto delle ‘guide alla natura’. Al momento della pubblicazione di questo libro è caporedattore centrale di ‘Panorama’.”,”AFRx-003-FGB”
“FARNETI Paolo, edizione italiana a cura di Alfio MASTROPAOLO”,”Il sistema dei partiti in Italia, 1946-1979.”,”Paolo Farneti (1936-1980) è stato professore di scienza politica nell’Università di Torino. Autore tra l’altro di ‘Sistema politico e società civile’ (1971) e ‘La crisi della democrazia italiana e l’avvento del fascismo’, nel volume ‘La caduta dei regimi democratici’ curato da J. Linz (1981).”,”ITAP-003-FMB”
“FARNETI Paolo”,”Diario italiano.”,”Paolo Farneti (Ferrara 1936 – Torino 1980) giornalista e universitario si era formato sui classici (Tocqueville, Marx, Durkheim, Weber). Fra i suoi scritti: ‘Theodor Geiger e la coscienza della società industriale’ (1967) e ‘Sistema politico e società civile’ (1971)”,”ITAP-004-FMB”
“FARNETI Paolo BOBBIO Norberto REVELLI Marco GIANNONE Angelo BONANATE Luigi”,”Fiducia nella ragione. La formazione intellettuale di Paolo Farneti nel suo carteggio con Norberto Bobbio.”,”Si tratta del ricordo del trentennale della costituzione del Centro Studi di Scienza Politica voluto da Farneti. Attualmente (2000) il centro è diretto da Luigi BONANATE”,”BIOx-007-FMB”
“FARNETTI Richard”,”Le royaume désuni. L’économie britannique et les multinationales.”,”FARNETTI Richard è chargé de recherches au CNRS e lavora al CEREM (Centro di studi e ricerche sulle impres multinazionali) dell’Università di Paris X Nanterre. Ha pubblicato pure ‘L’Economie britannique de 1873 à nos jours’ (A. Colin, 1994). Libro dedicato alla causa di Tom Kemp (1921-1993) List des tableaux et graphiques, introduction, conclusion, bibliographie, Collection Alternatives économiques,”,”UKIE-056″
“FAROLDI Mauro”,”Breve storia della Grecia moderna.”,”Mauro Faroldi è giornalista pubblicista responsabile del periodico livornese ‘L’internazionale’. Dopo un’esperienza giovanile nella sinistra extra-parlamentare dall”inizio degli anni 1980 milita nelle fila del comunismo antistalinista e internazionalista. Si occupa di storia contemporanea, storia del movimento operaio. Citato Vafiadis Markos, presidente del Governo democratico provvisorio della Grecia Libera (pag 103-107, 133)”,”GREx-033″
“FAROLFI Bernardino a cura; scritti di Jean-Baptiste SAY J.C.L. SISMONDI DE SISMONDI William SPENCE James MILL Thomas Robert MALTHUS David RICARDO Charles FOURIER Claude Henri de SAINT-SIMON Johann Gottlieb FICHTE George W. F. HEGEL E.V. TARLE E. LABROUSSE F. CROUZET J. MARCZEWSKI G. LEFEBVRE J. GODECHOT R.R. PALMER E.J. HOBSBAWM R. BENDIX”,”Capitalismo europeo e rivoluzione borghese 1789-1815.”,”FAROLFI (Bologna, 1940) insegna storia economica all’ Università di Bologna. Ha compiuto ricerche di storia agraria tra Sette e Ottocento (‘Strumenti e pratiche agrarie in Toscana dall’ età napoleonica all’ Unità’, MILANO, 1969) e si è occupato a lungo di storiografia dell’ età dell’ assolutismo illuminato, della rivoluzione francese e dell’ impero napoleonico. Scritti di Jean-Baptiste SAY J.C.L. SISMONDI DE SISMONDI William SPENCE James MILL Thomas Robert MALTHUS David RICARDO Charles FOURIER Claude Henri de SAINT-SIMON Johann Gottlieb FICHTE George W. F. HEGEL E.V. TARLE E. LABROUSSE F. CROUZET J. MARCZEWSKI G. LEFEBVRE J. GODECHOT R.R. PALMER E.J. HOBSBAWM R. BENDIX.”,”EURx-092″
“FAROLFI Bernardino a cura; scritti di Jean-Baptiste SAY J.C.L. SISMONDI DE SISMONDI William SPENCE James MILL Thomas Robert MALTHUS David RICARDO Charles FOURIER Claude Henri de SAINT-SIMON Johann Gottlieb FICHTE George W. F. HEGEL E.V. TARLE E. LABROUSSE F. CROUZET J. MARCZEWSKI G. LEFEBVRE J. GODECHOT R.R. PALMER E.J. HOBSBAWM R. BENDIX”,”Capitalismo europeo e rivoluzione borghese, 1789-1815.”,”B. Farolfi (Bologna,1940) insegna storia economica all’ Università di Bologna. Ha compiuto ricerche di storia agraria tra Sette e Ottocento (‘Strumenti e pratiche agrarie in Toscana dall’ età napoleonica all’ Unità’, Milano, 1969) e si è occupato a lungo di storiografia dell’ età dell’ assolutismo illuminato, della rivoluzione francese e dell’ impero napoleonico. Scritti di Jean-Baptiste SAY J.C.L. SISMONDI DE SISMONDI William SPENCE James MILL Thomas Robert MALTHUS David RICARDO Charles FOURIER Claude Henri de SAINT-SIMON Johann Gottlieb FICHTE George W. F. HEGEL E.V. TARLE E. LABROUSSE F. CROUZET J. MARCZEWSKI G. LEFEBVRE J. GODECHOT R.R. PALMER E.J. HOBSBAWM R. BENDIX.”,”EURE-001-FRR”
“FAROUK-SLUGLETT Marion SLUGLETT Peter”,”Iraq Since 1958. From Revolution to Dictatorship.”,”FAROUK-SLUGLETT Marion (University College of Wales, Swansea), SLUGLETT Peter (Durham University). Riporta una tabella sulla produzione di petrolio ed i profitti petroliferi dal 1946 al 1958 attinta dal libro di Y. Sayigh, ‘The Economies of the Arab World: Development since 1945’, p. 37. (pag 42)”,”GOPx-017″
“FARRERE Claude”,”Je suis marin.”,”Claude FARRERE dell’ Academie Francaise.”,”VARx-082″
“FARRINGTON Benjamin”,”Francesco Bacone filosofo dell’età industriale.”,”Marx su Bacone. “”Abbiamo mostrato, attraverso l’esame dei suoi scritti, come il tentativo di Bacone andasse oltre una riforma della filosofia e mirasse alla trasformazione radicale delle condizioni materiali della vita umana. Questo sforzo non sempre è stato riconosciuto o almeno non sempre gli è stato attribuito il posto che gli spetta nella storia della vita di Bacone. Fu Macaulay a porlo acutamente in luce nel suo ‘Lord Bacon’ (1837), saggio sovente eccessivo ed errato nelle sue conclusioni; e più precisa definizione diede il Marx in una nota del ‘Capitale’ (1867), in cui, parlando di Bacone e di Descartes, afferma che “”essi anticiparono una trasformazione nella forma della produzione, e l’assoggettamento pratico della natura all’uomo, come risultato del mutato modo di pensare””. Recenti indagini sulla vita dell’epoca tanto ad opera di cultori di storia economica come il Nef (‘Industry and Government in France and England, 1540-1640’) o di storia delle idee come R.K. Merton (‘Science in Seventeenth Century England’, in ‘Osiris’, vol. IV, 1938) aiutano a comprendere quali fossero i legami tra il pensiero di Bacone e la vita dei suoi tempi. Quando Harvey affermava ironicamente che Bacone scriveva di filosofia come un Lord cancelliere, c’era nelle sue parole una verità più profonda di quanto egli non credesse. Tutto il pensiero di Bacone ha il sapore poco libresco dell’opera di un uomo che traccia progetti per l’esecuzione più che per farne oggetto di lettura”” (pag 165) “”Non mi interessa scrivere per diletto ciò che altri per diletto leggerà. Mio obiettivo sono la vita e i problemi umani con tutti i loro inconvenienti e le loro difficoltà. In questo campo io voglio portare un progresso mediante veraci e rette riflessioni”” (F. Bacone, Lettera al Casaubon, c. 1609)”,”SCIx-417″
“FARRINGTON Benjamin”,”Che cosa ha ‘veramente’ detto Epicuro.”,”I due sistemi a confronto: Democrito ed Epicuro. Democrito era considerato un filosofo più profondo ed Epicuro più superficiale. Marx invertì i loro ruoli facendo apparire Epicuro come il più profondo dei due dal momento che aveva lavorato per far posto nel suo sistema sia all’essere animato che a quello inanimato, sia alla natura che alla società, sia ai fenomeni del mondo esterno che alle esigenze della coscienza morale (pag 17)”,”FILx-574″
“FARRINGTON Karen”,”La seconda guerra mondiale. Una cronaca illustrata della lotta per la vittoria.”,”I convogli artici (pag 137-139) “”una burrascosa battaglia poco conclusiva che era in pratica un’umiliante sconfitta della marina tedesca. Una delle sue prestigiose navi era stata costretta ad allontanarsi con danni rilevanti mentre l’obiettivo dell’attacco, l’affondamento del convoglio non era stato conseguito. Hitler era furioso per la disfatta. Il primo dell’anno 1943 minacciò di ritirare dal servizio attivo tutta la flotta tedesca e di mandare tutte le grandi navi in demolizione. Il grandammiraglio Raeder, gridava, mancava di quello spirito avventuroso che fa vincere le guerre. Raeder rispose immediatamente, chiedendo di essere sollevato dall’incarico. Venne al suo posto l’ammiraglio Karl Dönitz, comandante del servizio U-Boat. Hitler preferiva di molto Dönitz al suo predecessore e, in cambio, Dönitz seppe convincere il Führer della necessità di mantenere la flotta di superificie. Ma anche lui, malgrado i suoi tentativi, non poté riportare ulteriori successi. Sembrava proprio che i capi dell’Ammiragliato inglese avessero più fiducia di Htler nella potenza distruttiva della flotta tedesca. Nelle acque nordiche restavano cauti davanit alla minaccia delle ‘Tirpitz’, ‘Lützow’ e ‘Scharnhorst’. E in effetti i convogli artici avrebbero potuto essere cancellati, a patto che le tre grosse navi potessero salpare. Nel settembre 1943 fu formulato un audace piano per sbarazzare una volta per tutte i convogli da quella minaccia. Consisteva in sottomarini tascabili, con equipaggi di quattro uomini, ciascuno armato con due cariche da una tonnellata, per insinuarsi nell’ancoraggio norvegese dell’Altenfjord e piazzare le gigantesche cariche esplosive ai fianchi delle navi Scharnhorst, Lützow e Tirpitz. In totale segretezza, la missione cominciò con sottomarini di normali dimensioni che rimorchiarono i tascabili fino alla bocca del fiordo. Sfortunatamente, quando i sei sottomarini tascabili entrarono in azione, il Scharnhorst era in mare aperto per dei collaudi. Il piccolo sommergibile destinato a fare saltare la Lützow fu perso mentre si dirigeva là. Un altro perse il rimorchio e fu costretto a sbarazzarsi delle cariche. Un terzo prese fuoco e dovette tornare indietro. Il successo dei sommergibili X5, X6 e X7 compensò al massimo le prestazioni deludenti degli altri tre”” (pag 141)”,”QMIS-334″
“FARRINGTON Benjamin”,”Lavoro intellettuale e lavoro manuale nell’ antica Grecia.”,”””Il fabbro e il vasaio che sapevano queste cose (le conoscenze sulle caratteristiche dei metalli ndr) erano i pionieri della chimica nei tempi primitivi. Perché essi non furono capaci di difendere le scienze implicite nella loro arte? In un primo momento, il loro stato non era più basso del medico pratico. Come questo, essi erano esperti nelle ‘cheirotechnai’ o ‘demiourgoi’, artigiani che lavoravano per la comunità. Perché allora essi non ebbero nei primi tempi la stessa funzione del medico nello sviluppo della scienza? Si direbbe che la risposta debba essere che i loro mestieri furono esposti al disprezzo della società più presto e più completamente della maggior parte degli altri. Queste erano occupazioni ‘banausiche’ (10) o meccaniche, ‘par excellence’. Erano i mestieri che Aristotele aveva dichiarato necessari all’esistenza di una città, ma che squalificavano come cittadini coloro che li esercitavano (11). In queste condizioni, la conoscenza della natura che essi ed essi soli possedevano, non poteva far parte delle speculazioni sulla natura delle cose di cui ci si occupava nella buona società. Lo sviluppo della scienza della chimica era impossibile per ragioni sociali. Ma mentre la ‘polis’, o città, ben presto raggiunse un considerevole successo mettendo al bando i lavoratori delle arti meccaniche, non poté ugualmente mettere al bando il medico, benché fosse un artigiano, perché il materiale su cui egli lavorava era il cittadino stesso. È vero che la società riuscì a sottrarre la salute dell’operaio alle cure del dottore, infliggendo così dell’arte medica un gravissimo colpo. Però anche se lo schiavo poteva curare lo schiavo, il cittadino curava il cittadino, e almeno un mestiere si affermò nell’ambito cittadino e condivise con esso la sua nascente cultura letteraria. Il medico era così in una posizione unica e privilegiata. Egli conservò il rispetto della società pur restando un lavoro manuale. Come tale, il dottore costituì una delle più nobili e sane figure dell’antichità classica. Egli fornì al complesso dell’antica cultura la sua sanissima scienza e la sua sanissima etica”” (pag 66-67) [(10) Designava la condizione degli operai legati al luogo di lavoro (…); (11) Cfr. ‘Politica’, 4, 4, 9, con 3,5,3]”,”STAx-007-FRR”
“FARWELL Byron”,”The Great Anglo-Boer War.”,”La guerra anglo-boera (1899-1902) è scoppiata durante il regno della regina Vittoria del Regno Unito. Tuttavia, il governo britannico era guidato dal primo ministro Lord Salisbury durante la maggior parte della guerra. Il Regno Unito era governato dal Partito Conservatore durante gli anni 1899 e 1902.”,”UKIQ-016-FSD”
“FASANELLA Giovanni ROCCA Giuseppe”,”Il misterioso intermediario. Igor Markevic e il caso Moro.”,”Giovanni Fasanella è giornalista parlamentare di ‘Panorama’ e autore di libri tra cui una biografia di D’Alema. Giuseppe Rocca è docente di Storia dello spettacolo all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica, sceneggiatore e regista. Dono di Mario Caprini”,”TEMx-102″
“FASANO GUARINI Elena SABBATINI Renzo NATALIZI Marco a cura; saggi di Luca BACCELLI Lea CAMPOS BORALEVI Simonetta ADORNI-BRACCESI Simone RAGAGLI Stefano VILLANI Martin VAN-GELDEREN Gaetano PLATANIA Alfredo VIGGIANO Arturo PACINI Renzo SABBATINI”,”Repubblicanesimo e repubbliche nell’Europa di antico regime.”,”Saggi di Luca BACCELLI Lea CAMPOS BORALEVI Simonetta ADORNI-BRACCESI Simone RAGAGLI Stefano VILLANI Martin VAN-GELDEREN Gaetano PLATANIA Alfredo VIGGIANO Arturo PACINI Renzo SABBATINI”,”EURx-258″
“FASCE Ferdinando”,”Tra due sponde. Lavoro affari e cultura tra Italia e Stati Uniti nell’età della grande emigrazione.”,”Un episodio di solidarietà internazionale: ‘Lotta operaia’ e gli IWW. Immigrazione italiana e fabbrica USA: il caso Scovill (1915-20). Una parrocchia italiana in USA d’inizio secolo. L’immagine di Colombo in USA tra Otto e Novecento. Emigrazione, etnicità e società USA nei primi anni 1800. L’ Ansaldo in America. Strategie imprenditoriali e mercato mondiale degli armamenti: rapporti tra Ansaldo e la siderurgia USA nel primo ‘900. Grand Tour e finanza US nel primo ‘900. Dal diario IT di Frank Arthur Vanderlip. L’A fa parte del comitato scientifico di ‘Ventesimo secolo’. F. FASCE è ricercatore confermato all’Univ di Genova e insegna storia e istituzioni nordamericane contemporanee nell’Univ di Bologna. Suoi saggi e articoli di storia sono apparsi su riviste varie. E’ autore di ‘Dal mestiere alla catena. Lavoro e controllo sociale in America, 1877-1920’, HERODOTE, GENOVA-IVREA, 1983; ‘Una famiglia a stelle e strisce. Grande guerra e cultura d’impresa in America’, MULINO. 1993″,”MUSx-027″
“FASCE Ferdinando”,”Da George Washington a Bill Clinton. Due secoli di presidenti USA.”,”FASCE Ferdinando è professore associato di storia e istituzioni dell’ America del Nord nell’ Università di Bologna, sede di Forlì. “”Come notò all’ epoca il politologo inglese Harold Laski, Roosevelt doveva dunque fronteggiare “”la volontà del Congresso di recuperare la sua autorità””, nonostante la “”maggioranza nominale in tutte le due Camere””. Ma, aggiungeva Laski, ciò non autorizzava a sottovalutare le trasformazioni epocali introdotte da Roosevelt e dal New Deal, soprattutto la significativa riapertura della scena pubblica, del dibattito politico e, in parte, della sfera decisionale a nuove forze sociali.”” (pag 95)”,”USAP-057″
“FASCE Ferdinando”,”Dal mestiere alla catena. Lavoro e controllo sociale in America (1877-1920).”,”””Contemporaneamente le scuole di ingegneria passano da 85 nel 1880 a 126 nel 1917, all’interno di un più ampio processo di crescita della istruzione tecnica e dell’addestramento professionale formalizzato a tutti i livelli. Nel 1890 solo 37 sistemi scolastici cittadini comprendono tale tipo di formazione, diciotto anni dopo il numero è salito a 671. In quattordici anni, tra il 1894 e il 1908, gli istituti secondari superiori privati di tipo tecnico-industriale salgono da 15 a 170, con una crescita degli studenti da 3362 a 58503 unità””. (pag 86) “”Esemplare al riguardo l’intervento alla Bethlehem Steel tra il 1898 e il 1901. Qui la prima cosa da notare è l’atteggiamento “”dualistico”” di Taylor nei confronti della forza lavoro, il fatto cioè che egli proceda in maniera ben diversa quando si rapporta ai manovali e quando ha a che fare con gli skilled. A dire il vero, anzi, egli esita a lungo prima di avvicinarsi a questi ultimi. Perché? Anzitutto perché, come risulta dalle sue carte, Taylor voleva perfezionare sia le tecniche di misurazione del tempo e di scomposizione del lavoro in compiti elementari, provando prima con i manovali, sia la sua grande innovazione tecnologica costituita dagli acciai rapidi. Ciò nel timore, non sempre esplicitato fino in fondo, ma che comunque doveva esserci, delle reazioni degli operai qualificati. Reazioni che già lui aveva saggiato in prima persona a Midvale e che del resto un apposito, dettagliatissimo rapporto del Commissario al Lavoro del 1904, intitolato significativamente ‘Autoriduzione della produzione’, avrebbe colto in tutta la loro estensione e complessità a livello nazionale””. (pag 98)”,”MUSx-221″
“FASCE Ferdinando”,”Wall Street 1929. Dagli anni ruggenti al grande crollo.”,”FASCE Ferdinando “”Nel periodo 1922-1929 la produzione industriale cresce del 64% (di contro al 12% del decennio precedente), gli utili si alzano del 62%, i dividendi del 65%, il prodotto nazionale del 2% all’anno, mentre la disoccupazione media non supera il 3,7% e, per converso, il reddito medio aumenta del 30%””. (pag 13) Nota: Nel periodo considerato di sette anni il Pil Usa aumenterebbe di circa il 15% mentre il reddito medio del doppio… può essere un termometro della crisi?”,”USAE-083″
“FASCE Ferdinando LURAGHI Raimondo GENNARO LERDA Valeria CLERICI Naila MOLINARI Augusta”,”Le lotte sociali negli Stati Uniti alla fine del diciannovesimo secolo. ‘Gli ‘Industrial Workers of the World’ (IWW): la classe operaia americana tra spontaneità e organizzazione’. (F. Fasce). (…)”,”Saggi di LURAGHI (Riflessioni sul bicentenario), GENNARO LERDA (Il People’s Party: successo e sconfitta di un ‘terzo partito’ negli Stati Uniti degli anni ’90), FASCE (Gli ‘Industrial Workers of the World’: la classe operaia americana tra spontaneità e organizzazione), CLERICI (Problemi relativi ai rituali dei ‘native americans’ nel loro contesto storico), MOLINARI (‘Luigi Galleani: un anarchico italiano negli Stati Uniti) Dal saggio di F. Fasce. All’interno dell’ IWW: “”I lavoratori erano organizzati nelle varie sezioni non in base al loro mestiere né allo strumento, bensì in base a ciò che producevano. In tal modo tutta la forza-lavoro che partecipava al processo di produzione e distribuzione di un certo prodotto faceva riferimento ad una stessa unione industriale. L’unità di base era costituita dalla singola fabbrica (…)”” (pag 190)”,”MUSx-334″
“FASOLI Gina / SCHALLER Hans Martin / PIRO Francesco / PENUTI Carla / BRIZZI Gian Paolo / OESTREICH Gerhard / BALDAN Attilio / CHITTOLINI Giorgio / MOZZARELLI Cesare / RUFFILLI Roberto / COPPOLA Gauro”,”Federico II e la Lega lombarda. Linee di ricerca (Fasoli) / Kanzlei und Hofkapelle Kaiser Friedrichs II (Schaller) / Sistema fiscale, struttura e congiuntura in una economia “”preindustriale””. Il caso di Bologna, 1564-1666 (Piro) / Aspetti della politica economica dello Stato pontificio sul finire del ‘500: le “”visite economiche”” di Sisto V (Penuti) / La pratica del viaggio d’istruzione in Italia nel Sei-Settecento (Brizzi) / Le origini della storia sociale in Germania (Oestreich) / Dalla storiografia di tendenza all’erudizione “”etica””: la “”Rivista storica italiana”” di Costanzo Rinaudo (1884-1922) (Baldan) / Alcune considerazioni sulla storia politica-istituzionale del tardo Medioevo: alle origini degli “”stati regionali”” (Chittolini) / Stato, patriziato e organizzazione della società nell’Italia moderna (Mozzarelli) / Sulla “”crisi dello Stato”” nell’età contemporanea (Ruffilli) / Condizioni materiali e problemi sociali in Lombardia tra ‘700 e ‘800 (Coppola).”,”Direzione di Paolo PRODI e Pierangelo SCHIERA Il saggio di Gerhard Oestreich ‘Le origini della storia sociale in Germania’ dedica spazio allo storico Eberhard Gothein, alla sua controversia con Schäfer, alle concezioni storiografiche di Lamprecht e al dibattito e scontro che ne seguì tra gli storici sociali e gli storici ‘puri’ (pag 314 e seguenti) “”Dopo questo appassionato confronto con il principale iniziatore, per la ‘Fachhistorie’ la discussione seria sulla teoria sociale era terminata. I successivi lavori teorici di Lamprecht, così come i successivi volumi della sua ‘Deutsche Geschichte’ non vennero più nemmeno presi in considerazione nelle riviste scientifiche. Solo all’estero il rivale dei rankiani e le sue teorie vennero prese sul serio. Il Lamprecht «non conosciuto» nel centro della Germania «dove vecchi signori schiamazzano rievocando il passato» – come scrisse lo stesso Lamprecht a Des Marez nel 1914 – ottenne dottorati ad onore in Inghilterra, in Norvegia ed in America e divenne membro di numerose accademie delle nazioni confinanti con la Germania. Henri Barr, egli stesso vicino alle posizioni di Lamprecht, gli concedette spazio nella sua nuova rivista, la «Revue de Synthèse historique». La nuova tendenza storiografica trovò un’eco, talora favorevole, presso il belga Pirenne, l’olandese Blok e numerosi autori della «Revue Historique». Se osserviamo oggi l’organo più autorevole della storia sociale francese, le «Annales», nella parte dedicata al mondo concettuale della attuale storia sociale, sembra di risentire l’eco della storiografia sociale tedesca fra il 1880 ed il 1900: tipo, stato (‘Zustand’), sviluppo regolato da leggi, metodo statistico, struttura, tutti concetti su cui si dibatte ancor oggi. Sono arrivato al termine del mio discorso. La ricerca di storia sociale in Germania prese tranquillamente avvio sulla scia dell’avanzante scienza sociale, nella scuola storica dell’economia così come nella ‘Kulturgeschichte’. Tre dei «potenti» del tempo in campo storico si posero al servizio di un’apertura della ricerca verso il settore delle scienze sociali. Questa ala venne però in aspro conflitto con la storiografia politica, per ragioni oggettive e personali, di metodo e di ordine politico, laddove lo stesso Lamprecht con le sue ricerche parzialmente carenti e con le sue teorie poco conseguenti suscitò dure reazioni. Anche dalla parte della ‘Fachhistorie’ stavano i personaggi più eminenti e preparati, come Rachfahl, Below e Meinecke. I progressi della storia sociale in Germania poterono realizzarsi in modo pacifico nel campo della storia locale, come già nel 1896 Lamprecht aveva previsto scrivendo al ministro sassone per il culto: «Lo studio degli stati nel senso di un’innovazione nel campo storiografico può realizzarsi in modo positivo solo negli studi locali». La fondazione da parte dello stesso Lamprecht a Bonn e Lipsia di ricerche ed istituzioni in questo campo costituì una pietra miliare per il progresso della storia sociale in Germania, progresso che ha portato con sé la modificazione della concezione complessiva della storia. Alla conclusione del dibattito metodologico la ricerca di storia sociale fu messa al bando per quanto riguarda la storia nazionale. Ancora in due altre occasioni il suo progresso venne ostacolato, la prima volta allorché dopo il 1918 la lotta contro Versailles e la tesi delle riparazioni di guerra posero proprio la giovane generazione degli storici al servizio della storiografia diplomatico-politica, e poi nel 1933 allorché la storiografia di derivazione sociologica venne genericamente sospettata di marxismo. A quell’epoca Otto Hintze, che aveva realizzato praticamente nel campo della storia costituzionale, rivolta alla comparazione su dimensioni universali ed illuminata dalla sociologia, ciò che Gothein, Lambrecht e Breysig avevano auspicato come nuovo compito della storia, scrisse: «Gli storici ‘puri’, che controllano la corporazione, ovvero gli esponenti della storia di eroi, Stati e guerre si preoccupano di non valutare a dovere simili studi, come so per esperienza» (Lettera di Otto Hintze a Adolf Gasser, Berlino, 23.2.1939)”” (pag 334-335-336)”,”STOx-284″
“FAST Howard”,”Sacco e Vanzetti.”,”Il 15 aprile 1920 ebbe luogo a South Braintree, nel Massachusetts, una brutale rapina, scrupolosamente preordinata, in cui un cassiere e un guardiano furono uccisi dai banditi. In seguito a ciò, due uomini, il calzolaio Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, ex-fornaio e cavatore, ma a quell’ epoca pescivendolo ambulante, furono arrestati e incolpati della rapina e del delitto. Il loro processo ebbe luogo a Dedham, nel Massachusetts, dove i giurati li dichiararono colpevoli di assassinio. I ricorsi e le mozioni del caso Sacco e Vanzetti si estesero per sette anni. La loro esecuzione avvenne il 22 agosto 1927. “”Il disagio del Duce è comprensibile. Visto che quei due sono italiani, ne nasce per forza una questione di onore nazionale, di cui i comunisti hanno saputo approfittare appieno. Ci sono state parecchie dimostrazioni di massa, a Torino, Napoli, Genova e Roma””. (pag 153) “”E dimostrazioni giorno e notte in Francia. Venticinquemila persone a Parigi, Tolone, Lione e Marsiglia. In Germania, una grande dimostrazione a Berlino, poi a Francoforte, ad Amburgo…”” (pag 155)”,”ANAx-170″
“FAST Howard”,”Il cittadino Tom Paine.”,”Volume pubblicato da Overseas Editions ente senza mira di lucro creato dal ‘Council on Books in Wartime’, composto da editori, bibliotecari e librai americani. Lo scopo è quello di mettere a disposizione dei lettori europei le opere più rappresentative del pensiero americano pubblicate negli anni recenti in attesa che le normali attività editoriali siano riprese in Europa. La presente edizione non sarà messa in vendita negli Stati Uniti e in Canada. Guerra di spazi. “”Il giorno di Natale nel cuore della notte, Washington effettuò letteralmente l’ impossibile. Il suo esercito andava disgregandosi come sabbia bagnata, ed egli capì chiaramente che il suo piano prestabilito di ritirarsi sempre più verso l’ ovest, anche al di là delle montagne, se era necessario, evitando una battaglia in campo aperto con gli inglesi, non era più possibile. Dopo essere stato sbaragliato e sconfitto ripetutamente, era giunto alla conclusione che il meglio che potesse fare era non di combattere una guerra di battaglie ma una guerra di spazi, far cioè una guerra che avrebbe potuto magari durare anni ed anni, ma che egli non potrebbe perdere purché il suo esercito rimanesse intatto.”” (pag 141)”,”USAG-062″
“FAST Howard”,”Sciopero a Clarkton.”,”FAST Howard è nato nel 1914 da una famiglia operaia nome d’arte Walter ERICSON, ebbe un’adolescenza movimentata e dura. Costretto per vivere a lavori umili e disparati: lavandaio, garzone di macellaio, sarto, sterratore, riuscì dal 1932 a dedicarsi all’attività di scrittore. Durante la 2° guerra mondiale fece parte dell’ Office War of Information e fu corrispondente in Europa. Ha scritto vari libri (v. 4° copertina). Relazioni industriali. “”Gelb disse: “”Non meniamo il can per l’aia, Bill. Lei non ha bisogno ch’io le insegni cos’è uno sciopero. Lei sa che non è una scampagnata per chi ci ha a che fare””. “”E’ quello che dico anch’io””. “”Vogliamo sistemare la faccenda di comune accordo””. “”Diavolo, non sembravate così ben disposti stamattina”” disse Noska. “”Forse abbiamo avuto troppa fretta nel far togliere la linea di picchetto. E’ il parere del signor Lowell, e adesso sono propenso a condividerlo. Ma se riusciamo a regolare questa faccenda, non c’è più bisogno di linee dei picchetto.”” Lowell aggiunse: “”La parlo con tutta sincerità, Noska. Voglio finirla con questa storia più di qualunque altro.”” “”Non posso che ascoltare. Non sta a me decidere””. “”Lei è una persona di grande influenza”” disse sorridendo Wilson. “”Conosco abbastanza bene gli uomini e non m’inganno quando dico che qualcuno pesa molto. Non chiedo a un peso piuma di battersi con un peso massimo. Non sto bluffando, Bill… Sono un uomo abbastanza onesto e mi piace affrontare direttamente le cose alla buona e vecchia maniera americana. Sarò forse un pessimo diplomatico, ma credo che nessun americano autentico riuscirebbe a fare della diplomazia come la intendono gli stranieri. Creda a me, stiamo perdendo troppo tempo con questo tira e molla diplomatico invece di arrivare subito al nocciolo e dire quello che abbiamo in mente. Ecco dunque quello che penso io… a dirla in schietto linguaggio americano: gli unici che hanno qualche cosa da guadagnare in questo sciopero sono i comunisti””. Noska osservò per un momento le volute di fumo del suo sigaro, poi disse: “”Non sono loro che dirigono il movimento””.”” (pag 162-163)”,”VARx-265″
“FAST Howard”,”Gli Emigranti.”,”Howard Fast nato a New York nel 1914 è un americano di seconda generazione originario di Kiev. Alcune attenzioni e certe difficoltà sociali evidenti nel libro ricordano che Fast ebbe una giovinezza politicamente impegnata nella sinistra americana, posizione scomoda che gli costò anche una condanna per essersi rifiutato di fornire alla polizia nomi dei suoi compagni. Oggi (1978) Fast ha rotto con la sinistra e si definisce un pacifista radicale. Vive nell’Ovest. “”Questo è un paese di immigrati”” ha detto, “”un paese senza passato””. Ha scritto 56 libri tra cui ‘Spartacus’.”,”VARx-556″
“FAST Howard”,”Gli Emigranti.”,”Howard Fast nato a New York nel 1914 è un americano di seconda generazione originario di Kiev. Alcune attenzioni e certe difficoltà sociali evidenti nel libro ricordano che Fast ebbe una giovinezza politicamente impegnata nella sinistra americana, posizione scomoda che gli costò anche una condanna per essersi rifiutato di fornire alla polizia nomi dei suoi compagni. Oggi (1978) Fast ha rotto con la sinistra e si definisce un pacifista radicale. Vive nell’Ovest. “”Questo è un paese di immigrati”” ha detto, “”un paese senza passato””. Ha scritto 56 libri tra cui ‘Spartacus’. Fast nato a New York nel 1914 è un americano di seconda generazione, originario di Kiev. Alcune attenzioni e certe difficoltà sociali, evidenti in questo libro, ricordano che Fast ebbe una giovinezza politicamente impegnata nella sinistra americana. Posizione scomoda che gli costò anche una condanna per essersi rifiutato di fornire alla polizia nomi dei suoi compagni. Oggi Fast ha rotto con la sinistra. Si definisce un pacifista radicale.”,”VARx-065-FL”
“FAST Howard”,”La via della libertà.”,”””Tutti gli elementi essenziali della storia sono veri”” (pag 360) “”La guerra era finita. Una lotta lunga e sanguinosa, la guerra più terribile del mondo a quei tempi, e gli uomini in blu tornavano a casa. Gli uomini in grigio, dolenti, inebetiti, si guardavano attorno e constatavano gli effetti della guerra. Al tribunale di Appomattox il generale Lee (1) aveva deposto le armi e tutto era finito. Nelle calde terre del Sud, quattro milioni di negri erano diventati liberi. Una libertà duramente conquistata, una cosa preziosa. L’uomo libero può pensare all’ieri e al domani; sono suoi entrambi. Hai fame e non c’è un padrone a darti da mangiare, ma se vuoi camminare svelto non c’è un padrone ad ordinarti di andare adagio. Duecentomila di questi negri erano soldati della repubblica quando la lotta finì, e tornavano a casa col fucile in mano. Gideon Jackson era uno di loro. Alto, forte e stanco, il fucile in mano e un’uniforme azzurra scolorita addosso, tornava a casa nella sua terra della Carolina, la piantagione Carwell. (…)”” (pag 7) (1) Robert E. Lee (1807-1870), comandante in campo dell’esercito confederale, nella Guerra civile del 1861-65 “”Un’ora dopo era deciso, e la decisione era sorta dalla loro forza e dalla loro debolezza, dalla paura e dall’ira, dalla sofferenza e dal dolore, e dal ricordo della fatica. Era questa: la espose Abner Lait che parlò quando il tumulto delle vocisi fu quetato: – Combatteremo, Gideon, tu rimani con noi? – Mi volete? – Ti vogliamo. Gideon si guardò attorno e poi accennò di sì. (…)”” (pag 313)”,”CONx-251″
“FATTORI Elena”,”Il Medioevo in Parlamento. Vaccini, stamina, sperimentazione animale. Perché la politica sta boicottando la scienza.”,”Elena Fattori (1966) è senatrice del Movimento 5 STelle nelle cui liste è stata eletta nel 2013 e nel 2018. Laureata in Scienze biologiche è stata ricercatrice presso l’Istituto di Ricerche di Biologia Molecolare IRBM MSD Italia di Pomezia e ha svolto attività di volontariato. Attualmente è vicepresidente della commissione permanente Agricoltura e produzione alimentare del Senato.”,”SCIx-043-FV”
“FATTORINI Emma”,”Germania e Santa Sede. Le nunziature di Pacelli tra la Grande Guerra e la Repubblica di Weimar.”,”La Santa Sede e la pace, Nunziatura di Monaco dopo la rivoluzione di Novembre, i cattolici nella Rep di Weimar, Dopo Versailles, Nuove vie diplomatiche, il Concordato, il nazionalismo polacco, plebiscito in Alta Slesia, occupazione Ruhr.”,”GERG-012″
“FATTORINI Emma”,”Pio XI, Hitler e Mussolini. La solitudine di un papa.”,”ANTE1-46 Emma FATTORINI insegna storia contemporanea all’Università di Roma La Sapienza Mussolini suggerisce di scomunicare Hitler pag 165 Papa Pio XI, nato Ambrogio Damiano Achille Ratti (in latino Pius XI; Desio, 31 maggio 1857 – Città del Vaticano, 10 febbraio 1939), è stato il 259° vescovo di Roma e Papa della Chiesa cattolica dal 1922 alla sua morte.”,”RELC-231″
“FATTORINI Stefano LUCHITTA Maurizio RANCHI Sergio ROSSI Marina SALVÀ Giuseppe VERROCCHIO Ariella, a cura”,”Lettere di guerra e d’amore.”,”””Gli orrori delle ultime giornate m’hanno asciugato il cervello e rovinati i nervi…”” (pag 70)”,”QMIP-081″
“FAUCCI Riccardo”,”La scienza economica in Italia 1850 – 1943.”,”Riccardo FAUCCI (Livorno 1945) è Professore straordinario di storia delle dottrine economiche nell’ Univ di Macerata, dove insegna dal 1971. Dal 1971 al 1977 ha anche insegnato storia economica contemporanea nella facoltà di economia di Ancona. Ha pubblicato varie opere tra cui: -Finanza, amministrazione e pensiero economico. Il caso della contabilità di stato tra Cavour al fascismo (FONDAZIONE EINAUDI, TORINO, 1975) – Marx interprete degli economisti classici. Una lettura storica. LA NUOVA ITALIA, FIRENZE, 1979″,”ITAE-031″
“FAUCCI Riccardo”,”L’economia politica in Italia. Dal Cinquecento ai nostri giorni.”,”Scaruffi anticipatore dell’unione monetaria europea (pag 30) FAUCCI è professore ordinario di storia del pensiero economico all’Universitò di Pisa. Ha scritto varie cose sul pensiero economico italiano tra cui ‘Einaudi’ (1986) e ‘L’economista scomodo. Vita ed opere di Francesco Ferrara’ (1995),”,”ITAE-230″
“FAUCCI Riccardo”,”Gli economisti, il mercato, le istituzioni. Una storia del pensiero economico.”,”””Negli anni ’20, Keynes approfondisce l’analisi del disordine monetario europeo. Per lui si tratta: a) di compiere una esatta valutazione (diagnosi e prognosi) di tale disordine; b) di indicare terapie appropriate, che restituiscano fiducia agli operatori e stabiliscano nuovi rapporti internazionali basati sulla cooperazione e sulla consapevole scelta delle misure appropriate da parte delle autorità. Prevaleva una situazione di diffusa inflazione dei prezzi. Nel 1923, nel volumetto sulla ‘Riforma monetaria’, dipinge le conseguenze dell’inflazione. Questa ha due effetti: di distruggere non solo il ruolo di mezzo di scambio, ma anche il ruolo di “”fondo di valore”” della moneta, e quindi la fiducia del pubblico in essa; e di distruggere, in caso di inflazione galoppante (come avveniva in Germania), l’intero ordinamento fiscale.”” (pag 122)”,”ECOT-209″
“FAUCCI Riccardo”,”Breve storia dell’economia politica.”,”Riccardo Faucci è professore ordinario di economia politica nella Facoltà di giurisprudenza dell’Università di Pisa. In precedenza ha insegnato per molti anni storia delle dottrine economiche. Oltre ad alcuni lavori sull’economia classica e su Marx, ha pubblicato numerosi saggi sul pensiero economico italiano dell’Otto e del Novecento, fra cui un biografia di Luigi Einaudi.”,”ECOT-123-FL”
“FAUCCI Riccardo PESCIARELLI Enzo a cura, Saggi di François QUESNAY Bert F. HOSELITZ Ronald L. MEEK Jacob VINER S. KAUSHIL Nathan ROSENBERG Piero SRAFFA George J. STIGLER Maurice H. DOBB Bernard A. CORRY Bela A. BALASSA Samuel HOLLANDER Mark BLAUG Collison BLACK”,”L’economia classica. Origini e sviluppo (1750-1848).”,”Riccardo Faucci (Livorno 1945) insegna Storia delle dottrine economiche nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Macerata e Storia economica contemporanea nella Facoltà di Economia e commercio di Ancona. Enzo Pesciarelli (Fabriano 1948) è contrattista presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Macerata. Durante l’anno accademico 1975-76 è stato visiting fellow presso l’Università di Leicester, compiendo ricerche sulla formazione del pensiero di Adam Smith sotto la guida di Ronald L. Meek.”,”ECOT-158-FL”
“FAUCCI Riccardo; RAGIONIERI Ernesto”,”L’imperialismo tardo-vittoriano: continuità o combiamento qualitativo? (Faucci); Togliatti, Grieco e Di Vittorio alla commissione del X Plenum della Internazionale comunista (Ragionieri).”,”””Nota 10. Sul dibattito in Inghilterra circa la riforma della Compagnia delle Indie in quell’anno [1853 ndr], oltre che sugli effetti generali del dominio inglese, non si può non rinviare alle classiche pagine di Marx, ora raccolte in ‘India Cina Russia’, cit., pp. 57-118. Esse contengono, come è noto, la prima rappresentazione della forma economica del «dispotismo orientale», fondato sulla polarizzazione di un governo centrale incaricato di eseguire grandi opere pubbliche e di un «sistema di villaggio» a economia domestica (cfr. op. cit., pp. 70-78); a noi queste pagine interessano soprattutto per la valutazione degli interessi britannici in India in quei decenni. La trasformazione del carattere del commercio indiano – da esportatore di manufatti di cotone a importatore dei medesimi prodotti dall’Inghilterra – viene qui potentemente rilevata; come pure la trasformazione degli interessi della classe capitalistica britannica verso l’India. Si riconoscerà che il quadro migliore della nascita dell’ «imperialism of free trade», è stato compiuto esattamente cent’anni prima della «scoperta» di Gallagher e Robinson [ndr.: J. Gallagher R. Robinson, ‘The Imperialism of Free Trade’, “”Economic History Review””, 1953, pp. 1-25] (pag 74). (…) Per quanto riguarda l’imperialismo inglese in Africa, la parola spetta nuovamente a Gallagher e Robinson, che in collaborazione con A. Denny ci hanno dato un importante lavoro (17) in cui le tesi del precedente articolo sono ampiamente rivedute. Dopo aver nuovamente affermato che «sebbene liberali in via di principio, gli statisti vittoriani non minimizzarono mai il ruolo del governo [nell’apertura dei mercati esotici]» (p. 4), essi fanno rapidamente il punto sulla situazione del commercio estero inglese all’inizio degli anni ’80 (…). Come si spiega, allora il repentino cambiamento di politica dopo il 1882? Per i nostri autori, “”al centro dell’imperialismo tardo-vittoriano in Africa sta un apparente paradosso. Le principali correnti di commercio, investimenti ed emigrazione inglese continuarono praticamente a ignorare l’Africa tropicale e tuttavia fu l’Africa tropicale che fu coinvolta nell’impero. C’è una evidente discrepanza di direzione fra le armi dell’economia e quelle della politica. La bandiera non seguì il commercio e il capitale; e neppure furono il commercio e il capitale a seguire la bandiera. I tardo-vittoriani sembrarono concentrare i loro sforzi imperiali sul continente di minore importanza per la loro prosperità””. Per Gallagher, Robinson e la Denny né Hobson, né Lenin e i marxisti ci aiutano a spiegare il caso africano, il quale sembra sottrarsi a ogni riduzione economicistica. La preferenza dei tre studiosi va invece piuttosto a una interpretazione che chiameremmo sociologico-politica, e che certamente viene sostenuta in modo assai interessante. Al disopra delle varie istanze che si affacciano continuamente nella vita sociale dell’impero, essi presentano un apparato di governo ben in grado, negli ultimi decenni del secolo, di mediarne e coordinare le spinte e di trasformarle in una linea politica univoca. “”Questo non significa – precisano gli autori – che in ministri e i loro consiglieri fossero pienamente coscienti delle forze che operavano, oppure che essi sapessero con chiarezza dove stavano andando. Neppure significa che essi potevano controllare il processo di espansione e metterlo in modo e fermarlo a volontà… Ma con tutti i loro difetti, i calcoli ufficiali gettano la luce maggiore sulle ragioni più profonde dell’espansione imperiale in Africa”””” (pag 81-82) [R. Faucci, ‘L’imperialismo tardo-vittoriano: continuità o cambiamento qualitativo?’, ‘Studi Storici, Roma, n. 1, gennaio-marzo 1971] [(17) R. Robinson, J. Gallagher, with A. Denny, ‘Africa and Victorians, the Official Mind of Imperialism’, London, 1961]”,”TEOC-012-FGB”
“FAUCCI Riccardo”,”Marx interprete degli economisti classici. Una lettura storica.”,”Riccardo Faucci (Livorno 1945) è stato allievo del Collegio giuridico della Scuola Normale superiore. Ha insegnato Storia delle dottrine economiche nella Facoltà di giurisprudenza di Macerata. “”Gli anni d’oro dell’economia politica si chiudono con il 1850: «La borghesia aveva conquistato il potere politico in Francia e in Inghilterra. Da quel momento la lotta fra le classi raggiunse, tanto in pratica che in teoria, forme via via più pronunciate e minacciose. Per la scienza economica borghese non si trattava più di vedere se questo o quel teorema era vero o falso, ma se era utile o dannoso, comodo o scomodo al capitale, se era accetto o meno alla polizia. Ai ricercatori disinteressati subentrarono pugilatori a pagamento, all’indagine scientifica spregiudicata subentrarono la cattiva coscienza (das bose Gewissen) e la malvagia intenzione dell’apologetica (die schlechte Absicht der Apologetik)…”” (31). Le condizioni materiali per una «indagine scientifica spregiudicata» sono dunque, per Marx: 1. l’emergere di una classe che, nella sua lotta per la conquista del potere politico, rappresenta anche altre classi. È questo il caso della borghesia in Francia e in Inghilterra fra il 1815 e il 1830 (o, al massimo, fra il 1815 e il 1848). Le due rivoluzioni che coronarono l’ascesa della borghesia chiusero anche per sempre il ciclo della sua creatività scientifica. Negando che la storia tedesca debba ripercorrere le medesime tappe di quella francese e inglese, qui Marx corregge (ci sembra, in meglio) la notissima affermazione contenuta nella prefazione alla prima edizione del ‘Capitale’ (1867), secondo cui «de te [Germania] fabula narratur» (32). Il proletariato tedesco – per Engels, «l’erede della filosofia classica tedesca» (33) – incarna ‘fin d’ora’ la classe sociale nel cui interesse la «critica dell’economia politica» deve essere svolta. Va detto che la scienza economica – come del resto la storia politica! – nei paesi di lingua tedesca conobbe un ‘iter’ evolutivo in parte differente da quello immaginato da Marx. Se è vero, infatti che il marxismo teorico e l’economia marxista dopo la morte dei due fondatori si presentano ricchi di personalità di rilievo – da Kautsky alla Luxemburg, da Bernstein a Bortkiewicz, da Conrad Schmidt a Hilferding -, indirettamente beneficiando di un lungo periodo di (relativa) stabilità sociale nel ventennio a cavallo fra i due secoli, è vero anche che la scienza economica borghese non si attestò, in Germania, sulle posizioni della vecchia e, per Marx, famigerata «scuola storica» di Wilhelm Roscher (34). Negli anni Settanta, poco dopo l’uscita del I libro del ‘Capitale’, nasceva con Menger, Wieser e Boehm-Bawerk quell’indirizzo marginalistico che non solo ruppe definitivamente con la tradizione classica, ma anche in qualche modo cercò di influenzare lo stesso pensiero marxista «revisionista» (si pensi in Italia a Enrico Leone e Antonio Graziadei (35)”” (pag 65-66) [Riccardo Faucci, ‘Marx interprete degli economisti classici. Una lettura storica’, La Nuova Italia, Firenze, 1979] [(31) Marx (1873), in Marx (1867), I, p. 40. Cfr anche Meek (1967), tr. it., in Faucci-Pesciarelli (1976), pp. 241-42. Almeno in questa sede, Marx mostra di non identificare la crisi dell’economia classica con la crisi del ricardismo, come sembra intendere Blaug (1958), p. 225; (32) Cfr. Marx (1867), vol. I, p. 32; (33) Engels (1888), tr. it., p. 78; (34) L’opera del fondatore della «scuola storica» tedesca Wilhelm Roscher (1817-94) è più volte presa di mira, specie nelle parti storiche del I libro del ‘Capitale’. Cfr. Marx (1867), I, p. 408 n. e passim. Quello di Roscher è anzi considerato l’estremo decadimento dell’economia borghese, che con lui abbandona «l’apologia appassionata» di un Bastiat per assumere una grigia veste «professorale». Cfr. Marx (1861-63), vol. III, p. 520. L’economista tedesco più moderno considerato da Marx è lo scienziato della finanze Adolph Wagner (1835-1917), vicino ai «socialisti della cattedra» e critico di Marx. Cfr. Marx (1881-82), pp. 167-83; (35) Cfr. Zagari, a c., di , (1975)]”,”TEOC-012-FMB”
“FAUCHER Jean-André”,”La véritable histoire de la Commune. Tome I. Paris la rouge.”,”””Garibaldi non ha ancora fatto sapere al Comitato Centrale ciò che pensa della sua nomina al posto di generale in capo della Guardia Nazionale. Thiers si è inquietato e il prefetto di polizia Valentin gli ha fatto sapere che alcuni dei suoi agenti che sono in attività a Parigi sostengono che il deputato Gambon è stato spedito a Caprera dal Comitato Centrale al fine d’ottenere da Garibaldi la sua accettazione definitiva. Thiers ha fatto spedire a tutti i prefetti l’ ordine di procedere all’ arresto immediato di Gambon se viene identificato nel corso di questo spostamento””. (pag 283)”,”MFRC-104″
“FAUCHER Jean-André”,”La véritable histoire de la Commune. Tome II. Les roses de mai.”,”””In quel momento, Delescluze entra nella seduta e prende immediatamente la parola: – Voi discutete mentre si sta comunicando a Parigi che la bandiera tricolore sventola sul forte di Issy! …Il tradimento si sviluppa da tutte le parti, e voi discutete…. Voi discutete e da Montretout, 80 pezzi ci minacciano direttamente… Questo sono dibattiti deplorevoli dell’ ultima settimana ai quali sono felice di non aver partecipato, che hanno prodotto il disordine… E in un momento come questo perdete il vostro tempo a regolare delle liti di amor proprio! Oggi, la Guardia Nazionale non vuole più battersi e voi deliberate su questioni di verbali. Ciò che vorrei? Vorrei che Mégy, l’ ex governatore del forte d’ Issy, fosse tradotto davanti al consiglio di guerra; che il cittadino Eudes rendesse conto della sua condotta; aveva l’ ispezione dei forti del sud e il sud è stato praticamente abbandonato. (…) E però, sabbiamo bene, che il parigino non è un codardo. Se rifiuta di battersi, è perché si sente mal comandato e si crede tradito. Occorre prendere delle misure immediate o ci abbandoneremo alla nostra impotenza come degli uomini indegni di essere stati incaricati di difendere il paese. La Francia ci tende le braccia…””. (pag 84-85)”,”MFRC-105″
“FAULHABER Michael Cardinal, arcivescovo di Monaco”,”Giudaismo Cristianesimo Germanesimo. Prediche tenute in S. Michele di Monaco nell’Avvento del 1933. I valori religiosi dell’Antico Testamento e il loro compimento nel cristianesimo – I valori morali dell’Antico Testamento e il loro accrescimento nel Vangelo – I valori sociali dell’Antico Testamento – La pietra angolare fra il giudaismo e il cristianesimo – Cristianesimo e germanesimo.”,”Cinque prediche tenute nelle quattro domeniche dell’Avvento (dicembre) e nella sera di S. Silvestro del 1933 in San Michele, la massima chiesa di Monaco. L’affluenza fu tanta, che le due chiese vicine – la Studienkirche e il Bürgersaal – dovettero essere collegate per mezzo di altoparlanti. (pag 21) “”Grazie al cristianesimo i Germani divennero un popolo di cultura”” (pag 166) (Il cristianesimo e i germani) Rapporti tra cristianesimo e razza germanica (pag 169-170) “”Il delirio protestante-germanico si può ricapitolare in queste affermazioni. Gesù Cristo non poté essere di stirpe ebraica: la Sua enorme superiorità morale, il Suo aspetto fisico, i Suoi stessi «capelli biondi» dimostrano che Egli era di razza ariana (quella che i filologi tedeschi, per una stupida vanteria terminologica, già battezzarono per ‘indogermanicher Stamm’); epperciò Egli rappresenta una irruzione della razza nordica nel mondo ebraico in sfacelo”” (pag 13); “”I razzisti protestanti di Germania scaraventano dalla finestra l’Antico Testamento, e pretendono conservare soltanto il Nuovo. No, cari, proprio no: se buttate via la prima e più antica parte della Bibbia, voi non avete nessun diritto di conservare solo la sua seconda e più recente parte. A voi, che siete forse inesperti di storia e certamente fanatici in altro campo, sembrerà che le due parti della Bibbia siano del tutto slegate e indipendenti: e invece non è così; le due parti sono collegate indissolubilmente da saldissimi fili, che voi forse non scorgete perché sono sottili, ma non per questo sono meno reali”” (pag 15); “”(…)[P]rovino i razzisti protestanti a fare approvare da S. Paolo il loro esclusivismo razzista applicato al cristianesimo, e si sentiranno rispondere proprio da lui (Colossesi, 3, 11) che «non c’è Greco e Giudeo, circoncisione e incirconcisione, Barbaro, Scita, schiavo, libero, bensì ogni cosa e in ognuno Cristo». (…) [O]ggi (…) i tempi sono cambiati, ed ecco che si pretenderebbe che cambiasse pure S. Paolo, diventando anche lui razzista. E invece lui non cambia, e nella questione delle razze non vede altro che «ogni cosa e in ognuno Cristo»”” (pag 17) [Giuseppe Ricciotti, Nota introduttiva del traduttore]”,”RELC-004-FB”
“FAULKNER William”,”La paga del soldato. Romanzo. (Tit.orig.: Soldier’s Pay)”,”FAULKNER William è nato nel 1897 a New Albany ed è morto nel 1962 a Oxford nel Mississippi. Nel 1950 ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura. La paga del soldato è il primo romanzo di Faulkner.”,”VARx-345″
“FAURE Paul”,”Alessando Magno.”,”Tempi di marcia in Afghanistan. “”La tattica macedone, che consiste nel sopravvanzare sempre l’ avversario, incita Alessandro ad andare avanti, a prezzo di una cavalcata di più di tre mesi senza interruzione. Durante il tragitto, a Tosa (…), dopo 500 Km di marcia nella valle dell’ Atrak e tra i due alti massici di Koper Daglari, si apprende che il satrapo di Aria, Satibarzane, ha preso le parti di Besso e che concentra truppe nella sua propria capitale Artakoana (…). Alessandro con la cavalleria copre allora in due giorni quasi 110 Km, caccia via il fellone, e si impadronisce del forte di Naratu e massacra in tutte le direzioni quanti gli venivano denunciati come aventi preso parte alla rivolta.”” (pag 73)”,”STAx-118″
“FAURE Sebastien; KOLAKOWSKY Leszek; GALLEANI Luigi”,”La putredine parlamentare (S. Faure); Che cosa non è il socialismo (L. Kolakowsky); Viva l’ anarchia (L. Galleani).”,”””La società che organizzerà la produzione sulla base di associazioni di produttori liberi ed uguali, relegherà tutta la macchina dello Stato nel posto che le spetterà allora; nel museo delle antichità a fianco dell’ arcolaio e della scure di bronzo””. (Engels, pag 32) Quadro di GOYA (Saturno (lo Stato) divora i propri figli) (pag 30) “”Il regime parlamentare ha infine una quarta colpa: è nocivo, cioè fa del male. Va da sè che poichè è favorevole alla classe capitalista, è nocivo alla classe operaia. La corruzione prende soprattutto i lavoratori che, di tanto in tanto, figurano in Parlamento. Un borghese vive colà, come un pesce nell’ acqua: si trova nel suo ambiente. Egli ha già il costume del mondo parlamentare. La sua vita non cambia, per così dire. Può soltanto capitare che i suoi interessi siano un po’ meglio serviti; tuttavia borghese era, e borghese resta. Ma, voi capite bene, che la corruzione trova un terreno più facile, una specie di brodo di coltura, dove si sviluppa più facilmente il microbo della putredine, in un lavoratore, in cui la situazione è tanto cambiata, in un operaio che una fortunata elezione ha sottratto al suo lavoro, dove penava otto, nove, o dieci ore al giorno per guadagnare, un salario di fame. Ecco perché è più pericoloso per un lavoratore addentrarsi al Parlamento.”” (pag 25, Sebastien Faure, La putredine parlamentare)”,”ANAx-242″
“FAURE Elie”,”Napoléon.”,”””C’è un’altra cosa, e quella soprattutto, mi sembra, è capitale. Ciò che non conosce, essendo italiano, è il sentimento del ridicolo, ove lo si conosca, lo si domina, parlando la passione più alto. Non ignoro che egli risponda, un giorno che lo si incensa: “”dal sublime al ridicolo non c’è che un passo””””. (pag 84) “”L’ italiano è il solo che non ha paura del ridicolo””. (pag 84) “”E’ molto frequente, e pressoché costante, nella storia, che ci sia un transfugo dell’ aristocrazia che conduce al combattimento le folle avide di emanciparsi. Ecco Pericle. Ecco Cesare. Ecco Napoleone. Che condividano o no le loro passioni essi le comprendono””. (pag 85) “”E’ proprio del grand’ uomo creare delle forme oppressive distruggendo le forme oppressive che esistevano prima di lui. Egli non ama la tirannia. E ovunque la incontra, la spezza. Ma la sua tirannia gli dà ebbrezza, perché una virtù creatrice incomparabile nasce dalle decisioni che essa prende. “”In tutti i tempi – dice – la prima legge dello Stato è stata la sua sicurezza, la garanzia della sua sicurezza la sua forza, e il limite della sua forza quella dell’ intelligenza che è stata la depositaria””. Ecco. Lui vivente, è nella direzione in cui si lancia che la Rivoluzione vivrà””. (pag 179) “”La Révolution, c’est moi”” (pag 167)”,”FRAN-074″
“FAURE BOUTEILLER Anne in collaborazione di Mei YOUHUA”,”La Chine: clefs pour s’implanter sur le dernier Grand Marché.”,”FAURE BOUTEILLER Anne laureata alla facoltà di diriritto e diplomato dell’Institut d’Etudes Politiques. Mei YOUHUA è titolare di un DEA del terzo ciclo in diritto internazionale”,”CINE-067″
“FAURI Francesca”,”L’Italia e l’integrazione economica europea 1947-2000.”,”Francesca Fauri insegna Istituzioni economiche europee presso la Facoltà di Scienze politiche di Bologna, sede di Forlì. Per il Mulino ha pubblicato il volume ‘Istruzione e governo dell’impresa’. La formazione dei dirigenti in Gran Bretagna e in Italia, 1860-1960.”,”EURE-028-FL”
“FAURI Francesca”,”L’integrazione economica europea (1947-2006).”,”Francesca Fauri insegna Istituzioni economiche europee presso la Facoltà di Scienze politiche di Bologna, sede di Forlì. Per il Mulino ha pubblicato il volume ‘Istruzione e governo dell’impresa’. La formazione dei dirigenti in Gran Bretagna e in Italia, 1860-1960.”,”EURE-064-FL”
“FAURI Francesca ZAMAGNI Vera a cura, saggi di Liborio MATTINA Francesco PETRINI Liborio MATTINA Francesca FAURI Vera ZAMAGNI Sara SIMONE Annalisa PISTILLI Paolo BUSCO Ilaria MANZINI Diego MENEGON Alessandro PORCELLUZZI Jacopo CARMASSI Leonida GIUNTA”,”Angelo Costa. Un ritratto a più dimensioni.”,”Costa era contro l’assistenzialismo e su questo punto ebbe forti contrasti con La Pira e con i sindacati (pag 11)”,”ITAE-009-FC”
“FAUSTI Luciano”,”Intelletti in dialogo. Antonio Gramsci e Piero Sraffa.”,”Luciano Fausti, nato nel 1949, insegna filosofia e storia nelle scuole superiori. Fa parte, dal 1975, della Fondazione Clementina Calzari Trebeschi di Brescia e collabora alle attività della Fondazione Guido Piccini per i Diritti dell’Uomo. Ha pubblicato su varie riviste e quotidiani. Nel 1986 ha curato e introdotto il volume AaVv, ‘Rileggere Marx. Esame delle opere principali’, edito dalla Fondazione C.C. Trebeschi. Keynes e la crisi del ’29. ‘Sulle cause della grande crisi e sui suoi possibili rimedi Sraffa invia a Gramsci un documento fondamentale, il rapporto del Committee of Inquiry of Finance and Industry, detta Commissione Macmillan dal nome del suo presidente, istituita dal governo lavurista nel novembre del ’29 e durata fino al 1931, della quale, tra gli altri economisti di valore, fa arte il Keynes (1). L’originalità del documento è costituita dalla applicazione in vivo della teoria keynesiana. Il rapporto, scrive Sraffa, “”è stato in gran parte scritto, e in tutto ispirato, dal Keynes”” (2). Come è noto, Sraffa, pur perseguendo una ricerca teorica autonoma, ha intrattenuto u interscambio culturale continuo con Keynes: dalla cura, nel ’25, dell’edizione italiana del ‘Tract on Monetary Reform’ di Keynes (3), alla collaborazione critica nella gestazione de ‘Trattato sulla moneta’ di Keynes nel ’30 (4), alla polemica con Hayek nel ’32 a fianco di Keynes (5), alla discussione della ‘Teoria generale’ di Keynes nel ’36 (6), fino alla scoperta e alla cura comune di uno scritto di Hume nel ’38 (7). Dallo scambio culturale continuo, come ha mostrato Roncaglia in polemica con Skidelsky, hanno mutuato vantaggi teorici entrambi gli economisti (8). Nel periodo in cui stende la lettera a Gramsci, Sraffa ha concluso da pochi mesi l’esperienza del “”Cambridge Circus””: il gruppo, composto da alcuni dei migliori giovani economisti (Richard Kahn, Robert Meade e Joan Robinson), si proponeva di discutere il trattato e le idee successive di Keynes. Piero conosce l’opera dell’amico “”ab imis fundamentis””; eppure non si conosce un suo scritto pubblico sull’argomento. La lettera a Gramsci è importante anche perché espone, nello stile sintetico consueto, il punto di vista di Sraffa, sul “”Rapporto”” e più in generale sul pensiero keynesiano. Il rapporto, scrive Piero, “”contiene un’analisi che getta molta luce sulle cause dell’attuale crisi finanziaria dell’Inghilterra: inoltre contiene una esposizione di parte della teoria delle crisi e della moneta che Keynes aveva proposto, in linguaggio molto astruso e confuso, nel suo recente ‘Trattato sulla moneta’ (1930). Questa teoria attribuisce le crisi a un eccesso dei ‘risparmi’, nel senso del denaro ‘messo da parte’ dai risparmiatori, sugli ‘investimenti’ nel senso di nuove costruzioni, ecc.,: con il risultato che il denaro disponibile per acquistare i prodotti correnti è insufficiente a coprire il loro costo di produzione. Come vedete, c’è molto di vecchio e qualcosa di nuovo. Ma il Keynes, che ha fatto senza volerlo una critica della economia liberale e capitalistica, conclude con una apologia, dell’imprenditore capitalista e con la ricerca di “”rimedi”” (9). Il tono utilizzato da Piero nella lettera autorizza a pensare che Gramsci avesse già qualche conoscenza del pensiero di Keynes. (…) In polemica con Luigi Einaudi, [Gramsci] considera la crisi degli anni trenta, “”per la sua ampiezza e profondità””, una “”crisi organica”” e non congiunturale (16); criticando Pasquale Jannaccone, scrive che le cause della crisi non sono morali, né politiche, “”ma economico-sociali”” (17). Contro quegli osservatori che ravvisano “”erroneamente e tendenziosamente”” nel crack della borsa di New York l’origine della crisi, egli afferma che “”gli eventi dell’autunno 1929 in America sono “”una delle clamorose manifestazioni dello svolgimento”” della crisi, ma che la genesi del fenomeno va ricercata più lontano, nel dopoguerra e oltre (18): nella drammatica incapacità delle vecchie classi dirigenti nazionali ad affrontare il formarsi di un sistema economico unitario su scala mondiale e a governare la sovrappopolazione legata al nuovo industrialismo tecnologico (19). La sua riflessione è attenda al diverso sviluppo industriale in atto fra le nazioni e alle risposte avviate dalle politiche economiche di diversi paesi (20). Egli sottolinea la funzione decisiva che lo Stato sta assumendo come strumento di coercizione, ma coglie anche il ruolo che può assumere come strumento progressivo dello sviluppo (21)’ (pag 79-81)] [(1) I principali componenti della Commissione, presieduta da Lord Harold Macmillan, sono, oltre a Keynes, Reginald McKenna, Theodor E. Gregory, R. H. Brand e Ernest Bevin. (…); (2) Si veda la lettera di Sraffa a Tania del 9 settembre del 1931, in P. Sraffa, ‘Lettere a Tania…’, p. 34. Nella lettera del 12 sett. Tania trascrive il brano di Sraffa per Gramsci: cfr. A. Gramsci, T. Schucht, ‘Lettere 1926-1935’, pp. 789-799; (3) J.M. Keynes, ‘La riforma monetaria’, trad. it. di P. Sraffa, Milano, Treves, 1925; (4) Nella preparazione della sua opera, Keynes fa leggere gli abbozzi a Piero, che formula le sue critiche (…); (5) In polemica con Friedrich August von Hayek, Keynes chiede a Sraffa una recensione critica sul libro ‘Prices and Production’ di Hayek (1931) (…); (6) Dopo aver rivisto con Sraffa una prima versione della ‘Teoria generale’, Keynes, il 3 dicembre ’33, scrive alla moglie: “”Piero naturalmente ha tirato fuori estenuanti difficoltà, ma, per fortuna, niente di grave””. (…); (7) Gli impegni più importanti non trattengono Piero dall’assecondare le sue curiosità erudite: frequentatore, con Keynes, di antiquari e collezionista di libri rari, con una predilezione per le opere filosofiche ed economico del XVIII secolo, insieme si occupa di un esemplare assai raro di un pamphlet anonimo sul ‘Treatise of Human Nature’ di Hume pubblicato nel 1740 e attribuito al giovane Adam Smith: i due amici lo riconoscono come scritto dallo stesso Hume e lo pubblicano con una introduzione comune (…); (8) Si veda A. Roncaglia, “”Sraffa: dalla critica a Marshall alla riabilitazione dell’economia politica classica””, pp. 13-17; (9) P. Sraffa, ‘Lettere a Tania’…, p. 34; (10) L’ipotesi di un probabile confronto fra Piero e Antonio sul libro di Keynes nel corso degli incontri a Roma prima del carcere, di cui si è già parlato, mi viene suggerita da Alessandro Roncaglia; (11) J.M. Keynes, ‘La réforme monétaire’, Paris, Simon Kra, 1924. Gramsci ha modo di leggere una recensione molto critica di Luigi Einaudi al libro di Keynes ‘Essays in Persuasion’ nell’articolo “”La crisi è finita?’, La Riforma sociale, gennaio-febbraio 1932 pp. 76-78; (12) Si vedano, ad esempio, i ‘Quaderni del carcere’ pp. 1756-1758, 2143. Tali riferimenti sono colti da N. Badaloni nella “”Prefazione”” alle ‘Nuove lettere di Antonio Gramsci…””, pp. 19-21; (13) Oltre al ‘Rapporto’, possiede le annate di ‘Riforma sociale’, della ‘Rivista di politica economica’, il numero della rivista ‘Economia’ dedicato nel ’31 alla crisi mondiale, le ‘Prospettive economiche’ preparate dal Mortara, la collezione ‘Movimento economico dell’Italia – Raccolta di notizie statistiche’, per l’anno 1929, 1930, 1931, 1932, edita dalla Banca Commerciale italiana (Milano), l’Annuaire statistique international’, 1929 a cura della Società delle Nazioni (Genève, 1930), l’opera di Andre Siegfrid, ‘La crise britannique au XXe siècle’, A Colin, 1931, Alberto De Stefani, ‘La deflazione finanziaria nel mondo’, Milano, Treves, 1931, Henri Ford, ‘Perché questa crisi mondiale?’, Milano, Bompiani, 1931, le raccolte antologiche ‘La crisi del capitalismo ‘ e ‘L’economia programmatica’, Firenze, Sansoni, 1933; (14) Jean Pierre Potier, ‘La rise des années Trente vue par Antonio Gramsci’, in ‘Modernité de Gramsci’, Actes du colloque franco-italien de Besançon, 23-25 novembre 1989, a cura di André Tosel, Paris, Le Belles Lettre, 1992, pp. 109-122. Per una analisi più ampia si rimanda a questo intervento]; (15) Cfr. G. Agnelli – L. Einaudi, “”La crisi e le ore di lavoro””, ‘La Riforma sociale’, gennaio-febbraio 1933 (anno XL, n.1), pp. 1-20. Per le riflessioni critiche di Gramsci si vedano i ‘Quaderni’, pp 1347-1349; (16) Cfr. A. Gramsci, ‘Quaderni’, pp. 1077-1078. Cfr. Luigi Einaudi, “”La crisi è finita?”” e “”Della non novità della crisi presente””, ‘La Riforma sociale’, gennaio-febbraio 1932 (anno XXXIX, n. 1), pp. 73-79 e 79-83; (17) A. Gramsci, ‘Quaderni’, pp. 792-793. Cfr. Pasquale Iannaccone, “”Sulla depressione economica mondiale””, ‘Economia’, marzo 1931 (anno IX, n.3), pp. 297-306. L’articolo è la risposta a un questionario pubblicato alle pp. 261-262. Le risposte di numerosi economisti sono seguite da un commento di Gino Arias, “”La crisi e i giudizi degli economisti””, pp. 315-335; (18) A. Gramsci, ‘Quaderni del carcere’, pp. 1755-56; (19) Cfr. Marcello Montanari, ‘Introduzione’, in A. Gramsci, ‘Pensare la democrazia. Antologia dai ‘Quaderni del carcere’, pp. XIII-XVIII; (20) Per una esposizione più ampia si veda J.F. Potier, ‘La crise des années Trente vue par Antonio Gramsci’, pp. 118-123; (21) A. Gramsci, ‘Quaderni’, pp. 2175-2177. Su questo aspetto si veda Luigi Cavallaro, ‘L’economia politica di Gramsci’, Critica marxista, 4, luglio-agosto 1997, pp. 63-64 e 67-69] [note a pag 153-154]”,”GRAS-147″
“FAUVELET DE-BOURRIENNE Louis Antoine”,”Napoleon Emperador. Memorias de su Secretario particular.”,”Bourrienne, Louis Antoine Fauvelet de , 1769–1834, French political figure. He was a friend and for a time (1797–1802) private secretary to Napoleon, who made him a councillor of state. Bourrienne later supported the Bourbon restoration and was elected to the chamber of deputies, where he was a spokesman for the ultraroyalist followers of King Charles X. His memoirs (10 vol., 1829–31) are vivid but untrustworthy. “”Al regresar de Holanda, Napoleon empezò à no tener ya dudas acerca de una proxima è inevitable ruptura con Rusia. En vano mandò à Lauriston come embajador en Petersburgo, para reemplazar à Calaincourt que no queria permanecer mas en esta capita. Ya la potencias se entendian desde un extremo à otro de Europa. Todos los gobiernos anhelaban el derrumbamiento de Napoleon, del mismo modo que los pueblos deseaban un orden de cosas menos opresor para el comercio y la industria. Varios autores escribieron que Napoleon queria la paz; pero ya he indicado que no la deseaba nunca, porque era contraria à su temperamento y à su ambicion desmedida; y aun suponiendo que la hubiera deseado, ya no era posible a pesar del terror que inspiraba su nombre, unido à la extension, siempre creciente, de Francia, y al endiablado sistema continental””. (pag 188)”,”FRAN-059″
“FAUVEL-ROUIF Denise a cura”,”Le Communisme. Catalogue de Livres et Brochures des XIX et XX Siecles.”,”Ripartizione per paese e secondo le tendenze: Dimitrov, Trotsky-trotskismo, Marx-marxismo Engels Lenin-leninismo, Internazionale comunista, Internazionale Sindacale Rossa, Organizzazioni comuniste diverse Il curatore è Secretaire generale de l’Institut Francais d’Histoire Sociale.”,”MOIx-006″
“FAUVET Jacques in collaborazione con Alain DUHAMEL”,”Histoire du parti communiste francais. 1. De la guerre à la guerre, 1917-1939. 2. Vingt-cinq ans de drames, 1939-1965.”,”L’A, redattore in capo al giornale ‘Le Monde’ è stato laureato due volte dall’Accademia francese. Ha scritto altre sei opere tra cui ‘I partiti nella Francia attuale’, ‘Le forze politiche della Francia’, ‘La France dechirée’, ‘Les paysans et la politique’ (1958), ‘La IV Republique’ (1959), ‘La Fronde des generaux’ (1961) in collaborazione con Jean PLANCHAIS.”,”FRAP-007″
“FAUVET Jacques”,”La IVe République.”,”””Il R.P.F. commise allora un errore mortale, o piuttosto tre; credeva che la legge infame non sarebbe stata votata, poi, quando lo fu, pensò che i partiti divisi non sarebbero riusciti ad applicarla, ovvero ad apparentarsi, infine, quando gli apparentamenti furono conclusi, sperò che gli elettori scoraggiati si sarebbero allontanati da essi. Tante mancanze tattiche non si potevano perdonare. In ultimo si aggiunga che i gollisti subirono anche l’ intransigenza del loro capo, ben risoluto a non accordarsi con il sistema: rifiutando di apparentarsi con i moderati, il RPF, li spinse verso la SFIO e il MRP. Un’ elezione è sempre un’ istantanea. Essa riflette la situazione politica del paese di un momento dato; (…)””. (pag 173-174)”,”FRAV-112″
“FAUVET Jacques PLANCHAIS Jean”,”La Fronde des géneraux.”,”Il complotto e il tentato putsch nella metropoli. “”Y a-t-il vraiment alors en métropole une organisation digne de ce nom – ou plusieurs? A côté d’agités qui jouent aux petits soldats secrets, aux plastiqueurs amateurs, et qui, émules plus ou moins intoxiquées d’Alger, barbouillent les murs ou les lettres de menace du sigle “”O.A.S””, il existe au moins une organisation à laquelle appartiennent plusieurs de ceux qui vont passer leur week-end au violon ou aux arrêts. Peu structurée, elle comprend néanmoins trois sections: liaisons armée-civils, renseignements, action psychologique””. (pag155) “”Le Gouvernment lui, ne se réunit qu’à 17 heures en conseil des ministres: “”Ce qui est grave dans cette affaire, Messieurs, c’est qu’elle n’est pas sérieuse”” leur dit le général de Gaulle””. (pag 157)”,”FRAV-123″
“FAUVET Jacques, in collaborazione con Alain DUHAMEL”,”Histoire du parti communiste francais. II. Vingt-cinq ans de drames, 1939-1965.”,”L’A, redattore in capo al giornale ‘Le Monde’ è stato laureato due volte dall’Accademia francese. Ha scritto altre sei opere tra cui ‘I partiti nella Francia attuale’, ‘Le forze politiche della Francia’, ‘La France dechirée’, ‘Les paysans et la politique’ (1958), ‘La IV Republique’ (1959), ‘La Fronde des generaux’ (1961) in collaborazione con Jean PLANCHAIS.”,”PCFx-001-FGB”
“FAVAGROSSA Carlo”,”Perché perdemmo la guerra. Mussolini e la produzione bellica.”,”Carlo Favagrossa, generale di corpo d’Armata Mussolini è stato veramente tradito dai suoi collaboratori (…)? Non da tutti. Mussolini si è sbagliato. L’errore suo fu quello di gettarsi nelle braccia della Germania e di persistere nell’amplesso anche dopo Monaco, contando forse troppo sulla potenza militare ed industriale di questa o illudendosi, nel giugno 1940 – e qui l’errore di valutazione fu ancora più grave – che la guerra sarebbe stata di brevissima durata. Non credo che Ciano gli abbia taciuto quanto mi disse in occasione di un colloquio (1) a lui chiesto alla fine di maggio del ’40 per metterlo al corrente della tragica situazione delle materie prime, nella speranza che egli potesse più vigorosamente affiancarsi a me, per funzionare da freno contro ogni improvvisa mossa di Mussolini. (…)”” (pag 3) [(1) Ciano, Diario (29.5.1940), vol. I., pag 271-272, ed. Rizzoli] La situazione delle Forze Armate (pag 11-12) “” (…) finire”” Treccani: Nato a Cremona il 22 nov. 1888 da Luigi e da Carolina Bastoni, entrò nel 1906 all’Accademia di Torino uscendone nel 1909 sottotenente del genio. Col grado di tenente servi in Libia nel 1911-12 e poi da capitano sul fronte italiano nel 1915-18, distinguendosi nella direzione di lavori difensivi e ricevendo una medaglia d’argento e la promozione a maggiore per merito di guerra (1917). Nel 1919 era a Vienna presidente della Commissione tecnica di controllo per l’osservanza delle clausole armistiziali; poi prestò servizio in Cirenaica, e più tardi fu in Francia e in Cecoslovacchia per compiti militari e diplomatici. Superati nel 1925-28 i corsi della Scuola di guerra che, per l’inizio del conflitto mondiale, aveva lasciato dopo esservi stato ammesso nel 1914, fu promosso colonnello nel 1930. Dopo aver comandato il 1º reggimento genio, e quindi essere stato comandante in seconda dell’Accademia di artiglieria e genio, fu promosso generale di brigata, ricoprendo dal marzo 1936 prima il comando del genio del corpo d’armata di Roma, e poi dal 1º giugno 1936 quello dell’unica brigata motomeccanizzata dell’esercito (Siena). Inviato in Spagna nel marzo 1937 all’indomani della battaglia di Guadalajara, partecipò alla riorganizzazione del corpo militare italiano, del quale comandò l’intendenza dando vita a una complessa organizzazione. Rimpatriato nel dicembre 1938, dal marzo1939 comandò la divisione “”Fossalta”” poi “”Pistoia”” (Bologna). Il 1º sett. 1939 subentrava al gen. A. Dallolio sia nella presidenza del Comitato per la mobilitazione civile (CMC) in seno alla Commissione suprema di difesa, sia nel Commissariato generale per le fabbricazioni di guerra (Cogefag). Il 23 maggio 1940 il Commissariato era trasformato in sottosegretariato di Stato (Fabbriguerra), sempre retto dal F., ormai generale di corpo d’armata. Dal 7 sett. 1942 era anche a capo del Commissariato generale per combustibili liquidi, carburanti e lubrificanti (Cogecarburanti). Il 6 febbr. 1943 era nominato ministro, per la trasformazione del Fabbriguerra in ministero della Produzione bellica (Miproguerra), di cui rimase titolare anche nel primo governo Badoglio, fino alla soppressione (gennaio 1944). Collocato a riposo nel 1954, morì a Roma il 22 marzo 1970. Oltre alla medaglia d’argento, fu insignito di varie decorazioni, fra cui il cavalierato dell’Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro. È autore del volume Perché perdemmo la guerra – Mussolini e la produzione bellica, Milano 1946. L’opera è dedicata principalmente al racconto dei suoi sforzi per scongiurare la guerra, scopo per cui spesso comunicava a B. Mussolini dati ancor più sfavorevoli del reale. I documenti pubblicati sono interessanti, ma solo di ben pochi fra essi si è trovata finora traccia negli archivi; per il resto il libro non esce dagli schemi dell’apologetica militare del primo dopoguerra. L’attività del F. va conunisurata ai limiti dei poteri ereditati dal Dallolio e al quadro generale in cui doveva operare. Diversamente dal ministero Armi e munizioni del 1915-18, il Cogefag (rdl 14 luglio 1935 n. 1374, e decreto del duce 23 sett. 1935) non aveva alcuna autorità sulle commesse belliche, assegnate invece dai singoli ministeri militari direttamente alle industrie. Il Cogefag, poi Fabbriguerra, oltre ad evanescenti potestà coordinatrici, aveva il compito di sovrintendere alla ripartizione delle materie prime fra le varie amministrazioni militari committenti o addirittura fra le imprese produttrici. Inoltre la competenza del Fabbriguerra nell’importazione di materie prime non era esclusiva ma concorrente con quella di altri organismi. Sottratti all’ente rimanevano poi gomma, legname, fibre tessili e canapa, mentre il vitale settore dei combustibili e carburanti sarà riservato fin verso la fine del 1942 alle Ferrovie e ai ministeri delle Comunicazioni e delle Corporazioni. Probabile causa di tale situazione era la convergenza tra la vocazione separatista delle singole forze annate e la nota diffidenza di Mussolini verso rilevanti concentrazioni di potere. Forse Mussolini giudicava che la sua preminenza avrebbe assicurato il coordinamento, e sicuramente questa era stata la speranza di Dallolio dopo il ripetuto insuccesso dei suoi tentativi di rafforzare i poteri del CMC, che nelle varie versioni aveva presieduto dal 1923, e più tardi quelli del Cogefag. Unico risultato, la confusione: pluralità di organi tecnici per progetti, sperimentazioni e collaudi; sprechi per difetti di standardizzazione; moltiplicarsi di linee produttive anche per oggetti similari. Tali carenze erano aggravate dai limiti invalicabili del quadro esterno. Prima dell’intervento in guerra, l’importazione di materie strategiche era limitata dalle esigue disponibilità valutarie ed auree nonché dal blocco navale che l’Inghilterra sarebbe stata disposta ad allentare solo se l’Italia le avesse fornito armi, cosa che Mussolini rifiutò (febbraio 1940). Una volta in guerra, si dipese solo dal buon volere tedesco, variabile e comunque gravato dalla strettoia dei trasporti, mentre poco giovava l’impari gara con l’alleato per attingere alle risorse dell’Europa occupata (es. petrolio rumeno). Inoltre la cronica lentezza dei tre ministeri militari nella scelta dei prototipi moltiplicava i tempi del passaggio alla produzione in serie da parte di industrie, sclerotizzate da decenni di protezionismo, da impianti invecchiati, da insufficiente ricerca e da posizioni oligopolistiche con quote di mercato prefissate per legge o per accordi di cartello. Nella quadriennale attività del F. risalta il periodo della “”non belligeranza””, allorché un certo coordinamento era in via d’eccezione favorito dalla concordia dei vertici militari nel non volere la guerra. Intanto però gli impegni si aggravavano per l’improvvisa decisione mussoliniana di fortificare il confine con l’alleata Germania, profondendovi 1 miliardo di lire e forti quantità di calcestruzzo e di ferro. A gennaio 1940, vagliati programmi e capacità industriali, il F. ritenne possibile una certa preparazione per metà 1941, salvo la grave insufficienza delle artiglierie terrestri e navali che, nella migliore delle ipotesi, sarebbero state disponibili verso il 1943-45. Ma, com’è noto, incurante dell’impreparazione, Mussolini gettò il paese nella guerra quando a giugno 1940 la ritenne di breve durata e già vinta dai Tedeschi. Nell’inverno 1940-41, il F. partecipava alla decisione di ridurre i programmi d’artiglieria concentrando le risorse solo sui pezzi anticarro e antiaerei e sui mezzi corazzati. In quello stesso inverno si recava in Germania per ottenere aiuti che i Tedeschi limitarono alla cessione di pochi materiali francesi di preda bellica. Al Fabbriguerra furono mosse critiche durante e dopo il conflitto. Frequente la lamentela contro gli eccessi burocratici, l’impreparazione degli “”osservatori”” distaccati presso le industrie e l’elefantiasi dell’ente. Le 744 persone del 1939 erano salite nel 1941 a 1420, distribuite nella segreteria, in 3 direzioni generali, 8 divisioni, 22 sezioni e 55 uffici e servizi vari. Si assestarono a 1829 nel 1943 con la trasformazione in ministero. La politica delle scorte, già avviata dal Dallolio ed alla quale si dovette gran parte della sopravvivenza militare italiana, era interpretata in modo così restrittivo che nel 1942 il capo di stato maggiore generale U. Cavallero dovette intervenire per sospendere il divieto alle industrie di usare le cosiddette “”scorte intangibili””, che ormai si traduceva in risparmio fine a se stesso. È anche vero però che, astraendo da occasionali disguidi e strozzature, le industrie disposero complessivamente di più acciaio e correttivi di quanto non fossero in grado di lavorame: infatti l’8 sett. 1943 i Tedeschi si impadronirono sui piazzali degli stabilimenti di acciaio e correttivi in misura circa tripla delle dotazioni di partenza del 1940. Dalle carte del gen. Dallolio (vissuto fino al 1952) affiorano critiche al F. per non essersi avvalso di taluni appigli legislativi in modo da estendere i poteri dell’ente. La documentazione conosciuta non permette però di verificare tale rilievo. Piuttosto, dal carteggio pubblicato dal F. nel suo volume risulterebbe la decisione di Mussolini di dare al Fabbriguerra anche i sospirati poteri sulle commesse, ed il rifiuto di riceverli da parte del F. che, con promemoria 22 marzo 1942, avrebbe additato i pretesi inconvenienti di un mutamento nel corso della guerra. I poteri in questione gli furono comunque assegnati con la trasformazione del sottosegretariato in ministero e la sua nomina a ministro. Si era però al 6 febbr. 1943, in evidente clima di sconfitta. Al 1943 risale anche un opuscolo segreto del Miproguerra mirato al raffronto tra la produzione della guerra in corso e quella 1915-18. Accanto a dati accettabili (83.000 automezzi dal 1º giugno ’40 al 10 giugno ’43 compresi però quelli “”unificati”” provenienti da requisizione; 11.700 aeroplani dal 1º giugno ’39 al 1º giugno ’43; 2450 mezzi corazzati nel ’40-’42) ve ne sono forse di esagerati (11.000 cannoni dal 1º sett. ’39 al 1º giugno 1 43). Ma soprattutto colpisce la ricezione acritica dei pretesti escogitati dall’industria per giustificare il calo produttivo come i maggiori tempi di lavorazione richiesti da talune armi nuove. Così in artiglieria, l’argomento – giustificato per gli affusti – è invece discutibile per le bocche da fuoco dove la riduzione sembra piuttosto dovuta a cause attinenti la sola condotta industriale. Se è tuttora impossibile valutare appieno l’opera del F., può invece senz’altro affermarsi che essa comunque non si iscrive tra le cause rilevanti non diciamo dell’esito del conflitto ma neppure della modestissima prova offerta dall’Italia perfino in un ruolo di alleato minore della Germania. Determinanti furono l’incertezza politica, la mancanza di strategia, i vuoti dottrinali e le carenze progettuali ed esecutive. Non certo, come pure si legge, il difetto di materie prime e men che meno i probabilissimi intoppi e squilibri nella distribuzione. Se maggior copia di combustibili e di gomma sarebbe stata desiderabile, essa non avrebbe influito sul problema militare italiano, che nell’estate 1940 e poi ancora fino al 1942 inoltrato riguardava la qualità dei mezzi, non la quantità. Chiariamo con esempi. È vero che il nichel usato per le corazze del carro medio, fra il 1940 e il 1942, calò da 46 kg a 8. Ma già dall’8 maggio 1941 lo stato maggiore dell’esercito (relazione del gen. ingegnere L. Sarracino) aveva accertato che i carri italiani distrutti a Beda Fomm (Libia) nel febbraio precedente (e perciò costruiti nel 1940 con la maggior quantità di nichel), avevano ceduto ai proiettili inglesi per elementari difetti costruttivi e per incuria nel montaggio. Né consta che a ciò si sia rimediato nel corso del conflitto. Il basso rendimento di tali carri era anche dovuto a insufficienza dei motori, non imputabile a difetto e tanto meno a cattiva ripartizione di materie prime bensì a carenze progettuali. Ancor più grave l’indisponibilità delle industrie ad adattare ai carri motori di aerei ormai superati e che tuttavia l’aeronautica si era impegnata ad acquistare a centinaia, come i Fiat CR 42 e G 50 (ordini del 1941 e dell’autunno 1942) e così prodotti sino al 1942-43 (motori analoghi erano utilizzati con successo sui carri britannici e americani che ci fronteggiavano in Africa). Non dipese certo dal Fabbriguerra se decine di migliaia di tonnellate d’acciaio continuavano a usarsi per la costruzione di nuove corazzate quando quelle esistenti erano scarsamente impiegabili per mancanza di navi portaerei in grado di proteggerle. Queste e altre documentate circostanze contribuiscono a collocare in giusta luce l’attività del Fabbriguerra e del suo titolare, senza peraltro sminuire l’interesse ad un’auspicabile più completa ricostruzione storica. Fonti e Bibl.: Documenti sono in vari archivi, tra cui principali quello centrale dello Stato, quello Thaon di Revel (Torino, Fondazione Einaudi), archivi militari e industriali, i National Archives di Washington e l’Imperial War Museum di Londra. Il F. e il Fabbriguerra compaiono, oltre che nel ricordato volume autobiografico, in gran parte della pubblicistica e memorialistica italiana sulla seconda guerra mondiale. Fra gli studi ricordiamo: quelli ad hoc di F. Minniti, fra cui: Due anni di attività del Fabbriguerra per la produzione bellica, in Storia contemporanea, VI (1975), 4, pp. 849-879; Aspetti organizzativi del controllo sulla produzione bellica in Italia (1923-1943) e Aspetti territoriali e politici del controllo sulla produzione bellica in Italia (1936-1942), entrambi in Clio, XIII (1977), 4, pp. 305-340 e XV (1979), 1, pp. 79-126; Le materie prime nella preparazione bellica in Italia (1935-1943), I e II, in Storia contemporanea, XVII (1986), 1, pp. 5-40; 2, pp. 245-276. Più ampiamente: L. Ceva, La condotta italiana della guerra. Cavallero e il comando supremo 1941-1942, Milano 1975, ad Indicem; Id., Un intervento di Badoglio e il mancato rinnovamento delle artiglierie italiane, in Il Risorgimento (Milano), XXVIII (1976), 2, pp. 117-172; L. Ceva-A. Curami, Industria bellica e Stato nell’imperialismo fascista degli anni ’30, in Nuova Antologia, 1988, n. 2167, pp. 316-338; A. Curami-F. Miglia, L’Ansaldo e la produzione bellica, in L’Italia nella seconda guerra mondiale e nella Resistenza, Milano 1988, pp. 257-281; L. Ceva-A. Curami, La meccanizzazione dell’esercito italiano dalle origini al 1943, Roma 1989, passim.”,”QMIS-343″
“FAVI Dolcino”,”Bernanos e Dreyfus. (prima parte)”,”””Henry Guillemin, che fu amico personale di Bernanos, ricorda di averlo udito sostenere, nel 1946 a Ginevra, la colpevolezza di Dreyfus: convinto da sempre «che l’ebreo era un criminale», Bernanos vegliava a mostrarsi intrattabile sull’affare Dreyfus molti anni dopo averne dato ne ‘La Grande Peur’ «una presentazione rigorosamente contraria alla verità» (9). Joseph Jurt, che ha studiato ‘les attitudes politiques’ di Bernanos fino alla pubblicazione de ‘La Grand Peur’, riconosce il carattere originario dell’ antidreyfusismo dello scrittore, influenzato dalle convinzioni cattoliche e realiste del padre e confermato dalla lettura quotidiana de “”La Libre Parole”” di Edouard Drumont”” (10) (pag 229); “”Senza alcun dubbio per il giovane Bernanos la condanna di Dreyfus colpevole di tradimento, era stata giusta”” (pag 233); “”Bernanos sa bene, come risulta dalla seguente citazione da Drumont medesimo, che v’era stato un giorno «nel quale Parigi tutta intera, la Parigi degli operai e la Parigi dei borghesi, la Parigi rivoluzionaria e la Parigi patriota gridava: “”Viva Drumont! Abbasso gli Ebrei!”” (177). A motivo della univocità delle sue fonti non era probabilmente in grado di discernere fino a che punto la campagna antisemita fosse stata orchestrata dagli uffici dello Stato Maggiore (178), ma temi quali la fatalità della razza o la tara ereditaria degli ebrei, l’atavismo del tradimento e la maledizione del deicidio, pane quotidiano per la schiacciante maggioranza dei giornali, erano stati di certo familiari al ‘milieu’ originario dello scrittore. Se il torrente di assurdità, insulti, menzogne e minacce contro Dreyfus, la famiglia, le personalità ebraiche o meno che lo Stato Maggiore lasciava credere lo proteggessero scompare senza lasciare traccia, è perchè lo scrittore non ha ritenuto quanto gli è parso incompatibile con lo stile cavalleresco e magnanimo di cui fa credito senza ragione al leader inconcusso del movimento. Bernanos si riconosce nell’antisemitismo come eversione eroica di un sistema sociale fondato sulla degenerazione dei principi dell’89 nella religione borghese dell’oro, ma sembra non riesca ad accettare tutte le conseguenze del fatto che gli ebrei fossero diventati il capro espiatorio dell’odio sociale destinato a nutrire questa lotta rivoluzionaria. ‘La Grand Peur’ esalta la violenza irresistibile del sentimento popolare (179) ma conforme al modello di censura preventiva e globale inaugurato da Dutrait-Crozon, ignora l’intera matrice evenimentale dell’affare (…)”” (pag 249-250)] [(9) H. Guillemin, ‘Regards sur Bernanos’, Paris; 1976, pp. 76 e 185; (10) J. Jurt, ‘Les attitudes politiques de George Bernanos jusqu’en 1931’, Fribourg, 1968, pp. 40 ss.; (…) (177) G.P., p. 65; (178) J. Reinach, Histoire, I, p. 233 (…); (179) G.P., p. 144 (…)]”,”FRAV-003-FV”
“FAVIER Jean”,”Les archives.”,”FAVIER Jean è membro dell’ Institut, Presidente onorario de Consiglio Internazionale degli Archivi.”,”ARCx-011″
“FAVIER Jean”,”De l’or et des épices. Naissance de l’homme d’affaires au Moyen Age.”,”‘L’historien médiéviste Jean Favier est mort Jean Favier est mort à 82 ans des suites d’un cancer. Il avait été directeur des Archives nationales et président de la Bibliothèque nationale de France. L’écrivain et historien Jean Favier, le 6 novembre 2004 à Brive-la-Gaillarde, lors de la 23e édition de la Foire du livre de Brive. AFP/JEAN-PIERRE MULLER L’historien Jean Favier est mort mardi 12 août, à l’âge de 82 ans, des suites d’un cancer, a annoncé son fils samedi. Médiéviste réputé, Jean Favier avait été directeur des Archives nationales et président de la Bibliothèque nationale de France. François Hollande a salué dans un communiqué la mémoire d’un « des plus grands historiens du Moyen Age, qui fut aussi un grand serviteur de l’Etat ». « Il faisait partie de ces historiens lucides, courageux, ennemis de tout préjugé, qui ont renouvelé notre perception d’une époque aussi passionnante et féconde que perturbée », a estimé pour sa part la ministre la culture Aurélie Filippetti. Né à Paris le 2 avril 1932, Jean Favier était entré à l’Ecole des chartes dont il était sorti major et où il avait obtenu un diplôme d’archiviste paléographe en 1956, avant de devenir agrégé d’histoire et docteur ès lettres. Il avait ensuite mené une carrière universitaire à la faculté de Rouen puis à l’Ecole pratique des hautes études et à la Sorbonne. En 1975, il était devenu directeur des Archives nationales, installées à l’hôtel de Soubise, dans le Marais. Une fonction qu’il conservera pendant dix-neuf ans et dans laquelle il s’appliquera à moderniser considérablement ce secteur. Homme d’ouverture, familier des médias, il avait été nommé président de la BNF (Bibliothèque nationale de France) en 1994 puis, en 1997, président de la commission nationale française pour l’Unesco. Jean Favier laisse une bibliographie impressionnante, faite de travaux spécialisés comme Les Finances pontificales à l’époque du grand schisme d’Occident (1966), Finances et fiscalité au bas Moyen Age (1971) et d’ouvrages grand public, comme Philippe Le Bel (1978), La Guerre de Cent Ans (1980), François Villon (1982), Les Grandes Découvertes (1991). En 1993, il avait publié un Dictionnaire de la France médiévale, fruit de quinze ans de travail, qui permet de découvrir en près de mille pages dix siècles de notre histoire. Pour les éditions Fayard, il avait dirigé une Histoire de France en six tomes dont il avait lui-même rédigé le deuxième tome, intitulé « Le temps des principautés : de l’an mil à 1515 ». Il avait également dirigé la Revue historique de 1973 à 1997. Parmi ses nombreux titres, Jean Favier avait été membre de l’Académie des inscriptions et belles-lettres, président du conseil d’administration de l’Ecole normale supérieure, administrateur de l’Institut national de l’audiovisuel, président d’honneur du Conseil international des archives. Homme de radio, il avait animé sur France Inter l’émission « Question pour l’histoire ». Ses obsèques auront lieu le 4 septembre à l’église Saint-François-Xavier, à Paris 7e, a indiqué sa famille. (fonte Le Monde)”,”STMED-094-FSD”
“FAVILLI Paolo”,”Il socialismo italiano e la teoria economica di Marx, 1892-1902.”,”FAVILLI ha studiato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze, dove si è laureato con una tesi di storia contemporanea sotto la direzione di Ernesto RAGIONIERI. Studioso di storia del socialismo e del movimento operaio, ha pubblicato una monografia su un’esperienza di industrializzazione nell’Italia giolittiana. Redattore di ‘Ricerche storiche’, collabora tra l’altro a ‘Studi storici’, ‘Critica marxista’, ‘Annali della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli’.”,”MITS-003″
“FAVILLI Paolo”,”Storia del marxismo italiano. Dalle origini alla grande guerra.”,”FAVILLI è uno studioso delle culture del socialismo. Ha pubblicato in volume: – Capitalismo e classe operaia a Piombino, 1861-1918, EDITORI RIUNITI, 1974 – Il socialismo italiano e la teoria economica di Marx, 1892 – 1902. FONDAZIONE FELTRINELLI, BIBLIOPOLIS, 1980 – Riformismo e sindacalismo. Una teoria economica del movimento operaio: tra Turati e Graziadei, F. ANGELI. 1984 – Herausgabe und Verbreitung der Werke von Karl Marx und Friedrich Engels in Italien. SCHRIFTEN AUS DEM KARL MARX-HAUS, TRIER. 1988 – Il labirinto della ‘grande riforma’. Socialismo e ‘questione tributaria’ nell’ Italia liberale. F. ANGELI. 1990. “”Nel biennio 1871-72 è rilevabile la presenza non trascurabile degli scritti marx-engelsiani (soprattutto engelsiani) sulla stampa democratico-socialista italiana. Prima di allora, come si è visto nel primo capitolo, erano state pubblicate solo varie versioni degli ‘Statuti provvisori’ e dell”Indirizzo inaugurale’, testi la cui diffusione e discussione, anche questo abbiamo visto, continuerà anche per tutti gli anni settanta durante la prevalenza della ‘antitesi anarchica’. Si tratta di scritti militanti dai quali non sono immediatamente rilevabili determinazioni teoriche. Interventi tesi a delimitare un territorio, a rendere chiari i termini dell’impostazione del Consiglio generale dell’Internazionale prima nei confronti della tradizione mazziniana, poi nei confronti dell’internazionalismo bakuniniano. Non stupisce che sia soprattutto Engels, nella sua qualità di delegato del Consiglio generale per l’Italia, ad essere protagonista di questa fase di pubblicazione di scritti e che sia Cafiero, nel periodo in cui si muove in sintonia con il Consiglio generale, ad indicare ad Engels bersagli, orizzonti su cui muoversi, ed a curare le possibilità della massima risonanza possibile nell’ambito democratico e socialista. Nel corso del biennio, tenendo conto dell’iterazione su giornali diversi di alcuni interventi, vengono pubblicati 44 scritti di Marx ed Engels, 30 nel 1871 e 14 nel 1872. Già nel 1873 escono solo 3 scritti, di cui uno nell’ambito del libro di Tullio Martello sull’Internazionale, poi più niente fino al 1877. I due scritti del 1872, ‘Dell’autorità’ e ‘L’indifferenza in materia politica’ elaborati poco dopo il Congresso dell’Aja, sebbene anch’essi militanti in quanto intervento diretto sulla situazione italiana in un momento in cui il movimento internazionalista della penisola era quasi completamente schierato con Bakunin, sono per certi aspetti diversi rispetto a quelli del biennio precedente. (…) Gli scritti del ’77 sono più il segno della ripresa di un contatto con l’Italia che un salto di qualità nella presenza intellettuale di Marx ed Engels nel paese. Nel ’79, invece, appaiono per la prima volta edizioni che comportano un confronto con i nodi teorici fondamentali della teorica marxiana, quelli del ‘Capitale’, la prima effettiva traduzione italiana di una parte importante del primo volume ed il “”compendio”” di Cafiero”” [Paolo Favilli, Storia del marxismo italiano. Dalle origini alla grande guerra, 1996] (pag 247-248)”,”MITS-046″
“FAVILLI Paolo”,”Storia del marxismo italiano. Dalle origini alla grande guerra.”,”2° copia Fondo RC FAVILLI è uno studioso delle culture del socialismo. Ha pubblicato in volume: – Capitalismo e classe operaia a Piombino, 1861-1918, EDITORI RIUNITI, 1974 – Il socialismo italiano e la teoria economica di Marx, 1892 – 1902. FONDAZIONE FELTRINELLI, BIBLIOPOLIS, 1980 – Riformismo e sindacalismo. Una teoria economica del movimento operaio: tra Turati e Graziadei, F. ANGELI. 1984 – Herausgabe und Verbreitung der Werke von Karl Marx und Friedrich Engels in Italien. SCHRIFTEN AUS DEM KARL MARX-HAUS, TRIER. 1988 – Il labirinto della ‘grande riforma’. Socialismo e ‘questione tributaria’ nell’ Italia liberale. F. ANGELI. 1990. “”L’ interesse del Turati degli anni ottanta per l’ economia, sia pure attraverso i filtri di una abbondantissima letteratura sociologica, è assai notevole. Nella sua biblioteca è stata riscontrata una presenza massiccia di testi d’ economia dell’ epoca ed in particolare di testi di Luigi Cossa. Non c’è bisogno di sottolineare l’ importanza di colui che è stato chiamato lo “”archimandrita del nuovo gregge”” per la capillare diffusione tra gli economisti italiani ddel clima culturale socal-cattedratico. In particolare, per quel che riguarda più direttamente l’ oggetto di questo lavoro, non bisogna dimenticare che Cossa fu comune maestro, per lo meno in parte, tanto di Vito Cusumano che di Achille Loria. Di Marx vi era presente allora, ed ancora per alcuni anni, solo il ‘Compendio’ di Cafiero. Ciò corrisponde perfettamente quanto già risultava da una lista di ‘Libri di TUrati passati a Leonida’ (Bissolati) trovata da Masini tra le carte di Ghisleri della Domus Mazziniana di Pisa, lista formata da una maggioranza di testi di economia politica e di autori come Boccardo, Cossa, Lampertico, Errera… tanto che lo stesso Masini può concludere che di Marx, tra le letture di questi giovani, non può registrarsi “”nient’altro che il compendio del Capitale””.”” (pag 109) Bella analisi della biblioteca di Turati fatta da R. Monteleone, F. Turati, Utet, 1987 Cita tra le fonti il libro di A. Macchioro, Marxismo ed economia fra XIX e XX secolo.”,”TEOC-411″
“FAVILLI Paolo”,”Marxismo e storia. Saggio sull’innovazione storiografica in Italia (1945-1970).”,”Paolo FAVILLI studioso delle culture del socialismo italiano, in particolare delle culture economiche, insegna Storia contemporanea e Teoria della conoscenza storica all’Università di Genova.”,”MITS-343″
“FAVILLI Paolo”,”Il riformismo e il suo rovescio. Saggio di politica e storia.”,”FAVILLI Paolo è studioso delle culture del socialismo italiano. Insegna storia contemporanea a teoria della ricerca storica all’Università di Genvoa. E’ direttore del Dipartimento studi umanistici. Ha scritto molti libri (v. bibliografia) “”Il fatto di avere, per certi aspetti, utilizzato tale di tipo di approccio nel contesto di una dura polemica sul ‘che fare?’, è uno di quei meriti di Eduard Bernstein di cui i suoi attuali apologeti sembrano non accorgersi. Bernstein si concentra su tre percorsi principali che convergono nella categoria “”catastrofismo””: teoria della concentrazione dei capitali, teoria della caduta tendenziale del saggio del profitto, teoria della crisi. Esamina i percorsi separatamente e utilizza le conclusioni cui arriva in maniera differenziata nell’ambito del proprio discorso. Elemento comune nell’analisi dei suddetti percorsi è la sottolineatura dei mutamenti della prospettiva marxiana avvenuti nel tempo, e la condivisione, in genere, del punto d’approccio “”più maturo””, quasi sempre quello più tardo. Emblematico il modo in cui Bernstein mette in relazione due diverse posizioni del ‘Capitale’ a proposito del sottoconsumo come elemento primario di una teoria della crisi. Dice dunque Bernstein: Marx nel III libro del ‘Capitale’ sostiene che il sottoconsumo è la causa ultima di tutte le crisi economiche. Nel II sostiene invece essere pura tautologia che le crisi scaturiscono da una mancanza di consumatori solvibili. La spiegazione di questa differenza sta “”nei periodi molto differenti in cui sono sorti i due brani. Tra di essi corre un periodo non inferiore ai tredici-quattordici anni, e il più antico è quello del III libro del ‘Capitale’. Esso infatti risale al 1864 o 1865, mentre quello del secondo libro è comunque posteriore al 1878 […]. In generale il secondo libro contiene i frutti più tardi e più maturi della ricerca marxiana”” (E. Bernstein, I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia). Secondo l’antico direttore del “”Sozialdemokrat””, dunque, il “”dualismo che attraversa tutta l’opera di Marx”” consiste nella tensione tra la dimensione scientifica e quella dottrinaria.”” (pag 83)”,”TEOC-490″
“FAVILLI Paolo”,”Il labirinto della grande riforma. Socialismo e ‘questione tributaria’ nell’Italia liberale.”,”””Una lettura della teoria marxiana del valore in termini affatto restrittivi persino sul piano meramente “”quantitativo””, che non teneva conto cioè della distinzione tra “”lavoro morto”” e “”lavoro vivo””, finiva col negare al capitale tecnico-lavoro morto alcun ruolo nel processo di formazione del valore, del plusvalore e quindi del profitto. Era questo, dunque un altro fronte delle “”insufficienze”” a volte, della “”caducità”” altre, della teoria del valore-lavoro prima della “”crisi del marxismo”” di fine secolo: un fronte sul quale si erano misurati in molti per colpire o superare o integrare o precisare Carlo Marx. La via intrapresa da Conigliani è, per molti aspetti, analoga a quella seguita dal suo “”maestro”” Ricca-Salerno qualche anno prima. Ricca-Salerno in un ampio studio sulla teoria del valore lavoro che fu anche premiato dall’Accademia dei Lincei, aveva tentato la coniugazione, per dirla con Antonio Labriola, della “”Arbeits Werththeorie (Ricardo-Marx) con la scuola Jevons, Menger, Walras”” (lettera di Antonio Labriola a Karl Kautsky, 29 agosto 1897) attraverso la determinanzione di “”un principio dinamico del valore”” capace di superare sia la staticità del loriano ‘costo di produzione’, sia la naturalità psicologica della scuola edonista. E l’allievo modenese sembra muoversi nella stessa ottica. (…) Stupisce ce Conigliani, un autore che ha scarsissima familiarità diretta con il testo e la lezione di Carlo Marx, introduca ed argomenti poi, e come “”antinomia (…) la più importante””, una tesi evidentemente desunta dalla teoria della caduta tendenziale del saggio del profitto. E’ vero ch’egli pasticcia qua e là, a volte usa il concetto di ‘plusvalore assoluto’ come equivalente di ‘massa di plusvalore’, ma nella sostanza l’impianto della sua argomentazione, per lo meno in una delle sue parti, ha il referente immediato proprio nel tredicesimo capitolo del terzo libro de ‘Il Capitale’, con una corretta proposizione dei rapporti tra ‘capitale costante, capitale variabile, saggio del profitto, saggio del plusvalore’. Ma c’è di più, egli intende anche dare una risposta in positivo ad una delle “”contraddizioni”” marxiane che il giovane Loria aveva indicato già nei suoi famosi saggi del 1883, cioè alla supposta incapacità di spiegare l’esistenza d’imprese industriali con differente composizione organica di capitale e con uguale saggio di profitto. Non che tale risposta sia particolarmente soddisfacente, egli infatti attribuisce a Marx la tesi di una costanza del ‘saggio del plusvalore’ per ciascuna industria che non trova riscontro alcuno nella realtà testuale, ma contemporaneamente indica come via d’uscita quella delineata dallo stesso Marx nella sezione de ‘Il Capitale’ dedicata all’analisi della trasformazione del profitto in profitto medio. Sembra accettare, quindi, per lo meno nell’ambito di questa argomentazione, una rappresentazione del profitto in termini di plusvalore””. (pag 80-84)”,”MITS-008-FPA”
“FAVILLI Paolo, contributi di Piero BEVILACQUA Fabio MUSSI Leonardo PAGGI”,”Il marxismo e le sue storie.”,”Paolo Favilli, già professore di Storia contemporanea e Teoria della conoscenza storica all’Università di Genova, è studioso delle culture del socialismo. Alla storia del marxismo ha dedicato numerosi saggi e alcuni volumi. “”Nelle ricerche di storia del capitalismo italiano la verifica dei modelli teorici, quelli marxiani, quelli dello sviluppo economico, furono messi alla prova sul problema della ‘transizione’ dalle forme precapitalistiche, a quello del rapporto tra agricoltura e sviluppo industriale. Il contributo di Giorgetti alla prova sul problema della ‘transizione’ dalla forme precapitalistiche, a quello del rapporto tra agricoltura e sviluppo industriale. Il controbuto di Giorgetti al primo dei due indirizzi di ricerca si distingue tanto per il rigore teorico quanto per i risultati conoscitivi. Non mi pare possa essere dubbio che Giorgetti sia stato lo «studioso che forse più di chiunque altro ha analizzato e messo alla prova il concetto marxiano di “”forme di transizione”” (242). Quel concetto marxiano è stato messo alla prova nell’ambito dello «studio della rendita fondiaria», cioè del «tema conduttore di tutta la [sua] ricerca», e un’intera generazione si è interrogata, in vario modo, sui molteplici meccanismi della rendita fondiaria nei processi di transizione”” (pag 98-99) (242) C. Pazzagli, Giorgio Giorgetti tra teoria marxiana e storia’, ‘Passato e presente’, 52, 2001, pp. 67-82. La cit: p. 80″,”STOx-293″
“FAVILLI Paolo TRONTI Mario a cura di, Saggi di Mauro BARANZINI Riccardo BELLOFIORE Christian MARAZZI Aris ACCORNERO Alessandro DAL LAGO Paolo FARINA Duccio BIGAZZI Marco GERVASONI Andrea PANACCIONE Elisabetta VEZZOSI Stefano MUSSO Giuseppe BERTA Maria Grazia MERIGGI Catia SONETTI Michele LUNGONELLI”,”Classe operaia. Le identità: storia e prospettiva.”,”Paolo Favilli, insegna storia contemporanea all’Università di Genova. Mario Tronti, insegna Filosofia politica all’Università di Siena.”,”CONx-031-FL”
“FAVILLI Paolo, a cura di Gerhard KUCK”,”Karl Marx, Friedrich Engels und Italien. Teil 1. Herausgabe und Verbreitung der Werke von Karl Marx und Friedrich Engels in Italien. Katalog und Auswahlbibliographie.”,”‘Lo sviluppo dell’autoconcezione marxista nel socialismo italiano: principi e problemi'”,”MADS-008-FMB”
“FAVRE Pierre e Monique”,”Les marxismes après Marx.”,”La “”rivoluzione lenta”” di Otto Bauer. “”Otto Bauer, discepolo “”erudito”” di Marx, vuole evitare al marxismo austriaco sia gli eccessi di sinistra (rappresentati ai suoi occhi dal teorico dei consigli operai, Max Adler (1)) che da quelli della destra (rappresentati dal legalista K. Renner). L’ apporto di O. Bauer alla teoria marxista della rivoluzione riguarda però meno il suo contenuto che il suo scacco, di cui ebbe la lucidità di tirare gli insegnamenti. 1. Otto Bauer introduce una distinzione fondamentale tra la rivoluzione politica “”affare di qualche ora””, e la rivoluzione sociale, “”risultato del lavoro… meditato da mollti anni””. La presa del potere con la violenza, o la conquista di una maggioranza di governo, non ha significato se non permette di instaurare nuovi rapporti di produzione. 2. Su questa base, Otto Bauer ricusa, per il suo paese, l’ esempio bolscevico. In Austria, il ricorso ad una rivoluzione violenta non potrà condurre che a una repressione sanguinosa, appoggiata dall’ intervento di forze straniere, tanto pregiudizievoli all’ Austria che al suo vicino rivoluzionario, l’ Ungheria. (…) La rivoluzione può svilupparsi sulla base di una socializzazione graduale, ottenuta da una legislazione che moltiplica le realizzazioni sociali (scuole, ospedali) e trasforma insensibilmente la proprietà privata in proprietà gestita dalla società. (…)””. (pag 72)”,”TEOC-312″
“FAVRE Pierre e Monique”,”Les marxismes après Marx.”,”FAVRE Pierre e Monique sono rispettivamente professore di scienze politiche e Maitre-assistant di lettere alla Università di Clermont. 2° copia”,”SOCx-163″
“FAVRETTO Ilaria”,”Alle radici della svolta autonomista. PSI e Labour Party, due vicende parallele (1956-1970).”,”Ilaria Favretto è Senior Research Fellow alla Kingston University (Londra). Ha insegnato e lavorato presso le Università di Londra (dove ha anche conseguito il PhD), Oxford e Milano ed è Reviews Editor del periodico The Journal of Southern Europe and the Balkans. É autrice di The Long Search for a Third Way: the British Labour Party and the Italian Left since 1945, e di Storia della Gran Bretagna del ventesimo secolo.”,”UKIS-002-FL”
“FAVRETTO Ilaria”,”Gran Bretagna.”,”Ilaria Favretto (PhD Univ. of London) è Senir Research Fellow presso la Faculty of Arts and Social Sciences di Kingston University, Londra. Ha insegnato presso le università di Londra, Oxford e Milano. Ha pubblicato un volume per le edizioni Carocci ‘Alle radici della svolta autonomista. PSI e Labour Party, due vicende parallele (1956-1970)’ (2003).”,”UKIx-001-FP”
“FAWCETT William CALVERT HARRY a cura di”,”Rules and Regulations for the Formations, Field-Exercise and Movements of his Majesty’s Forces.”,”<> (pg III, Introduzione dell’Ufficio dell’Aiutante generale FAWCETT William.Trad. d. R.) <> (da pag IX a XXII. Traduz. d. R.) Le 16 tavole finali, ripiegabili, dedicate alle esercitazioni delle truppe, riproducono le posizioni e i movimenti delle Reclute, delle Compagnie, dei Battaglioni e delle Linee.”,”UKIQ-005-FSL”
“FAY Victor a cura; saggi di FAY Elmar ALTVATER Samir AMIN Yves BAREL Francois CHATELET Henri LEFEBVRE Ernest MANDEL Edouard MÄRZ Pierre NAVILLE Nicos POULANTZAS Roman ROSDOLSKY Jean-Marie VINCENT Serban VOINEA”,”Cent’anni dopo il Capitale.”,”Saggi di FAY, Elmar ALTVATER, Samir AMIN, Yves BAREL, Francois CHATELET, Henri LEFEBVRE, Ernest MANDEL, Edouard MÄRZ, Pierre NAVILLE, Nicos POULANTZAS, Roman ROSDOLSKY, Jean-Marie VINCENT, Serban VOINEA”,”MADS-089″
“FAY Victor a cura; saggi di Marc FERRO Annie KRIEGEL Victor FAY Andreina DE-CLEMENTI Pierre BROUE’ Feliks TYCH Balazs NAGY Herbert STEINER Jacques SCHÄRF”,”Le revolution d’octobre et le mouvement ouvrier europeen.”,”Saggi di Marc FERRO Annie KRIEGEL Victor FAY Andreina DE-CLEMENTI Pierre BROUE’ Feliks TYCH Balazs NAGY Herbert STEINER Jacques SCHÄRF. Contiene il saggio di BROUE’: La rivoluzione russa e il movimento operaio tedesco, (pag 51-74) e quello di Herbert STEINER, La rivoluzione d’ Ottobre e l’ austromarxismo. (pag 173-194)”,”MEOx-053″
“FAY Bernard”,”La massoneria e la rivoluzione intellettuale del secolo XVIII.”,”””””Il massone è obbligato dalla sua professione a ubbidire alla legge morale; e, se ha una giudiziosa comprensione dell’ arte, non sarà mai uno sciocco ateo, né un libertino irreligioso. Ma, benché un tempo in ogni paese i massoni avessero l’ obbligo di appartenere alla religione del luogo, qualunque essa fosse, adesso è parso più conveniente di non obbligarli ad appartenere se non a quella religione nella quale consentono tutti gli uomini, lasciando loro la scelta delle proprie opinioni individuali (…)””. Essa non vuol più difendere né la rivelazione, né i dogmi, né la fede. La sua convinzione è scientifica, sociale la sua moralità. Non più opposizione fra il mondo terreno e il mondo soprannaturale; la religiosità non è più se non giudiziosa comprensione del reale. Al posto della religione spirituale, propone una religione intellettuale. Essa non distrugge le Chiese, ma si prepara a sostituirle, grazie al progresso delle idee””. (pag 124-125) “”La massoneria è entrata così bene nei costumi di Francia che ormai è impossibile sapere dove cessa il suo dominio. SI è voluto dire che la Francia doveva ad essa l’ Enciclopedia, e la cosa è probabile, perché il primo gesto importante che invochi la pubblicazione d’una Enciclopedia è il discorso massonico del cavalier Ramsay. D’altronde uno dei librai che condussero in porto l’ operazione era sicuramente massone, e forse anche l’ altro. Fra i redattori e collaboratori della Enciclopedia si annovera un gran numero di massoni; non si sa se Diderot era massone, ma non si è provato che non lo fosse e si è provato che la maggioranza dei suoi amici e delle sue amiche lo erano. L’ Enciclopedia crebbe e fu lanciata in un’ atmosfera massonica.”” (pag 222)”,”FILx-308″
“FAY Bernard”,”Rivarol et la révolution.”,”””Per Rivarol, la rivoluzione era un errore intellettuale che faceva prima di tutto confondere. Incidentalmente, citava le parole di Grimm: “”La Rivoluzione è un suicidio.”””” (pag 165) Antoine de Rivarol (1753-1801) di Alessandro Massobrio fonte http://www.kattoliko.it/leggendanera/personaggi/rivarol.htm Tratto da Voci per un «Dizionario del pensiero forte». 1. Una curiosa analogia La risposta a un quesito accademico accomuna gli esordi di uno dei padri della Rivoluzione francese, Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), a un uomo che alla Rivoluzione si oppose prima nella stessa Parigi, poi, dopo la forzata emigrazione, nelle principali città d’Europa: Antoine de Rivarol (1753-1801). All’Accademia di Digione, che nel 1781 proponeva un concorso, il cui tema era Se il progresso delle scienze e delle arti abbia contribuito a migliorare i costumi, rispondeva indicando nelle stesse scienze e arti la causa della disuguaglianza civile, da cui nascono tutti i mali, e proponendo il ritorno a uno stato di natura, in cui sarà abolito quanto definisce “”un animale depravato””, ovvero l’uomo che medita. Trentadue anni dopo, nel 1785, all’Accademia di Berlino che aveva proposto, quale argomento d’un concorso a premi, la risposta ai quesiti: Che cosa ha reso universale la lingua francese? Perché merita questo privilegio? C’è da presumere che lo manterrà?, Rivarol risponde individuando nel linguaggio – come avrebbe fatto Joseph de Maistre (1753-1821) e come aveva già fatto Giambattista Vico (1668-1744) – uno dei principali fattori di civilizzazione e dunque di progresso della società. La nostra lingua – scrive – è “”sicura, socievole, ragionatrice””, al punto che essa può definirsi non più francese ma, tout court, umana. Poco conta che ancora cartesianamente egli individui nella clarté, nella chiarezza, la peculiarità di tale linguaggio. Il fatto di vedere nella lingua un fattore d’incivilimento e all’origine di essa non una convenzione, ma una sorta di intuizione poetica, già delinea non solo la sfera d’interessi dello scrittore ma, rendolo inattuale rispetto al suo tempo, ne assicura l’attualità. 2. Una vita fra Antico Regime e Rivoluzione Rivarol, primogenito di ben sedici fratelli, nasce a Bagnols-sur-Cèze il 26 giugno 1753 da un locandiere di origine piemontese. Il critico romantico Charles Augustin de Sainte-Beuve (1804-1869) definisce la sua origine “”inextricable””, cioè poco lineare per quanto riguarda la pretesa ascendenza nobiliare, che Rivarol rivendicò sempre e che spesso gli fu negata con ironia dagli avversari. È comunque incontestabile che l’origine della sua famiglia fosse italiana, Rivaroli, e che fu noto come il Comte de Rivarol. Compiuti gli studi nel Mezzogiorno, probabilmente nel seminario di Avignone, il mancato abbé, che pure – sempre secondo Sainte-Beuve – indossò per qualche tempo il collare ecclesiastico, poi fu soldato e precettore, compare, a partire dal 1777, nelle cronache mondane parigine. Dove non fatica a distinguersi. Presenza accattivante, un modo tutto aristocratico di portare eretta la bella testa, un’eleganza da dandy e, soprattutto, la battuta sempre pronta e salace: queste le caratteristiche che, anche quanti gli sono più ostili, devono riconoscergli. Del resto Rivarol – che fin dai primi fermenti rivoluzionari prende posizione per la monarchia – non è per niente il tipico cicisbeo settecentesco, incipriato come una bella dama, ma povero di sostanza. Le testimonianze del tempo lo descrivono dedito allo studio, nel corso del quale si cimenta con Dante Alighieri (1265-1321), con l’antica lingua francese e con la storia romana. Lo affascina Cornelio Tacito (55/55-120 ca.) per la concisione dello stile – “”il Tacito della Rivoluzione””, lo avrebbe definito un ammiratore d’oltre Manica, il pensatore contro-rivoluzionario Edmund Burke (1729-1797) -, ma lo affascina ancor più il mondo dei salotti, dove una sola battuta, rapida e pungente come una saetta, può conquistare a un uomo gloria e odio inestinguibili. Scrive a questo proposito Ernst Junger, lo scrittore tedesco che di Rivarol ha curato una raccolta di massime: “”La finezza, a cui era giunto lo spirito francese alla fine dell’Ancien Régime, doveva sprofondare con il suo depositario, la vecchia società […]. Quanto a Rivarol bisogna dire che, rispetto alla forma, egli partecipava sì di questa eredità e tuttavia andava più a fondo. Per questo, in un tempo in cui la Rivoluzione era al massimo della sua potenza, egli potè volgere la parola contro di essa””. E non soltanto la parola. Due riviste, il Journal politique national e gli Actes des Apotres, lo vedono, a partire dal 1790, collaboratore puntuale e ironico. Ma l’attività giornalistica era complementare in Rivarol a quella di autore di pamphlet traboccanti di sarcasmo. Nel 1788 viene pubblicato anonimo, con dedica “”Dis ignotis””, “”Agli dei sconosciuti””, Il piccolo almanacco dei nostri grandi uomini. A esso fa seguito, due anni dopo, Il piccolo dizionario dei grandi uomini della Rivoluzione, dove, fra motti di spirito, scintillio d’ingegno e frecciate velenose, passano in rassegna Maximilien de Robespierre (1758-1794), Jean-Paul Marat (1743-1793) e Georges-Jacques Danton (1759-1794). Questa volta, lo scritto non è anonimo e le conseguenze non si fanno attendere. Per quanto consapevole di combattere una battaglia perduta, Rivarol si ostina a rimanere a Parigi fino al 10 giugno 1792. Come egli stesso scrive, re Luigi XVI di Borbone (1754-1793) in persona lo invita ad abbandonare la capitale per continuare la lotta all’estero, dove la sua vita non sarebbe più stata in pericolo. Appena in tempo. Pochi giorni dopo, la plebe dei sobborghi fa irruzione alle Tuilléries, costringendo il re a indossare il berretto frigio. Quando gli uomini del Terrore bussano alla porta di Rivarol, chiedendo “”Dov’è il grand’uomo? Lo vogliamo accorciare un po’””, quello stesso grand’uomo ha già da tempo raggiunto la prima tappa del suo esilio, Bruxelles. Gli anni di esilio sono caratterizzati da un lento declino. L’inattività forzata per un uomo che era sempre vissuto nel cuore della mischia, la “”pigrizia”” – gliela attribuisce Sainte-Beuve – di chi sente d’aver perduto lo scopo per cui vivere, l’isolamento dai circoli più blasonati degli emigrée spingono lo scrittore a vagabondare di città in città, alla ricerca di una stabile occupazione editoriale. Da Bruxelles fino a Londra. Poi ad Amburgo, nel piccolo sobborgo di Hamm. Infine a Berlino, dove un’infreddatura conclude, il 5 aprile 1801, un’esistenza che i piaceri e un’incessante attività intellettuale avevano consumato, come – per dirla con Junger – “”una candela che brucia dalle due estremità””. 3. Alla scuola dei fatti, verso il romanticismo Oltre alle opere citate, Rivarol lascia la versione francese dell’Inferno di Dante, realizzata dal 1783 al 1785; il Discours Préliminaire al Nouveau Dictionnaire de la Langue Française, mai portato a compimento, del 1784; e la Lettre à la Noblesse Française, scritta nei primi anni d’esilio a Bruxelles. Proprio a Bruxelles, se dobbiamo credere alle coincidenze di cui è disseminata la storia, si verifica una sorta di “”passaggio delle consegne”” fra questo superstite dell’Ancien Régime, Rivarol per l’appunto, e colui che l’idea legittimista avrebbe sostenuto nel corso del primo romanticismo francese, François Auguste René de Chateaubriand (1768-1848). Secondo le Memorie d’oltretomba, la monumentale autobiografia del poeta francese, non si trattò di un incontro felice. Chateaubriand, che distingueva l’emigrazione in due grandi categorie, colloca Rivarol in quella dei “”fatui”” e, dal suo punto di vista, non senza ragione. Rivarol, infatti, è essenzialmente un uomo di transizione. Condivide con l’età dei lumi un certo razionalismo, che dal punto di vista conoscitivo lo lega ancora alle filosofie di Étienne de Condillac (1714-1780) e di John Locke (1632-1704). Perfino in ambito religioso non nasconde, sulle prime, quello che Sainte-Beuve definisce “”un alto epicureismo”” e che si identifica, in fondo, con quello spirito libertino settecentesco, che si fa beffe di ogni valore. Scrive, a questo proposito: “”La devota crede ai preti, l’irreligiosa ai filosofi; entrambe sono credulone””. Oppure: “”Le visioni hanno un istinto felice: capitano sempre a coloro che devono crederci””. Ma quando la Rivoluzione comincia a compiere i primi passi, ecco che Rivarol, con istinto sicuro, si rende conto che coloro i quali, per primi, hanno posto mano alla disgregazione dell’edificio sociale sono proprio quei “”filosofi””, a cui egli stesso aveva rubato qualche motto di spirito. Allora comprende che il termine “”fanatismo””, che fino allora aveva creduto si adoperasse solo per le credenze religiose, calza a pennello anche e soprattutto alla nuova infatuazione analitica, che ogni venerabile tradizione vuol frantumare sotto il rullo di un criticismo esasperato. “”Nel campo della fisica – scrive – codesti filosofi hanno trovato solo obiezioni contro l’autore della natura, in quello della metafisica solo dubbi e sottigliezze; la morale e la logica hanno fornito loro solo declamazioni contro l’ordine politico, le idee religiose e le leggi di proprietà; essi hanno aspirato nientemeno che alla ricostruzione del tutto mediante la rivolta contro tutto e, senza pensare che anch’essi erano nel mondo, hanno rovesciato le colonne del mondo””. Rivarol scopre, invece, che quel Dio, che egli invoca a garanzia dell’ordine costituito, non è soltanto un formidabile calmiere delle passioni né la religione, che la Francia un tempo si onorava di praticare, un instrumentum regni, per assicurare l’ordine pubblico. Esistono prove, magari desunte ancora con spirito settecentesco dalla fisica newtoniana, che conducono – per così dire – per mano verso il riconoscimento dell’esistenza del Dio del cristianesimo, provvidenziale ordinatore del cosmo. Sono sparse sia nell’infinitamente piccolo, “”le sostanze e le affinità dei corpi””, sia nell’infinitamente grande, “”gli astri e le leggi dell’attrazione””. Ma la prova più convincente è quella che nasce in interiore homine, dal bisogno, che Rivarol sente acutissimo, di essere liberato “”[…] dal caos e dall’anarchia delle idee””. Bisogno, questo, di ordine e di forma che non avverte soltanto l’individuo ma l’intero corpo sociale. Sicché, se “”il popolo dà la forza””, è il governo che gli conferisce la ragione. “”La sovranità – scrive ancora – è una potenza conservatrice. Perché vi sia sovranità, occorre che vi sia potenza. Ebbene la potenza, che è l’unione dell’organo con la forza, non può risiedere che nel governo””. Altrimenti “”[…] queste forze, quando sono disgiunte dal loro organo, ben lungi dal conservare, tendono solo a distruggere””. L’equilibrio e il contemperamento dei poteri fa, dunque, propendere Rivarol non tanto per una monarchia costituzionale, meccanicamente fondata sul sistema di pesi e di contrappesi, come sembrava proporre Charles de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu (1689-1755), quanto piuttosto per il modello britannico, che alimenta organiche libertà alla fonte di una tradizione secolare. Sicché non può non rimpiangere, con parole che ricordano da vicino a La Rivoluzione francese del 1789 e la Rivoluzione italiana del 1859. Osservazioni comparative di Alessandro Manzoni (1785-1873), il fatto che la Dichiarazione del re nella seduta del 23 luglio 1789 non sia divenuta – con qualche ritocco – la Magna Charta del popolo francese. Risparmiando così alla nazione le carneficine del Terrore. Anche se imperscrutabili permangono i disegni di quella Provvidenza, per volontà della quale “”[…] ogni stato è una nave misteriosa ancorata al cielo””. Per approfondire: del polemista vedi l’opera Piccolo dizionario dei grandi uomini della Rivoluzione, trad. it., Sellerio, Palermo 1989; e sue massime, in Ernst Junger, Rivarol. Massime di un conservatore, trad. it., Guanda, Parma 1992; su di lui vedi sintesi critiche nel saggio di Charles Augustin de Sainte-Beuve, in appendice al Piccolo dizionario dei grandi uomini della Rivoluzione (pp. 79-109); in Jacques Godechot, La controrivoluzione. Dottrina e azione (1789-1805), trad. it., Mursia, Milano 1988, pp. 55-57; in La vita e l’opera di Rivarol, dello stesso Ernst Junger, premessa al volume citato (pp. 9-59); nonché, d’impostazione letteraria, Alfredo Cavaliere, Rivarol Critico, in Cultura neolatina. Bollettino dell’istituto di filologia romanza della R. Università di Roma, anno I, fasc. I, 1941-XIX, pp. 45-53.”,”FRAR-317″
“FAY Victor”,”Contribution à l’histoire de l’URSS. Choix d’articles réunis par Mme Victor Fay, présentés par Claude Géraud et Paul Parisot.”,”FAY nel PCF ha diretto le scuole e l’Università operaia dal 1929 al 1934, poi alla SFIO e al PSU, ma non è mai stato professore. E’ stato ‘militante democratico rivoluzionario e unitario’. Già redattore capo di Lyon-Libre, di Combat, specialista dell’URSS alla RTF e ORTF, ha tenuto una rubrica su Le Monde Diplomatique, e ‘La Quinzaine littéraire’. Contiene l’articolo: Un precurseur inconnu: Eugene Preobrajenski (1966) (pag 149-154)”,”RUST-145″
“FAY Victor a cura; saggi di FAY Elmar ALTVATER Samir AMIN Yves BAREL Francois CHATELET Henri LEFEBVRE Ernest MANDEL Edouard MÄRZ Pierre NAVILLE Nicos POULANTZAS Roman ROSDOLSKY Jean-Marie VINCENT Serban VOINEA”,”Cent’anni dopo il Capitale.”,”Contiene il saggio di François CHATELET: ‘A proposito degli “”errori”” di Marx’ (pag 79-90) Metodo dimostrativo di Marx. (pag 84-85) “”Come ha marcatamente sottolineato L. Althusser, la tecnica dimostrativa del ‘Capitale’ implica un concetto nuovo dell’attività della conoscenza: conoscere non significa assimilarsi al reale, fondersi in esso (che detto reale sia compreso come dato sensibile o come dato mentale o ideale), ma ‘produrre’ dei concetti grazie ai quali l”appropriazione’ di un campo teorico o empirico sia resa possibile. Questa operazione presuppone che questo campo sia stato fondamentalmente definito, ossia che sia stato delimitato un oggetto di ricerca. Lo testimonia la seconda prefazione del ‘Capitale’; lo prova anche la prefazione scritta da Engels per il secondo libro del ‘Capitale’; come pure questo passo estratto dai ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica’: “”Sembra corretto cominciare con il reale e il concreto, con l’effettivo presupposto; quindi, per es., nell’economia, con la popolazione, che è la base e il soggetto dell’intero atto sociale di produzione. Ma, ad un più attento esame, ciò si rivela falso. La popolazione è un’astrazione, se tralascio ad esempio le classi di cui si compone. E le classi a loro volta sono una parola priva di senso, se non conosco gli elementi su cui esse si fondano, per es., lavoro salariato, capitale, ecc. E questi presuppogono scambio, divisione del lavoro, prezzi, ecc. Il capitale, per es., non significa nulla senza il lavoro salariato, senza il valore, il denaro, il prezzo, ecc. Se cominciassi quindi con la popolazione, avrei una rappresentazione caotica dell’insieme e, precisando più da vicino, perverrei via via analiticamente a concetti più semplici; da concreto rappresentato, ad astrazioni sempre più sottili, fino a giungere alle determinazioni più semplici. Da qui si tratterebbe poi di intraprendere di nuovo il viaggio all’indietro, fino ad arrivare finalmente di nuovo alla popolazione, ma questa volta non come una caotica rappresentazione di un insieme, bensì come una totalità ricca, fatta di molte determinazioni e relazioni. La prima via è quella che ha preso l’economia politica storicamente al suo nascere. Gli economisti del XVII secolo, per esempio, cominciano sempre dall’insieme vivente, della popolazione, la nazione, lo Stato, più Stati, ecc.; ma finiscono sempre col trovare per via d’analisi alcune relazioni determinanti generali, astratte, come la divisione del lavoro, il denaro, il valore, ecc. Non appena questi singoli momenti furono più o meno fissati e astratti, cominciarono i sistemi economici che dal semplice – come lavoro, divisione del lavoro, bisogno, valore di scambio – salivano fino allo Stato, allo scambio tra le nazioni e al mercato mondiale. Quest’ultimo è chiaramente, il metodo scientificamente corretto. Il concreto è concreto perché è sintesi di molte determinazioni, quindi unità del molteplice. Per questo nel pensiero esso si presenta come processo di sintesi, come risultato e non come punto di partenza, sebbene esso sia il punto di partenza effettivo e perciò anche il punto di partenza dell’intuizione e della rappresentazione. Per la prima via, la rappresentazione concreta si è volatizzata in un’astratta determinazione; per la seconda, le determinazioni astratte conducono alla riproduzione del concreto nel cammino del pensiero””. In queste condizioni, se Marx definisce un concetto della ‘produzione’ della verità che rompe con le abitudini imposte dall’empirismo – idealista o realista – il minimo da fare è chiedersi se il suo lavoro porti a un giudizio che ammetta come evidente la nozione empirica dell’errore.”” [François Châtelet, A proposito degli “”errori”” di Marx] [(in) ‘Cent’anni dopo il Capitale’ a cura di Victor Fay, 1970] (pag 84-86)”,”MADS-018-FL”
“FAYARD Jean-Francois”,”La justice révolutionnaire. Chronique de la Terreur.”,”Il terzo stato ha fornito il 71% dei condannati alla ghigliottina, la nobiltà il 20 % il clero il 9%. 13 marzo. Il Terrore si amplifica. Saint-Just in un rapporto alla Convenzione sulle “”congiure contro il popolo francese e la libertà”” denuncia i complottatori: sia gli “”Indulgenti”” che gli “”Esagerati”” (o Arrabbiati). Molti di loro, Hébert, Momoro, Ronsin, Vincent…, sono subito arrestati sul campo mentre l’ Assemblea adotta l’ ultima parte di ciò che si sono chiamati i “”décrets de ventôse””: in virtù di questi sono dichiarati “”traditori della patria”” e “”puniti come tali”” (la morte) (…)””. (pag 163)”,”FRAR-340″
“FAYÇAL TOUATI Mohamed DUCANGE Jean-Numa”,”Marx, l’histoire et les révolutions.”,”FAYÇAL TOUATI Mohamed insegna presso il dipartimento di filosofia dell’Università di Toulouse 2 – Le Mirail; DUCANGE Jean-Numa è maitre de conférences en historie contemporaine à l’Université de Rouen. “”Les hommes, les masses, c’est-à-dire les individus réels, font l’histoire, mais ils ne peuvent la faire n’importe quand ni n’importe comment. Il y a un ‘kaïros’ (un ‘moment opportun’) pour la ‘praxis’ révolutionnaire: c’est celui de la coïncidence des circonstances et de la pratique. Et la théorie de l’idéologie ne change rien à l’affaire. En montrant que ce n’est pas la conscience qui détermine la vie, ma l’inverse, Marx montre la nécessité de partir des conditions matérielles de possibilité de l’action, et non des représentations de ces conditions et de ces actions. “”Pas plus qu’on ne juge un individu sur l’idée qu’il se fait de lui-même, on ne saurait juger une telle époque de bouleversement sur sa conscience de soi; il faut, au contraire, expliquer cette conscience par les contradictions de la vie matérielle, par le conflit qui existe entre les forces productives sociales et les rapports de production”” (Marx, Contribution à la critique de l’économie politique, 1859, p.4). D’où l’importance décisive de la théorie de la conscience de classe et de l’organisation politique qui va la porter: la domination bourgeoise repose sur la confusion de cette conscience qu’elle cherche à maintenir confuse. Mais c’est de cette exploitation du prolétariat que naît la conscience de classe, que “”surgit la conscience de la nécessité d’une révolution radicale, conscience qui est la conscience communiste et peut se former aussi, bien entendu, dans les autres classes quand on y voit la situation de cette classe”” (L’Idéologie allemande, p. 37)”” [Mohamed Fayçal Touati, Jean-Numa Ducange, Marx, l’histoire et les révolutions, 2010] (pag 74-75)”,”MADS-603″
“FAYE Jean-Pierre FISERA Vladimir Claude”,”Prague. La Révolution des Conseils ouvriers, 1968-1969.”,”Il volume è un omaggio a Praga 1968 e a quelli che hanno scritto e firmato la Charte 77 tra i quali gli animatori del movimento dei Consigli operai, Karel BARTOSEK, Zdenek MLYNAR, Jiri MÜLLER, Frantisek SAMALIK, Rudolf SLANSKY jr. “”Un’ altra misura… fu il trasferimento alle ‘associazioni di operai tutte le officine e fabbriche che avevano fermato”” Marx, La guerra civile in Francia La Cecoslovacchia negli anni 1960. “”Dal 1963 è stata tentata una riforma economica mirante ad introdurre nell’ economia degli indicatori obiettivi e qualificanti (…). Una parte della burocrazia politica ed economica fallì il test dell’ efficacia economica, perché essa non aveva la conoscenza necessaria per assumerne i rischi. Gli altri, i tecnocrati della giovane generazione percepivano i limiti della riforma. Affinché l’ autonomia della direzione economica si affermi, occorrono dei capitani d’ industria. Ora il paese non dispone dei quindicimila uomini necessari.”” (pag 58-59, V.C. Visera, Introduzione: La seconda primavera di Praga) Montesquieu citato da Marx nel ‘Premier Essai de rédaction’: “”Oggi, tutto si rapporta ad un centro, e questo centro è, per così dire, lo Stato stesso’. Marx traduce Montesquieu così (Erster Entworf zum “”Bürgerkrieg in Frankreich””) “”Jetz konzentriert siche alles in einen einzigen Mittelpunkt, und dieser Mittelpunkt ist gleichsam der Staat selbst””. (pag 56)”,”MEOx-067″
“FAYET Jean-Francois”,”Karl Radek (1885-1939). Biographie politique.”,”Karl RADEK (1885-1939). “”Malgrado il miglioramento del suo regime di detenzione, Radek non consentiva a Levi di venirlo a trovare per evitare di compromettere il partito. Ma Ruth Fischer, che gli rendeva visita tre volte alla settimana, faceva da intermediario e Radek si sforzerà a più riprese di intervenire nei dibattiti interni del partito trasmettendogli dei testi. La prima di queste lettere indirizzata come “”Lettera aperta”” all’ insieme dei delegati per il congresso di Heidelberg è significativa della posizione di Radek riguardo al partito tedesco durante questo anno 1919: (…). Come nei suoi precedenti scritti, Radek ricorda che la rivoluzione mondiale è un processo molto lungo, pavimentato di disfatte, e che è indispensabile partecipare ai consigli d’ impresa, ai sindacati e alle elezioni del Parlamento. Sicuramente, il “”proletariato non arriverà al potere attraverso la conquista della maggioranza in Parlamento””, se fosse il caso, i suoi avversari lascerebbero immediamente il terreno della democrazia. Ma, “”prima di diventare tanto forti da instaurare la dittatura del proletariato, dobbiamo utilizzar tutte le possibilità che ci offre questa democrazia””””. (pag 307) “”Radek non ha mai cessato di interessarsi alla Germania. Per questi quattro anni di guerra, il proletariato tedesco, il partito socialdemocratico tedesco e la speranza di una rivoluzione tedesca erano sempre stati al centro delle sue preoccupazioni. Collocando la Russia all’ avanguardia della rivoluzione mondiale, i bolscevichi modificarono per un po’ le prorità di Radek che, rivoluzionario professionale e internazionalista convinto, si mise al servizio della rivoluzione russa. Ma come doveva riconoscere qualche anno più tardi: “”Se ascolto le mie propensioni, sono più legato alla classe operaia tedesca che alla classe operaia russa””. La sua lotta tra i comunisti di sinistra contro la firma del trattato di Brest-Litovsk e il suo ruolo nella formazione dei primi gruppi comunisti tedeschi testimoniano d’altra parte della permanenza delle sue convinzioni anche se non era riuscito, malgrado due tentativi, a recarsi in Germania prima della fine della guerra. Ma durante i primi giorni di novembre, la ruota sembre di nuovo girare.”” (pag 253-254)”,”RIRB-078″
“FAYET Jean-François”,”1905 de Varsovie á Berlin: la polonisation de la gauche radicale allemande. Les résonances de 1905.”,”Jstor Sul dibattito in Germania sulla natura della rivoluzione del 1905 in Russia e Polonia e le sue conseguenze. Esperienza applicabile in Germania? Ruolo, influenza dei dirigenti e militanti polacchi della SDKPil esiliati in Germania sulla Spd Dopo il 1905 cresce l’influenza dei socialisti polacchi all’interno della Socialdemocrazia tedesca “”Tout le parti allemand n’avait pourtant pas renoncé à la révolution prolétarienne: diverses personnalités, que l’on regroupe sous le qualificatif de «radicaux de gauche», refusaient «l’attentisme révolutionnaire» de la direction et souhaitaient engager le parti dans la voie d’une tactique révolutionnaire conséquente. Pour eux la résurgence du «révisionnisme» était le résultat du rejet des actions de masse et de la dérive parlementaire du parti. Il ne s’agissait nullement d’un groupe organisé, mais plutôt de personnalités disparates, souvent isolées comme Franz Mehring, Karl Liebknecht, Julian Borchardt, Konrad Haenisch, Paul Lensch Alfred Henke, Johann Knief, Wilhelm Pieck, Clara Zetkin, Auguste Thalheimer, Hermann et Käte Duncker, Johann Westmeyer. Seuls les radicaux de Brême dirigés par Henke disposèrent pendant plusieurs années de la majorité dans leur organisation, partout ailleurs la gauche du parti était minoritaire et plutôt que d’une tendance structurée il vaudrait mieux parler de réseaux d’amitiés et d’une solidarité d’idées. C’est auprès de cette mouvance radicale allemande que s’exerça pendant près d’une décennie l’influence des militants de la SDKPiL“” (pag 418-419) ( Socialdemocrazia del Regno Polacco e di Lituania) “”Al di là del prestigio personale di Rosa Luxemburg che Kautsky aveva associato alla redazione della Neue Zeit, i militanti della SDKPiL disponevano di un quasi-monopolio nella stampa socialista tedesca e nelle risoluzioni dei Congressi tedeschi sulle questioni del «revisionismo», dello sciopero di massa e fra poco dell’imperialismo. Il solo Radek pubblicava ogni settimana delle cronache su una quindicina di organi della SPD, Marchlevski e Feinstein collaboravano a una dozzina di giornali della SPD. Gli articoli dei Polacchi irritavano sovente la direzione del partito tedesco, gli organi centrali (Vorwärts e Neue Zeit) finirono del resto per rifiutarli, ma essi contribuirono qualche volta alla reputazione nazionale, e anche internazionale, di alcuni giornali regionali – pensiamo a ‘Leipziger Volkszeitung, a ‘Arbeiterzeitung’ di Dortmunt, à ‘Bremer Bürgerzeitung’ (Knief) e a ‘Freier Volkszeitung’ di Göppingen nel Würtemberg. Dunque in qualche anno, i Polacchi tessero in Germania una vera e propria rete nazionale di propaganda radicale. Ma le influenze istituzionali non sono meno impressionanti. I militanti della SDKPiL, disponevano di posizioni molto forti in varie organizzazioni della SPD, come l’organizzazione di Brema, ma anche alla scuola di partito dove insegnava Rosa Luxemburg, alla commissione di controllo della SPD attraverso Clara Zetkin. Erano pure estremamente presenti nelle istanze internazionali come la BSI in cui siedeva Rosa Luxemburg dal 1904 e nei congressi dell’Internazionale ove, dopo la scissione del 1911, inviavano due delegazioni”” “” (pag 423-424)”,”LUXS-081″
“FAZI Elido”,”La terza guerra mondiale? La verità sulle banche, Monti e l’Euro.”,”La crisi del 1997-98 sulle due rive dell’Atlantico e un po’ di storia delle vicende monetarie da Bretton Woods fino a oggi”,”ECOI-347″
“FAZIO Mario”,”Passato e futuro delle città. Processo all’architettura contemporanea.”,”FAZIO Mario giornalista de ‘La Stampa’ si occupa di architettura. Ha scritto ‘I centri storici italiani’ e ‘Antico è bello’. Ha scritto un libro assieme a Renzo Piano. “”Anzitutto vediamo il ritardo culturale. Nell’Italia umbertina e in quella del primo Novecento non si era neppure affacciata una cultura della città paragonabile a quella che stava germogliando in Inghilterra e in Francia sotto la spinta dei movimenti di protesta contro la disumana città industriale (‘La questione delle abitazioni’ di Engels è del 1848, comparve in Italia nel 1950 ()), col contributo di scrittori e utopisti. Robert Owen, ideatore della “”città perfetta”” (1825) aveva fondato New Harmony nello Stato dell’Indiana, Charles Fourier aveva descritto il suo Falansterio, comunità ideale per 1620 persone, nel 1829. Dopo di lui J.B. Godin aveva realizzato a Guisa (Aisne) il Familisterio, integrante abitazioni e luoghi di lavoro. Da noi l’attenzione alla Francia veniva circoscritta ai grandi progetti di sventramenti, però senza un disegno strategico paragonabile a quello di Haussmann”” (pag 32) [Mario Fazio, Passato e futuro delle città. Processo all’architettura contemporanea, 2000] [() alle stampe nel 1872, si compone di tre articoli scritti da Engels per il ‘Volksstaat’ di Lipsia. Pubblicata in Italia dall’editore Mongini nel 1901, ndr]”,”VARx-498″
“FAZIO Antonio Lucia F.”,”L’ inflazione in Germania nel 1918-1923 e la crisi mondiale del 1929. Con una Prefazione e Giustificazione (Autobiografica) – Volume II. Riflessioni e Interpretazioni: De Lucia Lumeno, Di Taranto, Masera, Pittaluga, Spinelli, Sapelli, Albanese, Ginammi.”,”‘La grande inflazione nei primi anni venti aveva praticamente distrutto la classe media. La disoccupazione che iniziò ha manifestarsi con la stabilizzazione alla fine del 1923 e nel 1924, sia pure in misura non ancora tale da compromettere gli equilibri politici ed istituzionali, accresceva comunque risentimenti e alimentava scontenti nei confronti della Repubblica. I provvedimenti deflazionistici del 1930, 1931 e 1932 avevano colpito ancora la classe media. Continuava nella destra, soprattutto in quella estrema, la convinzione che la Guerra fosse stata perduta per un tradimento d quelli che furono chiamati i Rivoluzionari del 1919: il mito negativo del “”colpo alla schiena””. La sfiducia nelle istituzioni della Repubblica di Weimar aveva raggiunto il massimo nei primi anni 30. Hitler, cavalcò i sentimenti antidemocratici latenti, anche di ribellione, coltivando gradualmente e poi in forma sempre più invasiva e pervasiva il mito della Grande Germania. Si fece come detto concedere dall’ormai indebolito presidente Hindenburg poteri dittatoriali. I freni degli altri componenti democratici del governo furono travolti. Il Parlamento fu impaurito dalla violenza connessa con una ondata di repressione politica, di portata inaudita, volta a eliminare fisicamente tutti gli oppositori e di fatto a controllare ogni organo di governo (164). La popolarità di Hitler e i primi successi elettorali furono dovuti soprattutto alla dichiarata volontà politica di combattere la disoccupazione dimenticando i problemi del bilancio pubblico. L’inflazione non era più un pericolo; soltanto alcuni politici e finanzieri continuavano a temerla. Fu lanciato un grandioso piano per il lavoro. Il 27 giugno del 1933 fu promulgata una legge che autorizzava la costruzione di un nuovo tipo di strada: l’autostrada. L’esempio fu preso dall’Italia dove erano state costruite l’Autostrada di Napoli-Pompei e un altro tratto nell’Italia del Nord, complessivamente di poche decine di chilometri. Fu anche intuito che questa infrastruttura avrebbe permesso uno sviluppo dell’industria automobilistica. In Germania il trasporto si svolgeva soprattutto su ferrovia, grazie alle grandi pianure e all’abbondanza del carbone’ (pag 152-153) [(164) Richard J. Evans, ‘La nascita del Terzo Reich’, paragrafo V, Creazione del Terzo Reich, cap. XVII, XVIII, XIX, pagg 343-407] ‘Il genio finanziario di questa prima fase della ripresa e anche inizialmente del riarmo fu Schacht (presidente della Reichsbank) (pag 155) [«Per tanti anni ho potuto solo scrivere, ora posso parlare». E quanto si legge nell’ultimo lavoro di Antonio Fazio. Questo volume, a parte l’attenta disamina storico-economica di un ventennio che ha visto svalutazioni e rivalutazioni delle più importanti monete dell’Occidente industrializzato, è rappresentativo delle criticità che hanno accompagnato – e accompagnano – la nascita e l’evoluzione della moneta unica europea. Ma si tratta di un accostamento e di un confronto svolto con garbo ed eleganza, basato su di un solido bagaglio culturale da economista e privo di sovrastrutture di carattere politico o ideologico. Questo rende il lavoro di Fazio particolarmente interessante, oltre che per i contenuti esposti, per quanto non scritto nelle, ma tra le righe, ricorrendo al confronto tra quanto molti Paesi furono costretti a sopportare deflazione e/o sovrapproduzione per mantenere le loro monete vincolate al gold standard, similmente a quanto accade oggi con la moneta unica, che, in quanto tale, non permette alcuna flessibilità di cambio rispetto a condizioni strutturali e di crescita diverse delle nazioni che la condividono. In questa cornice, lo scopo sotteso appare forse ancor più ampio di quello esplicito: paragonare l’architettura interpretativa degli eventi degli anni Venti e Trenta del Novecento a quella attuale dell’ Unione monetaria europea, dove, in presenza di un tasso di cambio predeterminato e di moneta unica, un aumento di competitività potrà ottenersi solo riducendo in misura significativa il costo del lavoro. D’altronde Fazio, sin dal suo ingresso in Banca d’Italia nel 1960 con una borsa di ricerca presso il Servizio studi, quando ignorava che sarebbe arrivato ai vertici di quello che è uno dei più prestigiosi istituti internazionali come governatore nel 1993, volle con determinazione approfondire il tema della moneta, sia sotto l’aspetto empirico che teorico, coniugandolo, a latere, con l’econometria; connubio che lo condurrà, sotto il magistero di Guido Carli, all’elaborazione del modello econometrico dell’economia italiana, testato nel 1974 al tempo della prima crisi petrolifera. Sono e saranno gli anni della maturazione dei suoi studi sulla teoria monetaria, grazie agli insegnamenti di premi Nobel quali Paul Anthony Samuelson e Franco Modigliani, oltre che di Robert Solow, e al costante confronto con Baffi e Ciampi, entrambi governatori della Banca d’Italia, e con Savona, Vicarelli, Tarantelli e tanti altri. E anche il periodo della frequentazione di prestigiosi centri di ricerca quali il Mit e di difficili raffronti professionali con il Fondo monetario internazionale, sempre su temi e problemi riguardanti l’ inflazione, il corso dei cambi, i tassi di interesse, i prezzi e il costo del lavoro. E su queste basi di teoria e prassi che Fazio affronta i temi della iperinflazione in Germania e della grande crisi del 1929. Dopo una puntuale disamina delle cause che provocarono un vertiginoso aumento dei prezzi e la svalutazione del marco in Germania dal 1918 al 1923, Fazio si sofferma sulla deflazione che seguì per tutti gli anni 30 alla grande crisi del 1929, causata, quest’ultima, da una sovraproduzione che ebbe origine nel settore primario e dalla speculazione che causò il crollo di Wall Street. Significativamente, a proposito della Germania, Fazio ricorda quanto scritto da Costantino Bresciani Turroni per motivare il perché la politica economica tedesca «si è sempre preoccupata della stabilità monetaria a qualunque costo, anche a prezzo di ripercussioni temporaneamente dannose per l’economia». Perciò, il già governatore della Banca d’Italia sottolinea che «la Storia economica ci aiuta a meglio analizzare avvenimenti e congiunture del nostro tempo», al pari di quanto sostenuto da Samuelson che considera questa disciplina come tutto ciò che documenta l’esperienza empirica. Lo studio degli accadimenti contemporanei deve allora essere considerato esso stesso Storia economica, la cui finalità, aggiunge Antonio Fazio, è di «trarre dai fatti e loro conseguenze qualche insegnamento di teoria e politica economica». Ed è proprio la Storia economica che ci permette, specularmente, di confrontare le politiche del rigore volute dalla Germania, nel ricordo dell’ iperinflazione, e quelle deflazionistiche subite da Paesi del Sud dell’Unione, anche a seguito del deflusso di risorse verso le nazioni del Nord quale conseguenza dei loro surplus commerciali. E pensare, a riprova di quanto Fazio ci insegna tra le righe di questo volume, che nel 1997 il premio Nobel per l’economia Milton Friedman predisse che se la moneta unica fosse stata realizzata così come era stata programmata se ne sarebbero avvantaggiati soprattutto Germania, Benelux e Austria, «perché i cambi flessibili rappresentano potenti meccanismi di aggiustamento… e dunque bisogna riflettere bene prima di scegliere soluzione alternative». A conferma, l’anno successivo un gruppo di economisti neo keynesiani di livello internazionale, tra i quali il Nobel Franco Modigliani, in un Manifesto dal significativo titolo “”Contro la disoccupazione nell’Unione europea””, sosteneva che l’obiettivo della Banca centrale europea – il cui statuto fu voluto dalla Germania ad immagine di quello della Bundesbank – non doveva limitarsi al controllo dell’inflazione non superiore al 2%, benanche di tenere «la disoccupazione sotto controllo», come previsto dallo statuto della Fed. In quel periodo, il coraggio istituzionale di Antonio Fazio a difesa del nostro Paese fu dimostrato, altresì, nel tutelare il sistema bancario italiano da incursione straniere. (…) (da scheda bibl.)] In bibliografia riportati molti testi di Keynes Il testo di Fazio è infarcito di dati, tabelle e grafici”,”ECOI-408″
“FE’ Franco”,”Paul Nizan. Un intellettuale comunista.”,”FE’ Franco, giornalista, è nato nel 1936. A Milano ha lavorato per un istituto di ricerca pubblicando saggi sulla storia del movimento operaio e socialista e uno scritto sulla psicologia esistenziale di SARTRE In seguito i suoi interessi si sono rivolti prevalentemente alla letteratura politica francese. “”Al riguardo è significativo che la critica comunista abbia riservato da Antoine Bloyé un’ accoglienza non priva di riserve. Jean Freville, su “”l’ Humanité’ del 18 settembre 1933, ne aveva elogiato la forma, ma si era chiesto, di fronte alla tematica del libro, se si poteva essere egualmente soddisfatti: “”Nizan ha il merito di porre un problema sociale nella sua ampiezza, di mostrarci in modo impressionante il nulla dell’ esistenza dei piccolo-borghesi. Noi vogliamo ancora di più… Il suo libro è solo una tappa. Siamo certi che nelle sue prossime opere egli ci descriverà l’ immenso processo rivoluzionario della nostra epoca e che lo scrittore si avvarrà delle lezioni apprese dal militante””.”” (pag 73)”,”PCFx-040″
“FEATHERSTONE Donald”,”Tel El-Kebir 1882. La conquista dell’ Egitto da parte di Wolseley.”,”Secondo un corrispondente militare dell’ epoca, WOLSELEY non solo concluse trionfalmente la guerra nei tempi previsti ma non lasciò neppure in sospeso problemi da dover poi risolvere. Non solo sconfisse gli insorti ma cauterizzò la rivolta. Abili e magistrali la sua strategia e la tattica. Invece di tentare un’ avanzata su Alessandria, ingannando i suoi stessi generali, con una manovra di concerto con la Marina, si impadronì del Canale ponendo la sua base ad Ismailia. Invece di marciare rapidamente all’ interno del paese con gravi rischi di perdite e di una campagna prolungata, decise di aspettare di terminare i preparativi per infliggere un unico risolutivo colpo che ponesse fine alla campagna.”,”QMIx-077″
“FEATHERSTONE Donald”,”Khartum 1885. L’ ultima resistenza del Generale Gordon.”,”””Ogni volta che si ritirava, l’ Inghilterra era solita tornare sul posto. Era già avvenuto in Birmania, nel Bengala e in Afghanistan; e avvenne anche nel Sudan. Le truppe britanniche tornarono a Karthum per vendicare Gordon; con la campagna di Kitchener del 1896-98″”.”,”QMIx-080″
“FEATHERSTONE Donald”,”Omdurman 1898. La vittoria di Kitchener in Sudan.”,”I meriti di Kitchener. “”Tuttavia la fiducia di Kitchener nella soverchiante potenza di fuoco a sua disposizione giustificava le sue tattiche, che prevedevano lo schiaramento dei suoi reggimenti in formazioni in linea a ranghi serrati, con la prima fila inginocchiata e la seconda fila in piedi: tali tattiche condussero al sistematico annientamento degli avversari, (…). E’ stato detto a ragione che i fanti britannici che combatterono a Waterloo nel 1815 si sarebbero sentiti perfettamente a proprio agio a Omdurman.”” (pag 89) Gli errori del Califfo. “”Il califfo avrebbe dovuto rifiutare di assalire l’ esercito anglo-egiziano nelle forti posizioni difensive (…). Tuttavia, avendo optato per un assalto generale, il califfo avrebbe per lo meno dovuto condurlo nel modo più temuto da Kitchener: di notte. I suoi più importanti generali, Ibrahim Khalil, Osman Azraq e Osman Digna, insistettero tutti per un attacco con il vantaggio dell’ oscurità; Ibrahim Khalil aveva addirittura esplorato personalmente il terreno. Invece, il califfo accettò il suggerimento di suo figlio, Shaikh al-Din, il quale sosteneva che un attacco notturno non avrebbe permesso ai suoi uomini di combattere nelle condizioni migliori””. (pag 89)”,”QMIx-149″
“FEBVRE Lucien; nuova edizione a cura di Peter SCHÖTTLER”,”Il Reno. Storia miti realtà.”,”Lucien FEBVRE (1879-1956) è stato uno dei più grandi storici del nostro secolo. Dal 1919 fu chiamato a insegnare all’Università di Strasburgo, appena riconquistata dalla Francia e qui conobbe Marc BLOCH, con cui costruì un profondo sodalizio intellettuale che avrebbe dato vita, nel 1929, alle ‘Annales d’histoire economique et sociale’, una delle esperienze più vive della cultura storica francese ed europea. Tra i suoi insuperati lavori: – Filippo II e la Franca Contea. TORINO. 1979 – La terra e l’ evoluzione umana. TORINO. 1980 – Onore e patria. DONZELLI. 1997 Tesi: città lungo il Reno fondate dai capi e soldati dell’ esercito coloniale romano. Roma si portava dietro una inesauribile riserva di capimastri, maestri artigiani, istitutori, giardinieri, agricoltori, primi quadri della valorizzazione coloniale”,”STOS-060″
“FEBVRE Lucien MARTIN Henri-Jean; a cura di PETRUCCI Armando”,”La nascita del libro.”,”Come gli uomini hanno inventato il libro e come i libri hanno plasmato gli uomini. Gli AA colgono la funzione di ‘fermento’ e di ispirazione che il libro a stampa ebbe in Europa fra il XV e il XVII secolo, individuando anche le maniere in cui, tra lotte religiose e battaglie ideologiche, il libro contribuì al rinnovamento intellettuale di tutta Europa. Lucien FEBVRE, prof al College de France dal 1930, fu poi P della VI sezione dell’ Ecole pratique des Hautes Etudes (EHE). Nel 1929 fondò con Marc BLOCH le ‘Annales’. Per i tipi della Laterza è apparsa anche la sua monografia su ‘Lutero’ (1969). Henri-Jean MARTIN insegna all’ Ecole des Chartes ed è ‘directeur d’etudes’ all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes en Science Sociales (IV sez.) (EHESS). Per i tipi della Laterza è autore di ‘Storia e potere della scrittura’ (1990).”,”EDIx-002″
“FEBVRE Lucien; a cura di Adriano PROSPERI”,”Amor sacro amor profano. Margherita di Navarra. Un caso di psicologia nel ‘500.”,”Definito da Fernand BRAUDEL il più grande storico francese dopo MICHELET, Lucien FEBVRE (1878-1956) fu il fondatore, assieme a Marc BLOCH, delle ‘Annales’.”,”STOS-070″
“FEBVRE Lucien”,”Martin Lutero.”,”””Si levò un grande tumulto. Lutero si ritirò in mezzo a ingiurie e ad acclamazioni. Rientrò nell’ albergo; e alzando le mani, non appena vide da lontano gli amici ansiosi: Ich bin hindurch! gridò due volte: ne sono uscito, ne sono uscito! Il giorno dopo tutti sapevano del grande rifiuto di frate Lutero “”che scrive contro il Papa””. E coloro che credevano di conoscerlo e che lo amavano stupirono di un’ audacia di cui non intuivano la ragione sovrumana””. “”Tutto il popolo tedesco e i principi sono per lui. Forse questa volta riuscirà a sfuggire.”” (pag 165)”,”RELP-031″
“FEBVRE Lucien”,”L’Europa. Storia di una civiltà. Corso tenuto al Collège de France nell’anno accademico 1944-1945.”,” Lucien FEBVRE (1879-1956) è stato uno dei più grandi storici del XX secolo. Dal 1919 fu chiamato a insegnare a Strasburgo e qui conobbe Marc BLOCH, con cui costruì un sodalizio intellettuale che avrebbe dato vita nel 1929 alle ‘Annales d’histoire economique et social’. Ha scritto varie opere tra cui ‘La terra e l’evoluzione umana’ (1980). Nel libro viene citato Comenio (Comenius) Comenius Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Vai a: Navigazione, cerca Comenius Comenius nome latinizzato di Johan Amos Komensk? o, in italiano, Comenio (Nivnice, 28 marzo 1592 – Amsterdam, 15 novembre 1670) è stato un teologo e pedagogista ceco. Indice [nascondi] 1 Biografia 2 Insegnamento 3 Opere 4 Altri progetti Biografia [modifica] Comenio nacque in Moravia, nel 1592 nel villaggio di Nivnice. Figlio di mugnai, alla morte dei genitori (1604) venne affidato ad una zia. Nel 1608 cominciò a frequentare la scuola latina a Prerov per poi trasferirsi in Germania. Già durante gli anni della scuola iniziò a scrivere due grandi opere che tuttavia non portò a termine: una di esse era Il tesoro della lingua ceca, concepito come un grande dizionario. Finita la scuola, fra il 1614 e il 1616 fu direttore della scuola latina di Prerov. Nel 1616 divenne pastore dell’Unione dei Fratelli Boemi. Dopo la Battaglia della Montagna Bianca (1620) e la conseguente fine della libertà protestante, Comenio fu costretto all’esilio. Dapprima si recò in Polonia, dove proseguì la sua attività di predicatore e fu nominato vescovo dell’Unione. In Polonia continuò anche la sua attività di direttore di scuola, approfondendo il suo interesse per la pedagogia: è proprio in questo periodo che scrive gran parte delle sue opere pedagogiche. Le opere e il nome di Comenio cominciarono a diffondersi nell’Europa protestante e il pensatore venne invitato in vari paesi a tenere conferenze ed esporre le sue idee pedagogiche. Nell’ambito della sua opera di diffusione dell’educazione, trascorse un certo periodo in Inghilterra e, successivamente, in Svezia dove scrisse un importante saggio sull’apprendimento delle lingue straniere. Oltre all’esilio forzato, durante questi anni la vita di Comenio venne sconvolta da tragici avvenimenti: nel 1662 la morte della moglie e dei due figli di peste, nel 1648 la morte della seconda moglie; nel 1656, durante un incendio, perse tutto il suo patrimonio nonché il manoscritto del grande dizionario ceco-latino a cui lavorara da moltissimi anni. Distrutto da quest’ultimo evento drammatico, Comenio si trasferì ad Amsterdam su invito di un amico. In Olanda Comenio pubblicò un insieme di 43 opere con il titolo Opera Didactica Omnia. Morì ad Amsterdam il 15 novembre del 1670. Comenio fu tra i pedagogisti più significativi dell’età moderna. Insegnamento [modifica] Egli sosteneva che il fine dell’educazione sia la formazione dell’uomo sia nella vita spirituale che in quella civile. Diceva infatti che “”educare è vivere””, che prima di agire bisogna imparare e che per educare bisogna avere una chiara visione degli scopi da perseguire e del metodo con cui l’insegnamento deve essere impartito. La scuola doveva preoccuparsi soprattutto della preparazione di uomini adatti a esercitare l’insegnamento con determinati procedimenti. L’ ideale pansofico (insegnare tutto a tutti) esprime la necessità che l’istruzione sia estesa a tutte le classi sociali, senza però satollare la mente, ma stimolandola al sapere. Secondo Comenio, l’uomo deve indagare la natura ed imitarla; come gli esseri della natura sono perfetti in ogni fase del loro sviluppo, così dev’essere dell’uomo, perfetto e completo in ogni momento della sua crescita, fisica e spirituale; il sapere deve essere approfondito col maturarsi delle facoltà e col procedere verso la vita adulta. Divide infatti il decorso degli studi in 4 cicli, ognuno dei quali è una ripresa ed approfondimento di ciò che è stato trattato nei cicli precedenti, in ordine: scuola del grembo, scuola di lingua nazionale, scuola di latino, accademia. Non prevede per i bimbi prima dei 3 anni una scuola particolare, attribuendo ai genitori la funzione di avviare i piccoli ai primi rudimenti del sapere. La scuola comeniana è estesa a tutti, ed è scuola formativa ed informativa, in cui i fanciulli apprendono a leggere e scrivere, con la base della lingua nazionale e con un linguaggio corretto. Argomento preoccupante è il numero di insegnanti a disposizione, pochi in rapporto agli alunni, quindi tante volte un solo maestro deve bastare anche per 100 alunni; il maestro è tutto: parla, mostra oggetti, guida. Comenio dà molta importanza allo studio delle lingue, in modo da fornire così al fanciullo un corredo di parole adatto alle cose. Opere [modifica] L'””Orbis Pictus”” fu l’opera più conosciuta di Comenio, il primo libro illustrato per l’infanzia con immagini ed espressioni verbali. Con lo stesso criterio fu scritta un’opera in latino, la “”Juana Linguarum””, per aiutare gli allievi a stabilire un rapporto tra lingua nazionale ed espressioni latine. Comenio afferma che il rinnovamento dell’educazione non giungerà mai a compimento e non dovrà mai essere interrotto. Tre opere principali riassumono la sua vasta attività e sono: Janua linguarum reserta Orbis sensualium pictus Didactica Magna. Nella “”Janua linguarum reserta”” Comenio mette a confronto la lingua nazionale con il latino. L'””Orbis sensualium pictus”” (“”Mondo Illustrato””) è il primo libro illustrato per l’infanzia. In quest’ultima opera sono sostanzialmente concepiti ed esposti i principi essenziali della pedagogia moderna in tutta la loro chiarezza ed estensione.”,”EURx-247″
“FEBVRE Lucien”,”L’Europa. Storia di una civiltà. Corso tenuto al Collége de France nell’anno accademico 1944-1945.”,”Lucien Febvre (1879-1956) è stato uno dei più grandi storici del nostro secolo. Dal 1919 fu chiamato a insegnare all’Università di Strasburgo e qui conobbe Marc Bloch, con cui costruì un profondo sodalizio intellettuale che avrebbe dato vita, nel 1929, alle ‘Annales d’histoire économique et social’, una delle esperienze più vive della cultura storica europea. Tra i suoi lavori ricordiamo: Filippo II e la Franca Contea, La terra e l’evoluzione umana, Onore e patria, Il Reno, Storia, miti, realtà.”,”STOS-017-FL”
“FEBVRE Lucien”,”Michelet, 1798-1874.”,”””Quinet, fils d’un commissaire des guerres: Hugo, fils d’un général: Cournot, fils d’un notaire provincial: tous s’accordent entre eux et, finalement, avec Michelet, fils d’un pauvre imprimeur. Et leurs témoignages signifient finalement, pour toute une génération: rupture complète de la tradition. Dans la famille, elle est orale; garder le silence devant ses enfants, c’est la rompre – couper le fil des temps”” (pag 34)”,”STOx-291″
“FEBVRE Lucien”,”Onore e Patria.”,”Lucien Febvre (1879-1956) è stato uno dei più grandi storici del nostro secolo. Dal 1919 fu chiamato a insegnare all’Università di Strasburgo e qui conobbe Marc Bloch, con cui costruì un profondo sodalizio intellettuale che avrebbe dato vita, nel 1929, alle ‘Annales d’histoire économique et social’, una delle esperienze più vive della cultura storica europea. Tra i suoi lavori ricordiamo: Filippo II e la Franca Contea, La terra e l’evoluzione umana, Onore e patria, Il Reno, Storia, miti, realtà.”,”STOS-021-FL”
“FEBVRE Lucien”,”Studi su Riforma e Rinascimento e altri scritti su problemi di metodo e di geografia storica.”,”Lucien Febvre (1878-1956) si laureò alla Sorbona nel 1911 con una tesi destinata a divenire un classico ‘Philippe II et la Franche-Comté’. Strinse un sodalizio intellettuale fortissimo con Marc Bloch, insieme al quale fondò nel 1929 la rivista ‘Annales’, divenuta contro di rinnovamenti degli studi storici. Professore al College de France e presidente della VI Section dell’Ecole pratique des Hautes Etudes. “”Tre casi, fra tanti altri; Ginevra, dopo Strasburgo, dopo Basilea, la Ginevra posteriore al 1536 è città di rifugio per gli spiriti liberi”” (pag 139)”,”STOS-022-FF”
“FEDELE Santi”,”I repubblicani di fronte al fascismo (1919-1926).”,”FEDELE Santi è già noto per i suoi precedenti lavori fra i quali ‘Storia della Concentrazione antifascista 1927-1934, MILANO, 1976).”,”ITAD-027″
“FEDELE Santi”,”Storia della concentrazione antifascista, 1927-1934.”,”””Si giunse pertanto dopo una serie di trattative alla stipulazione di un accordo tra il PSI e GL che fu firmato il 31 luglio del 1931. Il testo dell’ accordo stabiliva che “”GL è il movimento unitario dell’ azione rivoluzionaria in Italia. Il PSI, senza rinunciare alla sua specifica attività di organizzazione e propaganda, riconosce la necessità di far convergere i suoi sforzi nell’ azione rivoluzionaria di GL””. La clausola secondo la quale il PSI si riservava il diritto di svolgere una sua specifica attività in Italia, clausola che nei due anni successivi sarebbe rimasta una pura e semplice rivendicazione di principio non sostanziata da una volontà politica tendente a tradurla in atto, aveva più che altro la funzione di attenuare, almeno formalmente, il significato politico dell’ accordo altrimenti fin troppo evidente: la rinucia dei socialisti a dotare il partito di un’ autonoma organizzazione clandestina per la lotta in Italia. In cambio di questa rinuncia essi ottenevano che un rappresentante del PSI e uno della CGL entrassero a far parte, insieme a tre giellisti, del comitato al quale spettava “”la direzione e la responsabilità dell’ azione in Italia””.”” (pag 89)”,”ITAD-068″
“FEDELE Santi FORNARO Pasquale a cura”,”Dalle crisi dell’ impero sovietico alla dissoluzione del socialismo reale.”,”Relazioni di Vittorio STRADA Giorgio PETRACCHI Victor ZASLAVSKY Pasquale FORNARO Bianca VALOTA Dariusz STOLA Francesco GUIDA Marcello FLORES Girolamo COTRONEO Maurizio DEGL’INNOCENTI Santi FEDELE Jeno HORVATH, interventi Piero ORTECA Angelo SINDONI Bianca VALOTA Santi FEDELE insegna storia dei movimenti e dei partiti politici e storia contemporanea nella facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Messina. Pasquale FORNARO insegna storia dell’ Europa orientale e storia del risorgimento nella Facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Messina. “”Anche se il tono della polemica di Croce salirà, e di molto, nel dopoguerra, quando vedrà il comunismo come “”pericolo mondiale””, i primi giudizi importanti sul “”comunismo realizzato”” si incontrano in uno dei suoi libri più famosi, la Storia d’ Europa nel secolo decimonono del 1932, dove scriveva: ‘Il comunismo, che si suol dire essere ormai disceso nei fatti e attuatosi in Russia, non si è punto attuato in quanto comunismo, ma nel modo che gli segnavano i suoi critici (…)””. Appare in questo passaggio un argomento di grande interesse che si incontra più volte nelle pagine di Croce; che in Russia il comunismo non si sarebbe per nulla attuato. Un argomento che trova riscontro nel pensiero di Einaudi il quale già nel 1919, all’ indomani, quindi, della Rivoluzione Russa (…). Ritorneremo, come abbiamo detto, sul discorso di Einaudi. Riprendendo per ora quello di Croce, dalla precedente pagina della Storia d’ Europa appare chiaramente la sua radicale liquidazione della Russia sovietica; una liquidazione che nasceva da lontano, già dagli anni 1917 e 1918, quando Croce, pur riconoscendo che quanto stava accadendo in Russia era stato preparato “”dal malgoverno e da insufficiente sviluppo elle classi dirigenti””, aggiungeva che la Rivoluzione comunista aveva mostrato “”con tremendo esempio a che cosa conduca il rovesciamento della scala dei valori sociali””; (…)””. (pag 150-151)”,”EURC-082″
“FEDELE Santi”,”Luigi Fabbri, un libertario contro il bolscevismo e il fascismo.”,”Santi FEDELE è professore ordinario di storia contemporanea nell’ Università di Messina. Autore di studi sulla storia dei movimenti e dei partiti politici tra le due guerre tra cui il volume ‘Una breve illusione. Gli anarchici italiani e la Russia sovietica’. Ha diretto con ANTONIOLI, BERTI e IUSO il Dizionario biografico degli anarchici italiani. Luigi FABBRI (Fabriano, 1877 – Montevideo 1935) In morte di Lenin: un bilancio critico. “”Un mito che solo in parte può essere ritenuto tale, se si considera, come Fabbri non esita a riconoscere, che a Lenin, personalità dalle straordinarie doti politico-organizzative, si deve la costituzione di “”una forza, un nucleo centrale di raccoglimento””, il Partito bolscevico, punto di riferimento anche di altri movimenti, quali gli anarchici e i socialisti rivoluzionari di sinistra, che con esso collaborarono fino ai giorni cruciali dell’ ottobre e ancora oltre. Fu l’ esistenza di tale forza organizzata che “”salvò nel 1917 la rivoluzione, e dalla reazione capitalistica interna e dallo sfacelo caotico che avrebbe fatta della Russia la preda di tutti gli eserciti stranieri””.”” (pag 52) “”Potrà la Rivoluzione riprendere il suo cammino? Fabbri, pur non rinunciando alla speranza che ciò possa avvenire, lascia ben poco spazio all’ottimismo, ritenendo assai improbabile l’ ipotesi “”d’una ripresa rivoluzionaria, d’una nuova spinta in avanti da parte del proletariato””. Troppi fatti fan temere che la Rivoluzione “”sia già morta, strozzata da coloro che se ne son fattoun monopolio di partito; troppo profonde radici hanno messo “”la casta militare, la burocratica, la poliziesca, il numeroso personale di governo, la classe dei nuovi ricchi, vale a dire tutto ciò che forma oggi la classa dirigente in Russia””, per ritenere che questa nuova classe dirigente possa consentire cambiamenti sostanziali e non sia piuttosto interessata a un ulteriore consolidamento in senso conservatore deoo statodi cose.”” (pag 53)”,”ANAx-251″
“FEDELE Santi FORNARO Pasquale a cura; saggi di Vittorio STRADA Francesco BENVENUTI Piero ORTECA Massimo LONGO ADORNO Antonello BIAGINI Pasquale FORNARO Santi FEDELE Maurizio DEGL’INNOCENTI Lev GUDKOV Valentina MOTTA Andrea BORGIA”,”Lo stalinismo: parabola di un mito.”,”Saggi di Vittorio STRADA Francesco BENVENUTI Piero ORTECA Massimo LONGO ADORNO Antonello BIAGINI Pasquale FORNARO Santi FEDELE Maurizio DEGL’INNOCENTI Lev GUDKOV Valentina MOTTA Andrea BORGIA “”La battaglia sulla questione nazionale, vinta da Stalin in pratica sei mesi prima della morte di Lenin, è un segnale significativo della strada che sta imboccando la lotta per la successione, scatenatasi sostanzialmente dopo che, alla metà del 1922 il leader è rimasto semiparalizzato. Si tratta di una lotta feroce e senza esclusione di colpi, che poggia più sul potere contrattuale dei protagonisti che sulle idee di cui sono portatori. All’XI Congresso del partito (maggio 1922) sono eletti nel ‘Politbjuro’ Lenin, Zinoviev, Stalin, Trotsky, Kamenev, Tomskij e Rykov, mentre Bucharin, Kalinin e Molotov ne diventano membri supplenti. E’ chiaro, a questo punto, che il successore può uscire da una cerchia che si restringe a due o tre persone: Trockij in primo luogo, poi Stalin e forse Bucharin. Non certo Kamenev o Zinoviev, che avevano avuto la “”colpa”” di opporsi al golpe di ottobre, e nemmeno qualche altro personaggio come Kamenev o Rykov, nessuno dei due dotato di sufficiente carisma. Nella famosa “”Lettera al Congresso”” dettata da Lenin alla fine di dicembre del 1922 e conosciuta da tutti come il “”Testamento”” vengono fissate alcune linee-guida per il partito, come quella di portare i componenti del Comitato centrale a 100 per accrescerne l’autorità. Ma la parte più interessante è quella che riguarda l’analisi delle personalità di Trockij, Stalin e Bucharin. Il primo viene definito senza dubbio il più capace, ma anche”” troppo sicuro di sé”” e ossessionato dai problemi organizzativi. Il secondo, Stalin, è riuscito “”a concentrare nelle sue mani un potere immenso”” di cui potrebbe abusare, oltre a essere “”grossolano…difetto intollerabile per un segretario generale””. Infine Bucharin viene apprezzato come “”il più pregevole e maggiore teorico del partito””, ma proprio questa raffinatezza di pensiero costituisce il maggiore ostacolo, dal momento che rischia di farlo deviare dall’ortodossia””. (pag 39-40) (Piero Orteca Dalla NEP alla collettivizzazione: l’economia di Stalin)”,”STAS-063″
“FEDELE Santi RESTIFO Giuseppe a cura; scritti di Antonio CICALA Daniele POMPEJANO Marcello SAIJA Santi FEDELE Andrea FAVA Giuseppe RESTIFO Maria Concetta DENTONI Barnaba MAJ Giuseppe GEMBILLO Ivana DI-CESARE Anna CAROLEO Giovanna FIUME Antonello BIAGINI Giovanni RAFFAELE Caterina PASTURA Pasquale FORNARO”,”Il fascismo. Politica e vita sociale.”,”Antonio CICALA Daniele POMPEJANO Marcello SAIJA Santi FEDELE Andrea FAVA Giuseppe RESTIFO Maria Concetta DENTONI Barnaba MAJ Giuseppe GEMBILLO Ivana DI-CESARE Anna CAROLEO Giovanna FIUME Antonello BIAGINI Giovanni RAFFAELE Caterina PASTURA Pasquale FORNARO”,”ITAF-326″
“FEDELE Santi”,”Il retaggio dell’esilio. Saggi sul fuoriuscitismo antifascista.”,”Contiene il capitolo ‘La sinistra italiana e i processi di Mosca, 1936-1938’ (pag 177-200) Santi Fedele è professore straordinario di storia dei movimenti e dei partiti politici nella facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Messina. Fa parte del comitato scientifico della Fondazione di studi storici ‘Filippo Turati ‘ di Firenze ed è direttore dell’Istituto di studi storici ‘Gaetano Salvemini’ di Messina. Si è a lungo dedicato alla storia dell’antifascismo in esilio. Tra le sue pubblicazioni figura la biografia di Guido Dorso (1986).”,”ITAD-126″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. I. A-Anti.”,”La voce ‘anarchismo’ non c’è. La voce ‘anarchia’ è scritta da Francesco Perfetti (pag 759-762) “”Il punto di partenza di una moderna elaborazione teorica dell’Anarchia può esser fatto risalire all’inglese William Godwin (1756-1836), (…). (pag 759) Al pensiero di Godwin si può riallacciare anche “”Thomas Hodgskin (1787-1869) il cui nome resta legato ad una critica del capitalismo fondata sul collegamento con un «diritto naturale» di cui il diritto positivo costituisce un traviamento; l’anticapitalismo, in questa prospettiva, diviene momento di una più ampia ed articolata polemica contro le istituzioni o finzioni legali (stato, governo, diritto positivo) che alterano l’equilibrio naturale. Con Hodgskin non siamo propriamente sul terreno del pensiero anarchico, ma siamo pur sempre nelle sue immediate vicinanze”” (pag 759)”,”REFx-115″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. II. Anto-Bars.”,”Eugenio Barsanti, fisico inventore del motore a scoppio Voce Balzac, Honoré de (pag 821-823) di Luigia Zilli “”Quest’opera gigantesca, che fa veramente concorrenza ad una ideale anagrafe, giustifica dunque l’orgogliosa affermazione del suo creatore: «Ciò che Napoleone ha fatto con la spada, io lo farò con la penna». Tale intuizione non esaurisce però le innovazioni che Balzac introduce nella tecnica narrativa e nella drammatizzazione della storia. I suoi eroi hanno sempre un ancoramento preciso alla realtà materiale. La descrizione fisica ignora la connotazione affettiva tipica della scuola romantica, scende a dettagliare volti, gesti, movimenti, abiti, cosicché, in perfetta coerenza con le teorie fisiognomiche, le qualificazioni del corpo assurgono a specchio epidermico delle inclinazioni dell’animo. Inoltre, nella caratterizzazione del tipo d’ambiente acquista valore di percorso privilegiato. Le minute descrizioni con cui Balzac comincia tutti i suoi romanzi creano un’autentica simbiosi tra materia e spirito e fanno dell’eroe la proiezione dell’ambiente in cui vive ed opera. (…) La rottura con la tradizione fu riconosciuta da Baudelaire, quando affermò che il realismo di Balzac doveva considerarsi “”un nuovo modo di composizione””. D’altra parte, questo suo sforzo di conferire non solo ai singoli personaggi ma anche alle loro varie passioni un carattere eminentemente rappresentativo di un’attività tipica o di un’intera classe sociale, dovevano portarlo a creare eroi dai lineamenti esagerati fino alla caricatura. E ciò si rifletté anche nello stile, che non sempre egli riuscì a mantenere duttile e vario. L’enfasi retorica, la pesantezza sintattica, l’imprecisione lessicale, vengono spesso ad appesantire la narrazione, pur così geniale nella restituzione della vita. Trascinato dalla foga degli avvenimenti che si succedono, conquistato dalla lucidità dell’analisi, soggiogato dalla forza dei personaggi, il lettore non si avvede facilmente dei difetti stilistici, che pure ferirono la sensibilità di critici di professione come Sainte-Beuve. Balzac resta comunque il primo ad inaugurare la nuova maniera del romanzo moderno, sia pure con Stendhal, e notevolissima fu l’influenza che esercitò sul romanzo inglese, sul verismo italiano, sui grandi romanzieri russi e tedeschi. Ricordiamo inoltre che, dopo un breve periodo di oblio, la sua opera fu rivalutata dal Taine e dallo Zola e ammirata dai più grandi narratori moderni fino a Proust, ma insieme osteggiata dai rappresentanti della critica estetizzante di ogni tempo. Lungi dal perdere smalto e fascino con il trascorrere dei decenni, essa ha conquistato ai giorni nostri un favore sempre più vasto, e conosciuto le vivisezioni critiche più varie. All’interesse iniziale per l’uomo si è aggiunta un’attenzione nuova per i significati interni dell’opera e, più recentemente, per il funzionamento autonomo del testo. Per primo G. Lukács, formulando la celebre distinzione tra realismo critico e romanticismo rivoluzionario, ne ha esaltato, sulle orme di Marx e soprattutto di Engels, la dialettica critica la quale indagando e raffigurando con strenuo amore della verità le strutture di un ambiente sociale, viene forzatamente a denunciarne i vizi, anche al di fuori di quelle che potevano essere le idee personali dello scrittore”” (pag 822)”,”REFx-116″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. III. Bart-Calo.”,”nella bibliografia riferita alla voce ‘Bordiga’ (mezza colonna di testo) si cita: A. Caracciolo, Serrati Bordiga e la polemica contro il blanquismo, in AAVV, La Città futura, Milano, 1959 La città futura. Saggi sulla figura e il pensiero di Gramsci. A. Caracciolo e G. Scalia a cura, Editore: Feltrinelli, 1959 C. Cicerchia: Rapporto col leninismo e il problema della rivoluzione italiana; E.Avidgr: Movimento operaio torinese durante la prima guerra mondiale; A.Caracciolo: Serrati. Bordiga e la polemica gramsciana contro il blanquismo o settarismo di partito; G.Tamburrano: Fasi dello sviluppo del pensiero politico di Gramsci; M.Tronti: Tra materialismo dialettico e fiolosofia della prassi. Gramsci e Labriola; A.Bertondini: Gramsci e Labriola; E.Agazzi: Filosofia della prassi e ricerca scientifica; R.Guiducci: Filosofia della prassi e ricerca scientifica; L.Rosiello: La composizione linguistica dello storicismo gramsciano; G.Scalia: Metodologia e sociologia della letteratura in Gramsci; A.Guiducci: A proposito di estetica in Gramsci. Voce: ‘Bernstein’ di Carlo Leopoldo Ottino (pag 264-265)”,”REFx-117″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. V. Cie-Crip.”,”Sul concetto di classe sociale voce di Luciano Gallino (pag 169-172). Nella bibliografia citato il volume di G. Lenski, Power and Privilege. A Theory of Social Stratification’, New York, 1966; M. Lipset, Classe, potere, status. La mobilità sociale (1953, Padova; 1972), G. Thernborg, Come governano le classi sociali, Roma; 1981, F. Parkin, Classi sociali e Stato, Bologna, 1985. Voce ‘Comunismo’ di Giancarlo Cerruti (pag 482-488)”,”REFx-119″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. VI. Cris-Dun.”,”Voce Critica (e critica letteraria) (pag 31-39) di Giovanni Cacciavillani, Democrazia di Giulio Guderzo”,”REFx-120″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. VII. Duo-Fare.”,”Voce ‘Engels’ a cura di Carlo Leopoldo Ottino (pag 418-419) Dopo aver pubblicato nel 1878 l’Antidühring, Engels pubblica l’opuscolo in francese Socialisme utopique et socialisme scientifique. “”Nel 1878 [Engels] pubblicò a Lipsia il volume ‘Herrn Eugen Dühring’s Umwälzung der Wissenschaft. Philosophie, Politische Oekonomie, Sozialismus’ (La scienza sovvertita dal Signor Eugen Dührin. Filosofia, economia politica, socialismo), comunemente noto col titolo ‘Antidühring’, nel quale il concetto di dialettica – nella sua triplice definizione di compenetrazione degli opposti, conversione della quantità in qualità e negazione della negazione – trovava speciale sviluppo, e la polemica contro il sistema socialisteggiante del filosofo positivista berlinese si ampliava in una compiuta e relativamente autonoma esposizione del materialismo dialettico. Successivamente per istanza di Paul Lafargue, E. rimaneggiò i tre capitoli di tale opera sul «contenuto del socialismo moderno», prospettanti la suggestiva tesi del «salto dell’umanità dal regno della necessità al regno della libertà», e pubblicò l’opuscolo in francese (‘Socialisme utopique et socialisme scientifique’, 1880) e in tedesco (‘Die Entwicklung des Socialismus von der Utopie zur Wissenschaft’, L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza, 1882), aggiungendovi poi come prefazione all’edizione inglese (1892) l’importante saggio ‘Ueber historischen Materialismus’ (Sul materialismo storico): in esso, appunto, tale teoria veniva definita come «quella concezione dello sviluppo della storia che cerca le cause prime e la forza motrice decisiva di tutti gli avvenimenti storici importanti nello sviluppo economico della società, nella trasformazione dei modi di produzione e di scambio, nella divisione della società in classi che ne deriva e nella lotta di queste classi tra di loro». D’altronde, l’ulteriore estensione della dialettica sino a informare come legge obiettiva ogni aspetto e settore della realtà naturale fu oggetto di copiose annotazioni (1873-1883), costituenti il contenuto del discusso volume engelsiano ‘Dialektik der Natur’ (La dialettica della natura’, ivi, 1950) la cui edizione completa vide la luce a Mosca solo nel 1948″” [Carlo Leopoldo Ottino, ‘Engels, Friedrich’] [(in) ‘Grande Dizionario Enciclopedico Utet. VII. Duo-Fare’, Torino, 1995] (pag 418-419) La voce ‘Evoluzione’ (pag 838-848) è scritta da Pietro Omodeo”,”REFx-121″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. X. Grev-Ins.”,”La voce ‘Hegel’ è di Valerio Verra (pag 328-334) segue la voce ‘Hegelismo La voce ‘guerra’ è di Ugo Fabietti Prima guerra mondiale (pag 106-118) (non è indicato l’autore della voce) Seconda guerra mondiale (pag 118-134) (non è indicato l’autore della voce) Voce ‘Imperialismo’ di Giuliano Martignetti Bibl. Politica di potenza e imperialismo a cura di S. Pistone, Milano, 1773″,”REFx-124″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. XI. Int-Lega.”,”La voce ‘Labriola, Antonio’ è di Franco Sbarberi (pag 748) La voce Internazionale (prima seconda terza) è di Fiorenza Tarozzi (pag 28-29) Voce ‘Lassalle, Ferdinand’ di Giovanni Maria Merlo (pag 884-885) “”Per L. l’abolizione del diritto di proprietà è l’unico mezzo per affrancare la classe lavoratrice dalla “”legge bronzea del salario””, che ne perpetua la miseria e ne annulla praticamente la libertà. Questa legge, già formulata da A. Smith e da Ricardo, riduce, in regime di capitalismo, il salario del lavoratore al minimo indispensabile per la sua esistenza, riservando il rimanente dell’utile di produzione all’imprenditore, detentore del capitale””. (pag 885) I maggiori scritti di Lassalle sono raccolti in 12 volumi a cura di E. Bernstein (Berlino, 1919-21) ‘Gesammelte Reden und Schriften’. Bibl. G. Beccari, Lassalle e la fondazione della socialdemocrazia, Milano, 1959 (cercare) Kelsen, Marx oder Lassalle, Darmstadt, 1967 Voce: Kautsky di C.L. Ottino”,”REFx-125″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. XII. Lege-Marg.”,”Contiene la voce ‘Lenin’ di Carlo Leopoldo Ottino, e ‘Leninismo’ di Giancarlo Cerruti (pag 53-56) Voce ‘Luxemburg, Rosa’ di C.L. Ottino Bibl. ‘Economia e Stato in Rosa Luxemburg, di M. Campanella (Bari, 1977) Voce ‘Liebknecht, Karl e Wilhelm (due voci) (pag 230-233) di Fulvio Cammarano”,”REFx-126″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. XIII. Mari-Morp.”,”Voce ‘Marx, Karl Heinrich’ di Carlo Leopoldo Ottino (pag 115-118) e ‘Marxismo’ dello stesso Ottino (pag 118-122) Tra le varie pubblicazioni postume c’è la vivace trattazione sintetica dell’ ‘Erstes Buch. Der Produktionsprozess des Kapitals. Sechstes Kapitel. Rsultate des unmittelbaren Produktionsprozesses’ (Primo Libro. Il processo di produzione del capitale. Sesto capitolo. Risultati del processo di produzione immediato), a cura dell’Istituto Marx Engels Lenin di Mosca, 1933. (pag 117) (v. in It. ‘Capitolo VI inedito’, Firenze 1977) Bibl. Goldmann L., L’ideologia tedesca e le Tesi su Feuerbach, Roma, 1969″,”REFx-127″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. XVI. Pio-Rae.”,”La voce ‘Plechanov’ (pag 139-140) è di Osvaldo Niceforo Bibl. B. Zenkovsky, Histoire de la philosophie russe, Parigi, 1954″,”REFx-130″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. XVII. Raf-Sals.”,”La voce ‘Rivoluzione’ è di Gianfranco Pasquino, ‘Rivoluzione americana’ di Giuliano Martignetti, ‘Rivoluzione francese’ di Franco Catalano, ‘Rivoluzione industriale’ di Carlo M. Cipolla, ‘Rivoluzione inglese’ di Marco Gosso, ‘Rivoluzione russa’ di Giorgio Migliardi (tutte queste voci: pag 576-600) Bibl. – V. Gabrielli, a cura, Puritanesimo e libertà. Dibattiti e livelli, Torino, 1956 – L. Stoen, Le cause della Rivoluzione inglese (1529-1642), Torino, 1982″,”REFx-131″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. XVIII. Salt-Sos.”,”La voce ‘Socialdemocrazia’ è di Enrico Lanfranchi, ‘Socialismo’ di Carlo Leopoldo Ottino, ‘Socializzazione’ di Piero Amerio Bibl. – R. Guiducci, New Deal socialista, Firenze, 1965; – AAVV, Bibliografia del socialismo, Firenze, 1964 – F. Fejto, La socialdemocratie quand-même, Paris, 1980 – AAVV, Riformismo e socialismo ieri e oggi,. Atti del Convegno di Milano, Napoli, 1984 La voce ‘Sciopero’ (pag 382-384) – J. Kuczynsky, Labour Conditions in Western Europe, 1820-1935, London, 1937 – F. Magri, Controllo operaio e consigli d’azienda in Italia e all’estero, 1916-47, Milano, 1947 – E. Roselli, Cento anni di legislazione sociale, 1848-1950, 2 voll, Milano, 1951 – U. Melotti, Lo sciopero nel suo contenuto sociale, Milano, 1964″,”REFx-132″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. XX. Tie-Z.”,”La voce ‘Winstanley, Gerrard (pag 1167-68) è di Giuseppe Schiavone Bibl. – ‘La terra a chi lavora! Antologia a cura di A. Recupero, Rimini, 1974 – M. Cappuzzo, La vera libertà repubblicana. Saggio su G. Winstanley, Palermo, 1979 – G. Fiaschi, Potere, rivoluzione e utopia nell’esperienza di G. Winstanley, Padova, 1982 – G. Schiavone, W. il profeta della rivoluzione inglese, Bari, 1991 La voce ‘Utopia’ è di Carlo L. Ottino Bibl. T. Perlini, Utopia e prospettiva in G. Lukacs, Bari, 1968 – A. Colombo – L. Tundo, Fourier, la passione dell’utopia, a cura, Milano, 1988 – L. Firpo, Studi sull’utopia, a cura di L. Firpo, Firenze, 1977″,”REFx-134″
“FEDELE Santi”,”Fronte popolare. La sinistra e le elezioni del 18 aprile 1948.”,”Volume pubblicato a cura di Ugoberto ALFASSIO GRIMALDI Santi Fedele, giovane studioso dell’Università di Messina (1978), ha pubblicato nel 1976 (Feltrinelli) una ‘Storia della Concentrazione antifascista’ vincitrice del premio Sila opera prima per la saggistica PSLI Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (Saragat) poi PSDI Biografia aggiornata dell’autore vedi retro ‘Nel corso del mese di febbraio del 1948 l”Avanti!’ e l”Unità’ danno notizia della costituzione di moltissime sezioni locali del Fronte in ogni parte d’Italia: di particolare rilievo il congresso provinciale del Fronte a Milano che fa registrare alcune adesioni significative, come ad esempio quelle della medaglia d’oro ammiraglio Raffaele Rossetti e dell’ex prefetto di Milano Ettore Troilo, e che si conclude con l’approvazione del testo di un appello del Fronte democratico popolare ai milanesi, nel quale ricollegandosi alle grandi tradizioni di libertà del Carroccio, delle Cinque Giornate e della lotta di Liberazione, si indica nel Fronte lo “”spontaneo movimento in cui confluiscono le aspirazioni e le esigenze di tutte le classi e categorie sociali che vedono nella libertà e nella nuova democrazia italiana l’unica garanzia delle sicure fortune del Paese””. (…) Contemporaneamente allo svolgimento dei congressi comunali e provinciali del Fronte, lo sforzo organizzativo dei partiti di sinistra tende anche alla costituzione di particolari organismi politici attraverso i quali l’alleanza frontista possa acquisire nuovi consensi tra i più diversi ceti sociali e categorie professionali. Sorgono così, nel giro di alcune settimane, il Fronte dei lavoratori dello Spettacolo, al quale aderiscono, tra gli altri, Vittorio De Sica, Luchino Visconti, Antonio Pietrangeli, Paolo Grassi e Giorgio Strehler, il Fronte degli studenti universitari; il Fronte del pubblico impiego, che persegue un programma di democratizzazione delle strutture burocratiche e “”di riorganizzazione tecnica e funzionale dei pubblici servizi”” (4); il Fronte della piccola e media industria, nel cui atto costitutivo si afferma che, mentre la politica economica del governo favorisce soltanto i monopoli e la grande industria, il programma del Fronte garantisce invece lo sviluppo delle piccole e medie imprese (5); l’Associazione nazionale risparmiatori e azionisti, che motiva la propria adesione al Fronte sostenendo che solo quest’ultimo difende i piccoli risparmiatori dalle manovre speculative combinate del governo e della Confindustria (6). Anche gli intellettuali di sinistra procedono nei primi giorni di febbraio alla costituzione del loro Fronte nazionale della Cultura, il quale ottiene un buon numero di adesioni altamente qualificate, come ad esempio quelle, oltre dei già ricordati Luigi Russo e Corrado Alvaro, di Salvatore Quasimodo, Natalino Sapegno, Carlo Carrà, Renato Guttuso, Giulio Einaudi, Alberto Mondadori, Arturo C. Jemolo, Galvano Della Volpe, Ranuccio Bianchi Bandinelli, Giacomo De Benedetti, Concetto Marchesi, Massimo Bontempelli, Umberto Saba, Carlo Muscetta, Fedele D’Amico, Giacomo Devoto ecc. A distanza di qualche settimana dalla costituzione del Fronte nazionale della Cultura, un gruppo di intellettuali comunisti e socialisti, nel tentativo di ampliare ulteriormente l’arco dei consensi dei quali godono le forze di sinistra in questo settore, decidono di dar vita a una più larga organizzazione unitaria: l’Alleanza per la difesa della Cultura. L’iniziativa è però destinata ad avere esito poco felice e a rivelarsi alla fine controproducente per i partiti di sinistra. Avviene infatti che il manifesto costitutivo dell’Alleanza, documento politicamente alquanto incolore e con taluni spunti di rivendicazionismo corporativo (7), viene sottoscritto da diverse centinaia di intellettuali, alcuni dei quali notoriamente simpatizzanti o addirittura iscritti ai partiti di governo. Costoro, una volta resisi conto delle implicazioni politiche insite nel manifesto al quale hanno dato la loro adesione, si affrettano a inviare lettere di rettifica o di smentita, che saranno prontamente e in bella evidenza pubblicate nei quotidiani e settimanali filogovernativi (8), tanto da indurre il comitato promotore dell’Alleanza a emettere un comunicato nel quale si precisa che l’associazione non aderisce ad alcun partito o cartello di partiti (9). Una cura particolare dedicano i partiti di sinistra alla ricerca di nuovi consensi tra le grandi masse femminili, le più esposte alla prevedibile offensiva propagandistica delle forze clericali. (…) Anche i giovani vengono inquadrati nel Fronte tramite organizzazioni appositamente create, quali l’Alleanza giovanile antifascista, le Avanguardie garibaldine, le Brigate del lavoro e, per i giovanissimi, le associazioni dei “”pionieri””. I loro aderenti sono equipaggiati con casacche, baschi e fazzoletti recanti l’emblema del Fronte (la testa di Garibaldi sovrapposta a una stella a cinque punte) e vengono spesso fatti sfilare, assieme ai partigiani dell’ANPI, nel corso delle manifestazioni e dei raduni del Fronte. L’idea si rivela quanto mai infelice. A parte le fin troppo facili ironie degli avversari che paragonano queste iniziative a quelle già in voga durante il regime fascista, le “”sfilate garibaldine”” offrono il destro ai partiti di governo di imbastire su di esse quella che l”Avanti!’ definirà “”una losca manovra elettorale””: la legge contro le organizzazioni paramilitari’ (pag 110-113)] [(4) Cfr. L’Unità, 5 marzo 1948; (5) Cfr. L’Unità, 29 febbraio 1948; (6) Cfr. L’Unità, 4 marzo 1948; (7) Alcuni brani del manifesto furono riportati nell”Avanti!’ del 21 febbraio 1948; (8) Si veda ad esempio la lettera di Giuseppe Ungaretti a ‘Il Popolo’ (edz. milanese, 6 marzo 1948) nella quale il poeta dichiara che, come nelle precedenti elezioni, il 18 aprile voterà DC; (9) Cfr. L’Unità, 4 marzo 1948]”,”ITAC-150″
“FEDELE Marcello”,”Democrazia referendaria. L’Italia dal primato dei partiti al trionfo dell’opininone pubblica.”,”Marcello Fedele (Taranto 1947) insegna sociologia dell’amministrazione all’Università La Sapienza di Roma.”,”ITAP-075-FL”
“FEDELE Santi”,”Storia della Concentrazione antifascista, 1927 – 1934.”,”Santi Fedele, nato nel 1950, ha studiato alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Messina. Collabora a Belfagor, a Storia contemporanea e al Dizionario critico di storia conteporanea. Conduce attualmente uno studio sul Partito d’Azione.”,”ITAD-011-FL”
“FEDELE Santi”,”Storia della concentrazione antifascista, 1927-1934.”,”Santi Fedele, nato nel 1950, ha studiato alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Messina. Qui ha intrapreso attività di ricerca pubblicando alcuni saggi sul fuoruscitismo antifascista e sul sindacalismo rivoluzionario in Sicilia. Collabora a ‘Belfagor’, ‘Storia contemporanea’ e al Dizionario critico di storia contemporanea. Sta studiando il Partito d’Azione.”,”ITAD-004-FGB”
“FEDELI Ugo”,”Dalla insurrezione dei contadini in Ucraina alla Rivolta di Cronstadt.”,”Si tratta di scritti di FEDELI pubblicati a suo tempo sul ‘Il Libertario’.”,”ANAx-082″
“FEDELI Ugo”,”La nascita del fascismo. Un decennio di storia italiana (1914-1924).”,”Ugo FEDELI (1898-1964) militante anarchico per oltre quarant’anni, autodidatta, gran lettore e scrittore fecondo, a seguito dell’ avvento del fascismo dovette espatriare recandosi in Francia, Svizzera, Germania, Russia e nelle Americhe, dove dall’ Uruguay venne consegnato alla polizia fascista. Nel 1924 si stabilì a Parigi dove ebbe come compagno di lavoro Nestor MAKHNO e conobbe i maggiori esponenti del movimento anarchico internazionale. Dopo la guerra ebbe l’ incarico di curare la biblioteca del Centro Culturale Olivetti. Qui tenne diverse “”Conversazioni””. Dopo la sua morte, la sua biblioteca sul movimento operaio e anarchico e socialista messa insieme nel corso di decenni, fu acquistata dall’ Istituto di studi sociali di Amsterdam. Ha scritto le biografie di GALLEANI, FABBRI, CIANCABILLA, GAVILLI, SCHICCI. Ha ricostruito la bibliografia di MALATESTA. “”Alcune cifre ci permetteranno di vedere lo sviluppo del fascismo proprio in rapporto al disgregarsi della sinistra. Nell’ ottobre del 1919, il movimento fascista contava circa 17 mila iscritti che divennero il doppio nel 1920 per montare poi repentinamente, ai primi del 1921, a 100 mila. Dopo le elezioni del 1921 la disgregazione delle organizzazioni di sinistra si fece così rapida che in non pochi casi gli iscritti a partiti ad organizzazioni di sinistra passavano in massa al fascismo””. (pag 150-151) “”Nulla e nessuno fu risparmiato. Tutte le sedi delle organizzazioni cooperative, quelle cattoliche, le sole rimaste, sono devastate, come devastate e bruciate sono le Sinagoghe. Vengono adottate le leggi speciali sul “”confino di polizia”” ed instaurato il Tribunale Speciale (…).”” (pag 194)”,”ITAF-160″
“FEDELI Ugo”,”Anarchismo a Carrara e nei paesi del marmo. Dall’ Internazionale ai moti del ’94.”,”Sono ripubblicato gli studi di Ugo FEDELI dedicati al movimento libertario apuano dalle origini agli anni della reazione crispina. Gli articoli sono stati pubblicati nei primi anni 1950 sui periodici L’ Adunata dei Refrattari, Volontà, e Movimento Operaio. Ugo FEDELI (Milano 1898, Ivrea 1964), inizia la propria militanza politica giovanissimo collaborando al settimanale anarchico Il Ribelle. Nel 1917 diserta e dopo vari mesi di clandestinità, ripara in Svizzera dove subisce un processo con altri 15 compagni. Espulso, nonostante l’ assoluzione, rientra in Italia e dopo nove mesi di carcere viene amnistiato. E? coinvolto nel processo riguardante l’ attentato al Diana del marzo 1921, per questo nel 1927 viene condannato in contumacia a 7 anni e sei mesi di carcere. Nel frattempo FEDELI è fuggito passando dalla Svizzera alla Germania per giungere nel 1921 in RUssia. Nel 1922 a Berlino è presente al congresso costitutivo dell’ AIT, indi prolunga la sua permanenza in clandestinità fino alla fine del ’23 quando emigra in Francia. Qui assieme a DURRUTI, ASCASO, FERRANDEL e S. FAURE fonda la Librairie internationale, les Editions anarchistes e la Revue internationale anarchiste edita in tre lingue. Stringe amicizia con Luigi FABBRI e Torquato GOBBI con i quali fonda il giornale Rassegna lotta umana. Nel 1929, arrestato ed espulso dalla Francia e subito dopo dal Belgio, emigra in Sud America stabilendosi in Uruguay. Collabora a Supplemento, rivista di studi del giornale La Protesta di Buenos Aires, e assime a GOBBI e FABBRI fonda la rivista Studi Sociali. Nel 1933 viene di nuovo espulso e consegnato alle autorità fasciste, trasferito in Italia doove sconterà la pena al confino a Ponza, Ventotene, e in Abruzzo fino al 1944. Partecipa al congresso di fondazione della FAI (Carrara 1945). Nel dopoguerra si dedica agli studi storici.”,”ANAx-182″
“FEDELI Ugo”,”Luigi Fabbri.”,”””Il Fabbri fu uno di questi: un grande divulgatore, un chiarificatore e un precisatore delle idee anarchiche che in Italia avevano assunto sin dai tempi della Prima Internazionale, un’ estensione e un influsso considerevoli. Le sue idee, in generale, erano quelle del Gori – che per lunghi anni aveva lavorato con lui – con meno poesia e romanticismo, ma sicuramente con più consistenza teorica, con più senso di chiarezza pratica; qualità che gli erano caratteristiche e che il Fabbri aveva acquisito colla lunga amicizia, colla vera fratellanza e comunità d’ idee e di vedute col Malatesta che fu il suo vero maestro e ispiratore. Del Malatesta il Fabbri aveva, più che rispetto un vero culto, che non adava proprio e solo all’ uomo – veramente unico – ma alle sue idee.”” (pag 34) In Argentina. “”Due erano, nel 1929, le organizzazioni sindacali più importanti ed attive e tutte e due erano tendenzialmente anarchiche. Nella loro “”Carta Organica”” era messo in risalto che il fine dell’ organizzazione, della sua azione e della sua lotta era ‘il raggiungimento di una società comunista libertaria. Eppure tutte e due queste centrali, per ragioni che vedremo più innanzi, erano ostili l’ una all’ altra e si presentavano come due fratelli nemici: da una parte la ‘Union Sindacal Argentina’ (U.S.A.) e dall’ altra la ‘Federacion Obrera Regional Argentina’ (F.O.R.A.). Quest’ ultima, di molto maggiore importanza della prima, ricca di sezioni e di iniziative, aveva a sua disposizione, oltre al quotidiano ‘La Protesta’, anche un grandissimo numero di pubblicazioni settimanali, espressione dei vari sindacati, e tutte tendenzialmente anarchiche. La prima aveva a sua disposizione il suo organo ufficiale, “”La Union Sindacal””, e il giornale ‘El Libertario’. La F.O.R.A. aveva i sindacati più battaglieri (…)””. (pag 82-83)”,”ANAx-241″
“FEDELI Ugo”,”Corso di storia del movimento operaio. Bibliografia.”,”I criteri della bibliografia. Le opere citate solo se accessibili alla consultazione presso la Biblioteca Olivetti di Ivrea. Opere non solo in ordine alfabetico per nome di autore ma raggruppate per soggetto. “”E’ attorno ai tre grandi problemi, storici, teorici e pratici, che si polarizzano tutti gli altri minori. Ma questi sono così importanti da rappresentare continui punti di riferimeno, senza i quali non si arriverebbe a capire e a spiegare tutta l’ evoluzione di questo movimento. E’ sotto queste voci essenziali che sono state raggruppate le varie opere che in qualche modo e in misura diversa hanno contribuito a darle un indirizzo o a caratterizzare un particolare momento. (…) Ancora un dettaglio. Difficile è il distinguere un’ opera a carattere operaio-sindacale da un’altra a carattere operaio-politico. (…)””. (pag 3-4-5)”,”MOIx-027″
“FEDELI Ugo”,”Luigi Galleani. Quarant’anni di lotte rivoluzionarie, 1891-1931.”,”Contiene dedica autore a E. Santarelli. Gli anarchici e la rivoluzione messicana. “”Nel Messico la rivoluzione covava da lungo tempo. Già nel marzo del 1909 rivolte di contadini si erano avute in tutto il Messico, ma soprattutto a San Andres, nel Chihuahua. Un gruppo di anarchici rifugiati negli Stati Uniti aveva lanciato un ‘Appello ai Rivoluzionari del mondo!’, che recava le firme di J. Vidal, C. Garcia, C. Arambrico, Ynes Salazar, A. Gonzales. (…) Sul finire del 1910 i contadini insorti nel Chihuahua – capeggiati da Abraham Gonzales, da Pasqual Orezoco e dal famoso Pancho Villa – e i contadini degli Stati di Guerrero e Morelos, con a capo Figueroa ed Emiliano Zapata, infliggevano le prime sconfitte alle truppe governative. Negli ultimi mesi del 1910 e i primi mesi del 1911 la lotta divampa accanita e sanguinosissima. Si conclude con la prima disfatta delle truppe governative e con la fuga del dittatore Diaz. Il 7 luglio 1911 Madero, l’antagonista di Porfirio Diaz, entrava trionfalmente in Città del Messico e il 15 ottobre veniva eletto presidente della repubblica. (…) Poco più di un mese dopo l’elezione di Madero a presidente della repubblica, Emiliano Zapata si levava nuovamente in armi alla testa dei contadini dello Stato di Morelos. La sua bandiera era sempre: ‘Terra e Libertà!’. (…) A questa lotta in favore della terra ai contadini poveri, partecipavano, e molti in primo piano, gli anarchici (…). Ma immediatamente, oltre che constatare l’inutilità della loro presenza, si trovarono nell’impossibilità di adeguarsi alle condizioni ed alle abitudini dei poveri contadini messicani, cosicché non pochi ritornarono disillusi, e rientrati negli Stati Uniti iniziarono una critica acerba, particolarmente contro alcuni dirigenti anarchici del vasto movimento rivoluzionario americano: contro Magon Flores e lo stesso Emiliano Zapata. Le discussioni divisero per alquanto tempo il movimento anarchico di tutto il mondo, ma soprattutto negli Stati Uniti. Severi nelle loro critiche furono Luigi Galleani in America e Jean Grave in Francia, il primo con gli articoli su ‘Cronaca Sovversiva’ e il secondo con il suo periodico ‘Les Temps Nouveaux’, il giornale che pubblicava settimanalmente da Parigi.”” (pag 145-146-147)”,”ANAx-266″
“FEDELI Ugo”,”Biografie di anarchici. Ciancabilla, Damiani, Gravilli.”,”Il presente volume riproduce integralmente i libri: – Ciancabilla, Edizioni Antistato, 1965 – Damiani note biografiche, Ediz Antistato, 1958 – Gavilli, Ed: Gruppo Albatros, 1959 FEDELI (1898-1964) si avvicinò giovanissimo all’anarchismo. Durante la guerra disertò riparando in Svizzera. Tornato in Italia venne arrestato. Nel 1919 fondò le riviste ‘Tempra’ e ‘Iconoclasta’. Nel 1921 venne implicato nell’attentato al Diana e fuggì di nuovo in Svizzera e quindi in Germania e Russia. Poi fu costretto a ritornare a Berlino e vi rimase due anni. Con lo pseudonimo di Hugo TRENI collaborò a varie testate. Alla fine del 1923 si rifigiò in Francia dove collaborò con FABBRI alla rivista ‘Lotta umana’. Nel 1929 venne arrestato ed espulso e partì per Montevideo, in Uruguay dove fondò assieme a Fabbri, la rivista ‘Studi sociali’. Nel 1933 venne espulso anche dall’Uruguay e consegnato all’Italia, finendo al confino prima a Ponza poi a Ventotene e infine in Abruzzo. Dopo la guerra fu segretario della Federazione anarchica italiana. Dal 1951, bibliotecario della Fondazione Olivetti. Ha scritto sul movimento anarchico e sul movimento operaio.”,”ANAx-302″
“FEDELI Ugo”,”Breve storia dell’Unione Sindacale Italiana.”,”Fonte ‘usistoriaememoria’ Nomina del CC dell’USI al congresso di fondazione di Modena (1912): Amilcare De-Ambris, Tullio Masotti Giovanni Bitelli Fulvio Zocchi Filippo Corridoni Alberto Meschi Giuseppe Di-Vittorio Riccardo Sacconi Cesare Rossi Livio Ciardi Agostino Gregori Assirto Pacchioni Vittorio Brogi Esponenti CC provenienti da Emilio Romagna e in subordine Toscana, Milano Torino Genova Cerignola. Interventismo: a favore: i fratelli Alceste e Amilcare De-Ambris, Michelino Bianchi, Tullio Masotti, Cesarino Rossi, Edmondo Rossoni, Filippo Corridoni, Livio Ciardi Antimilitarismo e contro la guerra si schiera Alberto Meschi. Nuovo segretario generale Usi Armando Borghi Alberto Meschi (Borgo San Donnino, 27 maggio 1879 – Carrara, 11 dicembre 1958) è stato un anarchico e sindacalista italiano. Indice [nascondi] 1 Biografia 2 Sindacato 2.1 Provvedimenti sindacali 3 Voci correlate 4 Collegamenti esterni Biografia[modifica | modifica wikitesto] Muratore e autodidatta, fin da ragazzo entra nelle organizzazioni operaie della Spezia. Nel 1905 emigra in Argentina dove continua per quattro anni la sua opera sindacale, espulso e torna in Italia e dal 1911 dirige la Camera del Lavoro di Carrara a capo delle lotte dei cavatori apuani e dei lavoratori della Versilia, soldato nella 1ª Guerra Mondiale, finisce prigioniero nei Carpazi, alla fine del conflitto ritorna a casa e riprende subito il suo posto a Carrara, entrando a far parte del Consiglio generale dell’Unione sindacale italiana. Dopo l’avvento del Fascismo nel maggio 1922 Meschi ripara in Francia è tra i fondatori della Concentrazione Antifascista e della Lega italiana diritti dell’uomo. Lo ritroviamo in Spagna durante la guerra civile nella Colonna Rosselli, sino alla caduta della Repubblica, ritornato in Francia viene arrestato dal governo collaborazionista di Petain. Alla fine del 1943 con una rocambolesca fuga ritorna in Italia e, all’indomani della Liberazione 25 aprile 1945, viene incaricato dal CLN di dirigere la Camera del lavoro di Carrara, che resse sino al 1947. Da allora, per circa 20 anni sino alla morte ha continuato ad interessarsi di problematiche sindacali unitarie svolgendo anche attività pubblicista dedicandosi alla pubblicazione de “”Il Cavatore””, un foglio sindacale. Sindacato[modifica | modifica wikitesto] Provvedimenti sindacali[modifica | modifica wikitesto] Con la vita avventurosa e la sua opera di sindacalista è diventato, per i lavoratori del marmo passati, presenti e futuri, il personaggio simbolo del sindacalismo apuano. Segretario della Camera del Lavoro dal 1911 all’immediato dopoguerra, con la parentesi del Ventennio, Meschi dal carattere sì tenace e spigoloso ma anche uomo di mediazione nelle lunghe contrattazioni sindacali, seppe sia comporre le lacerazioni interne fra componenti socialiste, repubblicane ed anarchiche, sia guidare i lavoratori a conquiste sindacali e sociali che rimasero esemplari, come non ricordare la riduzione dell’orario da 12 ore a 6,50 per i lavoratori del marmo.”,”ANAx-380″
“FEDELI Ugo”,”Giuseppe Ciancabilla.”,”FEDELI Ugo”,”ANAx-402″
“FEDELI Silvia BERTI CERONI Carlotta MERZONI Guido PESARESI Nicola SABATINI Gaetano BACCINI Alberto DELLAVALLE Sergio IANNACCONE Cinthja ADAMO Pietro COLELLA Alfonso HAYWOOD Geoffrey A. COFFIN Jean-Christophe MALANDRINO Corrado MANCIN Massimo EINAUDI Luigi CIOCCA Pierluigi TUCCIMEI Ercole”,”Economia politica e analisi della burocrazia pubblica (Fedeli); La teoria degli incentivi e il problema del finanziamento dell’impresa (Berti Ceroni); Qualità dei ‘managers’ e incentivi in un modello di duopolio con separazione tra proprietà e controllo (Merzoni); Il progetto di direttiva comunitaria sui ‘takeovers’: un vecchio «sogno americano»? (Pesaresi); La durata del lavoro nelle tesi di Marx, Marshall e Keynes (Sabatini); Cliometria: narrazione, alchimia o scienza? (Baccini); Modelli della modernità nella filosofia politica di Hegel (Dellavalle); Dal ‘tlamatini’ al ‘curadero’: un esempio di popolarizzazione della figura di un saggio. México, 1500-1700 (Iannaccone); Gli esuli mariani e la resistenza ai magistrati idolatri, 1553-1559 (Iannaccone); Rendimenti, pratiche agricole e botanica (secoli XVI-XVIII). Due paes a confronto: Italia e Spagna (Colella); The irrepressible dream: Sidney Sonnino, the war of 1866 and the quest for grandeur (Haywood); Le diagnosi mediche sulla società di Bénédict-Augustin Morel e Cesare Lombroso (Coffin); Gobetti e Treves: due approcci critici al progetto di Società delle Nazioni e alla prospettiva dell’unità europea (Malandrino); Per un’analisi del mutualismo tra le due guerre. Mutualità operaia e fascismo a Torino, 1922-1943 (Mancin).”,”Contiene tra l’altro il saggio: – Gaetano Sabatini, ‘La durata del lavoro nelle tesi di Marx, Marshall e Keynes’ (pag 189-212 – Massimo Mancin, ‘Per un’anaisi del mutualismo tra le due guerre. Mutualità operaia e fascismo a Torino, 1922-1943’ (pag 443-472)”,”ANNx-022-FP”
“FEDELI-DE-CECCO Marinella”,”Rousseau e il marxismo italiano nel dopoguerra.”,”Il nodo «Rousseau» centrale in Italia per una riflessione di stampo riformista e gradualista. “”Il successo e la fortuna ideologica dell’impostazione teorica dellavolpiana – e, quindi, del tema «Rousseau» – ci sembra anche legata al fatto che, all’indomani del XX Congresso del Pcus, Della Volpe è stato il primo intellettuale marxista ad affrontare in Italia il problema della transizione democratica, interessandosi di tre nodi teorici fondamentali: la chiarificazione del rapporto democrazia-socialismo, la definizione di una teoria politica della transizione, e la delineazione di una democrazia socialista post-borghese. (…) (pag 80-81)”,”TEOC-010-FMB”
“FEDELI-DE-CECCO Marinella”,”Ragione e ordine. La funzione politica della ragione nel pensiero di Hobbes.”,”Marinella Fedeli De Cecco, Professore associato di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Ferrara. Si è occupata della concezione dell’Illuminismo e della rivoluzione francese, in particolare di Babeuf. Ha pubblicato pure ‘Rousseau e il marxismo italiano nel dopoguerra’ (1982).”,”FILx-022-FMB”
“FEDERICI Nora e altri; contributi di FEDERICI Nora CIUCCI Luciano GOLINI Antonio SONNINO Eugenio DE NIGRIS Maurizio TURCHETTO Edoardo CANTONI Carlo Alessandro BETTINI Virginio NEBBIA Giorgio FARICY-SJ Robert BERLINGUER Giovanni MANZONE Guido MACCACARO Giulio A. GALASSO Giuseppe BUZZATI-TRAVERSO Adriano VALLE Giuseppe DE-MARCHI Luigi TODISCO Alfredo”,”La popolazione in Italia.”,”Il volume ordina in capitoli gli interventi svolti nel corso del Seminario sui problemi della popolazione indetto dalla FAST (Federazione Associazioni Scientifiche eTecniche) nel dicembre 1973. Il documento di base e le comunicazioni che ne seguirono costituiscono la idscussione più ampia e organica espressa in ITALIA sull’argomento. Nell’esame della situazione demografica italiana, in riferimento al problema globale delle rissirse e dello sviluppo, sono già presenti i temi successivamente trattati dai rappresentanti dei vari Paesi alla CONFERENZA MONDIALE DI BUCAREST, svoltasi nel 1984 sotto il patrocinio dell’ ONU. A questo dibattito hanno contribuito: FEDRICI Nora, CIUCCI Luciano, GOLINI Antonio, SONNINO Eugenio, DE NIGRIS Maurizio, TURCHETTO Edoardo, CANTONI Carlo Alessandro, BETTINI Virginio, NEBBIA Giorgio, FARICY-SJ Robert (padre), BERLINGUER Govanni, MANZONE Guido, MACCACARO Giulio A, GALASSO Giuseppe, BUZZATI-TRAVERSO Adriano, VALLE Giuseppe, DE-MARCHI Luigi, TODISCO Alfredo.”,”DEMx-021″
“FEDERICI Luigi”,”Saint-Simon.”,”La teoria dell’ eguaglianza. “”Per Saint-Simon dunque – e s’è già visto – gli uomini sono liberi solo se occupano nella società il posto da dove meglio possono contribuire al benessere comune; ma poiché ciò importa praticamente una discriminazione delle attitudini individuali secondo tutta una serie gerarchica, è logicamente deducibile allora che un’eguaglianza effettiva e sostanziale egli non può concepirla che in base a queste gradazioni. L’eguaglianza non sussiste quindi fra gli uomini biologicamente considerati come tali, ma solo fra le loro espressioni di diritto – ch’è quanto dire fra le loro capacità -, e si stabilisce così tutta una scala d’eguaglianza incidente con la maggiore esattezza ideale sullo schema preordinato dell’ attuazione del diritto.”” (pag 159) Pauperismo. Cooperazione fra capitale e lavoro. “”Una cooperazione fra capitale e lavoro – nota Saint-Simon- già esiste da tempo con l’ istituto della mezzadria e con quello del fitto agricolo in Inghilterra; e su tali precedenti che hanno già dato ottimi risultati sarà meno difficile porre le basi della futura combinazione industriale, tanto più poi che il proletariato non potrà avere nessun interesse specifico a rifiutare la mano che gli offre l’ imprenditore. Esso anzi migliorerà nelle condizioni di vita sia per gli utili diretti derivantigli dalla partecipazione ai benefici, sia per quelli indiretti che scaturiranno dalla condizione di pace e di tranquilla sicurezza che seguirà la cessazione d’ogni conflitto d’interessi; e con tale più perequata distribuzione della ricchezza verrà ad eliminarsi anche il doloroso e funesto fenomeno del pauperismo il quale, in fondo – dice il filosofo – se si manifesta nel campo economico è in realtà dovuto invece a cause essenzialmente sociali, alle sopravvivenze feudali nel nuovo organismo, ai residui deleteri – insomma – del vecchio mondo nel nuovo. Si schiera in tal modo Saint-Simon, e con estrema audacia, contro tutta la scuola economista di Smith, di Sismondi, di Blanqui e di Buret che giustamente conferisce al pauperismo un carattere e una genesi prevalentemente economica (…)””. (pag 231-232)”,”SOCU-142″
“FEDERICI Libero”,”L’ egualitarismo di Filippo Buonarroti.”,”ANTE3-24 Libero FEDERICI (1978) laureato in filosofia è dottorando di ricerca Su Oneglia: A. RONCO, Filippo Buonarroti e la rivoluzione in Liguria, Genova 1982, pp. 178.”,”SOCU-162″
“FEDERICI Carlo Alberto BUCCHIONI Alberto CELLE Antonio MUGERLI Allfonso LUPI Tommaso MUSETTI Antonio LENZI Eugenio OLIVIERI Virgilio FRANCHINI Franco CAPIFERRI Umberto LANARO Duilio QUARTIERI Nello OLDOINI Renato COLOMBO Franco GALANTINI Piero MONGATTI Giulio CERULLI Emilio BINDI Sergio AMBROSINI Paolo, scritti di”,”La resistenza nello Spezzino e nella Lunigiana. Scritti e testimonianze.”,”Scritti di FEDERICI Carlo Alberto BUCCHIONI Alberto CELLE Antonio MUGERLI Allfonso LUPI Tommaso MUSETTI Antonio LENZI Eugenio OLIVIERI Virgilio FRANCHINI Franco CAPIFERRI Umberto LANARO Duilio QUARTIERI Nello OLDOINI Renato COLOMBO Franco GALANTINI Piero MONGATTI Giulio CERULLI Emilio BINDI Sergio AMBROSINI Paolo Ricordo del partigiano tedesco Rudolf Jacobs (pag 143-147)”,”ITAR-142″
“FEDERICI Nora”,”Statistica e matematica. V Lezione. Istituzioni di matematica. Analisi statistica della struttura e delle condizioni del mercato del lavoro. Il lavoro umano nelle società capitalistiche.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-O-3″
“FEDERICI Nora”,”Statistica e matematica. VI Lezione. Analisi statistica della struttura e delle condizioni del mercato del lavoro. Offerta di lavoro e disoccupazione.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-P-3″
“FEDERICI Nora”,”Statistica e matematica. VII Lezione. Analisi statistica della struttura e delle condizioni del mercato del lavoro. Il salario e i diversi significati di tale termine nelle società capitalistiche.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-Q-3″
“FEDERICI Giorgio GAMBARDELLA Beppe LEVRERO Renato”,”Le multinazionali dell’energia e dell’elettronica.”,”‘La questione energetica è diventata centrale nel dibattito politico ed economico con la crisi petrolifera dell’ottobre 1973′”,”ECOG-002-FGB”
“FEDERICO Giovanni”,”Breve storia economica dell’agricoltura.”,”FEDERICO G. insegna storia economica nell’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Fra i suoi libri: ‘Il filo d’oro. L’industria della seta dalla restaurazione alla grande crisi’ (Marsilio, 1994), ‘Lo sviluppo economico italiano 1820-1960’ (con J. COHEN, Il Mulino, 2001) e ‘Feeding the World. An Economic History of Agricolture, 1800-2000’ (2005).”,”ECOI-273″
“FEDERICO Giovanni”,”Politica industriale, Stato e lobbies nello Stato liberale: un settore “”perdente””, l’ industria serica (1877-1912).”,”””E’ opinione comune che l’industrializzazione italiana debbe molto all’appoggio statale – nella sua triplice forma di protezione doganale, commesse, salvataggi (1). Tale concetto è stato però più spesso affermato in linea generale che sostanziato da ricerche concrete. Salvo qualche eccezione, i lavori esistenti (relativi soprattutto alle vicende della politica doganale) si limitano ad elencare i provvedimenti adottati (2). Si sa molto poco dei metodi impiegati per ottenerli e le analisi quantitative degli effetti della politica economica (evidentemente assai complesse) sono limitate a singoli settori (3). In questo lavoro si tenterà di colmare almeno in parte tale lacuna presentando il caso dell’industria serica di prima lavorazione (produzione di seta greggia e di filati di seta) (4).”” (pag 45-46) (1) Su tutti F. Bonelli, Il capitalismo italiano. Linee generali di interpretazione, in ‘Annali della storia d’Italia’, Einaudi, Torino, 1979, p. 1126-1255, e per un inquadramento complessivo cfr. V. Zamagni, Lo Stato italiano e l’economia’, Firenze, 1981, V. Zamagni, Dalla periferia la centro, Bologna, 1990, cap. VI e, specificamente per la politica industriale, G. Federico – R. Giannetti, A century of Italian industrial policy, 1880-1980, paper presentato al seminario dell’EHE del dicembre 1992 a Oxford; (2) La ricostruzione più accurata rimane sempre quella di E. Corbino, Annali dell’economia italiana, 5 vol, Città di Castello, 1927-33 (…); (3) Una eccezione è il salvataggio della siderurgia nel 1911 studiato da G. Doria, Investimenti e sviluppo economico a Genova alla vigilia della prima guerra mondiale, vol II, Milano, 1973, p. 344-360, e soprattutto da A. Confalonieri, Banca ed industria in Italia dalla crisi del 1907 all’agosto del 1914, vol. II., Milano, 1982, p. 64-114, (…); (4) Cfr. per un inquadramento generale delle caratteristiche e dell’evoluzione del settore nel lungo periodop su scala mondiale G. Federico, Il filo d’oro, Marsilio, 1994; (5) Cfr per un’analisi del caso della tessitura G. Federico, La tessitura italiana ed il mercato mondiale, in I. Granata A. Scalpelli (a cura) ‘Setaioli e contadini. L’industrializzazione a Como dall’Unità al fascismo, Milano, 1992 p. 27-62.”,”ITAE-330″
“FEDI Publio LIBERATI Fabrizio”,”Miti e realtà. Genesi obiettivi e consuntivi della nazionalizzazione dell’industria elettrica, 1962-1977. L’interpretazione economica dei bilanci in rosso.”,”Il Quaderno accoglie due saggi autonomi il primo saggio è di P. Fedi, l’ultimo di F. Liberati”,”ITAE-402″
“FËDOROV E.K.”,”Risorse ambiente popolazione. L’interazione tra società e natura.”,”””F. Engels scriveva in una lettera diretta a K. Kautsky: “”L’astratta possibilità di aumento della popolazione tale da rendere necessario che venga posto un limite ad un tale incremento, naturalmente, esiste. Se un giorno la società comunista sarà costretta a regolare la produzione degli uomini così come già oggi regola la produzione delle cose, essa, e soltanto essa, potrà farlo senza difficoltà”” (1).”” (pag 55) (1) F. Engels a K. Kautsky, 1° febbraio 1881, in Marx Engels Werke, Bd 35 Dietz 1967″,”DEMx-057″
“FEDOROVSKI Vladimir”,”De Raspoutine à Poutine. Les hommes de l’ombre.”,”FEDOROVSKI Vladimir diplomatico e giornalista ex interprete di Leonid Breznev.”,”RUSx-158″
“FEDOSSEEV P. KOSOLAPOV R.I. ILENKOV E.V. RUMIANCEV A. BATALOV E.J. MOLODCOVA L.I. CIABATTI Gianfranco COLLOTTI PISCHEL Enrica RESCIO Aldo ROSSI-LANDI Ferruccio SABBATINI Mario”,”Per lo studio della rivoluzione cinese. (1945-1970).”,”Il presente volume offre materiali italiani, o in italiano, per una conoscenza non superficiale dei problemi suscitati dalla realtà della costruzione del socialismoin Cina.”,”CINx-010-FV”
“FEDOTOFF WHITE D.”,”The Growth of the Red Army.”,”133 Nota: non si cita Joffe nell’indice dei nomi. Pare che non parli della guerra russo-polacca del 1919 1920 Due fronti indipendenti. “”The Assistant Commissar of Defense, M. Tukhachevskii, had openly admitted in 1935 that the distribution of troops before the rise in tension in the Far East was no longer satisfactory. He stated the impossibility of imitating the German strategy in World War I and maneuvering between two fronts – the Far Eastern and the Western – because of colossal distances and the insufficiency of transport facilities. These made impossible the transfer of reserves from one front to the other. Under these circumstances it had become necessary to distribuite forces so that security both in the West and the East was guaranteed by the forces assigned to the respective fronts. Accordlingy, the Far Eastern military establishment was made independent of that in the West””. (pag 360) Sapronov. “”The discontent of certain party circles with Lenin’s centralistic policy did not originate at te Tenth Congress or immediately before it. Some of the speeches held at the Ninth Congress, which took place from March 29 to April 4, 1920, give evidence of considerable opposition to that policy. At the March 31 meeting, Sapronov pointed out that the trend developed by the party, nor of the proletariat, but of the party bureaucracy. Turning to Lenin, Sapronov askerd: “”Do you believe that in machine-like obedience lies the salvation of the revolution?”””” (pag 133)”,”RUST-143″
“FEDRO, a cura di Cesare BIONE”,”Favole.”,”prefazione: invenzione apologo (pag 1) “”La mosca e la formica. Ci sono delle grossolanità delle parole con cui la formica rimbecca la mosca; ma talvolta si ha che fare con gente così sfacciata, che per metterla a posto bisogna anche abbassarsi un poco””. (pag 58)”,”VARx-194″
“FEELEY Dianne LE-BLANC Paul TWISS Thomas”,”Leon Trotsky and Organisational Principles of the Revolutionary Party.”,”Dianne Feeley è una ‘socialist femminist’ and editor of ‘Against the Current’. E’ membro dell ‘United Auto Workers, Local 22. Paul Le-Blanc è autore di molti studi inclusi ‘Lenin and the Revolutionary Party’ e ‘Marx, Lenin and the Revolutionary Experience’ con Michael Yates ha scritto ‘Freedom Budget for All Americans’. A curato con altri una selezione degli scritti di Leon Trotsky in esilio. Thomas Twiss è un bibliotecario nell’Università di Pittsburgh e autore di ‘Trotsky and the Problem of Soviet Bureaucracy’ (Historical Materialism Book Series) Vedi retro libri Haymarket recensioni da spedire su posta gb Lo scoppio della 2° guerra mondiale e lo scontro interno al SWP tra la minoranza e la maggioranza. “”In late August 1939 a peace pact was signed between Nazi Germany and the Soviet Union. World War II broke out. These events all contributed to a rising tide of anti-Soviet hysteria in the United States. Trotsky felt that this, in turn, affected the large layer within a SWP at that time. …. finire (pag 88-89-90)”,”TROS-385″
“FEHER Ferenc HELLER Agnes”,”Ungheria 1956. Il messaggio di una rivoluzione oltre un quarto di secolo dopo.”,”Ferenc FEHER (1933) e Agnes HELLER (1929) nati a Budapest, sono stati allievi; amici e colleghi di Gyorgy LUKACS. Allontanati per ragioni politiche dall’ Università nel 1968, da diversi anni vivono in Australia, dove insegnano rispettivamente alla Australian National University e all’ Università di La Trobe. FEHER si occupa prevalentemente di estetica e critica letteraria. La HELLER, che si occupa di filosofia, è autrice di vari libri (‘L’ uomo del Rinascimento’, 1977, ‘La teoria dei bisogni in Marx’, 1974, ‘Teoria della storia’, 1982). Per la SugarCo, ha scritto un libro in collaborazione con Gyorgy MARKUS ‘La dittatura sui bisogni’.”,”MUNx-017″
“FEHÉR Ferenc”,”Il Giacobinismo ovvero la Rivoluzione congelata.”,”Ferenc Fehér, nato a Budapest nel 1933, è stato allievo, amico e collega di György Lukàcs. Allontanato per ragioni politiche dall’università nel 1968, ha trascorso diversi anni in Australia insegnando presso l’Australian National University. Attualmente è Senior Lecturer di Scienze umanistiche presso la New School for Social Research di New York. Presso SugarCo ha pubblicato Ungheria 1956 e Apocalisse atomica in collaborazione con Agnes Heller e, in collaborazione con Agnes Heller e György Márkus, La dittatura sui bisogni. Giudizi di Jaurés ecc. (pag 190-191-192)”,”STOx-046-FL”
“FEHÉR Ferenc HELLER Agnes MÁRKUS György”,”La dittatura sui bisogni. Analisi socio-politica della realtà est-europea.”,”Ferenc Fehér (1933), Agnes Heller (1929) e György Márkus (1934), nati a Budapest, sono stati allievi, amici e colleghi di György Lukács. Allontanati per ragioni politiche dall’università nel 1968, da diversi anni vivono in Australia dove insegnano, rispettivamente, alla Australian National University e alle università di La Trope e di Sidney.”,”EURC-075-FL”
“FEHÉR Ferenc”,”Marx e le rivoluzioni francesi.”,”””Dalla presa della Bastiglia alla Comune di Parigi, le rivoluzioni francesi appaiono sempre negli scritti storici e in quelli politici di Marx come episodi collegati d’uno stesso processo integrale e permanente. La prima ragione di questo punto di vista fuori dall’ordinario risiede nel fatto che Marx, nonostante le ripetute critiche alle limitazioni «piccolo borghesi» del giacobinismo, incarnava il paradigma del neo-giacobino, proprio a causa della sua interiorizzazione del concetto giacobino di radicalismo. In questi termini, il radicale è un attore politico che non ha intenzione d’arrestare il processo rivoluzionario, bensì di conservarne permanentemente l’impeto, se non addirittura d’accelerarlo (1). E’ in questo senso che, secondo Marx, le rivoluzioni del giugno 1830 e del febbraio 1848, così come il fronte repubblicano unito del 1871 che si ribellò contro il Secondo impero in decadimento e a cui prese parte anche il proletariato, costituiscono vari momenti dello stesso processo rivoluzionario iniziato nel 1789. La seconda ragione è l’apparizione d’una rivoluzione permanente ‘all’interno’ delle stessa rivoluzione permanente. Dagli ‘enragés’ del 1793-94 (2), passando per le rivolte proletarie del 1830 a Lione e di Parigi, fino alle barricate della classe operaia nella battaglia del giugno 1848 tra borghesia e proletariato e all’avvento della prima repubblica operaia del 1871, una rivoluzione proletaria sotterranea ha seguito il suo corso, così come ha fatto anche la rivoluzione borghese, ma tra vicissitudini ben più ardue e con obbiettivi totalmente differenti da quest’ultima. Tale secondo ciclo rivoluzionario era incluso nel primo, e più grande, poiché di fatto il proletariato ebbe un’unica ‘chance’ storica di governare secondo le proprie convinzioni, nel 1871. Fino ad allora il programma del proletariato assomigliava più ad un insieme di rivendicazione che a una reale opzione politica. Qual è, per usare il linguaggio degli antichi metafisici, il «sostrato» del primo processo rivoluzionario permanente? In che modo dobbiamo guardare al 1789, al 1793-94 (capitolo separato e autonomo della storia, secondo Marx), al Primo impero, ai moti del luglio 1830 e del febbraio 1848, per non parlare poi delle strutture politiche in continuo cambiamento che questi eventi hanno causato, per poterli considerare come momenti d’un unico ciclo storico? La risposta che ci si aspetta da Marx è: ‘tantae molis erat Romanam condere gentem’ [‘tanto costava fondare la gente romana’, ndr]; sono state necessarie energie e lotte secolari per seppellire il vecchio regime e instaurare l’ordine borghese con il suo nuovo modo di produzione. Tuttavia, ogni attento lettore di ‘Le lotte di classe in Francia’, ‘Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte’ e ‘La guerra civile in Francia’, è perfettamente consapevole del fatto che la spiegazione di Marx della (prima) rivoluzione francese permanente è infinitamente più complessa dell’esposizione d’un semplice contrasto tra «feudalesimo» e borghesia. Infatti la stessa borghesia stava lottando durante tutto il primo ciclo per realizzare un doppio obiettivo: la scoperta d’una forma adeguata di Stato centralizzato, e l’unificazione, malgrado le lotte intestine, di tutti i settori e i suoi gruppi in perenne competizione. Questi due obiettivi, uniti al grado di realizzazione raggiunto da ognuno di essi e a ogni nuova fase della prima «rivoluzione permanente», costituiscono il substrato di questo processo”” [Ferenc Fehér, ‘Marx e le rivoluzioni permanenti’, MondOperaio, maggio 1991] (pag 115-116) [(1) Ho descritto il concetto giacobino di radicalismo in ‘Il giacobinismo ovvero la rivoluzione congelata’ SugarCo, Milano, 1989, nel capitolo ‘Che cos’è il “”giacobinismo””?, in termini d’impegno per la continuazione, anziché per la conclusione, del processo rivoluzionario; (2) Ho analizzato la tendenza di Marx a oscillare da Roux a Bebeuf, che per Marx equivaleva alla prima ondata d’un comunismo ancora «grezzo» ne ‘La Sfinge della rivoluzione’, in ‘MondOperaio’, 7, 1989]”,”MADS-782″
“FEHRENBACH T.R.”,”La battaglia di Anzio. Lo sbarco alleato che non liberò Roma.”,”””ll maggiore Fehrenbach ha esposto i fatti così come si verificarono, partendo dalle alte sfere dell’esercito, attraverso corpi d’armata, reggimenti e plotoni, sino alla più piccola unità in guerra: il singolo comattente. Nulla è inevitabile in guerra; una battaglia non è mai conclusa fino a quando l’ultima fucilata è echeggiata e, quando tutto è finito, ciò che è stato determinante non è stato il calibro delle armi ma il calibro degli uomini che le hanno impegnate. Von Clausewitz scrisse: «Benché le tecniche cambino ogni giorno, le tattiche non cambiano mai». E non cambia neppure il fatto che l’uomo è il fattore più importante nelle alternative della guerra”” (pag 9, prefazione)”,”QMIS-041-FGB”
“FEHRENBACH Jérôme”,”Jenny Marx. La tentation bourgeoise.”,”Non si parla di Eleanor Marx Ispettore generale delle finanze, Jérome Fehrenbach è autore di una dozzina di opere principalmente sull’aristocrazia tedEsca.”,”MADS-824″
“FEIGON Lee”,”Chen Duxiu. Founder of the Chinese Communist Party.”,”[‘Chen Duxiu (1879-1942) è stato un importante politico, scrittore e rivoluzionario cinese. Nato a Huaining, nella provincia di Anhui, studiò in Giappone e in Francia. Fu uno dei principali promotori dei movimenti letterari d’avanguardia in Cina dopo il 1916, insieme a Hu Shi 1. Nel 1921, Chen Duxiu co-fondò il Partito Comunista Cinese (PCC) con Li Dazhao e ne divenne il primo segretario generale, carica che mantenne fino al 1927 2. Tuttavia, nel 1929 fu espulso dal partito con l’accusa di trotzkismo 1. Chen partecipò anche alle rivoluzioni del 1911 e del 1913, dimostrando il suo impegno per il cambiamento politico e sociale in Cina 3. Morì nel 1942 a Jiangjing, nella provincia di Sichuan 1. (copil)”,”MCIx-078″
“FEINSTEIN Charles H. TEMIN Peter TONIOLO Gianni”,”L’economia europea tra le due guerre.”,”Charles H. Feinstein insegna Storia economica nell’Università di Oxford ed è Fellow dell’All Souls College di Oxford. Peter Temin insegna Economia nel Massachusetts Institute of Technology (MIT). Gianni Toniolo insegna Storia economica nell’Università di Roma “”Tor Vergata””. E’ codirettore della “”Rivista di storia economica””, fondata da Luigi Einaudi. “”Keynes fu il primo a condannare riparazioni delle dimensioni proposte a Versailles come economicamente irrazionali e politicamente controproducenti. In una famosa polemica (Keynes 1919), egli sostenne che non era ragionevole, anzi che era fondamentalmente contrario ai reali interessi dei paesi vincitori, danneggiare l’economia tedesca (…)”” (pag 38)”,”EURE-119″
“FEINSTEIN Elaine”,”Anna di tutte le Russie. La vita di Anna Achmatova.”,”Anna Achmatova è nata nel 1889 a Odessa, scrisse e pubblicò giovanissima ed era già all’apice del successo all’epoca dello scoppio della prima guerra mondiale. Poi fu travolta dagli avvenimenti storici che si susseguirono nella Russia di allora. La Rivoluzione bolscevica, le grandi speranze seguite da amare disillusioni, l’assedio di Leningrado che la costrinse a fuggire in campagna, la repressione e il terrore durante il governo di Stalin. Fu soltanto negli ultimi anni della sua lunga vita, durante il disgelo ai tempi di Chruscev, che la Achmatova fu ufficialmente riabilitata e conobbe di nuovo fama e successo. Quando morì nel 1966, ebbe un funerale di Stato. Elaine Feinstein è una poetessa e romanziera inglese. Fa parte della Royal Society of Literature e le sue opere sono state tradotte in molte lingue. Ha scritto una biografia del poeta inglese Ted Hughes e dello scrittore russo Puskin.”,”BIOx-041-FL”
“FEIS Herbert”,”Europe.The World’s Banker, 1870-1914. An Account of European Foreign Investment and the Connection o World Finance with Diplomacy before the War.”,”ANTE1-13″,”EURE-064″
“FEIWELL George R. (o FEIWEL)”,”Il capitale intellettuale di Michal Kalecki. Volume primo. Il capitalismo moderno: teoria e pratica.”,”Tutti i contributi di Kalecki sono stati riordinati sistematicamente da George Feiwell (Feiwel) Le diverse diramazioni della teoria economica di Kalecki, le sue opinioni politiche e molti aspetti della sua vita personale si trovano in questo libro. Esso è un resoconto su un importante pensatore economico della nostra generazione. Gli amici e gli ammiratori di Michal Kalecki sono profondamente debitori a George Feiwel per questa accurata e diligente analisi. Teoria delle fluttuazioni cicliche e di cambiameniti di lungo periodo (modello e teoria di Kalecki) (pag 177-) (testo da :…) (pag 280-)”,”ECOT-134-FL”
“FEJTO Francois”,”Budapest l’insurrection.”,”Insurrezione del 23 ottobre 1956, dal sistema di RAKOSI alla ‘rivoluzione anti-totalitaria’, governo I. NAGY, ruolo consigli operai, decisioni governo URSS, Janos KADAR, repressione.”,”MUNx-007″
“FEJTO Francois a cura; collaborazione di John BARTIER Georges BOURGIN J.P.T. BURY Delio CANTIMORI Robert ENDRES F. FEJTO Benjamin GORIELY Jean HALPERIN Arnost KLIMA Arthur J. MAY J. QUERO MOLARES Michel ROLLER Michel SAKELLARIOU Louis TISSOT Edmond VERMEIL”,”Le printemps des peuples. 1848 dans le monde. Tome 1 e 2.”,”Hanno collaborato a quest’opera: John BARTIER (Belgio), Georges BOURGIN (FR), J.P.T. BURY (UK), Delio CANTIMORI (IT), Robert ENDRES (AU), FEJTO (UNGH), Benjamin GORIELY (Rus e Polonia), Jean HALPERIN (Sviz), Arnost KLIMA (Boemia), Arthur J. MAY (USA), J. QUERO MOLARES (SP), Michel ROLLER (Romania), Michel SAKELLARIOU (Grecia), Louis TISSOT (Scandinavia), Edmond VERMEIL (GERM).”,”QUAR-001″
“FEJTO Francois”,”Requiem pour un empire defunt. Histoire de la distruction de l’Autriche-Hongrie.”,”Secondo gli storici, l’ Austria-Ungheria si dissolse per non essere riuscita a risolvere i conflitti che opponevano la corte di Vienna ai popoli che componevano l’ impero degli Asburgo. Mettendo in luce i destini singolari della monarchia, FEJTO, a partire da archivi anche inediti, dimostra che i conflitti nazionali, di cui si trovano equivalenti in quasi tutti i paesi europei (vedi conflitto anglo-irlandese, valloni-fiamminghi ecc.) non avrebbero condotto allo smembramento della monarchia austro-ungherese se gli Alleati non avessero preso la decisione di cancellare l’impero dalla carta, incoraggiati da due genii della propaganda, gli esiliati MASARYK e BENES. Il principio dell’ autodeterminazione dei popoli proclamato dal P USA, W. WILSON non è dunque servito che da pretesto per lo smembramento della monarchia. Per FEJTO la distruzione dell’impero per ragioni ideologiche e non strategiche ha aperto la strada all’assorbimento dell’ EU centrale, e per il Reich tedesco e per l’ URSS.”,”AUTx-006″
“FEJTO Francois”,”Memoires. De Budapest a Paris.”,”Nato a Budapest sotto FRANCESCO GIUSEPPE, FEJTO ha seguito gli avvenimenti che hanno scosso l’ Europa per più di mezzo secolo. In questo libro l’A descrive il suo itinerario originale. Ci restituisce il mondo scomparso dell’ Ungheria della sua giovinezza, ci racconta sia come testimone che come vittima, l’assalto nazista all’ EU, le persecuzioni antisemite, ci fa rivivere le ore tragiche delle purghe staliniane, e della rivoluzione ungherese. DIvenuto cittadino francese, FEJTO ha guardato da una certa distanze i dibattiti tra gli intellettuali sulla guerra di Algeria o sui processi di Praga. Specialista mondiale dei paesi dell’ Est, ci propone qui anche una riflessione storica di questa area europea.”,”EURC-012″
“FEJTO Francois con la collab. di Ewa KULESZA-MIETKOWSKI”,”La fine delle democrazie popolari. L’ Europa orientale dopo la rivoluzione del 1989.”,”FEJTO Francois è nato in Ungheria nel 1910 e vive in Francia dal 1938. Di origini ebriache, si convertì prima al cattolicesimo e poi al comunismo, per approdare poi alla tradizione socialdemocratica centroeuropea. Ewa KULESZA-MIETKOWSKI è nata in Polonia nel 1960 e insegna all’ Institut d’ etudes politiques di Parigi.”,”EURC-048″
“FEJTO Francois SERRA Maurizio”,”Il passeggero del secolo. Guerre, Rivoluzioni, Europe.”,”FEJTO è nato nel 1909 in Ungheria da famiglia ebraica. Dal 1955 è naturalizzato francese. “”E’ innegabile. Senza l’ appoggio degli Stati Uniti, il cammino che ha portato alla trasformazione del piccolo patto di Bruxelles del 1948, ancora fondamentalmente antitedesco, in Unione dell’ Europa Occidentale nel 1954, non sarebbe stato concepibile”” (pag 228) “”Ci siamo chiesti tutti e tre, con il nostro editore Louis Audibert, nel licenziare il libro, come definire il secolo che si chiude: secolo tedesco, secondo Raymond Aron, che uno storico ha recentemente adattato in secolo dell’ ebreo tedesco Einstein, secolo dell’ accelerazione della storia, delle guerre mondiali, delle rivoluzioni, dei totalitarismi e dei progressi scientifici, di Auschwitz, di Stalingrado e dell’ uomo sulla luna? Ci siamo orientati alla fine per: secolo folle. Ancora più difficile battezzare il nuovo secolo: si è già proposto secolo della Cina, della donna, dell’ Apocalisse, della lotta finale, della rinascita religiosa, infine secolo americano… “”Propendo per quest’ultima definizione…Il XXI secolo si aprirà senza dubbio con la riaffermazionee, al tempo stesso, la rimessa in questione della supremazia degli Stati Uniti…”” (pag 368).”,”EURx-129″
“FEJTO Francois”,”Requiem per un impero defunto. La dissoluzione del mondo austro-ungarico.”,”Francois FEJTO (1909) ebreo ungherese, vive in Francia dal 1938. Negli anni Trenta si convertì al cattolicesimo, aderì al comunismo e approdò alla tradizione socialdemocratica centroeuropea. E’ docente universitario, giornalista, e autore di molte opere. “”E’ importante notare che i socialdemocratici austriaci furono tra i primi a prendere coscienza del pericolo rappresentato dai progetti di espansione pangermanica- camuffati sotto il nome di Mitteleuropa- per l’ indipendenza dell’ Austria e per la pace. La Mitteleuropa- così come la prefigurava il pastore protestante e deputato tedesco Friedrich Neumann in un libro ad essa intitolato, prevedeva la fusione della Germania e dell’ Austria-Ungheria, che, attraverso la Romania e la Turchia europea e asiatica, avrebbe esteso la sua influenza fino all’ Arabia. Karl Renner si oppose energicamente a questo piano fantasioso, che a lui sembrava pericoloso quanto lo sembrava agli ambienti economici e britannici”” (pag 174).”,”AUTx-016″
“FEJTO Francois”,”Cina Urss. I. Fine di un’ egemonia. Le origini del grande scisma comunista, 1950-1957.”,”””Interventi sovietici e cinesi in Polonia e Ungheria”” (pag 219) “”I cinesi, dal canto loro, rimprovereranno ai sovietici di essere intervenuti nelle due crisi senza una sufficiente cognizione di causa e si vanteranno di essere riusciti a raddrizzare, col loro opportuno e tempestivo intervento, ispirato al vero internazionalismo proletario e all’ interesse del campo comunista, la situazione che il Cremlino aveva compromesso. (…) Questa versione cinese degli avvenimenti, per quanto anch’essa ben lontana dal contenere tutta la verità, sembra corrispondere sostanzialmente ai fatti. Essa permette di completare le nostre conoscenze sul retroscena politico della crisi polacca e sul secondo intervento dell’ esercito sovietico in Ungheria””. (pag 222-223)”,”RUST-101″
“FEJTO Francois”,”Cina Urss. II. Il conflitto. Lo sviluppo del grande scisma comunista, 1958-1968.”,”””Bisogna scomunicare la Cina? Il testamento di Togliatti”” (pag 381) “”Eppure fu proprio l’ Italia, dal Partito comunista italiano, che Krusciov ebbe il colpo di grazia. Ai primi di agosto, Togliatti che, all’ insaputa dei militanti, aveva già praticamente abbandonato, fin dal mese di marzo, la direzione del Partito nelle mani di Longo per motivi di salute “”e per altre ragioni””, si recò nell’ URSS per riposarsi sulle rive del Mar Nero. Krusciov sembrò sfuggire l’ incontro con l’ uomo che lo aveva così spesso deluso e sfidato e Togliatti spiegò a Breznev la posizione del suo Partito. Non volendo sconfessare pubblicamente il Cremlino, il Partito comunista italiano aveva deciso di farsi rappresentare alla riunione preparatoria del 15 dicembre, ma Togliatti avvertì il suo interlocutore che i rappresentanti italiani avrebbero approfittato di quell’ occasione per esprimere la loro categorica opposizione a ogni Conferenza intesa a pronunciare scomuniche. Dopo aver visto Breznev, Togliatti sperava di ottenere un’ udienza anche da Krusciov e, in vista di questo incontro, compilò un pro-memoria nel quale erano riassunti i punti di vista del Partito comunista italiano. Il 21 agosto Togliatti morì (…)””. (pag 400-401)”,”RUST-102″
“FEJTO Francois”,”Il destino dell’ ebreo. (Tit. orig.: Dieu et son Juif)”,”FEJTO Francois è nato in Ungheria nel 1909. Dopo aver fondato con Paul IGNOTUS e Attila JOZSEF la rivista antifascista ‘Szep Szo’ (1938) dovette rifugiarsi a Parigi. Durante la guerra partecipò alla resistenza francese. Ha fatto parte della redazione della rivista ‘Arguments’ e ha collaborato al ‘Punto’ e a ‘Comunità’. Ha pubblicato vari libri (v. risvolto copertina) “”Ascoltatelo, come (Trostsky, ndr) alza la voce drizzandosi nel vicolo cieco dove la storia l’ aveva rinchiuso, dominando i suoi insuccessi, aggrappandosi alla speranza messianica che viene da lontano: “”Se la rivoluzione è finita male, è perché è stata tradita””. Tradita, frenata, ostacolata, arrestata, derisa. Le si è impedito di andare fino in fondo. La rivoluzione doveva essere mondiale oppure non doveva esserci. Ci vuole lo scompiglio universale oppure bisogna ricominciare tutto da capo. L’ umanità è giovane. (…) Imbecilli! correte verso la vostra rovina, fate ua cosa che nessuno vi ha chiesto di fare. Avete dimenticato le parole di Marx: “”… con un debole base tecnica, non si socializza che il bisogno, perché la penuria porta con sé delle competizioni per gli articoli necessari e riporta tutto il vecchio guazzabuglio””. L’ antico guazzabuglio, cioè lo spirito egoistico, l’ avidità di guadagno, i rancori, l’ ipocrisia, la coercizione. Gli hanno risposto: non preoccupatevene; forzando il passo, supereremo il capitalismo. (…) Noi pensiamo come Lenin dopo Napoleone: “”Ci si imbarca e poi si sta a vedere””. (…)””. (pag 117-119)”,”EBRx-031″
“FEJTO Francois”,”Les juifs et l’ antisémitisme dans les pays communistes (entre l’ intégration et la sécession). Suivi de documents et de témoignages.”,”Antisemitismo popolare e sue cause. “”Quanto alle ragioni profonde del rafforzamento dell’ antisemitismo, sopravvenuto dopo che il numero di ebrei era così considerevolmente diminuito (appena qualche decina di migliaia in Polonia al posto di 3 milioni e mezzo di ebrei d’ anteguerra) – quando gli ebrei fortunati, capitalisti, borghesi, oggetto magari di molta gelosia, non sono più che un ricordo del passato, – esse sono le stesse nei paesi detti satelliti che in Ucraina, in URSS o in Bielorussia. Un tempo si diceva che l’ ‘antisemitismo era il socialismo degli imbecilli’ (1). Se ne individuava la fonte principale nel risentimento di classe””. (pag 83) (1) la frase è del leader socialdemocratico tedesco Bebel, alcuni l’ attribuiscono ad Engels”,”EBRx-034″
“FEJTÖ Francois”,”Ungheria, 1945-1957. (Tit.orig.: La tragédie hongroise)”,”Libro già appartenenete alla Foreign Office Library “”Appunto questo bisogno di purezza spiega uno dei miracoli dell insurrezione ungherese: contrariamente a quanto era lecito attendersi, l’ esplosione del furore popolare non diede infatti luogo a nessuna manifestazione di antisemitismo. Eppure l’ antisemitismo era ancora vivo negli anticomunisti della vecchia generazione. Da diversi anni la propaganda reazionaria non mancava di sfruttare ai propri fini il fatto che sotto il regime di Rakosi, i quadri superiori del partito erano composti in maggioranza da ebrei: Rakosi, Geroe (Gerö), Revai, Zoltan Vas, Mihaly Farkas, Wladimir Farkas, Gabor Peter erano di origine israelita.”” (pag 281) “”E’ vero che la grande maggioranza degli ebrei aveva sofferto al pari di chiunque altro sotto il regime comunista. La nazionalizzazione della grande industria e del commercio all’ ingrosso, iniziatasi nel 1945, aveva liquidato la grande borghesia ebraica e rovinato gli ebrei benestanti. Nel 1949 e nel 1950 seguirono l’ espropriazione del commercio al minuto, della piccola industria, dell’ artigianato, e la soppressione delle professioni liberali. Poi vennero le purghe. Tra le vittime dei primi grandi processi troviamo numerosi ebrei: ad esempio, tra i co-imputati comunisti di Rajk, Tibor Szonyi, Andreas Szalai, Paul Justus. Il comunismo staliniano scegli infatti di preferenza le sue vittime tra i vecchi militanti che avevano aderito al partito per idealismo, mossi da speranze messianiche e in seguito delusi dalla realtà. Proprio contro questo tipo di ebrei si accanirono in Ungheria i Rakosi, i Revai, i Geroe, il cui antisemitismo (e antisionismo) sfrenato, era una specie di supercompensazione, destinata a giustificarli di fronte a se stessi e a Stalin contro l’ accusa di tradimento. Una accusa formulata dalle loro stesse coscienze. Nel 1951 e nel 1952 decine di migliaia di ex borghesi furono espulsi da Budapest e dalle altre città industriali e confinati nelle campagne, in condizioni spesso spaventose. Almeno il 30 per cento di questi deportati erano ebrei.”” (pag 281-282)”,”MUNx-037″
“FEJTO Francois, collaborazione di Vladimir-Claude FISERA”,”Il colpo di stato di Praga 1948.”,”FEJTO Francois è nato in Ungheria nel 1909. In gioventù collaborò con vari gruppi antifascisti e dopo una serie di condanne si rifugiò in Francia dove militò nella resistenza durante la seconda guerra mondiale. RIfiutato ogni incarico ufficiale per protesta contro la “”stalinizzazione”” dell’ Ungheria, si dedicò al giornalismo. Dal 1955 ha cittadinanza francese. E’ stato uno dei maggiori esperti di problemi politici dell’ Europa orientale. Ha scritto vari libri. Propaganda slavofila. “”Secondo gli impegni presi a Szklarska Poreba, il PC organizzò alla fine dell’ autunno una campagna di solidarietà slava che prese dimensioni sempre più ampie. Geloso in modo quasi esclusivo dell’ amicizia con l’ URSS e con gli altri paesi slavi, il PC approfittò dell’ occasione per denunciare i sostenitori di una politica estera più equilibrata mettendogli insieme agli antisovietici, facendoli passare per “”cattivi cittadini”” e “”agenti dei servizi stranieri””. La minima critica nei confronti dell’ URSS, il minimo segno di simpatia per gli Occidentali venivano interpretati come alto tradimento. L’ alleanza con i paesi slavi e la grande fratellanza slava assumevano un senso quasi mistico. Il PC faceva sue e solo sue tutte le tradizioni eroiche del paese; unico erede della tradizione popolare degli ussiti, degli operai, degli artigiani, degli studenti, degli insorti del 1848, lasciava ai “”reazionari”” l’ eredità di Palacky e di Havlicek, sostenitori del compromesso con l’ Austria. Il partito comunista si dichiarava anche erede di T.G. Masaryk, contro “”l’ oligarchia agraria-capitalista a cui il fondatore della Repubblica s’era opposto””. Quanto a Benes, successore di Masaryk, egli doveva essere il presidente di tutti e non d’un solo partito.”” (pag 119)”,”EURC-086″
“FEJTO Francois”,”Un habsbourg révolutionnaire. Joseph II. Portrait d’un despote éclairé.”,”””He was the Convention in a single man”” (J.P.T. Taylor, The Habsburg Monarchy) “”He was the Convention in a single man”” (J.P.T. Taylor, The Habsburg Monarchy) “”L’empereur rencontra le pape dans l’après-midi du 22 mars 1782, sur la route de Neustadt. L’empereur lui-même fut surpris par la quantité de carrosses et de cavaliers, qui étaient venus à la rencontre du Saint-Pére. Le Souverain Pontife prit place dans le carrosse de Joseph II, qui, aux applaudissements d’une foule de 100 000 personnes qui faisait la haie, le conduisit au palais impérial, où ils étaient attendus par le membres des chancelleries et du Conseil d’Etat. Le pape fu ensuite accompagné aux appartements que Joseph lui réserva à côté des siens. (…) “”Les canons n’ont point tonné”” écrivit Joseph malicieusement à Léopold. Mais le pieux peuple d’Autriche rendit au chef de la chrétienté l’hommage que l’empereur lui avait refusé. Pie VI provoqua le respect de tous non seulement par sa dignité, mais aussi par son charme personnel.”” (pag 241) “”Mais si l’empereur et son entourage se permirent certaines libertés à l’égard du pape, le peuple de Vienne le prit au sérieux. Dans une procession interminable, les ecclésiastiques, les nobles et les bourgeois, les commerçants, les compagnons, les apprentis, les cuisiniers, les intendants agricoles, les valets de la cour et les porteurs de bois défilèrent devant lui pour lui rendre hommage. Les paysans de la banlieue envahissaient Vienne, sous la conduite de leurs curés, portant les bannières de leurs églises.”” (pag 242) Ma l’imperatore al papa : “”L’empereur ne lui fit que quelques concessions insignificantes”””,”AUTx-032″
“FEJTÖ François”,”Storia delle democrazie popolari dopo Stalin.”,”L’autore di questo libro è nato in Ungheria nel 1909. Nel 1938 subì una condanna per aver pubblicamente protestato contro la politica filonazista di Horthy. Rifugiatosi in Francia , vi prese parte attiva alla resistenza. Nel 1947 Fejtö fu nominato addetto stampa all’ambasciata ungherese di Parigi, ma due anni dopo dette le dimissioni per protesta contro l’arresto di Rajk e la stalinizzazione del suo paese. Cittadino francese dal 1955, François Fejtö è attualmente commentatore dell’Agence France Presse. Attento osservatore degli eventi del mondo comunista, ha scritto fra l’altro: Histoire des démocraties populaires, 1945-1952, La Tragédie hongroise, Horay, 1956; Dectionnaire des parties communistes et des mouvements révolutionnaires.”,”EURC-027-FL”
“FEJTÖ François, con la collaborazione di Ewa KULESZA-MIETKOWSKI”,”La fine delle democrazie popolari. L’Europa orientale dopo la rivoluzione del 1989.”,”L’autore di questo libro è nato in Ungheria nel 1909. Nel 1938 subì una condanna per aver pubblicamente protestato contro la politica filonazista di Horthy. Rifugiatosi in Francia , vi prese parte attiva alla resistenza. Nel 1947 Fejtö fu nominato addetto stampa all’ambasciata ungherese di Parigi, ma due anni dopo dette le dimissioni per protesta contro l’arresto di Rajk e la stalinizzazione del suo paese. Cittadino francese dal 1955, François Fejtö è attualmente commentatore dell’Agence France Presse. Attento osservatore degli eventi del mondo comunista, ha scritto fra l’altro: Histoire des démocraties populaires, 1945-1952, La Tragédie hongroise, Horay, 1956; Dectionnaire des parties communistes et des mouvements révolutionnaires. Ewa Kulesza-Mietkowski è nata in Polonia nel 1960. Insegna all’Institut d’études politiques di Parigi.”,”EURC-028-FL”
“FEJTÖ François”,”Storia delle democrazie popolari. Volume I. L’era di Stalin 1945-1952.”,”L’autore di questo libro è nato in Ungheria nel 1909. Nel 1938 subì una condanna per aver pubblicamente protestato contro la politica filonazista di Horthy. Rifugiatosi in Francia , vi prese parte attiva alla resistenza. Nel 1947 Fejtö fu nominato addetto stampa all’ambasciata ungherese di Parigi, ma due anni dopo dette le dimissioni per protesta contro l’arresto di Rajk e la stalinizzazione del suo paese. Cittadino francese dal 1955, François Fejtö è attualmente commentatore dell’Agence France Presse. Attento osservatore degli eventi del mondo comunista, ha scritto fra l’altro: Histoire des démocraties populaires, 1945-1952, La Tragédie hongroise, Horay, 1956; Dectionnaire des parties communistes et des mouvements révolutionnaires.”,”EURC-030-FL”
“FEJTÖ François”,”Storia delle democrazie popolari. Volume II. Il dopo Stalin 1953-1971.”,”L’autore di questo libro è nato in Ungheria nel 1909. Nel 1938 subì una condanna per aver pubblicamente protestato contro la politica filonazista di Horthy. Rifugiatosi in Francia , vi prese parte attiva alla resistenza. Nel 1947 Fejtö fu nominato addetto stampa all’ambasciata ungherese di Parigi, ma due anni dopo dette le dimissioni per protesta contro l’arresto di Rajk e la stalinizzazione del suo paese. Cittadino francese dal 1955, François Fejtö è attualmente commentatore dell’Agence France Presse. Attento osservatore degli eventi del mondo comunista, ha scritto fra l’altro: Histoire des démocraties populaires, 1945-1952, La Tragédie hongroise, Horay, 1956; Dectionnaire des parties communistes et des mouvements révolutionnaires.”,”EURC-031-FL”
“FEJTÖ François, collaborazione di Vladimir-Claude FISERA”,”Il colpo di stato di Praga 1948.”,”François Fejtö è nato in Ungheria nel 1909. Prima del suo esilio in Francia nel 1938, partecipa come professore, giornalista e scrittore ai movimenti di sinistra. Nella Francia occupata partecipa alla Resistenza.”,”EURC-085-FL”
“FEJTÖ François”,”Ungheria, 1945-1957.”,”François Fejtö è nato in Ungheria nel 1909. Prima del suo esilio in Francia nel 1938, partecipa come professore, giornalista e scrittore ai movimenti di sinistra. Nella Francia occupata partecipa alla Resistenza.”,”UNGx-007-FL”
“FEJTÖ François”,”Cina-Urss: fine di un’egemonia. I. Le origini del grande scisma comunista, 1950-1957.”,”François Fejtö è nato in Ungheria nel 1909. Prima del suo esilio in Francia nel 1938, partecipa come professore, giornalista e scrittore ai movimenti di sinistra. Nella Francia occupata partecipa alla Resistenza. “”Per un tempo, naturalmente breve, l’egemonia nel movimento proletario internazionale passa ai russi, come è appartenuto, in diverse epoche del XIX secolo, agli inglesi, ai francesi e poi ai tedeschi.”” Lenin,1919 ‘La nascita d’uno scisma’”,”CINx-049-FL”
“FEJTÖ François”,”Cina – Urss: il conflitto. II. Lo sviluppo del grande scisma comunista 1958 – 1968.”,”François Fejtö è nato in Ungheria nel 1909. Prima del suo esilio in Francia nel 1938, partecipa come professore, giornalista e scrittore ai movimenti di sinistra. Nella Francia occupata partecipa alla Resistenza. “”Per un tempo, naturalmente breve, l’egemonia nel movimento proletario internazionale passa ai russi, come è appartenuto, in diverse epoche del XIX secolo, agli inglesi, ai francesi e poi ai tedeschi.”” Lenin,1919 ‘Il tempo delle “”guardie rosse””‘”,”CINx-050-FL”
“FEJTO François DANIELS R.V. SALVADORI M.L. REIMAN M. DI-NOLFO E. PIRJEVEC J. CATALUCCIO F.M. FLORES D’ARCAIS P. KAPLAN K. LIEBICH A. STRADA V. RAYNAUD Ph. GALLI G. ALFASSIO GRIMALDI . BOBBIO N. BIANCO G. e DAY A. WESTOBY A. BERSTEIN S. DIAZ F. COLARIZI S. ZNORNOVA R. STURMAN D. TICTIN S. BONI P. FOA V. CONTINI G. DREYFUS M. MARTINI M. GALLORO M. PICCIONI L.”,”Ripensare il 1956.”,”Saggi in lingua italiana, francese, inglese Saggi sull’ Ottobre polacco, la rivoluzione ungherese, la Cecoslovacchia, il caso Lukacs, la destalinizzazione in occidente, le reazioni nei Partiti comunisti occidentali (francese, italiano, britannico), le teorizzazioni (totalitarismo, società burocratica), l’ antistalinismo di sinistra (Bordiga, Maffi, Damen, i Gaap, Cervetto, Parodi, Masini, Maitan, Bandiera Rossa, Azione comunista, Montaldi, Vercesi), la crisi del marxismo, il PCI e il PSI di Nenni, il sindacato, ecc.”,”EURC-139″
“FEJTÖ François”,”Storia delle democrazie popolari dopo Stalin.”,”François Fejtö, giornalista, storico e scrittore, nato in Ungheria nel 1909, naturalizzato francese nel 1955, è internazionalmente noto per la sua Histoire des démocracies populaires.”,”EURC-091-FL”
“FELD Charles a cura”,”Quand Lénine vivait a Paris.”,”””(Lenin) Il possédait la faculté rare de regarder le présent du point de vue de l’avenir”” Il testo riporta brani delle lettere di Lenin da Parigi e brani dell’opera di Aline ‘Lenin a Parigi’ e dell’opera collettanea ‘Lenine tel qu’il fut’. Giudizi della Krupskaia sull’oratoria di Jaures (pag 101) Incontro di Lenin con Lafargue tramite Charles Rappoport (pag 126) Conferenza di Lenin il 13 giugno 1912 presso la sala Alcazar avenue de Choisy ul massacro di cinquecento minatori, operai delle miniere d’ oro della Lena avvenuto il 4 aprile 1912 (pag 206) Recensione di Lenin del libro del pacifista inglese BRAILSFORD ‘La guerre de l’acier et l’or’, sulla lotta tra le potenze, i giochi delle diplomazie e l’imminente guerra (Londra 1914) (pag 214) (THE WAR OF STEEL AND GOLD. A STUDY OF THE ARMED PEACE BY HENRY NOEL BRAILSFORD, TENTH EDITION, REVISED. LONDON, G. BELL & SONS, LTD.)”,”LENS-197″
“FELD Charles a cura”,”Quand Lénine vivait a Paris.”,”Foto: le grandi ore di Parigi (pag 99). Le grandi manifestazioni, commento della Krupskaia La grande miseria russa (pag 139)”,”LENS-012-FV”
“FELD Maury D.”,”The Structure of Violence. Armed Forces as Social Systems.”,”Maury Feld è uno storico e sociologo specializzato nello studio della professione militare e dell’organizzazione militare. Lavora al Center for International Affairs di Harvard University. Scrive anche su ‘Armed Forces and Society’.”,”QMIx-042-FSL”
” FELDENKIRCHEN Wilfried, a cura di K. Austin KERR e Mansel G. BLACKFORD”,”Werner von Siemens. Inventor and International Entrepreneur.”,”Omaggio Arias FELDENKIRCHEN W. è professore di Business History alla Friedrich Alexander Universität Erlangen Nürberg, e academic director del Siemens Archives in Munich.”,”GERE-029″
“FELDKAMP Michel F.”,”La diplomazia pontificia. Da Silvestro I a Giovanni Paolo II. Un profilo.”,”FELDKAMP Michel F. è nato a Kiel nel 1962. ha studiato al Gymnasium Carolinum di Osnabruck e storia teologia cattolica e pedagogia a Bonn tra il 1983 e il 1989. Ha poi studiato Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana tra il 1985 e il 1986. (vedi retrocopertina). Istituzionalizzazione nunziature europee. “”La Curia romana ha constantemente adattato i distretti delle nunziature ai rapporti politici pur condannando formalmente più volte gli sviluppi giuridico-confessionali, come, ad esempio, in occasione della pace di Westfalia (1648), la subordinazione di Metz, Toul o Verdun alla corona francese.”” (pag 58) Diplomazia segreta durante la 2° guerra mondiale. “”L’ imparzialità del Vaticano, e non tanto la neutralità, nel corso della seconda guerra mondiale (dal 1° settembre 1939 fino all’ 8 maggio -agosto 1945) fu dovuta, come già durante la prima guerra mondiale, alla prioritaria responsabilità della Santa Sede nei confronti della Chiesa universale. L’ articolo 24 del trattato lateranense del 1929 concedeva inoltre al Vaticano il diritto di essere tutt’al più consultato in questione di mediazioni per la pace e di valutazioni morali, quindi il margine di azione era limitato agli aiuti umanitari per i perseguitati e i poveri.”” (pag 97)”,”RELC-167″
“FELDMAN Gerald D.”,”Sozialgeschichte und Geschichte der Arbeiterbewegung.”,”Intevento del Professor FELDMAN, che insegna storia all’ Università della California, Berkeley, per il 25° degli ‘Archivs für Sozialgeschichte’.”,”MGEx-055″
“FELDMAN Gerald D.”,”The Great Disorder. Politics, Economics, and Society in the German Inflation, 1914-1924.”,”Testo su due colonne. Gerald D. Feldman è stato Professore di Storia nell’Università della California, Berkeley, dove ha insegnato dal 1963. Ha pure pubblicato: ‘Army, Industry, and Labor in Germany, 1914-1918’ (1966). Feldman è autore di articoli e saggi dedicati alla Germania durante la Prima guerra mondiale e la Repubblica di Weimar. La crisi sociale (pag 609) “”How is one to interpret this concentration on the problem of working-class productivity at this stage of the inflation? In the space of only four years, the most basic achievements of the working-class in the German Revolution were being challenged, and a powerful consensus was emerging outside working-class circles that labor would have to make massive sacrifices if the nation were to survive economically. The atmosphere surrounding the discussion of the hours-of-work question, the other social gains of labor, and its wage levels makes it impossible to overlook the strong element of social resentment that was involved. The “”intellectual workers”” and the ‘Mittelstand deeply resented the relative deterioration of their economic position. Affection for the proletariat did not grow with proletarianization, but rather the contrary feeling developed. These groups, however, had little love for the capitalists either, and the interpretation of employer militancy has to be seen in somewhat different terms. The simplest explanation is that capitalists – and capitalism – are necessarily exploitative and that the employers were out to bleed the workers dry. This idea received its most extreme expression in a short story of Heinrich Mann, “”Kobes”” (1925), a veritable caricature of Hugo Stinnes, in which the propaganda chief of a concern roundly declares: “”The ‘Mittelstand’ has delivered what it was worth. Honored be its memory. But now more work has to be done. The workers’ time has come. They have more than only money to lose to us. Twenty hours daily work! “” (107). While there certainly is no evidence that Stinnes or any other major industrialists were so deliberately and consciously manipulative and cynical, reliable testimony suggesting a determination to instrumentalize the plight of labor to achieve employer goals of longer hours for less pay does exist”” (pag 609)”,”GERG-103″
“FELICE Domenico a cura; saggi di Thomas CASADEI Domenico FELICE Carlo BORGHERO Salvatore ROTTA Lorenzo BIANCHI Umberto ROBERTO”,”Libertà, necessità e storia. Percorsi dell”Esprit des lois’ di Montesquieu.”,”Domenico FELICE insegna Storia della filosofia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna. Ha scritto diversi saggi e curato vari volumi in particolare sul pensiero di Montesquieu. Sul debito pubblico “”E’ ancora la salvaguardia degli interessi privati a sconsigliare i debiti pubblici. L’idea che l’aumento della circolazione monetaria aumenti le ricchezze è illusoria. Law lo aveva creduto; ma per Law la moneta non era che uno strumento onnipotente per creare ricchezza (40). Montesquieu non era disposto a seguirlo. Aveva giudicato a suo tempo e continuerà a giudicare tutta la vita il «sistema», quel grandioso esperimento che aveva sconvolto da cima a fondo le strutture tradizionali della società francese, un’iniziativa rovinosa. Lo «straniero» aveva «rivoltato» lo Stato come un rigattiere rivolta un abito: «tutti quelli che erano ricchi sei mesi fa versano ora nella povertà, e quelli che non avevano pane scoppiano di ricchezza» (LP CXXXVIII). Per Montesquieu la moneta «è un segno che rappresenta il valore di tutte le merci (…), e la carta è il segno di un valore del denaro» (EL, XXII, 2). Il debito pubblico non crea denaro. E’ un errore confondere carta moneta o effetti di commercio – segni di valori reali, esistenti – con titoli che non rappresentano che debiti e che non hanno nessuno dei vantaggi dei due primi (XXII, 17). Questi titoli costituiscono in realtà soltanto un impegno sul debito e garantiscono ai privati il rimborso dei crediti e il pagamento degli interessi. Fra gli inconvenienti che comportano in se stessi i debiti pubblici Montesquieu ne enumera espressamente quattro: a) e b) se il creditore è straniero e se il debito non è rapidamente estinto queste uscite in denaro comportano un abbassamento del cambio, e quindi un danno per il commercio; c) anche se il prestito è interno, l’imposta levata per il pagamento degli interessi provoca l’aumento del costo della vita e quindi dei salari, danneggiando la manifattura; d) «si tolgono i veri redditi di uno Stato a coloro che sono attivi e industriosi per trasferirli agli oziosi, cioè si offrono facilitazioni per lavorare a chi non lavora, e si creano difficoltà a chi lavora» (XXII, 17). Queste spese, insomma, sono improduttive. Vengono distratte per darle ai ‘rentiers’, ai «capitalisti», somme che avrebbero potuto essere impiegate da agricoltori, commercianti o manifatturieri per creare nuove ricchezze”” [Salvatore Rotta, ‘Demografia, economia e società in Montesquieu’] (pag 235-236] [(40) J. Law, Oeuvres complètes’, a cura di P. Harsin, 3 voll., Paris, Sirey, 1934]”,”TEOP-484″
“FELICE Emanuele”,”Ascesa e declino. Storia economica d’Italia.”,”Emanuele Felice, insegna Storia economica nell’Università Autonoma di Barcellona. Ha pubblicato ‘Divari regionali e intervento pubblico. Per una rilettura dello sviluppo in Italia’ (2007) e ‘Perché il Sud è rimasto indietro’ (2014). Contiene pagine di appunti manoscritti di RC”,”ITAE-007-FC”
“FELICI Maurilio a cura”,”Augusto e l’alto impero.”,”Maurilio Felici è professore associato di Istituzioni di diritto romano presso il Dipartimento di Giurisprudenza della Lumsa di Palermo; si è formato a Roma tra la Sapienza dove è stato ricercatore e Tor Vergata (dottorato di ricerca). 50 imperatori. Un cinquantennio di anarchia militare. “”Il cinquantennio che si apre con la morte di Alessandro Severo e la relativa presa del potere da parte di Massimino il Trace è per lo più intitolato all””anarchia militare”” che lo contraddistinse per la grave crisi costituzionale messa a nudo dalle modalità spesso simili con le quali una serie di singole figure si impose al vertice dello Stato, generalmente per un lasso di tempo esiguo: il modello augusteo dell’Impero non rispondeva più alle esigenze del tempo. Quanto agli uomini, si tratta di una sequenza di poco più di 50 tra imperatori, aspiranti tali, usurpatori che si dipanò in una concatenazione a volte difficilmente accertabile per lo stato attuale delle fonti: ci si riferisce a loro utilizzando spesso l’espressione di «imperatori soldato», poiché in genere (ma non sempre!) la provenienza fu quella militare e dovettero il raggiungimento della dignità imperiale direttamente alle truppe da essi comandate. Apparentemente non si tratta di una vera novità, che i casi di Vespasiano e di Settimio Severo sono lì a ricordare, ma la differenza si può cogliere al di là della sistematicità quasi meccanica del proporsi di situazioni analoghe (o comunque omologabili), nelle storie dei nuovi ed effimeri titolari dell’Impero: con una tendenza del tutto comune alla media estrazione dai ranghi militari e una dipendenza molto forte dagli “”umori”” (e dalle gratificazioni pecuniarie) delle legioni (o della guardia pretoriana) che ne determinavano acclamazione e rovesciamento, spesso nelle zone periferiche dell’Impero. Dal canto suo, il Senato, organo che già il principato severiano aveva posto ai margini della politica, non ebbe grandi ‘chance’ e di rado vi fu tra i suoi uomini chi riuscisse ad incarnare l’antico senso dell’appartenenza alla ‘nobilitas’. Simultaneamente; ad aggravare il forte stato di smarrimento politico, l’Impero si trovò a fronteggiare, in un quadro articolato di eventi, l’intensificarsi della pressione dei flussi migratori delle popolazioni che si spostavano dall’Est, una cospicua depressione economica e ciclici e prolungati episodi di pandemie (che le fonti antiche chiamano “”peste””). Il calo demografico che ne seguì ebbe riflessi anche per la formazione degli eserciti, nei quali fu giocoforza consentire (ed anzi favorire) un maggior afflusso di elementi barbarici. Tale fatto non fu secondario per l’accrescersi di uno spirito particolaristico nelle singole armate, che poté digradare perfino in una mancanza di quel senso dello Stato che ne aveva rappresentato una delle caratteristiche distintive e uno dei punti di forza, e che generò i risultati noti”” (pag 103-104-105)”,”STAx-281″
“FELICI Maurilio a cura”,”Diocleziano e la caduta dell’Impero Romano.”,”Maurilio Felici è professore associato di Istituzioni di diritto romano presso il Dipartimento di Giurisprudenza della Lumsa di Palermo; si è formato a Roma tra la Sapienza dove è stato ricercatore e Tor Vergata (dottorato di ricerca). “”Teorie sulla caduta dell’impero romano. Autore: Edward Gibbon, storico inglese (1737-1794). Cause della fine: La perdita degli antichi valori, l’avvento del cristianesimo che spinse le popolazioni a rivolgersi alla vita ultraterrena rimanendo indifferente alle vicende interne, il collasso delle istituzioni politiche, economiche, militari, sociali e le calate di barbari condussero alla fine dell’impero. Autore: Henri Pirenne, storico belga (1862-1935). Cause della fine: L’impero romano non è finito nel 476 ma ha continuato a sopravvivere in forme differenti fino alle invasioni arabe del VII secolo, che misero in crisi il commercio nel Mediterraneo. Autore: Michael Rostovcev, storico russo (1870-1952). Cause della fine: Un’economia sregolata, un aumento delle tassazioni, i prezzi calmierati artificiosamente a partire dal III secolo portarono a una crisi economica irreversibile che spinse le popolazioni ad abbandonare le città e tornare a un’agricoltura primitiva di sussistenza. Autore: Arnold Toynbee, storico inglese (1889-1975). Cause della fine: L’impero cadde per un errore di fondo fin dalla sua nascita, cioè un’economia chiusa e incapace di generare profitti con il commercio estero e che sopravviveva solo con le ricchezze dei popoli conquistati. Una volta finite queste entrate con Traiano, l’inflazione galoppante la portò al collasso. Autore: Santo Mazzarino, storico italiano (1916-1987). Cause della fine: La crisi dell’unità imperiale è crisi culturale (religiosa) ed economica, caratterizzata da una parte dalla fondazione costantiniana di una società a “”piramide”” con depressione degli umili e dall’altra dallo squilibrio fra produzione di beni e necessità militari-economiche legate alla centralizzazione. Autore: William McNeill, storico canadese (1917). Cause della fine: Le pestilenze e l’aumento delle tassazioni portarono alla crisi economica e demografica; i tributi della popolazine non furono più adeguati a mantenere un apparato burocratico smisurato e le ingenti spese per l’esercito. Autore: Karl-Ferdinand Werner, storico tedesco (1924-2008). Cause della crisi: L’impero romano non si è dissolto, ma è stato gestito da popolazioni straniere; le sue istituzioni e la sua cultura sono rimaste vitali, esercitando un profondo impatto sugli Stati e gli imperi europei successivi. Autore: Jared M. Diamond, biologo e storico della scienza inglese (1960). Cause della fine: La progressiva deforestazione e l’allevamento contribuiroo a rendere improduttivo il suolo nell’impero, forzando i contadini a trasferirsi in città sovrappopolate, con la conseguenza dello scoppio di continue pestilenze e di gravi carestie. Autore: Peter Heather, storico inglese (1960). Cause della fine: Il messo secolo trascorso per fronteggiare l’offensiva dei Sassanidi persiani indirizzò le risorse statali nella parte orientale dell’Impero depauperando quella occidentale; inoltre l’arruolamento dei Goti nell’esercito arricchì questi ultimi facendo assumere loro sempre più potere. Autore: Adrian Goldsworthy, storico inglese (1969). Cause della fine: L’impero romano si disintegrò a causa delle continue guerre intestine tra le fazioni militari che lottavano per assumere il potere ed eleggere i propri comandanti come imperatori. Ciò impedì che l’esercito riuscisse a fronteggiare efficacemente l’avanzata dei barbari. Autore: Bryan Ward-Perkins, storico inglese. Cause della fine: La calata delle popolazioni barbare condusse alla povertà molte aree dell’Impero, riducendo gli introiti tributari e mettendo in crisi l’economia locale; la sicurezza nazionale fu ridotta sensibilmente; favorendo le diserzioni dei militari””. (pag 26-27)”,”STAx-282″
“FELISATTI Massimo PITTORRU Fabio”,”Gli strateghi di Yalta – 1. La spartizione del mondo.”,”Hopkins e la legge ‘affitti e prestiti’ “”Se nel gennaio [Harry] Hopkins [già rappresentante personale di F.D. Roosevelt, ndr] era arrivato a Londra come un privato cittadino senza alcun incarico ufficiale, ora aveva una carica che faceva di lui l’uomo chiave per il flusso di rifornimenti e di armi che giungevano in Inghilterra dagli Stati Uniti. Era stato nominato consigliere e assistente del Presidente per l’amministrazione dei fondi della legge “”Affitti e Prestiti””, che aveva fatto degli Stati Uniti, secondo una classica definizione, “”l’arsenale delle democrazie””. Questo incarico faceva di lui quasi un ministro personale di Roosevelt agli Esteri e alla Guerra e gli dava poteri immensi, mettendolo al di sopra di Cordell Hull, il segretario di Stato, e di Henry Stimson, ministro della Difesa. Se si aggiunge che i rapporti tra Hopkins e i suoi collaboratori sparsi in tutto il mondo non seguivano i normali canali diplomatici (ritenuti dai servizi segreti americani poco sicuri), ma facevano ricorso ai mezzi di comunicazione della Marina e dell’Esercito, si può avere un’idea del carattere particolare dell’organizzazione della legge “”Affitti e Prestiti”” e dell’ampiezza dei poteri di Hopkins. La legge “”Affitti e Prestiti”” (Lend-Lease Act) era stata un’idea politica maturata in Roosevelt fin dal tempo della sua terza elezione alla carica di presidente degli Stati Uniti, avvenuta il 5 novembre 1940. Roosevelt era convinto che bisognava aiutare l’Inghilterra, impegnata in una lotta all’ultimo sangue con la Germania nazista. Lo portavano a questa conclusione non solo la necessità di aiutare una nazione così legata al suo paese da vincoli di sangue e di ideali, ma anche l’idea che Hitler, vittorioso in Europa, avrebbe poi messo in pericolo la pace del mondo intero, alleandosi a quel Giappone che contrastava agli Stati Uniti la posizione di predominio che aveva assunto nell’area del Pacifico. Come in tutte le scelte politiche fatte da Roosevelt, anche in questa c’era una strana mescolanza di motivi ideali e di spirito pratico, che in lui non andavano mai disgiunti. Ma l’appoggio concreto che egli voleva dare all’Inghilterra si trovava a segnare il passo perché condizionato da due leggi precise e vincolanti. La prima era la legge sulla “”Neutralità”” (Neutrality Act) che vietava agli Stati Uniti di fare prestiti alle nazioni in guerra. La seconda era la legge “”Paga e Porta via”” (Cash and Carry Act) che Roosevelt era riuscito a strappare al Congresso, e che consentiva di vendere all’Inghilterra armi e altri prodotti bellici, purché fossero pagati, come diceva la legge stessa, “”pronta cassa””. Ma ormai, ai primi di gennaio del 1941, l’Inghilterra, con le finanze stremate, vedeva avvicinarsi con terrore il giorno in cui non sarebbe più riuscita a pagare le ordinazioni di armi e di naviglio commissionate agli Stati Uniti. Roosevelt ideò un nuovo provvedimento legislativo, che prevedeva la consegna di armi e materiale, rinviando il pagamento o la restituzione a guerra finita.”” (pag 12-13)”,”RAIx-352″
“FELISATTI Massimo PITTORRU Fabio”,”Gli strateghi di Yalta – 2. Il seme della guerra fredda.”,”””Nella settima seduta [Quarta conferenza, Potsdam 17 luglio-1 agosto 1945], quella del giorno 23, i russi, riprendendo la questione rimasta interrotta alla fine della precedente seduta, rimisero sul tappeto la questione della Turchia. Stalin in persona intervenne per far notare che la convenzione di Montreux, che regolava il regime degli stretti sul Bosforo e dei Dardanelli, era ostile all’Unione Sovietica, in quanto concedeva alla Turchia la possibilità di chiudere gli stretti non solo in caso di guerra, ma anche quando c’era pericolo di guerra, lasciando libera la Turchia di decidere di quella eventualità. In questo modo un piccolo stato, con l’appoggio dell’Inghilterra, poteva tenere per la gola un grande stato, dandogli a suo piacere ossigeno o minacciando di strangolarlo. Come si sarebbe comportata l’Inghilterra se un regime simile ci fosse stato non per il passaggio della Manica, ma anche solo a Gibilterra o a Suez? E come avrebbero reagito gli americani, se si fossero trovati in quelle condizioni col canale di Panama? Era pertanto intenzione dell’Unione Sovietica stringere un’alleanza militare con la Turchia, assicurando il passaggio alle sue navi con la costruzione di una base navale sul tipo di Gibilterra. Fu questa la prima e l’unica volta che i sovietici accennarono alla creazione di “”basi”” militari fuori dal loro territorio nazionale. Gli Stretti erano il loro unico accesso ai mari caldi, e la cosa rivestiva un’importanza che i presenti non potevano certamente ignorare. Churchill disse che da tempo si sarebbe dovuto procedere alla revisione della convenzione di Montreux, e che era venuto il momento di farlo. Truman, più pratico e meno approssimativo, disse che era sua intenzione presentare un documento in cui avrebbe proposto il libero accesso a tutti i mari con particolare riferimento agli Stretti, al canale di Kiel, alla via d’acqua Reno-Danubio, al canale di Suez e al canale di Panama”” (pag 131-132)”,”RAIx-354″
“FELIX David”,”Biography of an Idea. John Maynard Keynes and the General Theory, of Employment, Interest and Money.”,”David Felix è professore emerito di storia presso la CityU University di New York. Ha pubblicato ‘Marx as Politician’, un volume su Rathenau: ‘Walther Rathenau and the Weimar Republic’. STATO SOCIALE KEYNESIANO di Antonio Amato Per «stato sociale keynesiano», si intende un crescente intervento pubblico in campo economico e sociale, che nel 2° dopoguerra, si realizza nei paesi sviluppati dell’Occidente. Esso è basato sull’adattamento delle politiche di sostegno della domanda di Keynes per la risoluzione dei problemi della crescita economica. Infatti, mentre, le politiche di Keynes, erano concepite come strumento per favorire la fuoriuscita dell’economia da una situazione di depressione, e quindi solo in un’ottica di breve periodo che considerava sostanzialmente date le risorse produttive. Qui, invece, l’idea di fondo è che la politica della domanda deve essere usata non solo per evitare le recessioni, ma anche per favorire lo sviluppo nel tempo delle risorse produttive (lungo periodo), perché si ritiene che lo sviluppo economico dipenda dalla crescita degli investimenti che generano un incremento della produzione e della produttività. Nello specifico, questo adattamento ha portato in 2 direzioni: 1) diffondersi del keynesismo della crescita: cioè del tentativo di usare l’intervento statale e la spesa pubblica, come strumento per sostenere lo sviluppo economico, e non solo per curare le depressioni; 2) L’uso della spesa pubblica come mezzo per accrescere e consolidare il consenso attraverso la massiccia diffusione dei programmi di welfare, indipendentemente dal ciclo economico e dalla situazione occupazionale. E per quel che riguarda le politiche di sostegno della domanda più tradizionali, si è contrapposto un modello di «keynesismo debole» a uno di «keynesismo forte». a) Nel Keynesismo debole (es.Stati Uniti fino agli anni 70) l’intervento pubblico, attraverso la politica fiscale, monetaria e quella della spesa in deficit, resta più vicino all’originaria ispirazione keynesiana, perché si limita a stabilizzare il ciclo economico sostenendo la domanda nei momenti di recessione e raffreddandola in quelli di pieno utilizzo dei fattori produttivi. Quindi si alternano manovre espansive e recessive e la spesa sociale è, in genere, meno consistente; b) Il Keynesismo forte (es.paesi scandinavi) è, invece, caratterizzato da un impegno più vincolante sul terreno della difesa della piena occupazione e della crescita economica, in modo da poter anche finanziare un incremento più consistente della spesa sociale. A questa forma di keynesismo sono associabili sindacati più forti e centralizzati, e governi a presenza stabile di forze di sinistra, impegnati non solo sul terreno della piena occupazione ma anche su quello della diffusione del welfare. (fonte tesionline)”,”ECOT-277″
“FELLONI Giuseppe a cura”,”Moneta, credito e banche in Europa: un millennio di storia.”,”Contiene: Parte IV: Istituzioni finanziarie, crisi e scandali bancari in Italia dall’Unità a oggi [crisi finanziaria bancaria 1872-1873; 1889-1893; 1929; 1892″,”EURE-125″
“FELT James W.”,”Making Sense of Your Freedom. Philosophy for the Perplexed.”,”‘Determinismo incompatibile con la libertà'”,”FILx-149-FRR”
“FELTRI Francesco Maria BERTAZZONI Maria Manuela NERI Franca”,”I giorni e le idee. Categorie per capire la storia. 2. Settecento e Ottocento.”,”Le calunnie contro Hebert. “”Presa visione delle testimonianze, il pubblico accusatore Fouquier-Tinville ordinò l’arresto di Hébert, Vincent, Ronsin, Momoro, Ducroquet e Laumur, eseguito nella notte fra il 13 e il 14 marzo. Gli accusati furono rinchiusi nella prigione della Conciergerie. Alle testimonianze inconsistenti fin lì raccolte, Billaud-Varenne aggiunse, parlando quella sera alla tribuna dei Giacobini, un piano progettato da un certo Jean-Antoine Armand, studente di medicina, e da Marie-Anne Latreille, moglie del generale Quétineau, detenuto all’Abbaye in quanto simpatizzante dei Vandeani. Armand e alcuni amici sarebbero dovuti penetrare all’Abbaye e alla Conciergerie. Dopo aver ucciso le guardie e liberato i prigionieri, avrebbero invaso e saccheggiato la Tesoreria, distribuendo il denaro al popolo per ingraziarselo. Poi si sarebbero impadroniti dell’Arsenale e avrebbero bombardato Parigi. Secondo Billaud-Varenne, i veri autori di questo piano assurdo erano invece Hébert, Vincent, Ronsin e Momoro: « erano solo degli apri-palchi, saliti ai primi palchi, questi uomini sono i cospiratori di oggi ». Al club dei Cordiglieri erano tutti convinti che si trattasse di calunnie, ma in molte sezioni le opinioni si divisero (…). La sera, dopo l’udienza, nella sua cella Hébert scrisse una lettera a Fouquier-Tinville. È l’ultimo documento rimasto scritto di suo pugno. Chiese di ammettere al processo la testimonianza di Carrier che, era certo, lo avrebbe scagionato completamente. Affermava di non aver ancora trovato un solo fatto che lo coinvolgesse realmente nel presunto complotto e di stupirsi di essere stato accusato insieme con persone che conosceva appena. Quanto al suo giornale, gli elogi riservatigli delle sezioni popolari erano il miglior riconoscimento del bene che esso aveva prodotto. E concludeva: « Non sono sorpreso dalle persecuzioni che provo, è il destino dei veri patrioti. Se fosse però possibile che uno solo soccombesse ingiustamente, tutti gli altri dovranno tremare per se stessi. L’invidia cerca vittime ovunque, e nessuno è al riparo dai suoi dardi avvelenati ». La lettera non ebbe risposta. (…) La pubblica accusa diede lettura di stralci del Père Duchesne che avrebbero dovuto provare il suo progetto di « disorganizzare tutte le autorità costituite e di mettere tutto a fuoco ». Hébert osservò che era facile diffamare un uomo estrapolando frasi « e perdendo di vista le circostanze nelle quali sono stati redatti gli scritti che gli vengono contestati », ricordando altresì che il suo giornale era allora approvato e finanziato dal governo. Tornando in carcere a udienza terminata, Ronsin ricordò a Hébert che sarebbe stato semplice rispondere citando Marat, che non scriveva cose diverse. D’altra parte, quello era un processo politico e ogni difesa era inutile. A Hébert che riteneva che la libertà fosse ormai perduta, obiettò che « la libertà non può essere distrutta; il partito che ora ci manda a morte vi andrà presto a sua volta ». (wikip) Hebert contro la calunnia e l’ invidia: « Non sono sorpreso dalle persecuzioni che provo, è il destino dei veri patrioti. Se fosse però possibile che uno solo soccombesse ingiustamente, tutti gli altri dovranno tremare per se stessi. L’invidia cerca vittime ovunque, e nessuno è al riparo dai suoi dardi avvelenati »; « la libertà non può essere distrutta; il partito che ora ci manda a morte vi andrà presto a sua volta ».”,”STOx-019-FV”
“FELTRINELLI Carlo”,”Senior service.”,”Non è una biografia nostalgica, non è un romanzo di formazione. E’ una storia. Carlo FELTRINELLI, figlio di Inge e Giangiacomo, è nato nel 1962, vive e lavora a Milano. Feltrinelli, Giangiacomo (Milano 1926 – Segrate, Milano 1972), editore italiano. Militante del Partito comunista (PCI), fondò un importante centro di studi sul movimento operaio internazionale, poi eretto in Fondazione, e l’omonima casa editrice. Staccatosi dal Partito comunista, simpatizzò per movimenti e gruppi di carattere castrista e maoista, fino a scegliere la semiclandestinità per partecipare ad atti di sabotaggio a sfondo terroristico, in uno dei quali perse la vita. (ENC)”,”ITAC-023″
“FENELON Francois”,”Le avventure di Telemaco figlio di Ulisse. Tomo I II.”,”FENELON (François de Salignac de La Mothe-), prelato e scrittore francese (castello di Fénelon, Périgord, 1651 – Cambrai 1715). Apparteneva a una famiglia di antichissima nobiltà, ma decaduta. Allievo del seminario di Saint-Sulpice, fu ordinato sacerdote probabilmente nel 1675. Iniziò la sua missione come direttore di un’istituzione che si proponeva di rieducare le fanciulle convertite dal protestantesimo al cattolicesimo e più tardi presiedette all’opera di conversione nelle regioni dell’Aunis e della Saintonge. In tale occasione entrò in rapporti con la famiglia del duca di Beauvillier e per le sue otto figlie scrisse il trattato sull’ Educazione delle giovinette (1687). Nel 1689 fu nominato precettore del giovane figlio del duca di Borgogna. Fino a quel momento Fénelon, discepolo di Bossuet, s’era occupato solo di problemi metafisici e morali, senza inclinazioni per il misticismo. Ma, all’inizio dell’ottobre 1688, fece la conoscenza di Madame Guyon, donna di nobile carattere e interessata ai problemi spirituali più sottili;”,”FRAA-036″
“FENELON, Francois de Salignac de la Mothe-Fénelon”,”La educación de las jóvenes.”,”Difetti dei giovani. “”La consecuencia que hay que sacar de eso es la de que los padres deben conservar siempre la autoridad para castigar, porque hay naturalezas que sólo se doman con el temor; pero – lo repito – sólo hay que hacerlo así cuando no es posible de otro modo””. (pag 69) (Wikip) Fénelon, pseudonimo di François de Salignac de La Mothe-Fénelon (Château de Fénelon, 6 agosto 1651 – Cambrai, 7 gennaio 1715), è stato un teologo, scrittore e religioso francese. Precettore del duca di Borgogna, si oppose a Bossuet e cadde in disgrazia in conseguenza della «querelle» sul quietismo e, soprattutto, dopo la pubblicazione del romanzo Les Aventures de Télémaque (1699), considerato una critica alla politica di Luigi XIV. L’influenza letteraria di quel romanzo rimase notevole per almeno due secoli. Le origini [modifica] Fénelon crebbe in una famiglia aristocratica del Périgord, antica ma impoverita. Essendo figlio cadetto – secondo di quattordici figli nati in due matrimoni paterni – e contando la famiglia già molti vescovi nella sua tradizione, fu destinato presto alla carriera ecclesiastica. Cominciò a studiare a Cahors, poi a Parigi dai gesuiti. Predicò già a 15 anni con successo. Dopo aver studiato nel seminario di Saint-Sulpice, vicino alla sede della Compagnia di Gesù in Francia e avendo – lui, giovane prete – presto attirato l’attenzione su di sé per le sue belle prediche, fu nominato nel 1678, dall’arcivescovo di Parigi, direttore dell’ l’Institut des Nouvelles Catholiques, un collegio per la rieducazione delle ragazze di buona famiglia i cui genitori, già protestanti, fossero stati convertiti al cattolicesimo. L’ascesa [modifica] Monumento a Fénelon a ParigiLe sue funzioni l’ispirarono e nel 1681 trasmise la sua esperienza pedagogica nel Traité de l’éducation des filles, pubblicato solo nel 1687. Alla fine del 1685, dopo la revoca dell’Editto di Nantes del 1598, su raccomandazione di Bossuet, Luigi XIV gli affidò la direzione di una missione nel Poitou: egli intraprese così il primo dei suoi molti viaggi nelle regioni francesi dell’Ovest a maggioranza protestante, ma con poco successo, anche se alcune fonti sostengono che egli, rifiutando l’utilizzo della forza, sia riuscito con la dolcezza e l’eloquenza, a operare parecchie conversioni. Poco dopo, nel 1685, si fece notare con il suo primo scritto teologico, il Traité de l’existence de Dieu et de la réfutation du système de Malebranche sur la nature et sur la Grâce, diretto contro i giansenisti; nello stesso tempo, espresse le sue opinioni sulla retorica nei Dialogues sur l’éloquence (1685). In quegli anni fece parte del circolo di Bossuet,il focoso oratore dell’episcopato francese. Nel 1688 fu presentato – ricevendone una forte impressione – a Madame de Maintenon, moglie morganatica di Luigi XIV dopo la morte della regina. Ella simpatizzava, a quell’epoca, con Madame Guyon, una donna mistica e pia, e con il suo quietismo, nel quale sembra che molti francesi avessero visto un mezzo per evadere da una realtà politica che diveniva sempre più insopportabile. Fénelon ricevette una forte impressione Nell’estate del 1689, su proposta di Madame de Maintenon, della quale Fènelon era divenuto consigliere spirituale, fu nominato precettore del duca di Borgogna, che aveva allora 7 anni, nipote di re Luigi e suo erede al trono. Gli insegnò tutte le virtù cristiane e gli ispirò un affetto che non sarebbe mai venuto meno. Acquisì così una posizione influente a corte, sicuramente decisiva per farlo ammettere all’Académie française nel 1693 e, quando terminò l’educazione del duca, Luigi XIV gli fece ottenere l’arcivescovado di Cambrai (1695). Le Avventure di Telemaco [modifica] Per il suo allievo reale, che però morì nel 1712 senza esser potuto salire al trono, malgrado Luigi morisse un anno prima, Fénelon scrisse molte opere divertenti e istruttive insieme: prima una raccolta di favole, le Aventures d’Astinoüs e i Dialogues des morts modernes ma, soprattutto, nel 1694-1696, il romanzo educativo di avventure e di viaggi Les Aventures de Télémaque, fils d’Ulysse. Telemaco e MentoreIn questo romanzo, pseudo-storico e utopistico, egli conduce il giovane Telemaco, figlio di Ulisse, insieme con il precettore Mentore (naturalmente una sorta di Fénelon stesso) attraverso diversi paesi dell’antichità che spesso, a causa dei cattivi consiglieri dei governanti, ebbero problemi simili a quelli che attraversavano la Francia di quegli anni, soprattutto le continue guerre, problemi che tuttavia si potrebbero risolvere – almeno così sostiene Fénelon nel romanzo – grazie a una pacifica convivenza con i paesi confinanti, a riforme economiche, allo sviluppo dell’agricoltura e alla fine della produzione degli articoli di lusso. Il maggior avversario di Fénelon a corte fu Bossuet, che pure l’aveva appoggiato in precedenza, ma nel 1694 gli si era opposto sulla questione del quietismo, una polemica teologica, e nel 1697 aveva cercato di ottenere dal papa la sua condanna per lo scritto Explication des maximes des saints sur la vie intérieure, dove Fénelon aveva preso le difese di Madame Guyon (considerata una sorta di nemica pubblica, tanto da essere stata arrestata nel 1698). Il papa Innocenzo XII condannò l’opera nel 1699, essendo state rilevate in essa 23 proposizioni eretiche e Fénelon si sottomise e abiurò. Dal 1698, il Télémaque aveva cominciò a circolare a corte sotto forma di copie, e vi si vide in esso una critica appena mascherata contro il governo autoritario di Luigi XIV, contro la sua politica estera aggressiva e contro la sua politica economica mercantilista, che favoriva le esportazioni ma deprimeva i consumi interni. L’opera, che Fénelon non aveva voluto rendere pubblica, gli fu sottratta da un domestico. Ai primi del 1699, Fénelon perdette il posto di precettore e quando, in aprile, il Télémaque fu pubblicato – sia pure anonimo e senza la sua autorizzazione – Luigi XIV vi vide una satira contro il suo regno, fece arrestare il tipografo e bandì dalla corte Fénelon. La caduta in disgrazia [modifica] La tomba di Fénelon nella cattedrale di CambraiVerso il 1700, Fénelon abitò in Belgio, nella casa chiamata «la Belle Maison», che si trovava fra i comuni di Pâturages (adesso Colfontaine) e Eugies, poi si ritirò nel suo arcivescovado di Cambrai dove, cessata ogni attività di teologo e di politico, cercò di condurre una vita esemplare, conformemente agli insegnamenti del suo Mentor (che, nel romanzo, altri non era che Athena, dea della sapienza) Nella sua diocesi, si occupò dei problemi dei fedeli e della loro istruzione. Durante il drammatico inverno del 1709, nel quale imperversarono gli effetti della carestia, si privò di tutto a favore dell’esercito che era accampato nella città. La sua reputazione attrasse a Cambrai diversi autorevoli personaggi stranieri, come Andrew Michael Ramsay, protestante che egli convertì e che, considerandosi suo allievo, non lo lasciò più. Fénelon morì nel 1715, a 64 anni, dopo aver avuto il dolore di vederlo morire. Un capitolo delle memorie di Louis de Rouvroy de Saint-Simon è dedicato alla sua morte. Nella Francia del XVIII e XIX secolo, il Télémaque fu uno dei libri per i giovani più letti – anche Aragon e Sartre lo lessero nella loro infanzia. Lo si considera anche come un libro che precorra lo spirito dell’Illuminismo. Scrisse anche altre opere, che si sono perdute, avendo Luigi XIV fatto bruciare molti suoi scritti che erano conservati fra le carte del figlio. Opere [modifica] Traité de l’éducation des filles (1687) Traité du ministère des pasteurs (1688) Réfutation du système du père Malebranche sur la nature et la grâce (1688) Lettera a Luigi XIV (1694 Explication des maximes des saints sur la vie intérieure (1697) Les aventures de Télémaque (1699) Dialogues des Morts et Fables, écrits composés pour l’éducation du duc de Bourgogne, 1700) Lettre sur les occupations de l’Académie (1714) Démonstration de l’existence de Dieu, tirée de la connaissance de la Nature et proportionnée à la faible intelligence des plus simples (1712), seconda parte pubblicata nel 1718 Fables et opuscules pédagogiques (1718) Dialogues sur l’éloquence, avec une Lettre à l’Académie française (1718) Examen de la conscience d’un roi (pour le duc de Bourgogne), 1734 La pubblicazione delle opere complete di Fénelon iniziò nel 1787 a Parigi ma l’edizione, che già comprendeva 9 volumi, si interruppe, a causa della Rivoluzione, nel 1792. La sola edizione veramente completa è quella, a cura di Gosselin e Caron, in 36 volumi Bibliografia [modifica] Marguerite Haillant, Fénelon et la prédication, 1969″,”DONx-032″
“FENGA Luigi”,”Le attese del vecchio.”,”Associazione Culturale Homines Cura Iuvat L’autore è stato partigiano nella Brigata Mazzini.”,”SCIx-399″
“FENIELLO Amedeo”,”Napoli normanno-sveva.”,”Amedeo Feniello, nato a Napoli nel 1962, è stato borsista presso la Scuola di Gestione e Conservazione della Documentazione Storico-Aziendale di Napoli, l’Istituto di Storia Economica Marco Datini di Prato e il Centro Studi sulla Civiltà del Tardo Medioevo di S. Miniato. Dal 1991 è redattore della rivista di arti figurative, archeologia e urbanistica Napoli Nobilissima.”,”ITAG-012-FL”
“FENOALTEA Sergio”,”Italia Europa America.”,”Sergio Fenoaltea è nato a Roma nel 1908. Giovanissimo militò accanto a Giovanni Amendola nella opposizione al fascismo. Nel 1928 venne arrestato e sottoposto al provvedimento dell’ammonizione. Laureatosi con lode in legge nel 1929, divenne assistente di economia politica alla Università di Roma. Abbandonò la carriera universiataria quando come condizione per proseguirla fu stabilito il requisito della iscrizione al partito fascista. Dal 1938 ha esercitato la professione forense. Nel 1941-42 fu fra i fondatori del partito d’azione. Arrestato nel 1943 uscì dal carcere dopo il colpo di Stato del 25 luglio che mise fine al regime fascista. Dopo l’8 settembre, durante l’occupazione nazista di Roma, fu segretario del comitato clandestino di liberazione nazionale centrale, membro della sua prima giunta esecutiva e presidente del comitato clandestino di liberazione nazionale romano. Dopo la liberazione di Roma fu sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri e membro della Consulta nazionale. Rappresentò quindi l’Italia all’estero, quale ambasciatore d’Italia in Cina, poi, dopo essere stato a Parigi quale segretario generale aggiunto della Nato per gli affari politici, in Canada, in Belgio e infine dal 1961 – dopo l’elezione di John Kennedy alla Casa Bianca – negli Stati Uniti. Nel 1967, trovandosi in dissenso dal ministro degli esteri da tempo si dimise dal servizio diplomatico. Nel 1976 fu eletto senatore della Repubblica a Firenze, dove la sua candidatura era stata presentata congiuntamente dai partiti liberale, repubblicano e socialdemocratico. E’ presidente onorario di sezione del Consiglio di Stato. Diceva Madame de Staël che le espressioni che vengono più spesso sotto una penna rivelano se stesso a chi scrive. (pag 5)”,”ITQM-223″
“FENOGLIO Beppe”,”I ventitre giorni della città di Alba. La Malora.”,”””Lo so che vai dalla parte buona e che ce ne sono già tanti, ma…”” insomma si capiva che per sua madre lui era d’altra carne e d’altre ossa. Lei disse ancora: “”Io dico solo che ci potresti andare al momento buono””. “”Ma è sempre il momento buono, lo è stato fin dal principio. E poi capisci che se per andare tutti aspettano il momento buono, il momento buono non verrà mai””. Sua madre scosse la testa. “”Non è ancora il momento buono. Guarda che batosta i partigiani si sono ancora presi dalla repubblica ad Alba. No, non è ancora il momento buono. Lo dice anche Radio Londra””. (pag 51)”,”ITAR-052″
“FENOGLIO Beppe”,”Una questione privata. I ventitre giorni della città di Alba.”,”‘In ‘I ventitre giorni della città di Alba’, la guerra civile rivissuta come vicenda personale e collettiva da Beppe Fenoglio (1922-1963). In ‘Una questione privata’, Fenoglio ci dà forse la più bella tra le storie d’amore possibili.’ (4° cop) “”Tempo fa mi è venuto tra le mani un giornale di allora, dei tempi belli per voi, con una fotografia di lui che pigliava mezza pagina, e me la sono studiata per un’ora. Ebbene, io gliel’ho letto in faccia. E se insisto tanto è perché non voglio che tu ti sprechi a gridare Viva Lui in punto di morte. Io me lo vedo, chiaro come il sole. Quando toccherà a lui come ora tocca a te, lui non saprà morire da uomo. E nemmeno da donna. Morirà come un maiale, io me lo vedo. Perché è un vigliacco fenomenale””. “”Viva il Duce!”” mi fa quello, ma piano, sempre tenendosi la testa fra i pugni. E io non perdo la pazienza e gli dico: “”E’ un vigliacco enorme. Quello di voi che morirà più da schifoso, morirà smpre come un dio in confronto a lui. Perché lui è un vigliacco colossale. E? il più vigliacco italiano che sia esistito da quando esiste l’Italia, e per vigliaccheria non ne nascerà più l’uguale anche se l’Italia durasse un milione di anni.”” E quello: “”Viva il Duce!”” mi rifà, sempre sottovoce. Poi arrivò Giulio e mi disse: “”Vogliono che ci sbrighiamo””.”” (pag 74-75)”,”ITAR-116″
“FENOGLIO Giuseppe (Beppe), edizione critica a cura di Dante ISELLA”,”Il partigiano Johnny.”,”La solitaria epopea di un disperato antieroe durante la Resistenza “”Tutta accadde in quei momenti sonnolenti e nevrotici insieme, nella cubica chiusura della città. In parziale applicazione del bando di Graziani, un forte nucleo di armati repubblicani arrivarono all’improvviso da Cuneo per prelevare i renitenti alla leva, che non s’erano nemmeno degnati di rispondere al bando. Nella loro scontata ed accurata assenza, nella disperata necessità di non lasciar correre con tutte le immani conseguenze future, estesero la responsabilità politica dei renitenti lontani ai loro genitori in casa e con l’aiuto di torvi ed atterriti carabinieri trasportarono i familiari al carcere mandamentale, dozen of them rimanendo poi in attesa dell’inevitabile risultato della pressione psico-sentimentale”” (pag 41)”,”ITAR-227″
“FENOGLIO Beppe”,”Una questione privata. I ventitre giorni della città di Alba.”,”‘In ‘I ventitre giorni della città di Alba’, la guerra civile rivissuta come vicenda personale e collettiva da Beppe Fenoglio (1922-1963). In ‘Una questione privata’, Fenoglio ci dà forse la più bella tra le storie d’amore possibili.’ (4° cop) “”Nel clima della guerra fredda, ‘I ventitre giorni’ fu frainteso da denigratori e fautori. «L’Unità» s’impermalì, e ne parlò come di una «mala azione», scandalizzata per una rappresentazione della Resistenza non consona alla retorica vigente. Ma giustamente Emilio Cecchi poté scrivere nel 1963, alla prematura morte a Torino di Beppe Fenoglio per male incurabile: «Oggi che ci troviamo davanti all’insieme della sua opera viene da chiedersi se la rappresentazione della grigia vita campagnola e di grandiose e terribili vicende, abbiamo avuto negli scrittori delle ultime generazioni altro interprete all’altezza e della gravità di questo. (…)»”” (premessa)”,”VARx-004-FMP”
“FENOGLIO Beppe, a cura di Dante ISELLA”,”L’imboscata.”,”Nell’estate del 1944, in un’Italia devastata dalla guerra civile, prende vita la drammatica vicenda del partigiano Milton, un personagigo molto diverso dal più famoso partigiano Johnny, eppure in qualche modo a lui complementare. Lo stesso Fenoglio ne sottolineò la specularità: “”Milton è un’altra faccia, più dura, del sentimentale e dello snob Johnny””. Libro incompiuto, ma non certo frammentario… Le opere di Beppe Fenoglio (1922-1963) sono pubblicate da Einaudi: ‘I 23 giorni della città di Alba’, ‘La malora’, ‘Primavera di bellezza’, ‘Una questione privata’, ‘Il partigiano Johnny’, ‘Appunti partigiani’. I suoi ‘Romanzi e racconti’ sono raccolti, a cura di Dante Isella nella ‘Biblioteca della Pléiade’. La fondina. Il fratello di Filippo. “”Come non lo sapessi. Lo fucilò la Muti. E nota che non era ancora partigiano vero e proprio. Ci ronzava attorno da un pezzo ma entrato in forza proprio non era ancora. Per sentirsi qualcuno viaggiava con un cinturone da ufficiale e tanto di fondina. Senonché la fondina era vuota perché la pistola non se l’era ancora fatta. I criminali della Muti lo sorpresero lungo la ferrovia, quasi all’imbocco della galleria di Moresco. A regola non potevano fucilarlo perché era stato trovato senza armi. Ma va’ a parlare di regole con la Muti. La Muti che era per ammazzare prese lo spunto dalla fondina. Dove c’è fondina c’è rivolterra, dissero, lui l’aveva buttata o nascosta appena vistosi circondato. Siccome il fratello di Filippo negava con tutte le sue forze, gli montarono il trucco. Uno di loro lancià la sua pistola verso il tunnel, poi fece finta di frugare tutto intorno con la massima attenzione. Naturalmente la trovò in un minuto e corse a metterla sotto il naso al fratello di Filippo che una pistola così se l’era sempre sognata. La confrontarono alla sua fondina e si capisce che bene o male corrispondeva alla fondina. Allora l’ufficiale lo dichiarò bandito armato e lo fucilarono sul posto”” (pag 96) Il mito Ettore Muti. Dizionario Treccani ‘(…) Appare difficile appurare se egli facesse il doppio gioco a favore della Germania nazista, se fosse fedele al fascismo mussoliniano o se si fosse adeguato al governo badogliano. Diversi testimoni della vicenda, tra i quali Carmine Senise e Giacomo Carboni, hanno voluto fornire la loro versione su questi fatti, soffermandosi in particolare sul rapporto Muti-Badoglio, ma nonstante alcune indagini della magistratura negli anni Cinquanta, sulla vicenda non si è fatta chiarezza. La morte precoce e violenta favorì presso gli uomini della Repubblica sociale l’idealizzazione di Muti: fu dipinto come un eroe senza macchia e gli venne dedicata una brigata di camicie nere. In un Consiglio dei ministri di metà dicembre 1943, il fascismo repubblicano stabilì inoltre la concessione di una pensione vitalizia alla famiglia nelle persone della madre, della vedova e della figlia legittima. Il 19 febbraio 1944, a Ravenna, fu celebrato il suo funerale solenne, in seguito allo spostamento della salma dal cimitero del Verano. Anche negli anni successivi alla guerra, la fortuna di Muti fu largamente determinata – più ancora che dalla sua vita – dall’immagine mitica costruita dalla Repubblica sociale nel periodo 1943-45′”,”ITAR-001-FER”
“FENOGLIO Beppe”,”I ventitre giorni della città di Alba – La Malora.”,”‘Guerra, resistenza, amore sono qui riportati sotto un segno comune di violenza. Ma con naturalezza, con innocenza. Il paesaggio è quello tipicamente pavesiano delle Langhe; disseccato, scarnificato fino a rappresentare simbolicamente quella condizione guerresco-contadina da cui è nata tanta parte dell’ultima storia italiana. Vecchie pelli, partigiani di primo pelo, ladri-guerrieri, braccianti, sergenti, sbruffoni, ragazze con l’argento vivo: tutta gente che vive a muso duro nell’odore della polvere…’ (retrocopertina)”,”VARx-002-FER”
“FERGUSON Adam a cura di Pasquale SALVUCCI”,”Saggio sulla storia della società civile. Titolo originale: ‘An Essay on the History of Civil Society’ (1767).”,”Adam FERGUSON (1723-1816) appartiene alla famosa ‘scuola scozzese’ (HUME, ROBERTSON, REID, SMITH, STEUART, MILLER e altri), che, nella seconda metà del Settecento, costituisce l’ altro versante dell’ enciclopedismo francese e, aprendo la filosofia alla vita e ai problemi reali, fa degli argomenti economici e politici il terreno più funzionale di ogni spiegazione. Professore a Edimburgo, autore anche delle ‘Istituzioni di filosofia morale’ (1769) e dei ‘Principi di morale e scienza politica’ (1792), FERGUSON ebbe esperienze di vario tipo. Il suo capolavoro è questo ‘Saggio sulla storia della società civile’. Libro che ha influenzato il pensiero occidentale contribuendo alla elaborazione della concezione del mondo di MARX e alla fondazione della sociologia. —————————————————————————“,”TEOP-101”
“FERGUSON Niall”,”The Cash Nexus. Money and Power in the Modern World, 1700-2000.”,”FERGUSON Niall è professore di storia politica e finanziaria all’ Università di Oxford e Visiting Professor di Economics alla Stern School of Business, New York University. E’ autore di ‘Paper and Iron’, ‘The House of Rothschilds’ e ‘The Pity of War’. Scrive per TLS.”,”ECOI-087″
“FERGUSON Niall a cura di Massenzio TABORELLI”,”Soldi e potere nel Mondo Moderno, 1700-2000.”,”FERGUSON Niall è nato a Glasgow 36 anni fa, è docente di Storia della politica e della finanza a Oxford e visiting professor alla Stern School of Business della New York University. Ha esordito con ‘Paper and Iron’ (1995). Poi si è imposto all’attenzione della critica con tre opere molto discusse ‘The Pity of War’ (1998) (in cui attribuiva alla Gran Bretagna la responsabilità del primo conflitto mondiale), ‘Virtual History’ (1997) in cui ipotizzava una serie di scenari fantapolitici (se HITLER avesse sconfitto STALIN ecc.), ‘The House of Rothschilds’ ricostruzione ‘ufficiale’ delle vicende dell’ impero bancario dei Rothschild. Scrive per TLS, Financial Times e l’ Observer. In ‘Soldi e potere’ FERGUSON sostiene che sono stati gli eventi politici e soprattutto le guerre a plasmare le istituzioni tipiche della vita economica. Sull’ intensità della guerra: P.A. SOROKIN ha contato 97 guerre nel periodo 1819-1925, in confronto al totale di 112 (dal 1800 al 1945) indicato da Quincy WRIGHT. L.F. RICHARDSON contando tutte le ‘liti mortali’ che è riuscito a trovare, ha raggiunto la cifra assai più imponente di 289 nel periodo 1819-1949. Poi c’è la stima di LUARD ancora più alta 410 nel periodo 1815-1984. (pag 29)”,”QMIx-093″
“FERGUSON Niall”,”La verità taciuta. La prima guerra mondiale: il più grande errore della storia moderna.”,”NIall FERGUSON nato a Glasgow nel 1964 è docente di storia della politica e della finanza a Oxford. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina).”,”QMIP-032″
“FERGUSON Niall”,”La verità taciuta. La Prima guerra mondiale: il più grande errore della storia moderna. (Tit. orig.: The Pity of War)”,”FERGUSON Niall nato a Glasgow nel 1964, è docente di storia della politica e della finanza a Oxford e visiting professor alla Stern School of Business della New York University. Esponente autorevole della nuova storiografia britannica, è autore di Paper and Iron (1995) Virtual History (1997) The House of Rothschilds (1998) e The Cash Nexus. “”E’ sorprendente la scarsità di voci che si levarono in Germania contro l’ azzardo di attuare una guerra sottomarina senza restrizioni. Max Warburg, fu uno dei pochi influenti uomini d’ affari tedeschi a opporsi all’ abolizione delle restrizioni sulla guerra sottomarina, sostenendo che, per quanto grande fosse l’ impatto sui rifornimenti alimentari inglesi, il rischio di alienarsi gli Stati Uniti era troppo grave. “”Se l’ America è tagliata fuori dalla Germania””, disse nel febbraio 1916, “”significa una riduzione del 50 per cento del potere finanziario della Germania da usare in guerra, e un aumento del 100 per cento di quello britannico e francese (…) Bisognerebbe fare di tutto (…) per evitare una rottura con l’ America””. “”La guerra è perduta se va avanti (la guerra sottomarina senza limitazioni) (…)””. (pag 380-381)”,”RAIx-019″
“FERGUSON Niall”,”The Ascent of Money. A Financial History of the World.”,”FERGUSON è un noto storico britannico.”,”ECOI-246″
“FERGUSON Niall”,”Ventesimo secolo, l’età della violenza. Una nuova interpretazione del Novecento.”,”in apertura versi poesie Shakespeare, Eliot (La terra desolata (vpn)), brano della guerra dei mondi di Wells. FERGUSON N. insegna storia moderna alla Harvard University. E’ commentatore politico ed economico. Ha scritto altre opere v. bibl.. Il viaggio dei coniugi Webb in Urss. “”Forse non c’è nulla che illustri il carattere demoniaco del regime stalinista meglio del Belomorkanal, il canale di 220 chilometri voluto da Stalin per collegare il mar Baltico al Mar Bianco. Tra il settembre 1931 e l’agosto 1933, dai 128.000 ai 180.000 prigionieri (molti dei quali provenienti dai campi delle Soloveckie e diretti da Frenkel’) scavarono un corso d’acqua muniti soltanto di picconi, carriole e accette rudimentali. Le condizioni di vita furono così dure e gli attrezzi così inadeguati che durante i lavori morirono decine di miglaia di operai, com’era facilmente prevedibile: il terreno era ghiacciato per metà dell’anno e in molti punti i prigionieri dovettero aprirsi un varco in duri blocchi di granito. E, come spesso accadde, il risultato finale ebbe un rientro economico pressoché nullo poiché il canale risultò troppo stretto e non abbastanza profondo da permettere il passaggio alle navi di grosse dimensioni. Ma quando Sidney e Beatrice Webb, membri della Fabian Society insieme a Shaw, visitarono il canale a lavori ultimati, non sembrarono notare nulla di tutto ciò- In ‘Il comunismo sovietico: una nuova civiltà’ (1935) sostennero che era “”confortante sapere che il più fervido apprezzamente fu ufficialmente espresso per il successo della GPU, non soltanto nel portare a termine una grande impresa di ingegneria, ma anche nel conseguire un trionfo nel campo della rigenerazione umana””. I Webb rifiutarono con forza l'””ingenua convinzione che… le colonie penali siano mantenute e rifornite senza sosta da migliaia di lavoratori e tecnici deportati deliberatamente allo scopo di ricavare, con il loro lavoro forzato, un profitto netto pecuniario che vada a sommarsi alle entrate dello Stasto””. Un concetto del genere era semplicemente “”incredibile”” per “”chiunque fosse al corrente degli effetti economici prodotti in qualsiasi paese del mondo dal lavoro forzato e penitenziario””. La schiavitù ha sempre avuto i suoi apologeti, che raramente, però, si dimostrarono così ingenui. Ai 36 scrittori sovietici che sotto il coordinamento di Gorkij scrissero l’iperbolico volume ‘Il canale Stalin Belomor-Baltico’ si poté concedere l’attenuante di non aver avuto alla menzogna altra alternativa che la morte. I Webb, invece, scrissero le loro scempiaggini nella tranquillità di Bloomsbury.”” (pag 220) Eliot: “”Cos’è quel suono alto nell’aria Quel mormorio di lamento materno Chi sono quelle orde incappucciate che sciamano Su pianure infinite, inciampando nella terra screpolata Accerchiata soltanto dal piatto orizzonte Qual è quella città sulle montagne Che si spacca e si riforma e scoppia nell’aria violetta Torri che crollano Gerusalemme Atene Alessandria Vienna Londra Irreali”””,”TEMx-053″
“FERGUSON Niall”,”Il grido dei morti. La prima guerra mondiale: il più atroce conflitto di ogni tempo.”,”Niall Ferguson insegna Storia moderna alla Harvard University. E’ senior research fellow al Jesus College della Oxford University e senior fellow all’Hoover Institution della Stanford University. E’ commentatore politico ed economico e scrive su quotidiani inglesi e americani. Ha al suo attivo molte pubblicazioni tra cui ‘Soldi e potere nel mondo moderno’, ‘Ascesa e declino dell’impero americano’, ‘Ascesa e declino del denaro’. La guerra per Max Warburg e soci. “”La risoluzione su “”militarismo e conflitti internazionali”” approvata dalla Seconda Internazionale dei partiti socialisti alla conferenza di Stoccarda nel 1907 è una formulazione classica della teoria marxista sulle origini della guerra: “”Le guerre fra Stati capitalisti sono di regola il risultato della loro rivalità per il possesso dei mercati mondiali, dato che ogni Stato non si preoccupa soltanto di consolidare il proprio mercato, ma anche di conquistarne di nuovi…Inoltre, queste guerre derivano dall’interminabile corsa agli armamenti tipica del militarismo… Le guerre perciò sono intrinseche alla natura del capitalismo: cesseranno soltanto quando verrà abolita l’economia capitalista”” (1). Dopo lo scoppio della prima guerra mondiale – che gettò nel caos la Seconda Internazionale – questa tesi divenne un autentico dogma della sinistra. Nel gennaio del 1915 il socialdemocratico tedesco Friedrich Ebert dichiarò: “”Tutti i grandi Stati capitalisti hanno registrato un incremento della loro vita economica nel corso dell’ultimo decennio… La lotta per i mercati si è fatta più intensa. Insieme alla lotta per i mercati si è aperta la lotta per i territori… Perciò i conflitti economici hanno portato all’esplosione di conflitti politici, a costanti e giganteschi aumenti degli armamenti e infine alla guerra mondiale”” (2). Secondo il “”rivoluzionario disfattista”” Lenin (uno dei pochi leader socialisti che desideravano esplicitamente la sconfitta del proprio paese), la guerra era un prodotto dell’imperialismo. La lotta tra le grandi potenze per la conquista dei mercati d’oltremar, stimolata dalla riduzione del tasso di profitto delle loro economie interne, non poteva che terminare con una guerra suicida; a propria volta, le conseguenze sociali della conflagrazione avrebbero affrettato la tanto attesa rivoluzione internazionale del proletariato e la “”guerra civile”” contro le classi dominanti, a cui Lenin aveva incitato fin dallo scoppio della guerra. (3). (…) A prima vista ci sono molte ragioni per pensare che gli interessi capitalistici avrebbero tratto vantaggio dalla guerra. In particolare, l’industria degli armamenti non avrebbe certo preso l’occasione di ottenere lucrosi contratti nel caso di un esteso conflitto. La filiale britannica della banca di Rothschild, che per i marxisti e gli antisemiti era il simbolo del diabolico potere del capitale internazionale, aveva legami finanziari con la società Maxim-Nordenfelt, le cui mitragliatrici erano state esaltate da Hilaire Belloc come la chiave per l’egemonia europea, e aveva contribuito a finanziarne l’acquisizione da parte della Vickers Brothers nel 1897 (6). Anche i Rothschild di Vienna avevano interessi nell’industria degli armamenti: le loro acciaierie Witkowitz erano importanti fornitrici di ferro e acciaio per la marina austriaca e successivamente di proiettili per l’esercito. I cantieri navali tedeschi, per citare ancora un esempio, ottennero cospicui contratti governativi in forza del programma navale del grand’ammiraglio Alfred von Tirpitz. Delle ottantasei unità commissionate tra il 1898 e il 1913 sessantatré furono allestite da un gruppo ristretto di compagnie private. Più di un quinto della produzione dei cantieri Blohm & Voss di Amburgo, che avevano sostanzialmente monopolizzato l’allestimento di grandi navi da diporto, era destinato alla marima militare (7). Tuttavia, come a smentire la teoria marxista, non c’è quasi nessuna prova che questi uomini d’affari legati ai propri interessi ‘volessero’ una grande guerra europea. A Londra la stragrande maggioranza dei banchieri era terrorizzata da questa prospettiva, soprattutto perché la guerra minacciava di bancarotta quasi tutti gli istituti di sconto che finanziavano il commercio internazionale (…). I Rothschild cercarono invano di evitare un conflitto anglo-tedesco, e per questi loro sforzi furono accusati da Henry Wickham Steed, il caporedattore agli esteri del ‘Times’, “”di un losco tentativo finanziario giudeo-tedesco per costringerci a sposare la causa della neutralità”” (8) . Tra i pochi uomini d’affari tedeschi tenuti (soltanto in parte) informati sugli sviluppi della crisi di luglio, né l’armatore Albert Ballin né il banchiere Max Warburg erano favorevoli alla guerra.”” (pag 58-59)”,”QMIP-209″
“FERGUSON Niall”,”Colossus. Ascesa e declino dell’impero americano.”,”Niall Ferguson insegna Storia alla Harvard University e Storia economica alla Stern School of Business della New York University. Commentatore politico ed economico scrive su numerosi quotidiani americani e inglesi, tra cui il New York Times, il Wall Street Journal, Foreign Affairs, e la New York Review of Books. Fra i suoi libri ricordiamo: La verità taciuta, La Prima Guerra Mondiale: il più grande errore della storia moderna, Soldi e potere nel mondo moderno e Empire, The Rise and Fall of the British World Order and the Lessons for Global Power.”,”USAP-004-FL”
“FERGUSON Wallace K.”,”Il Rinascimento nella critica storica.”,”Wallace K. Ferguson è nato a Toronto nel 1902. Laureatosi nel 1927, dopo aver insegnato per anni alla New York University, è dal 1956 professore di storia alla Western Ontario University (1969). “”Nel pensiero di Hegel la concezione dello spirito universale va inseparabilmente congiunta con il metodo per mezzo del quale esso raggiunge i suoi fini nella storia effettuale, vale a dire: la dialettica che è la logica peculiare della storia. Ma la inseparabilità suddetta non venne intesa come un nesso necessario: molti storici accettarono l’idealismo hegeliano, almeno in parte, ma non la sua dialettica. D’altro canto, Carlo Marx adottò la dialettica e non lo spirito”” (pag 245)”,”STOx-048-FF”
“FERGUSON Adam”,”An Essay on the History of Civil Society.”,”Adam Ferguson, LL. D. Professor of Moral Philosophy in the University of Edinburgh.”,”FILx-137-FL”
“FERGUSON Niall”,”The Pity of War. (La pietà della guerra)”,”Niall Ferguson nato a Glasgow nel 1964, è docente di storia della politica e della finanza a Oxford e visiting professor alla Stern School of Business della New York University. Esponente autorevole della nuova storiografia britannica, è autore di Paper and Iron (1995) Virtual History (1997) The House of Rothschilds (1998) e The Cash Nexus. “”There was only one consolation left to the Germans; and that was that some of their potential foes were significantly less prepared for war”” (pag 101) “”C’era solo una consolazione rimasta ai tedeschi; e cioè che alcuni dei loro potenziali nemici erano significativamente meno preparati alla guerra”””,”QMIP-020-FSL”
“FERGUSON Niall”,”La verità taciuta. La Prima guerra mondiale: il più grande errore della storia moderna.”,”Niall Ferguson, nato a Glasgow nel 1964, è docente di Storia della politica e della finanza a Oxford. Niall Ferguson insegna Storia alla Harvard University e Storia economica alla Stern School of Business della New York University. Commentatore politico ed economico scrive su numerosi quotidiani americani e inglesi, tra cui il New York Times, il Wall Street Journal, Foreign Affairs, e la New York Review of Books. Fra i suoi libri ricordiamo: Soldi e potere nel mondo moderno e Empire, The Rise and Fall of the British World Order and the Lessons for Global Power.”,”QMIP-038-FL”
“FERGUSON Adam”,”An Essay on the History of Civil Society.”,”La prima edizione dei testi che hanno definito l’Europa moderna. FERGUSON, Adam Treccani: Filosofo e storico scozzese, nato a Logierait (Perthshire) il 20 giugno 1723, morto a St. Andrews il 22 febbraio 1816. Dal 1759 al 1785 insegnò all’università di Edimburgo. Si occupò soprattutto del problema etico-politico, cercando di conciliare l’antitesi tra l’individualismo utilitario del Hobbes e del Hume e la morale sentimentale e altruistica dello Shaftesbury e del Hutcheson. Tanto il principio della conservazione di sé quanto quello dell’amor del prossimo dovevano infatti valere, per il F., come mezzi per raggiungere quell’ideale di perfezione, a cui l’uomo doveva tendere sia in quanto individuo sia in quanto membro di una società. Nelle concezioni politiche il F. si attenne al costituzionalismo del Montesquieu. Suoi scritti teorici principali, gli Institutes of moral Philosophy (Edimburgo 1769) e i Principles of moral and political Science (Edimburgo 1792): da ricordare anche l’Essay on the History of civil Society (Londra 1766) e la History of the Progress and germination of the Roman Republic (1783), che volle essere l’esemplificazione storica delle sue vedute etico-politiche. Bibl.: U. Kaneko, Moralphilosophie A. F.s, Lipsia 1904; H. Huth, Soziale u. individualistische Auffassung im 18. Jahrh., vornehmlich bei A. Smith. u. A. F., Lipsia 1907; Buddeberg, F. als Soziologe, in Jahrbuch für Nationalökonomie u. Statistik, 1925. © Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani – Riproduzione riservata 3 417131 SBN CLOUD”,”FILx-028-FMB”
“FERGUSSON Adam”,”Quando la moneta muore. Le conseguenze sociali dell’iperinflazione nella Repubblica di Weimar.”,”Adam Fergusson nato nel 1932 e laurato in storia a Cambridge è un giornalista politico inglese. Negli anni Settanta ha diretto lo “”Statist”” ed ì diventato poi collaboratore autorevole del “”Times””. Come politico si è legato al Partito conservatore e si è impegnato sul fronte dell’Europa unita. E’ stato membro del Parlamento europeo dal 1979 al 1982, poi Special Advisor for European Affairs presso il ministero degli esteri e il Commonwealth. dal 1985 al 1989. In seguito ha svolto lavoro di consulenza. Quest’opera è stato pubblicata per la prima volta nel 1975. “”In un’atmosfera di sempre maggiore violenza e di frustrazione, con attacchi da tutte le parti alla politica della Reichsbank, Havenstein sembrava perfettamente a suo agio. Trenta cartiere, centocinquanta tipografie e duemila macchine da stampa lavoravano notte e giorno, aggiungendo senza sosta banconote al diluvio di cartamoneta nel quale era già affogata l’economia del paese. Havenstein parlava dell’efficienza del suo sistema – la sua ‘Leistungsfähigkeit’ – e ripetava che a suo avviso il maggior pericolo di inflazione proveniva dalle banche private dei singoli stati, le quali avevano il permesso di emettere 15.000 miliardi di marchi – ma non giornalmente, come invece faceva la Reichbank con l’unica eccezione della domenica, bensì una tantum – e continuavano a chiedere di poterne stampare di più. Havenstein sosteneva che ciò “”avrebbe vanificato l’intera politica creditizia dello Stato e della Reichsbank”” e andava proclamando ai quattro venti che la sua missione era di salvare la Germania dalla carenza di denaro. Il governo non riuscì a sopravvivere all’azione combinata di Havenstein e dell’impegno del ‘Ruhrkampf’. Ai primi di agosto, quando iniziò la caduta più vertiginosa del marco, il futuro di Cuno si presentava già del tutto incerto. La mancanza di prestiti dall’estero, l’aggiunta al bilancio preventivo, che era giocoforza approvare, di una spesa di 6000 miliardi di marchi (circa 400.000 sterline) per le sovvenzioni alla Ruhr, la consapevolezza per di più che la resistenza passiva alla resa dei conti si sarebbe risolta non solo nella fine politica ma probabilmente anche nella morte fisica dei membri del governo; tutto questo contribuì a far sì che la coalizione cominciasse a scompaginarsi. “”Non si tratta di una scelta fra capitolazione e caos”” andava dicendo il ministro degli Esteri Rosenberg. “”Capitolazione significa caos. (…)”” (pag 203)”,”GERG-094″
“FERLINGHETTI Lawrence”,”Scoppi urla risate.”,”L. Ferlinghetti è nato nel marzo del 1919 a Yonkers (morto nel 2021), nello stato di New York. Tra le sue ultime opere pubblicate in italiano le raccolte di poesie ‘A Coney Island of the Mind’ (…)-“,”VARx-004-FRR”
“FERMI Laura”,”Atomi in famiglia.”,”””In un primo tempo i fisici di Chicago sperarono di poter ordinare un ciclotrone su misura, a una delle grosse industrie. Ma scienziati e industriali non riuscirono a mettersi d’accordo. Il prezzo richiesto parve eccessivo; le trattative andavano per le lunghe e intanto il tempo passava. Herbert Anderson, che è d’ indole impulsiva, cominciava a spazientirsi: l’ azione, diceva deve seguire prontamente le idee. Decise quindi di costruire lui stesso il ciclotrone. Tanto, di ciclotroni gli industriali non ne sapevano nulla, e a lui sarebbe toccato in ogni modo di far tutti i calcoli e sorvegliare la costruzione. Si mise all’ opera, aiutato da un altro fisico, John Marshall””. (pag 327)”,”SCIx-169″
“FERNANDEZ-ARMESTO Felipe”,”The Spanish Armada. The Experience of War in 1588.”,”Felipe Fernandez Armesto è Fellow del St Antony’s Collge, Oxford: Gli spagnoli nelle battaglie navali usavano ancora il “vecchio sistema” di abbordare le navi per conquistarle utilizzando i cannoni solo per indebolire il nemico (come nella battaglia di Lepanto del 1571); i loro equipaggi erano infatti molto preparati nei combattimenti corpo a corpo. In questo caso, però, di fronte allo schieramento inglese gli spagnoli dovettero serrarsi in formazione difensiva. Gli inglesi infatti (che avevano navi più piccole e leggere), mentre bombardavano il nemico non gli permisero mai di avvicinarsi abbastanza per lanciare i suoi grappini ed effettuare l’abbordaggio. Le navi inglesi erano superiori tecnologicamente a quelle spagnole grazie all’affusto navale dei cannoni inglesi che permetteva un fuoco più veloce, preciso, sicuro e disciplinato di quello (di derivazione terrestre) dei cannoni spagnoli. Per molti cannoni spagnoli le operazioni di ricarica dovevano essere eseguite in parte uscendo dall’opera morta ed esponendo un servente al fuoco nemico. Inoltre nelle navi spagnole erano ancora molto diffusi i piccoli cannoni (falconi, falconetti, mignon) con funzione anti-uomo, mentre la marina britannica disponeva soprattutto di cannoni pesanti, con proiettili tra le 18 e le 42 libbre (e forse anche 60). Il volume di fuoco della flotta inglese non fu comunque mai inferiore a una bordata ogni 4 minuti circa, con rare eccezioni di fuoco più veloce. Gli spagnoli invece tiravano molto lentamente, e di solito dopo una salva a segno cercavano di manovrare per andare all’abbordaggio. Benché continuassero a cannoneggiare il nemico, gli inglesi non riuscirono a fare molti danni nelle file della flotta del duca di Medina-Sedonia (le cui navi si trovavano sopravento), che in questa prima battaglia perse solo due galeoni, uno catturato da Drake e l’altro esploso per un guasto. Le schermaglie fra le due flotte continuarono fino al 2 agosto, giorno in cui l’Armada cercò di distruggere con un contrattacco improvviso l’avanguardia inglese comandata da Martin Frobisher che, grazie alla marea e ai venti a lui favorevoli, riuscì a salvarsi. Wikip. Finalmente il 6 agosto l’Armada gettò l’ancora al largo di Calais per imbarcare l’esercito (le truppe di Alessandro Farnese non erano riuscite ad arrivare al punto d’incontro). La notte del 7 agosto, 8 navi incendiarie inglesi vennero lanciate contro i legni spagnoli che, presi alla sprovvista, dovettero disperdersi lasciando agli inglesi gioco facile per un attacco. La battaglia che ne seguì, nota come battaglia di Gravelinga, si combatté a distanza ravvicinata e fu disastrosa per gli spagnoli, che persero tre galeoni e furono costretti a ritirarsi nella Manica. Il fallimento L’Armada spagnola non era stata realmente battuta sul mare, pur avendo subito danni pesanti e perdite dolorose, aveva però perso la speranza di sconfiggere gli inglesi, manovrava ormai a fatica e avrebbe dovuto aprirsi la strada combattendo per raggiungere le coste dei Paesi Bassi. Decise quindi di desistere dall’impresa e cercò faticosamente di riorganizzarsi. Ormai il tentativo di imbarcare le truppe con la conseguente invasione era fallito, così i galeoni spagnoli cercarono di ritornare in patria ma a causa dei venti contrari decisero di puntare verso nord, navigando tra gli arcipelaghi delle Orcadi e delle Shetland per poi dirigersi a sud veleggiando ad ovest dell’Irlanda. Gli inglesi, che in un primo momento avevano inseguito il nemico, lo lasciarono poi andare tranquillamente, sebbene consapevoli che sarebbe tornato. Il 10 agosto la flotta inglese si avvicinò per tentare un attacco alle navi spagnole rimaste attardate, ma Medina Sidonia riuscì a ricompattare le sue squadre e si preparò a dar nuovamente battaglia, cui gli inglesi tuttavia preferirono sottrarsi e quindi, dopo un fiacco scambio di cannonate, le due flotte si separarono definitivamente. Tuttavia un’incredibile serie di tre violentissime tempeste si abbatté sugli spagnoli. La prima li sorprese il 12 agosto, al largo delle Isole Orcadi e presso le Isole Shetland; la seconda il 12 settembre al largo delle coste irlandesi; seguita dopo pochi giorni da una terza al largo delle coste del Connacht (sempre in Irlanda). Delle 138 navi con 24 000 uomini che erano salpate da Lisbona, 45 imbarcazioni e 10.000 uomini andarono perduti. La grande impresa di Filippo II sfumò e lo stesso re cattolico pensò che Dio proteggesse i protestanti e punisse coloro che credevano in lui. Grazie a questo importantissimo successo, l’Inghilterra della regina eretica e anti-spagnola Elisabetta I affermò il proprio dominio sui mari del nord e inflisse una battuta d’arresto al tentativo spagnolo di egemonia sullo scacchiere europeo. La Spagna continuò però la sua guerra navale contro l’Inghilterra, riuscendo anche a ottenere alcuni importanti successi (come nelle campagne delle isole Azzorre); altre flotte spagnole operarono nella Manica nei decenni seguenti.”,”QMIN-041-FSL”
“FERNÁNDEZ-VEGA José”,”Las guerras de la política. Clausewitz de Maquiavelo a Perón.”,”FERNÁNDEZ VEGA Josè ricercatore al Conicet e professore ordinario all’Università di Buenos Aires, dove ha conseguito dottorato in Filosofia. Borsista di dottorato a Berlino, Ricevuto un contributo dalla Fondazione Antorchas di Buenos Aires per la pubblicazione, 3 413879 SBN”,”QMIx-165-FSL”
“FERON Francois THORAVAL Armelle a cura;collaborazione di Patrice BUFFOTOT André CABANIS Jean-Claude CHESNAIS Frederic HARTWEG Denis KESSLER Roland MARX Philippe MOREAU-DEFARGES Marie-France TOINET e altri”,”L’Etat de l’Europe.”,”Collaborazione di Patrice BUFFOTOT André CABANIS Jean-Claude CHESNAIS Frederic HARTWEG Denis KESSLER Roland MARX Philippe MOREAU-DEFARGES Marie-France TOINET e altri”,”STAT-082″
“FERRACUTI Giovanni MARCELLONI Maurizio”,”La casa. Mercato e programmazione.”,”FERRACUTI Giovanni (Udine, 1942) architetto docente di tecnologia dell’architettura (Univ. Venezia). MARCELLONI (Roma, 1938) architetto, è docente di teorie urbanistiche all’Univ. di Venezia.”,”ITAE-302″
“FERRAIOLI GianPaolo”,”L’Italia e la «Dollar Diplomacy». Percezioni della politica estera americana durante la presidenza di William H. Taft (1909-1913).”,”Omaggio dell’autore GianPaolo Ferraioli (Bagheria, 1969), è professore associato di Storia delle Relazioni Internazionali nell’Università degli Studi della Campania ‘Luigi Vanvitelli’. Dipartimento di Scienze Politiche “”Jean Monnet””. E’ l’autore de ‘L’Italia e l’ascesa degli Stati Uniti al rango di potenza mondiale (1896-1909). Diplomazia e dibattito pubblico, emigrazione durante le amministrazioni di William McKinley e Theodore Roosevelt’, Napoli, 2013; ‘Federico Chabod e la Valle d’Aosta tra Francia e Italia’, Roma, 2010; ‘Politica e diplomazia in Italia tra XIX e XX secolo. Vita di Antonio di San Giuliano (1852-1914)’, Soveria Mannelli, 2007. Venezuela. ‘In nome della formazione di un fronte comune delle nazioni progredite e civilizzate contro gli Stati “”canaglia”” dell’epoca, Theodore Roosevelt aveva dato il suo consenso, nel 1902-3, al blocco navale che l’Inghilterra, la Germania e l’Italia avevano messo in atto contro il Venezuela del generale Cipriano Castro. Quest’ultimo, da tempo, si rifiutava del resto di pagare i reclami che alcune ditte e sudditi inglesi, tedeschi e italiani vantavano nei confronti del Venezuela. Con questa loro azione militare, Roma, Berlino e Londra avevano fatto però anche un favore alle imprese e ai cittadini degli Stati Uniti e di tutte le altre nazioni aventi interessi in Venezuela, poiché Castro, piegandosi ad accettare di pagare i reclami anglo-tedesco-italiani, aveva dovuto dare il suo assenso affinché anche tutti gli altri reclamanti stranieri godessero dello stesso trattamento (72). Tuttavia, i vari contenziosi tra il Venezuela e il mondo “”civile”” non si erano potuti risolvere in quel modo: L’Italia, ad esempio, nel 1906 ancora attendeva che le fosse pagato il 25 per cento della somma pattuita tre anni prima (73). Nel 1908, essa si vide anche costretta a subire altri atti arbitrari di Castro, il quale negò ad alcuni emigranti dalla Penisola di entrare in Venezuela. D’altronde, il dittatore venezuelano asseriva che gli italiani fossero tutti degli anarchici e degli avventurieri e l’Italia il luogo stesso dove i fuoriusciti venezuelani trovavano asilo per organizzare rivoluzioni contro di lui (74). La stessa accusa fu da lui lanciata all’indirizzo dell’Olanda. Questa, a suo dire, permetteva che nelle isole olandesi del Mar dei Caraibi fossero organizzati attentati contro lo Stato venezuelano. Il governo dell’Aja, quindi, si vide costretto a interrompere il fiorente commercio che esisteva, tra le sue Antille e il Venezuela (75). Ma anche la Francia dovette sopportare ripetuti attacchi ai suoi interessi da parte di Castro. Questi impedì a una società francese specializzata nella posa di cavi sottomarini di operare davanti alle coste venezuelane, tanto che il governo di Parigi, dopo aver rotto le relazioni diplomatiche con Caracas, cominciò a valutare l’ipotesi di dare vita a un’azione armata contro il Venezuela (76). Non contento, Castro si inimicò pure l’Inghilterra. Infatti, interruppe la concessione che avevano alcune ditte inglesi per smerciare in Venezuela i sali e i fiammiferi in regime di monopolio (77). Infine, gli stessi Stati Uniti dovettero assistere alla circostanza di essere indicati come finanziatori di rivoluzioni anticastriste, tramite il ‘trust’ della New York & Bermudez Asphalt & Co. Il dittatore venezuelano, pertanto, pretese che quel ‘trust’ si sottomettesse al giudizio dei tribunali venezuelani, anche per stabilire se avesse o meno ragione riguardo ad alcuni suoi reclami. Sempre nel 1908, quindi, quei tribunali riuscirono a emettere il loro verdetto, condannando la New York & Bermudez Asphalt & Co al sequestro dei beni e a un forte risarcimento nei confronti del Venezuela. Washington, a questo punto, decise come la Francia e l’Olanda di interrompere le relazioni diplomatiche con Caracas (78). Dunque, era diventato evidente, in coincidenza con la fine della presidenza Roosevelt, che la questione venezuelana stesse entrando in una fase oltremodo critica, esattamente come sei anni prima. A Londra, Parigi, Roma e l’Aja si discuteva di una possibile e imminente azione navale contro Castro (79). Nelle capitali europee, tuttavia, si ammetteva anche che, se proprio la prova di forza fosse dovuta scattare, avrebbe dovuto ricevere prima l’avallo degli Stati Uniti, in omaggio alla Dottrina Monroe, e dopo aver ribadito a Washington che gli europei non si sarebbero presi porti o porzioni di territorio venezuelano. La Francia, a dire il vero, avrebbe voluto che fossero gli Stati Uniti ad agire contro il Venezuela anche in nome e per conto dell’Europa. Ma il Dipartimento di Stato, ancora guidato da Elihu Root, fece sapere alle cancellerie del Vecchio continente che a Washington non si vedevano margini per iniziare un’azione armata (…). Chi volle rompere gli indugi fu allora l’Olanda. Alla fine del 1908, proprio mentre Taft si apprestava a subentrare a Roosevelt e sfruttando anche la momentanea assenza di Castro dal Venezuela, in quanto si era recato in Germania per curarsi, la marina da guerra olandese mise in atto un aggressivo blocco navale davanti alle coste dello Stato latinoamericano (83)’ (pag 298-299-300-301) [(72) Sulla crisi venezuelana del 1902-3, come vista e gestita dall’Italia nelle sue relazioni con gli Stati Uniti, si rinvia a: G. Ferraioli, ‘L’Italia e l’ascesa degli Stati Uniti, cit., p. 188 ss.; (73) La legazione a Caracas al ministero degli Esteri, 28 febbraio 1908, ASMAE, Serie politica P (1891-1916), b. 293, rap. 264/89; (74) Aldrovandi a Tittoni, 31 e 27 novembre, 11 dicembre 1908, ivi, rap. 568/148, 615/182 e 658/204; (75) Mayor a Tittoni, 22 luglio 1908, ivi, rap. 2373/762; (76) Aldrovandi a Tittoni, 30 agosto 1908, ivi, rap. 374/105; (77) Mayor a Tittoni, 25 luglio 1908, ivi, rap. 2417/778; (78) Mayor a Tittoni, 15 marzo e 4 luglio 1908, ivi, rap. 811/220 e 2182/697; Serra a Tittoni, 19 marzo e 22 giugno 1908, ivi, rap. 85/16 e 234/61; Mayor a Tittoni, 24 giugno 1908, ivi, b. 360, rap. 2057/669bis; (79) Cfr. Aliotti a Tittoni, 26 giugno 1908, ivi, b. 293, rap. 1800/791; (…) (83) Mayor a Tittoni, 16 dicembre 1908, ivi, rap. 4195/1228]”,”USAP-088″
“FERRAIUOLO Enzo”,”La seconda guerra mondiale. Patti, trattati e conferenze.”,”””Nel giro di tre mesi erano stati inviati in Russia aiuti per 145.000.000 dollari; ancor prima che, il 7 novembre del 1941, il presidente Roosevelt dichiarasse l’ Unione Sovietica beneficiaria della legge “”Affitti e Prestiti””. Il Lend-Lease veniva applicato in base a un protocollo, rinnovabile periodicamente, (…). Subito dopo fu firmato il “”protocollo”” che prevedeva, per l’ anno successivo, l’ invio alla Russia di materiali e merci per un importo di un miliardo e quindici milioni di dollari. In aggiunta a questi aiuti, Roosevelt concesse all’ alleato sovietico un prestito da un miliardo di dollari, da restituire a cominciare dal quinto anno dopo la fine del conflitto. Il “”protocollo”” veniva rinnovato all’ inizio di ogni “”anno fiscale””. (pag 101)”,”QMIS-069″
“FERRANDO Nelio e Ivana”,”I modi di dire dei genovesi.”,”‘Capî da-e nàixe comme i pesci’ (capire dalle narici, come i pesci, non comprendere nulla, fraintendere)”,”LIGU-135″
“FERRANTE Massimo ZAN Stefano”,”Il fenomeno organizzativo.”,”Massimo Ferrante è ricercatore dell’AROC (Associazione ricerche sulle organizzazioni complesse) presso il Dipartimento di Organizzazione e sistema politico dell’Università di Bologna. Stefano Zan è docente di Analisi comparativa delle organizzazioni presso l’Università di Bologna e presidente dell’AROC. Entrambi si occupano in particolare di imprese e movimenti cooperativi, di evoluzione delle teorie organizzative, di analisi delle associazioni di rappresentanza degli interessi.”,”PARx-001-FL”
“FERRANTE Francesco”,”L’unico giornalista. Stampa e comunicazione in Max Stirner.”,”Francesco Ferrante nato an Napoli nel 1963, si è laureato in filosofia nel 1988 presso l’Università Federico II. Borsista dell’Istituto italiano per gli studi filosofici e dell’Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa ha collabroato con la Rivista Internazionale di Logica ‘Metalogicon’. “”Ne ‘L’Unico’ il filosofo tedesco nega il valore di ogni dottrina, rigetta la possibilità stessa di concepire una visione esaustiva del mondo o della realtà; critica con toni sarcastici la fede nella stessa nozione di “”verità”” oggettiva in ogni sua forma o versione. Se attacca ogni credo e ideologia, non offre alcuna alternativa teorica. La stessa “”teoria”” è pietra dello scandalo. E’ una posizione strana, per molti versi sconcertante e ‘decentrante’. Tale apparirà, con diverse reazioni, ai suoi stessi contemporanei. Ad una censura prussiana che, dopo un primo sequestro, riammetterà in circolazione ‘L’Unico’ perché le sembrerà tanto eccentrico, da far dichiarare al ministro von Falkestein: “”Questo libro si legge in gran parte come fosse ironico e confutasse se stesso…””. Tale sembrerà anche a Karl Marx e Friedrich Engels, i quali ne ‘L’Ideologia tedesca’ esibiranno la muscolatura teorica del nascente materialismo storico e dialettico svolgendo in chiave di commento, per oltre duecento pagine, una poderosa pars destruens de ‘L’Unico’ stirneriano destinata a restare inedita almeno nel diciannovesimo secolo, ed in cui scorgeranno a torto o a ragione la quint’essenza del pensiero borghese (170). Anche ignorando le filiazioni anarchiche del suo pensiero che lo interpreteranno giocoforza ciascuna a suo modo, Stirner resta per la storiografia filosofica del nostro secolo un mistero irrisolto. Anche la veste di “”precursore””, al fianco di Kierkegaard, dell’esistenzialismo contemporaneo, si rivela per alcuni versi opportuna ma per altri inadeguata, frangendosi contro la roccia di un “”egoismo”” assoluto che non può né intende uscire da se stesso, scrollandosi di dosso ogni forma di coinvolgimento etico e rifiutando a priori ogni lessico “”generico””, fosse pure quello dell’analitica esistenziale heideggeriana”” (pag 117-119) [Francesco Ferrante, ‘L’unico giornalista. Stampa e comunicazione in Max Stirner’, Napoli, 1998] [(170) La sistematicità degli attacchi di Marx ed Engels aveva forse una profonda ragione d’essere, dal momento che il radicalismo dell’Unico stirneriano giungeva a ridurre il pensiero postcartesiano e – nel’ottica del materialismo storico – “”borghese””, ad una forma di trascendenza ‘assoluta’ fra l’individuo come Unico e l’Io inteso come cogito o autocoscienza. ‘Der Einzige’ poteva dunque apparire ai fautori del materialismo storico come una sorta di “”bibbia”” del pensiero borghese o, per meglio dire, come il testo che più di ogni altro esprimeva la “”negazione”” radicale dei valori delle classi dominanti e della sovrastruttura ideologica (che è dire, teologica) preindustriale. Ben più di quanto accedesse nella “”miseria”” della filosofia socialistico-utopistica e nelle varie diramazioni del pensiero liberale che ereditavano pur sempre, ciascuna a suo modo, alcune istanze giusnaturalistiche. Di qui, forse, l’incomprensione del salto implicato dalla rivolta “”esistenziale”” rispetto alla progettazione politica, e le ragioni della vastità della trattazione dedicata a Stirner (…)]”,”EDIx-173″
“FERRANTE Marco”,”Marchionne. L’uomo che comprò la Chrysler.”,”Marco Ferrante è nato a Martina Franca nel 1964. Vicedirettore del ‘Riformista’ è stato per otto anni al TG5 e quatro al ‘Foglio’. Collabora alla trasmissione ‘Matrix’.”,”ECOA-022″
“FERRANTE Marco”,”Casa Agnelli. Storie e personaggi dell’ultima dinastia italiana.”,”Marco Ferrante è un giornalista e scrittore italiano. Data di nascita: 29 dicembre 1964. “”La tesi di Valerio Castronovo, storico della Fiat, è che non ha senso chiedersi se Agnelli sia uno sconfitto: «Non ha senso applicare questo schema. Non ha senso guardare la sua esistenza solo da un punto di vista della Fiat. Più che un capo azienda fu un uomo di relazioni internazionali. Fu un uomo del dopoguerra, il portatore di una visione dei rapporti tra Europa e America». Paolo Mieli è l’uomo a cui Agnelli affidò il compito di rinnovare la classe dirigente giornalistica. Lo nominò prima alla direzione della «Stampa» e poi a quella del «Corriere». Mieli introduce un elemento di ulteriore complessità nella valutazione di Agnelli. «Agnelli era uno dei pochi uomini europei non eurocentrico che nel dopoguerra si era trovato perfettamente in sintonia con il suo tempo storico a causa del suo rapporto con gli Stati Uniti. La sua esperienza nell’ultima fase, cioè negli anni Novanta, cioè quando era già un uomo di oltre settant’anni, fu condizionata dai fatti improvvisi che colpirono l’Italia. La crisi del 1992-1993 investe la Fiat, al di là dei riflessi giudiziari. E’ tutto il sistema, non solo quello politico a essere colpito; nel complesso le strutture del potere, anche quello economico, ne subiscono le conseguenze. Agnelli sentì molto la drammaticità di quella fase, temperò il giudizio solo negli ultimi anni. La crisi della Fiat a partire dalla seconda metà degli anni Novanta nasce da quella situazione, fu un pezzo della crisi generale. E la presenza di Agnelli servì ad assorbire l’urto»”” (pag 171-172)”,”ECOG-048″
“FERRANTE Riccardo”,”Il «Governo delle cause»: la professione del causidico nell’esperienza genovese (XV-XVIII secolo).”,”Contiene dedica manoscritta dell’autore a GM Bravo”,”LIGU-001-FMB”
“FERRARA Maurizio FERRARA Marcella”,”Conversando con Togliatti. Con una lettera di Palmiro Togliatti.”,”A proposito dell’ espulsione di SILONE (chiamato allora nel partito Pasquini), secondo TOGLIATTI, quando si aprirono nel PCI le discussioni con TASCA stette zitto e si allontanò dal lavoro per motivi di salute. Ma di nascosto scrisse lettere agli oppositori nel partito, di fatto guidava la lotta nel Comitato Centrale (pag 211).”,”PCIx-026″
“FERRARA Giovanni”,”Apologia dell’uomo laico.”,”Giovanni Ferrara è nato a Roma nel 1928. Laureato in letteratura greca è stato allievo dell’Istituto per gli Studi Storici di Napoli. E’ stato docente di storia greca a Firenze. Ha collaborato al “”Mondo”” di Pannunzio e di Benedetti, poi al “”Giorno”” e quindi ha scritto su “”Repubblica””. E’ stato membro della direzione del Partito Repubblicano (PRI). FERRARA Giovanni, Apologia dell’uomo laico. RUSCONI. MILANO. 1983 pag 180 16°, Giovanni Ferrara è nato a Roma nel 1928. Laureato in letteratura greca è stato allievo dell’Istituto per gli Studi Storici di Napoli. E’ stato docente di storia greca a Firenze. Ha collaborato al “”Mondo”” di Pannunzio e di Benedetti, poi al “”Giorno”” e quindi ha scritto su “”Repubblica””. E’ stato membro della direzione del Partito Repubblicano (PRI). [‘A Napoli, in Palazzo Filomarino, ascoltai le lezioni di Federico Chabod, della cui dominatrice figura e parola non dirò nulla, poiché molto hanno detto, soprattutto proseguendone del loro meglio gli ammaestramenti e gli studi, i suoi più diretti allievi e colleghi di storia medievale, moderna e contemporanea. E a Napoli ancora, fui discepolo in storia antica di Giovanni Pugliese Carratelli, anch’egli laicissimo, con un rapporto che poi durò, per me fecondo di molte e svariate conseguenze. In gioventù egli fu seguace oltre che di Croce, di Adolfo Omodeo, il grande storico ed italiano sempre odiatissimo e perseguitato da ogni sorta di fascisti e preti, e che l’ironia della storia volle poi consapevolmente dimenticato e fatto dimenticare dai «marxisti»; per sua fortuna l’esser prematuramente scomparso nel 1946 mise Adolfo Omodeo al riparo da più laceranti amarezze. In questa ostentazione di pezze d’appoggio al mio buon diritto di dirmi laico, molti nomi ed insegnamenti variamente tratti debbo trascurare; ma non posso tacere che nei miei anni napoletani ebbi anche la sorte di vedere ed ascoltare l’ormai vecchio ed infermo Gaetano Salvemini (il cui prenome, come dissi, per fortuna sua ben più che mia evitai di portare). Se ne stava nella fiorita Villa Rùfola, sul mare di Sorrento, affidato alle cure dell’indimenticata Giuliana Benzoni; seduto nella sua poltroncina, avvolte le ginocchia in un plaid e le spalle in una mantiglia verde, ascoltava e parlava a noi giovani visitatori, borsisti dell’Istituto Storico. Di quegli incontri conservo un ricordo che sempre mi sovviene e conforta nei momenti di peggiore tristezza intellettuale, politica e civile (e non sono ormai pochi né effimeri). Egli era laico nel profondo, e lo spirito di alcune sue considerazioni e semplici detti mi colpì quale prova d’una mente liberissima e perennemente vigile nella critica degli altri e di sé stesso. A proposito delle sue antiche spaventose battaglie contro Giovanni Giolitti «il Ministro della malavita», ci disse che se ne era poi molto pentito, poiché Giolitti era il meglio che l’Italia di quel tempo potesse esprimere in politica’ (pag 39-40)] [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”STOx-267&#8243;
“FERRARA Giuliano”,”Ai comunisti. Lettere da un traditore.”,”A Occhetto (sul suo rientro nel ‘privato’): “”E per il resto, tu, vacanziero impenitente, in questa Italia che arriva ultima nel mondo a digerire il rospo del comunismo, hai il dovere di spiegare ai compagni, meglio di quanto sia stato concesso di farlo a un traditore, le ragioni per loro ancora incomprensibili dell’allegria e della gioia di vivere, del mondo da guadagnare che sta davanti a loro e del niente da perdere che si lasciano alle spalle. Anche in questo ti sarà d’aiuto il poeta latino che ha inchiavardato l’orizzonte delle speranze nell’infinito libero della sua vita privata e nella felicità della rassegnazione. Mica male come scelta. Mica male quel suo verso nella prima epistola a Mecenate, quando gli spiega che non c’è ragione di temere la miopia, visto che non si sono avuti in dono gli occhi di Linceo: «Si andrà fin dove ci è concesso, se oltre non si potrà»”” (pag 109) (Orazio, Epistole, ndr)”,”PCIx-435″
“FERRARA Maurizio BOFFA Giuseppe BOCIAROV Ivan FERRARA Marcella, redazione italiana, autori sovietici: N.K. BAGRAMJAN S.S. BIRJUZOV I.S. KONEV R.J. MALINOVSKIJ K.K. ROKOSSOVSKIJ V.D. SOKOLOVSKIJ M.V. ZAKHAROV, esperti militari: A.M. VASILEVSKIJ K.S. MERETSKOV G.K. ZHUKOV I.I. FEDJUNINSKIJ V.I. CIUJKOV A.I. EREMENKO K.F. TELEGHIN A.G. GOLOVKO N.N. VORONOV B.I. VANNIKOV K.V. KRAJNJUKOV S.S. KRASSOVSKIJ P.A. ROTMISTROV A.A. KRULEV N.K. POPEL, testimoni Ilja ERENBURG K. SIMONOV V. NEKRASOV K. PAUSTOVSKIJ M. SCIOLOKHOV O. BERGHOLTS V. VISNEVSKIJ L. SOLOBEV N. TIKHONOV A. FADEEV A. TOLSTOJ A. GAJDAR I.M. MAJSKIJ N. GRIBACIOV A. BEK V. IMBER S. SMIRNOV P. PAVIENKO I. SELVINSKIJ V. KAVERIN Vassilji GROSSMAN”,”L’URSS nella Seconda guerra mondiale. Volume primo. 1941. Blitzkrieg ad Est.”,”””Verso la metà di agosto il governo sovietico fu costretto a prendere una decisione definitiva. Al dilemma dinanzi a cui si trovava in precedenza era ormai subentrata l’amara necessità di concludere un accordo con la Germania. Cinque mesi di sabotaggio dei negoziati triparti, da parte della Gran Bretagna, della Francia sostenute dagli Stati Uniti d’America, non lasciavano all’URSS altra soluzione”” (pag 24)”,”QMIS-033-FV”
“FERRARA Maurizio FERRARA Marcella”,”Cronache di vita italiana (1944-1958)”,”””Quella di Roma fu un’occupazione pacifica: poche le scaramucce, pochissimi i morti dall’una e dall’altra parte. (…) In realtà, se l’occupazione di Roma non fu contrassegnata, come quella di Firenze, dall’insurrezione popolare, ciò si dovette ad un accordo intervenuto all’ultimo istante, al quale non fu estraneo il Vaticano, per cui tedeschi e alleati si impegnarono a riconoscere a Roma il carattere della città aperta, almento nel giorno della liberazione. Le truppe tedesche che procedevano allo scoperto sulla Flaminia, e nel cuore della città, erano sorvegliate dall’alto dalla caccia aerea alleata, che tuttavia si abbassava a mitragliare solo in aperta campagna. La popolazione civile, e i partigiai del Comitato di liberazione nazionale, inquadrati nei settori militari, furono sorpresi dall’accordo tra tedeschi e alleati: un progetto di attacco a Regina Coeli e a via Tasso per liberare i detenuti politici ivi racchiusi fu respinto dagli ufficiali di collegamento alleati, ce avevano i contatti con la Giunta militare del CLN. I tedeschi riuscirono così a portare con sé molti ostaggi. Tra questi Bruno Buozzi che, insieme ad altri quattrordici prigionieri politici, fu massacrato alla Storta, a sette chilometri da Roma. La mattina alle 8.30, a bordo di una jeep, il generale Mark CLark, capo della V Armata americana, fece il suo ingresso trionfale a Roma: e con lui fecero la ricomparsa, per le vie della città, le uniformi dei carabinieri reali, scomparse durante l’occupazione dopo il colpo di mano tedesco contro la “”benemerita””. Insieme ai rappresentati ufficiali dello Stato italiano, provenienti da Salerno, i romani tornarono a vedere le insegne multicolori dei partiti. Sotto questo aspetto il 5 giugno 1944 costituì una novità anche più rilevante del 25 luglio del 1943. Caduto il fascismo, infatti, i partiti non erano risorti in forma legale durante i “”quarantacinque giorni””. Il 5 giugno ’44, invece, i romani, accanto alle bandiere tricolori e alleate, rividero per la prima volta le bandiere rosse; rosse erano le bandiere dei comunisti e socialisti, rosse le bandiere del Partito d’Azione, con una scritta bianca GL nel centro”” (pag 11-12)”,”PCIx-003-FER”
“FERRARA Antonio”,”Storia, politica e storiografia delle migrazioni forzate in Europa.”,”Antonio Ferrara ha conseguito un dottorato di ricerca in Scienza politica e Istituzioni europee presso l’Università degli studi di Napoli Federico II nel 2007 con una tesi sulla storia, la politica e la storiografia delle migrazioni forzate in Europa. Collabora alla rivista ‘Storica’ (Carocci). La strada di Potsdam. “”È difficile identificare con esattezza il punto di partenza della strada che portò alla conferenza di Potsdam e all’accordo generale per una rimozione della popolazione tedesca residente nei Sudeti e nei territori assegnati alla Polonia. Di certo, però, se della cosa cominciarono a parlare molto presto i governi in esilio polacco e cecoslovacco, tanto gli alleati occidentali quanto i sovietici non tardarono a unirsi al coro. Nel settembre 1941, ad esempio, Stalin osservò durante un ricevimento che “”Se vinceremo, restituiremo la Prussia orientale al mondo slavo, al quale appartiene, e colonizzeremo l’intera regione con degli slavi (411)””. Un mese dopo, il segretario privato di Eden annotava che «Ad ogni modo, noi abbiamo il precedente autorevole di Hitler per le deportazioni in massa, e questa può essere una soluzione» (412). Più tardi, nel 1943, in un colloquio con Eden Franklin D. Roosevelt si rifece (anche se non espressamente) al precedente di Losanna affermando che «Dovremmo adottare delle misure per rimuovere i prussiani dalla Prussia orientale nello stesso modo in cui i greci sono stati trasferiti dalla Turchia al termine dell’ultima guerra» (413). Tuttavia, fu probabilmente Eduard Benes il primo a discutere pubblicamente la cosa, in un articolo pubblicato su ‘Foreign Affairs’ nel 1942 (414). In esso il presidente cecoslovacco esprimeva innanzitutto la convinzione che la Germania dovesse essere costretta a rientrare nelle sue frontiere precedenti l’ ‘Anschluss’ e l’accordo di Monaco, invocando il principio secondo cui non andavano riconosciuti i guadagni territoriali ottenuti con la forza e gli aggressori non dovevano essere in alcun modo premiati (415). Benes esaminava quindi il ruolo destabilizzante delle minoranze nazionali nell’Europa dell”entre-deux-guerres’, osservando che ‘nel 1918 non era stato possibile creare stati che fossero omogenei dal punto di vista linguistico e nazionale, senza ricorrere ad estesi trasferimenti di popolazione’ …. ma quest’opzione fu respinta in quanto contraddiceva le tendenze idealistiche che dominavano i piani del 1919 per la nuova Europa (416) (…)”” (pag 239-240) [(411) In ‘The Diary of Georgi Dimitrov, 1933-1949’ (I. Banac, ed.), New Haven, CT, 2003, p. 193; (412) ‘The war diaries of Oliver Harvey (J. Harvey, ed), London, 1979, p. 55 (cit., in Brandes, ‘Lo sviluppo’ cit.); (413) Cit. in Naimark, ‘La politica’, cit., p. 130; (414) E. Benes, ‘The organization of post-war Europe’ in ‘Foreign Affairs’, 20 (1942), n. 2; (415) Cfr., ibidem, p. 229-230; (416) Cit. da ibidem, p. 235 (traduzione mia)] pag 242, 246″,”QMIS-059-FV”
“FERRARESI Franco”,”Minacce alla democrazia. La Destra radicale e la strategia della tensione nell’Italia del dopoguerra.”,”Franco Ferraresi (Cremona, 1940), docente di Sociologia politica e vice-rettore dell’Università di Torino, ha pubblicato pure ‘La Destra radicale’, Feltrinelli, 1984.”,”ITAP-006-FMB”
“FERRARI Silvio”,”Mille comizi.”,”Ricorda l’episodio della iniziativa pol al teatro Amga con la partecipazione di Lucio LOMBARDO RADICE e gli interventi di Lotta Comunista.”,”PCIx-013″
“FERRARI Giuseppe”,”Gli scrittori politici italiani.”,”””Io chiuderò quest’ epoca…col citarvi lo scrittore napoletano, cui la fatalità decerne un posto unico e distinto tra i politici italiani. Sammarco… è il primo che metta sul frontespizio di un suo libro la parola rivoluzione, e tanto basta perché rimanga in una classe separata, solo nella sua specie. In verità il concetto della rivoluzione gli sfugge ed è lonano dall’ afferrarlo nella regolare sostituzione di un governo all’ altro, di una forma all’ altra””. (pag 501). “”Scorrete diffatto la storia: di rivoluzioni che riescano ne trovate appena una ogni cinquecento anni.”” (pag 502) L’opera di Sammarco, ‘Delle mutazioni dei regni’ fu per due secoli dimenticata e riscoperta nel XIX secolo.”,”TEOP-150″
“FERRARI Dante”,”Quasi un secolo fa. Dall’ archivio Assolombarda.”,”””Sblocco dei licenziamenti, 19 gennaio (1946): una data storica, in cui veniva sottoscritto a Roma l’ accordo fra la Confederazione dell’ Industria e la Confederazione del Lavoro. L’ accordo consentiva con decorrenza 1 febbraio 1946 e fino al 30 aprile, uno sgravio graduale dell’ insostenibile peso delle “”remunerazioni improduttive””; attraverso due ordini di provvedimenti: un alleggerimento nel tempo e nella misura e un alleggerimento da accordarsi in presenza di di casi di particolare gravità, per evitare irreparabili conseguenze per le aziende e i lavoratori. Il blocco dei licenziamenti, in atto dal 1944, fu decretato dal Governo della Repubblica Sociale di Salò, e successivamente confermato dal CLNAI dopo la Liberazione da una serie di decreti del Governo nazionale. (…) All’ inizio del 1946 si calcola che l’ industria dell’ area milanese avesse una esuberanza di mano d’opera del 20-25% (…) (pag 247)”,”ITAE-079″
“FERRARI Gianandrea a cura”,”Anarchismo. Il pensiero libertario attraverso il XX secolo. Catalogo.”,”La bibliografia comprende 1350 titoli.”,”ANAx-176″
“FERRARI Francesco Luigi”,”L’ Azione Cattolica e il “”regime””.”,”La “”vaticanizzazione”” della stampa cattolica. “”Approfittando dell’ offensiva fascista contro il popolarismo, l’ Azione Cattolica aveva tentato di impadronirsi delle masse irreggimentate nel partito. Approfittando dell’ offensiva scatenata contro le organizzazioni sindacali bianche, essa aveva sperato di assicurarsi il controllo di tutte le opere sociali promosse e dirette da cattolici. Era logico che essa approfittasse del regime eccezionale imposto alla stampa avversa al partito dominante, per tentare di sottrarre all’ influenza delle correnti democratiche i grandi e i piccoli giornali che si pubblicavano nei diversi centri italiani.”” (pag 155-156)”,”ITAF-185″
“FERRARI Giuseppe, a cura di Ernesto SESTAN”,”Scritti politici.”,”””La rivoluzione è il trionfo della filosofia chiamata a governare l’ umanità. Fuori della filosofia non v’ ha rivoluzione; la ragione non è libera, la scienza non è padrona, il culto regna sulla società, domina la ragione, detta le leggi e governa l’ umanità. Ognuno intende poi per rivoluzione il gran moto per cui la Francia destava tutti i popoli dell’ Europa. Trattasi ora di sapere qual deve esserne la filosofia? Era quella di Locke e vinceva il cristianesimo e trasportava sulla terra il destino dei viventi, e chiamava ogni uomo ad essere pontefice a sé stesso. Pure dal giorno in cui il moto si fermò sotto le due reazioni dei Borboni e di Luigi Filippo, la guida di Locke mancò, Voltaire e Rousseau rimasero sopraffatti, restò dubbia ogni conquista dello spirito umano””. (pag 99-100)”,”ITAB-168″
“FERRARI BRAVO Luciano SERAFINI Alessandro”,”Stato e sottosviluppo. Il caso del Mezzogiorno italiano.”,”Luciano FERRARI BRAVO è assistente di Dottrina dello stato nella facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Padova. E’ coautore di ‘Operai e Stato’ e curatore di ‘Imperialismo e classe operaia multinazionale’. SERAFINI è dal 1969 ricercatore nell’ Istituto di scienze poltiiche della stessa facoltà. “”Nel 1950, con l’ istituzione della Cassa per il Mezzogiorno, si ha un salto, una divaricazione di “”tendenze”” nella gestione dell’ economia tra il Settentrione e il Meridione.”” (pag 127) Togliatti, il bipartitismo PCI, DC. “”Ritornando al dibattito alla Costituente, la moderazione togliattiana trova conferma nella convergenza sulle posizioni comuniste di Dossetti e Moro, mentre l’ “”estremismo”” socialista ha per conseguenza che un emendamento di Basso, tendente ad allargare un po’ il raggio d’ azione dello stato, specificandone le funzioni, viene respinto a maggioranza.”” (pag 130)”,”ITAE-140″
“FERRARI Pierre MAISL Herbert”,”Les groupes communistes aux Assemblées parlementaires italiennes (1958-1963) et francaises (1962-1967).”,” La tattica parlamentare del PCI. “”2. L’ articolo 40 del Regolamento della Camera. L’ ipotesi affrontata è la seguente: i deputati comunisti stimano che un progetto di legge sia cattivo; essi cercano un accordo, se questo è veramente impossibile, fao ricorso all’ articolo 40 del Regolamento della Camera. Questo dice al suo punto 12: “”Un progetto di legge, fino cha non sia votato, può essere rinviato all’ Assemblea plenaria se il governo o un decimo dei deputati o un quinto dei membri della commissione lo chiedono””. I deputati comunisti sono sempre otto o dieci per commissione, così, da soli, possono chiedere il rinvio. Ora, un progetto che è così rinviato da una commissione all’ Assemblea deve essere iscritto all’ ordine del giorno per essere discusso e votato. QUesto richiede un lasso di tempo lungo. Il governo può volere che questo progetto sia rapidamente adottato. In questo caso, non gli resta che una cosa da fare: accordarsi con i deputati comunisti””. (pag 95)”,”PCFx-050″
“FERRARI Aldo”,”La preparazione intellettuale del Risorgimento Italiano (1748-1789).”,”Il carattere del Ligure. “”Ultimo residuo conervatosi puro d’ una grande razza che già nei tempi preromani si era estesa dalle Alpi Orientali alla Spagna lungo il Mediterraneo, i Liguri moderni, affatto simili ai loro antichi progenitori, sono totalmente o unicamente fatti per l’ azione, incapaci come di produrre così di apprezzare le opere del pensiero. Voi non trovate nella storia della Liguria un letterato un artista un filosofo veramente grande, mentre giganteschi uomini d’azione vi torreggiano all’ammirazione del mondo intero. Il Ligure è un uomo essenzialmente pratico; in lui si trovano combinate tutte le qualità a questo scopo più adatte: la visione pronta e realistica, la rapidità di decisione, la sobrietà e la tenacia del montanaro, l’ ardire calmo del marinaio, l’ amore alla terra e alla proprietà del contadino. (…) Fiero, manesco, parco di parole ma pronto all’ azione, secco e freddo, avaro nel guadagnare e magnifico nello spendere, nonostante una certa grettezza egoistica e una devozione radicata soprattutto nel contado, è per istinto democratico, geloso della sua indipendenza, allora in sospetto sopratutto contro il Piemontese ingordo e senza scrupoli.”” (pag 99-100)0″,”ITAB-212″
“FERRARI Aldo”,”Storia del Risorgimento. 5° volume. Dalla presa di Porta Pia a Vittorio Veneto, 1870-1918.”,”””L’ alleanza, che doveva rimaner segreta, fu, si può dire, conosciuta dagli interessati, prima ancora che conclusa. E molti vecchi patriotti, cresciuti nell’ odio dell’ aquila austriaca e molti giovani ardenti, a cui la passione democratica ispirava insofferenza delle tortuosità diplomatiche, la giudicarono come un’ alleanza contro natura, come una rinuncia ufficiale alle terre irredente.”” (pag 206) Il caso Oberdan. “”Tradito da una spia irredenta, che solo poco tempo addietro venne scoperta come tale, l’ avvocato Fabris-Basilisco; arrestato a Ronchi appena passato il confine, trasportato a Trieste e sottoposto a processo inquisitorio militar, quel giovane assetato di martirio lo si accusa di aver voluto gettar le bombe contro l’ Imperatore. E non questa sola prova, senza testimoni a scarico, senza difesa, vien condannato al capestro, per un attentato di cui non aveva nemmeno iniziato l’ esecuzione e che non aveva nemmeno in mente di compiere all’ atto dell’ arresto. L’ Imperatore, per quanto sollecitato dalle voci più elette della cultura europea, fra cui Hugo e Carrara, assicurato dalla debolezza di Depretis e Mancini che la condanna non avrà effetti politici sull’ alleanza, rifiuta la grazia. E Oberdan sale serenamente al patibolo e muore (20 dicembre 1882), senza conforti religiosi gridando Viva l’ Italia! Il Governo e la maggioranza impedirono in Parlamento con severi clamori lo svolgimento di un’ interpellanza di Giovanni Bovio, e perseguitarono i dimostranti d’ Italia con processi ‘per apologia di assassinio politico’! Unico nel Ministero, salvò l’ onore d’ Italia l’incrollabile Zanardelli, che non volle concedere l’ estradizione dei cosiddetti complici di Oberdan, dal troppo debole Mancini lasciata sperare all’ ingorda polizia austriaca””. (pag 206-207)”,”ITAB-213″
“FERRARI Giorgio”,”Gianfranco Miglio, storia di un giacobino nordista.”,”Giorgio FERRARI è nato a Milano dove si è laureato in lettere. Giornalista e scrittore, dal 1987 al 1991 è stato inviato speciale del quotidiano economico Italia Oggi. Nel 1986 ha pubblicato la monografia “”Depero ritrovato””. Ha scritto pure ‘Il padrone del diavolo. Storia di Silvio Berlusconi”” (1990). Attualmente (1993) è capo redattore di ‘Avvenire’. “”Miglio si limita a fare l’ istruttuore dei “”quadri””. Qualcuno dice che proprio lui è la “”testa pensante”” del team di Cefis. Certo è che quando il presidente dell’ Eni trasloca in Foro Bonaparte si porta dietro una parte della squadra formatasi all’ Ente di Stato. Fra i “”Cefis boys”” c’è anche Gianfranco Miglio. Fra i giovani pprendisti ci sono anche Romano Prodi e Umberto Colombo, futuro presidente prima dell’ Eni e poi dell’ Enea. A Montedison non passa invece un altro dipendente dell’ Eni di cui forse Cefis non conosce neppure l’ esistenza. Si chiama Ciriaco De Mita e lavora al centro studi dell’ Ente. Dicono che passi solo a ritirare lo stipendio e che non lo si sia mai visto esercitare la sua professione di consulente. Neanche Miglio, che non lo amerà, si accorge di lui in quegli anni. Secondo Miglio, “”Cefis era molto “”romano””: ad ogni crisi di governo lo vedevo correre a Roma, a brigare, a influenzare. Non sempre diceva cosa stesse facendo e non sempre si capiva quali interessi stesse dietro, né a me interessava saperlo. Eppure, stando al suo fianco sia all’ Eni sia alla Montedison, da un lato ho verificato che la mia teoria sulle grandi imprese che si mangiavano lo Stato poggiava su presupposti sbagliati. Ma dall’ altro quell’ esperienza ha suscitato in me quella profonda antipatia per l’ azienda pubblica che in seguito non mi ha più abbandonato. Ed è nata alla Montedison, non all’ Eni.”””” pag 54-55″,”ITAP-120″
“FERRARI Curzia”,”Il Futurismo e la Rivoluzione d’ottobre. La sua fortuna, le sue disgrazie.”,”FERRARI Curzia esperta di critica d’arte e giornalista ha pubblicato volumi e traduzioni di poeti russi e sovietici. Ha una rubrica su ‘Critica sociale’.”,”RIRx-148″
“FERRARI Curzia”,”Poesia futurista e marxismo. Russia 1910-1920.”,”Contiene in allegato ritagli di giornale (Marinetti, Caviglioni, futurismo)”,”RIRx-158″
“FERRARI BRAVO Luciano a cura, saggi di James O’CONNOR Martin NICOLAUS Ernest MANDEL Christel NEUSÜSS Raymond VERNON Stephen HYMER Nicos POULANTZAS Ferruccio GAMBINO”,”Imperialismo e classe operaia multinazionale.”,”Gli operai inglesi e il monopolio industriale britannico. “”Nella sua prefazione a ‘La situazione della classe lavoratrice in Inghilterra’ del 1892 (dove per combinazione Engels riporta tutto l’articolo del 1885, che Mandel cita nella traduzione in tedesco) Engels fornisce una chiara descrizione di quest’altro monopolio inglese: “”I mercati coloniali svilupparono in misura crescente la loro capacità di assorbimento dei prodotti industriali inglesi. Il telaio meccanico del Lancashire eliminò dal mondo una volta per tutte milioni di tessitori a mano indiani. La Cina venne sempre più aperta. E soprattutto gli Stati Uniti – che erano allora dal punto di vista commerciale un semplice mercato coloniale, anche se di gran lunga il più grande di tutti – svilupparono la loro economia con una velocità sorprendente anche per questo paese dal rapido progresso””. Già prima, in una lettera a Kautsky del 1882, quanto Kautsky era ancora un marxista, e un ottimo marxista davvero, Engels aveva scritto: “”Lei mi chiede, cosa pensano gli operai inglesi della politica coloniale? Beh, esattamente la stessa cosa che pensano della politica in generale: la stessa cosa che pensano i borghesi. Non c’è nessun partito operaio qui, ci sono solo conservatori e liberal-radicali, e gli operai mangiano anche loro col ‘monopolio’ inglese del mercato mondiale ‘e delle colonie'””. In breve, non c’è nessun fondamento per l’interpretazione di Mandel secondo cui la posizione mondiale britannica si basa sull’intelligenza tecnologica”” [Martin Nicolas, La teoria politica della concorrenza pacifica] [in ‘Imperialismo e classe operaia multinazionale’, a cura di Luciano Ferrari Bravo, 1975] (pag 138-139) Lenin su ultraimperialismo. Le contraddizioni insanabili dell’imperialismo “”Ciò che Lenin escludeva era una pacifica riconciliazione di tutte le grandi potenze; ed anche questo non in assoluto, ma solo riferito ad un lungo arco di tempo. Lenin non aveva affatto escluso l’ipotesi di un unico ‘trust’ mondale, nel caso che l’imperialismo dovesse ancora avere un periodo di vita molto lungo; al contrario: egli chiariva che tale ipotesi, in questo caso estremamente improbabile, sarebbe al di sopra di ogni dubbio (noi ci associamo al suo parere di estrema improbabilità). Lenin così scriveva nel dicembre 1915: “”Non c’è dubbio che lo sviluppo del capitalismo va ‘nella direzione’ di un ‘singolo trust’ mondiale che inghiottirà tutte le imprese e tutti gli stati, senza eccezione alcuna. Ma lo sviluppo in questa direzione avviene sotto una pressione tale, con un ritmo tale, con tali contraddizioni, conflitti e convulsioni – non solo economiche, ma anche politiche, nazionali, ecc. – che ‘prima’ che si giunga ad un unico ‘trust’ mondiale, prima che i capitali finanziari dei vari paesi abbiano formato un’unione mondiale “”ultraimperialistica””, l’imperialismo dovrà inevitabilmente scoppiare, e il capitalismo si trasformerà nel suo opposto”” (Lenin, ‘Prefazione’ all’opuscolo di Bucharin, Economia mondiale e imperialismo’, 1966, pp. 92-3)”” [Ernest Mandel, Le contraddizioni dell’imperialismo] [in ‘Imperialismo e classe operaia multinazionale’, a cura di Luciano Ferrari Bravo, 1975] (pag 178-179)”,”TEOC-022-FPA”
“FERRARI Mario Enrico”,”Storia sociale e culturale d’Italia. Volume primo. La storia, gli avvenimenti, i personaggi. Tomo terzo. L’età contemporanea politica, società ed economia dal 1861 ai giorni nostri.”,” Contiene il paragrafo: ‘Alla sinistra del PCI (1945-1968)’ (citati Damen, Bordiga, Vercesi, Maffi, giornali Programma comunista, Battaglia comunista, Quarta internazionale, Mangano, Villone, Nardini, Maitan, Andreoni, Sbardella, Fai, Lorenzo Parodi, il Libertario, Cucchi e Magnani, Azione comunista, Raimondi Fortichiari, Gaap, Masini, Cervetto, Gruppi Leninisti della Sinistra Comunista, partito leninista, Lotta comunista, Panzieri, Toni Negri, Tronti, Cacciari, Della Mea, Di-Leo, Alquati, Dinucci, Pesce, Quaderni Rossi, Quaderni Piacentini, Lotta continua e Potere Operaio, filocinesi, maoismo Corvisieri, Avanguardia Operaia, movimento studentesco Capanna ecc. (pag 653-661) e ‘Nuove formazioni politiche alla sinistra del PCI (1967-1976) (pag 698-702) [E’ compreso nel volume il capitolo ‘L’Italia nella Prima guerra mondiale’: ‘La caduta del governo Giolitti, i governi Salandra e l’inizio della guerra in Europa; Giolitti e la politica estera del governo Salandra dall’agosto 1914 all’aprile 1915; Neutralisti e interventisti; Gruppi economici a favore dell’intervento; L’esercito, Stato maggiore, ufficiali e soldati: la condizione dell’esercito drante la grande guerra; Caporetto, la fine della strategia offensivistica; Cronologia essenziale della grande guerra (avvenimenti bellici e mutamenti governativi); Gli elementi essenziali del dibattito sul problema dello sviluppo capitalistico in Italia; L’industria; Crisi economiche; dibattiti; rimedi; L’agricoltura’. ‘Fin dalla fondazione dell’Associazione nazionalista italiana gruppi capitalistici legati all’industria pesante, avevano guardato con interesse alla nascita di uno schieramento che propagandasse la necessità di una politica estera aggressiva ed espansionistica del tutto intrecciata anche nei suoi risvolti coloniali allo sviluppo della produzione di armamenti. Sostenitore del nuovo raggruppamento nazionalista fu, in questo senso, il gruppo Ansaldo di Genova, diretto dai fraetlli Pio e Mario Perrone. I Perrone erano entrati in contatto con la finanza e l’industria francese, prima della guerra mondiale, a vari livelli. Innanzitutto il loro gruppo finanziario, costituito dalla Società bancaria italiana e dalla Società italiana di credito provinciale, diretti da Angelo Pogliani, era in stretto contatto con il capitale finanziario francese. L’Ansaldo aveva poi stretti rapporti di collaborazione con il gruppo Schneider.-Creusot, ‘leader’ francese nel settore degli armamenti. Nel decennio che aveva preceduto lo scoppio del conflitto, la Francia aveva cercato di attuare un’offensiva in Italia per combattere quello che era stato definito il predominio del capitale tedesco, che era stato ottenuto dalla Germania soprattutto attraverso l’iniziativa della Banca Commerciale Italiana. (…) Nel 1913 un’altra crisi mondiale con caratteristiche di sovrapproduzione si ripercosse nuovamente all’interno del sistema italiano, che entrò in una fase di stagnazione che colpì settori già in declino, quali l’industria estrattiva, e rallentò i comparti tessile, meccanico e metallurgico. (…) Con lo scoppio della guerra in Europa divenne abbastanza concreto, per il nostro paese, il pericolo di restare esclusi da essenziali fonti di approvvigionamento, con tutte le conseguenze che ciò avrebbe comportato per l’economia nazionale (…). In tale situazione i gruppi capitalistici industriali si schierarono alla fine, e quasi a maggioranza, a favore dell’intervento per alcune ragioni fondamentali. In generale la scelta neutralista era ostacolata dalla posizione dell’Italia all’interno del sistema economico europeo, in cui essa, anche se industrialmente più debole, non era un comparto del tutto trascurabile e aveva forti legami di dipendenza più con la Francia e l’Inghilterra che non con gli Imperi Centrali; l’Italia non poteva quindi, anche per la sua posizione geografica, comportarsi come la Spagna. In particolare una scelta neutralista sarebbe stata possibile, per i gruppi capitalistici italiani, se ad esempio gli Stati Uniti avessero potuto diventare il polo fondamentale per l’approvvigionamento di materie prime e di manufatti essenziali; ebbe il sopravvento invece la paura che l’Intesa potesse bloccare per mare in qualsiasi momento i rifornimenti americani. Così mentre la disoccupazione aumentava, i gruppi industriali italiani si orientarono verso l’intervento perché questo significava uno sbocco vitale per il sistema, rappresentato da un’espansione notevole della produzione bellica e da garanzie immediate circa la continuità delle esportazioni verso i paesi occidentali, in Europa e in America (…). Restringendo infine l’analisi al solo gruppo Ansaldo-Perrone, si possono fare altre considerazioni seguendo l’analisi di Galli della Loggia’ (1) (pag 212-215). Nota: (1) Galli della Loggia, E., Problemi di sviluppo industriale e nuovi equilibri politici alla vigilia della I guerra mondiale: la fondazione della Banca Italiana di Sconto’, in ‘Rivista storica italiana’, Napoli, IV, 1970]”,”ITAS-175″
“FERRARI Massimo”,”Categorie e a priori.”,”Massimo Ferrari insegna Storia della filosofia nell’Università dell’Aquila. Tra le sue pubblicazioni: Il giovane Cassirer e la scuola di Marburgo; I dati dell’esperienza; Ernst Cassirer, dalla scuola di Marburgo alla filosofia della cultura; Introduzione al Neocriticismo.”,”FILx-043-FL”
“FERRARI Aldo”,”La Russia degli Zar.”,”Aldo Ferrari insegna Lingua e letteratura armena, Storia della Cultura russa e Storia del Caucaso e dell’Asia Centrale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Per l’Ispi di Milano dirige il Programma di ricerca su Russia, Caucaso e Asia Centrale. E’ presidente dell’ASIAC. Ha al suo attivo molte pubblicazioni.”,”RUSx-177″
“FERRARI Silvio”,”Fra i comunisti.”,”Giudizio di Ferrari su G. Chiesa! (pag 24) Silvio Ferrari è nato a Zara da padre italiano e madre slava. Dal 1948 vive a Camogli. Ha lavorato e studiato a Genova per decenni. Ha al suo attivo molte pubblicazioni.”,”PCIx-411″
“FERRARI Giacomo”,”Meno Agnelli, più Fiat. Dall’Avvocato a Marchionne, cronaca di un cambiamento.”,”Gabetti: “”Marchionne? Un creativo”” Giacomo Ferrari, nato a Rivanazzano (Pavia) e residente a Milano, è laureato in Sociologia. Giornalista di professione dal 1977, ha lavorato al quotidiano torinese ‘Gazzetta del Popolo’, al ‘Sole 24 Ore’ e al settimanale ‘Mondo’. Dal 1986 è al ‘Corriere della Sera’. Si occupa di economia, di finanza e di borsa.”,”ECOG-086″
“FERRARI Roberta”,”Beatrice Potter e il capitalismo senza civiltà. Una donna tra scienza, politica e amministrazione.”,”Nell’inserto fotografico foto dello sciopero con manifestazione dei portuali londinesi nel 1889 Roberta Ferrari è dottoressa di ricerca in Storia delle dottrine politiche e attualmente assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Bologna. I suoi principali interessi di ricerca riguardano la storia del pensiero politico britannico tra Otto e Novecento, la storia del socialismo e la teoria e la storia del femminismo. ‘L«amministrazione delle cose» che, da Saint-Simon a Engels passando per Lenin, evoca una congerie diversa e complessa di significati circa il futuro dello Stato, non è per Potter uno Stato nel vecchio senso della parola o un governo oggettivo dell’economia sulla politica (134). L’amministrazione delle cose sembra configurarsi come «un piano organizzato di vita», funzionale ai bisogni della collettività. Dal momento che non viene meno, nel discorso di Potter, il ruolo etico-politico della direzione essa è pero anche «una nuova forma della società», dove non c’è alcuna separazione tra il governo e la massa del popolo. Engels scrive a tal proposito che lo Stato, «diventando il rappresentante di tutta la società si rende, esso stesso, superfluo» e che di conseguenza al governo delle persone subentra «l’amministrazione delle cose e la direzione dei processi produttivi», ovvero «lo Stato non viene “”abolito””: esso si estingue» (135). D’altra parte, però, lo Stato come società di tutto il popolo lascia aperto, per Potter in modo particolare, il problema di una società che deve essere già liberata dal dominio e omogenea dal punto di vista degli interessi. Proprio lei che riconosce le differenze non solo come dato di realtà, ma come imprescindibile punto di partenza per una politica moderna, si trova a fare i conti con una soluzione, quella della rappresentanza, che si rivela sempre insufficiente e finisce per confermare lo Stato come unico garante dell’unità politica. Mentre Lenin può risolvere la questione della rappresentanza nel potere eminentemente democratico dei ‘soviet’ e Stalin può scioglierla nella funzione politica imprescindibile del partito, Potter e suo marito si spingono a ricercare un meccanismo e un criterio scientifico attraverso il quale la società possa esprimere e autogovernare la propria eterogeneità. Essi cercano cioè di spiegare la dissoluzione dello Stato inteso come governo dall’alto attraverso il principio che, nella loro proposta costituzionale, definiscono di «misurazione e divulgazione» (136). Esso torna infatti nell’esame del modello sovietico sotto forma di un’informazione di massa organizzata, che sarebbe in grado di risolvere il problema del comando e di minare, nel corso del suo sviluppo, la deriva autocratica. L’informazione diffusa e l’amministrazione delle cose diventano cioè quelle nuove potenzialità sociali che sovvertono il vecchio ordine coercitivo dello Stato: «Consideriamo l’intensificazione intenzionale del faro della conoscenza pubblica come la pietra angolare di una democrazia di successo. La necessità di una decisione finale rimarrà presente, non solo in caso di emergenza, ma anche in relazione alla politica; ma le decisioni che sono desumibili da fatti accertati e registrati non destano il risentimento provocato da affermazioni che esprimono una volontà personale. I marinai si possono ammutinare contro un capitano arbitrario, ma mai contro la bussola» (137)’ (pag 242-243) [(134) L’espressione è valorizzata soprattutto da Engels: F. Engels, Antidühring, Roma, Editori Riuniti, 1985. A proposito si rimanda a L. Meldolesi, ‘L’utopia realmente esistente: Marx e Saint-Simon’, Roma-Bari, Laterza, 1982; (135) F. Engels, Antidühring, Roma, Edizioni Rinascita, 1955, p. 305; (136) Sul concetto e sui possibili significati del termine «misura» si rimanda a P. Schiera, ‘Dal potere legale ai poteri globali. Legittimità e misura in politica’, in “”Quaderni di Scienza & Politica””, 1, 2013, pp. 2-132; (137) Webb, Webb, Soviet Commuism, p. 868]”,”MUKx-204″
“FERRARI Aldo”,”La foresta e la steppa. Il mito dell’Eurasia nella cultura russa.”,”Aldo Ferrari (1961) si occupa di storia e cultura russe e armene. Ha insegnato nelle università di Trieste, Gorizia e Venezia. Attualmente è ricercatore associato dell’Istituto di Studi di Politica Internazionale di Milano (ISPI) e assegnista di ricerca dell’Università di Napoli L’Orientale. Ha curato l’edizione italiana di opere di Pëtr Caadaev, Konstantin Leont’ev, Vladimir Solov’ëv, Valerij Brjusov, Nikolaj Gumilëv e Aleksadr Solzenicyn.”,”RUST-060-FL”
“FERRARI Vanessa”,”La fabbrica in versi. Nazionalsocialismo e letteratura operaia.”,”Ringraziamenti al prof. Martin Baumeister e al prof. Xosé Manoel Nuñez Seixas “”Il nazionalsocialismo non mancò poi di ispirarsi ad altri due importanti intellettuali di Weimar: August Winnig e Ernst Niekisch, che nel 1926 avevano fondato l’Alte Sozialdemokratische Partei (ASP). Tale organizzazione politica si poneva l’obiettivo di creare un socialismo nazionale. Sebbene il partito sia sopravvissuto solo pochi anni, fino al 1932, esso rivestì un importante ruolo all’interno della politica della Sassonia. Ernst Niekisch era considerato il portavoce del nazionalbolscevismo, nonché rappresentante della rivoluzione conservatrice; ex membro della SPD e della USPD, partecipò alla rivoluzione di novembre, distanziandosi però ben presto dall’internazionalismo del movimento operaio per approdare al nazionalismo, promuovendo una dottrina, il nazionalbolscevismo, che coniugava revanscismo e lotta al capitale. August Winnig visse una storia simile a quella di Niekisch; in più, si rivelò una figura chiave per la politica operaia nazionalsocialista anche durante gli anni di regime. Ex-operaio, ex-sindacalista ed ex-socialdemocratico, Winnig si era distinto per le sue riflessioni dedicate al Sozialimperialismus, teoria per cui l’imperialismo andrebbe sostenuto come presupposto necessario al socialismo, un modello per il socialismo nazionale e del patriottismo operaio. Entrambe queste figure furono corteggiate dal partito nazista, che tentò di attrarli a sé e ne sfruttò la fama e la produzione teorica. Grazie anche a questi riferimenti culturali, i nazisti fecero propaganda operaia sin dagli anni Venti: le loro proposte e i loro inviti si susseguivano dalle colonne dei giornali di partito, senza tuttavia riuscire a perdere quella vaghezza e quella retorica che li contraddistinguevano. Col tempo, le armi della propaganda nazionalsocialista si andarono affinando; i giornali, in particolare il “”Völkischer Beobachter””, organo ufficiale del partito, per primo, iniziarono sempre più ad utilizzare l’attacco contro i partiti socialisti per convincere gli operai ad abbandonarli, cominciando a sostenere la NSDAP. Le accuse a SPD e KPD erano di aver ingannato la classe operaia, abbandonandola nelle mani dell’ebreo. Per raccogliere nuovi iscritti, presero inoltre a proporre il genere delle testimonianze operaie. Iniziarono dunque a pubblicare racconti e testimonianze di operai, ex-SPD o ex-comunisti, che – persuasi dell’errore – avevano deciso di abbracciare la causa nazionalista. Di questi Überläufer (disertori, voltagabbana) è piena la storia della NSDAP. Tali figure furono centrali soprattutto per la propaganda dei primissimi anni di regime. Le storie-modello di molti voltagabbana erano infatti presentate agli operai quali inviti a passare dall’altra parte della barricata. (…) I racconti, a metà tra finzione e realtà, erano parte integrante della propaganda operaia della NSDAP. Le riviste che ospitavano queste testimonianze operaie o ripubblicavano alcuni punti del programma del partito ben presto iniziarono a privilegiare sempre più una letteratura di finzione, lasciando spazio a poesie, racconti in prosa o a stralci di romanzi. Emerse così una Arbeiterliteratur nazionalsocialista”” (pag 70-73) Il partito NSDAP in fabbrica. “”Illustrando il rapporto tra regime e operai, nei capitoli precedenti abbiamo descritto l’evoluzione della strategia letteraria nazionalsocialista verso i lavoratori. Questa non si espresse solo tramite i canali di comunicazione di massa, ma anche sul luogo di lavoro, tra macchinari e altiforni. Così si legge su “”Der Deutsche””, nell’agosto 1934: “”Ai nostri tempi, poiché noi concepiamo il lavoro – nel suo senso fruttuoso – quasi come una religione, non sorprende se il popolo lavoratore celebra le commemorazioni, là dove egli attinge l’autorizzazione alla vita dal compimento del proprio dovere: sul posto di lavoro”” (27). La NSDAP operava sul posto di lavoro soprattutto tramite la DAF e le sue divisioni e, nel dettaglio, per mezzo delle cellule della NSBO, del Reichsamt Volkstum und Heimat, della Nationalsozialistische Gemeinschaft Kraft durch Freude ma anche, ad esempio, della RKK. Tra le principali attività proposte per il personale di fabbrica (operaio e non) vi era l’organizzazione di serate di comunità (Gemeinschaftsabende). Si trattava di riunioni in cui i dirigenti politici e aziendali tenevano dei discorsi, si cantava, ballava e si mangiava insieme”” (pag 301) [27. Da un articolo pubblicato su “”Der Deutsche””, 18 agosto 1934, in BArch, NS 26/276, Atti (Arbeitsbericht) del Reichsamt Volkstum und Heimat della KdF, maggio-ottobre 1934] Ferrari propone un’analisi a tutto tondo e di lungo respiro delle dinamiche, spesso diversificate e complesse, con le quali il partito nazionalsocialista e il Terzo Reich si rapportarono alla letteratura operaia e dei lavoratori, dimostrando come essa rappresentò un fondamentale strumento nella strategia nazista di penetrare nei più ampi strati della società tedesca degli anni Venti e Trenta. La nationalsozialistische Arbeiterliteratur, sottolinea Ferrari, funzionò dunque da importante cavallo di Troia utilizzato dal partito nazista come mezzo propagandistico per attirare il consenso del mondo dei lavoratori manuali verso il nazionalsocialismo e per integrare la classe operaia nella Volksgemeinschaft, cioè nella comunità nazionale del Terzo Reich. Sostanzialmente, dunque, anche in questo caso il nazionalsocialismo attuò la strategia pragmatica di Gleichschaltung, di livellamento, di vasti ambiti della società tedesca, utilizzando e strumentalizzando istanze culturali preesistenti e solo successivamente imponendo nuovi codici “”tipicamente nazisti””. Anche dall’analisi di Ferrari emerge dunque il carattere complesso e pragmatico delle strategie culturali e sociali del nazionalsocialismo, che nel caso dell’utilizzo della Arbeiterliteratur saccheggiò in una prima fase a piene mani il patrimonio letterario della lirica e prosa sul mondo operaio e lavoratore di matrice socialista e marxista. In questo senso Ferrari mette opportunamente in rilievo i rapporti dell’ala sinistra del partito, rappresentata dai fratelli Gregor e Otto Strasser, e a cui in un primo momento aderì anche Joseph Goebbels, con importanti esponenti del nazionalbolscevismo della repubblica di Weimar, come Ernst Niekisch e August Winnig; o l’utilizzo dell’opera lirica del socialista Karl Bröger, che da internato politico di Dachau divenne cantore nazista della Arbeiterliteratur del Terzo Reich. Allo stesso tempo però l’autrice coglie e individua opportunamente la profonda differenza del canone nazista di questo tipo letterario rispetto al suo precedente uso da parte socialista.”,”GERN-193″
“FERRARI Silvio”,”Fra i comunisti.”,”Silvio Ferrari è nato a Zara da padre italiano e madre slava. Dal 1948 vive a Camogli. Ha lavorato e studiato a Genova per decenni. Ha al suo attivo molte pubblicazioni.”,”PCIx-011-FMP”
“FERRARI Angelo MASTO Raffaele”,”Mal d’Africa.”,”Angelo Ferrari è giornalista professionista dell’Agenzia Italia (Agi) dove si occupa del desk Africa. Raffaele Masto giornalista e scrittore lavora nella redazione esteri di radio Popolare e la rivista ‘Africa’. Ha seguito le crisi e le guerre degli ultimi vent’anni nel continente africano. Entrambi gli autori hanno al loro attivo diversi libri. “”La Cina arriva, ti aiuta, ma poi chiede il conto. In questa situazione non c’è solo la Repubblica del Congo, ma anche altri paesi africani come il Kenya e Gibuti. Ma l’esempio più eclatante è rappresentato dallo Zambia. Il debito estero del paese è di circa 9,37 miliardi di dollari, se si aggiungono i debiti delle società statali si arriva a 15 miliardi. Un terzo del totale è dovuto alla Cina. Ormai il debito nei confronti di Pechino sta raggiungendo livelli insostenibili. L’aeroporto di Lusaka presto potrebbe finire nelle mani cinesi, così come l’Azienda elettrica nazionale (Zesco), mentre già il 60 per cento della Zambian National broadcasting Corporation (Znbc) è detenuto da una società cinese. (…) La Cina non presta denaro “”gratis””, intende essere ripagata, come normale che sia, ma si garantisce la restituzione dei denari prestati stipulando clausole spesso capestro. Un esempio significativo da questo punto di vista è Gibuti, dove ha sede la prima base permanente all’estero della Cina. Pechino ha investito 15 miliardi di dollari per lo sviluppo del principale porto e delle infrastrutture collegate. L’82 per cento del debito estero è detenuto da Pechino e in caso di inadempienza, Gibuti potrebbe cedere ai cinesi il controllo del porto strategico di Doraleh, all’ingresso del Mar Rosso e del Canale di Suez. Gibuti è solo un esempio, ma ci sono altri paesi – la Repubblica del Congo e lo Zambia – dove i prestiti cinesi sono il principale fattore di rischio del debito. Gibuti, però, ammette candidamente che non ha altra scelta che accettare i capitali cinesi per investire nel proprio sviluppo”” (pag 83-84)”,”AFRx-123″
“FERRARI Marco”,”La Liguria di Calvino. Nel centenario della nascita viaggio nei luoghi che hanno ispirato lo scrittore e altri celebri autori.”,”In occasione del centenario della nascita di Italo Calvino, amico e compagno di banco di Eugenio Scalfari ai tempi del liceo Cassini di Sanremo, un omaggio all’autore del ‘Barone Rampante’, riscoprendo i luoghi dell’infnazia, dalla gioventù alla resistenza. Si tratta di una viaggio nei paesaggi letterari e artistici della Liguria: dal confine di Ventimiglia, che ispirò Nico Orengo e Francesco Biamonti, passando per Varigotti con Gina Lagorio, Genova con Giorgio Caproni, Rapallo con Ezra Pound, Chiavari con Enrico Morovich, Manarola con Renato Birolli,, Trebiano con le sorelle de-Beauvoir e Jean Paul Sartre. Marco Ferrari giornalista e scrittore spezzino, ha esordito nella narrativa nel 1988 con il romanzo ‘Tirreno’, altri romanzi sono seguiti nel corso degli anni tra cui ‘L’incredibile storia di Antonio Salazar, il dittatore che morì due volte’ (Mondadori).”,”LIGU-198″
“FERRARI Giuseppe”,”I filosofi salariati.”,”‘Giuseppe Ferrari (1811-1876) è stato un filosofo, storico e politico italiano, noto per il suo contributo al pensiero democratico e federalista. Nato a Milano, studiò giurisprudenza all’Università di Pavia, ma si appassionò alla filosofia, influenzato da Gian Domenico Romagnosi. Dopo aver vissuto in Francia per molti anni, dove ottenne un dottorato alla Sorbona e insegnò filosofia, tornò in Italia nel 1859 per partecipare alla vita politica. Fu deputato della Sinistra nel Parlamento italiano e sostenitore di una repubblica democratica federale. Tra le sue opere principali figurano Filosofia della rivoluzione e Histoire des révolutions d’Italie, in cui analizzò le lotte rivoluzionarie italiane e il loro impatto sulla libertà politica. Ferrari è ricordato anche per il suo approccio critico alla storia e per il tentativo di conciliare scienza e rivoluzione 2.’ (f. copilot)”,”TEOS-036-FMB”
“FERRARI Bartolomeo (Don BERTO)”,”Sulla montagna con i partigiani.”,”Edizione speciale per Fondazione Cassa di Risparmio di Genova e Imperia Don Berto, cappellano della divisione Mingo prete e partigiano Dono Mario Caprini”,”ITAR-395″
“FERRARIO Clemente”,”Le origini del partito comunista nel pavese (1921-1926).”,”””La replica di Lenin è sferzante: “”Terracini dice che in Russia abbiamo vinto, benché il partito fosse molto piccolo… Noi, in Russia, eravamo un piccolo partito, ma avevamo con noi la maggioranza dei Soviet dei deputati operai e contadini di tutto il paese. E voi? Avevamo con noi quasi la metà dell’ esercito, che allora contava per lo meno dieci milioni di uomini. Avete voi forse la maggioranza dell’ esercito?”” (pag 95-96)”,”PCIx-147″
“FERRARIO Clemente”,”Il partito nel periodo della organizzazione del regime fascista.”,”””Ma con questo articolo Togliatti si era spinto più in là. Il richiamo al leninismo come tattica che fa derivare la scelta politica dall’ esame di una determinata situazione riprendeva il tema di un suo precedente articolo dal titolo Partito e frazione, con il quale il pensiero di Bordiga era stato esplicitamente assimilato a quello di Trotsky. L’ equazione Bordiga – Trotsky, che con minore o maggiore rigidità, venne diffondendosi nella pubblicistica del PCI, fu dovuta al turbamento provocato dall’ ulteriore inasprirsi delle lotte all’ interno del partito russo. Aveva rotto la tregua Trotsky nell’ autunno del 1924 pubblicando il celebre opuscolo Le lezioni dell’ ottobre con il quale tutta la tattica del Comintern era stata sottoposta a critica serrata.”” (pag 23)”,”PCIx-214″
“FERRARIS Maurizio”,”Dove sei? Ontologia del telefonino.”,”Maurizio Ferraris insegna Filosofia teoretica nella Università di Torino, dove dirige il Centro Interuniversitario di Ontologia Teorica e Applicata. Ha pubblicato una trentina di libri. Tra questi, Storia dell’ermeneutica, Nietzsche e la filosofia del novecento, Mimica, Lutto e autobiografia da Agostino a Heidegger, Il mondo esterno, Goodbye Kant! Cosa resta oggi della Critica della ragion pura, Babbo Natale, Gesù adulto, In cosa crede chi crede.”,”ITAS-038-FL”
“FERRARIS Maurizio DERRIDA Jacques”,”Derrida e la decostruzione.”,”Maurizio Ferraris è professore ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Torino. E’ editorialista di ‘Repubblica’.”,”SCIx-465″
“FERRARIS Maurizio a cura; SOCRATE PLATONE ARISTOTELE”,”Socrate, Platone, Aristotele e la scuola di Atene.”,”‘L’ignoranza e la confutazione’ (pag 41-46): nella sua difesa davanti ai giudici, narrata da Platone, Socrate mostra che le accuse mossegli sono calunnie.”,”FILx-546″
“FERRARIS Maurizio a cura, contributo di Mario DE-CARO, scritti di PLATONE ARISTOTELE Nicola CUSANO Francesco BACONE CARTESIO J.G. FICHTE J.W. GOETHE Mary SHELLEY P.S LAPLACE Charles DARWIN Emile BOUTROUX Albert EINSTEIN Werner HEISENBERG Paul K. FEYERABEND John D. BARROW Hillary PUTNAM”,”Scienza. Che cosa sanno gli scienzati?”,”Il testo alle pagg. 15-40 è di Mario De Caro, ‘Quando una teoria è scientifica?’ Maurizio Ferraris è professore ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Torino ‘Comprendiamo ora con particolare chiarezza come si trovino in errore quei teorici che credono che la teoria provenga induttivamente dall’esperienza. Neppure il grande Newton riuscì a liberarsi da questo errore (‘Hypotheses non fingo’, “”Non formulo ipotesi””). (…). Non esiste alcun metodo induttivo che possa condurre ai concetti fondamentali della fisica. Il mancato riconoscimento di questo fatto ha rappresentato l’errore filosofico sostanziale di moltissimi studiosi del XIX secolo. Questa fu probabilmente la ragione per cui la teoria molecolare e la teoria di Maxwell poterono affermarsi solo in data relativamente recente. Il pensiero logico è necessariamente deduttivo: esso si basa su concetti e assiomi aventi valore ipotetico. (…). La fisica costituisce un sistema logico di pensiero che si trova in uno stato di evoluzione, e le cui basi non si possono ottenere attraverso una distillazione delle esperienze vissute mediante un qualsiasi metodo induttivo, ma esclusivamente attraverso la libera invenzione. La giustificazione (il contenuto di verità) del sistema sta nella dimostrazione di utilità dei teoremi derivati sulla base di esperienze sensoriali, mentre le relazioni di queste ultime con i primi possono venir comprese soltanto intuitivamente. L’evoluzione procede nella direzione di una crescente semplicità dei fenomeni logici. Per avvicinarci sempre più a questa meta, dobbiamo rassegnarci ad accettare il fatto che i fondamenti logici si allontanano in maniera sempre più accentuata dai fatti dell’esperienza, e che il cammino del nostro pensiero dalle basi fondamentali a questi teoremi derivati, riferentesi all’esperienza sensoriale, diventa continuamente più difficile e lungo’ [Albert Einstein: da ‘I pensieri degli anni difficili’ (1950): Il mistero della comprensione del mondo] (pag 84-85)]”,”SCIx-475″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di SENECA VOLTAIRE J.J. ROUSSEAU Hans Christian ANDERSEN Friedrich NIETZSCHE Attilio PANIZZA Franz KAFKA George ORWELL Simone de BEAUVOIR Jacques DERRIDA”,”Uguaglianza. C’è qualcuno più uguale degli altri?”,”Maurizio Ferraris è professore ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Torino Attilio Panizza: ‘Inno dei malfattori’ (1892) “”AI gridi ed ai lamenti / di noi plebe tradita, / la lega dei potenti / si scosse impaurita; // e prenci e magistrati / gridaron coi signori / che siam degli arrabbiati / dei rudi malfattori! // Folli non siam né tristi / né bruti né briganti / ma siam degli anarchisti pel bene militanti; // al giusto, al ver mirando / strugger cerchiam gli errori, / perciò ci han messo al bando / col dirci malfattori! // Deh t’affretta a sorgere / o sol dell’avvenir; / vivere vogliam liberi, / non vogliam più servir. // Noi del lavor siam figli / e col lavor concordi, / sfuggir vogliam gli artigli / dei vil padroni ingordi, / che il pane han trafugato / a noi lavoratori, / e poscia han proclamato / che siam dei malfattori! // Natura, comun madre, / a niun nega i suoi frutti, / e caste ingorde e ladre / ruban quel ch’è di tutti, / Che in comun si viva, / si goda e si lavori! / tal è l’aspettativa / ch’abbiam noi malfattori| // Deh t’affretta a sorgere / o sol dell’avvenir; / vivere vogliam liberi, / non vogliam più servir. // Chi sparge l’impostura / avvolto in nera veste, / chi nega la natura / sfuggiam come la peste; // sprezziam gli dei del cielo / e i falsi lor cultori, / del ver squarciamo il velo, / perciò siam malfattori! // (…) Divise hanno con frodi / città, popoli e terre, / da ciò gli ingiusti odi / che generan le guerre; // noi, che seguendo il vero, / gridiamo a tutti i cori / che patria è il mondo intero, // ci chiaman malfattori! (…)”” [Attilio Panizza, ‘Inno ai malfattori’ (1892)] (pag 74-76) [Attilio Panizza (Milano 7.4.1858 – Londra (Gran Bretagna) 15.4.1919). Nato a Milano nel 1858 da Giovanni e Lorenza Lambruni. Sposato con Angela Panizza e padre di una figlia. Marmista e scultore. Ventiduenne, partecipa a Chiasso al iii (1880) Congresso della Faiail, che gli affida la responsabilità della sezione propaganda della Federazione stessa. Consumatasi questa esperienza, partecipa alla vita del Poi sino a che, nel 1888, esauritosi anche l’esperimento unitario del Circolo socialista milanese, è fra i promotori della nascita del locale Circolo comunista anarchico. Segnalato come uno dei maggiori esponenti del gruppo “Avanguardia”, nel maggio-giugno del 1889 viene processato insieme ad altri anarchici per associazione di malfattori. Divenuto in seguito uno dei principali animatori del gruppo anarchico di Lugano, città che aveva preso a frequentare già dalla metà degli anni ’80, è tra gli organizzatori del Congresso di Capolago del gennaio 1891. L’anno dopo collabora a L’Amico del popolo con una poesia in dialetto milanese e il noto “Canto dei malfattori”. Trasferitosi a Lucerna nel 1893, dove è addetto ai lavori statuari dell’Accademia, nell’agosto partecipa al Congresso socialista internazionale di Zurigo insieme ad Amilcare Cipriani e Luigi Molinari. L’anno dopo è nuovamente a Lugano, ma per evitare un provvedimento di espulsione deve trasferirsi a Zurigo. Ancora a Lugano nel 1896 e a Lucerna l’anno dopo, non riesce più ad evitare l’espulsione, che gli viene reiterata anche nel 1898. Consegnato a Chiasso alle autorità italiane in ottobre, viene inviato al domicilio coatto a Lampedusa per tre anni, dal quale è prosciolto con la condizionale nella primavera del 1899. Ottenuta la libertà tenta di rientrare in Canton Ticino, ma viene arrestato e nuovamente espulso. Dopo una breve permanenza a Milano, espatria alla volta di Londra nel luglio dello stesso anno. Nella capitale inglese, dove risiede sino alla morte, a parte brevi ritorni in patria, è tra i promotori nel 1902 de La Rivoluzione sociale. Già l’anno dopo, però, sembra essersi allontanato dall’attività politica””] [fonte ABMO, Archivio Biografico del Movimento Operaio, Genova]”,”SOCU-216″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di Thomas HOBBES Cesare BECCARIA Lev TOLSTOJ Joseph CONRAD Filippo Tommaso MARINETTI Sigmund FREUD Virginia WOOLF Simone WEIL Thomas W. ADORNO Hannah ARENDT PrimoLEVI Wolfgang SOFSKY René GIRARD Michela MARZANO”,”Violenza. La violenza è inevitabile?”,”””Cosicché troviamo nella natura umana tre cause principali di contesa: in primo luogo la rivalità; in secondo luogo la diffidenza; in terzo luogo l’orgoglio”” (T. Hobbes, Il Leviatano, 1651) (pag 52) “”Qual è il fine politico delle pene? Il terrore degli altri uomini. Ma qual giudizio dovremo noi dare delle segrete e private carneficine, che la tirannia dell’uso esercita su i rei e sugl’innocenti? Egli è importante che ogni delitto palese non sia impunito, ma è inutile che si accerti chi abbia commesso un delitto, che sta sepolto nelle tenebre. Un male già fatto, ed a cui non v’è rimedio, non può esser punito dalla società politica che quando influisce sugli altri colla lusinga dell’impunità. S’egli è vero che sia maggiore il numero degli uomini che o per timore, o per virtù, rispettano le leggi che di quelli che le infrangono, il rischio di tormentare un innocente deve valutarsi tanto di più, quanto è maggiore la probabilità che un uomo a dati uguali le abbia piuttosto rispettate che disprezzate”” (Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene. Della tortura, 1764) (pag 56)”,”TEOP-298″
“FERRARIS Maurizio a cura, brani di ERODOTO CESARE MONTAIGNE SWIFT MONTESQUIEU KANT VOLTAIRE HERDER HEGEL LEOPARDI NIETZSCHE WITTGENSTEIN LEVI-STRAUSS FOUCAULT BUSH”,”Morale. C’è un solo modo giusto di vivere?”,”Maurizio Ferraris è professore ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Torino Scritti di Erodoto, Cesare, Tacito, Montaigne, Jonathan Swift, Montesquieu, Immanuel Kant, Voltaire, Johann Gottfried Herder, Georg Wilhelm, Friedrich Hegel, Giacomo Leopardi, Friedrich Nietzsche, Ludwig Wittgenstein, Claude Lévi-Strauss, Michel Foucault, George W. Bush Hegel (pag 73-74) “”La storia del mondo si muove dall’Oriente verso l’Occidente. L’Europa è il fine della storia del mondo l’Asia il principio. Per la storia esiste un Oriente propriamente detto, poichè l’Oriente fisico è solo relativo; e quantunque la Terra formi una sfera, la storia però non s’aggira in un cerchio, ma ha piuttosto un Oriente determinato, e questo è l’Asia. Di là sorge il sole fisico esterno, e tramonta in Occidente, perciò quivi pure sorge interno alla coscienza, che diffonde una luce superiore. La storia del mondo è l’educazione della indisciplinata volontà naturale alla generalità e alla libertà subiettiva. L’Oriente sapeva e sa solamente che uno è libero; i greci e i romani, che alcuni erano liberi; il mondo germanico sa che tutti sono liberi. La prima forma quindi che noi vediamo nella storia del mondo è il dispotismo, la seconda la democrazia e l’aristocrazia, la terza la monarchia”” [G.W.F. Hegel, ‘Lezioni di filosofia della storia, trad. it. di G.B. Passerini, Capolago, 1840, pp. 101-2] (pag 73-74)”,”FILx-548″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di BOEZIO DI DACIA SPINOZA VOLTAIRE BRILLAT-SAVARIN BENTHAM SAINT-JUST LEOPARDI MARX D’ANNUNZIO RUSSELL AUDEN WATZLAWICK LEGRENZI LATOUCHE”,”Felicità. Cos’è la ricerca della felicità.”,”Scritti di Boezio di Dacia, Baruch Spinoza, Voltaire, Anthelme Brillat-Savarin, Jeremy Bentham, Louis Antoine de Saint-Just, Giacomo Leopardi, Karl Marx, Gabriele D’Annunzio, Bertrand Russell, Wystan H. Auden, Paul Watzlawick, Paolo Legrenzi, Serge Latouche “”(…) siccome una società, secondo Smith, non è felice dove la maggioranza soffre, e siccome lo stadio di maggior ricchezza della società conduce a questa sofferenza della maggioranza e l’economia politica (in generale la società fondata sull’interesse privato) conduce a questo stadio di maggiore ricchezza, bisogna concludere che l’infelicità della società è lo scopo dell’economia politica”” [Karl Marx, ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, trad. di N. Bobbio, Einaudi, Torino, 2004, pp. 16-17] [(in) Maurizio Ferraris, a cura, ‘Felicità. Cos’è la ricerca della felicità’, Roma, 2012]”,”FILx-550″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di ARISTOTELE KANT POE VALERY CROCE BENJAMIN ECO DANTO GALLESE”,”Arte. Perchè certe cose sono opere d’arte?”,”scritti di Aristotele, Immanuel Kant, Edgar Allan Poe, Paul Valéry, Benedetto Croce, Walter Benjamin, Umberto Eco, Arthur C. DANTO, Vittorio Gallese “”Anche nel caso di una riproduzione altamente perfezionata, manca ‘un’ elem;ento: l’ hic et nunc’ dell’opera d’arte – la sua esistenza irripetibile nel luogo in cui si trova”” (Walter Benjamin) (pag 72)”,”FILx-551″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di EURIPIDE ROUSSEAU KANT SCHIKANEDER DOSTOEVSKIJ NIETZSCHE PASCOLI NEITZEL WELZER CELAN CASSANO”,”Male. É possibile vivere senza il male?”,”Scritti di Euripide, Antico Testamento,Jean-Jacques Rousseau Immanuel Kant, Emanuel Schikaneder, Fëdor Dostoevskij, Friedrich Nietzsche, Giovanni Pascoli, Sönke Neitzel, Harald Welzer, Paul Celan, Franco Cassano. Discorso sulle scienze e sulle arti di Rousseau. (1750) Alcuni brani dal libro ‘Soldaten’ di S. Neitzel e H. Welzer sulla pratica della violenza dei soldati e dei piloti Luftwaffe (pag 87)”,”FILx-552″
“FERRARIS Maurizio a cura; scritti di PLATONE ARISTOTELE CLEANTE DI ASSO EPICURO ALESSANDRO DI AFRODISIA CARTESIO GASSENDI LOCKE LEIBNIZ BERKELEY LA-METTRIE CONDILLAC MANZONI STEVENSON BERGSON SERENI SEARLE DENNETT”,”Mente. La mente è soltanto il cervello?”,”Molti filosofi hanno sollevato dubbi sulla possibilità di identificare quello che accade nella mente con quello che accade nel corpo: v. Il mulino di Leibniz: un problema per il materialismo (pag 35-) Leibniz dice che la mente è irriducibile alla macchina corporea (pag 35)”,”FILx-553″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di ARISTOTELE AVICENNA ELOISA PETRARCA MONTAIGNE VOLTAIRE DE-SADE KANT HEGEL MARX NIETZSCHE HUSSERL ZAMBRANO YOURCENAR D’AGOSTINI CAVARERO FERRARIS E VARZI DERRIDA CASATI”,”Filosofia. A cosa servono i filosofi?”,”Scritti di ARISTOTELE AVICENNA ELOISA PETRARCA MONTAIGNE VOLTAIRE DE-SADE KANT HEGEL MARX NIETZSCHE HUSSERL ZAMBRANO YOURCENAR D’AGOSTINI CAVARERO FERRARIS E VARZI DERRIDA CASATI”,”FILx-554″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di ARISTOTELE BURTON LEOPARDI BAUDELAIRE DOSTOEVSKIJ D’ANNUNZIO PLATH KUHN SCALFARI BODEI, conversazione con Paolo VIRNO”,”Senso. Che cosa ci manca quando diciamo che la vita non ha senso?”,”Scritti di ARISTOTELE BURTON LEOPARDI BAUDELAIRE DOSTOEVSKIJ D’ANNUNZIO PLATH KUHN SCALFARI BODEI, conversazione con Paolo VIRNO”,”FILx-555″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di ANSELMO D’AOSTA CARTESIO VICO KANT HEGEL SCHOPENHAUER POE DICKINSON NIETZSCHE RILKE GENTILE BORGES DELEUZE GUATTARI ECO RORTY ZAMBRANO DERRIDA KRISTEVA SZYMBORSKA SANTAMBROGIO”,”Pensiero. Che significa pensare?”,”Scritti di ANSELMO D’AOSTA CARTESIO VICO KANT HEGEL SCHOPENHAUER POE DICKINSON NIETZSCHE RILKE GENTILE BORGES DELEUZE GUATTARI ECO RORTY ZAMBRANO DERRIDA KRISTEVA SZYMBORSKA SANTAMBROGIO Maurizio Ferraris è professore ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Torino, dove dirige il LabOnt (Laboratorio di Ontologia). E’ editorialista di La Repubblica e direttore della ‘Rivista di Estetica’. Ragionamento deduttivo e ragionamento induttivo (pag 43-“,”FILx-556”
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di Jean BODIN Thomas HOBBES Karl MARX Friedrich ENGELS Juan Donoso CORTES Friedrich NIETZSCHE Franz KAFKA Max WEBER Carl SCHMITT Hannah ARENDT Amelia ROSSELLI Michel FOUCAULT Zygmunt BAUMAN Roberto ESPOSITO Giacomo MARRAMAO Roberta DE-MONTICELLI John R. SEARLE”,”Potere. Perchè si lotta per il potere?”,”9 Brani antologici molto brevi Scritti di Jean Bodin, Thomas Hobbes, Karl Marx, Friedrich Engels, Juan Donoso Cortés, Friedrich Nietzsche, Franz Kafka, Max Weber, Carl Schmitt, Hannah Arendt, Amelia Rosselli, Michel Foucault, Zygmunt Bauman, Roberto Esposito, Giacomo Marramao, Roberta De Monticelli, John R. Searle.”,”TEOP-516″
“FERRARIS Maurizio a cura; scritti di VOLTAIRE Johann Joachim WINCKELMANN Georg Wilhelm Friedrich HEGEL Karl ROSENKRANZ STENDHAL Charles BAUDELAIRE Fedor Michajlovic DOSTOEVSKIJ Rainer Maria RILKE Francis Scott FITZGERALD”,”Bellezza. C’è una regola del bello?”,”Hegel (pag 73) “”Ma questo elevare l’in sé a sapere autocosciente comporta una differenza immensa. E’ l’infinita differenza che separa per esempio l’uomo in generale dall’animale. L’uomo è un animale, ma non rimane come in un in sé, nemmeno nelle sue funzioni animali, come fa l’animale, ma ne diviene cosciente, le conosce e le eleva a scienza autocosciente, come accade per esempio per il processo della digestione. Con ciò l’uomo dissolve le barriere della sua immediatezza in sé essente, cosicché, proprio perché ‘sa’ di essere un animale, cessa di esserlo e dè a sé il sapere di sé come spirito. Se in tal modo l’in sé del grado precedente, l’unità di natura umana e divina, viene elevata a unità ‘immediata’ a unità ‘cosciente’, il ‘vero’ elemento per la realtà di questo contenuto non è più l’immediata esistenza sensibile dello spirituale, la figura umana corporea, ma ”interiorità autocosciente'”””,”FILx-558″
“FERRARIS Maurizio”,”Il tunnel delle multe. Ontologia degli oggetti quotidiani.”,”Maurizio Ferraris insegna Filosofia teoretica nella Università di Torino, dove dirige il Centro Interuniversitario di Ontologia Teorica e Applicata. Ha pubblicato una trentina di libri. Tra questi, Storia dell’ermeneutica, Nietzsche e la filosofia del novecento, Mimica, Lutto e autobiografia da Agostino a Heidegger, Il mondo esterno, Goodbye Kant! Cosa resta oggi della Critica della ragion pura, Babbo Natale, Gesù adulto, In cosa crede chi crede.”,”VARx-172-FL”
“FERRARIS Giorgio”,”Mario Odasso. Ufficiale alpino in Albania e in Russia:”,”Giorgio Ferraris, maestro elementare in pensione, sindaco di Ormea e Presidente dell’Unione Montana Alta Val Tanaro. Ha scritto e pubblicato opere sugli alpini. Mario Odasso ha comandato con il grado di maggiore, il Battaglione ‘Intra’ inviato in Albania con la ‘Cuneense’ dopo il fallito tentativo di occupazione della Grecia. Ha guidato e condotto personalmente una delle poche operazioni militari dell’esercito italiano coronate da successo di quella guerra, prima dell’intervento delle truppe germaniche. Promosso tenente colonnello, ha preso parte alla Campagna di Russia come Capo dell’Ufficio Operazioni del Corpo d’Armata Alpino e, all’inizio della ritirata ha svolto una delicata e fortunosa missione speciale. E’ stato gravemente ferito da un bombardamento aereo russo. Si è ritirato dalla vita militare con il grado di generale. Odasso tornato in Italia fu ricoverato nell’ospedale militare di Verona e poi dimesso per un periodo di convalescenza. Dopo il proclama di Badoglio dell’8 settembre, che lasciò senza indicazioni e collegamenti i Comandi e di conseguenza i reparti dell’Esercito italiano, anche Odasso finì prigioniero dei tedeschi, deportato e internato in Polonia. A casua delle pessime condizioni di vita del campo di prigionia e per la mancanza di cure la sua salute peggiorò notevolmente. Nell’aprile del 1944 riusci ad essere rimpatriato per le sue condizioni di salute, con l’obbligo di arruolarsi nell’esercito della Repubblica Sociale di Salò appena si fosse dimesso. Rimessosi in salute, non solo non aderì all’esercito repubblichino, ma avviò contatti con il Comitato di Liberazione Nazionale clandestino e le organizzazioni della Resistenza. Preparò e assunse il Comando della Piazza militare di Verbania, dapprima clandestino e poi ufficiale. Sviluppò contatti con i comandi alleati per gli aiuti alle formazioni partigiane.”,”QMIS-349″
“FERRARI-ZUMBINI Massimo”,”Le radici del male. L’antisemitismo in Germania: da Bismarck a Hitler.”,”Massimo Ferrari Zumbini ha studiato a Pisa (Scuola Normale) e a Monaco di Baviera. Dopo aver insegnato a Milano e a Pisa, dal 1984 è professore di Storia della cultura tedesca a Viterbo.”,”EBRx-040-FL”
“FERRARO Domenico”,”Tradizione e ragione in Juan de Mariana.”,”””L’ abito non fa per nulla il monaco e c’è chi porta la tonaca e dentro è tutt’altro che frate, e chi va in giro con una gran cappa spagnola e tiene sotto un cuore che non niente a che fare con i guerrieri di Spagna. Ragione per cui bisogna aprire il libro e accuratamente vagliare la materia in esso trattata. E allora conoscerete che la droga che vi è contenuta è di ben altro valore che non prometteva la scatola””. (F. Rabelais) (in apertura) Salvo rari e meritori studi, comunque circoscritti ad aspetti particolari della sua opera, il gesuita Juan de Mariana, infatti, non sembra essere sopravvissuto alla leggenda nera in cui lo avevano trasfigurato i suoi contemporanei. Additato in tutta Europa come l’ ispiratore e il responsabile morale dell’ assassinio di Enrico IV, egli è stato ricordato principalmente come sostenitore della liceità o necessità del tirannicidio, confuso pertanto con una congerie di autori che nel movimentato periodo delle guerre di religione, in ossequio a supposte disposizioni delle gerarchie ecclesiastiche, perseguivano la punizione dei sovrani restii a sottomettersi all’ autorità pontificia.”” (pag I) “”L’ abito non fa per nulla il monaco e c’è chi porta la tonaca e dentro è tutt’altro che frate, e chi va in giro con una gran cappa spagnola e tiene sotto un cuore che non niente a che fare con i guerrieri di Spagna. Ragione per cui bisogna aprire il libro e accuratamente vagliare la materia in esso trattata. E allora conoscerete che la droga che vi è contenuta è di ben altro valore che non prometteva la scatola””. (F. Rabelais) (in apertura) Dominco FERRARO, (1961) si è laureato in filosofia nel 1984. Un suo saggio intitolato ‘La politica sulle origini del potere politico: Bellarmino, Suarez e Giacomo I’ è in corso di pubblicazione (1989) Dominco FERRARO, (1961) si è laureato in filosofia nel 1984. Un suo saggio intitolato ‘La politica sulle origini del potere politico: Bellarmino, Suarez e Giacomo I’ è in corso di pubblicazione (1989)”,”TEOP-317″
“FERRARO Pietro”,”Progresso tecnico contro sviluppo economico?”,”FERRARO Pietro “”..da centocinquanta anni a questa parte le nostre conoscenze si moltiplicano per due ogni dieci anni…”” (Oppenheime) (in apertura) “”Fin alle origini dei tempi, purtroppo, il progresso tecnico appare singolarmente legato a ragioni ed esistenze di carattere “”militare””, ma negli ultimi vent’anni il fenomeno ha assunto un dinamismo ed una evidenza senza precedenti. A Lepanto (1571) i cannoni veneti tiravano a 1500 metri; a Trafalgar (1804) quelli della “”Victory”” a 2700; nel 1941 i cannoni della “”Bismarck”” avevano una gittata di 32 chilometri, ma oggi, a soli 20 anni di distanza, i più recenti tipi di missili possono superare i 10 mila chilometri, con una capacità distruttiva moltiplicata in parallelo col moltiplicarsi della gittata. La velocità media delle galeazze venete era di otto nodi nel 1571 e non molto diversa da quella della “”Victory”” nel 1804; allo Jutland (1916) la “”Iron Duke”” superava i 20 nodi e nel 1942 la “”Yorktown”” toccava i 33 nodi, ma oggi, dopo soli 20 anni, un missile o una nave interplanetaria si spostano alla velocità di molte migliaia di chilometri, mentre già si stanno approntando alcuni tipi di aerei che possono vantaggiosamente sostituire le più grandi navi, volando a 3 mila chilometri orari”” (pag 27-28)”,”ECOT-191″
“FERRARO Pietro”,”Progresso tecnico, ventagli di produttività e sviluppo. Un’economia alle soglie del futuro.”,”‘Un complesso di squilibri in continuo mutamento’ (pag 191) Pietro Ferraro è presidente dell’ Istituto per le Ricerche di Economia Applicata (IREA), Roma”,”STAT-642″
“FERRARO Giuseppe”,”La verità dell’Europa e l’idea di comunità (la lezione di Husserl).”,”Giuseppe Ferraro insegna Filosofia All’Universotà di Napoli Federico II, tiene corsi di filosofia nelle carceri e nelle scuole cosiddette “”a rischio””, è curatore di “”Bambini i n filosofia”” ed è responsabile di “”Filosofia fuori le mura””. Ha insegnato alla Albert-Ludwigs-Universitat di Freiburg in Germania e all’Università di Stato di Rio de Janeiro (Uerj) Brasile, oltre a essere membro del Comitato etico della Fondazione Umberto Veronesi.nel 2019 ha avviato a Napoli una scuola pubblica di politica. Ha curato edizioni e traduzioni di testi di Husserl e Nietzsche”,”FILx-177-FL”
“FERRAROTTI Franco”,”La sociologia industriale in America e in Europa.”,”FERRAROTTI si è laureato in filosofia presso l’Univ di Torino e in scienze sociali presso quella di Chicago. Ha conseguito la libera docenza in sociologia nel 1956. Con Nicola ABBAGNANO ha fondato nel 1951 e poi diretto i ‘Quaderni di sociologia’. Dal 1954 è incaricato dell’insegnamento di sociologia presso la facoltà di scienze pol e sociali C. Alfieri di Firenze e dal 1955 è incaricato di sociologia presso l’Univ di Roma. Dal 1958 è responsabile del coordinamento dei progetti di ricerca nel campo delle scienze sociali presso l’ OECE-AEP a Parigi. Ha scritto: -Premesse al sindacalismo autonomo. Torino. 1950 -Il dilemma dei sindacati americani. MILANO. 1954 -La protesta operaia. Milano: 1955″,”ARCx-002″
“FERRAROTTI Franco FRASER John”,”PCI e intellettuali a Bologna. Studi sul rapporto cultura e società. Volume quarto.”,”FERRAROTTI Franco è nato in Piemonte nel 1926. E’ professore di sociologia e titolare della relativa cattedra all’ Università di Roma. Ha pubblicato tra l’ altro ‘Max Weber e il destino della ragione’ (1964). FRASER John è nato a Londra nel 1939 è professore di scienza politica alla Waterloo University, Canada. Si è occupato di sociologia politica e ha pubblicato in Italia ‘Il pensiero di Galvano Della Volpe’ e ‘L’ intellettuale amministrativo nella politica del PCI’. Funzionari di partito. “”Per quanto questo libro costituisca un viaggio attraverso il “”corpo”” e non solo la “”testa”” del Pci, a giudizio di molti il funzionario che non ha avuto una formazione come intellettuale tradizionale o professionista ne è responsabile dell’ elaborazione della politica non dovrebbe figurare in questo lavoro. Il funzionario, si può sostenere, è essenzialmente un coordinatore dei vari elementi dell’ apparato del Partito. Presenta, alla base, posizioni alla cui formulazione può aver concorso in modo solo marginale; per il militante come per l’ esperto, egli è un burocrate, senza quell’ elemento di impegno personale, soggettivo, che caratterizza l’ “”intellettuale degno di questo nome””.”” (pag 75)”,”PCIx-220″
“FERRAROTTI Franco”,”La sociologia. Comte, Durkheim, Mannheim, Marcuse, Marx, Michels, Pareto, Scheler, Simmel, Spencer, Veblen, Weber.”,”””In nessu posto – Spencer lo riconosce – la società industriale esiste alla stato puro (…)””. (pag 99) “”Un tale atteggiamento sperimentale, costantemente sensibile alla natura dinamica della società e alla sua totalità, non può essere proprio di una classe che occupi una posizione di mezzo, ma soltanto di un ceto, per cui il legame di classe non abbia molto peso e che non sia troppo radicato nell’ rdine sociale. Lo studio della storia, relativamente a questa questione, procura una suggestione piuttosto intensa. Questo ceto disancorato, relativamente sciolto dalle classi, è per usare la terminologia di Alfred Weber, l’ “”intelligentsia socialmente indipendente”” (freischwebende Intelligenz).”” (pag 242)”,”TEOS-131″
“FERRAROTTI Franco”,”Lineamenti di storia del pensiero sociologico.”,”FERRAROTTI Franco è professore emerito di sociologia all’Università la Sapienza di Roma. Ha scritto tra l’altro ‘Max Weber e il destino della ragione’ (1964).”,”TEOS-173″
“FERRAROTTI Franco”,”Max Weber. Fra nazionalismo e democrazia.”,”Dedicato a Livio Sichirollo “”Ciò che Weber non poteva accettare era la subordinazione ai piccoli interessi personali o la consorteria, il trionfo della ‘camarilla’. E’ su questo piano che la sua auspicata “”libertà dai valori”” acquista tutto il suo significato e la sua portata polemica”” (pag 9) Parallelo Marx e Weber. Marx, Weber e la civiltà ‘idraulica’ “”Si veda il passo in cui Weber, analizzando il confucianesimo e il taoismo, è colpito dal loro fondamentale anti-individualismo e osserva come “”né qui né in Egitto o Mesopotamia, la tecnica militare cavalleresca abbia mai portato ad una compagine sociale così individualistica come nell’Ellade “”omerica”” e nel “”medioevo””. Il fattore esplicativo di questo anti-individualismo, o mancato individualismo, non è ricercato né nell’etica né nella psicologia né nel sistema socio-politico. Scatta invece la interconnessione con un dato di natura geografica e tecnologica insieme: l’inevitabile dipendenza di tutta la popolazione dalla regolazione dei corsi d’acqua e quindi la subordinazione totale al governo personale burocratico del principe “”hanno agito da contrappeso””. Vi è qui ‘in nuce’ tutta la “”teoria idraulica del dispotismo orientale”” di Karl Wittfogel, ma le osservazioni weberiane richiamano anche l’articolo pubblicato da Marx nella ‘Herald Tribune’ di New York a proposito degli effetti razionalizzanti e anti-tradizionalistici che la ferrovia costruita in India dagli Inglesi avrebbe avuto su un sistema sociale statico e tecnicamente arcaico. Vi è di più: la struttura del ragionamento weberiano non è dissimile da quella del ragionamento di Marx là dove, nel libro primo del ‘Capitale’, in quei mirabili capitoli dedicati all’avvento della grande industria meccanizzata e alla giornata lavorativa, così ricchi di particolari tecnici e così accurati nella descrizione del processo produttivo da far sospettare il contributo diretto di Friedrich Engels e le risorse della sua esperienza personale di direttore generale della produzione nello stabilimento tessile paterno a Manchester, Marx ricostruisce magistralmente la matrice contestuale e le condizioni della disgregazione della famiglia operaia attraverso una serie di interconnessioni che partono da una innocente innovazione tecnica, dalla incorporazione dell’utensile nella macchina: questa innovazione tecnica, all’apparenza neutra, ha in realtà un duplice ordine di conseguenze. Da un lato, specializza la macchina mentre dequalifica l’operaio. Il vecchio artigiano d’un tempo, divenuto operaio avendo perso la proprietà, cioè il controllo legale, dei suoi mezzi di produzione, ora perde anche il controllo della erogazione della sua forza nervosa e muscolare e il suo senso di responsabilità diretta sul lavoro, in quanto non dipende più da lui decidere l’inclinazione dell’utensile nell’incisione della materia prima, e quindi la velocità di taglio della macchina, e quindi i tempi di produzione. Dall’altro lato, l’incorporazione dell’utensile nella macchina rende possibile l’assunzione in pianta stabile di manodopera femminile, meno qualificata – ma la qualifica non è più un requisito essenziale ora che la macchina è stata “”promossa”” – e più docile; le donne abbandonano dunque casa e figli e sostituiscono i loro uomini nel posto di lavoro; questi si trovano a spasso e si danno all’alcolismo. Con una caratteristica assenza di sentimentalismo proletario, Marx osserva che gli operai, in concomitanza con quell’innovazione tecnica, si vedono la famiglia disgregata, cominciano a darsi al bere, vendono sul mercato del lavoro capitalistico, formalmente libero, moglie e figli; divengono, conclude Marx, i “”neo-mercanti di schiavi””. Non dovrebbe eccessivamente meravigliare che questa straordinaria capacità di cogliere le interconnessioni significative consenta a Marx, ma anche a Weber, previsioni fulminee che hanno per noi, retrospettivamente, un valore pressoché profetico.”” [Franco Ferrarotti, Max Weber. Fra nazionalismo e democrazia, 1998] (pag 90-91)”,”WEBx-027″
“FERRAROTTI Franco”,”Sindacato industria società.”,” Contiene il capitolo: ‘Sindacati e marxismo’ (pag 104-109) Le interpretazioni e teorie dei Webb e di Selig Perlman (pag 109-113) appendici: leggi americane Taft-Hartley, Landrum-Griffin (pag 549-590 “”Nella “”Risoluzione sui Sindacati””, scritta da Marx e approvata al Congresso della Prima Internazionale a Ginevra nel 1866, si distingue molto nettamente fra programma minimo (o sindacale) e programma massimo (o politico) della classe operaia; si riconosce che, evidentemente, lo scopo immediato dei sindacati consiste nella lotta quotidiana, in una vera e propria guerriglia, contro il Capitale; si nota d’altro canto come i sindacati, senza averne piena coscienza, sono diventati punti focali per la organizzazione della classe operaia, precisamente come le municipalità e i comuni medievali lo erano per la borghesia; per questo, i sindacati, se sono importanti per la lotta quotidiana fra Capitale e Lavoro, sono anche più importanti come corpi organizzati allo scopo di promuovere l’abolizione del sistema stesso del lavoro salariato. E’ chiaro che, secondo questa impostazione, i sindacati appaiono come semplici organizzazioni ausiliarie, molto utili in quanto hanno un elevato potere d’attacco localmente, ma assolutamente inadeguate rispetto al fine ultimo del movimento operaio, che è il rovesciamento dell’ordinamento capitalistico. (…) Per Marx i sindacati sono essenzialmente “”scuole di socialismo””. Ciò risulta in maniera evidente dalla lettura della Risoluzione intorno alle origini, al significato e agli sviluppi delle ‘Trade Unions’, stesa da Marx per il Congresso della Internazionale del 1866 e alla quale ci siamo più sopra richiamati. In questo documento Marx insiste nel criticare l’errore di considerare i sindacati come organizzazioni neutrali, apolitiche, non direttamente collegate con la lotta politica generale. Traspare, anzi, dalle parole di Marx la preoccupazione che i sindacati limitino eccessivamente la loro azione, che la riducano ad una ristretta azione rivendicativa di tipo corporativistico, che si contentino di chiedere benefici contingenti, localizzati, che non sappiano o non vedano la necessità di sfruttare la loro forza per attaccare il sistema capitalistico nel suo complesso. Riassumendo, per Marx i sindacati sono: a) centri di raccolta e di organizzazione dei lavoratori; b) associazioni difensive contro il capitale; c) scuole preparatorie al socialismo; d) strumenti subordinati e ausiliari del partito politico operaio, teso alla conquista dello Stato borghese per procedere quindi al rovesciamento totale del capitalismo e alla instaurazione del socialismo”” [Franco Ferrarotti, Sindacato industria società, 1968] (pag 106-108)”,”SIND-117″
“FERRAROTTI Franco”,”L’orfano di Bismarck. Max Weber e il suo tempo.”,”Fondo Casella “”(…) Weber era ossessionato da Marx. Un’ombra di Banquo, per Weber, anche se egli non menziona mai Marx (del resto è noto che Weber non cita mai Durkheim, come Durkheim non cita una sola volta Weber; mentre si sa benissimo che ‘Economia e società’ è stato scritto tenendo presente ‘La divisione del lavoro sociale’, mentre ‘Le forme elementari della vita religiosa’ è stato scritto tenendo presente ‘L’etica protestante’. Durkheim, da buon alsaziano, aveva studiato in Germania; dal canto suo, Weber ‘sapeva tutto’, quindi conosceva benissimo le cose francesi, era probabilmente l’ultimo dei grandi dotti). In America negli anni cinquanta, all’epoca della prima guerra fredda (…) c’era un ‘embargo’; c’era una merce che non poteva entrare nel porto: Marx. Marx è infatti assente da tutte le trattazioni di Weber; il mio libro ha fatto scandalo in America, perché si parla di Marx. “”Marx! che c’entra Weber con Marx?”” si chiedevano. Eppure Weber ha passato tutta la vita – di giorno e, credo, anche di notte – a domandarsi: e se per caso Marx avesse ragione? Lui che credeva nelle idee, nel “”regno delle idee””, non poteva non chiedersi: se per caso Marx avesse ragione, dove andremmo a finire? Che cosa succederà alle idee? Se tutto è nella struttura economica, noi che stiamo a fare? Montare la guardia, fare la sentinella alle idee! Se Marx avesse ragione ci troveremmo in una condizione peggiore di quella delle sentinelle italiane che facevano la guardia al bidone di benzina: tutto questo non ha senso. Se Marx ha ragione, le idee che cosa sono? e i valori? non sono un ‘prius’, non sono un momento costruttivo; le idee sono un fatto derivato, una volta si diceva un “”epifenomeno””. Credo che, se uno prende Weber sul serio, trova che il problema, il demone nascosto di Weber, ciò che lo spinge costantemente, il senso di tutta la sua costruzione è proprio Marx. Infatti, se noi consideriamo la sua opera maggiore, quella pubblicata postuma, ‘Economia e società’, non possiamo non chiederci: perché Weber non ha detto: “”Struttura, Sentimenti e Società””, “”Tipi di diete o di Sètte e società””, “”Climatologia e Società”” e invece ha detto “”Economia e Società””? D’accordo, i titoli valgono quello che valgono; uno dà spesso un titolo così come gli viene; a volte il titolo è dato addirittura dall’editore. E invece no; Weber ha detto: “”Economia e Società””! Che significa? significa che conosceva; si tratta del Marx di allora, del 1900, un Marx un po’ positivista, ancora non trattato da Lukacs, un Marx ancora un po’ “”engelsiano””, un Marx che però diceva grosso modo questo (nella famosa ‘Introduzione’ a ‘Per la Critica dell’Economia Politica’): basta! non è il ‘denken’ che fa il ‘sein’, non è il pensiero che produce l’essere, è l’essere che produce il pensiero! Quando uno ha detto questo, ha posto i termini fondamentali del materialismo storico. Poi uno ci può volteggiare sopra, può dire: in realtà non è che “”lo faccia””; ma Marx usa il termine ‘machen’, “”fare””, “”creare””; prima non c’è una cosa, la si fa, e dopo c’è. Qualcuno dice: non è proprio che “”la faccia””, in realtà la “”condiziona””, la “”accompagna per mano””; ma si tratta di acrobazie”” [Franco Ferrarotti, ‘L’orfano di Bismarck. Max Weber e il suo tempo’, Roma, 1982] (pag 139-140)”,”WEBx-028″
“FERRAROTTI Franco”,”Il dilemma dei sindacati americani.”,”La situazione dell’operaio americano nel corso del XX secolo. “”Uno dei paradossi più clamorosi degli Stati Uniti è che sono una nazione di operai, nella quale non esiste una «classe» operaia. Nel 1870 più della metà della popolazione attiva degli Stati Uniti era addetta all’agricoltura; verso il 1940, gli addetti all’agricoltura non rappresentavano che un quinto della popolazione. Il grande mutamento strutturale dell’economia americana era cominciato immediatamente dopo la Guerra Civile. Nel 1947, undici Americani su venti facevano parte della popolazione attiva. Quattro Americani su cinque erano salariati o stipendiati. Verso il 1950, il numero delle persone attive toccava i sessantadue milioni. Si calcola che, di questi, circa quarantasette milioni erano salariati e stipendiati e oltre tredici milioni erano datori di lavoro, lavoratori indipendenti o lavoratori a domicilio. Ovviamente, i tipi di occupazione riflettono le opportunità che si aprono, in relazione alla situazione generale del mercato della manodopera. Sono stati elencati e descritti trentamila tipi di occupazioni diverse, necessarie per mantenere in piena attività produttiva le millecinquecentotrenta industrie, che costituiscono il mondo industriale nordamericano. Particolarmente notevole è il vertiginoso aumento delle mansioni commerciali e genericamente impiegatizie contro la relativa diminuzione, dovuta a innovazioni tecnologiche, del numero degli operai a diretto contatto con il ciclo produttivo. Si calcola che, nel periodo dal 1870 al 1930, le mansioni di tipo impiegatizio sono aumentate di ben otto volte. Pare inoltre che siano state le innovazioni tecnologiche e gli aumenti di produttività, che ne sono via via derivati, a rendere finalmente possibile la settimana lavorativa di quaranta ore. Era di sessantanove nel 1850. La composizione professionale della popolazione attiva degli Stati Uniti, fra gli anni 1910 e 1940, è chiarita in maniera soddisfacente nella tavola () che qui riproduciamo: Gruppi professionali, percentuali della popolazione attiva rispettivamente nel 1910 e nel 1940: Liberi professionisti: 4.4% e 6.5%; Proprietari, direttori centrali e dirigenti: 23 e 17.8; Agricoltori e fattori: 16.5 e 10.1; Vari: 6.5 e 7.6; Impiegati e affini: 10.2 e 17.2; Operai specializzati: 11.7 e 11.7; Operai qualificati: 14.7 e 21.0; Operai comuni: 36.0 e 25.9; Salariati agricoli: 14.5 e 10.7; Manovali: 14.7 e 10.7; Lavoratori domestici: 6.8% e 8%. [() I dati sono stati desunti dal ‘Midyear Economico Report of the President’, luglio 1949, p. 94]. Appaiono evidenti le linee di sviluppo della stratificazione e della composizione professionale della popolazione degli Stati Uniti. I dati surriferiti indicano la tendenza verso la formazione di operai qualificati e il declino degli agricoltori e degli operai comuni, le cui funzioni vengono nella quasi totalità egregiamente assolte con mezzi meccanici, mentre spicca con straordinaria evidenza l’aumento degli impiegati e affini. (…) Con l’alta produttività del suo lavoro e il suo tipico «istinto dell’efficienza» (1), l’operaio americano va rapidamente preparandosi un successore. Gli Stati Uniti sono oggi una nazione di operai, che si sta trasformando in una nazione di impiegati, di ‘white collar workers’, di «operai dal colletto bianco». E’ la seconda rivoluzione industriale, lo sbocco diretto del taylorismo e della «organizzazione scientifica del lavoro» (2). La prima aveva fatto del contadino un operaio, lo aveva strappato ai lavori della campagna, ritmati sull’avvicendarsi naturale delle stagioni e delle derrate; spedito in città e concentrato nei grandi agglomerati dei bacini industriali. La seconda rivoluzione industriale tende, paradossalmente, ad una curiosa svalutazione dell’operaio altamente specializzato, in particolare delle sue doti creative. Essa fa dell’operaio comune o qualificato, un semplice attendente della macchina, o di un gruppo di macchine, riducendolo, al limite, a una specie di inoffensivo contabile, in camicia bianca, dei pezzi prodotti (3). In un primo momento, gli effetti della transizione possono riuscire molto gravi sulle masse umane, sulle quali si ripercuotono. Come è stato osservato, con una chiarezza incisiva e un poco schematica da Simone Weil: «Dal punto di vista dell’effetto morale sui lavoratori, la taylorizzazione ha indubbiamente provocato la dequalificazione degli operai. Questo è stato contestato dagli apologisti della razionalizzazione, in particolare da Dubreuil in Standards (1). Ma Taylor è stato il primo a vantarsene, arrivando a fare entrare nella produzione solo il 75% di operai qualificati contro il 125% di operai non qualificati nella finitura. (…)» (4)”” (pag 204-208) [(1) Dal titolo dell’opera di Thorstein Veblen, ‘The Instinct of Workmanship’, New York, 1914. Il titolo completo è: ‘The The Instinct of Workmanship and the State of the Industrial Arts’. E’ forse l’opera più originale e meglio costruita del Veblen; (2) Vedi Frederick W. Taylor, ‘Scientific Management’, tr. it., Milano, 1952; (3) Vedi John Diebold, «Factories without Men» in ‘The Nation’, 19 settembre 1953. J.D. è l’autore di ‘Automation – the Advent of the automatic Factory’. Forse George Orwell, suggerisce il Diebold, non si è sbagliato di molto nello scegliere la data che fa da titolo al suo libro (G.O, 1984). Siamo alle soglie dell’èra dei bottoni che si premono da sè; (4) Simone Weil si riferisce all’opera di Hyacinthe Dubreuil, ‘Standards. Le travail américain vu par un ouvrier français’, Parigi; (2) Simone Weil, ‘La Condition Ouvrière’, tr. it., Milano, 1952, p. 268. Vedi anche, nella stessa vena, Antonio Gramsci, ‘Note sul Machiavelli’ ecc., Torino, 1949, p. 330: «Il Taylor esprime… con cinismo brutale il fine della società americana; sviluppare nel lavoratore al massimo grado gli atteggiamenti macchinali ed automatici, spezzare il vecchio nesso psico-fisico del lavoro professionale qualificato che domandava una certa partecipazione attiva dell’intelligenza, della fantasia, dell’iniziativa del lavoratore e ridurre le operazioni produttive al solo aspetto fisico macchinale»]”,”MUSx-306″
“FERRAROTTI Franco”,”L’ipnosi della violenza.”,”Violenza immotivata (pag 16-17) “”La violenza è un fenomeno urbano. Non si pensi ad una concessione corriva e demagogica alla letteratura anti-urbana di maniera. Non si tratta di rispolverare l’invettiva del grande retore Agostino contro la città-torre di Babele (nel libro 15° della ‘Città di Dio’) né di sottoscrivere la lugubre profezia di Rainer Maria Rilke nel ‘Libro d’Oro’: “”Le grandi città sono perdute e corrotte…si avvicina la loro ultima ora””. Vi è qualche cosa di insopportabilmente moraggiante e di falso nelle condanne inesorabili pronunciate contro le città. Basterebbe un’occhiata alle statistiche riguardanti le dimensioni del fenomeno urbano per consigliare una certa dose di prudenza. I dati raccolti da Kingsley Davis non lasciano dubbi: la tendenza all’accentramento urbano della popolazione è evidente ed è una realtà mondiale; investe i paesi tecnicamente più progrediti, come gli Stati Uniti, ma coinvolge an che, in maniera massiccia e progressiva, i paesi emergenti. Ho già altrove osservato che, anche se la visione pessimistica della città avesse un fondamento e non fosse semplicemente denigratoria, la percentuale dell’umanità oggi inurbata è talmente grande che non potremmo considerare chiuso il problema e attenderne la soluzione, una soluzione purchessia, dall’evoluzione spontanea della situazione di fatto. Del resto, solo chi è nato in città può non misurarne, sotto la coltre dell’assefuazione, il fascino. Durkheim vedeva nella densità demografica delle città un’occazione di arricchimento personale. Per Simmel la vita nelle grandi metropoli condannava ad una riduzione dell’emotività, ma solo a fini di sopravvivenza. Come sarebbe stato possibile essere continuamente coinvolti psicologicamente ed esistenzialmente, come avviene per solito nelle situazioni rurali, dove la popolazione è sparsa, in un agglomerato urbano dove gli incontri umani sono frequentissimi? ….. Franco Ferrarotti è nato a Palazzolo Vercellese nel 1926. E’ stato il primo cattedratico italiano di sociologia; “”Fellow”” del “”Center for Advanced Study in the Behaviorfal Sciences”” a Palo Alto; “”Directeur d’études”” alla “”Maison des Sciences de l’Homme”” a Parigi. Ha pubblicato molte opere tra le quali: ‘Il dilemma dei sindacati americani’ (Milano, 1954) e ‘Alle radici della violenza’ (Milano, 1979). FERRAROTTI Franco, L’ipnosi della violenza. RIZZOLI. MILANO. 1980 pag 182 8° prefazione note appendice: bibliografia ragionata, tavole statistiche (tabelle); Collana Saggi. Franco Ferrarotti è nato a Palazzolo Vercellese nel 1926. E’ stato il primo cattedratico italiano di sociologia; “”Fellow”” del “”Center for Advanced Study in the Behavioral Sciences”” a Palo Alto; “”Directeur d’études”” alla “”Maison des Sciences de l’Homme”” a Parigi. Ha pubblicato molte opere tra le quali: ‘Il dilemma dei sindacati americani’ (Milano, 1954) e ‘Alle radici della violenza’ (Milano, 1979). [‘La violenza è un fenomeno urbano. Non si pensi ad una concessione corriva e demagogica alla letteratura anti-urbana di maniera. Non si tratta di rispolverare l’invettiva del grande retore Agostino contro la città-torre di Babele (nel libro 15° della ‘Città di Dio’) né di sottoscrivere la lugubre profezia di Rainer Maria Rilke nel ‘Libro d’Oro’: “”Le grandi città sono perdute e corrotte…si avvicina la loro ultima ora””. Vi è qualche cosa di insopportabilmente moraleggiante e di falso nelle condanne inesorabili pronunciate contro le città. Basterebbe un’occhiata alle statistiche riguardanti le dimensioni del fenomeno urbano per consigliare una certa dose di prudenza. I dati raccolti da Kingsley Davis non lasciano dubbi: la tendenza all’accentramento urbano della popolazione è evidente ed è una realtà mondiale; investe i paesi tecnicamente più progrediti, come gli Stati Uniti, ma coinvolge anche, in maniera massiccia e progressiva, i paesi emergenti. Ho già altrove osservato che, anche se la visione pessimistica della città avesse un fondamento e non fosse semplicemente denigratoria, la percentuale dell’umanità oggi inurbata è talmente grande che non potremmo considerare chiuso il problema e attenderne la soluzione, una soluzione purchessia, dall’evoluzione spontanea della situazione di fatto. Del resto, solo chi è nato in città può non misurarne, sotto la coltre dell’assuefazione, il fascino. Durkheim vedeva nella densità demografica delle città un’occasione di arricchimento personale. Per Simmel la vita nelle grandi metropoli condannava ad una riduzione dell’emotività, ma solo a fini di sopravvivenza. Come sarebbe stato possibile essere continuamente coinvolti psicologicamente ed esistenzialmente, come avviene per solito nelle situazioni rurali, dove la popolazione è sparsa, in un agglomerato urbano dove gli incontri umani sono frequentissimi? Per Walter Benjamin, grande ‘flaneur’ per vocazione e anche per accidentalità biografiche, le vie di una città come Parigi sono quinte di teatro o pareti decorate di un salotto; le facciate dei palazzi sono una sorta di immensi interni aperti ai passanti. Si pensi anche a certe strade di Ferrara, quelle rese famose dai racconti di Giorgio Bassani; o a certe piazze, come quella del Pantheon a Roma, una sera d’estate, o a Washington Square a New York. Vi è una dolce, nostalgica, interrogante qualità della vita urbana che viene troppo spesso e troppo facilmente dimenticata. E tuttavia: fra processo di urbanizzazione e crescita della criminalità il legame è piuttosto stretto. Fra le altre cose, la città odierna è in primo luogo il teatro della violenza. Il carattere forse più inquietante di questa violenza è l'””assenza di motivazioni””. Non è dunque solo una questione di quantità, di statistiche. Entra in gioco la qualità del crimine”” (pag 16-17)] [ISC Newsletter N° 77] ISCNS77TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] Violenza urbana immotivata”,”TEOS-253″
“FERRAROTTI Franco a cura; saggi di Francesco AVALLONE Francesco BATTISTI Roberto CAVARRA Marina D’AMATO Grzegorz EKIERT John FRASER Luca GIULIANO Ivetta IVALDI Marta LEPORE Maria I. MACIOTI Marco MARRONI Maria MICHETTI Nicola PORRO Maricia SELLARI Piero ZOCCHI Franco FERRAROTTI”,”La protesta silenziosa. Evoluzione e significati dell’ astensionismo elettorale.”,”Saggi di Francesco AVALLONE Francesco BATTISTI Roberto CAVARRA Marina D’AMATO Grzegorz EKIERT John FRASER Luca GIULIANO Ivetta IVALDI Marta LEPORE Maria I. MACIOTI Marco MARRONI Maria MICHETTI Nicola PORRO Maricia SELLARI Piero ZOCCHI Franco FERRAROTTI “”Spetta comunque ad Harold F. Gosnell, un vero pioniere nella ricerca sull’astensionismo elettorale, l’aver individuato una maggiore disponibilità dell’elettorale femminile ad esprimere la propria scelta elettorale, una volta che sia educato e stimolato. Dopo un primo studio sulle motivazioni personali degli astensionisti, ‘Non voting: Causes and Methods of Control’ (Chicago, 1924), l’autore si dedicò ad una serie di esperimenti di comunicazioni di massa, miranti ad accertare la sensibilità delle varie categorie dei non votanti, dai quali risultò che l’elettorato femminile di ceto medio e gli emigranti, in possesso della cittadinanza e di una certa cultura, erano le categorie più propense a mobilitarsi politicamente, cioè a passare sotto lo stimolo di una campagna propagandistica dall’astensione al voto (19). Altri fattori socio-economici che hanno contribuito e tuttora agiscono nell’elevare l’astensionismo sono le differenze di classe, misurabili attraverso il livello di istruzione della popolazione partecipante al voto, il reddito familiare e l’occupazione. Tutti gli studi di geografia elettorale mettono in risalto il rapporto direttamente proporzionale tra livello di istruzione e partecipazione politica. Nella figura 4, che si riferisce alle elezioni del 1964, si può constatare come, per i non istruiti, la partecipazione elettorale si abbassi al di sotto dei livelli medi nazionali, mentre nei gruppi con istruzione superiore ed universitaria la partecipazione si estenda ai tre quarti degli elettori. In generale si verifica che una popolazione più educata ha maggiore probabilità di partecipare alle forme decisionali della politica. A livello di classe media l’astensionismo, come forma di protesta primitiva di fronte ad una situazione politica insoddisfacente, viene sostituito dalla adozione di altre forme di lotta (appoggio a candidati «indipendenti», opposizione attiva all’interno dei partiti, coordinamento di movimenti di rivendicazione collettiva di destra e di sinistra). Il rapporto tra livello del reddito ed astensionismo non è più così stretto come ai tempi in cui vigevano requisiti elettorali di possesso della proprietà. Tuttavia, ancora recentemente, nel 1972, si potevano esibire dati elettorali in cui si mostrava con ampia evidenza, un rapporto tra livello occupazionale e partecipazione al voto (20). Nella Figura 5, citata da Burnham, si può constatare come la partecipazione elettorale potesse diminuire dall’81.7%, nelle classi medie proprietarie, al 57.5% in quella operaia non specializzata per le presidenziali del 1968 e dal 79.7% nelle classi medie proprietarie al 49.5% degli operai per le elezioni presidenziali del 1972, nonostante questi fossero periodi di ampia mobilitazione politica. I tassi di partecipazione si deprimono ulteriormente nelle elezioni delle camere che riguardano le candidature statali. Alla Figura 6 lo stesso autore raffronta i dati elettorali svedesi del 1960 che mostrano una partecipazione elettorale omogenea per tutti gli strati sociali, con quelli statunitensi del 1968 e del 1976 che mostrano le variazioni attribuibili alla posizione economica. Nel 1968 il tasso di partecipazione elettorale della classe media statunitense era del 79.9%, contro il 62.0% di quella operaia. A livello di classe operaia, la partecipazione elettorale calava significativamente, con chiare distinzioni tra ceti operai specializzati (66.9%) ed operai comuni (57.5%). Il rapporto direttamente proporzionale con la classe sociale si mantiene inalterato nel 1976, anche se complessivamente il tasso di partecipazione elettorale cala dal 67.8% al 59.2%. I dati statunitensi, nota il Burnham, non hanno paragone con altre democrazie elettorali contemporanee appartenenti all’Occidente industrializzato: essi confermano, negli USA, «l’assenza di un movimento di massa socialista capace di mobilitare il voto della classe operaia», di movimenti di base capaci di dare alle classi subalterne un senso di identità e quindi un motivo di partecipazione politica (21)”” (pag 371-374) [Francesco Battisti, ‘L’astensionismo elettorale negli Stati Uniti d’America’] [Note: (19) Dal punto di vista della storia degli studi elettorali i contributi di Gosnell, che appartiene senza dubbio alla «Scuola di Chicago» come metodo di impostazione, rappresentano un aspetto estremamente interessante. Ambito delle sue indagini è l’elettorato di Chicago, tra il 1920 ed il ’30. Lo scopo è la spiegazione dell’elevato tasso di astensionismo delle categorie sociali subalterne, tra le quali le donne ed i gruppi degli emigranti. Intervistando 3.369 astensionisti nelle municipali del 1923 e 649 astensionisti nelle presidenziali del 1924 il Gosnell raccoglie e classifica più di 20 ragioni individuali per non recarsi a votare (indifferenza, assenza, malattia, ragioni familiari divieto di assentarsi dal lavoro, proibizione da parte del marito, brogli elettorali, analfabetismo, ecc. (…). Tutte queste ragioni individuali, però, non giustificano le fondamentali differenze nei tassi di partecipazione elettorale che si riscontrano tra i gruppi sociali e non ne riescono a costituire una spiegazione. La psicologia individuale dell’astensionismo – se così si vuole chiamare il complesso delle ragioni personali o delle giustificazioni ‘post hoc’ del non votante – non riesce a render conto come «fatto sociale» del secondo fatto sociale costituito dalla differenziazione nei tassi di partecipazione. L’autore stesso se ne rende conto finendo col classificare i non votanti con gli schemi sociali acquisiti e ritrovando in spiegazioni socio-economiche e politiche i motivi validi di astensione. Harold F. Gosnell, ‘Getting Out the Vote: An Experiment in the Stimulation of Voting’, University of Chicago Press, Chicago, 1927; (20) Cit. dal Burnahm, ‘The Appearance and Disappearance of the American Voter’, cit., tab. 12, p. 64 e tab. 1, p. 38; (21) Ibidem, p. 66. Si può dunque notare, nel raffronto tra astensionismo operaio ed astensionismo afro-americano un parallelismo: la mancanza di una leadership politica di base sulla quale far convergere il proprio voto di antagonismo e di protezione dei propri interessi non fa altro che agevolare il perpetuarsi di un fenomeno di astensione storicamente originato da una discriminazione di classe e di razza]”,”TEOS-256″
“FERRAROTTI Franco a cura, scritti diAdam FERGUSON Claude-Henri de SAINT-SIMON Karl MARX Friedrich ENGELS Pierre Joseph PROUDHON Emile DURKHEIM Max WEBER Georg SIMMEL Gabriel TARDE Richard Henry TAWNEY Werner SOMBART Gaetani MOSCA Kark MANNHEIM Georges GURVITCH Antonio GRAMSCI”,”La società come problema e come progetto.”,”Franco Ferrarotti è titolare della cattedra di sociologia all’Università di Roma a seguito del primo concorso bandito per questa materia in Italia. Fra i fondadori del Consiglio dei Comuni d’Europa a Ginevra nel 1949; direttore dei progetti sociali dell’OECE, ora OCSE, a Parigi nel 1958-1959; deputato indipendente al Parlamento per la Terza Legislatura, si è ritirato dalla vita politica per dedicarsi in piena autonomia allo studio e alla ricerca. Dirige La critica sociologica. Fra le pubblicazioni: Sindacalismo autonomo, La protesta operaia, Max Weber e il destino della ragione, Trattato di sociologia, Roma da capitale a periferia, Il pensiero sociologico da A. Comte a M. Horkheimer, Giovani e droga.”,”TEOS-064-FL”
“FERRAZZA Piero SANSONE Luca”,”Giacomo Buranello. Rivoluzionario e partigiano.”,”””Sul periodo di permanenza in montagna, tra l’altro brevissimo, le notizie non abbondano. Luciano Penello rammenta che il distaccamento di Buranello «era il migliore dal punto di vista organizzativo, politico e combattivo, e aggiunge che «lui era amato da tutti i suoi uomini»”” (pag 275)”,”ELCx-289″
“FERRAZZA Piero BARCO Luigi”,”Quegli anni a Ingegneria.”,”Opera dedicata a Vincenzo TAGLIASCO”,”LIGU-001-FC”
“FERRER Francisco”,”The Origin and Ideals of the Modern School.”,”Francisco FERRER Y GUARDIA (1859-1909) politico e pedagogo membro del partito radicale federalista fu esiliato in Francia (1886-1901). Fondò a Barcellona la scuola moderna alla quale collaborarono anarchici e esponenti del libero pensiero. Con la Semana Tragica (1909) fu accusato di reati commessi in quel movimento, condannato a morte, e giustiziato. Seguì un movimento di protesta internazionale che portò alla caduta del governo MAURA.”,”GIOx-011″
“FERRERA Maurizio”,”Il Welfare State in Italia. Sviluppo e crisi in prospettiva comparata.”,”FERRERA Maurizio ha conseguito il dottorato di ricerca in scienze politiche e sociali all’ Istituto Universitario Europeo di Firenze ed è ricercatore nell’ Università di Pavia. Ciclo elettorale. Elezioni e spesa sociale. “”L’ influenza esercitata dalle scandenze elettorali sull’ evoluzione del welfare state italiano è stata recentemente sottolineata da numerosi autori (si vedano ad esempio Regonini (1980) e Salvati (1981)). Prima ancora che sul ritmo di produzione legislativa o sul tasso di crescita delle spese, tale influenza è facilmente e immediatamente rilevabile nel comportamento dei principali attori politici e, in primo luogo, i partiti (…)””. (pag 195)”,”ITAS-109″
“FERRERA Maurizio”,”Le trappole del Welfare.”,”Maurizio Ferrera insegna Scienza dell’amministrazione alla Università di Pavia e dirige il Centro di Politica comparata ‘Poleis’ dell’Università Bocconi. Nel 1997 ha fatto parte della Commissione Onofri per la riforma dello stato sociale. Tra le sue pubblicazioni con Il Mulino, Il Welfare State in Italia e Modelli di solidariet.”,”EURE-020-FL”
“FERRERA Maurizio GUALMINI Elisabetta”,”Salvati dall’Europa?”,”Maurizio Ferrera insegna Scienza dell’amministrazione alla Università di Pavia e dirige il Centro di Politica comparata ‘Poleis’ dell’Università Bocconi. Nel 1997 ha fatto parte della Commissione Onofri per la riforma dello stato sociale. Tra le sue pubblicazioni con Il Mulino, Il Welfare State in Italia e Modelli di solidarietà. Elisabetta Gualmini, ricercatrice in Scienza della politica, insegna Amministrazione comparata nell’Università di Bologna. Ha pubblicato La politica del lavoro.”,”ITAE-064-FL”
“FERRERA Maurizio”,”Il welfare state in Italia. Sviluppo e crisi in prospettiva comparata.”,”Maurizio Ferrera insegna Scienza dell’amministrazione alla Università di Pavia e dirige il Centro di Politica comparata ‘Poleis’ dell’Università Bocconi. Nel 1997 ha fatto parte della Commissione Onofri per la riforma dello stato sociale. Tra le sue pubblicazioni con Il Mulino, Il Welfare State in Italia e Modelli di solidarietà.”,”ITAS-040-FL”
“FERRERA Maurizio a cura; saggi di Robert GILPIN Harold WILENSKY Robert JESSOP John MYLES Richard ROSE Alfred PFALLER Claus OFFE Stein KUHNLE Nathan GLAZER Rei SHIRATORI Susan STRANGE Maurizio FERRERA”,”Stato sociale e mercato. Il welfare state europeo sopravviverà alla globalizzazione dell’economia?”,”Maurizio Ferrera è professore associato di scienza dell’amministrazione alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pavia. Gilpin: ‘Il meccanismo del flusso dell’ oro e dei prezzi second Hume’, paragrafo 2 del capitolo di Gilpin ‘Welfare nazionale e norme economiche internazionali'”,”TEOS-331″
“FERRERI Dino”,”Marx, Feuerbach e l’ antiumanesimo teorico.”,”””C’è ancora una testimonianza, non priva di interesse, di cui è utile tenere conto a questo punto. In ‘Per la storia della Lega dei comunisti’ Engels, come è noto, reca un contributo alla storia delle origini teoriche del movimento, ed è un contributo che se da un lato coincide in più punti con la testimonianza più famosa di Marx (Prefazione del 1859), contiene d’altra parte alcune significative puntualizzazioni. (…) Engels scrive: “”Quando nell’estate del 1844 andai a trovare Marx a Parigi, risultò il nostro completo accordo in tutti i campi teorici, e da allora data il nostro lavoro in comune. Quando ci ritrovammo nella primavera del 1845 a Bruxelles, Marx dai principi fondamentali sopra indicati aveva già sviluppato in pieno nelle linee fondamentali la sua concezione materialistica della storia e ci accingemmo allora a elabrare la nuova concezione particolarmente nelle direzioni più diverse””””. [Dino Ferreri, Marx, Feuerbach e l’ antiumanesimo teorico, 1981] (pag 15) “”C’è una lettera di Engels a Marx del novembre 1844, indicativa del ripensamento intorno alla “”questione Feuerbach””. stimolato proprio dal libro di Stirner.”” (pag 84)”,”MADS-371″
“FERRERI Dino”,”Rosa Luxemburg o “”luxemburghismo””?”,”Altro saggio sul tema: G. Bedeschi, ‘Partito e democrazia socialista in Rosa Luxemburg’, Problemi del Socialismo, novembre-dicembre 1969, n. 43, pp. 1160-72 Sul rapporto Lenin – Luxemburg (pag 119-120-121-122-123) Rifiuto del ‘bolscevismo’ da parte della Luxemburg (pag 133) Sul rapporto, confronto Lenin-Luxemburg (Saggio di Ferreri, Rosa Luxemburg o “”luxemburghismo””?). La teoria del crollo nella Luxemburg, Vicinanza tra Lenin e la Luxemburg come rappresentanti del campo del “”marxismo non contraffatto”” “”Il «crollismo» luxemburghiano [la teoria del crollo, ndr], non ha incidenza strategica (contrariamente a quanto avvenne nella ‘Ermattung-strategie’ kautskiana (infiacchimento, ndr), non solo non dà luogo a nessuna ipotesi attendista circa il problema della “”fuoriuscita”” dal capitalismo ma, al contrario, da un lato fornisce un fondamento oggettivo alla previsione di una maturità crescente del processo rivoluzionario “”attivo””, dall’altro ne sollecita l’urgente e indispensabile intervento. Dove è importante segnalare la presenza teorica, non la mera saldatura “”volontaristica”” dei due aspetti (53). D’altra parte sarebbe utile definire l’incidenza strategico-politica di tutti quei passi in cui il “”crollo”” del capitalismo entra nel quadro delle previsioni luxemburghiane. Per quanto mi risulta, non ve n’è uno solo (le citazioni contrarie potrebbero facilmente moltiplicarsi) in cui il “”crollo”” venga previsto come pura catastrofe economica, o in cui l’azione rivoluzionaria cosciente del proletariato non venga vivamente sollecitata a intervenire nel quadro sempre più disgregato della società capitalistica, e non vi intervenga, sia dal punto di vista della teoria che da quello dell’ipotesi politica, come ulteriore elemento di disaggregazione. ‘Prima’ e ‘dopo’ (come sempre nella Luxemburg) sono un puro espediente espositivo. In ultima analisi il “”crollo”” del capitalismo finisce per identificarsi come la rivoluzione. Processo oggettivo e processo soggettivo sono l’uno funzione dell’altro e la loro piena coincidenza è al limite dello sviluppo. Che, tuttavia, si colga nella Luxemburg, specie da parte del lettore di oggi, una accentuazione deterministica (forse più in senso politico-economico, che economico soltanto), ciò è anche verosimilmente l’inevitabile riflesso nella teoria di una fase storica determinata (e irripetibile) dello sviluppo capitalistico, fase “”abbandonata”” all’azione delle leggi interne del modo di produzione e al loro crescente carattere contraddittorio. (…) In Lenin, come è noto la consapevolezza del carattere storico e di transizione del capitalismo non sfociò mai in quel tipo di deviazione scientifica e metafisica insieme che tenne invece a battesimo l’erronea analisi luxemburghiana dell”Accumulazione’ (ma quest’opera occupa per molti versi un posto a sé nella storia del pensiero della Luxemburg) (56). E’ tuttavia la possibilità di dedurre inferenze negative, sul piano della teoria rivoluzionaria, dalle formulazioni “”crolliste”” presenti negli scritti di Rosa Luxemburg, dovrebbe essere considerata con molta cautela proprio in relazione a Lenin. Si deve tener conto del fatto che l’allineamento Lenin-Luxemburg nella battaglia antirevisionista, lungi dall’essere soltanto tattico, si stabiliva su una ben definita base teorica comune, alla quale non era estranea una identica posizione di principio sulla “”questione del crollo”” aperta da Bernstein. Basta per convincersene il riferimento all’importante scritto leniniano ‘Marxismo e revisionismo’, in cui capita fra l’altro di incontrare affermazioni come questa: «Che il capitalismo proceda verso il crollo – sia nel senso delle singole crisi politiche ed economiche che nel senso della catastrofe completa di tutto il regime capitalistico – l’hanno dimostrato con singolare evidenza e in dimensioni particolarmente ampie i giganteschi trusts contemporanei (57). (…) Il confronto Lenin-Luxemburg è venuto emergendo nel corso dell’esposizione come un momento centrale di ogni possibile analisi tendente al recupero di una Luxemburg storicamente attendibile. (…) Perché Lenin giudicò Rosa Luxemburg una delle migliori rappresentanti del “”marxismo non contraffatto””? Se si parte da questa domanda l’analisi dovrebbe tendere a cogliere i motivi di affinità piuttosto che quelli di differenziazione (58). Preliminare per questo è una definizione di coordinate generali che aiutino a ricomporre il quadro storico del marxismo della II Internazionale spesso sconvolto dalle sistemazioni post-leniniane. (…) Rispetto a questa analisi di fondo Lenin e Rosa Luxemburg occupano una posizione singolarmente vicina, se non coincidente; e ciò spiega il loro allineamento sostanziale in tutte le svolte storiche verificatesi nel ventennio precedente la guerra: nella lotta contro il revisionismo internazionale, nelal rivoluzione russa del 1905, di fronte alla guerra (prima e dopo la sua esplosione) di fronte alla rivoluzione d’Ottobre. (…) Lenin conosceva e apprezzava Rosa Luxemburg (59) quando le la trovò davanti “”oggettivamente”” alleata dei menscevichi nella lotta seguita al Congresso di Londra del 1903. Alle critiche mosse dalla Luxemburg alle concezioni organizzative sostenute dai bolscevichi, al suo dispiegamento di tutto l’arsenale teorico e concettuale del marxismo sull’argomento, Lenin rispose con un articolo piuttosto modesto (Kautsky si rifiutò di pubblicarlo e la Luxemburg lo accolse con una scrollata di spalle), che non può risultare deludente per chi si aspetti una complessa e argomentata risposta sul terreno della dottrina (60)”” pag 119-123)”,”LUXS-075″
“FERRERI Dino; GIORGETTI Giorgio”,”Note su «estremismo storico» e «leninismo (Ferreri); Una teoria dell’economia feudale. I problemi metodologici di un modello strutturale.”,” “”””Il processo storico non è il marciapiede del Nevskij prospekt…”” dirà Lenin..”” (pag 160) Il saggio di Giorgetti è incentrato sugli studi di Kula sulla Polonia.”,”LENS-006-FGB”
“FERRERO Guglielmo”,”Il militarismo. Dieci conferenze.”,”Pace e guerra alla fine del XIX secolo; la società militare barbarica, l’ orda; le civiltà militari; la vita sociale nelle civiltà militari; la decadenza e rovina degli imperi militari. L’ impero turco; NAPOLEONE; militarismo e cesarismo in Francia; il militarismo italiano; quello inglese e tedesco.”,”QMIx-032″
“FERRERO Guglielmo”,”Da Fiume a Roma. Storia di quattro anni 1919 – 1923.”,”Guglielmo FERRERO, storico italiano (Portici 1871-Ginevra 1943). Collaboratore di Cesare LOMBROSO, poi giornalista (Il Secolo, Il Mondo) e infine dal 1930 professore di storia a Ginevra, portò nei suoi studi storici forti interessi sociologici, assai evidenti nella fortunatissima ‘Grandezza e decadenza di Roma’ (5 volumi, 1902-07). Degli altri suoi scritti (tra cui anche alcuni di narrativa) è da ricordare ‘Roma antica’, in collaborazione con C. BARBAGALLO (3 volumi, 1921-22). (GE20)”,”ITAF-036″
“FERRERO Guglielmo”,”Ricostruzione. Talleyrand a Vienna 1814 – 1815.”,”Guglielmo FERRERO (1871-1942), sociologo, storico e scrittore politico, fu tra la fine del secolo e la 1° GM uno dei più brillanti intellettuali europei. Antifascista, nel 1939 si stabilì a Ginevra dove insegnò storia all’ Università. ‘Ricostruzione’ fu pubblicato a Parigi nel 1940 ed è il secondo volume di una trilogia che comprende ‘Avventura’ (1936) (già pubblicato da Corbacci, in cui descrive gli effetti politici delle campagne italiane del generale Napoleone Bonaparte tra il 1796 e il 1797) e ‘Potere’ (1942).”,”FRAN-027″
“FERRERO Guglielmo”,”Grandeur et decadence de Rome. III. La Fin d’ une aristocratie. Traduit de l’ italien par M. Urbain Mengin.”,”Libro col timbro della Bibliotheque Charles Ferry députe & senateur des Vosges 1834-1909″,”STAx-050″
“FERRERO Guglielmo”,”Grandeur et decadence de Rome. IV. Antoine et Cleopatre. Traduit de l’ italien par M. Urbain Mengin.”,”Libro col timbro della Bibliotheque Charles Ferry députe & senateur des Vosges 1834-1909″,”STAx-051″
“FERRERO Guglielmo”,”Grandeur et decadence de Rome. V. La republique d’ Auguste. Traduit de l’ italien par M. Urbain Mengin.”,”Libro col timbro della Bibliotheque Charles Ferry députe & senateur des Vosges 1834-1909″,”STAx-052″
“FERRERO Guglielmo”,”Potere. I Geni invisibili della Città. Saggio introduttivo di Luciano Pellicani.”,”Guglielmo FERRERO (1871-1942) storico e sociologo di fama mondiale, fra i maggiori del Novecento, autore di opere di fondamentale importanza quali ‘Grandezza e decadenza di Roma’ (5 voll. 1902-1907) e ‘La rovina della civiltà antica’ (1926). La sua fede liberal-democratica lo portò in esilio all’avvento del fascismo e a stabilirsi in Svizzera, dove compose le trilogia ‘Avventura’ (1936), ‘Ricostruzione’ (1940) e ‘Potere’ (1942) che Henri PIRENNE definì ‘un’ ammirevole opera d’ arte’. ‘Potere’ è il capolavoro di FERRERO, l’ opera in cui ha condensato le sue riflessioni sui fondamenti intellettuali e morali dell’ ordine politico che egli chiamava ‘i Geni invisibili della Città’.”,”TEOP-108″
“FERRERO Guglielmo”,”L’ Europa giovane. Studi e viaggi nei paesi del Nord.”,”””Il socialismo tedesco afferma anzitutto di essere un partito scientifico, che muove guerra alla società presente, armato non di dinamite o di fucile, ma di certe date dottrine economiche e sociologiche: affermazione che nella storia non troviamo essere ancora stata fatta da nessun partito”” (pag 74)”,”GERx-086″
“FERRERO Paolo a cura; testimonianze di Gianni ALASIA Luca BARANELLI Sergio BOLOGNA Giorgio BOUCHARD Ester FANO Pino FERRARIS Goffredo FOFI Nando GIAMBRA Giovanni JERVIS Liliana LANZARDO Dario LANZARDO Edoarda MASI Mario MIEGGE Giovanni MOTTURA Cesare PIANCIOLA Vittorio RIESER Renato SOLMI Mario TRONTI”,”Raniero Panzieri. Un uomo di frontiera.”,”Testimonianze di Gianni ALASIA Luca BARANELLI Sergio BOLOGNA Giorgio BOUCHARD Ester FANO Pino FERRARIS Goffredo FOFI Nando GIAMBRA Giovanni JERVIS Liliana LANZARDO Dario LANZARDO Edoarda MASI Mario MIEGGE Giovanni MOTTURA Cesare PIANCIOLA Vittorio RIESER Renato SOLMI Mario TRONTI. Paolo FERRERO (Torino, 1960), valdese, ex operaio e poi cassaintegrato Fia, ha ricorperto ruoli di direzione in Cgil, Democrazia proletaria, Federazione giovanile evangelica italiana. Attualmente è nella segreteria nazionale di Rifondazione Comunista. Raniero PANZIERI; intellettuale di sinistra, è stato il fondatore della rivista Quaderni rossi (Torino, 1961) che viene individuata come il punto di partenza dell’ operaismo italiano. PANZIERI ha operato all’ interno della sinistra italiana: allievo ed amico di Rodolfo MORANDI, segretario dell’ Istituto di studi socialisti (1946-1948); segretario regionale del PSI in Sicilia (1949-1953), membro della direzione nazionale del suo partito, ruppe con le posizioni ufficiali per cercare di difendere la verità (rottura con lo stalinismo, con l’ aspirazione a partito di governo del Psi ecc.,) “”Giugno. Esce il n. 1 della rivista Quaderni rossi, pubblicata dall’ Istituto Morandi e frutto della collaborazione tra i gruppi di lavoro dell’ Istituto e ilitanti e dirigenti della Cgil torinese e nazionale. A questo primo quaderno, oltre a Panzieri, collaborano tra gli altri: Vittorio Foa, Giovanni Mottura, Vittorio Rieser, Sergio Garavini, Emilio Pugno, Gianni Alasia, Romano Alquati, Alberto Asor Rosa, Giuliano Boaretto, Luciano Della Mea, Dino De Palma, Liliana Lanzardo, Mario Miegge, Giuseppe Muraro, Emilio Soave, Mario Tronti. Panzieri presenta la rivista in varie città: Milano (12 giugno), Venezia (16 ottobre), Padova (17 ottobre), Roma (21 novembre), La Spezia (19 gennaio 1962), Genova (20 gennaio 1962), Siena (24 marzo 1962).”” (pag 55)”,”ITAC-096″
“FERRERO Guglielmo”,”Il congresso di Vienna, 1814-1815. Talleyrand e la ricostruzione d’ Europa. Volume Secondo. (Tit.orig.: Reconstruction)”,”FERRERO Guglielmo (1871-1942) sociologo, storico e scrittore politico fu uno dei più brillanti intellettuali europei. Antifascista, si stabilì a Ginevra nel 1939 dove insegnò storia all’ Università. Ricostruzione fu pubblicato a Parigi nel 1940 ed è il secondo volume di una trilogia che comprende ‘Avventura’ (1936) e ‘Potere’ (1942). “”Uno scacco completo, insomma. Le inquietudini di Talleyrand erano giustificate, gli Alleati non capivano niente della guerra che avevano intrapresa e, cosa ancora più grave, non potevano capirne niente. Quello che accadeva allora in Europa non era mai accaduto prima nella storia del mondo. Gli Alleati erano vittoriosi; aveva battuto Napoleone in Russia, in Germania, in Ispagna: l’ avevano costretto a ripassare il Reno, a rendere al suo re la Spagna, a liberare il Papa: erano entrati in Francia e marciavano su Parigi. Ma più si moltiplicavano le loro vittorie, e più ne erano spaventati. Ogni vittoria rovesciava una delle “”usurpazioni”” che Napoleone aveva imposto all’ Europa. Al principio del 1814, il ducato di Varsavia, la Confederazione del Reno, il regno di Vestfalia, non esistevano più; in Svizzera il regime della mediazione si sfaldava; in Italia la Rivoluzione crollava sotto i colpi degli austriaci e di Murat.”” (pag 77-78)”,”RAIx-196″
“FERRERO Guglielmo”,”Aventure. Bonaparte en Italie, 1796-1797.”,”Guibert, Napoleone e la guerra nuova. “”L’ armée autrichienne, qui descendait vers la vallée du Po’, pouvait déclancher la révolte de l’ Italie contre l’ envahisseur. L’ armée francaise ne devait pas seulement repousser son attaque, mais en même temps pétrifier l’ Italie dans sa neutralité. Guerre à deux faces, dont le dix-huitième siècle ne connaissait pas le secret. Le jeune général le trouva, dans un livre qui avait paru à Londres en 1773, sans nom d’auteur, sous le titre: ‘Essai général du tactique’. L’ ‘Essai’ ne se proposait rien moins que de démolir toute la guerre du dix-huitième siècle: institutions, méthodes et doctrines.”” (pag 84) “”Le jeune général du Directoire avait donc, en marchant sur Vienne, brisé l’orgueil de la plus puissante monarchie de l’ Europe.”” (pag 199) Vicende in Valbormida”,”FRAN-075″
“FERRERO Ernesto”,”Primo Levi. La vita, le opere.”,”FERRERO E. è direttore della Fiera internazionale del libro di Torino. Ha dedicato a Levi anche un’ antologia. La tregua. “”C’è infine una terza motivazione, la polemica scoppiata in Israele intorno al 1979 circa il comportamento dgli ebrei di fronte allo sterminio: come mai non si erano opposti, non avevano tentato di resistere, di combattere? E se si erano ribellati, quanti erano stati, e dove era accaduto? Parte di queste domande levi se le era già sentite rivolgere durante i suoi numerosi colloqui con i ragazzi delle scuole: perché nessuno tentava la fuga dai Lager? Perché non ci furono ribellioni? Levi aveva fornito le sue spiegazioni, e definito “”assurda ed offensiva”” l’ accusa di codardia. “”La coscienza radicata che all’ oppressione non si deve consentire, bensì resistere, non era molto diffusa nell’ Europa fascista, e particolarmente debole in Italia””., appannaggio di una ristretta élite sì politicamente attiva, ma isolata, perseguitata, distrutta. Gli interessa dunque rappresentare realisticamente un caso di ribellione attiva e consapevole, non dentro il Lager, ma nelle sterminate steppe russe attraversate dalla linea del fronte.”” (pag 96) Euro 9,5″,”VARx-267″
“FERRERO Ernesto”,”Lezioni napoleoniche. Sulla natura degli uomini, le tecniche del buon governo e l’arte di gestire le sconfitte.”,”””Il duca di Neufchâtel: ‘Vostra Maestà, vuol dunque prendersi tutto il mondo?’ Napoleone: ‘Be’, non è poi tanto grande!’ (in apertura) FERRERO Ernesto è direttore della Fioera Internazionale del Libro di Torino. E’ autore di romanzi e di ‘I migliori anni dell anostra vita’ che rievoca una stagione della cultura italiana.”,”FRAN-088″
“FERRERO Guglielmo”,”Le due Rivoluzioni francesi.”,”Guglielmo Ferrero (1871-1942) storico e sociologo di fama mondiale, fra i maggiori del Novecento, autore di opere di fondamentale importanza quali Grandezza e decadenza di Roma, La rovina della civiltà antica. La sua intransigente fede liberaldemocratica lo portò ad abbandonare l’Italia dopo l’instaurazione della dittatura fascista e a stabilirsi in Svizzera, dove compose la trilogia Avventura, Ricostruzione e Potere.”,”FRAR-008-FL”
“FERRERO Guglielmo”,”Il Congresso di Vienna, 1814-1815. Talleyrand e la ricostruzione d’Europa. Volume II.”,”Guglielmo Ferrero (1871-1942) storico e sociologo di fama mondiale, fra i maggiori del Novecento, autore di opere di fondamentale importanza quali Grandezza e decadenza di Roma, La rovina della civiltà antica. La sua intransigente fede liberaldemocratica lo portò ad abbandonare l’Italia dopo l’instaurazione della dittatura fascista e a stabilirsi in Svizzera, dove compose la trilogia Avventura, Ricostruzione e Potere.”,”EURx-091-FL”
“FERRERO Guglielmo”,”Il Congresso di Vienna, 1814-1815. Talleyrand e la ricostruzione d’Europa. Volume II.”,”Contiene il capitolo: Attivo e passivo della Rivoluzione (pag 378-393) Guglielmo Ferrero (1871-1942) sociologo, storico e scrittore politico, fu tra la fine del secolo e la prima guerra mondiale, uno dei più brillanti intellettuali europei. Antifascista, nel 1939 si stabilì a Ginevra dove insegnò storia all’università. ‘Ricostruzione’ fu pubblicato a Parigi nel 1940 ed è il secondo volume della trilogia che comprende ‘Avventura’ (1936) e ‘Potere’ (1942).”,”RAIx-002-FC”
“FERRERO Ernesto”,”Lezioni napoleoniche. Sulla natura degli uomini, le tecniche del buon governo e l’arte di gestire le sconfitte.”,”Ernesto Ferrero (1938), critico, saggista e narratore… “”Già prima di Marx, Napoleone si chiede chi educherà gli educatori. La loro formazione, afferma, non potrà essere abbandonata alla buona volontà o alle inclinazioni personali, ma essere forgiata da apposite istituzioni che garantiscano l’unità e l’organicità di indirizzo. E qui Napoleone si spinge a fare l’elogio dei gesuiti, che rispondevano sì al papa, ma all’interno dello Stato “”formavano un mirabile corpo insegnante o meglio ‘educante’, immutabile nei metodi e nelle dottrine, e avevano una tal conoscenza degli uomini e della società che li rendeva più adatti a formare padri, figli, magistrati, politici, magari guerrieri, che a formare scienziati”””” (pag 54-55) “”Una delle componenti essenziali della sua strategia è la rapidità dei movimenti”” (pag 64)”,”QMIx-043-FV”
“FERRERO Paolo a cura, Contributi di Gianni ALASIA Luca BARANELLI Sergio BOLOGNA Giorgio BOUCHARD Ester FANO Pino FERRARIS Goffredo FOTI Nando GIAMBRA Pinzi GIAMPICCOLI Giovanni JERVIS Dario LANZARDO Liliana LANZARDO Luca LENZINI Edoarda MASI Mario MIEGGE Giovanni MOTTURA Cesare PIANCIOLA Vittorio RIESER Pucci SAIJA PANZIERI Renato SOLMI Mario TRONTI”,”Raniero Panzieri. Un uomo di frontiera.”,”Paolo Ferrero (Pomaretto, Torino, 1960) Valdese, ex operaio e poi cassaintegrato Fiat, ha ricoperto ruoli di direzione i n Cgil, Democrazia proletaria e nella Federazione giovanile e vangelica italiana. Attualmente è membro della Segreteria nazionale del Partito della rifondazione comunista, responsabile dell’area lavoro, economia e diritti sociali.”,”BIOx-066-FL”
“FERRES Antonio”,”I vinti. Romanzo.”,”Appunti per una canzone futura “”Un giorno scriverò una canzone, una semplice canzone violenta come un campo di grano incendiato ardente come i miseri che resistono, ….”” (Egito Gonçalves) (in apertura) “”Il male che di libri di questo genere, scritti da tedeschi, nel 1939, non ce ne furono. La situazione dei prigionieri politici spagnoli è certo più apertamente documentata oggi, di quanto non fase quella dei “”concentrati”” in Germania quindici anni fa: ma ugualmente Ferres nei ‘Vinti’ ha compiuto con coraggio e inedita violenza fantastica una vera avventura dell’ignoto”” (quarta di copertina) “”(Ferres) nato nel 1924 da una contadina castigliana e da un militare di carriera allontato dall’esercito per i suoi sentimenti di sinistra moderata e per aver prestato servizio dalla parte repubblicana…”” “”In tutto quel che ho scritto qui, non c’è una sola parola che mi sia inventato”” (quarta di copertina)”,”VARx-150-FV”
“FERRETTI Valdo GIORDANO Giancarlo a cura; saggi di Valdo FERRETTI Tanaka TAKAHITO Simonetta MUSSO Peter LOWE Ian NISH Andrea CAMPANA”,”La rinascita di una grande potenza. Il rientro del Giappone nella società internazionale e l’ età della guerra fredda.”,”Saggi di Valdo FERRETTI Tanaka TAKAHITO Simonetta MUSSO Peter LOWE Ian NISH Andrea CAMPANA. Entrambi i curatori insegnano all’ Università La Sapienza di Roma. ‘Sebbene liberalizzato, però il commercio fu ri-orientato e indirizzato verso il “”mondo libero””, non più verso la Cina, nei confronti della quale, prima della guerra, il Giappone commerciava mediamente per il 20% delle esportazione e il 10% delle importazioni. Il commercio giapponese con la Cina fu, dunque, la vittima più illustre del controllo americano sulle merci strategiche in Estremo Oriente…”” (pag 117).”,”JAPx-038″
“FERRETTI Valdo”,”Da Portsmouth a Sarajevo. La politica estera giapponese e l’ equilibrio europeo (1905-1914).”,”””Lo storico francese P. Renouvin ha sostenuto dal canto suo, che già nel 1911 gli Stati Uniti cercarono con successo di indebolire la posizione diplomatica del Giappone. In quell’ anno il Presidente americano Taft propose alla Gran Bretagna la conclusione di un trattato di arbitrato generale, il quale escludeva il ricorso alla guerra per risolvere controversie insorte tra i due paesi. Dal momento che l’ alleanza anglo-giapponese in vigore prevedeva che, nel caso in cui il Giappone o la Gran Bretagna fossero stati attaccati da una terza potenza, l’ altra parte contraente sarebbe corsa in suo aiuto, il trattato d’ arbitrato implicava una modifica da apportare o la rinuncia da parte britannica all’ alleanza col Giappone. In effetti, dato che gli Stati Uniti non avevano intenzione di scatenare una guerra in Estremo Oriente, il loro fine sarebbe sembrato piuttosto quello di togliere un importante punto di riferimento alla diplomazia giapponese, laddove gli inglesi, distratti sempre più dalla politica tedesca in Europa, non potevano che auspicare un trattato il quale rendesse impossibile una guerra con gli Stati Uniti e consentisse loro di portare una parte della flotta dell’ Estremo Oriente sullo scacchiere occidentale.”” (pag 95)”,”JAPx-063″
“FERRETTI Valdo”,”La Marina giapponese e il governo Tojo: il dibattito sull’inizio e l’epilogo della guerra del Pacifico.”,”Storiografia. “”Come si vede, il “”revisionismo”” degli storici giapponesi non ha intaccato il nucleo della teoria per la quale fondalmentalmente i militari resano i responsabili della scelta che condusse il Sol Levante alla guerra del Pacifico. E’ tuttavia evidente che le recenti acquisizioni di nuovi documenti dicono moltissimo di nuovo sull’articolazione particolareggiata degli eventi e sui passaggi, scanditi dai contrasti fra gruppi e fazioni, attraverso i quali il processo si andò sviluppando. E anche più interessante è l’attualità del dibattito storiografico rispetto alla lotta politica di oggi, anche perché si è sviluppato nella recente storiografia un orientamento il quale vede il periodo storico fra le due guerre come caratterizzato non tanto dall’affermazione del militarismo, quanto dalla crescita e dall’avanzata di un insieme di forze, la cosiddetta “”Kakushinha””, delle quali la “”Toseiha”” (gruppo dominante nell’esercito opposto alla fazione estromessa da posizioni dominanti detta “”Kodoha””, ndr) avrebbe fatto parte all’interno dell’esercito, che insieme all’efficientismo nell’amministrazione dello stato e ad un maggior intervento di quest’ultimo sull’economia, incoraggiava una politica aggressiva ed energica in Cina. Poiché questa tendenza portava inevitabilmente allo scontro con l’Inghilterra e gli Stati Uniti, essa avrebbe creato però dissensi all’interno del Giappone non solo con le forze liberali nostalgiche del clima politico degli anni venti ma anche con i conservatori veri e propri, per i quali l’Unione Sovietica restava in politica internazionale il vero ed unico nemico. Questa impostazione ha provocato un vespaio di polemiche per almeno due ragioni: essa individua un’ampia componente di tipo socialista nelle forze rappresentative del cosidetto “”fascismo giapponese”” (termine che la scuola in questione rifiuta), e, nello stesso tempo, getta un ponte tra gli orientamenti di base dei governi del dopoguerra e le forze che si opposero all’ingresso in guerra nel 1941, ovvero tra quelli dei loro rispettivi avversari. Né è un caso, ci sembra, che lo studioso considerato caposcuola di questo gruppo, Ito Takashi, abbia mostrato molta attenzione, per la figura del principe Konoe Fumimaro, che vediamo come “”capofila”” dei riformatori fino alla crisi dell’ottobre del 1941, ostile all’ingresso in guerra e passato dalla parte dei conservatori già nel 1941. D’altro canto bisogna riconoscere che sul delicato problema del rapporto tra Konoe e l’esercito ulteriori novità interpretative si affacciano anche all’interno di questo filone”” (pag 107)”,”JAPx-086″
“FERRETTI Valdo”,”La marina giapponese dal Patto anti-komintern alla guerra contro gli Stati Uniti: un approfondimento documentario.”,”Due diverse stratetegie tra esercito e marina. “”Anche le condizioni finanziarie dell’impero suggerivano le stesse conclusioni, secondo i rappresentanti della marina, i quali anche osservavano che ora, a differenza dei tempi della guerra russo-giapponese, Tokyo non avrebbe avuto il favore dell’opinione pubblica internazionale. In sostanza tutto lasciava pensare che fosse possibile stabilizzare il blocco fra Giappone, CIna e Manchukuò senza combattere e semplicemente inducendo, nel modo che si è visto, le potenze anglo-sassoni e i sovietici a non ostacolare l’avanzata nipponica sul continente. In altre parole c’era profonda differenza di vedute fra i due servizi. L’esercito prevedeva lo scoppio di un conflitto generalizzato per il 1942 e pensava di essere in grado, con armamenti adeguati e anche grazie ad un intervento tedesco in Europa, di sconfiggere l’Urss La marina, invece, non prevedeva affatto che necessariamente si verificasse una crisi così grave in Europa e si aspettava che, se la Germania e il Giappone avessero attaccato l’Unione Sovietica, le potenze occidentali sarebbero scese alsuo fianco, sicché il Sol Levante avrebbe rischiato di essere battuto. Una crescita adeguata degli armamenti nipponici avrebbe perciò giocvato la funzione di frenare tutti questi possibili avversari dall’intervenire”” (pag 447) “”Va inoltre notato che ci troviamo qui di fronte ad un altro punto di svolta complessiva nell’evoluzione della politica estera giapponese. Nel luglio del 1940 l’esercito provocò la caduta del governo Yonai, i cui orientamenti in politica estera erano stati condensati nella cosiddetta “”Dichiarazione Arita”” (Arita Seimei) nella quale veniva esternato l’obiettivo di costituire tre aree di “”coprosperità”” nel mondo, una giapponese nel continente asiatico,P una tedesca in Europa ed una lasciata agli Stati Uniti nel continente americano. ERssa tuttavia non accennava all’Indocina né all’alleanza con l’Asse, problema sul quale il governo di Tokyo non aveva ancora trovato un accordo. Il suo senso generale era quello di non sviluppare l’avanzata verso Sud e di non raggiungere l’alleanza militare con la Germania e l’Italia, ma semplicemente di sviluppare una cooperazione a distanza, che, a parte l’ipotesi di guerra contro la Russia, funzionasse secondo le regole della consultazione, della non ingerenza e della neutralità”” (pag 454) Il patto anti-Comintern fu un trattato di alleanza politica, diretto contro l’Unione Sovietica, concluso il 25 novembre 1936 a Berlino tra il governi del Terzo Reich tedesco e dell’Impero giapponese. (wikip) Il patto tripartito o trattato tripartito (detto anche “”Asse Roma-Berlino-Tokyo””) fu un accordo sottoscritto a Berlino il 27 settembre 1940 dal governo del III Reich tedesco, dal Regno d’Italia e dall’Impero del Giappone al fine di riconoscere le aree di influenza in Europa ed Asia. In Italia esso fu subito battezzato “”Roberto””, acronimo di Roma-Berlino-Tokyo. Ufficiosamente, secondo il trattato, queste tre potenze si legittimavano il diritto di potenza “”guida””, ciascuna in una propria area: L’Europa per la Germania, il Mediterraneo per l’Italia, l’Estremo Oriente per il Giappone. (wikip)”,”JAPx-087″
“FERRETTI Maria”,”Rivoluzione culturale e formazione del consenso nell’Unione Sovietica degli anni Venti: Bucharin e il movimento dei corrispondenti operai e contadini.”,” “”Fra i dirigenti bolscevichi il più attento al movimento dei corrispondenti e il più sensibile nel coglierne le potenzialità fu Bucharin”” (pag 473) Formazione della società civile sovietica che avrebbe permesso, attraverso un fitta trama associativa, l’articolazione del rapporto fra lo Stato e la società (pag 475) Paziente lavoro in questo senso della Uljanova la sorella minore di Lenin (redazione Pravda, nucleo di corrispondenti) (pag 477) La conferenza e la fondazione del “”Rabocij Korrespondent”” diedero un nuovo impulso alla crescita del movimento, che ebbe nel 1924 una brusca impennata: alla II conferenza, alla fine del 1924, parteciparono 353 delegati, che rappresentavano 100.000 corrispondenti (pag 478) Il corrispondente operaio. Quale fu l’atteggiamento di Bucharin di fronte all’irrompere sulla scena dei movimento dei corrispondenti? Come contribuì a definire la figura del ‘rabkor’? ‘Il rabkor, testimone della quotidianità operaia’. Il ‘rabkor’, secondo Bucharin, doveva essere innanzitutto un lavoratore, che viveva assieme agli altri lavoratori e ne condivideva pienamente il modo di sentire e i problemi (35). …. finire (pag 480-481)”,”BUCS-033″
“FERRETTI Maria”,”La memoria mutilata. La Russia ricorda.”,”Maria Ferretti è nata e si è laureata a Roma in storia. Ha vissuto a Parigi dove è stata allieva, all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, di Marc Ferro e Jutta Scherrer. Si è trasferita in seguito a Mosca, e di lì collabora con quotidiani e periodici, tra cui ‘Il Messaggero’, ‘Il Manifesto’, ‘Politica e economia’, ‘Le Monde’. Esperta di storia sovietica degli anni Venti, con particolare riferimento alla rivoluzione culturale, Maria Ferretti si è ultimamente occupata degli influssi che il nuovo corso della perestrojka ha avuto sulla vita e sulla cultura dell’ex Unione Sovietica. Nazional-liberalismo “”L’ideologia dominante della Russia post-comunista, dopo aver abbandonato il «romanticismo» del movimento democratico nascente, si è nutrita alla fonte del nazional-liberismo, che ha assolto a due funzioni essenziali. Da una parte il nazional-liberismo ha offerto una copertura ideale alle pretese egemoniche della Russia nei confronti delle altre repubbliche, implicite nell’idea che Mosca è la ‘naturale’ rappresentante degli interessi di tutti i russofoni sparpagliati nelle terre dell’ex-Urss, pretesa che apre le porte a pericolosi contenziosi territoriali con le altre repubbliche (un solo esempio, la Crimea), evocando il fantasma della Jugoslavia. Dall’altra, esso permette di fornire una risposta «positiva» alla crisi dell’identità della Russia, che ha visto crollare, per la seconda volta nel secolo, l’Impero e che rischia di frantumarsi anche al suo interno per via delle tendenze centrifughe crescenti delle repubbliche interne (Tatarstan, Cecenia, ecc.) e di intere regioni (Siberia, Estremo Oriente). Il crollo dell’Impero è stato un trauma per la coscienza di vastissimi strati della popolazione, posti brutalmente di fronte al problema della decolonizzazione. La peculiarità dell’espansionismo russo, caratterizzata dall’annessione progressiva di territori adiacenti (non c’era il mare che separava naturalmente la metropoli alla periferia sottomessa), spesso scarsamente popolati (città russe in campagne indigene), unita a una percezione particolare dello spazio data dalle enormi distanze (l’Urss, con i suoi poco meno che 300 milioni di abitanti, occupava un sesto del globo terrestre) fa sì che per un russo sia inconcepibile ‘pensare’ i confini all’interno dell’impero. A questo bisogna aggiungere gli effetti delle politiche migratorie promosse dall’Urss, che hanno portato a un mischiarsi di etnie su tutto il territorio dell’Unione, favorito dal fatto che comunque la lingua ufficiale era il russo e la capitale restava Mosca: in Kazakistan, per esempio, il 41% della popolazione è composto di russi, così come il 21% in Ucraina, il 33% il Lettonia e il 30% in Estonia. Per un russo, accettare le frontiere con i nuovi Stati, frontiere che spezzano legami umani e familiari, è traumatico. Particolarmente difficile è accettare che esista una frontiera con l’Ucraina, che è considerata – a torto o a ragione, poco importa – parte integrante della Russia; l’Ucraina occupa un posto del tutto particolare nell’identità russa, poiché la culla della stessa civilizzazione russa è Kiev, la «madre delle città russe»”” (pag 455-456)”,”RUSx-197″
“FERRETTI Maria”,”La battaglia di Stalingrado.”,”L’importanza strategica di Stalingrado (pag 29) ‘La sorte della guerra si decide ad Oriente’ “”Gli obiettivi della campagna tedesca dell’estate del 1942 sono – così recita la direttiva n. 41 adottata ad aprile – “”annientare definitivamente le forze di cui ancora dispongono i Soviet e privarli, per quanto è possibile, dei più importnati centri economici e militari””. I tedeschi dovranno prendere Leningrado, sede di grandi insediamenti industriali, e operare lo sfondamento nel Caucaso, conquistando Stalingrado, centro industriale e strategico di prima imporanza. Il centro delle operazioni sarà il settore meridionale del fronte orientale: la conquista del Caucaso permetterà alla Germania, a corto di materie prime e, soprattutto, di carburante, di impadronirsi dei preziosi pozzi petroliferi di Baku, Groznyj e Maikop, assicurandosi le risorse per una guerra che comincia a prospettarsi di lunga durata. Le considerazioni economiche acquistano, dopo l’entrata in guerra degli Stati Uniti, un’importanza di primo piano per gli strateghi nazisti, che, consapevoli di non poter ompetere col potenziale industriale degli Alleati, sono spinti a farla rapidamente finita con l’Urss non tanto da ragioni ideologiche – il leitmotif della distruzione del bolscevismo è lasciato alla propaganda – quanto all’urenza di appropriarsi delle risorse naturali e produttive del Paese per proseguire le ostilità, evitando, nel contempo, il rischio di dover combattere su due fronti. “”La sorte della guerra””, sono parole del capo di Stato maggiore della Wehrmacht, Franz Halder, “”si decide a Oriente”” (pag 29-30) Il nuovo atteggiamento dei tedeschi verso la guerra (pag 90) “”Stalingrado segna l’inizio dello sgretolamento del regime nazista, in cui progressivamente viene meno quel composito consenso popolare da cui aveva tratto la sua legittimazione. Se questo non si traduce nello sviluppo di un movimento di opposizione aperta al nazismo – in Germania a ifferenza che nell’Europa occupata, la resistenza non diventerà mai un fenomeno socialmente diffuso e politicamente rilevante, ma resterà limitata a piccoli gruppi isolati -, pure dà avvio a un processo di scollamento della società tedesca dal regime. Il trauma della sconfitta funge da catalizzatore di fermenti e stati d’animo intrisi di malessere che si sono diffusi col protrarsi della guerra, senza tuttavia assumere una connotazione critica precisa: con Stalingrado, invece, cambia l’atteggiamento nei confronti sia della guerra che di Hitler. L’atteggiamento verso la guerra ha conosciuto, fino a quel momento, fasi alterne di rassegnazione e entusiasmo. La spettacolare sconfitta della Francia (giugno 1940) ha scatenato una vera e propria ondata di entusiasmo popolare e portato alle stelle il prestigio di Hitler. Galvanizzata dal succedersi di brillanti vittorie e sapientemente alimentata dalla propaganda, l’euforia patriottica per la “”guerra giusta”” contro le potenze occidentali che vogliono sopraffare la Germania domina gli animi. Nel 1941, i rapidi successi della Wehrmacht in Urss, esaltati dalle cronache cinematrografiche di Goebbels, danno un nuovo colpo di frusta all’entusiasmo popolare, tanto più che la promessa di una vittoria-lampo fa sperare nella prossima fine del conflitto. Fra la fine del 1941 e l’inizio del 1942 si registra una netta inversione di tendenza. Il fallimento del ‘Blitzkrieg’, tanto sbandierato dalla propaganda, mette fine alle illusioni di un rapido concludersi delle operazioni belliche. L’altissimo prezzo in vite umane della campagna orientale fa toccare alla Germania l’orrore della guerra. L’intersificarsi dei bombardamenti sulle città tedesche e le penurie crescenti alimentano lo scontento fra i ceti urbani, che si aggiunge al malcontento dei contadini, vessati dalle requisizioni alimentari. Fra gli operai, le cui condizioni di lavoro peggiorano costantemente, si diffonde una protesta strisciante, che trova espressione nell’assenteismo e nell’indisciplina; il degradarsi della situazione militare, aggravando la situazione economica del Paese, fa aumentare la pressione su commercianti, artigiani e piccoli imprenditori, costretti a reperire con sempre maggiori difficoltà le risorse per mandare avanti le loro attività. Si assiste a una generale perdita di fiducia: l’atteggiamento verso la guerra oscilla fra cupi presentimenti disfattisti e irrazionali speranze”” (pag 90-91)”,”QMIS-336″
“FERRETTI Giuliano”,”Un «soldat philosophe». Philippe Fortin de la Hoguette (1585-1668?).”,”Contiene dedica manoscritta dell’autore a GM Bravo Philippe Fortin de la Huguette ‘Philippe Fortin de la Hoguette (1585-1668) è stato un militare e filosofo francese. Nato a Falaise, ha servito sotto la reggenza di Anna d’Austria e ha partecipato alle Guerre di Religione francesi 1. È noto per la sua corrispondenza trentennale con i fratelli Dupuy, in cui discuteva dei grandi momenti dell’ assolutismo francese e dei dibattiti suscitati dalle opere di Richelieu e Mazzarino’ (f. copil)”,”BIOx-013-FMB”
“FERRI Enrico”,”Autobiografia di Enrico Ferri. Preceduta da uno studio intimo di Carlo Monticelli.”,”Ferri (Enrico), criminalista e uomo politico italiano (San Benedetto Po, Mantova, 1856 – Roma 1929). Allievo di Ellero all’ università di Bologna, dove si addottorò con tesi su ‘L’ imputabilità umana e la negazione del libero arbitrio’ (1879), nel 1881 pubblicò la sua opera principale ‘I nuovi orizzonti del diritto e della procedura penale’, ripubblicata nel 1929 col titolo di ‘Sociologia criminale’, che divenne il manifesto della scuola positivo-sociologica. Professore di diritto penale in varie università italiane, militò nel partito socialista e diresse per alcuni anni il giornale Avanti! (1900-1905). Durante l’epoca fascista abbandonò il socialismo accostandosi al regime. Nel 1921, nella sua qualità di presidente della commissione per la riforma delle leggi penali, pubblicò un progetto di codice penale. Il Ferri è considerato il fondatore della sociologia criminale. (RIZ)”,”MITS-195″
“FERRI Franco, presentazione, saggi di Salvatore F. ROMANO Clara CASTAGNOLI Aronne VERONA Mario RONCHI Guido RAFFAELLI Ernesto RAGIONIERI Giorgio MORI Libertario GUERRINI Enzo SANTARELLI Raffaele MOLINELLI Luigi BELLINI Alberto CARACCIOLO Carlo CICERCHIA Diamante LIMITI Pietro LAVEGLIA Francesco RENDA Leo VALIANI Guido VICARIO Roberto ZAPPERI”,”Origini e prime linee di sviluppo del movimento contadino in Italia. A cura del Centro per la storia del movimento contadino.”,”Direttore responsabile di Movimento Operaio: Armando SAITTA, Vice Direttore: Franco DELLA PERUTA FERRI Franco, presentazione, saggi di Salvatore F. ROMANO Clara CASTAGNOLI Aronne VERONA Mario RONCHI Guido RAFFAELLI Ernesto RAGIONIERI Giorgio MORI Libertario GUERRINI Enzo SANTARELLI Raffaele MOLINELLI Luigi BELLINI Alberto CARACCIOLO Carlo CICERCHIA Diamante LIMITI Pietro LAVEGLIA Francesco RENDA Leo VALIANI Guido VICARIO Roberto ZAPPERI “”In tali condizioni, più di sempre vi era, per l’ industria italiana, la esigenza di una politica economica di protezione, di basse imposizioni, di bassi prezzi dei generi alimentari per potersi presentare, con qualche probabilità di successo, sul mercato internazionale. La tariffa doganale alla quale precedentemente ci richiamavamo, aveva segnato sì una affermazione dei protezionisti in agricoltura, ma solo in quanto alleati dei gruppi industriali del nord, che furono in definitiva, i principali vincitori di quella battaglia, anche se non in maniera completa.”” (pag 488-489)”,”MITT-143″
“FERRI Franco a cura”,”Lo Stato operaio 1927-1939. Antologia. I.”,”Bordighismo Bordiga. “”Ma allora perché il bordighismo ha avuto un successo nel movimento operaio italiano? Per due motivi fondamentali. Ilprimo sta nella situazione stessa della clase operaia italiana. Numericamente debole, circondata da una massa di piccola borghesia, la classe operaia italiana si trova continuamente esposta al pericolo di subire essa stessa, nel proprio seno, e nel seno del proprio partito, le influenze deleterie di classi avverse e di ceti intermedi.”” (pag 378)”,”PCIx-184″
“FERRI Franco a cura”,”Lo Stato operaio 1927-1939. Antologia. II.”,”Commemorazione morte E. MALATESTA pag 84 Largo ai giovani. “”Se i nostri militanti adulti, e gli operai anziani, e tutti gli anziani pensosi della sorte del paese, si daranno con passione alla mobilitazione di milioni di giovani, di tutti i giovani, maschi e femmine, dei giovani fascisti, cattolici, d’ogni opinione politica o politicamente indifferenti, nelle fabbriche e nelle case operaie, nei circoli, nei fasci giovanili, nelle associazioni cattoliche, nelle campagne, nelle scuole, negli uffici, la parola Largo ai giovani, che è servita sino ad oggi come un motivo retorico, diventerà una direttiva per tutte le rivendicazioni immediate della gioventù (…)””. (pag 446-447) Guerra civile di Spagna. Togliatti: Sulle particolarità della rivoluzione spagnola. (pag 496-512)”,”PCIx-185″
“FERRI Carlo E.”,”Il pensiero economico del Conte di Cavour.”,”””Nello stesso torno di tempo oppugnando le idee di Brofferio sui rivoluzionari la parola di Cavour accesa di sdegno, bolla d’ infamia l’ ideologia comunista e chi se ne fa divulgatore. “”Una setta iniqua ed ignorante, egli esclama, si è or elevata sopra un ipotetico desiderio vecchio come la storia e sucido come il più cieco egoismo. Trova contro di sé la scienza, l’ affetto, l’ individuo, la famiglia, ogni legge fondamentale dell’ umana specie””. Nello studio “”Des idées communistes et des moyens d’en combattre le developpement””, il fenomeno è seguito nella sua genesi, nei suoi sviluppi e nei suoi rimedi. Certo nessuno poteva guardare senza paura all’ingigantire del nembo comunista sorgente gravido di tempesta all’ orizzonte europeo. (…) Come Marx, Cavour notò la tendenza delle ricchezze a concentrarsi, comune a molte società moderne. (…)”” (pag 131-132)”,”ITAE-170″
“FERRI Enrico”,”Socialismo e Scienza Positiva (Darwin-Spencer-Marx).”,”FERRI Enrico deputato al parlamento.”,”SOCx-162″
“FERRI Franco, apertura dei lavori, relazioni di BERLINGUER Giovanni PRESTIPINO Giuseppe ALOISI Massimo SANTORO Carlo Maria DI-SIENA Giuseppe MALDONADO Tomás AURISICCHIO DE VAL Sandro MISITI Raffaello BIOCCA Ettore PINCHERA Giovanni Carlo DI-MAIO Giorgio RICCI Ivo MACCARINI REGE GIANAS Franco VIVIANI Romano TASSINARI Luigi CASULE Giorgio PACCINO Dario SEBASTI Rinaldo AGOSTINI Adriano NEBBIA Giorgio LOPERFIDO Francesco BUSETTO Franco, interventi di GUIDETTI Beniamino BERLINGUER Giovanni DELUCCHI Gianmario SONNINO Eugenio PASQUINELLI Carla BIOCCA Ettore MALDONATO Tomás MONDELLA Felice PINCHERA Giovanni Carlo GRUPPI Luciano PETRACCHI Gernando BESANA Luigi DI-MAIO Giorgio”,”Uomo natura società. Ecologia e rapporti sociali. Atti del convegno tenuto a Frattocchie (Roma) dal 5 al 7 novembre 1971.”,”Contiene il saggio di Giuseppe Prestipino. ‘Uomo e natura nel marxismo’ (pag 35-68) e quello di Giuseppe Di-Siena ‘Appunti per una antropologia sociale marxista (pag 95-110) «Negli attuali rapporti, anche la scienza è diretta contro il lavoro» Il pensiero giovanile di Engels e di Marx. “”Dai ‘Manoscritti’ del 1844 al ‘Capitale’ e dagli engelsiani ‘Primi lineamenti di una critica dell’economia politica’ (2) fino all”Antidühring’, un elemento permane, tra gli altri, malgrado le successive evoluzioni e malgrado gli asseriti mutamenti di rotta (o ‘coupures’) nel pensiero di Marx e di Engels. Nel suo primo saggio sull’economia politica Engels enuncia quello che quattro anni dopo sarebbe stato il programma del ‘Manifesto’ sotto forma di previsione che guarda «a quel grande rivolgimento di cose, cui il secolo va incontro: la riconciliazione cioè dell’umanità colla natura e con se stessa» (3). In quest’enunciato è contenuta in germe una tematica costante del materialismo storico, che in Marx avrà una formulazione diversa e più rigorosa, significando che la risoluzione delle contraddizioni insorgenti nella sfera di «rapporti di produzione» («la riconciliazione (…) dell’umanità (…) con se stessa») è la prevedibile risultante, nel tempo storico, di un compito che, in prima istanza, consiste nel conservare e sviluppare le «forze produttive» («la riconciliazione cioè dell’umanità colla natura», secondo l’espressione del giovane Engels). Non soltanto è filologicamente impossibile isolare ed escludere questo tema dal nucleo del marxismo, ma è quasi altrettanto difficile provare che il primo rapporto (il rapporto uomo-natura nelle forze produttive) sia, in Marx, o in uno sviluppo coerente della dottrina, concettualmente riducibile al secondo o almeno funzionale al secondo (ossia al rapporto sociale di produzione tra gli uomini stessi), come hanno in vario modo proposto Korsch, Adorno, Alfred Schmidt ed altri (4). Nei ‘Lineamenti’ di Engels si trova inoltre una prima intuizione di quello che diverrà uno dei motivi cardine dei ‘Grundrisse’ e del ‘Capitale’: il motivo, cioè, della scienza in quanto «appartiene agli elementi della produzione» (alla sfera delle forze produttive). «Abbiamo dunque in attività due elementi della produzione, la natura e l’uomo, e questo ultimo sotto l’aspetto fisico e sotto l’aspetto intellettuale» (5). L’aspetto intellettuale è considerato nella sua dinamica, come quello che dovrà prendere il sopravvento, non solo nel rapporto tra l’uomo e la natura, ma anche nei rapporti degli uomini stessi tra loro, per la risoluzione di uno squilibrio che è proprio della presente società, nella quale la legislazione cosciente che gli uomini riescono ad ‘imporre’ al proprio rapporto con la natura, nell’attività economica in senso stretto, risulta anch’essa distorta ed inefficace, perché contraddetta da altre leggi che gli uomini ‘subiscono’ dalla loro struttura sociale, senza consapevolezza né controllo, e che sono più simili, pertanto, alle leggi «cieche» della stessa natura (6) (benché siano sfornite della lungamente sperimentata utilità di queste ultime, negli adattamenti conseguiti dalla specie): questo è il senso del ragionamento di Engels. Finché non sarà colmato quello squilibrio, anche la scienza umana regolatrice del rapporto con la natura sarà fonte di rovina per l’uomo, in particolare per l’operaio («negli attuali rapporti, anche la scienza è diretta contro il lavoro», nota Engels (7), che si prepara a scrivere su ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra’ (8), non trascurando di sottolineare gli ostacoli naturali che impediscono all’operaio l’acquisizione delle nuove capacità e dei nuovi adattamenti imposti da un incessante progresso tecnologico in regime di divisione del lavoro (9)). Engels fa riferimento inoltre alle potenzialità inutilizzate della scienza nell’intento di confutare Malthus: la scienza, egli dice, fornisce risorse crescenti anch’esse, come la popolazione, in progressione geometrica (10)”” [Giuseppe Prestipino. ‘Uomo e natura nel marxismo’] [(in) ‘Uomo natura società. Ecologia e rapporti sociali’. Atti del convegno tenuto a Frattocchie (Roma) dal 5 al 7 novembre 1971′, Roma, 1974] [(2) Apparsi per la prima volta nel 1844 (nei primi due fascicoli dei ‘Deutsch-französische Jahrbücher); trad. it. F. Engels, ‘L’economia politica’ (‘Primi lineamenti di una critica della economia politica’), Milano, Critica sociale, 1895; reprint, Roma, Samonà e Savelli, 1971; (3) Ivi, p. 44. ‘Sull’unità di uomo e natura, come motivo degli scritti letterari giovanili di Engels’, cfr. E. Fiorani, ‘Friedrich Engels e il materialismo dialettico’, Milano, Feltrinelli, 1971, p. 26; (4) Cfr. K. Korsch, ‘Karl Marx’, trad. it., Bari, Laterza, 1969; A. Schmidt, ‘Il concetto di natura in Marx’, trad. it., Bari, Laterza, 1979, T.W. Adorno, ‘Is Marx obsolete?’, in ‘Diogene’, n: 24, 1968; (5) F. Engels, op.cit., p. 50; (6) Ivi, p: 59, F. Engels, ‘Dialettica della natura’, Roma, Editori Riuniti, 1971, pp. 50-51; (7) ‘Primi lineamenti’, cit., p. 73; (8) Trad. it., Roma, Editori Riuniti, 1955; (9) ‘Primi lineamenti’, cit., p. 74; (10) Ivi, p. 69]”,”TEOC-704″
“FERRI Edgarda”,”Io, Caterina. La vita di una donna, il mistero di una santa.”,”Edgarda Ferri, giornalista scrittrice e saggista.”,”RELC-355″
“FERRI Franco a cura; relazioni di Nicola BADALONI Remo BODEI Christine BUCI-GLUCKSMANN Umberto CERRONI Franco DE-FELICE Biagio DE-GIOVANNI Gabriele DE-ROSA Giuseppe GALASSO Giuseppe GIARRIZZO Luisa MANGONI Giuseppe VACCA Rosario VILLARI”,”Politica e storia in Gramsci. Atti del convegno internazionale di studi gramsciani. Firenze, 9-11 dicembre 1977. I. Relazioni a stampa.”,”Relazioni di Nicola BADALONI Remo BODEI Christine BUCI-GLUCKSMANN Umberto CERRONI Franco DE-FELICE Biagio DE-GIOVANNI Gabriele DE-ROSA Giuseppe GALASSO Giuseppe GIARRIZZO Luisa MANGONI Giuseppe VACCA Rosario VILLARI Contiene il saggio di Giuseppe Vacca, “”La ‘quistione politica degli intellettuali’ e la teoria marxista dello Stato nel pensiero di Gramsci”” (pag 439-480) Altri temi trattati, rivoluzione passiva, fascismo, questione meridionale, crisi dello Stato, cattolici, americanismo e fordismo, guerra di posizione, teoria dell’egemonia, cesarismo, stato operaio e stato totalitario ‘Così, in una nota del ’32, Gramsci definisce il «cesarismo» come espressione di una situazione in cui le forze in lotta si equilibrano in modo catastrofico, cioè si equilibrano in modo che la continuazione della lotta non può concludersi che con la distruzione reciproca». Dopo di che egli precisa: «Ci può essere un cesarismo progressivo ed uno regressivo e il significato esatto di ogni forma di cesarismo, in ultima analisi, può essere ricostruito dalla storia concreta e non da uno schema sociologico. E’ progressivo il cesarismo, quando il suo intervento aiuta la forza progressiva a trionfare sia pure con certi compromessi e temperamenti limitativi della vittoria; è regressivo quando il suo intervento aiuta a trionfare la forza regressiva…». «Del resto – egli aggiunge – il cesarismo è una formula polemica-ideologica e non un canone di interpretazione storica. Si può avere soluzione cesarista anche senza un Cesare, senza una grande personalità “”eroica”” e rappresentativa» (38). Il riferimento ai contenuti progressivi o no, alle classi alle quali il cesarismo offre il modo di dirigere, al fatto che si può avere «cesarismo» anche senza un Cesare, ed infine al compromesso fra le classi in lotta e fra le classi alleate non lascia dubbi sul fatto che Gramsci pensi all’URSS come espressione di «cesarismo» progressivo. Ove ciò non bastasse e si voglia raccogliere l’avvertimento gramsciano circa il carattere polemico-ideologico e non scientifico del concetto di «cesarismo», sta comunque il fatto che in una nota di poco precedente, sensibilmente rielaborata nella seconda stesura, il riferimento alla realtà sovietica è molto più trasparente, ed è inserito in una riflessione sullo Stato «totalitario» e la funzione in esso del partito totalitario (39). Che Gramsci guardi così in modo critico agli sviluppi del primo Stato operaio non può essere dubbio. Si pensi alle sue riflessioni sul regime parlamentare come forma politica «classica» dell’egemonia borghese proprio perché basata sull’articolazione della «società civile» e della «società politica» e sulla formazione della egemonia come fenomeno che procede dalla società civile e la espande (40). Si pensi alla concezione che egli ha dell’egemonia della classe operaia, che non meno di quella borghese deve porre le sue basi nella società civile ed orientarsi verso il «riassorbimento» della «società politica» nella «società civile», ovvero verso la «fine» dello Stato (41)’ (pag 454-455)] [dal saggio di Giuseppe Vacca, “”La ‘quistione politica degli intellettuali’ e la teoria marxista dello Stato nel pensiero di Gramsci”” (pag 439-480)] [(38) Q., p. 1619; (39) Q., pp. 1601-1602. La prima stesura di questa nota è nel quaderno 4, è meno articolata ed al posto del concetto di “”Stato totalitario”” vi è quello di “”Stato dittatoriale”” (Q., p. 432); (40) Q., p. 1638: «L’esercizio “”normale”” dell’egemonia nel terreno divenuto classico del regime parlamentare, è caratterizzato dalla combinazione della forza e del consenso che si equilibrano variamente, senza che la forza soverchi di troppo il consenso, anzi cercando di ottenere che la forza appaia appoggiata sul consenso della maggioranza, espresso dai cosiddetti organi dell’opinione pubblica – giornali e associazioni – i quali, perciò, in certe situazioni, vengono moltiplicati artificiosamente»; (41) Vedi ad esempio Q., p. 662: «””Principe”” potrebbe essere un capo di Stato, un capo di governo, ma anche un capo politico che vuole conquistare uno Stato o fondare un nuovo tipo di Stato; in questo senso “”principe”” potrebbe tradursi in lingua moderna “”partito politico”” (…)»]”,”GRAS-140″
“FERRI Franco a cura; relazioni di Franco FERRI Nicola BADALONI Eric J. HOBSBAWM Alberto CARACCIOLO Valentino GERRATANA, conclusioni di Nicola BADALONI, comunicazioni di Michele BATTINI Oddo BUCCI Luigi CARPINETI Paolo CRISTOFOLINI Furio DIAZ Piero DI-GIOVANNI Gianni FRANCIONI Alberto GRANESE Alfonso M. IACONO Luigi M. LOMBARDINI-SATRIANI Oreste MASSARI Giovanni MASTROIANNI Giannarita MELE Pasquale MISURATA e Luis RAZETO MIGLIARO Giorgio NARDONE Franca PAPA Cosimo PERROTTA Franca PIERONI BORTOLOTTI Pier Paolo PORTINARO Alberto POSTIGLIOLA Giuseppe PRESTIPINO Donald SASSOON Valeria SGAMBATI Anne SHOWSTACK SASSOON Alberto M. SOBRERO Elsa FUBINI”,”Politica e storia in Gramsci. Atti del convegno internazionale di studi gramsciani. Firenze, 9-11 dicembre 1977. II. Relazioni, interventi, comunicazioni.”,”Relazioni di Franco FERRI Nicola BADALONI Eric J. HOBSBAWM Alberto CARACCIOLO Valentino GERRATANA, conclusioni di Nicola BADALONI, comunicazioni di Michele BATTINI Oddo BUCCI Luigi CARPINETI Paolo CRISTOFOLINI Furio DIAZ Piero DI-GIOVANNI Gianni FRANCIONI Alberto GRANESE Alfonso M. IACONO Luigi M. LOMBARDINI-SATRIANI Oreste MASSARI Giovanni MASTROIANNI Giannarita MELE Pasquale MISURATA e Luis RAZETO MIGLIARO Giorgio NARDONE Franca PAPA Cosimo PERROTTA Franca PIERONI BORTOLOTTI Pier Paolo PORTINARO Alberto POSTIGLIOLA Giuseppe PRESTIPINO Donald SASSOON Valeria SGAMBATI Anne SHOWSTACK SASSOON Alberto M. SOBRERO Elsa FUBINI (Bibliografia gramsciana, 1968-1977) Contiene tra l’altro le comunicazioni: – Michele Battini, Alcune osservazioni su ‘Americanismo e Fordismo’ (pag 315-326) – A.M. Iacono, Sul rapporto tra filosofia e senso comune in Gramsci: la critica a Bucharin e a De Man (pag 419-435) – Albertto M. Sobrero, Culture subalterne e nuova cultura in Labriola e Gramsci (pag 623-648)”,”GRAS-140-B”
“FERRI Franco, presentazione, saggi di Salvatore F. ROMANO Clara CASTAGNOLI Aronne VERONA Mario RONCHI Guido RAFFAELLI Ernesto RAGIONIERI Giorgio MORI Libertario GUERRINI Enzo SANTARELLI Raffaele MOLINELLI Luigi BELLINI Alberto CARACCIOLO Carlo CICERCHIA Diamante LIMITI Pietro LAVEGLIA Francesco RENDA Leo VALIANI Guido VICARIO Roberto ZAPPERI”,”Origini e prime linee di sviluppo del movimento contadino in Italia. A cura del Centro per la storia del movimento contadino.”,”Direttore responsabile di Movimento Operaio: Armando SAITTA, Vice Direttore: Franco DELLA PERUTA FERRI Franco, presentazione, saggi di Salvatore F. ROMANO Clara CASTAGNOLI Aronne VERONA Mario RONCHI Guido RAFFAELLI Ernesto RAGIONIERI Giorgio MORI Libertario GUERRINI Enzo SANTARELLI Raffaele MOLINELLI Luigi BELLINI Alberto CARACCIOLO Carlo CICERCHIA Diamante LIMITI Pietro LAVEGLIA Francesco RENDA Leo VALIANI Guido VICARIO Roberto ZAPPERI”,”MITT-018-FF”
“FERRI Franco a cura; relazioni di Nicola BADALONI Remo BODEI Christine BUCI-GLUCKSMANN Umberto CERRONI Franco DE-FELICE Biagio DE-GIOVANNI Gabriele DE-ROSA Giuseppe GALASSO Giuseppe GIARRIZZO Luisa MANGONI Giuseppe VACCA Rosario VILLARI”,”Politica e storia in Gramsci. Atti del convegno internazionale di studi gramsciani. Firenze, 9-11 dicembre 1977. I. Relazioni a stampa.”,”Relazioni di Nicola BADALONI Remo BODEI Christine BUCI-GLUCKSMANN Umberto CERRONI Franco DE-FELICE Biagio DE-GIOVANNI Gabriele DE-ROSA Giuseppe GALASSO Giuseppe GIARRIZZO Luisa MANGONI Giuseppe VACCA Rosario VILLARI Contiene il saggio di Giuseppe Giarrizzo ‘Il Mezzogiorno di Gramsci’ (pag 321-389) ‘Da Vienna, tra dicembre 1923 e gennaio ’24, Gramsci incalza con quella insistenza ossessiva nello scavo in povertà di informazioni che doveva diventare negli anni del carcere il tratto dominante del suo carattere intellettuale. (…). Nella crisi italiana (…) il Mezzogiorno, «che noi abbiamo misconosciuto così come facevano i socialisti e abbiamo creduto fosse risolvibile nell’ambito normale della nostra attività politica generale», diventa sotto vari aspetti decisivo: «Io sono sempre stato persuaso che il Mezzogiorno diventerebbe la fossa del fascismo, ma credo anche che esso sarà il maggior serbatoio e la piazza d’armi della reazione nazionale e internazionale se prima della rivoluzione noi non n studiamo adeguatamente le questioni e non siamo preparati a tutto» (11). (…) E il fascismo? Si tratta d’una variabile non essenziale, il cui ruolo è in fase di rapido superamento. «Nell’attuale situazione – scriveva Gramsci pochi giorno dopo, sulla base della stessa analisi (17) -, con la depressione delle forze popolari che esiste, le masse contadine meridionali hanno assunto un’importanza enorme nel campo rivoluzionario. O il proletariato, attraverso il suo partito politico, riesce in questo periodo a crearsi un sistema di alleati nel Mezzogiorno, oppure le masse contadine cercheranno dei dirigenti politici nella loro stessa zona, cioè si abbandoneranno completamente nelle mani della piccola borghesia amendoliana, diventando una riserva delle controrivoluzioni, giungendo fino al separatismo e all’appello agli eserciti stranieri nel caso di una rivoluzione puramente industriale del nord». E’ l’applicazione all’Italia della risposta russa alla «stabilizzazione del capitalismo»: in presenza d’una «depressione» del proletariato industriale europeo, di ciò quelle masse contadine si faranno capi politici «nazionali» nei loro stessi paesi. La opposizione costituzionale ha spinto il Mezzogiorno a manifestare «ancora una volta» la sua distinzione «territoriale» dal resto dello Stato, «la sua volontà di non lasciarsi assorbire impunemente in un sistema unitario esasperato – che significherebbe solo accrescimento delle antiche oppressioni e dei vecchi sfruttamenti – trincerandosi dietro una serie di posizioni costituzionali, parlamentaristiche, di democrazia formale…» (18)] (pag 325-329) [dal saggio di Giuseppe Giarrizzo ‘Il Mezzogiorno di Gramsci’ (pag 321-389)] [(11) Annali Feltrinelli (in seguito AFelt), III, p. 468: Gramsci a Togliatti e altri, 9 febbraio 1924; (17) CPC, 171-74: ‘L’Ordine Nuovo, 15 marzo 1924 (‘Il Mezzogiorno e il fascismo’); (18) Qui lo «schema di tesi» (AFeltr, a. VIII, pp. 201-202) ribadisce la formula del «governo degli operai e dei contadini», e non accoglie le indicazioni in senso federativo avanzate da Gramsci – ammettendo che in Italia il problema agrario «assume un carattere territoriale», ma concludendo che il fascismo ha unificato con la sua violenza la campagna! Poco più in là (p. 203) si parla tuttavia di integrare lo schema di rivendicazioni parziali con un punto relativo a «diritti delle minoranze nazionali». La formula gramsciana «repubblica ‘federativa’ degli operai e dei contadini» adatta formule discusse da Stalin tra il dicembre 1922 e il marzo ’23. Era stato Stalin, un uno scritto del novembre ’23, a saldare questione nazionale in Russia e problema dei ceti medi (I.V. Stalin, ‘Il marxismo e la questione nazionale e coloniale’, Mosca, 1948, pp. 263-269)]”,”GRAS-006-FV”
“FERRI Francesca LAMPUGNANI Laura GALLI Giovanni”,”La divisa del tenente Volpe. I ricordi di Giuseppe Volpe dalla Somalia a Corfù ai campi di concentramento tedeschi.”,”Postfazione di Giovanni Galli, Istituto storico della Resistenza e della Società Contemporanea nel Novarese e nel Verbano-Cusio-Ossola, “”P. Fornara”””,”ITAR-032-FV”
“FERRI Franco a cura; relazioni di Nicola BADALONI Remo BODEI Christine BUCI-GLUCKSMANN Umberto CERRONI Franco DE-FELICE Biagio DE-GIOVANNI Gabriele DE-ROSA Giuseppe GALASSO Giuseppe GIARRIZZO Luisa MANGONI Giuseppe VACCA Rosario VILLARI”,”Politica e storia in Gramsci. Atti del convegno internazionale di studi gramsciani. Firenze, 9-11 dicembre 1977. I. Relazioni a stampa.”,”Contiene il saggio di Franco De Felice: ‘Rivoluzione passiva, fascismo, americanismo in Gramsci’ (pag 161-220) Christine Buci-Gluckmann, ‘Sui problemi poltici della transizione: classe operaia e rivoluzione passiva’ (pag 99-126) “”Il giudizio sul fascismo come «forma» della rivoluzione passiva del XX secolo pone una serie di questioni di grande importanza che vanno dipanate singolarmente per sviluppare tutte le implicazioni connesse a quel giudizio. (…)”” (pag 179)”,”GRAS-005-FMP”
“FERRI Edgarda”,”L’alba che aspettavamo. Vita quotidiana a Milano nei giorni di piazzale Loreto, 23-30 aprile 1945.”,”Edgarda Ferri, giornalista, scrittrice, saggista, ha pubblicato molte opere tra cui ‘Il perdono e la memoria’ (1988, premio Walter Tobagi).”,”QMIS-051-FSD”
“FERRINI Cinzia”,”Scienze empiriche e filosofie della natura nel primo idealismo tedesco.”,”Cinzia Ferrini è dottore di ricerca in filosofia e ha svolto la propria attività presso università statunitensi, olandesi, svizzere e tedesche. Sue pubblicazioni: Guida al De orbitis planetarum di Hegel ed alle sue edizioni e traduzioni (in collaborazione con M. Nasti De Vincentis).”,”FILx-080-FL”
“FERRO Marc”,”L’ Internationale. Histoire d’un chant de Pottier et Degeyter.”,”In Russia, il canto Internazionale arriva nel 1889. Nel 1892 la marcia di POTTIER e DEGEYTER è scelta dalla 2° Internazionale come inno ufficiale.”,”MFRC-036″
“FERRO Marc”,”La seconda guerra mondiale. Problemi aperti.”,”Condirettore della rivista ‘Annales’ e D di studi presso l’ EHESS, FERRO è autore di molti studi di storia del ‘900.”,”QMIS-032″
“FERRO Marc presentazione; saggi di P. BURRIN I. KERSHAW M. LEWIN M. FERRO F. FURET K. POMIAN V. DAM’E J.S. DRABKIN P. BOURETZ T. MASON N. WERTH B. VILATTE M. FERRETTI C. LEFORT”,”Nazisme et communisme. Deux regimes dans le siecle.”,”Marc FERRO è co-direttore della rivista ‘Annales’ (EHESS) e presentatore di ‘Histoire parallele’ su la Sept-Arte. Saggi di P. BURRIN I. KERSHAW M. LEWIN M. FERRO F. FURET K. POMIAN V. DAM’E J.S. DRABKIN P. BOURETZ T. MASON N. WERTH B. VILATTE M. FERRETTI C. LEFORT”,”RUSU-118″
“FERRO Marc a cura; saggi di Thomas BEAUFILS Yves BENOT Carmen BERNARD Pierre BROCHEUX Catherine COQUERY-VIDROVITCH Pascale CORNUEL Sylvie DALLET Alastair DAVIDSON Marie FOURCADE Arlette GAUTIER Leshe MANIGAT Elikia M’BOKOLO Marcel MERLE Claire MOURADIAN Pap NDIAYE Jacques POLONI-SIMARD Jacques POUCHEPADASS Alain RUSCIO Pierre-Francois SOUYRI Mariella VILLASANTE CERVELLO Nadja VUCKOVIC”,”Le livre noir du colonialisme. XVI – XXI siecle: de l’ extermination à la repentance.”,”Saggi di Thomas BEAUFILS Yves BENOT Carmen BERNARD Pierre BROCHEUX Catherine COQUERY-VIDROVITCH Pascale CORNUEL Sylvie DALLET Alastair DAVIDSON Marie FOURCADE Arlette GAUTIER Leshe MANIGAT Elikia M’BOKOLO Marcel MERLE Claire MOURADIAN Pap NDIAYE Jacques POLONI-SIMARD Jacques POUCHEPADASS Alain RUSCIO Pierre-Francois SOUYRI Mariella VILLASANTE CERVELLO Nadja VUCKOVIC. Allegato ‘Ideologie e movimenti politici in Haiti’ di David NICHOLLS.”,”EURx-167″
“FERRO Gaetano”,”L’ Europa: lineamenti essenziali di geografia economica e sociale.”,”””Più che di “”sovrappopolamento”” sembra opportuno parlare, nel complesso, di cattiva distribuzione. Una politica demografica unitaria, facilitando i movimenti di mano d’ opera nell’ interno del’ Europa, potrebbe portare ad una migliore situazione, a prescindere dalle prospettive dell’ incremento naturale. E certamente una distribuzione della popolazione, proporzionata alle risorse economiche, pare più facilmente raggiungibile in un quadro sopranazionale, che non negli angusti limiti dei vari stati””. (pag 227)”,”EURE-029″
“FERRO Marc”,”Storia della Francia. Da Vercingetorige a Chirac.”,”FERRO Marc (Parigi 1924) storico delle “”Annales””, è direttore dell’ Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales (EHESS). Ha scritto molti libri. “”Il doppio gioco è ridotto a semplice maschera quando i tedeschi chiedono di servirsi degli aeroporti francesi in Siria per aiutare l’ arabo Rachid Ali a scacciare gli inglesi dall’ Irak. L’ invasione tedesca di Jugoslavia e Grecia, nel maggio-giugno 1941, e i folgoranti successi della Wehrmacht inducono Darlan a negoziare con Hitler una politica do ut des che Pétain ha difficoltà a contenere e che va a scontrarsi con l’ opposizione di Weygand alla richiesta di lasciar passare le forze italo-tedesche dalla Sicilia alla Tunisia. Con l’ invasione dell’ URSS, che sbandiera il suo carattere di crociata, ogni parvenza di doppio gioco viene a cadere. Darlan impone una Realpolitik di sempre più stretta collaborazione, che a fine 1941 si concretizza nell’ allontanamento di Weygand. Pétain non tentenna più. (…) Dato che, a differenza di Laval e dei suoi collaboratori parigini, Pétain non si è mai esplicitamente augurato la vittoria della Germania, “”i francesi restano circospetti riguardo alla natura autentica della sua posizione””. Ma, è riservato con i tedeschi, è viceversa nemico dichiarato dei partigiani che li combattono armi in pugno. La propaganda del regime, irrobustita da Philippe Henriot, manifesta chiaramente la sua ostilità verso gli anglosassoni e, ovviamente, De Gaulle.”” (pag 454-455)”,”FRAG-008″
“FERRO Gaetano”,”L’ Europa: terra, uomini e Stati.”,”””Dei territori sparsi nei cinque continenti, che nei secoli scorsi vennero a costituire il vasto impero coloniale britannico, i maggiori sono stati eretti in stati sovrani indipendenti, riuniti però nel “”Commonwealth””, una volontaria associazione con scopi di collaborazione politica e soprattutto economica. Sono in tale condizione il Canada, Australia, Nuova Zelanda, Unione Indiana (cioè i vecchi Dominions), Pakistan, Ceylon, Ghana, Malaysia, Nigeria, Cipro, Sierra Leone, Tanzania, Giamaica, Trinidad e Tobago, Uganda, Kenia, Malawi, Zambia, Malta, Gambia, naturalmente con una certa varietà di “”status”” giuridico e con rapporti – specialmente economici – più o meno stretti con la Gran Bretagna. Sono rimaste invece nella condizione di colonie (si usa al riguardo il termine di “”territori di oltre mare”” o di “”dipendenze del Regno Unito””, mentre dal punto di vista giuridico si tratta ora di colonie del Regno Unito, ora di colonie della Corona, ora di protettorati, ora di amministrazione fiduciaria) altri territori (…)””. (pag 110) Problemi geografici unità europea (245)”,”EURx-199″
“FERRO Marc BROWN Malcolm CAZALS Rémy MUELLER Olaf”,”Frères de tranchées.”,”””Ci fu una sorta di armistizio per raccogliere i feriti tra le linee… I francesi e i tedeschi uscirono dalle trincee e si strinsero la mano. Gli ufficiali fecero allora sparare dei colpi di fucile in aria… gli uomini rientrarono, ma per molti giorni non si sparò un colpo di fucile dalle nicchie. Due soldati della coloniale racconta che ci fu tra loro lo stesso accordo da trincea a trincea. Si camminava davanti al parapetto, e un mattino i tedeschi fecero di non mostrarsi tanto a causa delle loro batterie e dell’ osservatorio sulle colline”” (Leon Werth, ndr)””. (pag 97)”,”QMIP-049″
“FERRO Marc”,”La grande guerra, 1914-1918.”,”””Piuttosto la guerra che questa eterna attesa”” (da un’ inchiesta sulla gioventù, 1913). “”La strategia del punto debole. Siccome il loro territorio nazionale non era direttamente minacciato, gli inglesi analizzavano la situazione con maggior sangue freddo. Agli inizi del 1915, il rapporto del colonnello Hankey aveva dimostato che per lunghi anni i fronti non si sarebero mossi. Kitchener riteneva che questa non era la sua guerra e intendeva resuscitare quella alla quale era abitauto. Nacque così l’ idea di una spedizione del tipo coloniale, un attacco “”sui fianchi”” dell’ avversario come proponeva W. Churchill, allora primo lord dell’ ammiragliato. Egli voleva colpire la coalizione nemica non più là dov’era più maggiormente minacciosa tra le Fiandre e la Champagne, poiché in quei luoghi si rivelava inespugnabile, ma proprio là dov’era più vulnerabile, a costo di creare nuovi fronti. (…) Così prevalse l’ idea di attaccare la Turchia poiché era la maglia più debole della coalizione nemica e la sua sconfitta avrebbe potuto provocare l’ entrata din guerra dell’ Italia e della Bulgaria al fianco degli alleati. (…) Briand, Gallieni, Churchill e Asquith avevano incontrato delle difficoltà per vincere l’ opposizione dei capi delle forze armate. Lord Fisher giudicava l’ operazione votata al fallimento se i greci non fossero intervenuti nel conflitto; (…). I franco-britannici avevano sottovalutato la capacità di resisenza dell’ avversario. Del resto, questo era stato messo in allarme, all’ inizio di novembre 1914, dall’ attacco inopinato di una squadra inglese. L’ ammiraglio che la comandava non aveva saputo resistere alla tentazione di bombardare i Dardanelli””. (pag 94-95)”,”QMIP-050″
“FERRO Marc”,”1956, Suez. Naissance d’un Tiers-Monde.”,”FERRO Marc è professore ad Orano quando scoppia la crisi di Suez. E’ poi diventato uno storico con gran numero di opere all’ attivo. Gli inglesi hanno delle riserve circa l’intervento contro l’Egitto progettato dai franco-israeliani. “”Non sans réserves, les Anglais s’étaient donc ralliés au plan franco-israélien, et les Franco-Israéliens à l’idée du double ultimatum. Pour finir, Dayan accepta qu’au lieu de représailles “”musclées””, l’intervention israélienne prît la forme d’une véritable offensive dans le Sinaï. “”Pour que puisse jouer l’accord de 1954 avec l’Egypte””, précisèrent les Anglais, décidément machiavéliques… En réalité, il ne pouvait pas jours, puisque Israël, nous l’avons vu, n’y avait pas été mentionné. Les réticences britanniques se manifestèrent encore une dernière fois: au moment de ratifier ces “”conventions””, Selwyn Lloyd ne revint pas en personne, mais envoya Dean. Ensuite, Ben Gurion ne reçut que la photocopie de l’accord de confirmation sous la forme d’une lettre de Eden à Guy Mollet – toujours cette peur de se souiller…””. (pag 75-76)”,”RAIx-226″
“FERRO Marc”,”L’Occident devant la revolution sovietique. L’histoire et ses mythes.”,”Codirettore delle Annales collaboratore del Monde Diplomatique FERRO è autore di numerose opere tra cui ‘Suez’ e ‘Histoire de la grande guerre’.”,”RIRO-358″
“FERRO Marc”,”La revolution de 1917. 1. La chute du tsarisme et les origines d’Octobre.”,” Questione organizzazione della Manifestazione di giugno 1917 (si prevedevano 40 mila partecipanti): Nevskij e Podvojskij l’avevano proposta (soldati, marinai, operai ecc.), Lenin e Sverdlov si dichiararono favorevoli e di fronte ai dubbi di alcuini erano favorevoli affinché la cosa andasse avanti e poi si sarebbe agito di conseguenza, Zinoviev e Kamenev restavano ostili al principio stesso della manifestazione. (pag 457)”,”RIRx-001-B”
“FERRO Marc”,”Nicola II. L’ultimo Zar.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain. Salito al trono nel 1894, Nicola II fu zar a malincuore. Lui, che avrebbe voluto solo viaggiare per conoscere il mondo, fu invece costretto a partecipare a due guerre di livello mondiale; la Grande Guerra, e prima ancora, quella contro il Giappone. Nella bufera di di due rivoluzioni, quella del febbraio del 1905 e poi l’altra del 1917, si illuse di salvare con l’abdicazione se stesso e la famiglia, soprattutto l’adorato figlio Aleksej. Ma anche in questo si sbagliò, nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918 nel Bosco dei Quattro Fratelli a Ekaterinburg l’intera famiglia Romanov veniva fucilata. O almeno questa è la versione tradizionale di avvenimenti sui quali gli storici non sono mai riusciti a fare completa luce. Un giallo storico per la soluzione del quale Ferro fornisce nuovi elementi.”,”RUSx-017-FL”
“FERRO Marc ROUS Jean BICHAT Jean-Màrcel”,”Les Grands Révolutionnaires. Les Revolutionnaires Communistes a la conquete du Pouvoir. L’espoir d’un Siecle.”,”‘Lenin’ di Marc Ferro, ‘Trotsky’ di Jean Rous, ‘Rosa Luxemburg’ di Jean-Marcel Bichat, ‘Tito’ di Jean Rous “”Enfant, Vladimir Ilitch n’avait rien, en effet, d’un insoumis, d’un révolté. Certes, il était enjoué, volontaire et turbulent, mais trés respectueux de ses parents, des institutions, de l’école. “”Il n’attendait jamais le dernier moment pour rédiger ses devoirs, établissant un plan, avec introduction et conclusion. Puis, sur une feuille plus grande, il reportait à gauche son plan, laissant en blanc la partie de droite, la remplissait petit à petit””. Il correspondait tout à fait au portrait du bon éleve, et plus tard, en Suisse, ses compagnons le brocardèrent sur son sérieux, sur son application. On l’appelait “”Herr Professor””. Cer surnom rappelait-il aussi, sans malice ni méchanceté, les origines allemandes de sa mère qui, selon certains, aurait été issue d’une famille juive convertie à l’orthodoxie? Hypothèse non vérifiée mais qui, si elle était vraie, ne manquerait pas de piquant: sachant que Lénine, par sa grand.-mère paternelle, a du sang kalmouk dans les veines, comme ses yeux légèrement bridés en témoignent, on en conclurait que par trois de ses ascendants, Lénine serait issu d’Allemands, de Juifs, de Mongols, en bref les trois peuples que les Russes ont toujours haïs. Est-ce pour cela que l’historiographie soviétique n’a jamais tellement évoqué les origines de Lénine? Sans doute. Mais aussi est-ce surtout parce que, dans le contexte des années 1900-1978, le dossier de cette famille serait un dossier piégé. Il montrerait d’abord que Lénine était un grand bourgeois, nourri, entretenu par sa famille jusqu’à un âge très avancé. Il montrerait également que, dans l’ancienne Russie, un débardeur qui aurait épousé une Kalmouk illettrée pouvait donner naissance à un enfant, le père de Lénine, qui, parti de rien, allait devenir un inspecteur général de l’enseignement, c’est-à-dire un haut fonctionnaire. Il montrerait également que le tsarisme n’avait pas une pratique politique aussi systématiquement raciste qu’on l’imaginait. Cette origine multinationale de Lénine explique peut-être, pourquoi Lénine ne parlait jamais de ses ascendants, de se famille. Lorsqu’on l’interrogeait, il répondait qu’il en ignorait tout, que cela n’avait pour lui aucune importance. Effectivement, dans ses relations personnelles, Lénine n’attacha aucune attention particulière à l’origine raciale des ses compagnons en révolution qui, pour la plupart, se trouvaient être des allogènes: Polonais, Juifs, Lettons, etc. Le trait est normal: ressentant plus que d’autres les injustices d’une société, l’allogène est mieux à même de l’analyser à la fois du dedans et du dehors. Voilà pourquoi, de tout temps et dans tous le pays, les “”étrangers”” jouent un rôle d’avantgarde dans les révolutions, dans les mouvements de protestation. “”Etrangers”” au sens légal, ou encore étrangers à une institution, au village, à la famille; à la fois voyeurs et révélateurs”” (pag 13-14) [Marc Ferro, Lénine] [in) ‘Les Grands Révolutionnaires. Les Révolutionnaires Communistes à la conquete du Pouvoir. L’espoir d’un Siécle’, Romorantin, 1978]”,”RIRB-151″
“FERRO Marc”,”La révolution russe de 1917.”,”FERRO Marc direttore di studi all’Ecole pratique des hautes études. Due concezioni del bolscevismo: Lenin e Kamenev “”Au sein de la direction du parti, Kamenev et Lénine ont eu des positions différentes, souvent opposées, durant les huit mois de la révolution d’Octobre. Aucun des autres protagonistes n’a exercé une influence idéologique comparable: ni Staline, ni Sverdlov, ni Trotski. Chronologiquement, les premières divergences sont apparues sur le plan de la tactique à adopter vis-à-vis du double pouvoir (voir chapitre 3). les plus graves sont nées en avril, à propos du rôle des Soviets. Enclin à considérer les Soviets ouvriers, soldats et paysans come le parlement de la démocratie, Kamenev voulait y voir la loi de la majorité respectée. Lénine critiquait ce «legalisme révolutionnaire». L’appel à la violence contre la majorité du Soviet de Petrograd lui semblait légitime si elle devait aider à la victoire ultérieure du parti bolchevik. Il adopta la même attitude vis-à-vis du 1er Congrés des Soviets. Surtout, on constate qu’il ne change pas de position après le succès électoral des bolcheviks au Soviet de Petrograd: en octobre, Lénine entend forcer la main au Soviet où pourtant ses camarades de parti sont en majorité parce que cela peut aider à la prise du pouvoir par le parti et par lui seul. Kamenev ne juge pas seulement l’insurrection «risquée»: les conceptions de Lénine choquent sa sensibilité de démocrate. Au fond, il est hostile à la dictature d’un seul parti, et se montre plus proche des vues de Martov ou de Sukhanov que de celles de Lénine. Comme Zinoviev, Latsis, Kalinine, il reste néanmoins bolchevik par sa conception de l’organisation du parti et par son radicalisme. L’opposition de Kamenev participe également à des raisons d’ordre théorique plus anciennes. Selon lui, les conditions d’instauration du socialisme ne sont pas remplies en Russie. Aussi la prise du pouvoir par les bolcheviks lui parait inopportune car le parti ne pourra pas réaliser un socialisme authentique et il se discréditera. Lénine juge ces raisons absurdes et anachroniques, qualifiant Kamenev et ses amis du sobriquet de «vieux bolcheviks». En premier lieu, il déclare que si le parti prend le pouvoir, «nul ne pourra l’en chasser». De plus, la conquête et l’exercice du pouvoir, l’instauration de mesures véritablement révolutionnaires lui semblent constituer des objectifs trop proches, et suffisamment exaltants, pour qu’o n’essaie pas d’adapter la théorie à une pratique tant attendue”” [Marc Ferro, La révolution russe de 1917, Paris, 1967] (pag 166-167)”,”RIRO-433″
“FERRO Marc”,”La rivoluzione russa del 1917.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain.”,”RIRO-084-FL”
“FERRO Marc a cura, saggi di BURRIN Philippe KERSHAW Ian LEWIN Moshe FURET François KRYSZTOF Pomian DAM’E V.V. DRABKIN Ja. S. BOURETZ Pierre MASON Tim WERTH Nicolas VILATTE Béatrice FERRETTI Maria LEFORT Claude”,”Nazisme et communisme. Deux régimes dans le siècle.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain. Avant-propos, conclusion”,”RUST-032-FL”
“FERRO Marc”,”Storia della Francia. Da Vercingetorige a Chirac.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain.”,”FRAG-001-FL”
“FERRO Marc”,”La grande guerre, 1914-1918.”,”Lenin e Trotsky il 23 novembre chiedono l’armistizio e pubblicano i trattati segreti conclusi dagli Alleati. Questi sono sempre più ostili nei confronti della rivoluzione. Il 7 dicembre (1917) Lenin e Trotsky lanciano un appello ai popoli d’Oriente e invitano l’India, l’Egitto e gli altri popoli coloniali a lottare contro il giogo dell’imperialismo (pag 354)”,”QMIP-262″
“FERRO Marc”,”La Révolution de 1917.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain. Préface à la nouvelle édition, Introduction, Documents, Bibliographie, note, Bibliographie complémentarie, Index, Collection Bibliothèque de ‘L’Évolution de l’Humanité’ n. 27,”,”RIRx-077-FL”
“FERRO Giovanni a cura; scritti di Giovanni FERRO Laura GIAMMICHELE Lidia SCHIAVI Riccardo MUSATTI”,”Protagonisti del Movimento socialista in Italia.”,”presentazione di Giovanni FERRO preambolo: ‘Il più giovane dei vecchi riformisti’ di Matteo MATTEOTTI, appendice: ‘Testimonianza su Anna Kuliscioff’, ’50 anni di pamphlet socialista’, foto illustrazoni: ‘Compendio fotografico di Congressi dei Partiti socialisti dal 1902 al 1946’; A cura del Centro Italiano di Solidarietà Sociale e dell’Istituto di Studi Sociali “”Giuseppe Saragat”” “”Conoscere per agire”” (Alessandro Schiavi) (in apertura)”,”MITS-459″
“FERRO Marc a cura, collaborazione di Marie-Héléne MANDRILLON, Saggi di Hélène CARRÈRE D’ENCAUSSE Moshe LEWIN Georges NIVATPierre RIGOULOT Claudie WEILL Michel WIEVIORKA, ed altri”,”L’Etat de toutes les Russies. Les États et les Nations de l’ex-URSS.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain. Un bilan complet du plus formidable événement géopolitique de cette fin de siècle: l’implosion del l’URSS et la renaissance des nations qui composaient cet empire. Marie-Hélène Mandrillon, IRENISE Institut de Recherche et d’Étude sur les Nouvelles Institutions et Sociétés à l’Est. Avant-propos, Après l’URSS, ruptures et continuités, Introduction, Précisions de méthode, cartine, tabelle, Chronologie, Illustrations, Statistiques, Traductions: Marie-Hélène MANDRILLON e Alain BLUM, Index général, Dans la collection ‘L’état du monde’,”,”RUSx-124-FL”
“FERRO Marc”,”La Rivoluzione del 1917. La caduta dello zarismo e le origini della rivoluzione d’ottobre.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain.”,”RIRO-151-FL”
“FERRO Marc”,”L’Occident devant la Revolution Sovietique. L’histoire et ses Mythes.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain. Illustrations, Chronologie, Glossaire, Notes, Bibliographie, Index, La Mémoire du siècle, Collection dirigée par André Versaille n. 3,”,”RUST-054-FL”
“FERRO Marc”,”Des soviets au communisme bureaucratique, les mécanismes d’une subversion.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain. Avec la collaboration d’Hélène de Chavagnac, Chronologie, Orientation bibliographique, Notes et références, Archives Gallimard Julliard, Collection Archives n. 80,”,”RUSS-068-FL”
“FERRO Marc”,”Ils étaient sept hommes en guerre, 1918-1945. Histoire parallèle.”,”Opera pubblicata sotto la direzione di Dominique Missika. Reazione di Hitler all’attacco di Pearl Harbor (pag 134-135; e 124) “”Quant à Hitler, d’après le témoignage de Heinrich Heim à Werner Maser (publié en 1971), il aurait dit, apprenant l’attaque sur Pearl Harbor: «Maintenant, les Anglais vont perdre Singapour. Je n’ai pas voulu cela. Nous faisons la guerre aux mauvais adversaires. Nous devrions être les alliés des puissances anglosaxonnes. Mais les circostances nous obligent à commettre une erreur historique (110)». Il n’en déclarait pas moins la guerre aux «Ètats-Unis sitôt après. On a vu quelles étaient ses raisons (p. 124). Sur le moment, n’ayant cessé de presser le Japon d’intervenir, les Allemands sont ravis que leur allié soit passé à l’acte. Ribbentrop téléphone la nuit même à Ciano pour le lui annoncer. Quant à la guerre avec les États-Unis, depuis l’automne 1940 et le refus de l’Angleterre de capituler, Hitler la jugeait inéluctable (111). À moins qu’une fois l’URSS vaincue, le bloc ainsi formé ne fasse reculer les États-Unis, car alors un débarquemetn anglo-américain devenait impossible. Pearl Harbor eut lieu le 7 décembre 1941. Or, le 6, Hitler avait dû donner l’ordre de mettre fin à l’offensive de la Wehrmacht sur Moscou. Roosevelt et Churchill étaient «sur le même bateau». Et, déjà, ils avaient réfléchi à une stratégie commune. Au début de 1941, des entretiens secrets s’étaient tenus à Washington, avec Donovan, Marshall, Stark, au cours desquels il avait été entendu qu’en cas de guerre contre le Japon et l’Allemagne, «la stratégie serait défensive en Extrême-Orient et que l’Europe serait considérée comme le théâtre principal de la guerre». Ce fut le document ABC-I, qui répondait au souci de soutenir la Grande-Bretagne à une date où les partisans de l”appeasement’ menaçaient fortement l’autorité de Churchill, favorable à une guerre sans merci. L’invasion de l’Urss par l’Allemagne nazie n’avait pas changé ce choix stratégique, qui ne pouvait que convenir aux Soviétiques, un débarquement anglo-américain en Europe constituant pour eux une décision à prendre d’urgence. À la fin de 1941, l’attaque sur Pearl Harbor et les Philippines remit en cause ces dispositions.”” (pag 134-135) Mia ipotesi (tutta da verificare): Hitler aveva già chiaro all’inizio del 1941 che gli Usa sarebbero accorsi militarmente in aiuto della Gran Bretagna in difficoltà e per impedire che si ripetesse il caso della 1° guerra mondiale (la guerra su due fronti) ha tentato di sconfiggere la Russia giocando d’anticipo sul tempo… Fallita la spallata all’Urss con la battaglia di Mosca, questo fatto potrebbe spiegare il passaggio seguente: “”Deux jours plus tard, sans prévenir quiconque de son entourage sauf Goebbels, semble-t-il, Hitler déclare la guerre aux États Unis. À une date où il sait que la bataille de Moscou est perdue, Hitler veut manifester qu’il garde l’initiative – une déclaraion de guerre par les États Unis aurait pu entamer le moral des Allemands. Mais en un sens, il rend service à Roosevelt. Rien ne dit quel le Congrès aurait déclaré la guerre une deuxième fois, et la responsabilité du président est ainsi, cette fois encore, «entièrement dégagée» ()”” (pag 124) () Que se serait-il passé si Hitler n’avait pas déclaré la guerre? À cette question que lui a posée Robert Sinsheimer, Harriman a répondu: «Nous aurions sans doute torpillé un de nos navires pour pouvoir accuser les Allemands: cela aurait fourni une bonne justification à une déclaration de guerre» (Information aimablement donnée par Robert Sinsheimer)”,”QMIS-289″
“FERRO Marc KRIEGEL Annie DE-CLEMENTI Andreina TYCH Felics NAGY Balasz STEINER Herbert SCHARF Jacques, a cura di Victor FAY”,”La Revolution d’Octobre et le Mouvement ouvrier européen.”,”‘La tragedia dei vecchi bolscevichi’ di Victor Fay La rivoluzione russa e il movimento operaio tedesco francese polacco ungherese Austromarxismo e rivoluzione d’Ottobre Pierre Broué, La révolution russe et le mouvement ouvrier allemand (pag 51-74)”,”MEOx-004-FV”
“FERRONE Vincenzo ROSSI Paolo”,”Lo scienziato nell’età moderna.”,”FERRONE-V (Lucera, 1954) è docente di Storia moderna presso la facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’ Università CA’ FOSCARI di VENEZIA. ROSSI-P (Urbino, 1923) è ordinario di Storia della filosofia nell’ Università di FIENZE.”,”SCIx-094″
“FERRUA Piero”,”Surrealismo e anarchismo. La collaborazione dei surrealisti al ‘Libertaire’ e a ‘Le Monde Libertaire’.”,”FERRUA Piero cita il libro di Arturo Schwartz, Breton, Trotski e l’Anarchia, Milano, Multhipla, 1980 (pag 21) “”La collaborazione regolare dei surralisti al ‘Libertaire’ non durò che, all’incirca, quindici mesi (dall’ottobre 1951 al gennaio 1953) e la constatazione della rottura ebbe luogo nel corso d’una riunione fra André Breton, Benjamin Péret, Jean Schuster, Jean-Louis Bédouin e Ado Kyrou, in rappresentanza dei surrealisti e George Fontenis, Serge Nin e Paul Zorkine per gli anarchici. Malgrado ciò i surrealisti continuarono sia a partecipare ad attività organizzate dagli anarchici sia a parlare dell’anarchismo nelle loro nuove pubblicazioni e persino, alcuni di loro, a militare nel movimento anarchico, in specie nel solco degli avvenimenti del maggio 1968′ (pag 3-4)”,”ANAx-345″
“FERRUA Piero”,”Gli anarchici nella rivoluzione messicana: Praxedis G. Guerrero.”,”””Non ho entusiasmo, bensì convinzioni”” (P.G. Guerrero)”,”ANAx-408″
“FERRUA Piero, con testi di Guido CERONETTI Danilo DOLCI Albert EINSTEIN Ugo FEDELI Pasquale FANCELLO Pietro PINNA Bruno SEGRE Giuliano VASSALLI e altri”,”L’obiezione di coscienza anarchica in Italia. Parte prima: I pionieri.”,”Contiene dedica autore”,”ANAx-015-FER”
“FERRUCCI Franco”,”Ars poetica.”,”Franco Ferrucci insegna negli Stati Uniti alla Rutgers Unviersity, N.J. Ha pubblicato presso Einaudi ‘L’assedio e il ritorno. Omero e gli architepi della narrazione’ (Mondadori). “”O Ermes: io sono te, e tu sei me”” (da un testo greco di magia) (in apertura)”,”VARx-006-FMDP”
“FERTILIO Dario”,”La morte rossa. Storia di italiani vittime del comunismo.”,”FERTILIO Dario giornalista al Corriere della Sera è autore di saggi e romanzi.”,”RUSS-175″
“FERTILIO Dario”,”La morte rossa. Storie di italiani vittime del comunismo.”,”Dario Fertillo, giornalista al Corriere della Sera, è autore di nsaggi e romanzi. I temi conduttori della sua opera sono la ribellione contro il potere ingiusto e l’autoritarismo, la libertà di comunicare, il coraggio di amare.”,”RUSS-103-FL”
“FERVACQUE Pierre”,”La orgullosa vida de Trotsky.”,”””Dal 1905 al 1914, conduce una vita di bohemien rivoluzionario a Vienna, assieme a Fritz Adler; a Praga, dove deve lavorare in una fabbrica di prodotti chimici; a Ginevra, Berlino, Parigi.”” (pag 44) “”E per distruggere completamente l’ opposizione interna, Trotsky annuncia il Terrore: “”La Russia – dice – sta divisa in due campi inconciliabili: la borghesia e il proletariato. Il terrore che impieghiamo contro i nostri avversari e sufficientemente buono. Ma sappiate che entro un mese questo terrore prenderà una forma più crudele, sull’ esempio della Rivoluzione francese. Non ci sarà la fortezza, ma la ghigliottina per i nostri nemici””. (pag 100-101) Sulla pace separata. Trattative di Brest-Litovsk. “”Ho la profonda convinzione – scriveva Lenin – che solo un uomo ebbro di fraseologia rivoluzionaria può arrivare a rifiutare di firmare queste condizioni…””. (pag 109) “”E tuttavia nella convinzione di servire la patria, alcuni generali, colonnelli e tenenti si sono messi a disposizione di Trotsky per organizzare l’ esercito rosso. Molti, naturalmente, sono stati obbligati a farlo. “”Abbiamo chiamato gli ex-ufficiali – ha detto Trotsky a Morizet -. La rivoluzione francese, di quindicimila ufficiali del re, ne prese cinque o sei mila. Di un milione, noi ne abbiamo preso centinaia di migliaia. Alcuni hanno tradito, è vero… Abbiamo arrestato le famiglie degli ufficiali sospetti e li abbiamo tenuti come ostaggi.””””. (pag 123-124) “”(…) Tuchachevskij, che comanderà in capo, a ventotto anni, l’ offensiva contro la Polonia, sottotenente della guardia imperiale. (…)”” (1) (1) ‘El jefe dell’ Ejercito Rojo: Mijail Tujachevsky’ Da internet: RUBCOV, Ju. V.: Marsaly Stalina (Serija “”Istoriceskie siluety””). Rostov-na-Donu, Feniks, 2000. ISBN 978-5-222-01140-9. Geb., 352 S., s/w Fotos. , 11,00 Euro “”Stalins Marschälle””. Lebensbeschreibung von Vorosilov, Tuchacevskij, Kulik, Zukov, Rokosovskij, Berija. (:www.kubon-sagner.de/buch/lager)”,”TROS-178″
“FERVACQUE Pierre”,”Le chef de l’ armée rouge. Mikail Toukatchevski.”,”Ogni capitolo è aperto da una citazione di Maurice BARRES. FERVACQUE ha scritto alcuni romanzi. “”Gli altri… tutti li abbiamo visti all’ opera e sapevano bene che sarebbe stato facile , dopo, vincere la rivoluzione. “”La battaglia decisiva sul Reno per la rivoluzione mondiale””, come diceva Clara Zetkin, poteva diventare anche la vittoria dell’imperialismo germanico. Radek eccitava i lupi di Berlino tendendo loro una parte di carne. “”La Polonia””, scriveva, è il cane da guardia che la Francia ha messo a fianco dei tedeschi. La Germania deve cogliere l’ occasione per esigere la revisione del trattato di Versailles””. (pag 119) “”Radek, il Marat del bolscevismo, esaltava sia il sentimento nazionale che le passioni rivoluzionarie”” (pag 120) “”Per Tuchacevski, Mosca doveva irradiare l’ Oriente, diventare una metropoli del mondo barbaro.”” (pag 149) “”””La marcia indietro dell’ Occidente”” è cominciata il giorno stesso in cui Lenin prese il potere, e non è che oggi che gli Occidentali percepiscono questa prima disfatta””. (pag 150)”,”RIRB-088″
“FESSLER Loren e redazione di LIFE”,”Cina.”,”””Mentre il dilettante Mao stava approfondendo teorie ed esperienze rivoluzionarie, Lenin e i suoi agen stavano cercando collaboratori in Cina. Sun Yat-sen fu ovviamente uno dei primi candidati. Nel 1920, gli agenti sovietici operavano a Pechino e a Shanghai, organizzando gruppi di studio e ricercando giovani capaci per i futuri addestramenti. Hendricus Sneevliet, un comunista olandese che aveva partecipato alle sessioni che nel 1921 condussero alla fondazione del Partito comunista cinese, in quello stesso anno s’incontrò nel Sud con Sun Yat-sen, per fare la prima proposta di cooperazione tra il Partito comunista russo e il Kuomintang di Sun. In base agli accordi cino-russi del 1923, Sun ottenne dei sostanziosi aiuti militari. I Russi convennero inoltre che «in Cina non sussistevano le condizioni necessarie per impiantarvi il comunismo o il socialismo», e ciò costituiva apparentemente un’assicurazione contro un’eventuale dominazione sovietica. In cambio, i Russi ottennero l’autorizzazione che alcuni membri del Partito comunista cinese (PCC) entrassero a far parte del Kuomintang. Secondo tale accordo, Mao Tse-tung, membro del Comitato centrale del PCC, entrò con altri nel Kuomintang, e divenne membro sostituivo del Comitato Centrale Esecutivo del KMT. Negli anni 1923-1927, Mao fece la spola tra Canton, Changsha e Shanghai. Lavorò al coordinamento delle attività del PCC e del KMT; diresso il ‘Quotidiano Politico’, organo del servizio poltico del KMT; servì come capo del comitato di propaganda del KMT e istrì nelle tecniche organizzative i quadri dell’intero paese. (…)”” (pag 110)”,”CINx-011-FV”
“FEST Joachim”,”Obiettivo Hitler. La resistenza al nazismo e l’ attentato del 20 luglio 1944.”,”FEST (Berlino, 1926) è storico e giornalista. E’ attualmente tra i D della FAZ. Tra le sue opere una biografia di HITLER e un volume ‘I maghi ignari’ dedicato a Thomas e Heinrich MANN.”,”GERR-008″
“FEST Joachim C. HERRENDOERFER Christian”,”Hitler, una carriera.”,”FEST Joachim C. è nato a Berlino nel 1926. Dopo aver compiuto studi di sociologia del diritto, è stato direttore della sezione politica della Radio della Germania federale. Dal 1968 è diventato uno dei collaboratori del settimanale ‘Der Spiegel’ che ha lasciato nel 1973 per diventare coeditore del ‘Frankfurter Allgemeine’. Sulla figura di HITLER ha scritto una biografia.”,”GERN-077″
“FEST Joachim C.”,”Il volto del Terzo Reich. Profilo degli uomini chiave della Germania nazista.”,”””Quello che chiamiamo nazionalsocialismo è inconcepibile senza la sua personalità. Qualsiasi definizione di questa Weltanschauung, di questo fenomeno, che prescinda dal nome di Hitler, non sarebbe valida. Nella storia di questo movimento, dal suo nascere al periodo del suo trionfo fino al lento declino verso la catastrofe, Hitler fu il fulcro di tutto: organizzatore del partito, creatore della sua ideologia, tattico nella sua scalata al potere, forza dominante, centro motore e – grazie a quel “”carisma”” che lui solo possedette e che fu l’ unica fonte della sua autorità – condottiero, salvatore, liberatore. Le grandi masse si volgevano a lui per bisogno di fede, ansia di devozione e insofferenza per le responsabilità””. (pag 14)”,”GERN-102″
“FEST Joachim C.”,”Hitler.”,”””Non è cecità, non è ignoranza quella che manda alla rovina uomini e stati. Non a lungo resta loro celato dove li condurrà la strada imboccata. Ma in essi è un impulso, favorito dalla loro natura, rafforzato dall’ abitudine, cui non si oppongono e che li trascina in avanti, finché possiedono ancora un residuo di forza. Divino è chi sa domare se stesso. I più vedono la propria rovina di fronte a sé, eppure vi si gettano a capofitto.”” (Leopold von Ranke, cit in introduzione pag 7) “”E, ormai sicuro di sé, si attribuì un grandioso ruolo storico, che vide confermato dalla marcia su Roma, testé compiuta con successo da Mussolini, oltre che dalla conquista del potere a opera di Mustafà Kemal Pascià ad Ankara. Con ansia seguiva le notizie via via fornitegli, da uno dei suoi uomini di fiducia, della travolgente azione delle camicie nere le quali, grazie al loro entusiasmo e alla loro decisione, nonché alla benevola passività dell’ esercito, aveva conquistato, strappandole ai “”rossi””, una città italiana dopo l’ altra; e Hitler in seguito ha affermato che da quella “”svolta storica”” gli venne un enorme impulso””. (pag 187)”,”BIOx-096″
“FEST Joachim”,”La résistance allemande à Hitler.”,”FEST Joachim”,”GERR-033″
“FEST Joachim”,”Io no. Ricordi d’infanzia e gioventù.”,”FEST Joachim “”‘Io no’ è il suo romanzo di formazione. Offre un esempio di libertà e dignità, una lezione di autonomia intellettuale, la testimonianza di chi ha voluto guardare il mondo con i propri occhi anche sotto la più feroce delle dittature (…)”” (risvolto di copertina) Il padre resiste alle pressioni dei funzionari e della madre per l’iscrizione al partito nazista. “”E la massima che ricordava perfettamente di averci comunicato in quella circostanza non era stata dimenticata da nessuno di noi, proprio come aveva desiderato. Quel bel motto latino, concluse, era effettivamente da considerarsi un corollario d’ogni vita veramente libera: “”Anche se tutti li seguono – io no!”””” (pag 79)”,”GERN-140″
“FEST Joachim”,”Speer. Una biografia.”,”FEST Joachim (1926-2006) è il più autorevole studioso del Reich e biografo di Hitler. Direttore editoriale della Faz ha pubblicato tra l’altro l’autobiografico ‘Io no’. Specie di alleanza Goebbels, Ley e Speer contro influenza di Borman nell’entourage di Hitler (v. inserto fotografico) Propaganda bellica. “”Speer sapeva collocare sempre nella luce migliore le notizie che forniva sulla sua produzione usando sistemi di calcolo disorientanti e scegliendo accuratamente i dati. Non alterava le cifre, però suscitava a volte un’impressione inesatta. Il valore relativo delle sue statistiche si comprende anche considerando che, a dar retta alle sue stesse parole, nel momento in cui assunse la responsabilità del ministero, non esisteva una strategia degli armamenti in senso stretto. Goebbels annotò talora nei suoi diari che gli stati maggiori delle truppe al fronte domandavano, ogni volta che Speer si vantava delle sue cifre, dove fossero mai finite tutte quelle migliaia di aerei, carri armati o pezzi d’artiglieria.”” (nota 21 pag 196)”,”GERN-145″
“FEST Joachim”,”Il sogno distrutto. La fine dell’età delle utopie.”,”J. Fest (Berlino 1926) è stato uno storico e un giornalista già direttore della FAZ. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Hitler’ (1975), ‘Il volto del Terzo Reich’ (1977′, ‘I maghi ignari’ (1989) dedicato a Thomas e Heinrich Mann. “”È significativo che gli ideologi sia nazionalsocialisti che marxisti si siano riallacciati a questi movimenti che hanno accompagnato per centinaia d’anni tutto il corso del medioevo. Nel ‘Mito del XX secolo’ di Alfred Rosenberg, per esempio, si aggirano come spettri, e per molte pagine, richiami ossequiosi alle utopie socialreligiose dei begardi, delle beghine e dei fratelli del libero spirito, come pure ai contadini in rivolta che «rivendicavano tante di quelle cose che l’attuale programma di rinnovamento deve rivendicare ancor oggi». E dalla parte opposta, il culto istituito da Friedrich Engels per il capo dei contadini rivoltosi e «messaggero» del Regno millenario, Thomas Münzer, ha prodotto fino ai giorni nostri una esuberante letteratura sull’argomento. (…) Non a caso il più altisonante patrocinatore del pensiero utopistico più recente, Ernst Bloch, che a partire dagli anni Sessanta ha avuto un’influenza senza precedenti, si è inserito con una delle sue prime opere in questa tradizione letteraria. Il suo scritto ‘Thomas Münzer teologo della rivoluzione’, pubblicato nel 1921, segna comunque, al di là di questo fatto, anche la svolta radicale del suo pensiero”” (pag 49-50)”,”FILx-009-FMDP”
“FESTA Francesco Saverio LA-ROCCA Tommaso a cura”,”Scritti marxisti sulla religione. Antologia di testi.”,”FESTA è ricercatore all’Istituto di Filosofia dell’Univ di Salerno. Ha pubblicato: ‘Gramsci’ (1976), ‘Gobetti’ (1980), ‘Potere e intelletto nelle riviste del Novecento’ (1984). LA-ROCCA è ricercatore di filosofia dell’Univ di Ferrara. Ha pubblicato: ‘Gramsci e la religione’ (1981), ‘La critica marxista della religione’ (1985), ‘Es ist Zeit. Apocalisse e storia. Studio su Thomas Müntzer’ (1988).”,”MADx-060″
“FESTA Lodovico, con un saggio di Sergio SOAVE”,”Il partito della decadenza. Gli anni di Prodi e di Montezemolo.”,”Lodovico Festa analista politico, giornalista per diverse testate, ha fondato con Giuliano Ferrara ‘Il Foglio’ e ne è stato condirettore. Per Boroli ha pubblicato ‘Guerra per banche’. Sergio Soave autore del saggio conclusivo, è commentatore politico per varie testate tra cui ‘Il Foglio’, ‘Avvenire’, ‘Italia Oggi’ e ‘L’Indipendente’. Per Boroli ha pubblicato ‘Pasticcio italiano in salsa spagnola’ Molto spazio nel volume alle vicende confindustriali collegate alle vicende politiche Saggio di Soave: ‘Appunti su borghesia e storia nazionale'”,”ITAE-353″
“FESTA Francesco Saverio”,”Ricerche sul concetto di rivoluzione.”,”A proposito del volume di AaVv ‘Il concetto di rivoluzione’, De Donato, 1979 (con saggi di A. Biral, C. Pacchiani, L. Gasparini, M. Giubilato, G. Duso) Testo di F.S. Festa si trova in Critica marxista, n. 1, gen-febb. 1981: ‘Dossier sulla Cina del «dopo-Mao»’ di Abbiati M. e altri (CINx-004-FGB) Opera classica su questo tema è quella di Karl Griewank, ‘Il concetto di rivoluzione nell’età moderna. Origine e sviluppo’, La Nuova Italia, Firenze, 1979, con presentazione di C. Cesa. (pag 183)”,”STOx-021-FGB”
“FESTANTI Maurizio BOCCOLARI Giorgio FONTANESI Tiziana GROSSI Ivana a cura”,”Bakunin e la prima internazionale in Emilia. Mostra documentaria.”,”””La spedizione dei Vosgi (…) è la prima massiccia spedizione di volontari italiani all’ estero, un’ adunata di centinaia di irregolari armati, accorsi, sotto la guida di Garibaldi, in soccorso della Francia proclamata repubblica, nell’ autunno-inverno 1870. (…) Dopo l’ armistizio alcuni volontari non lasciarono la Francia ma, proclamata il 18 marzo 1871 la Comune di Parigi, vi parteciparono e si batterono per la sua difesa, fino alla ‘semaine sanglante’ del maggio. Fra loro Amilcare Cipriani e il reggiano Federico Ravà, pittore, israelita, saranno deportati per dieci anni alla Nuova Caledonia. Un altro reggiano, Gaetano Davoli, si salverà per miracolo dalla fucilazione e resterà due anni nelle carceri francesi.”” (pag 12)”,”ANAx-166″
“FETISOV A.I.”,”La dimostrazione in geometria.”,”L’autore, A. I. Fetisov, è noto per diversi volumi e articoli di didattica matematica. É ricercatore all’Accademia di Scienze pedagogiche dell’URSS.”,”SCIx-150-FL”
“FETSCHER Iring”,”Marxistische Portrats. Band 1. Politiker. Band 2. Intellektuelle.”,”Ritratti biografici di MARX ENGELS KAUTSKY LUXEMBURG LENIN TROTSKY STALIN E MAO TSE-TUNG”,”MADS-068″
“FETSCHER Iring”,”Marx e il marxismo dalla filosofia del proletariato alla Weltanschaunung proletaria.”,”L’A è nato nel 1922 a Marbach am Neckar (Germania). Ha studiato all’Univ di Tubinga e alla Sorbona. Nel 1950 si è laurato a Tubinga e si è abilitato presso la stessa Università. Attualmente insegna scienze politiche all’Univ di Francoforte sul Meno.”,”MADS-067″
“FETSCHER Iring a cura; testi di KAUTSKY ADLER BERNSTEIN CUNOW RENNER HELLER BUCHARIN PANNEKOEK TROTSKY LUKACS BAUER PASUKANIS STUCKA VOLLMAR PEUS W. HEINE ECKSTEIN MILLERAND MacDONALD BREITSCHEID HILFERDING PARVUS MARTOV BABEUF KORSCH SMITH RICARDO BOHM-BAWERK TUGAN-BARANOVSKIJ ECKSTEIN STERNBERG BORTKIEWICZ HOBSON RENNER GROSSMANN DAVID KAMPFFMEYER STRAUSS B. BAUER FEUERBACH DIETZGEN LAFARGUE ADLER DEBORIN HESS ROSENTAL JUDIN GUIZOT THIERRY MIGNET CIESZKOWSKI LABRIOLA HYNDMAN Belfort BAX JAURES PLECHANOV BOGDANOV MARTYNOV MARCUSE SCHMIDT WOLTMANN BERDJAEV STRUVE STAUDINGER HEGEL LENIN LUXEMBURG SHAW LIEBKNECHT GRAZIADEI GRAMSCI HEGEL MARX ENGELS KAUTSKY ADLER BERNSTEIN CUNOW RENNER HELLER LENIN BUCHARIN PANNEKOEK KAUTSKY TROTSKY LUKACS BEBEL BAUER LUXEMBURG JAURES STALIN PASUKANIS MEHRING VOLLMAR PEUS HEINE Wolfgang ECKSTEIN TREVES MILLERAND MACDONALD BREITSCHEID HILFERDING PARVUS (GELFAND) ZINOVIEV MARTOV BABEUF OWEN KORSCH”,”Il marxismo. Storia documentaria. Vol 1 Filosofia ideologia; Vol 2 Economia sociologia; Vol 3 Politica.”,”Tra gli AA riportati: KAUTSKY, ADLER, BERNSTEIN, CUNOW, RENNER, HELLER, BUCHARIN, PANNEKOEK, TROTSKY, LUKACS, BAUER, PASUKANIS, STUCKA, VOLLMAR, PEUS, W. HEINE, ECKSTEIN, MILLERAND, MacDONALD, BREITSCHEID, HILFERDING, PARVUS, MARTOV, BABEUF, KORSCH, SMITH, RICARDO, BOHM-BAWERK, TUGAN-BARANOVSKIJ, ECKSTEIN, STERNBERG, BORTKIEWICZ, HOBSON, RENNER, GROSSMANN, DAVID, KAMPFFMEYER, STRAUSS, B. BAUER, FEUERBACH, DIETZGEN, LAFARGUE, ADLER, DEBORIN, HESS, ROSENTAL, JUDIN, GUIZOT, THIERRY, MIGNET, CIESZKOWSKI, LABRIOLA, HYNDMAN, Belfort BAX, JAURES, PLECHANOV, BOGDANOV, MARTYNOV, MARCUSE, SCHMIDT, WOLTMANN, BERDJAEV, STRUVE, STAUDINGER, HEGEL, LENIN, LUXEMBURG, SHAW, LIEBKNECHT, GRAZIADEI, GRAMSCI, HEGEL, MARX, ENGELS, KAUTSKY, ADLER, BERNSTEIN, CUNOW, RENNER, HELLER, LENIN, BUCHARIN, PANNEKOEK, KAUTSKY, TROTSKY, LUKACS, BEBEL, BAUER, LUXEMBURG, JAURES, STALIN, PASUKANIS, MEHRING, VOLLMAR, PEUS, HEINE Wolfgang, ECKSTEIN, TREVES, MILLERAND, MACDONALD, BREITSCHEID, HILFERDING, PARVUS (GELFAND), ZINOVIEV, MARTOV, BABEUF, OWEN, KORSCH.”,”TEOC-059″
“FETSCHER Iring”,”La democrazia difficile.”,”L’ A, nato nel 1922, ha studiato a Tubinga e a Parigi. Insegna scienze politiche all’ Università di Francoforte sul Meno. Dirige la rivista ‘Marxismusstudien’. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). “”La burocrazia, il dominio del personale dell’ amministrazione, esiste a stretto rigore solo e soltanto là dove la “”classe che domina”” universalmente non è in grado di controllare i burocrati. Marx ed Engels hanno indicato i due motivi di questa debolezza politica: da un lato il labile equilibrio di classe, per esempio al tempo in cui la borghesia si sviluppava solo a poco a poco e la nobiltà feudale era ancora forte, e dall’ altro lato l’ arretratezza organizzativa e culturale delle masse contadine e piccolo borghesi. Engels osserva in uno scritto giovanile: “”La burocrazia è stata insediata per governare i piccoli borghesi e i contadini. Queste classi, disperse nelle piccole città o nei villaggi, con interessi che non vanno al di là della stretta cerchia locale, hanno necessariamente un orizzonte limitato. Esse non possono governare un grande Stato, non possono avere né una visione d’ insieme né conoscenze sufficienti per equilibrare i differenti interessi che entrano in collisione tra loro (…). I piccoli borghesi e i contadini non possono dunque fare a meno di una burocrazia potente e numerosa. Essi devono perciò farsi dominare””. (pag 72) Iring FETSCHER”,”TEOP-154″
“FETSCHER Iring a cura; testi di KAUTSKY ADLER BERNSTEIN CUNOW RENNER HELLER BUCHARIN PANNEKOEK TROTSKY LUKACS BAUER PASUKANIS STUCKA VOLLMAR PEUS W. HEINE ECKSTEIN MILLERAND MacDONALD BREITSCHEID HILFERDING PARVUS MARTOV BABEUF KORSCH SMITH RICARDO BOHM-BAWERK TUGAN-BARANOVSKIJ ECKSTEIN STERNBERG BORTKIEWICZ HOBSON RENNER GROSSMANN DAVID KAMPFFMEYER STRAUSS B. BAUER FEUERBACH DIETZGEN LAFARGUE ADLER DEBORIN HESS ROSENTAL JUDIN GUIZOT THIERRY MIGNET CIESZKOWSKI LABRIOLA HYNDMAN Belfort BAX JAURES PLECHANOV BOGDANOV MARTYNOV MARCUSE SCHMIDT WOLTMANN BERDJAEV STRUVE STAUDINGER HEGEL LENIN LUXEMBURG SHAW LIEBKNECHT GRAZIADEI GRAMSCI HEGEL MARX ENGELS KAUTSKY ADLER BERNSTEIN CUNOW RENNER HELLER LENIN BUCHARIN PANNEKOEK KAUTSKY TROTSKY LUKACS BEBEL BAUER LUXEMBURG JAURES STALIN PASUKANIS MEHRING VOLLMAR PEUS HEINE Wolfgang ECKSTEIN TREVES MILLERAND MACDONALD BREITSCHEID HILFERDING PARVUS (GELFAND) ZINOVIEV MARTOV BABEUF OWEN KORSCH”,”Il marxismo. Storia documentaria. Vol 1. Filosofia ideologia. Vol 2. Economia sociologia. Vol 3. Politica.”,”Tra gli autori riportati: KAUTSKY, ADLER, BERNSTEIN, CUNOW, RENNER, HELLER, BUCHARIN, PANNEKOEK, TROTSKY, LUKACS, BAUER, PASUKANIS, STUCKA, VOLLMAR, PEUS, W. HEINE, ECKSTEIN, MILLERAND, MacDONALD, BREITSCHEID, HILFERDING, PARVUS, MARTOV, BABEUF, KORSCH, SMITH, RICARDO, BOHM-BAWERK, TUGAN-BARANOVSKIJ, ECKSTEIN, STERNBERG, BORTKIEWICZ, HOBSON, RENNER, GROSSMANN, DAVID, KAMPFFMEYER, STRAUSS, B. BAUER, FEUERBACH, DIETZGEN, LAFARGUE, ADLER, DEBORIN, HESS, ROSENTAL, JUDIN, GUIZOT, THIERRY, MIGNET, CIESZKOWSKI, LABRIOLA, HYNDMAN, Belfort BAX, JAURES, PLECHANOV, BOGDANOV, MARTYNOV, MARCUSE, SCHMIDT, WOLTMANN, BERDJAEV, STRUVE, STAUDINGER, HEGEL, LENIN, LUXEMBURG, SHAW, LIEBKNECHT, GRAZIADEI, GRAMSCI, HEGEL, MARX, ENGELS, KAUTSKY, ADLER, BERNSTEIN, CUNOW, RENNER, HELLER, LENIN, BUCHARIN, PANNEKOEK, KAUTSKY, TROTSKY, LUKACS, BEBEL, BAUER, LUXEMBURG, JAURES, STALIN, PASUKANIS, MEHRING, VOLLMAR, PEUS, HEINE Wolfgang, ECKSTEIN, TREVES, MILLERAND, MACDONALD, BREITSCHEID, HILFERDING, PARVUS (GELFAND), ZINOVIEV, MARTOV, BABEUF, OWEN, KORSCH.”,”MADS-323″
“FETSCHER Iring”,”Marx e il marxismo dalla filosofia del proletariato alla Weltanschauung proletaria. (Tit. orig.: Karl Marx und der Marxismus)”,”Iring FETSCHER è nato nel 1922 a Marbach am Neckar (Germania). Ha studiato all’Univ di Tubinga e alla Sorbona. Nel 1950 si è laurato a Tubinga e si è abilitato presso la stessa Università. Attualmente insegna scienze politiche all’ Università di Francoforte sul Meno. (v. 4° copertina). “”Accentuando l’ importanza del giovane Marx si favoriscono i tentativi borghesi di mutare Marx in un hegeliano (qui ancora una volta si rimanda al libro di Heinrich Popitz). Ma per contrastare queste presunte falsificazioni, Schleifstein ora non esige un’ indagine a fondo e scientificamente corretta dei lavori del giovane Marx, ma al contrario richiede la più grande riservatezza possibile di fronte ai suoi scritti!””. (pag 139) “”Non potete sopprimere la filosofia senza realizzarla.”” (K. Marx, Critica della filosofia hegeliana del diritto, Introduzione) Engels sul Bonapartismo. In modo del tutto diverso Engels spiega nel suo scritto ‘La questione delle abitazioni’ del 1872 l’ origine del bonapartismo in Prussia (…)””. (pag 205) “”In una lettera a Marx, Engels ha però anche avanzato una tesi che si spinge oltre e in base alla quale la borghesia in generale (almeno nel continente) non è capace di governare essa stessa direttamente: “”…il bonapartismo è in effetti la vera religione della borghesia moderna. Mi si rivela sempre più chiaramente che la borghesia non ha la stoffa per dominare essa stessa direttamente, e che quindi dove un’ oligarchia non può, come qui in Inghilterra, assumersi la guida dello Stato e della società,… nell’ interesse della borghesia, una semidittatura bonapartistica è la forma normale; essa attua gli interessi materiali della borghesia persino contro la borghesia, ma non le lascia nessuna partecipazione al potere””””. (nota:Lettera del 13 aprile 1866) (pag 205)”,”TEOC-340″
“FETSCHER Iring”,”Bernstein e la sfida all’ortodossia. (in) ‘Storia del marxismo’.”,”””Invece, pochi mesi dopo la caduta della legislazione antisocialista (il 25 gennaio 1890 il Reichstag ne rifiutò una proroga) già si manifestarono ampie divergenze di opinione nel partito. Occasione per lo scontro fu in un primo tempo il contrasto sulla festa del 1° maggio. Mentre in una serie di città industriali – soprattutto a Berlino – giornali e istanze di partito invitarono a sospendere il lavoro e a convocare assemblee per il 1° maggio 1890, con la parola d’ordine della giornata lavorativa di otto ore, il gruppo parlamentare, e in particolare August Bebel, caldeggiò una tattica più prudente, sollecitando una stretta subordinazione delle organizzazioni del partito alla direzione centrale. Da questo contrasto nacque l’opposizione dei cosiddetti “”giovani””, i cui principali esponenti furono Bruno Wille, Hans Müller e altri ancora (4). Hans Müller giudicava la vittoria relativamente facile che August Bebel aveva riportato sull’opposizione in numerose assemblee di partito a Dresda, Magdeburgo e Berlino, come conseguenza dell’ingresso di numerosi “”piccoli borghesi”” nel partito, ed era convinto che la propria linea, più rigida, rispondesse in modo molto più adeguato alle aspirazioni e alle idee delle avanguardie proletarie della vecchia socialdemocrazia. Al primo congresso del partito dopo l’abrogazione delle leggi antisocialiste (tenutosi a Halle dal 12 al 18 ottobre 1890) Bebel insistette sulla necessità di mantenere la tattica adottata durante il periodo dell’illegalità. Quanto al ruolo del gruppo parlamentare poi, egli chiarí che il suo compito era, da un lato, la salvaguardia delle principali esigenze della socialdemocrazia, senza riguardo alcuno per i partiti borghesi e lo stato di classe, dall’altro la “”ricerca di possibili riforme da ottenersi sulla base dell’ordine sociale esistente””. I “”giovani”” furono violentemente attaccati dalla maggioranza del congresso e in seguito espulsi dal partito (al Congresso di Erfurt, 14-20 ottobre 1891). Nel corso della polemica contro i “”letterati e gli studenti di sinistra”” – cosí i dirigenti del partito definivano “”il giovani””- Friedrich Engels diede il proprio appoggio al gruppo parlamentare e a Bebel. Engels articolò la sua critica anzitutto nelle ‘Risposte alla redazione della “”Sachsische Arbeiterzeitung”” e a Paul Ernst, che aveva sottolineato le profonde convinzioni marxiste sulla “”Volksstimme”” di Magdeburgo. (…). Per quanto riguardo infine l’influenza piccolo-borghese all’interno della Spd, Engels si chiede: “”Chi ha mai contestato poi che la tendenza piccolo-borghese è rappresentata non solo nel gruppo parlamentare, ma anche all’interno del partito nel suo complesso? Qualsiasi partito ha un’ala destra e una sinistra, e il fatto che l’ala destra della socialdemocrazia sia di natura piccolo-borghese risiede nella natura delle cose. Se d’altro non si tratta, a che pro tutto questo baccano? Da anni facciamo i conti con questa vecchia storia, ma di qui a parlare di una maggioranza piccolo-borghese nel gruppo parlamentare o addirittura nel partito, ne corre di strada! Qualora tale pericolo dovesse incombere, non si attenderebbe il grido di allarme di questi singolari e devoti Eckart. Per il momento la gaia lotta proletaria contro le leggi antisocialiste e il rapido sviluppo economico hanno sottratto a questa componente piccolo-borghese sempre più terreno, aria e luce, mentre la componente proletaria si sviluppa sempre più potente”” (6). Hans Müller protestò vivacemente contro questo giudizio di Engels, sostenendo che l’opposizione dei “”giovani”” era l’espressione di una “”lotta di classe all’interno della socialdemocrazia””, da Engels inspiegabilmente fraintesa come “”rivolta di letterati e studenti””. Ciò “”rivelava o un’assai indebolita facoltà d giudizio, o un’incapacità di cogliere e di giudicare gli avvenimenti nel loro profondo significato”” (7). Il vero motivo della discordia nel contrasto tra la direzione del partito e i “”giovani”” era diventato, tuttavia, come si è potuto constatare, una questione di tattica. Anche in questo caso Engels si schierò dalla parte della direzione”” [Iring Fetscher, Bernstein e la sfida all’ortodossia. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1979] (pag 239-240) (4) Cfr. a questo proposito H. Müller, ‘Der Klassenkampf in der deutschen Sozialdemokratie, Zürich, 1892; (6) Mew, vol 22, pp. 83-84; (7) Müller, Der Klassenkampf, cit, p. 76]”,”BERN-022″
“FETSCHER Iring”,”Il marxismo. Storia documentaria. Filosofia Ideologia. Vol. I.”,”Iring Fetscher è nato nel 1922. Dopo studi di filosofia, lingue romanze, germanistica, storia e sociologia, ha ottenuto la libera docenza nel 1959 e dal 1963 è titolare della cattedra di Scienze politiche all’Università di Francoforte sul Meno. Dirige dal 1957 la rivista Marxismusstudien, tra le sue opere dicordiamo Marx e il marxismo, Firenze, 1969.”,”MADS-034-FL”
“FETSCHER Iring”,”Il marxismo. Storia documentaria. Economia Sociologia. Vol. II.”,”Iring Fetscher è nato nel 1922. Dopo studi di filosofia, lingue romanze, germanistica, storia e sociologia, ha ottenuto la libera docenza nel 1959 e dal 1963 è titolare della cattedra di Scienze politiche all’Università di Francoforte sul Meno. Dirige dal 1957 la rivista Marxismusstudien, tra le sue opere dicordiamo Marx e il marxismo, Firenze, 1969.”,”MADS-035-FL”
“FETSCHER Iring”,”Il marxismo. Storia documentaria. Politica. Vol. III.”,”Iring Fetscher è nato nel 1922. Dopo studi di filosofia, lingue romanze, germanistica, storia e sociologia, ha ottenuto la libera docenza nel 1959 e dal 1963 è titolare della cattedra di Scienze politiche all’Università di Francoforte sul Meno. Dirige dal 1957 la rivista Marxismusstudien, tra le sue opere dicordiamo Marx e il marxismo, Firenze, 1969.”,”MADS-036-FL”
“FETSCHER Iring”,”Il marxismo. Storia documentaria. Politica. Volume III.”,”Iring Fetscher è nato nel 1922. Dopo studi di filosofia, lingue romanze, germanistica, storia e sociologia, ha ottenuto la libera docenza nel 1959 e dal 1963 è titolare della cattedra di Scienze politiche all’Università di Francoforte sul Meno. Dirige dal 1957 la rivista Marxismusstudien, tra le sue opere dicordiamo Marx e il marxismo, Firenze, 1969.”,”MADS-039-FL”
“FETSCHER Iring”,”Il marxismo. Storia documentaria. Volume terzo. Politica.”,”Iring Fetscher è nato nel 1922. Dopo studi di filosofia, lingue romanze, germanistica, storia e sociologia, ha ottenuto la libera docenza nel 1959 e dal 1963 è titolare della cattedra di Scienze politiche all’Università di Francoforte sul Meno. Dirige dal 1957 la rivista Marxismusstudien, tra le sue opere dicordiamo Marx e il marxismo, Firenze, 1969. ‘Kautsky critica Engels: gli Stati sorgono principalmente per conquista – Stati che sorgono quando un popolo di pastori sottomette un popolo di contadini – Lo Stato non è necessariamente strumento delle classi sfruttatrici’ (pag 18-20) Sostituisce la precedente (per Archiv) MADS017FV “”Kautsky critica Engels: gli Stati sorgono principalmente per conquista: «Lo stesso Engels è dunque d’avviso che lo Stato possa formarsi in diversi modi. Ad esempio per conquista. Ma secondo la forma più pura e più classica lo Stato dovrebbe nascere dai contrasti di classe, che si sviluppano nel seno stesso della società gentilizia. Per lungo tempo ho condiviso questa concezione, finché a poco a poco non mi sorsero molti dubbi sulla “”forma più pura e più classica””. Tanto più diedi allora libero corso a questi dubbi, quanto più mi riuscì di cancellare il carattere di mera teoria della violenza dalla mia ipotesi che si fondava sulla terza “”forma principale”” (la formazione degli Stati per conquista), mettendo così in chiaro il condizionamento economico della violenza – mediante la quale vennero fondati Stato e classi – e inquadrando senza contraddizioni la mia ipotesi nella concezione materialistica della storia». [‘Die materialistische Geschichtsauffassung’, Berlin, 1927, vol. II, p. 89]. «Ricondurre la genesi dello Stato e l’ascesa delle classi alla conquista non significa affatto che le classi si siano formate ovunque e in ogni circostanza in questo stesso modo, né che un’altra genesi dello Stato sia impossibile… Ma nei territori in cui ha inizio la storia scritta, la storia degli Stati e delle lotte di classe, qualsiasi origine delle prime classi e dei primi Stati può essere ricondotta all’opera di un conquistatore, almeno nella misura in cui questi può venire riconosciuto e ha lasciato tracce, dalle quali sia possibile ricostruire la sua esistenza» [op. cit., p. 94]. Stati che sorgono quando un popolo di pastori sottomette un popolo di contadini: «Se prendiamo in considerazione il forte contrasto presente nella vita spirituale dei contadini e dei pastori nomadi – i primi agiati, ma di indole torpida, inadatti alla lotta e arrendevoli, i secondi poveri, bellicosi, arditi e spesso dotati di un’intelligenza vivace e adattabile – scorgiamo in loro due fattori il cui incontro, a un certo stadio dello sviluppo, fece sì che i pastori rendessero sudditi e tributari i contadini. Singole tribù di pastori riunirono diverse comunità contadine e raggruppamenti di contadini facendo capo allo stesso mercato, in una collettività dominata e sfruttata dai pastori, che smisero pertanto di essere tali. Così vennero creati i primi Stati» [op. cit., p. 107]. «Due condizioni sono necessarie affinché i nomadi che hanno combattuto e vinto una tribù contadina non si limitino a saccheggiarla o a imporle il pagamento regolare di un tributo, ma si stabiliscano invece nella terra dei vinti, assumendone l’amministrazione. La tribù dei conquistatori deve acquisire una certa comprensione per la natura e le necessità caratteristiche del modo di produzione della popolazione soggiogata, altrimenti quest’ultima viene ben presto ridotta in rovina e invece di uno Stato si crea un deserto. Questa comprensione può formarsi solo grazie a prolungati rapporti con la tribù che più tardi viene sottomessa, rapporti che possono essere amichevoli – scambi commerciali -, o violenti- imposizione e riscossione dei tributi. In entrambi i casi è necessario che le due tribù vivano geograficamente vicine. Quando stirpi nomadi provenienti da lontano penetrarono in regioni di civiltà a loro del tutto estranea, poterono solo saccheggiare e distruggere, ma non furono in grado di fondare Stati destinati a durare… Un certo livello culturale dei conquistatori è una delle condizioni che portano alla formazione degli Stati. Ma non basta; è altresì necessario che le popolazioni soggiogate abbiano raggiunto un certo livello economico. I ricavi della loro produzione devono essere tali che ne possano vivere non solo i coltivatori, ma anche i loro padroni. Altrimenti anche questi ultimi sono costretti a dedicarsi all’agricoltura, – ma a ciò si oppone la loro natura – oppure restare fermi alla loro vecchia economia nomadica, il che esclude la possibilità di fondare uno Stato» [op. cit., pp. 112, sg.]. Lo Stato non è necessariamente strumento delle classi sfruttatrici: «Tutto l’enorme movimento della società, iniziatosi con l’ascesa del capitale industriale e portato avanti dalla lotta di classe del proletariato, non potrebbe continuare senza trasformare completamente lo Stato medesimo, provocando cioè non solo rivolgimenti all’interno dello Stato, ma trasformandone da cima a fondo l’essenza stessa. Questo già avviene per l’ascesa della democrazia moderna, del moderno Stato democratico, il quale si trova… in netto contrasto con la natura dello Stato di origine storica, basato a priori sull’ineguaglianza dei diritti dei diversi ceti, comunità e classi che lo costituivano. L’eguaglianza giuridica di tutti i cittadini, il riconoscimento di diritti e doveri civili e politici eguali per tutti, segnano una cesura rispetto allo Stato quale era fin dai suoi inizi, lo Stato, cioè, che si fondava sulla conquista e l’assoggettamento violento, da parte di una minoranza vittoriosa della maggioranza dei popoli e dei gruppi etnici in esso raggruppati. Tuttavia questo Stato democratico non significa ancora l’eliminazione di tutte le classi, bensì solo l’abolizione di quelle diversità fra i ceti, che poggiano sulla violenza. Esso non ha eliminato col suo sorgere le differenze di classe di natura puramente economica, formatesi all’interno dello Stato, e fondate su determinati rapporti di proprietà e di produzione, che si possono quindi conciliare con l’eguaglianza giuridica di tutti. Lo Stato democratico non impedisce che le classi sfruttatrici requisiscano il potere statale e lo usino nel proprio interesse contro le classi sfruttate. La differenza fra il moderno Stato democratico e le forme statali precedenti consiste invece nel fatto che lo sfruttamento dell’apparato statale ai fini delle classi sfruttatrici non ne costituisce l’essenza e non è indissolubilmente legata ad esso. Al contrario, lo Stato democratico tende per la sua stessa struttura a essere non l’organo di una minoranza come gli Stati precedenti, bensì, l’organo della maggioranza della popolazione e quindi delle classi lavoratrici. Se esso diviene l’organo di una minoranza sfruttatrice, ciò non dipende dalla sua natura, bensì dalla situazione delle classi lavoratrici, dalla loro ignoranza, dalla mancanza di unità, di indipendenza, dalla loro incapacità di lottare – il che, a sua volta, è il risultato delle condizioni in cui esse vivono. Ma è proprio la democrazia a offrire la possibilità di distruggere queste radici del potere politico dei grandi sfruttatori in regime democratico, ciò che almeno i lavoratori salariati, in numero sempre crescente, compiono via via con maggior successo. Quanto più questo avviene, tanto meno lo Stato democratico si limita a essere un puro strumento delle classi sfruttatrici. In certi casi, l’apparato statale comincia a rivolgersi contro di queste, cioè a funzionare in netto contrasto con quella che era la sua attività precedente. Da strumento di oppressione esso prende a trasformarsi in uno strumento di liberazione degli sfruttati”” (op. cit., pp. 597-599)] (pag 18-21) [Iring Fetscher, ‘Il marxismo. Storia documentaria. Volume terzo. Politica’, Milano, 1970]”,”MADS-017-FV”
“FETSCHER Iring”,”La filosofia politica di Rousseau. Per la storia del concetto democratico di libertà.”,”Iring Fetscher è nato in Germania nel 1922 e si è laureato in filosofia all’Università di Tubinga. Presso la medesima università si è abilitato nel 1959 con uno studio sulla filosofia politica di Rousseau di cui il presente volume costituisce la rielaborazione. Dal 1963 ha occupato la cattedra di scienze politiche all’Università di Francoforte su Meno. Dal 1957 ha diretto la rivista ‘Marxismusstudien’. Fra le sue opere più importanti ‘Marx e il marxismo’ (1969) e l’antologia ‘Il marxismo. Storia documentaria’ (3 voll., 1969). Contiene il capitolo quinto: ‘Rousseau e la Rivoluzione francese’ (pag 224-264) Appendici: I. Adam Smith; recensione del “”Discorso sulla disuguaglianza””; II. Jean-Jacques Rousseau, “”Discorso sulle ricchezze””; III. Lo “”stato naturale”” della società e l’idea dell’uomo in Hobbes, Pufendorf, Cumberland e Rousseau. Contributo alla determinazione della posizione della teoria politica di Rousseau: A. Lo stato di natura secondo Thomas Hobbes; B. L’idea dello stato di natura in Samuel Pufendorf e in Jean Berbeyrac; C. Ferinità e umanità in Cumberland e in Rousseau”,”TEOP-126-FF”
“FEUCHTWANGER E.J.”,”Democrazia e impero. L’ Inghilterra fra il 1865 e il 1914.”,”FEUCHTWANGER insegna storia nell’Univ di Southampton. Tra le sue pubblicazioni: -Disraeli, Democracy and the Tory Party’ (1968) -Prussia: Myth and Reality (1970). -Gladstone. (1975)”,”UKIx-018″
“FEUCHTWANGER Lion”,”Mosca 1937. Diario di viaggio per i miei amici.”,”Nato a Monaco di Baviera nel 1887, Lion FEUCHTWANGER resse dal 1905 al 1910 una società letteraria sostenitrice della nuova letteratura: di quegli anni furono le sue prime opere (un romanzo e una commedia). La sua fama nacque e si impose nel 1926 con la pubblicazione – sotto altro titolo – di Süss l’ Ebreo, iniziato dieci anni prima. Seguono altri romanzi e alcune commedie di alterna fortuna. Accanto ai romanzi storici, il romanzo sociale (Successo) e i romanzi delle tragedie moderne (I fratelli Oppenheim, gli ebrei martoriati dal nazismo). Nel campo delle memorie questo suo lavoro è scritto in polemica con il famoso libello di André GIDE. Al quale seguirà il diario dell’ internamento (Francia amara). FEUCHTWANGER profugo dalla Germania accolto trionfalmente a Parigi nel 1933, fu internato nel 1940 per la sua origine tedesca. Sfuggito miracolosamente ai nazisti, si rifugiò negli Stati Uniti. “”Ho potuto constatare nel migliore dei modi come sia sana ed efficace la politica delle nazionalità dell’ Unione, osservando il loro metodo per risolvere l’ antica ed apparentemente insolubile questione ebraica. Il ministro zarista Plehwe non seppe far di meglio, a questo proposito, secondo le sue parole, che obbligare un terzo degli Ebrei a convertirsi, un terzo ad emigrare ed un terzo a morire. L’ Unione trovò un’altra strada. Essa ha assimilato la maggior parte dei suoi cinque milioni di Ebrei, all’altra parte ha messo a disposizione un vasto territorio autonomo ed i mezzi per la colonizzazione ed in questo modo si è creata parecchi milioni di cittadini attivi intelligenti e aderenti fanatici””. (pag 72) “”Già nel 1913 Lenin aveva scritto a Gorki: “”Abbiamo ora un magnifico Georgiano che lavora ad un lungo articolo sulla questione nazionale, questione di cui bisognerebbe occuparsi seriamente””. Stalin se ne occupò. Ebbe delle idee. Si affermò come organizzatore. Ma Stalin non è una persona affascinante, egli rimase in seconda linea vicino a Trotsky, abbagliante ed indaffarato. Trotsky è un buon oratore, probabilmente il migliore fra i viventi, egli sa trascinare. Stalin parla, come già dissi, con un certo umorismo, ma è lungo e monotono. La popolarità che l’ altro si acquistò di colpo, egli dovette conquistarsela lentamente.”” (pag 86) “”Non dimenticherò mai in che modo Giorgio Pjatakov stava davanti al microfono (…). Tranquillo e diligente, egli spiegava come aveva fatto a sabotare le industrie da lui dipendenti. Esponendo ed indicando col dito, faceva l’ impressione di un insegnante universitario, un professore di storia, che tiene una conferenza sulla vita e le gesta di un uomo morto da molto tempo, di nome Pjatakov, e che ha interesse a spiegare tutto fin nei minimi particolari, affinche i suoi ascoltatori e studenti capiscano bene.”” (pag 102) “”Devo confessare che, sebbene il processo mi avesse convinto della colpa degli accusati, il loro comportamento davanti al tribunale, nonostante gli argomenti dei Sovietici, non mi era del tutto chiaro. (…) Ciò non vuol naturalmente dire che possa dubitare del processo e dei suoi risultati. Quando mi si chiede la mia opinione, posso, sull’ esempio dello scrittore Ernst Bloch, citare Socrate, il quale, interrogato su alcune oscurità di Eraclito, rispose: “”Quello che ho capito è eccellente. Da ciò deduco che anche quello che non ho capito, sia pure eccellente””. (pag 106)”,”RUSS-160″
“FEUER Lewis S.”,”Marx and the Intellectuals. A Set of Post-Ideological Essays.”,”Lewis S. Feuer è nato a New York figlio di un lavoratore ebreo immigrato. Ha studiato ad Harvard ed è diventato professore di filosofia e scienze sociali nell’Università di Vermont prima e California poi. Ha pubblicato: ‘Spinoza and the Rise of Liberalism’ e ‘Marx and Engels: Basic Writings on Politics and Philosophy’. Contiene il capitolo: ‘American Travelers to the Soviet Union 1917-32: The Formation of a Component of New Deal Ideology’ (pag 100-140) Sulla presenza di intellettuali nei partiti socialisti europei (pag 56)”,”TEOC-633″
“FEUER Lewis S.”,”L’intellettuale scientifico. Origini psicologiche e sociologiche della scienza moderna.”,”Lewis S. Feuer è Professore di filosofia e scienze sociali e titolare del Corso “”Integrated”” di scienze sociali alla Università di California (Berkeley). Dal 1951 al 1957 è stato professore all’Università di Vermont. E’ autore pure di ‘Spinoza and the Rise of Liberalism’ (1958). “”«Il mondo (diceva Winthrop) è governato da leggi generali; e le leggi generali devono, per loro natura, essere suscettibili a volte di recare dolore. Tuttavia, si può ragionevolmente sostenere che leggi di questo tipo sono non soltanto sagge ma anche buone se nel loro insieme producono un massimo di bene (prendendo in prestito una espressione dei matematici); e ciò, la cosa presenta il più alto grado di probabilità, è valido per tutte le leggi di natura»”” (pag 306)”,”SCIx-485″
“FEUERBACH Ludwig, a cura di Francesco TOMASONI”,”L’ essenza del cristianesimo.”,”””In breve: l’ idea è per me solo la fede nel futuro storico, nella vittoria della verità e della virtù, e ha solo un significato politico e morale; invece nel campo della filosofia teoretica vera e propria, e ciò in diretto contrasto con la filosofia hegeliana, dove avviene proprio l’ opposto, vale per me solo il realismo, il materialismo nel senso indicato. Io non posso purtroppo applicare a me il principio della filosofia speculativa invalsa fino ad ora: “”Tutto ciò che è mio lo porto con me””- l’ antico motto: “”Omnia mea mecum porto””. Ho proprio molte cose fuori di me che non posso trasportare con me in tasca o in testa, ma tuttvia annovero a me stesso…”””,”FILx-218″
“FEUERBACH Ludwig, a cura di Anna MARIETTI SOLMI”,”L’ essenza della religione.”,”Critica a Feuerbach. “”Gli scritti antihegeliani avevano, così, un carattere fondalmentalmente ambiguo: erano, da un lato, l’ espressione finale e conclusiva della critica di Feuerbach alla filosofia e alla religione (ed è questo l’ aspetto che colpisce in un primo tempo Engels e Marx, che si riferisce soprattutto alle Tesi e ai Principî quando, nei suoi primi scritti e fino al 1844, parla di Feuerbach in termini di adesione incondizionata). Ma le Tesi e i Principî ponevano anche, dall’altro, le basi di una filosofia e di una religione “”positive””, di una nuova filosofia a cui si attribuiva addirittura un valore religioso, di “”antropoteismo””: che è l’ aspetto a cui si sarebbe rivolta, più tardi, la critica marxiana””. (pag XVII-XVIII) Epicuro. “”Gli dei, dice Epicuro, vivono negli intervalli tra mondo e mondo. Perfetto: vivono solo nello spazio vuoto, nell’ abisso che c’è fra il mondo della realtà e il mondo della rappresentazione, fra la legge e la sua applicazione, l’ azione e il suo risultato, il presente e il futuro””. (pag 75) Opinione pubblica. “”””Dio governa il mondo””, d’accordo, ma questo Dio che governa il mondo è solo ciò che l’ opinione degli uomini considera come Dio, e in genere come permesso, giusto, sacro, buono, opportuno – è solo, in una parola, l’ opinione pubblica, dominante, consacrata, e cioè la fede di un’ età o di un popolo. Là dove l’ uomo suppone o crede che la sua vita non dipenda da una previsione o provvidenza, ma da una predestinazione, da un destino cieco e inevitabile (…), anche nella realtà la sua vita non dipende da alcuna provvidenza, poiché egli non chiede consiglio alla ragione per sapere se deve fare o tralasciare qualcosa, non prende misure precauzionali, si getta ciecamente nel pericolo””. (pag 112)”,”FILx-282″
“FEUERBACH Ludwig,”,”L’ essenza del cristianesimo.”,”‘La prima parte scopre la verità antropologica della religione, la seconda mostra la falsità teologica della religione’ (pag 18) Capitolo XXI: ‘La contraddizione nell’esistenza di Dio’ (pag 213-)”,”RELC-001-FC”
“FEUERBACH Ludwig, a cura di Norberto BOBBIO”,”Principi della filosofia dell’avvenire.”,”””Sarà quindi lecito concludere che Feuerbach, mosso all’assalto della religione tradizionale considerata come un”’antropologia di Dio’, giunge a dare al suo pensiero la configurazione di una ‘teologia dell’uomo’. Infiammato dal proposito di operare un superamento del pensiero tradizionale, ne realizza all’opposto, un rovesciamento: se la filosofia speculativa di Hegel non è una genuina filosofia ma una teologia tutta spiegata, l’antropologia di Feuerbach è, a pieno diritto, una teologia rovesciata. Spinto, infine, a filosofare dal desiderio di riformare la filosofia tradizionale, rimane ancora rinchiuso nello spirito della filosofia da riformare, come accadde all’altra Riforma, che fu una riforma del cristianesimo compiuta in nome e nello spirito del cristianesimo. Del resto, a questa Riforma, egli non nascose, in diversi momenti, la sua simpatia spirituale e al pensiero di Lutero, in uno dei più fervidi scritti del periodo della maturità (‘L’essenza della fede secondo Lutero’ del 1844), richiese quasi una giustificazione delle proprie idee. Si che a ragione il Windelband, in uno dei più acuti giudizi che del Feuerbach sia stato dato, ebbe a dire: «In certo rispetto la sua natura intera, schiettamente tedesca, può richiamare moltissimo Lutero. Vi è la stessa potente originalità, la stessa ingenua rozza sensibilità, lo stesso umorismo battagliero, non eccessivamente delicato, lo stesso spirito di verità, spinto fino alla testardaggine e privo di riguardi». La filosofia di Feuerbach non fu insomma, come egli ancora aveva preconizzato, la filosofia dell’avvenire; fu semplicemente una filosofia di transizione. Federico Engels nel suo noto saggio su ‘Ludovico Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca’ disse di colui che fu la maggior guida spirituale della sua generazione: «egli rimase a mezza strada anche come filosofo, dalla metà in giù materialista, dalla metà in su idealista».”” (pag X-XI, dall’Avvertenza, N. Bobbio)”,”FILx-362-FF”
“FEUERBACH Ludwig, a cura di Antonio BANFI”,”L’essenza del cristianesimo.”,”Mistero della creazione dal nulla (pag 89) Differenza tra cristianesimo e paganesimo (pag 129)”,”FILx-585″
“FEUERBACH Ludwig,”,”L’ essenza del cristianesimo.”,”‘La prima parte scopre la verità antropologica della religione, la seconda mostra la falsità teologica della religione’ (pag 18) Capitolo XXI: ‘La contraddizione nell’esistenza di Dio’ (pag 213-)”,”FILx-591″
“FEYERABEND Paul K.”,”Contra el metodo. Esquema de una teoria anarquista del conocimiento.”,”FEYERABEND Paul K.(1924-1994), filosofo della scienza statunitense, di origine tedesca, ha sostenuto che la scienza si muove al di fuori di qualunque “”gabbia metodologica””. Ha scritto “”Contro il metodo”” (1970) e “”Il realismo scientifico e l’ autorità della scienza”” (1979).”,”SCIx-133″
“FEYERABEND Paul K.”,”Contro il metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza.”,”P.K. FEYERABEND è nato a Vienna nel 1924. Dopo studi di storia, sociologia, astronomia e logica, è stato allievo di POPPER, il cui pensiero poi criticherà, alla London School of Economics (LSE). Rientrato a Vienna nel 1953, insegnò prima filosofia della scienza all’ Università di Bristol, e dal 1958 filosofia all’ Università della California a Berkeley, prendendo la cittadinanza americana. E’ morto a Ginevra nel 1994. “”La teoria è piena di errori. Essa può però essere sviluppata, e potrebbe migliorare. L’ unità naturale delle valutazioni metodologiche non è perciò una singola teoria, bensì una successione di teorie, o un programma di ricerca; e noi non giudichiamo lo stato in cui un programma di ricerca si trova in un particolare momento, ne giudichiamo la storia, preferibilmente comparandola alla storia di programmi rivali. Secondo Lakatos i giudizi sono del genere seguente: “”Un programma di ricerca si dice che è progressivo fintanto che la sua crescita teorica anticipa la sua crescita empirica, cioè fintanto che continua a predire fatti nuovi con qualche successo…; è in stagnazione se la sua crescita teorica resta indietro rispetto alla sua crescita empirica, ossia fintanto che dà solo spiegazioni post hoc di scoperte casuali o di fatti anticipati da un programma rivale o in questo scoperti””. Un programma in ristagno può degenerare ulteriormente finché non contiene altro che “”solenni riasserzioni”” della posizione originaria, associate a una ripetizione, nei suoi termini propri, dei (successi dei ) programmi rivali.”” (pag 151)”,”FILx-273″
“FEYERABEND Paul K., a cura di Alberto ARTOSI”,”Il realismo scientifico e l’autorità della scienza.”,”Paul K. Feyerabend (1924) filosofo della scienza d’origine tedesca, insegna a Berkeley. Tra le sue opere principali. ‘Contro il metodo’ (1979), ‘La scienza in una società libera’ (1981).”,”SCIx-057-FRR”
“FEYERABEND Paul K.”,”Contro il metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza.”,”P.K. Feyerabend è nato a Vienna nel 1924. Dopo studi di storia, sociologia, astronomia e logica, è stato allievo di Popper, il cui pensiero poi criticherà, alla London School of Economics (LSE). Rientrato a Vienna nel 1953, insegnò prima filosofia della scienza all’ Università di Bristol, e dal 1958 filosofia all’Università della California a Berkeley, prendendo la cittadinanza americana. È morto a Ginevra nel 1994.”,”SCIx-178-FRR”
“FEYERABEND Paul K.”,”Contro il metodo.”,”P.K. Feyerabend professore all’Università di Berkeley, California, a sviluppato la sua ricerca sui rapporti tra scienza e ideologia attaccanto i miti dell’ empirismo Recente la sua discussione con Popper, Lakatos, Kuhn e altri temi della scienza e del suo sviluppo.”,”FILx-415-FRR”
“FEYNMAN Richard P.”,”Richard P. Feynman. Fisica e oltre. I grandi della scienza.”,”””Quello che è certo è che non abbiamo una base di buona matematica per formulare la teoria dell’elettrodinamica quantistica; non sono buona matematica tutti i giri di parole necessari per descrivere la connessione tra ‘n’ e ‘j’ con ‘m’ ed ‘e’. Un interrogativo di grande profondità e bellezza ci viene proposto dal valore osservato della costante di accoppiamento ‘e’, cioè dell’ampiezza per emissione o assorbimento di un fotone reale da parte di un elettrone reale. Il valore di tale semplice numero determinato sperimentalmente risulta prossimo a -0,08542455. (E’ un numero che i miei amici fisici non riconosceranno, perché preferiscono ricordarlo come l’inverso del suo quadrato che vale 137,03597 con un’incertezza di circa 2 sull’ultima cifra decimale. Questo numero costituisce un vero rompicapo in da quando fu scoperto, oltre cinquant’anni fa, e tutti i migliori fisici teorici lo tengono incorniciato e appeso al muro e ogni giorno ci meditano su). Vi chiederete subito da dove venga questo valore della costante di accoppiamento: è connesso a ‘n’, o magari alla base dei logaritmi naturali? Nessuno lo sa. E’ uno dei più enigmatici enigmi della fisica, un numero magico che ci viene offerto nel mistero più assoluto. Si potrebbe quasi dire che a scrivere questo numero sia stata la “”mano di Dio”” e che noi “”non sappiamo come Egli abbia mosso la sua matita””.”” (pag 244-245)”,”SCIx-374″
“FEYNMAN Richard Phillips, LEIGHTON Robert B. SANDS Matthew a cura”,”La Fisica di Feynman. Meccanica, radiazioni, calore.”,”Nato nel 1918 a Brooklyn, Richard P. Feynman conseguì il dottorato in fisica all’Università di princeton nel 1942. Nonostante la sua giovane età, ebbe un ruolo importante nel progetto Manhattan a Los Alamos, durante la seconda guerra mondiale. In seguito insegnò alla Cornell University e al California Institute of Tecnology. Nel 1965 ricevette il premio Nobel per la fisica, insieme a Sin-Itero Tomanaga e a Julian Schwinger, per i suoi lavori sull’elettrodinamica quantistica. Inoltre, insieme a murray Gell-Mann, realizzò degli studi fondamentali nel campo delle interazioni deboli e del decadimento beta. Negli anni seguenti ebbe inoltre un ruolo chiave nello sviluppo della teoria dei quark, per la quale propose un modello a partoniper gli urti tra protoni ad alta energia. Richard Feynman morì il 15/02/1988 a Los Angeles. Robert B. Leighton (1919-1997) è stato professore di Fisica al California Institute of Tecnology dal 1949. Ha speso oltre due anni pre trasformare le lezioni di Feynman dei primi anni Sessanta, registrate su nastro, in un testo scritto che potesse essere pubblicato. Matthews Sands, professore emerito in Fisica, ha insegnato presso la Stanford University.”,”SCIx-214-FL”
“FEYNMAN Richard Phillips, LEIGHTON Robert B. SANDS Matthew a cura”,”La Fisica di Feynman. Elettromagnetismo e materia.”,”Nato nel 1918 a Brooklyn, Richard P. Feynman conseguì il dottorato in fisica all’Università di princeton nel 1942. Nonostante la sua giovane età, ebbe un ruolo importante nel progetto Manhattan a Los Alamos, durante la seconda guerra mondiale. In seguito insegnò alla Cornell University e al California Institute of Tecnology. Nel 1965 ricevette il premio Nobel per la fisica, insieme a Sin-Itero Tomanaga e a Julian Schwinger, per i suoi lavori sull’elettrodinamica quantistica. Inoltre, insieme a murray Gell-Mann, realizzò degli studi fondamentali nel campo delle interazioni deboli e del decadimento beta. Negli anni seguenti ebbe inoltre un ruolo chiave nello sviluppo della teoria dei quark, per la quale propose un modello a partoniper gli urti tra protoni ad alta energia. Richard Feynman morì il 15/02/1988 a Los Angeles. Robert B. Leighton (1919-1997) è stato professore di Fisica al California Institute of Tecnology dal 1949. Ha speso oltre due anni pre trasformare le lezioni di Feynman dei primi anni Sessanta, registrate su nastro, in un testo scritto che potesse essere pubblicato. Matthews Sands, professore emerito in Fisica, ha insegnato presso la Stanford University.”,”SCIx-215-FL”
“FEYNMAN Richard Phillips, LEIGHTON Robert B. SANDS Matthew a cura”,”La Fisica di Feynman. Meccanica quantistica.”,”Nato nel 1918 a Brooklyn, Richard P. Feynman conseguì il dottorato in fisica all’Università di princeton nel 1942. Nonostante la sua giovane età, ebbe un ruolo importante nel progetto Manhattan a Los Alamos, durante la seconda guerra mondiale. In seguito insegnò alla Cornell University e al California Institute of Tecnology. Nel 1965 ricevette il premio Nobel per la fisica, insieme a Sin-Itero Tomanaga e a Julian Schwinger, per i suoi lavori sull’elettrodinamica quantistica. Inoltre, insieme a murray Gell-Mann, realizzò degli studi fondamentali nel campo delle interazioni deboli e del decadimento beta. Negli anni seguenti ebbe inoltre un ruolo chiave nello sviluppo della teoria dei quark, per la quale propose un modello a partoniper gli urti tra protoni ad alta energia. Richard Feynman morì il 15/02/1988 a Los Angeles. Robert B. Leighton (1919-1997) è stato professore di Fisica al California Institute of Tecnology dal 1949. Ha speso oltre due anni pre trasformare le lezioni di Feynman dei primi anni Sessanta, registrate su nastro, in un testo scritto che potesse essere pubblicato. Matthews Sands, professore emerito in Fisica, ha insegnato presso la Stanford University.”,”SCIx-216-FL”
“FEYNMAN Richard Phillips, LEIGHTON Robert B. SANDS Matthew a cura”,”La Fisica di Feynman. Consigli per risolvere i problemi di fisica.”,”Nato nel 1918 a Brooklyn, Richard P. Feynman conseguì il dottorato in fisica all’Università di princeton nel 1942. Nonostante la sua giovane età, ebbe un ruolo importante nel progetto Manhattan a Los Alamos, durante la seconda guerra mondiale. In seguito insegnò alla Cornell University e al California Institute of Tecnology. Nel 1965 ricevette il premio Nobel per la fisica, insieme a Sin-Itero Tomanaga e a Julian Schwinger, per i suoi lavori sull’elettrodinamica quantistica. Inoltre, insieme a murray Gell-Mann, realizzò degli studi fondamentali nel campo delle interazioni deboli e del decadimento beta. Negli anni seguenti ebbe inoltre un ruolo chiave nello sviluppo della teoria dei quark, per la quale propose un modello a partoniper gli urti tra protoni ad alta energia. Richard Feynman morì il 15/02/1988 a Los Angeles. Robert B. Leighton (1919-1997) è stato professore di Fisica al California Institute of Tecnology dal 1949. Ha speso oltre due anni pre trasformare le lezioni di Feynman dei primi anni Sessanta, registrate su nastro, in un testo scritto che potesse essere pubblicato. Matthews Sands, professore emerito in Fisica, ha insegnato presso la Stanford University.”,”SCIx-217-FL”
“FEYNMAN Richard Phillips”,”Il senso delle cose.”,”Nato nel 1918 a Brooklyn, Richard P. Feynman conseguì il dottorato in fisica all’Università di princeton nel 1942. Nonostante la sua giovane età, ebbe un ruolo importante nel progetto Manhattan a Los Alamos, durante la seconda guerra mondiale. In seguito insegnò alla Cornell University e al California Institute of Tecnology. Nel 1965 ricevette il premio Nobel per la fisica, insieme a Sin-Itero Tomanaga e a Julian Schwinger, per i suoi lavori sull’elettrodinamica quantistica. Inoltre, insieme a murray Gell-Mann, realizzò degli studi fondamentali nel campo delle interazioni deboli e del decadimento beta. Negli anni seguenti ebbe inoltre un ruolo chiave nello sviluppo della teoria dei quark, per la quale propose un modello a partoniper gli urti tra protoni ad alta energia. Richard Feynman morì il 15/02/1988 a Los Angeles.”,”SCIx-289-FL”
“FIC Victor M.”,”The Collapse of American Policy in Russia and Siberia, 1918. Wilson’s Decision not to Intervene (March-October, 1918).”,”Victor M. Fic, Professor Emeritus, was educated at the University of Political and Social Sciences in Prague and holds BA and MA degrees from the University of British Columbia, Vancouver; MA, Certificate of the Russian Institute and PhD in International Law and Relations from Columbia University, New York; Diploma in Indology from Maharajah’s College of the University of Mysore, India; and PhD in Asian Studies from Jawaharlal University, New Delhi, India. The author held academic and administrative appointments at the University of Rangoon, Burma, and at the Chinese Nanyang University in Singapore, where he served as Head of the Department of Government and Public Administration, and Director of the Institute for Southeast Asian Studies. He also taught at the National University in Singapore, in its Faculty of Law. Preface, Introduction, Maps, Appendix, Bibliography, Notes, Index,”,”USAQ-019-FL”
“FICARRA Aldo”,”Giuda non tradì Gesù.”,”Pietro non morì a Roma (pag 105) L’autore, Aldo FICARRA nato a Piana degli Albanesi nel 1920, vive a Milano dove esercita la professione di avvocato. E’ cultore di studi storici e letterari. “”I Vangeli risentono (…) della iniziale lacuna di fonti documentali e rispecchiano lo stile delle tradizioni oralmente tramandate. (…).”” (pag 185) “”Il mito mitralico aveva fissato al 25 dicembre la commemorazione di Mitra. Poiché tutti i popoli antichi celebravano le feste natalizie dei loro dèi al 25 dicembre e non avendo i cristiani una loro data certa mutuarono dalle altre religioni e principalmente dai mitralici la data del 25 dicembre sostituando al “”natalis invicti”” il “”natalis domini””. La tradizione cristiana ha mutuato molto dal mitraismo, poiché furono proprio i mitraisti che ospitarono per secoli nelle loro catacombe (i mitrei) i primi cristiani e i loro riti. E ciò in forza del diritto di asilo che allora, in tutte le religioni dell’ impero romano, veniva praticato senza distinzione di razza, nazionalità e lingua. Anzi venivano ammessi nel tempio, come membri con il nome di ‘cripti (occulti).”” (pag 214)”,”RELC-216″
“FICHAUT André”,”Sur le pont. Souvenirs d’un ouvrier trotskiste breton.”,”Jeune apprenti mécanicien brestois, André Fichaut rejoint le mouvement des Auberges de la jeunesse au lendemain de la seconde guerre mo ndiale. Il y rencontre le mouvement trotskiste et en devient un militant. Militant syndical sur les chantiers navals puis à l’EDF, il est, dans les années 1950, membre du PCF et pratique l’entrisme dans le parti stalinien. Préface par Alain KRIVINE, Cahier photos et iconographie,”,”TROS-085-FL”
“FICHTE Johann G. a cura di Nicolao MERKER”,”Lo Stato di tutto il popolo.”,”Questo volume raccoglie gli scritti politici che appartengono all’intero arco di attività di FICHTE (1762-1814) e li situa nel contesto storico e ideologico di un’epoca che va, in GERM, dalle prime ripercussioni della Rivoluzione francese fino ai nodi irrisolti della Q nazionale. Fra i filosofi classici tedeschi, F. fu quello che recepì queste discussioni nella loro valenza più immediatamente politica. Si può parlare di un suo ‘giacobinismo filosofico’.”,”FILx-031″
“FICHTE Johann G. a cura di Nicolao MERKER”,”Lo Stato di tutto il popolo.”,”Questo volume raccoglie gli scritti politici che appartengono all’intero arco di attività di FICHTE (1762-1814) e li situa nel contesto storico e ideologico di un’epoca che va, in GERM, dalle prime ripercussioni della Rivoluzione francese fino ai nodi irrisolti della Q nazionale. Fra i filosofi classici tedeschi, F. fu quello che recepì queste discussioni nella loro valenza più immediatamente politica. Si può parlare di un suo ‘giacobinismo filosofico’.”,”TEOP-010″
“FICHTE Johann Gottlieb, a cura di Luca FONNESU”,”Fondamento del diritto naturale secondo i princìpi della dottrina della scienza.”,”La traduzione del ‘Fondamento del diritto naturale secondo i princìpi della dottrina della scienza’ è stata condotta sul testo dell’edizione critica delle opere di Fichte curata dall’Accademia delle Scienze di Monaco (Stoccarda 1962 sgg.).”,”FILx-041-FL”
“FICHTE Johann Gottlieb, a cura di Carla DE-PASCALE”,”Il sistema di etica secondo i principi della dottrina della scienza.”,”L’opera si colloca in un periodo singolare della biografia intellettuale di Fichte, al termine di una parabola che si venne a delineare negli anni brevi ma intensi della sua permanenza all’Università di Jena, punto di partenza per una carriera accademica tanto rapida quanto prestigiosa. in questa città il filosofo eragiunto, nella primavera del 1794, assistito da una serie di circostanze favorevoli, che gli avevano consentito di inaugurare sotto i migliori auspici una nuova fase della sua esistenza.”,”FILx-042-FL”
“FICHTE Johann Gottlieb”,”Sul concetto della dottrina della scienza. Fondamenti dell’intera dottrina della scienza.”,”””La filosofia è una ‘scienza’; su questo tutte le definizioni della filosofia sono tanto d’accordo, quanto sono divise nela determinazione dell”oggetto’ di questa scienza”” (pag 15)”,”FILx-517″
“FICHTE Johann GottliebFICHTE Johann Gottlieb, a cura di Barbara ALLASON”,”Discorsi alla nazione tedesca.”,”Libro intonso”,”FILx-285-FF”
“FICHTE Johann Gottlieb, a cura di Filippo COSTA”,”Sul concetto della dottrina della scienza o della così detta filosofia. Fondamenti dell’intera dottrina della scienza.”,”Le due opere qui tradotte sono le prime in cui Fichte espone pubblicamente la dottrina della scienza.”,”FILx-337-FF”
“FICHTE Johann Gottlieb, a cura di Filippo COSTA”,”Sul concetto della dottrina della scienza o della così detta filosofia. Fondamenti dell’intera dottrina della scienza.”,”””La contraddizione non è affatto già risolta mediante il concetto della determinazione reciproca”” (pag 107)”,”FILx-031-FRR”
“FICHTENAU Heinrich von”,”L’ Impero carolingio. (Tit.orig.: Das karolingische Imperium)”,”FICHTENAU Heinrich von (Linz 1912) ha insegnato storia medievale all’ Università di Vienna. Allievo di Hans HIRSCH gli è successo nel 1962 quale direttore dell’ Istituto Austriaco per la Ricerca Storica. Membro dell’ Accademia Austriaca delle Scienze, ha collaborato al Monumenta Germaniae Historica. Studioso di storia diplomatica ha pubblicato ‘Mensch und Schrift im Mittelalter’ (1946), ‘Askese und Laster in der Anschauung des Mittelalters’ (1948) e ‘Der junge Maximilian, 1459-1482′ (1959). “”L’ influenza politica dei gruppi nobiliari doveva presto neutralizzare quelle aspirazioni alla giustizia sociale, che s’eran affermate con così felice auspicio, durante i primi tempi del governo di Ludovico il Pio. L’ opera di mutuo soccorso delle Gilde e di altre associazioni del genere non si svolse in armonia con le direttive del governo, anzi i signori furono spinti ad usare contro di esse i mezzi coercitivi della loro autorità. Una lettera di Ludovico all’ arcivescovo di Treviri mostra come a corte – nonostante tanta retorica sull’ unità di tutti i cristiani – si continuasse ancora a pensare che la condizione servile fosse “”ignominiosa”” e “”sporca””, e che solo la gente “”onorevole”” potesse adempiere agli uffici ecclesiastici. Anche nei conventi che godevano del diritto di libera elezione dell’ abate, si rimaneva nel dubbio, quando si prospettava la possibilità di eleggere un abate di bassa condizione sociale””. (pag 299)”,”EURx-206″
“FIEDLER F. FINGER O. FRIEDRICH H. RUHNOW M. STEUßLOFF H. a cura”,”Dialektischer und historischer Materialismus. Lehrbuch für das marxistisch-leninistische Grundlagenstudium.”,”Libro della DDR Dono M. Ferraresi”,”LENS-286″
“FIELDHOUSE David Kenneth”,”L’ età dell’ imperialismo 1830-1914.”,”David K. FIELDHOUSE è nato a Mussoorie (India) nel 1925. Ha studiato in Inghilterra (Cheltenham e Oxford). Ha insegnato ad Oxford e a Camberra in Australia. E’ stato visiting professor alla Yale University. Attualmente (1975) è al Nuffield College di Oxford. Ha pubblicato anche ‘Gli imperi coloniali’.”,”EURx-094″
“FIELDHOUSE David K.”,”Politica ed economia del colonialismo, 1870-1945.”,”ANTE1-19 D.K. FIELDHOUSE (India, 1925) è docente al Nuffield College di Oxford ed autore di ‘Gli imperi coloniali dal XVIII secolo’ (1967) e ‘L’età dell’imperialismo’.”,”ECOI-242″
“FIELDHOUSE David K.”,”Gli imperi coloniali dal XVIII secolo.”,”David K. Fieldhouse è nato nel 1925, dopo aver frequentato la Dean Close School a Celtenham ha studiato al Queen’s College do Oxford (diploma d’onore in storia moderna), dal 1950 al 1952 ha insegnato all’Haileybury College, dal 1953 al 1957 è stato lettore di storia alla Canterbury University (Nuova Zelanda), dal 1958 è Beit lector per la storia del Commonwealth all’Università do Oxford, ha pubblicato articoli sulla storia dell’impero britannico e ha collaborato a un source-book sulla storia moderna dell’Inghilterra e del Commonwealth, nel 1865 è stato visiting professor all’History Department dell’Australian National University a Canberra.”,”EURx-032-FL”
“FIELDS Nic”,”Roma contro Cartagine.”,”Il fattore demografico un fattore importante alla base della superpotenza militare di Roma. “”La seconda guerra punica rivelò il potere latente di Roma: la sua capacità di produrre soldati. Fino a quel momento Roma aveva combattuto la maggior parte delle sue guerre con due eserciti consolari, ognuno composto da due legioni e con il solito supplemento dei contingenti alleati. Polibio (III, 107,9) afferma che per la prima volta nella storia, durante la campagna di Canne vennero mobilitate otto legioni. Ma in realtà il totale delle legioni assoldate da Roma era dieci, perché oltre alle otto di Canne, ce n’erano altre due in Spagna. Nel 211 a.C. il numero delle legioni in campo era aumenato fino a venticinque. Ciò significa che, contando anche i contingenti alleati e le forze navali, Roma aveva mobilitato cinque circa 250.000 uomini (Brunt 1971: 419-422). Priprio come pare abbia predetto Cinea, fidato ambasciatore di re Pirro, il mostro dalle molte teste poteva rigenerarsi e continuare a combattere (Plutarco, ‘Pyrrhos’, XIX, 7). Questa inesauribile riserva di uomini è una delle chiavi della vittoria finale di Roma su Annibale. Secondo Tito Livio (XXII, 49, 15), a Canne Roma perse circa 50.000 uomini, cioè l’80 per cento delle sue truppe. Il numero delle perdite subite dalla Gran Bretagna e dai suoi alleati durante i primi giorni della battaglia della Somme nel 1916 non è neanche paragonabile al colpo sconvolgente inflitto ai romani (19.240 morti, 25.493 feriti, 2.152 dispersi e 585 prigionieri). Nessun altro stato dell’antichità avrebbe mai potuto sopravvivere a una disfatta tanto devastante. Roma poteva conare anche sull’appoggio fondamentale dei soi possedimenti più vicini, le comunità latine”” (pag 87)”,”STAx-027-FV”
“FIESCHI Roberto”,”Scienza e guerra.”,”Raccolta di testi pubblicati sulla stampa periodica in particolare ‘Scienza esperienza’, L’Unità, Rinascita, Critica marxista. Roberto Fieschi (Cremona, 1928) è stato ordinario di struttura della materia nell’Università di Parma. Ha pubblicato ‘Dalla pietra al laser’ (1986) e una ‘Enciclopedia della fisica’.”,”QMIx-295″
“FIESCHI Roberto”,”L’invenzione tecnologica.”,”Dono di Mario Caprini”,”SCIx-563″
“FIGES Orlando”,”La tragedia di un popolo. La rivoluzione russa, 1891-1924.”,”Il libro è opera di uno storico che è allo stesso tempo un narratore, pittore di miniature e di affreschi. Orlando FIGES, nato a Londra nel 1959, è prof di storia al Trinity College di Cambridge. E’ autore di importanti studi. Per la ‘Tragedia di un popolo’ ha vinto il W.H. Smith Literary Award.”,”RIRO-010″
“FIGES Orlando KOLONITSKII Boris”,”Interpreting the Russian Revolution. The Language and Symbols of 1917.”,”FIGES è professore di storia al Birbeck College. KOLONITSKII è Senior Researcher all’ Institute of History of the Academy of Science di Pietroburgo.”,”RIRx-101″
“FIGES Orlando”,”Sospetto e silenzio. Vite private nella Russia di Stalin.”,”FIGES Orlando (Londra 1959) insegna storia al Birkbeck College della University of London. Ha scritto ‘La tragedia di un popolo’ (1997). Le bambinaie. “”Un’altra portatrice dei valori tradizionali russi all’interno della famiglia sovietica era la bambinaia, naturale alleata della nonna. C’erano bambinaie in molte famiglie urbane, soprattutto nelle case dove entrambi i genitori lavoravano. Moltissime venivano dalla campagna, soprattutto dopo il 1928, quando milioni di contadini affluirono nelle città per sottrarsi alla collettivizzazione, portando con sé usi e costumi rurali. In pratica, tutti i bolscevichi assumevano bambinaie per accudire i figli. Per la maggior parte delle iscritte al partito era una necessità concreta, almeno fino a quando lo Stato non avesse fornito asili nido per utti, perché lavoravano fuori casa.”” (pag 52)”,”RUSU-220″
“FIGES Orlando”,”La tragedia di un popolo. La rivoluzione russa 1891-1924.”,”Orlando Figes, nato a Londra nel 1959, è professore di storia al Trinity College di Cambridge. Autore di numerosi saggi, con la La tragedia di un popolo ha vinto, nel 1997, il WH Smith Literary Award.”,”RIRx-040-FL”
“FIGES Orlando”,”La danza di Natasia (Natascia). Storia della cultura russa (XVIII-XX secolo)”,”Orlando Figes, nato a Londra nel 1959, è professore di storia al Trinity College di Cambridge. Autore di numerosi saggi, con la La tragedia di un popolo ha vinto, nel 1997, il WH Smith Literary Award.”,”RUSx-083-FL”
“FIGES Orlando”,”The Whisperers. Private Life in Stalin’s Russia.”,”Orlando Figes, nato a Londra nel 1959, è professore di storia al Trinity College di Cambridge. Autore di numerosi saggi, con la La tragedia di un popolo ha vinto, nel 1997, il WH Smith Literary Award. List of Illustrations, Note on Proper Names, Maps, Family Trees, Introduction, Afterword and Acknowledgements, Notes, Permissions, Sources, About the Author, Index,”,”RUSS-046-FL”
“FIGES Orlando”,”Peasant Russia, Civil War. The Volga Countryside in Revolution (1917-1921).”,”Orlando Figes, nato a Londra nel 1959, è professore di storia al Trinity College di Cambridge. Autore di numerosi saggi, con la La tragedia di un popolo ha vinto, nel 1997, il WH Smith Literary Award. Acknowledgements, Introduction, List of Illustrations, Listo of Maps, List of Tables, Glossary of Russian Terms Used in the Text, List of Abbreviations, Note on Dates, Conclusion, Appendix, Bibliography, Index of Place-Names, General Index, This Paperback Edition, Foto episodi di cannibalismo da parte dei contadini durante la grande carestia e fame (1921)”,”RIRO-134-FL”
“FIGNER Vera”,”Mémoires d’une révolutionnaire.”,”””Vera Nikolaevna Figner Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Vai a: Navigazione, cerca Vera Figner verso il 1880 Vera Nikolaevna Figner, detta Filippova, in russo (San Pietroburgo, 7 luglio 1852 – Leningrado, 15 giugno 1942), è stata una politica russa, rivoluzionaria anarchica populista russa del movimento dei narodniki. Dopo gli studi all’istituto femminile Rodionovsky a Kazan’ 1863-1869 Vera si trasferì a Zurigo dove studiò medicina all’università 1872-1875. Lì, nel 1873, venne a contatto con il club Frichi che divenne il nucleo dell’Organizzazione Rivoluzionaria Sociale Panrussa. Tornata a San Pietroburgo nel 1875 si unì al gruppo dissidente che formò la Zemlja i volja (Terra e libertà). Nel 1876 partecipò alle manifestazioni di Kazan’. Come assistente di un medico fece, in accordo con le teorie populiste, la sua “”discesa al popolo”” e propagandò la rivoluzione sociale nei paesi presso Samara e Saratov dal 1877 al 1879. Nel 1879 al congresso di Voronež di Zemlja i Volja, Vera Figner si schierò con il gruppo Narodnaja volja (Volontà del popolo) di cui divenne un membro del comitato esecutivo. Continuò la sua attività di propagandista tra i marinai e i soldati di Kronštadt nei pressi di San Pietroburgo, fu tra le promotrici della struttura terroristica e armata e pianificò l’assassinio, fallito, dello zar Alessandro II ad Odessa nel 1880 e quello, riuscito, a San Pietroburgo il 1º marzo 1881. Dopo la repressione poliziale Vera fu il solo membro del Comitato Esecutivo che sopravvisse. Dal 1882 cercò di riorganizzare il gruppo ma a causa del tradimento di Sergej Degaev il 10 febbraio 1883 fu arrestata a Char’kov e passò venti mesi in isolamento nelle carceri della Fortezza di Pietro e Paolo a San Pietroburgo. Condannata a morte la pena fu commutata all’ergastolo da scontarsi nella prigione-fortezza di Schlüsselburg presso il lago Ladoga. Nel 1904 Vera Figner fu esiliata nella regione di Archangel’sk e quindi in quella di Kazan’, infine a Nižnij Novgorod. Grazie ai disordini del 1905 riuscì a lasciare l’esilio e la prigione e nel 1906 espatriò, iniziando così un giro dell’Europa per tenere conferenze sulle situazioni delle carceri zariste e sulla situazione dei prigionieri politici in Russia. Nel 1912 in Italia pubblicò il volumetto Le carceri russe. Nel 1915 tornò definitivamente in Russia. Non partecipò alla rivoluzione bolscevica del 1918. Negli anni della guerra civile scrisse Memorie di una rivoluzionaria che è tuttora considerato uno dei migliori esempi di memorialistica russa. Tradotto in molte lingue incontrò un notevole successo. La traduzione in francese del 1929 fu opera del famoso rivoluzionario Victor Serge. Vera Figner divenne membro della Società di ex-Prigionieri e Esiliati Politici e scrisse per la rivista Ergastolo ed esilio . Fu processata sotto Stalin nel 1931 ma morì libera, seppure sotto stretta sorveglianza nel 1942 a Mosca. Nel film Padenie dinastii Romanovych di Esfir Shub del 1927 è possibile vedere Vera Figner ripresa da vecchie pellicole documentaristiche. A Vera Figner Hans Magnus Enzensberger dedicò un saggio nel suo Politica e crimine: nove saggi (Torino, Bollati Boringhieri, 1998).”,”MRSx-046″
“FIGUERAS André”,”Scandale de la Résistance.”,”‘La Résistance mise a nu.’ FIGUERAS A. ‘PCF, partito dei 75.000 falsi fucilati’ (pag 30) “”Philippe Aziz l’a noté, dans sa redoutable quoique incomplète ‘Histoire de la Gestapo française. Pendant l’Occupation allemande, il y eut beaucoup plus de Français au service de l’ennemi qu’à celui de la libération. Je sais que, depuis, il a semblé convenable d’affirmer le contraire, mais non: les vrais résistants – même si l’on compte parmi eux les forbans et les mythomanes -, n’ont jamais été qu’une poignée, comme, plus tard l’O.A.S. en Algérie.”” (pag 151)”,”FRAV-136″
“FIGUERES Leo”,”Le trotskisme cet antileninisme.”,”Giudizio lenin su Trotsky e Stalin e questione coesione del partito e del comitato centrale (il partito poggia su due classi…) “”Notre Parti s’appuie sur deux classes; aussi sa dislocation serait-elle possible et sa chute inevitable si l’ accord ne pouvait se faire entre ces deux classes. Dans cette eventualité, il serait vain de prendre telles ou telles mesures ou de descourir en general sur la cohesion de notre Comité central. Aucune mesure ne sera capable en ce cas de prevenir la scission. J’espere cependant que c’est un avenir trop éloigné et un évenement trop invraisemblable pour qu’il faille en parler.”” (Lenin tomo 36 delle ‘Oeuvres’ in francese). (pag 118) Tentativo di Trotsky di costituire un altro partito: “”Trotsky accentua son activité clandestine. Elle culmina avec l’ envoi d’une lettre circulaire aux groupes d’ opposition, datée 21 octobre 1928, dans laquelle il caractérisa le regime sovietique comme un “”kerenskisme à l’ envers””, c’est-a-dire comme un regime conduisant au capitalisme, et ou il appela à organiser greves et manifestations et à ne pas reculer devant une guerre civile”” (pag 151-152)”,”TROS-086″
“FIGUERES Léo”,”Jeunesse militante. Chronique d’ un jeune communiste des années 30-50.”,”URSS: Stalin coglie segni dell’ offensiva imminente della Wehrmacht. “”Nous sentions la menace d’agression hitlérienne contre l’ Union soviétique se préciser. Nous n’avions pas attaché une autre signification à la désignation de Staline comme président du Conseil des Commissaires du Peuple à mi-mai. Cette concentration officielle des pouvoirs entre les mains du dirigeant soviétique le plus responsable était le signe d’un péril imminent. De plus, la presse de Vichy et les journaux suisses qui parvenaient à Lyon laissaient passer des informations qui montraient qu’après s’être assuré le contrôle des Balkans Hitler se préparait à une aventure antisoviétique.”” (pag 121) Secondo Figueres il PCF avrebbe iniziato la resistenza prima dell’ Operazione Barbarossa. “”Il est ridicule de prétendre, comme persistent à le faire certains historiens réactionnaires, que la résistance anti-allemande des communistes francais a commencé le 21 juin 1941. Mille faits démontrent le contraire, tant en zone occupée qu’ne zone dite libre (…)””. (pag 122)”,”PCFx-065″
“FIGUÈRES Léo”,”Une longue marche. Regards sur le mouvement ouvrier et populaire en France de la Révolution à nos jours.”,”Léo Figuères , nato nel 1918, tipografo di formazione, comincia molto giovane la sua azione di militante operaio. Diventa portavoce delle organizzazioni giovanili del Fronte Popolare in occasione della riunione del 14 luglio 1935. Entrato nella resistenza in Corsica nell’estate del 1940, dirige dal 1941 al 1944, a Lione, la direzione della Gioventù comunista clandestina per la zona sud della Francia. Dopo altri incarichi sempre relativi alla gioventù, diventa direttore di ‘Avant-Garde. Con questo titolo compie un viaggio in Vietnam (1950) durante la guerra e a questo proposito scrive un reportage e un libro che in seguito gli varranno una condanna. Segretario del CC del PCF dal 1959 al 1964, direttore dei ‘Cahiers du communisme’ fino al 1976, sindaco di Malakoff e consigliere generale fino al 1996.”,”MFRx-371″
“FILANGIERI Gaetano, a cura di Franco VENTURI”,”Scritti.”,”””Da una parte la corrente più utopistica e feconda insieme, composta da Franscescantonio Grimaldi, Gaetano Filangieri, Francesco Mario Pagano, e tanti altri, che costituirono il più bel frutto del Settecento meridionale, il momento di fulgore e di gloria della cultura napoletana.e che crearono tutta un’ideologia diretta contro il feudalesimo, sospinti da una vigorosa volontà di libertà e d’eguaglianza, nutriti da tutta la cultura del tardo illuminismo francese, così come dalle nuove speranze che cominciavano ad albeggiare oltre oceano, in America. Saranno loro a porre in temini filosofici, politici ed economici i problemi dell’eguaglianza in un mondo così diseguale come quello del meridione italiano, i problemi della fisiocrazia europea in una società in cui i nobili erano così disadatti, almeno in genere, a compiere quella funzione che altrove era affidata ai proprietari terrieri, francesi, inglesi ed americani, i problemi infine di uno stato riformatore ed amministratore; come quello che sapevano contemporaneamente realizzare Leopoldo in Toscana e Giuseppe II in Lombardia.”” (pag 133)”,”TEOP-251″
“FILANGIERI Gaetano, Cavalier”,”Riflessioni politiche su l’ultima legge del Sovrano, Che riguarda la riforma dell’amministrazione della Giustizia.”,”‘Gaetano Filangieri (1753-1788) è stato un giurista e filosofo italiano del Regno di Napoli, noto per il suo contributo all’illuminismo. Nato a San Sebastiano al Vesuvio, proveniva da una famiglia aristocratica e ricevette un’educazione rigorosa. Abbandonò la carriera militare per dedicarsi agli studi giuridici, laureandosi in legge nel 1774. Filangieri è celebre per la sua opera “”La Scienza della Legislazione””, un trattato in sette volumi che affronta temi di diritto politico, economico, criminale, educativo e religioso. Quest’opera influenzò profondamente il pensiero illuminista europeo e ispirò anche la Costituzione degli Stati Uniti d’America. Nonostante la sua breve vita, Filangieri lasciò un’impronta duratura nel campo della filosofia e del diritto, rappresentando una voce riformatrice in un’epoca di grandi cambiamenti sociali e politici. Gaetano Filangieri è anche autore dell’opera “”Riflessioni politiche”” pubblicata nel 1774. Questo lavoro rappresenta uno dei suoi primi contributi al pensiero politico e giuridico, in cui esplora temi di grande rilevanza per il suo tempo, come la giustizia, la legislazione e la riforma delle istituzioni’ (f. copilot)”,”DIRx-010-FMB”
“FILARDO Peter Meyer”,”Labor History Bibliography, 1999.”,”FILARDO è archivista alla Tamiment Institute Library, New York University.”,”MUSx-112″
“FILARDO Peter Meyer”,”Labor History Bibliography, 1998.”,”FILARDO è archivista al Tamiment Institute Library, New York University.”,”MUSx-127″
“FILATOV Sergej MALASENKO Aleksej, a cura”,”Islam e politica nello spazio post-sovietico.”,”Processo di islamizzazione dell’Asia centrale e tentativi di Turchia e Iran di espansione propria influenza in area ex-sovietica”,”RUSx-201″
“FILESI Teobaldo”,”Evoluzione storico-politica dell’ Africa.”,”””Il 15 luglio 1924, in virtù della Convenzione anglo-italiana sottoscritta a Londra, la Gran Bretagna trasferiva all’ Italia, a titolo di compenso coloniale per la partecipazione al conflitto mondiale, il territorio in riva destra del Giuba, comprendente il Giubaland propriamente detto e una zona del distretto settentrionale del Chenia, annessi con decreto-legge 10 giugno 1926, n. 1118 alla Somalia””. (pag 130)”,”AFRx-026″
“FILESI Teobaldo”,”Profilo storico-politico dell’ Africa.”,”””L’ impostazione leninista era sviluppata nel successivo Congresso dell’ Internazionale Comunista del novembre 1922 che sollecitava l’ analisi del problema specifico della razzan nera, destinata – affermava la risoluzione approvata con voto unanime a conclusione dei lavori .- ad avere una importanza vitale nel quadro della rivoluzione operaia mondiale””. (pag 72) “”Per qualche tempo si rimarrà ancora – almeno per l’ Africa – più sul piano delle enunciazioni teoriche che dell’ azione pratica, nonostante le istruzioni che Leone Trotsky aveva ritenuto di dare al poeta comunista di sangue africano Claude McKey in una famosa lettera del 1923. “”Oggi – diceva tra l’ altro la lettera – occorre l’ azione pratica. Ogni decina di negri bene organizzati e decisi alla lotta estrema valgono più di dieci risoluzioni votate in solenni congressi… E’ di somma importanza preparare immediatamente un numero sia pure esiguo di “”negri d’ avanguardia””, giovani decisi, pronti a morire per la grande causa e abbastanza intelligenti per collegare l’ azione loro con quella dei partiti rivoluzionari della metropoli””””. (pag 73-74) Lettera pubblicata dalla Pravda del 15 gennaio 1923 è riportata in T. Filesi, Comunismo e nazionalismo in Africa.”,”AFRx-055″
“FILESI Teobaldo”,”Profilo storico-politico dell’Africa.”,”””L’ impostazione leninista era sviluppata nel successivo Congresso dell’ Internazionale Comunista del novembre 1922 che sollecitava l’ analisi del problema specifico della razzan nera, destinata – affermava la risoluzione approvata con voto unanime a conclusione dei lavori .- ad avere una importanza vitale nel quadro della rivoluzione operaia mondiale””. (pag 72) “”Per qualche tempo si rimarrà ancora – almeno per l’ Africa – più sul piano delle enunciazioni teoriche che dell’ azione pratica, nonostante le istruzioni che Leone Trotsky aveva ritenuto di dare al poeta comunista di sangue africano Claude McKey in una famosa lettera del 1923. “”Oggi – diceva tra l’ altro la lettera – occorre l’ azione pratica. Ogni decina di negri bene organizzati e decisi alla lotta estrema valgono più di dieci risoluzioni votate in solenni congressi… E’ di somma importanza preparare immediatamente un numero sia pure esiguo di “”negri d’ avanguardia””, giovani decisi, pronti a morire per la grande causa e abbastanza intelligenti per collegare l’ azione loro con quella dei partiti rivoluzionari della metropoli””””. (pag 73-74) Lettera pubblicata dalla Pravda del 15 gennaio 1923 è riportata in T. Filesi, Comunismo e nazionalismo in Africa.”,”AFRx-007-FV”
“FILINIS Kostas”,”Teoria dei giochi e strategia politica.”,”Kostas Filinis si trova oggi in carcere per una condanna all’ergastolo subita il 20/11/1967, alla fine del primo grande processo organizzato dai colonelli contro la resistenza greca. Intellettuale e dirigente del partito comunista, Filinis sta pagando il prezzo di una vita che fin dall’inizio è stata quella di un militante coraggioso e fermo nella dura battaglia che la Grecia democratica ha condotto e conduce per instaurare la libertà e il socialismo nel proprio paese. Nato ad Atene nel 1921, Kostas Filinis aderì al partito comunista nel corso della resistenza antifascista e fu uno dei promotori dell’EPON, l’organizzazione sorta nel 1943 dalla fusione di vari gruppi giovanini di sinistra. Nel 1944, interruppe gli studi di architettura per partecipare alle azioni di guerra che l’Esercito di liberazione nazionale ELAS intraprese contro l’intervento militare britannico in Grecia. Dopo la liberazione divenne direttore di Nea Ghenia (Nuova generazione) organo mensile dell’EPON. Nel 1954, dopo l’erresto e l’uccisione di due suoi compagni, Belojannis e Plumbidis, anche Kostas Filinis viene arrestato è condannato a venti anni di reclusione. Il 21/4/1967, si ha il colpo di Stato dei colonelli. Nel maggio Filinis partecipa con Mikis Theodorakis alla fondazione del Fronte patriottico e, tra l’altro, cura l’organizzazione della tipografia clandestina dove si stampa il giornale del Fronte Nea Ellada. Il 14/8/1967 viene di nuovo arrestato e condannato all’ergastolo.”,”SCIx-157-FL”
“FILIPOVIC Zlata”,”Diario di Zlata. Una bambina racconta Sarajevo.”,”Slata Filipovic è nata a Sarajevo il 3 dicembre 1980. E’ figlia unica di genitori musulmani, ma nella sua famiglia scorre anche sangue croato e serbo. Il padre è avvocato, la madre chimico.”,”EURC-001-FMP”
“FILIPOVIC Zlata”,”Diario di Zlata.”,”Zlata Filipovic è nata a Sarajevo il 3 dicembre 1980. É figlia unica di genitori musulmani, ma nella sua famiglia scorre anche sangue croato e serbo. Il padre è avvocato, la madre chimico.”,”EURC-093-FL”
“FILIPPAZZI Franco”,”Tecnologia dell’ elaboratore elettronico. Situazione attuale e prospettive.”,”F. FILIPPAZZI è direttore di ricerca scientifica della Honeywell Information Systems Italia.”,”SCIx-146″
“FILIPPI Francesca B.”,”Da Torino a Bangkok. Architetti e ingegneri nel Regno del Siam.”,”Francesca B. Filippi (Torino 1974) è dottore di ricerca in Storia dell’architettura e dell’urbanistica, docente incaricato del Politecnico di Torino. Bangkok, che in thailandese significa “”villaggio degli ulivi””, in thai ufficialmente denominata Krung Thep Maha Nakhon o Krung Thep (è la capitale e la città più estesa e popolosa della Thailandia, situata lungo il fiume Chao Phraya, nei pressi del golfo della Thailandia. Secondo il censimento del 2020 gli abitanti erano 10,539 milioni, il 15,3% della popolazione del Paese, mentre erano oltre 14 milioni (22,2%) quelli che vivevano nella regione metropolitana nel 2010, che comprende anche le province circostanti.[2] Tra le città più popolose e trafficate del mondo,[3] nonché una delle destinazioni preferite del turismo mondiale, a partire dalla seconda metà del XX secolo ha conosciuto un rapidissimo sviluppo industriale, rappresentando una delle città economicamente più potenti del Sud-est asiatico.[4] L’economia di Bangkok si è classificata come la sesta tra le città asiatiche in termini di PIL pro capite, dopo Singapore, Hong Kong, Tokyo, Osaka-Kobe e Seul a partire dal 2010, rendendola una delle città più importanti in Asia. (wikip)”,”ASIE-001-FFS”
“FILIPPINI Carlo, collaborazione di Giovanna IANNANTUONI, contributo di Ralph KLEMP”,”Rapporto Indonesia. Un gigante in marcia.”,”Carlo FILIPPINI è professore ordinario di Economia dello sviluppo e direttore dell’ ISESAO (Istituto di Studi Economico-Sociali per l’ Asia Orientale) dell’ Università Commerciale “”Luigi Bocconi”” di Milano. Minacce per l’ industria italiana ed europea. “”L’ Unione Europea osserva con attenzione le importazioni dal Sud-Est asiatico a motivo di ricorrenti accuse di concorrenza sleale rivolte verso imprese dell’ area e in parecchi casi ha iniziato procedure per verificare l’ esistenza di dumping. Inoltre sono stati imposti dazi all’ importazione e quote ad alcuni paesi per prodotti quali i tessuti sintetici, i capi di seta e cotone (dalla Cina) e i giocattoli. La motivazione sta nel pericolo che queste importazioni hanno per l’ occupazione europea. In termini di medio-lungo periodo si può prevedere che le imprese dei paesi che possiedono vantaggi comparati (come l’ accesso privilegiato a particolari materie prime oppure costi di manodopera strutturalmente bassi) e hanno le risorse finanziarie per uno sviluppo integrato dell’ industria, spiazzeranno i concorrenti europei””. (pag 54)”,”ASIE-014″
“FILIPPONE THAULERO Giustino”,”Sulle origini dell’ imperialismo nelle relazioni internazionali.”,”””Mi ha spinto l’ urgenza di fissare alcune idee nate dalle impressioni via via che esse si facevano più contrastanti e profonde, derivanti dalla lettura del fondamentale ‘Staatskunst und Kriegshandwerk’ di Gerhard Ritter (…)””. (nota introduttiva) Moltke contro slavi e latini. “”Ritter vede formarsi in Moltke giovane un nazionalismo per così dire aperto, immune “”da risentimenti contro l’ Austria e da quel rapporto personale di vassallaggio verso la dinastia degli Hohenzollern che caratterizzò sempre la vecchia nobiltà militare prussiana””; e bisogna essere d’accordo con lui, se ci si limita a considerare Moltke nel più ristretto ambito degli “”junker”” della sua generazione, e così anche quando Ritter nota che il suo nazionalismo era più “”di tipo popolare che statale, pantedesco in senso largo””; ma quando aggiunge che esso era “”alimentato dall’ idea della missione colonizzatrice della Germania nel mondo intero, e in particolare della missione austriaca nell’ Europa sudorientale; e non privo di entusiasmo romantico per una fusione di tutte le nazioni germaniche contro gli slavi e i latini””, è impossibile non riconoscere i segni premonitori del confluire di questo sentimento in un altro, più generalizzato e comune ad un più vasto strato di opinione, consolidatosi poi alla fine del secolo XIX. Ritter rileva, è vero, in Moltke anche la convinzione che esistesse una “”comunanza di interessi tra la politica germanica e inglese””: ma più importante sarebbe accertare se questa “”comunanza”” si ponesse in modo paritario, secondo la maniera tradizionale, ovvero in modo subordinato e lo stesso vale per la “”missione”” austriaca nell’ Europa sudorientale.”” (pa 31)”,”RAIx-164″
“FILIPPONE THAULERO Giustino”,”Sulle origini dell’ imperialismo nelle relazioni internazionali.”,”Guerra e diplomazia. “”Nonostante questa precisazione, che tuttavia fa fatta, Bismarck rimaneva in sostanza più fedele dei suoi successori alla concezione che la guerra non è che uno degli strumenti con cui si possa fare la migliore politica estera a vantaggio dello Stato, concetto questo che i suoi epigoni smarriranno progressivamente preferendo l’ altro, l’ essere cioè le relazioni internazionali uno stato di perenne conflitto, e la guerra il mezzo più chiaro per esprimerlo: così ad esempio, può essere definita la “”Risikgedanke”” di Tirpitz; così anche l’ atteggiamento di Caprivi, non condiviso da Bismarck, di particolare interesse perché comportava una maniera assai diversa di concepire le funzioni stesse del Cancelliere in quanto tale, nei suoi rapporti con il potere supremo e i militari (1)””. (pag 60-61) (1) Dopo la sua nomia a Cancelliere, Caprivi avrebbe confidato a Bismarck come egli concepiva l’ esercizio della sua carica: “”Se io in battaglia, alla testa del mio decimo corpo d’ armata, ricevo un ordine la cui esecuzione temo faccia perdere la battaglia e il corpo stesso, e se l’ esposizione dei miei timori oggettivi è inutile, non mi resta altro che eseguire l’ ordine e andare a picco. Che fare poi? Un uomo in mare!””: Bismarck, (op.cit., vol III pag 155)”,”GERQ-055″
“FILLIEULE Renaud”,”L’école autrichienne d’économie. Une autre hétérodoxie.”,”FILLIEULE Renaud è professore all’Università di Lille 1 e membro del Laboratoire CLERSE’.”,”ECOT-206″
“FILLOUX Jean-Claude, a cura di Gianni TIBALDI”,”La personalità.”,”Gianni TIBALDI è professore di psicologia della personalità e delle differenze individuali nella Facoltà di Psicologia dell’ Università di Padova. FILLOUX è professore all’ Università di Parigi Nanterre. “”Uno degli aspetti dell’alienazione del proletariato, è rappresentato precisamente dal fatto che, per il proletariato, l’accesso ai tesori più preziosi delle lettere e delle arti è limitato quanto la capacità effettiva di aprirsi al mondo per viaggi, crociere ecc., se si prende la parola orizzonte alla lettera. Si arriva fino ai compiti ripetitivi e frammentati della grande industria che, come ha dimostrato G. Friedmann, esercitano la loro influenza sulla personalità dell’operaio: la psicoanalisi da molto tempo ha osservato che l’individuo ha bisogno, per il proprio equilibrio, di portare a termine un lavoro iniziato; il lavoro alla catena di montaggio frustra questa motivazione essenziale, e diventa responsabile di comportamenti di instabilità e di compensazione che realizzano tutti i tipi di risposta alla frustrazione. Inoltre, la classe agisce, come ha osservato Dufrenne, “”sia proponendo una norma che esercitando una causalità. (…)”” (pag 126)”,”TEOS-158″
“FILO-DELLA-TORRE Paolo”,”Thatcher, la Bambola di Ferro.”,”Ex libris Tino Albertocchi Ritaglio di giornale in allegato FILO-DELLA-TORRE-P. giornalista e corrispondete di ‘Repubblica’ a Londra.”,”UKIx-120″
“FILORAMO Giovanni”,”La Chiesa e le sfide della modernità.”,”Giovanni Filoramo insegna Storia del cristianesimo presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Torino.”,”RELC-385″
“FILORAMO Giovanni MASSENZIO Marcello RAVERI Massimo SCARPI Paolo”,”Manuale di storia delle religioni.”,”Giovanni Filoramo insegna Storia del Cristianesimo (Univ. Torino); Marcello Massenzio, Storia delle religioni (Univ. Tor Vergata, Roma); Massimo Raveri, Religioni e filosofie (Ca’ Foscari, Venezia), Paolo Scarpi, Storia delle religioni e religioni del mondo classico (Univ. Padova).”,”RELx-001-FGB”
” FILORAMO Giovanni”,”Che cos’è la religione. Temi metodi problemi.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELx-015-FL”
” FILORAMO Giovanni”,”Cristianesimo.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELC-044-FL”
“FILORAMO Giovanni LUPIERI Edmondo PRICOCO Salvatore saggi, a cura di Giovanni FILORAMO e Daniele MENOZZI”,”Storia del cristianesimo. L’antichità.”,”Daniele Menozzi insegna Storia della chiesa all’Università degli Studi di Firenze. Giovanni Filoramo insegna Storia del cristianesimo all’Università degli Studi di Torino. Edmondo Lupieri Università di Udine. Salvatore Pricoco Universià di Catania.”,”RELC-061-FL”
“FILORAMO Giovanni”,”La croce e il potere. I cristiani da martiri a persecutori.”,”Giovanni Filoramo insegna Storia del cristianesimo presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Torino. Ha pubblicato pure ‘Cristianesimo e società antica’ (con S. Roda)”,”RELC-002-FSD”
” FILORAMO Giovanni a cura, Saggi di Luigi CAGNI Enrico CAMPANILE Hubert CANCIK Sergio DONADONI Francesco FEDELE Gherardo GNOLI Franca PECCHIOLI DADDI Anna Maria POLVANI Paolo SCARPI Giulia SFAMENI GASPARRO Mario TORELLI Paolo XELLA”,”Storia delle religioni. I. Le religioni antiche.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELx-022-FL”
” FILORAMO Giovanni a cura, Saggi di Cesare ALZATI Fulvio FERRARIO Jacques GADILLE Cristiano GROTTANELLI Giorgio JOSSA Daniele MENOZZI Grado Giovanni MERLO Lorenzo PERRONE Salvatore PRICOCO Paolo RICCA Paolo SACCHI Giuliano TAMANI”,”Storia delle religioni. II. Ebraismo e Cristianesimo.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELx-023-FL”
” FILORAMO Giovanni a cura, Saggi di Khaled FOUAD ALLAM Sergio NOJA Kurt RUDOLPH Giulia SFAMENI GASPARRO Alberto VENTURA”,”Storia delle religioni. III. Religioni dualiste. Islam.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELx-024-FL”
” FILORAMO Giovanni a cura, Saggi di Martin BAUMANN Heinz BECHERT Giuliano BERTUCCIOLI Pier Paolo DEL CAMPANA Carlo DELLA CASA Lionello LANCIOTTI Fosco MARAINI Stefano PIANO Mario PIANTELLI Ramon N. PRATS Paolo SANTANGELO Erik ZÜRCHER”,”Storia delle religioni. IV. Religioni dell’India e dell’estremo Oriente.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELx-025-FL”
” FILORAMO Giovanni a cura, Saggi di Bernardo BERNARDI Ernesta CERULLI Enrico COMBA Iris GAREIS Jane Marie LAW Alfredo LÓPEZ AUSTIN Alessandro LUPO Ugo MARAZZI Jean-François MAYER Anna PAINI Jean SÉGUY Danièle VAZEILLES”,”Storia delle religioni. V. Religioni dell’America precolombiana e dei popoli Indigeni.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELx-026-FL”
” FILORAMO Giovanni”,”La Chiesa e le sfide della modernità.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELC-066-FL”
“FILORAMO Giovanni MASSENZIO Marcello RAVERI Massimo SCARPI Paolo”,”Manuale di storia delle religioni.”,”Giovanni Filoramo insegna Storia del Cristianesimo presso la facoltà di Lettere dell’Università di Torino. Marcello Massenzio insegna Storia delle religioni presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Tor Vergata di Roma. Massimo Raveri insegna Religioni e filosofie dell’Asia Orientale nell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Paolo Scarpi insegna Storia delle religioni del mondo classico presso l’Università di Padova.”,”RELx-029-FL”
“FILOSA Fabrizio”,”Vite Perdute per Strada. Storie di barboni d’ oggi.”,”FILOSA Fabrizio, vercellese, è giornalista dell’ Europeo.”,”CONx-130″
“FILTZER Donald”,”Preobrazhensky and the Problem of the Soviet Transition.”,”D. Filtzer ha scritto una tesi su Preobrazhensky e ha tradotto vari lavori di questo autore”,”TROS-317″
“FINALE Carlo”,”La scissione di Livorno e la crisi della direzione comunista tedesca del 1921.”,”Lettera di Lenin alla direzione della VKPD, Paul Levi e Clara Zetkin. “”Un documento spesso citato dagli studiosi della III Internazionale, ma poco noto nel suo testo e soltanto di recente pubblicato nella edizione russa delle opere di Lenin, ci può aiutare a rilevare taluni elementi connettivi che legano la scissione di Livorno alla storia del movimento operaio tedesco, nel quadro assai ampio di quella ancora oscura tessitura decisiva di interventi esercitata sulla scena politica europea dagli emissari della III Internazionale. Si tratta di una lettera che Lenin inviò il 16 aprile 1921 ai due più alti esponenti della Direzione della VKPD, Paul Levi e Clara Zetkin (2): «Cari amici! … finire (pag 4-5)”,”MGEK-131″
“FINARDI Sergio TOMBOLA Carlo”,”Il sistema mondiale dei trasporti. L’ economia-mondo nel XX secolo.”,”FINARDI Sergio storico dello sviluppo economico vive a Boston ed è co-direttore del trimestrale ‘Lettera economica europea’. Ha scritto altri libri. TOMBOLA Carlo geografo pubblicista vive e insegna a Milano. Ha pubblicato un libro con R. MAINARDI. “”Se, tuttavia, prendiamo i dati del solo trasporto internazionale, ad esempio a livello europeo, del decennio ’80 constatiamo che vi è invece un calo considerevole (in parallelo al raddoppio – nello stesso periodo – delle tonnellate trasportate su strada nell’ interscambio internazionale): le tonnellate scaricate in provenienza dall’ estero, su un totale di 24 paesi (esc. Fed. Russa), sono pari nel 1981 a 171 milioni, nel 1991 calano a 157 milioni. (…) Il trasporto merci su gomma segue nel periodo lo straordinario sviluppo (anni 1950 – 1990, ndr) delle reti e degli autoveicoli, mail suo uso nel commercio internazionale è, rispetto ad altri mezzi, limitato a regioni come l’ Europa o a certe grandi direttrici come quelle che connettono i paesi europeri con i paesi medio-orientali, la costiera meridianale mediterranea, la Panamericana. Tuttavia, nel trasporto interno o negli scambi tra paesi contigui la crescita è molto forte. (…)”” (pag 115-116)”,”ECOI-177″
“FINARDI Sergio TOMBOLA Carlo”,”Il sistema mondiale dei trasporti. L’economia-mondo nel XX secolo.”,”FINARDI Sergio storico dello sviluppo economico vive a Boston. Ha scritto un libro sulla Svezia: ‘La trasformazione in Svezia: 1880-1976’. TOMBOLA Carlo, geografo pubblicista vive a Milano. Con MAINARDI ha pubblicato ‘Grandi città e aree metropolitane’ (1982)”,”ECOI-290″
“FINE Ben”,”Il “”Capitale”” di Marx.”,”Libro scritto per gli studenti Ben Fine è professore di economia nell’Università di Londra. Dirige per la Monthly Review Press una collana di sociologia economica. “”Le cose migliori del mio libro sono: 1) la doppia natura del lavoro a seconda che sia espresso in valore d’uso o in valore di scambio…2) la ‘trattazione del plusvalore indipendentemente dalle sue forme particolari: il profitto, l’interesse, la rendita fondiaria, ecc.”” [lettera di Marx a Engels, in ‘Lettere sul Capitale’, 1970, Lettera 64]; “”Per quanto mi riguarda, nessun credito mi è dovuto per la scoperta dell’esistenza delle classi e della lotta che fra di loro avviene nella società moderna. Già da tempo gli storici inglesi hanno descritto lo sviluppo storico della lotta di classe e gli economisti borghesi hanno tracciato l’anatomia economica delle classi. Il mio apporto originale è consistito nel provare: 1) che l”esistenza delle classi’ è connessa solamente alle ‘particolari fasi storiche dello sviluppo della produzione’, 2) che la lotta di classe conduce necessariamente alla ‘dittatura del proletariato’, 3) che questa stessa dittatura costituisce solo la transizione alla ‘abolizione di tutte le classi’ e alla ‘società senza classi’ [Marx a J. Weydemeyer, in Marx-Engels, Selected Works, Londra, 1968, p. 679] [(citato in ) Ben Fine, Il “”Capitale”” di Marx, 1981] (in apertura) La natura delle crisi (pag 61) “”Il capitalismo verrà a trovarsi in una crisi o sull’orlo di essa nel momento in cui l’accumulazione sociale del capitale si interromperà. In tale circostanza, alla classe operaia si presenteranno due alternative. Essa potrebbe accettare una sconfitta economica, politica e sociale per ripristinare le normali condizioni di riproduzione del capitale su scala allargata. Ciò potrebbe, per esempio, implicare una caduta dei salari o dell’occupazione, la partecipazione ad una guerra, o uno sconvolgimento delle condizioni di vita della classe operaia. L’alternativa consiste nella possibilità che essa rovesci il sistema capitalistico di produzione. Marx riteneva che le crisi fossero mali endemici del capitalismo e che soltanto in questo senso la rivoluzione contro il capitalismo diventava inevitabile. Perché la classe operaia sarebbe stata sconfitta ripetutamente, ma, grazie alla lezione tratta dalle sconfitte ed alla sua forza ed organizzazione crescenti, il proletariato avrebbe potuto infliggere una sconfitta definitiva alla borghesia. La teoria marxiana dell’inevitabilità delle crisi si basa sulla sua legge della caduta tendenziale del saggio di profitto (…). Per il momento si deve osservare che nel capitalismo le crisi possono avere luogo indipendentemente dai movimenti del saggio di profitto ed anzi trovare origine all’esterno del vero e proprio ciclo del capitale, in connessione con sconvolgimenti sociali di carattere non immediatamente economico”” [Ben Fine, Il “”Capitale”” di Marx, 1981] (pag 61)”,”MADS-648″
“FINE Ben HARRIS Laurence”,”Rereading Capital.”,”Ben Fine is Lecturer in Economics at Birkbeck College, University of London, and is the author of Marx’s Capital , and several articles on Marxist Theory. Laurence Harris is Lecturer in Economics at Birkbeck College, University of London. He has previously taught at the London School of Economics the University of California, Berkeley, and Harvard University, and has contributed articles on Monetary Theory and Marxist Theory to the specialist journals.”,”MADS-021-FL”
“FINELLI Roberto”,”Un parricidio mancato. Hegel e il giovane Marx.”,”FINELLI Roberto insegna storia della filosofia moderna all’ Università di Bari. Traduttore e commentatore di Marx, ha ricostruito l’ evoluzione complessiva del suo pensiero in ‘Astrazione e dialettica dal romanticismo al capitalismo. Saggio su Marx’ (Bulzoni, 1987). Ha scritto inoltre ‘Mito e critica delle forme. La giovinezza di Hegel’ (Editori Riuniti, 1996). “”Il libro del 1841, ‘L’ essenza del cristianesimo’, (Feuerbach) teorizza esplicitamente che la religione è il prodotto della fantasia e del cuore e non ha nulla a che fare con la ragione. Essa nasce dai bisogni pratici e non conoscitivi dell’ individuo, come peraltro era stato già detto nei ‘Pensieri’: dal bisogno di stringere immediatamente insieme esistenza ed essenza, singolarità dell’ individuo e onnipotenza del genere. La religione si fonda sul rifiuto della ragione, che è l’ unica facoltà capace del panteismo, di trovare cioè l’ universale, non concluso in un particolare, ma realizzato nella serie infinita dello spazio e del tempo, nelle individualità innumerevoli dei generi e delle specie.”” (pag 192)”,”MADS-380″
“FINELLI Roberto”,”Astrazione e dialettica dal romanticismo al capitalismo (Saggio su Marx).”,”Frammento del ’58: Urtext (Grundrisse). Frammento del testo originario di ‘Per la critica dell’ economia politica’ (1858). vedi MAD-156 FINELLI pressoché non cita ENGELS Roberto FINELLI (Roma 1945) è ricercatore presso l’ Istituto di Filosofia della Facoltà di Lettere di Roma I (La Sapienza) dove ha studiato con Guido CALOGERO e Gennaro SASSO e si è laureato con una tesi sul pensiero di A. BANFI. Ha lavorato sulle opere giovanili di Marx, pubblicando assiame a F. TRINCIA ‘Critica del soggetto e aporie dell’ alienazione. Saggi sulla filosofia del giovane Marx, (Angeli, 1982) e una nuova traduzione con un ampio commentario della marxiana Critica del diritto statuale hegeliano (Ed. Ateneo, 1983). Ha pubblicato saggi su Hegel (Hegel e la religione in ‘I filosofi e la religione’, Bulzoni 1986) e ‘Note sul significato di alienazione e astrazione nel pensiero di Hegel, Feuerbach e Marx’ in Seminario su dialettica ed esperienza (Kappa, Roma, 1987). “”E’ la valutazione di gran lunga positiva che Marx in questo testo fa di Proudhon si fonda appunto sul fatto che questi, muovendo dalla proprietà privata, è riuscito a svelare come l’ economia politica, e la realtà sociale che essa riflette, non sia appunto che un fascio di contraddizioni. ‘Proudhon sottopone la base dell’ economia politica, la ‘proprietà privata’, a un esame critico e precisamente al primo esame deciso, privo di riguardi e nello stesso tempo scientifico… L’ economia politica, che prende per rapporti umani e razionali i rapporti della proprietà privata, si muove in una continua contraddizione con il suo presupposto fondamentale, la proprietà privata’. (Marx, Engels, La sacra famiglia)””. (pag 80) “”Questo capitolo sintetizza, eccettuate le ‘Teorie sul plusvalore’, il contenuto di tutte le opere fondamentali della maturità marxiana (Frammento del ’58, Lineamenti, Per la critica dell’ economia politica, Il capitale) per il motivo che tutte fanno parte, in modo più o meno completo, di un unico sistema che è la critica della società del capitale e perché tutte sono costruite secondo il canone hegeliano della verità come circolo del presupposto-posto.”” (pag 129)”,”TEOC-414″
“FINESCHI Roberto”,”Ripartire da Marx. Processo storico ed economia politica nella teoria del “”capitale””.”,”Roberto FINESCHI (Siena, 1973) è attualmente impegnato in un dottorato di ricerca presso l’ Università di Palermo. I suoi studi vertono ormai da alcuni anni sulla nuova edizione critica delleopere di Marx ed Engels (MEGA). La ricerca svoltasi in parte a Berlino, si è avvalsa del sostegno di redattori impegnati nella realizzazione dell’ opera. Il Terzo libro del Capitale di Marx … ed Engels. Il III libro del Capitale pubblicato da Engels è un notevole risultato editoriale, bisogna infatti riconoscere che il secondo violino si è trovato di fronte ad uno spartito molto difficile da suonare, quasi impossibile per quanto riguarda il V punto del V capitolo, che è stato inevitabilmente il più manipolato. L’ importanza degli interventi, tuttavia, soprattutto a proposito del suddetto capitolo, non può giustificare l’ attribuzione dell’ opera al solo Marx. La prima questione concenrnerebbe in realtà l’ idea stessa di pubblicare un libro “”finito””. Chi mette mano al manoscritto non può non constatare che sulla base di esso si può pubblicare un libro finito solo a condizione di ‘finirlo’. Questo era l’ unico modo per dare alle stampe un’ opera “”compiuta””.”” (pag 370-371)”,”MADS-379″
“FINESCHI Roberto”,”Marx e Hegel. Contributi a una rilettura.”,”FINESCHI Roberto ha studiato filosofia e teoria economica a Siena, Berlino e Palermo. Vincitore del premio Rjazanov 2002, fra le sue pubblicazioni: ‘Ripartire da Marx’ (2001), ‘Karl Marx. Rivisitazioni e prospettive’ (2005). E’ membro del comitato scientifico dell’edizione italiana delle ‘Oper’ di Marx ed Engels e dell’International Symposium on Marxian Theory. “”Alla fine di una lunga pausa occorsa tra il 1853 e il 1857 in cui non si occupò direttamente di teoria economica, Marx iniziò la redazione del primo grande manoscritto complessivo della teoria del “”capitale””, i cosiddetti ‘Grundrisse’. Per la prima volta, fra il 1857 e il 1858, egli buttò giù quasi nella sua interezza la teoria del modo di produzione capitalistico. Scritta quest’opera, decise di esporre una prima parte dei risultati raggiunti nel testo dal titolo ‘Per la critica dell’economia politica’ (1859), della quale esiste un interessante manoscritto preparatorio conosciuto come ‘Urtext’. La pubblicazione, che conteneva l’esposizione di argomenti che sarebbero stati poi ripresi nei primi tre capitoli del ‘Capitale’, avrebbe dovuto essere seguita dal ‘Capitale in generale’. Nel 1861 Marx ne iniziò la redazione ma, giunto all’esposizione storica delle teorie sul plusvalore, cominciò una “”digressione”” di migliaia di pagine – le ‘Teorie sul plusvalore’ -, seguita da altre riflessioni solo di recente pubblicate. In questo grande manoscritto (1861-63) Marx redasse per la seconda volta l’intera teoria del modo di produzione capitalistico, arrivando alla fine a concepire il progetto poi definitivo dei tre libri in base al quale scrisse fra il 1863 e il 1865 ‘tutto’ per la terza volta (1). Nel 1867 uscì la prima edizione tedesca del ‘Capitale’ di cui l’autore si mostrò subito insoddisfatto, in modo particolare per la doppia esposizione delle forma di valore, una nel testo e una in appendice per i non-dialettici. Ebbe così inizio una nuova travagliata storia, quella interna al libro I, unico pezzo della teoria effettivamente pubblicato da Marx. Per la seconda edizione tedesca, poi uscita nel 1872, fu redatto un manoscritto dove si elaborarono varie migliorie; esso è di grande importanza ed è pubblicato per la prima volta nella MEGA² (sez II, vol. VI) con il titolo redazionale ‘Ergänzungen und Veränderungen zum ersten Band des “”Kapitals”” (Dezember 1871 – Januar 1872)’; servì separatamente da supporto per le correzioni apportate alla seconda edizione tedesca e all’edizione francese uscita a dispense fra il 1872 e il 1875. Poiché la traduzione francese di Roy, pur approvata da Marx, è stata ritenuta da moderni esegeti assolutamente inadeguata (2), emergono ulteriori difficoltà: Marx morì prima di dare alle stampe la terza edizione tedesca del 1883, che uscì a cura di Engels, il cui intervento fu parzialmente selettivo. L’ultima versione interamente marxiana è quindi una traduzione francese assai imperfetta. Lo stesso libro I dunque, per quanto sia stato pubblicato dallo stesso autore vivente in più versioni, non è “”del tutto definitivo”””” [Roberto Fineschi, Marx e Hegel. Contributi a una rilettura, 2006 (introduzione)] [“”(1) Sulla scomparsa della categoria di “”capitale in generale”” nelle stesure successive si è molto discusso. Oltre al citato Vygodskij (1974) cfr. le importanti riflessioni di Müller (1978) e Schwarz (1978); cfr. anche Fineschi (2001a), pp. 187 ss.; (2) Sulla scarsa bontà della traduzione francese si riscontra ormai una certa convergenza fra vari studiosi. Cfr. i commenti senza appello di Hondt (1987, p. 50): “”Questo libro è stato tradotto, vivo Marx, da Joseph Roy; questa traduzione è palesemente lacunosa, arbitraria, costantemente e profondamente sbagliata (…). Se si compara la traduzione di Joseph Roy e la seconda edizione tedesca del ‘Capitale’ (…) si vede che sarebbe grottesco prendere sul serio il ‘satisfecit’ di Marx””; oppure l’introduzione di Jean-Pierre Lefebvre (1993, pp. VII-LI) alla nuova traduzione francese del ‘Capitale’. Ritenuta contenutisticamente migliore per quanto riguarda la trattazione soprattutto dell’accumulazione, gli stessi Marx e Engels considerarono la francese un’ottima edizione ‘in traduzione’. E’ quanto è emerso dal dibattito fra i curatori delle varie edizioni del libro I del ‘Capitale’ nella MEGA nel corso degli anni Ottanta: cfr. in particolare Hecker, Hues, Kopf (1989). Per un singolo esempio di tale insufficienza, travasato nel compendio del ‘Capitale’ di Cafiero che era basato appunto sulla edizione francese, cfr. Fineschi, Hecker (2001), pp. 121 ss.””] “”Per dare alle stampe un’opera compiuta, Engels ha inevitabilmente dovuto metterci del suo e fra limature, aggiunte e risistemazioni è stato inevitabilmente alterante (1). Sbagliata è soprattutto l’idea che esista un’opera finita in tre volumi intitolata ‘Il capitale’. Per il libro II il “”secondo violino”” disponeva di ben otto manoscritti, per il terzo, oltre a quello del 1864-65, abbiamo solo esposizioni parziali, ma mai una ripresa organica della questione. Certo, di entrambi Marx aveva delineato la struttura generale almeno a partire dal 1863-65 e aveva molto materiale preparatorio. Lavorò ad intervalli al libro II nei periodi 1867-68, 1868-70 e 1877-81. Per il terzo aveva un manoscritto principale redatto nel 1864-65 e poi una serie di riesposizioni parziali scritte fino al 1878. Mancava però più di qualche “”rifinitura””. Così, stando ai materiali pervenutici, l’ordine di pubblicazione dei tre libri “”storici”” del ‘Capitale’ è inverso all’ordine di stesura. Guardando a ritroso possiamo dunque individuare ‘due periodi’ nel lavoro marxiano verso ‘Il capitale’. Il primo periodo è quello che precede il 1857 in cui Marx “”si fa le ossa”” prima studiando i classici dell’economia politica, elaborando una nozione embrionale della dialettica di forze produttive e rapporti di produzione, criticando i falsi critici (Proudhon) e quindi cercando di spiegare la realtà facendosi una ragione di ciò che si manifesta alla superficie: le tempeste monetarie. Il secondo periodo inizia nel 1857 ed è quello della costruzione del modello teorico del capitale che si articola a sua volta in ‘quattro fasi’ cronologicamente successive: i ‘Manoscritti’ del 1857-58, i ‘Manoscritti’ del 1861-63, i ‘Manoscritti’ del 1863-65, la fase che inizia con il 1867. Questa ultima si sviluppa in ‘tre direzioni’ che si intrecciano: pubblicazione e rielaborazione del libro I del ‘Capitale’ (manoscritto ‘Ergänzungen […]’, seconda edizione tedesca, edizione francese, materiali per la terza edizione tedesca e per l’edizione statunitense poi mai realizzata); manoscritti per il libro II; manoscritti per il libro III”” [Roberto Fineschi, Marx e Hegel. Contributi a una rilettura, 2006 (introduzione)] (pag 15) [(1) “”Con questo non si intende in alcun modo tirare la croce sulle spalle di Engels, come fantomatico inventore del marxismo vs il Marx “”puro””. Si afferma semplicemente che chiunque avesse dovuto mettere le mani su quei manoscritti per pubblicarli come opere “”compiute”” doveva “”finirle”” in qualche modo. Oggi si possono leggere gli originali e quindi valutare, da una parte, il lavoro di Marx e, dall’altra, quello di Engels””]”,”MADS-602″
“FINESCHI Roberto”,”Un nuovo Marx. Filologia e interpretazione dopo la nuova edizione storico-critica (Mega²).”,”FINESCHI Roberto “”Veniamo adesso a Barbara Lietz, una delle studiose che hanno dedicato maggiore attenzione al problema delle differenze fra la prima e la seconda edizione tedesca del libro i del ‘Capitale’, soprattutto per la loro natura concettuale”” (pag 72) “”Il piano [di Marx] continua con l’elencazione dei seguenti argomenti: “”Dopo il capitale si dovrebbe trattare la proprietà fondiaria. Dopo questa il lavoro salariato. Presupposti tutti e tre, si dovrebbe trattare del movimento dei prezzi, quale è determinato dalla circolazione nella sua totalità interna. D’altra parte le tre classi intese come la produzione nelle sue tre premesse e forme fondamentali della circolazione. Poi lo Stato. (Stato e società borghese. – L’imposta o l’esistenza delle classi improduttive. – Il debito pubblico. – La popolazione. – Lo stato nella sua proiezione esterna: colonie. Commercio estero. Corso dei cambi. Denaro come moneta internazionale. – Infine il mercato mondiale. Egemonia della società borghese sullo Stato. Le crisi. Dissoluzione del modo di produzione capitalistico e della forma di società fondati sul valore di scambio. Reale porsi del lavoro individuale come sociale e ‘vice versa’)”” (Marx, 1976-81, p. 187, trad.it. vol I, pp. 240 s.) ((1976-81), Ökonomische Manuskripte, 1857-58, in Marx-Engels-Gesamtausgabe, trad. it. ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, 2 voll, Firenze. 1968)”” (pag 87). (…) Marx decide di dare ‘solo’ le linee essenziali dei primi tre libri (capitale, rendita, lavoro salariato) secondo il piano dei sei (E) per poter parlare alla fine, nei redditi e le loro fonti, delle ‘tre classi’ sociali fondamentali del modo di produzione capitalistico (che, si ricorderà, nei ‘Principi’ di Ricardo erano menzionate addirittura nell”incipit’ della prefazione come dati di fatto): lavoratori salariati, capitalisti, rentier. Per fare questo deve avere ‘organicamente’ una teoria completa (almeno nelle linee essenziali) del capitale (come modo di produzione, come intero, come rapporto, come processo, i cui elementi costituenti sono lavoro salariato e capitale, forme storiche determinate che vanno ad assumere rispettivamente lavoro vivo e mezzi di produzione) e della rendita. (pag 104). (…) Solo una parola, infine, sui restanti tre libri del piano dei sei (Stato, commercio estero, mercato mondiale): allo stato degli studi pare che Marx non avesse mai abbandonato in linea di principio l’idea di questo ulteriore sviluppo. Si è visto come semplicemente non fosse riuscito a portare a termine neppure il libro sul capitale nella sua forma articolata. Il progetto trascendeva semplicemente le forze di un solo individuo, per quanto geniale potesse essere (Jahn, 1986; Kogan, 1986)”” [Roberto Fineschi, Un nuovo Marx. Filologia e interpretazione dopo la nuova edizione storico-critica (Mega²), 2008 ] (pag 87, 104, 107)”,”MADS-606″
“FINESCHI Roberto a cura”,”Karl Marx. Rivisitazioni e prospettive.”,”Saggi di Luigi CAVALLARO Giuseppe Antonio DI-MARCO Marco ASSENNATO Roberto FINESCHI Daniele GOLDONI RIccardo BELLOFIORE Tom ROCKMORE Sando MANCINI”,”MADS-623″
“FINESCHI Roberto”,”Un nuovo Marx. Filologia e interpretazione dopo la nuova edizione storico-critica (MEGA).”,”Marx è un autore nuovo. L’edizione storico-critica delle sue opere (la seconda Marx-Engels-Gesamtausgabe, nota fra gli studiosi come MEGA) iniziata nel 1975 fornisce per la prima volta una ingente quantità di materiali originali fino a pochissimo tempo fa inaccessibili. Il presente volume è uno dei primi studi italiani che si cimenta con la ricostruzione del pensiero dell’autore tedesco alla luce degli inediti. L’esposizione è articolata in quattro nuclei tematici. Il primo è relativo alla MEGA alla sua storia e al dibattito tedesco che si è sviluppato nel corso del Novecento in relazione alla sua pubblicazione in Germania occidentale e in Germania orientale. La seconda parte presenta un’indagine analitica delle modifiche strutturali dell’impianto complessivo della teoria marxiana del capitale dal 1857 al 1883, con particolare attenzione al primo libro per il periodo 1867-1883. Nella terza parte Fineschi riflette sul rapporto fra l’astratta teoria del modo di produzione capitalistico e la più concreta sfera della teoria politica, sforzandosi di contestualizzare in che termini si possa parlare in Marx di ‘soggetti storici’. La quarta parte è dedicata all’analisi di alcune tematiche peculiari del marxismo italiano, sempre nella prospettiva della teoria del capitale e della MEGA, soffermandosi in special modo sul concetto di ‘storia’ e sulla ricezione del Capitale ad opera di Carlo Cafiero. Roberto Finenschi (Siena, 1973) è attualmente impegnato in un dottorato di ricerca presso l’Università di Palermo. I suoi studi vertono ormai da alcuni anni sulla nuova edizione critica delle opere di Marx ed Engels (MEGA). La ricerca, svoltasi in parte a Berlino, si è avvalsa del sostegno di redattori impegnati nella realizzazione dell’opera. Stralci dei risultati sono apparsi su riviste italiane e straniere. Storia delle stesure del ‘Capitale’ (pag 108-) Storia travagliata dell’edizione francese (pag 110-111) “”Piuttosto travagliata la storia dell’edizione francese. Ci furono dei primi tentativi per trovare un traduttore (Reclus e Hess, il polacco Cwierciakiewicz, Clémence-Auguste Royer) ma tutti i candidati furono bocciati da Marx (58). Nell’ottobre 1869 iniziò finalmente Charles Keller, membro della sezione parigina dell’Associazione internazionale dei lavoratori (AIL); a ottobre 1871 il lavoro era però fermo – dal maggio dello stesso anno – in quanto Keller traduceva altro per vivere (aveva già portato a termine 200 pagine). Marx decise allora di passare a Roy che si era distinto nella traduzione di alcune opere di Feuerbach (59). Il libro uscì in fascicoli, le pubblicazioni iniziarono nel 1872 verso maggio e finirono a dicembre 1875. All’inizio del 1876 uscì l’edizione rilegata (Marx, 1872-75 – sez. II, vol, VII nella MEGA: Marx, 1989a). L’edizione francese, interamente rivista e approvata da Marx, riporta cambiamenti significativi soprattutto nella parte di testo che non era stata toccata nella revisione della prima edizione tedesca, ovvero dal cap. V in poi. Le modifiche maggiori sono nella settima sezione sull’accumulazione, come lo stesso Marx afferma in una lettera a Sorge del 4 aprile 1876 (Marx, Engels, 1983, pp. 178 s.). A livello di struttura, il cambiamento più rilevante è la creazione di una ottava sezione in cui si tratta della cosiddetta accumulazione originaria in maniera distinta dall’accumulazione capitalistica in senso proprio. Ci fu anche una rinumerazione dei capitoli: nella seconda sezione tedesca, quarta sezione e cap. IV coincidevano. Nell’edizione francese invece i tre paragrafi del cap. IV furono trasformati in tre capitoli e quindi il primo capitolo della terza sezione non fu più il cap. V, ma il cap. VII, vale a dire si ebbe uno slittamento di due a partire da questo punto. Inoltre, quelli che nella seconda edizione tedesca erano i paragrafi del cap. XXIV sull’accumulazione originaria, essendo trasformato il capitolo in una sezione, divennero a loro volta capitoli. Si hanno quindi nel complesso trentatré capitoli contro i venticinque della seconda edizione tedesca. Marx intendeva adesso migliorare la seconda edizione tedesca sulla base della francese. Se di ciò si ha un segnale già nella postfazione alla seconda edizione tedesca (gennaio 1873), la prima occasione concreta fu offerta dalla proposta fatta da Sorge di realizzare un’edizione americana.”” (pag 110-111)”,”MADS-024-FL”
“FINESCHI Roberto”,”Marx e Hegel. Contributi a una rilettura.”,”Il rapporto Marx-Hegel è un tema classico. Negli ultimi trent’anni, tuttavia, con la pubblicazione della nuova edizione storico-critica delle opere di Marx ed Engels (Marx-Engels Gesamtausgabe), la filologia marxiana ha messo a disposizione degli studiosi nuovi materiali che permettono di riconsiderare la questione. Il libro si articola in tre parti: nella prima l’autore ricostruisce che cosa intenda Marx quando usa i termini ‘dialettica’ e ‘Hegel’, cercando al contempo di individuare alcune fonti di questa interpretazione e di valutarne la correttezza, nella seconda parte viene ripreso il tema dell’alienazione, infine, nella terza parte si procede ad una contestualizzazione dell’uso di determinate categorie dialettiche nella teoria del Capitale che rimandano alla loro possibile formulazione in una Logica astratta. Roberto Finenschi (Siena, 1973) è attualmente impegnato in un dottorato di ricerca presso l’Università di Palermo. I suoi studi vertono ormai da alcuni anni sulla nuova edizione critica delle opere di Marx ed Engels (MEGA). La ricerca, svoltasi in parte a Berlino, si è avvalsa del sostegno di redattori impegnati nella realizzazione dell’opera. Stralci dei risultati sono apparsi su riviste italiane e straniere. Rapporto Marx Hegel. Il metodo di Marx (pag 76-77) “”Qual è veramente il metodo di Marx? Se è pur vero che la trattazione esplicita di esso è sommaria e “”culturale”” i passi in questione sono d’altro canto l’unica sede in cui gli si pronunci più estesamente sul merito. Tendo conto dei limiti, il modo pià ragionevole di procedere mi pare il seguente: formulare delle ipotesi che siano coerenti con le sue dichiarazioni esplicite (ipotesi che però si è detto, sono insufficienti) e verificarle nella prassi teorica marxiana. Elenchiamo alla luce di quanto detto che cosa possiamo ricavare dalle affermazioni esplicite sul metodo: a) la definizione in negativo rispetto a Hegel è inutilizzabile; b) il metodo propriamente scientifico procede dall’astratto al concreto ed è chiamato ‘Darstellung’; c) come funzioni effettivamente tale ridiscesa non è meglio specificato, se non dicendo che questa fase ricalca il procedimento di Hegel (è noto che la ‘Darstellung’ è una sua categoria); si può ipotizzare che ci si riferisca all”Übersichhinausgehen’, all’autosvolgimento delle categorie, ossia a quello che “”culturalmente”” si può considerare il metodo hegeliano per antonomasia; d) il punto di partenza di questa esposizione è raggiunto grazie a un processo per analisi e assemblaggi dal concreto all’astratto: esso è costituito dalla cellula economica, la categoria fondamentale del modo di produzione (nel caso del modo di produzione capitalistico, la ‘merce’). Se queste premesse sono plausibili e si il modo di esporre corrisponde a quello hegeliano – nel senso della ‘Darstellung’ e dell”Übersichhinausgehen’ -, si può ipotizzare che dalla cellula economica e dalla sua contraddizione immanente (con tutti i presupposti concettuali che essa implica) sia possibile sviluppare l’intero sistema del modo di produzione capitalistico. Per far questo non è necessario aggiungere elementi esterni (empirici) ‘ad hoc’, il sistema diventa autodeterminantesi in quanto supera quelli che all’inizio appaiono come presupposti: li ricrea come risultati suoi propri. Se si riesce a mostrare che Marx sviluppa la sua teoria in questo modo, si riesce pure a mostrare che egli è coerente con il principio metodico hegeliano per cui la costruzione teorica non consta d’altro che dello svolgimento della cosa stessa. Questo è quanto credo di aver dimostrato nel menzionato mio studio al quale mi permetto di rimandare (Fineschi, 2001a). Marx è quindi un pensatore dialettico, intendendo con ciò che egli usa un metodo per il quale l’elaborazione teorica si sviluppa sulla base dello svolgimento della cosa stessa. Le leggi concettuali che così egli individua sono quelle vigenti nella realtà capitalistica fissate nella loro purezza. Certo Marx non è hegeliano in senso stretto, cioè non giura sulla parola del maestro né ne diventa esegeta. Metodologicamente gli è tuttavia molto vicino. Egil risolve diversamente questioni che anche Hegel affrontò ed è nel merito di esse che va operato, con gli strumenti critico-filologici che oggi abbiamo, un raffronto possibile. Questo non per fare giustizia o per riscrivere i manuali, o quantomeno non solo per questo; soprattutto per valutare in che misura il pensiero di questi autori sia significativo per l’oggi, per comprendere il reale nella sua configurazione presente”””,”MADS-025-FL”
“FINESCHI Roberto”,”Ripartire da Marx. Processo storico ed economia politica nella teoria del «Capitale».”,”La teoria marxiana si è prestata da sempre alle letture più differenti: filosofica, economica, sociologica, politica ecc. Il difetto di molti approcci è stato tuttavia proprio il settorialismo che ha progressivamente ‘frantumato’ il pensiero dell’autore tedesco. Questo libro parte dal presupposto che i diversi filoni interpretativi, di per sé legittimi, non possono essere antitetici: essi sono svolgimenti particolari di un’esposizione complessiva. Per esplicita affermazione di Narx, l’anima di questa struttura complessiva è il ‘metodo dialettico’. Non di rado tuttavia la parola ‘dialettica’ si è trasformata in un flatus vocis da usare nei momenti di difficoltà, una sorta di magico tappabuchi; questa indeterminatezza ha portato ad interminabili ed astratte discussioni di principio su dialettica materialista e dialettica idealista. L’unica possibilità di superare tale impasse è ripercorrere l’esposizione della logica specifica dell’oggetto specifico ‘capitale’ in tutte le sue articolazioni. Questo è l’argomento del libro. Roberto Finenschi (Siena, 1973) è attualmente impegnato in un dottorato di ricerca presso l’Università di Palermo. I suoi studi vertono ormai da alcuni anni sulla nuova edizione critica delle opere di Marx ed Engels (MEGA). La ricerca, svoltasi in parte a Berlino, si è avvalsa del sostegno di redattori impegnati nella realizzazione dell’opera. Stralci dei risultati sono apparsi su riviste italiane e straniere.”,”MADS-028-FL”
“FINESCHI Roberto”,”Karl Marx dopo l’edizione storico-critica (Mega2): un nuovo oggetto di ricerca.”,”L’autore del saggio, Fineschi, ringrazia il Prof. R. Hecker, il Prof. W.F. Haug, e il riconoscimento anche al Prof. A Mazzone e al Prof. E. Screpanti. Nel 1927 apparve a Francoforte sul Meno il primo dei 42 volumi previsti della MEGA – detta poi MEGA-1, per distinguerla da quella attuale. Fra il 1929 e il 1932 furono editi altri 8 volumi presso l’editore Marx-Engels Verlag Berlin (pag 3) Storia della MEGA sotto la direzione della Fondazione Internazionale Marx-Engels (IMES) (pag 9) Limiti della edizione MEW: si pensi che per es. conteneva solo parte dei manoscritti preparatori al ‘Capitale’ (nota 10, p. 5)”,”MADS-773″
“FINETTI Ugo”,”Il dissenso nel PCI. La lotta politica dal ’45 al ’78: i casi Secchia, Giolitti, Amendola, Ingrao, ‘Il Manifesto’ e i contrasti sull’ eurocomunismo.”,”FINETTI Ugo 34 anni (1978) giornalista ha scritto saggi e relazioni sulla politica dei partiti italiani e del PCI. Ha collaborato a Critica Sociale e Mondooperaio. “”In aprile si riunisce il Comitato centrale per ascoltare la relazione di Longo sulla “”lotta per una nuova maggioranza nelle condizioni create dalla crisi del centro-sinistra e dalle difficoltà economiche””. A un certo punto, alla fine del VII capitolo – Longo annuncia che occorre “”porre fine al processo di frantumazione delle forze operaie e socialiste, e dare inizio ad un processo inverso, di unificazione””. “”Siamo””, aggiunge, “”per l’ unificazione in un solo partito di tutte le forze che veramente vogliono battersi per la trasformazione socialista della società””. Il segretario comunista indica che una sessione apposita del Comitato centrale verrà dedicata all’ argomento. Il dibattito vede un allineamento rituale. All’ unisono esordiscono monotamente Reichlin (“”Il rapporto di Longo è molto importante””), Napolitano (“”L’importanza del rapporto del compagno Longo””), Di Giulio (“”Il rapporto del compagno Longo ha una grande importanza””), Pecchioli (“”L’ importanza del rapporto del compagno Longo””). L’ unico che contesta in modo esplicito la concretezza di Longo è Terracini. (…) Amendola invece cerca di timbrare la posizione di Longo sollecitando su di essa un “”accordo che deve essere senza riserve e reticenze””. Anche Ingrao si dichiara pienamente d’ accordo (…)””. (pag 137-138)”,”PCIx-202″
“FINETTI Ugo”,”Botteghe Oscure. Il Pci di Berlinguer e di Napolitano.”,”Appendice: L'””amministrazione straordinaria””: i fondi occulti del Pci (pag 283-308) [- Finanziamento sovietico e tensioni con il Pcus – Le tangenti non ancora illegali – Il peso dell'””amministrazione straordinaria”” – Finanziamento pubblico e coinvolgimento negli scandali – Abolire le preferenze? – L’amministrazione straordinaria diventa reato – Abbondanza di denaro e “”flussi riservati”” – Il finanziamento sovietico: rinuncia e alternativa – Berlinguer: “”Dire la verità al Partito?”” – Dopo Berlinguer: la “”straordinarietà”” continua] ‘””Da quel gennaio 1978 formalmente è cessato il finanziamento sovietico. Ma la situazione non è così chiara alle Botteghe Oscure. Ancora all’inizio del 1979, quando Paolo Bufalini, nell’imminenza del XV Congresso del Pci, deve recarsi dai sovietici per discuterne, Berlinguer offre a Cervetti la possibilità di andare a Mosca con quella delegazione in modo da «avere una copertura nei confronti di occhi indiscreti» (587). Cervetti ribadisce che non ve ne è bisogno in quanto il finanziamento sovietico è cessato e ipotizza che Berlinguer ne volesse conferma. Ma alcune «code» continueranno dato che gli stanziamenti decisi annualmente dal politburo del Pcus erano poi gestiti autonomamente dal Kgb, il cui «residente» a Roma li consegnava al Pci. Scrive lo storico del «Gramsci» Francesco Barbagallo: «Tra il 1971 e il 1980 il Pci ricevette dal Pcus una media di circa 4.8 milioni di dollari l’anno» (588). Comunque negli anni ’80 il Pci non ricevette più «valigette» con finanziamenti come in passato dal Pcus che, nell’Italia repubblicana, rappresentarono complessivamente una soma pari a 980 miliardi di lire. Anche dalla documentazione tratta dagli archivi sovietici – pubblicata da Valerio Riva (589) – emerge che i contributi del Pcus per l’Italia, tra il 1981 e il 1991, furono annualmente di gran lunga inferiori (dal 30% del «Fondo di assistenza internazionale» del Pcus degli anni ’70 a solo il 2 o 3% negli anni ’80) (590) e riguardarono gli «amici» in seno al Pci. Si può quindi dedurre che dal 1979 il Pci di Berlinguer sostituì integralmente i finanziamenti illegali del Pcus con finanziamenti reperiti in Italia. Un altro canale parallelo riguarda la seconda «branca» ovvero «la voce ‘entrate straordinarie’ per attività commerciali e industriali» dichiarata «cancellata» nella Direzione del Pci sin dal gennaio 1975 (591). Il trasferimento delle aziende del Pci nell’ambito della Lega delle cooperative richiese infatti tempo e la conclusione non fu però quella gradita dai sovietici. L’ambasciatore Ryzhov, «in un colloquio alquanto burrascoso», notifica all’amministrazione del Pci che «d’ora in avanti i loro rapporti con le note imprese sarebbero mutati, perché la Lega era composta da altri – socialisti, repubblicani – di cui non ci si poteva fidare» (592). Anche la terza voce dell’amministrazione straordinaria, quella del «fondo di riserva in titoli e preziosi» viene mantenuta in vita personalmente da Enrico Berlinguer a cui era periodicamente resocontata in un foglietto che, dopo averlo letto, il leader del Pci stracciava e gettava nel cestino. Questo «fondo nero» tra il 1975 e il 1978 raddoppia: da 4 miliardi a 8 miliardi (per l’esattezza 7 miliardi e 912 milioni alla fine dell’esercizio 1978); nel 1979 sale ancora: 8 miliardi e mezzo (593). C’è poi il capitolo del quarto «fondo» quello riguardante l’editoria. (…)’] (pag 302-304) [appendice: ‘Il finanziamento sovietico: rinuncia & alternativa’] [(587) Gianni Cervetti, op. cit., p. 142; (588) Francesco Barbagallo, op. cit., p. 146; (589) Valerio Riva (con Francesco Bigazzi), ‘Oro da Mosca’, Mondadori, Milano, 1999; (590) Negli anni ’80 fa eccezione il picco del 1983. A quell’anno di elezioni politiche si riferisce anche la documentazione tratta dagli archivi del Pcus da Vladimir Bukovskij (‘Gli archivi segreti di Mosca’, Spirali, Milano, 1999) circa il finanziamento di 4 milioni di dollari attraverso la vendita di petrolio a prezzi di favore alla Interexpo del «compagno L. Remigio»; (591) Relazione di Guido Cappelloni in Apc 201, Direzione 20 gennaio 1975; (592) Gianni Cervetti, op. cit., p. 112; (593) Gianni Cervetti, op. cit., p. 147-148. Si tratta di più di 30 miliardi di lire 1993 (cfr tabella coefficienti a p. 59 del libro di Cervetti)]”,”PCIx-499″
“FINGER Otto”,”Joseph Dietzgen. Beitrag zu den philosophischen Leistungen des deutschen Arbeiterphilosophen.”,”Peter Joseph Dietzgen, noto come Joseph Dietzgen (Blankeberg, 9 dicembre 1828 – Chicago, 15 aprile 1888), è stato un filosofo tedesco, teorico del comunismo. Dietzgen era di famiglia contadina e conciatrice. Il padre,che possedeva una conceria, ben presto si trasferì a Uckerath,presso Siegburg con tutta la famiglia, portando quindi con sé il piccolo Joseph. Qui Dietzgen frequentò la locale scuola elementare e più tardi, per breve tempo, la Scuola Media a Colonia. Dietzgen mentre impara a conciare pelli nella bottega paterna studia anche da autodidatta alcune lingue e si approccia alla filosofia, quindi si orienta verso il Socialismo, con la lettura dei socialisti utopisti francesi. Lavorò come operaio conciatore. Ha vissuto anche a New York e Chicago. Il materialismo dialettico Joseph Dietzgen condusse una ricerca che lo portò al materialismo dialettico indipendentemente da Marx ed Engels. Come nota Eleonora Fiorani:””L’opera di Dietzgen non è nota e non solo in Italia; ad essa hanno fatto riferimento Marx ed Engels e poi Lenin, mentre è stata o trascurata o usata contro il materialismo dialettico. Dietzgen in quanto operaio ed in quanto sostenitore di una Weltanschauung materialistico-dialettica attribuita, com’è noto, al solo Engels e al Lenin filosofo, è un teorico non ben conosciuto dai contemporanei, che furono influenzati dal positivismo tedesco, né, a maggior ragione, nel Novecento, il cui idealismo ha avuto un influsso decisivo all’interno dello stesso movimento operaio, ed ha costituito la copertura di deviazioni classiche del marxismo, operaismo, consiliarismo, sindacalismo rivoluzionario, così come del riformismo da Kautsky e Bernstein a oggi. (E. FIORANI “”Saggio su Dietzgen e Lenin”” in -La teoria di classe della conoscenza, ed. Lavoro Liberato, Milano 1975) In Italia l’opera principale di Dietzgen “”L’essenza del lavoro mentale umano”” (titolo originale: Das Wesen der Menschlichen Kopfarbeit,in inglese:The Nature of Human Brainwork), venne, se non andiamo errati, pubblicata per la prima volta nel 1953 nella Universale Economica a cura di Lucio Colletti, il quale dà stranamente, se riferita alle sue posizioni post sessantottine, di antiengelsismo viscerale, una lettura leniniana ortodossa. Dopo gli anni settanta è stato riproposto in Francia ed in Germania. In Francia un’edizione dell'””Essenza…”” è apparsa nel 1973 con una prefazione di A. Pannekoek del 1902 ed in appendice una biografia del figlio di Dietzgen, Eugen dal titolo:”” L’essenza du travail humain intellectuel. Exposée par un travailleur manuel. Nouvelle Critique de la raison et pratique puro. [Trad. de l’allemand par M. Jacob. Avec pref. d’A. Pannekoek et une contrib d’E. Dietzgen]. Un’altra edizione dell’Essenza… e degli ‘Scritti filisofici minori’ sono usciti nella collana di Maspéro,sempre nel ’73,curata da J.Pierre Osier,che ne dà una lettura althusseriana secondo la posizione di “”Lenin e la filosofia”” di Louis Althusser. Nello stesso anno ancora un’altra edizione in Germania che darebbe una lettura di tipo operaistico e che collocherebbe il contributo di Dietzgen nella trattazione della divisione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale soprattutto in “”Kunst und Handwerk”” e “”Wissenschaft un Handwerke”” (Arte e mestiere e Scienza e mestiere) entrambi i saggi in : “”La teoria di classe della conoscenza”” edizioni Lavoro Liberato,Milano 1975. In queste brevi osservazioni si cercherà di verificare la posizione coerentemente materialistica di Dietzgen, né saranno le sue incertezze o ambiguità, dovute soprattutto a questioni terminologiche,(Dietzgen amava definirsi non filosofo, ma artigiano della conoscenza come lo era nel mestiere di conciatore;d’altra parte è lui stesso,nella prefazione dell’Essenza…, a chiarire:Vorrei che il lettore facesse le sue critiche non tanto alla forma difettosa, non a ciò che dico, né a come lo dico, ma a ciò che voglio dire) a farci desistere da questo proposito. Si cercherà di analizzare i punti più importanti che lo legano al materialismo dialettico, l’interpratazione che di Dietzgen dà A. Pannekoek nel suo “”Lenin filosofo””(Feltrinelli 1972)ed infine l’ntervento leniniano sulla questione. Si interverrà in due momenti, prima con “”Materialismo ed empiriocriticismo”” poi con le annotazioni, nei “”Quaderni filosofici””, sempre di Lenin, agli scritti filosofici minori. Alla bibliografia in lingua italiana è da aggiungere: Josef Dietzgen, L’essenza del lavoro mentale umano e altri scritti (a cura di Paolo Sensini), Mimesis Edizioni, (Milano-Udine), 2009.”,”SOCx-261″
“FINGLETON Eamonn”,”Japon, la puissance cachée.”,”FINGLETON Eamonn, economista irlandese, risiede in Giappone dal 1985. E’ stato giornalista economico per Euromoney, Atlantic Monthly, Financial Times. “”Il Giappone ovviamente non è il solo paese a possedere una possente burocrazia (…). Tuttavia, la burocrazia giapponese costituisce un caso a parte”” (pag 127) “”L’ emersione del mercantilismo scientifico. Gli Occidentali non hanno colto interamente l’ impegno mercantile delle autorità giapponesi. Non solo il mercantilismo fa parte delle più antiche politiche economiche del Giappone, esiste in varie forme dal 1600, ma costituisce nel suo stato attuale un fattore di crescita decisivo. Il mercantilismo giapponese moderno, che denomineremo con il nome di mercantilismo scientifico è nato negli anni 1870″” (pag 234)”,”JAPE-009″
“FINGLETON Eamonn”,”Blindside. Why Japan Is Still on Track to Overtake the U.S. by the Year 2000.”,”FINGLETON Eamonn è giunto a Tokyo nel 1985 ed è diventato Asia editor di ‘Euromoney’. Ha scritto di economia e del Giappone per altri periodici (Forbes, Financial Times, NYT, ecc.)”,”JAPE-029″
“FINI Massimo”,”Catilina. Ritratto di uomo in rivolta.”,”Massimo Fini è nato a Cremeno (Como) nel 1944. Ha pubblicato: La Ragione aveva Torto? – Elogio della guerra – Il conformista – Nerone, duemila anni di calunnie. Come nel caso di Catilina: è quello di un uomo che si oppose all’oligarchia dominante da cui proveniva e abbraccio la causa della plebe. Rimpiangeva la Roma delle origini e i suoi antichi valori, quando la ricchezza non era l’unico fine delle azioni di un uomo. Si oppose allo status quo sapendo di soccombere, fedele soltanto a se stesso. “”L’ autunno del 64 si consumò quindi con l’ ennesimo processo e l’ ennesima assoluzione di Catilina. A dicembre il tribuno della plebe Servio Rullo presentò la proposta di riforma agraria (lex Servilia). Alcuni storici (1) ritengono che l’ ispiratore della legge fosse Cesare. Invece era Catilina. Sia perché la lex Servilia ricalcava, nelle sue linee generali, il programma dei catilinari nel quale era comunque compresa, come sappiamo da Dione Cassio, la redistribuzione delle terre. Sia perché la mano di Catilina si avverte in alcuni dettagli molto precisi e significativi.”” (pag 79) (1) (G.U. Sumner, Cicero, Pompeius et Rullus; e Carcopino)”,”STAx-182″
“FINI Massimo”,”Elogio della guerra.”,”FINI Massimo, Elogio della guerra. MARSILIO. VENEZIA. 1999 pag 139 8° prefazione alla seconda edizione note; Collana Tascabili Marsilio; Massimo Fini, giornalista e scrittore, dopo essere stato per vent’anni inviato dell’Europeo, è oggi (1999) editorialista de ‘Il Tempo’, ‘Il Giorno’, ‘La Nazione’, ‘Il Resto del Carlino’ e ha partecipato alla rifondazione de ‘Il Borghese’. ‘E’ una figura singolare, per la sua indipendenza, nel panorama giornalistico e intellettuale italiano’. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Nerone, duemila anni di calunnie’ (1993) e ‘Il denaro, “”Sterco del demonio””‘ (1998). [‘La guerra è strettamente legata al progresso tecnico. Molte delle più importanti invenzioni sono state, all’origine, invenzioni belliche. La televisione e l’energia nucleare, per fare due esempi recenti. Del resto è persino ovvio. Poiché è una questione di vita e di morte la guerra sollecita al massimo tutte le risorse e le energie umane, fisiche, psichiche, intellettuali. Questo legame fra guerra e progresso tecnologico è così evidente, e storicamente accertato, che anche un pacifista integrale come Norberto Bobbio deve ammettere: «La guerra serve al progresso tecnico. Che le capacità inventive dell’uomo siano stimolate dalla ricerca di mezzi sempre più potenti per vincere e distruggere l’avversario, è un’antica constatazione che ha ricevuto continue conferme» (3). Il progresso tecnico, com’è noto, fa a sua volta da volano a profonde modificazioni strutturali e sociali. Ma lo stimolo alla trasformazione sociale non viene solo dalla conversione a uso pacifico delle invenzioni belliche, è la stessa tecnica militare, di per sé, a condizionare l’organizzazione sociale e politica e, più ancora, la mentalità di un’epoca (4). E’ stata la tecnica militare, più di ogni altra variabile, a scandire il passaggio da un tipo di società a un altro. L’organizzazione in tribù, la città antica, il feudalesimo, lo Stato moderno, si sono formati e sono stati concepiti e realizzati in funzione d’una certa tecnica bellica (5). Si potrebbe approfondire e rendere conto di ognuno di questi passaggi, ma limitiamoci; a titolo di esempio, al rapporto che ci fu tra la fine del feudalesimo e l’uso su vasta scala dell’artiglieria così come ce lo ha descritto Bouthoul: «Fu proprio l’entrata in scena dell’artiglieria che mise fine al feudalesimo sino ad allora dominante. La ragione d’essere di esso, cioè la protezione militare del feudo e il “”contratto di mutua difesa”” fra il signore e i suoi contadini, era colpita a morte. Il castello-fortezza, già inespugnabile e facile a essere difeso con un pugno di uomini, non poteva più resistere ai cannoni del re. I feudatari, anche i più potenti, non potevano permettersi il lusso di dotare le loro forze d’un adeguato corpo di artiglieria. Si aggiunga che questa nuova arma esigeva anche specialisti ben addestrati e facenti parte d’un esercito permanente, contro il quale non potevano misurarsi gli arruolamenti feudali di soldati occasionali. E così l’esercito permanente e di mestiere fu la caratteristica del periodo che va dall’avvento dell’artiglieria fino alla Rivoluzione» (6). L’artiglieria fu una delle cause determinanti dell’affermarsi dello Stato assoluto o, se si preferisce, moderno’ (pag 28-29)] [(3) Norberto Bobbio, ‘Il problema della guerra e le vie della pace’, Il Mulino, 1984, pag. 74; (4) G. Bouthoul, ‘Le guerre’, cit., pag. 153; (5) Ibidem, pag. 153; (6) Ibidem, pag. 164] [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”QMIx-286&#8243;
“FINI Massimo”,”Catilina. Ritratto di uomo in rivolta.”,”Massimo Fini di madre russa e di padre pisano e nato in provincia di Como nel 1944.”,”STAx-006-FV”
“FINK Gary M. a cura; contributi alla 2° edizione di Steve BABSON Barbara BARTKOWIAK Jon BLOOM Dennis C. DICKERSON Robert FITRAKIS Gilbert J. GALL Joseph Y. GARRISON John W. HEVENER Christopher JOHNSON Bruce L. LARSON Stephen H. NORWOOD Faye PHILLIPS Merl E. REED Donald G. SOFCHALK Marie TEDESCO Sharon TRUSILO Seth WIGDERSON Gay ZIEGER Robert H. ZIEGER; consulenza di Milton CANTOR Albert A. BLUM David BRODY Melvyn DUBOFSKY Sidney FINE Walter GALENSON Morris A. HOROWITZ Vernon H. JENSEN Charlos P. LORROWE Bruce LAURIE David MONTGOMERY Maurice F. NEUFELD Edward PESSEN Howard QUINT Leon STEIN Philip TAFT Leo TROY Warren R VAN-TINE”,”Biographical Dictionary of American Labor.”,”FINK è Prof di storia e Chairman di Department alla George State University. E’ autore di ‘Labor’s Search for Political Order’, ‘Labor Unions’, ‘Organizing Dixie’ (con Philip TAFT) e ‘Prelude to the Presidency’. Contributori alla 2° edizione: Steve BABSON, Barbara BARTKOWIAK, Jon BLOOM, Dennis C. DICKERSON, Robert FITRAKIS, Gilbert J. GALL, Joseph Y. GARRISON, John W. HEVENER, Christopher JOHNSON, Bruce L. LARSON, Stephen H. NORWOOD, Faye PHILLIPS, Merl E. REED, Donald G. SOFCHALK, Marie TEDESCO, Sharon TRUSILO, Seth WIGDERSON, Gay ZIEGER, Robert H. ZIEGER. Consulenti: Milton CANTOR, Albert A. BLUM, David BRODY, Melvyn DUBOFSKY, Sidney FINE, Walter GALENSON, Morris A. HOROWITZ, Vernon H. JENSEN, Charlos P. LORROWE, Bruce LAURIE, David MONTGOMERY, Maurice F. NEUFELD, Edward PESSEN, Howard QUINT, Leon STEIN, Philip TAFT, Leo TROY, Warren R VAN-TINE.”,”MUSx-031″
“FINK Leon (1948)”,”Workingmen’s Democracy. The Knights of Labor and American Politics.”,”Leon FINK (1948) è membro del dipartimento di storia all’Univ di North Carolina a Chapel Hill. Ha ricevuto il suo bachelor’s degree dall’ Univ di Harvard (1970) e il suo master’s degree e Ph.D. dall’Univ of Rochester (1971 e 1977). Ha scritto articoli e saggi su ‘Labor History’, ‘Social History’, Labour le Trevailleur’, ILWCH. Ha contribuito pure ad alcune antologie.”,”MUSx-062″
“FINK Carole”,”Marc Bloch. Biografia di un intellettuale.”,”Marc BLOCH discendeva da ebrei della Francia orientale. Carole FINK insegna storia alla Ohio State University. Ha condotto varie ricerche di storia contemporanea. Oltre a numerosi saggi e articoli, ha pubblicato: – The Genoa Conference: European Diplomacy, 1921 – 1922′ (CHAPEL HILL, 1984, SYRACUSE, 1991) (La Conferenza di Genova: diplomazia europea) – 1968, The World Transformed. CUP. 1998″,”STOS-065″
“FINKELSTEIN David M. GUNNESS Kristen a cura; saggi di SAICH Tony LI Xiaobing LI Cheng BIN Yu BO Zhiyue MILLER Lyman JI You BICKFORD Thomas J. FEWSMITH Joseph MULVENON James CHENG Sijin KIVLEHAN-WISE Maryanne BLASKO Dennis J.”,”Civil-Military Relations in Today’s China. Swimming in a New Sea.”,”Introduction by David Finkelstein, List of Tables and Figures, Appendix 14.1 Changes in Reserve Force Structure, Appendix 14.2 Selected High-Technology and Logistics Militia Units, notes, the Editors and Contributors, index”,”CINx-282″
“FINKELSTEIN Norman G.”,”L’industria dell’ Olocausto. Lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei.”,”Sfruttamento economico industriale dell’ ideologia dell’ Olocausto. Campagna per estorcere denaro all’Europa in nome delle ‘vittime bisognoso dell’Olocausto’ Norman G. Finkelstein insegna alla City University of New York (CUNY) e collabora con la ‘London Review of Books’. E’ autore di ‘Image and Reality of the Israel-Palestine Conflict’ e con Ruth Bettina Birn, di ‘A Nation on Trial’. L’industria dell’Olocausto ha scatenato un feroce dibattito negli Stati Uniti e in Gran Bretagna.”,”EBRx-084″
“FINKELSTEIN Norman G.”,”L’industria dell’Olocausto. Lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei. Con il saggio inedito. Il «neo-antisemitismo» è davvero così nuovo?”,”Norman G. Finkelstein (Brooklyn, N.Y. 1953) insegna alla DePaul University di Chicago e collabora, tra l’altro, alla “”London Review of Books””.”,”EBRx-030-FL”
“FINLEY Moses I.”,”La Grecia dalla preistoria all’ età arcaica.”,”Moses I. FINLEY, Prof di storia antica all’Univ di Cambridge, è autore di numerose opere sul mondo greco tra cui: ‘Il mondo di Odisseo’, ‘Gli antichi greci’, ‘Storia della Sicilia antica’. Dirige la serie ‘Ancien Culture and Society’ che si apre con questo volume.”,”STAx-036″
“FINLEY Moses I.”,”La politica nel mondo antico.”,”Moses I. FINLEY (1912-1986) ha insegnato storia antica, prima negli USA e poi in UK, all’Univ di Cambridge. Numerose sono le opere tradotte in IT: -La democrazia degli antichi e dei moderni, 1982 – Economia e società nel mondo antico, 1984 -La schiavitù nel mondo antico, 1990″,”STAx-037″
“FINLEY Moses I.”,”L’ economia degli antichi e dei moderni.”,”FINLEY è nato a New York nel 1912. Dopo un periodo di insegnamento e studio negli USA, si è trasferito in Inghilterra dove dal 1964 tiene corsi di storia economica e sociale dell’ Antichità all’Università di Cambridge. E’ autore di numerose opere molte delle quali tradotte in italiano.”,”STAx-056″
“FINLEY Moses I.”,”La Democrazia degli antichi e dei moderni.”,”L’autore è nato a New York City nel 1912 e ha insegnato e svolto ricerche negli Stati Uniti prima di trasferirsi in Inghilterra come lettore su invito delle Università di Cambridge e di Oxford. Dal 1954 è Fellow al Jesus College di Cambridge e dal 1964 tiene dei corsi di Storia economica e sociale dell’Antichità all’Università di Cambridge. Ha dedicato all’Antichità classica varie opere tra cui Gli antichi greci e Il mondo di Odisseo e la raccolta di saggi Aspects of Antiquity. Di lui abbiamo pubblicato nella nostra collana Storia e Società, Storia della Sicilia antica e nella Universale Laterza La Grecia dalla preistoria all’età arcaica.”,”TEOP-033-FL”
“FINLEY Moses I.”,”L’economia degli antichi e dei moderni.”,”Moses I. Finley è nato a New York nel 1912. Dopo un periodo di insegnamento e studio negli USA, si è trasferito in Inghilterra dove dal 1964 tiene corsi di storia economica e sociale dell’ Antichità all’Università di Cambridge. E’ autore di numerose opere molte delle quali tradotte in italiano. Fondo T. Parlanti”,”STOS-027-FSD”
“FINOCCHIARO Beniamino”,”La riconversione industriale e il mezzogiorno.”,”Nato a Barletta (1923) B. Finocchiaro è uno studioso dei problemi del Mezzogiorno. Ha pubblicato tra l’altro: ‘La crisi culturale del Sud’. Dirige la rivista ‘Politica e Mezzogiorno'”,”ITAE-354″
“FINZI Enrico”,”Alle origini del movimento sindacale: i ferrovieri.”,”FINZI, nato a Milano nel 1946, si è laureato in storia contemporanea nell’ Università Statale di MIlano. Autore di saggi e articoli, è stato redattore capo della rivista ‘Il Mulino’. Dal 1971 è direttore della Società di Studi Politici di Milano.”,”MITT-131″
“FINZI Paolo”,”La nota persona. Errico Malatesta in Italia dicembre 1919 luglio 1920.”,”FINZI Paolo (Milano 1951) fa parte della redazione del mensile “”A rivista anarchica””, dalla sua fondazione (1971). Rapporti socialisti-anarchici. “”Era in quei tempi usale che gli anarchici prendessero la parola in tutti i comizi indetti dai socialisti, anche se ciò non sempre era gradito agli organizzatori socialisti. Nei primi mesi del dopoguerra, comunque, la reciproca tolleranza – spesso perfino la fattiva collaborazione – caratterizzò i rapporti fra socialisti ed anarchici. Ne è una chiara riprova il fatto che l’ Avanti!, il quotidiano del PSI, desse regolarmente spazio ai comunicati di parte libertaria: cosicché, pur privi di un organo quotidiano ed in un momento in cui solo con relativa lentezza la stampa periodica libertaria riprendeva fiato, ai gruppi anarchici nel 1919 non mancò la possibilità di far conoscere con tempestività le loro opinioni e le loro iniziative.”” (pag 26)”,”ANAx-275″
“FINZI Roberto”,”Il pregiudizio. Ebrei e questione ebraica in Marx, Lombroso, Croce.”,”FINZI Roberto (Sansepolcro, 1941) ha insegnato storia economica, storia del pensiero economico, storia sociale negli atenei di Bologna, Ferrara e Trieste. Ha scritto tra l’altro ‘L’antisemitismo. Dal pregiudizio contro gli ebrei ai campi di sterminio’ (1997), ‘L’università italiana e le leggi antiebraiche’ (1997). Engels sull’ antisemitismo. “”E in verità, se dovessi scegliere, piuttosto ebreo che ‘Herr von’!”” (1). Così Friedrich Engels terminava la sua risposta, datata Londra 19 aprile 1890, alla missiva inviatagli dalla capitale austriaca da Isidor Ehrenfreund, socialista di origine ebraica, membro della Associazione degli impiegati delle banche e degli istituti di credito, in cui si sottolineava la larga diffusione di idee antisemite tra la popolazione viennese e ci si interrogava sull’atteggiamento che i socialisti avrebbero dovuto tenere nei confronti dei movimenti antisemiti specie in un paese come l’Austria dalla presenza ebraica importante anche sotto il profilo economico (2). Nel vecchio continente in quel torno di tempo l’avversione agli ebrei aveva mutato registro. (…) Il virus antisemita si era insinuato pure fra i socialisti. Tramite, tra l’altro, quell’Eugen Dühring (11) contro cui Engels, con la collaborazione di Marx, aveva scritto ‘Il rovesciamento della scienza del signor Eugenio Dühring’ (‘Herrn Eugen Dühring Umwälzung der Wissenschaft’), noto come ‘Antidühring’, la cui prima edizione è del 1878, dove si legge: “”L’odio per gli ebrei spinto sino al ridicolo di cui il sig. Dühring fa mostra ad ogni occasione è una qualità se non tipicamente prussiana, tuttavia tipica dei paesi a oriente dell’Elba. Quello stesso filosofo della realtà che ha un sovrano disprezzo per tutti i pregiudizi e le superstizioni è così ingolfato in ubbie personali da chiamare ‘giudizio naturale’ poggiante su ‘basi naturali’ il pregiudizio popolare contro gli ebrei, ereditato dalla bigotteria medievale, e da spingersi a questa fantastica asserzione: ‘il socialismo è l’unica forza che possa tener fronte a situazioni demografiche accompagnate da una commistione ebraica piuttosto rilevante’ (situazioni accompagnate da commistione ebraica! Che linguaggio tedesco naturale!)”” (12). (…) Proprio dall’idea sostenuta dagli antisemiti “”economici”” – essere gli ebrei in generale finanzieri e banchieri, i veri detentori del capitale – parte Engels per contrastare l’opinione che l’antisemitismo possa essere strumento di lotta per l’emancipazione delle masse proletarie. L’antisemitismo, dice, è in realtà in antitesi con la vera lotta di classe e con i suoi fini. Caratteristico “”di una cultura arretrata”” è espressione di mondi sorpassati “”dove il capitale è principalmente ebreo”” (16). Non può pertanto avere alcuna funzione progressiva (né sussistere) nelle società capitalisticamente avanzate, come gli Stati Uniti. “”In tutta l’America del Nord, dove ci sono milionari la cui ricchezza si lascia appena esprimere nei nostri miserabili marchi, fiorini o franchi non vi è un solo ebreo, e rispetto ad essi i Rothschild sono dei veri mendicanti. Anche qui in Inghilterra Rothschild è un uomo dalla fortuna modesta rispetto, per esempio, al duca di Westminster. E dove sono gli ebrei da noi, in Renania, dove 95 anni fa, con l’aiuto dei francesi, abbiamo cacciato la nobiltà e creato un’industria moderna?”” (17). Il capitale, dunque, è nelle mani degli ebrei in società sorpassate, arcaiche”” (pag 9-10-11) [Roberto Finzi, Il pregiudizio. Ebrei e questione ebraica in Marx, Lombroso, Croce, 2011] [(1) F. Engels, ‘Sull’antisemitismo (da una lettera indirizzata a Vienna)’ [pubblicata in “”Arbeiter-Zeitung””, 19, 8 maggio 1890], trad. it. in M. Massara, a cura, ‘Il marxismo e la questione ebraica’, Milano, 1972, p. 252; (2) S. Friedländer, ‘La Germania nazista e gli ebrei, I. Gli anni della persecuzione (1933-1939)’, Milano, 1998, p. 88; B.F. Pauley, ‘From Prejudice to Persecution: A Historyof Austrian Anti-Semitism’, 1992, p. 135; (11) Sul quale si veda M. Ferrari Zumbini, ‘Le radici del male. L’antisemitismo in Germania da Bismarck a Hitler’, 2001, pp. 219-230 e la bibliografia ivi citata; (12) F. Engels, ‘Antidühring, Roma, 1950, p. 125; (16) Engels, ‘Sull’antisemitismo’, cit., p. 249; (17) Ibid., pp. 250-251]”,”EBRx-050″
“FINZI Roberto”,”Lenin, Taylor, Stachanov: il dibattito sull’efficienza economica dopo l’Ottobre”,” “”«Quando una grande azienda assume dimensioni gigantesche e diventa rigorosamente sistematizzata, e sulla base di un’esatta valutazione di dati innumerevoli, organizza metodicamente la fornitura della materia prima originaria…; quando un unico centro dirige tutti i successivi stadi di elaborazione della materia prima, fino alla produzione dei più svariati manufatti; quando la ripartizione di tali prodotti, tra le centinaia di milioni di consumatori, avviene secondo un preciso piano…; allora diventa chiaro che si è in presenza di una socializzazione della produzione e non già di un semplice «intreccio»; che i rapporti di economia privata e di proprietà privata formano un involucro non più corrispondente al contenuto» Lenin. La forma tecnica propria della contraddizione (fondamentale) fra sviluppo delle forze produttive e rapporti di produzione esistenti, che va accumulandosi e accelerandosi nella fase suprema del capitalismo, è la grande industria, specie meccanica. Il «punto di vista della grande impresa più moderna e in particolare del trust» – scrive Lenin nell’aprile 1918, proponendo di affidare all’Accademia delle Scienze l’incarico di costituire commissioni «formate da specialisti» per redigere un piano di sviluppo economico e di riorganizzazione industriale – è «la fusione e concentrazione razionale della produzione… in poche grandi imprese» (3). Come spiegherà ai critici «di sinistra»: «il socialismo è inconcepibile senza la tecnica del grande capitalismo, costruita secondo l’ultima parola della scienza moderna» (4). E’ qui evidente la linea di continuità con la lettura di Marx della componente kautskiana della II Internazionale, per cui «è la grande azienda che rende necessaria la società socialista» (5). Affermazione del tutto interscambiabile, ad esempio, con l’asserto dei primi abbozzi dei ‘Compiti immediati del potere sovietico’: «Il socialismo è frutto della grande industria meccanica»; lontana invece dal significato più intimo della rivendicazione gramsciana della classe operaia italiana di essere stata portatrice, nella storia postunitaria, «delle nuove e più moderne esigenze industriali» (6). L’atteggiamento di Lenin verso le ricerche di Taylor sembrerebbe così colto nelle sue ragioni ultime. Ma leggendo attentamente le sue annotazioni, viene fatto di riconnetterlo almeno a un’altra determinante della sua visione ideologica, che si lega ed è a un tempo causa ed effetto del suo giudizio sul ruolo del progresso tecnico: il carattere di affermazione di una concezione materialistica del «processo di sviluppo delle scienze naturali, malgrado tutte le sue oscillazioni ed esitazioni» (7). Non vi è dubbio che nel taylorismo Lenin veda un aspetto scientifico in senso, per così dire, proprio e stretto: di progresso delle conoscenze naturali, di maggior penetrazione nei segreti della natura, d’avanzamento della capacità umana di sottomettersi il mondo naturale”” (pag 642-643) [Roberto Finzi, ‘Lenin, Taylor, Stachanov: il dibattito sull’efficienza economica dopo l’Ottobre’] [(in) ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’, Torino, 1980] [(2) V. Lenin, ‘L’imperialismo come fase suprema del capitalismo’, in ‘Opere, vol. 22, pp. 301-2; (3) Id., ‘Schema di piano per i lavori tecnico-scientifici, ibid., vol. 27, p. 289; (4) Id., ‘Sull’infantilismo “”di sinistra”” e sullo spirito piccolo borghese””, ibid., pp. 308-9. Fra i leaders della sinistra c’è in questa fase Bucharin, che Lenin tende tuttavia a distinguere dagli altri (cfr. ibid., pp. 313 sgg.); (5) K. Kautsky, ‘Il programma di Erfurt’, Roma, 1971, p. 131; (6) V. Lenin, ‘Prima stesura dell’articolo «I compiti immediati del potere sovietico», in Id., Opere, vol. 27, p. 190 (per la radice marxiana di queste posizioni cfr., ad esempio, K. Marx, ‘Il capitale. Critica dell’economia politica’, Torino; 1975, libro primo, vol. I, pp. 936-57) e A. Gramsci, ‘Quaderni del carcere’, a cura di V. Gerratana, Torino, 1975, p. 2156; (7) V. Lenin, ‘Materialismo ed empiriocriticismo’, in Id., ‘Opere’, vol. 14 p. 345]”,”LENS-280″
“FINZI Roberto”,”Antisemitismo. Dal pregiudizio contro gli ebrei ai campi di sterminio.”,”Roberto Finzi insegna Storia economica all’Università di Trieste. Sui temi trattati in questo libro ha pubblicato: l’introduzione all’opera di Léon Poliakov, Storia dell’antisemitismo, Una anomalia nazionale la ‘questione ebraica’, in storia del marxismo, L’Università italiana e le leggi razziali.”,”EBRx-014-FL”
“FINZI Roberto a cura, saggi di Daniele SALMELLI Enrica BAIADA Silvia COMANI Roberto FINZI”,”Le meteore e il frumento. Clima, agricoltura, meteorologia a Bologna nel ‘700.”,”Roberto Finzi insegna Storia sociale nell’Università d Bologna. E’ autore di ricerche sull’agricoltura e il pensiero agronomico bolognese nei secoli XVIII XIX.”,”SCIx-008-FP”
“FINZI Roberto”,”Il necessario ed il superfluo. Note su storia dell’alimentazione e storicità dei bisogni.”,” La questione del valore della forza-lavoro. “”Uno dei più interessanti (ed importanti) risvolti della storia dell’alimentazione sta nella connessione (mediata, naturalmente) con la problematica relativa al valore, ed alla remunerazione della forza lavoro (). Il valore della forza-lavoro verrebbe dunque ad essere in sostanza formato dalla somma di due distinte componenti. La prima ‘fisiologica’ necessaria: cibo – quantificabile e quantitativamente assunto – più un ‘tot’ di vestiario, abitazione, ecc., per estensione posto come naturalmente determinabile, ma – in tale dimensione – individuabile solo quanto alla qualità (cotone invece di lana, capanna di un dato materiale invece che di un altro). La seconda ‘storico-sociale’, storicamente determinata e data ma non assolutamente necessaria, in realtà ‘superflua’ essendo posto per definizione il primo addendo come necessario. Anche Marx sarebbe, per alcuni, su questa linea e si limiterebbe semplicemente – in una condizione storica «superiore» (ciò che limiterebbe ancor più la sua originalità) – a sottolineare con maggior forza l’elemento storico-sociale. Questo ulteriore (fra i tanti) tentativo di riduzione della critica dell’economia politica ad economia politica si basa sul concetto di «ultimo limite, o ‘limite minimo’ del valore della forza-lavoro (…) costituito dal valore di una massa di merci senza la fornitura delle quali il detentore della forza-lavoro, l’uomo, non può rinnovare il suo processo vitale; dunque dal ‘valore dei mezzi di sussistenza fisiologicamente indispensabili (23)». Già fermandosi a questo non c’è materia per attribuire a Marx l’idea di un minimo salariale naturale che non sia la riaffermazione, sempre presente in lui anche se quasi sempre assente negli esegeti, e della materialità dell’uomo e del fatto che il movimento della storia si svolge comunque entro l’ambito del ricambio organico uomo-natura. Si legga con attenzione: perché Marx definisce qui il detentore di forza-lavoro come ‘uomo’ e non come proletario? Da questo punto di vista la notazione di Marx, anche se fatta a proposito della forza-lavoro (i cui detentori sono quelli che di fatto possono attingere con maggiore probabilità l’ultimo limite), non è che l’affermazione (banale) della condizione – generale ed astorica fin quando dura l’umanità – necessaria d’esistenza dell’uomo. Ma tale «banalità» non è posta a caso, o per mere ragioni di fatto, in relazione al valore della forza-lavoro”” (pag 427-431) [Roberto Finzi, ‘Il necessario ed il superfluo. Note su storia dell’alimentazione e storicità dei bisogni’, ‘Studi storici’, Roma, n. 2, aprile-giugno 1975] [(23) K. Marx, Il capitale, Roma, 1956, 1. I, t, 1, p. 190] [() qui di seguito l’autore cita gli autori Turgot, Ricardo, Sraffa, Dobb, Petty, Cantillon, Meek, Rousseau, Adam Smith, ecc.] [() qui di seguito l’autore cita gli autori Turgot, Ricardo, Sraffa, Dobb, Petty, Cantillon, Meek, Rousseau, Adam Smith, ecc.]”,”ECOT-003-FGB” “FINZI Roberto a cura, Contributi di Piero BARUCCI Giorgio GATTEI Marci LIPPI Aurelio MACCHIORO Luigi OCCHIONERO Mauro RIDOLFI Eugenio ZAGARI”,”Neoricardiana: Sraffa e Graziadei.”,”Roberto Finzi insegna Storia economica all’Università di Trieste. Sui temi trattati in questo libro ha pubblicato: l’introduzione all’opera di Léon Poliakov, Storia dell’antisemitismo, Una anomalia nazionale la ‘questione ebraica’, in storia del marxismo, L’Università italiana e le leggi razziali.”,”ECOT-194-FL” “FIOCCA Giorgio a cura; saggi di Giorgio FIOCCA Costanza PATTI Silvana CASMIRRI Cecilia DAU NOVELLI Rosalinda ADAMI e Luisa AGO”,”Borghesi e imprenditori a Milano dall’ Unità alla Prima guerra mondiale.”,”Saggi di Giorgio FIOCCA Costanza PATTI Silvana CASMIRRI Cecilia DAU NOVELLI Rosalinda ADAMI e Luisa AGO. Giorgio FIOCCA (Milano, 1945) svolge attività di ricerca presso l’ Istituto di Scienze Politiche della cattedra di Storia contemporanea dell’ Università ‘La Sapienza’ di Roma. Si occupa di cultura industriale. Fra le sue opere “”Struttura urbana e controllo sociale a Roma nel Settecento e nel primo Ottocento”” (Milano, 1982). “”Il fenomeno della sparizione dai testamenti di clausole pie, fondazioni pie, e intenzioni particolari è tipico di tutti gli atti a partire dalla seconda metà del Settecento. Secondo Ariès testimonia della privatizzazione dell’ atto testamentario. Infatti la maggiore fiducia negli eredi invita il testatore ad essere meno minuzioso nella descrizione delle sue ultime volontà. Tuttavia, nel ceto imprenditoriale questa assenza ha anche altri significati. Infatti, a fronte del silenzio per le “”cose dell’ anima””, si registrano minuziose descrizioni relative a fondazioni culturali e tecniche. E’ per questo che si può affermare che la religione non era uno degli elementi essenziali della cultura industriale, o per lo meno non era considerata tale dagli imprenditori esaminati. Questo non escludeva la possibilità di una adesione singola alla fede, ma stava ad indicare la scarsa fiducia di queto ceto – nel suo complesso – nei confronti della funzione innovativa della religione””. (pag 284)”,”ITAE-107″ “FIOCCA Giorgio”,”Storia della Confindustria, 1900-1914.”,”Giorgio FIOCCA lavora presso il dipartimento di storia dell’ Università di Roma La Sapienza. Si occupa da tempo di storia sociale dell’ industria, argomento sul quale ha pubblicato numerosi saggi (v. retrocopertina). “”Formate da artigiani e operai specializzati, le organizzazioni locali si costituivano per mestiere e non per industria, talvolta transitorie e sempre prive di connessioni con associazioni omologhe di altre città francsi, eredi di una tradizione corporativa conservata nel periodo del Secondo Impero. In Francia, come altrove, il potere degli operai specializzati si trasmetteva quasi sempre attraverso il mantenimento di endogamie tecniche, spesso coincidenti con i legami familiari, che costituivano le fasi dell’ apprendistato. Se da un lato questo modello fu utile per difendere la forza lavoro dallo sfruttamento e i livelli retributivi, dall’ altro esso ostacolò l’ ingresso di nuove tecnologie produttive e, più in generale, la modernizzazione del settore secondario francese. Le lotte e gli scioperi portati avanti da questi organismi furono indetti soprattutto per garantirsi paghe migliori, in un’ ottica di redistribuzione dei frutti dello sviluppo del captialismo francese. Queste lotte si verificarono in tempi e località diverse, si conclusero spesso con una sconfitta e furono incapaci di far crescere in modo rilevante e permanente il numero dei partecipanti. Mancavano di quadri dirigenti necessari senza i quali era impossibile ottenere adesioni più ampie. Fu per questo che i partiti socialisti, non potendo aspettare i tempi lunghi di una maturazione fisiologica, forzarono la situazione creando, al congresso di Lione del 1884, la Federation nationale des syndicats, organismo centrale che pretendeva di rappresentare realtà locali molto frazionate.”” (pag 99)”,”ITAE-109″ “FIOCCA Giorgio a cura; discorsi di Renato LOMBARDI Giovanni AGNELLI Guido CARLI Vittorio MERLONI Luigi LUCCHINI Sergio PININFARINA”,”Quaranta anni di Confindustria. Economia e società nei discorsi dei presidenti. Volume secondo (1970-1989).”,”Il presidente della Confindustria Lombardi e la strategia del Pci (1971). “”Dietro le rivendicazioni del sindacato Lombardi riteneva che fosse in atto una precisa strategia del Pci. Riferendosi a un articolo di Enrico Berlinguer comparso su “”Rinascita”” di gennaio, Lombardi sottolineava il disegno del vicesegretario comunista di raccordare strettamente le lotte sociali (nelle fabbriche e nelle piazze) alle lotte politiche condotte in Parlamento, nei consigli regionali o comunali, al fine di creare il terreno favorevole per l’ingresso del Pci al governo”” (pag 356-357)”,”ITAE-350″ “FIOCCO Gianluca”,”Dai fratelli Wright a Hiroshima. Breve storia della questione aerea (1903-1945).”,”FIOCCO Gianluca è dottorando di ricerca presso la facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Siena. Ha pubblicato su ‘Studi Storici’ (N° 3/2000) il saggio ‘Dall’ aeroplano alla bomba atomica: la guerra totale negli scritti di George Orwell (1935-1949).’ “”Gli uomini non agivano solo sotto gli impulsi della fame e della rassegnazione. Gli strateghi del conflitto aereo avrebbero dovuto tener conto anche dello spirito di sacrificio e del sentimento di combattere per una giusta causa. Come in passato, la fierezza e la fiducia nelle proprie ragioni politiche e nazionali sarebbero state efficaci antidoti contro la disgregazione. La Spagna repubblicana offrì in tal senso esempi innegabili, a cominciare da Sagunto, che dopo essere stata un tempo distrutta da Annibale stava ora sperimentando la barbarie tecnologica della guerra moderna. ‘La necessità- ha scritto nelle sue memorie Julio Alvarez del Vayo – di produrre materiale da guerra da contrapporre a quello profuso dalla Germania e dall’ Italia agiva da stimolante e riempiva gli operai di uno spirito di lotta più forte della fame e della morte. A Sagunto tutti i tentativi dell’ aviazione per costringere gli operai a fuggire da quell’ inferno, bombardato anche dieci o dodici volte al giorno, naufragarono. Il compagno dell’ operaio ucciso da un attacco aereo prendeva silenziosamente il suo posto non appena le macchine potevano riprendere a funzionare. Tutto questo durò fino alla fine della guerra””. (pag 154)”,”QMIx-117″ “FIODOROV Aleksei”,”Il comitato clandestino di lavoro.”,”Aleksei Fiodorov ‘due vole eroe dell’Unione Sovietica’ Comandante di una delle maggiori formazioni partigiane dell’Ucraina durante la seconda guerra mondiale”,”QMIS-015-FV” “FIOM – FEDERAZIONE IMPIEGATI OPERAI METALLURGICI”,”Contratto nazionale di lavoro. Per le industrie metallurgiche – meccanica – siderurgia – metallurgia e affini. Firmato il 25 giugno 1948.”,”Contratto firmato da Enrico BATTAGGION Giovanni ROVEDA Danilo DE-MICHELI Renato BITOSSI”,”SIND-091″ “FIORANI Eleonora VIDONI Ferdinando”,”Il giovane Engels. Cultura classe e materialismo dialettico.”,”Elisabetta FIORANI (Milano, 1942), allieva di L. GEYMONAT, si è laureata all’ Università degli Studi di MIlano con la tesi ‘Il problema della scienza nel movimento operaio italiano’ dalla quale l’ antiengelsismo emerge come radice teorica e pratica del riformismo. Ha pubblicato: -Friedrich Engels e il materialismo dialettico (FELTRINELLI, 1971) -Compendio engels-leniniano (in ‘Che fare?, 1972). Ha curato l’edizione italiana (traduzione e commenti) degli ‘Anti-Schelling’ (LATERZA, 1972) e ha in preparazione uno studio sull’ultimo Engels per gli ‘Annali Feltrinelli’. Fernando VIDONI (Bruxelles, 1940) è uno studioso che si occupa di storia della dialettica.”,”MAES-021″ “FIORANI Eleonora”,”Friedrich Engels e il materialismo dialettico.”,”Capitoli: l’approdo unitario di MARX e ENGELS al materialismo storico. La concezione realistica della storia. Metodologia materialismo storico. Critica al personalismo. Materialismo dialettico. Duplice genesi del m. dialettico. ‘Antidüring’. ‘Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca’. ‘Dialettica della natura’. Eleonora FIORANI è nata nel 1942 a Milano dove vive e insegna. E’ stata allieva di Ludovico GEYMONAT e si è laureata sulla problematica ‘marxismo e scienze nel Novecento’. Dopo questo suo primo libro ha pubblicato ‘Il giovane Engels’ (con F. VIDONI) (MILANO, 1974) e l’ ‘Anti-Schelling’ (traduz e saggio introduttivo, BARI, 1973). Con Francesco LEONETTI dirige l’iniziativa editoriale ‘Lavoro liberato’ per la quale ha pubblicato altri saggi dal 1974 ad oggi.”,”MAES-002″ “FIORANI PIACENTINI Valeria a cura; saggi di Valeria PIACENTINI Elena MAESTRI Gianluca PASTORI Riccardo REDAELLI Massimo DE-LEONARDIS Kamal ABU-JABER Jamal S. AL-SUWAIDI Mahmood SARIOLGHALAM”,”Il Golfo nel XXI secolo. Le nuove logiche della conflittualità.”,”Saggi di Valeria PIACENTINI Elena MAESTRI Gianluca PASTORI Riccardo REDAELLI Massimo DE-LEONARDIS Kamal ABU-JABER Jamal S. AL-SUWAIDI Mahmood SARIOLGHALAM La FIORANI PIACENTINI insegna storia e istituzioni del mondo musulmano e storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. E’ direttore del CRiSSMA (Centro di ricerche sul Sistema Sud e il Mediterrano Allargato, costituito nel 1999 presso l’ Università del Sacro Cuore di Milano). Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). “”Anche il massiccio appoggio economico che Riyadh ha dato all’ Irak durante gli otto anni di conflitto con l’ Iran, ha significato un riavvicinamento meramente strumentale fra i due paesi: l’ appoggio non era dato all’ Iraq in sé, quanto al fatto che le forze armate irachene rappresentavano un bastione contro l’ espansione dell’ Iran e la predicata “”esportazione della rivoluzione”” che ha caratterizzato, durante i primi anni Ottanta, la politica estera khomeinista. Strumentalità che non è sfuggita a Baghdad: una delle recriminazioni maggiormente ripetute dal regime iracheno nel periodo compreso fra la fine del conflitto con l’ Iran (1988) e l’ invasione del Kuwait (1990) era proprio quella di aver combattuto una guerra difensiva, costosissima in termini tanto materiali ed economici che umani, anche per conto terzi. Il fatto che le monarchie del Golfo richiedessero il pagamento degli ingenti prestiti effettuati, e ancor più che perseguissero una politica di bassi prezzi del petrolio (politica che impediva all’ Irak di far fronte ai propri impegni finanziari) era considerato non solo una dimostrazione di ingratitudine, bensì una vera e propria dimostrazione di ostilità””. (pag 211)”,”VIOx-109″ “FIORANI Eleonora VISENTIN Fernando”,”Il problema della natura nel materialismo dialettico leniniano. La continuità dottrinaria tra Marx, Engels, Lenin e il significato della sua contestazione da parte dei teorici della sinistra “”ufficiale””.”,”””Lenin si richiama ancora ad Engels per chiarire quale sia anche il significato marxistico del concetto hegeliano che “”la libertà è il riconoscimento della necessità””, e cioè solo la conoscenza delle leggi obiettive dell’ambiente che ci condiziona ci permette “”di farle agire secondo un piano per un fine determinato, cioè di dominarle, di intervenire sulla natura qual’è, al di là di ogni velleitarismo utopistico che non tenga conto delle obiettive strutture che si offrono alla nostra azione. L’uomo pertanto può a sua volta condizionare l’ambiente da cui è condizionato, ma non illimitatamente, bensì coerentemente alle possibilità date in una determinata situazione, allo spazio d’azione obiettivo, ove meno preme la determinazione delle circostanze: “”La necessità della natura è primordiale e la volontà e la coscienza dell’uomo sono secondarie””””. Quindi la ‘necessità cieca’ viene ridimensionata dialetticamente nella “”necessità in sè””, cioè non conosciuta dall’uomo – ma non inconoscibile (ignoramus non ignorabimus), che l’attività gnoseo-pratica tende a tradurre in necessità per noi e quindi in prospettiva in elemento basilare di libertà. Anche qui, dice Lenin, “”Engels applica in modo evidente…il metodo del “”salto vitale”” in filosofia, cioè fa un salto dalla teoria alla pratica”” (‘Materialismo ed Empiriocriticismo’, pag. 176)”” (pag 14) [Eleonora Fiorani Fernando Visentin, Il problema della natura nel materialismo dialettico leniniano. La continuità dottrinaria tra Marx, Engels, Lenin e il significato della sua contestazione da parte dei teorici della sinistra “”ufficiale””, 1966] Engels: ‘La natura è il banco di prova della dialettica’ (pag 15) “”B. Croce ravvisa nella dialettica marx-engelsiana (non solo engelsiana) il dialettismo deteriore che a suo parere aduggia l”Enciclopedia’ hegeliana (‘Come intendevano la dialettica il Marx e l’Engels nel 1877’, in ‘Filosofia e Storiografia, Bari, 1949)”” (pag 20) “”Ricordiamo di transito un’opera anti-stalinistica, scritta dalla ex-segretaria di L. D. Trotsky, poi entrata nella concezione del “”capitalismo di stato”” come struttura dei cosiddetti “”stati operai””, cioè Raya Dunayevskaya, che, con Marxism and Freedom ci dà l’estrema accentuazione dell’hegelismo marxiano (e leniniano), nonché il riconoscimento della convergente Marx-Engels-Lenin, in chiave non solo “”umanistica””, ma addirittura libertaria, così differenziandosi dal pur affine Marcuse, che finisce in un anticomunismo in cui antileninismo ed antistalinismo sono identificati.”” (pag 23) “”Il materialismo dialettico, “”negazione della negazione””, riprende la concezione dialettica su basi naturalistiche e non si presenta più come filosofia ma come “”semplice concezione del mondo che non ha da trovare la sua prova e la sua conferma in una scienza della scienza per sé stante, ma nelle scienze reali”” (Antidühring, pag. 152). Sono le stesse scienze naturali infatti che confermano l’esistenza della natura prima dell’uomo e quindi di una materia priva di sensibilità, di cui la materia organica è solo un prodotto ulteriore frutto di un lunghissimo sviluppo, quando sostengono che “”la terra esisteva in condizioni tali che né l’uomo né in generale qualsiasi altro essere vivente esisteva o poteva esistere su di essa””. Lenin confronta la posizione del materialismo dialettico con quella di Avenarius, Petzoldt e Willy, negando sia la tesi dell’uomo come termine centrale potenziale e attivo della coordinazione, cioè del legame indissolubile tra l’Io e l’ambiente, sia la tesi dell’aggiunta mentale del nostro intelletto che cerca di conoscere l’oggetto. A tale proposito afferma: “”se noi “”aggiungiamo mentalmente”” noi stessi, la nostra presenza sarà immaginaria, mentre l’esistenza della terra prima dell’uomo è reale. Infatti l’uomo non ha potuto, per esempio, osservare come spettatore la terra incandescente, e “”pensare”” la sua presenza sulla terra incandescente è oscurantismo”” (Materialismo ed Empiriocriticismo, pag. 67). E aggiunge: “”L’importante, dal punto di vista gnoseologico, non è chiederci se possiamo in generale concepire un tal posto, ma se abbiamo il diritto di pensarlo esistente o esistito indipendentemente da un pensiero individuale qualunque”” (ibidem, pag. 68). Ciò pone immediatamente il problema della conoscenza e quindi del rapporto tra essere e pensiero, tra “”spirito”” e natura. Porsi il problema della relazione tra le nostre idee sul mondo e il mondo reale stesso significa prima di tutto esprimersi sulla conoscibilità del mondo stesso. Engels sul problema della “”cosa in sé”” non solo riprende gli argomenti di Hume, Hegel, e Feuerbach contro la concezione kantiana della dualità tra noumeno e fenomeno, ma fa appello alla pratica, all’esperimento, all’industria, che permettono di dimostrare veridica la nostra conoscenza di un dato fenomeno col crearlo noi stessi e col farlo servire ai nostri fini. “”Le sostanze chimiche si formano negli organismi animali e vegetali restarono “”cosa in sé”” fino a che la chimica organica non si mise a prepararle l’una dopo l’altra; quando ciò avvenne la cosa in sé si trasformò in cosa per noi…”” (E. Feuerbach, in Lenin, pag. 90). Viene così negata l’inconoscibilità della “”cosa in sé”” e Lenin conclude: “”1) Le cose esistono indipendentemente dalla nostra coscienza, indipendentemente dalla nostra sensazione, fuori di noi… 2) Non vi è né vi può assolutamente essere differenza di principio tra il fenomeno e la cosa in sé. La differenza è semplicemente tra ciò che è noto e ciò che non è ancora noto… 3) Nella teoria della conoscenza, come in tutti i campi della scienza, occorre ragionare dialetticamente, cioè non presupporre che la nostra conoscenza sia bell’e fatta e invariabile, ma esaminare in qual modo dall’ignoranza si passa alla conoscenza, in qual modo una conoscenza incompleta, imprecisata diventa più completa e più precisa”” (ibidem, pag. 91-2)”” (pag 10-11) [Eleonora Fiorani Fernando Visentin, Il problema della natura nel materialismo dialettico leniniano. La continuità dottrinaria tra Marx, Engels, Lenin e il significato della sua contestazione da parte dei teorici della sinistra “”ufficiale””, 1966]”,”LENS-246″ “FIORANI PIACENTINI Valeria a cura saggi di MAESTRI Elena PASTORI Gianluca RADAELLI Riccardo DE-LEONARDIS Massimo ABU JABER Kamal AL-SUWAIDI Jamal S. SARIOLGHALAM Mahmood”,”Il Golfo nel XXI Secolo. Le nuove logiche della conflittualità.”,”Valeria Fiorani Piacentini insegna Storia e istituzioni del mondo musulmano e Storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici nella facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. É direttore del C.Ri.S.S.M.A., del Dipartimento di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e della Missione storica, antropologica e archeologica italiana in Makran e Kharan (Baluchistan – Pakistan). Tra le sue pubblicazioni: Merchants, Merchandise and Military Power in The Persian Gulf, Il pensiero militare nel mondo musulmano, Asia Centrale: verso un sistema cooperativo di sicurezza.”,”GOPx-002-FL” “FIORANI Adolfo LEGA Achille”,”1948: tutti armati. Cattolici e comunisti pronti allo scontro.”,”Adolfo Fiorani, nato a Piacenza nel 1937 giornalista del ‘Corriere della Sera’, è stato inviato speciale dell”Avanti!’. Achille Lega, nato a Milano nel 1938, per oltre vent’anni inviato speciale de ‘Il Giorno’, è autore con Giorgio Santerini del libro-inchiesta ‘Strage a Brescia Potere a Roma, Milano 1976. Gli autori hanno attinto al carteggi o del cardinale Schuster nell’Archivio storico della diocesi di Milano.”,”RELC-367″ “FIORANI Flavio”,”I Paesi del Rio de La Plata. Argentina, Uruguay e Paraguay in età contemporanea (1865-1990).”,”Flavio Fiorani (Buenos Aires 1952) ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Storia delle Americhe e lavora presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma.”,”AMLx-019-FL” “FIORANI Eleonora”,”Friedrich Engels e il materialismo dialettico.”,”Capitoli: L’approdo unitario di Marx ed Engels al materialismo storico. La concezione realistica della storia. Metodologia materialismo storico. Critica al personalismo. Materialismo dialettico. Duplice genesi del m. dialettico. ‘Antidüring’. ‘Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca’. ‘Dialettica della natura’. Eleonora FIORANI è nata nel 1942 a Milano dove vive e insegna. E’ stata allieva di Ludovico GEYMONAT e si è laureata sulla problematica ‘marxismo e scienze nel Novecento’. Dopo questo suo primo libro ha pubblicato ‘Il giovane Engels’ (con F. VIDONI) (MILANO, 1974) e l’ ‘Anti-Schelling’ (traduz e saggio introduttivo, BARI, 1973). Con Francesco LEONETTI dirige l’iniziativa editoriale ‘Lavoro liberato’ per la quale ha pubblicato altri saggi dal 1974 ad oggi. Eleonora Fiorani è nata nel 1942 a Milano dove vive e insegna (1977). E’ stata allieva di L. Geymonat e si è laureata sulla problematica ‘marxismo e scienze nel Novecento’. Ha pubblicato ‘Il giovane Engels’ e ‘L’Antischelling’ (traduzione e saggio introduttivo). “”(…) si ripropone, oggi come ieri, l’alternativa fondamentale: … finire (pag 99, L’Antidüring)”,”MAES-004-FF” “FIORANI Eleonora”,”Lettura e critica di Lukàcs.”,”L’opera ‘Storia e coscienza di classe’ (raccolta di saggi, scritti tra il 1919 e il 1922) fu pubblicato nel 1923 e condannato nel 1924 (V Congresso IC, per giudizio di Bucharin e Zinoviev). Lukacs fece autocritica … (pag 172) Critica di Lukàcs a Engels (pag 174) Lukàcs vede nell’ ‘irrazionalismo’ ‘lo strumento infernale del fascismo’ (pag 178) Lukàcs giudica una ‘sconfitta’ ciò che egli chiama ‘la rivoluzione del 1918’ che instaurò la ‘repubblica di Weimar, cui, dice sempre l’autore, dimentico della repressone dello spartachismo, aderivano le masse, la piccola borghesia e gli intellettuali, ma dove gli Junkers detenevano per sempre il predominio (pag 187) Lettera di Engels a Bloch (pag 200) “”Lukàcs viene così ad affermare: «il profondo fraintendimento di Engels consiste nel fatto che egli considera come prassi – in senso dialettico-filosofico – il comportamento caratteristico nell’industria e nell’esperimento. Ma proprio l’esperimento implica un comportamento per eccellenza contemplativo. Lo sperimentatore crea un ambiente artificiale astratto, per poter osservare liberamente le leggi nel loro operare indisturbato: egli cerca di ridurre il sostrato materiale della sua osservazione – (…) – a ciò che viene «generato» in modo puramente razionale, alla «materia intelligibile» della matematica. E quando Engels, a proposito dell’industria, dice che ciò che è così «generato» viene reso utilizzabile «ai nostri scopi», sembra aver dimenticato per un istante la fondamentale struttura della società capitalistica (…). Sembra cioè aver dimenticato che la «legge di natura» di cui si tratta nella società capitalistica «poggia sull’inconsapevolezza dei partecipanti». Nel momento in cui si pone «degli scopi» l’industria non è soggetto delle leggi sociali, ma soltanto oggetto» («Histoire et conscience de classe», ed. francese, Les Editions de Minuit, 1960; p. 168, traduzione e «riduzione» nostra). A Engels viene dunque, da questo punto di vista, rimproverato un accantonamento della teoria in nome della prassi, e quindi un cambiamento di significato del concetto di prassi stessa, che si identificherebbe con la prassi scientifica e tecnologia ‘tout-court’, dell’industria moderna. E in tal senso è interpretato l’appello engelsiano alla ‘prassi’ nel processo conoscitivo”” (pag 174) [Eleonora Fiorani, ‘Lettura e critica di Lukàcs’, ‘Che fare’, Milano, n. 2, 1973] “”In conclusione, il testo leniniano viene usato [da Lukàcs, ndr] più nella parte negativa critica delle correnti scientifico-epistemologiche, che in quella positiva; che, ripetiamo, consiste per Lenin nella elaborazione attualizzata del materialismo dialettico, concretizzato come Weltanschauung, quindi come gnoseologia e metodologia, nel suo rapporto effettivo di attenzione alle scienze modificando fondamentalmente il concetto stesso di scienza e via via la totalità del sapere scientifico. A concludere su questi temi, è utile qui la citazione abbastanza ampia da una lettera di Engels a Bloch: «Secondo la concezione materialistica della storia il momento, che in ‘ultima istanza’ è decisivo nella storia, è la produzione e riproduzione della vita materiale. Di più non fu mai ritenuto né da Marx né da me. Se ora alcuno ha ritorto il senso, in modo che il momento economico è il ‘solo’ decisivo, quel tale ha mutato quella proposizione in una frase astratta, assurda, che non dice nulla. La situazione economica è la base, ma i diversi momenti dell’edificio – forme politiche della lotta di classe e suoi risultati, costituzioni fissate dalla classe vittoriosa dopo le battaglie vinte, forme di diritto e persino i riflessi di tutte queste vere lotte nel cervello dei partecipanti, teorie politiche, giuridiche, filosofiche, opinioni religiosi e loro ulteriore sviluppo in sistemi dogmatici – tutto ciò esercita anche la sua influenza sull’andamento delle lotte storiche e in certi casi ne determina la ‘forma’. È nella vicendevole influenza di tutti questi momenti che, attraverso l’infinito numero di accidentalità (cioè a dire cose ed avvenimenti, il cui intimo nesso è tanto lontano e tanto poco probabile, che noi possiamo considerarlo come non esistente, possiamo trascurarlo) si compie alla fine il movimento economico. Altrimenti l’applicazione della teoria ad un qualsivoglia periodo della storia, sarebbe più facile che la soluzione di un’equazione di primo grado». (‘Due lettere’ di F. Engels sull’interpretazione materialistica della storia’, Mongini, 1906, p. 4). Se dunque è avvenuta in Lukàcs una semplificazione (particolarmente di tipo filosofico in connessione stretta col mondo storico nei suoi processi), più gravemente questa semplificazione o riduzione si è protratta, con un capovolgimento parziale e attuale di pratica politica immediata, nelle correnti e nelle esperienze di lotta della «Nuova sinistra», pur entro il suo sincero militantesimo”” (pag 199-200) [Eleonora Fiorani, ‘Lettura e critica di Lukàcs’, ‘Che fare’, Milano, n. 2, 1973]”,”TEOC-004-FGB” “FIORANI Eleonora”,”La nuova condizione di vita. Lavoro, corpo, territorio.”,”Eleonora Fiorani insegna antropologia culturale al Politecnico di Milano e semiotica all’Istituto Europeo di Design. Già allieva e collaboratrice di L. Geymonat nel ’70, ha pubblicato una ventina di libri di filosofia, storia delle civiltà arcaiche e altre, i materiali dell’arte, la comunicazione oggi.”,”ITAS-091-FL” “FIORAVANTI Maurizio a cura; contributi di Paolo CAPPELLINI Giovanni CAZZETTA Pietro COSTA Maurizio FIORAVANTI Paolo GROSSI Stefano MANNONI Luca MANNORI Mario SBRICCOLI Bernardo SORDI”,”Lo Stato moderno in Europa. Istituzioni e diritto.”,”Contributi di Paolo CAPPELLINI Giovanni CAZZETTA Pietro COSTA Maurizio FIORAVANTI Paolo GROSSI Stefano MANNONI Luca MANNORI Mario SBRICCOLI Bernardo SORDI”,”DIRx-014″ “FIORE Ilario”,”Tien an Men. Un diario fedele, un’analisi dei fatti, una storia emozionante dei 55 giorni di Pechino.”,”Ilario FIORE , partigiano in una brigata Garibaldi del Monferrato a 18 anni, è stato giornalista e inviato in vari paesi vivendo sette ‘rivoluzioni’. Ha lavorato per la Rai a Mosca, Madrid e Pechino.”,”CINx-263″ “FIORENTINO L. LOCATELLI O.”,”Da Verga ai giovani. Raccolta di novelle e di racconti.”,”Scritti di VERGA FOGAZZARO FUCINI DE AMICIS DOSSI ORIANI SERAO DI-GIACOMO SVEVO D’ANNUNZIO PANZINI PIRANDELLO BONTEMPELLI PAPINI PALAZZESCHI BACCHELLI TITTA ROSA ALVARO COMISSO GADDA MALAPARTE REPACI DE-FILIPPO JOVANE ZAVATTINI BUZZATI SOLDATI PAVESE VITTORINI PRATOLINI REA e altri. “”Da una letteratura che si avvaleva di elementi regionalistici forti e quasi fatali, doveva raggiungere altissime vette Giovanni Verga. Diciamo subito che egli è il più grande narratore italiano del secondo Ottocento’ (pag 9).”,”ITAV-011″ “FIORENTINO Dario”,”Madre Teresa di Calcutta.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Dario Fiorentino è dottorando in Diritto e scienze sociali presso l’Istituto Lier-Fyt dell’Ehess di Parigi. Si occupa di teoria dei sistemi sociali, di epistemologia giuridica e di storia della repressione penale-politica. Biografia. (fonte in basso) Gonxha (Agnese) Bojaxhiu, la futura Madre Teresa, è nata il 26 agosto 1910 a Skopje (ex Jugoslavia). Fin da piccola riceve un’educazione fortemente cattolica dato che la sua famiglia, di cittadinanza albanese, era profondamente legata alla religione cristiana. Già verso il 1928, Gonxha sente di essere attratta verso la vita religiosa, cosa che in seguito attribuirà ad una “”grazia”” fattale dalla Madonna. Presa dunque la fatidica decisione, è accolta a Dublino dalle Suore di Nostra Signora di Loreto, la cui Regola si ispira al tipo di spiritualità indicato negli “”Esercizi spirituali”” di Sant’Ignazio di Loyola. Ed è proprio grazie alle meditazioni sviluppate sulle pagine del santo spagnolo che Madre Teresa matura il sentimento di voler «aiutare tutti gli uomini». Gonxha è attirata dunque irresistibilmente dalle missioni. La Superiora la manda quindi in India, a Darjeeling, città situata ai piedi dell’Himalaia, dove, il 24 maggio 1929, ha inizio il suo noviziato. Dato che l’insegnamento è la vocazione principale delle Suore di Loreto, lei stessa intraprende questa attività, in particolare seguendo le bambine povere del posto. Parallelamente porta avanti i suoi studi personali per poter ottenere il diploma di professoressa. Il 25 maggio 1931, pronuncia i voti religiosi e assume da quel momento il nome di Suor Teresa, in onore di Santa Teresa di Lisieux. Per terminare gli studi, viene mandata, nel 1935, presso l’Istituto di Calcutta, capitale sovrappopolata ed insalubre del Bengala. Ivi, essa si trova confrontata di colpo con la realtà della miseria più nera, ad un livello tale che la lascia sconvolta. Di fatto tutta una popolazione nasce, vive e muore sui marciapiedi; il loro tetto, se va bene, è costituito dal sedile di una panchina, dall’angolo di un portone, da un carretto abbandonato. Altri invece hanno solo alcuni giornali o cartoni… La media dei bambini muore appena nata, i loro cadaveri gettati in una pattumiera o in un canale di scolo. Madre Teresa rimane inorridita quando scopre che ogni mattina, i resti di quelle creature vengono raccolte insieme con i mucchi di spazzatura… Stando alle cronache, il 10 settembre 1946, mentre sta pregando, Suor Teresa percepisce distintamente un invito di Dio a lasciare il convento di Loreto per consacrarsi al servizio dei poveri, a condividere le loro sofferenze vivendo in mezzo a loro. Si confida con la Superiora, che la fa aspettare, per mettere alla prova la sua ubbidienza. In capo ad un anno, la Santa Sede la autorizza a vivere fuori della clausura. Il 16 agosto 1947, a trentasette anni, Suor Teresa indossa per la prima volta un “”sari”” (veste tradizionale delle donne indiane) bianco di un cotonato grezzo, ornato con un bordino azzurro, i colori della Vergine Maria. Sulla spalla, un piccolo crocifisso nero. Quando va e viene, porta con sé una valigetta contenente le sue cose personali indispensabili, ma non denaro. Madre Teresa non ha mai chiesto denaro né ne ha mai avuto. Eppure le sue opere e fondazioni hanno richiesto spese notevolissime! Lei attribuiva questo “”miracolo”” all’opera della Provvidenza… A decorrere dal 1949, sempre più numerose sono le giovani che vanno a condividere la vita di Madre Teresa. Quest’ultima, però, le mette a lungo alla prova, prima di riceverle. Nell’autunno del 1950, Papa Pio XII autorizza ufficialmente la nuova istituzione, denominata “”Congregazione delle Missionarie della Carità””. Durante l’inverno del 1952, un giorno in cui va cercando poveri, trova una donna che agonizza per la strada, troppo debole per lottare contro i topi che le rodono le dita dei piedi. La porta all’ospedale più vicino, dove, dopo molte difficoltà, la moribonda viene accettata. A Suor Teresa viene allora l’idea di chiedere all’amministrazione comunale l’attribuzione di un locale per accogliervi gli agonizzanti abbandonati. Una casa che serviva un tempo da asilo ai pellegrini del tempio indù di “”Kalì la nera””, ed ora utilizzata da vagabondi e trafficanti di ogni sorta, è messa a sua disposizione. Suor Teresa la accetta. Molti anni più tardi, dirà, a proposito delle migliaia di moribondi che sono passati da quella Casa: “”Muoiono tanto mirabilmente con Dio! Non abbiamo incontrato, finora, nessuno che rifiutasse di chiedere “”perdono a Dio””, che rifiutasse di dire: “”Dio mio, ti amo””. Due anni dopo, Madre Teresa crea il “”Centro di speranza e di vita”” per accogliervi i bambini abbandonati. In realtà, quelli che vengono portati lì, avvolti in stracci o addirittura in pezzi di carta, non hanno che poca speranza di vivere. Ricevono allora semplicemente il battesimo per poter essere accolti, secondo la dottrina cattolica, fra le anime del Paradiso. Molti di quelli che riescono a riaversi, saranno adottati da famiglie di tutti i paesi. “”Un bambino abbandonato che avevamo raccolto, fu affidato ad una famiglia molto ricca – racconta Madre Teresa – una famiglia dell’alta società, che voleva adottare un ragazzino. Qualche mese dopo, sento dire che quel bambino è stato molto malato e che rimarrà paralizzato. Vado a trovare la famiglia e propongo: “”Ridatemi il bambino: lo sostituirò con un altro in buona salute. ? Preferirei che mi ammazzassero, piuttosto che esser separato da questo bambino!”” risponde il padre guardandomi, con il volto tutto triste””. Madre Teresa nota: “”Quel che manca di più ai poveri, è il fatto di sentirsi utili, di sentirsi amati. È l’esser messi da parte che impone loro la povertà, che li ferisce. Per tutte le specie di malattie, vi sono medicine, cure, ma quando si è indesiderabili, se non vi sono mani pietose e cuori amorosi, allora non c’è speranza di vera guarigione””. Madre Teresa è animata, in tutte le sue azioni, dall’amore di Cristo, dalla volontà di «fare qualcosa di bello per Dio», al servizio della Chiesa. “”Essere cattolica ha per me un’importanza totale, assoluta – dice – Siamo a completa disposizione della Chiesa. Professiamo un grande amore, profondo e personale, per il Santo Padre… Dobbiamo attestare la verità del Vangelo, proclamando la parola di Dio senza timore, apertamente, chiaramente, secondo quanto insegna la Chiesa””. “”Il lavoro che realizziamo è, per noi, soltanto un mezzo per concretizzare il nostro amore di Cristo… Siamo dedite al servizio dei più poveri dei poveri, vale a dire di Cristo, di cui i poveri sono l’immagine dolorosa… Gesù nell’eucaristia e Gesù nei poveri, sotto le specie del pane e sotto le specie del povero, ecco quel che fa di noi delle Contemplative nel cuore del mondo””. Nel corso degli anni 60, l’opera di Madre Teresa si estende a quasi tutte le diocesi dell’India. Nel 1965, delle Religiose se ne vanno nel Venezuela. Nel marzo del 1968, Paolo VI chiede a Madre Teresa di aprire una casa a Roma. Dopo aver visitato i sobborghi della città ed aver constatato che la miseria materiale e morale esiste anche nei paesi “”sviluppati””, essa accetta. Nello stesso tempo, le Suore operano nel Bangladesh, paese devastato da un’orribile guerra civile. Numerose donne sono state stuprate da soldati: si consiglia a quelle che sono incinte, di abortire. Madre Teresa dichiara allora al governo che lei e le sue Suore adotteranno i bambini, ma che non bisogna, a nessun costo, “”che a quelle donne, che avevano soltanto subito la violenza, si facesse poi commettere una trasgressione che sarebbe rimasta impressa in esse per tutta la vita””. Madre Teresa ha infatti sempre lottato con una grande energia contro qualsiasi forma di aborto. Nel 1979 le viene assegnato il riconoscimento più prestigioso: il Premio Nobel per la Pace. Tra le motivazioni è indicato il suo impegno per i più poveri, tra i poveri, e il suo rispetto per il valore e la dignità di ogni singola persona. Madre Teresa nell’occasione rifiuta il convenzionale banchetto cerimoniale per i vincitori, e chiede che i 6.000 dollari del premio vengano destinati ai bisognosi di Calcutta, che con tale somma possono ottenere aiuti per un anno intero. Negli anni ’80, l’Ordine fonda, in media, quindici nuove case all’anno. A partire dal 1986, si insedia nei paesi comunisti, fino allora vietati ai missionari: l’Etiopia, lo Yemen Meridionale, l’URSS, l’Albania, la Cina. Nel marzo del 1967, l’opera di Madre Teresa si è arricchita di un ramo maschile: la “”Congregazione dei Frati Missionari””. E, nel 1969, è nata la Fraternità dei collaboratori laici delle Missionarie della Carità. Chiestole da più parti di dove le venisse la sua straordinaria forza morale, Madre Teresa ha spiegato: “”Il mio segreto è infinitamente semplice. Prego. Attraverso la preghiera, divento una cosa sola nell’amore con Cristo. PregarLo, è amarLo””. Inoltre, Madre Tersa ha anche spiegato come l’amore sia indissolubilmente unito alla gioia: “”La gioia è preghiera, perché loda Dio: l’uomo è creato per lodare. La gioia è la speranza di una felicità eterna. La gioia è una rete d’amore per catturare le anime. La vera santità consiste nel fare la volontà di Dio con il sorriso””. Tante volte Madre Teresa, rispondendo a giovani che manifestavano il desiderio di andarla ad aiutare in India, ha risposto di rimanere nel loro paese, per esercitarvi la carità nei riguardi dei “”poveri”” del loro ambiente abituale. Ecco alcuni suoi suggerimenti: “”In Francia, come a New York e dovunque, quanti esseri hanno fame di esser amati: è una povertà terribile, questa, senza paragone con la povertà degli Africani e degli Indiani… Non è tanto quanto si dà, ma è l’amore che mettiamo nel dare che conta… Pregate perché ciò cominci nella vostra propria famiglia. I bambini non hanno spesso nessuno che li accolga, quando tornano da scuola. Quando si ritrovano con i genitori, è per sedersi davanti alla televisione, e non scambiano parola. È una povertà molto profonda… Dovete lavorare per guadagnare la vita della vostra famiglia, ma abbiate anche il coraggio di dividere con qualcuno che non ha ? forse semplicemente un sorriso, un bicchier d’acqua -, di proporgli di sedersi per parlare qualche istante; scrivete magari soltanto una lettera ad un malato degente in ospedale…””. Dopo varie degenze in ospedale, Madre Teresa si è spenta a Calcutta, il 5 settembre 1997, suscitando commozione in tutto il mondo. Il 20 dicembre 2002 papa Giovanni Paolo II ha firmato un decreto che riconosce le virtù eroiche della “”Santa dei Poveri””, iniziando di fatto il processo di beatificazione più rapido nella storia delle “”cause”” dei santi. Nella settimana che celebrava i suoni 25 anni di pontificato, il 19 ottobre 2003, papa Giovanni Paolo II ha presieduto la beatificazione di madre Teresa davanti a un’emozionata folla di trecentomila fedeli. La sua canonizzazione avviene il 4 settembre 2016 sotto il pontificato di Papa Francesco. VUOI RICEVERE AGG Biografia. https://biografieonline.it/biografia-madre-teresa&#8221;,”RELC-405″ “FIORENTINO Dario”,”Simone de Beauvoir.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Dario Fiorentino è dottorando in Diritto e scienze sociali presso l’Istituto Lier-Fyt dell’Ehess di Parigi. Si occupa di teoria dei sistemi sociali, di epistemologia giuridica e di storia della repressione penale-politica. “”Nel 2020 è stato pubblicato per i tipi della Cornell University Press un bellissimo libro di Judith Coffin docente di Storia della University of Texas dal titolo ‘Sex, Love and Letters’. L’autrice vi raccoglie un numero considerevole di lettere che mettono a tema l’amore e la sessualità in tutte le loro forme, indirizzate a Simone de Beauvoir nel corso di molti anni da persone di tutto il mondo, da lei conservate e ritrovate da Coffin nei fondi della Bibliothèque Nationale di Parigi, mentre faceva ricerche sul ‘Secondo sesso’ (pag 11)”,”BIOx-375″ “FIORENTINO Dario”,”Il mostro di Firenze. Identikit di uno spettro inafferrabile.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Dario Fiorentino è dottorando in Diritto e scienze sociali presso l’Istituto Lier-Fyt dell’Ehess di Parigi. Si occupa di teoria dei sistemi sociali, di epistemologia giuridica e di storia della repressione penale-politica.”,”ITAS-236″ “FIORENTINO Dario”,”Enrico Mattei. Un complotto internazionale.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Dario Fiorentino è dottorando in Diritto e scienze sociali presso l’Istituto Lier-Fyt dell’Ehess di Parigi. Si occupa di teoria dei sistemi sociali, di epistemologia giuridica e di storia della repressione penale-politica. Il caso della morte di Mattei è il primo grande mistero della storia italiana del dopoguerra …”,”ITAE-430″ “FIORI Giuseppe”,”Vita di Antonio Gramsci.”,”Giuseppe FIORI, inviato speciale di TV7, VD ed editorialista del TG2, D di ‘Paese sera’, ha scritto tra l’altro le biografie dell’anarchico SCHIRRU, di Emilio LUSSU e di Enrico BERLINGUER. Nel 1991 è uscita pure l’opera ‘Gramsci Togliatti Stalin’. Attualmente (1991) è senatore della Sinistra indipendente.”,”GRAS-005″ “FIORI Giuseppe”,”Il cavaliere dei Rossomori. Vita di Emilio Lussu.”,”LUSSU, Emilio (Armungia, Cagliari 1890 – Roma 1975), politico e scrittore, dopo aver partecipato alla 1° GM come interventista, nel 1920 fondò il Partito sardo d’ azione, in difesa della sua regione e nel tentativo di affrontarne l’annosa arretratezza. Fu eletto alla Camera dei deputati dal 1921 al 1926; dopo la secessione dell’ Aventino fu costretto a lasciare il Parlamento. Bersaglio di attentati fascisti, fu mandato al confino a Lipari, ma nel 1929 riuscì a evadere. Fondò con altri il movimento ‘Giustizia e libertà’. Le sue esperienze politiche e civili sono raccontate in libri caratterizzati da una scrittura chiara e ironica, ma anche tragica e partecipata. Riscossero grande successo di pubblico e positivi riconoscimenti di critica sia ‘Marcia su Roma e dintorni’ (1933) sia ‘Un anno sull’altopiano’ (1938), dal quale Francesco ROSI trasse il film ‘Uomini contro’ (1971). Rientrato dall’esilio parigino per partecipare alla Resistenza, nel 1945 riprese l’attività politica e parlamentare come deputato prima per il Partito d’azione e poi per il Partito socialista, PSI, fino al 1963, anno in cui passò al PSIUP. (ENC)”,”BIOx-203″ “FIORI Giuseppe”,”Gramsci Togliatti Stalin.”,”FIORI Giuseppe (Nuoro, 1923) è stato Vice direttore ed editorialista del TG2 e direttore di ‘Paese sera’. Ha scritto varie opere (v. 4° copertina). L’A qui approfondisce tre aspetti sulla base dell’ epistolario Tatiana Schucht-Gramsci, dei carteggi Sraffa-Tatiana e Sraffa-Togliatti, in parte inediti, e altre fonti, 1. la solitudine politica del leader comunista in carcere, 2. la solitudine privata, 3. il sardismo-autonomismo di Gramsci. “”Dirà Valentino Gerratana: “”I Quaderni vedevano la luce a cavallo tra gli anni Quaranta e Cinquanta, un periodo di ricerca autonoma ma anche di ortodossia stalinista (…). Sicché talune affermazioni furono espunte, altre delimitate, altre temperate. Gli apprezzamenti di Trotsky, laddove non c’era anatema, furono tolti; furono corretti i passi nei quali traspariva una qualunque presa di distanza da alcuni elementi del pensiero di Engels; furono attenuati accenti di riserva verso l’ esperienza sovietica, specie in ordine ai rapporti politici interni.”” Escono anche L’ Ordine Nuovo (1954) e gli Scritti giovanili (1958). Ma la lettera del 1926, fondamentale per conoscere il Gramsci a figura intera liberato finalmente da scaglie e pietre dell’ armatura togliattiana – il Gramsci di Gramsci, non il Gramsci di Togliatti – è pubblicata in Italia solo su iniziativa di Eugenio Reale nel 1957; e conosceremo l’ intero carteggio solo sei anni dopo la morte di Togliatti (segretario Longo, vicario Enrico Berlinguer).”” (pag 101-102)”,”GRAS-051″ “FIORI Giuseppe”,”Vita di Antonio Gramsci.”,”””I dibattiti sulla fusione si protraevano interminabili. C’ era da una parte Tasca, in linea con l’ Internazionale per la fusione immediata. Bordiga, caparbio nella resistenza, chiedeva che ogni soluzione fosse perlomeno rinviata. “”Io camminavo sui carboni ardenti””, scrive Gramsci, “”e non era questo il lavoro più confacente alla mia condizione di debolezza cronica””. Se la cavò “”anguilleggiando”” (l’ espressione è sua). In seno al PSI s’era costituita la frazione “”terzinternazionalista”” (i cosiddetti “”terzini””) che proclamava fedeltà alla III Internazionale comunista. La proposta intermedia di Gramsci fu che si dovesse procedere subito alla fusione non con l’ intero PSI, ma, per il momento, con i soli “”terzini””, e la tesi prevalse (“”Mi sono involontariamente guadagnato””, dirà poi Gramsci, “”la fama di una volpe dall’ astuzia infernale””). Furono fissate in quattordici punti le condizioni della fusione e nominata una commissione mista per la loro applicazione. Bordiga, designato ad entrarvi, rifiutò di farne parte (prese il suo posto Gramsci); gli altri erano Scoccimarro e Tasca per i comunisti, Serrati e Maffi per i socialisti””. (pag 187)”,”BIOx-093″ “FIORI Giuseppe”,”Vita di Enrico Berlinguer.”,”FIORI Giuseppe (1923) è stato VD ed editorialista del Tg2 e direttore di Paese Sera. E’ senatore della sinistra indipendente. Scontro tra Giuseppe D’Alema e Berlinguer (FGCI anni 1950) “”Rotazione naturale. Berlinguer l’ asseconda. Ha ormai trentatre anni, è da undici ininterrottamente nel movimento giovanile, troppi, e trova conveniente anche per l’ organizzazione che il cambio ci sia e che ci sia uno svecchiamento complessivo del gruppo dirigente. Accoglie perciò il dinamico D’Alema con tranquilla disposizione a dargli più di una mano. Poi qualcosa si rompe, e la storia che segue è di tensioni e colpi, ognuno con la sua parte di responsabilità, grande o piccola. I ‘novatori’ vedono in D’Alema l’uomo della svolta, la loro irrequietezza cresce, hanno fretta e spingono, in qualche caso con forzature sgradevoli, perché l’ avvicendamento avvenga subito. D’Alema è per indole, l’ opposto di Berlinguer. Impulsivo, l’ eloquio torrentizio, mostra impazienza, agisce con impeto. E’ incapace di semitoni: i giudizi che dà sono ruvidi, raschiano. Stima poco gran parte del gruppo intorno a Berlinguer e non si dà pensiero di nasconderlo. Della Fgci dice che è un gran corpo senza testa. Enrico dice ha ha il limite fondamentale d’essersi esclusivamente occupato di giovani, esperienza formativa ma decisamente circoscritta Rassicura i ‘novatori’: al contrario di quel che è avvenuto finora, li valorizzerà. Un tramestio non inosservato. Il severo responsabile dell’ organizzazione, Silvano Peruzzi, vede e sente e ne è indignato.”” (pag 95-96)”,”PCIx-221″ “FIORI Umberto”,”Joe Hill Woody Guthrie Bob Dylan. Storia della canzone popolare in Usa.”,”Umberto FIORI nato a Sarzana vive a Milano dove si è laureato n filosofia nel 1975 all’ Università Statale. Ha fatto parte del Movimento studentesco milanese. Nel 1973 entra negli Stormy Six dove svolge il ruolo di cantante e di autore di testi. E’ tra i soci fondatori della Cooperativa l’ Orchestra. “”Dalla sua esperienza politica e sindacale Guthrie estrae un’idea e la racchiude in una sola parola: ‘Union’. Questo termine ricorre spesso, quasi ossessivamente nelle sue canzoni da ‘Tom Joad’ in poi. Nelle canzoni sindacali di propaganda ‘union’ significa ‘organizzazione dei lavoratori”” (si parla di ‘union hall’, ‘union card’), ma poi in seguito il suo campo di significati si allarga fin quasi a farne una parola maica, senza più nessun riferimento preciso a una realtà politica, come nelle canzoni sulla guerra mondiale. (…) Qui ‘Union’ non significa solo sindacato, organizzazione, solidarietà di classe: il termine si estende a tutto il paese in guerra (‘Union war’) e lo ‘Union feeling’ cerca le sue radici non più solo nella storia del movimento operaio, ma nella Bibbia, nel Vangelo, nella storia degli Stati Uniti, tracciando una ‘Union line’ ideale da Abramo attraverso Gesù fino a Lincoln (e a Roosevelt, non nominato ma sempre presente)””. (pag 56-57) “”Di fronte a questo compito, i contrasti interni di classe devono evidentemente cadere in secondo piano in appoggio allo sforzo bellico del paese contro Hitler e Mussolini. Così nell’entusiasmo della guerra patriottismo, antifascismo e coscienza di classe si confondono: il nemico è Htiler, Roosevelt è nemico di Hitler e quindi amico dei lavoratori””. (pag 57-58)”,”MUSx-220″ “FIORI Giuseppe”,”Uomini-ex. Lo strano destino di un gruppo di comunisti italiani.”,”ANTE1-6 Alla fine degli anni Quaranta 466 partigiani comunisti per di più del ‘triangolo rosso’ emiliano (alcuni della Volante rossa milanese) trovarono rifugio in Cecoslovacchia. Questi fuoriusciti raccontano i drammi vissuti in Italia e in Cecoslovacchia.”,”PCIx-246″ “FIORI F. Giacomo”,”Lorenzo il Magnifico.”,”FIORI F. Giacomo “”I Genovesi, considerata la resa di Sarzana, credettero falsamente che il Magnifico volesse continuare la guerra contro di loro; e, per paura, passarono alla obbedienza del duca milanese. Così Lorenzo, anche senza volerlo, concorse a togliere di mezzo quella piccola e travagliata repubblica, che poteva dar motivo di lotte sanguinose a causa dei veri o falsi diritti che vi vantava il ducato di Milano. Ludovico il Moro ne fu meravigliato e non sapeva come ringraziare Lorenzo per aver dato occasione a questa fortuna inaspettata. Anche il Papa ne rimase soddisfatto e concepì sempre maggiore stima e attaccamento al Magnifico.”” (pag 316)”,”BIOx-241″ “FIORI Giuseppe”,”Vita di Enrico Berlinguer.”,”Giuseppe Fiore (1923) è stato vice-direttore ed editorialista del Tg2 e direttore di Paese Sera. Attualmente è senatore della Sinistra indipendente. Fra le sue opere Vita di Antonio Gramsci, L’anarchico Schirru, Il cavaliere dei Rossomori, Vita di Emilio Lussu. L’autore ci offre con questa biografia di Berlinguer la documentata e minuziosa ricostruzione di una vicenda umana, intellettuale e politica attraverso la quale si legge la storia d’Italia.”,”PCIx-012-FL” “FIORI Giuseppe”,”Processo Gramsci.”,”Cronaca di un verdetto annunciato”,”GRAS-172″ “FIORI Lorenzo MINELLA Massimo, a cura; articoli di Lorenzo FIORI Alessando LOMBARDO Fabrizio BENENTE Giuliano MONTALDO e Eligio IMARISIO Michela CIARAPICA Pietro REPETTO Marco DORIA Giovanni B. PITTALUGA Maurizio MARESCA Aldo LAMPANI Lorenzo CASELL Claudia CERIOLI Davide TRABUCCO Massimo MINELLA”,”Il futuro della memoria. Genova come eravano, come saremo.”,”Molte foto d’epoca”,”LIGU-195″ “FIORI Giuseppe”,”Vita di Antonio Gramsci.”,”Giuseppe Fiore è nato a Silanus, Nuoro nel 1923 e si è laureato in Giurisprudenza all’Università di Cagliari. Ha pubblicato saggi e romanzi.”,”GRAS-013-FGB” “FIORILLO Lucio”,”Il brigantaggio meridionale. Legittimisti, contadini, borghesia nella crisi dell’unificazione. Il caso del Matese, 1860 – 1868.”,”Lucio Fiorillo è nato il 13 gennaio 1960. Ha frequentato l’Università degli Studi di Pisa, laureandosi in Storia.”,”ITAB-034-FL” “FIORILLO Vanda a cura; saggi di Mario A. CATTANEO Maurizio BAZZOLI Detlef DÖRING Alfred DUFOUR Vanda FIORILLO Simone GOYARD-FABRE Klaus LUIG Simonetta SCANDELLARI Gerhard SPRENGER Franco TODESCAN”,”Samuel Pufendorf, filosofo del diritto e della politica. Atti del Convegno Internazionale, Milano, 11-12 novembe 1994.”,”Samuel von Pufendorf ( Dorfchemnitz, 8 gennaio 1632 – Berlino, 26 ottobre 1694) è stato un giurista e filosofo tedesco . Disparità tra esseri umani, non eguaglianza, ma diversità morale. Critica di Pufendorf a Hobbes. “”Criticando il concetto hobbesiano di eguaglianza, Pufendorf ravvisa una naturale “”disparitas”” di capacità tra esseri umani, in quanto liberi. Essi, pur essendo accomunati- come rileva giustamente Sprenger – da un naturale gioco di forze, oscillante tra istinto di autoconservazione e necessaria disciplina del sé, sono a mio avviso ideoni a modificare in maniera moralmente differente la sostanza fisica a loro disposizione. È evidente dunque come l’uomo naturale di Pufendorf, diversamente da quello hobbesiano, sia concepito a partire da un principio di ‘diversità morale’, e non certo di eguaglianza di fatto”” (pag XV) (introduzione di Vanda Fiorillo)”,”DIRx-001-FMB” “FIORILLO Vanda”,”Tra egoismo e socialità. Il giusnaturalismo di Samuel Pufendorf.”,”Contiene dedica autrice a GM Bravo “”Queste pagine intendono offrire una ricostruzione, per linee interne, di alcune fra le principali tematiche etico-giuridiche ed economiche del pensiero pufendoriano ponendo in evidenza anche l’aspetto metodologico della sua costruzione. A partire da questo quadro acquista un suo rilevante significato la fortuna dell’autore nella Russia di Pietro il Grande e di Caterina II.”” (pag 1)”,”FILx-008-FMB” “FIORILLO Vanda”,”Autolimitazione razionale e desiderio. Il dovere nei progetti di riorganizzazione politica dell’illuminismo tedesco.”,”Sul modello tipicamente tedesco di organizzazione socio-politica: quello dello Pflichtenstaat, dello Stato fondato sui doveri”,”TEOP-046-FMB” “FIORILLO Maurizio”,”Uomini alla macchia. Bande partigiane e guerra civile. Lunigiana 1943-1945.”,”Maurizio Fiorillo membro del direttivo dell’Istituto Ligure per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea, si occupa di temi legati alla storia italiana del secondo conflitto mondiale.”,”ITAR-385″ “FIORITO Riccardo”,”Divisione del lavoro e teoria del valore. L’economia sociologica di Adam Smith.”,”Riccardo Fiorito è nato a Roma il 22/1/1947. Nel 1969 vi si è laureato sostenendo una tesi in storia delle dottrine economiche con Lucio Colletti e Claudio Napoleoni. Nel 1970 è stato redattore economico di Rinascita. Collabora a varie riviste di sinistra e attualmente ha in corso una ricerca sullo sviluppo economico italiano dal dopoguerra ad oggi.”,”ECOT-144-FL” “FIORITO Riccardo; PRESTIPINO Giuseppe; ISKROV Michail; DE-FEO Nicola Massimo; KONDER Leandro”,”Il marxismo nel mondo: Nuova edizione critica delle opere di Marx ed Engels (MEGA); Nuove edizioni dei classici in Italia (Fiorito); Gli scritti sull’arte di Marx ed Engels (Prestipino); Pubblicazioni sovietiche per il centocinquantesimo di Marx (Iskrov); Etica borghese e morale comunista in due libri sovietici (De-Feo); Libri marxisti nel Brasile d’oggi (Konder).”,”””E’ apparsa anche un’altra opera in occasione dell’anniversario marxiano. Sono i ‘Lineamenti di storia della lotta ideale intorno al “”Capitale”” di Marx’, che abbracciano un periodo che va dall’uscita del 1° volume del ‘Capitale’ fino ai nostri giorni. Uno dei compagni di Marx, Johann Philipp Becker scriveva più di cento anni fa che il ‘Capitale’ è «la nostra spada, il nostro scudo, la nostra arma di offesa e di difesa». Il libro fa capire l’enorme funzione del ‘Capitale’ nel dare un fondamento alle idee del comunismo scientifico, nell’affermare il marxismo nel movimento operaio (…)”” (pag 295) (M. Iskrov)”,”MADS-011-FB” “FIORITO Riccardo FRINOLLI PUZZILLI Anna GARONNA Paolo GOUGH Ian LEON Paolo SCHIATTARELLA Roberto SOMOGYI Giovanni”,”Analisi della crisi economica internazionale.”,”Riccardo Fiorito, è professore incaricato di Teoria e politica dello sviluppo economico presso l’Università di Chieti. Ha studiato a Roma e a Cambridge. A curatouna antologia di testi metodologici, Il disagio degli economisti e si occupa prevalentemente di problemi relativi al reddito potenziale. Anna Frinolli Puzzilli, è assegnista presso l’Istituto di politica economica e finanziaria della facoltà di Economia e commercio dell’Università di Roma. Ha svolto attività di ricerca con borsa Cnr presso l’Università di Essex e quella di Cambridge. Paolo Garonna, è professore incaricato di Complementi di econometrica presso la Facoltà di Statistica dell’Università di Padova. Ha conseguito il Master in Economia preso l’Università di Denver e svolto ricerca presso l’Università di Cambridge. Ian Gough, è collaboratore della New Left Review e di altre riviste, fra cui il Bulletin of the Conference of Socialist Economists. Paolo Leon, è straordinario di Fondamenti di Economia presso l’Università di Venezia. Roberto Schiattarella, è assegnista presso la Facoltà di Economia e commercio dell’Università di roma. Ha studiato all’Istao di Ancona e attualmente svolge attività di ricerca presso l’Università di Cambridge. Giovanni Somogyi, è professore straordinario di Politica economica e finanziaria presso l’Università di Catania.”,”ECOI-161-FL” “FIRENZUOLA Agnolo, a cura di Adriano SERONI”,”Le Novelle.”,”Agnolo Firenzuola (1493-1543) è stato uno scrittore italiano. Nato a Firenze, Firenzuola crebbe in un ambiente umanistico e studiò giurisprudenza a Siena ed a Perugia, dove divenne amico di Pietro Aretino 1. Tra le sue opere più importanti si annoverano il libello Discacciamento de le nuove lettere inutilmente aggiunte ne la lingua toscana pubblicato nel 1524, i Ragionamenti del 1525 ispirato al Decameron di Boccaccio, il rifacimento delle Metamorfosi di Apuleio e il Dialogo delle bellezze delle donne intitolato Celso 1. (copil.)”,”VARx-052-FSD” “FIRESTONE Schulamith, a cura di Lucia PERSONEMI”,”La dialettica dei sessi. Autoritarismo maschile e società tardo-capitalistica.”,”L’A parla in prospettiva di ‘socialismo cibernetico’, di libertà sessuale, di ‘sessualità naturale’, di fine della ‘famiglia biologica’, di fine del tabù dell’ incesto, di produzione di bambini con la tecnologia, di integrazione delle donne e dei bambini nella società più vasta, di diritti sessuali anche per i bambini ecc. (pag 233 e seguenti) “”L’ideale della bellezza. Ogni società ha elevato un certo ideale di bellezza al di sopra di tutti gli altri. Che cosa sia l’ ideale non ha importanza, perché qualunque ideale lascia fuori la maggioranza; gli ideali, per definizione, sono modellati su qualità ‘rare’.”” (pag 162)”,”DONx-028″ “FIRKET Henri”,”La cellula vivente.”,”Henri Firket, biologo, è professore emerito all’Università di Liegi.”,”SCIx-227-FL” “FIRPO Luigi direzione; a cura di Mario GIOVANA Siro LOMBARDINI Dora MARUCCO Alessandro PASSERIN D’ENTREVES Alessandro PIZZORNO Alberto RONCHEY Massimo L. SALVADORI Giovanni SARTORI Pietro SCOPPOLA Valerio ZANONE”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Vol 6°: Il secolo XX.”,”A cura di Mario GIOVANA, Siro LOMBARDINI, Dora MARUCCO, Alessandro PASSERIN D’ENTREVES, Alessandro PIZZORNO, Alberto RONCHEY, Massimo L. SALVADORI, Giovanni SARTORI, Pietro SCOPPOLA, Valerio ZANONE”,”TEOP-007″ “FIRPO Luigi direzione opera; a cura di Lucio BERTELLI Alberto BURDESE Giorgio CAMASSA Luciano CANFORA Giovanni CIPRIANI Jean-Louis FERRARY Gabriele GIANNANTONI Santo MAZZARINO Domenico MUSTI Claude NICOLET Margherita ISNARDI PARENTE Piero TREVES Mario VEGETTI Carlo Augusto VIANO; saggi di Giorgio CAMASSA Margherita ISNARDI PARENTE Carlo Augusto VIANO Gabriele GIANNANTONI Luciano CANFORA Piero TREVES Lucio BERTELLI Mario VEGETTI Domenico MUSTI Alberto BURDESE Jean-Louis FERRARY Santo MAZZARINO Claude NICOLET”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume primo. L’ antichità classica.”,”volume a cura di Lucio BERTELLI Alberto BURDESE Giorgio CAMASSA Luciano CANFORA Giovanni CIPRIANI Jean-Louis FERRARY Gabriele GIANNANTONI Santo MAZZARINO Domenico MUSTI Claude NICOLET Margherita ISNARDI PARENTE Piero TREVES Mario VEGETTI Carlo Augusto VIANO; saggi di Giorgio CAMASSA Margherita ISNARDI PARENTE Carlo Augusto VIANO Gabriele GIANNANTONI Luciano CANFORA Piero TREVES Lucio BERTELLI Mario VEGETTI Domenico MUSTI Alberto BURDESE Jean-Louis FERRARY Santo MAZZARINO Claude NICOLET pag 373: la scoperta dei rapporti di forza: Ecateo ed Erodoto.”,”TEOP-115″ “FIRPO Luigi direzione opera; volume a cura di Giorgio BARBERO Luciano ORABONA Fausto PARENTE Agostino PERTUSI”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume secondo. Ebraismo e Cristianesimo. Il Medioevo. Tomo primo. Ebraismo e Cristianesimo.”,”volume a cura di Giorgio BARBERO Luciano ORABONA Fausto PARENTE Agostino PERTUSI”,”TEOP-116″ “FIRPO Luigi direzione opera; volume a cura di Ovidio CAPITANI Mario DELLE-PIANE Paolo DELOGU Francesco GABRIELI Raoul MANSELLI Bruno PARADISI Agostino PERTUSI Giovanni TABACCO Sofia VANNI ROVIGHI Cesare VASOLI”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume secondo. Ebraismo e Cristianesimo. Il Medioevo. Tomo secondo. Il Medioevo.”,”volume a cura di Ovidio CAPITANI Mario DELLE-PIANE Paolo DELOGU Francesco GABRIELI Raoul MANSELLI Bruno PARADISI Agostino PERTUSI Giovanni TABACCO Sofia VANNI ROVIGHI Cesare VASOLI”,”TEOP-117″ “FIRPO Luigi direzione opera; volume a cura di Giuseppe ALBERIGO Mario D’ADDIO Luigi FIRPO Giuseppe GIARRIZZO José Antonio MARAVALL Manlio PASTORE STOCCHI Agostino PERTUSI Vincenzo PIANO MORTARI Giuliano PROCACCI Valdo VINAY”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume terzo. Umanesimo e Rinascimento.”,”volume a cura di Giuseppe ALBERIGO Mario D’ADDIO Luigi FIRPO Giuseppe GIARRIZZO José Antonio MARAVALL Manlio PASTORE STOCCHI Agostino PERTUSI Vincenzo PIANO MORTARI Giuliano PROCACCI Valdo VINAY”,”TEOP-118″ “FIRPO Luigi direzione opera; volume a cura di Norberto BOBBIO Vittor Ivo COMPARATO Aldo DE-MADDALENA Diego J. MATEO DEL PERAL Giuseppe GIARRIZZO José Antonio MARAVALL Nicola MATTEUCCI Pierangelo SCHIERA Giorgio SPINI Corrado VIVANTI”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume quarto. L’ età moderna. Tomo primo. Assolutismo, diritto naturale, costituzioni.”,”volume a cura di Norberto BOBBIO Vittor Ivo COMPARATO Aldo DE-MADDALENA Diego J. MATEO DEL PERAL Giuseppe GIARRIZZO José Antonio MARAVALL Nicola MATTEUCCI Pierangelo SCHIERA Giorgio SPINI Corrado VIVANTI”,”TEOP-119″ “FIRPO Luigi direzione opera; volume a cura di Claudio CESA Furio DIAZ Francesca DUCHINI Mario EINAUDI Aldo MAFFEY Vittorio MATHIEU Nicola MATTEUCCI Giuseppe RICUPERATI Marzio A. ROMANI Emanuele RONCHETTI Salvatore ROTTA Guido VERUCCI”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume quarto. L’ età moderna. Tomo secondo. Illuminismo, rivoluzioni, restaurazione.”,”volume a cura di Claudio CESA Furio DIAZ Francesca DUCHINI Mario EINAUDI Aldo MAFFEY Vittorio MATHIEU Nicola MATTEUCCI Giuseppe RICUPERATI Marzio A. ROMANI Emanuele RONCHETTI Salvatore ROTTA Guido VERUCCI”,”TEOP-120″ “FIRPO Luigi direzione opera; volume a cura di Gaetano ARFE’ Ottavio BARIE’ Gian Mario BRAVO Carlo M. CIPOLLA Umberto MEOLI Ettore PASSERIN D’ENTREVES Silvia ROTA GHIBAUDI Ulvio TESSITORE Francesco TRANIELLO Aldo ZANARDO”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume quinto. L’ età della Rivoluzione industriale.”,”volume a cura di Gaetano ARFE’ Ottavio BARIE’ Gian Mario BRAVO Carlo M. CIPOLLA Umberto MEOLI Ettore PASSERIN D’ENTREVES Silvia ROTA GHIBAUDI Ulvio TESSITORE Francesco TRANIELLO Aldo ZANARDO”,”TEOP-121″ “FIRPO Luigi direzione opera; volume a cura di Guido FASSO’ Mario GIOVANA Lucio LEVI Siro LOMBARDINI Dora MARUCCO Alessandro PASSERIN D’ENTREVES Alessandro PIZZORNO Alberto RONCHEY Massimo L. SALVADORI Giovanni SARTORI Pietro SCOPPOLA Valerio ZANONE”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume sesto. Il secolo ventesimo.”,”volume a cura di Guido FASSO’ Mario GIOVANA Lucio LEVI Siro LOMBARDINI Dora MARUCCO Alessandro PASSERIN D’ENTREVES Alessandro PIZZORNO Alberto RONCHEY Massimo L. SALVADORI Giovanni SARTORI Pietro SCOPPOLA Valerio ZANONE”,”TEOP-122″ “FIRPO Massimo”,”Riforma protestante ed eresie nell’Italia del Cinquecento.”,”Libro dedicato a Franco Venturi Massimo Firpo (Torino 1946) insegna Storia moderna nella Facoltà di Lettere dell’Università di Torino. Tra le sue opere più recenti ‘Tra alumbrados e “”spirituali””. Studi su Juan de Valdes e il valdestanesimo nella crisi religiosa del ‘500 itailano’, Firenze, 1990; ‘Inquisizione romana e Controriforma. Studi sul cardinal Giovanni Morone e il processo d’eresia’, Bologna, 1992; ‘Nel labirinto del mondo. Lorenzo Davidico tra santi, eretici, inquisitori’, Firenze 1992.”,”RELP-001-FMDP” “FIRPO Massimo”,”Artisti, gioiellieri, eretici. Il mondo di Lorenzo Lotto tra Riforma e Controriforma.”,”Massimo Firpo, accademico del Lincei, insegna Storia moderna nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. Tra le sue opere ‘Vittore Soranzo vescovo ed eretico. Riforma della Chiesa e Inquisizione nell’Italia del Cinquecento’ (2006); ‘Riforma protestante ed eresie nell’Italia del Cinquecento. Un profilo storico’ (2009). Indagine sulla controversa questione dell’ortodossia di Lotto. Vita del pittore Lorenzo Lotto Lorenzo Lotto (circa 1480 – 1556/57) è stato un pittore rinascimentale italiano, noto per i suoi ritratti perspicaci e le sue opere mistiche a soggetto religioso. Nato a Venezia, Lotto ha vissuto e lavorato in diverse città del nord Italia, tra cui Treviso, Roma, Bergamo e Venezia 2. Lotto è stato influenzato dai grandi maestri veneziani come Giovanni Bellini e Antonello da Messina, ma ha sempre mantenuto uno stile distintivo e indipendente. Le sue prime opere, come la “”Madonna e San Pietro Martire”” (1503) e il “”Ritratto del vescovo Bernardo de’ Rossi”” (1505), mostrano tratti del Quattrocento nella trattazione dei drappeggi e del paesaggio. Durante il suo soggiorno a Roma, Lotto è stato influenzato da Raffaello, adottando uno stile più fluido e una colorazione ricca e gioiosa. A Bergamo, il suo stile è maturato ulteriormente, con opere come le pale d’altare in San Bernardino e Santo Spirito, che mostrano una nuova inventiva e una maggiore competenza nel rendere luce e ombra. Nonostante il suo talento, Lotto ha spesso vissuto in difficoltà economiche e non ha mai raggiunto la stessa fama di altri artisti veneziani come Tiziano. Tuttavia, la sua opera è stata rivalutata nel tempo e oggi è considerato uno dei grandi maestri del Rinascimento italiano.”,”BIOx-004-FMDP” “FIRPO Luigi”,”Cattivi pensieri.”,”Contiene tra i molti scritti: – Marx è vivo? Si però… (pag 144) – Il Papa e Pinochet al balcone (pag 227) (sul viaggio del papa in Cile affacciato sorridente al fianco di Pinochet al balcone del palazzo presidenziale in cui Allende fu ucciso vittima del colpo di stato militare rafforz ail regime La tendenza odieran sembra quella di liberare Marx del marxismo postumo, anzi dai tanti marxismi…. (pag 145) La chiesa verso il duemila. Diplomazia e realpolitik (pag 227-229)”,”ITAP-005-FMB” “FIRPO Luigi”,”Scritti sulla Riforma in Italia.”,”Autonomia di L. Firpo nelle valutazioni storiche rispetto alle posizioni di Delio Cantimori (pag 11)”,”RELC-014-FMB” “FIRPO Luigi BOBBIO Norberto TREVES Paolo BULFERETTI Luigi EINAUDI Mario PASSERIN D’ENTREVES A. PASSERIN Ettore VACCARINO Giorgio MARCHELLO Giuseppe BALBO Felice SCARPELLI Uberto LEONI Bruno TREVES Renato GAROSCI Aldo TREVES Paolo”,”Studi in memoria di Gioele Solari dei discepoli.”,”Volume intonso Tra i vari saggi: – Felice Balbo, ‘Per la rilevazione e la critica della scoperta essenziale di Marx (pag 375-392) (sulle verità e gli errori o i sofismi del marxismo) – Aldo Garosci, ‘Politica e morale negli eretici del comunismo ovvero il neomachiavellismo del ventesimo secolo’ (pag 509-529 “”(…) Lo svolgimento della storia è determinato nel suo orientamento e nei suoi caratteri, in modo necessario, dalla forma di appropriazione in generale e in particolare dalla forma di appropriazione dei mezzi di produzione. Qualunque ulteriore verità che si possa e si debba trovare per eliminare parzialità e insufficienze non potrà mai negare che, posta la relazione necessaria tra storia e produzione, la forma di appropriazione, e in particolare quella dei mezzi produttivi sia ‘decisiva’ sulla storia. Credo sia necessario insistere sull’essenzialità per il marxismo della tesi di Marx sopra enunciata e delle «linee» di conseguenze che derivano dal suo più profondo contenuto di verità. Qui basterà ricordare oltre alle ‘Tesi su Feuerbach’ (che fondano la cosiddetta antropologia marxista) e alla famosa prefazione della ‘Critica dell’economia politica’ (che fonda il materialismo storico), un passo massimamente significativo del ‘Capitale’: «… l’intento finale di quest’opera appunto è di svelare la legge economica del moto della società moderna» (3). Se ben si riflette in questa frase c’è la più sintetica ma piena conferma della mia interpretazione (non ci si faccia arrestare dal fatto che Marx dice: «moderna» e non «di ogni tempo», perché per lui ogni fase storica compiuta contiene tutto il precedente). Ma, a parte la verifica filosofica, quello che importa affermare e sottolineare è che è impossibile rifiutare quella verità perché indubbiamente ogni operazione umana non esiste ‘senza’ segno o elemento sensibile, materiale, senza essere ‘fatto’ e quindi senza ‘produrre’ e quindi senza impiego di forza-lavoro e di natura sensibile. Qualunque sia la specifica diversità dell’elemento ‘formale, intrinseco’ del ‘fatto’ e la facoltà che determina tale diversità nell’operazione umana, rimane sempre vero che ogni operazione umana e realizzazione storica è inevitabilmente un ‘fatto’, un ‘prodotto’ (il quale pertanto soggiace alle leggi universali della produzione). Si vedranno dopo gli sviluppi e le precisazioni cui deve portare tale verità. Ora è necessario insistere sulla sua inconfutabilità; chi volesse provarsi a negarla, infatti, dovrebbe semplicemente cessare di pensare e infine di vivere, dato che non si pensa né si vive senza sia pure un minimo di erogazione di forza-lavoro, senza produzione sensibile”” (pag 378-379) [Felice Balbo, ‘Per la rilevazione e la critica della scoperta essenziale di Marx’ (in) AaVv, ‘Studi in memoria di Gioele Solari dei discepoli’, Edizioni Ramella, Torino. 1954] [(3) Marx, ‘Il Capitale’, ‘Biblioteca dell’Economista’, Torino, Utet, 1886, p. 5 (è nella prefazione alla prima edizione del ‘Capitale’] [(3) Marx, ‘Il Capitale’, ‘Biblioteca dell’economista’, Torino, Utet, 1886, p. 5 (è nella prefazione della prima edizione del ‘Capitale’)]”,”STOx-032-FMB” “FIRPO Luigi”,”Scritti sul pensiero politico del Rinascimento e della Controriforma.”,”Luigi Firpo (1915-1989) si laureò a Torino con G. Solari nel 1937 con una tesi su Tommaso Campanella, che continuò in seguito a far oggetto delle proprie ricerche e che gli fece ‘incontrare’ molti degli autori dell’etò moderna dei quali si occupò nella sua cinquantennale carriera di studioso. Ha insegnato Storia delle dottrine politiche. Machiavelli e Guicciardini: il ‘popolano’ Niccolò e il ‘nobile e facoltoso’ Francesco “”Un ultimo, significativo episodio della diffusione manoscritta dei grandi testi politici del Machiavelli è rappresentato dalle ‘Considerazioni ‘ di Francesco Guicciardini sopra i ‘Discorsi’ liviani dell’amico scomparso tre anni avanti. Tardivi, ma abbastanza folti rapporti epistolari (47) e personali avevano legato i due uomini, generando un’autentica reciproca stima, che ben merita il nome di amicizia, per quanto un tale sentimento potesse legare in quell’età due personaggi di professione e interessi tanti affini, ma di così diversa estrazione: popolano e povero e consumato in non illustri uffici Niccolò; nobile e facoltoso e investito di alte cariche Francesco, il quale alle soglie della trentina – l’età in cui Machiavelli appena esce dall’ombra – già regge l’ambasciata di Spagna e, negli anni in cui Niccolò si logora nell’umiliata inazione, svolge gravosi compiti di governo nello Stato ecclesiastico. Il loro fu dunque un incontro difficile, in cui la considerazione meditata dovette pesare più della simpatia spontanea, e se si accostarono e si compresero, tanto maggior merito va reso a colui che avrebbe potuto guardar l’altro dall’alto e distrattamente. Invece, malgrado la proverbiale riservatezza del Guicciardini, il ghiaccio si sciolse, come mostrano certe lettere confidenziali e scherzose, e dal carteggio emerge, da parte del più giovane, una penetrazione acuta della personalità appassionata e beffarda dell’altro. «El Machiavello si truova qua», scrive Francesco con distaccata sfiducia, «Era venuto per riordinare questa milizia, ma, veduto quanto è corropta, non confida di averne onore. Starassi a ridere degli errori delli uomini, poi che non gli può correggere» (48). E un altro giorno, con abbandono inconsueto, confessa a Niccolò che lo riconosce «extravagante di opinione dalla commune et inventore di certe cose nuove et insolite» (49). La discussione postuma si svolge pertanto in un clima di profondo rispetto, su un piano pacata ricerca scientifica, fra due uomini che hanno misurato la reciproca statura e possono guardarsi negli occhi. Questa comprensione non esclude ovviamente i dissensi, da quelli molteplici delle opinioni, all’ultimo e più segreto del temperamento e del modo stesso di concepire gli uomini e il mondo, che sono appunto quelli documentati nelle ‘Considerazioni’ (30) (…)”” (pag 46-47) [Luigi Firpo, ‘Scritti sul pensiero politico del Rinascimento e della Controriforma’, Utet, Torino, 2005] [(47) La prima lettera superstite è quella di Francesco a Niccolò del 1 maggio 1521 (‘Lettere’; cit., pp. 401-402. Il Guicciardini (1482-1540) era di tredici anni più giovane del Machiavelli e di altrettanti gli sopravvisse; (48) Il Guicciardini a Roberto Acciaiuoli (Marignano, 18 luglio 1526); in F. Guicciardini, ‘Carteggi’, a cura di P.G. Ricci, Roma, 1959, vol. IX, pp. 15-16; (49) Il Guicciardini al Machiavelli (Modena, 18 maggio 1521) in ‘Lettere’, cit., p. 408. Le guicciardiniane ‘Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sulla prima di Tito Livio’, serbate nell’autografo, vennero pubblicate per la prima volta da G. Canestrini in F. Guicciardini, ‘Opere inedite’, Firenze, 1857, vol. I, pp. 1-79; si vedano ora in F. Guicciardini, ‘Scritti politici e Ricordi’; cit., pp. 1-65. Sul rapporto tra Machiavelli e Guicciardini la letteratura è vastissima (…)]”,”TEOP-051-FMB” “FIRPO Luigi, a cura”,”Cinquant’anni di studi sul Campanella (1901-1951).”,”Un criterio selettivo “”(…) il desidero non solo una elencazione descrittiva, ma di una qualificazione che consenta di sceverare i contributi originali dalle ripetizioni d’accatto, le ricerche serie dalle chiacchierate oziose e, in sostanza, non indichi solo al profano quali sono gli scritti da ‘leggere’ per informarsi su questo e quel punto, ma anche quelli da ‘non leggere’ per evitare di pigliar cantonate o, se non altro, di gettare del tempo prezioso”” (L. Firpo) (pag 209)”,”STOx-056-FMB” “FISAS Vicenç”,”El poder militar en España.”,”FISAS Vicenç (Barcelona; 1952) è pure autore di ‘Centrales nucleares: imperialismo tecnologico y proliferacion nuclear.”,”SPAx-096″ “FISCHBACH Oskar Georg”,”Teoria general del estado.”,”Nazismo e prussificazione. “”Nel nuovo Stato, la Prussia gioca un ruolo decisivo, che Hermann Göring definisce così: “”La libertà e l’ onore sono fondamenti della Prussia, e la Prussia è il fondamento della Germania””. Gli ultimi resti di federalismo spariscono. In particolare si esige che i parlamenti nazionali aggiustino la loro composizione a quella del Reichstag, in tal modo, per il numero di abitanti, la Prussia designa i tre quarti dei membri. Inoltre un decreto del 7 aprile del 1933 converte praticamente le nazioni in province decentralizzate””. (pag 103)”,”TEOP-199″ “FISCHER Fritz a cura di Enzo COLLOTTI”,”Assalto al potere mondiale. La Germania nella guerra 1914-1918.”,”[‘Quando nel 1959 uscí sulla «Historische Zeitschrift» un articolo di Fritz Fischer che anticipava a grandi linee i risultati ora esposti in questo libro, l’intero mondo storiografico-politico della Germania di Bonn fu messo a rumore, e reazioni anche piú vivaci suscitava, tre anni dopo, la pubblicazione del volume, che ha avuto in seguito altre tre edizioni. Il lavoro del Fischer, infatti, batte in breccia – sulla base di un’enorme massa documentaria, in parte a stampa, ma in ben piú larga misura ricavata dagli archivi di Potsdam, Merseburg, Bonn, Vienna, Stoccarda, Monaco e Coblenza – le tesi e le leggende, assai diffuse ancora oggi in Germania, volte a sostenere che l’impero degli Hohenzollern si prefiggeva con quel conflitto fini puramente difensivi. Si tendeva soprattutto a negare che mire annessionistiche si fossero prefissi i dirigenti piú responsabili, a cominciare dal cancelliere Bethmann Hollweg, e a giudicare i piani di Weltpolitik fantasie di piccoli gruppi pangermanisti. Il Fischer, invece, dopo avere analizzato nelle linee essenziali lo sviluppo economico-sociale della Germania dagli anni ’90 al 1914, mostra spregiudicatamente le precise responsabilità dei maggiori capi politici e militari tedeschi per spingere l’Austria-Ungheria a un conflitto dal quale si ripromettevano il coronamento dei loro sogni imperialistici. In particolare, il ruolo dei grandi complessi industriali e finanziari nella guerra è seguito con una attenzione e un’esattezza che permette di indicare come il loro programma, diretto precedente dei piani nazisti di conquista, sia da considerare una costante nella politica di questi colossi economici. Il graduale sistema di dominazione politica ed economica del Reich era organizzato in forma diretta e indiretta: dalle limitate annessioni ai confini occidentali e orientali (province polacche e lituane, francesi, belghe e olandesi), attraverso la creazione di Stati-cuscinetto vassalli (Belgio e Romania, Polonia, Finlandia, Ucraina), si doveva giungere a una Mitteleuropa sotto direzione tedesca, che avrebbe dovuto estendere la sua sfera d’influenza a gran parte d’Europa, Asia e Africa. Il Fischer indica la coerenza e la funzionalità di questo programma, perseguito dagli uomini di governo con l’appoggio dei maggiori industriali e finanzieri e anche di personalità di grandissimo rilievo nella cultura tedesca: le varie fasi del conflitto, le principali operazioni belliche, le stesse trattative segrete e i sondaggi per la pace fanno da sfondo a questa coraggiosa ricostruzione del piú ambizioso piano di conquista elaborato prima della tragica avventura hitleriana. L’indagine, imponente per la vastità dell’orizzonte storico preso in esame e per la straordinaria ricchezza dei documenti studiati, illumina efficacemente le caratteristiche del conflitto 1914-18 e i suoi rapporti con la seconda guerra mondiale: «in avvenire – ha riconosciuto uno studioso della Germania orientale – nessuno potrà lavorare sulla storia della Prima guerra mondiale senza avere assimilato a fondo l’opera del Fischer»’. Indice: Prefazione. Prefazione alla seconda edizione. Prefazione alla terza edizione. Introduzione. L’imperialismo tedesco. La Germania e lo scoppio della guerra mondiale. Parte prima 1914-1916. L’attesa della vittoria lampo. Piani di sovversione. Le pressioni interne. Gli obiettivi di guerra del governo del Reich nel 1915. Gli obiettivi di guerra del governo del Reich nel 1916. Obiettivi delle mire belliche tedesche. I. Germania e America del Nord. I programmi sugli obiettivi della guerra. Parte seconda 1917. Pace alla Hindenburg o alla Scheidemann? Il mantenimento degli obiettivi bellici tedeschi. La Germania e la nuova Russia. Gli obiettivi di guerra nella crisi del luglio 1917. Michaelis e Kühlmann. La nuova redazione degli obiettivi bellici. Obiettivi delle mire belliche tedesche. II. Parte terza 1918. La conclusione della pace di Brest-Litovsk. Lo sviluppo della Mitteleuropa. Sviluppo della posizione orientale. La Germania tra russi bianchi e rossi. Lineamenti della posizione di potenza mondiale. L’attesa della vittoria finale. Appendice bibliografica. Indice dei nomi]”,”GERQ-014″ “FISCHER Louis”,”Das Leben Lenins.”,”FISCHER nasce a Filadelfia e nel 1921 scrive per il ‘New York Post’. Lo si vede nella foto di pag 576 assieme al CC del Partito comunista russo dell’ottobre 1922. E’ uno specialista della Russia.”,”LENS-001″ “FISCHER Ruth”,”Stalin und der Deutsche Kommunismus. Der ubergang zur konterrevolution.”,”Socialdemocrazia tedesca e la guerra, 1° GM, LIEBKNECHT e Rosa LUXEMBURG, LUXEMBURG vs LENIN, Brest Litovsk, spartachismo, Germania 1918, guerra civile 1919 – 1920, LENIN vs il nazionalbolscevismo, il VKPD, crisi delle riparazioni, Karl RADEK, congresso di Lipsia 1922, STALIN al potere in Russia, CUNO, piano DAWES, intervento STALIN in KPD, BUCHARIN e ZINOVIEV, NEP, W. MUNZENBERG, Bert BRECHT, GPU.”,”MGEK-023″ “FISCHER Paul”,”Foreign Direct Investment in Russia. A Strategy for Industrial Recovery.”,”FISCHER Paul è un economista che ha svolto l’attività di consigliere per le autorità sovietiche sullo sviluppo del settore privato e sugli investimenti diretti stranieri per il governo tedesco. Ha lavorato per la Commissione Europea e per il GATT, nonché come consulente di compagnie private. Ha studiato economia all’Università di Monaco, Parigi e Maastricht e ha passato vari anni in Russia.”,”ECOI-076″ “FISCHER George”,”Soviet Opposition to Stalin. A case study in world war II.”,”In questo libro si racconta la storia del movimento Vlasov guidato da Andrei Vlasov, ex generale a quattro stelle dell’ Armata rossa ed eroe della Battaglia di Mosca. Questo movimento di ufficiali sovietici catturati, soldati e civili, rappresenta uno dei più drammatici episodi della 2° guerra mondiale. FISCHER studia i motivi che hanno spinto costora a fiancheggiare HITLER contro STALIN. Oltre al movimento Vlassov in senso stretto, l’ A attraverso questo episodio, valuta la dimensione dell’ opposizione politica potenziale in URSS. Le forme erano: disaffezione passiva, defezione individuale, resistenza organizzata. George FISCHER ha speso una dozzina d’anni in URSS come capitano dell’ esercito durante la seconda guerra mondiale e negli anni seguenti la guerra. Ha studiato e lavorato in Germania per quattro anni. Nel 1951 è diventato Direttore del East European Fund, stabilito dalla Fondazione Ford per assistere gli ex cittadini sovietici. Poi ha insegnato storia russa ad Harvard.”,”RUST-092″ “FISCHER Georges”,”Le parti travailliste et la décolonisation de l’ Inde.”,”Georges FISCHER, dottore in scienze politiche, è stato direttore fino al 1952 del dipartimento economico e sociale e rappresentante permanente alle Nazioni Unite della Federazione Sindacale Mondiale (FSM). Attualmente (1966) è maitre de recherches al CNRS e collaboratore della Fondation Nationale des Sciences Politiques. Da qualche anno studia il problema della decolonizzazione. “”Alla fine della prima guerra mondiale, un gran numero di liberali e di radicali delusi vennero ad ingrandire i ranghi del Labour. Contrariamente a quello che a volte si dice, le ragioni di politica interna non hanno giocato un un ruolo trascurabile in queste conversioni. Ma è vero che le considerazioni di politica estera e quelle relative all’ Impero hanno pesato fortemente in questa bilancia””. (pag 97) “”Agli occhi di due dei radicali, V.H. Rutherford e Josiah C. Wedgwood, che si occupavano molto del problema indiano, la politica estera e imperiale del partito liberale costituisce una minaccia per la democrazia inglese. Ad ogni modo, il gruppo dei nuovi venuti, salvo qualche eccezione, si interessa soprattutto alla politica estera e la riorganizzazione dell’ Europa sarà la sua principale preoccupazione, quasi la sua ossessione. Charles Roden Buxton e i suoi amici insistono sui pericoli che nasconde la situazione tedesca, l’ atteggiamento manifestato riguardo alla Russia. Nel suo programma in otto punti che egli elabora per il partito laburista, Sir Charles Trevelyan consacra quattro punti alla situazione interna e quattro altri alla situazione internazionale senza menzionare l’ India o l’ Impero. D’altra parte, B.P. Wadia, l’ amico di A. Besant, nazionalista moderato, creatore dei primi sindacati a Madras, rimarca, a giusto titolo, che i radicali, che l’ Union for Democratic Control al cui interno sono essi sono molto numerosi, s’ interessa ben più ad evitare la guerra in Europa che all’ India. Una delle eccezioni, V.H. Rutherford preconizza pure lui l’ auto-governo in India, tra l’ altro, perché “”l’ India, legata dalla spada all’ Inghilterra, determina la nostra politica estera””. (pag 98) Su socialimperialismo e aristocrazia operaia: “”Ma qual è l’ opinione della “”base””, della massa degli aderenti? (…) I lavoratori sono prima di tutto degli inglesi. Si potrà dire lo stesso dei comunisti. Al secondo Congresso dell’ Internazionale Comunista, i delegati inglesi dichiarano che la maggioranza dei lavoratori del loro paese approva la repressione con le armi di una rivolta in India e che essa considera come un atto di tradimento il sostegno da parte di una formazione politica inglese della lotta rivoluzionaria di una colonia britannica. Alla conferenza di Amsterdam dell’ 11 e 12 luglio 1925, il leader indiano, M.N. Roy, accusa il partito comunista inglese di imperialismo e di paternalismo. Da parte sua, Lansbury si lamenta, nel 1920, che Lenin non comprende nulla del “”socialismo patriottico””. Più tardi, Attlee descrive la reazione della classe operaia inglese: essi sentono la differenza tra un capitalista inglese e un capitalista straniero; essi possono essere condotti a partecipare ad azioni di carattere nazionale e ammettono che possono avere degli interessi comuni con gli altri strati della popolazione””. (pag 99-100)”,”INDx-058″ “FISCHER Louis”,”Les soviets dans les affaires mondiales.”,”Lo scacco della Conferenza dell’ Aia. “”Lloyd George aveva perduto molta della sua influenza dopo Genova. Nell’ ottobre 1922 i conservatori, diretta da Bonar Law, Curzon e Austen Chamberlin, dovevano forzarlo alle dimissioni: in luglio egli non poteva dunque insistere sulla sua politica russa. Anche a Genova, al vertice del suo potere, non aveva potuto superare le resistenze franco-belghe e americane. Le sue prospettive erano ridotte a niente. Ecco perchpé la conferenza fallisce, dicono i Russi. La principale spiegazione economica dello scacco dell’ Aia, da parte dei russi, fu la bancarotta europea. I governi occidentali non diedero crediti a Mosca per mancanza di denaro. “”Lo scacco della conferenza – disse Sokolnikov, può essere attribuito soprattutto alla completa impotenza finanziario del governo reazionario francese”” (…). Cicerin e Krassin incontratisi in questo periodo con diplomatici americani ebbero l’ impressione che gli Stati Uniti facessero di tutto per impedire all’ Inghilterra di sfruttare le possibilità economiche della Russia. (…) Per Krassin, anche l’ inflazione tedesca e la caduta del marco alterarono la situazione. Una catastrofe finanziaia in Germania avrebbe costituito, diceva, una minaccia per tutte le potenze e soprattutto per l’ Inghilterra per via del suo commercio marittimo. (…) Per l’ Inghilterra e per l’ Europa in generale, il problema russo divenne dunque secondario. (…)””. (pag 324) La Russia sovietica entra nella SdN Società delle Nazioni pag 413″,”RUST-121″ “FISCHER Louis”,”La vie du Mahatma Gandhi. (The Life of Mahatma Gandhi)”,”””Gandhi uscì dal suo anno di silenzio senza aver modificato il suo modo di vedere. Il programma era sempre l’ unione indo-musulmana, la soppressione degli intoccabili e la protezione delle stoffe indigene. Di fatto, il programma di Gandhi è rimasto lo stesso nei suoi termini più semplici per varie decadi. La visione dell’ India futura ch aveva disegnato nel 1909 nel suo opuscolo intitolato ‘Indian Home Rule’ l’ ha guidato fino alla fine dei suoi giorni. Quando ebbe lasciato l’ ashram di Sabarmati, nel mese di dicembre 1926, non smise di passare da una riunione all’ altra fino a che non giunse a Gaouhati, nel nord est dell’ India, nella provincia di Assam, per prendere parte alla sessione annuale del Congresso””. (pag 226)”,”INDx-075″ “FISCHER Klaus P.”,”Storia della Germania nazista. Nascita e decadenza del Terzo Reich. (Tit.orig.: Nazi Germany)”,”FISCHER Klaus P. è nato a Monaco di Baviera nel 1942. Crescito nella Germania postbellica si è poi trasferito in USA. Ha scritto: ‘Oswald Spengler and ‘The Decline of the West'””. Ha pubblicato una ‘Storia dell’ Olocausto’. Insegna presso l’ Allan College di Santa Maria in California. Blitzkrieg e Sitzkrieg. (pag 510) “”La rapida sconfitta della Polonia rafforzò la fiducia di Hitler nell’ invincibilità della Germania e lo incoraggiò a confidare sul Blitzkrieg come sua principale strategia per vincere la guerra. Calcolò che l’ uso di colpi veloci, miranti a disorganizzare e a sfondare il nemico immediato, lo avrebbe messo nella condizione di espandere le sue risorse economiche e temporeggiare abbastanza per una guerra prolungata se questa fosse venuta. Nelle prime fasi della guerra questa strategia paralizzò in modo tale la volontà degli anglo-francesi da mettere in penombra la debolezza tedesca: un sistema di rifornimenti inadeguato, poco efficienti procedure di sostituzione e interruzioni frequenti nelle comunicazioni.”” (pag 511) Il saliente di Kursk. “”Per molti mesi Hitler e i suoi generali dibatterono animatamente sulla realizzabilità dell’ attacco alla prominenza di Kursk. Zeitzler e Kluge erano d’accordo per attaccare mentre Jodl e Guderian si opponevano irremovibilmente. Per la verità, come Guderian disse a Hitler, non c’era ragione di lanciare un’ offensiva nel 1943 e certamente non una che minacciasse di trasformarsi in una specie di Verdun sul fronte orientale. Hitler stesso ammise che il pensiero della “”Operazione Zitadelle””; come fu chiamata l’ offensiva, gli rivoltava lo stomaco, ma alla fine le argomentazioni di Zeitzler e Keitel, secondo cui un attacco tedesco era necessario per ragioni politiche, decisero la diatriba a favore dell’ assalto. L’ attacco alla prominenza di Kursk iniziò il 5 luglio 1943, con il più grande concentramento di artiglieria mai assemblato dai tedeschi. (…) Poiché i servizi segreti russi avevano saputo anticipatamente dell’ attacco, e Hitler e i suoi generali si erano gingillati in settimane di indecisioni e bisticci, l’ offensiva di Kursk sembrò condannata prima ancora di cominciare. Per di più i tedeschi attaccarono con differenti tipi di carri armati – Panther, Tiger, Elefant – ognuno dei quali aveva gravi difetti. I massicci Elefant con i loro cannoni fissi (…) dimostrarono di essere dei facili bersagli perché non avevano nessuna mitragliatrice a proteggerli dalla fanteria russa. I carri armati Panther avevano problemi ai cingoli e prendevano facilmente fuoco, perché i sistemi di olio e gasolio erano protetti inadeguatamente. I guasti sul campo di battaglia erano sempre permanenti a causa della mancanza di parti di ricambio e della diversità dell’ equipaggiamento. Invece, i russi puntarono su un armamento meno complicato ma ugualmente imponente. Inoltre avvano preparato un sistema di difesa praticamente inespugnabile di otto zone, un muro incredibile che conteneva oltre 20.000 pezzi di artiglieria con mine anticarro e mine antiuomo collocate con una densità di più di 4000 pezzi per ogni chilometro e mezzo. Il 15 luglio Hitler annullò l’attacco di Kursks, (…)””. (pag 597)”,”GERN-127″ “FISCHER Louis”,”Vie et mort de Staline. (The Life and Death of Stalin)”,”””L’ère de la machine non politique était arrivée en Russie soviétique avec la décision de Staline de faire des techniciens l’élite, la classe dirigeante élue. Le parti, naturellement, restait; mais son activité n’était plus, dans l’esprit des gens, que celle de la police secrète ou d’autres organismes gouvernamentaux. Le parti n’a plus le pouvoir d’agir ou de critiquer. Privé de sa fonction politique, il est aujourd’hui le clergé d’une église qui a oublié sa religion et adopté le culte de l’adoration du lama.”” (pag 151) Altre opere dello stesso autore: -La vie du Mahatma Gandhi – Le Dieu des Ténèbres (en collaboration avec I. Silone, R. Wright, A. Gide, A. Koestler, S. Spender) pag 15-16 pag 63 Louis FISCHER è nato a Filadelfia nel 1896, da umili immigrati russi. Partecipa al primo conflitto mondiale e dal 1920 si dedica all’ insegnamento. Ma la sua vera vocazione è il giornalismo politico: studia le origini del primo conflitto mondiale. Inviato a Berlino nel 1921 dal New York Post, fa il giro dell’ Europa. E’ l’ inizio di 25 anni di viaggi continui in Europa ed Asia nel corso dei quali studia i problemi politici e sociali del mondo. Manifesta simpatie per la Russia bolscevica che sembrava realizzare il sogno dei riformatori di tutti i tempi. Ma nel 1929 la collettivizzazione forzata dell’ agricoltura, il processo di ingegneri e poi le purghe massiccie dal 1933, la costituzione staliniana del 1936, la GPU gli fanno smarrire la ‘fede comunista’. Partecipa alla guerra civile spagnola nelle brigate internazionali ma nel suo soggiorno a Mosca nel 1937 e 1938 rinnovano i suoi dubbi. Dopo la sequenza di eventi processo agli alti dirigenti bolscevichi, patto germano-sovietico del 1939 e risultati della guerra di Spagna, rompe definitivamente. Ha soggiornato anche in India e ha scritto una biografia di GANDHI che ha personalmente conosciuto.”,”STAS-057″ “FISCHER Ernst”,”Ricordi e riflessioni.”,”””Dimitrov mi propose di assumere la direzione della rivista “”Kommunistische Internationale’. Ero turbato. Solo il primo redattore capo della rivista, l’ex menscevico Martynov, era morto di morte naturale. Tutti i suoi successori furono arrestati, e da ultimo il polacco Walecki. – E’ proprio necessario? Quella poltrona scotta. – Lei la raffredderà.”” (pag 484)”,”INTT-251″ “FISCHER Ernst, in collaborazione con Franz MAREK”,”Marx in his own words.”,”””That is why we find in Marx, side by side with comparisons with natural history whose purpose was doubtless to draw attention to the novelty of this theory, clear indications that he meant social and historical laws to be understood as ‘laws having the characters of tendencies’. “”Under capitalist production, the general law act as the prevailing tendency only in a very complicated and approximate manner, as a never ascertainable average of ceaseless fluctuations”” (‘Capital’ III, p. 159). A passage from a letter to Dr Ludwig Kugelmann of 17 April 1871 shows how little inclined Marx was to compare historical development with Hegel’s ‘sun in its course’: “”World history would indeed be very easy to make, if the struggle were taken up only on condition of infallibly favourable chances. It would, on the other hand, be of a very mystical nature, if ‘accidents’ played no part. These accidents themselves fall naturally into the general course of development and are compensated again by other accidents. But acceleration and delay are very dependent upon such ‘accidents’, which include the ‘accident’ of the character of those who at first stand at the head of the movement”” (‘Letters to Dr Kugelmann, p. 125). Even laws of nature are only an expression of maximum probability. The laws of social movement have the character of tendencies”” [Ernst Fischer, in collaborazione con Franz Marek, Marx in his own words, 1973]”,”MADS-523″ “FISCHER Ernst a cura, collaborazione di Franz MAREK”,”Lenin in His Own Words.”,”Lenin sullo sviluppo ineguale del capitalismo. “”Lenin’s work on imperialism was of particular importance for the theory of revolution because, unlike Marx and Engels, he did not see revolutionary perspectives as centred uniquely upon the advanced capitalist countries. In his remarks concerning uneven development he implied a number of ideas which were to be blown up into a full-scale ‘theory’ after his death. Thus we read in the already quoted article ‘On the Slogan for a United States of Europe’ (August 1915): “”Uneven economic and political development in an absolute law of capitalism. Hence, the victory of socialism is possible first in several or even in one capitalist country alone””. In September 1916, shortly after ‘Imperialism’, Lenin wrote even more unequivocally in ‘The Military Programme of Proletarian Revolution: “”The development of capitalism proceeds extremely unevenly in different countries. It cannot be otherwise under commodity production. From this it follows irrefutably that socialism cannot achieve victory simultaneously ‘in all’ countries. It will achieve victory first in one or several countries, while the others will for some time remain bourgeois or pre-bourgeois””. Both passages have become famous because Stalin used them in his polemic against Trotsky to prove that Lenin, too, had believed in the possibility of socialism in one country. Both passages certainly contradict Marx’s and Engels’s ideas concerning the simultaneous victory of the socialist revolution in the advanced capitalist countries (for it is this which is the point at issue, not the ‘building of socialism in one country’); one could certainly call them significant milestones along the path of development of Lenin’s theory of revolution. (…)”” (pag 53-54)”,”LENS-211″ “FISCHER Ernst”,”L’arte è necessaria?”,”FISCHER Ernst “”compito dei viventi è di ‘dare esistenza a quel che deve ancora venire'”” (pag 226) “”Ecco la definizione di Karl Marx: “”Il mezzo di lavoro è una cosa o un complesso di cose che il lavoratore inserisce fra sé e l’oggetto del lavoro, e che gli servono da ‘conduttore’ della propria attività su quell’oggetto. L’operaio utilizza le proprietà meccaniche, fisiche, chimiche delle cose, per farle operare come mezzi per esercitare il suo potere su altre cose, ‘conformemente al suo scopo. Immediatamente’ – astrazion fatta dall’afferrare mezzi di sussistenza già bell’e pronti, p. es. frutta, nel che gli servono come mezzi di lavoro i soli organi del suo corpo – il lavoratore non s’impadronisce dell’oggetto del lavoro, ma del mezzo di lavoro. Così lo stesso elemento naturale diventa ‘organo’ della sua attività: un organo che egli aggiunge agli organi del proprio corpo, prolungando la propria statura naturale, nonostante la Bibbia… L’uso e la creazione dei mezzi di lavoro, benché già proprii, in germe, di certe specie animali, contraddistinguono il ‘processo lavorativo specificamente umano’; per questo il Franklin definisce l’uomo “”a toolmaking animal””, un animale che fabbrica strumenti…””. (…) Già Tommaso d’Aquino osservò questa peculiare importanza della mano, di questo “”organum organorum””, e la espresse nella sua definizione dell’uomo: “”Habet homo rationem et manum!”” (L’uomo ha la ragione e la mano). In realtà le mani hanno generato la ragione umana, hanno prodotto la coscienza umana””. [Ernst Fischer, L’arte è necessaria?, 1962] (pag 20-21)”,”VARx-436″ “FISCHER Ruth”,”Stalin and German Communism. A Study in the Origins of the State Party.”,”””Radek was a member of the Russian delegation to Brest-Litovsk, where he was the expert on the Polish question”” (pag 204) “”From the Moabit prison, Radek took an active part in the formation of the German Communist Party. He saw all the leaders and many of the militants in his prison cell, where he received an amazing number of visitors, three times a week, from two to six in the afternoon. He favored his old friends of the Bremen ‘Arbeiterpolitik’ group, of whom Charlotte Kornfeld (widow of Johann Knief, one of the most talented leaders of the group, who had died n 1918 of tuberculosis) was charged with the responsibility of publishing Radek’s collected articles of the period preceding the World War. He was very eager to have these German articles in print again; to reëstablish his reputation as an old Social Democratic militant. From his prison cell, Radek intervened in the party discussion concerning the program of the first National Bolsheviks, Wolffheim and Laufenberg. In the summer of 1919 he intervened again in the trade-union discussion preceding the underground Spartakusbund convention in Heidelberg. I smuggled a letter to Paul Levi out the prison and took it to the convention. Radek had other visitors than his party comrades. Ludendorff’s adjutant, Colonel Bauer, visited him regularly, as did not only other officers but such key industrialists as Felix Deutsch, who was connected with Walther Rathenau. Another visitor was Professor Otto Hötzsch. The Central Committee of the newly formed German Communist Party was not officially informed of the these contacts between Radek and the General Staff, but two or three of his intimates, such as Paul Levi and August Thalheimer, undoubtedly knew about them. Many political figures of the Weimar Republic were glad to have the opportunity of seeing Radek and discussing German policy with him””. (pag 207-208) Socialdemocrazia tedesca e la guerra, 1° GM, LIEBKNECHT e Rosa LUXEMBURG, LUXEMBURG vs LENIN, Brest Litovsk, spartachismo, Germania 1918, guerra civile 1919 – 1920, LENIN vs il nazionalbolscevismo, il VKPD, crisi delle riparazioni, Karl RADEK, congresso di Lipsia 1922, STALIN al potere in Russia, CUNO, piano DAWES, intervento STALIN in KPD, BUCHARIN e ZINOVIEV, NEP, W. MUNZENBERG, Bert BRECHT, GPU.”,”MGEK-104″ “FISCHER Ernest MAREK Franz”,”Ce que Lénine a vraiment dit.”,”””””Au commencement était l’action””: il est peu d’hommes à qui cette phrase de Faust s’applique aussi bien qu’à Lénine. Si Marx s’intéressait surtout à la création d’une science révolutionnaire, Lénin s’attachait surtout à l’action révolutionnaire””. (pag 16-17) […] “”Certes, Marx et Engels ont pu à l’occasion, pour souligner l’apport spécifique de leur théorie, comparer l’effet de cette loi de l’histoire à un processus d’ordre physique, mais ils n’en ont pas moins insisté maintes fois sur le fait que, pour comparer des processus historiques à des lois de la nature, la plus grande prudence est de rigueur. Placés à la base d’une société qui se transforme et à l’origine d’une transformation qu’ils réalisent eux-mêmes, les hommes sont à la fois auteurs et acteurs du drame de l’histoire. Une fois qu’ils on réussi à déceler le mécanisme de l’évolution historique, ils peuvent consciemment, sciemment et scientifiquement fonder leurs calculs sur les lois ainsi reconnues, oeuvrer dans leur sens et, par là, abréger et adoucir les douleurs qui accompagnent l’enfantement de la société nouvelle. C’est cette philosophie complexe de l’histoire qui devint le credo de millions de travailleurs; le mécanisme de l’évolution historique dégagé par Marx et Engels se doubla pour eux de la certitude que la Révolution socialiste était inéluctable, et qu’une société fondée sur la socialisation des moyens de production allait obligatoirement remplacer les rapports de propriété et de production capitalistes. De même que le capitalisme avait succédé à la féodalité, de même le socialisme devait succéder au capitalisme. Les théoriciens eurent beau affirmer que les tendances de l’évolution historique ne garantissaient aucunement contre une chute dans la barbarie, leur avertissement fut oublié et leur voix fut couverte par le cri de guerre: “”A nous le monde malgré tout””. […] “”L’importance de Lénine pour l’histoire du marxisme provient précisement de ce que, sans échapper à certaines contradictions, et en tombant dans certains erreurs de ses contemporains, il a su à nouveau comprendre le marxisme comme une philosophie de la pratique. Pour lui, l’acquisition de connaissances, l’initiative individuelle et le recours à la conscience morale étaient des éléments essentiels de la nécessité historique qui, loin d’oeuvrer en dehors des hommes, englobe leurs expériences et leur choix. La société parvient à évoluer parce que l’on admet qu’un nombre d’hommes toujours croissant s’y emploie. L’accusation de volontarisme, qui a été portée contre Lénine déjà de son vivant, repose sur une ignorance et, plus souvent encore, sur une méconnaissance de ce qu’est réellement la philosophie marxiste de l’histoire. Elle est d’autant plus compréhensible que cet homme de la pratique, agitateur et propagandiste, chef d’un parti engagé dans l’action, a mis l’accent, plus nettement et plus fortement que Marx et Engels, sur le facteur volonté, pour réagir contre une interprétation qui réduisait le marxisme à une philosophie mécaniste et fataliste””. (pag 19-20-21) [Ernest Fischer Franz Marek, Ce que Lénine a vraiment dit, 1970]”,”LENS-233″ “FISCHER Ernst”,”The Necessity of Art. A Marxist Approach.”,”La mutua azione tra la base economica e i fattori della sovrastruttura “”The problem of form and content in social reality, though it occurs on a different level and under much more complex conditions than in organic or inorganic nature, is fundamentally the same. The content of society is the production and reproduction of life, ranging from the simple fact that human beings must eat, drink, and be housed and clothed, to the vast array of modern tools, machines, and productive forces: it is the deliberate adaptation of the outside world to the growing material and spiritual needs of ‘Homo sapiens’. The forms in which this process takes place – social organization, institutions, laws, ideas, prejudices – are highly varied. For a certain time they correspond to the state of the forces of production, then they come into conflict with those forces, become rigid and out of date, and must be renewed again and again. Karl Marx pointed out in the preface to ‘The Critique of Political Economy’: “”At a certain stage of their development, the material forces of production in society come into conflict with the existing relations of production, or – what is but a legal expression for the same thing – with the property relations within they had been at work before. From forms of development of the forces of production these relations turn into their fetters. Then comes the period of social revolution””. Marx and Engels both warned against dogmatic and mechanistic over-simplifications of their fundamental thesis. In a letter to Joseph Bloch, Engels wrote: “”According to the materialist view of history, production and reproduction of real life are, ‘in the last instance’, the determining factor in history. Neither Marx nor I have asserted more than that. If anybody twists this into a claim that the economic factor is the ‘only’ determining one, he transforms our statement into a meaningless, abstract, absurd phrase. The economic situation is the basis, but all the factors of the superstructure – political forms of the class struggle and its results, constitutions adopted by the victorious class after winning a battle, forms of law, and, more than that, the reflections of all these real struggles in the minds of the people involved, political, legal, and philosophical theories, religious views both in their early and their more developed, dogmatic form – all these factors also influence the course of historical struggles and in many cases play the dominant role in determining their ‘form'””. And again, in a letter to Starkenburg: “”Political, juridical, philosophical, religious, literary, and artistic developments, etc., are based on economic development. But, in addition, they react upon one another and also on the economic basis. The economic situation is not an ‘original cause’ which alone is active while all else is merely passive effect. There is, rather, mutual action on the basis of economic necessity, which always proves the determining factor ‘in the last instance'”””” [Ernst Fischer, The Necessity of Art. A Marxist Approach, 1964] (pag 127-128)”,”MADS-604″ “FISCHER Louis”,”Vita di Lenin. Volume secondo.”,”All’autore sulla spiaggia di Rodi, tra una seduta e l’altra di un congresso sui problemi dell’Asia e dell’Africa, Robert M. Hutchins, già rettore dell’Università di Chicago, domandò che programma aveva per l’anno successivo. Rispose che desiderava stabilirsi in una città universitaria per scrivere un libro su Lenin. L’interlocutore accennò all’Institute for Advanced Study di Princeton (New Jersey). Grazie all’appoggio del dottor Hutchins, tutto fu stabilito con George F. Kennan e col direttore dell’istituto, dottor J. Robert Oppenheimer. Dopo due anni della mia permanenza presso l’istituto, George F. Kennan fu inviato come ambasciatore in Jugoslavia, e io mi stabilii alla Princeton University. Durante il terzo anno trascorso sotto il tetto ospitale del preside Robert F. Goheen terminai questo libro. Tra le biografie di Lenin, questa di Louis Fischer si distingue per la conoscenza diretta che l’autore ha sia dell’URSS, qual era durante la vita del fondatore del governo sovietico, che dei suoi collaboratori più prossimi, alcuni dei quali, così il commissario agli Esteri Cicerin, l’onorarono della loro amicizia.”,”LENS-019-B-FL” “FISCHER Louis”,”Vita di Lenin. Volume primo.”,”All’autore sulla spiaggia di Rodi, tra una seduta e l’altra di un congresso sui problemi dell’Asia e dell’Africa, Robert M. Hutchins, già rettore dell’Università di Chicago, domandò che programma aveva per l’anno successivo. Rispose che desiderava stabilirsi in una città universitaria per scrivere un libro su Lenin. L’interlocutore accennò all’Institute for Advanced Study di Princeton (New Jersey). Grazie all’appoggio del dottor Hutchins, tutto fu stabilito con George F. Kennan e col direttore dell’istituto, dottor J. Robert Oppenheimer. Dopo due anni della mia permanenza presso l’istituto, George F. Kennan fu inviato come ambasciatore in Jugoslavia, e io mi stabilii alla Princeton University. Durante il terzo anno trascorso sotto il tetto ospitale del preside Robert F. Goheen terminai questo libro. Tra le biografie di Lenin, questa di Louis Fischer si distingue per la conoscenza diretta che l’autore ha sia dell’URSS, qual era durante la vita del fondatore del governo sovietico, che dei suoi collaboratori più prossimi, alcuni dei quali, così il commissario agli Esteri Cicerin, l’onorarono della loro amicizia.”,”LENS-019-FL” “FISCHER Ernst”,”Marx parla da sè.”,”L’autore, Ernst Fischer, è nato il 3 luglio 1899 a Komotau. Figlio di un ufficiale, partecipò per un anno come volontario alla prima guerra mondiale, ha studiato filosofia per quattro semestri a Graz; dal 1927 fu redattore dell’Arbeiter-Zeitung di Vienna, nel 1934 emigrò prima a Praga poi a Mosca. Nel 1945 fu nominato segretario di stato per l’istruzione in Austria, dal 1945 al 1959 deputato alla Camera. Dal 1945 al 1947 fu caporedattore della Neues Osterreich. ‘La classe lavoratrice’, scrive Marx nella Miseria della filosofia, ‘porrà nel corso dello sviluppo al posto della vecchia classe borghese una associazione che esclude le classi e il loro antagonismo, né ci sarà più un potere politico vero e proprio perchè il potere politico appunto è l’espressione ufficiale dell’antagonismo di classe in seno alla società borghese’.”,”MADS-030-FL” “FISCHER Ruth”,”Stalin and German Communism. A Study in the Origins of the State Party.”,”With a preface by Sidney B. Fay, Maps, Summary and Conclusion, notes,”,”MGEK-015-FL” “FISCHER George”,”Liberalismo russo.”,”FISCHER Georg, President and Fellows of Harvard College “”Un vero abisso divide la politica dell’Occidente liberale dalla politica russa anteriore alla rivoluzione del 1905″” (pag 12) “”Le statistiche evidenziano l’egemonia nobiliare … nelle giunte dei ‘zemstvo’ (62%)”” (pag 17) Struve ‘lupo solitario’ (pag 95) L’ “”economicismo”” terza deviazione del socialismo rivoluzionario ortodosso (pag 96) I rapporti tra Struve e Lenin. “”Uno dei nuovi saggi di Struve – «Die Marxsche Theorie der sozialen Entwicklung» – apparve in una rivista socialista tedesca e fu interpretato come un forte critica del marxismo. La maggiore obiezione di Struve era per l’utopismo dell’approccio dialettico alla storia. Quest’approccio, aggiungeva Struve, contraddice ed invalida il materialismo storico, la grande (e per Struve a quell’epoca ancora corretta) pietra angolare del marxismo. Nella vita attuale, non esiste opposizione dialettica tra capitalismo e socialismo, ma piuttosto il secondo si sviluppa gradualmente dal primo. Perciò il collasso del capitalismo, sottolineato dai marxisti ortodossi, comporterebbe automaticamente una parallela diminuzione delle possibilità del socialismo. Allo stesso modo l’identificazione della rivoluzione sociale (in realtà un processo graduale) con la rivoluzione politica (una conquista improvvisa del potere) è del tutto priva di valore. In nessun caso la rivoluzione sociale potrebbe essere né guidata, né sviluppata con ciò che Struve definisce concezione «giacobino-blanquista» della conquista del potere. Nonostante i saggi del 1899 e le crescenti frizioni coi ‘leaders’ ortodossi del marxismo russo, non venne meno la collaborazione di Struve con questi ultimi. In viaggio verso l’estero dalle loro località di esilio in Russia, Lenin, Martov e Potresov si incontrarono con Struve e Tugan-Baranovskij a Pskov nella primavera del 1900 per discutere la pubblicazione congiunta di un periodico all’estero. Un anno più tardi, dopo ulteriori e ampi negoziati con gli stessi e con i vecchi ‘leaders’ emigrati a Monaco, Struve sottoscrisse con Plechanov un formale accordo editoriale (23). Per ragioni indipendenti da loro, il progetto non si realizzò. Ma l”Iskra’, nuovo giornale ortodosso all’estero, pubblicò testi di Struve. E pubblicò non solo un suo ampio articolo, ma anche un ‘pamphlet’ curato da Struve, contentente un sensazionale pro-memoria segreto del Ministro delle finanze Witte, pamphlet giunto a Struve da una terza persona (24). L’articolo che Struve pubblicò sull”Iskra’ svolse un ruolo di primaria importanza nella rottura definitiva. In esso egli si esprimeva non più da marxista revisionista – quale era stato nel 1899 – ma da liberale. Egli ormai parteggiava apertamente e insistentemente per il ‘zemstvo’, per la nobiltà liberale e per i gradualismo; la rivoluzione e il movimento rivoluzionario erano assolti, ma solo come mezzi per conseguire obiettivi liberali. Dopo un’intensa corrispondenza tra i ‘leaders’ ortodossi, questi ultimi risposero con un violento attacco di Lenin (25) contro Struve e contro il liberalismo della nobiltà (). L’eterodossia da «lupo solitario» di Struve, che aveva sempre irritato Lenin, restò un tratto costante di tutta la sua vita. Ma i suoi primi ondeggiamenti tra marxismo e liberalismo – sia che fossero solo tattici (come egli dichiarò a più riprese, sia che fossero in parte anche ideologici (come lasciano intendere le sue azioni e i suoi scritti del tempo) – scomparvero a partire dal 1900. L’attacco di Lenin, unito al fallimento del progetto di pubblicare un organo congiunto, accelerarono l’allontanamento di Struve dal marxismo ortodosso. L’elemento più decisivo fu, tuttavia, la conclusione della battaglia marxista-populista. Ciò escludeva la possibilità dell’antica specie di alleanza ideologica e organizzativa che Struve descrisse più tardi: «Io allora mi rendevo conto con la mente e con i sentimenti che la cosa più necessaria di tutte fosse di condurre e di portare a compimento una lotta congiunta contro il populismo e di approntare una nuova concezione, pratica e vitale, della realtà russa. Senza essere mai stato un ortodosso, in questi due compiti mi sentivo pienamente solidale con l’ortodossia» (26). Ma benché Struve e gli altri marxisti legali fossero innegabilmente influenzati da Bernstein e dal revisionismo tedesco, essi non divennero mai dei «bernsteiniani» russi. I marxisti legali russi avevano più volte manifestato la loro scarsa considerazione per le capacità teoretiche di Bernstein. Così Struve, in una delle poche lettere rimaste di quel periodo, scrive che Bernstein è «povero filosoficamente, talvolta filisteo e teoreticamente ragiona in maniera piuttosto oscura» (27). Più sostanzialmente, i revisionisti tedeschi fallirono come punto di riferimento incondizionato perché i marxisti legali non erano più interessati al movimento socialdemocratico (e neppure a Marx), mentre i tedeschi lo erano ancora. Quasi tutte le polemiche revisioniste di Struve e di Berdjaev riguardavano non i problemi del socialismo e del lavoro, ma la loro propria filosofia neokantiana. L’idealismo filosofico, l’individualismo ed eventualmente il liberalismo cominciarono a prendere il sopravvento sempre di più sugli ‘slogan’ negativi dell’antiortodossia e del marxismo «critico». I revisionisti tedeschi erano stati per lungo tempo membri del loro partito marxista, e ne restavano membri. I marxisti legali, invece, erano approdati al movimento social-democratico solo durante la battaglia populista. Non c’era mai stato un matrimonio, ed ora la fine di questo momento segnava la fine di tutto il rapporto. Non stupisce quindi che i marxisti legali abbiano rinnegato ogni rapporto formale col revisionismo tedesco”” [George Fischer, ‘Liberalismo russo’, Roma, 1974] [(23) Testo parziale in ‘Obscestvennoe dvizenie v Rossii’, vol. I, pagg. 615-616; (24) ‘Samoderzavie i zemstvo’: questo il titolo di ambedue i ‘pamphlet’ e dell’articolo; (25) Lenin, «Goniteli zemstva i annibaly liberalizma». La corrispondenza è apparsa nel terzo volume del ‘Leniniskij sbornik’; (26) Struve, ‘Na raznye temy’, pag. 301; (27) Testo parziale della lettera di Struve in ‘Social-demokraticeskoe dvizenie v Rossii’, pag. 348; () Lenin svolse un ruolo particolare nei rapporti degli ortodossi con Struve. La sua reazione ai vecchi ‘Kriticeskie zametki’ di Struve – pubblicata col titolo ‘Ekonomiceskoe soderzanie narodnicestva i kritika ego v knige g. Struve’ – fu un tipico attacco tagliente e prolisso, ma non certo il più duro dei commenti ortodossi. Nonostante questo, in epoca successiva Lenin sollecitò più volte una conciliazione organizzativa ed era personalmente favorevole a stretti contatti con Struve. Quando Lenin era stato arrestato nel 1896, era toccato a Struve di procurare la maggior parte dei molti libri che la famiglia gli inviava apertamente e regolarmente in Siberia. Inoltre Struve aveva svolto un ruolo decisivo nel far pubblicare legalmente le due maggiori opere composte da Lenin durante la sua permanenza in Siberia. Una di queste trattava dello sviluppo del capitalismo russo (1898), di cui gran parte era apparsa originariamente nel ‘Novoe slovo’ redatto da Struve. Infine Struve aveva procurato a Lenin e a sua moglie un contratto editoriale per tradurre, mentre erano in esilio, la ponderosa opera di Sidney e Beatrice Webb, ‘Industrial Democracy’. Tutto ciò era accompagnato da scambi frequenti ed amichevoli, di cui si trova traccia nelle ‘Pis’ma k rodnym’ di Lenin. Questi espose le sue ragioni in favore di un mantenimento dei rapporti con l’ideologicamente sospetto Struve in una lettera a Potresov del 1899: «nell’attuale composizione del nostro ‘Genossen’ [‘compagnia’, ndr] non mancano certo i ‘verkleideten Liberalen’ [liberali mascherati, ndr]… Questa è, per così dire, la nostra fortuna; ciò ci autorizza a fare assegnamento su un debutto più facile e più sollecito, che richiede appunto l’impiego di tutti questi ‘verkleideten’». (Questa lettera è riportata in Lenin, ‘Socinenija’, IV, ed. XXXIV, 8-11)]”,”MRSx-060″ “FISCHER Louis”,”Vita di Lenin. Volume primo.”,”Il settimo congresso del partito approva la difficile decisione di firmare il trattato di Brest Litovsk (pag 324) “”Trotsky era d’accordo con Bucharin, ma era d’accordo anche con Lenin; o, meglio, era in disaccordo con tutti e due. Diviso com’era, da una parte e dall’altra, tenne un cattivo discorso. A metà febbraio (1918) egli aveva detto al Soviet di Pietrogrado che se fosse divenuto necessario combattere «dovremmo perdere dieci uomini per ogni tedesco» (14). Aveva comunque aggiunto: «Ritengo che un’offensiva tedesca contro di noi sia estremamente improbabile, e se si potesse parlare in termini di percentuale della probabilità di un’offensiva, direi che vi sono 10 possibilità che si verifichi contro 90» (15). Di fronte al VII congresso del partito, ammetteva il suo errore: «Ero uno di coloro che credevano che la Germania non avrebbe sferrato l’offensiva… Certo, noi facemmo una mossa rischiosa (il 10 febbraio). Il rischio era se il proletariato europeo sarebbe stato o no dalla nostra parte. Se no, noi saremmo stati schiacciati… Il compagno Lenin è convinto che, dopo che la Germania ha occupato Reval e altre città, è necessario firmare la pace; l’altra corrente, della quale anch’io faccio parte, pensa che oggi la sola possibilità per noi, nei limiti in cui dipende dalla nostra volontà, sia di agire come una forza promotrice della rivoluzione sul proletariato tedesco». Trotsky era inoltre contrario alla pace col governo fantoccio tedesco dell’Ucraina, capeggiato da Vinnicenko; ma sapeva che Lenin avrebbe accettato anche quello perché era un obbligo derivante dal trattato. Tuttavia egli non intendeva opporsi alla ratifica del trattato firmato a Brest-Litovsk il 3 marzo: «Non proporrò che non sia ratificato. Rispetto profondamente la linea politica che si è espressa nella firma del trattato di pace, nella sua ratifica, in questa o quella proroga, anche se è di dimensioni storiche indefinite. In questa sede è stato mostrato, e correttamente, in particolare dal compagno Lenin, che per fare la guerra bisogna farla come si deve. [E per tale ragione la Russia aveva bisogno di armi]. Se l’America ce le darà, le accetteremo per i nostri scopi, senza preoccuparci perché ci vengono da imperialisti. Abbiamo esaminato questa questione col compagno Lenin, e siamo giunti alla conclusione che l’America ci darebbe rifornimenti militari perché naturalmente servirebbero ai suoi interessi». I bolscevichi li avrebbero accettati pertanto per gli interessi propri. Infine Trotsky dichiarava che nella votazione si sarebbe astenuto, per tema che Lenin desse le dimissioni, come aveva minacciato. Non poteva pensare a una tale scissione o contribuirvi (16). (In effetti, fu Trotsky a dare le dimissioni). Il 24 febbraio aveva detto che voleva rinunciare all’incarico di commissario per gli Affari Esteri, ma Lenin lo aveva persuaso a rimanere, o almeno a non dare la notizia delle sue dimissioni da quella carica. L’informazione fu resa pubblica il 16 marzo 1918, e lo stesso decreto annunciava la nomina di Trotsky a «commissario del popolo per l’Esercito e la Marina» (17). Chiunque sia un po’ al corrente della storia sovietica degli ultimi decenni penserebbe che la decisione del VII congresso del partito fosse per Lenin l’ultimo ostacolo da superare nella sua corsa verso la ratifica del trattato di pace con la Germania”” (pag 324-325) [(14) Trockij ‘Socinenija’, vol. XVIII, p. 114; (15) Ibid., p. 115; (16) Ibid., pp. 137-140; (17) Ibid., nota editoriale, pp. 675-76] [Louis Fischer, ‘Vita di Lenin. Volume primo’, Milano, 1973]”,”LENS-002-FC” “FISCHER Josef Ludvik”,”La crisi della democrazia.”,”Josef Ludvik Fischer (Praga 1894 – Olomouc 1973) è stato professore di sociologia e di filosofia a Brno e Olomouc. Partito da una posizione pragmatistica e antipositivistica, sviluppò la sua ricerca filosofica e sociologica nella direzione dello strutturalismo, che ha trovato in Cecoslovacchia un originale terreno di elaborazione in questi ultimi quarant’anni. La sua attività culturale e politica è stata sempre orientata, prima e dopo la seconda guerra mondiale, in senso democratico e socialista. “”E’ lecito porsi subito ua domanda: perché il tentativo fischeriano non si svolge nell’ambito esplicito del marxismo? Perché, cioè, Fischer non è marxista? Il lettore noterà che spesso la terminologia di Fischer è, a volte con fatica, diversa a quella di Marx (egli scrive proprietà privata dei mezzi di guadagno là dove Marx dice: dei mezzi di produzione), e più in generale che il suo discorso è spesso parallelo o convergente rispetto a quello di Marx. (…) La risposta è la seguente: primo, perché Fischer, pur conoscendo e apprezzando il marxismo (non conoscendo però il giovane Marx, i ‘Quaderni filosofici’ di Lenin e il giovane Lukacs), lo considera tuttavia – come dice J. Zumr – una variante del naturalismo e identifica erratametne la spiegazione marxista del capitalismo con l’essenza filosofica del marxismo. Secondo, perché egli è (e si sente) autore di una visione globale, complessiva dei problemi filosofici e politico-sociologici, e come tale gli corre obbligo di riferirsi a se stesso prima che ad altri”” (introduzione di S. Corduas) (pag XIII) La rivolta delle folle (pag 77) La reazione de ceti medi (pag 127) [l’autore parla di ‘intelligenza’ leggere ‘intellettuali’] “”Ortega y Gasset nella sua ‘Rivolta delle folle’ [‘La ribellione delle masse’ ndr] ha chiarito acutamente e convincentemente questi destini delle società cadute in preda allo «spirito della gravità» e ha visto il senso della loro rivolta nella rivolta di quell’elemento medio omogeneo contento di sé, in nulla e per nulla diversificato, che è la folla contro quella minoranza «scelta» dalla quale è portato il progresso culturale e sociale; la sua analisi culmina con la constatazione rilevante e significativa che questa folla in rivolta si è impossessata di tutti i vantaggi materiali della civiltà dimenticando però le condizioni della loro nascita, dimenticando la creazione teorica, essenzialmente disinteressata, e la creazione culturale in generale. Se osserviamo da questa prospettiva i destini della rivolta culturale contro il capitalismo, la rivolta dell’élite culturale (se volete, contro la rivolta delle folle), ci apparirà ciaro il suo sfondo sociale; ma anche la sua sterilità”” (pag 77)”,”TEOP-534″ “FISCHER Louis”,”I Sovieti, Nella politica mondiale 1917-1929. Volume I.”,”Louis Fischer. Nato il 29/02/1896 a Filadelfia (USA). dopo aver fatto per alcuni anni l’insegnante, scoprì la propria vocazione nel giornalismo, e, nel 1921, fu mandato a Berlino dal New York Post. Nei venticinque anni che seguirono ebbe diversi incarichi come corrispondente in Europa e in Asia. Pur non essendosi mai iscritto ad alcun partito politico, si fece sostenitore dell’Unione Sovietica e, più tardi, della Spagna repubblicana, per la quale lavorò durante la guerra civile. É morto il 18/01/1970. tra i suoi libri: The Soviet in Worls Affair, The Great Challenge, Gandhi and Stalin. Russia Revisited, Fifty Years of Soviet Communism, an Appraisal, Russia’s Road from Peace to War, November 7, 1919 june 22, 1941. Sono inoltre apparse le biografie: The Life of Mahatma Gandhi, The Life and Death of Stalin, The Life of Lenin.”,”RUST-086-FL” “FISCHER Louis”,”I Sovieti, Nella politica mondiale 1917-1929. Volume II.”,”Louis Fischer. Nato il 29/02/1896 a Filadelfia (USA). dopo aver fatto per alcuni anni l’insegnante, scoprì la propria vocazione nel giornalismo, e, nel 1921, fu mandato a Berlino dal New York Post. Nei venticinque anni che seguirono ebbe diversi incarichi come corrispondente in Europa e in Asia. Pur non essendosi mai iscritto ad alcun partito politico, si fece sostenitore dell’Unione Sovietica e, più tardi, della Spagna repubblicana, per la quale lavorò durante la guerra civile. É morto il 18/01/1970. tra i suoi libri: The Soviet in Worls Affair, The Great Challenge, Gandhi and Stalin. Russia Revisited, Fifty Years of Soviet Communism, an Appraisal, Russia’s Road from Peace to War, November 7, 1919 june 22, 1941. Sono inoltre apparse le biografie: The Life of Mahatma Gandhi, The Life and Death of Stalin, The Life of Lenin.”,”RUST-087-FL” “FISCHER Joachim HEISE Hildegard JÜTTE Werner SCHMIDT Wolfgang v. WUNTSCH Hans-Michael, discussione critica con E. ALTVATER”,”Zur Kritik der Bildungs-ökonomie. Diskussionsbeiträge zu Altvater/Huisken, MG Erlangen und Kanzow/Roth.”,”FISCHER Joachim HEISE Hildegard JÜTTE Werner SCHMIDT Wolfgang v. WUNTSCH Hans-Michael, discussione critica con E. ALTVATER”,”TEOC-116-FL” “FISCHER Stanley DORNBUSCH Rudiger SCHMALENSEE Richard, a cura di Alessandra CHIRCO”,”Economia. Strumenti. Microeconomia – Macroeconomia. Economia internazionale.”,”Stanley Fischer è professore di Economia al Massachusetts Institute of Technology dal 1973. Rudiger Dornbusch è professore di Economia al Massachusetts Institute of Technology dal 1975. Richard Schmalensee è professore di Economia al Massachusetts Institute of Technology dal 1977.”,”ECOT-159-FL” “FISCHER Ruth”,”Background of the New Economic Policy.”,”‘The principal opponent of the unions was Trotsky, who wanted to transform them into a branch of a militarized economy’ (pag 28)”,”RUSU-003-FGB” “FISCHER Fritz”,”Assalto al potere mondiale. La Germania nella guerra 1914-1918.”,”FISCHER Fritz: (Ludwigsstadt, 5 marzo 1908 – Amburgo, 1° dicembre 1999). Èstato un giornalista tedesco, considerato tra i più importanti studiosi della prima guerra mondiale e del ruolo della Germania nella conflagrazione europea. “”Assalto al potere mondiale””, la sua opera principale, segnò una svolta fondamentale negli studi sulle origini e sullo svolgimento della prima guerra mondiale. L’Autore utilizzò una grande quantità di documentazione archivistica originale, ritenendo che la Germania fosse la principale responsabile dello scoppio della guerra, a causa delle sue aspirazioni all’espansione imperialistica globale in Europa e nel Mondo, perseguite tenacemente fin dalla fondazione del II Reich e continuate coerentemente durante tutta la guerra. La tesi gli procurò aspre critiche nella Germania Occidentale. «Così questo libro non è né un atto di accusa né un’apologia. Lo storico (…) deve soltanto raccogliere dati e ordinarli in un quadro di cause e di effetti». (prefazione dell’Autore del 1961, pag XV) «Sotto vari aspetti Guglielmo II incarnava davvero la propria epoca. (…) L’ambizione di portare la Germania al livello dell’Inghilterra muoveva non solo lui, ma anche la maggioranza dei suoi ministri e segretari di Stato. Al centro dei suoi piani politici era il desiderio di costruire una grande flotta. Solo con una grande flotta la Germania avrebbe potuto competere con l’Inghilterra e pretendere di essere accolta con parità di diritti nel novero delle potenze mondiali. Inoltre, la nazione tedesca era intervenuta nella “”distribuzione del mondo”” assai tardi, e si sentiva sottovalutata, ma la flotta abbinata alla forza economica le avrebbe consentito d’imporre una revisione dello status quo del mondo coloniale a proprio favore». (pag 10) «L’attività imprenditoriale tedesca in tutto il mondo fu appoggiata energicamente da una politica statale che può ben essere definita “”neomercantilismo””. (…) con la rigorosa legislazione di protezione doganale e con i premi d’esportazione stava creando le condizioni essenziali per lo sviluppo -appunto- dell’economia tedesca (…)» (pag 14)”,”QMIP-061-FSL” “FISCHER-HEILBRONN Joh.”,”Die Sozialdemokratie, ihre Grundlagen und ihre Arbeit.”,”Johannes FISCHER era il segretario del partito”,”MGEx-116″ “FISCHETTI Caterina”,”La psicoanalisi infantile.”,”Caterina Fischetti, psichiatra e ricercatrice nell’area dell’età evolutiva all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.”,”SCIx-228-FL” “FISERA Vladimir Claude”,”Les peuples slaves et le communisme de Marx à Gorbaciov.”,”Questo libro si fonda in buona parte su una tesi di storia ‘Le mouvement socialiste et les slavismes des origines à 1945′ (Paris I- Sorbonne, 1973, pag 656). V.C. FISERA è nato a Parigi nel 1948, è laureato in storia (Paris I, Sorbonne) diplomato du Cycle superieur sur l’ URSS e l’Europa orientale dell’ Istitut d’ Etudes Politiques de Paris. E’ pure licencié in russo, diplomato in lingue orientali (ceco) e ha ottenuto attestati da università di Praga, Leningrado, Belgrado, dell’Accademia delle scienze del Montenegro. E’ stato titolare della cattedra di studi europei contemporanei nel Politecnico di Portsmouth (UK). Attualmente è Maitre de Conferences d’histoire contemporaine dell’ Univ des Sciences Humaines de Strasbourg, dopo esserne stato professore associato dal 1984. Insegna slavistica storica. E’ pure incaricato di corso alla Syracuse Univ (New York- Strasbourg).”,”INTx-006″ “FISHER H.A.L.”,”Napoleon.”,”Scrittore e storico, uomo di Stato ed educatore, Rt. Hon. H.A.L. FISHER, O.M., F.B.A., fu noto per la combinazione della sua brillantezza ed autorevolezza. Doti che manifesta in questa ricostruzione della vita di soldato e uomo di Stato NAPOLEONE. L’ opera fu pubblicata per la prima volta nel 1912.”,”FRAN-031″ “FISHER H.A.L.”,”Bonapartism. Six lectures delivered in the University of London.”,”FISHER H.A.L. è stato Fellow of the British Academy and of the Two St. Mary Winton Colleges.”,”FRAN-034″ “FISHER Irving, a cura di Anna PELLANDA”,”Opere. Prima parte.”,”Teoria dell’ interesse. “”Fisher fornisce così una risposta esauriente all’interrogativo ricorrente in tutta la storia della problematica dell’interesse: da cosa dipende il suo saggio? dalla quantità di moneta o dalla produttività dell’investimento? E’ esso un elemento monetario o fisico?”” (pag 49)”,”ECOT-210″ “FISHER Irving, a cura di Anna PELLANDA”,”Opere. Seconda parte.”,”Libro dedicato alla memoria di John Rae e Eugen von Boehm-Bawerk”,”ECOT-210-B” “FISHER Irving a cura di Anna PELLANDA”,”Opere. Parte I.”,”17″,”ECOT-340″ “FISHER Irving a cura di Anna PELLANDA”,”Opere. Parte II.”,”18 Libro dedicato alla memoria di John Rae e di Eugen von Boehm-Bawerk ‘che getterano le fondamenta su cui ho tentato di costruire’ ‘La teoria dell’interesse, determinata dall’impazienza di spendere il reddito e dall’opportunità di investirlo'”,”ECOT-341″ “FISHER Margery”,”The Bright Face of Danger:”,”Una buona recensione del volume è quella di T.J. Binyon: dal titolo ‘Escape from escapism’ in cui afferma: ‘The splendid book is at the same time a critique of the adventure story, a taxonomy of the genre, and an assessment of a few hundred examples, ranging along one axis from Conrad to Enid Blyton, and along another from Defoe and to the present day. Margery Fisher begins by combating – as she does throughout the book – the all-pervasive critical view of the adventure story as inferior, “”escapist”” literature, which for some indefinable reason cannot be taken seriously. (…)”” Ecco alcuni punti chiave dalla recensione: Critica del genere avventura: Fisher sfida la visione critica diffusa che considera il genere avventura come letteratura inferiore ed ‘escapist’. Questa percezione, secondo Fisher, non dovrebbe impedire di prenderlo seriamente. Tassonomia del genere: Nel libro, Fisher esplora e classifica centinaia di esempi di storie d’avventura, spaziando da autori come Conrad a Enid Blyton, e da Defoe ai giorni nostri. Analisi approfondita: Il libro offre un’analisi dettagliata delle opere avventurose, cercando di comprendere le loro sfumature e il loro impatto. Valorizzazione del genere: Fisher sembra apprezzare il genere avventura e cerca di far emergere il suo valore letterario. In sintesi, The Bright Face of Danger sembra essere un’opera che va oltre la semplice avventura, esplorando il suo significato e la sua rilevanza. Potrebbe essere un’interessante lettura per chi è appassionato di avventure letterarie!”,”VARx-058-FSD” “FISHMAN Jack HUTTON J. Bernard”,”La vita privata di Josif Stalin.”,”””Finalmente venne il giorno in cui Voroscilov e Timoscenko poterono dichiarare al loro Capo: “”L’ Armata Rossa è equipaggiata e riorganizzata in modo tale da essere ormai in grado di sferrare la sua offensiva a vasto raggio contro la Wermacht””. “”Noi non attaccheremo””, rispose Stalin; “”lasceremo l’ iniziativa dell’ attacco ai nazisti, e quando essi avranno sparato il grosso dei loro colpi allora soltanto daremo il via alla nostra controffensiva. Seguendo questa tattica perderemo soltanto la metà del prezioso materiale che potremmo perdere se fossimo noi a prendere l’ iniziativa””. (pag 159) “”Improvvisamente Stalin si trovò dinanzi parecchie perplessità di natura politica. Le difficoltà nacquero con l’ arresto operato dall’ Armata Rossa in Cecoslovacchia del generale Vlasov, accusato di aver tentato di organizzare, mentre era prigioniero di guerra in Germania, forze russe che avrebbero dovuto combattere a fianco dei nazisti. Kalinin, Kaganovic, Meklis e altri della “”cerchia intima”” del Cremlino, cercarono di persuadere Stalin a lasciar cadere la cosa, dati i grandi servigi resi alla patria da Vlasov. “”Questo traditore deve morire””, insisteva Stalin, “”è stato provato che egli ha collaborato coi nazisti, e si è offerto di organizzare un esercito contro-rivoluzionario per combattere contro di noi””. “”Non è stato provato nulla””, ribatteva Kaganovic. “”Le uniche prove contro Vlasov provengono da fonte sospetta””. “”Io possiedo tutte le prove necessarie e Vlasov deve morire””, controbatté Stalin. “”Volete forse per garantirvi una dichiarazione di Hitler stesso o un certificato dell’ ONU?”” (pag 178-179)”,”STAS-042″ “FISHMAN Ted C.”,”Cina Spa. La superpotenza che sta sfidando il mondo.”,”Ted C. FISHMAN è esperto di import-export cinese. Attualmente è scrittore e giornalista. Scrive per il NYT. Se le fabbriche messicane vanno in Cina, i messicani emigrano negli USA. Mexamerica. “”Una scappatoia per gli operai messicani, specialmente quelli dei settori commerciali più specializzati, è quella di andare verso nord, negli Stati Uniti, e di trovare lavoro nelle fabbriche americane che tentano di abbattere i costi per reggere il confronto con la concorrenza cinese. I lavoratori messicani in media guadagnano il quadruplo di quelli cinesi, ma soltanto un settimo di quelli americani. I selezionatori del personale degli stabilimenti come quelli di Chicago hanno scoperto che esisteva una forza lavoro estera disposta a lavorare per metà del salario dei loro dipendenti con più anzianità. L’ affare, in parte, consisteva nel fatto che i datori di lavoro non dovevano versare contributi aggiuntivi come quelli per l’ assistenza sanitaria. A Chicago un lavoratore messicano su cinque lavora in fabbrica.”” (pag 169-170)”,”CINE-013″ “FISHMAN Ted, a cura di Geoff STAINES”,”La Chine. Première entreprise mondiale.”,”””Aujourd’hui, Shanghai est à nouveau la ville la plus moderne et la plus internationale de Chine. (…) Malgré, ou, à cause de leur sentiment historique d’humiliation, les habitants de Shanghai sont sans doute les plus sûrs d’eux-mêmes – d’aucuns diraient arrogants – parmi leurs compatriotes. Ils se considèrent comme les meilleurs hommes (et femmes) d’affaires, les meilleurs administrateurs publics, les plus cosmopolites et les plus entreprenants”” (pag 17) Editorialista di grandi giornali (NYT, USA Today) Fishman dirige un’impresa di consulenza. E’ stato molte volte in Cina e Giappone. Si può considerare uno dei grandi specialisti della regione.”,”CINE-047″ “FISHMAN Jack”,”And the Walls Came Tumbling Down.”,”Il libro di Jack Fishman è basato su ampie ricerche e interviste su coloro che sopravvissero al raid di Amiens. Che cosa o chi ci fosse all’interno del carcere per costare un’operazione di intervento rapido? Il successo del D-Day è dipeso dal successo ad Amiens. Chi ha posto il segreto intorno all’operazione Gerico? Il 18 febbraio 1944, scatta l’Operazione Gerico (Jericho). L’obiettivo era il carcere di Amiens. Si tratta di un evento importante della guerra che vede all’opera spie e sabotatori, eroi della resistenza, equipaggi degli aerei, e altro contro la macchina da guerra nazista. ‘L’’operazione Gerico è stata un’azione militare condotta dalla Royal Air Force (RAF) durante la seconda guerra mondiale, il 18 febbraio 1944, che ha bombardato la prigione di Amiens nella Francia occupata dai tedeschi per liberare agenti segreti alleati e combattenti della resistenza francese. L’attacco è stato effettuato da 24 aerei della RAF, tra cui 18 Mosquito e 4 Typhoon2. L’attacco ha causato la morte di 105 persone, tra cui 102 prigionieri e 3 membri dell’equipaggio. Circa 260 prigionieri sono riusciti a fuggire, tra cui 79 membri della resistenza e prigionieri politici. L’operazione è nota per la precisione e l’audacia del’attacco, che è stato filmato da una telecamera su uno dei Mosquito’ (f. Bing)”,”QMIS-013-FSD” “FISICHELLA Domenico”,”L’ altro potere. Tecnocrazia e gruppi di pressione.”,”Domenico FISICHELLA (Messina, 1935), vicepresidente del Senato, Professore ordinario di dottrina dello stato e di scienza della politica all’ Università di Firenze e Roma ‘La Sapienza’ è stato anche ministro per i beni culturali. “”Quando Saint-Simon afferma, nel Nouveau Christianisme (1825), che gli uomini della positività “”si propongono come scopo finale del loro impegno di annientare completamente il potere del gladio, il potere di Cesare, che, per sua natura, è essenzialmente provvisorio””, ha per bersaglio l’ essenza stessa della politicità”” (pag 56)”,”TEOP-157″ “FISICHELLA Domenico”,”Il potere nella società industriale. Saint-Simon e Comte.”,”Persuasione e dimostrazione. “”L’ uso dello strumento politico, il ricorso al provvedimento legislativo, non fanno infatti uscire la società dal dominio dell’arbitrio: consacrando la coazione, favoriscono e perpetuano l’immota permanenza del sistema antico. Tutto al contrario, l’autorità spirituale si esprime e deve esprimersi attraverso il consiglio, adotta e deve adottare l’arma della persuasione. Come scrive Saint-Simon, “”le moyen de la persuasion est le seul qu’il nous soit permis d’employer pour atteindre notre but””. Mentre la funzione di direzione temporale “”porte immédiatement sur les actes””, la funzioen di guida spirituale “”consiste dans le règlement des opinions, des penchants, des volontés, en un mot des tendances””: essa non può allora servirsi di uno strumento diverso dalla persuasione, dal consiglio, dalla dimostrazione.”” (pag 275-276)”,”TEOS-154″ “FISICHELLA Domenico”,”Denaro e democrazia. Dall’antica Grecia all’economia globale.”,”D. FISICHELLA (già Vp del Senato) è prof. di dottrina dello stato e scienza della politica nelle Università di Firenze e Roma. E’ stato ministro per i beni culturali. Ha scritto vari libri.”,”TEOP-374″ “FISICHELLA Domenico”,”Alla ricerca della sovranità. Sicurezza e libertà in Thomas Hobbes.”,”FISICHELLA D. è senatore da 4 legislature.”,”TEOP-376″ “FISICHELLA Domenico”,”Crisi della politica e governo dei produttori.”,”FISICHELLA Domenico è stato senatore per quattro legislature, vicepresidente del senato, professore ordinario di dottrina dello stato e di scienze della politica nelle Università di Firenze e di Roma La Sapienza. La rivoluzione operaia nell’epoca delle rivoluzioni borghesi “”A proposito della borghesia, va qui ricordato che il valore storico del compito critico svolto da tale classe sociale sarà riconosciuto anche da Marx. Gli operai sanno che “”il loro proprio movimento rivoluzionario può solo essere accelerato dal movimento rivoluzionario della borghesia contro i ceti feudali e la monarchia assoluta. Sanno che la loro lotta contro la borghesia può cominciare soltanto il giorno della vittoria della borghesia stessa””. E ancora, sul carattere di transizione dell’esperienza borghese: “”gli operai possono e debbono necessariamente accettare la rivoluzione borghese come una condizione della rivoluzione operaia. Ma non possono considerarla neppure per un momento come loro scopo finale”” (Marx-Engels Gesamtasugabe, serie I, vol VI, p. 319, cit. nell’edizione critica, a cura di Emma Cantimori Mezzomonti, del ‘Manifesto del Partito Comunista’ di Karl Marx e Friedrich Engels, Torino, 1949, pp. 255 e 225. Sui riconoscimenti dell’opera della borghesia contenuti nel ‘Manifesto’, e sul loro significato, cfr. Karl Lowith, Da Hegel a Nietzsche, Torino, 1949, p. 399)”” [Domenico Fisichella, Crisi della politica e governo dei produttori, 2007] Saint-Simon e il giovane Marx “”E’ noto che riconoscimenti dell’importanza della riflessione saint-simoniana non mancano già negli scritti dei padri del materialismo storico. Così, Friedrich Engels afferma che “”troviamo in Saint-Simon un’ampiezza di vedute geniale la quale fa sì che quasi tutte le idee non strettamente economiche dei socialisti successivi sono contenute in germe nel suo pensiero”” (88). Ancora Engels, nell’ “”Antidühring”” (89), sostiene che Saint-Simon è stato, con Hegel, “”la mente più universale della sua epoca””. (…) Per Emma Cantimori Mezzomonti, (…) “”occorrerebbero alcuni capitoli anche soltanto per esaminare la loro importanza [di Saint-Simon e di Fourier] per Marx ed Engels, che li hanno studiati accuratamente e direttamente”” (90). Secondo Pierre Naville, “”nella grandezza di Saint-Simon il giovane Marx ha individuato e trovato l’antidoto alla grandezza di Hegel”” (91). Infine, Georges Gurvitch sostiene che “”Marx stesso è derivato in linea diretta, a mio avviso, da Saint-Simon e dal saint-simonismo: egli prende da Hegel solo la terminologia, e “”l’hegelismo di sinistra”” altro non è che l’influenza saint-simoniana (talvolta esplicitamente riconosciuta) su certi hegeliani”” (92). Ancora Gurvitch, apre un articolo specificatamente dedicato a ‘Saint-Simon et Karl Marx’, scrivendo che “”l’influenza di Saint-Simon nella formazione del pensiero di Marx è stata ben più decisiva di quanto solitamente si supponga. (…) Gurvitch conclude che “”quali che siano state le linee di demarcazione e le divergenze”” – che ci sono, e non piccole – “”credo di aver dimostrato che, senza Saint-Simon, Marx non sarebbe stato ciò che è stato”” (93). (pag 44-45) [Domenico Fisichella, Crisi della politica e governo dei produttori, 2007] [(88) Cfr. F. Engels, Socialisme utopique et socialisme scientifique, 1959, p. 48; (89) F. Engels, Antidühring, Roma, 1950, p. 30; (90) Cantimori Mezzomonti (a cura), Marx-Engels, Manifesto, cit., p. 205; (91) Pierre Naville, Le nouveau Leviathan. De l’alienation à la jouissance, 1957, p. 66; (92) Georges Gurvitch, Les fondateurs français de la sociologie contemporaine. I. Saint-Simon sociologue, 1955, p. 7; Cfr. G. Gurvitch, Saint-Simon et Karl Marx, in “”Revue Internationlale de Philosophie””, nn. 53-54, 1960, pp. 399 e 416] “”Sulla paternità dell’interpretazione storiografica per la quale – secondo le parole con cui si apre il ‘Manifesto Comunista’ – “”la storia di ogni società esistita fino a questo momento, è storia di lotta di classi””, molto si è scritto, per attribuirne o negarne il merito, volta a volta, a Babeuf, a Saint-Simon, a Blanqui, a Marx. Lo stesso Engels, che in ‘Socialisme utopique et socialisme scientifique’ parla di “”genialissima scoperta”” a proposito dell’idea, esposta da Saint-Simon già nel 1802, di “”concepire la Rivoluzione francese come una lotta di classe tra nobiltà, borghesia e non possidenti”” (52), nella ‘Prefazione’ all’edizione tedesca del 1883 al ‘Manifesto’ scrive che la teoria per cui “”tutta la storia è storia di lotte fra le classi”” appartiene “”esclusivamente a Marx”” (53)”” [Domenico Fisichella, Crisi della politica e governo dei produttori, 2007] [(52) Engels, Socialisme utopique, cit, p. 48; (53) Karl Marx Friedrich Engels, Manifesto del Partito Comunista’, a cura di Emma Cantimori Mezzomonti, Einaudi, Torino, 1949, p. 291] (pag 59)”,”SOCU-183″ “FISICHELLA Domenico”,”Il pensiero politico di De Maistre.”,”Joseph Marie De Maistre nasce a Chambéry, in Savoia, il primo aprile 1753, maggiore di dieci figli, cinque maschi e cinque femmine. La famiglia era di origini borghese. Il padre François Xavier era magistrato del Regno di Sardegna da alcuni anni, allorrchè un decreto regio lo nomina nel 1740 membro del Senato di Savoia (Joseph erediterà tale carica alla morte del genitore) e poi, nel 1770, per le sue benemerenze è ricompensato con il titolo di conte. Cos’, commenta Alfredo Cattabiani, ‘la famiglia Maistre entrava a far parte dell’aristocrazia savoiarda grazie a un ennoblissement, cioè un riconoscimento della sua naturale nobiltà, concetto questo che Joseph de Maistre avrebbe sottolineato nelle sue opere politiche, considerando l’aristocrazia non come casta chiusa biologicamente, bensì aperta a tutte quelle famiglie che avessero dimostrato nel tempo di essere naturalmente nobili, cioè fedeli alle tradizioni nazionali e benemerite dello Stato’ (Introduzione a Le serate di Pietroburgo). Legatissimo ai genitori, educato prima dai gesuiti e poi studente di giurisprudenza all’Università di Torino, ove si laurea rapidamente, Joseph intraprende la carriera giudiziaria a Chambéry. All’attività professionale unisce un costante impegno di studio, mentre contemporaneamente aderisce, nel 1774, alla loggia massonica di rito inglese dei Trois Mortiers, per spostarsi nel 1778 alla loggia riformata di rito scozzese della Parfaite Sincérité.Allo scoppio della rivoluzione francese l’atteggiamento di Joseph de Maistre è cauto ma non negativo. Con l’invasione francese della Savoia, nel 1792, inizia la stagione dell’esilio (Aosta, Torino, Ginevra, Losanna) e la divisione della famiglia. Nominato nel 1818 reggente della Grande Cancelleria del Regno, muore il 26/02/1821 nella capitale piemontese”,”TEOP-057-FL” “FISICHELLA Domenico”,”Dal Risorgimento al Fascismo, 1861-1922.”,”Domenico Fisichella, professore di Scienza della Politica, Dottrina dello Stato e Storia delle Dottrine Politiche nelle Università di Firenze, Roma ‘Sapienza’ e Luiss. (…) (v. 4° di copertina) La vicenda dell’Interventismo a sinistra. ‘Rilevante è il peso dell’interventismo in seno al sindacalismo rivoluzionario. Organizzativamente questo si era costituito a Modena nel novembre 1912, con la sigla di Unione sindacale italiana e con l’intento – ben distinto da quello della Confederazione generale del lavoro – di affermare una piena autonomia rispetto al Partito socialista, di rifiutare forme di compromissione con le forze borghesi e di ricorrere allo sciopero generale come strumento di azione rivoluzionaria. Già durante la guerra di Libia v’era stato un gruppo favorevole e uno contrario all’impresa, il primo vedendovi un’opportunità di benessere per i lavoratori italiani e di loro integrazione nel tessuto nazionale anche in vista della resa dei conti finale con la borghesia, il secondo una guerra imperialista di matrice borghese. Ora il dibattito investe il tema della guerra come rivoluzione, con un duplice auspicato risultato. La guerra va combattuta contro gli Imperi centrali perché essi sono i guardiani della conservazione e della reazione in Europa, i più fieri nemici della rivoluzione, gli avversari comunque da battere. In pari tempo, la guerra come processo rivoluzionario farà ciò che qui non è stato possibile ottenere, neppure con l’arma dello sciopero generale, cioè indebolire definitivamente il capitalismo, consentendo contemporaneamente al proletariato capacità di combattimento e attitudine a esprimere una nuova ‘élite’ qualitativamente in grado di mobilitare, organizzare e guidare le masse alla vittoria. Di questa importazione si fa paladino Filippo Corridoni, già rivoluzionario antimilitarista e ora pronto alla battaglia. E se ci chiediamo come mai l’antimilitarismo si traduca in volontà bellica, la risposta è nelle cose: anche se le guerre non sono sempre di matrice rivoluzionaria, la rivoluzione è sempre una guerra (certo, una guerra civile, ma non si è forse detto che la Grande Guerra è una guerra civile europea?), e allora – scrive Giuliano Procacci riflettendo sul caso sovietico – «la militarizzazione è la sola forma di burocratizzazione che un movimento rivoluzionario, che ha scritto sulle proprie bandiere le parole d’ordine di libertà e di eguaglianza, può accettare, in quanto essa è la sola che gli appaia come necessaria e inevitabile». Corridoni sarà volontario di guerra, e cadrà da valoroso sul campo. Diverso è il parere di un altro filone, numericamente significativo, del movimento sindacale, più legato a una visione tradizionale e per così dire ortodossa dell’internazionalismo del proletariato, la cui unità di classe oltre i confini nazionali può essere messa a repentaglio da una guerra tra Stati e tra nazioni. Tale versante mantiene le sue posizioni neutraliste, e la fuoriuscita dell’Unione sindacale italiana di Corridoni e di quanti con lui convengono – tra questi, Michele Bianchi, Alceste De Ambris, Tullio Masotti – diviene inevitabile. Cosa accade in campo socialista? Qualcosa di analogo, e ‘pour cause’ rispetto ai tormenti del sindacalismo rivoluzionario. Già sappiamo che nel 1912 in casa socialista era prevalsa la corrente intransigente, con l’espulsione dei riformisti Bonomi, Bissolati e altri, mentre i riformisti “”di sinistra”” (Filippo Turati, Camillo Prampolini, Claudio Treves e altri) rimangono ma privi di incarichi direttivi. Mussolini assume la direzione dell'””Avanti!””. Rispetto al sindacalismo rivoluzionario, già precedentemente apprezzato, egli è diventato progressivamente più cauto. È strumento di mobilitazione di massa, ma il partito, forgiato su basi nuove, ha da essere lo strumento guida della politica. Anche sul ricorso allo sciopero generale ondeggia. Al congresso di Ancona del Partito socialista, che inizia i suoi lavori il 24 aprile 1914, il successo della corrente rivoluzionaria intransigente è pieno. Su proposta di Mussolini si decide l’incompatibilità dei massoni con l’iscrizione al partito. Il ‘leader’ romagnolo è confermato alla guida del quotidiano ufficiale, in forte crescita diffusionale. Tuttavia un ripensamento complessivo comincia ad avviarsi nella mente del dirigente socialista’ (pag 217-218)”,”ITAA-157″ “FISICHELLA Domenico a cura di, Saggi di Auguste COMTE Max WEBER Karl R. POPPER Thomas S. KUHN Imre LAKATOS Paul K. FEYERABEND J.Donald MOON Felix E. OPPENHEIM Giovanni SARTORI Arend LIJPHART Alberto MARRADI”,”Metodo scientifico e ricerca politica.”,”Domenico Fisichella (Messina, 1935) è professore ordinario di Scienza della politica nella facoltà di Scienze politiche della prima Università di roma.”,”SCIx-303-FL” “FISK Robert”,”Cronache mediorientali. Il grande inviato di guerra inglese racconta cent’anni di invasioni, tragedie e tradimenti.”,”FISK Robert è nato a Maidstone nel Kent nel 1946. Attualmente è corrispondente da Beirut per il quotidiana The Independent. E’ uno degli inviati di guerra più famosi al mondo. E’ l’unico ad aver intervistato Bin Laden tre volte.”,”VIOx-162″ “FISTETTI Francesco”,”Lenin e il machismo. Da “”Materialismo ed empiriocriticismo”” ai “”Quaderni filosofici””.”,”Nota: ‘FISTETTI Francesco è un rappresentante della nuova generazione dei teorici legati al partito comunista. Ha pubblicato, presso De Donato un saggio su ‘Marx, Hegel e l’economia politica’ e ha curato per Bertani, l’edizione dei materiali integrativi di ‘Leggere il Capitale’. Collabora a varie riviste tra cui ‘Nuova corrente’ e ‘Critica marxista’.’ (pag 5)”,”LENS-195″ “FISTETTI Francesco”,”La crisi del marxismo in Italia. Cronache di filosofia politica (1980-2005). Un abbozzo di storia degli intellettuali.”,”FISTETTI Francesco insegna storia della filosofia politica contemporanea all’Università di Bari. E’ autore di studi su Marx, Nietzsche, Neurath, Heidegger e Arendt.”,”TEOC-497″ “FISTETTI Francesco; PRESTIPINO Giuseppe; PROSPERO Michele”,”Dagli inediti di Marx una proposta polemica (Fistetti); Utopia e scienza cento anni dopo (Prestipino); Aristotele, Marx e il metodo della scienza (Prospero).”,”Bobbio diceva che ancor prima di parlare di “”crisi del marxismo”” occorreva parlare di “”crisi dei marxisti”” (vedi Pci) (pag 87) Nel testo l’autore recensisce il lavoro di BADALONI ‘Dialettica del Capitale’, ER, 1980 e indirettamente c’è un riferimento a: MARX Karl a cura di Lorenzo CALABI, Manoscritti del 1861 – 1863. Terzo Capitolo inedito di ‘Per la critica dell’ economia politica’. EDITORI RIUNITI. ROMA. 1980 pag 465 (v. Archiv) Per Badaloni “”‘il socialismo può essere visto come un alea evolutivo’, come un’organizzazione “”probabile”” connessa alla metastabilità del sistema sociale dato”” (pag 91) Lo scritto di Engels ‘Evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza’ è stato pubblicato nel 1880, nel 1980 ricorreva il centenario della pubblicazione (pag 176) “”‘Socialisme utopique et socialisme scientifique’ è il titolo della prima edizione, uscita a Parigi nel 1880 in lingua francese a cura di Paul Lafargue (…) il titolo della prima edizione in lingua tedesca, del 1883, (…) introduce la parola “”evoluzione””: ‘Die Entwicklung des Sozialismus von der Utopie zur Wissenschaft’. Ci sembra (…) che la diversità del titolo debba ricondursi (…) all’incidenza dell’intervallo cronologico 1880-1883 nell’accentuare il carattere di ricostruzione ‘storico’-critica che l’opuscolo indenteva assumere”” (pag 177-178)”,”MAES-001-FB” “FISTETTI Francesco”,”Democrazia e transizione. La II Internazionale, Lenin e il rapporto con la tradizione teorico-politica del movimento operaio.”,” Bernstein e i ceti medi di tipo nuovo “”Il nucleo centrale dell’argomentazione bernsteiniana, relativo allo arricchimento del tessuto sociale del modo di produzione capitalistico attraverso l’emergenza e l’espansione di nuovi strati sociali (i ceti medi di tipo nuovo), che falsificavano appunto la strategia cognitiva marxiana consegnata al ‘Capitale’ e, al contempo, l’ipotesi di transizione al socialismo racchiusa nella pratica storica del movimento operaio (lo scontro “”campale”” con lo Stato e le classi dominanti), veniva sostanzialmente eluso. Kautsky, in altri termini, non si avvedfe che la ‘Bernstein-Debatte’ pone all’ordine del giorno l’esaurimento delle forme ottocentesche di espressione poitica delle contraddizioni della moderna società borghese, ovvero la fine del “”giacobinismo”” storico, di una forma determinata di democrazia rivoluzionaria, di un processo politico che vede l’esplicarsi delle lotte di classe precipitare in crisi ricorrenti e in una lotta “”in permanenza”” sempre più acuta e radicalizzata “” (pag 20)”,”LENS-312″ “FISTETTI Francesco”,”Idoli del politico. Per una sinistra senza dogmi.”,”Francesco Fistetti, insegna Storia della filosofia moderna e contemporanea presso l’Università di Bari e ha al suo attivo numerosi studi sulla cultura filosofica del Novecento.”,”TEOP-109-FL” “FITGERALD C.P.”,”Revolution in China.”,”FITGERALD studioso di sinologia è nato nel 1902 a Londra. Ha studiato a Londra, (oggi) è professore all’ Università Nazionale australiana di Canberra.”,”CINx-134″ “FITOUSSI Jean-Paul”,”Il dittatore benevolo. Saggio sul governo dell’ Europa.”,”FITOUSSI Jean-Paul è professore all’ Institut des Etudes politiques presso la Fondation Sciences-Po di Parigi. Tra le sue pubblicazioni “”Il dibattito proibito”” (Il Mulino, 1997), e “”Nuovelle age des inegalités”” (con P. Rosanvallon, 1996). Dal 1999 dirige il Rapporto annuale sullo stato dell’ Unione europea publicato da Fayard. Il giudizio sulla BCE. “”In altre parole, è difficile giudicare l’ azione della BCE senza considerare le condizioni in cui si trovava l’ economia europea nel momento della sua istituzione. Si può schematicamente dire che allora (1998-1999) i tassi di disoccupazione e inflazione fossero rispettivametne superiore e inferiore ai loro valori di equilibrio. La banca centrale si è quindi trovata a poter reagire solo parzialmente all’ aumento dell’ inflazione e alla riduzione del tasso di disoccupazione. In modo analogo, il comportamento inerziale della banca nel momento in cui la congiuntura si è invertita diventa comprensibile se si assume che le autorità monetarie ritenessero che si fosse pericolosamente vicini al tasso di disoccupazione di equilibrio. La scarsa reattività della BCE potrebbe quindi essere spiegata e compresa se si assumesse che il tasso di disoccupazione di equilibrio a livello europeo sia stato sistematicamente sovrastimato. E tale congettura potrebbe a sua volta trarre origine dal comportamento passato dei governi europei””. (pag 77) Segue: La BCE: una seconda Bundesbank?”,”EURE-049″ “FITOUSSI Jean-Paul”,”Il dibattito proibito. Moneta, Europa, povertà.”,”Jean-Paul Fitoussi insegna nell’Institut d’Etudes Politiques di Parigi ed è uno degli economisti europei più in vista. Ha pubblicato numerosi volumi sulle istituzioni economiche, la crescita, la disoccupazione, i processi di convergenza in Europa. Con Edmund S. Phelps ha pubblicato ‘La crisi economica in Europa’ (Il Mulino, 1989). Difetti del sistema capitalistico: “”Quanto ai difetti attuali del nostro sistema, Keynes li metteva già in evidenza nel 1936 nella ‘Teoria generale’: «I due vizi che caratterizzano il mondo economico in cui viviamo – scriveva – sono che il pieno impiego non vi è assicurato e che la distribuzione della ricchezza e del reddito è arbitraria e manca di equità». Da ciò, gli economisti e i governi avevano tratto, all’epoca, delle conclusioni radicalmente differenti da quelle che traiamo oggi. Questo movimento del bilanciere delle dottrine e delle politiche coincide con ciò che potremmo chiamare la «rivincita dei vecchi fatti»: la disoccupazione e la diseguaglianza. Una delle tesi di questo libro è che non si tratta di una pura coincidenza, ma piuttosto del prodotto di una contraddizione. Perché è evidente che abbiamo, spero transitoriamente, dimenticato che tutte le forme di capitalismo che si incontrano nei regimi democratici non possono che essere delle vie di mezzo, anche se alcune, come il capitalismo «renano» tipizzato da Michel Albert, sono più mediane di altre”” (pag 252)”,”EURE-122″ “FITOUSSI Jean-Paul”,”Il dittatore benevolo. Saggio sul governo dell’Europa.”,”jean-Paul Fitoussi è professore all’Institut des Études politiques presso la Fondation Sciences-Po di Parigi. Tra le sue pubblicazioni: Il dibattito proibito e Nouvelle âge des inégalités (con P. Rosanvallon). Dal 1999 dirige il Rapporto annuale sullo stato dell’Unione europea, pubblicato da Fayard-Presses de Sciences-Po.”,”EURE-038-FL” “FITOUSSI Jean-Paul”,”La democrazia e il mercato.”,”jean-Paul Fitoussi è professore all’Institut des Études politiques presso la Fondation Sciences-Po di Parigi. Tra le sue pubblicazioni: Il dibattito proibito e Nouvelle âge des inégalités (con P. Rosanvallon). Dal 1999 dirige il Rapporto annuale sullo stato dell’Unione europea, pubblicato da Fayard-Presses de Sciences-Po.”,”ECOI-156-FL” “FITZGERALD F. Scott”,”28 racconti.”,”””Negli anni 1935 e 1936, subì un completo tracollo fisico ed emotivo (…). Le cause del tracollo non sono misteriose e Arthur Mizener le ha descritte con molta comprensione in ‘The Far Side of Paradise’. I sintomi, descritti dallo stesso Fitzgerald, furono dolorosi in modo straziante, ma per nulla inconsueti. (…) Fitzgerald, nonostante tutti i suoi tormenti, si trovava ancora in purgatorio e non in quei gelidi gironi dell’inferno in cui il cuore si raggela. Proprio perché si avvinghiò alla sua sincerità e al suo senso dei valori, soffrì più degli autentici dannati. “”Era disperazione, disperazione, disperazione… disperazione giorno e notte”” disse un’infermiera che lo aveva curato nel 1936. Fitzgerald passava le notti insonni meditando incupito su ciò che non era riuscito a compiere. Verso le tre del mattino, scrisse, il vero orrore “”prendeva forma sui tetti, e negli striduli clacson dei tassì, i gufi della notte. Orrore e sperpero… (…) In momenti come questi l’uomo conserva il senno con la forza di volontà, oppure lo perde mediante ciò che equivale a una deliberata decisione. Fitzgerald non si rifugiò nei sogni o nelle illusioni o in alcun altro surrogato dell’utero materno. V’era un nucleo duro nel suo carattere – chiamatelo puritanesimo del Middlewest, se vi piace, o cattolicesimo irlandese della borghesia, o semplicemente ostinazione – ed esso gli imped’ di rinnegare gli obblighi che aveva con la famiglia, con i creditori, con il proprio talento in quanto artista. (…) Fino al momento della morte Fitzgerald aveva scritto circa 160 racconti; non sarebbe facile determinarne il numero esatto perché una parte del suo lavoro si trovava sulla linea di confine tra la narrativa e il saggio brillante, o “”articolo da rivista””. I quarantasei racconti inclusi nelle quattro antologie pubblicate comprendono quasi tutti i migliori, ma non proprio tutti, in quanto Fitzgerald era un giudice acuto ma bizzarro del proprio lavoro. L’ultima raccolta, ‘Taps at Reveille’, apparve nel 1935 e i racconti degli ultimi anni non sono mai stati ristampati. Su tutto ciò si basa la presente scelta, nella quale ho tentato di riunire i migliori racconti scritti in ogni fase della carriera di Fitzgerald. Complessivamente, i ventotto racconti formano una storia non ufficiale di due decenni di vita americana, o meglio di un decennio con le sue lunghe ripercussioni. (…) Ma non si limitano a parlare per il loro tempo, in quanto parlano anche per l’Autore; e, considerati nel loro insieme, costituiscono una sorta di diario di tutta la sua carriera. Fu una carriera diversa da quella che ci eravamo aspettata dopo aver letto i suoi primi libri e dopo aver saputo del suo declino. Quel che sembra assumere importanza, ora, non consiste nei primi successi, nell’abbandono e nello scoramento degli anni successivi, e neppure nel contrasto tra i due periodi, che offre facili spunti ai romanzi d’altri scrittori; si tratta soprattutto della lotta contro la sconfitta, e del genere di ben definito trionfo cui egli pervenne grazie a tale lotta. Fitzgerald rimane un esempio e un archetipo, ma non soltanto del 1920 e degli anni seguenti; egli rappresenta, in ultima analisi, lo spirito umano in una delle sue forme definitive”” (Malcolm Cowley, premessa) (pag 32, 34-35, 39-40)”,”VARx-012-FGB” “FITZGERALD Charles Patrick”,”Storia dell’Estremo Oriente. Dagli antichi imperi alle nazioni d’oggi.”,”C.P. Fitzgerald è considerato un’autorità nel campo degli studi sull’Estremo Oriente. Nato nel 1902, è stato Professore di storia dell’estremo oriente all’Istituto di Studi Superiori dell’Università Nazionale di Camberra. Ha studiato a fondo la civiltà cinese.”,”ASIx-001-FMDP” “FITZPATRICK Sheila”,”Rivoluzione e cultura in Russia. Lunaciarskij e il Commissariato del popolo per l’ istruzione 1917-1921.”,”‘Biblioteca di storia’ collana fondata da Ernesto RAGIONIERI”,”RIRB-011″ “FITZPATRICK Sheila”,”La rivoluzione russa.”,”FITZPATRICK insegna storia all’ Università di Chicago.”,”RIRO-210″ “FITZPATRICK Sheila”,”The Russian Revolution.”,”FITZPATRICK Sheila è Bernadotte E. Schmitt Distinguished Service Professor in Modern Russian History nell’University di Chicago. Ha scritto recentemente: Everyday Stalinism (2000) e ‘Tear off the Masks! Identity and Imposture in Twentieth-Century Russia (2005).”,”RIRO-363″ “FITZPATRICK Sheila”,”La rivoluzione russa.”,”Quali sono state le tappe della Rivoluzione russa del 1917 e della susseguente guerra civile? Che rapporto c’è fra la Rivoluzione e l’instaurazione del regime staliniano? Perchè, come quella francese, anche la Rivoluzione russa finì pre divorare i suoi figli? Le purghe staliniane, che si protrassero sino alla fine degli anni Trenta sono da considerare una degenerazione o una logica conseguenza degli eventi del 1917? In che modo il crollo del comunismo e dell’Unione Sovietica ha modificato il ruolo (e la percezione) dell’Ottobre nella storia del Novecento? La sintesi di Sheila Fitzpatrick risponde a tutte queste domande con la chiarezza, l’agilità e l’accuratezza tipiche della tradizione anglosassone. Sheila Fitzpatrick insegna storia all’Università di Chicago.”,”RIRO-052-FL” “FITZPATRICK Sheila”,”Stalin’s Peasants. Resistance and Survival in the Russian Village after Collectivization.”,”Sheila Fitzpatrick is Bernadotte E. Schmitt Professor History at the University of Chicago. She is the author or editor of numerous books including The CulturalFront: Power and Culture in Revolutionary Russia.”,”RUSU-014-FL” “FITZPATRICK Sheila”,”Tear Off the Masks! Identity and Imposture In Twentieth-Century Russia.”,”Sheila Fitzpatrick is Bernadotte E. Schmitt Professor History at the University of Chicago. She is the author or editor of numerous books including The CulturalFront: Power and Culture in Revolutionary Russia. List of Illustrations, Preface and Acknowledgments, Introduction, Notes, Figure, Selected Further reading, Index,”,”RUSx-171-FL” “FITZPATRICK Sheila”,”Everyday Stalinism. Ordinary Life in Extraordinary Times: Soviet Russia in the 1930s.”,”Sheila Fitzpatrick is Bernadotte E. Schmitt Professor History at the University of Chicago. She is the author or editor of numerous books including The CulturalFront: Power and Culture in Revolutionary Russia. Acknowledgments, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Illustrations, Index,”,”RUSS-078-FL” “FITZPATRICK Sheila”,”Rivoluzione e cultura in Russia. Lunaciarskij e il Commissariato del popolo per l’istruzione, 1917-1921.”,”Affronta per la prima volta un’analisi specifica della politica sovietica in campo educativo ed artistico negli anni immediatamente successivi alla Rivoluzione d’Ottobre, 1917-1921. L’autrice è una storica inglese.”,”RIRB-001-FF” “FIUMARA Francesco”,”Mazzini e l’Internazionale. (Contatti, rapporti, polemiche).”,”””Il documento di Marx evita preamboli religiosi, soffermandosi soltanto sulla necessità per gli associati di riconoscere “”come base della loro condotta verso gli uomini: la Verità, la Giustizia e la Morale, senza distinzione di razza, di credenze, di nazionalità”” e per ciò sarà parso a ragione più logico ed anche più democratico, perché basato su princípi più semplici e tali da poter essere accolti da tutti, senza sottoscrivere atti di fede complicati o inaccessibili. (…) Marx confessava ancora ad Engels che nella stesura dello Statuto dell’Internazionale non si rispecchiava tutto il suo programma, dovendo esso accontentare una varietà di correnti rappresentate in seno al Consiglio. Del resto l’idea dell’Associazione era sorta all’ombra delle Trade-unions, e non certo per condurre gli operai al comunismo, ma solo per creare le basi di una solidarietà internazionale dei lavoratori, e con lo scopo precipuo di evitare il crumiraggio straniero negli scioperi nazionali. Indubbiamente egli sperava sin da allora di poter condurre il movimento operaio mondiale su quelli che dovevano essere i traguardi più audaci di azione e di lotta; e perciò scriveva all’amico: “”il requisito del momento è ‘fortiter in re, suaviter in modo'”” (Marx-Engels, Il partito e l’Internazionale, 1948)”” (pag 38-39) [Francesco Fiumara, Mazzini e l’Internazionale. (Contatti, rapporti, polemiche), 1968] Polemica Mazzini-Engels (pag 67)”,”INTP-061″ “FIUMARA Francesco”,”Mazzini e l’Internazionale. Contatti, rapporti, polemiche.”,”Cap. V. ‘Polemica con Engels’ (pag 67-74) Critiche dell’autore allo ‘sprovveduto’ Engels (pag 70) La lotta insidiosa dei bakuninisti e dei proudhoniani contro Marx ed Engels in seno all’Internazionale. “”Il fatto è che quando Engels polemizzava contro Mazzini sconfessando Bakunin, si era già sul punto di rottura anche con quest’ultimo. Di congresso in congresso Marx perdeva terreno a vantaggio dell’anarchico. «Questo russo – scriveva ad Engels – è chiaro, viole diventare il dittatore del movimento operaio europeo. Che vada con precauzione, altrimenti verrà scomunicato ufficialmente». Ed Engels ribatteva: «Se questo maledetto russo pensa realmente, con tutti i suoi intrighi, di porsi alla testa del movimento operaio, è venuto il momento di metterlo in condizione di non nuocere» (12). Era evidente che la serpe cominciava a rivoltarsi. Su per giù nella stessa epoca Bakunin scriveva al suo amico Herzen: «Potrebbe accadere, anche a breve scadenza, che venga iniziata una lotta contro di lui (Marx), non per l’offesa personale … ma per quel che riguardo il comunismo di stato, del quale egli stesso, ed i partiti inglese e tedesco che egli dirige, sono appassionati fautori. Allora sarà una lotta a morte» (13). Ed era naturale che Marx ed Engels ne prevenissero gli assalti. Mazzini sapeva dei contrasti in tema di principi e di dottrine, ma probabilmente ignorava le insidie e gli odii personali che travagliavano i suoi detrattori, con propositi di eliminazione reciproca. Son cose venute chiaramente a luce dopo la sua morte. Il ‘Carteggio’ di Marx-Engels, come le lettere di Bakunin, nonché le rivelazioni postume nelle memorie di Guillaume, di Nettlau e d’altri, hanno configurato ai posteri la realtà aggrovigliata e soffocante dell’Internazionale negli ultimi tempi”” [Francesco Fiumara, ‘Mazzini e l’Internazionale. Contatti, rapporti, polemiche’, Nistri-Lischi, Pisa, 1968] (pag 73) [(12) Carteggio Marx-Engels, lettere di luglio 1869; (13) V. García, ‘L’internazionale operaia’, pp. 76, 77 (a)] [(a) L’anarchico García scrive tra l’altro nel suo libro ‘L’Internazionale operaia’ a proposito de ‘Il secondo Congresso dell’AIT, 2 settembre 1867, Losanna’: “”Il numero dei delegati era aumentato rispetto a quello di Ginevra. Furono 72 e, giustamente – osserva G.D.H. Cole – l’assemblea tornò ad essere un Congresso franco-svizzero. Infatti, 37 delegati erano svizzeri e 20 francesi. Le risoluzioni, di conseguenza, stavano per essere influenzate dal pensiero proudhoniano. Marx, il quale si mostrava più ottimista di quanto non lo fosse in occasione del Congresso di Ginevra, non poté che accusare il colpo e già pensava di contrastarlo a Bruxelles nel Terzo Congresso. Scriveva infatti ad Engels l’11 settembre: «Nel prossimo congresso di Bruxelles, io personalmente dirigerò la faccenda e darò il colpo finale a questa caterva di proudhoniani». Ed Engels questo grande dispregiatore della base – come lo era lo stesso Marx – gli risponde, covando le stesse speranze e sottolineando con una certa dose di cinismo: «Tuttavia, fino a quando il Consiglio Generale avrà sede a Londra, tutte queste risoluzioni (le proudhoniane) non sono che una perdita di tempo» (pag 39)””. García, per anni esponente della Confederacion Nacional de Trabajo, CNT, è stato chiamato “”il Marco Polo dell’anarchia”” ‘per l’aver portato il suo pensiero anarchico in giro per il mondo e per aver aperto la sua mente a tutte le culture del mondo’. E’ morto nel 1991. Victor García era uno pseudonimo. Il suo vero nome era Germinal Gracia (v. Victor Garcia, ‘Utopias y Anarquismo’, 1992) [ndr]”,”MAES-001-FGB” “FIUME Emanuele”,”Il protestantesimo. Un’introduzione.”,”Emanuele Fiume, pastore valdese a Roma ha conseguito il dottorato di ricerca in teologia all’Università di Zurigo con una tesi su Scipione Lentolo.”,”RELP-003-FMP” “FIUME Emanuele”,”Scipione Lentolo, 1525-1599. «Quotidie laborans evangelii causa».”,”L’autore ha studiato teologia a Roma, Zurigo, Heidelberg. Serve le chiese evangeliche di Felonica (Mn).”,”RELP-021-FMP” “FLACCOMIO Sergio”,”I falchi del deserto.”,”Nato il 28 settembre 1915 a Milano, Sergio Flaccomio ha però vissuto sempre a Firenze. Nel 1935 è entrato nell’Aeronautica militare come Ufficiale Pilota. Nel maggio 1942 fu con il Gruppo trasferito in Africa Settentrionale, dove venne formato il 50° Stormo Assalto e partecipò con lo Stormo a tutto il ciclo operativo dal maggio 1942 a febbraio 1943. Dal marzo al settembre 1943 quale istrutture di pilotaggio ed acrobazia è stato capo pilota di reparti volo di Scuole Pilotaggio.”,”QMIS-035-FGB” “FLACELIÈRE Robert”,”La vita quotidiana. In Grecia nel secolo di Pericle.”,”In questo libro parleremo soprattutto di Atene e degli ateniesi, senza però inibirci di lanciare uno sguardo verso le altre città per delineare dei paragoni. D’altra parte, già gli antichi consideravano Atene ‘la Grecia della Grecia’.”,”STOS-012-FL” “FLAGG BEMIS Samuel a cura; collaborazione di J. Franklin JAMESON H. Barrett LEARNED James Brown SCOTT; scritti di Julius W. PRATT John SPARGO Charles CHENEY HYDE”,”The American Segretaries of State and their Diplomacy. Volume X. William Jennings Bryan, Robert Lansing, Bainbridge Colby, Charles Evans Hughes.”,”Trattative tedesche-americane sull’ affondamento del Lusitania. 1° prima guerra mondiale. “”Lansing insisteva che la Germania doveva ammettere l’ illegalità dell’ affondamento. Ciò la Germania non voleva farlo, ma alla fine consentì a redigere una nota di profondo rammarico per i cittadini degli Stati Uniti che avevano perso la vita, riconoscendo la sua responsabilità per queste perdite, ed acconsentendo perciò a fare delle riparazioni. Questa formula fu inserita in una nota di Bernstorff al Segretario di Stato, del 16 febbraio 1916, ma essa venne nello stesso momento del nuovo annuncio della Germania secondo il quale le navi mercantili armate sarebbero state trattate come navi da guerra. Lansing rifiutò di accettarla come soddisfacente, e il caso Lusitania rimase irrisolto fino al termine della guerra.”” (pag 62-63) Lansing ritiene illegale il blocco navale inglese per tre motivi: non è efficace (non chiude i porti baltici della Germania), non è imposto in modo imparziale (danesi, norvegesi e svedesi trafficano con i porti baltici, gli altri paesi neutrali dall’ Atlantico invece vengono bloccati), interferisce col commercio dei porti neutrali dato che le merci con destinazione tedesca sono impediti negli scambi) (pag 65)”,”USAQ-055″ “FLAIANO Ennio a cura Maria CORTI e Anna LONGONI”,”Opere 1947 – 1972.”,”Contiene: ‘Tempo di uccidere’ ‘Diario notturno’ ‘Una e una notte’ ‘Il gioco al massacro’ ‘Un marziano a Roma e altre farse’ ‘Le ombre bianche’. Flaiano (Ennio), scrittore italiano (Pescara 1910 – Roma 1972). Giornalista, romanziere, uomo di cinema e di teatro, ottenne in vita numerosi attestati di stima per la sua molteplice attività, ma soltanto dopo la morte la sua opera di scrittore venne riconosciuta criticamente. In vita era considerato soprattutto come figura insostituibile dell’ambiente culturale romano per la sua presenza nella redazione del Mondo di M. Pannunzio e la collaborazione con F. Fellini a memorabili film come La dolce vita e 8 e mezzo. In realtà la sua autentica vocazione era quella manifestata con ‘Tempo di uccidere’ (Premio Strega, 1947), un romanzo che nel pieno del neorealismo si richiamava invece alla lezione esistenziale del grande romanzo europeo e poneva il suo autore in una zona laterale rispetto alle correnti del momento ma ne garantiva anche l’originalità e la durata. Distratto dalla collaborazione al cinema, solo nel 1956 pubblicò Diario notturno e nel 1959 Una e una”,”VARx-011″ “FLAMANT Maurice SINGER-KEREL Jeanne; a cura di Dionisia CAZZANIGA FRANCESETTI”,”Crisi e recessioni economiche. Con i confronti antologici da K. Marx, J.A. Schumpeter, J.M. Keynes, D. Dillard, P.A. Samuelson, A.H. Hansen.”,”tratto dalla collana ‘Que sais-je?'”,”ECOI-086″ “FLAMANT Maurice SINGER-KEREL Jeanne; a cura di Dionisia CAZZANIGA FRANCESETTI”,”Crisi e recessioni economiche. Con i confronti antologici da K. Marx, J.A. Schumpeter, J.M. Keynes, D. Dillard, P.A. Samuelson, A.H. Hansen.”,”Contiene il paragrafo: ‘La crisi del modo di produzione capitalistico e le sue controtendenze nel pensiero di Karl Marx’ (pag 127-142) “”La contraddizione, esposta in termini generali, consiste in questo: la produzione capitalistica racchiude un tendenza verso lo sviluppo assoluto delle forze produttive, indipendentemente dal valore e dal plusvalore in esso contenuto, indipendentemente anche dalle condizioni sociali nelle quali essa funziona; ma nello stesso tempo tale produzione ha come scopo la conservazione del valore-capitale esistente e la sua massima valorizzazione (vale a dire l’accrescimento accelerato di questo valore). Per la sua intrinseca natura essa tende a considerare il valore-capitale esistente come mezzo per la massima valorizzazione possibile di questo valore. Fra i metodi di cui si serve per ottenere questo scopo sono inclusi: la diminuzione del saggio del profitto, il deprezzamento del capitale esistente, lo sviluppo delle forze produttive del lavoro a spese delle forze produttive già prodotte. Il periodico deprezzamento del capitale esistente, che è un mezzo immanente del modo capitalistico di produzione per arrestare la diminuzione del saggio del profitto ed accelerare l’accumulazione del valore capitale mediante la formazione di nuovo capitale, turba le condizioni date in cui si compie il processo di circolazione e di riproduzione del capitale, e provoca di conseguenza degli arresti improvvisi e delle crisi del processo di produzione (…). La produzione capitalistica tende continuamente a superare questi limiti immanenti, ma riesce a superarli unicamente con dei mezzi che la pongono di fronte agli stessi limiti su scala nuova e più alta. Il ‘vero limite’ della produzione capitalistica è ‘il capitale stesso’, è questo: che il capitale e la sua autovalorizzazione appaiono come punto di partenza e punto di arrivo, come motivo e scopo della produzione; che la produzione è solo produzione per il ‘capitale’, e non al contrario: i mezzi di produzione non sono dei semplici mezzi per una continua estensione del processo di vita per la ‘società’ dei produttori”” [Karl Marx, Il Capitale, libro 3°, Roma, 1952] [(in) ‘Crisi e recessioni economiche. Con i confronti antologici da K. Marx, J.A. Schumpeter, J.M. Keynes, D. Dillard, P.A. Samuelson, A.H. Hansen’, a cura di Maurice Flamant e Jeanne Singer-Kerel, a cura di Dionisia Cazzaniga Francesetti] (pag 131-132)”,”ECOT-242″ “FLAMINI Francesco”,”Storia letteraria d’Italia. Scritta da una Società di Professori. Il Cinquecento.”,”FLAMINI Francesco professore nell’Università di Padova”,”ITAG-202″ “FLAMMARION Camillo”,”Memorie biografiche e filosofiche di un astronomo.”,”Camillo FLAMMARION era il fratello del Flammarion editore. Nicolas Camille Flammarion, più conosciuto col nome di Camille Flammarion, (26 febbraio 1842, Montigny-le-Roi – 3 giugno 1925, Juvisy-sur-Orge) fu un astronomo francese e autore prolifico di più di cinquanta opere, tra le quali guide divulgative popolari di astronomia. Fu inoltre presidente della Society for Psychical Research nel 1923. Iniziò la sua carriera di astronomo nel 1858 come collaboratore dell’Osservatorio di Parigi. Fondò nel 1883 l’osservatorio privato di Juvisy-sur-Orge e nel 1887 la Società astronomica di Francia, della quale fu il primo presidente. Fu anche editore della rivista L’Astronomie. Flammarion fu il primo a suggerire i nomi Tritone e Amaltea rispettivamente per le lune di Nettuno e Giove, sebbene questi nomi non vennero ufficialmente adottati fino a molti decenni dopo. Gli è stato inoltre dedicato un cratere sulla Luna.”,”SCIx-325″ “FLAMMARION Camillo”,”Urania.”,”FLAMMARION Camillo”,”VARx-403″ “FLANAGAN Richard”,”””Parish-fed Bastards””. A History of the Politics of the Unemployed in Britain, 1884 – 1939.”,”FLANAGAN ha studiato ad Oxford e risiede ad Hobart in Tasmania, Australia.”,”MUKx-057″ “FLAUBERT Gustave”,”Bouvard e Pécuchet.”,”””Poveri. Occuparsene dispensa da ogni altra virtù”” (Dizionario dei luoghi comuni) (pag 306) “”Vaccinazione. Frequentare soltanto persone vaccinate”” (pag 313)”,”VARx-035-FER” “FLAVIO Giuseppe, a cura di Giovanni VITUCCI”,”La guerra giudaica. Volume I (Libri I-III). (Storia della guerra giudaica contro i romani)”,”Nato a Gerusalemme nel 37 dopo Cristo, Flavio Giuseppe discendeva da una famiglia di grandi sacerdoti ebrei. Per qualche tempo diresse la resistenza del suo popolo contro i romani. Poi cadde prigioniero, collaborò con il nemico, predisse l’ ascesa al trono di Vespasiano. Per tutta la sua vita, fu combattuto tra l’ amora per il dio di Israele e l’ impero romano scelto dalla provvidenza. La guerra giudaica, scritta prima in aramaico, poi in greco, è uno dei libri più drammatici della storiografia universale. Il cuore del libro è la lotta eroica del popolo ebreo guidato dalla fazione degli Zeloti contro le legioni di Vespasiano e Tito. G. VITUCI è professore di storia romana all’ Università di Roma. Ha scritto vari libri. Natalino RADOVICH è professore di filologia slava all’ Università di Padova. “”Tre sono infatti presso i giudei le sette filosofiche: ad una appartengono i Farisei, alla seconda i Sadducei, alla terza, che gode di particolare santità, quelli che si chiamano Esseni, i quali sono giudei di nascita, legati da mutuo amore più strettamente degli altri. Essi respingono i piaceri come un male, mentre considerano virtù la temperanza e il non cedere alle passioni. Presso di loro il matrimonio è spregiato, e perciò adottano i figli degli altri quando non sono ancora disciplinabili allo studio, e li considerano persone di famiglia e li educano ai loro principi; non è che condannino in assoluto il matrimonio e l’ aver figli, ma si difendono dalla lascivia delle donne perché ritengono che nessuna rimanga fedele a uno solo. Non curano la ricchezza ed è mirabile il modo come attuano la comunità dei beni, giacché è impossibile trovare presso di loro uno che possegga più degli altri; la regola è che chi entra metta il suo patrimonio a disposizione della comunità, si che in mezzo a loro non si vede né lo squallore della miseria, né il fasto della ricchezza, ed essendo gli averi di ciascuno uniti insieme, tutti hanno un unico patrimonio come tanti fratelli. (…)””. (pag 306-307)”,”STAx-160″ “FLAVIO Giuseppe, a cura di Giovanni VITUCCI”,”La guerra giudaica. Volume II (Libri IV-VII). (Storia della guerra giudaica contro i romani).”,”Nato a Gerusalemme nel 37 dopo Cristo, Flavio Giuseppe discendeva da una famiglia di grandi sacerdoti ebrei. Per qualche tempo diresse la resistenza del suo popolo contro i romani. Poi cadde prigioniero, collaborò con il nemico, predisse l’ ascesa al trono di Vespasiano. Per tutta la sua vita, fu combattuto tra l’ amora per il dio di Israele e l’ impero romano scelto dalla provvidenza. La guerra giudaica, scritta prima in aramaico, poi in greco, è uno dei libri più drammatici della storiografia universale. Il cuore del libro è la lotta eroica del popolo ebreo guidato dalla fazione degli Zeloti contro le legioni di Vespasiano e Tito. G. VITUCI è professore di storia romana all’ Università di Roma. Ha scritto vari libri. Natalino RADOVICH è professore di filologia slava all’ Università di Padova. “”Tutto ciò sta a dimostrare che gli uomini non possono sfuggire al loro destino nemmeno se lo prevedono. Così i giudei alcuni presagi li interpretarono come a loro faceva piacere, altri non li considerarono, finché la rovina della patria e il loro sterminio non misero in chiaro la loro stoltezza””. (pag 383) “”I romani, ora che i ribelli erano scesi a rifugiarsi nella città e il santuario bruciava con tutti gli edifici circostanti, portarono le loro bandiere nell’ area antistante al tempio e, collocatele di fronte alla porta orientale, celebrarono un sacrificio in loro onore e salutarono Tito imperatore fra grandissime acclamazioni di giubilo. Tutti i soldati avevano fatto tanto di quel bottino, che in tutta la Siria l’oro scese alla metà del valore di prima.”” (pag 383-384)”,”STAx-161″ “FLAVIO GIUSEPPE, a cura di Giovanni VITUCCI”,”La guerra giudaica. Volume I. (Libri I-III).”,”Flavio Giuseppe, noto anche come Giuseppe Flavio, fu uno scrittore e storico ebreo antico con cittadinanza romana. Nacque a Gerusalemme intorno al 37 d.C. e visse fino al 100 circa. Le sue opere furono scritte in greco e contengono preziose informazioni sulla storia del popolo ebraico fino all’epoca immediatamente precedente la guerra giudaica del 66-70. In particolare, le Antichità giudaiche di Flavio Giuseppe forniscono dettagli sui movimenti religiosi del giudaismo del I secolo, come gli Esseni, i Farisei e gli Zeloti 123. (copil) La Guerra giudaica (“”Storia della guerra dei Giudei contro i Romani””); in latino Bellum iudaicum, “”Guerra giudaica””) è un’opera in sette libri dello storiografo ebreo antico Flavio Giuseppe pubblicata tra il 75 e il 79 d.C. in greco ellenistico, dopo una redazione in lingua aramaica o in lingua ebraica e che racconta la storia di Israele dalla conquista di Gerusalemme da parte di Antioco IV Epifane (164 a.C.) alla fine della prima guerra giudaica. Il Bellum Iudaicum, insieme a tutta l’opera di Giuseppe, ha avuto in epoca tardoantica traduzioni e rifacimenti latini, i quali spesso interpolavano il contenuto al fine di renderlo dichiaratamente cristiano[2]; fra questi il più interessante è sicuramente il rifacimento in V libri dello Pseudo-Egesippo. (wikip)”,”STAx-034-FSD” “FLAVIO GIUSEPPE, a cura di Giovanni VITUCCI”,”La guerra giudaica. Volume II. (Libri IV-VII).”,”Flavio Giuseppe, noto anche come Giuseppe Flavio, fu uno scrittore e storico ebreo antico con cittadinanza romana. Nacque a Gerusalemme intorno al 37 d.C. e visse fino al 100 circa. Le sue opere furono scritte in greco e contengono preziose informazioni sulla storia del popolo ebraico fino all’epoca immediatamente precedente la guerra giudaica del 66-70. In particolare, le Antichità giudaiche di Flavio Giuseppe forniscono dettagli sui movimenti religiosi del giudaismo del I secolo, come gli Esseni, i Farisei e gli Zeloti 123. (copil) La Guerra giudaica (“”Storia della guerra dei Giudei contro i Romani””); in latino Bellum iudaicum, “”Guerra giudaica””) è un’opera in sette libri dello storiografo ebreo antico Flavio Giuseppe pubblicata tra il 75 e il 79 d.C. in greco ellenistico, dopo una redazione in lingua aramaica o in lingua ebraica e che racconta la storia di Israele dalla conquista di Gerusalemme da parte di Antioco IV Epifane (164 a.C.) alla fine della prima guerra giudaica. Il Bellum Iudaicum, insieme a tutta l’opera di Giuseppe, ha avuto in epoca tardoantica traduzioni e rifacimenti latini, i quali spesso interpolavano il contenuto al fine di renderlo dichiaratamente cristiano[2]; fra questi il più interessante è sicuramente il rifacimento in V libri dello Pseudo-Egesippo. (wikip)”,”STAx-035-FSD” “FLECHTHEIM Ossip K.”,”Luxemburg Liebknecht.”,”L’A studioso della materia ha curato le edizioni tedesche delle opere di R. LUXEMBURG e K. LIEBKNECHT.”,”LUXS-007″ “FLECHTHEIM Ossip K.”,”Die Kommunistische Partei Deutschland (KPD) in der Weimarer Republik.”,”libro dedicato a John H. Herz il curatore di “”Völkrechtslehre des Nationalsozialismus”” Iscritti KPD 1917 SPD 243 mila 1919 SPD 1.012 mila KPD 106 mila 1920 SPD 1.180 mila KPD 79 mila (prima di Halle) 380 (dopo Halle) USPD 894 mila (prima di Halle) 1921 SPD 1.221 mila KPD 360 mila USPD 300 mila 1922 – KPD 326 USPD 360 1923 SPD 500 mila KPD 400 mila USPD 10 mila 1924 SPD 869 KPD 150 mila 1931 – KPD 200 mila Iscritti KAPD circa 38 mila”,”MGEK-067″ “FLECHTHEIM Ossip K.”,”Le parti communiste allemand (KPD) sous la république de Weimar.”,”FLECHTHEIM Ossip K. è un noto politologo marxista professore all’ Università libera di Berlino. Questa è la sua opera fondamentale. E’ la storia e la sociologia politica del KPD e della sua debacle saguinosa. “”Un avversario così tenace, non si può vincere che con l’ aiuto della “”nuova”” tattica di manovre e compromessi””. E per poter condurre a buon fine questa politica, “”il partito deve sbarazzarsi definitivamente di questa febbre (ultra-sinistra)””. Di conseguenza, Zinoviev se la prende violentemente con gli “”ultra-sinistri””: “”I Rosenberg e gli Scholem, che hanno falsificato il comunismo, i Korsch ed i Rolf, che non hanno niente in comune con il bolscevismo, non possono dare lezioni al partito””.”” (pag 163)”,”MGEK-005″ “FLECHTHEIM Ossip K.”,”Il partito comunista tedesco (KPD) nel periodo della Repubblica di Weimar.”,”””La 2° Internazionale aveva appena finito di esistere che già anche l’estrema sinistra alzava la propria voce chiedendo un fronte unico internazionale contro la guerra. Il primo tentativo venne in maniera interessante dalle donne. Clara Zetkin convocò una conferenza internazionale delle donne socialiste per il mese di marzo del 1915 a Berna. Nell’appello a questa conferenza si diceva: «Lo scopo di questa guerra non è la difesa della patria bensì il suo ingrandimento…Gli operai non hanno nulla da guadagnare da questa guerra ma tutto da perdere, quel che è loro caro e prezioso… L’intera umanità guarda a voi, compagne proletarie dei popoli belligeranti… Unitevi in un solo volere, in una sola azione! Ciò che i vostri uomini e i vostri figli non possono ancora affermare, proclamatelo voi un milione di volte: Il popolo operaio del mondo è un popolo di fratelli… Abbasso il capitalismo, che sacrifica alla ricchezza e al potere dei possidenti ecatombi di uomini! Abbasso la guerra! Viva il socialismo!» (66). Fra i socialisti russi vi erano i bolscevichi che già nel novembre del 1914 pubblicavano un manifesto nel quale veniva richiesta la fondazione di una nuova internazionale (67). Nel settembre del 1915 si ebbe a Zimmerwald presso Berna su iniziativa dei socialisti italiani con l’appoggio di quelli elvetici la prima grande conferenza internazionale. Complessivamente presero parte ad essa 38 delegati di undici paesi (68). Dalla Germania arrivarono dieci delegati: sette appartenevano alla corrente di sinistra del Centro e seguivano la direzione di Ledebour e Adolf Hoffmann; due appartenevano al «Gruppo Internazionale»; il terzo era Julian Borchardt, l’editore di «Raggi di luce», che dal 1914 combatteva la politica di guerra ed aveva collaborato da vicino con Radek e la sinistra olandese di Pannekoek (69). Lenin ricevette per il suo programma di trasformazione della guerra imperialista in una guerra civile, per la sconfitta del proprio governo imperialista, e l’organizzazione della III Internazionale, soltanto sette voti su trenta. Dei rappresentanti tedeschi soltanto Borchardt votò per lui (70). Il «gruppo internazionale» non si schierò con lui. Ci si accordò su un appello che sottolineasse fortemente il carattere imperialistico della guerra e il tradimento di quei socialdemocratici che avevano votato i crediti di guerra e che esortasse gli operai alla lotta di classe per una pace senza annessioni. Rosenberg richiama l’attenzione sul fatto che ancora in una lettera di Spartaco nel 1915 Lenin e il suo punto di vista venisse citato con una sola proposizione, e questo perché gli stessi spartachisti consideravano i bolscevichi come una insignificante minoranza nell’area dell’opposizione internazionale (71)”” [Ossip K. Flechtheim, ‘Il partito comunista tedesco (Kpd) nel periodo della Repubblica di Weimar’, Milano, 1970] [(66) “”Storia illustrata…””, p. 134; il testo completo in Frölich, «10 anni…», p. 222-224; (67) “”Storia del KPSU””, p. 200; (68) Präger, “”Storia del Partito socialdemocratico tedesco indipendente, USPD””, p. 82, e Grossmann in “”Dizionario dell’economia politica””, II, p. 439; (69) Rosenberg, “”Storia del bolscevismo””, p. 79, intorno a Borchardt cfr. Frölich, «10 anni…», p. 147; (70) Rosenberg, op. cit., p. 80; (71) Rosenberg, op. cit., p. 81] (pag 111-112) I bolscevichi veniva considerati in Germania un’insignificante minoranza”,”MGEK-001-FV” “FLECHTHEIM Ossip K.”,”Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht.”,”””(…) davanti a tale rara combinazione di valore fisico e spirituale, di certo non esagera Franz Pfemfert quando afferma pieno di ammirazione: «Facendo un confronto tra tutte le rivoluzioni della storia, quella russa inclusa, non vi è mai stato un combattente che unisse in sé una tale quantità di energia, così tanto dinamismo, fervore e abnegazione come Karl Liebknecht, fino al momento in cui dei sicari lo uccisero. Egli era l’entusiasmo, era il respiro, era la pienezza, era la coscienza. La lotta accresceva ogni ora la sua esaltazione. Invero, in quelle settimane, egli visse cento vite. E le sacrificò tutte» (22)”” (pag 115) (22) F. Pfemfert, “”Introduzione”” a Karl Liebknecht, ‘Politische Aufzeichnungen aus seinem Nachlaß’, Berlin, 1921, p. X Socialismo o barbarie “”Se fino al 1914 Rosa Luxemburg aveva creduto nell’avvento ineluttabile del socialismo, nella ‘Junius-Broschüre’ essa formula una ben diversa alternativa: «verso il socialismo o regresso alla barbarie». Se il proletariato non getterà sul piatto della bilancia la propria rivoluzionaria volontà di combattere, la vittoria dell’imperialismo implicherà il «crollo di tutta la civiltà, come nell’antica Roma» (49)”” (pag 58) (49) R. Luxemburg, La crisi della socialdemocrazia, cit., p. 447″,”LIEK-001-FF” “FLECHTHEIM Ossip K. LOHMANN Hans-Martin; a cura di Giovanni SGRO'”,”Marx. Parte prima. Teorico della lotta di classe e della rivoluzione (O.K. Flechtheim); Parte seconda. Critico dell’economia politica (H.M. Lohmann).”,”I. Proletari, borghesi e rivoluzionari: i tratti di un’epoca; II. Merce, denaro e plusvalore: i tratti di un modo di produzione. O.K. Flechtheim (1908-1998), laurea in giurisprudenza e scienze politiche, dottorato in diritto referendario a Colonia, nel 1933 viene licenziato per motivi politici e “”razziali””. Nel 1935 viene arrestato ed emigra. Docente e professore presso varie nordamericane… H.M. Lohmann (1944) laurea in scienze politiche germanistica e filosofia. Redattore della rivista Psyche… “”Non è trascorso ancora molto tempo dall’epoca in cui i profeti Marx ed Engels non godevano nella loro patria di grande considerazione. Durante la Repubblica di Weimar, invece, si trovarono entrambi al centro di accese controversie politiche e culturali, tanto che, ad esempio, nel 1922 un Thomas Mann poteva richiedere un confronto tra Marx e Hölderlin. (…)”” (introduzione)”,”MADS-783″ “FLECHTHEIM Ossip K.”,”Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht”,”Presentare una sintesi criticaq di un simile pensiero non è impresa facile. Ci prova in questa occasione Ossip Flechtheim, forte della sua mole di studi sull’argomento, tra i quali vanno qui ricordate le più recenti edizioni tedesche delle opere della Luxemburg e di Liebknecht.”,”LIEK-010-FL” “FLEISCHER Helmut”,”Marxismo e storia.”,”L’A è nato a Unterrodach nel 1927. Ha studiato filosofia, storia e psicologia a Erlangen e si è laureato nel 1955 con una tesi su Nicolai HARTMANN. Dal 1963 è Prof presso l’Osteuropa-Institut della Libera Università di Berlino.”,”MADS-072 STOx-040″ “FLEISCHER Helmut”,”Lenin e la filosofia.”,”FLEISCHER Helmut “”L’ampliarsi della concezione materialistica, originariamente riferita al “”mondo dell’uomo”” storico-sociale, in una vasta e comprensiva cosmologia materialistica è strettamente collegato all’opera di Engels degli anni settanta. Egli stesso ha così esposto l’ipotesi di lavoro in base alla quale si orientava allora il suo pensiero: “”Va da sé che in questa mia ricapitolazione della matematica e delle scienze naturali si trattava di convincere me stesso, anche nei particolari singoli – cosa della quale, su un piano generale, per me non c’era nessun dubbio – che nella natura sono operanti, nell’intrico degli innumerevoli cambiamenti, quelle stesse leggi dialettiche del movimento che anche nella storia dominano l’apparente accidentalità degli avvenimenti; quelle stesse leggi che, costituendo del pari il filo conduttore della storia dello sviluppo del pensiero umano, divengono gradualmente note agli uomini che pensano; leggi che per la prima volta furono sviluppate da Hegel in maniera comprensiva, ma in forma mistificata, e che è stato uno dei nostri intenti liberare da questa forma mistica e rendere chiaramente comprensibili in tutta la loro semplicità e universale validità (2)”””” (pag 780) [Helmut Fleischer, Lenin e la filosofia, (in) ‘Annali Feltrinelli (1973), Milano, 1974] [(2) Friedrich Engels, Antidühring, Berlin, 1956-67, vol. 20, trad. it., Roma, 1950 p. 15] “”L’osservazione che nell’esistenza della società vi sono sempre numerosi elementi di cui molti individui, o anche tutti, non prendono coscienza viene generalizzata (o “”totalizzata””) da Lenin nel senso che l’essere sociale è in genere indipendente dalla ‘coscienza sociale’ degli uomini; e qui egli vede specificato il rapporto fondamentale fra materia e coscienza: “”Il materialismo in generale riconosce la realtà obiettiva dell’essere (materia) indipendentemente dalla coscienza, dalla sensazione, dall’esperienza, ecc. dell’umanità. Il materialismo storico riconosce che l’essere sociale è indipendente dalla coscienza sociale dell’umanità. Nell’un caso e nell’altro, la coscienza è soltanto il riflesso dell’essere e, nel migliore dei casi, un riflesso approssimativamente giusto (adeguato, idealmente esatto)”” (43). Per illustrare questa situazione Lenin ricorre all’esempio di un contadino i cui prodotti esercitano sul mercato mondiale un effetto del quale egli a priori non ha coscienza, e ne trae queste conclusioni generali: “”Il fatto che voi vivete e svolgete un’attività economica, generate dei figli e fabbricate prodotti e li scambiate, dà origine a una catena di eventi obiettivamente necessaria, a una catena di sviluppi che è indipendente dalla vostra coscienza ‘sociale’ e che la vostra coscienza non abbraccia mai interamente””. Particolare interesse offrono le tesi successive, che da queste premesse fanno derivare un compito per l’umanità: “”Il compito supremo dell’umanità è di cogliere questa logica obiettiva dell’evoluzione economica (dell’evoluzione dell’essere sociale) nei suoi tratti generali e fondamentali allo scopo di adattare ‘ad essa’, nel modo più netto, più chiaro, più critico possibile, la propria coscienza sociale e la coscienza delle classi avanzate di tutti i paesi capitalistici”” (44). Da questo punto risulta che anche la consapevole azione del rivoluzionario socialista viene interpretata, in termini delle teoria del riflesso, come un comportamento di ‘adattamento’ (con l’aggiunta non meglio specificata “”il più possibile critico””): adattamento a una logica obiettiva dello sviluppo che emerge bensì da azioni umane precedenti, ma ora si pone come già data.”” (pag 795) [Helmut Fleischer, Lenin e la filosofia, Annali Feltrinelli 1973, Milano, 1974] [(43) Lenin, Materialismo e empiriocriticismo, cit., pp 317-18; (44) idem, pp. 320]”,”LENS-253″ “FLEISHMAN Lazar”,”Boris Pasternak.”,”Lazar Fleishman insegna Letteratura russa all’Università di Stanford. Boris Pasternak nacque il 29 gennaio 1890 (secondo il vecchio calendario) e trscorse quasi tutta la sua vita a Mosca. Negli ultimi anni di vita Pasternak fu considerato dai suoi contemporanei un relitto, una delle ultime incarnazioni viventi della tradizione culturale moscovita dell’Ottocento. Il padre Leonid Osipovic nacque a Odessa nel 1862 in ua povera famiglia ebrea. Per quanto riguarda l’istruzione e la cultura, gli ebrei di Odessa erano a un livello superiore rispetto agli ebrei di altre aree della Russia. Nel 1894 Pasternak fu invitato a insegnare alla Scuola di Pittura, Scultura e Architettura di Mosca. Pasternak insegnò alla scuola un quarto di secolo fino al 1918.”,”BIOx-049-FL” “FLEITES Alex PADURA FUENTES Leonardo”,”Sentieri di Cuba. Viaggio nella cultura, nelle tradizioni, nei personaggi.”,”Alex Fleites è critico teatrale, giornalista e sceneggiatore. Padura Fuentes è autore di romanzi e saggi.”,”AMLx-001-FMP” “FLENLEY Ralph SPENCER Robert”,”Storia della Germania dalla Riforma ai nostri giorni. Con l’aggiunta di due capitoli (XIII XIV) a cura di Robert SPENCER.”,”FLENLEY, nato nel 1886 a Liverpool, insegnò dal 1911 al 1926 nelle università canadesi. I suoi numerosi studi gli hanno fatto meritare la fama di una delle maggiori autorità in fatto di storia tedesca. A quest’opera ha collaborato il Prof Robert SPENCER, Univ di Toronto, al quale si devono i capitoli sulla 2° GM e sul periodo post-bellico.”,”GERx-040″ “FLETCHER Ian”,”Salamanca 1812. Wellington schiaccia Marmont.”,”In seguito alla schiacciante vittoria di Salamanca, stando a quanto dice Foy, la figura di Wellington in Europa era ormai assunta al livello di quella di Malborough (il maggiore stratega inglese del XVIII secolo, protagonista della guerra di successione in Fiandra), ma era stato etichettato come comandante dalla mentalità puramente difensiva. In effetti l’ unico vero insuccesso della campagna Wellington lo subì nel condurre operazioni di assedio.”,”FRAN-047″ “FLETT Keith RENTON David autori BUDD Adrian LESLIE Esther ALEXANDER Anne STROUTHOUS Andrew NEWSINGER John BIRCHALL Ian EALHAM Chris ABSE Tobias PAVIER Barry HAYNES Michael MORELLI Carlo HARMAN Chris, contributors”,”The Twentieth Century. A Century of Wars and Revolutions?”,”David Renton has taught at Rhodes University, South Africa and is a history lecturer at Edge Hill College. His recent books include Fascism: Theory and Practice and Fascism and Anti-Fascism in Britain in the 1940s. Keith Flett is an active socialist and trade unionist who convenes the socialist history seminar at the Institute of Historical Research, University of London. He has published numerous articles and pamphlets on nineteenth and twentieth century British labour history and is a wellknown contributor to debates in journals and British newspapers. Tobias Abse is a lecturer in Modern European history at Goldsmiths’ College, University of London and author of Sovversivi e fascisti a Livorno: Lotta politica e sociale (1918-1922). Anne Alexander is a low-paid worker in the National Health Service. Elsewhere she has written about the history of Egypt and the Sudan. She is a member of the Socialist Workers’ Party. Ian Birchall is an independent socialist historian and has written on Babeuf and Sartre (forthcoming), and translated Rosmer and Serge. Adrian Budd teaches at South Bank University, London, and is on the editorial board of the journal Contemporary Politics. Chris Ealham teaches Spanish history in the School of European Studies at Cardiff University. He is the author of several articles on labour and social protest in Spain. Chris Harman is the editor of Socialist Worker. He has published several works of history and economic theory, the most recent of which was A People’s History of the World. Michael Haynes teaches economic history at the University of Wolverhampton. His published work includes a biography of Bukharin and several major articles on Eastern Europe for International Socialism Journal. Esther Leslie lectures in English and Humanities at Birkbeck College, University of London. She has had articles published in Historical Materialism, Revolutionary History and New Left Review. Carlo Morelli teaches economic history at the University of Dundee. John Newsinger lecturesin history at Bath Spa University College. His most recent books are Orwell’s Politics and The Dredd Phenomenon. Barry Pavier is a lecturer at Bradford College. His next book, South Asia in the Era of Capitalism, will be published in 2000. Andrew Strouthous is a lecturer in history at Colchester Institute and the Open University. He recently published US Labor and Political Action 1918-24.”,”STOU-036-FL” “FLEURY Ed.”,”Babeuf et le socialisme en 1796.”,”””Non più proprietà individuale delle terre”” dice Babeuf “” la terra non è di nessuno””. Noi reclamiamo, noi vogliamo il godimento comune dei frutti della terra.”” E pone il secondo assioma: “”I frutti sono di tutto il mondo””. Noi dichiariamo di non poter soffrire più che la grande maggioranza degli uomini lavori e sudi al servizio e per il piacere dell’ estrema minoranza. Per troppo tempo, meno di un milione di individui dispone di ciò che appartiene a più di venti milioni di loro simili, di loro eguali!. Che cessi infine questo grande scandalo a cui i nostri nipoti non vorranno credere! Sbarazzatevi infine, della rivoltante distinzione tra ricchi e poveri, tra grandi e piccoli, di maestri e di valletti, di governanti e governati! Che non ci sia più differenza tra gli uomini di qualsiasi età e qualsiasi sesso! Poiché tutti hanno gli stessi bisogni e le stesse facoltà, che non ci sia più che una sola educazione e un solo nutrimento””. (pag 110-111)”,”SOCU-121″ “FLICHY Patrice”,”L’industria dell’immaginario. Per un’analisi economica dei media.”,”Patrice Flichy economista e sociologo, è consulente del Ministero della Cultura francese.”,”EDIx-207″ “FLICHY Patrice”,”Les industries de l’imaginaire. Pour une analyse économique des médias.”,”Patrice Flichy economista e sociologo, è consulente del Ministero della Cultura francese. Dal fonografo a videodisco…”,”EDIx-211″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume II. Il Quattrocento e il primo Cinquecento.”,”””Certo è che nel corso del Ciquecento al Machiavelli gli scrittori politici e gli storici ergono come rivale Cornelio Tacito, ma si direbbe che essi leggano in Tacito i precetti di Machiavelli. Tiberio tiranno, dalle pagine dello storico latino, insegna i suoi accorgimenti nella esperienza che già idealizzò il Valentino. Tacito, storico dell’impero, occupa ormai il luogo che già occupò Livio, storico della repubblica; ma nell’interpretazione di Tacito i nuovi scrittori di politica e di storia recano anche la gran lezione che il Machiavelli trasse dalle Deche di Livio”” (pag 462)”,”ITAG-229″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume III. Il secondo Cinquecento e il Seicento.”,”””Anche la sua teoria dell’etica il Campanella contempla con quell’affetto che la rende atta a tradursi in vergini forme poetiche. La morale campanelliana non cerca il suo fondamento nella ricompensa o nella pena che l’anima avrà nella vita futura: ma, approfondendo un principio che fu del Rinascimento, prelude a Spinoza e a Kant nell’asserire che la virtù per se stessa è ricompensa all’uomo e per se stessa la fa beato. Per Campanella la libertà non è arbitrio, ma, come s’è visto, è il porsi in armonia con la legge dell’universo: ed egli si adegua a quel pensiero del Pomponazzi in cui ribalenava l’antica morale stoica: “”Premio essenziale della virtù è la virtù stessa che rende felice l’uomo”””” (pag 193)”,”ITAG-230″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume IV. Il Settecento e il primo Ottocento.”,”L’epoca di Foscolo. “”Sull’Europa era pur caduta un’angoscia che, preannunziata già innanzi, rendeva ora pensosi, dopo la rivoluzione francese, tutti gli spiriti più colti e severi: la perdita di quell’equilibrio dell’umano sentimento che, vivendo la vita terrena come un dolente pellegrinaggio, attendeva una seconda vita, e nell’immortalità dell’anima, il regno della giustizia e della beatitudine. Quale fu il primo giorno in cui la mente umana si vestì a lutto per aver perduto la speranza di un miglior mondo celeste, e, se non il senso del divino, certo il sentimento del Dio dei padri?”” (pag 231-232)”,”ITAG-231″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume V. Il secondo Ottocento e il Novecento.”,”De-Roberto. “”Manca ai ‘Vicerè’ il tono morale che sa conoscere e patire l’inevitabile urto del bene e del male, giacché l’autore sembra non sentire neppure l’alternativa, rassegnato e talora perfino dispettosamente compiaciuto alla sola presenza di ciò che è arbitrio, violenza, viltà, ipocrisia. Ma nel fatto, se il suo occhio insiste su una turpe realtà, egli, senza pur dirlo e magari affettando la superiorità scettica e cinica di chi sa che non ne esiste un’altra, guarda con l’animo di un deluso e perciò ironico moralista, nella cui intelligenza, se non nell’attivo desiderio e amore verso la vita, ogni giudizio si forma sulle premesse di una morale e di un dover essere che gli uomini non attuano e non attueranno mai.”” (pag 400)”,”ITAG-232″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume I. Dal Medio Evo alla fine del Quattrocento.”,”Dante. “”Il 1310 è l’anno della grande speranza: il liberatore, il re della pace, Arrigo VII discende in Italia. Al tempo che segue quella discesa par da riportare il trattato politico ‘Monarchia’, polemica intorno alla necessità dell’Impero e alla sua indipendenza politica (non religiosa) dal Papato. Ma l’impresa di Arrigo, presto divenuta partigiana e ghibellina come per una forza ineluttabile, s’infrange contro l’opposizione di Firenze e di Roberto d’Angiò, re di Napoli. E quando Firenze decreta l’amnistia per i fuorusciti, escluderà Dante per aver consigliato ad Arrigo di punire la città ribelle””. (pag 135)”,”ITAG-233″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume II. Parte I. Il Cinquecento.”,”””Parrebbe che il Machiavelli argomentasse così: poiché gli uomini generalmente sono malvagi (“”ingrati, volubili, simulatori e dissimulatori, fuggitori de’ pericoli, cupidi di guadagno””), il Principe, dunque, per soggiogarli dev’essere più malvagio dei rivali e dei sudditi”” (pag 176)”,”ITAG-234″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume II. Parte II. Il Seicento e il Settecento.”,”””Campanella si volge a tutte le nazioni: si presenta come vate e profeta e liberatore: ‘Io nacqui a debellar tre mali estremi: Tirannide, sofismi, ipocrisia’. Sono i tre gran mali ai quali sottostanno carestie, guerre, pesti, invidia, inganno, ingiustizia, lussuria, accidia, sdegno: i tre mali che ha radice e fomento nel cieco amor proprio, figlio d’ignoranza (…)”” (pag 585) “”Egli insegna che il sapere è gran fortuna: possesso più grande dell’avere”” (pag 585)”,”ITAG-235″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume III. Parte I. L’Ottocento”,”Leopardi. Zibaldone. “”Meno convincenti, ma tuttavia stimolanti sono quei giudizi in cui afferma, ad esempio, che Orazio non è poeta lirico se non per lo stile, o che il Petrarca (il semplice, misurato, castigato Petrarca di cui egli parla altra volta) spetta piuttosto all’elegia che alla lirica; o che Galileo non fu scrittore elegante; o che il Chiabrera con più studio poteva essere il Pindaro italiano, o che il Bartoli è il Dante della prosa italiana, che è forse il giudizio più prodigo che mai pronunziasse il Leopardi: o, infine, che la poesia del ‘Don Chisciotte’ (come il Mariana aveva scritto) spargendo il ridicolo sulle forti illusioni fu causa dell’indebolimento del valore spagnuolo: che è giudizio inaccettabile, e mostra come neppure il Leopardi avesse intesa la poetica aria del poema di prosa di Michele Cervantes”” (pag 150-151)”,”ITAG-236″ “FLORA Francesco a cura, scritti di Luciano NICASTRO”,”Storia della letteratura Italiana. Volume III. Parte II. Il Novecento.”,”Dino Campana dopo aver frequentato i corsi di chimica all’Università di Bologna (ove fu “”sovversivo, anarcoide, imperialista, violento e tenero al tempo stesso (…) abbandonò gli studi e per brama di poesia e di vita libera si fece nomade. Lavorò come operaio a Marsiglia, traversò i mari, navigò nei transatlantici in qualità di servitore di stiva e si recò ad Amborgo, a Dover, a Liverpool, a Montevideo. (…). Nelle sue peregrinazioni aveva imparato il francese, l’inglese, lo spagnolo, lo slavo e, quando parlava la nostra lingua, pareva la distrigasse lentamente da quegli idiomi stranieri dei quali aveva sicura padronanza. (…) Campana collaborò a ‘Lacerba’, alla ‘Voce’ e alla ‘Riviera ligure’.”” (pag 715)”,”ITAG-237″ “FLORA Peter HEIDENHEIMER Arnold J. a cura, contributi di KUDRLE Robert T. MARMOR Theodore R. ALBER Jens KRAUS Franz KOHL Jürgen WILENSKY Harold L. HECLO Hugh”,”Lo sviluppo del Welfare State in Europa e in America.”,”Peter Flora è professore di Sociologia nell’Università di Colonia e nell’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Autore di numerosi saggi e volumi sulla modernizzazione e sul welfare state, ha diretto il progetto Hiwed (Historical Indicators of Western European Democracies). Arnold J. Heidenheimer, dopo essere stato Visiting Professor nelle università di Berlino, Bergen, Londra e Stoccolma, è ora professore di scienza politica nella Washington University di St. Louis. Gli autori dei saggi raccolti in questo volume, economisti, politologi, sociologi e storici, offrono uno studio interdisciplinare, comparato e storico dei Walfare States occidentali e cercano di collegare la loro dinamica storica e i loro problemi contemporanei in una prospettiva internazionale.”,”EURE-021-FL” “FLORA Francesco”,”Storia della Letteratura italiana. Volume quarto. Il Settecento e il primo Ottocento.”,”In Francesco Flora – nato a Colle Sannita nel 1891, morto a Bologna nel 1962 – si combinarono felicemente le varie doti del critico militante, del filologo rigoroso, dell’uomo civilmente impegnato, dello scrittore creativo. L’opera critica che gli diete la prima fama fu il saggio Dal romanticismo al futurismo, pubblicato nel 1921. Quando le condizioni della vita italiana misero in discussione i principi di libertà, Flora assunse le sue responsabilità civili: fu redattore-capo della Critica di Croce, la rivista che riuscì a svolgere durante il fascismo un’importante opera di opposizione ideologica e di educazione morale. Nel 1949 ottenne la cattedra di letteratura italiana all’Università Bocconi di Milano, poi nel 1952 passò all’Università di Bologna, sulla cattedra che era stata di Carducci.”,”ITAB-030-FL” “FLORA Francesco”,”Storia della Letteratura italiana. Volume quinto. Il secondo Ottocento e il Novecento.”,”In Francesco Flora – nato a Colle Sannita nel 1891, morto a Bologna nel 1962 – si combinarono felicemente le varie doti del critico militante, del filologo rigoroso, dell’uomo civilmente impegnato, dello scrittore creativo. L’opera critica che gli diete la prima fama fu il saggio Dal romanticismo al futurismo, pubblicato nel 1921. Quando le condizioni della vita italiana misero in discussione i principi di libertà, Flora assunse le sue responsabilità civili: fu redattore-capo della Critica di Croce, la rivista che riuscì a svolgere durante il fascismo un’importante opera di opposizione ideologica e di educazione morale. Nel 1949 ottenne la cattedra di letteratura italiana all’Università Bocconi di Milano, poi nel 1952 passò all’Università di Bologna, sulla cattedra che era stata di Carducci.”,”ITAB-031-FL” “FLORENSKIJ Pavel, a cura di Elémire ZOLLA”,”Le porte regali. Saggio sull’icona.”,”Pavel Aleksandrovic Florenskij (1882-1943?), fisico, matematico e poeta, filosofo e teologo geniale, autore di una teodicea ortodossa in dodici lettere, intitolata La Colonna e il fondamento della verità e apparsa nel 1914. Membro autorevole e fedele della Chiesa ortodossa, continuò con grande coraggio il suo insegnamento di fisica e matematica all’Università di Mosca sotto i Soviet, finchè venne deportato e morì in un campo di concentramento, probabilmente nel 1943, o forse anche prima.”,”RUSx-220-FL” “FLORES Marcello SPARAGNA Vincenzo a cura; AGOSTI A. COLLOTTI E. CORVISIERI S. DE CLEMENTI A. LOA L. LEONETTI A. LOMBARDI R. MASI E. PAVONE C. RANZATO G. ROVIDA G. TERRACINI U.”,”Dopo l’ Ottobre. La questione del governo. Il movimento operaio tra riformismo e rivoluzione.”,”La rivoluzione tedesca SPD e spartachismo fondazione KPD esperienze Monaco, svolta 3° Congresso IC Internazionale Comunista, PCd’I e 5° Congresso IC, Q fascismo Tesi su situazione italiana Gramsci, rivoluzione cinese ruolo PCC, Q Fronti popolari Francia e Spagna, resistenza e unità nazionale”,”INTT-008 MGER-015″ “FLORES Marcello GALLERANO Nicola”,”Introduzione alla storia contemporanea.”,”M. FLORES è docente di storia dell’Europa orientale all’Univ degli Studi di Siena. Fra i suoi lavori più recenti: ‘L’immagine dell’ URSS. L’Occidente e la Russia di Stalin’ (IL SAGGIATORE. 1990), e in collaborazione con GALLERANO ‘Sul PCI. Un’interpretazione storica’ (MULINO. 1992). E’ membro della direzione della rivista ‘I viaggi di Erodoto’ e di ‘Linea d’ombra’. N. GALLERANO è docente di storia dell’IT contemporanea all’Univ di Siena. Ha pubblicato in collaborazione con FLORES il volume sopra riportato. Ha curato il volume ‘L’uso pubblico della storia’, (Franco ANGELI. 1994). E’ P dell’ IRSIFAR (Istituto romano per la storia d’IT dal fascismo alla resistenza) e fa parte della direzione di ‘Passato e presente’ e de ‘I viaggi di Erodoto’.”,”STOx-029″ “FLORES Marcello”,”L’ immagine dell’ URSS. L’ Occidente e la Russia di Stalin 1927-1956.”,”FLORES (Padova 1945) insegna storia dei partiti e mov pol all’Univ di Trieste. Autore di numerosi saggi sul movimento operaio italiano e internazionale si è pure occupato di storia delle istituzioni e del rapporto tra storia e mass media. Fa parte della redazione di ‘Movimento operaio e socialista’, e collabora a ‘Linea d’ombra’ e a ‘Cronache filmate del XX secolo’. Tra i suoi ultimi lavori: -Governo e potere nel periodo transitorio, in ‘Gli anni della costituente, MI. 1983 -Storia e falsificazione filmica in ‘La cinepresa e la storia’ (ivi 1985) -Il mito dell’URss, in ‘L’ estetica della politica. Europa ed America negli anni Trenta’, ROMA. 1989.”,”RUST-034″ “FLORES Marcello a cura; saggi di Zygmunt BAUMAN Ulrich HERBERT Claudio PAVONE Tzvetan TODOROV Victor ZASLAVSKY Nikita OCHOTIN Nikita PETROV Andrzej PACZKOWSKI Alain BROSSAT Mariuccia SALVATI Valerio MARCHETTI Francesco M. CATALUCCIO Enzo TRAVERSO Marcello FLORES David BIDUSSA Maurizio BETTINI Steven LUKES”,”Nazismo fascismo comunismo. Totalitarismi a confronto.”,”Saggi di Zygmunt BAUMAN, Ulrich HERBERT (Nazismo-Stalinismo), Claudio PAVONE (Fascismo e dittature), Tzvetan TODOROV, Victor ZASLAVSKY (Esperienza sovietica), Nikita OCHOTIN (Memoria del Gulag), Nikita PETROV (Il cechista e il secondino), Andrzej PACZKOWSKI (Apparati di sicurezza, stampa, sistema di terrore: Polonia 1944-1956), Alain BROSSAT, Mariuccia SALVATI (Hannah ARENDT e la storia del Novecento), Valerio MARCHETTI (Resistenza ebraica, antisemitismo, totalitarismo), Francesco M. CATALUCCIO (Lager e gulag in Primo Levi), Enzo TRAVERSO (Auschwitz), Marcello FLORES, David BIDUSSA (La mentalità totalitaria), Maurizio BETTINI (Le parole dell’autorità e la costruzione linguistica del leader), Steven LUKES (Potere e complicità)”,”GERS-011″ “FLORES Marcello GORI Francesca a cura; saggi di Ewa BERARD, John BARBER, Alexis BERELOWITCH, Francesco M. CATALUCCIO, Robert V. DANIELS, John P. DIGGINS, Antonio ELORZA, Francois FEJTO, Sheila FITZPATRICK, Marcello FLORES, Andrea GRAZIOSI, Dieter GROH, Len KARPINSKIJ, Annie KRIEGEL, Moshe LEWIN, Robert H. McNEAL, Antonio MOSCATO, Michela NACCI, Andras NAGY, Alec NOVE, Andrea PANACCIONE, Giorgio PETRACCHI, Michel REIMAN, Vittorio STRADA, Victor ZASLAVSKY”,”Il mito dell’ URSS. La cultura occidentale e l’ Unione Sovietica.”,”Atti del Convegno internazionale patrocinato dal Comune di Cortona, dalla Regione Toscana e dalla Lega Nazionale Cooperative e Mutue. Comitato regionale toscano (Cortona, 7-8 aprile 1989). Saggi di Ewa BERARD, John BARBER, Alexis BERELOWITCH, Francesco M. CATALUCCIO, Robert V. DANIELS, John P. DIGGINS, Antonio ELORZA, Francois FEJTO, Sheila FITZPATRICK, Marcello FLORES, Andrea GRAZIOSI, Dieter GROH, Len KARPINSKIJ, Annie KRIEGEL, Moshe LEWIN, Robert H. McNEAL, Antonio MOSCATO, Michela NACCI, Andras NAGY, Alec NOVE, Andrea PANACCIONE, Giorgio PETRACCHI, Michel REIMAN, Vittorio STRADA, Victor ZASLAVSKY.”,”RUST-049″ “FLORES Marcello GORI Francesca a cura; scritti di Lev RAZGON; Centro Studi Memorial; Victor ZASLAVSKY Giovanni GOZZINI Michail B. SMIRNOV Sergej P. SIGACEV Dmitrij V. SKAPOV Mauro MARTINI Marcello FLORES”,”GULag. Il sistema dei lager in URSS.”,”scritti di Lev RAZGON; Centro Studi Memorial; Victor ZASLAVSKY Giovanni GOZZINI Michail B. SMIRNOV Sergej P. SIGACEV Dmitrij V. SKAPOV Mauro MARTINI Marcello FLORES”,”RUSS-102″ “FLORES Marcello”,”Tutta la violenza di un secolo.”,”FLORES Marcello (Padova, 1945) insegna storia contemporanea e storia comparata alla facoltà di lettere dell’ Università di Siena, dove dirige anche il Master Human Rights and Humanitarian Action. Ha scritto varie opere (v. retroc.) Rapporto guerra – genocidio. “”Ci sono immagini fotografiche delle vittime del bombardamento di Dresda, avvenuto il 13 febbraio 1945, in cui se non fosse per i corpi vestiti e meno scheletrici si potrebbe pensare di stare osservando una fotografia scattata ad Auschwitz o in un altro dei campi di sterminio nazisti. Fra i trentacinquemila e i centocinquantamila morti in due giorni – secondo stime che ancora oggi fanno discutere – furono il risultato delle bombe incendiarie sganciate da settecento bombardieri inglesi e cinquecento americani sulla città medievale che era stata fino ad allora risparmiata dagli attacchi aerei. Un mese dopo Wiston Churchill decise di rivedere la politica del “”terror bombing”” sulle città tedesche e raccomandò al comandante dell’ aviazione di concentrarsi sugli obiettivi militari, per evitare di conquistare un paese completamente distrutto. Il bombardamento di Dresda è ancora oggi il simbolo della violenza eccessiva e immotivata di chi sta combattendo una guerra giusta, ed è un’esperienza sottoposta a continue discussioni e approfondimenti, dal terreno strategico a quello morale. I risultati pratici, dal punto di vista militare, dei bombardamenti aerei su popolazioni e abitazioni civili, era ormai risaputo che fosse vicino allo zero: era stato così nel corso della Battaglia d’ Inghilterra, quando erano stati i bombardieri della Luftwaffe a cercare di fiaccare il morale della popolazione con i bombardamenti di Londra e Coventry. Sono essi, nel corso del conflitto, i risponsabili della morte di milioni di civili non impegnati direttamente in guerra. (…) Non è solo e tanto il maggiore coinvolgimento dei civili nel conflitto, la mortalità crescente di cui sono vittime (più della metà), l’ allargamento del teatro del conflitto all’ insieme del territorio nemico; è piuttosto l’ equiparazione e la perdita di distinzione tra militari e civili, l’ individuare l’ intera società avversaria come nemico da distruggere a rendere bersaglio privilegiato per la vittoria militare proprio la popolazione civile. (…)””. (pag 60)”,”TEMx-038″ “FLORES Marcello”,”1917. La Rivoluzione.”,”Marcello FLORES (Padova, 1945) insegna Storia contemporanea e Storia comparata all’ università di Siena città nella quale è anche assessore alla cultura. “”Il fallimento del progetto di coalizione socialista – di cui Kamenev era stato il portavoce più combattivo – era coinciso con il fallimento della Conferenza democratica di metà settembre; e aveva permesso a Lenin di riproporre, questa volta con successo, l’ ipotesi di una insurrezione armata prima o a cavallo del Congresso dei soviet. Il comportamento della maggioranza menscevica e socialista rivoluzionaria nella giornata di apertura di quest’ultimo aveva reso più facile il definitivo accantonamento di ogni proposta di coalizione, sanzionato dalla violenza verbale di Trotsky e delle grida sguaiate dei delegati presenti. Una possibilità sembra emergere il 29 ottobre, con l’ ultimatum del sindacato dei ferrovieri (Vikzel) ai bolscevichi perché formino un governo insieme agli altri partiti socialisti, immediatamente appoggiato da centinaia di assemblee di fabbrica e di reggimento. Il ruolo strategico dei trasporti nell’ impedire a Kerenskij di tornare nella capitale con un esercito, e la difficoltà dei bolscevichi a Mosca di piegare la difesa degli allievi ufficiali e degli studenti fedeli al Governo provvisorio, sembrano premere nella direzione di una risposta positiva alle richieste di Vikzel. Lenin, pur contrario, decide di prendere tempo, e manda Kamenev a un primo incontro con gli altri partiti. In questa occasione, menscevichi e socialisti rivoluzionari ripropongono un atteggiamento pregiudiziale e ostile a ogni accordo coi bolscevichi, cui richiedono non solo la scarcerazione dei ministri arrestati ma anche di porre la guarnigione della capitale agli ordini della Duma, e di appoggiare un governo che comprendesse Kerenskij ma da cui fosse escluso Lenin. Il passare dei giorni è accompagnato dal successo dei bolscevichi nella battaglia di Mosca e dal fallimento dell’ offensiva di Kerenskij, abbandonato da tutti i comandanti militari con l’eccezione di Krasnov e delle sue compagnie di cosacchi. Su sollecitazione di Trotsky e di Lenin – che propone l’arresto come controrivoluzionari dei dirigenti del Vikzel – i bolscevichi vanno al successivo incontro con una piattaforma (il 75 per cento dei ministri, la chiusura dei giornali liberali), formulata appositamente per essere respinta. I colloqui terminano con un nulla di fatto il 6 novembre, due giorni dopo le dimissioni dal Comitato centrale dei cinque membri della minoranza (tra cui Kamenev e Zinoviev), pretese da Lenin con un ultimatum rivolto individualmente a tutti gli altri membri. Una loro lettera, sottoscritta da altri dirigenti bolscevichi e da un terzo dei commissari del popolo del governo di Lenin, che dichiara inconciliabile con la rivoluzione un governo formato soltanto da bolscevichi, rappresenta forse l’ ultima occasione di evitare la guerra civile.”” (pag 96-97-98)”,”RIRx-142″ “FLORES Marcello”,”Fronte popolare e Democrazia progressiva. La politica del PCI dal 1935 al 1946.”,”FLORES Marcello Togliatti da Mosca a Napoli. “”Il 13 marzo l’Unione Sovietica, riconosce – prima fra gli alleati – il governo Badoglio, cogliendo di sorpresa le diplomazie inglese e americana che reagiranno negativamente a questa iniziativa (…). Il riconoscimento dell’URSS fu dunque, oggettivamente, il primo passo della “”svolta di Salerno””. Il secondo fu l’arrivo di Togliatti a Napoli e la sua iniziativa politica di creare un governo di guerra senza preclusioni verso alcuna forza. Che tra questi due episodi ci sia stato un collegamento diretto (di “”ordine”” sovietico al capo comunista, per intendersi) o che ci sia stato solamente un “”rapporto dialettico””, come afferma Ragionieri (1) è in fondo di secondaria importanza rispetto al fatto che ambedue le iniziative proponevano di modificare abbastanza nettamente la linea del partito rispetto al problema centrale del rapporto con Badoglio e la monarchia”””,”PCIx-348″ “FLORES Marcello”,”Il genocidio degli armeni.”,”””E’ la guerra mondiale, come si è ripetuto più volte, a segnare una svolta, una cesura, un rimescolamento complessivo, una trasformazione radicale. Ipotizzare che la sua dinamica possa essere stata vista dai dirigenti del CUP (Comitato di Unione e Progresso, ndr) come un semplice susseguirsi di avvenimenti da cui cercare di trarre ogni possibile vantaggio, è un riconoscimento troppo grande alla loro statura di statisti e politici, alla loro capacità di non farsi travolgere e neppure influenzare dagli avvenimenti. In realtà, come si è visto in diverse occasioni, non solo all’interno del CUP le posizioni non sono sempre omogenee, coerenti e lineari; ma l’ambiguità degli atteggiamenti e delle proposte, lo stare in bilico – per esempio – tra desiderio di entrare in guerra e volontà di rimanerne fuori il più a lungo possibile, rappresenta proprio la risposta pragmatica e contingente agli avvenimenti della guerra che si succedono con una forza autonoma e devastante sulla volontà di tutti”” (pag 101-102)”,”TURx-003-FL” “FLORES Marcello GALLERANO Nicola”,”Introduzione alla storia contemporanea.”,”M. FLORES è docente di storia dell’Europa orientale all’Univ degli Studi di Siena. Fra i suoi lavori più recenti: ‘L’immagine dell’ URSS. L’Occidente e la Russia di Stalin’ (IL SAGGIATORE. 1990), e in collaborazione con GALLERANO ‘Sul PCI. Un’interpretazione storica’ (MULINO. 1992). E’ membro della direzione della rivista ‘I viaggi di Erodoto’ e di ‘Linea d’ombra’. N. GALLERANO è docente di storia dell’IT contemporanea all’Univ di Siena. Ha pubblicato in collaborazione con FLORES il volume sopra riportato. Ha curato il volume ‘L’uso pubblico della storia’, (Franco ANGELI. 1994). E’ P dell’ IRSIFAR (Istituto romano per la storia d’IT dal fascismo alla resistenza) e fa parte della direzione di ‘Passato e presente’ e de ‘I viaggi di Erodoto’. [La prima guerra mondiale. ‘Per un primo orientamento, si possono segnalare le antologie di M. Isnenghi, ‘La prima guerra mondiale’, Zanichelli, Bologna 1972 e A. Gibelli ‘La prima guerra mondiale’, Loescher, Torino, 1975, ricche di documenti e testimonianze dell’epoca: quella di Isnenghi contiene anche una selezione delle principali interpretazioni. I lavori più recenti di carattere generale sono quelli di A.J. P. Taylor, ‘Storia della prima guerra mondiale’, Vallecchi, Firenze, 1967, di M. Ferro, ‘La Grande Guerra’, Mursia, Milano, 1972, e di G. Hardach, ‘La prima guerra mondiale, 1914-1918’, Etas Libri, Milano, 1982. Con il primo ci troviamo di fronte a una trattazione rigorosamente evenemenziale e di grande limpidezza descrittiva, di taglio diplomatico-militare. Sospettoso di un’analisi delle responsabilità di tipo monocausale, Taylor respinge sia l’interpretazione marxista della guerra come prodotto inevitabile delle contraddizioni imperialiste, sia quella che la fa risalire al sistema di alleanze che aggregò e divise in campi contrapposti gli stati europei, sia quella che attribuisce alla spinta di un’opinione pubblica militarista nei diversi paesi la radice delle scelte dei leader politici e militari. La stessa, innegabile, corsa agli armamenti e il rafforzamento degli eserciti gli appare una condizione ma non una causa della guerra: i “”decisori”” volevano utilizzare ai propri fini la “”minaccia”” della guerra ma nella guerra si trovarono coinvolti loro malgrado, come degli apprendisti stregoni che nella peggiore delle ipotesi pensavano a conflitti limitati e non a un conflitto mondiale così distruttivo. Taylor sottolinea in ogni caso le responsabilità tedesche, dato il carattere offensivo della mobilitazione generale prevista e operata dal suo stato maggiore; quanto allo svolgimento della guerra, ne caratterizza gli aspetti più rilevanti come il risultato di un gigantesco stallo che costrinse, per almeno quattro anni, a una guerra di trincea logorante e priva di successi significativi per l’uno o l’altro schieramento. Ferro, allievo di Renouvin (lo storico delle relazioni internazionali) ma anche di Braudel, offre invece un’interpretazione basata sulla “”psicologia collettiva””, sulle correnti di opinione che hanno orientato e ‘forzato’ la situazione verso la guerra. Lo studio non è pertanto una storia di taglio diplomatico-militare e neppure prevalentemente politica: Ferro è soprattutto interessato a cogliere il significato e le aspirazioni degli uomini che la guerra vissero e alla guerra parteciparono, che la vollero e che la rifiutarono, e gli effetti di lungo periodo che la guerra stessa provocò. Partito da un’analisi delle fonti cinematografiche sul primo conflitto mondiale, Ferro restituisce un affresco talvolta troppo sommario ma tendenzialmente globale, sia per l’estensione geografica dell’analisi, sia per la pluralità delle tematiche affrontate. Esperienza della guerra, vita nelle trincee, dimensione tecnologica del conflitto, condizioni di vita, propaganda di guerra e contro la guerra, vicende e reazioni politiche trovano posto nella sua ricostruzione, che si conclude con un accenno agli esiti dell’intero processo; l’avvio di quella “”guerra civile europea”” che trasferisce sul terreno sociale, secondo Ferro, un conflitto nato sul terreno nazionale e statale. Il libro di Hardach è viceversa un saggio di storia economica, che assegna un valore fortemente periodizzante alla guerra. Benché ampiamente preparate e sperimentate nei decenni precedenti, le trasformazioni negli squilibri economici internazionali e alcune novità nella struttura stessa dei sistemi economici nazionali si accentuarono e diventarono irreversibili con la guerra. Tra le prime, Hardach sottolinea non solo il fatto noto del trasferimento della leadership economica al di fuori dell’Europa, verso gli Stati Uniti, ma la progressiva divaricazione tra paesi produttori di materie prime e paesi esportatori di beni e servizi, e il riprodursi attraverso e grazie alla guerra di nuove aggregazioni attorno ad alcuni poli decisivi per lo sviluppo del sistema economico mondiale. Quanto alle innovazioni strutturali dei sistemi economici nazionali, i nuovi compiti assunti dai diversi stati nazionali per una mobilitazione totalitaria delle risorse disponibili rafforzarono le tendenze verso forme sempre più pressanti di intervento delle strutture pubbliche in campo economico. Largo spazio viene anche assegnato da Hardach all’analisi dei fenomeni congiunturali ma di grande rilievo per una valutazione dei costi sociali della guerra: l’impoverimento delle popolazioni, misurato sui livelli sempre più declinanti dell’alimentazione, dei salari e in generale delle condizioni di vita e differenziato per grandi aree geografiche; (…)”” (pag 179-191)]”,”STOx-024-FL” “FLORES Marcello”,”Storia illustrata del Comunismo.”,”Marcello Flores (Padova 1945) è docente di Storia dell’Europa orientale presso l’Università degli Studi di Siena, fra i suoi lavori: L’immagine dell’URSS, L’Occidente e la Russia di Stalin, in collaborazione con Nicola Gallerano, Sul PCI, Un’interpretazione storica. É membro della direzione della rivista I viaggi di Erodoto e di Linea d’ombra.”,”FOTO-001-FL” “FLORES Marcello”,”L’immagine dell’URSS. L’Occidente e la Russia di Stalin (1927-1956).”,”Marcello Floris (Padova 1945) insegna Storia contemporanea e Storia e storia comparata all’Università di Siena, città della quale è anche Assessore alla Cultura. Tra i suoi ultimi libri: Il secolo-mondo, Tutta la violenza di un secolo e Il genocidio degli Armeni. La Rivoluzione novecentesca per eccellenza è ancora quella che si svolse a Pietrogrado tra il febbraio e l’ottobre 1917.”,”RUST-012-FL” “FLORES Marcello”,”Il secolo-mondo. Storia del Novecento.”,”Marcello Floris (Padova 1945) insegna Storia contemporanea e Storia e storia comparata all’Università di Siena, città della quale è anche Assessore alla Cultura. Tra i suoi ultimi libri: Il secolo-mondo, Tutta la violenza di un secolo e Il genocidio degli Armeni. La Rivoluzione novecentesca per eccellenza è ancora quella che si svolse a Pietrogrado tra il febbraio e l’ottobre 1917. Il volume contiene il capitolo: ‘La prima guerra mondiale’. La generazione perduta, Le responsabilità del conflitto, La grande carneficina”,”STOU-029-FL” “FLORES Marcello”,”Storia universale. Volume 20. Il XX secolo. [Il secolo-mondo. Storia del Novecento]”,”Prima guerra mondiale. Il volontariato in Inghilterra. Il 40% proveniente dalla classe media. “”Ovunque, tranne in Gran Bretagna e nei suoi ‘dominions’ la leva è obbligatoria. La campagna inglese di reclutamento volontario, resa famosa dal manifesto in cui lord Kitchener punta l’indice e invita perentoriamente a raggiungere l’esercito (3), coinvolge nel dicembre del 1914 un milione di persone, tra cui molti irlandesi. Un anno dopo il totale dei volontari arriva a due milioni e seicentomila coscritti, un quarto della popolazione maschile tra i diciotto e i quarant’anni. Un misto di senso del dovere e dell’avventura sembra prevalere nelle motivazioni generali; i volontari appartenenti alle classi medie raggiungono il 40%, contro il 30% di operai e circa altrettanti provenienti dalle campagne. Diversa è la distribuzione sociale negli eserciti di leva, che riflette in modo più equilibrato la stratificazione della popolazione. L’esercito tedesco, che in tempo di pace superava appena le ottocentomila unità, nel 1916 raggiunge ormai cinque milioni e mezzo di uomini, divisi in oltre duemila battaglioni di fanteria, cinquecento squadroni di cavalleria, duemila battaglioni d’artiglieria da campo e altrettanti di artiglieria leggera, seicento compagnie di genieri. Alla fine della guerra gli uomini impiegati in battaglia raggiungono i tredici milioni”” (pag 133) [Capilto 10. La prima guerra mondiale]. Nota (3): Il testo diceva: “”Britons wants You. Join your Country’s Army. God save the King”””,”STOU-121″ “FLORES Marcello”,”1917. La Rivoluzione.”,”Marcello Floris (Padova 1945) insegna Storia contemporanea e Storia e storia comparata all’Università di Siena, città della quale è anche Assessore alla Cultura. Tra i suoi ultimi libri: Il secolo-mondo, Tutta la violenza di un secolo e Il genocidio degli Armeni. La Rivoluzione novecentesca per eccellenza è ancora quella che si svolse a Pietrogrado tra il febbraio e l’ottobre 1917.”,”RIRx-027-FL” “FLORES Marcello”,”In terra non c’è il paradiso. Il racconto del comunismo.”,”Marcello Flores è nato a Padova nel 1945. Insegna storia dell’Europa orientale e storia delle relazioni internazionali all’Università di Siena. Dirige il supplemento ‘XX secolo’ della rivista ‘Storia e Dossier’. Fra i suoi libri: L’immagine della storia contemporanea, scritto con Nicola Gallerano; L’età del sospetto. I processi politici della guerra fredda.”,”RUSS-021-FL” “FLORES Marcello”,”Storia e politica nelle memorie di Jules Humbert-Droz.”,”Al 2° congresso dell’IC nel 1920 Humbert-Droz appoggia Bordiga nella richiesta di aggravare le condizioni di ammissione dell’Internazionale comunista e difende i 21 punti come strumento di centralizzazione (pag 65)”,”INTT-301″ “FLORES Marcello a cura, saggi di Zygmunt BAUMAN Ulrich HERBERT Claudio PAVONE Tzvetan TODOROV Victor ZASLAVSKY Nikita OCHOTIN Nikita PETROV Andrzej PACZKOWSKI Alain BROSSAT Mariuccia SALVATI Valerio MARCHETTI Francesco M. CATALUCCIO Enzo TRAVERSO David BIDUSSA Maurizio BETTINI Steven LUKES”,”Nazismo, fascismo, comunismo. Totalitarismi a confronto.”,”Marcello Flores è docente di Storia dell’Europa orientale e Storia delle relazioni internazionali all’Università degli Studi di Siena. Tra i suoi lavori: L’immagine dell’URSS, L’Occidente e la Russia di Stalin, L’età del sospetto, I processi politici della guerra fredda, In terra non c’è Paradiso, Il racconto del comunismo. Ha scritto con Nicola Gallerano, Introduzione alla storia contemporanea. Zygmunt Bauman. É docente di sociologia all’Università di Leeds (Gran Bretagna) dal 1971. In precedenza ha insegnato nelle Università di Varsavia e di Tel Aviv. Tra le sue opere: Memorie di classe, La decadenza degli intellettuali, Modernità ed Olocausto, Le sfide dell’etica. Ulrich Herbert. Insegna storia contemporanea all’Università di Freiburg. Tra il 1992 e il 1995 è stato direttore dell’Istituto di ricerca per la storia del nazionalsocialismo di Amburgo. Sue pubblicazioni: Fremdarbeiter: Politik und Praxis des ‘Ausländer-Einsatzes’ in der Kriegswirtschaft des Dritten Reiches, Geschichte der Ausländerbeschäftigung in Deutschland 1880 bis 1980, Europa und der ‘Reicheinsatz’ (a cura di), Arbeit, Volkstum, Weltanschauung, Best. Biographische Studien über Radikalismus, Weltanschauung und Vernunft 1903-1989. Claudio Pavone. Ha partecipato alla resistenza. Per molti anni funzionario degli Archivi di Stato, ha insegnato all’Università di Pisa come professore associato di storia contemporanea. Sue pubblicazioni: La continuità dello Stato. Istituzioni e uomini, Alle origini della Repubblica, I tempi della storia. Tzvetan Todorov. É nato a Sofia (Bulgaria) e ha completato gli studi a Parigi, dove attualmente risiede. Tra le sue opere: La letteratura fantastica, Teorie del simbolo, Di fronte all’estremo, Una tragedia vissuta, I formalisti russi, La conquista dell’America, Le morali della storia, Simbolismo e interpretazione, L’uomo spaesato. Victor Zaslavsky. É ordinario di sociologia politica all’Università Luiss di Roma. Ha insegnato nelle università di Leningrado, alla Memorial University in Canada, all’Università di Berkeley e alla Stanford University in California. Sue pubblicazioni: Dopo l’Unione Sovietica, con G. Lapidus: From Union to Commonwealth: Nationalism and Separatism in the Soviet Replublics; The Neostalinist State. Class, Ethnicity and Consensus in Soviet Society, Storia del sistema sovietico, con Elena Aga-Rossi: Togliatti e Stalin. Nikita Ochotin e Nikita Petrov. Sono ricercatori scientifici presso il centro ‘Memorial’ di Mosca, un’organizzazione dedita alla ricerca storica sulla repressione in Unione Sovietica, alla diffusione e divulgazione delle ricerche per scopi educativi e didattici, alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui temi della memoria e della storia dell’URSS. Andrzej Paczkowski. É vicedirettore dell’Istituto di studi politici dell’Accademia polacca delle Scienze, membro del consiglio scientifico degli Archivi del ministero degli interni. Ha scritto la biografia di Stanislaw Mikolajczyk, ha curato una raccolta di documenti sugli apparati di sicurezza in Polonia tra il 1944 e il 1956, ha scritto una storia della Polonia tra il 1939 e il 1989. Alain Brossat. Insegna filosofia alla Université Paris 8 St. Denis dal 1972, Germanista, ha tradotto opere di Karl Kautsky, Rosa Luxemburg, Margarethe Buber-Neumann, Kurt Tucholsky, Egon-Erwin Kisch. Mariuccia Salvati. Insegna storia contemporanea all’Università di Bologna. É condirettore della Fondazione Basso e fa parte del comitato scientifico della rivista ‘Parole chiave’. Sue opere: Stato e industria nella ricostruzione, Da Berlino a New York. Crisi della classe media e futuro della democrazia nelle scienze sociali degli anni trenta, Il regime e gli impiegati, La nazionalizzazione borghese nel ventennio fascista, L’inutile salotto. L’abitazione piccolo-borghese nell’Italia fascista. Cittadini e governanti. Valerio Marchetti. Insegna storia moderna e storia dei paesi slavi all’Università di Bologna, dove tiene anche un seminario di yiddish e cultura ebraica dell’Europa orientale. Si è occupato prevalentemente di storia religiosa del Cinquecento e di storia della degiudaizzazione culturale della Germania moderna. Francesco M. Cataluccio. Lavora nel campo editoriale. Collabora a ‘MicroMega’, ‘Riga’ e al trimestrale polacco ‘Zeszyty Literackie’ (Quaderni Letterari). Tra i suoi scritti: Il destino della Polonia in Europa 1700-1992, L’età delle rivoluzioni, a cura di E. Castelnuovo e V. Castronovo, La terra promessa : ascesa e caduta della città di Lódz, L’eterno ritorno all’infanzia. Enzo Traverso. Insegna presso la facoltàdi scienze politiche dell’Université de Picardie-Jules Verne. In Italia, ha pubblicato: Gli ebrei e la Germania, Auschwitz e la ‘simbiosi ebraico-tedesca’. David Bidussa. É direttore della biblioteca della fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Ha scritto studi sulla Terza Internazionale, sul socialismo francese negli anni trenta, sul movimento sionista, sulla Francia negli anni di Vichy, sull’antropologia culturale degli italiani. Sue opere: Ebrei moderni, Oltre il ghetto, Il mito del bravo italiano, La France de Vichy, Ha curato scritti di Trockij, Furio Jesi, Martin Buber, Thomas Mann, Pietro Verri. Maurizio Bettini. Insegna filosofia classica alla facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Siena dove è direttore del Centro Interdipartimentale di Studi Antropologici sulla cultura antica. Ha insegnato come visiting professor presso il Dept. pf Classic, Johns Hopkins University, Baltimore Usa; presso il Dept. of Classic, University of California at Berkeley, Usa e presso l’École des Hautes Études, Paris, France. Fra le sue opere: Il ritratto dell’amante, I classici nell’età dell’indiscrezione, Nascere, Con i libri. Steven Lukes. Ha insegnato scienze politiche dal 1996 al 1987 al Balliol College di Oxford e fino al 1995 è stato docente di teoria politica e sociale all’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Attualmente insegna filosofia morale all’Università di Siena ed è membro della British Academy.”,”TEOP-063-FL” “FLORES D’ARCAIS Paolo (direzione) D’ORSI Angelo (consulenza), collaborazione di Ingrid COLANICCHIA Giacomo RUSSO SPENA Roberto VIGNOLI, scritti di Louise BRYANT Michele FIORILLO Eros FRANCESCANGELI Roberto CAROCCI Virginia PILI Angelo D’ORSI Steven FORTI Carlo DE-MARIA Pietro ADAMO Jaques RUPNIK Karol MODZELEWSKI Marisa MATIAS Goffredo ADINOLFI Martina PASINI”,”Cent’anni dall’Ottobre, cent’anni di eresie.”,”Contiene tra l’altro gli articoli di Michele Fiorillo ‘Rosa Luxemburg critica del leninismo’ (pag 43-55), Eros Francescangeli ‘Le opposizioni ‘operaiste’ all’interno del Partito bolscevico (1918-1921)’ (pag 55-67), Virgilia Pili ‘Lev Trotsky e l’opposizione di sinistra (1920-1940) (pag 78-90)”,”RIRO-456″ “FLORES Marcello a cura, saggi di Zygmunt BAUMAN Ulrich HERBERT Claudio PAVONE Tzvetan TODOROV Victor ZASLAVSKY Nikita OCHOTIN Nikita PETROV Andrzej PACZKOWSKI Alain BROSSAT Mariuccia SALVATI Valerio MARCHETTI Francesco M. CATALUCCIO Enzo TRAVERSO David BIDUSSA Maurizio BETTINI Steven LUKES”,”Nazismo, fascismo, comunismo. Totalitarismi a confronto.”,”Marcello Flores è docente di Storia dell’Europa orientale e Storia delle relazioni internazionali all’Università degli Studi di Siena. Tra i suoi lavori: L’immagine dell’URSS, L’Occidente e la Russia di Stalin, L’età del sospetto, I processi politici della guerra fredda, In terra non c’è Paradiso, Il racconto del comunismo. Ha scritto con Nicola Gallerano, Introduzione alla storia contemporanea. Zygmunt Bauman. É docente di sociologia all’Università di Leeds (Gran Bretagna) dal 1971. In precedenza ha insegnato nelle Università di Varsavia e di Tel Aviv. Tra le sue opere: Memorie di classe, La decadenza degli intellettuali, Modernità ed Olocausto, Le sfide dell’etica. Ulrich Herbert. Insegna storia contemporanea all’Università di Freiburg. Tra il 1992 e il 1995 è stato direttore dell’Istituto di ricerca per la storia del nazionalsocialismo di Amburgo. Sue pubblicazioni: Fremdarbeiter: Politik und Praxis des ‘Ausländer-Einsatzes’ in der Kriegswirtschaft des Dritten Reiches, Geschichte der Ausländerbeschäftigung in Deutschland 1880 bis 1980, Europa und der ‘Reicheinsatz’ (a cura di), Arbeit, Volkstum, Weltanschauung, Best. Biographische Studien über Radikalismus, Weltanschauung und Vernunft 1903-1989. Claudio Pavone. Ha partecipato alla resistenza. Per molti anni funzionario degli Archivi di Stato, ha insegnato all’Università di Pisa come professore associato di storia contemporanea. Sue pubblicazioni: La continuità dello Stato. Istituzioni e uomini, Alle origini della Repubblica, I tempi della storia. Tzvetan Todorov. É nato a Sofia (Bulgaria) e ha completato gli studi a Parigi, dove attualmente risiede. Tra le sue opere: La letteratura fantastica, Teorie del simbolo, Di fronte all’estremo, Una tragedia vissuta, I formalisti russi, La conquista dell’America, Le morali della storia, Simbolismo e interpretazione, L’uomo spaesato. Victor Zaslavsky. É ordinario di sociologia politica all’Università Luiss di Roma. Ha insegnato nelle università di Leningrado, alla Memorial University in Canada, all’Università di Berkeley e alla Stanford University in California. Sue pubblicazioni: Dopo l’Unione Sovietica, con G. Lapidus: From Union to Commonwealth: Nationalism and Separatism in the Soviet Replublics; The Neostalinist State. Class, Ethnicity and Consensus in Soviet Society, Storia del sistema sovietico, con Elena Aga-Rossi: Togliatti e Stalin. Nikita Ochotin e Nikita Petrov. Sono ricercatori scientifici presso il centro ‘Memorial’ di Mosca, un’organizzazione dedita alla ricerca storica sulla repressione in Unione Sovietica, alla diffusione e divulgazione delle ricerche per scopi educativi e didattici, alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui temi della memoria e della storia dell’URSS. Andrzej Paczkowski. É vicedirettore dell’Istituto di studi politici dell’Accademia polacca delle Scienze, membro del consiglio scientifico degli Archivi del ministero degli interni. Ha scritto la biografia di Stanislaw Mikolajczyk, ha curato una raccolta di documenti sugli apparati di sicurezza in Polonia tra il 1944 e il 1956, ha scritto una storia della Polonia tra il 1939 e il 1989. Alain Brossat. Insegna filosofia alla Université Paris 8 St. Denis dal 1972, Germanista, ha tradotto opere di Karl Kautsky, Rosa Luxemburg, Margarethe Buber-Neumann, Kurt Tucholsky, Egon-Erwin Kisch. Mariuccia Salvati. Insegna storia contemporanea all’Università di Bologna. É condirettore della Fondazione Basso e fa parte del comitato scientifico della rivista ‘Parole chiave’. Sue opere: Stato e industria nella ricostruzione, Da Berlino a New York. Crisi della classe media e futuro della democrazia nelle scienze sociali degli anni trenta, Il regime e gli impiegati, La nazionalizzazione borghese nel ventennio fascista, L’inutile salotto. L’abitazione piccolo-borghese nell’Italia fascista. Cittadini e governanti. Valerio Marchetti. Insegna storia moderna e storia dei paesi slavi all’Università di Bologna, dove tiene anche un seminario di yiddish e cultura ebraica dell’Europa orientale. Si è occupato prevalentemente di storia religiosa del Cinquecento e di storia della degiudaizzazione culturale della Germania moderna. Francesco M. Cataluccio. Lavora nel campo editoriale. Collabora a ‘MicroMega’, ‘Riga’ e al trimestrale polacco ‘Zeszyty Literackie’ (Quaderni Letterari). Tra i suoi scritti: Il destino della Polonia in Europa 1700-1992, L’età delle rivoluzioni, a cura di E. Castelnuovo e V. Castronovo, La terra promessa : ascesa e caduta della città di Lódz, L’eterno ritorno all’infanzia. Enzo Traverso. Insegna presso la facoltàdi scienze politiche dell’Université de Picardie-Jules Verne. In Italia, ha pubblicato: Gli ebrei e la Germania, Auschwitz e la ‘simbiosi ebraico-tedesca’. David Bidussa. É direttore della biblioteca della fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Ha scritto studi sulla Terza Internazionale, sul socialismo francese negli anni trenta, sul movimento sionista, sulla Francia negli anni di Vichy, sull’antropologia culturale degli italiani. Sue opere: Ebrei moderni, Oltre il ghetto, Il mito del bravo italiano, La France de Vichy, Ha curato scritti di Trockij, Furio Jesi, Martin Buber, Thomas Mann, Pietro Verri. Maurizio Bettini. Insegna filosofia classica alla facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Siena dove è direttore del Centro Interdipartimentale di Studi Antropologici sulla cultura antica. Ha insegnato come visiting professor presso il Dept. pf Classic, Johns Hopkins University, Baltimore Usa; presso il Dept. of Classic, University of California at Berkeley, Usa e presso l’École des Hautes Études, Paris, France. Fra le sue opere: Il ritratto dell’amante, I classici nell’età dell’indiscrezione, Nascere, Con i libri. Steven Lukes. Ha insegnato scienze politiche dal 1996 al 1987 al Balliol College di Oxford e fino al 1995 è stato docente di teoria politica e sociale all’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Attualmente insegna filosofia morale all’Università di Siena ed è membro della British Academy.”,”TEOP-068-FL” “FLORES Marcello GORI Francesca a cura, Scritti di Ewa BÉRARD John BARBER Alexis BERELOWITCH Francesco M. CATALUCCIO Robert V. DANIELS John P. DIGGINS Antonio ELORZA François FEITÖ Sheila FITZPATRICK Andrea GRAZIOSI Dieter GROH Len KARPINSKIJ Annie KRIEGEL Moshe LEWIN Robert H. MCNEAL Antonio MOSCATO Michela NACCI András NAGY Alec NOVE Andrea PANACCIONE Giorgio PETRACCHI Michal REIMAN Vittorio STRADA Victor ZASLAVSKY”,”Il mito dell’URSS. La cultura occidentale e l’Unione Sovietica.”,”Ewa Bérard, nata a Varsavia, è ricercatrice al CNRS di Parigi. John Barber insegna all’Università di Cambridge dove è Fellow del King’s College. Alexis Berelowitch insegna all’Università di Parigi IV. Francesco M. Cataluccio, studioso di storia e cultura della Polonia contemporanea. Ha redatto il catalogo dei materiali di Solidarnosc posseduti dalla Fondazione. Collabora a Micromega. Robert V. Daniels insegna storia dell’Unione Sovietica all’Università del Vermont. John P. Diggins insegna all’Università di California, Irvine, Antonio Elorza insegna storia del pensiero politico e sociale spagnolo all’Università Complutense di Madrid. Dirige la rivista Estudios de Historia Social. François Fejtö è nato in Ungheria. Prima del suo esilio in Francia nel 1938, partecipa come professore, giornalista e scrittore ai movimenti di sinistra. Nella Francia occupata partecipa alla Resistenza. Sheila Fitzpatrick insegna all’Università di Austin (Texas). Marcello Flores, docente di storia dei partiti e dei movimenti politici all’Università di Trieste. Si è occupato di storia del movimento operaio italiano e internazionale e dello stato italiano nel passaggio dal fascismo alla repubblica. Andrea Graziosi è ricercatore all’Università di Napoli. Dieter Groh, docente all’Università di Costanza. Len Karpinskij, collaboratore della rivista Moskoskie Novosti. Dopo il XX Congresso era segretario della città di Gorkij, redattore ideologico della Pravda. Annie Kriegel insegna all’Università di Paris-Nanterre, dirige la rivista Communisme. Moshe Lewin è nato a Wilno in Polonia. É attualmente professore di storia all’Università della Pennsylvania. Robert H. McNeal è stato professore di storia alle Università di Princeton, Alberta, Toronto, Massachusetts-Amherst. Antonio Moscato, professore di Storia del movimento operaio presso la Facoltà di Magistero all’Università di Lecce. Michela Nacci è ricercatrice in Storia della filosofia all’Università dell’Aquila. András Nagy è uno dei scrittori più importanti della nuova letteratura ungherese. Alec Nove insegna all’Università di Glasgow. Andrea Panaccione è autore di vari saggi sulla storia del marxismo e del movimento operaio, e di Kautsky e l’ideologia socialista. É responsabile scientifico del progetto internazionale sul 1 Maggio della Fondazione Brodolini di Milano. Giorgio Petracchi insegna Storia dell’Europa orientale all’Università di Firenze. Michal Reiman già docente all’Università di Praga. Nel 1968 partecipò alla elaborazione del programma politico del Nuovo Corso e per questo motivo fu vietata la pubblicazione dei suoi libri in Cecoslovacchia. Attualmente risiede nella RFT. Vittorio Strada, docente di Lingua e letteratura russa all’Università di Venezia. É stato tra gli organizzatori e gli autori della Storia del marxismo, Torino, e dirige la rivista Rossija/Russia. Victor Zaslavsky, sociologo, ha lavorato per un decennio come ingegnere in diverse regioni dell’Unione Sovietica. Laureatosi successivamente in Storia e Filosofia, ha insegnato Sociologia all’Università di Leningrado. Dal 1976 è docente di sociologia all’Università di St. John’s Canada.”,”RUST-062-FL” “FLORES Marcello”,”Fronte popolare e Democrazia progressiva. La politica del PCI dal 1935 al 1946.”,”In appendice i documenti del dibattito tra comunisti, socialisti e azionisti sulle prospettive politiche in Italia”,”PCIx-020-FB” “FLORES Marcello a cura, scritti e articoli di Fabio LANZA Guido SANTEVECCHI Renato FERRARO Andrea BONANNI Franco VENTURINI Arrigo LEVI Fox BUTTERFIELD Vittorio STRADA Tiziano TERZANI Giuliano ZINCONE Alberto MORAVIA Claudio MAGRIS Ettore MO”,”Piazza Tienanmen. 4 giugno 1989. I fatti, i protagonisti, la memoria.”,”I testi di Tiziano Terzani ‘Il dio due volte fallito’ (pubblicato con il titolo ‘Cina: il dio due volte fallito’) e ‘Bruciate le vittime della strage’ (pubblicato con il titolo ‘Nel cuore di paura’) sono stati tratti dal volume ‘Asia’, Longanesi, 1998.”,”CINx-304″ “FLORES Enrico, inchiesta a cura; contributi di Giorgio BRUGNOLI Giuseppe CAMBIANO Luciano CANFORA Andrea CARANDINI Antonio CARLO Vittorio CITTI Enzo DEGANI Giovanni DEL-GAUDIO Francesco DE-MARTINO Vittorio DINI Donato GALLO Francesco GUIZZI Werner JOHANNOWSKY Diego LANZA Oddone LONGO Generoso MELILLO Domenico MUSTI Fulvio PAPI Gianni SOFRI Mario VEGETTI”,”Marxismo, mondo antico e Terzo mondo.”,”Enrico Flores insegna Filologia Classica nell’Orientale di Napoli. Si è interessati in vari saggi degli aspetti linguistico-letterari e sociologici della cultura antica, soprattutto latina contributi di Giorgio BRUGNOLI Giuseppe CAMBIANO Luciano CANFORA Andrea CARANDINI Antonio CARLO Vittorio CITTI Enzo DEGANI Giovanni DEL-GAUDIO Francesco DE-MARTINO Vittorio DINI Donato GALLO Francesco GUIZZI Werner JOHANNOWSKY Diego LANZA Oddone LONGO Generoso MELILLO Domenico MUSTI Fulvio PAPI Gianni SOFRI Mario VEGETTI MPS Modo di Produzione Schiavistico Al termine del contributi di Fulvio Papi: bibliografia (pag 44-45), di Gianni Guizzi: bibliografia (pag 61) Citato: Aldo Schiavone, Classi e politica nella società romana, Quaderni di Storia, Edizioni Collaboratore Università di Bari. Istituto di storia greca e romana, Editore Edizioni Dedalo, Bari 1979 Canfora: “”Nell’età più recente i due piani tornano a separarsi: e la puntuale ricostruzione di ciò che Marx ha ‘veramente’ detto ricade sempre più nel dominio degli studiosi, mentre il marxismo ‘qui vulgo digitur’ continua ad avere una sua sostanziale concretezza storica-politica, magari sempre più semplificata e svincolata dalle originarie fonti del pensiero, dagli scritti, di Marx. Schematizzando si può dire he per una certa epoca il politico è stato anche il massimo teorico ed interprete (Lenin, Hilferding, Stalin, Mao); mentre oggi la separazione tra Hobsbawm e Menghistu è netta”” (pag 146) Canfora critica le fonti usate da Engels nell’Origine della famiglia (quadro teorico e dati concreti) (pag 148-149) (un caso di dipendenza di Engels dalla scienza del suo tempo) I rilievi di Canfora al libro di Engels a proposito della fonti “”Il guardare ‘da presso’ al formarsi stesso della riflessione marxiana, al costituirsi delle conoscenza a partire dalle quali sono state formulate certe proposizioni, ed allo stadio delle conoscenze in quella determinata epoca, «sdrammatizza» il problema e induce l’osservatore non prevenuto a privilegiare pur sempre la concreta e specifica ricerca, il ‘dato’, quand’anche esso possa incrinare, se non travolgere, il cosiddetto ‘quadro teorico’: questo è stato, al tempo loro, il modo di lavorare di Marx e di Engels. L’esempio che darò è tratto da un libro pubblicato più volte da Engels durante la sua vita: ‘Der Ursprung der Familie, des privats Eigentums und des Staats’ (1884, 1892,4). Un libro in certo senso popolare, che si presenta come sistemazione dentro un discorso storico, e divulgazione, delle ricerche di Morgan. È forse il libro di Engels che più ampiamente si occupa delle società antiche (insieme con l’inedito sugli antichi Germani). Ovviamente non mi fermerò sulla smentita che la successiva ricerca ha inflitto alla concezione engelsiana di una nascita recente, con Clistene, dello Stato ateniese. Cercherò invece di illustrare un caso di dipendenza di Engels dalla scienza del suo tempo, e dalle implicazioni che tale dipendenza ha per la costruzione teorica. Giunto alla conclusione del quinto capitolo (‘Entstehung des athenischen Staats’), Engels descrive appunto la nascita dello Stato ateniese, genesi che – come scrive – «è un modello particolarmente tipico della formazione dello Stato in generale». Dalla società «gentilizia» lo Stato ateniese sorge «in una forma molto alta di sviluppo», quello della «repubblica democratica», nella quale «l’antagonismo di classe su cui poggiavano le istituzioni sociali e politiche, non era più quello fra nobili e popolo comune, ma fra schiavi e liberi, clienti («Schutzverwandten») e cittadini». E a sostegno di questa affermazione porta alcune cifre: «Al tempo del suo massimo fiorire, tutta la cittadinanza ateniese, donne e bambini compresi, era composta di circa 90.000 persone accanto alle quali vi erano 365.000 schiavi di ambo i sessi e 45.000 clienti – stranieri e liberti» (MEW, XXI, p. 116). Orbene questi «dati» si cercherebbero invano in una qualche fonte antica. Gli unici, ben noti, in certa misura vicini a questi sono quelli del famoso e discusso censimento di Demetrio Falereo (317-307 a.C.), citato da Ateneo (V, 272 c) – il quale rinvia ad uno Ctesicles: 21.000 liberi e 300.000 schiavi. In realtà le cifre fornite da Engels sono quelle che August Boeckh ricavava da Ateneo, mediante un (discutibile) calcolo, fondato sulla attribuzione di 4 e 1/2 figli ad ogni capofamiglia e sull’aggiunta di 65.000 tra donne e bambini ai 300.000 schiavi di Ctesicles (‘Die Staatshaushaltung der Athener’, 1.3, 1886, p. 49). Forse per il fatto che Boeckh presentava i suoi calcoli come «medie», Engels si sente autorizzato ad attribuire senz’altro quelle cifre al «tempo del massimo fiorire» di Atene. Naturalmente va apprezzato l’intuito con cui Engels ha saputo far capo ad uno dei migliori prodotti della scienza tedesca della grande stagione (1). Ma è altrettanto noto quanto siano discutibili – e quanto siano state discusse – sin dal Settecento quelle cifre. Colpisce perciò che i calcoli di Boeckh vengano presentati da Engels come dati di fatto. Il che tanto più mette conto rilevare, se si considera come sia essenziale all’intero disegno della evoluzione dello Stato ateniese da lui tracciato la constatazione di questo fondamentale «Klassengegensatz» tra liberi e schiavi. (Una formulazione – sia detto di passaggio – che testimonia la persistenza, in Engels, circa trent’anni dopo il ‘Manifesto’, del concetto, poi sempre operante nell’antichistica sovietica, di «contrasto di classe fondamentale»). Forse da questo ‘caso’ si può trarre una lezione. Engels – specie in campi per i quali non lo sorregge una informazione di prima mano – fa capo a studi influenti; naturalmente ‘sceglie’; e infatti tra sostenitori e detrattori delle cifre «alte» preferisce i primi; ma una volta operate queste scelte, la documentazione entra a far parte ‘in modo essenziale’ della costruzione teorica. Questa va dunque proprio per ciò ‘storicizzata’ attraverso l’analisi delle sue fonti”” (pag 148-149) [dal contributo di Luciano Canfora al volume a cura di Enrico Flores ‘Marxismo, mondo antico e terzo mondo, inchiesta’, Liguori editori, Napoli, 1979]”,”TEOC-806″ “FLORES Marcello GOZZINI Giovanni GIOVAGNOLI Agostino PREDA Daniela CHIAPPONI Donatella FIORITO Luca PARISI Alessio MIGLIETTA Franco ACQUARONE Federico LEVI Guido”,”Dalle Resistenze europee alla cittadinanza dell’UE. Radici e prospettive del progetto europeista – Momenti e figure della lotta di liberazione nella VI zona operativa ligure.”,”La resistenza europea (G. Flores), ritratti di Aldo Acquarone, partigiano, e di Giovanni Battista Venier, storico dell’antifascismo e della resistenza ligure.”,”ITAR-357″ “FLORES-D’ARCAIS Paolo BODEI Remo SANSAL Boualem CELESTINI Ascanio PIEVANI Telmo ARGENTIERI Simona PELLIZZETTI Pierfranco GIORELLO Giulio CESARALE Giorgio PROSPERI Adriano HONNETH Axel PELLIZZETTI Pierfranco PIEVANI Telmo MONTANARI Tomaso OVADIA Moni DE-LUCA Erri”,”La biblioteca di Micromega. I classici imprescindibili per il cittadino egualitario e libertario.”,”Paolo Flores presenta L’uomo in rivolta’ di Albert Camus, Remo Bodei presenta L’etica di Baruch Spinoza, Boualem Sansal presenta I Saggi di Montaigne ecc.”,”TEOS-302″ “FLORES-D’ARCAIS Paolo”,”Etica senza fede.”,”Paolo Flores d’Arcais (Cervignano del Friuli, 1944) direttore di ‘MicroMega’, ha pubblicato fra l’altro ‘Esistenza e libertà. A partire da Hannah Arendt’, Marietti, Genova, 1990 e ‘La rimozione permanente’, Ivi, 1991. Inganno ideologico di papa Karl Wojtyla, il quale propone se stesso e la propria chiesa, intrinsecamente illiberale, come unici baluardi dei valori sociali.”,”RELC-001-FMDP” “FLORI Jean”,”Riccardo Cuor di Leone.”,”FLORI Jean direttore di ricerca al CNERS lavora al Centre d’ etudes superieures de civilisation medievale di Poitiers. Ha scritto ‘Cavalieri e cavalleria nel Medioevo’, ‘Le crociate’ e ‘La cavalleria medievale’ “”Che cosa dobbiamo intendere qui con il termine cavalleria? Negli scritti contemporanei, chansons de geste e romanzi della seconda metà del secolo XII, il vocabolo francese cavalleria ha già influenzato il suo antico equivalente latino, militia, al punto da modificare profondamente il suo significato principale. Un tempo, il termine militia definiva l’ esercito nel suo insieme, e i milites erano semplicemente soldati, sia che fossero fanti o guerrieri a cavallo. Nel corso del secolo XI, il vocabolo miles, all’ inizio al singolare (come denominazione personale, con una connotazione di valore qualitativo), poi al plurale (per indicare un insieme, con una connotazione puramente professionale), assume colorazioni socialmente più elevate e più degne sul piano ideologico. Mentre in precedenza era di norma contrapporre all’ interno della militia – ossia all’ interno dell’ insieme dei milites, altrimenti detti soldati – i cavalieri (equites) e i fanti (pedites), intorno alla fine del secolo XI e ancora più marcatamente in seguito, si giunge a considerare che, salvo errori o precisazioni contrarie, i milites siano combattenti a cavallo. La contrapposizione, allora, diviene quella fra milites e pedites. (…) Ormai, nella mentalità dell’ epoca, i veri combattenti, quelli “”che contano””, sono i cavalieri.”” (pag 217)”,”UKIx-093″ “FLORIS Giovanni”,”La fabbrica degli ignoranti. La disfatta della scuola italiana.”,”FLORIS Giovanni, nato a Roma nel 1967. Giornalista dal 1995, ha seguito come inviato del giornale radio Rai avvenimenti di politica, esteri ed economia. E’ autore e conduttore del programma Tv ‘Ballarò’. “”I concorsi per diventare professore o ricercatore universitario sono in genere predeterminati secondo logiche non meritocratiche, la selezione dei giovani che un giorno (lontano) arriveranno a occupare la cattedra è frutto di una gestione combinata proprio da quelli che dovrebbero essere sostituiti dai più giovani. Chi è al trono sceglie e ammette al soglio il principe. In genere ai concorsi partecipano tanti candidati quanti sono i posti in palio, perché la selezione in realtà è una procedura di cooptazione. La carriera di un giovane universitario è spesso proporzionata alla sua abilità di trovarsi un padrino, di accodarsi a una cordata che gli garantisca (in tempi lunghi) una cattedra e un ruolo, nel rispetto dei principi del clan. Il numero dei promossi ai concorsi coincide in genere col numero dei candidati, in base a quello che il giuslavorista Umberto Romagnoli definì un sistema di “”cooptazione, rigidamente centralizzato di stile staliniano”””” (pag 198-199)”,”GIOx-089″ “FLORIS Francesco”,”I sovrani d’Europa. Una storia del vecchio continente attraverso le vicende e i segreti delle famiglie che vi regnarono.”,”Francesco Floris, preside del Liceo Classico ‘Siotto Pintor’ di Cagliari, incaricato di Storia Contemporanea nel corso di laurea per mediatori linguistici presso la scuola ‘Verbum’, è esperto di problemi di didattica della storia. Fa parte dell’Istituto Sardo per la Storia della Resistenza e dell’Autonomia e dell’Istituto per la Storia del Risorgimento, è presidente della delegazione di Cagliari dell’Istituto Italiano dei Castelli e collabora con il Ministero dell’Istruzione per il progetto sulla storia della classe politica è autore di: Storia della nobiltà in Sardegna, Feudi e feudatari in Sardegna. Bibliografia Storica della Sardegna, Storia della Sardegna. I Sovrani d’Italia, La Grande Enciclopedia della Sardegna.”,”EURx-037-FL” “FLYNN Elizabeth Gurley”,”Rebel Girl. An Autobiography. My First Life (1906-1926).”,”””Nel 1915, dieci anni dopo la nascita degli IWW, nell’ organizzazione si cominciò a sviluppare un’ atteggiamento autocritico. Apparvero articoli del tipo “”Perché gli IWW non crescono?””. Si accesero dibattiti sul perché non si riusciva a tenere gli iscritti. Il fatto crudo era che nel decennio erano state consegnate 300 mila tessere di iscrizione. I lavoratori entravano negli IWW ma non si fermavano. Il risultato migliore riguardo agli iscritti era di 50 mila nel 1915. C’era una crescente richiesta di smetterla con una attività solamente di agitazione e di costruire un’ organizzazione permanente.”” (pag 201)”,”MUSx-170″ “FOA Vittorio”,”La Gerusalemme rimandata. Domande di oggi agli inglesi del primo Novecento.”,”FOA, nato a Torino nel 1910, militante di Giustizia e Libertà, in carcere dal 1935 al 1943, ha partecipato alla Resistenza e alle battaglie politiche del dopoguerra. Centro della sua attività è stato il sindacato. Segretario nazionale della CGIL per molti anni, dal 1970 si dedica alla ricerca e all’insegnamento. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Per una storia del movimento operaio’ (EINAUDI, 1980) e ‘La cultura della Cgil. Scritti e interventi, 1950-1970′ (EINAUDI, 1984).”,”MUKx-029″ “FOA Anna”,”Giordano Bruno.”,”Nell’ anno 1600, Giordano BRUNO, filosofo di fama europea, venne arso come eretico in Campo dei Fiori. BRUNO fu poi riscoperto dall’Italia risorgimentale e trasformato in santo martire contro l’ oscurantismo religioso come simbolo della libertà di pensiero e la tolleranza. Il libro ripercorre a ritroso la storia della trasformazione in simbolo di BRUNO, dalla combattuta inaugurazione del monumento in Campo de’ Fiori nel 1889 fino al processo al rogo. L’A insegna storia moderna nell’Univ ‘La Sapienza’ di Roma. Tra i suoi libri: ‘Ebrei in Europa dalla peste nera all’emancipazione’ (LATERZA, 1992).”,”RELC-044″ “FOA Vittorio”,”Per una storia del movimento operaio.”,”””Nel settembre 1945, quando Lussu era ministro del governo Parri, chi scrive andò a chidergli, per aiutare finanziariamente il partito di cui entrambi facevano parte, di mettere una firma sotto un’ autorizzazione, cosa consueta nel sottobosco politico del tempo. Lussu rispose: “”Compagno, puoi chiedermi di montare a cavallo e andare in via Nazionale a rapinare l’ oro della Banca d’ Italia e io – per il partito – lo faccio subito. Ma mettere una firma sotto una cartaccia, giammai””. (pag 188)”,”ITAC-053″ “FOA Vittorio”,”La struttura del salario.”,”Lezioni tenute nel maggio giugno 1975 al corso della 150 ore per il recupero della scuola dell’ obbligo a Modena. La paga differita. “”Si tratta di somme ingentissime che rimangono nelle mani del padrone, pur essendo chiaramente un elemento del salario, corrisposto alla fine del rapporto di lavoro quando si suppne che il lavoratore abbia particolari necessità per riadattarsi a trovare un nuovo lavoro. Il padrone lucra quindi gli interessi composti su queste somme accantonate nelle proprie mani (…). In questa materia regna la più grave discriminazione fra impiegati e operai. (…)””. (pag 108)”,”MITT-219″ “FOA’ CHIAROMONTE Bice”,”Donna, ebrea e comunista. Una vita con i grandi italiani del ‘900.”,”FOA’ CHIAROMONTE Bice nasce a Napoli dove si laurea in architettura. Nel 1956 sposa il dirigente del Pci Gerardo Chiaromonte. La sua infanzia è segnata dalle leggi razziali che dispordono la sua famiglia ai quattro angoli del globo. Si avvicina al Pci attraverso i Comitati per la Rinascita del Mezzogiorno. Si impegna nelle sezioni del Pci anche dopo la “”svolta””. Nel 1965 si trasferisce a Roma dove vive. Insegna in varie scuole, e, all’inizio degli anni 1970 fonda il Cidi (Centro di iniziativa democratica degli insegnanti. Oggi si occupa di musica. “”Andammo, per due anni consecutivi, a trascorrere le ferie a San Romolo. A Imperia era allora deputato un amico di Gerardo, Gino Napoletano, che era stato un valoroso comandante nel periodo della Resistenza: Durante quel periodo aveva avuto una specie di attendente che gli era rimasto affezionato, e, in qualche modo, devoto. Bacicin (Giovanni Battista) aveva una casa a San Romolo, una frazione di San Remo in alto su un colle che domina la città fino al mare, e aveva sistemato la casa in modo da poter ospitare una famiglia. (…) Durante la nostra permanenza a San Romolo ci fu il golpe dei colonnelli in Grecia e Pajetta disse: “”Noi non ci faremo prendere a letto””. Parlando con Bacicin a Gerardo venne il sospetto che lì intorno fossero ancora nascoste armi non consegnate alla fine della Resistenza. Bacicin confermò (ma lui, disse, non ne aveva perché Gino glielo aveva vietato). Facemmo così un giro per le montagne, zone di intensa lotta partigiana, ed effettivamente capimmo che qualche mitragliatrice c’era. Gerardo, anche se con grande fatica, riuscì a convincere i compagni a distruggerle””. (pag 214-215)”,”PCIx-351″ “FOA Anna”,”Diaspora. Storia degli ebrei nel Novecento.”,”FOA Anna insegna storia moderna all’Università di Roma La Sapienza. Si è occupata di storia della cultura nella prima età moderna, di storia della mentalità, di storia degli ebrei. “”Nell’opera di soccorso agli ebrei italiani in fuga dopo l’occupazione nazista, un posto di primo piano spetta alla Chiesa, che si prodigò e in molti casi aprì ai perseguitati chiese e conventi. I casi di istituzioni religiose aperte ai perseguitati sono innumerevoli. Molti bambini trovarono rifugio in istituti religiosi, senza che fosse esercitata nessuna pressione per la conversione, a differenza di quanto accadde in Francia, dove invece sovente l’aiuto da parte di famiglie o istituzioni cattoliche fu subordinato al battesimo (Friedländer, 1990). Ma la Chiesa non denunciò apertamente, in quei mesi dell’occupazione di Roma come non aveva fatto negli anni precedenti della guerra, lo sterminio degli ebrei. E’ noto l’episodio dell’Enciclica mancata: un’Enciclica di dura condanna del nazismo fatta preparare da Pio XI nel 1938, bloccata dalla sua morte e dalla linea di maggior prudenza scelta dal suo successore, Pio XII. Le polemiche politiche e storiche su Pio XII sono state infinite e sono tuttora vive (Foa 2005a). I suoi “”silenzi”” (Miccoli 2000) sono stati giustificati, da parte cattolica, richiamando le difficoltà in cui si trovava la Chiesa, impossibilitata a difendere gli stessi cattolici. Ogni intervento diretto, si sostiene, avrebbe portato a mali peggiori, come già era successo nel 1942 in Olanda, quando la presa di posizione pubblica dei vescovi cattolici in difesa degli ebrei deportati aveva portato alla deportazione anche di tutti i cattolici di “”razza ebraica”” (e fra loro Edith Stein). Resta il fatto che, qualunque ne siano stati i motivi, Pio XII rinunciò ad esercitare, in quel frangente assolutamente eccezionale, il rolo di pastore universale e continuò a muoversi secondo schemi politici e diplomatici inadeguati alla necessità del tempo”” (pag 162-163)”,”EBRx-052″ “FOA Vittorio”,”Passaggi.”,”Vittorio Foa ha fatto otto anni di carcere durante il fascismo, ha partecipato alla resistenza, militato nel Partito d’Azione, è stato deputato alla Costituente. Sarà in seguito una delle coscienze critiche della sinistra. Ha lavorato nella Fiom e nella Cgil, ha fatto parte del Psi, poi nel Psiup e Dp. E’ stato attento alle esperienze di Ulivo, Ds, e Pd. Grave la mancanza dell’indice dei nomi dalla prefazione: ‘non gli piace per nulla Eric Hobsbawm per il suo ossequio all’Unione Sovietica….’ (pag 10)”,”SIND-139″ “FOA Anna”,”Andare per ghetti e giudecche.”,”Anna Foa ha insegnato Storia moderna nella Sapienza – Università di Roma. Ha pubblicato pure: ‘Giordano Bruno’, (2002) e ‘Eretici’ (2011).”,”EBRx-060″ “FOA Anna”,”Ebrei in Europa. Dalla Peste Nera all’emancipazione. XIV-XIX secolo.”,”Anna Foa ha insegnato Storia moderna nella Sapienza – Università di Roma. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Giordano Bruno’, (2002), ‘Eretici’ (2011), ‘Ateismo e magia’ (1980), ‘I giorni di Roma’. ‘Spinoza per Leibniz preannunciava «la rivoluzione che avanzava in Europa»’ In una situazione come quella di Amsterdam, in cui l’identità religiosa poteva essere assai fragile, l’uso dello ‘herem’ (la scomunica) rischiava di portare, oltre che al consolidamento dell’obbedienza, anche all’abbandono definitivo della comunità. Questo spiega perché lo ‘herem’ fu emanato con notevole frequenza ma, in genere, per brevi periodi di tempo e con cautela. Esso veniva comminato per motivi di diverso tipo, che andavano dalla disobbedienza alle autorità comunitarie all’eterodossia religiosa – in particolare quando era pubblicamente espressa e quando portava all’inosservanza dei comandamenti – fino a trasgressioni morali o sessuali. Dei 36 casi di scomunica rimasti registrati per gli anni tra il 1622 e il 1683 – e che non rappresentano la totalità delle scomuniche comminate – solo quattro furono definitive (tra cui quella di Juan de Prado e di Spinoza), e le altre nella maggioranza dei casi non superarono il periodo di sei mesi. Nel 1683, l’uso dello ‘herem’ venne limitato con una decisione delle autorità cittadine volta a circoscrivere il potere amministrativo e giudiziario della comunità portoghese, che era diventata – a detta di uno dei suoi critici, il teologo e polemista protestante Philip van Limborgh – una sorta di «Repubblica entro la Repubblica». Non erano solo i problemi di adattamento alla pratica religiosa ebraica o di obbedienza alle regole comunitarie a creare tensioni entro la comunità portoghese. Già nella prima metà del secolo con Uriel da Costa e, dopo la metà del secolo, intorno a Daniel de Ribera, Juan de Prado e Spinoza, si creò ad Amsterdam un vero e proprio circolo di eterodossi con tutte le peculiarità che il termine riveste quando lo si adopera a definire le critiche rivolte ad un sistema come quello ebraico, privo di dogmi e sensibile non alle deviazioni della credenza, ma a quelle della pratica della legge. Se Uriel da Costa accettò nel 1639 di sottoporsi ad una pubblica abiura, di cui ci ha lasciato una descrizione impressionante – e di contestata autenticità – nella sua autobiografia (Acosta 1943; Kaplan 1984), per Prado e Spinoza la scomunica rappresentò la rottura di ogni legame con il mondo ebraico, e la spinta verso l’elaborazione di un pensiero assai radicale, basato sul rifiuto della Rivelazione e di ogni concezione personale di Dio, che fu presto etichettato come «ateista» dai contemporanei. (…) Al termine di questo processo, si staglia solitaria la figura di Spinoza, l’ebreo scomunicato dalla sua gente e considerato nel mondo cristiano come un «ateista», il simbolo stesso, per i contemporanei, dell’empietà filosofica e della negazione di ogni rivelazione, ma anche il filosofo amato e venerato dai sapienti, «l’ebreo dell’Aia» che per Leibniz preannunciava «la rivoluzione che avanzava in Europa» (Poliakov, 1974-90: II, 291). Non si può negare che le radici di Spinoza affondassero profondamente nel terreno della cultura marrana. Nato da una famiglia di portoghesi che avevano vissuto da cattolici a Nantes prima di tornare all’ebraismo ad Amsterdam, egli assorbe le strutture mentali di quel mondo, ne recepisce le ambivalenze e ne condivide le forme del pensiero (Yovel 1989). Allo stesso tempo, Spinoza era nato ebreo, in un momento in cui la sua famiglia era ormai completamente inserita nella comunità di Amsterdam. I suoi primi studi furono quelli della tradizione ebraica, e solo successivamente, quando già frequentava gli ambienti «libertini» di Amsterdam, alla scuola dell’ex gesuita e libero pensatore Franciscus van den Enden, studiò il latino immergendosi nel sapere antico e cristiano e negli studi filosofici. Il suo percorso era quindi diverso, e non inverso, rispetto a quelli di da Costa e Prado. Ma la sua è una storia personale, per quanto innovativa, che non resta unica all’interno del mondo ebraico olandese e delle sue caratteristiche. Così, la scelta di Spinoza di non tentare di rientrare in seno alla comunità e di non convertirsi al cristianesimo, rappresenta senz’altro un elemento di grande novità in un mondo in cui l’appartenenza ad una Chiesa o ad una istituzione religiosa era la norma (Yovel 1989). Ma proprio ad Amsterdam, negli anni Ottanta del secolo, alcuni di coloro che incorsero nelle sanzioni della comunità scelsero di ribellarsi alla sua autorità e di vivere all’esterno senza convertirsi per questo al cristianesimo, con una scelta – è stato sottolineato – che obbligò la comunità portoghese di Amsterdam ad affrontare una situazione con la quale il resto del mondo ebraico si troverà a doversi misurare solo dopo l’emancipazione (Kaplan 1984)”” (pag 199-201)]”,”EBRx-061″ “FOA Vittorio”,”Sindacati e lotte operaie (1943-1973).”,”Vittorio Foa vive a Roma. Dirigente sindacale, deputato, è autore di numerosi, fondamentali saggi e studi sulla storia del movimento operaio italiano.”,”SIND-008-FL” “FOA Vittorio”,”Il Cavallo e la Torre. Riflessioni su una vita.”,”Vittorio Foa è nato a Torino nel 1910. Dopo essere stato deputato alla Costituente per il Partito d’Azione ha lavorato a lungo nel movimento sindacale. E’ stato parlamentare socialista per più legislature e senatore nel gruppo della Sinistra Indipendente e poi del Pds. ‘Organizzazione’ del Partito d’Azione. “”Infine in quel periodo il Partito d’azione si diede la sua struttura organizzativa fondata sulla partecipazione attiva attraverso i comitati: essere del Partito d’azione non voleva dire solo avere certe idee, voleva dire fare un certo lavoro. Questo tema dell’organizzazione è stato sottolineato spesso e con molta forza da Giovanni De Luna”” (pag 141)”,”SIND-173″ “FOA Vittorio”,”La Gerusalemme rimandata. Domande di oggi agli inglesi del primo novecento.”,”Vittorio Foa, nato a Torino nel 1910, militante di Giustizia e Libertà, in carcere dal 1935 al 1943, ha partecipato alla resistenza e alle battaglie politiche del dopoguerra. Centro della sua attività è stato il sindacato: segretario nazionale della CGIL per molti anni, dal 1970 si dedica alla ricerca e all’insegnamento.”,”MUKx-016-FL” “FOA Marcello”,”Gli stregoni della notizia. Da Kennedy alla guerra in Iraq: come si fabbrica informazione al servizio dei governi.”,”Marcello Foa, nato a Milano nel 1963, è giornalista. Nel 1989 Indro Montanelli lo ha assunto al Giornale, e dopo quattro anni è stato nominato caporedattore degli Esteri. Dal 2005 è inviato speciale. Collabora con BBC e insegna giornalismo internazionale all’Università della Svizzera italiana a Lugano, dove nel 2004 ha cofondato l’Osservatorio europeo di giornalismo.”,”EDIx-026-FV” “FOA Vittorio RANIERI Andrea, a cura di Severino CESARI”,”Il tempo del sapere. Domande e risposte sul lavoro che cambia.”,”Vittorio Foa (Torino, 1910) autore di libri sul sindacato e il movimento operaio. Andrea Ranieri, si occupa del settore scuola e formazione della Cgil. Con Pietro Marcenaro ha pubblicato un saggio compreso nel volume ‘La questione socialista. Per una possibil reinvenzione della sinistra’.”,”ECOS-005-FV” “FOA Vittorio MAFAI Miriam REICHLIN Alfredo”,”Il silenzio dei comunisti.”,”Vittorio Foa, dirigente sindacale e politico. Miriam Mafai, militante e notissima giornalista, è opinionista del quotidiano La Repubblica. Alfredo Reichlin, già direttore del quotidiano l’Unità, oggi è dirigente politico dei Democratici di sinistra.”,”PCIx-042-FL” “FOA Anna”,”Ebrei in Europa. Dalla Peste Nera all’emancipazione XIV – XIX secolo.”,”Anna Foa insegna Storia moderna all’Università di Roma La Sapienza. Si è occupata di storia della cultura nella prima età moderna e di storia della mentalità.”,”EBRx-042-FL” “FOA Vittorio”,”Questo Novecento.”,”Vittorio Foa (Torino 1910) ha pubblicato pure: ‘Riprendere tempo’ con Pietro Mercenaro; ‘Lettere da vicino’ con Laura Balbo, e ‘Il Cavallo e la Torre’. E’ pure autore de ‘La Gerusalemme rimandata’ e, con Renzo Foa, ‘Del disordine e della libertà’. Foa tenace avversario del nazionalismo che vede come malattia del secolo, causa di violenze e barbarie.”,”ITAP-011-FSD” “FOCARDI Filippo”,”La guerra della memoria. La Resistenza nel dibattito politico italiano dal 1945 a oggi.”,”FOCARDI Filippo insegna storia dell’integrazioen europea presso l’Università di Roma Tre. Collabora con l’Istituto storico germanico di Roma e con il Dipartimento di Studi internazionali dell’Università di Padova.”,”ITAR-126″ “FOCARDI Filippo”,”Il cattivo tedesco e il bravo italiano. La rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale.”,”Filippo Focardi è ricercatore di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali dell’Università di Padova. Si è occupato di memoria del fascismo e della seconda guerra mondiale, di risarcimenti per le vittime del nazismo e della questione della punizione dei criminali di guerra italiani e tedeschi. Ha pubblicato: ‘Criminali di guerra in libertà’ (Carocci, 2008) e ha curato ‘Memoria e rimozione. I crimini di guerra del Giappone e dell’Italia’ (con G. Contini e M. Petricioli, Viella 2010). Per in nostri tipi è autore del volume: ‘La guerra della memoria. La Resistenza nel dibattito politico italiano dal 1945 a oggi’ (2005). “”Che tale mito identitario, autogratificante e autoassolutorio, avesse avuto radici molto solide nell’immediato dopoguerra abbiamo cercato di dimostrarlo attraverso la nostra ricostruzione che ha messo in evidenza una pluralità di matrici allora convergenti: le diverse culture politiche dell’antifascismo unite nell’esaltazione della lotta del popolo italiano contro l’«oppressore tedesco e il traditore fascista»; la galassia della destra anti-antifascista impegnata a tracciare la più netta distinzione possibile fra Hitler e il «buonuomo Mussolini», fra i barbari tedeschi e gli alpini abbandonati sul Don; e poi gli apparati dello Stato coinvolti in pieno nella tragica avventura mussoliniana a fianco del Terzo Reich – in primis, ministero degli Esteri e ministero della Guerra -, solerti nello scaricare sulle spalle dell’ex alleato germanico (oltre che sul duce) il peso quasi esclusivo della responsabilità per la condotta bellica dell’Asse, con i suoi insuccessi e le sue pratiche criminali. Tutti accomunati – antifascisti di governo, anti-antifascisti di opposizione, apparati scarsamente epurati – dall’esigenza di separare le sorti dell’Italia sconfitta ma cobelligerante da quelle della Germania nazista rimasta fino alla fine a fianco del Führer e destinata a un severo castigo da parte dei vincitori. Nella «fase genetica» dell’immediato dopoguerra vi furono però anche altri fattori che contribuirono all’affermazione dell’immagine del «bravo italiano» – indole pacifica, empatia umana con gli oppressi, disponibilità a soccorrerli e ad aiutarli – rispecchiavano le virtù cristiane del «buon samaritano», ricollegandosi dunque a un alveo della cultura cattolica di cui il paese era ancora fortemente permeato (nonostante gli sforzi profusi nel ventennio dalle zelanti gerarchie ecclesiastiche a sostegno delle mire belliche del regime, dall’Etiopia alla Spagna dai Balcani all’Unione Sovietica)”” (pag 180-181)”,”ITQM-246″ “FOCH Ferdinand Maréchal”,”Mémoires pour servir a l’ histoire de la guerre de 1914-1918. Tome premier.”,”””In definitiva la battaglia di Ypres si è estesa su un fronte di 45 chilometri, da Nordschoote fino a Lys d’ Armentières. I tedeschi hanno impegnato l’ equivalente di quindi corpi, gli alleati l’ equivalente di dieci. Il 31 ottobre, i francesi tenevano 25 km di questo fronte e gli inglesi 20; il 5 novembre, i francesi ne tenevano 30 e gli inglesi 15. Come si vede, le truppe francesi, per l’ estensione del fronte occupato, e per il numero, hanno sostenuto la maggior parte della battaglia. Sarà quindi il contrario della verità fare della battaglia di Ypres una battaglia e una vittoria esclusivamente inglese””. (pag 242)”,”QMIP-038″ “FOCH Ferdinand Maréchal”,”Mémoires pour servir a l’ histoire de la guerre de 1914-1918. Tome second.”,”””Così terminava, dopo tre settimane di lotta, la seconda battaglia della Marna, cominciata infruttuosamente per i tedeschi il 15 luglio, capovolta e proseguita con successo dagli alleati dopo il 18. Un concorso felice di circostanze vi aveva convogliato divisioni americane, britanniche, italiane e francesi. Essa si chiudeva per questi con benefici importanti: 30 mila prigionieri, più di 600 cannoni, 200 mortai (minenwerfer), 3000 mitragliatrici catturate; il fronte raccorciato di quarantacinque chilometri, la ferrovia Paris-Châlons ristabilita, la minaccia contro Parigi soppressa. Ma soprattutto il morale dell’ esercito tedesco è stato minato, quello degli alleati accresciuto.”” (pag 160)”,”QMIP-039″ “FOCH Ferdinand”,”Des principes de la guerre.”,”””Ce n’est pas un génie qui me révèle tout à coup, en secret, ce que j’ai à dire ou à faire dans une circonstance inattendue pour les autres, c’est la réflexion, la méditation”” (Napoleone) (in apertura al cap. I) F. Foch è nato a Tarbes nel 1851. Ha compiuto gli studi all’Ecole Polytechnique, e scelto la carriera delle armi. Professore alla scuola di guerra dal 1895 al 1901 ne prende il comando nel 1908. All’inizio della prima guerra mondiale si distingue alla testa della 9° armata e ha un ruolo principale nella prima vittoria nella battaglia della Marna. Nominato generalissimo delle armate alleate e poi Maresciallo nel 1918, è entrato nell’Académie française nel 1920 . E’ morto nel 1929. Foch studia la campagna d’Italia di Napoleone (combattimenti di Voltri, Montenegrino, Montenotte, Dego, Ceva) (pag 68-85) I prussiani a parftire dal 1813 hanno acquisito la nozione di attacco decisivo dalle lezioni di Napoleone (pag 280) Combattimenti attorno a Digione (1870). Garibaldi fa di testa sua e contribuisce alla sconfitta dell’esercito francese al Sud. “”Le résultat; comme on le sait, fut le grand succès de l’armée allemande du Sud. Quant à Garibaldi, ces attaque répétées des 21 et 23 janvier lui ont fait croire qu’il avait devant lui d’importantes forces allemandes. Il s’et borné à une défense prudente: c’est en termes dithyrambiques qu’il chate ses succès. Résultat: les désastres de l’armée française de l’Est. L’erreur est humaine, dira-t-on, elle n’est pas une faute. Le crime n’est pas là, il consiste en ce que Garibaldi, ayant reçu l’ordre de rejoindre l’armée de l’Est, ne l’a pas rejointe. Exécuter l’ordre, il n’y a pas songé. Ce sont des vues personelles, la recherche de succès propres, qui ont dicté sa conduite. S’il avait cherché a obéir, aucune impossibilité matérielle e l’en eût empêché: la division Pélissier maintenue à Dijon suffisait òà absorber l’activité du général de Kettler; l’armée des Vosges pouvait librement rejoindre l’armée de l’Est. Garibaldi et le génèral de Failly, deux chefs de provenance bien différente, aboutissent donc à la même fin: le désastre; par la même voie: l”indiscipline intellectuelle, l’oubli du devoir militaire’, au sens le plus exact du mot”” (pag 120)”,”QMIx-215″
“FOCH Ferdinand”,”Memorie.”,”FOCH F. Maresciallo di Francia Foch si cura anche del fronte italiano. “”Necessariamente gli avvenimenti avevano ripercussioni reciproche al di qua e al di là delle Alpi. Infatti occorreva che in Italia la causa degli Alleati anzitutto non fosse danneggiata, e poi che essa fosse posta rapidamente in istato per vincere. Perciò la conferenza d’Abbeville m’aveva affidato, sulla fronte italiana, il compito di coordinatore. (…) [Le operazioni sulla fronte italiana. Il generale Foch si mette in relazione col comando italiano e ne segue i progetti offensivi (7 maggio); questi progetti sono rimandati a dopo per la minaccia d’attacchi nemici; il generale Foch approva l’operato del generale Diaz. Clemenceau se ne preoccupa (28 maggio – 12 giugno). L’attacco austriaco; suo sacco completo (15 giugno – 23 giugno); il generale Foch esorta il generale Diaz a riprendere il suo piano d’offensiva e ad ampliarlo (27 giugno)]’ (pag 468)”,”QMIP-146″
“FODELLA Gianni”,”Fattore Orgware. La sfida economica dell’ Est-Asia.”,”FODELLA (Vercelli 1939) docente di Organizzazione economica internazionale all’Univ degli Studi di Milano, ha soggiornato negli ultimi tre decenni, a varie riprese, in Cina, JAP e Nepal come Visiting Professor e consulente delle Nazioni Unite. Tra le sue opere: ‘Giappone e Italia, economie a confronto’ (ETAS, 1982), ‘Diffusione della tecnologia e organizzazione dello sviluppo economico’ (GIUFFRE’, 1988), ‘Dove va l’economia giapponese’ (1989), ‘Risorse umane e materiali’ (GUERINI, 1989)”,”JAPE-006″
“FOER Franklin a cura; testi di Walter LIPPMANN John DEWEY J.M. KEYNES Edmund WILSON John DOS-PASSOS Benedetto CROCE Lewis MUMFORD Virginia WOOLF Otis FERGUSON Vladimir NABOKOV George ORWELL Graham GREENE Reinhold NIEBUHR Philip ROTH Gunnar MYRDAL Hans J. MORGENTHAU Michael WALZER Arthur SCHLESINGER Michael KINSLEY Irving HOWE e altri”,”New Republic. Insurrections of the Mind. 100 years of political and culture in America.”,”Scrittori Roth; Philip Roth (1933-2018) è stato uno degli scrittori americani più influenti del XX secolo. Nato a Newark, New Jersey, da una famiglia di immigrati ebrei, ha studiato alla Bucknell University e alla University of Chicago. Roth è noto per la sua esplorazione della vita ebraico-americana e delle complessità dell’identità personale. Tra le sue opere più celebri ci sono “”Goodbye, Columbus”” e “”Il lamento di Portnoy””. Ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Premio Pulitzer nel 1998 per “”Pastorale americana””2. Henry Roth (1906-1995) è stato un altro importante scrittore americano, nato a Tysmenitz, in Galizia (oggi Ucraina). Emigrato negli Stati Uniti con la sua famiglia all’età di due anni, è cresciuto nel Lower East Side di New York. Il suo romanzo più famoso, “”Chiamalo sonno””, pubblicato nel 1934, è stato riscoperto negli anni ’60 e acclamato come un capolavoro della letteratura dell’immigrazione. Dopo un lungo periodo di silenzio letterario, Roth ha ripreso a scrivere negli anni ’70, producendo una serie di opere autobiografiche. Joseph Roth (1894-1939) è stato un giornalista e romanziere austriaco di origine ebraica. Nato a Brody, in Galizia (oggi Ucraina), Roth è noto per le sue opere che esplorano il declino dell’Impero austro-ungarico e la vita ebraica. Tra i suoi lavori più celebri ci sono “”La marcia di Radetzky”” (1932), che racconta la caduta dell’Impero, e “”Giobbe”” (1930), un romanzo sulla vita ebraica. Roth ha vissuto un’esistenza segnata da difficoltà personali e politiche, inclusa la perdita della moglie a causa della schizofrenia e la sua successiva morte nel programma di eutanasia nazista Aktion T4. La sua esperienza come soldato durante la Prima Guerra Mondiale e il crollo dell’Impero austro-ungarico hanno influenzato profondamente la sua scrittura.”,”TEOP-009-FRR”
“FOFI Goffredo a cura”,”I giorni della Comune. Parigi 1871.”,”I brani presenti in questo volume sono stati tratti da ‘I giornali della Comune’, antologia a cura di Mariuccia Salvati, Feltrinelli, 1971 “”Dal 18 marzo al 28 maggio 1871, il popolo parigino proclamò la Repubblica, elesse la propria assemblea, eliminò l’esercito e armò i cittadini, stabilì l’istruzione laica e gratuita, rese elettivi i magistrati, affermò l’autonomia femminile, unificò i salari degli operai e dei funzionari, favorì le associazioni dei lavoratori, proclamò la libertà di coscienza ed espressione, protesse le arti…”” (quarta di copertina”,”MFRC-179″
“FOGAZZARO Antonio”,”Malombra. Roman.”,”””Malombra è un romanzo sovrabbondante, molto sovrabbondante. Si è ad esso rimproverato ciò, e non sarò io a prendere le difese della mia opera. Mi domando però se si è in grado di non scrivere romanzi sovrabbondanti, quando si è così sensibili alle impressioni della vita come io lo sono stato nella mia giovinezza. Si finisce allora per avere l’ immaginazione intasata, e come sovraffaticata veramente di ricordi… ‘Conceptum sermonem tenere quis poterit?’.”” (pag 8, prefazione dell’ autore) (1) Si coeperimus loqui tibi, forsitan moleste accipies; sed conceptum sermonem tenere quis poterit? Se si tenta di parlarti, ti sarà forse gravoso? Ma chi può trattenere il discorso? (Libro di Giobbe) Copia firmata G. Silvestre 1930 La vita Nasce a Vicenza il 25 marzo 1842. Compie gli studi ginnasiali sotto la guida dello zio paterno. Dopo la maturità, si laurea in legge a Torino nel 1864. Gli anni torinesi sono anni di divertimenti; l’inclinazione di Fogazzaro a esercitare la professione di avvocato non è ben salda, la sua vocazione autentica è la letteratura. Si trasferisce a Milano, dove subisce gli stimoli della Scapigliatura. Nel 1866 si sposa con Margherita dei conti di Valmarana. Nel 1869 nasce Gina, la sua prima figlia. Dopo aver pubblicato dei versi, nel 1881 dà alle stampe il suo primo romanzo: Malombra. Fa la conoscenza di Giuseppe Giacosa e nel 1883 ha inizio la sua relazione con Elana, la donna che sarà così importante per il suo sviluppo spirituale e sentimentale. Nel 1885 esce Daniele Cortis, nel 1888 Il mistero del poeta. Nel frattempo scrive anche dei saggi. Nel 1895 pubblica Piccolo mondo antico, “”romanzo di memorie e affetti familiari””, considerato il suo capolavoro. Purtroppo, durante lo stesso anno, perde precocemente l’adorato figlio Mariano. Viene nominato senatore del Regno nel 1896. Intanto frequenta con sempre maggiore assiduità gli ambienti religiosi ed ecclesiastici. Pubblica altri due romanzi: Piccolo mondo moderno (1901) e Il Santo (1905). Quest’ultimo, considerato troppo moderno, viene proibito dalla Chiesa. Fogazzaro accetta l’ostracismo delle gerarchie cattoliche e cerca di rimediarvi con un’ulteriore opera, Leila (1910), ma sfortunatamente anche questo romanzo viene messo all’ Indice!. Muore il 7 marzo 1911. Opere Malombra (1881); Daniele Cortis (1885); Il mistero del poeta (1888); Piccolo mondo antico (1895); Piccolo mondo moderno (1901); Il Santo (1905); Leila (1910) Malombra Esce nel 1881, lo stesso anno della pubblicazione de I Malavoglia di Verga. La protagonista è Marina che, orfana dei genitori, trova ospitalità presso lo zio, Cesare d’Ormengo. La giovane trova un manoscritto della nonna Cecilia Varrega, morta pazza perchè segregata per anni dal marito geloso. Marina è sconvolta da questa lettura. Di lei si innamora Corrado Silla, uno scrittore privo di successo, solitario e incapace di comunicare con i propri simili.. Corrado viene travolto dalla follia di Marina e muore ucciso da un colpo di pistola. Al nucleo narrativo principale, si intersecano altre storie: quella, per esempio, del segretario tedesco Steinegge, che ritrova la figlia Edith, la quale rinuncia a una propria vita per assistere il padre umiliato e quella di don Innocenzo, un sacerdote di campagna che vive in serenità e semplicità la propria fede religiosa. In Malombra vi sono degli squilibri narrativi, ma rimane uno dei romanzi migliori di Fogazzaro, complesso e moderno nel medesimo tempo. Marina, di un “”candore dorato””, è una figura femminile di fascino, anche erotico, conturbante, mentre Corrado Silla, che lavora a un’ originale saggio sull’ ipocrisia, è il prototipo dell’ intellettuale emarginato, vittima dell’ incertezza e dell’ inquietudine del suo temperamento e del suo secolo, uomo senza qualità inetto al vivere.”,”VARx-191″
“FOGEL Robert W.”,”Fuga dalla fame. Europa, America e Terzo Mondo (1700-2100).”,”Il premio Nobel per l’economia Robert William FOGEL propone in questo libro uno stimolante saggio su un tema da sempre fondamentale nella storia dell’umanità: la fuga dalla fame. Negli ultimi tre secoli uomini meglio nutriti, e quindi più sani e longevi, hanno raggiunto enormi traguardi dal punto di vista dello sviluppo tecnologico e sociale, portando a un miglioramento sostanziale delle condizioni di lavoro e di vita. A partire dal 1700, e con un eccezionale incremento nel corso del XX secolo, le popolazioni di Stati Uniti, Giappone ed Europa occidentale hanno raddoppiato la durata della loro vita. Introducendo l’innovativo concetto di “”tecnofisio evoluzione””, vale a dire quella complessa interazione sinergica che si attua tra i progressi nelle tecniche di produzione e gli sviluppi nella fisiologia umana, Fogel mette in luce lo stretto rapporto esistente tra buona qualità dell’ alimentazione e prosperità di una società, ma delinea anche con chiarezza le sfide che la “”fuga dalla fame”” comporta. ————————— Bibliografia ————————– – FOGEL Robert William, Without Consent or Contract: The Rise and Fall of American Slavery. WW NORTON. NY. 1989 – FOGEL Robert ENGERMAN Stanley, Time on the Cross. The Economics of American Slavery. 1974 – FOGEL Robert William, The Fourth of Great Awakening and The Future of Egalitarism. CHICAGO UNIVERSITY PRESS. CHICAGO. 2000 pag 320 $25.00 appendici note indice – FOGEL Robert William, The Escape from Hunger and Premature Death, 17002100: Europe, America, and the Third World. CAMBRIDGE UNIVERSITY PRESS. NEW YORK. 2004 pag 216 $70.00 (paper, $23.99 ————————— L’ Autore ——————————- Robert William FOGEL (1926) è uno storico economista americano e scienziato, vincitore con Douglass NORTH del ‘Nobel Memorial Prize in Economic Sciences.’ E’ un sostenitore dei metodi quantitativi nella storia. Nato a New York City, figlio di immigranti ebrei russi, laureato presso la Stuyvesant High School in 1944. Dopo essersi laureato nel 1948, divenne un organizzatore professionale del Communist Party. Più tardi uscì dal partito e si mise ad insegnare in varie Università (J. Hopkins, Rochester, Chigago, Harvard). Il suo primo studio di cliometria (una recente tendenza all’interno della storia economica, che applica le tecniche dell’analisi statistica ed econometrica alla storia) è stato ‘Railroads and American Economic Growth: Essays in Econometric History’ (1964). (fonte Wikip) —————————————————————————“,”PVSx-034”
“FOGLESONG David S.”,”America’s Secret War Against Bolshevism.”,”Acknowledgments, Note on Dates and Russian Transliteration, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Index, A section of illustrations follows,”,”RIRO-203-FL”
“FOHLEN Claude”,”Le travail au XIXe siècle.”,”FOHLEN Claude professore alla Sorbona”,”CONx-224″
“FOHLEN Claude”,”Che cos’è la rivoluzione industriale.”,”Claude Fohlen, docente alla Sorbona, è specialista di storia degli Stati Uniti e della rivluzione industriale. E’ stato in Usa più volte come Visiting Professor. Ha pubblicato un’opera sullo sviluppo industriale nella Francia dell’Ottocento, ua ‘Histoire générale du Travail’ e ‘La société américaine depuis la guerre de Sécession’. Engels “”A quanto sembra, prima del 1840 nessuno scrittore socialista aveva usato quest’espressione [‘rivoluzione industriale’, ndr] e il primo a servirsene è stato Engels, nel 1845, ne ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra’, riferendosi alle trasformazioni davvero rivoluzionarie che questo paese aveva appena subito e allo sconvolgimento dei rapporti umani e sociali. «La storia della classe operaia in Inghilterra ha inizio nella seconda metà dello scorso secolo, con l’invenzione della macchina a vapore e delle macchine per la lavorazione del cotone. Queste invenzioni, com’è noto, diedero l’impulso ad una rivoluzione industriale, una rivoluzione che in pari tempo trasformò tutta la società borghese, e la cui importanza storica comincia solo ora a essere riconosciuta. L’Inghilterra è il terreno classico di questo rivolgimento, che fu tanto più grandioso quanto più procedette silenziosamente, e perciò l’Inghilterra è anche il paese classico per lo sviluppo del principale risultato di quel rivolgimento: il proletariato» (11). In questo lucido testo, Engels ricorda le due fondamentali manifestazioni della rivoluzione industriale: la macchina a vapore e lo sviluppo del proletariato industriale. In tal modo l’espressione “”rivoluzione industriale”” vi assume già il senso che conserverà poi per storici ed economisti. Un altro passo di Engels è illuminante circa il ruolo avuto dai paesi dell’Europa occidentale nelle diverse rivoluzioni del XVIII secolo e spiega meglio l’origine della nostra espressione e la sua formazione: «La rivoluzione industriale ha avuto per l’Inghilterra la stessa importanza che la rivoluzione politica per la Francia e quella filosofica per la Germania, e la distanza tra l’Inghilterra del 1760 e l’Inghilterra del 1844 è almeno pari a quella tra la Francia dell”Ancien Regime’ e la Francia della Rivoluzione di Luglio. Il frutto più importante di questo rivolgimento industriale è però il proletariato inglese» (12). Francia, Inghilterra e Germania, tutte hanno avuto la loro rivoluzione in campi diversi, ma il paese che più profondamente ne fu investito è certamente l’Inghilterra”” (pag 14) [Claude Fohlen, ‘Che cos’è la rivoluzione industriale’, Feltrinelli, Milano, 1976] [(11) Friedrich Engels, ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra’ (1845), Editori Riuniti, Roma, 1972, p. 43; (12) Friedrich Engels, ibid., p: 56] Marx. “”Engels sarebbe dunque il primo scrittore socialista ad avere usato l’espressione rivoluzione industriale e, per quel che ne sappiamo, il primo non francese. Forse l’ha presa a prestito da Buret, del quale probabilmente conosceva l’opera, di qualche anno anteriore; o forse l’espressione era corrente in Inghilterra, dove allora viveva Engels; non è ben certo. Quello che si può notare, e con una certa sorpresa, è che l’espressione non ottiene subito successo tra i socialisti e che non se ne trova traccia nel ‘Manifesto del partito comunista’, opera a quattro mani di Marx ed Engels, del 1848, dove viene usato il termine rivoluzione: “”… Anche la manifattura non bastava più. Ed ecco il vapore e le macchine rivoluzionare la produzione industriale. Alla manifattura subentrò la grande industria moderna; al medio ceto industriale succedettero gli industriali milionari…”” (13). L’espressione più frequente è “”grande industria””, che si applica più ai risultati che alla trasformazione industriale stessa. Ma vent’anni dopo, nel ‘Capitale’, l’espressione rivoluzione industriale diventa corrente, come se il termine fosse entrato nel vocabolario abituale. Difatti, a proposito delle trasformazioni tecniche, Marx scrive: “”Quando J. Wyatt, nel 1735, annunciò la sua macchina per filare, e con essa la rivoluzione industriale, del secolo XVIII, non accennò neppure con una parola che la macchina non fosse mossa da un uomo ma da un asino; tuttavia questa parte toccò all’asino”” (14). Nello stesso capitolo, dedicato alla grande industria, l’espressione torna più volte: “”Nella manifattura la rivoluzione del modo di produzione prende come punto di partenza la ‘forza-lavoro’; nella grande industria, il ‘mezzo di lavoro'”” (15). Marx si interessa soprattutto alle cause che hanno prodotto la rivoluzione industriale, e attribuisce alla macchina un ruolo decisivo, perché nell’interpretazione marxiana manifattura e grande industria corrispondono a due fasi diverse del processo economico, consistendo il mutamento appunto nella sostituzione del lavoro meccanico al lavoro manuale: “”La macchina dalla quale prende le mosse la rivoluzione industriale, sostituisce l’operaio che maneggia un singolo strumento con un meccanismo che opera in un sol tratto con una ‘massa’ degli stessi strumenti o di strumenti analoghi, e che viene mosso da una forza motrice unica, qualsiasi possa esserne la forma. Ecco la ‘macchina’, ma pel momento solo come elemento semplice della produzione di tipo meccanico”” (16). Questa idea ritorna spesso: “”È la macchina utensile che inaugura nel XVIII secolo la rivoluzione industriale; essa serve ancora di punto di partenza ogni qualvolta si tratta di trasformare il telaio o la manifattura in un’operazione meccanica””. Una volta adottata, l’espressione viene ripresa, specie nel capitolo intitolato ‘Il macchinismo e la grande industria’, nella prima parte del ‘Capitale’. Sarebbe noioso e soprattutto poco interessante seguire il cammino dell’espressione nelle altre opere di Marx, poiché ormai è di uso corrente. Bisogna però ricordare un testo di Engels, appendice alla terza parte del ‘Capitale’, che estende il concetto di rivoluzione industriale ad altri campi dell’economia: “”Il mezzo principale per la riduzione del tempo di circolazione sta nel perfezionamento delle comunicazioni. In tale campo gli ultimi cinquant’anni hanno portato una rivoluzione paragonabile soltanto con la rivoluzione industriale della seconda metà del secolo passato”” (17). Si può quindi parlare di una rivoluzione dei trasporti, di una rivoluzione agricola, e immaginare ogni tipo di variazione sul tema, intorno alla “”rivoluzione economica””, che è uno degli argomenti centrali di Marx, in ‘Strumenti per l’economia’”” (pag 14-15) [Claude Fohlen, Che cos’è la rivoluzione industriale’, Feltrinelli, Milano, 1970] [(13) Marx Engels, ‘Il manifesto del partito comunista’ (1848), Editori Riuniti, ROma; 1968, p. 57; (14) Karl Marx; ‘Il capitale’ (1867), I, 2, Editori Riuniti, VIII edizione, 1974, p. 414; (15) (16) (17) Karl Marx, Ibid, p. 413, 418, e aggiunta di Engels, III, I, p. 102]”,”ECOS-029″
“FOL Alexander MARAZOV Ivan”,”I Traci. Splendore e barbarie di un’ antica civiltà. Storia società religione arte di un popolo enigmatico nelle terre orientali d’ Europa.”,”””Erodoto, le cui opere rappresentavano un’ inesauribile miniera d’ informazioni sull’ antica Tracia, ne descrive anche il Pantheon, dicendoci che tra tutte le divinità si veneravano solo Ares, Dioniso ed Artemide. Tale affermazione fu accettata a lungo senza discussione, nonostante alcuni punti dubbi. In primo luogo Erodoto stesso indica altre divinità tracie, invalidando così la precedente asserzione; in secondo luogo non cita mai l’ Eroe, la divinità tracia equestre, che tanta popolarità acquistò durante il periodo romano. Si è conservato infine un numero di tavolette votive dedicate a Zeus ed Hera, Aclepio ed Igea, Apollo ed altri, superiore a quelle dedicate a Dioniso.”” (pag 39)”,”EURC-083″
“FÖLKEL Ferruccio a cura”,”Nuove storielle ebraiche.”,”””Conoscevi il mio cassiere Blumenthal, quello che è scappato con mia figlia e con la cassa? Be’, sembra che si stia pentendo». «Ti ha restituito il denaro?». «No, per il momento ha restituito mia figlia» (pag 302)”,”EBRx-001-FGB”
“FOLLINI Marco”,”C’era una volta la DC.”,”Marco Follini, giornalista e dirigente di azieda, è stato il leader dei giovani democristiani dal ’77 all’80 e consigliere di amministrazione della Rai dall’86 al ’93.”,”ITAP-063-FL”
“FONER Eric”,”Storia della libertà americana.”,”Eric FONER è DeWitt Clinton Professor di storia americana alla Columbia University. E’ stato P della Società americana degli storici e ha curato le grandei mostre sulla Guerra civile e sulla Ricostruzione.”,”USAS-063″
“FONER Nancy”,”From Ellis Island to JFK. New York’s Two Great Waves of Immigration.”,”FONER Nancy è professore di antropologia alla SUNY, State University of New York, Purchase. Dati 1990: Residenti esteri per paese di origine a NY (in migliaia): Repubblica Dominicana 226, Cina 164, Giamaica 116, Italia 101, URSS 80 ecc.”,”CONx-086″
“FONER Philip S.”,”The Great Labor Uprising of 1877.”,”””Più tardi, quel giovedì sera, oltre 50 delegati sindacali – americani, tedeschi, irlandesi e scandinavi – si riunirono con i leaders WPUS all’ Aurora Hall. Essi raccomandarono di raccogliere l’ ampia richiesta della città di uno sciopero per la rivendicazione della giornata di 8 ore e per un incremento dei salari del 20 per cento. Essi allora stabilirono un comitato esecutivo permanente per condurre lo sciopero, e organizzarono per il mercoledi pomeriggio una assemblea dei delegati di tutte le fabbriche e i sindacati “”per tracciare un piano per condurre il lavoro al meglio nella presente situazione””. Nello stesso tempo, era essenziale che gli scioperi fossero stabiliti in modo organizzato. “”Compagni operai””, disse WPUS “”In queste circostanze state fermi fino a che noi abbiamo dato alla presente crisi la dovuta considerazione””. Ma questa preghiera ebbe poco effetto sulla stampa e le autorità. Nonostante o a causa del tentativo dei socialisti di incanalare la protesta in uno sciopero generale cittadino disciplinato, i giornali accusarono loro di fomentare la violenza della folla. “”I diversi gruppi che si muovono in città oggi chiudendo le fabbriche sono comitati della Comune””, accusava il Daily News. Successivamente la persecuzione. Charles A. Dana, l’ editore del New York Sun, non fece nessun commento di fronte a John Swinton, il direttore, nel vederlo ritornare al lavoro il giorno dopo aver parlato all’ assemblea di Tompkins Square chiamato dal New York Workingmen’s Party. Ma Albert R. Parsons, uno stampatore del Chicago Times non fu così fortunato.”” (pag 146-147)”,”MUSx-183″
“FONER Philip S.”,”May Day. A Short History of the International Workers’ Holiday 1886-1986.”,”Alla manifestazione per il 1° maggio 1892 in Hyde Park a Londra, partecipano Frederick ENGELS e Eleanor MARX AVELING (ill. pag 55)”,”MPMx-029″
“FONER Philip S.”,”The Bolshevik Revolution. Its Impact on American Radicals, Liberals, and Labor.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. Preface, Introduction, Reference Notes, Biographical Sketches, Index, Illustrations, New World Paperbacks, NW-61,”,”MUSx-008-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 1. From Colonial Times to the Founding of the American Federation of Labor.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Reference Notes, Biographical Sketches, Index,”,”MUSx-018-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 2. From the Founding of the American Federation of Labor to the Emergence of American Imperialism.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Reference Notes, Index,”,”MUSx-019-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 3. The Policies and Practices of the American Federation of Labor, 1900-1909.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Reference Notes, Index,”,”MUSx-020-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 4. The Industrial Workers of the World, 1905-1917.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Reference Notes, Index,”,”MUSx-021-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 5. The AFL in the Progressive Era, 1910-1915. Vol. 5.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Reference Notes, Index,”,”MUSx-022-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 6. On the Eve of America’s Entrance into World War I, 1915-1916.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Reference Notes, Index,”,”MUSx-023-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 7. Labor and World War I, 1914-1918.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Reference Notes, Index,”,”MUSx-024-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 8. Postwar Struggles, 1918-1920.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Acknowledgements, Preface, Reference Notes, Index,”,”MUSx-025-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 9. The T.U.E.L. to the End of the Gompers Era.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Notes, Index,”,”MUSx-026-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 10. The T.U.E.L. 1925-1929.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Notes, Index,”,”MUSx-027-FL”
“FONER Philip S.”,”The Great Labor Uprising of 1877.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Life and Writings of Frederick Douglass. elenco opere autore, prefazione prologo appendice: cronologia del ‘Great Strike’, note bibliografia indice nomi argomenti località periodici”,”MUSx-029-FL”
“FONER Philip S.”,”The Workingmen’s Party of the United States. A History of the First Marxist Party in the Americas.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Prologue, Epilogue, Appendix: Declaration of Principles of the Workingmen’s Party of the United States, Constitution of the Workingmen’s Party of the United States, Notes, Index, Vol. 14, La più grande commemorazione tenutasi negli Usa fu in occasione della morte di Marx (pag 110-111) “”After a period of protracted illness, Karl Marx died in his London home on March 14, 1883, less than two months before his sixty-fifth birthday. When the transatlantic telegraph relayed this news from England, leaders of the socialist and labor movements in the United States, after consulting with Sorge, who was in touch with Engels by cable, organized memorial meetings in several cities. Although arrangements had to be completed within only a few days, the memorial in New York City, sponsored by the Central Labor Union of Greater New York and Vicinity, was not only larger than any other in the world at the time, but was a milestone in the history of the U.S. working class. Bismarck’s antisocialist law prevented any commemoration from being held in Germany, nor were there any memorials in England or France. But in addition to the memorial meeting in New York City, another was held in Brooklyn, where the U.S. flag atop the Brooklyn Labor Lyceum flew at half-mast for an entire week. There were also meetings in New Haven, Cleveland, and Chicago. In the Great Hall of Cooper Union in New York City, where Abraham Lincoln had spoken on the eve of the Civil War, thousands of working people paid homage to the memory of Karl Marx. It was, in the words of one trade-union paper, “”the greatest demonstration ever held in the American labor movement in honor of any man”” (26). The New York Sun gave this account of the event: «A Great International Memorial Meeting of Workingmen; Thousands Turned Away from the Doors of Cooper Union; Addresses in English, German, Russian, Bohemian and French. If the great hall of Cooper Union had been twice as large as it is, it could not have held the vast throng of workingmen who gathered last evening to do honor to the memory of Dr. Karl Marx. Long before the hour set for the meeting, every seat was taken, people of all trades, from all lands – American, Germans, Russians, Italians, Bohemians, and French. There were many ladies present. On the platform were many men prominent in such meetings» (27). The special significance of this meeting, apart from its extraordinary size and the depth of feeling it revealed for the author of ‘Capital’ and the ‘Communist Manifesto’ and the guiding figure in the International Workingmen’s Association – the First International – lay in the fact that it was the first time that representatives of all the diverse and opposing sections of the working-class movement in the United States had assembled together (28). Such was Marx’s stature in the United States at the time that these hostile factions entered into a coalition to honor the memory of a man whom the official organ of the Central Labor Union called “”The Teacher”” (29). This coalition included members of the Knights of Labor and the Federation of Organized Trades and Lassalleans, followers of Henry George and anarchists. Equally significant was the fact that it was the first time that the various groups of foreign-born and native workers bridged the differences of language and background for a major event in the labor movement (30)”” [Philip S. Foner, ‘The Workingmen’s Party of the United States. A History of the First Marxist Party in the Americas’, Minneapolis and Minnesota, 1984] [(26) Philip S. Foner, ed., ‘When Karl Marx Died: Comments in 1883’, New York, 1973, p. 64; (27) Ibid., p. 86; (28) Ibid., pp. 83-85; (29) Ibid., p. 92; (30) Ibid., pp. 91-106] “”la più grande manifestazione mai tenuta nel movimento operaio americano in onore di un uomo”””,”MUSx-031-FL”
“FONER Philip S. a cura”,”The Autobiographies of the Haymarket Martyrs.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Editor’s Introduction, Introduction by Capt. W.P. Black, Bibliography, Notes to Autobiographies, Illustrations, Index,”,”MUSx-036-FL”
“FONER Philip S.”,”Mother Jones Speaks. Speeches and Writings of a Working-Class Fighter.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Acknowledgements, Mother Jones: Dynamic champion of oppressed multitudes, by Philip S. Foner, A Mother Jones chronology, Tributes to Mother Jones, Selected bibliography, foto, Index,”,”MUSx-037-FL”
“FONER Philip S. a cura”,”W.E.B. Du Bois Speaks. Speeches and Addresses 1890-1919.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Life and Writings of Frederick Douglass. W.E.B. Du Bois, scholar, writer, and political activist, was one of the most prominent leaders in the struggle for Black rights in the United States in the first half of the twentieth century. Born in 1868, Du Bois was a founder of the National Association for the Advancement of Colored People in 1909. As editor of the Crisis, the NAACP magazine, from 1910 until 1934, he led protests against lynchings, for voting rights for Blacks, and against the system of legal segregation known as Jim Crow. In the 1920s Du Bois helped organize a series of international conferences on Pan-Africanism. He embraced anti-imperialist and indipendence struggles in the post-world War II period, especially the freedom struggle in Africa.”,”MUSx-041-FL”
“FONER Philip S. a cura”,”W.E.B. Du Bois Speaks. Speeches and Addresses 1920-1963.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Life and Writings of Frederick Douglass. W.E.B. Du Bois, scholar, writer, and political activist, was one of the most prominent leaders in the struggle for Black rights in the United States in the first half of the twentieth century. Born in 1868, Du Bois was a founder of the National Association for the Advancement of Colored People in 1909. As editor of the Crisis, the NAACP magazine, from 1910 until 1934, he led protests against lynchings, for voting rights for Blacks, and against the system of legal segregation known as Jim Crow. In the 1920s Du Bois helped organize a series of international conferences on Pan-Africanism. He embraced anti-imperialist and indipendence struggles in the post-world War II period, especially the freedom struggle in Africa.”,”MUSx-042-FL”
“FONER Philip S.”,”Organized Labor and the Black Worker, 1619-1981.”,”Robin D.G. Kelley è professore e Gary B. Nash Endowed Chair in US History alla UCLA. E’ autore di ‘Hammer and Hoe, Race REbels’ e di ‘Freedom Dreams’. Philis S. Foner (1910-1994) è stato uno storico americano e professore e lettore in giro per il mondo. Ha pubblicato più di un centinaio di libri inclusi i 10 volumi di ‘History of the Labor Movement in the United States’ e ‘The Black Panthers Speak’. “”In the first volume of ‘Capital’, published in 1867, Karl Marx insisted that the self-interest of the working class as a whole required the liberation of the black slaves. He wrote: «In the United States of America, any sort of independent labor movement was paralyzed as long as slavery disfigured a part of the republic. Labor with a white skin cannot emancipate itself where labor with a black skin is branded» (16). Twenty-one years earlier, the New England Workingmen’s Association had used almost the same language when it resolved that “”American slavery must be uprooted before the elevation sought by the laboring class can be effected» (17). But not many white workers understood the truth of their principle as the nation moved to Civil War. Most believed that their own struggles took priority over the emancipation of the slaves and feared the competition of freed slaves who might come North. Their employers, not the slaveholders, were their chief enemies”” (pag 11-12) [“”Nel primo volume del ‘Capitale’, pubblicato nel 1867, Karl Marx insisteva che l’interesse della classe operaia nel suo insieme richiedeva la liberazione degli schiavi neri. Scriveva:« Negli Stati Uniti d’America, ogni sorta di movimento operaio indipendente è rimasto paralizzato finché la schiavitù ha sfigurato una parte della repubblica. Il mondo del lavoro con la pelle bianca non può emanciparsi laddove è marchiato il lavoro con la pelle nera » (16). Ventun anni prima la New England Workingmen’s Association usò quasi lo stesso linguaggio quando decise che “”la schiavitù americana deve essere sradicata prima che l’emancipazione voluta dalla classe operaia possa essere realizzata”” (17). Ma non molti lavoratori bianchi capirono la verità di tale principio quando la nazione cadde nella guerra civile. La maggior parte riteneva che le proprie lotte avessero la priorità sull’emancipazione degli schiavi e temeva la concorrenza degli schiavi liberati che avrebbero potuto venire al Nord. I loro padroni, non gli schiavisti, erano i loro principali nemici”” (pag 11-12)] [(16) Karl Marx, ‘Capital’, edited by Frederick Engels (New York: Modern Library, 1939, I: 287; (17) Herbert Aptheker, ed., ‘A Documentary History of the Negro People in the United States’ (New York: International Publishing Co, 1947, I:280]; “”More than 186.000 Negro soldiers fought in the Northern armies, many of them escaped slaves, and their troops suffered 35 per cent more casualties than any other group. When the war ended, labor served notice that in the future it would expect more of the wealth it had produced, «and a more equal participation in the privileges and blessings of those free institutions defended by their manhood on many a bloody field of battle» (25). In the name of the workingmen of Europe, the General Council of the International Working’s Association (the First International) sent an address, penned by Karl Marx, urging the white workers in the United States to make certain, out of basic self-interest, to include black workers in their plans for the future. Congratulating them that “”slavery is no more””, the address added the following “”word of counsel for the future””: «Any injustice to a section of your people has produced such direful results, let that cease. Let your citizens of to-day be declared free and equal, without reserve. If yo fail to give them citizens’ rights, while you demand citizens’ duties, there will yet remain a struggle for the future which may again stain your country with your people’s blood. The eyes of Europe and of the world are fixed upon your efforts at reconstruction and enemies are ever ready to sound the knell of the downfall of republican institutions when the slightest chance is given. We warn you then, as brothers in the common cause, to remove every shackle from freedom’s limb, and your victory will be complete» (26). Would labor, as it entered the era of Reconstruction, heed these words of wisdom?”” [“”Più di 186.000 soldati neri hanno combattuto negli eserciti del Nord, molti di loro erano schiavi fuggiti, e le loro truppe hanno subito il 35% di vittime in più rispetto a qualsiasi altro gruppo. Quando la guerra è finita, i lavoratori hanno notato che in futuro si sarebbero aspettati di più dalla ricchezza che avevano prodotto, «e una partecipazione più equa ai privilegi e alle benedizioni di quelle libere istituzioni difese dalla loro virilità su molti sanguinosi campi di battaglia» (25). A nome degli operai d’Europa, il Consiglio Generale della International Working’s Association (la Prima Internazionale) ha inviato un indirizzo, scritto da Karl Marx, esortando i lavoratori bianchi negli Stati Uniti ad accertarsi, per il proprio fondamentale interesse, di includere i lavoratori neri nei loro piani per il futuro. Congratulandosi con loro sulla “”fine della schiavitù””, l’indirizzo aggiungeva le seguenti “”parole del Consiglio per il futuro””: «Qualsiasi ingiustizia a una parte della vostra gente ha prodotto terribili risultati, lasciate che cessi. Lasciate che i vostri cittadini di oggi siano dichiarati, senza riserve, liberi e uguali. Se non concedete loro i diritti dei cittadini, mentre pretendete i doveri dei cittadini, rimarrà ancora una lotta per il futuro che potrebbe macchiare di nuovo il vostro paese con il sangue del vostro popolo. Gli occhi dell’Europa e del mondo sono fissi sui vostri sforzi di ricostruzione e i nemici sono sempre pronti a suonare la campana della caduta delle istituzioni repubblicane quando viene data loro la minima possibilità. Vi avvertiamo dunque, come fratelli nella causa comune, di togliere ogni catena dall’albero della libertà, e la vostra vittoria sarà completa » (26). Il mondo del lavoro, entrando nell’era della ricostruzione, avrebbe prestato attenzione a queste parole di saggezza?”” (pag 15-16)] [(25) Boston Daily Evening Voice’, November, 3, 1865; (26) Documents of the First International: The General Council of the First International, 1864-1866′ (Moscow: Foreign Languages Publishing House, n.d.), pp. 310-12] [Philip S. Foner, ‘Organized Labor and the Black Worker, 1619-1981’, Haymarket Books, Chicago, Illinois, 2017]”,”MUSx-336″
“FONER Philip S.”,”Organized Labor and the Black Worker, 1619-1981.”,”””When the strike of Ford workers came on April 1, 1941, the union’s drive intensified. Perhaps the outstanding feature of the strike was the campaign waged by black leaders to persuade the 17,000 black workers at Ford not to permit themselves to be used as strikebreakers. While Ford succeeded in pressuring black clergymen into condemning the strike, the UAW, and unionism in general, the fact that only a few black workers refused to stop working indicates that the clergymen’s influence was no longer decisive. For this the national NAACP and its executive secretary, Walter White, and the National Negro Congress and its secretary, John P. Davis, deserve special credit”” (pag 254) “”Quando lo sciopero dei lavoratori Ford avvenne il 1 aprile 1941, la spinta del sindacato si intensificò. Forse la caratteristica principale dello sciopero fu la campagna condotta dai leader neri per persuadere i 17.000 lavoratori neri della Ford a non permettere a se stessi di essere usati come crumiri. Mentre Ford riuscì a fare pressione sui sacerdoti neri affinché condannassero lo sciopero, l’UAW e il sindacalismo in generale, il fatto che solo pochi lavoratori neri si rifiutassero di interrompere il lavoro indica che l’influenza dei sacerdoti non era più decisiva. Per questo il NAACP nazionale e il suo segretario esecutivo, Walter White, e il National Negro Congress e il suo segretario, John P. Davis, meritano un onore speciale”” (pag 254)”,”SIND-002-FGB”
“FONER Philip S.”,”May Day. A Short History of the International Workers’ Holiday, 1886-1986.”,”In apertura illustrazione: poster del 1° maggio dell’artista Walter Crane, Londra, 1894 Hitler Tries to Steal May Day (pag 113) …. finire”,”MPMx-050″
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Volume XI. The Great Depression, 1929-1932.”,”Philip S. Foner (1910-1994) Emeritus Professor of History, Lincoln University, Pennsylvania “”Quando P.S. Foner morì nel 1994 hasciò quasi completo il manoscritto dell’11° volume della sua monumentale ‘History of the Labor Movement in the United States’. Il sottotitolo era: ‘The Great Depression, 1929-1932’. Il manoscritto finì alla International Publisheer (IP), l’editore dei previsti dieci volumi come pure di molte altre opere di Foner. Chrris Townsend, direttore del New Organizing for the Amalgamated Transit Union (ATU) e ex International Representative and Political Action Director for the United Electrical, Radio and Machine Workers of America (UE) lesse il manoscritto e spinse alla pubblicazione. Io fui felice di contribuire a questo sforzo. Nel 1994, nel momento della morte di Foner, lo storico Paul Mishler, la bibliotecaria Elaine Harger ed io fummo onorati di compilare e pubblicare una bibliografia delle opere di Foner. Essa contiene 105 libri e pamphlet scritti, scritti con altri e curati, come pure articoli, saggi e recensioni di Foner. Nell’introduzion, io ha descritto Foner come “”uno studioso di immensa energia, intelligenza e impegno”” che ha fatto più di ogni altro per ricostruire la vita, le azioni e il pensiero della classe operaia americana. Portando alle stampe il volume XI significa aggiungere un altro pezzo alla lunga lista delle pubblicazioni. E il modo di dare un altro tributo a uno storico il cui lavoro ha influenzato la mia formazione e i miei scritti. Il manoscritto aveva un problema, la mancanza di una pagina smarrita del Capitolo II. Ma la lacuna non causa una diminuzione del valore dell’opera. Con l’aggiunta di poche parole di collegamento, questa omissione, non interrompe il racconto. Mancano molte note a completare le citazioni (,..) (pag VII) (Roger Keeran, prefazione) [Roger Keeran, Emeritus Professor Empire State College, State University of New York (SUNY): Roger Keeran, anche Roger Roy Keeran o Roger R. Keeran, è uno storico e professore universitario americano che ha insegnato successivamente alla Cornell, Princeton, alla Rutgers e alla New York State University. Nascita: 21 settembre 1944. Autore di ‘Socialism Betrayed: Behind the Collapse of the Soviet Union’ e di ‘The Communist Party and the Auto Workers’ Unions’ (2004) e di ‘The Communist Party and the Auto Workers’ Unions’ (1981)] L’ultimo capitolo (XIV) analizza i risultati delle elezioni presidenziali del 1932, dei due partiti democratico e repubblicano e la posizioni dei sindacati, dell’ AFL e del presidente William Green”,”MUSx-342″
“FONSECA Carlos”,”Rosario Dinamitera. Una mujer en el frente.”,”Carlos Fonseca (Madrid 1959), giornalista studioso del terrorismo e autore di alcuni libri tra cui ‘Negociar con ETA’ (1996)”,”MSPG-001-FSD”
“FONTAINE André”,”Storia della guerra fredda. Dalla Rivoluzione d’ Ottobre alla guerra di Corea 1917-1950.”,”L’A è nato nel 1921. Dopo gli studi di diritto, economia e storia, si è dedicato al giornalismo e, dal 1951, è stato il responsabile della sezione esteri di ‘Le Monde’.”,”RAIx-032″
“FONTAINE André”,”Histoire de la guerre froide. 2. De la guerre de Coree à la crise des alliances 1950-1963.”,”FONTAINE, nato nel 1921, si è imposto come uno dei migliori giornalisti francesi. Divenuto nel 1951 capo del servizio estero del ‘Monde’, poi nel 1985 D dello stesso giornale, ha pubblicato varie opere rimarchevoli sulla vita internazionale.”,”RAIx-040″
“FONTAINE André”,”Les socialismes: l’ Histoire sans fin.”,”Contiene dedica manoscritta (ad Alain Guillean) dell’ Autore Ipocrisia. “”L’hypocrisie est un vice privilégié, qui de sa main ferme la bouche à tout le monde et jouit en repos d’une impunité souveraine. On lie, à force de grimaces, une societé étroite avec tous les gens du parti: qui en choque un, se les jette tous sur les bras””. (Molière, Dom Juan, Acte V, scène 11) (pag 115) Francia. “”La France est le pays où les luttes des classes ont été menées chaque fois, plus que partout ailleurs, jusqu’à la décision complète et où, par conséquent, les formes politiques changeantes, à l’ intérieur desquelles elles se meuvent et dans lesquelles se résument leurs résultats, prennent les contours les plus nets.”” (F. Engels, préface à la troisième édition allemande du ’18-Brumaire de Louis Bonaparte’ de Karl Marx, Paris, Editions sociales, 1969 pag 14) (pag 221) La France est le pays où les luttes des classes ont été menées chaque fois, plus que partout ailleurs, jusqu’à la décision complète et où, par conséquent, les formes politiques changeantes, à l’intérieur desquelles elles se meuvent et dans lesquelles se résument leurs résultats, prennent les contours les plus nets. Engels – Préface du “18-Brumaire de Louis Bonaparte” de K. Marx”,”PCFx-075″
“FONTAINE Joëlle”,”De la résistance à la guerre civile en Grèce, 1941-1946.”,”FONTAINE Joëlle è laureata di Sciences Po e agrégée. Ha insegnato storia nei licei. Lavora da tempo sulla resistenza greca e ha pubblicato ‘L’image du monde des Babyloniens à Newton’ (con Arkan Simaan, 1998) Rivolta dei greci contro gli inglesi. “”Les mesures de sécurité ont déjà été prises: des forces anglaises et égyptiennes ont désarmé plusieurs unités, envoyé les rebelles dans les camps du désert et arrêté plusieurs civils antifascistes ainsi que des responsables syndicaux. Le général Paget commandant des forces du Royaume-Uni en Egypte, informe le ministre grec de l’Armée qu’il prend sa place et lui interdit d’avoir le moindre contact avec ses troupes. Ces interventions ne font que renforcer la révolte: des hommes jusque-là réservés se sentent blessés das leur honneur d’être traités, disent-ils, comme les “”colonisés”” de l’Empire britannique. Le soulevement atteint la plus importante des unités grecques, la Iere brigade (4500 hommes), qui attend près d’Alexandrie son embarquement imminent pour le front italien””. (pag 96)”,”GREx-018″
“FONTAINE André”,”Storia della guerra fredda. 1. Dalla Rivoluzione d’ Ottobre alla guerra di Corea, 1917-1950.”,”””Dostoevskij scriveva nei ‘Demoni’ che il popolo russo era il solo popolo “”teoforo””, portatore di Dio; il solo popolo che “”possedesse il vero Dio”” e che il “”secondo avvento”” avrà luogo in Russia, e aggiungeva che “”un popolo veramente grande non s’accontenterà mai di svolgere in seno all’umanità un ruolo secondario; egli deve avere il primissimo posto, un ruolo unico”” (1). Sulla barricata opposta, l’anarchico Bakunin annunciava nel 1848 il giorno i cui “”dall’oceano di sangue e del fuoco si leverà a Mosca su in alto, fino al cielo, la stessa della Rivoluzione che diventerà la guida dell’umanità”” (2). Mezzo secolo dopo, la stella rossa sormonterà realmente la torre del Cremlino, e il messianismo marxista si innesterà, assimilandolo sempre più, sul messianismo russo. Marx aveva atteso con speranza, negli ultimi anni della sua vita, l’avvento di quel giorno. E’ vero che per molto tempo aveva nutrito il massimo disprezzo per la “”Moscovia, formatasi e ingranditasi a quella scuola di abiezione che fu il terribile sistema schiavistico mongolo”” (3); aveva rigorosamente denunciato le sue tendenze “”all’aggressione universale”” (4). Ma dopo aver scritto nel ‘Manifesto dei comunisti’ (1848) che “”in Germania la rivoluzione borghese sarà l’inevitabile preludio immediato della rivoluzione proletaria”” (5), dopo avere atteso che “”il canto del gallo francese”” (6) desse il segnale della Rivoluzione universale, dopo aver nutrito qualche illusione sulla classe operaia inglese, si era consolato delle sue delusioni puntando sulla Russia, dove i suoi scritti avevano suscitato un grande interesse: scriveva nel 1877 all’amico Sorge, insegnante di musica: “”La Russia è da molto tempo sotto la minaccia di uno sconvolgimento; tutti i fattori sono maturi (…) tutti gli strati della società russa sono in piena decomposizione, sia dal punto di vista economico, che da quello morale e intellettuale. La Rivoluzione questa volta comincerà in Oriente”” (7)”” [André Fontaine, Storia della guerra fredda. Dalla Rivoluzione d’ottobre alla guerra di Corea, 1968] [(1) Dostoevskij, I demoni; (2) Benoît Hepner, Bakounine et le panslavisme révolutionnaire, 1950, p. 270; (3) Michel Collinet, Du bolschevisme, 1957, p. 179; (4) Ibid. p. 180; (5) Karl Marx, Friedrich Engels, Carteggio, 1954, Vol V; (6) Jean-Yves Calvez, La pensée de Karl Marx, 1956, p. 33; (7) Marx, Engels, cit.]”,”RAIx-014-FR”
“FONTAINE André”,”La Guerra Fredda.”,”André Fontaine, primo capo servizio esteri e poi direttore e commentatore de ‘Le Monde’, è esperto di politica internazionale e di storia contemporanea. “”Lo scontro tra i due messianismi, americano e russo, era fatale? Napoleone, Michelet, Thiers e molti altri ne erano perfettamente convinti, mentre Tocqueville non nutriva particolare interesse nei confronti dell’evoluzione dei rapporti tra le due superpotenze di cui, per altro, aveva intuito l’ascesa. In verità, nessuno aveva previsto che la patria degli zar sarebbe diventata quella del socialismo e della rivoluzione mondiale. Quanto a Michelet, colpito dall’importanza, nell’ambito della società russa, della proprietà collettiva chiamata ‘mir’, nel 1851 aveva scritto: «La via russa è il comunismo» (1). Tuttavia vi vedeva una «condizione naturale legata alla razza, al clima, alla natura», e di certo non la considerava esportabile. Fu infatti necessaria la conquista del potere da parte dei bolscevichi perché l’antagonismo russo-americano si materializzasse, e poi la fine della seconda guerra mondiale perché degenerasse in una guerra definita “”fredda””. Una prima allerta si era tuttavia prodotta nel 1823. Quell’anno infatti, in base alla sua famosa dottrina, il presidente Monroe aveva definito “”ostile”” (2) qualsiasi tentativo da parte di una potenza europea di opporsi all’indipendenza delle colonie sudamericane ribellatesi alla dominazione dei Borboni di Spagna. Era esattamente quello che avrebbe voluto fare lo zar Alessandro forte della sua Santa Alleanza, ma sia l’Austria sia la Gran Bretagna vi si opposero; anzi, quest’ultima arrivò al punto di offrire agli Stati Uniti, in caso di bisogno, l’appoggio della sua flotta, che all’epoca era la regina dei mari. La Russia imparò la lezione e ritirò progressivamente gli insediamenti che i suoi coloni avevano stabilito sulla sponda americana del Pacifico. Durante la guerra di secessione inviò persino due squadre navali a proteggere i porti dell’Unione da eventuali attacchi degli inglesi che, come i francesi, impelagati in Messico, si auguravano la vittoria dei confederati. Questa paradossale cooperazione derivava ovviamente da interessi commerciali e non da legami ideologici”” (pag 30-31) [(1) J. Michelet, ‘Légendes démocratiques du Nord’, cap. 5; (2) J. Martin e D. Royot, Histoire et civilisation des Etats-Unis, Nathan, 1974]”,”RAIx-346″
“FONTANA Sandro”,”La riscossa dei lombardi. Le origini del miracolo economico nella regione più laboriosa d’Europa, 1929-59.”,”FONTANA S. insegna storia contemporanea nell’Università di Brescia. Ha svolto la carriera politica all’interno della DC. E’ stato ministro nel governo Amato e direttore de ‘Il popolo’ dal 1989 al 1992.”,”ITAS-138″
“FONTANA Sandro”,”La riscossa dei Lombardi. Le origini del miracolo economico nella regione più laboriosa d’Europa 1929-59.”,”FONTANA Sandro (1936) insegna storia contemporanea all’Università Statale di Brescia. Già consigliere regionale della Lombardia nelle liste della DC. E’ stato vicesegretario nazionale di questo partito dal 1992 al 1993, ministro per l’Università e la ricerca scientifica nel governo Amato. “”In un’inchiesta pubblicata nel 1910, il Serpieri aveva descritto, con minuziosa attenzione, i numerosi elementi di reciproca convenienza tra il nascente mondo dell’industria e quello dell’agricoltura che avevano favorito il progresso economico e sociale dell’intera zona con l’avvento della figura del colono-operaio, rapidamente diffusasi nelle campagne dell’alto Milanese. In effetti, la “”nuova classe operaia”” continuava a vivere all’interno del nucleo familiare d’origine utilizzando tutti i vantaggi dell’economia di sussistenza, tra cui l’uso semigratuito dell’abitazione e le minori spese per l’alimentazione. Per la famiglia colonica l’apporto del salario operaio di uno o più dei suoi membri costituiva un fattore decisivo non solo per superare l’antica indigenza, ma anche per conquistare una maggiore indipendenza nei confronti dei vincoli padronali o addirittura per aspirare, attraverso il risparmio, all’acquisto del podere. Per la proprietà fondiaria, che nella zona era rappresentata da una classe di puri “”rentiers”” (44), la diffusione delle “”famiglie miste”” di contadini e operai offriva il vantaggio di ottenere più alti canoni di affitto per l’uso delle abitazioni rurali e di trasformare gradualmente la rendita fondiaria nella più lucrosa rendita edilizia via via che andavano estendensosi gli insiediamenti industriali e urbani. Gli industriali, infine erano avvantaggiati dal fatto di poter disporre di una manodopera, non solo abbondante e di prim’ordine, ma soprattutto poco costosa e scarsamente combattiva sul piano sindacale, e ciò non già perché fosse carente di “”coscienza di classe”” ma perché si sentiva meno pressata da esigenze di carattere alimentare o abitativo”” (pag 79-80)”,”ECOS-002″
“FONTANA Sandro e altri”,”Gino Micheletti.”,”Luigi Micheletti Nato a Brescia nel 1927, deceduto ad Ome (Brescia) nel 1994, imprenditore. Nel 1944 era entrato nel “”Fronte della Gioventù”” partecipando alla Resistenza come partigiano combattente nella 122ª Brigata Garibaldi. Una visita al campo di sterminio nazista di Terezin (in Cecoslovacchia), lo aveva indotto, nel 1958, a lasciare la sua avviatissima attività di imprenditore, per dedicarsi al ricordo e alla documentazione della lotta contro il nazifascismo. Aveva così fondato a Brescia, dov’era vice presidente del Comitato provinciale dell’ANPI, un Centro di ricerche che porta il suo nome e che, dal 1981, è diventato una Fondazione di livello internazionale. (Anpi, http://www.anpi.it/donne-e-uomini/luigi-micheletti/)”,”ARCx-003-FPA”
“FONTANA Sandro”,”I cattolici e l’unità sindacale (1943-1947).”,”Sandro Fontana, nato nel 1936 e laureatosi alla Cattolica di Milano, insegna attualmente Storia Contemporanea all’Università di Pavia. Si è occupato a lungo della cultura cattolica dell’800 ed è autore: La controrivoluzione cattolica (1820-1830), Oltre il riformismo. Ha curato il volume Il fascismo e le autonomie locali, ed è membro della Giunta Regionale della Lombardia fin dall’Istituzione della Regione; ha ricoperto prima la carica di Assessore alla Cultura e attualmente quella di Assessore alla Cultura e agli Enti locali.”,”SIND-006-FL”
“FONTANA Gigi a cura; scritti di N. LLOBREGAT Antonio MACHADO Bertolt BRECHT Manuel Vazquez MONTALBAN J.M. CABALLERO BONALD Salvatore ESPRIU Franco FORTINI Sergio LIBEROVICI Giorgio Luigi SEVESO Marco DELLA-LENA Blas DE-OTERO Rafael ALBERTI G. MARTINELLI Herrera PETERE”,”Grimau è morto. Edizione numerata fuori commercio a cura di Gigi Fontana.”,”copia numerata n. 446 Contiene due pagine di Bertold Brecht: ‘L’arte di rendere la verità maneggevole come un’arma’ (da “”Cinque difficoltà per chi scrive la verità”” (traduzione di Renata Mertens, Ed. Einaudi) ildeposito.org: Julián Grimau García, nato a Madrid nel 1911, militante della Gioventù socialista unificata e poi del Partito comunista spagnolo, partecipò alla guerra civile come soldato e come funzionario del governo e delle organizzazioni popolari. Nel 1939 riparò in Francia dove visse per qualche tempo nel campo di concentramento di Argelés. Eletto membro del Comitato Centrale del Partito comunista spagnolo nel 1954 venne delegato al lavoro politico in Spagna; nel 1959 assunse la direzione di tutte le attività del partito in Spagna. Arrestato l’8 novembre 1962 su un autobus a Madrid, venne portato alla Direzione Generale di Sicurezza, dove venne picchiato a sangue e gettato da una finestra per simularne il suicidio. Sopravvissuto, venne trasferito all’Ospedale Penitenziario di Yeserías; processato il 18 aprile 1963 da un Tribunale militare per rispondere dei presunti delitti commessi venticinque anni prima, fu condannato a morte; la sentenza venne eseguita due giorni dopo, nel cortile della prigione di Carabanchel, a Madrid. Canti collegati ilDeposito.org – archivio online dal 4 ottobre 2004 Ideato e realizzato da Sergio Durzu con la collaborazione dello staff de ilDeposito”,”SPAx-001-FGB”
“FONTANA Sandro a cura; saggi di D. VENERUSO E. ROTELLI A. PORRO A. AGNELLI G. NEGRI E. PASSERIN D’ENTREVES S.M. GANCI S. SECHI P. SCOPPOLA G. PEYRONEL G. VALABREGA”,”Il fascismo e le autonomie locali.”,”””In questo modo inconcludente si va avanti fino alla vigilia del 25 luglio. Al termine dell’esercizio 1938-39 il Duce impone a Comuni e Province il divieto assoluto di procedere, per un quinquennio, alla esecuzione di opere pubbliche straordinarie e di contrarre mutui. Ma il 26 aprile 1940 il sottosegretario Buffarini Guidi deve dichiarare, di fronte all’Assemblea plenaria della Camera dei fasci e delle corporazioni, che la politica finanziaria degli enti locali, benché si sia «uniformata esattamente alle drastiche direttive segnate a suo tempo dal Duce», «non ha dato risultati eccezionalmente favorevoli»”” (pag 124)”,”ITAF-012-FP”
“FONTANA Michela”,”Cina. La mia vita a Pechino.”,”Michela Fontana, giornalista e scrittrice milanese, ha scritto per oltre vent’anni sui principali giornali e periodici. Durante il suo soggiorno a Pechino, dal 1999 al 2002, ha scritto ‘Matteo Ricci. Un gesuita alla corte dei Ming’ (Mondadori).”,”CINx-016-FC”
“FONTANE Theodor, a cura di Giuliano BAIONI”,”Lo Stechlin.”,”Theodor Fontane Theodor Fontane (1819–1898) was a German novelist and poet, widely regarded as one of the most important realist authors of the 19th century in the German language. Let’s delve into his life and works: Birth and Background: Fontane was born on December 30, 1819, in Neuruppin, a town northwest of Berlin. His family had Huguenot roots, with French emigrants settling in Prussia. Initially, he apprenticed as an apothecary, following in his father’s footsteps. Journalism and Literary Career: Fontane’s literary journey began in 1848 when he worked as a journalist. He later spent time in England as a correspondent for two Prussian newspapers. During his stay in England, he studied English literature and drew inspiration from English ballads for many of his poems. Notable Works: Fontane’s first published work was the novella “Geschwisterliebe” (Sibling Love), which appeared in the Berlin Figaro in December 1839. However, it didn’t fully showcase his talent. His breakthrough came later in life when, at the age of 58, he published the novels for which he is best known today. These novels explored topics considered taboo in polite society, including marital infidelity, class differences, urban vs. rural life, abandonment of children, and suicide. Realism and Characterization: Fontane’s realism extended beyond factual accuracy; he depicted characters based on their actions and words, avoiding overtly imputing motives to them. His novels featured a wide range of characters, from the lower-middle class to Prussian nobility. He skillfully portrayed different social and political segments of the German empire, often showing them meeting and clashing. Female Characters and Irony: Fontane’s novels are known for their strongly drawn female characters, such as Effi Briest and Frau Jenny Treibel. His writing also exhibits a touch of tender irony and vivid conversations between characters. Fontane’s literary legacy endures, and several of his novels have been adapted for film and audio. His exploration of societal complexities and human nature remains relevant to this day1234. (copil.)”,”VARx-009-FAP”
“FONTANELLI Luigi”,”Promemoria sul neosindacalismo.”,”””(…) – i comunisti soprattutto – sono in una strana condizione: tengono evidentemente i piedi nel sindacato e la testa nel partito. (…)””. (pag 80) “”Abbiamo detto che (…) il sindacato deve muoversi normalmente in combinazione coi partiti ma che tale rapporto non è costante perché varia caso per caso. Il rapporto giusto, da modificare se necessario anche nel corso dell’ azione, non lo si può fissare, adottando un prontuario come quello che usano gli impiegati di banca per i loro calcoli. Il rapporto sindacato-partiti non può essere che considerato, fissato e mutato, dalla insostituibile sensibilità del sindacalista, per quanto riguarda “”la parte”” del sindacato””. (pag 81)”,”SIND-050″
“FONTANI Alvo”,”Gli emigrati. L’ emigrazione italiana dall’ unità nazionale ai nostri giorni. “”Sovrappopolazione”” e riforme economiche. I cattolici e l’ emigrazione. Azione e compiti delle forze democratiche.”,”””A causa delle difficili condizioni oggettive in cui si trovano, si manifesta, tra i lavoratori italiani emigrati in Germania occidentale, più che in altri paesi, un accentuato individualismo. Per cui, conservando in gran parte un orientamento politico avanzato e acquisendo, a volte, un tale orientamento sulla base della loro dura esperienza di emigrati, difficilmente comprendono l’ importanza di militare nei sindacati e di adoperarsi per svolgere una funzione positiva nelle condizioni in cui ciò è possibile nella Repubblica federale.”” (pag 159)”,”CONx-133″
“FONTENAY Fernand”,”La cagoule contre la France. Ses crimes. Son organisation. Ses chefs. Ses inspirateurs.”,”Campagna d’odio. “”Septembre 1937. Depuis un an les nouvelles lois sociales sont en vigueur. Depuis un an les milieux du grand capital les combattent de toutes leurs forces. C’est l’époque où la recnduction d’un gran nombre de conventions collectives est à l’ordre du jour. La résistance des employeurs s’affirme tenace, la volonté ouvrière solide. Les thèses s’affrontent. Aux tracts et aux affiches des uns ripostent les tracts et les affiches des autres. Ici on dénonce les lois sociales comme génératrices de vie chère, de faillites; là, on en preuve les effets bienfaisants pour les travailleurs et pour les pays entier. Cette opposition des intérêts, est utilisée pour tenter de disloquer le Fronte populaire, “”alliance du prolétariat et du tiers-état””. On s’efforce d’effrayer les classes moyennes.”” (pag 63) La Cagoule est le surnom donné par la presse à l’« Organisation secrète d’action révolutionnaire nationale » (c’est le nom donné par ses fondateurs, l’adjectif nationale disparaît assez vite) qui est connue sous le nom de « Comité secret d’action révolutionnaire » (CSAR). C’est un groupe d’extrême droite actif dans les années 1930 en France. Son principal dirigeant fut Eugène Deloncle. Ce surnom lui a été attribué par Maurice Pujo de l’Action française. Lorsque ce terme est utilisé par son journal, c’est avec dédain et mépris. Pujo, comme Charles Maurras, le collaborateur le plus célèbre de L’Action française, ne tient pas à ce que son organisation royaliste soit un jour confondue avec cette organisation naissante, ouvertement terroriste. La Cagoule naît de la volonté des responsables du Parti National Révolutionnaire (PNR), fondé en décembre 1935 à la suite d’une scission de l’Action française d’entrer en clandestinité pour échapper à la surveillance de la police consécutive au 6 février 1934. En juin 1936, après la victoire du Front populaire, ces responsables, principalement Jean Filliol et Eugène Deloncle, créent l’OSARN (Organisme Social d’action régulatrice nationale), nom que Eugène Deloncle revendique lors de l’instruction judiciaire en 1937 plutôt que celui de Comité secret d’action révolutionnaire (CSAR). Si l’Action française sait que le CSAR existe, c’est que la grande majorité des dirigeants de cette nouvelle organisation vient de ses propres rangs ou de son organisation de jeunesse, les Camelots du Roi, tels que : Eugène Deloncle, l’ingénieur ; Aristide Corre, l’homme de lettres ; le duc corse, Joseph Pozzo di Borgo ; le docteur Henri Martin ; Jean Filliol dit « le tueur » ; Mais pour les membres de la Cagoule, lassés de l’attentisme de Pujo et de Maurras, l’heure est venue d’agir. En janvier 1935, Deloncle démissionne et fonde, dans le secret le plus absolu, l’organisme conspirateur. Ami intime d’Eugène Deloncle, Eugène Schueller, fondateur de la société l’Oréal, met ses moyens personnels à disposition de la Cagoule qui organise des réunions dans son propre bureau du siège de la société. Des jeunes gens, amis et étudiants pour la plupart, résidant à l’internat des pères maristes (au 104, rue de Vaugirard à Paris), fréquentent alors les chefs de la Cagoule. Sans tous adhérer au mouvement ou faire état publiquement d’une quelconque approbation, il y parmi cette bande d’amis Pierre Bénouville (issu de l’Action française), Claude Roy et André Bettencourt[1]. Le nom de Georges Loustaunau-Lacau, officier de l’armée française et fondateur des réseaux “”Corvignoles””, apparaît également. Action subversive [modifier] Anticommuniste, antisémite et antirépublicain, ce mouvement est de tendance fasciste. À partir de 1935, ce groupe mène des actions de déstabilisation de la République. Le 13 février 1936, de futurs membres de la Cagoule commettent une tentative d’assassinat contre Léon Blum. À la fin du mois de novembre 1936, Deloncle rencontre le général Henri Giraud [2]. Giraud promet son aide à Deloncle en cas de soulèvement communiste et Deloncle lui annonce que les cagoulards se rangeraient sous ses ordres en échange. Très satisfait, Giraud « est évidemment d’accord pour travailler avec les gens de l’OSARN et souhaite la meilleure réussite à l’entreprise de Deloncle et Duseigneur… » [3],[4] . L’économiste soviétique Dimitri Navachine est assassiné le 23 janvier 1937 près de la porte d’Auteuil. L’organisation exerce aussi une répression impitoyable auprès de ses membres coupables d’indélicatesses. Sont ainsi éliminés Léon Jean-Baptiste en octobre 1936 et Maurice Juif le 8 février 1937, probablement pour des malversations financières. Le mouvement tisse des liens avec des dirigeants fascistes du gouvernement de Benito Mussolini en Italie et acheminent des armes au général Francisco Franco en Espagne. En échange, La Cagoule obtient un appui financier. Les frères Carlo et Nello Rosselli, deux intellectuels antifascistes italiens, sont ainsi assassinés le 9 juin 1937 pour le compte des services de renseignement fascistes à Bagnoles-de-l’Orne. Le CSAR reçoit des armes du gouvernement italien en contrepartie. En août 1937, il est organise la destruction à l’aérodrome de Toussus-le-Noble d’avions destinés à l’Espagne républicaine. Le 11 septembre 1937, le groupement provoque un attentat à la bombe contre la Confédération générale du patronat français (4, rue de Presbourg à Paris)[5] et l’Union des industries métallurgiques (45, rue Boissière à Paris), dans le but de faire accuser les communistes. Deux agents de police, en faction devant les bâtiments, sont tués par l’explosion. L’enquête permet d’établir la responsabilité des membres de la cagoule clermontoise, rassemblés au sein du groupe dénommé les Enfants de Gergovie. Plusieurs de ces membres appartiennent à l’encadrement de l’usine Michelin. Pierre Michelin, fils de l’un des fondateurs de l’usine, est lui-même suspecté d’avoir aidé au financement de cette section de la Cagoule.[6] Pire, dans une interview accordée à l’hebdomadaire Marianne fin janvier 1938, un enquêteur dévoile que Pierre Michelin était l’un des chefs de cette section. Après l’échec de leur coup d’État dans la nuit du 15 au 16 novembre 1937, le complot est mis au jour. Le ministre de l’intérieur Marx Dormoy fait démanteler l’organisation dès la fin du mois de novembre. Des caches d’armes réparties sur tout le territoire sont découvertes. En 1938, plus de cent vingt membres de la Cagoule sont arrêtés. Cela ne permet cependant pas de détruire complètement ses ramifications dans les milieux économiques, en particulier dans les grandes entreprises qui, selon les Renseignements généraux et la police judiciaire, ont financé le mouvement terroriste. Le 5 juillet 1941 Marx Dormoy sera assassiné à l’hôtel du Relais de l’Empereur de Montélimar par d’anciens membres de l’organisation terroriste. Pendant la Seconde Guerre mondiale [modifier] Après l’armistice de juin 1940, plusieurs membres ou sympathisants de la Cagoule se rallièrent au gouvernement de Vichy. Parmi eux beaucoup d’adeptes de la “”France seule”” croient en un double jeu de Pétain. Cette espoir se dissipera progressivement avec la rencontre de Montoire, puis la libération de Laval le 17 décembre 1940. Jean Filliol Eugène Deloncle, fondateur du Mouvement social révolutionnaire (MSR), qui fusionne ensuite avec le Rassemblement national populaire (RNP) de Marcel Déat. Joseph Darnand, chef la Cagoule à Nice, il fonda le Service d’Ordre Légionnaire en zone nord qui fut interdit par l’armée Allemande. Antiallemand au début de l’occupation, il tenta par deux fois d’établir des contacts avec Londres (par l’intermédiaire de Groussard, puis du gouvernement d’Alger). Par la suite il fut l’un des piliers de la Collaboration. Fondateur de la Milice, il devint Obersturmführer de la SS, et Secrétaire au Maintien de l’Ordre du gouvernement de Vichy. Jean Bassompierre, Membre de la LVF puis de la division Charlemagne des Waffen-SS. Jean-Marie Bouvyer, complice du meurtre des frères Rosselli et chef du service d’enquête du Commissariat général aux questions juives à partir d’avril 1944. [2] le docteur Henri Martin, fasciste antiallemand il s’oppose à Laval et Darlan avant d’être incarcéré par Pucheu, il s’évadera pour rejoindre le maquis. Il participera à la libération de Lyon puis s’engagera dans la VIIe armée américaine. Gabriel Jeantet attaché au cabinet du Maréchal Pétain, il rejoindra plus tard la résistance et sera arrêté et déporté en 1944. Simon Arbellot François Méténier Yves Dautun Eugène Schueller André Bettencourt dirige l’organe de propagande antisémite La Terre française, il rejoindra la résistance au début 1943. Jacques Corrèze Membre de la LVF Mais beaucoup de cagoulards étaient de fervents nationalistes, antiallemands et hostiles à toute compromission avec l’occupant. La lutte pour la libération de la patrie devient donc une priorité, d’autant qu’en 1940 beaucoup voient dans le régime Nazi (pacte germano-soviétique) et leurs alliés de Vichy (avec des personnalités comme le socialiste Déat ou l’ancien communiste Doriot) une aventure internationaliste, voire “”de gauche””. Les retournements d’alliance de juin 1941 viendront trop tard pour ceux qui se sont engagés contre l’occupant, d’autant que la nouvelle croisade européenne contre le bolchevisme des Nazis présentera un aspect supranational peu compatible avec l’idéologie cagoularde. Pour ces adeptes du complot et de l’action clandestine, la Résistance est une option naturelle. Et on trouvera des anciens de la cagoule parmi les premiers résistants: Claude Hettier de Boislambert, qui devient dès juin 1940 un proche collaborateur du général de Gaulle. Maurice Duclos également l’un des premiers à rejoindre Londres, avait fait de la prison dans les années 1930 suite à une affaire de trafic d’arme pour le CSAR. Pierre Fourcaud : fondateur du réseau Brutus. Il a été désigné comme un ancien membre de la cagoule par Duclos, l’a nié lui-même avant d’avouer à Dewarvin en avoir fait partie avant de la quitter suite à un attentat violent. Georges Loustaunau-Lacau : fondateur du réseau Alliance. Marie-Madeleine Fourcade, Léon Faye, François Méténier : membres du réseau Alliance. Pierre Bénouville. Corvisart. Paul Dungler : fondateur du réseau Septième colonne d’Alsace. Alfred Heurteaux : fondateur du réseau Hector. Claude Lamirault : rejoint Londres en octobre 1940, sera parachuté pour créer le réseau Jade-Fitzroy. Joseph Pozzo di Borgo, Aristide Corre, Michel Harispe. André Dewavrin, qui travaillait à Londres avec Duclos et Fourcaud a été accusé par André Labarthe d’avoir fait partie de la Cagoule avec la carte n°93. Cette accusation ne s’est pas avérée. Pendant la guerre le réseau d’influence de la Cagoule semble donc s’étendre à la fois au cœur de la France libre et dans le régime de Vichy. C’est ainsi par exemple que le 20 août 1940, Maurice Duclos envoyé en France par De Gaulle, peut rencontrer des proches collaborateurs du Maréchal Petain par l’intermédiaire de Gabriel Jeantet. L’ancien cagoulard Georges Groussard fonde les groupes de protection du maréchal Pétain mais aussi le réseau de Résistance « Gilbert » alors que Jacques Lemaigre-Dubreuil, ancien financier de L’Insurgé, le journal de La Cagoule, soutient le général Giraud, quand Jacques Corrèze, après avoir combattu sur le front de l’Est rentre en France au sein d’un réseau de la résistance. L’après-guerre [modifier] À la Libération, Bouvyer bénéficie du témoignage en sa faveur de François Mitterrand, passé à la résistance en 1942. En effet, Bouvyer a caché chez lui du matériel et fabriqué de faux papiers pour le Mouvement national des prisonniers de guerre, le mouvement dirigé par François Mitterrand et Maurice Pinot. D’autres témoins, comme le capitaine FFI Maubois, ont également attesté de services rendus. Bouvyer a noué une amitié personnelle avec F. Mitterrand. Lors de son procès, il affirme avoir renié ses idées des années 1930, se disant prêt à dénoncer tous les dirigeants de la Cagoule qu’il connaît et même à s’entendre avec les communistes autrefois abhorrés[7]. La mère de Jean-Marie Bouvyer devient en 1946 la marraine de Jean-Christophe Mitterrand. Le procès de la Cagoule eut lieu en 1948. Bibliographie Christian Bernadac, Dagore, les carnets secrets de la Cagoule ; Philippe Bourdrel, La Cagoule, éd. Albin Michel, 1998 ; Brigitte et Gilles Delluc, 2005 : “”Jean Filliol, du Périgord à la Cagoule, de la Milice à Oradour””, Pilote 24 édition ; Frédéric Freigneaux, “”La Cagoule: enquête sur une conspiration d’extrême droite””, dans L’Histoire, n°159, octobre 1992, p.6-17. Pierre Péan, Le Mystérieur Docteur Martin, éd. Fayard, 1993 .* Emile Decroix, “”Complot contre la France. Sous la cagoule… Qui???””, ed. Paix et Liberté, 1937 Michel Ferracci-Porri, Beaux Ténèbres (Ed.Normant 2008)] Notes et références [modifier] ? . En 1945, Eugène Schueller exprimera toute sa gratitude envers Mitterrand et Bettencourt pour avoir témoigné en sa faveur lors de son procès pour collaboration en nommant le premier directeur du magazine Votre Beauté puis en finançant sa campagne électorale dans la Nièvre en 1946 et le second en le nommant à la direction de son groupe de cosmétique. Schueller aura aussi contribué au lancement de la carrière de François Dalle, autre mariste de la rue de Vaugirard [1] ; Sur les relations troubles du trio Dalle, Bettencourt, Mitterrand, voir Une histoire sans fard – L’Oréal, des années sombres au boycott arabe par l’historien israélien Michel Bar-Zohar chez Fayard. ? Pierre Péan. Le Mystérieux Docteur Martin, p. 140 ? Selon Péan, le colonel Charles de Gaulle était présent mais les biographes de Giraud ne mentionnent pas cet entretien. Par ailleurs, De Gaulle n’a jamais été accusé d’appartenir à la Cagoule hormis une évocation sans la moindre preuve par Henry de Kérillis, ancien député de Neuilly-sur-Seine dans un pamphlet publié en 1945. ? voir aussi Éric Roussel, Charles de Gaulle, éd. Gallimard, 2002, p. 57. ? Selon des sources familiales, François Méténier, industriel à Chamalières, dans le Puy-de-Dôme, est le principal suspect. ? Philippe Mangeon, Biographie de Robert Marchadier ? Pierre Péan, Une jeunesse française, éd. Fayard, 1994, p 540-541 Récupérée de « http://fr.wikipedia.org/wiki/La_Cagoule »”,”FRAV-122″
“FONTENIS Georges”,”Non-conforme.”,”FONTENIS Georges milita nel movimento libertario da più di sessant’anni e di questo è stato uno degli animatori. Fu direttore del Libertaire, pubblicazione del 2° dopoguerra, al servizio della lotta antifranchista in Spagna e in campo nella guerra d’ Algeria. Ha incontrato lungo il suo cammino personaggi come André BRETON, Albert CAMUS, opposti tra loro. E’ stato amico di George BRASSENS e sul piano politico di un Daniel GUERIN o di un CASTORIADIS. Nel movimento libertario ha sempre rifiutato il conformismo e l’ intolleranza. Da qui il titolo di questo opuscolo, per un vero pensiero libero. Marx, Weber e l’ antisemitismo storico. “”C’est alors que le Juifs, adonnés jusqu’alors surtout aux métiers manuels, vont se diriger vers une occupation principale, le commerce. K. Marx (1) et, plus précisément Max Weber, verront dans l’ Histoire des Juifs de cette époque, la constitution d’ unn “”peuple paria””, qui jusqu’alors tirait sa subsistance de l’ agriculture et de l’ artisanat, qui se transforme en une population surtout commercante (avec une prédominance du commerce de l’ argent). Il faut considérer que le “”prêt d’argent”” devient la profession principale des Juifs du XIII siècle en Occident et plus tard encore en Europe Centrale et en Espagne, les chrétiens jugeant ce commerce indigne. C’est alors que les haines populaires violentes, dues aux premières conséquences du développement capitaliste, firent apparaître les Juifs comme “”le bouc émissaire”” par excellence, porteur du mal, du malheur, du péché. Le véritable antisémitisme naissait.”” (pag 46) (1) L’ étude des problèmes juifs par K. Marx (Oeuvres philosophiques, tome I, p. 207 à 210, Ed. Costes, 1927) a poussé à y trouver de l’ antisémitisme. C’est absurde. “”Il n’empêche que l’ anticapitalisme de la gauche la plus extrême fut parfois le vecteur d’un antisemitisme, sans doute purement verbal mais non moins déplorable. Des blanquistes, certes mais aussi Fourrier, Benoît Malon, Proudhon, les radicaux souvent, le journal “”Le Père Peinard””, anarchiste, Georges Sorel et Emile Pataud condamnent les Juifs, confudus avec la Haute Banque et les pires exploiteurs.”” (pag 52)”,”ANAx-252″
“FONTENIS George”,”Manifeste du communisme libertaire (1953).”,”FONTENIS George (1920-) segretario generale della Federation anarchiste, poi iniziatore della sua trasformazione in Federation Communiste Libertaire (FLC) dopo una scissione nel 1953. Partecipa alla storia delle organizzazioni: MCL, prima OCL, UTCL, Alternative libertaire. “”Avec étonnement, nous découvrions aussi que l’ analyse matérialiste telle que les marxistes la concoivent ne constituait pas du tout une divergence aux yeux du courant libertaire de la 1ère Internationale, que la frontière entre marxisme et anarchisme n’était pas toujours très nette. Nous en venions à poser le problème de l’ organisation révolutionnaire, de son rôle et nous cherchions une filiation avec l’ Alliance de Bakounine et la “”Plate-forme d’ Archinov””. Nos recherches, nos découvertes, nos réflexions paraissaient dans une rubrique du “”Libertaire”” intitulée “”Problèmes Essentiels”” et dans la revue “”Etudes Anarchiste””. Le Manifeste rédigé par Georges Fontenis en exprime la plus grande partie””. (pag 6) (scritto di Guy Bourgeois)”,”ANAx-261″
“FONTENIS Georges”,”Changer le monde. Histoire du mouvemen communiste libertaire, 1945-1997.”,”‘Changer le monde’ è l’edizione riveduta, corretta e aumenata dall’autore, di ‘L’Autre communisme’ libro pubblicato nel 1990 nell’edizione Acratie. Dopo aver fatto i suoi primi passi in politica all’epoca del Fronte Popolare, Georges Fontenis ha fatto parte del movimento libertario per più di sessant’anni. Segretario generale della Federation anarchiste dal 1946 (Federazione anarchica), è stato un animatore della ricostruzione del movimento dopo la ‘Liberazione’. Il giornale ‘Le Libertaire’ a qual tempo aveva una tiratura di 100 mila esemplari, al primo livello dei periodici dell’epoca. Questo libro ricorda le fonti del movimento anarchico nella Prima internazionale e ne sottolinea le ombre e le luci, i punti di forza e di debolezza. E’ una testimonianza capitale – testi e referenze in appoggio – per conoscere la vita di questa corrente libertaria di cui fu per lungo tempo il portavoce combattendo il preteso “”comunismo”” staliniano, e il discorso liberale che domina ancora oggi, e una certo anarchismo vago e sentimenale. ‘Changer le monde’ è nello spirito di quelli che si raccolsero attorno al Libertario negli anni 1950, artisti e poeti, da George Brassens a Armand Robin, da André Breton a Benjamin Péret. “”C’est-ce jour du 22 juin [1958] que notre liaison des anciens militants de la FCL, prend le nom d’ ‘Action communiste’. Je crois me rappeler le motif du choix de cette dénomination: nos camarades italiens des GAAP avaient repris notre appellation de FCL, puis avaient opéré une fusion sous le nom de ‘Azione comunista’ avec des dissidents révolutionnaires du PC italien dont le leader était Giulio Seniga ancien membre de la direction du PCI. Cette fusion fut d’ailleurs éphémère, «des nostalgiques du léninisme paléolithique et des léninistes d’occasion» selon notre camarade Pier Carlo Masini cherchant à s’emparer de Azione comunista et à chasser ou décourager les communistes libertaires et, de son côté, Pier Carlo Masini se rapprochant d’une tendance du Parti socialiste italien”” (pag 157-158)”,”ANAx-412″
“FONVIEILLE-ALQUIER François, a cura di Gianni RIZZONI; scritti di F. RABELAIS”,”François Rabelais.”,”””Meglio è di risa che di pianti scrivere”” (Rabelais) (in apertura) Rabelais e Balzac, due celebri turennesi “”Sono dozzine e dozzine le allusioni e gli omaggi a Rabelais che si possono incontrare nella ‘Commedia Umana’. Sia in ‘Pelle di Zigrino’ o nella ‘Fisiologia del matrimonio’, nel ‘Giglio della valle’ o nel ‘Cugino Pons’. Rabelais è sempre presente, e continuamente onorato come un maestro di pensiero. (…) Non contento di averlo posto al primo rango tra i grandi geni dell’umanità («è il più gran genio della Francia nel Medio Evo, il solo poeta che possiamo opporre a Dante», Balzac si è sforzato di entrare così totalmente nell’universo rabelsiano, da potere, senza alcuno sforzo, parlare la lingua stessa di Maître François. Fin dalla sua prima giovinezza, Balzac ha imitato Rabelais, in seguito gli ha preso a prestito, senza alcuna esitazione, decine e decine di espressioni di suo gusto, trovandole immaginifiche e degne di sopravvivere. Alcuni pazienti studiosi hanno stilato un catalogo di questi prestiti o, come potremmo anche definirli, di questi “”furti”” che onorano al tempo stesso chi li ha compiuti e chi li ha subiti. Ma è evidentemente nei ‘Racconti Ameni’ (Contes drôlatiques) che Balzac si identifica più strettamente con Rabelais, parla con le sue parole, ha i suoi tic, colleziona i suoi giochi di parole, si abbandona, infine, alle stesse elencazioni di termini avvicinati soltanto per il loro effetto comico: «Questo è un libro di alta digestione, pieno di amenità di gusto piccante, imbandite per quei famosissimi ghiottoni e bevitori preziosissimi ai quali si rivolgeva il nostro più illustre compaesano, François Rabelais». E Balzac è arrivato a una tale perfezione in questo «alla maniera di Rabelais» che, in certi passaggi, ci si chiede seriamente quale dei due celebri turennesi li abbia scritti”” (pag 134)”,”VARx-009-FER”
“FONZI Paolo”,”Oltre i confini. Le occupazioni italiane durante la seconda guerra mondiale (1939-1943).”,”Paolo Fonzi è ricercatore di storia contemporanea presso l’Università del Piemonte Orientale. Ha vissuto diversi anni a Berlino ha lavorato presso la Humbolt Universitat. I suoi interessi comprendono la storia tedesca, italiana e greca, le relazioni tra le potenze dell’Asse negli anni Trenta e Quaranta e la storia economica e sociale dei Paesi occupati dalla Germania e dall’Italia. Ha pubblicato articoli e volumi tra cui ‘La moneta del grande spazio. Il progetto nazionalsocialista di integrazione monetaria europea, 1939-1945’ (Unicopli, 2011) e ‘Fame di guerra. L’occupazione italiana della Grecia’ (1941-43)’ (Carocci, 2019). La sentenza del tribunale alleato di Norimberga sulla fucilazione degli ostaggi “”Uno strumento di repressione ampiamente usato e legato all’internamento fu la fucilazione di ostaggi. Sebbene non vi siano numeri a riguardo, sappiamo che questa pratica fu usata in modo crescente con lo svilupparsi della resistenza in Slovenia, Croazia, Grecia (115) e, seppur non nella misura raggiunta dai tedeschi (116), fu un aspetto importante delle strategie di repressione italiane. Nel diritto internazionale vigente durante la seconda guerra mondiale la pratica della fucilazione di ostaggi aveva una posizione assai ambigua. Non vi era, di fatto, una codificazione stringente in merito, come testimonia il verdetto del tribunale alleato che condusse il settimo processo secondario di Norimberga, quello contro i generali tedeschi detto anche «processo degli ostaggi». Il tribunale, pur affermando che tale pratica era caduta in disuso in tempi moderni, sostenne che secondo le norme vigenti l’occupante aveva il diritto di prendere ostaggi e di fucilarli come deterrente di azioni dirette contro di esso. Pertanto le sentenze di condanna pronunciate in quel processo si basarono sulla mancata osservazione di norme procedurali nella fucilazione degli ostaggi, come ad esempio il numero dei fucilati, la fondatezza delle motivazioni, la mancata celebrazione di processi – e non sul fatto che l’atto in sé fosse illegale (117). La ricezione della dottrina internazionale nella legge di guerra italiana del 1938 era, però, molto più restrittiva rispetto a questa interpretazione dei tribunali di Norimberga (118)”” (pag 135) [(115) Sulla Slovenia A. Osti Guerrazzi, L’esercito italiano in Slovenia, cit., p. 38; sulla Croazia S. Schmid ‘Deutsche und Italianische Besatzung, cit., pp. 331-344; sulla Grecia, P. Fonzi, Fame di guerra, cit., pp: 123-128; (116) Con il cosiddetto ‘Sühnenbefehl’ del settembre 1941 Wilhelm Keitel, capo dell’OKW, ordinò che per ogni soldato ucciso fossero da giustiziare da 50 a 100 civili; (117) K.C. Priemel – A. Stiller, NMT: Die Nürnberger Militärtribunale zwischen Geschichte. Gerechtigkeit und Rechtsschöpfung, Hamburger Edition, Hamburg, 2013]”,”ITQM-259″
“FONZI Paolo”,”Fame di guerra. L’occupazione italiana della Grecia (1941-43).”,”Paolo Fonzi è borsista della Fondazione Gerda Henkel presso l’Università von Humboldt di Berlino, dove svolge ricerca e attività didattica: Ha dedicato ampi studi alla politica di occupazione nazionalsocialista, alla storia economica e politica del Terzo Reich (‘La moneta nel grande spazio’, Milano, 2011) e alla comparazione tra le politiche di occupazione italiane e tedesche durante la Seconda guerra mondiale. La decisione di attaccare la Grecia (presa in modo precipitoso e irrazionale) (pag 17) “”Il 17 giugno 1942 un piccolo gruppo di armati capeggiato da Thanasis Klaras, meglio noto con il nome di battaglia di Aris Velouchiotis, si presentò in un villaggio dell’Evritania poco distante da Karpenisi di nome Domnitsa. Aris, membro del Partito comunista di Grecia (KKE) dal 1924, internato da Metaxàs e rimesso in libertà in seguito a una “”dichiarazione di pentimento””, faceva da tempo pressioni sulla dirigenza comunista affinché si formassero bande armate per combattere l’occupante. Osteggiato nel suo stesso partito, egli fu inviato nel novembre 1941 nella Grecia centrale per formare una prima banda, ma dopo pochi mesi a causa di difficoltà di rifornimento essa era prossima alla dissoluzione. Vinte le resistenze della dirigenza del partito, che insisteva perché si seguisse una tattica graduale, il leader partigiano decise quindi di cercare il contatto con la popolazione e, entrato a Domnitsa nel giugno 1942, dichiarò l’inizio della lotta armata contro l’invasore. L’episodio appena raccontato è divenuto leggendario nella storiografia e memorialistica greca. Viene narrato in numerose pubblicazioni come il primo atto della resistenza armata che l’EAM (Ethnikò Apelephterikò Mètopo, “”Fronte di liberazione nazionale””), l’organizzazione politica, e l’ ELAS (Ellenikòs Laikòs Apeleftherikòs Stratòs, “”Esercito greco di liberazione popolare””), il suo esercito popolare, condussero contro gli italiani e tedeschi. Costituito il 27-28 settembre 1941, l’EAM era formato, oltre che dal KKE, dal Partito socialista di Grecia (SKE) e dall’Unione di democrazia popolare (ELD). Il Partito comunista assunse fin da subito una posizione predominante nel “”fronte”” e caratterizzò il movimento in senso politicamente e socialmente rivoluzionario. Nella sua fase di maggiore espansione, l’estate del 1943, l’ELAS contava 25.000 uomini e aveva liberato grosse aree della Grecia centrale creandovi istituzioni di democrazia diretta (‘Leokratia’). Nel settembre dello stesso anno, secondo una stima britannica, l’ELAS contava tra le 50.000 e 75.000 «riserve potenziali in villaggi» (1)”” (pag 146) [(1) Fonti britanniche danno questa stima (Lymperatos, 2007, p. 20). Tsoutsoumpis (2016, p. 85) riporta per l’agosto 1943 una stima sensibilmente più bassa, di 15.000 uomini. La stima delle riserve potenziali è in B/107/11/1938, Greece, 29 settembre 1943. NA London HST/619, che riporta anche una stima differente degli armati: 17.500 uomini nell’Elas, 5.500 nell’Edes. Un documento tedesco del luglio 1943 riportava una stima di 18.000-20.000: OB Südost (Okdo. H. Gr E). Banden in Griechenland, 3 luglio 1943. BA MA RH19VII-55] Le origini sociali della resistenza armata (pag 148-149) L’adesione del mondo agro-pastorale, le reti costituite da comitati locali in piccole cittadine di provincia ecc.”,”GREx-028″
“FOOT M.R.D.”,”Resistance. An Analysis of European Resistance to Nazism, 1940-45.”,”FOOT M.R.D. è nato a Londra nel 1919, ha studiato ad Oxford. Ufficiale dell’ esercito dal 1939 al 1945, ha ricevuto la croce di guerra di Francia per i servizi con la resistenza in Gran Bretagna. Ha insegnato per 12 anni ad Oxford e poi è stato professore di storia moderna a Manchester per sei anni dedicando il resto della sua vita alla ricerca storica. Ha curato l’ edizione dei ‘Gladstone Diaries’ e ha scritto una storia del ‘SOE in France’. “”La storia della resistenza tedesca a Hitler in parte è una splendida leggenda e in parte verità. Essa fu lanciata internazionalmente da un insospettabile partito di storici di professione ed ex-resistenti alla prima conferenza sulla resistenza europea, a Liegi nel 1958. Il Professor Krausnick, che supervisionava il lancio, aveva guadagnato la gratitudine degli storici per gli altri suoi lavori; questo provocò una certa sorpresa.”” (pag 300)”,”GERR-025″
“FOOTMAN David”,”The Primrose Path. A biography of Ferdinand Lassalle.”,”””Lassalle planned an autumn tour to Switzerland and Italy. He wrote to ask Marx for a introduction to Garibaldi. In September he arrived in Zürich with a fairly large party, including the Countess Ludmilla Assing. They drank a good deal of champagne, and we hear of a fracas at a restaurant, involving Gottfried Keller the poet. Another poet whom Lassalle met in Switzerland was Georg Herwegh, who, after a somewhat inglorious revolutionary career, was now living in Geneva on his wife’s income. A more impressive figure was Wilhelm Rüstow, ex-regular officer in the Prussian Army and also a veteran of 1849. After ten dreary years as a political émigré and journalist Rüstow had volunteered for the Sicilian campaign and served with distinction as a Colonel on Garibaldi ‘s staff. “”Quando Lassalle e la Contessa lasciarono la Svizzera per l’ Italia essi portarono Rüstow con loro. Dopo pochi giorni a Venezia essi arrivarono a Genova ai primi di novembre. Qui essi incontrarono membri dell’ estrema del Sinistra del movimento di liberazione nazionale italiano. Il 14 Lassalle andò a Caprera e spese quattro giorni con Garibaldi nel suo ritiro isolano. Poi ritornò a Genova.”” (pag 129)”,”LASx-036″
“FORASACCO Denis”,”Vittoria.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Denis Forasacco laureato in Lettere e filosofia all’Università di Padova e dottore di ricerca presso l’Università di Würzburg (Germania). “”non ce ne importa nulla delle possibilità di sconfitta: queste per Noi non esistono”” (Vittoria) Victorian Compromise: crescita senza freni dell’impero britannico nel XIX secolo, spinto dalla rivoluzione industriale e con una condizione di degrado della working class e una condizione della famiglia in cui le figlie delle classi sociali agiate erano allevate come “”angeli del focolare””… (pag 9)”,”UKIx-139″
“FORASACCO Denis”,”Jack lo squartatore. Il più celebre serial killer della storia.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Denis Forasacco Laureato in lettere e filosofia all’Università di Padova e dottore di ricerca presso l’Università di Würzburg (Germania), è autore per riviste internaizionali di articoli sulle letterature comparate e sulla storia della musica.”,”UKIx-141″
“FORASACCO Denis”,”Elisabetta d’Austria. L’anarchico e l’imperatrice ribelle.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Denis Forasacco, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Padova e dottore di ricerca presso l’Università di Würzburg (Germania), è autore per riviste internazionali di articoli sulle letterature comparate e sulla storia della musica.”,”AUTx-049″
“FORASACCO Denis”,”Rita Levi Montalcini.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. “”Non esistono le razze, il cervello degli uomini è lo stesso. Esistono i razzisti. Bisogna vincerli con le armi della sapienza”” Rita Levi Montalcini (in 4° di copertina) Denis Forasacco Laureato in lettere e filosofia all’Università di Padova e dottore di ricerca presso l’Università di Würzburg (Germania), è autore per riviste internaizionali di articoli sulle letterature comparate e sulla storia della musica.”,”SCIx-539″
“FORBICE Aldo”,”Scissioni sindacali e origini della UIL.”,”Aldo FORBICE, giornalista e autore di numerosi saggi di politica economica e di storia del movimento sindacale. Tra le sue pubblicazioni: ‘I socialisti e il sindacato’, ‘La Federazione CGIL-CISL-UIL tra cronaca e storia’, Austerità e democrazia operaia. Intervista a Giorgio Benvenuto’, ‘Il sindacato dei consigli’.”,”MITT-032″
“FORCELLA Enzo MONTICONE Alberto”,”Plotone di esecuzione. I processi della prima guerra mondiale.”,”FORCELLA giornalista e scrittore è stato redattore del ‘Mondo’ e corrispondente romano della ‘Stampa’, editioralista del ‘Giorno’. Oggi è editorialista di ‘Repubblica’. MONTICONE insegna storia moderna presso la Lumsa di Roma. E’ autore di vari libri tra cui ‘Gli italiani in uniforme, 1915-18. Intellettuali, borghesi e disertori’ (1972).”,”ITQM-002″
“FORCELLA Enzo MONTICONE Alberto”,”Plotone di esecuzione. I processi della prima guerra mondiale.”,”Pag IX-X citazioni a favore della guerra di Giustino FORTUNATO e Guido DORSO Enzo FORCELLA (1921-1999) giornalista e scrittore, redattore del Mondo, corrispondente de La Stampa, editorialista del Giorno e di Repubblica. E’ stato presidente dell’Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla resistenza. Alberto MONTICONE ha insegnato storia moderna presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Roma La Sapienza”,”QMIP-064″
“FORCELLA Enzo SCOPPOLA Pietro SPRIANO Paolo ARFE’ Gaetano SCALFARI Eugenio VALIANI Leo SPADOLINI Giovanni”,”De Gasperi e Togliatti, politiche a confronto.”,”Contiene i saggi di Leo Valiani ‘Quella mano tesa a Badoglio che sorprese tutti’ e di Giovanni Spadolini ‘De Gasperi, il cardinale laico’. “”””Non possiamo mandare al governo un cardinale””. Così Pietro Nenni rispose a Ugo La Malfa che, nel maggio del ’45, all’indomani della liberazione di Milano, prospettava al “”leader”” socialista la candidatura di Alcide De Gasperi alla guida del governo, intuendo tutti i rischi connessi alla scelta immediata di Ferruccio Parri, un uomo che avrebbe esposto troppo presto alla prova la sinistra laica italiana. La Malfa aveva chiesto un appuntamento a Nenni, alla sede del Psi, a via del Corso. “”Fammici pensare””, gli aveva detto all’inizio il futuro ministro degli Esteri dello stesso De Gasperi. Ma poi Neni era tornato “”da un comizio a Firenze, eccitato dalla gran folla che aveva visto”” (una delle condidenze lamalfiane nell’intervista a Ronchey). Rare volte un errore di previsione risulterà così macroscopico. De Gasperi non era affatto il “”cardinale””, balenante nella mente di Nenni con le fattezze della sua adolescenza anticlericale e repubblicana, né la DC il “”partito del Vaticano”” che la quasi totalità della classe dirigente laico-antifascista continuava a considerare come tale (compreso, agli inizi, La Malfa, che fu il primo a fare autocritica: “”Non vedevano, nessuno di noi, la democrazia cristiana quale poi è apparsa””). Lungi dall’essere un cardinale, De Gasperi era un cattolico che avva sperimetnato, nella stessa sofferenza della sua vita e della sua milizia civile, l’avarizia delle gerarchie ecclesiastiche verso il partito popolare (di cui era stato segretario), che aveva assistito impotente all’immolazione di Don Sturzo da parte della Santa Sede. Ospitato nella biblioteca vaticana con una funzione assolutamente subalterna, non era stato mai ricevuto dal papa del Concordato (quel Concordato che egli aveva subito, e non certo esaltato), neanche dopo il ravvedimento anti-nazista degli anni della Mit Brennender Sorge”” (pag 99-100)”,”ITAP-207″
“FORCELLA Enzo SCOPPOLA Pietro SPRIANO Paolo ARFE’ Gaetano SCALFARI Eugenio VALIANI Leo SPADOLINI Giovanni”,”De Gasperi e Togliatti, politiche a confronto.”,”Contiene i saggi di Leo Valiani ‘Quella mano tesa a Badoglio che sorprese tutti’ e di Giovanni Spadolini ‘De Gasperi, il cardinale laico’. “”””Non possiamo mandare al governo un cardinale””. Così Pietro Nenni rispose a Ugo La Malfa che, nel maggio del ’45, all’indomani della liberazione di Milano, prospettava al “”leader”” socialista la candidatura di Alcide De Gasperi alla guida del governo, intuendo tutti i rischi connessi alla scelta immediata di Ferruccio Parri, un uomo che avrebbe esposto troppo presto alla prova la sinistra laica italiana. La Malfa aveva chiesto un appuntamento a Nenni, alla sede del Psi, a via del Corso. “”Fammici pensare””, gli aveva detto all’inizio il futuro ministro degli Esteri dello stesso De Gasperi. Ma poi Neni era tornato “”da un comizio a Firenze, eccitato dalla gran folla che aveva visto”” (una delle condidenze lamalfiane nell’intervista a Ronchey). Rare volte un errore di previsione risulterà così macroscopico. De Gasperi non era affatto il “”cardinale””, balenante nella mente di Nenni con le fattezze della sua adolescenza anticlericale e repubblicana, né la DC il “”partito del Vaticano”” che la quasi totalità della classe dirigente laico-antifascista continuava a considerare come tale (compreso, agli inizi, La Malfa, che fu il primo a fare autocritica: “”Non vedevano, nessuno di noi, la democrazia cristiana quale poi è apparsa””). Lungi dall’essere un cardinale, De Gasperi era un cattolico che avva sperimetnato, nella stessa sofferenza della sua vita e della sua milizia civile, l’avarizia delle gerarchie ecclesiastiche verso il partito popolare (di cui era stato segretario), che aveva assistito impotente all’immolazione di Don Sturzo da parte della Santa Sede. Ospitato nella biblioteca vaticana con una funzione assolutamente subalterna, non era stato mai ricevuto dal papa del Concordato (quel Concordato che egli aveva subito, e non certo esaltato), neanche dopo il ravvedimento anti-nazista degli anni della Mit Brennender Sorge”” (pag 99-100)”,”ITAP-208″
“FORCELLA Enzo”,”La Resistenza in convento.”,”Enzo Forcella (Roma 1921-1999), giornalista e scrittore, ha lavorato al ‘Mondo’ di Pannunzio, a ‘La Stampa’ e al ‘Giorno’. E’ stato editorialista fin dalla fondazione del giornale ‘La Repubblica’. Ha scritto: ‘Plotone di esecuzione. I processi della prima guerra mondiale’, (con Alberto Monticone), 1968 e ‘Celebrazione di un trentennio’ (1974) Ruolo decisivo del Vaticano che ospita e nasconde ebrei, aristocratici, scrittori importanti, politici antifascisti; i rapporti con i tedeschi e il CLN Nenni rifugiato in Vaticano (pag 113-115) ‘Negli elenchi degli ospiti che, a diverse riprese, sono usciti dagli archivi del Laterano è registrata generalmente la data dell’ingresso, ma non il periodo o i diversi periodi della permanenza; e, poiché Nenni ha fatto il possibile per confondere le tracce dei suoi soggiorni nel Seminario, per ricostruirne il percorso occorre integrare i pochi accenni contenuti nel diario con i dati ricavati dalle altre testimonianze. A cominciare dall’inizio. «Sono tornato da iersera, con le prime ombre della sera, in Laterano, insieme con Ruini e Casati. Oggi la nostra piccola brigata si è accresciuta di una nuova recluta: Pietro Nenni, segretario del Partito socialista e direttore dell'””Avanti!””, giornale per ora clandestino. Così con il contatto quotidiano degli esponenti delle maggiori correnti politiche sarà possibile cementare la nostra alleanza e fortificare il Comitato di Liberazione Nazionale» annota Bonomi sotto la data del 19 novembre 1943 (14). Invece secondo monsignor Palazzini, all’epoca coadiutore di monsignor Ronca nella direzione del Seminario e addetto in particolare ai rapporti con gli ospiti politici, il leader socialista era in Laterano già da due mesi essendovi entrato nella seconda metà di settembre (15). Impossibile stabilire chi dei due ricorda male. Ma sicuramente Nenni, pur uscendone spesso per periodi più o meno lunghi (ai primi di maggio trascorre addirittura una settimana a Milano), dall’ottobre-novembre del ’43 sino ai giorni della Liberazione avrà permanentemente a disposizione la sua stanza in Laterano. Le testimonianze e l’aneddotica in proposito sono sin troppo abbondanti. «Ricordo la corsia delle nostre celle in quest’ordine: Saragat, io, De Gasperi, Soleri, Casati, Bonomi, Nenni», scriverà Meuccio Ruini (16), che subito dopo conferma la presenza di Nenni anche durante la notte in cui si era temuta l’irruzione dei tedeschi in Laterano. Deve essere dopo quel falso allarme che Nenni – come ricorda ancora monsignor Palazzini – affidò all’assistente di monsignor Ronca il manoscritto di una storia del Partito socialista che stava scrivendo. (…). Il 24 marzo (proprio il giorno successivo all’attentato di via Rasella che il presidente del Cln, come vedremo, finge di ignorare) Bonomi registra: «Sono tornato ieri sera in Laterano. E’ qui con me il senatore Casati. C’è qui, tutto solo, Pietro Nenni, il delegato dei socialisti. Gli annunzio le mie dimissioni da presidente del Comitato. Stupore ed esortazioni perché io rimanga» (18). Ed è ancora là una settimana dopo quando con Bonomi scrivono il comunicato di condanna per l’eccidio delle Ardeatine. (…) Sandro Pertini, in uno dei suoi frequenti incontri in quei mesi lo aveva avvertito: «il suo rifugio era poco consono con i doveri di un combattente antifascista e un giorno gli sarebbe stato rimproverato» (24). Negli anni e nei decenni successivi la storia del leader del socialismo italiano, fervente rivoluzionario e convinto anticlericale, che se ne sta nascosto in convento «vestito da prete» mentre i suoi compagni e seguaci sono rimasti fuori allo sbaraglio costituirà uno dei motivi ricorrenti della polemica politica. Sono per la maggior parte accuse ingiuste e strumentali. L’ospitalità del Laterano, per Nenni e gli altri dirigenti del Cln, costituiva un rifugio non una fuga. Ogni volta che ne uscivano per svolgere il loro lavoro clandestino rischiavano l’arresto, la deportazione, la morte. Ciò che rimane, a tanti anni di distanza, sconcertante non è tanto la «scelta del convento» quanto il tentativo di nasconderla, o quanto meno di misconoscerne il significato e la portata. Il paradosso del papa che in nome della «santità» di Roma chiede una sorta di salvacondotto per i cittadini della città occupata è Il paradosso nel quale vivono anche i suoi ospiti. Prenderne atto, però, avrebbe significato riconoscere l’ambiguità della situazione; incrinando quella sorta di «storia sacra» dell’antifascismo e della Resistenza che i suoi protagonisti, nel momento stesso in cui la vivevano, stavano elaborando’ (pag 113-115) [(14) Bonomi, ‘Diario di un anno’, cit, pp. 133-34; (15) Palazzini, ‘Il clero e l’occupazione tedesca di Roma’, cit., p. 21; (16) Ruini, ‘Ricordi’, cit., pp. 84-85; (18) Bonomi, ‘Diario di un anno’, cit., p. 163; (24) Il consiglio di Pertini riportato in Zangrandi, ‘1943: 25 luglio – 8 settembre’, cit., p. 802, nota 53]”,”ITAR-269″
“FORCELLA Enzo MONTICONE Alberto”,”Plotone di esecuzione. I processi della prima guerra mondiale.”,”Enzo FORCELLA (1921-1999) giornalista e scrittore, redattore del Mondo, corrispondente de La Stampa, editorialista del Giorno e di Repubblica. E’ stato presidente dell’Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla resistenza. Alberto MONTICONE ha insegnato storia moderna presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Roma La Sapienza “”Una cellula di propaganda socialista”” (pag 213)”,”QMIP-002-FC”
“FORCHIELLI Alberto”,”Muovete il culo! Lettera ai giovani perché facciano la rivoluzione in un Paese di vecchi.”,”Alberto Forchielli (Bologna 1955) è sposato e ha due figli. E’ fondatore e presidente del fondo di private equity Mandarin Capital Partners. Prima ancora è stato consulente di multinazionali, imprese statali, governi e della Banca mondiale. E in qualità di esperto di questioni asiatiche periodicamente viene ascoltato dal Congresso degli Stati Uniti. Ha pubblicato: ‘Trova lavoro subito!’ (2015) e con Baldini e C. ‘Il potere è noisoso’ (2016). “”Una valida alternativa è imparare seriamente una professione manuale, come pasticcere, cuoco, pizzaiolo, potatore, sommelier, enologo, paramedico, badante professionale, maggiordomo, eccetera. Con una regola che deve tornare di moda: l’uso delle mani è ben più nobile di fare, per esempio, il bancario (in via di estinzione). (…) Usate le mani! (…)”” (pag 89-)”,”GIOx-111″
“FORCINA Marisa”,”Rivoluzione permanente e populismo. Ipotesi su Trockij.”,”””Avevamo bisogno del marxismo non solo per farla finita con il populismo che ci aveva appena sfiorati, ma anche e soprattutto per impegnare una lotta senza quartiere contro il capitalismo sul suo stesso terreno”” (Trotsky, La mia vita, p. 148) (in apertura) Volume pubblicato con il contributo del CNR nel quadro del programma di “”Ricerche sul penisero etico-politico contemporaneo”” diretto da G.A. Roggerone. La ‘rivoluzione in permanenza’ di Marx “”Giusti, Maitan, Mandel, tutti rifacentesi ad alcuni passi delle opere di Marx, hanno voluto salvaguardarne la coerenza con le tesi di Trotsky. È stato messo in campo soprattutto il seguente passo di Marx più volte citato e variamente interpretato: «Mentre i piccolo-borghesi democratici vogliono portare al più presto possibile la rivoluzione alla conclusione e realizzando tutt’al più le rivendicazioni di cui sopra, è nostro interesse e nostro compito, rendere permanente la rivoluzione, sino a che tutte le classi più o meno possidenti non siano cacciate dal potere, sino a che il proletariato non abbia conquistato il potere dello Stato, sino a che l’associazione del proletariato non solo in un paese, ma in tutti i paesi dominanti del mondo, si sia sviluppata al punto che venga meno la concorrenza tra i proletari di questi paesi e sino a che almeno le forze produttive decisive non siano tutte nelle mani dei proletari (…). Il loro grido di battaglia deve essere: la rivoluzione in permanenza» (75). Come si vede, il concetto secondo il quale la dittatura del proletariato deve essere rivoluzione in permanenza significa che, come potere politico di transizione, guida, in una continua tensione, la trasformazione della società capitalista in comunista. Si tratta, cioè, del passaggio da una formazione economico-sociale antagonista ad una formazione economico sociale unitaria, attraverso un seguito di riforme incessanti, che colpiscono in modo sempre più ampio e radicale la proprietà privata dei mezzi di produzione e le sovrastrutture sociali, giuridiche e culturali che ne sono l’espressione. Così infatti si legge in un altro passo: «Questo socialismo è la dichiarazione della rivoluzione in permanenza, la dittatura di classe del proletariato, quale punto di passaggio necessario per l’abolizione delle differenze di classe in generale, per l’abolizione di tutti i rapporti di produzione su cui esse riposano, per l’abolizione di tutte le relazioni sociali che corrispondono a questi rapporti di produzione, per il sovvertimento delle idee che germogliano da queste relazioni sociali» (76). Come si legge nelle citazioni sopra riportate, «la rivoluzione in permanenza» di Marx non è che un’espressione e non una teoria, è una locuzione che serve a chiarire esclusivamente un carattere temporaneo e contingente della rivoluzione. La continua tensione cesserà al momento in cui sarà abolita la proprietà privata. «La rivoluzione in permanenza» non è una categoria di fondo del pensiero marxiano, né della sua dimensione rivoluzionaria, ma si inserisce in maniera complementare nel quadro più ampio di tutta la sua problematica. D’altra parte, costituisce un insieme di spunti , per altro quantitativamente assai modesti, che si trovano solo in certi scritti destinati alla polemica o all’azione politica immediata, quale è appunto ‘L’indirizzo del Comitato Centrale della lega dei comunisti’, e di certi scritti storici, quali ‘Le lotte di classe in Francia’ e il ’18 Brumaio’, dove chiaramente, oltretutto, il concetto di rivoluzione permanente non è in alcun modo prioritario, o alternativo nei confronti del resto dell’opera marxiana. Si è anche tentato di far risalire la paternità della teoria a Parvus. Egli, dopo lo scoppio della guerra russo-giapponese del 1904, pubblicò sull’ “”Iskra”” una serie di saggi su ‘Guerra e rivoluzione’, firmati con lo pseudonimo Molotov (77)”” (pag 36-38) [Marisa Forcina, ‘Rivoluzione permanente e populismo. Ipotesi su Trockij’, Messapica, Lecce, 1976] [(75) K. Marx, ‘Indirizzo alla lega dei comunisti’, trad. it., in Marx-Engels, Opere scelte, Roma, 1966, p. 365; (76) Marx-Engels, ‘Le lotte di classe in Francia’, ibidem, p. 463; (77) Cfr J. Deutscher, ‘Il profeta armato, cit., p: 142 e seg. e W. Giusti, ‘Il pensiero di Trockij’, Firenze, 1949, pp. 49-51] “”Trotsky poi, ha ribaltato completamente il rapporto enunciato da Marx e ripreso da Lenin tra democrazia e socialismo. Marx, infatti, aveva previsto in Germania e in Russia una rivoluzione democratica avanzata, che preludeva in modo ravvicinato, alla rivoluzione proletaria (80). I modi o i tempi del passaggio della rivoluzione democratica alla rivoluzione socialista costituiscono il complesso problema che nasce dalle istanze fondamentali del socialismo scientifico: cioè il problema fondamentale della socializzazione dei mezzi di produzione e la socializzazione del potere. È quel processo di «ritmmazione storica» (come viene chiamato con termine suggestivo da U. Cerroni) (81), per mezzo del quale il potenziamento della democrazia politica può costituire una «passerella» per il socialismo (89). Lenin, infatti , aveva negato recisamente la possibilità di un timmediato trapasso dall’autocrazia al socialismo: «Notiamo (…) – egli affermava – che assegnando al governo provvisorio il compito di applicare il programma minimo, la rivoluzione elimina con ciò stesso le idee assurde e semianarchiche dell’applicazione immediata del programma massimo, sulla conquista quali (….) finire (pag 37-38)”,”TROS-032-FGB”
“FORD Ken”,”Rommel sconfitto. El Alamein, luglio 1942. Il cambio della marea.”,”””Dopo undici giorni di combattimenti, e la perdita di 13.560 uomini tra morti, feriti e dispersi, Montgomery aveva vinto la battaglia di El Alamein. Una grande vittoria era stata ottenuta a El Alamein, ma l’inseguimento dell’armata sconfitta di Rommel non fu per l’Ottava Armata il grande trionfo che avrebbe dovuto essere. La Panzerarmee Afrika, disorganizzata, frammentata, demoralizzata e a corto di carburante, era pronta per il colpo di grazia dell’Ottava Armata, di gran lunga superiore. Per tanti motivi, alcuni complessi e reali, altri immaginari e polemici, Montgomery permise alle forze di Rommel di scivolare via lungo la costa. Il 13 novembre Rommel era a Tobruk, e una settimana dopo a Bengasi. Più le forze dell’Asse si dirigevano a ovest, più corte diventavano le loro linee di rifornimento. Non fu una rotta, ma fu una ritirata ben organizzata. Non c’era più alcuna speranza che la Panzerarmee Afrika potesse rimettere insieme abbastanza forze da riprendere l’offensiva. Il suo destino fu definitivamente segnato l’8 novembre quando le armate anglo-americane sbarcarono in Algeria e Marocco ed entrarono rapidamente in Tunisia. Rommel ora aveva un esercito alleato di fronte e uno alle spalle. La fine inevitabile della guerra nel deserto arrivò il 13 maggio 1943 quando tutte le forze dell’Asse che anocra combattevano in Africa si arresero alle forze del generale Eisenhower. Il feldmaresciallo Rommel non era tra loro; la “”volpe del deserto”” era fuggita in Italia per continuare a combattere”” (pag 90-91) Cronologia. 12 agosto 1942. Montgomery arriva in Egitto per prendere il comando dell’Ottava Armata. Alexander ha già assunto il comando come comandante in capo del Medio Oriente al posto di Auchinleck. 31 agosto. Rommel lancia l’attacco finale per penetrare la linea di El Alamein. 1-4 settembre. Dopo due giorni di scontr, le forze dell’Asse non riescono a oltrepassare le robuste difese di Montgomery intorno a Alam Haifa Ridge e Rommel ritira il suo esercito. La sua ritirata è colpita nel fianco dalla Divisione neozelandese, ma il contrattacco viene sventato con perdite minime. Settembre-Ottobre. Rommel fortifica le sue difese e Montgomery continua ad accumulare truppe, pronto allo scontro decisivo sulla linea di El Alamein. 23 ottobre. Montgomery organizza il più massiccio sbarramento di artiglieria mai impiegato in Africa settentrionale e lancia l’operazione Lightfoot. Il XXX Corpo attacca i campi minati settentrionali delle posizioni di Rommel e tenta di liberare un’area per permettere al X Corpo di aprire due corridoi attraverso le difese dell’Asse. Una volta attraversata la linea tedesca, Montgomery intende portare i mezzi corazzati tedeschi a combattere alle sue condizioni. Il XIII Corpo lancia anche attacchi secondari a sud che però falliscono. (…) 1 novembre. Montgomery cambia di nuovo i suoi piani e decide di gettare le sue forze principali sulla linea a sud degli austrialini nell’operazione Supercharge. 2 novembre. La fanteria neozelandese attacca su un fronte di due brigate e infrange le difese tedesche. Un superbo combattimento della 9a Brigata corazzata tiene aperto un varco per permettere ai mezzi corazzati del X Corpo di passare. 3 novembre. La battaglia di logoramento comincia a far vacillare le difese tedesche. (…) 4 novembre. La battaglia di El Alamein è vinta. Le forze dell’Asse in ritirata si concentrano verso la litoranea, dirette verso il confine egiziano. 8 novembre. Le forze anglo-americane comandate dal generale Eisenhower sbarcano in Marocco e in Algeria, quindi passano rapidamente in Tunisia. Rommel ora è stretto quindi tra due contingenti alleati. 23 novembre. Rommel si ritrova a El Agheila, da dove era partito nel gennaio 1942.”,”QMIS-333″
“FÖRDER Herwig SCHMIDT Walter WOLFGRAMM Eberhard PUCHTA Gerhard BEYER Peter OBERMANN Karl BECKER Gerhard ZIESE Gerhard BECK Friedrich”,”Aus der Frühgeschichte der deutschen Arbeiterbewegung.”,”Saggi di FÖRDER Herwig SCHMIDT Walter WOLFGRAMM Eberhard PUCHTA Gerhard BEYER Peter OBERMANN Karl BECKER Gerhard ZIESE Gerhard BECK Friedrich. Contiene il saggio di Gerhard BECKER, La tattica propagandistica dei comunisti nell’ Unione operaia di Colonia (1848-1849) (pag 201)”,”MGEx-168″
“FOREMAN-PECK James”,”Storia dell’ economia internazionale dal 1850 a oggi.”,”FOREMAN-PECK James dopo avere a lungo insegnato storia economica nell’ Università di Hull, è ora Fellow del St. Antony’s College di Oxford. Alcune voci del glossario (pag 600-609): BILANCIA PAGAMENTI GOLD EXCHANGE STANDARD EURODOLLARI MOLTIPLICATORE INTERNAZIONALE PARITA’ POTERE D’ ACQUISTO POLITICHE DI BEGGAR-MY-NEIGHBOUR TEORIA DI HECKSHER-OHLIN VOLATILITA’ ECCESSIVA TASSI DI CAMBIO “”L’area della sterlina era diventata legalmente discriminatoria solo a partire dal 1939, quando la sterlina venne dichiarata non convertibile al di fuori del gruppo di paesi che la usava come normale mezzo di pagamento internazionale. Questo significava che gli stati membri controllavano da vicino i pagamenti effettuati al di fuori dall’area, mentre quelli interni all’area erano relativamente liberi [Patterson 1966, 67-75]. I paesi membri vendevano le entrate in valuta estera, specialmente dollari e oro, al Tesoro del Regno Unito in cambio di sterline, e accettavano di limitare i loro prelievi da questa “”riserva di dollari”” alle somme necessarie per scopi ben determinati – in genere per comprare merci che non si potevano acquistare all’interno dell’area o che qui erano molto costose. Perciò le economie che non facevano parte dell’area della sterlina, quelle meno sviluppate o quelle industriali ebbero grosse difficoltà a vendere i loro prodotti ai paesi membri dell’area della sterlina fino a quando l’area non venne abolita. Nel 1952 il Regno Unito e gli altri membri dell’area avviarono un nuovo tentativo per rendere convertibile la sterlina, che alla fine non ebbe successo, ma non fu nemmeno un disastro come il tentativo effettuato nel 1947. Solo nel 1961 il Regno Unito si assumerà la piena responsabilità della convertibilità esterna della sterlina, come richiedeva il trattato istitutivo del Fondo monetario internazionale””. Gold exchange standard. “”E’ un gold standard modificato nel quale venivano detenute come riserve, al posto dell’oro, valute di altri paesi del sistema convertibili in oro. Riconosciuto per la prima volta negli anni venti, il sistema in alcune circostanze è stato a torto biasimato per le difficoltà incontrate nell’economia mondiale di quegli anni. Il sistema era già operativo negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale. Il Giappone, ad esempio, deteneva sterline, anziché oro, e guadagnava interessi sulle riserve ufficiali, cosa che non sarebbe successa detenendo oro.”” (pag 601)”,”ECOI-238″
“FORESTER C.S.”,”Nelson.”,”E’ la biografia dell’ Ammiraglio O. NELSON il capo della flotta della marina militare inglese che mise fine alla potenza navale della Francia napoleonica e consolidò la supremazia della potenza navale inglese. L’A ha scritto romanzi storici e utilizza questo mestiere con la capacità di esplorazione degli archivi storici.”,”UKIx-052″
“FORESTIER Louis”,”XVIII° siecle francais. Le siecle des Lumieres.”,”Louis FORESTIER è agregé de Lettres.”,”FRAA-028″
“FORESTIERI Giancarlo MOTTURA Paolo”,”Il sistema finanziario. Istituzioni, mercati e modelli di intermediazione.”,”Giancarlo Forestieri e Paolo Mottura sono professori ordinari di Economia degli intermediari finanziari presso l’Università Bocconi di Milano.”,”ECOT-122-FL”
“FORGIONE Mario”,”I Dieci anni che sconvolsero Napoli. 1789-1799: dalla presa della Bastiglia alla resa di Castel S. Elmo.”,”Mario Forgione è nato a Napoli nel 1933. Giornalista e scrittore ha collaborato e collabora a giornali e riviste tra cui: Il lavoro nel Sud, Roma, La Sicilia, Napoli Oggi, Futura, Itinerario. Ha scritto Campania storica e Campania archeologica, Racconti borghesi. Critico d’arte e di storia, profondo conoscitore di fatti e cose napoletane.”,”ITAB-009-FL”
“FORMAN Michael”,”Nationalism and the International Labor Movement. The Idea of the Nation in Socialist and Anarchist Theory.”,”FORMAN Michael è Visiting Assistant Professor of Politics al Whitman College.”,”INTx-012″
“FORMICA Marina”,”La città e la rivoluzione. Roma, 1798-1799. Serie II, Memorie vol. XXXIX.”,”La Repubblica Romana fu una repubblica sorella della Prima Repubblica francese. Comprendeva parte dei territori dello Stato Pontificio occupati dal generale Louis Alexandre Berthier, che aveva invaso Roma strappandola al dominio temporale di Papa Pio VI il 10 febbraio 1798. Fu proclamata il 15 febbraio 1798 1. Durante il triennio repubblicano, la Repubblica Romana fu governata da una repubblica direttoriale, con consoli e tribuni1. (f. copil.)”,”RISG-127-FSL”
“FORMICHI Carlo”,”India e indiani.”,”FORMICHI Carlo dell’ Accademia d’ Italia. “”Gli indiani hanno, senza dubbio, tante belle qualità, sono buoni, miti, cortesi, prontissimi d’ intelligenza, ma quanto a puntualità, fedeltà alle promesse e capacità nell’ ordinato disbrigo degli affari la mia esperienza mi vieta di lodarli. Fissate una data ora perché un’ automobile vi venga il tal giorno a prendervi a casa e condurvi alla stazione, raccomandate e pregate di non dimenticare l’ ordinazione, ma potete essere sicuri che quel tal giorno, a quella data ora, nessuna automobile si presenterà dinanzi alla porta di casa vostra. Consegnate una lettera per farla impostare, e la lettera non giunge a destinazione semplicemente perché non fu mai impostata. Guai ad affidare un manoscritto nelle mani di qualcuno: novantanove volte su cento va smarrito.”” (pag 195)”,”INDx-086″
“FORMIGARI Lia a cura, scritti di K. MARX F. ENGELS P. LAFARGUE O. BAUER K. KAUTSKY V.I. LENIN J.V. STALIN L. TROTSKY N.Ja. MARR A. GRAMSCI A. CIKOBAVA I. MESCANINOV V. KUDRJACEV M. COHEN B. SEREBRENNIKOV V.Z. PANFILOV M. MARKOVIC G.P. SERDJUCENKO M. CONFORTH A. SCHAFF R.A. BUDAGOV STRUTTURALISMO”,”Marxismo e teorie della lingua. Fonti e discussioni.”,”FORMIGARI Lia Engels e i problemi linguistici. “”Nell”Ideologia tedesca’ il nesso fra linguaggio e prassi è chiaramente sussunto nel rapporto tra relazioni materiali e coscienza (di cui il linguaggio è manifestazione originaria): “”Le rappresentazioni e i pensieri, lo scambio spirituale degli uomini appaiono… come emanazione diretta del loro comportamento materiale. Ciò vale allo stesso modo per la produzione spirituale, quale essa si manifesta nel linguaggio della politica, delle leggi, della morale, della religione, della metafisica, ecc. di un popolo. Sono gli uomini i produttori delle loro rappresentazioni, idee ecc., ma gli uomini reali, operanti, così come sono condizionati da un determinato sviluppo delle loro forze produttive e dalle relazioni che vi corrispondono fino alle loro formazioni più estese. La coscienza non può mai essere qualcosa di diverso dall’essere cosciente, l’essere degli uomini è il processo reale della loro vita”” (K. Marx, F. Engels, L’ideologia tedesca, trad. it., di F. Codino, 1967, p. 13). Ma la coscienza, proprio in quanto coscienza reale (in quanto, cioè, non è mai coscienza “”pura””), è fin dall’inizio linguaggio (Ivi, pp. 20-21). Piu d’un occasionale riferimento, nell”Ideologia tedesca’ indica chiaramente il pensiero di Marx ed Engels sulla nascita del linguaggio insieme con la coscienza, anzi ‘come’ coscienza reale, dalla prassi sociale. Il linguaggio nasce dal bisogno, dal lavoro associato, e ne riflette le vicende. La divisione del lavoro e il distacco dell’attività mentale dall’attività manuale generano anche il divorzio della coscienza e del linguaggo dalla prassi: la coscienza si emancipa dal mondo, il linguaggio dalla vita reale. Lo stesso processo, com’è noto, è descritto nel saggio engelsiano su ‘La parte avuta dal lavoro nell’umanizzazione della scimmia’ sulla falsariga della teoria darwiniana dell’evoluzione, alla quale tuttavia Engels rimprovera l’incapacità di liberarsi dall’influsso ideologico dell’idealismo, che consiste proprio nell’affermazione dell’autonomia della coscienza, nella tendenza a spiegare la storia dell’uomo con il pensiero invece che con i bisogni. Anche altrove Engels si occupa di problemi linguistici: talvolta toccando materie specifiche come la dialettologia (nello scritto ‘Der fränkische Dialekt’ (5) e la grammatica comparata come strumento per lo studio della materia e della forma della lingua (6); talvolta con riferimenti generici alla formazione del linguaggio nell’evoluzione dell’umanità (7). Ma il saggio su ‘La parte del lavoro’ contiene la trattazione certamente più compiuta del nesso tra il modo specificatamente umano di rapportarsi al mondo e la nascita del linguaggio. E’ implicita, nella descrizione che Marx ed Engels fanno del rapporto tra linguaggio e “”vita reale””, una critica del naturalismo che è alla base della linguistica illuminista come dell’economia classica e che aveva attribuito la genesi del linguaggio, come quella della produzione materiale, all’individuo singolo e isolato. Tale naturalismo, “”apparenza estetica delle grandi e piccole robinsonate””, adombra la concezione del singolo nella società borghese, dove l’individuo appunto appare sciolto dai legami naturali con l’aggregato umano cui appartiene, appare “”posto dalla natura stessa””. “”La produzione ad opera dell’individuo isolato al di fuori della società””, scrive Marx, “”è un nonsenso come lo sviluppo di una lingua senza individui che vivano ‘insieme’ e parlino tra loro””. [Lia Formigari, introduzione, ‘Marxismo e teorie della lingua. Fonti e discussioni’, 1973] [(5) Lo si veda in ‘Zur Geschichte und Sprache der deutschen Frühzeit’, Berlin, 1952, pp. 123-52; (6) ‘Antidühring’, Roma, 1968, p. 34; (7) ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato, 1963, p. 51; (8) ‘Introduzione’ a ‘Per la critica dell’economia politica’, in Marx-Engels, Opere scelte, a cura di L. Gruppi, Roma, 1966, p. 714] (pag 10-11)”,”MAES-123″
“FORMIGGINI A.F.”,”Venticinque anni dopo. 31 maggio 1908 – 31 maggio 1933.”,”””Dei Profili sono apparsi a tutt’oggi 120 volumi, i quali costituiscono una enciclopedia biografica comprendente figure essenziali per la coltura generale. Fra gli autori dei profili ci sono i più beni nomi. Non posso citarli tutti (…)”” (pag 11) “”Nell’ autunno del 1911 trasferii la mia sede a Genova. Aveva gli uffici a parecchi metri sul livello del mare, in via Cesare Cabella, proprio al di sopra del Castello Mackenzie che mi godevo molto più io che il legittimo proprietario, perché questi, standoci dentro, non lo vedeva, mentre io me ne deliziavo ogni volta che alzavo gli occhi dal mio lavoro.”” (pag 14-15) “”Quando portai, in una “”radiosa giornata di maggio””, a Gabriele D’Annunzio, il quale, come è noto, era a Genova, una copia di questo libro, egli mi disse: i suoi libri li riconosco da lontano””. (pag 22)”,”EDIx-041″
“FORMIGONI Guido”,”Storia della politica internazionale nell’ età contemporanea (1815-1922).”,”FORMIGONI Guido insegna storia contemporanea nell’ Università IULM di Milano e tiene un corso nella Scuola di specializzazione in Comunicazioni sociali dell’ Università Cattolica. Ha pubblicato ‘I cattolici deputati’ (STUDIUM 1988), ‘L’Azione Cattolica nella Milano del Novecento’ (con G. VECCHIO, RUSCONI 1989), ‘La scelta occidentale della CISL’ (ANGELI 1991), ‘La DC e l’ alleanza occidentale’ (1996) e ‘L’ Italia dei cattolici. Fede e nazione dal Risorgimento alla Repubblica’ (1998).”,”RAIx-103″
“FORMIGONI Guido”,”La politica internazionale nel Novecento.”,”ANTE3-12 Guido Formigoni insegna storia contemporanea nell’Università IULM di Milano. Con il Mulino ha pubblicato “”La Democrazia Cristiana e l’alleanza occidentale”” (1996) “”L’Italia dei cattolici”” (1998) “”Storia della politica internazionale nell’età contemporanea”” (nuova ediz. 2006).”,”RAIx-239″
“FORMIGONI Guido”,”L’Italia dei cattolici. Dal Risorgimento a oggi.”,”FORMIGONI Guido insegna storia contemporanea nell’Università IULM di Milano. “”I vecchi intransigenti dal canto loro, dopo il 1904, si mostrarono anch’essi ormai sempre più convinti che il mantenimento rigido del ‘non expedit’ e della polemica contro le istituzioni divenisse controproducente (…)”” (pag 70)”,”RELC-291″
“FORMIGONI Guido VECCHIO Giorgio”,”L’Azione Cattolica nella Milano del Novecento.”,”Volume dedicato alla memoria di Giuseppe Lazzati ‘maestro dell’Azione Cattolica’ Guido Formigoni (Como, 1958) è uno specialista dell’epoca giolittiana. Giorgio Vecchio (Como, 1950) ha esaminato il primo dopoguerra. Hanno al loro attivo molte pubblicazioni. Entrambi collaborano al Dipartimento di Scienze Politiche e all’Archivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia e dell’Università Cattolica di Milano (1989). ‘Difficoltà e rilancio di fronte al cambiamento sociale’ “”Non va infatti dimenticato che le condizioni dell’intera Chiesa italiana in questo frangente assommavano curiosamente una condizione esteriore di centralità sociale e di vigore organizzativo a una preoccupata riflessione interna, diffusa ben al di là di alcuni ambienti «di frontiera», sulla tenuta del modello pastorale tradizionale. Si cominciavano ad avvertire gli effetti di una fase di notevolissima crescita economica e di veloce mutamento sociale sul costume e la mentalità collettiva. La mobilitazione contro il mondo comunista si rivelava via via più sterile come risposta alle nuove problematiche, ma nello stesso tempo l’incertezza dominante non permetteva di rivedere la fiducia fin lì riposta negli strumenti politici (84). L’AC a livello nazionale proseguiva la sua espansione organizzativa, ma usciva giusto allora da una grossa crisi interna, che aveva contrapposto i rami giovanili maschili alla presidenza Gedda tra 1952 e 1954. Essa aveva avuto un’eco anche pubblica con la «crisi Rossi», e cioè l’allontanamento del presidente nazionale della GIAC [Gioventù italiana di azione cattolica], che aveva incarnato la ricerca di una linea alternativa alla mobilitazione organizzativa proposta da Gedda. Il 1955 vide un notevole mutamento della composizione del collegio degli assistenti, nel tentativo di limitare gli effetti della crisi (85). Ma negli anni immediatamente successivi ritornò varie volte in discussione l’identità stessa dell’AC, sia per gli interventi di polemisti come don Mazzolari o padre Balducci, sia per oscillazioni dello stesso magistero di Pio XII. Non va trascurato nemmeno il fatto che la creazione di nuove strutture come le Consulte per l’apostolato dei laici, all’inizio degli anni Sessanta, tendeva a ridimensionare oggettivamente il ruolo dell’AC nella pastorale (86). Per quanto riguarda Milano, l’arrivo di mons. Montini all’inizio del 1955 segnò senz’altro una svolta notevole sia per il fine diplomatico lanciato in una dimensione pastorale e in un contesto di avanguardia dal punto di vista della modernità, sia per la diocesi abituata a tutt’altro stile e a contenuti pastorali visibilmente diversi”” (pag 124-125)”,”RELC-354″
“FORMIGONI Guido”,”Storia della politica internazionale nell’età contemporanea (1815-1992).”,”Guido Formigoni insegna Storia contemporanea nell’Università IULM di Milano e tiene un corso nella Scuola di specializzazione in Comunicazioni sociali dell’Università Cattolica.”,”RAIx-058-FL”
“FORNARA Simone”,”Breve storia della grammatica italiana.”,”Simone Fornara è dottore di ricerca presso il dipartimento di Studi umanistici dell’Università del Piemonte Orientale. Tra le sue pubblicazioni, alcuni articoli di storia della grammatica su ‘Lingua nostra’ e ‘Lingua e stile’ e le edizioni moderne delle grammatiche di Fortunio.”,”VARx-041-FL”
“FORNARO Pasquale”,”Crisi postbellica e rivoluzione. L’Ungheria dei Consigli e l’Europa danubiana nel primo dopoguerra.”,”Ungheria alla vigilia della rivoluzione, repubblica dei Consigli 1919, Bela KUN, crisi interna ed internazionale, economia e società nella repubblica dei Consigli, grandi riforme, rivoluzione in Austria e Baviera, riflusso rivoluzionario e crisi della KPDO, la Baviera di EISNER. Pasquale FORNARO (Milano, 1949) è ricercatore di storia contemporanea presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Univ di Messina. Si occupa prevalentemente di problemi legati alla realtà politico-sociale dell’Europa centro-orientale e alla storia del movimento operaio in quell’area. E’ autore di una biografia su BELA KUN, contentente un’organica antologia di scritti e discorsi del rivoluzionario ungherese dirigente del Comintern: ‘Bela Kun, professione rivoluzionario’, Rubbettino, 1980.”,”MUNx-004″
“FORNARO Federico”,”Giuseppe Saragat.”,”FORNARO Federico Giuseppe SARAGAT (1898-1988) artefice della svolta di palazzo Barberini luogo della scissione del Partito Socialista all’inizio del 1947. E poi della successiva nascita del Partito Socialista di Unità Proletaria e quindi del Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI). Presidente della Repubblica nel 1964. Tormentoso rapporto con DC e PSDI negli anni delle riforme del centro sinistra. “”A differenza di quello che avviene nel Partito comunista è, quindi, un gruppo dirigente assai variagato, poco coeso e per molti versi inesperto, quello che prende le redini del socialismo italiano all’indomani della conclusione del ventennio fascista. Sul piano strettamente ideologico le ragioni dei contrasti tra la vecchia dirigenza e i “”giovani turchi””, più che nella storica divisione tra riformisti e massimalisti, che non si ripresenta in questi mesi, sono riconducibili alle differenti analisi sulle ragioni della sconfitta del 1921-22, e più in generale sull’incapacità manifestata dalla democrazia borghese nell’affrontare l’attacco fascista. Sicuramente la stessa scelta di abbandonare l’Italia, compiuta nel 1926 dalla maggioranza dei dirigenti socialisti, aveva finito per lasciare a sinistra lo spazio libero ai comunisti, che, a prezzo di grandi rischi personali, avevano deciso di conservare una struttura clandestina interna al fine di mantenere un esile filo di rapporti con le masse operaie. (1)”” [(1) Cfr F. Livorsi, I socialisti come “”Autobiografia della nazione (1892-1992)””, in ‘Socialismo e comunismo’, ne ‘Il Ponte’, n° 5, maggio 1992, pp.34-35] (pag 93)”,”BIOx-281″
“FORNARO Pasquale a cura; saggi di Antoni MACZAK Krzysztof ZAMORSKI Jan HAVRANEK Istvan Gy. TOTH Rade PETROVIC Giuseppe RESTIFO Daniel PANZAC Michela D’ANGELO Marco NOVARINO Nino CHECCO”,”Transizione e sviluppo. Le periferie d’Europa (secc. XVIII-XIX).”,”Pasquale Fornaro, docente di Storia dell’Europa orientale presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Messina. Ha pubblicato pure ‘Risorgimento italiano e questione ungherese (1849-1867)’ (1996).”,”EURC-003-FSD”
“FORNI Eugenio”,”L’ Internazionale e lo Stato. Studi sociali.”,”””la storia della rivoluzione icariese, sembra una parodia di ciò che successe in Francia ne’ primi mesi del 1848″” (pag 266)”,”SOCU-107″
“FORNI Enrico M.”,”Introduzione a ‘De America’. Volume primo.”,”””Nel 1920 compare ‘Social Forces in American History’, di Algie M. Simons, un testo di storia sociale in chiave marxista e «ortodossa». Simons prende posizione anche sulla guerra civile (21). La sua tesi è semplice. Lo sviluppo del Nord Ovest capitalista segnerà il destino del Sud che, quando vide la vittoria elettorale conseguita nel 1860 dai repubblicani, non potè che decidersi per la secessione. «La guerra civile, perciò, fu una semplice disputa per potersi assicurare il possesso del bastone di comando del governo nazionale». Naturalmente Simons combatte la tesi tradizionalista: «Dire che il partito repubblicano o che la guerra civile fu fatta per abolire la schiavitù come tipo di proprietà mobiliare, non è altro che ripetere una favola inventata circa una decina di anni dopo la fine della guerra come modo per giustificare il partito della plutocrazia e per mantenere la sua superiorità» (22). Una simile analisi non è che una semplificazione, e diciamo pure banalizzazione di quanto aveva detto Marx. Innanzi tutto Marx non si era limitato ad affermare che «la guerra civile fu combattuta perchè la classe capitalista possa comandare» (23). Come già aveva fatto quando si era addentrato nell’indagine empirica circa i fatti di Francia (per esempio: il termine teorico «classe dirigente borghese» era stato usato come correlato di termini descrittivi diversi, ognuno dei quali copriva ben definiti settori della realtà sociale, cioè la borghesia terriera, quella finanziaria e quella industriale, tutte distinte dal gruppuscolo di repubblicani idealisticheggianti che non apparteneva alla borghesia capitalistica in virtù della sua base economica, ma che faceva comunque parte della borghesia), nella sua relazione sulle cause della guerra civile, Marx ci dà il quadro di una realtà molto più complessa. È lo stesso Marx, per esempio, che ci dice come il primo candidato del partito repubblicano, Frémont, fosse un pro-abolizionista (sottolineando così un elemento ideologico). Inoltre, nella descrizione che Marx compie per mettere in luce le cause della guerra civile e nell’analisi ove indica i risultati della medesima, egli non confonde i due livelli di argomentazione: nella sua analisi cioè, il senso di un processo (che si può cogliere muovendo dal suo risultato) non si trasforma nella sua causa. Marx mostra di intendere benissimo che la scelta della «conseguenza terminale» di una serie di eventi attiene al livello della interpretazione (vale a dire: intende che la scelta delle conseguenze terminali diverse riguardanti un medesimo periodo storico esprime la diversità delle angolazioni interpretative), laddove la determinazione delle connessioni causali attiene invece al livello della spiegazione. La scelta di Frémont, la piattaforma elettorale del partito repubblicano per le elezioni del 1860, favorevole a proibire una ulteriore estensione della schiavitù, pur comparendo come cause attinenti all’«elemento soggettivo» nel processo di eventi, non possono non essere annoverate come cause della secessione. La confusione di causa con effetto, compiuta da Simons, provocherà una critica troppo facile da parte della storiografia antimarxista. Se il risultato della guerra civile portò a una crescita di potere da parte dei «capitalisti del Nord», e se ciò, come fa Simons, è interpretato come la causa della guerra civile, diventerà poi un gioco invalidare la spiegazione – e molti storici lo tenteranno – mostrando che forse la guerra non fu così benefica per il Nord; ma mostrando, anzi, con dati probanti, che ne ritardò lo sviluppo. Naturalmente, chi seguiva questa interpretazione escludeva in anticipo la possibilità di una pianificazione nei tempi lunghi da intendersi come variante della «teoria del complotto»: una pianificazione che da un lato prevedesse la consapevolezza da parte della maggioranza che la proibizione dell’estensione della schiavitù avrebbe implicato la fine della società schiavista e dall’altro accettasse il ritardo dello sviluppo, in vista di un bene maggiore garantito dalla futura unificazione del sistema”” (pag XXVIII-XXX) [Enrico M. Forni, Introduzione a ‘De America’. Volume primo, Silva editore, Roma, 1971] [(21) Algie Simons, ‘The Civil War and the Class Struggle’, in “”Causes of the Civil War”” (a cura di Kenneth Stamp), Englewood Cliffs, 1959; (22) Id., op. cit., p. 61; (23) Id., op. cit., p. 62. Vedi su Simons: W.A. Glaser, ‘Algie Martin Simons and Marxism in America’, in “”Mississippi Valley Historical Review’, vol. XLI, 1954] “”Cerchiamo la vera risposta marxiana, perché intorno a essa si organizza tutto il suo discorso e il suo procedimento analitico. Nella corrispondenza inviata alla ‘Wiener Presse’ del 7 novembre 1861 Marx scrive: «La presente lotta tra Nord e Sud non è perciò altro che una lotta tra due sistemi sociali, tra il sistema della schiavitù e il sistema del lavoro libero. La lotta si è scatenata perché i due sistemi non possono vivere più a lungo pacificamente uno accanto all’altro nel continente nord-americano. Può solo esser conclusa con la vittoria di un sistema su un altro». Da questa affermazione può aver inizio e quindi essere effettuata una analisi e proprio perché è di qui che Marx ‘piglia le mosse’, il suo discorso si differenzia da quello degli storici successivi che riusciranno al massimo a ‘concludere’ che la guerra fu la conseguenza di uno scontro tra sistema capitalistico e sistema agrario. In tutti i suoi interventi è evidente l’interesse di Marx per una analisi in termini di classe che permetta di cogliere la struttura complessa e la dinamica di questi due sistemi sociali. È vero che egli non analizza in profondità come la schiavitù formò la base della società del Sud, ma è altrettanto chiaro che per lui la schiavitù fu tutt’altro che una semplice «questione» e che è proprio tutto ciò che si costituisce come proiezione di due modi di produzione diversi (e non una pura e semplice motivazione economica) che spiega il conflitto tra Nord e Sud. Il che, poi, è naturale da parte di chi si è sempre rifiutato di prendere sul serio l’economico puro e ha indicato l’economico-sociale come la variabile indipendente che deve svolgere una funzione di privilegio in ogni interpretazione e quindi spiegazione del processo storico. La schiavitù è vista da Marx come la piattaforma su cui si erige il potere della oligarchia del Sud; di qui il suo tentativo di osservare da vicino il sistema delle piantagioni (in un articolo calcola il numero di schiavi che dovevano esserci in certe contee del Sud), quasi a voler stabilire quali variazioni interpretative alle categorie del suo sistema socio-economico dovessero apportarsi, alla luce di questa specifica situazione storica; di qui, ancora, l’esigenza che egli ha di cogliere l’intima connessione che vi è tra la schiavitù stessa e il mondo sovrastrutturale in cui la società del Sud si configura. (…) Il carattere specifico che Marx attribuisce alla forma di società del Sud può essere pienamente compreso solo però se si tiene presente quanto Marx dice sul modo di produzione capitalistico e sul colonialismo in opere precedenti, a partire dalla ‘Miseria della filosofia’ fino ai ‘Grundrisse’ (ove, nella parte terza, sezione seconda, là dove tratta di Wakefield, Marx dà in anticipo lo schema dell’ultimo capitolo nel primo volume del ‘Capitale’, «La moderna teoria della colonizzazione»)”” [pag LX-LXI-LXIII-LXIV] [Enrico M. Forni, Introduzione a ‘De America’. Volume primo, Silva editore, Roma, 1971]”,”MADS-003-FGB”
“FORNO Mauro”,”Informazione e potere. Storia del giornalismo italiano.”,”FORNO Mauro insegna storia del giornalismo e della comunicazione poltiica e Storia dei media e del giornalismo nell’Università di Torino. Ha dedicato le sue ricerche alla storia del fascismo, del movimento cattolico e del giornalismo dell’800 e del ‘900. “”Lo scandalo della Banca Romana, clamorosamente esploso sul finire del 1892, pose per la prima volta sotto gli occhi dell’opinione pubblica l’esteso sistema clientelare venutosi a creare, nel corso degli ultimi decenni del secolo, tra il mondo della stampa e gli ambienti finanziari, bancari e politici. Come sappiamo da varie ricerche, dopo il 1887 i maggiori istituti di emissione italiani iniziarono a garantire cospicui sussidi a testate e giornalisti in cambio di campagne di stampa a tutela dei propri interessi (127). Tali campagne, negli intendimenti dei promotori, avrebbero dovuto indurre una modificazione del progetto di legge per il riordino del sistema bancario nazionale. Tra il 1888 e il 1892 la Banca Romana corrispose oltre 765.000 lire a vari giornalisti e una decina di testate, tra cui spiccavano “”Il Popolo Romano””, “”La Nazione”” e il “”Capitan Fracassa””. I risultati delle indagini, svolte da una Commissione parlamentare d’inchiesta, furono resi pubblici nel novembre 1893 (128) e rivelarono – almeno in parte – i termini di questo vasto intreccio, che coinvolse alcuni giornalisti e direttori di primo piano, come Carlo e Primo Levi, Giacomo Leoni, Ruggero Bonghi, Eugenio Sacerdoti, Baldassarre Avanzini, Edoardo Arbib e Costanzo Chauvet. (…) Il ruolo di primo piano svolto nella vicenda da uomini come Costanzo Chauvet, Giuseppe Turco, e soprattutto Carlo Levi fu ampiamente accertato. In particolare fu provato che quest’ultimo aveva ricevuto «dalla Banca Romana oltre lire mille ogni semestre per le sue rassegne finanziarie nella Nuova Antologia» e «lire 148.000 in cinque anni per avere accettato di dirigere una campagna giornalistica in favore (…) della Banche». Qualche tempo dopo, nel quadro degli sviluppi dell’inchiesta sulla Banca Romana, uno dei personaggi coinvolti nella vicenda, Costanzo Chauvet, fu arrestato per truffa aggravata e continuata ai danni dell’erario”” (129). (pag 51-52) [(128) Camera dei Deputati, ‘Relazione della Commissione d’Inchiesta parlamentare sulle Banche, Roma, 1893 (…); (129) S. Turone, Corrotti e corruttori dall’Unità d’Italia alla P2’, Laterza, Roma, 1984, p. 7]”,”EDIx-165″
“FORNO Mauro”,”Fascismo e informazione. Ermanno Amicucci e la rivoluzione giornalistica incompiuta (1922-1945).”,”Mauro Forno, Dipartimento di Storia dell’Università di Torino.”,”EDIx-198″
“FORNO Mauro”,”Fascismo e informazione. Ermanno Amicucci e la rivoluzione giornalistica incompiuta (1922-1945).”,”Mauro Forno, dottore di ricerca in storia contemporanea, lavora presso il Dipartimento di Storia dell’Università degli Studi di Torino. Ha pubblicato pure ‘Rinnovamento cattolico e stabilità sociale’ (Torino, 1997) e ‘La stampa cattolica alla prova del fascismo’ (Contemporaneo, IV, 2003)”,”ITAF-006-FMB”
“FORREST Alan”,”La Rivoluzione francese.”,”FORREST Alan insegna storia moderna nell’ Università di York. Tra i suoi libri ‘Conscripts and Deserters (1989) e ‘Soldiers of the French Revolution’ (1990).”,”FRAR-330″
“FORREST Alan”,”Great Battles. Waterloo.”,”FORREST Alan: nato nel 1945, Professore Emerito di Storia Moderna presso l’Università di York. Numerosi lavori sulla storia della Rivoluzione francese e dell’epoca napoleonica, sulla storia degli eserciti e delle guerre francesi. <> (trad. d. r. dal risvolto di copertina). prefazione di Hew STRACHAN (nato 1949) storico e militare scozzese, molti lavori sull’Amministrazione della British Army e sulla storia della Prima guerra mondiale). La presente copia è stata ritirata dalla Biblioteca di Glasgow.”,”FRAN-109-FSL”
“FORSTER Edward M.”,”Passaggio in India.”,”E.M. Forster nato a Londra nel 1879. Ha compiuto due viaggi nella colonia nel 1912 e 1922. Il suo romanzo è apparso nel 1924. E’ morto nel 1970. “”Alla maggioranza delle creature viventi importa assai poco quello che desidera o decide la minoranza che si definisce umana. La più gran parte degli abitanti dell’India non si cura di come l’India è governata. Nemmeno in Inghilterra gli animali inferiori si preoccupano dell’Inghilterra, ma ai tropici l’indifferenza è più evidente, il mondo inarticolato è più a portata di mano e più pronto a riprendere il sopravvento non appena gli uomini sono stanchi”” (pag 123)”,”INDx-137″
“FORSTER Edward Morgan”,”Maurice. Romanzo.”,”Edward Morgan Forster (1879-1970) scrittore e autore di ‘A passage to India’ (1924).”,”VARx-053-FRR”
“FORSYTH Douglas J.”,”La crisi dell’ Italia liberale. Politica economica e finanziaria 1914-1922.”,”FORSYTH, nato nel 1942, è Prof di storia al MIT (Massachusetts Institute of Technology) e socio del Centro di Studi Europei all’ Harvard University.”,”ITAE-024″
“FORTE Carlo”,”Analisi storica della rendita urbana.”,”””La proprietà fondiaria è la barriera che non consente alcun nuovo investimento di capitale sulla terra fino allora non coltivata o non affittata senza ottenere una imposta e cioè senza pretendere una rendita”” (Marx) (pag 3).”,”ITAE-072″
“FORTE Francesco”,”Manuale di economia politica.”,”Francesco FORTE (1929) è nato in Lombardia. Insegna scienze delle finanze e politica economica all’ Università di Torino.”,”ITAE-074″
“FORTE Carlo”,”Analisi storica della rendita urbana.”,””” (…) Davide Ricardo (‘On the Principles of Political Economy and Taxation’, London, 1817) nel 1817 così spiegava la genesi della rendita: “”Si paga una rendita per l’uso (del terreno) perché col progredire della popolazione si devono coltivare terreni di qualità inferiore o siti meno vantaggiosamente. Quando, progredendo la società, si sottopone a coltura la terra di secondo grado di fertilità, si manifesta immediatamente la rendita della terra di prima qualità: l’importo di tale rendita dipende dalla differenza di qualità di queste due parti della terra. Quando si sottopone a coltura la terra di terza qualità, la rendita si manifesta immediatamente nella terra di seconda qualità: come nel caso precedente, essa è regolata dalla differenza che passa tra i loro poteri produttivi. Aumenta, contemporaneamente, la rendita della terra di prima qualità, la quale è sempre necessariamente superiore alla rendita della terra di seconda qualità, in ragione della differenza che passa tra quanto esse producono con una data quantità di capitale e lavoro. Ad ogni successivo stadio del progredire della popolazione, che costringe un paese a far ricorso a terreni di qualità peggiore per permettergli di provvedersi dei beni agricoli che gli occorrono, aumenta necessariamente la rendita di tutti i terreni più fertili””. Alla enunciazione ricardiana faceva seguito la critica del Carey (H.C. Carey, Principles of Political Economy, Filadelfia, 1837-1840) che partiva dalla constatata priorità con la quale, nello sviluppo storico della economia agraria nord americana, si erano sfruttati i terreni meno fertili ma più vicini alla costa nei confronti dei terreni interni più fertili. Fu merito di Von Thünen (J. Von Thünen, Der Isolierte Staat, Hamburg, 1826, pp. 212-213) aver chiarito che, nella analisi della rendita, la differente produttività dei terreni non andava considerata soltanto in relazione alle loro caratteristiche agronomiche di fertilità ma anche per la differente influenza dei costi di trasporto dei prodotti, conseguente alla diversa posizione dei terreni nei confronti dei mercati di consumo. Il Von Thünen proponeva quindi, nella analisi della rendita, anche l’aspetto “”urbano”” del fenomeno riportando nella sua opera che “”se indaghiamo sui motivi per cui la rendita del terreno aumenta avvicinandoci al centro della città, troveremo che si tratta della minor fatica, della maggior convenienza e della riduzione della perdita di tempo per motivi di lavoro””. Pur accettando l’impostazione teorica ricardiana della rendita “”differenziale””, Carlo Marx intuisce la coesistenza di rendite “”assolute”” derivanti dalla scarsità della terra, conseguente alla proprietà privata di tale fattore naturale. La mancanza di terre fertili ed accessibili porta al dispiegarsi di rendite anche per i terreni di minore produttività. Sugli effetti del regime di proprietà privata delle terre nella formazione delle rendite assolute, così si esprime Marx (C. Marx, Il Capitale libro III (ried. Roma 1968, vol. VI, p. 322): “”La proprietà fondiaria è la barriera che non consente ad alcun nuovo investimento di capitale sulla terra fino allora non coltivata o non affittata senza ottenere una imposta e cioè senza pretendere una rendita””. Nella storia del pensiero economico si ritrova comunque per la prima volta una analisi dei valori dello spazio urbano con l’opera di Alfredo Marshall (A. Marshall, Principles of Economics, London, 1890). In precedenza Adamo Smith, nella visione della improduttività del terreno urbano, aveva ricollegato la genesi del suo prezzo alla situazione di monopolio dei proprietari, anticipando indirettamente l’enunciazione marxiana della rendita assoluta. Marshall intuisce che i valori dei terreni urbani “”sono il risultato indiretto del progresso generale della società”” e che essenzialmente si compongono di “”valori di situazione”” e cioè del valore monetario dei vantaggi differenziali di una posizione rispetto alle altre. Tale “”valore di situazione””, derivante prevalentemente da azioni e da investimenti pubblici, diminuito del valore agricolo di un terreno analogo ma privo di vantaggi posizionali, corrisponde alla attualizzazione di rendite di posizione. Il Marshall inoltre intravede la correlazione tra le tipologie edilizie ed i valori delle aree urbane in quanto che “”una persona che progetti la costruzione di una fabbrica, se il terreno è a buon mercato, ne prenderà molto: se è caro ne prenderà meno e costruirà un edificio alto””. Tale correlazione era denunciata nel 1889 dal Sitte (C. Sitte, L’arte di costruire città, ried. Milano 1953, a cura di L. Dodi) che considerava i prezzi delle aree come causa della loro esasperata utilizzazione e, quindi, della decadenza architettonica della città””. (pag 4-5) [Carlo Forte, Analisi storica della rendita urbana, 1970]”,”ECOT-032-FPA”
“FORTE Francesco a cura, collaborazione di Donatella BARILE Roberta BARILE Enrico CIRILLO Antonio COSSA Giulio MANZELLA”,”Storia dello sviluppo economico e industriale italiano nel ‘900.”,”La 1° parte dedicata ai periodi storici è di Francesco Forte, la 2° parte dedicata alle imprese e agli imprenditori è compito degli altri autori”,”ECOG-039″
“FORTE Francesco FERRARI Francesco INDOVINA Francesco MALFATTI Eugenia MARIANI Isidoro Franco”,”Analisi metodologica delle statistiche economiche in Italia. Agricoltura, industria, valore aggiunto, salari, occupazione.”,”Francesco Ferrari professore incaricato di economia matematica presso l’Università di Camerino e lavora presso il Laboratorio di economia politica all’Università di Torino. Francesco Indovina, docente dell’Università di Venezia, che ha lavorato per vari anni presso l’Istituto lombardo di studi economici e sociali di Milano, precisamente nel campo dell’analisi del valore aggiunto, mediante l’utilizzazione sia delle rilevazioni nazionali disponibili sia delle ricerche particolari dell’Istituto per la Lombardia. L’indagine sulle statistiche salariali è stata svolta da Eugenia Malfatti e da Isidoro Franco Mariani, che affrontano questa tematica, si può dire quotidianamente rispettivamente presso la Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) e presso l’Ufficio di statistiche del lavoro dell Confederazione generale italiana dell’industria.”,”STAT-010-FL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. First Part – To the close of the Seven Years War. Vol. I.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-074-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. First Part – To the close of the Seven Years War. Vol. II.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-075-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Second Part – From the close of the Seven Years’ War to the Second Peace of Paris. Vol. III. 1763-1793.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-076-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Second Part Continued – From the Fall of the Bastille to the Peace of Amiens. Vol. IV – Part I. 1789-1801.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-077-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Second Part Continued – From the Fall of the Bastille to the Peace of Amiens. Vol. IV – Part II. 1789-1801.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-078-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Second Part Continued – From the Renewal of the War to the Evacuation of Rio de la Plata. Vol. V – 1803-1807.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-079-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. From the Expedition to Egypt, 1807, to the Battle of Coruña, January 1809. Vol. VI – 1807-1809.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-080-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Vol. VII – 1809-1810.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-081-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Vol. VIII – 1811-1812.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-082-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Vol. IX – 1813-1814.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-083-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Vol. X – 1814 – 1815.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik). Volume intonso”,”QMIx-084-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Vol. XI – 1815-1838.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-085-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Vol. XII – 1839-1852.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik). Volume intonso.”,”QMIx-086-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Vol. XIII – 1852-1870.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik). Volume intonso.”,”QMIx-087-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Maps and Plans. Vol. IV.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-088-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Maps and Plans. Vol. VII.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-089-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Maps and Plans. Vol. VIII.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-090-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Maps and Plans. Vol. IX-X.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik). Volume intonso”,”QMIx-091-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Maps and Plans. Vol. XII.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik). Volume intonso.”,”QMIx-092-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Maps and Plans. Vol. XIII.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik). Volume intonso.”,”QMIx-093-FSL”
“FORTI Simona”,”Il totalitarismo.”,”La FORTI insegna storia del pensiero politico all’ Università del Piemonte Orientale. Si è occupata di filosofia politica contemporanea. Ha scritto alcuni libri tra cui ‘Hanna Arendt tra filosofia e politica’. “”Fondatore nel 1948, con Cornelius Castoriadis e Jean-Francois Lyotard, della rivista “”Socialisme ou Barbarie””, in quegli anni Lefort ha di mira soprattutto una critica delle tesi formulate da Trotsky nella ‘Rivoluzione tradita’. In particolare, Lefort, Castoriadis e Lyotard, contestano l’ assunto che riconosce le “”basi socialiste dell’ Urss””; rifiutano l’ identificazione della burocrazia con una casta parassitaria e non circoscrivono il totalitarismo ai soli metodi dela “”degenerata”” classe burocratica””. (pag 97)”,”TEOP-165″
“FORTI Marco PAUTASSO Sergio a cura; scritti di VITTORINI BALBO SARTRE FORTINI GIOLITTI FERRATA GATTO MOUNIER ONOFRI CANTONI ROSTAND PRETI GIONA FORTINI CALVINO FERRATA DEL-BOCA ELUARD RISI PANDOLFI DE-BEAUVOIR TERRA TREVISANI DEL-BUONO BO RAGO RUSSELL BELLINTANO LUKACS TERZI GIGLIO MAC-LEISH GATTO MARCHESI BANFI JIN-SCII JEMOLO CAPRONI BRANCATI PRATOLINI”,”””Il Politecnico””. Antologia.”,”Scritti di VITTORINI BALBO SARTRE FORTINI GIOLITTI FERRATA GATTO MOUNIER ONOFRI CANTONI ROSTAND PRETI GIONA FORTINI CALVINO FERRATA DEL-BOCA ELUARD RISI PANDOLFI DE-BEAUVOIR TERRA TREVISANI DEL-BUONO BO RAGO RUSSELL BELLINTANO LUKACS TERZI GIGLIO MAC-LEISH GATTO MARCHESI BANFI JIN-SCII JEMOLO CAPRONI BRANCATI PRATOLINI Antonio Banfi, Il pensiero di Lenin, pag 378-380. Surrealismo (dal francese surréalisme, che significa “”al di sopra, al di là della realtà). Le origini ‘Dada’. Movimento sorto in Francia nel 1924, ad opera di André Breton e a seguito di altri movimenti, il s. è una forma estrema dell’ irrazionalismo romantico. (…) I surrealisti vollero essere, e furono, dei rivoluzionari; la loro adesione al Partito Comunista fu dettata (…) da una sincera volontà di distruggere la società borghese. Per essi, che non volevano essere dei letterati, l’ azione era necessaria: e in più di una occasione dettero prova di questa loro decisa volontà di operare sulla realtà. Ma non erano gli uomini adatti per sottostare alla disciplina di un partito. Nel 1931, infatti, scoppia lo scandalo Aragon. Il poeta, inviato al II Congresso degli scrittori rivoluzionari a Karkhov per sostenervi le tesi surrealiste, accetta invece quelle ufficiali del partito che condannavano insieme al trotskismo politico l’ idealismo filosofico e la psicoanalisi, venendosi così a trovare in contrasto con i suoi amici. La lunga polemica si conclude con l’ uscita di Aragon dal gruppo surrealista e (nel ’33) con l’ esclusione di Breton, Eluard e Crevel dal partito comunista. Da allora, policamente, i surrealisti non cesseranno di combattere il fascismo, in Francia, in Spagna, ecc. Ma, rimanendo fedeli alla parola d’ ordine di “”trasformare la guerra imperialista”” in “”guerra civile”” si avvicineranno insensibilmente al trotskismo (1938: incontro di Breton con Trotsky, al Messico).”” (pag 182-184, R.I.)”,”EMEx-057″
“FORTI Umberto”,”Einstein, il pensiero. Concetti fondamentali ed evoluzione storica.”,”I primi passi della teoria della relatività. “”Newton postulò uno ‘spazio assoluto’ (e così anche un ‘tempo assoluto’) rispetto al quale risultano verificate le leggi della dinamica, e naturalmente anche il principio di inerzia; ma si guardò bene dal precisare empiricamente dove e quale fosse questo spazio. In realtà esso non resta che un’ipotesi metafisica (“”sensorium Dei””, lo diceva Newton), un puro dogma il cui compito è quello di conferire un significato ai principi della dinamica. Ovviamente, come ogni dogma, falliva il proprio compito: non faceva che imporre un divieto di pensare oltre. Per questo vi si oppose Leibniz – specie nelle celebri lettere a Clarke – sostenendo che lo spazio assoluto non esiste, che un moto rettilineo comunicato a tutti i corpi non avrebbe alcun senso (stupenda interpretazione positiva del principio di relatività di Galileo!), che il moto dei corpi non può avere altro significato che quello di un mutamento osservabile dei loro rapporti…””. (pag 63-64)”,”SCIx-267″
“FORTI Simona”,”Vita della mente e tempo della polis. Hannah Arendt tra filosofia e politica.”,”Simona Forti si é laureata in filosofia presso l’Università di Bologna e ha conseguito il dottorato di ricerca in storia del pensiero politico presso l’Università di Torino. Ha svolto attività di ricerca alla New School for Social Research di New York e al Dipartimento di Studi politici dell’Università di Torino. Ha curato l’opera di G. Leibholz, ‘La rappresentazione nella democrazia’, Giuffré, Milano, 1989. “”Marx, ma anche Lenin, sono stati decisamente trasformati da Stalin”” (Arendt) (pag 193)”,”FILx-012-FMB”
“FORTICHIARI Bruno a cura di Iniziativa Comunista”,”Antologia di scritti.”,”Alla fine del fascismo differenti furono le scelte individuali dei ‘vecchi compagni’. BORDIGA a Napoli non è dell’idea di contrapporre una nuovo partito al PCI e incita allo studio. DAMEN e MAFFI a Milano fondano il Partito Comunista Internazionalista che nel 1945 ha sedi affollate ma subisce un grave insuccesso elettorale nel 1946. FORTICHIARI e REPOSSI chiedono la riammissione al PCI (il tergiversare del PCI spingeranno REPOSSI ad entrare nel PSI).”,”MITC-009″
“FORTICHIARI Bruno; a cura di Luigi CORTESI”,”Comunismo e revisionismo in Italia. Testimonianza di un militante rivoluzionario.”,”‘Lo scritto di Bruno FORTICHIARI qui pubblicato con il titolo ‘Appunti per la storia della Sinistra Comunista’ è nato dalla sua collaborazione con un collettivo politico milanese che opera per l’ unificazione dei gruppi della Sinistra Comunista’”,”MITC-037″
“FORTICHIARI Bruno, intervista di Luigi CORTESI”,”Intervista sulla storia del Partito e del movimento comunista.”,”””Era chiaro, Gramsci non è che abbia imbrogliato. Gramsci non nascondeva questo suo atteggiamento, non è stato nemmeno per la scissione come l’ intendevamo noi. Lui sapeva che noi, io e Bordiga soprattutto, eravamo disposti a rompere con la massa del partito anche se avessimo dovuto sacrificare la maggioranza del partito, perché sapevamo che Serrati non ci sarebbe venuto. Sapevamo quanto era influente sul partito, era anche direttore dell’ “”Avanti!””; lo sapevamo perché Sarrati era stato molto preciso con noi e sempre molto leale. Lui non avrebbe rinunciato a neanche un pezzettino del partito perché ci teneva molto a conservare l’ unità. Lui ha sempre detto: “”Noi siamo con l’ Internazionale, questo è stato sostenuto dal Congresso, accettiamo i 21 punti dell’ Internazionale Comunista, però vogliamo il tempo per potere applicare, specialmente nei riguardi dei riformisti, quello che i 21 punti esigono””. (pag 9) “”Anzi ad un certo momento la maggioranza della Sezione di Torino era in questa situazione molto strana, che sul terreno sindacale accettava Gramsci e sul terreno politico era con Bordiga; la maggioranza della Sezione torinese era astensionista””. (pag 9) “”C.: Insomma l’ espulsione nel 1929 ti danneggiò perché dimostrava che tu eri ancora legato al partito. F.: Era una conferma di questi rapporti perché la deliberazione era attuale: infatti molti compagni hanno detto: “”Ma questa è una denuncia alla polizia che ti fa il partito””. (pag 27) “”C. Eppure il tuo successivo riavvicinamento a PCI fra il ’43 e il ’45 potrebbe far pensare che tu avessi ricominciato a coltivare speranze nell’ Unione Sovietica. F.: No, non pensavo all’ URSS allora; ma alle sorti della rivoluzione in Italia. Quando nel 1943 io faccio la domanda, di rientrare nel PCI, subito dopo la caduta del regime fascista, la faccio con la riserva che il PCI “”sia ancora quello di Livorno””. (pag 33)”,”MITC-053″
“FORTICHIARI Bruno; a cura di Luigi PISANI”,”Bruno Fortichiari. In memoria di uno dei fondatori del PCd’I.”,”Il libro raccoglie articoli di FORTICHIARI e documenti sulla sua attività politica. I titoli in maiuscolo riguardano i primi, quelli in minuscolo sono redazionali. “”Tuttavia, per quanto gli Arditi del Popolo si impegnassero in scontri spesso vittoriosi contro i fascisti, sorgevano ben presto difficoltà dello stesso Secondari a mantenerne il comando, accanto al mancato appoggio della Confederazione Generale del Lavoro, all’ attività repressiva delle forze di polizia, ai problemi finanziari. Al momento della firma del precario “”Patto di pacificazione””, già sopra citato, fra socialista e fascisti, l’ associazione era già in stallo. Nell’ ottobre 1921 Secondari era estromesso dagli Arditi del Popolo e in novembre il grosso del movimento era praticamente esaurito. Gli Arditi del Popolo, con la loro azione di difesa contro gli attacchi fascisti avevano attirato subito l’ attenzione delle organizzazioni di base del PCd’I. Comunisti di base furono fra gli iniziatori del movimento a Torino, a Genova e a Sarzana. A Pisa alla testa di quattro squadre vi erano comunisti, ad Ancona vi erano comunisti e anarchici, a Roma i postelegrafonici, come abbiamo detto, erano comunisti””. (pag 123)”,”ELCx-080″
“FORTICHIARI Bruno”,”Comunismo e revisionismo in Italia. Testimonianza di un militante rivoluzionario.”,”Associazione culturale Mimesis Milano Libro dedicato a Gastone BONI che conobbe da giovane Bruno FORTICHIARI e per lungo tempo gli fu accanto come allievo amico e compagno. A pag 199 si cita Lotta Comunista (a proposito di Azione Comunista) “”Il manifesto di Zimmerwald fu per noi molto importante non tanto per il contenuto, perché non era una presa di posizione molto precisa, molto netta. In fondo si è saputo dopo che Lenin lo aveva accettato come inizio di una nuova organizzazione internazionale, ma che anche lui aveva le sue riserve. Però dato il momento – la guerra era già cominciata – noi avevamo già preso un certo slancio, specialmente in occasione della espulsione di Mussolini. Poco dopo il manifesto di Zimmerwald viene quello di Kienthal che era più netto, più preciso, e successivamente arrivarono le notizie dalla Russia. In quel periodo Bordiga aveva già preso pubblicamente una posizione netta e precisa. Io non potevo fare altrettanto perché la Federazione aveva sì un giornale settimanale ma il direttore del giornale era il compagno Bellone che era sì vicino a noi ma non accettava totalmente i criteri della tendenza rivoluzionaria. Lazzari ad un certo punto capisce il malcontento del partito per l’ atteggiamento tenuto dalla Direzione. La neutralità stabilita dalla Direzione aveva qualche riserva che non soddisfaceva e siccome giungeva notizia da Milano, dal Napoletano e da altre parti che c’era questo malcontento convocò a Firenze una riunione la quale doveva essere clandestina…, nelle intenzioni. Si tenne in casa di Aspettati che era il corrispondente dell’ Avanti!; noi eravamo condotti negli alberghi dove eravamo scesi la sera prima, con tutto mistero, da compagni incaricati di farci fare tutte le strade e stradette. A convocazione avvenuta arriva Germanetto con Gramsci; il primo era zoppo e il secondo era gobbo… questa associazione era già un po’ pericolosa. (…)””. (pag 125)”,”MITC-078″
“FORTICHIARI Bruno”,”Il movimento della sinistra comunista. (Articoli pubblicati su ‘Azione comunista’, estratti da ‘Antologia di scritti’).”,”Contiene gli articoli (profili biografici): ‘Ricordo di Repossi’ (Azione Comunista del 15.2.1957), di Turati (1.12.1957), di A. Nin (1.4.1958), di Mario Lanfranconi (5.3.1959). Recensione del libro di Rosa Luxemburg ‘La rivoluzione russa’ curato da O. Damen; e il libro ‘La terza internazionale dopo Lenin’ di L. Trotsky.”,”MITC-124″
“FORTICHIARI Bruno; a cura di Luigi CORTESI”,”Comunismo e revisionismo in Italia. Testimonianza di un militante rivoluzionario. Appunti per la storia della sinistra comunista. Intervista sulla storia del partito e del movimento comunista.”,”””La gravità del momento, nel confronto tra la Sinistra comunista italiana e l’Esecutivo dell’I.C., non consisteva certo nell’intervento maldestro e caporalesco di Humbert Droz come si era manifestato nell’incontro di Milano. Questo funzionario di ben scarsa esperienza comunista pretendeva di spezzare la resistenza della sinistra milanese per isolare Bordiga e dimostrare in questo modo l’inconsistenza di un blocco che in realtà era rimasto senza incrinature anche dopo le caute mosse di Togliatti e le più pesanti e avvolgenti azioni di Gramsci. Ma si trattava di sintomi della crisi che a Mosca, al centro dell’I.C., si sviluppava in crescendo preoccupante in coincidenza con la malattia di Lenin, con le catastrofiche esperienze frontiste in Germania e Bulgaria, con l’estendersi dei riflessi negativi della NEP in URSS. La NEP – come ho già detto – era stata adottata nel 1921 dal Partito Comunista bolscevico, su proposta di Lenin, come necessario adeguamento ad esigenze economiche diversamente incontrollabili. La resistenza delle classi borghesi degli Stati assedianti l’URSS non era stata spezzata in nessun punto e si era mutata in controffensiva. Le difficoltà già notevoli, specialmente in fatto di produzione agricola e di approvvigionamenti dall’estero, causate dalle offensive combinate dai governi capitalistici con le bande reazionarie russe, creavano spazio alla sorda ostilità di ceti medi, come sempre infidi, largamente presenti nella gurocrazia di tutte le branche organizzative e amministrative. La NEP doveva essere un mezzo provvisorio per superare una fase di assestamento, a condizione che il partito si mantenesse stabile e attivo al potere e che l’I.C. riorganizzasse l’indispensabile estendersi ai paesi d’Europa, almeno a quelli più progrediti nella lotta di classe, di una solidarietà rivoluzionaria le cui premesse oggettive erano tuttora valide. …. finire (pag 104-105-107)”,”MITC-009-FV”
“FORTICHIARI Bruno”,”Archivio Fortichiari. Sulle memorie di Bruno Fortichiari – Dalle memorie di Bruno Fortichiari.”,”Contiene: – Archivio Fortichiari – Sulle memorie di Bruno Fortichiari – Dalle memorie di Bruno Fortichiari – Sulle memorie di Bruno Fortichiari (allegato Note autobiografiche di B. Fortichiari) – Intervista a Gastone B. su Azione comunista (estratto) – Diari di Bruno Fortichiari – Antologia di scritti – Numeri di Iniziativa Comunista sul tema Dono di D. Erba”,”MITC-141″
“FORTICHIARI Bruno; a cura di Luigi PISANI”,”Bruno Fortichiari. In memoria di uno dei fondatori del PCd’I.”,”Selezione e presentazione dei testi in antologia, ricerca bibliografica e iconografica a cura di Luigi Pisani Per la prima volta si riporta una bibliografia dei suoi scritti con oltre 700 titoli Il libro raccoglie articoli di Fortichiari e documenti sulla sua attività politica. I titoli in maiuscolo riguardano i primi, quelli in minuscolo sono redazionali. Nota: importanti le schede introduttive! Capitolo quarto. 1956-1964. Direttore e redattore di “”Azione Comunista”” (pag”,”ELCx-275″
“FORTIN Daniel”,”Comment Jean Marie Messier est devenu le patron le plus puissant de France.”,”Daiel Fortin, 39 anni, è redattore capo del periodico Challenges.”,”E1-MEIN-001″
“FORTIN Daniel”,”Comment Jean Marie Messier est devenu le patron le plus puissant de France.”,”Daniel Fortin, 39 anni, è redattore capo del periodico Challenges. Cancellare scheda già in Archiv”,”FRAE-044″
“FORTINI Franco”,”Dieci inverni, 1947-1957. Contributi ad un discorso socialista.”,”Insieme ad inediti, articoli censurati, lettere non spedite e pagine di un saggio incompiuto, questo libro raccoglie scritti comparsi su periodici, riviste e bollettini poligrafati. Critica di fondo alla politica culturale comunista e socialista e rifiuto dell’ anticomunismo neoborghese o illuminato…”,”VARx-007-FSD”
“FORTINI Franco”,”Disobbedienze. I. Gli anni dei movimenti. Scritti sul Manifesto, 1972-1985.”,”Franco Fortini (1917-1994) poeta e saggista, intellettuale italiano tra scrittura e lotta politica. Fra i suo libri ‘Verifica dei poteri’, ‘Dieci inverni’, ‘I cani del SInai’, ‘Insistenze’ ecc:”,”ITAC-001-FMDP”
“FORTIS Marco”,”La crisi mondiale e l’Italia.”,”Marco FORTIS è responsabile dell’Ufficio Studi Economici Edison e docente di Economia industriale e commercio estero nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. E’ vicepresidente della Fondazione Edison.”,”EURE-104″
“FORTUNATI Vito TROUSSON Raymond a cura; collaborazione di Merrit ABRASH Madeleine ALCOVER Deborah E ALTUS Pedro ALVAREZ DE MIRANDA Edith AUBIN Vincenzo ARSILLO Raffaella BACCOLINI Maurizio ASCARI Beatrice BATTAGLIA Francesco BATTISTI Maria Luisa BIGNAMI Maurizio CAMBI Bruno CAPACI Silvana CAPORALETTI Bruna CONSARELLI Silvia CONTARINI Adriana CORRADO Angelo DEIDDA Mario DOMENICHELLI Giulia FABI Maurizio FABBRI Ettori FINAZZI-AGRÒ Vito FORTUNATI Giovanna FRANCI Renato GALAVERNI Pier Luigi GIORDANI Daniela GUARDAMAGNA Lucia GUNELLA Carmelina IMBRUSCIO Natalie MALININ Rosella MAMOLI ZORZI Caterina MARRONE Irene MELONI Nadia MINERVA Rita MONTICELLI Carlo PAGETTI Oriana PALUSCI Carlo PANCERA Haisa PESSINA LONGO Valentino PETRUCCI Isabella PEZZINI Larissa POUTSILEVA Luigi PUNZO Vittorio RODA Lucia RODLER Marina ROSSI VARESE Giuseppa SACCARDO Antonella SALOMONI Francesco SBERLATI Maria SCARAMUZZA VIDONI Giovanni SCIMONELLO Giovanna SILVANI Manuel G. SIMOES Paola SPINOZZI Vittorio STRADA Saffo TESTONI BINETTI Roberto VECCHI Cristina VINA e altri”,”Dictionary of Literary Utopias.”,”Molte collaboratrici italiane, Università italiane Manca la voce relativa a Robert Owen”,”SOCU-001-FMB”
“FORTUNATI Vita SOZZI Marina SPINOZZI Paola, a cura; saggi di Alberto TENENTI Achille OLIVIERI Andrea BATTISTINI Raymond TROUSSON Michel VOVELLE Nadia MINERVA Paola SPINOZZI Daniela GUARDAMAGNA Vita FORTUNATI”,”Perfezione e finitudine. La concezione della morte nell’utopia in età moderna e contemporanea.”,”Vita Fortunati è professore ordinario dl Lingua e letteratura inglese all’Università di Bologna. Marina Sozzi è direttore scientifico della Fondazione Fabretti di Torino. Paola Spinozi è ricercatrice in Lingua e letteratura inglese presso l’Università di Ferrara. Per il pensatore utopico il concetto di mortalità origina dal conflitto fra l’essere nel tempo e lacondizione di straniamento che lo proietta al di fuori, all’intersezione fra la realtà storica e l’altrove utopico.”,”SOCU-029-FMB”
“FORTUNATO Giustino”,”Pagine e ricordi parlamentari. Volume I.”,”FORTUNATO Giustino Giustino Fortunato (Rionero in Vulture, 4 settembre 1848 – Napoli, 23 luglio 1932) è stato un politico e storico italiano, uno dei più importanti rappresentanti del Meridionalismo. Studiò i problemi riguardanti la crisi sociale ed economica del sud dopo l’unità nazionale, illustrando nelle sue opere una serie di interventi programmati per fronteggiare la cosiddetta questione meridionale. Durante la sua attività parlamentare, si impegnò nel miglioramento delle infrastrutture e della sanità del Mezzogiorno, sostenendo politiche di bonifica e di profilassi farmacologica. Fu tra i primi luminari che compresero la minaccia del fascismo[2] e figurò in seguito tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti. Oltre ai suoi studi, Fortunato era noto al tempo per il suo carattere pessimista, ma lui considerò il pessimismo “”una filosofia del costume””.[3]”,”ITAS-154″
“FORTUNATO Giustino”,”Pagine e ricordi parlamentari. Volume II.”,”FORTUNATO Giustino “”Un gruppo di studiosi e di uomini di volontà, moderati, democristiani, socialisti, liberali – da Giovanni Malvezzi a Gallarati-Scotti, da Gaetano Salvemini a Leopoldo Franchetti, da Antonio Fogazzaro a Giustino Fortunato – ha fondato un’Associazione per gl’interessi morali ed economici del Mezzogiorno, che si propone non solo d’illustrare con libri e con inchieste (le quali nel nostro paese, ancora così illetterato, nessuno o pochi leggono) le condizioni del Mezzogiorno, ma di suscitare nelle stesse popolazioni, o, meglio in quegli elementi indigeni suscettibili ancora di reagire all’infinita miseria dell’ambiente, una volontà e un’opera di redenzione””. (Leonida Bissolati, Per l’Italia povera, dall’Avanti! 20 agosto 1910) (pag 173) Biografia [modifica] Nato il 4 settembre 1848 a Rionero in Vulture da Pasquale e Antonia Rapolla, fu discendente di una famiglia borghese originaria di Giffoni Sei Casali (SA) ed insignita del titolo di marchese. Suo prozio, Giustino Fortunato detto Senior, ebbe notevoli incarichi burocratici, tra cui giudice di pace durante la Repubblica Napoletana, procuratore e intendente sotto Gioacchino Murat e primo ministro del Regno delle Due Sicilie dal 1849 al 1852. Suo nonno Anselmo (fratello minore di Giustino senior) era un carbonaro mentre suo padre era fedele alla dinastia borbonica; quest’ultimo, a detta di Fortunato, “”non credeva, non immaginava nemmeno l’unità””.[4] Durante le reazioni legittimiste (che resero il Vulture uno dei maggiori epicentri), i suoi zii paterni Gennaro e Giuseppe furono arrestati con l’accusa di manutengolismo, essendo la famiglia Fortunato in rapporti con diversi capobriganti, Carmine Crocco in particolare, e suo padre fu incarcerato per oltraggio all’ufficiale che eseguì il mandato di cattura. Il padre e gli zii vennero poi scarcerati per insufficienza di prove nel 1862. Dopo il rilascio del padre, Fortunato, ancora ragazzino, si trasferì con la famiglia a Napoli. Compì i primi studi presso il collegio dei Gesuiti e conseguì, in seguito, la laurea in giurisprudenza presso l’università “”Federico II”” nel 1869 ma, maturando la passione per gli studi storici, non esercitò mai professioni giuridiche. Frattanto si appassionò anche all’arte, all’alpinismo e al giornalismo diventando redattore di due giornali del partito moderato: Unità Nazionale e Patria. Fu allievo di intellettuali come Francesco De Sanctis e Luigi Settembrini e si focalizzò sullo studio della letteratura tedesca, in particolare su Johann Gottfried Herder e Johann Wolfgang von Goethe. Nel 1873, vinse il concorso da Consigliere di Prefettura a Lecce, ma rinunciò all’incarico. Nel 1875, figurò tra i fondatori della Società Napoletana di Storia Patria. Nel 1880, Fortunato debuttò in politica, candidandosi alle elezioni per il collegio di Melfi. Durante la sua attività parlamentare, divenne noto per essere un deputato scrupoloso nei suoi programmi, di giudizio svincolato e molto spesso in contrasto con entrambi gli schieramenti politici. Nello stesso periodo strinse rapporti di amicizia con molte personalità, tra cui Nicola Mameli, Napoleone Colajanni, Sidney Sonnino e in particolare Benedetto Croce, il quale dedicherà a Fortunato la sua opera Cultura e vita morale in segno di profonda stima. Insieme a Leopoldo Franchetti, fondò l’Associazione per gli interessi del Mezzogiorno,[5] di cui fu presidente onorario dal 1918 fino alla morte, e per questo si batté in Parlamento: una delle sue tante proposte fu quella di costruire le ferrovie ofantine che, secondo il progetto, dovevano passare anche per il suo paese natale, Rionero. Il suo intento politico fu di “”cooperare alla ricostruzione civile della patria””, perciò non aderì “”né alla Destra né alla Sinistra””. A causa però del suo carattere scettico, polemico e forse eccessivamente delicato, rifiutò diversi incarichi ministeriali.[6] Ricoprì la mansione di segretario alla presidenza della Camera dal 1886 al 1897 e fu eletto senatore nel 1909. Gli ultimi anni sono tristi: si allontana dal suo paese natio a causa dell’incomprensione dei concittadini e di alcuni incidenti che gli mostrarono l’ingratitudine del popolo, come ad esempio nel 1917, quando venne accoltellato da un contadino di Rionero, che lo accusò di aver appoggiato la guerra. Suo fratello Ernesto, a cui era molto legato, morì nel 1921 e suo nipote, Alberto Viggiani, si suicidò nel 1928. Fortunato lasciò la politica attiva nel 1919, ritornando a Napoli per dedicarsi agli studi economici e sociali, resi difficoltosi dalle sue precarie condizioni di salute per via di una grave malattia alla vista. Entrò anche in contatto con nuove generazioni di politici e antifascisti da cui appresero insegnamenti come Piero Gobetti, Guido Dorso, Umberto Zanotti Bianco, Nello Rosselli, Manlio Rossi Doria e Giorgio Amendola. Con l’instaurazione del regime fascista, Fortunato cercò di mantenere in vita il suo impegno meridionalista e, in clandestinità, cercò di divulgare i suoi pensieri antifascisti. In questo periodo, scrisse il saggio Nel regime fascista (1926) e, onde evitare il pericolo della censura, fu stampato in poche copie e distribuito agli amici più intimi. Fortunato morì a Napoli il 23 luglio 1932. Fra le sue opere ricordiamo: Rionero Medievale, La badia di Monticchio, Pagine e ricordi Parlamentari, Il Mezzogiorno e lo Stato italiano. Nel 2006, gli è stata dedicata l’Università telematica Giustino Fortunato, con sede a Benevento. L’uomo e il pensatore [modifica] Un giovane Giustino Fortunato Le case dei Fortunato a Napoli, Rionero in Vulture e Gaudiano (frazione di Lavello) erano rinomati e ospitali luoghi d’incontro di intellettuali come Benedetto Croce, Francesco Saverio Nitti, Gaetano Salvemini. Egli e il fratello Ernesto, l’uno da uomo politico, attivo ben oltre il mandato parlamentare, l’altro da imprenditore, coltivarono per tutta una vita, quasi simbioticamente, ambizioni egemoniche oltre i confini della Basilicata. Ernesto praticamente provando la non ineluttabilità del carattere assistito dell’impresa agricola meridionale e la possibilità di diffondere, con gli spiriti imprenditoriali, un diverso sistema di relazioni sociali ed umane con il lavoro contadino e bracciantile; Giustino, mirando al problema di una riforma delle classi dirigenti del paese, come problema soprattutto delle sue campagne, dove solo una moderna capacità produttiva dei ceti agrari poteva garantire la civilizzazione delle masse contadine, e offrire un solido retroterra a qualunque ipotesi di sviluppo. Di sentimenti politici moderati e conservativamente riformatori, Fortunato fu vicino agli intellettuali napoletani di Destra e per sempre ostile alla Sinistra. Il suo conservatorismo non era grettamente chiuso nella difesa dei più retrogradi rapporti sociali, ma si apriva ad una visione riformistica che non intendeva negare, bensì superare la “”questione sociale””. Quindi un più incisivo intervento dello Stato, reso capace di fondarsi su un più ampio consenso delle masse essenzialmente contadine, e non ridotto al ruolo di semplice repressione. Sforzo egemonico e oculate riforme, secondo il modello conservatore inglese; invece che mero dominio e conservazione dello status quo. Le conoscenze delle condizioni economico-sociali delle province meridionali, compiute attraverso continue esperienze “”pedestri””, e il giudizio critico per certe forme dell’azione politica, maturato nella pratica giornalistica di parte, condurranno presto Fortunato ad una analisi spietata, ma realistica, delle responsabilità di una classe dominante priva delle necessarie qualità e attitudini per essere classe progressivamente dirigente. Sul piano generale era un fervido assertore del parlamentarismo, contro le tentazioni autoritarie di rafforzare il potere esecutivo sul legislativo. Criticò le avventure coloniali del Regno d’Italia e l’intervento nella prima guerra mondiale; intuì subito la nefasta natura del fascismo, dissentendo in ciò da molti intellettuali del suo tempo, come Francesco Saverio Nitti e Benedetto Croce, che in principio non ne percepivano la pericolosità. Egli comprese sin dal principio che il fascismo non fosse una via della restaurazione dello Stato liberale, rovinato da quattro anni di violenze e disordini. Per Fortunato il fascismo non era una “”rivoluzione”” ma una “”rivelazione””, una rivelazione della sua natura,[7] non una “”fugace comparsa”” ma la “”più incredibile, terribile tragedia””,[8] dovuta non al semplice sopravvento dello squadrismo ma alla debolezza della sua classe dirigente, poiché il fascismo era “”la risultante delle deficienze morali e delle incapacità secolari della borghesia italiana””.[9] L’educatore [modifica] da sinistra: Sidney Sonnino, Mameli (probabilmente Giorgio, padre di Goffredo) e Giustino Fortunato Giustino Fortunato, nel 1898, a Roma, nei locali dell’Istituto Universitario di Igiene, insieme a Benedetto Croce e Leopoldo Franchetti e con il contributo finanziario anche delle Società Ferroviarie, adriatica, mediterranea, sicule della Banca d’Italia e della romana Società immobiliare, aveva fondato (e ne era stato eletto presidente), la Società per gli studi sulla malaria che si avvaleva soprattutto delle ricerche scientifiche di Angelo Celli, igienista, e di Giambattista Grassi, zoologo, ambedue professori dell’università di Roma. Intorno all’attività di cura dei malarici, Fortunato mobilitò una schiera di medici di base. Fino al 1900, nella sola Basilicata, i morti per la malaria furono circa 1500 ogni anno. A Gaudiano, nella azienda agricola di Fortunato, la malaria era sotto controllo non solo per intensive opere di bonifica idraulica ed agraria, messe in opera dal fratello Ernesto, ma anche perché costui, già dal suo arrivo in azienda, comprava a sue spese dalla farmacia Kernot di Napoli il chinino che veniva somministrato ai contadini. Fortunato, insieme a Leone Wollemborg, Angelo Celli, Leopoldo Franchetti e Francesco Guicciardini, riuscì a far approvare la legge 505 del 23-12-1900, che garantiva il Chinino a basso prezzo, ne prevedeva la vendita nei monopoli e nelle farmacie, apriva laboratori statali di profilassi antimalarica. È storia nota l’impegno di Fortunato per la costruzione dell’Istituto Tecnico di Melfi che, dopo essere arrivato a quattro sezioni nel 1892, compresa la prestigiosa sezione fisico matematica, ottenne la “”statalizzazione”” nel 1904, nell’ambito della legge speciale per la Basilicata. A sue spese, Fortunato volle aprire due asili costruiti da Marcello Piacentini: uno a Lavello, dedicato nel 1923 al fratello Ernesto; uno a Rionero in Vulture, dedicato alla madre Antonia e nel 1924 inaugurato da Padre Semeria, amico e frequente suo ospite nella casa napoletana. Così scriveva Fortunato a Floriano Del Secolo a proposito delle traversie, finanziarie e costruttive degli asili da lui voluti, nel 1928: “”Caccio nuovo denaro, per una nuova fabbrica dell’asilo infantile di Lavello: esecutore il Piacentini. Ebbene a costui è giunta lettera di un avv. Pinto, segretario federale fascista della nostra Provincia, ma residente – per la professione – qui a Napoli, dicendogli a lettere di scatola che…l’appaltatore deve indicarlo lui! E tu, primo fra tutti, anche tu mi davi del…pessimista””. Lo storico [modifica] Il Palazzo di Giustino Fortunato a Rionero in Vulture All’attività parlamentare, allo studio dei problemi sociali ed economici, volle e seppe trovar sollievo e ristoro nelle ricerche storiche. A conferma della sua passione di letterato e studioso, la sua casa di Napoli si trasformò, per molti anni, in “”salotto letterario”” frequentato da studiosi, politici, intellettuali del tempo. Si prefisse di svelare il passato di una terra emarginata, creduta priva di storia, fiaccata da secoli di dominazione straniera; non fu il cultore di piccole glorie da campanile, ma inquadrò i suoi resoconti nel più ampio contesto storico del tempo. Lo scopo ultimo è dichiarato: “”Un regime di libertà, nel mondo moderno, non è assolutamente compatibile se non col benessere delle moltitudini. […] Educhiamo quindi l’uomo, tutti gli uomini della terra che ci vide nascere e ci nutrisce, — schiavi, se non più del peccato, della materia, — e confidiamo nell’avvenire””.[10] Il metodo di Fortunato fu di indagare negli archivi, confrontarsi con una nutrita bibliografia storica, analizzare documenti, dai quali si era proposto di cavare la veridica storia del brigantaggio nelle province meridionali. Riservò grande attenzione anche al Medioevo, età cruciale per i destini delle province meridionali, e quindi al monachesimo bizantino e latino, all’avvento dei normanni, a Federico II, alle dominazioni angioina e aragonese. “”Dopo tutto, ben altro è stato il mio intendimento: questo, cioè, che lo studio della storia valga un bel nulla, quale che sia il suo campo, se essa non serva a farci ritrovare nel passato e apprendervi la ragione del presente””. Vasto quadro che il Fortunato disegnò a grandi linee e a vivaci colori. L’abilità sua di narratore erudito insieme e spigliato gli permise di congiungere agevolmente i grandi avvenimenti e le figure della storia generale con gli umili casi e gli umili personaggi. Lo stile fu di offrire tali dati al lettore e commentarli in forma più scorrevole, quasi in forma di romanzo. Il linguaggio, talvolta ostico e dotto anche per i suoi contemporanei, dopo il primo impatto risultava espressivo ed avvincente. Il politico [modifica] Giustino Fortunato ottantenne Percorrendo la terra meridionale si rese conto di quanto poco fosse amica dell’uomo per motivi climatici e topografici, sfatando il luogo comune che vedeva il Meridione paradiso popolato da diavoli e da inetti. Il suo nome è legato alla questione meridionale, tanto che parlò per la prima volta alla Camera a favore dei contadini del Mezzogiorno e sulla questione demaniale. Sono degni di nota i discorsi contro la riduzione del numero delle preture (dannosa per il sud Italia); contro il reclutamento territoriale; contro la riforma delle forze armate in quanto era “”meglio avere dieci corpi di esercito più solidi, ben equipaggiati che averne dodici imperfettamente addestrati””. Poste in questi termini, le sue censure ai provvedimenti per l’esercito possono sembrare ispirate da quello che si suole chiamare pacifismo. Non del tutto esatto: se da un lato era a favore della neutralità dell’Italia, dall’altro era pronto a giustificare un’azione bellica nel caso fosse inevitabile, a questo proposito scrisse, congedandosi dagli elettori nel 1912: “”L’Italia bisognerà che sia militarmente così forte da non subire nessuna imposizione, e tanto preparata alla guerra da evitarla con onore e, se provocata, ad accettarla con sicuro animo””. L’elenco dei temi più importanti e più ampiamente svolti nella Camera non darebbe notizia compiuta dell’attività di Giustino Fortunato deputato. Ne trattò molti anche quando se ne presentava l’occasione: il gioco del lotto, la condotta delle autorità dopo il terremoto di Casamicciola, dal quale egli era miracolosamente scampato, il bonificamento, la malaria. Fuori dalla Camera promosse la fondazione della Società per gli studi della malaria e ne fu presidente; dentro e fuori tanto fece affinché fosse votata la legge per la vendita del chinino, farmaco utile per la guarigione dalla malattia. Dopo quasi un quarto di secolo di vita parlamentare, nel 1909 annunciò il suo congedo “”con la coscienza di avere per ventinove anni consacrato al delicato ufficio quanto ebbe di intelletto e di volontà, e con l’orgoglio di lasciarlo moralmente sano ed amministrativamente libero come nessuno altro in Italia. Il 4 aprile di quell’anno fu nominato senatore e alcuni giudizi di Pasquale Villari gli diedero l’occasione di esporre le sue opinioni circa l’emigrazione meridionale. Ma la sua salute non più sana non gli permise di essere assiduo alle sessioni del Senato. Nel 1915, 221 senatori approvarono la guerra così come Giustino Fortunato che inizialmente era per la neutralità assoluta ma in seguito alle parole di Antonio Salandra si convinse dell’intervento. Onorificenze [modifica] Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro — 13 dicembre 1891[11] Opere fondamentali [modifica] Ricordi di Napoli, Milano, Treves, (1874). I Napoletani del 1799, Firenze, G. Barbèra, (1884). Santa Maria di Vitalba, Trani, V. Vecchi, (1898). Rionero medievale, Trani, V. Vecchi, (1899). Notizie storiche della Valle di Vitalba, 6 voll., Trani, V. Vecchi, (1898-1904). Il Mezzogiorno e lo Stato italiano. Discorsi politici, 1880-1910, 2 voll., Bari, Laterza, (1911). Pagine e ricordi parlamentari, I, Bari, Laterza, 1920; II, Firenze, A. Vallecchi, (1927). Riccardo da Venosa e il suo tempo, Trani, Vecchi e C., (1918). Rileggendo Orazio, in “”Nuova Antologia””, (1924). Nel regime fascista, (1926) Le strade ferrate dell’Ofanto, 1880-97, Firenze, Vallecchi, (1927). Carteggio tra Giustino Fortunato e Umberto Zanotti-Bianco, Roma, Collezione meridionale editrice, (1972). Carteggio, Roma-Bari, Laterza, (1978-1981). Giustino Fortunato e il Senato. Carteggio, 1909-1930, Soveria Mannelli, Rubbettino, (2003). Note [modifica] ^ Giustino Fortunato, Emilio Gentile, Carteggio 1865-1911, Laterza, 1978, p. 64-65 ^ Alessandro Roveri, Le cause del fascismo, Il Mulino, 1985, p.25 ^ Giustino Fortunato, Il Mezzogiorno e lo Stato Italiano, vol. 2, Laterza, 1911, p.473 ^ Giustino Fortunato, Emilio Gentile, Carteggio, vol.1, Laterza, 1978, p.234 ^ Nell’elogio funebre che Fortunato scriverà sul Franchetti disse che nessun altro lo eguagliò nel patrocinio e nella rivendicazione degli obliati e spregiati volghi dell’Italia meridionale da Antonio Saltini Storia delle scienze agrarie Edagricole 1989 IV p.195 ^ Francesco Barbagallo, Francesco Saverio Nitti, UTET, Torino, 1984, p.163 ^ Giustino Fortunato, Emilio Gentile, Carteggio 1927-1932, Laterza, 1981, p. 185 ^ Giustino Fortunato, Scritti politici, De Donato, 1981, p.24 ^ Armando Saitta, Dal fascismo alla resistenza, La Nuova Italia, 1967, p.13 ^ Giustino Fortunato, Il Mezzogiorno e lo Stato Italiano, vol. 2, Laterza, 1911, p.108-480 ^ Senato della Repubblica: Giustino Fortunato Bibliografia [modifica] Gaetano Cingari, Giustino Fortunato, Roma; Bari, Laterza, 1984. ISBN 88-420-2473-2 Gaetano Cingari, Il Mezzogiorno e Giustino Fortunato, Firenze, Parenti, 1954. Maurizio Griffo, Profilo di Giustino Fortunato : la vita e il pensiero politico, Firenze, Centro editoriale toscano, 2000. ISBN 88-7957-162-1 Giovanni Minozzi, Giustino Fortunato, Potenza, M. Armento & C, 1998.”,”ITAS-155″
“FORTUNATO Giustino, a cura di Emilio GENTILE”,”Carteggio, 1865-1911.”,”Su Marx. “”Giustino Fortunato a Benedetto Croce, Napoli, 25 dicembre 1897: “”Mio caro Benedetto, ho letto ed ho riletto, con vivissima attenzione, la Vostra ‘Memoria’ (1) su la interpretazione e la critica di alcuni concetti del marxismo. Molti anni fa tentai di leggere Marx: non ci riescii, e da allora ebbi sempre un po’ di invida ammirazione per i tanti e tanti, che mi parlavano, alle volte, di Marx come di un loro familiare. Mi avveggo ora, che il gran numero di que’ tanti ne avevan capito, su per giù, quanto me. Io non sono in grado di portar giudizio del Vostro lavoro; ma io ‘sento’ che Voi non somigliate agli altri, che Voi pensate e scrivete di Marx con piena ed assoluta conoscenza e coscienza. E per me, profano, sintesi di tutta quanta la ‘impressione’ ch’io m’ho avuto dalla lettura della Vostra ‘Memoria’, è magnifica la pagina 38″”; Giustino Fortunato a Benedetto Croce, Napoli, 25 agosto 1909: “”Mio Caro Benedetto, Vi ho scritto stamane, Vi riscrivo oggi per rivolgervi una ingenua dimanda di mezzo ignorante, per non dir tutto, della dottrina marxista; questa, cioè:; commetterei o no errore nel dire che il ‘plus-valore’, secondo Marx, è “”la differenza che esiste, a tutto vantaggio del padrone, fra ciò che l’operaio effettivamente produce e quello che realmente egli intasca””?”” [Giustino Fortunato, a cura di Emilio Gentile, ‘Carteggio, 1865-1911′, Bari, 1978] [(1) B. Croce, Per l’interpretazione e la critica di alcuni concetti del marxismo’, ‘Atti dell’Accademia Pontaniana’, 1897, memoria n° 17]”,”STOx-242″
“FORTUNATO Maria MARIANI Sergio GABAGLIO Emilio LIZZA Carlo”,”Movimento operaio e autonomie locali.”,”Il dibattito (pag 229) intervento a titolo personale di Mons. Cesare Pagani, Assistente nazionale Acli “”Secondo Lizza la prima preoccupazione verso le amministrazioni locali è di considerarle come un «falso obiettivo» perché esse sono sovrastrutture: questo porta a chiedere come debba essere risolto il termine sovrastruttura. Secondo la tesi marx-leninista il termine sovrastruttura ha un significato ben preciso ma, escludendone l’applicabilità al nostro discorso, mi chiedo fino a dove l’ente locale è sovrastruttura e più precisamente fino a che punto il comune, nell’oggi, è provocatore di nuova vita perchè non è pura sovrastruttura. Il secondo termine di confronto per cui una posizione di scontro è «solo verticale» mi porta a pensare alle tesi del marx-leninista che parlano appunto di contrasto dicotomico che divide il mondo. Ed è per questo che chiedo fino a che punto lo scontro è verticale ma si risolve in visione pluralistica nella quale confluiscono molteplici esperienze. (…)”” (pag 229) Mons. Cesare Pagani, Assistente nazionale Acli.”,”SIND-199″
“FORZONI Angiolo”,”Rublo. Storia civile e monetaria della Russia da Ivan a Stalin.”,”Angiolo Forzoni, economista e pubblicista, è direttore del Laboratorio di economia politica e di politica economica di uno dei principali Istituti di credito italiani. Nel mondo bancario si è sempre dedicato a studi e ricerche economiche e finanziarie, ricoprendo alti incarichi di carattere scientifico. Cura ed ha curato la direzione di importanti riviste specializzate nel settore dell’economia e del credito.”,”RUSU-113-FL”
“FOSCOLO Ugo, a cura di Mario FUBINI”,”Saggi letterari.”,” Dante fustiga coloro che non furono mai utili in vita. “”Nel ‘Paradiso’ ognuno vede che più non rimanesse luogo a far lo stesso. Da questo principio egli ha dedotto che coloro i quali non hanno operato né bene né male nei giorni della loro vita, sono dispregevoli sopra ogni cosa. Il poeta li appella: “”questi sciagurati che mai non fur vivi”” (Dante) (continuare e completare) (…) “”Fama di loro il mondo esser non lassa: Misericordia e Giustizia li sdegna Non ti curar di lor, ma guarda e passa”” (pag 179)”,”ITAB-278″
“FOSCOLO Ugo”,”Lezioni di eloquenza. Aggiuntivi i discorsi sulla lingua italiana e altre prose letterarie dello stesso autore.”,”””Ecco lo stato della lingua latina ducent’anni prima di Dante: si scrivevano in Italia, è vero, libri teologici, e leggi e cronache in latino con la terminazione della lingua antica de’ letterati, desunta da’ libri antichi che rimanevano; ma le voci e la sintassi era già sparita, e il popolo parlava con l’uso che più riusciva ad interdersi reciprocamente. Da questo viene che anche nelle lingue viventi in un modo si scrive e in un altro si pronunzia. Gl’Inglesi, per esempio, scrivono per dire ‘attraverso’, ‘through’; e pronunciano ‘sdro’: e i Francesi scrivono ‘autres’, e pronunziano ‘otre’; anzi i francesi prima di Luigi XVII scrivevano ‘veulx’ invece di ‘veux’, che ora pronunciano ‘veu’: e così sono queste due lingue nel maggior numero delle loro voci. Or voi vedete in queste due lingue straniere, e nell’esperienza de’ nostri dialitti provinciali, che le ultime sillabe del vocabolo sono quelle che vengono corrotte ed elise; così avvenne nella latina: il popolo, per esempio, disse ‘bonu dominu’, come a’ tempi di Cicerone, invece di ‘bonus dominus’; da questo ‘bono domino’ venne poi ‘donno’, che ancora vuol dire ‘Signore’, e ‘Don’ che si prepose poi al nome de’ nobili, quasi titolo di ‘signoria’.”” (pag 88-89) Dante: Vita nova. “”In quella parte del libro della mia memoria, dinanzi alla quale poco si potrebbe leggere, si truova una rubrica la qual dice: ‘Incipit vita nova’. Sotto la qual rubrica io truovo scritte le parole, le quali è mio intendimento d’assemplare in questo libro; e se non tutte, almeno la loro sentenzia”” (pag 94)”,”VARx-465″
“FOSCOLO Ugo, a cura di Cesare Federico GOFFIS”,”I Sepolcri.”,”note a margine a matita “”La vita, sottintende il Foscolo, non si fonda solo sul razionale ma sugli affetti, sulle illusioni, gli ideali, i sogni”” (pag XIX) finale: “”E tu onore di pianti, Ettore avrai, ove fia santo e lagrimato il sangue per la patria versato, e finché il Sole risplenderà su le sciagure umane”””,”VARx-094-FV”
“FOSCOLO Ugo, a cura di Vittorio CIAN”,”Prose. Volume primo. Dal 1796 al 1798.”,”””Libertà va cercando, ch’é si cara, come sa chi per lei vita rifiuta’ (Dante Alighieri) (pag 255)”,”ITAB-005-FSD”
“FOSCOLO Ugo, a cura di Vittorio CIAN”,”Prose. Volume secondo. Dal 1799 al 1805.”,”””Libertà va cercando, ch’é si cara, come sa chi per lei vita rifiuta’ (Dante Alighieri) (pag 255)”,”ITAB-006-FSD”
“FOSI Irene”,”La giustizia del papa. Sudditi e tribunali nello Stato Pontificio in età moderna.”,”FOSI insegna storia moderna nella Facoltà di lettere e filosofia Univ. G.D’Annunzio di Chieti-Pescara. Si è occupata di banditismo e criminalità specie alla corte romana.”,”RELC-253″
“FOSSA Davide, scritti scelti e ordinati da I.G. FINI”,”Dal sindacalismo romantico al diritto corporativo. Scritti del decennio 1921-1930.”,”FOSSA Davide”,”ITAF-304″
“FOSSAERT Robert”,”Dall’utopia al potere.”,”Robert Fossaert è nato nel 1927. Ha diretto la collana ‘Societé’ presso le ed. Seuil. Economista, è stato uno degli animatori degli Incontri socialisti di Grenoble.”,”FRAS-058″
“FOSSATI Luigi”,”Qui Budapest. ‘Qualcosa di più di un reportage. La testimonianza di un socialista’.”,”Sono le corrispondenze di Luigi FOSSATI all’ ‘Avanti!’ sugli avvenimenti di Budapest.”,”MUNx-012″
“FOSSATI Antonio”,”Lavoro e produzione in Italia. Dalla metà del secolo XVIII alla seconda guerra mondiale.”,”FOSSATI Antonio è stato professore ordinario nell’ Università di Trieste.”,”MITT-110″
“FOSTEN D.S.V. MARION R.J.”,”L’ esercito francese 1914-18. L’ esercito inglese 1914-18.”,”All’ Ecole de guerre, gli ufficiali francesi avevano studiato la guerra del 1870 per capire gli errori commessi. La conclusione fu che i francesi avevano perso ancor prima di entrare in campo, perché avevano lasciato al nemico ogni tipo di iniziativa: strategica, tattica, morale. Il rimedio fu ritenuto quello di lanciarsi in attacco su tutti i fronti in modo che il nemico fosse costretto a disperdersi. Ad esporre queste idee sull’ offensiva fu un gruppo di ufficiali tra cui il colonnello de GRANDMAISON. La propaganda di queste tesi, indifferenza verso le intenzioni del nemico, iniziativa dell’ attacco, la considerazione che più che le armi fosse decisivo il fattore morale, condusse durante la prima guerra mondiale a gravi perdite tra gli ufficiali: due terzi degli ufficiali persero la vita in azione nel 1914. In seguito a ciò, JOFFRE con grande fermezza destituì molti ufficiali superiori incompetenti.”,”QMIP-028″
“FOSTEN Bryan”,”La cavalleria leggera di Wellington. La cavalleria pesante di Wellington.”,”L’ ordine di battaglia della cavalleria leggera a Waterloo, giugno 1815. Maggior generale W. Dornberg (Terza Brigata) Maggior generale J. Vendeleur (Quarta Brigata) Maggior generale C. Grant (Quinta Brigata) Maggior generale H. Vivian (Sesta Brigata) Maggior generale F.V. Arentschildt (Settima Brigata) Cavalleria leggera dell’ Hannover. Cavalleria del Brunswick. (pag 85)”,”QMIx-150″
“FOSTER Leonard a cura”,”The Penguin Book of German Verse. With Plain Prose Translations of Each Poem.”,”Friedrich Hölderlin. “”Come now, gentle sleep! the heart desires too much; but in the end, restless and dreamy years of youth, your glow will die away; the old age will be peaceful and serene.”” (pag 289) “”Vieni adesso, dolce dormire! il cuore vuole troppo, ma alla fine, inquieti e sognanti anni della gioventù, il vostro bagliore morirà distante; la vecchiaia sarà tranquilla e serena”” (traduzione approssimata)”,”VARx-249″
“FOSTER William Z.”,”Pages from a Worker’s Life.”,”FOSTER William Z. ha cominciato a lavorare all’età di dieci anni, nel 1891. Ha svolto vari mestieri (tagliaboschi, contadino, operaio costruzioni, industrie chimiche e trasporto. E’ stato marinaio e un hobo, ed è diventato un campione della causa proletaria, organizzando i più grandi scioperi nazionali.”,”MUSx-225″
“FOSTER William Z.”,”From Bryan to Stalin.”,”William Z. Foster è stato uno dei grandi leaders del movimento operaio americano nel XX secolo. Questo libro è in parte autobiografia e in parte illustra la storia dell’ascesa e della caduta del sindacalismo americano e dello sviluppo ‘duale’ dell’unionismo. E’ pure un resoconto del ruolo dei comunisti nei sindacati americani. L’autore ha guidato lo sciopero dei siderurgici del 1919, ed è stato un organizzatore veterano della lotta ‘industriale’. (dal risvolto di copertina)”,”MUSx-313″
“FOSTER John”,”Class Struggle and the Industrial Revolution. Early industrial capitalism in three English towns.”,”John Foster è Lecturer in Politics alla Strathclyde University, Glasgow. Il movimento operaio sindacale di massa inglese durante la rivoluzione industriale fu il primo a produrre alcune forme di coscienza operaia rivoluzionaria e su una scala sufficiente a impressionare Marx ed Engels durante la prima metà del XIX secolo e fino alla metà dell’800. Ma poi rapidamente questo movimento pionieristico cambia corso e comincia un lungo periodo di collaborazione di classe durante il quale contribuisce alla costituzione di un nuovo tipo di democrazia liberale. L’autore vuole capire il perché di questa svolta. (in apertura del volume)”,”MUKx-203″
“FOSTER William Z.”,”Outline Political History of the Americas.”,”Lavoro schiavistico: indiani Indice: citate le pagine che si riferiscono ai vari Partiti comunisti del Centro Sud e Nord america (v. indice pag 653)”,”MUSx-337″
“FOSTER JONES Richard”,”Antichi e moderni. La nascita del movimento scientifico nell’Inghilterra del XVII secolo.”,”Richard Foster Jones, nato nel 1886, è stato professore emerito di inglese alla Stanford University. Oltre a questo volume, è autore di altre opere fra cui The Triumph of the English Language.”,”SCIx-232-FL”
“FOSTER John Bellany SZLAJFER Henryk, a cura, saggi di SWEEZY Paul M. KALECKI Michael DOBB Maurice SHERMAN Howard MAGDOFF Harry SYLOS-LABINI Paolo STEINDL Josef MORRIS Jacob STANFIELD Ron”,”The Faltering Economy. The Problem of Accumulation under Monopoly Capitalism.”,”John Bellamy Foster received his Ph.D. in political science from York University in Toronto. Henryk Szlajfer is a Polish economist and socialogist who works for the Center for Non-European Studies at the Polish Academy of Sciences in Warsaw.”,”ECOT-277-FL”
“FOUCAULT Michel MARCUSE Herbert ENZENSBERGER Hans Magnus VAN DUYN Roel LEFEBVRE Henri LAOT Jeannette KRUMNOW Fredo DELEUZE Gilles GUATTARI Félix TOURAINE Alain FOURIER Charles”,”Aspettando la Rivoluzione. Conversazioni con: Foucault, Marcuse, Deleuze, Guattari, Laot, Krumnow, Fourier, Touraine, Van Duyn, Lefebvre, la Cfdt.”,”Conversazione di Hans Magnus Enzensberger con Herbert Marcuse (pag 39-59) “”Herbert Marcuse: ‘Se il termine proletariato designa gli “”operai dell’industria”” quali Marx li ha descritti – il lavoro vivo nel processo di produzione – io ritengo che nella nostra epoca questa formulazione è del tutto insufficiente. Per Marx, la dittatura del proletariato era – lo si dimentica troppo facilmente – la dittatura di una schiacciante maggioranza su una minoranza. Il “”proletariato”” definito da Marx rappresenta forse una maggioranza nei paesi industriali avanzati? E’ forse la sola classe che sia vittima dello sfruttamento nella nostra società moderna? (…) Gli operai dell’industria non rappresentano più la maggioranza della popolazione, non sono i soli ad essere sfruttati. Un esempio: si è spesso discusso per sapere se i milioni di impiegati dell’industria pubblicitaria americana creano oppure no un plusvalore, cioè se essi siano oppure no degli sfruttati in senso marxista del termine. Da parte mia, io ritengo di sì. Quelle persone vendono direttamente la loro forza-lavoro, il che corrisponde alla nozione marxista di sfruttamento. l loro salari non rappresentano semplicemente un capitolo delle spese generali. Essi sono assolutamente necessari al processo di produzione capitalistico. (…) Sono già necessari al livello della produzione: l’impiegato dell’industria pubblicitaria determina in anticipo la forma della merce (pensate soltanto all’automobile), la sua qualità, ed anche la sua quantità. Ciò vale ugualmente per i tecnici, gli ingegneri, gli scienziati, gli psicologi ed i sociologi integrati nel processo di produzione, tutte categorie in piena espansione. Questi fenomeni comportano come contraccolpo delle modificazioni nelle strutture stesse della classe operaia. Sappiamo adesso che il numero dei “”colletti bianchi”” aumenterà progressivamente a scapito dei “”colletti blu””, che l’equilibrio numerico fra lavoratori manuali e lavoratori intellettuali si modificherà a vantaggio di questi ultimi i quali vedranno aumentare la propria parte all’interno del processo produttivo. E tutto ciò dovrebbe incitare ad una grande prudenza quando noi maneggiamo i concetti di proletariato e di dittatura del proletariato'”” [(in) ‘Aspettando la Rivoluzione. Conversazioni con: Foucault, Marcuse, Deleuze, Guattari, Laot, Krumnow, Fourier, Touraine, Van Duyn, Lefebvre, la Cfdt’, Actuel-Guaraldi, 1975] (pag 45-46)”,”TEOC-602″
“FOUCAULT Michel”,”Raymond Roussel.”,”Michel Foucault è figura oggi molto nota, e insieme oggetto di continue discussioni, per avere bisogno di particolari presentazioni. Nato a Poitiers nel 1926 vive e lavora a Parigi. (1978)”,”TEOS-083-FL”
“FOUCAULT Michel CHOMSKY Noam”,”Della natura umana. Invariante biologico e potere politico.”,”Michel Foucault è figura oggi molto nota, e insieme oggetto di continue discussioni, per avere bisogno di particolari presentazioni. Nato a Poitiers nel 1926 vive e lavora a Parigi. Noam Chomsky, linguista, filosofo e teorico della comunicazione statunitense. Docente emerito di linguistica al Massachusetts Institute of Technology. Chomsky è nato il 7 dicembre 1928 a Filadelfia.”,”TEOS-136-FL”
“FOUCHER Michel”,”La Republique européenne.”,”Michel FOUCHER è geografo professore all’ Università Lumiere Lyon II e al College d’ Europe de Natolin (Varsavia). Ha fondato l’ Observatoire Europeen de Geopolitique.”,”EURx-071″
“FOUGEYROLLAS Pierre”,”Marxismo in discussione.”,”FOUGEYROLLAS Pierre “”Le scienze della natura scoprono leggi, verificando per un numero limitato di casi le loro ipotesi. Perché non potrebbe essere così anche per la sociologia? Certuni sono arrivati al punto di pensare che la verità del materialismo storico era stata sufficientemente stabilita. È il caso di Lenin che scriveva: «Oggi, dopo l’apparizione del ‘Capitale’, la concezione materialistica della storia non è più un’ipotesi, ma una dottrina scientificamente dimostrata» (15). Aggiungeva che sin tanto che non si fosse realizzato un altro tentativo di spiegazione sociologica scientifica, il materialismo storico era la sola concezione scientifica in materia e quindi sinonimo di scienza sociale. Pensando alle scienze della natura, Lenin indicava che, dal momento che il materialismo storico aveva scientificamente analizzato e spiegato la società capitalista, era naturale che rendesse conto altrettanto scientificamente di altri tipi di società. Tutto il problema è di sapere se la scienza sociale è in questo assimilabile alle scienze della natura (16). Sin tanto che la questione non è stata risolta in modo positivo, l’opinione di Lenin implica un estrapolazione, se non ingiustificabile, almeno per il momento ingiustificata. Del resto se il ‘Capitale’ rende conto di un grande numero di aspetti della società moderna in maniera utile alla scienza sociologica, non si può dire che tutti gli aspetti di questa società siano stati scientificamente spiegati in questa opera o nelle altre opere di Marx: è il caso per esempio della interazione fra le ideologie e le istituzioni, a proposito della quale il materialismo storico ci è parso presentare una lacuna. Lenin è senza dubbio stato imprudente nel testo ora riportato; nella sua polemica contro Mikhailovski, ha involontariamente dogmatizzato il marxismo nel tentativo di difenderlo. Scrivendo, in una lettera a Conrad Schmidt il 5 agosto 1890: «La nostra concezione della storia è innanzi tutto una direttiva per lo studio», Engels era stato più fedele alle esigenze del pensiero scientifico”” [Pierre Fougeyrollas, ‘Marxismo in discussione’, Jaca Book, Milano, 1966] [(15) V.I. Lenin, «Ce que sont les amis du peuple» (1894), in ‘Oeuvres choisés’ (2 vol.), t. 1, p. 94 Moscou 1946 (Cfr. trad. it., in Opere scelte, Mosca, 1949, p. 81); (16) Cfr. più avanti, cap. V] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] Pierre Fougeyrollas, né le 22 décembre 1922 à Mont-de-Marsan et mort le 29 mai 2008 à Paris, est un philosophe, sociologue et anthropologue français. Il a été professeur de sociologie à l’université de Paris VII.”,”TEOC-786″ “FOULAN Pierre”,”Introduction à l’ étude du Marxisme.”,”Le forze produttive dell’ umanità hanno smesso di crescere (Trotsky, 1938) (pag 80) Aristocrazia operaia e burocrazia d’ apparato. 1900-1914. “”Così, i partiti della II Internazionale sono diventati, secondo l’ espressione di Lenin, dei partiti operai borghesi, ovvero dei partiti rimasti operai per le loro origini storiche e le loro radici nel proletariato ma in cui gli apparati, tra le mani dei “”luogotenenti operai della borghesia””, funzionano al servizio del capitalismo.”” “”(Ma) Come scrive Trotsky “”le leggi della storia sono, in definitiva, più potenti degli apparati””; tre anni dopo il crollo della 2° Internazionale trionfa la Rivoluzione d’ Ottobre, come inizio della rivoluzione mondiale. E, nel 1919, intorno al partito bolscevico vittorioso, si costituisce una nuova internazionale: l’ Internazionale comunista””. (pag 89-90) La commissione formazione dell’ OCI (per la ricostruzione della IV Internazionale) ha discusso e redatto questa “”Introduzione alla studio del marxismo)”,”TROS-176″ “FOULON Maurice”,”Fernand Pelloutier. Précurseur du syndicalisme fédéraliste. Fondateur des bourses du travail.”,”F. PELLOUTIER (1867-1901)”,”MFRx-309″ “FOURASTIE’ Jean VIMONT Claude; a cura di Giacomo TOMASELLI; confronti antologici da M. ACCOLTI GIL P. GEORGE P. PARDO V. LANTERNARI C.D. PERKINS S.M. McMURRIN H. KALVEN jr A. RONCHEY”,”Storia di domani.”,”Confronti antologici da M. ACCOLTI GIL, P. GEORGE, P. PARDO, V. LANTERNARI, C.D. PERKINS, S.M. McMURRIN, H. KALVEN jr, A. RONCHEY.”,”PVSx-003″ “FOURASTIE’ Jean”,”Machinisme et bien-être.”,”Jean FOURASTIE’ è Professore al Conservatoire National des Arts et Metiers, Professore all’ Institut d’ Etudes Politiques, Professore all’ Ecole Nationale d’ Administration (ENA).”,”MFRx-129″ “FOURASTIE’ Jean”,”Les 40000 heures. Le travai d’une vie demain.”,”Trenta ore per settimana, quaranta settimane per anno, trentacinque anni ovvero 40 mila ore di lavoro nel corso di una vita. L’A mostra che il tempo di lavoro è legato allo sviluppo di una nuova società industriale.”,”CONx-017″ “FOURASTIE’ Jean MONTET Henri”,”L’ economie francaise dans le monde.”,”Sulla produttività dell’ economia francese (anni 1950): “”Così gli Stati Uniti pervengono a nutrire la loro popolazione assegnando ai lavori propriamente agricoli solamente il 13% della loro manodopera, quando noi ne impieghiamo il 36%””. (pag 29) “”Il debole rendimento globale del lavoratore agricolo costituisce un pesante handicap per l’ economia francese””. (pag 37) “”per cavare dal suolo 4 tonnellate di carbone in un giorno, quattro minatori in Francia, tre in Inghilterra e uno negli Stati Uniti””. (pag 39)”,”FRAE-015″ “FOURASTIE’ Jean”,”La produttività.”,”Disparità poteri d’ acquisto nello spazio. “”(…) la maggior parte degli uomini ritiene che il potere d’ acquisto d’un popolo ricco debba essere, per qualsiasi consumo, maggiore di quello d’un popolo povero; si crede, per esempio (o almeno tale è la maniera corrente di ragionare), che l’ operaio canadese possa comprare col suo salario annuo indifferentemente una quantità di pane, di patate o di apparecchi radio quattro volte maggiore di quella che potrebbe procurarsi l’ operaio italiano. Ma l’ esperienza dimostra che questa supposizione è errata; gli studi effettuati sui salari provano infatti che per determinati consumi tutti gli operai del mondo hanno lo stesso potere d’ acquisto o dei poteri d’ acquisto molto vicini, mentre per altri prodotti lo scarto può raggiungere la proporzione di 1 a 50 e anche superarla. (…) Un esame superficiale potrebbe indurre a considerare questi fatti con un interesse meramente aneddotico; ma basterà riflettervi sopra per rendersi conto che essi costituiscono la chiave del nostro problema. Infatti, se il potere d’ acquisto del manovale è attualmente e praticamente lo stesso in tutti i paesi del mondo per quanto riguarda il taglio di capelli, mentre è così disuguale per quanto riguarda lo zucchero, il grano o l’ elettricità, ci dev’ essere per forza un motivo plausibile (…). Si potrà allora facilmente constatare che i poteri d’ acquisto sono identici quando i tempi di produzione sono identici””. (pag 20)”,”ECOI-157″ “FOURASTIE’ Jean”,”Le long chemin des hommes.”,”Quarant’anni dopo Alexis CARREL, Jean FOURASTIE’ dice ciò che pensa della condizione umana. In tutti i domini, dal 1935, le scienze hanno ridotto la nostra ignoranza sull’ uomo. Ma non resta meno conosciuto e misterioso. L’A riapre il dossier ‘uomo’ dal punto di vista biologico, informatico, delle crisi morali e filosofiche. Metodo di studio. “”Essendo la vita quotidiana formatrice di buon senso ma generatrice di spontaneità illusoria e di confusione obiettiva, cosa dovrebbe insegnare la Scuola? A mio avviso tutt’altra cosa di oggi. Intanto, non dovrebbe più essere questione della priorità di discipline. L’ informazione è dappertutto, e la sua acquisizione non è più che una tecnica. Invece, è il trattamento dell’ informazione che è fondamentale, e la decisione che segue. Già, molto per fortuna, un ragazzo è formato in gran parte dalla scuola, non alle cose stesse che lui apprende, ma a una attitudine ad apprendere. E’ questo che deve diventare, coscientemente, l’ essenziale. Si tratta dunque di esercitare il cervello attraverso l’ educazione mentale come si esercita il corpo all’ educazione fisica. Si tratta di sviluppare l’ attività intellettuale, l’ energia microfisica celebrale, ed apprendere le procedure della sua messa in opera. Saper raccogliere l’ informazione pertinente al soggetto trattato, cercarla ove la si trova (dizionari, enciclopedie, opere scientifiche, manuali, persone compententi, ecc.). Criticare le fonti di informazione, rilevare gli errori, rettificarli. Saper valutare il preponderante, il secondario, l’ accessorio… i fatti dalle conseguenze maggiori e minori, a breve e a lungo termine: saper trattare questa informazione dunque, sapere estrarre delle conclusioni, dedurre delle decisioni””.”,”SCIx-199″ “FOURASTIE’ Jean”,”Productivité et richesse des nations.”,”Jean-Louis HAROUEL è professore all’Università di Parigi II. Ha scritto una decina di libri tra cui uno dedicato al pensiero di J. FOURASTIE’ ‘Les 40.000 heures’. Fourastié: analyse critique’ (Hatier 1973).”,”FRAE-034″ “FOURASTIE’ Jean BAZIL Béatrice”,”Pourquoi les prix baissent.”,”B. Bazil diplomata presso l’Institut d’Etudes politiques de Paris. Si è occupata di ineguaglianze in Francia. J. Fourastié noto economista con incarico al ministero delle finanze francesi, nel 1945 è stato chiamato al Commissariato generale al Piano fondato da Jean Monnet. Ha presieduto la Commissione sulla manodopera per quattro piani successivi. Dal 1967 si è dedicato all’insegnamento. Ha pubblicato numerosi libri sui temi economici, il macchinismo, i Trenta Gloriosi dell’economia francese, le ineguaglianze in Francia (con la Bazil)”,”FRAE-057″ “FOURASTIE’ Jean, collaborazione di Jacqueline FOURASTIE'”,”Pouvoir d’achat, prix et salaires.”,”Storia dei movimenti del prezzo del grano, del pane, in Francia e nel mondo, ore di lavoro necessarie ecc. (pag 124-141)”,”ECOS-028″ “FOURASTIÉ Jean”,”La produttività.”,”Jean Fourastié, professore al Conservatoire National des Arts et Métiers e all’Institut d’Études Politiques dell’Università di Parigi.”,”ECOT-189-FL” “FOURCAUT Annie”,”Bobigny, banlieue rouge.”,”FOURCAUT Annie (1950) agregée d’ histoire, dottore del terzo ciclo in storia ha collaborato all’ opera ‘La question du logement et le mouvment ouvrier francais’ (1981) e altre opere sul PCF e l’ ambiente operaio. Il fronte popolare: “”Esiste ancora una banlieue?”” “”I successi elettorali dei comunisti nel 1935 e 1936 in banlieue danno una posizione nuova al loro inserimento. Nello stesso tempo, l’ idea di specificità di un territorio votato alla rivolzuione, sviluppata negli anni 1924-1932, svanisce e sparisce dai testi comunisti””. (pag 55)”,”PCFx-044″ “FOURIER Charles SCHERER René a cura”,”Charles Fourier ou la contestation globale.”,”FOURIER, filosofo e riformatore sociale francese (Besançon 1772-Parigi 1837). Costretto a guadagnarsi da vivere facendo il commesso di negozio, andò maturando le sue teorie, improntate al socialismo utopistico. Secondo F. è possibile liberare il mondo dall’egoismo umano e le masse dallo sfruttamento e dalla miseria dando alla società un nuovo ordine razionale che regoli i rapporti inter-individuali in base allo studio delle passioni e dei sentimenti umani (“”matematica delle passioni””), instaurando così l'””armonia universale””. F. sostituisce all’assetto economico del liberismo concorrenziale un piano cooperativistico fondato sulla falange, comunità di lavoro volontaria formata da ca. 1600 membri assortiti in modo da armonizzare naturalmente nelle diverse mansioni ed esigenze produttive della collettività, così che ognuno possa realizzare se stesso lavorando e sentendosi contemporaneamente libero. La falange avrebbe dovuto vivere e lavorare in un”,”SOCU-036″ “FOURIER Charles, a cura di Daniel GUERIN”,”Vers la liberté en amour.”,”””Le persone sposate sono colpite da una prodigiosa sfiducia nei confronti dei loro simili. Niente è più difficile che riunire e far vivere in menage due coppie di sposi. L’ incompatibilità si estende dai padroni ai servitori, e in tutte le gestioni domestiche c’è forte ripugnanza a prendere come domestici una coppia sposata. E’ che non si ignora che lo spirito coniugale opera una lega degli sposi contro tutto ciò che li circonda, che esso soffoca le passioni nobili e le idee liberali; da ciò discende che la classe delle persone sposate è sempre la più astuta, la più indifferente all’ infelicità pubblica o particolare, e il loro spirito antisociale è così ben riconosciuto che si crede di far un grande elogio di un uomo dicendo: “”il matrimonio non l’ ha affatto cambiato, ha conservato il suo carattere amabile di un ragazzo””. (pag 117)”,”SOCU-098″ “FOURIER Charles”,”L’ armonia universale.”,”””In linea di massima, i progressi sociali e i cambiamenti di periodo avvengono in ragione del progresso delle donne verso la libertà, e i regressi da un tipo di società all’ altra in ragione della diminuzione della libertà delle donne… L’ aumento dei privilegi delle donne è il principio generale di ogni progresso sociale.”” (pag 126)”,”SOCU-105″ “FOURIER Charles”,”Il nuovo mondo industriale e societario. Ovvero invenzione del procedimento d’ industria attraente e naturale distribuita in serie passionali.”,”I falsi profeti. “”L’ altra setta, che pretende di fondare l’ associazione, ha come esponenti dei nuovi filosofi, chiamati oweniani dal nome del loro capo. Essi danno il nome di associazione, a comunità anti-societarie, che respingono i metodi da cui nascerebbero l’ accordo delle passioni e l’ Attrazione industriale fini ultimo dello stato societario. (…) Robert Owen ha evitato con cura questo procedimento, che avrebbe ferito il suo orgoglio: egli voleva essere contemporaneamente inventore, fondatore e predicatore dell’ associazione; voleva assommare i tre ruoli che dovrebbero essere attribuiti a personaggi differenti, voleva detenere in esclusiva la gloria della scoperta. Egli si è impadronito della parola “”associazione””, senza preoccuparsi del contenuto; ha pensato soltanto ad attribuirsi l’ onore di una scoperta ancora da fare, e a distogliere da questa ricerca gli studiosi, facendo credere che era riuscito da solo in tale impresa””. (pag 335-336)”,”SOCU-124″ “FOURQUET Jérôme”,”La fin de la grande classe moyenne.”,” Strati inferiori della classe media: Rapporto tra ‘discounters’ (acquirenti dei discont) e gilet gialli Economia della ‘debrouille’: l’arte di arrangiarsi: frequentazione dei magazzini sito Le Bon Coin Lavoretti in proprio Ricorso massiccio al credito al consumo”,”FRAS-056″ “FOWKES Ben”,”L’Europa orientale dal 1945 al 1970.”,”Specialista di storia russa, Ben Fowkes insegna nella University of North London. Ha pubblicato The Post-communist Era. Change and Continuity in Eastern Europe e Ethnicity and Ethnic Conflict in the Post-communist Word.”,”EURC-063-FL” “FOX PIVEN Frances CLOWARD Richard A.”,”I movimenti dei poveri. I loro successi i loro fallimenti.”,”FOX PIVEN è professoressa di scienze pol all’Univ di Boston ed è inoltre VP della Society fo the Study of Social Problems (SSSP). CLOWARD è sociologo e operatore sociale presso la Columbia Univ e membro del Comitato Direttivo della New York Civil Liberties Union.”,”MUSx-026″ “FOX Ralph”,”Marx, Engels y Lenin sobre Irlanda.”,”””Inevitabilemente, la lotta dell’ Irlanda è stata legata ad altri popoli e classi durante questo lungo periodo storico. Irlanda ha consacrato molte e distinte figure rivoluzionarie al movimento mondiale di liberazione: Wolfe Tone, Robert Emmett, Finton Lalor, James Stephens, Michael Davitt, James Connolly e Liam Mellowes, per citarne alcuni dei migliori e più importanti. Ma l’ Irlanda in cambio, ha ricevuto pure l’ aiuto e l’attenzione dei leaders della classe più rivoluzionaria, la classe operaia (…)””. (pag 17)”,”IRLx-008″ “FOX Robert”,”Un secolo di guerre – Un siglo de guerras.”,”Robert Fox è uno scrittore e un giornalista radiotelevisivo che ha operato per 35 anni come corrispondente i guerra per la BBC, il Daily Telegraph e l’Evening Standard. E’ un esperto dell’area mediterranea.”,”FOTO-077″ “FOX Ralph”,”Lenin. A Biography.”,”Dello stesso autore: ‘People of the Steppes Storming Heaven’ Agosto 1917. Repressione da parte del governo provvisorio. Lenin rischia di essere arrestato e ucciso e si nasconde a Pietrogrado. Il partito diventa semi-legale. L’8 agosto si apre il sesto congresso nel distretto di Viborg, quartiere operaio dove le forze del regime non osano entrare. In questa fase di clandestinità Lenin scrive e pubblica ‘Riusciranno i bolscevichi a manterere il potere?. Kornilov intanto procede a ristabilire la pena di morte nell’esercito e fa eseguire centinaia di fucilazioni di soldati. I loro corpi vengono esposti lungo le strade. (pag 237-238-239)”,”LENS-279″ “FOY Fred G.”,”Ovens, Chemicals, and Men! Koppers Company, Inc.”,”Fondo Palumberi Fred G. Coy, membro della Newcomen Society, presidente della Koppers Company, Inc, Pittsburgh, Pennsylvania”,”ECOG-100″ “FRABBONI Franco PAGLIARINI Carlo TASSINARI Gastone, a cura, Saggi di Fiorenzo ALFIERI Francesco SUSI Leonardo TRISCIUZZI Maddalena PILARSKI Luigi GUERRA Riccardo MASSA Dimitri SOSSAI Luca DONATI Alessandra AIELLO Vincenzo CESAREO Paolo OREFICE Flavio MONTANARI Andrea VELLUTINI Cosimo SCAGLIOSO Ortensia MELE Piero LUCISANO”,”Imparare la città. L’extrascuola nel sistema formativo.”,”Katia Franci, Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Firenze.”,”GIOx-010-FL” “FRACASSI Claudio”,”Sotto la notizia niente. Saggio sull’ informazione planetaria.”,”””L’ immagine di una pipa non è una pipa”” (Magritte) Claudio FRACASSI è direttore del settimanale ‘Avvenimenti’. E’ autore tra l’ altro di ‘Il ciclone Natascia’ (1975), ‘Aleksandra Kollontai e la rivoluzione sessuale’ (1977), ‘L’ inganno del Golfo’ (1992).”,”EDIx-036″ “FRACCAROLI Arnaldo”,”Donizetti.”,” Gaetano Donizetti (1797-1848): in 27 anni 73 opere e altra musica”,”BIOx-213″ “FRACCAROLI Arnaldo”,”Spagna encantadora.”,”Definizione di umorismo (pag 140-141) “”Don Chisciotte è dunque nato, qui, in questa casa che era allora, nel 1600, una prigione. «Triste casa – scriveva don Miguel de Cervantes a un suo zio ad Alcazar de San Juan – più caverna che prigione, nella quale interminabili giorni e brevi notti mi affaticano». E nel prologo al romanzo, confessandosi al lettore dice: «Disoccupato lettore, senza che io ne faccia giuramento mi potrai credere che io contavo che questo libro, come figlio del mio intendimento, dovesse essere il più bello, il più gagliardo e il più grazioso che si possa immaginare: però non ho potuto contravvenire agli ordini della natura, la quale vuole che qualunque cosa essa produca le somigli. Ora, che potrebbe il mio sterile e incolto ingegno produrre, se non la storia di un figlio magro, bizzarro, e pieno di pensamenti strani e non immaginati ancora da nessun altro? E’ nato in una prigione nella quale ogni incomodità è come a casa propria, e ogni tristezza ha la sua dimora…». Ma ne venne invece il capolavoro dell’umorismo e della satira. E dico espressamente umorismo e satira senza tirar fuori altre parolone sonore, perché queste due altissime forme d’arte bastano: e non escludono affatto la serietà delle intenzioni, né quel senso di umanità anche doloroso, pensoso sempre, che deve essere sempre il fondo di ogni espressione d’arte. E’ ineffabile la tragedia dei pietosi sforzi ai quali si sommettono alcuni critici e letterati moderni per indagare, scrutare, e rivelare che cosa debba veramente essere l’umorismo, l’umorismo autentico e moderno, da non confondersi – ohibò – con l’umorismo che purtroppo fa ridere. L’umorismo (secondo questi poveri di spirito i quali è dubbio se avranno in compenso il regno dei cieli) ha da essere una complicata e fredda manipolazione cerebrale irta di significati nascosti e di simboli ermetici, che guai se riesca a far fiorire sulle labbra il più pallido sorriso: perché se l’umorismo ti fa sorridere, dove mai va a finire la profonda serietà? O povera gente malata di cattiva digestione, eccolo spiegato da secoli che cosa ha da essere l’umorismo, e qualche tempo prima l’aveva rivelato anche uno scrittore di riviste e di farse e di commedie greche, chiamato Aristofane: l’umorismo ha da essere la visione dell’umanità, con le sue virtù, i suoi difetti, le sue debolezze, i suoi accessi, visti da uno spirito che abbia la pietà allegra, cioè serena, e sappia anche ridere, e attraverso a questo stato di grazia affini la sua e la vostra umanità, ché saper ridere vuol dire anche saper soffrire, cioè sentire. «Ridere, dice il Figaro di Beaumarchais – per la paura d’essere obbligato a piangere». «Chi ti ha dato una fisionomia così gaia?» chiedono a Figaro. E Figaro risponde: «L’abitudine alla sventura». Ma Figaro e Don Chisciotte fanno anche clamorosamente ridere. E pure vanno profondo nell’anima e nel cuore degli uomini”” [Arnaldo Fraccaroli, ‘Spagna encantadora’, Milano, 1930] (pag 138-141)”,”SPAx-144″ “FRACHON Benoit”,”Au rythme des jours. Rétrospective de vingt années de luttes de la CGT (textes choisis). Tome Second 1955-1967.”,”FRACHON Benoit segretario generale della Confederazione generale del lavoro, CGT. “”Si sa che nei contratti collettivi od accordi salariali esistenti, i padroni della metallurgia rifiutano la fissazione di salari di base garantiti a un tasso prossimo a quello del salario reale. E’ un vecchio costume a cui i padroni tengono molto. Essi hanno dovuto però qualche volta derogare, quando i métallos l’ hanno chiesto con sufficiente forza. Nel 1936, per esempio, dopo molte resistenze e manovre, fu siglata la convenzione collettiva della metallurgia parigina. I salari garantiti vi erano fissati a un tasso assai elevato affinché fossero sufficienti per un salario reale e veramente remuneratore. Ecco un esempio di quello che rappresenterebbero oggi questi salari (…)””. (pag 467)”,”MFRx-258″ “FRAENKEL H.”,”Storia di una nazione proletaria. La politica finanziaria italiana da Cavour a Mussolini.”,”””Come nel campo politico, così pure in quello finanziario l’ anno 1925 portò l’ economia e la finanza a una svolta decisiva. Da allora in poi il traffico delle divise venne sottoposto alla più severa sorveglianza: alla Banca d’ Italia, rimasta ormai unico istituto d’ emissione, fu affidato il diritto di controllo sopra a tutti gli istituti di credito nel Paese, alle Borse furono imposti determinati vincoli, mentre agli istituti di credito parastatali già esistenti veniva dato un nuovo ordinamento, concessi abbondanti mezzi e affidati compiti precisi. Era questa una politica che, senza nulla demolire, stringeva sempre più le maglie della sua rete, fino a che lo Stato totalitario s’ impossessò d’ogni attività. L’ 8 luglio 1926 Mussolini inaugurava l’ Istituto statale delle esportazioni, una delle meglio riuscite istituzioni del regime””. (pag 247)”,”ITAF-157″ “FRAENKEL Boris, Collaboration de Sonia COMBE”,”Profession: Révolutionnaire.”,”Né à Dantzig en 1921, Boris Fraenkel traverse en rèvolutionnaire le siècle de la barbarie, en coulisses le plus souvent et parfois sur le devant de la scène comme, par exemple, le 22 mars 1967 à Nanterre où il anime, au sein de l’université, une conférence intitulée Jeunesse et sexualité qui annonce par son succès les événements de mai ’68. Intellectuel sans oeuvre, Fraenkel a passé sa vie à lire, à traduire, à vulgariser les thèses d’auteurs tels que Reich, Marcuse, Lukàcs, Trotsky. Préface, Avant-Propos, Conclusion, Postface Par Sonia COMBE, Notes, Glossaire, Collection Clair & Net, dirigée par Antoine SPIRE,”,”TROS-089-FL” “FRAGA IRIBARNE Manuel”,”Razas y racismo en Norteamerica.”,”Contiene dedica manoscritta Pag 31 tabella sulla popolazione nera negli Stati Uniti nel 1940 per singolo stato americano (totale 12 milioni) Linciaggi per stati, 1882-1947. Totale 4717 di cui 3426 neri e 1291 bianchi. (pag 37 e seguenti) Manuel Fraga Iribarne (born November 23, 1922 at Vilalba) is a Spanish and Galician politician. Fraga was a politician in Spain under Francisco Franco’s dictatorial regime and in the democracy after Franco’s death. He was the President of Galicia from 1990 to 2005. Fraga governed Galicia strictly with a hard hand but he did a lot of good things for Galicia, helping build a strong economy of farming, fishing and construction. Retrieved from “”http://simple.wikipedia.org/wiki/Manuel_Fraga_Iribarne”&#8221; FRAGA IRIBARNE Manuel è stato un diplomatico, segretario di ambasciata, iscritto all’istituto di cultura ispanica. Ha insegnato all’università, cattedra di diritto politico (Valencia). Ha scritto ‘Luis de Molina y el derecho de la guerra’) (Luis de Molina (Cuenca, 1535 – Madrid, 12 ottobre 1600) è stato un teologo, giurista e gesuita spagnolo. Fu autore di un’originale teoria sulla concordia tra libero arbitrio e grazia divina (molinismo). Biografia [modifica] Entrò nell’Ordine Gesuita ad Alcalá de Henares nel 1553 e in seguito si stabilì in Portogallo dove studiò presso l’università di Coimbra. Fu professore di filosofia e poi di teologia ad Évora e, dopo il suo ritorno in Spagna (1586) a Madrid in teologia morale. Attorno al 1590 si ritirò nella sua città natale di Cuenca dove si dedicò alla difesa della sua principale opera teologica, il De concordia liberi arbitrii cum divinae gratiae donis, pubblicato a Lisbona nel 1588, in cui aveva esposto un’originale teoria soteriologica sul rapporto tra libero arbitrio e grazia divina. Questa teoria era scaturita dalle riflessioni circa le tesi sulla grazia da parte della Riforma protestante. In reazione alla dottrina luterana e in opposizione alla teoria agostiniana, Molina, rifacendosi parzialmente alle posizioni pelagiane, reinterpretò il rapporto tra libertà individuale e grazia divina sostenendo che quest’ultima era efficace unicamente in virtù dello sforzo della volontà umana e del consenso al bene; veniva anche indagata la relazione tra libertà individuale con la prescienza e la predestinazione. L’accento posto sulla volontà umana ai fini dell’azione della grazia divina, scaturito dalla riflessione delle teorie protestanti sulla grazia, fu considerarato però eccessivo e suscitò l’accesa reazione dei teologi cattolici dell’università di Salamanca e dei domenicani, che definirono eretiche queste teorie che invece vennero accolte e sostenute da tutti i maggiori teologi gesuiti. Nel 1596 papa Clemente VIII, tendenzialmente favorevole alla tesi di Molina, avocò a sé la questione molinista e nominò una commissione definita Congregazione de auxiliis, per dirimerla definitivamente. La morte del pontefice rimandò la sentenza al suo successore Paolo V che, sentiti i pareri di due eminenti teologi Francesco di Sales e Roberto Bellarmino, pose fine alla controversia senza decretare vincitori e vinti. Notevole fu anche il contributo di Molina alla dottrina giuridica dell’epoca: nel suo De iustitia et de iure (1593) trattò dei rapporti tra stato e Chiesa e accennò ai problemi economici del suo tempo. wikip)”,”USAS-167″ “FRAGER Dominique”,”Socialisme ou barbarie. L’aventure d’un groupe (1946-1969).”,”Questo libro offre la storia di questo gruppo singolare, Socialisme ou Barbarie, che ha pubblicato una rivista con lo stesso nome e ha lasciato un’impronta duratura e profonda nella storia intellettuale e politica francese. Questo collettivo si è distinto in particolare per una critica radicale della burocrazia e dello stalinismo e, contemporaneamente, per una critica altrettanto radicale del capitalismo occidentale nella prospettiva dell’autogestione di tutti i settori della vita sociale. Il gruppo, affermando un marxismo antistalinista, si sforzerà di sviluppare una critica in atto dell’intellighenzia marxista, dei partiti “”comunisti”” e delle avanguardie rivoluzionarie. Si può anche leggere, in alcune idee e pratiche di Socialisme ou Barbarie, un presagio delle correnti e dei dibattiti che animeranno gli anni 1960 e 1970. Allo stesso modo, esisteranno molti ponti tra questo gruppo e il movimento situazionista, nonché con gli animatori del movimento del maggio 68 come Daniel Cohn-Bendit. Dominique Frager consegna in queste pagine una storia vivente della genesi e dello sviluppo di questo collettivo, della sua produzione teorica e del suo tentativo di costruire una nuova organizzazione politica. Discute gli accesi dibattiti che lo hanno attraversato, a volte fino al crepacuore, così come le discussioni e le opposizioni con altri intellettuali e tendenze politiche contemporanee: Jean-Paul Sartre, Edgar Morin e la rivista Arguments, il Partito Comunista Francese, la Nouvelle Gauche… Testimone e attore degli ultimi anni di questa avventura, Dominique Frager ha avuto accesso anche agli archivi di Socialisme ou Barbarie. Con questo libro intende aiutare a ripercorrere la storia di un gruppo le cui idee e pratiche, oltre che influenza, raccontano un’intera parte della storia della sinistra radicale in Francia. Dominique Frager è stato testimone e uno dei protagonisti degli ultimi anni dell”avventura’ del gruppo ra le figure meno note di SoB: Alberto Maso (Vega), Philippe Guillaume, Hirzel (R. Bourt), Danilo Montaldi, Benno Sarel, Daniel Mothé (Jacques Gautrat), Henri Simon, Jacques Blot, Pierre Brune (Pierre Souri), Jacques Singnorelli (André Garros), Daniel Blanchard (P. Canjuers), Christopher Pallis, Didier Anger, Martine VIdal Le relazioni internazionali del gruppo. ‘Oltre a quelli con il gruppo Correspondence negli Stati Uniti, SouB ha delle relazioni con una parte della sinistra italiana antistaliniana. Véga è incaricato della corrispondenza e dei legami con gli italiani. Così, i primi contatti con il Partito Comunista d’Italia e il suo leader Onorato Damen che aveva rotto con il dogmatismo di Amadeo Bordiga in un congresso svoltosi nella primavera del 1952. Contrariamente a SouB questo gruppo ha una reale base operaia. Testi di questo ‘partito’ sono pubblicati nel n. 11 di SouB (‘Risoluzione sui rapporti internazionali’ e le tesi del PC di Damen nel n. 12). La rivista Prometeo pubblica vari testi di SouB. Alla fine dell’anno 1956 la sinistra antistalinista tenta di unificarsi in Italia e SouB saluta e incoraggia questo nuovo raggruppamento nel n. 21 (maggio 1957) con l’articolo ‘En Italie, la gauche ouvrière révolutionnaire s’organise’). Il raggruppamento ha quattro componenti: il gruppo di Azione comunista (opposizione di sinistra in seno al PCI ufficiale), la Federazione Comunista Libertaria, il PCI di Onorato Damen e un gruppo di origine trotskista. Occorre notare che in Italia, degli anarchici e dei marxisti antistaliniani si ritrovano fianco a fianco, contrariamente a quello che accade in Francia. Il primo meeting, nel dicembre 1956, di questo raggruppamento è seguito da un migliaio di militanti, operai in gran parte. La riunione termina con una risoluzione della ‘sinistra rivoluzionaria’, che si dichiara solidale con “”il proletariato ungherese che si è battuto e si batte per difendere i diritti di classe, vede e saluta nella creazione dei consigli operai l’organo del potere della classe””. I quattro gruppi decidono di costituirsi in comitato d’azione (…). Il vero ‘passeur’ delle idee di SouB in Italia è un amico di Véga (A. Maso). Il suo nome Danilo Montaldi (…)”” (pag 60-61)”,”FRAP-129″ “FRAIOLI Mauro; RICCI Aldo G.”,”Rousseau, Marx e il totalitarismo (Fraioli); Marxismo e politica nell’Italia di ieri (Ricci).”,”Tanto Rousseau quanto Marx oppongono alla società dello scambio l’idea di una società organica, perfettamente omogenea, nella quale l’unica fonte del potere politico sia la “”volontà generale”” dei cittadini. (saggio di Fraioli) Articolo di Ricci a proposito del saggio di Giuseppe Bedeschi ‘La parabola del marxismo in Italia, 1945-1983′ (Laterza, 1983). Periodizzazione di Bedeschi per ricostruire la storia del marxismo italiano: tre fasi il decennio 1945-55 gli anni delle certezze assolute; 1956-67 gli anni della grande trasfromazione economico sociale; e il periodo dal 1968 al 1983 cioè dall’illusione rivoluzionaria alla crisi del marxismo (v. Pci).”,”TEOC-040-FGB” “FRAJESE Attilio”,”La matematica nel mondo antico.”,”Platone fondatore dell’ insegnamento matematico, “”””L’ arte dei computi però, e la geometria e tutta l’ educazione preparatoria, che è d’uopo sia impartita prima della dialettica, si debbono mettere innanzi ai giovani, ma senza dare all’ insegnamento forma di studio forzato… Perché il libero non deve imparare nessuna disciplina se accompagnata a servitù: ché le fatiche corporali, fatte per forza, non peggiorano il corpo, ma nessun insegnamento sforzato s’ impianta saldamente nell’ anima… Non educare dunque per forza… i fanciulli nelle discipline; ma come se giocassero, allo scopo che tu sia ancora maggiormente in grado di scorgere a che cosa tenda ciascuno per natura””””. (pag 67)”,”SCIx-218″ “FRALE Barbara”,”Strategia di un delitto. Filippo il Bello e il cerimoniale segreto dei Templari.”,”Barbara Frale, medievista, Università Caa’ Foscari di Venezia, autrice de ‘L’ultima battaglia dei Templari’, Viella, Roma, 2001″,”STMED-032-FSD” “FRAME Murray a cura”,”The Russian Revolution, 1905-1921. A Bibliographic Guide to Works in English.”,”Murray Frame is a research student in the Department of Slavonic Studies at the University of Cambridge. He is working on a study of Russian theatre during the Revolution. Preface, List of Journals Used, Abbreviations Used, Author Index, Subject Index, Bibliographies and Indexes in World History, Number 40,”,”RIRx-030-FL” “FRANCALANCI Marco”,”Cronache di guerra a Genova e provincia.”,”Cinque anni di bombardamenti su Genova, dal mare e dal cielo. Le incursioni sullo strategico ponte di Recco, con la distruzione della città. La borsa nera, le difficoltà della vita quotidiana durante la guerra. La caccia agli ebrei e la cattura in galleria Mazzini del rabbino Riccardo Pacifici, poi finito ad Auschwitz, gli scioperi negli stabilimenti industriali e la deportazione degli operai genovesi in Germania. Le spietate rappresaglie nazifasciste. La resistenza genovese e la liberazione della città, l’unica in Europa in cui i tedeschi furono costretti ad arrendersi, anche sul piano formale, ai partigiani. Giornalista e scrittore, Marco Francalanci, nel 1966 viene assunto dal Secolo XIX dove lavorerà in vari reparti della redazione. Diventa capocronista nel 1978. Dal 1980 è responsabile della pagina degli esteri. Inviato speciale in vari avvenimenti di politica internazionale (vertici Usa-Urss a Ginevra, ecc.). Nel 1990 passa a Repubblica come capocronista dell’edizione di Torino. Il proclama di Alexander: “”Rinunciate alla lotta armata””. “”(…) Nell’estate del 1944, si verifica un significativo incremento dei combattenti della Resistenza, probabilmente in seguito allo sbarco in Normandia e alla liberazione di Roma: la convinzione di una rapida avanzata degli Alleati verso nord spinge molti a raggiungere le formazioni partigiane. (…) In questo quadro s’inserisce il proclama di Alexander, annunciato il 13 novembre 1944 e rivolto agli aderenti alla Resistenza nell’Italia settentrionale, che dispone la cessazione di ogni operazione organizzata su vasta scala per attestarsi su posizioni difensive e, allo stesso tempo, dichiara sospesa ogni operazione militare alleata per l’inverno 1944-1945, compreso il taglio dei rifornimenti ai combattenti sulle montagne. Una decisione che avrà come conseguenza l’uccisione di oltre 150 partigiani in appena tre mesi nella sola provincia di Genova e che spalanca le strade alla furia dei rastrellamenti nazifascisti che si accaniscono sulle popolazioni di montagna, accusate di aver appoggiato la Resistenza. I presidi dei comandanti partigni rimasti sui monti devono infatti affrontare, oltre al rigido inverno, l’impari lotta in solitudine contro l’invasore nazista spalleggiato dai repubblichini fascisti. (…) Per la Storia, il proclama Alexander è un discorso pronunciato via radio dal comandante in capo delle forze alleate nel Mediterraneo, il feldmaresciallo inglese Harold Alexander, il 13 novembre 1944. (…) Il messaggio viene diffuso senza che ne sia stato valutato prima l’impatto psicologico, e infatti viene giudicato come un duro colpo politico, organizzativo e militare alla Resistenza, ma il Corpo Volontari della Libertà invita tutti i comandi regionali a interpretare il proclama Alexander non come una smobilitazione, ma come l’apertura della campagna invernale. La reazione dei nazifascisti non si fa attendere. I tedeschi ora si rendono conto di avere di fronte molti mesi di stasi, durante i quali potranno rivolgere tutte le energia contro l’esercito partigiano, intensificando le azioni di rastrellamentoper garantirsi il controllo su tutto il territorio del Nord. (…) La decisione dei comandati partigiani di ignorare e disattendere il proclama di Alexander porta a una delle più grandi vittorie della Resistenza, pur pagata a caro prezzo”” (pag 96-104) Foto della ‘Casa dello Studente, sede genovese della Gestapo’ (pag 90)”,”ITAR-355″ “FRANCAVILLA Franco”,”I lager nazisti fra repressione sterminio e sfruttamento economico (1933-1945).”,”L’industria tedesca e lo sfruttamento economico dei lavoratori civili stranieri, dei prigionieri di guerra e degli internati dei KL (Konzentrationslager) fino al 1941) (pag 9-14)”,”QMIS-285″ “FRANCAVILLA Franco”,”La resistenza tedesca, 1933-1945. I volti di Faust.”,” “”La KPD mediante una radicale decentralizzazione in cellule della sua rete clandestina, cercò di attuare la tattica definita da Dimitrov “”del cavallo di Troia””, cioè una forma di opposizione svolta penetrando all’interno delle organizzazioni del regime, ma anche questi sforzi sfociarono in nuove ondate di arresti nel 1936-37. In seguito, i grandi processi di Mosca e il patto nazi-sovietico del 1939 resero ancora più difficili i rapporti fra la SPD e i comunisti, perciò, a prescindere da contatti occasionali, la resistenza dei due partiti al dominio nazista procedette con attività separate”” (pag 7) Dopo il ’33 l’unica forza in grado di contrastare il passo al nazismo trionfante avrebbe potuto essere la Wehrmacht. Essa invece accettò supinamente la sottomissione a Hitler (…) (pag 7)”,”GERR-052″ “FRANCE Anatole”,”Gli dei hanno sete.”,”L’abbozzo del libro: una serie di episodi sulla vita parigina nel periodo dal 1789 al 1794. Il racconto cresce nelle mani dell’autore e diventa un romanzo cambiando anche il titolo (in precedenza era ‘L’inquisitore’): l’autore scopre in un vecchio giornale un articolo di Camille Desmouline contro gli eccessi del Terrore, che finisce con questa tirata: “”Amerete dunque questa dea assetata di sangue i cui grandi sacerdoti chiedono che si eriga un tempio costruito, come quelli nel Messico, con le ossa di tre milioni di cittadini, e dicono senza sosta ai Giacobini, alla Comune, ai rivolzionari, quello che dicevano le sacedotesse spagnole a Montezuma: “”Gli dei hanno sete””?). Da qui verrà il titolo definitivo dell’opera. Nel romanzo i grandi personaggi vi compaiono solo di scorcio (Robespierre, Marat, ecc.).”,”FRAR-003-FER” “FRANCE Anatole”,”Taide – La rivolta degli angeli.”,”L’affare Dreyfus vede Anatole France a fianco di Zola tra i difensori più strenui dell’ufficiale ebreo (pag X)”,”VARx-004-FER” “FRANCESCANGELI Eros”,”Arditi del popolo. Argo Secondari e la prima organizzazione antifascista, 1917-1922.”,”FRANCESCANGELI Eros (Verona, 1967) studioso di storia del movimento operaio italiano, ha pubblicato numerosi articoli e sagi di carattere storico politico in varie riviste specialistiche. E’ redattore della rivista Praxis e collaboratore dell’ Istituto per la storia dell’ Umbria contemporanea di Perugia.”,”MITS-162″ “FRANCESCANGELI Eros”,”L’ incudine e il martello. Aspetti pubblici e privati del trockismo italiano tra antifascismo e antistalinismo (1929-1939).”,”Trockij FRANCESCANGELI Eros (Verona, 1967) collabora con la cattedra di storia contemporanea della Facoltà di lettere e filosofia dell’ università degli studi di Perugia. Nella stessa facoltà è docente della medesima disciplina per il Corso di teledidattico di scienze delle comunicazioni. Collabora con la Fondazione G. Feltrinelli e la Fondazione Luigi Salvatorelli. E’ tra i fondatori della rivista di storia della conflittualità sociale ‘Zapruder’. Trotskismo e bordighismo. I rapporti tra NOI e PCI. “”Dopo l’ espulsione dal Pci e fino alla comparsa del primo numero del loro “”Bollettino””, uscito nell’ aprile del 1931, gli oppositori commentarono le vicende interne al Partito comunista dalle colonne de “”La Vérité”” e curarono la pubblicazione, nella rivista teorica della Ligue communiste, di un nutrito dossier sui loro rapporti con l’ Osi e sulle relazioni intercorse tra questa e il Gruppo “”Prometeo”” (1). Dalla lettura di tali fonti, si apprende inoltre che i membri della Nuova opposizione italiana tennero una riunione con alcuni quadri operai iscritti al Pci. Fu attraverso questi articoli che il gruppo di oppositori appena espulso dal Pci ritenne di poter allacciare i contatti con gli altri membri del partito presenti in territorio francese, e, più in generale, con il fuoriuscitismo politico e l’ immigrazione italiana ivi presente. Fu quasi una scelta obbligata: quando la Nuova opposizione italiana (NOI ndr) entrò in relazione con l’ Opposizione internazionale di sinistra, tutti i suoi membri risiedevano infatti, in quanto emigrati politici, in Francia. Il ridottissimo gruppo di trockisti italiani, rivolse dunque un appello all’ emigrazione politica comunista attraverso la ‘Lettre ouverte de la Nouvelle Opposition à tous le membres du PCI (Partito comunista internazionalista (ndr)””.”” (pag 108) (1) Materiale riprodotto in appendice a S. Corvisieri, Trotskij e il comunismo italiano”,”TROS-177″ “FRANCESCANGELI Eros”,”«Un mondo meglio di così». La sinistra rivoluzionaria in Italia, (1943-1978).”,”Il volume, frutto di una estesa ricerca d’archivio, analizza le formazioni riconducibili a quella peculiare area politica che è stata la sinistra rivoluzionaria italiana fra gli anni Quaranta e Settanta del Novecento. L’anarchismo e le dissidenze antistaliniste ‘storiche’ hanno dato vita a esperienze organizzative significative che, a contatto con le lotte sociali e anticoloniali, hanno saputo intercettare le tensioni generazionali e politiche affiorate negli anni Cinquanta- Sessanta del Novecento. Già prima del Sessantotto sono nate così nuove strutture di matrice antiautoritaria, operaista, marxista-leninista, e/o antimperialista, che hanno raggiunto il loro apogeo nella prima metà del decennio successivo per entrare poi rapidamente in crisi, strette tra il fenomeno della lotta armata, il disimpegno politico e l’emergere di altri bisogni e antagonismi (femminismo in primis). Eros Francescangeli è stato tra i fondatori del quadrimestrale «Zapruder», rivista di storia della conflittualità sociale. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo ‘Arditi del popolo. Argo Secondari e la prima organizzazione antifascista (1917-1922)’ (Odradek, 2000) e ‘L’incudine e il martello. Aspetti pubblici e privati del trockismo italiano tra antifascismo e antistatalismo (1929-1939)’ (Morlacchi, 2005). Indice. Ringraziamenti 1. Riflessioni introduttive 1. Prologo 2. L’oggetto della ricerca e lo specchio deformante del Sessantotto 3. Fasi, stagioni ed eventi periodizzanti 4. Violenza, repressione e strategie della tensione 5. Relazioni di genere e moralità: il caso di Servire il popolo (ma non solo) 2. Gli anni del dissenso 1. Gli anarchici 2. Bordighisti e trockisti 3. Dissidenti comunisti, socialisti di sinistra e transfughi libertari 3. Una destalinizzazione a metà 1. Le ripercussioni del 1956: l’area della Sinistra comunista 2. La nascita del neo-operaismo 3. Anarchici, bordighisti e trockisti prima del Sessantotto 4. La Cina è vicina: la formazione dei primi nuclei stalino-maoisti 4. Il quinquennio rosso (1965-1969) 1. Verso il partito: le organizzazioni stalino-maoiste 2. Il biennio 1967-68: tra operaismo e maoismo 3. Servire il popolo e la scissione tra ‘rossi’ e ‘neri’ 4. Tra Trockij e Mao: Avanguardia operaia 5. Il rimescolamento post-movimentista 1. Gli ‘eretici’ del Manifesto 2. Nascita di Potere operaio e di Lotta continua 3. Dal movimento studentesco al Movimento studentesco 6. Sentieri divergenti 1. Lotta continua dal processo Pinelli-Calabresi alla critica dell’estremismo 2. Il Pdup per il comunismo e la nascita di Democrazia proletaria 3. Lotta continua dall’apogeo alla dissoluzione Abbreviazioni e sigle Riferimenti archivistici Indice dei nomi”,”MITC-155″ “FRANCESCHI Franco TADDEI Ilaria”,”Le città italiane nel Medioevo, XII-XIV secolo.”,”Franco Franceschi insegna Storia medievale nell’Università di Siena. Tra il suoi libri ”Tumulto’. I lavoratori fiorentini dell’Arte della Lana fra Tre e Quattrocento’ (Olschki, 1995). Ilaria Taddei insegna Storia medievale all’Università di Grenoble II. Tra i suoi libri ‘Fête, jeunesse et pouvoir’ (Université de Lausanne, 1991) e ‘Fanciulli e giovani. Crescere a Firenze nel Rinascimento’ (Olschki, 2001). Lavoro salariato nelle città italiane. “”Indubbiamente il fenomeno (rapporti salariali, ndr) non interessava tutti i contratti, si manifestava con un’intensità differente nelle diverse realtà urbane, in una medesima città contraddistingueva soltanto (o in prevalenza) alcuni settori. Ma ciò non toglie valore alla tendenza generale, riscontrabile a partire dalla metà del Duecento a Venezia e Genova e dagli ultimi decenni del secolo a Bologna, Piacenza, Firenze. In quest’ultima città l’apprendista venne esplicitamente definito «discepolo a salario». L’espansione del lavoro subordinato manifestò i suoi effetti, in modi diversi, sulle strutture familiari, sull’organizzazione corporativa, sull’insieme del corpo sociale. Con lo sviluppo dei rapporti basati sul lavoro dipendente aumentò il numero di famiglie la cui sopravvivenza era legata al salario del capofamiglia e questo modificò anche il contesto generale in cui s’inscriveva l’attività economica degli altri componenti il ‘ménage’. La necessità di introiti supplementari e la nuova fisionomia del mercato della manodopera, infatti, costituivano per tutti un incentivo a ricercare occasioni di lavoro retribuito. Le stesse compagnie degli artigiani, le cui aziende ricorrevano ora maggiormente a personale esterno alla famiglia, erano più disponibili per occupazioni diverse da quelle dei mariti, anche se – come abbiamo già notato – finivano per svolgere spesso attività non inquadrate dalle corporazioni. Quanto a queste ultime è evidente che l’aumento del peso dei ‘laboratores’ ne alterò l’originaria fisionomia paritaria facendone delle strutture sempre più gerarchizzate. Soprattutto nelle arti in cui il salariato era più diffuso, infatti, emerse con forza il problema del controllo e del disciplinamento dei lavoratori sottoposti, che venne affrontato con i poteri coercitivi di cui gli organismi corporativi disponevano e che abbiamo visto operanti nel caso degli operai tessili fiorentini. Anche le autorità comunali erano impegnate su questo fronte, come dimostra, fra gli altri, il fatto che nella seconda metà del XIII secolo (ma a Padova fin dal 1236) negli ordinamenti cittadini compaiano norme che fissavano i massimi salariali, regolamentavano la giornata lavorativa, stabilivano principi di comportamento. Magari autorizzando i maestri, come gli statuti ferraresi del 1287, a battere i ‘manoales’ che avessero interrotto il lavoro dei compagni: l’unica limitazione era che lo facessero ‘moderate’, senza cioè uccidere, mutilare o causare fratture (44)”” (pag 115-116) [(46) ‘Statuto di Viterbo del 1251’, in ‘Cronache e statuti della città di Viterbo’, pubblicati e illustrati da I. Ciampi, Firenze, 1872, pp. 449-599; sect. IV, rub. 17, p. 560; ‘Statuta Ferrariae anno MCCLXXXVII, trascriz. introduz. e glossario di W. Montorsi, Ferrara, 1955, libro II, rub. CCCLXXXI, pp. 194-195]”,”STOS-218″ “FRANCESCHINI Ettore”,”Ricordi di un vecchio socialista (Appunti sulle lotte operaie nel Perugino).”,”Esemplare dell’ autore. Memorie dell’ uomo politico socialista perugino che fu sindaco della sua città negli anni 1920-21. “”Che il sindacato apolitico sia un’assurdità, lo provano le più grandi organizzazioni dei paesi democratici. In Inghilterra, le Trade Unions si inseriscono nella vita politica, confondendosi nel Partito laburista. In America, dove il sindacato apolitico rappresenta la più grande eccezione, comincia a far capolino il vero scopo dell’avvenuta fusione delle due organizzazioni sindacali esistenti, ovvero quello di dar vita ad un ‘partito del lavoro’ per influire più direttamente sulla politica del paese.”” (pag 32)”,”MITT-253″ “FRANCESCHINI Ivan a cura”,”Cronache dalle fornaci cinesi. Uno dei più gravi scandali del lavoro degli ultimi anni visto attraverso gli occhi dei media cinesi.”,”FRANCESCHINI Ivan è laureato in lingue e istituzioni economiche e giuridiche dell’Asia Orientale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Dal 2006 vive a Pechino dove conduce ricerche sulla situazione dei lavoratori cinesi e lavora come giornalista free-lance. Cura un blog sul sito web del quotidiano l’Unità. Storia delle fornaci clandestine di mattoni dove vige il lavoro forzato senza salario cui sono sottoposti adolescenti e disabili rapiti alle famiglie. “”Il punto di partenza di questo traffico va individuato nei trafficanti di esseri umani e negli intermediari in nero, i quali per la maggior parte cercano le loro vittime nelle stazioni dei treni e degli autobus a lunga percorrenza. Una volta individuati i soggetti adatti, i trafficanti di solito usano delle scuse (come “”presentarli per un lavoro con un alto salario””) e ingannano i ragazzi, portandoli in case prese in affitto nei dintorni. Attualmente vi sono dei trafficanti che si servono persino del rapimento puro e semplice come metodo per portare via i ragazzi.”” (pag 37)”,”MCIx-051″ “FRANCESCHINI Ivan”,”Lavoro e diritti in Cina. Politiche sul lavoro e attivismo operaio nella fabbrica del mondo.”,”Ivan Franceschini è Marie Curie Fellow all’Università Ca’ Foscari di Venezia e all’Australian Centre on China in the World di Canberra con un progetto sul lavoro cinese in prospettiva globale. Dal 2006 al 2015 ha vissuto in Cina dove ha condotto ricerche sui temi del lavoro e della società civile e ha collaborato a vari progetti di cooperazione sui diritti dei lavoratori migranti. E’ autore di diversi studi usciti su riviste accademiche italiane e internazionali e ha pubblicato numerosi saggi sulla cultura e sulla società cinese. Le ONG del lavoro. (pag 102-103) L’inizio di un «movimento di auto-salvezza del lavoro cinese» “”Le ONG del lavoro sono apparse sulla scena cinese solo nella seconda metà degli anni Novanta, nella terza fase [Chan C. 2013]. Inizialmente si trattava per lo più di organizzazioni con un forte interesse per le questioni di genere, emerse nella capitale sull’onda della Conferenza Mondiale delle Donne, quali il Club delle Donne Migranti di Pechino (Beijing Dagongmei zhi Jia), stabilito da un gruppo di attiviste che già gestivano una rivista per lavoratrici migranti, e ‘Azione per le Sorelle della Comunità di Pechino’ (Beijing Shequ Jiemei Xing), Entrambe queste organizzazioni furono registrate nel 1996. Nello stesso periodo, a Shenzhen fu fondata la Rete delle Donne Lavoratrici Cinesi (Nügong Guanghuai). Per le prime ONG del lavoro che si rivolgevano ai migranti in generale bisognò attendere il 1998, con la fondazione a Canton del Servizio per la Gestione dei Documenti dei Lavoratori Migranti di Panyu (Panyu Dagongzu Wenshu Chuli Fuwubu). Sin dall’inizio, ragioni di opportunità politica hanno costretto queste organizzazioni a operare all’interno della sfera di quella che Gallagher [2004] ha definito «società civile non ufficiale». Questo perché, sebbene recentemente diversi governi locali abbiano permesso ad alcune ONG del lavoro di ottenere una licenza civile come enti no-profit, per anni queste realtà non hanno avuto altra scelta che registrarsi come aziende oppure non registrarsi affatto. Dalla fine degli anni Novanta, il numero delle ONG del lavoro ha continuato ad aumentare, un fenomeno in cui alcuni commentatori hanno letto l’inizio di un «movimento di auto-salvezza del lavoro cinese» (Zhongguo laogong zijiu yundong) [Huang 2007]. Questa crescita ha subito un’ulteriore accelerazione nei primi anni del nuovo secolo, in seguito al cambiamento, già descritto nel primo capitolo, del discorso ufficiale sui diritti dei lavoratori sotto la leadership di Hu Jintao e Wen Jiabao. Se si considera l’imponente sforzo legislativo nel campo del lavoro messo in piedi dall’amministrazione di Hu e Wen e il concomitante sforzo propagandistico mirato a promuovere l’immagine dei migranti come protagonisti del miracolo economico cinese, non c’è da sorprendersi se, tra le 30 ONG del lavoro elencate in un’inedita lista compilata nel febbraio del 2011 da Zhang Zhiru, uno storico attivista cinese del lavoro, solo 8 risultavano fondate tra il 1996 e il 2001, rispetto alle 21 stabilite tra il 2002 e il 2010. Sebbene esistano varie stime, non si ha un’idea ben chiara di quale sia il numero esatto di queste organizzazioni oggi. Ciò è in larga parte dovuto alla fluidità di tali enti, i quali, per far fronte alle ripetute intimidazioni da parte delle autorità, spesso si sciolgono e ricompaiono sotto altro nome, oppure si scindono in diverse organizzazioni di dimensioni più ridotte. Secondo Liu Kaiming, fondatore dell’Istituto di Ricerca per l’Osservazione della Società Contemporanea (Dangdai Shehui Guancha Yanijusuo) di Shenzhen, nel 2007 erano una cinquantina le ONG del lavoro che operavano nel Delta del Fiume delle Perle, per un totale di circa 200 attivisti [Long 2007]. L’anno successivo, Huang Yan, docente dell’Università Normale della Cina Meridionale, invece dichiarò che nella stessa area erano presenti circa 30 organizzazioni, ognuna delle quali era composta da 2 o 3 attivisti [Zhao 2008]. Oggi, a diversi anni di distanza, molte ONG «storiche» hanno cambiato nome o sono state chiuse dalle autorità, ma allo stesso tempo molte altre organizzazioni sono apparse al loro posto, aperte con altro nome da quegli stessi attivisti”” (pag 102-103)”,”MCIx-073″ “FRANCESCHI-SPINAZZOLA Dora a cura”,”Catalogo della Biblioteca di Luigi Einaudi. Opere economiche e politiche dei secoli XVI-XIX.. I. Numeri – 3148-6258. (L-Z)”,”Nell’indice dei nomi non riporta opere di F. Engels.”,”ARCx-002-FMB” “FRANCESCHI-SPINAZZOLA Dora a cura”,”Catalogo della Biblioteca di Luigi Einaudi. Opere economiche e politiche dei secoli XVI-XIX.. Supplemento A.1 – A.1000.”,”Nell’indice dei nomi non riporta opere di F. Engels:”,”ARCx-003-FMB” “FRANCESCO DI SALES S.”,”La Filotea. Ossia introduzione alla vita divota.”,”Amicizia (pag 278) “”San Gregorio Nazianzeno dice che alcuni amici e ammiratori di San Basilio s’ erano lasciati andare a imitarlo anche ne’ suoi difetti esterni, come nel suo parlare lento e con la mente astratta e pensierosa, nella forma della barba e nel modo di camminare. (…). Orbene, questa è cosa da non farsi assolutamente: ognuno ha già da sè tante cattive inclinazioni, che non occorre proprio addossarsi quelle degli altri, e l’ amicizia non solo non richiede questo, ma anzi vuole che ci aiutiamo vicendevolmente a liberarci da ogni sorta d’ imperfezioni. E’ necessario senza dubbio sopportare in pace nelle sue imperfezioni l’ amico, ma non certo portarlo a quelle e molto meno trasportare le sue in noi.”” (pag 307) San Francesco di Sales Vescovo e dottore della Chiesa 24 gennaio – Memoria Thorens, Savoia, 21 agosto 1567 – Lione, Francia, 28 dicembre 1622 Vescovo di Ginevra, fu uno dei grandi maestri di spiritualità degli ultimi secoli. Scrisse l’Introduzione alla vita devota (Filotea) e altre opere ascetico-mistiche, dove propone una via di santità accessibile a tutte le condizioni sociali, fondata interamente sull’amore di Dio, compendio di ogni perfezione (Teotimo). Fondò con santa Giovanna Fremyot de Chantal l’Ordine della Visitazione. Con la sua saggezza pastorale e la sua dolcezza seppe attirare all’unità della Chiesa molti calvinisti. (Mess. Rom.) Patronato:Giornalisti, Autori, Scrittori, Sordomuti Etimologia: Francesco = libero, dall’antico tedesco Emblema: Bastone pastorale San Francesco di Sales, vescovo di Ginevra e dottore della Chiesa, è sicuramente il più importante e celebre fiore di santità sbocciato in Savoia, sul versante alpino francese. Figlio primogenito, Francois nacque il 21 agosto 1567 in Savoia nel castello di Sales presso Thorens, appartenente alla sua antica nobile famiglia. Ricevette sin dalla più tenera età un’accurata educazione, coronata dagli studi universitari di giurisprudenza a Parigi e a Padova. Qui ricevette con grande lode il berretto dottorale e ritornato in patria fu nominato avvocato del Senato di Chambéry. Ma sin dalla sua frequentazione accademica erano iniziati ad emergere i suoi preminenti interessi teologici, culminati poi nelle scoperta della vocazione sacerdotale, che deluse però le aspettative paterne. Nel 1593 ricevette l’ordinazione presbiterale ed il 21 dicembre celebrò la sua prima Messa. Fu sacerdote zelante ed instancabile lavoratore nella vigna del Signore. Visti gli scarsi frutti che ottenuti dal pulpito, si diede alla pubblicazione di fogli volanti, che egli stesso faceva scivolare sotto gli usci delle case o affiggeva ai muri, meritandosi per questa originale attività pubblicitaria il titolo di patrono dei giornalisti e di quanti diffondono la verità cristiana servendosi dei mezzi di comunicazione sociale. Ma anche quei foglietti, che egli cacciava sotto le porte delle case, ebbero scarsa efficacia. Spinto da un enorme desiderio di salvaguardare l’ortodossia cristiana, mentre imperversava la Riforma calvinista, Francois chiese volontariamente udienza al vescovo di Ginevra affinché lo destinasse a quella città, simbolo supremo del calvinismo e massima sede dei riformatori, per la difficile missione di predicatore cattolico. Stabilitosi a Ginevra, non si fece remore a discutere di teologia con i protestanti, ardendo dal desiderio di recuperare quante più anime possibili alla Chiesa, ma soprattutto alla causa di Cristo da lui ritenuta più genuina. Il suo costante pensiero era rivolto inoltre alla condizione dei laici, preoccupato di sviluppare una predicazione e un modello di vita cristiana alla portata anche delle persone comuni, immerse nella difficile vita quotidiana. Proverbiali divennero i suoi insegnamenti, pervasi di comprensione e di dolcezza, permeati dalla ferma convinzione che a supporto delle azioni umane vi fosse sempre la provvidenziale presenza divina. Molti dei suoi insegnamenti sono infatti intrisi di misticismo e di nobile elevazione spirituale. I suoi enormi sforzi ed i grandi successi ottenuti in termini pastorali gli meritarono la nomina a vescovo coadiutore di Ginevra già nel 1599, a trentadue anni di età e dopo soli sei anni di sacerdozio. Dopo altri tre anni divenne vescovo a pieno titolo e si spese per l’introduzione nella sua diocesi delle riforme promulgate dal Concilio di Trento. La città rimase comunque nel suo complesso in mano ai riformati ed il novello vescovo dovette trasferire la sua sede nella cittadina savoiarda di Annacy, “Venezia delle Alpi”, sulle rive del lago omonimo. Fu direttore spirituale di San Vincenzo de’ Paoli. Nel corso della sua missione di predicatore, nel 1604 conobbe poi a Dijon la nobildonna Giovanna Francesca Frèmiot, vedova del barone de Chantal, con cui iniziò una corrispondenza epistolare ed una profonda amicizia che sfociarono nella fondazione dell’Ordine della Visitazione. “Se sbaglio, voglio sbagliare piuttosto per troppa bontà che per troppo rigore”: in questa affermazione di Francois de Sales sta il segreto della simpatia che egli seppe suscitare tra i suoi contemporanei. Il duca di Savoia, dal quale Francesco dipendeva politicamente, sostenne l’opera dell’inascoltato apostolo con la maniera forte, ma non addicendosi l’intolleranza al temperamento del santo, quest’ultimo preferì portare avanti la sua battaglia per l’ortodossia con il metodo della carità, illuminando le coscienze con gli scritti, per i quali ha avuto il titolo di dottore della Chiesa. Le sue principali opere furono dunque “Introduzione alla vita devota” e “Trattato dell’amore di Dio”, testi fondamentali della letteratura religiosa di tutti i tempi. Quello dell’amore di Dio fu l’argomento con il quale convinse i recalcitranti ugonotti a tornare in seno alla Chiesa Cattolica. L’11 dicembre 1622 a Lione ebbe l’ultimo colloquio con la sua penitente e qui morì per un attacco di apoplessia il 28 dello stesso mese nella stanzetta del cappellano delle Suore della Visitazione presso il monastero. Il 24 gennaio 1623 il corpo mortale del santo fu traslato ad Annecy, nella chiesa oggi a lui dedicata, ma in seguito fu posto alla venerazione dei fedeli nella basilica della Visitation, sulla collina adiacente alla città, accanto a Santa Giovanna Francesca di Chantal. Francesco di Sales fu presto beatificato il 8 gennaio 1662 e già tre anni dopo venne canonizzato il 19 aprile 1665 dal pontefice Alessandro VII. Successivamente fu proclamato Dottore della Chiesa nel 1877, nonché patrono dei giornalisti nel 1923. Il Martyrologium Romanum riporta la sua commemorazione nell’anniversario della morte, cioè al 28 dicembre, ma per l’inopportuna coincidenza con il tempo di Natale, il calendario liturgico della Chiesa universale ha fissato la sua memoria obbligatoria al 24 gennaio, anniversario della traslazione delle reliquie. San Francesco di Sales, considerato quale padre della spiritualità moderna, ha avuto il merito di influenzare le maggiori figure non solo del “grand siècle” francese, ma anche di tutto il Seicento europeo, riuscendo a convertire al cattolicesimo addirittura alcuni esponenti del calvinismo. Francesco di Sales a ragione può essere considerato uno dei principali rappresentanti dell’umanesimo devoto di tipica marca francese. Fu un vescovo santo, innamorato della bellezza e della bontà di Dio. E’ infine doveroso ricordare come al suo nome si siano ispirate parecchie congregazioni, tra le quali la più celebre è indubbiamente la Famiglia Salesiana fondata da San Giovanni Bosco, la cui attenzione si rivolge più che altro alla crescita ed all’educazione delle giovani generazioni, con un’attenzione tutta particolare alla cura dei figli delle classi meno abbienti. DALLA “INTRODUZIONE ALLA VITA DEVOTA” Nella creazione Dio comandò alle piante di produrre i loro frutti, ognuna “secondo la propria specie” (Gn 1, 11). Lo stesso comando rivolge ai cristiani, che sono le piante vive della sua Chiesa, perché producano frutti di devozione, ognuno secondo il suo stato e la sua condizione. La devozione deve essere praticata in modo diverso dal gentiluomo, dall’artigiano, dal domestico, dal principe, dalla vedova, dalla donna non sposata e da quella coniugata. Ciò non basta, bisogna anche accordare la pratica della devozione alle forze, agli impegni e ai doveri di ogni persona. Dimmi, Filotea, sarebbe conveniente se il vescovo volesse vivere in una solitudine simile a quella dei certosini? E se le donne sposate non volessero possedere nulla come i cappuccini? Se l’artigiano passasse tutto il giorno in chiesa come il religioso, e il religioso si esponesse a qualsiasi incontro per servire il prossimo come è dovere del vescovo? Questa devozione non sarebbe ridicola, disordinata e inammissibile? Questo errore si verifica tuttavia molto spesso. No, Filotea, la devozione non distrugge nulla quando è sincera, ma anzi perfeziona tutto e, quando contrasta con gli impegni di qualcuno, è senza dubbio falsa. L’ape trae il miele dai fiori senza sciuparli, lasciandoli intatti e freschi come li ha trovati. La vera devozione fa ancora meglio, perché non solo non reca pregiudizio ad alcun tipo di vocazione o di occupazione, ma al contrario vi aggiunge bellezza e prestigio. Tutte le pietre preziose, gettate nel miele, diventano più splendenti, ognuna secondo il proprio colore, così ogni persona si perfeziona nella sua vocazione, se l’unisce alla devozione. La cura della famiglia è rèsa più leggera, l’amore fra marito e moglie più sincero, il servizio del principe più fedele, e tutte le altre occupazioni più soavi e amabili. E’ un errore, anzi un’eresia, voler escludere l’esercizio della devozione dall’ambiente militare, dalla bottega degli artigiani, dalla corte dei principi, dalle case dei coniugati. E’ vero, Filotea, che la devozione puramente contemplativa, monastica e religiosa può essere vissuta solo in questi stati, ma oltre a questi tre tipi di devozione, ve ne sono molti altri capaci di rendere perfetti coloro che vivono in condizioni secolari. Perciò dovunque ci troviamo, possiamo e dobbiamo aspirare alla vita perfetta. fonte http://www.santiebeati.it&#8221;,”RELC-182″ “FRANCESCO San, a cura di Guido DAVICO-BONINO”,”I fioretti di San Francesco. Seguiti da «La vita del beato Egidio», «I detti di beato Egidio», «la vita di frate Ginepro».”,”‘Come frate Ginepro tagliò il piè ad uno porco, solo per darlo ad uno infermo’ (pag 277) (l’amore francescano per gli animali…) “”Come frate Ginepro vilifica se medesimo a laude di Dio’ (Una volta frate Ginepro, volendosi bene vilificare, si spogliò tutto ignudo e puosesi li panni in capo, fatto quasi uno fordello dello abito suo, ed entrò così ignudo in Viterbo; e vassene in sulla piazza pubblica per sua derisione. Essendo costui ivi ignudo, li fanciulli e li giovani, riputandolo fuori del senno, li feciono molta villania, gittandoli molto fango addosso e percuotendolo colle pietre e sospingendolo di qua e di là, con parole di derisione molto. (…)”” (pag 292-293″,”RELC-005-FAP” “FRANCESCOTTI Renzo, a cura di Giancarlo BERTONE”,”Passione di Fra Dolcino e Margherita.”,”Renzo Francescotti è nato in provincia di Trento, a Cles, nel 1938. VIve e lavora a Trento insegnante di scuola media. Dal 1968 fondatore e direttore del Gruppo interpretativo “”Neruda””. Ha al suo attivo una quindicina di pubblicazioni di poesia, saggistica storica, narrativa. E’ autore di commedie e giornalista. Ha pubblicato tra l’altro ‘Antifascismo e resistenza nel Trentino, 1920-1945’, Editori Riuniti, Roma; 1975 e ‘Sotto il sole di Spagna. Antifascisti trentini nelle brigate internazionali, Innocenti, Trento, 1977 “”Il concetto evangelico dell’ uguaglianza tra gli uomini, quello di un sacerdozio laico, senza consacrazione, la partecipazione attiva della donna all’apostolato sono tutti elementi che si inseriscono in u generale processo di laicizzazione della vita spirituale e poltiica, come passaggio obbligato dal Medio Evo all’età moderna”” (dalla presentazione di Nives Fedrigotti, pag 12) ‘La notorietà della vicenda di fra Dolcino ha inizio con la citazione di uno “”storico”” di eccezione: Dante Alighieri è il primo a parlare di lui, dedicandogli sei versi (“”Inferno””, c. XXVIII vv. 54-60) in cui, attraverso le parole di Maometto che esorta il poeta, ritornato a rivedere il sole, ad avvisare fra Dolcino che si armi affinché non sia sconfitto dalla fame e dalla neve, traspare la simpatia per la lotta sostenuta dal capo degli Apostolici. Un atteggiamento simile accomuna Dante e Dolcino, entrambi uomini di fortissima fede ma, allo stesso tempo convinti che la Chiesa derivava tutti i suoi mali dal potere temporale che esercitava. Ci pare abbastanza significativo che Dante, pur di parlare di fra Dolcino, compia una forzatura temporale, anticipando l’assedio degli Apostolici di 6-7 anni, riportandolo al 1300. Da allora in poi la vicende dolciniana ha sempre avuto notorietà attraverso i secoli, sia attraverso i commentatori della “”Divina Commedia”” il più importante dei quali, per quel che ci riguarda, è indubbiamente Benvenuto da Imola (“”Comentum super Dantis Aligherii comoediam””); sia attraverso i cronisti del tempo: la prima del cosiddetto Anonimo Sincrono (“”Historia fratris Dulcini heresiarche””) e l’altra di Bernardo Gui, inquisitore poi promosso vescovo (“”De secta illorum qui se dicunt esse de ordine apostolorum””). Entrambi queste opere vennero pubblicate dal Muratori nella sua raccolta di studi sul movimento dolciniano, sia da parte di storici italiani come il Baggiolini (“”Dolcino e i Patareni”” ed. Artaria, Novara, 1838) che stranieri come il Krone (“”Fra Dolcino und di Patarener””, Lipsia, 1844). Ma l’esplosione di interesse, non più solamente storico, ma politico intorno alla storia di fra Dolcino si ebbe nel 1907: quell’anno segnava il sesto centenario del rogo a Vercelli di Fra Dolcino e Margherita da Trento. In un clima di violente polemiche tra laici e clericali fu celebrata la data, rievocando, da parte dei laici, il movimento dolciniano, come anticipatore della lotta al potere temporale della Chiesa e precursore delle idee socialiste. Furono annunciate le celebrazioni che si sarebbero tenute a Novara, Vercelli e nel Biellese, i luoghi che avevano visto la nascita, la lotta e il rogo di Dolcino; venne annunciato che si sarebbe eretto un obelisco su monte Rubello (così detto dai ribelli dolciniani che vi trovarono l’ultimo rifugio prima di esservi massacrati tutti, anticamente chiamato Zebello e infine Mazzaro). (…) Il 20 e 21 luglio si svolsero sul monte Rubello le celebrazioni in onore di San Bernardo con la presenza del vescovo di Biella e con l’indulgenza plenaria assicurata ai fedeli confessati e comunicati che avessero visitato in preghiera il santuario. Intanto fu eretto da un apposito comitato l’obelisco e l’8 agosto vi fu murata una lapide con il testo: “”Nel VI centenario del Martirio – A Fra Dolcino rivendicato – Il popolo – 1307-1907″”. Infine l’11 agosto, presenti le logge massoniche della zona, le sezioni e i circoli socialisti, le società operaie, cooperative e unioni di lavoratori, un corteo di diecimila persone arrivò a monte Rubello ai piedi dell’obelisco che venne solennemente inaugurato. Il fascismo non risparmiò quel monumento ad un uomo in odore di “”socialismo”” e nel 1927, vent’anni dopo che era stato eretto, fu abbattuto. Dovettero passare quasi cinquant’anni perché sulle rovine dell’obelisco fosse costruito un piccolo cippo. (cfr. Elena Rotelli, “”Fra Dolcino e gli Apostolici nella storia e nella tradizione””, Claudiana editrice, Torino, 1979, Cap. VI)’ (pag 13-15; introduzione)]”,”RELP-067″ “FRANCESCOTTI Renzo”,”Antifascismo e resistenza nel Trentino, 1920-1945.”,”””La prima azione armata avvenne nel dicembre 1944; un gruppo di fascisti fu attaccato a Cles. Dopo la sparatoria e il lancio di bombe a mano, quattro «repubblichini» rimasero sul campo. L’attività insurrezionale iniziò il 24 aprile: una macchina carica di ufficiali tedeschi fu attaccata. Rimasero uccisi un colonello ed un maggiore; la macchina fu distrutta. Il 28 seguente, mediante un quintale di tritolo, fu ostruita la strada Fondo-Malè in località Sant. La stessa notte fu fatto saltare il ponte della Tresenga presso Tuenno. Due giorni dopo, il 30 quattro tedeschi furono catturati ed uno di loro, per un scontro con un partigiano, ucciso. (…) Il 1° maggio fu attaccata un’intera autocolonna: sei automezzi vennero distrutti, quattro tedeschi uccisi. I tedeschi reagirono con un rastrellamento senza però causare perdite tra i partigiani. Il giorno seguente il Comando tedesco intavolò trattative con i partigian, che riuscirono a mantenere l’ordine tra la popolazione”” (pag 80) (GAP «G. Manci») (Attività partigiana nelle valli del Noce)”,”ITAR-350″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume I. Da Lenin a Stalin.”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE La rivoluzione tedesca a Berlino. “”Tuttavia il governo non ha il controllo dell’ ordine pubblico a Berlino, dove la polizia è diretta da Robert Eichhorn, un membro della USPD di tendenza estremista, e dove alcuni reparti militari mostrano simpatie rivoluzionarie. In particolare preoccupa l’ atteggiamento di una divisione di marinai giunta dalle basi navali del Nord, sulla quale ha grande ascendente Heinrich Dorenbach, amico di Liebknecht. La tensione esplode una prima volta tra il 23 e il 24 dicembre, quando truppe fedeli allo stato maggiore si scontrano con i marinai, che vengono appoggiati da una gran folla accorsa dai quartieri operai. Per protesta la USPD esce dal governo. Il 29 dicembre le strade di Berlino sono attraversate da due grandi cortei. Il primo è il funerale dei marinai caduti ed è composto da militanti estremisti che accusano Ebert di assassinio. Il secondo è organizzato dalla SPD, all’ insegna dello slogan “”Abbasso la dittatura sanguinaria della Lega di Spartaco””. L’ indomani si riunisce il I Congresso del partito comunista (KPD), nato dalla confluenza fra spartachisti e altre forze rivoluzionarie. Nel frattempo entra al governo, come responsabile delle questioni militari, Gustav Noske, il deputato della SPD più gradito allo stato maggiore. Consapevole che i reparti regolari, tanto più quelli di un esercito sconfitto, non sono adatti ai combattimenti urbani contro le milizie operaie, favorisce la creazione dei “”corpi franchi”” (Freikorps) unità volontarie poco numerose, ma ben addestrate e motivate.”” (pag 63-64) Il fallimento dell’ insurrezione spartachista. (pag 64) “”La resa dei conti giunge il 4 gennaio, con la destituzione del prefetto Eichhorn, accusato tra l’ altro di essere al soldo dei russi: in effetti ha lavorato per un’agenzia di stampe dipendente dall’ ambasciata sovietica. L’ indomani spartachisti e delegati rivoluzionari indicono una dimostrazione cui partecipano centinaia di migliaia di lavoratori. Inebriati dal successo, gli organizzatori, tra cui Liebknecht e Pieck, decidono di abbattere il governo e creano un pletorico comitato rivoluzionario di 52 membri. Addirittura preparano un proclama in cui annunciano di aver assunto il potere. Ma non potranno mai emetterlo. In realtà i comunisti tedeschi, a differenza dei bolscevichi, difettano gravemente di preparazione militare. Non hanno un piano preciso né sanno su quali forze poter contare: si limitano a occupare alcuni edifici. La stessa dirigenza della KPD, Rosa Luxemburg in testa, viene colta di sorpresa dal tentativo insurrezionale. Noske invece non attendeva altro e reagisce con la massima determinazione. Nel giro di pochi giorni i corpi franchi prendono il controllo di Berlino, spazzando via gli insorti. La grande massa degli operai rimane neutrale: nelle fabbriche si auspica la riconciliazione tra le forze d’ ispirazione socialista. Segue una repressione spietata, con parecchie esecuzioni sommarie.”” (pag 64)”,”SOCx-129″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume II. Il comunismo al plurale (1939-1968).”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE “”L’ insurrezione di Varsavia e la strategia di Stalin. La strage di Katyn. Se tutto è ormai da tempo chiaro circa i responsabili della strage, resta una domanda: per quale motivo? (…) In realtà il capo supremo dell’ Unione Sovietica, memore della guerra del 1920, sapeva benissimo che la Polonia sarebbe stata riluttante verso qualunque tipo di alleanza con il suo paese, e dunque voleva vibrare un colpo preventivo per facilitarne l’ assoggettamento, consistente appunto nel loquidare una parte della sua classe dirigente. Avendolo intuito, nell’ estate del 1944 il governo polacco di Londra ordina l’ insurrezione di Varsavia per evitare che la città venga liberata ( e contestualmente occupata ) dalle truppe dell’ Armata rossa: queste si attestano sulle rive della Vistola, attendendo senza batter ciglio che la capitale sia completamente distrutta e rasa al suolo dall’ esercito tedesco e che l’ insurrezione sia soffocata nel sangue, per poi prenderne possesso con calma nel corso dell’ autunno-inverno, incontrando scarsa resistenza. Tale ipotesi è confermata da una testimonianza inedita di Francois Fejto, il noto studioso franco-ungherese del comunismo e dell’ Europa centro-orientale: egli racconta che, nel corso di un incontro con Milovan Gilas, il leader comunista jugoslavo in seguito diventato dissidente, questi gli rivelò che non tutti i contenuti delle conversazioni con Stalin erano stati pubblicati nell’ omonimo volume, e che in una delle parti omesse il despota del Cremlino avrebbe affermato con truculenza che “”dei paesi entrati a far parte della sfera d’ interessi sovietica, Polonia e Ungheria sono i più recalcitranti perché dotati di un’ aristocrazia nazionale, cui bisognerà rompre la spina dorsale””. Comunque la discussione su Katyn dura poco: come nel caso dei Paesi Baltici l’ anno precedente, maiora praemunt.”” (pag 349)”,”SOCx-130″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume III. Stagnazione e tramonto (1968-1998).”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE La dissidenza ebraica. “”Tra il 1966 e il 1967 vengono organizzati processi politici in tutto il paese. E molti degli imputat sono ebrei. Per la prima volta, dopo sessant’anni dalla rivoluzione d’ ottobre, gli ebrei introducono in Unione Sovietica le armi democratiche del dissenso (…). Il 1970 segna lo spartiacque. Il 15 giugno di quell’ anno vengono arrestati 33 ebrei di varie città dell’ Unione Sovietica, accusati di aver progettato d’impadronirsi di un aereo di linea per espatriare (…). Comincia in quel momento la massiccia emigrazione degli ebrei sovietici verso Israele e gli Stati Uniti (ben 175 mila sono i visti d’ uscita nel periodo compreso tra il 1970 e il 1978). Con la partenza di tanti dissidenti ebrei di primo piano, il movimento democratico sovietico si indebolisce notevolmente.”” (pag 669)”,”SOCx-131″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume IV. Le questioni aperte.”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE Tra i testi antologici quelli di NECAEV, HERZEN, LENIN MARTOV KAUTSKY TROTSKY GRAMSCI TURATI LUXEMBURG VOLIN PANNEKOEK TESI DI LIONE BORDIGA GOBETTI EINAUDI ARENDT Il catechismo del rivoluzionario, di Sergeij NECAEV. “”8. Solo chi prova nell’ azione di essere un rivoluzionario par suo può essere amico e intimo del rivoluzionario. Il grdo di amicizia e di dedizione e degli altri obblighi verso tale compagno è determinato unicamente dal grado di utilità per la causa della rivoluzione pratica onnidistruttiva. 9. Della solidarietà dei rivoluzionari non è certo il caso di parlare. In essa risiede tutta la forza della causa rivoluzionaria. I compagni rivoluzionari che si trovino a uno stesso grado di coscienza e passione rivoluzionaria devono, nei limiti del possibile, discutere in comune tutte le cose importanti e decidere all’ unanimità. (…)””. (pag 19) “”La passione rivoluzionaria, che è diventata in lui una seconda natura, deve a ogni istante essere unita a un freddo calcolo””. (pag 19)”,”SOCx-132″ “FRANCHI Ausonio (BONAVINO Cristoforo)”,”Letture sulla storia della filosofia moderna. Bacone, Descartes, Spinoza, Malebranche. Volume primo.”,”””Su questi punti noi eserciteremo i diritti d’ una critica, sempre rispettosa agli scrittori, che il consenso universale dei posteri ha proclamato grandi, ma pur sempre inflessibile verso le opinioni, che col procedere del tempo e col progredire degli studj la ragione ha scoperto e dichiarato errori. Amico Platone – dicevano i Latini, e dicevano bene – amico Aristotele; ma più e prima e sopra di tutti amica la verità.”” (pag 33) Risurgimento contro la scolastica. Bacone. “”Il Risurgimento, nunzio e precursore dell’ era moderna, è una gloria italiana; è una pianta, ch’ebbe qui la prima cultura, qui mise le prime radici, qui diede i primi fiori e i primi frutti; e di qui uscirono i semi e i germogli, che trapiantati altrove con miglior fortuna, crebbero più rigogliosi, più robusti, e rallegrarono l’ Umanità d’un nuovo incivilimento. L’ energia, la floridezza, l’ esuberanza di vita intellettuale, di cui l’ Italia porse allora spettacolo al mondo, non avevano riscontro nel passato se non in Grecia ai tempi di Socrate; né doveano averne in seguito se non per avventura in Francia nel gran movimento del secolo XVIII, che mise capo alla Rivoluzione, ed inaugurò propriamente un’altra era della civiltà””. (pag 108) Biografia Francesco Bacone (pag 131) In ‘La religione del secolo XIX’ (1853) il Franchi discorre estesamente di Montalembert, del rapporto tra cattolicesimo, rivouzioni, liberta’ e democrazia, dell’antitesi tra ragione e fede, della liberta’ religiosa, civile, politica, d’insegnamento. La Chiesa e’ giudicata irriformabile e incompatibile con la liberta’, cosi’ come inconciliabile con essa, al dire del Franchi, e’ lo stesso protestantesimo. La presente, cosi’ come le restanti opere publicistiche o speculative del Franchi, non e’ scevra dall’influsso di Giuseppe Ferrari. “”Nella “”Filosofia delle scuole italiane”” ho cercato dimostrare l’impossibilita’ di accordare il cattolicesimo (sic) con la filosofia; e nella “”Religione del secolo XIX”” intendo provare l’impossibilita’ di conciliar insieme il catolicismo (sic) con la liberta”” (dalla prefazione). Il Franchi, al secolo Cristoforo Bonavino (Pegli, 1821-Genova, 1895), sacerdote dal 1844, nel 1849 abbandono’ l’abito talare facendo professione di filosofia razionalistica e di tendenze politiche progressiste; allora assunse il suo pseudonimo, volendo simboleggiare la progressiva liberazione del suo spirito e, insieme, dell’Italia. Professore di storia della filosofia a Pavia e poi a Milano dal 1860 al 1888, fondatore e direttore dell’ebdomanario “”La Ragione””, fu fra l’altro assai polemico verso Mazzini e fu uno dei pochi, in Italia, a non condannare l’attentato di Felice Orsini, tanto che l’edizione delle “”Memorie politiche”” dell’Orsini stesso di Torino, 1858, vide la luce proprio con un’appendice del Franchi. Nel 1889 ripudio’ nuovamente le tesi filosofiche caldeggiate per tanti anni ritornando prete; nel 1893 fu riammesso a celebrare la messa e trascorse i suoi ultimi anni nel genovese convento di Sant’Anna, in cui si spense. Sul Franchi cfr. G. Gentile, Le origini della filosofia contemporanea in Italia, I, 43-64 e Galvano Della Volpe in Encicl. Italiana, XV, 875 (con cenni bibliografici). (fonte Marem.)”,”FILx-390″ “FRANCHI Ausonio (BONAVINO Cristoforo)”,”Letture sulla storia della filosofia moderna. Bacone, Descartes, Spinoza, Malebranche. Volume secondo.”,”Spinoza (pag 246) “”Ma anzi, ripiglia Spinoza, è la libertà, e non la servitù che si instituisce con questo sistema. Perocché servo è da dirsi chi, acceccato dalla passione, non conosce e non fa l’ utile proprio; libero invece, chi vive conforme al dettame della ragione. L’ obbedire può essere adunque o non essere servitù, secondo la natura dell’ azione. La quale rende servo l’ agente, quando ha per fine, non l’ utile suo, ma quello di chi comanda; e all’ incontro lo lascia libero, quando è prescritta, non dall’ utile del potere, ma da quello del popolo (1).”” (1) Tractatus theologico-politicus cap. XVI n. 32-34″,”FILx-391″ “FRANCHI Annalisa”,”Modernizzazione sviluppo e migrazioni internazionali. Le risposte della sociologia.”,”FRANCHI Annalisa è dottore di Sociologia dello sviluppo presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pisa. Si occupa di questioni migratorie e di tematiche connesse con l’etnicità. Viene ampiamente riportato il dibattito teorico sulla questione con moltissimi autori citati. Bibliografia molto ampia. “”Nel quadro di relazioni internazionali or ora delineato sembra perdere significato anche la netta dicotomia fra emigrazioni dell’intellighenzia ed emigrazioni di personale dequalificato (Hoffmann-Nowotny, 1988), come le ‘nuove’ immigrazioni in Italia in parte testimoniano (Collicelli – Di Cori, 1986; Birindelli, 1986; Melotti, 1988)”” (pag 16)”,”CONx-192″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume I. Da Lenin a Stalin.”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”FOTO-087″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume II. Il comunismo al plurale (1939-1968).”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”FOTO-088″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume III. Stagnazione e tramonto (1968-1998).”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”FOTO-089″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume IV. Le questioni aperte.”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE Mancanti alcuni fascicoli”,”FOTO-090″ “FRANCHI Paolo”,”Il PCI e l’eredità di Turati.”,”Paolo Franchi ha cominciato la sua attività di giornalista a “”Rinascita”” nel 1976. Ha poi lavorato a ‘Paese Sera’, ‘Panorama’, e dal 1986 al ‘Corriere della Sera’ dove è stato inviato, notista politico, capo della redazione romana ed editorialista. Tra il 2006 e il 2008 ha diretto il quotidiano ‘Il Riformista’. E’ stato condirettore del mensile ‘Le ragioni del socialismo’. Con Emanuele Macaluso ha scritto ‘Da cosa nasce cosa’, con Marco Follini ‘Intervista sui moderati, con Maria Vittoria Tomassi ha curato ‘Pietro Nenni: socialista, libertario, giacobino. Diari 1973-1979. Tra i suoi lavori recenti: ‘La traversata. Giorgio Napolitano da Botteghe Oscure al Quirinale’ e ‘Il tramonto dell’avvenire. Breve ma veridica storia della sinistra italiana’. Ungheria, 1956 “”Sarà proprio Giolitti, molti anni dopo, a testimoniare lo stato d’animo del capo della Cgil in quei giorni: “”Capitò che Di Vittorio, il quale abitava nel mio stesso palazzo sulla via Cristoforo Colombo, al piano sotto il mio, mi accompagnasse da Montecitorio a casa sulla sua automobile. Parlammo, naturalmente, dell’Ungheria. Quando stavamo per arrivare fu travolto dall’emozione: ‘Quelli sono regimi sanguinari! Sono una banda di assassini!’ diceva con la voce rotta dal pianto. Fui sconvolto nel vedere quel macigno, quel gigante che singhiozzava””. In appoggio a Di Vittorio, Giolitti ha ispirato il più famoso documento del dissenso intellettuale comunista del 1956, il ‘Manifesto dei 101’. E quando Di Vittorio, seppure per nulla convinto, si è arreso, è andato avanti”” (pag 98-99) “”(…) nel 1956, stranamente, l’unico socialista con cui Togliatti polemizza apertamente dalla tribuna dell’ottavo congresso è proprio lui, il riformista rivoluzionario Lombardi, reo di assumersi il rischio “”di finire diritto diritto nell’opportunismo di vecchio tipo, nella passività, nell’asservimento al capitalismo”””” (pag 111)”,”PCIx-482″ “FRANCHINI Silvia”,”La questione femminile nel pensiero di John Stuart Mill (I). (in)”,”In apertura rivista commemorazione morte di Gianni BOSIO (48 anni).”,”DONx-036″ “FRANCHINI Giuseppe”,”Memorie di guerra e di prigionia, 1941-1945.”,”Franchini, richiamato alle armi nel 1940, inviato sul fronte albanese nel 1941 è stato fatto prigioniero in Grecia dai tedeschi nel 1943. Il diario è stato scritto nei lager. Racconta la guerra sulle montagne albanesi e la disfatta militare italiana, la resa disonorevole alle truppe germaniche, la vita umiliante del prigionieri nei campi di internamento in Sassonia, fino al ritorno in Italia.”,”QMIS-163″ “FRANCHINI Andrea”,”Afghanistan. Storia di un Paese in crisi.”,”Andrea Franchini (Bologna 1955) giornalista, nel 1976 viene assunto dal Resto del Carlino e diventa giornalista professionista a soli 22 anni. Nel 1987 è vicedirettore de La Nazione di Firenze. L’anno dopo è direttore de Il Telegrafo di Livorno e nel 1991 consulente editoriale de ‘L’Indipendente’ di MIlano.”,”ASIx-130″ “FRANCHINI Silvia”,”Sylvia Pankhurst, 1912-1924. Dal suffragismo alla rivoluzione sociale.”,”Silvia Franchini (Genova, 1947) ha screitto saggi sulla storia del femminismo e del socialismo inglese dell’Ottocento e del Novecento. Ha curato e introdotto l’edizione italiana dell’opera di Willam Thompson ‘Appello di metà del genere umano’ (1974) e la collaborato con ‘Movimento operaio e socialista’. Ha svolto attività di ricerca presso l’Università di Firenze, Facoltà di Lettere e filosofia.”,”MUKx-001-FFS” “FRANCIA Mauro MUZZIOLI Giuliano”,”Cent’anni di cooperazione. La cooperazione di consumo modenese aderente alla Lega dalle origini all’unificazione. (1864-1968).”,”Giuliano Muzzioli, si è laureato nella Facoltà di Economia e Commercio di Modena, dove dal 1977 insegna Storia dell’economia italiana dall’Unità nazionale ad oggi. Mauro Francia si è laureato nella Facoltà di economia e Commercio di Modena ed è autore di saggi di storia sociale.”,”MITS-001-FP” “FRANCIA Enrico”,”1848. La rivoluzione del Risorgimento.”,”””Si tratta dunque di un evento complesso e articolato, del quale però esistono poche ricostruzioni generali, come ricordava alcuni anni fa Simonetta Soldani. L’ultima storia del Quarantotto italiano è infatti il volume di Giorgio Candeloro, pubblicato nel 1960 all’interno della sua ‘Storia dell’Italia moderna””‘ (pag 4)”,”ITAB-353″ “FRANCIONI Gianni”,”Come lavorava Gramsci. [Antonio Gramsci, Quaderni del carcere. Edizione anastatica dei manoscritti, a cura di Gianni Francioni].”,”Frammentarietà formale e non sistematicità sostanziale dei Quaderni del carcere (pag 22-23) “”In realtà si tratta di pagine falsamente limpide, e i quaderni si rivelano un vero e proprio labirinto nel quale è facile perdersi. Gramsci lavora infatti a più quaderni contemporaneamente, o riprende quelli di periodi precedenti per aggiungervi nuove note negli spazi bianchi residui. In certi casi, sembra che cominci a scrivere dalla metà di un quaderno, per poi passare alla prima metà. A volte fa, in una delle pagine iniziali, un rinvio ad un testo che si trova a quaderno inoltrato. Per svariate ragioni (su cui torneremo), vi sono fasce di sovrapposizione temporale della sua scrittura che attraversano orizzontalmente i quaderni, e di conseguenza momenti della redazione in cui non si ha passaggio da un quaderno ad un altro ma da una nota ad un’altra nell’alternarsi di differenti quaderni”” (pag 22)”,”GRAS-002-FGB” “FRANCK Dan”,”Libertad!”,”FRANCK Dan ha pubblicato una ventina di opere. ‘Libertad!’ è una cronaca della vita artistica e intellettuale aperta con ‘Bohèmes’ (1998). Foto tessera di Victor Serge in inserto fotografico Foto di W. Munzenberg Foto manifestazione del POUM nel gennaio 1937 Morte di A. Nin ex segretario di Trotsky “”L’offensive contre les membres du POUM est organisée depuis Madrid. Elle n’est pas le fait des communists espagnols, mais d’agentsvenus de l’étranger – de Moscou principalement. Le représentnt du Guépéou en Espagne, Alexandre Orlov, se charge du travail. S’appuyant sur les nombreuses complicités dont bénéficient les communistes au sein de la police madrilène, ses agents obtiennent de faux témoignages qui leur permettent de fabriquer de faux documents “”prouvant”” que le principal leader du POUM, Andrés N in (ancien secrétaire de Trotski) correspond avec Franco, avec qui il a organisé un complot contre la Catalogne républicaine. Se fondant sur ces mensonges – qui constituent une véritable trahison historique -, le communistes obtiennent du gouvernement Negrin que la presse du POUM soit saisie et ses principaux dirigeants arrêtés. Andrés Nin, qui a vécu à Moscou pendant plusieurs années, comprend, mais trop tard, que la terreur stalinienne va désormais s’abattre sur l’Espagne. Il est arrêté par les sbires d’Orlov le 16 juin au matin, au corus d’un comité exécutif du POUM. On l’emmène dans le bâtiment que les Soviétiques on réquisitionné à Alcala de Henares. Il y est enlevé par des agents venus de Moscou, commandés par le général Orlov. Transféré d’une maison à l’autre, notamment dans la cave de la demeure du général Ignacio Hidalgo de Cisneros, le chef de l’aviation républicaine qui a tant critiqué l’aide apportée par André Malraux, Nin est abominablement torturé, pouis assassiné”” (pag 278) Orwell sfugge alla cattura dei membri Poum in Catalogna e riesce a riparare in Inghilterra. Pubblica sulla stampa britannica articoli che diventeranno un’opera magistrale sulla guerra di Spagna: ‘Omaggio a Catalogna’ (pag 279)”,”MSPG-256″ “FRANCK Louis R.”,”Histoire économique et sociale des États-Unis de 1919 à 1949.”,”FRANCK Louis R. professore all’ Institut d’Etudes Politiques Il volume contiene all’interno alcuni ritagli di giornale Misure per giovani e meno giovani disoccupati “”La lutte contre le chômage. Le gouvernement Roosevelt se dut d’adopter à l’égard du chômage une politique d’intervention active; visant moins à le supprimer qu’à le considèrer comme une calamité nationale nécessitant des remèdes nationaux. Durant les huit années 1933-1940, la moyenne des chômeurs atteignit de 9 à 10 millions et le minimum n’en fut jamais inférieur à 7 millions; le chômage devint comme une donnée permanente de la civilisation industriélle, justiciable de méthodes gouvernementales continues, au même titre que la défense natioanle ou la santé publique. Ces méthodes varièrent suivant les réponses que le New Deal apportait à certaines questions fondametnales: allait-on préférer l’assistance directe sous forme de secours, de ‘dole’, moins coûteux mais combine démoraisants, ou bien la réorientation des chômeurs vers des travaux rentable d’intérêt général, moralement plus acceptables mais combien plus onéreux: allait-on choisir parmi ces travaux ceux que justifiaient les possibilités économiques ou techniques, ou bien en core ceux qui permettraient un réemploi plus rapide, plus massif des chômeurs; s’arrêterait-on, enfin, au financement fédéral ou au financement local des dépenses entraînées par le programme? De 1933 à 1935,l’assistance direcete l’emporte le plus souvent: la ‘Federal Emergency Relief Administration’, créé en mai 1933, subventionna les Etats pour leur faciliter la distribution de secours immédiats; ces secours variaient de région à région; ils variaient aussi, assure-t-on, selon la couleur et la race de leurs bénéficiaires. En novembre 1933, la ‘Civil Works Administration’ essaye de combiner travaux publics et secours directs: les autorités fédérales en supportèrent les dépenses, les autorités régionales en établirent les projets, les autorités locales en surveillèrent l’exécution. En janvier 1934, plus de 4 millions de chômeurs furent ainsi réoccupés; on leur garantit des salaires horaires décents, de 1 à 1,20$ puour les chômeurs spécialisés, de 0.40 à 0.50 $ pour les manoeuvres, sesiblement analogues aux tarifs syndicaux; la durée de travail ne fut que de 30 heures par semaine. Hátivement organisés, ces travaus étaient coûtoux; pour utiliser le plus possible de chômeurs, on les occupait àò des tâches absurdes, le plus souvent manuelles; à ces moment, Harry Hopkins, grand maître de la lutte contre le chômage, espérait encore que ce mal social allait rapidement disparaître, que l’amélioration économique générale allait y pourvoir et que les improvisations généreuses reestaient d’ici là suffisantes. Tout ceci changea à partir de janvier 1935. Roosevelt distingua deux catégories de chômeurs: ceux qui, victimes de la crise, auraient normalement fait oeuvre utile dans une conjoncture plus favorable et qu’il fallait effectivement réemplçoyer; et les autres, les malades, les inadaptés, les vieux, les déficients qui relevaient bien plus de l’assistance directe et seraient aidée par les autorités locales. Telle fut la philosophie de l”Emergency Relief Appropriation Act’ d’avril 1935, qui créa la ‘Works Progress Administration’, ou W.P.A., immédiatement dotée de 4.880 millions de dollars. Harry Hopkins devint le chef de cette grandiose machine de réemploi et de réorientation; un duel célèbre l’opposa au lent et probe Harold Ickes: alors que ce dernier estimait que la rentabilité, l’utilité nationale des travaux devaient être la considération essentielle présidanta à leur choix, Harry Hopklins fit triompher l’idée de travaux utiles certes, mais simples, lègers et permettant d’absorber le maximum de sans-emploi. (…) (pag 131-132-133-134)”,”USAE-114″ “FRANCK Harry A.”,”Tramping through Mexico, Guatemala and Honduras. Being the Random Notes of an Incurable Vagabond.”,”Harry A. Franck autore pure di ‘A Vagabond Journey Around the World'”,”AMLx-174″ “FRANCO REPELLINI Andreina”,”Engels.”,”””Ai dissensi ideologici si unì un altro motivo che portò la Prima Internazionale al fallimento: la repressione seguita alla sconfitta della Comune di Parigi, insurrezione di un proletariato di vecchio tipo, impregnato dei ricordi della grande rivoluzione e di una mentalità tutta giacobina. L’ Internazionale francese vi ebbe una parte secondaria mentre il ruolo fondamentale fu giocato da una maggioranza seguace di Blanqui e da anarchici di derivazione proudhoniana. Prima che l’ insurrezione avesse luogo Marx e Engels cercarono in tutti i modi di mettere in guardia gli operai francesi contro ogni tentativo di rivoluzione prematura; ma dopo la disfatta e la strage dei comunardi che ne derivò, assunsero nei riguardi dell’ ultima delle rivoluzioni del XIX secolo un atteggiamento di totale approvazione, definendola un governo della classe operaia e contribuirono alla costruzione di un mito epico destinato a lunga vita presso i socialisti di ogni paese.”” (pag 42)”,”MAES-062″ “FRANCO Massimo”,”Andreotti. La vita di un uomo politico, la storia di un’epoca.”,”FRANCO Massimo (Roma 1954) è notista politico e inviato del Corriere della Sera. “”Almirante annusò puzza di andreottismo molto presto. Dopo le amministrative del 1971, che avevano dato all’Msi un buon successo, alla Rai Jader Jacobelli, conduttore per antonomasia delle tribune elettorali del tempo, aveva inaugurato un ciclo di tribune politiche intitolato “”Faccia a faccia””. E Almirante era capitato proprio con Andreotti, in una delle sue rare apparizioni da politico e non da uomo di governo. (…) Invece il loro scontro fu ovattato, quasi asettico. Tutti dissero che era stata una brutta tribuna elettorale, un ping-pong garbatissimo nel quale nessuno dei due voleva farsi del male. Andreotti, però, un avvertimento ad Almirante l’aveva lanciato. I voti democristiani calamitati dall’estrema destra, fece osservare al campo missino, andavano considerati “”in libera uscita””. Se la Dc avesse suonato le trombe, come tante pecorelle smarrite gli elettori sarebbero tornati all’ovile. Insomma, buttò lì con quasi un anno di anticipo quello che la Dc avrebbe fatto con il suo governo dall’estate del 1972. Andreotti si preparava a vestirsi da uomo di destra: spingendo la destra missina verso posizioni paraeversive””. (pag 93)”,”ITAP-177″ “FRANCO Vittoria”,”Heller: l’ideale dell’individualità.”,”Vedi testo in MAES-004-FB Rivalutazione degli aspetti umanistici di Marx (giovane) (pag 103) La Heller si rivolge all’individuo singolo. E’ il singolo che si deve ‘trasformare’ e innalzare all’individualità. La trasfromazione della società è mediata dalla trasformazione dei singoli (pag 107) Polemica della Heller con Engels e con Lenin sull'””interesse di classe””. (pag 109) Modello di “”eguaglianza sociale”” che la Heller elabora insieme a F. Feher, l’ uomo nuovo costruttore e protagonista della società ‘disalienata’ (pag 111) “”Scriveva Rosa Luxemburg a Luise Kautsky nel 1917: «E con quanta libertà, con quale equilibrio intellettuale egli [Goethe] condusse i suoi studi contemporaneamente sulla metamorfosi delle piante, sulla teoria dei colori, su mille cose. Io non chiedo che tu faccia come Goethe, ma ognuno può procurarsi o per lo meno tendere alla sua concezione della vita, all’universalismo degli interessi, all’interna armonia. E se tu forse dici: Goethe non era un militante politico, io credo che tanto più il militante politico deve cercare di stare al di sopra delle cose, altrimenti sprofonda ad ogni momento col naso nel fango»”” (pag 112)”,”MAES-004-B-FB” “FRANCO Fortini, intervista a cura di Giampiero MUGHINI”,”Franco Fortini.”,”Nel testo dell’intervista riferimento ai libri e agli articoli citati durante il colloquio. Treccani: (pseud. di Lattes, Franco) Poeta e scrittore, nato a Firenze il 10 settembre 1917. Professore di Storia della critica all’università di Siena. Già collaboratore di Letteratura e di Riforma letteraria, espulso per le leggi razziali dall’organizzazione universitaria fascista, dopo l’8 settembre 1943 si rifugia in Svizzera. Uomo di risentita tempra morale, esordisce nel 1946 con Foglio di via e altri versi (19672), poesie in cui riconverte la propria ansia di riscatto interiore nell’ansia di liberazione di un intero popolo oppresso, e nel 1948 pubblica il romanzo Agonia di Natale (poi Giovanni e le mani, 1972), in cui rappresenta l’atteggiamento dell’intellettuale rivoluzionario di fronte alla sua stessa crisi, vista come malattia. Già ne Il Politecnico, di cui era redattore, aveva approfondito le ragioni morali e ideologiche del suo lavoro letterario, interrogandosi su Kafka, sui classici, sull’esistenzialismo e sul rapporto politica/cultura, e continuerà poi a farlo prima su Ragionamenti e Opinione e poi su Avanti!, Officina e Comunità. Del 1956 sono le note di viaggio di Asia maggiore e del 1957 i saggi raccolti in Dieci inverni (1947-1957). Contributi ad un discorso socialista; mentre nel 1959 (19692) pubblica Poesia ed errore (1937-1957), in cui ripropone la tematica di una malattia della coscienza, di un ”errore”, appunto, che impedisce di costruire il futuro. Lo stile essenziale, non senza echi brechtiani, l’attenzione ai valori prosodici e, a volte, il gusto della deformazione riflettono la ricerca di una lingua difficilmente manipolabile dalle convenzioni disumanizzanti della società neocapitalistica e si notano anche nelle raccolte successive, che verranno poi tutte comprese in Una volta per sempre (1978; 19872), poesie dal 1938 al 1973; mentre in Paesaggio con serpente. 1973-1983 (1984) domina la contraddizione tra l’inutile perfezione simbolica delle cose e la reale imperfezione e crudeltà della storia. Con Verifica dei poteri (1965; 19692), sul ruolo degli intellettuali e sulle ideologie sociali e politiche nel mondo occidentale, offre una prosa saggistica che è insieme strumento di diagnosi e genere letterario anche quando sarà tutta versata nell’autobiografia e nel diario (I cani del Sinai, 1967; 19792) o nella critica letteraria e ideologica del Novecento (Saggi italiani, 1974, 19872; Questioni di frontiera. Scritti di politica e di letteratura 1965-1977, 1977) o negli articoli giornalistici di passione civile e morale raccolti in Insistenze. Cinquanta scritti 1976-1984 (1985). Del 1988 è la ristampa del racconto La morte del cherubino (1ª ed. 1941). Di F. si ricordano anche l’attività di traduttore letterario (soprattutto da Flaubert, Eluard, Gide, Brecht, Proust e il Faust di Goethe), numerose voci enciclopediche e introduzioni e prefazioni a opere di massimi autori del Novecento europeo. Bibl.: I. Calvino, in l’Unità, 14 luglio 1946; G. Petrocchi, in La fiera letteraria, 12 marzo 1948; A. Bocelli, in Il mondo, 25 dicembre 1956; P. P. Pasolini, in Passione e ideologia, Milano 1960; M. Petrucciani, Poesia di Fortini, in Galleria, maggio-giugno 1960; G. Bàrberi Squarotti, in Poesia e narrativa del secondo Novecento, Milano 1961; G. C. Ferretti, in La letteratura del rifiuto, ivi 1968; Id., in L’autocritica dell’intellettuale, Padova 1970; A. Asor Rosa, in Intellettuali e classe operaia, Firenze 1973; A. Belardinelli, Fortini, ivi 1974; G.C. Ferretti, in Il mercato delle lettere, Torino 1979; P. Sabbatino, Gli inverni di Fortini, Foggia 1982; L. Lenzini, in AA. VV., Quattro studi sul tradurre, Verona 1983; AA. VV., in L’Immaginazione, giugno-luglio 1985 e ottobre 1988; R. Luperini, La lotta mentale. Per un profilo di F. Fortini, Roma 1986; AA. VV., in Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Siena, 1987; G. Raboni, F. Fortini, in AA. VV., Storia della letteratura italiana, ix, t. ii, Milano 1987; R. Pagnanelli, Fortini, Ancona 1988; C. Fini, L. Lenzini, P. Mondelli, Indici per Fortini con due contributi di F. Fortini, Firenze 1989.”,”ITAC-005-FGB” “FRANCO Massimo PAGANO Sergio”,”Secretum. Intervista con Mons. Sergio Pagano. Con nuovi documenti su Chiesa e antisemitismo. Papi, guerre, spie: i misteri dell’Archivio Vaticano svelati dal Prefetto che lo ha guidato per un quarto di secolo.”,”Massimo Franco, editorialista politico del ‘Corriere della Sera’. Ha lavorato per ‘Avvenire’, ‘Il Giorno’, ‘Panorama’. E’ autore di libri sul Vaticano, il papato, la politica italiana (Dc). Sergio Pagano è nato a Terrusso di Bargagli (Genova) nel 1948 entra nei Barnabiti a Genova nel 1966 e compie studi filosofici e teologici all’Università Urbaniana di Roma. Sacerdote dal 1977 si diploma in paleografo-archivista nel 1978 e si laurea in teologia nel 1981. Chiamato a Roma presso l’Archivio Segreto Vaticano.”,”RELC-016-FGB” “FRANCOIS-PONCET André”,”Ricordi di un ambasciatore a Berlino.”,”ANTE1-52 pag 299 Hitler come l’incantatore di sorci di Hamelin. Wikip: Il Pifferaio di Hamelin è una fiaba tradizionale tedesca, trascritta, fra gli altri, dai fratelli Grimm. È anche nota come Il Pifferaio Magico o con altri titoli simili. Si ritiene che essa sia stata ispirata da un evento tragico realmente accaduto nella città tedesca di Hamelin in Bassa Sassonia, nel XIII secolo. Una illustrazione della fiaba su una vetrata di una chiesa di GoslarIndice [nascondi] 1 Trama 2 Origini della fiaba 3 Adattamenti e riferimenti 3.1 La fiaba in musica 3.2 La fiaba nel cinema 3.3 Video musicali 3.4 Letteratura 4 Collegamenti esterni Trama [modifica] La storia si svolge nel 1284 ad Hamelin, in Bassa Sassonia. In quell’anno la città viene invasa dai ratti. Un uomo con un piffero si presenta in città e promette di disinfestarla; il borgomastro acconsente promettendo un adeguato pagamento. Non appena il Pifferaio inizia a suonare, i ratti restano incantati dalla sua musica e si mettono a seguirlo, lasciandosi condurre fino alle acque del fiume Weser, dove muoiono annegati. La gente di Hamelin, ormai liberata dai ratti, decide incautamente di non pagare il Pifferaio. Questi, per vendetta, riprende a suonare mentre gli adulti sono in chiesa, questa volta attirando dietro di sé tutti i bambini della città. Centotrenta bambini lo seguono in campagna, e vengono rinchiusi dal Pifferaio in una caverna. Nella maggior parte delle versioni, non sopravvive nessun bambino, oppure se ne salva uno solo che, zoppo, non era riuscito a tenere il passo dei suoi compagni. Varianti più recenti della fiaba introducono un lieto fine in cui un bambino di Hamelin, sfuggito al rapimento da parte del Pifferaio, riesce a liberare i propri compagni. Una variante dice che i bambini entrano in questa caverna seguendo il pifferaio magico e fuoriescono da un’altra caverna la grotta di Almas in Transilvania. Questa era una delle leggende che spiegava l’arrivo dei sassoni in Transilvania, che cosi sarebbero appunto i bambini portati dal pifferaio magico di Hamlein Origini della fiaba [modifica] Il più antico riferimento a questa fiaba si trovava in una vetrata della chiesa della stessa città di Hamelin e risalente circa al 1300. Della vetrata si trovano descrizioni su diversi documenti del XIV e XVII secolo, ma pare che essa sia andata distrutta. Sulla base delle descrizioni, Hans Dobbertin ha tentato di ricostruirla in tempi recenti. L’immagine mostra il Pifferaio Magico e numerosi bambini vestiti di bianco. Si pensa che questa finestra sia stata creata in ricordo di un tragico evento effettivamente accaduto nella città. Esisterebbe tuttora una legge non scritta che vieta di cantare o suonare musica in una particolare strada di Hamelin, per rispetto nei confronti delle vittime. Nonostante le numerose ricerche, tuttavia, non si è ancora fatta luce sulla natura di questa tragedia (vedi qui per un elenco di teorie). In ogni caso, è stato appurato che la parte iniziale della vicenda, relativa ai ratti, è un’aggiunta del XVI secolo; sembra dunque che la misteriosa vicenda di Hamelin avesse a che vedere solo con i bambini. (Paradossalmente, l’immagine del Pifferaio seguito da un esercito di topi è quella che la maggior parte delle persone associano a questa fiaba, magari senza ricordare nient’altro della vicenda). Le principali teorie circa gli avvenimenti di Hamelin si possono ricondurre a quattro principali: I bambini furono vittime di un incidente; forse annegarono nel Weser, o furono travolti da una frana. I bambini furono vittime di una epidemia e furono portati a morire fuori dalla città per proteggere il resto della popolazione. Si è ipotizzato che l’epidemia potesse essere di peste. Altri, con riferimento al fatto che i bambini “”danzavano”” dietro al Pifferaio, hanno pensato al morbo di Huntington oppure al ballo di San Vito, piuttosto comune in Europa nel periodo che seguì le epidemie di peste nera. Secondo queste teorie, il Pifferaio è una rappresentazione simbolica della Morte o della malattia. I bambini lasciarono la città per partecipare a un pellegrinaggio, a una campagna militare, o addirittura una nuova Crociata dei bambini, e non fecero mai ritorno. In questo caso, il Pifferaio rappresenterebbe il reclutatore. I bambini abbandonarono volontariamente i loro genitori e Hamelin per fondare nuovi villaggi, durante la colonizzazione della Germania orientale. Questa teoria porta come prova i numerosi luoghi con nomi simili ad Hamelin sia nei dintorni della città che nelle colonie orientali. Le migrazioni di bambini nel XIII secolo sono un fatto ampiamente documentato, e quest’ultima teoria gode di un notevole credito; il Pifferaio sarebbe un reclutatore che condusse via buona parte della gioventù di Hamelin per fondare una colonia nella Germania orientale. Tale Decan Lude, originario di Hamelin, avrebbe posseduto intorno al 1384 un libro di cori che conteneva un verso in latino che riportava questo evento. Il libro è andato perduto, si pensa intorno al XVII secolo. Un racconto tedesco degli eventi di Hamelin, purtroppo non illuminante, è sopravvissuto in una iscrizione databile 1602-1603, trovata proprio nella città della fiaba:: Anno 1284 am dage Johannis et Pauli war der 26. junii Dorch einen piper mit allerlei farben bekledet gewesen CXXX kinder verledet binnen Hamelen gebo[re]n to calvarie bei den koppen verloren Si potrebbe tradurre: Nell’anno 1284, il giorno di Giovanni e Paolo il 26 di giugno Da un pifferaio, vestito di ogni colore, furono sedotti 130 bambini nati ad Hamelin e furono persi nel luogo dell’esecuzione vicino alle colline. La più antica fonte rimasta è datata circa 1440. Jobus Fincelius menziona la vicenda nel suo De miracolis sui temporis (1556), identificando il Pifferaio con il Diavolo. Il resoconto più antico in lingua inglese è quello di Richard Rowland Verstegan (1548-1636), un antiquario e studioso di controversie religiose, nel suo Restitution of Decayed Intelligence (Antwerp, 1605). Egli cita la liberazione della città di Hamelin dai ratti e suggerisce che i bambini perduti siano andati a finire in Transilvania. Sembra che sia Verstegan ad aver coniato l’espressione Pied Piper (“”Pifferaio Variopinto””), introducendo quello che nei paesi di lingua inglese è l’appellativo più comunemente associato al Pifferaio (da noi invece chiamato comunemente “”Pifferaio Magico””). Piuttosto curiosamente, la data indicata da Verstegan per gli eventi di Hamelin è completamente diversa da quelle proposte da altre fonti, ovvero il 22 luglio 1376. Le note di Verstegan furono la fonte su cui si basò in seguito Nathaniel Wanley per il suo Wonders of the Visible World (1687), a sua volta utilizzato da Robert Browning per la sua celebre poesia (vedi sotto). La vicenda di Hamelin interessò anche Goethe, che scrisse una poesia su di essa nel 1803 e la citò anche nel suo Faust. I fratelli Grimm, traendo informazioni da undici fonti diverse, inclusero la fiaba del Pifferaio nel loro Saghe germaniche (Deutsche Sagen), pubblicato per la prima volta nel 1816. Nella loro versione, due bambini (uno cieco e uno storpio), rimasero a Hamelin; gli altri divennero i fondatori delle Siebenbürgen (Sette Città) (Transilvania). Basandosi probabilmente sul testo dei fratelli Grimm, Robert Browning scrisse una poesia sul Pifferaio, The Pied Piper, pubblicata nel 1849; la poesia è celebre per il suo humour, per i giochi di parole, e per le rime gioiose. La poesia colloca i fatti di Hamelin in data 22 luglio 1376. “When, lo, as they reached the mountain’s side, A wondrous portal opened wide, As if a cavern was suddenly hollowed; And the Piper advanced and the children followed, And when all were in to the very last, The door in the mountain-side shut fast.” (“Quando raggiunsero il fianco della montagna un meraviglioso portale vi si aprì, come se si fosse creata improvvisamente una caverna; il Pifferaio entrò e i bambini lo seguirono, e quando alla fine tutti furono all’interno, la porta nella montagna si chiuse velocemente.”) Il luogo menzionato da Browning è la montagna di Coppenbrugge, un luogo noto per essere stato, in tempi antichi, sede di oscuri riti pagani.”,”RAIx-237″ “FRANCOVICH Carlo”,”Albori socialisti nel Risorgimento. Contributo allo studio delle società segrete (1776-1835).”,”Volume numerato n° 662 “”Se poi si tiene conto che per il Buonarroti, il quale subito assume la presidenza della nuova associazione, la parola repubblica, come vedremo meglio in seguito, significa sempre e soltanto regime giacobino proteso verso l’instaurazione di uno stato egualitario, possiamo senz’altro affermare che negli statuti dei ‘Veri Italiani’ vengono esplicitamente proclamati i principi sociali del babuvismo. I primi che si strinsero intorno al Buonarroti nell’organizzazione di questa società, erano per lo più i vecchi campioni del mondo carbonaro, quali Pietro Mirri, il sacerdote Francesco Bonardi, Gaetano Ciccarelli, Salvatore Vecchiarelli che tutti più o meno aspiravano ad un moto liberatore anche in senso sociale. Ma soprattutto assertori di un cosciente pensiero socialista furono i due segretari dei ‘Veri Italiani’: Giulio Andrea Cannonieri – uno dei pionieri dell’organizzazione operaia in Francia prima ed in Italia poi – e l’aretino Giuseppe Gherardi, che, fra l’altro, del suo pensiero rivoluzionario e socialista venò anche una certa sua produzione teatrale, dove, come spesso accade, la nobiltà del pensiero si afferma a spese dell’arte. I ‘Veri Italiani’, valendosi dei vecchi quadri carbonari, si diffusero rapidamente all’estero, E in Francia soprattutto nei ‘depôts’, dove si accentravano i ‘refugiati italiani’ (…)”” (pag 125)”,”MITS-408″ “FRANCOVICH Carlo”,”La Resistenza a Firenze.”,”FRANCOVICH Carlo Lungo profilo biografico di Alessandro Sinigaglia (pag 376-377-378) Attentato a Giovanni Gentile (15 aprile 1943) pag 184) La morte di Fanciullacci. “”Due giorni dopo queste retate, sempre in relazione a quanto aveva rivelato il gappista arrestato, cade anche Bruno Fanciullacci, il gappista più audace di Firenze, che per le sue imprese era circondato da una fama quasi leggendaria. Egli venne arrestato in piazza Santa Croce, mentre si recava ad uno degli appuntamenti convenzionali, il 15 luglio. Fu subito portato in via Bologese e – almeno a quanto mi è stato riferito – fu messo a confronto con il gappista delatore, che lo identificò. Le torture cui fu sottoposto dovettero essere le più spaventose: ad ogni costo volevano carpirgli gli ultimi segreti dell’organizzazione cui apparteneva; volevano, forse, strappargli l’ammissione di avere organizzato l’uccisione di Giovanni Gentile. Comunque fosse, quando nel pomeriggio lo richiamarono per il secondo interrogatorio, Fanciullacci, approfittando di un momento di distrazione dei suoi sgherri, si gettò ammanettato dalla finestra che si trovava al secondo piano e precipitò in via Bolognese. I fascisti, non si sa se per vendetta o per timore ingiustificato che egli scappasse loro per la seconda volta, gli spararono dietro e lo ferirono al fianco. La sua agonia si prolungò ancora per un giorno ed infine morì, nonostante che i fascisti lo facessero curare, per la frattura della base cranica. Secondo quanto testimoniò una crocerossina, chiamata dal vicino ospedale di villa Natalia, al Fanciullacci moribondo un milite continuava a porre questa domanda per noi incomprensibile: “”Dicci chi c’era con te nella cabina””, ma il Fanciullacci non rispondeva. Rimasto solo con la crocerossina, le disse unicamente: “”Mia madre abita a Porta Romana”” (pag 245-246)”,”ITAR-201″ “FRANCOVICH ONESTI Nicoletta DIGILIO Maria Rita”,”Breve storia della lingua inglese.”,”L’inglese è una lingua di origine germanica con un vocabolario ricco di termini francesi e latini. Nicoletta Francovich Onesti è professore ordinario di Filologia germanica all’Università di Siena. Specialista di inglese medievale, ha pubblicato: L’inglese d’America e, per Carocci, Filologia germanica e I Vandali, lingua e storia. Maria Rita Digilio è ricercatrice di Filologia germanica all’Università di Siena. É autrice di studi sul lessico anglosassone, sulle glosse sassoni e la sintassi alto-tedesca.”,”VARx-040-FL” “FRANCOVICH Carlo”,”Storia della massoneria in Italia. Dalle origini alla rivoluzione francese.”,”Carlo Francovich (Gorizia, 1910) ha insegnato Storia del Risorgimento presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Firenze. Ha diretto l’Istituto storico della Resistenza in Toscana.”,”ITAG-014-FF” “FRANCOVICH Carlo”,”La Resistenza a Firenze.”,”- I 45 giorni di Badoglio a Firenze – La restaurazione fascista – Comincia la lotta per la liberazione – Il nazi-fascismo si consolida – La resistenza in atto – Verso la liberazione – La battaglia di Firenze”,”ITAR-022-FSD” “FRANK Ernst”,”Die Sklaven-Aufstände des Altertums. Vom sozialen Gesichtspunkte aus dargestellt.”,”Nel retrocopertina si pubblicizza il libro di PARVUS: ‘Die Handelkrisis und die Gewerkschaften’ in uscita presso la stessa casa editrice.”,”STAx-071″ “FRANK Pierre”,”Histoire de l’ Internationale Communiste. 1919-1943.”,”””C’est dans l’ Internationale que se situe le centre de gravité de l’ organisation de classe du proletariat”” (Rosa Luxemburg). “”A dire il vero, durante questo periodo (che sarà l’ ultimo periodo di attività politica di Lenin), egli scriveva che si trovava in una terra incognita e faceva prova nella riorganizzazione dello Stato di un pragmatismo che egli giustificava ricordando un aforisma di Napoleone: “”On s’ engage et puis on voit””. Certo egli non proponeva che una riunione molto limitata di una sola istituzione data dello Stato con un altra istituzione del partito, nel caso in cui egli ricercava precisamente un piccolo numero di uomini dotati di una qualità molto grande. Ma tutta la situazione rafforzava la tendenza a una fusione crescente tra lo Stato e il partito e questa fusione diventerà fatale per l’ uno e per l’ altro. E’ quello che Bucharin doveva riconoscere troppo tardi quando disse: “”Il partito e lo Stato si sono confusi, è il disastro più grande””””. (pag 263)”,”INTT-155″ “FRANK Pierre”,”Histoire de l’ Internationale Communiste. 1919-1943.”,”””Alla fine del 1933, Mosca rinnova con il governo hitleriano un accordo firmato nel 1926 con Stresemann, così come un patto di non aggressione firmato nel 1931 con Harmann Müller. Questa precipitazione a firmare tali documenti con il governo di Hitler soprende molti e solleva anche qualche critica; ma, dopo tutto, gli archivi diplomatici sono pieni di documenti di questo tipo che non hanno necessariamente un grande significato per i loro firmatari, i quali non si trovano impegnati da tali patti al momento decisivo.”” (pag 708) “”Nel mese di maggio 1935, (Stalin) riceveva il ministro degli Affari esteri della Francia, Pierre Laval, politico reazionario e specialista ben conosciuto del doppio gioco. Volendo negoziare con Hitler, veniva a firmare in primo luogo un “”trattato franco-sovietico di mutua assistenza””. Stalin non aveva allora alcuna funzione nel governo sovietico, era ufficialmente segretario generale del PCUS. E’ intorno a questo periodo che comincia ad entrare nell’ uso diplomatico la partecipazione del segretario del partito a negoziati con rappresentanti dei governi capitalisti, cosa che pone così di fatto il partito al primo rango delle istituzioni statali””. (pag 709)”,”INTT-156″ “FRANK Pierre e altri scritti di METAYER Marguerite BRAGUINSKY Maurice GERVASINI Virginia PRAGER Rodolphe MAURICIO Eduardo MANDEL Ernest MAITAN Livio NOVACK George LEQUENNE Michel KRIVINE Alain MONETA Jacob WATERS Mary Alice FRANK Pierre R. MOLINIER”,”Pour un portrait de Pierre Frank. Ecrits et temoignages.”,”Scritti di METAYER Marguerite BRAGUINSKY Maurice GERVASINI Virginia PRAGER Rodolphe MAURICIO Eduardo MANDEL Ernest MAITAN Livio NOVACK George LEQUENNE Michel KRIVINE Alain MONETA Jacob WATERS Mary Alice FRANK Pierre R. MOLINIER. “”La France avait cessé d’être imperialiste même au moment du pacte Hitler-Staline, puisque le groupe parlementaire communiste declara que c’etait un facteur de paix et que “”en cas de guerre les communistes feraient leur devoir de Francais””. La guerre vint huit jours apres. Thorez, Gitton, firent grand etat de leur depart au front! Le groupe parlementaire fit une nouvelle declaration de fidelité au gouvernement francais. La France n’etait pas encore imperialiste… Nous devons à la verité de rappeler qu’elle ne le devint qu’apres le partage entre Hitler et Staline de la Pologne! La lettre à Herriot preconisait un nouveau Munich! C’est a ce moment que Daladier, appuyé ouvertement ou hypocritement par toutes les categories de democrates dont la SFIO, prit pretexte de cette attitute des staliniens pour engager contre la classe ouvriere une repression impitoyable””. (pag 156) (Molinier-Frank, 1939).”,”TROS-084″ “FRANK André Gunder”,”Lumpenburguesía: Lumpendesarrollo. Dependencia, clase y politica en Latinoamérica.”,”FRANK André Gunder è nato a Berlino nel 1929. E’ stato professore di economia e scienze sociali. Ha preso il dottorato di economia a Chicago (1957), ha insegnato scienze sociali nello Iowa, Michigan, Europa Orientale, Santiago di Cuba, Africa occidentale, Brasilia e Santiago del Cile ove attualmente (1972) risiede. E’ un profondo conoscitore dell’ America Latina. “”Luis Vitale riassume il processo nella sua ‘Historia de Chile: “”La causa essenziale della Rivoluzione del 1810 fu l’ esistenza di una classe sociale i cui interessi entrarono in contraddizione con il sistema di dominio imposto dalla metropoli. Questa classe sociale fu la borghesia creola. Controllava in ultima istanza le principali fonti di ricchezza della colonia, ma il governo era in mano ai rappresentanti della monarchia spagnola. Questa contraddizione tra il potere economico, controllato dalla borghesia creola, e il potere politico, monopolizzato dagli spagnoli, fu il motore che mise in movimento il processo rivoluzionario del 1810″”. (pag 67)”,”AMLx-060″ “FRANK Anna”,”Il diario di Anna Frank.”,”Anna FRANK nacque il 12 giugno 1929 a Francoforte e morì nel marzo del 1945. Il diario è stato ritrovato nel dopoguerra nella soffitta e pubblicato ad Amsterdam nel 1947. Venne tradotto in tutte le lingue. Anna finì la sua vita nel campo di concentramento di Bergen Belsen. “”Il Führer di tutti i Germani ha parlato ad alcuni soldati feriti. Che tristezza sentirlo! Il dialogo si svolgeva press’a poco così: “”Il mio nome è Heinrich Scheppel.”” “”Ferito dove?”” “”A Stalingrado””. “”Che ferita?”” “”Due piedi congelati e una frattura al braccio destro.”” Proprio così; la radio ci trasmetteva questa orribile pagliacciata. I feriti sembravano orgogliosi delle loro ferite; quanto più gravi, tanto meglio. Ce n’era uno che non riusciva nemmeno più a parlare per la commozione di poter dar la mano al Führer (quella che gli restava). La tua Anna””; (Venerdì 19 marzo 1943) (pag 81)”,”GERN-122″ “FRANK Pierre”,”La quatrieme internationale. Contribution à l’ histoire du mouvement trotskyste.”,”Questa seconda edizione del libro comporta qualche pagina supplementare destinata ad aggiornare le attività della IV Internazionale nel corso dei tre anni trascorsi. Si sono pure aggiunti qui e là paragrafi allo scopo di precisare meglio alcune posizioni dell’organizzazione internazionale trotskista. (l’autore) (pag 7)”,”TROS-290″ “FRANK Andre Gunder”,”Capitalism and Underdevelopment in Latin America. Historical Studies of Chile and Brazil.”,”Il Professor Frank crede che sia “”il capitalismo , sia mondiale che nazionale, a produrre sottosviluppo nel passato e che ancora genera sottosviluppo nel presente”” (retrocopertina)”,”AMLx-161″ “FRANK Robert K., a cura di Michele GRILLO”,”Microeconomia. Comportamento razionale – Mercato – Istituzioni.”,”27″,”ECOT-353″ “FRANK Pierre”,”Histoire de l’Internationale communiste (1919-1943). Volume I.”,”‘C’est dans l’Internationale que se situe le centre de gravité de l’organisation de classe du prolétariat’. Rosa Luxemburg Introduction, Notes, foto,”,”INTT-019-FL” “FRANK Pierre”,”Histoire de l’Internationale communiste (1919-1943). Volume II.”,”‘C’est dans l’Internationale que se situe le centre de gravité de l’organisation de classe du prolétariat’. Rosa Luxemburg Notes, Index des noms cités, Bibliographie,”,”INTT-020-FL” “FRANK Andre Gunder”,”Capitalismo e sottosviluppo in America Latina.”,”””Ritengo anch’io, come Paul Baran, che è proprio il capitalismo, sia mondiale che nazionale, che ha prodotto sottosviluppo nel passato e che lo produce ancor oggi. Tutti gli studi giungono a una conclusione di fondamentale importanza: il capitalismo nazionale e la borghesia nazionale non offrono alcuna soluzione per il sottosviluppo dell’America Latina, e non possono farlo””.”,”AMLx-016-FL” “FRANK Stephen P. STEINBERG Mark D. a cura, contributi di Daniel R. BROWER Barbara ALPERN ENGEL Hubertus F. JAHN Al’bin M. KONECHNYI Boris N. MIRONOV Joan NEUBERGER Robert A. ROTHSTEIN Christine D. WOROBEC”,”Cultures in Flux. Lower-Class Values, Practices, and Resistance in Late Imperial Russia.”,”Daniel R. Brower (University of California, Davis) most recently published The Russian City between Tradition and Modernity, 1850-1900. Barbara Alpern Engel (University of Colorado, Boulder) has written, among other works, Between the Fields and the City: Women, Work, and Family in Russia 1861-1914. Stephen P. Frank (University of California, Los Angeles) is author of the forthcoming Cultural Conflict, Criminality, and Justice in Rural Russia, 1856-1914. Hubertus F. Jahn (Friedrich-Alexander Universität, Erlangen, Germany) has completed a forthcoming study of patriotic culture during World War I. Al’bin M. Konechnyi works in Petersburg at the State Museum of the History of the City and has published articles on various aspects of life in Petersburg during the nineteenth century. Boris N. Mironov (Institute of Russian History, Russian Academy of Sciences, Petersburg) has written widely on Russian social history; his most recent works are Russkii gorod v 1740-1860-e gody and Istoriia v tsifrakh. Joan Neuberger (University of Texas, Austin) is the author of Hooliganism: Crime, Culture, and Power in Petersburg, 1900-1914. Robert A. Rothstein (University of Massachusetts, Amherst) writes on Russian and Soviet popular song. Mark D. Steiberg (Yale University) is the author of Moral Communities: The Culture of Class Relations in the Russian Printing Industry, 1867-1907. Christine D. Worobec (Kent State University) is the author of Peasant Russia: Family and Community in the Post-Emancipation Period. Contributors, Acknowledgments, Introduction, Select Bibliography, Index, Notes,”,”RUSx-169-FL” “FRANK Joseph”,”The Levellers. A History of the Writings of Three Seventeenth-Century Social Democrats John Lilburne, Richard Overton, William Walwyn.”,”Il movimento dei livellatori, orientato democraticamente, rivendicava la libertà religiosa, una costituzione scritta, il suffragio universale, un fisco con una tassazione proporzionale in base al reddito, una forma di sanità sociale ossia una medicina socializzata. L’autore ha studiato la loro grande produzione di scritti come fonte primaria, circa 500 pamphlets, e pure i giornali del periodo, oltre a diari, trascrizioni legali, procedimenti parlamentari. Frank è stato insegnante di inglese all’Università di Rochester.”,”UKIR-052″ “FRANK Manfred”,”The Philosophical Foundations of Early German Romanticism.”,”Manfred Frank is Professor of Philosophy at Eberhard Karls University in Tübingen, Germany. He is the author of many books, including The Subject and the Text: Essays in Literature and Philosophy. Elizabeth Millán-Zaibert is Assistant Professor of Philosophy at DePaul University. She is the coeditor (with Jorge J. E. Gracia) of Latin American Philosophy for the Twenty-first Century: The Human Condition, Values, and the Search for Identity and translator of The History of Philosophy in Colonial Mexico by Mauricio Beuchot. Acknowledgments, Frequently Cited Texts and Abbreviations, Introduction, Notes, Glossary, Bibliography, Index”,”GERx-030-FL” “FRANK Thomas”,”Introduzione allo studio della lingua inglese.”,”Thomas Frank (1925-1990) ha insegnato Storia della lingua inglese nell’Università di Napoli. Ha tra l’altro pubblicato i volumi: Segno e significato, La lingua filosofica di John Wilkins e Storia della lingua inglese.”,”UKIx-013-FL” “FRANK Benis M.”,”Okinawa. L’ultima battaglia.”,”La battaglia per la conquista di Okinawa va senza dubbio annoverata fra le più dure e sanguinose di tutta la guerra. I difensori giapponesi erano consapevoli del fatto che sarebbe stata l’ultima battaglia prima dell’invasione della madrepatrie e si poteva essere certi che il «Bushido», il loro codice militare d’onore, non avrebbe permesso alcuna mancanza e flessione di quel caparbio orgoglio che già aveva stupito gli americani. Per questi ultimi, Okinawa era il coronamento di quattro anni di guerra nel Pacifico. (…) In quest’opera Benis Franck, già autore della storia ufficiale del Corpo dei Marines, presenta un dettagliato resoconto di quegli ottanta giorni dopo i quali i giapponesi furono sconfitti. Tuttavia, probabilmente per questioni di spazio, vi è un aspetto di questa biattaglia che pensiamo l’autore abbia trascurato: quei mesi registrarono il culmine degli attacchi suicidi giapponesi. Parecchie navi alleate furono colpite durante la rotta d’avvicinamento a Okinawa. 355 missione suicide furono lanciate il 6 e il 7 aprile contro l’immensa flotta ancorata davanti alle spiagge, e allo stesso tempo la più grande corazzata mai costruita, la «Yamato», intraprese un viaggio senza ritorno per immolarsi anch’essa in un’azione suicida. Fu calcolato che dei 1.900 attacchi suicidi effettuati durante la battaglia di Okinawa, il 14.7% centrò gli obiettivi; inoltre queste azioni crearono una vera psicosi fra gli equipaggi delle navi americane, tanto che nel mese di aprile alcuni uffuciali conclusero che i Kamikaze erano in grado di compromettere l’intera operazione”” (pag 6-7) [introduzione di Corrado Barbieri: ‘I giorni dei Kamikaze’]”,”QMIS-041-FV” “FRANK Pierre”,”Appunti per una storia della Quarta internazionale.”,”””Il combinarsi, nella seconda guerra mondiale, di una guerra interimperialista, con una guerra di difesa dell’URSS contro l’hitlerismo aveva fatto nascere alla fine di questa guerra sentimenti diversi e una notevole confusione politica. Il documento spiegava anche che, dato che la crisi dello stalinismo si era sviluppata in condizioni estremamente complesse e dato che i paesi dove c’erano le più grandi tradizioni marxiste la classe operaia aveva conosciuto una fase d’apatia politica, il progredire della Quarta Internazionale aveva trovato molti ostacoli considerevoli che, tuttavia, non avevano impedito questo progresso via via che le vecchie direzioni si logoravano”” (pag 113)”,”TROS-010-FGB” “FRANK William A. WOLER Allan B.”,”Duns Scotus, Metaphysician.”,”Filosofo (n. in Scozia, prob. presso Duns, Berwick, 1265-66 circa – m. Colonia 1308). Verso il 1278 entrò nell’ordine dei frati minori; nel 1303 leggeva le Sentenze a Parigi ove divenne poi maestro di teologia; incerta la sua carriera di insegnante che si svolse probabilmente tra Cambridge, Oxford e Parigi e infine a Colonia. Delle opere che vanno sotto il suo nome sono ormai da ritenere sicuramente originali: il trattato De pr¡mo principio, le Quaestiones in Metaphysicam, l’Opus Oxoniense e l’Opus Parisiense (commenti alle Sentenze: il primo opera diretta di D. S., il secondo reportatio dei discepoli), Quaestiones su opere logiche (Porfirio, Aristotele), De anima e Theoremata (redatte da discepoli, non sappiamo se approvate dal maestro). D. S., che è forse il più acuto pensatore del Medioevo (ebbe difatti il nome di Doctor subtilis), dedicò gran parte delle sue trattazioni a problemi gnoseologici e metafisici, che traggono il loro spunto polemico dal razionalismo e aristotelismo della filosofia domenicana. Dell’aristotelismo egli si serve per penetrare più addentro all’intima costituzione del tomismo e scorgerne tutte le debolezze; così egli partecipa a quel processo di svolgimento critico e di dissoluzione della scolastica a cui, soprattutto, contribuirà un altro francescano, Guglielmo di Occam. ? D. S. sviluppa alcuni motivi caratteristici della tradizione francescana del 13° sec., approfondendo criticamente l’aristotelismo, spesso in polemica con interpretazioni correnti, e soprattutto con Tommaso d’Aquino; tra le sue dottrine essenziali, la concezione della struttura del concetto, l’univocità dell’essere, l’identità di essenza e esistenza, il primato della volontà. Concepita la materia non come pura potenzialità ma come entità positiva, essa potrebbe esistere (per volere di Dio) anche senza forma. Gli individui sono costituiti da entità o formalità (entitates, formalitates) corrispondenti agli elementi generici e specifici: pur concorrendo in un’unica forma, le formalitates sono formalmente distinte (distinctio formalis a parte rei). Ogni individuo risulta così da una sorta di stratificazione di forme sempre più determinate, fino all’ultima forma individuante che fa la cosa esser tale: questo principio di individuazione per cui “”questo uomo”” non è “”quello””, fu chiamata haecceitas (termine tipico dello scotismo, che però non si ritrova in D. S.). Questa haecceitas, realizzando l’essere nella sua individualità, è anche il fondamentale principio di intelligibilità e oggetto di conoscenza intuitiva: ma l’uomo, dopo il peccato originale, non giunge a conoscere questa radice dell’individualità, terminando il suo conoscere all’individuum vagum. Le strutture generico-specifiche che si trovano realizzate nella realtà, sono per D. S. realtà univoche: anche l’essere è univoco, pur predicandosi di Dio e delle creature. In psicologia D. S. respinge la distinzione reale tra l’anima e le facoltà, e pur concependo l’anima umana quale forma sostanziale del corpo, ritiene che questo sia informato da una forma sua propria, la forma corporeitatis (l’immortalità dell’anima è oggetto di prove “”morali”” e “”probabili”” non di dimostrazione necessaria). Tra le facoltà, il primato è riconosciuto alla volontà: ogni atto volontario è libero per essentiam, sicché nessun bene è per essa determinante: tesi che D. S. fa valere contro l’intellettualismo tomista. ? Il volontarismo di D. S. si riflette anche nella teologia, che è concepita come scienza eminentemente pratica trattando di Dio non come oggetto di pura contemplazione intellettuale, ma come fondamento e fine della nostra attività (propter operari); opera di amore è la creazione come l’incarnazione e infine la grazia. Nell’opera della redenzione, grande importanza è data a Maria Vergine, di cui D. S. sostenne l’immacolata concezione contro Tommaso d’Aquino e i grandi maestri del 13° secolo.”,”FILx-327-FRR” “FRANK Philipp”,”La scienza moderna e la sua filosofia.”,”Philipp Frank, fisico e metodologo austriaco, nacque a Vienna nel 1884. Laureatosi nel 1910, dal 1912 al 1918 insegnò Fisica teorica all’Università tedesca di Praga. Trasferitosi quindi negli Stati Uniti fu professore di Fisica matematica e Filosofia della scienza alla Harvard University. Fu uno dei fondatori del Circolo di Vienna e assieme a Schlick diresse la collezione di Schriften zur Wissenschaftliche Weltaufassung.”,”SCIx-250-FL” “FRANK Anna, a cura di Otto FRANK e Mirjam PRESSLER”,”Diario. L’alloggio segreto, 12 giugno 1942 – 1° agosto 1944.”,”Per la prima volta la versione definitiva e integrale del ‘Diario’. Anne muore di stenti e di tifo tra il febbraio e il marzo del 1945. Poco dopo muore la sorella Margot.”,”EBRx-006-FSD” “FRANKE Herbert TRAUZETTEL Rolf”,”L’ impero cinese.”,”Libro dedicato alla memoria di Etienne BALAZS (1905-1963). FRANKE è nato a Colonia nel 1914, dal 1953 è professore ordinario di cultura e linguistica dell’ Asia Orientale all’ Università di Monaco di Baviera e dal 1958 membro ordinario dell’ Accademia Bavarese delle Scienze. TRAUZETTEL, nato nel 1930 a Lipsia, ha studiato, sinologia, iamatologia, indologia e filosofia alle università di Lipsia e Monaco di Baviera.”,”CINx-082″ “FRANKEL Paul H.”,”Petrolio e potere. Enrico Mattei.”,”Enrico MATTEI è morto nell’ ottobre del 1962.”,”ITAE-045″ “FRANKEL Francine R.”,”India’s Political Economy, 1947-1977. The Gradual Revolution.”,”FRANKEL Francine R. è Associate Professor di scienze politiche all’ Università della Pennsylvania e autore di ‘India’s Green Revolution’. Leadership e abilità del gruppo. “”La strategia politica poteva solo procedere attraverso un processo di graduale ristratificazione del tradizionale ordine sociale, che offriva sufficienti concessioni al fine e ritmi di cambiamento tali da tranquillizzare le classi proprietarie contro le minacce di espropriazione e prevenire la loro opposizione attiva all’ implementazione efficace di riforme agrarie. L’ approccio economico richiedeva l’ immediato incremento della produzione agricola attraverso le molte istituzioni che avrebbero dovuto acquisire il loro pieno potenziale come strumenti di mobilitazione delle risorse rurali solo dopo che il lungo processo di riorganizzazione agraria di base fosse stato completato. I pianificatori però affrontarono il Secondo Piano con considerevole incertezza riguardo all’ appropriato mix tra obiettivi politici ed economici di sviluppo. Nehru, in particolare, era conscio della necessità di compromesso su entrambi i lati, ed era anche preoccupato dei costi per preservare l’ integrità dell’ approccio di base. In seguito la sua riflessione fu che “”in una democrazia, un leader può portare avanti delle politiche che considera giuste, ma deve tener conto dell’ abilità dei suoi uomini ad implementarle.”””” (pag 123-124)”,”INDx-059″ “FRANKEL Stephen a cura; saggi di Andrew BROWN Stephen FRENKEL Ponniah ARUDSOTHY Craig R. LITTLER Hwang-Joe KIM Jon-Chao HONG Bih-Ling LEE David A. LEVIN Stephen CHIU Chris LEGGETT Nigel HAWORTH”,”Organized Labor in the Asia-Pacific Region. A Comparative Study of Trade Unionism in Nine Countries.”,”FRANKEL Stephen è prfessore al Centre for Corporate Change in the Graduate School of Management nell’Università di New South Wales. A ottenuto un Ph.D. in economics and politics dalla Cambridge University. Saggi di Andrew BROWN Stephen FRENKEL Ponniah ARUDSOTHY Craig R. LITTLER Hwang-Joe KIM Jon-Chao HONG Bih-Ling LEE David A. LEVIN Stephen CHIU Chris LEGGETT Nigel HAWORTH”,”MASx-025″ “FRANKEL Jonathan”,”Gli ebrei russi. Tra socialismo e nazionalismo (1862-1917).”,”Jonathan Frankel insegna dal 1964 alla Hebrew University di Gerusalemme. É stato Senior Fellow del Russian Institute della Columbia University. Ha pubblicato numerosi studi di storia russa ed ebraica, tra cui Vladimir Akimov on the Dilemmas of Russian Marxism.”,”EBRx-017-FL” “FRANKLIN Benjamin”,”Autobiografia de Benjamin Franklin.”,”””Esigendo il precetto dell’ Ordine che ogni parte del mio lavoro avesse il suo proprio tempo fisso, una pagina del mio primo quaderno conteneva il seguente schema di impiego delle ventiquattro ore del giorno naturale: “”Ore 5,6,7: alzarmi, lavarmi e pregare (…), preparare il lavoro del giorno e prendere le risoluzioni del giorno: proseguire gli studi attuali, fare colazione. ore 8-11: lavoro. ore 12-1: leggere o ripassare le mie annotazioni, e pranzare. 2-5: lavoro 6-9: riordinare, mettere le cose a posto, cenare, musica, distrazioni o conversazioni, esame del giorno. 9-4: dormire””. (pag 121)”,”BIOx-078″ “FRANKLIN Benjamin”,”Autobiografia.”,”FRANKLIN Benjamin “”Questo generale, secondo me, era un uomo coraggioso e in Europa, avrebbe senza dubbio saputo condurre una operazione con molta destrezza. Riponeva però troppa fiducia in se stesso, aveva un concetto esagerato delle capacità delle truppe regolari, e troppo poca considerazione tanto degli americani quanto degli indiani. George Croghan (1), il nostro interprete indiano, s’era unito a lui nella marcia portando con sé un centinaio di guerrieri pellirosse che avrebbero potuto essere di enorme utilità come guide, esploratori eccetera, se il generale li avesse trattati con un po’ di riguardo; Braddock invece ne minimizzava le capacità e tendeva ad ignorarne l’esistenza, finché quelli, un po’ alla volta, lo abbandonarono. Durante una conversazione che ebbi con lui, un giorno, mi dette alcuni ragguagli circa il suo piano d’avanzata. “”Dopo aver preso Fort Duquesne”” mi disse “”intendo procedere in direzione di Niagara, e dopo averla conquistata, verso Frontenac, se la stagione mi concederà un po’ di tempo, e penso che non me lo negherà, perché a Duquesne mi tratterrò tutt’al più tre o quattro giorni, e nulla ch’io riesca a immaginare potrà precludermi il cammino verso Niagara””. Avendo innanzi tempo immaginato la lunga fila che il suo esercito avrebbe dovuto formare per poter seguire, in marcia, lo strettissimo cammino nel cuore della foresta e tra la macchia, e avendo anche letto di una precedenza sconfitta toccata a millecinquecento francesi che avevano invaso il territorio degli irochesi, dovevo per forza nutrire qualche dubbio, e anche un po’ di paura, circa il risultato della spedizione. Ma mi arrischiai a dire soltanto: “”E’ certo, signore, che se arriverete davanti a Duquesne con queste magnifiche truppe così ben fornite di artiglieria, quel luogo, non ancora del tutto fortificato e neppure protetto, a quanto si dice, da una guarnigione non molto numerosa, non potrà opporre che una debole resistenza. L’unico pericolo, l’unico impedimento che potrà arrestare la vostra marcia, sono le imboscate degli indiani che, facendone di continuo, sono ormai diventati così abili che è difficilissimo accorgersi quando ne hanno tesa una; ora la sottile linea, lunga quasi quattro miglia, secondo cui il vostro esercito deve disporsi, potrà esporlo ad attacchi di sorpresa sui fianchi e ad essere tagliato, come un filo, in tanti tronconi che, a causa delle distanze tra loro esistenti, non potranno aiutarsi reciprocamente””. Sorrise della mia ignoranza e rispose: “”Questi selvaggi saran forse terribili avversari per i soldati americani che mancano di esperienza, ma è impossibile che riescano a prevalere sulla disciplina delle truppe regolari di Sua Maestà””. Mi rendevo conto di non esser certo la persona più indicata a discutere con un uomo d’armi problemi relativi all’esercito della sua professione, e non aggiunsi altro. Il nemico, infatti, non attaccò quando, secondo me, sarebbe stato più facile, e cioè durante la marcia, come ho detto, ma lasciò che i soldati avanzassero senza mai molestarli fino a nove miglia dal luogo di destinazione. Allora, quand’erano riuniti tutti insieme e formavano una massa compatta (poiché avevano appena guadato un fiume e la fronte dell’armata non avrebbe ripreso la marcia finché tutti non fossero passati), in un luogo dei boschi più aperto di quanti ne avessero attraversati, attaccò l’avanguardia, scaricando fitte raffiche di fucileria da dietro gli alberi e i cespugli: fu il primo segno della vicinanza del nemico. L’avanguardia si disorientò e il generale esortò i soldati perché andassero a soccorrerla: l’ordine venne eseguito tra i carri, i bagagli e gli animali; allora le scariche di fucileria si abbatterono sui fianchi: gli ufficiali, essendo a cavallo, offrivano bersagli molto ben visibili e furono tra i primi a cadere; i soldati, ammucchiati in una gran ressa, non sentendo arrivare alcun ordine, rimasero in piedi, al centro, finché due terzi di loro furono uccisi; i rimanenti, presi dal panico, si dettero a fuga precipitosa. I conducenti dei carri, staccato dal tiro un cavallo per ciascuno, vi montarono e fuggirono in fretta e furia; il loro esempio fu immediatamente seguito da altri: in seguito a questa defezione tutti i carri, gli approvvigionamenti, l’artiglieria e altro bagaglio caddero nelle mani del nemico. Il generale, ferito, fu tratto in salvo a stento; il suo attendente Mr. Shirley, cadde al suo fianco; su ottantasei ufficiali, sessantatrè vennero uccisi o feriti e su millecento uomini di truppa i morti furono settecentoquattordici. (…) Non essendo stati inseguiti, i fuggiaschi giunsero al campo di Dunbar portandovi tali notizie che il panico s’impossessò immediatamente del colonnello e dei suoi soldati (…). Tutti noi ameircani, dopo questa faccenda, cominciammo a sospettare che forse le nostre idee sul valore e sul coraggio dei soldati inglesi non erano del tutto giustificate”” (pag 209-212)”,”USAG-081″ “FRANZERO Carlo Maria”,”Il Conte di Cavour e i suoi banchieri inglesi.”,”FRANZERO Carlo Maria Le lettere riportate sono in lingua francese Copia n° 264″,”BIOx-300″ “FRANZIN Elio, a cura”,”Longo contro Togliatti nel 1927.”,”””Cronologia. Gennaio 1926. Ha luogo il III Congresso del PCI a Lione che riconferma la validità delle parole d’ordine: Asemblea repubblicana sulla base dei Comitati operai e contadini, controllo operaio sull’industria, la terra ai contadini. Marzo 1927. Longo legge al Comitato direttivo della FGCI una lettera in cui propone per la prima volta l’abbandono della parola d’ordine dell’Assemblea repubblicana sulla base dei Comitati operai e contadini. Dicembre 1927. Basilea. Si svolge la Seconda Conferenza nazionale del PCI nel corso della quale il “”centro estero”” si presenta su posizioni non unitarie. luglio (3-19) 1929. Si svolge il X Plenum dell’Internazionale Comunista a Mosca Agosto 1929. Togliatti pubblica su ‘Stato Operaio’ l’articolo in cui abbandona definitivametne la parola d’ordine, elaborata da Gramsci, dell’Assemblea repubblicana sulla base dei Comitati operai e contadini. Maggio e giugno 1930. Si svolgono due riunioni del C.C. del PCI in cui viene liquidata l’opposizione dei “”tre””. aprile 1931. Si svolge il IV Congresso del Pci in cui si approva la teoria del socialfascismo”” (pag 20-21) L’ Aventino visto da Togliatti. (pag 105-106)”,”PCIx-381″ “FRANZINA Emilio a cura; saggi di Emilio FRANZINA Ernesto BRUNETTA Maurizio REBERSCHAK Leopoldo MAGLIARETTA Mario ISNENGHI”,”Venezia.”,”Saggi di Emilio FRANZINA, Ernesto BRUNETTA, Maurizio REBERSCHAK, Leopoldo MAGLIARETTA, Mario ISNENGHI (nei risvolti di copertina cenni biografici degli autori).”,”ITAB-018″ “FRANZINA Emilio ISNENGHI Mario LANARO Silvio REBERSCHAK Maurizio VANZETTO Livio”,”Movimento cattolico e sviluppo capitalistico. Atti del Convegno su “”Movimento cattolico e sviluppo capitalistico nel Veneto””.”,”””E’ significativo che anche uno studioso d’ ispirazione cattolica come il De Rosa, fra l’ altro autore, sulla scia di Gramsci, d’ interessanti riflessioni intorno alla posizione del clero settentrionale, sia giunto vicino alla definizione di questo stesso concetto individuando nella piccola proprietà e nel mondo parrocchiale “”gli elementi portanti della società veneta””. Il fatto però che prete e parrocchia siano uno degli elementi portanti di questa società e che, in altri termini, attorno ad essi ruoti, confortato dalla certezza dell’ “”idem sentire””, un complesso mondo rurale e, nelle città, piccolo borghese a cui sarebbe più che difficile, sbagliato e pericoloso negare caratteri di estrema “”popolarità””, non legittima in alcun modo la pretesa ricorrente di quanti s’ intestardiscono a scorgere il segno dell’ inequivocabile progressismo sociale dei cattolici intransigenti nella circostanza che le loro organizzazioni si alimentavano a tutti i livelli dell’ apporto di uomini usciti dalle file delle classi subalterne””. (pag 65, Emilio Franzina)”,”ITAE-099″ “FRANZINA Emilio”,”La grande emigrazione. L’ esodo dei rurali dal Veneto durante il secolo XIX.”,”””Una contraddizione, certamente, esiste nelle posizioni dei possidenti e degli stessi industriali i quali tutti, pur avendone come si vede estremo bisogno, si trovano però indotti a combattere in qualche modo la “”piaga”” dell’ emigrazione quando essa all’ apparenza minacci la continuità del regime piccolo proprietario, nella prima fase dell’ esodo verso l’ America, o quando contribuisca a dissolvere l’ immagine della famiglia patriarcale contadina, durante la fuga di massa dalle campagne degli anni ’90, o quando infine adombri, nelle sue fasi e nei suoi tipi, la deprecata tendenza all’ inurbamento dei villani, cose tutte che per i cattolici coincidono colla scristianizzazione delle plebi rurali e per i liberali colla loro emancipazione ideologica in senso antipadronale ossia, a nostro modo di vedere, con uno stesso e unico fenomeno. L’ emigrazione, in altre parole, fra i vari elementi di cui si compone e su cui si regge il modello veneto di sviluppo imperniato sulla sottutilizzazione permamente della forza lavoro interna, appare sotto il profilo ideologico come l’unico elemento non “”immediatamente”” piegabile ai fini del progretto di rifondazione della società rurale statica elaborato e accolto, mutatis mutandis, in tutta la regione.”” (pag 101-102)”,”ITAS-106″ “FRANZINA Emilio”,”Merica! Merica! Emigrazione e colonizzazione nelle lettere di contadini veneti in America Latina, 1876-1902.”,”Emilio Franzina è nato a Valdagno nel 1948. Ha insegnato Storia del Risorgimento nel Magistero di Verona (Univ. di Padova) e ha collaborato con varie riviste tra cui ‘Classe’, ‘Movimento Operaio e Socialista’, ‘Quaderni storici’, ‘Società e storia’.”,”AMLx-002-FFS” “FRANZINELLI Mimmo”,”Squadristi. Protagonisti e tecniche della violenza fascista, 1919-1922.”,”Mimmo FRANZINELLI, studioso del fascismo, si è occupato della polizia segreta, dell’ impatto della dittatura sulla società civile, della rimozione dei crimini di guerra nazifascisti. E’ autore di monografie sul rapporto religione e guerra nel Novecento italiano. “”Alcuni capi delle camicie nere intrapresero la carriera ministeriale mentre altri loro camerati furono emarginati; anno dopo anno il PNF enfatizzò la “”vita pericolosa”” del 1919-22, col sacrificio di sangue dei “”tremila morti della lunga e asprissima battaglia””. I numeri furono gonfiati a dismisura, in quanto funzionali alla legittimazione dello statu quo. Ripetuti conteggi fissarono l’ entità dei caduti antemarcia in 425. (…)”” (pag 169)”,”ITAF-159″ “FRANZINELLI Mimmo”,”L’ amnistia Togliatti. 22 giugno 1946 colpo di spugna sui crimini fascisti.”,”FRANZINELLI Mimmo studioso dell’ Italia fascista si è occupato della polizia politica, della crisi del primo dopoguerra, della rimozione dei crimini di guerra nazifascisti, dello spionaggio nella seconda guerra mondiale (v. opere 4° cop). Epurazione mancata. I dati dell’ amnistia di Togliatti. “”Il raffronto col dato europeo serve alla contestualizzazione e alla comprensione di quanto è avvenuto in Italia durante la fase compresa tra la fine dell’occupazione tedesca e il ritorno alla normalità, dopo le vendette del dopoguerra. In assenza di dati certi, le vittime fasciste possono essere stimate tra le 12.000 e le 15.000; le violenze furono più gravi a Torino e nel milanese, dove dopo la Liberazione incrudelirono con maggiore asprezza le vendette. I processi per collaborazionismo riguardarono circa 43.000 cittadini, 23.000 dei quali amnistiati in fase istruttoria e 14.000 liberati con formule varie; i condannati in via definitiva furono 5928 (334 in contumacia), la pena capitale, inflitta 259 imputati, ebbe esecuzione in 91 casi. Dell’impatto combinato di amnistia, indulto e grazia beneficiarono 5328 fascisti: 2231 in modo totale, 3363 in parte””. (pag 259)”,”PCIx-238″ “FRANZINELLI Mimmo MAGNANI Marco”,”Beneduce. Il finanziere di Mussolini.”,”FRANZINELLI Mimmo, storico del fascismo e dell’Italia repubblicana, MAGNANI Marco autore di importanti monografie di economia industriale e di storia economica. (v. 4° copertina)”,”ITAE-245″ “FRANZINELLI Mimmo a cura”,”Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della resistenza, 1943-1945.”,”‘Nel sessantesimo anniversario della Liberazione, lettere, fotografie e storie di centoquaranta vittime del nazifascismo’ “”Tranne casi particolari (…) la vita alla macchia (dei partigiani, ndr) esclude il contatto epistolare con la famiglia; non si scrive dalla montagna ma dalla prigione, soprattutto – come qui documentato – alla vigilia della fucilazione. La lettera del soldato dimostra ai suoi cari che egli è sopravvissuto ai rischi della guerra; quella del partigiano annuncia la cattura o la morte imminente”” (pag 3-4) ‘(…) le dirai in che modo sono morto e se un operaio, capirà che son morto per la sua causa’ “”La suddivisione professionale vede al primo posto i contadini tallonati dagli operai, dagli impiegati e dagli studenti; presenze minoritarie ma nondimeno significative segnano – in ordine decrescente – artigiani, liberi professionisti e ufficiali del Regio esercito. Il livello di politicizzazione, da quanto si arguisce, è scarso; la presenza comunista si nota prevalentemente tra gli operai, quella socialista tra gli artigiani; gli aderenti al Partito d’Azione, o comunque alle formazioni di Giustizia e Libertà, si suddividono tra la borghesia professionale e impiegatizia e tra gli ufficiali dell’esercito; il partigianato cattolico è trasversale, dagli intellettuali ai lavoratori manuali. Il livello di istruzione è assai elevato: studenti, diplomati (scuole professionali incluse) e laureati costituiscono il 40%; una percentuale superiore del 10-15% rispetto alla situazione-tipo, se si prende come riferimento la provincia di Bergamo, dopo il tasso di scolarità dei partigiani è così articolato: 45,1% quinta elementare, 17,7% quarta elementare, 8,1% terza elementare, 7,3% avviamento professionale, 5,4% avviamento commerciale, 4,9% istituto tecnico industriale, 3,1% laurea, 2,8% frequenza universitaria, 1,7% istituto magistrale, 1,5% liceo, 1,2% ginnasio, 1,2% medie inferiori (8). La ripartizione regionale è aperta ai piemontesi, seguiti dai liguri e dai lombardi, complessivamente pari al 65% dei partigiani passati per le armi. La graduatoria prosegue con Lazio (in gran parte vittime dell’eccidio delle Fosse Ardeatine), Toscana, Veneto, Friuli, Emilia. La netta prevalenza piemontese dipende sia dal radicamento resistenziale sia dalla terribile intensità delle; ai 61 «giustiziati» al poligono torinese del Martinetto si aggiungono diverse centinaia di rastrellati passati per le armi subito dopo la cattura. Nella sola provincia di Novara (qui presente con nove lettere), dal 12 al 23 giugno sono fucilati 145 partigiani nel corso di una grande offensiva sferrata dai tedeschi col supporto di reparti della RSI (…). L’espressione di fede politica e la riaffermazione delle proprie idee intendono restituire il senso di un’identità che si proietta oltre il limite della vita: «Quando qualcuno ti parlerà di me le dirai in che modo sono morto e sé un operaio capirà che son morto per la sua causa» (Quinto Bevilacqua alla moglie); «Una idea è una idea e nessuno la rompe. A morte il fascismo e viva la libertà dei popoli» (Luigi Ciol) (16); «Una edea e un edea e non sara capace nesuno al mondo di troncarmela» (Emilio Scarpa) (17); (…)”” [introduzione]”,”ITAR-285″ “FRANZINELLI Mimmo”,”Tortura. Storie dell’occupazione nazista e della guerra civile (1943-45).”,”Mimmo Franzinelli, storico del fascismo e dell’Italia repubblicana, componente del Comitato scientifico dell’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione “”Ferruccio Parri””, è autore di numerosi volumi, tra cui ‘Le stragi nascoste’. Contiene il paragrafo: ‘Genova: le SS alla Casa dello Studente’ (pag 19-25) (Citati nelle note Piero Ferrazza, Luigi Barco, ‘Una pagina della resistenza. La Casa dello Studente di Genova’, Milano, PantareI, 2012; Nicola Simonelli, ‘Giacomo Buranello’, De Ferrari, 2002; Alfredo Poggi, ‘La Casa dello Studente’, Genova, Associazione Mazziniana, 1947) (pag 255-256)”,”ITAR-292″ “FRANZINELLI Mimmo”,”Delatori. Spie e confidenti anonimi: l’arma segreta del regime fascista.”,”Mimmo Franzinelli (1954) studioso del fascismo, è autore di numerosi libri tra cui ‘I tentacoli dell’Ovra’ (1999). Contiene il capitolo ‘Il razzismo italico: una legislazione per la delazione (I frutti avvelenati del razzismo; Segnalazioni e denunzie; Internati e spiati) (pag 140-166) “”La delazione antisemita interagì con un quadro istituzionale del tutto straordinario, nel quale, “”per cinque anni, dal 1938 al 1943, gli ebrei d’Italia furono sottoposti ad una persecuzione dura, complessa e sempre più grave; mentre, per il fascismo, la soluzione definitiva della questione antiebraica era rappresentata dall’eliminazione degli ebrei dalla penisola”” (9). Il carattere odioso e giuridicamente vessatorio dei provvedimenti razzisti, che privarono alcune decine di migliaia di persone (cinquantunmila, secondo il censimento del 22 agosto 1938) dello status di cittadini col consenso della monarchia e senza forme significative di protesta da parte della popolazione si manifestò sin dall’obbligo – sanzionato, per i contravventori, con un mese d’arresto e tremila lire d’ammenda – dell’autodenunzia presso gli uffici comunali dell'””appartenenza alla razza ebraica””. La burocrazia statale predispose elenchi con migliaia di nomi e dati anagrafico-professionali: tabulati che dall’autunno del 1943 sarebbero serviti per la ricerca, l’arresto e l’invio degli schedati nei campi di smistamento in Italia e infine nei lager nazisti. Il censimento razzista dell’estate 1938 aveva individuato 12.799 presenze a Roma, 10.219 a Milano, 6085 a Trieste, 4060 a Torino, 2332 a Livorno, 2326 a Firenze, 2263 a Genova, 2189 a Venezia, 1782 a Fiume, 1031 ad Ancona, 1000 a Bologna, 938 a Bolzano, 748 a Padova, 733 a Ferrara, 589 a Mantova, 547 a Modena, 416 a Pisa, 239 a Gorizia, 193 a Imperia e poche decine in altri centri urbani”” (pag 142) [(9) Michele Sarfatti, ‘Gli ebrei nell’Italia fascista’, Einaudi, Torino, 2000, p. 207]”,”ITAF-382″ “FRANZINELLI Mimmo GRAZIANO Nicola”,”Un’odissea partigiana. Dalla resistenza al manicomio.”,”””Amnistie e indulti aprono le porte alla massa dei fascisti, a quelli già condannati come ai tanti in attesa di giudizio; anche molti resistenti beneficiano del provvedimento, che tuttavia esclude la detenzione manicominiale. Negli anni cinquanta, i ‘pazzi per la libertà’ sono pertanto rinchiusi in strutture opprimenti, privati di diritti e sottoposti a ordinarie vessazioni”” (quarta di copertina) Mimmo Franzinelli, studioso del fascismo e dell’Italia repubblicana, ha pubblicato per Bollati Boringhieri varie opere tra cui ‘I tentacoli dell’Ovra’ (1999). Nicola Graziano, magistrato presso il Tribunale di Napoli, autore e curatore di numerose pubblicazioni.”,”ITAR-004-FER” “FRANZINELLI Mimmo”,”L’ amnistia Togliatti. 22 giugno 1946 colpo di spugna sui crimini fascisti.”,”””De’ Stefani si spense novantenne nel 1969, dopo avere dato alle stampe un volume con i retroscena delle operazioni politico-finanziarie dei suo mandato ministeriale (1)”” (pag 195) [(1) Alberto De’ Stefani, Baraonda bancaria, Milano, Edizioni del Borghese, 1960]”,”ITAF-004-FER” “FRANZINELLI Mimmo a cura”,”Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della resistenza, 1943-1945.”,”I fucilati – I deportati politici – i deportati razziali – Il testamento spirituale”,”ITAR-031-FSD” “FRANZINELLI Mimmo BOTTONI Riccardo a cura; saggi di Adriano PROSPERI Daniele MENOZZI Fulvio DE-GIORGI Roberto MOROZZO-DELLA-ROCCA Laura DEMOFONTI Rocco CERRATO Renato MORO Lucia CECI Alfonso BOTTI Giovanni MICCOLI Giorgio VECCHIO Riccardo BOTTONI Mimmo FRANZINELLI Bruna BOCCHINI CAMAIANI Giuseppe BATTELLI Giovanni TURBANTI Luciano MARTINI Piero BARBAINI Alberto CAVAGLION Guido VERUCCI Giovanni MICCOLI Lucia FAGNONI”,”Chiesa e guerra. Dalla «benedizione delle armi» alla «Pacem in terris».”,”Il volume raccoglie gli atti del Convegno di studio ospitato dall’ Archivio di Stato di Milano, nell’aprile 2003 in occasione dei 40 anni dalla pubblicazione dell’enciclica Pacem in Terris Vaticano. Sull’atteggiamento da tenere nei confronti dei conflitti tra gli Stati elaborao nel ventennio tra le due guerre. “”Ed è significativo che «L’Osservatore romano» scelga tutta una serie di termini psicologici o astrattamente generali per prospettare il problema («indifferenza», «tragedia», «inclinazioni», «simpatie», «verità e giustizia», «menzogna e iniquità», «tono», «dolore», ecc.), in modo che l’accusa, e quindi la risposta, non vertano sulla mancata condanna dei metodi di guerra di una parte, quanto piuttosto su una presunta scarsa partecipazione del pontefice alle sventure dell’altra. Sono considerazioni che fissano alcuni punti fermi dell’atteggiamento che sarà di Pio XII durante la guerra: imparzialità verso i contendenti, tutti suoi figli, partecipazione ai dolori e alle sventure da essa provocati, e messa in opera perciò, nei limiti del possibile e del concesso, di iniziative di soccorso per i colpiti, denuncia generale e ricorrente degli innumerevoli orrori della guerra, evitando però di nominarne i responsabili (7). Nel corso degli anni successivi tale atteggiamento si articolerà via via, così come aumenteranno e si preciseranno le ulteriori motivazioni e gli ulteriori condizionamenti che lo ispiravano o lo rendevano agli occhi del pontefice più che mai necessario, ma esso resterà un elemento costante lungo l’intero arco del conflitto: non a caso, della superiore imparzialità che esso attestava si reclamerà più volte il riconoscimento da parte dei due fronti contrapposti (8)”” [(7) Ho analizzato e volto ampiamente tali aspetti in ‘I dilemmi e i silenzi di Pio XII. Vaticano, Seconda guerra mondiale e Shoah’, Milano, RIzzoli, 2000; (8) Ibidem, pp. 62, 105 ss., 243 ecc.] (pag 396-397)”,”RELC-015-FGB” “FRANZINELLI Mimmo”,”La sottile linea nera. Neofascismo e servizi segreti da Piazza Fontana a Piazza della Loggia.”,”M. Franzinelli è autore di saggi sulla storia nazionale del fascismo, tra cui ‘I tentacoli dell’Ovra’, 2000.”,”TEMx-004-FFS” “FRANZINELLI Mimmo”,”Disertori. Una storia mai raccontata della Seconda guerra mondiale.”,”Mimmo Franzinelli, storico del fascismo e dell’Italia repubblicana è autore di numerosi saggi tra cui ‘L’amnistia Togliatti’. 1944, ‘franamento morale dei soldati’ “”A inizio febbraio 1944 il 1° raggruppamento motorizzato, embrione del ricostituendo esercito monarchico comandato dal generale Umberto Utili, sta finalmente per entrare in linea. Gli Alleati lo aggregao al corpo di spedizione francese, ovvero alla 2° Divisione marocchina del generale Guillaume, che il 5 febbraio riceve il generale Utili per coordinare i piani bellici. Viene deciso, per l’indomani mattina, il trasferimento da Sant’Agata de’ Goti (Benevento) verso Caserta, in prossimità delle postazioni tedesche sul Monte Morrone. Rientrato in serata, il comandante trova burrasca. Un giovane bersagliere gli confida in lacrime l’invincibile ripugnanza al combattimento, condivisa dai commilitoni del 51° battaglione (diretto da capitano Ferdinando Borelli), dei quali egli è il portavoce. Il generale parla lungamente al soldato e comprende come «distraziatamente per quei givani ora si erano rotte tutte le molle ordinarie della resistenza morale: disciplina, coesione dei reparti, severità inesorabile della legge militare». In tono paterno, riconforta il bersagliere e lo manda in camerata con l’impegno a richiamare tutti al dovere. Poi telefona a Borrelli per informarlo della novità, infine – convinto di aver risolto il problema – se ne va a dormire. La mattina successiva, durante l’allestimento delle autocolonne in partenza per Montaquila, mancano all’appello due terzi di una compagnia del 51° battaglione bersaglieri, con una percentuale elevatissima di allievi ufficiali. Nel complesso, oltre duecento militari sono irrintracciabili e un gruppetto rimasto in sede motiva in un documento il rifiuto del combattimento. Utili è fuori di sé, anche perché la truppa dimostra poca o nessuna intenzione di battersi. Siccome l’urgenza della partenza impedisce di rastrellare gli «assenti arbitrari», fa suonare l’adunata. Si scaglia contro quel tradimento della peggiore specie, perpetrato mentre Alleati e italiani confidano nel nuovo esercito. Giura che chi è fuggito «alla vigilia di entrare in linea e sotto gli occhi dei francesi» pagherà caro l’ammutinamento. La compagnia dei bersaglieri, pur meritevole della decimazione, partirà comunque per il fronte e saprà battersi anche per gli assenti, riscattando l’ignominia. Intimoriti dalla reprimenda, i soldati salgono sugli autocarri in partenza per la Campania. Nelle sue memorie (scritte nel 1946-47), il generale chioserà: «Intenzionalmente mi mostrai crucciato con tutti e disposto a ricorrere a qualunque estremità. Non volli dar segno di ammettere circostanze attenuanti sebbene non ignorassi che esistevano. Il fatto è che avvertivo il franamento morale che avrebbe trascinato nella rovina anche le altre unità» (50). In effetti, quel 6 febbraio 1944 ogni formazione – a eccezione dei paracadutisti – à debilitata dalle diserzioni”” (pag 203-204) [Mimmo Franzinelli, ‘Disertori. Una storia mai raccontata della Seconda guerra mondiale’, Mondadori editore, Milano, 2016]”,”QMIS-374″ “FRANZINELLI Mimmo”,”RSI. La Repubblica del Duce, 1943-1945, una storia illustrata.”,”Mimmo Franzinelli, studioso del fascismo, si è occupato della crisi del primo dopoguerra, della rimozione dei crimini di guerra nazi-fascisti, dello spionaggio durante la secondo guerra mondiale, del movimento partigiano ecc.”,”ITAF-418″ “FRANZINETTI Guido”,”Leo Weiczen [Valiani]: Communist, Democratic Communist, Revolutionary Democrat.”,”Guido Franzinetti Università Piemonte Orientale”,”BIOx-344″ “FRASCA Piero SAPELLI Giulio a cura”,”Qui Fiom. Le relazioni radio alla Fiat tra repressione padronale e ripresa del sindacato in fabbrica, 1955-1961.”,”Piero FRASCA è segretario della Camera del Lavoro di Torino SAPELLI insegna storia del movimento sindacale nell’Università di Trieste.”,”MITT-303″ “FRASCA Ugo”,”La Spagna e la diplomazia italiana dal 1928 al 1931. Dalla revisione dello statuto di Tangeri alla Seconda Repubblica.”,”Ugo Frasca è ricercatore presso la cattedra di Storia delle relazioni internazionali della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II. Giornalista pubblicista oltre alla Spagna ha dedicato attenzione alla politica estera britannica tra le due guerre e al conflitto arabo-israeliano, alla diplomazia francese negli anni ’60.”,”SPAx-020-FSD” “FRASCANI Paolo”,”Le crisi economiche in Italia. Dall’Ottocento a oggi.”,”FRASCANI Paolo insegna storia economica e storia e storiografia della società europea in età contemporanea presso la Facoltà di scienze politiche dell’Università di Napoli L’Orientale. Ha pubblicato studi sulla storia economica e sociale dell’Italia contemporanea, tra cui ‘A vela e a vapore’ (a cura) (2001) e ‘Il mare’ (2008). Sonnino. “”Secondo le osservazioni, tuttora pertinenti, di Gastone Manacorda, si può giustamente distinguere tra le dirompenti ricadute che l’annuncio di Giolitti nel discorso di Dronero dell’introduzione dell’imposta progressiva sul reddito determina sul precipitare della situazione finanziaria – cade il Credito Mobiliare – e il più pacato e concreto intervento che Sidney Sonnino, ministro delle Finanze e, ‘ad interim’, del Tesoro del governo Crispi, opera sull’andamento delle cose economiche. Sonnino fu il realizzatore della restaurazione finanziaria, fu l’artefice cioè, dell’azione costruttiva, la più importante e la più duratura del governo Crispi. A questa azione si dovette se quello stesso governo che comincia con lo stato d’assedio e finisce con la sconfitta di Adua, pose col risanamento del bilancio, della circolazione e del debito pubblico, le premesse istituzionali che resero possibile all’Italia di inserirsi nella ripresa economica mondiale a partire dal 1896, e trovare così la via dello sviluppo. Non si tratta solo di capacità politiche. Nelle pagine del ‘Diario’ del ministro toscano, stilate nei giorni successivi alla caduta del ministero Giolitti, emerge, con il lavorio del politico per pilotare lo svolgimento della crisi, la lucida consapevolezza della posta in gioco e l’ostinazione a individuare una soluzione politica idonea ad affrontare la gravità del momento””. (pag 40-41)”,”ITAE-311″ “FRASCA-POLARA Giorgio”,”La terribile istoria dei frati di Mazzarino.”,”Giorgio Frasca Polara (Roma, 1937) è un giornalista che ha pubblicato pure l’edizione critica del ‘Memoriale di Yalta’ di Togliatti (1988),”,”ITAS-010-FGB” “FRASER David”,”Rommel. L’ ambiguità di un soldato.”,”Lo storico e scrittore David FRASER è stato anche uno dei più influenti generali inglesi. Fra le sue opere ricordiamo, oltre a dieci romanzi, una storia dell’ esercito britannico nella seconda guerra mondiale ‘And We Shall Shock Them’. Nella campagna nordafricana ROMMEL portò con sé i saggi di WAVELL sul ruolo di generale.”,”GERQ-041″ “FRASER David”,”Rommel. L’ ambiguità di un soldato. (Tit.orig.: Knight’s Cross)”,”””L’ attacco di Rommel venne condotto con forze del tutto inadeguate ad affrontare un nemico simile. E inoltre venne condotto da un comandante esitante. Rommel aveva deciso da tempo che le forze italo-tedesche dovessero abbandonare il Nordafrica. Ultimamente, in questo completamente d’accordo con von Arnim, si era convinto che la migliore prospettiva di difesa a medio termine, a copertura dell’ evacuazione finale, fosse una ritirata fino a una linea accorciata di molto (…)””. (pag 395)”,”GERQ-061″ “FRASER Antonia”,”Maria Stuarda regina di Scozia.”,”FRASER Antonia”,”UKIx-118″ “FRASER W. Hamish”,”A History of British Trade Unionism, 1700-1998.”,”FRASER W. Hamish è professore di storia moderna nell’Università di Strathclyde. “”Some historians have seen the unrest peaking in 1912 and the tide of strikes waning. There seems much evidence against this. There were more strikes in 1913 and 1914 than ever before and although the number of working days lost was fewer than in 1912 at just under 10 million each year, the levels were still exceptionally high. A recent study of the Scottish strike record in 1913-14 finds a change of tactics, but no loss of militancy. Strikes were more likely to be unofficial, shorter and involving the unskilled rather the skilled”” (pag 118)”,”MUKx-181″ “FRASER Thomas G.”,”Il conflitto arabo-israeliano.”,”Thomas G. Frazer insegna Storia nell’Università dell’Ulster. Tra i suoi libri: Partition in Ireland, India and Palestine: theory and Practice ew The Usa and the Middle East since World War Two.”,”VIOx-108-FL” “FRASER John; BONACCHI Gabriella; CRISTOFOLINI Paolo”,”Un libro inglese sul «marxismo occidentale» (Fraser); A proposito di un recente convegno sul Congresso di Gotha (Bonacchi); Marx e Spinoza (Cristofolini)”,”Vedi scheda A.M. IACONO volume MADS-016-FB Recensione del volume tradotto in Italia come ‘Il dibattito nel marxismo occidentale’ (Laterza, 1977) Convegno del 5-9 ottobre 1977 a Urbino: ‘Il Congresso di Gotha: partito operaio e socialismo’ con relazioni interventi contributi di storici di rilievo come J. Kocka, H.J. Steinberg, Lucio Villari, L. Machtan, G. Haupt, A. Arru, W. Abendroth, O. Negt, L. Basso. Quaderni di Marx su Spinoza (Berlino, 1941) pubblicati sui ‘Cahiers Spinoza’ (Paris, Editions Replique 1977) Libro di Francine Markovits, ‘Marx dans le jardin d’Epicure’, Ed. de Minuit, 1974 (scritti di Rubel, Matheron dedicati al rapporto Spinoza-Marx)”,”MADS-017-FB” “FRASER Ronald”,”Escondido. El calvario de Manuel Cortés.”,”Ronald Fraser è un noto storico. Nato in Germania nel 1930 studiò in Gran Bretagna, Stati Uniti e Svizzera. Ha scritto vari articoli e libri tra cui ‘Hablan los trabajadores’ (1970).”,”BIOx-001-FSD” “FRASER David”,”Frederick The Great, King of Prussia.”,”FRASER David William (nato nel Regno Unito il 30/12/1920 e morto il 15/7/2012). E’ stato un influente generale dell’esercito inglese, storico e saggista. Dal 1978 al 1980 è stato comandante del Royal College of Defence Studies. <> (Traduz. d. r. del retro di copertina).”,”QMIx-197-FSL” “FRASER David”,”Wars and Shadows. Memoirs of General Sir David Fraser.”,”Sir David Fraser fu uno dei maggiori generali britannici durante la Seconda guerra mondiale. A fianco di ‘Alanbrooke’ e autore del bestseller ‘Knight ‘s Cross: ‘A Life of Erwin Rommel’ (1), ha scritto la storia del ‘British Army’ nella Seconda guerra mondiale (‘And We Shall Shock Them’), ed è stato pure autore di ‘Frederick the Great’, ‘The Christian Watt Papers’, ‘In Good Company’ e di dieci novelle. (1) ‘Rommel. L’ ambiguità di un soldato’, Mondadori, 1994 L’operazione ‘Market Garden’, sbagliata e mal pianificata. “”Senza Anversa ‘Market Garden’ avrebbe potuto avere successo dal punto di vista operativo se ogni fattore o decisione rivelatasi sbagliata fosse andata nella direzione opposta; ma senza Anversa, non credo che ‘Market Garden’ avrebbe potuto essere sfruttato per l'(unico) scopo per cui fu ideato. Alcuni potrebbero ribattere che la linea di comunicazione esistente avrebbe potuto ancora svolgere il suo compito (cioè consentire al 21° Gruppo d’Armate di Montgomery di avanzare in profondità in Germania da Arnhem) se gli eserciti americani più a sud fossero stati tenuti a freno. I dubito e dubito ancora di più della fattibilità strategica e politica di tenere a freno il generale Patton, la cui Terza Armata stava correndo verso la Renania meridionale. In realtà, la presunta riluttanza di Eisenhower a dare priorità all’attacco di Montgomery non ebbe alcun effetto sull’andamento delle cose. L’operazione ‘Market Garden’ è stata, in un certo senso, inutile. È stata un’idea assolutamente pessima, mal pianificata e riscattata solo – tragicamente – dallo straordinario coraggio di coloro che l’hanno eseguita”” (pag 241-242) “”Without Antwerp ‘Market Garden’ might have succeeded operationally had every factor or decision which turned out wrong gone the other way; but without Antwerp, I do not believe that ‘Market Garden’ could possibly have been exploited for the (only) purpose for which it was devised. Some might rejoin that the existing line of communication might have still done the job (that is, enabled Montgomery’s 21st Army Group to advance deep into Germany from Arnheim) had the American Armies further south been reined in. I doubt it – and doubt even more the strategic and political practicability of reining in General Patton, whose Third Army was racing towards the Southern Rhineland. As it was, the alleged reluctance of Eisenhower to give priority to Montgomery’s thrust had no effect whatsoever on the way things went. Operation ‘Market Garden’ was, in an exact sense, futile. It was a thoroughly bad idea, badly planned and only – tragically – redeemed by the outstanding courage of those who executed it”” (pag 241-242) “”High on the agenda was the whole question of Germany. Rational thought led to the obvious conclusion that a stable world demanded a Germany able to play a part in resisting Soviet aggression – although German was physically and morally shattered, plans for recovery could be made. Such plans met, naturally, a great deal of resistance, notably from the French. In time, however, they fructified. And what had been simply an army of occupation, ‘Rhine Army’, became, by internationally endorsed treaty, a field army of (nominally) four divisions a tactical air force”” (pag 284) Dopoguerra. “”In cima all’agenda c’era tutta la questione della Germania. Il pensiero razionale portò all’ovvia conclusione che un mondo stabile richiedeva una Germania in grado di svolgere un ruolo nella resistenza all’aggressione sovietica – sebbene la Germania fosse fisicamente e moralmente distrutta, si potevano fare piani per la ripresa. Tali piani incontrarono, naturalmente, molta resistenza, in particolare da parte dei francesi, ma col tempo diedero i loro frutti e quello che era stato semplicemente un esercito di occupazione, l'””Esercito del Reno””, divenne, grazie a un trattato approvato a livello internazionale, un esercito di campo (nominalmente) quattro divisioni, un’aeronautica tattica”” (pag 284)”,”QMIS-077-FSD” “FRASSATI Filippo”,”Sull’intervento straniero in Russia (1917-1920)”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: CALAMANDREI Franco, L’iniziativa politica del partito rivoluzionario da Lenin a Gramsci e Togliatti, ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 5 N° 4-5 LUGLIO-OTTOBRE 1967 FRASSATI Filippo recensione critica del libro di George A. Brinkley, The Volunteer Army and Allied Intervention in South Russia, 1917-1921′ (University Notre Dame Press, Indiana, 1966)”,”RIRO-411″ “FRASSATI Filippo”,”Una polemica con i cattolici sulla Resistenza.”,”””Cade pertanto il tentativo di scindere l’ antifascismo dalla Resistenza, affermando l’assenza nel primo di quegli aspetti militari che prevarrebbero nella seconda (…). Un altro ordine di motivi che renderebbero necessaria la distinzione tra i due periodi è così enunciata da Cotta: “”…l’antifascismo fu un mivimento di ‘élites’, la Resistenza di masse…”” (…) Ad avviso di Cotta, quindi, non appartiene all’antifascismo il movimento che, ancora nel “”biennio nero”” 1920-22, coercò di sabbrare la strada al fascismo; un movimento il cui carattere di massa è incontestabile, poiché in esso confluirono tutte le correnti a base popolare, quelle comuniste e socialiste, e quelle cattoliche (…)”” (pag 82)”,”ITAR-197″ “FRASSATI Luciana”,”Il destino passa per Varsavia.”,”””La cavalcata apocalittica di distruzioni, di miserie e di morte che, durante la guerra mondiale, ha investito la Polonia con le invasioni e le occupazioni operate dagli eserciti tedeschi e russi; gli orrori e le soperchierie consumate dagli occupanti; i guizzi di rivolta, le cospirazioni; le sollevazioni delle popolazioni; questi, e centro altri episodi foschi dell’oppressione o vividi e fiammeggianti della resistenza e dei movimenti clandestini, costituiscono il tessuto documentario e la narrazione appassionante di questo libro. Ne è autrice Luciana Frassati, figlia del Senatore Frassati, moglie di un diplomatico polacco, scrittrice e poetessa, donna dotata di singolare ingegno, di generoso temperamento e di intrepido coraggio. La Frassati, sorpresa dalla guerra a Varsavia, quindi ritornata varie volte in Polonia durante il conflitto, si è trovata nelle condizioni più idonee per seguire da vicino e descrivere le drammatiche vicende di quella nobile e sfortunata nazione, anche perché – godendo la fiducia del governo esiliato polacco e giovandosi di un passaporto diplomatico italiano – poté svolgere, a favore della sua seconda patria, missioni di estrema delicatezza e di grande rischio e partecipare attivamente alla lotta clandestina, sfuggendo negli ultimi tempi alla cattura da parte della Gestapo. Fra i molti colloqui che la Frassati ebbe con personalità politiche dei paesi belligeranti particolare interesse rivestono quelli con Mussolini, riprodotti quasi stenograficamente nel libro”” [risvolto di copertina]”,”POLx-001-FGB” “FRASSINETI Gabriella a cura; scritti di W.L. LANGER T. FREJKA C.E. TAYLOR D. SIMPSON O. LEWIS L.R. BROWN A.H. BOERMA G. MYRDAL H. TAJFEL J.P. COMER N.S. CAPLAN J.M. PAIGE G. HARRISON M. CALLARI GALLI G. DE-LEO B. IACCARINO M. CESA-BIANCHI S.R. GARFIELD G. BERLINGUER V.W. e R. SIDEL A. GRIECO L. BANDINI BUTI G. CORTILI C.P. ODESCALCHI”,”Problemi di sociologia e di demografia.”,”Scritti di W.L. LANGER T. FREJKA C.E. TAYLOR D. SIMPSON O. LEWIS L.R. BROWN A.H. BOERMA G. MYRDAL H. TAJFEL J.P. COMER N.S. CAPLAN J.M. PAIGE G. HARRISON M. CALLARI GALLI G. DE-LEO B. IACCARINO M. CESA-BIANCHI S.R. GARFIELD G. BERLINGUER V.W. e R. SIDEL A. GRIECO L. BANDINI BUTI G. CORTILI C.P. ODESCALCHI”,”DEMx-055″ “FRATIANNI Michele SPINELLI Franco”,”Storia monetaria d’Italia. Lira e politica monetaria dall’Unità all’Unione Europea.”,”Michele Fratianni, nato a Firenze nel 1941, è professore di Business Economics and Public Policy presso la Kelley School of Business della Indiana University, Bloomington (USA) e direttore di Open Economies Review. Ha insegnato anche presso l’Università Cattolica di Lovanio (Belgio), la Marquette University di Milwaukee (USA) la Libera Università di Berlino (Germania) e l’Università La Sapienza di Roma. É stato consigliere economico presso la Commissione Europea a Bruxelles (1976-1979) e Senior Staff Economist presso lo U.S. President’s Council of Economic Advisers (1981-82). É autore di oltre 150 articoli di macroeconomia, teoria monetaria, finanza internazionale, public choice e cliometria e di molti libri, tra i quali: La liquidità Internazionale, Le organizzazioni economiche internazionali, Storia monetaria d’Italia, The European Monetary System, A Monetary History of Italy. Franco Spinelli, nato a Orzinuovi (BS) nel 1949, è professore di Economia Monetaria presso l’Università degli Studi di Brescia. Si è specializzato in Gran Bretagna, ha insegnato presso la University of Western Ontario, è stato membro del Research Department del Fondo Monetario Internazionale e ha ricoperto la carica di consigliere economico del Ministro del Bilancio. Suoi saggi sono apparsi in Economic and Social Studies, Journal of Monetary Economics, Kredit und Kapital, Banca Nazionale del Lavoro Quarterly Review, The Scottish Journal of Political Economy, Public Choice, Journal of Policy Modeling, The Journal of European Economic History, Review of Economic Conditions in Italy, Economic Notes, International Monetary Fund Staff Papers, Constitutional Political Economy, Explorations in Economic History. É anche autore di: Per la storia monetaria d’Italia, A Monetary History of Italy, Dall’oro all’euro, I costi dell’instabilità dei prezzi e del cambio, Le analisi delle Relazioni Annuali della Banca d’Italia 1894-1998.”,”ITAE-046-FL” “FRATTINI Alberto”,”Giacomo Leopardi.”,”””Nessuno divena uomo innanzi di aver fatta una grande esperienza di sé, la quale rivelando lui a lui medesimo e determinando l’opinione sua intorno a se stesso, determina in qualche modo la sua fortuna e lo stato suo nella vita… il conoscimento e il possesso di se medesimi suol venire o da bisogni o infortuni, o da qualche passione grande cioè forte (…)”” (pag 136) (dai Pensieri, n. LXXXII)”,”BIOx-031-FV” “FRAU Mario”,”La Coop non sei tu. La mutazione genetica delle Coop: dal solidarismo alle scalate bancarie. La testimonianza fuori dal coro di un ex manager cooperativo sulle degenerazioni in atto nelle grandi coop.”,”FRAU Mario (1948-) è stato viceresponsabile della Lega delle cooperative delle province di Novara, Vercelli e Biella. Quindi ha assunto la carica di consigliere delegato di Novacoop e di presidente e amministratore delegato della Promogeco. Ha altri libri al suo attivo. “”Le grandi cooperative rosse emiliane a cui venivano appaltati i lavori, a loro volta subappaltavano a piccole ditte locali a prezzi di strozzinaggio e queste, per non fallire, facevano largo uso di lavoratori extracomunitari in nero. La qualità di ciò che si costruiva era piuttosto scadente, tant’è che il Palazzetto dello sport realizzato per il Comune, nel corso di un normale temporale diventerà una vera e propria piscina proprio mentre si svolgeva una Importante partita di basket. Il danno alla reputazione e all’immagine della cooperativa fu irreparabile, ma di ciò il nuovo gruppo dirigente non si preoccupò minimamente”” (pag 311) “”Liguria roccaforte inespugnabile delle Coop”””,”ITAE-271″ “FRAYSSE Liliane, a cura, scritti di Léon TROTSKY e altri”,”La proclamation de la IVe Internationale et les trotskystes français (Dossier).”,”Centre d’Etudes et de Recherches sur les Mouvements Trotskyste et Révolutionnaires Internationaux (Cermtri) Foto dei militanti e collaboratori vicini a Trotsky assassinati dalla Gpu (pag 13) (Léon Sedov, Rudolf Klement, Erwin Wolf)”,”TROS-312″ “FRAYSSE Liliane SERAC Michel PERROSSIER Guy, antologia scritti di Maurice DOMMANGET Jules GUESDE Paul LAFARGUE Edouard VAILLANT Rosa LUXEMBURG Georges BUISSON Maurice CHAMBELLAND Oreste CAPOCCI A. DANNELY Gérard DA-SILVA”,”Sécurité sociale et lutte des classes. Première partie. De la charité aux Assurances sociales. Deuxième partie. La «Sécu» de 45»: une conquête révolutionnaire à défendre.”,”CERMTRI Centre d’Etudes et de Recherches sur le Mouvements Trotskyste et Révolutionnaires Internationalux Foto di bambini al lavoro alle macchine, lavoro infantile, minorile sfruttamento in fabbrica”,”CONx-256-B” “FREDDUZZI Carlo / ANTONETTI Luciano”,”Lenin e il pensiero marxista polacco (Fredduzzi) / Lenin e il leninismo a Praga negli ultimi anni (Antonetti).”,”Nel saggio di Antonetti si citano i libri di Jan MORAVIC, il contrasto sulla rivoluzione, Praga, 1967 (in cecoslovacco), Vlacav VEBER, Sulla concezione leniniana del socialismo. L’ultimo periodo della vita e del lavoro di L. 1967 (idem), M. IVANOV, Lenin v Praze (Lenin a Praga) sul soggiorno praghese di L. nel 1912, Vladimir SUCHOPAR, Komunisticka internationala proti fasismus v letech 1921-1935 (L’internazionale comunista contro il fascismo negli anni 1921-’35), Praha, 1964 In Rubrica: il marxismo nel mondo di Giuseppe Prestipino si parla di un libro jugoslavo sulla filosofia marxista in Italia di Vjekoslav MIKECIN (‘Marksisti i Marks, Zagreb, 1968) (studi su pensiero Gramsci, Della Volpe , Colletti, ecc.) (pag 217) Lenin Conferenza di Praga 1912 rottura menscevichi bolscevichi Partito operaio socialdemocratico russo Fu il primo partito marxista russo. Venne fondato a Minsk nel 1898 per iniziativa del Bund ebraico, organizzazione di socialisti ebrei russi. Raccolse i marxisti che, in polemica con i populisti e per la determinante influenza di G. Plechanov, sostenevano la positività dello sviluppo capitalistico anche nell’impero zarista, considerandolo quale necessaria premessa della rivoluzione proletaria. Al II congresso del partito, svoltosi nel 1903 prima a Bruxelles e poi a Londra, esplose la contrapposizione tra i seguaci di V.I. Lenin, che concepivano il partito come un’organizzazione di rivoluzionari di professione atta a sostenere la lotta clandestina contro lo zarismo e organizzata secondo principi fortemente centralistici e gerarchici, e i seguaci di J. Martov, i quali invece gli contrapponevano un partito che al gruppo ristretto degli elementi attivi affiancasse il seguito dei simpatizzanti. Al congresso i seguaci di Lenin ottennero la maggioranza e vennero perciò chiamati “maggioritari” (bolscevichi); quelli di Martov “minoritari” (menscevichi). Lo scoppio della prima Rivoluzione russa nel 1905 approfondì le divergenze tra le due ali in relazione alla strategia da seguire. I menscevichi ritenevano che l’abbattimento dello zarismo dovesse aprire la via a una fase “democratico-borghese” e quindi a un governo borghese liberale atto a favorire lo sviluppo capitalistico nella Russia arretrata. I bolscevichi invece respingevano questa linea, sostenendo che la borghesia russa era troppo debole per costituire una nuova classe dirigente. Essi ritenevano necessaria una fase di “dittatura democratica degli operai e contadini”, avente il compito di favorire la modernizzazione capitalistica sotto la guida di un governo di coalizione formato dai partiti socialisti russi e dalle forze rivoluzionario-democratiche. Un ulteriore elemento di divisione era l’atteggiamento di fronte ai soviet (consigli), che avevano riunito le masse nel corso della rivoluzione: i menscevichi li considerarono come espressioni dell’“autogoverno rivoluzionario”, mentre i bolscevichi ne guardarono con sospetto e avversione il carattere autonomo dal partito. Di fronte alla sconfitta della rivoluzione, le due frazioni cercarono un’intesa al IV congresso, detto della riunificazione, che si tenne a Stoccolma nel 1906. Esso diede la maggioranza ai bolscevichi e introdusse il principio del “centralismo democratico”, secondo il quale la minoranza doveva piegarsi ai deliberati della maggioranza senza alimentare lo scissionismo. Tra il 1906 e il 1912 il partito non vide però attenuarsi le divisioni, che anzi si rinnovarono pienamente, e andò incontro a una gravissima crisi interna. Nel 1912 a Praga i bolscevichi, che avevano denunciato come “liquidatori” del partito la maggior parte dei menscevichi, reagirono attuando una scissione e autoidentificandosi con il POSDR. Una conferenza per la riunificazione, organizzata dall’Internazionale socialista nel 1914, non ebbe successo, anche per lo scoppio della prima guerra mondiale. Da allora in poi le sorti dei menscevichi e dei bolscevichi furono irrimediabilmente divise. Dopo la rivoluzione del febbraio 1917 il partito tenne nell’agosto il VI congresso, nel corso del quale L.D. Trockij si unì ai bolscevichi. Avvenuta in ottobre la presa del potere da parte di questi ultimi, nel marzo del 1918 al suo VII congresso il Partito operaio socialdemocratico russo cambiò il proprio nome in quello di Partito comunista (bolscevico) di Russia a sottolineare il rapporto di ormai totale incompatibilità tra socialdemocrazia e comunismo. La rivoluzione dell’ottobre 1917 portò bolscevichi e menscevichi, le forze che avevano costituito le due grandi ali del POSDR, a essere gli uni i trionfatori e gli altri gli sconfitti. I menscevichi, che già si erano divisi nel 1914 tra sostenitori e avversari della guerra, dopo il crollo dello zarismo auspicarono la formazione di una democrazia riformistica e di fronte al potere bolscevico si divisero nuovamente tra suoi decisi nemici e sostenitori critici. Nel 1921 il potere bolscevico soffocò, insieme con ogni altra opposizione, il menscevismo, che sopravvisse solo come corrente di esiliati. (http://storiadigitale.zanichellipro.it/storiadigitale/percorso/426/4721/la-rivoluzione-russa-partito-operaio-socialdemocratico-russo)”,”LENS-242″ “FREDDUZZI Carlo; PROCACCI Giuliano; GRUPPI Luciano”,”La Polonia a tre anni dai moti del Baltico (Fredduzzi); Il partito nel sistema sovietico, 1917-’45 (seconda parte) (Procacci); Togliatti dal «socialfascismo» al fronte popolare (Gruppi).”,”Fredduzzi: “”Comunque già oggi possiamo dire che la ritrovata fiducia e serenità delle grandi masse popolari della Polonia, e in primo luogo della classe operaia polacca, ha consentito il raggiungimento di notevoli risultati in campi assai diversi (…)”” (sic) “”‘Dalla «leva leninista» alla collettivizzazione’. Il solo punto in cui si può riscontrare un elemento di continuità tra i risultati della XIII Conferenza e i precedenti dibattiti dell’autunno 1923 è quello che concerne il problema del reclutamento al partito. Nella risoluzione finale tra le misure urgenti da adottare figurava infatti al primo posto l’obiettivo di portare entro l’anno a termine una «leva» di almeno 100.000 lavoratori occupati nella produzione (‘u stanka’), al fine di «rafforzare il nucleo proletario del partito» e di aumentare il suo «peso specifico» nel partito stesso (313). Era l’inizio di quella operazione che la morte di Lenin, sopraggiunta il giorno successivo alla chiusura della conferenza, permise alquanto arbitrariamente, data la documentata avversione di Lenin a una politica di aumento quantitativo del partito, di chiamare «leva leninista». (…) A parte infine merita di essere richiamata la riforma della organizzazione di partito nell’esercito elaborata da Frunze e approvata dal Comitato centrale nel marzo 1925. Il suo obiettivo evidente era quello di eliminare i residui di autonomia e di «democrazia militare» che, come si è visto, erano presenti nell’esercito prima della liquidazione di Antonov-Ovseenko e di Trotsky. Esso fu raggiunto con l’estensione del sistema delle sezioni politiche a tutto l’esercito, con il ridimensionamento delle commissioni elettive e con l’introduzione del principio dell’ ‘edinolicie’ a tutti i livelli e la conseguente scomparsa della figura del commissario politico. Il Pur, quale sezione militare del Comitato centrale, vedeva dal canto suo rafforzate le sue competenze e il suo controllo sull’esercito (343). (…) Il senso complessivo di questa serie di innovazioni andava indubbiamente nella direzione di un rafforzamento ulteriore degli elementi gerarchici e burocratici dell’organizzazione del partito. Ma invano, negli ultimi interventi critici pronunciati a un congresso di Partito, Zinoviev e Kamenev protestavano rispettivamente contro la sistematica violazione del principio dell’elettività attraverso la pratica delle cooptazioni (349) o contro il principio dell’ ‘edinolicie’ impersonato da Stalin (350). Le loro voci erano ormai quelle di personaggi emarginati ed esautorati e l’apparato aveva facile gioco a ritorcere contro di essi le loro affermazioni di pochi anni prima (351). Ormai la tendenza verso la centralizzazione burocratica era irreversibile e gli ultimi ritocchi furono dati dal XV Congresso, che approvò una nuova serie di emendamenti allo statuto. Essi prevedevano tra l’altro il distanziamento della periodicità dei congressi da uno o due anni, un analogo distanziamento delle sessioni del Comitato centrale (352) e una serie di prescrizioni e requisiti richiesti per l’apertura di una discussione generale nel partito (353). Tale emendamento, che sarà poi inserito nello statuto del 1934 (354), metteva praticamente fine alla possibilità di un reale dibattito politico nel partito. D’ora in poi, a termini di statuto, una discussione quale quella che si era avuta nell’autunno 1923 non sarebbe più stata possibile”” [Giuliano Procacci, ‘Il partito nel sistema sovietico, 1917-’45 (seconda parte)’, (in) ‘Critica marxista’, n. 2, marzo-aprile, 1974] [(313) ‘KPSS v resoljucijach’, vol. II, p. 512; (…) (343) J. Erickson, op. cit., pp. 200 segg; J.P. Petrov, op. cit. pp. 171 segg. (…); (349) XIV s’ezd, cit, pp. 422 sgg. Il co-rapporto di Zinoviev al XIV Congresso è integralmente riprodotto in N. Bucharin E. Preobrazenskij, ‘L’accumulazione socialista’ a cura di Lisa Foa, Roma, Ed. Riuniti, pp. 303-334; (350) Ivi, pp. 244 segg. Kamenev terminò il suo intervento, dopo esser stato ripetutamente interrotto, con queste parole: «Questa parte del mio discorso l’ho iniziata con le parole: siamo contro la teoria dell”edinolicie’, siamo contro a come si crea un capo. Con queste parole finisco il mio discorso» (p. 275). Anche il testo del discorso di Kamenev è riprodotto integralmente nella raccolta citata alla nota precedente a cura di L. Foa, pp. 335-371); (351) Così fece ad esempio Molotov nella sua replica al XIV Congresso (cfr, ivi, pp. 470 sgg); (…)] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”POLx-003-FGB”
“FREDDUZZI Carlo”,”Il Giappone negli anni settanta.”,”””Con la firma dell’atto di capitolazione a bordo dell’incrociatore ‘Missouri’ nel golfo del Tonchino si chiude una pagina di storia del Giappone e se ne apre un’altra. La firma dell’atto di capitolazione è però solo il suggello formale di una fine che si chiama Hiroshima e Nagasaki. Il carico atomico di due B-52 dell’Usaf non ha infatti solo seppellito sotto un cumulo di rovine due tra le FREDDUZZI Carlo, Il Giappone negli anni Settanta. CRITICA MARXISTA. ROMA. N. 5-6, SETTEMBRE-DICEMBRE 1971 pag 89-105 8° note. [‘Con la firma dell’atto di capitolazione a bordo dell’incrociatore ‘Missouri’ nel golfo del Tonchino si chiude una pagina di storia del Giappone e se ne apre un’altra. La firma dell’atto di capitolazione è però solo il suggello formale di una fine che si chiama Hiroshima e Nagasaki. Il carico atomico di due B-52 dell’Usaf non ha infatti solo seppellito sotto un cumulo di rovine due tra le più fiorenti città nipponiche, ma ha definitivamente chiuso il capitolo dell’impero del Sol Levante, di un’epoca le cui origini risalivano alla ‘restaurazione Meiji’ del 1868, cioè a quel possente moto di rinnovamento che aveva saldato il cerchio delle rivoluzioni borghesi che avevano fatto del capitalismo un sistema abbracciante ormai tutto il mondo (1). Il Giappone entra nel sistema capitalistico mondiale non certo come oggetto destinato a giocare una parte di terz’ordine. Uscito dal suo isolamento feudale, il paese si inserisce subito con autorità nel campo imperialista, come dimostra la sua intensissima storia dell’ultimo secolo contrassegnata da una lunga teoria di guerra di conquista che si snoda fino alle soglie della seconda guerra mondiale e porta il Giappone a dominare Formosa (1894), scontrarsi con la Cina (fine novecento) e la Russia (1904-1905), a conquistare la Corea (1910) e invadere la Manciuria (1931). Le mire espansionistiche dell’imperialismo nipponico lasciano inoltre profonde tracce in Indocina, Malaysia, Birmania, Thailandia, Indonesia, Filippine e Singapore. La casta militare sfrutta le difficoltà dell’economia giapponese all’indomani del primo conflitto mondiale (2) per portare a termine negli anni trenta la “”fascistizzazione”” della nazione come sbocco dell’alleanza tra grandi agrari e capitale finanziario attraverso la mediazione degli ‘zaibatsu’, le potentissime ‘trading house’ che affondavano le loro radici nell”era Meiji (3). Il Giappone entra così nel secondo conflitto mondiale con un meccanismo economico già in sintonia con una macchina bellica che senmbra travolgere tutto e che trova resistenza solo davanti all’esercito di liberazione cinese. Dopo i primi facili successi il risveglio finale alla realtà è tragico e amaro: 2 milioni di caduti sui fronti di guerra; 4 milioni e mezzo di invalidi; oltre 8 milioni di sfollati; decine di miliardi di yen di danni per i bombardamenti Usa; l’industria pesante è esausta per la costrizione violenta alla produzione bellica che non ha risparmiato neppure aziende medie e piccole e addirittura fabbrichette artigianali; l’agricoltura è da anni in crisi per la massiccia chiamata alle armi di giovani e anziani e perché è tutta diretta a mantenere gli operai dell’industria militare (4). Più ancora dell’attività economica interna ha un crollo pauroso il commercio estero a causa della liquidazione degli ‘zaibatsu’, della perdita di Formosa e della Corea, in seguito alla costituzione della Rpc, paesi verso i quali si svolgeva il 40 per cento degli scambi prebellici giapponesi. Nel 1946 le esportazioni sono pari al 7.5 per cento e le importazioni al 18 per cento del livello prebellico (1934-1936). Tutto ciò sta ad indicare il prezzo che il paese è stato costretto a pagare a conclusione del conflitto’ (pag 89-90) [note: (1) N.I. Konrad, “”Stoletie japonskiej revoljucii’, Narody Azii i Afriki’, n. 4, 1968; (2) La riconversione dell’industria di guerra avrebbe provocato una recessione e un ritorno all’economia arcaica, per cui le classi dirigenti rifiutarono questa soluzione e scelsero quella di andarsi a prendere le materie prime dove si trovavano, cioè sul continente, dando pieni poteri alle forze militariste. Cfr. Paul Akamasu, ‘Au Japon: l’armée et le prince Konoe’, Annales Esc, n. 1 1964; (3) Kaoru Kataghiri, ‘Il fascismo nel Giappone degli anni trenta’, Critica marxista, n. 6 1969; (4) B.G. Sapoznikov, ‘Japonija i uroki vtoroj mirovoj vojny’, Nadory Azii i Afriki, n. 5, 1970] [ISC Newsletter N° 96] ISCNS96TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] STORIA POLITICA ECONOMICA SOCIALE GIAPPONE DA ORIGINI ERA MEIJI A 1° PRIMA E 2° SECONDA GUERRA MONDIALE ESPANSIONISMO MILITARE IMPERIALISMO GIAPPONESE GUERRE PRIMA META’ SECOLO XX RICONVERSIONE RICOSTRUZIONE BELLICA GRANDI IMPRESE ZAIBATSU DECOLLO INDUSTRIALE CAPITALISMO NIPPONICO MIRACOLO ECONOMICO 2° SECONDO DOPOGUERRA PRODUZIONE FORZA-LAVORO EXPORT MERCI COMMERCIO ESTERO MERCATI PARTITI POLITICI PARTITO LIBERAL-DEMOCRATICO VICENDE MONETARIE FINANZIARIE RAPPORTI CON STATI UNITI ASIApiù fiorenti città nipponiche, ma ha definitivamente chiuso il capitolo dell’impero del Sol Levante, di un’epoca le cui origini risalivano alla ‘restaurazione Meiji’ del 1868, cioè a quel possente moto di rinnovamento che aveva saldato il cerchio delle rivoluzioni borghesi che avevano fatto del capitalismo un sistema abbracciante ormai tutto il mondo (1). Il Giappone entra nel sistema capitalistico mondiale non certo come oggetto destinato a giocare una parte di terz’ordine. Uscito dal suo isolamento feudale, il paese si inserisce subito con autorità nel campo imperialista, come dimostra la sua intensissima storia dell’ultimo secolo contrassegnata da una lunga teoria di guerra di conquista che si snoda fino alle soglie della seconda guerra mondiale e porta il Giappone a dominare Formosa (1894), scontrarsi con la Cina (fine novecento) e la Russia (1904-1905), a conquistare la Corea (1910) e invadere la Manciuria (1931). Le mire espansionistiche dell’imperialismo nipponico lasciano inoltre profonde tracce in Indocina, Malaysia, Birmania, Thailandia, Indonesia, Filippine e Singapore. La casta militare sfrutta le difficoltà dell’economia giapponese all’indomani del primo conflitto mondiale (2) per portare a termine negli anni trenta la “”fascistizzazione”” della nazione come sbocco dell’alleanza tra grandi agrari e capitale finanziario attraverso la mediazione degli ‘zaibatsu’, le potentissime ‘trading house’ che affondavano le loro radici nell”era Meiji (3). Il Giappone entra così nel secondo conflitto mondiale con un meccanismo economico già in sintonia con una macchina bellica che sembra travolgere tutto e che trova resistenza solo davanti all’esercito di liberazione cinese. Dopo i primi facili successi il risveglio finale alla realtà è tragico e amaro: 2 milioni di caduti sui fronti di guerra; 4 milioni e mezzo di invalidi; oltre 8 milioni di sfollati; decine di miliardi di yen di danni per i bombardamenti Usa; l’industria pesante è esausta per la costrizione violenta alla produzione bellica che non ha risparmiato neppure aziende medie e piccole e addirittura fabbrichette artigianali; l’agricoltura è da anni in crisi per la massiccia chiamata alle armi di giovani e anziani e perché è tutta diretta a mantenere gli operai dell’industria militare (4). Più ancora dell’attività economica interna ha un crollo pauroso il commercio estero a causa della liquidazione degli ‘zaibatsu’, della perdita di Formosa e della Corea, in seguito alla costituzione della Rpc, paesi verso i quali si svolgeva il 40 per cento degli scambi prebellici giapponesi. Nel 1946 le esportazioni sono pari al 7.5 per cento e le importazioni al 18 per cento del livello prebellico (1934-1936). Tutto ciò sta ad indicare il prezzo che il paese è stato costretto a pagare a conclusione del conflitto”” (pag 89-90) [note: (1) N.I. Konrad, “”Stoletie japonskiej revoljucii’, Narody Azii i Afriki’, n. 4, 1968; (2) La riconversione dell’industria di guerra avrebbe provocato una recessione e un ritorno all’economia arcaica, per cui le classi dirigenti rifiutarono questa soluzione e scelsero quella di andarsi a prendere le materie prime dove si trovavano, cioè sul continente, dando pieni poteri alle forze militariste. Cfr. Paul Akamasu, ‘Au Japon: l’armée et le prince Konoe’, Annales Esc, n. 1 1964; (3) Kaoru Kataghiri, ‘Il fascismo nel Giappone degli anni trenta’, Critica marxista, n. 6 1969; (4) B.G. Sapoznikov, ‘Japonija i uroki vtoroj mirovoj vojny’, Nadory Azii i Afriki, n. 5, 1970] Bibliografia (wikip): Victor Teo , L’arduo ringiovanimento del Giappone come potenza globale: la resilienza democratica e la sfida tra Stati Uniti e Cina , Palgrave Macmillan, 2019, pag 43-44 L’autore: Dr Victor Teo is a political scientist whose research interests lie in International Relations and History of the Asia-Pacific, with particular emphasis on China and Japan. As an part of the team lead by Prof Heonik Kwon on “Beyond the Cold War: Toward a Community of Asia” project, Victor is interested in researching on two broad sub-themes in Asian regionalism. The first is the impact that great power competition in the Indo-Pacific has on the Asian community and the second is the implications of China’s Belt and Road initiative on regionalization efforts. He is currently working on a monograph that examines how different Asian countries respond to the rise of China and the corresponding Sino-US rivalry in the Trumpian era.”,”JAPE-001-FGB”
“FRÉDÉRIC II DE PRUSSE (FEDERICO IL GRANDE RE DI PRUSSIA)”,”Instructions militaires du Roi de Prusse pour ses Généraux publiées par Mr Faesch, Colonel des Troup. Saxones avec XIV plans, nouvelle édition augmentée avec les Instructions pour la petite guerre; Les lettres secretes de la derniere guerre, et un état historique des troupes prussiennes. Premiere partie.”,”Frédéric II de Prusse, dit Frédéric le Grand (en allemand : Friedrich der Große), né le 24 janvier 1712 à Berlin et mort le 17 août 1786 à Potsdam, de la maison de Hohenzollern, est roi de Prusse de 1740 à 1786, le premier à porter officiellement ce titre1. Il est simultanément le 14e prince-électeur de Brandebourg. Régnant plus de 46 ans, il fut sur le tard surnommé affectueusement der alte Fritz (« le vieux Fritz »). Agrandissant notablement le territoire de ses États aux dépens de l’Autriche (Silésie, 1742) et de la Pologne (Prusse-Occidentale, 1772), il fait entrer son pays dans le cercle des grandes puissances européennes. Ami de Voltaire, il est l’un des principaux représentants du courant du « despotisme éclairé ». (wik)”,”QMIx-007-FSL”
“FRÉDÉRIC II DE PRUSSE (FEDERICO IL GRANDE RE DI PRUSSIA)”,”Instructions militaires du Roi de Prusse. Seconde partie. Instructions et Lettres secretes de la derniere guerre, de MDCCLVI à MDCCLXII de main de maitre. Divisées en III parties. Pour servir de suite aux instructions militaire. Nouvelle édition, augmentée de remarques critiques et d’un etat historique des troupes prussiennes.”,”Federico II, Re di Prussia. Figlio (Berlino 1712 – Castello di Sans-Souci 1786) di Federico Guglielmo I e di Sofia Dorotea di Hannover, fu educato, secondo precise disposizioni del padre, con la massima severità: accanto allo studio accurato della più recente storia europea e dell’economia politica, i più duri esercizî militari. Ma F., che manifestava in contrasto con le preferenze paterne un vivo interesse per le lettere e per la filosofia, seppe formarsi una cultura letteraria, grazie anche alla complicità del precettore, il calvinista francese Duhan de Jandun. L’insofferenza per la rozzezza e il formalismo militaresco dell’ambiente prussiano maturò, nel 1730, la decisione di F. di fuggire dal regno. Ma il tentativo fallì e fu occasione di ogni sorta di efferatezza da parte del padre che aveva temuto un complotto contro la sua persona: F. fu sottoposto a un processo davanti a un consiglio di guerra e rinchiuso nella fortezza di Küstrin. Quivi, uscito di prigione piegato alla volontà paterna, funse da uditore della Camera dei demanî, acquistando una diretta esperienza dei problemi amministrativi del regno, che finirono per interessarlo profondamente. Sposatosi nel 1733 con la principessa Elisabetta Cristina di Brunswick-Lüneburg-Bevern, da cui non ebbe eredi, e ritiratosi nel castello di Rheinsberg, ebbe nuovamente l’occasione di dedicarsi allo studio delle lettere, circondandosi di letterati e di pensatori, fautori delle nuove idee illuministiche. Ivi redasse anche le Considérations sur l’état présent du corps politique de l’Europe e L’Antimachiavel, dimostrando la sua spregiudicata conoscenza di problemi di cultura e di politica. Succeduto al padre il 31 maggio 1740, alla morte dell’imperatore Carlo VI seppe trar profitto dalla difficile posizione in cui era ridotta l’Austria in seguito alla contrastata successione di Maria Teresa per muoverle guerra con l’intento di entrare in possesso della Slesia. Dimostrandosi geniale condottiero, occupò Bre slavia il 3 genn. 1741 e conseguita la vittoria di Mollwitz (10 apr.), ottenne da Maria Teresa, stretta dai nemici da ogni parte, con la convenzione di Klein-Schnellendorf (9 ott.) la Bassa Slesia. Ripresa quindi la guerra, con il trattato di Breslavia (11 giugno 1742) ottenne anche l’Alta Slesia e la contea di Glatz. La morte di Carlo VII di Baviera e le mai sopite speranze di Maria Teresa di ricuperare la provincia perduta, spinsero F. nel 1745 a una nuova guerra contro l’Austria. Le vittorie prussiane di Hohenfriedberg, di Soor e di Hesselsdorf furono il preludio alla pace di Dresda del 25 dicembre: Maria Teresa confermò a F. il possesso della Slesia, mentre il re di Prussia riconobbe come imperatore il di lei marito, Francesco I. Intanto dava mano alla riorganizzazione dello stato secondo i criterî di un intelligente, positivo illuminismo e nello spirito del più rigido accentramento: costituì una forte e onesta magistratura per l’applicazione di un nuovo codice di procedura (1747) e di un codice civile (Corpus iuris fredericianum, 1745-51). Si interessò anche all’economia nazionale incoraggiando il commercio e l’industria (tessile principalmente), favorendo l’agricoltura con lavori di bonifica (la regione dell’Oder tra Swinemünde e Küstrin) e di colonizzazione. Ma l’alleanza fra Austria e Francia (trattato di Versailles, 1756), fino ad allora nemiche, convinse F., già alleato dal 16 genn. dello stesso anno all’Inghilterra, a prevenire il concentrico attacco asburgico-borbonico, sostenuto anche dalla Russia. Ebbe così inizio la guerra dei Sette anni. Costretta nel 1756 alla capitolazione la Sassonia che aveva rifiutato di allearsi con la Prussia, F. penetrò nella tarda primavera del 1757 in Boemia, giunse fino ad assediare Praga, ma la sconfitta, inflittagli dal Daun a Kolín il 18 giugno, lo obbligò a ritirarsi in Sassonia. Da lì, per impedire il congiungimento con gli Austriaci, si rivolse contro i Francesi battendoli il 5 nov. a Rossbach, quindi a marce forzate ritornò in Slesia, affrontò l’esercito austriaco due volte superiore e lo sconfisse a Leuthen (5 dic.). Ma la guerra non era ancora al suo termine. Nel 1758 i Russi, dopo aver occupato Königsberg e la Prussia Orientale, stavano per unirsi agli Austriaci: con la vittoria di Zondorf (25 ag.), F. impedì tale evento. Non così l’anno seguente. Battuto a Kunersdorf (12 ag. 1759), F. ebbe l’esercito disfatto, disperò definitivamente della sua sorte, e solo l’indecisione e il di saccordo degli avversarî lo salvarono dalla rovina. L’anno successivo Austriaci e Russi occuparono rispettivamente la Sassonia e il Brandeburgo, e per tre giorni la stessa Berlino. Malgrado la vittoria di F. a Torgau (3 nov. 1760), la situazione restava quasi insostenibile, quando sopravvenne la morte della zarina Elisabetta e l’ascesa al trono di Pietro III, grande ammiratore di F., che abbandonò l’Austria stringendo poco dopo un patto di alleanza con la Prussia, con la quale firmò la pace nel maggio 1762. Il 21 luglio 1762 F. batté ancora una volta gli Austriaci a Burkers dorf e meno di un anno dopo, il 15 genn. 1763, anche Maria Teresa si rassegnò a porre termine al conflitto con la pace di Hubertsburg. F. era salvo, la Slesia era rimasta alla Prussia. In questo lungo periodo di guerra, F. rivelò in pieno le sue qualità di organizzatore e di condottiero, per le quali occupa un posto preminente nella storia dell’arte militare. A capo di uno stato di soli due milioni e mezzo di abitanti e senza unità territoriale, F. seppe creare un esercito ben addestrato, fatto di milizie di leva obbligate al servizio, ma rafforzate col mercenariato. Alleggerì le ordinanze della cavalleria, aumentò la proporzione dei cannoni leggeri dell’artiglieria, curò la manovrabilità della fanteria, sì da poter formare la linea di battaglia in qualunque direzione. F. riprese dal magistero del Montecuccoli il principio della “”battaglia di ala””, cioè dell’azione frontale, ma pronta a farsi avvolgente, contro un’ala avversaria, derivandone la tattica dell’ordine obliquo. Praticò in strategia l’offensiva anche quando la guerra ebbe scopi politici difensivi, paralizzando così le mosse del nemico; e per aumentare il raggio d’azione della sua manovra strategica nel campo dei servizî logistici, ridusse i magazzini fissi a soli depositi di farina, incaricati di rifornire i forni di campagna mobili. Nella seconda campagna della guerra dei Sette anni (dal 1757 in poi) si delineò perfetta l’attuazione della manovra per linee interne, che doveva costituire il suo capolavoro, frutto dei numerosi accorgimenti logistici, organici e tattici. Dalla guerra dei Sette anni F. era uscito con il paese prostrato. Con nuova genialità seppe promuovere l’opera di ricostruzione; favorì l’agricoltura e l’industria, riprese la colonizzazione e la bonifica delle regioni depresse. Non trascurò tuttavia di salvaguardare il prestigio e la posizione di rilievo che aveva procurato in Germania e in Europa al suo regno a prezzo dei sacrifici sopportati durante la guerra dei Sette anni. Estese ancora il suo dominio alla Prussia occidentale in virtù della prima spartizione della Polonia (1772), e sui principati di Ansbach e di Bayreuth in seguito alla guerra di successione di Baviera (pace di Teschen, 1779). Sospettoso dell’Austria, promosse nel 1785 una lega dei principi tedeschi (Fürstenbund) per costituire un contrappeso alla politica di Giuseppe II nell’Impero. Né fu solo uomo politico e grande condottiero di eserciti, ma anche generoso sebbene incostante protettore di artisti, filosofi, letterati. Ammiratore di Voltaire, intrecciò con lui una fitta corrispondenza, e lo volle con sé a Berlino nel triennio 1750-53: dopo questo soggiorno, tuttavia, i loro rapporti si guastarono. Cultore della musica, fu valente flautista e anche compositore. Abbellì Berlino e Potsdam di chiese, palazzi, castelli e altri edifici. Fu raccoglitore assiduo di opere d’arte prevalentemente francesi e rispondenti al gusto del lieto e del piacevole, che poi confluirono nel Kaiser-Friedrich-Museum di Berlino. (Trec)”,”QMIx-008-FSL”
“FREDERICK THE GREAT (FEDERICO II DI PRUSSIA), a cura di Jay LUVAAS”,”Frederick the Great on the Art of War.”,”Le ‘istruzioni ai suoi generali’ di Federico II sono diventate un classico militare come le ‘Reveries’ di Maurizio conte di Sassonia detto Maresciallo di Sassonia e i ‘Essai général de tactique’ di Guibert. Le istruzioni di Federico costituiscono la fonte di base per lo studio della conduzione della guerra come fu praticata nel XVIII secolo. Federico II il Grande re di Prussia. (Trec). Figlio (Berlino 1712 – Castello di Sans-Souci 1786) di Federico Guglielmo I e di Sofia Dorotea di Hannover, fu educato, secondo precise disposizioni del padre, con la massima severità: accanto allo studio accurato della più recente storia europea e dell’economia politica, i più duri esercizî militari. Ma F., che manifestava in contrasto con le preferenze paterne un vivo interesse per le lettere e per la filosofia, seppe formarsi una cultura letteraria, grazie anche alla complicità del precettore, il calvinista francese Duhan de Jandun. L’insofferenza per la rozzezza e il formalismo militaresco dell’ambiente prussiano maturò, nel 1730, la decisione di F. di fuggire dal regno. Ma il tentativo fallì e fu occasione di ogni sorta di efferatezza da parte del padre che aveva temuto un complotto contro la sua persona: F. fu sottoposto a un processo davanti a un consiglio di guerra e rinchiuso nella fortezza di Küstrin. Quivi, uscito di prigione piegato alla volontà paterna, funse da uditore della Camera dei demanî, acquistando una diretta esperienza dei problemi amministrativi del regno, che finirono per interessarlo profondamente. Sposatosi nel 1733 con la principessa Elisabetta Cristina di Brunswick-Lüneburg-Bevern, da cui non ebbe eredi, e ritiratosi nel castello di Rheinsberg, ebbe nuovamente l’occasione di dedicarsi allo studio delle lettere, circondandosi di letterati e di pensatori, fautori delle nuove idee illuministiche. Ivi redasse anche le Considérations sur l’état présent du corps politique de l’Europe e L’Antimachiavel, dimostrando la sua spregiudicata conoscenza di problemi di cultura e di politica. Succeduto al padre il 31 maggio 1740, alla morte dell’imperatore Carlo VI seppe trar profitto dalla difficile posizione in cui era ridotta l’Austria in seguito alla contrastata successione di Maria Teresa per muoverle guerra con l’intento di entrare in possesso della Slesia. Dimostrandosi geniale condottiero, occupò Bre slavia il 3 genn. 1741 e conseguita la vittoria di Mollwitz (10 apr.), ottenne da Maria Teresa, stretta dai nemici da ogni parte, con la convenzione di Klein-Schnellendorf (9 ott.) la Bassa Slesia. Ripresa quindi la guerra, con il trattato di Breslavia (11 giugno 1742) ottenne anche l’Alta Slesia e la contea di Glatz. La morte di Carlo VII di Baviera e le mai sopite speranze di Maria Teresa di ricuperare la provincia perduta, spinsero F. nel 1745 a una nuova guerra contro l’Austria. Le vittorie prussiane di Hohenfriedberg, di Soor e di Hesselsdorf furono il preludio alla pace di Dresda del 25 dicembre: Maria Teresa confermò a F. il possesso della Slesia, mentre il re di Prussia riconobbe come imperatore il di lei marito, Francesco I. Intanto dava mano alla riorganizzazione dello stato secondo i criterî di un intelligente, positivo illuminismo e nello spirito del più rigido accentramento: costituì una forte e onesta magistratura per l’applicazione di un nuovo codice di procedura (1747) e di un codice civile (Corpus iuris fredericianum, 1745-51). Si interessò anche all’economia nazionale incoraggiando il commercio e l’industria (tessile principalmente), favorendo l’agricoltura con lavori di bonifica (la regione dell’Oder tra Swinemünde e Küstrin) e di colonizzazione. Ma l’alleanza fra Austria e Francia (trattato di Versailles, 1756), fino ad allora nemiche, convinse F., già alleato dal 16 genn. dello stesso anno all’Inghilterra, a prevenire il concentrico attacco asburgico-borbonico, sostenuto anche dalla Russia. Ebbe così inizio la guerra dei Sette anni. Costretta nel 1756 alla capitolazione la Sassonia che aveva rifiutato di allearsi con la Prussia, F. penetrò nella tarda primavera del 1757 in Boemia, giunse fino ad assediare Praga, ma la sconfitta, inflittagli dal Daun a Kolín il 18 giugno, lo obbligò a ritirarsi in Sassonia. Da lì, per impedire il congiungimento con gli Austriaci, si rivolse contro i Francesi battendoli il 5 nov. a Rossbach, quindi a marce forzate ritornò in Slesia, affrontò l’esercito austriaco due volte superiore e lo sconfisse a Leuthen (5 dic.). Ma la guerra non era ancora al suo termine. Nel 1758 i Russi, dopo aver occupato Königsberg e la Prussia Orientale, stavano per unirsi agli Austriaci: con la vittoria di Zondorf (25 ag.), F. impedì tale evento. Non così l’anno seguente. Battuto a Kunersdorf (12 ag. 1759), F. ebbe l’esercito disfatto, disperò definitivamente della sua sorte, e solo l’indecisione e il di saccordo degli avversarî lo salvarono dalla rovina. L’anno successivo Austriaci e Russi occuparono rispettivamente la Sassonia e il Brandeburgo, e per tre giorni la stessa Berlino. Malgrado la vittoria di F. a Torgau (3 nov. 1760), la situazione restava quasi insostenibile, quando sopravvenne la morte della zarina Elisabetta e l’ascesa al trono di Pietro III, grande ammiratore di F., che abbandonò l’Austria stringendo poco dopo un patto di alleanza con la Prussia, con la quale firmò la pace nel maggio 1762. Il 21 luglio 1762 F. batté ancora una volta gli Austriaci a Burkers dorf e meno di un anno dopo, il 15 genn. 1763, anche Maria Teresa si rassegnò a porre termine al conflitto con la pace di Hubertsburg. F. era salvo, la Slesia era rimasta alla Prussia. In questo lungo periodo di guerra, F. rivelò in pieno le sue qualità di organizzatore e di condottiero, per le quali occupa un posto preminente nella storia dell’arte militare. A capo di uno stato di soli due milioni e mezzo di abitanti e senza unità territoriale, F. seppe creare un esercito ben addestrato, fatto di milizie di leva obbligate al servizio, ma rafforzate col mercenariato. Alleggerì le ordinanze della cavalleria, aumentò la proporzione dei cannoni leggeri dell’artiglieria, curò la manovrabilità della fanteria, sì da poter formare la linea di battaglia in qualunque direzione. F. riprese dal magistero del Montecuccoli il principio della “”battaglia di ala””, cioè dell’azione frontale, ma pronta a farsi avvolgente, contro un’ala avversaria, derivandone la tattica dell’ordine obliquo. Praticò in strategia l’offensiva anche quando la guerra ebbe scopi politici difensivi, paralizzando così le mosse del nemico; e per aumentare il raggio d’azione della sua manovra strategica nel campo dei servizî logistici, ridusse i magazzini fissi a soli depositi di farina, incaricati di rifornire i forni di campagna mobili. Nella seconda campagna della guerra dei Sette anni (dal 1757 in poi) si delineò perfetta l’attuazione della manovra per linee interne, che doveva costituire il suo capolavoro, frutto dei numerosi accorgimenti logistici, organici e tattici. Dalla guerra dei Sette anni F. era uscito con il paese prostrato. Con nuova genialità seppe promuovere l’opera di ricostruzione; favorì l’agricoltura e l’industria, riprese la colonizzazione e la bonifica delle regioni depresse. Non trascurò tuttavia di salvaguardare il prestigio e la posizione di rilievo che aveva procurato in Germania e in Europa al suo regno a prezzo dei sacrifici sopportati durante la guerra dei Sette anni. Estese ancora il suo dominio alla Prussia occidentale in virtù della prima spartizione della Polonia (1772), e sui principati di Ansbach e di Bayreuth in seguito alla guerra di successione di Baviera (pace di Teschen, 1779). Sospettoso dell’Austria, promosse nel 1785 una lega dei principi tedeschi (Fürstenbund) per costituire un contrappeso alla politica di Giuseppe II nell’Impero. Né fu solo uomo politico e grande condottiero di eserciti, ma anche generoso sebbene incostante protettore di artisti, filosofi, letterati. Ammiratore di Voltaire, intrecciò con lui una fitta corrispondenza, e lo volle con sé a Berlino nel triennio 1750-53: dopo questo soggiorno, tuttavia, i loro rapporti si guastarono. Cultore della musica, fu valente flautista e anche compositore. Abbellì Berlino e Potsdam di chiese, palazzi, castelli e altri edifici. Fu raccoglitore assiduo di opere d’arte prevalentemente francesi e rispondenti al gusto del lieto e del piacevole, che poi confluirono nel Kaiser-Friedrich-Museum di Berlino.”,”QMIx-031-FSL”
“FREDIANI Andrea”,”Le guerre dell’ Italia unita.”,”Andrea FREDIANI, pubblicista, collabora con diverse riviste, occupandosi in particolare di storia politico-militare. Ha pubblicato tra l’altro: -Gli itinerari alpini delle invasioni barbariche nel V secolo, 400-476, 1993 -Il Sacco di Roma, 1997 e per la Newton-Compton: -Gli assedi di Roma, 1997″,”ITQM-028″
“FREDIANI Andrea”,”Le grandi battaglie di Giulio Cesare. Le campagne, le guerre, gli eserciti e i nemici del più celebre condottiero dell’ Antica Roma.”,”FREDIANI Andrea vive e lavora a Roma. Laureato in storia medievale ha collaborato a varie riviste e ha scritto vari libri sul tema della storia antica. La battaglia decisiva di Alesia (52 aC). “”I capitolini, impegnati sugli spalti da decine di ore, non ebbero la forza di inseguirli, né Cesare di chiederglielo, tuttavia la corsa dei fuggitivi continuò ben oltre il campo, fino alle rispettive nazioni di appartenenza; solo la cavalleria spinse a fondo l’ inseguimento, rientrando al campo romano solo verso mezzanotte con all’ attivo l’ uccisione e la cattura di un gran numero di galli. Sia i difensori della città che quelli dell’ aggere si resero conto solo per gradi dell’ esito della battaglia (…). Che si trattasse di un risultato definitivo, che non prevedeva appelli, Vercingetorige, invece, lo capì subito; per questo, rimise il suo mandato all’ assemblea dei capi e accettò l’ invito di Cesare a consegnare le armi e i leader della rivolta. (…) Si concludeva così il primo e unico tentativo di sollevazione generale della Gallia, con la clamorosa vittoria campale di un esercito assediato di neanche 50.000 uomini contro una massa di oltre 350.000 guerrieri. Non era stato sufficiente ai galli unire per la prima volta tutte le forze, far scendere in campo centinaia di migliaia di uomini, accerchiare il nemico, disporre di un capo tra i più valenti che la Storia ricordi: c’era Giulio Cesare, dall’ altra parte, con la sua determinazione e il suo coraggio, e con dei soldati addestrati a sopportare qualsiasi avversità e ad affrontare qualsiasi pericolo. Si può ben dire, anzi che l’ esercito delle ultime campagne galliche di Cesare è stato, soprattutto per merito del suo artefice, una delle armate più efficienti e implacabili che la Storia militare abbia mai prodotto””. (pag 177-179)”,”STAx-131″
“FREDIANI Andrea”,”Le grandi battaglie dell’ antica Grecia. Dalle guerre persiane alla conquista macedone, da Maratona a Cheronea, i più significativi scontri terrestri e navali di un impero mancato.”,”FREDIANI Andrea laureato in storia medievale, pubblicista, è stato collaboratore di varie riviste storiche. Ha scritto ‘Il sacco di Roma’ e altri volumi. “”E le trattative si protrassero. Se da un lato, infatti, Sparta era disposta a far la pace e a stipulare l’ alleanza con Atene pur di recuperare opliti isolati a Sfacteria e flotta, gli ateniesi partivano da una posizione di forza troppo evidente per poter cedere su qualche punto, nonostante che, in quel momento, il capo del governo fosse Nicia, leader del partito oligarchico moderato. Spinti da Cleone, il più radicale dei democratici favorevoli alla guerra a oltranza, pretesero così l’ umiliazione dell’ avversario davanti ai suoi alleati, con la restituzione pubblica di molti territori di cui Sparta si era fatta garante nei confronti di altri stati della lega. Probabilmente Pericle non avrebbe fatto l’ errore del suo successore, un errore che avrebbe causato la rovina di Atene: secondo Tucidide, la miglior strategia possibile è quella di essere audaci in guerra e moderati nel fare la pace, mentre Cleone era offensivista in ogni circostanza, e Demostene, che operava in loco, era il suo braccio armato. Ad ogni modo, il ritorno in patria dei delegati spartani, dopo venti giorni, sancì la fine dell’ armistizio, e gli ateniesi, impossibilitati ad assalire l’ isola dalla folta vegetazione che la ricopriva e che offriva riparo alla guarnigione, si disposero ad attendere la resa dei 420 opliti che vi stazionavano con i propri iloti, al comando di tale Epidata.”” (pag 195)”,”STAx-150″
“FREDIANI Andrea”,”I grandi generali di Roma antica. Gli uomini che impressero il loro marchio sulle conquiste, sulle battaglie e sulle guerre della repubblica e dell’ impero.”,”FREDIANI Andrea laureato in storia medievale, pubblicista, è stato collaboratore di varie riviste storiche. Ha scritto ‘Il sacco di Roma’ e altri volumi. Guerra civile, Mario e Silla. “”Non si trattava solo dell’ ultimo scontro tra i sillani e i mariani, bewnsì anche dell’ ultimo scontro della guerra sociale e, volendo, perfino della resa dei conti delle guerre sannitiche, che aveva caratterizzato e radicalmente modificato la storia di Roma per più di un cinquantennio oltre due secoli prima””. (pag 177) “”Centinaia di teste vennero fatte sfilare, infilzate su pali, davanti alla casa di Silla, secondo un rito che certificava il trionfo sul nemico, privato del suo centro vitale e perciò escluso dal regno dei morti; ci andarono di mezzo anche nemici personali dei fidi del vincitore, che nulla faceva per porre termine al massacro, tanto che , nel corso di una seduta in senato, gli fu chiesto quando avrebbe avuto fine la strage. (…)””. (pag 179) Illustrazione decapitazioni: pag 181, le proscrizioni di Silla. “”Le proscrizioni durarono – ufficialmente – poco più di un semestre, visto che il termine ultimo fu stabilito il primo giugno dell’ 81, con la morte, secondo Appiano, di 90 senatori, quindici consolari e 2600 esponenti dell’ ordine equestre. E un semestre sarebbe dovuta durare, secondo la legge, anche la carica di dittatore che Silla si fece attribuire dal popolo mediante plebiscito all’ inizio di dicembre dell’ 82, come era accaduto per Fabio Massimo dopo la disfatta sul Trasimeno, quando il senato aveva ceduto alla plebe la sua prerogativa di eleggere il magistrato unico.”” (pag 180)”,”QMIx-157″
“FREDIANI Andrea”,”Le grandi battaglie di Napoleone. Dalle grandi imprese di Marengo, Ulma, Austerlitz, Jena, Friedland e Wagram alle drammatiche disfatte in Russia, a Lipsia e a Waterloo.”,”””Purtroppo il suo ruolo di imperatore, che lo obbligava ad assolvere anche gli affari civili, non permetteva a Napoleone di trasferirsi in Germania prima che le ostilità venissero aperte – anche perché una sua presenza nel settore sarebbe apparsa come una chiara provocazione agli occhi dell’opinione pubblica internazionale -, e così dovette affidare il ruolo di comandante in capo al fido Berthier, che comunicava con lui tramite il telegrafo ottico dal suo quartier generale nei pressi di Strasburgo. Era una decisione inevitabile ma molto nociva per la velocità delle comunicazioni – fondamentale in ogni campagna di Napoleone -, perché prevedeva un passaggio in più (lo stesso Berthier) nella catena di informazioni che l’imperatore acquisiva repentinamente dai subalterni dislocati nei vari settori, per rielaborarle e rimandarle loro sotto forma di direttive spesso a breve distanza l’una dall’altra. Finché Napoleone rimase a Parigi, infatti, capitò spesso che i dispacci andassero persi e non giungessero al destinatario, o che una segnalazione dal fronte operativo arrivasse dopo un suo successivo aggiornamento; inoltre, Berthier non aveva la stoffa del comandante in capo, ed egli stesso non aveva mai fatto mistero di preferire il ruolo di gregario. In linea di massima, comunque, il capo di stato maggiore doveva attenersi alla corretta applicazione del piano generale concepito da Napoleone”” (pag 144)”,”FRQM-055″
“FREDIANI Andrea”,”I grandi condottieri che hanno cambiato la storia. Le imprese militari di cento straordinari generali.”,”Andrea Frediani è nato a Roma nel 1963. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni, libri, saggi e articoli su riviste specializzate. Molti nomi importanti mancanti. Mancano nella lista tutti i comandanti della Prima guerra mondiale, pochi quelli della Seconda. A parte Zukov mancano tutti i russi degli ultimi due secoli. L’autore considera l’introduzione “”un’autodifesa”” per i criteri adottati.”,”QMIx-260″
“FREDIANI Andrea”,”Le guerre dell’ Italia unita.”,”Andrea Frediani, pubblicista, collabora con diverse riviste, occupandosi in particolare di storia politico-militare. La campagna di Grecia. ‘Nell’ottica della guerra parallela voluta dal duce, nel mese di agosto venne presa in considerazione l’invasione non della Jugoslavia, a lungo preparata e presunta dai vertici militari e politici quale mossa offensiva più probabile, né di Malta, chiave di volta per il controllo del Mediterraneo, ma della Grecia, il cui regime autoritario, d’altronde, si sarebbe invece prestato, dietro opportuni passi diplomatici, a un’adesione all’Asse. Ma se la motivazione strategica della mossa era data dalla necessità di prevenire l’influenza tedesca nei Balcani e di ribadire l’interesse primario dell’Italia sul Mediterraneo, dopo l’occupazione della Romania da parte di Hitler il 12 ottobre – mossa di cui il führer si guardò bene, ancora una volta, dall’informare preventivamente l’alleato – prevalse in Mussolini la smania di mettere anch’egli l’alleato di fronte al fatto compiuto. Lo Stato maggiore gli fece notare – debolmente, in verità e solo quel tanto che bastava per mettere le mani avanti in caso di insuccesso – che, per un’impresa del genere, sarebbero state necessarie almeno 20 divisioni, ovvero 8 in più di quelle dislocate lungo la frontiera albanese, per il reperimento delle quali era necessario del tempo: ma proprio poche settimane prima, con un’incoerenza non rara nelle decisioni del regime, era stato predisposto il congedo di 600.000 riservisti. (…) Nonostante tutti questi segnali sfavorevoli, il duce dette avvio all’offensiva il 28 ottobre, con l’avallo del re e l’acquiescenza dell’intera classe dirigente. Le forze che varcarono il confino in Epiro, il corpo d’armata Ciamuria del generale Visconti Prasca, ammontavano a 55.000 uomini, 163 carri armati della divisione Centauro e circa 300 bocche da fuoco, mentre contro la frontiera macedone e a sorveglianza di quella jugoslava agiva il 26° corpo d’armata, al comando del generale Nasci, forte di 12.000 uomini, con altrettanti pezzi di artiglieria. A causa del maltempo, mancò la copertura aerea, l’unico settore in cui le forze italiane erano nettamente prevalenti, e, dopo i primi tre giorni di avanzata senza particolari difficoltà se non quelle create dal clima e dal terreno, il primo novembre i greci passarono al contrattacco nel settore macedone, dove lo schieramento italiano era più debole rispetto alle loro forze. La divisione alpina Julia, cerniera dello schieramento italiano e già in posizione avanzata, fu tagliata fuori e si aprì strada verso la frontiera a prezzo di gravissime perdite. Lo scacco costò il posto a Visconti Prasca, sostituito da Soddu, e indusse il governo a costituire altri due corpi d’armata. Ma ormai il ripiegamento, iniziato il 22, era in atto, e le forze italiane si attestarono progressivamente su una linea ben più arretrata del confine, mentre la controffensiva greca guadagnava agli ellenici, nel corso dell’inverno, Himara e Pogradec, Klisura e Argirocastro. Si pervenne a una logorante e improduttiva guerra di posizione che era l’esatto opposto di quella “”di rapido corso”” di cui necessitava la campagna per la sua riuscita; in Italia, Badoglio usciva di scena, sostituito da Cavallero. L’ombra di Hitler si profilava invadente sul capo di Mussolini che pretendeva un’offensiva vincente per potersi permettere di rifiutare l’aiuto alleato. Ma quella che scattò all’alba del 9 marzo, con 12 divisioni per tre corpi d’armata, alla presenza dello stesso duce, si risolse in una serie di sterili spallate che, come un ritornello già suonato un quarto di secolo prima, costarono oltre 10.000 perdite agli italiani, solo per raggiungere e poi perdere vette e postazioni, e conseguire vantaggi territoriali insignificanti’ ((pag 61-62-63)]”,”QMIS-228″
“FREDIANI Andrea”,”Il sacco di Roma.”,”Medievista, Andrea Frediani ha studiato in particolare le invasioni barbariche e la storia militare dal Tardo antico alla prima età moderna con particolare riferimento a Roma. E’ autore tra l’altro, di ‘Assedi e saccheggi di Roma’ (1977).”,”ITAG-016-FV”
“FREDIANI Andrea”,”Le grandi battaglie di Giulio Cesare. Le campagne, le guerre, gli eserciti e i nemici del più celebre condottiero dell’ Antica Roma.”,”Andrea Frediani vive e lavora a Roma. Laureato in storia medievale ha collaborato a varie riviste e ha scritto vari libri sul tema della storia antica. Cesare e Napoleone. “”Una volta in Gallia, il proconsole constatò che quasi non c’era una nazione che non gli desse motivo di sospettare: dovette pertanto instaurare un vero e proprio regime di occupazione, distribuendo le sue legioni e i suoi legati su un raggio il più ampio possibile, ma stando bene attento che ciascuna unità non distasse dall’altra più di cento miglia, affinché potessero, nel caso, portarsi aiuto reciproco: una disposizione che Napoleone avrebbe ripreso secoli dopo e trasformato in sistema d’attacco con il ‘bataillon carré’. Nello specifico, mandò una legione tra i morini, un’altr presso i nervii, un’alta ancora nel territorio degli esuvi – l’unico che ritenesse tranquillo -, mentre Lebieno ebbe l’incarico, anch’egli con una legione, di controllare remi e treveri: ben tre legioni furono distribuite lungo il Belgio, cinque coorti nel paese degli eburoni, mentre le reclute di quell’anno vennero accasermate nella provincia. Egli stesso rimase per la prima volta a svernare Oltralpe, rimandendo di stanza a Samarobriva, l’odierna Amiens”” (pag 159)”,”QMIx-004-FC”
“FREEBERG Ernest”,”Democracy’s Prisoner. Eugene V. Debs, the Great War, and theRight to Dissent.”,”FREEBERG Ernest è Associate Professor of History nell’Università del Tennessee.”,”MUSx-307″
“FREEDMAN Lawrence”,”Kennedy’s Wars. Berlin, Cuba, Laos, and Vietnam.”,”FREEDMAN Lawrence è stato Professor of War Studies al King’s College, London, dal 1982. Ha scritto e pubblicato sul tema della strategia nucleare e della guerra fredda. Crisi di Berlino. Krusciov si muove per ragioni difensive. “”Khrushchev went on the offensive for profoundly defensive reasons. To make progress he needed to be convincing about the strength and determination of the Soviet bloc, yet he needed progress because of East Germany’s weakness (1). A compromise with the West that did not address this weakness would not suffice, and a separate peace treaty setting in motion the annexation of West Berlin risked war. The East Germans, who perhaps did not appreciate just how much Khrushchev had been bluffing in his boasts about Soviet missile production, were ready to go the distance and expected Khrushchev to do the same. They had, however, developed the alternative fallback option of a barrier along the sector border within Berlin.”” (pag 59) (1) On Soviet-GDR relations during the crisis see Harrison, “”Ulbricht and the Concrete ‘Rose'””. For a good discussion of Soviet decision making, see Adomeit, ‘Soviet Risk-Taking and Crisis Behaviour'”,”USAQ-083″
“FREEMAN ALLEN G.”,”Storia delle ferrovie.”,”””Per concludere rapidamente questa prima fase storica, prima di accennare allo sviluppo delle ferrovie in Oriente, diremo dello smantellamento subito dalla ferrovie dell’ impero austro-ungarico al termine della prima guerra mondiale. All’ inizio della guerra la KK Staaatsbahn disponeva di circa 46.250 Km di rete ferroviaria. Tra impianti e materiale rotabile, il 72% passò ai paesi vincitori””. (pag 81)”,”ECOI-129″
“FREEMAN Richard B. MEDOFF James L.”,”What Do Unions Do?”,”Gli autori non accettano la tesi di Friedman il quale sostiene che i sindacati aumentano le diseguaglianze sociali perché aumentano la differenza di salario tra sindacalizzati e non sindacalizzati. Sostengono invece che i sindacati tendono a livellare i salari introducendo salari standard invece dei salari di merito. (vedi scheda allegata)”,”MUSx-331″
“FREEMANTLE Brian”,”Il KGB. Storia della più potente organizzazione spionistica del mondo.”,”Brian Freemantle è stato corrispondente all’estero del ‘Daily Express’ e del ‘Daily Sketch’ e redattore per l’estero del ‘Daily Mail’. Ha lavorato in più di 30 paesi, compresi ex URSS, Vietnam e USA. nel 1975 ha organizzato l’unico ponte aereo britannico per gli orfani vietnamiti prima del crollo del Vietnam del Sud. Nello stesso anno ha lasciato il giornalismo attivo per dedicarsi alla professione di scrittore. Termine usato dall’autore per il titolo del cap. VIII: ‘Il fine primario: la disinformazione’ (oggi si direbbe fake news) “”Lo zar riteneva che la sua vera forza stesse nell’altro strumento di controllo (oltre alla Duma, ndr): l’organizzazione della polizia segreta. Alle dipendenze del ministero degli Interni esisteva il Dipartimento della Polizia di Stato, istituito nel 1880, consistente in uno speciale dipartimento centrale, l”Osobyi Otdel’, e di una rete di divisioni di sicurezza estesa in tutto il Paese, l’Okhrannye Otdeleniya. Per la popolazione, quella tirannica organizzazione odiatissima era semplicemente l’Okhrana. Per mezzo dell’Okhrana lo zar cercò di infiltrarsi nei vari movimenti rivoluzionari che minacciavano il trono e neutralizzarli. Tenendo conto del fatto che disponeva sorprendentemente di pochi effettivi – nel 1916 contava poco più di 15.000 persone – si deve riconoscere che ottenne risultati notevolissimi. Per ironia del caso, i più importanti furono conseguiti proprio nell’ambito del Partito bolscevico, destinato infine a sostituirsi allo zar nel dominio della Russia. Lenin, il rivoluzionario figlio di un ispettore scolastico, nel 1906 dovette riparare in Svizzera per sfuggire all’Okhrana. Lasciò in Russia Roma Malinovskii come suo principale portavoce. Malinoviskii, membro del Comitato centrale bolscevico, era un fedele agente dell’Okhrana. Quando nel 1912, a Pietroburgo, venne fondata la «Pravda», Malinovskii ne divenne il direttore. Tra il 1908 e il 1909, quattro dei cinque membri del Comitato del Partito bolscevico di Pietroburgo era al servizio dell’Okhrana. Così come vi fu l’infiltrazione vi furono anche le epurazioni. Centinaia di dissidenti sospetti furono arrestati. Alcuni vennero rinchiusi, altri liquidati”” (pag 13) “”Lenin credeva nel terrore ed era un ammiratore fervente dei giacobini, i più estremisti rivoluzionari francesi del 1790. Il giorno prima della decisione di formare la Vecheka – il termine fu quasi subito abbreviato in ‘Ceka’ – Lenin tratteggiò la personalità adatta di chi avrebbe dovuto dirigerla. «Dobiamo trovare» disse, «un intransigente giacobino proletario». Nonostante la sua origine aristocratica, Dzerzhinsky fu prescelto all’uninanimità”” (pag 13, 15) “”Sono stati pubblicati libri che elogiano l’attività del KGB, parimenti esaltate anche in numerosi discorsi. Ma come accade spessissimo nella storiografia ufficiale sovietica, i fatti vengono adeguatamente modificati per adattarsi alle apparenze desiderate attualmente dalla gerarchia. I confronti vengono sempre fatti tra il KGB di oggi e la Ceka dei tempi di Dzerzhinsky, mentre si preferisce ignorare la GPU e l’ OGPU e l’ NKVD e l’NKGB. Se vengono menzionati, Yagoda, Yezhov e Beria sono ricordati soltanto per illustrare la megalomania sanguinara di Stalin e dei suoi tirapiedi. Non viene mai detto che molti esponenti dell’attuale gerarchia sovietica furono complici di quei massacri”” (pag 39)”,”RUSS-263″
“FREGNA Roberto”,”Castel Maggiore, 1943-45. Documenti e testimonianze della lotta contro il nazifascismo.”,”Il volume contiene molte foto e manifesti”,”ITAR-396″
“FREI Norbert, in collaborazione con Tobias FREIMÜLLER Marc von MIQUEL Tim SCHANETZKY Jens SCHOLTEN Matthias WEIß”,”Carriere. Le élite di Hitler dopo il 1945.”,”In collaborazione con Tobias FREIMÜLLER Marc von MIQUEL Tim SCHANETZKY Jens SCHOLTEN Matthias WEIß FREI Norbert (1955) è Professore di storia moderna all’ università Ruhr-Universität di Bochum. Tra le sue numerose pubblicazioni citiamo ‘Lo Stato nazista’ (1992, Laterza). “”Gli ultimi anni dell’ “”era Adenauer”” furono addirittura costellati di scandali connessi con il nazismo. A ciò contribuì la crescente sensibilità della stampa tedesco-federale, almeno tanto quanto l’ instancabile operato di Alberto Norden, membro del comitato centrale della SED e segretario della sezione “”agitazione e propaganda””. E i due elementi si intrecciarono sempre più spesso, poiché, in concomitanza alle critiche lanciate da Norden ai dignitari tedesco-occidentali nel corso di “”conferenze stampa internazionali””, la Stasi forniva documenti dello stesso tenore ai giornalisti della RFT desiderosi di compiere un’ opera di chiarimento””. (pag 278)”,”GERV-047″
“FREI Norbert”,”Lo Stato nazista.”,”FREI Norbert (Francoforte, 1955) già collaboratore dell’Istituto di storia contemporanea di Monaco, Kennedy Fellow presso la Harvard University (Cambridge, Mass.) e Fellow nel Wissenschaftskolleg di Berlino, insegna storia moderna e contemporanea nella Ruhr-Universität Bochum.”,”GERN-138″
“FREILIGRATH Ferdinand”,”Gesammelte Dichtungen. Band 1-6.”,”FREILIGRATH Ferdinand, poeta tedesco (1810-1876) cantò ideali democratici e patriottici (‘Una professione di fede, 1844, ‘Nuove poesie politiche e sociali’ 1849-51).”,”GERx-077″
“FREIRE Joao”,”Les anarchistes du Portugal.”,”””A Lisbona, l’ Alleanza libertaria (che non riuscì a chiamarsi Alleanza comunista libertaria) si formò nel 1931 con dei gruppi di quartiere a Graça, Campo de Ourique, Alcântara, Belém-Ajuda, Santo Amaro, e ancora un “”gruppo centrale”” e almeno un gruppo professionale. A Barreiro, il gruppo anarchico locale pubblicò ‘Terra e Liberdade’ e si presentò come sezione locale dell’ Alleanza (questo periodico divenne il portavoce dell’ Alleanza libertaria portoghese). A Setùbal, l’ Ateneo di studi sociali fece lo stesso (…)””. (pag 230)”,”ANAx-189″
“FREJAVILLE Mario”,”M.me de Pompadour mi ha detto…”,”””Il punto debole del potenziale bellico nazionale è la Marina da guerra, e la Pompadour appoggia ogni piano di rinnovamento e di potenziamento della flotta, sapendo che la pace non si può ottenere affrontando in condizioni d’ inferiorità le forze navali inglesi. Ma è costretta ad amare ironie nel commentare e condannare la facilità con la quale i ministri responsabili cercano di presentare progetti e cifre confortanti che non sanno tradurre in nuove unità ed equipaggi addestrati. In questo marasma che si appesantisce continuamente, la situazione le appare in tutta la sua desolante realtà. Cerca di aiutare ancora quanti si rivolgono a lei. Usa il suo potere presso il Re per alleggerire le punizioni di coloro che mal ricambiano la fiducia del Sovrano, nella spernza di migliorare l’ ambiente; ma non vi riesce.”” (pag 44)”,”FRAA-065″
“FRESCAROLI Antonio”,”La GPU y la NKVD. La alucinante historia de la represion bolchevique.”,”Ruolo CEKA guerra civile, terrore, LENIN, nuovo corso con GPU, STALIN, KIROV, grandi purghe, BERIA, TROTSKI, complotto camici bianchi.”,”RUSS-031″
“FRESCAROLI Antonio”,”La seconda guerra mondiale. Spie e ambasciate.”,”””Il fatto che l’ esercito francese si sia trovato improvvisamente di fronte, nelle Ardenne, a carri armati tedeschi di trenta-quaranta tonnellate; il fatto che Francia e Inghilterra, che pur vantavano servizi segreti di prim’ordine quali il Deuxieme Bureau e il prestigioso Intelligence Service, nulla sapessero della potentissima flotta aerea del Terzo Reich, ciò dimostra quanto i servizi di controspionaggio tedeschi fossero efficienti e quanto quelli di spionaggio alleati fossero inefficienti. O perlomeno ingenui. A differenza della Prima Guerra Mondiale, nell’ ultimo conflitto lo spionaggio diventa lavoro in equipe nel quale l’ informazione tecnica assume un valore determinante””. (pag 11)”,”QMIS-070″
“FRESCHI Ombretta”,”””Il Secolo XIX””. Un giornale e una città, 1886-2004.”,”FRESCHI Ombretta collabora dal 1999 al Centro Studi sul Giornalismo “”Gino Pestelli”” di Torino. “”””Il Secolo XIX”” viene assorbito dai disegni di potenza dell’Ansaldo, attestata da tempo su posizioni filofrancesi,ed entra ‘obtorto collo’ in una strategia che individua nella Grande Guerra l’occasione e per spezzare il monopolio costituito dalla Terni-Vickers e dal cartello siderurgico della Banca Commerciale e per salire ai vertici dell’industria pesante. La responsabilità pone il ‘Decimonono’ al centro degli interessi del grande capitale tedesco che, a Genova – dove i legami commerciali con l’Impero guglielmino sono forti-, con tutta probabilità, tenta di acquistare il quotidiano, attraverso l’emissario Franz Röchling, negli stessi mesi di ottobre e novembre 1914, per guadagnarlo a una linea triplicista.”” (pag 150-151)”,”EDIx-123″
“FRESCHI Marino PAUMGARDHEN Paola a cura; testi di Ladislao MITTNER Giuseppe UNGARETTI Pasquale SCIALO’ Eugenio CAPOZZI Dominico CONTE Valentina RUSSO Alvio PATIERNO Daniela PADULAROSA Antonella GARGANO”,”Grande guerra e mitteleuropa. Testi e contesti.”,”””Thomas Mann [‘Pensieri di guerra (1914)] parlava della guerra come ‘reazione morale’, preoccupato, addirittura, che le cose potessero filare troppo lisce, che la guerra potesse essere troppo breve”” (pag 62) [‘Thomas Mann e le guerre’, pag 53-72]”,”QMIP-251″
“FRESCHI Marino”,”Storia della letteratura tedesca.”,”Marino Freschi insegna letteratura tedesca alla Terza Università di Roma. Critico e saggista è autore di studi sul Settecento tedesco e sulla letteratura mitteleuropea. Ha pubblicato ‘La Praga di Kafka. Letteratura tedesca a Parigi’ (1990) “”Un altro filosofo esercitò una notevole influenza sugli scrittori: Ludwig Feuerbach (1804-1872), che sviluppò in senso anticristiano e materialista la sua critica all’hegelismo. A lui si ricollega esplicitamente Gottfried Keller (1819-1890), il principale scrittore svizzero, che soggiornò a Monaco (…)”” (pag 65)”,”VARx-618″
“FRESCOBALDI Dino”,”La riscossa del profeta. Ayatollah, re, emiri, sceicchi, sultani, capipopolo e dittatori nel vortice del nuovo fanatismo islamico che può minacciare il mondo.”,”Dino FRESCOBALDI è stato per oltre un trentennio inviato speciale del Corriere della Sera seguendo e commentando i principali avvenimenti della politica internazionale. In particolare è stato presente su tutti i teatri di guerre e rivoluzioni del Vicino e Medio Oriente. Ha poi scritto su Repubblica ed è autore di diversi libri tra cui ‘Nasser’ e ‘La sfida di Sadat’.”,”VIOx-090″
“FRESCOBALDI Dino a cura”,”La controrivoluzione (Barrés, Maurras, L. Daudet: una corrente di pensiero che si oppone alla civiltà moderna).”,”note a margine manoscritte ex-proprietario Il mito dell’ eguaglianza. “”La libertà? si amici miei. La fratellanza? meglio ancora. L’ eguaglianza? è impossibile. L’ eguaglianza è impossibile perché la società in vita e in morte non saprebbe essere un’ aritmetica – perché il genio, il talento, l’ abilità sconvolgono e sproporzionano, ad ogni minuto, il rapporto del lavoro e del salario – perché gli uni vanno più presto, gli altri più lentamente, gli uni progrediscono, gli altri ritardano – perché la corsa dell’ umanità è un eterno salto di ostacoli dove i migliori garretti trionfano. Ma questa differenza di condizioni si tempera con la carità””. (pag 105, L. Daudet, La France en alarme)”,”TEOP-300″
“FRESCOBALDI Dino”,”Nasser.”,”””””Ereditare una guerra non finita””, è stato osservato, “”è peggio che ereditare una sconfitta””. Un giornale ha definito Nasser “”l’uomo del rischio malcalcolato”””” (pag 259) Dino Frescobaldi è stato corrispondente a Belgrado e Vienna (per l’Europa orientale e i Balcani) figura tra gli inviati speciali del ‘Corriere della Sera’. E’ un esperto del mondo arabo. E’ stato in Egitto durante la guerra dei Sei giorni, e undici anni prima per la crisi di Suez.”,”VIOx-205″
“FRESU Gianni”,”Lenin lettore di Marx.”,”FRESU Gianni (Sassari 1972) dopo la laurea in scienze politiche a Cagliari ha conseguio il dottorato di ricerca in filosofia all’ Università di Urbino. E’stato fondatore e presidente del Centro studi della Sardegna ‘Antonio Gramsci’ e della rivista ‘Quaderni della Sardegna’. Ha scritto ‘Il diavolo nell’ampolla. Antonio Gramsci gli intellettuali e il partito’ (Città del Sole). “”Ma le facoltà intellettuali dell’ uomo non ancora evoluto sono tanto deboli da non riuscire a rilevare la differenza che corre tra l’ idea e la sua manifestazione nel singolo oggetto; l’ uomo deve vivere molto a lungo, molto osservare, molto riflettere per comprendere che il singolo oggetto non può esprimere tutta l’ idea che si manifesta in una certa misura in esso; la caratteristica dell’ infanzia sta appunto nel fatto che il singolo oggetto sembra perfetto, assai migliore forse di ogni oggetto dello stesso genere. Tutti noi abbiamo creduto che nella grammatica, su cui abbiamo cominciato a studiare, fosse racchiusa tutta la sapienza grammaticale, che non esistesse altra scienza all’ infuori della grammatica su cui abbiamo cominciato a studiare. Il nostro primo maestro ci è sembrato il più grande scienziato del mondo, è stato per noi la “”sapienza stessa””. Così accade in tutti i campi dell’ attività intellettuale (…)””. (pag 36) Aggiunta testo: in introduzione: “”Come scrive Marx nel poscritto alla seconda edizione tedesca del primo volume del Capitale, Cernyscevski, che fu senza dubbio il maggior economista russo, seppe “”magistralmente mostrare la bancarotta dell’economia politica borghese””. Una parte notevole dei suoi scritti di economia politica recò un contributo originale alla elaborazione del pensiero economico premarxista. Così, mentre gli ideologi della borghesia in ascesa avevano criticato le forme economiche del feudalesimo; credendo che l’economia capitalistica fosse la forma definiftiva della produzione sociale, Cernyscevski criticò il feudalesimo da un punto di vista più avanzato, democratico rivoluzionario, giacché, nell’individuare il carattere storico, transitorio del sistema feudale, egli comprese che la stessa sorte sarebbe toccata a quello capitalistico. La sua critica dello sfruttamento feudale si trasformò, insomma, nella critica di ogni forma di sfruttamento””. (pag XXII)”,”LENS-179″
“FRESU Gianni”,”””Il diavolo nell’ampolla””. Antonio Gramsci, gli intellettuali e il partito.”,”FRESU Gianni, nato a Sassari nel 1972, dopo la laurea in scienze politiche all’Università di Cagliari ha conseguito il dottorato di ricerca in filosofia presso l’Università di Urbino con un lavoro sul filone di pensiero hegelo-marxista nel movimento operaio tra Ottocento e Novecento. E’ tra i fondatori del Centro studi della Sardegna “”Antonio Gramsci”” e della rivista “”Quaderni della Sardegna””.”,”GRAS-069″
“FREUD Sigmund”,”Il motto di spirito e la sua relazione con l’ inconscio, 1905.”,”””E’ facile dimostrare che ci sono esempi decisamente graziosi ed efficaci di paragoni che al limite non ci colpiscono come motti di spirito. (…) E non posso trattenermi dal citarne un’ altra che non mi stanco mai di ammirare e dal cui effetto sono sempre colpito. Si tratta della similitudine con cui il Lassalle chiuse una celebre arringa (La Scienza e i Lavoratori): ‘Il fatto di venire imprigionato, se questa fosse la sua fine, non avrebbe un effetto maggiore su un uomo come quello che vi ho descritto, il quale ha preso come perenne monito per la propria vita le parole La Scienza ed i Lavoratori, di quello che avrebbe su un chimico preparato lo scoppio di una storta durante i suoi esperimenti scientifici. Appena l’ interruzione si è esaurita, dopo un breve sguardo accigliato alla ribellione del materiale, egli riprenderà tranquillamente le sue ricerche e le sue fatiche”” (pag 90). “”Il poeta francese J. B. Rousseau scrisse un’ Ode alla Posterità. Voltaire non era dell’ idea che il poema meritasse di sopravvivere, ed osservò scherzosamente: “”Questo poema non arriverà a destinazione””. (pag 76) FREUD, Il motto di spirito e la sua relazione con l’ inconscio, 1905.”,”SCIx-143″
“FREUD Sigmund”,”Delirio e sogno nella “”Gradiva””. Istruzione sessuale dei fanciulli. E scritti 1905-1908.”,”””Lei mi ha chiesto di indicarle “”dieci buoni libri””, senza aggiungere spiegazione. Quindi mi lascia non solo la scelta dei libri, ma anche l’ interpretazione della sua richiesta. Essendo abituato a prestare attenzione ai piccoli indizi, dovrò allora affidarmi alla enunciazione con la quale ella ha espresso la sua domanda enigmatica. Lei non ha detto: “”Le dieci opere più belle (della letteratura mondiale)””, nel qual caso sarei stato costretto a rispondere fra tanti altri: Omero, le tragedie di Sofocle, il Faust di Goethe, Amleto e Macbeth di Shakespeare, ecc. Né lei ha detto i “”dieci libri più significativi”” tra i quali sarebbero state comprese delle opere scientifiche quali quelle di Copernico, del vecchio medico Johann Weier sulla credenza delle streghe, La Discendenza dell’ Uomo di Darwin, ed altri. Non mi ha nemmeno chiesto “”i libri preferiti””, tra i quali non avrei dimenticato Il Paradiso Perduto di Milton e Lazarus di Heine. Ritengo quindi che nella sua frase lei abbia particolarmente sottolineato la parola “”buoni””, volendo indicare quei libri che sono per il lettore sullo stesso piano dei “”buoni”” amici, quei libri ai quali si deve parte della propria conoscenza di vita e visione del mondo – quelle opere che è stato piacevole leggere e che si consigliano volentieri agli altri, ma che non ci fanno sentire in modo particolare quel rispetto intimidito, quel sentimento della propria piccolezza di fronte alla loro grandezza. Le indicherò quindi dieci “”buoni”” libri di questo genere che mi sono venuti in mente senza molta riflessione. Multatuli, Lettere e opere. Kipling, Il libro della Giungla. France, Sulla pietra bianca. Zola, Fecondità. Merezhkovsky, Leonardo da Vinci. Keller, La gente di Seldwyla. Meyer, Gli ultimi giorni di Huttens. Macaulay, Saggio. Gomperz, Pensatori greci. Mark Twain, Racconti. (…) (Risposta ad un questionario sulla lettura e sui buoni libri, Freud) (pag 137)”,”SCIx-144″
“FREUD Sigmund”,”Ipnotismo e suggestione. E scritti 1886-1893.”,”Ipnostismo e suggestione. “”Non è il caso che io stia a far notare che in moltissimi casi Bernheim si serve di queste suggestioni indirette, cioè degli incitamenti all’ autosuggestione. Il metodo che egli usa per addormentare, e che descrive in questo libro, è sostanzialmente un procedimento misto, in cui la suggestione apre all’ autosuggestione le porte, che in effetti stanno lentamente aprendosi da sole. Le suggestioni indirette, in cui tutta una serie di anelli intermedi, provenienti dall’ attività della stessa persona sottoposta a suggestione, ricollegano l’ incitamento esterno alla conseguenza, sono sempre fenomeni psichici; ma questi non ricevono tutti dalla coscienza piena luce, che piuttosto cade sulle suggestioni dirette. Infatti noi stiamo molto più attenti alle percezioni esterne che ai processi interiori””. (pag 61)”,”SCIx-187″
“FREUD Sigmund, selezione dei testi a cura di Anna FREUD”,”Los textos fundamentales del psicoanálisis.”,”Sulla morte degli organismi viventi. “”La discussione motivata delle teorie di Weismann non ha prodotto, a mio giudizio, nulla di decisivo. Alcuni autori si sono volti alla posizione di Goethe (1883)(?), che vedeva nella morte una conseguenza diretta della procreazione. Hartmann non caratterizza la morte per l’ apparizione di un “”cadavere””, di una parte morta della sostanza animata, ma la definisce come “”termine della evoluzione individuale””. Secondo questo modo di vedere, anche i protozoi (gli organismi unicellulari, ndr) sono mortali; la morte coincide in essi con la procreazione, ma è celata in essa in un certo modo, dato che tutta la sostanza dell’ animale padre può trasferirsi direttamente ai giovani individui filiali (l.c., pag 29). L’ interesse della ricerca si è diretto in seguito a provare sperimentalmente negli unicellulari l’ affermata immortalità della sostanza viva. Un americano, Woodruff, mise in osservazione un infusorio, in cui gli unicellulari si riproducevano per separazione, e lo studiò, separando ogni volta uno dei prodotti della divisione e sommergendolo in acqua nuova, fino alla generazione 3.029. L’ ultimo discendente del primo infusorio aveva uguale vitalità del primo e non mostrava alcun segno di vecchiaia o degenerazione. Con questo metodo dimostrava sperimentabilmente, dato che queste cifre hanno forza dimostrativa, l’ immortalità dei protozoi. Ma altri ricercatori sono giunti a risultati diversi””. (pag 315-316)”,”SCIx-193″
“FREUD Sigmund”,”Psicoanalisi. Esposizione divulgativa in cinque conferenze. (Tit.orig.: Über Psychoanalyse)”,”””Lo studio dei fenomeni ipnotici ci ha ormai familiarizzato con l’ idea, per quanto strano possa apparire a prima vista, che in un unico individuo possono esistere vari raggruppamenti psichici, in grado di mantenersi relativamente indipendenti tra loro, di “”ignorarsi”” a vicenda, i quali possono provocare una “”scissione”” della personalità lungo linee da essi fissate. Casi di questo genere, noti come “”doppia personalità”” (“”doppia coscienza””), qualche volta si manifestano spontaneamente. Ora, se in una tale scissione della personalità la coscienza rimane legata permanentemente a uno dei due stati psichici, quest’ ultimo viene denominato “”stato psichico conscio””, mentre l’ altro prende il nome di stato psichico “”inconscio””.”” (pag 31)”,”SCIx-230″
“FREUD Sigmund”,”Opere. 1899. L’ interpretazione dei sogni.”,”””Ecco la mia risposta: tutto ciò che si trova nei sogni come apparente attività della funzione di giudizio, non va affatto considerato come prestazione mentale del lavoro onirico, ma appartiene al materiale dei pensieri del sogno, donde giunge, come prodotto finito, nel contenuto onirico manifesto.”” (pag 407) “”Ciò avvenne per mezzo dei versi del poeta: (…) (Di rado mi avete compreso, di rado anch’io v’ho compreso, soltanto quando ci incontrammo nel ‘fango’, ci siamo subito compresi!) (1) Heine, Libro dei canti, N° 78 del “”Ritorno”” Ogni analisi potrebbe documentare con esempi quanto siano indispensabili all’interpretazione proprio i tratti più insignificanti del sogno e quanto si diffisca la soluzione del compito, se vi si pone attenzione soltanto tardi””. (pag 469)”,”SCIx-261″
“FREUD Sigmund, a cura di Massimo BALDINI”,”Aforismi e pensieri.”,”Sigmund Freud (1856-1939) è il padre della psicoanalisi. Autore di opere importanti, insegnò all’Università di Vienna dal 1920 al 1938, quando fu costretto dai nazisti ad abbandonare l’Austria. Morì l’anno seguente a Londra dove si era rifugiato con la famiglia. Massimo Baldini ha insegnato nelle università di Siena e Padova, ed è docente di Metodologia delle scienze sociali presso la Luiss di Roma (1994).”,”VARx-165-FV”
“FREUD Sigmund”,”L’io e l’es. (1922)”,”Manca pagina 22, pag 30 illeggibile”,”TEOS-013-FMDP”
“FREUD Sigmund”,”Psicoanalisi e vita quotidiana.”,”Contiene tra l’altro: – Il Motto di spirito (Witz) e il suo rapporto con l’inconscio – Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte”,”TEOS-015-FMDP”
“FREUND Julien”,”Sociologia de Max Weber.”,”FREUND Julien è Maitre de Conferences nella facoltà di lettere e scienze umane dell’ Università di Strasburgo. Ha dedicato già all’ epoca dei suoi studi come studente universitario all’ opera di Max WEBER e al suo pensiero sociologico. Durante la seconda guerra mondiale partecipò alla resistenza e finì incarcerato dagli occupanti tedeschi. Il libro ‘Sociologia di Max Weber’ è un frutto maturo delle sue ricerche. “”Qual è, poi, il fondo delle idee che contribuirono a formare lo spirito del capitalismo? Weber lo trova in certi strati protestanti calvinisti (fondamentalmente dei Paesi Bassi), pietisti, metodisti, battisti, la cui condotta di fronte alla vita si caratterizza per un ascetismo che si tende a definire “”con il nome ambiguo di puritanesimo””.”” (pag 183)”,”TEOS-093″
“FREUND Gerald”,”Unholy Alliance. Russian-German Relations from the Treaty of Brest-Litovsk to the Treaty of Berlin.”,”L’alleanza di Rapallo (pag 106-) (cap. V) (c’era una visione ottimistica da parte di Mosca sulla Conferenza di Genova, che durò poco meno di due mesi. Non si erano colte, secondo l’autore, le vere intenzioni dell’Occidente e si era imbevuti di un falso senso di sicurezza di realizzare l’accordo…)”,”RUST-178″
“FREVERT Ute HAUPT Heinz-Gerhard a cura; saggi di Vincent ROBERT, Youssef CASSIS, Sylvie SCHWEITZER, Olivier FAURE, Michela DE-GIORGIO, Gunilla-Friederike BUDDE, Claudia HUERKAMP, Gerard NOIRIEL, Frank CAESTECKER, Friedrich LENGER, Ute FREVERT, Giovanni MONTRONI, Heinz-Gerhard HAUPT e Jean-Luc MAYAUD”,”L’ uomo dell’ Ottocento.”,”I saggi del libro sono di Vincent ROBERT, Youssef CASSIS, Sylvie SCHWEITZER, Olivier FAURE, Michela DE-GIORGIO, Gunilla-Friederike BUDDE, Claudia HUERKAMP, Gerard NOIRIEL, Frank CAESTECKER, Friedrich LENGER, Ute FREVERT, Giovanni MONTRONI, Heinz-Gerhard HAUPT e Jean-Luc MAYAUD. Ute FREVERT insegna storia presso l’ Università di Bielefeld. E’ autrice presso i tipi della Laterza di un saggio comparso nel volume a cura H.G. HAUPT ‘Luoghi quotidiani nella storia d’ Europa (1993). Heinz-Gerhard HAUPT è professore di Storia generale e sociale presso l’ Università di Bielefeld. Per i tipi della Laterza ha pubblicato, oltre all’ opera suddetta, ‘Storia sociale della Francia dal 1789 ad oggi’ (1991).”,”STOS-069″
“FREVILLE Jean”,”Lénine.”,”FREVILLE (Jean) Les Collabos – Nouvelles. Paris, Flammarion, 1946. In-8°; 1feuillet, 233p. + 2ff. Broché, 1er plat bleu vert. 1er plat corné, avec pli blanchi coloré, sinon, bon état. – Prix : 17,00 € Préface de l’auteur, directeur littéraire de l’ “”Humanité”” en 1930: nouvelles pour la plupart “”écrites ou conçues dans la clandestinité””, “”nées du combat””, et présentant “”quelques types”” de ceux qui “”furent légion””, “”rencontrés au hasard de notre bataille secrète””. 1ère édition sur papier ordinaire (après 30 vélin).”,”LEND-132″
“FREVILLE Jean”,”La nuit finit à Tours. Naissance du Parti communiste francais.”,”””L’ economista inglese Hobson consacra, nel 1902, un libro all’ imperialismo. Il marxista austriaco Hilferding fa ne Il Capitale finanziario (1910) il processo alla borghesia monopolistica, generatrice di guerre. Ma Jaures e Hobson si collocano sul terreno del riformismo e del pacifismo; Hilferding mira a conciliare il marxismo e l’ opportunismo. Nessuno dei tre indica i mezzi concreti di lotta, coglie le prospettive storiche reali. Jaures crede che il capitalismo possa “”organizzarsi””, che un’ intesa tra i grandi trusts costituirà un fattore di pace. Hilferding disegna una teoria del “”superimperialismo”” in cui le rivalità tra Stati si indeboliscono nel seno di una vasta intesa””. (pag 28-29)”,”PCFx-036″
“FREVILLE Jean”,”Lenine a Paris.”,”Lenin e il gruppo bolscevico di Parigi. “”I disaccordi, conseguenza della disfatta e del riflusso rivoluzionario, non hanno solo scagliato gli uni contro gli altri bolscevichi e menscevichi: la linea di divisione passa ormai in seno alle frazioni. I bolscevichi hanno visto così ergersi contro la politica di Lenin i rappresentanti del gruppo Vperiod (boicottatori della Duma, otzovisti, ultimatisti, machisti e costruttori di Dio): tra loro si trovano Bogdanov, Lunacharskij, Alexinski, Pokrovski, Manuilski, Menjinski, Schantzer, Krasin, il quale, non abita a Parigi ma a Berlino, dove, è ingegnere presso la Siemens… Questo gruppo ben presto si andrà a dividere in due: il gruppo della “”cultura proletaria””, con Bogdanov e Lunacharskij, e quello di “”marxisti ortodossi”” (Alexinski, Pokrovski, Manuilski, Menjinski). Tutti questi oppositori – salvo Alexinski, avversario irriducibile dei Soviets – con più o meno esitazioni, svolazzamenti, ritardi, finiranno per allinearsi a Lenin quando scoppierà la rivoluzione in Russia””. (pag 123)”,”LEND-293″
“FREY Bruno S. in collaborazione con Alois STUTZER Matthias BENZ Stephan MEIER Simon LUECHINGER Christine BENESCH”,”Happiness. A Revolution in Economics.”,”Bruno S. Frey è professore di economia all’Università di Zurigo.”,”ECOT-002-FP”
“FREY Luigi”,”Il credito e lo sviluppo economico italiano.”,”Luigi Frey, già docente alla Cattolica di Milano e alla facoltà di sociologia di Trento, è preside della facoltà di economia e commercio nell’Università di Parma, dove è anche titolare della cattedra di economia politica. Fra i maggiori esperti europei dei problemi dell’occupazione e del mercato del lavoro, su cui ha condotto numerose e note ricerche. Dirige il Ceres (Centro di ricerche economiche e sociali della Cisl) e la rivista Economia del lavoro.”,”ITAE-100-FL”
“FREY Luigi”,”Economia italiana e costo del lavoro.”,”Luigi Frey, già docente alla Cattolica di Milano e alla facoltà di sociologia di Trento, è preside della facoltà di economia e commercio nell’Università di Parma, dove è anche titolare della cattedra di economia politica. Fra i maggiori esperti europei dei problemi dell’occupazione e del mercato del lavoro, su cui ha condotto numerose e note ricerche. Dirige il Ceres (Centro di ricerche economiche e sociali della Cisl) e la rivista Economia del lavoro.”,”ITAE-101-FL”
“FREYMOND Jacques”,”Lénine et l’ impérialisme.”,”””Dopo gli autori inglesi, tedeschi e sovietici, gli americani soprattutto hanno destato interesse su questo tema (l’ imperialismo, ndr) che hanno arricchito di contributi di valore incontestabile. Si pensi in effetti al capitolo che W.L. Langer ha consacrato all’imperialismo nella sua rimarcabile ‘Diplomacy of Imperialism’. Si pensi ancora ai numerosi lavori di Jacob Viner, allo studio che Eugène Staley ha dedicato alle relazioni della guerra e dei finanziatori di fondi privati, all’ opera di Herbert Feis: ‘Europe, the World Banker’, e alle pubblicazioni di E.M. Winslow.”” (pag 7-8) “”Prenons un exemple, celui de l’ annexion du Cameroun à laquelle M. Harry Rudin a consacré une étude minutieuse. Cette annexion a eté, on le sait, désirée et préparée par Adolf Woerman, c’est-à-dire par un homme important sur la place de Hambourg et qui avait des intérêts dans cette partie de l’ Afrique. Adolf Woerman est assez lié avec Bismarck pour correspondre directement avec lui. C’est lui qui insiste auprès du Chancelier afin qu’il prenne des mesures de protection pour le commerce allemand au Cameroun, menacé, estime-t-il, par le traité anglo-portugais relatif aux bouches du Congo.”” (pag 107)”,”TEOC-419″
“FREYMOND Jacques; testi scelti da Henri BURGELIN Knut LANGFELDT Miklos MOLNAR”,”La Premiere Internationale. Tome I.”,”esemplare di GB “”Mais les débats internes jouent également un rôle capital. “”L’Internationale, écrit Marx dans une lettre à F. Bolte, a été fondée pour mettre à la place des sectes socialistes ou semi-socialistes l’organisation réelle de la classe ouvriére. Les statuts primitifs ainsi que l’Adresse inaugurale montrent cela au premier coup d’oeil. D’autre part, les internationaux ne pourraient se mantenir si la marche de l’histoire n’avait pas déjà pulvérisé le monde des sectes. L’évolution du sectarisme socialiste et celui du véritable mouvement ouvrier vont constamment en sens inverse. Tant que les sectes se justifient (historiquement), la classe ouvriere n’est pas encore mûre pour un mouvement historique indépendant. Dès que celle-ci est arrivée à cette maturité, toutes les sectes sont essentiellement réactionnaires. Cependant, il s’est reproduit dans l’histoire de l’Internationale, ce que l’histoire montre partout. Le périmé cherche toujours à se reconstituer et à se maintenir au sein de la forme nouvelle. “”Et l’histoire de l’Internationale a été une lutte continuelle du Conseil général contre les sectes et les tentatives d’amateurs qui tentèrent toujours de se maintenir contre le mouvement réel de la classe ouvrière au sein de l’Internationale elle-même. Cette lutte a été menée dans les congrès, mais bien davantage encore dans les négociations privées du Conseil général avec chaque section en particulier”” (1)””. [Lettre du 28 novembre 1871] [FREYMOND Jacques; testi scelti da Henri BURGELIN Knut LANGFELDT Miklos MOLNAR, La Premiere Internationale. Tome I, 1962]”,”INTP-054″
“FREYMOND Jacques; testi scelti da Henri BURGELIN Knut LANGFELDT Miklos MOLNAR”,”La Premiere Internationale. Tome II.”,”esemplare di GB”,”INTP-055″
“FREYMOND Jacques a cura, scritti e documenti di Boris NICOLAEVSKY Angelica BALABANOFF Marcel BODY Lucien LAURAT M.N. ROY Yves COLLART Boris SOUVARINE Ervin SINKO Branko LAZITCH”,”Contributions a l’histoire du Comintern.”,”Lettere di Souvarine a Trotsky (1929) Dalla lettera di Souvarine a Trotsky (Lettre de Boris Souvarine a Léon Trotsky, Paris, 8 juin 1929) “”(…) Dans le monde contemporain, il n’y a pas de cerveau encyclopédique capable d’embrasser toutes les questions vitales. La spécialisation, liée à des connaissances générales, devient nécessaire en politique comme dans la production. L’avantage d’une collectivité internationale est justement d’associer des compétences dont l’équivalent n’existe pas dans une seule tête. En certaines circonstances historiques, le critère décisif peut se trouver autrement: la Commune de Paris, la Guerre de 1914, la Révolution russe pouvaient éprouver la qualité d’un communiste de Suède, d’Espagne ou de Hollande. Mais l’histoire du «Comité anglo-russe», les péripéties du «Kuomintang» et les complications de la «Nep» restent très obscures à l’unanimité des communistes des deux hémisphères, sauf à quelques-uns de chaque pays directement intéressé. Quant aux rarissime camarades ayant une vue panoramique du monde et une culture suffisante, et dont vous êtes le type représentatif le plus éminent, ils ont bien des chances de se fourvoyer, comme le demontre précisement votre exemple, ce que j’essaierai d’établir, sur votre insistance. Marx et Engels, dont l’oeuvre résiste à l’usure du temps, et à la morsure de l’érudition bourgeoise, et dont l’envergure grandit à mesure que le recul historique s’accentue, ont vécu en Angleterre et spécialement étudié cette terre classique du capitalisme. Ils y ont observé le développement des classes, en rapport avec l’évolution de la technique, et les conséquences de leurs antagonismes. Pourtant, leurs facultés de prévision se sont peut-être trouvées là en défaut. Lénine, dont même les hommes d’Etat bourgeois reconnaissent le sens politique, le «realisme», et dont nous savons la maîtrise dans l’analyse marxiste et la souplesse tactique, a aussi habité l’Angleterre et s’est permis de prédictions déjouées par les faits. Il croyait à une révolution britannique après la guerre et voyait dans le réseau des ‘shop stewards’ committees’ l’embryon d’un système soviétique. Il a voulu la réunion des divers partis et groupes communistes d’Angleterre et d’Ecosse en une seule section de l’Internationale,et l’on sait ce qui en est résulté, d’autres erreurs aidant. Or vous faites sommation à des gens qui n’ont aucune des qualités de ces maîtres d’avoir à approuver vos vues sur le cours del événements dans l’Empire britannique et sur votre tactique dans une de ses crises. Même si vous aviez raison, ce que le présent et l’avenir montreront, quel sens pourrait avoir la confirmation d’illettrés en la question? Sur la politique économique de l’URSS, les hommes les plus qualifiés de la Révolution se disputent depuis cinq ans, se jettent à la tête statistiques et pourcentages sans rien résoudre: et vous appelez l’assentiment d’on ne sait quels analphabètes pour des thèses dont les signataires ne parviennent pas eux-mêmes à s’entendre sur l’interprétation convenable? Sur la Chine, enfin, de qui pouvez-vous espérer en Europe une confirmation valablement motivée? Ne tentez pas, pour les facilités de votre réplique, de m’attribuer une conception de mandarinat répartissant les fonctions cérébrales entre spécialistes hautement qualifiés. Vous savez fort bien ce que je veux dire. Il ne s’agit pas de théoriser, mais de constater un état de fait. Notre mouvement est désemparé, disloqué, presque partout en miettes. Il est sans têtes, sans cadres, sans masses. Aussi sans information et sans culture. Les publications de nos partis sont maculées par des mercenaires ignares. Restent quelques hommes dispersés qui travaillent pour se mettre «à la page» et n’y réussissent que très relativement. Les petits groupes d’opposition obstinés à vivoter dans la débâcle ne peuvent pas ne pas se ranger à l’opinion du membre le plus ancien ou le plus instruit sans que cela engage vraiment personne. Et le moyen d’encourager le ‘rank and file’ à s’élever n’est pas d’imposer vos dilemmes. En France, je connais deux ou trois camarades à consulter utilement sur l’Angleterre ou la Russie; je n’en connais pas pour la Chine. Et aucun ne se permettra d’ériger son opinion en critère. Dans les autres pays, Russie à part, la situation ne doit pas être meilleure. C’est pourquoi je ne conçois pas de plus mauvaise manière que la vôtre de poser la question des critères en général. Vous ne la traitez pas mieux dans chaque exemple particulier. (…)”” [Lettre de Boris Souvarine a Léon Trotsky, Paris, 8 juin 1929] [(in) ‘Contributions a l’histoire du Comintern’, Librairie Droz, Gèneve, 1965, pag 158-208] (pag 170-171)”,”INTT-295″
“FREYMOND Jacques”,”La Primera Internacional. I. Congreso de Ginebra, 1866 – Congreso de Lausana, 1867 – Congreso de Bruselas, 1868.”,”Tra i libri citati da Freymond la storia della Prima internazionale di G.M. Steklov o Stekloff, 1928 (l’abbiamo con quest’ultimo nome) Marx interviene in modo indiretto sull’Ait. (pag 30-31) “”Y Marx añade, como conclusión de esta carta (): «Era muy difícil formular nuestra opinión en la redacción, de manera que fuera aceptable por el actual punto de vista del movimiento obrero. Esta misma gente celebrará dentro de unas semanas mitines con Bright y Cobden en pro del sufragio universal. Pasará mucho tiempo antes de que el despertar del movimiento permita la antigua audacia en el lenguaje. Hace falta ser ‘fortiter in re, suaviter in modo”” (43) Así la influencia intelectual de Marx se hace sentir desde los comienzos de la Asociación. En adelante su objetivo será mantenerla y reformarla en el seno del Consejo general [Londres], apoyarse sobre este organismo para difundir su pensamiento, y como él dice, combatir a las sectas. Incluso en el Consejo general, Marx no encontrará más que débiles resistencias. No faltarán las querellas personales. A intervalos Marx tendrá que hacer frente a los ataques y maniobras de los rivales ambiciosos. Encontramos ecos de estas luchas internas en su correspondencia con Engels. (…) En el continente, la situación es diferente. El Consejo general no tiene medios para coordinar directamente la acción de las sesiones y de las sociedades obreras, que en cuantioso número se afilian a la Internacional. Se impone la constitución de federaciones regionales que pueden servir de núcleo de cristalización para las «sectas» y cuya influencia puede contrapesar así la de Consejo general. También aquí, recurrirá Marx a la acción indirecta. No se comprometerá personalmente en los congresos,en los cuales domina a los proudhonianos en los primeros años. Se contenta con intentar orientar los debates. El informe del Consejo general le da la posibilidad de hacer esto, al igual que el establecimiento del programa. «Yo no podía ni quería ir allí (al Congreso de Ginebra), escribe a Kugelmann, pero he redactado el programa de los delegados de Londres. Adrede lo he limitado a los puntos que permiten un acuerdo inmediato y una acción concertada inmediata de los trabajadores, que responden de manera directa a las necesidades de la lucha de clases, a la organización de los trabajadores como clase y les estimulan» (49). Y Marx, después de algunas observaciones cáusticas sobre los parisinos «ignorantes, arrogantes, charlatanes, enfáticos, hinchados,añade que en el informe «les golpeará a lo fino». El intercambio de cartas entre Marx y Engels después del Congreso de Lausana de 1867 también es revelador. Tanto el uno como el otro deploran la torpeza de J.P. Becker, el cual, en su intervención «comienza por derribar nuestro orden del día» (50), dice Marx, pero al cual no hay que tomar en serio, señala Engels, «por sus marrullerías de viejo agitador que aparecen en cuanto no hay alguien que le dirija» (51). En cuanto a los proudhonianos que parecen haber triunfado «gracias a los perezosos suizos franceses», nos reiremos de ellos en el informe general, dice Marx, mientras que Engels señala: «Mientras el Consejo general permanezea en Londres, todas estas resoluciones no son más que papilla para gatos». Ambos se ponen de acuerdo para decir que será preciso organizarse para el Congreso de Bruselas, y servirse de los alemanes y de los ingleses para detener la ola de los proudhonianos (52). La composición de las delegaciones en el Congreso de Bruselas, no corresponderá totalmente a sus esperanzas. Los ingleses y los alemanes no serán tan numerosos como Marx y Engels lo habían querido, mientras que los miembros belgas de la Asociación estarán ampliamente representados. Pero la «ola» proudhoniana se ha detenido. Ya no es necesario levantar un dique. En la votación relativa a la propiedad del suelo trabajable, Tolain está en minoría. Sin embargo, esta primera victoria del colectivismo, todavía no es la del marxismo. En el momento en que los proudhonianos comienzan a perder terreno, Marx ve alzarse en el continente a un adversario más temible que los parisinos tan aborrecidos: Bakunin”” (pag 28-31) [Jacques Freymond, Introduzione] [(in) Jacques Freymond, ‘La Primera Internacional. I.’, Madrid, 1973] [[() Carta citada de 4 de noviembre del 1864. ‘Correspondencia Marx-Engels, t. VIII, pp. 97-98; (43) A lo cual contesta Engels el 7 de noviembre: «Tengo curiosidad por conocer el ‘Mensaje a los obreros’. Debe ser un auténtico golpe de fuerza, a juzgar por lo que me dices de esa gente. Pero está bien que entremos de nuevo en relación con gente que al menos representa a su clase; que, a fin de cuentas, es lo esencial» (Correspondencia Marx-Engels’, op. cit., t. VIII, p. 100. N. del T. – «Fortiter in re, suaviter in modo» se traduce por «tener mano izquierda»; (49) Cf. carta del 9 de noviembre de 1866 en las ‘Cartas a Kugelmann’, de Karl Marx (1862-1874). Ediciones Sociales Internacionales, Paris, 1930, páginas 59-61; (50) Carta del 12 de septiembre a Engels, Correspondencia Marx-Engels’, op. cit., t. IX, p. 216; (51) Carta del 11 de septiembre a Marx, ibidem, t. IX, p. 212; (52) «Se trata, dice Marx, de llevar la próxima vez a Bruselas veinte ingleses y treinta alemanes», ibidem, p. 216] La battaglia di Marx ed Engels all’interno della Prima internazionale per fermare l’influenza dei proudhoniani”,”INTP-083″
“FREYNET Célestin LAGUILLAUMIE Pierre FÜRSTENAU DIETRICH Theo, a cura di Ettore GELPI”,”Educazione o condizionamento?”,”‘P.P. Blonskij: un’esperienza di pedagogia attiva nell’Unione Sovietica’ di T. Dietrich (pag 69) Pavel Petrovic Blonskij e la formazione poliedrica delle giovani generazioni ‘(Blonskij) dopo aver studiato presso la facoltà di storia e filosofia di Kiev a partire dal 1908 insegnò discipline pedagogiche nei licei femminili e alla scuola normale di Mosca. Nel 1913 superò gli esami di insegnante nelle materie umanistiche. Da allora insegnò psicologia e filosofia idealistica presso l’Università di Stato di Mosca prima come lettore, poi, a partire dal 1917, come professore. Condusse, fino alla sua morte, varie ricerche in diversi istituti scientifici. Fra le sue molte opere ricordiamo: ‘Sul programma e l’organizzazione delle scuole primarie’ (Mosca, 1917), ‘Compiti e metodi della nuova scuola primaria’ (Mosca, 1917, II edizione 1918), ‘La scuola del lavoro’ (Mosca, 1919). (…) Blonskij ha tentato di seguire da marxista coerente, il principio enunciato da Marx di «unificazione dell’educazione della produzione materiale» nonché il principio dell’ «educazione politecnica». Per applicare e concretizzare l’idea guida di Marx sul collegamento del lavoro produttivo con l’insegnamento e con la ginnastica (1966) Blonskij vuole, come egli stesso dice, educare «l’operaio di fabbrica formato filosoficamente» nel quadro e nel territorio della Repubblica socialista sovietica e con ciò stesso vegliare sullo sviluppo umano dell’uomo. Per Blonskij, cioè, l’uomo «umano», l’ «uomo pienamente sviluppato» di Marx non può essere educato che partendo dal principio fondamentale enunciato da Marx stesso: collegamento del «lavoro produttivo con l’insegnamento e con la ginnastica». Per questo nel volume II di ‘La scuola del lavoro’ egli si dà come parola d’ordine questo noto passo di ‘Il Capitale’: «Dal sistema delle fabbriche, come è lecito rilevare dettagliatamente dalle opere di Robert Owen, è nato il germe dell’ ‘educazione del futuro’ che per tutti i ragazzi, passata una certà età, legherà ‘il lavoro produttivo’ con l’insegnamento ‘e con la ginnastica, non solo come metodo di crescita della produzione sociale, ma come unico metodo per la produzione di uomini pienamente sviluppati’». Quali misure generali propone Blonskij per la formazione dell’ «uomo pienamente sviluppato»? La domanda potrebbe essere formulata riprendendo ancora l’espressione di Marx: come è possibile giungere ad una «formazione piena» in una giornata di lavoro? Ecco la risposta di Blonskij: «Solo nell’industria il lavoro può diventare, per gli adolescenti, fonte di una educazione intensiva e ampia» (I, 11). Inoltre, al pari di Marx, Blonskij è convinto che ‘solo’ il lavoro nell’industria assicuri una «formazione poliedrica». (…) [T. Dietrich, ‘P.P. Blonskij: un’esperienza di pedagogia attiva nell’Unione Sovietica’ (in) ‘Educazione o condizionamento?’, Edizioni Savelli, Roma, 1973, a cura di Ettore Gelpi] ‘Pavel Petrovic Blonskij (1884-1941) è stato uno dei più influenti pedagogisti e psicologi russi del primo Novecento, noto per aver cercato di fondare una pedagogia scientifica di ispirazione marxista. ? Chi era Blonskij? Nato a Kiev, fu inizialmente vicino al movimento social-rivoluzionario, ma dopo la Rivoluzione d’Ottobre aderì al bolscevismo. Insegnò pedagogia e psicologia all’Università di Mosca e fu coinvolto nella riforma dei programmi scolastici sovietici. Fu tra i primi a proporre una psicologia oggettiva e una scuola del lavoro fondata su basi scientifiche e socialiste2. ? Contributi principali “”La scuola del lavoro”” (1919): proponeva un’educazione fondata sul lavoro produttivo, in opposizione ai modelli borghesi. “”Scolari difficili”” (1929): affrontava il tema dell’educazione dei bambini con difficoltà di apprendimento. Sviluppò una teoria della memoria genetica o fásica, in cui la memoria evolve in fasi legate allo sviluppo del linguaggio e del pensiero. ?? Declino e repressione Negli anni ’30, con l’avvento dello stalinismo, molte delle sue idee furono criticate come “pedologiche” e quindi deviate. Dopo il decreto del 1936 contro la pedologia, Blonskij fu emarginato e perse gran parte della sua influenza…’ (f. copilot)”,”GIOx-005-FFS”
“FREYRE Gilberto”,”Maîtres et esclaves. La formation de la société brésilienne. (Tit.orig.: Casa-grande e senzala)”,”FREYRE Gilberto è nato nel 1900 a Recife. E’ stato professore nelle Università di Stanford, Bahia e Buenos Aires. Nativi americani e africani. “”Per McDougall, il fatto che l’ Indiano si contragga più del nero a contatto con la civiltà europea, si opponga al suo dominio con una maggiore resistenza, per alla fine soccombere in questa lotta ineguale, si spiega con questa differenza psicologica. L’ indigeno americano, nettamente introverso, si adatta più difficilmente. Il nero è un estroverso. Il tipo dell’ uomo facile, plastico, adattabile.”” (pag 266-267) “”Si sa che il criterio storico-culturale corregge sovente i criteri biologico o psicologico nella discriminazione dei caratteri etnici. Ora esso ci mostra l’ esistenza, presso gli Amerindi, una incapacità più sociale o tecnica che non psichica o biologica. Benché non si debbano disprezzare le inattitudini psichiche, il fatto importante, è che il nomadismo della vita economica ha reso gli Amerindi incapaci di un lavoro agricolo regolare. Ora varie società africane che ci hanno inviato grandi masse di schiavi, conoscevano già questo lavoro agricolo, come pure l’ allevamento, l’ utilizzazione della carne e del latte del bestiame.”” (pag 267)”,”AMLx-073″
“FREYRE Gilberto”,”Case e catapecchie. La decadenza del patriarcato rurale brasiliano e lo sviluppo della famiglia urbana. Volume primo.”,”Quest’opera è stata realizzata in italiano su consiglio di Fernand Braud”,”AMLx-026-FSD”
“FREYRE Gilberto”,”Case e catapecchie. La decadenza del patriarcato rurale brasiliano e lo sviluppo della famiglia urbana. Volume secondo.”,”Quest’opera è stata realizzata in italiano su consiglio di Fernand Braud”,”AMLx-027-FSD”
“FREYSSAT Jean-Marie DUPRÉ Michel OLLIVIER François”,”Ce Qu’est l’OCI.”,”Introduction, Notes, Postface, Illustrazioni, Supplément à Critique communiste n. 18/19 décembre 1977, Cahiers Rouge, Nouvelle serie n. 10,”,”FRAP-004-FL”
“FREYSSAT Jean-Marie”,”Front unique ouvrier.”,”Bibliographie, Supplément à Critique Communiste, Cahier Rouge 6,”,”FRAP-005-FL”
“FREZZA Daria”,”Il leader, la folla, la democrazia nel discorso pubblico americano, 1880-1941.”,”La FREZZA insegna Stporia degli Stati Uniti d’ America presso il dipartimento di storia della facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Siena. E’ autrice di un volume su F.D. Roosevelt e l’ opinione pubblica con una scelta dei discorsi del presidente. Ha pubblicato vari saggi.”,”USAS-093″
“FRICKE Dieter a cura; saggi di Manfred BOGISCH Dieter FRICKE Werner FRITSCH Siegfried SCHMIDT Herbert SCHWAB Gustav SEEBER Rolf WEBER Manfred WEIßBECKER”,”Deutsche Demokraten. Die nichtproletarischen demokratischen Kräfte in der deutschen Geschichte 1830 bis 1945.”,”Fondo Call. Saggi di Manfred BOGISCH Dieter FRICKE Werner FRITSCH Siegfried SCHMIDT Herbert SCHWAB Gustav SEEBER Rolf WEBER Manfred WEIßBECKER “”Bedeutsam war auch Widerstand der Intelligenz gegen die Umsturzvorlage. Ihre Vertreter fürchteten, daß – wie Albert Schäffle schrieb – der “”freien Forschung, der Freiheit des wissenschaftlichen Vortrags und der wissenschaftlichen Publikation, der schönen Literatur und der Kunst…, soweit sie dem alten Grundbesitze, dem großen Kapital und der Orthodoxie widerwärtig und unbequem sind, der Zaum angelegt werden”” soll. Bedeutende Schriftsteller, Journalisten und Künstler wie Theodor Fontane, Adolf Menzel, Gustav Freytag, Detlef von Liliencron, Friedrich Spielhagen, Paul v. Heyse, Gerhart Hauptmann und selbst Ernst von Wildenbruch protestierten gegen die Vorlage. Die Historiker Karl Lamprecht, Theodor Mommsen, Hans Delbrück und Quidde, die Mediziner und Naturwissenschaftler Rudolf Virchow und Ernst Haeckel und Ökonomen wie Werner Sombart und Adolf Wagner nahmen öffentlich gegen die Vorlage Stellung. Ihnen folgten auch viele Studenten. In Berlin entstand ein Ausschuß zur Bekämpfung der Umsturzvorlage, dem in kurzer Zeit 95 000 Unterschriften für eine Protestresolution zugingen.”” (pag 110)”,”GERS-025″
“FRICKE Dieter”,”Die deutsche Arbeiter-bewegung 1869-1914. Ein Handbuch über ihre Organisation und Tätigkeit im Klassenkampf.”,”””Wenn der Zentralbildungsausschuß die ihm von der Partei übertragenen Aufgaben dennoch in revolutionären Sinne zu lösen vermochte, so war das vor allem das Verdienst der deutschen Linken und das Ergebnis rastlosen Wirkens von vielen Tausenden Funktionären. Dem Organisationsaufbau der Partei entsprechend sich in der Folge lokale Bildungsausschüsse. Sie hatten vor allem die Aufgabe, “”für die Gesamtheit der organisierten Arbeiter an dem betreffenden Orte alle Veranstaltungen belehrenden und künstlerischen Charakters zu arrangieren””. Nach den jährlich vom Zentralbildungsausschuß den Parteitagen vergelegten Berichten betrug ihre Zahl: 1908-1909 281 (124) 1909-10 314 (187) 1910-11 410 (218) 1911-12 575 (266) 1912-13 761 (364) 1913-14 854 (401) (Die Ziffern in den Klammern nennen die Zahl der Bildungsausschüsse, zu denen der Zentralbildungsausschuß Verbindung hatte)”” (pag 490)”,”MGEx-191″
“FRICKE Dieter, a cura”,”Dokumente zur deutschen Geschichte 1897/98-1904.”,”Einleitung, Dokumente, Anhang, Zeittafel, Ergebnisse der Reichstagswahlen, Übersicht über die Reichsämter und militärischen Führungsstellen, Statistische Angaben, Abkürzungsverzeichnis, Personenregister,”,”GERx-017-FL”
“FRICKE Dieter, a cura”,”Dokumente zur deutschen Geschichte 1905-1909.”,”Einleitung, Dokumente, Anhang, Zeittafel, Ergebnisse der Reichstagswahlen 1907, Übersicht über die Reichsämter und militärischen Führungsstellen, Statistische Angaben, Abkürzungsverzeichnis, Personenregister,”,”GERx-018-FL”
“FRICKE Dieter, a cura”,”Dokumente zur deutschen Geschichte 1910-1914.”,”Einleitung, Dokumente, Anhang, Zeittafel, Ergebnisse der Reichstagswahlen, Übersicht über die Reichsämter und militärischen Führungsstellen, Statistische Angaben, Abkürzungsverzeichnis, Personenregister,”,”GERx-019-FL”
“FRICKE Dieter, a cura”,”Dokumente zur deutschen Geschichte 1914-1917.”,”Einleitung, Dokumente, Anhang, Zeittafel, Ergebnisse der Reichstagswahlen, Übersicht über die Reichsämter und militärischen Führungsstellen, Statistische Angaben, Abkürzungsverzeichnis, Personenregister,”,”GERx-020-FL”
“FRICKE Dieter”,”Der Ruhrbergarbeiterstreik von 1905.”,”Vorwort, note, tabelle, Anhang, Benutzte Quellen und Literatur, Personenregister, [Lo sciopero dei minatori della Ruhr del 1905]”,”MGEx-039-FL”
“FRIDENSON Patrick”,”Histoire des usines Renault. 1. Naissance de la grande entreprise, 1898-1939.”,”L’A è nato nel 1944, ex allievo della Ecole Nationale Superieure, agregé di storia, dottore del 3° ciclo di studio, maitre-assistant di storia all’Univ di Paris X- Nanterre, collabora al ‘Mouvement sociale’ e alla ‘Revue d’histoire de la Seconde Guerre mondiale’.”,”FRAE-005″
“FRIDENSON Patrick REYNAUD Bénédicte a cura; saggi di Philippe ASKENAZY Catherine BLOCH-LONDON Jérôme BOURDIEU Alain CHATRIOT Jacques FREYSSINET Eric PEZET Muriel ROGER”,”La France et le temps de travail (1814-2004).”,”FRIDENSON Patrick storico, direttore di studi all’Ecole des Hautes études en sciences sociales (EHESS). REYNAUD Bénédicte economista, direttrice di ricerca al CNRS. “”On observe ce même recours à l’expertise médicale sur la “”question sociale”” dans d’autre pays. En Belgique, en Angleterre, par exemple, des rapports sur le travail des enfants sont effectués dans les différentes Académies de médicine. En Belgique, l”Enquête sur la condition des classes ouvrières et sur le travail des enfants’ (88) est effectuée pour le compte du ministère de l’Intérieur par des membres de l’Académie royale de médecine (1848). La durée excessive du travail des enfants est dénoncée: impossibilité de bénéficier d’une scolarisation “”normale””; difficulté de suivre avec profit les cours à l’école le soir, en raison de leur épuisement; risque lié à la sécurité des enfants qui sont de ce fait dehors le soir. L’Académie royale de médecine de Belgique note que “”les écoles du soir présentent, surtout en hiver, des grands inconvénients sous le rapport des moeurs”” (89). En Angleterre, les rapports de la ‘Children Employment Commission’, dont le premier date de 1829, seront très utilisés par Marx (90), pour dénoncer l’exploitation des enfants”” (pag 45) [Patrick Fridenson Bénédicte Reynaud, a cura, La France et le temps de travail (1814-2004), 2004] [(88) Cité par Marcel Lecoq, ‘Vers la journée de huit heures’, Paris, Marcel Rivière, 1906, p. 45-48; (89) Ibid., p. 47; (90) Cf,. Karl Marx, ‘Le Capital’, op. cit.. Annexe VIII, p. 1309 et suiv.]”,”MFRx-363″
“FRIDENSON Patrick, a cura, saggi di BECKER Jean Jacques BERNSTEIN Serge DUBESSET Mathilde FRIDENSON Patrick HARDACH Gerd HATRY Gilbert HENNEBICQUE Alain KÖLL Louis LAUX James M. PAXTON Robert O. THEBAUD Françoise VINCENT Catherine”,”1914-1918. L’autre front.”,”[Dal momento del passaggio dalla guerra di movimento alla guerra di posizione e di materiali, nel corso dell’inverno 1914-1915, il consumo di materiale da parte degli eserciti contrapposti divenne enorme. Solo la carenza di manodopera e di materie prime limitarono l’espansione della produzione di armamenti; ‘La mobilisation effectuée au cours des premières journées d’août montre le peu d’importance qu’on accordait à l’industrie de l’armement. A la mobilisation, seul 11.000 ouvriers professionnels astreints aux obligations militaires furent dispensés du service armé, dont 7.600 au profit des fabriques d’armes et de munitions de l’Etat. Les usines d’armement publiques et privées occupaient au total 45.000 à 50.000 ouvriers. A la suite de la mobilisation, le nombre de leurs ouvriers baissa: au Creusot, par exemple, il tomba d’environ 12.000 à 6.600. La bataille de la Marne (6-9 septembre 1914) avait encore été faite et gagnée avec le programme d’armement limité de la période d’avant-guerre. Mais il apparut que, déjà au cours de cette première phase de la guerre de mouvement , la consommation de matériel dépassait de loin les prévisions faites en temps de paix. (…) L’augmentation del la production au cours de la première année de mobilisation industrielle fut considérable, et pourtant elle était en retard sur la domande. Depuis le passage à la guerre de position et de matériel, au cours de l’hiver 1914-1915 la consommation de matériel par les armées devint énorme; chaque avance d’une des parties provoqua des efforts d’armement de l’autre partie. Seule la pénurie de main-d’oeuvre et de matières premières limita l’expansion de la production d’armement’ (pag 83-84), (in) Gerd Hardach, ‘La mobilisation industrielle en 1914-1918: production, planification et idéologie’ (pag 81-109)]”,”QMIP-253″
“FRIED Ferdinand”,”La fine del capitalismo.”,”””Attualmente l’ economia tedesca si trova con circa duemila Cartelli, con numerosi Trusts e monopoli, in una crisi capitalistica dell’ economia mondiale. Solo ora appare chiaro che l’ economia tedesca si è vincolata, e in grande misura. Lo Stato, la società, quale rappresetante dell’ anonima massa dei consumatori, dovette già da lungo tempo interessarsi all’ economia cartellistica. Ma lo Stato se ne interessò fiaccamente, legato come è ai partiti. Il “”tribunale dei Cartelli”” esercita un controllo uasi solo nominale: ma il fatto della sua esistenza basta a stabilire il principio che lo Sato non ha solo diritti ma anche doveri. Nella odierna economia vincolata, l’ imprenditore, nonostante la crisi, tiene fermi, in virtù dei sindacati, i salari, e la crisi (che, in sé, è capitalistica e dovrebbe trovare il suo sfogo nel ribasso dei prezzi e dei salari) si crea una via d’ uscita nell’ aumento delle merci giacenti invendute nei magazzini, nelle limitazioni di lavoro nelle aziende, e nella disoccupazione operaia. Lo Stato appoggia l’ uno e l’ altro: l’ imprenditore con dazi doganali, sovvenzioni, credito a buon mercato, commesse statali, – l’ operaio con sussidi di disoccupazione.”” (pag 207)”,”ECOI-189″
“FRIED Ferdinand”,”La fine del capitalismo.”,”Penultimo capitolo: ‘Il crollo’ (pag 175-258) Ultimo capitolo: ‘La decomposizione dell’economia mondiale’ (pag 259-344) ‘La Germania fu spinta dal Trattato di Versailles nel gruppo dei grandi Stati debitori, e oggi, anche senza l’onere delle riparazioni, è così schiacciata dai debiti che è ridotta a far parte del rimanente territorio di contadini dell’Europa centrale, sovraccarico di debiti. Se si includono le riparazioni, la Germania si trova al livello semi-coloniale dell’America del sud o dell’Australia. Perciò, alla Germania, come al paese che fu più esposto alle irradiazioni dello spirito occidentale, spetterà il compito principale, e forse la direzione, nei prossimi dibattiti e compromessi della politica mondiale: o per lo meno le spetterà la funzione di dare l’impronta spirituale decisiva alla cupa, irrazionale volontà del mondo in rivolta”” (pag 342-343)”,”ECOI-001-FB”
“FRIED Johannes”,”Aufstieg aus dem Untergang. Apokalyptisches Denken und die Entstehung der modernen Naturwissenschaft im Mittelalter. [Risorgere dalla caduta. Il pensiero apocalittico e l’emergere della moderna scienza naturale nel Medioevo]”,”Johannes Fried è Professore di Storia medievale all’Università di Francoforte. Ha pubblicato pure ‘Der Weg in die Geschichte’ (La strada nella storia).”,”SCIx-006-FSD”
“FRIEDAN Betty”,”La mistica della femminilità. Il libro del movimento per la liberazione della donna americana: una denuncia dell’ oppressione ideologica, della scuola dell’ autodisprezzo, del lavoro senza futuro, dell’ imbonimento sessuale, della casa-confino.”,”FRIEDAN Betty allieva di Koffka, uno dei fondatori della psicologia della Gestalt. Nel 1966 ha fondato la NOW. “”Ho trovato ovunque i segni di questi fenomeni. Secondo Kinsey non c’è stato alcun aumento, negli ultimi decenni, dell’ attività sessuale reale. Ma nell’ ultimo decennio s’è invece visto un enorme aumento dell’ interesse per il sesso e delle fantasie sessuali.”” (pag 249) “”Il ruolo esercitato dalla madre nell’ omosessualità è stato precisato da Freud e dagli psicanalisti. Ma la madre il cui figlio diventa omosessuale non è di solito la donna “”emancipata”” che concorre con gli uomini nel mondo, ma proprio l’ incarnazione della mistica della femminilità: una donna che vive attraverso il figlio, la cui femminilità viene impiegata nella virtuale seduzione del figlio, che lega il figlio a sé in modo talmente esagerato che egli non riesce mai a maturare al punto da poter amare una donna, e molto spesso non riesce ad affrontare da adulto la propria vita.”” (pag 264-265)”,”DONx-024″
“FRIEDEN Jeffry A.”,”Capitalismo Global. El trasfondo económico de la historia del siglo XX.”,”FRIEDEN Jeffry A. professore presso l’Università di Harvard. E’ autore di ‘Banking on the World: The Politics of American International Finance’ (1987) e di ‘Debt, Development and Democracy: Modern Political Economy and Latin America, 1965-1985’ (1991).”,”ECOI-330″
“FRIEDGUT Theodore H.”,”Iuzovka and Revolution. Life and Work in Russia’s Donbass, 1869-1924. Vol. I.”,”In 1870 the Welsh ironmaster John James Hughes left his successful career in England and settled in the barren and underpopulated Donbass region of the Ukrainian steppe to found the town of Iuzovka and build a large steel plant and coal mine. Theodore Friedgut tells the remarkable story of the subsequent economic and social development of the Donbass, an area that grew to supply seventy percent of the Russian Empire’s coal and iron by World War I. This first volume of a planned two-volume study focuses on the social and economic development of the Donbass, while the second volume will be devoted to political analysis. Friedgut offers a fascinating picture of the heterogeneous population of these frontier settlements. Company-owned Iuzovka, for instance, was inhabited by British bosses, Jewish artisans and merchants, and Russian peasant migrants serving as industrial workers. All of these were surrounded by Ukrainian peasants resentful of the intrusive new ways of industrial life. A further contrast was that between relatively settled, skilled factory workers and a more volatile and migratory population of miners. By examining these varied groups, the author reveals the contest between Russia’s industrial revolution and the striving for political revolution. Theodore H. Friedgut is Associate Professor of Russian and Slavic Studies at the Hebrew University of Jerusalem.”,”RIRO-047-FL”
“FRIEDGUT Theodore H.”,”Iuzovka and Revolution. Politics and Revolution in Russia’s. Donbass, 1869-1924. Vol. II.”,”Theodore H. Friedgut is Professor of Russian and Slavic Studies at the Hebrew University of Jerusalem.”,”RIRO-048-FL”
“FRIEDL Berthold C.; LENIN V.I.”,”Les fondements théoriques de la guerre et de la paix en URSS. Suivi du Cahier de Lénine sur Clausewitz.”,”FRIEDL Berthold C. dottore dell’ Università di Parigi, ex professore di lingue e civilizzazione russa sezione dell’ esercito (A.S.T.P.), università del Missouri, USA, chargé de mission presso l’ esercito americano. La seconda parte del volume: Il quaderno Lenin su Clausewitz. Capitolo 1. Osservazioni a proposito del quaderno di Lenin su Clausewitz. Capitolo 2. Leninskaya Tetradka (Quaderno di Lenin n° 18674 degli Archivi dell’ Istituto Lenin di Mosca) (Testi scelti e annotati da Lenin del libro di Clausewitz: “”Della guerra e la condotta della guerra””). Capitolo 3. Note esplicative (pag 39-90) La terza parte contiene il capitolo ‘Lenin capo militare’ e ‘La strategia militare di Lenin nel periodo 1918-1920′ Sul rapporto di forza. “”Nell’ arte militare, non bisogna contare esclusivamente sui mezzi di combattimento; ciò che importa è di utilizzarli abilmente; Lenin ha fatto degli estratti di due capitoli: del terzo: “”Rapporto delle forze””, e del quarto: “”Proporzione delle armi””. Nel primo, Clausewitz diceva che nella nostra epoca la superiorità numerica prende un’ importanza sempre più grande. Nella storia moderna è difficile trovare una vittoria su forze doppie dell’ avversario, come avveniva nell’ antichità. Gli eserciti europei contemporanei sono assolutamente comparabili tra loro per equipaggiamento, armamento e istruzione. Secondo Clausewitz, non bisogna assolutamente concludere che è impossibile condurre la guerra con un’ armata notevolmente più debole di quella del nemico. La guerra è possibile in tutti i rapporti di forza.”” (pag 83, nota 11) Stalin stratega. “”Lenin si dedica subito alla difesa di Tzaritzyn- oggi Stalingrado. Ordina al Consiglio Militare Rivoluzionario della decima Armata Rossa, di cui facevano parte Stalin e Voroscilov, di tenere a tutti i costi Tzaritzyn. I difensori di questa regione non conoscevano molto bene le ragioni degli ordini di Lenin. Se Tzaritzyn fosse caduta nel corso del secondo semestre del 1918, la Rivoluzione di novembre avrebbe perduto non soltanto un grande centro industriale, ma anche un bastione di estrema importanza strategica, sotto forma di una regione fortificata che serviva a impedire alle forze della controrivoluzione cosacca del Sud (Don, Kuban, Astrakan) di effettuare la ricongiunzione con quelle della controrivoluzione della regione Orenburg-Urali. Con Tzaritzyn nelle mani dei rossi, le forze armate dei nemici dei Soviet all’ est e a sud non avrebbero mai potuto raggrupparsi strategicamente per formare un solo fronte. Scontri estremamente sanguinosi a settembre, ottobre e novembre 1918 terminarono con la vittoria completa della decima Armata Rossa allora comandata da Stalin e dagli altri membri del Consiglio Militare Rivoluzionario. Il ruolo di stratega di Stalin a Tzaritzyn fa già parte degli studi militari classici””. (pag 100-101)”,”LENS-164″
“FRIEDLÄNDER Saul”,”Pio XII e il Terzo Reich.”,”Crisi internazionale 1939, vittorie del Reich, inizio nuovo ordine europeo, attacco tedesco alla Russia, entrata in guerra degli USA, fase iniziale sterminio ebrei, ‘soluzione finale’, il Vaticano e la politica anti-religiosa del Reich (1942-43), deportazione ebrei di Roma ed Ungheria, evoluzione situazione internazionale. Nato a Praga nel 1932, cittadino israeliano dopo il 1948, Saul F. ha studiato all’Institut d’Etudes Politiques di Parigi e ha preso il dottorato di scienze politiche all’Univ di Ginevra. Insegna storia contemporanea all’Istituto Univ degli Hautes Etudes Internationales a Ginevra. Autore del libro ‘Hitler et les Etats Unis, 1939-1941’ (Ginevra, 1963), sta ora (1965) preparando uno studio d’insieme sulla politica estera del Terzo Reich dal 1933 al 1945.”,”RELC-006″
“FRIEDLÄNDER Paul e altri; redattore responsabile Gerhart EISLER”,”Kommunismus. Zeitschrift der Kommunistischen Internationale.”,”Temi affrontati: – Guerra russo-polacca. – Il governo dei tecnici. – La partecipazione alle elezioni per il parlamento. – Socialdemocrazia contro la Russia Sovietica (1). (1) osservazioni sul libro di “”Bolscevismo o Socialdemocrazia”” di Otto BAUER scritte da Jurij ORLOW – La militare e volontaria disciplina del lavoro in Russia. – Panorama internazionale. Articoli sulla Guerra russo-polacca, Il governo dei tecnici, La partecipazione alle elezioni per il parlamento, La Socialdemocrazia contro la Russia Sovietica (osservazioni di Jurij Orlow sul libro “”Bolscevismo o Socialdemocrazia”” di Otto Bauer, La militare e volontaria disciplina del lavoro in Russia (…)”””,”INTT-002″
“FRIEDLÄNDER Saul”,”Pio XII e il Terzo Reich. Documenti.”,”Nato a Praga nel 1932, cittadino israeliano dopo il 1948, Saul FRIEDLÄNDER ha studiato all’ Institut d’ Etudes Politiques di Parigi e ha preso il dottorato di scienze politiche all’ Univ di Ginevra. Insegna storia contemporanea all’Istituto Univ degli Hautes Etudes Internationales a Ginevra. Autore del libro ‘Hitler et les Etats Unis, 1939-1941’ (Ginevra, 1963), sta ora (1965) preparando uno studio d’insieme sulla politica estera del Terzo Reich dal 1933 al 1945. La S. Sede e la politica antireligiosa del Reich (1942-1943). “”Quando inizia la campagna di Russia, Hitler, volendo probabilmente evitare contrasti interni, dà ordine di sospendere la confisca dei beni ecclesiastici. Il 7 luglio 1941, il segretario del partito, Bormann, invia a tutti i Gauleiter la seguente circolare: ‘Il Führer ha ordinato: A partire da oggi qualsiasi confisca dei beni delle chiese e dei monasteri deve cessare. I Gauleiter non devono in nessun caso prendere misure indipendenti, anche quando lo impongono circostanze speciali, sulla base delle leggi vigenti. Qualora un Gauleiter ritiene che sia necessaria un’ azione da parte sua, dovrà innanzitutto informarne, tramite mio, il Führer.”” (…) (L’ affare russo) ‘rappresentava un terreno su cui era possibile un riavvicinamento fra la Chiesa cattolica e il Reich; la Chiesa era un nemico giurato del boscevismo e per quanto riguardava la guerra contro il bolscevismo gli interessi della Germania e di Roma erano affini’ (Tel. di Bergen a Berlino).”” (pag 140)”,”GERN-107″
“FRIEDLANDER Saul”,”Hitler et les Etats Unis, 1939-1941.”,”Dello stesso autore: ‘Pie XII et le III° Reich’ e ‘La politique étrangere du III° Reich’. Valutazione del fattore americano nel 1939. (pag 46) “”Les leaders du Reich sont persuadés que, malgré l’attitude de Roosevelt envers l’Allemagne, l’Amérique n’interviendra pas dans le conflit tel qu’on l’envisage. Cette proposition leur paraît apparemment tallement évidente que le facteur américain ne mérite mêmepas d’être évoqué. C’est à découvrir les raisons probables de cette attitude qu’il faut nous attacher maintenant. Hitler semble convaincu que si une guerre éclate à cause de la Pologne, elle sera brève. Le Führer envisage trois possibilités: la destruction d’une Pologne militairement isolée, (…) une intervention de la Grande-Bretagne et de la France qui n’aurait d’autre but que de sauver la face (…); une intervention effective des puissances occidentales que les armées du Reich acculeraient rapidement à la défaite, grâce à la supériorité momentanée des préparatifs allemands.”” (pag 47) FRIEDLANDER Saul è nato a Praga nel 1932, cittadino israeliano dopo il 1948, esce primo del suo corso all’ Institut d’ Etudes Politiques de Paris nel 1955, dottore in scienze politiche dell’ Università di Ginevra. E’ stato poi professore di storia contemporanea all’ Institut Universitaire des Hautes Etudes internationales a Ginevra.”,”QMIS-109″
“FRIEDLÄNDER Saul”,”Il dibattito storiografico sull’antisemitismo nazista e lo sterminio degli ebrei d’Europa.”,”FRIEDLÄNDER Saul “”La politica dei nazisti verso gli ebrei poté beneficiare di un “”terreno libero””, poiché non ci fu grande opposizione, una controffensiva proveniente sia dall’Europa occupata, sia dall’esterno. Non si può più oggi parlare dell’ignoranza dei governi o delle istituzioni che avrebbero potuto agire o tentare di agire: le informazioni erano precise, dal 1942. La passività generale, così come la collaborazione di talune amministrazioni d’Europa occupata con la politica dei nazisti si spiegano certamente con l’antisemitismo di taluni ambienti, ma anche, come nel caso dell’opinione pubblica tedesca, con una indifferenza della grande maggioranza della popolazione per la sorte degli ebrei”” (pag 421)”,”STOx-269″
“FRIEDLANDER Henry”,”Le origini del genocidio nazista.”,”Henry Friedlander, nato a Berlino nel 1930, fu internato durante la seconda guerra mondiale in vari lager, fra cui Auschwitz. Emigrò negli Stati Uniti nel 1947. È stato professore di storia del dipartimento di studi ebraici del Brooklyn College della City University di New York. È autore di ‘The Olocaust: Ideology, Bureaucracy and Genocide’. “”Due esempi, uno per gli zingari e uno per gli ebrei ed entrambi concernenti bambini, testimoniano la determinazione dei burocrati e degli scienziati tedeschi a distruggere tutti i membri delle razze aliene. Sin dalla fine degli anni Trenta, gli enti governativi responsabili dell’assistenza pubblica dei bambini avevano cercato di ostracizzare, o almeno, isolare, i bambini ebrei e zingari. Questi bambini erano minorenni posti sotto tutela dello stato da tribunali o enti governativi. Le ragioni della loro tutela, a volte fabbricate, erano, tra le altre, la delinquenza giovanile, l’impossibilità per un singolo genitore di occuparsi del figlio, o la reclusione dei genitori in un campo di concentramento. (…) Non conosciamo l’esatto numero dei ragazzi ebrei trasferiti a Hadamar durante il 1943 e il 1944, ma sappiamo che per lo più erano sani e che vennero spediti nel centro di uccisione solo perchè erano ibridi ebrei. Poiché le linee guida sulla deportazione esentavano tali ragazzi, la burocrazia dell’ RMdl, e non dell’RSHA, decise di distruggere almeno qui ragazzi ibridi ebrei sui quali esercitava il proprio controllo in quanto posti sotto la tutela dello stato. Ad Hadamar questi ragazzi sani vennero uccisi con delle iniezioni. Abbiamo visto finora, come si ripresenti continuamente il collegamento tra le operazioni di uccisione contro i disabili, gli ebrei e gli zingari. Le interpretazioni sulle tre operazioni sono mutate negli anni. All’epoca, l’omicidio dei disabili scatenò una forte opposizione, mentre l’omicidio degli ebrei e ancor più degli zingari non suscitò reazioni nell’opinione pubblica. Dopo la guerra, tuttavia, l’interesse pubblico si è concentrato sull’omicidio degli ebrei, mentre si è prestata poca attenzione all’omicidio dei disabili e degli zingari fino a tempi recenti. Ma non si può spiegare nessuna di queste operazioni di sterminio senza spiegarne le altre. Il genocidio nazista scaturisce dalla somma di tutte e tre. Il collegamento tra le tre operazioni di sterminio fu, come abbiamo visto, di natura ideologica, basato sulla credenza nell’ineguaglianza umana e sulla volontà di ripulire il patrimonio genetico della nazione tedesca. Vi fu, però, anche un collegamento dovuto alla collaborazione tra differenti segmenti della burocrazia. Sebbene fosse la KdF a dirigere le uccisioni per eutanasia in collaborazione con l’RMdI, le SS e la polizia fornirono il supporto logistico senza assumersi responsabilità dirette. Le SS fornirono aiuto tecnico e personale di rango inferiore nel Reich, oltre alle unità che commisero gli omicidi ai confini orientali della Germania. Ma la collaborazione si spinse oltre. L’opera dei burocrati della sanità e della polizia, per esempio, si combinò per prendere in trappola individui che altrimenti sarebbero forse riusciti a sfuggire. Così ad esempio, le SS si assicurarono che il dipartimento della sanità cittadino obbligasse Maria Wlach, una vagabonda mezzo cieca che aveva il marito in campo di concentramento, a farsi ricoverare presso l’ospedale Am Steinhof. La Wlach era sposata con un ebreo”” (pag 414-417) Uccisione di ragazzi ebrei sani con iniezioni (pag 416)”,”GERN-203″
“FRIEDMAN Milton SCHWARTZ Anna Jacobson”,”Il Dollaro. Storia monetaria degli Stati Uniti (1867-1960).”,”””In controversie come queste l’ esperienza dimostra l’ impossibilità di apprendere alcunché dai fatti finché essi non siano esaminati e intepretati dalla ragione; ed insegna che il più incauto e insidioso dei teorici è colui che proclama di lasciare che fatti e cifre parlino da soli e pone fra le quinte la parte da lui giocata, forse incosciamente, nello scegliere e articolare fatti e cifre medesimi e nell’ insinuare la tesi del “”post hoc ergo propter hoc”” (Alfred Marshall).”,”USAE-023″
“FRIEDMAN Gerald”,”State-Making and Labor Movements. France and the United States, 1876-1914.”,”FRIEDMAN Gerald è Associate Professor of Economics all’ Università del Massachusetts, Amherst. E’ autore di articoli sul tema della labor history, della storia economica e della storia della schiavitù in America.”,”MUSx-128″
“FRIEDMAN Milton FRIEDMAN Rose”,”Liberi di scegliere.”,”Milton FRIEDMAN è nato a Brooklyn nel 1912. DOcente all’ Università di Chicago, titolare dinuna rubrica su Newsweek nel 1976 ha ricevuto il premio Nobel per l’ economia. E’ il più noto esponente della “”scuola”” monetarista. “”L’ errore di supporre che il comportamento degli organismi sociali possa essere modellato a piacere è diffusissimo. E’ l’ errore fondamentale della maggior parte dei cosiddetti riformatori. Ciò spiega perché così spesso costoro siano inclini a pensare che la colpa è dell’ uomo e non del “”sistema””; che il modo di risolvere i problemi è “”fare piazza pulita dei mascalzoni”” e porre persone beneintenzionate nei posti di responsabilità. Ciò spiega perché le loro riforme, quando sembrano realizzate, finiscono spesso per snaturarsi”” (pag 211)”,”USAE-030″
“FRIEDMAN Alan”,”Ce la farà il capitalismo italiano?”,”FRIEDMAN Alan è stato corrispondente del Financial Times a Milano. “”Negli anni di Prodi l’ IRI ha poi privatizzato una trentina di aziende, tra le quali l’ Alfa Romeo. Nonostante tutte le polemiche; nonostante tutti i dubbi che si possono avere sull’ intensità della campagna di lobby contro la Ford o sul pagamento da parte della Fiat, che comincerà solo nel 1993, e in cinque tranches; nonostante l’ ordine della CEE nei confronti di Finmeccanica, che deve restituire 615 miliardi di aiuti illeciti all’ Alfa, non si può negare che la privatizzazione della gloriosa azienda automobilistica sia un’ operazione storica per l’ industria di Stato””. (pag 91)”,”ITAE-158″
“FRIEDMAN Milton JACOBSON SCHWARTZ Anna”,”The Great Contraction, 1929-1933.”,”FRIEDMAN Milton (1912-2006) premio nobel economia 1976. Senior Research Fellow Hoover University. Anna JACOBSON SCHWARTZ research associate National Bureau of Economic Reserach.”,”ECOI-277″
“FRIEDMAN Milton, a cura di Armando MASSARENTI”,”Milton Friedman. I grandi della scienza.”,”FRIEDMAN Milton “”All’inizio del 1937, Friedman è a New York per entrare a far parte del famoso gruppo di ricerca del ‘National Bureau of Economic Research’ diretto da Simon Kuznets, futuro premio Nobel nel 1971. Il gruppo, nato su iniziativa di Wesley Mitchell, svolge un’attività di fondamentale imporanza nella definizione delle politiche governative fornendo dati accurati sull’andamento del prodotto interno lordo e sulle stime di crescita: si tratta di un’impostazione fondalmentalmente centralista, e infatti Friedman ammetterà che in quel periodo il suo approccio all’economia era di stampa prettamente keynesiano. Nel 1940, Friedman ottiene una cattedra come ‘Visiting professor’ di finanza pubblica presso l’Università del Wisconsin a Madison e lascia perciò Washington per fare ritorno nella regione dei Grandi Laghi. “” (pag 19-21)”,”ECOT-222″
“FRIEDMAN Alan, collaborazione di Emanuela MINNAI”,”La madre di tutti gli affari.”,”Alan Friedman è nato a New York nel 1956 ed è stato dal 1983 al 1989 corrispondente da Milano del Financial Times. Nel 1988 ha pubblicato ‘Tutto in famiglia. Vita e potere di Gianni Agnelli’. Nel 1989 ‘Ce la farà il capitalismo italiano?’. Gli USA sostengono militarmente Saddam, ora amico, ma che più tardi diventerà un ‘simbolo del male’ da abbattere. “”E in effetti Cardoen era uno strumento importante, anche se lontano, per gli sforzi compiuti in segreto da Washington per assistere Saddam Hussein senza darlo a vedere; e la CIA sapeva che si serviva di tecnologie militari americane per le sue bombe a grappolo. Nel 1986 Robert Gates, un protetto di Casey che era allora vicedirettore per l’Intelligence, s’interessò personalmente del flusso di armi dal Cile all’Iraq. Gates aveva già svolto il compito di sovraintendere alla preparazione delle informazioni americane da trasmettere ai militari iracheni. Sebbene il Consiglio per la Sicurezza Nazionale avesse autorizzato questa trasmissione, nell’estate del 1986 Gates approvò un ampliamento di questo servizio che travalicava le direttive della Casa Bianca. L’autorizzazione formale per il materiale che veniva comunicato a Baghdad arrivò solo nell’ottobre 1986, diversi mesi dopo il fatto. Più tardi Gates ammise il suo coinvolgimento personale, anche se sostenne: “”Non cercavamo d’influenzare il comporatamento degli iracheni, ma di accrescere la loro capacità di proseguire la guerra””. La spiegazione non cambiava il fatto che secondo le leggi degli Stati Uniti il suo coinvolgimento poteva essere interpretato come un’azione clandestina che avrebbe dovuto essere segnalata all’apposita commissione di controllo del Congresso””. (pag 101)”,”USAQ-078″
“FRIEDMAN Lawrence M.”,”Il sistema giuridico nella prospettiva delle scienze sociali.”,”FRIEDMAN Lawrence M., nato nel 1930, ha fatto parte del corpo docente di varie facoltà giuridiche per giungere alla Stanford University.”,”DIRx-039″
“FRIEDMAN Alan”,”My Way. Berlusconi si racconta a Friedman.”,”Alan Friedman giornalista americano ha scelto di vivere in Italia. E’ stato corrispondente del Financial Times, caporedattore economico dell’International Herald Tribune. Oggi è editorialista del Corriere della Sera. Scrittore e conduttore televisivo.”,”BIOx-328″
“FRIEDMAN Alan”,”Il bivio. L’Italia a metà strada tra crisi e transizione.”,”Alan Friedman nato a New York nel 1956, è stato dal 1979 al 1993 corrispodente del Financial Times prima da Londra, poi da Milano e da New York.”,”ITAE-379″
“FRIEDMAN Milton, collaborazione di A.J. SCHWARTZ”,”Metodo, consumo e moneta.”,”FRIEDMAN Milton Friedman è nato a New York nel 1912. Ha insegnato e svolto attività di ricerca nella University di Chicago. Nel 1979 è diventato Senior Fellow presso la Hoover Institution di Stanford. Nel 1967 è stato Presidente della American Economic Association. Nel 1976 ha ricevuto il Premio Nobel per l’economia. Contiene il capitolo: ‘La storia monetaria degli Stati Uniti’ (con A.J. Schwartz) (pag 295-330) “”Il collasso monetario intervenuto tra il 1930 e il 1933 mutò profondamente il quadro. Esso generò una caduta del rapporto tra depositi e riserve dal suo livello particolarmente elevato per tutto il 1929 ad un livello, un decennio più tardi, non di molto superiore al livello dell’inizio delle nostre cifre nel 1867. L’esperienza del 1930-1933 condusse le banche a non ricorrere al Federal Reserve System per quanto riguarda la liquidità; ci vollero circa tre anni per aggiustare le loro riserve al mutamento associato alle loro preferenze di liquidità. Aumenti successivi degli obblighi di riserva nel 1936-1937 produssero un altro mutamento delle loro preferenze; e nuovamente ciò richiese alle banche altri tre anni per riaggiustarsi. Da allora il rapporto tra depositi e riserve aumentò, poiché il ruolo della sicurezza dei depositi nell’eliminare il pericolo della corsa alle banche venne riconosciuto e furono eliminati gli effetti delle esperienze precedenti”” (pag 309-310); “”I due aumenti principali della quantità di moneta, nel corso della prima guerra mondiale e della seconda guerra mondiale, sono approssimativamente chiari nella stessa misura. Nel primo stadio di entrambe le guerre, l’aumento riflesse un afflusso di oro verso gli Stati Uniti, in quanto le nazioni belligeranti usavano le risorse prontamente mobilitabili per effettuare acquisti di materiale bellico presso gli Stati Uniti. Gli afflussi di oro non erano il prodotto di cambiamenti contemporanei dell’attività economica all’interno di questo paese o all’estero, come erano stati i flussi di oro negli anni precedenti al 1914. Essi erano la conseguenza dello scoppio delle due guerre e delle deliberate decisioni politiche dei paesi coinvolti nel conflitto. Negli stadi finali di entrambe le guerre, l’aumento fu il riflesso delle decisioni politiche delle autorità degli Stati Uniti relative al finanziamento delle spese di guerra”” (pag 311) [dal capitolo: ‘La storia monetaria degli Stati Uniti’ (con A.J. Schwartz) (pag 295-330)]”,”ECOT-382″
“FRIEDMAN Alan, collaborazione di Emanuela MINNAI”,”La madre di tutti gli affari.”,”Alan Friedman è nato a New York nel 1956 ed è stato dal 1983 al 1989 corrispondente da Milano del Financial Times. Nel 1988 ha pubblicato ‘Tutto in famiglia. Vita e potere di Gianni Agnelli’. Nel 1989 ‘Ce la farà il capitalismo italiano?’. “”Bill Clinton, cui gli strateghi della sua campagna elettorale consigliavano di puntare soprattutto sulla situazione economica, lasciava quasi sempre ad Al Gore il compito di fare commenti sull’ Iraqgate. Ma la sera di lunedì 19 ottobre, durante l’ultimo dei tre dibattiti presidenziali teletrasmessi, Ross Perot, uno degli altri candidati, trascinò allo scoperto la questione dell’ Iraqgate”” (pag 417)”,”USAQ-008-FV”
“FRIEDMAN Milton FRIEDMAN Rose D.”,”La tirannia dello Status Quo.”,”Milton Friedman è nato a Brooklyn nel 1912. Docente all’Università di Chicago, titolare di una rubrica su News week, nel 1976 ha ricevuto il premio Nobel per l’Economia. La moglie Rose D. Friedman è la diretta continuazione di Liberi di scegliere, già apparso con grande successo in questa stessa collana.”,”ECOT-252-FL”
“FRIEDMAN Milton, collaborazione di Rose D. FRIEDMAN”,”Capitalismo e libertà.”,”Milton Friedman è nato a Brooklyn nel 1912. Docente all’Università di Chicago, titolare di una rubrica su News week, nel 1976 ha ricevuto il premio Nobel per l’Economia. La moglie Rose D. Friedman è la diretta continuazione di Liberi di scegliere, già apparso con grande successo in questa stessa collana.”,”ECOT-253-FL”
“FRIEDMAN Michael, a cura di Massimo MUGNAI”,”La filosofia al bivio. Carnap, Cassirer, Heidegger.”,”Michael Friedman insegna Storia e Filosofia della scienza all’Università dell’Indiana.”,”FILx-159-FL”
“FRIEDMANN Georges”,”7 etudes sur l’ homme et la technique. Le pourquoi et le pour quoi de notre civilisation technicienne.”,”FRIEDMANN Georges è nato a Parigi nel 1902 e ha studiato all’ Ecole Normale superieure e e successivamente insegnato filosofia nei licei. Ha studiato il problema del lavoro. Nel 1945 è stato nominato nspectuer generale dell’ Enseignment technique e poi professore al Conservatoire National des Arts et Metiers, all’ Institut d’ Etudes Politiques, e nel 1956 P dell’ Associazione Internazionale di Sociologia.”,”TEOS-060″
“FRIEDMANN Georges”,”Problemi umani del macchinismo industriale. Il progresso tecnico e l’ uomo contemporaneo.”,”Georges Sorel, in una pagina penetrante, osservava già che l’ “”officina moderna è un campo sperimentale che sollecita continuamente alla ricerca scientifica l’ operaio””. Bisogna reagire alla routine, aver sempre aperto l’ occhio alle difficoltà e ai rinnovamenti tecnici. L’ invenzione è la grande molla dell’ industria moderna. I rapporti fra laboratorio e fabbrica devono essere intimi. “”Tutta la nostra civiltà è una fisica, qualunque operaio è un fisico””, osservava Albert Thierry. Ed era ancora lui ad attribuire all’ insegnamento professionale “”la missione…di ristabilire nel cittadino la pienezza umana distrutta dalla specializzazione e dalla macchina””. (pag 254)”,”CONx-107″
“FRIEDMANN Georges”,”Dalla Santa Russia all’ URSS.”,”Caso Pokrovsky (pag 157) “”Ben inteso, ogni caso particolare meriterebbe un’analisi tecnica speciale: è certo che spesso all’ aumento del rendimento ha contribuito l’ attrezzatura moderna di cui cominciano a munirsi le migliori aziende sovietiche; ma, nell’ insieme, le norme non sono così elevate come quelle, ad esempio, delle imprese corrispondenti della Germania o degli Stati Uniti, ed anche di molte fabbriche inglesi e francesi. Un tecnico, vecchio membro del Partito, che ha lungamente vissuto in Francia, ritiene che i rendimenti degli stakanovisti medi siano di circa la metà o due terzi di quelli dei buoni operai delle imprese occidentali ben organizzate, e questo suo giudizio, con qualche variante in un senso o nell’ altro, mi è stato confermato da tutti coloro che hanno voluto parlarmi a cuore aperto di questi problemi. Ecco perché in tante branche gli operai oltrepassano così facilmente le vecchie norme e giungono al 150 e talvolta al 200 o 300%.”” (pag 108-109)”,”RUSU-188″
“FRIEDMANN Georges”,”Où va le travail humain?”,”FRIEDMANN Georges Cit pag 365 in appendice I: ‘Marx et la revalorisation du travail dans la société socialiste’ (pag 365-368) Il lavoro nella società comunista “”Marx prévoyait, au terme du développement des contradictions inhérentes au capitalisme et de leur dépassement par la société socialiste, la revolarisation du travail dans les ‘ateliers’, grâce au polytechnisme et à l’enseignement professionnel. Tel est le fond de sa pensée dans la célèbre page du ‘Capital’: “”La grande industrie, par ses catastrophes mêmes, établit que c’est pour tous une question de vie ou de mort de reconnaître la varieté des travaux et, par suite, les aptitudes les plus diversifiées des ouvriers comme la loi générale et sociale de la production et d’adapter les circonstances à la réalisation normale de cette loi. C’est une question de vie ou de mort de changer la situation monstrueuse, de remplacer la misérable population ouvrière, toujours disponible et mise en réserve pour les besoins variables de l’exploitation capitaliste, par des hommes absolument disponibles pour les exigences variables du travail, de substituer à l’individu parcellaire, simple exécutant d’une fonction sociale de détail, l’individu à développement intégral, pour qui les diverses fonctions sociales ne seraient que des façons différentes et successives de son activité”” (Ed. Molitor, t. III, p. 175). Par ailleurs, dans les gloses marginales que Marx rédigea, en mai 1875, après la publication du projet de programme élaboré par les délégués lassalliens et marxistes au Congrès de Gotha, on trouve, sur la revalorisation psychologique et morale du travail dans la société communiste, des réflexions qui vont dans le même sens: “”Dans una phase supérieure de la société communiste, quand auront disparu l’asservissante subordination des individus à la division du travail et, avec elle, l’antagonisme entre le travail intellectuel et le travail manuel, quand le travail sera devenu, non seulement le moyen de vivre, mais même le premier besoin de l’existence; quand, avec le développement en tous sens des individus, les forces productives iront s’accroissant et que toutes les sources de la richesse collective jailliront avec abondance, alors seulement l’étroit horizon du droit bourgeois pourra être complètement dépassé et la société pourra écrire sur ses drapeaux: ‘De chacun selon ses capacités, à chacun selon ses besoins”” (Critique du Programme de Gotha, Librairie de l’Humanité, 1922, pp. 35-36). (…) Marx, qui a si lucidement prévu tant d’aspects de notre siècle, ne pouvait tout prévoir. Ce serait lui faire injure que de supposer qu’il n’eût pas revisé certains de ses jugements en observant l’evolution contemporaine des sciences et des techniques. Au reste, à la fin de sa vie, rédigeant le tome III du ‘Capital’, il a donné lui-même, sur cet sujet, une expression beaucoup plus nuancée de sa pensée dans une page d’une admirable richesse que nous croyons utile de citer intégralement: “”… Le domaine de la liberté, ecrit Marx, commence seulement là où cesse le travail qui est déterminé par la nécessité et la finalité extérieure; d’après sa nature, ce domaine se situe donc au delà de la sphère de la production à proprement parler matérielle. Comme le sauvage doit lutter avec la nature pour satisfaire ses besoins, pour continuer et produire sa vie, de même l’homme civilisé y est obligé et il l’est dans toutes les formes de la société et dans toutes les manières possibles de la production. A mesure qu’il se développe, ce domaine de la nécessité de la nature s’élargit, parce que les besoins augmentent; mais en même temps croissent les forces productives qui les satisfont. La liberté dans ce domaine ne peut donc consister qu’en ceci: l’homme socialisé, les producteurs associés règlent rationnellement ce métabolisme (‘Stoffwechsel’) entre eux et la nature, le soumettant à leur contrôle commun au lieu d’être dominés par lui comme par une force aveugle; ils l’accomplissent avec la moindre dépense d’énergie possible et sous les conditions qui sont les plus dignes de leur nature humaine et qui y sont les plus adéquates. Néanmoins, cela reste toujours un domaine de la nécessité. C’est au delà que commence ce développement des forces humaines qui est à lui-même son propre but, qui constitue le véritable domaine de la liberté, mais qui ne peut éclore que sur la base de cet empire de la nécessité. La reduction de la journée de travail est la condition fondamentale”” (1). Rien n’indique que Marx ait renoncé à sa conception de la revalorisation du travail par le polytechnisme et le “”developpement intégral”” du travailleur. Néanmoins, il l’assouplit désormais et met l’accent sur d’autres aspects du problème: au fur et à mesure que la production se complique et que les besoins augmentent, s’étend par là même, de plus en plus, le domaine de la nécessité; parallèlement, grâce à la multiplications des biens de consommation, la possibilité de satisfaire aux besoins s’accroît en même temps que leur extension”” [Georges Friedmann, Où va le travail humain?, 1953] [(1) ‘Das Kapital’, t. III, Hamburg, 1894, éd. F. Engels, 2e partie, chap. 48, p. 355 (Ed. Marx-Engels-Lenin Institut, Zurich, 1934, pp. 873 et suiv.). Nous citons ce texte dans l’excellente traduction qu’en a donnée M. Eric Weil, ‘Critique’, janv.-févr. 1947] (pag 365-367)”,”TEOS-217″
“FRIEDMANN John”,”China’s Urban Transition.”,”Foto di nuovi dormitori per operai di fabbrica nel villaggio Dong Mei, provincia Fujian (2003) (pag 69) FRIEDMANN John è professore emerito presso la School of Public Policy and Social Research nell’Università della California, Los Angeles. Ha scritto pure ‘The Prospect fo Cities’ (2002). La città di migranti di Hankou. “”By 1800 Hankou was already a thriving river port at the confluence of the Yangzi and Han Rivers, 1,000 km upstream from Shanghai. Its population stood at approximately 1 million. For another fifty years numbers continued to swell, reaching an estimated 1.5 million – a figure that made Hankou the largest city in the world at the time. But the devastation caused by the Taiping Rebellion led to a dramatic drop in population, from which the city had barely recovered by the end of the century. William Rowe (1989) (1) refers to Hankou as a city of sojourners and immigrants. His study of migrants shows many similarities to urban migrations in China today. He divides Hankou into three groups (…). Rowe argues that, like many large cities in Europe, Hankou failed to reproduce itself, needing immigrants for its survival and prosperity. In this city of migrants, males outnumbered females two to one. The birth rate was consequently low, while mortality rates were high, as epidemics periodically ravaged the city, especially after the annual spring floods”” (pag 57-58) (1) William T. Rowe, Hankow: Commerce and Society in a Chinese City, 1796-1889, Stanford U.P., 1984, W.T. Rowe, Hankow: Conflict and Community in a Chinese City, 1796-1895, Stanford, 1989″,”CINx-272″
“FRIEDMANN Georges”,”Problemi umani del macchinismo industriale.”,”Dal principio del secolo, l’intelligenza si sente, di fronte alla propria attività e alle proprie opere, sempre più in colpa. Il destino della civiltà meccanica, nata dalle applicazioni sociali della scienza, pone dovunque interrogativi ansiosi che il caos materiale e morale in cui due guerre mondiali hanno piombato l’umanità poteva soltanto esasperare. Il saggio di Friedmann – riveduto e accresciuto nel testo e nelle note, e con l’aggiunta di una ricca biografia – conserva tutta la sua carica di problematicità, aggravata ancora dalla corsa agli armamenti nucleari e dall’inquinamento terrestre.”,”TEOS-041-FL”
“FRIEDRICH Carl J.”,”Governo costituzionale e democrazia.”,”Federalismo e nazismo. “”Alla luce del drammatico urto di questi avvenimenti a quell’ epoca, è strano che potesse svilupparsi in seguito la leggenda che fu la centralizzazione della Germania a favorire Hitler, quando, in effetti, fu la relativa autonomia della Baviera che fornì il semenzaio per l’ hitlerismo prima e dopo il Putsch della birreria di monaco nel 1923. Fu parimenti l’ autonomia dei Länder sotto la costituzione di Weimar che permise alla Turingia, dopo che era divenuta nazionalsocialista, di conferire la cittadinanza tedesca a Hitler, senza della quale egli non avrebbe potuto nè diventare condidato alla presidenza né cancelliere. Per analogia, qualsiasi struttura nettamente federalistica fornirà un punto d’ appoggio ed un trampolino per un totalitarismo in fase di ascesa, sia di destra che di sinistra.”” (pag 300)”,”TEOP-188″
“FRIEDRICH Jörge”,”La Germania bombardata. La popolazione tedesca sotto gli attacchi alleati, 1940-1945.”,”FRIEDRICH Jörge (1944) è uno dei massimi studiosi del Terzo Reich. Si è concentrato principalmente sull’ analisi dei crimini di guerra e di Stato del nazismo. Ha collaborato alla realizzazione dell’ Enciclopedia dell’ Olocausto. “”Magonza, alla confluenza tra il Reno e il Meno, è sempre stata un luogo ambito per la sua importanza strategica e di conseguenza ben fortificata. I prussiani l’ assediarono e devastarono a cannonate nel 1793. La Rivoluzione francese decapitò i Borboni, ma Parigi ne perseguì gli stessi obiettivi di egemonia. Danton considerava il Reno, le Alpi e i Pirenei come in confini naturali della Francia. Spira, Worms e Magonza furono presto occupate; la zona era ben conosciuta. (…) All’ inizio della primavera 1793, i prussiani accerchiarono la città e la distrussero con modalità affini a quelle della futura guerra aerea. All’ assedio prese parte anche Wolfgang von Goethe, nell’acquartieramento del duca di Weimar. “”Terribile bombardamento”” registra sulle sue note tra il 14 e il 15 luglio””. (pag 237)”,”QMIS-094″
“FRIEDRICH Ernst”,”Guerra alla guerra. 1914-1918: scene di orrore quotidiano.”,”””Durante la Grande Guerra, nell’ esercito austriaco migliaia di uomini sono stati condannati all’ impiccagione.”” (pag 134) fucilazione di sospettati di bolscevismo. (pag 144) Ernst FRIEDRICH (Wroclaw, Polonia, 1894, Le Pereux sur Marne, Francia, 1967) legato fin dall’ adolescenza ai movimenti pacifisti, socialisti e anarchici dell’ epoca, allo scoppio della 1° guerra mondiale rifiutò di arruolarsi. A seguito di questo gesto fu prima rinchiuso in un manicomio e poi in carcere. Al termine del conflitto proseguì il suo impegno antimilitarista, culminato nella pubblicazion di Guerra alla guerra (1924) che conobbe un buon successo internazionale e nelal fondazione a Berlino di un Museo anti-guerra. Nel 1933, con il nazismo al potere, fu costretto all’ esilio. Il Museo venne chiuso e al suo posto fu aperta una sede del partito nazista. Dopo la guerra l’A ha tentato più volte di ricostruire il museo che fu riaperto dal nipote nella storica sede di Berlino solo nel 1982.”,”QMIP-045″
“FRIEDRICH Klaus, a cura di Riccardo PATERNO'”,”Economia internazionale.”,”FRIEDRICH Klaus Gold Exchange Standard (pag 227-)”,”ECOT-227″
“FRIEDRICH Jörg”,”La Germania bombardata. La popolazione tedesca sotto gli attacchi alleati 1940-1945.”,”Jörg Friedrich (1944) è uno dei massimi studiosi del Terzo Reich. Il suo lavoro di storico si è concentrato principalmente sull’analisi dei crimini di guerra e di Stato del nazionalsocialismo. Ha collaborato, fra l’altro, alla realizzazione di una monumentale enciclopedia dell’Olocausto.”,”QMIS-043-FV”
“FRIEDRICH Jörg”,”La Germania bombardata. La popolazione tedesca sotto gli attacchi alleati 1940-1945.”,”Jörg Friedrich (1944) è uno dei massimi studiosi del Terzo Reich. Il suo lavoro di storico si è concentrato principalmente sull’analisi dei crimini di guerra e di Stato del nazionalsocialismo. Ha collaborato, fra l’altro, alla realizzazione di una monumentale enciclopedia dell’Olocausto.”,”GERQ-003-FL”
“FRIERSON Cathy A.”,”All Russia is Burning! A Cultural History of Fire and Arson on Late Imperial Russia.”,”Caty A. Frierson is professor of history at the University of New Hampshire. She is the author of Peasant Icons, Representations of Rural People in Late Imperial Russia and Alexander Nikolaevich Engelgardt’s Letters from the Country, 1872-1887. Acknowledgments, Introduction, Notes, References, figure, Table, Index,”,”RUSx-103-FL”
“FRIGERIO Luca; colloqui o incontri con Giuseppe GRAMPA Franco MONACO Guido STELLA Bartolomeo SORGE Enrico MORATI Oscar Luigi SCALFARO Bruno FORTE Maria DUTTO Giovanni GIUDICI Giovanni COLOMBO Libero TRESOLDI Marco GARZONIO Giovanni VOLTA Gaetano PULGA Antonello MENNE Bice SANTUCCI Giuseppe MERISI Vittorio BELLINI Luigi PIZZOLATO Marco CE’ Luciano CAIMI Achille SILVESTRINI Franco COLOGNI Giorgio MAZZOLA intervento di Gianfranco RAVASI, ricordi di Carlo Maria MONTINI Giuseppe DOSSETTI Carlo CARRETTO, scritti di Giuseppe LAZZATI”,”Lazzati. Il maestro, il testimone, l’amico.”,”Viene considerato il “”secondo fondatore”” della Cattolica di Milano. FRIGERIO L., quarant’anni, è scrittore e giornalista, redattore dei media della diocesi di Milano. Colloqui o incontri con Giuseppe GRAMPA Franco MONACO Guido STELLA Bartolomeo SORGE Enrico MORATI Oscar Luigi SCALFARO Bruno FORTE Maria DUTTO Giovanni GIUDICI Giovanni COLOMBO Libero TRESOLDI Marco GARZONIO Giovanni VOLTA Gaetano PULGA Antonello MENNE Bice SANTUCCI Giuseppe MERISI Vittorio BELLINI Luigi PIZZOLATO Marco CE’ Luciano CAIMI Achille SILVESTRINI Franco COLOGNI Giorgio MAZZOLA intervento di Gianfranco RAVASI, ricordi di Carlo Maria MONTINI Giuseppe DOSSETTI Carlo CARRETTO, scritti di Giuseppe LAZZATI”,”RELC-240″
“FRIGERIO Alessandro”,”Budapest 1956. La macchina del fango. La stampa del PCI e la rivoluzione ungherese: un caso esemplare di disinformazione.”,”Alessandro Frigerio è consulente editoriale e giornalista freelance. Ha collaborato con ‘L’uomo qualunque’, ‘Il Domenicale’ e con le pagine culturali del ‘Giornale’. Ha pubblicato pure ‘Il processo D’Onofrio e il ruolo del PCI nei lager sovietici’ (Mursia, 2006) “”Il risultato è una sorta di antologia di diffamazioni gratuite su inafferrabili infiltrati reazionari alla guida della rivolta, con falsità spudorate sui crimini della “”controrivoluzione””, di acc agli intellettuali ungheresi per non aver saputoi far propria la logica totalitaria della “”critica costruttiva””, di dileggio nei confronti degli operai magiari per la loro scarsa coscienza di classe. E poi i numerosi silenzi che anticiperanno la successiva strategia della rimozione: sulle vittime civili provocate dalla polizia politica, sulla prigionia e il processo a Imre Nagy, sulle decine di condanne a morte eseguite negli anni successivi. Per non parlare dei continui appelli alla pace, un anelito accomodante nel nome del quale molti esponenti politici italiani inneggiarono ai tank sovietici. Non solo Togliatti, che invocò la restaurazione dell’ordine socialista, o Giancarlo Pajetta, che alla Camera lanciò alto il grido : “”Viva l’Armata Rossa!””. Anche due futuri presidenti della Repubblica come Sandro Pertini e Giorgio Napolitano (il primo più colpevolmente del secondo, perché appartenente a un partito, il PSI, che con Nenni stava abbandonando l’abbraccio comunista) salutarono il ripristino dell’ordina a Budapest come il miglior viatico per garantire nuovi successi al socialismo e alla pace mondiale”” (pag 21)”,”MUNx-068″
“FRIGERIO Alessandro”,”Reduci alla sbarra. 1949: il processo D’Onofrio e il ruolo del PCI nei lager sovietici.”,”Alessandro Frigerio lavora nel mondo dell’editoria ed è giornalista free lance. Collabora con il Domenicale ed è condirettore della webzine Storia in Network. Per Mursia è autore, con Paolo Avanti, di A cercar la bella destra.”,”PCIx-037-FL”
“FRIGNANO Giovanni”,”Teoria della guerra di popolo.”,”””Ci sarà o no la rivoluzione? Questo ‘non’ dipende ‘solo’ da noi. Ma noi faremo ciò che ‘dobbiamo fare’ e non sarà mai invano”” (Lenin) (in apertura)”,”TEMx-076″
“FRINGS Hubert e Mable”,”La comunicazione animale.”,”Studi di Forel su comportamento formiche. Esempio di comunicazione tra le formiche: le formiche esploratrici lasciano delle goccioline odorose per formiche operaie della colonia, creando delle piste odorose polarizzate (indicanti anche la direzione verso il cibo trovato, una sorta di freccia odorosa) (pag 78-79)”,”SCIx-384″
“FRISCH Karl von”,”Il linguaggio delle api.”,”L’ ape è un insetto sociale. Il senso olfattivo delle api è superiore a quello dell’ uomo. Le api avendo gli organi olfattivi esterni collocati sulle antenne dove dimorano anche quelli tattili, hanno il senso olfattivo in stretta connessione con quello del tatto. A un’ ape un’ oggetto profumato di forma circolare può dare una sensazione diversa rispetto ad uno dotato di spigoli. Le api ‘annusano’ la forma degli oggetti. Le api ‘parlano’ tra di loro tramite una specie di danza comunicandosi la distanza del luogo di alimentazione. In un alveare normale ci sono 60 mila api in gran parte api operaie. Lo scienziato austriaco Karl von FRISCH ha ricevuto il premio Nobel. Nato a Vienna nel 1886 nel 1910 entrò all’ Istituto di Zoologia dell’ Università di Monaco. Nel 1973 insieme a Konrad LORENZ e Nikolaus TINBERGEN per la fisiologia e la medicina.”,”SCIx-132″
“FRISCH Karl von”,”Karl Von Frisch. I grandi della scienza.”,”””L’argomento degli studi è ancora legato all’occhio dei pesci. Un influente oftalmologo di Monaco, Carl von Hess (1863-1923), era giunto alla conclusione che i pesci sono incapaci di distinguere i colori. Von Frisch concepisce una serie di esperimenti che portano alla conclusione opposta. Ne nasce una ‘querelle’, ad armi impari, tra un giovane ricercatore e un luminare affermato: sarà la prima di una lunga serie che opporrà l’establishment scientifico allo scienziato che conduce esperimenti via via sempre piùprobanti e con gentile fermezza ne illustra i risultati. Accadrà, ad esempio, per la percezione dei colori nelle api e soprattutto per la grande scoperta del loro linguaggio.”””,”SCIx-387″
“FRITZSCH Harald”,”Una formula cambia il mondo. Newton, Einstein e la teoria della relatività.”,”Harald Fritzsch è nato a Zwickau nel 1943. Ha lavorato al CERN di Ginevra, alle Università di Pasadena e di Berna. Dal 1980 è professore di Fisica e Astrofisica al Max-Planck-Institut di Monaco di Baviera.”,”SCIx-185-FL”
“FRITZSCH Harald”,”Quarks. I mattoni del mondo.”,”H. Fritzsch nato nel 1943 si è laurato a Lipsia e ha poi compiuti ricerche al California Institute of Technology di Pasadena e al CERN. E’ professore di fisica teorica Univ. Monaco di Baviera. Insegna anche presso il Max Planck Institut di Monaco (1983).”,”SCIx-135-FRR”
“FRIZ Giuliano a cura”,”Le strade dello Stato Pontificio nel XIX secolo.”,”Archivio Economico dell’Unificazione Italiana, ricerca promossa dall’ Istituto per la Ricostruzione Industriale IRI in occasione del XXV della Fondazione. Comitato scientifico Carlo M. CIPOLLA Domenico DEMARCO Giuseppe PARENTI Giannino PARRAVICINI Rosario ROMEO Pasquale SARACENO Roberto TREMELLONI Albino UGGÈ, Direzione Carlo Maria CIPOLLA”,”ITAE-077-FP”
“FROBENIUS Leo”,”Storia della civiltà africana. Prelogomeni di una morfologia storica.”,”FROBENIUS fa una distinzione tra la civiltà etiopica e quella camitica. La prima, di raccoglitori e poi coltivatori, diviene la “”civiltà condizionata dalla pianta””; la seconda, di cacciatori e poi allevatori, la civiltà “”condizionata dall’ animale””.”,”AFRx-024″
“FROESCHLE’-CHOPARD Marie Hélène et Michel; SCHLIEBEN-LANGE Brigitte KNAPSTEIN Franz-Joseph”,”Une double image de la revolution. Le calendrier et le metre. (Froeschlé-Chopard); L’ image de la Révolution francaise dans la pensée des Idéologues (Schlieben-Lange – Knapstein).”,”””Borda, Lagrange, Laplace, Monge et Condorcet fournissent un projet decisif qui, dans un premier temps, rappelle que “”l’ idée de rapporter toutes les mesures à une unité de longueur prise dans la nature … (est) le seul moyen d’ exclure tout arbitraire du système des mesures… (et) qu’un tel système n’appartenant exclusivement à aucune nation, on pouvait se flatter de la voir adopter par toutes.”” (pag 7) Il calendario e il tempo: delle riforme per i tempi della rivoluzione. “”Cependant le jugement des hommes de sciences sur ce calendrier fu mitigé. L’ opposition des astronomes se manifesta surtout vis à vis de l’ article III du décret instituant le calendrier, par lequel on renoncait à toutes règles d’intercalation et qui rendait “”imprédictible”” les années de 366 jours””. (pag 10) Interventi di riforma di Delambre, Lalande e Romme. (pag 10)”,”FRAR-345″
“FROIO Felice”,”Il PCI nell’ anno dell’ Ungheria.”,”FROIO è giornalista di Repubblica.”,”PCIx-107″
“FROIO Felice”,”Le mani sull’università. Cronache di un’istituzione in crisi.”,”Felice Froio si è occupato dei problemi legati alla scuola e all’università come giornalista di varie testate, ‘Stampa’, ‘Repubblica’, ‘Corriere della sera’. Ha pubblicato tra l’altro ‘Togliatti e il dopo Stalin’ (1988) e ‘I curdi. Il dramma di un popolo dimenticato’ (1990).”,”GIOx-003-FSD”
“FROISSART Jean”,”La guerre de Cent Ans.”,”Testi scelti e presentati da Andrée DUBY.”,”FRAA-006″
“FRÖLICH Paul”,”Zur Krise des Marxismus. Eine Betrachtung von Paul Frölich.”,”Il libretto è dedicato a Karl VÖLKER.”,”MADS-256″
“FRÖLICH Paul”,”Rosa Luxemburg.”,”Paul FRÖLICH, nato a Lipsia nel 1884, militò fino da giovane nella socialdemocrazia tedesca. Dal 1914 fece parte dell’ opposizione di sinistra alla politica socialsciovinista del partito. Dalla fusione di questi radicali di sinistra e degli spartachisti nacque nel 1918 il partito comunista tedesco. FRÖLICH parteciò al congresso di fondazione. Nel 1925 fu incaricato di curare l’ edizione delle opere complete di Rosa LUXEMBURGM e raccolse una quantità ingente di materiali. Costretto all’ espatrio dal nazismo, continuò all’ estero l’ attività di ricerca e di opposizione allo stalinismo. Tra le sue opere ‘Zehn Jahre Krieg und Bürgerkrieg’ ‘Die Bayrische Räterrepublik’ ‘Der Krise des Marxismus’ ‘1789’ ‘Die grosse Zeitwende’.”,”LUXS-032″
“FRÖLICH Paul”,”Autobiografia. Dalla Lipsia operaia di fine ‘800 all’azione di marzo del 1921.”,”Volume realizzato con il concorso dell’ISC e dell’ISMOI”,”ELCx-141″
“FRÖLICH Paul LINDAU Rudolf Albert SCHREINER WALCHER Jakob”,”Révolution et contre-révolution en Allemagne, 1918-1920. De la fondation du Parti communiste au putsch de Kapp.”,”Capitoli: 1. Rivoluzione o controrivoluzione? (Frölich) 2. L’era Noske (Lindau) 3. L’ordine regna a Berlino (Walker) 4. Il putsch Kapp (Schreiner) 5. Conclusioni (Schreiner) Riquadro con notizie sul Congresso di Erfurt dell’ottobre 1891 (pag 30) “”De même que la bourgeoisie française avait déclaré que tout le peuple était constitué de “”citoyens”” et mené une lutte sans pitié contre ses ennemis, la classe ouvriére victorieuse doit maintenant transformer tous les citoyens en travailleurs et imposer le travail effectif au bénéfice de la société comme fondement des droits politiques. Tel est le sens de la phrase que Karl Marx a lui-même présentée comme le point cardinal de sa théorie politique: “”Entre la société capitaliste et la société communiste, se situe la période de transformation révolutionnaire de l’une en l’autre. À cette période correspond également une phase de transition politique, où l’État ne saurait être autre chose que la ‘dictature révolutionnaire du prolétariat’ (1)””. Marx et Engels etaient démocrates non parce qu’ils soutenaient le modèle parlementaire, mais en tant que partisans du pouvoir du prolétariat, dont la forme dépendra des conditions concrètes et des rapports de forces. Ils se gaussaient de la “”démocratie vulgaire qui voit dans la république démocratique le millénium et qui ne soupçonne guère que c’est précisément sous cette forme ultime de l’Etat de la société bourgeoise que devra se livrer la bataille définitive entre les classes…”” (2). De même, Engels, critiquant le programme de Gotha, écrivait à Bebel: “”Tant que le prolétariat ‘a’ encore ‘besoin’ de l’Etat, ce n’est point pour la liberté, mais pour réprimer ses adversaires”” (3). Le lettres écrites par Engels dans les années 1880 anticipaient parfaitement la situation qui s’est présentée en novembre 1918: “”Dans tous les cas, notre seul adversaire le jour de la crise et le jour suivant, c’est ‘l’ensemble de la réaction qui se regroupe derrière elle [la démocratie pure]”” (4).”” (pag 31-32) [(1) K. Marx, Critique du programme de Gotha. Gloses marginales du programme du Parti ouvrier allemand, 1875. Oeuvres I, bibl. de la Pléiade, 1963, p. 1429 (ndr); (2) Ibidem, p. 1430; (3) Engels à Bebel, le 18.-28 mars 1875; in Marx-Engels Werke, vol. 34, Dietz, Berlin, 1966, p. 125-131 (ndr); (4) Engels à Bebel, le 11-12 décembre 1884; in Marx-Engels Werke, vol. 36, Dietz, Berlin, 1967, p. 250-254 (ndr)] [Paul Frölich, Révolution ou contre-révolution?, (in) ‘Révolution et contre-révolution en Allemagne, 1918-1920. De la fondation du Parti communiste au putsch de Kapp’, Editions Science marxiste, 2013] (pag 31-32)”,”ELCx-187″
“FRÖLICH Paul”,”Impérialisme, guerre et lutte de classes en Allemagne 1914-1918.”,”Présentation de l’éditeur, notice biographique sur l’auteur, avant-propos de l’auteur, chronologie 1870-1920, index des noms cités, repéres biographiques des personnes citées, Bilancio della guerra (pag 269-271) [perdite umane ecc.]ù Social-pacifismo. “”La question de la nature de la guerre, offensive ou défensive, mise ainsi en sursis (il concédait à la Belgique et à la France qu’elles conduisaient une guerre défensive sacrée), il restait la question de la défense nationale. En 1904-1905, par exemple, les Russes avaient aspiré à la défaite du tsarisme parce qu’ils y voyaient le présupposé de la révolution. Cela compliquait les choses. Les bras droit de Kautsky, Gustav Eckstein, nous a montré de manière amusante dans quelle situation difficile pouvait se retrouver un tel “”marxiste””. Il a formulé des thèses pour son usage personllen, qu’il a reprises dans se conférences devant les “”hommes de confiance”” () de Berlin. On y lit: “”Les sociaux-démocrates doivent défendre leur pays en tant que citoyens; s’il y a défaite, ce n’est pas obligatoirement celle de l’ensemble du mouvement prolétarien. Ce n’est pas le cas aujourd’hui. Du point de vue prolétarien, il faut aspirer à une guerre indécise. Et ce n’est possible qu’en repoussant l’ennemi. On ne saurait séparer attaque stratégique et défense nationale. La victoire et la défaite ne sauraient être “”dosées””. C’est pourquoi les sociaux-démocrates doivent contribuer à la défense contre l’ennemi, c’est-à-dire qu’ils doivent prendre part à la guerre tant que celle-ci ne vise pasd à la conquête de territoires. Il est donc du devoir du prolétariat de manifester sa défiance à l’égard du gouvernement, de refuse toute responsabilité et de ne pas laisser le pays désarmé…”” (Gustav Eckstein, Die deutsche Sozialdemokratie während des Weltkrieges (La socialdemocratie allemande pendant la guerre), Zurich, 1917 [note de Frölich] (pag 169-170) () Les “”hommes de confiance (…) étaient les délégues du SPD dans les usines berlinoises; de ce milieu naîtra en 1917 le mouvement des “”revolutionäre Obleute (capitaines révolutionnaires)”””,”ELCx-194″
“FRÖLICH Paul”,”Rosa Luxemburg. Sa vie et son oeuvre.”,”””[Rosa Luxemburg:] «… la démocratie est indispensable, non pas parce qu’elle rend ‘superflue’ la conquête du pouvoir politique par le prolétariat, mais, au contraire, parse qu’elle rend cette prise du pouvoir aussi ‘nécessaire’ que seule ‘possible’. Quand Engels, dans sa préface à la ‘Lutte des classes en France’, révisait la tactique du mouvement ouvrier moderne et opposait aux barricades la lutte légale, il ne traitait pas – ce ‘qui ressort clairement de chaque ligne de cette préface’ – la question de la conquête définitive du pouvoir politique, mais celle de la lutte quotidienne actuelle; ni l’attitude du prolétariat vis-à-vis de l’Etat capitaliste au moment de la prise du pouvoir, m ais son attitude ‘dans le cadre’ de l’Etat capitaliste. En un mot, Engels donnait les directives au prolétariat ‘opprimé’ et non au prolétariat ‘victorieux’… «La nécessité même de la conquête du pouvoir politique par le prolétariat fut, de tout temps, mise hors de doute, tant par Marx que par Engels. Et il était réservé à Bernstein de considérer la basse-cour du parlementarisme bourgeois comme l’organe appelé à réaliser la transformation sociale la plus formidable de l’histoire: à savoir le passage de la societé ‘capitaliste’ à la societé ‘socialiste’» (1). Rosa Luxemburg n’est donc absolument pas l’adversaire des réformes. Elle voit dans la lutte pour des réformes, pour l’amélioration du niveau de vie et des conditions de travail, pour l’élargissement des droits démocratiques à l’intérieur de l’Etat bourgeois le moyen de préparer la classe ouvrière à la révolution, d’éduquer et d’organiser la classe ouvrière et de lui apprendre par l’expérience que l’Etat capitaliste doit être renversé pour que le prolétariat se libère de l’esclavage du salariat. «Ce n’est que dans la haute mer de la vie politique, dans la vaste lutte contre l’Etat actuel, dans l’adaptation à toute la diversité de la réalité vivante que le prolétariat peut s’éduquer dans un sens social-démocrate. Et c’est dans ce sens que la vie l’oriente avec une force contraignante». Mais le socialisme ne résulte pas de lui-même et en toutes circonstances de la lutte quotidienne pour des réformes. L’appréciation que Rosa Luxemburg portait sur le combat immédiat et indépendant de toute théorie socialiste, mené par les ouvriers contre les effets du capitalisme, coïncidait avec celle que Lénine défendait à la même époque contre l’économisme russe. Elle ne reprochait pas seulement à la politique des Trade Unions anglais de ne pas se fixer le socialisme comme but conscient, mais encore de suivre une voie qui éloignait de ce but. Et elle portrait le même jugement sur le réformisme en général, qui prétend remplacer la révolution par une succession indéfinie de réformes. Seul le but final socialiste donne à la lutte des syndicats pour l’amélioration de la situation ouvrière et pour les réformes sociales, à la lutte parlementaire pour des réformes démocratiques, un caractère fondamentalement socialiste. Dans son rapport au congrès international de Zurich, en 1893, elle avait donné un fondement théorique aux rapports entre la lutte quotidienne et le but socialiste et elle avait, contre les tendances blanquistes au sein du mouvement polonais, démontré la nécessité d’une action quotidienne pour les buts les plus modestes. Développant et accentuant ses idées antérieures, elle posait en principe stratégique que la lutte prolétarienne quotidienne doit être liée organiquement au but final. Toute tâche quotidienne doit trouver une solution telle qu’elle n’éloigne pas, mais rapproche du but final. «Et par but final, nous ne devons pas entendre telle ou telle représentation de l’Etat futur, mais ce qui doit précéder la société future, à savoir la conquête du pouvoir politique». C’est sur cette idée directrice que Rosa Luxemburg fondait toute la politique du prolétariat et ses propres décisions tactiques”” [Paul Frölich, ‘Rosa Luxemburg. Sa vie et son oeuvre’, Paris, 1965] [(1) ‘Réforme ou Révolution?, Ed. Spartacus, pp. 70-71] (pag 80-81) Rosa Luxemburg: ‘lotta proletaria quotidiana deve essere organicamente legata alla meta finale'”,”LUXS-070″
“FROMENT Pierre”,”L’insurrection ouvrière de Lyon de 1831. Vivre en travaillant ou mourir en combattant.”,”””Dans le ‘Journal des Débats’, qui représente l’aile droite de la grande bourgeoisie, on lit un article que l’on croirait d’hier. Seize ans avant le ‘Manifeste communiste’, le rédacteur fait un exposé presque marxiste de cette “”revolution prolétaire””: “”Il ne faut rien dissimuler; car à quoi bon les feintes et les réticences? La sédition de Lyon a révélé un grave secret, celui de la lutte intestine qui a lieu dans la société entre la classe qui possède et celle qui ne possède pas.”””” (pag 76)”,”MFRx-327″
“FROMKIN David”,”L’ ultima estate dell’ Europa. Il grande enigma del 1914: perché è scoppiata la prima guerra mondiale?”,”FROMKIN David è docente di storia alla Boston University. E’ autore di ‘Una pace senza pace. La caduta dell’ impero ottomano e la nascita del medio oriente moderno’. Vive a New York. “”Come abbiamo visto, la politica russa nei Balcani era condotta da Nikolaj Hartwig, ministro plenipotenziario in Serbia (1909-1914), come una sorta di attività indipendente e privata. Panslavista militante con un lungo curriculum di servizio e un’altrettanto ampia conoscenza dei Balcani e del Medio Oriente, Hartwig “”usò la causa serba come arma nella sua lotta al proprio governo””, secondo il ben informato ministro plenipotenziario francese a Belgrado. “”Col supporto dei circoli conservatori e ortodossi di San Pietroburgo””, Hartwig faceva guerra a Sazonov, il ministro degli Esteri, e “”trascinò la diplomazia russa verso quell’evoluzione nei Balcani degli ultimi due anni che egli ebbe il merito di concepire e porre in atto. Era stato Hartwig a unire per breve tempo gli stati balcanici contro la Turchia e l’Austria, ed era opinione comune che fosse lui a dettare la linea politica a Belgrado. E’ però poco probabile che avrebbe approvato il complotto della Mano nera (…)””. (pag 149)”,”RAIx-230″
“FROMKIN David”,”Europe’s Last Summer. Who Started the Great War in 1914?”,”””According to the Kaiser, speaking in December, in the middle of the Balkan wars, Austria “”must deal energetically”” with Serbia; and “”if Russia supports the Serbs, which she evidently does… then war would be unavoidable for us, too””. Moltke said, “”I believe a war is unavoidable and the sooner the better””. But – and it was to prove a significant “”but”” – Moltke added that “”we ought do to more through the press”” to build up popular support for a war against Russia. The Kaiser and Moltke urged immediate war. Tirpitz, speaking for the navy, agreed in part but asked “”postponement of the great fight for one and a half years””. The fleet needed time to complete widening and deepening the Kiel Canal and work on the base at Heligoland. Moltke objected that the navy would not be ready even then, and that the army, which was running out of money, would be in a worse position. (…) Even since Fritz Fischer publicized evidence of the council, historians have wondered whether it could be a coincidence that one and a half years later the war did in fact break out. (Shortly after the council ended, Wilhelm told the Swiss minister that the racial struggle “”will probably take place in one or two years””)”” (pag 91-92)”,”QMIP-018-FL”
“FROMKIN David”,”L’ ultima estate dell’ Europa. Il grande enigma del 1914: perché è scoppiata la prima guerra mondiale?”,”””Il conflitto internazionale scoppiato nell’estate 1914 consistette in due guerre, non di una sola. Entrambe vennero scatenate da imperi rivali legati da una stessa esigenza. Una guerra fu lanciata dall’impero asburgico e l’altra dall’impero tedesco. In entrambi i casi la decisione venne presa da una ristretta cerchia di uomini al vertice del paese, con le rispettive popolazioni completamente all’oscuro del fatto che si stesse prendendo e tanto meno ponendo in atto una tale decisione. In ambo i casi, furono guerre di potere. Specificamente, furono guerre intese a stabilire la gerarchia di potere tra le grandi potenze europee che al tempo dominavano gran parte del globo. Sia la Germania sia l’Austria pensavano di essere in fase discendente. Entrambe iniziarono una guerra per difendere la propria posizione. La guerra dell’Austria alla Serbia fu, al pari di tante guerre nei Balcani, orribili ma circoscritte, uno dei tanti episodi minori della storia. Sarebbe stata ben presto dimenticata se non avesse realizzato le condizioni di cui i generali tedeschi necessitavano per dare inizio a una propria guerra: un conflitto europeo poi sfociato in un conflitto mondiale. Sebbene i soldati rimasti in trincea per quattro lunghi anni a partire dal 1914 finirono col convincersi dell’inutilità della guerra, la realtà era ben diversa. La guerra infatti ruotò intorno al punto chiave della politica internazionale: chi dovesse governare il mondo. La questione fu posta nel 1914 con la guerra tedesca. Nei decenni successivi, nuove forze e nuove potenze tentarono di dirimerla. Se la Germania o la Russia dovessero controllare l’Europa, e se questa dovesse continuare a dominare l’Africa e gran parte del’Asia, furono temi che si sovrapposero con ideologie antitetiche: comunismo, fascismo, nazismo, democrazia liberale e altre”” (pag 338-339)”,”QMIP-019-FL”
“FROMKIN David”,”Una pace senza pace.”,”David Fromkin è avvocato. Ha pubblicato diversi articoli su ‘Foreign Affairs’ e due libri: ‘The Independence of Nations’ e ‘The Question of Government’. Vive a New York ed è membro del ‘Consiglio per le Relazioni Estere. L’autore riprende la tesi dei finanziamenti tedeschi a Lenin dalla Germania grazie al ruolo di Helphand (Parvus). Questi era anche amico dei Giovani Turchi (pag 281) “”Nella valutazione di Amery, i principali obiettivi strategici dell’Inghilterra non erano più in Europa. Le devastazioni causate dai primi tre anni di guerra avevano reso impossibile, nel Vecchio Continente, una vittoria degna di questo nome. In un certo senso, il conflitto ormai non poteva rappresentare che una disfatta per entrambe le coalizioni: esso aveva comportato tali perdite umane, morali e materiali che nessuna annessione, in Europa, avrebbe potuto ripagarle. Nemmeno la completa distruzione della Germania avrebbe potuto essere soddisfacente per l’Inghilterra. Ma, come il generale Smuts aveva fatto notare, si sarebbe comunque dovuto permettere alla Germania di restare una grande potenza per preservare i rapporti di forza in Europa – l’alternativa essendo un caos in cui i rischi superavano di gran lunga i vantaggi (55)”” (pag 343) (55) Selections from the Smuts Papers, vol. 3, June 1910-Novemberr 1918, a cura di W.K. Hancock e Jean Van Der Poel, Cambridge Univ. Press, 1966, p. 503″,”QMIP-020-FL”
“FROMKIN David”,”Una pace senza pace.”,”David Fromkin è avvocato. Ha pubblicato diversi articoli su ‘Foreign Affairs’ e due libri: ‘The Independence of Nations’ e ‘The Question of Government’. Vive a New York ed è membro del ‘Consiglio per le Relazioni Estere. L’autore riprende la tesi dei finanziamenti tedeschi a Lenin dalla Germania grazie al ruolo di Helphand (Parvus). Questi era anche amico dei Giovani Turchi (pag 281) “”Nella valutazione di Amery, i principali obiettivi strategici dell’Inghilterra non erano più in Europa. Le devastazioni causate dai primi tre anni di guerra avevano reso impossibile, nel Vecchio Continente, una vittoria degna di questo nome. In un certo senso, il conflitto ormai non poteva rappresentare che una disfatta per entrambe le coalizioni: esso aveva comportato tali perdite umane, morali e materiali che nessuna annessione, in Europa, avrebbe potuto ripagarle. Nemmeno la completa distruzione della Germania avrebbe potuto essere soddisfacente per l’Inghilterra. Ma, come il generale Smuts aveva fatto notare, si sarebbe comunque dovuto permettere alla Germania di restare una grande potenza per preservare i rapporti di forza in Europa – l’alternativa essendo un caos in cui i rischi superavano di gran lunga i vantaggi (55)”” (pag 343) (55) Selections from the Smuts Papers, vol. 3, June 1910-Novemberr 1918, a cura di W.K. Hancock e Jean Van Der Poel, Cambridge Univ. Press, 1966, p. 503″,”QMIP-020-FL”
“FROMKIN David”,”Una pace senza pace. La caduta dell’impero ottomano e la nascita del Medio Oriente moderno.”,”David Fromkin è avvocato. Ha pubblicato diversi articoli su ‘Foreign Affairs’ e due libri: ‘The Independence of Nations’ e ‘The Question of Government’. Vive a New York ed è membro del ‘Consiglio per le Relazioni Estere. “”Nell’agosto del 1918 il comandante David T. Norris della Royal Navy aveva organizzato una piccola squadra navale che avrebbe dovito operare nel Mar Caspio a sostegno del corpo di spedizione del generale Dunsterville, durante l’occupazione di Baku e la successiva ritirata dalla città da parte di quest’ultimo (come descritto in precedenza). Nell’estate del 1919 i britannici avevano ceduto la squadra navale all’armata bianca del generale Denikin, perché se ne servisse nella guerra civile russa allora in corso. Quando l’esercito di Denikin si dissolse, ciò che restava della squadra – circa diciotto unità, con equipaggi russi – si rifugiò a Enzeli, base della Royal Navy e principale porto persiano sul Mar Caspio. Lì, esse vennero prese in custodia da ufficiali persiani e dalla guarnigione angloindiana che presidiava la base. Nella primavera del 1920 i governi inglesi e persiano ancora non avevano deciso cosa fare della flottiglia, ancora abbastanza efficiente da condizionare il rapporto di forze nel Caspio. (…)”” (pag 520)”,”VIOx-228″
“FROMM Erich”,”Lavoro e società agli albori del Terzo Reich. Un’ indagine di psicologia sociale.”,”Saggio di BONß: ‘Teoria critica e ricerca sociale empirica: osservazioni su un caso tipico’. Il libro contiene la pubblicazione postuma di un’inchiesta condotta da ROMM con la collaborazione di Hilde WEISS tra il 1929 e il 1931 che si proponeva di compiere una prima esplorazione sulla “”struttura psichica di operai e impiegati””. Progetto nell’ambito del progamma scientifico dell’ Istituto per la Ricerca sociale di Francoforte. Il questionario comprendeva 271 domande. Il libro di FROMM è utile per la comprensione del periodo dio Weimar, dell’ atmosfera spirituale e politica che precedette l’avvento del nazismo. FROMM è nato a Francoforte nel 1900. Dopo gli studi di filosofia ad Heidelberg e a Monaco, si è specializzato in psicoanalisi sociale. A Francoforte ha collaborato con l’ Istituto per la Ricerca Sociale. E’ morto nel 1980.”,”GERG-019″
” FROMM Erich”,”Grandezza e limiti del pensiero di Freud.”,”””Il narcisismo indossa parecchie maschere: santità, senso del dovere, gentilezza e amore, umiltà, orgoglio, e spazia dall’ atteggiamento dell’ individuo altezzoso e presuntuoso a quello del modesto e discreto. Per dissimulare il proprio narcisismo tutti dispongono di molti trucchi, pur essendo ben difficilmente consci di essi e della loro funzione”” “”Infliggere un’ offesa a un narcisista può provocare sia una depressione che un odio inesorabile”” “”Di particolare interesse è il narcisismo di gruppo, il quale è un fenomeno di grandissimo significato politico””.”,”SCIx-135″
“FROMM Erich”,”Personalità, libertà, amore. Intervista con R.I. Evans. La missione di Sigmund Freud. Analisi della sua personalità e della sua influenza. Il più noto rappresentante della scuola neofreudiana affronta le realtà sociali del nostro tempo e si confronta con la figura del suo maestro.”,”FROMM Erich, nato nel 1900, è stato uno fra i primi e più illustri rappresentanti della scuola di Francoforte ed ha innestato, in suo modo critico e originale, il discorso freudiano nella realtà sociale emersa dal dopoguerra ad oggi soprattutto negli Stati Uniti. E’ morto nel 1980. “”Ma il fatto che Freud non riuscisse a capire le donne non deve essere desunto soltanto dalle sue teorie. Egli stesso lo affermò una volta con ammirevole franchezza, quando disse in una conversazione: “”Il grande problema che non è mai stato risolto e non sono ancora riuscito a risolvere, malgrado i miei trent’anni di ricerche nell’ animo femminile è: cosa vuole la donna? (Was will das Weib?)””””. (pag 127) “”Quest’ idea del diciassettenne Freud di diventare un leader politico è confermata dalla sua amicizia con Heinrich Braun, che era un suo compagno di classe, e che doveva successivamente diventare uno dei maggiori esponenti del socialismo tedesco. (…) In considerazione di questo probabile interesse per il socialismo nella tarda adolescenza, non sorprende trovare un inconscio atto di identificazione con VIctor Adler, l’ ammirato leader del partito social-democratico austriaco””. (pag 152) “”C’è un altro leader socialista con il quale Freud deve essersi identificato. Questo sembra essere indicato dal fatto che il motto usato da Freud ne L’ interpretazione dei sogni (‘Flectere si nequeo superos, Acheronta movebo’), da Virgilio, Eneide, VII, 32), fu usato anche dal grande leader socialista tedesco Lassalle nel suo libro Der italienische Krieg und die Aufgabe Preussens, 1859. (pag 153)”,”SCIx-183″
“FROMM Erich”,”Avere o essere?”,”””La via del fare è l’ essere”” (Lao-Tse) “”Meno si ‘è’, e meno si esprime la propria vita; più si ‘ha’, e più è alienata la propria vita.”” Karl Marx “”La via del fare è l’ essere”” (Lao-Tse) “”Meno si ‘è’, e meno si esprime la propria vita; più si ‘ha’, e più è alienata la propria vita.”” Karl Marx “”Carl Becker (1932) ha dimostrato come e in quale misura la filosofia dell’Illuminismo facesse proprio quell'””atteggiamento religioso”” reperibile nei teologi del XIII secolo: “”Se esaminiamo i fondamenti di questa fede, constatiamo che a ogni istante i ‘filosofi’ rivelavano di quale entità fosse il debito che avevano nei confronti del pensiero medievale, senza esserne affatto consapevoli””. La Rivoluzione francese, filiazione della filosofia illuministica, fu qualcosa di più che non una semplice rivoluzione politica. Come notava Tocqueville (citato da Becker), si trattò di una “”rivoluzione politica che agì secondo le modalità e, per certi versi, assunse l’aspetto di una ‘rivoluzione’ religiosa [il corsivo è mio]. Al pari delle rivolte islamica e protestante, traboccò di là dalle frontiere di paesi e nazioni, e si diffuse mediante la predicazione e la propaganda””. Dell’umanesimo radicale del XIX e del XX secolo tratterò più tardi, parlando della protesta umanistica contro il paganesimo dell’era industriale; ma, per porre fin d’ora le premesse per tale disamina, converrà prendere in considerazione il neopaganesimo che è andato sviluppandosi fianco a fianco con l’umanesimo, minacciando, nell’attuale momento storico; di distruggerci. La trasformazione che ha gettato le basi per la genesi della “”religione industriale”” va ricercata nell’eliminazione, operata da Lutero, dell’elemento materno nella chiesa. Per quanto possa sembrare un’inutile deviazione, non posso non soffermarmi brevemente su questo aspetto, perché è assai importante ai fini della comprensione dello sviluppo della nuova religione e del nuovo carattere sociale””. (pag 159)”,”TEOS-159″
“FROMM Erich”,”Fuga dalla libertà.”,”FROMM Erich ha studiato sociologia e psicologia nelle Università di Heidelberg, Francoforte e Monaco e si è specializzato in psicoanalisi all’Istituto di psicanalisi di Berlino. E’ diventato cittadino americano e ha tenuto corsi alla Columbia University, al Bennington College e alla New School for Social Research. Ha diretto il dipartimento di psicanalisi all’Università nazionale del Messico e dal 1962 insegna psicologia alla New York University. Ha scritto ‘Psicanalisi della società contemporanea’, ‘Psicanalisi e religione’, ‘Dogmi, gregari e rivoluzionari’.”,”TEOS-164″
“FROMM Erich”,”La disobbedienza e altri saggi.”,”Nato a Francoforte nel 1900 e morto a Locarno nel 1980 Erich Fromm ha studiato nelle università di Heidelberg e Monaco. A Berlino si è specializzato in psicoanalisi ed è entrato nella Scuola di Francoforte, il celebre istituto guidato da Adorno, Horkheimer e Marcuse. Di origini ebree, nel 1934 si è trasferito negli Stati Uniti dove ha insegnato alla Columbia University, a Yale e nel Michigan. Quindi è passato alla Università nazionale del Messico. Nei suoi studi ha stabilito un ponte tra marxismo e psicoanalisi che ha il suo iniziatore in Bertrand Russell. “”La coscienza rappresenta l'””uomo sociale”” determinato da una data società, e l’inconscio rappresenta l’uomo universale in noi, il buono e il cattivo, l’uomo totale che giustifica l’affermazione di Terenzio “”non ritengo a me estraneo nulla di ciò che è umano””. (Per inciso, era questo il motto favorito di Marx)”” (pag 39) Marx sull’essere umano indipendente o dipendente (Manoscritti) (pag 65-66) Contiene il capitolo (VII): ‘Le implicazioni psicologiche del reddito minimo garantito’ (pag 115-127)”,”TEOS-254″
“FROMM Erich a cura, saggi di Veljko KORAC Ivan SVITAK Bordan SUCHODOLSKI Lucien GOLDMANN Léopold SENGHOR Raya DUNAYEVSKAYA Mihailo MARKOVIC Nirmal KUMAR BOSE Herbert MARCUSE Eugene KAMENKA Umberto CERRONI Adam SCHAFF Milan PRUCHA Karel KOSIK Marek FRITZHAND Bronislaw BACZKO Danilo PEJOVIC Maximilien RUBEL Ernst BLOCH Erich FROMM Bertrand RUSSELL Irving FETSCHER Gajo PETROVIC Rudi SUPEK Predrag VRANICKI Oskar SCHATZ e Ernest Florian WINTER Mathilde NIEL Norman THOMAS Wolfgang ABENDROTH Richard M. TITMUSS T.B. BOTTOMORE Paul MEDOW Danilo DOLCI Galvano DELLA-VOLPE”,”L’umanesimo socialista.”,” “”Marx scrive nel 1843: «Lo stato politico perfetto è per sua essenza ‘la vita dell’uomo come specie’, in opposizione alla sua vita materiale. Tutti i presupposti di questa vita egoistica continuano a sussistere ‘al di fuori della sfera dello Stato’ nella società civile. Là dove lo Stato politicoha raggiunto il suo vero sviluppo, l’uomo conduce non soltanto nel pensiero, nella coscienza, ma bensì nella realtà, nella vita, una doppia vita, una celeste ed una terrena, la vita nella comunità politica ‘nella quale egli si afferma come essere sociale’, e la vita nella società civile nella quale agisce come ‘uomo privato’, che considera ‘gli altri uomini come mezzo’, e ‘degrada se stesso a mezzo’ e diviene trastullo di forze estranee» (9). La «vera vita» di Marx dovrebbe svolgersi insieme con i propri simili, ognuno teso a completare se stesso e a mettersi in rapporto con gli altri arricchendone le qualità; ma questa «vera vita» esiste nel mondo moderno solo come forma illusoria e trascendentale della comunità dei cittadini che è prima tangibilmente provata quando chiude i ranghi ed è portata a rapporti ostili con la comunità di cittadini di un ‘altro’ stato (10). finire [Iring Fetscher, ‘Concretizzazione del concetto di libertà in Marx’] [(in) Erich Fromm, a cura, L’umanesimo socialista, Bari, 1971] (pag 298-301)”,”TEOC-723″
“FROMM Erich”,”Escape From Freedom.”,”Erich Fromm nato nel 1900 a Francoforte, Germania. Ha studiato sociologia all’Università di Heiderberg e Monaco e ottenuto il Ph.D. da Heidelberg nel 1922. Si è occupato di psicoanalisi. Nel 1933 è emigrato negli Stati Uniti insegnando prima a Chicago e poi a New York.”,”TEOS-281″
“FROMM Erich”,”Beyond the Chains of illusion. My encounter with Marx and Freud.”,”””Among the philosophers, Spinoza, the father of modern dynamic psychology, postulated the picture of the nature of man in terms of a ‘model of human nature’, which was ascertainable and definable and from which the laws of human behaviour and reaction followed. Ma, and not just men of this or of that culture, could be understood like any other being in nature because man is one, and the same laws are valid for all of us at all times. The philosophers of the eighteenth and nineteenth centuries (especially Goethe and Herder) believed that the humanity (‘Humanitaet’) inherent in man leads him to ever higher stages of development; they believed that every individual carries within himself not only his individuality but also all of humanity with all its potentialities. They considered the task of life to be the development towards through individuality; and they believed that the voice of humanity was given to everybody and could be understood by every human being (1). Today the idea of a human nature or of an essence of man has fallen into disrepute (…). In contrast to these contemporary trends, Marx and Freud assumed that man’s behaviour is comprehensible precisely because it is the behaviour of ‘man’, of a species that can be defined in terms of its psychic and mental character. Marx, in assuming the existence of nature of man, did not concur in the common error of confusing it with its particular manifestations. He differentiated ‘human nature in general’ from ‘human nature as modified in each historical epoch’ (2). Human nature in general we can never see, of course, as such, because what we observe are always the specific manifestations of human nature in various cultures. But we can infer from these various manifestations what this ‘human nature in general’ is, what the laws are which govern it, what the needs are which man has as man. In his earlier writings Marx still called ‘human nature in general’ the ‘essence of man’. He later gave up this term because he wanted to make it clear that ‘the essence of man is no ‘abstraction’ inherent in each separate individual’ (3) (4). Marx also wanted to avoid giving the impression that he thought of the essence of man as an unhistorical substance. For Marx, the nature of man was a given potential, a set of conditions, the human raw material, as it were, which as such cannot be changed, just as the size and structure of the human brain has remained the same since the beginning of civilization. Yet man ‘does’ change in the course of history. He is the product of history, transforming himself during his history. He becomes what he potentially is. History is the process of work – those potentialities which are given him when he is born. ‘The whole of what is called world history’, says Marx, ‘is nothing but the creation of man by human labour, and the emergence of nature for man; he therefore has the evident and irrefutable proof of his ‘self-creation’ of his own ‘origins’ (5). Marx was opposed to two positions: the unhistorical one that the nature of man is a substance present from the very beginning of history, and the relativistic position that man’s nature has no inherent quality whatsoever and is nothing but the reflex of social conditions. But he never arrived at the full development of his own theory concerning the nature of man, transcending both the unhistorical and the relativistic positions; hence he left himself open to various and contradictory interpretations. Nevertheless from his concept of man follow certain ideas about human pathology and about human health. As the main manifestation of psychic pathology Marx speaks of the ‘crippled’ and of the ‘alienated’ man; as the main manifestation of psychic health, he speaks of the active, productive, independent man. To these concepts we shall return later, after having discussed the concept of human motivation in Marx and in Freud”” [Erich Fromm, ‘Beyond the Chains of illusion. My encounter with Marx and Freud’, London, 1980] [(1) Cf. H.A. Korff, ‘Geist der Goethezeit’ (Leipzig: Koehler and Amelang, 1958, 4th edition), and the brilliant paper on Goethe’s ‘Iphigenia and the Humane Ideal’, Oscar Seidline, ‘Essays in German Comparative Literature’ (Chapel Hill, N.C.: University of North Carolina Press, 1961); (2) Karl Marx, Capital I (Chicago: Charles H. Kerr Co, 1906), p. 668; (3) K. Marx and F, Engels, ‘German Ideology’, edited with an introduction by R. Pascal (New York: International Publishers Co., Inc, 1939), p. 198 (My italics E.F.); (4) It has been said by representatives of Soviet Marxism and by some non-communist writers that the views of the ‘young Marx’ as expressed in the Philosophical Manuscripts are fundamentally different from those of the ‘mature Marx’. I believe, however, with most non-soviet Marxists and socialist humanists that this interpretation is untenable and serves only the purpose of identifying Soviet ideology with Marx’s ideas. Cf. the discussion of this point in E. Fromm, ‘Marx’s Concepts of Man’ (New York: Frederick Ungar Publishing Co, Inc, 1961) p. 69 ff. and Robert Tucker, ‘Philosophy and Myth in Karl Marx’ (Cambridge University Press, 1961); (5) K. Marx, Economic and Philosophical Manuscripts, translated by T.B. Bottomore in E. Fromm’s Marx’s Concept of Man’, p. 139] (pag 27-30) ‘Marx ha distinto la “”natura umana in generale”” dalla “”natura umana modificata in ogni epoca storica””‘”,”TEOS-293″
“FROMM Erich – MARX Karl”,”Marx’s concept of man. With a translation from Marx’s ‘Economic and Philosophical Manuscripts’ by T.B. Bottomore.”,”T.B. Bottomore, LSE, London School of Economics and Politica Science Ristampa 1980, precedenti edizioni 1961, 1966 Eleanor Marx-Aveling: ‘Karl Marx. A Few Stray Notes’ (pag 248-256″,”MADS-744″
“FROMM Erich”,”Marx e Freud.”,”””La necessità di rinunciare alle illusioni sulla propria condizione è la necessità di rinunciare a una condizione che ha bisogno di illusioni”” “”La critica non ha strappato i fiori immaginari dalla catena perché l’uomo continui a trascinarla triste e spoglia, ma perché la getti via e colga il fiore vivo”” (Marx) ‘Come disse Eraclito “”il carattere è il destino dell’uomo””. L’uomo è motivato dal proprio carattere ad aegire e pensare in un determinato modo…’ (pag 78) Alienazione dell’uomo dal suo prodotto e estraniazione dell’uomo dalla vita, da se stesso e dal suo simile. Nel lavoro alienato, l’attività libera e consapevole dell’uomo si degrada nell’attività alienata “”L’operaio, continua Marx, non è solo alienato dai prodotti che crea: «Ma l’estraniazione si mostra non soltanto nel risultato, ma anche nel processo della produzione, entro la stessa attività produttiva» (5). Poi ritorna ancora all’analogia tra l’alienazione del lavoro e l’alienazione religiosa: «Come nella religione, l’attività propria della fantasia umana, del cervello umano e del cuore umano influisce sull’individuo indipendentemente dall’individuo, come un’attività estranea, divina o diabolica, così l’attività dell’operaio non è la sua propria attività» (6). Dal concetto di lavoro alienato, Marx passa al concetto dell’estraniazione dell’uomo da se stesso, dai propri simili e dalla natura. Egli definisce il lavoro nella sua forma originale e non alienata «un’attività della vita, la vita produttiva» (‘Lebenstaetigkeit, das produktive Leben’), e poi definisce il carattere dell’uomo in quanto essere appartenente a una specie come «un’attività libera e consapevole» (‘freie bewusste Taetigkeit’). Nel lavoro alienato, l’attività libera e consapevole dell’uomo si degrada nell’attività alienata e «… la sua vita di essere che appartiene ad una specie diventa per lui un mezzo» (7). Come risulta da quanto ho sopra affermato, Marx non solo si interessa dell’estraniazione dell’uomo dal suo prodotto o dall’alienazione prodotta dal lavoro, ma si interessa anche dell’estraniazione dell’uomo dalla vita, da se stesso e dal suo simile. (…) Quindi l’alienazione per Marx è la malattia dell’uomo; non è una malattia nuova poiché ha necessariamente origine con l’inizio della divisione del lavoro cioè della civiltà che trascende la società primitiva; essa è più fortemente sviluppata nella classe operaia, tuttavia è una malattia della quale tutti soffrono. (…). Marx espresse questa idea del socialismo e dell’attuazione della libertà alla fine del terzo volume del Capitale nel passo seguente: «Di fatto, il regno della libertà comincia soltanto là dove cessa il lavoro determinato dalla necessità e dalla finalità esterna; si trova quindi per sua natura oltre la sfera della produzione materiale vera e propria. Come il selvaggio deve lottare con la natura per soddisfare i suoi bisogni, per conservare e per riprodurre la sua vita, così deve fare anche l’uomo civile, e lo deve fare in tutte le forme della società e sotto tutti i possibili modi di produzione. A mano a mano che egli si sviluppa, il regno delle necessità naturali si espande, perché si espandono i suoi bisogni, ma al tempo stesso si espandono le forze produttive che soddisfano questi bisogni. La libertà in questo campo può consistere soltanto in ciò, che l’uomo socializzato, cioè i produttori associati, regolano razionalmente questo loro ricambio organico con la natura, lo portano sotto il loro comune controllo, invece di essere da esso dominati come da una forza cieca; che essi eseguono il loro compito con il minore possibile impiego di energia e nelle condizioni più adeguate alla loro natura umana e più degne di essa. Ma questo rimane sempre un regno della necessità. Al di là di esso comincia lo sviluppo delle capacità umane, che è fine a se stesso, il vero regno della libertà che tuttavia può fiorire soltanto sulle basi di quel regno della necessità» (14)”” (pag 49, 51-52) [Erich Fromm, ‘Marx e Freud’, Est, Milano, 1997] [(5) ‘Manoscritti economico-filosofici’, trad. it., cit., p. 72; (6) Ibid., p. 75; (7) Ibid., p. 79; (14) ‘Il capitale’, trad. it., cit., vol. III, tomo III, pp. 231-232]”,”TEOC-002-FMDP”
“FROMM Erich”,”Avere o essere?”,”Erich Fromm (Francoforte 1900- Locarno 1980) ha studiato all’Università di Heideberg e di Monaco e all’Istituto di psicoanalisi di Berlino. Con Adorno, Horkheimer, Marcuse e altri ha lavorato nell’ambito dell’Institut für Sozialforschung di Francoforte. E’ vissuto negli Stati Uniti dal 1934, ha insegnato alla Columbia, Michigan e Yale University, oltre che all’Università nazionale del Messico. Tra le sue opere ‘La disobbedienza e altri saggi’ (1982). Concetto marxiano di essere e avere. “”Il concetto marxiano di essere e avere è sintetizzato in questa proposizione: «Meno si ‘è’, e meno si esprime la propria vita; più si ‘ha’, e più alienata è la propria vita… Tutto ciò che l’economista ti porta via in fatto di vita e umanità, te lo restituisce in forma di denaro e ricchezza». Il «senso dell’avere» di cui parla qui Marx è esattamente lo stesso di quel «legame all’io» di cui parla Meister Eckhart, cioè l’aspirazione alle cose e al proprio io. E Marx fa riferimento alla ‘modalità essenziale dell’avere’, non già al possesso in sé, non già alla proprietà privata non alienata, in quanto tale. La meta non è costituita né dal lusso né dalla ricchezza, ma neppure dalla povertà; in effetti, sia il lusso sia la povertà da Marx sono considerati vizi. La meta è la «creazione». In che cosa consiste dunque questa nascita? Nell’attiva non alienata espressione delle nostre facoltà verso gli oggetti corrispondenti. Prosegue Marx: «Tutti i rapporti ‘umani’ dell’uomo con il mondo – la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto, il tatto, il pensare, l’osservare, il sentire, il desiderar, l’agire, l’amare -, in una parola tutti gli organi della sua individualità… costituiscono, nella loro azione obiettiva [nella loro ‘azione in rapporto all’oggetto’], l’approvazione di tale oggetto, l’appropriazione della realtà umana». È questa la forma dell’appropriazione secondo la modalità dell’ ‘essere’, anziché secondo la modalità dell’avere. Questa forma di attività non alienata è stata definita da Marx come segue: «Supponiamo che l’ ‘uomo’ sia ‘uomo’, e che il suo rapporto con il mondo sia umano. In tal caso, l’amore può essere scambiato soltanto con l’amore, la fiducia con la fiducia, eccetera. Se si desidera godere l’arte, bisogna essere una persona dotata di cultura artistica; se si desidera influire su altre persone, bisogna essere una persona capace di esercitare davvero un effetto stimolante e incoraggiante su altri. Ognuno dei nessi che si hanno con l’uomo e la natura devono essere un’ ‘espressione specifica’ corrispondente all’oggetto della propria volontà della propria ‘reale vita individuale’. Se si ama senza suscitare in cambio amore, vale a dire se non si è in grado, grazie alla ‘manifestazione’ di se stessi quale individuo amante, di fare di sé stesso una ‘persona amata’ allora il proprio amore è impotente e infelice». Ma le idee di Marx sono state assai presto corrotte, e se ciò è avvenuto è forse perché Marx è vissuto cent’anni troppo presto. Egli riteneva con Engels che il capitalismo avesse toccato il limite delle proprie possibilità, e quindi che la rivoluzione fosse dietro l’angolo. Ma si sbagliavano di grosso, come Engels dovette ammettere dopo la morte di Marx. Avevano formulato la loro nuova dottrina proprio al culmine dello sviluppo capitalistico, senza riuscire a prevedere che sarebbe occorso più di un secolo perché avessero inizio il declino del capitalismo e la crisi conclusiva. Era una necessità storica che un’idea anticapitalistica, diffusa in concomitanza con l’apogeo del capitalismo, per potersi imporre dovesse venire tradotta senza residui nello spirito del capitalismo; ed è appunto quello che è accaduto”” (pag 240-241) [Erich Fromm, ‘Avere o essere?’, A. Mondadori, Milano, 2010]”,”TEOS-001-FMDP”
“FROMM Erich”,”L’arte d’amare.”,”Contiene il capitolo: ‘L’amore e la sua disintegrazione nella società occidentale contemporanea’ ‘Nel capitolo “”L’amore e la sua disintegrazione nella società occidentale contemporanea”” del libro “”L’arte di amare””, Erich Fromm esplora come l’amore, un elemento fondamentale per il benessere umano, sia stato compromesso nella società moderna. Fromm sostiene che l’amore autentico richiede cura, responsabilità, rispetto e conoscenza, ma che questi elementi sono spesso assenti nelle relazioni contemporanee. Fromm critica la società capitalista per aver trasformato l’amore in una merce, dove le relazioni sono spesso basate su interessi egoistici e sul desiderio di possesso. Questo porta a una disintegrazione dell’amore, in cui le persone cercano gratificazione immediata e superficiale piuttosto che connessioni profonde e durature. Inoltre, Fromm sottolinea come la paura della solitudine e l’insicurezza personale spingano le persone a cercare relazioni che non soddisfano veramente i loro bisogni emotivi. La società occidentale, con la sua enfasi sull’individualismo e sul successo materiale, ha creato un ambiente in cui l’amore genuino è difficile da trovare e mantenere. In sintesi, Fromm invita a riflettere sulla necessità di riscoprire l’amore come un’arte che richiede impegno, dedizione e una comprensione profonda dell’altro. Solo così è possibile superare la disintegrazione dell’amore nella società contemporanea e costruire relazioni autentiche e appaganti.’ (f. copil.)”,”TEOS-016-FMDP”
“FROMM Erich”,”Fuga dalla libertà.”,”In apertura: ‘Nulla quindi è immutabile, salvo gli innati e inalienabili diritti dell’uomo”” Thomas Jefferson. ‘Fuga dalla libertà’ è forse l’opera più felice e celebrata di Fromm’ (v. quarta di copertina) Gli operai tedeschi e il nazismo. “”Spesso certo idee vengono accettate al livello di coscienza da gruppi i quali, date le peculiarità del loro carattere sociale, non ne restano in realtà influenzati; queste idee rimangono un repertorio di convinzioni coscienti, ma le persone, nel momento critico, non agiscono secondo i loro dettami. Un esempio di ciò è stato offerto dal movimento sindacale tedesco al tempo della vittoria del nazismo. La stragrande maggioranza degli operai tedeschi, prima dell’avvento al potere di Hitler, votava per il partito socialista e per quello comunista, e credeva nelle idee di questi partiti; cioè, la diffusione di queste idee tra la classe operaia era estremamente ampia. Il peso di queste idee, però, non era proporzionato alla loro diffusione. L’avanzata del nazismo non incontrò oppositori politici pronti, per lo meno nella maggioranza, a battersi per le loro idee. Molti degli aderenti ai partiti di sinistra, benché credessero nei programmi del loro partito finché questo conservava autorità, erano pronti a dimettersi quando arrivò l’ora della crisi. Un’accurata analisi della struttura di carattere degli operai tedeschi può indicare una ragione – certamente non la sola – di questo fenomeno. Parecchi di loro rientravano in un tipo di personalità che ha molti dei tratti che abbiamo descritto come «carattere autoritario». Nutrivano un profondo rispetto e una profonda nostalgia per l’autorità costituita. L’insistenza del socialismo sull’indipendenza dell’individuo dall’autorità, sulla solidarietà in contrapposizione all’atomismo individualistico, non era ciò che molti di questi operai davvero desideravano sulla base della struttura della loro personalità. I capi della sinistra fecero l’errore di valutare la forza dei loro partiti solo in base alla diffusione che avevano queste idee, e di sottovalutare la loro mancanza di peso. La nostra analisi delle dottrine protestanti e calviniste ha dimostrato viceversa che queste idee costituivano forze potenti negli aderenti alla nuova religione, perché facevano appello a esigenze e ad ansietà presenti nella struttura di carattere di coloro a cui si indirizzavano. In altre parole, ‘le idee possono diventare forze potenti, ma solo nella misura in cui costituiscono risposte a specifiche esigenze umane predominanti in un determinato carattere sociale’. La struttura di un carattere determina non solo il pensiero e il sentimento, ma anche le azioni degli individui: è merito di Freud averlo dimostrato, anche se i suoi presupposti sono errati”” (pag 240-241) [Erich Fromm, ‘Fuga dalla libertà’, Edizioni di Comunità, Milano, 1977]”,”TEOS-019-FMDP”
“FRONGIA Guido”,”John Stuart Mill e il metodo scientifico.”,”‘Poiesis, studi di filosofia contemporanea’, collana di saggi e testi diretta da Girolamo COTRONEO Angelo S. SABATINI Carlo SINI Guido FRONGIA insegna attualmente presso il Dipartimento di Filosofia della II Università di Roma. Ha pubblicato una ‘Guida alla letteratura su Wittgenstein’ (Argalia, 1981) e ‘Wittgenstein. Regole e sistema’ (Angeli, 1983). MILL si presenta come il promotore di una svolta anti-baconiana che sia in grado di recepire i rapidi sviluppi che la scienza sperimentale va compiendo nel corso del XIX secolo. Nessi. “”Proprio per l’ intervento di quell’ “”atto di pensiero””, la formulazione di una proposizione generale diventa in un certo senso un processo creativo. Di qui l’ immagine frequentemente usata da Whewell, e ripresa talvolta anche da Mill, per spiegare la natura della colligation of facts: “”I fatti sono noti, ma sono isolati e sconnessi, sinché lo scopritore non procura, per suo conto, un principio di connessione. Le perle ci sono, ma non stanno insieme se qualcuno non fornisce il filo”” (1)””. (pag 73)”,”SCIx-190″
“FROSINI Vittorio”,”Breve Storia della critica al marxismo in Italia. Studi risorgimentali.”,”Le concezioni rivoluzionarie del gruppo ‘Libertà e Giustizia’ discendevano dal pensiero di Carlo PISACANE. BAKUNIN esercitò la sua influenza sugli esponenti del partito democratico a Napoli; che costituirono il 3 aprile 1867 il circolo ‘Libertà e Giustizia’, che diede vita all’ omonimo giornale. E’ sul giornale ‘Libertà e Giustizia’ (il primo numero esce il 17 agosto del 1867) che si certifica la nascita del marxismo in Italia. Infatti sul numero 11 del 27 ottobre 1867 il giornale pubblica la prima traduzione di uno scritto teorico a firma Carlo MARX, che sia apparsa in Italia. Si trattava di un brano de ‘Il Capitale’ che veniva fatto precedere da un preambolo redazionale. (v. pag 19) Vittorio FROSINI è professore di filosofia del diritto all’ Univ di Catania. Ha studiato a Pisa e ad Oxford. Nel 1958 gli è stato assegnato dalla Commissione nazionale nominata dal Parlamento italiano, il premio per il miglior articolo sul primo decennio della Costituzione italiana. Nel 1962 gli è stato conferito il premio per le scienze giuridiche e sociali dell'”,”MITS-076″
“FROSINI Vittorio RENDA Francesco SCIASCIA Leonardo”,”La mafia. Quattro studi.”,”Contiene: – Mitologia e sociologia della mafia (V. Frosini) “”Il fenomeno mafioso non è, come il banditismo, un accesso patologico, quindi accidentale, temporaneo, curabile con gli ordinari mezzi di polizia. Mafia e banditismo sono termini correlativi, ma non equivalenti. Bandito è colui che ha rotto con la società e le sue leggi, vive alla macchia, è un ricercato dalla giustizia. Salvatore Giuliano, pur con tutti gli scandalosi legami che ne proteggevano l’attività criminosa, fu sempre un bandito, un uomo che viveva alla macchia, alla ricerca ed alla cattura del quale erano pur sempre impegnate le forze di polizia. Essere mafioso, invece, non significa vivere alla macchia o ai margini della società. Tutti in Sicilia conoscono e sanno indicare a dito i capi mafia del paese: il cittadino semplice, il carabiniere, il poliziotto, il questore, il prefetto, il magistrato, il prete, il deputato, il ministro, persino le stesse rappresentanze diplomatiche e consolari isolane. Il mafioso non è un fuori legge, an che se è da tutti risaputo che opera ai margini e qualche volta contro la legge. Il mafioso è un libero cittadino come qualunque altro; gode dei diritti civili e politici, ha la licenza del porto d’armi, passeggia coi ‘galantuomini’ del paese e spesso col comandante dei carabinieri, cui non manca di essere prodigo di consigli, siede spesso di persona al comune in qualità di consigliere, di assessore e di sindaco, oggi frequenta le sacrestie, viaggia in macchina cogli uomini politici, visita spesso le anticamere del Parlamento nazionale e dell’Assemblea Regionale Siciliana, è ricevuto con ogni riguardo nei gabinetti dei ministri e degli assessori del governo regionale. Appare evidente che se non si colpisce e non si sradica l’attività illecita e criminosa di tale personaggio, la colpa non può essere addossata alla omertà della gente semplice”” (pag 39-40) [Francesco Renda, Funzioni e basi sociali della mafia]”,”ITAS-178″
“FROSINI Fabio LIGUORI Guido a cura, scritti di Giorgio BARATTA Marina PALADINI MUSITELLI Giuseppe PRESTIPINO Giuseppe COSPITO Fabio FROSIN IRita MEDICI Guido LIGUORI Lea DURANTE Pasquale VOZA Derek BOOTHMAN”,”Le parole di Gramsci. Per un lessico dei ‘Quaderni del carcere’.”,”Fabio FROSINI è ricercatore di Storia della filosofia presso l’Università di Urbino. Guido LIGUORI insegna Storia del pensiero politico contemporaneo presso l’Università della Calabria.”,”GRAS-133″
“FROSSARD Ludovic-Oscar”,”De Jaurès à Léon Blum. Souvernirs d’un militant.”,”‘Sous le signe de Jaurès’ Ludovic-Oscar Frossard, spesso chiamato L-O Frossard o Oscar Frossard (Foussemagne, 5 marzo 1889 – Parigi, 11 febbraio 1946), è stato un politico francese. È stato segretario generale della SFIO dal 1918, e dal 1921 segretario generale del giovane Partito Comunista Francese (PCF). Uscito dal partito nel 1923, creò il Parti communiste unitaire (PCU). Nel 1925 rientrò nella SFIO e nel 1928 fu eletto per la prima volta deputato, ma nel 1935 lasciò il partito per aderire all’Unione Socialista Repubblicana (USR), una formazione nata dalla confluenza di due piccoli partiti di orientamento socialista moderato. Entrò al governo come ministro del Lavoro, e nel 1936 si fece rieleggere deputato nelle liste dell’USR. È stato ministro in otto governi, dal 1935 al 1937 e dal 1938 al 1940. Nel luglio 1940 votò a favore dell’attribuzione dei pieni poteri al maresciallo Pétain, ma nel corso dei quattro anni in cui la Francia è stata occupata dall’esercito tedesco mantenne un atteggiamento defilato, limitandosi all’attività giornalistica. (wikip)”,”FRAP-127″
“FROST David JAY Antony”,”L’Inghilterra e i nuovi inglesi.”,”FROST David è nato nel Kent nel 1939. Ha lavorato nel campo televisivo. Ha collaborato con vari giornali. JAY Antony (Londra 1930) è entrato nella BBC (1955) come direttore di programma. Anche lui collabora a vari giornali. Ha pubblicato nel 1968 ‘Machiavelli e i dirigenti d’azienda’ (Rizzoli). pag 90″,”UKIS-019″
“FROW Edmund FROW Ruth a cura; testi di James Leigh JOYNES Annie BESANT Sidney James WEBB George Bernard SHAW William MORRIS Tom MANN Robert BLATCHFORD Henry Mayers HYNDMAN The Democratic Federation The Socialist Group of the London Society of Compositors”,”The Politics of Hope. The Origins of Socialism in Britain 1880-1914.”,”FROW Edmund FROW Ruth sono i fondatori della Working Class Movement Library in Salford (v. Istituti). Erano attivisti sindacali (Edmund fu segretario di distretto della AEU Amalgamated Engineering Union e Ruth faceva parte della NUT National Union of Teachers). Il loro istituto è un centro per le ricerche e lo studio del movimento sindacale e radicale britannico. “”Il socialismo è solo costruttivo se è rivoluzionario. Solo il socialismo, mentre tiene ferma la sua visione finale, non rifiuta degli utili palliativi dell’esistente anarchia. E’ vero, sappiamo che sono palliativi, attraenti comunque in apparenza, che forniranno miglior schiavitù salariata ai capitalisti sotto le condizioni esistenti. Ma molti di essi serviranno ad analizzare la degenerazione e a portare a una maggiore capacità di fronteggiare le difficoltà nel prossimo futuro. Meri pacchetti fiscali, meri spostamenti nelle fasce di tassazione delle terre agricole, non hanno alcun fascino per noi. Free Trade significa, oggi come sempre, libero sfruttamento del lavoro degli operai a beneficio dei capitalisti; protezione significa protezione dei proprietari terrieri (landlord) e dei capitalisti contro i lavoratori. (…)””. (pag 149, H.M. Hyndman)”,”MUKx-138″
“FROW Edmund FROW Ruth”,”Manchester and Salford Chartists.”,”””Others methods were also used to indimidate and subvert the strikers. A Proclamation from the Queen was read on 15 August. It condemned the wicked and illegal turn-outs and offered a reward of £ 50 to informants. The County and Borough Magistrates in Manchester also issued a proclamation declaring all large assemblies illegal. By the end of the second week of the strike, the Home Secretary had succeeded in welding together all the military and civil forces into a machine under central control and leadership in order to crush the strike. The strike did continue to extend to other districts, but the Chartist leadership did little to implement conference decisions, the repressive arm of the State was well oiled, more leaders were arrested and the central leadership of the strike could no longer function. The Trade Dlegates went home and continued to conduct the strike through the local committees.”” (pag 83-84)”,”MUKC-023″
“FRUCHT Richard a cura, contributi di Philip J. ADLER Hugh AGNEW Catherine ALBRECHT June GRANATIR ALEXANDER Josef ANDERLE Gerasimos AUGUSTINOS Olga AUGUSTINOS Robert AUSTIN Walter M. BACON Jr. Douglas W. BAILEY Eugene F. BALES George BARANY Enikõ MOLNÁR BASA Ann Marie BASOM Kenneth E. BASOM Margaret H. BEISSINGER Joel D. BENSON William H. BERENTSEN Dagmar BERRY Robert A. BERRY Paul J.BEST Christina Y. BETHIN Mark BIONDICH William Lee BLACKWOOD Milka T. BLIZNAKOV Edward BOJARSKI Melissa BOKOVOY Vera BOLGÁR Michael BOLL András BOROS-KAZAI Andrei BREZIANU Gregory L. BRUESS Maria BUCUR Alice Catherine CARIS Charles M. CARLTON Magda CARNECI David CASSENS Frederick B. CHARY Koji CHIKUGO Anna M. CIENCIALA Lee CONGDON Deborah S. CORNELIUS John K. COX Richard F. CRANE Gerard W. CREED Darrick DANTA Zdenek V. DAVID Elinor MURRAY DESPALATOVIC Nicholas DIMA Alex N. DRAGNICH N.F. DREISZIGER Tanya L.K. DUNLAP Lubomír DUROVIC Alexandru DUTU Donald L. DYER Thomas EEKMAN James EISWERT Judith FAI-PODLIPNIK Brigit FARLEY James FELAK Mario D. FENYO Gregory C. FERENCE Richard FIELD John A. FINK Clemansa Liliana FIRCA Mari A. FIRKATIAN Mary Ellen FISCHER Lawrence J. FLOCKERZIE Radu FLORESCU Victor A. FRIEDMAN Richard FULTON Michal GÁFRIK Bruce M. GARVER Katherine GYÉKÉNYESI GATTO John GEORGEOFF Susan GLANZ James GLAPA-GROSSKLAG Eagle GLASSHEIM Jonathan A. GRANT Charles E. GRIBBLE Lyubomira PARPULOVA GRIBBLE Marie J. HALL Richard C. HALL Joseph F. HARRINGTON Yana HASHAMOVA Peter I. HIDAS Robert HISLOPE Jiri HOCHMAN Beth HOLMGREN Peter HRUBY Todd HUEBNER Dennis P. HUPCKICK Dina IORDANOVA Russell L. IVY Conrad JARZEBOWSKI Charles JELAVICH Owen V. JOHNSON Pieter JUDSON Milenko KARANOVICK Stanislav KAVKA T. Mills KELLY Sarah A. KENT Jo Ellen KERKSIEK Charles KING Anto KNEZEVIC Jhon KOLSTI Michael J. KOPANIC Jr. Andrzej KORBONSKI Jiri KORALKA William B. KORY Boian KOULOV Ladis K.D. KRISTOF James P. KROKAR Andrzej KULCZYCKI Alexandros K. KYROU Ernest H. LATHAM Jr. Michael J. LAVELLE Peter LAVELLE Paul D. LENSINK Madeline G. LEVINE André LIEBICH Irina LIVEZEANU Barbara LOBODZINSKA Christopher LONG Andrew LUDANYI Radomír V. LUZA James M.B. LYON David MACKENZIE Paul Robert MAGOCSI Victor S. MAMATEY Joseph M. MCCARTHY Abraham MELEZIN Paul E. MICHELSON Daniel E. MILLER Mirvet S. MUCA Nicholas M. NAGY-TALAVERA Robert NEMES Remus NICULESCU James P. NIESSEN Claire E. NOLTE Petra ORÁLKOVÁ Cynthia PACES Philip PAJAKOWSKI Aleksandar PANEV Gregory J. PANO Peter PASTOR Neal A. PEASE Jolanta T. PEKACZ William A. PELZ Màrtha PERESZLÉNYI-PINTÉR Duncan M. PERRY Barbara A. PETERSON Timothy POGACAR Robert M. PONICHTERA Ruzica POPOVITCH-KREKIC Thomas M. POULSEN Tom PRIESTLY Theophilus C. PROUSIS Paul D. QUINIAN George TIVADAR RADAN Spas T. RAIKIN Svetlana RAKIC Miloslav RECHCGL Jr. Barbara K. REINFELD Carole ROGEL Ignàc ROMSICS Norma L. RUDINSKY Nancy Lee RUYTER Konrad SADKOWSKI Thomas SAKMYSTER Mark SAND Ben SLAY Biljana SLJIVIC-SIMSIC Ronald SMELSER William SMIALEK Steven W. SOWARDS Robert Mark SPAULDING Thomas SPIRA Irina G. STAKHANOVA John STANLEY David STEFANCIC Stefan STOENESCU Gale STOKES M. Mark STOLARIK Zeljan E. SUSTER Richard TEMPEST Frank W. THACKERAY Marta TOBOLCZYK Glenn E. TORREY Albert M. TOSCHES Pál Péter TÓTH John D. TREADWAY Kurt W. TREPTOW Daniel D. TRIFAN Frances TRIX Stefan TROEBST Teddy J. ULDRICKS George R. URSUL Barbara J. VANDRASEK Steven Béla VÁRDY Balint VAZSONYI Gabor VERMES Ioana VLASIU Piotr S. WANDYCZ Robert WEINER Nancy M. WINGFIELD Stanley B. WINTERS Andrew KIER WISE Peter WOZNIAK Piotr WRÓBEL Joseph Frederick ZACEK Lucie ZACHAROVA Katarzyna ZECHENTER”,”Encyclopedia of Eastern Europa. From the Congress of Vienna to the Fall of Communism.”,”Richard Frucht is professor of history at Northwest Missouri State University in 1980 and is the author of two books dealing with Eastern Europe.”,”EURC-095-FL”
“FRUGONI Chiara”,”Medioevo sul naso. Occhiali, bottoni, e altre invenzioni medievali.”,”Chiara Frugoni ha insegnato Storia medievale nelle Università di Pisa e di Roma. Fra le sue pubblicazioni: ‘Storia di un giorno in una città medievale’, ‘con uno scritto di Arsenio Frugoni’ (1999), ‘Medioevo. Storia di voci, racconto di immagini’ (con A. Barbero).”,”STMED-023-FSD”
“FRUGONI Chiara”,”Da Stelle a stelle. Memorie di un paese contadino.”,”Chiara Frugoni è fra i maggiori medievisti italiani. Ha insegnato Storia medievale nelle Università di Pavia e Roma. Solto Collina è un comune italiano dell’Alto Sebino di 1 783 abitanti della provincia di Bergamo in Lombardia. Sorge su un altopiano interposto fra il lago d’Iseo e l’alta Val Cavallina a circa 36 chilometri a est dal capoluogo orobico.”,”STOS-007-FSD”
“FRUNCILLO Domenico”,”Urna del silenzio. L’ astensionismo elettorale in Italia.”,”FRUNCILLO Domenico svolge attività di ricerca presso il Dipartimento di Sociologia e Scienza della Politica dell’ Università di Salerno. Referendum e quorum. “”Personalmente ritengo – (…) – che le iniziative referendarie a prescindere dall’ esito, favorevole o contrario al quesito, siano riuscite a superare la fatidica soglia di validità non solo e non tanto quando si proponevano sull’ onda in una mobilitazione autonoma della società civile, come qualche volta è stato asserito, ma piuttosto e soprattutto quando esso veniva promosso dalle forze politiche o quando, in loro assenza, e in situazioni di grande effervescenza e fluidità, emergevano “”imprenditori politici”” ossia “”individui o più spesso organizzazioni capaci di mobilitare lo scontento, ridurre i costi dell’ azione, utilizzare e creare reti di solidarietà (…), acquisire consensi all’ esterno”” (Della Porta 2002, pag 110-111)””. (pag 80)”,”ITAS-091″
“FRUTTERO Carlo LUCENTINI Franco; scritti di DE-FOREST BIERCE COOKE CRANE PENNELL ROBERTSON GARLAND FAST HOWELLS WOOLCOTT FAULKNER NORDHOFF NORMAN HALL HEMINGWAY DOS-PASSOS BURNETT STILES HORNE BURNS SEVAREID DOWNEY I. SHAW J. JONES MICHENER HUNT N. MAILER BEACH KNEBEL BAILEY HALL WARD”,”Quaranta storie americane di guerra. Da Fort Summer a Hiroshima.”,”””Dopo la prima guerra mondiale, col suo pezzo forte di tre portentosi inediti (…) di William Faulkner, il lettore non si scandalizzerà se facciamo nostro il motto di quel city editor d’ un quotidiano di Chicago che appese in redazione questo cartello: E’ più importante una zuffa di cani in Clarke Street che una guerra nei Balcani e passiamo a un capitolo che rientra di fatto, se non di diritto, nella storia della letteratura (e della cinematografia) americana di guerra: un capitolo che avrebbe potuto aprirsi con i “”Killers”” (1927) di Hemingway, continuare col “”Piccolo Cesare”” (1928) di Burnett, e chiudersi con la memorabile “”Whiskey-Town”” (1929) di Hammett.”” (pag VIII) In apertura poesia di Stephen Crane: “”Non piangere, ragazza, la guerra è gentile, Se il tuo amico ha scagliato alte le mani E il suo cavallo è corso via da solo… Se tuo padre è stramazzato nella gialla trincea, Ha contratto le mani furiose sul petto, Ha inghiottito ed è morto… Non piangere: la guerra è gentile. Sventola la bandiera del reggimento, Splende l’ aquila incoronata di rosso e oro…”” Da: War is Kind, Knopf 1899″,”USAS-147″
“FRUTTERO Carlo LUCENTINI Franco”,”La prevalenza del cretino.”,”Per primo a parlarne della bêtise e ad osservarla fu FLAUBERT nell’ XIX secolo. Nell’ antichità si parlava di stolto “”L’ esca del negoziante è la novità””, dice Goethe. E già Omero, accorto venditore, notava che “”gli uomini apprezzano di più quel canto che giunge più nuovo ai loro orecchi””. Solo che, come osserva Péguy, “”Omero è nuovo ancora oggi, mentre non c’è più niente di invecchiato del giornale di stamattina””. E qui è tutto il punto. Immersi come siamo in una “”attualità”” che è essa stessa trito vecchiume, mediocrità infinitamente ripetitiva, credimo di poterne uscire col tenerci sempre più “”aggiornati””, più “”al corrente””, più al passo con le presunte novità dell’ ultimo mese, settimana, giorno, ora, minuto. Giustamentee, ormai, l’ edicola è il nostro destino di lettori. “”Ci sono tre cose che presto o tardi il pubblico reclamerà esclusivamente, e cioè novità, novità, e novità””, profetizzava nel 1836 il poeta scozzese Thomas Hood, figlio probabilmente non a caso di un libraio. (…) “”Mentre la gente”” dice Schopenhauer “”invece del meglio di tutti i tempi, legge sempre e soltanto le ultime novità, il secolo sprofonda sempre più nel proprio sterco. La novità è raramente buona, e il buono resta novità per poco tempo””. (pag 80-81)”,”ITAS-110″
“FRUTTERO Carlo LUCENTINI Franco a cura”,”Diari di guerra delle SS.”,”‘I giornali e i rapporti compresi in questo libro e recuperati alcuni anni fa nel Lago Nero, in territorio cecoslovacco, furono compilati, durante l’ultimo conflitto, dalle unità pseudo-combattenti dello Stabkommando personale del Reichsführer Heinrich Himmler. Compito delle unità operanti tra le fitte foreste e le immense paludi nelle retrovie del fronte russo, era di procedere alla “”pacificazione”” di quei territori mediante la sperimentazione di sistemi che avrebbero dovuto servire «per il futuro addestramento e la futura guida delle truppe». Dell’operazione – costò la vita ad alcune migliaia di persone «trattate secondo l’uso di guerra» o «giustiziate» o «sottoposte a trattamento speciale» – fu redatta una cronaca scrupolosa: questi diari segreti, appunto, che nella loro impassibile, efferata immediatezza, costituscono uno dei documenti più agghiaccianti della seconda guerra mondiale’ (quarta di copertina) Comportamento della popolazione. “”In aggiunta al rapporto di attività relativo al periodo precedente si segnala che nella zona boscosa a est di Stapanowka un gruppo di ebrei riceve viveri da ucraini. Questa circostanza è indicativa del contegno ambiguo della popolazione ucraina, descritto nel precedente rapporto. Tuttavia, a favore della milizia ucraina, si può affermare recisamente che ha reso preziosi servigi nel rastrellamento di bande di partigiani e di paracadutisti nei territori di retrovia. In generale la popolazione civile sembra in preda a uno straordinario turbamento che deve essere provocato dalla paura di un ritorno dei bolscevichi”” (pag 112-113)”,”GERN-211″
“FRYER Peter”,”La tragedia ungherese.”,”Il giovane giornalista comunista Peter FRYER si trovava in Ungheria nei giorni dell’ insurrezione quale inviato speciale del quotidiano comunista londinese ‘Daily Worker’. Redattore dal 1948 di tale giornale, FRYER svolse importanti missioni giornalistiche a Berlino, Varsavia e Parigi. Nel 1949 fu a Budapest per assistere come inviato al famoso processo Rajk. FRYER in piena insurrezione si rese conto delle atrocità della polizia segreta e fu testimone della lotta della popolazione contro un regime dittatoriale e spietato. Alcuni suoi dispacci da Budapest furono deformati, altri non furono pubblicati. Tornato dall’ Ungheria rassegnò le dimissioni dal giornale pur continuando a militare nel partito comunista. Ma dato che non rinunciò a far conoscere la verità sui fatti cui fu testimone, venne prima sospeso e poi espulso dal CPGB.”,”MUNx-010″
“FRYER Peter”,”La tragedia ungherese. 1956: cronaca di una rivolta proletaria contro la burocrazia stalinista.”,”””Dalle prigioni di altre parti della città quelli che erano stati nell’ oscurità, vennero alla luce e raccontarono le loro vicende. Dalle celle sotterranee, qualche volta con l’ acqua fino alle caviglie, essi caddero tra le braccia dei liberatori e così si compì la profezia di Puskin: Le pesanti catene cadranno, Le mura crolleranno all’ udire la parola; E la Libertà vi saluterà con la luce, E i fratelli vi restituiranno la spada””. Molti di questi prigionieri erano divenuti degli spettri: uomini e donne che i loro amici avevano da lungo tempo considerati morti. Uomini e donne come la dottoressa Edith Bone, ex-corrispondente da Budapest del Daily Worker, che io incontrai per l’ ultima volta nel settembre 1949, mentre si apprestava a tornare in Inghilterra. (…) Alcuni giorni dopo lei scomparve, proprio prima che salisse sull’ aereo.”” (pag 29)”,”MUNx-027″
“FRYER Peter”,”Tragedia hungara.”,”””Un pueblo que esclaviza a otro forja sus propias cadenas””. Karl Marx “”Fu il proletariato d’ Ungheria soprattutto, che combatté contro i tanks che vennero a distruggere l’ ordine rivoluzionario che già avevano stabilito nella forma dei loro Consigli di lavoratori. Nel mio dispaccio dell’ 11 novembre domandai: “”Se l’ intervento sovietico aveva bisogno di affermare che era controrivoluzione, come si può spiegare che una parte della più feroce resistenza di tutta la settimana passato fu nei distretti della classe operaia di Ujpest e nel nord di Budapest e a Csepel nel sud, entrambe fortezze del Partito comunista prima della guerra? O come si può spiegare la dichiarazione dei lavoratori della famosa città dell’ acciaio Sztalinvaros: che difenderanno la città socialista, la fabbrica e la propria casa che essi hanno costruito con le proprie mani, contro l’invaisone sovietica? (…) Gli stalinisti che controllano il “”Daily Worker’ appoggiarono la esportazione del socialismo in una forma altamente esplosiva contro l’ eroismo a mano nuda dalla “”rossa Csepel””. Presero posizione nel lato sbagliato della barricata””. (pag 103-104) “”Che il cielo aiuti Andrew Rothstein e quegli altri che qualificarono “”Terrore Bianco”” lo stato delle cose in Ungheria il primo, secondo, terzo giorno di novembre se mai si incontreranno faccia a faccia con il vero “”Terrore Bianco””. In dieci giorni l’ esercito di Versailles che soppresse la Comune di Parigi del 1871, uccisero tra venti e trenta mila uomini, donne e bambini, sia in battaglia che a sangue freddo, in mezzo a scene terribili di crudeltà e sofferenza. “”La terra è lastricata dei loro corpi”” si rallegrava Thiers. Altri ventimila furono deportati in esilio e settemilaottocento furonoinviati nelle fortezze della costa. Quello era “”Terrore Bianco””. Mille comunisti ed ebrei furono torturati e assassinati dopo la soppressione della Repubblica Sovietica ungherese nel 1919 e atrocità ripugnanti ebbero luogo in Orgovany e Siofok. Quello era ‘Terrore Bianco’. Nel 1927 Chiang Kai-Shek massacrò cinquemila lavoratori organizzati a Shanghai. Quello era “”Terrore Bianco””. Con l’ avvento di Hitler fino alla sconfitta della Germania fascista, innumerevoli migliaia di comunisti, socialisti, sindacalisti, ebrei e cristiani; furono assassinati. Quello era “”Terrore Bianco””.”” (pag 105)”,”MUNx-036″
“FRYER Peter McGOWAN PINHEIRO Patricia”,”Le Portugal de Salazar.”,”Peter FRYER e Patricia McGOWAN hanno scritto un libro fondato sui fatti. “”Da nessuna parte, le donna sposata che ha una laurea disponde di una tale libertà per esercitare la sua professione e poter nello stesso tempo allevare i suoi figli. In questi ultimi anni un numero sempre crescente di donne è uscito dall’ Università e le dottoresse, avvocato e farmacista non sono rare. Ci possono essere più maestre che maestri. Queste donne non si scontrano con il problema di conciliare le esigenze della loro professione con la cura dei figli come le loro compagne inglesi.”” (pag 49)”,”EURx-218″
“FRYER Peter”,”La tragedia ungherese.”,”””Consentitemi innanzitutto di ricordarvi con quanta severità i classici del marxismo-leninismo ebbero a denunciare ogni manifestazione del culto della personalità. In una lettera (1) all’esponente della classe operaia tedesca Wilhelm Blos, Marx ebbe a dichiarare: “”A causa della mia antipatia per qualsiasi forma di culto dell’individuo, non ho mai reso di pubblica ragione durante l’esistenza dell’Internazionale i numerosi indirizzi inviatimi da vari paesi che riconoscevano i miei meriti e mi infastidivano. Non mi sono neanche preoccupato di rispondervi, se non talvolta per confutare i loro autori. Engels ed io entrammo in origine a far parte della società segreta dei comunisti (2) a condizione che tutto quello che potesse contribuire al culto superstizioso dell’autorità venisse eliminato dal suo statuto. Successivamente Lassalle fece esattamente il contrario””. Qualche tempo dopo Engels scrisse a sua volta: “”Tanto Marx che io siamo sempre stati contrari a qualsiasi manifestazione pubblica che riguardasse gli individui, eccettuati i casi in cui esse avessero uno scopo importante, e soprattutto ci siamo opposti energicamente a quelle manifestazioni che durante la nostra vita ci interessavano personalmente”” [Rapporto Krusciov. Con note storiche, 1958] (pag 6) [“”(1) Questa lettera di Marx (Londra, 10 nov. 1877) è stata pubblicata dall’Istituto Marx-Engels-Lenin nell’originale tedesco. Wilhelm Blos, il giornalista e storico cui è indirizzata, ebbe un certo ruolo nella socialdemocrazia tedesca; (2) La “”Lega dei Giusti””, fondata da un gruppo di lavoratori tedeschi rifugiati a Parigi, fu costretta a trasferire la sua sede a Londra dopo i moti parigini del 1839 in cui si era compromessa. Nella capitale inglese la Lega subì una evoluzione avvicinandosi alla dottrina di Marx ed Engels, adottando nuove forme di organizzazione, e mutando la sua denominazione in quella di “”Lega dei Comunisti””. Fu a nome della Lega che Marx ed Engels, dopo aver dato alla stessa la loro adesione, redassero il “”Manifesto dei comunisti”” (…)””] (pag 6)”,”MUNx-003-FPA”
“FRYER Peter”,”Hungarian Tragedy and other writings on the 1956 Hungarian Revolution.”,”Peter Fryer, the correspondent of the Daily Worker, faithfully reported what he saw, an ordinary people wanting a freer life and better conditions, but obliged to go further as the ruthless ruling caste did not hesitate to fire on peaceful demonstrators to defend its corrupt power. Introduction by Balázs NAGY, Preface to the 1996 edition, Letter of resignation, The Hungarian revolution, Preface to the 1986 reprint, Introduction, Notes, foto, maps, Name index,”,”MUNx-001-FL”
“FUA’ Giorgio”,”Il lavoro nero. Contraddizioni nell’ economia italiana.”,”Giorgio FUA’ è professore di politica economica alla Facoltà di economia di Ancona (1977). Ha anche insegnato statistica economica a Pisa. Ha lavorato per l’ ONU, l’ ENI e per il Consiglio tecnico scientifico per la programmazione economica. Presiede l’ Istituto A. Olivetti di studi per la gestione dell’ economia e delle aziende (ISTAO).”,”ITAE-034″
“FUA’ Giorgio”,”Lo Stato e il risparmio privato.”,”Giorgio FUA’ nato ad Ancona nel 1919, ha esercitato l’ attività accademica (Università Pisa e Urbino) e ha lavorato come economista in qualità di funzionario dell’ ONU. Quindi è stato consigliere economico dell’ ENI.”,”ITAE-071″
“FUA’ Giorgio a cura; saggi di Sergio RICOSSA Pietro ALESSANDRINI Antonio GOLINI Carlo DELL’ARINGA Gino FAUSTINI Gian Marco GROS PIETRO Franco B. FRANCIOSI Georges TAPINOS Maria Chiara TURCI Carlo Andrea BOLLINO Alberto CUSI Maria GERBI SETHI Roberto MOSTACCI Antonino OCCHIUTO Danilo GIORI Onorato CASTELLINO Calo HANAU Alberto ZULIANI”,”Conseguenze economiche dell’ evoluzione demografica.”,”””Il flusso di emigrazione si origina nel tentativo di attuare modelli di welfare state difficili da realizzare nei paesi di provenienza; tentativo che, in genere, è condotto dalla componente giovane della popolazione. D’altronde un paese che invecchia può essere considerato, proprio in quanto tale, un serbatoio di domanda di lavoro insoddisfatta””. (pag 127) Giorgio FUA’ è professore di politica economica all’ Università di Ancona. Come economista ha lavorato con Adriano OLIVETTI, con MYRDAL all’ ONU, con MATTEI all’ ENI. E’ presidente della Società Italiana degli Economisti.”,”ITAS-068″
“FUA’ Giorgio a cura; scritti di L. BRUNI A. CARACCIOLO A. CHIANCONE P. ERCOLANI F.A. GRASSINI R. MAZZONI G. ORLANDO G. PALA M. PALA G.M. SFLIGIOTTI O. VITALI”,”Lo sviluppo economico in Italia. Volume III. Studi di settore e Documentazione di base.”,”Scritti di L. BRUNI A. CARACCIOLO A. CHIANCONE P. ERCOLANI F.A. GRASSINI R. MAZZONI G. ORLANDO G. PALA M. PALA G.M. SFLIGIOTTI O. VITALI. “”Riportando le parole di Zanetti e Filippi, sembra potersi affermare che: “”…Esiste una zona critica nel processo di espansione dell’ impresa: dopo una fase di rapido e a volte eccezionale accrescimento durante la quale molte aziende raggiungono dimensioni medie (in relazione al campione esaminato) subentra un momento di crisi che pochissime riescono a superare per espandersi ulteriormente. Per contro le poche imprese andate oltre a questo punto e che si trovano al vertice della scala dimensionale continuano nel loro rapido ritmo di espansione..””””. (pag 331)”,”ITAE-084″
“FUA’ Giorgio a cura, scritti di V. BALLONI S. CASSESE M. LIVI BACCI A. PEDONE P. PETTENATI A. NICCOLI P. SYLOS LABINI O. VITALI”,”Lo sviluppo economico in Italia. Volume II. Gli aspetti generali. Storia dell’ economia italiana negli ultimi cento anni.”,”Scritti di V. BALLONI S. CASSESE M. LIVI BACCI A. PEDONE P. PETTENATI A. NICCOLI P. SYLOS LABINI O. VITALI. “”Se ora passiamo a confrontare la situazione italiana con quelle di altri paesi industriali, possiamo notare (…) come il nostro mercato delle emissioni mobiliari abbia occupato in questi ultimi anni, sia per dimensioni assolute sia se rapportato al livello del reddito nazionale, i primi posti della graduatoria internazionale; il chè è ancora più evidente se si limita l’ esame al solo comparto azionario, che vede l’ Italia al terzo posto per il quinquennio 1960-1965, dopo il Giappone e gli Stati Uniti (ma prima di questi ultimi in termini relativi””. (pag 266)”,”ITAE-102″
“FUA’ Giorgio”,”Occupazione e capacità produttive: la realtà italiana.”,”FUA’ Giorgio è titolare di politica economica in Ancona, dove è nato nel 1919 e dove insegna dal 1959, anno di fondazione della Facoltà di Economia e Commercio. Precedentemente ha insegnato a Pisa e ha lavorato come economista operativo, in particolare con MYRDAL all’ ONU e MATTEI all’ Eni. Ha fatto parto del Comitato tecnico-scientifico per la programmazione.”,”ITAE-215″
“FUÀ Giorgio”,”Lo Stato e il risparmio privato.”,”FUÀ Giorgio è nato nel 1919 ad Ancona ed è (1970) professore di politica economica in quella Università. Ha insegnato statistica economica a Pisa, e lavorato nell’ONU, nell’ENI, nel Consiglio della Programmazione. Burro o cannoni. Razionamento dei consumi. “”La storia è piena di casi in cui, dovendosi fronteggiare una penuria di certi prodotti, lo Stato vieta a ciascuno di consumarne più di una certa dose. Nell’ultima guerra mondiale il sistema ha avuto applicazione estesissima, sia per quanto riguarda il numero di paesi, sia per quanto riguarda la gamma dei consumi sottoposti a razionamento entro ciascun paese.”” (pag 64)”,”ITAE-303″
“FUÀ Giorgio ROSINI Emilio”,”Troppe tasse sui redditi.”,”Giorgio Fuà (Ancona, 1919) insegna politica economica alla facoltà di Economia e Commercio di Ancona. Ha lavorato con Adriano Olivetti, con Myrdal all’Onu, con Mattei all’Eni. Ha fondato e presiede l’Istao, istituto per la formazione professionale in economia. É attualmente presidente della Società italiana degli economisti. Emilio Rosini (Falconara Marittima, 1922) ha insegnato Scienza delle finanze e Diritto tributario alla facoltà di Economia e Commercio di Ancona fino al 1983. É attualmente consigliere di Stato.”,”ITAS-048-FL”
“FUÀ Giorgio”,”Problemi dello sviluppo tardivo in Europa. Rapporto su sei paesi appartenenti all’OCSE.”,”Giorgio Fuà (Ancona, 1919) insegna politica economica alla facoltà di Economia e Commercio di Ancona. Ha lavorato con Adriano Olivetti, con Myrdal all’Onu, con Mattei all’Eni. Ha fondato e presiede l’Istao, istituto per la formazione professionale in economia. É attualmente presidente della Società italiana degli economisti. Emilio Rosini (Falconara Marittima, 1922) ha insegnato Scienza delle finanze e Diritto tributario alla facoltà di Economia e Commercio di Ancona fino al 1983. É attualmente consigliere di Stato.”,”EURE-071-FL”
“FUÀ Giorgio”,”Occupazione e capacità produttive: la realtà italiana.”,”Giorgio Fuà (Ancona, 1919) insegna politica economica alla facoltà di Economia e Commercio di Ancona. Ha lavorato con Adriano Olivetti, con Myrdal all’Onu, con Mattei all’Eni. Ha fondato e presiede l’Istao, istituto per la formazione professionale in economia. É attualmente presidente della Società italiana degli economisti. Emilio Rosini (Falconara Marittima, 1922) ha insegnato Scienza delle finanze e Diritto tributario alla facoltà di Economia e Commercio di Ancona fino al 1983. É attualmente consigliere di Stato.”,”ITAE-129-FL”
“FUBINI Mario PELLEGRINI Silvio VASOLI Cesare BATTAGLIA Salvatore PETROCCHI Giorgio PARATORE Ettore MARTELLOTTI Guido MIGLIORINI Bruno BUCK August JAEGER Nicola MARZOT Giulio GABRIELI Francesco FALLANI Giovanni BALDACCI Osvaldo VALLONE Aldo”,”Rileggendo “”La poesia di Dante”” di Benedetto Croce – La vita e la personalità di Dante – Dante e la tradizione poetica volgare dai provenzali ai guittoniani – Dante e i poeti del suo tempo – Filosofia e teologia in Dante – Introduzione alla teoria del poeta teologo – Gli influssi della spiritualità duecentesca – Il latino di Dante – Dante e i classici – Dante nella storia della lingua italiana – Gli studi sulla poetica e sulla retorica di Dante e del suo tempo – Il diritto al tempo di Dante – Dante e la Bibbia – Dante e l’Islam – Dante e le arti figurative – Problemi musicali danteschi – I recenti contributi di studio sulla geografia dantesca – Studi sulla fortuna e sulla storia dell’esegesi di Dante. (Parte prima)”,”BOSCO Umberto direttore, redazione: DI MARCANTONIO Amleto PASQUAZI Silvio ACCARDO Salvatore CANALIS Umberto COMES Salvatore FORTE Mario FRAJESE Attilio GRILLO Vincenzo LEPORE Oreste MAZZARACCHIO Nicola MAZZEO Antonio MOLAJOLI Bruno NAPOLITANO Tomaso PRISINZANO Emilio RISPOLI Guido “”Ma sentiamo ora le opinioni che Dante esprime nel ‘Convivio’. Siamo negli anni intorno al 1306: egli ha già sperimentato le amarezze dell’esilio e ha vagato per gran parte d’Italia, acquistando la persuasione di una fondamentale unità linguistica e culturale di essa: “”per le parti quasi tutte a le quali ‘questa lingua’ si stende, peregrino, quasi mendicando, sono andato”” (Conv. I, III, 4). Esisteva già una “”lingua d’Italia””? No certo, nel senso di “”idioma relativamente uniforme””; sì, nel senso di una certa comunanza geografico-etnica, virtualmente disposta a costituire una unità linguistica. Si pensi al significato che Dante dà (Inf., V, 64) a ‘favella’ nel verso in cui chiama Semiramide “”imperatrice di molte favelle””, cioè di molte nazioni. Dante poi si lagna (Conv., I, IX, 2-5) del disinteressamento che la “”nobile gente”” mostra per le lettere, perché queste esigono la conoscenza del latino, il quale è caduto in mano di gente mercenaria: ben altra cosa sarebbe se esse fossero in volgare”” (pag 139) [‘Dante nella storia della lingua italiana’, di Bruno Migliorini]”,”ITAG-248″
“FUCCI Franco”,”Novecento. Morte di un Savoia.”,”Franco Fucci (Brescia, 1920) giornalista professionista, è stato caporedattore di vari quotidiani tra cui ‘Il Giorno’. Studioso di storia italiana ha pubblicato per Mursia ‘Ali contro Mussolini’, ‘Spie per la libertà’, ‘Le polizie di Mussolini’, ‘Emilio De Bono e Radetzky a Milano’.”,”BIOx-049-FV”
“FUCHIDA Mitsuo OKUMIYA Masatake”,”Midway. The Battle That Doomed Japan. The Japanese Navy’s Story.”,”””The distinguished American naval historians, Professor Samuel E. Morison, characterizes the victory of United States forces at Midway as “”a victory of intelligence””. In this judgment the author fully concurs, for it is beyond the slightest possibility of doubt that the advance discovery of the Japanese plan to attack was the foremost ingle and immediate cause of Japan’s defeat. Viewed from the Japanese side, this success of the enemy’s intelligence translates itself into a failure on our own part – a failure to take adequate precautions for guarding the secrecy of our plans. Had the secret of our intent to invade Midway been concealed with the same thoroughness as the pan to attack Pearl Harbor, the outcome of this battle might well have been different. But it was a victory of American intelligence in a much broader sense than just this. Equally as important as the positive achievements of the enemy’s intelligence on this occasion was the negatively bad and ineffective functioning of Japanese intelligence. This was eloquently illustrated by the Naval General Staff’s persistent misestimate, maintained until the very eve of battle and communicated to the advancing Japanese forces, that an American task force was operating in the Solomons area, strongly implying that the enemy had no suspicion of the impending Japanese attack on Midway. Nor was Combined Fleet’s intelligence a great deal better. For despite the unusual enemy activity noted in the Hawaii area around 30 May – 1° June, Combined Fleet did not consider it a serious enough sign of enemy counter-preparations to warrant warning the Nagumo Force. Another fundamental cause of the Midway defeat was the faulty basic planinng of the operation. The most striking and obvious error in this regard was the manner in which the various naval forces were disposed. Here the plannes indulged in one of their favorite, and in this case fatal, gambits – dispersion. Instead of massing what could easily have been the most formidable single naval task force ever seen, Combined Fleet chose to scatter its forces, reducing them thereby to comparative feebleness. Strategically, the Aleutian arm of this dispersion was unimportant since it aimed only at destroying U.S. installations, occupying for a short time and then abandoning these northern islands. Tactically, the objective of the Northern Forces was to effect a diversion to the main thrust at Midway, but to sacrifice the sure advantage of a concentrated strength for the dubious advantage of a diversion that might not – and actually did not – work was unjustifiable, beyond question. But the dispersion was not limited merely to the main slit of forces between the Aleutians and Midway; there was a further dispersion of forces within each of these two sectors”” (pag 232-233) ‘L’illustre storico navale americano, il professor Samuel E. Morison, definisce la vittoria delle forze statunitensi a Midway come “”una vittoria dell’intelligence””. L’autore concorda pienamente con questo giudizio, poiché è al di là di ogni dubbio che la scoperta anticipata del piano di attacco giapponese sia stata la principale, unica e immediata causa della sconfitta del Giappone. Dal punto di vista giapponese, questo successo dell’intelligence nemica si traduce in un fallimento da parte nostra, nell’incapacità di prendere adeguate precauzioni per salvaguardare la segretezza dei nostri piani. Se il segreto della nostra intenzione di invadere Midway fosse stato nascosto con la stessa scrupolosità dell’attacco a Pearl Harbor, l’esito di questa battaglia avrebbe potuto essere diverso. Ma è stata una vittoria dell’intelligence americana in un senso molto più ampio di questo. Altrettanto importante quanto i risultati positivi dell’intelligence nemica in questa occasione fu il funzionamento negativo e inefficace dell’intelligence giapponese. Ciò fu eloquentemente illustrato dalla persistente stima errata dello Stato Maggiore della Marina, mantenuta fino alla vigilia della battaglia e comunicata alle forze giapponesi in avanzamento, secondo cui una task force americana stava operando nell’area delle Salomone, suggerendo fortemente che il nemico non aveva alcun sospetto dell’imminente attacco giapponese a Midway. Né l’intelligence della flotta combinata era molto migliore. Infatti, nonostante l’insolita attività nemica notata nell’area delle Hawaii intorno al 30 maggio – 1° giugno, la Flotta Combinata non la considerò un segno abbastanza serio di contropreparativi nemici da giustificare l’allarme della Forza navale di Nagumo. Un’altra causa fondamentale della sconfitta delle Midway fu l’errata pianificazione di base dell’operazione. L’errore più evidente ed evidente a questo riguardo fu il modo in cui furono disposte le varie forze navali. Qui i piani si abbandonarono a uno dei loro stratagemmi preferiti, e in questo caso fatali: la dispersione. Invece di ammassare quella che avrebbe potuto facilmente essere la più formidabile task force navale mai vista, la Flotta Combinata scelse di disperdere le sue forze, riducendole così a una relativa debolezza. Strategicamente, il braccio aleutino di questa dispersione non era importante poiché mirava solo a distruggere le installazioni statunitensi, occupando per un breve periodo e poi abbandonando queste isole settentrionali. Tatticamente, l’obiettivo delle Forze del Nord era quello di effettuare una deviazione verso l’attacco principale a Midway, ma sacrificare il sicuro vantaggio di una forza concentrata per il dubbio vantaggio di una deviazione che avrebbe potuto – ma in realtà non ha funzionato – era ingiustificabile, fuori da ogni discussione. Ma la dispersione non si limitò semplicemente alla principale separazione di forze tra le Aleutine e le Midway; c’è stata un’ulteriore dispersione di forze all’interno di ciascuno di questi due settori'”,”QMIS-045-FSD”
“FUCHS Harald P.”,”Dietro Weimar. Il partito nazionalsocialista nelle concezioni politiche e militari di Kurt von Schleicher.”,”SCHLEICHER era un militare al servizio della politica. Era un aristocratico ambizioso e vittima dell’ illusione di riuscire a neutralizzare il nazismo asservendolo all’ ideale di stato monarchico-prussiano.”,”GERG-031″
“FUCHS Walter R.”,”La matematica moderna illustrata.”,”Walter Robert Fuchs era un divulgatore scietifico americano-tedesco. Nascita 18/03/1937 Priceton, New Jersey, Stati uniti. Morte 21/07/1976 Monaco di Baviera.”,”SCIx-312-FL”
“FÜCHTNER Hans”,”Die brasilianischen Arbeitergewerkschaften, ihre Organisation und ihre politische Funktion.”,”FÜCHTNER Hans (Ulm, 1940-)”,”AMLx-145″
“FUCIK Julius, a cura di Franco CALAMANDREI”,”Scritto sotto la forca.”,”Julius Fucik nacque a Praga nel 1903. Figlio di operai, giornalista, scrittore, fondatore di giornali e riviste progressive. Arrestato nel 1942 dalla Gestapo, fu trasferito in Germania e sottoposto a sevizie, poi condannato a morte. Nell’attesa dell’esecuzione, poté scrivere su minuscoli foglietti che venivano clandestinamente, giorno per giorno, portati fuori dal carcere e consegnati in mani amichevoli. Nacque così questo libro pubblicato nel ’45, ove si afferma un’incredibile, esemplare energia morale. Qualche giorno prima di morire, durante un bombardamento nel cortile della prigione, parlò per l’ultima volta ai compagni prigionieri, incitandoli a resistere fino all’ultimo. Fucik fu impiccato l’8 settembre 1943. Resistenza contro il nazismo. “”C’è bisogno di cose piccole e di cose grandi”” “”In fondo è solo una storia breve, questa del poliziotto Jaroslav Hora. E ci trovi una storia di un uomo completo. La regione di Radnice. Un angolo sperduto del paese. Una regione bella, triste e povera. Il padre fa il vetraio. La vita è dura. La fatica quando c’è lavoro, e la miseria quando viene la disoccupazione, che qui è cosa stabile. Quando ti fa piegare sulle ginocchia oppure ti fa alzare nel sogno di una vita migliore, nella fiducia in essa, nella lotta per essa. Il padre ha scelto la seconda soluzione. E’ diventato comunista. Il giovane Jarda pedala tra i ciclisti nella manifestazione del 1° maggio, con un nastro rosso attorcigliato alla ruota. Non l’ha scordato ancora. Lo porta con sé, senza saperlo con precisione, in qualche posto nel suo intimo, durante l’apprendistato da tornitore nell’officina Skoda, dove comincia a lavorare. La crisi, la disoccupazione, la guerra, la prospettiva d’un lavoro, il servizio nella polizia. Non so che cosa faccia in questo momento il nastro rosso dentro di lui. Forse è aggomitolato in qualche posto, posato lì, forse mezzo dimenticato, ma non perduto. Un giorno il giovane è assegnato al servizio di Pankrac. Non ci viene volontariamente come Kolinsky con un compito determinato già in precedenza da lui. Esamina il campo d’azione. Valuta le proprie forze. Il volto gli si turba riflettendo intensamente da dove cominciare e come cominciare nel modo migliore! Non è un professionista politico. E’ un semplice figlio del popolo. Ma ha l’esperienza del padre. Ha un nucleo solido intorno a cui si accumulano le sue decisioni. Ed ecco la presa di decisione. Dalla crisalide raggrinzita viene fuori un uomo. Ed è un uomo interiormente bello, puro quanto raro, sensibile, timido e tuttavia virile. Rischia tutto quello che più è necessario. C’è bisogno di cose piccole e di cose grandi. Farà le cose piccole e le cose grandi. Lavora senza gesti, piano, con prudenza, ma senza paura. Tutto ciò gli riesce perfettamente evidente. In lui è imperativo categorico. Deve esser fatto così, a che servono allora le parole? E, per parlare propriamente, è tutto. E’ la storia completa di un personaggio che oggi può segnare al suo attivo parecchie vite umane salvate. Parecchie persone vivono e lavorano fuori perché un uomo a Pankrac ha compiuto il suo dovere di uomo. Loro lo ignorano e lui le ignora. Come ignora Kolinsky. Vorrei che gli altri potessero riconoscerli dopo. Kolinsky e Hora hanno trovato qui, molto presto, la via che li conduceva l’uno verso l’altro. E questo ha moltiplicato le loro possibilità. Ricordateli come esempio… Come l’esempio di uomini che hanno la testa al posto giusto. E il cuore prima di tutto”” (pag 95-96)”,”GERR-001-FF”
“FUCIK Julius, a cura di Franco CALAMANDREI”,”Scritto sotto la forca. (1943)”,”Julius Fucik nacque a Praga nel 1903. Figlio di operai, giornalista, scrittore, fondatore di giornali e riviste progressive. Arrestato nel 1942 dalla Gestapo, fu trasferito in Germania e sottoposto a sevizie, poi condannato a morte. Nell’attesa dell’esecuzione, poté scrivere su minuscoli foglietti che venivano clandestinamente, giorno per giorno, portati fuori dal carcere e consegnati in mani amichevoli. Nacque così questo libro pubblicato nel ’45, ove si afferma un’incredibile, esemplare energia morale. Qualche giorno prima di morire, durante un bombardamento nel cortile della prigione, parlò per l’ultima volta ai compagni prigionieri, incitandoli a resistere fino all’ultimo. Fucik fu impiccato l’8 settembre 1943. “”E l’uomo in questo terrore? Vive. E’ incredibile, ma vive, mangia, dorme, ama, lavora, e pensa anche a mille cose che non hanno nulla a che fare con la morte. Forse un fardello terribile gli sta sulla nuca, ma egli lo porta senza abbassare la testa e senza cadere sotto il suo peso”” (pag 76)”,”GERR-001-FGB”
“FUCINI Renato”,”Le veglie di Neri.”,”Renato Fucini (Monterotondo Marittimo, Grosseto, 1843 – Empoli 1921) rappresentante della letteratura toscana dell’Ottocento, è noto come novelliere. Tra le sue opere ‘Napoli a occhio nudo’ (1877).”,”VARx-123-FV”
“FUCINI Renato (Neri Tanfucio)”,”Tutti gli scritti.”,”Contiene il testo ‘Napoli a occhio nudo’ (1877) Lettere a un amico (pag 337-349); Dove si parla della popolazione (pag 350-367) (le contraddizione di una città e del suo popolo) “”S’io ti dovessi dipingere i colori del camaleonte o disegnarti le forme di Proteo, in verità mi sentirei meno imbrogliato che a darti una netta definizioe di quello che mi è sembrato essere il carattere di questo popolo. È così instabile, così pieno di contraddizioni; si presenta sotto tanti e così disparati aspetti dagli infitini punti di vista da cui può essere osservato, che su le prime è impossibile raccapezzarsi. Ad un tratto ti sembreranno ingenue creature e ti sentirai portato ad amarle; non avrai anche finito di concepire questo sentimento, che ti appariranno furfanti matricolati. Ora laboriosissimi per parerti dopo accidiosi, talvolta sobri come Arabi nel deserto, tal altra intemperanti come parassiti; audaci e generosi in un’azione, egosti e vigliacchi in un’altra. Passano dal riso al pianto, dalla gioia più schietta all’ira più forsennata, con la massima rapidità, per modo che in un momento li crederesti deboli donne e fanciulli, in un altro, uomini in tutto il vigore della parola; insomma, la loro indole onn saprei n massima definirla, altro che con la parola: ‘anguilliforme’, poichè ti guizza, ti scivola così rapidamente da ogni parte che quando credi d’averla afferrata, allora proprio è quando ti scapola e ti lascia con tanto di naso e con le mani in mano. (…) La plebe sola, questa massa enorme di straccioni, in mezzo ai quali quasi si perdono e sembrano ospitalmente tollerati gli altri ceti, mi ha dato nell’occhio ed ho preso diletto ad osservarla, come ora mi divertirò a dirtene quello che me ne è sembrato, buttando da parte quella rancida lira che ogni rispettabile citrullo, capitando in questo paese, agguanta insatirito percantare il vieto inno di moda alla Sirena, senza capire che è tempo di smetterla, perchè di Grazielle, di chitarre e di Sirene se n’è detto già tanto che ora basta. Di tutte le plebi, in mezzo alle quali mi son ritrovato girellando per l’Italia, quella di Napoli è senza dubbio la più originale e la più grottesca di tutte. Basta guardare in viso questa gente per capire che son furbi come gatti; serve dare un’occhiata alle loro membra per ammirarne la eleganza delle proporzioni e per ridere del modo col quale le adoperano negli usi più comuni della vita. Allorchè parlano, la lingua è il membro che soffre minore attrito di tutti. Chiudono gli occhi, li riaprono e li battono come bertucce; sgualciscono le labbra; con le mani affettano l’aria in tutti i sensi; si scuotono, si torcono su la vita in modo che qualche volta la lingua si mette in riposo assoluto e conversano ed espremono i più riposti sentimenti dell’animo con un gergo tacito che chiamerei ‘semaforico’, corrugando la fronte, stralunando gli occhi e lavorando di braccia, di mani e di dita come allievi del più accreditato istituto dei sordomuti. (…) La dolcezza del clima favorisce la semplicità del vestiario e la perdita del pudore, per modo che io credo che la puntura del freddo potrebbe persuadere quelle giovinette a nascondere le loro nudità, ma il senso della vergogna mai. (…)”” (pag 351)”,”VARx-637″
“FUËG Jean-Francois BERTHIER René”,”Anticommunisme & anarchisme. L’ anticommunisme des Anarchistes di J.F. Fuëg suivi de L’ anarchisme dans le miroir de Maximilien Rubel.”,”Tesi Rubel: Marx teorico dell’ anarchismo”,”ANAx-115″
“FUEG Jean-Francois BERTHIER René”,”Anticommunisme & anarchisme. L’ anticommunisme des Anarchistes, di J.F. Fuëg, suivi de L’ anarchisme dans le miroir de Maximilien Rubel, di René Berthier.”,”””L’ affermazione di Maximilien Rubel concernente l’ “”anarchismo”” di Marx può suscitare immediatamente un rigetto violento che la lettura dell’ articolo sul libro di Bakunin, Stato e anarchia, nel Dizionario delle opere politiche (1), non ha diminuito. In effetti, il lettore che ha letto l’ opera di Bakunin ne trae l’ impressione che Rubel non ha trattenuto che i passaggi in cui il rivoluzionario russo parla di Marx. Si è dunque in diritto di interrogarsi sull’ opportunità di affidare a Rubel il compito di scrivere, su un’ opera di Bakunin, un articolo che conclude evocando il grande progetto non realizzato…di Marx, cosa che la dice lunga sul soggetto che è realmente trattato (il nome di Bakunin è citato 53 volte, quello di Marx 47 volte (non ho contato le citazioni e le note).”” (pag 26)”,”MADS-351″
“FUENTES Juan Francisco”,”Largo Caballero. El Lenin español.”,”FUENTES Juan Francisco è professore di storia contemporanea nell’Università Complutense di Madrid e autore di una decina di libri sulla Spagna contemporanea, tra cui una biografia del leader socialista Luis Araquistán in esilio e il ‘Diccionario politico y social del siglo XIX español’, di cui è stato uno dei due curatori. Oro di Mosca (pag 288)”,”MSPG-213″
“FUETER Eduard”,”Storia della storiografia moderna.”,”Storiografia umanistica in Italia, MACHIAVELLI, GUICCIARDINI, Storiogr umanistica durante Controriforma, storiogr umanistica in Europa e storiogr politica nazionale, Inghilterra e Scozia, Germania, Svizzera, Spagna, altri paesi, Hugo GROZIO, la storiografia indipendente dall’umanesimo fino all’ illuminismo, gesuiti, storiogr scoperte e etnografia, storiogr erudita moderna, storiogr illuminismo, VOLTAIRE, MONTESQUIEU, WINCKELMANN, MOSER, ROUSSEAU, storiogr romanticismo e liberalismo, HEGEL, NIEBUHR, RANKE, scuola narrativa, BARANTE, THIERRY, scuola lirico-soggettiva, MICHELET, CARLYLE, FROUDE, DROYSEN e la scuola prussiana, K. RITTER e la tendenza geografica, storiogr del liberalismo”,”STOx-015″
“FUETER Eduardo, rielaborazione italiana con aggiunte di Fausto NICOLINI”,”La storia del secolo XIX e la guerra mondiale.”,”Il crollo della preponderanza militare tedesca. (capitolo IV, pag 59) In una guerra breve manovrata avrebbero potuto prevalere i tedeschi, nella guerra lunga la superiorità degli alleati sarebbe venuta fuori. “”i fattori militari delle vittorie del 1866 e del 1870 erano stati principalmente questi: 1. che l’ esercito prussiano era effettivamente più numeroso di quelli degli avversari; 2. che fu mobilitato infinitamente più presto; 3. che era molto meglio armato e preparato; 4. che, per un complesso molto straordinario di circostanze, ebbe fin dal primo momento successi così definitivi (la guerra del 1870 fu risoluta in poco più di un mese) che ai nemici mancò perfino il tempo di far valere la loro indiscutibile superiorità marittima. E certamente, se codesto complesso di circostanze si fosse ripresentato nel 1914, se cioè i francesi avessero commessi tali errori da far riuscire pienamente l’ offensiva dell’ agosto, la Germania avrebbe potuto fruir per la terza volta dei vantaggi del 1866 e del 1870.”” (pag 59) “”La maggiore rapidità di mobilitazione, utilissima, senza dubbio, in una breve guerra manovrata, non giovava più a nulla in una lunga guerra di posizioni””. (pag 60) “”Guerra lunga significava , infine, per l’ Intesa poter far valere sempre più la sua indiscutibile superiorità marittima. Di tutti i suoi vantaggi codesto era forse il più prezioso.”” (pag 61)”,”QMIP-051″
“FUETER Edoardo”,”Storia del sistema degli Stati europei dal 1492 al 1559.”,”Esemplare n° 231 su 1500 esemplari numerati Firma ex-proprietario, note a margine a matita Contiene una vasta bibliografia. Teoria equilibrio. “”Nella prassi politica soprattutto degli Stati italiani, invece che il principio degli interessi nazionali predominava quello dell’ equilibrio. L’ alleanza di tutti gli Stati italiani contro i barbari era un’utopia; realizzabile invece era il piano di non permettere a nessuno dei gruppi degli Stati concorrenti all’ egemonia sull’ Italia, di divenire così potente che gli Italiani in mezzo ai due rivali non potessero almeno conservare una mezza indipendenza. La politica degli Stati medi italiani consisteva di solito nell’ unirsi alla grande potenza più debole per controbilanciare, in unione a questa, lo Stato più forte e impedirgli la formazione di un’ “”egemonia mondiale””. Gli Stati medi italiani usavano a questo fine, di fronte alla lotta delle grandi potenze per l’ Italia, lo stesso metodo che prima avevano usato per la regolazione della situazione italiana.”” (pag 69)”,”EURx-233″
“FUGARDI Antonino”,”Storia delle Olimpiadi.”,”L’A è un giornalista. I promotori della cultura sportiva: Arnold in Inghilterra, Ring in Svezia e Jahn in Germania. “”Indiscutibilmente il merito va a Thomas Arnold (1795-1842) che fu il fondatore della “”pedagogia sportiva”” cui successivamente si ispirarono altri educatori. Era un pastore anglicano che, rimanendo fortemente impressionato dallo spirito di prepotenza e dalla passione per l’ alcool ed i giuochi d’ azzardo diffusi tra la gioventù inglese, propose e attuò nelle scuole l’ insegnamento e la pratica delle discipline agonistiche. Attraversi i giochi di squadra egli risvegliava nei discepoli lo spirito di associazione; nelle gare individuali rafforzava la coscienza della personalità. A lui si deve l’uso di una parola che ormai è diventata famosa: sport. Questa parola, nella sua traduzione letterale, significa “”passatempo””, “”diporto””, e tale era infatti o scopo prefissosi dall’ Arnold: educare divertendo, secondo la concezione di Vittorino da Feltre. Ma oggi il suo signifcato è assai più ampio. Arnold ebbe numerosi seguaci. Il più autorevole fu Thomas Hugues che nel 1857 pubblicò un fortunatissimo libro “”Tom Brown’s school days”” (…). A tale movimento in favore dell’ educazione fisica diedero un particolare contributo gli svedesi e i tedeschi.”” (pag 58-59)”,”STOS-127″
“FUGAZZA Mariachiara GIGLI-MARCHETTI Ada a cura”,”Manfredo Camperio. Tra politica, esplorazioni e commercio.”,”M. Fugazza redattrice della rivista ‘Storia in Lombardia’. Ha dedicato diversi lavori alla figura e all’opera di Cattaneo. A. Gigli-Marchetti, insegna Storia del giornalismo nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Milano. ‘Manfredo Camperio (Milano, 30 ottobre 1826 – Napoli, 29 dicembre 1899) è stato un politico, geografo e patriota italiano. Nato in una famiglia numerosa e benestante, fu il decimo e ultimo figlio di Francesca Ciani e Carlo Manfredo. Durante la sua vita, Camperio si distinse in vari campi: Attivismo politico e patriottico: A 14 anni, fu inviato in collegio a Dresda e a 18 anni a Graz. Tornato a Milano, entrò in contatto con i patrioti antiaustriaci e partecipò attivamente alle Cinque giornate di Milano nel 1848. Dopo essere stato arrestato e imprigionato, evase grazie ai rivoltosi e combatté al loro fianco. Successivamente, fu costretto all’esilio e viaggiò in Ungheria e Turchia, rientrando in Italia nel 1849 a seguito dell’amnistia. Esplorazioni geografiche: Nel corso della sua vita, Camperio compì numerosi viaggi in diverse parti del mondo. Visitò l’Inghilterra, l’Australia, l’India e soprattutto l’Africa (Tripolitania, Cirenaica ed Eritrea). Durante un viaggio in Alsazia nel 1867, conobbe Jules Siegfried e sua sorella Marie, che sposò nel 1871. Carriera militare: Nel 1859, partecipò alle campagne militari contro l’esercito austriaco, arruolandosi nell’esercito sabaudo. Salì rapidamente di grado e nel 1863 fu nominato capitano e aiutante di campo dal generale Manfredo Fanti. Vita familiare: Dal suo matrimonio con Marie Siegfried nacquero quattro figli: Fanny (1872-1890), Filippo detto Pippo (1873-1945), Giulio (1874-1896) e Sita (famosa per aver fondato la prima scuola infermieristica in Italia). Manfredo Camperio fu un personaggio rappresentativo dell’alta borghesia milanese dell’età risorgimentale, la cui vita avventurosa e multifaceted lasciò un’impronta significativa nella storia italiana’ (f. copil.)”,”BIOx-027-FSD”
“FUGENZI Manuela”,”Il mito del benessere, 1981-1990.”,”Manuela Fulgenzi è photo-editor e ricercatrice iconografica.”,”FOTO-098″
“FUGGER Karl”,”Geschichte der deutschen Gewerkschaftsbewegung. Eine kurzgesaßte Darstellung.”,”Karl Fugger, geb. 1897, arbeitete als Klempner, bis er 1918 eingezoge wurde. 1919 wurde er Mitglied der KPD. Von 1919 bis 1932 war er in verschiedenen Funktionen und mit Unterbrechungen als hauptamtlicher Funktionär der KPD tätig. Fugger starb am 24.12.1966 in Berlin (DDR). Vorwort, Einleitung, Note, Mitgliederzahlen der deutschen Gewerkschaftsbewegung, Die Kongresse der deutschen Gewerkschaften, Literaturverzeichnis, Personen – Register, Sachregister, Archiv-drucke 6, Tabelle prefazione introduzione, note, cronologia (date dei congressi sindacali), bibliografia, indice nomi, argomenti”,”MGEx-041-FL”
“FUGIER André direzione generale di Pierre RENOUVIN”,”Histoire des relations internationales. Tome 4°. La Revolution francaise et l’empire napoleonien.”,”FUGIER è professore alla Facoltà di Lettere di Lione.”,”RAIx-049 RAIx-089″
“FUGIER André”,”La rivoluzione francese e l’ impero napoleonico, 1789-1815.”,”””Con il taglio dell’ istmo di Suez, il Mediterraneo diventa la grande via del commercio internazionale non soltanto con l’ Estremo Oriente, ma anche con l’ India e il grande arcipelago dell’ Asia sud-orientale. In questo avvenimento, la cui portata per la storia del mondo è considerevole, la parte avuta dalle iniziative personali è preminente. Certo dopo il 1830 i sansimoniani avevano insistito sull’ importanza di un’ impresa che Colbert aveva già intravisto””. (pag 381)”,”RAIx-151″
“FUJIMOTO Makoto; TAKAHASHI Koji”,”What is Japanese Long-Term Employment System? Has it Vanished? / Polarization of Working Styles: Measures to Solve the Polarization and New Category of Regular Employees.”,”M. Fujimoto, Senior Researcher, The Japan Institute for Labour Policy and Training (JILPT). Research interest: Industrial Sociology; Koji Takahashi, Vice Senior Resarcher, The Japan Institute for Labour Policy and Training (JILPT). Research interest: Non-regular employment”,”STAT-569″
“FUKUOKA Masanobu”,”Die Suche Nach Dem Verlorenen Paradies. (La ricerca del paradiso perduto)”,”Masanobu Fukuoka, 1913 in einem kleinen Dorf auf der Insel Shikoku in Süd-japan geboren, machte im Anschiuß an seine Schulzeit eine Ausbildung als Pflanzenpathologe.”,”ASGx-008-FL”
“FÜLBERTH Georg”,”Die Wandlung der deutschen Sozialdemokratie vom Erfurter Parteitag 1891 bis zum Ersten Weltkrieg.”,”‘Hefte zum Geschichts-und Sozialkundeunterricht’ a cura di Wilfried Frhr. von BREDOW Frank DEPPE Georg FÜLBERTH Reinhard KÜHNL Hans Karl RUPP redazione di Horst ERMEL”,”MGEx-089″
“FÜLBERTH Georg”,”Il marxismo di Mehring.”,”””Mehring è uno dei pochi discepoli di Marx e Engels, sul cui lavoro conosciamo il giudizio di uno dei classici: quello di Friedrich Engels. Il 16 marzo 1892 Engels scrive in una lettera ad August Bebel: “”Ho letto ora anche la ‘Lessing-Legende’ di Mehring in ‘Die Neue Zeit’ che mi ha molto rallegrato. E’ veramente un lavoro eccellente. Avrei motivato o sfumato diversamente alcune cose, ma nell’insieme ha colpito proprio il bersaglio. E’ davvero una gioia vedere come la concezione materialistica della storia, dopo esser stata da vent’anni generalmente denigrata come frase fatta roboante nei lavori dei giovani membri del partito, cominci finalmente ad essere usata per quello che realmente era: una guida allo studio della storia. Sotto questo aspetto Kautsky ed Ede (2) hanno prodotto cose pregevoli, ma Mehring ha studiato con maggiore precisione il suo argomento specifico, il risvolto prussiano della storia tedesca; ed ha inoltre una visione più libera e soprattutto un modo di esprimersi più sicuro e preciso (3). L’anno successivo Engels scriveva, allo stesso Mehring, una lettera divenuta famosa, per la sua esposizione della concezione materialistica della storia: “”(…) Sulla rimanente parte del libro posso solo ripetere quanto ho già detto sugli articoli, quando apparvero in ‘Die Neue Zeit’: essa è di gran lunga la migliore rappresentazione della genesi dello stato prussiano che esista, posso proprio dirlo, l’unica buona, tra tutte, che sviluppa in modo giusto le interdipendenze fino nei particolari (…)”” (4). Negli anni dal 1893 al 1898 Mehring lavorò alla sua grande ‘Storia della socialdemocrazia tedesca’, che ebbe quattro edizioni già prima della prima guerra mondiale. Negli anni seguenti Mehring realizzò un progetto, già tracciato da Engels, pubblicando in tre volumi una raccolta degli scritti giovanili reperibili di Marx e Engels, volumi che completò per un quarto con le lettere di Lassalle a Marx e Engels (5). Questa famosa “”pubblicazione degli inediti”” rese per la prima volta accessibile al movimento operaio la tesi di laurea di Marx, i suoi articoli come redattore capo della ‘Rheinische Zeitung’, i saggi di Marx e Engels dai ‘Deutsch-Französische Jahrbücher’, gli articoli dal parigino ‘Vorwärts’, lo scritto polemico steso unitamente da Marx e Engels contro i fratelli Bauer e lo scritto giovanile del periodo hegeliano ‘La sacra famiglia’, gli articoli di Marx e Engels da riviste tedesche e dalla ‘Deutsche Brüsseler Zeitung degli anni 1845-1847; infine una raccolta di lavori particolarmente importanti di Marx e Engels dalla ‘Neue Rheinische Zeitung’ degli anni della rivoluzione del 1848-49 e dalla postrivoluzionaria ‘Neue Rheinische Zeitung. Politisch-Oekonomische Revue”” [Georg Fülberth, Il marxismo di Mehring, Estratto da ‘Annali’ 1973, Milano, 1974] [(2) Si intende Eduard Bernstein (1850-1932); (3) Marx-Engels, Werke, Berlin, 1956-71, vol. 38, p. 308 (MEW); (4) MEW, vol. 39, p. 98; (5) ‘Aus dem literarischen Nachlass von Karl Marx, Friedrich Engels und Ferdinand Lassalle, Stuttgart, 1902] (pag 217-218-219) “”La profonda conoscenza dei problemi fondamentali della concezione materialistica della storia e la sua sicurezza di principi fecero sì che Franz Mehring si trovasse ad appartenere fin dall’inizio (in occasione del diverbio iniziato nella socialdemocrazia tedesca da Eduard Bernstein sin dal 1897 con il suo attacco antimarxista), a quel gruppo di teorici designati fin dall’inizio come marxisti “”ortodossi””, e che più tardi divenisse uno dei capi dell’ala sinistra della socialdemocrazia tedesca e co-fondatore del partito comunista. Mehring riuscì soprattutto ad evitare l’errore di derivare meccanicisticamente il fenomeno delle sovrastrutture dalla base economica, contro il quale era stato messo in guardia dalla lettera di Engels a lui diretta nel luglio 1893 sulla ‘Leggenda di Lessing’. In essa Engels aveva scritto tra l’altro: “”(…) Del resto manca ancora solo un punto, che però, anche nelle questioni tra me e Marx, non è stato sufficientemente messo in evidenza, e del quale abbiamo la stessa responsabilità: infatti noi tutti abbiamo posto e ‘dovuto porre’ dapprima l’accento principale sulla ‘derivazione’ dei concetti politici, giuridici e in generale ideologici e sulle azioni derivate da questi concetti, da dati di fatto economici fondamentali. Qui abbiamo trascurato il lato formale per quello sostanziale: il modo e la maniera in cui vengono alla luce questi concetti (…). Questo lato della questione, che qui posso solo accennare, io credo che l’abbiamo tutti trascurato più di quanto non meritasse. E’ la vecchia storia: all’inizio si trascura sempre la forma per il contenuto (…)”” (16)”” [Georg Fülberth, Il marxismo di Mehring, Estratto da ‘Annali’ 1973, Milano, 1974] [(16) Mew, vol. 39, pp 96, 98] (pag 221)”,”MEHx-069″
“FÜLBERTH Georg”,”Friedrich Engels.”,”Georg Fülberth, Dr. phil. Jg. 1939 von 1972 bis 2004 Professor für Politikwissenschaft an der Universität Marburg. Ha pubblicato tra l’altro ‘Kapitalismus’, ‘Sozialismus’, ‘Marxismus’ (collana Basis). Contiene il capitolo 10. ‘Engels’ Renegaten’ (I rinnegati di Engels) in cui si fanno i nomi di Ferdinand Freiligrath, Adolf Cluss, Victor Tedesco, Johannes Miquel, Gabriel Deville, Lothar Bucher, Eduard Bernstein …”,”MAES-203″
“FÜLBERTH Georg”,”G Strich – Kleine Geschichte des Kapitalismus.”,”Georg Fülberth, Dr. phil., 1939. War Professor für Politikwissenschaft an der Universität Marburg. Publiziert regelmäßig in Frankfurter Rundschau, Freitag, Konkret und anderen Zeitungen und Zeitschriften.”,”ECOI-157-FL”
“FULLER F.C. major general”,”The Conduct of War, 1789-1961. A Study of the Impact of the French, Industrial, and Russian Revolutions on War and Its Conduct.”,”Clausewitz, grande strategia e centro di gravità. “”Strettamente legata con la concezione di Clausewitz della grande strategia è la sua teoria del centro di gravità, che indica quell’ organismo del nemico – militare, politico, sociale, ecc., – che se fosse distrutto, o battuto, l’ intera struttura del potere nazionale collasserebbe. E’ una delle più importanti teorie di Clausewitz, perché regola il grande disegno strategico di una guerra. “”Individuare questi “”centra gravitatis”” nella potenza militare del nemico, scrive, “”riconoscere le loro sfere d’ azione è… un supremo atto di giudizio strategico (II, p. 355).”” (pag 67-68) Pressione demografica cinese sulla frontiera russa. “”Mentre la Russia non ha mai sofferto una carenza di territorio per la sua crescente popolazione, demograficamente la Cina è un paese saturo, e deve o espandere o esplodere. La prima ha una popolazione di 210 milioni su circa 8 milioni e 600 mila miglie quadrate di territorio, la seconda ha circa 680 milioni su 3 milioni e 760 mila miglia quadrate. Inoltre, la popolazione della Cina sta aumentando ad un tasso annuale di 12 milioni, ovvero circa 4 volte quella dell’ URSS.”””,”QMIx-133″
“FULLER J.F.C., Major-General”,”Decisive battles of the Western World and their influence upon history. Volume Three: From the American Civil War to the End of The Second World War.”,”””Erano queste caratteristiche, coraggio, eterodossia, e discrezione – unite al successo, che fecero di Pilsudski una figura leggendaria. Il giorno prima della sua morte, il 12 maggio 1935, egli si volse al generale Smigly-Rydz e gli disse: “”Essere sconfitti e non arrendersi è vittoria, vincere e restare sugli allori è disfatta””. La prima parte di questa sentenza è la sintesi della sua capacità militare. (pag 341) “”Tukhachevski una volta disse a Fervacque: “”L’ esercito russo non è come il vostro – il francese. E’ un’ orda, e la sua forza è quella di un’ orda. Seppure queste parole furono pronunciate durante la guerra mondiale, esse sono ugualmente applicabili alla campagna del 1920, perché l’ esercito che fronteggiava Pilsudski non era niente di più di un’ orda di contadini – la cui sola aspirazione era quella di tornare a casa – permeati da un numero relativamente piccolo di rivoluzionari fanatici””. (pag 341)”,”QMIx-137″
“FULLER J.F.C.”,”La conduite de la guerre de 1789 à nos jours. Etude des répercussions de la Révolution francaise, de la révolution industrielle et de la révolution russe sur la guerre et la conduite de la guerre. (Tit.orig.: The Conduct of War)”,”La guerra russo-polacca del 1920, Lenin e il trattato di Versailles. “”Comme la guerre civile s’arrêtait, les forces d’intevention furent rappelées, mais les troubles continuèrent en Russie. Le 25 avril 1920, les Polonais, sous le commandement du maréchal Pilsudski, marchèrent sur Kiev et furent ramenés sur Varsovie où, du 16 au 25 août, le général bolchevik Mikhaïl Toukhatchevski fut mis en déroute: l’Europe centrale fut sauvée d’une invasion soviétique. Lord d’Abernon, ambassadeur d’Angleterre en Allemagne de 1920 à 1926, a intitulé son histoire de la campagne: ‘The Eighteenth Decisive Battle of the World’ (“”La 18° Bataille décisive du Monde””), qui n’exagère nullement son importance, car, si la Pologne avait succombé, il n’y avait rien qui pût empêcher les hordes de Toukhachevski de pénétrer en Allemagne. Le commentaire ci-après de Lénine montre clairement que c’était son but final: “”En attaquant la Pologne, nous attaquons les Alliés; en écrasant l’armée polonaise, nous écrasons le traité de Versailles sur lequel repose tout le système des relations internationales actuelles””. “”La Pologne eût-elle été soviétisée (…), le traité de Versailles aurait été résilié, et le système édifié sur la victoire sur l’Allemagne aurait été détruit aussi””. Le 1er octobre 1920, un armistice fut conclu entre la Pologne et la Russie, et, le 18 mars de l’année suivante, la paix fut signée à Riga.”” (pag 264)”,”QMIx-174″
“FULLER Graham E. LESSER Ian O.”,”Geopolitica dell’Islam. I paesi musulmani, il fondamentalismo. l’Occidente.”,”Fuller e Lesser analisti di questioni mediterranee sono anche autori di ‘Turkey’s New Geopolitics’.”,”VIOx-023-FL”
“FÜLÖP-MILLER R.”,”Il volto del bolscevismo.”,”Etica del bolscevismo. Questione morale borghese morale rivoluzionaria. Lenin, Preobrazhenskij. “”””Noi ripudiamo””, disse Lenin in un discorso ai giovani, “”ogni moralità che proceda da idee soprannaturali o estranee alle concezioni di classe. Per noi la moralità è subordinata in tutto e per tutto agli interessi della lotta di classe; morale è tutto ciò che è necessario per l’ annientamento della vecchia società sfruttatrice e per l’ unificazione del proletariato; la nostra moralità consiste perciò soltanto nella rigida disciplina e nella lotta cosciente contro gli sfruttatori. Noi non crediamo nei principii eterni della morale, e smaschereremo questa frode. La morale comunista s’identifica con la lotta per il consolidamento della dittatura proletaria””. E Preobraschenski, uno scolare e seguace di Lenin, ha radunato in un suo scrito tutte le più importanti “”Norme morali e di classe del bolscevismo””, ed è caratteristico che l’ oera sia dedicata a Dzerzisnki, il capo della Ceka.”” (pag 315) Da R. Pertici, Mazzinianesimo, fascismo, comunismo: l’itinerario politico di Delio Cantimori (1919-1943): “”Con queste convinzioni Cantimori cominciò a guardare con curiosità e interesse alla Russia sovietica (era la Russia del primo piano quinquennale): probabilmente una recensione di Croce gli segnalava il volume di René Fülöp-Miller del 1926 su Geist und Gesicht des Bolschewismus, poi tradotto nel 1931 da Malaparte, ma in modo incompleto e riassuntivo (CS, 138; Storici, 355); lesse con attenzione le corrispondenze dalla Russia che lo stesso Malaparte, direttore della Stampa, inviò al suo giornale nell’estate del 1929, condividendone la critica ad ogni visione di una Russia separata, o contrapposta all’Occidente europeo; anche l’eterodossa Technique du coup d’État dello scrittore toscano pubblicata a Parigi nel 1931 attirò la sua attenzione. [106] La rec. di Croce a R. Fülöp-Miller, Geist und Gesicht des Bolschewismus. Darstellung und Kritik des kulturellen Lebens in Sowiet Russland (Wien, 1926), comparsa sulla Critica nel 1926, è ora in Croce, Nuove pagine sparse, II, 249-251″,”RIRO-317”
“FULVI Fulvio”,”Dizionario di geografia fisica.”,”L’A insegna all’Univ di Siena. Ha scritto pure un ‘Dizionario dei termini di geografia umana’ (1978), e un ‘Lessico di geografia economica’ (1995).”,”SCIx-008″
“FULVI Fulvio”,”Dizionario di geografia fisica.”,”Fulvio Fulvi insegna Geografia all’Università di Siena. Ha svolto ricerche di geografia fisica, umana ed economica prevalentemente sulle Marche.”,”ASGx-002-FL”
“FULVI Fulvio”,”Dizionario di geografia umana.”,”Fulvio Fulvi insegna Geografia all’Università di Siena. Ha svolto ricerche di geografia fisica, umana ed economica prevalentemente sulle Marche.”,”ASGx-003-FL”
“FUMAGALLI BEONIO BROCCHIERI Mariateresa PARODI Massimo”,”Storia della filosofia medievale. Da Boezio a Wyclif.”,”Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri è ordinario di Storia della filosofia medievale nell’Università degli Studi di Milano. Tra le sue opere, per i nostri tipi: L’intellettuale tra Medioevo e Rinascimento, Genoveffa e il drago, L’avventura di una donna medievale, Le bugie di Isotta, Profilo del pensiero medievale, Il pensiero politico medievale, Introduzione a Abelardo, Medioevo al femminile (con F. Bertini, F. Cardini e C. Leonardi), Federico II, Ragione e fortuna. Massimo Parodi è professore associato di Storia della filosofia medievale nell’Università degli Studi di Milano. Da qualche anno, con Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri, dirige la rivista di storia della filosofia medievale ‘Doctor Virtualis’, che compare in rete e su carta. Tra le sue opere, ricordiamo: Scienza e tecnica nel Medioevo in La Storia, Il conflitto dei pensieri, Studio su Anselmo d’Aosta, Tra le due rupi, La logica della trinità nella discussione tra Roscellino, Anselmo e Abelardo.”,”FILx-051-FL”
“FUMAGALLI Andrea MEREGALLI Roberto MANUNTA Marco PASQUALI Armando”,”Non è vero. I dogmi del neoliberismo alla prova dei fatti.”,”Andrea Fumagalli, professore di economia politica e teoria dell’impresa all’Università di Pavia, si occupa di tematiche relative alle trasformazioni del mercato del lavoro, innovazione tecnologica e del ruolo della moneta nelle economie capitalistiche. Roberto Meregalli, lavora a Milano, ha guidato la Campagna Stop Millennium Round, (Campagna contro l’avvio del ciclo di negoziati denominato Millennium Round) da Seattle a Doha, nell’ambito della Rete di Lilliput. Marco Manunta, magistrato presso il Tribunale di Milano dal 1977, è autore di libri, ricerche, saggi in tema di rapporti fra diritto internazionale e diritti civili dei cittadini. Armando Pasquali, lavora a Milano nel campo della comunicazione d’impresa. Si occupa da tempo di economie e politiche agro-alimentari e di sistemi agricoli alternativi, con particolare riguardo ai paesi del Sud del mondo.”,”ECOI-147-FL”
“FUMAGALLI BEONIO BROCCHIERI Mariateresa”,”Cristiani in armi. Da Sant’Agostino a Papa Wojtyla.”,”Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri è ordinario di Storia della filosofia medievale nell’Università degli Studi di Milano. Tra le sue opere, per i nostri tipi: L’intellettuale tra Medioevo e Rinascimento, Genoveffa e il drago, L’avventura di una donna medievale, Le bugie di Isotta, Profilo del pensiero medievale, Il pensiero politico medievale, Introduzione a Abelardo, Medioevo al femminile (con F. Bertini, F. Cardini e C. Leonardi), Federico II, Ragione e fortuna.”,”RELC-041-FL”
“FUMAGALLI Lucio DI CIOCCIO Pierluigi”,”L’Outsourcing e i nuovi scenari della terziarizzazione. La centralità delle persone nelle aziende di servizi.”,”Lucio Fumagalli, Partner Associato di Accenture, è uno dei fondatori della organizzazione dedicata ai servizi di outsourcing ed uno dei massimi esperti italiani sui temi del personale connessi ai progetti di terziarizzazione delle imprese. É responsabile del team che all’interno di Accenture segue le attività di realizzazione delle soluzioni di outsourcing ed ha diretto progetti di carattere nazionale ed internazionale. Pierluigi Di Cioccio, Manager di Accenture, ha svolto tutta la propria carriera professionale dedicandosi, in Italia e all’estero, ai progetti di trasferimento e accoglimento del personale con attenzione particolare ai temi della comunicazione, dell’organizzazione del lavoro e della realizzazio ne di nuovi modelli di gestione del personale, nell’ambito di iniziative di outsourcing,”,”ECOG-017-FL”
“FUMAGALLI BEONIO BROCCHIERI Mariateresa”,”Federico II. Ragione e fortuna.”,”L’autrice insegna Storia della filosofia medievale nell’Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato molte opere tra cui ‘Storia della filosofia medievale’ (2002, con M. Parodi) e ‘Il pensiero politico medievale’ (2004). Federico II di Svevia and Federico I il Barbarossa were both members of the Hohenstaufen dynasty and were related to each other. Federico II was the grandson of Federico I’s cousin, also named Federico1. Therefore, they were second cousins.”,”BIOx-019-FSD”
“FUMAGALLI-BEONIO-BROCCHIERI Mariateresa PARODI Massimo”,”Storia della filosofia medievale. Da Boezio a Wyclif.”,”Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri (Milano, 1933) è stata allieva di Mario Dal Pra e ordinario di Storia della filosofia medievale all’Università degli Studi di Milano. Ha studiato in particolare il pensiero di Abelardo del XII e del pensiero etico-politico medievale. Ha pubblicato tra l’altro ‘La logica di Abelardo (1964). Massimo Parodi (Savona, 1948) ricercatore confermato (1989) al Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Milano, si è occupato in particolare di filosofia naturale, della scienza medievale e della tradizione agostiniana. Ha pubblicato ‘Scienza e tecnica nel Medioevo’ (Vol. I, 1988 de ‘La Storia’) e ‘Tempo e spazio nel Medioevo’ (1981).”,”FILx-003-FSD”
“FUNARI Enzo LEONI Paolo SINI Carlo VECCHIO Sisto; a cura di Enzo FUNARI”,”L’ invidia.”,”FUNARI Enzo psicoanalista è professore ordinario di psicologia clinica presso l’ università Milano-Bicocca. E’ autore di saggi tra cui ‘La conversazione’ e ‘Il falso Mozart’. “”Tutto posso perdonarti, non però il fatto che ci sei e che sei ciò che sei, anzi che “”io non sono te””. (Cartesio) (pag 66) “”L’invidia è un tema ampiamente trattato dalla mitologia, piena di storie emblematiche di coppie di genitori e figli oltre che di gemelli e di amici “”per la pelle”” che l’invidia trasforma in rivali mortali. Il motivo dominante della rivalità è il successo nelle sue forme più varie, dal potere all’amore, anche se nella forma certo degradata del possesso. Oltre all’ambizione e alla possessività, sono spesso associate l’avidità, la gelosia, l’impazienza, la rabbia, la distruttività, l’arroganza, il tradimento. “”Protagonista”” è un soggetto che non tollera di essere secondo, la “”sconfitta”” nel confronto con un ideale già ammirato e pieno “”di grazie””. Lo schema si ripete pressoché sempre uguale: un “”patto d’amore””, un vincolo di sangue e, o, di onore, si volge in odio e rancore, in morte e distruzione; da qui un velo di colpa e di vergogna avvolge l’invidia, evocando le grandiose scene luciferine, come afferma Girard, il “”peccato più difficile da confessare””, un vero e proprio “”tabù””.”” (pag 98)”,”VARx-261″
“FUNCK-BRENTANO Frantz”,”La Renaissance.”,”””Terminato nel 1514, il libro di Copernico fu ritoccato da lui, precisato, perfezionato fino all’ anno 1530, quando l’ autore vi mise mano per l’ ultima volta; e l’ opera non apparve stampata che nel 1543, a Norimberga. Tre anni prima, una lettera del suo discepolo, il matematico tedesco Georges Rheticus, aveva rivelato al mondo il nuovo sistema””. (pag 27)”,”EURx-139″
“FUNG YU-LAN a cura di Derk BODDE”,”Storia della filosofia cinese.”,”A pag 204: Nota sul concetto cinese di nazionalismo”,”CINx-032″
“FUNKE Manfred”,”Sanzioni e cannoni. Hitler Mussolini e il conflitto etiopico.”,”FUNKE Manfred è nato in Germania nel 1939. Docente di scienze politiche e di storia contemporanea all’ Università di Bonn, è redattore dei ‘Bonner Schriften zur Politik und Zeitgeschichte’ e collaboratore di riviste storico sociali.”,”ITAF-099″
“FURET Francois a cura; saggi di Bronislaw BACZKO Philippe BOUTRY Giorgio COSMACINI Sergio GIVONE Heinz-Gerhard HAUPT Stephane MICHAUD Sidney POLLARD Fabienne REBOUL-SCHERRER”,”L’ uomo romantico.”,”Saggi di Bronislaw BACZKO, Philippe BOUTRY, Giorgio COSMACINI, Sergio GIVONE, Heinz-Gerhard HAUPT, Stephane MICHAUD, Sidney POLLARD, Fabienne REBOUL-SCHERRER. Vengono affrontate alcune figure emblematiche: il borghese, il lavoratore, la donna, il maestro di scuola, il medico, il prete, l’ intellettuale ed il rivoluzionario. “”Mai salirò sullo stesso podio di Herzen, perché non credo che la nostra vecchia Europa possa ringiovanire per mezzo del sangue russo”” (pag 321) (Marx in una lettera a Engels, ndr)”,”STOS-094″
“FURET Francois, edizione italiana a cura di Massimo TERNI”,”Il laboratorio della storia.”,”FURET ha pubblicato nel 1973 in collaborazione con Denis RICHET ‘La revolution francaise’. Contiene il capitolo: ‘Israele e la sinistra francese. Il malinteso’ (pag 286) “”La breve guerra del 1956 – che, con l’ avanzare del tempo, continua a sembrarmi il principale errore della politica estera israeliana – inaugura pertanto, con una sorta di miracolosa cattiveria, la nuova immagine del popolo ebreo ad uso del mondo esterno. Immagine politica, che ne fa l’ alleato e il complice delle vecchie potenze coloniali. Ma anche immagine morale, che infrange lo stereotipo dell’ umiliazione e inventa la figura dell’ ebreo vincitore””. (pag 287)”,”STOx-088″
“FURET Francois”,”Marx et la revolution francaise. Textes de Marx presentés reunis traduits par Lucien Calvié.”,”””Il Terrore in Francia non fu nient’altro che un metodo plebeo di farla finita con i nemici della borghesia, l’ assolutismo, il feudalesimo e lo spirito piccolo borghese. Le rivoluzioni del 1648 e del 1789 non erano delle rivoluzioni inglese e francese, erano delle rivoluzioni in stile europeo. (…)”” (pag 227, articolo di Marx, ‘La borghesia e la controrivoluzione’, Nuova Gazzetta Renana 10-31 dicembre 1848)”,”MADx-091″
“FURET Francois OZOUF Mona a cura; saggi di William DOYLE Robert H. GRIFFITHS Pasquale PASQUINO Franciszek DRAUS Mona OZOUF Robert CHAGNY Patrice GUENIFFEY Ran HALEVI”,”Terminer la Revolution. Mounier et Barnave dans la Révolution francaise.”,”Saggi di William DOYLE Robert H. GRIFFITHS Pasquale PASQUINO Franciszek DRAUS Mona OZOUF Robert CHAGNY Patrice GUENIFFEY Ran HALEVI. La teoria della “”bilancia del legislativo’ del primo comitato di Costituzione. (pag 67, di Pasquale PASQUINO) “”La legge è l’ opposto della semplice volontà. Dove c’è solo volontà, c’è dispotismo”” (N. Bergasse) “”Il buon governo è definito ormai, in tutto il mondo, come il governo della legge. Ma qual è la garanzia della libertà se la legge non è stabile? Di qui il problema che si presenta alla teoria costituzionale: come stabilire tra la legge e la sua fonte, la volontà, fosse essa legittima, e generale – un meccanismo che ritardi l’ effetto o l’ influenza della volontà sulla legge. E’ esattamente questo meccanismo che nel XVIII secolo si chiama la “”bilancia””. Essa è il pezzo centrale della versione “”inglese”” del governo moderato””. (pag 80)”,”FRAR-282″
“FURET Francois a cura; saggi di Massimo BOFFA Alessandro GALANTE GARRONE Bronislaw GEREMEK Remo BODEI Vittorio DAN-SEGRE Luc FERRY Tony JUDT Pierre MANENT Pasquale PASQUINO Philipp RAYNAUD Vittorio STRADA”,”L’ Héritage de la Révolution francaise.”,”Saggi di Massimo BOFFA Alessandro GALANTE GARRONE Bronislaw GEREMEK Remo BODEI Vittorio DAN-SEGRE Luc FERRY Tony JUDT Pierre MANENT Pasquale PASQUINO Philipp RAYNAUD Vittorio STRADA. “”Nel suo Sommario della Storia d’ Italia (1846), Balbo scriveva “”Il nome che resterà nelle storie universali posteriori alla Rivoluzione francese, quando altre passioni, e altri interessi passeggeri sostituiranno quelli che reggono al presente l’ Europa, sarà certamente quello della restaurazione del governo deliberativo e rappresentativo del nostro continente.”” Mturi aveva ragione di dire che riconoscendo questo punto, Balbo aveva ripreso un’ idea già espressa da Madame de Staël nelle sue “”Considérations sur la Révolution francaise”” (1818), e da Guizot nella sua “”Histoire des origines du gouvernement représentatif (1821). Guizot, in particolare, aveva mostrato che il carattere positivo della rivoluzione consisteva precisamente nel ristabilimento del potere rappresentativo dei vecchi Stati Generali, contro l’ assolutismo della monarchia degli ultimi secoli.”” (pag 203)”,”TEOP-304″
“FURET Francois”,”Le due Rivoluzioni. Dalla Francia del 1789 alla Russia del 1917.”,”””Se si vuole comprendere come Burke considera l’Ancien Régime francese, lo si può mettere a confronto con quello che pensa Tocqueville. L’assolutismo, per l’osservatore inglese, non è riuscito a sradicare la società francese dalla sua tradizione. Prova ne sia che nel 1789 i primi mesi della Rivoluzione hanno visto al contrario rifiorire questa tradizione, e i ‘cahiers de doléances’ hanno rappresentato una base delle loro proposte di riforma, senza che vi apparisse la “”minima suggestione”” di cancellare il governo da cima a fondo. Tocqueville, invece, vede nella monarchia assoluta la prima forza rivoluzionaria all’opera nella società francese. Burke, scrive in uno dei rari passaggi in cui si riferisce direttamente alle ‘Riflessioni’, “”ignorava in quali condizioni ci aveva lasciato quella Monarchia, da lui rimpianta, nelle mani dei nostri nuovi padroni””. Egli rimprovera inoltre al so predecessore di aver ignorato che la prima educazione rivoluzionaria si era svolta sotto la monarchia assoluta, e di non aver compreso che la ‘tabula rasa’ del 1789 aveva avuto come condizione l’esproprio preliminare della società da parte dello stato amministrativo centralizzato, la sovversione di ogni idea di un governo fondato su una tradizione che avesse forza di legge, e l’aver messo i letterati come sostituti di una classe politica inesistente””. (pag 79-80)”,”STOx-122″
“FURET François presentazione; saggi di François FURET Claude NICOLET Louis GIRARD Mona OZOUF Douglas JOHNSON Françoise MAYEUR Fresnette PISANI-FERRY Pierre BARRAL Odile RUDELLE Jean-Marie MAYEUR Antoine PROST Pierre CHEVALLIER Charles-Robert AGERON Raymond PODEVIN Eugen WEBER Raoul GIRARDET”,”Jules Ferry, fondateur de la République. Actes du colloque organisé par l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales présentés par François Furet.”,”Saggi di François FURET Claude NICOLET Louis GIRARD Mona OZOUF Douglas JOHNSON Françoise MAYEUR Fresnette PISANI-FERRY Pierre BARRAL Odile RUDELLE Jean-Marie MAYEUR Antoine PROST Pierre CHEVALLIER Charles-Robert AGERON Raymond PODEVIN Eugen WEBER Raoul GIRARDET”,”FRAD-092″
“FURET François”,”Penser la Révolution française.”,”F. Furet (1927-1997) direttore di studi all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, è stato uno storico, specialista dell’epoca moderna (XVIII-XIX secolo) e della Rivoluzione francese in particolare. “”Le drame des Français, aussi bien que des ouvriers, ce sont les grands souvenirs. Il est nécessaire que les évenements mettent fine une fois pour toutes à ce culte réactionnaire du passé”” [Marx “”Lettre à César de Paepe’, 14 septembre 1870] (p. 133): La critica a Soboul. “”La sociologie rigide et strictement verticale de Soboul, reprise à la fois des idéologues réactionnaires et révolutionnaires, de Boulainvilliers et de Sieyès, masque et ignore ce fait capital qui me paraît à l’origine de la crise des classes dirigeantes du royaume du XVIIIe siècle. Il est vrai que, pour le prendre en compte, il eût, au moins, examiner le rôle de l’Etat monarchique dans la société et dans la crise de cette société. Or, dans ce gros livre de près de 500 pages, la tyrannie du sociologisme est telle que pas un chapitre n’est consacré au fonctionnement de l’absolutisme. Soboul nous donne d’ailleurs, p. 253, la clé de ce stupéfiant silence. L’Etat monarchique est, à ses yeux, dès Louis XIV, un appendice de l'””aristocratie”” (qui est, dans son vocabulaire constamment imprécis, un autre mot pour noblesse). La preuve? C’est 1789, la contre-révolution souhaitée, et puis Varennes, et puis la guerre défaitiste organisée en sous-main. Bref, la vieille preuve tautologique des “”causes finales””. Il est amusant de remarquer que, ce faisant, Soboul abandonne une des principales idées de Marx (55) sur l’Ancien Règime français et sur l’histoire de France en général: celle de la relative indépendance de l’Etat d’Ancien Régime par rapport à la noblesse et à la bourgeoisie. L’idée appartient aussi et tout particulièrement à Tocqueville, dont c’est un des concepts fondamentaux (56); mais elle fait si incontestablement partie de la pensée de Marx et d’Engels que l’héritier par excellence de cette pensée,le Kautsky de 1889, lui consacre le premier chapitre de son analyse des origines de la Révolution française (57). Et ce chapitre est précisement précedé d’une mise en garde liminaire contre les simplifications “”sociologiques”” du marxisme, qui me paraît s’appliquer parfaitement au cas d’Albert Soboul: “”On n’est que trop disposé, lorsqu’on ramène le devenir historique à une lutte de classes, à ne voir dans la société que deux causes, deux classes en lutte, deux masses compactes, homogènes: la masse révolutionnaire et la masse réactionnaire, celle qui est en bas, celle qui est en haut. A ce compte, rien de plus aisé que d’écrire l’histoire. Mais, en réalité, les rapports sociaux ne sont pas si simples”” (58)”” [François Furet, ‘Penser la Révolution française’, Paris, 2009] [(55) Les textes de Marx et d’Engels concernant l’indépendance de l’Etat absolutiste par rapport à la bourgeoisie et à la noblesse sont à la fois épars et nombreux. On pourra consulter notemment: Marx, ‘Critique de la phisosophie hégélienne de l’Etat’ (1842-43), éd. Costes, 1948, p. 71-73 et 166-167; Marx, ‘L’idéologie allemande’, éd Costes, 1948, p. 184-185; Engels,””Lettres à Kautsky du 20.2.1899″”, Werke t. XXXVII, p. 154; Engels, “”Lettre à Conrad Schmidt du 27.10.1890″”, dans ‘Etudes philosophiques’, éd Sociales, 1951, p. 131; Engels, préface de 1891 à “”La guerre civile en France’, Werke, t. XVII, p. 624. Ces textes infirment la thèse; avancée par Mazauric (op. cit. p. 89, note) [C. Mazauric, ‘Sur la Révolution française’, Ed. Sociales, 1970], que Marx et Engels avaient renoncé, dans leur maturité, à l’idée de l’Etat absolutiste arbitre entre bourgeoisie et noblesse. La preuve, c’est qu’on trouve cette idée dans des textes tardifs, et tout particulièrement dans la correspondance Engels-Kautsky, au moment où Kautsky, travaillant à son livre sur la lutte de classes dans la France de 1789, demande conseil à Engels su ce sujet. Il n’y a, à ma connaissance, pas trace d’une modification apportée à cette thèse dans ‘La guerre civile en France’ et ‘La critique des programmes de Gotha et d’Erfurt’, que Mazauric cite comme témoignages d’une nouvelle théorie de Marx à ce sujet. La vérité, c’est qu’il fait une double confusion: il attribue à Marx, sur l’Etat d’Ancien Régime, une théorie qui est celle de Lénine sur l’Etat bourgeois (de même que, p. 211, il attribue à Lénine une phrase célèbre de ‘Misère de la philosophie’: “”L’histoire avance par son mauvais côté””). Cet amalgame est d’ailleurs caractèristique d’une grande ignorance des textes de Marx et d’Engels chez Mazauric. Ce que je ne songerais pas à lui reprocher, s’il ne se réclamait précisément de Marx, alors qu’il réflète à la fois Sieyès et Lénine, ce qui n’est pas la même chose; (56) Marx a lu attentivement ‘De la Démocratie en Amérique’, qu’il cite dès 1843 (dans ‘La question juive’); (57) K. Kautsky, ‘La lutte des classes en France en 1789’, Paris, 1901. Kautsky a longuement discuté de ce livre avec Engels: cf. leur correspondance entre 1889 et 1895 (Werke: t. XXXVII-XXXIX); (58) K. Kautsky, op. cit., p. 9]”,”FRAR-407″
“FURET François”,”Il secolo della Rivoluzione 1770-1880.”,”François Furet, docente presso l’École des Hautes Études en Sciences sociales di Parigi (che ha diretto dal 1977 al 1985), viene considerato il maggior specialista di storia della Rivoluzione francese. Tra le sue ricerche, dedicate in particolare all’evoluzione sociale, politica e culturale del Settecento e dell’Ottocento francesi, sono state pubblicate ance in Italia Il laboratorio della storia, La Rivoluzione francese (con Denis Richet), Critica della Rivoluzione francese.”,”STOx-041-FL”
“FURET François”,”Le due Rivoluzioni. Dalla Francia del 1789 alla Russia del 1917.”,”François Furet, docente presso l’École des Hautes Études en Sciences sociales di Parigi (che ha diretto dal 1977 al 1985), viene considerato il maggior specialista di storia della Rivoluzione francese. Tra le sue ricerche, dedicate in particolare all’evoluzione sociale, politica e culturale del Settecento e dell’Ottocento francesi, sono state pubblicate ance in Italia Il laboratorio della storia, La Rivoluzione francese (con Denis Richet), Critica della Rivoluzione francese.”,”STOx-042-FL”
“FURET François RICHET Denis”,”La Rivoluzione francese. Volume I. Dagli Stati generali al 9 Termidoro.”,”Contiene il capitolo VI: ‘Il romanticismo rivoluzionario’ (pag 187-243) (La repubblica del talento, La Comune di Parigi, Il primo Terrore, L’invasione, I massacri di settembre, Valmy, Gli inizi della Convenzione, Il processo al Re, La morte del Re cristianissimo, Le vittorie della Repubblica, Pitt e la coalizione, Tragica primavera, In Vandea: le campagne contra le città, A Parigi: i poveri contro i ricchi, I primi passi verso il Terrore, La lotta per il potere, Il 31 maggio, Il 2 giugno)”,”FRAR-009-FV”
“FURET François RICHET Denis”,”La Rivoluzione francese. Volume II. Dal 9 Termidoro al 18 Brumaio.”,”Bibliografia ragionata (pag 658-663): Citatra l’altro a proposito dellemasse cittadine: Tonnesson K.D., ‘La Défaite des sans-culottes: mouvement révolutionnaire et réaction bourgeoisie en l’an III’, 1958 e Richard Cobb, ‘L’Armée révolutionnaire’, 1963.”,”FRAR-010-FV”
“FURET François a cura; scritti di Alphonse PEYRAT Jules FERRY Emil OLLIVIER Louis BLANC Edgar QUINET Jules MICHELET”,”La gauche et la révolution au milieu du XIXe siècle. Edgar Quinet et la question du Jacobinisme, 1865-1870.”,”Nell’autunno del 1865, l’uscita del libero di Edgar Quinet consacrato alla storia della Rivoluzione francese è un avvenimento letterario. L’autore è uno dei grandi intellettuali della generazione romantica, a fianco di Michelet, durante la monarchia di luglio, nelle grandi lotte contro il clericalismo, deputato della gauche repubblicana sotto la Seconda Repubblica, militante dell’ “”L’Enseignement du peuple’, esiliato in Belgio, poi in Svizzera, dopo il colpo di stato del 2 dicembre 1851. Il suo volume è una riflessione sulle origini e la natura della tradizione rivoluzionaria in Francia. Meditazione pessimista, poichè, la Rivoluzione, per due volte, è degenerata in dispotismo. Come Tocqueville, Quinet si interroga su questa fatalità.”,”FRAR-427″
“FURET Francois”,”Marx e la Rivoluzione francese. Con una antologia di testi di Marx a cura di Lucien Calvié.”,”Volume dedicato alla memorai di Kostas Papaioannou col quale Furet avva pensato di scrfivere questo saggio (in apertura) “”Cominciamo coll’esaminare l’idea del ritardo tedesco. È un’idea che mal si accorda – nell’ambito di una ragione rivelata dalla storicità – con quella del privilegio nell’intelligenza del reale di cui godrebbe la filosofia tedesca. Marx, come Hegel, tuona contro Savigny e la scuola storica del diritto, colpevole secondo cui di legittimare la tradizione e lo ‘status quo’ (5). La Germania che ha davanti agli occhi, fra l’altro, non è più la Prussia illuminata del 1818-1820, ma la Prussia reazionaria degli anni 1830-1840. È un paese che teme la rivoluzione senza averla fatta, oggetto della storia senza aver mai potuto esserne, come la Francia, soggetto: «Abbiamo subito le restaurazioni, in primo luogo perché i nostri signori avevano paura e un’altra perché i nostri signori non avevano paura. Noi, coi nostri pastori alla testa, ci trovammo sempre una sola volta in compagnia della libertà, nel giorno della sua sepoltura». Se esiste una pedagogia della storia tedesca, è proprio la sua arretratezza che il filosofo deve rendere a tutti manifesta. L’Antico regime, che in Francia ha conosciuto la sua tragedia, «recita ora la sua commedia con la maschera del fantasma tedesco»: prima apparizione in Marx dell’idea che la storia reciti varie volte il grande spettacolo del suo corso, una volta in modo tragico, ed è in Francia, quindi in modo comico, ed è in Germania. Il tragico segna l’avvento di una nuova epoca, il comico, la sopravvivenza di un’ultima fase dell’antica, «affinché l’umanità si separi ‘serenamente’ dal suo passato»”” (pag 14-15) [François Furet, ‘Marx e la Rivoluzione francese. Con una antologia di testi di Marx a cura di Lucien Calvié’, Rizzoli, Milano, 1989] [(5) Si veda, in particolare, l’articolo della “”Rheinische Zeitung”” del 9 agosto 1842, ‘Il manifesto filosofico della scuola storica del diritto’, ‘Opere’ t. I, a cura di Mario Cingoli e Nicolao Merker, pp. 206-215, testo n. 1, p. 153]”,”MADx-007-FC”
“FURET François RICHET Denis”,”Storia Universale. La Rivoluzione francese. Vol. 15.”,”François Furet, Parigi 27/marzo/1927 – Tolosa 12/luglio/1997, è stato uno storico francese fra i più importanti studiosi della Rivoluzione francese. Denis Richet, Parigi 22/dicembre/1927 – Parigi 15/settembre/1989, è stato uno storico francese esperto della Rivoluzione francese. Richet è stato docente presso l’École polytechnique alla Sorbona, all’Università di Tours, titolare della cattedra di Storia sociale alla prestigiosa École des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi.”,”STOU-045-FL”
“FURIOZZI Gian Biagio”,”Alceste De Ambris e il sindacalismo rivoluzionario.”,”Gian Biagio FURIOZZI è professore ordinario di storia del Risorgimento nella Facoltà di scienze della Formazione dell’ Università degli Studi di Perugia. Tra i suoi lavori: ‘Il sindacalismo rivoluzionario italiano’ (Milano, 1977). “”Al congresso dell’ USI la costituzione dei Sindacati nazionali d’ industria fu approvata a maggioranza e fu subito avviata quella dei metallurgici, delle costruzioni e dei lavoratori della terra ma, ha osservato Maurizio Antonioli, “”prima la Settimana rossa e poi la guerra mondiale arrestarono l’ unico processo aggregativo che, se portato a termine, sarebbe stato in grado di contrastare l’ egemonia della CGdL in generale e della FIOM in particolare.”” (pag 62)”,”MITS-220″
“FURIOZZI Gian Biagio”,”Il sindacalismo rivoluzionario italiano.”,”FURIOZZI Gian Biagio nato a Camerino nel 1945, è professore incaricato di Storia del Risorgimento nella Facoltà di scienze politiche di Perugia. E’ redattore del “”Pensiero politico”” e collabora a molte riviste. L’ espulsione dal PSI. “”Dopo il clamoroso insuccesso dello sciopero di Parma, il sindacalismo rivoluzionario italiano si avviò verso una profonda crisi. Il secondo Congresso nazionale delle Leghe di resistenza, tenutosi a Modena dal 6 al 10 settembre 1908, votò la condanna dello sciopero generale di tipo soreliano, mentre il Congresso di Firenze del PSI, tenutosi pochi giorni dopo, procedette alla sconfessione formale del sindacalismo rivoluzionario. I sindacalisti non parteciparono al Congresso. Le ragioni dell’ assenza furono esposte da Arturo Labriola in una lettera a Silvano Fasulo pubblicata dalla “”Propaganda”” di Napoli: (…)””. (pag 40) Pro e contro la guerra di Libia. (pag 46)”,”MITT-174″
“FURIOZZI Gian Biagio”,”Da Mazzini a Bissolati.”,”FURIOZZI Gian Biagio è professore di storia del Risorgimento presso l’Università di Perugia. Ha scritto ‘Il sindacalismo rivoluzionario in Italia’ (1977), e vari lavori su Sorel, Michels.”,”ITAB-250″
“FURIOZZI Gian Biagio”,”Da Mazzini a Bissolati.”,”FURIOZZI Gian Biagio Contiene tra l’altro i saggi: ‘La ‘Rivista popolare’ e la rivoluzione russa (pag 159-177) ‘Ivanoe Bonomi e l’L’Azione socialista’ (pag 177-203) ‘La fortuna italiana di Sorel’ (pag 203-227) ‘Sindacalismo e repubblica in Filippo Corridoni’ ‘Bissolati e Mazzini’ “”I nuovi modelli saranno per lui [Bonomi, ndr], come per la maggior parte dei riformisti italiani, il socialismo francese, il socialismo belga e il laburismo inglese. Lo stesso Turati, quando parlava della socialdemocrazia tedesca, sempre più spesso accennava alle “”sciocchezze dei Genossen””, mentre solo la Kuliscioff continuava a prestare attenzione alle vicende del partito tedesco, anche attraverso i suoi rapporti con Klara Zetkin. Permangono, è vero, le costanti collaborazioni di Oda Olberg alla “”Neue Zeit””, così come di Bissolati e Bonomi ai “”Sozialistische Montatshefte””, ma – come si è osservato – di una influenza della socialdemocrazia tedesca non si può più parlare nei termini degli anni Novanta””. (pag 185)”,”MITT-314″
“FURIOZZI Gian Biagio a cura; saggi di Leonardo LA-PUMA Stefania MAGLIANI Fulvio CONTI Giampietro BERTI Lucio D’ANGELO Nunzio DELL’ERBA Franco BOZZI Antonio ALOSCO Tiziana PIRONI Gabriele SCARABATTOLI Giuseppe MOSCATI Leonardo RAPONE Gian Biagio FURIOZZI Sergio SOAVE”,”Le sinistre italiane tra guerra e pace (1840-1940).”,”Gian Biagio Furiozzi è professore ordinario di Storia contemporanea nell’Università degli Studi di Perugia, dove presiede il corso di laurea in Storia della società della cultura e della politica. E’ autore di studi sul movimento socialista italiano e francese e ha approfondito in particolare le figure di Georges Sorel, Alceste De Ambris, Leonida Bissolati, Francesco Paoloni e Carlo Rosselli. Alla prima guerra mondiale sono in particolare dedicati i capitoli: – Lucio D’ANGELO, La guerra di Libia, la prima guerra mondiale e la crisi del movimento pacifista italiano (pag 73-88) – Nunzio DELL’ERBA, Napoleone Colajanni dall’impresa libica alla guerra mondiale (pag 89-109) – Leonardo RAPONE, Antonio Gramsci dinanzi alla prima guerra mondiale (pag 195-217) “”Il 14 dicembre 1914 [Napoleone Colajanni] pronunciò alla Camera dei deputati un discorso con cui la guerra fu presentata come forza unificatrice, come redenzione della debolezza post-risorgimentale. (…) Sulla “”Rivista popolare”” egli difese la posizione interventista di Mussolini, sostenendo che essa rappresentava una continuità con la tradizione più viva del socialismo. La scelta interventista di Mussolini fu spiegata come il risultato di un dissidio interiore “”tra la disciplina di partito”” e “”il sentimento d’italianità; tra il domma teorico del marxismo internazionalista e la realtà che trionfava tragicamente sui campi di battaglia””. Di fronte all’ambiguo neutralismo di Giolitti reagì Colajanni, che criticò con vigore la sua condotta, inficiata di slealtà e di “”tradimento””, poiché per un verso esprimeva fiducia al governo Salandra e per un altro cospirava con gli ambasciatori dell’Austria e della Germania, con la pretesa di un compenso dovuto all’Italia per avere intrapreso la guerra senza alcun preavviso”” (dal saggio di Nunzio Dell’Erba) (pag 101) (pag 101) “”Alla luce di questa premessa si comprenderà che il rapporto critico tra Gramsci e l’esperienza bellica non si limita ai po aspetti su cui mi sarà possibile soffermarmi in questa sede e che riguardano soltanto alcuni lati particolari di quel rapporto. In avvia di discorso occorre naturalmente riferirsi, per prima cosa, a quell’articolo uscito sul “”Grido del Popolo”” del 31 ottobre 1914 con il titolo ‘Neutralità attiva ed operante’ che è uno dei pezzi più noti , ma anche dei più controversi ed enigmatici della sterminata produzione giornalistica di Gramsci. Mi astengo qui da un’analisi testuale di questo articolo, non perché non sia possibile cogliere nelle affermazioni di Gramsci sfumature, inflessioni e implicazioni non sufficientemente messe in luce, finora, dalla critica storica, ma perché un’analisi di questo tipo appesantirebbe troppo il discorso. Mi limito a ricordare che il dibattito interpretativo attorno a questo scritto, in cui Gramsci giudica esaurita la formula della “”neutralità assoluta”” adottata dal Psi all’inizio della guerra in Europa e mostra di apprezzare il tentativo “”realistico”” di Mussolini di aprire nuove strade, ha ruotato attorno all’interrogativo se esso vada visto come l’approdo estremo dell’infatuazione per il Mussolini rivoluzionario, che Gramsci aveva condiviso con larga parte della giovane generazione socialista e che ora lo porterebbe a leggere la perorazione mussoliniana in favore del neutralismo “”attivo ed operante”” come uno sviluppo coerente della battaglia antiriformista sin lì condotta nel Psi dall’ex direttore dell’Avanti!; o se si tratti di un testo che mostra già un pensiero sufficientemente robusto ed originale, una personalità autonoma e distinta, un testo che annuncia gli ulteriori sviluppi del pensiero gramsciano più di quanto soggiaccia alla fascinazione del mussolinismo, sicché la coincidenza con la posizione mussoliniana sarebbe esteriore e non sostanziale, e l’abbaglio di Gramsci consisterebbe nell’attribuire a Mussolini idee ed intenzioni coincidenti con le proprie, ma in effetti lontanissime dalla nuova vocazione dell’ormai ex leader rivoluzionario; o, assolutamente all’opposto, se quell’articolo non riveli invece una vera e propria inclinazione interventista da parte di Gramsci”” (pag 197-198) (dal saggio di Leonardo Rapone)”,”MITS-427″
“FURIOZZI Gian Biagio”,”Il sindacalismo rivoluzionario italiano: appunti storiografici. Estratto da ‘Lo sciopero agrario del 1908: un problema storico. Atti del Convegno tenuto a Parma l’1 e 2 dicembre 1978′, a cura di Valerio Cervetti'”,”L”appendice’ qui è solo citata, si tratta di un saggio riportato nel volume originale (MITT-024-FV) Togliatti torna a parlare dei sindacalisti rivoluzionari in ‘Una lezione dalla scuola di Mosca sugli anarchici’, del 1935, pubblicata a cura di Ernesto Ragionieri su ‘Rinascita’ del 25 agosto 1972. (pag 188) Molto spazio al sindacalismo rivoluzionario è dedicato da Robert Michels nella ‘Storia critica del movimento socialista italiano’ pubblicata nel 1926 (pag 189) Sull’importanza del SR nella storia del movimento operaio italiano nel primo quindicennio del secolo ha richiamato l’attenzione nel dopoguerra Giovanni Spadolini nel volume ‘La lotta sociale in Italia’ (pag 193) In campo memorialistico si veda ‘Mezzo secolo d’anarchia’ di Armando Borghi (1954) (pag 194) Altri volumi citati sul SR, Luigi Preti, ‘Lotte agrarie nella Valle Padana’ e Leo Valiani ‘Questione di storia del socialismo’ (1958) (pag 195) Sull’ USI e al SR dedica attenzione Alfredo Gradilone in Storia del sindacalismo (pag 196) Una svolta negli studi sul SR è rappresentata dal saggio di Enzo Santarelli (1960) su ‘Sorel e il sorelismo in Italia’ (Riv. Storica del Socialismo e poi in ‘La revisione del marxismo in Italia’ (pag 1964) (pag 196) Bruno Uva, ‘Vita e morte del sindacalismo rivoluzionario italiano’, ‘Storia e politica’, II, 1963, n. 3 (pag 197) Horowitz in ‘Storia del movimento sindacale in Italia’ (rapporti dei SR con LCGdL)”,”STOx-327″
“FURIOZZI Gian Biagio”,”Il sindacalismo rivoluzionario italiano: appunti storiografici. Estratto da ‘Lo sciopero agrario del 1908: un problema storico. Atti del Convegno tenuto a Parma l’1 e 2 dicembre 1978′, a cura di Valerio Cervetti'”,”L”appendice’ qui è solo citata, si tratta di un saggio riportato nel volume originale (MITT-024-FV) Togliatti torna a parlare dei sindacalisti rivoluzionari in ‘Una lezione dalla scuola di Mosca sugli anarchici’, del 1935, pubblicata a cura di Ernesto Ragionieri su ‘Rinascita’ del 25 agosto 1972. (pag 188) Molto spazio al sindacalismo rivoluzionario è dedicato da Robert Michels nella ‘Storia critica del movimento socialista italiano’ pubblicata nel 1926 (pag 189) Sull’importanza del SR nella storia del movimento operaio italiano nel primo quindicennio del secolo ha richiamato l’attenzione nel dopoguerra Giovanni Spadolini nel volume ‘La lotta sociale in Italia’ (pag 193) In campo memorialistico si veda ‘Mezzo secolo d’anarchia’ di Armando Borghi (1954) (pag 194) Altri volumi citati sul SR, Luigi Preti, ‘Lotte agrarie nella Valle Padana’ e Leo Valiani ‘Questione di storia del socialismo’ (1958) (pag 195) Sull’ USI e al SR dedica attenzione Alfredo Gradilone in Storia del sindacalismo (pag 196) Una svolta negli studi sul SR è rappresentata dal saggio di Enzo Santarelli (1960) su ‘Sorel e il sorelismo in Italia’ (Riv. Storica del Socialismo e poi in ‘La revisione del marxismo in Italia’ (pag 1964) (pag 196) Bruno Uva, ‘Vita e morte del sindacalismo rivoluzionario italiano’, ‘Storia e politica’, II, 1963, n. 3 (pag 197) Horowitz in ‘Storia del movimento sindacale in Italia’ (rapporti dei SR con LCGdL)”,”STOx-004-FGB”
“FURIOZZI Gian Biagio, pagine antologiche di MONDOLFO GRAMSCI TOGLIATTI CROCE ROSSELLI PERTICONE SANTONASTASO SPADOLINI BORGHI BASSO UVA HOROWITZ MELIS SANTARELLI ARFE’ MAMMARELLA MARUCCO PEPE BRAVO CERRITO RIOSA NOMI BAKUNIN BERNSTEIN ANTONIOLI BORGHI CORRIDONI D’ANNUNZIO DE-AMBRIS DINALE ENGELS MARX FABBRI FERRI GIOLITTI GRAMSCI ARTURO LABRIOLA LANZILLO LEONE LONGOBARDI MANACORDA MANTICA MUSSOLINI OLIVETTI MASINI ORANO PANUNZIO PELLOUTIER PREZZOLINI PROUDHON RIGOLA SOREL TURATI VALIANI”,”Le interpretazioni del sindacalismo rivoluzionario italiano.”,”””Mentre aspetti specifici sulle vicende del movimento sindacalista sono esaminati in lavori recenti di Maurizio Degl’Innocenti e di Maurizio Antonioli, un momento importante di elaborazione complessivo è rappresentato dal Congresso di Ferrara del giugno 1977 su «Il sindacalismo rivoluzionario nella storia del movimento operaio internazionale», di cui sono usciti parzialmente gli Atti. Qui ci limitiamo a ricordare, per quanto riguarda l’Italia, la relazione del Riosa sul sindacalismo rivoluzionario fino alla settimana rossa e, tra le comunicazioni, quelle di Pier Carlo Masini sulla rivista «Pagine libere», di Umberto Sereni sulla Camera del lavoro di Parma di fronte all’intervento, di Maria Malatesta su Gramsci e il sindacalismo rivoluzionario, di Ernesto Volpicella sulla Puglia e di Antonioli sull’ Usi e il sindacalismo internazionale, oltre alle stimolanti conclusion di Alessandro Roveri («Ricerche storiche», XI, 1981)”” (pag 53, introduzione) SCRITTI DI MONDOLFO GRAMSCI TOGLIATTI CROCE ROSSELLI PERTICONE SANTONASTASO SPADOLINI BORGHI BASSO UVA HOROWITZ MELIS SANTARELLI ARFE’ MAMMARELLA MARUCCO PEPE BRAVO CERRITO RIOSA NOMI BAKUNIN BERNSTEIN ANTONIOLI BORGHI CORRIDONI D’ANNUNZIO DE-AMBRIS DINALE ENGELS MARX FABBRI FERRI GIOLITTI GRAMSCI ARTURO LABRIOLA LANZILLO LEONE LONGOBARDI MANACORDA MANTICA MUSSOLINI OLIVETTI MASINI ORANO PANUNZIO PELLOUTIER PREZZOLINI PROUDHON RIGOLA SOREL TURATI VALIANI MOVIMENTO OPERAIO E SOCIALISTA SINDACATO SOCIALISMO ANARCHISMO MICHELE BIANCHI DEGLI-INNOCENTI USI MOVIMENTO SINDACALISTA”,”ANAx-001-FMB”
“FURLAN Paola a cura”,”Filippo Turati. Bibliografia degli scritti, 1881-1926.”,”FURLAN Paola vive e lavora a Bologna. Bibliotecaria e ricercatrice di storia locale, ha pubblicato saggi sul movimento operaio e socialista e sulla cooperazione (v. risvolto 4° copertina) Critica sociale. “”Uno degli aspetti che più colpiscono nella redazione della bibliografia è la molteplicità degli interessi di Filippo Turati e la sua capacità di riuscire a far fronte a più impegni, su piani diversi, senza mai risparmiare sue forze intellettuali. La sola direzione della rivista, che è al centro dell’ evoluzione del pensiero socialista italiano, lo occupa per ben 35 anni (…) dal 1891 al 1926, con un’ uscita media di due fascicoli al mese. (…) Intensa è anche l’ attività di parlamentare di Filippo Turati che esordisce in Parlamento con il discorso Date la libertà alla Sicilia il 10 luglio 1896 e prosegue con uguale impegno per tutti i suoi mandati.”” (pag VII)”,”TUFx-020″
“FURLANETTO Luciano MASTRIFORTI Carlo”,”Outsourcing e Global service. Nuova frontiera della manutenzione.”,”Luciano Furlanetto, past-president dell’A.I.MAN ed amministratore unico di Segesta e Carlo Mastriforti, attualmente consulente di Segesta, esperti di Manutenzione in campo nazionale ed internazionale, hanno maturato negli ultimi anni, operando in progetti che hanno interessato alcune tra le maggiori aziende italiane.”,”ECOG-018-FL”
“FURLOTTI Gianni”,”Parma libertaria.”,”FURLOTTI Gianni (1923-1999), libertario e giornalista ha dedicato gran parte della sua vita allo studio dele tradizioni popolari del parmense. Tra i suoi vari saggi ‘Parma: le barricate del ’22’ (Rivista storica dell’ anarchismo’ (1995). “”””Camillo Berneri, uno dei dirigenti del gruppo degli Amici di Durruti che, sconfessato dalla stessa direzone della Federazione Anarchica Iberica, ha provocato l’ insurrezione sanguinosa contro il governo del Fronte Popolare di Catalogna, è stato giustiziato dalla Rivoluzione democratica, a cui nessun antifascista può negare il diritto di legittima difesa.”” (61) In questa spregiudicata dichiarazione ci sono gli echi della protervia mussoliniana nell’ attribuirsi la responsabilità del delitto Matteotti. “”Camillo Berneri doveva rimanere vittima dei moti di Barcellona del maggio. Non che vi avesse partecipato. Ma, arrestato per misura di polizia, egli fu trovato due giorni dopo assassinato assieme al suo compagno Barbieri. Nella feroce atmosfera di “”pogrom”” creata dalla più criminale delle insurrezioni, l’ assassinio di Berneri è stata una delle cose più tristi””. (62) Antonov Ovssenko, responsabile della morte di Berneri, e di tante più o meno note, sarà ben presto vittima, del meccanismo di intrighi e morte cui aveva dato mano a costruire.”” (pag 32) (61) Corsivo redazionale apparso il 20 maggio 1937 su ‘Il Grido del Popolo’ di Parigi, organo ufficiale del PCI (62) P. Nenni Spagna, Avanti! 1962 pag 158″,”ANAx-215″
“FURON Raymond”,”Manuale di preistoria.”,”Raymond FURON è il massimo rappresentante degli studi preistorici in Francia.”,”STAx-062″
“FURTADO Celso”,”La formazione economica del Brasile. Un modello di storia economica.”,”FURTADO, nato in Brasile nel 1920, ha studiato a Rio, Parigi e Cambridge. Alle Nazioni Unite è stato a capo della Sezione dello sviluppo economico della Commissione economica per l’America Latina (CEPAL). Autore del piano di sviluppo per il Nordeste, ministro del piano durante il Governo GOULART, è stato privato dei diritti politici dopo il colpo di stato dei militari (1964). Dedicatosi totalmente all’attività universitaria, è Prof di economia alla Facoltà di diritto e scienze economiche dell’Univ di Parigi. Tra i suoi libri ‘Developpement et Sousdeveloppement’ (1964), ‘La Pre-Revolution Bresilienne’ (1962), ‘Dialectique du Developpement’ (1964), ‘Sousdeveloppement et Stagnation en Amerique Latine (1966), ‘Theorie et Politique du Developpement Economique’ (1968), ‘L’economie latinoamericaine’ (1969).”,”AMLx-012″
“FURTADO Celso”,”Gli Stati Uniti e il sottosviluppo nell’ America Latina.”,”FURTADO Celso (nato in Brasile nel 1920) ha frequentato le Università di Rio, Parigi e Cambridge. Specialista nei problemi dello sviluppo economico ha occupato posti di responsabilità presso l’ ONU e ha pubblicato studi in materia. E’ stato il creatore di un piano di sviluppo per una regione del Brasile afflitta dalla siccità. E’ stato ministro della pianificazione nel governo GOULARD. Dopo il colpo di stato del 1964 è stato privato dei diritti politici e vive in esilio (Parigi). Il caso brasiliano. La prima e la seconda fase dell’ industrializzazione del Brasile. (pag 153) “”Tra il 1939 e il 1949 la produzione industriale aumentò ad un tasso medio annuale del 7.2%; tra il 1949 e il 1959, il tasso salì all’8,5%; e tra il 1959 e il 1964 il tasso fu del 9.7%. Si erano quindi verificati 25 anni di crescita ad un tasso medio annuale dell’8.3%.”” (pag 156) “”La caratteristica principale del nuovo tipo di capitalismo è il controllo dei settori più importanti della produzione da parte di un numero ristretto di imprese che operano simultaneamente in diversi mercati. Queste imprese, che sono più o meno articolate all’interno di ciascun mercato, programmano la loro produzione a media e lunga scadenza e si fanno reciprocamente concorrenza attraverso le innovazioni nei metodi produttivi e nei prodotti.”” (pag 159)”,”AMLx-081″
“FURTADO Celso”,”Teorie dello sviluppo economico.”,”Fondo Franco Palumberi”,”ECOT-148″
“FURTADO Celso”,”Gli Stati Uniti e il sottosviluppo nell’ America Latina.”,”FURTADO Celso (nato in Brasile nel 1920) ha frequentato le Università di Rio, Parigi e Cambridge. Specialista nei problemi dello sviluppo economico ha occupato posti di responsabilità presso l’ ONU e ha pubblicato studi in materia. E’ stato il creatore di un piano di sviluppo per una regione del Brasile afflitta dalla siccità. E’ stato ministro della pianificazione nel governo GOULARD. Dopo il colpo di stato del 1964 è stato privato dei diritti politici e vive in esilio (Parigi). Il caso brasiliano. La prima e la seconda fase dell’ industrializzazione del Brasile. (pag 153) “”Tra il 1939 e il 1949 la produzione industriale aumentò ad un tasso medio annuale del 7.2%; tra il 1949 e il 1959, il tasso salì all’8,5%; e tra il 1959 e il 1964 il tasso fu del 9.7%. Si erano quindi verificati 25 anni di crescita ad un tasso medio annuale dell’8.3%.”” (pag 156) “”La caratteristica principale del nuovo tipo di capitalismo è il controllo dei settori più importanti della produzione da parte di un numero ristretto di imprese che operano simultaneamente in diversi mercati. Queste imprese, che sono più o meno articolate all’interno di ciascun mercato, programmano la loro produzione a media e lunga scadenza e si fanno reciprocamente concorrenza attraverso le innovazioni nei metodi produttivi e nei prodotti.”” (pag 159)”,”AMLx-004-FV”
“FURTADO Celso”,”L’economia latinoamericana. Dalla conquista iberica alla rivoluzione cubana.”,”Celso Furtado nato a Pombal (Paraiba) ha studiato diritto in Brasile e economia a Parigi. Nel 1949 entrò a far parte del corpo permanente di economisti dell’ONU occupandosi della CEPAL (Commissione economica per l’America Latina). Durante il governo Goulart occupò la carica di ministro straordinario della Pianificazione e dello Sviluppo. Ha insegnato anche alla Sorbona. Ha pubblicato in italiano, ‘La formazione economica del Brasile’ (1970).”,”AMLx-011-FFS”
“FUSARI Giuseppe”,”Storia di Brescia. Dalle origini ai giorni nostri.”,”Giuseppe Fusari è nato a Brescia nel 1966. Completati gli studi teologici si è laureato in Lettere Moderne, specializzandosi poi in Storia dell’Arte. I suoi interessi si concentrano soprattutto sulla storia e sulla storia dell’arte, particolarmente del Rinascimento e del Barocco. Direttore del Museo Diocesano di Brescia e Accademico dell’Ateneo di Brescia ha al suo attivo diversi saggi e volumi dedicati alla cultura bresciana, indagata a largo spettro, soprattutto nei fenomeni che hanno influenzato la produzione di opere d’arte e lo sviluppo socio-politico nell’epoca della dominazione veneta. “”Brixia si definisce “”fidelis”” nei confronti di quelli che pretendono di averne il possesso o conquistarla manu militari. E’ una fedeltà che tuttavia non è pacifica sottomissione prima a Milano, poi a Venezia e quindi all’Austria, ma che diventa rivolta e volontà di indipendenza, pagata a caro prezzo nella storia del Risorgimento italiano, durante le dieci giornate del 1849, che le hanno meritato il titolo di “”Leonessa d’Italia”” da parte di Giosuè Carducci e Aleardo Aleardi. ‘Il movimento fascista con la forza si sostituisce ai movimenti popolari, sia cattolici che socialisti’ “”La compagine sociale, dopo la chiamata all’unità per far fronte alla guerra giusta, scoppia dall’interno: riprendono la tensione sociale e gli scioperi, con la contrapposizione sempre più netta tra il polo cattolico-moderato, che si raccoglie attorno al Partito Popolare Italiano, fondato nel gennaio del 1919, e quello intransigente dei socialisti che poteva contare soprattutto sulla mobilitazione degli operai delle fabbriche. Anche le elezioni del novembre 1919 sono l’immagine di questa nuova composizione delle forze politiche, fotografia del paese reale che, col suffragio universale esprime un orientamento assai diverso da quello della ‘élite’ liberal-borghese dei primi anni dell’unità. Le elezioni vedono, infatti, una forte avanzata dei socialisti che raggiungono il 23,5% dei voti contro il 45% del Partito Popolare e una massiccia presenza dell’Associazione Nazionale Combattenti (12,5%), mentre il mondo dei liberali subisce una cocente sconfitta. Il cambiamento della compagine politica, però, ha come risvolto l”escalation’ di scioperi e scontri, portati avanti dal radicalismo socialista, che prima infiammano le campagne della bassa bresciana nella primavera del 1920, poi di nuovo il settore industriale fino all’occupazione delle fabbriche, frutto della disillusione davanti a una vittoria che, nelle enfatiche parole patriottiche, doveva significare il compimento del processo risorgimentale e invece pareva aver fruttato solo nuova povertà e una vittoria mutilata dalla logica degli interessi internazionali. Sono questi i presupposti e le criticità sui quali si sviluppa e si afferma, con velocità fulminea, il movimento fascista che riesce con la forza a sostituirsi ai movimenti popolari, sia cattolici che socialisti, sottraendo loro ogni prerogativa sociale e sindacale. Se, infatti, il Fascismo, come hanno notato alcuni storici, penetrò nel Bresciano con maggiore difficoltà che altrove, riuscì tuttavia, quando diventò partito di governo, ad avere la forza di imporsi e di scardinare tutti quei movimenti popolari che esistevano sul territorio e ad insediarsi nei luoghi di potere proprio grazie alla progressiva distruzione della vecchia classe politica, irrisa e accusata di inettitudine. Prima la fondazione dei Fasci in città e nel territorio, poi la loro affermazione soprattutto in seno agli ambienti borghesi che vedevano nell’estremismo socialista la minaccia per la stabilità dei loro interessi, quindi l’ascesa al potere, al traino della difficile situazione italiana. Questa è la via della rapida affermazione del Fascismo nel territorio bresciano. A Brescia si impone Augusto Turati, parmigiano, ex socialista, ex sindacalista e redattore della “”Provincia di Brescia””, che riesce a organizzare il movimento, fino ad allora confinato in qualche circolo anticlericale. Turati diventa il ‘maître à penser’ del fascismo bresciano dalle colonne della ‘Provincia’ e dirige in questo modo l’azione concreta delle squadre che cominciano a colpire gli avversari con aggressioni, incendi e devastazioni. Il 1922 è un”escalation’ di violenze, dalla distruzione della Camera del Lavoro all’incendio della redazione del giornale socialista “”Brescia Nuova””, che culminano, all’indomani della marcia su Roma, con l’occupazione della socialista Casa del Popolo e di Palazzo San Paolo, sede delle organizzazioni cattoliche”” (pag 169-172)”,”ITAG-279″
“FUSARO Diego”,”Filosofia e speranza. Ernst Bloch e Karl Löwith interpreti di Marx.”,”FUSARO Diego è studioso di storia della filosofia presso l’ Università di Torino ha curato l’ edizione della ‘Differenza tra le filosofie della natura di Democrito e di Epicuro’ di Marx (Bompiani 2004) e – con Salvatore OBINU – dell’ Apologia di Raymond Sebond di Montaigne (Bompiani, 2004). E’ l’ ideatore e il curatore del progetto internet La filosofia e i suoi eroi. “”Mi chiedo se una marxista abbia mai il diritto di sognare, qualora non dimentichi che, secondo Marx, l’ umanità si pone sempre i soli compiti che può assolvere”” (Lenin, Che fare?) “”Solo per chi non ha più speranza ci è data la speranza.”” (W. Benjamin, Angelus Novus) “”I dialoghi di Platone, la cattedrale di Strasburgo, la Divina commedia e la musica d’attesa di Beethoven sono alcuni degli infiniti luoghi in cui aleggia lo spirito dell’ utopia: in ciascuno di questi capolavori, l’ utopia, lo slancio verso il futuro e il superamento del presente sussistono a un tempo come “”tendenza”” e come “”latenza””, nel senso che la speranza anima queste opere ma, per essere colta, richiede un notevole sforzo concettuale che si spinga esso stesso al di là del puro dato di fatto””. (pag 45) “”Interamente assorbito dallo smascheramento delle contraddizioni della società del suo tempo, Marx ha guardato troppo poco al futuro e, quando l’ha fatto, si è per lo più rivelato in imbarazzo, concependo arcadicamente l’ uomo dell’ avvenire come un factotum che la mattina va a caccia, il pomeriggio pesca e dopo pranzo fa il critico, secondo il suo capriccio. Per questa ragione, agli occhi di Bloch il marxismo si presenta come “”una critica della ragion pura per la quale non è ancora stata scritta una critica della ragion pratica”” che tenga conto della tendenza utopica e chiliastica naturalmente racchiusa in esso e che ad essa conformi il suo agire (…)””. (pag 81)”,”TEOC-380″
“FUSARO Diego”,”Bentornato Marx! Rinascita di un pensiero rivoluzionario.”,”FUSARO Diego (Università Vita-Salute San Raffaele di Milano) è uno studioso del pensiero di Marx. Per Bompiani ha curato l’edizione bilingue di diverse opere di Marx. Ha pubblicato tra l’altro ‘Karl Marx e la schiavitù salariata’ (2007). Volume dedicato a Gianni Vattimo “”Se uno volesse comportarsi come un bue, potrebbe naturalmente volgere le spalle alle pene dell’umanità e preoccuparsi solo della propria pelle””. (K. Marx, lettera del 30 aprile 1867) (in apertura) “”Le rivoluzioni sono le locomotive della storia”” (Marx, Lotte di classe in Francia) “”L’elemento ideale non è altro che l’elemento materiale trasferito e tradotto nel cervello degli uomini”” (Marx, Il capitale,I) “”La critica non è una passione del cervello, è il cervello della passione.”” (Marx, Per la critica della filosofia politica) “”Noi non anticipiamo dogmaticamente il mondo, ma dalla critica del vecchio mondo vogliamo desumere quello nuovo””. (Marx, lettera a Ruge settembre 1843) “”Il paese industrialmente più sviluppato non fa che mostrare a quello meno sviluppato l’immagine del suo avvenire”” (Marx, Il capitale) “”L’intero movimento della storia è quindi l’atto ‘reale’ di generazione del comunismo”” (Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844)”,”MADS-507″
“FUSARO Diego”,”Karl Marx e la schiavitù salariata. Uno studio sul lato cattivo della storia.”,”FUSARO Diego (Univ. San Raffaele di Milano) è uno studioso del pensiero di Marx e delle sue molteplici declinazioni otto-novecentesche. “”Lo schiavo romano era legato da catene al suo proprietario, il salariato è legato al suo da fili invisibili. L’apparenza della sua autonomia viene mantenuta dal costante variare del padrone individuale e dalla ‘fictio juris’ del contratto””. (Karl Marx, Il Capitale) “”La schiavitù è la prima forma dello sfruttamento, peculiare al mondo antico; segue ad essa la servitù della gleba del Medioevo e il lavoro salariato dei tempi moderni. Sono queste le tre grandi forme del servaggio caratteristiche delle tre grandi epoche della civiltà; la schiavitù, prima aperta poi mascherata, le accompagna sempre. (F. Engels, L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato) (in apertura)”,”MADS-524″
“FUSARO Diego”,”Marx e l’atomismo greco. Alle radici del materialismo storico.”,”FUSARO Diego (Univ. di Torino) è studioso dell’atomismo greco e dei suoi portati nella modernità. Ha tradotto i frammenti degli atomisti antichi nella nuova edizione del Diels-Kranz). Ha pubblicato altre opere sul pensiero di Marx e ha curate alcune edizioni delle opere di Marx (Questione ebraica, Differenza tra le filosofie della natura di Democrito e di epicuro). “”Ciò su cui Marx insiste (…) è che “”il materialismo francese e inglese è rimasto sempre in intimo rapporto con Democrito ed Epicuro”” (Marx Engels, La sacra famiglia, p.166), declinando in modi sempre nuovi le intuizioni di fondo di questi due autori. Bayle, Hobbes, Bacone e tutti gli altri materialisti, fino a giungere ai già citati La Mettrie, D’Holbach e Helvétius, si situano nel solco di questa tradizione materialistica, che ha insistito essenzialmente – e con intensità via via maggiore – su due punti decisivi, nei quali Marx ed Engels non faranno mistero di riconoscersi: 1. Il primato della materia, rispetto alla quale lo spirito è un qualcosa di derivato e di subordinato; 2. l’inesistenza di Dio, che viene argomentata in maniera perfettamente coerente e senza remore dagli atei francesi dell’Età illuministica.”” (pag 94-95) [Diego Fusaro, Marx e l’atomismo greco. Alle radici del materialismo storico, 2007] “”E’ interessante rilevare come, nella ‘Sacra famiglia’, Marx operi un attento confronto tra il materialismo di Hobbes e quello di Bacone, riconoscendone la comune derivazione epicurea ma preferendo apertamente il secondo: “”in Bacone, in quanto suo primo creatore, il materialismo racchiude in sé, in un modo ancora ingenuo, i germi di uno ‘sviluppo onnilaterale (allseitigen Entwicklung)’. La materia, nel suo splendore poeticamente sensibile, sorride a tutto l’uomo. La dottrina – aforistica – brulica invece ancora di inconseguenze teologiche. Nel suo sviluppo ulteriore il materialismo diventa ‘unilaterale (einseitig)’. Hobbes è il ‘sistematore’ del materialismo ‘baconiano’. La sensibilità perde il suo fiore e diventa la sensibilità astratta del ‘geometra’. Il movimento ‘fisico’ viene sacrificato al movimento ‘meccanico’ o ‘matematico’; la geometria è proclamata la scienza principale. Il materialismo diventa ‘misantropo (menschenfeindlich)’. Per poter vincere lo spirito ‘misantropo, senza carne’, sul proprio terreno, il materialismo stesso è costretto a mortificare la carne e a diventare ‘asceta (Asketen)’. Esso si presenta come un ‘essere dell’intelletto’, ma sviluppa anche la consequenzialità spregiudicata dell’intelletto.”” [Marx Engels, La sacra famiglia, p.169]”” [Diego Fusaro, Marx e l’atomismo greco. Alle radici del materialismo storico, 2007] (pag 95-96)”,”MADS-553″
“FUSARO Diego”,”Minima mercatalia. Filosofia e capitalismo.”,”FUSARO Diego, Università di Milano – San Raffaele, è studioso della filosofia della storia… “”Come abbiamo argomentato altrove, Engels sta a Marx come Paolo di Tarso sta a Cristo”” (pag 337) “”In questa assolutizzazione del sapere dell’intelletto astratto, Engels, Kautsky e lo stesso Lenin si trovano a essere, contro le loro aspettative e convinzioni, ‘allievi più di Comte che di Marx’, poiché sono integralmente comteani i loro presupposti: a) l’emergenza epistemologica del campo della scienza positiva, con neutralizzazione della metafisica e della teologia; b) l’unificazione metodologica delle scienze della natura e delle scienze sociali; c) la riduzione delle differenti scienze sociali a una sola scienza sociale metodologicamente unificata e ricalcata sul modello delle scienze empiriche”” (pag 339)”,”TEOC-563″
“FUSARO Diego”,”Marx e l’atomismo greco. Alle radici del materialismo storico.”,”Diego Fusaro (Università di Torino) è uno studioso dell’atomismo greco e dei suoi portati nella modernità. Ha tradotto i frammenti degli atomisti antichi nella nuova edizione del Diels-Kranz). Ha pubblicato altre opere sul pensiero di Marx e ha curate alcune edizioni delle opere di Marx (Questione ebraica, Differenza tra le filosofie della natura di Democrito e di epicuro). Marx e l’atomismo greco. L’atomismo della società civile. “”Senza scendere nei dettagli della teoria marxiana della società (…) possiamo svolgere alcune considerazioni per comprendere come il modello atomistico di società tracciato da Epicuro resti centrale nella mente del nostro autore. Fino a prima della Rivoluzione francese, la «società civile» (‘bürgerliche Gesellschaft’), noterà Marx, era del tutto subordinata allo Stato: è con la Rivoluzione che il rapporto tra i due risolta invertito, con la conseguenza che la società civile, guadagnando l’egemonia, ha fatto dello Stato e del suo apparato giuridico uno strumento al suo servizio, uno strumento per tutelare la specifica libertà dell’uomo che era emersa dalla Rivoluzione; una libertà intesa essenzialmente come libertà da costrizioni (libertà di accrescere illimitatamente le proprie ricchezze, di agire indisturbatamente e senza essere ostacolati dagli altri individui o dallo Stato stesso), tutta incentrata sull’individuo e dunque qualificabile – secondo Marx – come «libertà dell’uomo in quanto monade isolata» (212). Questa libertà individuale – noterà Marx – è stata erroneamente identificata con la libertà ‘tout court’, come se fosse l’unica possibile, e lo Stato (ormai sottomesso alla società civile) non ha fatto altre che riconoscerla e tutelarla tramite i suoi ordinamenti. La società che ne scaturisce è la negazione totale dell’uomo come ‘zoon politikón’, la soppressione della sua «essenza comunitaria» (‘Gemeinwesen’) e di «ente di genere» (‘Gattungswesen’): ciò che viene ad avere valore sono soltanto i singoli individui, rispetto ai quali la società è solo una «cornice esterna» (213), di per sé priva di ogni valore. E’, per l’appunto, la realizzazione della società quale se la figurava, entro certi limiti, Epicuro, in cui la società è il vuoto in cui si muovono vorticosamente i singoli atomi; l’esistenza, in questo modo, viene a essere fondata «non sul legame dell’uomo con l’uomo, ma piuttosto sulla separatezza dell’uomo dall’uomo» (214). Questa libertà individuale, in virtù della quale si è liberi fin tanto che si gode di uno spazio privato nel quale non possono addentrarsi gli altri individui né lo Stato, è il «’fondamento’ (‘Grundlage’) della società civile» (215) moderna, in cui si vive separatamente gli uni dagli altri e si intrattengono rapporti sociali solo occasionalmente, nella misura in cui è «la necessità naturale, il bisogno e l’interesse privato» (216) a spingere gli uomini a entrare in commerco tra loro. Ciascuno di essi vede e continua a vedere nell’altro uomo «non la ‘realizzazione’, ma piuttosto il ‘limite’ della propria libertà» (217). In tale prospettiva, ciascun individuo viene a configurarsi come un atomo di Epicuro o una monade leibniziana, «senza finestre» e ripiegata in se stessa, che si relaziona agli altri solo per trarne un giovamento (economico) personale. E’ particolarmente interessante che lo stesso Engels identificherà, nel 1844, la società borghese col mondo degli atomi di Epicuro: « …. finire (pag 139-142)”,”MADS-001-FC”
“FUSARO Diego”,”Bentornato Marx! Rinascita di un pensiero rivoluzionario.”,”Diego Fusaro (Università Vita-Salute San Raffaele di Milano) è uno studioso del pensiero di Marx. Per Bompiani ha curato l’edizione bilingue di diverse opere di Marx. Ha pubblicato tra l’altro ‘Karl Marx e la schiavitù salariata’ (2007).”,”TEOC-001-FMP”
“FUSAROLI Gaetano”,”Giornali in Italia. Cambiare per sopravvivere.”,”Contiene la tabella: I proprietari della stampa quotidiana nel 1919-1921: testata, città, settori economici di provenienza delle aliquote di partecipazione azionaria. (Fonte Castronovo). pag 53. (Su 20 giornali diffusi in 7 grandi città, Milano Genova Torino Bologna Firenze Roma Napoli, 14 erano in tutto o in parte di proprietà di siderurgici, 8 in tutto o in parte di proprietà delle banche. Gli agrari possedevano un solo giornale).”,”EDIx-023″
“FUSCO Gian Carlo”,”La Carboneria e le altre società occulte.”,”FUSCO Gian Carlo (La Spezia, 1915)”,”ITAB-299″
“FUSCO Gian Carlo”,”Guerra d’Albania.”,”‘Gian Carlo Fusco, giornalista scrittore commediografo ha dato a questa sua testimonianza l’immediatezza di un reportage da grande inviato’; “”C’è qualcuno di voi, o camerati, che ricorda l’inedito discorso di Eboli, pronunciato nel luglio del 1935, prima della guerra etiopica? Dissi che spezzeremo le reni al Negus. Ora, con la stessa certezza assoluta, ripeto assoluta, vi dico che spezzeremo le reni alla Grecia!”” (Mussolini novembre 1940 da Palazzo Venezia) [cit. in quarta di copertina e a pagina 59] “”Il dilettantismo e la faciloneria con cui Mussolini e i suoi ossequiosi consiglieri avevano varato il piano “”Evenienza G””, il 15 ottobre ’40, in una sala di Palazzo Venezia, provocarono al Paese una perdita d’uomini, di ricchezza e di tempo che Hitler, verso la metà di dicembre, sfogandosi con Wilhelm von Keitel, definì ‘entsetzlich und dumm’, spaventosa e stupida. Dietro le quinte della tragedia, il Führer intravedeva giustamente la responsabilità di Galeazzo Ciano, il quale, trattando di colossali problemi di politica estera con leggerezza goliardica, aveva incoraggiato il suocero all’impresa balcanica, lasciandogli più volte supporre che il presidente Metaxas, da lui “”lavorato””, non avrebbe seriamente ostacolato la nostra penetrazione in territorio greco. E’ probabile che da quel momento Hitler cominciasse a provare per Galeazzo quell’avversione che tre anni dopo portò davanti al plotone di esecuzione, senza possibilità di scampo, il ministro fascista. (…) Gli 800 uomini del Gran Sasso e della Maiella, che, in agosto, arrivando a Koriza, avevano cantato dolcemente la loro speranza di tornare a casa per Natale, erano rimasti in appena trecento, dopo due mesi di lotta. Ammutoliti, gli occhi fissi ai costoni nevosi dove si nascondeva il nemico, essi in cuor loro avevano ormai dato un addio per sempre alle borgate abruzzesi sospese sulle alte valli del Fucino, del Vomano, del Rajo e del Salto. Cominciarono a circolare nelle retrovie ufficiali superiori dalle uniformi fiammanti, dagli atteggiamenti bonari ma al tempo stesso molto autorevoli, le cui facce non erano affatto nuove. I bersaglieri, davanti a Fieri, videro arrivare un tenente colonnello alto e nodoso, calvo, dalle orecchie leggermente a sventola e dal mento a scucchia, che ostentava modi ruvidi e sbrigativi. Aveva molti nastri azzurri cuciti sul petto: medaglie prese, evidentemente, nella prima guerra mondiale. Era Renato Ricci. Un altro tenente colonnello dei bersaglieri, stretto nella fusciacca e circondato da un vago alone di colonia, anche lui carico di decorazioni al valore, apparve una mattina di tramontana, a Gramsci, in val Tomorezza, dove avevano la loro base logistica la “”Tridentina””, la “”Cuneense”” e la “”Parma””. Era Starace. Carlo Albero Biggini, giurista numero uno del regime, arrivò vestito da capitano di fanteria. Si affacciò al fronte anche il pizzetto appena brizzolato di Grandi. Altri gerarchi di minore importanza, federali, segretari provinciali e del dopolavoro, sindacalisti, squadristi e sansepolcristi, vennero a rincuorare con la loro presenza dimostrativa, per tre o quattro settimane, le truppe impegnate a fondo. Un mese prima il 18 novembre, Mussolini aveva radunato a Palazzo Venezia le gerarchie del fascismo, in sahariana e pantaloni grigi, e, dopo aver annucniato con fierezza che aerei e sommergibili italiani avrebbero ben presto partecipato alla battagila della Manica al fianco dei tedeschi, aveva detto la celebre frase: “”C’è qualcuno di voi, o camerati, che ricorda l’inedito discorso di Eboli, pronunciato nel luglio del 1935, prima della guerra etiopica? Dissi che spezzeremo le reni al Negus. Ora, con la stessa certezza assoluta, ripeto assoluta, vi dico che spezzeremo le reni alla Grecia!”””” (pag 55-59)”,”ITAF-364″
“FUSCO Giancarlo”,”La lunga marcia.”,” [‘Dalle remote retrovie cominciavano ad arrivare voci di «ribelli» e di «sabotaggi», di colonne aggredite, di intere popolazioni trucidate, per rappresaglia, dai ‘Sicherheitsdienst Commandos’. Circolò, di baracca in baracca, una storia rivoltante. In un villaggio dalle parti di Zaporoje, molto indietro, sul Dnjepr, una pattuglia di SS aveva impiccato un venerando ‘starosta’, qualcosa di mezzo tra il sindaco e il capo tribù, colpevole di aver nascosto sotto le strame alcuni vecchi fucili. Il cadavere del ‘mugik’ ultraottantenne, aveva penzolato per quattro giorni al centro del paese, carico di ghiaccioli, ondeggiante ad ogni raffica di vento. Finalmente, l”Unteroffizier’, comandante delle SS ne aveva ordinato la sepoltura, lontano dal cimitero, nei pressi di un immondezzaio. Due giorni dopo capitò da quelle parti un colonnello addetto all’organizzazione dei ‘commandos’. Fu informato dell’impiccagione e se ne compiacque. Poi venne a sapere che il cadavere era rimasto esposto soltanto quattro giorni, mentre precise disposizioni arrivate da Berlino prescrivevano che l’esposizione dovesse durare otto giorni. Il colonnello, furibondo, latrò che il corpo dello ‘starosta’ fosse subito tirato fuori dalla fossa e riappeso alla forca per altri quattro giorni. Episodi del genere, ancora più macabri e crudeli accentuarono il nostro distacco dai «camerati» germanici. Perfino i militi della ‘Tagliamento’ (comandati da ardenti squadristi, come il console Nicchiarelli e i seniori Zuliani e Patroncini), molti dei quali avevano sul petto il distintivo d’«antemarcia» e di «sciarpa littoria», cominciarono a disapprovare apertamente i metodi nazisti. Gli anticomunisti più accesi, specialmente ferraresi e mantovani, di Balbo e di Arrivabene nel ’21, furono gli ultimi a mollare. (…) «L’idra rossa, ragazzi, si schiaccia solo così. Se si potessero accoppare tutti, questi pelandroni, sarebbe l’ideale!». Frasi del genere strillavano, gonfiando le gote, i «duri» del console Nicchiarelli, di fronte ai dubbi dei più giovani. Ma ammutolirono anche loro, perplessi, quando si seppe che i nazisti deportavano in Germania anche le donne, ammucchiate sui treni merci; e chiudevano nei postriboli militari le ragazze ebree e le figlie dei marxisti militanti. Non si trattava neppure sempre di ragazze. Molte erano ancora bambine, fra i dodici e i quattordici anni. A Maranka, nei dintorni di Stalino, due coniugi ebrei, colpevoli di aver maledetto il nome di Adolfo Hitler, «suprema e intangibile guida dell’eletta razza germanica», mentre una squadra di SS stava trascinando via le loro due figlie, uno delle quali appena tredicenne, furono seduta stante sepolti vivi. Contro un muro, lì vicino, subito dopo, furono trucidati decine di cittadini. Assistendo da lontano al bestiale assassinio, avevano emesso esclamazioni di raccapriccio e di protesta. A questo punto, anche gli «antemarcia» della ‘Tagliamento’, pensando forse alla famiglie lontane, cambiarono registro. La camicia nera Pedrazzini, gerarchetto padano, uno dei più accesi, si mise prudentemente in tasca i distintivi della «vigilia»’] (pag 90-91)”,”QMIS-184″
“FUSIL C.A.”,”Sylvain Marechal ou L’homme sans dieu. H.S.D. 1750-1803.”,”””E Sylvain Marechal, l’operaio della prima e della penultima ora= – Il suo nome non si trova che due volte nelle carte del processo Babeuf, un volta sotto questa dizione: Maréchal (Manifeste à Maréchal, pistolets, poignards) e un’altra volta sotto un falso indirizzo. Perché non figura nella lista degli accusati, né tra i quarantesette presenti, né tra i diciannove in contumacia? E’ l’autore del ‘Manifeste des Egaux’ e non è sotto inchiesta”” (pag 159)”,”SOCU-226″
“FUSSELL Paul”,”Tempo di guerra. Psicologia emozioni e cultura della seconda guerra mondiale.”,”Paul Fussell è nato a Pasadena in California. Durante la guerra ha combattuto ed è stato ferito in Francia. Nel dopoguerra si è laureato ad Harvard e si è affermato come critico letterario e saggista. E’ professore di letteratura inglese all’ Università di Pennsylvania. Ha scritto pure: ‘La grande guerra e la memoria moderna’ (1984) e ‘All’estero. Viaggiatori inglesi fra le due guerre’ (1988).”,”QMIS-114″
“FUSSELL Paul”,”La grande guerra e la memoria moderna.”,”Paul Fussell (1924-2012) ha insegnato nell’Università della Pennsylvania. E’ autore pure di “”All’estero. Viaggiatori inglesi fra le due guerre”” (Il Mulino, 1988) e “”Tempo di guerra. Psicologia, emozioni e cultura nella seconda guerra mondiale”” (Mondadori, 1991). “”E’ sul campo di battaglia che si decide la vita o la morte delle nazioni”” (Sun Tzu) (in apertura) “”Nessuno dei soldati combattenti ha mai superato del tutto il disprezzo per lo stato maggiore. David Jones è tra quelli che dopo quarantacinque anni dalal guerra conservano intatto e fecondo questo disprezzo. Nel saggio “”The Utile””, in ‘Epoch and Artist’ (1959), la sua tesi è che per fare arte bisogna gettarcisi dentro, sprofondare nel proprio materiale, rivoltarcisi dentro, aspirarlo: insomma, conoscerlo allo stesso modo in cui le truppe conoscono il combattimento e non al modo in cui se lo figura lo stato maggiore: “”L’arte è inesorabile su un punto: ti costringe a faticare come un fante. Esige la tangibilità. L’artista nell’uomo è il fante nell’uomo… tutti gli uomini derivano ‘da’ questa fanteria, anche se non tutti servono ‘in’ questa fanteria. Volendo proseguire con questa analogia, il fatto di essere costantemente impegnati ‘lontano dalle unità’ ha reso abituale e diffusa una ‘mentalità da stato maggiore'”””” (pag 109)”,”QMIP-195″
“FUSSELL Paul”,”Wartime. Understanding and Behaviour in the Second World War.”,”Tempo di guerra. Psicologia emozioni e cultura della seconda guerra mondiale. Questo libro vuole mostrare l’atmosfera psicologica ed emotiva degli Americani e Britannici durante la Seconda guerra mondiale. L’anormalità della situazione e l’ intensa frustazione della popolazione civile e dei soldati al fronte. Enfatizza i danni della guerra a livello dell’intelletto, della discriminazione, dell’onestà, dell’individualità, della complessità e dell’ambiguità. Paul Fussell è nato a Pasadena in California. Durante la guerra ha combattuto ed è stato ferito in Francia. Nel dopoguerra si è laureato ad Harvard e si è affermato come critico letterario e saggista. E’ professore di letteratura inglese all’ Università di Pennsylvania. Ha scritto pure: ‘La grande guerra e la memoria moderna’ (1984) e ‘All’estero. Viaggiatori inglesi fra le due guerre’ (1988). La differenza tra i termini “emotivo” ed “emozionale” è un argomento interessante. In italiano, questi due termini sono spesso usati come sinonimi, ma in realtà hanno sfumature di significato leggermente diverse. Secondo l’Accademia della Crusca, “emotivo” si riferisce a qualcosa che riguarda il soggetto, che subisce l’effetto di emozioni o di una sua reazione causata da emozioni. D’altra parte, “emozionale” investe soprattutto l’ambito dell’oggetto e, se riguarda il soggetto, ha valenza attiva, propria di chi genera, rivela o trasmette emozioni 1. In altre parole, “emotivo” si riferisce a qualcosa che è suscettibile di provocare emozioni, mentre “emozionale” si riferisce a qualcosa che è caratterizzato da emozioni. (f: cop.)”,”QMIS-030-FSD”
“FUWA Tetsuzo”,”Stalin and Great-Power Chauvinism.”,”FUWA è Presidium Chairman del Partito comunista giapponese (JCP) e membro della Camera dei rappresentanti giapponese. Nato nel 1930 e laureato all’ Università di Tokyo è conosciuto per alcuni lavori teorici tra cui ‘Interference and Betrayal: JCP fights back against Soviet hegemonism”” (pubbilcato in inglese nel 1994).”,”RUST-085″
“FYVEL T.R.”,”George Orwell: vida y literatura.”,”Il libro di ORWELL ‘Omaggio a Catalogna’, il lavoro di satira politica ‘La fattoria degli animali’, l’ anti-totalitario ‘1984’ per essere compresi pienamente è imprescindibile conoscere la personalità di ORWELL, i compromessi politici e sociali instaurati nel periodo, le grandi purghe staliniste degli anni 1938-39, gli sviluppi della guerra civile spagnola e il dissenso dei gruppi di sinistra in cui partecipò attivamente. Ciascun libro contiene elementi autobiografici di ORWELL. C’è stata una manipolazione di destra della sua opera al tempo della guerra fredda. Isaac DEUTSCHER racconta un’ aneddoto a questo proposito:”” “”Ha letto questo libro? Deve leggerlo. Così capirà perché dobbiamo lanciare la bomba atomica su quei bolscevichi””. Con queste parole un miserabile e cieco venditore di periodici di New York mi raccomandò 1984 poche settimane prima della morte di Orwell””. (pag 10-12) “”Con vari altri inglesi, membri dell’ ILP, che pure si sentivano ricercati, ORWELL e sua moglie, decisero di fuggire in Francia per salvarsi la vita. ORWELL riconsiderò la sua esperienza della guerra civile, della morte, delle brutture, degli ospedali militari e delle prigioni, con la sua fede integra nella “”gente comune””, però con piena coscienza di un fatto: il dispotismo comunista poteva portare con sé molta più spietatezza della tirannia che ha distrutto. Tutto questo lo ha scritto nel suo ‘Omaggio a Catalogna’ (1938), uno dei libri più intelligenti che sono stati scritti sulla guerra civile spagnola; (…)””. (pag 38-39)”,”VARx-135″

Biblioteca Isc ordinata per nome autore, E

“EAGLETON Terry”,”Why Marx Was Right.”,”EAGLETON Terry Distinguished Professor of English Literature at the Universities of Lancaster, England and Notre Dame, United States. Vive a Dublino. “”Marx himself seems to have believed that in countries like England, Holland and the United States, socialists might achieve their goals by peaceful means. He did not dismiss parliament or social reform. He also thought that a socialist party could assume power only with the support of a majority of the working class.”” (pag 192) “”His collaborator Friedrich Engels also attached a good deal of importance of peaceful social change, and looked forward to a nonviolent revolution”” (pag 192)”,”TEOC-568″
“EAGLETON Terry”,”Perché Marx aveva ragione. (Tit. orig.: Why Marx Was Right)”,”Terry Eagleton (Salfor, Regno Unito, 1943) è professore di Letteratura Inglese presso la Lancaster University. E’ stato professore al Jesus College e a Oxford. Allievo di Raymond Williams, ha unito gli studi letterari alla teoria letteraria, al marxismo e alla psicoanalisi. Ha pubblicato: Figure del dissenso, Ideologia, Il senso della vita, L’idea di cultura. “”Marx non pensa che l’inevitabilità del socialismo presupponga la totale passività degli individui. Piuttosto ritiene che una volta fallito il capitalismo, gli operai non avranno più motivo di rimanere immobili e avranno tutte le ragioni di prendere il sopravvento. Questi si renderanno conto che è nel loro interesse cambiare il sistema e che, essendo in maggioranza, dispongono del potere necessario per riuscirci. Quindi agiranno per quello che sono, animali razionali, e fonderanno un sistema alternativo”” (pag 53)”,”MADS-028-FF”
“EARLE Edward Mead a cura, saggi di F. GILBERT H. GUERLAC R.R. PALMER H. ROTHFELS E.M. EARLE H. HOLBORN T. POSSONY E. MANTOUX J. GOTTMAN G.A. CRAIG A. DE-WEERD H. SPEIER I.M. GIBSON D. WHITTLESEY M.T. SPROUT T. ROPP A. KIRALFY”,”Les maitres de la strategie. 1. De la Renaissance à la fin du XIX siecle. 2. De la fin du XIX siecle à Hitler.”,”Gli AA trattano i principali esponenti del pensiero strategico: 1. MACHIAVELLI: il rinascimento dell’arte della guerra. Di Felix GILBERT 2. VAUBAN: l’impatto della scienza sulla guerra. Di Henry GUERLAC 3. FEDERICO IL GRANDE, GUIBERT, BÜLOW: dalla guerra dinastica alla guerra nazionale. Di R.R. PALMER 4. JOMINI. Di Crane BRINTON, Gordon A. CRAIG, Felix GILBERT 5. CLAUSEWITZ. Di H. ROTHFELS 6. ADAM SMITH, ALEXANDER HAMILTON, FRIEDRICH LIST: i fondamenti economici della potenza militare. Di E.M. EARLE 7. ENGELS E MARX: concetti militari dei socialisti rivoluzionari 8. MOLTKE E SCHLIEFFEN: la scuola prusso-germanica. Di Hajo HOLBORN 9. Da PICQ a FOCH: la scuola francese. Di Stefan T. POSSONY e Etienne MANTOUX 10. BUGEAUD, GALLIENI, LYAUTEY: sviluppo della guerra coloniale francese. Di Jean GOTTMAN 11. DELBRÜCK: lo storico militare. Di Gordon A. CRAIG 12. CHURCHILL, LLOYD GEORGE, CLEMENCEAU: l’emergere dei civili. Di Harvey A. DE-WEERD 13. LUDENDORFF: la concezione tedesca della guerra totale. Di Hans SPEIER 14. LENIN, TROTSKY, STALIN: la guerra secondo i sovietici. Di E.M. EARLE 15. MAGINOT e LIDDELL HART: la dottrina della difesa. Di Irving M. GIBSON 16. HAUSHOFER: i geopolitici. Di Derwent WHITTLESEY 17. MAHAN: l’apostolo della potenza marittima. Di Margaret Tuttle SPROUT 18. Dottrine continentali della potenza marittima. Di Theodore ROPP 19. La strategia navale giapponese. Di Alexander KIRALFY 20. DOUHET, MITCHELL, SEVERSKY: le teorie della guerra aerea. Di Edward WARNER 21. Epilogo. HITLER: la guerra secondo i nazisti. Di E.M. EARLE”,”QMIx-056″
“EARLE Edward Mead a cura; collaborazione di Gordon A. CRAIG e Felix GILBERT; saggi di Felix GILBERT Henry GUERLAC R.R. PALMER Crane BRINTON Gordon A. CRAIG H. ROTHFELS E. MEAD-EARLE Sigmund NEUMANN Hajo HOLBORN Stefan T. POSSONY Etienne MANTOUX Jean GOTTMANN Harvey A. DeWEERD Hans SPIER Irving M. GIBSON Derwent WHITTLESEY Margaret TUTTLE SPROUT Theodor ROPP Alexander KIRALFY Edward WARNER”,”Makers of Modern Strategy. Military Thought from Machiavelli to Hitler.”,”Saggi di Felix GILBERT Henry GUERLAC R.R. PALMER Crane BRINTON Gordon A. CRAIG H. ROTHFELS E. MEAD-EARLE Sigmund NEUMANN Hajo HOLBORN Stefan T. POSSONY Etienne MANTOUX Jean GOTTMANN Harvey A. DeWEERD Hans SPIER Irving M. GIBSON Derwent WHITTLESEY Margaret TUTTLE SPROUT Theodor ROPP Alexander KIRALFY Edward WARNER. “”Ci fu giustizia retributiva nell’ offensiva diplomatica e psicologica di Lenin contro le potenze centrali. Il governo tedesco permise a Lenin di attraversare la Germania dalla Svizzera in Russia nel 1917 nella speranza che avrebbe in seguito fiaccato la base residua del morale dell’ esercito russo. (…) Quella agitazione rivoluzionaria che fece all’ esercito russo ora Lenin era determinato a farla all’ esercito tedesco e, in aggiunta, al governo tedesco. Ed egli ebbe un grado di successo che non fu assolutamente compreso fino a dopo collasso della Germania, un anno dopo. I bolscevichi usarono l’ armistizio di Brest-Litovsk e le conferenze di pace come forum pubblico per la propaganda delle loro idee, convertendo così le relazioni diplomatiche con il nemico in un cavallo di Troia virtuale. Attraverso il negoziato gli affari esteri sotto Trotsky, l’ ufficio stampa sotto Karl Radek, e l’ Ufficio della Propaganda Rivoluzionaria Internazionale sotto Boris Reinstein diressero l’ intera loro potenza contro l’ esercito tedesco. Giornali in lingua tedesca, Die Fackel (La Fiaccola) e Der Völkerfriede (La pace del popolo), furono distribuiti ai soldati delle potenze centrali in centinaia di migliaia di esemplari. (…)””. (pag 325)”,”QMIx-131″
“EARLE Edward Mead a cura, saggi di Felix GILBERT Henry GUERLAC R.R. PALMER H. BRINTON Crane CRAIG Gordon A. GILBERT Felix ROTHFELS H. EARLE Edward Mead NEUMANN Sigmund HOLBORN Hajo POSSONY Stefan T. MANTOUX Etienne GOTTMAN Jean”,”Les maitres de la strategie. 1. De la Renaissance à la fin du XIX siecle.”,”Gli AA trattano i principali esponenti del pensiero strategico: 1. MACHIAVELLI: il rinascimento dell’arte della guerra. Di Felix GILBERT 2. VAUBAN: l’impatto della scienza sulla guerra. Di Henry GUERLAC 3. FEDERICO IL GRANDE, GUIBERT, BÜLOW: dalla guerra dinastica alla guerra nazionale. Di R.R. PALMER 4. JOMINI. Di Crane BRINTON, Gordon A. CRAIG, Felix GILBERT 5. CLAUSEWITZ. Di H. ROTHFELS 6. ADAM SMITH, ALEXANDER HAMILTON, FRIEDRICH LIST: i fondamenti economici della potenza militare. Di E.M. EARLE 7. ENGELS E MARX: concetti militari dei socialisti rivoluzionari 8. MOLTKE E SCHLIEFFEN: la scuola prusso-germanica. Di Hajo HOLBORN 9. Da PICQ a FOCH: la scuola francese. Di Stefan T. POSSONY e Etienne MANTOUX 10. BUGEAUD, GALLIENI, LYAUTEY: sviluppo della guerra coloniale francese. Di Jean GOTTMAN 11. DELBRÜCK: lo storico militare. Di Gordon A. CRAIG La scienza delle fortificazioni. “”L’ opera di Vauban riguarda la scienza applicata e le matematiche applicate elementari. NOn fu né un matematico né un fisico distinto come il futuro ingegnere militare Lazare Carnot. Non apporta alcun contributo teorico notevole alla meccanica, contrariamente a Coulomb, il contemporaneo di Carnot. Non è a lui ma a Cugnot che si deve l’ invenzione del ‘fardier à vapeur’ (carro a vapore, primo motore a vapore, ndr). A parte la concezione delle fortezze che non costituisce una scienza pura, il suo solo tributo al genio militare è stato uno studio empirico sulle giuste proporzioni dei muri di sostegno. Se Vauban merita il titolo di precursore scientifico, è essenzialmente per aver cercato di estendere il suo metodo quantitativo a domini in cui, con l’ eccezione dei suoi contemporanei inglesi, nessuno si era ancora seriamente avventurato””. (pa 51-52)”,”TEOP-226″
“EARLE Edward Mead a cura, saggi di F. GILBERT H. GUERLAC R.R. PALMER H. ROTHFELS E.M. EARLE H. HOLBORN T. POSSONY E. MANTOUX J. GOTTMAN G.A. CRAIG A. DE-WEERD H. SPEIER I.M. GIBSON D. WHITTLESEY M.T. SPROUT T. ROPP A. KIRALFY”,”Les maitres de la strategie. 2. De la fin du XIX siecle à Hitler.”,”Gli AA trattano i principali esponenti del pensiero strategico: 12. CHURCHILL, LLOYD GEORGE, CLEMENCEAU: l’emergere dei civili. Di Harvey A. DE-WEERD 13. LUDENDORFF: la concezione tedesca della guerra totale. Di Hans SPEIER 14. LENIN, TROTSKY, STALIN: la guerra secondo i sovietici. Di E.M. EARLE 15. MAGINOT e LIDDELL HART: la dottrina della difesa. Di Irving M. GIBSON 16. HAUSHOFER: i geopolitici. Di Derwent WHITTLESEY 17. MAHAN: l’apostolo della potenza marittima. Di Margaret Tuttle SPROUT 18. Dottrine continentali della potenza marittima. Di Theodore ROPP 19. La strategia navale giapponese. Di Alexander KIRALFY 20. DOUHET, MITCHELL, SEVERSKY: le teorie della guerra aerea. Di Edward WARNER 21. Epilogo. HITLER: la guerra secondo i nazisti. Di E.M. EARLE La geopolitica. Le zone di egemonia. “”I geopolitici tedeschi sottointendono e qualche volta dichiarano apertamente che la pan-America e la pan-Asia non sono che degli espedienti temporanei, tollerati dalla Germania fino a che essa abbia costituito la sua propria zona d’ egemonia. Al momento voluto, questi territori saranno inghiottiti da una Germania allargata. 3. La zona che dominerà la Germania comprende l’ Europa e l’ Africa. Non solo i piccoli paesi d’ Europa ma pure le grandi potenze, Francia e Italia, saranno riunite per formare l’ Eurafrica. I geopolitici tedeschi ammettono che lo status insulare della Gran Bretagna e la vasta regione continentale dell’ Unione Sovietica creano delle difficoltà.”” (pag 140)”,”TEOP-227″
“EARMAN John NORTON John D. a cura; William HARPER Daniel GARBER Bernard R. GOLDSTEIN Don HOWARD Geoffrey HELLMAN Carlo ROVELLI David Z. ALBERT Linda WESSELS Jeffrey BB John A. WINNIE R.I.G. HUGHES Sandy L. ZABELL Frederick SUPPE David L. HULL J. Michael DUNN David M. ARMSTRONG Fred DRETSKE Peter RAILTON”,”The Cosmos of Science. Essays of Exploration.”,”Contiene allegato esterno dattiloscritto ‘Van Frassen and Ruetsche on Preparation and Measurement’ di Bradley Monton (pag 14)”,”SCIx-370-FRR”
“EARMAN John”,”Bangs, Crunches, Whimpers, and Shrieks. Singularities and Acausalities in Relativistic Spacetimes.”,”‘Colpi, momenti cruciali, gemiti e strilli. Singolarità e non-causalità nello spazio-tempo relativistico’”,”SCIx-382-FRR”
“EASTAWAY Rob WYNDHAM Jeremy”,”Probabilità, numeri e code. La matematica nascosta nella vita quotidiana.”,”Bob Eastaway collabora in qualità di consulente con il ministero inglese della salute, il Museo scientifico e il Millennium Maths Project dell’Università di Cambridge. Jeremy Wyndham, fisico con la passione del bridge, gestiva una società di ricerche di mercato; è purtroppo recentemente venuto a mancare.”,”SCIx-230-FL”
“EASTMAN Max”,”La jeunesse de Trotsky.”,”Opere di EASTMAN apparse nelle edizioni della NRF: -Depuis la mort de Lenine. Collection des Documents bleus. -La science de la Revolution. Collection des Documents bleus.”,”TROS-012″
“EASTMAN Max”,”Reflexiones sobre el fracaso del socialismo.”,”In risvolti di copertina biografia di Max EASTMAN. “”Tanto gli utopisti che Karl Marx, svilupparono il loro pensiero prima che la psicologia, come la conosciamo, o l’ antropologia, o perfino la biologia nella sua forma moderna, fossero nate. E Lenin, come disse lui stesso, non realizzò nessun pensiero teorico che fosse più in là di Marx. Lenin aveva vent’ anni quando William James pubblicò la sua trascendentale ‘Psicologia’, ma non troviamo nessun segnale nei suoi scritti che abbia mai letto neanche il titolo di un libro di testo elementare su questa scienza””. (pag 115)”,”TEOC-327″
“EASTMAN Max”,”Il giovane Trotsky. Con archivio di 18 foto.”,”E’ la prima edizione in italiano di un libro scritto nel 1925 da un grande amico e collaboratore di Trotsky. Questi diede la propria collaborazione rispondendo ad alcune domande. Vi si traccia lo sviluppo intellettuale del futuro dirigente della rivoluzione russa passando dagli anni del terrorismo narodniko alle grandi discussioni in seno al marxismo (2° congresso del POSDR, 1903). Max Forrester EASTMAN (1883-1969), figlio di un pastore, docente di filosofia alla Columbia University, redattore capo del periodico socialista New Masses, a partire dal 1914, uno degli intellettuali rivoluzionari più brillanti degli USA. Dopo una sua visita in URSS (1922) si legò a TROTSKY, diventandone traduttore e collaboratore. Nel periodo dell’ esilio di Trtosky e nell’ ambito delle polemiche interne al movimento trotskista negli USA, fino alla rottura determinata da divergenze politiche ed ideologiche. Alla fine degli anni 1930 EASTMAN abbandonerà definitivamente il trotskismo. Incontro con Lenin. (pag 127) “”Vladimir Ilic era ancora a letto e sul suo viso l’ amabilità assunse una sfumatura di comprensibile stupore. In queste condizioni avvenne il nostro primo incontro e il nostro primo colloquio. Vladimir Ilic e Nadezda Konstantinovna (Krupskaja) mi conoscevano già attraverso una lettera di Clair (M.G. Krzizanovskij) che a Samara mi aveva, per così dire, introdotto ufficialmente nell’ organizzazione dell’ Iskra con lo pseudonimo di “”Pierò”” (la penna). Così fui accolto con la frase: “”E’ arrivato Pierò””…””. (pag 122)”,”TROS-182″
“EASTMAN Max”,”Depuis la Mort de Lenine.”,”La rivoluzione permanente. “”Rejetant la théorie menchevik par laquelle le terme de la Révolution russe était une république bourgeoise, rejetant également le mot d’ordre avec lequel Lénine les combattait: “”Dictature démocratique des ouvriers et des paysans””, il avait adopté la conception de la “”Révolution permanente”” de Marx. Il déclara que la Révolution russe, une fois déclanchée, conduite par des marxistes déterminés, ne s’arrêterait ni à l’un ni à l’autre de ces stades préliminaires, mais que, soutenue par les paysans, elle irait droit à la dictature du prolétariat, inaugurant ainsi l’ère de la Révolution mondiale. Cette prédiction réaliste, la conception souple et résolue en même temps de la “”Révolution permanente”” étaient extrêmement proches de la méthode intellectuelle de Lénine. Elles conduisirent Trotsky aux côtés de Lénine, dès le moment où commença le vrai travail, alors que les plus anciens “”léninistes”” reculaient, effrayée par l’audace de son programme d’action”” (pag 22) Lenin sulla doppia oscillazione di Zinoviev e Kamenev prima e dopo la rivoluzione di ottobre (pag 44-45)”,”TROS-245″
“EASTMAN Max”,”Il giovane Trotsky. Con archivio di 18 foto.”,”Max Forrester Eastman (1883-1969), figlio di un pastore, docente di filosofia alla Columbia University, redattore capo del periodico socialista New Masses e, a partire dal 1914, uno degli intellettuali rivoluzionari più brillanti degli Usa. Dopo una sua visita in URSS (nel 1922), si legò a Trotsky, diventandone traduttore e collaboratore. Nel periodo dell’esilio di Trotsky e nell’ambito delle polemiche che agitarono il movimento trotskista negli Usa, i rapporti tra i due conobbero un graduale peggioramento, fino alla rottura determinata da divergenze d’ordine politico e ideologico. Alla fine degli anni ’30 Eastman abbandonerà definitivamente il marxismo. Questa biografia fu scritta nel 1925 con l’autorizzazione di Trotsky.”,”TROS-014-FL”
“EASTMAN Max”,”Since Lenin Died.”,”Max Forrester Eastman (1883-1969), figlio di un pastore, docente di filosofia alla Columbia University, redattore capo del periodico socialista New Masses e, a partire dal 1914, uno degli intellettuali rivoluzionari più brillanti degli Usa. Dopo una sua visita in URSS (nel 1922), si legò a Trotsky, diventandone traduttore e collaboratore. Nel periodo dell’esilio di Trotsky e nell’ambito delle polemiche che agitarono il movimento trotskista negli Usa, i rapporti tra i due conobbero un graduale peggioramento, fino alla rottura determinata da divergenze d’ordine politico e ideologico. Alla fine degli anni ’30 Eastman abbandonerà definitivamente il marxismo. Questa biografia fu scritta nel 1925 con l’autorizzazione di Trotsky. Conclusion, Appendices: I) Lunacharsky on Trotsky’s Character, II) The Dispute About the Trade Unions, III) The ‘Retreat’ of Zinoviev and Kamenev, IV) Trotsky’s Letter to the Central Committee, V) The Reply of Politburo, VI) Trotsky’s Letter on the New Course, VII) What was Meant by ‘The Opposition’, VIII) Trotsky’s Letter of Resignation,”,”RIRO-106-FL”
“EATON John”,”Marx against Keynes. A Reply to Mr. Morrison’s “”Socialism””.”,” Non può esserci scienza sociale ‘imparziale’ in una società basata sulla lotta di classe “”The Labour Movement should learn to be unendingly suspicious of advice from capitalist experts; it should learn also to expect from the capitalists and their hangers-on hatred of ideas which advance the interests of the working people. “”Throughout the civilised world the teachings of Marx””, wrote Lenin, “”evoke the utmost hostility and hatred of all bourgeois science (both official and liberal) which regards Marxism as a kind of ‘pernicious sect’. And no other attitude is to be expected; for there can be no ‘impartial’ social science in a society based on class struggle. In one way or another ‘all’ official and liberal science ‘defends’ wage slavery, whereas Marxism has declared relentless war on wage slavery. To expect science to be impartial in a wage-slave society is as silly and naive as to expect impartiality from manufacturers on the question whether workers’ wages should be increased by decreasing the profits of capital”” (‘Essential of Lenin’, Vol., I, p. 59), There can be no impartial social science, says Lenin. But if this so, can the Labour Movement afford to let its leaders take sides ‘against’ Marxism whilst allowing “”liberal”” and “”official”” science to propagate its ideas throughout the movement and to shape the movement’s policy?”” [John Eaton, Marx against Keynes. A Reply to Mr. Morrison’s “”Socialism””‘, London, 1951]”,”MUKx-194″
“EATON John”,”Il socialismo nell’era atomica.”,”John Henry Eaton (Scotland Neck 18/06/1790 – Washington, 17/11/1856) è stato un politico e diplomatico statunitense. La contea di Eaton venne chiamata così in suo onore.Nel 1817 completò la biografia dell’allora generale Andrew Jackson e futuro presidente degli Stati Uniti. Eletto al Senato degli Stati Uniti nel 1818.”,”QMIx-077-FL”
“EBAN Abba”,”Storia dello Stato di Israele.”,”Il sostegno finanziario tedesco ad Israele. “”L’economia israeliana aveva intrapreso compiti molto al di là delle sue sole forze. Perciò, nel 1951, il primo ministro Ben Gurion convocò una conferenza tra i dirigenti d’Israele e quelli dell’ebraismo americano e mondiale. Come una sfida al senso di solidarietà e d’iniziativa ebraiche, si posero obbiettivi che in quei giorni sembravano astronomici. Le entrate dello United Jewish Appeal dovevano espandersi; si sarebbe lanciato, negli Stati Uniti e altrove, un Prestito dello Stato d’Israele, il cui ricavato sarebbe servito allo sviluppo, alla costruzione di alloggi per gli immigrati e all’espansione agricola. Oltre alle fonti ebraiche, bisognava fare uno sforzo per ottenere concessioni e prestiti dal governo degli Stati Uniti. Inoltre si decise, sebbene la questione fosse oggetto di un tempestoso e aspro dibattito in Israele; di chiedere alla Repubblica Federale Tedesca un contributo finanziario, in parziale indennizzo per le perdite materiali sofferte dagli ebrei. La somma richiesta era di 3 miliardi di marchi tedeschi (750 milioni di dollari). Altri 450 milioni di marchi (110 milioni di dollari) furono richiesti dalla Conferenza sulle rivendicazioni materiali ebraiche, che rappresentava l’ebraismo nella Diaspora e gli ebrei non israeliani che avevano sofferto sotto i nazisti e cui dovevano essere restituiti i beni personali. Nel settembre del 1952, l’accordo d’indennizzo con la Repubblica Federale Tedesca era stato firmato; lo United Jewish Appeal aveva ragginto obbiettivi maggiorati; la campagna per il Prestito d’Israele era riuscita, con grande confusione degli scettici; e il governo degli Stati Uniti aveva ottenuto dal Congresso 65 milioni di dollari per aiutare Israele ad accogliere e ad assorbire gli immigranti””. (pag 90-91) “”Il segreto del successo sta nel sapere quanto tempo occorre per riuscire”” (Montesquieu) (pag 27) “”Il baluardo di una città sono i suoi uomini”” (Pericle) (pag 110) “”La storia avrebbe un carattere molto mistico se in essa non vi fosse posto per il caso””. (Karl Marx) (pag 154) “”Il fuoco è la prova dell’ oro; l’ avversità è la prova degli uomini forti”” (Seneca) (pag 124) “”Chi non ricorda il passato è condannato a ripeterlo”” (Santayana) (pag 169) “”L’ aggressore è colui che rende la guerra inevitabile”” (Taine) (pag 215)”,”VIOx-155″
“EBAN Abba”,”Eredità. Gli ebrei e la civiltà occidentale.”,”Abba Eban Statista diplomatico studioso e scrittore, è stato membro del parlamento israeliano, eletto per la prima volta nel 1959. Ministro degli esteri dello Stato di Israele ambasciatore negli Stati Uniti e alle Nazioni Unite.”,”EBRx-001-FPB”
“EBENSTEIN Alan”,”Friedrich von Hayek. Una biografia.”,”EBENSTEIN Alan, economista, si è occupata anche di economisti come Milton Friedman e Edwin Cannan.”,”ECOT-136″
“EBENSTEIN Lanny”,”Milton Friedman. A Biography.”,”Lanny Ebenstein è autore e coautore di altri libri di storia economica e del pensiero politico.”,”ECOT-359″
“EBER Nicolas”,”Les relations de long terme banque-entreprise.”,”Ce livre concerne un domaine d’économie appliquée : les relations entre les banques et les entreprises. Il ne s’agit évidemment pas d’un manuel mais d’un essai sur un thème « d’actualité » assez pointu et très à la mode. Le premier chapitre offre un tour d’horizon complet des modèles influents dans la théorie bancaire moderne. Les chapitres suivants s’attachent à décrire et analyser la nature et les effets des relations de long terme banque-entreprise. La conclusion propose une synthèse centrée sur les caractéristiques de ces relations en France plus spécifiquement. Nicolas Eber, professore aggregato di economia all’ istituto di studi politici di Strasburgo, insegna macroeconomia, teoria economica e finanziaria dell’impresa e finanza internazionale. Ha pubblicato diversi articoli sul tema dell’economia bancaria.”,”E1-BAIN-010″
“ECHARD William E. (1931-); contributi di Julian ARCHER Erica A. ARNOLD Nancy Nichols BARKER Leland C. BARROWS James A. BISING James R. BLOOMFIELD Marvin L. BROWN Stuart L. CAMPBELL Robert B. CARLISLE Lynn M. CASE Joel S. CLELAND Jeffrey COOPER Raymond L. CUMMINGS William E. DUVALL Christopher ENGLISH Martin FICHMAN Willard Allen FLETCHER Charles E. FREEDEMAN Beverley GIBLON Patrick J. HARRIGAN Robert L. HOFFMAN Natalie ISSER Leo A. LOUBERE Paul E. MICHELSON Barrie M. RATCLIFFE Ann POTTINGER SAAB Ivan SCOTT Winyss A. SHEPARD George J. SHERIDAN Mark W. SHOLOFSKY Dolores A. SIGNORI Dorothy E. SPEIRS Warren F. SPENCER David R. STEVENSON Lee Shai WEISSBACH”,”Historical Dictionary of the French Second Empire 1852-1870.”,”Contributori (il volume riporta gli incarichi): Julian ARCHER, Erica A. ARNOLD, Nancy Nichols BARKER, Leland C. BARROWS, James A. BISING, James R. BLOOMFIELD, Marvin L. BROWN, Stuart L. CAMPBELL, Robert B. CARLISLE, Lynn M. CASE, Joel S. CLELAND, Jeffrey COOPER, Raymond L. CUMMINGS, William E. DUVALL, Christopher ENGLISH, Martin FICHMAN, Willard Allen FLETCHER, Charles E. FREEDEMAN, Beverley GIBLON, Patrick J. HARRIGAN, Robert L. HOFFMAN, Natalie ISSER, Leo A. LOUBERE, Paul E. MICHELSON, Barrie M. RATCLIFFE, Ann POTTINGER SAAB, Ivan SCOTT, Winyss A. SHEPARD, George J. SHERIDAN, Mark W. SHOLOFSKY, Dolores A. SIGNORI, Dorothy E. SPEIRS, Warren F. SPENCER, David R. STEVENSON, Lee Shai WEISSBACH.”,”FRAD-018″
“ECHEVARRIA Antulio J. II”,”After Clausewitz. German Military Thinkers Before the Great War.”,”Antulio J. Echevarria II è direttore di studi sulla sicurezza nazionale presso lo Strategic Studies Institute, U.S. Army War College. “”This study is an explication of the theories that Germany’s military writers published before the First World War. Historians have long described those theorists who came after the great Prussian philosopher of war Carl von Clausewitz as mere “”second-hand and second-rate”” thinkers, “”technicians”” attempting to follow in the footsteps of one of history’s most profound military writers (1). Even contemporary assessments, which range from the commentaries of Charles à Court Repington, a former British colonel turned war correspondent for the ‘Times’ newspaper in 1900, to the critical analyses of Hans Delbrück, Imperial Germany’s most renowned civilian military historian, have been unfavorable. Repington, who had observed the Prusso-German army’s field manoeuvres from 1905 to 1911, reproached it, as did most other military observers at the time, for “”being the slave of a single idea””, namely, tactic envelopment. Delbrück, meanwhile, criticized the officers of the General Staff for their apparently one-sided conception of strategy – the idea of achieving decisive victory through battles of annihilation. Other contemporary critics, such as Friedrich Engels, who, among other things, had established a reputation as a military critic, remarked that military thinking in Prussia had declined steadily after Clausewitz (2). Still other critics have recently maintained that the military theories of Wilhelmine Germany represent much ado about nothing, since the Imperial German Army, or Kaiserheer, was more an instrument of internal repression than on national defense. These critics argue that the Imperial Army served the Reich as a sort of “”Praetorian Guard””, disposed to strike against either the liberals or the Social Democrats, as the situation warranted. They maintain, too, that in the wake of Prussia’s constitutional conflict in the 1860s, the army began to function as the spiritual and intellectual “”school of the nation””, a school designed to imbue German subjects with outmoded feudalistic values and habits of deference. (…) Accordingly, the primary purpose of Wilhelmine military theory was to further the cause of social (and political) control by providing a rationale for increasing the prestige and influence of the military (3). In addition, German military theory shares a general opprobrium that has been leveled against all pre-1914 military thinking. As far as the conventional wisdom is concerned; the era’s military thinkers, accused of being “”divorced from civil progress”” and overtly “”hostile to novelty””, filed to comprehend the nature of modern warfare. Unwilling to heed Friedrich Engels’s warning that the “”producer of more perfect tools, ‘vulgo’ arms, beats the producer of more imperfect ones””, they clung to the belief that the conduct of war ha changed little since the days of Napoleon (4). Consequently, Europe’s military theories, doctrines, and war plans were the productions of the “”inferior and unimaginative”” professional military mind. That mind, “”suspicious of all the great advances in firearms””, dogmatically resorted to a “”cult of the offensive”” to overcome the requirements of mass, industrialized warfare. Only amateurs – nonspecialists such as Polish banker Ivan Bloch – unencumbered by the “”preoccupations of the professional””, seem to have understood how the numerous advances in technology would transform the conduct of war (5)”” (pag 1-2) [Antulio J. Echevarria, ‘After Clausewitz. German Military Thinkers Before the Great War’, Lawrence, 2000] [(2) (…) See: W.O. Henderson, ‘The Life of Frederick Engels, 2 vols, London, 1976, 2: 425, n. 47. See also Sigmund Neumann and Mark von Hagen, “”Engels and Max on Revolution, War, and the Army in Society’, in ‘Makers of Modern Strategy’, 262-80]”,”GERQ-092″
“ECHEVERRIA Durand”,”The Maupeou Revolution. A Study in the History of Libertarianism. France 1770-1774.”,”Durand Echeverria is Professor Emeritus of French and Comparative Literature at Brown University. He has also written Mirage in the West; A History of the French Image of American Society to 1815. Preface, Introduction, Conclusion, Bibliography, notes, Index,”,”FRAA-003-FL”
“ECKERT Georg PELGER Hans redazione e altri articoli di Georg ECKERT Hans PELGER Jacques DROZ Bert ANDREAS Roman ROSDOLSKY Susanne MILLER ecc.”,”Indice rivista ‘Archiv für Sozialgeschichte’. Herausgegenb von der Friedrich-Ebert-Stiftung. 1961 – 1992.”,”Riporta titoli articoli di Georg ECKERT, Hans PELGER, Jacques DROZ, Bert ANDREAS, Roman ROSDOLSKY, Susanne MILLER e molti altri.”,”MGEx-043″
“ECO Umberto BOMPIANI Valentino DE-BENEDETTI Paolo e altri”,”Catalogo generale 1929-1999.”,”Contiene: Ricordo di Valentino BOMPIANI di Umberto ECO, V. BOMPIANI, Il mestiere dell’ editore, intervista a BOMPIANI a cura di DEL-GIUDICE, Rispondere, dubitare, di Paolo DE-BENEDETTI, Pubblicare per leggere, di Umberto ECO.”,”EMEx-015″
“ECO Umberto a cura; saggi di Bruno ZEVI Giulio Carlo ARGAN Guido PIOVENE Luigi CHIARINI Umberto ECO Vittorio GREGOTTI Vincenzo CAGLIOTI Gino BOZZA Francesco MASERA Francesco ROSSO”,”L’ Italie par elle-même – A Self-Portrait of Italy – Autoritratto dell’ Italia.”,”Saggi di Bruno ZEVI Giulio Carlo ARGAN Guido PIOVENE Luigi CHIARINI Umberto ECO Vittorio GREGOTTI Vincenzo CAGLIOTI Gino BOZZA Francesco MASERA Francesco ROSSO. “”Moravia, Vittorini, Pavese, Carlo Emilio Gadda, i poeti Montale, Ungaretti e Quasimodo, e l’ autore di questa nota, per fare solo alcuni nomi, erano in piena attività già prima del 1940, e non si può dire che dopo essi abbiano cambiato in modo sostanziale; solo, trovarono un ambiente più ricettivo e adatto al carattere della loro opera. La letteratura italiana, ricchissima di altri generi, è sempre stata povera di romanzi in senso moderno; l’ ultimo grande romanziere italiano morto, Italo Svevo, passò a lungo inosservato e fu scoperto quando era già prossimo ai settant’anni. Fra i nomi che abbiamo citato, si segnalò subito Alberto Moravia (…)””. (pag 137-138, Guido Piovene)”,”ITAS-098″
“ECO Umberto”,”Come si fa una tesi di laurea. Le materie umanistiche.”,”ANTE1-30 Umberto ECO è nato ad Alessandria nel 1932. E’ ordinario di Semiotica e Presidente della Scuola superiore di studi umanistici presso l’Università di Bologna. pag 12″,”STOx-130″
“ECO Umberto FEDRIGA Riccardo a cura; saggi di Antonio CARRANO Federico FERRAGUTO Roberto LIMONTA Paola GIACOMONI Tonino GRIFFERO Stefano POGGI Remo BODEI Alberto BURGIO Ezio RAIMONDI Laura BARLETTA e Antonio SENTA Francesco TOMASONI Salvatore VECA Giovanni FRANCI Umberto ECO Matteo D’ALFONSO e Valentina PISANTY Luca PINZOLO Fabio CIRACI Giuliano CAMPIONI Maurizio FERRARIS Domenico M. Fazio Ferdinando VIDONI Gilberto CORBELLINI Caterina ZANFI Alessandra FACCHI Dino BUZZETTI Vittorio BEONIO BROCCHIERI Rinaldo FALCIONI Pietro CORSI Paola GOVONI Mauro DORATO Marco CIARDI Mario PIAZZA Matteo MORGANTI Umberto BOTTAZZINI Ugo FABIETTI Gianfranco POGGI Cristina DEMARIA Gabriella SEVESO Renate RAMGE Tullio DE-MAURO Luciano MECACCI Roberta LORENZETTI Patricia CHIANTERA-STUTTE Giovanni ROTA Riccardo MARTINELLI Luca VIVANTI Giuseppe CACCIATORE Giampaolo PRONI Giorgio BERTELOTTI Caterina ZANFI Margherita ARCANGELI Giulio IACOLI Massimo FERRARI Amedeo VIGORELLI Stefano BRANCALETTI Cristina BELTRAMI Paolo SALANDINI Giovanni ROTA Alessandro GHISALBERTI Roberto LIMONTA Costantino ESPOSITO Andrea PIATESI Luca SOVERINI Stefano BRACALETTI Alberto BURGIO Marco SANTAMBROGIO Andrea BOTTANI Carlo PENCO Roberto LIMONTA Gianluca CUOZZO Gaetano CHIURAZZI Costantino ESPOSITO Luca BIANCHI Pietro CORSI Siri NERGAARD Pietro KOBAU Luca SOVERINI Elio FRANZINI Giovanni ROTA Massimo CAMPANINI Mauro DORATO Alberto DE-GREGORIO Michela MASSINI Mario PIAZZA Marcello FRIXIONE Roberto CORDESCHI Margherita MARCHESELLI Raffaella GRASSO Francesco BIANCHINI Nicla VASSALLO Saverio FORESTIERO Roberta SASSATELLI Riccardo FEDRIGA Roberto LOLLI Cristina DEMARIA Riccardo VIALE Stefano BRACALETTI Stefano RODOTA’ Marina LALATTA COSTERBOSA Gustavo ZAGREBELSKY”,”La filosofia e le sue storie. L’età contemporanea.”,”L’opera ‘La filosofia e le sue storie’ si articola in tre volumi ed è curata da Eco e Fedriga. – L’antichità e il medioevo – L’età moderna – L’età contemporanea Tra i molti, contiene i saggi: ‘Hegel’ di R. Bodei, ‘La scuola hegeliana’ di A. Burgio, ‘Karl Marx’ di Salvatore Veca, ‘Sullo stile del Manifesto’ di U. Eco, ‘Marxismi contemporanei’ di Stefano Bracaletti “”Una celebre lettera del luglio 1868, un anno dopo l’uscita del primo libro de ‘Il Capitale’, ci introduce in modo eloquente nello spazio della teoria del valore di Marx. “”Il cianciare sulla necessità di dimostrare il concetto di valore è fondato solo sulla più completa ignoranza, sia della cosa di cui si tratta, sia del metodo della scienza. Che sospendendo il lavoro, non dico per un anno, ma solo per un paio di settimane, ogni nazione creperebbe, è una cosa che ogni bambino sa. E ogni bambino sa anche che le quantità di prodotti, corrispondenti ai diversi bisogni, richiedono quantità diverse, e quantitativamente definite, del lavoro sociale complessivo. Che questa necessità della distribuzione del lavoro sociale in proporzioni definite non sia affatto annullata dalla forma definita della produzione sociale, ma può solo cambiare il suo modo di apparire, è autoevidente. Le leggi della natura non possono mai essere annullate. Ciò che può mutare in condizioni storiche diverse non è che la forma con cui quelle leggi si impongono. E la forma in cui questa distribuzione proporzionale del lavoro si afferma, in una data situazione sociale nella quale la connessione del lavoro sociale si fa valere come scambio privato dei prodotti individuali del lavoro, è appunto il valore di scambio di questi prodotti. La scienza consiste appunto in questo: svolgere come la legge del valore si impone”””” (pag 80-81) [Salvatore Veca, ‘Carlo Marx’, (in) ‘La filosofia e le sue storie. L’età contemporanea’, a cura di Umberto Eco e Riccardo Fedriga, Roma Bari, 2015] “”[Il testo del Manifesto] Inizia con un formidabile colpo di timpano, come la ‘Quinta’ di Beethoven: “”Uno spettro si aggira per l’Europa”” (e non dimentichiamo che siamo ancora vicini al fiorire preromantico e romantico del romanzo gotico, e gli spettri sono entità da prendere sul serio). Segue subito dopo una storia a volo d’aquila sulle lotte sociali dalla Roma antica alla nascita e sviluppo della borghesia, e le pagine dedicate alle conquiste di questa nuova classe “”rivoluzionaria”” ne costituiscono il poema fondatore – ancora buono oggi, per i sostenitori del liberismo. Si vede (voglio proprio dire “”si vede””, in modo quasi cinematografico) questa nuova inarrestabile forza che, spinta dal bisogno di nuovi sbocchi per le proprie merci, percorre tutto l’orbe terraqueo (e secondo me qui il Marx ebreo e messianico sta pensando all’inizio del Genesi), sconvolge e trasforma paesi remoti perché i bassi prezzi dei suoi prodotti sono l’artiglieria pesante con la quale abbatte ogni muraglia cinese e fa capitolare i barbari più induriti nell’odio per lo straniero, instaura e sviluppa le città come segno e fondamento del proprio potere, si multinazionalizza, si globalizza, inventa persino una letteratura non più nazionale bensì mondiale. E’ impressionante come il ‘Manifesto’ avesse visto nascere, con un anticipo di centocinquant’anni, l’era della globalizzazione, e le forze alternative che essa avrebbe scatenato. Come a suggerirci che la globalizzazione non è un incidente avvenuto durante il percorso dell’espansione capitalistica (solo perché è caduto il muro ed è arrivato internet) ma il disegno fatale che la nuova classe emergente non poteva evitare di tracciare, anche se allora, per l’espansione dei mercati, la via più comoda (anche se più sanguinosa) si chiamava colonizzazione. E’ anche da rimeditare (e va consigliato non ai borghesi ma alle tute di ogni colore), l’avvertimento che ogni forza alternativa alla marcia della globalizzazione, all’inizio, si presenta divisa e confusa, tende al puro luddismo, e può venire usata dall’avversario per combattere i propri nemici. Al fine di questo elogio (che conquista in quanto è sinceramente ammirato), ecco il capovolgimento drammatico: lo stregone si trova impotente a dominare le potenze sotterranee che ha evocato, il vincitore è soffocato dalla propria sovraproduzione, è obbligato a generare dal proprio seno, a far sbocciare dalle proprie viscere i suoi propri becchini, i proletari”” [Umberto Eco, ‘Sullo stile del ‘Manifesto” (in) ‘La filosofia e le sue storie. L’età contemporanea’, a cura di Umberto Eco e Riccardo Fedriga, Roma Bari, 2015] (pag 84-85) Saggi di Antonio CARRANO Federico FERRAGUTO Roberto LIMONTA Paola GIACOMONI Tonino GRIFFERO Stefano POGGI Remo BODEI Alberto BURGIO Ezio RAIMONDI Laura BARLETTA e Antonio SENTA Francesco TOMASONI Salvatore VECA Giovanni FRANCI Umberto ECO Matteo D’ALFONSO e Valentina PISANTY Luca PINZOLO Fabio CIRACI Giuliano CAMPIONI Maurizio FERRARIS Domenico M. Fazio Ferdinando VIDONI Gilberto CORBELLINI Caterina ZANFI Alessandra FACCHI Dino BUZZETTI Vittorio BEONIO BROCCHIERI Rinaldo FALCIONI Pietro CORSI Paola GOVONI Mauro DORATO Marco CIARDI Mario PIAZZA Matteo MORGANTI Umberto BOTTAZZINI Ugo FABIETTI Gianfranco POGGI Cristina DEMARIA Gabriella SEVESO Renate RAMGE Tullio DE-MAURO Luciano MECACCI Roberta LORENZETTI Patricia CHIANTERA-STUTTE Giovanni ROTA Riccardo MARTINELLI Luca VIVANTI Giuseppe CACCIATORE Giampaolo PRONI Giorgio BERTELOTTI Caterina ZANFI Margherita ARCANGELI Giulio IACOLI Massimo FERRARI Amedeo VIGORELLI Stefano BRANCALETTI Cristina BELTRAMI Paolo SALANDINI Giovanni ROTA Alessandro GHISALBERTI Roberto LIMONTA Costantino ESPOSITO Andrea PIATESI Luca SOVERINI Stefano BRACALETTI Alberto BURGIO Marco SANTAMBROGIO Andrea BOTTANI Carlo PENCO Roberto LIMONTA Gianluca CUOZZO Gaetano CHIURAZZI Costantino ESPOSITO Luca BIANCHI Pietro CORSI Siri NERGAARD Pietro KOBAU Luca SOVERINI Elio FRANZINI Giovanni ROTA Massimo CAMPANINI Mauro DORATO Alberto DE-GREGORIO Michela MASSINI Mario PIAZZA Marcello FRIXIONE Roberto CORDESCHI Margherita MARCHESELLI Raffaella GRASSO Francesco BIANCHINI Nicla VASSALLO Saverio FORESTIERO Roberta SASSATELLI Riccardo FEDRIGA Roberto LOLLI Cristina DEMARIA Riccardo VIALE Stefano BRACALETTI Stefano RODOTA’ Marina LALATTA COSTERBOSA Gustavo ZAGREBELSKY”,”FILx-495″
“ECO Umberto”,”Diario minimo.”,”””Il basso livello intellettuale degli indigeni è dimostrato dal fatto che essi evidentemente ignorano che Milano non si trova sul mare; e così scarsa è la loro capacità di memorizzazione che ad ogni domenica mattina si danno alla consueta fuga precipitosa per rientrare nella città in mandrie spaurite la sera stessa, cercando rifugio nelle proprie capanne, pronti a dimenticare la loro cieca avventura il giorno dopo””: (pag 73)”,”VARx-012-FV”
“ECO Umberto SCHIAVONE Aldo OTTANI CAVINA Anna LEYDI Roberto CORSI Pietro RAIMONDI Ezio a cura, saggi di Laura BARLETTA Vittorio BEONIO BROCCHIERI Tiziana BERNARDI Giovanni BRANCACCIO Alberto CAPATTI Stefano CIANCI Alberto DEL GIUDICE Giuseppe FERRANDI Federico LUCARINI Gadi LUZZATO VOGHERA Luigi MASCILLI MIGLIORINI Marina MONTACUTELLI Massimo MONTANARI Silvia MORETTI Silvana MUSELLA Francesco PRIVITERA Giulio SODANO Bruno VECCHIO Luca VIVANTI Corrado VIVANTI, Saggi di Arti visive Emanuela BAGATTONI Silvestra BIETOLETTI Rossella CAMPANA Sonia CAVICCHIOLI Francesco CECCARELLI Giovanna D’AMIA Giovanni LEONI Elisa MONTECCHI Cocetto NICOSIA Gaia PIERPAOLI Alessandra RIZZI Maria Grazia TAMPIERI Luisa TOGNOLI BARDIN Daniele VACCARO, Saggi di Musica Bruno ANTONINI Virgilio BERNARDONI Eugenia CASINI ROPA Danilo COSTANTINI Consuelo GIGLIO Luca MARCONI Luigi PESTALOZZA Anna TEDESCO Claudio TOSCANI, Saggi di Scienza e Tecnologia Enrico BELLONE Umberto BOTTAZZINI Paolo BRENNI Stefano CASATI Marco CIARDI Paolo CONTE Gilberto CORBELLINI Pietro CORSI Vittorio MARCHIS Luciano MECACCI Claudio Sergio POGLIANO Ezio VACCARI, Saggi di Filosofia Girolamo DE-MICHELE Rinaldo FALCIONI Simona FERLINI Cecilia GALLOTTI Giammatteo MAMELI Roberto PELLEREY Valentina PISANTY Giampaolo PRONI Vittorio RIGUZZI, Saggi di Letteratura e teatro Giovanni BAFFETTI Marco Antonio BOZZOCCHI Alberto BERTONI Bruno CAPACI Silvia CONTARINI Antonio FAETI Giovanna FRANCI Giuseppe GHINI Cesare GIACOBAZZI Marie-Louise LENTENGRE Claudio LONGHI Davide MONDA Ezio RAIMONDI Lucia RODLER Gino SCATASTA Franca ZANELLI QUARANTINI”,”Storia della civiltà europea. L’Ottocento. Volume 10: Storia, Economia, Società.”,”I due grandi rivolgimenti del secolo XVIII – la rivoluzione industriale e la Rivoluzione francese – determinano la storia dell’Ottocento.”,”EURx-045-FL”
“ECO Umberto”,”Il fascismo eterno.”,”Le caratteristiche dell’ Ur-Fascismo o il ‘fascismo eterno'”,”ITAF-389″
“ECO Umberto”,”Migrazioni e intolleranza.”,” Europa, guerre tra Stati e trattati. Nel 1678 e 1679 Nimega ospitò delegati da decine di paesi europei e città-stato per porre fine a una serie di guerre (Francia, Olanda, Spagna, Brandeburgo, Svezia, Danimarca, Munster, Sacro Romano impero) dopo la guerra dei Trent’anni (pag 29)”,”EURx-346″
“ECO Umberto”,”De Bibliotheca.”,”””Una buona biblioteca, nel senso di una cattiva biblioteca (e cioè di un buon esempio del modello negativo che cerco di realizzare), dev’essere anzitutto un immenso ‘cauchemar’, deve essere totalmente incubatica e, in questo senso, la descrizione di Borges va bene: “”(…)”” (pag 3-4)”,”VARx-013-FGB”
“ECO Umberto”,”Vero, falso, segreto, finto.”,”””Conclusione: difendersi dalla stampa, da noi, è ancora un privilegio di classe. Al di sotto di tutto questo rimane comunque il sospetto che l’ideologia della notizia a tutti i costi (che non ha nulla a che fare con l’ideale della verità a tutti i costi) domini minacciosamente l’etica del giornalista (…)”” (pag 41) Umberto Eco (Alessandria 1932 – Milano 2016) filosofo, medievista, semiologo, massmediologo, ha esordito nella narrativa nel 1980 con ‘Il nome della rosa’ (premio Strega 1991) seguito da ‘Il pendolo di Foucault’ (1988), ‘L’isola del giorno prima’ (1994), ‘Baudolino’ (2000) e altre opere. Tra la saggistica ha pubblicato ‘Trattato di semiotica generale’ (1975) ‘Kant e l’ornitorinco’ (1997), ‘Il fascismo eterno’ (2016) e altri scritti.”,”TEOS-338″
“ECO Umberto”,”A passo di gambero. Guerre calde e populismo mediatico.”,”Questo libro raccoglie una serie di articoli e interventi scritti da Eco tra il 2000 e il 2005. Il periodo si apre con l’11 settembre 2001 ed è seguit dalle due guerra in Afghanistan e in Irak. In Italia c’è l’ascesa al potere di Silvio Berlusconi.”,”VARx-032-FER”
“ECO Umberto”,”Scritti sul pensiero medievale.”,”Volume incentrato su Tommaso d’Aquino Umberto Eco filosofo, medievista, semiologo, massmediologo, scrittore narratore.”,”STMED-021-FSD”
“ECO Umberto”,”La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea. Lezione inaugurale per la Chaire Européenne 1992-93 al Collège de France tenuta il 2 ottobre 1992.”,”‘A Dante la ‘confusio linguarum’ non appariva come la nascita di lingue di diversi gruppi etnici. Piuttosto, durante la costruzione della torre gli architetti parlano la lingua degli architetti, i portatori di pietre un’altra propria, e sembra che Dante pensi ai gerchi delle corporazioni del suo tempo, e associ a una vaga idea di divisione del lavoro sociale l’idena di una ‘divisione del lavoro linguistico’ (pag 55)”,”EURx-002-FGB”
“ECO Umberto”,”La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea.”,”””La lungua geroglifica appariva così una lingua perfetta agli ultimi sacerdoti di una civiltà che si stava spegnendo nell’oblio, salvo che essa appariva tale a chi l’interpretava leggendo, non a chi per avventura fosse stato ancora capace di pronunciarla”” (Sauneron 1982: 55-56). Ora possiamo capire a che cosa si riferisse Orapollo: a una tradizione semiotica di cui si era perdtua la chiave, e di cu egli coglieva, senza riuscire bene a discrimnare, sia l’aspetto fonetico che quello ideografico, ma in modo confuso, per sentito dire”” (pag 162-163)”,”TEOS-004-FMDP”
“ECONOMY Elizabeth OKSENBERG Michel a cura, saggi di Samuel S. KIM Michael D. SWAINE e Alastair Iain JOHNSTON Andrew J. NATHAN Margaret M. PEARSON Nicholas R. LARDY Frederick S. TIPSON Todd M. JOHNSON Lester ROSS”,”China Joins the World: Progress and Prospects.”,”E. Economy è Fellow for China and Deputy Director of the Asian Studies Program al Council of Foreign Relations. Michel Oksenberg è Senior Fellow all’ Asian Pacific Research Center presso la Stanford University, ed è anche Professore in scienze politiche.”,”CINE-086″
“EDELMAN Marek, a cura di Wlodek GOLDKORN”,”Il ghetto di Varsavia lotta.”,” Nel ghetto in macerie, arriva la fine della rivolta cominciata il 19 aprile. E’ il 9 maggio 1943. Il giorno prima si era suicidato Mordechaj Anielewicz il comandante dell’Organizzazione di combattimento (ZOB), assieme ai suoi compagni più vicini. Forse ha pensato di trasformarsi così in una leggenda che sarebbe sopravvissuta e si sarebbe propagata per decenni nel mondo. Marek Edelman invece voleva continuare a vivere e a lottare. Il 9 maggio con una quarantina di compagni, scende nelle fogne di Varsavia per uscire oltre il ghetto dove li attendeva un loro compagno per portarli in un luogo sicuro. Ma altri, non combattenti vorrebbero unirsi alla fuga. C’erano nel ghetto ragazze che facevano la vita. Edelman decide di non portare con sé e quindi non salvare le prostitute. Questo gesto (Marek non se la sentiva di portare con sé delle persone che gli erano estranee) viene giustificato dal filosofo Jacek Holowka con la “”differenza tra i principi validi in tempo di pace e i principi imposti dalla guerra””. Il libro di Edelman è una specie di rendiconto, scritto a caldo sul ruolo che il Bund ha avuto nella preparazione e nell’insurrezione del ghetto . Edelman accusa spesso i poliziotti ebrei di totale complicità con i nazisti. 50 anni dopo, avrà comprensione pure per quei poliziotti, (pag 7, introduzione). Di Bund ne sono esistiti due. Uno quello dell’Impero zarista cessa la sua esistenza dopo la presa del potere da parte dei bolscevichi, il secondo cresce nella Polonia indipendente, dopo il 1918. I suoi due leaders indiscussi erano Henryk Erlich e Wiktor Alter (pag 19, introduzione). Ad Anielewicz, che stimava, Edelmann rimproverava di aver preferito alla necessità concreta di continuare a combattere dare alla propria fine una dimensione simbolica (muore il popolo e assiema a lui i soldati (pag 27). Nel testo si cita pure la vicendi di Hendusia Himelfarb, ragazza bellissima e piena di desideri. Hendusia era responsabile nel ghetto di una gruppo di bambini orfani. Marek poteva salvarla: “”Vieni con noi”” le disse. “”Non posso lasciare i bambini soli”” lei rispose. “”Senza di me avranno paura, piangeranno””. Salì con loro sul vagone per Treblinka. (pag 36). (dall’introduzione di Wlodek Goldkorn). Edelman continuò in seguito a combattere con i partigiani polacchi. Dopo la guerra è diventato cardiologo all’ospedale di Lodz. E’ stato più volte arrestato dal regime fino alla vittoria di Solidarnosc. Muore novantenne nel 2009 (dalla quarta di copertina). Biografia di Marek Adelman scritta da Hanna Krall: ‘Arrivare prima del Signore Iddio’ (Giuntina, 2010) (pag 30, introduzione)”,”GERR-048″
“EDELMAN Marek KRALL Hanna”,”Il ghetto di Varsavia. Memoria e storia dell’insurrezione. ‘Il ghetto lotta’ (Edelman) – ‘Arrivare prima del buon Dio’ (conversazione con Marek Edelman) (Krall).”,”””Il ghetto lotta’ è uno scritto militante, le cui autocensure obbediscono alle leggi della politica. (…) L’intervista di Edelman è del ’77. Possiamo immaginare quello che avrebbe potuto aggiungere l’autore se si fosse svolta nell’81, dopo l’internamento e se si fosse trovato fuori dai confini della Polonia”” (dall’introduzione) “”Questo libro è una testimonianza diretta su uno dei momenti più tragici della storia dell’umanità: il 19 aprile 1943, gli ebrei del ghetto di Varsavia, certi di essere votati allo sterminio per mano dei nazisti, decidono di morire con le armi in pugno. Marek Edelman, all’epoca aderente al ‘Bund’ (movimento operaio ebraico), unico sopravvissuto dello Stato Maggiore dell’insurrezione, ricostruisce la realtà quotidiana del ghetto con parole semplici e forti, con dettagli concreti e finora sconosciuti su «una vita alle frontiere della morte». A quarant’anni di distanza, la sua memoria ritorna su quegli avvenimenti. In una conversazione con la giornalista polacca Hanna Krall, egli dà una visione non eroica dell’insurrezione, agli antipodi di ogni leggenda, carica di interrogazioni: «Quando si conosce bene la morte, si hanno più responsabilità di fronte alla vita»”” (quarta di copertina)”,”POLx-053″
“EDELMAN Gerald M. TONONI Giulio”,”Un universo di coscienza. Come la materia diventa immaginazione.”,”Gerald M. Edelman è direttore del Neurosciences Institute di San Diego, California, e presidente della Neurosciences Research Foundation. Premio Nobel per la fisiologia e la medicina nel 1972, per i suoi studi sulla struttura degli anticorpi. Giulio Tononi è Senior Fellow di neurobiologia teorica e sperimentale al Neurosciences Institute e professore associato di fisiologia umana all’Università di Pisa.”,”FILx-167-FL”
“EDGERTON David”,”Warfare State. Britain, 1920-1970.”,”EDGERTON David è Hans Rausing Professor al Centre for the History of Science, Technology and Medicine all’Imperial College di Londra. Ha pubblicato pure: ‘England and the aeroplane: an essay on a militant and technological nation’ (1991) e ‘Science, technology and the British industrial ‘decline’, 1870-1970′ (1996). L’autore introduce il concetto di ‘complesso scientifico-militare’ che si affianca a l complesso militare-industriale (v. es. pag 324) ‘The US military-scientific complex’ Il ruolo dello Stato. “”Many of the most important technologies of the twentieth century, and earlier periods, are the product of a particular state system (and not just say, capitalism, industrialism, imperialism, or even militarism or the ‘cold war’) – aviation and nuclear power are central cases. The national dimension is critical, even for those technologies often seen as quintessentially international and internationalising technologies like aviation and telecommunications. I am not arguing here that we should take a national view of twentieth-century science and technology, only that there are vitally important national dimensions. This is not to say that we should accept the vulgar techno-nationalism of so many studies, for example those which focus on ‘national systems of innovation’. (…)”” (pag 331-332)”,”UKIQ-005″
“EDWARDES Michael”,”Asia al bivio. Titolo originale ‘Asia in the Balance’.”,”EDWARDES Michael è stato diretto testimone di molti avvenimenti cruciali della più recente storia asiatica, in India nel 1947 all’ epoca del trapasso dei poteri e in Cina durante la rivoluzione comunista. Tornato a Londra, si dedicò a ricerche approfondite sulle questioni asiatiche. E’ autore di numerose opere tra cui una storia dell’ India.”,”ASIx-035″
“EDWARDES Michael”,”L’ Occidente in Asia, 1850-1914.”,”EDWARDES Michael è uno specialista nelle questioni asiatiche e autori di libri quali ‘Asia in the European Age’, ‘Last Years of British India’, ‘British India 1772-1947’. Altre opere pubblicata in italiano: ‘Storia dell’ India dalle origini ai nostri giorni’ (Bari, 1966) e ‘Asia al bivio’ (Milano, 1962). “”Il suo impero non era statico, bensì ancora in fase di espansione, nonostante nel 1900 già coprisse un quinto dell’ intero globo terrestre. Propria a causa della grande estensione del suo impero d’ oltremare, l’ Inghilterra si sentiva minacciata anche quando una ragione vera non c’era, come nel caso delle presunte mire russe sull’ India”” (pag 84).”,”ASIx-049″
“EDWARDS Richard GARONNA Paolo PISANI Elena”,”Il sindacato oltre la crisi.”,”Le cause e le ragioni della perdita di rappresentatività delle organizzazioni sindacali occidentali in una approfondita analisi delle esperienze di quattro paesi: Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Italia. Le politiche e le strategie di medio termine per superare le antiche e recenti difficoltà nelle relazioni industriali. Saggi di EDWARDS, GARONNA, PISANI, Michael PODQURSKY, Jill RUBERY, Francois SELLIER, Jean-Jacques SILVESTRE.”,”SIND-015″
“EFIROV Svetozar Alexandrovic”,”La filosofia borghese italiana del XX secolo.”,”Nato nel 1926, Efirov ha studiato presso la Facoltà di Filologia e Filosofia dell’Università di Mosca. Antonio Labriola. “”Come maggiore pensatore italiano della fine del XIX e dell’inizio del XX secolo va senza dubbio citato Antonio Labriola (1843-1904), le cui idee rappresentarono la conclusione naturale delle tendenze più fertili contenute nelle concezioni politico-sociali e filosofiche dei filosofi italiani democratici della metà del XIX secolo (Cattaneo, Pisacane e altri) e degli hegeliani napoletani dell’ala sinistra. Dopo complesse e lunghe indagini a capo delle quali era giunto alla tappa finale del marxismo (dalla prima metà degli anni ’90 del secolo scorso) Labriola divenne il primo e per lungo tempo l’unico teorico e propagandista del marxismo in Italia. E sebbene per tutta la vita fosse; sul piano teorico, l’unico (gli altri teorici del socialismo italiani erano molto al di sotto di lui e del tutto lontani dal marxismo), nonostante si fossero fatti non pochi tentativi per «seppellire» definitivamente le sue idee dopo la sua mporte, la sua influenza sulla filosofia e pensiero politico italiani fu molto considerevole. Quando i lavori di Marx e di Engels erano quasi sconosciuti al pubblico italiano e quando (alquanto più tardi) fu possibile averne una socnoscenza, regolarmente solo di «seconda mano», attraverso le trattazioni affatto travisate degi avversari (Croce, Gentile e altri), oppure attraverso le volgarizzazioni ancora peggiori, assurde e discreditanti, delle idee marxiste (A. Loria, E. Ferri e altri), solo le opere di Antonio Labriola introdussero nella vita intellettuale italiana i problemi e le idee del materialismo storico e del socialismo scientifico. In sostanza tutti gli sviluppi ulteriori del pensiero borghese italiano non sono che un’ininterrotta polemica contro queste idee, contro le idee di quella splendida pleiade di pensatori marixsti italiani che continuarono l’opera di Labriola. Questo si manifestò non soltanto nell’attività degli ideologi fascisti chiaramente imperialisti, ma anche nel rappresentante dell’intelligenza liberale ed ex-allievo del Labriola, Benedetto Croce. DI qualsiasi cosa si occupasse, con chiunque polemizzasse, il materialismo storico era per Croce come nota Antonio Gramsci, il costante incubo che sempre lo «ossessionava» (vedi [105], p. 216). Labriola considerava con disprezzo demolitore i positivisti italiani chiamandoli «rappresentanti della generazione cretina del tipo borghese» ([108], p: 14). Negli ultimi decenni del secolo scorso proprio il positivismo si occupa, nella cultura italiana, il posto predominante”” (pag 20-21) [(105) Gramsci A., Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce’, Torino, 1948, 1966; (108) Labriola, A., Lettere a Engels, Roma, 1949] [S.A. Efirov, La filosofia borghese italiana del XX secolo, Sansoni, Firenze, 1970]”,”ITAA-161″
“EFREMOV Ivan Antonovic”,”La nebulosa di Andromeda. Romanzo di fantascienza.”,”EFREMOV Ivan Antonovic è nato nel 1907. A tredici anni partecipò alla guerra civile, guidando un camion militare, poi fece il marinaio. Ma alla fine prevales in lui la passione per gli studi naturalistici. Geologo e paleontologo di gran vaglia, ha guidato molte spedizioni scientifiche e ha inventato un nuovo ramo della paleontologia: la tafonomia. Ha cominciato a scrivere fantascienza a 55 anni. pag 6″,”VARx-311″
“EGAN David R. EGAN Melinda A., collaborazione di Julie Anne GENTHNER”,”V.I. Lenin. An annotated bibliography of English-language sources to 1980.”,”EGAN David R.”,”LENS-218″
“EGBERT Donald Drew PERSONS Stow a cura; saggi di E. Harris HARBISON Harry W. LAIDLER Albert T. MOLLEGEN Stow PERSONS T.D. Seymour BASSETT Daniel BELL David F. BOWERS Sidney HOOK Paul M. SWEEZY Will HERBERG Wilbert E. MOORE George W. HARTMANN Willard THORP Donald Drew EGBERT”,”Socialism and American Life. Volume 1.”,”Dedicato alla memoria di David Frederick Bowers Saggi di E. Harris HARBISON Harry W. LAIDLER Albert T. MOLLEGEN Stow PERSONS T.D. Seymour BASSETT Daniel BELL David F. BOWERS Sidney HOOK Paul M. SWEEZY Will HERBERG Wilbert E. MOORE George W. HARTMANN Willard THORP Donald Drew EGBERT Nota: Nella biblioteca che lo possedeva (Philura Gould Baldwin Memorial Library, Library Baldwin Wallace College, Ohio, dal 1953 al 1984 il libro è stato preso in prestito 10 volte.”,”MUSx-245″
“EGGLESTON George T.”,”Roosevelt, Churchill, and the World War II. Opposition. A Revisionist Autobiography.”,”Capitolo XIII: ‘Aiuti illimitati a Stalin’ Eggleston laureato all’Università di Berkeley California già direttore del mensile Pelican arriva a New Yorek e diviene collaboratore del vecchio Life magazine. Prima dei venticinque anni diventa editor.in-chief . Quando Henry Luce lancia il suo photo-weekly Life, Eggleston é nominato nel board della rivista. Dal 1941 al 1957 è associate editor e department editor del ‘Reader’s Digest’.”,”EDIx-183″
“EGIDI Massimo”,”Schumpeter. Lo sviluppo come trasformazione morfologica.”,”Massimo Egidi è docente nell’Università degli Studi di Torino. “”Si comprende così la ragione per cui Schumpeter separa nella sua analisi critica il «Marx economista» dal «Marx sociologo» e attacca con sarcasmo, anche se con risultati analiticamente non sempre convincenti, il nesso tra riproduzione allargata e antagonismo di classe che in Marx è perno dell’analisi del capitalismo. Se dunque in ‘Capitalismo’ () troviamo una rivalutazione dell’importanza delle classi sociali nella comprensione dello sviluppo (contro Walras), ivi è contenuta anche una continua svalutazione dell’antagonismo come elemento motore del rapporto fra le classi. Così da una parte leggiamo: «Gli economisti sono stati stranamente restii a riconoscere il fenomeno delle classi sociali. Hanno sempre classificato gli agenti dal cui concorso traeva origine il fenomeno in discussione, è vero: ma per loro le classi erano semplici gruppi di individui presentanti determinati caratteri comuni; ad esempio, un certo numero di persone erano classificate come proprietari terrieri o come lavoratori, perché possedevano terre o vendevano la propria forza lavoro. Ora, le classi sociali non sono creature dell’osservatore che le classifica, ma entità viventi che esistono come tali, e la cui esistenza produce effetti che sfuggono totalmente a uno schema in base al quale la società appaia come un aggregato informe di individui o di famiglie. Resta da vedere quale importanza abbia esattamente il fenomeno delle classi sociali per le ricerche nel campo della teoria economica pura: ma che sia molto importante per diverse applicazioni pratiche e per aspetti più vasti del processo sociale in genere, è fuori dubbio» (31). Peraltro, poche pagine oltre il passo ora citato, Schumpeter critica duramente la teoria della «cosiddetta accumulazione originaria» e quindi la spiegazione che Marx offre alla genesi del processo capitalistico. Il suo attacco è centrato sulla negazione che la violenza sia la levatrice del capitalismo: «Marx accettò sostanzialmente la concezione borghese che il feudalesimo fosse un regime di violenza, in cui l’oppressione e lo sfruttamento delle masse erano ormai fatti compiuti. La teoria delle classi, destinata in origine a spiegare le condizioni della società capitalistica, venne così estesa al suo predecessore feudale – come molta parte dell’armamentario di concetti della teoria economica del capitalismo – e alcuni dei problemi più spinosi furono messi a tacere nel magma del feudalesimo per riapparire come dati di fatto consolidati nell’analisi della struttura capitalistica. Lo sfruttatore feudale fu semplicemente sostituito dallo sfruttatore capitalistico. Nei casi in cui signori feudali si trasformarono effettivamente in capitani di industria tanto basterebbe a risolvere quello che del problema è così rimasto. La documentazione storica viene in parte a soccorrere questa tesi: in realtà, molti signori feudali, soprattutto in Germania, crearono e diressero fabbriche, spesso attingendo alle proprie rendite feudali i mezzi finanziari indispensabili, e alla popolazione agricola (non necessariamente, ma talvolta formata dai loro servi) la forza-lavoro. In tutti gli altri casi, il materiale storico disponibile per colmare la lacuna è decisamente inferiore, e il solo modo soddisfacente di definire la situazione è che, da un punto di vista marxista, non esiste spiegazione soddisfacente…» (32). Il ragionamento schumpeteriano si configura non tanto nei termini di una analisi critica alla spiegazione che Marx svolge della genesi del capitalismo tesa a porre in rilievo le contraddizioni eventualmente emergenti sul piano analitico; piuttosto esso si configura come tentativo di sostituzione delle tesi marxiane con un differente apparato esplicativo. Questa posizione, che è certamente legittima nell’ambito della ricerca di una sintesi alternativa, quale Schumpeter si propone, non è tuttavia sostenuta da una ricerca storico-economica che permetta di considerare l’apparato esplicativo che viene sostenuto qualcosa di più di una «copertura ideologica»: nelle visioni preanalitiche c’è sempre (ci «deve» essere) una forte componente ideologica; ma se questa non riesce a trasformarsi in apparato analitico che regge alla prova dei fatti, la sua rilevanza diviene pressoché nulla; ora, il destino della teoria delle classi sociali che Schumpeter elabora (nel 1927) in ‘Le classi sociali in ambiente etnicamente omogeneo’ (33) sembra essere proprio questo, e le considerazioni ivi sviluppate, per la debolezza della struttura analitica e del riscontro fattuale, costringono a considerare tale lavoro al più come un abbozzo di teoria”” (pag 122-124) [Massimo Egidi, ‘Schumpeter. Lo sviluppo come trasformazione morfologica’, Milano, 1981] [() ‘Capitalismo, socialismo, democrazia’, Milano, 1955; (31) J.A. Schumpeter [1955], p. 12; (32) Ibidem, pp. 15-16; (33) J.A. Schumpeter [1972b]: (in) ‘Sociologia degli imperialismi’, Laterza, Bari, traduzione di “”Die sozialen Klassen im ethnisch – homogenen Milieu””, in ‘Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik’, vol. LVII] (pag 122-123)”,”ECOT-360″
“EGINARDO, a cura di Giovanni BIANCHI”,”Vita di Carlo Magno.”,”Scritta poco dopo la morte di Carlo Magno (814) o un po’ più tardi, probabilmente intorno all’830, la ‘Vita Karoli’ è la prima e meritatamente più illustre biografia del primo imperatore dell’età moderna. Eginardo era stato ammesso alla corte di Aquisgrana introno al 796. La sua ‘Vita’ è modellata sulle biografie svetoniane (soprattutto Augusto), con l’utilizzo dei documenti dell’archivio imperiale e la sua conscenza diretta del re franco, di cui godette a lungo la fiducia e l’amicizia. “”L’identità di Carlo è germanica, ma egli cerca di appropriarsi della tradizione romana, di farla propria. Ma resta il fatto che «questo re è franco dala testa ai piedi» (Vinay): la tradizione romana e quella cristiana sono sempre riportate a quell’unica identità”” (pag 31, introduzione)”,”BIOx-005-FSD”
“EHLER Sidney Z.”,”Historia de las relaciones entre Iglesia y Estado. (Tit.orig.: Twenty Centuries of Church and State)”,”Uno dei primi atti del parlamento francese rivoluzionario, l’ Assemblea Costituente, fu essa a lanciare, nel 1789, la famosa Dichiarazione dei Diritti dell’ Uomo. Nel suo articolo 10 proclamava la tolleranza religiosa, affermando che “”nessuno sarà perseguitato per le sue opinioni, inclusa quella religiosa, sempre che la manifestazione della stessa non turbi l’ ordine pubblico””. Dato che la Dichiarazione dei Diritti dell’ Uomo aveva la forza di principio legale fondamentale, il cattolicesimo finì per essere, poi, l’ unico credo ammesso in Francia. (…)””. (pag 125)”,”RELC-179″
“EHRBAR Hans GLICK Mark / ITOH Makoto / OCHOA Eduardo / GIUSSANI Paolo”,”La teoria del valore-lavoro (Ehrbar-Glick) / Un riesame del problema del lavoro qualificato (Itoh) / Le relazioni tra prezzi e valori. Dati empirici e implicazioni teoriche nella economia Usa (Ochoa) / Merce e valore (Giussani).”,”M. Itoh sul problema della ‘forza-lavoro complessa’, la critica di Bohm-Bawerk a Marx.”,”ECOT-355″
“EHRENBURG Ilià”,”Uomini e anni. Mosca tra la fine del secolo e i primi del ‘900. Lavoro clandestino e repressioni zariste. Emigrazione a Parigi. Incontro con Lenin. Il caffé della “”Rotonde””. Apolinnaire, Max Jacob, Picasso, Leger, Rivera, Modigliani, Jean-Richard Bloch, Romain Rolland. Personaggi dell’ emigrazione russa. La guerra mondiale. Corrispondenze dal fronte francese. La rivoluzione e gli emigrati russi. Ritorno in patria.”,”Emigrazione russa a Parigi. “”Qualche volta mi recavo alle conferenze, chiamate, alla russa ‘referàt’. Ci riunivamo in un ampio salone in Avenue de Choisy; il salone somigliava a un’ ampia rimessa: d’ inverno lo riscaldava il fiato dei presenti. A.V. Lunaciarski parlava della scultura di Rodin, la Kollontai smascherava la morale borghese. A volte facevano irruzione degli anarchici e ci si azzuffava.”” (pag 101) “”Nel 1933 Lunaciarski fu nominato ambasciatore a Madrid. Arrivato a Parigi si ammalò e dovette mettersi a letto. Andai a trovarlo all’ albergo. Capiva che la morte era vicina e ne parlava. Sua moglie cercò di fagli cambiare argomento, ma egli rispose con calma: “”La morte è una cosa seria, fa parte della vita. Bisogna saper morire bene, con dignità…””. Dopo una pausa, aggiunse: “”Ecco, l’ arte può insegnare anche questo…””””. (pag 102) “”A volte davo una capatina nella biblioteca del partito in Avenue des Gobelins: vi si potevano incontrare dei conoscenti. In un magazzino semibuio, tra ragnatele, giornali gualciti e i cappelli che erano andati a finire sotto i piedi, la gente discuteva a lungo, senza badare a Miron che si indignava: “”Compagni, ma questa è una biblioteca!…””.”” (pag 104) “”Alle riunioni di partito le discussioni erano interminabili. Di recente ho letto nelle memorie di S. Gopner che Lenin aveva tacciato di sterilità le discussioni fra emigrati, dato che si svolgevano tra persone già da molto ferme sulle proprie posizioni. Io mi stizzivo con me stesso: come mai a Mosca le discussioni mi avevano appassionato profondamente, mentre qui, in mezzo a tanti esperti politici, fino per annoiarmi? Presi a frequentare meno le riunioni””. (pag 104-105)”,”RIRx-138″
“EHRENBURG Ilja”,”Uomini anni vita. Volume IV.”,” Nell’ottobre 1944 l’A incontra Churchill e Eden giunti a Mosca. (pag 144)”,”BIOx-232″
“EHRENBURG Ilja”,”Uomini anni vita. Volume V.”,” Nell’ottobre 1944 l’A incontra Churchill e Eden giunti a Mosca. (pag 144)”,”BIOx-233″
“EHRENBURG Ilià”,”Uomini e anni. Mosca tra la fine del secolo e i primi del ‘900. Lavoro clandestino e repressioni zariste. Emigrazione a Parigi. Incontro con Lenin. Il caffè della «Rotonde». Apollinaire, Max Jacob, Picasso, Leger, Rivera, Modigliani, Jean-Richard Bloch, Romain Rolland. La guerra mondiale. Corrispondenze dal fronte francese. La rivoluzione e gli emigrati Russi. Ritorno in patria.”,”Incontro dell’autore con Lenin. “”Lenin mi disse di andare da lui. Trovai la casa in una viuzza presso il parco di Monsouris (ora ho controllato: era la via Bognet). Rimasi a lungo davanti alla porta senza decidermi a suonare: della recente audacia non rimaneva traccia. Aprì la porta Nadiezda Kostantínovna. Lenin lavorava; se ne stava seduto, pensoso, alla scrivania davanti a un lungo foglio di carta; alzò appena gli occhi. Gli narrai il crollo dell’organizzazione studentesca, gli parlai dell’articolo ‘Due anni di partito unico’, della situazione a Poltava. Mi ascoltava con attenzione, di tanto in tanto sorrideva impercettibilmente; mi sembrava che indovinasse che io ero ancora un ragazzino, e questo mi confondeva le idee. (…) Mi meravigliò molto l’ordine: i libri erano sullo scaffale, mentre sul tavolo da lavoro di Vladimir Ilic non c’era nulla: niente assomigliava alle stanze dei miei compagni di Mosca, né all’appartamento dove vivevano Savcenko e Liudmila. Vladimir Ilic ripeté più di una volta a Nadiezda Kostantinovna [Krupskaia]: «Viene direttamente di là… sa come vivono i giovani…». (…) Sentii parlare Lenin più di una volta in assemblee; parlava con calma senza riscaldarsi eccessivamente, senza eloquenza; aveva l’erre un po’ dolce; ogni tanto sorrideva. I suoi discorsi assomigliavano a una spirale: temendo di non essere capito, tornava sul pensiero già espresso, ma non ripetendolo mai, bensì aggiungendogli sempre qualcosa di nuovo. (Alcuni che hanno voluto imitare questo modo di parlare, hanno dimenticato che la spirale assomiglia al cerchio e non assomiglia: la spirale va oltre). Lenin seguiva attentamente la politica francese, studiava la storia e l’economia della Francia, conosceva il modo di vita degli operai parigini. Non soltanto parlava francese, ma poteva anche scrivere articoli in questa lingua. Nel maggio 1909 partecipai a una manifestazione davanti al Muro dei comunardi. Sfilarono in prima fila i membri della Comune; erano ancora in buon numero e marciavano con baldanza. A me sembravano vecchissimi; pensavo alla Comune come a una pagina di storia antica: erano passati trentotto anni! Davanti al Muro dei comunardi vidi Lenin: stava in piedi tra un gruppo di bolscevichi e guardava il muro: dalla pietra sembravano uscire le ombre dei federati. Vidi Lenin anche nella biblioteca Saint-Généviève, e sulla panchina del parco di Monsouris, tra i vecchietti e i bambini, e nel teatro operaio di via Goethe, dove il tenore Montaigu cantava canzoni rivoluzionarie. Eravamo in piena polemica contro i socialisti rivoluzionari, che disprezzavano le leggi di sviluppo della società, ed io naturalmente negavo ogni funzione della personalità nella storia. Qualche anno fa riflettevo alla frase contenuta in una lettera di Engels: «Marx ed io siamo in parte colpevoli del fatto che i giovani a volte danno al lato economico più importanza di quanto si debba. Noi abbiamo dovuto, in polemica con i nostri avversari, sottolineare il principio fondamentale che essi negavano, e non abbiamo trovato sempre il tempo, luogo e occasione sufficiente per dare il dovuto anche agli altri elementi che partecipano alla inter-azione». L’esempio di Lenin mise molte cose al suo posto. Quando mi recai da Vladimir Ilic, la portiera mi disse severamente: «Pulitevi le scarpe». Forse che essa comprendeva chi fosse il suo inquilino? Forse comprendeva il cameriere del caffè dell’Avenue d’Orléans che di quel signore che ordinava un boccale di birra, otto anni dopo avrebbe parlato tutto il mondo? Forse che indovinavano i visitatori della biblioteca che quell’uomo che trascriveva accuratamente dai libri cifre e nomi, avrebbe mutato il corso della storia, che di lui avrebbero scritto decine di migliaia di autori in tutte le lingue del mondo? (…) Lenin era un uomo grande e complesso. Nei tempestosi anni della guerra civile, dopo che Isaia Dobrevein aveva eseguito una sonata di Beethoven, Lenin disse a A.M. Gorki: «Non conosco niente di più bello dell”Appassionata’, sono pronto ad ascoltarla tutti i giorni. E’ una musica meravigliosa, sovrumana. Io penso sempre con orgoglio forse ingenuo: ecco quali miracoli possono fare gli uomini! – E, socchiudendo gli occhi aggiunse senza allegria: – Ma non posso sentire spesso musica, mi innervosisce, fa venir voglia di dire tenere sciocchezze e accarezzare la testa degli uomini, che, vivendo in uno sporco infermo, possono creare tale bellezza. Ma guardare così oggi non si può, ti mordono la mano e bisogna battere sulle teste, essere implacabile, sebbene noi, nel nostro ideale, siamo contrari a ogni violenza contro gli uomini. Ehm, è un compito terribilmente arduo!». Ho trascritto questo lungo brano dei ricordi di Gorki, perché è troppo strettamente legato alla mia vita e ai miei pensieri: anzi, no, il termine non è esatto, al nostro secolo, al nostro destino”” (pag 89-93)”,”RIRx-005-FV”
“EHRENBURG Ilia”,”Viaggio attraverso la giungla d’Europa.”,”””Sulla laguna veneta i seguaci del Dio Wotan banchettavano come oggi, nei ristoranti di lusso, sgridavano la servitù italiana e, straiati nelle gondole, leggevano il “”Voelkischer Beobacthte”” mentre in piazza San Marco, appena un qualunque ariano di Norimberga gettava per terra il mozzicone della sua sigaretta, c’era chi accorreva a raccogliere il mozzicone. Le giovani camicie nere, intanto, ascoltavano i discorsi del “”duce”” con volti privi d’espressione, disponti in ordine militare”” (pag 6, L’editore)”,”VARx-177-FV”
“EHRENREICH Barbara”,”L’ Amérique pauvre. Comment ne pas survivre en travaillant.”,”EHRENREICH Barbara è giornalista politica e critica sociale molto rispettata negli Stati Uniti. Collabora a note riviste. Condizione di lavoro. Alienazione sul posto di lavoro. “”La maggior parte del tempo, il lavoro consente solo un minimo di scambi con gli altri, impiegati o quadri, principalmente perché il compito è definito prima. Arrivo all’ inizio o alla fine di una pausa, stimo i danni causati dagli “”invitati”” durante la mia assenza, conto i carrelli pieni che mi aspettano, e sprofondo. Potrei anche essere sorda e muta e, nonostante tutte le istruzioni della procedura d’orientamento concernenti la necessità di sorridere e mostrarsi cordiali, l’ autismo costituirebbe un vantaggio innegabile.”” (pag 239-240)”,”CONx-144″
“EHRENREICH Barbara”,”Una paga da fame. Come (non) si arriva a fine mese nel paese più ricco del mondo.”,”””Con questo libro Barbara Ehrenreich prende il suo posto nell’Olimpo dei giganti del giornalismo investigativo accanto a figure come George Orwell e Jack London”” (Frances Fox Piven). Barbara Ehrenreiich, giornalista americana scrive su Time, Harper’s Magazine, The Nation, The New York Time Magazine.”,”CONx-030-FL”
“EHRHARD Marcelle”,”La letteratura russa.”,”Marcelle Ehrhard, professore della Facoltà di Lettere di Lione Contiene il capitolo IX (scritto con la collaborazone di Jeanne RUDE): paragrafi ‘La poesia’, e ‘Romanzi della guerra civile’: citati Babel (La cavalleria rossa, di Budjonni, Babel è un autore che ricorda un po’ Cechov), Jvanov (Ivanov) (Il treno blindato), la Sejfulina (‘Fuori legge’, descrive bande di ragazzi girovachi, in Siberia), Pilnjak (Anno nudo), Furmanov (Capaiev), Ostrovskij (‘E l’acciaio fu temprato’) Fadeev (La disfatta), Solochov (Placido Don, che si ispira a ‘Guerre e pace, di Tolstoij) (pag 119-120)”,”RUSx-189″
“EIBENSTEIN Adolfo Arturo”,”Il partenariato. Per l’ azienda di domani. Storia della partecipazione dei dipendenti alla proprietà ed alla responsabilità nelle aziende dal 1794.”,” “”Di qui da parte capitalistica, le evidenti critiche. Le altre critiche erano da parte sindacale. Il sindacalismo di tutti i colori si oppose nel modo più categorico all’ iniziativa, sostenendo che si cercava di accorciare le distanze fra datori di lavoro e lavoratori onde rendere meno aspra la lotta sindacale per il raggiungimento delle finalità che corrispondevano all’ interesse vero dei lavoratori. Si insinuò che era solo un fuoco di paglia, che i nostri dipendenti ritiravano subito le azioni loro regalate o cedute a condizioni di favore, ma sarebbero stati pronti a venderle non appena avutane la possibilità, ma il numero degli azionisti operai continuò ad aumentare di contro al numero modesto di coloro che vendevano azioni””. (pag 95)”,”ECOA-005″
“EIBL-EIBESFELDT Irenäus”,”Etologia della guerra.”,”EIBL-EIBESFELDT Irenäus è nato a Vienna nel 1928 e insegna Zoologia all’ Università di Monaco di Baviera. Dal 1970 dirige il gruppo di ricerca per l’ etologia umana presso il Max-Planck-Institut di Andechs e dal 1992 l’ istituto viennese di Etologia urbana della L. Boltzmann-Gesellschaft. Tra le sue opere ‘Etologia umana’ (1993), ‘L’ uomo a rischio’ (1992), ‘L’ albero d’oro della vita’ (1994).”,”QMIx-066″
“EIBL-EIBESFELDT Irenäus”,”I fondamenti dell’etologia. Il comportamento degli animali e dell’uomo.”,”Irenäus Eibl-Eibesfeldt è nato nel 1928 a Vienna. Allievo di Konrad Lorenz e di Wilhelm von Marinelli, è fin dalla sua origine (1951) collaboratore del Max-Planck-Institut per la fisiologia del comportamento. Dal 1963 professore all’Università di Monaco. Dal 1970 direttore del gruppo di lavoro per l’etologia umana presso il Max-Planck Institut per la fisiologia del comportamento a Percha. “”La mano umana presenta una serie di adattamenti che la rendono notevolmente capace di fabbricare e di usare gli utensili; tali adattamenti hanno comunque già avuto inizio anche in altri primati. Ad esempio, tutti i primati possono afferrare un oggetto con la mano (adattamento per arrampicarsi). Nei primati il pollice si specializza sempre più, e infine può ruotare indipendentemente dalle altre dita e opporsi loro. Questo sviluppo è progredito al massimo nell’uomo; infatti, noi possiamo tenere un oggetto con una o più dita e il pollice opposto (presa di precisione). La presa salda del pollice e delle altre dita è assicurata anche dal fatto che le falangi terminali sono allargate. In rapporto all’indice, il pollice è lungo e articolato in un angolo ampio; è mosso da forti muscoli, grazie ai quali può accostarsi o allontanarsi dalla palma della mano. Le articolazioni che uniscono il pollice al metacarpo e al trapezio gli consentono di ruotare di 45° attorno al proprio asse longitudinale, e di opporsi quindi a tutte le altre dita (J. Napier, 1962). I mammiferi superiori sono in grado di eseguire certi compiti senza dover sperimentare praticamente diverse possibilità motorie: i vari tentativi sono attuati internamente. Lo scimpanzé che sta in una gabbia, in cui si trovano una cassetta e una banana fissata al soffitto, prova mentalmente diverse soluzioni: riflette, in modo simile al nostro, mette in relazione le sue esperienze precedenti e finisce per trovare la soluzione giusta. Gli oggetti della sua riflessione devono però essere presenti. Questa facoltà di sperimentare con l’immaginazione è sviluppata a tal punto nell’uomo, che a ragione potremmo anche definirlo una ‘creatura di fantasia’ (A. Gehlen, 1940). Noi combiniamo nella mente i contenuti della nostra coscienza, e questo non solo quando dobbiamo risolvere concretamente un compito; giochiamo con loro, formiamo combinazioni sempre nuove, costruiamo castelli in aria, concepiamo e progettiamo nuovi modi d’azione, e così facendo dissolviamo le abitudini. Tale meccanismo ci impedisce di irrigidirci, ma questa non è una protezione assoluta: nella nostra fantasia possiamo anche creare idee predominanti che poi determinano coercitivamente quali ‘idee fisse’, il nostro comportamento (H. Hass, 1968)”” (pag 576-577)”,”SCIx-021-FV”
“EICHENGREEN Barry”,”Gabbie d’ oro. Il “”gold standard”” e la Grande depressione 1919-1939. Titolo originale ‘Gold Fetters’.”,”””La spiegazione dominante viene data con la massima chiarezza da Charles Kindleberger, il quale sostiene che la stabilità del gold standard di anteguerra dipese dalla efficiente gestione da parte del suo principale protagonista, la Gran Bretagna, e del suo agente, la Banca d’ Inghilterra. Si dice che il mercato dei capitali britannico abbia aumentato i suoi prestiti all’ estero ogniqualvolta l’ attività economica all’ interno rallentava, mitigando così, anziché aggravarlo, il ciclo economico internazionnale. La Banca d’ Inghilterra avrebbe poi stabilizzato il sistema del gold standard agendo in qualità di prestatore internazionale di ultima istanza. Kindleberger mette a raffronto la situazione di anteguerra con il periodo tra le due guerre, durante il quale la Gran Bretagna era troppo debole per stabilizzare il sistema e gli Stati Uniti non erano disposti a farlo. Rifacendosi alla teoria ormai nota come “”teoria della stabilità egemonica””, Kindleberger conclude che la necessaria influenza stabilizzatrice veniva adeguatamente fornita solo quando si aveva una potenza economica dominante, o egemone, disposta e capace a farlo. Il capitolo “”Il gold standard classico nella prospettiva del periodo tra le due guerre”” (Eichengreen, ndr) mette in discussione questa tesi, suggerendo che il periodo tra le due guerre non fu certo un’ eccezione quanto a mancanza di una potenza egemone. Né c’era stato prima della Grande guerra un paese che gestisse da solo gli affari monetari internazionali. Londra può essere stato il centro finanziario internazionale più importante, ma c’erano rivali significativi, in particolare Parigi e Berlino.”” (pag 9, introduzione)”,”ECOI-124″
“EICHENGREEN Barry”,”La globalizzazione del capitale. Storia del sistema monetario internazionale. (Tit.orig.: Globalizing Capital. A History of the International Monetary System)”,”EICHENGREEN Barry è docente di economie e scienze politiche all’Università di Berkeley, in California. E’ autore del saggio ‘Golden Fetters’.”,”ECOI-260″
“EICHENGREEN Barry”,”Riformare la finanza internazionale. (Tit.orig.: Toward a New International Financial Architecture)”,”EICHENGREEN è Professor of Economics and Political Science a Berkeley oltre a essere Research Associate del National Bureau of Economic Research (NBER) e Research Fellow al Centre for Economic Policy Research (CEPR) di Londra. E’ uno dei massimi specialisti di questioni monetarie e finanziarie (in it.: ‘Gabbie d’oro’ (1994) e ‘La globalizzazione del capitale’ (1998)”,”ECOI-269″
“EICHENGREEN Barry GUPTA Poonam KUMAR Rajiv a cura; saggi di Franklin ALLEN Bart VAN-ARK Jahangir AZIZ Barry BOSWORTH Rajesh CHAKRABARTI Vivian CHEN Catherine YAP Susan M. COLLINS Sankar DE Abdul Azeez ERUMBAN Aaron FLAAEN Poonam GUPTA Rana HASAN Alan HESTON Fanying KONG Przemyslaw KOWALSKI Utsav KUMAR Shuanglin LIN Eswar PRASAD Jun QJ QIAN Meijun QIAN Zhi WANG Shang-Jin WEI”,”Emerging Giants. China and India in the World Economy.”,”saggi di Franklin ALLEN Bart VAN-ARK Jahangir AZIZ Barry BOSWORTH Rajesh CHAKRABARTI Vivian CHEN Catherine YAP Susan M. COLLINS Sankar DE Abdul Azeez ERUMBAN Aaron FLAAEN Poonam GUPTA Rana HASAN Alan HESTON Fanying KONG Przemyslaw KOWALSKI Utsav KUMAR Shuanglin LIN Eswar PRASAD Jun QJ QIAN Meijun QIAN Zhi WANG Shang-Jin WEI EICHENGREEN B. è George C. Pardee e Helen N. Pardee Professor eof Economics and Political Science all’Università della California, Berkeley. GUPTA è Professore all’ Indian Council for Research on International Economic Relations. KUMAR è Director and Chief Executive of the Indian Council for Research on International Economic Relations.”,”ASIE-021″
“EICHENGREEN Barry a cura; scritti di David HUME P.B. WHALE Donald N. McCLOSKEY e Richard ZECHER Robert J. BARRO W.M. SCAMMELL Robert TRIFFIN A..G. FORD Ragnar NURKSE Milton GILBERT Richard N. COOPER”,”The Gold Standard in Theory and History.”,”Scritti di David Hume P.B. Whale, Donald N. McCloskey e Richard Zecher Robert J. Barro W.M. Scammell Robert Triffin A..G. Ford Ragnar Nurkse Milton Gilbert Richard N. Cooper”,”ECOT-314″
“EICHENGREEN Barry”,”La nascita dell’economia europea. Dalla svolta del 1945 alla sfida dell’innovazione.”,”Barry Eichengreen è professore di Economia e Scienze politiche all’Università della California di Berkeley. Ha pubblicato in Italia: ‘La globalizzazione del capitale’ (Baldini Castoldi, 1998) e ‘Riformare la finanza internazionale’ (Egea 2001).”,”EURE-127″
“EICHENGREEN Barry”,”Exorbitant Privilege. The Rise and Fall of the Dollar.”,”Barry Eichengreen è Professore di Economia e Scienza Politica all’Università della California, Berkeley. In precedenza ha pubblicato: ‘The European Economy Since 1945’, ‘Global Imbalances and the Lessons of Bretton Woods’, ‘Capital Flows and Crises’, ‘Financial Crises and What to Do About Them’. Ha scritto articoli per il ‘Financial Times’, il ‘Wall Street Journal’ e altre testate.”,”ECOI-385″
“EICHENGREEN Barry”,”Gabbie d’oro. Il «gold standard» e la grande depressione 1919-1939.”,”Barry Eichengreen (Berkeley, 1952) è professor of Economics all’Università di California a Berkeley. Inoltre è Research Associate al National Bureau of Economic Research.”,”ECOI-173-FL”
“EICHER David J.”,”The Longest Night. A Military History of the Civil War.”,”David J. Eicher is an astronomer and Civil War historian. The managing editor of Astronomy magazine, he is author of several books on the Civil War, among them Mystic Chords of Memory: Civil War Battlefields and Historic Sites Recaptured and The Civil War in Books: An Analytical Bibliography.”,”USAQ-024-FL”
“EICHHOFF Wilhelm”,”Die Internationale Arbeiter-association. Ihre Gründung, Organisation, politisch-sociale Thätigkeit und Ausbreitung.”,”‘L’Associazione Internazionale dei Lavoratori. La loro creazione, organizzazione, sociale azione politica e la diffusione.’ Riproduzione dell’originale nel centenario della fondazione dell’AIT Nella postfazione di H. Gemkow c’è un profilo biografico di Eichhoff (pag 85-) “”Marx und Engels begannen sofort nach der Gründung der Internationalen Arbeiterassoziation, auch die deutschen Arbeiter für den Anschluß an die Internationale zu gewinnen (2). Eine Reihe von Besonderheiten der Arbeiterbewegung in Deutschland erleichterten ihnen dieses Bemühen. Mit dem Aufschwung der allgemein-demokratischen nationalen Bewegung in Deutschland seit dem Jahre 1859 begannen die Kämpfe der deutschen Arbeiter mehr und mehr politischen Charakter anzunehmen. Stärker als in anderen Ländern wirkten in Deutschland die Traditionen des Bundes der Kommunisten under den fortgeschrittensten Arbeitern nach. Zudem bestanden Mitte der sechziger Jahre in Deutschland bereits zwei im nationalen Rahmen organisierte Arbeitervereinigungen: der Allgemeine Deutsche Arbeiterverein und der Verband deutscher Arbeitervereine. (…) Als sich zeigte, daß der Allgemeine Deutsche Arbeiterverein nicht als geschlossene Organisation für die Internationale Arbeiter-assoziation gewonnen werden konnte, konzentrierte sich Marx als Sekretär für Deutschland im Generalrat etwa seit Frühjahr 1865 darauf, zunächst individuelle Mitglieder für die Internationale in Deutschland zu gewinnen und lokale Sektionen zu bilden (3). Dabei unterstützte ihn vorbildlich sein Freund und Mitstreiter Johann Philipp Becker, der von Genf aus als Präsident des Zentralkomitees der Sektionsgruppe deutscher Sprache erfolgreich under den Arbeitern Deutschlands für die Internationale wirkte (4). Nicht minder hatte auch Wilhelm Liebknecht vom ersten Tage ihrer Gründung an als Beauftragter und Agitator der Internationalen Arbeiterassoziation gehandelt und ihr besonders unter den Berliner und – nach seiner Ausweisung aus Preußen – unter Leipzigs Arbeitern den Boden bereitet (5)”” [Heinrich Gemkow, Nachwort][(in) Wilhelm Eichhoff, Die Internationale Arbeiter-association. Ihre Gründung, Organisation, politisch-sociale Thätigkeit und Ausbreitung, 1868, reprodutkion 1964] [(2) Vgl. hierzu Die I. Internationale in Deutschland (1864-1872). Dokumente und Materialien. Heraugegeben vom Institut für Marxismus-Leninismus, 1964; (3) Vgl. Marx an Kugelmann, 23. Februar 1865. In: Karl Marx: Briefe an Kugelmann, Berlin, 1952, S. 25. – The General Council of the First International, 1864-1866. The London Conference. 1865. Minutes, Moscow, 1962, S. 143 und 404, Anm. 140. – Marx an Liebknecht, 21. November 1865 und 15. Januar 1866. In: Wilhelm Liebknecht: Briefwechsel mit Karl Marx und Friedrich Engels, Herausgegen und bearbeitet von Georg Eckert, The Hague, 1963, S. 66-68 und 70-72; (4) Vgl. hierzu Ernst Engelberg: Johann Philipp Becker in der I. Internationale. Fragen der Demokratie und des Sozialismus, Berlin, 1964. – Rolf Dlubek: Johann Philipp Becker. Vom radikalen Demokraten zum Mitstreiter von Marx und Engels in der I. Internationale (1848 bis 1864/65. DIssertation, Berlin 1964, Manuskript; (5) Vgl. hierzu Ernst Engelberg: Die Rolle von Marx und Engels bei der Herausbildung einer selbständigen deutschen Arbeiterpartei (1864 bis 1869). In: Zeitschrift für Geschichswissenschaft, 1954, Hefet 4. S. 509-537; Heft 5, S. 637-665. – Karl-Heinz Leidigkeit: Wilhelm Liebknecht und August Bebel in der deutschen Arbeiterbewegung 1862-1869. In: Schriftenreihe des Instituts für deutsche Geschichte an der Karl-Marx-Universität Leipzig. Herausgegeben von Prof. Dr Ernst Engelberg, Bd. 3, Berlin 1957, bes. S. 53/54, 103 und 1112. – Heinz Hümmler: Opposition gegen Lassalle. Die revolutionäre proletarische Opposition im Allgemeinen Deutschen Arbeitsverein 1862/63 – 1866, Berlin 1963, bes. S. 77, 89 ff. und 194 ff.]”,”INTP-066″
“EICHWEDE Wolfgang”,”Revolution und internationale Politik. Zur kommunistischen Interpretation der kapitalistischen Welt, 1921-1925.”,”Radek, Trotsky e Zinoviev tra i personaggi più citati nel volume”,”INTT-321″
“EIGEN Manfred”,”Gradini verso la vita. L’evoluzione prebiotica alla luce della biografia molecolare.”,”Parte finale: Compendio: Darwin è morto… evviva Darwin! (pag 217-228)”,”SCIx-338-FRR”
“EILERT Hildegard a cura; scritti di Tomas MÜNTZER Martin LUTERO Hans BÖHEIM Joß FRITZ Florian GEYER Wende HIPLER Friedrich WEIGANDT Michael GAISMAIR e altri”,”Riforma protestante e rivoluzione sociale. Testi della guerra dei contadini tedeschi (1524-1526).”,”Contiene alcune lettere di Müntzer, l’ autodifesa di Müntzer e alcuni scritti di Martin Lutero “”I giudei desideravano in ogni occasione diffamare e annientare Cristo, proprio come Lutero si propone di fare adesso con me”” (Autodifesa di T. Munzer) (pag 67) “”I ’12 articoli’ sono senza dubbio il più famoso programma di rivendicazioni elaborato dai contadini tedeschi. Ne fu autore Sebastian Lotzer, conciapelli di Memmingen, aiutato da Christoph Schappeler, predicatore nella stessa città. Essi ebbero una diffusione eccezionale in tutta la Germania e anche all’estero. Scritti tra il 28 febbraio e il 3 marzo 1525, furono stampati nello stesso mese di marzo, probabilmente ad Augusta, e conobbero in tre mesi oltre 25 edizioni, raggiungendo la straordinaria tiratura di oltre 25.000 copie. La diffusione in tutte le regioni fu immediata: un’edizione stampata a Ulm il 19 marzo, per esempio, fu proibita cinque giorni dopo a Monaco. I ’12 articoli’ rappresentano un passaggio importante nella storia della guerra dei contadini e della riforma protestante, perché vengono abbandonate le rivendicazioni particolaristiche e ne vengono avanzate di universalistiche, aspirando così a rappresentare tutti i contadini tedeschi, come dice peraltro anche il sottotitolo (‘Hauptartikel aller Bauerschaft’, “”articoli principali di tutti i contadini””. La legittimazione delle richieste è fondata sulla Scrittura, i cui passi vengono riportati a fianco al testo, raggiungendo grande efficacia retorica. La giustificazione teologica oscilla continuamente dal diritto antico, supposto dai contadini più libero e vantaggioso per loro, al diritto divino, ritenuto più universale e più giusto. Sebbene gli articoli fossero considerati genericamente “”luterani””, non trovarono buona accoglienza fra i teologi della nuova dottrina. Alla posizione fin troppo prudente e mediatrice di Lutero (…) fa riscontro quella molto più rigidamente negativa di Filippo Melantone”” (pag 81)”,”GERx-130″
“EINAUDI Luigi”,”Preparazione morale e preparazione finanziaria.”,”””Questa è la vera condizione preliminare che l’ economia pone alla guerra: l’ esistenza di una massa di beni materiali sufficienti alla sussistenza dell’ esercito e della popolazione; …”” (pag 6)”,”ITAE-068″
“EINAUDI Luigi”,”La guerra e l’ unità europea.”,”””Scrivevo nel 1918 e ripeto ora a trent’anni di distanza: gli stati europei sono divenuti un anacronismo storico”” (pag 156) “”La prima guerra mondiale fu la manifestazione cruenta dell’ aspirazione istintiva dell’ Europa verso la sua unificazione (…)”” (pag 157) “”Non è vero che le due grandi guerre mondiali siano state determinate da cause economiche.”” (pag 157)”,”EURx-155″
“EINAUDI Mario”,”Roosevelt et la révolution du New Deal.”,”Mario EINAUDI è il figlio dell’ ex presidente della Repubblica italiana ed ha insegnato per trent’anni scienze politiche negli Stati Uniti. L’ A quindi ha una doppia cultura americana ed europea. Dopo la guerra ha contribuito a far conoscere l’ Europa, in particolare Francia e Italia, al pubblico coltivato delle università americane, come testimoniano i suoi libri sul comunismo, sulle nazionalizzazioni e sulla democrazia cristiana. Scopo del libro è quello di mostrare che il New Deal è stato altro che un semplice episodio circostanziale, ben presto superato, della politica economica del governo federale americano alle prese con la grande depressione degli anni Trenta. Il New Deal è durato in realtà un ventennio, ovvero durante la presidenza ROOSEVELT e quella di TRUMAN. E ha avuto per risultato – e aveva per scopo – di trasformare nel profondo le strutture della società americana. “”Ma il federalismo non si trova tutto nei problemi economici. Si trova anche nei diritti delle collettività locali di organizzare la loro vita politica in tutta libertà e senza intervento del centro. Si trova nella possibilità di sperimentazione che possiede ciascuno stato in tutta una serie di domini legislativi. Si trova infine nell’ occasione che hanno i partiti politici di incarnarsi sul piano locale, e nella possibilità sempre intatta che hanno gli stati di elevare fino alla maturità e al potere delle figure politiche nazionali””. (pag 136)”,”USAS-115″
“EINAUDI Luigi”,”Principii di scienza della finanza.”,”Principali tipi storici di ripartizione delle imposte. (pag 115) Principio del sacrificio proporzionale. “”Ma colui che ha appena tanto reddito quanto gli basta per vivere non può pagare l’imposta”” (pag 112) “”(…) l’ imposta deve essere ripartita in modo che l’ aliquota sia lentamente progressiva, e non superi, anche per i redditi elevati, un massimo compatibile con la continuità di produzione del reddito””. (pag 113) “”Non si fabbrica una macchina in maniera tale che faccia molto lavoro e dia poco rendimento. La macchina deve dare con il minimo costo il rendimento massimo””. (pag 99) “”I debiti pubblici danno una cattiva direzione al risparmio.”” (pag 302)”,”ITAE-182″
“EINAUDI Luigi”,”Saggi sul risparmio e l’imposta.”,”Contiene il saggio: ‘La inclusione del debito pubblico nelle valutazioni del reddito della ricchezza delle nazioni’ (pag 315-330) (Saggio settimo) e il saggio: “”La teoria dell’imposta in Tommaso Hobbes, sir William Petty e Carlo Bosellini”” (pag 363-377) (Saggio ottavo) Il gioco tra imposte – debito pubblico – interesse – risparmio – obbligazioni – credito bancario “”Il debito di stato non è che uno dei molti espedienti inventati dall’uomo allo scopo di dare continuità e certezza a redditi che hanno indole personale e quindi effimera. Non si capitalizzano di solito i salari dei funzionari o impiegati pubblici o privati, neé gli onorari dei professionisti, perché la loro esistenza dipende dalla vita dell’individuo, ed anzi dalla loro vita produttiva. Salari e onorari sono inseparabili dall’uomo, e l’uomo non è una voce negoziabile della ricchezza. Ma se lo stato preleva da salari e onorari una data quota e la trasforma in imposta e poi in interessi del debito pubblico, questa parte diviene quasi perpetua. E’ pagabile dall’individuo in vita, e poi dai suoi successori nella professione, nella carriera, negli impieghi pubblici o privati. Acquista un’esistenza separata, continua media e certa. Diventa un reddito capitalizzabile. Quando un negoziante fortunato capitalizza il suo avviamento, emettendo azioni od obbligazioni, le quali traggono valore esclusivamente dal complesso personale detto avviamento, egli cerca similmente di convertire un reddito personale non capitalizzato in un altro capitalizzabile, e facilmente negoziabile. (…) L’uomo che paga sul suo stipendio un’imposta annua di 500 lire per servire l’interesse sulla quota a lui spettante del debito pubblico, ricomprando la medesima quota al prezzo di 10.000 lire, diventa, si può dire, padrone di se stesso fino a concorrenza di 10.000 lire, sotto forma di un pezzo di carta chiamato consolidato od obbligazione di stato. Se ha bisogno di credito, può impegnare se stesso depositando le 10.000 lire di consolidato come garanzia sussidiaria per un prestito. In teoria pura, egli si chiude in prigione; e la prigione è la cassaforte di una banca. Ma intanto egli è libero di pensare ai suoi affari, ai congiunti e agli amici. Nessuno sospetta che egli sia un prigioniero. Una piramide di depositi e crediti bancari si crea sulla base dell’originaria capitalizzazione, attraverso l’imposta e al debito pubblico, dell’uomo”” (pag 329-330)”,”ECOT-264″
“EINAUDI Luigi”,”Lo scrittoio del presidente, 1948-1955.”,”Sull’immigrazione nelle città: “”L’urbanesimo non è per se stesso il male; ché invece la civiltà è venuta dalle città; ed i progressi agricoli medesimi non sono sorti autoctoni nelle campagne e sono invece sempre stati recati alla terra dai mercanti cittadini arricchiti. Carlo Cattaneo ha scritto pagine stupende sulla fioritura della terra lombarda e toscana per merito dei facinorosi cittadini di Milano e di Firenze. L’urbanesimo è il male quando si lasciano costruire città brutte, gli immondi alveari dove non esiste vita familiare e collettiva, dove nessun abitante conosce il vicino; quando, consentendone la erezione, si invitano le turbe rustiche ad invadere baracche di legno e di latta, ad addensarsi nelle grotte e nelle rovine. L’amministratore cittadino, scoraggiato, incrocia le braccia dinnanzi al sovraffollamento di case condannate come inabitabili dal suo ufficio d’igiene ed esclama: “”Dove metto costoro se li caccio via dalle loro tane?””. Ma costoro non sarebbero stati attratti dalle città se non avessero saputo che nelle città esistono tane, nelle quali ci si può ammucchiare senza pagar fitto o pagando fitti irrisori. La città non si difende dall’inurbamento con le leggi proibitive; ma facendo pagare a chi ci vuol venir a stare canoni di fitti adeguati a compensare il costo della casa sana ed il comodo, anch’esso costoso, della vita cittadina”” (pag 575) [‘Sui paesi di emigrazione e principalmente sulla Calabria; ovverosia della servitù della gleba in Italia’]”,”ECOT-265″
“EINAUDI Luigi”,”Prediche inutili. Dispensa quinta. Giustizieri e protezionisti municipali – E’ un semplice riempitivo – Perplesso – In quale accademia?”,”L’avvenire è dell’artigiano (secondo Einaudi) ‘L’avvenire è per gli artigiani, per i produttori, manuali e intellettuali, i quali sanno inventare i mezzi atti a soddisfare i bisogni nuovi consentiti dal grandioso incremento delle produzioni di massa e dal conseguente aumento del reddito totale nazionale. Negli Stati Uniti, dove il progresso tecnico ha toccato oggi il punto più alto, la proporzione della popolazione lavoratrice dedicata alla produzione dei beni materiali agricoli e industriali è inferiore oramai al cinquanta per cento (era del 90 per cento 140 anni fa: 80 per cento di agricoltori e 10 per cento industriali; oggi forse 13 per cento agricoltori e 35-36 per cento industriali). La maggioranza della popolazione lavoratrice si occupa di «servizi»: e quei pochi ecclesiastici, insegnanti, soldati, impiegati, comici e simili del principio dell’800 sono diventati milioni, più della metà della gente che lavora. Perché deve essere in crisi e disoccupata la gente che produce roba fine, mobili, sopramobili non di serie, ma costruiti su ordinazione, che scrive libri e articoli di giornale, che diverte il pubblico nei teatri e nei cinematografi, che dipinge e scolpisce, o insegna? Ancora al principio dell’800 le scuole erano poche e gli insegnanti scarsi, con pochi scolari e studenti. Le compagnie di teatro si noveravano a scarse dozzine; oggi teatranti e cinematografari sono centinaia di migliaia e, con gli addetti ai luoghi di divertimento, milioni. Negli Stati Uniti le università e i collegi – così si chiamano molti istituti di istruzione universitaria – sono più di mille e gli studenti due milioni e mezzo. Noi diciamo essere troppe venti università e temiamo la disoccupazione intellettuale perché gli studenti sono un 200 mila. Se la proporzione dovesse essere quella americana, gli studenti dovrebbero in Italia giungere a 700 mila; e ciononostante non v’ha studente americano che si preoccupi della disoccupazione. L’avvenire è dell’artigiano che lavora col braccio e colla mente; se artigiano vuol dire artista, che sa soddisfare ai gusti crescenti e variamente crescenti e raffinati di una popolazione, il cui reddito individuale aumenta grazie al lavoro di macchine inventate a risparmiare la fatica agli uomini ed a consentire ad essi di dedicare sempre maggior tempo all’ozio restauratore e creatore ed al lavoro di pregio il quale, essendo pregiato, è perciò individuale ed originale’ (pag 276-277)] “”Il liberalismo di Erhard non è il liberalismo tradizionale”” (pag 297)”,”ITAE-375″
“EINAUDI Mario”,”La rivoluzione di Roosevelt, 1932-1952.”,”La grande crisi del 1929 “”Si discute ancora sul momento esatto in cui ebbe termine la grande crisi. I pessimisti, o coloro che accettano la teoria del ristagno capitalistico, sono convinti che la crisi sia ancora in corso, e che siano soltanto le spese militari che mantengono le apparenze di prosperità. Altri diranno che non fu il New Deal, ma lo scoppio della seconda guerra mondiale, a porre fine alla crisi, provando l’inutilità di otto anni di acrobazie roosveltiane e confermando la teoria che soltanto l’intervento di fattori esterni e straordinari, come la guerra, poteva porre fine alla crisi. Ma alcuni diranno che la cifra dei disoccupati s’era ridotta della metà, nel 1937, e che la produzione lorda nazionale (valutata ai prezzi del 1953) aveva raggiunto, sia nel 1936 che nel ’37, circa lo stesso volume del 1929, cifre che provano una sostanziale ripresa e un notevole successo della politica del New Deal. Mentre nel 1938 si produceva una brusca caduta, la ripresa era già avviata all’inizio del 1939, se l’indice della produzione industriale per i primi tre mesi di quell’anno; comunicato dal Federal Reserve Board, era di appena il 7% inferire a quello del corrispondente periodo del 1929. Non c’era ancora la guerra, allora. Ma circa nove milioni di lavoratori erano ancora disoccupati. Questi contrastanti opinioni circa la fine della grande crisi dimostrano l’acerbità delle dispute sollevate dalla crisi stessa, e l’immensità delle questioni ch’essa ha lasciato nella sua scia. (…) L’ottobre del 1929 appartiene alla mitologia della vita americana. Quella data possiede tutti gli elementi di dramma, di crisi personale, di intenso valore simbolico che sono necessari alla creazione del folklore e delle leggende che abbelliscono la vita delle nazioni. Il crak di Wall Street ebbe importanza di per se stesso, poiché distrusse il patrimonio di milioni di persone. Fu importante per ciò che rivelò del comportamento, delle attività, delle intenzioni e delle ruberie di una classe di finanzieri, banchieri, agenti di cambio e loro tirapiedi, che nel decennio precedente avevano assunto una posizione dominante nella vita americana. Esso fu anche una dimostrazione assai efficace delle debolezze strutturali dell’organizzazione finanziario-industriale americana, come fece rilevare John Galbraith. Le super-holdings, vulnerabilissime ai cambiamenti della fortuna, trascinarono alla rovina le holdings minori. Queste, a loro volta, fecero sopportare le conseguenze del loro tracollo alle società da loro dipendenti. Queste società, che nel loro campo produttivo avrebbero ancora trovato la possibilità d’un’attività quasi normale, furono a loro volta indotte a drastiche misure restrittive a causa delle precarie condizioni dei loro padroni finanziari. La grande crisi s’approfondì rapidamente, e con l’inesorabilità del fato. Tra il 1929 e il 1932, la produzione nazionale declinò da 104 a 58 miliardi di dollari; la massa dei salari da 45 a 25 miliardi di dollari; i profitti delle società, al lordo delle imposte, da 10 ad una perdita di 3 miliardi di dollari; il personale delle fabbriche diminuì di un terzo, e il numero dei disoccupati balzò da 400.000 a quasi 12.000.000. La produzione industriale decrebbe di più del 70%, tra il giugno 1929 e il giugno 1932, e perfino la produzione di beni di consumo immediato decrebbe di un terzo”” (pag 46-48)”,”USAE-124″
“EINAUDI Luigi, a cura di Ruggiero ROMANO”,”Scritti economici, storici e civili.”,”Luigi Einaudi nasce a Carrù (Cuneo) il 24/3/1874. Mentre frequenta la facoltà di legge all’Università di Torino, inizia la sua collaborazione alla Critica sociale. Si laurea nel 1895. Si dedica quindi con fervore al giornalismo, entrando come redattore alla Stampa di Torino. A 24 anni consegue la libera docenza in economia politica all’Università di Torino. Alla libera docenza fa seguito, nel 1902, la nomina a professore straordinario in scienza delle finanze all’Università di Pisa. Dal 1915 inizia la sua collaborazione con The Economist, che si intensificherà dopo gli anni venti. L’inizio della sua attività più propriamente pubblica può dadatarsi al 1919, quando venne nominato senatore del Regno. Caduto il fascismo, nel 1943 è nominato rettore dell’Università di Torino, ma – costituitasi la Repubblica Sociale – deve riparare in Svizzera, dedicandosi al giornalismo e all’insegnamento presso l’Università di Ginevra e la Scuola di Ingegneria di Losanna agli studenti italiani. Il governo italiano lo richiama in patria alla fine del 1944, e nel gennaio 1945 lo nomina governatore della Banca d’Italia. Il 2 giugno 1946 entra a far parte dell’Assemblea Costituente. Nel maggio 1947 è nominato ministro nel Gabinetto De Gasperi, con funzioni di vicepresidente del consiglio. Senatore nell’aprile 1948, nel maggio dello stesso anno è eletto presidente della Repubblica. Muore il 30/10/1961 a Roma.,”,”ITAE-120-FL”
“EINAUDI Mario”,”Il primo Rousseau.”,”Mario Einaudi dopo la laurea in Giurisprudenza e Scienze politiche a Torino e a Roma, e corsi di perfezionamento all’Università di Harvard e alla London School of Economics, è passato all’insegnamento universitario in Europa e negli Stati Uniti. Dal 1945 ha insegnato alla Cornell University di Ithaca (Ny) ricoprendo la carica di direttore del Center for International Studies. In seguito è diventato presidente del comitato scientifico della Fondazione Luigi Einaudi di Torino. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Edmond Burke and the Historical Method’, ‘The Roosevelt Revolution’ (pubblicato anche in Italia nel 1959). ‘Tutta l’opera di Rousseau era stata concepita allo scopo di mostrare che la civiltà era «in uno stato di crisi», e che inevitabilmente l’Europa si avvicinava al «secolo delle rivoluzioni» (90). Le ragioni gli apparivano evidenti: i sistemi politici non erano solo corrotti, ma anche obsoleti. Le grandi monarchie non potevano resistere ancora per molto. Avevano raggiunto il massimo della gloria, «e ogni stato che rispende comincia a declinare». Ci sono, Rousseau accenna a questo nell”Emile’, «ulteriori ragioni particolari» a sostegno di questa convinzione (91). Nel suo saggio sulla Polonia, egli ci ricorda che queste nazioni «magnificamente» organizzate, questi «bei» governi sono tutti minacciati da una fine imminente (92). Come potrebbe essere altrimenti? Nei ‘Dialogues’, Rousseau ci offre la sua visione conclusiva dell’Europa. Ancora una volta è la cultura a sopportare il primo colpo, come portatrice di una filosofia confortevole a uso di uomini ricchi e felici, destinata a essere rifiutata domani dalla «moltitudine». Quello che vediamo attualmente, comunque, è il prodotto di una gioventù indisciplinata, dimentica dei suoi doveri e che non mostra il minimo amore per la patria. I sovrani governano senza leggi perché i loro maestri li hanno educati a non riconoscere altra guida che il loro interesse privato. L’Europa è infestata da soldati e commedianti, libri immorali e carestia. È facile profetizzare l’inevitabilità di un cambiamento contemplando questo stato di cose. È facile affermare che verrà il giorno in cui l’Europa guarderà «con lo stesso orrore professori e discepoli, e tutte quelle dottrine crudeli che abbandonando l’uomo completamente ai suoi sensi e limitando ogni cosa al godimento della sua breve esistenza, rendono il secolo da esse dominato tanto disprezzabile quanto infelice» (93). Il senso dell’inevitabilità va chiarendosi. Innanzitutto c’è l’inevitabilità del cambiamento. È vano credere che qualsiasi istituzione umana possa durare per sempre: «Tutto ciò che gli uomini hanno fatto, gli uomini possono distruggere; i soli tratti che non si possono modificare sono quelli impressi dalla natura» (94). In secondo luogo il cambiamento colpirà inevitabilmente quelle situazioni sociali cui Rousseau attribuisce la responsabilità della crisi. Dato che la natura non ha creato principi, ricchi e gran signori, la rivoluzione li colpirà per primi, riducendoli in povertà’ (pag 253-254)] [(90) ‘Emile’, cit., pp 224-25; (91) Ibid.; (92) ‘Considératins’, cit., p. 954; (93) ‘Dialogues’, cit., pp. 971-72; (94) ‘Emile’, cit., pp. 224-25]”,”TEOP-559″
“EINAUDI Luigi”,”Le lotte del lavoro.”,”Luigi Einaudi nasce a Carrù (Cuneo) il 24/3/1874. Mentre frequenta la facoltà di legge all’Università di Torino, inizia la sua collaborazione alla Critica sociale. Si laurea nel 1895. Si dedica quindi con fervore al giornalismo, entrando come redattore alla Stampa di Torino. A 24 anni consegue la libera docenza in economia politica all’Università di Torino. Alla libera docenza fa seguito, nel 1902, la nomina a professore straordinario in scienza delle finanze all’Università di Pisa. Dal 1915 inizia la sua collaborazione con The Economist, che si intensificherà dopo gli anni venti. L’inizio della sua attività più propriamente pubblica può dadatarsi al 1919, quando venne nominato senatore del Regno. Caduto il fascismo, nel 1943 è nominato rettore dell’Università di Torino, ma – costituitasi la Repubblica Sociale – deve riparare in Svizzera, dedicandosi al giornalismo e all’insegnamento presso l’Università di Ginevra e la Scuola di Ingegneria di Losanna agli studenti italiani. Il governo italiano lo richiama in patria alla fine del 1944, e nel gennaio 1945 lo nomina governatore della Banca d’Italia. Il 2 giugno 1946 entra a far parte dell’Assemblea Costituente. Nel maggio 1947 è nominato ministro nel Gabinetto De Gasperi, con funzioni di vicepresidente del consiglio. Senatore nell’aprile 1948, nel maggio dello stesso anno è eletto presidente della Repubblica. Muore il 30/10/1961 a Roma.,”,”ITAE-125-FL”
“EINSTEIN Albert”,”Pensieri degli anni difficili.”,”””Non riesco a concepire un vero scienziato senza una fede profonda. La situazione può esprimersi con un’ immagine: la scienza senza la religione è zoppa; la religione senza la scienza è cieca.”” (pag 135, 1941) “”In verità, quando il numero dei fattori che entrano in gioco in un complesso fenomenologico è troppo grande, il metodo scientifico, nella maggior parte dei casi, ci abbandona. Basta pensare alla meteorologia, dove è impossibile fare delle previsioni valide anche solo pochi giorni. Nessuno pone in dubbio, tuttavia, il fatto che ci troviamo di fronte a un processo causale le cui componenti causali ci sono, sostanzialmente, note. Gli eventi in questo campo sono al di fuori della portata di una previsione esatta a causa della varietà dei fattori che intervengono, e non a causa di una mancanza di ordine nella natura.”” (pag 137)”,”SCIx-207″
“EINSTEIN Albert”,”Come io vedo il mondo – La teoria della relatività.”,”Albert Einstein, l’uomo che diede nuove leggi fisiche all’universo, nacque a Ulm in Germania, nel 1879. Fu direttore dell’Istituto Kaiser Wilhelm di Berlino fino al 1933, anno in cui fu costretto dai nazisti a lasciare la Germania. Si trasferì negli Stati Uniti, dove insegnò nell’Università di Princeton. Nel 1916 enunciò la sua teoria della relatività generale che rivoluzionò i concetti di spazio e tempo, per la quale ricevette il premio Nobel nel 1921 “”Albert Einstein nacque a Ulm (Württemberg) il 14 marzo 1879. Fece i primi studi a Monaco di Baviera nel ginnasio di Liutpold ed ebbe la prima educazione matematica da uno zio ingegnere. Nel 1894, i seguito a un rovescio di fortuna, la famiglia Einstein lasciò la Germania e si trasferì in Italia dove il padre lavorò come elettrotecnico a Milano, a Pavia, a Isola della Scala e in altre località del Veneto. Il giovane Albert peregrinò fino a Genova donde emigrò in Svizzera e, fra non lievi difficoltà economiche, si iscrisse alla scuola cantonale di Aarau, dove vi guadagnò il certificato di ammissione alla celebre scuola politecnica di Zurigo. Qui nel 1910 conseguì la laurea e l’abilitazione all’insegnamento della matematica e fisica. Nel 1911 ottenne la cittadinanza svizzera e si occupò come perito tecnico dell’Ufficio Federale dei Brevetti di Berna. Gli anni dal 1902 al 1909 rappresentano il periodo della sua più intensa produzione scientifica. La scoperta dei fondamenti della teoria speciale della relatività (relatività in senso stretto o dei moti multiformi e rettilinei) gli valse nel 1912 la nomina a professore ordinario di matematiche superiori nel Politecnico di Zurigo. Nel novembre 1913 ebbe una cattedra di fisica nell’accademia prussiana delle scienze di Berlino e nella primavera del 1914, succedendo a Enrico Van’t Hoff, fu chiamato a dirigere il Kaiser-Wilhelm-Institut per la fisica. Nel 1933 le persecuzioni politiche e razziali den nazismo indussero Einstein a lasciare l’Europa. Emigrò negli Stati Uniti d’America ed entrò a far parte dell’Institute for Advanced Studies di Princeton. A Princeton è morto nel 1955. Albert Einstein ha dato alla fisica moderna il contributo di una creazione geniale che rimarrà nei secoli futuri una delle pietre miliari nella storia del pensiero umano. Nel 1905, con la memoria ‘Zur Elektrodynamik bewegter Körper’, gettò le basi della teoria speciale della relatività, fondata sulla costanza della velocità della luce nel vuoto quale limite superiore dell’osservabilità di qualsiasi fenomeno. Uno dei risultati che Einstein aveva dedotto da questa teoria , e cioè che massa ed energia sono equivalenti, doveva avere quarant’anni dopo una terrificante conferma, con una forza di distruzione mai conosciuta: lo scoppio della prima bomba atomica. Pochi sanno che in questo avvenimento Einstein ebbe una parte fondamentale. Si deve al suo diretto intervento se il Presidente Roosevelt mise a disposizione i colossali capitali necessari per quelle ricerche che dovevano portare alla bomba di Hiroshima”” (pag 7-8) Dalla teoria del campo alla teoria della relatività generalizzata (pag 61)”,”SCIx-525″
“EINSTEIN Albert, a cura di Emanuele VINASSA-DE-REGNY”,”Il significato della relatività – Il mondo come io lo vedo.. Edizioni integrali.”,”””Il denaro richiama solo l’egoismo e induce sempre, irresistibilmente, chi lo possiede ad abusarne”” (pag 176)”,”SCIx-012-FGB”
“EISELEY Loren”,”Il secolo di Darwin. L’ evoluzione e gli uomini che la scoprirono.”,”Loren EISELEY, nato nel 1907, è stato dal 1947 professore di antropologia all’ Università della Pennsylvania. Ha scritto molte opere (v. retrocopertina). Questo libro è dedicato a Carl Friedrich WITTKE, “”storico eminente e amico di coloro che la storia ha dimenticato””. “”Stranamente, pur avendo conseguito nel campo della geologia una vittoria simile a quella che Darwin avrebbe conseguito più tardi in biologia, Lyell non diventò un evoluzionista fino ai suoi ultimi anni di vita, anche se oggi ci pare che l’ evoluzione fosse la normale conseguenza del sistema da lui presentato”” (pag 93-94)”,”SCIx-155″
“EISELEY Loren”,”Il secolo di Darwin. L’evoluzione e gli uomini che la scoprirono.”,”””In questo strano piccolo mondo isolato, Darwin si dedicò immediatamente alla raccolta di tutti gli animali, piante, insetti e rettili che poté trovare. Visitò varie isole e su tutte raccolse esemplari. In quest’opera egli commise un serio errore: fino all’ultima parte della sua visita trascurò di tenere distinti nelle sue collezioni gli esemplari provenienti dalle singole isole. (…) Darwin, in altri termini, stava ancora cercando la chiave dell’evoluzione nell’ambiente esterno, nel clima, nell’ambiente naturale di una data area. Egli non si era atteso di osservare distinzioni di tipo locale in questo gruppetto di isole raggruppate insieme e comprendenti complessivamente una superficie di meno di 7500 chilometri quadrati. Ci si doveva aspettare che la fauna differisse da quella del continente vicino ma non questa strana diverGenza su isolette simili esposte a un clima completamente simile”” (…)”” (pag 153)”,”SCIx-017-FRR”
“EISENSTADT Shmuel N.”,”Paradossi della democrazia. Verso democrazie illiberali?”,”Shmuel N. Eisenstadt. É attualmente professore emerito di Sociologia nella Hebrew University di Gerusalemme. Tra le sue opere: Civiltà comparate, Fondamentalismo e modernità, Civiltà ebraica, ‘Modernità, modernizzazione e oltre’.”,”TEOS-019-FL”
“EISENSTADT Shmuel N.”,”Civiltà ebraica. L’esperienza storica degli Ebrei in una prospettiva comparativa.”,”Shmuel N. Eisenstadt (Varsavia, 1923). É attualmente professore emerito di Sociologia nella Hebrew University di Gerusalemme. Tra le sue opere: Civiltà comparate, Fondamentalismo e modernità, Civiltà ebraica, ‘Modernità, modernizzazione e oltre’.”,”EBRx-047-FL”
“EISENSTEIN Elizabeth L.”,”Le rivoluzioni del libro. L’ invenzione della stampa e la nascita dell’età moderna.”,”L’A insegna storia nell’Univ del Michigan.”,”EURx-006″
“EISFELD Rainer”,”Il pluralismo tra liberalismo e socialismo. (Tit.orig.: Pluralismus zwischen Liberalismus und Sozialismus)”,”EISFELD Rainer è nato nel 1941 a Berlino. Ha studiato economia e scienza politica nelle università di Saarbrucken e Francoforte. E’ docente nell’Istituto di scienza politica di questa università.”,”TEOS-187″
“EISLER Hanns a cura di Luca LOMBARDI”,”Con Brecht. Intervista di Hans Bunge. L’incontro di due grandi protagonisti della cultura tra le due guerre.”,”EISLER nella Germania tra le due guerre venne definito ‘il primo compositore della classe operaia’. Nella sua opera si possono rinvenire temi cruciali (rapporti intellettuali-masse, avanguardia-tradizione, musica colta – musica popolare). Essi ritornano anche nei ricordi su BRECHT che EISLER consegnò a questa brillante conversazione con Hans BUNGE. BUNGE nato nel 1919, storico della letteratura, è il fondatore e direttore dell’ Archivio Brecht presso l’ Accademia delle arti della DDR e dal 1968 D e regista presso il Volkstheater di Rostock.”,”GERG-020″
“EISNER Kurt”,”I nuovi tempi. Di Kurt Eisner primo presidente della Repubblica bavarese.”,”””Questo libretto di discorsi di Kurt Eisner è il primo sprazzo che giunge in Italia di idee neo-comuniste. Kurt Eisner, primo presidente della repubblica bavarese, appartiene a quel gruppo di socialisti indipendenti che deprecarono la guerra, che riconobbero la colpa della Germania, che, appena scoppiata la rivoluzione, della quale reano stati gli artieri, si adoprarono a far sì che le conquiste rivoluzionarie non fossero rese vane dai conservatori d’ogni risma- c’è oggi dei socialisti per sport che sono più conservatori dei conservatori. Per adesso Liebknecht e la Luxemburg – morti – Lederbour, Molkenbuhr, Meyer, Kautsky, Eisner, ancor vivi, hanno dovuto soccombere. Risorgeranno domani perché le idee non muoiono e perché non è possibile e sarebbe mostruoso che la guerra-rivoluzione e la rivoluzione là dove l’ han fatta non fossero state altro che mascherate e pagliacciate colossali. La luce viene dal Nord””. (pag 6).”,”MGER-049″
“EISNER Kurt”,”La revolución alemana.”,”””Presto o tardi Eisner doveva necessariamente cadere (1) – i tempi rivoluzionari non ammettono esitazioni -, e la pallottola del conte d’ Arco non fece che avvicinare la sua fine. L’ assassino di Kurt Eisner è un giovane, quasi un bambino; è piccolo, biondo e porta occhiali; è il tipo di studentino tedesco. Suo padre è un ufficiale bavarese”” (2). (pag 135)”,”MGER-066″
“EISNER Kurt”,”Der Sozialismus und die Jugend. Vortrag, gehalten zu Basel auf Einladung der Basler Studentenschaft im Großen Musiksaal am 10. Febr. 1919.”,”EISNER Kurt presidente della repubblica bavarese dei consigli. “”Strindberg, der größte Genius am Ausgange des neunzehnten Jahrhunderts hat uns in einer seiner fantastischen Tragödien das Elend des elenden Wiederholens geschildert. Der geistige Arbeiter will jeden Augenblick etwas Neues schaffen, aber er muß Tag für Tag geistig produzieren. Ich möchte also meinen, was dem Beruf der geistigen Arbeiter am nächsten ist, daß auch sie verstehen, was Sozialismus ist, denn auch der geistige Arbeiter wird erst frei, wenn es keinen Kapitalismus gibt.”” (pag 18) “”Strindberg, il più grande genio prodotto dal diciannovesimo secolo, ci ha descritto in una delle sue tragedie fantastiche la miseria della penosa ripetizione. Il lavoratore intellettuale vuole creare ad ogni istante qualcosa di nuovo, ma deve produrre giorno per giorno dell’ immateriale. Vorrei così dire, che ciò che è più vicino alla professione dei lavoratori intellettuali, che essi anche comprendono, è il socialismo, perché i lavoratori intellettuali diventano liberi solamente se non c’è il capitalismo.”””,”MGER-072″
“EISNER Kurt”,”Das Ende des Reichs. Deutschland und Preußen im Zeitalter der großen Revolution.”,”La politica sociale di Napoleone. (pag 299) Napoleone come avanguardia (protagonista) della unità tedesca. (pag 342)”,”GERx-102″
“EISNER Kurt”,”Welt werde froh! Ein Kurt-Eisner-Buch. Zum 10. Jahrestage der Ermordung Kurt Eisners herausgegeben von Der Büchergilde Gutemberg, Berlin.”,”””Der menschenscheuen Frau biete ich, um ihr in der bangen Verlassenheit eine Heimat zu geben, nichts wie ein dürres Wort. Ein Fremdwort dazu: Solidarität. Alle diese Begriffe, mit denen wir unsere neue Welt bauen wollen, find öde, künstliche Bildungen, aus fremden Sprachen zusammengeflickt.”” (pag 57) Kurt Eisner, the son of a successful businessman, was born in Berlin on 14th May, 1867. After studying literature and philosophy at Marburg he published Friedrich Nietzsche and the Apostle of the Future (1892). Eisner became a journalist and worked for the Frankfurter Zeitung. A member of the German Social Democrat Party, he edited several socialist newspapers including the SDP’s Vorwärts. He was originally a supporter of Germany’s involvement in the First World War, but changed his mind when documents suggested that Wilhelm II was responsible for starting the conflict. In April 1917 left-wing members of the Social Democratic Party (SDP) formed the Independent Socialist Party. Members included Eisner, Karl Kautsky, Eduard Bernstein, Julius Leber, Rudolf Breitscheild and Rudolf Hilferding. On 7th November, 1918, Eisner successfully organized the overthrow of the Bavarian government. After becoming prime minister Eisner declared Bavaria a Socialist Republic. The following day Wilhelm II abdicated and the Chancellor, Max von Baden, handed power over to Friedrich Ebert, the leader of the German Social Democrat Party. Eisner made it clear that his Socialist Republic would be different from the Bolshevik Revolution in Russia and announced that all private property would be protected by the new government. Eisner persuaded the larger and more moderate German Social Democrat Party to join the government and was in the process of introducing several economic and social reforms when he was assassinated by Anton Graf Arco, a fanatical nationalist, on 21st February, 1919.”,”MGER-085″
“EISNER Kurt”,”La Révolution en Bavière (Novembre 1918). Discours et proclamations.”,”Contiene in allegato ritaglio di giornale della Suddeutsche Zeitung del 13.9.88 Lettere a giornale su Kurt Eisner Perché non si può attuare la socializzazione dei mezzi di produzione (pag 89) “”L’exemple russe ne nous tente pas, et ses méthodes non plus”” (pag 89)”,”MGER-117″
“EKELAND Ivar”,”Il caos. Un manuale per capire. Un saggio per riflettere.”,”Ivar Ekeland, nato nel 1944, è professore di matematica all’Università di Parigi-Dauphine, di cui è stato rettore dal 1989 al 1994.”,”SCIx-239-FL”
“EKELAND Ivar”,”A caso. La sorte, la scienza e il mondo.”,”Ivar Ekeland è preside dell’Université Paris-Dauphine ed è membro del Centre de Recherche de Mathématiques de la Décision. Si è occupato della teoria dei giochi e di economia matematica. In Italia ha pubblicato: ‘Il calcolo e l’imprevisto. Il concetto di tempo da Keplero a Thom’ (Comunità, Milano. 1985) “”Tempo di guerra tempo di spada Vanno in pezzi gli scudi Tempo di bufera tempo di lupo Prima che il mondo rovini”” (in apertura) (vaticinio della veggente Voluspa’) (f. Voluspa: ‘Il canzoniere eddico’ a cura di P. Scardigli, Garzanti, 1982 p.12) “”Dal ‘Parmenide’ di Platone ,sappiamo che la verità non si può circoscrivere , che – se esiste una realtà ultima – essa arretra tanto più dinanzi a noi quanto più la incalziamo, fino a svanire nell’inconsistenza…”” (pag 156) Il caos nella battaglia di Svolder. (pag 79) “”La battaglia di Svolder si concluse con una sconfitta per il re di Norvegia. Al termine di una lotta accanita, i difensori del ‘Lungodragfo’ dovettero soccombere al numero. Coloro che non morirono con le armi in pugno si gettarono in mare per non cadere nelle mani dei nemici. Fra questi ci fu il re Olav Trygvesson, il cui corpo non fu mai ritrovato, e la cui scomparsa rimase avvolta nel mistero. Quanto a Einar Tambarskjelve, sopravvisse al massacro. Egl aveva allora solo diciotto anni, e se la saga di dà la pena di indicarne l’età è perché era un onore eccezionale essere scelto così giovane a far parte della guardia personale del re. Personaggio di grande spicco, sarà uno dei compagni più fidi di Olav il Santo, e morirà solo molti anni dopo , assassinato co figlio in un’imboscata tesagli dal re Araldo lo Spietato. (…) Sarebbe bastato poco perché l’esito della battaglia fosse del tutto diverso. Le frecce di Einar Tambarskijelve passarono a due riprese a pochi centrimetri dalal testa, e poi dal petto, dello jarl Eirik: dato il vigore con cui erano state scoccate, non avrebbero perdonato. Per contro, la freccia di Finn colpì l’aro di Einar nel momento stesso in cui questi lo tendeva per la terza volta: un miracolo di precisione nello spazio e nel tempo. Quale colpo di fortuna per l’uno e quale malasorte per l’altro. Se lo jarl Eirik fosse stato ucciso, il ‘Lungo drago’ si sarebbe sganciato e la vittoria sarebbe tocata all?altro capom. Olav Trygvesson avrebbe recuperato il suo regno, e la Norvegia avrebbe evitato il lungo periodo di disordini che si concluse con l’ascesa al trono di Olav Haraldsson”” (pag 79)”,”SCIx-010-FSD”
“EKLOF Ben BUSHNELL John ZAKHAROVA Larissa a cura, saggi di AFANAS’EV Alexander K. CHRISTIAN David FIELD Daniel GATRELL Peter GLEASON Abbott KASSOW Samuel D. KIPP Jacob W. LINDENMEYR Adele NARDOVA Valeriia A. NEUBERGER Joan PETROV Fedor A. RIEBER Alfred J. UST’IANTSEVA Natalia F. Contributors”,”Russia’s Great Reforms, 1855-1881.”,”Ben Eklof, Associate Professor of History at Indiana University, is author of Russian Peasant Schools and Soviet Briefing: Gorbachev and the Reform Period, editor of School and Society in Tsarist and Soviet Russia, and coeditor (with Stephen Frank) of The World of the Russian Peasant and (with Edward Deprov) of Democracy in The Russian School. John Bushnell is Professor of History at Northwestern University and author of Mutiny amid Repression and Moscow Graffiti: Language and Subculture. Larissa Zakharova is a Professor of History at Moscow State University, a doctor of history, and a specialist in Russian history from the 186os to the early twentieth century. She is the author or editor of numerous articles,editions of original sources, and monographs, including Samoderzhavie i otmena krepostnogo prava v Rossii, 1856-1861 (Autocracy and the Abolition of Serfdom in Russia, 1856-1861). Alexander K. Afanas’ev is a Senior Researcher at the State Historical Museum in Moscow. David Christian teaches Russian and World History at Macquarie University, in Sydney Australia. Daniel Field is Associate Professor of History at Syracuse University and Fellow of the Russian Research Center. Peter Gatrell is Senior Lecturer in Economic History at the University of Manchester. Abbott Gleason is Professor of History at Brown University and author or coeditor of several publications, including Ivan Kireevsky and the Origins of Slavophilism; Young Russia; Bolshevik Culture: Experiment and Order in the Russian Revolution; and Shared Destiny: Fifty Years of Soviet-American Relations. Samuel D. Kassow is Professor of History at Trinity College, in Hartford, Connecticut. Jacob W. Kipp, a Senior Analyst for the Foreign Military Studies Office at Ft. Leavenworth, Kansas, serves as Research Coordinator for European Military Studies. He is also an Adjunct Professor of History at the University of Kansas, where he teaches in the Russian and East European Studies Program. Adele Lindenmeyr is Associate Professor of History at Villanova University. Valeriia A. Nardova is a Senior Researcher at the St. Petersburg branch of the Institute of History of the Russian Academy of Sciences, a doctor of history, a specialist in nineteenth-century Russian history. Joan Neuberger teaches Russian history at the University of Texas at Austin. Fedor A. Petrov is a Senior Researcher at the State Historical Museum in Moscow. Alfred J. Rieber is Alfred L. Cass Term Professor of History at the University of Pennsylvania. Natalia F. Ust’iantseva is an Assistant Professor (dotsent) at the Cheliabinsk Institute of Culturte.”,”RUSx-010-FL”
“ELAZAR D. SOBOLEV A.I. KOLEVA T., compilazione di D. ELAZAR e T. KOLEVA; saggi di A.I. SOBOLEV K.A. ANDREYEV K.I. GRIGOROV K. VASSILEV Y. YOTOV T. KOLEVA P. GINDEV K. ORLOVA-BRYUKHANOVA P. BOEV K. BAICHINSKI M. VELEVA”,”Dimiter Blagoev. An Outstanding Theorist and Revolutionary.”,”Saggi di A.I. SOBOLEV K.A. ANDREYEV K.I. GRIGOROV K. VASSILEV Y. YOTOV T. KOLEVA P. GINDEV K. ORLOVA-BRYUKHANOVA P. BOEV K. BAICHINSKI M. VELEVA”,”RIRB-120″
“ELBE Ingo REICHARDT Tobias WOLF Dieter”,”Gesellschaftliche Praxis und ihre Wissenschaftliche Darstellung. Beiträge zur Kapital-Diskussion.”,”Il saggio di Tobias Reichardt si occupa del pensiero di Alfred Sohn-Rethel (pag 241-)”,”TEOC-719″
“EL-CAMPESINO Général (GONZALEZ Valentin)”,”La vie et la mort en URSS (1939-1949).”,”Lavoro forzato base del regime staliniano. Ventitre milioni di schiavi. “”Stalin ha acquisito e per sempre, la gloria la più sordida della storia, quella d’ aver creato e sviluppato il regime più schiavistico e, come complemento logico, lo Stato più poliziesco che sia mai esistito. In effetti, il rafforzamento di questo regime e di questo Stato è strettamente legato a quello del suo potere personale. Certo le prime ondate di repressione contro i menscevichi, i socialisti rivoluzionari e gli anarchici, così come la creazione della Ceka e la sua ulteriore trasformazione in GPU non gli sono imputabili e sono dovute all’ intero partito bolscevico. Ma egli è responsabile di tutti gli altri massacri, che hanno causato la morte di milioni e milioni di esseri umani: quelli dei cosiddetti trotskisti e buchariniani e quelli dei “”kulaki””. E della repressione mostruosa degli anni del dopoguerra. Si è molto parlato dei primi; io parlerò della seconda, meno conosciuta, ma infinitamente più grave da ogni punto di vista””. (pag 87)”,”RUSS-173″
“ELDREDGE Niles”,”Darwin. Alla scoperta dell’albero della vita.”,”Libro dedicato a Stephen Jay Gould (1941-2002) ‘che come me amava Charles Darwin’. Niles ELDREDGE paleontologo e biologo evoluzionista è stato, insieme a Stephen J. GOULD, il fondatore della teoria degli equilibri punteggiati. Dal 1969 è curatore della divisione degli invertebrati dell’ American Museum of Natural History. Ha scritto altre opere sul tema della vita e dell’ evoluzione.”,”SCIx-288″
“ELEGANT Robert S.”,”The Center of the World. Communism and the Mind of China.”,”””I cinesi sono stati per un millennio un popolo ideologico perché non furono formalmente un popolo religioso. Il confucianesimo fornì loro non solo un dettagliato codice morale e un complicato sistema politico organizzato formatosi dopo una leggendaria età d’ oro, ma anche un sostegno spirituale ed una relazione soddisfacente con il soprannaturale.”” (pag 450)”,”CINx-127″
“ELEY Geoff; MUSSON A.E.; FOSTER John”,”Defining social imperialism: use and abuse of an idea (Eley); Class struggle and the labour aristocracy, 1830-60 (Musson); Some comments of ‘Class struggle and the labour aristocracy’ (Foster).”,”Saggi incentrati sulla discussione dei libri di H.U. Wehler, ‘Bismark und der Imperialismus’, Cologne, 1969 (primo saggio) e John Foster, ‘Class Struggle and the Industrial Revolution’, 1974. John Foster cerca di dimostrare che a Oldham durante i decenni 1830 e 1840 ci fu ‘una coscienza di classe di massa’, una solidarietà operaia completa, tra sindacati e mondo politico che produsse un importante movimento rivoluzionario di massa (pag 337)”,”TEOC-746″
“ELGEY Georgette”,”Histoire de la IV Republique. 1. La republique des illusions 1945-1951.”,”””Nell’ insieme del paese, ed è essenziale, il partito comunista esercita una sorta di dittatura morale. Chiamandosi il partito dei 75 mila fucilati (1), vuole attribuirsi il monopolio del patriottismo. Diventa quasi chauvin. I suoi giornali si chiamano ‘La Marseillaise, Le Patriote’…”” (1) in realtà durante l’ Occupazione il numero totale di fucilati è stato di 29.600 francesi. Questa cifra non comprende le vittime delle deportazioni. Non è esatto parlare di 75 mila fucilati per il PCF. Ha avuto 75 mila dei suoi membri morti a causa dell’ occupazione nazista. (pag 16)”,”FRAV-076″
“ELGEY Georgette”,”Histoire de la IV Republique. 2. La republique des contradictions 1951-1954.”,”””Il mercanteggiamento italiano. Il ministro Lombardo dichiara: gli italiani, per loro parte, aspirano a un’ integrazione militare, a condizione che prefiguri una Europa federata, in cui l’ Italia sarà sullo stesso piano degli Alleati”” (pag 263)”,”FRAV-077″
“ELIADE Mircea”,”Da Zalmoxis a Gengis-Khan. Studi comparati sulle religioni e sul folklore della Dacia e dell’Europa centrale.”,”Daci: sembra assai probabile che il loro nome etnico derivi, tutto considerato, dall’epiteto rituale di una confraternita di guerrieri (pag 18) Mircea Eliade è nato a Bucarest nel 1907. Professore all’Università di Bucarest dal 1933 al 1940, nel 1945, si è trasferito a Parigi dove è rimasto fino al 1957, quando è stato chiamato all’Università di Chicago. Storico delle religioni, etnologo, studioso dei miti e delle culture primitive.”,”RELx-001-FSD”
“ELIADE Mircea”,”Forgerons et Alchimistes.”,”Mircea Eliade, lo storico delle religioni, antropologo, scrittore e filosofo rumeno, ha prodotto una vasta gamma di opere. Ecco alcuni dei suoi libri tradotti in italiano: Il mito dell’eterno ritorno. Archetipi e ripetizioni Trattato di storia delle religioni Lo sciamanismo e le tecniche dell’estasi Le religioni e il folklore dell’Europa orientale. Da Zalmoxis a Gengis Khan1 Miti, sogni e misteri La nascita mistica. Riti e simboli d’iniziazione Spezzare il tetto della casa. La creatività e i suoi simboli Questi libri offrono una profonda esplorazione delle credenze religiose, dei miti e delle esperienze culturali. ‘Forgerons et alchimistes’ di Mircea Eliade pare non sia stato pubblicato in Italia.”,”SCIx-030-FSD”
“ELIADE Mircea”,”Miti, sogni e misteri.”,”Mircea Eliade è nato nel 1907 a Bucarest, dove ha conseguito la laurea in lettere. Dal 1928 al 1932 fu all’Università di Calcutta per condurre studi sull’India. Dal 1946 al 1949 ha tenuto corsi all’Ecole des Hautes Etudes della Sorbona. Dal 1956 ha ottenuto una cattreda di storia delle religionmi all’Università di Chicago.”,”RELx-001-FFS”
“ELIAS Norbert”,”Saggio sul tempo.”,”Norbert Elias è considerato uno dei grandi sociologi del secolo XX. E’ morto all’età di 93 anni nel 1990. “”In fin dei conti è soltanto con Einstein che siamo giunti a scoprire che il tempo è una forma di relazione e non, come credeva Newton, un flusso oggettivo, parte del creato, come i fiumi e le montagne visibili (…)”” (pag 56) “”Ma ricordiamoci del modo in cui Darwin affronta il problema dell’evoluzione biologica. A Darwin non interessava sapere se gli anfibi fossero moralmente migliori dei pesci, i mammiferi migliori dei rettili o gli uomini più fortunati delle scimmie; per lui si trattava semplicemente di sapere come e perché specie divese fossero divenute ciò che sono e di spiegare la superiorità funzionale di specie apparse più tardi nel processo d’evoluzione rispetto a specie precedenti. Il problema dell’evoluzione delle società in generale e quello del «tempo» in particolare richiedono un approccio similare”” (pag 113) Carattere feticistico del tempo (pag 126) Il crescente dualismo del concetto di tempo (pag 139)”,”TEOS-271″
“ELISSEEFF Danielle”,”Histoire du Japon. Entre Chine et Pacifique.”,”ELISSEEFF Danielle, specialista dell’ Estremo Oriente, si è diplomata all’ Ecole nationale des chartes, all’ Ecole pratique des hautes etudes e all’ Ecole des langues orientales. E’ autore di una decina di libri. Histoire du Japon. Entre Chine et Pacifique. “”Il miglior modo di definire i rapporti feudali in Giappone è di sottolineare come forte è la fusione che essi rappresentano tra tutti i poteri – civile, militare, giudiziario – nel quadro di una ricerca molto pragmatica dell’ efficienza, senza ricerca teorica di una architettura ideale, né riferimento a un prestigioso modello antico come poteva essere l’ Impero Romano. La legge del più forte si impone al più debole, lasciando giocare una sorta di selezione naturale portatrice di classi sociali e di ogni ingiustizia, ma anche di tutte le speranze, attraverso le classi sociali e gli insegnamenti normativi che, come il confucianesimo, raccomandano che ogni uomo si accontenti della sua parte.”” (pag 77)”,”JAPx-059″
“ELKANA Yehuda”,”The Discovery of the Conservation of Energy.”,”Yehuda Elkana insegna storia e filosofia della scienza alla Hebrew University of Jerusalem, Israele, è anche direttore della Van Leer Jerusalem Foundation. (1975) “”Science owes more to the steam engine than the steam engine to science”” (Anon) “”La scienza deve più alla macchina a vapore che la macchina a vapore alla scienza”””,”SCIx-554″
“ELKIN A.P.”,”Gli aborigeni australiani.”,”A.P. Elkin Professore di Antropologia nell’Università di Sydney.”,”AUSx-002-FFS”
“ELKINS Caroline”,”Un’eredità di violenza. Una storia dell’Impero britannico.”,”Caroline Elkins è professoressa di Storia e di Studi africani e afroamericani all’Università di Harvard. Insegna anche alla Business School e alla Harvard Law School. Il dibattito contemporaneo sugli studi postcoloniali ha visto la sua opera al centro della discussione. Begin e la ‘casa di vetro’. I revisionisti, da parte loro, elaborarono strategie per attaccare di petto le misure repressive britanniche. Come ricordò in seguito Menachem Begin, «la storia e la nostra capacità di osservazione ci persuasero che, se fossimo riusciti a distruggere il prestigio del governo (inglese) in Eretz Isarel, la sua caduta sarebbe avvenuta automaticamente. Da quel momento in poi non smettemmo mai di accanirci su questo punto debole. Per tutti gli anni della nostra sollevazione colpimmo il prestigio del governo britannico deliberatamente, instancabilmente, incessantemente» (78). Gli ufficiali britannici impegnati sul campo sapevano esattamente che cosa questo significasse. I leader dell’Irgun «credono nell’efficacia delle loro attuali tattiche (…) che la violenza sia l’unico mezzo per indurre il governo britannico a fare concessioni politiche», si legge in un rapporto dell’intelligence (79). Secondo Begin, Samuel Katz, membro dell’alto comando dell’Irgun e «uno degli uomini più saggi», aveva compreso perfettamente la correlazione tra la violenza e le debolezze politiche della Gran Bretagna nel contesto postbellico: «C’erano limiti all’oppressione, oltre i quali il governo britannico non osava spingersi. Nel poteva scatenare contro di noi tutta la forza del suo potere. La Palestina non era un remoto villaggi collinare dell’Afghanistan, che poteva essere bombardato fino alla completa sottomissione. La Palestina era una casa di vetro a cui il resto del mondo guardava con interesse. Nel 1945, gli inglesi avevano scoperto che il loro comportamento nei confronti degli ebrei era un fattore importante negli orientamenti e nella politiche americane (80)». La «logica della rivolta» di Begin rimarcava il punto di vista di Katz: «Eretz Israel (…) assomigliava a una casa di vetro». Begin estese poi l’analogia, notando che «con le “”armi”” andavamo all’attacco; la trasparenza del “”vetro”” era il nostro scudo di difesa» (81). Alla base dell’intera strategia c’era il principio revisionista di ordine più generale – «Combattiamo, quindi siamo» – che esprimeva al contempo una logica di liberazione ma era anche radicato nella realpolitik del dominio britannico (82)”” (pag 493) [(78) Begin, ‘Revolt’, p. 52; (79) ‘Palestine. Political. Irgun-Zvai Leumi’, marzo 1946. Reference n: 47/ 154/2, HA; (80) Katz, ‘Days of Fire’, p. 110; (81) Begin, ‘Revolt’, p. 56. «Logic of the Revolt» è il titolo del capitolo quinto del libro; (82) Ibid., p. 27]”,”UKIQ-009″
“ELLEBOODE Christian”,”Karl Marx. Vie – oeuvres – concepts.”,”ELLEBOODE Christian è Docteur in scienze economiche. E’ professore ‘en classes préparatoires économiques et commerciales’ nel liceo Notre-Dame-de-Sion a Saint-Omer. “”Le valeurs ne correspondent pas aux prix de production, mais par le jeu de la concurrence, il y a uniformisation des taux de profit en un taux de profit moyen (…). Quand la composition organique du capital d’une branche est supérieure à la moyenne, les marchandises vendues ont un prix supérieure à leur valeur et il y a, pour cette branche un profit plus élevé que la plus-value produite. La somme totale des écarts entre les prix de production et les valeurs est nulle. Les écarts entre prix de production et valeur se compensent. Ce qui revient à tirer comme conclusion que la loi générale ne s’impose comme tendance qu’approximativement. Les différentes branches se partagent une plus-value globale concrètement au ‘prorata’ de la part qu’elles représentent dans le capital total avancé. Ce mécanisme a été qualifié de péréquation des taux de profit”” [Christian Elleboode, Karl Marx. Vie – oeuvres – concepts, 2001]”,”MADS-572″
“ELLEINSTEIN Jean”,”Storia del fenomeno staliniano.”,”ELLEINSTEIN è dirigente del Centro di studi e ricerche marxiste e autore di una storia dell’URSS in quattro volumi.”,”RUSS-052″
“ELLEINSTEIN Jean”,”Marx, su vida, su obra.”,”””Marx mostra che, un secolo prima “”Cromwell e il popolo inglese avevano attinto dall’ Antico Testamento la lingua, le passioni e le illusioni necessarie per la loro rivoluzione borghese. Quando si ebbe raggiunto il vero obiettivo, ovvero, quando si realizzò la trasformazione borghese della società inglese, Locke soppresse Abacuc””. Marx risponde ora a Proudhon, sebbene senza nominarlo: “”La rivoluzione sociale del secolo XIX non può attingere la sua poesia dal passato, ma unicamente dall’ avvenire””. (pag 188)”,”MADS-361″
“ELLEINSTEIN Jean”,”Histoire du communisme, 1917-1945.”,”La Nep. “”Insomma, si ritorna ad un’ economia di mercato. Solo le grandi imprese restano nazionalizzate, come pure le banche. Il commercio estero rimane monopolio di Stato. Lenin offre anche ai capitalisti occidentali delle “”concessioni”” nelle regioni produttive di materie prime (carbone, petrolio, ecc.) ed è il boicottaggio delle grandi imprese occidentali che impedisce che siano concesse loro le miniere del Donetz e il petrolio di Baku. L’economia sovietica si presenta dunque negli anni venti come una economia mista di trasizione. Grazie a ciò, poco a poco, il paese si ricostruisce.”” (pag 57)”,”INTT-208″
“ELLEINSTEIN Jean”,”D’une Russie a l’ autre. Vie et mort de l’ URSS.”,”ANTE3-56 ELLEINSTEIN Jean ha scritto varie opere tra cui ‘Karl Marx’, ‘Histoire mondiale des socialismes’.”,”RUST-134″
“ELLEINSTEIN Jean”,”Storia del fenomeno staliniano.”,”Jean Elleinstein, dirigente del Centro di studi e ricerche marxiste e autore di una Storia dell’URSS in quattro volumi, analizza in quest’opera le origini, l’evoluzione e il declino del fenomeno staliniano, il cui apogeo si colloca tra gli inizi degli anni trenta e la morte di Stalin, avvenuta nel 1953, offrendoci un tentativo di spiegazione marxista, non riconducibile al solo ‘culto della personalità’ denunciato dal XX Congresso del PCUS nel 1956.”,”RUSS-042-FL”
“ELLEINSTEIN Jean”,”Staline Trotsky. Le Pouvoir et la Révolution.”,”Dedica manoscritta probabilmente dell’autore Tesi dell’autore: l’atteggiamento di Trotsky in occasione del dibattito e scontro sul trattato di Brest-Litovsk fu decisivo per impedire una crisi in seno al partito bolscevico. Si afferma che alcuni dirigenti del PC bolscevico ragionavano perfino su un governo senza Lenin… (pag 53)”,”TROS-310″
“ELLEMAN Bruce A.”,”Moscow and the Emergence of Communist Power in China, 1925-30. The Nanchang Uprising and the Birth of the Red Army.”,”Bruce A.Elleman è Research Professor al Maritime History Department del US Naval War College. Ha pubblicato pure ‘Modern Chinese Warfare, 1795-1989’ (2001) e ‘Japanese-American Civilian Prisoner Exchanges and Detention Campas, 1941-45’ (2006). Radek sulla natura sociale della Cina negli anni 1920 e il dibattito sul modo di produzione asiatico (pag 15-16)”,”MCIx-072″
“ELLER-VAINICHER Marco”,”Distribuzione del reddito, crescita e moneta nella posizione dei governatori della Banca d’Italia durante il quarantennio repubblicano. Gennaio 1989.”,”Governatori della Banca d’Italia: LUIGI EINAUDI 1946 DONATO MENICHELLA 1947-1959 GUIDO CARLI 1960-1974 PAOLO BAFFI 1975-1978 CARLO A. CIAMPI 1979-1987″,”ECOT-003-FP”
“ELLERY Eloise”,”Brissot de Warville. A Study in the History of the French Revolution.”,”ELLERY Eloise, Associate Professor of History in Vassar College. Influenza di Voltaire, Rousseau e delle istituzioni degli Stati Uniti su Brissot. “”Tutto il suo lavoro nella sua tendenza anticristiana, nella sua enfasi sui diritti naturali, nel suo vangelo di umanitarismo e riforma politica, fu tipico del pensiero del diciassettesimo secolo. (…) Brissot fu allo stesso tempo il discepolo di Voltaire, di Rousseau, e di Montesquieu. L’ influenza di Voltaire era forse la minore, ma è indubitabile nell’ atteggiamento generale e nel tono incisivo dei suoi primi lavori ‘L’ Autorité législative de Rome anéantie’ e ‘Lettres philosophiques sur Saint Paul’.”” (pag 41) “”In this case Brissot and Mirabeau agreed, but agreement between them was the exception. As in the formation of the constitution, Mirabeau’s object was to produce a constitution which should be practicable, so in the management of foreign and financial affairs he was guided by expediency. Brissot, on the other hand, was predominantly influenced by theory and considerations of abstract right, and failed both to appreciate Mirabeau’s regard for the practical necessities of the moment and to recognize the real greatness of the man””. (pag 143-144)”,”FRAR-343″
“ELLI Chiara”,”Spagna vertebrata. Gli intellettuali del 1898 e l’Europa.”,”Chiara Elli si è laureata in Scienze politiche nell’Università degli Studi di Milano, con una tesi in Storia delle dottrine politiche sul penisero politico della Generazione del 98. Si è specializzata (2000-2002) all’Università Complutense di Madrid e successivamente ha lavorato nel Centro Studi ‘Luca d’Agliano’.”,”SPAx-014-FSD”
“ELLIOTT Gregory”,”Perry Anderson. The Merciless Laboratory of History.”,”ELLIOTT è senior lecturer in humanities all’ University of Brighton. Ha già pubblicato ‘Althusser: The Detour of Theory’, ‘Labourism and the English Genius’ e ‘Althusser: A Critical Reader’.”,”MUKx-064″
“ELLIOTT J. H.”,”El Viejo Mundo y el Nuevo (1492-1650).”,”Opera originale: ‘The Old World and the New, 1492-1650’ “”Il pensiero cristiano e stoico forniva l’idea della unità fondamentale del genere umano. Aristotele insegnò a pensare l’uomo come un essere essenzialmente sociale”” (pag 63) “”Nell’Europa del 1500, una popolazione di circa 100 milioni di abitanti occupava una estensione di 3.750.000 miglia quadrate di territorio, che equivaleva a una densità di 26,7 abitanti per miglia quadrate. Con la scoperta dell’America – la apertura della grande frontiera – questi 100 milioni di abitanti acquisirono una estensione di territorio addizionale di 20 milioni di miglia quadrate, con la conseguente possibilità di una densità di popolazione drammaticamente ridotta”” (pag 76)”,”STOS-191″
“ELLIS John M.”,”Language, Thought, and Logic.”,”””It is often easier to discover a truth to assign to it its proper place’ (Ferdinand de Saussure)”,”TEOS-008-FRR”
“ELLMAN Michael”,”La pianificazione socialista.”,”Lo scopo di questo libro è di fornire una chiara e semplice introduzione all’economia della pianificazione nei paesi a socialismo di Stato, un quadro completo della esperienza sovietica e cinese nella direzione dell’economia.”,”RUSU-040-FL”
“ELLUL Jacques”,”Storia della propaganda.”,”La propaganda nel mondo occidentale fino al XV secolo. Dal XVI secolo al 1789. Dal 1789 al 1914. Comparsa della propaganda moderna. Propaganda della Rivoluzione d’ Ottobre, LENIN. ELLUL (1912) ha insegnato fino al 1980 nelle Univ di Montpellier, Strasbourg, Clermont-Ferrand, Bordeaux e presso l’Institut d’Etudes Politiques. Dimesso dall’insegnamento da Vichy, ha partecipato alla resistenza. E’ stato membro del Consiglio Ecumenico delle Chiese e del Consiglio nazionale della Chiesa Riformata di Francia. Ha diretto la rivista ‘Foi et Vie’. Oltre alla classica ‘Histoire des Institutions’, 1956-58, tradotta in italiano nel 1981 (in 5 tomi) ha scritto pure: ‘Trahison de l’Occident’ (1975), ‘Le systeme technicien’ (1977), ‘L’ideologie marxiste chretienne, (1979) ecc.”,”FOLx-008″
“ELLUL Jacques, a cura di Michel HOURCADE Jean-Pierre JEZEQUEL e Gerard PAUL”,”Les successeurs de Marx. Cours professé à l’Institut d’études politiques de Bordeaux.”,”E’ il frutto di un corso sul pensiero marxista ELLUL Jacques “”Kautsky, dans son livre intitulé ‘Terrorisme et communisme’ publié en 1919, montre à quoi va conduire la théorie de Lénine. Dans l’introduction, il établit une comparaison avec la Révolution française, faisant le parallèle entre Kerenski et les Etats généraux d’une part, Lénine et les Jacobins d’autre part. Il poursuit la comparaison en montrant que quand Lénine a fait son coup d’Etat en 1917, il s’est trouvé dans la situation de Bonaparte, et pour éviter une réaction thermidorienne, il a été obligé de modifier progressivement son programme pour y renoncer complètement en fin de compte. Kautsky montre que, ou bien Lénin restait fidèle à son programme de 1917, et il subissait un échec, ou bien il se maintenait au pouvoir en trahissant la totalité de son programme révolutionnaire. Dans les deux cas, c’était l’échec de la révolution socialiste. Kautsky énumère les entorses faites par Lénine à son propre programme.”” (pag 102) (…) Les réponses de Lénine. “”Ses réponses se trouvent condensées dans trois ouvrages: – Que faire? en 1902. – Un pas en avant , deux en arrière, en 1904 – La maladie infantile du communisme, en 1920. Selon lui, la théorie marxiste de la révolution distingue des conditions objectives et des conditions subjectives. L’erreur de Kautsky est de penser aux conditions objectives. (…)”” (pag 104)”,”TEOC-556″
“ELLUL Jacques”,”Il sistema tecnico. La gabbia delle società contemporanee.”,”Jacques Ellul (1912-1994): un pensatore iconoclasta libertario. Protestante, anticomunista, ma esperto di Marx. L’unico in Francia ad aver condotto per cinquant’anni una profonda critica del “”progresso tecnico””. Molti altermondialisti si richiamano alla sua riflessione. L’autore della prefazione ha scritto su Ellul un saggio pubblicato da Jaca Book. ‘Jacques Ellul: l’uomo che aveva previsto (quasi) tutto’ (2008) “”L’ultima osservazione riguarda la neutralità della tecnica. Quando dico che la tecnica è autonoma, non voglio dire che sia neutra, ma al contrario che essa possiede una propria legge e un senso in se stessa. La tecnica non è uno strumento che l’uomo può utilizzare a piacimento. Possiede un proprio peso, una propria direzione. Richta sottolinea saggiamente che tutte le teorie sulla «neutralità» della tecnica sono nate a partire dall’industrializzazione. Ciò è accaduto perché «in nessun periodo precedente le forze produttive avevano assunto tale forma indifferente al commercio degli individui in quanto individui» (49)”” (pag 186-187) (49) Karl Marx, “”L’ideologie allemande”””,”TEOS-284″
“ELLUL Jacques, a cura di Michel HOURCADE Jean-Pierre JEZEQUEL e Gérard PAUL”,”La pensée marxiste. Cours professé à l’Institut d’études politiques de Bordeaux de 1947 à 1979.”,”””Dans le domaine des classes sociales, il existe aussi des nuances importantes quant à l’interprétation de la pensée de Marx sur cette question du développement de l’Histoire. Dans la ‘Critique de l’économie politique’, Marx dit que la lutte des classes n’est pas évidente à discerner, et qu’il y a des périodes de «stagnation» où l’on constate l’absence de conflits entre les classes sociales: par exemple; la période de la fin de l’empire romain (IVe siècle) jusqu’à la fin du XIe siècle. La classe dominante ne joue pas seulement un rôle de domination mais plutôt un rôle régressif: elle ne suscite aucun développement économique, politique, etc. Par ailleurs, Marx évoque aussi la possibilité que la lutte des classes ne se traduise pas par la défaite de la classe dominante au profit de la classe exploitée, mais s’achève par la destruction des deux classes antagonistes. Il illustre cette proposition par les conflits à Byzance et dans l’Italie du XIIIe siècle. Apparaît alors un nouveau groupe social qui n’est pas vraiment encore une classe sociale qui s’empare du pouvoir et va se constituer progressivement en classe sociale. Marx évoque à ce sujet la bureaucratie. Au XIXe siècle, elle ne forme pas une classe sociale. Mais, si son développement se poursuit, elle pourrait finir par conquérir le pouvoir et devenir une classe. Seuls Marx et Tocqueville ont décelé les potentialités de la bureaucratie, dès le XIXe siècle”” (pag 127-128)”,”MADS-741″
“ELLUL Jacques, edizione italiana a cura di Giovanni ANCARANI”,”Storia delle istituzioni. III. L’età moderna e contemporanea: dal XVI al XIX secolo.”,”Jacques Ellul, nato a Bordeaux nel 1912, ha insegnato in varie università francesi. Esonarato dall’insegnamento dal governo di Vichy, partecipò alla resistenza e fu vicesindaco di Bordeaux e segretario generale del movimento di liberazione. E’ membro del Consiglio nazionale della Chiesa riformata di Francia. Ha al suo attivo molte opere tra cui ‘L’homme et l’argent’ (1953) e ‘Propagandes’ (1963).”,”STOS-001-FP”
“ELLWOOD David W.”,”Una sfida per la modernità. Europa e America nel lungo Novecento.”,”D.W. Ellwood insegna storia delle relazioni internazionali all’Università di Bologna e storia dei rapporti Usa-Europa al Bologna Center della J. Hopkins University. Si è anche interessato al cinema come fonte per la storia (‘The Movies as History. Visions of the Twentieth Century’, 2001) “”Raymond Aron, eminente scienziato sociale francese, dichiarò che era facile elencare “”fenomeni, istituzioni, divertimenti”” che avevano attraversato l’oceano e, in Europa come altrove, avevano “”acquisito diritto di cittadinanza””. Ma non si trattava di “”americanizzazione”” come sostenevano in molti con disprezzo, bensì semplicemente dell'””universalizzazione di fenomeni legati allo sviluppo della civiltà materiale”” (1). La celebrazione di Jean Fourastié dei “”trent’anni gloriosi””, così famosa in Francia (2), e la sua indagine – la più evocativa tra quelle che documentavano il grande progresso in materia di benessere umano in Occidente – non danno alcuna importanza a una qualche forma di ispirazione americana, anzi non vi fanno quasi riferimento”” (pag 221) Trotsky. “”Lev Trockij, il più celebrato antagonista di Stalin, espulso dall’Unione Sovietica nel 1929, trascorse da latitante i primi anni trenta in Francia. Nonostante le numerose e profonde differenze che aveva con i suoi persecutori, condivideva con tutti loro, tranne che con Stalin, la forte preoccupazione per i pericoli del nazionalismo economico. All’inizio del 1934 propose ai lettori di “”Foreign Affairs””, l’autorevole rivista di New York, una vivace analisi su quale fosse la posta in gioco: “”Tutti a casa! Torniamo al cuore della nazione! Non solo dobbiamo correggere l’errore del Commodoro Perry, che ha rotto l'””autarchia”” del Giappone, ma serve anche una correzione dell’ancora più grande errore di Cristoforo Colombo, che ha causato l’espansione così smodata della cultura umana””. Trockij dichiarò che il rifiuto politico dell’interdipendenza economica stava producendo tensioni “”intollerabilmente gravi”” tra le nazioni. La Grande Guerra aveva prodotto una nuova dipendenza reciproca tra l’Europa e l’America, ma in un modo che aveva solo aggravato le tensioni economiche causate dai loro diversi sistemi di sviluppo. “”I tentativi di salvare la vita economica inoculandole il virus dal cadavere del nazionalismo si rivelarono un veleno per il sangue che portava il nome di fascismo””. Trockij, come lettore fedele del Marx economista, credeva che la logica dell’evoluzione capitalista o, più nello specifico, la legge della produttività della forza lavoro che aveva sempre spinto l’uomo a trovare modi “”per ottenere la maggior quantità di merci possibile con il minor dispendio di forza lavoro””, significava che solo un’attività paneuropea e su scala mondiale era adeguata per i sistemi di produzione di massa del tempo. Ai suoi occhi, la vera sfida per l’Europa si poteva così esprimere: “”Come si può garantire l’unità dell’Europa; mentre si salvaguarda la completa libertà culturale dei popoli che vi abitano? Come può un’Europa unita entrare a far parte di un sistema economico mondiale coordinato?””. Piuttosto che affrontare questo problema, i governi europei, sempre più deboli, stavano cercando, con maggiore o minore disperazione, di ricacciare lo sviluppo economico all’interno del quadro nazionale, usando una forma sempre più aggressiva di capitalismo di Stato. Ma dove, allora, si collocavano gli Stati Uniti rispetto a questo sviluppo totalmente reazionario del Vecchio Continente? Secondo Trockij, non potevano esserci dubbi che gli Stati Uniti avevano portato la legge della produttività della forza lavoro a un nuovo livello con il sistema basato su “”nastro trasportatore, standard o produzione di massa””. Ma il resto del mondo era prronto a difendersi con ogni mezzo possibile, anche con le armi, piuttosto che affrontare la logica insita nell’esperienza degli Stati Uniti. Questa scelta non poteva che portare guerra, rovina e “”la musica dell’inferno””. “”Prima o poi il capitalismo americano deve farsi strada nel nostro pianeta, in lungo e in largo. Con quale modalità? Con ‘ogni’ modalità. Un altro coefficiente di produttività denota anche un alto coefficiente di forza distruttiva. Sto predicando la guerra? Niente affatto (…)””. Allo stesso tempo il nazionalismo fascista decadente stava preparando ovunque caos e devastazione. Il capitalismo competitivo in crisi era “”come una gallina che covava non un pulcino, ma un coccodrillo. Non c’era da stupirsi che non riuscisse a gestire la propria prole”” (14). (14) Lev Trotsky, Nationalism and Economic Life, in ‘Foreign Affairs’, April 1934 (pag 91-92)”,”EURx-293″
“ELLWOOD David W.”,”L’alleato nemico. La politica dell’occupazione anglo-americana in Italia, 1943-1946.”,”Molto citati i nomi di H.R. Alexnander P. Badoglio I. Bonomi H. Coles C.R.S Harris Charles Noel A. Kirk H. Macmillan F.D. Roosevelt E.W. Stone A. Weinberg Il volume presenta per la prima volta una visione complessiva dell’opera degli Alleati in Italia dallo sbarco in Sicilia alla fine del 1945 La collaborazione di Valletta con gli Alleati (pag 364) “”La pressione tedesca si faceva sempre più forte e incombeva la minaccia costante di distruzioni o della deportazione di operai e impianti. Soltanto dopo il settembre 1944, quando fu firmato un accordo tra il ministro neofascista dell’Economia corportavia e le forze di occupazione tedesca, che garantiva nominalmente che gli impianti a nord del Po non sarebbero stati distrutti, gli industriali riconquistarono un significativo margine di manovra (34). Valletta non esitò a lungo: a metà novembre fornì ai rappresentanti della Special Force una descrizione particolareggiata della situazione dei suoi impianti, indicando che venivano costruiti per i tedeschi cinquecento veicoli al mese, il minimo indispensabile cioè per evitare la deportazione dei macchinari e degli operai. Per mezzo di negoziati, aggiunse Valletta, egli sarebbe forse riuscito a persuadere i tedeschi a fornire riserve di materie prime per due mesi: ciò significava che, al momento dell’arrivo degli Alleati, la produzione sarebbe passata a mille veicoli al mese e «[la] intera organizzazione Fiat sarebbe stata a disposizione [degli Alleati» non appena fosse stato necessario””. La Fiat aveva anche elaborato programmi per una massiccia fornitura di viveri, aveva già nascosto i generi alimentari necessari, ed aveva promesso riserve di legno e di acqua nel caso che le centrali elettriche fossero state distrutte dai tedeschi durante la ritirata (35). Nei confronti degli Alleati, Valletta si trovava in una posizione di forza”” (pag 364) [(34) Castronovo, Agnelli, p. 660; (35) Documento della Special Force del 17 novembre 1944 cit. in Perona, ‘La politica’, p. 14]”,”QMIS-300″
“ELLWOOD David W.”,”Al tramonto dell’impero britannico: Italia e Balcani nella strategia inglese, 1942-1946.”,”Concetto ‘Rivolta al momento giusto’ (pag 78-79) Fine della leadership britannica (pag 69)”,”QMIS-063-FGB”
“ELON Amos”,”Il grande Rothschild. Meyer Amschel, dal ghetto di Francoforte a banchiere dei re.”,”ELON-A, nato a Vienna, attualmente vive a Gerusalemme. Collabora al “”Neew Yorker”” e alla “”New York Review of Books””. Bibliografia – “”La rivolte degli ebrei”” (1979). – “”Israeliani: padri fondatori e figli”” (1988). – “”Gerusalemme”” (1990).”,”E1-BAIN-009″
“ELON Amos”,”La rivolta degli ebrei.”,”Amos Elon nato a Vienna, è stato per anni corrispondente dall’estero del quotidiano israeliano Ha’aretz, e ha pubblicato due libri tradotti in varie lingue: Journey through a Haunted Land sulla Germania di oggi e The Israelis: Founders and Sons sulla nascita e lo sviluppo dello Stato di Israele. Dal presente volume ha tratto un dramma, Herzl assieme a Dore Shary, che è stato rappresentato con successo a Broadway. Attualmente sta lavorando a un romanzo documentario che narra la storia vissuta del tentativo di sottrarre alla morte dei lager nazisti centomila ebrei durante la Seconda guerra mondiale.”,”EBRx-004-FL”
“ELORZA Antonio BIZCARRONDO Marta”,”Queridos camaradas. La Internacional Comunista y España, 1919-1949.”,”Biografie ELORZA Antonio BIZCARRONDO Marta risvolto copertina “”Nell’ esteso discorso esplicativo del VII Congresso, questo è l’ unico riferimento alla giustificazione da parte di Dimitrov della difesa della democrazia. Il Bloque Popular Antifascista, nella versione Codovilla-Diaz, vuole essere molto più di una coalizione elettorale, e pure di una alleanza politica; si situa sul terreno del fronte unico, come la sua materializzazione politica, ma senza abbandonare il carattere di una convergenza sociale, “”di un’ ampia lotta di massa””, il cui sottofondo implicito è in realtà antipolitico in quanto ignora la pluralità dei partiti, per accedere senza ostacoli alla egemonia comunista””. (pag 254) “”Maurin aveva rappresentato fin dalla formazione del POUM, il 29 settembre del 1935, la fazione più importante del comunismo eterodosso catalano, il Bloc Obrer i Camperol (BOC, ndr), ed era coincidente con Andrés Nin nella fascinazione per il modello di rivoluzione sovietica del 1917 (…)””. (pag 347) “”Quasi-trotskisti””. “”La assenza forzata di Maurin, rese Andrés Nin leader unico del POUM, già leader della Izquierda Comunista, un ramo uscito dal trotskismo a partire dal 1934, quando il vecchio rivoluzionario tentò senza riuscirvi di ottenere che i suoi seguaci spagnoli entrassero nel PSOE. Da allora, le relazioni tra la Izquierda Comunista spagnola e Trotsky furono tormentate, per cui non è corretto chiamare trotskista il POUM di Nin, come pure considerare che non esistesse relazione alcuna, per lo meno genetica, tra il POUM e Trotsky””. (pag 357)”,”MSPG-150″
“ELOY-MARTINEZ Tomás”,”Santa Evita. Romanzo.”,”L’autore è nato a Tucumán nel Sud dell’Argentina nel 1934. Ha insegnato letteratura latino-americana alla Rutgers University. Vive nel New Jersey.”,”AMLx-012-FFS”
“ELSENHANS Hartmut a cura; saggi di Hartmut ELSENHANS Claudius H. RIEGLER Claus LEGGEWIE Wolfgang MAYER Alfred SCHMIDT Gisela HÜBNER-DICK Raimund SEIDELMANN Eva SENGHAAS-KNOBLOCH Anke SCHULZ Ulrich MENZEL Anna-Jutta PIETSCH”,”Migration und Wirtschaftsentwicklung.”,”saggi di Hartmut ELSENHANS Claudius H. RIEGLER Claus LEGGEWIE Wolfgang MAYER Alfred SCHMIDT Gisela HÜBNER-DICK Raimund SEIDELMANN Eva SENGHAAS-KNOBLOCH Anke SCHULZ Ulrich MENZEL Anna-Jutta PIETSCH”,”CONx-073″
“ELSTER Jon ROEMER E. John, Contributors, C. D’ASPREMONT Charles BLACKORBY John BROOME L.A. GÉRARD-VARET James GRIFFIN Peter J. HAMMOND Aanund HYLLAND Daniel KAHNEMAN Carol VAREY Ignacio ORTUÑO-ORTIN Thomas M. SCANLON John A. WEYMARK”,”Interpersonal Comparisons of Well-Being.”,”C. d’Aspremont Core Université catholique de Louvain, Belgium. Charles Blackorby and David Donaldson, Department of Economics University of British Columbia Vancouver, Canada. John Broome Department of Economics University of Bristol, Bristol, England. Jon Elster Department of Political Science. University of Chicago, Chicago, Illinois. L.A. Gérard-Varet Ecoles des hautes étudies en sciences socials Marseilles, France. James griffin keeble College Oxford, England. Peter J. Hammond Department of Economics European University Institute San Domenico di Fiesole (Firenze) Italy. Aanund Hylland Department of Economics University of Oslo, Oslo, Norway. Daniel Kahneman and Carol Varey Department of Psychology University of California, Berkeley, California. Ignacio Ortuñ0-Ortin Department of Economics University of Alicante, Alicante, Spain. John E. Roemer Department of Economics University of California Davis, California. Thomas m. Scanlon Department of Philosophy Harvard University Cambridge, Massachusetts. John A. Weymark Department of Economics University of British Columbia Vancouver, Canada. List of contributors, Acknowledgments, Introduction Jon ELSTER and John E. ROEMER, Note, Figure, Appendix, References, Index, Studies In Rationality And Social Change, elenco collaboratori, ringraziamenti, introduzione di Jon ELSTER e John E. ROEMER, note, grafici, appendice, riferimenti, indice nomi argomenti, Studies In Rationality And Social Change”,”FILx-132-FL”
“ELTING John Robert”,”Swords Around a Throne. Napoleon’s Grande Armée.”,”ELTING John R.: (1911-2000) Colonnello e storico militare americano. Soldato per 35 anni (1933-1968), con due intermezzi civili come Istruttore di scuola superiore. Addestratore degli Ufficiali di riserva presso la Stanford University nel 1932. Fino al 1947 in servizio continuo nel 71° battaglione di artiglieria da campo corazzata. Viene qui descritta e analizzata l’arma più potente di Napoleone: la Grande Armée, che nel momento di maggior sviluppo contava oltre un milione di soldati. L’Autore esamina ogni aspetto di questa macchina umana incredibilmente complessa: l’organizzazione, il sistema di comando, la logistica, le armi, le tattiche, la disciplina, la ricreazione, gli ospedali mobili, i servizi da campo, ecc. La formazione dell’esercito tra i tumulti della Francia rivoluzionaria e attraverso le rapide conquiste di vasti territori in tutta Europa, fino alla leggendaria sconfitta a Waterloo. Il testo utilizza estratti di lettere dei soldati, resoconti di testimoni oculari e numerosi dettagli tratti da ricerche decennali.”,”FRAN-117-FSL”
“ELTON Geoffrey Rudolph a cura; saggi di ELTON Friedrich LÜTGE S.T. BINDOFF E.G. RUPP Ernest A. PAYNE N.K. ANDERSEN Ernst BIZER R.R. BETTS F.C. SPOONER D. CANTIMORI O.H. EVENNETT H.G. KOENIGSBERGER Denys HAY A.R. HALL R.R. BETTS J.R. HALE V.J. PARRY J.L.I. FENNELL J.H. PARRY I.A. MACGREGOR”,”Storia del mondo moderno. Vol 2. La Riforma 1520-1559.”,”saggi di ELTON Friedrich LÜTGE S.T. BINDOFF E.G. RUPP Ernest A. PAYNE N.K. ANDERSEN Ernst BIZER R.R. BETTS F.C. SPOONER D. CANTIMORI O.H. EVENNETT H.G. KOENIGSBERGER Denys HAY A.R. HALL R.R. BETTS J.R. HALE V.J. PARRY J.L.I. FENNELL J.H. PARRY I.A. MACGREGOR”,”STOU-002″
“ELTON Geoffrey Rudolph a cura; saggi di ELTON Friedrich LÜTGE S.T. BINDOFF E.G. RUPP Ernest A. PAYNE N.K. ANDERSEN Ernst BIZER R.R. BETTS F.C. SPOONER D. CANTIMORI O.H. EVENNETT H.G. KOENIGSBERGER Denys HAY A.R. HALL R.R. BETTS J.R. HALE V.J. PARRY J.L.I. FENNELL J.H. PARRY I.A. MACGREGOR”,”Storia del mondo moderno. Volume II. La Riforma 1520-1559.”,”saggi di ELTON Friedrich LÜTGE S.T. BINDOFF E.G. RUPP Ernest A. PAYNE N.K. ANDERSEN Ernst BIZER R.R. BETTS F.C. SPOONER D. CANTIMORI O.H. EVENNETT H.G. KOENIGSBERGER Denys HAY A.R. HALL R.R. BETTS J.R. HALE V.J. PARRY J.L.I. FENNELL J.H. PARRY I.A. MACGREGOR”,”STOU-002-FMP”
“ELWOOD Ralph Carter”,”Roman Malinovsky. A Life Without A Cause.”,”CARTER ELWOOD Ralph Tesi S. Possony su ‘Lenin sapeva’ dal 1913 che Malinovsky era un agente che faceva il doppio gioco ma manteneva prima di tutto la sua lealtà verso il partito. Lo ha difeso fino all’ultimo nel 1918 ma alla fine è stato sacrificato per proteggere i segreti interni dell’organizzazione (pag 65) “”Stefan Possony has carried the “”Lenin knew”” argument one step further to suggest that Malinovsky was a double agent from 1913 on with his first loyalty being to the party. He argues that only this explains Malinovsky’s insistence on returning to Russia to prove his innocence, that Lenin tried to defend him in 1918, but that in the end he was “”sacrificed to protect the inner secrets of the organization”” (31). There are several problems with this interpretation. First, there is no indication that the party ever derived any inside information on police activities as a result of Malinovsky’s double role or that he purposefully sowed “”disinformation”” in his reports to Beletsky and Vissarionov. To the contrary, the Bolsheviks had virtually no knowledge about other agents in their midst whereas the police kwew almost all the party secrets from Malinovsky and used this information to excellent advantage in the year before the war. As has been shown, the provocation commission, the Russian Bureau and numerous party publishing ventures were hamstrung precisely because of Malinovsky’s participation. (Possony, Der Monat, Heft 71 (August 1954), p. 496. See also Possony, Lenin, pp. 142-143) Malinovsky, however, never claimed that he was a true double agent nor is there any evidence that Lenin in fact came to his defense in 1918 other than by attending his trial.”” (pag 65-66)”,”RIRB-105″
“ELWOOD R.C.”,”Inessa Armand. Revolutionary and feminist.”,”ELWOOD R.C. professore di storia alla Carleton University Ottawa. Ha pubblicato lavori sulla storia russa e sovietica, tra cui ‘Russian social democracy in the underground’ e ‘Roman Malinovsky’. I. ARMAND fu unastretta collaboratrice di Lenin dal 1909 fino all’anno della morte dovuta al colera nel 1920. Lenin le scrisse in tutto 118 lettere.”,”RIRB-106″
“ELWOOD Ralph Carter”,”Russian Social Democracy in the Underground. A Study of the RSDRP in the Ukraine, 1907-1914.”,”ELWOOD R.C. è associate professor of Russian History alla Carleton University in Ottawa.”,”RIRx-165″
“ELWOOD Ralph Carter”,”Russian Social Democracy in the Underground. A Study of the RSDRP in the Ukraine, 1907-1914.”,”Ralph Carter Elwood is Associate Professor of Russian History at Carleton University, Ottawa. He is associate editor of Canadian Slavonic Papers and author of Russian Social Democracy in the Underground: a study of the RSDRP in the Ukraine, 1907-1914.”,”MRSx-019-FL”
“ELZE Reinhard / ASCHERI Mario / PRODI Paolo / BATTISTI Eugenio / CERVELLI Innocenzo / CORNI Gustavo”,”«Sic transit gloria mundi»: la morte del papa nel medioevo (Elze) / Giuristi, umanisti e istituzioni del Tre-Quattrocento: qualche problema (Ascheri) / Storia sacra e controriforma (Prodi) / Per un ampliamento del concetto di manierismo (Battisti) / Ceti e assolutismo in Germania. Rassegna di studi e problemi (Cervelli) / La «Neue Sozialgeschichte» nel recente dibattito storiografico (Corni).”,”Contiene due saggi di storiografia: ‘Ceti e assolutismo in Germania. Rassegna di studi e problemi’ (Cervelli); ‘La «Neue Sozialgeschichte» nel recente dibattito storiografico’ (Corni). Otto von Gierke formulò la celebre definizione di “”dualismo”” dello stato per ceti (pag 441) La riflessione storica di Otto Hintze e Otto Brunner (pag 445-) Marx (pag 458-459) “”Osservazioni analoghe a quelle sul concetto di «libertà», cioè relative alla assoluta incommensurabilità della libertà nel quadro della costituzione per ceti con la libertà nel senso liberale del termine, possono farsi a proposito del concetto di «rappresentanza». E’ questo, come è noto, uno dei punti nodali su cui gli studi e le discussioni sul problema storico dello «Ständetum» hanno maggiormente richiamato l’attenzione. A riprova dell’importanza del tema ancora negli anni ’40 dell’Ottocento, basta prendere, anche a caso e a titolo puramente indicativo, alcune chiare antitesi giuridico-concettuali presenti nel giovane Marx: la nuova rappresentanza del popolo contrapposta alla rappresentanza dello stesso attraverso «le delegazioni dei ceti» (trad. Firpo), considerata da Marx assolutamente priva di senso (‘sinnlos’) (69); oppure la contrapposizione fra «ständische Vertretung» e «Volksrepräsentation», dove la prima è vista in termini di proprietà fondiaria – quasi un carattere strutturale costante dei «landtagsfähige Güter» – per cui l’antitesi si configura fra «Vertreter des Grundbesitzes» e «Volksvertreter» (70), antitesi a sua volta connessa a quella fra ‘Stande’ e ‘Staat’, nel significato di privato e pubblico (71). Non è questa, come si è detto, la sede per soffermarsi sui caratteri del perdurare della costituzione e della rappresentanza per ceti nella Germania del XIX secolo, dopo gli anni della Rivoluzione e di Napoleone e la «Reformzeit» di Stein e Hardenberg; e basta appena ricordare che il pensiero giuridico-filosofico e politico di Marx fece sua quella separazione fra stato e società già sottolineata da Hegel, e che era la naturale corrispondenza teorica di un processo storico determinato, nel 1842, l’anno degli scritti marxiani cui ci si è riferiti, già da tempo avviato e in atto. Resta il fatto che quelle antitesi presenti nell’analisi teorico-politica di Marx a una data così avanzata della storia tedesca ed europea sono utili per introdurre ed illuminare la ‘vexata quaestio’ del carattere rappresentativo dei ceti nell’ambito della costituzione e dello stato per ceti”” (pag 458-459) [Innocenzi Cervelli, ‘Ceti e assolutismo in Germania. Rassegna di studi e problemi’ (pag 431-512] [(in) ‘Annali dell’Istituto Storico Italo-Germanico di Trento, n. III 1977’, Trento, stampa 1978] [(69) Cfr. Marx-Engels, Werke, vol. I, Berlin 1964, p. 44 (trad. it. K. MArx, ‘Scritti politici giovanili’, a cura di L. Firpo, Torino, 1950, reprint 1975, p. 88). Per la «Vertretung» (ma anche «Repräsentation») e, correlativamente, per gli «Stände» cfr. l’utilissimo ‘Lessico giuridico marxiano, 1842-1851’, pubblicato da R. Guastini in appendice al suo ‘Marx: dalla filosofia del diritto alla scienza della società’, Bologna, 1974, pp. 520-521, 486-487, 510-513; per i famosi articoli di Marx del 1842 sugli «ständische Ausschüsse», cfr. Ibidem, pp. 95 ss.; (70) Cfr. Marx-Engels, Werke, Ergänzungsband’, erster Teil, Berlin, 1968, pp. 415-416, e v. anche Ibidem, p. 406: «der Grundbesitz ist die allgemeine Bedingung der ständischen Vertretung, aber er ist nicht die einzige Bedingung» (trad. it. K. Marx, ‘Scritti politici giovanili’, cit., pp. 261-262, 250-251); (71) Cfr. Marx-Engels, Werke, cit., vol. I, p. 126: «…eine Vertretung der Privatinteressen der Stände, den Staat zu den Gedanken des Privatinteresses degradieren will und muss» (trad. it. K. Marx, ‘Scritti politici giovanili’, cit., p. 199). Superfluo il rimando a K. Marx, ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’, in ‘Opere filosofiche giovanili’, trad. e note di G. Della Volpe, Roma, 1971, pp. 81 ss.] Theodor Schieder è considerato il capofila indiscusso della storiografia tedesca, direttore dal 1957 della ‘Historische Zeitschrift’ che è l’organo ‘ufficiale’ della corporazione storiografiche tedesca (pag 514, Corni) Wehler e il marxismo (pag 529-530) “”La polemica con la scuola francese costituisce lo snodo a partire dal quale è possibile riflettere meglio su due elementi centrali della concezione di [Hans Ulrich] Wehler: da un lato l’esigenza di teorie si precisa meglio come esigenza di teorie dei ‘tempi medi’, e per teorie Wehler intende delle costruzioni modellistiche che si basino sull’evolversi della congiuntura economica e che riguardino essenzialmente il periodo storico che dalla rivoluzione industriale conduce fino ai nostri giorni. Per quanto riguarda il secondo punto, che da un lato delimita drasticamente la portata del discorso di Wehler ma che dall’altro ne accentua la pregnanza per la comprensione dei problemi del presente (e del futuro), Wehler ha evidentemente accolto la lezione di Conze ed insiste frequentemente sul salto qualitativo senza precedenti che l’industrializzazione ha fatto compiere alla storia del genere umano, modificandone radicalmente tutti i punti di riferimento anche storiografico (…). L’affermazione di Wehler sulla necessità di basare le teorie storiche dei tempi medi sull’andamento delle onde congiunturali implica il confronto con il marxismo al quale Wehler, a differenza di gran parte dei suoi colleghi tedeschi, non si sottrae. Anzi, egli afferma esplicitamente più volte nel corso dei suoi lavori principali di avere utilizzato per l’elaborazione dei modelli relativi le categorie marxiane e sostiene di basarsi prioritariamente sui fattori economici. Una valutazione positiva dell’apporto marxiano alla conoscenza storica e teorica dell’industrializzazione occidentale per la sua capacità di considerare sinteticamente le sfere dell’economia, della società e del potere politico, è presente anche in altri passi delle sue antologie. Ma Wehler sottolinea d’altra parte il suo rifiuto del «monismo causale» o di qualsivoglia altra scala di priorità delle categorie interpretative. Perciò il suo approccio alla concezione marxiana non costituisce l’accettazione supina di essa, ma piuttosto un utilizzo strumentale delle sue potenzialità metodologiche, per cui Wehler intende distinguersi dal dogmatismo degli esponenti della nuova sinistra. Altrove, poi, Wehler non manca di evidenziare talune vistose carenze analitiche del marxismo soprattutto rispetto alla problematica della modernizzazione. Appare chiaramente come Wehler faccia riferimento a Marx soprattutto in connessione con Weber, che egli definisce il «Marx borghese» (69), con l’obiettivo palese di trovare le analogie tra questi due pensatori, a suo avviso fondamentali. Questo obiettivo si palesa in un passo in cui Wehler argomenta come anche a livello epistemologico, dove le contraddizioni tra questi due teorici sembrerebbero più che mai insormontabili, sia invece possibile mediare, nel senso di fondare una concezione epistemologica che assuma sia il dato di una realtà esistente per sé (come nel marxismo), sia quello della presenza determinante di precisi interessi di conoscenza (come nella sociologia della conoscenza weberiana). Al di là della scarsa linearità dell’argomentazione wehleriana, tra le poche di carattere teorico che si possono ritrovare nella sua pur ampia produzione, occorre a mio avviso sottolineare piuttosto i pregi del confronto che questo storico instaura con il marxismo, confronto critico e costruttivo in contrapposizione con la tradizione storiografica tedesca, che considera il marxismo soprattutto come la dottrina ufficiale della DDR. La concezione di Wehler si precisa quindi come esigenza di approcci polivalenti, che evidenziano i processi di interazione fra società ed economia, potere ed ideologia. Importante sotto questo profilo è il dibattito sul «capitalismo organizzato», che a partire dal ’72 ha indubbiamente offerto un campo di indagine molto fruttuoso per i giovani storici della «storia strutturale», concentrato sul terreno dell’«autonomia relativa» dello Stato dall’economia, ha costituito un importante momento di chiarificazione dei contenuti di una rinnovata ‘Sozialgeschichte’ (70)”” [Gustavo Corni, ‘La «Neue Sozialgeschichte» nel recente dibattito storiografico’, pag 513-540] [(in) ‘Annali dell’Istituto Storico Italo-Germanico di Trento, n. III 1977’, Trento, stampa 1978] (pag 528-530) [(69) A questo proposito è immediata l’analogia con la recezione del marxismo da parte di Kocka, il quale intende armonizzarlo con il weberismo, però soprattutto nel senso di integrare Weber, superando il suo radicale decisionismo. Cfr. ‘Karl Marx und Max Weber. Ein methodologischer Vergleich’, in “”Zeitschrift für die gesamte Staatswissenschaft””, CXXII, 1966, pp. 328-358; (70) Cfr. ‘Organisierter Kapitalismus’, herausgegeben von H. Winkler, Göttingen, 1974. Su questo terreno si è indubbiamente verificato un avvicinamento fra le posizioni di Wehler e di Kocka, che sono gli interpreti più autorevoli della punta avanzata del dibattito storiografico contemporaneo in Germania; in particolare Wehler ha vieppiù abbandonato il suo privilegiamento del fattore economico, rivalutando in questo ambito ad es. la storia politica (cfr. ‘Moderne Politikgeschichte oder Grosspolitik der Kabinette’, in “”Geschichte und Gesellschaft””, I, 1975, pp. 344-369). Dall’altro, Kocka ha ampiamente abbandonato la precedente pregiudiziale secondo cui Wehler non sarebbe altro che una marxista, nel saggio ‘Sozialgeschichte-Strukturgeschichte’, in “”Archiv für Sozialgeschichte’, XV, 1975, pp. 1-43]”,”STOx-285″
“EMBREE Ainslie T. WILHELM Friedrich”,”India. Dalla civiltà dell’Indo fino all’inizio del dominio inglese.”,”A.T. Embree (1921) ha insegnato all’Indore Christian College in India. F. Wilhelm (1932) è stato docente di Indologia e Tibetologia all’Università di Monaco di Baviera. “”L’ultima incarnazione del dio Visnu si verificherà solo nel futuro. Quando l’età presente, ultima delle quattro età che sono andate continuamente peggiorando, sarà distrutta e sorgerà un’altra età dell’oro, il Dio apparirà ancora una volta nella figura di Kalki, come portatore di salvezza e giudice dei mondi. La posteriore dogmatica indiana ha considerato anche il Buddha un’incarnazione di Visnu, e ciò rivela la sua capacità di accogliere e amalgamare influssi stranieri. A.L. Basham (10), ha fatto notare che per parecchi devoti indù Gesù Cristo è una divinità nel pantheon induista, e spiritosamente osserva che gli Indiani potrebbero accettare anche Marx come una specia di ‘avatara’ (discesa, incarnazione). Questo potere di amalgamazione è definito da Basham ‘inclusiveness’ (facoltà di inclusione): tutto l’opposto del tradizionale pensiero occidentale (anche dell’islamismo e dello zoroastrismo). Tutte le incarnazioni di Visnu sono aspetti parziali della sua grandezza e possono essere ciascuna oggetto di un culto particolare. Ognuno di questi culti è insieme culto del dio Visnu, di cui esse rappresentano le forme fenomeniche. Al posto del sacrificio vedico (yajna) compare la venerazione (puja) del dio rappresentato in un’immagine figurale. Lo stesso, press’a poco, avviene per l’altro grande dio, Siva, che è per l’evoluzione dell’induismo altrettanto importante che Visnu”” (pag 123-124) “”Data la scarsità di opere storiche vere e proprie, altre discipline acquistarono un’insolita importanza per lo studio della storia indiana. I risultati delle ricerche dell’archeologia, della numismatica e dell’epigrafia hanno contribuito in modo decisivo a dare una fisionomia più precisa al passato della penisola indiana. Informazioni preziose si desumono anche dalle relazioni di viaggiatori stranieri, pellegrini, mercanti e diplomatici. Le più antiche notizie sull’India ci sono fornite dai Greci e dai Romani, dai Cinesi e dai Tibetani. L’immagine dell’India agli occhi del mondo è stata plasmata in modo determinante nel corso della storia mondiale. I popoli vicini appresero presto, attraverso i rapporti commerciali o gli scontri bellici, l’esistenza del subcontinente indiano. Nel I millennio dell’era volgare la valle del Gange divenne per i buddhisti cinesi un venerato luogo di pellegrinaggio in Occidente, mentre per l’antica Europa, che ebbe le prime notizie attendibili sulla regione indiana nella spedizione di Alessandro, l’India rappresentò il confine orientale del mondo, finché sul lontano orizzonte non comparvero la Cina e il Giappone. L’alto medioevo limitò ancora la sua conoscenza dell’India alle notizie, parte fantastiche parte realistiche, dei Greci e dei Romani. Il dominio arabo in Spagna e le crociate stabilirono nuovi rapporti con l’Oriente. I viaggiatori europei in Asia, come Marco Polo e Niccolò Conti, riferirono come testimoni oculari anche sull’India. Con la scoperta della via marittima per l’India nel 1498 (Vasco da Gama raggiunge il Malabar) si aprì una nuova fase nei rapporti tra l’Oriente e l’Occidente. La colonizzazione portò anche un vantaggio scientifico. Commercianti, funzionari coloniali, diplomatici e missionari resero preziosi servigi alla conoscenza europea dell’India. L’Europa della fine del XVIII secolo fu affascinata dalla grande cultura indiana che si è appena rivelata ai suoi occhi. Mentre in Germania principale oggetto d’interesse e di studio furono soprattutto la poesia e la religiosità dell’antica India (Herder, i fratelli Schlegel e altri), come puro il sanscrito (F. Bopp), al senso pratico degli Inglesi e dei Francesi dobbiamo i primi lavori che gettano qualche luce sulla storia e sulla vita indiana (A. Duperon, W. Jones, T. Colebrooke ed altri). J. Prinsep fondò l’epigrafia indiana, che è particolarmente importante per la ricostruzione della storia dell’India. Per tutto il XIX secolo si dedicarono alla ricerca storica soprattutto gli Inglesi, che si occuparono anche del periodo maomettano e di quello più moderno. Il norvegese C. Lassen, che succedette ad A.W.v. Schlegel all’Università di Bonn, pubblicò fra il 1847 e il 1861 un’opera in quattro volumi che riassumeva tutti i risultati degli studi sull’antichità indiana. Come hegeliano, egli vedeva nel dominio britannico sull’India la sintesi, nell’epoca maomettana l’antitesi e nel periodo ancora precedente, presumibilmente indipendente, la tesi. Hegel stesso scriveva: “”L’autodiffondersi dell’elemento indiano è un’oscura, preistorica diffusione””, e aggiungeva che non gli spettava “”alcuna realtà””. La storia universale del Ranke (1881-1886) lascia ancora da parte l’India (e l’Asia Orientale), poiché la sua cultura per lui appartiene ancora alle “”culture primitive””. Nella storia universale diretta da Hans Helmolt (1902), e ancora prima in quella monografica edita da Hermann Oncken (1890) la storia dell’India compare sì, ma con una trattazione inadeguata allo stato delle conoscenze. Ma, oltre agli studiosi occidentali, anche storici indiani lavoravano – in parte con metodi occidentali – alla riscoperta della storia dell’India. I sapienti indiani avevano già dato un aiuto prezioso ai primi pionieri europei dell’indianistica (o indiologia) (3). Oggi sono al lavoro nel subcontinente numerosi studiosi, ciascuno nella disciplina storica di sua competenza, e i risultati raggiunti vengono pubblicati nelle varie riviste specialistiche, come la “”Indian Historical Quarterly”” o in singole monografie. Gli abitanti della penisola hanno oggi non di rado una visione schiettamente nazionale della loro storia. Si mette in rilievo l’importanza e l’antichità della cultura indiana, e si tende a riconoscervi come linea direttrice la tendenza all’unità e all’indipendenza nazionale: nel contempo si cerca di dimostrare l’esistenza già nell’India antica di certe conquiste delle democrazie occidentali. Anche il marxismo ha trovato seguaci fra gli storici indiani. Nel 1853 Marx aveva pubblicato sulla “”New York Daily Tribune”” saggi sull’India britannica, sostenendo la concezione di “”un modo di produzione asiatico””, che a causa del clima e della natura del terreno esigeva la costruzione collettiva di opere d’irrigazione. I leninisti furono i primi ad applicare il determinismo storico delle cinque successive fasi storico-sociali alla penisola indiana (4), ma la maggior parte dei marxisti indiani non riconoscono questo ordinamento in cinque stadi. Anche Max Weber si è occupato, da un punto di vista sociologico, dell’India, prendendo in esame la specifica “”etica economica”” delle religioni indiane, che per mancanza di “”razionalismo economico”” ha ostacolato lo sviluppo dell’economia capitalista (1916-1917) (5). I grandi lavori della storiografia indiana del XIX secolo hanno avuto un seguito nel XX. Accanto alle esposizioni generali sono apparsi vari studi particolari, che hanno portato nuove conoscenze. Alla ‘Oxford History of India’ (3 ed. 1958), e alla più vasta, ma incompleta, ‘Cambridge History of India’ (1922 ss.), si contrappone da parte indiana la ‘History and Culture of the Indian People’, in parecchi volumi (1951 ss.). La maggiore scoperta del XX secolo fu quella delle culture dell’Indo, i cui scavi continuano tuttora con successo e hanno attratto l’attenzione degli studiosi sull’elemento preario nel subcontinente indiano”” [T. Ainslie Embree e Friedrich Wilhelm, ‘India. Dalla civiltà dell’Indo fino all’inizio del dominio inglese’, Storia Universale Feltrinelli, Milano, 1968, introduzione] [(3) Su questo punto insiste giustamente H. Kabir, in: ‘Cultural Forum’, vol. VI, n. 2, Delhi, pp. 8 ss; (4) Cfr. la critica di H. v. Glasenapp, ‘Das Indienbild deutscher Denker’, Stuttgart, 1960, pp. 172-185, e d.D. Kosambi, ‘An Introduction to the Study of Indian History’, Bombay, 1956, pp. 9 ss; inoltre D. Thorner, ‘Marx on India and the Asiatic Mode of Production’, in: “”Contributions to Indian Sociology””, XI, 1966, pp. 33 ss.; (5) M. Weber, ‘Die Wirtschaftsethik der Weltreligionen’, II. Hinduismus und Buddhismus’, in: ‘Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik’, vol 41, 1916, pp. 613-744; vol. 42. 1916-1917, pp. 345-461, 687-814 (tradotto da H.H. Gert e Don Martindale in inglese, col titolo ‘The Hindu Social System’, Glencoe (Illinois), 1958). L’immagine dell’India in Weber, a quanto mi consta, non è stata ancora studiata criticamente]. (pag 11-12-13)”,”INDx-138″
“EMERSON Michael HUHNE Christopher”,”Il rapporto ECU.”,”Michael Emerson è a capo della Commissione incaricata dalla CEE di studiare i pro e i contro dell’adozione dell’ECU come unica moneta. Christopher Huhne è un giornalista economico di primo piano.”,”EURE-055-FL”
“EMERSON Michael”,”Ridisegnare la mappa dell’Europa.”,”Michael Emerson, dopo aver lavorato all’Ocse e alla Commissione europea, attualmente svolge attività di ricerca nel Centre for Economic Performance della London School of Economics.”,”EURx-084-FL”
“EMILIANI Paolo”,”Dieci anni perduti. Cronache del partito socialista italiano dal 1943 ad oggi.”,”Congresso di Genova del partito socialista, 1948. “”Al Congresso di Genova la corrente Nenni-Basso mantiene quindi tutte le sue posizioni politiche di subordinazione totale al PCI e di sostanziale fusione in atto. Si denomina di sinistra, questa corrente, ma in realtà, sulla scorta della tattica comunista, è semplicemente un’ espressione di immobilismo (…). La corrente centrista si muove secondo l’ errore o l’ illusione che fu già di Basso.”” (pag 108-109) “”La mozione “”Riscossa socialista”” (centristi) ebbe 227.609 voti; quella di Nenni-Morandi-Basso 161.556 voti; la mozione Romita 141.886 voti. Si suole attribuire la mancata affermazione massiccia, che ci si aspettava, della corrente autonomista al passaggio improvviso di Sandro Pertini, in pieno Congresso, dalla posizione autonomista a quella nenniana (1)””. (pag 111) (1) ‘Lettera ai compagni’ di S. Pertini (Avanti, 2 luglio 1948) tentativo vano di giustificare l’ improvviso cambiamento”,”ITAC-094″
“EMILIANI Vittorio”,”Gli anarchici. Vite di Cafiero, Costa, Malatesta, Cipriani, Gori, Berneri, Borghi.”,”EMILIANI Vittorio è nato a Predappio nel 1935. Giornalista, già collaboratore del ‘Mondo’ e dell’Espresso, ha lavorato dal 1961 al Giorno. Ha pubblicato un’antologia di Armando Borghi (Vivere da anarchici) e ha collaborato a una raccolta di testi sulla nascita dell’anarchismo e del socialismo (‘Questa Romagna 2) “”Nel maggio del 1872, insieme a Giuseppe Fanelli, il compagno Pisacane, [Cafiero] accetta finalmente l’incontro e il confronto di idee con Michele Bakunin che adesso abita a Locarno. Nel diario del rivoluzionario russo c’è, alla data del 21 maggio 1872, questa semplice annotazione redatta in francese: “”Tutta la giornata con Fanelli e Cafiero – Alleanza perfetta””. La folgorazione è avvenuta. (…) Carlo è ormai conquistato , lontano da Engels al quale dalla Svizzera, il 12 giugno, scrive: “”Il vostro ‘programma comunista’ è per me nella sua parte positiva una grossa assurdità reazionaria (…)””. Federico Engels, in un italiano precario ma incisivo, gli risponde subito piccato: “”Non posso conchiudere che una sola cosa; che voi vi siete lasciato indurre d’intrare (sic) nella ‘società segreta bakuninista l’Allianza (sic)’, la quale, predicando ai profani sotto la maschera dell’autonomia anarchica, e anti-autoritarismo, la disorganizzazione dell”Internazionale’, pratica cogli iniziati un autoritarismo assoluto collo scopo d’impadronirsi della direzione dell’Associazione… mi dovrò congratulare con voi che avete messo a salvo a giammai la vostra preziosa autonomia””. E’ la fine di una collaborazione e di un’amicizia sostituite in Cafiero dalla devozione quasi filiale a Bakunin (…)”” [Vittorio Emiliani, Gli anarchici. Vite di Cafiero, Costa, Malatesta, Cipriani, Gori, Berneri, Borghi, 1973] (pag 11-12)”,”ANAx-334″
“EMILIANI Vittorio”,”Gli anni del «Giorno». Il quotidiano del signor Mattei.”,”Vittorio Emiliani è nato a Predappio nel 1935. Giornalista, ha collaborato con ‘Comunità’, ‘Il Mondo’, ‘L’Espresso’, ‘Mondo Operaio’. E’ stato redattore e inviato speciale del ‘Giorno’ e ha diretto ‘Il Messaggero’. Ha pubblicato ‘I tre Mussolini’ (1997). “”Nel maggio del ’60 [Italo] Pietra mi convoca in stile da comandante («Tu non l’hai fatto il militare, e si vede», fingeva di rimproverarmi, o forse, chissà, un po’ lo pensava per davvero). «Sai nuotare?» mi chiese inaspettatamente. «Sto a galla», rispondo esitante. «Be’, può bastare. Devi partire per una grande inchiesta sui porti italiani. Li girerai tutti cominciando, s’intende, da Genova: mi sa che lì le varie corporazioni si stanno mangiando il porto come una focaccia… Questo è un Paese che dovrebbe respirare sul mare e invece ha un sacco di porti, nessuno attrezzato». Poi fa una pausa. «Vedi, Emiliani, tu sei giovane, sei fiducioso, ottimista, com’è giusto. Ma credimi, questo è un Paese di cretini. Lo dico con affetto perché è il mio, ma purtroppo, è un Paese di cretini. Sì, ci sono delle élite, ma il livello medio è basso, la gente non legge, non studia. E’ così che buttiamo via un sacco di occasioni. Adesso tu fai questo giro dei porti. Vuoi scommettere che quando torni sarai considerato un esperto di porti? Oh, non ti offendere, tu farai una buonissima inchiesta. Però, essere esperti veri è un’altra cosa». Mi dà qualche indicazione, dei ritagli, mi suggerisce alcune persone da sentire e mi congeda: «Parti appena puoi. Per le misure accordati con Rozzoni». (…) L’inchiesta giornalistica è già uno dei segni distintivi del ‘Giorno’, ma lo diventa ancor di più. Il tipo di proprietario ci mette al riparo da molte pressioni. Quando vado per la prima volta a un convegno della Confindustria, a Pisa, il direttore mi ingiunge: «Sia chiaro, tu che vai nell’albergo che ti prenota il giornale e non sei ospite di nessuno». Nei nostri comportamenti, così liberi, c’è anche la rivalsa nei confronti di padroni privati per decenni oppressivi, provinciali, con pochissima propensione alla cultura. Fatta esclusione per il solito Olivetti e, in parte, per Pirelli che, ad esempio, pubblica una rivista di buon livello. Dove incontro per la prima volta Raffaello Baldini, poi per tanti anni a ‘Panorama’ con Lamberto Sechi e oggi uno dei più intensi poeti dialettali italiani (è romagnolo, anche lui di Sant’Arcangelo come Tonino Guerra)’] (pag 128-130)”,”EDIx-175″
“EMILIANI Vittorio”,”Orfani e bastardi. Milano e l’Italia viste dal “”Giorno””.”,” Vittorio Emiliani, entrato nel giornalismo negli anni cinquanta con “”Il Mondo”” di Pannunzio e “”L’Espresso”” di Benedetti, ha lavorato al “”Giorno”” dal 1960 al 1974 e in seguito al “”Messaggero””, di cui è stato a lungo direttore. Autore di inchieste, editorialista, consigliere della Rai, ha pubblicato numerosi libri di denuncia, memoria e politica, tra cui ‘Vitelloni e giacobini. Voghera-Milano fra dopoguerra e «boom» (Donzelli, 2008) Vittorio Emiliani, entrato nel giornalismo negli anni cinquanta con “”Il Mondo”” di Pannunzio e “”L’Espresso”” di Benedetti, ha lavorato al “”Giorno”” dal 1960 al 1974 e in seguito al “”Messaggero””, di cui è stato a lungo direttore. Autore di inchieste, editorialista, consigliere della Rai, ha pubblicato numerosi libri di denuncia, memoria e politica, tra cui ‘Vitelloni e giacobini. Voghera-Milano fra dopoguerra e «boom» (Donzelli, 2008). ‘La maggioranza della Dc, da Segni a Pella, a Gonella, ad Andreotti (il quale, con la corrente «Primavera», rappresenta, con Scelba e i suoi, la destra democristiana oppositrice della «apertura a sinistra»), è ormai talmente contraria al «Giorno» e al suo direttore-fondatore Baldacci da dedicare al problema una riunione del Consiglio dei ministri (monocolore, ovviamente). Siamo ormai al 23 dicembre 1959, due mesi dopo il congresso di Firenze, che si è concluso con la vittoria del centro-destra. Antonio Segni, leader dei dorotei e presidente del Consiglio, comunica al Comitato dei ministri, previsto dalla istituzione del ministero delle Partecipazioni statali, proprietario di quel decisivo due per cento, di aver ricevuto due volte Gaetano Baldacci invitandolo a dimettersi e ottenendone altrettanti rifiuti. Si viene così a sapere, fra l’altro, che il licenziamento è stato deciso il 25 novembre. Si riparla del deficit di bilancio del giornale e si apprende che l’editore Carlo Caracciolo («L’Espresso») ha avanzato la proposta di acquistare il 50 per cento delle azioni del «Giorno». Molti tra i ministri presenti alla seduta, con più durezza Andreotti, sono favorevoli alla liquidazione di Baldacci e contrari al fatto che lo Stato possieda un quotidiano (su quest’ultimo punto dissentono Rumor e Zaccagnini). Sono le posizioni assunte dal giornale di Mattei in politica estera a «creare notevole imbarazzo al governo», sottolinea lo stesso Paolo Emilio Taviani, legato a Mattei anche da vincoli «resistenziali». In definitiva, i soli a manifestare riserve a proposito del licenziamento di Gaetano Baldacci risultano da quel verbale Giorgio Bo, peraltro protettore del «Giorno» anche negli anni seguenti, e Fernando Tambroni, il quale nel recente congresso di partito si è collocato a sinistra con Fanfani e con le correnti di Base e di Rinnovamento sfiorando la vittoria finale. Baldacci ha, in qualche modo, giocato «in proprio» (anche sulla base dei suggerimenti del fido Arturo Barone, caporedattore economico da Roma), caratterizzando ancor più la linea del «Giorno» e attestandola marcatamente sulle posizioni nazionali e internazionali (allora di apertura verso l’Est nonché fortemente filo-arabe), dei fanfaniani e dello stesso presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi. Tambroni, come si sa, terrà per poco tempo quelle posizioni, divenendo anzi il leader di un governo, mai passato alle Camere, appoggiato in modo dichiarato dai voti determinanti del Msi di Arturo Michelini, e che il presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, cercherà di rinviare in Parlamento, forzando la mano alla stessa Democrazia cristiana più moderata e creando una situazione drammaticamente torbida e confusa. La sorte di Gaetano Baldacci appare ormai segnata. Si cerca di rinviarne il licenziamento proponendo di sacrificare per il momento il solo Arturo Barone. Mediazione respinta. L’allontanamento di Baldacci prenderà corpo subito dopo quella riunione dei ministri democristiani. Della cessione a Carlo Caracciolo di una metà delle azioni (decisione che avrebbe cambiato radicalmente la storia del giornale) non si parlerà più. Tocca a Enrico Mattei trovare un nuovo direttore, capace e affidabile. Tipografi e giornalisti sono in fermento. Secondo la testimonianza di Alfonso Madeo, un’offerta di direzione «tecnica», una reggenza per superare la stretta, viene rivolta ad Angelo Rozzoni che però la lascia cadere. Non vuol passare per l’esecutore di Baldacci, e poi non ci crede. La situazione politica del resto appare molto delicata e richiede una guida alternativa abile, anzi abilissima. Il fondatore dell’Eni la soluzione ce l’ha vicino a sé: l’amico fidato, il consigliere politico informale, l’inviato speciale nei paesi dell’Est e in Africa, il comandante partigiano Italo Pietra, di area socialista, senza peraltro avere in quel momento nessuna tessera, anche se più prossimo agli autonomisti del Psi che a Saragat, col quale è stato nella scissione di Palazzo Barberini e poi nella segreteria del Psli col ruolo di vice. Un lombardo oltretutto (ben noto a Milano, sede del giornale), il cui passato resistenziale consente di sormontare le opposizioni interne, dei giornalisti e anche dei tipografi in grande maggioranza iscritti alla Cgil, socialisti e comunisti. E i dorotei? La loro opposizione risulta quantomeno ammorbidita dalla gratitudine che il loro leader, Antonio Segni, deve a Italo Pietra per una vicenda strettamente familiare, di un quindicennio prima, accaduta a Pavia dove ha avuto a lungo una cattedra in diritto’ (pag 79-81)]”,”EDIx-186″
“EMILIANI Marcella RANUZZI DE’-BIANCHI Marco ATZORI Erika”,”Nel nome di Omar. Rivoluzione, clero e potere in Iran.”,”Marcella Emiliani professore associato presso la Facoltà di Scienze politiche R. Ruffilli di Forlì, Università di Bologna. Insegna e istituzioni del Medio Oriente, Relazioni internazionali del Medio Oriente e Media e politica internazionale pressola ‘Roberto Ruffilli’ di Forli’. Ranuzzi de’ Bianchi, dottore di ricerca in Storia, Istituzioni e Relazioni Internazionali, Università di Pisa. Erilka Atzori laureata in Scienze Politiche-Cooperazione e sviluppo locale, Facoltà di Scienze politiche di Bologna.”,”GOPx-021″
“EMILIANI Paolo”,”Dieci anni perduti. Cronache del partito socialista italiano dal 1943 ad oggi.”,”Congresso di Genova del partito socialista, 1948. “”Al Congresso di Genova la corrente Nenni-Basso mantiene quindi tutte le sue posizioni politiche di subordinazione totale al PCI e di sostanziale fusione in atto. Si denomina di sinistra, questa corrente, ma in realtà, sulla scorta della tattica comunista, è semplicemente un’ espressione di immobilismo (…). La corrente centrista si muove secondo l’ errore o l’ illusione che fu già di Basso.”” (pag 108-109) “”La mozione “”Riscossa socialista”” (centristi) ebbe 227.609 voti; quella di Nenni-Morandi-Basso 161.556 voti; la mozione Romita 141.886 voti. Si suole attribuire la mancata affermazione massiccia, che ci si aspettava, della corrente autonomista al passaggio improvviso di Sandro Pertini, in pieno Congresso, dalla posizione autonomista a quella nenniana (1)””. (pag 111) (1) ‘Lettera ai compagni’ di S. Pertini (Avanti, 2 luglio 1948) tentativo vano di giustificare l’ improvviso cambiamento”,”ITAP-030-FV”
“EMIM a cura”,”Il sindacato tedesco tra cogestione e lotta di classe.”,”””Secondo il disegno di legge del 1974 il consiglio di amministrazione si compone di dodici membri (o anche di sedici o venti). Nel caso di dodici membri (per gli altri casi vale l’ analogia) sei vengono eletti dagli azionisti e sei devono rappresentare i lavoratori. Di questi sei, due vengono nominati dai sindacati, mentre quattro devono provenire dall’ impresa. Di questi quattro uno deve essere un operaio, uno un impiegato e uno un impiegato dirigente. E’ questa inclusione di un rappresentante autonomo degli impiegati dirigenti che secondo il DGB altera gravemente la “”parità tra lavoro e capitale”””” (pag 75-76)”,”MGES-011″
“EMINENTE Giorgio NICOLETTI Bernardo”,”Strategia aziendale e sviluppo tecnologico. L’esperienza Elsag.”,”Giorgio Eminente è professore ordinario di Organizzazione aziendale nell’Università di Napoli. Bernardo Nicoletti è dirigente industriale nel campo dei sistemi informativi e delle loro applicazioni alla gestione aziendale.”,”ECOG-010-FV”
“EMMA Rosanna ROSTAN Marco”,”Scuola e mercato del lavoro.”,”Contiene dattiloscritto testo canto ‘La guardia rossa’ (1971) Note manoscritte a margine (PS) “”Secondo Rossana Rossanda, relatore del d.d.l. 2650, la “”subordinazione dell’ università alla produzione e in genere al funzionamento della nostra società si viene configurando come abbassamento del livello dell’ istruzione universitaria su scala di massa””, mentre la scuola dovrebbe avere il compito di formare “”una intelligenza e una manodopera ad alto livello in grado non di sottostare, ma di ‘analizzare, dirigere o contestare lo sviluppo’””. (pag 111)”,”GIOx-036″
“EMMANUEL Arghiri”,”L’ echange inegal. Presentation et remarques theoriques de Charles Bettelheim.”,”Contiene il paragrafo ‘””Aristocrazia operaia”” sottoprodotto dell’ imperialismo?’ (pag 207). Dichiara BUCHARIN ad una conferenza del Comintern nel 1928: “”vediamo certi paesi per così dire “”aristocratici”” che – in un certo qual modo possiamo dire, e dovrà essere precisato – possiedono una “”aristocrazia operaia”” ovvero un proletariato il cui livello di vita è superiore a quello della media del proletariato mondiale”” (pag 207).”,”TEOC-177″
“EMMANUEL Arghiri SOMAINI Eugenio BOGGIO Luciano SALVATI Michele”,”Un debat sur l’ echange inegal: salaires, sous-developpement, imperialisme.”,”””…i casi di conflitti di interessi tra diversi strati di lavoratori saranno più probabili all’ interno di uno stesso paese, soprattutto nel caso dei paesi sottosviluppati. Emmanuel ha introdotto il concetto di “”composizione organica del lavoro”” differente in quanto fattore ulteriore di differenziazione dei livelli salariali medi nazionali. Questa differenziazione per qualificazioni agisce simultaneamente alle differenziazioni che seguono delle linee di direzione nazionale, cosa che determina, essenzialmente nei paesi sottosviluppati, una possibilità di conflitti di interessi tra lavoratori salariati di uno stesso paese”” (pag 46)”,”TEOC-190″
“EMMANUEL Arghiri”,”Lo scambio ineguale. Gli antagonismi nei rapporti economici internazionali.”,”Contiene tra l’altro i paragrafi: I.5. La trasformazione del valore in Marx II.3 Il salario variabile indipendente del sistema IV.3 Il marxismo e lo scambio ineguale – Lo sviluppo ineguale delle forze produttive (Bettelheim) – La disparità dei salari e l’ineguaglianza dello sviluppo Gli effetti delle ‘rimesse’ “”Le tasse [doganali ndr] non sono il solo fattore che può influenzare le ragioni di scambio. Un altro è la situazione della bilancia dei pagamenti. Così, nel caso d’un eccesso di esportazione originato da un pagamento da parte d’un paese debitore, [J.S.] Mill insegna che le ragioni di scambio saranno sfavorevoli per questo paese. Quasi tutti i classici si sono preoccupati dei pagamenti extracommerciali, come quelli chiamati ‘remittances to absentees’ (versamenti a non residenti), che costituivano un duplice gravame per il paese, da una parte per il loro stesso ammontare, dall’altra per la svalutazione della moneta nazionale e il conseguente deterioramento delle ragioni di scambio, frutto di un deficit della bilancia dei pagamenti (24). La grande discussione degli anni ’20 sulle possibili conseguenze del pagamento delle riparazioni di guerra da parte della Germania ha ravvivato questa controversia. La quasi totalità degli economisti ammetteva che simili pagamenti da parte della Germania avrebbero provocato inevitabilmente un deterioramento delle ragioni di scambio di tale paese. E’ sull’entità di tale deterioramento – necessario perchè il conseguente aumento delle esportazioni assicuri le eccedenze destinate a coprire i trasferimenti unilaterali di fondi – che gli economisti furono divisi. I più pessimisti come Keynes, concludevano affermando l’impossibilità materiale del pagamento delle riparazioni, perché ogni pagamento senza contropartita era destinato a scatenare un processo cumulativo, dato che il deterioramento delle ragioni di scambio portava all’aumento del volume delle esportazioni necessarie per ricostituire i fondi trasferiti, e ogni aumento dell’offerta di merci tedesche provocava un deterioramento ancora maggiore dei prezzi. Altri, come Ohlin, facevano osservare che la domanda è influenzata non solo dai prezzi ma anche dai redditi, che l’aumento del potere d’acquisto dei paesi beneficiari delle riparazioni avrebbe contribuito alla stabilità dei prezzi e controbilanciato gli effetti della maggiore offerta tedesca (25). Questi movimenti autonomi di capitali potevano anche far deviare le ragioni di scambio al di là dei limiti dei costi comparati. In questo senso essi costituivano l’unico elemento perturbatore del sistema”” (introduzione, pag 18-19) [(24) «Ne risulta che un paese che effettua dei pagamenti regolari all’estero perde non solo quel che paga, ma qualcosa di più… Il paese che paga sarà costretto a pagare un prezzo più elevato per tutto quel che acquista dall’altro, mentre quest’ultimo non solo riceve un tributo ma ottiene a miglior prezzo i prodotti esportati dal paese tributario» (J.S. Mill, ‘Principles of Political Economy’, ed. 1848, vol. II, p. 167); (25) B. Ohlin, ‘Tranfer difficulties, real and imagined’, in “”Economic Journal””, vol. XXXIX (1929, giugno. Cfr. anche A. Aftalion, ‘L’equilibre dans les relations économiques internationales’, Paris, 1937, pp. 237-38. Keynes non aveva tenuto conto dell’aumento della domanda conseguente all’afflusso di reddito nei paesi che ricevevano le riparazioni. Era la vecchia idea di Thornton – l’uguaglianza ra le spese private e i redditi privati tende in ultima analisi ad assicurare l’uguaglianza tra esportazioni e importazioni – ripresa da Cairnes, Bastable e Nicholson e approfondita da Aftalion. Questa concezione riposa, sia detto incidentalmente, sull’identificazione dell’aumento del potere di acquisto con l’aumento degli acquisti effettivi; non appena si mette in discussione questo vecchio postulato classico e si considera possibile la vera tesaurizzazione – e non il “”risparmi”” keynesiano -, tutti i meccanismi di equilibrio, tanto quelli dei movimenti monetari quanto quelli dei movimenti dei redditi, sono bloccati]”,”ECOT-378″
“EMMECHE Claus”,”Il giardino nella macchina. La nuova scienza della vita artificiale.”,”Claus Emmeche, biologo teorico danese, è ricercatore dell’Università di Roskilde, nonchè scienzato ospite e lettore presso il Niels Bohr Institut di Copenaghen.”,”SCIx-248-FL”
“EMMERICH Fred J.”,”Chemicals for American Progress.”,”Fondo Palumberi Fred J. Emmerich, Member of the Newcomen Society President Allied Chimical & Dye Corporation New York”,”ECOG-058″
“EMMETT W.H.”,”The Marxian Economic Handbook and Glossary. With numerous corrections, explanations and emendations of the English version of vol. I of “”Capital””. For the use of advanced students and Beginners.”,”Si cita spesso di Aveling ‘The Students’ Marx. An Introduction to the study of Karl Marx’s Capital’ Tesi autore (Conclusioni): il termine ‘sfruttamento’ non significa ‘espropriazione’ “”The Marxian verb “”to exploit”” does not means to expropriate; it does not mean to rob, nor to dispossess, nor to impoverish. “”To exploit”” means to work something. If you “”exploit”” the working class, this means that you work that class to produce or to increase your wealth! It is, therefore, ridiculous and wrong to say, as many do, people are ‘expropriated’ of wealth, or that the capitalist ‘robs’ them of wealth. Not “”of””, but ‘for’ wealth, the capitalist exploits the workers; ‘for’ wealth the capitalist works them. To expropriate the workers is to take something out of their possession; to exploit them is merely to work them for something, just as the owner would work a horse or a chattel-slave”” (pag 249-250)”,”MADS-722″
“EMMONS Terence VUCINICH S. Wayne a cura, Contributors Dorothy ATKINSON Jeffrey BROOKS Thomas FALLOWS Nancy M. FRIEDEN William GLEASON Robert E. JOHNSON Roberta THOMPSON MANNING Kermit E. MCKENZIE Samuel C. RAMER William G. ROSENBERG S. Frederick STARR”,”The Zemstvo in Russia. An experiment in local self-government.”,”Dorothy Atkinson is an assistant professor of history at Stanford University. Jeffrey Brooks is an assistant professor of history at the University of Chicago. Terence Emmons is a professor of history at Stanford University and editor of the Russian Review. Thomas Fallows wrote his Ph.D. dissertation at Harvard University on the zemstvo movement in Saratov and Simbirsk provinces, 1890-1906. He works for Chase Manhattan Bank. Nancy M. Frieden is an adjunct assistant professor, Department of History, at Marymount Manhattan College. William Gleason is Kenneth R. Rossman Professor of History at Doane College, where he teaches European and East Asian history. Robert E. Johnson, an associate professor in Erindale College, University of Toronto. Roberta Thompson Manning is an associate professor of history at Boston College. Kermit E. McKenzie, a professor of history at Emory University, is the author of Comintern and World Revolution, 1928-1943. Samuel C. Ramer is an assistant professor of history at Tulane University. William G. Rosenberg, a professor of history at the University of Michigan. S. Frederick Starr is vice-president for academic affairs at Tulane University and former secretary of the Kennan Institute for Advanced Russian Studies, The Wilson Center. Wayne S. Vucinich, Robert and Florence McDonnell Professor of East European History at Stanford University. Introduction, Editorial preface, List of contributors, Note on terms, abbreviations, transliteration, and dating, Table, Notes, Index,”,”RIRx-114-FL”
“EMMOTT Bill”,”Asia contro Asia. Cina, India, Giappone e la nuova economia del potere. (Tit. orig.: Rivals)”,”EMMOTT Bill ha diretto dal 1993 al 2006 il settimanale The Economist. Ha pubblicato sei libri sul Giappone. pag 303 pag 354″,”ASIx-094″
“EMMOTT Bill”,”Asia contro Asia. Cina, India, Giappone e la nuova economia del potere.”,”EMMOTT Bill ha diretto dal 1993 al 2006 il settimanale The Economist. Ha pubblicato sei libri sul Giappone. “”Mantenendo questo ritmo (9% circa dal 2000 al 2007, ndr) l’India raddoppierà il proprio Pil ogni otto anni circa”” (pag 183)”,”ASIE-002-FV”
“EMPEDOCLE”,”Sobre la naturaleza de los seres y las purificaciones.”,”””La comprensione cresce in funzione di ciò che si trova a disposizione degli uomini”” (pag 97)”,”FILx-299″
“EMPEDOCLE”,”I frammenti. Sulla natura. Purificazioni.”,”””Secondo Farrington era già uno scienziato, nel senso moderno del termine: interessato a dimostrare il peso dell’ aria come un Torricelli o il legame delle malattie con gli effluvi del sangue, secondo Dodds non era che un antico sciamano trapiantato fra le genti di stirpe greca e le miti regioni del Mediterraneo. Il fatto è che Empledocle, come ha notato Bollack, “”è una figura imbarazzante”” (…)””. (pag 5) “”Fra loro era un uomo di straordinaria sapienza che aveva acquisito l’ immensa ricchezza dell’ intelligenza, oltremodo gradito in tutte le specie di opere savie; quando infatti si protendeva con tutta la forza dell’ intellettuo, facilmente giungeva a vedere ciascuna di tutte le cose che esistono, lungo generazioni di dieci uomini, e anche di venti.”” (pag 123)”,”FILx-322″
“EMPEDOCLE”,”I frammenti. Sulla natura. Purificazioni.”,”””Su quelle cose infatti, saldamente confitte nella tua mente, custodirai con l’impegno di un limpido studio, tutte quante saranno a te ben presenti in eterno, e molte altre da queste ne acquisterai; queste cose infatti da sole accrescono l’indole di ciascuno, secondo quella che è la natura di ognuno. Ma se tu di cose diverse proverai desiderio, cose spregevoli quante fra gli uomini esistono innumerevoli, offuscando la mente, allora presto nel corso del tempo ti lasceranno, bramose di giungere alla loro origine amata; sappi infatti che tutte le cose possiedono intelligenza, e prendono parte al pensiero.”” (pag 101)”,”FILx-027-FV”
“ENCEL Frederic”,”L’art de la guerre par l’exemple. Strateges et batailles.”,”Dello stesso autore: ‘Géopolitique de Jerusalem’ e ‘Le Moyen-Orient entre guerre et paix. Une géopolitique du Golan’. “”La mort n’est rien, mais vivre vaincu et sans gloire, c’est mourir tous le jours’ (Napoléon Bonaparte) “”N’oubliez jamais que votre dessein, en faisant la guerre, doit être de produire la paix à l’Etat et non d’y apporter la désolation”” (Sun Tse) ENCEL Frederic è nato nel 1969, è specialista del Medio oriente, diplomato di Sciences-Po e dottore in geopolitica. Consulente in rischi-paese, insegna le relazioni internazionali all’ Institut d’Etudes Politiques de Rennes.”,”QMIx-183″
“ENCKELL Marianne DAVRANCHE Guillaume DUPUY Rolf LENOIR Hugues LORRY Anthony PENNETIER Claude STEINER Anne, collaborazione di ANGAUT Clauire AUZIAS Pascal BEDOS Xavier BEKAERT David BERRY Thierry BERTRAND Constance BANTMAN Frédéric BOIRON Philippe BOUBAT Gianpiero BOTTINELLI Sylvain BOULOUQUE Patrice CAILLOT Pepita CARPENA Anne CHAUVIN Valentina CIONINI Elisabeth CLAUDE Michel CORDILLOT Jean-Philippe CRABE Ronald CREAGH Jean-Marc DELPECH David DOILLON Christine FAURE Federico FERRETTI Véronique FAU-VINCENTI Françoise FONTANELLI MOREL Nathalie FUNES Laurent GALLET Daniel GOUDE Jean-Marc IZRINE Marc LAZAREVITCH Julien LUCCHINI Dominque PETIT Philippe PARAIRE Angel PINO Boris RATEL Olivier RAY Edouard SILL Daniel VIDAL”,”Les Anarchistes. Dictionnaire biographique du mouvement libertaire francophone.”,”collaborazione di Jean-Christophe ANGAUT Clauire AUZIAS Pascal BEDOS Xavier BEKAERT David BERRY Thierry BERTRAND Constance BANTMAN Frédéric BOIRON Philippe BOUBAT Gianpiero BOTTINELLI Sylvain BOULOUQUE Patrice CAILLOT Pepita CARPENA Anne CHAUVIN Valentina CIONINI Elisabeth CLAUDE Michel CORDILLOT Jean-Philippe CRABE Ronald CREAGH Jean-Marc DELPECH David DOILLON Christine FAURE Federico FERRETTI Véronique FAU-VINCENTI Françoise FONTANELLI MOREL Nathalie FUNES Laurent GALLET Daniel GOUDE Jean-Marc IZRINE Marc LAZAREVITCH Julien LUCCHINI Dominque PETIT Philippe PARAIRE Angel PINO Boris RATEL Olivier RAY Edouard SILL Daniel VIDAL Voci: Marzocchi, Berneri, Fontenis, Caserio, Guerin ecc.”,”ANAx-393″
“ENDERLIN Serge MICHEL Serge WOODS Paolo”,”Pianeta petrolio. Sulle rotte dell’oro nero.”,”Serge Enderlin, (35 anni) scrive per il quotidiano ‘Le Temps’ di Ginevra. E’ stato corrispondente da Londra e Praga e ha collaborato con Libération e Nouveau Quotidien. Serge Michel è un giornalista e corrispondente dall’estero, Paolo Woods è un fotografo. Il caso di Port Arthur (pag 48) “”In questo inizio febbraio 2003 l’idea che gli Stati Uniti entrino in guerra per perseguire secondi fini legati al greggio infastidisce tutto l’establishment americano, dagli intellettuali conservatori agli ambienti petroliferi. (…) Quanto agli intellettuali conservatori, li troviamo nel sontuoso campus della Rice University di Houston. L’edificio che ospita l’Institute for Public Policy, fondato nel 1990 dall’ex segretario di Stato James Baker III (…). Qualche corridoio tappezzato di fiori più in là l’ambasciatore Edard P. Djerejian, direttore dell’istituto, ci riceve con aria preoccupata. (….) Sul tavolo troneggia l’ultimo rapporto dei suoi ricercatori: “”Guiding Principles for US Post-conflict Policy in Iraq””. Nella conclusione del documento si supplica la Casa Bianca di non dare l’impressione di volersi impadronire del petrolio iracheno. «La guerra che indubbiamente scoppierà non è una guerra per il petrolio» esordisce l’ambasciatore. «Se fosse questa l’unica preoccupazione del presidente, basterebbe revocare tutte le sanzioni e il petrolio scorrerebbe a fiumi…». Armeno levantino, ex consigliere e ambasciatore di Ronald Reagan, George Bush senior e Bill Clinton, Edward P. Djerejian è uno dei maggiori esperti americani del Medio Oriente. La sua lealtà nei confronti del clan conservatore gli impedisce di denunciare un’operazione di cui conosce bene i rischi. Quindi non gli resta che cercare di limitare i danni. «Non bisogna invadere e occupare l’Iraq» dice. «Occorre liberarlo senza trattare gli iracheni da vinti. Evitando assolutamente situazioni coloniali alla Sykes Picot (l’accordo segreto anglo-francese sulla spartizione del Vicino Oriente dopo la Prima guerra mondiale). Si deve trovare un governo iracheno a cui trasferire alcune competenze». (…) «Se tutto andrà bene in Iraq, la regione avrà guadagnato in stabilità e il mondo intero applaudirà l’America. Ma se andrà male, l’Iraq esploderà in pezzi, ci saranno violenze etniche e attacchi contro obiettivi americani in ogni parte del mondo e…». L’ambasciatore non conclude la frase, forse ritenendo il proprio silenzio sufficientemente eloquente. (…) Un’emittente televisiva vuole un commento di Djerejian sul discorso di Colin Powell alle Nazioni Unite. Con una mano sul ricevitore, l’ambasciatore si lascia sfuggire un’ultima frase a mo’ di congedo. «Ho contatti ad alto livello nelle compagnie petrolifere. Posso dirle che non c’è entusiasmo per la guerra. Al contrario, avverto un’inquietudine profonda»”” (pag 41-42)”,”ECOI-362″
“ENDLICH Lisa”,”Goldman Sachs. The Culture of Success.”,”Lisa Endlich è una ex-presidente della società.”,”ECOG-084″
“ENFANTIN B.P. a cura di S. CHARLETY”,”Enfantin.”,”Enfantin (Barthélemy Prosper), detto le Père Enfantin, ingegnere ed economista francese (Parigi 1796-1864). Figlio di un banchiere, militò nelle società segrete ed ebbe stretti rapporti con Saint-Simon, che lo elesse poi suo continuatore. Attraverso i suoi scritti su Le Producteur e Le Globe, in cui sviluppò le idee economiche del sansimonismo, esercitò notevole influenza sui migliori spiriti del suo tempo; nel 1828 fu, con Bazard, uno dei due “padri supremi” del movimento. I suoi articoli pubblicati su Le Globe furono riuniti nel volume Economia politica (1831). Il suo libro La morale (1832) gli procurò un processo in corte d’assise. La vie éternelle (1863) costituisce una specie di testamento religioso e politico. (RIZ)”,”SOCU-032″
“ENGELBERG Ernst”,”Deutschland, 1871 – 1897. Deutschland in der Ubergangsperiode zum Imperialismus.”,”Storia della Prussia, classe operaia tedesca ai tempi Comune di Parigi, Crisi ed economia tedesca 1871 – 1878, Politica estera di Bismarck, Movimento operaio tedesco, SDAP, Programma di Gotha Erfurt, Politica econ regimi bonapartistici, Classe operaia all’offensiva, Politica estera e coloniale, Imperialismo, Arte cultura.”,”MGEx-014″
“ENGELBERG Ernst”,”Johann Philipp Becker in der I. Internationale. Fragen der Demokratie und des Sozialismus.”,”””Schon einige Jahre vor der Londoner Konferenz schrieb Marx über Johann Philipp Becker: “”Er ist einer der nobelsten deutschen Revolutionäre seit 1830″”. Damit wies er neben seiner Hochschätzung für Becker zugleich auch auf die Kontinuität der revolutionären Bewegung hin, die sich in diesem Mann verkörperte.”” [Ernst Engelberg, Johann Philipp Becker in der I. Internationale. Fragen der Demokratie und des Sozialismus, 1964] (pag 33)”,”INTP-056″
“ENGELBERG Ernst”,”Bismarck. Das Reich in der Mitte Europas.”,”Si tratta del secondo volume della grande biografia di Bismarck scritta da Engelberg Contiene il capitolo “”Lassalleaner und Marx-Anhänger vereint gegen Bismarck”” (pag 176-186)”,”GERx-124″
“ENGELBERG Ernst”,”Bismarck. Urpreuße und Reichsgründer.”,”E’ il primo volume della biografia di Engelberg. Molti riferimenti nell’indice dei nomi a Engels, Marx, Lassalle.”,”GERx-127″
“ENGELBERG Ernst”,”‘Politica rivoluzionaria e posta rossa, 1878-1890’.”,”ENGELBERG Ernst in apertura: “”Karl Marx: “”La classe operaia è rivoluzionaria, oppure non è niente”” “”Friedrich Engels ha definito, nella sua formidabile analisi sulla nascita e sulla struttura dell’impero tedesco, le possibilità strategiche di Bismarck nel seguente modo: “”Da come stavano le cose in Germania nel 1871, un uomo come Bismarck dipendeva effettivamente da una politica che doveva destreggiarsi tra le diverse classi. E fin qui non c’è niente da rimproverargli. La questione è quale fosse l’obiettivo di tale politica. Se andava, non importa a quale velocità, ma coscientemente e risolutamente verso il dominio della borghesia, allora sarebbe stata in armonia con lo sviluppo storico, almeno per quanto lo potesse essere dal punto di vista delle classi dominanti. Se invece, si affrettava a mantenere vivo il vecchio stato prussiano con l’intento di prussianizzare la Germania, allora sarebbe stata reazionaria e condannata al fallimento. Se, per contro voleva mantenere il dominio di Bismarck, allora sarebbe stata bonapartista facendo la fine di ogni bonapartismo”” [(53) Friedrich Engels, ‘Il ruolo del potere nella storia (Potere ed economia durante la creazione del nuovo Reich tedesco)’. In Marx-Engels-Lenin-Stalin, ‘Riflessioni sulla storia tedesca’, Berlino, 1954, II 2. pag 1100] (pag 15); “”Con la convocazione del primo congresso di partito che doveva ora avvenire mentre era in vigore la legge antisocialista, la socialdemocrazia doveva essere sottoposta alla prima prova organizzativa e quindi politica del partito unitario. Il congresso ebbe luogo dal 20 fino al 23 agosto del 1880 nel castello di Wyden sotto la copertura di una “”Assemblea generale delle casse malati, dei viandanti e d’assistenza alla vecchiaia organizzata dalle associazioni della Svizzera tedesca””. Al primo congresso del partito socialdemocratico che era stato tenuto mentre era in vigore la legge speciale, presero parte 56 delegati ed un certo numero di ospiti stranieri. Julius Motteler aveva in mano la parte organizzativa. Franz Mehring definì questo congresso, e a ragione, come l’ispezione del partito (29). (…) La vittoria sull’anarchia era la premessa per il successo della tattica federale contro l’associazione segreta. Una tra le più famose risoluzioni prese durante il congresso di Wyden fu quella di cancellare la parola “”legale”” dal programma del partito richiesta da Schlüter (34). Quest’ultimo dichiarò con la generale approvazione del partito e con un semplice ragionamento logico: “”Che nessuno, né l’amico, né il nemico, creda di poter contare sulle vie ‘legali’; il passo in questione sarebbe una menzogna; se quest’ultimo dovesse essere mantenuto, sembrerebbe che noi volevamo assoggettarci alla legge del 21 ottobre 1878. Cancellare tale passo, non significherebbe escludere per sempre le vie legali”” (35). Quest’istanza venne approvata all’unanimità. Essa motivò allo stesso tempo il legame tra il lavoro legale e quello illegale”” (pag 31-32) [(29) Mehring, Franz, ‘Storia della socialdemocrazia tedesca’, cit, II, pag 419; (34) Cfr. Gemkow, Heinrich, ‘L’aiuto di Friedrich Engels’, loc. cit., pag. 57, annotazione. Mehring, Franz, Storia della socialdemocrazia tedesca, II, loc. cit., pag 430; (35) Verbale manoscritto del congresso di Wyden, loc. cit., 3a riunione, domenica 22 agosto 1880] [Ernst Engelberg, ‘Politica rivoluzionaria e posta rossa, 1878-1890’, Stampato ad uso interno, 1980 ca., traduzione da ‘Akademie verlag’, Berlino, 1959 prefazione e note dell’autore]”,”MGEx-244″
“ENGELBERG Ernst”,”Johann Philipp Becker in der I. Internationale. Fragen der Demokratie und des Sozialismus.”,”””Schon einige Jahre vor der Londoner Konferenz schrieb Marx über Johann Philipp Becker: “”Er ist einer der nobelsten deutschen Revolutionäre seit 1830″”. Damit wies er neben seiner Hochschätzung für Becker zugleich auch auf die Kontinuität der revolutionären Bewegung hin, die sich in diesem Mann verkörperte.”” [Ernst Engelberg, Johann Philipp Becker in der I. Internationale. Fragen der Demokratie und des Sozialismus, 1964] (pag 33)”,”BIOx-026-FV”
“ENGELBERG E. DUBLEK R.”,”Le mouvement ouvrier allemand et la première internationale.”,”E. Engelberg R. Dublek (DDR)”,”MOIx-046-F”
“ENGEL-JANOSI Friedrich”,”Il Vaticano fra fascismo e nazismo. (Tit.orig.: Vom Chaos zur Katastrophe. Vatikanische Gespräche 1918 bis 1938)”,”Scontro in episcopato tedesco su nazismo. “”Le nostre fonti diventano più ricche con l’ inizio del 1937, e dunque al tempo in cui uno sconfinato pessimismo si era impadronito del Segretario di Stato, tanto da fargli prevedere “”gli sviluppi più paurosi””: “”di male in peggio”” e “”siamo in lotta””. Ma in più divenne manifesto il fatto che la Chiesa mancava di una guida unitaria in questa lotta; né da parte di Roma né nell’ episcopato tedesco era possibile fissare una direttiva unitaria, e perfino l’ inviato austriaco, certo uno spirito non ipercritico, parlò di “”proteste cartacee””, alle quali si limitava la Santa Sede nel combattere le violazioni del concordato. L’ uso di altri mezzi sarebbe stato lasciato all’ episcopato tedesco. Ma nell’ episcopato tedesco non si era raggiunta una unità di condotta, e due gruppi stavano l’ uno contro l’ altro: uno propendeva per un intervento energico, l’ altro per “”metodi concilianti””. Si dice che Hitler, nel suo incontro col cardinale Faulhaber, abbia dichiarato che ormai la Chiesa doveva decidere fra la negazione e un atteggiamento positivo nei confronti dello Stato nazionalsocialista. Albert Speer riferisce la frase pronunciata da Hitler a chiusura del colloquio col Cardinale: “”Si danno per me due possibilità: o mandare interamente a effetto i miei piani, o naufragare””. (pag 231)”,”RELC-149″
“ENGELS Friedrich”,”L’ evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza.”,”Contiene Prefazione 1° edizione tedesca 1882, 4° edizione tedesca 1891, edizione inglese 1892.”,”MAED-040″
“ENGELS Friedrich”,”Notes sur la guerre de 1870 – 1871.”,”Nota: Nel libro ‘Esistenza e struttura; saggio su Merleau-Ponty’, Volume 16 di La Cultura; biblioteca di filosofia, psicologia e scienze umane, Cultura (Saggiatore), Autore Andrea Bonomi, Editore Il Saggiatore, 1967, 253 pagine, c’è una nota (nota 10) a pag 177 sulle edizioni Costes: “”L’edizione Costes viene anche indicata come edizione Molitor dal nome del suo curatore. Essa comprende fra l’altro la traduzione degli ultimi tre manoscritti del 1844, sulla scia dell’edizione Landshut-Mayer, uscita a Lipsia nel 1932. Traduzioni parziali del primo manoscritto sono in M. Rubel – F. Bartholet, Le travail salarié, in M. Rubel, Un inédit de Karl Marx, Le travail aliéné (in) ‘La Revue socialiste, 1947, n. 8, pp. 154-169″,”MAED-036”
“ENGELS Friedrich”,”Sulle origini del cristianesimo.”,”Sono scritti pubblicati tra il 1883 e il 1895, in alcune riviste tedesche e inglesi. Lo scritto principale vide la luce su Neue Zeit nel 1894.”,”MAED-010″
“ENGELS Friedrich”,”La questione delle abitazioni.”,”SANTUCCI (Cava dei Tirreni, Salerno, 1949) si occupa del settore di studi gramsciani all’Istituto Gramsci di Roma. Autore di un’introduzione all’opera di Gramsci che ha vinto il XXIV Premio Iglesias (Antonio Gramsci, Ldb 117, Roma, Editori Riuniti, 1987) ha curato sempre per gli ER l’edizione di testi di Marx, Engels, Labriola e il recente volume collettaneo ‘Letture di Gramsci’.”,”MAED-011 MAED-011 bis”
“ENGELS Friedrich a cura di Antonio BERNIERI”,”L’ Internazionale e gli anarchici. L’Alleanza della democrazia socialista e l’ Associazione internazionale dei lavoratori.”,”Il testo redatto su mandato del congresso dell’ Aia da ENGELS, con la collaborazione di LAFARGUE e, per alcune pagine, di MARX, è il documento politico che ricostruisce la storia dell’organizzazione di BAKUNIN e della sua attività pubblica e segreta.”,”MAED-014 ANAx-086″
“ENGELS Friedrich a cura di Bruno BONGIOVANNI”,”La politica estera degli zar.”,”‘La vittoria su NAPOLEONE fu la vittoria delle monarchie europee sulla rivoluzione francese, la cui ultima fase era stata l’impero napoleonico’. STALIN si oppose alla pubblicazione di questo lavoro di ENGELS.”,”MAED-017 RUSx-021″
“ENGELS Friedrich”,”La guerra dei contadini.”,”La guerra dei contadini del 1525, “”un’epoca in cui contadini e plebei tedeschi concepirono idee e piani di fronte ai quali abbastanza spesso i loro discendenti indietreggiano spaventati””, rappresenta per ENGELS “”il perno di tutta la storia tedesca””. In quest’opera scritta nell’estate del 185O- “”e ancora sotto l’impressione diretta della controrivoluzione””, ENGELS non si limita a dare uno schizzo storico del corso della lotta, ma cerca di spiegare l’origine della guerra dei contadini, la posizione dei singoli partiti e infine l’esito della lotta stessa come fatti derivanti dalle condizioni sociali storicamente determinate in cui vivevano queste classi (dal retrocopertina).”,”MAED-018″
“ENGELS Friedrich MARX Karl a cura di Gian Mario BRAVO”,”Proletariato e comunismo.”,”Contiene lo scritto di ENGELS ‘Marx e la Nuova Gazzetta Renana’ del 1884 (pubblicato sul Sozialdemokrat del 12 marzo 1884). (pag 60-78)”,”MAED-024″
“ENGELS F. (introduzione) MARX Karl; a cura di Giorgio GIORGETTI”,”Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850.”,”Articoli scritti da Marx nel 1849-1850 pubblicati in opuscolo a Berlino nel 1895 preceduti dall’ introduzione di ENGELS.”,”MAED-027″
“ENGELS Friedrich”,”Antidühring.”,”Contiene dedica di Lucio LIBERTINI a SCUCCHIA.”,”MAED-038″
“ENGELS Friedrich”,”Ludovico Feuerbach e il punto d’ approdo della filosofia classica tedesca.”,”Appendice: Karl MARX, Tesi su Feuerbach, Frammento del ‘Feuerbach’ (1886) Tesi: STRAUSS BAUER STIRNER FEUERBACH epigoni fisolofia HEGEL, idealismo di FEUERBACH.”,”MAED-039″
“ENGELS Frederick”,”Feuerbach. The Roots of the Socialist Philosophy.”,”1° edizione americana, contiene firma proprietario 1932″,”MAED-045″
“ENGELS Federico”,”Per il processo dei comunisti in Colonia. Storia della Lega di Comunisti.”,”Questo lavoro di ENGELS figura come introduzione nella terza edizione dell’ opuscolo di MARX intitolato ‘Rivelazioni sul processo dei Comunisti di Colonia’, pubblicato nel 1885.”,”MAED-052″
“ENGELS Federico”,”L’ evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza.”,”Scritto da ENGELS in tedesco e pubblicato per la prima volta come articolo nel “”Vorwärts””, Lipsia, 1877-1878. La prima edizione in opuscolo (in francese, traduzione di P. LAFARGUE) uscì nel 1880 a Parigi.”,”MAED-053″
“ENGELS Friedrich a cura di Hermann DUNCKER”,”Der deutsche Bauernkrieg. Mit Anhang: Die Mark von Friedrich Engels und andere Beigaben. Mit 28 Illustrationen aus der Zeit.”,”Fondo Callesen Materiale Arbejderbevaegelsens Bibliotek og Arkiv ABA”,”MAED-062″
“ENGELS Federico”,”Anti-Dühring o la revolucion de la ciencia de Eugenio Dühring (introduccion al estudio del socialismo).”,”Engels arricchì la sua bibliografia con l’opera La rivoluzione scientifica del signor Eugen Dühring (1878, più nota come Anti-Dühring), in cui confutò le tesi “”positiviste”” ed antisemite di Karl Dühring. (wikip)”,”MAED-091″
“ENGELS Friedrich a cura di Lucio LOMBARDO RADICE”,”Dialettica della natura.”,”””Ma volere studiare dialettica in Kant, sarebbe un lavoro inutilmente faticoso e poco remunerativo, giacché un compendio della dialettica, ampio e comprensivo, se anche sviluppato da un punto di partenza completamente falso, è a nostra disposizione nelle opere di Hegel. Dopo che, da un lato, la reazione contro la «filosofia della natura», in gran parte giustificata da quel falso punto di partenza e dall’impaludamento senza scampo della hegeleria berlinese, ha avuto il suo libero corso, ed è degenerata in pura e semplice ingiuria, dopo che, d’altro lato, la scienza naturale è stata piantata in asso dalla eclettica metafisica corrente mentre aveva bisogno di aiuto teorico, sarà ben possibile pronunciare di bel nuovo il nome di Hegel di fronte agli scienziati naturalisti, senza provocare con ciò quel ballo di San Vito, nel quale il signor Dühring si esibisce in modo così ameno. Occorre stabilire prima di ogni altra cosa, che qui non si tratta in alcun modo di una difesa del punto di partenza hegeliano: e cioè che lo spirito, il pensiero, l’idea sia l’elemento primigenio, e il mondo reale sia soltanto il ricalco dell’idea. Questo punto è stato già messo in chiaro da Feuerbach. Siamo tutti d’accordo sul fatto che in ogni campo della scienza, nella natura come nella storia, bisognava prendere le mosse dai ‘fatti’ a noi dati, nelle scienze naturali quindi dalle diverse forme oggettive e di movimento della materia (1); che quindi i nessi, anche nella scienza teorica della natura, non debbono essere introdotti bell’e costruiti nei fatti, ma debbono essere scoperti partendo da essi, e, una volta scoperti, debbono essere dimostrati sperimentalmente, per quanto è possibile. Altrettanto inutile è chiedersi se si debba mantenere in piedi il contenuto dogmatico del sistema hegeliano, così come era predicato dalla setta hegeliana berlinese dei vecchi e dei nuovi credenti. Con l’impostazione idealistica cade anche il sistema sopra costruitovi, quindi in particolare anche la filosofia della natura hegeliana”” (pag 61) [Friedrich Engels, Dialettica della natura, Roma, 1971] [(1) nella redazione primitiva vi era qui un punto; dopo di che aveva inizio la seguente frase interrotta, poi cancellata da Engels: «Noi materialisti socialisti andiamo in ciò più avanti dei naturalisti in quanto…»]”,”MAED-096″
“ENGELS Friedrich”,”L’ origine della famiglia della proprietà privata e dello Stato. In rapporto alle indagini di Lewis H. Morgan.”,”Altra edizione: -Friedrich ENGELS, L’origine della famiglia della proprietà privata e dello Stato. In rapporto alle indagini di Lewis H. Morgan. EDIZIONI RINASCITA. ROMA. 1953 pag 185 8°, note, indice nomi (contiene annotazioni a margine del proprietario, presumibilmente Prof DI-TONDO)”,”MAED-009″
“ENGELS F.”,”Lettere 1883-1887. Parte prima. 2 aprile 1883 – 28 dicembre 1885. Lettere 1-221″,”Traduzione dalla lingua tedesca per iniziativa dell’ Istituto di Studi sul Capitalismo, Genova, a partire dal vol. 35 della MEW nel 1999-2000. La traduzione italiana non è stata verificata con il testo originale. Stampa digitale realizzata in proprio nel mese di ottobre 2001. Esemplare fuori commercio esclusivamente per consultazione.”,”MAED-116″
“ENGELS Friedrich”,”Lettere 1883-1887. Parte seconda. 7 gennaio 1886 – 29 dicembre 1887. Lettere 222-382.”,”Traduzione dalla lingua tedesca per iniziativa dell’ Istituto di Studi sul Capitalismo, Genova, a partire dal vol. 33 e 34 della MEW nel 1999-2000. La traduzione italiana non è stata verificata con il testo originale.”,”MAED-123″
“ENGELS Friedrich”,”La questione delle abitazioni.”,”””Le posizioni teoriche dei lavoratori tedeschi sono di cinquanta anni avanti a quelle del proudhonismo, e basterà questo unico esempio della questione delle abitazioni per toglierci ogni affanno da questo punto di vista””. (pag 53) “”L’ essenza del socialismo borghese è di voler mantenere immutate le basi di tutti i mali dell’ odierna società, e contemporaneamente di voler eliminare i mali stessi””. (pag 59)”,”MAED-125″
“ENGELS Friedrich”,”Po e Reno.”,”””I piemontesi hanno commesso errori su errori; ma è proprio la forza di una posizione che mette il nemico in difficoltà e quasi lo costringe a commettere degli errori”” (pag 39) “”Chi per primo ha sostenuto questa opinione è Bülow; egli l’ esprime nella sua storia delle campagne di Hohenlinden e di Marengo. Una copia della traduzione francese di questo libro, appartenente a un ufficiale del Genio inglese, Emmett, che fu inviato a Sant’ Elena al tempo di Napoleone, finì nelle mani del generale prigioniero nel 1819. Egli vi appose parecchie note marginali ed Emmett nel 1831 fece ristampare il libro con le annotazioni di Napoleone”” (pag 41)”,”MAED-126″
“ENGELS Friedrich”,”Studi sul Capitale.”,”Contiene quattro scritti di ENGELS di illustrazione e commento del Capitale: – L’ articolo Das Kapital, pubblicato sul Demokratisches Wochenblatt di Lipsia (21 28 marzo 1868) – Un estratto della prefazione al II Libro del Capitale riguardante la scoperta del plusvalore – Il Konspekt über “”Das Kapital’ (Riassunto del Capitale) la cui stesura ENGELS iniziò alla fine del 1867 per la rivista liberale di sinistra inglese ‘Fortnightly Review’ e che portò innanzi fino alla metà del ’68, senza però condurla a termine. – Il Nachtrag (Considerazioni supplementari) al III volume del Capitale, scritto nel 1895. Inoltre sono stati poi aggiunti in appendice i primi tre paragrafi del XII capitalo della Vita di Marx del MEHRING. “”un meccanismo di produzione i cui organi sono uomini”” (pag 68) “”Macchina principale della manifattura è l’ operaio complessivo combinato, che possiede una perfezione di gran lunga superiore a quella dell’ antico operaio singolo di tipo artigiano…”” (pag 69) “”Delle associazioni più ristrette furono ancora fondate con degli scopi determinati; per es. la Maona di Genova, signora per molti anni delle miniere di allume di Focea in Asia minore e dell’ isola di Chio durante i secoli XIV e XV; (…)”” (pag 103).”,”MAED-132″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Raffaele LUNGARELLA”,”Accumulazione e popolazione.”,”””Una parte del capitale circola con incredibile celerità, un’ altra giace morta nella cassaforte. Una parte dei lavoratori lavora da quattordici a sedici ore al giorno, mentre un’ altra resta pigra e inoperosa e muore di fame. Oppure, da questa contemporaneità, scaturisce la distribuzione: oggi il commercio rende, la domanda è notevole, tutti lavorano, il capitale cambia di mano con prodigiosa velocità, l’ agricoltura prospera, i lavoratori lavorano fino alla stremo; domani si ha invece un ristagno, l’ agricoltura cessa di essere remunerativa, grandi estensioni di terra restano incolte, il capitale si arresta nel bel mezzo della circolazione, i lavoratori non hanno più occupazione e tutto il paese patisce d’un eccesso di ricchezza e d’un eccesso di popolazione”” (F. Engels, pag 45) “”Il monaco veneziano Ortes, uno dei grandi scrittori di economia nel secolo XVIII, concepisce l’ antagonismo della produzione capitalistica come legge universale di natura della ricchezza sociale (…)”” (Marx, pag 131) “”Lo Storch si chiede quale sia dunque il pregio di questa civiltà capitalistica, con la sua miseria e con la sua degradazione delle masse, nei confronti della barbarie? Egli trova una risposta sola… la sicurezza!”” (Marx, pag 132)”,”MAED-133″
“ENGELS Friedrich”,”Nizza, Savoia e Reno. (1860)”,”””Noi dobbiamo qui, per porre giustamente la questione della nazionalità, dare uno sguardo alla situazione linguistica delle Alpi occidentali. In tutti i punti della zona alpina in cui l’ italiano viene a contatto con altre lingue, esso si è sempre dimostrato l’ elemento più debole”” (pag 45). “”confine linguistico”” (pag 46) “”La lotta che ormai è scoppiata in Russia tra la classe dominante e quella dominata della popolazione rurale, mina già fin d’ora l’ intero sistema della politica estera russa.”” (pag 74)”,”MAED-135″
“ENGELS Friedrich MARX Karl a cura di Gianni BOSIO”,”Scritti italiani.”,”Contiene: Elenco cronologico e bibliografia degli ‘scritti italiani’. Dalla premessa di Gianni Bosio (pag 10-11) “”In Italia, tuttavia, la supremazia operativa del movimento anarchico condizionava lo sviluppo delle correnti che se ne distaccavano, come quella che faceva capo a ‘La Plebe’, e, di fronte alla reazione governativa contro i tentativi insurrezionali o terroristici degli anarchici – reazione che colpiva tutte le frazioni del movimento operaio -, parvero a un certo punto venir meno le possibilità dell’azione che Engels indicava, secondo quanto scriveva a Sorge: «Gli italiani giustificano il loro distacco dicendo che l’organizzazione pubblica dell’Internazionale è dannosa e che oramai preferiscono cospirare» (1). Ed è anche per tale motivo che questo secondo gruppo di scritti subisce una interruzione dal ’72 al ’77, riprendendo nell’anno in cui, con la ricostituzione della Federazione dell’Alta Italia per opera del gruppo de ‘La Plebe’ di Bignami e con l’esaurirsi del movimento anarchico, sembrano maturare le condizioni favorevoli all’affermazione di una corrente classista. L’Internazionale era morta, non senza aver compiuto la sua funzione, e la vittoria della Prussia su Napoleone III aveva spostato il centro di gravità del movimento operaio internazionale in Germania, dove si procedeva a tappe brucianti verso la formazione di una borghesia ad alto sviluppo capitalistico, cui corrispondeva l’alto sviluppo del movimento operaio tedesco (2). Engels ne riferiva nella prima corrispondenza della ripresa a ‘La Plebe’ (3); e a Marx scriveva in maniera ottimistica degli sperabili progressi del movimento operaio in Lombardia, regione industrialmente avanzata su posizioni di guida rispetto al resto della penisola (4); nel Vorwärts, poi, in un articolo dedicato espressamente all’Italia, esaminava le ragioni di un probabile passo in avanti del movimento di classe (5). Egli riprendeva quindi e continuava ancora per qualche tempo le corrispondenze a ‘La Plebe’. La reazione europea e italiana del ’78 stroncava sul nascere queste speranze, le quali si riferivano a un movimento ideologicamente poco saldo e tendente all’eclettismo. Le leggi eccezionali in Germania circoscrivevano del resto la stessa ascesa del movimento operaio tedesco, il più forte e il meglio organizzato, dal quale poteva derivare una influenza decisiva per i movimenti operai degli altri Paesi. I rapporti con l’Italia si ristabilirono nel ’90. Marx è morto ed Engels ne continua e ne difende l’opera. Sono gli anni in cui lo sviluppo del movimento operaio socialista in tutto il mondo faceva scrivere a Engels, riferendosi al ’48: «Allora, i numerosi e oscuri evangeli delle sétte con le loro panacee; oggi, l”unica’ teoria di Marx universalmente riconosciuta, d’una chiarezza trasparente, e che formula con precisione gli obiettivi finali della lotta» (6)”” [premessa di Gianni Bosio, (in) Friedrich Engels Karl Marx, a cura di Gianni Bosio, ‘Scritti italiani’, Edizioni Avanti!, Milano Roma, 1955] [(1) Correspondance Fr. Engels K. Marx et divers publiée par F.A. Sorge, Costes, 1950, t. I, p. 205; (2) Cfr. Carteggio Marx Engels, vol. VI, Roma, 1953; (3) ‘La Plebe’, Milano, 10 febbraio 1877; (4) Cfr. la lettera di Engels a Marx del 23 febbraio 1877, in ‘Carteggio Marx-Engels, vol. VI, cit., pp. 241-243; (5) L’articolo di Engels, dal titolo ‘Aus Italien’, venne pubblicato nel ‘Vorwärts’, Lipsia, 16 marzo 1877; (6) F. Engels, Introduzione, cit., p. 128] (pag I-II)”,”MAED-137″
“ENGELS Friedrich”,”L’ origine de la famille de la proprieté privée et de l’ Etat.”,”””La democrazia nell’ amministrazione, la fraternità nella società, l’ eguaglianza dei diritti, l’ istruzione universale, inaugureranno la prossima tappa superiore della società, alla quale lavorano costantemente l’ esperienza, la scienza e la ragione. Questa sarà una reviviscenza, – ma sotto una forma superiore- della libertà, dell’ eguaglianza e della fraternità delle antiche genti”” (pag 237).”,”MAED-139″
“ENGELS Friedrich”,”Ludwig Feuerbach et la fin de la Philosophie classique allemande. Sur le materialisme historique. Lettres a J. Bloch, Conrad Schmidt, Franz Mehring, Hans Starkenburg, Karl Kautsky.”,”””Mais avant d’ argumenter, les hommes ont agi. “”Au commencement etait l’ action”” (citation du Faust di Goethe). Et l’ action humaine avait deja resolu la difficulté longtemps avant que la subtilité humaine l’ inventât. The proof of the pudding is in the eating (‘La preuve du poudding se fait en le mangeant””). Au moment ou nous employons ces objets à notre propre usage selon les qualités que nous percevons en eux, au même moment nous soumettons nos perceptions sensorielles à une éprouve infaillible de leur exactitude ou de leur inexactitude”” (pag 104-105)”,”MAED-140″
“ENGELS Friedrich”,”M.E. Duhring bouleverse la science (Anti-Duhring). Tome I. Philosophie.”,”””Hegel fut le premier qui exposa exactement le rapport entre liberté et necessité. “”La necessité n’ est aveugle qu’ autant qu’elle n’est pas comprise””. Ce n’est pas dans le rêve d’une action independante del lois de la nature que consiste la liberté, mais dans la connaissance de ces lois, et dans la possibilité ainsi donnée de le faire agir systematiquement en vue de fins determinées. Cela est vrai aussi bien des lois du monde exterieur que de celles qui regissent l’ existence corporelle et intellectuelle de l’homme- duex ordres de los que nous pouvons separer tout au plus dans la pensée , mais non dans la realité”” (pag 170)”,”MAED-141″
“ENGELS Friedrich”,”M.E. Duhring bouleverse la science (Anti-Duhring). Tome III. Socialisme.”,”””Que la paix avec l’ Autriche portât dans son sein la guerre avec la France, Bismarck non seulement le savait, mais le voulait. Cette guerre devait precisement fournir le moyen de parachever cet empire germano-prussien que lui commandait la bourgeoisie allemande”” (pag 184)”,”MAED-143″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, SORGE F.A. a cura”,”Correspondance Fr. Engels-K. Marx et divers, Publiée par F.A. Sorge. Avec un portrait hors texte (Sorge). Tome Premier 1867-1883.”,”””Cette crise est un nouveau point climaterique de l’ histoire europeenne. La Russie, et j’ai etudié les conditions où elles se tourne d’apres les sources originales russes, non officielles et officielles (ces dernieres, accessibles à peu de personnes seulement, me sont procurées par des amis de Petersbourg)- etait dejà depuis longtemps au seuil d’une revolution, tous les elements en étaient prets. Ces braves Turcs ont haté l’ explosion d’une année grace aux gnons qu’ils ont tres proprement distribués, non seulement à l’ armée russe et aux finances russes, mais à la dynastie qui commande l’ armée (tsar, successeur au trone et six autres Romanoff). La revolution va commencere secundum artem par jouer aux Constitutions, et il y aura un beau tapage. Si Mere Nature ne nous est pas particulierement defavorarable, nous vivrons encore le jubilé. Les sottises que font les etudiants russes ne sont qu’un symptome, en soi sans valeur. Mais c’est un symptome. Toutes les couches de la societé russe sont economiquement, moralement, intellectuellement, en pleine decomposition. La revolution commencera cette fois à l’ Est, ou sont le boulevard jusqu’à present inviolé et l’ armée de reserve de la contre-revolution””. (pag 232, Marx a Sorge, 1877).”,”MAED-144″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, SORGE F.A. a cura”,”Correspondance Fr. Engels-K. Marx et divers, Publiée par F.A. Sorge. Tome Second 1884-1895.”,”””Una guerra, al contrario, ci ritarderà per anni. Lo chauvinismo sommergerà tutto perché ci sarà lotta per l’ esistenza. La Germania metterà in piedi circa cinque milioni di uomini in armi, ossia il dieci per cento della sua popolazione, gli altri qualcosa come il 4-5 per cento, la Russia relativamente meno, ma ci saranno da dieci a quindici milioni di combattenti. Come nutrirli? Vorrei vederlo; si avrà una devastazione come nella guerra dei Trenta anni”” (pag 126, Engels a Sorge, 7 gennaio 1888)”,”MAED-145″
“ENGELS Federico”,”Introduccion a la dialectica de la naturaleza. El papel del trabajio.”,”I due scritti di ENGELS ‘Introduccion a la dielectica de la naturaleza’ e ‘El papel del trabajo en la transformacion del mono en hombre’ appartengono ad una incompiuta ‘Dialettica della natura’.”,”MAED-146″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Sul materialismo storico.”,”””Così scriveva Marx a proposito dell’ origine britannica del materialismo moderno. E se gli inglesi d’oggi non sono particolarmente entusiasti della giustizia resa da Marx ai loro antenati, tanto peggio per loro! Ciò non toglie niente al fatto innegabile che Bacone, Hobbes e Locke furono i padri di quella brillante pleiade di materialisti francesi che, nonostante tutte le vittorie per terra e per mare conseguite sui francesi dagli inglesi e dai tedeschi, fecero del secolo XVIII un secolo francese per eccellenza; e ciò ancora prima che fosse coronato dalla Rivoluzione francese (…)”” (Engels, pag 95) “”Lettera a J. Bloch a Londra Engels (1890) ——————————————————————————– Scritta il 21 settembre 1890. Tradotta, dalla versione in inglese presente sul MIA, e trascritta da Dario Romeo, Gennaio 2001 ——————————————————————————– Londra, 21 settembre 1890 Egregio signore, la Sua lettera del 3 c.m. mi è stata inoltrata a Folkestone; dato che però là non avevo il libro in questione [Cfr., “”L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato””], mi è stato impossibile rispondere. Tornato a casa il 12 ho trovato ad aspettarmi un tale cumulo di lavoro urgente, che solo oggi riesco a scriverle un paio di righe. Questo per spiegare il rinvio, con la preghiera di volermi cortesemente scusare. Al punto I. Per prima cosa a p. 19 dell'””Origine”” Lei può vedere che il processo di sviluppo della famiglia Punalua è descritto come così graduale nel suo decorso, che ancora in questo secolo nella famiglia reale ad Hawai c’erano casi di matrimoni tra fratelli e sorelle (di una stessa madre). E in tutta l’antichità troviamo esempi di matrimoni tra fratelli, ad esempio ancora presso i Tolomei. Ma qui – seconda cosa – bisogna distinguere tra fratelli dal lato materno o solo dal lato paterno; [fratello, sorella] derivano da , utero, e perciò originariamente significavano esclusivamente fratelli dal lato materno. E dal periodo del matriarcato si è conservato ancora a lungo il sentimento che figli di una stessa madre, anche se di padre diverso, fossero piú vicini tra loro che figli di uno stesso padre, ma di madre diversa. La forma di famiglia Punalua esclude solo matrimoni tra i primi, ma niente affatto tra i secondi, che secondo la relativa idea non sono anzi neanche parenti (poiché è in vigore il matriarcato). Ora, per quanto ne so, i casi di matrimonio tra fratelli che ricorrono nell’antichità greca sono esclusivamente casi in cui i contraenti hanno madre diversa, oppure in cui ciò non è noto, e perciò neanche escluso, e non contraddicono perciò assolutamente l’uso Punalua. A Lei è sfuggito proprio il fatto che tra l’epoca dei Punalua e la monogamia greca c’è il salto dal matriarcato al patriarcato, che cambia notevolmente la faccenda. Secondo le “”Antichità elleniche”” di Wachsmuth nell’epoca eroica presso i greci “” non v’è traccia di scrupoli in merito a una parentela troppo stretta tra gli sposi, escluso il rapporto tra genitori e figli”” (III, P. 157). “”Il matrimonio con la sorella carnale a Creta non era motivo di scandalo”” (ivi, p. 170), Quest’ultimo passo si basa su Strabone, libro X, ma sul momento non riesco a trovare il passo perché la suddivisione in capitoli è insufficiente. Per sorella carnale io fino a prova contraria intendo sorella dal lato paterno. Al Punto II, preciso così la Sua prima proposizione principale: secondo la concezione materialistica della storia la produzione e riproduzione della vita reale è nella storia il momento in ultima istanza determinante. Di più né io né Marx abbiamo mai affermato. Se ora qualcuno distorce quell’affermazione in modo che il momento economico risulti essere l’unico determinante, trasforma quel principio in una frase fatta insignificante, astratta e assurda. La situazione economica è la base, ma i diversi momenti della sovrastruttura – le forme politiche della lotta di classe e i risultati di questa – costituzioni stabilite dalla classe vittoriosa dopo una battaglia vinta, ecc. – le forme giuridiche, anzi persino i riflessi di tutte queste lotte reali nel cervello di coloro che vi prendono parte, le teorie politiche, giuridiche, filosofiche, le visioni religiose ed il loro successivo sviluppo in sistemi dogmatici, esercitano altresì la loro influenza sul decorso delle lotte storiche e in molti casi ne determinano in modo preponderante la forma. È un’azione reciproca tutti questi momenti, in cui alla fine il movimento economico si impone come fattore necessario attraverso un’enorme quantità di fatti casuali (cioè di cose e di eventi il cui interno nesso è così vago e così poco dimostrabile che noi possiamo fare come se non ci fosse e trascurarlo). In caso contrario, applicare la teoria a un qualsiasi periodo storico sarebbe certo piú facile che risolvere una semplice equazione di primo grado. Ci facciamo da noi la nostra storia, ma, innanzitutto, a presupposti e condizioni assai precisi. Tra di essi quelli economici sono in fin dei conti decisivi. Ma anche quelli politici, ecc, anzi addirittura la tradizione che vive nelle teste degli uomini ha la sua importanza, anche se non decisiva. Lo Stato prussiano è nato e si è sviluppato anche per motivi storici, in ultima istanza economici. Ma sarebbe pressoché impossibile non cadere nella pedanteria affermando che tra i molti staterelli della Germania settentrionale proprio il Brandeburgo era destinato per una necessità economica e non anche per altri fattori (primo fra tutti il fatto di esser coinvolto, tramite il possesso della Prussia, con la Polonia e, attraverso questa, con tutta la situazione politica internazionale – la quale è certo decisiva anche nella formazione dei possedimenti privati della dinastia austriaca) a diventare quella grande potenza in cui si sarebbe incarnata la differenza economica, linguistica, e a partire dalla Riforma anche religiosa, tra nord e sud. Difficile sarebbe non rendersi ridicoli spiegando economicamente l’esistenza di ogni staterello tedesco del passato e del presente, o 1’origine della rotazione consonantica altotedesca, che ha fatto della barriera formata dalle montagne dai Sudeti al Tauno una vera e propria frattura che attraversa la Germania. Ma in secondo luogo la storia si fa in modo tale che il risultato finale scaturisce sempre dai conflitti di molte volontà singole, ognuna delle quali a sua volta è resa quel che è da una gran quantità di particolari condizioni di vita; sono perciò innumerevoli forze che si intersecano tra loro, un gruppo infinito di parallelogrammi di forze, da cui scaturisce una risultante – l’avvenimento storico – che a sua volta può esser considerata come il prodotto di una potenza che agisce come totalità, in modo non cosciente e non volontario. Infatti quel che ogni singolo vuole è ostacolato da ogni altro, e quel che ne viene fuori è qualcosa che nessuno ha voluto. Così la storia, quale è stata finora, si svolge a guisa di un processo naturale, ed essenzialmente è soggetta anche alle stesse leggi di movimento. Ma dal fatto che le singole volontà – ognuna delle quali vuole ciò a cui la spinge la sua costituzione fisica e le circostanze esterne, in ultima istanza economiche (le sue proprie personali o quelle generali e sociali) – non raggiungono ciò che vogliono, ma si fondono in una media complessiva, in una risultante comune, da questo fatto non si può comunque dedurre che esse vadano poste = 0. Al contrario, ognuna contribuisce alla risultante, e in questa misura è compresa in essa. Vorrei del resto pregarla di studiare questa teoria sulle fonti originali e non di seconda mano, è veramente molto piú semplice. Non c’è praticamente nulla di ciò che ha scritto Marx in cui essa non si faccia sentire. Ma in particolare “” il 18 brumario di Luigi Bonaparte””, è un esempio davvero eccellente della sua applicazione. Anche nel “”Capitale”” ci sono molte indicazioni. E posso poi rimandarla anche ai miei scritti “”La scienza sovvertita dal signor E. Duhring”” e “”L. Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca””, in cui ho, offerto la piú dettagliata esposizione del materialismo storico che a quanto ne so esista. Del fatto che da parte dei piú giovani si attribuisca talvolta al lato economico piú rilevanza di quanta convenga, siamo in parte responsabili anche Marx ed io. Di fronte agli avversari dovevamo accentuare il principio fondamentale, che essi negavano, e non sempre c’era il tempo, il luogo e l’occasione di riconoscere quel che spettava agli altri fattori che entrano nell’azione reciproca. Ma appena si arrivava alla descrizione di un periodo storico, e perciò a un’applicazione pratica, le cose cambiavano, e nessun errore era qui possibile. Ma purtroppo è fin troppo frequente che si creda di aver capito a fondo una nuova teoria e di poterne senz’altro fare uso non appena ci si sia impadroniti dei suoi principi fondamentali, e anche questo non sempre in modo corretto. E questo rimprovero non posso risparmiarlo neanche a qualcuno dei recenti “”marxisti””, e ne è venuta fuori anche della roba incredibile. Al punto 1 ho ulteriormente trovato ieri (scrivo questo il 22 settembre) in Schoemann, “”Antichità greche””, Berlino 1855, I, p. 527, il seguente decisivo passo, che conferma appieno la mia precedente descrizione: “”Ma è noto che matrimoni tra fratellastri di madre diversa nella Grecia tarda non erano considerati incesto””. Spero che i periodi terribilmente complessi che a causa della brevità di tempo mi sono usciti dalla penna non La spaventino troppo e resto il Suo devoto F. Engels”””,”MAED-147″
“ENGELS Federico”,”Del socialismo utopico al socialismo cientifico.”,”””Solo siguiendo la senda dialectica, no perdiendo jamas de vista las innumerables acciones y reacciones generales del divenir y del perecer, de los cambios de avance y de retroceso, llegamos a una concepcion exacta del universo, de su desarrollo y del desarrollo de la humanidad, asì como de la imagen proyectada por ese desarrollo en las cabezas de los hombres”” (pag 58)”,”MAED-150″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Textes sur la methode de la science economique. Introduction de 1857, postface du ‘Capital’ et quatre autres textes.”,”unità della diversità: “”Le concret est concret parce qu’il est le rassemblement de multiples determinations, donc unité de la diversité. C’est pourquoi il apparait dans la pensée comme proces de rassemblement, comme resultat, non comme point de depart, bien qu’il soit le point de depart reel et par suite aussi le point de depart de l’ intuition et de la representation””. (pag 159)”,”MAED-152″
“ENGELS Friedrich”,”Note sulla guerra. 1. (The Pall Mall Gazette, 29 Luglio 1870 – 16 Marzo 1871).”,”””La rara solidità della fanteria britannica – e persino la lacuna che né è il rovescio, la goffaggine nei movimenti di fanteria leggera – è particolarmente adatta a infondere sicurezza a reclute inesperte. L’ ha dimostrato in Spagna, con Wellington, come in tutte le guerre dell’ India gomito a gomito con truppe indigene quanto mai inaffidabili. Nella situazione attuale, il peso di un corpo d’ armata britannico sarebbe ben superiore alla sua mera consistenza numerica, come sempre è stato quando un corpo d’ armata britannico è stato impiegato a questo scopo””. (pag 96)”,”MAED-153″
“ENGELS Friedrich”,”Die Lage der Arbeitenden Klasse in England. Nach eigner Anschauung und authentischen Quellen.”,”Appello agli operai inglesi di Engels (1845)”,”MAED-154″
“ENGELS Friedrich”,”Ludovico Feuerbach e il punto d’ approdo della filosofia classica tedesca (fine). Sulla tattica socialista. Brentano contro Marx per pretesa falsa citazione. Esposizione di fatti e documenti.”,”””Il contadino norvegese non fu mai schiavo della gleba; e questo fatto conferisce a tutta quanta l’ evoluzione, come già in Castiglia, un tutt’altro sfondo. Il piccolo borghese norvegese è il figlio del libero contadino; egli è quindi un ‘uomo’ di fronte al degenerato borghesuccio tedesco. E quali che siano, ad esempio, gli errori dei drammi di Ibsen, essi rispecchiano, è vero, una società piccola, un mondo di medi borghesi, ma tuttavia un mondo affatto differente da quello tedesco, rispecchiano un mondo, in cui gli uomini hanno ancora carattere e iniziativa e sono indipendenti, anche se, secondo i concetti stranieri, essi agiscono spesso stranamente. E simili cose io preferisco studiarle a fondo prima di giudicarle””. (pag 5)”,”MAED-158″
“ENGELS Friedrich”,”Brentano contro Marx per pretesa falsa citazione. (cont.)”,”””Ma poi salta fuori il vero polemista da Università. Quando il trionfante Brentano ebbe messo così alle strette il suo avversario, fece come la seppia, annerendo l’ acqua ed oscurando l’ oggetto della disputa con il rilevare particolari del tutto indifferenti. I gesuiti dicono: “”Si fecisti, nega””. – Se hai fatto, nega. – Il polemista tedesco da Università va più avanti e dice: Hai fatto una brutta gherminella da avvocato? Addossala al tuo avversario”” (pag 18) “”Una delle cose più amare nella mia opera: Il Capitale, sono i moltissimi documenti ufficiali per la descrizione dell’ economia della fabbrica, sulla qual cosa fino ad ora nessun erudito aveva trovato a ridire. Il rumore di questo era giunto certamente all’ orecchio dei signori della lega dei fabbricanti. Essi pensarono: “”Was kein Verstand der Verständigen sieht Das übt in Einfalt ein kindlich Gemüth””. (Un animo ingenuo è tocco, nella sua semplicità da ciò che l’ intelligenza degli intelligenti non vede). (Marx, 1872) (pag 43)”,”MAED-159″
“ENGELS Friedrich”,”Brentano contro Marx per pretesa falsa citazione. (cont.)”,”””””Lo spirito della maggior parte degli uomini””, dice Adam Smith, “”si sviluppa dalla e nella sua cerchia quotidiana d’ azione”” quindi ciò avviene anche per lo spirito dei fabbricanti””. (Marx, pag 50) “”Nessuna meraviglia se essa ora mi urla in faccia ch’è un “”costume”” parlamentare di citare i discorsi del Parlamento come sono ufficialmente falsificati e non come furono veramente tenuti. Questo “”costume”” corrisponde davvero alla “”coltura generale”” dei berlinesi, ed alla limitata intelligenza di sudditi prussiani della lega dei fabbricanti tedeschi. Ristrettezza di tempo mi obbliga a troncare una volta per sempre la mia piacevole conversazione con essa, ma nel congedarmi voglio dare ancora un filo da torcere ai suoi “”eruditi””. In quale articolo scriveva l’ uomo e come si chiamava l’ uomo che gridò ad una avversario, pari sotto ogni rapporto alla Concordia, le parole piene di senso profondo: Asinus manebis in saecula saeculorum? (1) (Marx, 1872) (pag 56) (1) (“”Rimarrai un asino nell’ eternità dei secoli””)”,”MAED-160″
“ENGELS Friedrich”,”Brentano contro Marx per pretesa falsa citazione (Fine). L’ evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza (1878).”,”””Queste due grandi scoperte, la concezione materialistica della storia ed il segreto della produzione mediante il plusvalore, noi le dobbiamo a Marx. Per esse il socialismo divenne una scienza, che occorre adesso elaborare più ampiamente in tutti i suoi particolari e le sue connessioni”” (pag 23, Engels, L’ evoluzione del socialismo….).”,”MAED-161″
“ENGELS Friedrich MARX Karl LENIN V.I. GRAMSCI A.; a cura di Umberto CERRONI”,”I giovani e il socialismo.”,”””Schiacciati dalla formidabile forza dimostrativa dell’ esposizione, molti ostentano dell’ ammirazione per Marx, lo lodano e, nello stesso tempo, perdono completamente di vista il contenuto fondamentale della dottrina e continuano, come se niente fosse, a ripetere i vecchi ritornelli della “”sociologia soggettiva””. Non si può non ricordare a questo proposito l’ epigrafe molto giusta scelta da Kautsky per il suo libro sulle dottrine economiche di Marx: ‘Wer wird nicht einen Klopstock loben? Doch wird ihn jeder lesen? Nein. Wir wollen weniger erhoben Und fleissiger gelesen sein!'”” (Chi non loderà un Klopstock? Ma forse che ognuno lo leggerà? No. Noi vogliamo essere meno onorati, ma letti un po’ più attentamente!, Lessing). (Lenin, pag 164)”,”MAED-162″
“ENGELS Friedrich”,”La guerra dei contadini in Germania.”,”””Ma anche il proletariato non si sottrae ancora al parallelo con il 1525. La classe che trae i mezzi di sostentamento esclusivamente e per tutta la vita dal salario è pur sempre ben lontana dal costituire la maggioranza del popolo tedesco. Perciò anche il proletariato è alla ricerca di alleati e non li può cercare che tra i piccoli borghesi, nel sottoproletariato delle città, tra i piccoli agricoltori e salariati agricoli”” (pag 14) “”Il sottoproletariato, questo mazzo di elementi squalificati di tutte le classi, che pianta il suo quartiere generale nelle grandi città, è il peggiore di tutti i possibili alleati””. (pag 15) “”La sollevazione guadagnò rapidamente terreno in tutto l’ attuale Alto Baden. Il panico invase la nobiltà (…). Non le restò da fare altro che tirare in lungo le cose con delle trattative e, frattanto, scovare del denaro e arruolare truppe, sicché fosse tanto forte da poter punire i contadini per la loro temerarietà “”col ferro e col fuoco, col saccheggio e la strage””. Da allora ha inizio quel tradimento sistematico, quelle abituali mancanze di parola, quell’ astuzia, per cui si distinse la nobiltà durante tutta la guerra dei contadini e che fu la sua arma più forte contro i contadini non uniti e male organizzati””. (pag 99) “”Il più grandioso esperimento rivoluzionario del popolo tedesco terminò con una sconfitta umiliante e con un’ oppressione momentaneamente raddoppiata. Ma pure a lungo andare la repressione della sollevazione non produsse un peggioramento della situazione dei contadini””. (pag 146)”,”MAED-163″
“ENGELS Federico”,”I. Le condizioni dell’ Inghilterra. II. Lineamenti di una critica dell’ economia politica (Dai Deutsche-Französische Jahrbürcher) (1844).”,”””Tommaso Carlyle si è reso noto in Germania per i suoi sforzi di mettere la letteratura tedesca alla portata degli inglesi. Da più anni egli si occupa principalmente della condizione sociale dell’ Inghilterra – egli, il solo degli uomini colti del suo paese che fa questo! – e scrisse già nel 1838 un piccolo libro: Chartism. Allora erano in whigs al ministero e proclamarono con gran pompa che lo “”spettro”” del Cartismo sorto verso il 1835 fosse annientato””. (pag 6)”,”MAED-164″
“ENGELS Federico”,”Lineamenti di una critica dell’ economia politica (Dai Deutsche-Französische Jahrbürcher) (1844). Forza ed economia nella formazione nel nuovo impero germanico. Scritto postumo (1896).”,”””La libera concorrenza, il motto d’ ordine de’ nostri economisti del giorno, è una cosa impossibile.”” (pag 49) “”La concorrenza ha investito tutti i nostri rapporti di vita e ha completato la reciproca servitù, in cui gli uomini ora si trovano. La concorrenza è la grande molla che torna sempre a rimettere in movimento questo nostro ordine sociale che invecchia e si eterna, o piuttosto questo nostro disordine; ma ad ogni nuovo sforzo consuma ancora una parte delle forze che vengon meno.”” (pag 49)”,”MAED-165″
“ENGELS Federico”,”Forza ed economia nella formazione nel nuovo impero germanico. Scritto postumo (1896).”,”””Luigi Napoleone non aveva mai disconosciutala vocazione piemontese della Prussia in Germania ed era completamente pronto a fare un piccolo affare con Bismarck. Se egli poteva avere in via pacifica ciò che gli occorreva, in forma di compensazioni, tanto meglio. Anche non gli occorreva tutta in una volta l’ intera riva sinistra del Reno; se gli si dava, a pezzo a pezzo, una striscia per ogni nuovo passo innanzi della Prussia, ciò dava meno nell’ occhio e conduceva ugualmente allo scopo. Tuttavia agli occhi degli chauvins francesi un miglio quadrato sul Reno valeva quanto tutta la Savoia e Nizza. Così si trattò con Luigi Napoleone; così si ottenne il suo permesso per un ingrandimento della Prussia e una Confederazione della Germania del Nord””. (pag 79)”,”MAED-166″
“ENGELS Federico”,”Forza ed economia nella formazione nel nuovo impero germanico. Scritto postumo (1896). La condizione della classe operaia in Inghilterra secondo un’ inchiesta diretta e fonti autentiche (1845),”,”””A ciò doveva servire il Kulturkampf. L’ attuazione del piano imperiale prussiano tedesco doveva avere per controcolpo l’ unione in un partito di tutti gli elementi antiprussiani aventi la loro base in un precedente distinto sviluppo. Questi variopinti elementi trovarono la loro bandiera comune nell’ ultramontanismo. La ribellione del sano intelletto umano, anche presso gli infiniti cattolici ortodossi, contro il nuovo dominio dell’ infallibilità papale da un lato, la distruzione dello Stato della Chiesa e la così detta prigionia del papa a Roma dall’ altro, obbligarono a una più stretta concentrazione di tutte le forze combattenti del cattolicesimo. Così si formò già durante la guerra – autunno 1870 – nel Landtag prussiano lo specifico partito cattolico del Centro; esso entrò nel primo Landtag germanico, nel 1871, con 57 membri soltanto, ma si rafforzò ad ogni nuova elezione si che giunse a più di 100 membri””. (pag 107)”,”MAED-167″
“ENGELS Federico”,”La condizione della classe operaia in Inghilterra secondo un’ inchiesta diretta e fonti autentiche (1845),”,”””E ciò che vale per Londra vale anche per Manchester, Birmingham e Leeds, vale per tutte le grandi città. Dappertutto barbara indifferenza, durezza egoistica da una parte e miseria senza nome dall’ altra; dappertutto guerra sociale, la casa d’ ognuno in stato d’ assedio, dappertutto reciproco saccheggio sotto la protezione della legge, e tutto ciò così impunemente, così manifestamente, che ci si spaventa innanzi alle conseguenze del nostro stato sociale, come appare qui scopertamente e ci si meraviglia solo che continui ancora tutta questa vita folle””. (pag 19)”,”MAED-168″
“ENGELS Federico”,”La condizione della classe operaia in Inghilterra secondo un’ inchiesta diretta e fonti autentiche (1845). (cont.)”,”””Il velluto di cotone (fustian) (fustagno, ndr) è diventato persino proverbialmente il costume degli operai; fustian-jackets, con tale nome vengono chiamati gli operai e si chiamano tra di loro in contrapposto ai ricchi che si vestono con panno di lana (broad-cloth). Quest’ ultimo termine è pure usato per designare la classe media. Quando Feargus O’Connor, il capo dei cartisti, durante l’ insurrezione del 1842, si recò a Manchester, vi apparve tra gli applausi frenetici degli operai con un abito di velluto di cotone””. (pag 52)”,”MAED-169″
“ENGELS Federico”,”La condizione della classe operaia in Inghilterra secondo un’ inchiesta diretta e fonti autentiche (1845). (cont.)”,”””Una delle ultime testimonianze di ciò, è la seguente del dott. P.H. Holland di Manchester, il quale, in missione ufficiale, fece un’ inchiesta nel sobborgo di Manchester, Chorlton-on-Medlock. Egli classifica le case e le vie in tre categorie e trova la seguente differenza di mortalità (…). Da parecchie altre tabelle date da Holland risulta, che la mortalità nelle vie della seconda classe è del 18 per cento e della terza classe del 68 per cento più grande di quella della prima classe; che la mortalità nelle case della seconda classe è del 31 per cento e della terza classe del 78 per cento più grande che in quelle della prima classe; che la mortalità nelle strade peggiori, che vennero risanate, è diminuita del 25 per cento””. (pag 84)”,”MAED-170″
“ENGELS Federico”,”La condizione della classe operaia in Inghilterra secondo un’ inchiesta diretta e fonti autentiche (1845). (cont.)”,”””Noi abbiamo innanzi un libro (1) che è scritto da uno dei capi riconosciuti del Cartismo, James Leach. Questi lavorò lungo tempo in diverse branche di lavoro nelle fabbriche e nelle cave di carbone ed io lo conosco per un uomo degno di fede, bravo e abile. A lui vennero offerte, in conseguenza della sua posizione politica, le più diffuse notizie sulle diverse fabbriche, notizie che furono raccolte dagli stessi lavoratori; egli dà delle tabelle, dalle quali risulta che nel 1829 in 35 fabbriche erano occupati 1060 operai addetti alla mule più che nel 1841, quantunque il numero di fusi in queste 35 fabbriche fosse aumentato di 99.739. Egli dice che in cinque fabbriche non vi sono più filatori, poiché queste fabbriche possiedono soltanto selfs-actors.”” (pag 107) (1) Stubborn, Facts from the Factories, by a Manchester Operative. Published and dedicated to the working Classes, by Wm: Rashleigh, MP. London, Ollivier, 1844″,”MAED-171″
“ENGELS Federico”,”La condizione della classe operaia in Inghilterra secondo un’ inchiesta diretta e fonti autentiche (1845). (cont.)”,”””Mi si dirà: tali regolamenti sono necessari per assicurare in una grande e ben ordinata fabbrica il giro necessario delle diverse manipolazioni; si dirà: una tale disciplina è qui necessaria quanto nell’ esercito – bene, può essere, ma qual sorta di ordine sociale è questo che non può esistere senza una simile infame tirannia? O il fine giustifica il mezzo, o la conseguenza della bassezza del mezzo giustifica completamente la bassezza del fine. Chi è stato soldato sa che cosa vuol dire il restare anche per breve tempo sotto la disciplina militare; ma di più questi operai sono condannati a vivere dai nove anni alla morte intellettualmente e fisicamente sotto la sciabola, essi sono schiavi peggio dei neri d’ America – ed inoltre si pretende che essi vivano, pensino e sentano umanamente!””. (pag 143)”,”MAED-172″
“ENGELS Federico”,”La condizione della classe operaia in Inghilterra secondo un’ inchiesta diretta e fonti autentiche (1845). (cont.)”,”””La storia di queste unioni è una lunga serie di disfatte operaie, interrotte da poche isolate vittorie. Ed è naturale che tutti questi sforzi non possano mutare la legge economica, che il salario si determini mediante il rapporto della domanda e l’ offerta nei mercati del lavoro. Quindi queste unioni sono impotenti contro tutte le grandi cause che spingono a questo rapporto; in una crisi industriale l’ associazione deve abbassare il salario o dissolversi completamente e dato un notevole innalzamento della domanda di lavoro, non può innalzare il salario, più di quello che sarebbe concesso dalla concorrenza dei capitalisti. Ma contro le cause piccole che agiscono separatamente, tali associazioni sono in ogni modo potenti””. (pag 173) “”Il cartismo fu di certo dal suo inizio nel 1835 principalmente un movimento tra operai, ma non ancora recisamente diviso dalla piccola borghesia radicale. Il radicalismo operaio si accomunò a poco a poco con il radicalismo della borghesia; la Carta fu la bandiera di entrambi, essi tenevano ogni anno le loro “”riunioni nazionali””: apparentemente formavano un solo partito. La piccola borghesia in quel tempo, appunto in seguito al disinganno nei risultati del bill di riforma e a causa delle cattive annate commerciali, 1837-39, era di umore bellicoso ed avida di sangue; essa adunque aderì volentieri alla violenta agitazione cartista. Della veemenza di questa agitazione in Germania non si alcuna idea. Il popolo venne appellato alle armi, spesso pure alla ribellione (…)””. (pag 183)”,”MAED-173″
“ENGELS Federico”,”La condizione della classe operaia in Inghilterra secondo un’ inchiesta diretta e fonti autentiche (1845). (cont.)”,”””I socialisti inglesi non riconoscono alcun sviluppo storico e quindi vogliono senz’altro, senza proseguire la politica sino al fine, ove essa stessa si annulla, tramutare la nazione in Stato comunista. Essi comprendono a dir il vero per qual ragione l’ operaio è esacerbato contro la borghesia, ma reputano tale inasprimento, che è il solo mezzo per condurre oltre gli operai, per infruttuoso e ne predicano uno ancor molto più infruttuoso per le presenti condizioni inglesi: filantropia e amore generale””. (pag 189)”,”MAED-174″
“ENGELS Federico”,”La condizione della classe operaia in Inghilterra secondo un’ inchiesta diretta e fonti autentiche (1845) (fine). Può disarmare l’ Europa? (1893).”,”””Ma io persisto a credere: la guerra dei poveri contro i ricchi che ora viene combattuta soltanto alla spicciolata e indirettamente, diverrà generale e diretta in tutta l’ Inghilterra. E’ troppo tardi per una soluzione pacifica. Le classi si separano ognor più duramente, lo spirito di resistenza penetra di più in più operai, l’ inasprimento si accresce, le singole scaramucce si concentrano in battaglie importanti e dimostrazioni e un piccolo urto presto sarà sufficiente per porre in moto la valanga. Il grido di battaglia risuonerà allora di certo per il paese: Guerra ai palazzi, pace alle capanne – ma sarà troppo tardi, perché i ricchi si possano ancora mettere in guardia””. (pag 237-238)”,”MAED-175″
“ENGELS Federico”,”Può disarmare l’ Europa? (1893). Cose Internazionali estratte dal Volksstaat.”,”””Se in una mobilitazione tutto non va a pennello e tutto non è pronto a tempo e luogo, la confusione è completa. Ma come tutto deve andare a sesto, se tutto passa per le mani di tischinowniks ladri e corruttibili? La mobilitazione russa – essa diviene uno spettacolo per dei. Tenuto conto di tutto: noi possiamo concedere pure ai russi di arruolare tanti soldati e tenerli così a lungo sotto la bandiera quanto piace allo Zar. Oltre alle truppe, che già stanno sotto le armi, sarà difficile metterne su molte più, e, anche queste, difficilmente a tempo opportuno. Alla Russia costerà caro l’ esperimento del servizio militare generale””. (pag 17)”,”MAED-176″
“ENGELS Federico”,”Cose Internazionali estratte dal Volksstaat. (cont.)”,”””Ma “”a tutti questi allettamenti – il mondo lo sa – la Polonia rispose: Io voglio e devo vivere, se devo vivere, non quale strumento dei piani di conquista universale di uno Zar nemico, ma quale popolo libero tra i liberi popoli d’ Europa””. L’ indirizzo prosegue a spiegare come la Polonia abbia provato con i fatti questa sua immutabile risoluzione. Nel momento critico della sua esistenza, allo scoppiare della Rivoluzione francese, la Polonia era già mutilata dalla prima spartizione e divisa in quattro Stati. Tuttavia essa ebbe il coraggio, con la costituzione del 3 maggio 1791, di inalberare sulla Vistola la bandiera della Rivoluzione francese – un fatto per cui si poneva molto al di sopra dei suoi vicini.”” (pag 30) “”Per quanto la Russia si fosse sviluppata da Pietro il Grande in poi, per quanto la sua influenza fosse cresciuta in Europa (al che Federico II di Prussia, benché sapesse benissimo ciò che faceva, contribuì non in piccola parte) rimaneva essa nondimeno una potenza essenzialmente extra-europea, come ad esempio la Turchia, fino al momento in cui si impadronì della Polonia. Nel 1772 avvenne la prima spartizione della Polonia; già nel 1779 la Russia pretese ed ottenne con la pace di Teschen il diritto riconosciuto di immischiarsi negli interessi tedeschi””. (pag 31)”,”MAED-177″
“ENGELS Federico”,”Cose Internazionali estratte dal Volksstaat (fine). Per la questione delle abitazioni. Estratto dal Volksstaat (1872).”,”””E così procede la trasformazione del paese in industriale-capitalistico, la proletarizzazione di una grande parte dei contadini e la rovina dell’ antica comunità comunistica in un tempo sempre più rapido. Se di questa comunità si può ancora salvare tanto che, in un dato caso, come Marx ed io speravamo nel 1882, in accordo con una rivoluzione nell’ Europa occidentale, possa divenire il punto di partenza di una società comunistica, io non mi assumo di rispondere. Questo però è sicuro: se deve rimanere un resto di questa comunità, ne è la prima condizione la caduta del dispotismo zarista, la rivoluzione in Russia.”” (pag 64)”,”MAED-178″
“ENGELS Federico”,”Per la questione delle abitazioni. Estratto dal Volksstaat (1872). (cont.)”,”””Il proletariato inglese del 1872 è a un livello infinitamente più elevato del tessitore campagnolo con “”casa e focolare”” del 1772. E il troglodita colla sua tana, l’ australiano con la sua capanna di argilla, l’ indiano col suo proprio focolare avrebbero mai potuto produrre una sommossa di giugno o una Comune di Parigi?””. (pag 18)”,”MAED-179″
“ENGELS Federico”,”Per la questione delle abitazioni. Estratto dal Volksstaat (1872) (fine). Ludovico Feuerbach e il punto d’ approdo della filosofia classica tedesca (1886) con appendice: Karl Marx su Ludovico Feuerbach dell’ anno 1945.”,”””L’ abolizione del contrasto tra città e campagna è un’ utopia, né più né meno che l’ abolizione del contrasto fra capitalisti e operai. Si fa anzi di giorno in giorno più un’ esigenza pratica della produzione sia industriale sia agricola. Nessuno la promosse più fortemente di Liebig nei suoi scritti intorno alla chimica dell’ agricoltura, per la quale il primo requisito si è che l’ uomo restituisca al campo ciò che ne ritrae, e nei quali dimostra che ciò è impedito soltanto dall’ esistenza delle città e in particolare delle grandi città””. (pag 70)”,”MAED-180″
“ENGELS Federico”,”Ludovico Feuerbach e il punto d’ approdo della filosofia classica tedesca (cont.).”,”””Ma, in secondo luogo, ha perfettamente ragione Feuerbach, quando dice che il materialismo puramente naturalista è “”base dell’ edificio del sapere umano, ma non è l’ edificio stesso””. Poiché noi non viviamo solo nella natura, ma anche nella società umana, e anche questa ha la sua evoluzione storica e la sua scienza non meno della natura. Si trattava dunque di mettere d’accordo la scienza della società, cioè il contenuto delle scienze cosidette storiche e filosofiche con la base materialista e di ricostruirle su di essa. Ma ciò non era concesso a Feuerbach. Qui, malgrado “”la base””, egli rimane impigliato nelle tradizionali pastoie idealistiche, ed egli lo riconosce con le parole: “”Io mi accordo con i materialisti per tutto ciò che sta indietro, non per ciò che sta avanti””. (pag 18)”,”MAED-181″
“ENGELS Federico”,”L’ evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza (fine). La campagna per la costituzione dell’ Impero. Il bill inglese delle dieci ore. Recensioni. Rassegne.”,”””Le necessità che sino ad ora hanno dominato gli uomini, rientrano per la prima volta sotto il dominio ed il controllo degli uomini, per la prima volta consapevoli e veri signori della natura, in quanto sono signori della propria società. Le leggi delle loro attività sociali, che fin adesso si opponevano come esteriori ed inoppugnabili leggi di natura, vengono da questo momento applicate dagli uomini con piena conoscenza e quindi dominate. La società, che fin’ora si poneva loro di fronte come triste necessità naturale e storica, diviene creazione loro. Le forze oggettive esteriori, che fin adesso hanno dominato la storia, passano sotto il loro controllo. Solo da questo momento gli uomini ordiscono con piena coscienza la loro storia, solo da questo momento le cause sociali, da essi poste in azione, cominceranno a predominare e a produrre in misura sempre crescente gli effetti voluti. L’ umanità balza d’un tratto dal regno della necessità a quello della libertà””. (pag 38)”,”MAED-182″
“ENGELS Federico”,”La campagna per la costituzione dell’ Impero (cont.).”,”””Nell’ organizzazione militare dominava la stessa scioperataggine. Non si faceva se non quello che assolutamente non si poteva tralasciare””. (pag 30)”,”MAED-183″
“ENGELS Federico”,”La campagna per la costituzione dell’ Impero (cont.).”,”””La direzione suprema degli affari militari era nelle peggiore mani””. (pag 42)”,”MAED-184″
“ENGELS Federico”,”La campagna per la costituzione dell’ Impero (fine). La legge delle dieci ore in Inghilterra. Recensioni. Rassegne.”,”””Il partito del proletariato era rappresentato nell’ esercito badese-palatino abbastanza rilevantemente, specialmente nei corpi volontari come i nostri, nella legione dei disertori e così via, e può sfidare tranquillamente tutti gli altri partiti a lanciare sopra un solo dei suoi membri la minima taccia. I comunisti più risoluti erano i soldati più coraggiosi””. (pag 71)”,”MAED-185″
“ENGELS Federico”,”Recensioni. Rassegne.”,”””Il socialismo cinese starà a quello europeo come la filosofia cinese a quella di Hegel. Ma è sempre un fatto singolare che il più antico ed irremovibile impero del mondo, per mezzo delle balle di cotone della borghesia inglese, in otto anni, è stato portato alla vigilia di una rivoluzione sociale che certamente avrà risultati di prim’ordine sulla civiltà. Quando i nostri reazionari europei, nella loro prossima fuga attraverso l’ Asia, finalmente arriveranno alla muraglia cinese, alle porte che conducono alla rocca della primitiva reazione e del conservatorismo primitivo, chi sa se non leggeranno su queste la iscrizione: “”République chinoise. Liberté, egalité, fraternité!”””” (pag 137, Londra 31 gennaio 1850)”,”MAED-186″
“ENGELS Federico”,”Recensioni. Rassegne.”,”””Come il periodo della crisi appare prima in Inghilterra e poi nel continente, così avviene pure per il periodo della prosperità. In Inghilterra si verifica sempre il processo primitivo; è il demiurgo del cosmo borghese. Nel continente le diverse fasi del ciclo che la società civile percorre di continuo, si presentano in forma secondaria e terziaria. Prima il continente esportava in Inghilterra più che in ogni altra parte del mondo. Quest’ esportazione dell’ Inghilterra dipende però dalla sua posizione speciale nel mercato d’ oltremare. Poi l’ Inghilterra esporta nei paesi transoceanici relativamente più dello stesso continente in modo che la quantità dell’ esportazione continentale verso questi paesi dipende sempre dalla relativa esportazione transoceanica inglese. Se dunque le crisi producono le loro rivoluzioni prima che altrove nel continente, la causa si trova sempre in Inghilterra. Nelle estremità del corpo borghese; i fermenti debbono scoppiare prima che nel suo cuore, perché le possibilità d’un accomodamento sono più grandi nelle prime che nel secondo. D’altra parte il grado in cui le rivoluzioni continentali hanno il loro contraccolpo sull’ Inghilterra è il termometro sul quale si legge in quanto veramente queste rivoluzioni riguardino i rapporti della vita borghese, o in quanto esse colpiscano solo le loro formazioni politiche””. (pag 155)”,”MAED-187″
“ENGELS Federico MARX Karl”,”La Sacra Famiglia ossia Critica della Critica critica contro Bruno Bauer e consorti.”,”””Se io dalle mele, dalle pere, dalle fragole, dalle mandorle reali, formo l’ idea generale: frutto; se vado oltre, e immagino che l’ idea astratta dei frutti concreti che ne ho ricavato sia la sostanza vera delle pere, delle mele, ecc., io spiego – speculativamente parlando- il frutto come la sostanza delle pere, delle mandorle, ecc. Dico dunque che per la pera è poco importante essere pera, che per la mela è poco importante essere mela. La cosa sostanziale, in queste cose, non è la loro esistenza effettiva, sensibile ed evidente, ma è la sostanza che io ho rilevato da esse e ad esse riferisco, la sostanza della mia idea: il frutto. Io dichiaro le mele, le pere, le mandorle per meri modi di essere, modi del frutto. La mia ragione limitata, poggiata sui sensi, distingue veramente la mela da una pera, ed una pera da una mandorla, ma la mia ragione speculativa dichiara come indifferenti e senza importanza codeste distinzioni sensibili. Essa vede nella pera la stessa cosa della mela, e nella mela la stessa cosa che nella pera, cioè il frutto. La frutta nella loro particolarità concreta non valgono che come frutta apparenti, il cui vero essere è la sostanza: il frutto. In tal modo non si arriva ad alcuna particolare ricchezza di determinazioni””. (pag 49)”,”MAED-188″
“ENGELS Federico MARX Karl”,”La Sacra Famiglia ossia Critica della Critica critica contro Bruno Bauer e consorti. Segue La scienza sovvertita (dall’ Antiduhring).”,”””La banca dei poveri “”pura”” si distingue perciò dalle casse di risparmio proprie della massa, solo per queste due qualità originalissime, criticissime: in primo luogo che la banca presta il suo denaro à fond perdu, nel folle presupposto che il lavoratore possa restituire quando voglia, e che voglia sempre restituire quando possa; – in secondo luogo; poi che la banca non paghi nessun interesse per le somme depositate dai lavoratori. Poiché la somma depositata si presenta nella forma di anticipo, la banca ne fa già una grossa quando non piglia essa stessa nessun interesse dai lavoratori. La critica banca dei poveri si distingue dunque dalle casse di risparmio proprie della massa per il fatto che il lavoratore perde i suoi interessi e la banca il suo capitale.”” (pag 179)”,”MAED-189″
“ENGELS Federico MARX Karl”,”La scienza sovvertita (dall’ Antiduhring).”,”””Ma Kant non dà in nessun modo le tesi suaccennate per esaurite mediante la sua dimostrazione. Al contrario: egli afferma e dimostra l’ opposto nelle pagine seguenti: che il mondo non ha principio nel tempo e non ha fine nello spazio; ed in ciò egli fa considere appunto l’ antinomia, l’ insolubile contraddizione che l’ una cosa sia dimostrabile del pari dell’ altra. Gente di poca levatura si sarebbe forse in certo modo impensierita di ciò che “”un Kant”” abbia trovato qui una difficoltà insuperabile. Non è così il nostro baldanzoso autore (…)””. (pag 41) “”Al che noi possiamo solo rispondere con Spinoza: Ignorantia non est argumentum – l’ ignoranza non è prova.”” (pag 93) “”E quando i borghesi ora fanno appello alla forza per salvare dalla rovina la crollante “”posizione economica””, essi con ciò dimostrano soltanto che sono avvinti dalla stessa illusione del signor Dühring, che essi potrebbero ricreare col “”primitivo””, con “”la sua immediata forza politica”” quei “”fatti di ordine secondario”” lo stato economico e il suo fatale sviluppo, e così bandire dal mondo coi cannoni Krupp e coi fucili Mauser gli effetti economici della macchina a vapore e del macchinario moderno da essa messo in moto, del commercio mondiale e dell’ odierno sviluppo della banca e del credito””. (pag 141)”,”MAED-190″
“ENGELS Friedrich”,”Scritti inediti sulle lotte operaie. Scritti inediti sui sindacati. Tratti dal Labour Standard, maggio-luglio 1881.”,”””In Germania per esempio, i rappresentanti dei lavoratori non sono sempre dei lavoratori. Ma nessun partito democratico in Inghilterra, nè altrove, potrà avere un reale successo, se non avrà un chiaro carattere di classe. Dimenticate questo e non avrete altro che sette e confusionari. E ciò è più che vero in Inghilterra che altrove. Purtroppo di confusione radicale ne abbiamo avuta anche troppa dopo la frattura del primo partito di lavoratori che il mondo abbia mai prodotto – il partito Cartista. Si, il partito Cartista è sparito ed i suoi obbiettivi, ci dicono, sono sono stati raggiunti. Ma è vero questo? (…)”” (pag 21)”,”MAED-191″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Voci per The New American Cyclopædia.”,”””Negli anni 1857-1860, Marx ed Engels aggiunsero allo studio (i Grundrisse di Marx sono di questo periodo) e alle pubblicazioni – nel 1859 Marx pubblica Per la critica dell’ economia politica e nel 1860 Il signor Vogt; Engels pubblica nel 1859 Po e Reno e nel 1860 Savoia, Nizza e Reno – l’ attività giornalistica per la New York Daily Tribune (quasi 500 articoli dal 1851 al 1862) nonché la collaborazione alla New American Cyclopædia.”,”ELCx-074″
“ENGELS Frederick MARX Karl”,”Collected Works. Volume 2. Frederick Engels: 1838-1842.”,”””In tutti gli stati dove la separazione dei poteri è stata realmente istituita, i poteri giudiziario ed esecutivo sono completamente privi di qualunque connessione. Questo è il caso della Francia, dell’ Inghilterra e dell’ America; il miscuglio dei due porta alla più scellerata confusione, e la sua più estrema conseguenza sarebbe quella di riunire il capo della polizia, l’ ufficiale investigazioni e il giudice in una persona.”” (Engels, 1842, pag 302)”,”MADx-383″
“ENGELS Friedrich”,”L’ origine della famiglia della proprietà privata e dello Stato. In rapporto alle indagini di Lewis H. Morgan.”,”””La disparità di diritti dei coniugi, che noi abbiamo ereditato da condizioni sociali anteriori, non è la causa, ma l’ effetto dell’ oppressione economica della donna. Nell’ antica amministrazione comunistica che abbracciava parecchie coppie di coniugi e i loro figli, l’ amministrazione domestica affidata alle donne era un’ industria di carattere pubblico, un’ industria socialmente necessaria, così come lo era l’ attività con cui gli uomini procacciavano gli alimenti. Con la famiglia patriarcale, e ancor più con la famiglia singola monogamica, le cose cambiarono. La direzione dell’ amimnistrazione domestica perdette il suo carattere pubblico. Non interessò più la società. Divenne un servizio privato; (…)””. (pag 100-101) “”Basta guardare la nostra Europa di oggi, in cui la lotta di classe e la concorrenza nelle conquiste ha portato il potere pubblico a un’ altezza da cui minaccia di inghiottire l’ intera società e perfino lo Stato. Per mantenere questo potere pubblico sono necessari i contributi dei cittadini: le imposte. Esse erano completamente ignote alla società gentilizia. Ma noi oggi le conosciamo fin troppo bene. Col progredire della civiltà, anche le imposte non bastano più; lo Stato firma cambiali per il futuro, ricorre a prestiti, a debiti pubblici. E anche di questo la vecchia Europa ne sa qualcosa””. (pag 201)”,”MAED-193″
“ENGELS Federico”,”L’ origine della famiglia della proprietà privata e dello Stato, in relazione alle ricerche di L.H. Morgan.”,”Sin dal tempo di Cesare si erano formate federazioni di tribù; in alcune c’era già il re; il supremo condottiero dell’ esercito, come presso i Greci e i Romani, aspirava già alla tirannide e talvolta l’ otteneva. Tali fortunati usurpatori non erano punto padroni assoluti; nondimento, cominciavano già a spezzare i vincoli della costituzione gentile. Mentre un tempo gli schiavi affrancati occupavano una posizione subordinata, perché non potevano appartenere a nessuna gente, presso i nuovi monarchi tali favoriti pervenivano spesso ai gradi, alla ricchezza e agli onori. Lo stesso avvenne dopo la conquista dell’ Impero romano fatta dai duci dell’ esercito, divenuti allora re di vaste contrade. Presso i Franchi, gli schiavi e gli affrancati del re sostennero una gran parte, prima alla Corte, poi nello Stato; in gran parte la nuova nobiltà discese da essi. Una istituzione favorì il sorgere della monarchia: le compagnie militari (comitati di Tacito)””. (pag 193)”,”MAED-195″
“ENGELS Friedrich”,”La campagne pour la constitution du Reich allemand (1850).”,”””La disfatta dei lavoratori renani andò di pari con quella della fine del foglio in cui essi vedevano i loro interessi apertamente e risolutamente rappresentati – la “”Nuova gazzetta renana”” (Rheinische) -. Il redattore capo (Karl Marx), benché nativo della provincia renana, fu espulso dalla Prussia, gli altri redattori furono minacciati gli uni di arresto immediato, gli altri di espulsione sul campo””.”,”MAED-198″
“ENGELS Friedrich”,”Storia della Lega dei comunisti. (1885)”,”””Gli scopi della Lega erano: l’ abbattimento della borghesia, la supremazia del proletariato, la soppressione della vecchia società borghese, basata sugli antagonismi di classe, e la creazione di una nuova società senza classi e senza proprietà privata””. (pag 17-18) “”Inoltre il movimento internazionale del proletariato europeo ed americano è oggi così forte che non solamente la su prima forma angusta, quella della Lega segreta, ma anche la sua seconda forma, infinitamente più vasta, quella dell’ Associazione Internazionale dei Lavoratori, si è trasformata in un legame per esso, poichè oggi basta un semplice sentimento di solidarietà, nato dalla coscienza della identità della loro situazione di classe, per creare e mantenere unito tra gli operai di tutti i paesi di ogni lingua un solo ed unico partito: il grande partito del proletariato””. (pag 30)”,”MAED-200″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Sur la religion.”,”””Infine, la dimostrazione d’ insieme fatta per la prima volta da Darwin, secondo cui tutti i frutti della natura che attualmente ci circondano, compreso gli uomini, sono il prodotto di un lungo processo di sviluppo avente all’ origine un piccolo numero di germi unicellulari, e che questi ultimi sono, a loro volta, originati da un protoplasma o da un corpo albuminoidale costituito per via chimica.”” (pag 247, F. ENGELS, Ludwig Feuerbach e la filosofia tedesca) “”Il nostro agnostico ammette anche che tutta la nostra conoscenza è basata su dati forniti dai sensi. Ma aggiunge sollecitamente: “”Come sapere se i nostri sensi ci forniscono delle immagini esatte degli oggetti percepiti tramite loro?”” E continua, informandoci che, quando parla di oggetti o delle loro qualità, non intende in realtà questi oggetti e queste qualità di cui non si può sapere niente di certo, ma semplicemente le impressioni che essi hanno prodotto sui nostri sensi. Ecco certamente un genere di concezione che sembra difficile combattere con degli argomenti. Ma prima dell’ argomentazione esiste l’ azione, Im Anfang war die Tat (1). E l’ azione umana ha risolto la difficoltà ben prima che la sottiliezza umana l’ abbia inventata. The proof of the pudding is in the eating (2). Dal momento che impieghiamo questi oggetti per il nostro uso in base alle qualità che noi percepiamo in essi, sottomettiamo a una prova infallibile l’ esattezza o l’ inesattezza delle nostre percezioni sensorali. Se queste percezioni sono false, l’ uso dell’ oggetto che queste ci hanno suggerito è falso; (…)”” (pag 289, F. ENGELS, Socialismo utopistico e socialismo scientifico)”,”MAED-202″
“ENGELS Friedrich”,”Die Entwicklung des Sozialismus von der Utopie zur Wissenschaft.”,”Puer robustus sed malitiosus. “”Con Hobbes il materialismo si presentò sulla scena come difensore dell’ onnipotenza monarchica, e fece appello alla monarchia assoluta per mantenere sotto il giogo quel puer robustus sed malitiosus che era il popolo.”” (pag 37, pag 34 traduz it) “”Ma i borghesi inglesi erano dei buoni uomini d’ affari e vedevano più lontano dei professori tedeschi. Solo di malavoglia essi avevano diviso il loro potere con la classe operaia. Durante gli anni del cartismo essi avevano imparato a conoscere di cosa è capace quel puer robustus sed malitiosus che è il popolo. Da allora erano stati obbligati ad accettare la maggior parte delle rivendicazioni della Carta del Popolo, che erano diventate leggi del paese””. (pag 45, pag 44 traduz it)”,”MAED-204″
“ENGELS Federico MARX Carlos”,”Sobre la religion.”,”””Per fortuna i tedeschi non sono sciti (1). Così come i popoli antichi vivevano la loro preistoria nell’ immaginazione, nella mitologia, così noi, tedeschi, abbiamo vissuto la nostra postistoria nel pensiero, nella filosofia. Siamo contemporanei filosofici del presente, senza essere i suoi contemporanei storici. La filosofia tedesca è il prolungamento ideale della storia della Germania.”” (pag 42, Marx) Ateismo borghese e ateismo proletario (v. indice tematico)”,”MAED-205″
“ENGELS Friedrich LENIN V.I. STALIN J.V.”,”Karl Marx album.”,”Contiene: F. ENGELS, Karl Marx (pag 13) (1877) V.I. LENIN, Karl Marx (pag 31) (1914) F. ENGELS, Elenco delle opere pubblicate di Marx (pag 126) (1892) F. ENGELS, Discorso ai funerali di Marx (pag 130) (17 marzo 1883) V.I. LENIN, Discorso all’ inaugurazione del monumento in onore di Marx ed Engels (7 novembre 1918) J.W. STALIN, Dalla conversazione con la prima delegazione operaia americana (9 settembre 1927)”,”MADS-350″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Etudes philosophiques.”,”Contiene la lettera di MARX a RUGE (1843) e le lettere di ENGELS a Conrad SCHMIDT (1890, estratto e 1895, estratto) a Joseph BLOCH (1890, estratto), a Franz MEHRING (1893, estratto) e a W. BORGIUS (1894, estratto). “”Una rappresentazione esatta dell’ universo, della sua evoluzione e di quella dell’ umanità, così come del riflesso di questa evoluzione nel cervello degli uomini, non può quindi farsi che per via dialettica, tenendo costantemente conto delle azioni reciproche universali del divenire e del finire, dei cambiamenti progressivi e regressivi. E è in questo senso che si è subito affermata la filosofia tedesca moderna. Kant ha cominciato la sua carriera risolvendo il sistema solare stabile di Newton e la sua durata eterna – una volta dato il famoso shock iniziale – in un processo storico: la nascita del sole e di tutti i pianeti a partire da una massa nebulosa in rotazione. E giungeva già alla conclusione che per il fatto che era nato, il sistema solare un giorno doveva necessariamente morire (1). Questa visione, mezzo secolo più tardi, è stata confermata matematicamente da Laplace e, un secolo dopo, lo spettroscopio ha dimostrato l’ esistenza nell’ universo di simili masse gassose incandescendi a diversi gradi di condensazione. Questa filosofia tedesca moderna ha trovato la sua conclusione nel sistema di Hegel, in cui, per la prima volta – ed è il suo grande merito – il mondo intero della natura, della storia e dello spirito è stato rappresentato come un processo (…)””. (pag 170)”,”MAED-207″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Lettres sur les sciences de la nature (et le mathématiques).”,”Marx e la scienza. “”Negli anni 50-60 è soprattutto Marx che si occupa delle scienze della natura: di fisica, di cosmologia, di geologia, di fisiologia. Ciò emerge in parte dalla corrispondenza, in parte dalle note e letture (non ancora pubblicate) e di ciò che sussiste nella loro biblioteca. Studia: Charles Lyell, The geological evidences of the antiquity of Man (Le prove evidenti dell’ antichità dell’ uomo), 1863; Carl Fraas, Klima und Pflanzenwelt in der Zeit, eine Geschichte beider (Il clima e la flora nel tempo, contributo alla loro storia); Theodor Schwann, Microscopical researches (Ricerche microscopiche); Darwin, Huxley, Büchner, ecc.””. (pag 9, introduzione) “”Dal punto di vista religioso, un movimento importante si è messo in moto in questa Inghilterra intorpidita. Tutti i primi nomi della scienza, Huxley (discepolo di Darwin) in testa, Tyndall, Sir Charles Lyell, Bowring, Carpenter, ecc, ecc., tengono delle conferenze popolari estremamente chiare, veramente progressiste e audaci a St. Martin’s Hall (di gloriosa e ‘valseuse’ (1) memoria) e ciò la domenica sera, all’ ora precisa in cui le pecorelle dovrebbero andare a pascolare dal Signore; la sala era talmente piena e l’ entusiasmo del pubblico così grande, che la prima domenica sera in cui sono andata con le figlie, 2000 persone non sono potute entrare in sala, che si era riempita fino a soffocare. (…)”” (Jenny Marx a Johann Philipp Becker, 29 gennaio 1866)”,”MAED-208″
“ENGELS Friedrich”,”La questione delle abitazioni.”,”Operai proprietari e proletari. “”In ogni caso il nostro sig. Sax ha risolto con questo sistema il problema che si era posto all’ inizio: l’ operaio “”diventa capitalista”” con l’ acquisto di una casetta di sua proprietà. Il capitale è il comando sopra il lavoro non pagato degli altri. La casetta dell’ operaio diventa capitale perciò, solo quando egli l’ affitta a terzi, appropriandosi sotto forma di affitto, di una parte del prodotto del lavoro dell’ inquilino. Il fatto di abitarla fa sì che essa non divenga capitale, proprio come la mia giacca cessa di essere capitale nello stesso momento in cui la compro dal sarto e l’ indosso. L’ operaio proprietario di una casa del valore di un migliaio di talleri, non è certamente più un proletario, ma occorre chiamarsi sig. Sax per ritenerlo un capitalista.”” (pag 61)”,”MAED-209″
“ENGELS Friedrich”,”Dialectique de la nature.”,”””Diffusione ben più grande della cultura generale, benché fosse ancora sommaria, grazie alle Università. L’ antichità termina con l’ ascesa di Costantinopoli e la caduta di Roma; la fine del Medioevo è indissolubilmente legata alla caduta di Costantinopoli. I tempi moderni cominciano con il ritorno ai Greci. Negazione della negazione!”” (pag 192) “”Lo studio moderno della natura, il solo che può essere definito scienza, all’opposto delle intuizioni geniali dei Greci e delle ricerche sporadiche e senza legame tra loro degli Arabi, – comincia con quest’ epoca prodigiosa in cui la borghesia rompe la dominazione del feudalesimo (…)””. (pag 193)”,”MAED-211″
“ENGELS Federico”,”Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato in nesso con le indagini di Lewis e Morgan.”,”””Oltre alle funzioni militari competevano al basileo anche attribuzioni sacerdotali e giudiziarie; le ultime non più particolarmente specificate, le prime nella sua qualità di rappresentante principale della tribù e della federazione delle tribù. Non si fa mai parola di attribuzioni civili, amministrative; sembra pertanto ch’egli sia stato, in virtù delle sue funzioni, anche membro del consiglio. Tradurre basileo con koenig (kuning) è dunque etimologicamente esatto, poiché koenig (kuning) deriva da kuni, künne, e significa preposto a una gens. Ma l’ odierno significato della parola könig non corrisponde in alcun modo al greco antico basileus. Tucidide chiama espressamente patrikè l’ antica basileia, il che significa: derivante da gens, e soggiunge avere le medesime competenze ben determinate. Anche Aristotele dice che la basileia dell’ epoca eroica era un governo di uomini liberi, e il basileo comandante delle truppe, giudice e sommo sacerdote; egli non aveva dunque poteri governativi non senso venuto in uso posteriormente.”” (pag 100-101)”,”MAED-214″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di René GALLISSOT, collaborazione di Gilbert BADIA”,”Marx, marxisme et Algérie. Textes de Marx-Engels.”,”Due capitoli sono dedicati al pensiero di Rosa Luxemburg: – Il cambiamento del marxismo da Engels a Rosa Luxemburg (pag 247-272) – Rosa Luxemburg: L’ accumulazione del capitale (pag 273-288) “”Probabilmente perché il problema del “”socialismo di Stato”” era un tema di discussione e un macigno posto ad ostacolo per i socialisti tedeschi, Engels tramite Morgan, elabora una spiegazione delle origini e della natura dello Stato. Le classi sociali sono non solo collegate al loro fondamento economico, ma anche connesse allo Stato. Attraverso questo, si esercita lo sfruttamento, passano dunque gli antagonismi sociali; lo Stato diventa il sostegno delle classi sociali””. (pag 256)”,”MAED-215″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Lewis S. FEUER”,”Marx & Engels. Basic writings on politics & philosophy.”,”Disfatta della Rivoluzione. “”Ciò che soccombeva in questa disfatta non era la rivoluzione. Era l’ appendice tradizionale pre-rivoluzionaria, risultato delle relazioni sociali che non erano ancora giunte al punto di acuire gli antagonismi di classe – persone, illusioni, concezioni, progetti da cui il partito rivoluzionario prima della rivoluzione di febbraio non si era liberato, da cui esso si poteva liberare non con la vittoria di febbraio ma solo con una serie di disfatte””. (pag 280, Marx, Le lotte di classe in Francia).”,”MAED-216″
“ENGELS Federico”,”Del socialismo utópico al socialismo cientifico.”,”””Nella crisi scoppia con esplosioni violente la contraddizione tra la produzione sociale e l’ appropriazione capitalistica. La circolazione delle merci resta, in quel momento, paralizzata. Il mezzo di circolazione, il denaro, si trasforma in un ostacolo per la circolazione; tutte le leggi della produzione e circolazione delle merci si volgono nel loro rovescio. Il conflitto economico raggiunge il suo culmine: il modo di produzione si ribella contro il modo di scambio””. (pag 95)”,”MAED-217″
“ENGELS Friedrich”,”Ludwig Feuerbach et la fin de la philosophie classique allemande. Segue: Karl Marx, Thèses sur Feuerbach (Composées à Bruxelles au printemps de 1845)”,”Il materialismo dialettico. “”Ma attraverso ciò, si era ripreso il lato rivoluzionario della filosofia di Hegel, e si ci era sbarazzati, nello stesso tempo, dei suoi ornamenti idealisti che, in Hegel, ne avevano impedito l’ applicazione conseguente. La grande idea fondamentale secondo cui il mondo non deve essere considerato come un complesso di cose acquisite, ma come un complesso di processi in cui le cose, in apparenza stabili, allo stesso tempo che i loro riflessi intellettuali nel nostro cervello, le idee subiscono un cambiamento ininterrotto di divenire e di deperimento in cui finalmente, malgrato tutti i casi apparenti e tutti i ritorni momentanei all’ indietro, uno sviluppo progressivo finisce per affermarsi alla luce del sole – questa grande idea fondamentale ha, in particolare dopo Hegel, penetrato così profondamente nella coscienza corrente che essa non trova in questa forma generale, quasi più contraddizione””. (pag 34)”,”MAED-218″
“ENGELS Friedrich, a cura di Emile BOTTIGELLI”,”La guerre des paysans en Allemagne.”,”Ruolo personalità nella storia. “”Tutte queste insurrezioni coincidono con il soggiorno, che dura cinque mesi, di Thomas Münzer nei Paesi Alti. Non abbiamo, a dire il vero alcuna prova diretta dell’ influenza che egli esercita sull’ esplosione e l’ avanzata del movimento, ma indirettamente questa influenza è dimostrata. I rivoluzionari più decisi tra i contadini sono per la maggior parte dei discepoli e rapprentano le sue idee.”” (pag 117)”,”MAED-219″
“ENGELS Friedrich”,”Ludovico Feuerbach e il punto d’ approdo della filosofia classica tedesca.”,”Materialismo. “”Il nuovo indirizzo, che ha ravvisato nella storia dell’ evoluzione del lavoro la chiave per comprendere tutta la storia della società, si è rivolto sin dal primo momento alla classe operaia e ha trovato in essa l’ accoglienza che non cercava né attendeva dalla scienza ufficiale. Il movimento operaio tedesco è l’ erede della filosofia classica tedesca.”” (pag 73) “”Il materialismo è per me la base dell’ edificio dell’ essere e del sapere umano (…)””. (Feuerbach, pag 30)”,”MAED-220″
“ENGELS Friedrich, a cura di Palmiro TOGLIATTI”,”Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca.”,”Le Tesi su Feuerbach sono date nella traduzione di Mario ROSSI “”Nel frattempo la concezione marxista del mondo ha trovato dei rappresentanti ben al di là delle frontiere della Germania e dell’ Europa, in tutte le lingue colte del mondo””. (pag 14, Engels prefazione) “”Proprio così parlavano, dopo il 1840, i riformisti parigini della corrente di Louis Blanc, i quali pure non potevano rappresentarsi un uomo senza religione se non come una cosa mostruosa e ci dicevano: “”Donc, l’ athéisme c’est votre religion!”” (Dunque l’ ateismo è la vostra religione!). Erigere, come vuole Feuerbach, la vera religione sulla base di una concezione essenzialmente materialistica della natura, equivale a concepire la chimica moderna come la vera alchimia””. (pag 46)”,”MAED-221″
“ENGELS Federico”,”El Anti-Dühring. Introduccion al estudio des socialismo.”,”Prefazione inedita di ENGELS (scritto nel marzo del 1878) per la 1° edizione scoperta da RIAZANOV fondatore e direttore dell’ Istituto Marx-Engels di Mosca e pubblicata da lui negli Archivi Marx-Engels assieme ad altri lavori (tomo II, 1927, pag 218-224) “”Proprio nelle scienze naturali incontriamo non poche volte teorie nelle quali la realtà appare rovesciata, le cui immagini riflesse si prendono per la forma originale; è necessario pertanto capovolgerle per restituirle nella loro vera posizione. In breve queste teorie si esaltano dopo lungo tempo.”” (pag 13)”,”MAED-222″
“ENGELS Friedrich LAFARGUE Paul BEBEL A. MARX K. GUESDE J. LAFARGUE P. LENIN V.I. ZETKIN C. STALIN J. THOREZ M. VERMEERSCH J., scritti di”,”La femme et le communisme. Anthologie des grands textes du marxisme.”,”Marx: la decomposizione della famiglia borghese. “”Il borghese libertino trasgredisce il matrimonio e commette clandestinamente un adulterio; il mercante trasgredisce l’ istituzione della proprietà privando gli altri della loro proprietà attraverso la speculazione, la bancarrotta, ecc… Il giovane borghese si rende indipendente dalla sua propria famiglia, quando lo può; egli dissolve praticamente per suo conto la famiglia; ma il matrimonio, la proprietà privata, la famiglia, rimangono teoricamente intatte, perché, praticamente, sono il fondamento sul quale la borghesia ha eretto il suo dominio, perché, nelle loro forme borghesi, essi sono le condizioni che fanno di un borghese un borghese, allo stesso modo che la legge sempre trasgredita fa di un ebreo religioso un ebreo religioso.”” (pag 109, L’ Ideologia tedesca)”,”MAED-223″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Il manifesto del Partito Comunista”,”””L’ organizzazione del proletariato in classe, e quindi in partito politico, è di continuo spezzata dalla concorrenza degli operai in fra loro stessi. Ma risorge sempre e di nuovo, più poderosa e più compatta. Essa forza al riconoscimento di certi interessi degli operai per via della legge, perché s’ avvantaggia delle discordie intestine delle diverse frazioni della borghesia. Così è stato per la legge delle dieci ore di lavoro in Inghilterra””. (pag 87)”,”MAED-224″
“ENGELS Federico”,”Il socialismo scientifico contro Eugenio Dühring.”,”Teoria della crisi. “”Il minor consumo delle masse è una condizione necessaria di tutte le forme di società, che si fondano sullo sfruttamento, quindi anche della società capitalistica; ma è la forma capitalistica della produzione che principalmente determina le crisi. Il minor consumo delle masse è dunque anche una condizione della crisi e vi spiega una parte, del resto già da lungo tempo riconosciuta; ma esso vi dice ben poco sulle cagioni dela esistenza odierna delle crisi periodiche, come sulla loro assenza anteriore.”” (pag 304)”,”MAED-225″
“ENGELS Friedrich”,”Anti-Dühring. (M.E. Dühring bouleverse la science).”,”””Se il semplice cambiamento meccanico di luogo contiene già in sé una contraddizione, a maggior ragione le forme superiori del movimento della materia e in particolare la vita organica e il suo sviluppo. Abbiamo visto più sopra che la vita consiste in primo luogo precisamente nel fatto che in ciascun istante un essere è nel medesimo tempo lo stesso e un altro. La vita è dunque pure una contraddizione che, presente nelle cose e negli stessi processi, si pone e si risolve costantemente. E quando la contraddizione termina, anche la vita termina, la morta interviene.”” (pag 151) “”Espressamente diretta contro Locke, la dimostrazione di Hume secondo cui l’ interesse non è regolato dalla massa di denaro esistente, ma dal tasso di profitto, e gli altri suoi chiarimenti sulle cause che determinano il livello elevato o basso del tasso di interesse, – tutto questo si trova nel modo più esatto e meno spirituale in un ‘opera apparsa nel 1750, due anni prima dell’ Essay di Hume: ‘An Essay on the Governing Causes of the Natural Rate of Interest wherein the sentiments of Sir W. Petty and Mr. Locke, on the head, are considered’. Il suo autore è J. Massie, un autore a ben guardare irrequieto e molto letto, come si può arguire dalla bibliografia inglese dell’ epoca.”” (pag 271)”,”MAED-226″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”L’ idéologie allemande. Critique de la philosophie allemande la plus récente dans la personne de ses représentants Feuerbach, B. Bauer et Stirner, et du Socialisme allemand dans celle de ses différents prophètes.”,”””La differenza che separa la rivoluzione dalla rivolta secondo Stirner non è, come dice lo stesso Stirner, che una sarebbe un atto politico o sociale e l’ altra un atto egoista, ma che una è un atto e l’ altra non lo è. L’ assurdità di tutta la sua antitesi esplode di colpo nei termini: parla de “”la rivoluzione””, persona morale, in lotta con “”l’ ordine stabilito””, altra persona morale””. (pag 378)”,”MAED-227″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome I (1835-1848).”,”Traduzioni di Henri AUGER Gilbert BADIA Jean Paul BARBE Jean CHABBERT Jean-Claude FRANCOIS Vincent JEZEWSKI Alain LANCE Bernard LORTHOLARY Jean MORTIER Claude SEBISCH Jacques VERGER Illustrazione Prometeo Incatenato pag 282. “”A proposito! Progettiamo di tradurre Fourier e, più in generale, di creare, se possibile, una “”Biblioteca dei migliori scrittori socialisti stranieri””. Fourier sarebbe l’ ideale per cominciare. Abbiamo trovato dei traduttori. Hess mi ha parlato di un glossario dell’ opera di Fourier pubblicato in Francia ma non so di quale fourierista. Tu dovresti essere al corrente””. (pag 363, Engels a Marx, da Barmen a Bruxelles, 1845) 2° copia”,”MAED-229″
“ENGELS Friedrich MARX, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome III (1852-juin 1853).”,”Traduzioni di Gilbert BADIA Gerard BERNHARD Jean CHABBERT Jacques GRANDJONC Paul LAVEAU Isabelle MICHOT Claude SEBISCH André SOUYRIS Jacques VERGER Line VINCENT. “”Adesso, in ciò che mi concerne, non è a me che va il merito di aver scoperto l’ esistenza delle classi nella società borghese, non più che la lotta ch’esse si danno. Degli storici borghesi avevano già esposto ben prima di me l’ evoluzione storica di questa lotta di classi e degli economisti borghesi ne avevano descritto l’ anatomia economica. La mia originalità è consistita: 1. nel dimostrare che l’ ‘esistenza delle classi’ non è legata che a ‘delle fasi storiche determinate dello sviluppo della produzione’; 2. che la lotta delle classi conduce necessariamente alla ‘dittatura del proletariato’; 3. che questa stessa dittatura non rappresenta che una transizione verso ‘l’ abolizione di tutte le classi’ e verso una ‘società senza classi'””. (pag 79, Marx a J. Weydemeyer, 5 marzo 1852)”,”MAED-230″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome IV (Juillet 1853 – juin 1857).”,”Traduzioni di Gilbert BADIA Jacqueline BENCKER Gerard BERHARD Lucien CALVIE’ Rose-Marie CHOUCROUM Jean-Claude FRANCOIS Jean-Pierre LEFEBVRE Jean MORTIER Jacques OMNES Monika PONSARD Philippe PREAUX Claude SEBISCH Anne SOLE’ Michel VANOOSTHUYSE. “”Quello che dici dell’ Austria a proposito degli Slavi e del protestantesimo è assolutamente giusto. Per fortuna, un protestantesimo molto forte si è mantenuto in Slovacchia e ha fortemente contribuito all’inerzia degli Slovacchi di fronte agli Ungheresi, e, in Boemia, ogni movimento nazionale serio, al di fuori del movimento proletario, sarà fortemente contaminato di reminescenze ussite, a tal punto che l’ elemento specificatamente nazionale si indebolirà. Peccato per i contadini sloveni che si sono ben battuti nel XV secolo””. (pag 281, Engels a Marx, 7.3.1856) “”Ce que tu dis de l’Autriche à propos des Slaves et du protestantisme est tout à fait juste. Heureusement, un protestantisme très fort s’est maintenu en Slovaquie et il a grandement contribué à l’inertie des Slovaques face aux Hongrois et, en Bohême, tout mouvement national sérieux, en dehors du mouvement prolétarien, sera fortement mâtiné de réminiscences hussites, de telle sorte que l’élément spécifiquement national en sera affaibli. Dommage pour les paysans slovènes qui se sont si bien battu au XV° siècle.”””,”MAED-231″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome V (Juillet 1857 – Décembre 1859).”,”Traduzioni di Gilbert BADIA Gerard BERHARD Lucien CALVIE’ Rose-Marie CHOUCROUM Michel FAGARD Jean-Claude FRANCOIS Paul LAVEAU Jean-Pierre LEFEBVRE Michel LEIBERICH Jean MORTIER Serge PATEAU Philippe PREAUX Jacques OMNES Claude Michel VANOOSTHUYSE Jean WETZLER. Marx Engels e la stampa. “”Considero Das Volk come una foglia di cavolo, com’ era il nostro giornale “”bruxellese”” e il nostro giornale “”parigino””. Ma grazie a lui, possiamo discretamente, senza intervenire direttamente, far scoppiare Gottfried di rabbia, ecc. ecc.. Può anche venire il momento, molto prossimamente, in cui sarà d’ importanza decisiva che non solamente i nostri nemici ma anche noi stessi possiamo far pubblicare il nostro punto di vista su un giornale di Londra.”” (pag 335, Marx a Engels, 18 maggio 1850)”,”MAED-232″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome VI (1860-1861).”,”Traduzioni di Fernand CAMBON Michel FAGARD Claude GUY Paul LAVEAU Jean-Pierre LEFEBVRE Michel LEIBERICH Alain MEYER Serge PATEAU Daniel PONCIN Helene RAKOWSKY Claude SEBISCH. “”A proposito: riguardo al tuo ‘Po e Reno’, ecc, la Hatzfeldt, che incontra presso suo cognato il generale von Nostitz, tutto lo stato maggiore prussiano, (…), mi ha raccontato che, nei circoli militari di alto grado e anche di più alto grado (tra gli altri, anche, presso gli ufficiali del giro del principe Karl Friedrich), si è considerato il libro come l’ opera di un generale prussiano che è rimasto nell’ anonimato””. (pag 321-322, Marx a Engels. 7 maggio 1861)”,”MAED-233″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome VII (1862-1864).”,”Traduzioni di Fernand CAMBON Francois GATHELIER Helene RAKOWSKY Claude SEBISCH Michel VANOOSTHUYSE. “”Il viaggio di Garibaldi in Inghilterra e le ovazioni che riceverà da from all sides (da tutte le parti) sono or (o) dovrebbero essere comunque ouverture to a new rising against Austria (il punto di partenza di un nuovo sollevamento contro l’ Austria). Facendo alleanza con la Prussia per lo Schleswig-Holstein e facendo alleanza con i Russi proclamando lo stato d’ assedio in Galizia, quest’ ultima ha reso il compito facile ai suoi nemici. Tenuto conto della situazione attuale in Polonia, in Ungheria, in Italia, dello stato di spirito che regna in Germania e del cambiamento radicale d’ atteggiamento dell’ Inghilterra, una nuova Santa Alleanza metterebbe lo stesso Napoleone il piccolo in grado di giocare al grand’ uomo. Il meglio in questo momento sarebbe che la pace si prolungasse, perché ogni guerra ritarda la rivoluzione in Francia. Dio verdumm me! If there be anything more stupid than this politica chessboard! (Mio dio, non c’è niente di più stupido di questa scacchiera politica).”” (pag 212-222, Marx a Lion Philips, 29 marzo 1864)”,”MAED-234″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome VIII (Janvier 1865 – Juin 1867).”,”Traduzioni di Gilbert BADIA Fernand CAMBON Francois Pierre HENTGES Jean MORTIER. Mazzini. “”Ora, durante la mia assenza forzata e prolungata dal Consiglio dell’ Internazionale, Mazzini si è dato a fomentare una sorta di rivolta contro la mia “”direzione””. Non è mai piacevole essere “”il capo”” e ciò non è più quello a cui aspiro. Ho sempre presente allo spirito quello che tuo padre diceva di Thorbecke: “”l’ asinaio è sempre detestato dagli asini””. Ma, una volta che mi sono lanciato totalmente in una impresa che stimo importante, è vero, sono come sono, non amo cedere. Mazzini, nemico accannito della libertà di pensiero e del socialismo, ha seguito i progressi della nostra Associazione con una profonda gelosia. Sono io che ho constrastato il suo primo tentativo di farne un suo strumento e di imporgli un programma e una dichiarazione di principi da lui elaborata. La sua influenza sulla classe operaia londinese, una volta molto grande, è ridotta a zero.”” (pag 232-233, lettera di Marx a Antoinette Philips, 18 marzo 1866)”,”MAED-235″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome IX (Julliet 1867 – Decembre 1868).”,”Traduzioni di Paul LAVEAU e Jean WETZLER. “”Caro Jung, Il Times pubblica oggi i resoconti di Eccarius del 9 e 10. Nel dibattito sul macchinismo, egli ‘altère’ (altera) lo ‘speech’ (l’ intervento) di Lessner, che era stato reso molto meglio dal Daily News. Lessner aveva citato il mio libro (1° libro del Capitale, nota), come avete potuto vedere sul Daily News. Eccarius passa il fatto sotto silenzio. Ma c’è di più. Sul Daily News, la risoluzione sulle macchine, ecc, figura come una proposta del Consiglio Generale. Sul Times, il signor Eccarius ne fa una sua proposta personale. Ecco un punto sul quale dovete scontrarvi. Il suo egoismo ha bisogno di un ‘puff to set him right again’ (uno shock per rimetterlo a posto).”” (pag 297, Marx a Hermann Jung, 14 settembre 1868)”,”MAED-236″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Le Manifeste communiste.”,”””Lo sviluppo del macchinismo e della divisione del lavoro ha fatto perdere al lavoro dei proletari ogni carattere d’ indipendenza e, di conseguenza, ogni attrativa per l’ operaio. L’ operaio diviene un semplice accessorio della macchina, e non gli si chiede che il “”gesto”” più semplice, più monotono, più facile ad apprendersi.”” (pag 69)”,”MAED-238″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Oeuvres choisies. Tome I.”,”””Ma non dimenticate che l’ Impero tedesco, come tutti i piccoli Stati e in generale tutti gli Stati moderni, è il prodotto di un patto: dapprima dal patto tra i principi, in seguito dei principi con il popolo. Se una delle parti rompe il patto, l’ intero patto crolla e allora l’ altra parte non è più per nulla legata. Come Bismarck ci ha così ben dato l’ esempio nel 1866. Se dunque voi spezzate la Costituzione imperiale, la social-democrazia è libera, libera di fare ciò che vuole nei vostri riguardi. Ma ciò che farà in seguito, essa si guarderà bene dal dirvelo oggi.”” (pag 211, Marx)”,”MAED-239″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Oeuvres choisies. Tome II.”,”””Regime coloniale, debiti pubblici, esazioni fiscali, protezione industriale, guerre commerciali, ecc., tutte queste conseguenze del periodo manifatturiero propriamente detto prendono uno sviluppo gigantesco durante la prima giovinezza della grande industria. Quanto alla sua nascita, essa è degnamente celebrata da una sorta di massacro degli innocenti – il ratto di bambini eseguito in grande stile. Il reclutamento delle nuove fabbriche si fa come quello della marina reale – per mezzo della stampa!””. (pag 147, Marx)”,”MAED-240″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Oeuvres choisies. Tome III.”,”””E però il luogo di nascita del materialismo moderno non si trova, dopo il XVII secolo, da nessuna parte… se non in Inghilterra. “”Il materialismo è il vero figlio della Gran Bretagna. Già il suo scolastico Duns Scot si era chiesto “”se la materia non poteva pensare””. (…) “”In Bacone, il suo fondatore, il materialismo contiene ancora, in modo ingenuo, i germi di uno sviluppo multiplo. (…) “”Nel seguito della sua evoluzione, il materialismo diventa ‘stretto’. E’ Hobbes che sistematizza il materialismo di Bacone.”” (pag 100-101, Engels)”,”MAED-241″
“ENGELS Friedrich, V. LENIN P. LAFARGUE W. LIEBKNECHT F. LESSNER E. MARX-AVELING G.J. HARNEY G. WEERTH F.A. SORGE G. LOPATINE T. CUNO A. BEBEL J. MARX E. LONGUET P. ANNENKOV F. KUGELMANN A. LORENZO M. KOVALESKI N. MOROZOV E. BELFORT BAX E. AVELING N. ROUSSANOV A. VODEN F. KRAVTCHINSKAIA F. MEHRING”,”Souvenirs sur Marx et Engels.”,”Scritti di F. ENGELS V. LENIN P. LAFARGUE W. LIEBKNECHT F. LESSNER E. MARX-AVELING G.J. HARNEY G. WEERTH F.A. SORGE G. LOPATINE T. CUNO A. BEBEL J. MARX E. LONGUET P. ANNENKOV F. KUGELMANN A. LORENZO M. KOVALESKI N. MOROZOV E. BELFORT BAX E. AVELING N. ROUSSANOV A. VODEN F. KRAVTCHINSKAIA F. MEHRING. “”Tale fu la nostra risposta a Cabet. Essa mostra che i comunisti riflettevano, che già all’ epoca subivano l’ influenza decisiva di Marx ed Engels, condannavano tutti i tentativi utopistici. Cabet lasciò Londra. Poco dopo, alla fine di novembre 1847, si tenne il secondo congresso della Lega dei comunisti, al quale assistette Karl Marx. Era venuto da Bruxelles ed Engels da Parigi per difendere al Congresso della Lega i principi del comunismo scientifico. Il congresso durò dieci giorni. (…) Prendemmo atto ben presto che il congresso si era pronunciato all’ unanimità in favore dei principi esposti da Marx ed Engels, che furono incaricati di elaborare un manifesto. Quando, in seguito, all’ inizio del 1848, il manoscritto del Manifesto del Parti communista arrivò da Bruxelles, io dovevo a mia volta svolgere una parte modesta pubblicando questo documento che faceva epoca: portai il manoscritto alla tipografia da dove tornai con le bozze da correggere per Karl Schapper””. (pag 165-166, F. Lessner)”,”MAES-060″
“ENGELS Federico MARX Carlos”,”Obras escogidas. Tomo III.”,”Lettere di Engels a Werner Sombart (11 marzo 1895). “”Secondo la concezione di Marx, tutta la marcia della storia – trattasi di eventi notevoli – si è prodotta finora in modo incosciente, ovvero gli accadimenti e le loro conseguenze non sono dipesi dalla volontà degli uomini; i partecipanti agli eventi storici si auguravano un risultato anche diametralmente opposto a quello realizzato, orbene, l’ evento conduceva a conseguenze assolutamente impreviste””. (pag 533-534)”,”MAED-242″
“ENGELS Friedrich”,”Lettere 1883-1887. Parte seconda. 7 gennaio 1886 – 29 dicembre 1887. Mew 36 (lettere 222-382)”,”Socialismo negli Stati Uniti, USA. “”In America il movimento, escluso che a New York, procede indipendentemente dai tedeschi. La vera organizzazione degli americani sono i Knights of Labor, che sono confusi quanto le masse. Ma il movimento si svilupperà da questo caos, non dalle sezioni dei tedeschi, che da 20 anni non sono in grado di elaborare dalla teoria qualcosa di necessario per l’ America. Eppure i tedeschi proprio ora potrebbero avere un effetto di chiarificazione, se solo avessero imparato l’ inglese. Suo F. Engels”” (pag 128, lettera a H. Schlüter)”,”MAED-244″
“ENGELS Friedrich”,”Il socialismo dall’ utopia alla scienza. (Tit. orig.: Die Entwicklung des Sozialismus von der Utopie zur Wissenschaft)”,”La traduzione è conforme a quella pubblicata dalle Edizioni in lingue estere Mosca 1947 “”Lo scritto engelsiano, nella forma assunta, succinta e politica, solleva molteplici interrogativi e sollecitazioni. Infatti, pur presentandosi in una forma organica, nacque come stralcio, posteriore di qualche anno, del ben più ampio e completo Antidühring (steso quest’ ultimo sotto forma di articoli al “”Vorwärts”” di Lipsia fra il 1877 e il 1878 e pubblicato poi in volume): tre capitoli dell’ opera furono destinati da Engels a esser adunati in opuscolo, edito in francese nel 1880 con titolo Socialismo utopistico e socialismo scientifico, per un uso immediato politico e militante.”” (pag 7) “”La versione francese (1880, ndr) servì ben presto di base per due versioni dello scritto, in polacco e in italiano. L’ edizione polacca apparve a Ginevra (…) quella italiana fu curata da Pasquale Martignetti: Il socialismo utopico e il socialismo scientifico, Benevento, Stabilimento tipografico F. De Gennaro, 1883 (…)””. (pag 39)”,”MAED-245″
“ENGELS F. FEUERBACH L. MARX K., a cura di Helmut REICHELT”,”Texte zur materialistischen Geschichtsauffassung.”,”””An Versuche von Schelling und an Hegels philosophischen System erinnernd, sagt Marx: “”Die Naturwissenschaften haben eine enorme Tätigkeit entwickelt und sich ein stets wachsendes Material angeeignet. Die Philosophie ist ihnen indessen ebenso fremd geblieben, wie sie der Philosophie fremd blieben. Die momentane Vereinigung war nur eine phantastiche Illusion. Der Wille war da, aber das Vermögen fehlte. Die Geschichtsschreibung selbst nimmt auf die Naturwissenschaft nur beiläufig Rücksicht, als Moment der Aufklärung, Nützlichkeit, einzelner großer Entdeckungen””. (pag 50) Separazione scienza naturale e filosofia. Ricordando i tentativi di Schelling e del sistema filosofico di Hegel, dice Marx: “”Le scienze naturali hanno sviluppato una attività enorme ed hanno acquisito un materiale sempre crescente. La filosofia è rimasta a loro straniera, come esse sono rimaste estranee alla filosofia. L’ unione momentanea non era che una illusione fantastica. La volontà c’era, la fortuna qualche volta è mancata. La stessa storiografia non prende in considerazione che occasionalmente le scienze naturali, come momento di chiarimento, per propria utilità, le varie grandi scoperte””.”,”MAED-249″
“ENGELS Friedrich”,”Dialectique de la nature.”,”””Così la mano non è soltanto l’ organo del lavoro, essa è anche il prodotto del lavoro. E’ grazie a lui, grazie all’ adattamento ad operazioni sempre nuove, grazie alla trasmissione ereditaria dello sviluppo particolare così acquisito dei muscoli,dei tendini e, a intervalli più lunghi, delle stesse ossa, grazie infine all’ applicazione ripetuta senza sosta di questo affinamento ereditario ad operazioni nuove, sempre più complesse, che la mano dell’ uomo ha raggiunto questo alto grado di perfezione per cui può far sorgere il miracolo dei quadri di Raffaello, delle statue di Thorwaldsen, della musica di Paganini””. (pag 173) (1) Bertel Thorvaldsen /Thorwaldsen (Copenaghen 1770-1844) scultore danese. Figlio di un intagliatore di legno, venne educato dal pittore N.A. Abildgaard all’Accademia Reale di Copenaghen (1781-93). Grazie ad una borsa di studio ha l’opportunità di recarsi a Roma (1797) dove rimarrà per un lunghissimo periodo di tempo, circa quarant’anni, salvo brevi ritorni in patria. A Roma, centro del Neoclassicismo, si dedica a uno studio meticoloso delle opere classiche e delle teorie di Winckelmann ( “”Storia dell’arte nell’antichità”” ) . Contemporaneo e rivale del Canova, che opera negli stessi ammi a Roma, riceve molti onori, fra cui la nomina a presidente dell’Accademia di San Luca, e commissioni da ricchi collezionisti Modella statue e gruppi di soggetto mitologico come le Tre Grazie, Amore e psiche, Ganimede e l’anguilla, Ebe e Genio piangente in cui appare evidente la sua interpretazione rigorosa del Neoclassicismo inteso come fedeltà a un canone astratto e ad un’assoluta purezza formale. La sua vasta produzione comprende statue, come il Giasone del 1803 (Copenaghen, Mus. Thorvaldsen). www scultura italiana.com”,”MAED-251″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Manifeste du Parti communiste.”,”””Gli ouvriers n’ont pas de patrie”” (pag 39) “”Ogni lotta di classe è una lotta politica””. (pag 26) “”L’ organizzazione del proletariato in classe, e in seguito in partito politico, è senza soste distrutta dalla concorrenza che si fanno gli operai tra loro. Ma essa rinasce sempre; e sempre più forte, più ferma, più formidabile. Essa approfitta delle divisioni intestine dei borghesi per obbligarli a dare una garanzia locale a certi interessi della classe operaia: per esempio la legge delle dieci ore di lavoro in Inghilterra.”” (pag 26)”,”MAED-252″
“ENGELS Friedrich”,”Afghanistan; Summary of John W. Kaye’s History of the War in Afghanistan.”,”””La casa di Alexander Burnes, in città, fu attaccata ed egli stesso ucciso. Il generale britannico non fece nulla, e l’ insurrezione crebbe fortemente dall’ impunità. Elphinstone, completamente impotente, e alla mercé di ogni sorta di consiglio contradditorio, molto presto gettò ogni cosa nella confusione che Napoleone descriveva con tre parole, ‘ordine, contrordine, disordine'””. (pag 9)”,”MAED-253″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Scritti sulla religione.”,”Libro di GB Marcello FEDELE (Taranto, 1947) è laureato in giurisprudenza. Dal 1969 lavora all’ Istituto di sociologia dell’ Università di Roma. Collabora a varie riviste (v. retro cop.) “”La ‘sicurezza’ è il più alto concetto sociale della società borghese, il concetto della ‘polizia’: che l’ intera società esiste solo per garantire a ciascuno dei suoi membri la conservazione della persona, dei diritti e della proprietà. In questo senso Hegel definisce la società borghese “”lo stato del bisogno e dell’ intelletto””. Col concetto di sicurezza la società borghese non supera il proprio egoismo. La sicurezza è piuttosto la ‘garanzia’ dell’ egoismo. Nessuno dei cosiddetti diritti dell’ uomo trascende dunque l’uomo egoistico, l’ uomo in quanto membro della società borghese, ossia il singolo in se stesso, nel suo interesse privato e nel proprio privato arbitrio, isolato dalla comunità. L’ uomo, ben lungi dall’ essere concepito in essi come membro della specie umana, la stessa vita della specie, la società, appare anzi come una cornice esterna agli individui, come una limitazione della loro indipendenza originaria. L’ unico legame che li tiene uniti è la necessità naturale, il bisogno e l’ interesse privato, la conservazione della proprietà e della persona egoistica.”” (pag 103, Marx, La questione ebraica)”,”MAED-254″
“ENGELS Federico MARX Carlo”,”Il manifesto del partito comunista.”,” (Sottolineature e note manoscritte critiche a margine) “”Il tradimento dei socialisti tedeschi, che allora avevano 111 deputati al Reichstag, 92 giornali quotidiani e più di tre milioni di organizzati, fu un colpo mortale vibrato al cuore dell’ associazione internazionale, che, dopo la pace, non riuscì più a ricomporre le sue fila raccogliendo in un unico organismo i proletari di tutto il mondo, secondo l’ insegnamento ed il monito del Manifesto dei comunisti.””. (pag 17) “”La borghesia ha fatto della città la signora assoluta della campagna. Ha creato delle città enormi; (…)””. (pag 59) “”una epidemia nuova si rivela nelle crisi, ed è quella della sovrapproduzione”” (pag 61) “”Le differenze di sesso e di età non hanno oramai importanza sociale per la classe operaia””. (pag 63) “”Tutti i movimenti avvenuti fin qui furono di minoranze o nell’ interesse delle minoranze””. (pag 67) “”Gli è naturale che in prima il proletariato di ciascun paese la faccia finita con la sua propria borghesia””. (pag 68) “”Ciò che caratterizza il comunismo non è l’ abolizione della proprietà in genere, ma l’ abolizione della proprietà borghese.”” (pag 76)”,”MAED-255″
“ENGELS Friedrich”,”Esquisse d’ une critique de l’ économie politique (Umrisse zu einer Kritik der Nationalökonomie). Suivi de Lettres d’ Angleterre (Englische Asnicht über die innern Krisen), Lettres de Londres (Briefe aus London).”,”””F. Engels sopravanza tutti i suoi amici. In “”Lineamenti di una critica dell’ economia politica””, riporta questa lezione che gli fornisce l’ esperienza dell’ Inghilterra industrializzata””. (pag 24) “”Più di una volta, in seguito, Karl Marx si riferisce esplicitamente a questo studio critico dell’ economia abbozzato da F. Engels. Nei Manoscritti economici e filosofici del 1844, rinvia esplicitamente all’ articolo in questione e riprende l’ espressione di quest’ ultimo per qualificare Adam Smith come “”Lutero dell’ economia””. Vi sviluppa pure l’ alienazione del proletario a partire dalla sua alienazione dal prodotto del lavoro, come Engels aveva indicato nei ‘Lineamenti’. Nel Libro primo del Capitale (1867) è a tre riprese che egli ne cita espressamente qualche estratto (…)””. (pag 25) “”Più di una volta, in seguito, Karl Marx si riferisce esplicitamente a questo studio critico dell’economia abbozzato da F. Engels [“”Lineamenti di una critica dell’ economia politica””, 1844, ndr]. Nei ‘Manoscritti economici e filosofici del 1844’, rinvia esplicitamente all’articolo in questione e riprende l’espressione di quest’ultimo per qualificare Adam Smith come “”Lutero dell’economia””. Vi sviluppa pure l’alienazione del proletario a partire dalla sua alienazione dal prodotto del lavoro, come Engels aveva indicato nei ‘Lineamenti’. Nel Libro primo del ‘Capitale’ (1867) è a tre riprese che egli ne cita espressamente qualche estratto (…)””) [H. Chambre, introduzione] [(in) Friedrich Engels, Esquisse d’une critique de l’ économie politique (Umrisse zu einer Kritik der Nationalökonomie). Suivi de Lettres d’Angleterre (Englische Asnicht über die innern Krisen), Lettres de Londres (Briefe aus London), Paris, 1974]”,”MAED-256″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Manifesto del partito comunista.”,” “”(i) libri archetipi: quelle opere che hano esercitato un’ influenza determinante nella storia della civiltà umana, come la Lettera ai romani di Paolo di Tarso (1), il Contratto sociale di Rousseau, L’ origine della specie di Darwin (queste ultime, insieme al Manifesto, ha scritto lo storico inglese A.N. Wilson, “”si ritiene abbiano cambiato il modo in cui gli uomini guardano a se stessi””).”” (pag 8-9, prefazione di F. Bertinotti) (1) in essa c’è l’ invito esplicito fatto dall’ Apostolo Paolo agli schiavi nella lettera ai Romani: “”ricordate che siete servi prima di tutto di Dio””, ndr”,”MAED-257″
“ENGELS Friedrich, a cura di W.O. HENDERSON”,”Escritos. Historia, economia, critica social, filosofia, cartas.”,”Edizione originale in inglese: Engels: Selected Writings (1967). Lutero e Muntzer. “”Abbiamo già elementi sufficienti per constatare a quale punto il carattere e il comportamento dei due leaders rifletteva l’ atteggiamento dei loro rispettivi partiti. L’ indecisione di Lutero, il timore che gli ispirava il movimento – che stava prendendo proporzioni ogni volta più serie – e il suo vile servilismo di fronte ai principi corrispondeva pienamente alla politica vacillante e ambigua dei borghesi; l’ energia e la risolutezza rivoluzionaria di Münzer si riproducevano tra i settori più avanzati dei plebei e dei borghesi. L’ unica differenza era che Lutero si limitò a rappresentare le concezioni e i desideri della maggioranza della sua classe e per questo acquisì tra i membri di essa una popolarità estremamente a buon mercato; in cambio, Münzer era molto al di là delle idee e rivendicazioni immediate dei plebei e dei contadini e cominciò ad organizzare un partito con la elite degli elementi rivoluzionari dell’ epoca; questi, nella misura che condividevano le sue idee e la sua energia, non furono più cheuna piccola minoranza delle masse insorte.”” (pag 260-261) Fonte Wikip: Thomas Müntzer, da un’erronea tradizione scritto anche Münzer, (Stolberg, ca 1489 – Mühlhausen, 27 maggio 1525) fu un pastore riformato tedesco e uno dei capi dei ribelli nella guerra dei contadini. (v. pure: anabattismo)”,”MAED-258″
“ENGELS Federico MARX Carlo LASSALLE Ferdinando”,”Opere. Vol. I. Le discussioni del sesto Landtag delle province renane (1842). Un carteggio del 1843. Per la critica della filosofia del diritto di Hegel. Per la questione degli Ebrei (1844) (Luigi Mongini, Roma, 1899). Miseria della filosofia, 1847. Risposta alla filosofia della miseria del Sig. Proudhon. (Luigi Mongini, Roma, 1901). Il manifesto del partito comunista. Innanzi ai giurati di Colonia (Luigi Mongini, 1901). Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850 (Luigi Mongini, Roma, 1902). Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte (Luigi Mongini, Roma 1902). Rivelazioni sul processo dei comunisti in Colonia (Luigi Mongini, Roma, 1900).”,”””La ‘moderna società borghese’, la società nostra, quella in cui viviamo, poggia invece sull’ industria e sul commercio. Anzi la proprietà fondiaria ha perduto tutte le condizioni di esistenza di una volta, e dipende dal commercio e dall’ industria. Oggigiorno l’ agricoltura è gestita industrialmente e gli antichi signori feudali si sono abbassati a divenire produttori di bestiame, lana, grano, barbabietola, acquavite e così via, gente cioè che fa commercio di questi prodotti industriali, come ogni altro mercante! Per quanto ancora possano essere attaccati ai loro vecchi pregiudizi di classe, praticamente essi si trasformano in borghesi, che cercano di produrre il più che è possibile ai più bassi costi possibili, che comprano dove i prezzi sono più bassi e vendono dove sono più alti. Il modo di vivere, produrre ed acquistare di questi signori mostra già la menzogna delle loro affettate e tradizionali fantasticherie. La proprietà fondiaria, come elemento sociale dominante, presuppone il modo di produzione e di scambio del Medioevo.”” (pag 15, Processo per eccitamento alla rivolta dibattuto innanzi alle Assise di Colonia l’ 8 febbraio 1849, la parola all’ accusato Carlo Marx) (Altri accusati Carlo Schapper e Schneider II (avvocato)) (pag 9) (Karl Schapper (1812-1870) Dirigeant de la Ligue des Justes; cofondateur de l’association londonienne pour la formation des travailleurs allemands. Membre du Comité Central de la Ligue des Communistes, il prit part à la revolution de 1848. En 1849, il est président de l’Association Ouvrière de Cologne et rédacteur à la Nouvelle Gazette rhénane. En 1850 lors de la scission de la Ligue, il se rangea du coté de Willich, chef de la fraction opposée à Marx-Engels, mais il renoua avec eux en 1856. En 1865, Schapper sera membre du conseil général de l’Association Internationale des Travailleurs (I° Internationale).) fonte Marxist.org) Karl Schapper, ein Vater der europäischen Arbeiterbewegung : * 1812 Weinbach (Oberlahnkreis), _378 1870 London von Kuhnigk, Armin M. Sprache: Unbekannt Format/Seiten: 255 S. : Ill. ; 21 cm Verlag: Camberg : Camberger Verlag Lange ISBN-10: 3874600327 ISBN-13: 9783874600323 Auflage: 2. Aufl. Erscheinungsjahr: 1980 Sehr gut exzellentes Exemplar. Aussen können minim. Lagerspuren vorhanden sein. Gewicht: 360 g Verfügbare Menge: 1 Preis ohne Versand incl MwSt: Direktbestellungsrabatt über unsere Website in Höhe von 5%: Vergünstigter Buchpreis: Versandkosten innerhalb BRD: Total: 12,64 € 0,63 € 12,01 € 1,45 € 13,46 € Stichworte: Schapper, Karl / Biographie ; Biographie / Historische Persönlichkeiten / Einz. Pers. -> Schapper, K Sachgebiete: Taunus – Kronberg, Königstein …”,”MAED-259″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Tre articoli sull’ anarchismo. Dell’ autorità (Engels). L’ indifferenza in materia politica (Marx). I bakuninisti all’ opera (Engels).”,”””””(…)Nella vita pratica di tutti i giorni, gli operai deveono essere obbedientissimi servitori dello stato; ma nel loro interno essi devono protestare energicamente contro la sua esistenza e testimoniargli il profondo loro sdegno teorico con l’ acquisto e la lettura di trattati letterari sull’ abolizione dello stato; devono pure guardarsi bene dall’ opporre altra resistenza al regime capitalista all’ influri delle declamazioni sulla futura società, nella quale l’esoso regime avrà cessato di esistere!””. Nessuno vorrà engare che, se gli apostoli della indifferenza in materia politica si esprimessero in modo così chiaro, la classe operaia li man derebbe a carte quarantanove e si sentirebbe insultata da questi borghesi dottrinari e da questi gentiluomini spostati, che sono sciocchi ed ingenui al punto di interdirle ogni mezzo reale di lotta, perché tutte le armi per combattere bisogna prenderle nell’ attuale società, e perché le condizioni fatali di questa lotta hanno la disgrazia di non adattarsi alle fantasie idealiste, che questi dottori in ‘scienza sociale’ hanno innalzato a divinità, sotto i nomi di ‘Libertà, Autonomia, Anarchia’. Ma il movimento della classi operaia è oggidì sì possente, che questi settari filantropi non osano più ripetere per la lotta economica le ‘grandi verità’ che essi incessantemente proclamavano sulla lotta politica””. (pag 9, Carlo Marx, L’ indifferenza in materia politica)(in Marx Engels, Tre articoli sull anarchismo)”,”MAED-260″
“ENGELS F. MARX K.”,”Manifest del Partit Comunista.”,”Testo in lingua catalana. Il presente testo è la traduzione dell’ edizione tedesca del 1890, ultima di quelle rivedute da Engels.”,”MAED-261″
“ENGELS Friedrich”,”Sulle origini del cristianesimo.”,”””Di questo si occupò il Bauer, sino ai suoi ultimi giorni. Le sue ricerche hanno portato alla conclusione che l’ ebreo alessandrino Filone, che viveva ancora, ma in età avanzata, nell’ anno 40 della nostra era, è il vero padre del cristianesimo, e lo stoico romano Seneca, per così dire, lo zio. I numerosi scritti a noi tramandati sotto il nome di Filone sono di fatto sorti da una fusione di tradizioni allegorico-razionalistiche ebraiche con la filosofia greca, in ispecie stoica. Questa conciliazione di concezioni occidentali e orientali contiene già in sè tutte le idee essenzialmente cristiane: la innata peccabilità dell’ uomo, il logos, la parola, che è presso Dio ed è Dio stesso, che fa da intermediario fra Dio e l’uomo; la penitenza raggiunta non con sacrifici di animali, ma con l’ offerta del proprio cuore a Dio; infine il dato essenziale, che la nuova filosofia capovolge l’ ordinamento del mondo sino allora esistente, cerca i suoi apostoli fra i poveri, i miseri, gli schiavi e gli abietti, e disprezza i ricchi, i potenti, i privilegiati, ponendo al centro della sua dottrina il disprezzo di tutti i godimenti mondani e la mortificazione della carne.”” (pag 52-53) “”Che il cristianesimo sia derivato dalle concezioni filoniane popolarizzate, e non direttamente dagli scritti di Filone, lo dimostra il fatto che il Nuovo Testamento trascura quasi completamente la parte fondamentale di questi scritti (…)””. (pag 54) “”Così è accaduto che fra le migliaia di profeti e predicatori nel deserto, che riempivano quell’ epoca con le loro innumerevoli innovazioni religiose, soltanto i fondatori del cristianesimo hanno avuto successo. Non soltanto la Palestina, ma tutto l’ Oriente brulicava di tali fondatori di religioni, fra i quali regnava una lotta darwiniana, si può dire, per l’ esistenza ideale.”” (pag 61) Filone di Alessandria Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Vai a: Navigazione, cerca Filone di Alessandria.Filone di Alessandria (13 a.C., Alessandria d’Egitto – 45 d.C.), filosofo ebreo di lingua greca, nato ad Alessandria d’Egitto, noto anche come Filone l’Ebreo. Nelle opere di Giuseppe Flavio si possono trovare i pochi dettagli biografici che lo riguardano. Coltissimo esponente della potente comunità ebraica di Alessandria nel 40 d.C. fu rappresentante della delegazione a Roma presso l’imperatore romano Caligola. Provenne da una delle più ricche ed influenti famiglie della città e forse fu il primo grande commentatore dei testi biblici da lui conosciuti in traduzione greca. La sua originalità sta però nell’aver interpretato in maniera platonica la bibbia. Egli vede nella teoria del Demiurgo (esposta da Platone nel suo Timeo) il dio creatore cristiano. Filone teorizzò il metodo dell’interpretazione allegorica fondata sulla distinzione tra due significati presenti nello scritto: la lettera e lo spirito, che racchiude il significato più autentico. Tramite questa interpretazione egli vede nella Bibbia la dottrina dell’esistenza di Dio. Dio è ineffabile e il linguaggio non è uno strumento sufficiente per esprimerne l’essenza. I testi mosaici del Pentateuco, contenenti la descrizione della creazione e le principali leggi divine insieme agli altri testi accorpati a questi, furono da Filone spogliati del loro significato più immediato e letterale e reinterpretati allegoricamente. Questo modo di leggere i testi biblici avrà di li a poco molta fortuna e costituirà il metodo interpretativo principale per la tradizione neoplatonica di area cristiana. [modifica] Bibliografia Nicola Abbagnano, Storia della filosofia, Utet, Torino 1946, vol.I pgg. 243-244. F. Resatino, Storia della filosofia, Utet, Torino 1999, vol.II pgg. 20-36. Giovanni Reale Storia della filosofia antica, Vita e pensiero, Milano 1987, vol IV pgg. 243-306. Giuseppe Cambiano Storia della filosofia antica.”,”MAED-262″
“ENGELS F. MARX K.”,”Manifest del Partit Comunista.”,”Il testo è preso dall’ edizione tedesca del 1890 rivista da F. ENGELS “”Quando la classe operaia europea ebbe recuperato le proprie forze per una altro attacco contro il potere delle classi dominanti, sorse l’ Associazione Internazionale dei Lavoratori. Il suo obbiettivo era di riunire in ‘un solo’ esercito grandioso tutto il proletariato combattente d’ Europa e d’ America. Di conseguenza non poteva ‘partire’ dai principi esposti nel Manifesto. Occorreva avere un programma che non chiudesse la porta alle Trade Unions inglesi, ai prudhoniani francesi, belgi, italiani e spagnoli, né ai lassalliani tedeschi””. (pag 30, prefazione alla 4° edizione tedesca del 1890, F. Engels) “”L’ aristocràcia feudal no és l’ única classe que hagi estat enderrocada, i les condicions de vida de la qual s’hagin atrofiat i mort en la societat burgesa moderna. La burgesia de les ciutats medievals i la petita pagesia foren els predecessors de la burgesia moderna””. (pag 79)”,”MAED-263″
“ENGELS Friedrich, a cura di W.O. HENDERSON”,”Escritos. Historia, economia, critica social, filosofia, cartas.”,”edizione originale dell’ antologia in inglese dal titolo ‘Engels: Selected Writings’ (1967) “”Después vinieron los tre grandes utopistas: Saint-Simon, para quien el movimiento de la clase media tenía todavia cierta importancia, junto al movimiento proletario; Fourier; y Owen, quien, en le país donde más desarrollada estaba la produccíon capitalista y bajo la influencia de los antagonismos engendrados por esta producción, elaboró sus propuestas para la eliminacion de las diferencias de clase de modo sistemático y en relación directa con el materialismo francés. Estos tres autores tienen un rasgo común. Ninguno de ellos aparece como el representante de los intereses del proletariado surgido entre tanto, con el desarrollo histórico.”” (pag 191)”,”MAED-264″
“ENGELS Frederick”,”The Mark.”,”””Il primo appezzamento di terreno che passò come proprietà privata dei singoli individui fu quello su cui poggiava la casa. L’ inviolabilità della dimora, la base di tutta la libertà personale, fu trasferita dalla carovana della fila nomadica alla casa quadrata del contadino stanziale, e gradualmente fu trasformato in un completo diritto di proprietà della casa colonica. Questo già avvenne ai tempi di Tacito.”” (pag 9)”,”MAED-265″
“ENGELS Frederick, a cura di C.P. DUTT”,”The Housing Question.”,”””Proprio come Proudhon ci porta dalla sfera dell’ economia nella sfera delle frasi legali così la nostra borghesia socialista ci porta dalla sfera economica nella sfera morale.”” (pag 47)”,”MAED-266″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Manifeste du Parti Communiste. Editions francaise autorisée avec les préfaces des auteurs aux éditions allemandes. Traduction de Laura Lafargue, revue par Engels.”,”Solo il testo del Manifesto è stato tradotto da Laura LAFARGUE e rivisto da ENGELS. “”Per lo sfruttamento del mercato mondiale, la borghesia dà un carattere cosmopolita alla produzione di tutti i paesi””. (pag 15) “”La condition essentielle d’ existence et de suprématie pour la classe bourgeoise est l’ accumulation de la richesse dans les mains privées, la formation et l’ accroissement du capital; la condition du capital est le salariat. Le salariat repose exclusivament sur la concurrence des ouvriers entre eux.”” (pag 23) aggiungere nel blocchetto: edizione francese autorizzata con le prefazioni dei due autori alle edizioni tedesche, traduzione di Laura LAFARGUE rivista da F. ENGELS”,”MAED-267″
“ENGELS Federico”,”Anti-Dühring o la Revolucion de la ciencia de Eugenio Dühring (introduccion al estudio del socialismo).”,”””Tutti i popoli civilizzati iniziarono con la proprietà comune del suolo. Ma per tutti i popoli che, in una certa misura, superano questa fase primitiva, detta proprietà comune diviene, nel corso dell’ evoluzione dell’ agricoltura, un ostacolo per la produzione; così è abolita, negata, trasformata, dopo fasi di transizione più o meno lunghe, in proprietà privata. Ora, in una fase ulteriore di sviluppo dell’ agricoltura, fase che risulta appunto della proprietà privata del suolo, la proprietà privata è, al contrario, un ostacolo alla produzione: è quello che accade tanto con la piccola che con la grande proprietà””. (pag 153) “”Ahora, en una fase ulterior del desarrollo de la agricoltura, fase que resulta justamente de la propriedad privada del suelo, la propriedad privada es, por el contrario, un obstáculo a la producción (…)””. (pag 153)”,”MAED-268″
“ENGELS Friedrich, a cura di Nicolao MERKER”,”Viandante socialista.”,”””Mentre qui eravamo tutti intenti a una cena italiana e al vino valtellinese, il sole calò dietro le Alpi Retiche; ci accolse una vettura austriaca con un conducente italiano e un carabiniere di scorta e proseguimmo per il lago di Como. La luna era piena e chiara nel cielo blu scuro, nel quale qua e là incominciava a brillare una stella, in alto fiammeggiava il rosso del tramonto, indorando le cime delle montagne; veniva su una magnifica notte del sud. Così continuai a viaggiare attraverso verdi pergolati, che intrecciavano i loro tralci sopra il fogliame e nelle chiome dei gelsi; il caldo soffio dell’ Italia mi si gonfiava sempre più dolcemente incontro, la magia di una natura mai conosciuta e lungamente sognata mi afferrò con dolci brividi, e contemplando in spirito le magnificenze che il mio occhio doveva vedere, mi addormentai beatamente””. (pag 188-189) (F. Engels, 11 dicembre 1841) Gli operai irlandesi. “”Questa mancanza di pulizia, che è divenuta una seconda natura per gli irlandesi, non è tanto dannosa in campagna, dove la popolazione vive sparsa, ma nelle grandi concentrazioni urbane diventa terribile e pericolosa. Anche qui il milesiano (1), com’era abituato a fare a casa sua, getta davanti alla porta di casa tutta l’ immondizia e i rifiuti, e moltiplica in tal modo le pozzanghere e i mucchi di immondizia che deturpano i quartieri operai e ne appestano l’ aria. Come in patria, si costruisce il suo porcile accanto alla casa, e quando non può farlo, fa dormire il maiale nella sua stanza. Questa maniera nuova e abnorme di allevare il bestiame nelle grandi città è tutta di origine irlandese (…)””. (pag 235-236) (F. Engels, La situazione della classe operaia in Inghilterra) (1) Miles è il nome degli antichi re celti d’ Irlanda “”Come può la società, che lo relega in una situazione nella quale ‘quasi per necessità’ egli diventa un beone, che lo trascura completamente e lo lascia abbruttire, come può accusarlo quando diventa realmente un ubriacone (…)?””. (pag 237) (idem)”,”MAED-269″
“ENGELS F. MARX K.”,”Manifesto del partito comunista. (in russo)”,”Omaggio di E. Serra”,”MAED-270″
“ENGELS Friedrich.; RECLUS Eliseo; KUPRIN Alejandro”,”Origen de la familia, de la propiedad privada y del Estado; La montaña y el arroyo; El burdel (iama). Un documento de alta importancia social, que nos revela la vida de infierno de los lupanares rusos.”,”Le tre opere sono disposte nel libro nel senso seguente: Reclus, Engels, Kuprin. “”El matrimonio burgués de nuestros días es de dos clases. En los países católicos, son los padres, como antaño, los que procuran a su hijo la mujer que le falta; la consecuencia natural es que se muestra per entero la contradicción de hetairismo por parte del hombre, abundancia de adulterio da parte de la mujer. Y si la Iglesia católica ha abolido el divorcio, no habrá sido probablemente sino porque haya reconocido que contra el adulterio, como contra la muerte, no crece la hierba que cure. En los países protestantes, al contrario, es la regla que se conceda a los hijos de familias más o meno libertad para buscar mujer entre las de su clase; resulta así que un cierto grade de amor puede ser la base del matrimonio y, por convenienca, se supone que existe siempre, lo cual responde bien a la hipocresía protestante.”” (pag 32) Aggiungere Friedrich ad Engels”,”MAED-271″
“ENGELS Federico”,”Lettere di Engels sul materialismo storico (1889-95).”,”””Così anche per il mercato monetario. Nel suo separarsi dal commercio delle merci, il commercio del denaro ha – in date condizioni create dalla produzione e dal commercio delle merci, ed entro questi limiti – un suo particolare sviluppo, particolari leggi e fasi a sé stanti determinate dalla sua natura. Se vi si aggiunge che, in questo ulteriore sviluppo, il commercio del denaro si allarga in commercio dei valori; che questi sono non soltanto titoli di Stato, ma azioni industriali e ferroviarie, cosicché il commercio del denaro acquista un dominio diretto su una parte della produzione che pure, nell’ insieme, lo domina, allora la reazione del commercio del denaro sulla produzione si rafforza e si complica. I mercanti in denaro sono nello stesso tempo proprietari delle ferrovie, delle miniere, delle acciaierie, ecc. Questi mezzi di produzione assumono un doppio aspetto: il loro esercizio deve sì orientarsi secondo gli interessi della produzione immediata, ‘ma anche’ secondo le esigenze degli azionisti in quanto commercianti in denaro.”” (pag 31, Lettera di Engels a Conrad Schmidt, 27 ottobre 1890)”,”MAED-272″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”El sindicalismo. Contenido y significado de las reivindicaciones.”,”””La jornada normal de trabajo de la industria moderna data de la ley fabril del 1833, decretada para la industria algodonera y las industrias del lino y de la seda. Nada caracteriza mejor el espíritu del capital que la historia de la legislación fabril inglesa de 1833 a 1864. (…)””. (pag 158) La condizione della classe operaia. “”Nessun governo (né monarchico né repubblicano) ha osato aprire una investigazione seria sulla situazione della classe operaia in Francia. In contrasto, si sono avute non poche indagini attorno alle crisi agrarie, le crisi finanziarie, industriali e commerciali o le crisi politiche.”” (pag 259)”,”MAED-273″
“ENGELS Friedrich LAFARGUE Paul LAFARGUE Laura, a cura di Emile BOTTIGELLI”,”Correspondance. Tome I. 1868-1886.”,”””Le second volume va me donner un travail énorme, tout au moins le livre II (1). Il existe un texte ‘complet’, d’environ 1868, mais c’est un simple brouillon. Il y a ensuite au moins trois, sinon quatre remaniements appartenant à diverses périodes ultérieures, mais aucun d’eux n’à été achevé. Ce ne sera pas un petit travail d’en tirer un texte définitif! Le troisième livre èst terminé depuis 1869-70 et n’a jamais eté retouché depuis. Mais pour ce livre, où il est traité de la rente foncière, il faudra que je compare avec ses extraits d’ouvrages russes pour retrouver des notes, des faits, des examples. (…)””. (pag 121, Engels a Laura Lafargue, 22 mai 1883) (1) A cette époque, Engels envisage encore que le Capital sera complet en deux volumes. La découverte ultérieure des autres manuscrits de Marx l’ amènera à modifier son plan. (N.R.) “”Ces derniers temps j’ai été occupé à trier la correspondance. Il y a une grande boite pleine de lettres de la plus grande importance, depuis 1841 (et même 1837 de ton grand-père Marx) jusqu’à 1862.”” (pag 122, idem) (Contiene dedica a Lucien Genet, del curatore Emile BOTTIGELLI) (GENET autore con DROZ Jacques di: *Histoire diplomatique de 1648 a 1919 / par Jacques Droz. – 2. ed. – Paris : Dalloz, 1959. – 636 p. ; 21 cm. 1959 Monografia 11 Droz, Jacques 1: *Restaurations et revolutions, 1815-1871 / par Jacques Droz, Lucien Genet et Jean Vidalenc. – Paris : Presses universitaires de France, 1953. – XV, 657 p. ; 20 cm. 1953 Monografia 12 Droz, Jacques 1: Restaurations et révolutions, 1815-1871 / par Jacques Droz, Lucien Genet et Jean Vidalenc. – Paris : Presses Universitaires de France, 1963. – XV, 689 p. ; 20 cm. 1963 Monografia Attività di Lafargue durante la Comune di Parigi (pag XVI)”,”MAED-274″ “ENGELS Friedrich LAFARGUE Paul LAFARGUE Laura, a cura di Emile BOTTIGELLI”,”Correspondance. Tome II. 1887-1890.”,”””Sono sul punto di scrivere per la biblioteca di Zurigo un opuscolo sull’ evoluzione della proprietà. La descrivo avente la forma comunista presso i popoli primitivi, presso i quali i soli oggetti posseduti individualmente sono le armi e gli oggetti di appropriazione personale. Il frazionamento della proprietà comune primitiva crea la proprietà collettiva, che sbocca nella proprietà capitalistica, ed è durante questo periodo capitalista che la forma comunista si ricostituisce.”” (pag 110, Lafargue a Engels, 25.2.1888)”,”MAED-275″ “ENGELS Friedrich LAFARGUE Paul LAFARGUE Laura, a cura di Emile BOTTIGELLI”,”Correspondance. Tome III. 1891-1895.”,”””Sono sprofondato fin sopra le orecchie nel III° volume (del) Capitale che deve essere terminato una buona volta. Lavoro alla parte redatta in modo meno completo e la più difficile: banche, credito, ecc.. Non posso interrompere questo lavoro per nessun motivo senza dover ricominciare dall’ inizio. Dunque, tutta la mia corrispondenza è interrotta e non vi posso scrivere che due parole.”” (pag 225, Engels a Lafargue, 3.11.1892) La tattica rivoluzionaria in rapporto ai nuovi armamenti. Questione militare. “”Avrete visto i rapporti dei giornali sull’ effetto terribile, in Dahomey, dei nuovi proiettili. Un giovane medico viennese giunto qui (ex-assistente di Nothnagel) ha visto le ferite procurate dai proiettili austriaci durante lo sciopero di Nürmitz, e ci ha detto la stessa cosa. Sicuramente le persone che si espongono ad essere messe in balia della sorte vorranno sapere perché. E’ eccellente per mantenere la pace ed anche per tenere le briglie alle velleità dei sedicenti rivoluzionari, sull’ esplosione dei quali contano i nostri governanti. L’ era delle barricate e delle battaglie di strada è passata per sempre; ‘se la truppa si batte’, la resistenza diventa follia. Dunque, è d’obbligo trovare una nuova tattica rivoluzionaria. Ho rimuginato su ciò da qualche tempo, e non sono ancora sicuro.”” (pag 225, idem)”,”MAED-276″ “ENGELS Friedrich”,”L’ origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato. In relazione alle ricerche di Lewis H. Morgan. (Tit. orig.: Der Ursprung der Familie, des Privateigentums und des Staats)”,”Lo Stato ateniese. “”Abbiamo visto che una delle caratteristiche essenziali dello Stato consiste in un potere pubblico separato dalla massa del popolo. In quel tempo Atene aveva solo un esercito popolare ed una flotta fornita direttamente dal popolo; questi la proteggevano nei confronti dell’ esterno e tenevano a freno gli schiavi, che costituivano già allora la grande maggioranza della popolazione. Il potere pubblico esistette in un primo tempo di fronte ai cittadini solo come polizia, che è antica quanto lo Stato; ecco perché i sinceri francesi del diciottesimo secolo non parlavano di popoli inciviliti, ma di popoli impoliziati (nations policées).”” (pag 145)”,”MAED-277″ “ENGELS Friedrich”,”L’ evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza.”,”Importante: Introduzione all’ edizione inglese del 1892 di F. Engels Note a margine ex-proprietario Dühring. “”Come ben si sa, noi tedeschi abbiamo una ‘Gründlichkeit’ terribilmente pesante, una fondamentale profondità, o una profonda tendenza ad andare a fondo nelle cose, o come si vuol chiamarla. Tutte le volte che qualcuno di noi espone qualcosa che considera una nuova dottrina, deve elaborare anzitutto un sistema universale complessivo. Deve dimostrare che sia i principi della logica, sia le leggi fondamentali dell’ universo, in ultima istanza, sono esistiti da sempre, proprio per servire a questa nuova teoria appena scoperta, che è il coronamento di tutto.”” (pag 35-36) “”Il materialismo è il figlio unico della Gran Bretagna: già il suo scolastico Duns Scoto si chiedeva se la materia non possa pensare. Per realizzare questo miracolo egli fece ricorso all’ onnipotenza di Dio, cioè costrinse nientemeno che la teologia a predicare il materialismo. Inoltre egli era un nominalista; e il nominalismo si trova come ingrediente fondamentale nel pensiero dei materialisti inglesi, in quanto esso è soprattutto la prima espressione del materialismo. Il vero capostipite del materialismo inglese è… Bacone.”” (pag 39) “”In realtà, che è l’ agnosticismo se non un pudico materialismo? La concezione della natura dell’ agnostico è compenetrata di materialismo: tutto il mondo della natura è governato da leggi ed esclude assolutamente qualsiasi influenza dall’ esterno. Ma, aggiunge con circospezione l’ agnostico, noi non siamo in grado di affermare la esistenza o la non esistenza di un qualsiasi essere supremo al di là dell’ esistenza del mondo conosciuto. Questa riserva poteva avere il suo valore nel tempo in cui Laplace, alla domanda di Napoleone, perché nella ‘Méchanique céleste’ il grande astronomo non avesse neppure una volta fatto cenno al creatore, diede la superba risposta: ‘Je n’avais pas besoin de cette hypothèse’. Ma oggi la concezione che ci siamo fatta dell’ universo nel suo sviluppo non lascia assolutamente alcun posto né per un creatore né per un regolatore (…)””. (pag 43)”,”MAED-279″ “ENGELS Friedrich – CERVETTO Arrigo”,”Antidühring. La scienza sovvertita dal signor Dühring. Letture: La scoperta della politica.”,”””I rapporti di produzione sono rapporti sociali e, quindi, sono contemporaneamente rapporti economici e rapporti politici. Il compito della scienza del proletariato è quello di scoprire nel movimento dei rapporti sociali i mezzi della politica autonoma di classe. Questo è uno degli scopi, o, per meglio dire, dei risultati della concezione materialistica della politica. Engels lo indica chiaramente: “”Questi mezzi non devono, diciamo, essere inventati dal cervello, ma essere scoperti per mezzo del cervello nei fatti materiali esistenti della produzione””. Scoprire per mezzo del cervello: solo la profonda capacità teorica e la limpida chiarezza di Engels poteva scolpire nella roccia della vita naturale e sociale il monumento di questa sintesi che si erge contro il cielo nebuloso dell’ inventare per mezzo del cervello. In questa formula sintetica è riassunta tutta la concezione materialistica della politica, tutta la scienza della politica””. (pag 5, A. Cervetto)”,”ELCx-098″ “ENGELS Federico MARX Carlos”,”Colonialismo y guerras en China.”,”Articolo di Marx: “”El comercio mundial cambia de direccion por segunda vez”” (la direzione del commercio mondiale cambia per la seconda volta). (pag 9) “”Finalmente, una curiosa caratteristica della Cina, riportata dal noto missionario tedesco Gutzlaff. Una lenta ma regolare sovrappopolazione di questo paese ha provocato, già da tempo, una violenta tensione delle relazioni sociali per la grande maggioranza della nazione. Essa si produsse successivamente all’ arrivo degli inglesi, che aprirono con la forza cinque porti alla libertà di commercio. Migliaia di navi inglesi e americane solcarono fino alla Cina che, in poco tempo, si vide inondata di scambi di prodotti britannici e americani. L’ industria cinese, essenzialmente manifatturiera, soccombette di fronte alla competenza del macchinismo. Immobile impero del Centro soffrì una crisi sociale.”” (pag 11) Articolo di Engels: “”Las ganancias de Rusia en Extremo Oriente”” (l’ avanzata della Russia in Estremo Oriente). (pag 109) “”Abbiamo visto come i russi abbiano organizzato i loro collegamenti postali attraverso le steppe kirghise; non dubitiamo un istante che da qui a qualche anno una linea simile attraverserà il deserto dei Gobi. Da quel momento, i britannici potranno abbandonare tutti i loro sogni attuali per ciò che concerne l’ egemonia britannica in Cina, dato che, in ogni momento, può arrivare a Pechino un esercito russo””. (pag 114)”,”MAED-282″ “ENGELS Federico, a cura di Mario PROTO”,”Violenza e Impero. L’ Europa può disarmare?”,”””Per Dühring la violenza è il male assoluto, il primo atto di violenza è per lui il peccato originale, tutta la sua esposizione è una geremiade sul fatto che la violenza, questa potenza diabolica, ha infettato tutta la storia fino ad ora con la tabe del peccato originale, ed ha vergognosamente falsificato tutte le leggi naturali e sociali. Ma che la violenza abbia nella società ancora un’altra funzione, una funzione rivoluzionaria, che essa, seguendo le parole di Marx, sia la levatrice della vecchia società gravida di una nuova, che essa sia lo strumento con cui si compie il movimento della società, e che infrange forme politiche irrigidite e morte, di tutto questo in Dühring non si trova neanche una parola. Solo con sospiri e con gemiti egli ammette la possibilità che per abbattere l’ economia dello sfruttamento sarà forse necessaria la violenza… purtroppo! Infatti ogni uso di violenza avvilisce colui che la usa. E questo di fronte all’elevato slancio morale e intellettuale che è stato il risultato di ogni rivoluzione vittoriosa! E questo in Germania, dove la violenta collisione, che potrebbe anche essere imposta al popolo, avrebbe almeno il vantaggio di estirpare lo spirito servile che, a causa dell’ avvilimento conseguente alla guerra dei trent’anni, ha permeato la coscienza nazionale. E questa mentalità da predicatore, fiacca, insipida e impotente, ha la pretesa di imporsi al partito più rivoluzionario che la storia conosca?”” (pag 172)”,”MAED-283″ “ENGELS Friedrich”,”La situation des classes laborieuses en Angleterre. Tome I.”,”BRACKE (A.M. DESROUSSEAUX) directeur d’ Etudes all’ Ecole des Hautes Etudes, P.J. BERTHAUD laureato in lettere. Sulla condizione di vita degli immigrati irlandesi (pag..)”,”MAED-280″ “ENGELS Friedrich”,”La situation des classes laborieuses en Angleterre. Tome II.”,”BRACKE (A.M. DESROUSSEAUX) directeur d’ Etudes all’ Ecole des Hautes Etudes, P.J. BERTHAUD laureato in lettere. Cartismo (pag 137) Cartismo proletario opposto a radicalismo borghese”,”MAED-281″ “ENGELS Friedrich, a cura di Renate MERKEL-MELIS”,”Werke, Artikel, Entwürfe, Oktober 1886 bis Februar 1891. Apparat. (Mega Band 31)”,”Testi in lingua francese tedesca e inglese ‘Was nun?’ (scritto tra il 26 e il 28 febbraio 1890) ‘Diesen Artikel zur Auswertung der Reichstagswahlen schrieb Engels für den “”Sozialdemokrat””, nach dem Beitrag für “”The Newcastle Daily Chronicle”” (pag 210-212) un seinem Brief an Laura Lafargue von 26. Februar.”” (pag 213-1011) Was nun? “”(…) Die deutschen sozialdemokratischen Arbeiter haben soeben einen Triumph erfochten, wie ihre zähe Standhaftigkeit, ihre eiserne Disziplin, ihr heitrer Humor im Kampf, ihre Unermüdlichkeit ihn nicht anders verdient haben, der aber wohl ihnen selbst unerwartet gekommen ist und der die Welt in Erstaunen versetzt hat.”” (pag 215-216) “”Il is impossible, in England, to write about Russian foreign policy without at once recalling the name of David Urquhart. For fifty years he worked indefatigably to spread among his countrymen a knowledge of the aims and methods of Russian diplomacy, a subject he thoroughly understood; and yet, all he got for his pains was ridicule and the reputation of an unmitigated bore. Now, the ordinary Philistine does indeed class under that head every one who insists upon unpalatable subjects, be they ever so important. But then, Urquhart, who hated the Philistine whitout understanding either his nature or his historical unavoidability for the time being, was bound to fail.”” (Engels The foreign policy of Russian Tsardom), (pag 217)”,”MAED-286″ “ENGELS Friedrich”,”L’ origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato. In relazione alle ricerche di Lewis H. Morgan (Tit. orig.: Der Ursprung der Familie, des Privateigentums und des Staats)”,”ENGELS Friedrich L’ origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato. In relazione alle ricerche di Lewis H. Morgan (Tit. orig.: Der Ursprung der Familie, des Privateigentums und des Staats) NEWTON COMPTON EDITORI. ROMA. 2006 pag 256 16° introduzione di Valentino PARLATO (1974) prefazione alla nuova edizione di Valentino PARLATO (2005), note indice autori comprendente gli scritti menzionati da Engels, indice nomi, indice nomi letterari e mitologici, indice nomi popoli tribù gentes ENGELS Friedrich L’ origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato. In relazione alle ricerche di Lewis H. Morgan (Tit. orig.: Der Ursprung der Familie, des Privateigentums und des Staats) NEWTON COMPTON EDITORI. ROMA. 2006 pag 256 16° introduzione di Valentino PARLATO (1974) prefazione alla nuova edizione di Valentino PARLATO (2005), note indice autori comprendente gli scritti menzionati da Engels, indice nomi, indice nomi letterari e mitologici, indice nomi popoli tribù gentes Barbarie e civiltà. “”La civiltà rafforza ed aumenta tutte queste precedenti divisioni del lavoro, rendendo soprattutto più acuto l ‘antagonismo tra città e campagna (per cui è possibile che la città domini economicamente la campagna, come nel mondo antico, o anche, come nel Medioevo, che la campagna domini la città), e procede ad una terza divisione del lavoro, che la caratterizza e che ha un’ importanza decisiva: crea una classe, i ‘mercanti’, che non si occupa più della produzione dei prodotti, ma solo del loro smercio””. (pag 197)”,”MAED-287″ “ENGELS Federico MARX Carlo”,”Il manifesto del partito comunista.”,”Il manifesto fu scritto in tedesco. “”A misura che verrà tolta la sfruttabilità di un individuo da parte di un altr, scomparirà la sfruttabilità di una nazione da parte di altre nazioni. Collo sparire dei contrasti tra le classi all’ interno, spariranno del pari le ostilità internazionali.”” (pag 22-23) “”Quanto alle accuse sollevate generalmente contro il comunismo sotto aspetti religiosi, filosofici e ideologici, essi non meritano un esame minuto. Ci vuol forse molta perspicacia per capire che, cambiando i rapporti di vita e le circostanze sociali, cioè l’ essenza stessa della società umana, gli uomini cambieranno anche i loro concetti, le loro considerazioni, le proprie nozioni, insomma la loro coscienza?”” (pag 23) “”Le idee dominanti di ogni epoca furono sempre quelle delle classi dominanti””. (pag 23)”,”MAED-288″ “ENGELS Frederick”,”On Capital. Synopsis Reviews and Supplementary Material.”,”Per sinossi, o sinopsi si intende il compendio (riassunto) di un’opera che permette di poter avere quasi sott’occhio, o comprendere con un’occhiata le parti più importanti di essa. Nel suo significato di presentazione in forma di tabella, sinossi è il termine usato per la presentazione su colonne affiancate, dei vangeli di Matteo, Marco e Luca che presentano molti elementi in comune e che pertanto sono detti sinottici. Nel caso del cinema, si intende la prima stesura del soggetto di un film. È una prima forma scritta molto sintetica dell’opera cinematografica, che permette di reperire i nodi principali del racconto molto agevolmente. “”The process of labour, on a capitalistic basis, has two peculiarities. Firstly, the labourer works under the control of the capitalist who takes care that no waste is made and that no more than socially indispensable amount of labour is spent upon each individual piece of work. Secondly; the product is the property of the capitalist, the process itself being carried on between two things belonging to him: the labour-power and the means of work.”” (pag 35)”,”MAED-290″ “ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Correspondance.”,”I rilievi di Engels all’ opera di Marx. “”Tu as commis la grande erreur de ne pas rendre plus sensible l’ enchaînement de la pensée, dans ces développements abstraits, par un plus grand nombre de petites subdivisions et d’ intertitres. Tu aurais dû traiter cette partie dans le genre de l’ ‘Encyclopédie’ hégélienne (), avec de brefs paragraphes, chaque transition dialectique soulingnée par un titre spécial, et si possible toutes les disgressions et simples illustrations imprimées en caractéres particuliers. Peut-être l’ouvrage aurait-il eu une apparence un peu pédante, mais sa compréhension en aurait été facilitée dans une très grande mesure pour une très nombreuse catégorie de lecteurs. C’est que le populus (peuple), même instruit, n’est plus du tout fait à cette méthode de penser et il faut alors accorder aux lecteurs toutes le facilités possibles. En comparaison de l’ exposé précédent (Duncker) (**), le progrès dans la rigueur du développement dialectique est très important; dans la présentation mêmje, certaines choses me plaisaient davantage sous leur premiére forme. (…)””. (pag 182) (“”) Hegel, Encyclopédie des sciences philosophiques, ndr (°°) K. Marx, Contribution à la critique de l’ économie politique, parue chez Duncker, ndr Rivoluzione continua nella chimica. Il punto nodale. “”…Ho letto Hoffmann (). Malgrado i suoi errori, la nuova teoria chimica è un grande passo in avanti in rapporto all’ antica teoria atomistica. La molecola in quanto particella più piccola della materia e ‘che è capace di esistere indipendentemente’, è una categoria, assolutamente razioanle. Riprendendo la definizione di Hegel, è un nodo (1) nella successione infinita delle divisioni, nodo che non termina questa successione, ma stabilisce una differenza qualitativa. L’atomo che si immaginava prima come un limite di divisione, è oggi considerato come ‘un rapporto’ benché Hoffmann torni un po’ sull’ antica definizione affermando l’ esistenza di atomi indivisibili””. (pag 182) () A.W. Hoffmann, Einleitung in die moderne Chimie (1) Secondo la terminologia di Hegel i ‘punti nodali’ sono dei momenti del movimento in cui, a seguito di una modificazione quantitativa graduale, arriva una trasformazione qualitativa brusca, un salto qualitativo (v. Hegel, Scienza della logica, vol I. sec. III. cap 2″,”MAED-291″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura e scritti di BOYLE David”,”O Manifesto comunista de Marx e Engels.”,”””Foi notável a ausência, em 1848, o ano das revoluções, de uma revolta do proletariado no coraçao do capitalismo: a Inglaterra. Marx escreveu no início de 1849: “”A Inglaterra, país que faz de nações inteiras seus proletários. … A Inglaterra parece ser a rocha contra a qual todas as ondas revolucionárias se rompem, o país em cujo útero se oculta a nova sociedade””.”” (pag 75)”,”MAED-292″
“ENGELS Friedrich”,”La questione militare e la classe operaia. (Tit.orig.: La questione militare prussiana e il partito operaio tedesco)”,”””Engels analizza la posizione del partito operaio riguardo alla riorganizzazione dell’ esercito… La sua risposta è racchiusa in queste parole: “”L’ applicazione sempre più conseguente dell’ obbligo del servizio militare obbligatorio per tutti è il solo punto che interessa la classe operaia… in tutta la questione della riorganizzazione dell’ esercito””. (Marx) (v. 4° copertina) Scritto da Engels nel 1865 e pubblicato nello stesso anno da Otto Meissner di Amburgo. “”Questo indispensabile esame di coscienza che diede un nuovo sviluppo alla letteratura militare, che trovò in Clausewitz una stella di prima grandezza, non cessò di declinare dopo di lui. Uno dei frutti di questa presa di coscienza fu il libro di Hopfner, da cui Borkheim riprese la parte documentaria nel suo opuscolo. Anche oggi è bene ricordarsi di quel periodo di umiliazioni e di disfatte; di incapacità della monarchia e di stolta doppiezza diplomatica di una Prussia prigioniera della sua stessa falsità, di presunzione degli ufficiali nobili, che trovò conferma nel loro più vile tradimento, e di crollo totale d’un apparato statale fondato sulla menzogna, l’ipocrisia e l’assenza assoluta di qualsiasi legame con il popolo. Il borghesuccio tedesco (categoria di cui si possono ascrivere anche la nobiltà e i principi, in Germania) è oggi, se possibile, ancora più borioso e sciovinista di allora, e la diplomazia è divenuta molto più arrogante, pur conservando la sua doppiezza di un tempo. Gli ufficiali nobili sono diventati ancora più numerosi, per via naturale o artificiale, ritrovando il loro predominio in seno all’esercito. Lo statoè divenuto sempre più estraneo all’interesse delle grandi masse popolari, e si trasforma in un consorzio di agrari, di finanzieri e di grandi industriali al fine di sfruttare il popolo””. (pag 124-125)”,”MAED-293″
“ENGELS Friedrich”,”La situazione della classe operaia in Inghilterra. In base a osservazioni dirette e fonti autentiche.”,”Condizione operaia femminile. “”E’ caratteristico che proprio la fabbricazione di quegli articoli che servono per adornare le ‘dame della borghesia’ comporti danni gravi per la salute delle operaie che vi sono occupate. L’abbiamo già visto in precedenza, parlando della fabbricazione dei merletti, e una nova dimostrazione ci viene ora fornita dalle modisterie di Londra. Questi stabilimenti occupano numerose fanciulle – in tutto sarebbero circa 15.000 – che abitano e mangiano nell’edificio stesso, provengono in massima parte dalla campagna e sono quindi completamente schiave dei padroni che le impiegano.”” (pag 227-228)”,”MAED-294″
“ENGELS Friedrich”,”El origen de la familia, la propriedad privada y el Estado.”,”copia firmata Scozia. En Escocia, la ruina del orden gentilicio data de la época en que fue reprimida la insurrección de 1745. Falta investigar qué eslabón de este orden representa en especial el clan escocés; pero es indudable que es un eslabón. En las novelas de Walter Scott revive ante nuestra vista ese antiguo clan de la Alta Escocia. Dice Morgan: “”Es un ejemplar perfecto de la gens en su organización, y en su espiritu, un asombroso ejemplo del poderio de la vida de la gens sobre sus miembros. En sus disensiones y en sus venganzas de sangre, en el reparto del territorio por clanes, en la explotación común del suelo, en la fidelidad a su jefe y entre sí de los miembros del clan, volvemos a encontrar los rasgos caracteristicos de la sociedad fundada en la gens…La filiación seguía el derecho paterno, de tal suerte que los hijos de los hombres permanecian en sus clanes, mientras que los de las mujeres pasaban a los clanes de sus padres.”””””,”MAED-295″
“ENGELS Friedrich”,”La révolution démocratique bourgeoise en Allemagne. La guerre des paysans – La campagne pour la constitution du Reich – Révolution et contre-révolution en Allemagne.”,”Rivoluzione e controrivoluzione in Germania. La piccola borghesia. “”On peut dater ce changement de 1840, date à laquelle la bourgeoisie prussienne prit la direction du mouvement bourgeois en Allemagne. Nous reviendrons sur ce mouvement de l’opposition libérale de 1840-1847. La grande masse de la nation, qui n’appartenait ni à la noblesse ni à la bourgeoisie, se composait, dans les vilels, de la classe des petits bourgeois et des ouvriers, et, à la campagne, des paysans. La classe des petits artisans et boutiquiers est extrêment nombreuse en Allemagne par suite des obstacles mis au dévelopment de la classe des grands capitalistes et industriels dans ce pays. Dans les grandes villes elle forme à peu près la majorité des habitants, dans les petites villes elle prédomine absolument grâce à l’absence de concurrents plus influents ou plus riches. La petite bourgeoisie, qui a la plus grande importance dans tout l’Etat moderne et dans toutes les révolutions modernes, est particulièrement importante en Allemagne (…)””. (pag 207-208) Influenze piccolo-borghesi. “”Le mouvement ouvrier n’est jamais indépendant, ne possède jamais un caractère exclusivement prolétarien avant que le différentes fractions de la bourgeoisie et surtout sa fraction la plus progressive, les grands industriels, n’aient conquis le pouvoir politique et transformé l’Etat conformément à leurs besoins.”” (pag 208)”,”MAED-296″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Correspondance. Tome 1. Les premières années de leur liason, 1844-1849.”,”””Voici brièvement ce qui s’est passé: On a discuté pendant trois soirées le projet d’association de Proudhon. Au début j’avais contre moi presque toute la clique; à la fin mes seuls adversaires furent Eisermann et trois autres partisans de Grün. L’ essentiel était de démontrer la nécessité de la révolution violente et de montrer que le vrai socialisme de Grün, qui avait trouvé une nouvelle vitalité dans la panacée de Proudhon, était antiprolétarien, petit bourgeois, ouvrier.”” (pag 67-68, lettera di F. Engels al Comitato di Bruxelles, Parigi, 23 ottobre 1846) “”Je donnai donc, des intentions des communistes, la définition suivante: 1. Faire prévaloir les intérêts des prolétaires contre ceux des bourgeois; 2. Atteindre cet objectif par la suppression de la propriété privée et son remplacement par la communauté des biens; 3. N’admettre, pour réaliser ces intentions, d’autre moyen que la révolution démocratique et violente””. (pag 69-70, idem)”,”MAED-297″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Correspondance. Tome 2. L’exil à Londres jusqu’à la dissolution de la Ligue communiste, 1850-1853.”,”””Nous aurions du reste mauvaise grâce, au fond, de nous plaindre de ce que les petits grands hommes nous évitent; n’avons-nous pas agi depuis des années comme si toutes sortes de gens constituaient notre parti, alors que nous n’avions pas le moindre parti et que les gens que nous considérons comme de notre parti, du moins officiellement, ne comprenaient même pas les éléments de notre doctrine? Comment des gens comme nous, qui fuyons comme la peste les situations officielles, pourrions-nous être d’un parti? Que nous chaut un parti, à nous qui crachons sur la popularité, qui doutons de nous-mêmes quand nous commençons à divenir populaires? Vraiment! ce ne sera pas une perte si nous ne passons plus pour “”l’ expression exacte et adéquate”” des gens bornés auxquels ces dernières années nous ont associés. Une révolution est un événement purement naturel, obéissant aux lois physiques plus qu’aux règles qui déterminent en temps ordinaire l’évolution de la société. Ou plutôt, ces règles revêlent, dans les révolutions, un caractère beaucoup plus physique et la force matérielle de la nécessité se manifeste avec plus de violence. Et si l’on se pose en représentant d’un parti, l’on est entraîné dans ce tourbillon de l’ irrésistible nécessité naturelle. Ce n’est qu’en restant indépendant, en se montrant au fond plus révolutionnaire que les autres, que l’on peut, du moins pour quelque temps, sauvegarder son autonomie vis-à-vis de ce tourbillon, où l’on finit cependant par être entraîné.”” (pag 47-48, F. Engels a K. Marx 13 febbraio 1851)”,”MAED-298″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Correspondance. Tome 3. L’exil à Londres jusqu’à la dissolution de la Ligue communiste, 1850-1853. (fin)”,”””””Les choses marchent merveilleusement.”” En France, il y aura un krach formidable le jour où toute la spéculation financière s’effondrera.”” (Marx ad Engels, 28 agosto 1853, pag 243) “”Tu penses bien, mon cher ami, quel coup de foudre pour l’ archange Mazzini. Le géneral Vetter, nommé déjà commandant supérieur des forces Mazzini-Kossuthiennes, leur a déclaré que, le choses étant ainsi, il ne saurait mieux faire que de passer avec sa maîtresse en Amérique. Au bout du compte, le malheureux Mazzini est convenu avec Kossuth de vouloir bien laisser aux Francais l’initiative insurrectionelle””. (pag 101, Marx a Engels, 30 agosto 1852) pag 184 Australia influenza ritardo crisi”,”MAED-299″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Correspondance. Tome 4. La Guerre de Crimée.”,”””Un livre qui m’intéresse beaucoup, c’est: Thierry: ‘Histoire de la formation et du progrès du tiers-état’, 1853. Ce qu’il y a de curieux, c’est que ce père de la lutte des classes dans l’ historiographie francaise s’emporte, dans sa préface, contre les “”modernes”” qui voient actuellement un antagonisme entre al bourgeoisie et le prolétariat et veulent découvrir des traces de cette antinomie dans l’ histoire même du tiers-état jusqu’en 1789. Il se donne beaucoup de mal pour démontrer que le tiers-état englobait tous les états autres que la noblesse et le clergé, et que la bourgeoisie joue son rôle comme représentant de tout ces autres éléments.”” (pag 55-56, Lettera Marx ad Engels, 27 Luglio 1854) “”J’étudie en ce moment, surtout pour la question “”Navires contre forteresses””, le livre de James: ‘Naval history of England, 1792-1820′. Il en ressort que les Anglais eurent beaucoup de peine à s’assurer la supériorité navale sur les Francais et particulièrement sur les Espagnols. A forces égales, les Francais et les Espagnols, dans le premières années de guerre, sont presque chaque fois à la hauteur des Anglais, qui se voient enlever une masse de bateaux. Je n’en suis encore qu’en 1796; mais je m’apercois déjà que c’est sous Napoléon, et probablement pas sans la faute de celui-ci, que la flotte francaise est tombée le plus bas.”” (pag 212, Lettera di Engesl a Marx, 17 novembre 1856) pag 277 280 L’ Italia e gli italiani”,”MAED-300″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Correspondance. Tome 5. La “”New York Tribune””. La crise économique de 1857.”,”In articolo Review: [untitled] Margaret Lavinia Anderson Reviewed work(s): Little Germany: Exile and Asylum in Victorian England by Rosemary Ashton The Journal of Modern History, Vol. 61, No. 1 (Mar., 1989), pp. 157-158 (review consists of 2 pages) Published by: The University of Chicago Press Note: This article is a review of another work, such as a book, film, musical composition, etc. The original work is not included in the purchase of this review. Si parla dell’ amico di Marx Engels il filologo PIEPER detto TUPMAN. Marx analizza gli effetti in Francia della crisi del 1857. “”(…) je viens de relire toutes mes notes sur l’ industrie et le commerce francais et les crises et j’ai abouti à quelques résultats que je vais t’exposer succintement: 1. Les crises anglaises, américaines, ou du Nord n’ont jamais directement provoqué en France de “”crise francaise””, mais de simples répercussions passives, malaise chronique, limitation de la production, arrêt des affaires et insécurité générale. La cause: la France a le balance commerciale pour elle contre les Etats-Unis, les villes hanséatiques, l’ Angleterre, le Danemark; elle l’a contre elle en Suède et en Norvège, mais ceci est largement compensé par Hambourg. Par conséquent, ces crises ne peuvent jamais produire en France de découlement de lingots, donc pas de véritable panique financière. (…)””. 2. Ceci admis, la première phase de la crise a influé déja sur le commerce et l’ industrie de la France bien plus que dans toutes les situations analogues. 3. Le premier effet de la crise en France a été, conformément à la nature de ces crapauds (de Francais) de limiter méticuleusement les dépenses et les affaires. Résultat: l’ argent s’accumule à la Banque de France en même temps qu’il a une diminuition formidable de la circulation dans les opératiosn d’escompte de la Banque. (…)””. (pag 148-149-150, Lettera del 28 dicembre 1857 di Marx a Engels) pag 277-280 L’Italia e gli italiani”,”MAED-301″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Correspondance. Tome 6. La guerre d’ Italie.”,”””Darwin, que je suis justement en train de lire, est d’ailleurs étatant. La téléologie, dans un sens, n’avait pas encore été réduite à néant; c’est fait maintenant. En outre, jamais il n’a été fait de tentative aussi considérable pour prouver l’ existence d’une évolution historique dans la nature, et surtout pas avec autant de bonheur. Il va de soi qu’il faut accepter par-dessus le marché la lourde méthode anglaise.”” (pag 117, lettera di F. Engels a Marx fine novembre 1859) “”J’ai encore reçu de Lassalle une assez longue lettre ainsi qu’un article imprimé (sur le testament politique de Fichte) pour l’almanach politique que Walesrode va publier. Il ressort de cette lettre que Lassalle a lu ta brochure, et que celle-ci a donc paru à Berlin. L’ éditeur ne l’ annoncera probablement qu’à Pâques. La lettre de Lassalle est absolutament comique. Il a de nouveau fait une maladie. Il écrit une fois encore un “”grand ouvrage””. En outre de ce grand ouvrage, il a dans son esprit, nettement délimités, trois autres grands ouvrages, dont l’ Economie politique, et il s’adonne encore, avec l’ intention d’en tirer quelque chose, à six ou sept sciences dont il ne me donne pas le nom.”” (pag 160, Lettera di Marx a Engels, del 16 aprile 1860)”,”MAED-302″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Correspondance. Tome 8. Le Slesvig-Holstein (1863-1864). L’ agitation lassallienne (1865).”,”ritratto in apertura di Wilhelm Wolff (1816-1864) “”A propos de Lazare, je pense à la ‘Vie de Jésus’, de Renan. A bien des égards, ce n’est qu’un simple roman plein de rêveries mystico-panthéistes. Mais le livre présente cependant quelques avantages sur ses devanciers allemands; et comme il n’est pas gros, il faut que tu le lises. C’est naturellement le résultat des recherches allemandes.”” (pag 35, Marx a Engels, 20 gennaio 1864) “”Disraéli a fait connaître hier qu’il posera la question préalable. Depuis deux ou trois ans, chaque fois qu’il y a quelque affairs sérieuse (par exemple l’ histoire de l’Afghanistan), c’est lui qui sauve Palmerston de toute complication sérieuse. Le détail ci-après, qui, naturellement, n’est pas encore connu, te montrera jusqu’à quel marasme (je veux dire jusqu’ò quel ânerie) en est arrivé Garibaldi, à moitié tué d’ailleurs par les embrassades de John Bull: Au congrés révolutionnaire secret, tenu à Bruxelles, en september 1863, sous la présidence nominale de Garibaldi, il avait été décidé que Garibaldi se rendrait à Londres, mais incognito, et surprendrait donc la ville. Puis il interviendrait pour la Pologne le plus efficacement possible. Au lieu de cela, le drôle fraternise avec Palmerston! J’aimerais mieux être un pou dans la laine d’une brebis qu’un sot de cet acabit, dit Shakespeare dans Troïle et Cressida””. (pag 39-40, Lettera di Marx ad Engels, 19 aprile 1864) (Preferirei essere un pidocchio nella lana di una pecora che uno sciocco di questa risma, dice Shakespeare in Troilo e Cressida)”,”MAED-303″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Correspondance. Tome 9. La diète de l’ Allemagne du Nord. “”Le Capital””.”,”foto di A. Comte L. Bucher C. Longuet e P. Lafargue, Jenny e Laura Marx. Commonwealth organo dell’ Internazionale Operaia dopo il ‘Worksmans Advocate’ “”Les Prussiens opèrent vraiment d’une facon merveilleuse. Je ne les aurais pas crus si bêtes; mais on ne saurait se les figurer assez bêtes. Tant mieux! L’affaire est en marche, et la révolution ne s’en fera que plus vite, et cette fois il y aura certainement des exécutions, comme tu le dis.”” (F. Engels a K. Marx, 14 dicembre 1866) (pag 125) “”A Berlin, ni le gouvernement, ni le parti national-liberal n’a pu faire passer un seul candidat. Pour se rendre compte de l’inouïe stupidité des progressistes, qui constituent actuellement l’ extrême gauche, prenons par exemple le passage suivant extrait de leur organe le plus radical, ‘Die Zukunft’: “”C’est le ‘snobisme niveleur’ qui infeste toute la nation anglaise et ne supporte aucune activité personelle… C’est le même snobisme qui pousse constamment à la ‘réduction du temps de travail’ et interdit, au nom des Trade-Unions, les ‘heures supplémentaires!'””. Le croirait-on possible! Vraiment, par comparaison avecla presse allemande, la presse parisienne est, même en ce moment, une géante!””. (K. Marx a F. Engels, 4 settembre 1867) (pag 208)”,”MAED-304″
“ENGELS Federico MARX Karl”,”I. Le condizioni dell’ Inghilterra. II. Lineamenti di una critica dell’economia politica (Da’ Deutsche-Französische Jahrbücher) (1844) (contiene: Forza ed economia nella formazione del nuovo impero germanico. Scritto postumo, 1896. La condizione della classe operaia in Inghilterra secondo un’inchiesta diretta e fonti autentiche (1845). La sacra famiglia ossia Critica della Critica critica contro Bruno Bauer e consorti. Adunanze in Elberfeld – La festa delle nazioni in Londra – Un frammento di Fourier sul commercio – La guerra civile svizzera, 1845-47. Il “”Volkstribun”” redatto da Ermanno Kriege in New York – Protezione e libero scambio – Il comunismo del “”Rheinische Beobachter””, 1845-47).”,”I. Le condizioni dell’ Inghilterra. II. Lineamenti di una critica dell’economia politica (Da’ Deutsche-Französische Jahrbücher) (1844) (contiene: Forza ed economia nella formazione del nuovo impero germanico. Scritto postumo, 1896. La condizione della classe operaia in Inghilterra secondo un’inchiesta diretta e fonti autentiche (1845). La sacra famiglia ossia Critica della Critica critica contro Bruno Bauer e consorti. Adunanze in Elberfeld – La festa delle nazioni in Londra – Un frammento di Fourier sul commercio – La guerra civile svizzera, 1845-47. Il “”Volkstribun”” redatto da Ermanno Kriege in New York – Protezione e libero scambio – Il comunismo del “”Rheinische Beobachter””, 1845-47). La schiavitù emancipata. “”Robespierre, Saint-Just ed il loro partito decaddero perché essi confusero l’antica comunità realista-democratica, che si basava sulla reale schiavitù, con lo Stato rappresentativo moderno spiritualista-democratico, che poggia sulla schiavitù emancipata, sulla società borghese. Qual colossale illusione dovere sanzionare e riconoscere nei diritti dell’uomo la moderna società borghese, la società dell’industria, della concorrenza universale, dei privati interessi liberamente diretti al loro scopo, dell’anarchia, dell’individualità spirituale, naturale, da se stessa straniata, e nell’istesso tempo volere annullare le manifestazioni vitali di questa società posponendole ai singoli individui, e volere formare alla maniera antica la testa politica della società! Tragica illusione questa, quando Saint-Just, nel giorno della sua esecuzione, indicò la tabella dei diritti dell’uomo appesa nella sala della Conciergerie, e con orgoglioso sentire di sè esclamò: ‘C’est pourtant moi qui ai fait cela!””. Proprio quella tabella proclamava il diritto d’un uomo, che non può essere l’uomo dello Stato antico, così come i suoi rapporti economici e indistriali non sono quelli antichi. Non è qui il luogo di giustificare storicamente l’illusione dei terroristi.”” (pag 111)”,”MAED-305″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Critiques des programmes socialistes de Gotha (1875) et d’ Erfurt (1891). Lettres de Marx et d’ Engels. Programme du Parti ouvrier francais (1880). Programmes de la social-democratie allemande.”,”Le chiacchiere sullo ‘Stato libero’. “”L’Etat libre, qu’est-ce que c’est? Faire l’Etat libre, ce n’est nullement le but des travailleurs qui se sont dégagés d’un étroit esprit de sujets. Dans l’empire allemand, “”l’Etat”” est presque aussi “”libre”” qu’en Russie. La liberté consiste à transformer l’Etat, organe supérieur de la société, en un organe entiérement subordonné à elle et même de nos jours les formes de l’Etat sont libres ou non libres selon que la “”liberté de l’Etat”” s’y trouve plus ou moins limitée. Le parti ouvrier allemand, – du moins s’il fait sien ce programme – montre que les idées socialistes ne sont pas même chez lui à fleur de peau; lui, au lieu de traiter la société presente (et cela vaut pour toute société future) comme le ‘fondement’ de l’Etat présent (ou futur pour la société future), il traite au contraire l’Etat comme une réalité indépendante, possédant ses propres ‘fondements intellectuels, moraux et libres'””. (pag 33)”,”MAED-307″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Sulla guerra di popolo.”,”””Gli elementi che componevano questa armata (francese, ndr) erano molto eterogenei: vecchi soldati richiamati, reclute inesperte, volontari insofferenti di ogni disciplina; dai solidi battaglioni, come gli zuavi del papa, alle bande che di battaglione hanno soltanto il nome. Sebbene fosse stata introdotta una certa disciplina l’esercito nel suo insieme, portava il segno della grande fretta con la quale era stato costituito. “”Se a quest’armata fossero state concesse ancora 4 settimane per ultimare la sua preparazione, essa sarebbe divenuta un avversario formidabile””, dicevano gli ufficiali tedeschi che avevano avuto a che fare con lei sul campo di battaglia. Defalcate tutte le reclute inesperte che erano soltanto un ostacolo, possiamo stabilire che i cinque corpi d’armata di d’Aurelle, (omettendo il 19°) contavano circa 120-130 mila uomini degni di essere chiamati combattenti. Le truppe concentrate presso Le Mans potevano dare altri 40 mila uomini all’incirca. Contro queste forze combatteva l’armata del principe Federico Carlo, incluse le truppe comandate dal granduca di Mecklemburg. Come sappiamo adesso dal capitano Hozier, probabilmente tutte queste forze contavano, complessivamente, meno di 90 mila uomini. Ma questi 90 mila uomini, per la loro esperienza militare, organizzazione, e per provata capacità di direzione dei loro comandanti, potevano tenere impegnate un numero doppio di truppe della qualità di quelle che erano loro opposte. Cosicché le possibilità erano quasi eguali e ciò era a grande onore del popolo francese, il quale in tre mesi, aveva creato da nulla questo nuovo esercito.”” (pag 31) Marx Engels: insurrezione come arte. (pag 61)”,”MAED-308″
“ENGELS Federico”,”L’ evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza.”,”””L’ energia proveniente dall’ anarchia sociale della produzione, trasforma la maggioranza degli uomini in enormi masse proletarie, le quali, una volta per sempre, dovranno porre fine all’anarchia della produzione”” (pag 35) “”L’ enorme forza espansiva della grande industria, rispetto alla quale la forza dei gas è una bagatella, ci appare ora come “”bisogno”” qualitativo e quantitativo, che si ride di ogni reazione in senso opposto. La reazione è data dal consumo, dallo smercio, dai mercati aperti ai prodotti della grande industria. Ma la capacità espansiva di questi ultimi, sia in estensione che in intensità, è dominata anzitutto da leggi affatto diverse e di molto minore portata. L’ espansione dei mercati non può correre a pari con la moltiplicazione dei prodotti. Il conflitto è inevitabile, e poiché esso non può avere nessuna soluzione fino a che non perviene ad infrangere la forma capitalistica della produzione, esso si ripete periodicamente, imponendo alla forma capitalistica della produzione un nuovo “”circolo vizioso””. Sin dal 1825, infatti, dal primo scoppiare di una crisi generale, tutto il mondo industriale e commerciale, la produzione e il commercio di tutti i popoli civili e delle loro colonie più o meno barbariche, si sfascia una volta circa ogni dieci anni””. (pag 36-37) “”I grandi produttori indigeni di qualcuno di questi rami di produzione si riuniscono in “”trusts””, allo scopo di regolarne la produzione; essi determinano il totale da produrre, lo ripartiscono fra loro, e fissano in anticipo i prezzi di vendita. Ma, poiché tali “”trusts””, al primo rumore di crisi, minacciano di sfasciarsi, essi vengono, anche per questo, sospinti verso una forma di socializzazione ancor più accentrata, a tramutare cioè ogni ramo dell’industria in una grande società per azioni, cui la concorrenza locale agevola il monopolio del mercato. (…) Nei “”trusts”” la libera concorrenza si tramuta in monopolio, la produzione selvaggia del capitalismo cede il campo alla produzione regolata della società socialista, che si avanza. Certo ciò avviene sempre in vista dell’utile dei capitalisti; ma questa volta con uno sfruttamento palese, che si condanna irremissibilmente da sè stesso. E così, sotto questa o quell’altra forma, con o senza “”trusts””, certo si è che tocca allo Stato, rappresentante ufficiale della società capitalista, l’assumere nelle proprie mani la direzione della produzione (1)””. (pag 39) “”(1) Ho detto : “”tocca””. Poichè, anche nel caso che i mezzi di produzione o di scambio siano realmente amministrati da società per azioni, e quindi la nazionalizzazione della economia sia divenuta ineluttabile e debba anche essere compiuta dallo Stato attuale, essa rappresenta un vero progresso economico, un nuovo passo avanti (…)”,”MAED-309″
“ENGELS Federico MARX Carlo”,”Il manifesto dei comunisti.”,”””Il Manifesto rende piena giustizia all’ azione rivoluzionaria che il capitalismo ebbe nel passato. La prima nazione capitalista è stata l’ Italia. Il chiudersi del medioevo feudale, l’ aprirsi dell’ èra capitalista moderna sono contrassegnati da una figura colossale: è un italiano, Dante, al tempo stesso l’ ultimo poeta del medioevo e il primo poeta moderno. Oggidì, come nel 1300, una nuova èra storica si affaccia. L’ Italia ci darà essa il nuovo Dante, che segni l’ ora della nascita di questa nuova èra proletaria?”” (F. Engels, Londra, 1° febbraio 1893) “”Come la borghesia supera la crisi? Un po’ distruggendo forzatamente molte energie produttive, un po’ conquistando nuovi mercati e sfruttando più radicalmente gli antichi. Che ne segue? Che essa prepara crisi più violente e generali, diminuendo i mezzi di rimediarvi. Le armi con cui la borghesia abbatté il feudalesimo ora son volte appunto contro di essa. Ma la borghesia non soltanto fabbricò le armi che la uccidono; ha creato anche gli uomini che le porteranno: i moderni operai, i proletari.”” (pag 28) “”(…) più il lavoro si fa ripugnante, più ribassano le mercedi”” (pag 29) Due ritagli di giornale in allegato”,”MAED-310″
“ENGELS Friedrich”,”Notes sur la guerre franco-allemande de 1870-1871.”,”60 Articoli apparsi sulla “”Pall Mall Gazette’ 1870-1871. Originale inglese Wiener Volksbuchnahdlung, 1923, Austria, Vienna (ed. orig) “”Les vingt-sept départments de France actuellement occupés par les Prussiens couvrent une superficie de 15.800.000 hectares, avec une population (y compris les forteresses qui ne se sont pas encore rendues) d’un peu moins de 12.5 millions de personnes. L’étendue de la France tout entière est de 54.240.000 hectares, et sa population de 37.382.000 personnes. Il apparaît donc que, en chiffres ronds, trente-huit millions et demi d’hectares et vingt-cinq millions de personnes – deux bons tiers des habitants et bien plus de deux tiers du territoire – doivent encore être conquis. Il est vrai que Paris et Metz, sont tombés; il est vrai que l’intérieur du pays non conquis ne comprend pas d’autre camp retranché – à l’exception de Lyon – capable de jouer le même rôle qu’ont joué ces deux forteresses; il est vrai qu’un peu moins de 700.000 Francais (sans compter la Garde nationale de Paris) sont prisonniers de guerre ou internés en Suisse. Mais il y a d’autres circonstances qui pourraient (…) (pag 263, F.E., 8 février 1871, The Pall Mall Gazette)”,”ELCx-113″
“ENGELS Federico, a cura di Carlo BERTANI”,”Il tramonto dello Stato borghese. (Pagine dell’ “”Antidühring””).”,”””La disoccupazione deriva anche dalla suddivisione del lavoro portata agli estremi: essa riduce al minimo la mano d’opera e la sfrutta al massimo. Ma mentre è diviso il lavoro, è diviso anche l’uomo. Tutte le rimanenti attitudini fisiche e intellettuali sono sacrificate al perfezionamento della singola attività. Questo deperimento dell’ uomo cresce nella stessa misura della divisione del lavoro, che raggiunge nella manifattura il suo massimo sviluppo.”” (pag 19, ENGELS Federico, Il tramonto dello Stato borghese. (Pagine dell’ “”Antidühring””)) “”Quando le crisi rivelarono l’incapacità della borghesia per un ulteriore impiego delle moderne forze produttive, la trasformazione dei grandi istituti di produzione e di commercio in società per azioni ‘mostrò anche l’inutilità della borghesia per quello scopo’. Tutte le funzioni sociali del capitalista sono ora disimpegnate da impiegati stipendiati. ‘Il capitalista non ha più alcuna attività sociale, eccettuate quelle di intascare le rendite, di tagliare i coupons e giocare alla Borsa, dove i vari capitalisti si tolgono l’un l’altro i proprii capitali. Per la produzione effettiva, i capitalisti sono superflui.’ Se non che, nè la trasformazione in società per azioni nè quella in proprietà dello Stato, sopprime l’appropriazione capitalistica delle forze produttive. Nelle società per azioni questo si tocca con mano. ‘E lo Stato moderno è la organizzazione che ha dato a sè stessa la società borghese, per mantenere le condizioni generali del sistema di produzione capitalistica, contro l’attacco dei lavoratori sfruttati'””. (pag 23) ‘ ‘ in corsivo nel testo”,”MAED-311″
“ENGELS Federico, a cura di E. BERNSTEIN”,”I fondamenti del comunismo.”,”Volumetto uscito in concomitanza alla terza edizione italiana del Manifesto del partito comunista (1902) “”Lo schiavo è venduto una volta per sempre. Il proletario deve vendere ogni ora, ogni giorno se stesso. Il singolo schiavo, proprietà di un signore, ha l’esistenza assicurata nell’interesse dello stesso signore, per quanto misera l’esistenza sua possa essere. Il singolo proletario, che è per così dire proprietà di tutta la classe borghese, e che non può vendere il suo lavoro che quando gli viene comprato, quando qualcuno ne ha bisogno, non ha una esistenza sicura. Tale esistenza è assicurata solo a l’intera classe lavoratrice. Mentre lo schiavo si trova al difuori della concorrenza, il proletariato ne subisce tutte le oscillazioni””. (pag 14) “”Il proletario si emancipa sopprimendo la concorrenza, la proprietà privata e tutte le differenze di classe””. (pag 15)”,”MAED-312″
“ENGELS Friedrich MESA José IGLESIAS Pablo LAFARGUE Paul e altri; a cura di Santiago CASTILLO”,”Construyendo el futuro. Correspondencia política (1870-1895).”,”CASTILLO è professore titolare di relazioni industriali e movimento operaio presso la facoltà di scienze politiche e sociologia dell’ Universidad Complutense de Madrid. Ha al suo attivo molte pubblicazioni tra cui: ‘Vom Kommunistischen Manifest zum Kapital: Die verbreitung des Marxismus in Spanien, 1872-1902′ (1994). Ha curato gli scritti di Pablo Iglesias. E’ presidente dell’ Associación de Historia Social de España. Lettera di Paul Lafargue a Friedrich Engels (Madrid, 20-25 marzo del 1872) “”El Consejo federal nos ha encargado a Lorenzo y a mí hacer un informe sobre todas las cuestiones puestas a estudio, ese informe será leido en el Congreso, si tiene lugar, y come siempre éste decidirá el voto; el informe que haremos Lorenzo y yo recibirá la aprobación del Consejo federal, por consiguiente somos nosotros los que vamos a decidir la cuestión. Como esa responsabilidad me asusta, le ruego a usted y a Marx que redacten ustedes mismos los estatutos que deben regular los poderes del Consejo general. Ese trabajo debe ser hecho lo antes posible y ser enviado immediatamente, porque desde ya al Congreso de Zaragoza no quedan más que 15 días. – Espero impaciente su respuesta. – No hace falta redactarlo todo, dígame sobre todo cuáles son los puntos principales que quiere ver figurar en los estatutos. Le ruego no comente una palabra de esto a nadie en absoluto, pues si los bakuninistas lo supiesen, qué follón. (…)””. P. Lafargue.”” (pag 113; Lettera di Paul Lafargue a Friedrich Engels (Madrid, 20-25 marzo del 1872)”,”MAED-313″
“ENGELS Frederick”,”The Condition of the Working Class in England. From Personal Observation and Authentic Sources.”,”1° edizione pubblicata a Leipzig nel 1845, 2° ediz tedesca Stuttgart 1892. 1° prima traduzione inglese New York 1887 e Londra 1892. “”The funds of the Union are soon exhausted by the great numbers requiring relief, the credit which the shopkeepers give at high interest is withdrawn after a time, and want compels the workingman to place himself once more under the yoke of the bourgeoisie. But strikes end disastrously for the workers mostly, because the manufacturers, in their own interest (which has, be it said, become their interest only through the resistance of the workers), are obliged to avoid all useless reductions, while the workers feel in every reduction imposed by the state of trade a deterioration of their condition, against which they must defend themselves as far as in them lies. It will be asked, “”Why, then, do the workers strike in such cases, when the uselessness of such measures is so evident?”” Simply because they must protest against every reduction, even if dictated by necessity; because they feel bound to proclaim that they, as human beings, shall not be made to bow to social circumstances, but social conditions ought to yield to them as human beings; because silence on their part would be a recognition of these social conditions, an admission of the right of the bourgeoisie to exploit the workers in good times and let them starve in bad ones.”” (pag 244-245)”,”MAED-314″
“ENGELS Frédéric”,”Socialisme utopique et socialisme scientifique.”,”Dal regno della necessità a quello della libertà. “”La forme dans laquelle les hommes s’organisent en société – forme jusqu’ici pour ainsi dire octroyée par la nature et l’histoire – sera alors l’oeuvre de leur libre initiative. Les forces objectives qui, jusqu’ici, ont dirigé l’histoire, dès ce moment passeront sous le contrôle des hommes. Ce n’est qu’à partire de ce moment que les hommes feront eux-mêmes leur histoire, en êtres pleinement conscients de ce qu’ils vont faire, sachant que les causes sociales qu’ils mettront en mouvement produiront, dans une mesure toujours croissante, les effets voulus. L’humanité sortira enfin du règne de la fatalité pour entrer dans celui de la liberté.”” (pag 54) “”A la place de la philosophie qui embrassait toutes les sciences, il ne reste plus qu’une science: la science de la pensée et de ses lois: la logique et la dialectique. Toutes les autres se résolvent dans la science positive de la nature et de l’histoire.”” (pag 36)”,”MAED-315″
“ENGELS Frederick”,”Socialism Utopian and Scientific.”,”Edward AVELING D.Sc., Fellow of University College, London “”The capitalistic mode of production moves in these two forms of the antagonism immanent to it from its very origin. It is never able to get out of that “”vicious circle””, which Fourier had already discovered. What Fourier could not, indeed, see in his time is, that this circle is gradually narrowing; that the movement becomes more and more a spiral, and must come to an end, like the movement of the planets, by collision with the center. It is the compelling force of anarchy in the production of society at large that more and more completely turns the great majority of men into proletarians; and it is the masses of the proletariat again who will finally put end to anarchy in production. It is the compelling force of anarchy in social production that turns the limitless perfectibility of machinery under modern industry into a compulsory law by which every individual industrial capitalism must perfect his machinery more and more, under penalty of ruin””. (pag 110-111)”,”MAED-316″
“ENGELS F. MARX C. LENIN V.I.”,”Marxismo y terrorismo.”,”””Aquí también , vuelve a patentizarse, pues, con claridad meridiana, que no es, ni mucho menos, “”en el poder politico immediato y no un poder económico indirecto”” donde ha de buscarse “”lo primario””. Por el contrario. Dónde reside precisamente “”lo primario”” de la propia violencia. Reside en el poder económico, en la posibilidad de disponer de los recursos de poder de la gran industria. La violencía politica en el mar, que descansa sobre los modernos buques de guerra, lejos de ser una “”violencia immediata””, lo es pura y exclusivamente por ‘mediación’ del poder económico, gracias al alto desarrollo de la metalurgia, a la existencia de hábiles técnicos y a las abundantes minas de carbón”” (Engels, ndr)””. (pag 31-32)”,”MAED-317″
“ENGELS Friedrich LENIN V.I. MARX Karl”,”Marx Engels Lenin. On Historical Materialism. A Collection.”,”Engels a Otto von Boenigk (pag 292) “”Men make their history themselves, but not as yet with a collective will according to a collective plan or even in a definite, delimited given society. Their aspirations clash, and for that very reason all such societies are governed by ‘necessity’, the complement and form of appearance of which is ‘accident’. The necessity which here asserts itself athwart all accident is again ultimately economic necessity. This is where the so-called great men come in for treatment. That such and such a man and precisely that man arises at a particular time in a particular country is, of course, pure chance. But cut him out and there will be a demand for a substitute, and this substitute will be found, good or bad, but in the long run he will be found. That Napoleon, just that particular Corsican, should have been the military dictator whom the French Republic, exhausted by its own warfare, had rendered necessary, was chance; but that, if a Napoleon had been lacking, another would have filled the place, is proved by the fact that the man was always found as soon as he became necessary: Caesar, Augustus, Cromwell, etc. While Marx discovered the materialist conception of history, Thierry, Mignet, Guizot and all the English historians up to 1850 are evidence that it was being striven for, and the discovery of the same conception by Morgan proves that the times was ripe for it and that it simply ‘had’ to be discovered.”” (lettera di Engels a W. Borgius,) Engels to W. Borgius, January 25, 1894 (pag 20)”,”MAED-319″
“ENGELS Friedrich MARX Karl , testi riuniti e annotati da Denis AUTHIER”,”Textes sur l’ organisation. Quelques mots sur l’ histoire de la ligue des communistes (1885); “”La revolution en permanence!””, adresse au Conseil Central de la Ligue (1850); Les pretendues scissions dans l’Internationale (1872) et divers textes.”,”Altri testi: -Statuti dell’AIT -Estratti della corrispondenza con SORGE -Pagine inedite di MARX-ENGELS: l’indifferentismo in materia politica, l’autorità, cretinismo parlamentare e opportunismo Marx et Engels. Les prétendues scissions dans l’Internationale. Circulaire privée du Conseil Général de l’Association Internationale des Travailleurs. (pag 48-49) “”Aprés la chute de la Commune de Paris, le premier acte du Conseil Général fut de publier son Manifeste sur “”la Guerre civile en France””, dans lequel il se rendit solidaire de tous les actes de la Commune, qui, justement à ce moment servaient à la bourgeoisie, à la presse, et aux gouvernements de l’Europe à accabler sous les calomnies les plus infâmes les vaincus de Paris. Une partie de la classe ouvrière même n’avait pas encore compris que son drapeau venait de succomber. Le Conseil en acquit une preuve, entre autres, par les démissions de deux de ses membres, les citoyens Odger et Lucraft, répudiant toute solidarité avec ce Manifeste. On peut dire que de sa publication dans tous les pays civilisés, date l’unité de vues de la classe ouvrière sur les événements de Paris. D’un autre côté, l’Internationale trouva un moyen de propagande des plus puissants dans la presse bourgeoise et surtout la grande presse anglaise, forcée par ce Manifeste de s’engager dans une polémique soutenue par les répliques du Conseil Général””. (pag 49) “”Dans l’Assemblée générale des sections genevoises, du 2 décembre 1871, qui faisait mauvais accueil aux citoyens Malon et Lefrançais, ces derniers rendus par les seize de Sonvillier et renfermant un blâme contre le Conseil général, ainsi que le désaveu de la Conférence. – La Conférence avait décidé que “”les résolutions de la Conférence qui ne sont pas destinées à la publicité ‘seront’ communiquées aux ‘Conseil fédéraux des divers pays’ par les secrétaires correspondants du ‘Conseil général””. Cette résolution entièrement conforme aux statuts et règlements généraux, fut falsifiée par B. Malon et ses amis de la maniére suivante (…)””. (pag 74-75)”,”MAED-320″
“ENGELS Federico”,”Origen de la familia de la propiedad privada y del estado.”,”Una forma di lavoratori agricoli né schiavi né liberi, che anticipavano i servi della gleba del medioevo. “”La explotación de los ‘latifundia’, basada en el trabajo de los esclavos, ya no producía beneficios; pero en aquella época era la única forma posible de la agricultura en grande escala. El cultivo en pequeño había llegado a ser la única forma remuneradora. Unas tras otras fueron dividas las granjas en parcelas pequeñas y entregadas a arrendatarios hereditarios que pagaban cierta cantidad en dinero, o a ‘partiarii (aparceros)’, más administradores que arrendatarios, quienes recibían por su trabajo la sexta o nada más que la novena parte del producto anual. Pero de preferencia se entregaban esas pequeñas a colonos que pagaban en cambio un interés anual fijo; estos colonos estaban ligados al suelo y podían ser vendidos con sus parcelas; no eran esclavos, hablando propiamente, pero tampoco eran libres; no podían casarse con mujeres libres, y sus uniones entre sí no se consideraban como matrimonios válidos del todo, sino como un simple concubinato (‘contubernium’), por eo estilo de los de los esclavos Fueron los precursores de los siervos de la Edad Media.”” (pag 194-195) L’origine della schiavitù. Gli schiavi. Il lavoro schiavistico. “”Es difícil decir si el patriarca Abraham era considerado por el autor de lo que se llama el primer libro de Moisés, come propietario de su rebaños, en virtud de un derecho particular (como jefe de una comunidad familiar), o en virtud de su carácter de jefe hereditario de una ‘gens’. Lo cierto es que no debemos imaginárnoslo como propietario; en el sendido moderno de la palabra. Además, es lo cierto que en los umbrales de la historia auténtica encontramos ya en todas partes los rebaños como propietad particular de los jefes de familia, con el mismo título que los productios del arte de la barbarie, los enseres de metal, los objetos de lujo y, finalmente, el ganado humano: los esclavos. Porque desde ese momento queda también inventada la esclavitud. El esclavo no ténia valor ninguno para los bárbaros del estadio inferior. Por eso los indios americanos de aquella época obraban con sus enemigos vencidos de una manera muy diferente de come se hizo en el estadio superior. Los hombres eran muertos o los adoptaban come hermanos la tribu vencedora; casaban a las mujeras o las adoptaban, al mismo tiempo que a sus hijos supervivientes. En ese estadio, la fuerza “”trabajo humano”” no produce aún excedente apreciable sobre sus gastos de coste””. (pag 66-67)”,”MAED-321″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, selezione e cura di Fritz J. RADDATZ”,”The Marx-Engels Correspondence. The Personal Letters, 1844-1877.”,”””Dear Fred, (…) Liebknecht has a talent for rallying around him the ‘stupidest people’ in Germany. For instance, the author of ‘Democratic Objectives and German Workers’. One can only read the stuff if one hears it in one’s mind in south German dialect. The oaf requests the workers to get Bismarck off his back and then promises them to satisfy ‘full liberality’ and ‘other’ socialist demands! Horror!”” (…) Yours, K.M. London 14 March 1869″””,”MAED-332″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”The Communist Manifesto. Authorized English Translation, Edited and Annotated by Frederick Engels.”,”””Two things result from this fact: I. Communism is already acknowledged by all European powers to be itself a power. II. It is high time that Communists should openly, in the face of whole world, publish their views, their aims, their tendencies, and meet this nursery tale of the specter of Communism with a manifesto of the party itself.”” (pag 18) “”But you Communists would introduce community of women, screams the whole bourgeoisie in chorus. The bourgeois sees in his wife a mere instrument of production. He hears that the instruments of production are to be exploited in common, and, naturally, can come to no other conclusion than that the lot of being common to all will likewise fall to the women. He has not even a suspicion that the real point aimed at is to do away with the status of women as mere instruments of production. For the rest, nothing is more ridiculous than the virtuous indignation of our bourgeois at the community of women which, they pretend, is to be openly and officially established by the Communists. The Communists have no need to introduce community of women; it has existed almost from time immemorial.”” (pag 27)”,”MAED-322″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Antonino BARBAGALLO”,”Manifesto del Partito Comunista.”,”‘Il comunismo è ormai riconosciuto come potenza da tutte le potenze europee’ pag 11 pag 17 pag 19 pag 21 “”società borghese: in essa chi lavora non guadagna e chi guadagna non lavora”” (pag 21) “”I sistemi socialisti e comunisti propriamente detti, i sistemi di Saint-Simon, di Fourier, di Owen, ecc., appaiono nella prima fase embrionale della lotta fra proletariato e borghesia che abbiamo sopra illustrato (vedi “”Borghesi e proletari””). Gli inventori di questi sistemi ravvisano sì l’antagonismo fra le classi e l’azione degli elementi disgreganti nella stessa società dominante, ma non scorgono dalla parte del proletariato nessuna funzione storica autonoma, nessun movimento politico che gli sia proprio. Poiché l’antagonismo tra le classi si sviluppa di pari passo con lo sviluppo dell’industria, essi non trovano neppure le condizioni materiali per l’emancipazione del proletariato e, per crearle, vanno in cerca di una scienza sociale, di leggi sociali. Al posto dell’azione sociale deve subentrare la loro azione inventiva personale; al posto delle condizioni storiche dell’emancipazione, condizioni fantastiche; al posto del graduale organizzarsi del proletariato in classe, un’organizzazione della società escogitata di sana pianta. La storia universale dell’avvenire si risolve, per costoro, nella propaganda e nell’esecuzione pratica dei loro piani sociali. E’ vero che essi sono coscienti di patrocinare nei loro progetti principalmente gli interessi della classe operaia, come classe che più soffre; ma il proletariato esiste per loro soltanto sotto l’aspetto di classe che soffre di più.”” (pag 33)”,”MAED-323″
“ENGELS Frederick”,”Principes du communisme.”,”Il libro dovrebbe essere degli anni 1930. pag 5 inizio prefazione e pag 9 13° questione: Quali sono le conseguenze delle crisi commerciali che si riproducono a intervalli regolari? (pag 20) 19° questione: Questa rivoluzione si farà in un solo paese? (pag 25) 24° questione: Come si differenziano i comunisti dai socialisti? (pag 30) “”En terminant, nous devons quelques précisions à nos lecteurs. Le texte ci-dessous, tel qu’il a été retrouvé par Bernstein dans les papiers d’Engels, contenait trois lacunes. Au-dessous de la neuvième, de la vingt-deuxième et da la vingt-troisième questions, Engels avait simplement écrit le mot “”Maintenu””. Dans la préface de l’édition qu’il fit en 1913, Bernstein croit pouvoir en donner l’explication suivante: le texte ci-dessous ne serait que la copie d’un texte primitif, rédigé par Engels pour le groupe de Paris de la ‘Ligue des Communistes’, et adopté par ce dernier, ainsi qu’en fait foi la correspondance d’Engels. Ce texte primitif, ainsi qu’il ressort de la lettre d’Engels à Marx, du 24 novembre 1847, à laquelle nous avons fait allusion plus haut, avait été rédigé à la hâte. Il est probable qu’à la demande du groupe de Paris, Engels y apporta quelques modifications, ce qui en nécessita une seconde rédaction. Les réponses aux questions 9, 22 et 23 n’ayant pas été modifiées, Engels se contenta d’écrire le mot “”Maintenu””. Ce qui corrobore cette hypothèse, c’est que l’écriture du texte retrouvé par Bernstein et publié par lui n’indique en rien une rédaction faite à la hâte. Il semble donc qu’il y eut un premier texte, qui a été malheuresement perdu. Les réponses aux questions 9, 22 et 23 ne sont donc pas, dans le texte que nous publions ci-dessous, de la plume d’Engels. La première a été rédigée par Bernstein lui-même, qui se rapporta dans ce but aux idées exprimées sur le sujet en question par Engels et Marx dans leurs différents écrits. Quant aux réponses aux questions 22 et 23, elles ont été tirées par Bernstein du ‘Manifeste communiste. (…)””. (Marcel Ollivier) (pag 8-9)”,”MAED-324″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”L’ ideologia tedesca. Critica della più recente filosofia tedesca nei suoi rappresentanti Feuerbach, B. Bauer e Stirner, e del socialismo tedesco nei suoi vari profeti.”,”””Così Sancio, l’assalitor del mondo, si riduce alle proporzioni di scribacchino di un ufficio passaporti. A p. 184 del Commentario egli spiega con molta unzione e grande godimento di se stesso che lui non si sazia quando l’imperatore del Giappone mangia perché i suoi intestini e quelli dell’imperatore del Giappone sono “”intestini unici””, “”incomparabili””, ‘id est’ non sono ‘gli stessi’. Se Sancio immagina di aver abolito con ciò i rapporti sociali sinora esistenti, o anche soltanto le leggi naturali, questa ingenuità è troppo grande e deriva soltanto dal fatto che i filosofi non hanno rappresentato i rapporti sociali ome rapporti reciproci di questi individui identici a se stessi e le leggi naturali come relazioni reciproche di questi determinati corpi. E’ famosa l’espressione classica che Leibniz ha dato a questo vecchio principio (che figura in prima pagina in tutti i manuali di fisica come dottrina dell’impenetrabilità dei corpi): “”Opus tamen est ut quaelibet monas differat ab alia quacunque, neque enim unquam dantur in natura duo entia, quorum unum conveniat cum altero””. (Principia Philos. seu Theses ecc.). L’unicità di Sancio qui è caduta al livello di una qualità che egli ha in comune con qualsiasi pidocchio e con qualsiasi granello di sabbia. La più grande smentita con cui potesse finire la filosofia era di considerare come una delle più grandi scoperte il giudizio, alla portata di qualsiasi villano e di qualsiasi sergente di polizia, secondo cui Sancio non è Bruno, e di considerare come una vera meraviglia il fatto di questa differenza. Così, l'””evviva critico”” del nostro “”virtuoso nel pensiero”” si è trasformato in un Miserere acritico.”” (pag 446)”,”MAED-325″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Kenneth LAPIDES”,”Marx and Engels on the Trade Unions.”,”Kenneth LAPIDES ha scritto altre cose sul tema del movimento operaio e la stampa marxista. Ha ricevuto il B.A. per Brandeis University e dal 1969 è stato attivo nel movimento sindacale come delegato (shop steward) in Communications Workers of America. Ha scritto pure ‘The Political Economy of Labor: Marx’s Theory of Work’, ‘Wages and Struggle’.”,”MAED-326″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Martin PUCHNER”,”The Communist Manifesto and Other Writings. (Manifesto of the Communist Party, 1848, 1888; Prefaces to the Manifesto of the Communist Party (1872-1893); The Eighteenth Brumaire of Louis Bonaparte (1852); Prefaces to The Eighteenth Brumaire of Louis Bonaparte (1869,1885); Theses on Feuerbach (1845/46, 1888); Comments Questions.”,”ANTE3-60″,”MAED-328″
“ENGELS Friedrich”,”Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca.”,”Giovanni SGRO’ (Caserta, 1976) ha studiato filosofia e sociologia a Napoli, Zurigo, Heidelberg e Berlino. Attualmente è dottorando di ricerca in ‘Scienze filosofiche’ presso l’Università Federico II di Napoli. Si è occupato della ricezione della Filosofia del diritto di Hegel e della formazione filosofica del giovane Marx.”,”MAED-329″
“ENGELS Friedrich, a cura di Giovanni MARI”,”Friedrich Engels. Dialettica e socialismo. Antologia.”,”Engels: Libertà e necessità (pag 72) pag XLIV-“,”MAES-085”
“ENGELS Friedrich”,”Lettere, aprile 1883 – dicembre 1887.”,”Volume pubblicato con il concorso dell’ Istituto di Studi sul Capitalismo, Genova “”In breve, bisogna agire. O un successo in direzione di Costantinopoli o la rivoluzione. Così Giers va da Bismarck per spiegargli la situazione, e Bismarck la comprende molto bene. Egli avrebbe contenuto i russi, da una parte perché ne ha abbastanza della loro insaziabilità, e dall’altra per riguardo verso l’Austria. Ma una rivoluzione in Russia significa la caduta del regime bismarckiano in Germania. Senza questo grande esercito di riserva della reazione il dominio degli junker di campagna in Prussia non durerebbe neppure un giorno. La rivoluzione in Russia cambierebbe di colpo la situazione in Germania; essa metterebbe fine alla fede cieca nell’onnipotenza di Bismarck, fede che riunisce intorno a lui tutte le classi abbienti; essa accelererebbe la maturazione della rivoluzione in Germania. Bismarck, che non si fa nessuna illusione sul fatto che l’esistenza dello zarismo in Russia è la base di tutto il suo sistema, ha capito molto bene; si è recato in tutta fretta a Vienna per dire ai suoi amici austriaci che, di fronte a un pericolo del genere, non è più il momento, né per lui né per loro, di fare molto caso alle questioni di amor proprio; che i russi hanno bisogno di un trionfo apparente e che Germania e Austria devono inchinarsi allo zar nel loro stesso interesse. Se nel frattempo i signori austriaci dovessero insistere a immischiarsi nelle faccende della Bulgaria, lui se ne sarebbe lavato le mani, e loro avrebbero visto a cosa porta ciò; alla fine Kálnoky cede, Alessandro Battenberg viene sacrificato e Bismarck lo annuncerà personalmente a Giers. Segue il rapimento di Battemberg da parte di cospiratori militari, e precisamente in circostanze che devono urtare tutti i conservatori di tendenze monarchiche e soprattutto i principi, avendo anche loro degli eserciti. Ma Bismarck passa oltre, felice di essersela cavata così a buon mercato.”” (pag 403)”,”ELCx-126″
“ENGELS Friedrich”,”La questione delle abitazioni. (Tit. orig.: Zur Wohnungsfrage)”,”””Non mi resta altro da pensare, data questa grossa contraddizione, la quale, come diceva Goethe, “”è misteriosa tanto per i saggi quanto per i pazzi””, che ho a che fare con due Mülberger completamente diversi, di cui uno si lamenta, con ragione, che io gli ‘attribuisca’ ciò che l’altro ha fatto stampare.”” (pag 86) pag VI-VII introduzione (Lenin)”,”MAED-339″
“ENGELS Friedrich”,”Briefe über den historischen Materialismus (1890-1895).”,”””Das Barthsche Buch (1) hat mich sehr enttäuscht. Ich hatte etwas weniger Flaches und Überskniegebrochenes erwartet. Ein Mann, der jeden Philosophen nicht nach dem Bleibenden, Fortschrittlichen seiner Tätigkeit, sondern nach dem notwendig Vergänglichen, Reaktionären, nach dem – ‘System’ beurteilt, hätte besser geschwiegen. Nach ihm ist ja die ganze Geschichte der Philosophie ein bloßer “”Trümmerhaufen”” zusammengebrochner Systeme. Wie hoch steht der alte Hegel über diesem seinem angeblichen Kritiker! (…) “”Wahrhaft erheiternd ist seine Kritik von Marx. Erst macht er sich eine materialistische Geschichttheorie fertig, wie Marx sie nach seiner Ansicht gehabt haben ‘sollte’, und findet dann, daß in den Marxschen Schriften ganz was andres steht. Daraus schießt er aber nicht, daß er, Barth, dem Marx was Verkehrtes untergeschoben hat, nein, im Gegenteil, daß Marx sich widerspreche, seine eigne Theorie nicht anwenden könne!. “”Ja, wenn die Leute doch nur ‘lesen’ könnten!””, pflegte Marx bei derlei Kritiken auszurufen.”” (pag 42-43) Friedrich Engels, An Conrad Schmidt, 1 Juli 1891, in F. Engels, Briefe über den historischen Materialismus (1890-1895), 1979 Paul Barth, Die Geschichtsphilosophie Hegel’s und der Hegelianer bis auf Marx und Hartmann. Ein kritischer Versuch, 1890″,”MAED-342″
“ENGELS Friedrich, a cura e commento di KLIEM Manfred”,”Friedrich Engels. Dokumente seines Lebens, 1820-1895.”,”””Nach des Bildung des Willich-Schapperschen Sonderbundes traten Marx, Engels und ihre engsten Freunde aus dem Londoner Kommunistischen Arbeiterbildungsverein aus, weil dieser unter dem bestimmenden Einfluß Schappers zu einem Anhängsel des Sonderbundes geworden war. Engels verfaßte die Austrittserklärung”” (pag 303) [Kliem Manfred a cura, Friedrich Engels. Dokumente seines Lebens, 1820-1895, 1977]”,”MAES-094″
“ENGELS Federico MARX Karl”,”La sacra famiglia ossia Critica della Critica critica contro Bruno Bauer e consorti.”,” “”Amor Non vive sol murato nel cervello,”” (Dante?) (pag 16) “”Proletariato e ricchezza sono termini opposti. Essi formano come tali un tutto. Essi sono entrambi forme del mondo della proprietà privata. Si tratta della determinata posizione che assumono nell’opposizione. Non basta spiegarli come due lati d’un tutto. La proprietà privata, come proprietà privata, come ricchezza, è costretta a conservare in esistenza se stessa e con ciò il proletariato, cioè la propria antitesi. Essa è il polo positivo della contraddizione, la proprietà privata soddisfatta di se stessa. Il proletariato, invece, come proletariato è costretto ad abolire se stesso, e con ciò la sua antitesi determinante, che lo muta in proletariato, cioè la proprietà privata. Esso è il polo negativo della opposizione, l’agitazione in sé, la proprietà privata dissolta e dissolventesi. La classe possidente e la classe del proletariato esprimono la medesima “”straniazione”” umana. Ma la prima classe si sente in questa straniazione a suo agio e confermata, intende la autoestraniazione come la propria forza, e possiede in essa l’apparenza di un’esistenza umana; la seconda si sente nella estraniazione annullata, scorge in essa la propria impotenza e la realtà di una esistenza inumana. Essa è, per adoperare una espressione di Hegel, nell’abbiezione la rivolta contro l’abbiezione, una rivolta alla quale è necessariamente condotta dalla contraddizione della sua natura umana con la situazione della sua vita, che è la negazione aperta, decisiva e generale di questa natura. Nel seno dunque della contraddizione il proprietario è il partito conservatore, il proletariato il partito distrutture., Da quello promana l’azione della conservazione dell’antitesi; da questo l’azione del suo annullamento”” (pag 29) [K. Marx F. Engels, La sacra famiglia ossia Critica della Critica critica contro Bruno Bauer e consorti, Luigi Mongini editore, 1909]”,”MAED-359″
“ENGELS Friedrich”,”La guerra dei contadini in Germania.”,”Cofanetto, opera n° 17″,”SOCx-183″
“ENGELS Friedrich”,”La questione delle abitazioni.”,”Cofanetto, opera n° 20″,”SOCx-186″
“ENGELS Friedrich”,”Ludovico Feuerbach e il punto d’ approdo della filosofia classica tedesca.”,”Cofanetto, opera n° 28″,”SOCx-194″
“ENGELS Friedrich”,”Violenza ed economia nella formazione del nuovo impero tedesco.”,”Cofanetto, opera n° 34″,”SOCx-200″
“ENGELS Friedrich”,”L’evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza.”,”Cofanetto, opera n° 35 Scritto da ENGELS in tedesco e pubblicato per la prima volta come articolo nel “”Vorwärts””, Lipsia, 1877-1878. La prima edizione in opuscolo (in francese, traduzione di P. LAFARGUE) uscì nel 1880 a Parigi.”,”SOCx-201″
“ENGELS Friedrich”,”Po e Reno.”,”Cofanetto, opera n° 37 edizione originale 1859″,”SOCx-203″
“ENGELS Friedrich”,”Sulle origini del cristianesimo.”,”Cofanetto, opera n° 39″,”SOCx-205″
“ENGELS Friedrich”,”Studi sul Capitale.”,”Cofanetto, opera n° 40 Contiene quattro scritti di ENGELS di illustrazione e commento del Capitale: – L’ articolo Das Kapital, pubblicato sul Demokratisches Wochenblatt di Lipsia (21 28 marzo 1868) – Un estratto della prefazione al II Libro del Capitale riguardante la scoperta del plusvalore – Il Konspekt über “”Das Kapital’ (Riassunto del Capitale) la cui stesura ENGELS iniziò alla fine del 1867 per la rivista liberale di sinistra inglese ‘Fortnightly Review’ e che portò innanzi fino alla metà del ’68, senza però condurla a termine. – Il Nachtrag (Considerazioni supplementari) al III volume del Capitale, scritto nel 1895. Inoltre sono stati poi aggiunti in appendice i primi tre paragrafi del XII capitalo della Vita di Marx del MEHRING. “”un meccanismo di produzione i cui organi sono uomini”” (pag 68) “”Macchina principale della manifattura è l’ operaio complessivo combinato, che possiede una perfezione di gran lunga superiore a quella dell’ antico operaio singolo di tipo artigiano…”” (pag 69) “”Delle associazioni più ristrette furono ancora fondate con degli scopi determinati; per es. la Maona di Genova, signora per molti anni delle miniere di allume di Focea in Asia minore e dell’ isola di Chio durante i secoli XIV e XV; (…)”” (pag 103).”,”SOCx-206″
“ENGELS Friedrich”,”Nizza, Savoia e Reno.”,”Cofanetto, opera n° 45 Nizza, Savoia e Reno. (1860)”,”SOCx-211″
“ENGELS Federico”,”Sulla tattica socialista. Risposta al Sig. Paul Ernst (dal Berliner Volksblatt, 5 ottobre 1890).”,”””Chi ha mai negato che non solo nella frazione parlamentare, ma anche in tutto il partito, è rappresentata la tendenza piccolo-borghese? Ogni partito ha l’ala destra e l’ala sinistra, e che l’ala destra del socialismo sia piccolo-borghese, la è cosa naturale. Se non c’è altro, a che tutto questo rumore?”” (pag 6-7) [F. Engels, Sulla tattica socialista. Risposta al Sig. Paul Ernst (dal Berliner Volksblatt, 5 ottobre 1890, Luigi Mongini, Roma, 1902]”,”MAED-365″
“ENGELS Friedrich”,”L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza.”,” Scritto da ENGELS in tedesco e pubblicato per la prima volta come articolo nel “”Vorwärts””, Lipsia, 1877-1878. La prima edizione in opuscolo (in francese, traduzione di P. LAFARGUE) uscì nel 1880 a Parigi.”,”MAED-366″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Carteggio Marx-Engels. II. 1852-1856.”,”””L'””Archivio delle cose d’Italia’ [Carlo Cattaneo, Considerazioni sul 1848′, ndr] ho finito di leggerlo. Le ‘Considerazioni’ dell’autore, messe in appendice, cercano, in contrasto con i documenti da lui stesso raccolti, di dimostrare che la ‘Giovane Italia’ e ‘consequently’ Giuseppe Mazzini sono stati l’anima del movimento del 1848. Ma soprattutto divertente è la conclusione, nella quale si dimostra come qualmente i movimenti debbono perdere il loro carattere grettamente nazionale: ‘fraternisation’ tra le differenti nazioni, che nel 1848-49 sono finite male a causa del loro isolamento: la Russia o gli ‘United States of Europe’. Giunti a questo punto, seguono queste rivelazioni: “”La servitù d’Italia è patto europeo: l’Italia non può esser libera che in seno a una libera Europa. Allora apparve manifesto doversi sancire contro l’alleanza dei pochi oppressori, l’onnipotente alleanza degli oppressi””, e questa “”onnipotente alleanza degli oppressi”” Mazzini l’ha ottenuta come segue: “”Allora Mazzini compiè l’ardua sua missione, dettando con Ledru-Rollin e Darasz e Ruge un nuovo patto che stringa l’Italia, non solo alla Polonia e alla Francia ma alla stessa Germania, serva volente finora, e quasi sacerdotessa della servitù. E così, dalle opposte parti e dalle più nemiche genti giungono i peregrini al santuario comune della libertà”” (1). Marx a Engels, 3 giugno 1854, Carteggio Marx-Engels, Volume II, Edizioni Rinascita, 1950, pag 302 tutta la citazione è in italiano nel testo. “”Oggi è arrivato il libro di Lassalle, costa 2 scellini, non come prezzo del libro, ma per le spese di trasporto. Questa circostanza gli ha valso una brutta accoglienza. Due volumi di trenta fogli di stampa ‘each’ [ciascuno]. Ci ho appena dato un’occhiata. Nella prefazione questo messere dà ad intendere al pubblico di esserne stato gravido fin dal 1846. Proprio nello stile vecchio hegeliano. Nell’interpretazione e nelle congetture di certi passi può essergli stata d’aiuto l’abitudine giudirica all’ermeneutica. ‘Nous verrons, quantunque questo coso sia troppo grosso per leggerselo tutto””. [Marx a Engels, 28 gennaio 1858] [in Carteggio Marx Engels, Vol. III, Edizioni Rinascita, Roma, 1951] (pag 160) “”Il signor Lassalle nella prefazione a: ‘Die Philosophie Herakleitos des Dunklen von Ephesos’ [La filosofia di Eraclito l’oscuro di Efeso, Berlino, 1858] dice tra l’altro: “”Esso (il suo libro) era stato steso al principio del 1846 ad eccezione di una minima parte, e stavo appunto per metter mano ad esso per terminarlo, quando all’improvviso un interesse di altro genere – infatti la parola di Sofocle: [‘Molte cose sono terribili, ma nulla è più terribile dell’uomo’] resta vera sotto ogni riguardo – mi precipitò in un mare di lotte pratiche, e per quasi dieci anni mi impedì di portare a termine quest’opera””. Il verso di Sofocle nella traduzione di L(assalle) significherebbe: “”Non c’è una troia (1) più terribile della contessa Hatzfeldt!”””” [Marx a Engels, 29 gennaio 1858] in Carteggio Marx Engels, Vol. III, Edizioni Rinascita, Roma, 1951 Bisticcio tra ‘Mensch’ – uomo, e ‘Saumensch’ – suino (pag 162) “”L”Eraclito l’oscuro’ di Lassalle il chiaro è ‘au fond’ un ben insulso pasticcio. A ciascuna delle sue molte immagini con cui Eraclito esprime l’unità di affermazione e negazione, Lassalle ‘steps in’ [s’intromette] e con l’occasione ci dà in dono, sempre in tutta la sua estensione, un qualsiasi capitolo della ‘Logica’ di Hegel, che con questo procedimento ci guadagna ‘hardly’ [difficilmente]: come uno scolaretto che deve dimostrare in un compito di aver capito il suo “”essere”” e il suo “”fenomeno”” e il “”processo dialettico””. Quando uno scolaretto si è cacciato in testa concetti del genere, si può essere sicuri che tuttavia saprà esattamente seguire questo procedimento del pensiero soltanto secondo la ricetta prescritta e nelle ‘formes sacramentales’. E’ proprio il caso del nostro Lassalle. Pare che abbia cercato di chiarirsi le idee sulla ‘Logica’ di Hegel studiando Eraclito e che non si sia mai stancato di ricominciare da capo questo procedimento. Per quel che riguarda l’erudizione, se ne fa un’enorme ‘exhibition’. Ma chi è del mestiere sa quanto poco costi mettere insieme una siffatta raccolta di citazioni quando si ha tempo e denaro e quando si riceve direttamente a casa per posta, ‘ad libitum’, la biblioteca del’Università di Bonn come il signor Lassalle””. (continua) [Marx a Engels, 1° febbraio 1858] [in Carteggio Marx Engels, Vol. III, Edizioni Rinascita, Roma, 1951] (pag 164-165) Sui capi lassalliani degli operai tedeschi “”La ‘Kölnische Zeitung’ dice oggi che gli operai (colliers, minatori) di Essen, che hanno proprio ora finito felicemente lo ‘strike’, si sono ribellati allo schweitzerume (1) e ai suoi seguaci, i grandi uomini locali, e chiedono un rendiconto rigoroso dei denari dello sciopero. Per quanto sospetta la fonte, è significativo il sintomo. Tutta questa agitazione va in rovina per il lato denaro; su questo punto i ‘chefs’ lassalliani sono furfanti troppo emeriti. Inoltre, che a Gladbach gli industriali cotonieri hanno capito che il tempo di lavoro è troppo lungo, e costituiscono un’associazione fra di loro per ridurlo per ora da 13 ore a 12 (n. del 12 ottobre). Vedi come il tuo libro agisce praticamente anche sulla borghesia. F. Engels a K. Marx, 14 ottobre 1868 Johann Baptist Schweitzer”,”MAED-369″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Carteggio Marx-Engels. IV. 1861-1866.”,”””Mi diverto con Darwin, al quale ho dato di nuovo un’occhiata, quando dice d’applicare la “”teoria di Malthus”” anche alle piante e agli animali, come se il succo del signor Malthus non consistesse proprio nel fatto che essa non viene applicata alle piante e agli animali, ma invece – con geometrica progressione – soltanto agli uomini, in contrasto con le piante e gli animali. E’ notevole il fatto che, nelle bestie e nelle piante, Darwin riconosce la sua società inglese con la sua divisione del lavoro, la concorrenza, l’apertura di nuovi mercati, “”le invenzioni”” e la malthusiana “”lotta per l’esistenza””. E’ il ‘bellum omnium contra omnes’ di Hobbes, e fa ricordare Hegel nella ‘Fenomenologia’, dove raffigura la società borghese quale “”regno animale ideale””, mentre in Darwin il regno animale è raffigurato quale societè borghese”” [Marx a Engels, 18 giugno 1862] [in Karl Marx Friedrich Engels, Carteggio Marx-Engels. IV, 1851] (pag 103)”,”MAED-371″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Carteggio Marx-Engels. V. 1867-1869.”,”Sui capi lassalliani degli operai tedeschi “”La ‘Kölnische Zeitung’ dice oggi che gli operai (colliers, minatori) di Essen, che hanno proprio ora finito felicemente lo ‘strike’, si sono ribellati allo schweitzerume (1) e ai suoi seguaci, i grandi uomini locali, e chiedono un rendiconto rigoroso dei denari dello sciopero. Per quanto sospetta la fonte, è significativo il sintomo. Tutta questa agitazione va in rovina per il lato denaro; su questo punto i ‘chefs’ lassalliani sono furfanti troppo emeriti. Inoltre, che a Gladbach gli industriali cotonieri hanno capito che il tempo di lavoro è troppo lungo, e costituiscono un’associazione fra di loro per ridurlo per ora da 13 ore a 12 (n. del 12 ottobre). Vedi come il tuo libro agisce praticamente anche sulla borghesia. F. Engels a K. Marx, 14 ottobre 1868 Johann Baptist Schweitzer”,”MAED-372″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Carteggio Marx-Engels. VI. 1870-1883.”,”(Engels a Marx, 17 febbraio 1870) “”(…) Tu sai che da un 3-4 anni a questa parte ci sono grandi polemiche fra gli storici prussiani e quelli austriaci per la pace di Basilea, perché Sybel ha sostenuto che la Prussia avrebbe dovuto concluderla perché in Polonia era stata tradita dall’Austria. Adesso Sybel riporta di nuovo una lunga storia in proposito nella sua ‘Historische Zeitschrift’, servendosi degli archivi austriaci. Mentre ogni riga dimostra come la Russia spingesse sia la Prussia sia l’Austria l’una contro l’altra e insieme le spingesse alla guerra contro la Francia del 1792, sfruttasse, ingannasse, dominasse entrambe, quello sciocco di un Sybel non se ne accorge affatto, ma cerca in tutta questa porcheria di inganni, rottura di accordi e infamie, in cui sono tutti egualmente coinvolti, una sola cosa: le prove che malgrado tutto l’Austria era ancora più infame della Prussia. Bestioni simili ancora non se ne erano visti. La sua rabbia si scaglia non contro la Russia, no, solo contro l’Austria, e perfino la politica russa, che in questo caso è evidentissima e chiara come il sole, egli se la spiega con motivi puerili come il malumore per la doppiezza austriaca. Dal Flerovski sembra risultare comunque che il crollo della potenza russa deve avvenire entro brevissimo tempo. Urquhart, certo, dirà che sono stati i russi a far scrivere il libro per gettare la polvere negli occhi al mondo intero””. (pag 29-30) [Engels a Marx, 17 febbraio 1870] [in Carteggio Marx-Engels, VI (1870-1883), 1953]”,”MAED-373″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Manifeste du Parti Communiste.”,”””Una partie de la bourgeoisie cherche à porter remède aux anomalies sociales, afin de consolider la société bourgeoise. Dans cette catégorie, se rangent les économistes, les philanthropes, les humanitaires, les gens qui s’occupent d’améliorer le sort de la classe ouvriére, d’organiser la bienfaisance, de protéger les animaux, de fonder des societés de tempérance, bref, les réformateurs en chambre de tout acabit. El l’on est allé jusqu’à élaborer ce socialisme bourgeois en systèmes complets. Citons, comme exemple, la ‘Philosophie de la misère’ de Proudhon. (…)”” (pag 102)”,”MAED-375″
“ENGELS Friedrich, a cura di Victor KIERNAN”,”The Condition of the Working Class in England.”,”””From this it is clear that English Manufacture must have, at all times save the brief periods of highest prosperity, an unemployed reserve army of workers, in order to be able to produce the masses of goods required by the market in the liveliest months. This reserve army is larger or smaller, according as the state of the market occasions the employment of a larger or smaller proportion of its members. And if at the moment of highest activity of the market the agricultural districts, Ireland, and the branches least affected by the general prosperity temporarily supply to manufacture a number of workers, these are a mere minority, and these too belong to the reserve army, with the single difference that the prosperity of the moment was required to reveal their connection with it. When they enter upon the more active branches of work, their former employers draw in somewhat, in order to feel the loss less, work longer hours, employ women and younger workers, and when the wanderers discharged at the beginning of the crisis return, they find their places filled and themselves superfluous – at least in the majority of cases. This reserve army, which embraces an immense multitude during the crisis and a large number during the period which may be regarded as the average between the highest prosperity and the crisis, is the ‘surplus population’ of England, which keeps body and soul together by begging, stealing, street-sweeping, collecting manure, pushing hand-carts, driving donkeys, peddling, or performing occasional small jobs.”” (pag 118-119) (F. Engels, The Condition of the Working Class in England, 2009)”,”MAED-376″
“ENGELS Friedrich”,”Vergessene Briefe. (Briefe Friedrich Engels’ an Johan Philipp Becker). Ein Beitrag zum hundertjährigen Geburstag. [Lettere dimenticate. Lettere di Friedrich Engels a Johan Philipp Becker]”,”””Das Haus von Marx haben wir noch bis nächsten März auf dem Halse, da braucht man sich also nicht zu übereilen mit Ausziehen und Zukunftsplänen. Es ist auch eine Heidenarbeit, diesen Nachlaß in Ordnung zu bringen. Was mich wundert, ist , daß Marx sogar aus der vorachtundvierziger Zeit fast alle Papiere, Briefe und Manuskripte gerettet hat, ein prächtiges Material für die Biographie, die ich natürlich schreiben werde und die unter anderem auch die Geschichte der “”Neuen Rheinischen Zeitung”” und der Bewegung 1848/49 am Niederrhein, die Geschichte der Londoner Lause-Flüchtingschaft von 1849/52 und die der Internationale sein wird. Zunächst gilt es, den zweiten Band des Kapitals herauszugeben und das ist kein Spaß. Vom 2. Buch existieren 4 bis 5 Bearbeitungen, von denen nur die erste vollendet, die späteren nur angefangen; das wird Arbeit kosten bei einem Manne wie Marx, der jedes Wort auf die Goldwage legte. Aber es ist mir eine liebe Arbeit, ich bin doch wieder mit meinem alten Kameraden zusammen.”” [Friedrich Engels, Vergessene Briefe. (Briefe Friedrich Engels’ an Johan Philipp Becker). Ein Beitrag zum hundertjährigen Geburtstag. [Lettere dimenticate. Lettere di Friedrich Engels a Johan Philipp Becker]] (pag 49)”,”MAED-377″
“ENGELS Friedrich, con A. DEBORIN E. TARLE’ F.P. SCHILLER A. THALHEIMER S. LURJE K. SCHMÜCKLE, scritti di; a cura di RJAZANOV D. (RIAZANOV)”,”Marx-Engels Archiv. Zeitschrift des Marx-Engels-Instituts in Moskau herausgegeben von D. Rjazanov. II. Band.”,”Scritti di A. DEBORIN E. TARLE’ F. ENGELS F.P. SCHILLER A. THALHEIMER S. LURJE K. SCHMÜCKLE”,”MAED-381″
“ENGELS Friedrich, a cura di Emile BOTTIGELLI”,”Socialisme utopique et socialisme scientifique [Le Développement du socialisme de l’utopie à la science] / Die Entwicklung des Sozialismus von der Utopie zur Wissenschaft.”,”””Saint-Simon était fils de la Révolution française; il n’avait pas encore trente ans lorsqu’elle éclata. La Révolution était la victoire du tiers état, c’est-à-dire de la grande masse de la nation qui était ‘active’ dans la production et le commerce, sur les ordres privilégiés, ‘oisifs’ jusqu’alors: la noblesse et le clergé. Mais la victoire du tiers état s’était bientôt révélée comme la victoire exclusive d’une petite partie de cet ordre, comme la conquête du pouvoir politique par la couche socialement privilégiée de ce même ordre: la bourgeoisie possédante. Et, à vrai dire, cette bourgeoisie s’était encore développée rapidement pendant la Révolution en spéculant sur la propriété foncière de la noblesse et de l’Êglise confisquée, puis ‘vendue’, ainsi qu’en fraudant la nation par les fournitures aux armées.”” (pag 95-97) [Engels Friedrich, a cura di Emile Bottigelli, Socialisme utopique et socialisme scientifique [Le Développement du socialisme de l’utopie à la science] / Die Entwicklung des Sozialismus von der Utopie zur Wissenschaft, 1977]”,”MAED-382″
“ENGELS F. MARX K.”,”La revolución en España. Artículos.”,”””En cuanto al carácter secreto de la Alianza, esto es ya otra cosa. La Internacional no puede ignorar que sociedades secretas son en numerosos países, en Polonia, en Francia, en Irlanda, un medio legítimo de defensa contra el terrorismo gubernamental. Pero en la Conferencia de Londres declaró que no quería tener nada de común con estas sociedades y que, por consiguiente, no las reconocería como secciones. Y, lo que constituye el punto capital, nos encontramos aquí frente a una sociedad secreta creada para combatir no a los gobiernos, sino a la Internacional misma.”” (pag 182) [F. Engels, Informe sobra la alianza de la democracia socialista presentado al congreso de La Haya en nombre del Consejo General] [in Marx Engels, La revolución en España. Artículos, 1978]”,”MAED-384″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”L’Irlanda e la questione irlandese.”,”””Voi capite subito che a muovermi non sono solo sentimenti di umanità. C’è qualcos’altro. Per accelerare lo sviluppo sociale d’Europa, è necessario operare per la catastrofe dell’Inghilterra ufficiale. A questo fine, bisogna attaccarla in Irlanda. E’ questa il suo punto vulnerabile. Perduta l’Irlanda, è l'””Impero”” britannico a crollare, e la lotta di classe in Inghilterra, fino ad oggi sonnolenta e cronica, assumerà forme acute. Ma l’Inghilterra è la metropoli del landlordismo e del capitalismo in tutto il mondo””. (pag 275) [Marx a Paul e Laura Lafargue, 5 marzo 1870] [in Marx Engels, L’Irlanda e la questione irlandese, 1975]”,”MAED-385″
“ENGELS Friedrich”,”Los bakuninistas en acción. Memoria sobre el levantamiento en España en el verano de 1873.”,”””El federalismo de los intransigentes y de su apéndice bakuninista consistía, precisamente, en dejar que cada ciudad actuase por su cuenta y declaraba esencial, no su cooperación de ellas, con lo cual cerraba el paso a toda posibilidad de una ofensiva general. Lo que en la guerra de los campesinos alemanes y en las insurrecciones alemanas de mayo de 1849 había sido un mal inevitable – la atomización y el aislamiento de las fuerzas revolucionarias, que permitió a unas y las mismas tropas del gobierno ir aplastando un alzamiento tras otro – se proclamaba aquí como el principio de la suprema sabiduría revolucionaria. Bakunin pudo disfrutar de este desagravio””. [Friedrich Engels, Los bakuninistas en acción. Memoria sobre el levantamiento en España en el verano de 1873, 1968] (pag 38)”,”MAED-387″
“ENGELS Friedrich”,”Engels as Military Critic. Articles by Friedrich Engels reprinted from the ‘Volunteer Journal’ and the ‘Manchester Guardian’ of the 1860s.”,”ENGELS Friedrich “”Marx wrote to Engels on October 2, 1860: ‘Your rifle article had made the rounds of the entire London press and had also been reviewed in the ‘Observer’, which reflects the views of the Government. It was sensational’. Engels complacently replied that this had not been achieved without some effort on his part. He had sent copies of the ‘Volunteer Journal for Lancashire and Cheshire’ to all the London newspapers with his own article marked with red pencil. In a covering note to the various editors he had pointed out that ‘as this is the first professional opinion of a foreign military paper on the voluntary (sic) movement it may be of interest’. This was the first of twenty-nine articles contributed by Engels to the ‘Volunteer Journal’ between September, 1860, and March, 1862″” (pag XV, introduzione di W.H. Chaloner e W.O. Henderson][in Friedrich Engels, Engels as Military Critic. Articles by Friedrich Engels reprinted from the ‘Volunteer Journal’ and the ‘Manchester Guardian’ of the 1860s, 1959]”,”MAED-388″
“ENGELS Federico MARX Carlos”,”Obras escogidas en dos tomos. Tomo II.”,”””Para liberar a la burguesía de toda sombra de temor, hay que demostrarle clara y palpablemente que el fantasma rojo no es más que eso, un fantasma que no existe en la realidad. Pero el secreto del fantasma rojo está precisamente en el miedo de la burguesía a la inevitable lucha a vida o muerte que tiene que librarse entre ella y el proletariado, está en el temor al inevitable desenlace de la actua lucha de clases. Acabemos con la lucha de clases y la burguesía, lo mismo que “”todas las personas independientes””, “”no temerá marchar del brazo con el proletariado””. Pero éste será precisamente quien se quede con un palmo de narices. Por lo tanto, el partido debe demostrar con su acatamiento y humildad que la renunciado para siempre a “”los despropósitos y a los excesos”” que dieron pie a la promulgación de la ley contra los socialistas. Si promete voluntariamente no salirse del marco de esa ley, Bismarck y la burguesía serán naturalmente tan amables que la abolirán, pues ya no será necesaria. “”Entiéndasenos bien””; nosotros no queremos “”renunciar a nuestro partido ni a nuestro programa, pero consideramos que tenemos trabajo para muchos años si aplicamos todas nuestras fuerzas y todas nuestras energías a lograr ciertos objetivos inmediatos, que deben ser conseguidos por encima de todo antes de ponernos a pensar en tareas de mayor alcance””.”” (pag 483) [Marx y Engels a A. Bebel W. Liebknecht W. Bracke y otros (Carta circular), 1879] [in Carlos Marx Federico Engels, Obras escogidas en dos tomos. Tomo II] (pag 483)”,”MAED-391″
“ENGELS Friedrich, a cura di Paul KAMPFFMEYER”,”Die sozialdemokratische Wahlpolitik. Engels Einleitung zu K. Marx: Klassenkämpfe in Frankreich 1848 bis 1850″,”””Die deutschen Arbeiter aber hatten zudem ihrer Sache noch einen zweiten großen Dienst erwiesen neben dem ersten, der mit ihrer bloßen Existenz als die stärkste, die disziplinierteste, die am raschesten anschwellende sozialistische Partei gegeben war. Sie hatten ihren Genossen aller Länder eine neue, eine der schärfsten Waffen geliefert, indem sie ihnen zeigten, wie man das allgemeine Stimmrecht gebraucht.”” (pag 21) [Fr. Engels (1895), Einleitung zu K. Marx: Klassenkämpfe in Frankreich 1848 bis 1850, 1931]”,”MAED-393″
“ENGELS Friedrich, a cura di Gustav MAYER”,”Friedrich Engels. Schriften der Frühzeit. Aufsätze, Korrespondenzen, Briefe, Dichtungen, aus den Jahren 1838-1844 nebst einigen Karikaturen und einem unbekannten Jugendbildnis des Verfassers.Gesammelt und herausgegeben von Gustav Mayer.”,”Libro dedicato a Ludwig Franks caduto nel 1914. “”Die Lage der arbeitenden Klassen in England wird täglich prekärer. Für den Augenblick hat es freilich den Anschein, als wäre es so schlimm nicht; in den Baumwolldistrikten sind die meisten Leute beschäftigt, in Manchester kommt vielleicht auf zehn Arbeiter nur ein Unbeschäftigter, in Bolton und Birmingham mag das Verhältnis dasselbe sein, und wenn der englische Arbeiter beschäftigt ist, ist er auch zufrieden. Und er kann es auch sein, wenigstens der Baumwollenarbeiter; wenn er sein Los mit dem seiner Schicksalsgenossen in Deutschland und Frankreich vergleicht. Dort hat der Arbeiter knapp genug, um von Kartoffeln und Brot leben zu können; glücklich, wer einmal die Woche Fleisch bekommt.”” (20. Dezember 1842) (pag 251) [Friedrich Engels ‘An die Rheinische Zeitung’, a cura di Gustav Mayer, Friedrich Engels. Schriften der Frühzeit. Aufsätze, Korrespondenzen, Briefe, Dichtungen, aus den Jahren 1838-1844 nebst einigen Karikaturen und einem unbekannten Jugendbildnis des Verfassers.Gesammelt und herausgegeben von Gustav Mayer, 1920]”,”MAED-394″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”On Religion.”,”Angelo Secchi (1818-1878) prete cattolico e astronomo diede contributi sulla spiegazione dell’origine dell’universo (pag 151,165,170, 192) Nell’indice non viene citato Filone. “”One of our best sources on the first Christians is Lucian of Samosata, the Voltaire of classic antiquity, who was equally sceptic towards every kind of religious superstition and therefore had neither pagan-religious nor political grounds to treat the Christians otherwise than as some other kind of religious community. On the contrary, he mocked them all for their superstition, those who prayed to Jupiter no less than those who prayed to Christ; from his shallow rationalistic point of view one sort of superstition was as stupid as the other.”” (pag 319) [Frederick Engels, On the history of Early Christianity] [in Marx Engels, On Religion, 2008] Luciano di Samosata Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Luciano di Samosata Luciano di Samosata (in latino: Lucianus Samosatensis; Samosata, 120 circa – Atene, tra il 180 e il 192) è stato uno scrittore e retore greco antico di origine siriana, celebre per la natura arguta e irriverente dei suoi scritti satirici. Indice [nascondi] 1 Biografia 2 Opere 3 Bibliografia 4 Altri progetti 5 Collegamenti esterni Biografia [modifica] Di origine siriana, secondo un’usanza diffusa ricevette alla nascita un nome latino, ma questa sua origine “barbara” non fu mai motivo di vergogna per lui che, anzi, si dichiarava apertamente siriano e non greco in alcuni suoi scritti, nonostante la sua personalità intellettuale presenti caratteristiche prettamente ellenistiche. Seguendo la tradizione della famiglia materna, ebbe una breve e deludente esperienza nel laboratorio di scultura dello zio, dal quale il futuro scrittore fu cacciato dopo aver distrutto una lastra di marmo che doveva essere sgrossata. Scoperta la vocazione letteraria, egli studiò presso i sofisti dell’epoca, in Asia Minore, la grammatica e la retorica, assicurandosi una perfetta assimilazione della lingua greca e dei principi culturali dell’ellenismo. Successivamente Luciano fece moltissimi viaggi, in qualità di maestro di retorica e conferenziere, o come ambasciatore della sua città natale, in Asia Minore, Grecia, Italia e Gallia. Inoltre egli svolse la attività di avvocato in Antiochia di Siria (155-158). Nel 159 fu inviato come ambasciatore a Roma, dove ebbe l’occasione di entrare in contatto con il filosofo neoplatonico Nigrino, da cui si fece influenzare. Tornato ad Antiochia (160) vi rimase fino al 162, pur recandosi talvolta in Grecia. In veste di segretario della cancelleria imperiale si trasferì in Egitto, dal 173 al 176. Dopo questo incarico, egli si stabilì definitivamente ad Atene, dove morì dopo il 180. Opere [modifica] Per approfondire, vedi la voce Opere di Luciano di Samosata. La produzione letteraria di Luciano spazia su generi ed argomenti tra loro molto differenti ma con una costante di fondo: la critica e la satira nei confronti delle scuole ufficiali così come dei pregiudizi dell’opinione volgare. Nell’ambito delle esercitazioni retoriche e delle declamazioni sofistiche sono da segnalare Falaride I e II, il Diseredato e il Tirannicida, oltre all’Elogio della mosca, che rientra negli encomi paradossali, genere in voga presso i retori dell’epoca. Tra le sue opere più significative c’è il trattato Come si deve scrivere la storia, esortazione ad una storiografia fondata sull’obiettività e lontana da ogni forma di adulazione dei potenti. Quasi come antifrasi alle sue teorie scrisse la Storia Vera, racconto fantascientifico di viaggi al di là delle colonne d’Ercole, in cui i protagonisti, tra cui lo scrittore, incontrano creature fantastiche, arrivando addirittura a viaggiare nello spazio e ad incontrare i Seleniti, antichi extraterrestri: si tratta di una divertente parodia nei confronti delle opere di poeti, storici e filosofi contemporanei. Si richiama ai canoni del genere romanzesco greco un altro famoso componimento (la cui attribuzione a Luciano peraltro è incerta) dal titolo Lucio o l’asino. La sua fama è però soprattutto legata ai dialoghi, alcuni dei quali sono raggruppati in modo da formare delle serie organiche (i Dialoghi degli dei, i Dialoghi marini, i Dialoghi dei morti, i Dialoghi delle cortigiane), mentre il gruppo più importante è costituito dai dialoghi di contenuto morale, filosofico e religioso, caratterizzati da una vis satirica e polemica, acre soprattutto verso i cinici, e da una evidente simpatia verso Epicuro: tra questi, si segnalano Menippo o la necromanzia, Icaromenippo, Caronte, Zeus confutato, Zeus tragedo, Prometeo o il Caucaso, l’Assemblea degli dei, Due volte accusato, la Vendite delle vite all’asta e l’Alessandro o il falso profeta, La vita di Demonatte, La morte di Peregrino. Tra le sue tante attività, si dedicò anche alla raccolta di storie e leggende della tradizione greca. E a quanto pare fu lui a “”creare”” la figura di Filippide, il soldato greco che corse ad Atene dopo la battaglia di Maratona senza fermarsi per poter annunciare “”Niké! Niké!”” (“”Vittoria! Vittoria!””) e spirare subito dopo. Pare che in realtà Filippide fosse un antico messaggero greco per nulla collegato alla battaglia di Maratona, mentre il soldato morto dopo l’annuncio pare si chiamasse Tersippo o Eucle. Tuttavia gli storici contemporanei della battaglia (Erodoto in primis) non fanno alcun riferimento a tale avvenimento. Dal mito di Filippide e della sua corsa Pierre de Coubertin trasse l’ispirazione per la creazione dell’odierna maratona. Fra i traduttori italiani delle sue opere si ricordano Pandolfo Collenuccio, Luigi Settembrini, Quintino Cataudella e Vincenzo Longo. Bibliografia [modifica] Luciano di Samosata, Dialoghi, a cura di Vincenzo Longo. Torino, UTET, 1976-1993, 3 volumi (testo greco a fronte)”,”MAED-395″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Ecrits militaires. Violence et constitution des Etats europeens modernes.”,”2° copia “”Dans toute l’Europe, il n’est pas une seule grande puissance qui n’ait incorporé à son territoire des parties d’autres nations. La France a des provinces flamandes, allemandes, italiennes. L’Angleterre, seul pays à posséder vraiment des frontières naturelles, déborde dans toutes les directions: elle a réalisé des conquêtes dans tous les pays et , en ce moment même, elle se trouve, elle aussi, en conflit avec l’une de ses possessions – les Iles Ioniennes – juste après avoir réprimé une gigantesque rébellion en Inde, avec des méthodes tout à fait autrichiennes. L’Allemagne a des provinces semi-slaves, des appendices slaves, magyars, valaques et italiens. Et sur combien de langues le tsar blanc de Pétersbourg ne règne-t-il pas? Personne ne soutiendra que la carte de l’Europe soit définitivement tracée””. [F. Engels, Le Pô et le Rhin] [in K. Marx Friedrich Engels, Ecrits militaires. Violence et constitution des Etats europeens modernes, 1970] (pag 382-383)”,”MAED-396″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Fausto CODINO”,”La concezione materialistica della storia.”,”””Dipende unicamente dall’estensione delle relazioni commerciali se le forze produttive acquisite in una località, soprattutto le invenzioni, vadano o no perdute per lo sviluppo successivo. Fin tanto che non esistono relazioni che oltrepassino le vicinanze immediate, ogni invenzione deve essere fatta separatamente in ciascuna località, e avvenimenti puramente accidentali, come l’irruzione di popoli barbari o persino le consuete guerre, sono sufficienti per costringere un paese con forze produttive e bisogni sviluppati a ricominciare dal principio. Agli inizi della storia ciascuna invenzione doveva essere rifatta ogni giorno e in ogni località indipendentemente. Quanto poco le forze produttive perfezionate siano al sicuro da una completa scomparsa, anche in presenza di un commercio relativamente assai esteso, è dimostrato dai fenici, le cui invenzioni andarono perdute per la maggior parte, e per lungo tempo, in seguito all’eliminazione di quel popolo dal commercio, alla conquista di Alessandro e al declino che ne seguì. Altrettanto può dirsi, per esempio, per la pittura su vetro del Medioevo. Solo quando le relazioni si sono estese su scala mondiale ed hanno per base la grande industria, quando tutte le nazioni sono trascinate nella lotta della concorrenza, la durata delle forze produttive acquisite è assicurata. La divisione del lavoro fra le diverse città ebbe come prima conseguenza il sorgere delle manifatture, rami di produzione scaturiti dal sistema corporativo. Il primo fiorire delle manifatture – in Italia e più tardi nelle Fiandre – ebbe come presupposto storico il commercio con nazioni straniere. In altri paesi – Inghilterra e Francia, per esempio – le manifatture si limitarono inizialmente al mercato interno. Oltre quelli indicati, le manifatture avevano come presupposto una già progredita concentrazione della popolazione – soprattutto nelle campagne – e del capitale, che cominciava ad accumularsi nelle mani di pochi, parte nelle corporazioni, nonostante i regolamenti corporativi, parte presso i commercianti. Quel lavoro che presupponeva fin da principio una macchina, sia pure nella forma più rudimentale, si dimostrò ben presto come il più capace di sviluppo””. [Marx Engels, La concezione materialistica della storia (da L’ideologia tedesca), 1959] (pag 84-86)”,”STOx-181″
“ENGELS Friedrich”,”Grundsätze des Kommunismus. Eine gemeinverständliche Darlegung von Friedrich Engels. Aus dessen Nachlass herausgegeben von Eduard Bernstein.”,”Principi del comunismo. Una spiegazione di buon senso di Friedrich Engels. Dal lascito curato da Eduard Bernstein.”,”MAED-399″
“ENGELS Friedrich”,”Herrn Eugen Dührings umwälzung der Wissenschaft / Dialektik der Natur, 1873-1882.”,”””Nicht nur, daß Herrn Dühring das einzige moderne, das französische Recht total unbekannt ist, er ist auch ebenso unwissend in Beziehung auf das einzige germanische Recht, das sich unabhängig von römischer Autorität bis auf die heutige Zeit fortenwickelt und auf alle Weltteile ausgebreitet hat – das englische Recht. Und warum nicht? Denn die englische Art der juristischen Denkweise “”würde doch angesichts der auf deutschem Boden bewerkstelligten Schulung in den reinen Begriffen der klassischen römischen Juristen nicht standhalten””, sagt Herr Dühring, und ferner sagt er: “”was ist die englisch-redende Welt mit ihrer kinderhaften Gemengselsprache unserer urwüchsigen Sprachgestaltung gegenüber?”” – Worauf wir nur mit Spinoza antworten können: Ignorantia non est argumentum, die Unwissheit ist kein Beweisgrund”” [Friedrich Engels, Anti-Dühring, 1935] (pag 114)”,”MAED-400″
“ENGELS Friedrich”,”Etudes sur “”Le Capital””. Suivies de deux études de Franz Mehring et de Rosa Luxembourg sur “”le Capital””.”,”Contiene: Complément et supplément au III° livre du ‘Capital’ (pag 77-98) (Legge del valore e tasso di profitto; La Borsa) “”Le passage décisif se trouve chez Marx, t. X, p. 59. (Edit. Costes): “”Toute la difficulté vient de ce que les marchandises ne sont pas simplement échangées comme marchandises, mais comme produits de capitaux qui prétendent participer à la masse totale de la plus-value en proportion de leur grandeur, ou à grandeur égale, dans une mesure égale””. Que l’on suppose, pour illustrer cette distinction, que les travailleurs soient en possession de leurs moyens de production, travaillent en moyenne des temps égaux, avec une intensité égale et échangent ensemble directement leur marchandises. Alors, deux ouvriers, en un jour, auraient ajouté à leur produit, par leur travail, une quantité égale de valeur nouvelle, mais le produit de chacun aurait une valeur différente suivant le travail déjà incorporé auparavant dans le moyens de production. Cette dernière part de valeur réprésenterait le capital constant de l’économie capitaliste; la part de la valeur nouvelle surajoutée, transformée en moyens de subsistance de l’ouvrier serait le capital variable, et la part restant encore de la nouvelle valeur formerait la plusvalue qui appartiendrait alors à l’ouvrier. Les deux ouvriers, déduction faite de la part “”constante”” de la valeur qui n’était qu’une pure avance, ont alors obtenu des valeurs égales. Le rapport entre la partie représentant la plus-value et la valeur capitaliste des moyens de production – qui exprimerait le profit – serait différent chez chacun d’eux. Mais, comme chacun d’eux récupère dans l’échange la valeur des moyens de production, ce serait là une circonstance absolument indifférente.”” [Friedrich Engels, Etudes sur “”Le Capital””. Suivies de deux études de Franz Mehring et de Rosa Luxembourg sur “”le Capital””, 1949] (pag 83) “”Nous n’avons pas encore parlé du marchand. Nous pouvions reculer l’étude de son intervention jusqu’à maintenant, où nous passons de la production marchande simple à la production capitaliste. Le marchand était donc l’élément révolutionnaire de cette societé où tout alors était stable, stable pour ainsi dire per hérédité; où le paysan n’acquérait pas seulement son champ par héritage, et d’une façon presque inaliénable, mais encore sa situation de propriétaire libre, de fermier libre ou dépendant, ou de serf; l’artisan de la ville, son métier et ses privilèges corporatifs, tous les deux leur clientèle, leur marché, leur habilité formée dès la jeunesse en vue de la profession dont ils devaient héritier. Dans ce monde parut le commerçant, qui devait être la cause de la révolution, non comme révolutionnaire conscient, au contraire, come chair de leur chair, sang de leur sang. Le marchand du moyen âge n’était pas du tout individualiste, c’était un partisan de l’association, comme tous ses contemporains. Dans la campagne régnait l’association communale (Markgenossenschaft), née du communisme primitif. Chaque paysan avait, à l’origine, une terre égale, avec des pièces de terre égales de différentes qualités, et une part proportionnellement égale de droits dans la terre communale. Quand la communauté de la ‘Mark’ devint fermée, aucune nouvelle terre ne fut plus répartie; il se produisit, grâce aux héritages, etc., une subdivision des terres et des subdivisions correspondantes du droit communal””. [Friedrich Engels, Etudes sur “”Le Capital””. Suivies de deux études de Franz Mehring et de Rosa Luxembourg sur “”le Capital””, 1949] (pag 88)”,”MAED-401″
“ENGELS Frederick”,”The Origin of the Family, Private Property, and the State.”,”ENGELS Frederick “”The large number of slaves is explained by the fact that many of them worked together in manufactories with large rooms under overseers. With the development of the commerce and industry came the accumulation and concentration of wealth in a few hands; the mass of the free citizens was impoverished and had to choose between going into handicrafts and competing with slave labor, which was considered ignoble and base and, moreover, promised little success – and complete pauperization. Under the prevailing circumstances what happened was the latter, and being in the majority they dragged the whole Athenian state down with them. It was not democracy that caused the downfall of Athens, as the European schoolmasters who cringe before royalty would have us believe, but slavery, which brought the labor of the free citizen into contempt. The rise of the state among the Athenians presents a very typical example of state building in general; because, on the one hand, it took place in a pure form, without the interference of violence, external or internal (the short period of usurpation by Peisistratus left no trace behind it); because, on the other hand, it represented the rise of a highly developed form of state, the democratic republic, emerging directly out of gentile society; and lastly, because we are sufficiently acquainted with all the essential details”” (pag 176) [Frederick Engels, The Origin of the Family, Private Property, and the State, 2010]”,”MAED-402″
“ENGELS Friedrich”,”L’origine de la famille, de la propriété privée et de l’Etat. Sur l’histoire des anciens Germains – L’époque franque – La marche.”,”””Nous avons précédemment examiné en détail les trois formes principales sous lesquelles l’Etat s’élève des ruines de l’organisation gentilice. Athènes présente la forme la plus pure, la plus classique: ici, l’Etat, prenant la prépondérance, naît directement des antagonismes de classes qui se développent à l’intérieur même de la société gentilice. A Rome, la société gentilice devient une aristocratie fermée, au milieu d’une plèbe nombreuse qui reste en dehors d’elle et qui est privée de droits, mais surchargée de devoirs, la victoire de la plèbe brise l’ancienne organisation gentilice; elle érige sur ses ruines l’Etat, dans lequel l’aristocratie gentilice et la plèbe bientôt disparaîtront totalement. Enfin, chez les Germains [vainqueurs] de l’Empire romain, l’Etat naît directement de la conquête de vastes territoires étrangers que l’organisation gentilice n’offre aucun moyen de dominer. Mais comme cette conquête n’est liée ni à une lutte sérieuse avec l’ancienne population, ni à une division du travail plus avancée, comme le stade de développement économique des vaincus et des conquérants est presque le même, que la base économique de la société reste donc inchangée, l’organisation gentilice peut se maintenir pendant de longs siècles sous une forme modifiée, territoriale, dans la constitution de la ‘Marche’ (Markverfassung), et peut même se rajeunir pour un temps, sous une forme affaiblie, dans les familles nobles et patriciennes ultérieures, et même dans le familles de paysans, comme ce fut le cas dans le Dithmarschen. L’Etat n’est donc pas un pouvoir imposé du dehors à la societé; il n’est pas davantage “”la réalité de l’idée morale””, “”l’image et la réalité de la raison””, comme le prétend Hegel. Il est bien plutôt un produit de la société à une stade déterminé de son développement (…)””. (pag 155-156) [Friedrich Engels, L’origine de la famille, de la propriété privée et de l’Etat. Sur l’histoire des anciens Germains – L’époque franque – La marche, 1962]”,”MAED-403″
“ENGELS Friedrich ECKSTEIN Gustav ADLER Friedrich, a cura di Otto JENSSEN”,”Marxismus und Naturwissenschaft. Gedenkschrift zum 30. Todestage des Naturwissenschaftlers Friedrich Engels. Mit Beiträgen von Friedrich Engels, Gustav Eckstein und Friedrich Adler.”,”JENSSEN Otto a cura, scritti di Friedrich ENGELS Gustav ECKSTEIN Friedrich ADLER “”Daß diese Erklärung der Entstehung der Sprache aus und mit der Arbeit die einzig richtige ist, beweist der Vergleich mit den Tieren. Das Wenige, was diese, selbst die höchstentwickelten, einander mitzuteilen haben, können sie einander auch ohne artikulierte Sprache mitteilen. Im Naturzustand fühlt kein Tier es als einen Mangel, nicht sprechen oder menschliche Sprache nicht verstehen zu könne. Ganz anders, wenn es durch Menschen gezähmt ist. Der Hund und das Pferd haben im Umgang mit Menschen ein so gutes Ohr für artikulierte Sprache erhalten, daß sie jede Sprache leicht soweit verstehen lernen, wie ihr Vorstellungskreis reicht. Sie haben sich ferner die Fähigkeit für Empfindungen, wie Anhänglichkeit an Menschen, Dankbarkeit usw. erworben, die ihnen früher fremd waren, und wer viel mit solchen Tieren umgegangen ist, wird sich kaum der Ueberzeugung verschließen können, daß es Fälle genug gibt, wo sie jetzt die Unfähigkeit zu sprechen als einen Mangel empfinden, dem allerdings bei ihren allzusehr in bestimmter Richtung spezialisierten Stimmorganen leider nicht mehr abzuhelfen ist.”” [F. Engels, Die Anteil der Arbeit an der Menschwerdung der Affen] [in ‘Marxismus und Naturwissenschaft. Gedenkschrift zum 30. Todestage des Naturwissenschaftlers Friedrich Engels’. Mit Beiträgen von Friedrich Engels, Gustav Eckstein und Friedrich Adler, 1925] (pag 61)”,”MAED-404″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, direzione del lavoro editoriale di Richard SPERL Hanni WETTENGEL, cura editoriale di Leni HOFFMANN Hanni WETTENGEL”,”Ausgewählte Werke in sechs Bänden. Band V.”,”Volume 5 Il volume è interamente dedicato ad Engels”,”MADx-764″
“ENGELS Friedrich MARX Karl; a cura di Bruno MAFFI”,”India Cina Russia. Le premesse per tre rivoluzioni.”,”Gli elementi di un 1789 russo. “”La situazione prodotta dalla cosiddetta emancipazione dei servi non era già più sopportabile prima della guerra. Questa grande riforma era stata così bene diretta che aveva finito per rovinare nobili e contadini. Fu seguita da un’altra riforma, la quale, col pretesto di dare alle province o cantoni un’amministrazione basata sopra elezioni più o meno indipendenti dal governo centrale, non aveva fatto altro che aumentare le imposte già insopportabili. Si erano semplicemente caricate le province delle spese della loro amministrazione, di maniera che lo stato pagava meno, pur continuando a ricevere le stesse imposte; quindi nuove tasse per le spese provinciali e locali. Si aggiunge poscia l’obbligo generale del servizio militare, ciò che equivale a una nuova imposta più severa delle altre e a una nuova armata più numerosa. Di questo modo la rovina delle finanze si avvicinava a grandi passi. Il paese era già in stato di bancarotta prima della guerra. L’alta finanza russa, avendo partecipato in gran misura alle speculazioni fraudolente dell’epoca 1871-1873, precipitò la nazione nella crisi finanziaria che scoppiò nel 1874 a Vienna e Berlino, e rovinò per anni l’industria e il commercio russo. In questo stato di cose cominciò la guerra santa contro il turco, e siccome non si potè ottenere alcun prestito al di fuori e i prestiti dell’interno non diedero quello che abbisognava, fu d’uopo ricorrere ai milioni della banca (i fondi di riserva) e alla stampa degli assegnati; per conseguenza, il valore della carta moneta diminuisce di giorno in giorno, e arriverà presto al suo minimo corso, solo fra un anno o due. Infine noi abbiamo tutti gli elementi di un 1789 russo, seguito per necessità da un 1793. Qualunque sia l’esito della guerra, la rivoluzione è pronta, e scoppierà presto; comincerà contro le previsioni di Bakunin, dall’alto, nel palazzo, nel seno della nobiltà impoverita e ‘frondeuse’. Ma una volta in moto, essa travolgerà i contadini e voi vedrete allora delle scene, di fronte alle quali impallidiranno quelle del ’93. Una volta spinta la Russia alla rivoluzione, tutta la faccia d’Europa si muterà. La vecchia Russia è stata sin adesso la grande armata di riserva della reazione europea: essa ha agito così nel 1798, nel 1805, nel 1815, nel 1830, nel 1848. Una volta distrutta quest’armata di riserva – la vedremo!”” [Engels, corrispondenza su ‘La situazione del movimento operaio in Germania, Francia, Stati Uniti e Russia’, ne ‘La Plebe’, Milano, 22 gennaio 1878] [in K. Marx Friedrich Engels, India Cina Russia. Le premesse per tre rivoluzioni, 2008] (pag 241-242)”,”MAED-405″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Manifeste du Parti Communiste. Suivi de la Contribution à l’histoire de la Ligue des Communistes par F. Engels et d’un Index historique.”,”””Nous n’avions nullement l’intention de communiquer les nouveaux résultats scientifique exclusivement au monde “”savant”” par l’intermédiaire de gros volumes. Au contraire. Nous nous étions tous deux déjà profondément engagés dans le mouvement politique; nous avions une certaine attache avec le monde savant, notamment en Allemagne occidentale et nous entretenions de nombreuses relations avec le prolétariat organisé. Notre devoir était de fonder scientifiquement notre conception. Mais il était tout aussi important pour nous d’amener à notre conviction le prolétariat européen et particulièrement celui de l’Allemagne. Dès que tout fut bien clair en nous-même, nous nous mîmes au travail. Nous fondâmes, a Bruxelles, une société ouvrière allemande, et l’on s’empara de la ‘Deutsch Brüsseler Zeitung’ qui nous servit d’organe jusqu’à la révolution de février. Nous étions en relation avec la fraction révolutionnaire des chartistes anglais par l’entremise de Julian Harney, rédacteur de l’organe central du mouvement ‘The Northern Star’, où je collaborais. Nous composions de même une sorte de cartel avec les démocrates de Bruxelles (Marx était vice-président de l’Association démocratique) et avec les social-démocrates français de la ‘Réforme’ à laquelle je communiquais des nouvelles sur le mouvement anglais et allemand. Bref, les rapports que nous entretenions avec les organisation radicales et prolétariennes comblaient nos désirs””. (pag 42) [F. Engels, Contribution a l’histoire de la Ligue des communistes] [in Karl Marx Friedrich Engels, Manifeste du Parti Communiste. Suivi de la Contribution à l’histoire de la Ligue des Communistes par F. Engels et d’un Index historique, 1945]”,”MAED-408″
“ENGELS Friedrich MARX Karl , a cura di Dirk J. STRUIK”,”Birth of the Communist Manifesto. With Full Text of the ‘Manifesto’, all Prefaces by Marx and Engels, Early Drafts by Engels and other Supplementary Material.”,”Libro dedicato alla memoria di Alexander Trachtenberg Le prime traduzioni del Manifesto negli Stati Uniti. “”The ‘Manifesto’ made its first appearance in America in the New York weekly, ‘Die Republik der Arbeiter’, October-November 1851. Only Sections I and II appeared. Weitling was an editor of the paper and away on a tour; he probably suppressed further publication – at any rate, no more was published. Marx, in a letter to Weydemeyer, October 16, 1851, suggested that he might try to have the English translation published in Dana’s ‘New York Tribune’, but nothing came of it. A later suggestion by Marx, in a letter to F.A. Sorge in 1854, also came in nothing. Interest in the ‘Manifesto’ revived with the International Working Men’s Association (IWA), better known as the First International. The ‘New York World’ (September 21, 1871) published some parts of the English translation. Then a full English translation – the one by Macfarlane of 1850 with the Harney introduction – was published in ‘Woodhull and Caflin Weekly’, December 30, 1871. This a periodical issued in New York by the two militant feminists, the sisters Virginia Woodhull and Tennessee Claflin, who also had run a medicine show and a stock brokerage office (under the auspices of Commodore Vanderbilt), and now dabbled in socialism. They dominated Section 12 of the IWA, but were soon expelled because of their advocacy of free love. In this curious way the English version of the ‘Manifesto’ arrived on the American scene. From this version a French translation of Section I and II was published between January and March 1872 in ‘Le Socialiste’, New York, the organ of the French section of the IWA. Engels was interested in the two translations and asked Sorge to send him copies. He needed especially the French version to counteract the propaganda of the Bakuninists and the Prouhonistes in France. Also in 1871 one of the Chicago sections of the IWA brought out, as a pamphlet, the original German text, after the second (Leipzig) edition of 1866. This was probably the edition which was recommended to Samuel Gompers, then a young cigarmaker in New York, by his friend Karl Laurell, the secretary of the Scandinavian section of the IWA. Gompers later wrote in his autobiography: “”(Laurell) placed in my hands a copy of the Communist Manifesto. As it was in German and my knowledge of the language was still inadequate, he translated and interpreted it for me paragraph by paragraph. That document brought me an interpretation of much that before had been inarticulate feeling. This insight into a hidden world of thought aroused me to master the German language in order that i might read for myself”” (1).”” [Karl Marx Friedrich Engels , a cura di Dirk J. Struik, Birth of the Communist Manifesto. With Full Text of the ‘Manifesto’, all Prefaces by Marx and Engels, Early Drafts by Engels and other Supplementary Material, 1971] (pag 193-194) [(1) S. Gompers, Seventy Years of Life and Labor, New York, 1957, p. 74] Le edizioni in varie lingue del ‘Manifesto’ a New York e Chicago “”There was a new wave of interest in the ‘Manifesto’ in the 80’s during the great struggles for the eight-hour day, in which the Chicago anarchists were very active. They published the German original as a pamphlet in 1883, and part of the old English translation appeared in ‘The Alarm’ of February 1885, a paper published by Albert Parsons. After the Haymarket affair, the trial and execution of Parsons and his comrades, a part of this translation appeared in Parsons’ book ‘Anarchism’, published in 1887 by Parsons’ wife Lucy. Then the Socialist Labor Party took over. The new English translation by Moore appeared in the ‘New York Workingmen’s Advocate’, the organ of this party, in 1890; in the same year it appeared also as pamphlet. From now on it was regularly reprinted, in 1902 by C.H. Kerr in Chicago, the publishing house incorporated in 1893 and which in 1899 became associated with the Socialist Party. In the New York ‘Volkszeitung’ of 1902, also an organ of the SLP, appeared a new German edition, and it was republished as a pamphlet. The fist publication of the English translation by the International Publishers was in 1930. There have been several translations into other languages, for instance, a Czech edition in 1882 (New York) by the poet Leopold Kochman; Yiddish in 1897 in ‘Die Zukunft (New York) by Abraham Kahan; Hungarian in 1916 (New York) and Yugoslav in 1926 (Chicago)”” [Karl Marx Friedrich Engels , a cura di Dirk J. Struik, Birth of the Communist Manifesto. With Full Text of the ‘Manifesto’, all Prefaces by Marx and Engels, Early Drafts by Engels and other Supplementary Material, 1971] (pag 194-195) [(1) S. Gompers, Seventy Years of Life and Labor, New York, 1957, p. 74]”,”MAES-122″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Manifesto del partito comunista. Tradotto dall’ edizione critica del Marx-Engels Institut di Mosca con introduzioni a cura di Emma Cantimori Mezzomonti.”,”2° copia firmata Fondo RC “”Marx ed Engels si resero conto rapidamente della situazione, e forse anche per questo, come probabilmente anche per l’insuccesso della ‘Sacra Famiglia’, non si curarono molto della pubblicazione della ‘Ideologia germanica’, dopo i primi tentativi. Ora importava partecipare al movimento della opposizione e della rivoluzione, far comprendere e far conoscere la sistemazione “”scientifica””, “”critica””, che i due amici avevano dato al movimento di idee degli utopisti e dei teorici di riforme sociali, e agire in conseguenza. E così i due amici fecero, durante quello che viene chiamato dai biografi periodo di Bruxelles (1845-48). Engels era già in contatto con gli uomini della Lega dei giusti; Marx, dopo i contatti coi gruppi francesi parigini, prende ora contatto con il movimento tedesco, già a carattere internazionale, di Parigi e di Londra, tanto attraverso Engels, quanto attraverso il gruppo di Bruxelles, e, soprattutto, attraverso i “”comitati di corrispondenza”” organizzati a Bruxelles dai due amici, sembra, con lo scopo di coordinare la corrispondenza che era sviluppatissima fra i vari nuclei, gruppi, sezioni, ecc. della Lega dei giusti. Così Marx ed Engels entravano nel mondo pieno di fermento delle società segrete e delle cospirazioni; (…) era un tentativo (…) di mettersi in grado di conoscere le idee e il movimento dei gruppi clandestini, per forza di cose isolati gli uni dagli altri, per poterne seguire la linea di svolgimento, per poter assicurare al movimento delle idee e delle dottrine e alla azione che a quelle idee e dottrine s’informava, la unità e il coordinamento necessari. Inoltre, c’era l’attività di formazione reciproca, di discussione, di sorveglianza critica sulla attività divulgativa e propagandistica; tutto questo doveva avere espressione pubblica in una rivista, che attraverso gli scambi di idee assicurasse il carattere internazionale e unitario dei vari movimenti. Era un programma d’azione notevole: attraverso la sistemazione dello scambio di dottrine, di informazioni, di idee, attraverso la discussione e il lavoro per assicurare una certa unità e coerenza al movimento (e Bruxelles costituiva una sede di prim’ordine, per la facilità di rapporti con la Germania, la Francia e l’Inghilterra), Marx ed Engels venivano ad assumere una funzione preminente nel movimento stesso. L’importanza dell’azione politica che essi speravano così di compiere, e su un piano internazionale, come Engels sottolinea, spiega come Marx ed Engels abbandonassero ora quella diffidenza per le società segrete e le cospirazioni che li aveva fino a questo momento tenuti lontani da attività di questo genere. Del resto, pochi anni dopo, Marx dava una rappresentazione vivace e penetrante del mondo delle cospirazioni, dalla quale risultano tanto le ragioni della diffidenza, e del primo tenersi lontani, quanto le ragioni della successiva partecipazione: ragioni che si riassumono nella distinzione fra cospirazioni e società segrete borghesi e cospirazioni e società segrete proletarie”” [Emma Cantimori Mezzomonti, Introduzione] [in Karl Marx Friedrich Engels, Manifesto del partito comunista. Tradotto dall’ edizione critica del Marx-Engels Institut di Mosca con introduzioni a cura di Emma Cantimori Mezzomonti, 1967] (pag 17-18-19)”,”MAED-411″
“ENGELS Federico”,”Socialismo utopistico e Socialismo scientifico.”,”ENGELS Federico “”Succede, per parlare il linguaggio di Marx, che la macchina diventi l’arma più potente del capitale nella sua lotta contro la classe operaia; che il mezzo di lavoro strappi all’operaio i suoi mezzi d’esistenza; che il proprio prodotto del lavoratore divenga l’istrumento del suo asservimento. Succede, che “”l’economia delle spese di produzione si caratterizzi colla dilapidazione la più sfrenata della forza del lavoro, e colla lesineria la più sfrontata delle condizioni del suo perfezionamento””; che la macchina, questo potente mezzo d’abbreviare il lavoro, divenga il più sicuro mezzo di trasformare la vita intiera del lavoratore, e quella della sua famiglia, in tempo di lavoro disponibile per la messa in valore del capitale; che il soprallavoro degli uni generi l’ozio forzato degli altri; e che la grande industria la quale percorre il globo in cerca di nuovi consumatori, riduca in casa propria le masse al minimo del consumo misurato dalla fame, e distrugga colle sue proprie mani il suo mercato interno. “”La legge, che sempre equilibra il progresso e l’accumulazione del capitale e della sovrappopolazione relativa, ribadisce più solidamente il lavoro al capitale, di quanto i chiodi di Vulcano non ribadissero Prometeo alla sua roccia. Gli è questa legge che stabilisce una correlazione fatale fra l’accumulazione del capitale e l’accumulazione della miseria; in modo che accumulazione di ricchezze ad un polo è altrettanta accumulazione di povertà, di sofferenza, d’ignoranza, d’abbrutimento, di degradazione morale, di schiavitù al polo opposto, cioè da lato della classe che produce il suo proprio prodotto sotto forma di capitale””. E chiedere alla produzione capitalistica un’altra distribuzione dei prodotti, sarebbe chiedere agli elettroidi di una batteria di non più decomporre l’acqua, inviando l’ossigeno al polo positivo e l’idrogeno al polo negativo, sino a tanto che il circuito resti chiuso”” (pag 87-88-89) [Federico Engels, Socialismo utopistico e Socialismo scientifico, 1892 – 1907]”,”MAED-413″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di R. DIXON, preparazione di L.I. GOLMAN V.E. KUNINA con l’assistenza di M.A. ZHELNOVA”,”Ireland and the Irish Question. A Collection of Writings by Karl Marx and Frederick Engels.”,” Marx Engels e l’Irlanda (introduzione, pag 19, e seguenti) “”The writings here collected show how thoroughly Marx and Engels studied Irish history. They confuted many a biased notion traceable to the chauvinist prejudices of English bourgeois historians, economists and geographers, and brought down to earth the romanticism of Irish nationalist historians. Bias, often disguised as objectivism, and distortions of history to suit the class interest of privileged social groups, infuriated Marx and Engels. In one of his sketches, Engels wrote: “”The bourgeoisie turns everything into a commodity, hence also the writing of history. It is part of its being, of its condition for existence, to falsify all goods: it falsified the writing of history. And the best-paid historiography is that which is best falsified for the purposes of the bourgeoisie”” (see p. 211). The treatment by Marx and Engels of some of the key problems of Irish history is a credit to their scholarship. They created an essentially new conception of Irish history based on the analytical method of historical materialism. Regrettably, neither published a complete study, elucidating the results of their investigation. We are compelled to glean their conclusions from handwritten notes and fragments, some of which first saw light only recently, and from their references to Ireland in articles and letters. Taken as a whole, however, these provide the basis of a scientific interpretation of the history of Ireland, defining its main periods and explaining at least the most important from antiquity to modern times.”” [Introduzione di L.I. Golman] [(in) Friedrich Engels Karl Marx, a cura di R. Dixon, Ireland and the Irish Question. A Collection of Writings by Karl Marx and Frederick Engels, 1972] (pag 19-20) “”Marx and Engels studied the forms of English colonial rule in the subsequent periods. For them the penal laws issued at the end of the seventeenth century on the pretext of combating Catholic plots, and enforced almost throughout the eighteenth century, were a tool for the final expropriation and enslavement of the Irish people, robbing them of political and civil rights, rooting out their national culture, customs and traditions. Marx and Engels demonstrated the colonialist nature of the Act of Union of 1801, and stressed that it was a sequel to the suppression of the Irish rising of 1798, the military occupation and the pressure brutally brought to bear on the Irish Parliament. The Union robbed the Irish of the gains made during the national revival in the latter decades of the eighteenth century, when the English Government was compelled, under pressure of the American and French revolutions, to grant important concessions, to repeal most of the penal laws and to recognise Irish parliamentary autonomy. The Union abolished the Irish Parliament and ushered in a new phase in Britain’s colonial rule. The protective tariffs passed by the Irish Parliament were lifted as a result, and Ireland’s budding industries were crippled. Farming became practically the only activity to which the local population could apply itself. “”The people had now before them,”” Marx wrote, “”the choice between the occupation of land, ‘at any rent’, or ‘starvation'””. The Union established a system of plunder of the Irish peasants by landlords and middlemen (Marx called it a “”system of rack-renting””) which combined the worst features of capitalist exploitation with appropriation, by semi-feudal methods, of the surplus (and all too often the necessary) product. This is shown by Marx in ‘Capital’ (Vol. III) and by Engels in his letter to N.F. Danielson of June 10, 1890. The English ruling classes, Marx wrote in his article, “”The Indian Question – Irish Tenant Right””, created in Ireland “”those abominable ‘conditions of society’ which enable a small ‘caste’ of rapacious lordlings to dictate to the Irish people the terms on which they shall be allowed to hold the land and to live upon it”” (see p. 61). This system of exploitation of the small tenant reduced the Irish population to appalling poverty, described in Engels’s ‘The Condition of the Working-Class in England’ and in other works of the founders of Marxism. Recurrent crop failures resulted in periodic famines. That of 1845-47 surpassed, however, anything that had been previously experienced. The almost total failure of the potato crop was rendered immeasurably more disastrous by the continued export of grain that was the basis of the landlords’ rent. No event has so impressed itself on the memory of the Irish people. “”The Irish population””, Marx wrote, “”decreased by two millions, some of whom starved, while others fled across the Atlantic”” (see p. 95). In the mid-19th century the Irish were struck by a new disaster, in part precipitated by the famine. Landowners began to refuse to rent out the small strips of land customarily sown to grain or potatoes. Instead, they took up large-scale grazing, to the accompaniment of wholesale evictions. Marx and Engels saw this process as a fresh source of acute social and national contradictions””. (…) “”In 1855-66,”” Marx wrote, “”1,032,694 Irishmen were displaced by 996,877 head of cattle””. The most urgent need was to end the forcible eviction of peasants and to stop the landlords, backed by the English authorities, from robbing the Irish farmers of their livelihood. This, Marx and Engels stressed, must be the first objective for the Irish national liberation movement””. (pag 22-24) [Introduzione di L.I. Golman] [(in) Friedrich Engels Karl Marx, a cura di R. Dixon, Ireland and the Irish Question. A Collection of Writings by Karl Marx and Frederick Engels, 1972]”,”MAED-415″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Riassunto del Capitale.”,”‘Riassunto del Capitale’ riassume due saggi: ‘La forma di valore’ di Marx e il ‘Riassunto del Capitale’ di Engels. Il primo fu scritto da Marx intorno al 1967 dietro consiglio di Engels (lettera di Marx a Engels del 22 giugno 1867) e di Kugelmann. E’ nato come appendice alla prima edizione del Capitale (1867) e per la seconda edizione fu rielaborato da Marx e inserito nel libro primo paragrafo terzo del Capitale. Il ‘Riassunto’ di Engels fu quasi contemporaneo al saggio di Marx. Fu iniziato verso la fine del 1867 e ultimato alla fine del ’68. Nella Mew il titolo è ‘””Das Kapital”” von Karl Marx’. Engels preparò questo testo per la rivista liberale di sinistra inglese ‘Fortnightly Review’. Il manoscritto non è però stato rivisto dall’autore. pag 77-78 Contraddizione della formula generale. “”Certo, le merci possono esser vendute a prezzi che si allontanino dai loro valori, ma ciò può avvenire soltanto se viene violata la legge dello scambio delle merci. Nella sua forma pura lo scambio delle merci è uno scambio di equivalenti, quindi non è un mezzo per arricchirsi. Di qui l’errore di tutti i tentativi di far derivare il plusvalore dalla circolazione delle merci. Ma ammettiamo che lo scambio non si svolga in forma pura e che ‘vengano scambiati dei non equivalenti’. Ammettiamo che ogni venditore venda le sue merci al 10% al di sopra del loro valore. ‘Resta’ tutto lo stesso: ciò che ciascuno guadagna come venditore lo perde come compratore. Assolutamente come se il valore del denaro fosse cambiato del 10%. Altrettanto avrebbe se i compratori comprassero tutto al 10% ‘al di sotto’ del valore. L’ipotesi che il plusvalore nasca da un aumento dei prezzi, presuppone che esista una classe che acquisti senza vendere, cioè ‘consumi senza produrre’ alla quale affluisca costantemente denaro gratuitamente. Vendere merci al di sopra del valore a questa classe significa soltanto riprendersi, in parte, per inganno, denaro dato via per niente. (Asia minore e Roma). Con ciò il venditore rimane costantemente truffato, e non può, con ciò arricchirsi, formare plusvalore. Supponiamo il caso della ‘truffa’. A vende a B del vino, per il valore di L. 40, contro grano per il valore di L. 50. A ha guadagnato L. 10. Ma anche A+B complessivamente non hanno che 90, A ha 50 e B ormai soltanto 40. Si è trasmesso del valore ma non lo si è creato. L’insieme della classe dei capitalisti di un paese non può soverchiare sé stessa. Sicché, se si scambiano equivalenti non sorge alcun plusvalore; neppure quando si scambiano non equivalenti sorge alcun plusvalore. La circolazione delle merci non crea alcun nuovo valore. (…) Quindi, il plusvalore non può sorgere dalla circolazione. E al di fuori di essa? Al di fuori della circolazione il possessore di merce è semplice produttore della sua merce, il cui valore dipende dalla grandezza del suo proprio lavoro ivi contenuto, misurato secondo una particolare legge sociale; questo valore viene espresso in moneta di conto, p. es. in un prezzo di 10. Ma questo valore non è contemporaneamente un valore di 11 sterline; il suo lavoro crea valori, ma non ‘valori che si valorizzano’. Esso può aggiungere più valore a un valore esistente, ma ciò avviene soltanto mediante l’aggiunta di un ‘nuovo lavoro’. Dunque, il produttore di merci, ‘al di fuori della sfera della circolazione’ senza entrare in contatto con altri possessori di merci, non può produrre nessun plusvalore. Bisogna quindi che il capitale scaturisca ‘entro’ la circolazione delle merci e nello stesso tempo ‘non entro’ di essa. Dunque: la trasformazione del denaro in capitale deve essere spiegata in base alle leggi che sono immanenti allo scambio di merci, in modo tale che lo scambio di equivalenti valga come punto di partenza. Il nostro possessore di denaro, che esiste ancora soltanto come bruco di capitalista, deve comperare le merci al loro valore, le deve vendere al loro valore, eppure alla fine del processo deve trarne più valore di quanto ve ne abbia immesso. Il suo evolversi in farfalla deve avvenire entro la sfera della circolazione e ‘non’ deve avvenire entro di essa. Queste sono le condizione del problema: ‘Hic Rhodus, hic Salta!’.”” (pag 77-80) [F. Engels, ‘Riassunto del Capitale’ (Contraddizione della formula generale)] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, ‘Riassunto del Capitale’, 1976]”,”MAED-416″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Il Quarantotto. La “”Neue Rheinische Zeitung””.”,”Tutti gli articoli pubblicati in questo volume sono stati tradotti dai voll. 5 e 6 dei ‘Werke’, Dietz, 1959 e 1961. “”La parabola è descritta con mano maestra da Marx, in tutte le sue tappe obbligate, nell’articolo ‘La borghesia e la controrivoluzione’ e nell”Autodifesa’ al processo di Colonia, e seguita giorno per giorno nei commenti della “”Neue Rheinische Zeitung”” di cui si troverà più oltre una scelta; ma i suoi redattori si erano resi conto fin dall’inizio che, passata la prima ebbrezza di marzo, l”ancien régime’ andava riguadagnando una posizione dopo l’altra senza scontrarsi in nessuna seria resistenza da parte liberale e democratica (godendo anzi della tacita connivenza di quest’ultima), e questo è tanto vero, che proprio perciò, e per ‘esplicita dichiarazione’, anticiparono all’1 giugno, l’apparizione del loro foglio, in origine prevista per l’1 luglio. E, da allora, non risparmiarono ‘nessun’ bersaglio sulla scena politica tedesca ed europea, non cingendo d’alloro, in pagine ardenti di passione, che “”la fronte minacciosamente cupa”” dei proletari in disperata lotta per salvare la propria vita e, con essa, far marciare avanti, non indietro, la ruota della storia, a Parigi e Vienna soprattutto. Facile bersaglio (ma chi, allora, in un modo o nell’altro non vi si prosternava davanti?) la “”prode insipienza”” degli uomini “”con Dio per il Re e per la Patria””, il grigio corteo delle teste coronate e dei loro reggicoda tintinnanti di decorazioni o di sciabole, grevi di antenati o senza antenati, ligi ai loro pregiudizi e privilegi ma pronti a trasformarsi in mercanti di acquavite e barbabietole da zucchero: detengono il potere e lo difendono, è il loro diritto storico e il loro mestiere. La frusta della””Neue Rheinische Zeitung”” è molto più crudele con gli “”uomini nuovi””, con la pingue borghesia e i suoi Camphausen, Hansemann e relativi “”Montesquieu”” (l’articolo ‘Montesquieu LVI’ è, fra tutti quelli riprodotti in questo florilegio, uno dei più spassosi), questo “”ordine”” più vecchio che nuovo, “”senza fede in se stesso, senza fede nel popolo, mugugnante verso l’alto, tremebondo verso il basso, egoista verso tutt’e due le parti e consapevole del proprio egoismo, rivoluzionario contro i conservatori, conservatore contro i rivoluzionari… energia in nessun senso, plagio in tutti i sensi, bassezza per mancanza di originalità, originalità nella bassezza….. senz’occhi, senza orecchie, senza denti, senza tutto”” (quanto ai Soloni di Francoforte, il disprezzo è tale che appena, se non nei giorni delle questioni di fondo – il dibattito sulla Polonia, l’armistizio con la Danimarca, gli “”affari austriaci”” -, accade di sentirne parlare). E la “”sinistra”” democratica, l”eterna’ sinistra piccolo-borghese? Al nemico aperto basta una stoccata: all'””amico””, al “”cugino””, non ne bastano due. E’ la “”sinistra”” democratica che si è assunta la parte di avanguardia; in realtà, essa copre la ritirata del “”centro””, la copre con la sua retorica fumosa, coi suoi voli nell'””aereo mondo dei sogni”” e le sue ricadute nel sordido mondo della “”mediazione””, col suo “”cretinismo parlamentare””. E’ “”il terzo a reggere il sacco”””” [Bruno Maffi, Presentazione] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, Il Quarantotto. La “”Neue Rheinische Zeitung””, 1970] (pag XIV-XV)”,”MAED-419″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Sull’Irlanda.”,”Lettera di Marx a Engels del 30 novembre 1867 (pag 174-175) Il dibattito sul fenianismo e gli operai inglesi “”Ciò che gli inglesi ancora non sanno è che fin dal 1846 il contenuto economico, e quindi anche lo scopo politico della dominazione inglese in Irlanda, è entrato in una fase del tutto nuova, e proprio per questo il fenianismo assume una tendenza socialista (in senso negativo, in quanto rivolta contro l’appropriazione del suolo) e di un movimento delle classi subalterne. Che cosa può esservi di più ridicolo che mettere sullo stesso piano le barbarie di Elisabetta e di Cromwell, i quali volevano sostituire gli irlandesi con colonizzatori inglesi (in senso romano), e il sistema odierno che li vuole sostituire con pecore, maiali e buoi! Il sistema del 1801-46 (le espropriazioni durante quel periodo erano eccezionali e avvenivano specialmente nel Leinster, dove il terreno era particolarmente adatto all’allevamento del bestiame) con i suoi intermediari e con i canoni d’affitto usurai andò a rotoli nel 1846. La abrogazione delle leggi sul grano, dovuta in parte alla carestia irlandese e da questa comunque affrettata, tolse alla Irlanda il monopolio della fornitura del grano, in momenti normali, all’Inghilterra. Lana e scarpe divennero la parola d’ordine, e si verificò la conversione del terreno arato in pascolo. Perciò da quel momento ha inizio la concentrazione sistematica dei poderi. La legge sui possedimenti ipotecati, che trasformò intermediari arricchiti in proprietari fondiari, accelerò il processo. Estromissione dei coltivatori dalle proprietà in Irlanda! E’ questo l’unico obiettivo della dominazione inglese. Lo stupido governo inglese di Londra non sa niente di questo immenso cambiamento avvenuto dopo il 1846. Ma gli irlandesi lo conoscono. Dalla Meagher’s Proclamation (1848) fino al manifesto elettorale di Hennessy (tory e urquhartista) (1866) gli irlandesi hanno espresso la loro consapevolezza di tali cose nel modo più chiaro e più vigoroso. Ciò che dobbiamo chiederci ora è: che cosa dobbiamo consigliare agli operai inglesi? A mio parere essi debbono fare dell’abrogazione dell’Unione (in breve lo spirito del 1783, solo democratizzato e adattato alle condizioni attuali) un articolo del loro pronunziamento. E’ questa l’unica forma legale e perciò l’unica forma possibile dell’emancipazione irlandese che può essere introdotta nel programma di un partito inglese. L’esperienza dovrà dimostrare più tardi se fra i due paesi possa continuare ad esistere una unione meramente personale. Io credo a metà che si possa, se ciò avviene in tempo. Quello di cui gli irlandesi hanno bisogno è: 1. autogoverno e indipendenza dall’Inghilterra; 2. la rivoluzione agraria. Gli inglesi, con la loro migliore buona volontà non possono farla per loro, ma possono dare loro gli strumenti legali, affinché la compiano da soli; 3. protezione doganale contro l’Inghilterra. Dal 1783 al 1801 l’industria irlandese fiorì in ogni settore. L’Unione, con l’abbattimento della protezione doganale eretta precedentemente dal parlamento irlandese, distrusse ogni attività industriale in Irlanda. Quel po’ di industria di lino non compensa in alcun modo tutto ciò. L’Unione del 1801 produsse sull’industria irlandese gli stessi effetti delle misure prese dal parlamento inglese sotto Anna, Giorgio II, ecc. per sopprimere l’industria irlandese della lana. Non appena gli irlandesi divenissero indipendenti, la necessità li farebbe diventare protezionisti, come il Canadà, l’Australia, ecc.. Avrei piacere che tu mi mandassi in poche righe la tua opinione prima che io porti le mie vedute dinanzi al Consiglio Centrale (martedì prossimo, questa volta per fortuna senza l’intervento dei giornalisti). Saluti. Tuo Karl Marx.”” [dalla lettera di K. Marx a F. Engels del 30 novembre 1867] [(in) K. Marx F. Engels, Sull’Irlanda, 1973] (pag 173-175)”,”MAED-420″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Franco FERRI”,”Manifesto del Partito Comunista.”,”””Per quanto sia mutata la situazione negli ultimi venticinque anni, i principî generali svolti in questo ‘Manifesto’ sono ancora oggi, in complesso, del tutto giusti. Qualche cosa sarebbe qua e là da ritoccare. L’applicazione pratica di questi principî, come spiega lo stesso ‘Manifesto’, dipenderà in ogni luogo e in ogni tempo dalle circostanze storiche del momento, e perciò non si dà nessuna particolare importanza alle misure rivoluzionarie proposte alla fine del capitolo II. Oggi questo passo sarebbe, sotto molti rapporti, altrimenti redatto. Di fronte all’immenso sviluppo della grande industria negli ultimi venticinque anni e al progrediente sviluppo della organizzazione del partito della classe operaia, che l’accompagna; di fronte alle esperienze pratiche; prima delle rivoluzione di febbraio e poi, a maggior ragione, della Comune di Parigi, nella quale, per la prima volta, il proletariato tenne per due mesi il potere politico, questo programma è oggi qua e là invecchiato. La Comune, specialmente, ha fornito la prova che “”la classe operaia non può impossessarsi puramente e semplicemente di una macchina statale già pronta e metterla in moto per i suoi fini””. Si veda ‘La guerra civile in Francia. Indirizzo del Consiglio generale dell’Associazione Internazionale degli Operai’, edizione tedesca, p. 19, dove questo concetto è svolto più diffusamente). E’ poi naturale che la critica della letteratura socialista sia, pei nostri giorni, incompleta, giungendo essa soltanto fino al 1847; lo stesso dicasi delle osservazioni circa la posizione dei comunisti rispetto ai diversi partiti di opposizione (capitolo IV), le quali, se pur sono giuste ancor oggi nei principî generali, sono tuttavia invecchiate nei particolari, perché la situazione politica si è completamente trasformata e l’evoluzione storica ha fatto sparire la maggior parte dei partiti ivi enumerati. Il ‘Manifesto’, però, è un documento storico, al quale non ci sentiamo più in diritto di fare modificazioni. Forse in una successiva edizione si potrà aggiungere un’introduzione che getti un ponte fra il 1847 e oggi; ma oggi questa ristampa ci è giunta troppo inaspettata per lasciarcene il tempo”” (K. Marx; Friedrich Engels, Prefazione all’edizione tedesca del 1872] [(in K. Marx F. Engels, Manifesto del Partito Comunista, 1960] (pag 33-34) (ancora da inserire)”,”MAED-421″
“ENGELS Friedrich MARX Karl LAFARGUE Paul BEBEL A. KAUTSKY K. LENIN V.I. KOLLONTAJ A. ZETKIN C. RIAZANOV D. TROTSKY L. ZINOVIEV G.; a cura di Margherita COPPO e Fabio FREDDI”,”Il marxismo e la donna.”,”””Inizialmente si nasceva già sposati con un intero gruppo dell’altro sesso. Nelle forme posteriori del matrimonio di gruppo, verosimilmente esistevano condizioni analoghe, ma con progressivo restringimento del gruppo. Nel matrimonio di coppia, di regola, le madri concordano i matrimoni dei loro figli. Anche in questo caso a decidere sono considerazioni di nuovi legami di parentela che devono rendere più solida la posizione della giovane coppia nella ‘gens’ e nella tribù. E quando il diritto patriarcale e la monogamia ebbero il sopravvento con il prevalere della proprietà individuale sulla proprietà comune e con l’interesse dell’eredità, da quel momento il matrimonio dovette dipendere da considerazioni economiche”” [Friedrich Engels, Der Ursprung der Familie, des Privasteigenthums und des Staats. Im Anschluss an Lewis H. Morgan’s Forschungen, Hottingen-Zürich, Schweizerische Genossensschaftsbuchdrückerei, 1884] [(in) AA.VV., Il marxismo e la donna, 1977] (pag 14)”,”MAED-422″
“(ENGELS Friedrich) MARX Karl a cura di Giuseppe PRESTIPINO”,”Arte e lavoro creativo. Scritti di estetica.”,”2° copia In appendice: – Lassalle sull’ idea tragica – Lettere di Engels sulla letteratura (a Lassalle, a M. Kautsky, a E.Harkness) ‘Per la critica dell’economia politica’ fu tra i pochi scritti degli anni 1857-58 pubblicati da Marx. E’ costituito da due capitoli (sulla “”merce”” e sul “”denaro””) rielaborati in forma definitiva e dati alle stampe nel 1859 presso l’editore Duncker di Berlino col titolo ‘Zur Kritik der politischen Oekonomie’. Nella Prefazione, da cui è tratto il brano scelto, Marx ci presenta l’itinerario della sua autobiografia intellettuale, dai primi interventi giovanili sulla ‘Rheinische Zeitung’ all’incontro e alla collaborazione con Engels, agli studi di economia fatti nel British Museum di Londra. Riferendosi agli anni 1844-45, Marx afferma che proprio in quel periodo maturò in lui la concezione che gli servì da filo conduttore nei suoi studi: nella produzione sociale della loro esistenza gli uomini vengono a trovarsi in rapporti determinati e necessari, ossia in “”rapporti di produzione corrispondenti ad un determinato livello di sviluppo delle loro forze produttive materiali””. Il complesso di tali rapporti costituisce la “”struttura economica della società, la base reale su cui si eleva una sovrastruttura giuridica e politica e a cui corrispondono determinate forme di coscienza sociale””. A un certo grado del loro sviluppo le forze produttive materiali della società entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti. Si arriva quindi a una epoca di rivoluzione sociale. “”Cambiando la base economica viene a essere sovvertita più o meno rapidamente tutta l’enorme sovrastruttura””. Le forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o filosofiche sono la “”coscienza”” che una società ha di se stessa e delle sue contraddizioni. Ma come non si può giudicare un individuo dall’idea che s’è formato di sé, così non si può giudicare un’epoca di rivolgimenti a partire dalla sua “”coscienza””. E’ piuttosto la coscienza che dev’essere spiegata partendo dalle contraddizioni della vita materiale. Le manifestazioni artistiche, in quanto espressioni della coscienza che un’epoca storica ha di se stessa e dei suoi contrasti interni, trovano quindi una chiave esplicativa fuori di sé, nello sviluppo concreto delle forze produttive materiali e nel nesso, storicamente determinato, che intercorre tra queste forze produttive e i rapporti sociali corrispondenti. La considerazione sociologica del fatto artistico – chiaramente presente nella ‘Prefazione’ a ‘Per la critica’, è uno degli elementi più importanti per un discorso complessivo sulla “”estetica”” di Marx. Vi è da sottolineare infine che il condizionamento della sovrastruttura da parte della base economica non è di tipo meccanico e lascia certo spazio a “”irregolarità”” o a ritardi (vedi sopra a proposito dell”Introduzione’ del ’57): cambiando la base economica, tutta l’enorme sovrastruttura viene ad essere sovvertita “”più o meno rapidamente”””” [(in) Appendice II. 7. Per la critica dell’economia politica. Trad. di B. Spagnuolo Vigorita, Roma, Newton Compton ed., 1972 (MEW, Bd 13, 1961, pp. 3-160)] [Biagio Muscatello, ‘Notizie sui testi’, Nota 7] [(in) Karl Marx, Arte e lavoro creativo. Scritti di estetica, 1976, a cura di Giuseppe Prestipino] (pag 255)”,”MAED-423″
“ENGELS Frederick”,”The Condition of the Working-Class in England in 1844. With Preface written in 1892.”,”ENGELS Frederick Il temperamento degli irlandesi immigrati contribuirà a migliorare il carattere dell’operaio inglese “”Another influence of great moment in forming the character of the English workers is the Irish immigration already referred to. On the one hand it has, as we have seen, degraded the English workers, removed them from civilisation, and aggravated the hardship of their lot; but, on the other hand, it has thereby deepened the chasm between workers and bourgeoisie, and hastened the approaching crisis. For the course of the social disease from which England is suffering is the same as the course of a physical disease; it develops, according to certain laws, has its own crisis, the last and most violent of which determines the fate of the patient. And as the English nation cannot succumb under the final crises, but must go forth from it, born again, rejuvenated, we can but rejoice over everything which accelerates the course of the disease. And to this the Irish immigration further contributes by reason of the passionate, mercurial Irish temperament, which it imports into England and into the English working-class. The Irish and English are to each other much as the French and the Germans; and the mixing of the more facile, excitable, fiery Irish temperament with the stable, reasoning, persevering English must, in the long run, be productive only of good for both. The rough egotism of the English bourgeoisie would have kept its hold upon the working-class much more firmly if the Irish nature, generous to a fault, and ruled primarily by sentiment, had not intervened, and softened the cold, rational English character in part by a mixture of the races, and in part by the ordinary contact of life”” [Frederick Engels, The Condition of the Working-Class in England in 1844. With Preface written in 1892, 1892] (pag 123-124)”,”MAED-424″
“ENGELS F. MARX K.”,”Komünist Partísí Manífestosu.”,”Komünístler Bírlígí’nín Taríhíne Katki (Contributo alla storia della Lega dei comunisti) (pag 125-162)”,”MAED-425″
“ENGELS Federico, a cura di Ernesto RAGIONIERI”,”Per la critica del progetto di programma del Partito socialdemocratico – 1891.”,”””Al congresso di Halle (12-18 ottobre 1890), il primo tenuto in Germania dopo la grande vittoria elettorale del 20 febbraio 1890, dopo la caduta di Bismarck e dopo la fine delle leggi antisocialiste, il Partito socialdemocratico tedesco prendeva la decisione di affidare al prossimo congresso del Partito il compito dell’approvazione e della discussione del nuovo programma. La necessità di un nuovo programma era avvertita soprattutto in relazione alla consapevolezza di termini profondamente nuovi della situazione storica, tanto per il movimento operaio internazionale dopo la costituzione della Seconda Internazionale quanto per la socialdemocrazia tedeasca divenuta, dopo la prova dei dodici anni di leggi antisocialiste, un grande partito ricco di nuovi compiti e di nuove responsabilità. Il programma intorno al quale si era realizzata la unificazione di Gotha, con le limitate seppure significative modificazioni che gli erano state successivamente apportate, sembrava più da aggiornare che non da modificare in modo radicale. Piuttosto che come frutto di un’analisi teorica e di un ripensamento critico del programma del partito, i lavori per la preparazione del nuovo progetto si andavano profilando all’insegna di un’amministrazione più o meno ordinaria del partito vittorioso. ….”,”MAED-427″
“ENGELS Frederick”,”Historical materialism. (1892)”,”Saggio scritto da Engels (1892) come introduzione alla prima edizione inglese di ‘Socialism, Utopian and Scientific’ già pubblicato in altre lingue “”Then came the Continental revolutions of February and March, 1848, in which the working people played such a prominent part, and, at least in Paris, put forward demands which were certainly inadmissible from the point of view of capitalist society. And then came the general reaction. First the defeat of the Chartists on the 10th of April 1848, then the crushing of the Paris workingmen’s insurrection in June Of the same year, then the disasters of 1849 in Italy, Hungary, South Germany, and at last the victory of Louis Bonaparte over Paris, 2nd December, 1851″” (pag 16-17) Biografia di Lucien Sanial From Wikipedia, the free encyclopedia Lucien Sanial (1835-1927). Lucien Delabarre Sanial (1835–1927) was a French-born American newspaper editor, economist, and political activist. A pioneer member of the Socialist Labor Party of America, Sanial is best remembered as one of the earliest economic theorists to deal with the Marxian concept of imperialism. Contents [hide] 1 Biography 1.1 Early years 1.2 First political activities 1.3 Battles with Gompers 1.4 Further SLP activities 1.5 The Socialist Party and after 1.6 Death and legacy 2 Footnotes 3 Works 4 External links Biography[edit] Early years[edit] Lucien Sanial was born September 12, 1835[1] in France, the son of a man who was a medical doctor and scientist.[2] Sanial attended secondary school in France before enrolling in the Polytechnical School of the University of Charlemagne.[2] Sanial first came to the United States in 1862, when he was sent by the Paris Temps (Paris Times) as a war correspondent during the American Civil War.[2] Sanial subsequently chose to take up permanent residence in America. First political activities[edit] Sanial joined the fledgling Socialist Labor Party of America (SLP), one of the first Marxist political parties in the United States in 1877, just one year after its formation.[3] Sanial pursued a career in journalism, working as the editor of a series of politically oriented newspapers, including The Toiler, The Issue, and the Daily Telegraph.[2] In 1886 Sanial became active in the political campaign of Henry George in his effort to become Mayor of New York City. Together with his future comrades in the Socialist Labor Party, Hugo Vogt and Daniel DeLeon, Sanial served on the Organization Committee for the United Labor Party — the political entity back of George’s mayoral bid.[4] The SLP suffered an organizational split in 1889 over the matter of tactics, pitting a group dedicated to political action headed by Wilhelm Rosenberg against others favoring an orientation based upon the development of socialist influence in the trade unions.[5] Sanial emerged as a prominent leader of the latter orientation, which won the day in the factional war.[6] For the next decade Sanial would stand alongside DeLeon, Vogt, and Executive Secretary Henry Kuhn as one of the most influential figures of the SLP.[7] Sanial played a lasting role as the primary author of the SLP’s 1889 party platform, a document which broke from previous tradition of presenting a short summary of socialist principles including instead the favor of colorful oratory basing its case upon the arguments advanced in the Declaration of Independence.[8] Sanial’s language would be readopted with only minor revisions by SLP conventions for decades after.[8] Sanial was also active in the formation of the New York Nationalist Club, an organization organized to promote the ideas regarding the nationalization of industry advanced by the utopian socialist writer Edward Bellamy in his best-selling novel, Looking Backward.[9] Also participating in the formation of the New York Nationalist Club was the 35-year-old DeLeon, employed at the time as a lecturer at Columbia University.[9] Cover of Sanial’s seminal 1901 pamphlet on imperialism, Territorial Expansion. Following the victory of the trade union faction in 1889, Sanial was named the editor of the SLP’s English-language official organ, The Workmen’s Advocate, and its successort, The People.[10] He would remain in this position for about two years, stepping down as editor in August 1891, ostensibly for reasons of failing eyesight and so he could attend the Brussels Congress of the Second International on behalf of the SLP.[11] Sanial was succeeded by his pugnacious associate editor, Daniel DeLeon — a man who would famously remain in the role of SLP newspaper editor until his death more than two decades later.[12] Battles with Gompers[edit] New York’s socialists and left wing trade unionists were deeply dissatisfied with the Central Labor Union (CLU) of New York, which they believed to be dominated by conservatives, and in February 1889 established a rival Central Labor Federation (CLF), which included 38 trade unions and the Section New York of the SLP, whose delegate was Sanial.[13] This group received a charter from the American Federation of Labor (AF of L), headed by Samuel Gompers, as a constituent member of that organization.[13] This schism was settled, and in December 1889 the Central Labor Union and Central Labor Federation united under the name of the former organization.[13] A spirit of uneasiness remained, however, as the left wing unionists came to feel the moderates showed insufficient zeal towards the movement for an 8-hour day and suspected corruption, while the moderates felt the union movement was being manipulated by socialists for political ends.[13] In June 1890, the left wing again decided to bolt the organization, reestablishing the Central Labor Federation.[13] This time, however, Gompers and the AF of L refused to issue a charter to the CLF, using its decision to allow admission of Section New York SLP as a pretext for this denial.[13] DeLeon and Sanial became bitter critics of the AF of L and its leadership, battling with the Gompers majority at successive AF of L annual conventions from 1890 to 1894.[14] In 1895 the SLP admitted defeat in its effort at boring from within in an effort to radicalize the AF of L and established a new socialist labor federation of its own, the Socialist Trade and Labor Alliance.[15] Further SLP activities[edit] Sanial was twice a political candidate of the SLP for Mayor of New York, standing for election to that post in the campaigns of 1894 and 1897.[16] He also ran as the SLP’s candidate for United States Congress in the 16th District of New York state in 1896.[16] Sanial was chosen several times as a delegate of the Socialist Labor Party to international congresses of the world socialist movement.[17] During the last years of the 19th Century Sanial would become involved with the question of imperialism, intrigued by the pattern of American expansion in the era of the Spanish-American War. Sanial would publish on the theme in 1901 in a seminal pamphlet entitled Territorial Expansion, anticipating the work of John A. Hobson (1902) and Vladimir Ul’yanov (Lenin) (1916). In 1893 Sanial was tapped to write the annual report of the United States government’s Bureau of Labor Statistics.[2] The Socialist Party and after[edit] In 1899 the trade union-oriented SLP split again, this time pitting party regulars seeking to continue the party’s dual unionist approach of supporting the Socialist Trade and Labor Alliance against those who favored the support of the established unions affiliated to the American Federation of Labor.[5] While he did remain in the SLP until about 1902,[10] Sanial eventually decided to cast his lot with the departing elements, becoming a member of the Socialist Party of America, and organization which the former SLP dissidents had helped establish. During the years of World War I, Sanial broke with the Socialist Party over its opposition to American intervention in the European war on behalf of the Entente powers. Sanial found himself teaming up with his old nemesis Samuel Gompers as an active member of the American Alliance for Labor and Democracy, a political pressure group established by the AF of L in order to build support among the working class for the American war effort. Death and legacy[edit] Lucien Sanial died on January 7, 1927, in the village of Northport in Suffolk County on Long Island, New York.[16] He was 91 years old at the time of his death. Footnotes[edit] Jump up ^ Various sources have Sanial’s date of birth as 1836 — although the 1925 American Labor Who’s Who and its assertion that he was born in 1835 should be regarded as definitive, owing to that book’s use of survey forms circulated among those selected by editor Solon DeLeon for inclusion. ^ Jump up to: a b c d e Solon DeLeon with Irma C. Hayssen and Grace Poole, The American Labor Who’s Who. New York: Hanford Press, 1925; pg. 203. Jump up ^ “”Lucien Sanial (1836-1927),”” Glossary: People, Marxists Internet Archive, http://www.marxists.org/ Jump up ^ Carl Reeve, The Life and Times of Daniel DeLeon. New York: Humanities Press, 1972; pg. 25. ^ Jump up to: a b Tim Davenport, “”Socialist Labor Party (1876–1946): Party History,”” Early American Marxism website, http://www.marxisthistory.org/ Jump up ^ Reeve, The Life and Times of Daniel DeLeon, pg. 26. Jump up ^ Howard H. Quint, The Forging of American Socialism: Origins of the Modern Movement: The Impact of Socialism on American Thought and Action, 1886-1901. Columbia, SC: University of South Carolina Press, 1953; pg. 147. ^ Jump up to: a b Morris Hillquit, History of Socialism in the United States. Fifth Revised and Enlarged Edition. New York: Funk and Wagnalls, 1910; pg. 234. ^ Jump up to: a b “”News of the Movement,”” The Nationalist [Boston], vol. 1, no. 1, (May 1889), pg. 23. ^ Jump up to: a b Stuart B. Kaufman (ed.), “”Lucien Sanial,”” in The Samuel Gompers Papers: Volume 2: The Early Years of the American Federation of Labor, 1887-90. Urbana, IL: University of Illinois Press, 1987; pg. 463. Jump up ^ Quint, The Forging of American Socialism, pg. 145. Jump up ^ Rudolph Katz, With DeLeon Since ’89. Book II of Daniel DeLeon: The Man and His Work: A Symposium. New York: National Executive Committee of the Socialist Labor Party, 1919; pp. 10-11. ^ Jump up to: a b c d e f Reeve, The Life and Times of Daniel DeLeon, pg. 51. Jump up ^ Reeve, The Life and Times of Daniel DeLeon, pp. 51-53. Jump up ^ Reeve, The Life and Times of Daniel DeLeon, pg. 95. ^ Jump up to: a b c Lawrence Kestenbaum, “”Lucien Delabarre Sanial,”” The Political Graveyard, politicalgraveyard.com/ Jump up ^ Katz, With DeLeon Since ’89, pg. 11. Works[edit] The True American Policy: Protect Labor: An Address to the Working Men by the Editor of “”America.’ New York: National Chamber of Industry and Trade, 1882. Land and Machinery: A Lecture Delivered before the New York American Section of the Socialist Party. New York: New York Labor News Co., n.d. [c. 1885]. The Socialist Almanac and Treasury of Facts. (Editor.) New York: Socialistic Cooperative Publishing Association, 1898. I. Taxation; II. Genesis of Religion : III. The SLP Vote in Greater New York. New York: National Executive Committee, Socialist Labor Party, 1899. “”The New Trusts,”” in I. The New Trusts. II. The Middle Class, Its Origin, Its Rise, Its Decline. III. The Foreign Trade of the United States in 1880 and 1898. IV. German Trade Unionism. V. Socialist Labor Party of Canada; Socialist Vote of California. New York: Socialistic Cooperative Publishing Association, 1899. Territorial Expansion: Together with Statistics on the Growth of Socialism in America. New York: New York Labor News Co., 1901. General Bankruptcy or Socialism: Facts and Figures Heretofore Withheld from the Public Eye and Showing the Futility of Any Legislative “”Reform”” Having for its Object to Prevent Panics and the Final Collapse of the Banking Power. New York: Cooperative Press, 1913. Report of Lucien Sanial as a Member of the Committee on Banking, Bank Credit, Currency and Monetary Systems of the United States to the National Committee of the Socialist Party, in Meeting Assembled at Chicago, Ill., on May 9th, 1915. Chicago: Socialist Party of America, 1915. External links[edit]”,”MAED-428″
“ENGELS Federico, a cura di Luciano GRUPPI”,”La questione contadina in Francia e in Germania. (1894)”,”Sritto tra il 15-22 novembre 1894 pubblicato su ‘Neue Zeit’ n° 10 1894-95″,”MAED-429″
“ENGELS Friedrich, a cura di Leonard KRIEGER”,”The German Revolutions. ‘The Peasant War in Germany’ and ‘Germany: Revolution and Counter-Revolution’.”,”ENGELS Friedrich Nella sua prefazione il curatore, Krieger, afferma che nell’opera di Jacques Droz ‘Les révolutions allemandes de 1848’ (1957) opera di riferimento sul tema, Droz manifesta chiaramente (con molte citazioni) il suo debito nei confronti di F. Engels e in particolare dell’opera ‘Rivoluzione e controrivoluzione in Germania’ (pag XLV) “”Still, the two revolutions, that of the Sixteenth Century and that of 1848-50, are, in spite of all analogies, materially different from each other. The revolution of 1848 bespeaks, if not the progress of Germany, the progress of Europe. Who profited by the revolution of 1525? The princes. Who profited by the revolution of 1848? The ‘big’ princes, Austria and Prussia. Behind the princes of 1525 there stood the lower middle-class of the cities, held chained by means of taxation. Behind the big provinces of 1850, there stood the modern big bourgeoisie, quickly subjugating them by means of the State debt. Behind the big bourgeoisie stand the proletarians. The revolution of 1525 was a local German affair. The English, French, Bohemians and Hungarians had already gone through their peasant wars when the Germans began theirs. If Germany was decentralised, Europe was so to a much greater extent. The revolution of 1848 was not a local German affair, it was one phase of a great European movement. The moving forces throughout the period of its duration were not confined to the narrow limits of one individual country, not even to the limits of one-quarter of the globe. In fact, the countries which were the arena of the revolution were least active in producing it. They were more or less unconscious raw materials without a will of their own. They were moulded in the course of a movement in which the entire world participated, a movement which under existing social conditions may appear to us as an alien power, but which, in the end, is nothing but our own. This is why the revolution of 1848-50 could not end in the way that the revolution of 1525 ended”” [Friedrich Engels, The Paesant War in Germany] [(in) F. Engels, ‘The German Revolutions’, 1967, a cura di Leonard Krieger] (pag 118-119)”,”MAED-439″
“ENGELS Friedrich”,”La situazione della classe operaia in Inghilterra. In base a osservazioni dirette e fonti autentiche.”,”””Nel testo si afferma che il periodo ciclico delle grandi crisi industriali è di cinque anni. Era questo l’intervallo che sembrava risultare dal corso degli avvenimenti dal 1825 al 1842. Ma la storia dell’industria dal 1842 al 1868 ha dimostrato che il periodo in effetti è decennale, che le crisi intermedie erano di natura secondaria, e a partire dal 1842 sono andate via via scomparendo. Dal 1868 la situazione è nuovamente mutata; ma di ciò parleremo più oltre. Non mi è passato per la mente di cancellare dal testo le numerose profezie, e in primo luogo quella di una imminente rivoluzione sociale in Inghilterra, dovute al mio entusiasmo giovanile di quei tempi. Non vedo alcun motivo di presentare il mio lavoro e me stesso migliori di quel che eravamo allora. Lo straordinario è non già che tante di quelle profezie siano risultate errate, bensì che tante si siano avverate, e che ora la situazione dell’industria inglese sia divenuta realmente critica, per effetto della concorrenza continentale e soprattutto americana, come in quel tempo io prevedevo, sia pure, è vero, per un futuro assai più vicino. Rispetto a questo punto, ho il dovere di aggiornare il libro in rapporto alla situazione odierna. Adempio questo compito riproducendo qui un articolo apparso in inglese nel ‘Commonweal’ di Londra del 1° marzo 1885 e in tedesco nella ‘Neue Zeit’ del luglio dello stesso anno (fascicolo 6). (…)”” [Friedrich Engels, prefazione del 1892 a ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra. In base a osservazioni dirette e fonti autentiche, Roma, 1972] (pag 32-33) Nota l’articolo successivo lega l’insuccesso del cartismo inglese con il successo delle rivendicazioni socialiste degli operai francesi (pag 33) “”Or son quarant’anni, l’Inghilterra si trovò di fronte …”,”MAED-440″
“ENGELS Friedrich, a cura di Valentino GERRATANA”,”Antidühring.”,”Engels, Marx, Hegel e Kant (pag 10-11)”,”MAED-441″
“ENGELS Friedrich, a cura di Lucio LOMBARDO RADICE”,”Dialettica della natura.”,” Rapporto uomo-natura pag 192-194 “”Ma nessuna preordinata azione di nessun animale è riuscita a imprimere sulla terra il sigillo della sua volontà. Ciò doveva essere proprio dell’uomo. Insomma, l’animale si limita a ‘usufruire’ della natura esterna, e apporta ad essa modificazioni solo con la sua presenza; l’uomo la rende utilizzabile per i suoi scopi modificandola: la ‘domina’. Questa è l’ultima, essenziale differenza tra l’uomo e gli altri animali, ed è ancora una volta il lavoro che opera questa differenza. Non aduliamoci troppo tuttavia per la nostra vittoria umana sulla natura. La natura si vendica di ogni nostra vittoria. Ogni vittoria ha infatti, in prima istanza, le conseguenze sulle quali avevamo fatto assegnamento; ma in seconda e terza istanza ha effetti del tutto diversi, impreveduti, che troppo spesso annullano a loro volta le prime conseguenze. Le popolazioni che sradicavano i boschi in Mesopotamia, in Grecia, nell’Asia Minore e in altre regioni per procurarsi terreno coltivabile, non pensavano che così facendo creavano le condizioni per l’attuale desolazione di quelle regioni, in quanto sottraevano ad esse, estirpando i boschi, i centri di raccolta e i depositi dell’umidità. Gli italiani della regione alpina, nell’utilizzare sul versante sud gli abeti così gelosamente protetti al versante nord non presentivano affatto che, così facendo, scavavano la fossa all’industria pastorizia sul loro territorio; e ancor meno immaginavano di sottrarre, in questo modo, alle loro sorgenti alpine per la maggior parte dell’anno quell’acqua che tanto più impetuosamente quindi si sarebbe precipitata in torrenti al piano durante l’epoca delle piogge. Coloro che diffusero in Europa la coltivazione della patata, non sapevano di diffondere la scrofola assieme al bulbo farinoso. Ad ogni passo ci vien ricordato che noi non dominiamo la natura come un conquistatore domina un popolo straniero soggiogato, che non dominiamo come chi è estraneo ad essa, ma che noi le apparteniamo con carne e sangue e cervello e viviamo nel suo grembo: tutto il nostro dominio sulla natura consiste nella capacità, che ci eleva al di sopra delle altre creature, di conoscere le sue leggi e di impiegarle nel modo più appropriato”” (pag 192-193) [Friedrich Engels, Dialettica della natura, Roma, 1967]”,”MAED-442″
“ENGELS Friedrich MARX Karl LENIN V.I. STALIN J.”,”La lutte des partisans selon les auteurs classiques du marxisme-léninisme.”,”Sono testi raccolti e pubblicati a Mosca nel 1945, e comprendeno temi teorici e pratici della guerra e della guerriglia. Sotto una forma breve si tratta di una vera “”introduzione”” alla lotta e alla guerra di guerriglia. La guerra in Italia del 1849 “”Mais la révolte massive, l’insurrection générale du peuple sont des moyens dont l’application répugne à l’autorité royale. Seule une république peut recourir à ces moyens, comme nous l’avons vu en 1793. Ce sont des mesures qui exigent nécessairement comme condition préalable la ‘terreur révolutionnaire’; or quel est le monarque qui s’y déciderait? Ainsi la cause du désastre des Italiens n’est pas la défaite devant Novara et Vigevano, mais la poltronnerie et la modération auxquelles la monarchie les force. La défaite devant Novare n’a causé qu’un préjudice ‘stratégique’: les Italiens étaient coupés de Turin, ce qui ouvrait pour les Autrichiens la voie vers cette ville. Ce désavantage n’aurait eu aucune portée, si immédiatement après la bataille perdue, une ‘guerre véritablement révolutionnaire’ avait éclaté, si la partie de l’armée italienne restée intacte s’était aussitôt proclamée le noyau d’un soulèvement national de masses, si la ‘guerre’ stratégique honnête des ‘armées’ s’était transformée en une véritable ‘guerre du peuple’, pareille à celle que les Français ont menée en 1793″” [Karl Marx F. Engels, La guerre en Italie (II) (Extrait) (NRZ, 1° avril 1849)] [(in) Marx Engels Lenine Staline, La lutte des partisans selon les auteurs classiques du marxisme-léninisme, 1975] (pag 55)”,”MAED-443″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Manifesto del Partito Comunista. Seguito da: ‘Principi del comunismo’, ‘Per la storia della Lega dei Comunisti’ e dalle prefazioni di Marx e Engels.”,”La postfazione di Bongiovanni è dedicata a Maximilien Rubel (1905-1996) Dalla postfazione di Bongiovanni: I meriti di Engels. Engels editore di Marx. “”I meriti di Engels, non solo primo e pur cauto fondatore del “”marxismo””, ma anche primo vero editore di Marx dopo la morte di questi, erano stati, sul terreno filologico, senz’altro incalcolabili. Marx aveva infatti una scrittura quasi illeggibile, che mise a dura prova la vista non perfetta di Engels. Lo stesso Marx, del resto, oltre a usare sistematicamente e caoticamente vari tipi di abbreviazione, non metteva mai la desinenza dell’articolo, il che, in una lingua che comporta quattro casi, tre generi e due numeri, produceva ulteriori problemi. Probabilmente nessuno, insomma, oltre a Engels, da sempre alle prese con la grafia dell’amico e per di più uomo di straordinari e multiformi talenti, era in grado, in quegli anni, di decifrare, con tanta rapidità ed esattezza, la scrittura di Marx, nonché di afferrarne l’arduo assunto e lo sterminato ventaglio di interessi. Engels fornì anzi direttamente ad amici e compagni, e indirettamente alle generazioni successive, modelli e tecniche di lettura e trascrizione. Tra il 3 gennaio 1877 e il 7 luglio 1878, tuttavia, Engels, come già rammentato nel capitolo precedente, aveva pubblicato, inizialmente a malincuore, sul “”Vorwärts””, organo centrale del partito socialista tedesco, forse anche in ragione dei malumori suscitati dall’ancora molto lassalliano Programma di Gotha del 1875, gli articoli contro Eugen Dühring che sarebbero poi diventati il corpulento ‘Anti-Dühring’, un panorama enciclopedico (‘eine enzyklopädische Übersicht unserer Auffassung’), com’ebbe a scrivere lo stesso Engels in una lettera a Bernstein dell’11 aprile 1884, nel campo filosofico, scientifico e storiografico. Il successo era stato inaspettato. Persino in Russia (88). In quest’opera, così compiuta ed organica, da parte di alcuni studiosi, come si è visto, è stato giustamente individuato l’atto di nascita del cosiddetto “”marxismo””, postumo edificio dottrinale ben organizzato, rifinito o quasi in tutti i particolari e predisposto a fornire risposte soddisfacenti e con spirito militante in tutti i settori dello scibile umano. La ‘Kritik’ si stava così preparando, più strutturalmente che intenzionalmente, a diventare ‘Weltanschauung’. Il problema di Engels, nella linea anche psicologica e rassicurante dell”Anti-Dühring’, era dunque, dopo la morte di Marx (1883), l’organizzazione nel modo più sistematico possibile dello sconfinato materiale avuto in eredità. Al I libro del ‘Capitale’, l’unico pilastro piantato su un territorio enorme e spesso contraddittorio, dovevano dunque seguire gli altri due. Il Dioscuro sopravvissuto, ansioso di arrivare ai risultati ultimi, e nei manoscritti assai poco visibili, della dottrina, trascurò così la presunta preistoria, vale a dire gli scritti degli anni ’40, l”Einleitung’ del 1857 (peraltro così organicamente lineare e forse proprio per questo scartata da Marx e sostituita con la prefazione autobiografica del 1859), i cosiddetti ‘Grundrisse’ del 1857-58, i materiali successivi del 1858-61, il grande manoscritto del 1861-1863, le teorie sul plusvalore (pur ritenute di grande importanza), lo straordinario ‘Capitolo VI inedito’, e ricostruì, con stupefacente rapidità, il II libro del ‘Capitale’, pubblicato nel 1885, contenente materiali redatti verosimilmente, ma attendiamo ancora indicazioni certe di datazione, in parte già nel 1862, in parte tra il 1865 e il 1870 (ma Engels parrebbe non avere utilizzato alcun manoscritto anteriore al 1867) e in parte tra il 1877 e il 1879. L’eco di questo testo complicato, e forse implicitamente anche drammatico, fu nell’immediato scarsa, soprattutto in ambito socialista: la sua fortuna aumenterà, proprio per la marcata problematicità, nei decenni successivi. Molto più tempo Engels, impegnato in moltissime cose, dovette dedicare alla ricostruzione del Libro III, pubblicato nel 1894 e contenente materiali stesi tra il 1864 (la maggior parte tra il 1864 e il 1865) e il 1875. Una montagna di abbozzi, certo in buona parte già strutturati, divenne così il “”Libro”” I e il “”Libro”” II. Engels, che lesse senza dubbio quasi tutto l’immenso lascito marxiano a sua disposizione, più volte non nascose ai suoi corrispondenti europei, e soprattutto a se stesso, le enormi difficoltà del lavoro, nonché le lacune, lo scavo ossessivo, i momenti di stanchezza e di evidente disincanto da parte di Marx, la fuga di quest’ultimo nell’empiria confortante dei fatti e delle statistiche accumulate in metri cubi, ma anche le evidenti incompiutezze dell’opera, nonché le ripetizioni continue, le felici e sorprendentemente illuminanti contraddizioni, le rivelazioni improvvise, e anche la disperata afasia, presenti nella monumentale e indomita ‘Kritik’ marxiana, una ‘Kritik’ che continuerà per circa un secolo a riservare sorprese, pur ponendo ancora maggiori problemi, con successive edizioni e con sempre nuovi inediti. Vi sono state del resto anche controsorprese, come l’inesistenza quasi certa di un testo configurabile come i cosiddetti e fortunatissimi ‘Manoscritti economico-filosofici’, il cuore iperfeuerbachiano del “”giovane Marx”” (89) ed in realtà opera ricostruita artificialmente accorpando materiali vari in tutto simili ad altri dello stesso anno – il 1844 – e probabilmente preparatori del lavoro per cui era stato firmato il contratto con Leske (90).”” [Bruno Bongiovanni, Postfazione (saggio storico-critico)] [(in) Marx-Engels, Manifesto del Partito Comunista. Seguito da: ‘Principi del comunismo’, ‘Per la storia della Lega dei Comunisti’ e dalle prefazioni di Marx e Engels, 1998] [(88) Cfr. Eduard Bernstein, Briefwechsel mit Friedrich Engels, cit., p 258; (89) Cfr. Kostas Papaioannou, De Marx et du marxisme, Gallimard, Paris, 1983, pp. 39-83; (90) Cfr. Jürgen Rojahn, Il caso dei cosiddetti “”manoscritti economico-filosofici del 1844″”, in ‘Passato e presente’, 3, 1983, pp. 37-79. Per la nuova edizione cfr. MEGA (2) I, 2, pp. 197-438] pag 176-179)”,”MAED-001-FL”
“ENGELS Frederick MARX Karl”,”On Britain.”,”””But in the meantime the Trades Unions, legalised in 1824, had also stepped in, and high time it was. Capitalists are always organised. They need in most cases no formal union, no rules, officers, etc. Their small number, as compared with that of the workmen, the fact of their forming a separate class, their constant social and commercial intercourse stand them in lieu of that; it is only later on, when a branch of manufactures has taken possession of a district, such as the cotton trade has of Lancashire, that a formal capitalist’s Trades Union becomes necessary. On the other hand, the workpeople from the very beginning cannot do without a strong organisation, well-defined by rules and delegating its authority to officers and committees. The Act of 1824 rendered these organisation legal. From that day labour became a power in England. The formerly helpless mass, divided against itself, was not longer so. To the strength given by union and common action soon was added the force of a well-filled exchequer – “”resistance money””, as our French brethren expressively call it. The entire position of things now changed. For the capitalist it became a risky thing to indulge in a reduction of wages or an increase of working-hours”” (pag 473) [Frederick Engels, Trades Unions, 1881] [(in) Marx Engels, On Britain, 1953]”,”MAED-444″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Ecrits militaires. Violence et constitution des Etats europeens modernes.”,”Dono di RC Che cosa aspetta l’Europa. “”L’Allemagne aura des alliés, mais, à la première occasion, elle les lâchera, comme ses alliés lâcheront l’Allemagne. Enfin, pour la Prusse-Allemagne, il ne peut plus y avoir d’autre guerre que mondiale, ou mieux, une guerre mondiale d’une ampleur et d’une intensité jamais connues. Huit à dix millions de soldats s’entr’égorgeront en vidant l’Europe de toute substance, comme jamais un essaim de sauterelles n’a dépouillé un pays. Les dévastations de la Guerre de Trente ans, concentrées sur trois ou quatre ans, s’étendront à tout le continent. Les famines, les épidémies et la misère aiguë ramèneront à la barbarie les armées comme les masses populaires. Le chaos indescriptible de l’activité humaine dans le commerce, l’industrie et les communications entraînera la banqueroute générale. Les vieux Etats avec leur sagesse traditionnelle s’effondreront; des dizaines de couronnes rouleront sur le pavé, et personne ne daignera les ramasser. Il n’est possible de prévoir comment tout cela finira, et lequel des belligérants sortira victorieux du combat. Un seul résultat est absolument sûr: tout le monde sera épuisé, et nous aurons les conditions pour la victoire finale de la classe ouvrière”” [Friedrich Engels, Ce qui attend l’Europe, ‘Sozialdemokrat, 15 Janvier 1888, Londres, 15 Décembre 1887][(in) Marx Engels, Ecrits militaires. Violence et constitution des Etats europeens modernes, 1970] (pag 610-611)”,”QMIx-244″
“ENGELS Federico”,”Sobre el problema de la vivienda.”,”””Y la utopia burguesa y pequeñoburguesa de proporcionar a cada obrero una casita en propiedad y encadenarlo así a su capitalista de una manera semifeudal, adquiere ahora un aspecto completamente distinto. La realización de esta utopía equivale a la trasformación e todos los pequeños propietarios rurales de casas en obreros de industria doméstica, a la desparición del antiguo aislamiento y, por lo tanto, de la nulidad politica de los pequeños campesinos, arrastrados por la “”vorágine social””; equivale a extender la revolución industrial al campo, y con ella, a la transformación de la clase más estable, más conservadora de la población en un vivero revolucionario; y como culminación de todo esto, la expropriación de lo campesinos dedicados a la industria doméstica por las máquinas, las que los empujan forzosamente a la insurrección”” [Federico Engels, Sobre el problema de la vivienda, 1974] (pag 19)”,”MAED-445″
“ENGELS Friedrich”,”La situation de la classe laborieuse en Angleterre. D’après les observations de l’auteur et des sources authentiques.”,”””Chez les travailleurs apparaît par conséquent une conscience de classe – l’expression elle-même n’est pas utilisée par Engels – et le mouvement ouvrier se constitue. Comme le souligne Lénine: “”Engels a été le premier à dire que le prolétariat n’est pas seulement une classe qui souffre, mais que c’est précisément la situation économique honteuse qui lui est faite qui lle pousse irrésistiblement de l’avant et l’oblige à lutter pour son émancipation finale”” (1). Ce processus économique n’a pourtant rien de fortuit. L’industrie mécanisée à grande échelle exige des investissements de capitaux de plus en plus considérables, et la division du travail suppose le rassemblement d’un grand nombre de prolétaires. Des centres de production d’une telle ampleur, même situés à la campagne, entraînent la formation de communautés importantes; d’ou un excédent de main-d’oeuvre: les salaires baissent, ce qui attire d’autres industriels dans la région. Ainsi les villages se transforment en villes qui, elles-mêmes, se développent, en raison des avantages économiques qu’elles présentent aux yeux des industriels (pp. 56-57). L’industrie tendant à se déplacer des centres urbaines vers les régions rurales, où les salaires sont moindres, ce déplacement est lui-même cause de la transformation des campagnes. Les grandes villes constituent, pour Engels, les lieux les plus caractéristiques du capitalisme, et c’est vers elles qu’il se tourne maintenant (chapitre III). Il y montre le règne de la lutte effrénée de tous contre tous, et de l’exploitation de l’homme par l’homme (c’est-à-dire des travailleurs par les capitalistes), sous la forme la plus brutale. Dans cette anarchie, ceux qu ne possèdent pas de moyens de subsistance ou de production sont vaincus et contraints à peiner pour un maigre salaire ou à mourir de faim quand ils sont en chômage. Le pire et qu’ils en sont réduits à une insécurité foncière et que l’avenir du travailleur reste pour lui totalment mystérieux, incertain. En fait, cet avenir est déterminé par les lois de la concurrence capitaliste, que discute Engels dans son chapitre IV (2)”” (pag 11-12) [E.J. Hobsbawm, Avant-propos, (in) Friedrich Engels, La situation de la classe laborieuse en Angleterre. D’après les observations de l’auteur et des sources authentiques, 1960] [‘(1) Dans l’article, “”F. Engels””, écrit en 1895 (Marx-Engels-Marxisme, p. 37). Engels, cependant, n’a pas déterminé clairement, à cette époque, le rôle de la lutte des classes dans l’histoire; (2) Engels voit dans la concurrence le phénomène essentiel du capitalisme’]”,”MAED-446″
“ENGELS Friedrich”,”Ausgewählte Militärische Schriften. Band II.”,”Contiene lo scritto: ‘I principi del sistema militare prussiano’ (The Pall Mall Gazette’ 8, ottobre 1870) (pag 446-430) Engels sul mito prussiano della “”nazione in armi”” “”All das erklären die obigen Zahlen. Die Männer, die durch die Armee gegangen sind, machen sicherlich nicht mehr als 12 Prozent der gesamten erwachsenen männlichen Bevölkerung aus. Deshalb können bei einer Mobilmachung nicht mehr als 12 Prozent eingezogen werden; es bleiben also volle 88 Prozent zu Haus. Von diesen wird natürlich ein Teil im weiteren Kriegsverlauf einberufen, um die durch Schlachten und Krankheiten entstandenen Lücken aufzufüllen. Mögen sich diese auf weitere 2 bis 3 Prozent während eines halben Jahres belaufen, so ist doch die überwiegende Mehrheit der männlichen Bevölkerung noch immer nicht einberufen. Das “”Volk in Waffen”” ist also Lug und Trug”” (pag 448) [Das Prinzip des preußischen Militärsystems’, The Pall Mall Gazette’, 8. Oktober 1870] [Friedrich Engels, Ausgewählte Militärische Schriften. Band II, 1964]”,”MAED-447″
“ENGELS Friedrich”,”Il socialismo del signor Bismarck – Quattro articoli del 1881 su sindacato e salario. Un salario giusto per un giusto lavoro – Il sistema del salario – Trade Unions I – Trade Unions II.”,”””Ma come è possibile che i capitalisti abbassino i salari, quando il loro livello è determinato da una ben precisa legge economica? La legge economica dei salari esiste ed è inconfutabile. Ma abbiamo visto che essa è elastica, e in un duplice aspetto. Il livello dei salari può essere abbassato in un singolo ramo di attività (direttamente, abituando progressivamente gli operai di quell’industria a condizioni di vita inferiori, o indirettamente con l’aumento delle ore lavorative giornaliere o dell’intensità del lavoro a parità di ore lavorative, senza un corrispondente aumento del salario nominale). L’interesse di ogni singolo capitalista ad elevare i propri profitti diminuendo i salari dei suoi operai, riceve un nuovo impulso dalla concorrenza reciproca dei capitalisti di uno stesso ramo della produzione. Ciascuno di essi tende ad offrire la propria merce ad un prezzo inferiore a quello dei suoi concorrenti, e se non vuole sacrificare il suo profitto, è costretto a tentare di abbassare i salari. In questo modo la pressione sul livello dei salari, prodotta inizialmente dall’interesse del singolo capitalista, viene decuplicata dalla loro concorrenza reciproca. Ciò che prima era una questione di profitto maggiore, ora diventa un fatto di necessità. Di fronte a questa pressione costante, ininterrotta, le masse lavoratrici non organizzate non hanno mezzi di resistenza efficaci. Per questo motivo, nei settori di produzione in cui i lavoratori non sono organizzati, il salario mostra una tendenza costantemente a declinante, ed il numero delle ore lavorate una tendenza sempre crescente. Questo processo avanza lento ma sicuro; periodi di grande floridezza economica possono interromperlo qua e là; ma tempi di cattivo andamento degli affari lo accelerano viceversa ancora di più. I lavoratori si abituano via via a condizioni di vita sempre peggiori. Mentre la giornata lavorativa si avvicina sempre di più al suo massimo possibile, i salari sono sempre più vicini al loro minimo assoluto, alla somma sotto alla quale diventa impossibile per l’operaio vivere e procreare”” [Friedrich Engels, Trade Unions I] [(in) ‘Quattro articoli del 1881 su sindacato e salario. Un salario giusto per un giusto lavoro – Il sistema del salario – Trade Unions I – Trade Unions II’, Milano, 1993] [Nota redazionale (1): I quattro articoli qui presentati costituiscono una serie scritta per ‘The Labour Standard’, settimanale delle Trade Unions diretto da George Shipton, pubblicato a Londra dal 1881 al 1885. Engels fu però costretto ben presto ad abbandonare ogni collaborazione con questo giornale, a causa della tendenza sempre più opportunistica che in esso si manifestava. I quattro articoli vennero pubblicati rispettivamente il 7 maggio, il 21 maggio, il 28 maggio e il 4 giugno 1881] (pag 112-113)”,”MAED-452″
“ENGELS Friedrich”,”Ausgewählte Militärische Schriften. Band I.”,”Principali temi affrontati la rivoluzione del 1848 1849, dal punto di vista militare, la guerra di Crimea, l’analisi della forza , delle caratteristiche e della qualità degli eserciti europei”,”MAED-447-A”
“ENGELS Friedrich”,”Karl Marx.”,”Due scritti relativi alla morte di Marx avvenuta il 14 marzo 1883. L’opuscolo contiene: La ‘biografia’ di Marx scritta da Engels, e apparsa sull”Almanach populaire’ (Volkskalender’) pubblicato nel 1878 a Brunswick dal socialdemocratico W. Bracke (pag 5) ‘Discorso sulla tomba di Karl Marx’ pronunciato da Engels a Highgate il 17 marzo 1883′ (pubblicato sul Sozialdemokrat di Zurigo n. 13, del 23 marzo 1883) (pag 18-20) ‘Sulla tomba di Karl Marx, articolo di Engels del 28 aprile 1883, pubblicato sul ‘Sozialdemokrat’ di Zurigo il 3 maggio 1883 (pag 24-28) “”Ce qu’a perdu le prolétariat militant d’Europe et d’Amérique, ce qu’a perdu la science historique en cet homme, on ne saurait le mesurer. Le vide laissé par la mort de ce titan ne tardera pas à se faire sentir. De même que Darwin a découvert la loi du développement de la natura organique, de même Marx a découvert la loi du développement de l’histoire humaine, c’est-à-dire ce fait élémentaire voilé auparavant sous un fatras idéologique que les hommes, avant de pouvoir s’occuper de politique, de science, d’art, de religion, doivent tout d’abord manger, boire, se loger et se vêtir; que, par suite, la production des moyens matériels élémentaires d’existence et, partant, chaque degré de développement économique d’un peuple ou d’une époque forment la base d’où se sont développée les institutions d’Etat, les conceptions juridiques, l’art et même les idées religieuses des hommes en question et que, par conséquent c’est en partant de cette base qu’il faut les expliquer et non inversement comme on le faisait jusqu’à present. Mais ce n’est pas tout, Marx a également découvert la loi particulière du mouvement du mode de production capitaliste actuel et de la société bourgeoise qui en est issue. La découverte de la plus-value a, du coup, fait ici la lumière, alors que toutes les recherches antérieures aussi bien des économistes bourgeois que des critiques socialistes s’étaient perdues dans les ténèbres. Deux découvertes de ce genre devraient suffire pour une vie entière. Heureux déjà celui auquel il est donné d’en faire une seule semblable! Mais dans chaque domaine que Marx a soumis à ses recherches (et ces domaines sont très nombreux et pas un seul ne fut l’objet d’études superficielles), même dans celui des mathématiques, il a fait des découvertes originales. Tel fut l’homme de science. Mais, chez Marx, ce n’était même pas la moitié de sa personnalité. La science était pour Marx une force qui actionnait l’histoire, une force révolutionnaire. (…)”” [Friedrich Engels, ‘Discours sur la tombe de Karl Marx’ (Pronuncé à Highgate le 17 mars 1883)][(in) Friedrich Engels, ‘Karl Marx’, Paris, 1937] (pag 18-19) ————————————————— “”Karl Marx Cronologia delle opere principali Mi attengo, per questa cronologia, alla periodizzazione proposta da un grande studioso e interprete di Marx, il filosofo francese Louis Althusser, che nella raccolta di scritti Per Marx (ed. italiana Mimesis, Milano 2008) suddivide le opere di Marx in quattro periodi: 1840-1844 opere giovanili Comprendono la tesi di laurea di Marx sulla Differenza fra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro; alcuni articoli pubblicati sulla Gazzetta Renana e scritti più consistenti pubblicati sugli Annali franco-tedeschi, tra i quali i più famosi sono La questione ebraica e l’ Introduzione alla Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico; i Manoscritti economico-filosofici del 1844. Sono opere in cui Marx fa i conti in modo critico con i suoi “maestri”, Hegel e Feuerbach in particolare, senza tuttavia rompere radicalmente con la loro problematica di fondo. 1845 opere della rottura Sono le Tesi su Feuerbach e L’ideologia tedesca, in cui Marx recide i legami con il pensiero feuerbachiano ed hegeliano e sceglie il “materialismo storico”, decide cioè di indagare le società non per ciò che pensano di se stesse ma per come producono, ponendo le basi del concetto chiave delle opere successive di “modo di produzione”. 1845-1857 opere della maturazione Comprendono opere di carattere politico come il Manifesto comunista scritto in collaborazione con Fiedrich Engels (1848), Le lotte di classe in Francia (1949) e Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte (1852); e le opere che iniziano una critica sistematica delle idee e teorie economiche: Miseria della filosofia (una critica alla Filosofia della miseria di Proudhon) e Lavoro salariato e capitale (1852). 1857-1883 opere della maturità Sono le opere che recano quasi ossessivamente nel titolo o nel sottotitolo l’espressione “critica dell’economia politica”: Per la critica dell’economia politica (1859), preceduta dall’ Introduzione (1857); Salario, prezzo e profitto. In questo periodo inizia il lungo e sistematico lavoro di stesura de Il capitale, di cui esce nel 1867 il libro I, mentre i libri II e III saranno pubblicati solo dopo la morte di Marx, a cura di Friedrich Engels, rispettivamente nel 1885 e nel 1894. Un ulteriore volume, con il titolo Teorie sul plusvalore, verrà pubblicato a cura di Karl Kautsky nel 1905. (http://www.turchetto.eu/corsi/MarxOPERE.htm) Questo elenco non comprende i titoli: – Grundrisse, Lineamenti fondamentali della critica dell’ economia politica – Storia delle teorie economiche. ———————————————-“,”MAED-454”
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”El manifiesto comunista.”,”””La pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista coincise, per così dire, con la giornata del 18 marzo del 1848, con le rivoluzioni di Milano e di Berlino che furono le insurrezioni armate di due nazioni che occupano zone centrali: una nel continente europeo, l’altra nel Mediterraneo; due nazioni che fino ad allora erano fiaccate per il frazionamento del loro territorio e per le discorde intestine che le fecero cadere sotto la dominazione straniera. (…)”” (incipit prefazione di Engels all’edizione italiana del 1893)”,”MAED-455″
“ENGELS Federigo”,”Ludwig Feuerbach y el fin de la filosofia clasica alemana.”,”””Aquí Feuerbach confunde el materialismo, que es una concepción general del mundo basada en una interpretación determinada de las relaciones entre el espíritu y la materia, con la forma concreta que esa concepción del mundo revistió en una determinada fase histórica, a saber: en el siglo XVIII. Más aún, lo confunde con la forma achatada, vulgarizada, en que el materialismo del siglo XVIII perdura todavía hoy en las cabezas de naturalistas y médicos y como era pregonado en la década del 50 por los predicadores de feria Büchner, Vogt y Moleschott. Pero, al igual que el idealismo, el materialismo recorre una serie de fases en su desarrollo. Cada descubrimiento trascendental, operado incluso en el campo de las Ciencias Naturales, le obliga a cambiar de forma; y desde que el método materialista se aplica también a la historia, se abre ante él también aquí un camino nuevo de desarrollo. El materialismo del siglo pasado era predominantemente mecánico, porque por aquél entonces la mecánica, y además sólo la de los cuerpos sólidos – celestes y terrestres -, en una palabra, la mecánica de la gravedad, era, de todas la Ciencias Naturales, la única que había llegado en cierto modo a un punto de remate. La Química sólo existía bajo una forma infantil, flogística. La Biologia estaba todavía en mantillas (…)”” [Federico Engels, Ludwig Feuerbach y el fin de la filosofia clasica alemana, Madrid, 1969] (pag 32)”,”MAED-456″
“ENGELS Friedrich, a cura di Juan Bautista BERGUA”,”Anti-dühring. “”Contra Dühring””. La ciencia y la theorías marxistas.”,”Il meccanismo della crisi nel capitalismo. La legge coercitiva che domina nel capitalismo. “”Hemos visto como la perfectibilitad del maquinismo llevada al extremo se transforma, a causa de la anarquía que reina en la producción social, en una ley coercitiva que obliga a cada capitalista industrial a mejorar incesantemetne el instrumental y a perfeccionar sin descanso su fuerza productiva. La simple posibilidad de extender el dominio de su producción se transforma para él igualmente en una ley coercitiva. …. (pag 328-329)”,”MAED-457″
“ENGELS Federico”,”El origen de la familia y propiedad privada y el estado.”,”Declino economico e sociale dell’impero romano nel corso di quattro secoli . “”Parece, pues, que la masa de la póblación había vuelto a su punto de partida al cabo de cuatro siglos. Pero esto no probaba sino dos cosas: en primer lugar, que el orden social y la distribución de la propiedad en el imperio romano agonizante habían sido adecuados al grado de producción contemporánea en la agricultura y la industria, e inevitables por consiguiente; en segundo lugar, que, durante los cuatrocientos años posteriores, no habiendo tenido ningún progreso ni retroceso esenciales el estado de la producción, se había distribuido otra vez de la misma manera la propiedad y se habían creado las mismas clases de población. En los último siglos del imperio romano, la ciudad había perdido su autoridad sobre el campo y no la había vuelto a conquistar en los primeros siglos de la dominación alemana. Esto supone un grado de desarrollo inferior de la agricultura y de la industria. Esta situación de conjunto produjo por necesidad grandes propietarios poderosos y pequeños labradores independientes. Las inmensas experiencias hechas por Carlomagno con sus famosas haciendas imperiales, desaparecidas sin dejar casi huellas prueban cuán imposible era imponer a semejante sociedad la explotación latifúndica romana con esclavos, y a la vez el nuevo cultivo en grande por medio de prestaciones personales. Sólo las continuaron los conventos, y no podían ser productivas más que para ellos; pero los conventos eran asociaciones anormales basadas en el celibato; es cierto que podían realizar cosas excepcionales, pero por lo mismo tenían que seguir siendo excepciones”” (pag 193-194) [Federico Engels, El origen de la familia y propiedad privada y el estado, Madrid, 1970]”,”MAED-458″
“ENGELS Friedrich e KAUTSKY Karl, a cura di Enrico MAESTRI”,”Il socialismo giuridico (‘Juristen-Sozialismus’).”,”L’articolo ‘Juristen-Sozialismus’ è stato pubblicato da ‘Die Neue Zeit. Revue des geistigen und öffentlichen Lebens’ 5. 1887, H. 2, SS. 49-62 Enrico Maestri insegna Teoria generale del diritto e Metodlogia e logica giuridica presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Unversità degli Studi di Ferrara dove ricopre il ruolo di ricercatore di Filosofia del diritto. Ha al suo attivo la pubblicazione di un paio di monografie. “”Per Marx, il diritto al lavoro non è sicuramente il mezzo adatto per realizzare la rivoluzione proletaria, ma la sua potenziale pericolosità di scardinamento del sistema economico borghese, viene ammessa, e non nascosta, da Marx stesso, che proseguendo la sua analisi afferma: “”l’Assemblea costituente, che aveva posto di fatto il proletariato rivoluzionario ‘hors la loi’, fuori legge, doveva per ragioni di principio espellere dalla Costituzione, dalla legge delle leggi, una formula: doveva lanciare il suo anatema contro il diritto al lavoro”” (34). Quindi, la lotta per il diritto al lavoro non era così scontata, in un regime borghese, neanche per Marx; naturalmente egli ne valutava la minima efficacia per l’elevamento sociale delle classi lavoratrici, ma questo giudizio no lo faceva esitare dal considerare quella richiesta giuridica, ostile, di fatto, allo status quo politico-economico. Nella formula borghese del contratto di lavoro, la società degli uomini è eguagliata, ma in un eguagliamento astratto che rende la sua sussunzione sotto la proprietà privata. Per Engels e Kautsky, il problema principale era quello di capire che cosa volesse intendere Menger, quando richiedeva a favore della classe operaia, il diritto al compenso integrale del lavoro, il cosiddetto ‘diritto n. 1’, in quanto, “”hätte er nur eine Geschichte des Rechts Nr. 1 geschrieben, seine Schrift wäre spurlos vorübergegangen. Diese Geschichte ist bloß Vorwand der Schrift, ihr Zweck ist der, ‘Marx herunterzureißen'”” (35). Nella ‘Critica del programma di Gotha’, Marx confuta minuziosamente l’idea di Lassalle (poi mutuata da Menger nella formulazione del diritto fondamentale N. 1) che l’operaio riceve in regime socialista il frutto non ridotto o il frutto integrale del suo lavoro. Marx dimostra che dal lavoro sociale complessivo di tutta la società borghese bisogna detrarre: un fondo di riserva, un fondo per l’estensione della produzione, un fondo destinato a reintegrare il macchinario consumato, ecc. e inoltre bisogna detrarre dagli oggetti di consumo un fondo per le spese di amministrazione, per le scuole, per gli ospedali, per gli ospizi, ecc. A differenza della formula nebulosa, oscura e generica di Lassalle (e Menger dopo di lui) (“”all’operaio il frutto integrale del suo lavoro””), Marx stabilisce ponderatamente come deve essere la gestione di una società socialista. In questa società, pre-comunista, l’eguale diritto non scompare, ma è ancora diritto borghese, che come ogni diritto presuppone la disuguaglianza materiale. “”Il diritto può consistere soltanto, per sua natura, nell’applicazione di un’eguale misura; ma gli individui diseguali (e non sarebbero individui diversi se non fossero diseguali) sono misurabili con eguale misura solo in quanto vengono sottomessi soltanto secondo un lato ‘determinante’: per esempio in questo caso, ‘soltanto come operai’, e si vede in loro soltanto questo, prescindendo da ogni altra cosa. Inoltre, un operaio è ammogliato, l’altro no; uno ha più figli dell’altro, ecc. ecc. Supposti uguali il rendimento e quindi la partecipazione al fondo di consumo sociale, l’uno è più ricco dell’altro e così via. Per evitare tutti questi inconvenienti, il diritto, invece di essere uguale, dovrebbe essere disuguale”” (36)”” [Enrico Maestri, Introduzione a Friedrich Engels Karl Kautsky, ‘Il socialismo giuridico (‘Juristen-Sozialismus’), Napoli, 2015] [(34) K. Marx, ‘Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850’, in K. Marx F. Engels, Opere scelte, Roma, 1969, p. 410; (35) F. Engels e K. Kautsky, ‘Juristen-Sozialismus’, cit., p. 56 [se egli avesse scritto soltanto una storia del diritto Nr. 1, il suo scritto sarebbe passato via senza lasciare traccia. Ma questa storia è un mero pretesto di scrittura, il suo scopo è ‘abbattere Marx’]; (36) K. Marx, ‘Critica al programma di Gotha’, Roma, 1978, p. 31] (pag 20-21 (introduzione)”,”MAED-459″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Scritti sulla religione.”,”Il saggio introduttivo di Marcello Fedele si configura come un primo tentativo di reinterpretazione organica dei rapporti tra marxismo e critica dell’ideologia religiosa. Marcello Fedele (Taranto, 1947) è laureato in Giurisprudenza. Dal 1969 lavora presso l’Istituto di Sociologia dell’Università di Roma, occupandosi prevalentemente dei problemi legati alla sociologia politica e industriale. Collabora a diverse riviste, tra cui Democrazia e Diritto, Problemi del socialismo, La Critica Sociologica. Recentemente, ha pubblicato un volume dal titolo Teoria e critica della liberaldemocrazia. Il sistema hegeliano. “”Le esigenze interne del sistema bastano quindi da sole a spiegare come si giunga, con un metodi di pensiero essenzialmente rivoluzionario, a una conclusione politica molto modesta. Certo, la forma specifica di questa conclusione proviene dal fatto che Hegel era un tedesco e gli pendeva dietro, come al suo contemporaneo Goethe, un pezzo di codino filisteo. Tanto Goethe che Hegel, furono, ognuno nel suo campo, un Giove olimpico, ma né l’uno né l’altro si liberarono mai per intero del filisteismo tedesco. Tutto ciò non impedì tuttavia al sistema di Hegel di abbracciare un campo incomparabilmente più vasto che qualsiasi altro sistema precedente e di sviluppare in questo campo una ricchezza di pensiero che ancor oggi fa stupire. Fenomenologia dello spirito (che si potrebbe chiamare un parallelo dell’embriologia e della paleontologia dello spirito, uno svolgimento della coscienza individuale attraverso i suoi diversi gradi, concepito come riproduzione abbreviata dei gradi attraversati storicamente dalla coscienza degli uomini), logica, filosofia della natura, filosofia dello spirito, e quest’ultima a sua volta elaborata nelle sue singole forme storiche secondaria: filosofia della storia, del diritto, della religione, storia della filosofia, estetica, ecc., – in tutti differenti campi storici Hegel lavora a scoprire e mostrare il filo conduttore dell’evoluzione; e poiché egli non era soltanto un genio creatore, ma anche un uomo di erudizione enciclopedica, in ogni campo egli fa epoca. Si comprende da sé che grazie alle esigenze del “”sistema”” egli è costretto con frequenza a ricorrere a quelle costruzioni forzate, a proposito delle quali i suoi minuscoli avversari fanno ancora oggi un orribile baccano. Ma queste costruzioni sono solo la cornice e l’impalcatura dell’opera sua; se non ci si arresta ad esse senza necessità, se si penetra più a fondo nel possente edificio, si scoprono tesori inestimabili, che conservano ancor oggi tutto il loro valore””. In tutti i filosofi l’elemente caduco è proprio il “”sistema””, e precisamente perché emana da un bisogno imperituro dello spirito umano, il bisogno di rimuovere tutte le contraddizioni. Ma rimosse che siano, una volta per sempre, tutte le contraddizioni, siamo arrivati alla cosiddetta verità assoluta, la storia universale è finita, eppure bisogna ch’essa prosegua, sebbene non le resti più niente da fare: il che è una nuova, insuperabile contraddizione”” [Friedrich Engels, Ludovico Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca] (pag 273-274)”,”MAED-004-FL”
“ENGELS Friedrich”,”La situazione della classe operaia in Inghilterra.”,”La situazione della classe operaia in Inghilterra – scritta da Engels a ventiquattro anni – si impone, al di là della straordinaria forza documentaria, per la novità dell’impostazione, alla cui base è già la coscienza che la classe operaia è non semplice oggetto bensì oggetto di storia. La prima analisi scientifica della società borghese nel corso della rivoluzione industriale.”,”MAED-005-FL”
“ENGELS Friedrich, a cura di Antonio A. SANTUCCI”,”La questione delle abitazioni. Guida alla lettura.”,”L’opera, composta da tre saggi scritti nel 1872-1873 (‘Come Proudhon risolve la questione delle abitazioni’, ‘Come la borghesia risolve la questione delle abitazioni’, ‘Postilla su Proudhon e la questione delle abitazioni’), costituisce un capitolo importante della storia teorica e politica del socialismo scientifico. Nell’ambito della questione sociale, il problema degli alloggi si presenta sempre come uno tra i più gravi punti irrisolti e l’indagine storica che ne fa Engels in queste pagine risulta tuttora di grande efficacia. Antonio A. santucci (Cava de’ Tirreni, Salerno, 1949) si occupa del settore di studi gramsciani all’istituto Gramsci di Roma. Autore di un’introduzione all’opera di gramsci che ha vinto il XXIV Premio Iglesias, ha curato inoltre, sempre per gli Editori Riuniti, l’edizione di testi di Marx, Engels, Labriola e il recente volume collettaneo Letture di Gramsci.”,”MAED-006-FL”
“ENGELS Friedrich – CERVETTO Arrigo”,”Anti-Dühring & The Role of Force in History (Engels) – The Discovery of Politics (Cervetto).”,”Editor’s note for the Italian edition, April 2009, Prefaces to the Three Editions: I) London, june 11, 1878, II) London, September 23, 1885, III) London, May 23, 1894, Introduction: I) General, II) What Herr Dühring Promises, The Discovery of Politics, First Publication: Azione Comunista, feb.-Sept 1962, Publications for Young People. “”Such was the land that Bismarck and the Prussian Junkers, backed by the revival of chauvinistic romanticism which seems inseparable from all German problems, undertook to make German again. The wish to make Strasbourg, the homeland of the Marseillaise, German, was just as absurd as to make Nice, the homeland of Garibaldi, French. But in Nice, Louis Napoleon at least observed decency and put the question of annexation to the vote – and the manoeuvre succeeded. Quite apart from the fact that for very good reasons the Prussians detest such revolutionary measures – never and nowhere has there been an instance when the mass of the people wanted to be annexed to Prussia – it was known only too well that precisely here the entire population was more closely attached to France than were the native French themselves. And thus this arbitrary act was performed by brute force. It was an act of revenge against the French Revolution; one of the parts which had been fused with France precisely as a result of the revolution was turn away. It is true that militarily there was a purpose behind this annexation. Metz and Strasbourg gave Germany an enormously strong line of defence. So long as Belgium and Switzerland remain neutral a massive French offensive can be begun only on the narrow strip of land between Metz and the Vosges; and besides, Koblenz, Metz, Strasbourg and Mainz form the strongest and biggest quadrangle of fortresses in the world. However, half of this quadrangle of fortresses, as is the case also with the Austrian fortresses in Lombardy, lies in enemy territory and forms citadels there to keep the population down. Moreover, to complete the quadrangle, it was necessary to seize areas beyond the German-language border and to annex a quarter of a million of native Frenchmen as well. The great strategic advantage is thus the only reason that can justify the annexation. However, can this gain in any way be compared with the harm it wrought? The Prussian Junker refused to reckon with the great moral disadvantage at which the young German Empire had placed itself by openly and frankly declaring brutal force its guiding principle. Quite the reverse, refractory subjects forcibly kept in check are a necessity for him; they are proof of increased Prussian might; and essentially he has never any others. But he was obliged to reckon with the political consequences of the annexation. And these were clearly apparent. Even before the annexation came into force, Marx loudly drew the world’s attention to it in a circular of the International: ‘The annexation of Alsace and Lorraine makes Russia the arbiter of Europe’. And this has been repeated often enough by the Social-Democrats from the rostrum of the Reichstag until the truth of this statement was finally acknowledged by Bismarck himself in his Reichstag speech in February 6, 1888, by his whimpering before the almighty Tsar, the lord of war and peace”” [Friedrich Engels, ‘The Role of Force in History’, Chapter Four: ‘Why Alsace-Lorraine Prefer to be French’] [(in) Friedrich Engels – Arrigo Cervetto, ‘Anti-Dühring & The Role of Force in History’ – ‘The Discovery of Politics’, Editions Science Marxiste, Montreuil-sous-Bois, France, 2013] (pag 452-453)”,”ELCx-205″
“ENGELS Friedrich”,”La questione delle abitazioni.”,”Un fondamentale scritto sui compiti della rivoluzione, in polemica col socialismo piccolo-borghese. Il processo di rapida industrializzazione della Germania metteva all’orine del giorno, con il fenomeno dell’urbanesimo ‘la questione delle abitazioni’, male cronico della società capitalistica. Si avvia in tale contesto la polemica di Engels contro i progetti utopistici e reazionari dei seguaci di Proudhon e contro le idee filantropi borghesi sull’argomento.”,”CONx-009-FL”
“ENGELS Friedrich”,”L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza.”,”Il compendio teorico che, insieme al ‘Manifesto’, più ha contribuito alla diffusione del marxismo.”,”SOCU-004-FL”
“ENGELS Friedrich LAFARGUE Paul MARX Karl, a cura di Gian Mario BRAVO”,”Anarchici e marxisti. L’Alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale degli operai. Guida alla lettura.”,”Lo scritto che qui presentiamo con il titolo Anarchici e marxisti è il saggio sull’Alleanza della democrazia socialista (l’associazione segreta fondata da Michail Bakunin nel 1868 in contrapposizione-sovrapposizione con l’Internazionale fondata da Marx nel 1864). Opera militante e di denuncia, questo memoriale fu compilato nel 1873 da Marx (che raccoglie i materiali e stende la Conclusione) e da Engels (che redige la maggior parte del testo), coadiuvati dal giovane Paul Lafargue nella stesura e poi nella traduzione in francese (lingua in cui lo scritto fu originariamente pubblicato). Gian Mario Bravo (Torino, 1934) è ordinario di storia delle dottrine politiche presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino, di cui è stato preside tra il 1979 e il 1985. Tra le sue molte opere ricordiamo Storia del socialismo 1789-1848, Il Manifesto comunista e i suoi interpreti, Critica dell’estremismo, Il pensiero politico contemporaneo (con S.Rota Ghibaudi, 3 volumi, Milano, Franco Angeli, 1985).”,”MAED-007-FL”
“ENGELS Friedrich”,”L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza.”,”Questo libretto, la cui diffusione è stata giudicata non inferiore a quella dello stesso Manifesto del partito comunista, ha avuto una importantissima funzione nel movimento operaio, contribuendo in modo decisivo alla conoscenza delle idee marxiste.”,”MAED-008-FL”
“ENGELS Friedrich”,”Sulle origini del cristianesimo.”,”Un’interpretazione storica delle radici della religione cristiana.”,”MAED-009-FL”
“ENGELS Friedrich”,”Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca.”,”Con Feuerbach tanto Engels quanto Marx avevano discusso nei loro scritti fin dal 1845-46, dall’epoca della Sacra famiglia e dell’Ideologia tedesca firmate da entrambi. Anzi, per parlare con lo Engels del 1886, avevano entrambi “”un debito d’onore””, nel riconoscere quanto le idee di Feuerbach avessero contribuito a liberarli dall’idealismo filosofico hegeliano. Da questo punto di vista Feuerbach è certamente, come scrive Engels nel saggio, un “”anello intermedio tra la filosofia hegeliana e la nostra concezione””. (dalla Premessa di Nicolao Merker).”,”MAED-010-FL”
“ENGELS Friedrich”,”La situazione della classe operaia in Inghilterra. In base a osservazioni dirette e fonti autentiche.”,”La situazione della classe operaia in Inghilterra – scritta da Engels a ventiquattro anni – si impone, al di là della straordinaria forza documentaria, per la novità dell’impostazione, alla cui base è già la coscienza che la classe operaia è non semplice oggetto bensì oggetto di storia. La prima analisi scientifica della società borghese nel corso della rivoluzione industriale.”,”MAED-014-FL”
“ENGELS Friedrich, a cura di Fausto CODINO Fausto”,”L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato. In rapporto alle indagini di Lewis H. Morgan.”,”Il fortunato incontro con l’opera dell’etnologo americano Lewis Henry Morgan ispirò a Marx il proposito, messo poi in atto da Engels in questo libro, di riassumere aodinatamente i concetti da essi elaborati in varie occasioni, durante decenni, sulla storia delle società primitive e della famiglia antica e moderna. Queste occasioni si erano presentate innanzi tutto quando Marx ed Engels avevano criticato le false teorie e i pregiudizi borghesi che pretendono di attribuire un carattere sacro alla proprietà privata e agli istituti che la proteggono, fondandosi sulla presunzione che essa sarebbe sempre esistita; quando avevano studiato le forme economiche precedenti la produzione capitalistica e le loro sopravvivenze nel mondo moderno; quando avevano osservato e commentato le fasi dell’espansione capitalistica in paesi coloniali con sistemi economici primitivi. Lewis Henry Morgan (1818-1881) nacque ad Aurora nello Stato di New York, ed esercitò l’avvocatura a Rochester, dove abitò tutta la vita. Conservatore nella vita politica alla quale partecipò attivamente, divenendo anche senatore dello Stao di New York. Gli interessi etnologici furono sollecitati in lui dall’osservazione dei costumi degli Irochesi, che vivevano attorno ad Aurora.”,”MAED-012-FL”
“ENGELS Friedrich CERVETTO Arrigo”,”Antidühring. La scienza sovvertita dal signor Dühring. Letture: La scoperta della politica.”,”L’Antidhüring fu l’arma per la lotta teorica e politica contro l’eclettismo. Grazie a questo lavoro di Engels e Marx il movimento operaio superò la sua prima malattia infantile; la superò perchè il saggio non rimase chiuso nella torre d’avorio degli intellettuali ma divenne “”scienza che si traduce in militanza, che diviene lotta””.”,”MAED-013-FL”
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Selected Works in Two Volumes. Volume I.”,”Forza e coscienza del movimento operaio e socialista tedesco nel decennio 1870 “”However miserable a figure our bourgeoisie may cut in the political field, it cannot be denied that as far as industry and commerce are concerned, it is at last doing its duty. The impetuous growth of industry and commerce referred to in the introduction to the second edition has since then developed with still greater vigour. What has taken place in this respect since 1869 in the Rhenish-Westphalian industrial region is quite unprecedented for Germany, and recalls the upsurge in the English manufacturing districts at the beginning of this century. The same thing no doubt holds good for Saxony and Upper Silesia, Berlin, Hanover and the sea cities. At last we have world trade, a really big industry, a really modern bourgeoisie. But in return we have also had a real crash, and have likewise got a real, powerful proletariat. For the future historian, the roar of battle at Spichern, Marsla-Tour and Sedan, and everything connected therewith, will be of much less importance in the history of Germany from 1869-74 than the unpretentious, quiet but constantly progressing development of the German proletariat. As early as 1870, the German provocation and its natural effect: the general national enthusiasm in Germany. The German socialist workers did not allow themselves to become confused for a single moment. Not a trace of national chauvinism showed among them. In the midst of the wildest intoxication of victory they remained cool, demanding “”an equitable peace with the French republic and no annexations””, and not even martial law able to silence them. No battle glory, no talk of German “”imperial magnificence”” produced any effect on them; their sole aim remained the liberation of the entire European proletariat. We may say with assurance that in no other country have the workers hitherto been put to so hard a test and have acquitted themselves so splendidly. Martial law during the war was followed by the trials for treason, for ‘lèse majesté’ and for insulting officials, and the ever-increasing police chicanery of peace-time. The ‘Volksstaat’ had usually three or four editors in prison at the same time and the other papers in proportion. Every party speaker at all well known had to stand trial at least once a year and was almost always convicted. Deportations, confiscations, and the breaking-up of meetings followed one another, thick as hail. All in vain. The place of every person arrested or deported was immediately filled by another; for every broken-up meeting two new ones were called, and thus the arbitrary power of the police was worn down in one place after the other by endurance and strict conformity to the law. All this persecution had the opposite effect to that intended. Far from breaking the workers’ party or even bending it, it only brought ever new recruits to it and consolidated the organisation. In their struggle with the authorities and also individual bourgeois, the workers showed themselves superior, intellectually and morally, and proved, particularly in their conflict with the so-called “”providers of work, the employers, that they, the workers, were now the educated class and the capitalists the ignoramuses. And they conduct the fight for the most part with a sense of humour, which is the best proof of how sure they are of their cause and how conscious of their superiority. A struggle thus conducted, on historically prepared soil, must yield great results. The successes of the January elections stand out unique in the history of the modern workers’ movement and the astonishment aroused by them throughout Europe was fully justified”” [F. Engels, Prefatory Note to ‘The Peasant War in Germany’, London, July 1874] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, Selected Works in Two Volumes. Volume I, London, 1962] (pag 650-652)”,”MAED-462″
“ENGELS Friedrich”,”Karl Marx. (1878)”,”Profilo biografico scritto da Engels nel 1878 e apparso sul “”Volkskalender”” di Wilhelm Brake, pubblicato a Braunshweig. Tradotto da Ivan nel 1999.”,”MAED-463″
“ENGELS Friedrich e KAUTSKY Karl, a cura di Enrico MAESTRI”,”Il socialismo giuridico (‘Juristen-Sozialismus’).”,”L’articolo ‘Juristen-Sozialismus’ è stato pubblicato da ‘Die Neue Zeit. Revue des geistigen und öffentlichen Lebens’ 5. 1887, H. 2, SS. 49-62 Enrico Maestri insegna Teoria generale del diritto e Metodlogia e logica giuridica presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Unversità degli Studi di Ferrara dove ricopre il ruolo di ricercatore di Filosofia del diritto. Ha al suo attivo la pubblicazione di un paio di monografie. “”La concezione del mondo medievale era essenzialmente teologica. L’unità del mondo europeo, che di fatto non era orientata verso l’interiorità, fu indirizzata dal Cristianesimo verso l’esterno, verso il comune nemico saraceno. L’unità del mondo europeo occidentale, che formò un gruppo di popoli che si svilupparono in costante interrelazione, fu tenuta insieme per mezzo del Cattolicesimo. Questo legame teologico non fu soltanto ideale. Esistette realmente, non solo nella figura del Papa, il suo punto centrale monarchico, ma soprattutto nella Chiesa, organizzata gerarchicamente e in prospettiva feudale, che manteneva in ogni Paese, in quanto proprietaria di circa un terzo del territorio, una enorme posizione di potere nella organizzazione feudale. La Chiesa con la sua proprietà fondiaria feudale era il legame fra i diversi Paesi, l’organizzazione feudale della Chiesa dava all’ordine feudale laico una consacrazione religiosa. Gli ecclesiastici erano inoltre l’unica classe colta. Era dunque ovvio che il Dogma della Chiesa fosse punto di partenza e base di tutto il pensiero. Giurisprudenza, scienze naturali e filosofia, tutto veniva rapportato ai contenuti della Chiesa. Ma nel grembo del Feudalesimo si sviluppò il potere della borghesia. Una nuova classe alzò la testa contro i grandi proprietari fondiari. I borghesi delle città erano soprattutto e in massima parte artigiani e commercianti, mentre il modo di produzione feudale si basava essenzialmente sull’autoconsumo, entro un ambito circoscritto, di quanto prodotto in parte dai produttori e in parte dagli esattori. La concezione cattolica del mondo modellata sul feudalesimo non poteva più bastare a questa nuova classe e alle sue condizioni di produzione e di scambio. Ciò nonostante anch’essa rimase ancora, per un periodo di tempo abbastanza lungo, vincolata alla onnipotente teologia. Tutte le Riforme religiose e le lotte condotte sotto lo stigma della religione che ad esse si collegarono, dal XIII fino al XVII secolo, non furono, su fronte teorico, nient’altro che ripetuti tentativi della borghesia, della plebe delle città e dei contadini, divenuti ribelli unendosi a queste due classi, di adeguare la vecchia concezione teologica alle mutate condizioni economiche e di vita della nuova classe. Ma non si riuscì. La bandiera religiosa sventolò per l’ultima volta nell’Inghilterra del XVII secolo, e appena cinquant’anni dopo, comparve in Francia la nuova concezione del mondo a viso aperto, che doveva diventare quella classica della borghesia: ‘la concezione giuridica del mondo’. Essa era una secolarizzazione della concezione teologica del mondo. Al posto del dogma del diritto divino, subentrò il diritto dell’uomo, al posto di quello della Chiesa, quello dello Stato”” [Friedrich Engels Karl Kautsky, a cura di Enrico Maestri, ‘Il socialismo giuridico (‘Juristen-Sozialismus’)’, Napoli, 2015] (pag 35-36) Il lento passaggio dalla concezione teologica del mondo alla ‘concezione giuridica del mondo'”,”KAUD-085″
“ENGELS Friedrich MARX Karl , a cura di Bernardino FANTINI”,”Il marxismo e la teoria dell’evoluzione. Estratto da ‘L’evoluzionismo’.”,”””Certo è che studiando fisiologia comparata si arriva a uno sdegnoso disprezzo per la concezione idealistica che pone l’uomo al di sopra degli animali. Ad ogni passo si batte il naso nella più completa concordanza di struttura con gli altri mammiferi; nei tratti fondamentali la concordanza si estende a tutti gli altri vertebrati e perfino – più confusamente – agli insetti, ai crostacei, alle tenie, ecc. La idea di Hegel del salto qualitativo nella serie quantitativa anche qui va benissimo”” [F. Engels a K. Marx, 14 giugno 1858, in Marx-Engels, ‘Opere complete’, v. XL, Roma, 1973, p. 352] (pag 149); “”Per il singolo animale il luogo dove è nato, l’ambiente di vita che trova, il numero e la qualità dei nemici che lo minacciano sono dovuti al caso. Per la pianta madre è dovuta al caso la direzione in cui il vento trasporta i suoi semi, per la pianta figlia il luogo in cui il seme trova terreno per il germoglio dal quale essa deriva; e l’assicurazione che anche in questo caso tutto è basato su ferrea necessità è una magra consolazione. Il groviglio di oggetti della natura su un determinato territorio, anzi, di più, sull’intera terra, rimane, con ogni predeterminazione a partire dall’eternità, quello che era: casuale. Hegel scese in campo contro entrambe le concezioni con i principi, fino ad allora mai uditi, che il casuale ha una causa, perché è casuale, proprio tanto quanto non ha causa alcuna, perché è casuale; che il casuale è necessario, che la necessità determina se stessa come casualità, e che d’altra parte questa casualità è piuttosto assoluta necessità (‘Logica’ II, libro III, 2; la realtà). La scienza naturale ha semplicemente lasciato da un canto questi principi come paradossali giochi di parole, come contraddittori assurdi e ha perseverato teoricamente, da un lato, nella vuotezza di pensiero della metafisica wolffiana, per la quale qualcosa o è necessario o è casuale, ma non entrambe le cose nello stesso tempo; o, d’altra parte, nel determinismo meccanico appena un po’ meno vuoto di pensiero, che nega, in generale, a parole, il caso, per riconoscerlo nella pratica in ogni singolo avvenimento. Mentre la ricerca scientifica continuava a pensare così, che cosa ‘faceva’ nella persona di Darwin? Darwin, nella sua opera di importanza storica, prende le mosse dalla più larga base esistente della casualità. Sono proprio le infinite, casuali particolarità degli individui all’interno delle singole specie, particolarità che si accentuano fino alla rottura del carattere della specie, le cui origini prossime stesse sono dimostrabili solo nel minor numero dei casi, che lo costringono a mettere in discussione il fondamento sul quale era fino allora basata ogni regolarità in biologia, il concetto di specie nella forma metafisica, rigida e inalterabile, che aveva fino ad allora avuto. Ma senza il concetto di specie tutta la scienza si riduceva a nulla. Tutti i suoi rami avevano per necessario fondamento il concetto di specie: l’anatomia umana e quella comparata – l’embriologia, la zoologia, la paleontologia, la botanica ecc. che cosa erano senza il concetto di specie? Tutti i loro risultati non erano soltanto posti in discussione, ma direttamente annullati. La casualità capovolge il concetto che fino ad allora si aveva della necessità (il materiale di circostanze casuali che si era andato frattanto accumulando ha sfiancato e spezzato la vecchia idea di necessità). L’idea che fino a allora si aveva di necessità non si reggi più. Serbarla significa imporre dittatorialmente alla natura come legge un’arbitraria determinazione dell’uomo, in contraddizione con se stessa e con la realtà; significa negare con ciò ogni necessità interna nella natura vivente, in generale, nel caotico regno del caso [Friedrich Engels, ‘Dialettica della natura’, in Marx-Engels, Opere complete, v. XXV, cit., pp. 504-505] (pag 151-152); “”Una ‘storia critica della tecnologia’ dimostrerebbe, in generale, quanto piccola sia la parte d’un singolo individuo in una invenzione qualsiasi del secolo XVIII. Finora tale opera non esiste. Il Darwin ha diretto l’interesse sulla storia della tecnologia naturale, cioè sulla formazione degli organi vegetali e animali come strumenti di produzione della vita delle piante e degli animali. Non merita uguale attenzione la storia della formazione degli organi produttivi dell’uomo sociale, base materiale di ogni organizzazione sociale particolare? E non sarebbe più facile da fare, poiché, come dice il Vico, la storia dell’umanità si distingue dalla storia naturale per il fatto che noi abbiamo fatto l’una e non abbiamo fatto l’altra? La tecnologia svela il comportamento attivo dell’uomo verso la natura, l’immediato processo di produzione della sua vita, e con essi anche l’immediato processo di produzione dei suoi rapporti sociali vitali e delle idee dell’intelletto che ne scaturiscono. Neppure una storia delle religioni, in qualsiasi modo eseguita, che faccia astrazione da questa base materiale, è critica. Di fatto è molto più facile trovare mediante l’analisi il nocciolo terreno delle nebulose religiose che, viceversa, ‘dedurre’ dai rapporti reali di vita, che di volta in volta si presentano, le loro forme incielate. Quest’ultimo è l’unico metodo materialistico e quindi scientifico. I difetti del materialismo astrattamente modellato sulle scienze naturali, che esclude il ‘processo storico’, si vedono già nelle concezioni astratte e ideologiche dei suoi portavoce appena si arrischiano al di là della loro specialità”” [Karl Marx, ‘Il Capitale’, Roma, 1974, Libro I, pp. 384-385 e 414-415 nota] (pag 154-155) [(in) ‘L’evoluzionismo’ a cura di Bernardino Fantini, Roma, 1976]”,”MAED-464″
“ENGELS Friedrich”,”A situação da classe trabalhadora na Inglaterra.”,”Testo in lingua portoghese”,”MAED-465″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Manifesto del partito comunista.”,”””… (pag 115-116)”,”MAED-003-FV”
“ENGELS Federico, a cura di Lucio LOMBARDO RADICE”,”Sulla dialettica della natura. Antologia.”,”””Del resto noi non abbiamo nessun motivo di spaventarci del fatto che il livello di conoscenza a cui noi oggi siamo, sia tanto poco definitivo quanto lo sono stati tutti i precedenti. Questo livello abbraccia già un materiale enorme di conoscenze ed esige una specializzazione molto grande degli studi da parte di chi voglia familiarizzarsi in qualche specialità. Chi invece misura col metro di verità pure, immutabili, di ultima istanza, conoscenze che, per la natura delle cose, restano relative per lunga serie di generazioni e debbono essere portate a compimento passo a passo, e conoscenze tali che, come nella cosmogonia, nella geologia, nella storia umana, già per la deficienza del materiale storico, rimarranno sempre lacunose e incomplete, costui dimostra con ciò solo la sua ignoranza e la sua confusione, se anche, come avviene qui, lo sfondo vero e proprio non sia costituito dalla pretesa all’infallibilità personale. Verità ed errore, come tutte le determinazioni del pensiero che si muovono su un piano di opposizioni antitetiche, hanno validità assoluta solo in un campo estremamente limitato; (…). Non appena applichiamo l’antitesi verità-errore al di fuori di quel ristretto campo che abbiamo indicato sopra, essa diventa relativa e conseguentemente inutilizzabile per l’esatta maniera di esprimersi nella scienza; e se poi cerchiamo di applicarla come assolutamente valida al di fuori di quel campo, più che mai andiamo incontro al fallimento; i due termini dell’antitesi si cambiano rispettivamente nel loro contrario, la verità diventa errore e l’errore verità. Prendiamo come esempio la nota legge di Boyle (…)”” Federico Engels, ‘Sulla dialettica della natura, Antologia’, a cura di Lucio Lombardo-Radice, Palermo, 1968] (pag 52-53)”,”MAED-007-FV”
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Mario CINGOLI”,”Materiali Marx-Engelsiani per il seminario istituzionale di filosofia della storia.”,”Lettere di F. Engels sul materialismo storico (a C. Schmidt, J. Bloch, F. Mehring, H. Starkenburg) Lettera di F. Engels a Franz Mehring (1) del 14 luglio 1893. “”(…) L’ideologia è un processo che viene bensì compiuto dal cosiddetto pensatore con coscienza, ma con una falsa coscienza. Le vere forze motrici che lo muovono gli rimangono sconosciute, altrimenti non si tratterebbe di un processo ideologico. Egli s’immagina dunque delle forze motrici false o apparenti. Poiché si tratta di un processo di pensiero, egli ne deduce tanto il contenuto che la forma dal pensiero puro, o dal proprio, o da quello dei suoi predecessori. Egli lavora con un materiale puramente intellettuale, che egli, senza guardar tanto nel sottile, prende come se fosse creato dal pensiero, senza sottoporre a ulteriore indagine un processo più lontano, indipendente dal pensiero, il che è del resto naturale per lui, perché ogni atto, essendo trasmesso dal pensiero, gli appare pure, in ultima istanza, fondato sul pensiero. L’ideologo storico (storico sta qui in modo riassuntivo per politico, giuridico, filosofico, teologico, in breve per tutti i campi che appartengono alla società e non soltanto alla natura), l’ideologo storico possiede, dunque, in ogni campo scientifico una materia che è stata creata dal pensiero di generazioni precedenti in modo indipendente, e che nel cervello di queste generazioni successive ha attraversato una propria serie di sviluppi indipendenti. E’ vero che dei fatti esteriori, appartenenti al proprio campo e ad altri campi, possono aver contribuito a determinare questa evoluzione, ma questi fatti, secondo la premessa tacita, sono essi stessi a loro volta, semplici frutti di un processo di pensiero, e così rimaniamo sempre ancora nel regno del pensiero puro, che ha felicemente digerito anche i fatti più duri. E’ innanzi tutto quest’apparenza d’una storia indipendente delle costituzioni degli Stati, dei sistemi giuridici, delle rappresentazioni ideologiche in ogni campo particolare, che acceca la maggior parte della gente. Quando Lutero e Calvino “”superano”” la religione cattolica ufficiale, quando Hegel “”supera”” Fichte e Kant, quando Rousseau col suo ‘Contratto sociale’ “”supera”” indirettamente il costituzionale Montesquieu, questo processo rimane all’interno della teologia, della filosofia, della scienza politica, costituisce una tappa nella storia di questi campi del pensiero e non esce dal campo del pensiero. E da quando si è aggiunta a ciò l’illusione borghese del carattere eterno e assoluto della produzione capitalistica, persino il superamento dei mercantilisti da parte dei fisiocrati e di Adam Smith passa per una semplice vittoria del pensiero, non come riflesso intellettuale di fatti economici modificati, ma come la comprensione esatta, finalmente raggiunta, di condizioni reali esistenti sempre e dappertutto. Ne risulta che se Riccardo Cuor di Leone e Filippo Augusto avessero introdotto il libero scambio invece d’ingolfarsi nelle Crociate, ci sarebbero stati risparmiati cinquecento anni di miseria e di stupidità. Quest’aspetto del problema, che io posso qui soltanto accennare, credo che l’abbiamo tutti trascurato più di quanto non meritasse. E’ sempre la stessa storia: in principio viene sempre trascurata la forma per la sostanza. Come ho detto, anch’io ho fatto lo stesso, e l’errore non m’è apparso che dopo. Perciò non solo sono ben lontano dal farvene un rimprovero qualsiasi, perché come vecchio complice non ne ho nemmeno il diritto, al contrario, ma almeno vorrei attirare la vostra attenzione su questo punto per l’avvenire. A questo si lega anche la stupida rappresentazione degli ideologi, secondo cui, siccome noi neghiamo alle diverse sfere ideologiche che hanno una funzione nella storia un’evoluzione storica indipendente, per questo negheremmo pure ad esse ogni efficacia storica. Vi è qui, alla base, la banale rappresentazione non dialettica di causa ed effetto come due poli che si oppongono l’uno all’altro in modo rigido; vi è l’ignoranza assoluta dell’azione e reazione reciproca. Il fatto che un fattore storico, non appena generato da altri fatti, in ultima analisi economici, reagisce pure a sua volta sull’ambiente che lo circonda e può esercitare esso stesso una reazione sulle sue proprie cause, questi signori lo dimenticano spesso in modo del tutto premeditato. (…)”” [Lettera di Friedirch Engels a Franz Mehring del 14 luglio 1893 (1)] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, ‘Materiali Marx-Engelsiani per il seminario istituzionale di filosofia della storia’, Milano, 1980, a cura di Mario Cingoli] [(1) Questa lettera venne scritta a proposito dell’articolo di Mehring ‘Del materialismo storico’, pubblicato in appendice al suo libro ‘La leggenda di Lessing’. In questo articolo Mehring faceva egli pure riferimento al libro di Barth di cui si parla nella lettera precedente (Engels a Conrad Schmidt, 27 ottobre 1890). Franz Mehring (1846-1919), storico marxista tedesco, appartenne all’ala sinistra del partito e fu tra i fondatori del partito comunista tedesco]”,”MAED-469″
“ENGELS Friedrich, a cura di Bruno BONGIOVANNI”,”La politica estera degli zar.”,”Interesse di Engels per la questione russa su due fronti: politica estera e situazione sociale (pag 25, introduzione) Engels, la Russia e l’Asia. “”Come già in passato, Engels attende (sarebbe meglio dire: spera) una rivoluzione in Russia nel giro di un tempo brevissimo: se la pace dura, l’assetto attuale della Russia «può durare ancora pochi mesi e poi non vi sarà altra soluzione che fare appello ai liberali, vale a dire creare un’assemblea nazionale di un qualunque tipo, e ciò, se io conosco bene la Russia, significa una rivoluzione della portata di quella del 1789» (57). Ancora qualche anno dopo, nel 1885, Engels scrive a Vera Zasulic che «laggiù il 1789 si avvicina» (58) e non importa se quelli che fanno la rivoluzione non sono direttamente in sintonia con gli interessi della rivoluzione: «gli uomini che hanno incendiato la polveriera saranno travolti da un’esplosione più forte di loro, che si troverà una via d’uscita come meglio potrà» (59). Ancora tre anni dopo Engels, in una lettera a Ion Nadejde, scrive che la santa alleanza dei tre assassini della Polonia sussiste ancora: nel 1815 tale alleanza fu fondata in opposizione allo spirito rivoluzionario del popolo francese, nel 1871 fu rafforzata a spese dell’Alsazia-Lorena, fatto che rese «la Germania schiava dello zarismo» (60) e lo zar arbitro dell’Europa: nel 1888, secondo Engels, tale alleanza (allude probabilmente a quel che resta del ‘Dreikaiserbund’), sussiste ancora per annientare il movimento rivoluzionario nei tre imperi. Ma è lo zar che è sempre il nemico numero uno: «Rovesciare lo zarismo ed annientare con questo l’incubo che grava sull’Europa è, a nostro avviso, la prima condizione dell’emancipazione delle nazioni dell’Europa centrale ed orientale. Nello stesso momento in cui lo zarismo risulterà abbattuto, noi assisteremo al disfacimento di quell’infausta potenza che è rappresentata da Bismarck, privata ormai del suo sostegno fondamentale. L’Austria si dissolverà e perderà la sola ragione della sua esistenza, ossia il fatto di rappresentare un ostacolo con la sua presenza all’assorbimento da parte dello zarismo delle nazionalità che si trovano tra i Carpazi e i Balcani; la Polonia verrà restaurata: la piccola Russia potrà liberamente scegliere le sue alleanze politiche; i romeni, i magiari e gli slavi del sud, liberi da ogni ingerenza straniera, potranno sistemare tra di loro ogni questione ed ogni problema di frontiera; infine, la nobile nazione dei grandi russi non si darà più ad avventure e conquiste insensate che fanno unicamente gli interessi dell’autocrazia, ma porterà a termine la sua autentica missione civilizzatrice in Asia, e insieme all’occidente, accrescerà le sue notevolissime capacità intellettuali e non si sbarazzerà più con i lavori forzati e con il patibolo dei suoi figli migliori» (61). Si noti che Engels ritiene che la missione vera e propria della Russia è la civilizzazione dell’Asia, vale a dire l’estensione delle conquiste politiche, sociali, civili e morali di un 1789 russo al continente asiatico: l’importanza per l’occidente di una rivoluzione russa è ancora una volta la soppressione dell’impalcatura autocratica dell’assolutismo zarista. Nel 1890, quando la «santa alleanza» ormai vacilla (travolta da insanabili disaccordi interni), Engels scrive il testo che qui presentiamo ai lettori: questo scritto; come abbiamo cercato di dimostrare, sistematizza in un modo che vuole essere organico una serie di convinzioni e di spunti già maturati negli anni precedenti. La rivoluzione non ha avuto luogo, il periodo «terroristico» è finito senza che lo stato zarista sia mai stato seriamente messo in discussione, il ventennio bismarckiano sta tramontando ed il pericolo di una guerra è ben ora più presente. In caso di guerra la cosa più importante è naturalmente sempre la distruzione dell’impero zarista”” [Bruno Bongiovanni, Introduzione][(in) Friedrich Engels, ‘La politica estera degli zar’, Milano, 1978] [(57) Engels e Eduard Bernstein (22-25.2.1882), in Eduard Bernstein ‘Briefwechsel mit Friedrich Engels, hrs, von Elmut Hirsch, Van Gorcum, Assen 1970, p. 86; (58) Engels a Vera Zasulic (23.4.1885, in K. Marx F. Engels, ‘India Cina Russia’, cit., p. 251; (59) Ibidem; (60) Engels a Ion Nadejde (4.8.1888), in Marx Engels, ‘Werke’, vol. 37, Dietz, Berlin, 1967, p. 4; Nadejde (1854-1928) era un socialista romeno; (61) Ibidem, p. 5]”,”MAED-009-FV”
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Leonard E. MINS”,”Unpublished Letters of Karl Marx and Friedrich Engels to Americans.”,”Fonte Jstor 22.2.2018 Lettere inedite di Marx ed Engels agli americani “”This group of letters has been selected from a forthcoming book, ‘Letters to Americans’, by Karl Marx and Friedrich Engels, to be published later in the year by International Publishers, New York. They have been chosen because they treat aspects of the American labor movement and other phases of the American scene. They are communications written between 1880 and 1895, to F.A. Sorge, Florence Kelley Wischnewetzky, John Swinton and Hermann Schlüter, all of whom then played prominent parts in the American labor movement. None of these letters has ever been published in full before, and three of them, the letters to Swinton and one of the letters to Schlüter, appear in print for the first time. Many were published, in heavily emended form, in the ‘Briefe and Auszüge aus Briefen von Joh. Phil. Becker, Jos. Dietzgen, Friedrich Engels, Karl Marx u.A. an F.A. Sorge und Andere (Stuttgart: J.H.W. Dietz Nachfolger, 1906). Some of the deletions in that edition were made by Sorge; other, which criticized prominent leaders of the American, German, French, and English Social-Democratic Parties rather caustically, were cut out by the editors, Karl Kautsky and Franz Mehring. The texts have been restored from the originals, in the New York Public Library and in the Marx-Engels-Lenin Institute in Moscow. A knowledge of the history of the German and American labor movements of the time is required for a full understanding of many of these letters. Unfortunately, there are no really adequate histories covering these movements, although Franz Mehring’s ‘Geschichte der deutschen Sozialdemokratie’ and Morris Hillquit’s ‘History of Socialism in the United States’ are useful aids. Hillquit’s work, aside from its schematic character, bear the mark of its author’s opportunism, while Mehring made rather serious mistakes in his evaluation of Bakunin, Lassalle, Von Schweitzer, and other figures in the international labor movement. Much factual material con be derived from the second volume of the ‘History of Labour in the United States’, by John R. Commons and his associates, although its authors’ remoteness from the labor movement makes their commentary wholly inadequate at times. The universality of Marx’s and Engels’ interests and the extraordinary penetration of their comments on the social scene have already been disclosed to American readers in their ‘Selected Correspondence’, published in English in 1935. Excerpts from their other letters dealing with American conditions will be found in that volume. (…) The extraordinary insight of Marx and Engels into conditions affecting the American labor movement, which they had to observe from the other side of the Atlantic, is clearly revealed in these letters. Engels’ castigation of sectarianism as one of the major vices of the immature labor movement in the United States still offers instructive guidance today, when this movement is at last coming to age. This selection from their correspondence gives further proof that Marxist theory is the most powerful tool available for the analysis of things as they are, as well as for changing them to what they ought to be”” (pag 218-219) [Leonard E. Mins, Introduzione] [(in) ‘Unpublished Letters of Karl Marx and Friedrich Engels to Americans’, ‘Science & Society’, New York, n. 2 spring 1938] [“”Questo gruppo di lettere è stato selezionato da un libro di prossima uscita, “”Letters to Americans””, di Karl Marx e Friedrich Engels, che sarà pubblicato prossimamente nel corso dell’anno da International Publishers, New York. Sono stati scelti perché trattano di aspetti del movimento operaio americano e altre di fasi della scena americana. Si tratta di comunicazioni scritte tra il 1880 e il 1895, a FA Sorge, a Florence Kelley Wischnewetzky, a John Swinton ea Hermann Schlüter, che hanno poi ricoperto ruoli di spicco nel movimento operaio americano. lettere mai pubblicate prima e tre di esse, le lettere di Swinton e una delle lettere di Schlüter, appaiono per la prima volta in stampa e molte sono state pubblicate, in forma fortemente emendata, in «Briefe e Auszüge aus Briefen von Joh. Phil Becker, Jos. Dietzgen, Friedrich Engels, Karl Marx e FA Sorge und Andere (Stoccarda: JHW Dietz Nachfolger, 1906). Alcune delle cancellazioni di quell’edizione sono state fatte da Sorge; altre che criticavano esponenti di spicco dei partiti socialdemocratici americani, tedeschi, francesi e inglesi piuttosto caustiche, sono state eliminate dagli editori, Karl Kautsky e Franz Mehring. I testi sono stati restaurati dagli originali, nella biblioteca pubblica di New York e nell’istituto Marx-Engels-Lenin di Mosca. È necessaria una conoscenza della storia dei movimenti operai tedeschi e americani del tempo per una piena comprensione di molte di queste lettere. Sfortunatamente, non ci sono storie veramente adeguate che coprano questi movimenti, anche se Franz Mehring “”Geschichte der deutschen Sozialdemokratie”” e “”Storia del socialismo negli Stati Uniti”” di Morris Hillquit sono utili aiuti. Il lavoro di Hillquit, a parte il suo carattere schematico, porta il marchio dell’opportunismo del suo autore, mentre Mehring ha commesso errori piuttosto seri nella sua valutazione di Bakunin, Lassalle, Von Schweitzer e di altre figure del movimento operaio internazionale. Molto materiale di fatto si può ricavare dal secondo volume della “”Storia del movimento operaio negli Stati Uniti””, di John R. Commons e dei suoi collaboratori, anche se la lontananza dei suoi autori dal movimento operaio rende a volte il loro commento totalmente inadeguato. L’universalità degli interessi di Marx ed Engels e la straordinaria penetrazione dei loro commenti sulla scena sociale sono già stati rivelati ai lettori americani nella loro “”Corrispondenza Scelta””, pubblicata in inglese nel 1935. Estratti dalle loro altre lettere che trattano delle condizioni americane saranno trovato in quel volume. (…) La straordinaria intuizione di Marx ed Engels sulle condizioni che influenzavano il movimento operaio americano, che venivano osservare dall’altra parte dell’Atlantico, è chiaramente rivelata in queste lettere. La critica di settarismo da parte di Engels come uno dei principali vizi del movimento operaio immaturo negli Stati Uniti offre ancora una guida istruttiva oggi, quando questo movimento sta finalmente giungendo al termine. Questa selezione dalla loro corrispondenza fornisce un’ulteriore prova del fatto che la teoria marxista è lo strumento più potente disponibile per l’analisi delle cose così come sono, nonché per cambiarle in ciò che dovrebbero essere”” (pag 218-219) [Leonard E. Mins , Introduzione] [(in) ‘Lettere inedite di Karl Marx e Friedrich Engels agli americani’, ‘Scienza e società’, New York, 2 primavera 1938]”,”MAED-470″
“ENGELS Friedrich”,”Le rôle de la violence dans l’histoire.”,”””Le note [di Engels] si interrompono qui. Bernstein ha pubblicato inoltre il ‘piano’ di Engels che segue, destinato senza dubbio all’ultimo capitolo (nota 1, pag 128) “”Voici, sous le titre le ‘Rôle de la violence dans l’histoire’, trois chapitres de l”Antidühirng’ (les chapitres II, III et IV de la seconde partie de l’ouvrage) dans une traduction nouvelle, et une importante étude de Friedrich Engels sur la genèse de l’Empire allemand et sur sa constitution après la guerre franco-allemande. Quelques indications sur ce dernier texte. Il a été composé par Engels vraisemblablement au cours de l’hiver 1887-88, mais il n’a pas été achevé et il a été publié pour la première fois, après la mort d’Engels, par E. Bernstein, en février-mars 1896, dans le premier volume de la XIVe année de la ‘Neue Zeit’; il a été réédité en 1920 par A. Conrady dans le volume intitulé ‘Reichsgründung und Kommune, avec une introduction «critique» dans laquelle l’èditeur attaque l’exposé d’Engels; puis, en 1930, par Rudolf Haus, dans le remarquable volume ‘Der Deutsch-Französische Krieg’. Ce volume contient encore l’un des chapitres de l”Anti-Düring’ que nous donnons ici, le chapitre III de la IIe partie et les articles écrits par Engels au cours de la guerre de 1870-71 dans la ‘Pall-Mall Gazette’. Avec les chapitres de l”Anti-Dühring’ et l’étude sur la genèse de l’Empire allemand, nous avons à la fois, à propos de la question du rôle de la violence dans l’histoire, l’exposé de la théorie et l’étude du cas concret”” [Note de l’éditeur] (pag 3) [(in) Friedrich Engels, ‘Le rôle de la violence dans l’ histoire’, Paris, 1939] [“”Con il titolo”” Ruolo della violenza nella storia “”, ecco tre capitoli dell’Antidühirng (capitoli II, III e IV della seconda parte del libro) in una nuova traduzione, e un importante studio di Friedrich Engels sulla genesi dell ‘Impero tedesco e la sua costituzione dopo la guerra franco-prussiana. Alcune indicazioni su quest’ultimo testo. Esso è stato scritto da Engels probabilmente durante l’inverno 1887-1888, ma non fu completato e fu pubblicato per la prima volta, dopo la morte di Engels, da E. Bernstein, nel febbraio-marzo 1896, nel primo volume del XIV anno della “”Neue Zeit””; esso è stato ristampato nel 1920 da A. Conrady nel volume intitolato ‘Reichsgründung und Kommune’, con un’introduzione “”critica””, nella quale l’editore attacca l’esposizione di Engels; poi, nel 1930, da Rudolf Haus, nel notevole volume ‘Der Deutsch-Französische Krieg’. Questo volume contiene ancora uno dei capitoli dell’Anti-Düring che noi pubblichiamo qui, il capitolo III della II parte II e gli articoli scritti da Engels durante la guerra del 1870-71 sulla Pall-Mall Gazette. Con i capitoli dell”Anti-Dühring’ e lo studio della genesi dell’impero tedesco, abbiamo allo stesso tempo, a proposito del ruolo della violenza nella storia, l’esposizione della teoria e lo studio del caso concreto”” [Nota dell’editore] (pagina 3) [(in) Friedrich Engels, “”Il ruolo della violenza nella storia””, Parigi, 1939]”,”MAED-471″
“ENGELS Friedrich”,”La questione delle abitazioni.”,”Antonio A. Santucci (Cava dei Tirreni, Salerno, 1949) si occupa del settore di studi gramsciani all’Istituto Gramsci di Roma. Autore di un’introduzione all’opera di Gramsci che ha vinto il XXIV Premio Iglesias (Antonio Gramsci, Ldb 117, Roma, Editori Riuniti, 1987) ha curato sempre per gli ER l’edizione di testi di Marx, Engels, Labriola e il recente volume collettaneo ‘Letture di Gramsci’. “”Ciò che la famiglia produce col suo lavoro nel proprio orticello e nel proprio piccolo campo diventa una decurtazione che la concorrenza consente al capitalista di fare sul prezzo della mano d’opera; gli operai sono costretti appunto ad accettare qualunque contratto, perché altrimenti non ricevono nulla, e non possono vivere soltanto del prodotto della loro terra; e dato che, d’altra parte, è proprio il possesso e la conduzione di questa terra, di questa proprietà, che li inchioda sul posto, non possono neanche cercarsi un’altra occupazione. Questo è il motivo per cui la Germania può comparire sui mercati mondiali a prezzi di concorrenza con tutta una serie di piccoli articoli. ‘Si deriva l’intero profitto del capitale da una decurtazione del salario normale, e si può quindi regalare al compratore tutto il plusvalore’. E’ questo il segreto del sorprendente basso prezzo della maggior parte degli articoli da esportazione tedeschi. Questa circostanza più di qualsiasi altra fa sì che anche in altri campi dell’industria le paghe e il tenore di vita dei lavoratori si mantengano, in Germania, al di sotto del livello dei paesi dell’occidente europeo. Il peso di tale bassa retribuzione della mano d’opera, retribuzione che è tenuta tradizionalmente molto al di sotto del valore della forza-lavoro, comprime anche i salari degli operai delle città, e perfino delle grandi città, al di sotto del valore della forza-lavoro, e ciò tanto più in quanto anche nelle città l’industria casalinga, con le sue cattive paghe, ha preso il posto dell’antico artigianato, ed anche qui abbassa il livello generale del salario. E a questo punto le cose sono chiare: fatti che in un precedente grado di evoluzione storica costituivano la base del relativo benessere del lavoratore – il collegamento dell’agricoltura e dell’industria, il possesso della casa, dell’orto e del campo, la sicurezza dell’abitazione – diventano oggi, nell’epoca del dominio della grande industria, non solo il vincolo più grave dei lavoratori, ma anche la peggiore sventura per tutta la classe operaia, la base di un abbassamento senza precedenti del salario al di sotto del suo livello normale, e ciò non soltanto per singole branche e singole zone dell’economia, ma per tutto il territorio nazionale. Non c’è da meravigliarsi che la grande e la piccola borghesia, che vivono e si arricchiscono di queste detrazioni abnormi praticate sui salari, caldeggino l’industria rurale, siano in favore del possesso della casa da parte dell’operaio e vedano come unico rimedio per ogni depressione agricola l’introduzione di nuove industrie casalinghe”” (pag 39-40) [Friedrich Engels, La questione delle abitazioni, Roma, 1991, a cura di Antonio A. Santucci]”,”CONx-001-FC”
“ENGELS Federico TURATI Filippo ADLER Vittorio KAUTSKY Karl”,”L’economia politica. Primi lineamenti di una critica dell’economia politica.”,”Reprint dell’edizione degli Uffici della Critica Sociale, Milano, 1895; ‘In memoria’ (commemorazione della morte di F. Engels) introduzione: ‘Engels-Marx’ di Filippo TURATI, ‘L’universalità di Engels’ di Vittorio ADLER, ‘Fedrico Engels nel settantesimo anniversario’ di Karl KAUTSKY postilla bibliografica note appendice: tre lettere di Engels a Turati (26 gennaio 1894), alla redazione della Critica sociale (27 ottobre 1894), al giornale ‘La Riscossa’ di Palermo (1895) “”(…) [L]a vera morte di Marx fu il giorno della morte di Engels. Questo è ciò che sentono istintivamente le masse e perciò doppiamente lo piangono. La scure del boscaiolo ora ha veramente atterrato la duplice liana, che al primo colpo era ferita, non morta. Il binomio è infranto: le radici sono sciorinate al sole. Ora la continuazione individuale, la sostituzione di uno stelo ad uno stelo non è più possibile: solo l’intera foresta può coprire e rinverdire il posto che questi due alberi spariti lasciano vacante. L’erede intellettuale di Marx e di Engels non sarà più un uomo, né due uomini, né una scuola, né un’accademia: sarà il proletariato tutto quanto; e il loro comune mausoleo sarà nella storia”” [Filippo Turati: ‘Marx-Engels’, introduzione] (pag 6-7); “”Marx voleva porre a base del suo trattato sulla rendita uno studio sui rapporti della proprietà territoriale in Russia, come nel primo volume del ‘Capitale’ aveva posto lo studio del lavoro salariato in Inghilterra. Engels impara il russo e aiuta l’amico nello spoglio di quelle ricchissime fonti. Già negli anni precedenti aveva approfondita la storia delle origini del cristianesimo e percorso tutta la più recente letteratura sull’argomento. Un abbozzo di questi studi fu pubblicato nella ‘Neue Zeit’. Pochi mesi prima di morire, si accorge di conoscere soltanto di seconda mano le geniali ricerche di Meynert sulla vita e la funzione della corteccia celebrale e non ha pace finchè non ne ha studiato la principale opera. Tutto ciò, mentre doveva attendere, al tempo stesso, alla pubblicazione del terzo volume del ‘Capitale’. Soltanto chi poteva studiare così poteva essere un maestro come Engels. Il socialismo, come è inteso da Marx e da Engels, non è soltanto una dottrina economica, è una dottrina universale. Il movimento del proletariato rivoluzionario non è che un frammento della rivoluzione del pensiero che caratterizza il nostro secolo. Ma non è facile a chi vive nel tumulto della lotta quotidiana cogliere e tener presente tutta la vastità del quadro. Fu Engels che ci insegnò a connettere, a non perder di vista la complessità dell’evoluzione, a tener conto di ogni progresso in tutti i campi del sapere e a cavarne profitto. E’ a lui, all’uomo che poteva scrivere: «noi socialisti tedeschi siamo orgogliosi di questo, che non deriviamo soltanto da Saint-Simon, Fourier e Owen, ma eziando da Kant, da Fichte, da Hegel»; è a lui che noi andiamo debitori se il partito socialista può chiamarsi il partito della scienza”” [Vittorio Adler, ‘L’universalità di Engels, scritto nel giorno del suo funerale’, introduzione] (pag 12-13); “”Il 28 novembre 1890 Federico Engels compieva i suoi 70 anni. Questo anniversario non poteva coincidere con un anno più glorioso: l’inverno aveva portato il 20 febbraio, la primavera il 1° maggio e l’estate i vari Congressi, che furono così splendido documento della potenza e dell’unità del pensiero socialista e gli schiusero nuovi dominii. Se uno sguardo alle vittorie di questi ultimi dieci mesi bastava a riempire di gioia noi giovani, quale soddisfazione non dovette provarne questo nostro veterano, che da cinquant’anni prende parte alla lotta, che vide la democrazia socialista in culla e che fu uno dei creatori delle basi sulle quali essa si rinforzò e vinse le sue battaglie! Ma Engels non partecipò soltanto alle vittorie; nel suo lungo cammino di uomo di parte egli sofferse anche le sconfitte della causa per la quale pugnava: il tramonto del cartismo, il naufragio delle rivoluzioni del ’48 e del ’49, la disfatta della Comune di Parigi, lo sciogliersi della Internazionale, la legge contro i socialisti in Germania: sconfitte così disastrose che, ad ognuna di esse, non solo gli avversari del proletariato giubilarono nella speranza d’averlo annichilito per sempre, ma anche i suoi timidi amici sentirono smarrirsi il coraggio e disperarono. Engels era di quelli che non appendono mai la carabina alla parete, e sempre ebbe la soddisfazione di vedere risorgere, più forte e più grande dopo la disfatta, la causa che egli propugnava, simile al gigante Anteo, che trae nuove forze dall’abbracciare la terra. Gli inizi dell’attività scientifica e politica di Engels coincidono con gl’inizi di quelle teorie e di quelle aspirazioni, onde scaturì la democrazia socialista internazionale moderna; da quei giorni la storia di lui è indivisibilmente connessa con la storia di questa. Se Engels scrivesse le sue memorie, esse sarebbero le memorie del partito: da Marx fuori, nessuno influì quanto lui sul socialismo internazionale”” [Karl Kautsky, ‘Federico Engels. Nel settantesimo anniversario (1). Engels e il partito socialista’ (introduzione)] (pag 17-18)] [(1) Questo scritto vide la luce in tedesco, fin dal 1890, nel fascicolo ottavo, annata IX, 1° vol. della ‘Neue Zeit’ (…)] ‘Se Engels scrivesse le sue memorie, esse sarebbero le memorie del partito'”,”MAES-186″
“ENGELS Friedrich”,”Pour comprendre “”Le Capital””. Suivi de deux études de Franz Mehring et Rosa Luxembourg sur le “”Capital””.”,”Contiene: – ‘La Borsa’ di Engels, note complementari sul terzo libro del Capitale (1895). [Punti 1-7: 1. Ruolo della Borsa nella produzione capitalistica; 2. Nel 1865, la Borsa non era ancora che un elemento ‘secondario’ nel sistema capitalista; 3. Oggi (1895) è diverso. Dopo la crisi del 1866 l’accumulazione ha avuto un ritmo accelerato in modo tale che l’estensione della produzione non ha tenuto dietro al ritmo dell’accumulazione di capitale…; 4. Trasformazione progressiva dell’industria in società per azioni, e pure del commercio…; 5. Stessa cosa nel dominio dell’agricoltura; 6. Gli investimenti esteri si fanno sotto forma di azione; 7. Il colonialismo, è oggi una versa succursale della Borsa…] “”La Bourse 1. Le rôle détenu par la Bourse dans la production capitaliste en général ressort du livre III, cinquième section, notamment chapitre XXVII. Mais, depuis 1865, date à laquelle le livré fut rédigé, des modifications sont survenues qui assignent aujourd’hui à la Bourse une importance accrue et toujours croissante, et qui marquent la tendance pour le développement ultérieur à concentrer dans les mains des boursiers la totalité de la production industrielle comme agricole, l’ensemble des moyens de circulation, de communication comme toutes les fonctions de l’échange. Ainsi, la Bourse devient lè représentant le plus éminent de la production capitaliste elle-même. 2. En 1865, la Bourse n’était encore qu’un élément secondaire dans le système capitaliste. Les papiers d’Etat représentaient la grande masse des valeurs boursières et, encore, leur masse était-elle relativement petite. A côté de cela, il y avait les banques par actions, qui dominaient sur le continent et en Amérique; en Angleterre elles s’apprêtaient seulement à engloutir les banques privées des aristocrates. Mais dans une mesure encore relativement insignifiante. Les actions des compagnies de chemin de fer, de même, n’existaient encore qu’en faible quantité par rapport à maintenant. Des établissements directement productifs, mais seulement peu sous forme de sociétés par actions. A cette époque, l’ «oeil du ministre» Remarques complémentaires sur le troisième livre du Capital (1895). D’après la copie photographique de I lnstitat lllarx-Engels-Lenine. (N. R.) était encore une superstition insurmontée et, comme les banques, surtout dans les pays les plus pauvres, en Allemagne, en Autriche, en Amérique, etc. Là Bourse était donc encore, en ce temps, un lieu où lés capitalistes se soutiraient l’un à l’autre leurs capitaux accumulés, et qui n’intéressait directement les ouvriers que comme nouvelle pièce à conviction de l’action générale démoralisante de l’économie capitaliste et comme confirmation des paroles de Calvi disant que la prédestination, alias le hasard, décide déjà dans cette vie du salut et de la damnation, de la richesse, c’est-à-dire la jouissance et la puissance, et de la pauvreté, c’est-à-dire la privation et la servitude. 3. Il en est maintenant autrement. Depuis la crise de 1866, l’accumulation s’est faite à un rythme toujours accéléré voire de telle manière qu’en aucun pays industriel, et en Angleterre moins qu’ailleurs, l’extension de la production n’a pusuivre l’accumulation et que l’accumulation de chaque capitaliste particulier ne pouvait être totalement employée dans l’agrandissement de sa propre affaire; l’industrie cotonnière déjà en 1845, escroquerie des chemins de fer. Avec cette accumulation, s’est également accru le nombre des rentiers, des gens rassasiés par la montée régulière des affaires, qui ne désiraient donc que s’amuser ou bien n’occuper que des postes de tout repos de directeur ou d’administrateur de compagnies. Et tertio, afin de faciliter l’investissement des capitaux liquides flottants, furent créés, partout où cela n’avait pas encore été fait, de nouvelles formes légales desociétés à responsabilité limitée, et les obligations des actionnaires, dont la responsabilité était jusque-là illimitée, furent également plus ou moins réduites (sociétés par actions en Allemagne, en 1890, 40 % de la souscription 4!). 4. Après cela, transformation progressive de l’industrie en entreprises par actions. Toutes les branches, l’une après l’autre, ont le même sort. En premier lieu, le fer, qui exige maintenant des fonds considérables (auparavant les mines, là où elles n’étaient pas encore partagées). Puis, l’industrie chimique dito. Constructions de machines. Sur le continent, l’industrie textile; en Angleterre, seulement encore dans quelques régions du Lancashire (filature Oldham, tissage Burnley, etc… Coopérative de tailleurs, celle-ci seulement comme première étape pour retomber dans les mains des patrons à la première crise) ; brasseries (il y a quelques années les brasseries américaines furent bazardées au capital anglais, puis les Guinness, Bass, Allsopp). Ensuite, les trusts, les entreprises énormes à direction commun (comme l’United Alcali). La firme particulière habituelle n’est de plus en plus qu’une première étape pour amener l’affaire à un niveau suffisamment élevé pour qu’on puisse la «fonder ». De même pour le commerce, Leafs, Parsons, Morleys, M. Dillon, toutes sont fondées. Il en va déjà pareillement des maisons de détail, et pas seulement sous l’apparence de la coopération comme chez les grands magasins (à la « Stores »). De même pour les banques et autres instituts de crédit également en Angleterre. – Une quantité infinie de nouvelles sociétés toutes à responsabilité limitée. Jusqu’aux vieilles banques comme Gilyns, etc., qui se transforment avec sept actionnaires privés en sociétés à responsabilité limitée. 5. De même dans le domaine de l’agriculture. Les banques énormément grossies, surtout en Allemagne, avec toutes sortes de noms bureaucratiques qui, de plus en plus, deviennent les créanciers hypothécaires; grâce à leurs actions, la propriété véritable des terres est transférée à la Bourse, et cela encore davantage lorsque les biens tombent aux mains des créanciers. Ici, la révolution agricole, de la culture à grande échelle agit puissamment; si cela continue, on peut prévoir que le territoire de l’Angleterre et de la France passera en Bourse. 6. Enfin, tous les investissements à l’étranger se font sous forme d’actions. Pour ne parler que de l’Angleterre: les chemins de fer américains, du Nord et du Sud (consulter la liste des valeurs) Goldberger, etc. 63 7. Ensuite, la colonisation. Celle-ci est aujourd’hui une véritable succursale de la Bourse, dans l’intérêt de laquelle les puissances européennes ont, il y a quelques années, partagé l’Afrique, et les Français, conquis Tunis et le Tonkin. L’Afrique est directement affermée (Niger, Afrique du Sud, Sud-Ouest africain allemand et Afrique orientale allemande) et le Mozambique et le Natal accaparés pour la Bourse du Rhodésia. (pag 93-96)”,”MAED-476″
“ENGELS Friedrich”,”L’ origine della famiglia della proprietà privata e dello Stato. In rapporto alle indagini di Lewis H. Morgan.”,”Nel volume è inserita la relazione di PS sul tema ‘La condizione della donna nella società borghese’ (4 gennaio 1974) (4 fogli e mezzo manoscritti)”,”MAED-010-FV”
“ENGELS Federico”,”Socialismo utopistico e socialismo scientifico.”,”””In un’altra lettera Lafargue mi scriveva che la lettura di “”Socialisme utopique et Socialisme scientifique”” pubblicato a Parigi nel 1880, aveva determinato i capi del movimento rivoluzionario francese ad entrare nelle file del Socialismo. Ciò mi decise alla traduzione italiana edita quei nel 1883 a scopo di propaganda, ed essendo già da un pezzo completamente esaurita anche la 2° edizione, di questo eccellente lavoro di propaganda, posteriormente pubblicato a Milano, ho profittato della momentanea presenza a Benevento dell’onorevole Ferri, intrepido lottatore ed infaticabile e chiarissimo divulgatore del pensiero di Marx ed Engels, per pregarlo di curarne una 3° edizione”” (Pasquale Marginetti, Benevento, 8 giugno 1902) (pag 69)”,”MAED-011-FV”
“ENGELS Friedrich, a cura di Palmiro TOGLIATTI”,”Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca.”,”La contraddizione della filosofia hegeliana e l’azione liberatrice del libro di Feuerbach “”Come la borghesia, mediante la grande industria, la concorrenza e il mercato mondiale, dissolve praticamente tutte le vecchie, stabili e venerabili istituzioni, così questa filosofia dialettica dissolve tutte le nozioni di verità assoluta, definitiva, e di corrispondenti condizioni umane assolute. Per questa filosofia non vi è nulla di definitivo, di assoluto, di sacro; di tutte le cose e in tutte le cose essa mostra la caducità, e null’altro esiste per essa all’infuori del processo ininterrotto del divenire e del perire, dell’ascensione senza fine dal più basso al più alto, di cui essa stessa non è che il riflesso del cervello pensante. Essa ha però anche un lato conservatore: essa giustifica determinate tappe della conoscenza e della società per il loro tempo e per le loro circostanze, ma non va più in là. Il ‘carattere conservatore di questa concezione è relativo’, il ‘suo carattere rivoluzionario è assoluto’: il solo assoluto ch’essa ammetta”” (pag 20-21); “”In ogni modo in questo sistema il pensiero e il suo prodotto intellettuale, l’idea, è l’elemento primordiale, la natura è l’elemento derivato, che non esiste, in generale, che per degradazione dell’idea. E in questa contraddizione, bene o male ci si dibatteva. Allora apperve l”Essenza del cristianesimo’ (2) di Feuerbach. D’un colpo essa ridusse in polvere la contraddizione, rimettendo sul trono senza preamboli il materialismo. La natura esiste indipendentemente da ogni filosofia; essa è la base sulla quale siamo cresciuti noi uomini, che siamo pure prodotti della natura; oltre alla natura e agli uomini non esiste nulla, e gli esseri più elevati che ha creato la nostra fantasia religiosa sono soltanto il riflesso fantastico del nostro proprio essere. L’incanto era rotto; il «sistema» era spezzato e gettanto in un canto; la contraddizione era rimossa, in quanto esistente soltanto nell’immaginazione. Bisogna aver provato direttamente l’azione liberatrice di questo libro, per farsi un’idea di essa. L’entusiasmo fu generale: in un momento diventammo tutti feuerbachiani . Con quale entusiasmo Marx salutasse la nuova concezione e quanto ne fosse influenzato, – malgrado tutte le riserve critiche, – lo si può vedere leggendo ‘La sacra famiglia’ (‘La sacra famiglia, ovvero Critica della critica critica. Contro Bruno Bauer’, Francoforte, 1845)”” (pag 27-28) inserire”,”MAED-001-FC”
“ENGELS Friedrich, a cura di Roger e Éva DANGEVILLE”,”Guerre mondiale et révolution. Appendice aux ‘Écrits militaires’ de Marx-Engels.”,”Il 26 ottobre 2018, Eva Dangeville, moglie del traduttore e curatore Roger Dangeville ha dato il suo consenso alla diffusione di questo libro tuttora di grande attualità, in accesso libero. “”‘Gli scritti militari’ di Marx ed Engels pubblicati nel 1970 dalle edizioni L’Herne, si incentravano essenzialmente sulla fase di sistematizzazione nazionale rivoluzionaria in Europa dal 1848 al 1870. E’ solo nell’ultimo capitolo che vengono affrontate le questioni militari della fase ulteriore, in particolare con l’ultimo testo di Engels che prevedeva con precisione la prospettiva di una guerra mondiale devastatrice. La presente appendice costituisce lo sviluppo di quest’ultima parte che non si è potuta pubblicare a seguito del volume principale. E’ principalmente costituita dalle lettere di Engels, dal 1880 alla sua morte nel 1895, completate da qualche articolo, le une e le altre sovente inedite in francese. La natura frammentaria di questi scritti, al di fuori di qualche gradne lettera-manifesto, ha obbligato sotto pena di fastidiose ripetizioni, a moltiplicare le note complementari che contengono, per la maggior parte, degli estratti sovente indispensabili per la buona comprensione del testo. (…)”” (dall’ Avvertenza dei curatori) Indice. Guerra e questione delle nazionalità dopo il 1870. Principio di nazionalità e guerra europea. La soluzione rivoluzionaria. Guerra o rivoluzione nell’Europa intera. Le condizioni di un conflitto generale in Europa nel 1886. La Francia e la Germania di fronte al pericolo di guerra. Le condizioni di un conflitto generale in Europa nel 1886. L’ impasse della Germania bismarckiana. La crisi boulangista in Francia. Il socialismo tedesco di fronte al nuovo rischio di guerra russa. La guerra russo-tedesca e la rivoluzione proletaria. Guerra e tattica proletaria. Istruzioni per un possibile 1793 tedesco. Guerra mondiale e previsione marxista. Progetto militare della Socialdemocrazia. Verso la rivoluzione mondiale. Nota preliminare sulla previsione rivoluzionaria. Ipotesi per una rivoluzione «fin de siècle». Rivoluzione a partire da una crisi agraria. La rivoluzione richiede l’azione del proletariato in tre paesi decisivi. L’ America seguirà… La condizione economica: la crisi. Il contributo cinese. Allegato: Organizzazione e strategia militare della dittatura del proletariato nell’esperienza storica della Comune del 1871. Trasformazione della guerra degli Stati borghesi in guerra civile tra le classi. Il carattere della Comune. Chauvinismo borghese contro internazionalismo proletario. “”Non dimenticate che, se la Francia fa la guerra alla Germania nell’interesse e con l’aiuto dello zar, sarà la Germania a diventare il centro rivoluzionario”” (pag 143) “”Roger Dangeville (1925 – 9 September 2006 was a left communist activist most noted for his translation of Karl Marx’s Grundrisse and his work with Jacques Camatte. Dangeville was of Alsatian origin, growing up bilingual. He studied philosophy in Paris. In 1956 he was recruited to the International Communist Party (ICP) in 1956 by Suzanne Voûte. He soon started work on his translation of the Grundrisse, with some partial translations being circulated within the ICP by 1959.[2] For ten years he worked closely with Amadeo Bordiga, but broke with ICP in 1966. His following collaboration with Jacques Camatte, who left the ICP at the same time, was short lived. While Camatte went on to found Invariance, Dangeville founded Le fil du temps which ran from December 1967 to 1976 when the thirteenth and final issue appeared. Aside from producing a range of translations of the work of Karl Marx he also translated Karel Kosík’s Dialektika konkrétního (Dialectics of the Concrete) into French”” (f. wikip)”,”MAED-478″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Le mouvement ouvrier français. Tome I. Tactique dans la révolution permanente.”,”prefazione: ‘Dialogue avec les morts, Avance et régression, Etat et parti, Rôle essentiel de la révolution bourgeoise dans le marxisme, De 1794 à la Commune de 1871, Les rapports de classes en France, La révolution permanente en France, La révolution permanente à l’échelle internationale’ (pag 5-30)”,”MAED-480″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Le mouvement ouvrier francais. Tome II. Pour le parti de classe.”,”prefazione: ‘Seconde phase du mouvement ouvrier français’, Passage du parti de classe à l’Etat de la dictature ouvrière, Impérialisme et guerre, La stratégie révolutionnaire du parti, Ecroulement du second Empire, insurrection et république, Vers la Commune’ (pag 5-21)”,”MAED-481″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”La Nouvelle Gazette rhénane (Die Neue Rheinische Zeitung). Tome deuxième: 7 septembre 1848 – 4 février 1849.”,”traduzione di Lucienne Netter”,”MAED-484″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Textes sur le colonialisme.”,”””Il tuo articolo è splendido e ricorda assolutamente, per lo stile e il modo, i migliori giorni della ‘Neue Rheinische Zeitung’ (Marx a Engels, 14 febbraio 1858) (questione irlandese) (pag 342)”,”MAED-014-FV”
“ENGELS Friedrich”,”Le rôle de la violence dans l’histoire.”,”””Qu’est-ce qui se révèle précisément comme étant le «primitif» de la violence elle-même? La puissance économique, le contrôle sur les instruments de la violence par la grande industrie. La puissance politique sur mer, qui repose sur les navires de guerre modernes, montre qu’elle n’est aucunement «directe», mais qu’elle est, au contraire, ‘conditionnée’ par la puissance économique, par le haut niveau du développement de la métallurgie, par le travail de direction de techniciens qualifiés et par des mines de charbon de grand rendement”” (pag 25) [“”Cosa c’è precisamente all'””origine”” della violenza stessa? La potenza economica, il controllo sugli strumenti della violenza da parte della grande industria. La potenza politica sul mare, che si basa su le navi da guerra moderne, mostra che essa non è affatto “”diretta””, ma che essa è, al contrario, “”condizionata”” dalla potenza economica, dall’alto livello dello sviluppo della metallurgia, dal lavoro di direzione di tecnici qualificati e dalle miniere di carbone ad alto rendimento”” (n/s trad.)] [Friedrich Engels, ‘Le rôle de la violence dans l’histoire’, Editions Sociales, Paris, 1947]”,”MAED-001-FGB”
“ENGELS Friedrich”,”L’origine de la famille de la proprieté privée et de l’ Etat.”,”””La dissolution de la société se dresse menaçante devant nous comme le terme d’une période historique dont le but final est la richesse, car une pareille période renferme les éléments de son propre anéantissement. La démocratie dans l’administration, la fraternité dans la societé, l’égalité des droits, l’instruction universelle, inaugureront la prochaine étape supérieure de la société, à laquelle travaillent constamment l’expérience, la science et la raison. ‘Ce sera une reviviscence, – mais sous une forme supérieure – de la liberté, de l’égalité et de la fraternité des antiques’ gentes”” (pag 236-237); [“”La dissoluzione della società si erge minacciosa davanti a noi come la fine di un periodo storico il cui obiettivo finale è la ricchezza, poiché un tale periodo contiene gli elementi del suo proprio annientamento. La democrazia nell’ amministrazione, la fraternità nella società, l’eguaglianza dei diritti, l’istruzione universale, inaugureranno la prossima tappa superiore della società, alla quale lavorano costantemente l’esperienza, la scienza e la ragione. ‘Questa sarà una reviviscenza, – ma in una forma superiore – della libertà, dell’eguaglianza e della fraternità delle antiche’ gens”” (n/s trad.)] [Friedrich Engels, L’origine de la famille de la proprieté privée et de l’ Etat, Alfred Costes, editeur, Paris, 1948]”,”MAED-002-FGB”
“ENGELS Friedrich”,”Engels su Engels.”,”””L’annuncio che il manoscritto [del I volume de “”Il capitale””, ndr] è partito mi toglie una pietra dal cuore. Dunque finalmente un commencement d’exécution [inizio di esecuzione], come dice il Code pénal [Codice penale]. Per questo io bevo un bicchiere speciale alla tua salute. Il libro ha molto contribuito a rovinare la tua salute; adesso che te ne sei liberato, sarai anche un tutt’altro uomo”” (Engels, Lettera a Marx, 11 novembre 1866, Opere vol. XLII, pag 292, EdRiu)”,”MAED-487″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Charles F. HUBERT; TOSEL André”,”Textes de Marx et de Engels sur la dialectique (Hubert); Formes de mouvement et dialectique dans la nature selon Engels (Tosel).”,” Paragrafi (Hubert) 1. – Marxismo metodo non sistema 2. – Del buono e cattivo uso della dialettica 3. – Dialettica e filosofia 4. – Continuità del movimento dialettico 5. – I due materialismi 6. – Individualità e totalità 7. – Struttura e sovrastruttura «Mais de même que l’idéalisme passa par toute une série de phases de développement, il en est de même du matérialisme. Avec chaque découverte qui fait époque dans le domaine des sciences naturelles, il lui faut modifier sa forme, et depuis que l’histoire elle-même est soumise à l’étude matérialiste, s’ouvre également ici une nouvelle voie de développement» (1886) [Engels, ‘Ludwig Feuerbach et la fin de la philosophie classique allemande’, Paris, Editions Sociales, 1945, p. 17]; «Enfin, les Allemands [en Amerique] n’ont pas su faire jouer tous les ressorts de leur théorie [von ihrer Theorie aus dem Hebel anzusetzen] pour mettre en mouvement les masses américaines; pour la pluspart, ils ne comprennent pas eux-mêmes la théorie; ils la traitent doctrinairement et dogmatiquement, comme quelque chose qu’il faut apprendre par coeur, mais qui alors doit suffire purement et simplement à tous les besoins. Elle leur est un credo, et non pas un guide pour l’action (1)» [F. Engels à F.A. Sorge: lettre du 29 novembre 1886, dans Lettres et extraits de lettres de Joh. Phil. Becker, Jos. Dietzgen, Friedrich Engels, Karl Marx et d’autres, adressées à F.A. Sorge et autres’, Stuttgart, J.H.W. Dietz succ. 1906 (en alld), p. 238] [(1) La dernière phrase du texte cité fut diffusée dans le mouvements ouvriers du monde entier par un passage de la ‘Maladie infantile du communisme’ de Lénine (éd. Paris, Editions sociales, 1946, p. 43] [(in) ‘Textes de Marx et de Engels sur la dialectique’, a cura di Charles F. Hubert, Exprit, n. 145, mai-juin 1948 (pag 985-986)] “”Ma proprio come l’idealismo ha attraversato tutta una serie di fasi di sviluppo, così è anche per il materialismo. Con ogni scoperta epocale nelle scienze naturali, deve cambiare forma, e poiché la storia stessa è soggetta allo studio materialista, anche qui si apre una nuova via di sviluppo ”(1886 ) [Engels, “”Ludwig Feuerbach e la fine della filosofia classica tedesca””, Parigi, Editions Sociales, 1945, pag. 17]; “Infine, i tedeschi [in America] non hanno saputo utilizzare tutte le conoscenze della loro teoria [von ihrer Theorie aus dem Hebel anzusetzen] per mettere in movimento le masse americane; la maggior parte di loro non comprende la teoria stessa; la trattano dottrinalmente e dogmaticamente, come qualcosa che deve essere appreso a memoria, e che quindi deve essere puramente e semplicemente sufficiente per tutte le esigenze. Per loro è un credo, non una guida per l’azione (1)”” [F. Engels to F.A. Sorge: lettera del 29 novembre 1886, in Lettere ed estratti di lettere di Joh. Phil. Becker, Jos. Dietzgen, Friedrich Engels, Karl Marx e altri, indirizzate a F.A. Sorge e altri ‘, Stoccarda, J.H.W. Dietz succ. 1906 (in tedesco), p. 238] [(1) L’ultima frase del testo citato fu diffusa nei movimenti dei lavoratori di tutto il mondo da un brano della “”Malattia infantile del comunismo”” di Lenin (ed. Parigi, Edizioni sociali, 1946, p. 43] [( in) “”Testi di Marx ed Engels sulla dialettica””, a cura di Charles F. Hubert, Exprit]”,”MAED-488″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Mario DAL-PRA”,”Materialismo storico e storiografia filosofica.”,”””Se la tecnica dipende certamente per la più grande parte dallo stato della scienza, questa dipende a maggior ragione dallo ‘stato’ e dai ‘bisogni’ della tecnica. Quando la società ha dei bisogni tecnici, questa è per la scienza un aiuto più grande di dieci università. Tutta l’idrostatica (Torricelli, ecc.) è uscita dal bisogno di regolare i torrenti di montagna in Italia nei secolo XVI e XVII. Dell’elettricità sappiamo qualcosa di razionale solo da quando è stata scoperta la possibilità della sua applicazione tecnica. Ma in Germania, purtroppo ci si è abituati a scrivere la storia delle scienze come se fossero cadute dal cielo”” [F. Engels, Lettere sul materialismo storico’, in Marx-Engels, Opere scelte, p. 1252]; Quanto più il terreno che stiamo indagando si allontana dal terreno economico e si avvicina al terreno ideologico puramente astratto, tanto più troveremo che esso rappresenta nella sua evoluzione degli elementi fortuiti, tanto più la sua curva si svolge a zig zag. Ma se vi provate a tracciare l’asse medio della curva troverete che, quanto più lungo è il periodo preso in esame e quanto più esteso è il terreno studiato, tanto più questo asse si avvicina all’asse della evoluzione economica e corre parallelamente a quest’ultimo”” [Idem, p. 1253] [Karl Marx Friedrich Engels, a cura di Mario Dal Pra, Materialismo storico e storiografia filosofica, Cuem, Milano, 1970, pag 51-52]”,”MAED-003-FGB”
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Manifesto del partito comunista. Tradotto dall’ edizione critica del Marx-Engels Institut di Mosca con introduzioni a cura di Emma Cantimori Mezzomonti.”,” “”Marx ed Engels si resero conto rapidamente della situazione, e forse anche per questo, come probabilmente anche per l’insuccesso della ‘Sacra Famiglia’, non si curarono molto della pubblicazione della ‘Ideologia germanica’, dopo i primi tentativi. Ora importava partecipare al movimento della opposizione e della rivoluzione, far comprendere e far conoscere la sistemazione «scientifica», «critica», che i due amici avevano dato al movimento di idee degli utopisti e dei teorici di riforme sociali, e agire di conseguenza. E così i due amici fecero durante quello che viene chiamato dai biografi periodo di Bruxelles (1845-48). Engels era già in contatto con gli uomini della Lega dei giusti; Marx, dopo i contatti coi gruppi francesi parigini, prende ora contatto con il movimento tedesco, già a carattere internazionale, di Parigi e di Londra, tanto attraverso Engels, quanto attraverso il gruppo di Bruxelles, e, soprattutto, attraverso i «comitati di corrispondenza» organizzati a Bruxelles dai due amici, sembra, con lo scopo di coordinare la corrispondenza che era sviluppatissima fra i vari nuclei, gruppi, sezioni, ecc. della Lega dei giusti. (…) Inoltre, c’era l’attività di formazione reciproca, di discussione, di sorveglianza critica sulla attività divulgativa e propagandistica; tutto questo doveva avere espressione pubblica in una rivista, che attraverso gli scambi di idee assicurasse il carattere internazionale e unitario dei vari movimenti. Era un programma d’azione notevole: attraverso la sistemazione dello scambio di dottrine, di informazioni, di idee, attraverso la discussione e il lavoro per assicurare una certa unità e coerenza al movimento (e Bruxelles costituiva una sede di prim’ordine, per la facilità di rapporti con la Germania, la Francia e l’Inghilterra), Marx ed Engels venivano ad assumere una funzione preminente nel movimento stesso. L’importanza dell’azione politica che essi speravano così di compiere, e su un piano internazionale, come Engels sottolinea, spiega come Marx ed Engels abbandonassero ora quella diffidenza per le società segrete e le cospirazioni che li aveva fino a questo momento tenuti lontani da attività di questo genere. Del resto, pochi anni dopo, Marx dava una rappresentazione vivace e penetrante del mondo delle cospirazioni, dalla quale risultano tanto le ragioni della diffidenza, e del primo tenersi lontani, quanto le ragioni della successiva partecipazione: ragioni che si riassumono nella distinzione fra cospirazioni e società segrete borghesi e cospirazioni e società segrete proletarie”” (pag 17-19) [introduzione di Emma Cantimori Mezzomonti] [Karl Marx Friedrich Engels, ‘Manifesto del partito comunista’, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1963]”,”MAED-004-FGB”
“ENGELS Friedrich”,”Viandante e soldato della rivoluzione.”,”””‘La belle France!’ In realtà i Francesi hanno una gran bella terra, e mille ragioni d’esserne fieri. Quale paese in Europa vorrà misurarsi con la Francia in ricchezza, varietà di attitudini e di prodotti, universalità? La Spagna? Ma due terzi della sua superficie sono, o per negligenza o per natura, un rovente deserto di pietre, e il lato atlantico della penisola, il Portogallo, non le appartiene. L’Italia? Ma, da quando la via del commercio mondiale corre attraverso l’Oceano, da quando le navi a vapore solcano il Mediterraneo, l’Italia se ne sta lì derelitta. L’Inghilterra? Ma da ottant’anni l’Inghilterra si è buttata al commercio e all’industria, al fumo del carbone e all’allevamento del bestiame; e ha un cielo orribilmente plumbeo, e niente vini. E la Germania? A nord una piatta distesa di sabbia divisa dal meridione d’Europa dalla parete di granito delle Alpi; povera di vini; paese della birra, della grappa forte e del pan di segala, dei fiumi e delle rivoluzioni insabbiati! Ma la Francia! Lambita da tre mari, percorsa in tre direzioni da cinque grossi fiumi; clima a nord quasi tedesco e belga, a sud quasi italiano; a nord grano, a sud mais e riso; a nord colza, a sud olivo; a nord lino a sud seta, e quasi ovunque vino. E che vino! Quali diversità dal Bordeaux al Borgogna, dal Borgogna al greve St. Georges, Lunel, Frontignan del sud, e da questa allo spumeggiante Champagne! Quali varietà di bianco e di rosso, dal Petit Mâcon o dal Chablis al Chambertin, al Château Larose, al Sauterne, al Roussilon, all’Ai Mousseux! E pensate, inoltre, che ognuno di questi vini suscita una diversa ebbrezza, che con poche bottiglie si possono percorrere tutti gli stadi intermedi dalla quadriglia musardiana (2) alla «Marsigliese», dalla folle lascivia del cancan a pazzo ardore della febbre rivoluzionaria, e infine, con una bottiglia di Champagne, ripiombare nel più gaio umor carnascialesco del mondo! E soltanto la Francia ha una Parigi; una città in cui la civiltà europea si dispiega nella sua fioritura più completa, i cui tutte le fibre nervose della storia europea convergono, e dalla quale a intervalli cadenzati si sprigionano le cariche elettriche che fanno tremare il pianeta; una città la cui popolazione unisce; come mai nessun altro popolo della terra, la passione del piacere alla passione dell’azione storica, i cui abitanti sanno vivere come i più raffinati epicurei di Atene e morire come i più impavidi Spartani, Alcibiade e Leonida insieme; una città che è davvero , come dice Louis Blanc, cuore e cervello del mondo!”” [F. Engels, ‘Senna e Loira’ [pagine di diario (1848) pubblicate per la prima volta sulla Neue Zeit 1898-99, I volume, nr. 1 e 2] [Friedrich Engels, ‘Viandante e soldato della rivoluzione’, La Nuova Italia, Firenze, 1972, (pag 3-4)] [(2) Cioè del compositore Philippe Musard (1793-1859)]”,”MAED-005-FGB”
“ENGELS Friedrich a cura di Paolo RAMAT”,”Storia e lingua dei germani. Scritti filologici.”,”Paolo Ramat, figlio del critico letterario e partigiano Raffaello Ramat e fratello del poeta Silvio Ramat, si è laureato in Glottologia all’Università di Firenze nel 1958, dove ebbe come maestri il linguista Giacomo Devoto, Giovanni Pugliese Carratelli e Alessandro Setti. Professore ordinario di Filologia Germanica alle Università di Cagliari (1968-1971) e Pavia (1971-1974), è stato Direttore dell’Istituto di Lingue e Letterature straniere dell’Università di Cagliari (1968-1971) e dell’Istituto di Germanistica dell’Università di Pavia (1971-1974). Dal 1974 al 2007 è stato ordinario di Glottologia all’Università di Pavia, dove dal 1974 al 1985 è stato Direttore dell’Istituto di Glottologia, dal 1989 al 1991 del Dipartimento di Scienze dell’Antichità e dal 1994 al 2002 dei Dipartimento di Linguistica. Nel 2006 ha ottenuto la laurea ‘honoris causa’ all’Università di Erfurt (Germania). (wikip) Engels sugli schiavi “”L’agricoltura, il ramo di produzione decisivo in tutto il mondo antico, ritornava ad esserlo più che mai. In Italia gli enormi complessi fondiari (latifondi), che a datare dalla fine della repubblica comprendevano quasi tutto il territorio, erano stati sfruttati in due modi: o come pascoli, dove la popolazione fu sostituita da pecore e buoi, alla cui sorveglianza bastavano pochi schiavi; o come ville; in cui con masse di schiavi si praticava l’orticoltura n grande stile; in parte per il lusso del proprietario, in parte a scopo di vendita sui mercati cittadini. I grandi pascoli erano stati conservati e forse anche allargati; le ville e la loro orticoltura erano andate in rovina per l’impoverimento dei loro proprietari e la decadenza delle città. L’economia dei latifondi, fondata sul lavoro degli schiavi, non fruttava più; ma era, allora, l’unica forma possibile della grande agricoltura. (…) (pag 195-196)”,”MAED-007-FGB”
“ENGELS Federico”,”Socialismo utopistico e socialismo scientifico.”,” “”Dal momento che la società avrà preso possesso dei mezzi di produzione, essa non produrrà più merci; essa porrà fine cioè alla forma dell’appropriazione dei prodotti in virtù della quale, come abbiamo visto, il prodotto domina il produttore. Il disordine nella produzione sociale farà posto ad una organizzazione cosciente e sistematica. La lotta per l’esistenza individuale scompare. Non è se non da questo momento, che si potrà dire, in un certo senso, che l’uomo si è definitivamente separato dal regno animale; esso avrà, infine, mutate le condizioni di esistenza, che sin qui hanno dominato gli uomini, saranno d’allora in poi sottomesse al loro controllo. Divenendo padroni della loro propria organizzazione sociale, essi diverranno perciò stesso, per la prima volta, padroni reali e coscienti della natura. Le leggi che reggono la loro propria azione sociale si sono sin qui erette di fronte agli uomini come leggi inesorabili della natura, esercitanti su di essi una dominazione estranea; ma da allora in poi gli uomini applicheranno coteste leggi con piena conoscenza di causa, e per questo fatto, essi le domineranno. La forma nella quale gli uomini si organizzeranno in società, forma sin qui per così dire data dalla natura e dalla storia, sarà allora l’atto della loro libera iniziativa. Le forze obiettive, che sin qui hanno diretto la storia, da questo momento passano sotto il controllo degli uomini. Non è che a partire da questo momento, che gli uomini faranno la loro storia futura da esseri pienamente consci di quel che fanno, e che le cause sociali che essi porranno in movimento produrranno in una misura sempre più crescente gli effetti voluti. L’umanità uscirà infine dal regno della fatalità per entrare in quello della libertà. Compiere quest’atto, che affrancherà il mondo, ecco la missione storica del Proletariato moderno. Approfondire le condizioni storiche, e con esse il carattere specifico e le conseguenze inevitabili di quest’atto, dare alla classe chiamata all’azione, ma oggi oppressa, la piena coscienza delle condizioni e della natura della sua propria azione imminente, ecco la missione della espressione teorica del movimento proletario, che è il Socialismo Scientifico”” (pag 69-71) [Federico Engels, Socialismo utopistico e socialismo scientifico, Editrice Avanti!, Milano, Sd]”,”MAED-008-FGB”
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Sull’ Irlanda. L’unica raccolta completa degli scritti di Marx ed Engels sulla questione irlandese.”,”””Esclusa l’agricoltura, il capitale complessivo dell’Irlanda investito nell’industria e nel commercio si è accumulato lentamente durante gli ultimi due decenni e con forti fluttuazioni costantemente ricorrenti; con tanta maggiore rapidità si è sviluppata invece la concentrazione delle sue parti costitutive individuali. Infine, per quanto esiguo possa essere stato il suo aumento assoluto, in relazione alla popolazione decrescente è aumentato fortemente. (finire) (pag 119-120)”,”MAED-019-FV”
“ENGELS Friedrich”,”Scritti inediti sulle lotte operaie. Scritti inediti sui sindacati. Tratti dal Labour Standard, maggio-luglio 1881.”,”””Il livello medio dei salari è uguale alla somma dei bisogni sufficienti a mantenere in vita la razza dei lavoratori in un certo paese in accordo con lo standard di vita abituale di quel paese. Quello standard di vita può essere assai diverso per le diverse categorie di lavoratori. Il grande merito delle Trade Unions, nella loro lotta per mantenere alti i livelli dei salari e per ridurre le ore lavorative, consiste nel fatto che esse tendono a mantenere ed ad elevare il livello di vita dei lavoratori. Ci sono moltissimi mestieri nell’East End di Londra il cui lavoro è più o meno tanto difficile quanto quello dei muratori e dei garzoni, tuttavia in questi mestieri si guadagna a malapena la metà delle paghe di questi ultimi. E perché questo? Semplicemente perché una potente organizzazione permette agli uni di mantenere un relativamente alto standard di vita quale misura sulla quale vengono calcolati i loro salari; mentre gli altri, disorganizzati ed indifesi, devono assoggettarsi, non solo agli inevitabili soprusi dei loro datori di lavoro, ma anche a quelli arbitrari, il loro standard di vita viene gradualmente ridotto ed essi apprendono a vivere su paghe sempre più basse, mentre queste paghe cadono naturalmente a quel livello che essi stessi hanno appreso a considerare e ad accettare come sufficiente. La legge dei salari non è quindi una legge dura e precisa; non è inesorabile entro certi limiti. Vi è in ogni momento (salvo i periodi di grande depressione) per ogni mestiere una certa latitudine entro la quale i livelli di paga possono essere modificati dal risultato della lotta tra le due parti contendenti. In ogni caso i salari vengono stabiliti da una contrattazione, ed in una contrattazione, chi resiste più a lungo e meglio, ha le possibilità di ottenere più di quanto l’altra parte è disposta a concedere. Se un lavoratore isolato tenta di negoziare il suo accordo con il capitalista, viene di solito battuto con facilità e deve arrendersi a discrezione; ma se un intero gruppo di lavoratori forma un’organizzazione potente, raccoglie fra i propri membri un fondo che permetta loro di sfidare i datori di lavoro quando sorge la necessità, ed in tal modo si mette in grado di trattare con gli impresari da potenza a potenza, allora, e solo allora, essi hanno la possibilità di ottenere quelle briciole che, in base alla costituzione economica della società presente, possono esser chiamate «un giusto salario per una giusta giornata di lavoro»”” (pag 9-10) [Friedrich Engels, ‘Scritti inediti sulle lotte operaie. Scritti inediti sui sindacati. Tratti dal Labour Standard, maggio-luglio 1881’, Edizioni Prometeo, Milano, 1978] ‘Un operaio, assieme ad altri lavoratori, attraverso l’organizzazione sindacale si mette in grado di trattare con gli impresari da potenza a potenza’”,”SIND-034-FV”
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Fabio FREDDI”,”Scritti sull’educazione.”,”Abolizione dell’antagonismo tra lavoro e scienza. La vita alienata è la vita della ‘proprietà privata’ “”La proprietà privata ci ha resi così stupidi e limitati, che un oggetto è ‘nostro’ unicamente quando è nelle nostre mani, quando esiste per noi come capitale o quando l’abbiamo in possesso immediato, quando lo mangiamo, lo beviamo, lo portiamo sul nostro corpo, lo abitiamo ecc., in breve quando lo consumiamo. Sebbene la proprietà privata comprenda tutte queste immediate realizzazioni del possesso, solamente come ‘mezzi’ di sussistenza, tuttavia la vita alla quale servono da mezzo è ‘la vita della proprietà privata’ – il lavoro e la capitalizzazione. Di conseguenza, al posto di ‘tutti’ i sensi fisici e intellettuali c’è la semplice alienazione di ‘tutti’ questi sensi, cioè il senso del ‘possesso’. L’essere umano doveva essere ricondotto a questa assoluta povertà, in modo da far nascere da lui stesso la propria ricchezza interna. (Sulla nozione dell”avere’, vedi Moses Hess in ‘Le ventun foglie’). L’abolizione della proprietà privata porterà dunque la totale ‘emancipazione’ di tutti i sensi e di tutte le capacità umane; ma essa è questa emancipazione proprio perché questi sensi e queste capacità sono diventati umani, tanto oggettivamente che soggettivamente. L’occhio diventa occhio ‘umano’ quando il suo ‘oggetto’ diventa un oggetto sociale, ‘umano’, che viene dall’uomo e va all’uomo. Da allora i sensi sono diventati ‘teorici’ nella loro azione immediata. Si rapportano all’oggetto, nel fine dell’oggetto mentre l’oggetto stesso è diventato un rapporto umano oggettivo di fronte a se stesso e all’uomo, e inversamente (1)””. Il bisogno o il godimento hanno perduto per questo fatto la loro natura ‘egoistica’, e la natura ha perduto la sua ‘pura umiltà’, nel momento in cui l’utile è divenuto utile ‘umano’ (pag 101-102) [K. Marx F. Engels, ‘Scritti sull’educazione’, Edizioni Il Formichiere, Milano, 1976] [(1) Nella pratica posso rapportarmi umanamente all’oggetto solo se l’oggetto si rapporta umanamente all’uomo]”,”MAED-020-FV”
“ENGELS Federico”,”Il socialismo utopico e il socialismo scientifico.”,”””La presente pubblicazione è stata riveduta tanto dall’autore residente a Londra, quanto dal traduttore francese Paolo Lafargue nelle prigioni di S.te Pelagie a Parigi, dove sta ora purgando la condanna di 6 mesi di carcere per delitto di propaganda socialista rivoluzionaria, Benevento, Luglio 83″” (in apertura) “”Pel metafisico, le cose e il loro riflesso intellettuale, le nozioni, sono degli oggetti d’analisi isolati che debbono essere considerati gli uni dopo gli altri, gli uni senza gli altri; degli oggetti invariabili, fissi, immobili, dati una volta per sempre. Egli pensa per antitesi spogliate di tutt’i termini medii; egli parla col sì e col no; tutto ciò che è al di là è senza valore. Per lui una cosa esiste o non esiste; una cosa non può essere essa stessa e un’altra cosa nello stesso tempo. Il negativo e il positivo si escludono assolutamente. La causa e l’effetto sono in rigida contrapposizione l’una all’altro. Questa maniera di vedere ci appare, a primo aspetto, estremamente plausibile, poichè essa è quella del sedicente ‘senso comune’. Questo senso comune, compagno tanto rispettabile, sino a tanto che rimane rannicchiato nel suo buco, scavato per suo uso, incontra delle curiose avventure, tosto che si rischia nel largo mondo della scienza. E il metodo metafisico, per quanto sia giustificato e necessario in un numero di dominii più o meno estesi secondo l’oggetto dell’analisi, presto o tardi giunge ad un limite al di là del quale diviene parziale, ristretto, astratto, e si perde in contraddizioni insolubili. Nella contemplazione dei fatti isolati, esso dimentica le loro relazioni reciproche; in quella della loro esistenza, il loro divenire e il loro morire; in quella del loro riposo, il loro movimento; gli alberi gl’impediscono di vedere la foresta. Non possiamo dire, con abbastanza esattezza pei bisogni di tutt’i giorni, se un animale esiste o no. Ma una ricerca più approfondita ci fa vedere che molte volte questo problema è dei più imbrogliati, come lo sanno benissimo i giuristi che si sono ingegnati a trovare un limite razionale, al di là del quale la distruzione del feto nel seno della madre sarebbe un assassinio. È del pari impossibile di fissare il momento della morte; la ricerca fisiologica ha dimostrato che la morte non è un fenomeno istantaneo, ma un processo di lunghissima durata. Similmente ogni essere organico è nello stesso momento sé stesso e un altro sé stesso; nello stesso istante, esso assimila delle materie estranee e disassimila la sua propria materia, nello stesso istante delle cellule del suo corpo muoiono ed altre si creano. In un tempo più o meno lungo la materia del suo corpo è rinnovata intieramente e rimpiazzata da altri atomi di materia, di maniera che ogni essere organico è sempre sé stesso e non sé stesso. Guardando le cose più dappresso, noi vediamo che i due poli di un antinomia, il positivo ed il negativo, sono tanto inseparabili quanto opposti l’uno all’altro, penetrandosi mutuamente malgrado tutta la loro opposizione. Nello stesso modo la causa e l’effetto sono delle idee che non hanno valore che nella loro applicazione ai casi isolati, ma tosto che il caso isolato è considerato nelle sue relazioni generali col rimanente dell’universo, essi si confondono e svaniscono nell’incatenamento d’una reciprocanza universale dove causa ed effetto cangiano costantemente di posto, dove ciò che era causa ad un luogo e ad un momento diviene effetto in un altro luogo e in un altro momento e viceversa”” (pag 25-27) [F. Engels, Il socialismo utopico e il socialismo scientifico’, Stabilimento Tipografico F. De Gennaro, Benevento, 1883 – La Cava & Steeger, Napoli, 1884] Si veda pure: http://www.centropasqualemartignetti.it/centro-martignetti/pasquale-martignetti/ Treccani: MARTIGNETTI, Pasquale. Nacque a Benevento, il 27 luglio 1844, da una famiglia di modesti negozianti, Salvatore e Teresa Maddaloni. Il M., i cui studi si fermarono alla quarta elementare, nel 1867 trovò un impiego presso l’archivio notarile di Benevento. Poco dopo sposò Giuseppina Collarile (Benevento 1853-1919), una maestra elementare, da cui ebbe due figli e il cui magro stipendio sarebbe divenuto l’unica entrata certa nel bilancio della famiglia. Le prime notizie pubbliche del M. si hanno a partire dal 1877, quando cominciò a collaborare con il settimanale milanese La Plebe. L’anno successivo scrisse un articolo sul processo agli internazionalisti della banda del Matese, svoltosi a Benevento (La Plebe, 31 ag. 1878). Pur non mancando un rilievo critico su quel tentativo insurrezionale («l’ambiente non era ancora preparato a ricevere le nuove idee»), traspariva una palese simpatia verso quei «valorosi e generosi» giovani, «dal nobile contegno» e dalla «inappuntabile condotta morale». Il 1883 fu un anno di particolare importanza nella vita del Martignetti. Entrato in rapporti epistolari con P. Lafargue, genero di K. Marx, ne seguì il suggerimento di tradurre in italiano l’opuscolo Socialisme utopique et socialisme scientifique (che raccoglieva tre capitoli dell’Antidühring di F. Engels tradotti in francese) pubblicato da Lafargue a Parigi nel 1880. Il M. colse l’occasione per prendere contatto con Engels, al quale il 12 giugno 1883 inviò il testo italiano affinché potesse verificarne la correttezza. L’opuscolo (Il socialismo utopico e il socialismo scientifico per F. Engels) fu stampato a Benevento nel 1883, in 2000 esemplari e a spese del M., dal tipografo F. De Gennaro. La lingua francese costituì per il M. il primo tramite dell’incontro con la concezione marxiana. Il 21 genn. 1887, nel tracciare a Engels una sorta di autobiografia politica, scriveva: «Lo studio della traduzione francese del Capitale di Marx mi convertì al socialismo» (La corrispondenza di Marx e Engels…, p. 318). Del lavoro di Marx venne in possesso molto probabilmente attraverso La Plebe, che a partire dal 1877 lo indicava tra le opere di propaganda socialista che i lettori potevano acquistare presso il giornale. A partire da allora e fino alla morte (1895) Engels fu per il M. «il vivente punto di riferimento della sua grande passione politica ed intellettuale» (Ragionieri, p. 203). A Engels chiese, ottenendole, pubblicazioni che gli sarebbe stato difficile procurarsi a Benevento. Chiese anche consigli di carattere privato, raccomandazioni e soccorsi in denaro che gli vennero generosamente concessi. Del socialismo era così infervorato, che, scriveva a Engels l’11 apr. 1888, avrebbe voluto potersi «dedicare interamente alla traduzione e diffusione degli scritti» suoi e di Marx; e gli confessava alcuni anni dopo (30 maggio 1891) di non saper «proprio leggere cose che non siano socialiste». Nel 1885 tradusse il libro appena uscito di Engels, L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, in relazione alle ricerche di Luigi H. Morgan, che fu stampato a Benevento. Infaticabile, fino a compromettere la sua salute, nel dicembre 1885 il M. chiese poi al suo interlocutore di poter tradurre Lohnarbeit und Kapital di Marx, sembrandogli «un eccellente lavoro di propaganda per l’Italia»; e ai primi di febbraio del 1886 gliene trasmetteva già il manoscritto (che tale rimase per allora, non avendo trovato editore). A precipitare il M. e la sua famiglia «nella desolazione e nella miseria» (come egli scrisse ad A. Costa, il 9 maggio 1889), fu un’accusa infondata di sottrazione di somme depositate presso il suo ufficio, trasformatasi in una condanna a più di tre anni di carcere. Nel gennaio 1888 cominciò così un’odissea giudiziaria, che fu resa ancora più penosa dalla sospensione dall’impiego pubblico, e appena mitigata, per un certo periodo di tempo, da un lavoro precario concessogli dal prefetto di Benevento. La condanna, il 7 giugno 1889, comportò l’immediata perdita anche di questa occupazione, e il M. a quel punto poteva sperare soltanto in un ribaltamento della sentenza in appello. Ma anche il procuratore del re aveva presentato ricorso alla corte d’appello di Napoli, chiedendo un forte inasprimento della pena: cosa che avvenne, sia pure non nella misura richiesta. Non rimaneva che l’estremo ricorso alla Cassazione, e al M. venne l’idea, comunicata a Engels il 23 nov. 1889, di chiedere aiuto ad Antonio Labriola. Engels sollecitò Lafargue per raccomandare a Labriola il M., che, poche settimane dopo (17 genn. 1890) lo avvertiva della «generosa ed affettuosa assistenza» che gli stavano «prodigando» Labriola e l’avvocato V. Lollini. L’8 marzo 1890 la Corte suprema annullò la sentenza, eccependo un «errore di diritto» e rinviò il processo alla corte d’appello di Roma. Due mesi dopo, il 19 maggio 1890, Labriola comunicava a Engels, con palese enfasi, l’assoluzione del M. da ogni addebito. Assolto, il M., strinse il suo rapporto con Labriola, del quale nella primavera-estate del 1890 tradusse per il Fascio operaio tre articoli sulla situazione politica e sociale in Italia, che erano apparsi nel Sozialdemokrat. Nel febbraio dello stesso anno il M. aveva cominciato a collaborare con la rivista Cuore e critica, pubblicando la traduzione di un saggio di Lafargue sulla criminalità in Francia che era apparso originariamente nella Neue Zeit. Nei primi mesi del 1891, A. Ghisleri, probabilmente sollecitato da Labriola, procurò al M. un’occupazione, come traduttore e revisore di bozze, presso la casa editrice Fratelli Cattaneo di Bergamo, che si accingeva a pubblicare il periodico (diretto da Ghisleri stesso) Geografia per tutti. Ma quella che doveva rimanere l’unica esperienza di lavoro e di vita fuori da Benevento, durò soltanto dal maggio al luglio 1891, poiché alla casa editrice servivano anche traduzioni dall’inglese che il M. non era in grado di fare. Anche in questi mesi, il suo interesse prediletto rimase quello della traduzione di scritti di Marx e di Engels. Adattò la traduzione già fatta di Lohnarbeit und Kapital di Marx (Capitale e salario, Milano 1893) alle modifiche introdotte da Engels nella nuova edizione tedesca del 1891. E ripropose il Socialismo utopistico e socialismo scientifico di Engels (ibid. 1892), in una traduzione le cui bozze erano state riviste da Labriola. Labriola, in una lettera a Engels del 31 luglio 1891 si disse «straziato» per il licenziamento del M., e anche F. Turati si interessò delle sue sorti. Egli, tuttavia, lo riteneva traduttore «più pedante che bravo: l’ultima» – scrisse a Ghisleri il 18 luglio 1891, riferendosi all’introduzione di Engels al Lohnarbeit – l’aveva «dovuta trascrivere per intere pagine. Traduce meccanicamente, ma non sa dare la scioltezza e il sapore italiano, ossia la leggibilità, e qualche volta anche il senso non è ben reso». Turati avrebbe ribadito la valutazione negativa alcuni anni dopo, scrivendo alla madre (14 dic. 1898) dal carcere di Pallanza, nel riprendere in mano L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato del 1885 («le sue traduzioni sono un disastro; derivano dal verbo tradire»). Il fatto è che alla passione e alla dedizione, fortissime nel M., non corrispondeva un’adeguata padronanza della lingua italiana. Tornato a Benevento, il M. accettò l’offerta di F.S. Nitti (cui l’aveva raccomandato con calde parole Turati) di tradurre per Treves il romanzo antisocialista di E. Richter, Sozialdemokratische Zukunftsbilder (Berlin 1892) purché il suo nome non comparisse; e finì con il trovarsi invischiato in una vicenda singolare. Il M. non fu pagato per la traduzione, che l’editore, secondo Nitti, avrebbe giudicato insoddisfacente; ma quando apprese che Treves aveva subito provveduto a retribuire Nitti, minacciò di querelare lo studioso lucano. Ne scrisse Labriola a B. Croce il 15 e 16 sett. 1892, e il filosofo vi ritornò più tardi in una lettera a Engels del 13 dic. 1894 («chi sia quel Nitti sapete – che minchionò quel povero Martignetti due anni fa»). Quando nella Neue Zeit uscirono in anticipo (estate 1894) due capitoli del terzo volume del Capitale, il M. li tradusse con sollecitudine, inviandoli alla Critica sociale: «ma Turati – riferì Labriola a Engels, il 15 ott. 1894 – finora non li ha trovati conformi all’indole del giornale». Il M., spronato da Labriola (che gliela recapitò appena ricevutala da Londra), tradusse subito anche la prefazione di Engels, che conteneva espressioni di duro sarcasmo nei confronti di Achille Loria. Respinta proprio per questo da Turati, che non intendeva alienarsi Loria, la prefazione di Engels, il cui testo fu «in parte» corretto da Labriola (scrisse il filosofo a Engels, il 4 genn. 1895), apparve in una rivista napoletana non socialista e di scarsa diffusione (La Rassegna, IV [1895], 1-2, pp. 72-100) e fu poi ripubblicata dal M. nell’opuscolo Dal terzo volume del Capitale di Carlo Marx, I, Prefazione e commenti di Federico Engels (Roma 1896). Grazie all’intervento di Croce (sollecitato a sua volta da Labriola), il M. aveva ottenuto, con decreto del 12 sett. 1892, il reinserimento nell’albo dei periti contabili, sicché le sue condizioni economiche ne trassero con il tempo un relativo giovamento. Nell’aprile 1897, il M. ricevette dalla Germania la richiesta di un articolo sul socialismo italiano, e chiese a Croce (con lettere del 9 e 12 apr. 1897) notizie e documentazione, essendo lui «privo del necessario e sicuro materiale». Tutto lascia ritenere che Croce abbia soddisfatto la richiesta, e che l’articolo sia quello apparso, a firma del M., nel settimanale popolare della socialdemocrazia tedesca Der Wahre Jakob, sotto il titolo Die Arbeiterbewegung Italiens, il 3 ag. 1897 (pp. 2507-2512). A partire dal 1896, anno in cui comparvero le ultime traduzioni del M. nella Critica sociale (traduzioni parziali del saggio di Lafargue su T. Campanella: 16 marzo e 1° apr. 1896, rispettivamente pp. 90 s. e 108-110; e di un articolo di K. Kautsky dal titolo Giornata di otto ore e scioperi, ibid., 16 ott. 1896, pp. 313-315), il M. vide allentarsi i rapporti a livello nazionale, e limitò la sua collaborazione al settimanale socialista di Benevento Il Lavoro. Dopo la morte di Engels, il M. aveva trovato il suo punto di riferimento in Kautsky e nella Neue Zeit. Sempre angustiato dall’indigenza economica, e pur impacciato per alcuni anni da problemi di vista perché colpito da cataratta, non smise di tradurre scritti di Marx e di Engels, ma anche di Kautsky, di K. Liebknecht e di P. Axelrod. Nel maggio 1915 dette vita, a Benevento, con un gruppo di giovani, a un giornale internazionalista e antinterventista, L’Avvenire, del quale uscirono due soli numeri. Durante la guerra impiantò una rivendita ambulante di libri e giornali, ma al termine del conflitto la polizia gli revocò la licenza, anche perché pendevano su di lui due procedimenti penali per ingiurie a pubblico ufficiale e per «disfattismo». Aderì alla frazione massimalista del Partito socialista italiano (PSI), coltivando anche l’idea di candidarsi in Parlamento, e si schierò con decisione dalla parte della rivoluzione bolscevica, rifiutandosi di tradurre Terrorismus und Kommunismus di Kautsky (Berlin 1919). Il M. morì a Benevento il 16 marzo 1920. Tra il 1917 e 1918 aveva tradotto alcuni scritti di Axelrod, Alla vigilia della Rivoluzione russa: l’attività del proletariato socialista, Milano 1917, Le forze rivoluzionarie della Russia un tempo ed ora, ibid. 1917, e di L.B. Boudin, Il proletariato e la rivoluzione, ibid. 1918. Fonti e Bibl.: Ad Amsterdam, presso l’Istituto internazionale di storia sociale, sono conservate, oltre al ricco carteggio con Engels (1883-95), lettere del M. a K. e Luise Kautsky (1900-20), nonché ventidue lettere e cartoline postali di P. Lafargue al M. (1883-93); Milano, Fondazione G.G. Feltrinelli, dodici lettere e cartoline postali a F. Anzi (1918-19); Napoli, Fondazione B. Croce, sette lettere a B. Croce (1892-98); Imola, Biblioteca Comunale, due lettere ad A. Costa (1883-89); Milano, Museo del Risorgimento, dieci lettere e cartoline postali ad A. Ghisleri (1890-91); La corrispondenza di Marx e Engels con italiani. 1848-1895, a cura di G. Del Bo, Milano 1964, ad ind.; A. Kuliscioff, Carteggio, I, 1898-1899, a cura di F. Pedone, Torino 1977, pp. 173, 202, 204, 294, 489, 495, 501; I carteggi Turati – Ghisleri (1876-1926), a cura di M. Punzo, Manduria-Bari-Roma 2000, pp. 692 s., 713, 740, 744-747; Filippo Turati e i corrispondenti italiani, I (1876-1892), a cura di M. Punzo, Manduria-Bari-Roma 2002, pp. 554-556; A. Labriola, Carteggio, III, 1890-1895, a cura di S. Miccolis, Napoli 2003, ad ind.; IV, 1896-1898, a cura di S. Miccolis, ibid. 2004, pp. 5, 8, 22, 256; Giurisprudenza italiana, XLII (1890), pt. I, sez. II, coll. 234 s.; G. Bosio, La diffusione degli scritti di Marx e di Engels in Italia dal 1871 al 1892, in Società, VII (1951), pp. 456-465, 472-475 (rist. in K. Marx – F. Engels, Scritti italiani, Roma 1972, pp. 242-251, 258-261); P.C. Masini, Gli internazionalisti e la banda del Matese, Milano-Roma 1958, p. 122; E. Ragionieri, Socialdemocrazia tedesca e socialisti italiani, Milano 1961, pp. 193-219, 300-305, 449-456; R. Marmiroli, Socialisti, e non, controluce. L’epistolario di Camillo Prampolini, Parma 1966, pp. 194 s.; P.C. Masini, Storia degli anarchici italiani. Da Bakunin a Malatesta (1862-1892), Milano 1969, p. 143; L. Parente, P. M. e la diffusione del marxismo in Italia, in Avellino e l’Irpinia tra ’800 e ’900: linee di ricerca per una storia sociale (Annali del Centro di ricerca Guido Dorso, I [1984]), pp. 247-269; G.M. Bravo, Marx ed Engels in Italia, Roma 1992, pp. 28 s., 74 s.; R. Zangheri, Storia del socialismo italiano, II, Torino 1997, pp. 348-351, 452; E. Gianni, Diffusione, popolarizzazione e volgarizzazione del marxismo in Italia, Milano 2004, pp. XXXVII-XLII; Il movimento operaio italiano. Diz. biografico, a cura di A. Andreucci – T. Detti, III, sub voce. S. Miccolis”,”MAED-009-FGB”
“ENGELS Friedrich”,”Studi sul Capitale.”,”””Il plusvalore relativo è prodotto quando il tempo di lavoro necessario per la riproduzione della forza-lavoro è abbreviato a vantaggio del pluslavoro. Il valore della forza-lavoro viene abbassato facendo salire la forza produttiva del lavoro in quei rami dell’industria i cui prodotti determinano il valore della forza-lavoro. A questo scopo è necessario un continuo rivoluzionamento del modo di produzione, delle condizioni tecniche e sociali del processo lavorativo. Le indagini storiche, economiche, tecnologiche, socialpsicologiche che Marx offre a questo punto, in una serie di capitoli che trattano della cooperazione, delle macchine e della grande industria, sono state riconosciute anche da parte borghese come una miniera di scienza. Marx non soltanto dimostra che le macchine e la grande industria hanno creato una miseria più spaventosa di qualsiasi precedente modo di produzione, ma dimostra anche che esse nel loro ininterrotto rivoluzionamento della società capitalistica preparano una forma sociale superiore. La legislazione sulle fabbriche è la prima reazione consapevole e pianificata della società alla forma innaturale assunta dal suo processo di produzione. Regolando il lavoro nelle fabbriche e nelle manifatture, essa appare soltanto, in un primo tempo, come un intervento nei diritti di sfruttamento del capitale. Ma la forza dei fatti la costringe subito a regolare anche il lavoro a domicilio e a intervenire contro l’autorità dei genitori), riconoscendo in tal modo che la grande industria, dissolvendo il fondamento economico della vecchia famiglia e del lavoro familiare che ad esso corrispondeva, dissolve anche i vecchi rapporti familiari”” (pag 130-131) [Dal capitolo XII della ‘Vita di Marx’ di Franz Mehring, in appendice al volume: Friedrich Engels, Studi sul capitale, Ed. Rinascita, Roma, 1954] exlibris di Edoarda Masi (saggista e sinologa italiana, specializzata nella cultura della Cina e nella lingua cinese)”,”MAED-010-FGB”
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Richard POULIN”,”Irlande, classes ouvrières et libération nationale. Textes réunis et présentés par Richard Poulin.”,”[Estratto da una lettera di F. Engels a Karl Marx, Londra (21), Manchester 24 ottobre 1869] Estratto da una lettera di Friedrich Engels a Karl Marx, Londra (21), Manchester 24 ottobre 1869]: “”L’histoire de l’Irlande nous montre quel malheur c’est pour un peuple d’avoir assujetti un autre peuple. Toutes les cochonneries anglaises tirent leur origine du ‘Pale irlandais’ (22). J’ai encore à étudier l’époque de Cromwell, mais ce qui est certain pour moi, c’est que les choses auraient pris un autre tour en Angleterre, sans la nécessité de dominer militairement l’Irlande et d’y créer une nouvelle aristocratie”” [(21) Marx et Engels, Correspondance, t. 10, op. cit.; (22) NdÉ: ‘Pale’ (enceinte): c’est ainsi qu’on nommait les territoires de l’Irlande orientale soumis par les conquérants anglo-normands dans la seconde moitié du 12e siècle. Les conquérants ont érigé aux frontières de la colonie des fortifications (d’où le nome de ‘Pale’), à partir desquels ils ont entrepris des raids incessants contre la population de la partie encore non soumise de l’île (pag 422)] [Estratto da una lettera di F. Engels a Karl Marx, Londra (21), Manchester 24 ottobre 1869] [(in) Irlande, classes ouvrières et libération nationale. Textes réunis et présentés par Richard Poulin, Éditions Syllepse, Paris, 2021] [“”La storia dell’Irlanda ci mostra quanto sia sciagurato per un popolo aver soggiogato un altro popolo. Tutta le porcherie inglesi hanno la sua origine nell'””Irish Pale”” (22). Devo ancora studiare l’epoca di Cromwell, ma ciò che è certo per me è che le cose avrebbero preso un’altra piega in Inghilterra, senza la necessità di dominare militarmente l’Irlanda e di crearvi una nuova aristocrazia”” [(21) Marx ed Engels, Corrispondenza, t. 10, op. cit.; (22) Ndr: ‘Pale’ (recinto): così venivano chiamati i territori dell’Irlanda orientale, sottomessi dai conquistatori anglo-normanni nella seconda metà del XII secolo. I conquistatori eressero fortificazioni ai confini della colonia (da cui il nome ‘Pale’), dalle quali intrapresero incessanti incursioni contro la popolazione della parte ancora non controllata dell’isola (pag 422)]”,”MAED-489″
“ENGELS Friedrich”,”L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato.”,”Barbarie e civiltà. “”Noi abbiamo si qui seguito il processo di dissoluzione della ‘gens’ nei tre grandi esempi particolari dei Greci, dei Romani e dei Germani. Ricerchiamo ora, per finire, le condizioni economiche generali che, già fin dallo stadio superiore della barbarie, minano l’organizzazione ‘gentile’ della società e la fanno sparire completamente con l’apparizione della civiltà. Qui il ‘Capitale’ di Marx ci sarà altrettanto necessario del libro di Morgan”” (pag 198) “”Tribù di pastori si staccarono dalla restante massa di barbari: ‘prima grande divisione sociale del lavoro’. Le tribù di pastori non solo producevano di più, ma anche altri viveri che gli altri barbari non avevano”” (pag 200) “”Sorse il desiderio di aggiungere nuove forze-lavoro. Ci pensò la guerra a fornirle. I prigionieri di guerra furono tramutati in schiavi. Aumentando la produttività del lavoro e conseguentemente la ricchezza, estendendo il campo della produzione, attuata in altre parole, la prima grande divisione del lavoro, per l’assieme delle condizioni storiche sufficienti, la schiavitù doveva necessariamente fare la sua comparsa. Dalla prima grande divisione del lavoro nacque la prima grande scissione della società in due classi: padroni e schiavi, sfruttatori e sfruttati. Quando o come gli armenti passarono da proprietà comune della tribù o della ‘gens’ a proprietà dei capi di famiglia isolati, non sappiamo ancora, ma cià dev’essere avvenuto specialmente in questo stadio: ora appunto, con gli armenti e le altre nuove ricchezze, avvenne una rivoluzione nella famiglia”” (pag 202) finire …. (pag 204) …. (pag 215)”,”MAED-490″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Le colonialisme.”,”L’introduzione è di Rémy Herrera, economista, ricercatore al CNRS (Centre d’Économie de la Sorbonne) A proposito degli articoli di Marx ed Engels sulla NYT (anni 1850): ‘[MARX, KARL / ENGELS, FRIEDRICH]. NEW-YORK DAILY TRIBUNE: 19 ORIGINAL ISSUES WITH ARTICLES BY KARL MARX AND FRIEDRICH ENGELS. NEW YORK, 1853-1859’. Euro 25.000: Libreria: Inlibris (Austria), Note Bibliografiche 19 issues of the New-York Daily Tribune, each within a separate acid-free folder, stored together in a custom-made portfolio (48 x 62 cms). A remarkable ensemble of 19 complete issues of the “”Tribune””, containing a total of 24 news summaries submitted by the paper’s London-based correspondent, Karl Marx (sometimes co-written with Engels), including a dozen rare signed contributions. Marx had first met Charles Anderson Dana, the managing editor of Horace Greeley’s powerful Republican newspaper “”New-York Daily Tribune””, in 1848, and three years later, Dana invited Marx, by then an exile in Britain, to join the paper as foreign correspondent. The arrangement provided Marx with much-needed income during a period of his life in which Engels could only provide limited financial support. It would also prove the philosopher’s longest-lasting stable employment: between 1852 and 1862, Marx contributed some five hundred articles tackling an abundance of topics, from issues of class and the state to world affairs. The present articles, focusing on the European political upheavals of the time, are mostly written by Marx alone, and some in collaboration with Engels (while another was authored by Engels only). They span the months of January-April 1853 (9), April-November 1854 (7), December 1857 (1), and January-February 1859 (2), including: A Reply to Kossuth’s “”Secretary”” (4 Jan. 1853); Political Prospects – Commercial Prosperity – Case of Starvation (2 Feb. 1853); Elections – Financial Clouds – The Duchess of Sutherland and Slavery (9 Feb. 1853); Capital Punishment – Mr. Cobden’s Pamphlets – Regulations of the Bank of England (18 Feb. 1853); Defense – Finances – Decrease of the Aristocracy – Politics (23 Feb. 1853); Italian Insurrection – British Politics (25 Feb. 1853); The Attack on Francis Joseph – The Milan Riot – British Politics – Disraeli’s Speech – Napoleon’s Will (8 March 1853); Parliamentary Debates – The Clergy – Starvation (15 March 1853); British Politics – Disraeli – The Refugees – Mazzini in London – Turkey (7 April 1853); The European War – The War Debate in Parliament (17 April 1854); The bombardment of Odessa (16 May 1854); State of the Russian War (8 July 1854), The Details of the Insurrection at Madrid – The Austro-Prussian Summons – The New Austrian Loan – Wallachia (21 July 1854); The Spanish Revolution – Greece and Turkey (4 Aug. 1854), The War Debates in Parliament (7 Aug. 1854), The Campaign in the Crimea (27 Nov. 1854), Trade Crisis in England (15 Dec. 1857), On Italian unity (24 Jan. 1859), The Money Panic in Europe, Affairs in Prussia (1 Feb. 1859). – “”Writing for the Tribune afforded Marx (and to some extent Engels, who worked in a few articles of his own) the unique opportunity to comment on world politics for a mass audience. Never before and never after had they so wide a readership as journalists: during the decade of the 1850s, the Tribune’s circulation approached 150,000 copies, dwarfing even the Times [… Many of] the articles appeared unsigned, often as leaders or editorials. Flattering though it must have been that one of the world’s foremost newspapers had – albeit temporarily – decided to adopt as its own Marx’s views on European politics, the downside was that the journalism still published under Marx’s name was of an increasingly inconsequential nature, until his name entirely disappeared from the news columns in April 1855 […] The American public’s interest in Marx’s commentary on the international scene was subject to the fluctuations of U.S. attention to European affairs more generally: at its height during the Crimean War, it fully evaporated when the Civil War at home grabbed the headlines”” (cf. Neuhaus). – A few tears to edges and corners professionally restored; very well preserved without loss to text. Marx’s articles not affected by damage well-legible throughout. Extremely rare: a fine survival. Cf. M. Neuhaus, Marx als Europakorrespondent der New-York Tribune, in: Z. Zeitschrift Marxistische Erneuerung 88 (2011).”,”MAED-491″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Manifesto del Partito Comunista (1848) – Storia della Lega dei Comunisti (1885).”,”””Con la condanna dei comunisti di Colonia nel 1852 cala il sipario sul primo periodo del movimento autonomo degli operai tedeschi. Oggi questo periodo è quasi dimenticato. Eppure esso durò dal 1836 al 1852, e grazie alla diffusione all’estero degli operai tedeschi si sviluppò in quasi tutti i paesi civili. E non è tutto. In realtà l’odierno movimento operaio internazionale è una continuazione diretta di quello tedesco di allora, che fu il ‘primo movimento operaio internazionale’ in generale e da cui uscirono molti degli uomini che ebbero una parte direttiva nell’Associazione Internazionale degli Operai. I principi teorici che la Lega dei Comunisti aveva scritto sulla sua bandiera nel ‘Manifesto comunista’ del 1847, formano oggi il più forte legame internazionale di tutto il movimento proletario d’Europa e d’America. Per una storia organica di quel movimento non esiste sinora che una fonte principale. È il cosiddetto ‘libro nero’: ‘Le congiure comuniste del secolo XIX’ di Vermuth e Stieber, Berlino, 2 volumi, 1853 e 1854. Un libello menzognero compilato da due delle più miserabili canaglie poliziesche del secolo, riboccante di falsificazioni coscienti, serve ancora oggi a tutti gli scritti non comunisti come fonte principale sugli avvenimenti di quel tempo. Quello che io posso dare qui è solamente un abbozzo, e anch’esso limitato a ciò che riguarda la Lega e a quanto è assolutamente necessario per comprendere le ‘Rivelazioni’. Spero che mi sarà ancora concesso nell’avvenire di elaborare il ricco materiale raccolto da Marx e da me intorno a quel glorioso periodo della giovinezza del movimento operaio internazionale”” (pag 53) [F. Engels, Storia della Lega dei Comunisti’, (in) K. Marx – F. Engels, ‘Il Manifesto del partito comunista – Engels, Storia della Lega dei comunisti’, Lotta Comunista, Genova, 1979]”,”MAED-001-FER”
“ENGELS Friedrich”,”La questione delle abitazioni.”,”””Innanzitutto occorre tornare sulla esistenza di due tipi distinti di crisi degli alloggi, giustamente sottolineato da Engels. La prima è specifica al sistema ed è presente, ancora oggi, in tutti i paesi capitalistici. Questa crisi degli alloggi è presente negli Stati Uniti e in Svezia e non è stata risolta né dalle socialdemocrazie più illuminate, né da neocapitalismo: essa si manifesta nella carenza di abitazioni, negli ‘slums’, negli alloggi inappropriati, nell’elevato livello dei fitti che riproduce e ratifica nelle moderne città la differenziazione in classi della società. La seconda è quella che esplode nelle fasi di sviluppo industriale, di ingente spostamento di popolazione dalle campagne alla città, di rapida urbanizzazione della popolazione. Questo secondo tipo di crisi si sovrappone al primo; rende particolarmente drammatica la situazione dei lavoratori e, scriveva Engels «fa parlare tanto di sé perché, oltre a coinvolgere la classe operaia, ha interessato anche la piccola borghesia”” (pag 11) [introduzione di Valentino Parlato, (in) Friedrich Engels, ‘La questione delle abitazioni’, Samonà e Savelli, Roma, 1971]”,”MAED-002-FER”
“ENGELS Friedrich”,”L’ origine della famiglia della proprietà e dello Stato.”,”‘Abbiamo studiato più sopra partitamente le tre forme principali nelle quali lo Stato si elea al disopra della ‘gens’. Atene offre la forma più pura, la più classica: qui lo Stato nasce direttamente e prevalentemente dagli antagonismi di classe che si sviluppano nel seno stesso della società ‘gentile’. A Roma questa società diventa un’aristocrazia chiusa, in mezzo a una plebe numerosa, estromessa, priva di diritti ma carica di doveri; la vittoria della plebe distrugge l’antica costituzione della ‘gens’ e instaura sulle sue rovine lo Stato, nel quale l’aristocrazia della ‘gens’ e la plebe non tardano a confondersi. Nei vincitori Germani dell’Impero Romano infine, lo Stato sorse direttamente dalla conquista di vasti territori stranieri che il regime della ‘gens’ era impotente a dominare; poiché a tale conquista non è collegata né una seria lotta con l’antica popolazione, né una divisione più completa del lavoro, poiché il grado di sviluppo ei vinti e quello dei conquistatori è pressoché identico e quindi l’antica base economica della società sussiste, la ‘gens’ può resistere per diversi secoli nella forma territoriale modificata che corrisponde alla costituzione della Marca, e anche ringiovanire per un certo spazio di tempo in forma affievolita, nelle case nobili patrizie ulteriori, come anche nelle famiglie dei contadini e del Dithmarschen (1). Lo Stato non è quindi in nessun modo un potere imposto dall’esterno alla società, e neppure è l’«attuazione dell’ideale morale», l’«immagine e l’attuazione della ragione», come pretende Hegel. È piuttosto un prodotto della società che ha raggiunto un determinato grado di sviluppo, è la confessione che questa società si sviluppa in una insolubile contraddizione con se stessa; essa è divisa da antagonismi inconciliabili che non può comporre in alcun modo. Ma affinché le classi antagoniste, i cui interessi sono in opposizione, non distruggano se stesse e la società in lotte sterili, si rende necessario un potere che domini apparentemente la società, avente l’incarico di attenuare il conflitto mantenendolo entro i limiti dell”ordine’: questo potere, nato dalla società, ma che si pone al disopra di essa divenendole sempre più estranea, è lo Stato” (pag 195-196) [F. Engels, ‘L’origine della famiglia della proprietà e dello Stato’, Fasani, Milano, 1945] [(1) Il primo storico che si è fatto della natura della ‘gens’ un’idea perlomeno approssimativa è Nieburh, e la deve – insieme agli errori da lui accettati nello stesso tempo – alla sua conoscenza delle schiatte contadine del Dithmarschen]”,”MAED-003-FER”
“ENGELS Friedrich”,”La condizione della classe operaia in Inghilterra.”,”Abbassamento dei salari. La concorrenza del lavoratore manuale irlandese. (pag 72-74)”,”MAED-011-FGB”
“ENGELS Federico – TURATI Filippo – ADLER Vittorio – KAUTSKY Karl”,”L’economia politica. Primi lineamenti di una critica dell’economia politica.”,”””La legge della concorrenza è che la domanda e l’offerta si rincorrono continuamente, e perciò appunto non si raggiungono mai. Questi due termini sono continuamente divelti, l’uno dall’altro e posti in violento antagonismo. (…) Questa legge di compensazione continua, per la quale quanto qui si perde là si guadagna, sembra meravigliosamente bella all’economista. Essa è il suo vanto supremo; egli non è mai sazio di rimirarla e la considera sotto tutti i rapporti possibili ed impossibili. Pure è chiaro come il sole che essa è una legge dell’intelletto. È una legge che genera la rivoluzione. L’economista viene avanti colla sua bella teoria della domanda e dell’offerta e ci dimostra che «giammai si può produrre troppo»; e la pratica risponde colle crisi commerciali, che tornano così regolarmente come le comete, e che ormai ci deliziano ad ogni periodo, in media, di 5 a 7 anni. Questi crisi, da ottant’anni in qua, scoppiarono regolarmente come in altri tempi le grandi epidemie – e furono di gran lunga più feconde di immoralità e di miseria (Veggasi: Wade, ‘Hist. of the middle and working classes’, London, 1835, p. 211). Certo che queste rivoluzioni del commercio confermano la legge, la confermano nel modo più completo, ma in guisa ben diversa da quella che ci vorrebbe dar a credere l’economista. Che deve pensarsi di una legge che non si può effettuare se non mediante rivoluzioni periodiche? È una legge, appunto, della natura, che riposa sulla incoscienza di coloro che vi partecipano”” (pag 58-59) [Federico Engels, ‘L’economia politica. Primi lineamenti di una critica dell’economia politica’, Uffici della Critica Sociale, Milano, 1895, reprint]”,”MAED-012-FGB”
“ENGELS Friedrich”,”Lineamenti di una critica dell’ economia politica. Critica delle categorie economiche e storia sociale negli scritti giovanili di F. Engels.”,”- Lineamenti di una critica dell’economia politica – La situazione dell’Inghilterra. ‘Past and Present’ by Thomas Carlyle, London, 1843 – La situazione dell’Inghilterra. I. Il secolo diciottesimo – La situazione dell’Inghilterra. II. La costituzione inglese – Appendice: Per la critica dell’economia politica “”Come trattare la scienza? Da un lato si aveva la dialettica hegeliana, nella forma del tutto astratto, ‘speculativa’, in cui l’aveva lasciata Hegel. Dall’altro lato il metodo ordinario, essenzialmente metafisico-wolfiano (da Christian Wolff, ndr), tornato nuovamente di moda, secondo il quale gli economisti borghesi avevano scritto essi pure i loro grossi libri sconclusionati. Quest’ultimo metodo era stato teoricamente demolito da Kant e specialmente da Hegel, in modo tale che soltanto la pigrizia e l’assenza di un altro metodo ‘semplice’ poteva praticamente consentirgli di continuare a vivere. D’altro lato il metodo hegeliano, nella forza in cui esso si ‘presentava’, era assolutamente inutilizzabile. Esso era essenzialmente idealistico, mentre qui si trattava di sviluppare una concezione del mondo che era più materialistica di tutte le precedenti. Esso partiva dal pensiero puro, mentre qui si doveva partire dai fatti più testardi. Un metodo che, secondo la sua propria confessione, «andava dal niente al niente attraverso il niente», era assolutamente fuori posto qui in questa forma. Ciò nonostante fra tutto il materiale logico esistente, questo metodo era l’unica cosa a cui almeno ci si potesse appigliare. Esso non era stato criticato, non era stato superato; nessuno degli avversari del grande dialettico era riuscito a battere in breccia il suo superbo edificio. Il metodo hegeliano era scomparso perché la scuola hegeliana non aveva saputo far niente con esso. Innanzi tutto, dunque, si doveva sottoporre a una critica profonda il metodo hegeliano. Ciò che distingueva il modo di pensare di Hegel da quello di tutti gli altri filosofi era l’enorme senso storico che ne costituiva la base. Per quanto astratta e idealistica fosse la forma, ciò non di meno lo sviluppo del suo pensiero andava sempre parallelamente allo sviluppo della storia mondiale, e quest’ultimo non doveva in sostanza essere altro che la prova del primo. Benché il rapporto esatto venisse in questo modo arrovesciato e collegato con la testa all’ingiú, il contenuto reale penetrava però da ogni parte nella filosofia, e ciò tanto più in quanto Hegel si distingueva dai suoi scolari perché non si vantava come loro dell’ignoranza, ma era uno degli uomini più eruditi che mai siano esistiti. Egli fu il primo che cercò di dimostrare l’esistenza nella storia di uno sviluppo, di una coesione interiore, e per quanto ora molte cose nella sua filosofia della storia ci possano sembrare strane, la grandiosità della concezione fondamentale, quando la si confronta con i suoi predecessori o anche con coloro che dopo di lui si sono permessi di fare delle riflessioni generali sulla storia, è ancora oggi degna di ammirazione”” (pag 150-151) [Friedrich Engels, ‘Lineamenti di una critica dell’ economia politica’, Editori Riuniti, Roma, 1977]”,”MAED-013-FGB”
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Roger DANGEVILLE”,”Le parti de classe. I. Théorie, activité.”,”Creazione del Comitato di corrispondenza comunista “”Di concerto con due miei amici, Friedrich Engels e Philippe Gigot (tutti e due a Bruxelles), ho organizzato una corrispondenza regolare con i comunisti e socialisti tedeschi”” (Marx a Proudhon, 5 maggio 1846) (pag 96-97) Legalità e rivoluzione. “”Nous ne l’avons jamais dissimulé: le terrain sur lequel nous agissons, ce n’est pas le terrain légal, c’est le ‘térrain révolutionnaire’. Pour sa part, le gouvernement vient de renoncer à l’hypocrisie du terrain légal. Il s’est ainsi placé sur le terrain révolutionnaire, car le terrain contre-révolutionnaire est, lui aussi, révolutionnaire (16)”” [Non l’abbiamo mai nascosto: il terreno su cui operiamo non è il terreno legale, è il terreno rivoluzionario. Da parte sua, il governo ha appena rinunciato all’ipocrisia del terreno legale. Si è così posto sul terreno rivoluzionario, perché anche il terreno controrivoluzionario è rivoluzionario] [(16) Cfr. Marx, “”La Bourgeoisie et la contre-révolution””, La Nouvelle Gazette rhénane’, 19-12-1848 – Procès contre “”La Nouvelle Gazette rhénane””] (pag 175) [Marx Engels, Le parti de classe. I. Théorie, activité, Maspero, Paris, 1973]”,”MAED-014-FGB”
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Roger DANGEVILLE”,”Le parti de classe. II. Activité et organisation.”,”Statuti provvisori dell’Associazione internazionale dei lavoratori (Ait) (pag 91-93) “”(…) In queste condizioni, il grande compito della classe operaia, è di conquistare il potere politico. Sembra che gli operai ne prendano coscienza. In effetti, si assiste ad una ripresa del movimento sia in Germania che in Francia e in Italia, dove si tenta parallelamente di restaurare il partito operaio. Un elemento del suo successo, è il ‘numero’. Tuttavia il numero pesa sulla bilancia solo se è unito dall’associazione e guidato da una chiara coscienza. L’esperienza del passato ha ampiamente dimostrato che se si trascura di stabilire questo legame fraterno tra i lavoratori dei differenti paesi al fine di incoraggiarli a far fronte insieme nelle loro lotte per l’emancipazione, la conseguenza sarà la sconfitta comune dei loro assalti disordinati. È questa convinzione che ha spinto i lavoratori dei diversi paesi a fondare l’ Associazione Internazionale, in occasione dell’assemblea pubblica tenuta il 28 settembre 1864 a St Martin’s Hall. (…)”” (pag 90) [Manifesto, Indirizzo inaugurale dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori] [(in) Marx Engels, Le parti de classe. II. Activité et organisation, Maspero, Paris, 1973, a cura di Roger Dangeville] Le nombre ne pèse dans la balance que s’il est uni par l’association et guidé par une claire conscience”,”MAED-015-FGB”
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Roger DANGEVILLE”,”Le parti de classe. III. Questions d’organisation.”,”Engels sul dovere dell’attività politica da parte della classe operaia. “”Il est absolutment impossible de s’abstenir des affaires politiques (22). Même les journaux qui ne font pas de politique ne manquent pas, à l’occasion, d’attaquer le gouvernement, et se mêlent donc de politique. La seule chose dont il s’agit, c’est de savoir quelle politique on pratique et avec quels moyens? Au demeurant, pour nous, l’abstention est impossible. Le parti ouvrier existe déjà comme parti politique dans la plupart des pays. Ce n’est certes pas à nous de le ruiner en prêchant l’abstention. La pratique de la vie réelle et l’oppression politique que les gouvernements en palce font subir aux ouvriers – à des fins politiques, aussi bien que sociales – contraignent les ouvriers à faire de la politique, qu’ils le veuillent ou non. Leur prêcher l’abstention en matière politique reviendrait à les pousser dans le bras de la politique bourgeoise. Plus que jamais ‘après la Commune de Paris, qui a mis à l’ordre du jour l’action politique du prolétariat’, l’abstention politique est tout à fait impossible. Nous voulons abolir les classes. Par quel moyen y parviendrons-nous? Par la domination politique du prolétariat. (…) Cependant, la politique qu’il faut faire doit être celle du prolétariat: le parti ouvrier ne doit pas être la queue de quelque parti bourgeois que ce soit, mais doit toujours se constituer en parti autonome, ayant sa propre politique et poursuivant son propre but”” (pag 39-40) [(22) Cfr. Engels, compte rendu, rédigé par l’auteur lui-même, de son intervention à la séance du 21 septembre 1871, à la Conférence de Londres de l’AIT. Extrait de ‘Werke’, 17, p. 416-417] [Marx Engels, ‘Le parti de classe. III. Questions d’organisation’, Maspero, Paris, 1973]; [È assolutamente impossibile astenersi dalle faccende politiche. Anche i giornali che non fanno politica non mancano a volte di attaccare il governo, e quindi di intromettersi nella politica. L’unica questione è sapere quale politica pratichiamo e con quali mezzi? Inoltre, per noi l’astensione è impossibile. Il partito dei lavoratori esiste già come partito politico in molti paesi. Non spetta certo a noi mandarlo in rovina predicando l’astensione. La pratica della vita reale e l’oppressione politica che i governi in carica infliggono ai lavoratori – per fini politici oltre che per fini sociali, costringono gli operai a fare politica, che gli piaccia o no. Predicare loro l’astensione nelle questioni politiche significherebbe spingerli tra le braccia della politica borghese. Più che mai dopo la Comune di Parigi, che ha messo all’ordine del giorno l’azione politica del proletariato, l’astensione dalla politica è del tutto impossibile. Vogliamo abolire le classi. Come ci arriveremo? Con il potere politico del proletariato. (…) Tuttavia, la politica da perseguire deve essere quella del proletariato: il partito operaio non deve essere la coda di nessun partito borghese, ma deve costituirsi sempre come partito autonomo, dotato di una propria politica, e perseguendo il proprio fine] (pag 39-40) [(22) Cfr. Engels, relazione, scritta dallo stesso autore del suo intervento nella seduta del 21 settembre 1871, alla Conferenza di Londra dell’AIT. Estratto da ‘Werke’, 17, pp. 416-417] [Marx Engels, ‘Le parti de classe. III. Questions d’organisation’, Maspero, Parigi, 1973]”,”MAED-016-FGB”
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Roger DANGEVILLE”,”Le parti de classe. IV. Activités de classe.”,” “”Je n’ai jamais dit que la ‘masse’ de vos gens ne désire pas de science véritable. J’ai parlé du ‘parti’, et, à mes yeux, celui-ci est ce pour quoi il se donne dans la presse et les congres (72). Et là, ce qui y domine, c’est maintenant la demi-science et l’ancien ouvrier qui se gonfle d’être littérateur. Si, comme tu l’affirmes, ces gens ne forment qu’une infime minorité, vous prenez alors tant d’égards vis-à-vis d’eux parce que chacun d’eux vous plaît. Le déclin théorique et moral du parti date de la fusion [avec les lassalléens], et on aurait pu l’éviter si lon avait fait preuve à ce moment d’un peu plus de retenue et de raison. Un parti san est capable d’exsuder pas mal de choses avec le temps, mais c’est un processus long et difficile, et ce n’est pas parce que les masses sont en bonne santé qu’il faut leur inoculer sans nécessité une maladie…”” (pag 46-47) [Marx – Engels, ‘Le parti de classe. IV. Activités de classe’, Maspero, Paris, 1973] [(72) Cf. Engels à W. Liebknecht, 31 juillet 1877. Les textes ci-aprés traitent du apport du parti avec la presse. (…) Il apparait ici que, face au parti formel, Marx-Engels n’entendent pas soumettre le contenu de leur théorie ou de leur programme à la ratification de la masse ou des chefs du parti. A leurs yeux, la théorie et le programme découlent de tout le mouvement de la société vers le communisme, et ce n’est donc pas la majorité qui, démocratiquement, les établit ou le modifie – pas plus d’ailleurs que la direction du parti, voire ls congrès. En se fondant, par exemple, sur l’expérience malheureuse de la fusion avec les lassalléens, Engels démontrera au contraire que tout compromis dans le programme fondamental aboutit à des crises et à des maladies dans le parti. En outre, il s’en prendra aux initiatives irréfléchies et précipitées qui rompent la continuité de programme et d’action dans l’organisation et le masses prolétariennes. Engels s’enforce naturellement de sauvegarder la presse de caractère “”scientifique””, c’est-à-dire théorique et programmatique, qui est l’expression du parti historique] [Non ho mai detto che la ‘massa’ della vostra gente non desideri la vera scienza. Ho parlato del ‘partito’ e, ai miei occhi, questo è ciò che si dice sulla stampa e i congressi (72). E là, quello che domina, è ora la mezza-scienza e l’ex operaio che si vanta di essere uno scrittore: se, come affermi, queste persone sono solo una piccolissima minoranza, allora tieni tanto a loro perché ti piacciono. Il declino teorico e morale del partito risale alla fusione [con i Lassalliani], e si sarebbe potuto evitare se all’epoca si fosse mostrata un po’ più di moderazione e ragione. Un partito sano è capace di essudare parecchio nel tempo, ma è un processo lungo e difficile, e non è perché le masse sono in buona salute che dovrebbero essere inoculate inutilmente da una malattia…”” (pag 46-47 ) [Marx – Engels, ‘Le parti de classe. IV. Attività di classe’, Maspero, Parigi, 1973] [(72) Cfr. Engels a W. Liebknecht, 31 luglio 1877. I testi seguenti trattano del contributo del partito alla stampa. (…) Appare qui che, di fronte al partito formale, Marx-Engels non intendano sottoporre il contenuto della loro teoria o del loro programma alla ratifica delle masse o dei dirigenti del partito. Ai loro occhi, la teoria e il programma derivano dall’intero movimento della società verso il comunismo, e quindi non è la maggioranza che, democraticamente, lo stabilisce o lo modifica, non più della direzione del partito e dei congressi. Basandosi, ad esempio, sulla sfortunata esperienza della fusione con i lassalliani, Engels dimostrerà al contrario che qualsiasi compromesso nel programma fondamentale porta a crisi e malattie nel partito. Attaccherà inoltre iniziative avventate e affrettate che interrompono la continuità del programma e dell’azione nell’organizzazione e nelle masse proletarie. Engels si sforza naturalmente di salvaguardare la stampa di carattere “”scientifico””, cioè teorico e programmatico, che è l’espressione del partito storico]”,”MAED-017-FGB”
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura e traduzioni di Alexia BLIN Yohann DOUET Juliette FARJAT Alexandre FERON e Marion LECLAIR”,”Les articles du ‘New York Daily Tribune’. Volume I (1851-1852).”,”Il volume contiene in particolare l’insieme degli articoli pubblicati da Marx Engels sul giornale americano poi raccolti e pubblicati con il titolo di ‘Rivoluzione e controrivoluzione in Germania, inoltre riporta una cronaca minuziosa della vita economica e delle lotte politiche in Inghilterra, punta avanzata del capitalismo mondiale. Tra le fonti citati nell’introduzione: – Robert C. Williams, Horace Greeley: Champion of American Freedom, New York University Press, 2006 (La New-York Tribune è una pubblicazione influente della costa est degli Stati Uniti, fondata nel 1841 dal giornalista e uomo politico Horace Greeley, direttore Charles Dana) – Henry M. Christman (a cura) ‘The American Journalism of Marx and Engels, ecc. – Janet Steele, The Sun Shines for All: Journalism and Ideology in the Life of Charles A. Dana – William Harlan Hale, Horace Greeley;: Voice of the people (Collier books) (questo non viene citato nel libro) Sull’ eco degli articoli di Marx ed Engels in America: (introduzione) “”Noi non disponiamo che di informazioni sparse per conoscere l’impatto reale degli articoli di Marx ed Engels nel giornale di Greeley. Un primo elemento ci informa: i complimenti ripetuti che Dana indirizza a Marx, assicurandolo sulla popolarità dei suoi articoli presso i lettori della ‘Tribune’. Egli gli conferma così a più riprese che i suoi articoli sono ben accolti, «letti con soddisfazione da un numero considerevole di persone e ampiamente riprodotti» (74). Anche Marx sembra felicitarsi. Dana gli dichiara in seguito che è uno dei corrispondenti più «apprezzati», e che i suoi articoli sono «tenuti in grande considerazione» da parte dei proprietari del giornale come dai lettori, lodando in particolare i testi dedicati alle questioni militari (senza sapere che questi sono redatti da Engels) (75). Lo stesso Dana sembra essere stato impressionato da Marx in occasione del loro incontro nel 1848, e sembra aver subito in una certa misura la sua influenza. Egli cerca quindi di trovare all’esiliato londinese altri canali di diffusione per i suoi scritti, proponendogli nell’aprile 1857 di scrivere per l’Enciclopedia statunitense diretta da George Ripley, il cronista letterario della ‘Tribune’ (76). Per sapere se bisogna accordare credito agli elogi di Dana, si può andare al corriere dei lettori pubblicato nella ‘Tribune’. Secondo uno storico del giornale, se la rubrica negli anni 1850 è maggiormente dedicata alle questioni locali, gli articoli di Marx sono quelli che attirano più commenti, positivi o no, tra tutti quelli scritti da parte dei corrispondenti stranieri (77). Oltre a questa osservazione, si sa che Henry Charles Carey, il solo economista statunitense che Marx giudica degno di interesse, riprende nel 1853 le analisi che questi ha sviluppato nella ‘Tribune’, citandole come tali, nella suo opera ‘The Slave Trade, Domestic and Foreign’ (Il commercio di schiavi, interno ed estero) (1853). Marx si felicita in questa occasione che la collaborazione con la ‘Tribune’ abbia portato i suoi frutti (78). Al di fuori da questi elementi, lo studio della ricezione di questi articoli resta ancora da fare. Si sa semplicemetne che i testi della ‘Tribune’ non hanno generato una infatuazione popolare”” (pag 26-27) [(74) Charles Dana, Lettera a Marx, 12 marzo 1852, citata in Charles Blitzer “”Introduction””, in Henry M. Christman (a cura) , ‘The American Journalism of Marx and Engels, op. cit., p. XIX; (74) Ibid. p, XXII; (76) Janet E. Steele, ‘The Sun Shines for All’, op. cit., p. 25-26; David McLellan, ‘Karl Marx’, op. cit., p. 255. Marx firma 67 articoli nell’opera, pubblicata in 16 volumi nel 1858 e 1863, di cui 51 sono in realtà redatti da Engels; (77) Morton Borden, “”Some Notes on Horace Greeley””, art. citato p. 457; (78) Gareth Stedman Jones, ‘Karl Marx: Greatness and Illusion’, Cambridge, Harvard University press, op. cit., p. 355; Karl Marx ‘Lettre à Engels, 14 juin 1853’, in ‘Correspondance’, tome III, op. cit., p. 390] [Marx-Engels ‘Les articles du ‘New York Daily Tribune’. Volume I (1851-1852), Editions Sociales, Paris, 2022 (introduzione, pag 26-27)]”,”MAED-492″
“ENGELS Friedrich”,”La situazione della classe operaia in Inghilterra. In base a osservazioni dirette e fonti autentiche.”,”””Non c’è bisogno d’altro! Il semiborghese Alison ci rivela, sia pure in modo piatto e incompleto, l’influenza nefasta che le grandi città esercitano sulla formazione morale degli operai. Un altro, un borghese completo, un individuo caro alla Lega contro le leggi sul grano, il dottor Andrew Ure (2), ci rivela l’altro aspetto. Egli racconta come la vita nelle grandi città faciliti glii intrighi tra gli operai e conferisca potenza alla plebe”” (pag 157-158) (2) Philosophy of Manufactures (Filosofia delle industrie), Londra, 1835″,”MAED-002-FC”
“ENGELS Friedrich, a cura di Valentino GERRATANA”,”Anti-Dühring.”,”””Gli utopisti, abbiamo visto, furono utopisti perché non potevano essere null’altro in un’epoca in cui la produzione capitalistica era ancora così poco sviluppata. Essi furono obbligati a costruire gli elementi di una nuova società traendoli dal proprio cervello, perché nella vecchia società questi elementi generalmente non erano ancora chiaramente visibili (…)”” (pag 255)”,”MAED-003-FC”
“ENGELS Friedrich”,”La guerra dei contadini in Germania. (1850)”,”””Ma le due rivoluzioni, quella del secolo sedicesimo e quella del 1848-50, malgrado tutte le analogie, differiscono tra loro in modo essenziale. La rivoluzione del 1848 è una prova, se non del progresso della Germania, certo del progresso dell’Europa. Chi trasse profitto dalla rivoluzione del 1525? I principi. Ci trasse profitto dalla rivoluzione del 1848? I ‘grandi’ principi, Austria e Prussia. Dietro ai piccoli principi del 1525 stavano i piccoli borghesi che li tenevano legati a sé con il pagamento delle imposte, dietro ai grandi principi del 1850, dietro ad Austria e Prussia stanno i grandi borghesi moderni che li sottomettono ben presto al loro giogo con il debito pubblico. E dietro ai grandi borghesi stanno i proletari. La rivoluzione del 1525 fu un affare locale tedesco. Inglesi, francesi, boemi, ungheresi avevano già fatto la loro guerra dei contadini, quando i tedeschi fecero la loro. Se la Germania era frazionata, l’Europa lo era anche di più. La rivoluzione del 1848 non fu un affare locale tedesco: essa fu una singola fase di un grande avvenimento europeo. Le cause motrici che hanno agito durante tutto il suo corso non sono costrette entro lo spazio angusto di un singolo paese e neanche di una parte del mondo. Anzi, i paesi che furono il teatro di questa rivoluzione hanno meno degli altri partecipato alla sua genesi. Sono materia grezza più o meno priva di consapevolezza e di volontà che viene modellata nel corso di un movimento che nella situazione sociale odierna può sembrare una forza estranea, mentre in realtà non è che il nostro proprio movimento. È perciò impossibile che la rivoluzione del 1848-1850 finisca come quella del 1525″” (pag 144-145) [F. Engels, La guerra dei contadini, Editori Riunii, Roma, 1976]”,”MAED-004-FC”
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Enrico FORNI”,”De America. Volume primo. La guerra civile.”,”””Alla questione dei principi della guerra civile americana risponde il grido di battaglia con cui il Sud ha infranto la pace. Stephens, il vice presidente della Confederazione sudista, dichiarava alla Convezione dei secessionisti che l’elemento che distingueva sostanzialmente la Costituzione testé elaborata a Montgomery dalla Costituzione di Washington e Jefferson, era che adesso per la prima volta si riconosceva nella schiavitù un’istituzione buona di per se stessa ed il fondamento di tutta la struttura dello stato, mentre ‘i padri’ della Rivoluzione, uomini radicati nei pregiudizi del XVIII secolo, avevano considerato la schiavitù ‘un male importato dall’Inghilterra’, che doveva venir eliminato con l’andar del tempo. Un altro alfiere del Sud, Spratt esclamava: «Per noi si tratta della fondazione di una grande repubblica schiavista». Quindi, mentre il Nord ha sguainato la spada esclusivamente in difesa della Unione, non è forse vero che il Sud aveva già dichiarato che la sopravvivenza della schiavitù non era più compatibile con la sopravvivenza dell’Unione?”” (pag 79-80) [Londra, 20 ottobre 1861 – Die Presse, 25 ottobre 1861] [F. Engels, K. Marx, ‘De America. Volume primo. La guerra civile’, Silva editore, Roma, 1971]”,”MAED-005-FC”
“ENGELS Friedrich”,”Note sulla guerra franco-prussiana del 1870 – 1871.”,”contiene la prefazione di Lev TROTSKY all’edizione russa del 1924, la traduzione presente è stata fatta dall’edizione di Vienna del 1923.”,”QMIx-039-FSL”
“ENGELS Friedrich MARX Karl; a cura di Bruno MAFFI”,”India Cina Russia.”,”nota (36) a pag 128: “”È curioso osservare come un uomo di tutt’altra formazione ideologica che Marx, ma osservatore acuto dei fatti sociali, Alexis de Tocqueville, caratterizzi il regime di Luigi Filippo quasi negli stessi termini usati da Marx per i ‘whig’: «Nel 1830, il trionfo della classe media [la borghesia] era stato così definitivo e completo, che tutti i poteri pubblici, tutte le franchigie, tutte le prerogative, il governo tutto intero si trovarono rinchiusi e come pigiati nei limiti ristretti di questa sola classe… Non solo essa fu, quindi, la direttrice unica della società, ma si può dire che ne divenne l”appaltatrice’… e si abituò a vivere quasi altrettanto del tesoro pubblico quanto della sua industria» (‘Souvenirs’, Paris, Gallimard, 1942, p. 26). La nota 36 è posta a pag 80 “”Può l’umanità compiere il suo destino senza una profonda rivoluzione nei rapporti sociali dell’Asia?”” (Marx, nel NYDT, 10 giugno 1853)”,”MAED-018-FGB”
“ENGELS Friedrich”,”Notes sur la guerre de 1870 – 1871.”,”Appendice: in allegato esterno la prefazione di Lucio COLLETTI al ‘Manifesto del Partito comunista’ (pag 1-32) (edizione Laterza, 1985, a cur a di Emma CANTIMORI MEZZOMONTI.”,”MAED-019-FGB”
“ENGELS Federico, a cura di Giuliano PISCHEL”,”Il catechismo dei comunisti.”,”””Nel 1913 il noto critico socialista Eduard Bernstein pubblicava, per conto del partito socialdemocratico tedesco, sotto il titolo di «Grundsätze des Kommunismus» (Fondamenti del Comunismo), lo scritto che si presenta qui tradotto, dopo che la prima traduzione di Angelica Balabanoff per le collezioni dell'””Avanti!”” è divenuta pressoché irreperibile. Il testo originale era stato rinvenuto tra le carte ed i documenti retrolasciati da Federico Engels, ed è vergato di pugno ed è vergato di pugno di questi su carte ingiallite dal tempo. Nessun dubbio poteva nutrirsi, in base ad una semplice lettura, sull’epoca e sull’origine dello scritto. Si tratta di un lavoro di carattere popolare, con intenti divulgativi, redatto in forma catechistica, a domande e risposte, negli ultimi mesi del 1847, ed evidentemente è un lavoro preparatorio di quel «Manifesto dei Comunisti», che è stato e rimane la pietra angolare del socialismo moderno. Una stretta affinità di tesi, di concetti, di intenti – ed i raffronti e commenti intercalati alla traduzione delle singole «Questioni» intendono meglio metterla in luce – intercorre tra i due testi.. Ma il «Manifesto» rivela ad un tempo quella più laboriosa profondità, quella maggiore completezza di argomentazioni e quella scultorea classicità di forma, che un testo definitivo raggiunge rispetto ai progetti ed agli abbozzi preparatorii. Che le cose stiano così è provato non solo dai documenti più oltre richiamati, ma dalla testimonianza dello stesso Engels. Nel 1884 questi raccontò al Bernstein e ad altri che tanto lui quanto Marx avevano, ciascuno per proprio conto, elaborato un progetto del «Manifesto» e che solo successivamente avevano intrapreso in collaborazione la stesura del testo definitivo. In tale occasione l’Engels fece anzi dono al Bernstein, che lo pubblicò in fac-simile, di un superstite foglio del progetto di Marx. Invece – cosa del resto ben comprensibile a chi conosca la modestia dell’Engels e quel suo devoto ritirarsi nell’ombra per meglio lasciar campeggiare la figura dell’amico e compagno – nulla disse circa il proprio progetto e sottacque la circostanza di possederlo tuttora. Comunque – ogni altro argomento a parte – sull’autore non si può vare il minimo dubbio. Chiunque abbia una certa familiarità con le opere originali di Marx e di Engels constata di primo acchito come non solo lo stile, ma il modo di argomentare e la scelta stessa delle argomentazioni rivelino in maniera irrefutabile la personalità di Federico Engels. Non c’è nessun elemento che lasci trasparire una collaborazione o un intervento di Marx. È noto come, già in precedenza stabilito di render pubblici i principii che sorreggevano l’azione di coloro che allora si distinguevano come «comunisti» con una comune e chiara professione di fede» (Gluabenbekenntniss) comunistica, di ciò si sia precipuamente preoccupato il secondo Congresso della «Lega dei Comunisti», tenutosi a Londra al principio di dicembre 1847. Per una decina di giorni si protrassero le discussioni, verosimilmente impostate sui rispettivi progetti di Marx, dell’Engels e forse di altri – tra cui uno che era ancora oggetto di dibattiti nella comunità londinese, redatto probabilmente dallo Schapper. Si finì col deliberare, segno palese di una riconosciuta superiorità, di affidare a Marx e ad Engels la redazione, in collaborazione, del testo definitivo del tanto desiderato «Manifesto»”” (pag 9-11) [Giuliano Pischel, a cura e prefazione, (G. Pischel (in) ‘Il catechismo dei comunisti’ di Federico Engels, Gentile editore, Milano, 1945] Potrà questa rivoluzione verificarsi in un unico, singolo paese? No. “”«Questione diciannovesima: Potrà questa rivoluzione verificarsi in un unico, singolo paese? Risposta: No. La grande industria, in quanto ha determinato un mercato mondiale, ha posto tutti i paesi del mondo, ed in ispecie quelli più civilizzati, in tale collegamento tra loro che ogni singolo popolo dipende da ciò che accade in ciascuno degli altri. Inoltre essa ha in modo tale reso affine lo sviluppo sociale in tutti i paesi civilizzati che in tutti questi paesi la borghesia ed il proletariato, sono divenuti le due classi decisive della società e la lotta tra di loro è divenuta la lotta principale del nostro tempo. La rivoluzione comunista non potrà essere pertanto una rivoluzione puramente nazionale, ma diventerà una rivoluzione procedente di per sé e contemporaneamente in tutti i paesi civilizzati, cioè quanto meno in Inghilterra, America, Francia e Germania. Essa si svilupperà in ognuno di questi paesi più o meno rapidamente, a seconda che questo paese possiede un’industria sviluppata, una grande ricchezza, un’importante massa di forze produttive. In conseguenza sarà condotta più lentamente e difficoltosamente in Germania, più rapidamente e facilmente in Inghilterra. Essa eserciterà importanti ripercussioni sui restanti paesi del mondo ed affretterà e trasformerà completamente il loro sviluppo. Essa è una rivoluzione universale e avrà pertanto anche un terreno universale». Anche se non esplicitamente dichiarata, questa esigenza universalistica, super-nazionale, onnipresente della rivoluzione proletaria, permea tutto il «Manifesto» e ne sorregge l’appello finale: «Proletari dei tutto il mondo, unitevi!»”” (pag 137-138) [F. Engels, ‘Il catechismo dei comunisti’, a cura di Giuliano Pischel, Gentile editore, Milano, 1945]”,”MAED-001-FMB”
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Roger DANGEVILLE”,”La social-démocratie allemande.”,”””In tutti questi scritti, non mi qualifico mai come socialdemocratico, ma come comunista. Per Marx, come per me, è assolutamente impossibile utilizzare un’espressione tanto elastica per designare la nostra concezione”” (F. Engels, Prefazione all’opuscolo del ‘Volksstaat’ del 1871-1875) (in apertura) “”Marx si attendeva molto dalla rivoluzione tedesca che, dal 1525, si urtava contro una resistenza interna ed esterna tale che essa non si era ancora realizzata a metà del XIX secolo”” (in apertura dell’introduzione di Roger Dangeville) (pag 7)”,”MAED-493″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”I sindacati dei lavoratori.”,”Conoscere i misteri della politica internazionale “”Perciò il grnnde compito della classe operaia è diventato la conquista del potere politico. Essa sembra avero, perché in Inghilterra, in Germania, in Italia e in Francia si è avuto un risveglio simultaneo e vengonofatti simultanei sforzi per riorganizzare politicamente il partito operaio. La classe operaia possiede un elemento di successo, ‘il numero’; ma i numeri pesano sulla bilancia solo quando sono uniti dall’organizzazione e guidati dalla conoscenza L’esperienza del passato ha insegnato che il trascinare quel legame franterno, che dovrebbe esistere tra gli operai dei diversi paesi e spronarli a sostenersi gil uni congli altri in tutte le loro lotte per l’emancipazione, venga sempre punito con la sconfitta comune dei loro sforzi incoerenti. Questa idea ha spinto operai di diversi paesi radunati il 28 settembre 1864 in pubblica assemblea in St. Martin’s Hall, a fondare l’Associazione internazionale dei lavoratori. …. finire (107-108) [Karl Marx, ‘Indirizzo Inaugurale e statuti generali dell’Associazione internazionale dei lavoratori’, in Marx-Engels, ‘I sindacati dei lavoratori’, Summa Uno editirice, Milano, 1972]”,”MAED-001-FPB”
“ENGELS Friedrich, a cura di Valentino GERRATANA”,”Antidühring.”,”””L’esposizione engelsiana si basa quasi esclusivamente sulla elaborazione teorica di Marx”” (pag XXVI, Gerratana)”,”MADS-034-FGB”
“ENGELSTEIN Laura”,”Moscow, 1905. Working-Class Organization and Political Conflict.”,”Laura Engelstein, a historian and writer, tought history at Cornell University from 1976 to 1978. Preface, Introduction, Appendixes: Notes, Table, Works Cited, Index,”,”RIRx-089-FL”
“ENGHOLM Christopher”,”Doing Business in Asia’s Booming “”China Triangle””.”,”L’autore è il fondatore di The Engholm Group in La Costa, California, compagnia specializzata in pubbliche relazioni e operante come rappresentante di compagnie in Asia.”,”CINE-088″
“ENGLUND Karin BERGSTRÖM Villy JOHANSSON Alf W. MOLIN Karl OLSSON Lars”,”On Creating Social Democracy. Speeches in Moscow March 2001.”,”””With the advent of Olof Palme, Swedish foreign policy become more global in its scope. The emancipation of the Third World became a prime motive in Olof Palme’s internationalism. He proclaimed that Sweden as a neutral state without a colonial past had a special mission to promote international solidarity and support the independence process in the Third World.”” (pag 36)”,”MEOx-079″
“ENZENSBERGER Hans Magnus”,”La breve estate dell’ anarchia. Vita e morte di Buenaventura Durruti.”,”Operaio metallurgico, B. DURRUTI è stato nel 1936 uno dei protagonisti della rivolta anarchica catalana e della guerra civile spagnola. Rivoluzionario sin dall’adolescenza, è stato perseguitato, imprigionato, esiliato, ha guidato la leggendaria colonna anarchica sul fronte d’ Aragona ed è morto in circostanze oscure. L’A ha scritto un romanzo di ‘montaggio’ e offre gli strumenti per tornare al clima, alla complessità, alle contraddizioni di quel periodo di lotta. ENZENSBERGER (1929-1997?) è giornalista, professore universitario, poeta, traduttore e saggista.”,”MSPG-003″
“ENZENSBERGER H.M. a cura”,”Freispruche revolutionare vor Gericht.”,”(Assoluzione dei rivoluzionari dal tribunale)”,”TEMx-005″
“ENZENSBERGER Hans Magnus”,”Conversaciones con Marx y Engels. Tomo I.”,”””Nadie conocía mejor que Marx el inmenso poder y la fuerza vital de la sociedad burguesa. Además, Inglaterra es el lugar apropiado para llegar a tales conocimientos. Es precisamente allí donde la sociedad burguesa se ha desarrolado de forma más pura, de forma realmente clásica, y -sin desprenderse de todas las formas – superando y elimando al máximo la multitud de formas sociales de siglos pasados. (…). Marx concedía un extraordinario valor a una expresión pura, correcta. Y con Goethe, Lessing, Shakespeare, Dante y Cervantes – que leía casi a diario – había eligido a los mejores maestros posibles. Todavía recuerdo que en cierta ocasión, durante mis primeros tiempos en Londres, me echó un sermón por haber utilizado en uno de mis escritos la expresión “”die stattgehabte Versammlung”” (“”la reunión tenida lugar””). Cuando quise disculparme por mi mal uso de la lengua, Marx prorrumpió en exclamaciones como: “”¡Esos lamentables istitutos alemanes, donde no se enseña el alemán! ¡Esas lamentables universidades alemanas…!”” (…) (W. Liebknecht) (pag 196-197) Biblioteca di Marx (pag 274)”,”MADS-437″
“ENZENSBERGER Hans Magnus”,”Politica e crimine. Nove saggi. (Tit.orig.: Politik und Verbrechen)”,”ENZENSBERGER Hans Magnus è nato nel 1929. Scrittore, saggista (La breve estate dell’anarchia), è un critico della società e della cultura, erede di una tradizione che va da Karl Kraus a Elias Canetti, da T.W. Adorno a H. Arendt.”,”TEMx-051″
“ENZENSBERGER Hans Magnus a cura”,”Colloqui con Marx e Engels. Testimonianze sulla vira di Marx e Engels raccolte da Hans Magnus Enzensberger.”,”Fondo G.M. Pegoraro “”Marx attribuiva un’importanza straordinaria alla purezza e alla correttezza dell’espressione. Egli aveva eletto a suoi sommi maestri Goethe, Lessing, Shakespeare, Dante, Cervantes, che leggeva quasi ogni giorno. Per quanto riguarda la purezza e la correttezza della lingua, si ispirava allo scrupolo più meticoloso. (…) Marx era un severo purista. Spesso cercava a lungo, faticosamente l’espressione esatta. Egli era ‘molto’ esigente. Appena aveva scoperto una lacuna nel nostro sapere, esigeva imperiosamente che fosse colmata – ma sapeva anche dare i consigli necessari allo scopo. Quando si restava soli con lui, si era sottoposti a un esame in piena regola. (…) Per la ‘popolarità’ Marx nutriva un sovrano disprezzo. Una cosa che lodava particolarmente in Robert Owen era che egli, ogni volta che una delle sue idee diventava popolare, avanzava una nuova esigenza che lo rendeva di nuovo impopolare. (…) Se detestava la popolarità, chi ne andava a caccia suscitava in lui un sacro furore. Aborriva i parolai dalle frasi forbite. Guai a chi si perdeva nei vuoti giri di parole: con lui egli era inesorabile. ‘Phraseur’ (parolaio) era in bocca sua il peggiore degli insulti, e quando aveva capito di aver di fronte un ‘phraseur’, con quella persona era finita per sempre. Pensare con rigore logico ed esprimere chiaramente i pensieri: ecco ciò che inculcava in noi giovani a ogni occasione, imponendoci di studiare. A quell’epoca era stata costruita una magnifica sala di lettura del British Museum, con i suoi inesauribili tesori bibliografici. Marx, che vi si recava ogni giorno, ci spingeva a frequentarla. ‘Studiare, studiare!’ Questo era l’imperativo categorico che spesso ci gridava con voce squillante, ma che era già contenuto nel suo esempio, nella vista dell’attività incessante, poderosa di quell’uomo. (…) Marx era un maestro severo. Non gli bastava esortarci a studiare: controllava anche se avevamo imparato. Mi ero occupato per un certo tempo della storia delle Trade Unions inglesi. Ogni giorno Marx mi interrogava per sapere a che punto ero, e alla fine non mi diede pace finché non ebbi tenuto una lunga conferenza davanti a numerose persone. Anch’egli volle ascoltarla. Non mi lodò, ma non mi strapazzò nemmeno. Dato che lodare non era nelle sue abitudini, e per lo più lodava soltanto per compassione, mi consolai delle mancate lodi (…). Come maestro Marx aveva la rara capacità di essere severo senza scoraggiare. Un’altra eccellente qualità pedagogica possedeva Marx: ci costringeva all”autocritica’, non tollerava alcuna forma di pigra soddisfazione dei risultati raggiunti. Fustigava l’indolenza e l’amore del quieto vivere con la sferza del suo severo sarcasmo, e nessuno deve ringraziarlo più di me per questa dura disciplina. La gioventù si compiace del successo immediato e del plauso.”” Wilhelm Liebknecht, ‘Karl Marx zum Gedächtnis’, 1896] [(in) Colloqui con Marx e Engels. Testimonianze sulla vita di Marx e Engels raccolte da Hans Magnus Enzensberger, 1977] (pag 178-179) “”La politica era ‘studio’ per Marx. Odiava a morte i politicanti da strapazzo e la loro ciarlataneria. E come immaginare infatti una cosa più assurda? La ‘storia’ è il prodotto di tutte le forze che agiscono all’interno degli uomini e della natura, il prodotto del pensiero, delle passioni, dei bisogni umani. La politica è ‘teoricamente’ la ‘conoscenza’ dei milioni e bilioni di fattori che tessono la “”tela della storia”” e ‘praticamente’ l”azione’ determinata da quella conoscenza. ‘La politica è dunque scienza e scienza applicata’. La scienza politica o scienza della politica è in certo modo l’essenza di tutte le scienze, poiché abbraccia tutta la sfera dell’attività dell’uomo e della natura, attività che costituisce lo scopo di ogni scienza. Eppure ogni pagliaccio è convinto di essere un grande politico o addirittura un grande uomo di stato – come ogni pagliaccio è convinto di essere un buona giornalista. Per entrambe le cose non occorre – secondo l’opinione dei più – aver imparato un bel nulla. Ci si “”nasce”” per dirla con Sohm, professore a Lipsia. Quando parlava delle teste vuote che all’osteria, sui giornali, nelle assemblee popolari e nei parlamenti con un paio di frasi stereotipate si aggiustano le cose a modo loro e, scambiando per fatti i loro desideri e le loro idee più o meno confuse, indicano la via ai destini del mondo, per fortuna senza che il mondo se ne dia per inteso, Marx perdeva veramente le staffe. E in quelle “”teste vuote”” egli comprendeva anche non pochi “”grandi uomini””, altamente rinomati e celebrati. (…) Osservare un uomo simile accogliere in sé la lezione dei rapporti sociali e penetrare sempre più a fondo nella natura della società costituisce già da solo un elevato godimento spirituale. Mai potrò ringraziare abbastanza la fortuna che ha condotto a Marx il giovanotto inesperto e assetato di sapere che io ero e lo ha affidato alla sua influenza e al suo insegnamento. Un insegnamento che non poteva che essere poliedrico (…)”” Wilhelm Liebknecht, ‘Karl Marx zum Gedächtnis’, 1896] ‘ [(in) Colloqui con Marx e Engels. Testimonianze sulla vita di Marx e Engels raccolte da Hans Magnus Enzensberger, 1977] (pag 179-180)”,”MAES-127″
“ENZENSBERGER Hans Magnus”,”La breve estate dell’anarchia. Vita e morte di Buenaventura Durruti, romanzo.”,”Hans Magnus Enzensberger, nato a Kaufbeuren (Baviera) nel 1929 si è laureato nel 1955 con una tesi sulla poetica di Clemens von Brentano. Dopo essere stato redattore di radio Stoccarda, ha insegnato in varie università ed è vissuto in vari paesi. Nel 1965 ha fondato la rivista Kursbuch.”,”ANAx-010-FL”
“ENZENSBERGER Hans Magnus”,”Sulla piccola borghesia. Un «capriccio sociologico» seguito da altri saggi.”,”Hans Magnus Henzesberger è un noto scrittore tedesco. E’ autore pure di poesie: ‘La fine del Titanic’ (Einaudi) “”Necessita di spiegazioni anche il semplice fatto che la piccola borghesia sia stata grossolanamente e caparbiamente sottovalutata da almeno 150 anni a questa parte. Nessuno ha contribuito a questa generale disistima più della piccola borghesia stessa. Senza dubbio, questo fatto è da ricollegare alla sua peculiare coscienza di classe. (…) Il piccolo borghese vuol essere qualsiasi cosa, tranne un piccolo borghese. La propria identità cerca di conquistarsela non riconoscendosi come appartenente alla sua classe, bensì allontanandosi da essa e rinnegandola. Le caratteristiche che lo accomunano ai suoi simili sono proprio quelle che maggiormente mette in discussione. Solo ciò che lo differenzia può aver valore: il piccolo borghese è sempre qualcun altro. Questo sorprendente odio verso se stessi funziona come un mantello magico, che ha la capacità di rendere invisibili. Con il suo aiuto, infatti, questa classe si è resa impercettibile. Per lei azioni collettive e solidali sono fuori discussione; non la porteranno mai ad una vera coscienza di classe. (…) L’immagine sociale della piccola borghesia tende alla mimetizzazione; la classe, crescendo quantitativamente, diviene sempre meno riconoscibile. E’ probabile che una classe tanto scissa e frantumata non sia mai esistita prima d’ora. Ma l’estrema frantumazione soggettiva e oggettiva della piccola borghesia non è un enigma. Essa è il risultato della sua condizione economica e della sua storia. Il suo rapporto con i mezzi di produzione è sempre stato deviato e mediato in mille modi. Ciò, da un lato, determina la sua incapacità ad impadronirsi del potere politico. Questa classe non può né vuole diventare la classe dominante, ed anche questa impotenza è stranamente interiorizzata. Il piccolo borghese rifiuta il potere, pur venerandolo; ciò equivale a dire che lo delega, e che solo delegandolo riesce ad accettarlo, proprio mentre lo amministra, lo giustifica e lo discute”” (pag 7-8)”,”TEOS-258″
“EPICURO a cura di Ettore BIGNONE”,”Opere frammenti testimonianze sulla sua vita.”,”Delle opere di EPICURO,che nel 310 aC, a 32 anni, fondò la scuola filosofica a Mitilene, trasferita nel 306 ad Atene, sono state conservate la ‘Lettera a Meneceo’, che è un compendio della sua etica e del suo ideale di saggezza, le ‘Massime capitali’ (40 sentenze capitali che i discepoli dovevano imparare a memoria), la ‘Lettera ad Erodoto’, compendio della sua fisica e della logica, la ‘Lettera a Pitocle’ che tratta della fisica celeste. Il Testamento e vari frammenti di opere e di lettere. Tutti questi testi, insieme alla biografia di DIOGENE LAERZIO sono compresi nella presente edizione.”,”FILx-131″
“EPICURO”,”Aforismi. La filosofia di Epicuro in quaranta aforismi.”,”””Le massime sono la corona del pensiero di Epicuro”” Diogene Laerzio”,”REFx-035″
“EPICURO [EPICURE]”,”Lettres et maximes.”,”Dei suoi scritti tra cui ‘Sulla natura delle cose’ e ‘Sul criterio o canone’ sono rimaste solo alcune lettere, massime, frammenti. EPICURO individua nella sensazione l’ unico criterio certo di verità, mentre l’ opinione, alla quale si arriva attraverso la deduzione, è soggetta ad errore.”,”FILx-216″
“EPICURO”,”Lettere. Sulla fisica, sul cielo e sulla felicità. Frammento dell’epistolario.”,”””I terremoti è possibile avvengano perché la terra racchiude del vento o perché piccole parti di essa sono contigue e in continuo movimento, cosa che ne provoca lo scuotimento. E questo vento può provenire alla terra dall’esterno o dalla caduta di masse di terra in profonde caverne, di modo che l’aria in essa compressa si trasforma in vento. Oppure i terremoti si possono produrre per la propagazione del moto causato dal crollo di molte masse di terra e per la sua ripercussione, quando siano urtate parti della terra più compatte e solide. E questi movimenti della terra si possono produrre in molti altri modi”” (pag 100)”,”FILx-030-FV”
“EPICURO, a cura di Giuseppe SERRA”,”Scritti morali. Lettera a Meneceo. Massime capitali. Sentenze e frammenti. Lettere. Testamento.”,”””Nulla per noi è la morte; giacché ciò che si è dissolto non ha sensibilità e cià che non ha sensibilità non è nulla per noi”” (pag 63) “”La ricchezza che è richiesta dalla natura, ha limite certo ed è di facile acquisto, quella delle vane opinioni si perde nll’illimitato”” (pag 67) “”La giustizia non è qualcosa che sia per sé: essa è solo nei rapporti reciproci, dovunque e quanto volte esista un patto di non fare e di non ricevere danno”” (pag 71) “”Fatti servo della filosofia se vuoi avere libertà vera”” (pag 77) “”Opera sempre come se Epicuro ti guardasse”” (pag 79) “”Nulla di nuovo si compie nell’universo rispetto all’infinito tempo già trascorso”” (pag 83) “”Queste cose le dico non alla folla, ma a te; ognuno di noi è uditorio abbastanza grande per l’altro”” (pag 121)”,”FILx-003-FMP”
“EPICURO, a cura di Giuseppe SERRA”,”Scritti morali. Lettera a Meneceo. Massime capitali. Sentenze e frammenti. Lettere. Testamento.”,”””Nulla per noi è la morte; giacché ciò che si è dissolto non ha sensibilità e cià che non ha sensibilità non è nulla per noi”” (pag 63) “”La ricchezza che è richiesta dalla natura, ha limite certo ed è di facile acquisto, quella delle vane opinioni si perde nll’illimitato”” (pag 67) “”La giustizia non è qualcosa che sia per sé: essa è solo nei rapporti reciproci, dovunque e quanto volte esista un patto di non fare e di non ricevere danno”” (pag 71) “”Fatti servo della filosofia se vuoi avere libertà vera”” (pag 77) “”Opera sempre come se Epicuro ti guardasse”” (pag 79) “”Nulla di nuovo si compie nell’universo rispetto all’infinito tempo già trascorso”” (pag 83) “”Queste cose le dico non alla folla, ma a te; ognuno di noi è uditorio abbastanza grande per l’altro”” (pag 121)”,”FILx-005-FGB”
“EPICURO, DIOGENE LAERZIO”,”Lettera sulla felicità (a Meneceo) e Vita di Epicuro scritta da Diogene Laerzio.”,”Filosofo greco (Samo 341 – Atene 270 a. C.). Fondatore di una delle più importanti scuole filosofiche dell’età ellenistica, detta il “”Giardino”” (perché aveva sede in un giardino attiguo alla sua casa). Della sua opera, amplissima (essa comprendeva quasi 300 titoli), restano i frammenti di circa 9 libri (erano in tutto 37) del …, tre lettere che ne riassumono la dottrina (a Erodoto, Meneceo)”,”FILx-017-FGB”
“EPPE Heinrich”,”The Power of Solidarity. 80 Years Socialist Youth International.”,”Congresso costituente della Internazionale socialista giovanile, ovvero della Gioventù Socialista Internazionale: Amburgo 1923 (pag XVII). Studenti socialisti di Vienna ad una manifestazione del 1° Maggio 1925 con lo slogan: “”Potere è conoscenza, conoscenza è potere””. (pag XVIII) La gioventù operaia socialista tedesca (Sozialistische Arbeiterjugend in Deutschland) era una delle poche organizzazioni che erano pronte a difendere le acquisizioni della repubblica borghese per la classe operaia, sia contro le forti forze di destra come contro i gruppi comunisti. Consideravano la repubblica solo come una fase intermedia. (pag XXV)”,”INTx-037″
“EPSTEIN James THOMPSON Dorothy a cura; saggi di Gareth Stedman JONES Clive BEHAGG Jennifer BENNETT Dorothy THOMPSON Robert SYKES Robert FYSON James EPSTEIN John BELCHEM Kate TILLER Eileen YEO”,”The Chartist Experience. Studies in Working-Class Radicalism and Culture, 1830-1860.”,”Dorothy Thompson is visiting assistant professor in the Department of History at Duke University, North Carolina James Epstein is visiting assistant professor in the Department of History at Duke University, North Carolina”,”MUKC-041″
“EPSTEIN Isidore”,”Il giudaismo. Studio storico.”,”Copia firmata da Ada Monti”,”EBRx-004-FGB”
“ERACLITO tradotto da GENTILE Giovanni”,”Eraclito. Vita e frammenti. Con il facsimile del manoscritto della traduzione dal Diels.”,”Il manoscritto qui riportato è una traduzione che il filosofo fece nel 1908 della ‘Vita e frammenti’ di ERACLITO in vista di una progettata grande storia della filosofia della quale rimane a testimonianza il volume ‘Storia della filosofia. Dalle origini a Platone’. Questa, che è la prima traduzione italiana integrale di ERACLITO dopo quella di Emilio TEZA (1906) condotta sulla medesima edizione critica curata da Hermann DIELS, conserva notevole valore intrinseco.”,”FILx-112″
“ERASMO DA ROTTERDAM a cura di Luigi FIRPO”,”Il lamento della pace. Con un saggio su ‘Erasmo e l’ arte’.”,”””In questo clima si matura il pensiero politico di Erasmo, nutrito di inespresse rivendicazioni democratiche e di lealismo borgognone, fedele alle aspirazioni pacifiste della sua piccola patria olandese e alla politica di conciliante equilibrio dei reggitori dei Paesi Bassi. Ma l’ uomo non si esaurisce in quell’ opportunismo, che era pure tanto generoso e civile: di suo egli aggiunge il grande appello alla fraternità cristiana, l’ orrore per le atrocità della guerra, il cosmopolitismo del dotto che aspira a un’ ideale Europa senza frontiere né tumulti guerreschi, le istanze borghesi di ordine, di libera circolazione, di sicurezza degli averi e dei commerci, la fede nella ragione che respinge ogni forma di violenza brutale e si afferma come regolatrice saggia e benevola delle società umane””. (pag 9)”,”EURx-122″
“ERASMO DA ROTTERDAM, a cura di Bruno SEGRE”,”Elogio della pazzia.”,”Contiene il paragrafo ‘La pazzia origina le guerre’. Per ERASMO, la pazzia, lodata seriamente, è affine alla fede. ERASMO DA ROTTERDAM (1466 o 1469 – 1536) umanista olandese, figura centrale della cultura europea del tempo. In ‘Enchiridion militis christiani (1502) fu il portavoce della corrente di riforma cattolica tollerante e nell’ ‘Elogio della pazzia’ (1511) polemizzò contro il fanatismo, il dogmatismo, il misticismo, tessendo l’elogio di quella superiore ‘follia’ che spinge il cristiano a fare delle fede esercizio di vita. Sensibile ai motivi ispiratori della Riforma si discostò però da LUTERO in ‘Diatriba de libero arbitrio’ (1524). (Eug)”,”FILx-233″
“ERASMO DA ROTTERDAM”,”Elogio de la Locura.”,”””Riassumendo, a vederli declamare, si giurerebbe che hanno avuto per maestri dei ciarlatani da giorno di festa, che gli sono, in realtà, infinitamente superiori. In aggiunta, si somigliano tanto, che è difficile affermare se sono i frati che hanno insegnato la retorica ai ciarlatani, o se sono i ciarlatani che hanno insegnato la loro ai frati.”” (pag 77)”,”FILx-326″
“ERASMO DA ROTTERDAM, a cura di Luigi FIRPO”,”Il lamento della pace.”,”””La guerra, che è l’avventura più pericolosa che esista, dev’essere affrontata soltanto con il consenso di tutto il popolo. Quelli che possono diventare motivi di guerra vanno troncati sul nascere. La condiscendenza reciproca indurrà qualche volta a chiudere un occhio. Qualche volta può essere opportuno comprare la pace. Se sottrai dal prezzo quanto si sarebbe sperperato nella guerra e quanti cittadini si salvano dalla rovina, avrai fatto un buon affare, anche se avrai pagato cara la pace, ogni volta che, pur non tenendo conto del sangue dei sudditi, risulterà che la guerra ti sarebbe venuta a costare di più.”” (pag 56-57)”,”RELx-054″
“ERASMO DA ROTTERDAM”,”Elogio della pazzia. Antica versione italiana.”,”(A proposito dell’intermedismo di Erasmo) “”L’illustre Macaulay, tratteggiando il carattere di Halifax, dice: “”Egli era il capo di quei politici che le due grandi parti politiche dell’Inghilterra chiamavano per disprezzo ‘Trimmers’ (bordeggiatori, equilibristi). Ma scambio d’impermalirsi del soprannome, egli se lo prese come titolo d’onore e ne vendicà vivissimamente il decoro. Ogni cosa buona, egli diceva, bordeggia tra gli esrremi. La zona temperata bordeggia tra il clima in cui gli uomini si arrostiscono, e il clima in cui gelano. La chiesa anglicana bordeggia fra la frenesia anabattista, e la letargia papale. La costituzione inglese bordeggia tra il despotismo turco e l’anarchia polacca. (…)”” (pag 15) (dalla prefazione di Eugenio Camerini)”,”VARx-520″
“ERBA Dino”,”La leggenda nera degli Arditi del popolo. Una messa a punto storiografica.”,”””Fuori della mitologia (e delle calunnie, la formazione degli Arditi del popolo assunse contorni circoscritti nel tempo e di limitato spessore organizzativo. Fu un’esperienza che si concluse nel giro di pochi mesi, dal giugno al novembre del 1921; dopo l’iniziale exploit, anche se affrontò dure e apprezzabili battaglie contro lo squadrismo, l’Associazione ebbe una vita travagliata: gli aderenti che nell’estate 1921 era 19.567, nel 1922 erano scesi a 6.467 (1), mentre gli iscritti ai Fasci toccavano il mezzo milione.”” (pag 3) (1) Eros Franscescangeli, ‘Arditi del popolo’, 2000″,”MITC-097″
“ERBA Dino e altri”,”Il Gatto Mammone. Due o tre cose che sappiamo di lui. Aggiornamenti alla bibliografia politica e familiare di Virgilio Verdaro.”,”””Nel 1924, dopo un fallito tentativo di rientrare clandestinamente in Italia, emigrò in URSS, dove restò fino al 1931, ricoprendo incarichi di analista politico nell’ambito del Komintern e insegnando all’Istituto Marx-Engels”” (pag 4) “”Importante fu il suo contributo al dibattito teorico”” (pag 5) Tra i ringraziamenti l’autore ringrazia Paolo Casciola per le sue ricerche svolte all’Archivio Storico del Comune di Firenze. (pag 2)”,”MITC-117″
“ERBA Dino”,”Nascita e morte di un partito rivoluzionario. Il Partito Comunista Internazionalista, 1943-1952.”,”Cita Cervetto e Parodi pag 279 I nomi più citati: Bordiga e Damen. Assassinio di Mario ACQUAVIVA (pag 163) risultati elettorali elezioni 2 giugno 1946 per il PCINT: si presentò in 4 circoscrizioni e ottenne 23.000 voti (Milano, Cremona-Mantova, Asti-Alessandria, Catanzaro-Reggio Calabria). Alle elezioni del 18 aprile 1948 i voti calano a 21.000 (pag 163) 1951: la rottura Bordiga Damen (pag 261) Il PCINT si divide in due diventando ‘Battaglia’ e ‘Programma’ (pag 278)”,”MITC-118″
“ERBA Dino”,”Il Gatto Mammone. Virgilio Verdaro tra le guerre e le rivoluzioni del Ventesimo secolo.”,”Il soggiorno di Verdaro in Urss fu piuttosto lungo dal 1924 al 1931. Insegnò all’Istituto Marx -Engels e ricoprì incarichi al Comintern (ufficio censura). Insieme alla compagna Emilia Mariottini si dedicò alla storia del movimento operaio internazionale che fu sequestrata dalle autorità sovietiche al momento della partenza dall’URSS. Il lavoro doveva essere di ampia mole. (pag 23) Profili biografici di ALDOVINI ALLEGREZZA AMBROGI BIBBI BOERO BORSACCHI CALLIGARIS CAMPEGGI CARRA’ CHILLEMI CHIRIK CONSONNI CORRADI E. CORRADI P. DANIELIS DAVOUST DE-LEONE DI-BARTOLOMEO DUMONT FEINGOLD FERNANDEZ MUNIS FIENGA FUGAZZA GABASSI GARUGLIERI GASCO GERMANETTO GERVASINI HEERBRANT HENNAUT KIRKHOFF LECCI LIONELLO MANNE MARABINI MARIOTTINI MARTELLINI MASO’ MARCH MELIS MENGONI MORELLI NONNI PACE PERRONE PIZZIRANI PROSERPIO RICCIERI RICCIONI ROMANELLI RUSSO SENSI SILVA SOEP TROVATELLI ZADRA ZECCHINI Bruno ZECCHINI Ida Cita il libro di Munis edito da Lotta Comunista (pag 151)”,”MITC-119″
“ERBA Dino, a cura”,”Prometeo ribelle e violento. La violenza nella lotta politica. Dalla violenza individuale alla violenza di masse.”,”Prometeo, periodico della Sinistra comunista “”italiana”” durante l’esilio Bilan, periodico della Sinistra comunista italiana in Francia (bordighista) ‘Bilan’ (PcdI)”,”BORD-171″
“ERCKMANN Émil CHATRIAN Alexandre”,”Storia di un uomo del popolo ovvero La Rivoluzione del ’48 in Francia.”,”Émil Erckmann è stato uno scrittore francese fortemente legato alla regione dell’Alsazia.Lorena. Nato il 20/05/1822 Phalsburg, Francia. Morto il 14/03/1899 a Lunéville, Francia. Alexandre Chatrian è stato uno scrittore francese, associato alla regione dell’Alsazia-Lorena. Nato in Francia il 18/12/1826 e morto a Villemomble, Francia il 03/09/1890.”,”MFRx-005-FL”
“ERDMAN Paul”,”Le guide financier de Paul Erdman. Tout ce que vous avez toujours voulu savoir sur la crise, l’argent et les mécanismes économiques.”,”Dono di Tino Albertocchi”,”ECOI-340″
“ERDMAN Paul E.”,”Il crack del ’79. L’anno in cui il mondo andò in pezzi.”,”Paul E. Erdman, nato nel 1932 a Strafford (Canada) figlio di un pastore luterano, ha compiuto i suoi studi negli Stati Uniti e all’Università di Basilea, in Svizzera. Dal ’59 al ’67 ha lavorato presso lo Stanford Research Institute di Palo Alto, occupandosi di scienze economiche e finanziarie. Dopo essere stato dirigente di importanti organismi industriali e finanziari vive ora vicino a Londra, consulente finanziario di vari gruppi internazionali. Dello stesso autore: ‘La lunga notte del dollaro’ (1974).”,”ECOI-006-FGB”
“ERENYI T. JEMNITZ J.”,”La Première Internationale et la Hongrie.”,”T. Erenyi J. Jemnitz, Budapest”,”MOIx-046-N”
“ERHARD Ludwig”,”La politica economica della Germania. Per una economia sociale di mercato.”,”E’ una raccolta di discorsi e articoli di ERHARD. Ludwig ERHARD è nato nel 1897 e si è laureato in economia politica all’Univ di Francoforte. Insegnante e poi preside dell’Istituto di studi economici di Norimberga dal 1928 al 1942, nel 1945 fu tra i fondatori del Partito Cristiano Democratico. Nel 1947 diresse il comitato di studio che preparò la riforma monetaria. Ministro degli affari economici dal 1949 e Vice Cancelliere dal 1957, nell’Ottobre 1963 ha sostituito Konrad ADENAUER nella carica di Cancelliere della RFT.”,”GERE-007″
“ERHARD Johann Benjamin, a cura di Hellmut G. HAASIS”,”Sul diritto del popolo a una rivoluzione.”,”””Risponderei che non è falso ‘avere’ una opinione; ciò che è falso è non volerne accettare una migliore! Lo Stato deve occuparsi solo delle azioni e mai delle opinioni: se sono vere, sbaglia a soffocarle, se sono false, la verità saprà farne giustizia! La ‘libertà di pensiero’ si manifesta principalmente nella ‘libertà di parola’, nel ‘segreto epistolare’ e nella ‘libertà di stampa’. Dopo quel che abbiamo detto finora è chiaro che la ‘libertà di parola’ non può essere violata senza violare i diritti dell’ uomo. Si può forse vietare che gli uomini si comunichino reciprocamente i propri pensieri? La menzogna deve esser confutata e la calunnia punita; ma nel primo caso servono argomenti, mentre nel secondo la calunnia deve venir dimostrata””. (pag 53)”,”TEOP-337″
“ERHARD Johann Benjamin, a cura di Hellmut G. HAASIS”,”Sul diritto del popolo a una rivoluzione.”,” ‘Il contributo di un giacobino kantiano alle premesse teoriche delle ideologie rivoluzionarie del nostro tempo’ Quando una rivoluzione è legittima? Quando è possibile? Scossi dalla grande Rivoluzione francese, molti intellettuali tedeschi ne auspicarono l’estendersi al loro paese, ma cercarono anche le spiegazioni e giustificazioni di una svolta rivoluzionaria… (retrocopertina)”,”TEOP-016-FV”
“ERICKSON Carolly”,”La Grande Caterina. Una straniera sul trono degli zar.”,”ERICKSON Carolly già docente di storia medievale alla Columbia University ha rinunciato all’ insegnamento per darsi alla ricerca. E’ autrice di numerosi saggi e di una fortunata serie di biografie dedicate alle grandi regine della storia. “”Caterina, assiduamente impegnata nella personale battaglia per la sopravvivenza politica, stava elaborando la sua difesa con tutte le energie di cui disponeva. Continuava a sperare, contro ogni probabilità, che l’ imperatrice escludesse Pietro dalla successione e dichiarasse Paolo suo erede, con Caterina come reggente; ma nel frattempo tesseva nuove alleanze. Al posto del consigliere politico Bestuzev scelse uno dei favoriti dell’ ex-cancelliere, il conte Nikit Panin: un diplomatico e anglofilo convinto come Caterina. Panin aveva interrotto la politica filofrancese dei Voroncov e dei Suvalov ed era il tutore del giovane Paolo. Era astuto e abile e Caterina si convinse che poteva fidarsi di lui. Da parecchi anni aveva pensato a Panin come possibile funzionario del nuovo governo che si sarebbe instaurato alla morte dell’ imperatrice. Adesso aveva fiducia in lui era lieta di constatare quanto questi disprezzasse Pietro e desiderasse che fosse una reggenza a succedere a Elisabetta””. (pag 211-212)”,”RUSx-123″
“ERICKSON Kenneth Paul”,”The Brazilian Corporative State and Working-Class Politics.”,”ERICKSON Kenneth Paul è Associate Professor of Political Science at Hunter College of the City University of New York.”,”MALx-048″
“ERICKSON Carolly”,”La zarina Alessandra. Il destino dell’ultima imperatrice di Russia.”,”Carolly Erickson, già docente di Storia medievale alla Columbia University, ha rinunciato all’insegnamento per dedicarsi alla ricerca. É autrice di numerosi saggi e in particolare di una fortunata serie di biografie dedicate alle grandi regine della storia, tra cui, nella collezione Oscar, La grande Caterina, Maria Antonietta, Elisabetta I, La piccola regina, Maria la Sanguinaria, Il grande Enrico, L’imperatrice creola e Anna Bolena.”,”RUSx-157-FL”
“ERICKSON John”,”Storia dello Stato Maggiore sovietico.”,”John Erickson è nato nel 1929, ha compiuto studi storici a Cambridge perfezionadosi poi im lingue e storia slave. É uno specialista di storia dell’Estremo Oriente e della Russia. Attualmente insegna scienze politiche all’Università di Manchester. Ha condotto numerosi studi su argomenti politico-militari. “”L’isola socialista non avrà mai pacifiche frontiere con lo stato borghese; ci sarà sempre un fronte, sia pure in forma latente”” (M.N. Tuchacevskij a G. Zinoviev, 1920) “”L’esercito di un paese socialista, un esercito chiamato a difendere le conquiste delle masse lavoratrici, può essere solo – tutte le esperienze ce lo insegnano – un esercito guidato ed educato dal partito comunista”” (Kommunist, novembre 1957) “”Mentre l’Armata Rossa mobilitava quelle riserve della cui inesistenza il comando tedesco si teneva sicuro, Stalin affidava la difesa di Mosca agli ufficiali che avevano dimostrato la loro abilità nelle battaglie dell’estate e dell’autunno e che erano riusciti a sopravvivere. Il nuovo gruppo di comando era passato attraverso un’esperienza di guerra breve ma terribilmente intensa nell’autunno del 1941. La salvezza dell’Armata Rossa fu forse dovuta fondalmentalmente al fatto che il suo comando riuscì a mettere in campo un piccolo ma sceltissimo gruppo di ufficiali capaci di adattarsi alle esigenze della situazione. Il fatto che i posti chiave fossero affidati a nuovi ufficiali è di per sé un indizio della rivolta contro gli incompetenti che avevano al loro attivo solo le lontane esperienze della guerra civile. Non vi fu nulla di spettacolare in questa trasformazione del comando: si trattò essenzialmente di un’altra purga, il cui criterio era però, questa volta, il successo sul campo di battaglia. La “”tattica lineare”” – con questo termine i quadri di comando dell’Armata Rossa definirono la prima fase della guerra russo-tedesca – sarebbe stata più tardi giudicata da Stalin “”stupida e dannosa””. Solo adesso si cominciava a capire cosa fosse, e ad applicare nella pratica quell’arte della “”cooperazione”” di cui s’era tanto parlato fin dal 1933. Alcuni degli uomini nuovi avevano capito che cosa era necessario oggi; e quelli che non lo avevano capito erano caduti nelle battaglie contro un nemico esperto, nei distretti di frontiera o in regioni più interne. Dovator aveva dimostrato la sua abilità nei contrattacchi presso Smolensk, Katukov, il vincitore di Mtsenk, fu promosso al grado di generale menre la su brigata corazzata era insignita del nome della 1° Brigata Corazzata delle Guardie (11 novembre 1941). Rotmistrov, i cui pochi carri armati erano stati distrutti in uno scontro contro forze troppo superiori nel Distretto Militare del Baltico, aveva dato della sua energia prove sufficienti perché gli fosse affidato un nuovo comando di unità corazzate vicino a Mosca. Vlasov, che aveva combattuto sino all’ultimo in Kiev e poi si era aperto a forza una strada fuori dell’accerchiamento tedesco, ebbe il comando di una delle formazioni che difendevano Mosca. Il comando del fronte rimase a Zukov, la direzione della ‘Stavka’ a Saposnikov, … e l’ultima parola a Stalin”” (pag 629-630)”,”RUST-075-FL”
“ERICKSON John”,”Storia dello Stato Maggiore sovietico.”,”John Erickson è nato nel 1929, ha compiuto studi storici a Cambridge perfezionadosi poi im lingue e storia slave. É uno specialista di storia dell’Estremo Oriente e della Russia. Attualmente insegna scienze politiche all’Università di Manchester. Ha condotto numerosi studi su argomenti politico-militari. Contiene tra l’altro: – Parte quinta. La purga militare e la ricostruzione del comando. XIV.Le carneficine del 1937 – XV. Exeunt omnes… – XVI. La gara col tempo (1939-1940) – Parte sesta: Il principio della grande prova (1941) – XVIII. “”Ci sparano addosso, che cosa dobbiamo fare?”” – XVIII. La battaglia per Mosca (novembre-dicembre 1941) “”Mentre l’Armata Rossa mobilitava quelle riserve della cui inesistenza il comando tedesco si teneva sicuro, Stalin affidava la difesa di Mosca agli ufficiali che avevano dimostrato la loro abilità nelle battaglie dell’estate e dell’autunno e che erano riusciti a sopravvivere. Il nuovo gruppo di comando era passato attraverso un’esperienza di guerra breve ma terribilmente intensa nell’autunno del 1941. La salvezza dell’Armata Rossa fu forse dovuta fondalmentalmente al fatto che il suo comando riuscì a mettere in campo un piccolo ma sceltissimo gruppo di ufficiali capaci di adattarsi alle esigenze della situazione. Il fatto che i posti chiave fossero affidati a nuovi ufficiali è di per sé un indizio della rivolta contro gli incompetenti che avevano al loro attivo solo le lontane esperienze della guerra civile. Non vi fu nulla di spettacolare in questa trasformazione del comando: si trattò essenzialmente di un’altra purga, il cui criterio era però, questa volta, il successo sul campo di battaglia. La “”tattica lineare”” – con questo termine i quadri di comando dell’Armata Rossa definirono la prima fase della guerra russo-tedesca – sarebbe stata più tardi giudicata da Stalin “”stupida e dannosa””. Solo adesso si cominciava a capire cosa fosse, e ad applicare nella pratica quell’arte della “”cooperazione”” di cui s’era tanto parlato fin dal 1933. Alcuni degli uomini nuovi avevano capito che cosa era necessario oggi; e quelli che non lo avevano capito erano caduti nelle battaglie contro un nemico esperto, nei distretti di frontiera o in regioni più interne. Dovator aveva dimostrato la sua abilità nei contrattacchi presso Smolensk, Katukov, il vincitore di Mtsenk, fu promosso al grado di generale menre la su brigata corazzata era insignita del nome della 1° Brigata Corazzata delle Guardie (11 novembre 1941). Rotmistrov, i cui pochi carri armati erano stati distrutti in uno scontro contro forze troppo superiori nel Distretto Militare del Baltico, aveva dato della sua energia prove sufficienti perché gli fosse affidato un nuovo comando di unità corazzate vicino a Mosca. Vlasov, che aveva combattuto sino all’ultimo in Kiev e poi si era aperto a forza una strada fuori dell’accerchiamento tedesco, ebbe il comando di una delle formazioni che difendevano Mosca. Il comando del fronte rimase a Zukov, la direzione della ‘Stavka’ a Saposnikov, … e l’ultima parola a Stalin”” (pag 629-630) [La battaglia per Mosca, novembre-dicembre 1941]”,”QMIS-019-FV”
“ERICKSON John”,”The Road to Stalingrad. Stalin’s War with Germany: Volume One.”,”John Erickson è nato nel 1929, ha compiuto studi storici a Cambridge perfezionadosi poi im lingue e storia slave. É uno specialista di storia dell’Estremo Oriente e della Russia. Attualmente insegna scienze politiche all’Università di Manchester. Ha condotto numerosi studi su argomenti politico-militari. “”L’isola socialista non avrà mai pacifiche frontiere con lo stato borghese; ci sarà sempre un fronte, sia pure in forma latente””. M.N. Tuchacevskij a G. Zinoviev, 1920. “”L’esercito di un paese socialista, un esercito chiamato a difendere le conquiste delle masse lavoratrici, può essere solo – tutte le esperienze ce lo insegnano – un esercito guidato ed educato dal partito comunista””. Kommunist, novembre 1957. Preface, Introduction, Sources and References, Index,”,”QMIS-021-FL”
“ERICKSON John”,”The Road to Berlin. Stalin’s War with Germany: Volume Two.”,”John Erickson è nato nel 1929, ha compiuto studi storici a Cambridge perfezionadosi poi im lingue e storia slave. É uno specialista di storia dell’Estremo Oriente e della Russia. Attualmente insegna scienze politiche all’Università di Manchester. Ha condotto numerosi studi su argomenti politico-militari. “”L’isola socialista non avrà mai pacifiche frontiere con lo stato borghese; ci sarà sempre un fronte, sia pure in forma latente””. M.N. Tuchacevskij a G. Zinoviev, 1920. “”L’esercito di un paese socialista, un esercito chiamato a difendere le conquiste delle masse lavoratrici, può essere solo – tutte le esperienze ce lo insegnano – un esercito guidato ed educato dal partito comunista””. Kommunist, novembre 1957. Preface, Bibliography, Sources and References, Maps, Index,”,”QMIS-022-FL”
“ERIKSON Erik H.”,”La verità di Gandhi. Sulle origini della nonviolenza militante.”,”Erki H. Erikson, nato in Germania nel 1902 da genitori danesi, vive in America. E’ una della maggiori figure nel campo della psicoanalisi e degli studi sullo sviluppo umano. Si è occupato in particolare di psicologia infantile. Dedicato ampio spazio a ‘Un avvenimento particolarmente poco conosciuto della sua maturità: la sua partecipazione allo sciopero dei lavoratori tessili avvenuto nel 1918 ad Ahmedabad, e il ruolo di leader ch’egli assunse in quell’occasione’ (quarta di copertina) Descrizione dello sciopero e della lotta nel capitolo ‘L’Evento rivisitato’ (pag 270-306)”,”INDx-139″
“ERLICH Alexander”,”Il dibattito sovietico sull’ industrializzazione 1924 – 1928.”,”Alexander ERLICH, nato a Pietroburgo nel 1912 e naturalizzato americano, è professore di storia dell’ economia sovietica nell’ Università di Columbia ed è autore di due importanti saggi: ‘Polish Economy after October 1956’ e ‘Stalin’s Views on Soviet Economic Development’.”,”RIRO-165″
” ERLICH Alexander”,”Il dibattito sovietico sull’industrializzazione, 1924-1928.”,”Alexander Erlich, nato a Pietroburgo nel 1912 e naturalizzato americano, is professor of economics and member of the Russian Institute at Columbia University.”,”RUSU-060-FL”
“ERMACORA Matteo a cura”,”Profughi, legislazione e istituzioni statali nella Grande Guerra.”,”‘Il primo conflitto mondiale determinò vasti movimenti di popolazione e milioni di profughi, un tema che è stato affrontato dalla storiografia solamente nel corso dell’ultimo decennio, nel quadro degli studi volti ad indagare l’impatto della violenza bellica sui civili. Non è ancora molto esplorato invece il rapporto che si instaurò tra istituzioni statali e profughi: i governi dei paesi belligeranti dovettero infatti affrontare problematiche inedite, legate al ricovero e all’assistenza di uomini, donne, bambini ed anziani costretti a spostarsi a causa degli eventi bellici. Da questo punto di vista il conflitto rappresentò una tappa iniziale di un percorso di riflessione relativo allo status, alla tutela e all’asilo dei profughi; questo dibattito conobbe un considerevole sviluppo nel periodo interbellico in virtù della necessità di tutelare esuli e minoranze e del progressivo irrigidimento delle barriere interstatali. Le normative emanate durante la guerra ebbero un carattere emergenziale, motivate dalle necessità di assistenza immediata, ricerca di consenso e di controllo sociale; in alcuni stati tali normative trovarono in seguito completamento nelle disposizioni relative al risarcimento dei danni di guerra e alla ricostruzione postbellica. Nodi centrali delle disposizioni legislative furono la definizione e il riconoscimento dello status di profugo ai fini dell’assistenza statale, il censimento e la quantificazione dei profughi, la predisposizione di provvedimenti di accoglienza e di collocamento. Il processo fu particolarmente lento, subordinato com’era alle priorità belliche ed economiche e spesso fu rallentato dall’iniziale delega dell’assistenza ad enti privati e religiosi; la svolta fu tuttavia significativa perché il periodo bellico portò ad estendere, con tempi diversi, la tutela statale (seppure in maniera paternalistica ed autoritaria) nei confronti dei profughi. Ancora incerto nel periodo interbellico, il diritto alla tutela fu sancito solo dalla convenzione internazionale sui rifugiati siglata nel 1951’ (…). (Profughi, legislazione e istituzioni statali nella Grande Guerra, a cura di Matteo Ermacora, 2006) (www.unive.it/media/allegato/dep)”,”QMIP-112″
“ERNOUT Alfred THOMAS François”,”Syntaxe latine.”,”En écrivant cette nouvelle Syntaxe latine, nous avons voulu d’abord donner aux étudiants un livre qui les mit au courant des résultats acquis dans ce domaine par plus d’un demi-siècle de recherches. Préface, Bibliographie, Abréviations des noms d’Auteurs et des textes latins cités dans l’ouvrage, Généralités, Index des exemples, Index analytique, Index des mots, Table des matières, Libraire Klincksieck, série linguistique n. 4,”,”VARx-062-FL”
“ERNOUT Alfred”,”Morphologie historique du latin.”,”Le présent Manuel fait suite à la Phonétique historique du latin de M. Niedermann, qui est parue dans la meme collection. Il s’inspire des memes principes et procède de la meme méthode. Avant-propos, Avertissement de l’Auteur, Préface de la deuxième édition, Préface de la troisième édition, Bibliographie, Index des auteurs, Index des formes, Libraire Klincksieck, série linguistique n. 1,”,”VARx-064-FL”
“ERNST Heinrich”,”Zum 80. Geburtstage von Robert Seidel. Feierrede von Dr. Heinrich Ernst, alt Regierungsrat zu Seidels 70. Geburtstag 1920 gehalten in der Kirche St. Jakob in Zürich herausgegeben von seinen Freunden und Verehren.”,”Feierrede von Dr. Heinrich Ernst, alt Regierungsrat zu Seidels 70. Geburtstag 1920 gehalten in der Kirche St. Jakob in Zürich herausgegeben von seinen Freunden und Verehren. (Celebrazione, intervento del Dr. Heinrich Ernst, l’ex governatore cantonale per il 70 ° compleanno di Seidel nel 1920 tenutosi a Zurigo nella chiesa St. James pubblicato a cura dei suoi amici) Da giovane Robert Seidel ha cominciato come operaio, e in seguito, studiando, è diventato maestro elementare e quindi insegnante di scuola media superiore. Poi capo redattore del giornale Arbeiterstimme, ‘La Voce dei lavoratori’, di Zurigo, l’organo ufficiale del Partito socialdemocratico di Svizzera (SP), e co-fondatore di Zeitung Volksrecht. (Giornale di diritto popolare). Nel 1908 è stato abilitato all’insegnamento come docente. Assieme a Georg Kerschensteiner a Zurigo è stato uno dei padri della riforma della scuola verso la scuola lavoro. E’ stato in corrispondenza con Rosa Luxemburg. Biografia. (wikip) Seidel erlernte das Tuchmacherhandwerk und ging 1867 nach Crimmitschau, um dort als Weber tätig zu sein. Wenig später schulte er zum Lehrer um und wurde Vizepräsident des Crimmitschauer Arbeiter- und Bildungsvereins. 1869 nahm er an der Gründung der SPD in Eisenach teil. 1870 emigrierte Seidel in die Schweiz, wo er wieder als Tuchmachergeselle tätig wurde. Seine Wirkungsorte waren u. a. Feldbach, Horgen, Männedorf und Zürich. Nach einer kaufmännischen Fortbildung wurde er Geschäftsführer der Buchdruckerei und Buchhandlung des Grütlivereins und der „Tagwacht“. Von 1879 bis 1881 besuchte er das Seminar Küsnacht und wurde Primarlehrer. Ab 1882 ging er als Auskultant an die Universität Zürich, wo er bis 1884 verblieb. Anschließend war er bis 1890 als Sekundarlehrer in Mollis tätig. Er wurde Chefredakteur der Arbeiterstimme (Zürich), offizielles Organ der Sozialdemokratischen Partei der Schweiz (SP), und Mitbegründer der Zeitung Volksrecht. 1908 habilitierte er sich als Pädagogikdozent. Er gehörte im Roten Zürich mit Georg Kerschensteiner zu den Vätern der Schulreform hin zur Arbeitsschule. Seidel war 1898–1916 und 1919–1921 für die SP im Großen Stadtrat von Zürich (1907–08 Präsident), 1893–1896, 1899–1917 und 1920–23 Kantonsrat. Bei den Parlamentswahlen 1911 gelang ihm der Einzug in den Nationalrat, dem er bis 1917 angehörte. Robert Seidel stand mit Rosa Luxemburg im Briefwechsel.”,”MEOx-115″
“ERNST Germana”,”Tommaso Campanella. Il libro e il corpo della natura.”,”Germana Ernst insegna Storia della filosofia del Rinascimento presso l’Università di Roma Tre. Da molti anni studia il pensiero di Campanella al quale ha dedicato molti saggi e due libri.”,”TEOP-018-FMB”
“ERNST Germana”,”Il carcere, il politico, il profeta. Saggi su Tommaso Campanella.”,”‘Machiavelli figlio di Aristotele’ (pag 128-132)”,”SOCU-017-FMB”
“ERODOTO, a cura di David ASHERI”,”Erodoto. Le storie. Vol. I. La Lidia e la Persia.”,”David Asheri è stato professore di storia antica all’Università Ebraica di Gerusalemme. Ha studiato diversi aspetti del mondo greco arcaico e classico: storia sociale, istituzioni giuridiche, problemi di storia agraria, movimenti di emigrazione e di colonizzazione, contatti culturali tra Oriente e Occidente, urbanistica coloniale, problemi di storiografia e cronografia.”,”STOx-070-FL”
“ERODOTO, a cura di Luigi ANNIBALETTO, saggio introduttivo di Kennetrh H. WATERS”,”Storie. Volume I.”,”Figlio del cario Lyxes, Erodoto nacque fra il 490 e il 480 ad Alicarnasso (od. Bodrùm), colonia dorica sulla costa della Caria antistante l’isola di Cos e allora governata dal tiranno Ligdami II in rappresentanza del Gran Re di Persia. Dei membri della famiglia, che doveva essere benestante, conosciamo i nomi della madre, Dryo (o Roio), di un fratello, Teodoro, e di uno zio o cugino, il poeta epico Paniassi. Dopo il 454 fu per un lungo periodo ad Atene, dove ammirò e condivise la politica di Pericle. Erodoto morì forse ad Atene, comunque dopo il 424 a. C.”,”STAx-095-FL”
“ERODOTO, a cura di Luigi ANNIBALETTO”,”Storie.”,”Figlio del cario Lyxes, Erodoto nacque fra il 490 e il 480 ad Alicarnasso (od. Bodrùm), colonia dorica sulla costa della Caria antistante l’isola di Cos e allora governata dal tiranno Ligdami II in rappresentanza del Gran Re di Persia. Dei membri della famiglia, che doveva essere benestante, conosciamo i nomi della madre, Dryo (o Roio), di un fratello, Teodoro, e di uno zio o cugino, il poeta epico Paniassi. Dopo il 454 fu per un lungo periodo ad Atene, dove ammirò e condivise la politica di Pericle. Erodoto morì forse ad Atene, comunque dopo il 424 a. C.”,”STAx-118-FL”
“EROUVILLE Daniel”,”Qui sont les Trotskystes? (d’hier à aujourd d’hui).”,”Daniel Erouville Professeur agrégé d’économie et gestion. Docteur en science politique. Introduction Générale, Notes, Conclusion générale, Annexes,”,”TROS-076-FL”
“ERTOLA Emanuele”,”Il colonialismo degli italiani. Storia di un’ideologia.”,”Emanuele Ertola è assegnista di ricerca in Storia contemporanea all’Università degli Studi di Pavia. Ha pubblicato numerosi studi, in Italia e all’estero, su diversi ambiti della storia contemporanea d’Italia. “”Alla fine del XIX secolo, quando ancora l’Eritrea non era formalmente colonia italiana, già sorgeva a qualcuno il dubbio che, con l’emigrazione di massa; ci si sarebbe ritrovati «fra un secolo, una popolazione di meticci (…) rifiuti e parassiti delle società coloniali» (Michela, 1889, p. 116-). Qualche anno dopo l’ufficiale Ruffillo Perini, al contrario immaginava un’Eritrea in cui la fusione tra le «due razze distinte» sarebbe stata un «vantaggio incalcolabile, perché darà sempre affidamento della pace» fin quando , nel lungo periodo, «la nuova gente assorbirà l’antica in modo che gli effetti dell’incrocio diventeranno, ammessa anche la loro inferiorità, del tutto insignificanti» (Perini, 1905), pp. 446-7, 454). Una teoria simile a quella secondo cui, se si fossero trasferiti in Africa «circa un milione di nostri», col tempo sarebbe nata «una nuova razza, incrociandosi coi bianchi, come già ha cominciato sebbene in proporzione minima» (Laccetti, 1912, pp. 125-6). Non tutti, nell’Italia liberale, condividevano però quest’ottimismo. Nel 1919 un articolo sui «disastrosi effetti» del meticciato in Eritrea – tra cui bambini con il «sangue guasto e corrotto ed un organismo certo poco sano», una «spiccata tendenza (…) per l’ozio e la poltroneria», oltre ad «un precoce istinto di sensualità che, però, castigato e represso a tempo con vigilante severità, può essere facilmente frenato e corretto» – propose una soluzione innovativa: aprire ad Asmara una filiale dei «numerosissimi orfanotrofi femminili italiani, riuniti in consorzio», dando luogo ad una «importazione di giovanette oneste, educate, capaci di guidare aziende domestiche» che partendo volontariamente potrebbero «sopperire alla deficienza di arti donnesche nella colonia e costituire un vivaio di mogli ideali di modesti funzionari e coloni». Se non bastava, perché non commutare per le donne il carcere in «relegazione in Eritrea»? Del resto, potrebbero «diventare ottime madri di famiglia giovanette che hanno ammazzato il seduttore, ferita una rivale in amore, e forse anche un’infanticida». Tutto pur di «agevolare la immigrazione di donne nell’Eritrea, con vantaggio della moralità, dell’eugenetica, dell’incremento dell’elemento bianco e prestigio della razza autoctona e di quella bianca, destinate a progredire parallelamente, ma non a intorbidarsi e decadere, poiché il meticciato è oltraggio che la natura non consente» (Buonomo, 1919, pp. 219-24). Il fascismo avrebbe fatto tesoro di questi spunti. Abbandonò l’idea di utilizzare allo scopo orfane e galeotte, e cercò invece di convincere le donne italiane a emigrare in colonia, sia organizzando direttamente il trasferimento di alcune categorie (Ertola, 2017), sia attivando corsi di istruzione precoloniale (Spadaro, 2010), sia incitando attraverso la carta stampata le lettrici italiane. Le brave fasciste avrebbero così contribuito a dare «ad ogni uomo la possibilità di costituirsi una famiglia con donna della propria razza» (Cortellese Platania, 1940, p. 648), dal momento che «sarebbe [inutile] parlare di popolare l’Impero di metropolitani se non si sottintendesse ‘e delle loro donne’» (Rossetti, 1940, pp. 1-2), fondamentali per ragioni eugenetiche e sociali – senza dimenticare che data la disparità di trattamento economico, una forte immigrazione di lavoratrici avrebbe consentito «sensibili economie sui salari» (Massart, 1940, pp. 39-40). Questa costante preoccupazione per il ‘métissage’ e la purezza razziale, culminata con la legislazione che discriminava africani e, dal 1938, ebrei, può essere considerata l’autentico tratto distintivo del progetto fascista. È bene ribadirlo”” (pag 123-125)”,”ITAF-403″
“ERTOLA Emanuele”,”In terra d’Africa. Gli italiani che colonizzarono l’impero.”,”Emanuele Ertola, laureato alla Sapienza di Roma, ha conseguito il dottorato di ricerca persso l’Università di Firenze. Si occupa di storia del colonialismo e della decolonizzazine, con particolare attenzione all’emigrazione italiana nelle colonie.”,”ITQM-001-FFS”
“ERUSALIMSKIJ A.S.”,”Da Bismarck a Hitler. L’ imperialismo tedesco nel XX secolo.”,”Il 1° libro contiene un ricordo di M. GEFTER di A.S. ERUSALIMSKIJ. L’A è stato influenzato dall’opera di V.E. TARLE. VENTURI lo definì un ‘Tarle accademico’ (cit nella prefazione di RAGIONIERI)”,”GERx-014 GERN-046″
“ESCHENAZI Gabriele NISSIM Gabriele”,”Ebrei invisibili. I sopravvissuti dell’Europa orientale dal comunismo a oggi.”,”Gabriele Eschenazi (Milano 1954), giornalista, si è specializzato in politica e cultura israeliana. Dal 1977 al 1984 è stato corrispondente da Israele per la Radiotelevisione della Svizzera italiana e per alcuni periodici italiani, tra cui Panorama e il Corriere della Sera. Gabriele Nissim (Milano 1950), saggista, ha fondato nel 1982 L’Ottavo Giorno, rivista italiana sul tema del dissenso nei paesi dell’Est europeo. Per Canale 5 e per la televisione della Svizzera italiana ha realizzato numerosi documentari sull’opposizione clandestina ai regimi comunisti, sui problemi del postcomunismo e sulla condizione ebraica nei paesi dell’Est. Ha collaborato con Il Mondo, Il Giornale e il Corriere della Sera.”,”EBRx-027-FL”
“ESCHILO”,”Orestea. Agamennone Coefore Eumenidi.”,”Dalla prefazione: a Eschilo si deve la creazione di personaggi grandiosi e complessi, pieni di risvolti. E’ straordinaria la capacità di approfondimento psicologico da parte di Eschilo e nei suoi drammi si riflette la realtà contemporanea. La lezione principale che se ne trae è la scoperta dell’ ambiguità inesorabile dell’ esistenza; della duplicità per cui le parti si invertono e ognuno può passare da un ruolo a quello opposto con estrema facilità, senza possibilità di scampo. Non ci si può vantare : “”non sarò mai un carnefice””: lo si diventerà. Non si può mai gridare “”sono felice””: si è destinati ad essere vittime. AGAMENNONE sacrificando IFIGENIA, sacrificata dal padre agli dei alla vigilia della spedizione contro Troia, strazia la madre CLITENNESTRA che sarà boia di AGAMENNONE e della concubina CASSANDRA, con l’ aiuto dell’ amante Egisto, e verrà a sua volta scannata da ORESTE, che assassino della madre, dovrà fuggire davanti alla sua ombra…Giustizia si batte contro giustizia, osserva il coro nelle Coefore, e i vecchi nell’ Agamennone dichiarano che è difficile giudicare.”,”VARx-056″
“ESCHILO”,”Prometeo incatenato.”,”””Eppure né tacere posso né non tacere questa sorte! Per aver beneficato i mortali, in questi lacci mi trovo avvinto, infelice! Catturai e furtivo chiusi in una canna il seme del fuoco, che immensa risorsa appari ai mortali e apprese loro ogni arte. E’ questo il misfatto che sconto, incatenato faccia a faccia al cielo.”” (pag 23 – 24) “”Mirate me, sventurato iddio in catene, il nemico di Zeus, a tutti i numi in avversione venuto, quanti abitano la reggia di Zeus, a causa del suo troppo amore pei mortali!”” (pag 24)”,”VARx-188″
“ESCHILO”,”Prometeo legato.”,”Scena II. Giunge su un cavallo alato Oceano a confortare Prometeo e, dopo avergli dati consigli di prodenza e di moderazione, propone di intercedere presso Zeus. Prometeo gli spiega che l’ira di Zeus è ancora recente e acerba e non può essere placata eche sarà meglio per lui tornarsene. Oceano insiste, ma alla fine, non potendo spuntarla, si dispone a partire, “”Oceano: Qual male poi vedi tu essere nel mostrare zelo ed osare (per un amico)? Mostramelo Prometeo: Vedo una fatica inutile e una vana dabbenaggine. Oceano: Lasciami essere malato di questa malattia, poichè è utilissimo che colui che è saggio non sembri saggio. Prometeo: Apparirà che questo è il mio errore (che sono saggio mentre non sembra). Oceano: Il tuo discorso chiaramente invia me indietro a casa. Prometeo: (Temo) che infatti il compianto mio (per me) getti te nell’inimicizia Oceano: Forse da parte di chi siede da poco sui potenti seggi? Prometeo: Guardati da costui che un giorno non si adiri nel cuore Oceano. La tua sciagura, o Prometeo, (ne è) maestra. Prometeo: Affrettati, va’, conserva la tua mente presente. Oceano: Dicesti questo discorso a me che mi accingo ad andare. Infatti l’uccello quadrupede batte con le ali la spaziosa via dell’etere: di certo piegherebbe il ginocchio nelle proprie stalle “” (pag 51-52)”,”STAx-003-FGB”
“ESCHILO, a cura di Stefania MONTI-BORDOLI”,”Prometeo incatenato. Traduzione in versi e introduzione di Vincenzo Errante.”,”””Hai ascoltato le cose passate; se puoi ora dirmi quel che mi resta a soffrire, mostralo, ma non lusingarmi pietoso con parole menzognere; io penso che i discorsi artefatti siano il più turpe dei mali”” (pag 59) [‘Io’ a ‘Prometeo’]”,”VARx-068-FGB”
“ESENIN Sergej Aleksandrovic, a cura di Curzia FERRARI”,”Poesie.”,”Sergej Aleksandrovic Esenin (1895-1925) nasce in un villaggio della Russia meridionale. Le sue origini rurali ne segnano profondamente la personalità artistica, avvicinandolo fin da subito al gruppo dei poeti contadini. Anche Esenin salutò trionfalmente la rivoluzione con poemi visionari e allegorici. In seguito il suo gusto per le metafore eccentriche si concretizzò nell’adesione alla poetica dell’immaginismo. Inquieto e sradicato nella convulsa Mosca postrivoluzionaria, sentendosi superato come uomo e come poeta, Esenin si abbandonò, con una sorta di volontà autodistruttiva, all’esibizione della propria angosciata delusione. Finì suicida, impiccandosi in una stanza d’albergo a Leningrado.”,”RUSx-205-FL”
“ESENIN Sergej Aleksandrovic, a cura di Margherita DE MICHIEL”,”Stanco di vivere e altre poesie.”,”Sergej Aleksandrovic Esenin (1895-1925) nasce in un villaggio della Russia meridionale. Le sue origini rurali ne segnano profondamente la personalità artistica, avvicinandolo fin da subito al gruppo dei poeti contadini. Anche Esenin salutò trionfalmente la rivoluzione con poemi visionari e allegorici. In seguito il suo gusto per le metafore eccentriche si concretizzò nell’adesione alla poetica dell’immaginismo. Inquieto e sradicato nella convulsa Mosca postrivoluzionaria, sentendosi superato come uomo e come poeta, Esenin si abbandonò, con una sorta di volontà autodistruttiva, all’esibizione della propria angosciata delusione. Finì suicida, impiccandosi in una stanza d’albergo a Leningrado.”,”RUSx-206-FL”
“ESENIN Sergej Aleksandrovic, a cura di Giuseppe Paolo SAMONÀ”,”Poesie.”,”Sergej Aleksandrovic Esenin (1895-1925) nasce in un villaggio della Russia meridionale. Le sue origini rurali ne segnano profondamente la personalità artistica, avvicinandolo fin da subito al gruppo dei poeti contadini. Anche Esenin salutò trionfalmente la rivoluzione con poemi visionari e allegorici. In seguito il suo gusto per le metafore eccentriche si concretizzò nell’adesione alla poetica dell’immaginismo. Inquieto e sradicato nella convulsa Mosca postrivoluzionaria, sentendosi superato come uomo e come poeta, Esenin si abbandonò, con una sorta di volontà autodistruttiva, all’esibizione della propria angosciata delusione. Finì suicida, impiccandosi in una stanza d’albergo a Leningrado.”,”RUSx-207-FL”
“ESENIN Sergej Aleksandrovic”,”Russia e altre poesie.”,”Sergej Aleksandrovic Esenin (1895-1925) nasce in un villaggio della Russia meridionale. Le sue origini rurali ne segnano profondamente la personalità artistica, avvicinandolo fin da subito al gruppo dei poeti contadini. Anche Esenin salutò trionfalmente la rivoluzione con poemi visionari e allegorici. In seguito il suo gusto per le metafore eccentriche si concretizzò nell’adesione alla poetica dell’immaginismo. Inquieto e sradicato nella convulsa Mosca postrivoluzionaria, sentendosi superato come uomo e come poeta, Esenin si abbandonò, con una sorta di volontà autodistruttiva, all’esibizione della propria angosciata delusione. Finì suicida, impiccandosi in una stanza d’albergo a Leningrado.”,”RUSx-212-FL”
“ESENIN Sergej Aleksandrovic, a cura di Eridano BAZZARELLI”,”Poesie e poemetti.”,”Sergej Aleksandrovic Esenin (1895-1925) nasce in un villaggio della Russia meridionale. Le sue origini rurali ne segnano profondamente la personalità artistica, avvicinandolo fin da subito al gruppo dei poeti contadini. Anche Esenin salutò trionfalmente la rivoluzione con poemi visionari e allegorici. In seguito il suo gusto per le metafore eccentriche si concretizzò nell’adesione alla poetica dell’immaginismo. Inquieto e sradicato nella convulsa Mosca postrivoluzionaria, sentendosi superato come uomo e come poeta, Esenin si abbandonò, con una sorta di volontà autodistruttiva, all’esibizione della propria angosciata delusione. Finì suicida, impiccandosi in una stanza d’albergo a Leningrado. Eridano Bazzarelli ha insegnato all’Università Statale di Milano. Nel 1999 gli è stata conferita la laurea honoris causa in scienze filologiche dall’Accademia delle Scienze di Mosca.”,”RUSx-215-FL”
“ESENIN Sergej Aleksandrovic”,”Mosca delle bettole e altre poesie.”,”Sergej Aleksandrovic Esenin (1895-1925) nasce in un villaggio della Russia meridionale. Le sue origini rurali ne segnano profondamente la personalità artistica, avvicinandolo fin da subito al gruppo dei poeti contadini. Anche Esenin salutò trionfalmente la rivoluzione con poemi visionari e allegorici. In seguito il suo gusto per le metafore eccentriche si concretizzò nell’adesione alla poetica dell’immaginismo. Inquieto e sradicato nella convulsa Mosca postrivoluzionaria, sentendosi superato come uomo e come poeta, Esenin si abbandonò, con una sorta di volontà autodistruttiva, all’esibizione della propria angosciata delusione. Finì suicida, impiccandosi in una stanza d’albergo a Leningrado.”,”RUSx-235-FL”
“ESENIN Sergej Aleksandrovic, a cura di Bruno CARNEVALI”,”Confessione di un teppista. Poesie e poemetti.”,”Sergej Aleksandrovic Esenin (1895-1925) nasce in un villaggio della Russia meridionale. Le sue origini rurali ne segnano profondamente la personalità artistica, avvicinandolo fin da subito al gruppo dei poeti contadini. Anche Esenin salutò trionfalmente la rivoluzione con poemi visionari e allegorici. In seguito il suo gusto per le metafore eccentriche si concretizzò nell’adesione alla poetica dell’immaginismo. Inquieto e sradicato nella convulsa Mosca postrivoluzionaria, sentendosi superato come uomo e come poeta, Esenin si abbandonò, con una sorta di volontà autodistruttiva, all’esibizione della propria angosciata delusione. Finì suicida, impiccandosi in una stanza d’albergo a Leningrado.”,”RUSx-236-FL”
“ESENIN Sergej Aleksandrovic, a cura di Serena VITALE”,”Poemi rivoluzionari.”,”Sergej Aleksandrovic Esenin (1895-1925) nasce in un villaggio della Russia meridionale. Le sue origini rurali ne segnano profondamente la personalità artistica, avvicinandolo fin da subito al gruppo dei poeti contadini. Anche Esenin salutò trionfalmente la rivoluzione con poemi visionari e allegorici. In seguito il suo gusto per le metafore eccentriche si concretizzò nell’adesione alla poetica dell’immaginismo. Inquieto e sradicato nella convulsa Mosca postrivoluzionaria, sentendosi superato come uomo e come poeta, Esenin si abbandonò, con una sorta di volontà autodistruttiva, all’esibizione della propria angosciata delusione. Finì suicida, impiccandosi in una stanza d’albergo a Leningrado.”,”RUSx-237-FL”
“ESIODO”,”Opere.”,”Secondo una tecnica di ricostruzione biografica forse all’origine obbligata a causa della mancanza di altre fonti di informazione, ma che gli antichi anche prediligevano, era uso cercare i riflessi delle vicende della vita di un autore nelle sue opere e, reciprocamente, si cercava di capire e ricostruire le vicende biografiche tramite i caratteri e, soprattutto, i contenuti delle opere. Riguardo a Esiodo l’antichità ci ha tramandato solo una scarsa documentazione biografica che possa essere definita come di derivazione da dati autobiografici contenuti nella sua produzione.”,”VARx-079-FL”
“ESMEIN Jean”,”Storia della rivoluzione culturale cinese.”,”Luogotenente di vascello della marina francese, diplomato all’ Ecole des Langues orientales, e ottimo conoscitore della lingua cinese, Jean ESMEIN ha dapprima viaggiato per la Cina come D della Compagnia Bull per l’Estremo Oriente. Dal 1965 al giugno 1968, si trovava a Pechino come addetto stampa. Insegna attualmente (1971) alla facoltà di lettere di Parigi.”,”CINx-052″
“ESMEIN Jean”,”Storia della Rivoluzione Culturale cinese.”,”Luogotenente di vascello della marina francese diplomato all’Ecole des Langues orientales, e ottimo conoscitore quindi della lingua cinese, Jean Esmein ha dapprima viaggiato per la Cina come direttore della Compagnia Bull per l’Estremo Oriente. Dal 1965 al giugno 1968, si trovava a Pechino come addetto stampa. Insegna attualmente alla facoltà di lettere di Parigi. Quali furono i ruoli realmente svolti dai quadri politici e militari, dagli studenti, dagli operai, dai contadini, dalle organizzazioni d’estrema sinistra, nel corso della Rivoluzione Culturale cinese? Questo libro cerca, per la prima volta, di storicizzare un fenomeno complesso e contraddittorio dopo tante distorsioni e interpretazioni tendenziose.”,”CINx-021-FL”
“ESMEIN Jean”,”La revolution culturelle.”,”Luogotenente di vascello della marina francese, diplomato all’ Ecole des Langues orientales e ottimo conoscitore della lingua cinese, Jean ESMEIN ha dapprima viaggiato per la Cina come Direttore dell’impresa Bull per l’Estremo Oriente. Dal dicembre 1965 al giugno 1968, si trovava a Pechino come addetto stampa. Ha insegnato alla facoltà di lettere di Parigi, e all’ UER Chine-Japon.”,”CINx-313″
“ESMOI”,”Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano. Volume II. Libri opuscoli articoli almanacchi numeri unici. Tomo I. A-D.”,”ESMOI Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano Piano dell’ opera elaborato dal Centro bibliografico dell’ ESMOI nelle persone di Fernanda ASCARELLI Norberto BOBBIO Luigi FIRPO e Leo VALIANI; consulenza di Francesco ROMANO presentazone editoriale di Luigi FIRPO.”,”MITS-253″
“ESMOI”,”Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano. Volume II. Libri opuscoli articoli almanacchi numeri unici. Tomo II. E-M.”,”ESMOI Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano Piano dell’ opera elaborato dal Centro bibliografico dell’ ESMOI nelle persone di Fernanda ASCARELLI Norberto BOBBIO Luigi FIRPO e Leo VALIANI; consulenza di Francesco ROMANO presentazone editoriale di Luigi FIRPO.”,”MITS-254″
“ESMOI”,”Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano. Volume II. Libri opuscoli articoli almanacchi numeri unici. Tomo III. N-Z.”,”ESMOI Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano Piano dell’ opera elaborato dal Centro bibliografico dell’ ESMOI nelle persone di Fernanda ASCARELLI Norberto BOBBIO Luigi FIRPO e Leo VALIANI; consulenza di Francesco ROMANO presentazone editoriale di Luigi FIRPO.”,”MITS-255″
“ESMOI”,”Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano. Volume II. Libri opuscoli articoli almanacchi numeri unici. Tomo IV. Indici.”,”ESMOI Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano Piano dell’ opera elaborato dal Centro bibliografico dell’ ESMOI nelle persone di Fernanda ASCARELLI Norberto BOBBIO Luigi FIRPO e Leo VALIANI; consulenza di Francesco ROMANO presentazone editoriale di Luigi FIRPO.”,”MITS-256″
“ESOPO FEDRO, a cura di Cecilia BENEDETTI Fernando SOLINAS”,”Favole.”,”Le uniche notizie, e sono davvero poche, intorno alla vita di Fedro si ricavano esclusivamente dalla sua opera. Incerta è persino la forma del nome latino: Phaeder o Phaedrus? il filologo francese Havet, curatore di una poderosa edizione delle Favole, riallacciandosi ad alcune iscrizioni opta per la forma Phaeder, ma Aviano, un favolista del IV-V secolo d.C., ci attesta la forma Phaedrus.”,”VARx-100-FL”
“ESOPO (Aesopus), a cura di Giorgio MANGANELLI”,”Favole.”,”Le uniche notizie, e sono davvero poche, intorno alla vita di Fedro si ricavano esclusivamente dalla sua opera. Incerta è persino la forma del nome latino: Phaeder o Phaedrus? il filologo francese Havet, curatore di una poderosa edizione delle Favole, riallacciandosi ad alcune iscrizioni opta per la forma Phaeder, ma Aviano, un favolista del IV-V secolo d.C., ci attesta la forma Phaedrus.”,”VARx-017-FGB”
“ESPENSHADE Thomas J. MORGAN S. Philip ORTONA Guido BUTTINO Marco COLLOTTI PISCHEL E. GALLUCCI F. GUNASEKARAN S. SULLIVAN G. CASTLES S. BLANGIARDO G.C. GASTALDO P.”,”Abitare il pianeta. Futuro demografico migrazioni e tensioni etniche. Volume 2. USA, URSS e aree asiatica e australe.”,”Contiene i saggi: – La popolazione indiana, 1951-2001 di Enrica Collotti Pischel – I gruppi etnici in Unione Sovietica, di Marco Buttino – Immigrazione e diversità etnico-razziale: il caso degli Stati Uniti, di S. Philip Morgan”,”CONx-016-FV”
“ESPINAS Alfred”,”La philosophie sociale du XVIIIe siècle et la révolution.”,”Alfred Espinas, Professore all’Università di Bordeaux, docente onorario incaricato di corso all’Università di Parigi Babeuf e il babuvismo (pag 324-325)”,”SOCU-236″
“ESPINO-LÓPEZ Antonio”,”Guerra y cultura en la Epoca Moderna. La tratadìstica militar hispànica de los siglos XVI y XVII: libros, autores y lectores.”,”Antonio Espino-Lopez, nato 1966 a Còrdoba, storico e professore, Dipartimento di Storia Moderna e Contemporanea presso l’ Università Autonoma di Barcellona. specializzato in storia della guerra, confini, Catalogna, Monarchia spagnola XVI e XVII secolo.”,”QMIx-061-FSL”
“ESPOSITO Roberto GALLI Carlo direzione; collaborazione di B. ACCARINO P. ADAMO M. ADINOLFI L. ALFIERI L. ALLODI A.M. AMATO E. e G. BALDINI R. BALZANI V. BARBA M. BARBERIS G.M. BARBUTO R. BARITONO E. BARONE A. BATTISTINI L. BAZZICALUPO U. BERTI L. BIANCHI A. BONGIO A. BRUNO M. CACCHI M. CALLONI F. CAMMARANO A. CAMPI I. CAPPIELLO G. CARILLO S. CAVAZZA L. CEDRONI M. CERETTA M. CESA A. CHIARAMONTE S. CHIGNOLA D. COFRANCESCO A. e P. COLOMBO F. CONTI S. COTELLESSA B. COVILI P. CRAVERI e altri”,”Enciclopedia del pensiero politico. Autori, concetti, dottrine.”,”Roberto ESPOSITO insegna storia delle dottrine politiche all’ Istituto Universitario Orientale di Napoli. E’ autore tra l’ altro di ‘Nove pensieri sulla politica’ (1993) e di ‘Communitas. Origine e destino della comunità’. Carlo GALLI insegna storia delle dottrine politiche nella facoltà di scienze politiche dell’ Università di Bologna. E’ autore di ‘Modernità. Categorie e profili ciritici (BOLOGNA. 1988) e di ‘Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno’ (1996).”,”TEOP-113″
“ESPOSITO Enrico”,”Il movimento operaio in Calabria. L’egemonia borghese (1870-1892).”,”ESPOSITO Enrico novelliere e sagista (1942) insegna lettere nel liceo classico di Praia a Mare.”,”MITT-193″
“ESPOSITO Rosario F.”,”La massoneria e l’Italia dal 1800 ai nostri giorni.”,”Rapporti massoneria fascismo. “”La Massoneria non nega di aver in qualche maniera collaborato col Fascismo. I massoni che Mussolini aveva fatto espellere dal socialismo, gli ricascarono intorno nella sua nuova formazione politica con l’etichetta di massoni fascisti. In un articolo scritto per l”Acacia’ in risposta ad alcune affermazioni ritenute imprecise, pubblicate da Cesare Rossi sull”Elefante’ del 18-25 agosto 1949, un non meglio identificato g.m. ricostruisce quelli che il giornalista aveva intitolato “”I Retroscena della Marcia su Roma””, i quali si possono ricapitolare brevemente così: 1. Nell’imminenza della Marcia i fascisti iscritti a Palazzo Giustiniani tennero a Milano una conferenza presieduta dal Gen. Luigi Capello, nella quale determinarono i ‘desiderata’ del Grande Oriente in ordine alla collaborazione per la battaglia fascista: assicurare alla nazione la libertà, moralizzare il partito. Mussolini non li avrebbe graditi, tanto che in una riunione rionale di qualche giorno dopo ignorò la presenza del Capello e non lo salutò nemmeno; 2. Prima di “”partire”” Mussolini convocò il G.M. Torrigiani, il quale non volle recarsi a Milano, ma incontrò il Duce presso un comune amico romano – il sansepolcrista F.C.; i termini del colloquio non vengono riferiti, ma si afferma che è possibile farsene un’idea dalla Circolare n. 28 emessa dal G.O. il 19 ottobre 1922; 3. Nei giorni 7-8 ottobre 1922 si riunì il Governo e il Consiglio dell’Ordine, che decisero condizionatamente il loro appoggio al fascismo, come si dice nella Circolare accennata (…)”” (pag 185-186)”,”ITAB-336″
“ESPOSITO Roberto GALLI Carlo a cura di”,”Enciclopedia del pensiero politico. Autori, concetti, dottrine.”,”Roberto Esposito insegna filosofia teoretica all’Istituto Universitario Orientale di napoli. Tra le sue pubblicazioni, Communitas, Origine e destino della comunità. Immunitas, Protezione e negazione della vita, Bios, Biopolitica e filosofia. Per i nostri tipi dirige con Carlo Galli la serie ‘Comunità e libertà’ e ha pubblicato Nichilismo e politica (a cura di, con C.Galli e V. Vitiello) e Politica della vita (a cura di, con L. Bazzicalupo). Carlo Galli insegna storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Bologna. Tra le sue opere, Genealogia della politica, Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno e Spazi politici. Per i nostri tipi, tra l’altro, è autore di La guerra globale, curatore di Guerra e coautore di Le ragioni dei laici (a cura di G. Preterossi).”,”TEOP-046-FL”
“ESSER Josef”,”Per un’analisi materialistica dello Stato.”,”Josef Esser esplora il dibattito sulle funzioni dello Stato nelle società a capitalismo avanzato, ove l’assunzione del controllo sociale ed economico da parte dello Stato si fa valere indiscusso. ‘Deficit della teoria marxista dello Stato’ (pag 42) “”Quando la produzione di bisogni sociali assume la forma merce, ne consegue necessariamente che questa forma si sdoppia in forma merce e ‘forma denaro’: i teorici che Marx ciritica sostengono che il denaro è uno strumento che si presta a essere usato per le proprie qualità materiali, necessario per regolare la circolazione dei beni. Le funzioni del denaro sarebbero pertanto, secondo costoro, ‘tecniche’. Per contro, Marx intende la forma denaro come una ‘categoria sociale’, che nasce necessariamente dal manifestarsi delle ‘contraddizioni’ insite nella forma merce. I prodotti del lavoro divengono valore solo in quanto contengono un determinato quantum di lavoro universale astratto. Questo lavoro universale astratto, racchiuso nel prodotto, e che permette lo scambio sociale, non può venir rappresentato come tale. Infatti, un concreto prodotto mostra, nella sua forma visibile, l’abilità del suo produttore, cioè esibisce la propria qualità di valore d’uso. Lo stesso vale qualora si consideri non il prodotto ma il lavoro in se stesso. Il lavoro può venir rappresentato solo da un concretissimo operaio, che possiede le capacità necessarie per produrre determinati valori d’uso. «Poiché le merci sono differenti solo quantitativamente, la loro naturale differenza deve cadere in contraddizione con il loro equivalente economico (…). La determinazione del prodotto come valore d’uso porta quindi necessariamente con sé che il valore di scambio abbia una esistenza autonoma, separata dal prodotto. Il valore d’uso – separato dalle merci e esistente accanto a loro come una vera e propria merce – è: denaro. Tutte le proprietà della merce come valore di scambio appaiono allora, come una cosa diversa dalla merce stessa, come una forma di esistenza sociale separata dalla sua naturale esistenza, nel denaro» (44). Marx rappresenta la produzione delle merci capitalistica come ‘un’unità di processo di lavoro e di formazione del valore’. Fino a questo punto l’analisi della forma merce veniva portata avanti partendo da un rapporto di produzione sociale che Marx chiama «produzione semplice delle merci», che come tale non è mai esistita storicamente, ma che Marx introduce per effettuare l’analisi della forma merce sul piano dell’astrazione logica. (…) Nell’analisi della forma-merce come forma cellulare della formazione sociale capitalistica Marx trova la possibilità di afferrare il modo di produzione capitalistico sia storicamente che come un tipo particolare della produzione sociale, come anche di metterne a nudo la ottusa limitatezza classista, e con questo ha la possibilità, almeno in linea di principio, di delineare sommariamente un altro modo di produzione sociale nel caso che venga eliminata questa forma-merce. A Marx questo riesce, all’interno della sua analisi della forma-merce, allorché smaschera il carattere feticcio della forma-merce stessa: «La società borghese è la particolare forma sociale in cui proprio le relazioni fondamentali che gli uomini stringono nella produzione sociale della loro vita appaiono soltanto a posteriori alla coscienza degli interessati in questa forma rovesciata, come rapporti di cose. Poiché essi fanno dipendere le loro azioni coscienti da queste rappresentazioni, vengono effettivamente dominati dal prodotto delle mani, come il selvaggio dal suo feticcio» (45)”” [Josef Esser, ‘Per un’analisi materialistica dello Stato’, Roma, 1979] [(44) K. Marx, ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica’, Firenze, vol. I, p. 81; (45) K. Korsch, ‘Karl Marx’, cit., Bari, 1974, p. 122] ‘Marx intende la forma denaro come una ‘categoria sociale””,”TEOC-700″
“ESSMOI”,”Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano. Serie II. Libri opuscoli articoli almanacchi numeri unici. (Supplemento 1953-1967). Tomo I, A-L.”,”ESSMOI Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano (in precedenza si chiamava ESMOI) Il presente aggiornamento è stato elaborato nella sede dell’ ESSMOI in Roma sotto la direzione di Fernanda ASCARELLI coadiuvata da Vittoria PUGLIESE SILVA per la revisione e la compilazione del soggettario e da Renata PACCARIE’ MARUCCI per la parte redazionale.”,”MITS-269″
“ESSMOI (Opera G.E. Modigliani)”,”Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano. Volume II. Libri opuscoli articoli almanacchi numeri unici (Supplemento 1953-1967). Tomo II. M-Z.”,”ESSMOI Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano (in precedenza si chiamava ESMOI) Il presente aggiornamento è stato elaborato nella sede dell’ ESSMOI in Roma sotto la direzione di Fernanda ASCARELLI coadiuvata da Vittoria PUGLIESE SILVA per la revisione e la compilazione del soggettario e da Renata PACCARIE’ MARUCCI per la parte redazionale.”,”MITS-270″
“ESSMOI (Opera G.E. Modigliani)”,”Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano. Volume II. Libri opuscoli articoli almanacchi numeri unici (Supplemento 1953-1967). Tomo III. Indici.”,”ESSMOI Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano (in precedenza si chiamava ESMOI) Il presente aggiornamento è stato elaborato nella sede dell’ ESSMOI in Roma sotto la direzione di Fernanda ASCARELLI coadiuvata da Vittoria PUGLIESE SILVA per la revisione e la compilazione del soggettario e da Renata PACCARIE’ MARUCCI per la parte redazionale.”,”MITS-271″
“ESSMOI, Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio (Opera G.E. Modigliani)”,”Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano. Serie II. Volume II. Libri opuscoli articoli almanacchi numeri unici. (Supplemento 1968-1977). Tomo I, A-K.”,”ESSMOI Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano (in precedenza si chiamava ESMOI) Il presente aggiornamento è stato elaborato nella sede dell’ ESSMOI in Roma sotto la direzione di Fernanda ASCARELLI coadiuvata da Vittoria PUGLIESE SILVA per la revisione e la compilazione del soggettario e da Renata PACCARIE’ MARUCCI per la parte redazionale.”,”MITS-272″
“ESSMOI, Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio (Opera G.E. Modigliani)”,”Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano. Serie II. Volume II. Libri opuscoli articoli almanacchi numeri unici. (Supplemento 1968-1977). Tomo II, L-Z.”,”ESSMOI Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano (in precedenza si chiamava ESMOI) Il presente aggiornamento è stato elaborato nella sede dell’ ESSMOI in Roma sotto la direzione di Fernanda ASCARELLI coadiuvata da Vittoria PUGLIESE SILVA per la revisione e la compilazione del soggettario e da Renata PACCARIE’ MARUCCI per la parte redazionale.”,”MITS-273″
“ESSMOI, Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio (Opera G.E. Modigliani)”,”Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano. Serie II. Volume III. Libri opuscoli articoli almanacchi numeri unici. (Supplemento 1968-1977). Tomo III, Indici.”,”ESSMOI Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano (in precedenza si chiamava ESMOI) Il presente aggiornamento è stato elaborato nella sede dell’ ESSMOI in Roma sotto la direzione di Fernanda ASCARELLI coadiuvata da Vittoria PUGLIESE SILVA per la revisione e la compilazione del soggettario e da Renata PACCARIE’ MARUCCI per la parte redazionale.”,”MITS-274″
“ESSMOI, Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio (Opera G.E. Modigliani)”,”Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano. Libri opuscoli articoli almanacchi numeri unici, 1978-1982. Tomo I, A-K.”,”ESSMOI Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano (in precedenza si chiamava ESMOI) Il presente aggiornamento è stato elaborato nella sede dell’ ESSMOI in Roma sotto la direzione di Fernanda ASCARELLI coadiuvata da Renata PACCARIE’ MARUCCI Maria Gusella GAMBELLI Valerio MARUCCI Viviana SIMONELLI SAULINO”,”MITS-275″
“ESSMOI, Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio (Opera G.E. Modigliani)”,”Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano. Libri opuscoli articoli almanacchi numeri unici, 1978-1982. Tomo II, L-Z.”,”ESSMOI Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano (in precedenza si chiamava ESMOI) Il presente aggiornamento è stato elaborato nella sede dell’ ESSMOI in Roma sotto la direzione di Fernanda ASCARELLI coadiuvata da Maria Gusella GAMBELLI Valerio MARUCCI Viviana SIMONELLI SAULINO, Marco MENATO. Presidente ESSMOI Lino RAVECCA Direzione scientifica Fernanda ASCARELLI. Primo presidente era Enzo DALLA-CHIESA mancato nel 1991.”,”MITS-276″
“ESSMOI, Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio (Opera G.E. Modigliani)”,”Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano. Libri opuscoli articoli almanacchi numeri unici, 1978-1982. Tomo III. Indici.”,”ESSMOI Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano (in precedenza si chiamava ESMOI) Il presente aggiornamento è stato elaborato nella sede dell’ ESSMOI in Roma sotto la direzione di Fernanda ASCARELLI coadiuvata da Maria Gusella GAMBELLI Valerio MARUCCI Viviana SIMONELLI SAULINO, Marco MENATO. Presidente ESSMOI Lino RAVECCA Direzione scientifica Fernanda ASCARELLI. Primo presidente era Enzo DALLA-CHIESA mancato nel 1991.”,”MITS-277″
“ESSMOI, Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio (Opera G.E. Modigliani)”,”Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano. 1983-1990, D-L.”,”ESSMOI Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano (in precedenza si chiamava ESMOI) Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano, a cura di E. COLLA M.G. D’AMORE M.V. GUSELLA V. SIMONELLI”,”MITS-278″
“ESTAGER Jacques BOSSI Georges”,”L’ Internationale, 1888-1988.”,”””Alla fine del secondo Impero, il 70% degli operai di Lille sono ancora analfabeti, non avendo potuto frequentare la scuola. Ma Pierre Degeyter ha sete di apprendere. Autodidatta, come Pottier, la sera, legge e studia, con una predilezione per il dominio artistico. A sedici anni, segue, all’ Accademia di Lille, i corsi serali di disegno, ciò che gli permette di acquisire la qualificazione di modellista su legno. Attratto ancor più dalla musica, frequenta per quattro anni, ugualmente dopo l’ orario di lavoro, i corsi del Conservatorio di Lille, reputato per essere il migliore della provincia””. (pag 94)”,”INTx-029″
“ESTEVE Pedro”,”La legge.”,”‘Ci siamo proposti di riunire in un opuscolo una serie di articoli che sotto il titolo: ‘La Legge, La Violenza, e L’Anarchismo furono pubblicati dal compagno Pedro Esteve nella ‘Questione Sociale’ di Paterson, N.J. …’ (quarta di copertina)”,”ANAx-008-FER”
“ESTIER Claude NEIERTZ Véronique”,”Véridique histoire d’ un septennat peu ordinaire.”,”Incontro George Bush – Mitterand. “”In un tale contesto, il contenuto della conversazione tra il nuovo presidente francese e il vicepresidente degli Stati Uniti è pressoché surreale. Davanti al suo visitatore un po’ stupefatto, Francois Mitterand parte con un dissertazione di sociologia politica nella quale, dopo aver ricordato le sue origini cristiane – “”mia madre andava spesso a messa”” – spiega che i comunisti raccolgono più suffragi nei paesi cattolici dove esiste una tradizione di disciplina instaurata dalla Chiesa romana, che nei paesi protestanti ove gli individui devono trovare la loro salvezza da se stessi””. (pag 53)”,”FRAV-089″
“ESTIER Claude”,”La gauche hebdomadaire, 1914-1962.”,” “”Ma è per dare alla sinistra uno strumento di lotta popolare che un gruppo di intellettuali decise, nel gennaio 1934, di trasformare in settimanale illustrato (…) la rivista bimensile ‘Regards’; che aveva pubblicato già trentadue numeri e che era stata preceduta nel 1927-1928 da un primo tentativo di settimanale: ‘Nos Regards’. Nove nomi figuravano nel Comitato di redazione del nuovo giornale: André Gide, Romain Rolland, Henri Barbusse, Maxime Gorki, Charles Vildrac, André Malraux, Eugene Dabit, I. Babel, Wladimir Pozner. Non appartenevano tutti al Partito comunista ma le simpatie di Regards si esprimevano in modo non equivoco dal primo numero (…). Le firme di Ilya Ehrenburg, di Elsa Triolet, di Georges Dimitrov, di Gabriel Peri e allo stesso modo la pubblicazione di numerosi reportages sull’ URSS e sulla lotta antifascista in Francia, consentivano di collocare in qualche settimana il nuovo settimanale senza alcun dubbio possibile.”” (pag 75-76) Regards sulla guerra di Spagna. (pag 80)”,”FRAP-088″
“ESTIER Claude”,”Un combat centenaire, 1905-2005. Histoire des socialistes français.”,”ESTIER Claude è un ex-deputato e senatore di Parigi. E’ una delle figure più significative del Parti socialiste.”,”FRAP-098″
“ETCHEBÉHÈRE Mika”,”La mia guerra di Spagna.”,”Argentina, sposata con un francese, trotzkista, militante decisa e coraggiosa, Mika Etchebéhère narra la sua guerra contro i fascisti spagnoli. Dopo la morte del marito sul campo, nonostante il dolore, Mika continua a combattere fino a prendere il comando di una colonna del PUOM (partito operaio d’unificazione marxista). A causa del maschilismo dei compagni spagnoli, il fatto di essere donna le crea inizialmente non pochi problemi che riesce a superare solo grazie alla tenacia con cui persegue la lotta, senza cadere alla nostalgia di una vita affettiva. Il libro è un susseguirsi di episodi cruenti di toccante tragicità. La Etchebéhère non prende posizioni ideologiche (la sua ideologia è vissuta, non ha bisogno di dichiarazioni), ma racconta con grande partecipazione la realtà, quella realtà epica e terribile che è stata la guerra di Spagna.”,”MSPG-036-FL”
“ETCHEGOYEN Alain, conversazioni con Yves CANNAC Francois DALLE Marylene DELBOURG-DELPHIS Gianfranco DIOGUARDI Roger FAUROUX Paolo GIRONE Pier Giusto JAEGER Jean LAPORTE Michel-Edouard LECLERC Marco MAIOCCHI Pierre MOUSSA Patrick PONSOLLE Alberto RICCARDI Marina SALAMON Claude TAITTINGER Franco TATO’ Cornelio VALETTO”,”Il Capitale Lettere. Donne e uomini di lettere per l’ azienda.”,”Conversazioni con Yves CANNAC Francois DALLE Marylene DELBOURG-DELPHIS Gianfranco DIOGUARDI Roger FAUROUX Paolo GIRONE Pier Giusto JAEGER Jean LAPORTE Michel-Edouard LECLERC Marco MAIOCCHI Pierre MOUSSA Patrick PONSOLLE Alberto RICCARDI Marina SALAMON Claude TAITTINGER Franco TATO’ Cornelio VALETTO”,”GIOx-016″
“ETIEMBLE Gilbert”,”Conosciamo la Cina?”,”L’autore ha molti interessi: è un sinologo, uno specialista di Rimbaud (tesi in tre grossi volumi presentata nel 1956), direttore dell’Istituto di letteratura comparata della Sorbonne, è uno spirito libero e un personaggio provocatorio che si compiace di uscire al momento giusto con tesi e opinioni tali da sconvolgere chiunque voglia catalogarlo (dall’introduzione) (pag 7)”,”CINx-296″
“ETIEMBLE Gilbert”,”Conosciamo la Cina?”,”Gilbert Etiemble è nato a Mayenne il 26/01/1909. Ha frequentato l’Ecole Normale Supérieure e in quegli anni ha cominciato a studiare il cinese. Dal 1934 ha iniziato a dirigere il bollettino Chine, che era schierato dalla parte di Mao Tse-tung. Nel 1943 insegna all’Università di Chicago. Successivamente, fino al 1948, ha insegnato in Egitto e vi ha pubblicato una rivista francese Valeurs. Dal 1946 al 1952 è stato critico letterario di Temps Modernes. Ha soggiornato in Unione Sovietica, Cina, Messico, India.”,”CINx-051-FL”
“ETIENNE Bruno”,”L’ islamisme radical.”,”ETIENNE è professore di scienze politiche all’ Institut d’ Etudes politiques de l’ Universitè d’ Aix-Marseille III e corresponsabili della formazione dottorale ‘Monde Arabe’ all’ Institut de Recherches et d’ Etudes sur le monde arabe et musulman d’ Aix-en-Provence. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina).”,”VIOx-063″
“ETIENNE Bruno”,”L’ islamismo radicale.”,”Bruno ETIENNE è professore di scienze politiche all’ Università di Aix-Marseille III, ed è Direttore dell’ Observatoire d Religieux presso l’ Institut d’ Etudes Politiques di Aix-en-Provence. “”(…) ma allora si presenta una questione teorica: l’ Islam può essere ridotto a “”religione privata””? Analizzato il mio questionario, la risposta è negativa. Le risposte sono precise e unanimi; l’ Islam è ‘din wa-dunya wa-da-wla’, religione, mondo e stato.”” (pag 249)”,”VIOx-128″
“ETIENNE Gilbert”,”La lunga marcia dell’ economia cinese. (Tit.orig: La voie chinoise)”,”‘Sfondo storico e geografico: dalla fine dell’ impero a dopo la rivoluzione culturale. Politica industriale: acciaio, concimi, tessili, petrolio, grande industria e piccole fabbriche. Insurrezioni, riforme agrarie e istituzioni rurali. Pianificazione, statistiche economiche e demografiche. L’ esperienza cinese nel contesto asiatico’. ETIENNE Gilbert dal 1951 si è dedicato allo studio dei problemi economico-sociali dell’ Asia dove ha trascorso parecchi anni. Tra il 1958 e il 1972 ha compiuto 4 viaggi di studio in Cina. Autore di molte opere sulla Cina, l’ India, il Pakistan e l’ Afghanistan, è professore di economia dello sviluppo all’ Institut Universitaire des Hautes Etudes Internationales e all’ Institut d’ Etudes du Developpement a Ginevra. Alcuni dati globali sull’ urbanizzazione. “”E’ possibile avanzare una stima della popolazione urbana attuale? Dato di partenza, 77.7 milioni nel 1953 (13,2% della popolazione totale), punto di riferimento 92 milioni (14.3%) nel 1957, prima delle grandi ondate di riflusso verso le campagne. Da allora in che misura queste ondate hanno controbilanciato l’ incremento naturale delle città? (…) Ci sono indubbiamente stati progressi innegabili. Quasi 300 città sono state costruite o in gran parte ricostruite. Nelle grandi città antiche è in corso un’ opera di risanamento sostanziale, e si tratta di città trovate in pessimo stato nel 1949. A quell’ epoca un abitante di Shanghai su cinque viveva nelle baracche, 200.000 persone erano accatastate nei quartieri bassi di Nanchino, gli slums di Changsha coprivano il 77% della città. (…)””. (pag 114-115)”,”CINE-017″
“ETIENNE Bruno”,”L’ islamismo radicale.”,”note, glossario dei termini arabi, appendici: 1) situazione religiosa negli stati arabi, 2) i musulmani nel mondo non arabo, 3) il gihad nel Corano, l’hadit della da’wa, 4) dichiarazione islamica universale dei diritti dell’uomo, indice dei nomi, tavole e schemi.”,”RELx-003-FL”
“ETIENNE Gilbert IMBER Walter”,”L’India. Problemi di ieri e di oggi.”,”Contiene il capitolo: ‘Nella Ruhr indiana’ (zona nord-est del Deccan) (pag 88-95)”,”INDE-026″
“ETNASI Fernando a cura; collaborazione di Carmelo CATANIA Mario COVACI Aldo DAMASI Primo DE-LAZZARI Sergio FONTANI Filippo FRASSATI Adriana GRASSI Mario MENICHETTI Giuseppe MONTANUCCI Aldo TAPARELLI Giovanni VALERIANI Gyorgy SZANTO”,”La resistenza in Europa. Volume primo. Albania – Austria – Belgio – Bulgaria – Cecoslovacchia – Danimarca – Francia – Germania – Grecia – Italia.”,”Collaborazione di Carmelo CATANIA Mario COVACI Aldo DAMASI Primo DE-LAZZARI Sergio FONTANI Filippo FRASSATI Adriana GRASSI Mario MENICHETTI Giuseppe MONTANUCCI Aldo TAPARELLI Giovanni VALERIANI Gyorgy SZANTO 1933: esecuzione con la di sei operai comunisti in Germania (pag 264-266)”,”ITAR-129″
“ETNASI Fernando a cura; collaborazione di Carmelo CATANIA Mario COVACI Aldo DAMASI Primo DE-LAZZARI Sergio FONTANI Filippo FRASSATI Adriana GRASSI Mario MENICHETTI Giuseppe MONTANUCCI Aldo TAPARELLI Giovanni VALERIANI Gyorgy SZANTO”,”La resistenza in Europa. Volume secondo. Jugoslavia – Lussemburgo – Norvegia – Olanda – Polonia – Romania – Ungheria – Unione Sovietica.”,”Collaborazione di Carmelo CATANIA Mario COVACI Aldo DAMASI Primo DE-LAZZARI Sergio FONTANI Filippo FRASSATI Adriana GRASSI Mario MENICHETTI Giuseppe MONTANUCCI Aldo TAPARELLI Giovanni VALERIANI Gyorgy SZANTO 1933: esecuzione con la di sei operai comunisti in Germania (pag 264-266)”,”ITAR-130″
“ETNASI Fernando FORTI Roberto a cura”,”Notte sull’Europa.”,”Fondo Zucchiati (padre) “”Lettera del compagno Lütgens ai figli. Altona, 31 luglio 1933. “”Cari figli, quando riceverete questa lettera, il vostro papà non sarà più, egli sarà stato assassinato in base alla sentenza. Non ci vedremo più. Ma quando diventerete grandi e studierete la storia comprenderete chi era vostro padre, perché lottava e perché è morto. Comprenderete perché non poteva agire diversamente. Vivete felici e siate dei combattenti comunisti. Il vostro papà”” (‘La nostra bandiera’, Parigi, n. 1, 16 settembre 1933); Altona. La scure dei vecchi carnefici tedeschi ha di nuovo incominciato a funzionare. Ad Altona (presso Amburgo) in Prussia, il 1° agosto. La cerimonia non era pubblica. Doveva restare racchiusa tra le mura della prigione. Ma in questa piccola corte separata dal mondo, in questa celle centrale e scoperta, erano stati ammassati i prigionieri politici tratti dalle celle dell’edificio. Erano 75, allineati contro il muro, attorno al palco dove il boia inquadrato dai capi orda, attendeva appoggiato alla mannaia, simile in tutto ad una figura da Medioevo. Ai piedi del patibolo, quattro operai col capo scoperto e con le braccia legate, quattro comunisti: Lütgens, Moeller, Wolff e Tsch, quest’ultimo di soli 19 anni. Lütgens fu fatto salire per primo. Imperturbabilmente calmo, come durante il processo, alzò la testa per gridare «Muoio per la rivoluzione proletaria! Fronte rosso!». Poi posò da solo il capo sul ceppo. La mannaia si abbatté e il suo sangue grondò a fiotti sull’asse del cavalletto. Dopo di lui Wolff salì sul patibolo dipinto di rosso. Gli fu domandato secondo la vecchia ed ipocrita usanza religiosa e tedesca: «Avete un ultimo voto da formulare?». Egli rispose: «Sì, vorrei stirare le braccia un’ultima volta». Venne slegato si stirò levando in alto il pugno e, bruscamente, fece cadere il pugno con tutte le sue forze sul personaggio delle sezioni d’assalto che si trovava vicino. Il fascista cadde a terra, la faccia insanguinata. Si affrettarono ad uccidere Wolff e gli altri due. Questo gesto mostra a tutti che la classe operaia tedesca, quantunque sconfitta, non è vinta e che i muscoli e la volontà sono coperti sotto le catene (H. Barbusse, ‘Altona’, ‘La nostra bandiera’, Parigi, n. 1, 16 settembre 1933)”” (pag 18-19-20)”,”GERR-001-FV”
“ETNASI Fernando”,”Grecia. [La resistenza in Europa].”,”””La Resistenza nasce quasi spontaneamente, come un fatto popolare al di fuori dei vecchi partiti borghesi e contro la passività e la rassegnazione di quei movimenti e di quelle correnti che avevano finito, dopo la sconfitta, di credere nella inevitabile vittoria delle armate dell’asse”” (pag 306) “”La conquista di Creta costa ai tedeschi 6.616 uomini mentre i britannici ne perdono 15.000 oltre a 9 navi da guerra. I tedeschi sono furibondi per la resistenza opposta da tutto il popolo”” (pag 308)”,”GREx-022″
“ETRILLARD Gilles SUREAU François”,”À l’est du monde.”,”Ringraziamenti a Raymond Barre, Henry Kissinger, Zbigniew Brzezinski, Lee-Kuan-Yev e Fred Bergsten. “”L’élément determinant de cette évolution est le retour du contexte stratégique à une situation de multipolarité. La Chine et l’Union soviétique sont déjà passées de l’alliance à la mésentente puis à l’hostilité déclarée. Les dirigeants américains ne saisirent pas immédiatement l’interêt de cette hostilité.”” (pag 75)”,”RAIx-337″
“ETTINGER Elzbieta.”,”Rosa Luxemburg. Ein Leben.”,”Nata in Polonia, negli anni Sessanta la ETTINGER va negli USA. Dal 1974 è Professoressa di retorica al MIT in Cambridge, MA.”,”LUXS-010″
“ETXEBERRIA Ekaitz FERNÁNDEZ DE LARREA Jon Andoni a cura; saggi di Lorena CARRASCO Y CIFUENTES José JARA FUENTE Carlos RODRÍGUEZ CASILLAS Juan CARRIAZO RUBIO Mario LAFUENTE GÓMEZ Alejandro MARTÍNEZ GIRALT Vincent ROYO PÉREZ Francisco GARCÍA FITZ”,”La guerra privada en la Edad Media. Las coronas de Castilla y Aragón (siglos XIV y XV).”,”«Il libro (…) offre la prima sintesi completa della guerra privata nella penisola iberica durante il tardo Medioevo. Ci fu un tempo nell’Europa cristiana in cui il ricorso alla violenza, perfino alla guerra, era un meccanismo legittimo per risolvere i conflitti tra individui, soprattutto tra membri della nobiltà. Questa violenza assunse varie forme. Dieci storici specializzati nella materia analizzano il fenomeno da una prospettiva regionale nelle corone di Aragona e Castiglia per offrire una panoramica completa (…).» (dal retro di copertina; trad. d. r.) «(…) risulta evidente (…) che la “”guerra privata”” non può essere considerata il risultato di una situazione specifica o straordinaria, ma piuttosto, (…), è la conseguenza di una delle “”caratteristiche strutturali della nobiltà medievale””: la sua natura competitiva. Di conseguenza, “”la pratica e l’esercizio della violenza come mezzo per raggiungere l’egemonia sociale, economica o politica non era altro che un altro strumento”” e, pertanto, non poteva essere considerata, nel contesto dell’epoca, come una “”patologia sociale””, ma faceva parte della normalità del comportamento ordinario dei gruppi sociali. È a questo fondamento di base che sembra riferirsi JARA FUENTE quando parla della “”logica competitiva”” che animò il conflitto guidato dalla nobiltà castigliana e che sembra anche essere all’origine, forse di ordine antropologico, sociologico o culturale, della polarizzazione sociale che permea le relazioni delle grandi stirpi sivigliane, degli scontri tra le case nobiliari galiziane una volta scomparse le famiglie fino ad allora dominanti, della resistenza delle oligarchie locali alla signorilizzazione delle città reali dell’attuale Estremadura, o degli scontri secolari tra le diverse case nobiliari catalane. (…) In rare occasioni a Guipúzcoa o a Biscaglia si può instaurare una concorrenza per il controllo di reti clientelari, mentre in Andalusia, Betica e Atlantica, in Estremadura o a Cuenca la guerra privata o feudale rispondeva talvolta, almeno in parte, a una rivalità economica, sia essa di origine commerciale o agricola o per il controllo di determinate entrate.» (pag 298, 299; trad.d.r.)”,”SPAx-027-FSL”
“EUCHNER Walter”,”La filosofia politica di Locke.”,”John LOCKE, filosofo e pensatore politico inglese (Wrington 1632-Oates 1704). Figlio di un medio proprietario terriero, seguì gli studi universitari a Oxford, ma l’ambiente non gli riuscì congeniale; vi conobbe tuttavia alcune figure significative, tra cui il rettore Owen, un puritano abbastanza tollerante, che ebbe una qualche influenza sul suo pensiero politico. Del 1664 è il saggio Essay on the Law of Nature. Nel 1666 accaddero due eventi decisivi per la sua vita: iniziò lo studio della medicina, che gli avrebbe consentito di restare all’università senza prendere gli ordini religiosi, e conobbe Anthony Ashley Cooper, il futuro conte di Shaftesbury, che lo accolse in casa, dapprima come medico, poi come tutore del figlio, in seguito come consigliere su ogni questione pubblica e privata, e lo introdusse nel mondo dell’alta politica londinese, nominandolo successivamente segretario alle presentazioni e segretario per il commercio e le piantagioni (1673); ma soprattutto fu il”,”TEOP-057″
“EUDES Dominique”,”Les kapetanios. La guerra civile grecque de 1943 à 1949.”,”EUDES Dominique è un giornalista. Ha 34 anni (nel 1970). Si è laureato in diritto. Ha fatto reportages e scritto soggetti per film. Questo è il suo primo libro. La guerra civile greca fece 600 mila morti.”,”GREx-005″
“EULERO (Leonhard EULER), a cura di Gianfranco CANTELLI”,”Lettere a una principessa tedesca. Volume primo.”,”Eulero (Basilea 1707 – Pietroburgo 1783) operò soprattutto nel campo della matematica pura; la sistematizzazione e la riformulazione dell’analisi che si trova nelle sue opere è alla base della matematica moderna e della teoria delle funzioni.”,”SCIx-287-FL”
“EULERO (Leonhard EULER), a cura di Gianfranco CANTELLI”,”Lettere a una principessa tedesca. Volume secondo.”,”Eulero (Basilea 1707 – Pietroburgo 1783) operò soprattutto nel campo della matematica pura; la sistematizzazione e la riformulazione dell’analisi che si trova nelle sue opere è alla base della matematica moderna e della teoria delle funzioni.”,”SCIx-290-FL”
“EURIPIDE, a cura di Filippo Maria PONTANI”,”Tutte le tragedie. Alcesti, Medea, Ippolito, Eraclidi, Ecuba, Andromaca, Supplici, Eracle, Troiane, Elettra, Elena.”,”v. introduzione “”Il morto giace e il vivo si dà pace”” (pag 37) Eracle: Tra l’ essere e il non essere ci corre. Admeto: Questo lo credi tu: per me è diverso. (pag 42) Corifea: Strane le congiunture degli eventi! Norme fatali assegnano le parti: rendono amici nemici implacabili, chi fu benigno lo rendono ostile (pag 206) Ecuba: “”Ah! Non c’è proprio nessuno che sia libero. Si è schiavi del denaro o della sorte, i cittadini o le leggi impediscono di regolarsi come ognuno crede.”” (pag 207) Ecuba: “”Gli amici si conoscono nei guai: ce n’è fin troppi nella buona sorte.”” (pag 216) Corifeo: “”Anche se sono lenti nel parlare, gli uomini retti trovano materia per dichiarare le loro ragioni””. (pag 304) Corifea: “”Non c’è fortuna fuori di giustizia: nel giusto è la speranza di salvezza””. (pag 458) Elena: “”I peggiori hanno spesso più fortuna”” (pag 463) Dioscuri: ‘I generosi non sono odiati dagli dèi: le pene sono proprie di chi non conta nulla”” (pag 477) “”L’ opera euripidea è certo l’ opera delle contraddizioni. Ora è un desolato pessimismo sulla vita degl uomini o sugli aspetti dell’ anima umana, ora un sogno utopistico che non esclude del tutto la speranza (…)””. (pag 12, introduzione) “”Euripide è il poeta della ricerca””. (pag 12, introduzione) “”Perché ti struggi? Le sventure, prima o poi gli dèi su tutti gli uomini le mandano.”” (pag 243) “”Il morto giace e il vivo si dà pace”” (pag 37) Eracle: Tra l’ essere e il non essere ci corre. Admeto: Questo lo credi tu: per me è diverso. (pag 42) Corifea: Strane le congiunture degli eventi! Norme fatali assegnano le parti: rendono amici nemici implacabili, chi fu benigno lo rendono ostile (pag 206) Ecuba: “”Ah! Non c’è proprio nessuno che sia libero. Si è schiavi del denaro o della sorte, i cittadini o le leggi impediscono di regolarsi come ognuno crede.”” (pag 207) Ecuba: “”Gli amici si conoscono nei guai: ce n’è fin troppi nella buona sorte.”” (pag 216) Corifeo: “”Anche se sono lenti nel parlare, gli uomini retti trovano materia per dichiarare le loro ragioni””. (pag 304) Corifea: “”Non c’è fortuna fuori di giustizia: nel giusto è la speranza di salvezza””. (pag 458) Elena: “”I peggiori hanno spesso più fortuna”” (pag 463) Dioscuri: ‘I generosi non sono odiati dagli dèi: le pene sono proprie di chi non conta nulla”” (pag 477)”,”VARx-213″
“EURIPIDE”,”Tragedie.”,” Oreste: Qual pur tu sei, temenza hai della morte, Che da’ travagli a liberar ti viene? Il Frigio: L’uom, benchè servo, ama veder la luce. Oreste: Ben ragioni. Prudenza ti fa salvo; Ma dentro va’. Il Frigio: Tu non m’uccidi adunque? Oreste: No. Il Frigio: Bel detto quest’è. Oreste: Ma poi consiglio Mutar potremmo. Il Frigio: Oh! non bel detto è questo (…) (pag 176)”,”VARx-519″
“EURIPIDE, a cura di Umberto ALBINI e Anna Maria MESTURINI”,”Elena – Ione.”,”‘Elena (412 aC) e Ione (418-410 aC) soo entrambi “”drammi del caso””: in essi il destino delle due protagoniste, Elena e Creusa, non è risolto da un provvidenziale ‘deus ex machina’, ma preda di un cieco moto di eventi che ostacolando, mutando e deviando i loro progetti e le loro azioni ne fa risaltare la compessa e contraddittoria umanità. In queste due tragedie di tono quasi romanzesco Euripide si affianca all’osservazione psicologica, sempre profonda e arguta, il gioco agile e leggero della fantasia e un insolito gusto per l’esotismo, che lasciano affiorare qua e là tratti più distesi quasi da commedia’. (quarta di copertina)”,”VARx-040-FGB”
“EVANS Richard J. a cura; saggi di Michael GRÜTTNER James S. ROBERTS David F. CREW Stefan BAJOHR Eve ROSENHAFT Dick GEARY”,”The German Working Class 1888-1933. The Politics of Everyday Life.”,”Richard J. EVANS è Lecturer in European History all’Univ of East Anglia. Oltre ad EVANS che è autore dell’introduzione, i saggi sono di Michael GRÜTTNER, James S. ROBERTS, David F. CREW, Stefan BAJOHR, Eve ROSENHAFT, Dick GEARY.”,”MGEx-041″
“EVANS David Owen”,”Le socialisme romantique. Pierre Leroux et ses contemporains.”,”Contiene: Il socialismo di Victor Hugo (pag 166-192) “”La forma di questa società nuova sarà repubblicana e democratica. Il socialismo di Leroux è un socialismo democratico; è quello che lo distingue da molti altri sistemi dell’ epoca. Né Saint-Simon, né Fourier, né Proudhon sono democratici; con Pecqueur, presso cui si rilevano delle tracce dell’ autoritarismo sansimoniano, Cabet, e Louis Blanc (senza parlare di Lamennais che è fuori del movimento). Leroux è il solo partigiano del sistema democratico tra i socialisti dell’ epoca romantica””. (pag 77-78)”,”SOCU-126″
“EVANS John Lewis”,”The Communist International 1919-1943.”,”John L. Evans (1930-) Pennsylvania comincia la sua carriera alla Yale University nel 1948. Dopo due anni è arruolato nell’esercito presso l’Army Language School dove studia il russo. Quindi viene mandato in Germania come interprete. Alla fine della leva torna all’insegnaamento alla Georgetown University e più tardi alla University of North Carolina dove riceve il Ph.D. in History nel 1967. Infine è insegnante al St. Albany School di Washington (1973).”,”INTT-004-FL”
“EVANS Richard J. GEARY Dick a cura; saggi di BESSEL Richard HARVEY Elizabeth HOMBURG Heidrun KRAMER Helgard MCELLIGOTT Anthony NIEHUSS Merith PEUKERT Detlev ROSENHAFT Eve WULFF Birgit”,”The German Unemployed. Experiences and Consequences of Mass Unemployment from the Weimar Republic to the Third Reich.”,”Richard J. Evans was born in Woodford, Essex in 1947 and studied Modern History at Jesus College, Oxford, graduating in 1969. From 1969 to 1972 he studied at St. Antiny’s College, Oxford, holdinga Hanseatic Scholarship from the FVS foundation in Hamburg and Berlin from 1970 to 1972 and gaining his doctorate in 1972. From 1972 to 1976 he taught at Stirling University, and since 1976 he has been on the faculty of the university of East Anglia, Norwich, becoming Professor of European history in 1983. His latest book, Death in Hamburg: Society and Politics in the Cholera Years 1830-1910, is to be published in 1987. Dick Geary was born in Leicester in 1945 and studied History at King’s College Cambridge, from 1964 to 1970, gaining his doctorate in 1971. From 1970 to 1973 he was a Research Fellow of Emmanuel College, Cambridge, and from 1973 Lecturer at the university of Lancaster, where he is currently Senior Lecturer in German Studies. He is the author of European Labour Protest 1848-1939, and of numerous articles on Marxist theory, the German labour movement, and unemploymet in the Weimar Republic, his latest book, Revolution and the German Working Class 1848-1933, is due to be published in 1987. List of figures, List of Tables, List of Abbreviations, preface, notes on contributors, index.”,”MGEK-014-FL”
“EVANS R.J.W. POGGE VON STRANDMANN Hartmut a cura; saggi di Michael HOWARD Z.A.B. ZEMAN R.J.W. EVANS D.W. SPRING Hartmut POGGE VON STRANDMANN Richard COBB Michael BROCK”,”The Coming of the First World War.”,”Saggi di Michael HOWARD Z.A.B. ZEMAN R.J.W. EVANS D.W. SPRING Hartmut POGGE VON STRANDMANN Richard COBB Michael BROCK Tamburi di guerra dalla crisi di Agadir “”The first [common assumption] was that war was inevitable. The now much-quoted statement made by General von Moltke at the so-called Council of War in December 1912, ‘I hold war to be inevitable, and the sooner the better’ (14), can be paralleled with comparable expressions by responsible figures in every army in Europe. They may have differed over the second part of the sentence – whether it was better to get it over with quickly or wait for a more favourable moment – but from 1911 onward it is hard to find any military leader suggesting that war could or should any longer be avoided. The change of mood in the summer of that year, provoked by the Agadir crisis, was very marked. In France a new political leadership appointed new military chiefs, who belatedly and desperately began to prepare their ramshackle army for the test of war. The Dual Alliance was reactivated, Russian mobilization schedules were speeded up, and the Great Programme of Russian military modernization was set on foot. In Germany the agitation began which contributed so powerfully to the massive increase in the military strength of the German army. In Britain the government gave its blessing to the army’s plans for sending the British Expeditionary Force to France, and Winston Churchill was sent to the Admiralty to bring the navy into line. The extent to which war was generally regarded as inevitable or desirable by the public as a whole is still difficult to gauge – though if the ‘distant drummer’ penetrated into the summer idylls of A.E. Housman it is reasonable to suppose that less remote figures found the sound pretty deafening. But certainly for the military the evidence is overwhelming that the question in their mind was not ‘whether’ but ‘when’. They saw their job as being, not to deter war, but to fight it”” (saggio di Michael Howard ‘Europe on the Eve of the First World War’) (pag 10)”,”QMIP-212″
“EVANS Richard J.”,”The Third Reich in Power 1933-1939.”,”Richard J. Evans (Londra, 1947) insegna Storia moderna alla Cambridge University. Tra i suoi libri ricordiamo: Death in Hamburg, The Feminist Movement in Germany 1894-1933, Hitler’s Shadow, Rituals of Retribution, Fraenkel Prize per la Storia contemporanea, Negare le atrocità di Hitler, In difesa della storia,”,”GERN-010-FL”
“EVANS Richard J.”,”La nascita del Terzo Reich.”,”Richard J. Evans (Londra, 1947) insegna Storia moderna alla Cambridge University. Tra i suoi libri ricordiamo: Death in Hamburg, The Feminist Movement in Germany 1894-1933, Hitler’s Shadow, Rituals of Retribution, Fraenkel Prize per la Storia contemporanea, Negare le atrocità di Hitler, In difesa della storia,”,”GERN-023-FL”
“EVANS Richard J.”,”The Coming of the Third Reich.”,”Richard J. Evans (Londra, 1947) insegna Storia moderna alla Cambridge University. Tra i suoi libri ricordiamo: Death in Hamburg, The Feminist Movement in Germany 1894-1933, Hitler’s Shadow, Rituals of Retribution, Fraenkel Prize per la Storia contemporanea, Negare le atrocità di Hitler, In difesa della storia, List of illustrations, List of Maps and Diagrams, Preface, notes, Bibliography, index,”,”GERN-024-FL”
“EVANS Richard J.”,”Proletarians and Politics. Socialism, protest and the working class in Germany before the First World War.”,”Richard J. Evans (Londra, 1947) insegna Storia moderna alla Cambridge University. Tra i suoi libri ricordiamo: Death in Hamburg, The Feminist Movement in Germany 1894-1933, Hitler’s Shadow, Rituals of Retribution, Fraenkel Prize per la Storia contemporanea, Negare le atrocità di Hitler, In difesa della storia, List of illustrations, Preface, Notes, Index,”,”MGEx-038-FL”
“EVANS Richard J.”,”La nascita del Terzo Reich.”,”Richard J. Evans (Londra, 1947) insegna Storia moderna alla Cambridge University. Tra i suoi libri ricordiamo: Death in Hamburg, The Feminist Movement in Germany 1894-1933, Hitler’s Shadow, Rituals of Retribution, Fraenkel Prize per la Storia contemporanea, Negare le atrocità di Hitler, In difesa della storia. “”I nazisti stavano per avviare la realizzazione di un’utopia razziale: una nazione di eroi di razza pura si sarebbe preparata nel più breve tempo e nel modo più completo possibile alla prova suprema della superiorità razziale tedesca – una guerra che avrebbe schiacciato e annientato i suoi nemici e instaurato un nuovo ordine europeo il cui fine ultimo era la dominazione del mondo”” (pag 497)”,”GERN-001-FER”
“EVANS William”,”Come preparare i sermoni.”,”L’autore, William Evans ha pubblicato pure ‘The Great Doctrines of the Bible’. Durante la sua vita fu collegato col Moody Bible Institute e il Bible Institute di Los Angeles. È morto all’età di ottant’anni nel 1950. “”Non basta che l’uomo ‘comprenda’ la verità, si deve far sì che la ‘senta’”” (pag 71)”,”RELP-001-FAP”
“EVE Michael FAVRETTO Anna Rosa MERAVIGLIA Cinzia”,”Le disuguaglianze sociali.”,”Michael Eve insegna Sistemi sociali comparati all’Università del Piemonte Orientale (sede di Alessandria). Anna Rosa Favretto insegna Sociologia della famiglia all’Università del Piemonte Orientale (Sedi di Asti e Novara). Cinzia Meraviglia insegna Metodologia delle scienze sociali all’Università del Piemonte Orientale (sede di Alessandria).”,”TEOS-034-FL”
“EVOLA Julius”,”Il mito del sangue.”,”Julius Evola, pseudonimo di Giulio Cesare Evola (Roma, 19 maggio 1898 – Roma, 11 giugno 1974), è stato un filosofo, pittore, poeta, scrittore ed esoterista italiano. (wik)”,”GERN-001-FFS”
“EVTUHOV Catherine STITES Richard”,”A History of Russia: Peoples, Legends, Events, Forces. Since 1800.”,”Catherine Evtuhov, Richard Stites, Georgetown University. Preface, Suggested Readings, Rulers of Various States, Index, Table, Illustrazioni, Cartine, foto, A Note on Dates and Transliteration,”,”RUSx-104-FL”
“EYCK Erick”,”Storia della Repubblica di Weimar 1918 – 1933.”,”EYCK Erick è nato nel 1878. Dopo gli studi in legge intraprese la carriera di magistrato presso la Corte d’ Appello di Berlino. Costretto a lasciare la Germania poté dedicarsi agli studi storici. In Inghilterra fu chiamato dalla famiglia GLADSTONE per ordinare l’ archivio di famiglia e da quella occasione nacque il suo libro su GLADSTONE. Lavorò poi alla monumentale biografia di BISMARCK in tre volumi (l’ edizione italiana è ridotta). A lavori di storia inglese su PITT e FOX è seguita una monografia sulla personalità di GUGLIELMO II. E’ morto a Londra nel 1964.”,”GERG-001″
“EYCK Erich KAEGI Werner VALSECCHI Franco NAMIER L.B. SPELLANZON Cesare JEMOLO C.A. MATURI Walter BARBAGALLO Corrado BOURGIN Georges RODOLICO Niccolò RENOUVIN Pierre CESSI Roberto SALVATORELLI Luigi, relazioni; CORTESE Nino MARCHETTI Leopoldo LABROUSSE Ernest JANOSSY Denes FALCO Giorgio, interventi”,”Il 1848 nella storia d’ Europa. Convegno di scienze morali storiche e filologiche. 4-10 Ottobre 1948.”,”Relazioni di EYCK Erich KAEGI Werner VALSECCHI Franco NAMIER L.B. SPELLANZON Cesare JEMOLO C.A. MATURI Walter BARBAGALLO Corrado BOURGIN Georges RODOLICO Niccolò RENOUVIN Pierre CESSI Roberto SALVATORELLI Luigi; Comunicazioni di CORTESE Nino MARCHETTI Leopoldo LABROUSSE Ernest JANOSSY Denes FALCO Giorgio. Contiene il saggio ‘Atteggiamenti dei gruppi sociali nel Risorgimento italiano (1796-1848) (N. RODOLICO).”,”QUAR-047″
“EYCK Erich”,”Storia della Repubblica di Weimar. (1918-1933).”,”Erich Eyck nacque nel 1878. Dopo gli studi in legge, intraprese la carriera di magistrato presso la Corte d’Appello di Berlino. Costretto a lasciare la Germania. poté dedicarsi completamente agli studi storici. In Inghilterra, fu chiamato dalla famiglia Gladstone per ordinare l’archivio di famiglia, e da quella occasione nasceva il suo libro Gladstone. Continuava intanto a lavorare alla monumentale biografia di Bismarck (Bismarck, Leben und Werke, in tre volumi, di cui lo stesso autore ha compiuto una nutrita riduzione per l’edizione italiana, apparsa nel 1950 presso Einaudi). A lavori di storia inglese su Pitt e Fox è poi seguita nel 1951 una monografia centrata sulla personalità di Guglielmo II (Das persönliche Regiment Wilhelms II). Eyck è scomparso il 23 giugno del 1964 a Londra.”,”GERG-004-FL”
“EYRAUD Francois SAGET Catherine”,”L’ essentiel sur les salaires minimums dans le monde.”,”””Le résultat de cette comparaison montre clairement que le salaire minimum n’a pas d’effet significatif sur le chômage des travailleurs à bas salaires (pour être tout à fait exact, sur la probabilité d’emploi ‘moyenne’ de ce groupe). Mais l’ étude de Yuen (2003) va plus loin et montre qu’il existe, en fait, un effett négatif clair sur l’ emploi mais affectant soulement un sous-groupe de travailleurs à bas salaires. Ainsi, un Canada, les revalorisations du salaire minimum diminuent l’ emploi des travailleurs à bas salaires dont la productivité et le niveau de qualification sont les plus faibles et qui n’ont que peu de perspectives de trouver un emploi mieux rémunéré. En revanche, elles sont associées à une augmentation de l’emploi d’autres catégories dont le salaires sont aussi bas mais dont les perspectives de promotion sont plus ouvertes. Il s’agit, par exemple, d’étudiants ou de travailleurs temporainement “”piégés”” dans un emploi à bas salaire mais dont la qualification leur laisse toutes les chances de trouver un meilleur emploi plus tard. Ainsi, les revalorisations du salaire minimum n’affectent pas toujours de facon homogène le niveau de l’ emploi des travailleurs payés aux alentours du salaire minimum.”” (pag 75)”,”CONx-147″

Biblioteca Isc ordinata per nome autore, D3

“DJILAS Milovan”,”La nueva clase. Un analisis del regimen comunista.”,”contiene con dedica e firme”,”RUSU-119″
“DLUBEK Rolf KRAUSE Hans-Dieter KUNDEL Erich RUSCHINSKI Heinz SKAMBRAKS Hannes a cura”,”Beiträge zur Marx/Engels-Forschung.”,”Saggi di Ernst DIEHL Rolf DUBLEK Ursula HERRMANN Martin HUNDT Werner ETTELT Eberhard HACKETHAL Eike KOPF Vera WRONA Hannes SKAMBRAKS Hans-Dieter KRAUSE Jutta SEIDEL Manfred MÜLLER Karl-Heinz SCHWANK Renate LEUSCHNER e Hans-Joachin NEUMANN Saggio sul lavoro di Lenin sul Capitale di Marx (pag 176-182)”,”MADS-558″
“DLUBEK Rolf MALYSCH Alexander KUNDEL Erich GOLMAN Lew JAHN Wolfgang NIETZOLD Roland WYGODSKI Witali TAUBERT Inge LEWIOWA Sofia HUNDT Martin FISCHER Bernd JUNGNICKEL Jürgen”,”Marx-Engels-Jahrbuch. 1.”,”Redazione per il primo volume: KUNDEL Erich BARTH Evelin BERGEMANN Waltraud GEYER Karlheinz TARTAKOWSKI Boris WINKELMANN Therese Contiene molte lettere di Arnold Ruge a personaggi terzi che riguardano l’attività e l’opera di Marx ed Engels negli anni 1841-1846″,”MADS-562″
“D.O.”,”Communiste et / ou féminisme?. Introduction sommaire aux débats du PCF dans les années 20.”,”””Per via dei suoi principi, per il rinnovamento del quadro stesso della vita, la società comunista non può mancare di aiutare alla liberazione delle donne”” (Revue Communiste, n. 1, mars 1920)”,”PCFx-117″
“DOAN Leland I.”,”Willard Henry Dow (1897-1949) President of the Dow Chemical Company.”,”Fondo Palumberi Leland I. Doan member of the Newcomen Society President of the Dow Chemical Company Midland Michigan.”,”ECOG-061″
“DOBB Maurice”,”Teoria economica e socialismo.”,”Contiene i capitoli: ‘Una conferenza su Lenin’ e ‘Una conferenza su Marx'”,”TEOC-004″
“DOBB Maurice”,”I salari.”,”Uscito per la prima volta nel 1928, il volume è stato ampiamente aggiornato nelle successive edizioni. Maurice Herbert DOBB è nato a Londra nel 1900. Dopo aver insegnato all’Univ di Londra, è stato poi (dagli anni 1960) Prof di economia al Trinity College di Cambridge. Oltre a ‘Wages’ ha scritto varie opere: -Political Economy and Capitalism (1937) -Studies in the Developmetn of Capitalism (1946) -Soviet Economic Development since 1917 (1947) -Economic Theory and Socialism, Collected Papers (1955) -An Essay on Economic Growth and Planning 1960 All’epoca dell’uscita di questo libro in Italia stava curando insieme a Piero SRAFFA l’edizione completa delle opere di David RICARDO”,”SIND-013″
“DOBB Maurice H.”,”Economia politica e capitalismo.”,”Maureice DOBB, nato nel 1900, ha studiato a Cambridge. Ha insegnato nelle Università di Cambridge, Londra, Delhi. E’ membro del Trinity College, a Cambridge.”,”MADS-250″
“DOBB Maurice GRUPPI Luciano WILDMAN Allan BASSO Lelio DEMICHEL Francine LORENZ Richard FLEISCHER Helmut, saggi di”,”Storia del marxismo contemporaneo. Volume quinto. Lenin.”,”Saggi di DOBB Maurice GRUPPI Luciano WILDMAN Allan BASSO Lelio DEMICHEL Francine LORENZ Richard FLEISCHER Helmut”,”MADS-285″
“DOBB Maurice”,”Sviluppo economico e paesi sottosviluppati.”,”””L’ evidenza suggerisce che il principale fattore di depressione qui operante è il crescente livello di capacità industriale, la cui presenza scoraggia l’ investimento e le innovazioni e crea uno stato d’ animo di “”paura della capacità produttiva””, di timore che questa, generalizzandosi, riduca il valore del capitale investito nella capacità produttiva esistente. Perciò un recente studio americano sottolinea che la capacità produttiva dell’ industria manifatturiera statunitense è più che raddoppiata rispetto al 1943 (anno che costituisce la punta massima del periodo bellico), di fronte ad un aumento della produzione di poco superiore al 20%; pertanto, quasi la metà della esistente capacità produttiva risulta inutilizzata. Questo eccesso di capacità, in effetti, coesiste negli Stati Uniti con un cospicuo margine di disoccupazione- margine che mostra tutti i sintomi di voler diventare cronico, e aumentare anziché diminuire.”” (pag 74)”,”PVSx-024″
“DOBB Maurice”,”An introduction to economics.”,”DOBB Maurice, M.A., Lecturer in Economics in the University of Cambridge. Teoria utilitarismo, Jevons, edonismo consumatori. “”Nella ‘new economics’, perciò, non era più una questione di cercare una singola “”causa”” di valore, un primario costituente o principio a cui tutte le questioni dello scambio e della distribuzione poteva essere correlati. Non c’era più bisogno (…) di analizzare ogni cosa in termini di ciò che era virtualmente un singolo fattore di produzione – un comune termine di costo reale in relazione al quale le differenze qualitative potevano essere risolte.”” (pag 76)”,”ECOT-100″
“DOBB Maurice”,”Etudes sur le développement du capitalisme.”,”Il capitale mercantile nei Paesi Bassi. “”Ma dal XIII secolo, una rivolta degli artigiani mise in questione questa egemonia dei grandi capitalisti: questa rivolta sembra in qualche caso essere stata favorita e incoraggiata dalla Chiesa (per esempio, a Liegi) e da certe frazioni della nobiltà, e si unirono i produttori dei settori d’ attività nuovamente controllati dai capitalisti. Nel 1225, un sollevamento si produsse a Valenciennes, nel corso del quale i magistrati patrizi furono deposti e venne istituita una comune. Essa fu, però, soppressa dopo l’ assedio e la conquista della città. Vent’anni dopo, un’altra ondata di scioperi si diffuse nelle città fiamminghe; ci fu una breve rivolta a Dinant, poi varie insurrezioni infruttuose a Gand – che portarono alla secessione degli artigiani che formarono una comunità indipendente nel Brabant. A questo punto, il patriziato riuscì a conservare la sua posizione con una violenta repressione””. (pag 166)”,”ECOI-176″
“DOBB Maurice”,”The Discussions of the 1920’s about Building Socialism.”,”Crisi delle forbici. “”The economic issues of the middle and late 1920’s and the policy-differences towards them first came to light in the so-called “”scissors crisis”” of 1923. The economic difficulties experienced in the summer and autumn of that year were so-called because of a diverging trend of the prices of agricultural products and the prices of industrial products: when depicted on a graph the curves representing these trends evoked the kind of image which the term “”scissors”” implied. For some months the gap between the two continued to widen, agricultural prices falling and industrial prices as been declining, especially in village markets and in rural townships; and by October (the month of the widest opening of the “”scissors””) the ratio of industrial to agricultural prices stood at more than 3:1 as compared with the ratio that had prevailed in pre-war days (treated as 1:1). This represented a drastic shift in the terms of trade between industry and agriculture to the disadvantage of the latter.”” (pag 143)”,”INTT-231″
“DOBB Maurice HILTON Rodney HOBSBAWM Eric MACZAK Antoni MAZZEI Franco MERRINGTON John SOBOUL Albert WALLERSTEIN Immanuel”,”Dal feudalesimo al capitalismo.”,”A. ADO, Le mouvement paysan pendant al Révolution francaise, Editions de l’ Université de Moscou, 1971 ‘Lezioni sulla storia dello sviluppo del capitalismo giapponese (Hihon shihonshgi hattatsu-shikoza). Scritto dal gruppo Koza (ex membri studiosi e simpatizzanti del partito comunista giapponese (1932-33). (pag 96) “”Le rivolte contadine, che raggiunsero un crescendo con l’intensificazione delle corvées nel contesto della scarsità di manodopera del XIV secolo, furono “”altrettanto inseparabili dal regime signorile come gli scioperi lo sono per il capitalismo su vasta scala”” (Bloch). Il duraturo mito storico dei contadini passivi (malgrado la prova ovvia contemporanea del contrario) dev’essere messo a confronto con questo ruolo chiave nel provcare la crisi dell’economia dominicale, la sopravvivenza dei contadini nella maggior parte d’Europa e – soprattutto – la loro vittoria in Francia nel 1789.”” (John Merrington) (pag 62) “”La riflessione teorica e la discussione storica sui modi della transizione dal feudalesimo al capitalismo hanno avuto come punto di partenza la problematica fissata da Marx nel Libro III del ‘Capitale’, capitolo XX, “”Cenni storici sul capitale commerciale””, passaggio di cui non ci sembra inutile riportare qui l’essenziale: “”Il passaggio dal modo di produzione feudale si compie in due maniere. Il produttore diviene commerciante e capitalista, si oppone all’economia agricola naturale ed al lavoro manuale stretto in corporazioni dell’industria medievale urbana. Questo è il cammino realmente rivoluzionario. Oppure il commerciante si impadronisce direttamente della produzione. Questo ultimo procedimento, sebbene storicamente rappresenti una fase di transizione (…) non porta in sé e per sé alla rivoluzione dell’antico modo di produzione che esso invece conserva e salvaguarda come sua condizione””””. (Albert Soboul) (pag 78)”,”ECOI-228″
“DOBB Maurice PIETRANERA Giulio POULANTZAS Nicos RIESER Vittorio BANFI Rodolfo MARX Karl”,”Estudios sobre El Capital.”,”Contiene di Karl Marx, Glosse marginali al “”Trattato di economia politica”” di Adolph Wagner (pag 169-185) La sintesi delle scoperte di Marx in economia è di Rubel A más de cien años de su aparición, El capital sigue siendo objeto de denodados esfuerzos clasificatorios. ¿Es una obra de economía o más bien un esbozo de sociología marxista? ¿La fundamentación de una filosofía radicalmente nueva o una metafísica hegelianizante de la economía? ¿Pertenece al campo de la ciencia o de la ideología? La polémica parece no tener solución si se quiere resolverla anteponiendo a las interpretaciones existentes otras que aparezcan como más acertadas. Parece necesario asumir estas corrientes en lo que puedan tener de históricamente justificadas desde el punto de vista del movimiento socialista. Todas ellas son integrables en una historia del marxismo como movimiento de transformación social. Este libro reúne una serie de trabajos referidos a los problemas de metodología que suscita El capital. En ellos se expresan distintas corrientes interpretativas, algunas ortodoxas, como la de Maurice Dobb; otras, dellavolpianas (Pietranera) o althusserianas (Poulantzas). Los trabajos de Rieser y Banfi tienen un planteamiento original y rompen con las concepciones habituales acerca del concepto de “apariencia” y de la existencia o no de una teoría del valor en El capital. Para facilitar la lectura del texto banfiano hemos agregado una nueva traducción de las conocidas “Glosas a Wagner”, de Marx, y una síntesis de los principales descubrimientos que el propio Marx considera que deben serle atribuidos, y que fueran preparadas por Maximilien Rubel.”,”MADS-451″
“DOBB Maurice”,”Argumentos sobre el socialismo.”,”””Basta decir que la interpretacíon económica de la expansión colonial y de la rivalidad entre los países imperialistas no corresponde en modo alguno en exclusiva a los marxistas. A este respecto, recordemos los trabajos publicados por autores no marxistas de conocido renombre, tales como J.A. Hobson (‘Imperialismo’) y Leonard Woolf (‘Imperio y Comercio en Africa e Imperialismo Económico’).”” (pag 50-51) Le personnage de Léonard Woolf m’a semblé illustrer ce que nous nous efforçons de cerner ici : l’idée coloniale et ses contradictions, vue, cette fois, d’une perspective Britannique. Tout d’abord, pourquoi cette appellation « d’impérialiste malgré soi » (unconscious imperialist) dont se qualifie Leonard Woolf ? Parce que son parcours intellectuel, sa biographie, sont des paradoxes vivants[1]. Woolf, né en 1880, appartient à cette élite anglaise du tournant du XXe siècle laquelle, à l’Université de Cambridge, appartient à un cénacle, le club des Apôtres (Apostles) et annonce le mouvement intellectuel de l’après Première Guerre Mondiale, le “”Bloomsbury Group””. En firent partie l’économiste John Maynard Keynes, le poète R. C. Trevelyan, le romancier E.M. Forster, surtout, l’épouse de Woolf, Virginia Stephen, la grande romancière anglaise de l’entre-deux guerres : Virginia Woolf. Excentriques, avant-gardistes en littérature et en peinture, non-conformistes, ces jeunes intellectuels prônaient et adoptaient des attitudes qui choquaient leurs contemporains imprégnés de morale victorienne. L’amour libre, le ménage à trois, l’homosexualité bien sûr, faisaient partie de leur apostolat. Plus inattendu, pour un futur « impérialiste », Woolf était issu d’une famille de la bourgeoisie israélite libérale, minorité qui venait, en 1846 seulement, d’obtenir son émancipation civique. On le voit, peu de choses prédisposaient Léonard Woolf à devenir un agent – modèle et efficace – de l’Empire Britannique à son apogée. La double allégeance de Woolf à des convictions progressistes en même temps qu’une fidélité sans faille au système colonial, ressort de la mise en miroir de deux textes : le tome 2 de son autobiographie Growing et le Journal Officiel (Diaries in Ceylon) de ses années ceylanaises. Plus tard, fondateur des célèbres éditions Hogarth Press[2], Woolf deviendra socialiste et théoricien de l’anti-colonialisme, politologue, pacifiste et inspirateur de la Société des Nations dans l’entre-deux-guerres. En 1904, les talents de gestionnaire de Woolf, sa maîtrise du droit, la nécessité de trouver un emploi, surtout, vont en faire un administrateur colonial de premier ordre comme en témoignera sa promotion rapide dans les rangs de l’administration à Ceylan. Déçu de n’avoir pas pu intégrer l’administration coloniale des Indes – à 22 ans, il était trop âgé – Woolf réussit en 1904 le concours de l’administration coloniale Ceylanaise où il va passer sept années de sa vie. Dans son Journal Officiel, on lira à travers les rapports adressés à sa hiérarchie, les qualités attendues d’un colonial Britannique impeccable : fierté d’être Anglais, courage, acharnement au travail, sens du devoir. Désormais fonctionnaire, accompagné de son chien Charles et des œuvres complètes de Voltaire en 90 volumes[3], Woolf s’embarque à 23 ans pour Ceylan. À bord du navire qui l’emmène aux colonies, il observe d’un regard ironique la division en castes, les rivalités qui s’opèrent parmi les Anglais qui rejoignent leur poste. Il y a tout d’abord les fonctionnaires coloniaux, la crème de la crème, à laquelle il appartient, puis les militaires, les planteurs, enfin les hommes d’affaires. Administrateur stagiaire[4] il sera d’abord affecté au Nord de l’île, à Jaffna, où prédominent la culture et la population tamoules. En ce début du XXe siècle, l’Empire offrait en spectacle au jeune homme tout ce que ses origines, sa sensibilité et sa formation intellectuelles l’incitaient à mépriser. Une stricte ségrégation raciale, l’idée que l’homme blanc était placé par Dieu sur terre pour gouverner les « races inférieures » selon la terminologie adoptée par les théoriciens du colonialisme. Thomas Macaulay, grand architecte de la politique éducative coloniale en Inde, avait formulé dès 1835 les objectifs que devait se fixer le système colonial britannique : Il nous faut former une élite qui deviendra notre interprète auprès des masses que nous gouvernons. Ce sera une élite indienne quant au sang et à la couleur, mais anglaise quant à ses goûts, ses opinions, ses paroles et son intellect[5]. Aussi bien, 50 ans plus tard en France, Jules Ferry faisait-il écho à Macaulay, dans un discours devant la Chambre des députés, du 29 juillet 1885, en déclarant : « Je répète qu’il y a pour les races supérieures un droit, parce qu’il y a un devoir pour elles. Elles ont le devoir de civiliser les races inférieures […] ». Woolf est cependant suffisamment habile pour comprendre que ses réticences par rapport à l’idéologie coloniale doivent être gardées par devers lui, son milieu n’ayant guère d’états d’âme quant aux vexations faites aux « indigènes ». Le jeune fonctionnaire comprend donc qu’il faut se couler dans le moule souhaité par les autorités qui ont insufflé à ces jeunes Britanniques un “”esprit de caste”” et qu’on ne saurait trahir. Cette attitude consiste à écarter tout sentiment personnel afin d’accomplir les objectifs fixés par le pouvoir. Surtout, il lui faut adopter un masque, ce qu’il appelle sa « carapace » afin nous dit-il, de « pouvoir y camoufler son intellect »[6]. Ce masque consiste essentiellement pour Woolf à passer pour un « good fellow »,« l’un des nôtres », aux yeux des autres Européens dont la vulgarité l’effare[7] Alors, par exemple, qu’il est personnellement convaincu que la pratique de la culture sur brûlis (chenas) est indispensable à la survie du petit paysan ceylanais, Woolf appliquera à la lettre les instructions officielles en refusant d’accorder cette possibilité à ses administrés. Cette mentalité coloniale à laquelle adhérait sans réserves un brillant jeune intellectuel ne laissait aucune place à des accommodements. Si l’on était en désaccord, alors il fallait démissionner, c’est exactement ce que fit Woolf en 1911 – comme fera George Orwell de la police Impériale Birmane en 1928. L’administration soumettait ses recrues fraîchement débarquées à Ceylan à un entraînement intensif dans ce qui serait leurs tâches. Nommé tout d’abord magistrat pour se perfectionner dans le droit et le système judiciaire, l’administrateur aspirant était ensuite affecté à un service administratif afin d’apprendre le fonctionnement de la bureaucratie locale (Kacheri) ; enfin, il recevait une affectation comme administrateur adjoint d’un district (Assistant Government Agent). Non la moindre des exigences était l’obligation pour le fonctionnaire de maîtriser les langues cinghalaise et tamoule[8]. Leonard Woolf se conforma en tous points à cette discipline, en particulier à l’apprentissage des vernaculaires locaux, parlés et écrits, estimé essentiels à l’efficacité d’un administrateur. Woolf va cependant trouver un exutoire aux frustrations ressenties comme agent de l’impérialisme Britannique : la littérature. Encouragé par E.M. Forster, l’auteur de Passage to India, son condisciple à Cambridge, Woolf s’attelle dès 1911, après sa démission et son retour en Angleterre, à la rédaction d’un des premiers romans coloniaux mettant exclusivement en scène des personnages « indigènes » (paysans ceylanais et cinghalais) : le Village dans la Jungle, publié en 1913[9]. Woolf considérera son œuvre comme un manifeste anti-impérialiste. Ce roman qui connut un succès d’estime en Angleterre est, depuis, devenu un classique de la littérature sri lankaise[10]. Les soupçons de Woolf concernant l’iniquité coloniale se vérifient dès son arrivée à Jaffna, en particulier par sa fréquentation du club de tennis exclusivement réservé aux Européens, il est particulièrement frappé par le racisme ambiant. Dans son autobiographie, Woolf reconnaîtra l’ambiguïté de sa position. Distant vis-à-vis de ce qu’il considère comme la vulgarité généralisée du personnel colonial, le jeune administrateur revêt le masque d’un officiel intransigeant sur le règlement et la discipline dans ses rapports avec la population : Tout cela me rendit extrêmement impopulaire et j’acquis parmi les Tamouls, plus tard, parmi les Cinghalais, la réputation d’être un administrateur sévère et peu amène. […]Mes intentions à l’égard [de mes administrés] étaient sincères – ajoute-t-il – mais quand bien même l’étais-je, me trouvant également avoir raison – ce qui n’était pas toujours le cas, ni la même chose – mes méthodes étaient trop brutales. Je jouais beaucoup trop le rôle de l’homme de pouvoir. Les difficultés et les conflits qui en résultaient me firent percevoir pour la première fois – confusément – les problèmes auxquels étaient confrontés un impérialiste[11]. Pourtant, maîtrisant parfaitement la langue tamoule, Woolf en vint à connaître avec exactitude les problèmes de caste et de hiérarchie au sein de la société tamoule de Jaffna pour laquelle il éprouve une sympathie évidente. Plus tard, le Journal Officiel de L. W. relatera les laborieuses médiations de l’auteur, affecté dans le sud de l’île, obligé d’arbitrer d’autres conflits entre castes, cinghalaises, cette fois. Notons au passage que cette fascination/aversion pour le système des castes venait naturellement aux Britanniques s’empressant, jusque sous les tropiques, on l’a vu, de créer leur propre système castéïque, et Woolf d’observer : « cette guerre de classe et cette haine entre Européens qui faisait curieusement partie en 1904 de l’Impérialisme Britannique en Asie »[12]. Posté à Kandy en 1907, l’ancienne capitale du royaume, Woolf élargit sa connaissance de Ceylan à la fréquentation de la société cinghalaise où perduraient les vestiges d’un féodalisme indigène, plus digne d’intérêt que l’étouffante atmosphère coloniale anglaise. Woolf avoue avoir découvert la population cinghalaise pendant ce séjour. Il la décrit avec enthousiasme, comme les gens les plus séduisants qu’il ait jamais rencontré : Tout ce qui avait trait aux Cinghalais m’enchantait.[…]. Ce sont de vrais montagnards, indépendants, aux belles manières, vifs et souriants […], isolés sur leurs hauts plateaux, immuables […]. C’était passionnant d’avoir affaire à eux après les Tamouls plutôt renfrognés de Jaffna […][13] . Mais le séjour à Kandy sera aussi l’occasion pour Woolf de participer aux tâches les plus répugnantes, voire, terrifiantes, du pouvoir colonial. En tant que fonctionnaire subalterne, il lui incombait de présider aux exécutions capitales ainsi qu’aux condamnations à la peine du fouet. Il lui fallut ainsi participer à six ou sept pendaisons. Son autobiographie relate l’une d’elles avec une ironie teintée de dégoût : Kandy était un endroit admirable […] qui n’avait jamais été si beau à mes yeux que ce petit matin-là, alors que je me tenais devant la potence de la prison de Bogambara, tous les yeux braqués sur moi, attendant que je donne le signal au bourreau d’ouvrir la trappe [….]. J’étais placé un peu plus haut que l’échafaud et devant moi s’étalaient, dans l’aube fraîche parcourue d’une douce brise, les magnifiques collines qui dominaient le lac.[14] Quant à la flagellation à l’aide du « chat à neuf queues », il la décrira comme une des choses les plus cruelles et barbares qu’il ait jamais vues, « pire », nous dit-il, « qu’une pendaison »[15]. Malgré tout, les exécutions capitales se révélèrent traumatisantes pour le jeune administrateur. Deux d’entre elles auxquelles il assista furent ratées, l’un des condamnés tomba de travers dans la trappe et « la tête de l’homme fut pratiquement arrachée du corps, tandis qu’un puissant jet de sang jaillit à un mètre, aspergeant l’échafaud et le prêtre qui s’y trouvait »[16]. Sans doute fallait-il un contrôle de soi tout Britannique, allié à un dédoublement de la personnalité, la fameuse carapace qu’il s’était forgée dès son arrivée, pour qu’un jeune homme de vingt-six ans sauve la face dans ces circonstances. Quant au régime carcéral colonial, Woolf le considérait encore plus cruel que le système pénal. Les conditions d’incarcération à Ceylan à l’époque étaient effectivement épouvantables : « Les prisonniers étaient confinés dans des cages comme les lions au zoo de Regent’s Park à Londres, deux, trois, ou même, quatre hommes se trouvant entassés dans chacune […] »[17]. Il n’y avait pas que les horreurs du système pénal colonial qui rebutaient Leonard Woolf à Ceylan. Curieusement, l’obligation de se mêler aux autres Européens de la colonie s’avérait tout aussi pénible psychologiquement. Pénible, car il s’efforçait de cacher ses vrais sentiments en maintenant une apparence flegmatique. À Kandy, comme partout dans l’Empire, le « Kandy Club » demeurait le centre d’une vie sociale à l’Européenne à laquelle le jeune administrateur se sentait totalement étranger. Ce qui le sauva fut la venue à Kandy de l’Impératrice française Eugénie – âgée de plus de 80 ans à l’époque – que Woolf réussit à charmer ainsi que son entourage par sa conversation et ses prévenances. Ayant géré de main de maître la visite que celle-ci rendit au temple de la dent du Bouddha, Woolf en retirera une promotion rapide auprès de ses supérieurs[18]. Sur un mode typique de l’ambiance féodale qui régnait parmi les Britanniques eux-mêmes, un autre tour de force accompli par notre administrateur aspirant jouant en faveur de cette promotion avait été un service éminent rendu au Gouverneur de Ceylan de l’époque. Sir Hugh Clifford, séducteur notoire (a tremendous lady’s man), avait demandé à Woolf d’organiser en l’honneur d’une de ses nouvelles conquêtes un spectacle de danses kandiennes ; le résultat dépassa toutes les espérances et permit à Woolf de se retrouver à 27 ans un des plus jeunes administrateurs adjoints de la colonie[19]. Son affectation suivante sera donc celle d’Assistant Government Agent (AGA) du district de Hambantota au sud de l’île, qu’il rejoint en 1908[20]. Ce district de la côte Sud qui représente 1.660 km2 comptait alors environ 100.000 habitants appartenant à diverses communautés : Cinghalais, Tamouls, Malais et Maures musulmans. Il était atypique des autres circonscriptions coloniales en ce que les deux moussons annuelles l’évitaient ce qui entraînait peu de précipitations et rendait la culture régulière des sols aléatoire. De larges lagunes le long de la côte fournissaient sa ressource principale, le sel, tandis qu’à l’intérieur, le riz (paddy) était cultivé principalement à l’aide de réseaux d’irrigation. Les cultures cédaient vite devant une jungle de plus en plus aride à mesure qu’on remontait vers le nord du territoire. Les habitants du district d’Hambantota comptaient ainsi parmi les plus pauvres de l’île. Pourtant la région avait été jadis une des premières de l’île à être occupée par les dynasties aryennes, un siècle au moins avant l’ère chrétienne. Elles y créèrent un puissant royaume à Tissamaharama. De ce passé glorieux, il restait à l’arrivée de Woolf, les vestiges de réservoirs et de systèmes d’irrigation que l’administration Britannique depuis 1850 s’efforçait de remettre en état[21]. Le Journal Officiel de Woolf qui couvre les années 1908-1911 est donc un compte-rendu des grandeurs et misères quotidiennes du labeur colonial. Source première irremplaçable ce texte relate les faits de manière assez neutre, sans s’encombrer de commentaires personnels. Ces Journaux Officiels remontaient aux premiers temps de l’administration coloniale à Ceylan au XIXe siècle. Étant donné l’isolement du pouvoir central par rapport au reste du pays, le mauvais état des routes, les lenteurs de la transmission des instructions et la collecte d’informations, il devint essentiel pour le Gouverneur et le Ministre des Colonies de suivre en détail la manière dont les fonctionnaires accomplissaient leurs tâches. Ainsi l’obligation de tenir un Journal quotidien (Official Diary) leur fut imposée dès 1808. Le Gouverneur Maitland dans des Instructions (Minutes) restées célèbres, exhortait ses fonctionnaires à faire preuve : […] de la plus grande modération et du plus grand respect envers tous les indigènes [natives] l’intérêt du gouvernement [colonial] n’est point de harceler ceux-ci afin d’en soutirer des profits immédiats, bien au contraire, l’unique objectif du gouvernement sera toujours la croissance économique de l’île, [but] qui ne saurait être atteint qu’en promouvant la prospérité et le bonheur des indigènes placés sous l’autorité de Sa Gracieuse Majesté[22]. Le Journal Officiel des administrateurs coloniaux constitua donc jusqu’au XXe siècle un outil essentiel de la bonne gouvernance impériale. À partir des années 1920 cependant, l’amélioration des communications et des transports dans la colonie, le resserrement du contrôle de l’administration centrale, rendirent cet outil obsolète[23]. Ces Journaux, comme celui de Woolf, comportaient quatre volets : tout d’abord ils relataient par le menu le déroulement de la journée du fonctionnaire appliquant les instructions reçues depuis Colombo, (grands travaux, voirie, irrigation etc…). Puis ils s’attardaient sur tous les évènements, grands ou petits, survenus dans le district et dont l’administrateur avait été le témoin direct ou non (émeute, catastrophe naturelle, visite d’un hôte de marque). Ensuite, le Journal relevait les conditions de vie des habitants du district ou de la province (descriptions des récoltes, du niveau de vie, des difficultés auxquelles ceux-ci doivent faire face). Pour finir, les Journaux décrivaient tout incident ou accident, même trivial, survenu à leurs auteurs. Cette dernière rubrique n’intéressait pas directement le pouvoir central, mais permettait aux nouveaux arrivés sur le poste de se faire une idée de ce qui les attendait. C’est en effet grâce à nombre d’annotations en apparence anodines, que l’historien peut se forger une idée du contexte de l’époque. Les remarques qu’on y trouve sur les coutumes locales, les rites archaïques, les populations autochtones aujourd’hui en voie de disparition ou d’assimilation, font de ces Journaux de précieuses archives d’une société ceylanaise désormais disparue[24]. L’exactitude de ces Journaux est également patente dans la mesure où les faits relatés étaient encore très présents à l’esprit des auteurs, surtout, parce que ceux-ci étaient d’un excellent niveau intellectuel, beaucoup, comme Woolf, étant le produit de l’élite universitaire britannique[25]. Toutefois, si la fiabilité de ces archives ne saurait être mis en doute, elles pêchent presque toutes par le manque d’empathie qui s’en dégage pour les populations et la culture locales. Les aspirations politiques de dirigeants locaux ; les manifestations religieuses trop bruyantes, ou trop voyantes, y sont perçues comme autant de nuisances à la bonne gouvernance coloniale. Ainsi en est-il à Hambantota des conflits qui surgissent entre Bouddhistes et Musulmans, pire, entre factions musulmanes rivales et que Woolf doit passer de longues heures à arbitrer afin de préserver la Pax Britannica[26]. Le Journal Officiel de Leonard Woolf est donc conforme au modèle que nous venons d’évoquer. Des questions et des problèmes – presque toujours les mêmes – année après année concentrent les efforts du jeune fonctionnaire. Deux injonctions du Gouverneur Maitland y prédominent cependant : « promouvoir la prospérité et le bonheur des indigènes » ; « assurer la croissance économique de l’île ». 1° « Promouvoir la prospérité et le bonheur des indigènes» (nourriture et travail). Il s’agit tout d’abord de permettre à la population de se nourrir correctement. Pour ce faire, la mise en œuvre des travaux d’irrigation et la réparation de l’ancien système cinghalais de réservoirs, la réfection des routes dont l’agriculture du district d’Hambantota basée sur la culture du riz (paddy) a besoin, sont essentiels à la survie de ses habitants. Le cocotier, la citronnelle pour l’huile essentielle, sont également cultivés dans les parties occidentales, mieux irriguées, du district (West et East Giruwa Pattu). Ceci requiert des tournées constantes de Woolf dans les villages les plus reculés, en même temps qu’une exhortation permanente aux habitants et à ses subordonnés de mieux faire. Le Journal relève des moyennes de 300 à 400 kilomètres parcourus mensuellement par Woolf, à cheval, à pied, à bicyclette, témoignant de l’énergie déployée par ces jeunes gardiens de l’Empire[27]. À la lecture du Journal, on constate que le jeune Woolf incarne parfaitement le lien entre l’éthique protestante du travail et la mission civilisatrice coloniale. Entre autres notations, on y trouve de nombreuses remarques sur le rythme effréné de travail qui lui échouait. Dans une lettre à son ami Lytton-Strachey, Woolf se plaint du lot qui est le sien : « Dieu que je travaille, comme je travaille, j’en ai fait une méthode [de vie] transmuée en manie », et Strachey sarcastique, de lui répondre en le surnommant : « Le seigneur de 10 millions de noirs » (Lord of 10 million Blacks)[28]. Le paludisme, dont Woolf est lui-même victime et dont le district est infecté, rend les travaux des champs aléatoires dû aux ravages qu’il opère parmi la population[29]. Un autre obstacle que doit affronter Woolf à partir de 1909 est l’épidémie de peste bovine (rinderpest) qui décime les troupeaux de bovidés domestiques et sauvages (buffles), indispensables à la culture du riz. Enfin, la préoccupation constante de Woolf et de son administration est de limiter le plus possible la culture sur brûlis (chenas) qui appauvrit les sols en accordant au compte-goutte des autorisations aux habitants des régions les plus arides d’y procéder : J’ai décidé d’inspecter personnellement chaque village et de mener une enquête sur place concernant l’attribution des chenas. Je suis parti à cheval à 6h30 du matin et j’ai inspecté […] trois villages et leurs habitants avec le plus grand soin[30]. Impérialiste schizophrène, Woolf sanctionne les contrevenants par des amendes tout en étant en désaccord fondamental avec des politiques qui ne tiennent pas compte de la réalité sur place. Il est beaucoup plus sévère encore avec ses subordonnés ceylanais (Vel Vidane, Vidane Arachchi), les chefs de villages et de circonscriptions, les policiers, qu’avec les simples paysans. La moindre faute d’un notable ou d’un policier placé sous les ordres de Woolf (corruption, alcoolisme, vol), est sanctionnée impitoyablement. Le jeune fonctionnaire expérimente également l’introduction de semences sélectionnées, ainsi que d’autres cultures, notamment le coton, sans succès. Il se prend même à évoquer la culture de l’opium largement répandue dans le district au début du XIXe siècle, aux bords du fleuve Welawa, notant qu’un de ses prédécesseurs, J.W. Bennett, annonçait fièrement en 1821 qu’il avait introduit cette culture. Elle permettait aux habitants d’Hambantota de produire la drogue servant à leur propre consommation[31]. La culture du pavot avait été depuis bannie de Ceylan au milieu des années 1860. 2° « Assurer la croissance économique de l’île » (sel et opium). En efficace gestionnaire colonial, Woolf se préoccupera de l’activité économique majeure de son district, source, elle, de bénéfices : la récolte du sel. Hambantota possède environ 37 lagunes (lewayas, salines) reliées à la mer où le sel est récolté sous le contrôle direct de l’administrateur. Un souci constant de Woolf est d’améliorer la collecte, l’emballage et le transport du sel qui fournissent du travail saisonnier à la plupart des habitants, mais surtout, constituent la base des revenus fiscaux du district[32]. Parmi les autres ressources dont dépendait le financement de la colonie, non la moindre était la régie de l’opium par lequel le gouvernement colonial exerçait le monopole de la vente des stupéfiants[33]. C’est ici que le récit de la bonne gouvernance coloniale dérape. Leonard Woolf va s’acharner à conserver le plus possible l’opium comme source de revenus de sa circonscription. En 1908-1911, Ceylan avait cessé de produire la drogue depuis le Pharmacy Act voté en 1860, mais continuait comme d’autres colonies britanniques de l’importer du Bengale en vertu de la nouvelle réglementation de 1908 (the new opium system). La drogue était alors revendue aux populations locales, pratique qui se poursuivra jusque dans les années 1920. L’argent des recettes du commerce de l’opium servait à financer, comme Woolf le souligne à plusieurs reprises dans le Journal, la construction et l’entretien des écoles, la réfection des routes, l’approvisionnement en eau et électricité, le maintien de dispensaires médicaux[34]. La force d’un groupe de pression Protestant anti-opium (Quaker notamment) au Parlement Britannique avait abouti à partir de 1895, à un contrôle plus restrictif de ce commerce, renforcé par une circulaire coloniale en 1908, « the new opium system » auquel Woolf fait allusion dans le Journal[35]. Aussi, au nom d’une saine gestion, Woolf peste-t-il auprès de ses supérieurs à la perspective de devoir perdre une partie des revenus fournis par la drogue[36]. Aux yeux de Woolf, comme de nombre d’Anglais du début du XXe siècle, l’opium occasionnait moins de ravages parmi les populations du sous-continent indien que l’alcool. La revente par le gouvernement de cette drogue se faisait donc en toute bonne conscience. En effectuant un recensement des opiomanes de son district, Woolf constate, à regret, que dans la ville d’Hambantota, seuls 50 usagers réguliers se sont déclarés, aussi soupçonne-t-il que beaucoup de clients potentiels ont craint de se manifester. Pour se donner une idée des quantités moyennes consommées par un individu et voir si elles correspondent aux doses permises, Woolf piège son propre cuisinier pour lui faire avouer la quantité quotidienne que celui-ci absorbe[37]. En juin 1910, conformément aux nouveaux règlements, Woolf est obligé de confisquer toutes les réserves d’opium disponibles à Tangalla et Hambantota, avant de les répartir entre les revendeurs officiels du gouvernement. Certains de ces revendeurs sont musulmans et se réfugient dans la mosquée, ainsi Woolf doit-il faire face à une émeute de drogués qui craignent que les autorités interrompent brusquement leur approvisionnement. Le jeune homme décrit les drogués d’Hambantota venant à son kacheri l’implorer de leur vendre de l’opium, il est sur le point de céder quand un télégramme de Colombo le rappelle à l’ordre[38]. Ici encore Woolf, gestionnaire colonial zélé, a du mal à percevoir l’immoralité de la situation. Une page entière du Journal déplore les pertes financières qu’entraîne la disparition des revenus de l’opium, en particulier pour la construction d’une école tamoule multilingue[39]. En revanche, Woolf sanctionnera sévèrement un modeste revendeur de haschich tout simplement parce qu’on n’est pas à une contradiction près et que les fruits de ce petit trafic ont failli échapper à la vigilance du pouvoir colonial[40]. Nous n’avons donné ici qu’un aperçu de ce document original que constitue le Journal de Leonard Woolf. Beaucoup reste à dire sur la perception de la nature et de la faune omniprésentes et menaçantes, sur les multiples observations de la psychologie ceylanaise qui apparaissent dans le Journal et qui inspireront l’œuvre romanesque de Woolf. De même que sur l’idéologie Impériale et ses célébrations que l’administrateur se fait un devoir de faire respecter par les indigènes : Empire Day, King’s Funeral, King’s Coronation. Que Leonard Woolf ait été un impérialiste très efficace bien que « malgré lui » est certain, que cette expérience lui ait servi pour dénoncer les égarements du colonialisme dans la suite de sa carrière, dans son œuvre romanesque et politique, est au fond ce qui importe le plus. [1] Le paradoxe qu’incarne Woolf peut être rapproché d’un autre exemple, celui de l’écrivain George Orwell (Eric Blair), fils de Richard Walmesley Blair, fonctionnaire de l’administration des Indes chargé de la Régie de l’opium. Officier de la police Impériale Birmane en 1922-28 dont il démissionne, Orwell sera journaliste et écrivain, enfin anarchiste du POUM et combattant de la Guerre Civile Espagnole. Orwell a laissé un roman amer de la vie coloniale britannique : Une histoire birmane (Burmese Days) publié en 1934. [2] La Hogarth Press a révélé au public anglophone des années 1920-1930 des auteurs majeurs tels que T.S. Eliot, Katharine Mansfield, E.M. Forster, sans oublier Virginia Woolf. [3] L. Woolf, Growing, An Autobiography of the Years 1904 to 1911, London : Harcourt Brace, 1975, p.23 ; 37. Woolf note au passage, non sans humour, que sa bibliothèque philosophique avait fait mauvais effet dans un milieu colonial méfiant à l’égard des intellectuels. [4] Le romancier Christopher Ondaatjee, dans son bel ouvrage illustré, Woolf in Ceylon, London : Harper Collins, 2005, p.47-48, reviendra 90 ans plus tard sur les pas de Woolf à Ceylan. Ondaatje s’étend sur les pouvoirs quasiment absolus exercés par l’administration coloniale anglaise dans l’île : instituée en 1802, réformée en 1832, avec un Secrétaire Général de la colonie comme chef, elle demeura jusqu’en 1931 l’unique autorité suprême à Ceylan. Les fonctions d’administrateur (Government Agent) et d’administrateur adjoint (Assistant Government Agent) qu’exerça Woolf furent créées à la suite des réformes impulsées par la commission d’enquête administrative Colebrooke-Cameron de1833. [5] Thomas Babington Macaulay, « Minute of 2 February 1835 on Indian Education » Macaulay, Prose and Poetry, selected by G. M. Young (Cambridge MA: Harvard University Press, 1957), p.729 : « We must do our best to form a class who may be interpreters between us and the millions whom we govern, a class of persons Indian in blood and colour, but English in taste, in opinions, words and intellect ». [6] L. Woolf, Growing, p.37. [7] L. Woolf, Ibid., p. 36 ; 38 ; 84 ; l’expression « good fellow », provient des public schools formant les enfants de l’élite britannique, elle servait à distinguer les « gentlemen » des autres. [8] S. de Silva dans son ‘Introduction’ magistrale au Journal Officiel de Leonard Woolf : Diaries in Ceylon, 1908-1911 Colombo : Tisara Prasakayo, 1962, p. xvii, n.17, souligne qu’outre le cinghalais, le tamoul avait remplacé le portugais comme deuxième langue obligatoire des administrateurs à partir de 1824. En 1840, l’administration intégra le premier fonctionnaire d’origine ceylanaise, Simon Casie Chitty, brillamment reçu au concours qui se tenait alors à Londres. La fin du XIXe siècle signala l’arrivée en plus grand nombre de ceylanais dans la fonction publique coloniale, la plupart, tamouls et cinghalais, étaient issus de catégories sociales élevées. [9] L’accueil de ce roman en Angleterre sera pour le moins ambigu, son ami, le critique Lytton-Strachey exprima à Saxon Sydney-Turner sa répugnance non dénuée de racisme à l’égard de l’œuvre : « J’ai été déçu de voir qu’il ne s’agissait que de noirs – pour lesquels je n’éprouve en réalité guère de sympathie », cité par C. Ondaatjee, Woolf in Ceylon, p.238. Virginia Woolf elle-même consciente d’avoir épousé un juif : so foreign, dira-t-elle de son mari, relate son déplaisir à trouver dans son salon à Bloomsbury en 1917 deux politiciens sri lankais, Perera et Jayatilaka, venus rendre visite à Woolf: « j’ai trouvé les deux noirauds en rentrant à la maison », (Home to find the two darkies here), cité par Ondaatjee, Ibid, p.268. [10] À la suite de deux rééditions en 1925 et 1929 et sa traduction en cinghalais, en français et en allemand, le tirage de Village in the Jungle atteignit 2.149 exemplaires, chiffre respectable pour un premier roman à l’époque, voir, Ondaatjee, Ibid. p.236. Un film du célèbre cinéaste sri lankais Lester James Peries en fut tiré en 1980, tourné en langue cinghalaise et intitulé Baddegama, il s’inspire de la tradition néo-réaliste du retour à la terre. [11] L. Woolf, Growing, p.109 ; 111. [12] L. Woolf, Ibid., p.16. [13] L. Woolf, Ibid., p.156-157. [14] L. Woolf, Ibid., p. 166-167. [15] L. Woolf, Ibid., p.166. [16] L. Woolf, Ibid. p.168 [17] L. Woolf, Ibid. p.169 [18] L. Woolf, Ibid. p.138 & suiv. [19] L. Woolf, Ibid. p.170-171. [20] Les administrateurs de districts et leurs adjoints survivront à l’Indépendance du Sri Lanka en 1948. Les larges pouvoirs qui leur étaient accordés sur l’administration de leurs circonscriptions et la décentralisation qui en résultait, s’explique par la difficulté des transports et des communications au XIXe siècle dans l’île. Sur l’histoire de l’administration coloniale ceylanaise, voir, S. de Silva ‘Introduction’, Diaries in Ceylon, p.xxvi, n.29. [21] En particulier sous l’impulsion du Gouverneur Sir Henry Ward, voir, S. de Silva, op. cit.p xxxvii. [22] S. de Silva, Ibid. p.xxx-xxxi, le Gouverneur Sir Thomas Maitland réorganisa l’administration coloniale des provinces maritimes à Ceylan, avant l’occupation du royaume de Kandy. Ses célèbres Instructions de 1808 stipulaient que les fonctionnaires se devaient non seulement de voyager périodiquement et régulièrement à travers leur circonscription, mais qu’ils devaient également tenir un journal : “”qui relaterait leur parcours dans tous les détails””, lequel serait ensuite transmis à l’administration centrale. [23] Bien qu’ils représentent une source inestimable, attestant de 130 années de pouvoir colonial Britannique, on cessa à partir de 1941 d’exiger leur compilation. [24] Les nombreuses annotations qu’on y trouve concernant la population aborigène dite des Veddah, le peuplement le plus ancien de l’île, furent consignées 50 ou 60 ans avant que les premiers anthropologues du XXe siècle comme Seligman, s’intéressent à eux, voir, S. de Silva ‘Introduction’, Diaries in Ceylon, p.xxxiii. [25] S. de Silva, Ibid., p. xviii ; xix, conclut son examen de la fonction publique coloniale en indiquant que si ces administrateurs, manifestement honnêtes et sincères, souhaitaient réellement promouvoir le bien-être du peuple ceylanais, en revanche, leur formation leur interdisait toute imagination ou fantaisie, surtout, elle les empêchait d’être en empathie avec le peuple qu’ils administraient. [26] L. Woolf, Diaries in Ceylon, p. 142-43. [27] Le Journal de Woolf (Diaries in Ceylon), comptabilise avec minutie le nombre de « miles » parcourus chaque mois. [28] L. Woolf, Growing, p.174, « I work, God, how I work. I have reduced it to a method and exalted it to a mania. » ; rapporté aussi par C. Ondaatjee, Woolf in Ceylon, p.208. [29] L. Woolf, Diaries in Ceylon, p.132, contient une longue note sur la mortalité importante des coloniaux Britanniques à Hambantota au début du XIXe siècle (1826-29), certains mouraient du paludisme quelques jours seulement après leur arrivée. [30] L. Woolf, Ibid., p.136. [31] L. Woolf, Diaries in Ceylon, p.147. [32] Autre illustration de l’efficacité de Woolf, la récolte de sel organisée en 1910 fut la plus importante jamais obtenue dans le district, ce dont il n’est pas peu fier, L. Woolf, Ibid., p.198-199. [33] Les Hollandais en Indonésie, les Français en Indochine possédaient des régies de l’opium servant à financer la colonisation. [34] L. Woolf, Ibid., p.221-222. [35] L. Woolf, Ibid., p.191. [36] L. Woolf, Ibid., p.146-147. [37] L. Woolf, Ibid., p.156-157. [38] L. Woolf, Ibid., p.163-65. [39] L. Woolf, Ibid., p.182. [40] L. Woolf, Ibid., p.165. http://crlhoi.univ-reunion.fr/litrun/index.php/articles/ocean-indien/114-l-imperialiste-malgre-soir-leonard-woolf-1880-1969-administrateur-colonial-a-ceylan&#8221;,”TEOC-553″
“DOBB Maurice”,”I salari.”,”‘Marx e il potere di contrattazione collettiva.’ “”Marx seguì Ricardo nel ritenere che il prezzo di mercato della forza-lavoro non potesse a lungo scostarsi dal valore dei mezzi di sussistenza richiesti per il mantenimento di questa forza-lavoro, in quanto nel sistema capitalistico la forza-lavoro era una merce e la sua offerta e il suo valore erano regolati in modo analogo a quello delle altre merci. Nello stesso tempo la forza-lavoro aveva questa differenza rispetto alle altre merci: essa era incorporata in esseri umani; e la sua offerta era quindi regolata in modo specifico dall'””elemento storico e sociale””, che determinava che cosa fosse necessario per vivere ai lavoratori umani. “”Il valore del lavoro, – egli diceva, – è formato da due elementi, l’uno puramente fisico, l’altro storico o sociale. Il suo ‘limite estremo’ è determinato dall’elemento fisico: cioè per mantenersi e riprodursi, per perpetuare la propria esistenza fisica , la classe operaia deve ricevere i generi di prima necessità assolutamente indispensabili per vivere e moltiplicarsi… Oltre che da questo elemento meramente fisico, il valore del lavoro è determinato in ogni paese ‘da un livello tradizionale di vita’””. Ed era questa ultima influenza che spiegava le differenze nei salari fra diversi paesi, fra diversi periodi e anche fra diverse zone nello stesso paese. Quindi, allorché i sindacati tentavano con un’azione coalizzata di elevare il livello dei salari, non combattevano una battaglia disperata contro una “”legge ferrea”” che si sarebbe affermata nel lungo periodo: al contrario, la loro azione faceva parte essa stessa dell'””elemento sociale””, gli stessi miglioramenti che essi conquistavano contribuivano a determinare il “”livello tradizionale di vita”” per il futuro. “”Il problema si risolve pertanto in quello del rapporto di forza dei combattenti”” (‘Value, Price and Profit’, a cura di Eleanor Aveling, pp. 85 sg.) [Maurice Dobb, I salari, 1965] (pag 104-105)”,”SIND-006-FPA”
“DOBB Maurice”,”Le ragioni del socialismo.”,”””Le statistiche più recenti sulla distribuzione della proprietà si riferiscono alla fine dello scorso decennio; cioè gli anni ’50, e si trovano nel libro del professor J.E. Meade (‘Efficiency, equality and the ownership of property’, Londra, 1964, p. 27)., che le ricava dai calcoli di J.R.S. Revel. Queste statistiche mostrano che (…) nel 1960 tre quarti della proprietà o della ricchezza personale apparteneva al cinque per cento della popolazione. Un fatto curioso è che “”la concentrazione di reddito derivante dalla proprietà è anche più accentuata della concentrazione della proprietà stessa””, tanto che nel 1959 il 92 per cento del reddito derivante da proprietà andava soltanto ad un 5 per cento della popolazione, e all’interno di questo 92 per cento il 99 per cento andava soltanto ad un 10 per cento dei proprietari più ricchi. I dati completi si trovano nella tabella seguente. Come si può parlare di “”democrazia della distribuzione della proprietà”” di fronte a un tale grado di concentrazione? Come si può pretendere di utilizzare l’argomento del “”piccolo proprietario”” per giustificare la proprietà capitalistica? (…) La proprietà delle azioni delle compagnie è ancora più concentrata della proprietà in generale. Negli anni considerati, l’1 per cento della popolazione (adulta) possedeva l’81 per cento delle azioni delle società, e il 5 per cento possedeva il 96 per cento delle azioni (H.F. Lydall e D.G. Tipping, ‘The distribution of personal wealth in Britain’, in ‘Oxford Bulletin of Statistics, febbraio 1961, p: 90)”” (pag 30-31) “”Un secolo fa Friedrich Engels affermava che la contraddizione fondamentale del capitalismo era quella tra il “”carattere sociale”” della produzione moderna e “”l’appropriazione individuale capitalistica””, tra “”l’organizzazione della produzione nella fabbrica individuale e l’anarchia della produzione nella società””. Come si potrebbe sintetizzare in modo migliore il dilemma cruciale della nostra epoca? Giacché la transizione a quella che Marx definiva “”la fase superiore del socialismo”” (o comunismo) è associata storicamente all”èra dell’abbondanza, si può senz’altro dire che la moderna rivoluzione tecnologica pone tale transizione all’ordine del giorno, facendone un fatto possibile e necessario”” [Maurice Dobb, Le ragioni del socialismo. 1975] (pag 64)”,”UKIE-049″
“DOBB Maurice”,”Problemi di storia del capitalismo.”,”Cancellare in Teoc 005 il secondo riferimento Mads 223 (tutte le indicazioni) Molto spazio è dedicato allo studio della rivoluzione industriale in Gran Bretagna “”La scuola classica, ossessionata com’era dalla minaccia dei rendimenti decrescenti della terra (in assenza della libertà d’importazione), tendeva a concentrare l’attenzione sull’influenza restrittiva di questo fattore, ad esclusione di ogni altro: sul pericolo cioè di un aumento del costo delle sussistenze col crescere della popolazione, che avrebbe portato con sé, come conseguenza inevitabile, l’aumento del costo della forza-lavoro e la caduta del profitto (1). E’ nel quadro di questa discussione che conviene considerare la famosa dimostrazione marxiana dell’esistenza di una ragione puramente tecnica della caduta del saggio del profitto, e pertanto di una tendenza autoeliminatoria insita nel processo stesso dell’accumulazione del capitale. Si trattava del semplice fatto – già prima notato da qualche economista, come Senior o Longfield, che però non vi attribuirono importanza essenziale e in nessun modo lo inserirono organicamente nel corpo della dottrina – che il progresso tecnico aveva la tendenza ad aumentare la proporzione del “”lavoro accumulato rispetto al lavoro vivente””: ossia del capitale fisso (misurato in termini di valore) rispetto al lavoro impegnato nella produzione corrente. Dato un certo “”saggio del plusvalore””, o rapporto del valore prodotto col valore (espresso in salari) del lavoro direttamente impegnato nella creazione di quel prodotto, si avrebbe una tendenza alla caduta del saggio del profitto del capitale ‘totale’ (ossia tanto di quello anticipato nel pagamento dei salari dei lavoratori in questione, quanto di quello incorporato nelle attrezzature e scorte). Ma nell’atto stesso in cui enunciava questo principio, Marx sottolineava la possibilità di un altro effetto, del tutto contrario, del progresso tecnico. Quest’ultimo, qualora tocchi la produzione delle sussistenze dei lavoratori insieme alle altre branche della produzione – qualora cioè renda più a buon mercato i beni-salario insieme agli altri – tende a rendere più a buon mercato, non solo i prodotti dell’industria, ma la stessa forza-lavoro. E’ vero che data una certa quantità di forze di lavoro a disposizione del capitalista, questi potrebbe trovarsi a disporre di un prodotto dello stesso valore totale di prima (poiché il valore del prodotto unitario è diminuito in seguito al mutamento); ma, se nello stesso tempo la riduzione più a buon mercato delle sussistenze ha determinato una diminuzione dei salari monetari, la forza-lavoro assorbirà una porzione minore del valore prodotto, e quindi la parte destinata al capitalista crescerà sia in proporzione che in ammontare. “”L’aumento della forza produttiva, – osserva Marx – se vuol diminuire il valore della forza-lavoro, deve impadronirsi di quei rami d’industria i cui prodotti determinano il valore della forza-lavoro, cioè appartengono alla sfera dei mezzi di sussistenza abituali, oppure li possono sostituire… Invece, nelle branche della produzione che non forniscono né mezzi di sussistenza necessari, né mezzi di produzione per la preparazione di questi, l’aumento della forza produttiva lascia intatto il valore della forza-lavoro””. E in un altro passo: “”Il valore delle merci sta in rapporto inverso alla forza produttiva del lavoro…Invece, il plusvalore relativo sta in rapporto diretto a questa forza produttiva…E’ quindi istinto immanente e tendenza costante del capitale aumentare la forza produttiva del lavoro per ridurre più a buon mercato la merce, e con tal riduzione, ridurre più a buon mercato l’operaio stesso”” (2). (…) In secondo luogo non esiste alcuna “”legge bronzea”” lassalliana, in base alla quale una riduzione più a buon mercato degli oggetti che entrano a far parte della sussistenza del lavoratore provochi sempre e necessariamente un’equivalente caduta dei salari: è evidente che lo stato del mercato del lavoro in ciascun tempo e luogo determinerà se questo debba o meno avvenire”” (pag 323-324-325) [Maurice Dobb, Problemi di storia del capitalismo, 1971] [(1) Cfr. Ricardo, Principles, pp. 398-9 (ed.it., cit, pp. 518-19): “”Nessuna accumulazione di capitali abbasserà in modo permanente i profitti, senza che siavi qualche causa, permanente del pari, la quale determini l’innalzamento delle mercedi. Se il fondo destinato al mantenimento del lavoro si raddoppiasse, triplicasse, quadruplicasse, non vi sarebbe alcuna difficoltà a formare il numero delle braccia occorrenti per dare impiego a quel fondo; ma in ragione della crescente difficoltà ad aumentare di continuo i viveri del paese, un medesimo fondo non manterrebbe probabilmente una medesima quantità di lavoro. Se gli oggetti indispensabili all’operaio si potessero sempre accrescere con una medesima facilità, nessuna permanente alterazione avverrebbe nel tasso dei profitti, o delle mercedi, qualunque fosse la somma del capitale accumulato””; (2) Marx, Capital, vol. I, ed. Unwin, pp. 304-5, 577 (ed. it., cit., vol I, 2, pp. 10-11, 15)]”,”MADS-233″
“DOBB Maurice”,”Il capitalismo ieri e oggi.”,”Il sindacato e la difesa dei salari. “”Generalmente si suppone che Marx abbia preannunziato un costante declino dei salari reali con lo sviluppo del capitalismo, e che i fatti lo abbiamo smentito. Questo, io credo, è un equivoco. Io non conosco alcun passo in cui Marx dice tutto questo a chiare lettere; e il contesto dei suoi tanto citati riferimenti all'””impoverimento crescente”” (nel capitolo XXIII del vol. I del ‘Capitale’ intitolato ‘La legge generale dell’accumulazione capitalistica’, paragrafi 3 e 4) mostra chiaramente che egli aveva in mente soprattutto l’esercito industriale di riserva dei disoccupati o dei sottoccupati cronici (l’impoverito strato dei “”lazzari”” della classe operaia) nel cui “”destino”” egli comprendeva cose come l’insicurezza, la perdita del prestigio e dell’orgoglio del proprio mestiere, la “”degradazione mentale”” e l'””ignoranza”” nonché la mancanza di mezzi materiali di sussistenza. In ogni caso, anche questa tendenza era accompagnata dalle sue controtendenze; e alla fine del paragrafo 3 di questo stesso capitolo egli esalta la capacità delle associazioni sindacali di “”spezzare o affievolire le rovinose conseguenze che quella legge naturale della produzione capitalistica ha per la loro classe””. Altrove lo stesso Marx ripudiò espressamente la così detta “”legge bronzea dei salari”” (spesso erroneamente attribuita a lui, mentre l’espressione appartiene a Lassalle), e sottolineò che le associazioni sindacali non soltanto potevano far aumentare, per un certo tempo il “”prezzo di mercato”” della forza di lavoro al di sopra del suo “”valore””, ma che in questo “”valore”” (o “”livello normale””) interveniva un elemento “”sociale e storico””, che differiva secondo i tempi e i luoghi, e conseguentemente rendeva quest’ultimo soggetto a cambiamento storico””. In ogni caso per Marx il modo preciso in cui agivano queste tendenze contava meno che le “”contraddizioni””, e quindi i conflitti sociali che esse alimentavano”” (pag 59-60) [Maurice Dobb, Il capitalismo ieri e oggi, 1962]”,”MADS-254″
“DOBB Maurice LANGE Oskar LERNER Abba P.”,”Teoria economica e economia socialista.”,”Si tratta dei testi di un dibattito avvenuto negli anni Trenta. L’oggetto della polemica è la razionalità del calcolo economico “”socialista””, su ciò che è il socialismo e le sue leggi economiche. L’introduzione rifà la storia del contrastato rapporto tra l’economia politica e il socialismo. “”E noto che Marx ed Engels sono sempre stati estremamente restii a definire il volto della futura società socialista, che dovrà sostituire il modo capitalistico di produzione. “”Fabbricare ricette per la farmacia dell’avvenire”” – hanno sempre sostenuto – non era certamente loro compito. Ciononostante le sparse indicazioni sull’ordinamento economico socialista, ritrovabili specialmente nella ‘Critica del programma di Gotha’ e nell”Antidühring”, sono state minuziosamente raccolte e commentate (anche Oskar Lange, nell’appendice a ‘On the economic theory of socialism’ – tradotto in questa raccolta – ne offre una ennesima variante). E’ stato così finalmente composto quel volume mancante alla bibliografia del socialismo scientifico, che dovrebbe avere il titolo di ‘Dopo la rivoluzione?’ (1). Forse il vizio principale di tutte queste raccolte risiede nel mancato collegamento al movimento dialettico della società borghese, analizzato nel ‘Capitale’, con i futuro assetto socialista che – bisogna ricordarlo – non nasce improvvisamente dal nulla, ma dalla dissoluzione del precedente. Contrastando queste interpretazioni, Roman Rosdolsky ha voluto invece accentuare, analizzando i manoscritti marxiani degli anni 1857-58 (2), l”elemento di continuità dialettica’ tra le condizioni attuali della produzione e le premesse storiche del nuovo stato sociale”” [Giorgio Gattei, introduzione: ‘Economia politica e socialismo: un contrastato rapporto’] [(in) ‘Teoria economica e economia socialista’, raccolta di testi di un dibattito di Maurice Dobb, Oskar Lange e Abba P. Lerner, 1972] (pag V-VI) [(1) ‘All’indomani della rivoluzione sociale’ è ad esempio il titolo di una conferenza di Kautsky (1902), che ha fatto testo per molti anni all’interno del movimento socialista; (2) R. Rosdolsky, Genesi e struttura del ‘Capitale’ di Marx, 1971, pp. 477-502] [Marx] continua poi: “”Immaginiamoci infine, per cambiare, un’associazione di uomini liberi che lavorino con mezzi di produzione comuni…Qui si ripetono tutte le determinazioni del lavoro di Robinson [Crusoé], però ‘socialmente’ invece che ‘individualmente’…. Il prodotto complessivo dell’associazione è prodotto ‘sociale’. Una parte serve a sua volta da mezzo di produzione. Rimane sociale. Ma un’altra parte viene consumata come mezzo di sussistenza dai membri dell’associazione. Quindi deve essere ‘distribuita’ fra di essi. Il ‘genere’ di tale distribuzione varierà col variare del genere particolare dello stesso organismo sociale di produzione e del corrispondente livello storico di sviluppo dei produttori. Solo per mantenere il parallelo con la produzione delle merci presupponiamo che la partecipazione di ogni produttore ai mezzi di sussistenza sia determinata dal suo ‘tempo di lavoro’. Quindi il tempo di lavoro reciterebbe una doppia parte. La sua distribuzione, compiuta socialmente secondo un piano, regola l’esatta proporzione delle differenti funzioni lavorative con i differenti bisogni. D’altra parte, il tempo di lavoro serve contemporaneamente come misura della partecipazione individuale del produttore al lavoro in comune, e quindi anche alla parte del prodotto comune consumabile individualmente”” (30). Ogni lavoratore dovrebbe godere di una libertà di scelta dei consumi entro limiti così determinati: “”Egli riceve dalla società uno scontrino da cui risulta che egli ha prestato tanto lavoro (dopo la detrazione del suo lavoro per i fondi comuni), e con questo scontrino egli ritira dal fondo sociale tanti mezzi di consumo quanto costa il lavoro corrispondente”” (31). L’importanza del problema della distribuzione delle risorse viene affermata molto chiaramente in una lettera scritta nel 1868 a Kugelmann: “”che sospendendo il lavoro, non dico per un anno, ma solo per un paio di settimane, ogni nazione creperebbe, è una cosa che ogni bambino sa. E ogni bambino sa pure che le quantità di prodotti, corrispondenti ai diversi bisogni, richiedono quantità diverse, e quantità definite, del lavoro sociale complessivo. Che questa ‘necessità’ della ‘distribuzione’ del lavoro sociale in proporzioni definite, non è affatto annullata dalla ‘forma definita’ della produzione sociale, ma solo può cambiare il ‘suo modo di apparire, è ‘self-evident’. Le leggi della natura non possono mai essere annullate. Ciò che può mutare in condizioni storiche diverse non è che la ‘forma’ con cui quelle leggi si impongono. E la forma con cui questa distribuzione proporzionale del lavoro si afferma, in una data situazione sociale nella quale la connessione del lavoro sociale si fa valere come ‘scambio’ privato dei prodotti individuali del lavoro, è appunto il ‘valore di scambio’ di questi prodotti”” (32)”” [Oskar Lange, La distribuzione delle risorse nel socialismo vista dalla letteratura marxista. Appendice.] [(in) ‘Teoria economica e economia socialista’, raccolta di testi di un dibattito di Maurice Dobb, Oskar Lange e Abba P. Lerner, 1972] [(30) Il Capitale, I, 1, pp. 110-111; (31) Critica al programma di Gotha, in ‘Opere scelte’, a cura di L. Gruppi, 1969, p. 960; (32) Lettere a Kugelmann, Roma, 1950, p. 138. (…)] (pag 124-125, 126-127)”,”TEOC-639″
“DOBB Maurice”,”Economia del benessere ed economia socialista.”,”””L’esistenza di tali diseguaglianze è del tutto consona alla distinzione fatta da Marx in un famoso passo nella sua ‘Critica al Programma di Gotha’ del 1875 tra i due stadi del socialismo (ora generalmente indicati rispettivamente come socialismo e comunismo). Nel primo di questi stadi le differenze di reddito continuerebbero ad esistere a seconda della quantità e natura del lavoro fatto. Il singolo lavoratore riceve dalla società “”esattamente ciò che le dà… la sua quantità individuale di lavoro””, dopo le necessarie detrazioni per l’investimento, per “”i servizi non-produttivi”” come la salute, l’istruzione e l’amministrazione, per le pensioni e per un “”fondo di riserva o di assicurazione contro gli infortuni””. Solo a uno stadio più alto “”dopo che il lavoro non è divenuto soltanto mezzo di vita ma anche il primo bisogno della vita; dopo che con lo sviluppo onnilaterale degli individui sono cresciute anche le forze produttive e tutte le sorgenti della ricchezza collettiva scorrono in tutta la loro pienezza””, si realizzerà la superiore giustizia della distribuzione che avverrà secondo le sue capacità (1)”” [Maurice Dobb, Economia del benessere ed economia socialista, 1972] [(1) ‘Critica al programma di Gotha, trad. it., pp. 960-962. “”Forse si potrebbe dire che le affermazioni di Marx si riferiscono solo alle differenze di salario dovute alle differenti quantità di sforzo erogato (compreso quello implicato nell’addestramento per un’occupazione) e alle differenti penosità implicite nelle varie occupazioni, ma non alle differenze di salario dovute a temporanee scarsità. (…)”” (M. Dobb)]”,”ECOT-241″
“DOBB Maurice”,”Considerazioni su ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’ di Lenin.”,”Via prussiana e via americana “”La politica governativa nei confronti dell’agricoltura viene ora considerata da Lenin alla luce della riforma di Stolypin del 1906, la cui conseguenza fu, a suo parere, di “”accelerare il saccheggio delle terre comuni da parte dei ricchi e di consolidare il possesso della terra tra i contadini benestanti””. Una proposta alternativa avanzata dai ‘trudoviki’ consisteva nella nazionalizzazione della terra (“”che tutte le rappresentanze contadine hanno richiesto, più o meno decisamente, nel periodo fra il 1905 e il 1907″”). Il significato di questa non stava nel fatto che avrebbe “”cambiato le fondamenta borghesi dell’agricoltura commerciale e capitalistica””, conseguenza che comunque si sarebbe verificata, quanto nel fatto che “”spazzerà via completamente tutti i rapporti medievali esistenti nella proprietà terriera, rimuoverà tutte le barriere artificiali sulla terra (…) potrà accelerare la morte della servitù, nonché lo sviluppo di un’agricoltura del tutto capitalistica, che risulterà completamente sbarazzata da tutto il ciarpame medievale. Questo è il vero significato storico della nazionalizzazione della terra in Russia, come si andava delineando alla fine del diciannovesimo secolo””. E’ in questo contesto che Lenin introduce la ben nota distinzione fra “”la via prussiana e quella americana””. La prima “”è caratterizzata dal fatto che i rapporti medievali nella proprietà terriera non sono liquidati d’un colpo: essi si adattano in qualche modo al capitalismo, e per questa ragione lo stesso capitalismo conserva in sé a lungo caratteristiche semifeudali””. Egli fa notare che in Germania dopo il 1848 “”Il latifondismo prussiano non fu distrutto dalla rivoluzione borghese; esso sopravvisse e divenne la base dell’economia ‘Junker’, che è essenzialmente capitalistica, ma tiene ancora la popolazione rurale in un certo grado di servitù””. Pertanto “”La dominazione sociale e politica fu rafforzata per molti decenni dopo il 1848, e lo sviluppo delle forze produttive dell’agricoltura tedesca procedette molto più lentamente che non in America””; nel caso di quest’ultima, tuttavia, invece dell’economia fondata sui rapporti di servitù del grande latifondo, riuscì a svilupparsi “”l’economia del libero coltivatore”” “”libera da ogni ceppo medievale, libera da servitù e da residui feudali””. Quindi per la Russia del tempo “”l’intera questione del futuro sviluppo del paese può essere ridotta a questo: quale delle due vie prevarrà alla fine, e in conseguenza, quale classe sociale porterà avanti i necessari e inevitabili cambiamenti – il vecchio latifondista oppure il libero agricoltore”” (11)”” [Maurice Dobb, Considerazioni su ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’ di Lenin, Annali Feltrinelli anno 1973, 1974] [(11) ‘Egli aveva già detto precedentemente in un commento sulle proposte di coloro che sostenevano la modernizzazione tecnica dell’agricoltura russa: “”L’essenza della crisi agraria non sta nella rimozione degli ostacoli allo sviluppo dell’agricoltura a un livello più alto, ma nel ‘come’ questi ostacoli si devono rimuovere, in quale classe debba rimuoverli e con quali metodi””‘] (pag 658-659)”,”LENS-258″
“DOBB Maurice”,”La critica dell’economia politica. (in) ‘Storia del marxismo’.”,” “”Ci si può chiedere perché nei ‘Grundrisse’ Marx si occupi della circolazione e dello scambio anziché della produzione (come si attenderebbero i lettori della sua opera più matura); si può rispondere che l’autore si era reso conto che proprio nella sfera della circolazione era da ritrovarsi il luogo d’origine delle illusioni tipiche dell’economia politica borghese, illusioni che – in modo consapevole o inconsapevole, svolgevano un preciso ruolo sociale, quello di occultare l’esistenza e la fonte originaria del plusvalore come elemento centrale dell’economia borghese, del modo di produzione capitalistico. Marx cercò di svelare, e di dissipare, l’illusione che così nasceva al livello delle “”apparenze””, pur non essendo ancora giunto a penetrare sino in fondo la realtà essenziale che si celava dietro quelle apparenze. Nel processo di circolazione, tutto assumeva la sembianza di uno scambio di ‘equivalenti’: compratori e venditori contrattavano liberamente fra loro per permutare ciò che si rendeva disponibile per lo scambio con ciò che ognuno di essi cercava di acquistare. In questo scambio la concorrenza di numerosi individui era sufficiente a garantire (per lo meno “”in media”” o “”nel lungo periodo””) che nessuno scambista potesse servirsi della costrizione o del proprio potere contrattuale per far pendere la bilancia a proprio favore. Se, quindi, da quel commercio nasceva un profitto o sovrappiù, esso non poteva derivare che dalla mancanza di concorrenza o da qualche limite che ostacolava la libertà degli scambi. Per questo i cosiddetti “”socialisti ricardiani””, come Hodgskin e William Thompson, attribuirono il profitto del capitale a “”scambi ineguali”” dovuti al superiore potere di contrattazione dei possessori di capitale. Ma – osserva Marx – “”il plusvalore non si spiega con lo scambio””; e prosegue affermando che lo scambio attraverso la mediazione del denaro come “”equivalente generale”” è la più alta e sviluppata forma di libero scambio”” [Maurice Dobb, La critica dell’economia politica, (in) ‘Storia del marxismo’, 1978] (pag 94-95)”,”MADS-666″
“DOBB Maurice”,”Problemi di storia del capitalismo.”,”Maurice Herbert Dobb (Londra, 24 luglio 1900 – 17 agosto 1976) è stato un economista inglese, tra i principali studiosi dell’economia politica marxista 1. Dobb ha studiato economia politica all’Università di Cambridge e ha insegnato all’Università di Londra e al Trinity College di Cambridge1. I suoi contributi sono incentrati soprattutto su una riabilitazione della teoria del valore lavoro così come proposta dai classici e interpretata da Karl Marx 1. Alcune delle sue opere più importanti includono “Capitalist Enterprise and Social Progress”, “Political Economy and Capitalism: Some essays in economic tradition”, “Marx as an Economist”, “Soviet Economic Development Since 1917”, “Welfare Economics and the Economics of Socialism” e “”Theories of Value and Distribution Since Adam Smith””1. (f: copil.)”,”EURE-006-FSD”
“DOBB Maurice”,”Le ragioni del socialismo.”,”Maurice Herbert Dobb è nato a Londra nel 1900. e muore nel 1976. Dopo aver insegnato all’Università di Londra, è attualmente professore di economia al Trinity College di Cambridge. Sta curando insieme a Piero Sraffa l’edizione completa delle opere di David Ricardo É stato un economista inglese tra i principali studiosi dell’economia politica marxista.”,”PVSx-037-FL”
“DOBBELEER Georges”,”Sur les traces de la révolution. Itinéraire d’un trotskiste belge.”,”Belgique annèes 1950: la colère sociale gronde dans ces années d’aprésguerre. Georges Doobeleer, attiré par le personnalisme d’Emmanuel Mounier, participe au réseau belge de la revue Esprit animée par Jean Marie Domenach. Préface par Alain KRIVINE, Avant-propos, postface, Bibliographie, Foto, Index des noms cités,”,”TROS-083-FL”
“DOBBS Farrell”,”Marxist Leadership in the U.S.. Revolutionary Continuity. The Early Years, 1848-1917.”,”Contiene foto di Debs, IWW, De-Leon. DOBBS Farrell è stato un marxista dal 1934. Dobbs era leader del Minneapolis Teamster strikes e organizzatore central Teamster (camionisti) della prima campagna over-the-road per organizzare i ‘drivers’. E’ stato segreatrio nazioanle del Socialist Workers Party dal 1953 al 1972. “”With the new support the St. John faction became the dominant force within the IWW, and it set out to block further attempts by De Leon to involve the ranks in political action through the Socialist labor Party. An organizational maneuver was invoked for the purpose. De Leon’s credentials as a delegate to the union’s 1908 convention were challenged on technical grounds. A majority voted to deny him delegate status, and his followers immediately withdrew from the gathering. De Leon then made the split definitive by drawing together such forces as he could to for a rival “”IWW””.”” (pag 111)”,”MUSx-234″
“DOBBS Farrell”,”Revolutionary Continuity. Marxist Leadership in the U.S. The Early Years 1848-1917.”,”Farrell Dobbs (1907-1983) joined the communist movement in 1934. A leader of the 1934 Minneapolis Teamster strikes, he was the central Teamster organizer of the forst campaign to organize over-the-road truck drivers. He served thirteen months in the federal penitentiary at Sandstone, Minesota, for his political opposition ti U.S. imperialism’s course in World War II. Dobbs was the Socialist Workers Party candidiate for president of the United States in 1948, 1952, 1956, and 1960. He was the national secretary of the Socialist Workers Party from 1953 to 1972. Introduction, Appendix: Marx to Friedrich Bolte in New York, Engels to Friedrich Adolph Sorge in Hoboken, Engels to Sorge in Hoboken, Engels to Florence Kelley-Wischnewetzky in New York, Appendix to the American Edition of The Condition of the Working Class in England (Engels): The Labour Movement in America (Engels), Engels to Kelley-Wischnewetzky, Engels to Hermann Schlüter in Hoboken, Engels to Schlüter in New York, Engels to Sorge in Hoboken, The Results and Significance of the U.S. Presidential Elections (Lenin), After the Elections in America (Lenin), foto, notes, Index,”,”MUSx-052-FL”
“DOBBS Farrell”,”Revolutionary Continuity. Marxist Leadership in the U.S. Birth of the Communist Movement, 1918-1922.”,”Farrell Dobbs (1907-1983) joined the communist movement in 1934. A leader of the 1934 Minneapolis Teamster strikes, he was the central Teamster organizer of the forst campaign to organize over-the-road truck drivers. He served thirteen months in the federal penitentiary at Sandstone, Minesota, for his political opposition ti U.S. imperialism’s course in World War II. Dobbs was the Socialist Workers Party candidiate for president of the United States in 1948, 1952, 1956, and 1960. He was the national secretary of the Socialist Workers Party from 1953 to 1972. Preface, Appendix: Lenin’s 1915 Correspondence with Left-wing U.S. Socialists, Letter to American Workers, by V.I. Lenin, August 1918, What Should Be the Name of Our Party? by V.I. Lenin, April 1917, Maps, Foto, Index,”,”MUSx-055-FL”
“DOBLIN Alfred”,”November 1918. Eine deutsche Revolution. Erzählwerk. Ersten Band. Verratenes Volk.”,”DOBLIN Alfred è nato nel 1878 a Stettino e ha vissuto nel Baden-Baden. Band I: Verratenes Volk (Il popolo tradito) Band II: Heimkehr der Fronttruppen Band III: Karl und Rosa Doblin Alfred (Stettino 1878 – Friburgo in Brisgovia 1957) scrittore tedesco. Nato in una famiglia ebraica, crebbe a Berlino, dove si laureò in medicina ed esercitò la professione di medico psichiatra fino all’avvento del nazismo. Nel 1910 D, che aveva già al suo attivo una serie di saggi satirico-politici, fu tra i fondatori della rivista espressionista «Der Sturm» (La tempesta). Emigrato nel 1933 in Francia e poi negli Stati Uniti( 1940), si convertì al cattolicesimo. Nel 1955 ritornò in Germania. Il poliedrico talento narrativo di D. è documentato da una produzione che abbraccia romanzi,racconti, saggi e teatro. A! primo romanzo “”I Tre salti di Wang-lun”” (Die drei Springe des Wang-lun. 1915) seguì “”La guerra di Wadzck alla turbina a vapore”” (Wadzeks Kampf mit der Dampfturbine1918). in cui lo scrittore affronta uno dei temi centrali della sua narrativa successiva: la violenza della tecnica, unico e incontrastato soggetto della vita moderna. Nel romanzo “”Wallenstein “”(1920) la storia si rivela come una forza anonima che schiaccia l’individuo; in “”Monti, mari e giganti”” (Berge, Meere und Giganten. 1924) D. rappresenta un’umanità che si è estraniata dalla natura per sfruttarla e dominarla. Ma l’opera più notevole, che lo rese celebre, è il romanzo sinfonico e sperimentale “”Berlin-Alexanderplapz”” (1929) che, grazie alla tecnica del montaggio, apre nuove e feconde possibilità espressive. Berlino, la vera protagonista del romanzo, è una Babele moderna, caleidoscopico frastuono di immagini, di canzonette alla moda. di slogan commerciali, che ingoia e macina gli uomini, anche quando risveglia e potenzia la ricchezza della loro vita: l’ operaio Franz Biberkopf, che alla fine soccombe stritolato dagli ingranaggi sociali, è l’individuo che oppone al mondo, fino all’ultimo, la sua strenua resistenza. Analoga denuncia della brutalità e della violenza è contenuta nei romanzi “”Migrazione babilonese o La superbia precede la caduta”” (Babylonische Wanderung oder Hochmut kommt vor dem Fall. 1934), Senza quartiere (Pardon wird nicht gegehen. 1935). La terra senza morte. Trilogia sudamericana (Das Land ohne Tod. Amazonas-Trilogie, 1937-48) e Novembre 1918. Una rivoluzione tedesca (November 1918. Einedeutsche Revolution. 1939-45). Nelle opere del dopoguerra. Il cuore dell’uomo (Dasmenschliche Herz. 1946) e L’uomo immortale (Der un- sterbliche Mensch, 1946), artisticamente inferiori, D. si avvicina a una concezione cristiana del mondo. cit. da: AA.VV, Enciclopedia della letteratura – Garzanti”,”MGER-081″ “DÖBLIN Alfred”,”Borghesi e soldati. Novembre 1918. Una rivoluzione tedesca.”,”Questo libro ‘Borghesi e soldati’ apre la tetralogia “”Novembre 1918″”. Doblin ricrea l’atmosfera di incertezza e attesa che contraddistinse in Germania i giorni successivi all’armistizio e alla dissoluzione del vecchio ordine. Doblin scelse come osservatorio l’Alsazia, terra di frontiera. Nel romanzo assistiamo al formarsi dei Consigli dei soldati, ai moti insurrezionali che si concludono con il fallimento della rivoluzione. Scritti tra il 1937 e il 1940, negli anni dell’esilio parigino prima e americano poi, i romanzi di ‘Novembre 1918’ rispecchiano il travaglio di Doblin alla ricerca di un nuovo umanesimo. (4° di cop.) Alfred Döblin nato a Stettino nel 1878 è autore di varie opere di narrativa e saggistica. Un suo noto romanzo è ‘Berlin Alexanderplatz’ (1929). E’ morto nel 1957.”,”VARx-485″ “DÖBLIN Alfred”,”Berlin Alexanderplatz.”,”Alfred Döblin, medico e scrittore, nacque a Stettino nel 1878. All’avvento del nazismo fu costretto a lasciare la Germania, dove ritornò alla fine della 2° guerra mondiale. E’ considerato uno dei massimi esponenti dell’espressionismo tedesco in letteratura. “”I socialisti non conquistano il potere politico dello stato, ma è il potere politico dello stato che ha conquistato i socialisti. S’invecchia come una vacca e s’impara sempre qualche cosa di nuovo, ma una vacca simile all’operaio tedesco deve ancora nascere. Gli operai tedeschi continuano a prendere in mano la loro scheda e vanno ai seggi elettorali, votano e pensano che così tutto è a posto. E dicono: vogliamo che nel parlamento si faccia sentire la nostra voce; allora farebbero meglio a fondare piuttosto una società corale. “”Compagni e compagne, noi non prendiamo in mano nessuna scheda, noi non votiamo. La domenica delle elezioni è meglio andare a fare una gita in campagna. E perché? Perché l’elettore è ancorato alla legalità. Ma la legalità non è che violenza pesante e cieca, violenza delle classi dominanti. I bonzi elettorali vogliono indurci a fare buon viso, ci vogliono mettere a tacere, vogliono impedirci di accorgerci che cosa è la legalità e cosa è lo stato; e non c’è buco e non c’è porta per farci entrare nello stato. Tutt’al più come asini o facchini”” (pag 296-297) “”(…) la storia di questo Franz Biberkopf è l”educazione sentimentale’ del delinquente. L’ultimo stadio, il più vertiginoso, estremo e avanzato, del vecchio “”romanzo di formazione”” borghese”” (Walter Benjamin, introduzione) L’autore viene accostato a Joyce.”,”VARx-504″ “DOBRIZEV V.”,”Lenin e la formazione dello Stato sovietico.”,”””Il 26 ottobre a tarda notte il congresso deliberò la costituzione di un governo provvisorio degli operai e dei contadini, che prese il nome di Consiglio dei commissari del popolo. Esso era formato dai dirigenti delle commissioni cui erano affidati i vari settori dell’amministrazione statale. Il presidente del Consiglio era V.I. Uljanov (Lenin), il commissario del popolo per gli affari interni era A.I. Rykov, quello dall’agricoltura V.P. Miljutin, quello del lavoro A.G. Sljapnikov, quelli dell’esercito e della marina V.A. Ovseenko (Antonov), N.V. Krylenko e P.E. Dybenko, quello dell’industria e del commercio V.P. Nogin, quello della pubblica istruzione A.V. Lunacarskij [Lunacharskij], quello delle finanze I.I. Skvortsov (Stepanov), quello degli esteri L.D. Bronstein (Trotskij) [Trotsky], quello della giustizia G.I. Oppokov (Lomov), quello dell’approvvigionamento I.A. Teodorovic, quello delle poste e del telegrafo N.P. Avilov (Glebov) e quello delle nazionalità I.V. Dzugasvilli (Stalin). Il dicastero dei trasporti rimase temporaneamente scoperto. Nei mesi di novembre e dicembre 1917 la composizione del governo subì cambiamenti. I rimpasti erano dovuti al fatto che alcuni compagni non avevano potuto raggiungere immediatamente Pietrogrado e che altri avevano assunto erronee posizioni incerte ed erano temporaneamente usciti dal governo. Il 29 ottobre 1917 l’esecutivo del sindacato dei ferrovieri propose che la composizione del governo venisse cambiata, ammettendo rappresentanti di altri partiti. (…)”” (pag 19) “”Lenin non sopportava nemmeno che apparissero sulla stampa articoli dedicati alla sua persona”” (pag 172) “”Lenin non violava mai le norme stabilite e le considerava sempre obbligatorie anche per se stesso. Una volta aveva bisogno di un vocabolario greco, di alcuni dizionari filosofici e di vari libri di filosofia. Vladimir Ilic scrisse un biglietto al direttore del Museo Rumjantsev (oggi Biblioteca Lenin): “”Se in base al vostro regolamento le opere di consultazione non possono essere date a domicilio, potreste prestarmeli la sera e la notte, quando la biblioteca è chiusa; io ve li restituirei la mattina seguente”” (in V. Dobrizev, Lenin e la formazione dello Stato sovietico, Editori Riuniti, 1970, pag 172-173) “”Lenin possedeve la straordinaria capacità di ascoltare la gente) (pag 173)”,”LENS-213″ “DOBRIZEV V.”,”Lenin e la formazione dello Stato sovietico.”,”- Il partito bolscevico al governo in Russia – Verso la creazione di una società nuova – Lenin dirige la difesa della repubblica socialista – Dalla guerra alla pace – Il piano leniniano d’edificazione del socialismo – Lenin: uno statista di tipo nuovo “”Lenin prestava un’attenzione particolare alla costituzione di reparti d’ approvvigionamento formati da operai di Pietrogrado e di Mosca, poiché questi operai erano i più consapevoli ed avevano una grande esperienza rivoluzionaria. In poche settimane lo Stato sovietico organizzò una spedizione operaia di massa nelle campagne. Nel 1918 nei reparti d’approvvigionamento militavano cicca sessantamila persone. Erano per la massima parte operai di Pietrogrado, Mosca, Niznij Novgorod, Tula, Ivanovo-Voznesensk e Jaroslavl. Gli operai dei reparti d’approvvigionamento svilupparono un’azione di propaganda rivoluzionaria nelle campagne”” (pag 47)”,”RIRO-025-FV” “DOBROLJUBOV Nikolaj [DOBROLIUBOV Nicola]”,”Conti, preti, briganti, cronache italiane.”,”Si tratta di una raccolta di saggi tradotta dal russo. “”Gavazzi distingue i borbonici in tre categorie: i borbonici-boia, come li chiama lui, che bisogna processare senza indugi, e che non meritano alcuna pietà; i moderati; che erano zelanti esecutori degli ordini borbonici; e che bisogna allontanare dai posti di responsabilità che ricoprivano, senza però perseguitarli; ed infine i borbonici indifferenti che non bisogna molestare per niente. Gavazzi spiega così il suo pensiero: «Riguardo ai borboniani indifferenti, cioè di quegli uomini che hanno servito ai Borboni nella copisteria, nelle segreterie, alla posta, agli ultimi impieghi, non ve ne curate, signori miei, non ve ne curate, perché la penna che sta a copiare una carta non ragiona di politica, quella penna è di chi la paga, se la paga il Borbone dice viva i Borboni! Se la paga Garibaldi dice viva Garibaldi! Per cui non vi occupate di quelli che io chiamo i borboniani indifferenti. Ma ricordate pure che se quando si cambia il Governo come è avvenuto presentemente fra noi, si dovessero cambiare tutti gl’impiegati, si dovrebbe fare una metà della nazione d’infelici, per non far che maggiormente arrestare e turbar l’andamento delle cose. (…) Come si fa in America, ove si cambia il governo ogni quattro anni? I principali impieghi si occupano delle persone del nuovo governo, il resto di quel che si chiama organizzazione del personale rimane la stessa perché il cangiarla renderebbe il Governo una impossibilità e d’una calamità comune…». Gavazzi si scaglia invece con tanta maggiore veemenza contro le persone che «il 5 settembre correvano dietro Bombicello a Piedigrotta, a pianger con lui davanti alla Madonna, e all’arrivo di Garibaldi a Napoli correvano gridando ‘Viva Garibaldi’». Contro questi signori suscita l’indignazione popolare, ritenendoli una delle maggiori calamità che rimangano dopo la ‘purificazione della palude’”” (pag 79-80) [Nikolaj Dobroljubov, dal capitolo: ‘Padre Alessandro Gavazzi e le sue prediche] [Gavazzi era considerato ‘l’esponente più significativo del protestantesimo italiano risorgimentale. Ma di fatto, nel 1861, Gavazzi non era ancora ‘protestante’: solo dopo il 1870 fondò quella ‘Chiesa libera cristiana in Italia’, che doveva poi diventare la ‘Chiesa evangelica d’Italia’. Del resto ‘luterano’, e neppure ‘calvinista’ Gavazzi non lo fu mai (…)’ (nota 2 p. 309)]”,”ITAB-337″ “DOBROVOLSKAJA Julia CEVESE Claudia MAGNANINI Emilia”,”Grammatica russa. Morfologia: teoria ed esercizi.”,”Julia Dobrovolskaja è stata per molti anni docente universitaria di lingua italiana a Mosca e ha insegnato Lingua russa nelle Università di Milano, Trento, Trieste e Venezia. Claudia Cevese insegna lingua russa all’Università di Venezia dal 1965. Emilia Magnanini insegna lingua e letteratura russa all’Università di Venezia dal 1975.”,”VARx-188-FL” “DOBROVOLSKAJA Julia CEVESE Claudia”,”Sintassi russa. Teoria ed esercizi.”,”Julia Dobrovolskaja è stata per molti anni docente universitaria di lingua italiana a Mosca e ha insegnato Lingua russa nelle Università di Milano, Trento, Trieste e Venezia. Claudia Cevese insegna lingua russa all’Università di Venezia dal 1965.”,”VARx-189-FL” “DOBROVOLSKAJA Julia”,”Il russo per italiani. Corso pratico.”,”Julia Dobrovolskaja è stata per molti anni docente universitaria di lingua italiana a Mosca e ha insegnato Lingua russa nelle Università di Milano, Trento, Trieste e Venezia.”,”VARx-196-FL” “DOBROVOLSKAJA Julia, collaborazione di Claudia ZONGHETTI”,”Grande Dizionario. Russo.Italiano. Italiano-Russo.”,”Julia Dobrovolskaja,”,”VARx-254-FL” “DOBSON R.B.; PRESTWICH Michael; VALE M.G.A.”,”The Jews of Medieval York and the massacre of March 1190 (Dobson); York Civic Ordinances, 1301 (Prestwich); Piety, Charity and Literacy among the Yorkshire Gentry, 1370-1480 (Vale).”,”‘York, situata nella contea di North Yorkshire, è una città cattedrale con origini romane. Si trova alla confluenza dei fiumi Ouse e Foss. Ecco alcuni dettagli interessanti su questa affascinante città: Fondazione romana: York fu fondata dai Romani nel 71 d.C. con il nome di Eboracum. Capitale storica: In passato, York fu la capitale della provincia romana di Britannia Inferiore e successivamente della regione dei regni di Deira, Northumbria e Scandinavian York. Centro ecclesiastico: Nel Medioevo, York divenne il centro della provincia ecclesiastica del Nord dell’Inghilterra e crebbe come importante centro di commercio della lana. Restaurazione dopo la Seconda Guerra Mondiale: Durante la Seconda Guerra Mondiale, parte dei bombardamenti del Baedeker Blitz colpì la città. Sebbene York sia stata meno colpita rispetto ad altre città industrializzate del nord, diversi edifici storici furono danneggiati e restaurati fino agli anni ’60. Popolazione attuale: L’area urbana di York aveva una popolazione di 141.685 abitanti al censimento del 2021, mentre l’intera città (distretto di governo locale) aveva una popolazione di 202.800, con un aumento del 2,4% rispetto al censimento del 2011. York è una gemma storica nel cuore del North Yorkshire, con una ricca storia e una varietà di monumenti e strutture storiche, tra cui una cattedrale, un castello e mura cittadine. La sua posizione strategica e il suo patrimonio culturale la rendono una destinazione affascinante per i visitatori di tutto il mondo.’ (copil)”,”STMED-092-FSD” “DOBSON R.B.”,”The Peasants’ Revolt of 1381.”,”Engels pag 26, 355, 399-402, 403″,”UKIS-004-FSD” “DOCHERTY James C. a cura”,”Historical Dictionary of Organized Labor.”,”DOCHERTY è nato a Gosford, New South Wales nel 1949 e si è laureato all’ University of Newcastle e all’ Australian Bureau of Statistics nel 1978. Ha lavorato come research assistant con l’ Australian Dictionary of Biography alla Australian National University. Ha scritto varie pubblicazioni.”,”SIND-020″ “DOCKÈS Pierre”,”L’internazionale del capitale.”,”Pierre Dockès è professore di economia politica all’università di Lione II. E’ autore di saggi sul capitalismo modiale. Ha scritto pure ‘Lo spazio nel pensiero economico dal XVI al XVIII secolo’, tradotto in italiano (Milano; 1971) “”Nel libro I del ‘Capitale’, Marx studia la cooperazione tra i lavoratori, in particolare quella dei salariati riuniti dal capitalista in una stessa officina. Qualsiasi cooperazione è formata da una forza collettiva incomparabilmente più efficace della somma dei lavori individuali isolati, anche nel caso di cooperazione semplice con i lavoratori aventi la stessa mansione (21). Con la cooperazione si manifesta anche la necessità di una direzione: «Ogni lavoro sociale in senso immediato, ossia ogni lavoro in comune, quando sia compiuto su scala considerevole, abbisogna, più o meno, di una direzione che procuri l’armonia delle attività individuali». È necessario, per ragioni ‘tecniche’, che vengano assolte queste «funzioni generali» di direzione, di sorveglianza e di mediazione, ‘qualunque sia il modo di produzione’. Nel modo di produzione capitalistico, il capitale si impadronisce di questa funzione, conferendole dei «caratteri speciali»: essa diventa infatti non più solo «una funzione particolare derivante dalla natura del processo lavorativo sociale e a tale processo pertinente; ma è insieme ‘funzione di sfruttamento di un processo lavorativo sociale». Diventa necessario controllare in modo dispotico i salariati poiché essi sono riuniti solo dal legame esterno del capitale, tanto che la funzione di direzione capitalistica è «quanto al ‘contenuto’ di duplice natura» (22). Questa «duplice natura» si manifesta chiaramente con lo studio della suddivisione del lavoro nella manifattura e nella fabbrica. Già nella prima, ogni operaio non è che una particella dell’«operaio collettivo» tanto più perfetto in quanto «l’operaio parcellare è incompleto»; ognuno è legato a vita ad un’operazione semplice, integrato in una gerarchia definitiva, sottomesso ai sorveglianti. Ma nella manifattura c’è ancora un agglomerato di mestieri in cui la specializzazione rimane qualificazione e moltiplica la forza produttiva. Nella fabbrica invece, dove l’operaio non è che «complemento vivente» della macchina, il sistema della suddivisione del lavoro non è più necessario «dal punto di vista tecnico»; dopo qualche giorno di apprendistato, un bambino può servire la macchina. Il sistema precedente si mantiene «in un primo tempo (…) per consuetudine come tradizione della manifattura, per essere poi riprodotto e consolidato ‘sistematicamente’ dal capitale quale mezzo di sfruttamento della forza-lavoro, in una forma ancor più schifosa» (23). Ritroviamo la «duplice natura» ed è necessario distinguere «fra la maggiore produttività dovuta allo sviluppo del processo sociale di produzione e la maggiore produttività dovuta al suo sfruttamento capitalistico» (24)”” (pag 262-263) [Pierre Dockès, ‘L’internazionale del capitale’, Editori Riuniti, Roma, 1977] [(21) K. Marx, Il Capitale, I, cit., pp. 366-367 e 370; (22) Ivi, pp. 372-373; (23) Ivi, p. 466; (24) Ivi. Cfr. anche, sulla manifattura e la fabbrica, pp. 379 e sgg., 463 e sgg.]”,”ECOT-388″ “DODDS Klaus”,”Il primo libro di geopolitica.”,”””Altre figure politiche di spicco come il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Carter, Zbigniew Brzezinski, di origine polacca, erano accesi sostenitori della geopolitica e usavano il termine per segnalare l’impegno a proteggere gli interessi strategici dell’America in un’epoca di crescenti tensioni globali, e citavano, a sostegno delle loro tesi e a beneficio di coloro che in seguito sarebbero stati chiamati intellettuali neoconservatori, l’inesorabile espansionismo sovietico. La decisione di finanziare e sostenere la resistenza all’occupazione sovietica dell’Afghanistan a partire dal 1979 era motivata dalla convinzione geopolitica che fosse necessario contenere un’ulteriore espansione, anche se ciò significava gli Stati Uniti e i loro alleati regionali, come il Pakistan, avrebbero sostenuto gravi perdite per far fronte alle forze sovietiche. Idealmente, l’Afghanistan sarebbe diventato il “”Vietnam”” dell’Unione Sovietica”” (pag 37-38) Klaus Dodds è professore di Geopolitica alla Royal Holloway University of London e membro dell’Academy of Social Sciences. Ha scritto e curato numerosi libri, tra i quali ‘The Antarctic. A Very Short Introduction’ (Oup, 2012), ‘Ice. Nature and Culture’ (Reaktion, 2018), ‘Border Wars. The Conflicts that Will Define Our Future’, (Elbury press, 2021) [Geopolitica è un termine complesso. Si riferisce alla politica delle grandi potenze e alle strategie che gli Stati adottano nella corsa alle risorse, ma anche agli incontri quotidiani o a semplici oggetti come bandiere e mappe, e interessa cittadini, aziende, organismi internazionali, movimenti politici e governi. La geopolitica è molto piú del mero impatto che le caratteristiche geografiche di fiumi e montagne o il clima producono sugli sviluppi politici. La geografia giocherà certo un ruolo importante, ma non necessariamente nel modo in cui presumono opinionisti e governanti. In questa esemplare ‘introduzione’, Klaus Dodds descrive la geopolitica tenendone presenti sia le sue origini storico-culturali sia gli attuali interessi in gioco. La lotta delle persone per attraversare i confini – quando spostarsi anche solo di pochi metri al di là di un confine territoriale può essere una questione di vita o di morte – evidenzia drammaticamente le connessioni tra luogo e politica. Anche lontano dalle frontiere, la geopolitica incide sulla vita quotidiana. I collegamenti, l’ubicazione, le dimensioni e le risorse di un paese influiscono sul modo in cui i suoi abitanti interagiscono con il resto del mondo. Dodds non tralascia di occuparsi dell’ascesa del populismo e del nazionalismo economico, considerandoli esempi di come Stati, aziende e persone gestiscano i territori per alimentare progetti politici (dalla Brexit al celebre mantra di Trump ‘Make America Great Again’). ‘Nel 2014 lo scrittore americano Walter Mead comunicò ufficialmente ai suoi lettori di «Foreign Affairs» che la «geopolitica era tornata». Russia, Cina, Iran e Corea del Nord rappresentavano una sfida all’ ordine mondiale imposto dall’ Occidente. Personalmente ritengo che questo «ritorno» sia stato percepito in modo drammatico anche a causa di alcuni fattori che già il presidente Jimmy Carter aveva individuato nel luglio 1979. All’epoca Carter, parlando ai suoi elettori, li mise in guardia dalla perdita di fiducia nelle qualità date per scontate dello Stato democratico liberale. I cittadini americani non vollero ascoltare il suo messaggio, ma qualche decennio dopo sembra proprio che Carter avesse intuito la fine di quel salvacondotto di fiducia accordato all’Occidente negli anni della Guerra fredda. Il tenore della geopolitica occidentale oggi è marcatamente piú pessimista: barriere, recinzioni e muri spuntano come funghi ovunque nel mondo’ (pag 4-5). Da Isco]”,”RAIx-402″ “DOGLIANI Patrizia”,”La scuola delle reclute. L’ Internazionale giovanile socialista dalla fine dell’ Ottocento alla prima guerra mondiale.”,”[Condizioni di vita e di lavoro dei giovani durante la guerra. ‘I dati costanti che contrassegnarono la situazione della gioventù lavoratrice in tutti i paesi furono essenzialmente la perdita della regolamentazione giuridica del lavoro e dei diritti sindacali precedentemente conquistati e il conseguente rapido deterioramento delle condizioni lavorative, dovuti alla militarizzazione della manodopera e della gioventù in generale in tutti i paesi belligeranti e all’imponente aumento produttivo nei paesi neutrali, avvenuto ancora una volta a spese della manodopera più debole e sottopagata e senza idonei controlli sanitari e ambientali (1). Se seguiamo, invece, l’andamento delle lotte giovanili contro la guerra, indette o almeno registrate dall’Internazionale di Zurigo, notiamo, pur con tutte le differenze nazionali e con l’esclusione di alcuni paesi quali la Francia e il Belgio, una crescita dell’opposizione organizzata dalla primavera del 1915 alla primavera-estate del 1916; una prima dura repressione in quasi tutti gli Stati (Germania, paesi scandinavi, Italia, Austria), una successiva riorganizzazione in base a obiettivi politici più radicali nell’inverno-primavera 1916-17, grazie anche alle notizie sulla prima fase della rivoluzione russa che cominciavano a giungere in occidente; una nuova dispersione del movimento a causa di ulteriori e più dure persecuzioni nella seconda metà del 1917. Gli avvenimenti successivi all’autunno 1917 appartennero, invece, a un periodo completamente diverso, che vide il risveglio di formazioni operaie rimaste inattive negli anni precedenti, quali la francese, la belga e quelle delle nazioni autonome emergenti (Cecoslovacchia, Polonia e Ungheria) e una prima entusiastica “”bolscevizzazione”” del movimento antimilitarista’. Nota: (1) Non esiste sin ad ora uno studio complessivo sulla manodopera giovanile durante la prima guerra mondiale. Maggiore interesse è andato negli ultimi anni alle ricerche sulla manodopera femminile e sulla manodopera immigrata; in questi studi è possibile però rinvenire dati parziali ed osservazioni relative al lavoro minorile e giovanile non soggetto alla leva. Cfr. ad esempio, gli studi di M. Fine, G. Hardach, P. Fridenson, G. Feldman, J. Wollf, A. Hennebicque sulla Francia e la Germania i cui risultati sono stati parzialmente richiamati in “”Recherches”” (Paris), 1978, nn. 32-33, e in ‘1914-1918: l’autre front’, in “”Cahier du Mouvement Social”” (Paris), 1977, n.2]”,”INTS-007″ “DOGLIANI Patrizia”,”Un laboratorio di socialismo municipale. La Francia, 1870 – 1920.”,”Nascita socialismo municipale, congressi municipali socialisti, la 2° Internazionale e il socialismo municipale, esperienze in UK, GERM, SP, BELGIO, realizzazioni comunali, geografia elettorale del socialismo comunale francese, dibattito municipalista, municipalizzazione economica, assistenza e cooperazione, sindacato, amministratori socialisti.”,”MFRx-088″ “DOGLIANI Mario a cura; testi di APPIANO DIODORO FLORO OROSIO PLUTARCO SALLUSTIO”,”Spartaco. La ribellione degli schiavi.”,”Vengono riportati i testi di APPIANO, DIODORO, FLORO, OROSIO, PLUTARCO, SALLUSTIO. In appendice: la schiavitù nel pensiero classico: ATENEO, STRABONE, DIODORO SICULO, DIONISIO DI ALICARNASSO, CATONE, PLUTARCO, VALERIO MASSIMO, TACITO, ARISTOTELE. All’inizio del libro si riportano due lettere ai genitori di Spartaco FONTANOT condannato a morte dai nazisti in Francia. FONTANOT, 22 anni, operaio meccanico, nato a Monfalcone (IT) il 17 gennaio 1922, nel 1924 emigrato con la famiglia in Francia. Nel 1941 abbandona i corsi serali alla Scuola d’Arti e Mestieri di Parigi, che frequentava per conseguire la laurea in ingegneria, per dedicarsi all’attività clandestina della resistenza francese. Nel 1942 si unisce ai FTP immigrati della regione parigina. Il 28 luglio 1943, assieme allo spagnolo C. ALFONSO partecipa all’azione in cui il polacco RAYMAN uccide il Gauleiter della Gross-Paris, Gen. Von SCHAUMBURG e il 29 settembre 1943 all’azione in cui viene ucciso lo Standartenführer Julius RITTER capo del ‘Servizio obbligatorio del Lavoro’ e uno dei maggiori responsabili delle deportazioni ed esecuzioni capitali. Compie atti di sabotaggio e attentati nel centro di Parigi. Viene nominato tenente delle FFI. Si valuta a circa un migliaio gli italiani caduti o giustiziati in Francia durante la Resistenza. Le lettere di Spartaco FONTANOT e queste notizie sono pubblicate in ‘Lettere di condannati a morte della resistenza europea””, EINAUDI, 1963 pag 332-338″,”STAx-030″ “DOGLIANI Patrizia”,”Storia dei giovani.”,”DOGLIANI Patrizia è docente di Storia e cultura dell’ Europa contemporanea presso l’ Università di Bologna e svolge attività di ricerca e insegnamento all’ estero. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). Giovani internazionalisti. “”Con lo scoppio della Grande Guerra, Danneberg si trovò isolato a Vienna, mentre a Berna, il 4 aprile 1915, 13 delegati di gruppi giovanili pacifisti provenienti da Germania, Olanda, Russia, Bulgaria, Norvegia, Svezia, Danimarca, Svizzera e Italia diedero vita a un ufficio internazionale di coordinamento diretto da Zurigo dal tedesco Willi Münzenberg e a un giornale di lotta e d’ informazione, “”Jugend Internationale””. Mentre l’ ufficio giovanile svizzero non aderì mai ufficialmente al movimento antimilitarista di Zimmerwald, creato tra gli altri da Lenin, i delegati dei movimenti giovanili scandinavi e danesi costituirono nel giugno 1916 una “”piccola internazionale”” nordica con sede a Christiania che ebbe, anche nella persona del suo leader Zeth Karl Höglund, una funzione di collegamento tra le correnti più radicali e antimilitariste del movimento giovanile europeo, il movimento di Zimmerwald e la Russia rivoluzionaria. Le rivoluzioni europee (la russa, la tedesca, l’ ungherese) degli anni 1917-19 spezzarono il movimento giovanile internazionale in tre tronconi. A Vienna nasceva così, nel febbraio 1921, l’ Associazione operaia internazionale delle organizzazioni giovanili socialiste (…)””. (pag 38-39)”,”GIOx-029″ “DOGLIANI Patrizia”,”La “”scuola delle reclute””. L’ Internazionale giovanile socialista dalla fine dell’ Ottocento alla prima guerra mondiale.”,”””D’altro parere erano i giovani socialisti italiani: di fronte al dilagare in Italia dell’ associazionismo laico ed ecclesiastico sportivo (Club alpino italiano, Touring club ciclistico, Corpo nazionale dei volontari ciclisti ed automobilisti, I fasci Dederazione delle associazioni sportive cattoliche italiane), la Figs sconsigliò apertamente ai propri iscritti di darsi allo sport. A conclusione di un dibattito che aveva occupato nel corso del 1919 le pagine de “”L’ Avanguardia””, il Congresso nazionale di Firenze del 1910 dichiarò in una risoluzione che lo sport, “”come oggi è compiuto, non serve che a speculazioni industriali più o meno democratiche, ma sempre bottegaie; e ad innestare nelle masse giovanili del nazionalismo gretto ed assurdo””. Inoltre, venivano messi in guardia i lavoratori dal praticare attività ginniche “”che tendono a rovinargli il fisico e la morale””””. (pag 133)”,”GIOx-043″ “DOGLIANI Patrizia GASPARI Oscar a cura; saggi di Elena COGATO LANZA Patrizia DOGLIANI Oscar GASPARI Federico LUCARINI Renaud PAYRE Francesco PRIVITERA Nico RANDERAAD Joan-Anton SANCHEZ DE JUAN Pierre-Yves SAUNIER Antoine VION Dirk WOLFRAM Guido ZUCCONI”,”L’Europa dei comuni. Origini e sviluppo del movimento comunale europeo dalla fine dell’Ottocento al secondo dopoguerra.”,”Saggi di Elena COGATO LANZA Patrizia DOGLIANI Oscar GASPARI Federico LUCARINI Renaud PAYRE Francesco PRIVITERA Nico RANDERAAD Joan-Anton SANCHEZ DE JUAN Pierre-Yves SAUNIER Antoine VION Dirk WOLFRAM Guido ZUCCONI”,”EURx-248″ “DOGLIANI Patrizia GORGOLINI Luca”,”Un partito di giovani. La gioventù internazionalista e la nascita del Partito comunista d’Italia (1915-1926). Parte prima: Internazionalisti e rivoluzionari. Il contributo dei giovani socialisti italiani alla nascita dell’Internazionale giovanile (1915-1921) (Dogliani) – Parte seconda: Dal socialismo al comunismo. I giovani rivoluzionari e la costruzione della Federazione giovanile comunista d’Italia tra guerra e fascismo (1915-1926) (Gorgolini).”,”Il libro affronta la storia dei giovani rivoluzionari italiani, protagonisti del processo di costruzione dell’Internazionale giovanile comunista nel 1919 e del Partito comunista d’Italia nel 1921. Dirigenti e militanti della Federazione giovanile socialista prima si schierarono contro la guerra ed aderirono con entusiasmo ad un nuovo internazionalismo, poi, nel travagliato primo dopoguerra, aderirono al movimento comunista e si opposero all’ascesa e al consolidamento del fascismo. Prestando attenzione alle biografie politiche dei maggiori protagonisti, gli autori ricostruiscono una pagina della storia del comunismo europeo fin qui sostanzialmente trascurata dalla storiografia nazionale. Ne emerge un quadro di relazioni politiche e passioni ideali che hanno segnato la fondazione e i primi anni di vita del Partito comunista d’Italia, conferendo a quest’ultimo una carica di combattività e una capacità di resistenza non facilmente rintracciabili in altri partiti antifascisti italiani almeno sino agli anni Trenta. Patrizia Dogliani è docente di Storia contemporanea presso l’Università di Bologna. Si occupa di storia politica e sociale dell’Italia e dell’Europa contemporanea. Tra i suoi lavori: Il fascismo degli italiani (Utet, 2014); per Donzelli ha curato L’Europa dei comuni dalla fine dell’Ottocento al secondo dopoguerra (2003, con Oscar Gaspari). Luca Gorgolini insegna Storia contemporanea presso l’Università della Repubblica di San Marino e Storia dei conflitti armati all’Accademia militare di Modena. Ha pubblicato tra l’altro un volume sulla storia sociale degli anni Cinquanta e curato ‘Le migrazioni forzate nella storia d’Italia del XX secolo’ (Bologna, 2017). La nascita del PCDI e la violenza paramilitare delle squadre fasciste. Fortichiari e il ruolo dei giovani comunisti. (pag 87-88) “”La nascita del Partito comunista si collocava infatti nel pieno di una stagione ormai dominata dalla violenza paramilitare messa in campo dalle squadre delle camicie nere fasciste. Un’offensiva inizialmente promossa e sostenuta dalla borghesia e dai ceti agrari delle regioni della valle Padana – dove erano tradizionalmente ben radicati il PSI e le sue organizzazioni collaterali – a partire dall’autunno del 1920, dopo che l’occupazione delle fabbriche di settembre si era conclusa con una sostanziale sconfitta dei sindacati, aprendo la fase della parabola discendente del movimento operaio. Come si è già ricordato, il 16 ottobre l’organo ufficiale del movimento fascista aveva indirizzato nei confronti dei socialisti la sua dichiarazione di guerra civile: «Se la guerra civile ha da essere, ebbene sia!». I fascisti avrebbero dovuto condurre la propria battaglia «in armi», «senza nessuno scrupolo, senza alcun limite». A partire da quelle settimane – ricorderà in seguito uno dei dirigenti della Federazione giovanile comunista – «le violenze e le spedizioni punitive dello squadrismo fascista che avevano avuto, sino a quel momento, carattere sporadico e isolato, si mutarono in un’aperta offensiva, preordinata e su larga scala (26). In quella fase di riflusso delle lotte operaie, si assistette così in tutto il Paese a una sensibile contrazione del numero degli scioperi e degli scioperanti. Gli equilibri di forza si spostarono in modo evidente a favore del capitale: di fronte agli effetti della crisi economica in atto, quali il calo della domanda e la caduta dei prezzi, gli industriali misero in atto una politica imprenditoriale decisamente dura, contrassegnata dal licenziamento degli operai politicamente più esposti, dalla riduzione dei salari e da un rigido regime di lavoro all’interno delle fabbriche (27). Intanto la violenza fascista, giustificata da parte di settori liberali come legittima reazione a presunte azioni violente condotte dai socialisti, e denunciata dal gruppo parlamentare socialista che, sottolineando l’inquadramento militare delle squadre fasciste, puntava il dito contro il governo e i prefetti (…), entrò anche nel confronto che animò l’assise congressuale di Livorno, dove si aprì un dibattito serrato, centrato sulla legittimità e la necessità dell’uso della violenza (…). Un contesto – segnato dunque dalla volontà di animare uno scontro frontale con i fascisti, dagli interventi repressivi condotti dalla PS e dalle frizioni con i socialisti – con cui il neocostituito partito dovette fare i conti sia nella costruzione del suo apparato legale (…) – sia nella definizione e articolazione del suo apparato illegale (promosso dall’ «Ufficio I» la cui organizzazione venne affidata al ventinovenne Bruno Fortichiari (ben presto «Loris» nelle comunicazioni clandestine), il quale, membro del CE del neocostituito partito, si era dedicato nel corso della guerra mondiale a dare corpo alla struttura del PSI che si occupava degli espatri clandestini in Svizzera dei renitenti e dei disertori e successivamente di coordinare l’ «apparato militare» socialista milanese durante le occupazioni delle fabbriche (28). Alui venne affidato il delicato compito di costruire un’ «organizzazione armata», in grado di fornire ai militanti comunisti una sufficiente preparazione tecnico-militare su cui fare leva nel momento in cui sarebbe stata decisa l’azione rivoluzionaria definitiva su scala nazionale”” (pag 87-88) [(26) P. Secchia, ‘Le armi del fascismo 1921-1971’, Feltrinelli, 1973, p. 116; (27) F. Fabbri, ‘Le origini della guerra civile’… cit. pp. 412-415; (28) G. Palazzolo, ‘L’apparato illegale del Partito comunista d’Italia nel 1921-1922 e la lotta contro il fascismo’, in ‘Rivista storica del socialismo’, anno IX, 1966, p. 98]”,”MITC-150″ “DOGLIANI Patrizia a cura; saggi di Claudio NATOLI Emmanuel JOUSSE Daniela ROSSINI Patrizia DOGLIANI Silvia SALVATICI Leonardo RAPONE Alfredo FERRARA Luciano CANFORA”,”Internazionalismo e transnazionalismo all’indomani della grande guerra.”,”ll 1919 fu un anno denso di speranze e di avvenimenti nel campo dell’internazionalismo e del transnazionalismo, aperto da rivoluzioni e controrivoluzioni, e dalla visita del presidente Woodrow Wilson in Europa. Fu caratterizzato dai lavori della Conferenza per la Pace a Parigi, dalla ripresa dei rapporti tra organizzazioni socialiste per più di quattro anni schierate su fronti di guerra nemici, dalla nascita dell’Internazionale comunista e dalla frammentazione del precedente internazionalismo operaio. Spirito internazionalista e pacifista, ideali e prassi rivoluzionarie attraversavano le frontiere e sembravano essere tutte opzioni aperte e praticabili per i popoli europei che uscivano dalla carneficina che aveva traumatizzato il continente e lo aveva proiettato in un mondo globale nel quale la sua supremazia evidenziava i primi sintomi di crisi. I saggi contenuti in questo volume prendono in esame le diverse opzioni aperte in quell’anno cruciale, allorché le enormi speranze nutrite sulle due sponde dell’Atlantico ritenevano possibili la creazione di un mondo basato su nuovi valori e istituzioni per sconfiggere vecchi ordini e tradizionali diplomazie. La parte finale del volume si trasferisce in Italia per analizzare come una nuova generazione, rappresentata da Antonio Gramsci, riflettesse su quel momento storico e sulle scelte da compiere. Saggi di L. Canfora, P. Dogliani, A. Ferrara, E. Jousse, C. Natoli, L. Rapone, D. Rossini, S. Salvatici. Il saggio di Jousse è in francese. Indice. Introduzione, di Patrizia Dogliani I. Alle origini dell’internazionalismo comunista, di Claudio Natoli II. L’Internationale, entre restauration et refondation, di Emmanuel Jousse III. L’internazionalismo wilsoniano all’inizio del XX e del XXI secolo, di Daniela Rossini IV. La scelta: l’internazionalismo socialista tra Wilson e Lenin, di Patrizia Dogliani V. L’umanitarismo internazionale e le sfide del dopoguerra, di Silvia Salvatici VI. Antonio Gramsci: Società delle Nazioni e Internazionale comunista, di Leonardo Rapone VII. Cosmopolitismo, nazionalismo e internazionalismo nei Quaderni del carcere: un inattuale trittico concettuale?, di Alfredo Ferrara VIII. Metamorfosi dell’internazionalismo di Lenin, di Luciano Canfora Indice dei nomi Dal saggio ‘Metamorfosi dell’internazionalismo di Lenin’, di Luciano Canfora: Dal saggio ‘Metamorfosi dell’internazionalismo di Lenin’, di Luciano Canfora: “”È Lenin la novità radicale rispetto all’implicito filo-colonialismo del socialismo europeo. Sintomatico l’incipit del suo articolo per la “”Pravda”” del 7 maggio 1913, ‘Il risveglio dell’Asia’: «Dopo il movimento russo del 1905, la rivoluzione democratica si è estesa a tutta l’Asia: la Turchia, la Persia, la Cina. Cresce il fermento nell’India inglese». Dopo di che l’analisi si concentra sulle «Indie olandesi», e su Giava, dove «il movimento nazionalista si è risvegliato sotto la bandiera dell’Islam». L’analisi è penetrante (…)”” (pag 209) “”Con l’opuscolo (1915), ‘Il socialismo e la guerra’, Lenin chiarisce a se stesso la diagnosi e l’eventuale strategia di fronte alla situazione del tutto nuova creatasi. «Quasi tutti riconoscono – scrive – che la guerra attuale è imperialista, ma i più deformano questo concetto o lo applicano unilateralmente o cercano di far cedere alla possibilità che questa guerra abbia un significato borghese-progressivo di liberazione nazionale». La diagnosi esatta è tutt’altra, osserva: «La guerra (si sta combattendo) tra i maggiori schiavisti per la conservazione e il rafforzamento della schiavitù» (…). I socialisti devono servirsi della lotta tra i briganti per abbatterli tutti (…)»”” (pag 210) [Dopo la fase del “”comunismo di guerra””]: “”Bilancio e riaggiustamento strategico conseguente a questa serie di sconfitte e delusioni sarà l’ultimo, impegnativo, scritto di Lenin ‘Meglio meno, ma meglio’ (Pravda, 4 marzo 1923) su cui ci soffermeremo nell’ultima parte di questo intervento. Prima, però, di procedere col commento di quel vero e proprio testamento politico, dedichiamo attenzione al testo più significativo del biennio «ascendente» della rivoluzione (1918-19): il ‘Proclama ai popoli e ai governi di tutti i paesi belligeranti’ lanciato da Lenin, il 7 novembre 1917 (…). È più noto come “”Decreto sulla pace”” ma l’intitolazione esatta rende ragione del suo sostanziale realismo. Come è facile osservare in base alle date, l’appello di Lenin precede di oltre un mese il lancio (8 gennaio 1918) da parte del presidente USA Woodrow Wilson dei troppo celebri “”14 punti””. Nell’agosto si era mossa la diplomazia vaticana nella scia dell’appello di Benedetto XV contro la prosecuzione della «inutile strage». Ma non aveva avuto successo. (…)”” (pag 212) [in ‘Meglio meno, ma meglio’] “”(…) (Lenin:) «una serie di paesi – Oriente, India, Cina, ecc. – sono stati definitivamente gettati fuori dai loro binari (…). L’Oriente è entrato definitivamente nel movimento rivoluzionario appunto in seguito a questa prima guerra imperialistica ed è stato trascinato nel turbine generale del movimento rivoluzionario mondiale». Se il testo è autentico, colpisce l’intuizione che quella conclusasi alla fine del 1918 – cioè poco più di quattro anni prima – fosse una «prima guerra interimperialistica» (…)”” (pag 215) [Luciano Canfora, ‘Metamorfosi dell’internazionalismo di Lenin’, (in) ‘Internazionalismo e transnazionalismo all’indomani della Grande guerra’, a cura di Patrizia Dogliani, Il Mulino, Bologna, 2021]”,”INTT-354″ “DOGLIANI Patrizia”,”Storia dei giovani.”,”Patrizia Dogliani è docente di Storia e cultura dell’Europa contemporanea presso l’Università di Bologna e svolge attività di ricerca e d’insegnamento all’estero.”,”GIOx-013-FL” “DOGLIO Maria Luisa DELCORNO Carlo a cura; saggi di Giorgio FORNI Luisella GIACHINO Quinto MARINI Giovanni BAFFETTI Clara LEVI Guido LAURENTI”,”Predicare nel Seicento.”,”Maria Luisa Doglio ha insegnato Letteratura italiana nella Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Torino. Carlo Delcorno ha insegnato Letteratura italiana nella Facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Università di Bologna.”,”RELC-011-FMB” “DOGNIN Paul Dominique”,”Introduzione a Karl Marx.”,”DOGNIN Paul Dominique è nato a Calais nel 1923. E’ entrato tra i domenicani nel 1946. Licenziato in diritto, lettore in teologia, dottore in filosofia, è incaricato di vari insegnamenti. presso la facoltà dei domenicani di Saulchoir, la Facoltà di filosofia dei gesuiti, l’ Institut Catholique (tutti a Parigi), la Pontificia Università San Tommaso d’ Aquino di Roma. Ha compiuto numerose ricerche. “”Quelli che furono sinora i piccoli ceti medi, i piccoli industriali, i negozianti e la gente che vive di piccola rendita, gli artigiani e gli agricoltori, tutte quelle classi sprofondano nel proletariato, in parte perché il loro esiguo capitale non basta all’ esercizio della grande industria e soccombe quindi nella concorrenza coi capitalisti più grandi , in parte perché le loro attitudini perdono il loro valore in confronto coi nuovi modi di produzione. Così il proletariato si recluta da tutte le classi della popolazione.”” (Marx, Engels, Il manifesto, p.68) (pag 174) “”Nei paesi dove la civiltà moderna si è sviluppata, si è formata una nuova piccola borghesia, che oscilla tra il proletariato e la borghesia e si viene sempre ricostituendo come parte integrante della società borghese, i cui compenenti però, continuamente ricacciati nel proletariato per effetto della concorrenza per lo sviluppo stesso della grande industria, vedono avvicinarsi un momento in cui spariranno completamente come parte autonoma della società moderna e saranno sostituiti nel commercio, nella manifattura e nell’ agricoltura da ispettori e agenti salariati.”” (idem, p.94) (pag 175)”,”TEOC-353″ “DOGO Marco”,”Kosovo. Albanesi e Serbi. Le radici del conflitto.”,”Marco Dogo insegna all’Università di Trieste ed è uno dei massimi specialisti italiani della storia del Balcani. Questa originale ricerca tratta i rapporti tra Serbi e Albanesi nel Kosovo nello scenario del tardo impero ottomano e poi del regno di Jugoslavia, con un cenno iniziale alla funzione del mito nella coscienza nazionale serba e un cenno finale agli sviluppi più recenti del nazionalismo albanese. Oltre alla letteratura corrente, balcanica e occidentale, il lavoro utilizza fonti primarie e inedite o già edite ma non note al pubblico italiano. Ancora oggi, a sette anni dalla prima edizione, un testo simile non esiste sul mercato italiano e occidentale in genere.”,”EURC-023-FL” “DOISE Jean VAISSE Maurice”,”Diplomatie et outil militaire. Politique étrangère de la France, 1871-1969.”,”Politique étrangère de la France diretta da Jean-Baptiste DUROSELLE membro dell’ Institut, professore emerito alla Sorbona. Euro 28.0 DOISE Jean è nato nel 1917. Ex allievo dell’ Ecole normale superieure; ex membro dell’ Ecole francaise de Rome, agregé d’histoire et de géographie, ufficiale di riserva del servizio di Stato Maggiore ha scritto una ‘Histoire militaire de l’ Alsace’ (Istra, Strasburgo, 1985). E’ esperto di questioni militari. VAISSE Maurice (1942) è agregé all’ Università, dottore in lettere, professore di storia contemporanea Università di Reims, ex auditeur dell’ Institut des hautes études de défense nationale (1985-1986). Specializzato nello studio della politica estera e militare della Frnacia nel XX secolo. Ha scritto alcune opere (v. 4° cop) “”Ce courant de pensée est né à la fin du XVIIIe siècle chez Herder (1744-1803) fondant la théorie du ‘Volk’, le peuple entendu comme force organique vivante. Ce thème a été repris ultérieurement par Fichte (1762-1813), Hegel (1770-1831), Schlegel (1772-1829) et Schelling (1773-1850). Après ces penseurs connus le mouvement pangermaniste est représenté par de nombreux écrivains en Allemagne, spécialement à la suite de la guerre victorieuse de 1870. L’un d’eux prévoit qu’après la future guerre avec la France, conformément au traité de paix (qu’il appelle paix de Bruxelles), la vaincue cédera les départements des Vosges, Meurthe-et-Moselle, Meuse et Ardennes dont elle relogera les habitants remplacés par des Allemands de souche. La France cédera en outre sa flotte et toutes ses colonies sauf l’Algérie. La Hollande et la Belgique entreront dans l’Empire allemand ainsi que la Suisse et le Luxembourg. Le roi des Pays-Bas deviendra un des princes du Reich.”” (pag 159-160) “”La Grande Allemagne sera entourée de “”marches”” dont les habitants garderont leur langue et une certaine autonomie mais sous protectorat allemand. Ce seront le Nord de la France jusqu’à la Somme ou Etat Thiois, la France-Comté et la partie comprise entre les Alpes et le Rhône, c’est-à-dire le Royaume de Bourgogne du Moyen Âge. A’ l’Est, les marches comprendront les pays baltes, la Russie blanche et l’Ukraine. Enfin troisième catégorie: les amis et vassaux; d’une part la Hongrie qui s’étendra sur tous les Balkans y compris le Nord de la Grèce, d’autre part la Turquie””. (pag 160)”,”FRQM-039″ “DOISE Jean”,”Un secret bien gardé. Histoire militaire de l’affaire Dreyfus.”,”Jean Doise, ex allievo dell’ Ecole Normale Supérieure , laureato in Stria, diplomato di Stato maggiore, e specialista di storia militare.”,”FRAD-004-FSD” “DOLCI Danilo”,”Spreco. Documenti e inchieste su alcuni aspetti dello spreco nella Sicilia occidentale.”,”Placido Rizzotto. (pag 167-169) Aveva 33 anni e 70 giorni. Il mandante l’ alta mafia. “”Essendo perduta la guerra si capisce che ci dovevano essere altre idee, perché si dice, “”guai ai vinti””. Parlava dei fatti politici, di queste cose; che so io. Lo mandavano a chiamare a Palermo all’ ANPI, parlava in casa di queste cose, io ci dicevo: – Si capisce che a perdere la guerra ci sono sofferenze per noi popolo. Dobbiamo lavorare per sostentarne-. Lui diceva niente, ma ogni tanto era chiamato a palermo, cominciò a svolgere il fatto politico, e così via via, successo che si è fatto presidente dei reduci e combattenti dell’ ANPI, segretario della Camera del lavoro di Corleone e presidente della commissione della Madonna della Rocca per farci la festa all’ ultima domenica di agosto, il presidente si doveva interessare per fare questa festa. C’era il cassiere, l’amministratore, ma lui era il presidente. Si faceva rispettare da tutti, era benvoluto da tutti. Solo da quelle canaglie che si erano arricchite con la guerra non era benvoluto, non ci piaceva l’ andamento che aveva lui, perché era popolano. E per ragione di persone che volevano tenere cariche nel comune e fare l’ onorevole alla regione, e siccome lui conosceva che tipo erano, gente dall’ alta mafia, che conferivano anche con la questura e con la magistratura, e siccome si erano arricchiti con la guerra, e allora cominciò a svolgere quest’affare di sindacalista a favore del popolo. Quando ha fatto poi il sindacalista, queste cose ce le dovono contare i suoi amici che le sanno meglio di me; che ci mandarono contro l’ alta mafia. Quello che mi interessa a me è la sera del 10 di marzo del ’48, l’ aspettavo in casa, che mi ero ritirato dalla campagna, mia moglie faceva la minestra, e lui si è ritirato, faceva freddo quella sera e io ero messo ritirato vicino al braciere. E’ venuto lui a pigliare il cappotto che faceva freddo. E io gli dissi: – Dove vai, che tra un momento dobbiamo mangiare? – Un momento e vengo. Aspetto il sindaco che deve venire da Palermo con l’ autocorriera-. Questa fu l’ uscita. Aveva 33 anni e 70 giorni. Aspettavo e non veniva mai. E non venne più””. (pag 169, Corleone. Racconti e documenti III.) Wikip: Placido Rizzotto (Corleone, 2 gennaio 1914 – 10 marzo 1948) è stato un sindacalista italiano, rapito e ucciso dalla Mafia. Biografia. Nacque a Corleone da Giovanna Moschitta e Carmelo Rizzotto. Primo di sette figli, perse la madre quando era ancora bambino. In seguito all’arresto del padre, con l’accusa di far parte di un’associazione mafiosa, fu costretto ad abbandonare la scuola per occuparsi della famiglia. Durante la seconda guerra mondiale prestò servizio nell’esercito sui monti della Carnia, in Friuli-Venezia Giulia, con il grado di caporale prima, di caporal maggiore poi e infine di sergente. Dopo l’8 settembre si unì ai partigiani della Brigata Garibaldi come socialista. Rientrato a Corleone al termine della guerra, iniziò la sua attività politica e sindacale. Ricoprì l’incarico di Presidente dei reduci e combattenti dell’ANPI di Palermo e quello di segretario della Camera del lavoro di Corleone. Fu esponente di spicco del Partito Socialista Italiano e della CGIL. Il 10 marzo 1948 venne rapito e ucciso dalla mafia per il suo impegno a favore del movimento contadino per l’occupazione delle terre. Le indagini sull’omicidio furono condotte dall’allora capitano dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa. Sulla base degli elementi raccolti dagli inquirenti, vennero arrestati Vincenzo Collura e Pasquale Criscione che ammisero di aver preso parte al rapimento di Rizzotto in concorso con Luciano Liggio. Grazie alla testimonianza del Collura fu possibile ritrovare il corpo del sindacalista. Criscione e Collura, insieme a Liggio che rimase latitante fino al 1964, furono assolti per insufficienza di prove, dopo aver ritrattato la loro confessione in sede processuale. La sua vita è stata raccontata al cinema nel film Placido Rizzotto di Pasquale Scimeca (2000). La pellicola è stata al centro di polemiche per non aver fatto alcun riferimento alla militanza politica di Rizzotto nel Partito Socialista Italiano ed accusata di aver costruito l’immagine di un Rizzotto comunista. Emanuele Macaluso ed altri intellettuali d’area socialista hanno più volte ribadito la convinta adesione di Placido Rizzotto ai valori del socialismo democratico, testimoniata durante tutta la sua attività politica. La cooperativa siciliana Libera Terra produce e commercializza due vini denominati Placido Rizzotto Bianco e Placido Rizzotto Rosso provenienti da vitigni confiscati alla mafia.”,”ITAS-111″ “DOLCI Danilo”,”Fare presto (e bene) perché si muore.”,”Dalle foto emerge una condizione di vita spaventosa per gli abitanti donne vecchi bambini del paese siciliano.”,”ITAS-009-FGB” “DOLCINI Carlo”,”Marsilio e Ockham. Il diploma imperiale Gloriosus Deus, La memoria politica Quoniam Scriptura, Il defensor minor.”,”«Il radicalismo evangelico del XIV secolo» Verso la concezione laica dello stato: Guglielmo di Ockham e Marsilio da Padova (di Gabriella Giudici .it) Il filosofo francescano Guglielmo di Ockham e l’aristotelico Marsilio da Padova condividono lo stessa radicale obiezione a ogni supremazia dell’autorità religiosa su quella politica e, più in generale, a qualunque confusione tra regnum e sacerdotium. Ockham (1288-1349), francescano, afferma l’autonomia reciproca della sfera religiosa e politica e, nella disputa con Giovanni XXII, che lo scomunicò, difende il principio della povertà evangelica e l’intepretazione letterale della regola francescana. La proprietà privata (proprietas) dei beni, come il diritto di esercitare il potere politico, non compaiono naturalmente nel mondo creato da Dio: in una società perfetta e non segnata dal peccato originale, il possesso (dominium) dei beni sarebbe stato comune all’intero genere umano e non si sarebbe avvertito il bisogno di un’autorità politica. Solo nella società imperfetta che sorge dopo il peccato, la postestas appropriandi e la potestas istituiendi rectores sono legittime, anche se non coincidono con la perfezione che si lega alla povertà. La Chiesa dunque, e non il solo ordine francescano, deve essere povera, mentre il potere sulle cose e sugli uomini appartiene a Dio e non ad essa che deve rinunciare ad ogni forma di possesso perché «paupertas evangelica omne dominium et proprietatem excludit» [Opus nonanginta dierum, 23]. Marsilio (1275-1342), aristotelico, è d’accordo con lo stagirita nel riconoscere l’origine naturale dello stato che nasce dall’estensione della famiglia e del villaggio. Tra le forme di governo possibili, egli sceglie la monarchia perché più adatta a far rispettare legittimamente la giustizia, ma il re non è il sovrano, sovrano è il popolo, esso infatti è il legislatore «cioè la causa efficiente prima e più vera della legge». Guglielmo di Ockham, od Occam (in latino Gulielmus Occamus, in inglese William of Ockham; Ockham, 1285 – Monaco di Baviera, 1347), è stato un teologo, filosofo e religioso francescano inglese.”,”TEOP-005-FB” “DOLDEN Stuart A.”,”Cannon Fodder. An Infantryman’s Life on the Western Front 1914-18.”,”Nelle pagine centrali del testo suggestive fotografie del fronte dove combattè l’Autore. Stuart A. Dolden, arruolato nel Reggimento di fanteria scozzese dell’Esercito inglese. Combattè sul Fronte occidentale per quasi tutta la Prima guerra mondiale. Con note prese su pezzi di carta, descrive non le strategie ma le tragedie vissute direttamente al fronte, in prima linea, in qualità di fante. Il titolo del libro, Principali battaglie combattute nell’Alta Francia. “”Carne da cannone””, bene sintetizza l’esperienza dell’Autore. <> (pag 28,Trad. d. r.)”,”QMIP-049-FSL” “DOLLEANS Edouard DEHOVE Gerard”,”Histoire du travail en France. Mouvement ouvrier et legislation sociale. 1. Des origines à 1919 2. De 1919 à nos jours.”,”Situazione mondo del lavoro prima del 1789, rivoluzione francese, rivoluzione della tecnica e psicologia degli operai, secolo XIX lotta per emancipazione classe operaia, nascita movimento operaio, 2° impero, rottura della Comune, conflitti di lavoro tra il liberalismo politico e l’evoluzione economica, organizzazioni padronato e operaie, sindacati, sindacalismo dal 1919 ad oggi, crisi dello Stato e del sindacalsmo durante anni ’30, rivalità CGT-CGTU, sindacalismo dopo la 2° GM, sigle Force Ouvriere, CGT-FO, CGSI, CFTC, CISL, CISC, FSM”,”MFRx-029″ “DOLLEANS E. CROZIER M.”,”Chronologie et bibliographie du mouvement ouvriere et socialiste.”,” (vedi MOI-001)”,”MOIx-003″ “DOLLEANS Edouard PUECH J.L.”,”Proudhon et la revolution de 1848.”,”Chiaroveggenza di Proudhon nel 1848. “”E’ nel 1849 che Proudhon scrive questa relazione (…) “”pagine memorabili – dice Saint-Beuve – e che sono veramente degne della storia”” (1). Senza dubbio, un anno di ritirata può spiegare la costruzione metodica di questo incatenamento di considerazioni, ma Proudhon non sembra avere “”accomodato”” la realtà al punto di deformarla. Questa rivoluzione che ha sorpreso tanta gente e soprattutto quelli che la desideravano o la temevano, Proudhon l’ha vista venire, e, lungi da provare l’ entusiasmo che si spiegherebbe da parte di un artigiano della rivoluzione in marcia, ha provato tutta l’ angoscia che ispira, a una critica chiaroveggente, un’ impresa pericolosa e difficile da parte di persone giudicate incapaci di condurla a buon fine.”” (pag 17)”,”PROD-002″ “DOLLEANS Edouard”,”Storia del movimento operaio. II. 1871-1936.”,”I due fratelli (pag 313) Pierre Monatte ha cercato in buona fede le ragioni di ciò che egli chiama “”il traviamento”” di Merrheim. Lo storico che si studia di cogliere questa realtà interiore, che illumina gli aspetti dell’ evoluzione sociale ed umana, non penserà che “”la stanchezza”” o “”la mancanza di fede nei destini della classe operaia”” spiegano l’ atteggiamento di Merrheim nel 1919. Ai suoi occhi, come agli occhi di Varlin e di Pelloutier, è sulla capacità politica di questa classe che riposavano i suoi destini. Ora, duran te i mesi che sono seguiti all’ Armistizio, egli non ha stimato che fosse arrivata a quel grado di educazione e di maturità politica che avrebbero potuto permetterle di assumere la totalità del potere. Egli si rassegnava per lei alle conquiste parziali e progressive che dovevano a poco a poco prepararla e condurla a questa presa di possesso. Ma non ha mai dubitato che la rivoluzione economica non dovesse essere attuata, con una dilazione più o meno vicina, dai lavoratori. La rivoluzione è possibile immediatamente? Si, dirà Pierre Monatte – perché la situazione è rivoluzionaria. Non vi è contrasto né di fede, né di volontà. L’ una e l’ altra restano rivoluzionarie. Sono in opposizione per le vedute divergenti sulla situazione e lo stato d’ animo delle classi lavoratrici; si trovano in contrasto anche per la loro concezione della violenza. Pierre Monatte la crede necessaria – una classe non scompare volentieri dalla scena storica, – Merrheim, lui, la giudica inutile fine a che la rivoluzione del lavoro non sarà un fatto compiuto. I due uomini sono infine in contrasto sul compito che riserbano alle minoranze in azione. Per Pierre Monatte, esse possono trascinare le truppe alla rivoluzione, mentre, per A. Merrheim, l’ opera rivoluzionaria è volontarista, anche da parte della massa dei lavoratori; essa esige da costoro lo sforzo personale. Il disccordo fra Monatte e Merrheim simbolizza il conflitto che dividerà il movimento operaio””. (pag 312-313)”,”SIND-075″ “DOLLEANS Edouard”,”Le chartisme (1830-1848). I.”,”DOLLEANS Edouard “”Robert Owen a été un tempérament autoritaire et très antidémocratique. Une anecdote que raconte Lovett montre à quel point son caractère et ses procédés despotiques choquaient ceux de ses disciples qui avaient des âmes d’ardents démocrates. Le comité d’organisation du congrès coopératif avait pris la décision d’envoyer une circulaire invitant les membres du Parlement à assister au Congrès. Owen estimant que cette circulaire n’exprimait pas suffisamment ses idées personnelles avait voulu le faire suivre d’un amendement. Le comité avait repoussé l’amendement et envoyé, sans modification, la circulaire à l’imprimeur qui était Hetherington. Aussitôt Owen enjoint à celui-ci d’ajouter son amendement. Hetherington refuse d’abord, puis il cède devant la menace d’Owen de refuser au Congrès le local qu’il lui a promis pour ses réunions. Le comité, après avoir interrogé Hetherington, décide d’envoyer une députation de trois membres à Owen pour lui demander des explications; (…)””. (pag 37-38)”,”MUKC-033″ “DOLLEANS Edouard”,”Le chartisme (1830-1848). II.”,”DOLLEANS Edouard “”Feargus (O’Connor) s’adresse à “”la partie laborieuse des classes moyennes”” et il veut lui montrer que ses intérêts sont en harmonie avec ceux des ouvriers (…)”” (pag 171)”,”MUKC-034″ “DOLLEANS Edouard CROZIER Michel”,”Mouvements ouvrier et socialiste. Chronologie et bibliographie. Angleterre France Allemagne Etats-Unis, (1750-1918).”,”””Le chapitre II est consacré à l’Angleterre de la première moitié du XIXe siècle. En Grande-Bretagne commence le monde moderne qui s’èlabore parmi les souffrances de la misère la plus sombre et les sentiments de désespoir éprouvés par l’homme du métier en face de la machine qui dépossède l’artisan ouvrier de la raison d’être de son existence. …. finire (pag XIII-XIV, introduzione)”,”SOCx-001-FGB” “DOMENACH J.M.”,”Indagine sulle idee contemporanee.”,”Nato a Lione nel 1922, Jean-Marie DOMENACH, si iscrive a Lettere e filosofia ma interrompe gli studi per partecipare alla Resistenza. Nel 1941-42 collabora i ‘Cahiers de Notre Jeunesse’ rivista dei giovani cristiani antinazisti; organizza la resistenza degli studenti dell’Università di Lione, insieme con l’amico Gilbert DRU, che sarà fucilato dai tedeschi, e sul quale scriverà un libro. Nel 1946 entrà a ‘Esprit’, ne divenne redattore capo dopo la morte di Emmanuel MOUNIER, e nel 1937, D. Ha lasciato la rivista nel 1976. Dopo aver lavorato all’ Institut National de l’Audio-Visuel, è Prof all’ Ecole Polytechnique. Collabora all’ ‘Expansion’ e ad altre riviste francesi. Tra le sue opere: -Une eglise en marche -Ce que je crois -Le christianisme eclaté -Le sauvage et l’ ordinateur”,”TEOP-051″ “DOMENACH Jean-Luc”,”Où va la Chine.”,”DOMENACH Jean-Luc specialista della Cina e dell’ Asia, ex direttore scientifico a Science Po, fa ilpunto sull’ evoluzione del paese più popolato del mondo combinando la sua capacità di gestione delle fonti con la conoscenza della Cina. Tesi: colosso dai piedi d’ argilla. Sviluppo nelle contraddizioni e disordine incredibile. “”E poi, Pechino approfitta con una estrema rapidità dell’ occasione politica rappresentata dagli attentati dell’ 11 settembre 2001 per minare la diffidenza che anima Bush. Jiang Zemin non tiene conto della simpatia manifestata da alcuni ufficiali superiori cinesi per un capo arabo che aveva osato la “”guerra senza restrizione””, ne delle previsioni affrettate di quelli – a volte piazzati in alto – che vedono nell’ avvenimento l’ inizio della fine dell’ impero americano. Non esita: telefona immediatamente al presidente americano per trasmettergli la sua “”solidarietà””, e la Cina approva la grande operazione afghana contro Bin Laden esprimendo con un giudizio variabile le condizioni politiche e giuridiche che accompagnano il suo sostegno. L’ incontro tra George Bush e Jiang Zemin in occasione della riunione dell’ APEC a Shanghai in ottobre ristabilisce una cordialità di facciata senza eliminare le differenze, ma gli investimenti americani in Cina si moltiplicano””. (pag 191)”,”CINx-169″ “DOMENACH J.M.”,”La propagande politique.”,”””5° Regola d’ unanimità e di contagio. “”(…) La propaganda avrà dunque per compito di rafforzare questa unanimità e pure di crearla artificialmente. Gallup racconta una leggenda che illustra bene questa abilità elementare: la storia dei tre sarti di Londra, che una volta indirizzarono una petizione al Re firmando: “”Noi, il popolo inglese””. Tutti i proclami, tutti i manifesti cominciano così con una affermazione di unanimità: “”La donne di Francia esigono”” … “”il popolo di Parigi, riunito al Velodrome d’ Hiver…””.E’ divertente vedere qualche volta due partiti opposti riunire a qualche giorno d’intervallo nella stessa sala il “”popolo parigino, oppure indirizzarsi al governo a nome “”del sentimento popolare unanime””.”” (pag 66)”,”TEOP-325″ “DOMENACH Jean-Luc”,”L’Asie en danger.”,”DOMENACH Jean-Luc direttore scientifico della FNSP, specialista di questioni asiatiche. E’ autore di ‘Chine: l’archipel oublié’ (1992). L’ideologia dell’ asiatismo. “”Le discours asiatiste peut aussi faire école dans l’Asie développée parce qu’il offre une réponse à des angoisses assez générales, la première étant celle du sens. A’ des sociétés que la mondialisation inquiète, elle propose un ‘credo’ réconfortant sur le passé et le présent: le développement de l’Asie n’est pas une occidentalisation, mais un processus autochtone. La seconde angoisse est celle du changement: alors que tout change dans les économies, les sociétés et la politique, il existe quelque chose d’intangible en Asie, et ce sont justement les vertus qui autorisent ces changements – et, heureusement, en bornent les effets… La contradiction entre Etat stable et régime instable doit et peut être résolue au profit de l’Etat. Une troisième angoisse est liée à la crainte du déchirement social. Alors que le développement économique ne cesse de différencier les groupes sociaux et les individus, la permanence de “”valeurs”” propres aux cultures asiatiques garantit en principe la survie d’un consensus social et l’absence de conflits fondamentaux. Enfin la quatrième angoisse concerne l’avenir, que les transitions politiques à l’oeuvre rendent presque partout flous. Aux dirigeants, l’asiatisme promet une perpétuation indéfinie de leur pouvoir, et aux populations, la garantie d’un progrès économique sans hésitations ni déchirements”” (pag 145-146)”,”ASIE-024″ “DOMENACH Jean-Luc RICHER Philippe”,”La Chine. Tome 1. 1949-1971.”,”Libro dedicato a Jacques Guillermaz DOMENACH Jean-Luc ex chargé de mission presso il Centre d’analyse et de prévision du ministère des Affaires étrangères (1979-1980) dal 1985 ha diretto il Centre d’études et de recherches internatinoales de la Fondation nationale des sciences politiques (FNSP) e insegna all’ Institut d’etudes politiques (IEP). RICHER Philippe ex ambasciatore ad Hanoi (1875-1976) è stato maitre de conferences all’ ENA e ha tenuto corsi nell’Università Paris X e nell’Institut d’etudes politiques di Grenoble. “”Parallèlement on assiste à une reprise des luttes ouvrières (1928-1935) que, sous l’influence de Li Lisan, la direction du PCC s’obstine à stimuler. Mao Tse-tung s’élève contre cette stratégie de soulèvement et préconise la création préalable de bases rouges dans les zones “”rurales””,. L’échec du soulèvement de 1930, dont l’objectif était la prise de trois grandes villes: Shanghai, Wuhan, Nanchang, lui donne raison. En septembre 1930, Li Lisan et sens partisans sont éliminés du comité central””. (pag 17)”,”CINx-267″ “DOMENACH Jean-Luc RICHER Philippe”,”La Chine. Tome 2. De 1971 à nos jours.”,”DOMENACH Jean-Luc ex chargé de mission presso il Centre d’analyse et de prévision du ministère des Affaires étrangères (1979-1980) dal 1985 ha diretto il Centre d’études et de recherches internatinoales de la Fondation nationale des sciences politiques (FNSP) e insegna all’ Institut d’etudes politiques (IEP). RICHER Philippe ex ambasciatore ad Hanoi (1875-1976) è stato maitre de conferences all’ ENA e ha tenuto corsi nell’Università Paris X e nell’Institut d’etudes politiques di Grenoble. Boom degli scambi commerciali. “”De 1982 à 1986, les courants commerciaux triplent; les Etats-Unis deviennent le troisième partenaire commercial de la RPC après le Japon et Hong Kong, avant la RFA, Singapore et l’URSS. En 1986, leur valeur dépasse 7 milliards de dollars; en 1988, les 10 milliards sont atteints, sans satisfaire toutes les ambitions. Il n’est en effet pas de personnalités chinoises qui n’estiment le bilan très inférieur aux potentiels des deux pays et ne dénoncent régulièrement la montée du protectionnisme américain”” (pag 471-472)”,”CINx-268″ “DOMENACH Jean-Luc”,”Dove va la Cina? Da Tienanmen a oggi.”,”La Cina contemporanea appare come un immenso cantiere. L’impetuoso sviluppo capitalistico, da un lato, e la rigidità del controllo politico comunista, dall’altro, ci offrono lo spettacolo di un paese che si avvia sul cammino del progresso in un clima di icredibile confusione e incertezza. Jean-Luc Domenach, professore di scienze politiche, è uno dei massimi esperti della Cina.”,”CINx-016-FL” “DOMENACH Jean-Marie”,”Lettre à mes ennemis de classe.”,”Dono di A. Albertocchi “”Niente è più naturale di un monologo nelle grandi circostanze”” (Alexandre Dumas, Vent’anni dopo) (in apertura) J.M. Domenach appartiene alla generazione della Resistenza che ha creduto che la Rivoluzione fosse un completamento della Liberazione. Redattore capo prima e poi direttore della rivista ‘Esprit’ partecipa alla lotta contro la guerra della Francia in Indocina, contro il colonialismo francese in Madagascar e Maghreb, poi contro la guerra d’Algeria. Si è sempre schierato per la difesa degli oppressi nel mondo. Nel 1977 lascia Esprit per l’insegnamento e la ricerca ma resta un intellettuale engagé. “”Lo storicismo è un fenomeno che il socialismo non ha creato ma che accentua perché esso presenta delle “”domande”” di storia molto superiori a quelle delle altre correnti politiche ad eccezione dell’estrema destra (…)”” (pag 152)”,”FRAP-117″ “DOMENICO Roy Palmer”,”Processo ai fascisti.”,”DOMENICO Roy Palmer insegna alla Northeast Missouri State University. Si è occupato di storia contemporanea italiana concentrandosi su temi istituzionali e politici. Mario Berlinguer esponente sardo del Partito d’azione (pag 53) “”Scoccimarro [alto commissario aggiunto presso il Viminale, ndr] proseguì nelle sue accuse: quando l’Alto Commissariato sottoponeva ai ministri le richieste di epurazione perché essi prendessero decisioni in merito, non otteneva alcun risultato. Egli citò molti esempi di casi in cui non era stato preso alcun provvedimento nonostante gli sforzi dell’Alto Commissariato. Citò il caso del Consiglio Nazionale delle Ricerche, della Corte dei Conti e del Tesoro, dove un solo burocrate era stato licenziato su otto richieste. “”Fra i ministri militari”” disse “”si distingue particolarmente quello della Marina;: su 17 istanze ne è stata accolta solo una””. A causa di questa opposizione, l’epurazione si era trascinata stancamente per tre o quattro mesi, mentre sarebbe dovuto bastare un mese o un mese e mezzo per portarla a termine. Scoccimarro aveva previsto l’ostilità ministeriale alcuni giorni prima, quando il suo capo, il conte Sforza, si era incontrato con molti ministri del governo Bonomi per discutere sulle sanzioni. Sforza lamentò in quell’occasione gli intralci che venivano posti alla sua opera dalle lungaggini e dai bizantinismi delle burocrazia ministeriale e suggerì che al Commissariato venisse conferita la facoltà di sospendere direttamente i funzionari da epurare. Tutti acconsentirono (…). Ma, subito dopo la riunione, cominciarono a svilupparsi le prime resistenze all’idea”” (pag 132)”,”ITAR-206″ “DOMINGUEZ J.”,”Por que fracaso el socialismo en Chile.”,”Le cause del golpe militare dell’ 11 settembre 1973 “”5 settembre 1973. Più di un milione di persone celebrano il terzo anniversario della vittoria di Unitad Popular e manifestano il loro appoggio a Salvador Allende. 6 settembre 1973. Kissinger crea un gruppo speciale per “”studiare la situazione del Cile””. Viene chiamato l’ ambasciatore in Cile. (…) 9 settembre 1973. Ritorna da Washington l’ ambasciatore degli Stati Uniti. (…) 10 settembre 1973. La Democrazia Cristiana chiede ad Allende di rinunciare alla Presidenza e a convocare nuove elezioni. 11 settembre 1973. Sollevamento militare e colpo di stato.”” (pag 12-13)”,”AMLx-074″ “DOMINICK Raymond H. III”,”Wilhelm Liebknecht and the Founding of the German Social Democratic Party.”,”DOMINICK Raymond H. è associate professor di storia alla Ohio State University.”,”MGEx-045″ “DOMINIQUE Pierre”,”La commune de Paris. Texte de presentation de Jacques Chastenet de l’Academie francaise.”,”CHASTENET voleva essere soldato divenne invece medico. Partecipò alla 1° GM, e nel dopoguerra divenne romanziere, saggista e grande reporter e infine storico delle epoche di crisi (1848, 1871).”,”MFRC-053″ “DOMINIQUE Pierre”,”Mirabeau.”,”Victor Riqueti de MIRABEAU (1715-1789) economista francese, seguace di QUESNAY (col quale scrisse la teoria dell’ imposta, 1760) sviluppò le teorie fisiocratiche nella ‘Filosofia rurale’ (1763). Suo figlio, Honoré-Gabriel Riqueti conte di MIRABEU (1749-1791) uomo politico francese, allo scoppio della rivoluzione fu eletto deputato del Terzo Stato all’ assemblea nazionale, di cui divenne presidente, sostenendo un costituzionalismo moderato.”,”FRAR-196″ “DOMINIQUE Pierre”,”Les journées de Quarante-Huit.”,”””Le même jour, le directeur des ateliers nationaux, M. Lalanne, communique aux ouvriers la mesure: “”Le gouvernement veut que ces départs aient lieu. Il faut que sa volonté soit exécutée aujourd’hui même””. Tous les travaux sont suspendus, tous les chantiers fermés. Aussitôt, les ouvriers sont debout. C’est, disent-ils, un décret de proscription. On leur jette le pain du mendiant; une aumône de cinq francs. Ils retombent dans leur misère, tête la première et du plus haut. Ils crient qu’on els a trompés. Le prolétaire de Février a pris Paris. On lui a dit: Prends-nous-le et tu auras ta part du travail, ta part du pain. Et lui, le bon homme, a offert trois mois de misère à la patrie (car le salaire des ateliers, vingt-trois sous, est, pour l’époque et pour Paris, un misérable salaire). Un mois: rien. Deux mois: rien. Au bout de trois mois, on lui donne à choisir: la Sologne (1) ou l’armée.”” (pag 161) (1) ovvero in provincia, in Sologne regione rurale della Francia, dove c’era da fare il duro lavoro nei campi o il lavoro da marinaio e i salari di provincia erano più bassi di quelli di Parigi, oppure l’esercito e la guerra.”,”QUAR-066″ “DOMMANGET Maurice”,”Blanqui a Belle-Ile 1850 – 1857.”,”August BLANQUI nel penitenziario di Belle Ile, prime lotte di frazione, L’affare del ‘toast’ di Londra, Lettera a MAILLARD, evasione del 1853, Mazzini attacca i socialisti francesi ecc.”,”MFRx-038″ “DOMMANGET Maurice”,”Edouard Vaillant. Un grand socialiste 1840-1915.”,”VAILLANT (1840-1915) marxista, membro della Comune nel 1871, rifugiato in Inghilterra e ritornato in FR dopo l’amnistia del 1880, fu deputato a partire dal 1893 ed uno dei principali dirigenti del socialismo internazionale. Si allinea all’ Union Sacrée nel 1914.”,”MFRx-004″ “DOMMANGET Maurice”,”Blanqui et l’opposition revolutionnaire à la fin du Second Empire.”,”L’A ha pubblicato nel 1935 uno studio su ‘Blanqui à Belle-Ile’ trattando del periodo 1850-1857. Nel 1947 ha pubblicato un altro studio su ‘Blanqui, la guerre de 1870-71 et la Commune’. Il presente lavoro si inserisce cronologicamente tra i due studi. E intende rettificare e completare gli studi fatti da Gustave GEFFROY in ‘L’Enfermé’ (BIBLIOTHEQUE CHARPENTIER) e Alexandre ZEVAES in ‘August Blanqui’ (MARCEL RIVIERE).”,”MFRx-006″ “DOMMANGET Maurice”,”La Chevalerie du Travail francaise, 1893-1911. Contribution à l’histoire du socialisme et du mouvement ouvrier.”,”La Cavalleria del Lavoro negli USA, in Belgio e in altri paesi, la formazione dell’Ordine, struttura interna, orientamento, i segretari regionali, Parigi e circondario, la provincia, Aristide BRIAND cavaliere del lavoro, la CTF in azione.”,”MFRx-018″ “DOMMANGET Maurice”,”La Commune et les communards.”,”La Messe des massacreurs (di Leonce DUPONT, da ‘Souvenirs de Versailles pendant la Commune’)”,”MFRC-042″ “DOMMANGET Maurice”,”Hommes et choses de la Commune.”,”firma autografa di Francois RENAUD”,”MFRC-047″ “DOMMANGET Maurice”,”Auguste Blanqui. Au debut de la IIIe Republique 1871 – 1880. Derniere prison et ultimes combats.”,”contiene dedica di DOMMANGET”,”MFRx-127″ “DOMMANGET Maurice”,”Enragés et curés en 1793. Jacques Roux. Pierre Dolivier.”,”Nel corso della rivoluzione francese, le necessità della lotta politica conducono la ‘Montagna’, frazione radicale della borghesia, ad allearsi ai sanculotti; embrione socialmente eterogeneo del proletariato moderno. La crisi politica del giugno 1793, che termina con l’ eliminazione degli ‘arrabbiati’, rivela che l’interesse generale non era che quello di una “”classe di uomini (che) può affamare l’altra impunemente””.”,”FRAR-194″ “DOMMANGET Maurice”,”L’ introduction du Marxisme en France.”,”””Non esiste che un’ opera specifica in lingua francese sulla penetrazione del marxismo in Francia. E’ di Alexandre Zevaes e risale al 1947, ossia a più di vent’anni. (…) Dopo che ha visto la luce l’ opera specifica di Zevaes, sono apparsi dei lavori che, per il loro soggetto stesso, furono condotti a trattare parzialmente dell’ origine e dell’ introduzione del marxismo nel nostro paese. Si può citare per esempio nel 1933, di J. Varlet, la prefazione della raccolta di testi scelti portante il titolo ‘Paul Lafargue, Theoricien du Marxisme; nel 1948, più capitoli de l’ Histoire du Socialisme europeen’ di Elie Halevy e più passi dell’ esposizione critica di Michel Collinet, ‘La Tragedie d Marxisme’; nel 1956, una parte della mia biografia di Eduoard Vaillant e, nel 1957, il capitolo VII del mio libro sulle Idees politiques et sociales d’ Auguste Blanqui’. Nel 1965, infine, nella sua tesi sui Guesdistes, Claude Willard tratta la questione in conclusione generale e lungo i capitoli I e X, mentre Zevaes nel 1929 e Compere-Morel nel 1937, nelle loro rispettive biografie di Guesde, non avevano fatto che sfiorarla”” (pag 11-12)”,”MFRx-181″ “DOMMANGET Maurice”,”Babeuf e la Congiura degli Uguali.”,”Maurice DOMMANGET è nato a Parigi nel 1888. Fu direttore degli Archives Nationaux e segretario della Federation Unitaire de l’ Enseignement. Collaborò con Albert MATHIEZ alla stesura degli ‘Annales Revolutionnaires’ e degli ‘Annales Historiques de la Revolution Francaise’. Promosse una campagna di rinnovamento dell’ insegnamento della storia in senso laico e antinazionalista. Durante il governo di Vichy si ritirò a scrivere libri di storia del socialismo, che gli valsero una fama internazionale. Storico delle origini del socialismo, dedica in questo libro, una serie di saggi sui diversi momenti della vita di BABEUF, l’ evoluzione del suo pensiero sociale, il periodo in cui era il “”tribuno del popolo””, animatore della Congiura degli Uguali, primo tentativo di lotta socialista rivoluzionaria. Autodidatta, dotato di capacità nell’ impadronirsi del linguaggio politico delle classi colte, BABEUF riuscì a sollevarsi al di sopra del mondo contadino piccardo. Andò oltre la critica morale della società propria dei pensatori del XVIII secolo: proclamò l’ ingiustizia della proprietà privata, sviluppò la sua concezione della lotta di classe, esaltò il potere e le possibilità offerte dall’ avvento delle macchine. Marx ed Engels nel Manifesto del comunismo, annoverarono l’ azione e l’ opera dei cospiratori del 1797 fra le prime rivendicazioni del proletariato rivoluzionario. “”La seconda parte del testo appoggia il comunismo su un antico proverbio che Marechal ama e da cui trae un insegnamento ugualitario: “”Il sole splende per tutti””. E’ singolare questa utilizzazione dell’ astro supremo in favore delle masse in miseria. Tuttavia l’ accostamento non erano nuovo, poiché l’ eloquente Massillon, rivolgendosi ai potenti in uno dei suoi coraggiosi sermoni, esclamava: “”La terra sembra che produca per voi soli, grandi del mondo; il sole sembra levarsi e tramontare soltanto per voi””. E non dimentichiamo che Campanella, componendo nel 1611 la sua famosa utopia comunista, la pose sotto il segno del sole e che è impensabile che un erudito, un “”topo di biblioteca”” come Sylvain Marechal, non abbia conosciuto quell’ opera””. (pag 242-243)”,”SOCU-097″ “DOMMANGET Maurice”,”Historia del primero de mayo.”,”””Ma il primo maggio 1933 vede la classe operaia tedesca sotto lo stivale fascista. Hitler ha ottenuto i suoi fini senza sparare un colpo, con una facilità e una rapidità insperate. Stà al potere dal 30 gennaio, e le elezioni del 5 marzo, dopo l’ incendio del Reichstag e il terrore che seguì, gli danno – per così dire – consacrazione legale dentro la cornice stessa della Costituzione di Weimar””. (pag 297)”,”MPMx-018″ “DOMMANGET Maurice”,”Historia del 1° de Mayo.”,”””A due francesi – al cittadino Raymond Lavigne e al Diderot dei socialisti, Paul Lafargue – si deve la universalizzazione e la internazionalizzazione della manifestazione del 1° maggio””. (pag 81, citato da Dommanget brano della storia del primo maggio scritta da Adrien Véber)”,”MPMx-019″ “DOMMANGET Maurice”,”Saint-Just.”,”””Nel giugno 1791, Saint-Just fa apparire il suo Esprit de la Révolution et de la Constitution de la France””. Il libro porta Louis-Leon de Saint-Just come nome d’ autore. La stessa denominazione figura nell’ edizione del “”Discours sur la proposition d’ entourer la Convention nationale d’une garde-armée””, prononcée aux Jacobins le 22 octobre 1792″”. (pag 23) Giornali rivoluzionari. “”Chi non conosce almeno di nome le “”Révolutions de Paris”” di Louis Prudhomme? Questo giornale settimanale, di formato piccolo in-8 – la maggior tiratura di fogli dell’ epoca – prima della comparsa del ‘Père Duchesne’ che, si dice, arrivava ai 600.000 esemplari – nacque il 12 luglio 1789, due giorni prima della presa della Bastiglia con il motto famoso: “”I grandi ci appaiono grandi, perché siamo in ginocchio, Leviamoci!””””. (pag 137) Il renano Cloots. “”Jean-Baptiste o piuttosto Anacharsis Cloots, Massieu, Coupé e Portiez, a titoli diversi, sono lungi dall’ essere i primi venuti. Essi aspettano ciascuno una biografia speciale ed esaustiva per mettere pienamente in rilievo il loro vigore intellettuale, la loro capacità di lotta, il loro senso politico o il loro sforzo costruttivo. Senza andare a fare come Riazanov, dopo Tridon, del tedesco Cloots “”la più grande figura della Rivoluzione francse””, riconoscendo che dal punto di vista sociale è ben al di sotto della sua reputazione, occorre convenire che questo fiero scristianizzatore ha lavorato senza posa nell’ anno II alla sparizione di questa “”alienazione religiosa”” che il suo compatriota renano Karl Marx affronterà mezzo secolo più tardi come derivante sui generis dall’ instaurazione del comunismo. D’altra parte e soprattutto, in quanto “”oratore del genere umano””, da Parigi “”capoluogo del Globo””, ha lanciato le sue folgoranti idee cosmopolite””. (pag 197) Capacità militare. “”Così Saint-Just fu condotto a dare prova di capacità militari insospettate. A tal punto che Blanqui, così severo verso i “”retorici di Luigi-il-Grande investito dell’ ascia e del fascio per una avventura da Mille e una notte””, è obbligato, tra gli altri, a riconoscere che Saint-Just aveva l’ abitudine della guerra e l’ energia militare. No, la Convenzione non era un “”accozzaglia di mediocri”” e di uomini incerti””. (pag 200)”,”FRAR-290″ “DOMMANGET Maurice”,”Jacques Roux le curé rouge. Les “”Enragés”” contre la vie chère sous la Révolution. Jacques Roux (Le curé rouge) et le Manifeste des “”Enragés””.”,”DOMMANGET ha scritto un filone di opere dedicato alla storia della rivoluzione francese e un altro alla storia del socialismo (Blanqui, la Comune, il 1848 ecc.). Jacques Roux, soprannominato ‘petit Marat’ e Marat. “”Come ha sottolineato Jaures , questa sarà sempre una tattica di Jacques Roux di servirsi di Marat, di proteggersi con la popolarità de “”L’ Ami du peuple””, anche quando questo lo combatterà e lo calunnierà””. (pag 17) Jacques Roux e Babeuf. “”(…) Babeuf è e sarà nelle prime file per seguire l’ azione sociale di Jacques Roux. Ma, cosa curiosa, non ne fa cenno, e si cercherà invano nei suoi scritti del tempo anche nelle sue rievocazioni posteriori, non più di ciò che resta nell’ opera di Buonarroti sugli Eguali, un accenno qualsiasi a Jacques Roux””. (pag 41) Jacques Roux universalista. “”Egli sostiene che l’ esempio del popolo francese ispira “”nei popoli della terra il desiderio di battere i loro ferri””. Evoca la costituzione ideale “”che farà di tutti i popoli una sola famiglia di filosofi, amici e fratelli””. E’ questa posizione di cui il rappresentante più conosciuto fu Anacharsis Cloots, “”l’ oratore del genere umano””, che spinge Lequinio a chiamarsi orgogliosamente “”cittadino del globo””, titolo prezioso che preferisce a quello di convenzionale e con cui non manca di far seguire la sua firma su qualunque esemplare del suo libro ‘Les Préjugés détruits””.”” (pag 47)”,”FRAR-297″ “DOMMANGET Maurice”,”Les idées politiques et sociales d’ Auguste Blanqui.”,”””Poi costretto a lasciare Parigi, Marx si installa a Londra dove, con i principali membri dei vecchi comitati e dei congressi, riorganizza la Lega dei Comunisti. In quest’ epoca, Marx, malgrado la disfatta del movimento, crede ancora alle prospettive rivoluzionarie prossime. La circolare o piuttosto l’ indirizzo che redige con Engels nel marzo 1850 in nome della Lega offre a questo riguardo un grande insegnamento. Esso permette di stabilire che almeno sui punti seguenti, il pensiero di Marx e il pensiero di Blanqui coincidono: parola d’ ordine della rivoluzione permanente, approvazione dell’ azione clandestina, fiducia nell’ iniziativa rivoluzionaria della Francia e specialmente di Parigi “”la Bebele rivoluzionaria””, affermazione della Repubblica unica e indivisibile, attacco contro i piccoli borghesi repubblicani che si chiamano socialisti, armamento del proletariato e disarmo della guardia civile borghese. (…)””. (pag 377-378)”,”BLAx-005″ “DOMMANGET Maurice”,”La Jacquerie.”,”””Quali circostanze favoriscono lo scatenamento della rivolta? Ci sono sempre negli avvenimenti delle cause profonde e radicali, lontane nella loro genesi che creano il clima generale, e delle cause immediate che forniscono l’ occasione propizia all’ iniziativa. E’ un fatto d’ ordine secondario, a volte insignificante, sovente fuori scala rispetto allo sconvolgimento ulteriore che determina la reazione a catena. (…)”” (pag 36)”,”MFRx-227″ “DOMMANGET Maurice”,”Blanqui et l’opposition revolutionnaire à la fin du Second Empire.”,”L’A ha pubblicato nel 1935 uno studio su ‘Blanqui à Belle-Ile’ trattando del periodo 1850-1857. Nel 1947 ha pubblicato un altro studio su ‘Blanqui, la guerre de 1870-71 et la Commune’. Il presente lavoro si inserisce cronologicamente tra i due studi. E intende rettificare e completare gli studi fatti da Gustave GEFFROY in ‘L’Enfermé’ (BIBLIOTHEQUE CHARPENTIER) e Alexandre ZEVAES in ‘August Blanqui’ (MARCEL RIVIERE).”,”MFRx-040″ “DOMMANGET Maurice”,”La commune.”,”Atti eroici dei piccoli proletari. “”E’ un fatto che il ragazzo di Parigi, questo ‘gavroche’ così pronto alle monellerie, si è elevato all’ eroismo in tutte le epoche di crisi rivoluzionarie. Ma, mai si può dire, ha fornito tante azioni folgoranti. Uno studio speciale potrà e dovrà essergli consacrato. Citiamo qualche esempio. (…)””. (pag 157) “”V. Thiébaut, quattordici anni, correva tra le pallottole per portare da bere ai difensori della rotonda di Saint-Ouen. (…)”” “”Charles Banderitter, quindici anni, si era offerto come artigliere presso la 7° batteria della Marseillaise. (…) Per dieci giorni e dieci notti non lascia il suo pezzo e ogni suo colpo va a segno. (…)”” “”E’ ancora un ragazzo di quindici anni che partecipa attivamente ai combattimenti nel quartiere della Gare de l’ Est. Armato di fucile, tira dalle finistra sulla truppa e tutti i suoi colpi vanno a segno. Ogni volta che cambia finestra, inalbera una piccola bandiera rossa, segnando così la collocazione del suo “”quartier generale””. (pag 138)”,”MFRC-110″ “DOMMANGET Maurice”,”Histoire du drapeau rouge. Des origines a la guerre de 1939.”,”Allegati: testi di Jules VALLES Jean JAURES, versi di Paul BROUSSE Lucien ROLAND Marius RETY Elie YONOV Jean NEMARD Marcel MARTINET Maurice BOUCHOR “”Aggiungerei che le ricerche in questo senso si fanno anarchicamente, senza obiettivi prefissati, senza scopi circoscritti; con i mezzi limitati, che mettono a disposizione di un pubblico niente affattor ristretto qualche Istituto specifico. Peraltro, come scriveva già A. Labriola nel 1895: “”La specializzazione e la complessità del movimento proletario sono diventate tali che non c’è più ormai spirito capace di abbracciarlo nel suo insieme, di comprenderlo nei suoi dettagli””””. (pag 10-11) “”Il 27 aprile, al banchetto dell’ Alliance Démocratique, a Neuilly-sur-Seine, Raymond Poincaré in un grande discorso sulla situazione politica aveva raggiunto Clemenceau nel suo odio della bandiera rossa. Egli si era espresso così: “”Noi teniamo per la bandiera tricolore contro la bandiera rossa, per la Marsigliese contro l’ Internazionale, per la Francia infine contro tutti quelli che la tradiscono, la rinnegano o la detestano””””. (pag 309) “”Il 15 gennaio 1933, sempre a Berlino, centinaia di bandiere rosse si gonfiano ancora al vento in onore di Liebknecht e di Rosa Luxemburg. Una enorme manifestazione si svolge. Non si poteva credere al trionfo prossimo del Nazismo. (…) Ma questa forza operaia, che dava una impressione formidale in tale dimostrazione, si mostrerà incapace, il 22, di impedire ai nazisti di occupare la casa Karl Liebknech, e la bandiera a croce uncinata sventola sulla sede del Partito Comunista. Tutto quello che può fare il proletariato berlinese, è di rispondere a questo gesto di forza organizzato, con una azione individuale effimera, con un gesto erocio, certo, ma infantile. Nella notte dal 17 al 18 marzo, un individuo ritaglia l’ insegna nazista dallo stendardo al di sopra dell’ edificio, restituendo al rosso il suo vero carattere.”” (pag 400-401)”,”MOIx-025″ “DOMMANGET Maurice DALINE V.M. SOBOUL Albert LEHNING Arthur SURATTEAU J. MARKOV Walter KOPLENIG Hilde GALANTE GARRONE Alessandro OBERMANN Karl BERNSTEIN Samuel REBERIOUX Madeleine MAZAURIC Claude”,”Babeuf et les problèmes du Babouvisme.”,”Saggi di DOMMANGET Maurice DALINE V.M. SOBOUL Albert LEHNING Arthur SURATTEAU J. MARKOV Walter KOPLENIG Hilde GALANTE GARRONE Alessandro OBERMANN Karl BERNSTEIN Samuel REBERIOUX Madeleine MAZAURIC Claude BABEUF Francois-Noël detto Gracchus (1760-1797) Babeuf e gli intellettuali tedeschi. “”Per gli uni come per gli altri, Babeuf non fu certo una lettura facile o edificante, ma un avvertimento. Si può dire però che Babeuf abbia trovato in Germania un lettore più comprensivo: Fichte. Xavier Leon lo sostiene, e si sforza di seguire questa supposizione per la riedizione delle sue opere che si prepara a Monaco. “”E’ evidente che (…) solo la Repubblica francese può essere considerata come la patria dell’uomo onesto”” scriveva ancora a Giugno il nostro filosofo, nel 1799. Queste “”speranze le più care dell’ umanità”” che hanno nutrito secondo Fichte, la Rivoluzione, “”e che salvaguardia ancora la Francia””, queste speranze implicano anche una parte delle idee babuviste di cui si vorrebbe riconoscere l’ispirazione almeno passeggera e nella ‘Teoria del diritto naturale’ e nella utopia dello ‘Stato commerciale chiuso’. Noi non osiamo rispondere.”” (pag 197) Quanto meno, Babeuf e Fichte possono aver avuto dei precursori comuni. (pag 198)”,”SOCU-129″ “DOMMANGET Maurice”,”Jean Jaurès.”,”Jaures e gli insegnanti. “”Jaures ama gli istitutori. Prende sempre la loro difesa sulla stapa, alla Camera, nelle assemblee del Partito. Appoggia la loro attività corporativa (…) vuole che sia assicurata con la loro sicurezza materiale, la loro indipendenza morale, la loro dignità professionale.”” (pag 18) L’ insegnante e il socialismo (pag 26) “”E Jaures riunisce il suo pensiero su questo soggetto in una formula rimarchevole: ‘La scienza del libro è sempre fredda quando non è completa, animata, riscaldata dalla scienza della vita.'”” (pag 27)”,”JAUx-040″ “DOMMANGET Maurice”,”Revolution francaise. Le mouvement ouvrier et socialiste sous la Constituante. Conférences Organisées par le Groupe Fraternel du XIIIe et par la 7e Commission de l’ Ustica, Sous la direction d’ Albert Mathiez, professeur à l’ Université de Dijon.”,”””Quanto all’ eguaglianza, dopo come prima del 1789, Sylvain Maréchal la cerca invano. Vede sempre ricchi e poveri, maestri e garzoni, cittadini e soldati, preti e fedeli, rappresentanti e rappresentati. Come conciliare d’altra parte la fraternità con l’ esistenza e l’ antagonismo delle diverse classi sociali?”” (pag 18)”,”SOCx-135″ “DOMMANGET Maurice”,”Eugene Pottier. Membre de la Commune et chantre de l’ Internationale.”,”””L’ ‘Internationale’, è evidente, prende il suo nome dalla grande “”Associazione Internazionale dei Lavoratori’, l’ ‘Internazionale’ in forma abbreviata, o anche familiarmente l’ ‘Inter’. L’ atto di nascita del gruppo, la sua data ufficiale si può dire, deve essere fissata il 28 settembre 1864. E’ in quel giorno che Karl Marx, a nome degli operai dei diversi paesi riuniti a Londra, fece adottare in una assemblea pubblica tenuta alla Saint Martin’s Hall, a Long Acre il suo Manifesto dell’ Associazione Internazionale dei Lavoratori, più conosciuto come ‘Indirizzo inaugurale’. Esso termina con la famosa formula: “”Proletari di tutti i paesi, unitevi!””.”” (pag 113) “”Mais, – comme il arrive toujours – les origines immédiates et lontaines de ce grand événement (l’ Association internationale des Travailleurs, ndr) remontent fort au-delà de sa date de naissance. San vouloir remonter trop haut, on ne saurait oublier que Cyrano de Bergerac (1619-1655), pair ailleurs athée convaincu, écrivait en 1651: ‘Un honnête homme n’est ni Francais, ni Allemand, ni Espagnol; il est un citoyen du monde et sa patrie est partout.”””” (pag 113) La rivoluzione francese riprende l’ idea, molti si rifanno al cosmopolitismo (Boissel con il suo ‘Catechismo del genere umano’, Lequinio ‘il cittadino del globo’ e Anacharsis Cloots ‘l’ oratore del genere umano’. Boissel, già nel 1789, pubblica ‘Catechismo del genere umano’ e poi la ‘Dichiarazione dei diritti dei sanculotti’. Savinien Cyrano de Bergerac (Parigi, 6 marzo 1619 – Sannois, 28 luglio 1655) è stato uno scrittore e drammaturgo francese del Seicento. La sua figura ha ispirato la celebre opera teatrale Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand del 1897. Grazie ai suoi romanzi fantastici è oggi considerato uno dei precursori della letteratura fantascientifica. Il suo nome completo era Hercule Savinien de Cyrano de Bergerac (Cyrano era in realtà il cognome e non il nome), italianizzato da alcuni in passato come Ercole Savignano. (Wikip)”,”MFRx-283″ “DOMMANGET Maurice”,”Un drame politique en 1848. Blanqui et le document Taschereau.”,”””Quant à la figure de Blanqui, elle sortit plus menaçante de ce triste épisode. Ses partisans devinrent plus ardents, décidés à la guerre à mort contre le Gouvernement provisoire. Les clubs les plus bouillants se rangèrent aux côtés de la bête noire dont le nom, comme on a dit, devenait “”le symbole du salut du moment””. C’est même trop peu dire et en cela Proudhon et ses amis ont vu juste. Blanqui devint “”l’incarnation des vengeances populaires””. De même que le nom de Marat, le nom de Blanqui représenta désormais “”une des faces hideuses, mais malheureusement logiques, nécessaires de la Révolution””. Ainsi, Blanqui personnifia l’intransigeance et la fermeté révolutionnaires. Il devint l’instrument par excellence de l’opposition en 1848. C’est bien à ces titre du reste que ‘le Peuple’ et ‘la Voix du Peuple’, qui lui succéda, ménagèrent Blanqui, malgré les amis que Barbè possédait dans leur rédaction.”” (pag 105)”,”BLAx-010″ “DOMMANGET Maurice”,”Le curé Meslier. Athée, communiste & révolutionnaire sous Louis XIV.”,”in frontespizio foto di Dommanget Marc BLONDEL presidente della Federation Francaise de la Libre Pensée. Compagnie de Droits Audiovisuels (CODA) Movimento e materia (da pag 133)”,”SOCU-167″ “DOMMANGET Maurice”,”Histoire du Premier Mai.”,”””Enfin, arriva le 1er Mai 1886. Partout se déroulèrent d’importantes manifestations sur le mot d’ordre uniforme: ‘A partir d’aujourd’hui, nul ouvrier ne doit travailler plus de huit heures par jour! Huit heures de travail! Huit heures de repos! Huit heures d’éducation! (2). Il n’y eut pas moins de 5.000 grèves et environ 340.000 grévistes. A New York, des discours en anglais et en allemand furent prononcés dans les divers meetings. (…) “”Ce n’était, comme l’a remarqué Georges Vidalenc, qu’un pourcentage insignifiant, mais un résultat important était obtenu: grouper toutes les forces ouvrières pour une revendication unique et précise dont la réalisation devait être poursuivie sans faiblesse. Il s’agissait d’une prise de conscience du prolétariat américain en face du capitalisme le plus impérieux et le plus oppressif”” (2)”” (pag 39-40) [(1) ‘La Vie Ouvrière’, ibid, p. 430; (2) ‘Le premier Mai’, brochure CGT-FO]. (…) [Le premier mai 1893]: “”Cette Commission édita en numéro unique, imprimé par Jean Allemane, ‘La Manifestation du 1er Mai’, journal à collaboration éclectique d’une haute tenue, mais bien au-dessus de la portée des ouvriers (…). Fort d’une expérience d’un demi-siècle, le vieux Victor Considerant adressait un solennel avertissement à la bourgeoisie égoïste [‘La Manifestation du 1er Mai, n° cité]. C’est son portrait qui occupait le centre de la première page du numéro spécial du ‘Journal’ consacré au 1er Mai. Le patriarche aux jour désormais comptés était entouré des principaux leaders contemporains du prolétariat international qu’ appuyait la reproduction de leurs signatures autographes. Quant aux précurseurs, Saint-Simon et Fourier “”les deux grands théoriciens””, Rober Owen le premier réalisateur de la journée de travail réduite, Blanqui “”le Richelieu de la Révolution””, Lassalle et Karl Marx figuraient à la troisième page. Ce magnifique numéro – qui donnait en quelque sorte le commentaire illustré de la journée – groupait en un heureux contraste des enluminures de différents pays. (…)”” (pag 174-175)] [Maurice Dommanget, Histoire du Premier Mai, Paris, 1953]”,”MPMx-042″ “DOMMANGET Maurice”,”Histoire du Drapeau Rouge.”,”Maurice Dommanget, (1888-1976), instituteur, pédagogue, syndicaliste actif, a été également un chercheur dont il devient important d’exhumer et de réhabiliter les ouvrages qui sont la mémoire des luttes sociales, et de valider ses travaux de recherche historique. Introduction, Partie bibliographique, Pièces annexes, Bibliothèque, Postface de Roland BRETON, Index,”,”MEOx-006-FL” “DOMMANGET Maurice”,”Histoire du Premier Mai.”,”Maurice Dommanget, (1888-1976), instituteur, pédagogue, syndicaliste actif, a été également un chercheur dont il devient important d’exhumer et de réhabiliter les ouvrages qui sont la mémoire des luttes sociales, et de valider ses travaux de recherche historique. Préface de Charles JACQUIER, Introduction, Note, Index des noms,”,”MPMx-002-FL” “DOMMANGET Maurice, a cura di Roberto MASSARI”,”Babeuf e la congiura degli Eguali.”,”””(…) La forza che è stata sufficiente per opprimerci così a lungo, non lo è stata abbastanza per diffamarci; abbiamo visto la verità emergere da ogni spatola, per raffigurare – mentre eravamo ancor vivi – i nostri persecutori. Perfino i nostri nemici, compresi quelli più avversi alle nostre opinioni, i loro cronisti più accesi, tutti hanno reso giustizia alle nostre virtù… Come non essere ancor più certi che la storia, nella sua imparzialità, inciderà la nostra memoria con tratti onorevoli… Le lascio dei monumenti scritti, in cui ogni riga testimonia che non vivevo e non respiravo che per la giustizia e la felicità del popolo…”” (pag 155) (da G. Babeuf, ‘Difesa davanti all’Alta Corte di Vendome’)”,”SOCU-008-FF” “DOMMANGET Maurice, a cura di G. DANVIER”,”Louis-Auguste Blanqui.”,” Blanqui e la prima internazionale. Blanqui a Bruxelles (pag 66-67) “”A Bruxelles lo vengono a trovare gli studenti francesi che già lo conoscono o che partecipano a Liegi al Congresso internazionale degli studenti. Tridon, delegato anch’egli al congresso, approfitta dell’occasione per andare a salutare il proprio maestro e per presentargli due dei suoi amici: Albert Regnard, futuro traduttore di Büchner, e Paul Lafargue, che sarà tra i fondatori del partito operaio francese. In seguito si stabiliscono a Bruxelles Charles Longuet e Rogeard, per sfuggire all’arresto e continuare la pubblicazione della ‘Rive Gauche’. Blanqui si rivede con loro. E’ l’epoca in cui Longuet traduce e pubblica in francese il celebre ‘Indirizzo inaugurale’ dell’Associazione internazionale dei lavoratori redatto da Marx. Nel corso dello stesso 1866 Blanqui si reca a Ginevra, dove [a settembre] si deve svolgere il Primo congresso dell’Internazionale. L’idea dei blanquisti è di parteciparvi per denunciare le deviazioni che il mutualismo e la cooperazione hanno cominciato a far subire al socialismo. Blanqui tuttavia fa impartire ai suoi amici di Parigi l’ordine di non andarvi. Tre di loro non danno ascolto all’ingiunzione del capo e si recano comunque a Ginevra. Ne seguono divisioni, ma la polizia parigina si incarica di risolvere il conflitto a suo modo, mediante l’arresto dei militanti blanquisti. A Bruxelles, prima e dopo il congresso di Ginevra, Blanqui non rimane inattivo, come molti ritengono. Egli mantiene una corrispondenza coi suoi luogotenenti: Tridom, Jaclard, Eudes, Granger, Genton e Duval (tutti a Parigi), dando precise istruzioni e moltiplicando i consigli. E visti i progressi del blanquismo tra gli operai dei sobborghi e tra gli studenti del Quartiere latino, egli non tarda a porsi la questione delle modalità di raggruppamento. Che fare? Organizzarsi in società segreta, continuando il sistema precedentemente in uso? Neanche a pensarci, perché la rete poliziesca si è fatta troppo stretta. Viene decisa allora la formazione di raggruppamenti di dieci membri, che non si conoscono tra loro e il cui capo è il solo ad entrare in rapporti puramente verbali con la direzione del movimento. In tal modo si riducono al minimo gli effetti di eventuali infiltrazioni, mentre al primo segnale, trasmesso verbalmente, tutti gli aderenti avrebbero potuto raccogliersi in un unico punto. Si tratta, insomma, di un’organizzazione ispirata chiaramente al sistema delle decurie e centurie creato da Buonarroti nel 1814. Occorre aggiungere che, oltre a questa struttura di combattimento – ottenuta mediante la selezione – un’organizzazione più ampia, ispirata ai principi del libero pensiero ed alla testa della quale si trovano Eudes e Regnard, subisce direttamente e fortemente l’influenza blanquista”” (pag 66-67) Nota: il saggio di Dommanget ‘Dommanget, Maurice Titolo Les blanquistes dans l’Internationale de la chute de la Commune à la conférence de Londres / par Maurice Dommanget Pubblicazione Paris : Éditions du Centre nationale de la recherche scientifique, 1968 P. 141-149 ; 24 cm Estr. da: La première Internationale, Paris, 1968 si trova in: – LABROUSSE Ernest Direzione; rapporti di H. COLLINS E. STEPANOVA e J. BACH Ch. ABRAMSKY J. ROUGERIE J. DHONDT e C. OUKHOW E. ENGELBERG e R. DLUBEK R. MORGAN M. VUILLEUMIER A. ROMANO R.P.C. MARTI A. LEHNING, C. BOBINSKA, J. BOREJSZA, T. ERENYI e J. JEMNITZ, K. OBERMANN, H. GERTH, M. MOLNAR, B. ITENBERG, Comunicazioni di J. MAITRON, M. DOMMANGET, J. KORALKA, D. DEMARCO, R. LAMBERET, J. TERMES ARDEVOL, C. RAMA, Discussioni di A. BRIGGS, F. BEDARIDA, J. KUYPERS, J. BRUHAT, E. WEILL-RAYNAL, E. JELOUBOVSKAIA, M. MOISSONNIER, E. COORNAERT, J. DROZ, C. OUKHOW, R.P. DROULERS, H. GERTH, M. PERROT, W. SCHIEDER, L. HAMON, G. ECKERT, M. VUILLEUMIER, M. REBERIOUX, I. MIKHAILOV, M. ROUBEL, C. BOBINSKA, P. GIRAUD., La Premiere Internationale. L’ institution l’ implantation le rayonnement. Paris 16-18.11.1964 CNRS, EDITIONS DU CENTRE NATIONAL DE LA RECHERCHE SCIENTIFIQUE. PARIS. 1968 pag 497″,”BIOx-028-FF” “DOMMANGET Maurice”,”Babeuf e la Congiura degli Uguali.”,”Maurice Dommanget è nato a Parigi nel 1888. Fu direttore degli Archives Nationaux e segretario della Federation Unitaire de l’ Enseignement. Collaborò con Albert MATHIEZ alla stesura degli ‘Annales Revolutionnaires’ e degli ‘Annales Historiques de la Revolution Francaise’. Promosse una campagna di rinnovamento dell’ insegnamento della storia in senso laico e antinazionalista. Durante il governo di Vichy si ritirò a scrivere libri di storia del socialismo, che gli valsero una fama internazionale. – Temperamento e formazione di Babeuf – Babeuf e la massoneria – Babeuf e l’ educazione – L’ Hebertismo e la Congiura degli Eguali – Gli Uguali e la Costituzione del 1793 – Terrore rosso e terrore bianco secondo Babeuf e Buonarroti – Marescial e Babeuf – Filippo Buonarroti – Buonarroti e A. Blanqui – Charles Germain”,”SOCU-009-FF” “DOMMANGET Maurice”,”Histoire du Premier Mai.”,”Note a margine di PS (per la preparazione dell’opuscolo sul 1° Maggio a cura di GB e PS)”,”MOIx-001-FGB” “DONADONI Eugenio”,”Breve storia della letteratura italiana dalle origini ai nostri giorni.”,”Dante dice no ad una richiesta del papa. “”Un alto senso di giustizia e un saldo proposito di concordia sembra abbiano inspirato l’ opera del priore Alighieri. Nobile, ma non ricco, non legato perciò a nessun casato, uso, per consuetudine di mente, a guardare le cose più nella loro idea che nella realtà; egli volle esercitare le sue funzioni con quell’ indipendenza assoluta che è fatta per provocare le ire di tutti, se il successo non segue pieno al proposito. I priori riconfermarono la sentenza contro i congiurati. E poiché le parti dei Cerchi e dei Donati si mostravano più che mai facinorose, pensarono di mandare al confino i capi delle due fazioni. Tra i Bianchi, Guido Cavalcanti, l’amico diletto di Dante, andò a Sarzana, dove ammalò delle febbri, che lo spensero, appena ritornato a Firenze, come fu detto. I Neri, protetti dal cardinale d’Acquasparta, rifiutarono prima, e poi, fuggito a Roma il cardinale, quando ebbe vedute scoperte le sue partigianerie, accettarono il confino a Castel della Pieve, donde Corso si recò a Roma a brigare presso il pontefice. Né col priorato cessò l’ operosità politica di Dante. Nell’ aprile del 1301 fu incaricato di sorvegliare i lavori di riattamento della via di San Procolo. Nel giugno di quell’ anno apparisce nel consiglio dei Cento, e al capitano del popolo che chiedeva cento cavalieri pel servizio del papa, per ridurre sotto gli Angioini i ribelli Siciliani dei Vespri, rispose ripetutamente no: ‘quod de servitio faciendo domino papae nihil fiat’. Il nome di Dante occorre anche in altre consulte meno importanti di quell’anno; ma quel ‘no’ ripetuto e imprudente è più che bastevole a spiegare l’ odio dei partigiani del papa verso di lui, e la vendetta imminente.”” (pag 27-28) (consuluit quod de servitio faciendo domino papae nihil fiat) Dante accusato di peculato. (pag 29) Dante nell’ esilio. La morte civile. “”(…) si sentì solo , e volle esser solo. In quel mondo diviso in Cerchi e Donati, in Bianchi e Neri, in guelfi e ghibellini, egli fece “”parte per se stesso””””. (pag 29)”,”ITAG-173″ “DONAGGIO Enrico”,”Una sobria inquietudine. Karl Löwith e la filosofia.”,”DONAGGIO Enrico è ricercatore all’ Università di Torino, dove insegna filosofia della storia. E’ autore curatore e traduttore di volumi e saggi apparsi in Italia e all’ estero. Ha curato la raccolta ‘Sul male. A partire da Hannah Arendt’, Roma, 2003. “”Uno di questi, ancor più di Burckhardt, era Goethe, la figura che Löwith affiancava e contrapponeva ora a Hegel e Nietzsche. E fu proprio rileggendo i discorsi e gli epistolari goethiani – come informano soprattutto alcune lettere a Erik Peterson – che vennero montati e ricomposti i lavori preparatori di un libro che avrebbe potuto tranquillamente intitolarsi ‘Da Goethe a Nietzsche’. Il proverbiale senso della misura dimostrato da Goethe in ogni occasione rappresentava infatti l’ antidoto più potente al culto dell’ estremo praticato da Marx, Kierkegaard e Nietzsche.”” (pag 111)”,”FILx-318″ “DONALD Moira”,”Marxism and Revolution. Karl Kautsky and the Russian Marxists, 1900-1924.”,”DONALD Moira è lecturer in storia presso il dipartimento di storia e archeologia della Exeter University “”Lenin made this a central theme of his work, ‘One step forward’, and Liadov reiterated it in his article on the split. Lenin even cited extracts from a recent article by Kautsky to lend weight to his argument. In ‘Wahlkreis und Partei’, published in ‘Die Neue Zeit’ in 1904, Kautsky argued in favour of the right of the party executive to influence the selection of a parliamentary candidate. Lenin drew a parallel with the current dispute on centralised power in the Russian party: ‘Kautsky emerged as one of the representatives of the revolutionary current (which, just as in our party was of course accused of “”dictatorship””, of being an “”inquisition”” and other terrible things) … Kautsky gave a detailed account of the disorganising role of opportunist autonomism in a variety countries”” (Kautsky, ‘Wahlkreis und Partei’, NZ 22 (2) (April 1904), 36-46, cited in Lenin, Shag vpered, p. 388)”” (pag 50) Kautsky in polemica con Trotsky e Lenin su questione dittatura del proletariato (pag 245) “”‘The proletarian revolution and the renegade Kautsky’ was the only really substantial piece Lenin found time to write after the Bolsheviks came to power. It contains one hundred pages of bitter invective against his former mentor, and it also constitutes the only serious attempt by Lenin to justify the Soviet regime in terms of Marxist theory. Which goal was paramount in Lenin’s view – to attack Kautsky, or to defend the actions of the Bolsheviks – is a question which can be answered by reading the preface to the work: ‘The question of proletarian revolution is now on the agenda in a practical sense in a number of countries. For this reason a critique of Kautsky’s renegade sophisms and his complete renunciation of Marxism is necessary’. Lenin’s accusations against Kautsky were as follows: 1. That his assertion that the Bolsheviks based their argument about the dictatorship of the proletariat on one brief reference in Marx was false; that Marx and Engels had repeatedly discussed the question in their letters and publications, and that Kautsky was well aware that this was the case. 2. That the argument that dictatorship of the proletariat was a state rather than a specific form of government was adopted by Kautsky to obviate the unpleasant need for revolutionary force, or indeed for revolution. 3. That whilst the Paris Commune had operated on universal suffrage, this was only possible because the Court and the bourgeoisie had abandoned Paris for Versailles. 4. That his argument that a class could not govern was sheer ‘parliamentary cretinism'”” [Moira Donald, Marxism and Revolution. Karl Kautsky and the Russian Marxists, 1900-1924, 1993] (pag 237)”,”KAUS-015″ “DONALD Moira”,”Marxism and Revolution. Karl Kautsky and the Russian Marxists 1900-1924.”,”Moira Donald is lecturer in history in the department of history and archaelogy at Exeter University. This book offers a new interpretation of the origins of Russian Marxism, placing it firmly within the folds of the western European socialist movement. Acknowledgements, Introduction, A Note on Sources, conclusion, Epilogue: Kautsky and the Russians: the last years, Notes, Appendix: Publications of Kautsky’s work in Russian translation, Bibliography, Index,”,”KAUS-003-FL” “DONALD Moira REES Tim a cura, contributi di Edward ACTON Krishan KUMAR Catherine MERRIDALE Jeremy NOAKES Jonathan OSMOND Pamela PILBEAM Richard SAKWA”,”Reinterpreting Revolution in Twentieth – Century Europe.”,”Moira Donald is Senior Lecturer in History at the University of Exeter. Tim Rees is Lecturer in History at the University of Exeter. Richard Sakwa is Professor of Politcs at the University of Kent at Canterbury. Edward Acton is Professor of Modern European History at the University of East Anglia. Krishan Kumar is Professor of Sociology at the University of Virginia. Catherine Merridale is Senior Lecturer in European History at the University of Bristol. Jeremy Noakes is Professor of History at the University of Exeter. Jonathan Osmond is Professor of Modern European History at the University of Wales, Cardiff. Pamela Pilbeam is Professor of French History at Royal Holloway College, University of London. Acknowledgements, Notes and References, Notes on Contributors, Index,”,”STOx-052-FL” “DONATELLI Piergiorgio”,”Wittgenstein e l’etica.”,”Piergiorgio Donatelli (Verona, 1966) è dottore di ricerca in filosofia. Ha studiato a Roma e a Pittsburgh (USA). Svolge la sua attività presso la cattedra di Storia della filosofia morale dell’Università La Sapienza di Roma. Oltre a diversi saggi sull’etica contemporanea, ha pubblicato: Etica analitica. Analisi, teorie, applicazioni (con E. Lecaldano).”,”FILx-097-FL” “DONATI Donato CARLI Filippo a cura”,”L’Europa nel secolo XIX. Volume I. Storia politica.”,”saggi di Luigi RAVA Paolo ARCARI Pietro ORSI Pietro SILVA Arturo Carlo JEMOLO Gaetano SALVEMINI Pietro DE-FRANCISCI Guido DE-RUGGIERO Camillo MANFRONI “”Ho detto che l’Italia tiene un “”monopolio di posizione”” geografica. Ma debbo aggiungere che questa posizione-chiave,se è utile, è anche incomoda e pericolosa. In grazia di quella posizione geografica, tutte le correnti della politica continentale e della politica mediterranea, investo l’Italia. Tutte le Potenze, che circondano l’Italia per terra e per mare, hanno interesse ad attirare l’Italia dalla loro parte, e ad evitare che sia attirata dagli avversari; le minacciano, più o meno apertamente, danni più o meno gravi, non solamente se accenna a diventare ostile, ma anche se desidera di rimanere neutrale. Così l’Italia è continuamente trascinata nei problemi continentali dallaimportanza della pianura del Po, e nei problemi mediterranei, dalla importanza della penisola.”” (Gaetano Salvemini, L’Italia politica nel secolo XIX,, pag 325-401) (pag 385)”,”EURx-275″ “DONATI Donato CARLI Filippo a cura; saggi di Guido MAZZONI Pietro TOLDO Arturo FARINELLI Giulio BERTONI Federico OLIVERO Giuseppe GABETTI Giovani MAVER Italo SICILIANO”,”L’Europa nel secolo XIX. Volume II. La letteratura.”,”saggi di Guido MAZZONI Pietro TOLDO Arturo FARINELLI Giulio BERTONI Federico OLIVERO Giuseppe GABETTI Giovani MAVER Italo SICILIANO “”E tu onore di pianti, Ettore, avrai Ove fia santo e lagrimato il sangue Per la patria versato e finchè il sole Risplenderà su le sciagure umane”” (Foscolo, I sepolcri) (pag 9)”,”EURx-276″ “DONATI Pierpaolo a cura; contributi di Luigi CAMPIGLIO Carla COLLICELLI Paola DI-NICOLA Pierpaolo DONATI Franco FASOLO Andrea MACCARINI Corrado PONTALTI Camillo REGALIA Luisa RIBOLZI Giovanna ROSSI Eugenia SCABINI”,”Famiglia e società del benessere.”,”I nidi vuoti. (pag 92-93) “”Nel più ampio processo di semplificazione delle strutture familiari, si inseriscono a pieno titolo le coppie senza figli, che tendono; come le famiglie unipersonali, ad avere un peso percentuale sempre più forte. Tuttavia tale aumento più che dovuto alla diffusione di nuovi e radicali modelli di fecondità (nessun figlio), è in buona misura attribuibile al processo d’invecchiamento della popolazione. Il fatto che, nonostante la diminuzione della fecondità, non si possa parlare di azzeramento della filiazione – almeno come tendenza – è confermato dai dati relativi ai nidi vuoti. Le coppie senza figli (sia sole che in combinazione) sono il 19,7% delle famiglie: tuttavia ben l’81,4% di queste coppie sono «nidi vuoti»: famiglie costituite da adulti i cui figli, generati, allevati e cresciuti, sono andati via (nella maggior parte dei casi per formare una nuova famiglia). Come si può notare dalla Tabella 3 la maggior parte dei nidi vuoti è caratterizzata da famiglie in cui la donna ha un’età compresa tra i 55-74 anni: a conferma che si è di fronte a famiglie che sono entrate in un diverso ciclo di vita, al cui interno ridiventa centrale la relazione di coppia. In base ai dati dell’ultima indagine multiscopo dell’Istat, i nidi vuoti sono leggermente più diffusi nelle aree meridionali del Paese, al cui interno si rileva una maggiore diffusione di coppie che comunque generano figli. ‘La coppie con figli’. Le coppie con figli, pari al 48,0% delle famiglie (coppie sia sole che in coabitazione con altri), tendono non solo a diminuire, ma a ridurre anche il numero di figli. Nonostante la contrazione del loro numero, le famiglie nucleari classiche (coppia con figli) costituiscono, tuttavia, ancora la forma familiare modale. In base ai dati dell’indagine multiscopo dell’Istat, ciclo 1993-94, le coppie con un solo figlio costituiscono il 43,8% del totale delle coppie con figli, con due il 42,5%, con tre l’11,0% e con quattro e più figli il 2,7%. Inoltre, fatto cento le coppie con figli, il 64,2% ha almeno un figlio minorenne: sempre in base ai dati dell’Istat, nel 26,8% dei casi la coppia ha un bambino di età sino a 5 anni, nel 24,0% da 6 a 13 anni e nel 13,4% da 14 a 17 anni. Si ha inoltre un 22,5% di coppie che ha figli di età compresa tra i 18 ed i 24 anni, ed un 13,3% con figli di età superiore. I mutamenti più rilevanti che hanno investito questa forma familiare non sono tanto di tipo quantitativo (ad esempio come drastica riduzione), quanto nella sua composizione interna e nelle modalità della sua formazione. Mutamenti che si possono sintetizzare: I) spostamento in avanti dell’età al primo matrimonio; II) riduzione delle nascite di ordine superiore a tre; IV) radicalizzazione o se si vuole riconferma di un modello di fecondità molto differenziato dal punto di vista territoriale, come la Tabella 4 ben evidenzia (quasi un quarto delle famiglie del Sud ha più di tre figli); V) allungamento della permanenza dei figli dentro la famiglia”” (pag 92-93) [Paola Di Nicola, ‘La stratificazione sociale delle famiglie di fronte alla politiche sociali]”,”ITAS-206″ “DONATI Stefano”,”I fondamenti della matematica nel logicismo di Bertrand Russell.”,”Stefano Donati è nato a La Spezia nel 1957 e vive a Parma. Si è laureato in materie letterarie presso la Facoltà di Magistero di Parma, e in Filosofia (sempre a Parma) presso la facoltà di Lettere e Filosofia.”,”SCIx-313-FL” “DONATI Giacomo”,”Hobbes.”,”””Nel mondo hobbesiano l’individuo rimane più come un centro di collisione, che come un centro di coordinazione. Un pessimismo integrale e profondo vela tutta la concezione che l’Hobbes ha della vita psichica e fisiologica dell’individuo e della società, in cui l’individuo è costretto a vivere e a lottare”” (pag 79) Dono di Mario Caprini”,”FILx-597″ “DONAVER Federico”,”Storia di Genova.”,”Genova e Napoleone (pag 218) Il governo di Francesco Sforza a Genova. “”In mezzo a queste intestine discordie, chi guadagnava era lo Sforza duca di Milano, mentre in Genova rendevasi odioso il governo dell’ arcivescovo Fregoso aiutato nelle ribalderie da Obbietto Fieschi. Il re di Francia Luigi XI cedeva nel 1464 al duca di Milano la città di Savona; a lui si dava pure Albenga; e Finale, Monaco e Ventimiglia, per opera di Giovanni del Carretto e Lamberto Grimaldi cadevano in suo potere; la riviera di levante stava pure per isfuggire al dominio genovese, quando i cittadini, immiserito il pubblico erario, il commercio quasi distrutto, il credito ribassato, non trovarono di meglio che invocare la signoria del duca di Milano su tutta la repubblica.”” (pag 132) Ruolo di Camogli nella costruzione navale (inserto di pag 136) (navi tipo brigantino, galeone camogliese, scuna)”,”LIGU-054″ “DONAVER Federico”,”Storia di Genova.”,” Filippo re di Francia e Riccardo d’Inghilterra imbarcati sulle galee genovesi per le crociate (pag 29)”,”LIGU-086″ “DONDERO Mario, a cura di Uliano LUCAS e Tatiana AGLIANI”,”Il porto.”,”Mario Dondero foto-giornalista (1928-2015). Uliano Lucas, noto fotografo, ha pubblicato recentemente con Il Canneto ‘Il tempo dei lavori’.”,”FOTO-094″ “DÖNHOFF Marion SCHMIDT Helmut SOMMER Theo a cura; compilazione di Karl-Heinz JANSSEN”,”Zeit-Geschichte der Bonner Republik, 1949-1999.”,”Foto dei curatori nel risvolto di copertina (4°) Dr. Marion Dohnoff, nata 1909, pubblicista, dal 1972 editore dello Zeit Helmut Schmidt, nato nel 1918, cancelliere della RFT dal 1974 al 1982, dal 1985 editore delllo Zeit Dr. Theo Smmer, nato nel 1930, dal 1993 editore dello Zeit. 187 testi su 2600 numeri”,”GERV-072″ “DONI Rodolfo”,”Giorgio La Pira. Il pensiero dei padri costituenti.”,”””A questo proposito, vale quanto scritto da Vittorio Possenti, fin dall’inizio del suo libro, nel quale esamina in La Pira il pensiero dominante di Tommaso d’Aquino: “”La Pira non ricorre all’Aquinate per fondare il realismo conoscitivo o per argomentare sulla validità della metafisica dell’essere, cose d’altronde di cui è pienamente convinto, ma per affermare il valore ultimo dell’atto contemplativo e; insieme, l’essenziale politicità del cristianesimo (e anche dell’intero insegnamento di San Tommaso), da cui trarre le perenni regole di edificazione della ‘civitas hmana’ (…), dottrina della persona e della società, del diritto e della legge, del bene comune, della proprietà, del fine della società e dello Stato, della guerra, eccetera. La ricca eredità tomista viene assunta non come un lascito di tempi ormai lontani da rendere oggetto di ricerche erudite, bensì come una bruttura pienamente contemporanea, capace di produrre sempre nuovi frutti per guidare l’azione storica dei cristiani”” (11).”” (11) Vittorio Possenti, Giorgio La Pira e il pensiero di san Tommaso, Studia Universitatis sancti Thomae in Urbe, Roma, 1983, p. 21″,”ITAP-193″ “DONINI Pier Giovanni”,”I paesi arabi. Dall’impero ottomano agli Stati attuali. La questione palestinese.”,”Pier Giovanni DONINI (Trento, 1936) insegna storia del Vicino Oriente all’Univ di Venezia. Si occupa soprattutto di storia delle minoranze del mondo islamico.”,”VIOx-030″ “DONINI A. ROBERTSON A. SIUZIUMOV M.I. MACEK J. CANDELORO G. TOGLIATTI P. CHESNEAUX J LEVADA I.”,”Eglises et religions. 1. Le Christianisme.”,”Scritti di DONINI A. ROBERTSON A. SIUZIUMOV M.I. MACEK J. CANDELORO G. TOGLIATTI P. CHESNEAUX J LEVADA I. I manoscritti del mar Morto contengono anche un trattato sulla guerra per il popolo ebraico. Il testo è un’ opera di immaginazione ma gli autori si sono pur sempre dovuti ispirare alla loro esperienza reale. E’ utile per approfondire la conoscenza della disposizione delle forze militari, della tattica della guerra all’ epoca tardo ellenistica.”,”RELC-102″ “DONINI Pier Giovanni”,”Il mondo islamico. Breve storia dal Cinquecento a oggi.”,”DONINI Pier Giovanni (1936-2003) è stato uno dei massimi storici italiani dell’ Islam. Per molti anni è stato professore di storia e istituzioni del Vicino e Medio Oriente presso l’ Università di Venezia e presso l’ Università di Napoli L’ Orientale, dove ha insegnato nella Facoltà di scienze politiche. Ha pubblicato diversi saggi e volumi su Vicino e Medio Oriente tra cui ‘I paesi arabi’ (1982), ‘Le minoranze nel Mediterraneo’ (1998), ‘Il mondo arabo islamico’ (2002). “”Un duro colpo alle tradizioni islamiche fu rappresentato dai provvedimenti che eliminarono l’ alfabeto arabo, diffosi in seguito all’ islamizzazione, sia pur lentamente, fino a imporsi in tutta l’ Asia centrale. Già prima della rivoluzione russa si era cominciata a diffondere l’ idea che l’ alfabeto arabo non fosse lo strumento più adatto; era considerato la causa principale dell’ analfabetismo imperante fra tutti i musulmani dell’ impero zarista. Soltanto dopo la rivoluzione, tuttavia si arrivò a iniziative concrete, con la semplificazione introdotta negli anni Venti, grazie alla quale si eliminavano le varianti di alcune lettere la cui forma cambia, nella scrittura araba, a seconda della posizione (iniziale, intermedia o finale). Provvedimento più radicale fu l’ introduzione dell’ alfabeto latino in Azerbaigian (1922). Successivamente, in seguito al Congresso turcologico svoltosi a Baku nel marzo 1926, fu decisa l’ introduzione dell’ alfabeto latino in Kirghizistan, Uzbekistan e Turkmenistan (1927), in Kazakhstan e Tagikistan (1928). In Asia centrale, durante la seconda metà degli anni Venti, si stampava dunque sia con l’ alfabeto arabo riformato, sia in caratteri latini (Castagné 1927). Il dominio dell’ alfabeto latino in Asia centrale fu, ad ogni modo, di breve durata: una disposizione del 13 marzo 1938 rese obbligatorio l’ insegnamento del russo in tutte le scuole dell’ Urss e, da quel momento, l’ alfabeto cirillico si sostituì a quello latino. Il processo si svolse in tempi relativamente brevi e fu completato nel 1942; ora, dopo il crollo dell’ Unione Sovietica, si comincia a reintrodurre sia l’ alfabeto latino, sia quello arabo.”” (pag 238-239)”,”VIOx-130″ “DONINI Pier Giovanni”,”Il mondo Islamico. Breve storia dal Cinquecento a oggi.”,”Pier Giovanni Donini (1936-2003) è stato uno dei massimi storici italiani dell’Islam. Per molti anni è stato professore di Storia e Istituzioni del Vicino e Medio Oriente presso l’università di Venezia e presso l’università di Napoli l’Orientale, dove ha insegnato nella facoltà di Scienze politiche. Ha pubblicato diversi saggi e volumi su Vicino e Medio Oriente, tra cui: I paesi Arabi, Le minoranze nel Mediterraneo, Il mondo arabislamico.”,”VIOx-071-FL” “DONINI Ambrogio”,”Breve storia delle religioni.”,”Ambrogio Donini si è laureato nel 1925 in storia del cristianesimo, alla scuola di Ernesto Buonaiuti. Costretto all’esilio durante il fascismo, ha vissuto negli Stati Uniti, dove si è specializzato in ebraico e siriaco alla Harvard University, insegnando poi in numerosi istituti di istruzione superiore. É stato ambasciatore in Polonia, senatore della Repubblica per alcune legislature e docente universitario. Contiene il paragrafo: ‘Marxismo e religione’ (pag 12-16) “”La critica della religione, leggiamo in Marx, è «il presupposto di ogni altra critica» (2). Attraverso la religione, nell’impossibilità di darsi ancora una spiegazione razionale della natura e della società, gli uomini hanno tuttavia preso contatto, sia pure in modo distorto, con la ‘realtà’ che li circonda. La religione «non è altro che il riflesso immaginario, nella testa degli uomini, di quelle forze esterne che dominano la loro esistenza quotidiana», ammoniva Engels sin dal 1878, invitando allo stesso tempo la classe operaia a non lasciarsi trascinare, partendo da questa giusta analisi, sul terreno di una generica polemica antireligiosa (3). Sarebbe ingenuo e fuorviante, infatti, trarre dal pensiero di Marx e di Engels la conclusione che ogni singolo aspetto dell’ideologia, e in particolare di quella religiosa – mito, rito, dogma, ordinamento sacerdotale – non sia che il riflesso immediato delle condizioni materiali di vita dell’uomo e delle basi economiche su cui poggia la società. Una volta nate da una determinata struttura, anche le idee agiscono e reagiscono sulla ‘realtà’ ambientale da cui hanno avuto origine, in un modo che può apparire, a un esame superficiale, addirittura «autonomo». Nella coscienza dell’uomo, nessuna ideologia si presenta direttamente legata ai dati materiali dello sviluppo storico e sociale che la condizionano; ma resta il fatto che senza un esame accurato, e ben documentato, di quelle basi obiettive, nessuna ideologia, e tanto meno quella religiosa, potrebbe trovare una sua spiegazione (4). Sono in primo luogo i fenomeni della natura, di cui l’uomo ignora ancora le leggi, che si presentano a lui come delle forze cieche, misteriose, potenti, ch’egli cerca d’influenzare con il gesto, il rito e la preghiera, e che lentamente finisce col personalizzare, conferendo loro concreti attributi a propria immagine e somiglianza. «La paura ha creato gli dèi»: così suona un frammento molto citato di un antico poeta latino, che si vuole di solito identificare con Lucrezio (5). In questo assunto, che viene da lontano e per il suo vigore espressivo appare ben degno dell’autore del ‘De rerum natura’ (il poema «Sulla natura»), c’è senz’altro un elemento di verità, suffragato da tutta una serie di dati sulla psicologia del primitivo. In tempi a noi vicini, il concetto è stato sostanzialmente ripreso da Rudolf Otto, teorico dell’idea del «sacro», che per conferire un valore autonomo all’irrazionale, nella storia delle religioni, ha fatto ricorso proprio alle categorie del «tremendo», del «fascinoso», del «numinoso», cioè del divino, da lui definite primordiali e collegate con i fenomeni naturali (6). (…) Ma la paura di un padrone umano ha preceduto storicamente la paura dei padroni celesti. Soltanto allora; accanto alle forze della natura, sono enrati in gioco nuovi rappori sociali, che sembrano dominare l’uomo, sin dalla nascita, con la stessa apparente necessità e incomprensibilità dei fenomeni atmosferici. La paura di fronte alla dura realtà dell’oppressione, dello sfruttamento, della povertà: ecco le vere ‘radici sociali’ della religione, studiata nel suo sviluppo storico. …. finire (pag 12-16) [Ambrogio Donini, ‘Breve storia delle religioni’, Roma, 1991] [(2) …”,”RELx-001-FV” “DONINI Pier Giovanni”,”I paesi arabi. Dall’impero ottomano agli Stati attuali. La corsa al petrolio. La questione palestinese.”,”Pier Giovanni Donini (Trento, 1936) insegna storia del Vicino Oriente all’Università di Venezia. Ha curato varie voci dell’ Enciclopedia del Medio Oriente, Milano, 1979.”,”VIOx-003-FF” “DONINI Ambrogio”,”Storia del cristianesimo dalle origini a Giustiniano.”,”Ambrogio Donini, storico, politico e diplomatico, è nato a Lanzo Torinese l’8 agosto 1903. Laureatosi nel 1925 con Ernesto Buonaiuti con una tesi di storia del cristianesimo che venne subito pubblicata, già nel 1926 prese all’Università di Roma il posto del suo maestro, allontanato dall’insegnamento per decisione del governo fascista. Entrato nel partito comunista dopo la promulgazione delle leggi eccesionali del novembre 1926, nel 1928 fu costretto a rifugiarsi all’estero per evitare l’arresto. Trasferitosi negli Stati Uniti approfondì le sue ricerche sulla storia del cristianesimo all’Universtà di Harvard e insegnò in università e colleges americani. Richiamato in Europa dal partito, nel 1932-39 fu redattore capo del quotidiano ‘La voce degli italiani’ e diresse le ‘Edizioni di Cultura Sociale’. Negli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale diresse il settimanale ‘L’Unità del Popolo’ e fu professore di storia delle religioni alla Jefferson School di New York. Rientrato in Italia dopo 17 anni di esilio, riprese i suoi corsi all’Università di Roma, fu ambasciatore a Varsavia (1947-48), presidente dell’Istituto Gramsci (1949), vice direttore di ‘Rinascita’ (1949), senatore (1953-63). Nel CC del PCI dal 1948, e nella Commissione Centrale di Controllo dal 1956. Professore di storia del cristianesimo all’Università di Bari dal 1960. Ha pubblicato pure le sue memorie: ‘Sessant’anni di militanza comunista’, Teti, 1988.”,”RELC-094-FF” “DONINI Pier Giovanni”,”Le comunità ebraiche nel mondo.”,”Pier Giovanni Donini (Trento, 1936) è professore associato di storia politica e delle istituzioni del vicino Oriente nell’Università di Venezia.”,”EBRx-038-FL” “DONINI Ambrogio”,”La basi sociali del cristianesimo primitivo. Corso pareggiato di “”Storia del Cristianesimo”” tenuto nell’anno accademico 1945-1946. Appunti raccolti da Ivia Serra e Franca Borrozzino.”,”””Studiare le basi sociali del Cristianesimo vuol dire vedere in mezzo a quali ambienti, a quali strati sociali (mercanti, artigiani, contadini, schiavi, ecc.) è nata la predicazione evangelica in Palestina; in mezzo a quali gruppi sociali si è diffusa nel mondo mediterraneo e in che modo i rapporti economici e sociali si sono riflessi nel movimento religioso cristiano. Ciò non significa diminuire l’importanza di questa ideologia, o ridurla alle cause economiche e sociali che l’hanno determinata; una volta che un’idea, sorta in determinati ambienti, è divenuta strumento di una massa umana, essa acquista a sua volta una forza autonoma e agisce sui rapporti sociali, spesso addirittura modificandoli. I gruppi ereticali del medio evo, difatti, o le correnti mistiche del dugento, erano movimenti che sorgevano sulla base di vasti spostamenti economici e sociali, delle aspirazioni dei contadini servi della gleba all’indipendenza e alla libertà; ma sarebbe ridicolo ritenere che S. Francesco, per es., fosse mosso da motivi economici. Questo vale naturalmente, oltre che per la storia del Cristianesimo, per tutte le religioni e per qualunque fenomeno storico. Alla luce di quest’indagine si spiegano soprattutto le contraddizioni e le diversità del testo nei documenti evangelici. Quando nel vangelo di Luca si legge “”Beati i poveri, perchè di loro è il regno di Dio”” evidentemente si fa allusione ai miserabili, agli sfruttati, ai diseredati, tra cui la predicazione evangelica si era diffusa, e che aspettavano la venuta del regno di Dio sulla terra in un’epoca molto prossima, apportatrice di benessere materiale e di una rivincita morale sui loro oppressori. Nel vangelo di Matteo: “”Beati i poveri di spirito perchè di loro è il regno dei cieli””. Questo adattamento fu determinato in seguito al diffondersi del cristianesimo in un ambiente, che non era più quello originale dei “”pitocchi””, secondo il significato originale del termine evangelico) ma era formato da gente che aveva larghi mezzi e non poteva permettere che il regno di Dio fosse solo per i miserabili”” (pag 5-6)”,”RELC-013-FGB” “DONINI Ambrogio”,”Breve storia delle religioni. La nascita e lo sviluppo del sentimento religioso nelle società umane. Dalle comunità primitive agli albori dell’ età moderna.”,”Ambrogio Donini si è laureato nel 1925 in Storia del cristianesimo, alla scuola di Ernesto Buonaiuti. Costretto all’esilio durante il fascismo, ha vissuto negli Stati Uniti, dove si è specializzato in ebraico e siriaco alla Harvard University, insegnando poi in numerosi istituti di istruzione superiore. È stato ambasciatore in Polonia, senatore della Repubblica (Pci) per alcune legislature e docente universitario. Marxismo e religione (pag 12-16) Si citano nelle note di questo paragrafo: K. Marx e F. Engels, ‘Sulla religione’, Samonà e Savelli, 1969 F. Engels, L’Antidühring’ capitolo V, Ed. Riun. 1968 K. Marx e F. Engels, ‘La concezione materialistica della storia’, Ed. Riun., 1974 (in particolare ‘Sulla produzione della coscienza’ Ludwig Feuerbach, ‘Lezioni sull’essenza della religione’ Karl Marx ‘Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, Annali Frnaco-tedeschi F. Engels ‘Sulle origini del cristianesimo’ V.I. Lenin ‘Sulla religione’, Ed. Riun. 1957 (Socialismo e religione) ‘La critica della religione, leggiamo in Marx, è “”il presupposto di ogni altra critica””‘ (pag 12)”,”RELx-005-FC” “DONIZETTI Pino LEONARDI Ruggero MANTOVANI Vincenzo OTTOLENGHI Sandro CAPUTO Livio FERRIERI Giuliano GULLACE Gino”,”Gli scienziati. Ivan Pavlov – Ernest Rutherford – Albert Einstein – Guglielmo Marconi – Wernher von Braun – Robert Oppenheimer – Enrico Fermi.”,” – Pino Donizzetti, ‘Ivan Pavlov: la rivoluzione prima di Lenin’ – Ruggero Leonardi, ‘Ernest Rutherford: il padre della fisica atomica’ – Vincenzo Mantovani, ‘Albert Einstein: un genio e una coscienza’ – Sandro Ottolenghi, ‘Guglielmo Marconi: avvicinò la voce degli uomini’ – Livio Caputo, ‘Wernher Von Braun: i sogni nel cassetto’ – Giuliano Ferrieri, ‘Robert Oppenheimer: traditore o martire?’ – Gino Gullace, ‘Enrico Fermi: l’architetto dell’era atomica’”,”SCIx-521″ “DONIZETTI Pino LEONARDI Ruggero MANTOVANI Vincenzo OTTOLENGHI Sandro CAPUTO Livio FERRIERI Giuliano GULLACE Gino”,”Gli scienziati. Ivan Pavlov – Ernest Rutherford – Albert Einstein – Guglielmo Marconi – Wernher von Braun – Robert Oppenheimer – Enrico Fermi.”,” – Pino Donizzetti, ‘Ivan Pavlov: la rivoluzione prima di Lenin’ – Ruggero Leonardi, ‘Ernest Rutherford: il padre della fisica atomica’ – Vincenzo Mantovani, ‘Albert Einstein: un genio e una coscienza’ – Sandro Ottolenghi, ‘Guglielmo Marconi: avvicinò la voce degli uomini’ – Livio Caputo, ‘Wernher Von Braun: i sogni nel cassetto’ – Giuliano Ferrieri, ‘Robert Oppenheimer: traditore o martire?’ – Gino Gullace, ‘Enrico Fermi: l’architetto dell’era atomica’”,”SCIx-534″ “DON-LEVINE Isaac”,”Lenine. (Lenin the man).”,”””Il suo odio per la retorica è uno dei suoi tratti più caratteristici. Non si lascia contaminare dall’ eloquenza, non ha alcuna fiducia in un bel discorso; disdegna i grandi gesti teatrali, gli aggettivi esagerati. Zinoviev racconta che un giorno, durante l’ estate del 1917, aveva scritto un’ articolo nel quale faceva allusione al rovesciamento dello zar come alla “”grande rivoluzione russa””; Lenin cancellò “”grande”””” (pag 156)”,”LENS-123″ “DONNERT Erich a cura di Antonella PRATALI”,”La Russia degli Zar. Ascesa e declino di un Impero.”,”Erich DONNERT, nato nel 1928, vicino a Karlsbad, è docente di Storia dell’ Europa orientale presso le Università di Lipsia, Jena e Halle dal 1963, ed è stato professore ospite in Russia, negli Stati Uniti e in Austria. Donnert è membro di commissioni internazionali di storia e slavistica. Tra le sue pubblicazioni figurano: -Iwan der Schreckliche (1980) -Das Kiewer Rußland (1983) -Rußland im Zeitalter der Aufklärulng (1983-1984) -Altrussisches Kulturlexikon (1988) -Peter der Große (1987) -Kurzland im Ideenberreich der Französischen Revolution (1992) Antonella PRATALI insegna lingua e civiltà tedesca presso gli istituti superiori. Si occupa, inoltre, di germanistica e di critica letteraria. Titolo introduzione: L’ Europa orientale nell’ era preistorica.”,”RUSx-046″ “DONNEUR André”,”Histoire de l’Union des Partis Socialistes pour l’action Internationale (1920-1923).”,”L’autore propende per le tesi dell’UPS e critica le posizioni della IC e dei bolscevichi al riguardo. Radek e l’ Internazionale due e mezzo. “”Ainsi Radek affirmait, dans ‘Theorie und Praxis der II ½ Internationale’: «Une chose est claire: pour la période de lutte pour le pouvoir, les conseils ouvriers sont la solution d’organisation politique centrale. Renoncer à cette solution, l’affadir… signifie renoncer au rôle organisateur révolutionnaire de l’Internationale» (Bourdet, Y., op.cit., p. 77). Radek proclamait dans la même brochure qu’il n’y avait de troisième voix entre la dictature de la bourgeoisie et celle du prolétariat (Cf.. supra, p. 77). Et Radek de conclure: «L’Internationale II ½ est une organisation sans idées politiques originales. C’est une organisation qui emprunte et affadit les idées de l’IC; et n’a pas l’intention de les mettre en pratique…» (Cf. supra, p. 79). Les Thèses sur la tactique’ du troisième Congrès de l’IC prétendaient que l’UPS «essayait d’osciller sur le papier entre les deux mots d’ordre de la démocratie et de la dictature du prolétariat» (Cf. supra, p. 151). Le 4 août 1921, la IIIe Internationale qualifiait l’UPS d’ «Internationale des phrases révolutionnaires et de la sale politique opportuniste» (Cf., supra p. 152) (pag 394)”,”INTx-056″ “DONNINELLI Lorenzo”,”Mutualismo, cooperazione, sindacalismo. Il movimento operaio in Italia dall’Unità al primo Novecento.”,”Lorenzo Donninelli è laureato in Giurisprudenza con una tesi in Storia del diritto. Si occupa di ricerca su tematiche storiche moderne e contemporanee, partendo dal presupposto che gli ideali di uguaglianza, solidarietà, libertà, soccorso e aiuto reciproco siano troppo spesso subordinati al profitto. Società di Mutuo Soccorso. Tabella 2.2. Diffusione regionale delle SMS per anni (1885-1894-1904) (pag 99)”,”MITT-410″ “DONNO Antonio”,”Dal New Deal alla guerra fredda. Aspetti del radicalismo statunitense negli anni ’40.”,”Antonio DONNO (Lecce, 1946) insegna storia americana nel Dipartimento di scienze storiche e sociali dell’Univ di Lecce. Ha pubblicato varie opere (‘La cultura americana nelle riviste italiane del dopoguerra: ‘Tempo Presente”; ‘L’ intellettuale ebreo in America’; ‘La questione comunista negli Stati Uniti’ ecc.)”,”MUSx-034″ “DONNO Gianni C. a cura; saggi o interventi di Donato VALLI Alceo RIOSA Augusto MELICA Vittorio POTI Corradino MARZO Claudio SIGNORILE Piero BONI Maurizio ANTONIOLI Fabrizio DOLCI Aldo G. RICCI Luciano CASALI Giovanna GINEX Angelo ROBBIATI Felicia GIAGNOTTI Renata AMERUSO Gabriella SPIGARELLI Adriano PROSPERI Adriana DI-CIANNI Angela CHIRENTI Michele LINCIANO Mario SPAGNOLETTI Domenico SACCO Paola SOBRERO Antonio Lucio GIANNONE Fabio GRASSI Claudia RAHO Giuliana IURLANO Hubert PERRIER Michel CORDILLOT Rudolph J. VECOLI Maria Susanna GARRONI Elisabetta VEZZOSI Gianfausto ROSOLI Bruno CARTOSIO Emilio FRANZINA José Luis DEL-ROIO Andrea PANACCIONE Carlos DA-FONSECA Antonio ELORZA Marc VUILLEUMIER Maria DE-LUCIA Dieter DOWE Heinz DEUTSCHLAND Herbert STEINER Jean GIELKENS Janos JEMNITZ Feliks TYCH Viaceslav KOLOMIEZ Orhan Y. SILIER Salvatore MIGGIANO Tommaso DI-SABATO Adolfo PEPE Enzo MATTINA Piero BONI”,”Storie e Immagini del 1° Maggio. Problemi della storiografia italiana ed internazionale.”,”saggi o interventi di Donato VALLI Alceo RIOSA Augusto MELICA Vittorio POTI Corradino MARZO Claudio SIGNORILE Piero BONI Maurizio ANTONIOLI Fabrizio DOLCI Aldo G. RICCI Luciano CASALI Giovanna GINEX Angelo ROBBIATI Felicia GIAGNOTTI Renata AMERUSO Gabriella SPIGARELLI Adriano PROSPERI Adriana DI-CIANNI Angela CHIRENTI Michele LINCIANO Mario SPAGNOLETTI Domenico SACCO Paola SOBRERO Antonio Lucio GIANNONE Fabio GRASSI Claudia RAHO Giuliana IURLANO Hubert PERRIER Michel CORDILLOT Rudolph J. VECOLI Maria Susanna GARRONI Elisabetta VEZZOSI Gianfausto ROSOLI Bruno CARTOSIO Emilio FRANZINA José Luis DEL-ROIO Andrea PANACCIONE Carlos DA-FONSECA Antonio ELORZA Marc VUILLEUMIER Maria DE-LUCIA Dieter DOWE Heinz DEUTSCHLAND Herbert STEINER Jean GIELKENS Janos JEMNITZ Feliks TYCH Viaceslav KOLOMIEZ Orhan Y. SILIER Salvatore MIGGIANO Tommaso DI-SABATO Adolfo PEPE Enzo MATTINA Piero BONI”,”MPMx-032″ “DONNO Carmelo Giovanni”,”Classe operaia, sindacato e partito socialista in terra d’Otranto, 1901-1915.”,”””Anche oggigiorno vi sono molti che dall’alto della loro superiore imparzialità predicano agli operai un socialismo librato al di sopra di tutti i contrasti e le lotte di classe. Ma, o si tratta di novizi, che hanno ancora molte cose da imparare, o sono i peggiori nemici degli operai, lupi in veste di agnelli””. (F. Engels, La situazione della classe operaia in Inghilterra, prefazione del 1892) Otranto (Òtranto) è un comune italiano di 5.531[1] abitanti della provincia di Lecce in Puglia. Situato lungo la costa orientale della penisola salentina, è il comune più orientale d’Italia: il capo omonimo, chiamato anche Punta Palascìa, fuori dal centro abitato, è il punto più a est della penisola italiana. Dapprima centro messapico e romano, poi bizantino e più tardi aragonese, si sviluppa attorno all’imponente castello e alla cattedrale. Sede arcivescovile e rilevante centro turistico, ha dato il suo nome al Canale d’Otranto, che separa l’Italia dall’Albania, e alla Terra d’Otranto, antica circoscrizione del Regno di Napoli. Fa parte del club dei Borghi più belli d’Italia[2] e nel 2010 ha ricevuto le cinque vele di Legambiente[3]. Nel luglio dello stesso anno l’Unesco ha dichiarato il Borgo Antico di Otranto patrimonio testimone di una cultura di pace[4]. (Wikip)”,”MITT-299″ “DONNO Carmelo Giovanni”,”Classe operaia, sindacato e partito socialista in terra d’Otranto, 1901-1915.”,”DONNO Carmelo Giovanni (Lecce, 1948) è assistente ordianrio di storia contemporanea presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Lecce. Ha scritto vari contributi sul movimento operaio e l’associazionismo nel Mezzogiorno. pag 454: Canzone gallipolina per il primo maggio”,”MITS-384″ “DONNO Gianni C.; brani antologici di Gerolamo GATTI Lucio Pasquale DI-FRATTA Luigi EINAUDI Giuseppe BONZO Rocca PILO Filippo TURATI Leonida BISSOLATI Ivanoe BONOMI Fracesco CICCOTTI Gino MURIALDI Enrico FERRI Ernesto Cesare LONGOBARDI Antonio PICCAROLO Massimo SAMOGGIA”,”Il Mezzogiorno nel socialismo italiano, 1892-1902.”,”DONNO Gianni Carmelo (Lecce, 1948) è professore associato di storia contemporanea presso la Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’Università di Lecce.”,”MITS-377″ “DONNO Gianni C.;”,”Il Mezzogiorno nel socialismo italiano, 1902-1913.”,”DONNO Gianni Carmelo (Lecce, 1948) è professore associato di storia contemporanea presso la Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’Università di Lecce.”,”MITS-378″ “DONNO Antonio a cura, saggi di GUERRIERI Anna Rita IURLANO Giuliana DONNO Antonio”,”La sovranità dell’individuo. Tre saggi sull’anarchismo negli Stati Uniti.”,”La Guerrieri insegna storia americana, la Iurlano collabora all’insegnamento di storia americana nella stessa università (Lecce). Donno è professore associato di storia americana nella stessa università.”,”ANAx-328″ “DONNO Gianni C. a cura; saggi o interventi di Donato VALLI Alceo RIOSA Augusto MELICA Vittorio POTI Corradino MARZO Claudio SIGNORILE Piero BONI Maurizio ANTONIOLI Fabrizio DOLCI Aldo G. RICCI Luciano CASALI Giovanna GINEX Angelo ROBBIATI Felicia GIAGNOTTI Renata AMERUSO Gabriella SPIGARELLI Adriano PROSPERI Adriana DI-CIANNI Angela CHIRENTI Michele LINCIANO Mario SPAGNOLETTI Domenico SACCO Paola SOBRERO Antonio Lucio GIANNONE Fabio GRASSI Claudia RAHO Giuliana IURLANO Hubert PERRIER Michel CORDILLOT Rudolph J. VECOLI Maria Susanna GARRONI Elisabetta VEZZOSI Gianfausto ROSOLI Bruno CARTOSIO Emilio FRANZINA José Luis DEL-ROIO Andrea PANACCIONE Carlos DA-FONSECA Antonio ELORZA Marc VUILLEUMIER Maria DE-LUCIA Dieter DOWE Heinz DEUTSCHLAND Herbert STEINER Jean GIELKENS Janos JEMNITZ Feliks TYCH Viaceslav KOLOMIEZ Orhan Y. SILIER Salvatore MIGGIANO Tommaso DI-SABATO Adolfo PEPE Enzo MATTINA Piero BONI”,”Storie e Immagini del 1° Maggio. Problemi della storiografia italiana ed internazionale.”,”saggi o interventi di Donato VALLI Alceo RIOSA Augusto MELICA Vittorio POTI Corradino MARZO Claudio SIGNORILE Piero BONI Maurizio ANTONIOLI Fabrizio DOLCI Aldo G. RICCI Luciano CASALI Giovanna GINEX Angelo ROBBIATI Felicia GIAGNOTTI Renata AMERUSO Gabriella SPIGARELLI Adriano PROSPERI Adriana DI-CIANNI Angela CHIRENTI Michele LINCIANO Mario SPAGNOLETTI Domenico SACCO Paola SOBRERO Antonio Lucio GIANNONE Fabio GRASSI Claudia RAHO Giuliana IURLANO Hubert PERRIER Michel CORDILLOT Rudolph J. VECOLI Maria Susanna GARRONI Elisabetta VEZZOSI Gianfausto ROSOLI Bruno CARTOSIO Emilio FRANZINA José Luis DEL-ROIO Andrea PANACCIONE Carlos DA-FONSECA Antonio ELORZA Marc VUILLEUMIER Maria DE-LUCIA Dieter DOWE Heinz DEUTSCHLAND Herbert STEINER Jean GIELKENS Janos JEMNITZ Feliks TYCH Viaceslav KOLOMIEZ Orhan Y. SILIER Salvatore MIGGIANO Tommaso DI-SABATO Adolfo PEPE Enzo MATTINA Piero BONI Contiene il saggio di Adriano Prosperi: ‘La Pasqua dei lavoratori. Sulla preistoria del 1° maggio’ (pag 211-239)”,”MPMx-001-FV” “DONOLO Carlo”,”Mutamento o transizione? Politica e società nella crisi italiana.”,”Carlo Donolo è docente di Sociologia politica presso l’Università di Salerno. Ha pubblicato studi sul sistema politico italiano e sulla Questione meridionale. Collabora regolarmente a Quaderni Piacentini.”,”ITAS-032-FL” “DONOSTI Mario”,”Mussolini e l’ Europa. La politica estera fascista.”,”Interessanti le considerazioni di DONOSTI (pag 278) sulla sottovalutazione della Russia e degli USA (altra cosa, affermavano sprezzantemente i tedeschi, è fabbricare una automobile e altra fabbricare un carro armato…) da parte della Germania. L’ intervento in guerra del JAP fu una sorpresa per Italia e Germania: i due paesi europei scoprirono che i JAP non erano alleati comodi. I tre si divisero militarmente gli oceani (l’Oceano indiano non era compreso in questa spartizione dei compiti bellici): l’ Atlantico a Germania e Italia, il Pacifico al Giappone. Ma questi ostinatamente si riservò anche una zona che comprendeva tutta l’ India. Tedeschi e italiani dovettero abbozzare.”,”ITAF-066″ “DONOVAN John C.”,”The Cold Warriors. A Policy-Making Elite.”,”John C. DONOVAN fa parte del Bowdoin College. Contiene il paragrafo ‘Psychological Domino Effect’ sulla scelta della linea di americanizzazione della guerra del Vietnam nel 1965, impedire che un cedimento in Vietnam avesse ripercussioni negative per il prestigio americano in Laos, Cambogia e Thailandia. (pag 224)”,”USAP-048″ “DONZELLI Maria a cura; saggi di Regina POZZI Alice GERARD Luigi MASCILLI MIGLIORINI Angelica MUCCHI FAINA Annie PETIT Valentino PETRUCCI Ian LUBEK Giovanna CAVALLARI Erika APFELBAUM Luigi Antonello ARMANDO Mariapaola FIMIANI Arturo MARTONE Maria DONZELLI”,”Folla e politica. Cultura filosofica, ideologia, scienze sociali in Italia e Francia a fine Ottocento.”,”Saggi di Maria DONZELLI Regina POZZI Alice GERARD Luigi MASCILLI MIGLIORINI Angelica MUCCHI FAINA Annie PETIT Valentino PETRUCCI Ian LUBEK Giovanna CAVALLARI Erika APFELBAUM Luigi Antonello ARMANDO Mariapaola FIMIANI Arturo MARTONE Ciccotti, Salvemini e Marx (pag 56-57-58) Tre saggi sono in francese (Gerard, Petit, Apfelbaum), uno in inglese (Lubek) e i restanti in italiano ‘…quell’indistinta nozione di popolo dietro la quale si nasconde il nulla…’ ‘E due anni dopo ne ‘La guerra e la pace nel mondo antico’, non c’è ugualmente lo spazio per richiami a naturali vocazioni umane alla potenza, ad ambizioni individuali che sappiano guidare masse incerte e facilmente catturabili con l’appello alla necessarietà del combattimento. La sentenza, al contrario, è di assoluta nitidezza: «La guerra – scrive Ciccotti – si presenta come un aspetto dello sviluppo delle forze produttive» (7). Analogamente, i progressi di medievistica, dal ‘Tumulto dei Ciompi’ del Falletti fino alle prime prove del giovane Rodolico, passando ovviamente per i testi salveminiani, si compiono anch’essi all’insegna di un circostanziato accertamento delle condizioni della vita economica e dei contrasti sociali che da essa si generano visti quale elemento chiarificatore della vicenda storica (8). Un lavoro, dunque, di indagine analitica non erudita, come era al contrario accaduto in passato, ma appunto sorretta da metodo e visione della storia di robusta tempra filosofica, tale da condurre come è noto il Salvemini di ‘Magnati e popolani’ ad esprimere energicamente la propria avversione a quell’indistinta nozione di popolo dietro la quale si nasconde il nulla, a meno di non voler riempire questo nulla con precise determinazioni di rapporti tra gruppi di cittadini e modi di produzione, tra azioni e interessi all’azione, in una parola se non lo si sostituisce con i ceti, le classi; e la loro lotta per il mutamento delle forme di subalternità produttiva (9). Un lavoro, dunque, di indagine analitica non erudita, come era al contrario accaduto in passato, ma appunto sorretta da metodo e visione della storia di robusta tempra filosofica, tale da condurre come è noto il Salvemini di ‘Magnati e popolani’ ad esprimere energicamente la propria avversione a quell’indistinta nozione di popolo dietro la quale si nasconde il nulla, a meno di non voler riempire questo nulla con precise determinazioni di rapporti tra gruppi di cittadini e modi di produzione, tra azioni e interessi all’azione, in una parola se non lo si sostituisce con i ceti, le classi, e la loro lotta per il mutamento delle forme di subalternità produttiva (9). Certo non manca – ne costituisce anzi uno dei temi di fondo – in ‘Magnati e popolani’ il problema del potere, dello sforzo che viene condotto dalle arti minori per affermare il proprio diritto alla rappresentanza politica. Esso, però, non assume mai dimensione autonoma, né in quanto obiettivo (dal momento che rimane sempre il riflesso di equilibri sociali in continua trasformazione) né in quanto dimensione fornita di dinamiche proprie distinte da quelle del conflitto economico. Non entrano mai in gioco nozioni come élites, partiti, consenso, leaders, forza militare, e se, come osservava a sua tempo Sestan, c’è nel Salvemini di ‘Magnati e popolani’ l’eco delle marxiane ‘Lotte di classe in Francia’, bisogna allora notare che proprio in quelle pagine, come in quelle sul colpo di Stato di Napoleone III, l’analisi storica di Marx si allarga con inconsueta ampiezza agli orizzonti del bonapartismo quale forma politica non coincidente con una precisa formazione economico-sociale, della figura carismatica, dell’autonomia degli apparati militari (10)”” (pag 56-57-58)] [(7) Ciccotti E., La guerra e la pace nel mondo antico, Torino, 1901, in particolare p. 152. Ma è significativa anche la citazione con la quale si apre il volume: un passo da ‘Le siècle de Louis XIV’, di Voltaire dove si afferma a necessità di una storia che non sia piena di «minuties d’action de guerres»; (8) Falletti P.C., ‘Il tumulto dei Ciompi, Studio storico-sociale’, Torino, 1882. Per una discussione assai ampia e documentata del dibattito storiografico di quei decenni, ridiscutendo anche autori fondamentali come Caggese e Crivellucci, si veda ora il lavoro di E. Artifoni, ‘Salvemini e il Medioevo. Storici italiani fra Otto e Novecento’, Napoli, 1990, in particolare le pp. 11-47; (9) Lo ricorda Ernesto Sestan nel saggio introduttivo premesso alla edizione einaudiana ora citata di ‘Magnati e popolani’. Ma su tutto questo sono ulteriormente illuminanti le pagine dedicate da E. Artifoni alla genesi di quell’opera (‘Salvemini e il Medioevo’, cit., pp. 49-144; (10) Per cogliere la dimensione europea di questa problematica si ricordino i due lavori di F. Furet, ‘Marx et la Révolution française’, Paris, 1986 e Id., ‘La gauche et la révolution au milieu du XIX siècle’, Paris, 1986]”,”FOLx-029″ “DORATO Mauro”,”Il software dell’Universo. Saggio sulle leggi di natura.”,”Mauro Dorato è professore di Filosofia della scienza presso la Terza Università di Roma.”,”SCIx-257-FL” “D’ORAZI FLAVONI Francesco”,”Storia dell’ India. Società e sistema dall’ Indipendenza ad oggi.”,”Francesco D’ORAZI FLAVONI è un diplomatico di carriera che ha trascorso quasi dieci anni in servizio nel subcontinente indiano: prima come Console generale a Bombay, poi presso le ambasciate di Islamabad e New Dehli. Ha pubblicato, sia in India sia in Italia, vari saggi e articoli sull’ evoluzione politica e sociale dell’ India e dei paesi limitrofi.”,”INDx-028″ “D’ORAZI FLAVONI Francesco”,”Storia dell’India. Società e sistema dall’indipendenza ad oggi.”,”Francesco D’Orazi Flavoni è un diplomatico di carriera, che ha trascorso quasi dieci anni in servizio nel subcontinente indiano; prima come Console generale a Bombay, poi presso le ambasciate di Islamabad e New Delhi. Ha pubblicato, sia in India sia in Italia, vari saggi e articoli sull’evoluzione politica e sociale dell’India e dei paesi limitrofi.”,”INDx-006-FL” “DORDONI Annarosa”,”””Crociata italica””. Fascismo e religione nella repubblica di Salò (gennaio 1944 – aprile 1945).”,”L’adesione alla repubblica di Salò di un gruppo di cattolici raccolti attorno al settimanale di don Calcagno “”Crociata italica””, non solo rappresenta un episodio del fascismo cremonese, in Cremona la “”Crociata italica”” ebbe il suo centro e in Farinacci il suo finanziatore, ma della storia, ancora inesplorata, del clerico-fascismo.”,”ITAF-001-FMB” “DORE’ Francis”,”L’ Inde d’ aujourd’hui.”,”DORE’ Francis è, dal 1965, consigliere culturale, scientifico e della cooperazione tecnica presso l’ Ambasciata di Francia in India. Ha pubblicato presso le PUF nel 1973 un volume su “”Les regimes politiques en Asie””.”,”INDx-032″ “DORE Grazia a cura; scritti di Cesare BALBO Guglielmo PEPE Giuseppe MAZZINI Santorre di SANTAROSA Giovanni BERCHET Carlo CATTANEO Luigi SETTEMBRINI Nicola NISCO Angelo BROFFERIO Giuseppe MONTANELLI C.A. VECCHI Emilio DANDOLO Carlo PISACANE Camillo CAVOUR Luigi MERCANTINI Costantino NIGRA Giuseppe MASSARI Edmondo DE-AMICIS Giuseppe BANDI Giuseppe GUERZONI Francesco DELL’ONGARO e altri”,”I grandi fatti che portarono all’ unità.”,”Scritti di Cesare BALBO Guglielmo PEPE Giuseppe MAZZINI Santorre di SANTAROSA Giovanni BERCHET Carlo CATTANEO Luigi SETTEMBRINI Nicola NISCO Angelo BROFFERIO Giuseppe MONTANELLI C.A. VECCHI Emilio DANDOLO Carlo PISACANE Camillo CAVOUR Luigi MERCANTINI Costantino NIGRA Giuseppe MASSARI Edmondo DE-AMICIS Giuseppe BANDI Giuseppe GUERZONI Francesco DELL’ONGARO e altri “”Tale mi appariva la carboneria: vasto e potente corpo ma senza capo: associazione alla quale non erano mancate generose intenzioni, ma idee, e priva, non del sentimento nazionale, ma di scienza e logica per ridurlo in atto. Il cosmopolitismo che una osservazione superficiale d’ alcune contrade straniere le aveva suggerito, ne aveva ampliato la sfera, ma sottraendole il punto d’ appoggio. L’ eroica, educatrice costanza degli affratellati e il martirio intrepidamente affrontato, avevano promosso quel senso d’ eguaglianza (…). Ma la mancanza d’un programma determinato le aveva tolto sempre la vittoria di pugno.”” (pag 23, G. Mazzini)”,”ITAB-201″ “DORE Ronald”,”Capitalismo di borsa o capitalismo di welfare?”,”DORE R. ha insegnato a Londra, Sussex, alla Harvard e al Mit. Attualmente (2001) è Senior Fellow al Centre for Economic Performance della London School of Economics (LSE) e visiting professor all’ Insead. Ha pubblicato pure ‘Bisogna prendere il Giappone sul serio’ (1990) e ‘Differenze nazionali e capitalismo globale’ (con S. Berger, 1997),”,”ECOI-213″ “DORE Ronald”,”Bisogna prendere il Giappone sul serio. Saggio sulla varietà dei capitalismi.”,”””Attraverso il confronto anglo-nippo-americano, Ronald Dore tocca i principali nodi politico-organizzativi di un paese industriale moderno”” (pag IX, introduzione)”,”JAPE-037″ “DORE Ronald”,”Il lavoro nel mondo che cambia.”,”Ronald Dore è Associate Researcher presso la London Shool of economics.”,”CONx-034-FL” “DORE Grazia”,”La democrazia italiana e l’emigrazione in America.”,”Notizie sulle lotte e sugli scioperi operai, anche di italiani, nelle fabbriche americane sono riportate dal giornale ‘Il Giornale italiano’ di New York (pag 332-333) La dura lotta dei lavoratori tessili, in gran parte italiani, negli Stati Uniti del primo Novecento “”Gli operai dei grandi calzaturifici erano pur essi in sciopero e poiché il 75% era composto da Italiani si aveva buon gioco nel minacciarli di non riassumerli al lavoro per la loro qualità di stranieri. Si cercava di fomentare pregiudizi di razza tra gli stessi operai, e si diceva che la causa dello sciopero e del prolungamento della lotta fosse da ricercarsi nella presenza e nella preponderanza dei nostri connazionali. Eppure – scriveva ‘Il Giornale Italiano’ di New York il 14 aprile – nel momento dell’assunzione non veniva chiesta né la fede di nascita né la cittadinanza e sapere se un nuovo operaio era italiano interessava per pagarlo meno. «Ora che i lavoratori sono in piedi per ottenere miglioramenti tirano fuori la storiella degli stranieri turbolenti e degli Italiani proclivi al bolscevismo». I magistrati davanti ai quali venivano condotti gli scioperanti arrestati su una linea di picchetto chiedevano per prima cosa: “”Siete americano? Da quanto tempo siete in America?””. Forse – osservava il ‘Giornale’ – la propaganda dei padroni aveva ottenuto il suo effetto sull’animo dei giudici e vi era ragione di temere che le loro sentenze potessero essere informate a un preconcetto contro gli stranieri (15). Ciò era ancor più pericoloso degli atti di violenza contro connazionali, che pure venivano commessi. L’inviato del ‘New York Call’ e rappresentante dell’ ‘Amalgamated Clothing of Workers of America’, Nino Capraro, sfuggì miracolosamente al linciaggio a Lawrence, nel Massachussetts, dove da tre mesi 50 mila operai tessili avevano abbandonato il lavoro. Di questi 35.000 «condotti coi soliti sistemi e imbevuti del solito principio avverso agli stranieri» erano tornati nelle fabbriche, ma 15.000, italiani in maggioranza, resistevano impavidi (16). Questo ed altri episodi consimili facevano sì che la stampa americana si sforzasse di stabilire un rapporto non occasionale tra le lotte sindacali, gli Italiani, la mano nera e l’anarco-sindacalismo degli ‘Industrial Workers of the World’, apertamente perseguitati, praticamente posti fuori legge (17)”” (pag 332-333) [Grazia Dore, ‘La democrazia italiana e l’emigrazione in America’, Morcelliana, Brescia, 1964] [(15) ‘Il Giornale Italiano’, New York, 14 aprile 1919; (16) ‘Nel campo di lavoro’, in ‘Il Giornale Italiano’, 8 maggio 1919; (17) “”L’Araldo Italiano””, 17 luglio 1919]”,”ITAS-004-FFS” “DORFLES Gillo”,”Le oscillazioni del gusto. L’arte d’oggi fra tecnocrazia e consumismo.”,”Gillo Dorfles, nato a Trieste, ha studiato all’Università di Milano e a Roma. E’ professore di estetica all’Università di Milano (1970). La “”frattura”” nell’arte e nella società moderna (pag 40-)”,”TEOS-243″ “DORIA Marco”,”Ansaldo. L’impresa e lo Stato.”,”Poche altre storie di imprese italiane, come quella dell’ Ansaldo, hanno per oltre un secolo rispecchiato così fedelmente i modi e le contraddizioni dello sviluppo economico e industriale del paese. In particolare, l’esauriente ricostruzione, che questo libro contiene, mette in luce la centralità del ruolo dello Stato nella vita dell’azienda genovese, con un rapporto intenso e articolato che presiede alla sua stessa nascita nel 1852 e sarà poi essenziale alla sua sopravvivenza, al suo sviluppo e alle sue trasformazioni dai primi passi, agevolati e “”protetti””, nel campo dell’industria pesante, alla fase di massima espansione degli anni della prima guerra mondiale, quando l’ Ansaldo poteva definirsi l’ “”arsenale d’Italia””, dal crollo dell’impero industriale negli anni venti, al suo assorbimento in area pubblica nel 1933, quando lo Stato giunge a controllarla direttamente attraverso l’ Iri. Oltre ad essere paradigma dello sviluppo economico italiano, la storia dell’ Ansaldo è però anche storia di un’azienda. Nonostante le debolezze”,”E1-ANS-007″ “DORIA Giorgio”,”Debiti e navi. La compagnia di Rubattino, 1839-1881.”,”DORIA Giorgio insegna storia sociale alla Facoltà di economia e commercio dell’ Università di Genova. Ha pubblicato varie opere tra cui ‘Investimenti e sviluppo economico a Genova alla vigilia della prima guerra mondiale’ (vol 1. Le premesse, 1815-1882), Milano 1973. V. 4° copertina “”Al consolidamento della sua posizione l’ armatore genovese avrva dedicato un immenso lavoro di lobby e di promozione presso i centri del potere istituzionale, prevalentemente a Firenze e a Roma. Vale la pena di analizzare nel dettaglio questa azione svolta nel corso degli anni cruciali come testimonianza dello spessore che avevano i rapporti tra Stato e armamento privato nell’ Italia liberale e come elemento basilare della strategia imprenditoriale di Rubattino.”” (pag 153)”,”ITAE-164″ “DORIA Giorgio”,”Investimenti e sviluppo economico a Genova alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. Volume primo. Le premesse (1815-1882).”,”2 voll Euro 60.0 “”Ma non sono gli armatori liguri i veri protagonisti di questa impresa: essi vi parteciparono in pochi e per minima parte. Ancora una volta, artefici del rinnovamento delle strutture dell’economia marittima genovese sono gruppi finanziari, commercianti e industriali, in gran parte neppure liguri””. (pag 302) “”E’ per questa ragione che in tale periodo si sviluppano a Genova le grandi compagnie straniere in funzione sostitutiva della carente iniziativa locale. Già nel 1875 operavano sulla piazza 5 compagnie estere di assicurazioni a premio fisso con un capitale di L. 27,7 milioni (contro le 13 nazionali con un capitale di L. 13, 9 milioni). E’ in quello stesso anno che si apre in città l’agenzia di assicurazioni di Evan Mackenzie, che rappresenta una serie di importantissime società estere (francesi, inglesi, austriache).”” (pag 303)”,”ELCx-114″ “DORIA Giorgio”,”Investimenti e sviluppo economico a Genova alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. Volume secondo (1883-1914).”,”2 voll Euro 60.0 “”Abbiamo già notato come sostanzialmente l’investimento nell’industria chimica non rientrasse nelle scelte strategiche del capitale genovese, riferendoci al periodo di più accelerata espansione del settore in Italia. Cerchiamo ora di renderci conto della rapida contrazione degli interessi genovesi nel periodo di relativa stasi del settore chimico. Dobbiamo intanto rilevare come almeno sotto il profilo del prodotto lordo e della organizzazione finanziaria (indicata dalla intensità di costituzione delle società per azioni) gli anni 1907-1913 non siano affatto anni di regresso in campo nazionale. Comunque, dal 1907 al 1911, la partecipazione del capitale delle società genovesi al totale delle società nazionali scende dal 14,6 al 10 per cento””. (pag 401)”,”ELCx-115″ “DORIA Marco”,”Ansaldo. L’impresa e lo Stato.”,”Ferdinando Maria Perrone. (pag 47-49). “”Da un punto di vista ideologico e politico, Perrone fa parte a pieno titolo di quella leva di imprenditori che, lasciatisi alle spalle le esperienze risorgimentali, si riconoscono nel disegno nazionalista crispino di cui considerano un cardine l’affermazione e la crescita dell’industria pesante.”” (pag 48-49)”,”LIGU-020-FV” “DORIA Giovanni Andrea, a cura di Vilma BORGHESI”,”Vita del Principe Giovanni Andrea Doria scritta da lui medesimo incompleta.”,”Vilma Borghesi è docente di Storia della navigazione alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Genova. Si occupa prevalentemente della storia delle marine mediterranee nei primi secoli dell’età moderna (e nell’età di Filippo II).”,”LIGU-017-FFS” “DORIAN Max”,”Du Pont de Nemours de la poudre au nylon.”,”Max DORIAN è francese ma vive negli Stati Uniti. Lì ha studiato gli archivi Du-Pont. Gli affari della Du Pont in tempo di guerra. Gli esplosivi. (1° guerra mondiale). L’ industria delle armi. Chimica industriale. “”Nell’ ottobre 1914 la capacità massima delle officine Du Pont non superava le 330 tonnellate di ‘trinitrotoluene’ (TNT, tritolo, ndr) per mese. Alla fine di febbraio 1915, essa saliva a 1200 tonnellate. Ogni anno, i mezzi per fabbricare tutte le categorie di polvere venivano perfezionati in modo spettacolare. Grazie alle ricerche dei suoi laboratori, la Du Pont aveva messo a punto un programma di essicamento della polvere che permetteva di guadagnare quasi due mesi nella consegna degli ordinativi. Nel dicembre 1916, i prodotti Du Pont si facevano al ritmo di 100 mila tonnellate all’ anno in luogo delle 4200 di due anni prima!””. (pag 116)”,”FRAE-024″ “DORIN Bruno LANDY Frédéric”,”Agriculture et alimentation de l’Inde. Les vertes années (1947-2001).”,”La guerra dell’acqua. “”L’autosufficienza cerealicola indiana si basa molto sull’irrigazione poiche i sistemi di colture irrigue producono ormai quasi i tre quarti dei cereali. Questo non è senza costo. Nel 1997-98, l’irrigazione agricola rappresenta in effetti l’83% del consumo totale di acqua del paese in acqua (12% in Francia secondo la Banca mondiale), tenendo conto che il riso da solo ne consuma il 45%, a fianco di una canna da zucchero anch’essa molto consumatrice (200 tonnellate di acqua sono in media necessarie per produrre 1 tonnellata di canna).”” (pag 146)”,”INDE-019″ “D’ORMESSON Jean”,”Il mio ultimo pensiero sarà per voi. Una biografia sentimentale di Chateaubriand.”,”‘Adulato, criticato, odiato, adorato, Chateaubriand fece dire a migliaia di giovani, come un altro grande della statura di Victor Hugo: essere Chateaubriand o niente’ (dalla presentazione) J. d’Ormesson è nato a Parigi nel 1925. E’ stato direttore de Le Figaro. Ha scritto vari romanzi. “”La cosa stupefacente con Chateaubriand, come con la maggior parte degli scrittori, degli artisti, degli uomini politici dell’Ottocento, è che siamo in grado di seguirli giorno per giorno, e talvolta ora per ora, attraverso la loro corrispondenza. Per le epoche precedenti, a parte qualche eccezione, la documentazione è meno ricca. E, a partire dalla fine del primo quarto del Novecento, il telefono cancellerà buona parte di queste tracce; lo sfortunato storico, o il critico, riporrà tutte le sue speranze in intercettazioni telefoniche che, in barba a tutti i diritti dell’uomo, si augurerà cinicamente che siano quanto più possibile numerose e vigili”” (pag 226)”,”VARx-588″ “DORNA Alexandre”,”Le populisme.”,”Alexandre DORNA è Professore di psicologia sociale all’ Università di Caen.”,”TEOP-091″ “DORNBUSCH Rudiger FISCHER Stanley STARTZ Richard”,”Macroeconomia.”,”26″,”ECOT-352″ “DORNBUSCH Rudiger FISCHER Stanley”,”Macroeconomia.”,”Rudiger Dornbusch e Stanley Fischer insegnano nel Department of Economics del Massachusetts Institute of Technology.”,”ECOT-148-FL” “DORNBUSCH Rudi”,”Le chiavi della prosperità.”,”Rudi Dornbusch, professore di economia al MIT, è uno dei più ascoltati economisti nel Nord e nel Sud del pianeta. Le sue opinioni sull’economia mondiale fanno testo sia per gli studenti sia per i lettori del Corriere della Sera, Financial Times, Wall Street Journal, Business Week. Liberista con grande senso politico, keynesiano e monetarista al tempo stesso, Dornbusch coniuga sempre rigore nel capire e indulgenza nello spiegare.”,”ECOT-193-FL” “DORNEMANN Luise”,”Clara Zetkin. Leben und Wirken.”,”DORNEMANN Luise Biografia. Clara Eissner Zetkin (Wiederau, 5 luglio 1857 – Archangelskoe, 20 giugno 1933) è stata una politica tedesca. Fu esponente socialista e combattente per i diritti delle donne. Visse battendosi per l’emancipazione femminile e teorizzò la liberazione delle donne dalla sudditanza maschile come parte fondamentale dell’emancipazione del proletariato. Scrisse La questione femminile e la lotta al revisionismo. Fino al 1917 fu attiva nel Partito Socialdemocratico Tedesco, quindi aderì al Partito Socialdemocratico Indipendente Tedesco (USPD) e alla sua ala di estrema sinistra, la Lega Spartachista; quest’ultima divenne più tardi il Partito Comunista Tedesco (KPD), che lei rappresentò al Reichstag durante la Repubblica di Weimar dal 1920 al 1933. Clara Eissner era nata a Wiederau, Sassonia. A partire dal 1874, mentre frequentava un corso per diventare insegnante, sviluppò legami con il movimento delle donne e il movimento dei lavoratori in Germania. Nel 1878 aderì al Partito Socialista dei Lavoratori Tedesco (Sozialistische Arbeiterpartei, SAP). Questo partito era stato fondato nel 1875 dalla fusione di due partiti preesistenti: l’ADAV fondata da Ferdinand Lassalle e il SDAP di August Bebel e Wilhelm Liebknecht. Nel 1890 il suo nome venne cambiato nella versione moderna Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD). A causa della messa al bando di ogni attività socialista in Germania voluta da Bismarck nel 1878, la Zetkin si trasferì a Zurigo nel 1882 e poi in esilio a Parigi. Durante il suo soggiorno parigino ebbe un ruolo importante nella fondazione del gruppo socialista dei Socialisti internazionali. Inoltre ella adottò il nome del suo compagno, il rivoluzionario russo Ossip Zetkin, col quale ebbe due figli. Ossip Zetkin morì nel 1889. Successivamente, Zetkin si sposò con l’artista Georg Friedrich Zundel dal 1899 al 1928, diciotto anni più giovane di lei. Clara Zetkin (sin.) e Rosa Luxemburg, 1910 Nel SPD, Zetkin, insieme con Rosa Luxemburg, sua stretta amica e confidente, fu una delle più importanti figure dell’ala di estrema sinistra del partito. Nel dibattito sul Revisionismo nel corso del ventesimo secolo attaccò le tesi riformiste sostenute da Eduard Bernstein insieme a Luxemburg. Zetkin si impegnò molto nelle politiche femminili, per esempio nelle pari opportunità e nel voto femminile. Diede inizio ai movimenti femministi social-democratici in Germania; dal 1891 al 1917 diresse il quotidiano femminile del SPD Die Gleichheit (Uguaglianza). Nel 1907 si assunse l’incarico del nuovo ufficio per le politiche femminili all’SPD. Avviò la prima “”Giornata Internazionale della Donna”” l’8 marzo del 1911, lanciandone l’idea a Copenhagen, in quello che poi sarebbe diventato l’Ungdomshuset (abbandonato nel marzo del 2007). Durante la Prima guerra mondiale Zetkin, con Karl Liebknecht, Rosa Luxemburg ed altri importanti esponenti del SPD, rifiutò la politica del Burgfrieden (un armistizio col governo, con la promessa di astenersi da qualsiasi sciopero durante la guerra) del proprio partito. Fra le varie attività anti-militari, Zetkin organizzò a Berlino una conferenza internazionale delle donne socialiste contro la guerra nel 1915. A causa di queste sue posizioni, fu arrestata diverse volte durante la guerra. Nel 1916 fu fra i co-fondatori della Lega Spartachista (Spartakusbund) e dell’USPD (Partito Social-Democratico indipendente tedesco) che nel 1917 si distaccò dal partito madre, l’SPD, che aveva assunto atteggiamenti molto favorevoli alla guerra. Nel gennaio del 1919, dopo la Rivoluzione tedesca avvenuta nel novembre del 1918, fu fondato il KPD (Partito Comunista Tedesco); Zetkin ne entrò a far parte rappresentandolo anche dal 1920 al 1933 nel Reichstag. Intervistò Lenin nel “”The Women’s Question”” del 1920 [1] Fino all 1924 Zetkin fece parte dell’ufficio centrale del KPD; dal 1927 al 1929 fu membro del comitato centrale del partito. È stata anche membro del comitato esecutivo del Comintern dal 1921 al 1933. Nel 1925 divenne presidente nell’ala sinistra tedesca dell’organizzazione solidale Rote Hilfe (Red Aid). Nell’agosto del 1932, come presidente del Reichstag per anzianità, incitò la sua gente a combattere il Nazismo. Quando Adolf Hitler ed il suo partito Nazionalsocialista presero il potere, il partito comunista tedesco fu bandito dal Reichstag, in seguito all’Incendio del Reichstag nel 1933. Zetkin andò nuovamente in esilio, questa volta in Unione Sovietica, e qui morì nel 1933, a Archangelskoe, vicino Mosca, all’età di 76 anni. È sepolta sotto le mura del Cremlino. Note ^ The interview transcript (in English) is available at The Emancipation of Women: From the Writings of V.I. Lenin, interview with Clara Zetkin, International Publishers, on the Marxist Archives Bibliografia [modifica] Gilbert Badia, Clara Zetkin. Femminista senza frontiere, Bolsena, Massari, 1994. José Gutiérrez Alvarez-Paul B. Kleiser, Le sovversive, Bolsena, Massari, 1995 [2005].”,”MGEK-097″ “DORNEMANN Luise”,”Jenny Marx. Der lebensweg einer Sozialistin.”,”DORNEMANN Luise”,”MADS-559″ “D’ORS Eugeni, a cura di Francesco VEZZANI”,”Il nuovo Prometeo Incatenato.”,”Nato a Barcellona nel 1881, morì nella cittadina catalana di Vilanova i la Geltru nel 1954 dove si era rifugiato nell’ultima tappa della sua vita, intensa e originale, dopo essere stato protagonista culturale a Barcellona, Madrid e Parigi. Propulsore del nuovo classicismo novecentista esercitò una grande influenza intellettuale. Francesco Vezzani si è laurato in Lingue e letterature straniere nell’Università di Pisa con una tesi su Eugeni D’Ors. Parte finale della tragedia: [Prometeo (con un forte urlo improvviso)] “”Che abbia inizio, che abbia inizio il momento in cui le parole si trasformano in fatti”” (La tempesta infuria) [Prometeo] “”La terra sembra scossa dai dolori del parto. Arriva il momento, arriva l’annuncio. Sarà una nuova vita, la vita così a lungo bagnata dal sudore dell’agonia. Questa tempesta, terrore degli animi dei vili, porterà ovunque la sua opera di fuoco, di giustizia e di purificazione. Ogni fulmine che cade è una lettera; mettendole insieme, si potrà leggere la parola dell’avvenire… Oh falso Ermes, oh tu, cerimonioso Okeanos, oh tutti i mortali, oh Tiranno dall’ingannevole maestosità! Chiedete la rivelazione del mio segreto? Osservate il cielo, osservate lassù in cielo… Il segreto è scritto nel cielo con le lettere dei lampi che cadono. (‘Luce lontana di lampi. Sordi rombi di tuono. Ululanti raffiche di vento). Una lettera, il fulmine che cadde sul Caucaso, e che causò il grande incendio, che ora comincia a essere un buon focolare e un faro del mondo. Un’altra lettera, il fulmine caduto vicino al Tevere. Un’altra ancora, quella caduta sulle rive di Spagna. Tutte insieme, il segreto. Tutte insieme, il futuro. a il futuro ormai è presente; perché è giunta l’ora in cui si uniscono tutte le ore. Okeanos. E’ ormai il momento di abbandonarsi agli avvenimenti. Abbiamo perso il potere di controllarli. (Se ne va). Prometeo. Vattene, vattene Okeanos. Vattene anche tu, Ermes, e tutti voi, e pure voi, amiche mie, e io stesso potrei lasciare la rupe, se non dovessi attendere l’imminente liberazione. La Rivoluzione finale è compiuta; ormai non deve farla più nessuno. Il Tiranno è caduto e tutti i signori, e tutti gli oppressori che lavoravano per lui. E’ giunto il momento di nuove imprese. Ora non ci sarà più bisogno di Martire, ma solo di Lavoratori. Ermes (avvolto su se stesso, a terra). Non cedete ancora, non cedete! (Alla Forza e alla Fame, che sono giunte vicino a Prometeo). Provate a chiudergli la bocca… I due gruppi di amiche. Folle! Mai nessuno è riuscito a chiudere la bocca al Popolo, e ora vorresti farlo tu, ora che soffia ovunque il vento delle cose nuove, ora che non rimangono altri signori, oltre che la tempesta e il fulmine? (Nel momento in cui la Fame e la Forza posano la mano su Prometeo, la tempesta aumenta terribilmente la sua furia. Tutto si riempie di tenebre. Cade il fulmine. Lunghi ululati). Prometeo. E’ la lotta finale. (Fine della tragedia)”,”VARx-560″ “D’ORSI Angelo”,”La cultura a Torino tra le due guerre.”,”Angelo D’ORSI è docente di storia del pensiero politico contemporaneo nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Torino. Si occupa oltre che di storia delle idee politiche, di questioni di metodo storico e di storia della storiografia. Da molti anni svolge ricerche sulla vicenda culturale torinese postunitaria. Ha contribuito ai volumi VIII (1998) e IX (1999) della ‘Storia di Torino’ (EINAUDI) e ha curato il carteggio Gioele Solari – Norberto Bobbio (La vita degli studi, ANGELI, MILANO, 2000). E’ coordinatore di ‘Quaderni di Storia dell’ Università di Torino’.”,”ITAF-078″ “D’ORSI Angelo a cura”,”I nazionalisti.”,”Angelo D’ORSI (1947) si è laureato in filosofia a Torino. Già redattore di ‘Resistenza’ e di ‘Nuova sinistra’. E’ stato assistente universitario e ha scritto due libri sul potere repressivo: ‘La macchina militare’ (1971) e ‘La polizia’ (1972). Nell’ antologia vengono riportati scritti di Maffeo PANTALEONI.”,”ITAA-064″ “D’ORSI Angelo”,”Intellettuali nel Novecento italiano.”,”Angelo D’ORSI è professore di storia del pensiero politico contemporaneo nell’ Università di Torino. Si occupa da anni, oltre che di questioni di metodo e di storia della storiografia, di storia della cultura e dei gruppi intellettuali. Il suo ultimo libro è stato al centro di un vivo dibattito: ‘La cultura a Torino fra le due guerre’ (Einaudi, 2000) e ha vinto il premio Acqui Storia. Nel libro l’autore si sofferma su Giovanni GENTILE, Marino PARENTI, Aldo CAPITINI, Edoardo PERSICO, Carlo LEVI e Leone GINZBURG. “”Scrive il Vannicola: ‘Pochi grandi scrittori furono tanto diseredati dalle consolazioni della gloria quanto Ernesto Hello. Il suo esempio è fra i più eroici che sia dato osservare nella storia del pensiero umano: mai un gesto per piacere alla folla, né un sorriso verso la mediocrità detentrice dei sacri metalli, né un passo verso le palme e i fiuori, ma piuttosto verso la canna e la spugna e il fiele”” (pag155)”,”ITAB-121″ “D’ORSI Angelo a cura; saggi di Luigi BONANATE Francesco TUCCARI Valter CORALLUZZO Edoardo GREPPI Mario DOGLIANI Fabio ARMAO Luca RASTELLO Silvana DALMAZZONE Claudio CANCELLI Massimo ZUCCHETTI Giovanni FILORAMO Roberto TOTTOLI Maurilio GUASCO Alberto PELISSERO Alfio MASTROPAOLO Silvano BELLIGNI Franca RONCAROLO Mimmo CANDITO Angelo D’ORSI”,”Guerre globali. Capire i conflitti del XXI secolo.”,”Saggi di Luigi BONANATE Francesco TUCCARI Valter CORALLUZZO Edoardo GREPPI Mario DOGLIANI Fabio ARMAO Luca RASTELLO Silvana DALMAZZONE Claudio CANCELLI Massimo ZUCCHETTI Giovanni FILORAMO Roberto TOTTOLI Maurilio GUASCO Alberto PELISSERO Alfio MASTROPAOLO Silvano BELLIGNI Franca RONCAROLO Mimmo CANDITO Angelo D’ORSI Rottura nesso Stato-guerra. “”Subito dopo la fine della “”terza guerra mondiale, non combattuta ma vinta”” avevo suggerito cheil mondo fosse venuto a trovarsi di fronte a una vera e propria rivoluzione internazionale, indotta dalla rottura del nesso esistenziale tra Stato e guerra, cosicché gli stessi risultati sempre raggiunti soltanto ed esclusivamente al termine di una guerra ormai avrebbero potuto venir conseguiti anche “”pacificamente”” (senza stare a dire che anche la guerra fredda ne fu una: basti ammettere che essa è stata comunque infinitamente meno mortifera di ogni altra, mentre le guerre, di per sé, consistono eminentemente in morte e distruzione), attraverso la dissoluzione stessa dell’ avversario, simbolicamente rappresentata dell’ auto-eliminazione dell’ Unione Sovietica, dapprima dall’ agone internazionale e poi addirittura dalle carte geografiche.”” (pag 22-23, L. Bonanate) Asse di transito strategico. Petrolio. “”Per quanto dispendiosa e resa obsoleta da questa nuova situazione, la linea Baku (Azerbaigian)- Poti (Georgia) prevista dagli americani per allacciare la Turchia emarginando la Russia, viene ripresa in considerazione (i lavori sono partiti nel settembre del 2002) in funzione di disturbo e di garanzia di una presenza, sia pure non egemone, americana nell’ area. Con una novità significativa, rispetto all’ epoca Clinton: la presenza lungo l’ asse di transito strategico di un soggetto nuovo e ingombrante, la Cina che ha investito 50 miliardi di dollari nella realizzazione dei collegamenti terrestri su strada e ferrovia proprio lungo il percorso dell’ oleodotto fra Azerbaigian e Georgia, contribuendo a risanare in misura notevole le finanze dei due paesi (in particolare la Georgia, in contrasto con gli interessi russi nel Caucaso) e ottenendo un ruolo di interlocuzione diplomatica non secondario in un’ area che, almento dai tempi del Khan, è stata fuori dalla portata politica di Pekino. Un fattore, anche questo, che contribuisce a ridimensionare le ambizioni di controllo univoco da parte americana dei mercati energetici. Val la pena di notare come il dilemma sul rifornimento energetico di Israele trovi in questo contesto anche soluzioni ipotetiche meno legate alla protezione americana e ai rapporti tra USA e Arabia Saudita””. (pag 106-107, L. Rastello)”,”QMIx-134″ “D’ORSI Angelo”,”I chierici alla guerra. La seduzione bellica sugli intellettuali da Adua a Baghdad.”,”D’ORSI Angelo è professore di storia del pensiero politico contemporaneo presso la Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Torino. Lavora in particolare sulla storia degli intellettuali. (Bibl. v. 4° copertina) “”Per quanto una guerra sia un fatto orribile e odioso (…) io non posso riconoscere che vi sono paci più orribili e più odiose della guerra: sono le paci che consumano a fuoco lento i popoli (…)””. (pag 145, Salvemini, 1893 e 1914) L’ interventismo democratico e socialista. Nel caso della guerra del 1914 per Salvemini gli interesse nazionali coincidono con quelli del proletariato e dei partiti democratici. Siamo abituati a nette demarcazioni tra interventismi: “”Naturalmente, interventisti come Salvemini e Bissolati non avevano niente a che fare con l’ interventismo dei nazionalisti di destra”” (Salvadori, op.cit.). Forse è ora di rendersi conto che le distanze non sono poi così grandi; e che, paradossalmente, gli interventisti di destra appaiono più coerenti e lucidi di quelli democratici, i quali assumono una posizione politicamente ad essi subordinata. Non è un dato secondario e casuale la presenza in un comizio romano del maggio 1915 di Salvemini e Bissolati insieme a Federzoni, Corradini e D’Annunzio.”” (pag 146)”,”QMIx-162″ “D’ORSI Angelo a cura, collaborazione di Filomena POMPA; scritti di Daniela ADORNI Elena AGA ROSSI Giulia ALBANESE Alberto Mario BANTI Bruno BONGIOVANNI Fulvio CAMMARANO Mauro CANALI Giampiero CAROCCI Loreto DI-NUCCI Angelo D’ORSI Eros FRANCESCANGELI Mimmo FRANZINELLI Giuseppe GALASSO Luigi GANAPINI Antonio GIBELLI Nicola LABANCA Salvatore LUPO Paolo MACRY Bruno MAIDA Marco MERIGGI Claudio PAVONE Raffaele ROMANELLI Giovanni SABBATUCCI Simonetta SOLDANI Gabriele TURI Guido VERUCCI Brunello VIGEZZI”,”Gli storici si raccontano. Tre generazioni tra revisioni e revisionismi.”,”Scritti di Daniela ADORNI Elena AGA ROSSI Giulia ALBANESE Alberto Mario BANTI Bruno BONGIOVANNI Fulvio CAMMARANO Mauro CANALI Giampiero CAROCCI Loreto DI-NUCCI Angelo D’ORSI Eros FRANCESCANGELI Mimmo FRANZINELLI Giuseppe GALASSO Luigi GANAPINI Antonio GIBELLI Nicola LABANCA Salvatore LUPO Paolo MACRY Bruno MAIDA Marco MERIGGI Claudio PAVONE Raffaele ROMANELLI Giovanni SABBATUCCI Simonetta SOLDANI Gabriele TURI Guido VERUCCI Brunello VIGEZZI Da pag 337 storia termine revisionismo”,”STOx-138″ “D’ORSI Angelo”,”L’anno della rivoluzione.”,”Angelo D’Orsi è professore ordinario di storia del pensiero politico all’Università di Torino. Dirige ‘Historia Magistra’, Rivista di storia critica’ e ‘Gramsciana. Rivista internazionale di studi su Antonio Gramsci’.”,”QMIP-258″ “D’ORSI Angelo”,”La polizia. Il potere repressivo. Le forze dell’ordine italiano.”,”Angelo D’Orsi, nato nel 1947 presso Salerno, ha studiato filosofia a Torino, dove risiede. Collabora a diverse riviste fra le quali “”Quaderni Piacentini””. Da Feltrinelli ha già pubblicato un primo volume sul potere repressivo dal titolo: ‘La macchina militare. Le forze armate in Italia’ (1971). “”La strategia della mediazione veniva sempre più abbandonata, tranne che nei momenti obiettivamente difficili per il potere costituito, come nel luglio 1919 e nel settembre 1920, quando Nitti prima, poi ancora Giolitti ricorsero alla tattica difensiva, non essendo sicuri di poter condurre fino in fondo la repressione violenta, sia perché carabinieri e PS erano usciti malconci dal periodo bellico, sia perché non si poteva assolutamente più fare affidamento sulle truppe regolari, che troppo sovente finivano per schierarsi con la popolazione. Proprio perché il governo non si sentiva sufficientemente garantito dall’apparato repressivo anteguerra, occorse riformarlo e potenziarlo. La PS, che nel 1907 ammontava a 10.425 uomini, con un decreto del ministero Nitti (r.d. 2 ottobre 1919, n. 1790) venne assorbita nel nuovo “”corpo armato mercenario predisposto a funzionare da strumento esecutivo della volontà (…) della classe proprietaria”” (Gramsci) (25), la ‘Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza’, dotata di 25.000 uomini e 377 ufficiali, e, a differenza dello scomparso corpo delle guardie di P.S., a somiglianza invece dell’arma dei carabinieri (già allora dimostratosi lo strumento armato più sicuro ed efficiente per la classe dominante), venne considerata come parte integrante delle forze armate dello stato. I carabinieri riorganizzati come un vero esercito indipendente e autonomo nel 1919 videro salire i propri effettivi da 40.000 a 60.000; nel 1921 le guardie regie erano diventate 40.000, i carabinieri 65.000 (l’anno dopo ammonteranno a 75.000). E’ facile comprendere che l’eccidio proletario ritornò all’ordine del giorno. Nel numero del 1° maggio 1920 l'””Avanti!”” pubblicò l’elenco dei morti proletari per mano poliziesca nei dodici mesi che vanno dall’aprile 1919 all’aprile 1920: 145 morti e 444 feriti gravi; nello stesso giorno a Torino venivano uccisi 4 operai, mentre numerosi altri erano feriti dalla forza pubblica, e altre uccisioni si verificavano in Istria e in Calabria. Un altro calcolo – riferentesi al periodo aprile 1919 – settembre 1920 – fa ascendere a 320 gli uccisi e a un migliaio i feriti. Questo brano del maggio 1920 di Antonio Gramsci fornisce un’idea viva e immediata del clima terroristico instaurato dalla violenza poliziesca negli anni immediatamente precedenti il fascismo. «Gli arresti si moltiplicano: le guardie regie danno la caccia ai garofani e alle coccarde; gli arrestati vengono massacrati coi calci del moschetti, vengono sfregiati, vengono calpestati fino a dover vomitar sangue; le vie e le piazze risuonano di fucilate contro le finestre, contro le porte, contro i gruppi di passanti; camions di guardie regie, coi fucili spianati contro le finestre, contro le porte, contro i passanti, imperversano nella città; gruppi di guardie sogghignanti sbucano da ogni cloaca per puntare le baionette contro il petto di ognuno, senza più distinzione di classe, di sessi, di età, sia il passante un operaio, un ufficiale, un soldato, un prete, una signora, un bambino, tanta è la rabbia e la furia che gli ordini impartiti riescono a suscitare nella coscienza torbida e crepuscolare dei mercenari assoldati per la guerra civile» (26)”” [Antonio Gramsci, ‘L’ordine nuovo’, 1919-1920′, in ‘Opere’, IX, Einaudi, Torino, 1955, p. 117; Ibidem, pp. 115-116] (pag 25-26) …. (pag 24-25-26)”,”TEMx-077″ “D’ORSI Angelo”,”L’Italia delle idee. Il pensiero politico in un secolo e mezzo di storia.”,”Angelo D’Orsi insegna Storia del pensiero politico all’Università di Torino. Presiede la Fondazione Salvatorelli, dirige la rivista di storia critica ‘Historia Magistra’ e ha fondato ‘FestivalStoria’.”,”ITAB-002-FC” “D’ORSI Angelo”,”I chierici alla guerra. La seduzione bellica sugli intellettuali da Adua a Baghdad.”,”Angelo D’Orsi è professore di storia del pensiero politico contemporaneo presso la Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Torino. Lavora in particolare sulla storia degli intellettuali. (2005) ‘Cultura militare? No, piuttosto cultura militarista, alla quale in realtà forniranno un potente contributo certo non soltanto i generali, ma i poeti, gli scrittori, i giornalisti, i letterati; e, non si trascurino, sia sul piano effettuale, ai fini della macchina militare fascista e della continua mobilitazione bellica, sia sul piano simbolico e genericamente ideologico, gli scienziati (151). Il militarismo si assocerà, nell’ideologia del fascismo maturo, non soltanto al bellicismo, ma anche, sulla base di spunti provenienti da lontano, nello stesso Mussolini (152), al razzismo, che pure rappresenta un capitolo a sé – e che capitolo! – della vergogna dei chierici. Non occorrerà aspettare le leggi del 1938, per vedere tutto ciò: la ‘trahison des clercs’, l’abbinamento di razzismo, imperialismo e bellicismo, la ridicola e insieme colpevole parte svolta dai regnanti Savoia. Da codesti punti di vista, l’Etiopia è fondamentale: di nuovo, come per la Libia, c’è un forte tentativo di popolarizzare la guerra, tentativo coronato da un notevole successo. Letterati, gazzettieri, scienziati svolgono diligentemente, coscienziosamente, le loro rispettive parti. La cosiddetta «scienza coloniale» (153), che il fascismo tenta di creare negli italiani, riprendendo i fili di un discorso che rinvia a prima di Adua, peraltro, non andrà oltre un livello superficiale, ma ciò nulla toglie alla responsabilità dei chierici, anche ai livelli di una manovalanza intellettuale: «I maestri di scuola obbligarono scolari e scolare a scrivere temi e pensieri sulla forza del regime alle prese con la conquista del proprio impero» (154). A un livello assai superiore, il principale quotidiano italiano diventa il punto di raccolta degli sforzi di scrittori e giornalisti di vario calibro per epicizzare quell’impresa presentata come civilizzatrice; ma in realtà, come si sarebbe dimostrato alla luce dei documenti decenni più tardi, assolutamente barbarica. Alcune delle «firme» dell’epoca si esercitano, sul «Corriere» non più albertiniano, in pezzi di bravura per incensare il Duce, e le sue mirabili conquiste e vittorie militari, per insultare i perfidi figli di Albione (gli inglesi), per decantare l’italica civiltà e mostrare la penosa inferiorità, ma anche la barbarica crudeltà degli africani: Vittorio Beonio Brocchieri (futuro accademico, dopo essere stato giornalista e aviatore), Luigi Barzini, Guido Piovene, Ugo Ojetti, Alfredo Panzini, Giovan Battista Angioletti… tutti personaggi destinati a sopravvivere al fascismo e a riciclarsi tranquillamente nella Repubblica, passando indenni attraverso le sozzure di un bellicismo razzistico e di un’idolatria del Capo davvero tristi (155). «L’immagine dei colonizzatori conquistatori fu intonata all’apoteosi, quella degli etiopici vinti e poi colonizzati fu invece “”animalizzata» (156). Tutta la stampa italiana si muove nella medesima direzione, secondata da radio, teatro, cinema, avanspettacolo, canzonette… La Chiesa, con i suoi ministri, provvede a far diventare missionari ideali i soldati, benedicendone le armi. «Lo scontro delle civiltà», per riprendere ancora una volta la celebre formula (157), è già qui (…)’ (pag 131-132) [(151) Un’esemplificazione complessiva in Maiocchi 2004; (152) Cfr. Fabre 2005; (153) Labanca, 2002, p. 248; (154) Labanca 2002, p. 248; (155) Cfr. M. Isnenghi, Il radioso maggio africano del «Corriere della Sera» (1971), in Id. 1979, pp. 92-151; (156) Labanca, 2002, p. 248; (157) Mi riferisco ovviamente a Huntington 1997]”,”QMIx-001-FGB” “D’ORSI Angelo”,”Gramsci. Una nuova biografia.”,”Nuova edizione rivista e accresciuta Angelo D’Orsi ha insegnato Storia del pensiero politico all’Università di Torino. Lo scontro con Bordiga (pag 239-242) “”Gramsci formalmente era ormai il capo del partito dopo l’elezione a Como come segretario, su pressione del Comintern; di fatto era però un segretario “”dimezzato””. Eppure nel politico faceva capolino lo studioso”” (pag 240)”,”GRAS-155″ “D’ORSI Angelo”,”La macchina militare. Il potere repressivo. Le forze armate in Italia.”,”Angelo D’Orsi (nato nel 1947) ha studiato filosofia a Torino, dove risiede (1971). Già redattore di “”Resistenza”” è stato poi redattore capo in “”Nuova sinistra””.”,”ITQM-253″ “D’ORSI Angelo CHIAROTTO Francesca a cura; scritti, interventi, recensioni e schede di Gian Mario BRAVO; contributi in memoria di Gian Mario Bravo, di Pietro ADAMO Aldo AGOSTI Giuseppe CACCIATORE Francesca CHIAROTTO Angelo D’ORSI Paolo FAVILLI Alexander HÖBEL Fabrizio LORETO Stefano PETRUCCIANI Fiorenza TARICONE Salvatore TINÈ”,”Un maestro per la storia. Scritti di e su Gian Mario Bravo.”,”Contiene l’intervento di G.M. Bravo ‘Una grande iniziativa editoriale. I 50 volumi delle “”Opere”” di Marx e di Engels in italiano (pag 105-110) (già pubblicato in ‘Historia Magistra’ n. 29 2019, pp. 143-147 (rubrica Buone e cattive notizie) (in cui si cita l’iniziativa editoriale di Lotta Comunista – Isc – Pantarei) “”con moltoi impegno umano, scientifico e finanziario, tre gruppi omogenei e coordinati, poco per volta, dalla fine del secolo scorso e poi nel primo decennio degli anni Duemila, presero in mano la situazione: l’Istituto di Studi sul Capitalismo, di Genova, le Edizioni di Lotta Comunista di Milano affiacate queste utlime dalle collegate e accomunate Edizioni Pantarei cominciarono a tradurre alcuni testi, mancanti in italiano – dai Werke tedeschi e dai Works inglesi, mentre, nel frattempo , la MEGA/2 continuava a far uscire i suoi preziosissimi testi, contententi molte “”novità”” (…)) (pag 107-108)”,”STOx-337″ “D’ORSI Angelo”,”Intellettuali nel Novecento italiano.”,”Angelo D’Orsi è professore di Storia del pensiero politico contemporaneo nell’Università di Torino. Si occupa da anni, oltre che di questioni di metodo e di storia della storiografia, di storia della cultura e dei gruppi intellettuali.”,”ITAD-010-FL” “D’ORSI Angelo”,”Il prof. De Felice, Mussolini e il fascismo. I. Dal socialismo al fascismo.”,”De Felice da una versione ‘socialista’ e ‘rivoluzionaria’ di Mussolini ancora per tutto il 1919 sino all’autunno del 1920 stagione della “”definitiva svolta mussoliniana”” ‘Premesso che Mussolini ha compiuto la sua scelta di fondo nell’ottobre del ’14, egli nel corso del biennio rosso – per riprendere una efficace sintesi di Aurelio Lepre (1) “”punta sulle foze capitalistiche che crede più avanzate, sulla borghesia che definisce più intelligente””‘ (pag 136) (1) Aurelio Lepre, ‘Niente di rivoluzionario nel “”fascismo delle origini””‘, in ‘Rinascita, 15 novembre 1974″,”STOx-022-FGB” “D’ORSI Angelo a cura di, collaborazione di Filomena POMPA, Saggi di Daniela ADORNI Elena AGA ROSSI Giulia ALBANESE Alberto Mario BANTI Bruno BONGIOVANNI Fulvio CAMMARANO Mauro CANALI Giampiero CAROCCI Loreto DI NUCCI Eros FRANCESCANGELI Mimmo FRANZINELLI Giuseppe GALASSO Luigi CANAPINI Antonio GIBELLI Nicola LABANCA Salvatore LUPO Paolo MACRY Bruno MAIDA Marco MERIGGI Claudio PAVONE Raffaele ROMANELLI Giovanni SABBATUCCI Simonetta SOLDANI Gabriele TURI Guido VERUCCI Brunello VIGEZZI”,”Gli storici si raccontano. Tre generazioni tra revisioni e revisionismi.”,”Angelo d’Orsi insegna storia del pensiero politico contemporaneo all’Università di Torino. Si occupa oltre che di storia di idee e di intellettuali, di questioni storiografiche e metodologiche. Ha fondato l’Associazione Historia Magistra, e presiede il Comitato Scientifico della Fondazione L. Salvatorelli. É direttore del FestivalStoria.”,”STOx-084-FL” “D’ORSI Angelo ZUNINO Pier Giorgio a cura; scritti di Giorgio PESTELLI Paolo SODDU Aldo AGOSTI Roberto ARUGA Angelo D’ORSI Pier Giorgio ZUNINO, ricordi e testimonianze di Norberto BOBBIO Cesare CASES Gustavo ZAGREBELSKY”,”Profilo di Massimo Mila. Giornata di Studio, Torino, 4 dicembre 1998.”,”Per Massimo Mila, l’attentato a Togliatti del 14 luglio 1948 fa scoccare la scintilla che trasforma questa scelta di “”emergenza”” (compagno di strada) in un impegno più diretto … (pag 91) Trotsky sulla definizione di ‘compagno di strada’ (pag 81) “”L’espressione «compagno di strada» è una traduzione del russo ‘poputcik’, termine che fu usato nel 1923 da Trockij nel saggio ‘Letteratura e rivoluzione’ per designare, nel panorama artistico e letterario della Russia del tempo, una generazione di transizione «tra l’arte borghese, che si esaurisce nei ritornelli o nel silenzio, e l’arte nuova che ancora non c’è». Nel fare una serie di nomi di «scrittori giovanissimi, fra i venti e i trent’anni» – il più noto dei quali a un lettore profano è probabilmente quello di Esenin – Trockij riconosceva che ciascuno di loro aveva accettato la rivoluzione, ma coglieva anche in loro qualcosa «che li separa nettamente dal comunismo e minaccia sempre di contrapporli ad esso. Essi non abbracciano la rivoluzione nella sua totalità, riesce loro estraneo il suo fine comunista» (1). Era insito in questa definizione un certo senso di superiorità non disgiunto da una chiara diffidenza («Riguardo a un compagno di strada- osservava Trockij – nasce sempre la domanda: fino a che stazione?»). Il termine comunque ebbe larghissima fortuna, e fu impiegato ben oltre i confini dei fenomeni artistici e letterari per il quale era stato originariamente coniato: specie negli anni trenta passò a indicare in generale quegli intellettuali dell’Occidente capitalistico che, pur non essendo comunisti, con i comunisti erano comunque disposti a percorrere un tratto di strada comune, prima e soprattutto quello della lotta contro il pericolo di una nuova guerra, poi, dopo il 1933, quello della difesa delle libertà democratiche dalla minaccia fascista, riconoscendo nell’uno e nell’altro caso il ruolo progressivo svolta sulla scena internazionale dalla Russia sovietica”” (pag 81) [‘Profilo di Massimo Mila. Giornata di Studio, Torino, 4 dicembre 1998’, a cura di Angelo D’Orsi e Pier Giorgio Zunino, Leo S. Olschki editore, Firenze, 2000] [(1) L. Trockij, ‘Letteratura e rivoluzione’, introduzione e traduzione di Vittorio Strada, Torino, Einaudi, 1975, pp. 47-48]”,”STOx-003-FMB” “D’ORSI Angelo”,”Guida alla storia del pensiero politico.”,”Angelo D’Orsi insegna Storia delle dottrine politiche all’Università di Torino. La questione dell’ideologia e della falsa coscienza. La ‘falsa coscienza’ del ‘pensatore’ che s’immagina ‘forze motrici false o apparenti’ “”Ai filosofi Napo:leone attribuisce una cultura dottrinaria astratta, incapace di risolvere i problemi della realtà; nella filosofia, come nella storia, egli vede discipline funzionali al rafforzamento dell’Impero. In effetti Napoleone esprime con quell’epiteto di «idéoloques» insofferenze verso l’opposizione di Destutt e sodali alla sue ambizioni e alle sue mire. Nasce così, grazie a Napoleone, il primo significato moderno, negativo della parola ideologia, come pensiero astratto, incapace di conoscere il reale, inetto ad agire sulla realtà: un pensiero che traduce un atteggiamento lontano e contrario a quello dei politici. I il termine nel suo nuovo significato «reca l’impronta della posizione e il punto di vista di coloro che lo coniarono, cioè degli uomini politici e d’azione» (74). Va tuttavia precisato che lungo l’Ottocento un’accezione neutra di «ideologia» persiste, sia in Francia che altrove, per esempio in Italia, con Galluppi, Rosmini e Cattaneo. Una segnalazione merita il filosofo e uomo politico Melchiorre Gioia (1767-1829), autore di un robusto trattato sull’ ‘Ideologia’, nel quale, sulla linea del sensismo, e, in generale, fedele alla lezione dell’Illuminismo, espone accanto ad una compiuta teoria della conoscenza, una teoria delle passioni (75). Con l’opera di Marx la teoria moderna dell’ideologia compie un salto qualitativo, pur partendo dall’accezione negativa impressa da Napoleone. Marx peraltro conosce gli ‘Eléments d’idéologie’ (Destutt, 1801, ndr), e guarda con attenzione alle dottrine economiche di Destutt, ma assume una posizione critica verso gli ‘idéologues’, accusandoli di aver sottratto alla storia i suoi elementi empirici e di averla ridotto ad una mero successione di prodotti «ideologici», appunto, generati dalla coscienza umana (76). Come è noto, Marx ed Engels usano il termine già nel titolo dell’opera rimasta inedita per quasi un secolo dedicata all’esame, fortemente polemico, del pensiero degli hegeliani di sinistra: nell’ ‘Ideologia tedesca’ – come nella ‘Sacra famiglia’, e in altri scritti giovanili – la filosofia hegeliana e degli hegeliani viene letta come un sistema di pensiero che distorce in chiave classista la realtà; invece di analizzare «gli uomini realmente operanti» descrive «l’immaginata azione dei soggetti immaginari». È chiaro che la concezione dell’ideologia è indissolubilmente connessa alla concezione della storia: il punto di vista è quello materialistico. (…) Secondo Marx l’uomo possiede una falsa coscienza di se stesso, che nella società borghese-capitalistica corrisponde alla mancanza di una coscienza di classe (dovuta al suo essere parte e vittima di sovrastrutture ideologiche distorte) il che fa sì che egli si rappresenti in modo distorto la realtà sociale. Evidente è il nesso con la teoria dell’alienazione, come estraneazione dell’uomo lavoratore dal sua lavoro, dal prodotto del suo lavoro e quindi da se stesso. Proprio le condizioni idi vita materiali dell’uomo alienato determinano l’estraneazioen delle idee dai fatti: ‘ergo, la falsa coscienza. Perciò preliminare a qualsiasi critica dell’ideologia (che Marx ed Egnels peraltro utilizzano largamente) risulta la critica dell’economia politica (…). A Marx naturalmente interessa studiare più la funzione falsificatrice dell’ideologia in generale, il suo ruolo nello specifico campo politico. Rispetto all’invettiva napoleonica (…) Marx aggiunge «la nota della strumentalità» (80). Peralltro si deve aggiunere che pur intendendo in modo siffatto, cioè negativo, l’ideologia – falsa coscienza, in sostanza – Marx ed Engels non negano che le ideologie contengano in sé elementi di validità. In generale si può dire che nel pensiero marx-engelsiano l’ideologia corrisponda ad un sistema di credenze e di valori che esprime, in termini complessivi, le esigenze di egemonia della classe dominante in una data formazione economico-sociale. In questo senso il termine si presta ad essere impiegato genericamente, come lo sarà anche nel campo marxista (si tenga conto che la gran parte degli scritti degli anni Quaranta di Marx ed Engels – quelli che definirono sostanzialmente la concezione dell’ideologia – saranno conosciuti a distanza di molto tempo dalla loro stesura): vale a dire come una visione del mondo, che per quanto «sovrastruttura» è dipendente, sia pure «in ultima analisi» (per rifarsi alla nota citazione engelsiana), dalla struttura, ma che esprime semplicemnte un insieme di concezioni in qualche modo concatenate fra esse, un sistema di idee (81)”” (pag 127-130) [Angelo D’Orsi, ‘Guida alla storia del pensiero politico’, La Nuova Italia editrice, Torino, 1995] [(74) K. Mannheim, ‘Ideologia e utopia’, Bologna, Il Mulino, 1965, p. 73 (…); (75) Cfr. ‘Ideologia’ esposta da Melchiorre Gioia, auture del trattato ‘Del merito e delle ricompense’, Milano, Pirotta, 1822-23, 2 tomi; (76) Marx cita Destutt sia nel libro del ‘Capitale’ (‘Das Kapital’, a cura di F. Engels, Hamburg, Meissner, 1885-94, trad. di R. Panzieri, Roma, Ed. Riun., 1970, II, pp.499-507); sia nelle ‘Teorie del plusvalore. Libro quarto del ‘Capitale”, 2 voll. (vol. I, trad. e prefazione di G. Giorgetti, 1961, vol. II, a cura di L. Perini, 1973), ivi, I, pp. 424-440; (80) C. Antoni, ‘Storicismo e antistoricismo, Napoli, Morano, 1964, p. 106; (81) Mi riferisco alle note lettere di Engels a J. Bloch (21 settembre 1890) e a F. Mehring (14 luglio 1893). Si dice nella prima: «Secondo la concezione materialistica della storia il fattore che in ultima istanza è determinante nella storia è la produzione e riproduzione della vita reale». E nella seconda: «L’ideologia è un processo che viene bensì compiuto dal cosiddetto pensatore con coscienza, ma con una falsa coscienza. Le vere forze motrici che lo muovono gli rimangono sconosciute, altrimenti non si tratterebbe di un processo ideologico. Egli s’immagina dunque delle forze motrici false o apparenti. (…) un fattore storico, non appena generato da altri fatti, in ultima analisi economici, reagisce pure a sua volta sull’ambiente che lo circonda e può esercitare esso stesso una reazione sulle proprie cause…» (da K. Marx, F. Engels, ‘Opere scelte’, a cura di L. Gruppi, Roma, Editori Riuniti, 1966; pp. 1242-44, la lettera a Bloch; pp. 1249-51 quella a Mehring]”,”STOx-029-FMB” “D’ORSI Angelo”,”La rivoluzione antibolscevica. Fascismo, classi, ideologie (1917-1922).”,”Angelo D’Orsi nato a Pontecagnano (Sa) nel 1947, risiede a Torino dove si è laureato in filosofia con Norberto Bobbio, discutendo la tesi sull’idea pacifista. Oltre al pacifismo si è interessato all’ antimilitarismo e alla questione militare. Citato in nota 175 a pag 144 Arrigo Cervetto ‘Dopoguerra ross…’ Citato Bordiga pag 270, 284, 302, 317, 330, 334 La critica di Tasca “”Dove si sono registrate le note dolenti, aggiunge Gramsci, è nell’organizzazione; e a ragione denuncia “”il carattere pigro e incerto”” della dirigenza dell’ Alleanza dei lavoratori”” (221). Ma lo stesso Gramsci condivide con Bordiga e gli altri dirigenti del PCdI la responsabilità di un sostanziale rifiuto del fronte unico politico contro il fascismo (222); così come è dell’intera dirigenza comunista l’errore del mancato appoggio all’organizzazione antifascista degli Arditi del Popolo (223). Benché sembri ingiusto il giudizio di Angelo Tasca (“”il Partito comunista è stato politicamente assente dalla lotta contro il fascismo”” (224)), rimane vero che l’obiettiva, tenace resistenza opposta dalla classe operaia all’avanzata fascista è assai più frutto spontaneo dei singoli, che non opera consapevole delle organizzazioni. L’ultima barricata del proletariato italiano davanti all’assalto delle camicie nere ò lo sciopero generale proclamato dall’Alleanza del lavoro il 31 luglio del ’22. Tasca ha scritto una pagina memorabile su quella che definisce icasticamente “”la Caporetto socialista””: ma non sembra di poter condividere il giudizio drasticamente negativo sull’iniziativa (225). Essa in se stessa appare del tutto giustificata, anche se probabilmente tardiva; certamente esprime un bisogno reale delle masse operaie di organizzare la lotta antifascista sull’intero territorio nazionale, con decisione e fermezza. Ma lo sciopero viene impostato sul terreno armai del tutto inefficace, della protesta legalitaria, e, mentre fornisce ai fascisti il pretesto per un nuova, forsennata azione generale di rappresaglia e di intimidazione (a cominciare dai ferrovieri, da sempre bestia nera del fascismo (226), tradisce una tragica impotenza del movimento operaio. “”Questo popolo che non vuol rassegnarsi alla schiavitù,. questi ferrovieri che vengono prelevati a domicilio, rivoltella in pugno, per costringerli a riprendere il lavoro mentre bruciano le loro case, questi operai che hanno ragioni di principio e di solidarietà e che ricominciano ancora una volta, perché si è detto loro che così si potrà arginare l’offensiva fascista, queste masse condannate a spossarsi in sforzi che non trovano alcun punto di applicazione, avrebbero meritato ben altre guide e ben altra sorte”” (227)”” (pag 284-285) [Angelo D’Orsi, ‘La rivoluzione antibolscevica. Fascismo, classi, ideologie (1917-1922)’, F. Angeli, Milano, 1995] [(221) Cfr. Tasca, ‘Nascita e avvento del fascismo’, cit., II, pp. 335 ss; (…); (222) Cfr. A. Tasca, ‘I primi dieci anni del Pci’ (…); (223) Cfr. Spriano, ‘Storia del partito comunista’, cit, I., pp. 137 ss; (224) Tasca, op. ult. cit., pp. 122-123); (225) Tasca, ‘Nascita e avvento(…)’, cit., II, pp. 335 ss (…); (226) Cenni al rapporto ferrovieri-fascismo in Cordova, Le origini…, cit., passim; (227) Tasca, op. ult. cit., II, pp. 339-40]”,”ITAF-007-FMB” “D’ORSI Angelo, a cura, saggi di Patrizia CANCIAN Bruno BONGIOVANNI Angelo D’ORSI”,”La città, la storia, il secolo. Cento anni di storiografia a Torino.”,”Angelo D’Orsi, Professore di Storia del pensiero politico contemporaneo nell’Univeristà di Torino. Contiene il paragrafo ‘Torino e la Russia’ (pag 280-298) nel saggio di Bruno Bongiovanni ‘La modernistica’ (la rivoluzione d’Ottobre, Gramsci, Torino, Trotsky ecc.)”,”STOx-035-FMB” “D’ORSI Angelo, a cura; saggi di Norberto BOBBIO Salvatore VECA Michelangelo BOVERO Marco REVELLI Giovanni FILORAMO Maurilio GUASCO Alberto ANDREATTA Gianni VATTIMO Giuseppe RUTTO Francesco TRANIELLO Massimo L. SALVADORI Franco SBARBERI Pier Paolo PORTINARO Bruno BONGIOVANNI Gian Mario BRAVO Carlo MARLETTI Gianfranco PASQUINO”,”Alla ricerca della politica. Voci per un dizionario.”,”Tra gli altri lemmi: – Rivoluzione (Storia del concetto, di B. Bongiovanni; Tipologie storiche della rivoluzione, dl G.M. Bravo) (pag 217-246)”,”TEOP-060-FMB” “D’ORSI Angelo”,”Allievi e maestri. L’Università di Torino nell’Otto-Novecento.”,”Angelo d’Orsi inegna Storia del pensiero politico contemporaneo nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. “”Guardando ai filosofi, troviamo, accanto e cotnro i neorazionalisti, negli stessi ambienti della Facoltà di Lettere e Filosofia, i cattolici, a cominciare da Augusto Del Noce, peraltro destinato (come già ricordato) ad allontanarsi presto dalla città. Questi riproponeva l’antitesi tra Marx e Tommaso d’Aquino”” (pag 69) Luigi Einaudi “”Ma Gramsci incalza anche l’Einaudi teorico che si permette di strapazzare Marx, negandogli quel merito che persino Benedetto Croce non ha potuto disconoscere, ossia «di aver dato impulso alle ricerche economiche nello studio della storia» (:..)”” (pag 160) “”Più tardi, del resto come ogni buon allievo, Einaudi prenderà le distanze dal «Marx italiano», in concomitanza con la fine delle giovanili frequentazioni socialiste, di cui tuttavia rimarrà nel pensiero dell’economista di Dogliani un non piccolo retaggio, a cominciare dall’idea della lotta di classe come lievito fecondo dell’economia e dell’intera società”” (pag 192) Il volume contiene in allegato il fascicoletto di Gian Mario Bravo, ‘La “”vita degli studi”” di Gioiele Solari e Norberto Bobbio’, Leo S. Olschki, 2000 (estratto dal ‘Pensiero politco’ (pag 317-322)”,”STOx-052-FMB” “DORSO Guido”,”La rivoluzione meridionale. Il Mezzogiorno d’ Italia da Cavour a Mussolini.”,”Compiuti gli studi di diritto, Guido DORSO (1892-1947) esordì come pubblicista nel giornale socialista napoletano ‘La propaganda’. Dopo aver partecipato alla prima guerra mondiale come ufficiale di fanteria, D. fondò ‘Il corriere d’ Irpinia’ ed entrò in contatto con Piero GOBETTI, nel cui giornale ‘La rivoluzione liberale’ apparvero gli articoli che nel 1925 furono raccolti in ‘La rivoluzione meridionale’. Ridotto al silenzio durante il fascismo, solo nel 1938 riprese a lavorare iniziando una biografia di MUSSOLINI che apparve nel 1949 col titolo ‘Mussolini alla conquista del potere’. Iscrittosi al Partito d’Azione, dopo la guerra diresse il giornale ‘L’ Azione’.”,”ITAS-039″ “DORSO Guido”,”L’ occasione storica.”,”L’ inflazione e i paesi a struttura semicapitalistica. “”Le conseguenze dell’ inflazione monetaria sull’ economia meridionale – dicevo – sono state già studiate durante l’ altro dopo-guerra, e i risultati di tale studio costituiscono preziosi punti di partenza per cominciare a precisare le linee di demarcazione e di sviluppo dell’ odierna realtà economica, per quanto le attuali varianti costituiscano delle notevoli aggravanti, che vanno accuratamente precisate. (…) nei paesi semicapitalistici con accentramento industriale regionale, i vantaggi e gli svantaggi dell’ inflazione non si ripartiscono su tutto il territorio, parzialmente neutralizzandosi, ma tutti i vantaggi si riversano sulle zone industrializzate e tutti gli svantaggi colpiscono le rimanenti zone agricole, aggravando i preesistenti squilibri.”” (pag 116)”,”ITAS-086″ “DORSO Guido”,”Dittatura classe politica e classe dirigente. Saggi editi ed inediti.”,”La classe politica strumento tecnico della classe dirigente “”Perciò, quando la classe politica è insufficiente, è compito della classe dirigente affrettarne il ricambio. La precisa, tempestiva circolazione degli elementi della classe politica è forse anche più necessaria e di vitale importanza della precisa, tempestiva circolazione degli elementi della classe dirigente. E, mentre il ricambio di quest’ultima è un mistero sociale, che difficilmente può essere influenzato, il ricambio della classe politica, essendo un compito della classe dirigente, logicamente ne costituisce anche un onere.”” (pag 158)”,”TEOP-333″ “DORSO Guido”,”Mussolini alla conquista del potere.”,”La classe politica strumento tecnico della classe dirigente (pag 158) “”A questa tattica temporeggiatrice certamente giovò il lungo periodo di calma succeduto all’ascesa del primo gabinetto Facta, nel quale l’attenzione mondiale fu assorbita dallo svolgimento di Genova e dei contraccolpi del trattato tedesco-russo di Rapallo. In quel periodo (…) Mussolini si dedicò al ‘reportage’ di politica estera ed a consultare la Sibilla per conoscere se il mondo evolveva a destra o a sinistra. Ma, quando il 1° maggio 1922, i socialisti italiani si accinsero a celebrare la festa dei lavoratori con la solita astensione dal lavoro, Mussolini, che aveva proprio allora fatto adottare dai fascisti la data del 21 aprile come surrogato del 1° maggio, decise di dare battaglia ed inveì contro il governo in carica accusandolo di viltà. “”Tutto ciò che accade in questi giorni in Italia, alla vigilia della ricorrente buffonata socialista del 1° maggio, la quale assume questo anno uno spiccato carattere antifascista, può essere oggetto di amare ma assai utili meditazioni. Ancora una volta lo Stato liberale italiano ha data la manifesta prova di essere svuotato di ogni energia vitale. Avvicinandosi la fatidica data, che ormai non ha più niente di fatidico, il governo liberal italiano si è trovato di fronte a questo problema: come assicurare il funzionamento dei servizi pubblici nella giornata del primo maggio?”” E, dopo aver deplorato che il ministero in carica non era disposto a licenziare per lo meno la metà dei centomila scioperanti, annunziò che il fascismo avrebbe per suo conto cercato di assicurare i pubblici servizi.”” (pag 234)”,”ITAF-232″ “DOS PASSOS John”,”Sulle vie del Brasile.”,”DOS PASSOS John (1896-1970) scrittore e giornalista, è l’autore di alcuni capisaldi della letteratura americana come ‘Manhattan Transfer’, ’42° parallelo’, ‘Tre soldati’. Viaggiatore fin dall’infanzia, non smise mai dispingersi al di là dei confini statunitensi. Dal Medio Oriente al Messico, dalla Russia al Sud America. Il suo tenace impegno politico, che lo portò in Spagna durante la guerra civile, ne fa uno delle figure più significative del panorama intellettuale americano. Altro suo reportage pubblicato da Donzelli: ‘Orient Express’ (2011). “”Un giovane chiamato Pedro Livio MacGregor (…), che era candidato per il governo di Guanabara, mi spiegò il sistema elettorale. (…) Questo entusiasmo per i servizi sociali l’aveva spinto a candidarsi. In quanto socialdemocratico, faceva grande affidamento sul sostegno dell’ex presidente Kubitschek per la sua campagna. Nel descrivermi il sistema elettorale sottolineò che le elezioni davvero libere eran una grossa novità per il Brasile. Secondo lui, la prima era stata quella del 1955. Prima d’allora, soprattutto nell’entroterra, la gente si limitava a prendere le schede prestampate dai partiti e consegnate ai ‘coroneles’ (i “”colonnelli””), come venivano chiamati i capetti locali, e le depositiva nelle urne. Nel 1955 furono stampate schede ufficiali come quelle degli Stati Uniti, sulle quali l’elettore poteva segnare la sua scelta”” (pag 158-159)”,”AMLx-147″ “DOS-PASSOS John”,”Introduzione alla guerra civile.”,”Dos Passos (John Roderigo), romanziere americano (Chicago 1896 – Baltimora 1970). Contemporaneo di Hemingway e di Fitzgerald, è uno degli scrittori più importanti della ‘generazione perduta’ del periodo successivo alla prima guerra mondiale. Studiò all’università Harvard (1912-1916) ed esordì nella letteratura con uno spiccato senso di individualismo estetico. La guerra doveva modificare completamente il suo atteggiamento: ne ritornò deluso e amaramente realista. Iniziazione (One’s Man Initiation… 1917, 1920) e Il mondo fuori casa (Three Soldiers, 1921) testimoniano la rivolta morale contro la guerra e l’evoluzione profonda del romanziere, che non tardò a manifestarsi creatore originale in Nuova York (Manhattan Transfer) Le innovazioni materiali e formali (l’intersecarsi di diverse vicende, l’inserirsi dell”occhio fotografico’, l’uso della lingua parlata) che appaiono in quest’opera vennero brillantemente confermate in U.S.A.(1930-1936), vasta trilogia (Il quarantaduesimo parallelo, Millenovecentodiciannove,”,”MSPG-053″ “DOS-SANTOS Theotonio”,”Crisi del capitale e processo rivoluzionario.”,”(Tit.orig.: Estados Unidos y America Latina) Il capitalismo coloniale secondo A.G. Frank (pag 197-198) T. Dos-Santos giovane studios brasiliano di scienze sociaçli, lavora al CESO (Centro de Estudios SOcio-Economicos) a Santiago del Cile. Ha pubblicato in Italia ‘Socialismo e fascismo: dilemma dell’America Latina’ in ‘Il nuovo marxismo latino-americano’, Feltrinelli, 1970; ‘La crisi economica e il sottosviluppo’ in ‘Il capitalismo negli anni Settanta’, Mazzotta, 1972.”,”AMLx-198″ “DOSSETTI Giuseppe”,”Chiesa e Stato democratico.”,”Il testo qui pubblicato corrisopnde tranne poche varianti formali, al testo del discorso pronunciato all’Assemblea Costituente il 21 Marzo 1947″,”RELC-390″ “DOSTOIEVSKIJ Fjodor Michailovich”,”L’adolescente. (Podróstok)”,”””Soprattutto attraverso il personaggio di Versilov lo scrittore volle esprimere certe sue opinioni, sia politiche, – come la stroncatura di Bismarck – sia messianiche, – infatti torno qui il suo panslavismo, – sia infine religiose, (…)”” (pag 19)”,”VARx-030-FV” “DOSTOIEVSKIJ Fjodor Michailovich, a cura di Maria Rita LETO (DOSTOEVSKIJ)”,”L’adolescente.”,”””Tra spunto dalla corrente cronaca del tempo anche molto altro materiale che sostanzia il romanzo: ricatti finanziari, la falsificazione di titoli azionari, un tentativo di omicidio, nonché, last but not least per l’autore del ‘Giocatore’, le bische e la variegata fauna che gravita attorno al tappeto verde”””,”VARx-031-FV” “DOSTOJEVSKIJ (DOSTOEVSKIJ) Fjodor”,”Memorie del sottosuolo.”,”””Sono confessioni vere e false ad un tempo”” (dall’introduzione) “”Dostojevskij non era come quegli scrittori – anche insigni – della sua generazione, che studiavano il sorgere d’ua nuova ideologia o la decandenza d’una classe sociale con la freddezza un po’ distante con cui si compiono lavori scientifici o certe inchieste giornalistiche: i problemi degli altri interferivano con i suoi propriproblemi, si amalgamavano o contrastavano con essi, e soprattutto col più antico e insolubile, intorno all’esistenza di Dio, diventato addirittura angoscioso da quando egli aveva cominciato a piegare verso l’accettazione dell’autocrazia ortodossa e della solidarietà religiosa con gli altri popoli slavi””. (pag VIII-IX)”,”VARx-448″ “DOTA Ciro”,”Il dibattito sul problema coloniale nella stampa socialista (1887-1900).”,” pag 1049 Dibattito Antonio Labriola e Filippo Turati su “”Cuore e Critica”” (1890) (pag 1060) Limiti anticolonialismo democratico e socialista (pag 1062) “”L’eurocentrismo attraversa tutto il partito e provoca contraddizioni insanabili. Al fondo della posizione di Turati c’è l’illusione di uno sviluppo pacifico del capitalismo internazionale. Per quanto riguarda l’Italia non è estranea la convinzione che il suo sviluppo capitalistico possa avvenire al riparo dalla buferea imperialistica che sta sconvolgendo il mondo. Il socialismo italiano, privo di una originale interpretazione dell’imperialismo, incapace di cogliere le peculiarità dell’espansionismo italiano, non può che produrre e praticare un anticolonialismo legato a motivi umanitari, pacifisti e «utilitaristici». Si muove perciò lungo le direttrici ideologiche e politiche tracciate da Kautsky e largamente diffuse nel movimento socialista internazionale (90). …. finire (pag 1086-1087)”,”MITS-449″ “DOTA Ciro”,”Il dibattito sul problema coloniale nella stampa socialista (1887-1900).”,”Dibattito Antonio Labriola e Filippo Turati su “”Cuore e Critica”” (1890) (pag 1060) “”Il problema della colonizzazione eritrea non viene ignorato, ma affrontato in modo ambiguo e senza la necessaria determinazione da parte dei socialisti. Un dialogo a distanza, sulle colonne di «Cuore e Critica», si accende tra due massimi esponenti del socialismo italiano, Antonio Labriola e Filippo Turati (21). La discussione ruota inizialmente intorno al problema della colonizzazione eritrea ed alle soluzioni sull’utilizzo delle terre africane. Labriola parte dalla constatazione che «in Africa tanto ci siamo e ci rimarremo». L’opposizione dei radicali e dei socialisti, che non è valsa ad impedire l’inizio di una simile avventura, «…non è stata poi in seguito, né così forte, né così risoluta e precisa, da fare che quando si poteva se ne tornasse in tempo» (22). A questo punto è più opportuno, per Labriola, interessarsi della colonia, impedirne uno sfruttamento capitalistico, «… creare un sistema di coltivazione, o diretta o sussidiata», provare le forme della partecipazione e della cooperativa «occasione ottima per un esperimento di socialismo pratico» (23). Turati, sollecitato a intervenire dallo stesso Labriola, prende subito le distanze da tale impostazione del problema e la sottopone ad una severa critica. A suo parere il socialismo non è sperimentabile: «Esso si fa, non si prova… Forzare l’evoluzione, cancellare un periodo economico, saltare a piè pari dalla tribù africana al collettivismo sembrami un sogno» (24). Socialismo, quindi, frutto di una evoluzione di cui non si può alterare il ritmo. Anche i paesi africani, come ogni società, devono passare attraverso lo stadio capitalistico prima di giungere al collettivismo. Turati ipotizza la possibilità per questi paesi di percorrere certe fasi più rapidamente, ma a condizione di essere «…tratti a rimorchio dai paesi civili non già precorrendoli» (25). Marx ed Engels avevano avanzato una simile ipotesi in merito alla trasformazione del comune russo (26). I loro brevi e frammentari scritti sulla questione coloniale sono alquanto contraddittori. Il loro eurocentrismo poggia sulla convinzione della imminenza della rivoluzione in Europa e sul significato di rottura storica che il sistema capitalistico, la sua diffusione, ha per i paesi extraeuropei. Non mancano comunque apprezzamenti per il ruolo autonomo e attivo che i paesi coloniali possono giocare all’interno di una strategia mondiale della rivoluzione socialista. Turati ritiene una specie di utopia esigere dal governo italiano, un governo borghese, l’attuazione in Eritrea di una politica contraria agli interessi da esso rappresentati: «In Africa dovremmo tutto attendere dallo stato – ossia dal governo -, da Crispi, da donna Lina, dai banchieri, dagli innumerevoli mantenuti della Camera». Gli esperimenti socialisti sono fatalmente destinati al fallimento perché sono «un assurdo economico…» e resterebbero «asfissiati» da un ambiente esterno di natura opposta ed ostile (27). Dal dibattito emerge subito con chiarezza, a parte alcune opportune precisazioni di Turati, la mancanza di una condanna esplicita della politica africana. Palese è l’assenza di qualsiasi tentativo di analisi della nuova dinamica imperialista. La colonizzazione eritrea diventa pretesto per affrontare tematiche di ben altra natura. Al fondo della poco felice proposta di Labriola c’è la preoccupazione per lo sviluppo del movimento operaio, per la diffusione della dottrina socialista, per i mezzi più idonei per radicare nel movimento operaio una salda coscienza di classe e per sottrarlo alla influenza politica della borghesia. Labriola diffida della propaganda generica. Ritiene più utile mettere le masse di fronte ad esempi concreti capaci di evidenziare i limiti della borghesia, la sua incapacità a risolvere i problemi del paese. Da qui la sua proposta «ad absurdum» per mettere sotto gli occhi dei proletari «…non la questione astratta della proprietà e del capitale, ma dei casi concreti come questo dell’Eritrea, in cui si vede come nasce la proprietà borghese e come il capitale si impossessa della terra, ed è flagrante la contraddizione fra lo stato presuntivamente democratico e l’abuso della pubblica finanza a vantaggio di pochi» (28). Turati è puntuale nel cogliere la debolezza di una simile iniziativa che «sembraci tema di lezione e conferenza più che di agitazioni popolari» (29). Ormai il tema della colonizzazione non interessa più nessuno dei due interlocutori. Centrale nella loro discussione diventa il partito, l’organizzazione delle masse e la sua fusione con la coscienza socialista. (…) Labriola intuisce i limiti profondi dell’anticolonialismo democratico e socialista, ma è capace soltanto di proporre una accettazione di fatto della presenza italiana in Africa. (…) Sia Turati che Labriola arrecano all’anticolonialismo socialista più danni che altro. Turati col suo liquidare la questione coloniale come secondaria alla strategia attuale del movimento operaio e con richiami eurocentrici alla funzione «civilizzatrice» del capitalismo e della borghesia; Labriola con una accettazione di fatto della politica africana. La mancanza di una ricognizione dettagliata e puntuale delle molteplici cause all’origine della scelta imperialistica impedisce la ricerca della strategia più idonea per opporsi alle imprese coloniali”” [Ciro Dota, ‘Il dibattito sul problema coloniale nella stampa socialista (1887-1900)’, ‘Storia contemporanea’, Il Mulino, Bologna, n 6, 1979] [(21) ‘La questione sociale e la colonia eritrea’, in «Cuore e Critica», 16 aprile 1890: la lettera che dà avvio al dibattito scritta da Labriola a Baccarini, pubblicata per la prima volta sul foglio fiorentino «Il Risveglio» del 9 marzo 1890 è riportata, unitamente all’articolo apparso su «Cuore e Critica», in A. Labriola, ‘Scritti politici’, a cura di V. Gerratana, Bari, 1970, pp. 199-208; (22) A. Labriola, op. cit., p. 199; (23) Ibid., pp. 201-202; (24) ‘La questione sociale e la colonia eritrea’, cit., p. 74; (25) Ibid.; (26) Cfr. H. Carrère d’Encausse, R. Schram Stuart, ‘Il marxismo e l’Asia dal 1853 ad oggi’, Roma, 1967, p. 104. Su Engels si veda inoltre il saggio di F. Andreucci, ‘Engels, la questione coloniale e la rivoluzione in occidente’, in “”Studi Storici””, settembre 1971, pp. 437 ss.; (27) ‘La questione sociale e la colonia eritrea’, cit., p. 74; (28) Ibid., p. 75; (29) Ibid.] (pag 1059-1060-1061)”,”LABD-110″ “DOTOLI Giovanni, a cura; KATTAN Naim relazione generale, relazioni di George MELNYK Lise GAUVIN Aurélien BOIVIN Robert MANE Claude POIRIER Valerio BRUNI Giuseppe G. CASTORINA Giancarlo ROLLA John A. DICKINSON Jean ARROUYE Peter OLIVA Marco GRASSI Sergio Maria PELLIORA Irene POGGI Matteo BINASCO Elena BALDASSARRI Gianni VERDOLIVA Arianna PITINO Pietro PACIOCCHI”,”Canada. Le rotte della libertà. Atti del Convegno internazionale, Monopoli, 5-9 ottobre 2005.”,”testi in lingua italiana, inglese, francese”,”CANx-012″ “DOTTI Ugo”,”Storia degli intellettuali in Italia. III. Temi e ideologie dagli illuministi a Gramsci.”,”DOTTI insegna letteratura italiana all’Univ di Perugia. Curatore di importanti edizioni del Canzoniere di Petrarca, dei Canti di Leopardi, del Principe di Machiavelli, ha pubblicato numerosi studi.”,”ITAB-012″ “DOTTI Ugo”,”Storia degli intellettuali in Italia. I. Idee, mentalità e conflitti da Dante alla crisi dell’ umanesimo.”,”DOTTI insegna letteratura italiana all’Univ di Perugia. Curatore di importanti edizioni del Canzoniere di Petrarca, dei Canti di Leopardi, del Principe di Machiavelli, ha pubblicato numerosi studi.”,”ITAB-105″ “DOTTI Ugo”,”Storia degli intellettuali in Italia. II. Crisi e liberazione da Machiavelli a Galilei.”,”DOTTI insegna letteratura italiana all’Univ di Perugia. Curatore di importanti edizioni del Canzoniere di Petrarca, dei Canti di Leopardi, del Principe di Machiavelli, ha pubblicato numerosi studi.”,”ITAB-106″ “DOTTI Ugo”,”Machiavelli rivoluzionario. Vita e opere.”,”Ugo Dotti insegna Letteratura italiana all’Università di Perugia. Soprattutto noto come studioso di Petrarca, di cui ha scritto una Vita presto tradotta in Francia e del quale, in undici volumi, sta curando le lettere Familiari e Senili. Niccolò Machiavelli nacque a Firenze il 3 maggio del 1469. Machiavelli compare ufficialmente sulla scena pubblica nella prima metà del 1498. Due mesi dopo avere scritto la lettera sul Savonarola e cinque giorni soltanto dopo il supplizio del frate, il 28 maggio il Consiglio fiorentino degli Ottanta lo designò in modo abbastanza sorprendente, a segretario della seconda Cancelleria. Morì il 21 di giugno e sepolto in Santa Croce.”,”BIOx-068-FL” “DOTY P. e D.E. KOSHLAND R.M. STROUD M.F. PERUTZ D.C. PHILLIPS R.E. DICKERSON D.D. BROWN A. KORNBERG R.J. BRITTEN D.E. KOHNE H.M. TEMIN U.W. GOODENOUGH R.P. LEVINE M. PTASHNE W. GILBERT R.C. CLOWES O.L. MILLER G.S. STEIN J. SWINEHART L.J. KLEINSMITH M.D. COOPER A.R. LAWTON G.M. EDELMAN M.M. MAYER R.A. REISFELD B.D. KAHAN M.R. HILLEMAN A.A. TYTELL”,”Le basi molecolari della vita.”,”Scritti di P. DOTY D.E. KOSHLAND R.M. STROUD M.F. PERUTZ D.C. PHILLIPS R.E. DICKERSON D.D. BROWN A. KORNBERG R.J. BRITTEN D.E. KOHNE H.M. TEMIN U.W. GOODENOUGH R.P. LEVINE M. PTASHNE W. GILBERT R.C. CLOWES O.L. MILLER G.S. STEIN J. SWINEHART L.J. KLEINSMITH M.D. COOPER A.R. LAWTON G.M. EDELMAN M.M. MAYER R.A. REISFELD B.D. KAHAN M.R. HILLEMAN A.A. TYTELL”,”SCIx-302″ “DOUART Georges”,”L’ usine et l’ homme.”,”DOUART Georges ha lavorato come operaio specializzato nelle piccole e grandi imprese: ha discusso con migliaia di operai, dibattuto con decine di sindacalisti, contattato decine di funzionari. Qui dà la parola agli operai, militanti o elementi disorganizzati, essi spiegano a DOUART le difficoltà del loro lavoro, i rapporti con i padroni e la loro visione del mondo.”,”MFRx-158″ “DOUGLAS Mary”,”Come pensano le istituzioni.”,”L’A è una delle più note figure dell’antropologia contemporanea, attualmente ‘visiting professor’ all’Univ di Princeton.”,”TEOS-029″ “DOUGLAS Robert K.”,”China.”,”L’ essenza della politica inglese è ed è sempre stata quella di guardare alla Cina per privilegi commerciali piuttosto che per ingrandimenti territoriali, e, (…) all’ apertura del paese ai traffici del mondo (…)””. (pag 448) “”Una volta che la politica amministrativa delle province sia salda e basata su criteri di onestà, il fermento progressista che, sebbene ridotto, esiste nel paese, può guadagnare vita e energia e la Cina può persino occupare con successo la posizione nel mondo cui ha giustamente diritto per l’ abbondante popolazione, l’ immensa ricchezza, e l’ industriosità del suo popolo. (pag 448-449)”,”CINx-145″ “DOUGLAS William O.”,”Points of Rebellion.”,”William O. Douglas, Associate Justice of the Supreme Court. Condizioni di vita e discriminazioni razziali nei confronti delle minoranze negli Stati Uniti (anni ’70). “”Race is another source of dissent. As this is written, conflict over jobs for Blacks has erupted in Chicago, Pittsburgh, and Seattle. Blacks claim precious few jobs in ten crafts. In Chicago, they constitute 18 per cent of cement masons but only 1.7 per cent of carpenters, 0.3 per cent of pipe-fitters, and 0.2 per cent of sheet metal workers, 0.9 per cent of structural iron-workers, 2.9 per cent of plumbers. Negroes want parity as respects human dignity – parity as respects equal justice and parity in economic opportunities. Two out of three Negro families have earned less than $ 4.000 a year, as opposed to only 27 per cent of the whites. Only one out of five Negro families has made $ 6.000 or more, as opposed to one out of two white families. The chance of a Negro, age 24, of making $ 3.000 or more a year is 41 per cent while the chance of a 24-year-old white is 78 per cent. In April, 1968, only 3.5 per cent of the general population were unemployed, while for those in the slum areas it was 7 per cent, with 5.7 per cent for whites and 8.7 per cent for Negroes. The national white unemployment rate has been about 3.1 per cent and the national Negro unemployment rate 6.7 per cent. Police practices are anti-Negro. Employment practices are anti-Negro. Housing allocation is anti-Negro. Education is anti-Negro. (…) Over half of the six-and-a-half million Americans of Mexican descent in the Southwest live in poverty. Their unemployment rate is twice the national average and higher than the rate for the Blacks.The Black child in spite of the discrimination in our system completes an average of nine years of schooling. That is about two more years of schooling that the average American child of Mexican ancestry finishes. In Texas he finishes only 4.8 yeas on the average”” (pag 44-47)”,”USAS-230″ “DOUGLAS Mary a cura; saggi di Norman COHN Peter BROWN Keith THOMAS Alan MACFARLANE Alison REDMAYNE R. Geoffrey WILLIS Edwin ARDENER Robert BRAIN Julian PITT-RIVERS Esther GOODY Peter RIVIERE Anthony FORGE Godfrey LIENHARDT Ioan M. LEWIS Brian SPOONER G.I. JONES Malcom RUEL Thomas O. BEIDELMAN”,”La stregoneria. Confessioni e accuse, nell’analisi di storici e antropologi.”,”Mary Douglas, nata nel 1921, laureata ad Oxford, si è occupata di ricerche antropologiche dal 1943, quando lavorava per il Colonial Office. Si è poi specializzata (1947) in antropologia.”,”TEOS-139-FF” “DOUGLAS Susan J.”,”Inventing American Broadcasting, 1899-1922.”,”Susan J. Douglas associate professor of media and American Studies all’ Hampshire College”,”EDIx-239″ “DOUGLASS Elisha P.”,”Ribelli democratici nella rivoluzione Americana.”,”L’autore, DOUGLASS Elisha Peairs ha studiato alla Princeton University e alla Columbia University. Ha conseguito la laurea in filosofia e ha insegnato storia all’Università del Nord Carolina.”,”USAG-077″ “DOUGLASS Elisha P.”,”Ribelli democratici nella Rivoluzione Americana.”,”Elisha Peairs Douglass ha studiato alla Princeton e alla Columbia University, vi si nè addottorato in lettere e in giornalismo, nel 1949 ha conseguito a Yale la laurea in filosofia e ora insegna storia all’Università del North Carolina.”,”USAG-008-FV” “DOUHET Giulio”,”Probabili aspetti della guerra futura.”,”””Gli eserciti e le marine hanno perduto definitivamente la capacità di proteggere la nazione retrostante che può venire colpita indipendentemente dalla loro esistenza e dalla loro situazione. Il campo di battaglia non può più venire limitato, esso si estende a tutto il territorio ed a tutto il mare delle nazioni in lotta. Non può più esistere alcuna distinzione fra belligeranti e non belligeranti, perché tutti i cittadini, ovunque si trovino, possono venire colpiti direttamente dalle offese nemiche””. “”Non si possono classificare in civili e anticivili i mezzi di guerra. Anticivile sarà la guerra. i mezzi che in essa si impiegano non si possono distinguere che per la loro efficacia…”” (G. DOUHET) “”L’ aeroplano fornisce il mezzo di spandere grandi quantità di materiali ven efici, di raggiungere le armate e di rendere inabitabili regioni intiere: La guerra chimica trova nell’ aeroplano il mezzo per produrre effetti spaventevoli su superficie estesissisme”” (Maresciallo FOCH) (pag 40)”,”QMIx-101″ “DOUHET Giulio generale”,”Sintesi critica della grande guerra. Con prefazione di G. Masi.”,”Critica allo Stato Maggiore tedesco: “”Se il piano tedesco, invece di considerarlo al lume della pura strategia, lo si fosse considerato a quello del semplice buon senso, si sarebbe constatato che presentava vizi di origine addirittura capitali. Di fatto, se esso poteva portare, formalmente, all’ avvolgimento della sinistra francese, sostanzialmente, il suo primo effetto sarebbe stato quello di accrescere le forze avversarie, effetto diametralmente opposto all’ interesse tedesco. Con ciò non voglio affermare che lo Stato Maggiore tedesco non abbia tenuto presente che la violazione del Belgio avrebbe potuto avere per conseguenza l’ entrata in guerra del Belgio e dell’ Inghilterra. Al contrario: tale eventualità venne certamente presa in considerazione, ma non venne giudicata tale da imporre la rinuncia alla violazione del Belgio. Cioè, lo Stato Maggiore tedesco giudicò conveniente, ai suoi fini, la manovra avvolgente anche se questa, come conseguenza, avesse messo, come mise, il Belgio e l’ Inghilterra contro la Germania. Tale giudizio derivava anch’ esso da considerazioni d’ ordine puramente strategico. Il Belgio non disponeva di una forza tale da pesare fortemente sulla bilancia, e l’ Inghilterra non aveva, o quasi, esercito. Svolgendo una manovra avvolgente rapidissimamente e violentissimamente attraverso il Belgio, gli effetti sull’ esercito francese si sarebbero potuti ottenere prima che gli inglesi avessero potuto pesare efficacemente. Vinta la Francia con una rapidità fulminea, si sarebbe vinto poi: il più urgente era spezzare la Francia battendo il suo esercito.”” (pag 16)”,”QMIP-034″ “DOUHET Giulio”,”Diario critico di guerra. Volume II. Anno 1916.”,”Nella premessa si riporta una lettera di Douhet a Padre Semeria dove il primo propone un ‘bombardamento’ aereo simbolico su Vienna: lanciare un avvertimento agli austriaci che stavano bombardando con bombe vere le città italiane.”,”QMIP-059″ “DOURILLE-FEER Evelyne”,”L’ économie du Japon.”,”DOURILLE-FEER Evelyne è dottore in scienze economiche, ex studente all’ Università di Keio a Tokyo, diplomata in Lingue orientali in giapponese, specialista di economia del Giappone, economista al CEPII, membro del gruppo di progetto Aleph, presso il Commissariat général del Plan et chargée de cours à l’ INALCO. Tabella II: Il mutamento della struttura industriale. (pag 49) (in % del PIL, prezzi correnti) 1970 Settore primario Settore manifatturiero Costruzioni Servizi 1970 6.7 34.8 7.5 51.0 1993 2.4 25.8 9.9 61.9 (in % sull’ occupazione totale) 1970 20.2 26.7 8.1 35.0 1993 8.1 23.1 9.6 59.1 Una crescita erratica in un contesto congiunturale difficile. Problemi interni al Giappone. “”L’ aumento della produzione industriale, il dinamismo delle commesse pubbliche e la ripresa della domanda di costruzioni di abitazioni annunciarono, fin dal 1993; l’ uscita dalla recessione. Però, non solo la ripresa 1994 fu di una ampiezza quttro volte minore delle precedenti (crescita del PIL dell’ 1% soltanto) ma, fino al 2003, la crescita registra un ritmo incostante con delle nuove ricadute nella recessione (grafico 1). Questa instabilità economica si spiega innanzitutto con degli shocks congiunturali sfavorevoli, allo stesso tempo più numerosi e più frequentemente legati a dei fattori domestici rispetto a quelli dei decenni 1970 e 1980.”” (pag 52)”,”JAPE-019″ “DOUSSET-LEENHARDT Roselène”,”Colonialisme et contradictions. Nouvelle-Calédonie, 1878-1978. Les causes de l’insurrection de 1878.”,”Insurrezione generale delle tribù kanak della Nuova Caledonia del 1878, cause della rivolta (pag 128-) wikip: Popolazione Nel 2010 si stima che la popolazione abbia raggiunto i 253.743 abitanti. Buona parte di essi abita nel capoluogo Numea[5].[2] I principali gruppi etnici sono due: quello melanesiano, 45,1% della popolazione, e quello europeo, i cosiddetti Caldoche, 34,1%. Esistono altre minoranze tra cui quella polinesiana, 11,6% e quella indonesiana, 2,5%.[2] Religione[2] New Caledonia-CIA WFB Map (2004).png La popolazione è a maggioranza cristiana, il 54% della popolazione è cattolica, il 14% protestante e il 2,1% di altre confessioni cristiane. La restante parte della popolazione è legata ad altre religioni, 27%, e all’Islam, 2,7%. Lingua[modifica | modifica wikitesto] La lingua ufficiale della collettività è il francese. Insieme a quest’ultimo vengono tutelate altre lingue a livello regionale, che sono: Le varie lingue dei kanak, popolo melanesiano afferente all’area austronesiana, che vengono divise in quattro gruppi: lingue settentrionali (nyelâyu, kumak, caac, yuaga, jawe, nemi, fwâi, pije, pwaamèi, pwapwâ, dialetti della regione Voh-Koné), lingue centrali (cèmuhî, paicî, ajië, arhâ, arhö, orowe, neku, sîchë, tîrî, xârâcùù, xârâgùrè), lingue meridionali (nââ drubéa, nââ numèè) e lingue delle Isole della Lealtà (nengone, drehu, iaai). Il faga uvea , o uveano occidentale, unica lingua neocaledone appartenente alla famiglia polinesiana, parlata sull’isola di Ouvéa. Il nome uveano occidentale nasce in contrapposizione all’uveano orientale parlato sull’isola di Wallis, chiamata in lingua nativa Uvea.”,”FRQM-059″ “DOUTHAT Ross SALAM Reihan”,”Grand New Party. How Republicans Can Win the Working Class and Save the American Dream.”,”Douthat è un giornalista del New York Times autore di ‘Privilege: Harvard and the Education of the Ruling Class’. Salam è associate editor in ‘Atlantic’ e fellow della New America Foundation. Oscillazione del voto della classe operaia americana. “”At the root of both sides’ disappointment is the refusal of America’s working class – the non-college-educated voters who make up roughly half of the American electorate, and whose parents and grandparents once formed the heart of the Roosevelt coalition – to pick a side and stick with it. Since 1968, these voters have provided the “”silent majority”” that elected Nixon, the “”Reagan Democrats”” who gave the Gipper his landslides, and the “”angry white men”” who put the Gringrich GOP over the top in 1994. They have transformed the Republican Party from the “”party of the country club”” to the “”party of Sam’s Club””, in Minnesota governor Tim Pawlenty’s memorable phrase. Yet after each Republican triumph, this working-class constituency – the Sam’s Club voters, if you will – has become disillusioned with conservative governance and returned to the Democratic column: It happened with Carter, it happened with Clinton, and it happened again in 2006, after just four years of undivided Republican control.”” (pag 2) Peggioramento delle condizioni di vita della famiglia operaia americana, bianca, ispanica, nera (pag 8-9)”,”USAS-220″ “DOUZINAS Costas ZIZEK Slavoj a cura; scritti di aggi di Alain BADIOU Judith BALSO Bruno BOSTEELS Susan BUCK-MORSS Costas DOUZINAS Terry EAGLETON Pater HALLWARD Michael HARDT Jean-Luc NANCY Toni NEGRI Jacques RANCIERE Alessandro RUSSO Alberto TOSCANO Gianni VATTIMO Slavoj ZIZEK”,”L’idea di comunismo.”,”Saggi di Alain BADIOU Judith BALSO Bruno BOSTEELS Susan BUCK-MORSS Costas DOUZINAS Terry EAGLETON Pater HALLWARD Michael HARDT Jean-Luc NANCY Toni NEGRI Jacques RANCIERE Alessandro RUSSO Alberto TOSCANO Gianni VATTIMO Slavoj ZIZEK”,”TEOC-489″ “DOVRING Folke”,”Leninism. Political Economy as Pseudoscience.”,”Folke Dovring is Professor Emeritus of Agricultural Economics at the University of Illinois at Urbana-Champaign. He is the author of fourteen books, including Productivity and Value, Progress for Food or Food for Progress? Farming for Fuel, and Inequality.”,”LENS-017-FL” “DOWD Douglas F.”,”Storia del capitalismo americano dal 1776.”,”””Come si è osservato in precedenza, nel 1933 almeno un quarto della forza-lavoro era disoccupato. In questo primo periodo della presidenza, F.D.R. pose l’ accento sul “”sollievo”” e sulla “”ripresa””; il secondo ‘New Deal’ (che ebbe inizio nel 1935) vide il varo della più controversa “”riforma””. La distinzione è in qualche modo troppo netta, come si vedrà; resta il fatto che le riforme “”liberali”” del ‘New Deal’ dovettero attendere il 1935, per motivi da discutersi.”” (pag 142) “”L’ NRA (National Recovery Administration, ndr) (creato con il National Industrial Recovery Act del 1933 – NIRA-) pose ancora una volta il “”libero mercato”” quale arbitro riconosciuto e imparziale della produzione e dei prezzi, con centinaia di “”esperti legali””. (…) Nel nome della fissazione di codici di “”concorrenza leale””, gli esperti potevano definire prezzi al di sotto dei quali le imprese componenti non potevano vendere; l’ NRA rese cioè illegale la concorrenza sui prezzi e gli accordi per diminuire la produzione (o virtualmente qualsiasi accordo). In effetti, si trattò della sospensione delle leggi antitrust. (…) L’ NRA fu dichiarato incostituzionale nel maggio 1935 e, in seguito, le sue funzioni vennero parzialmente svolte dalle Fair Trade Laws (Leggi sulla correttezza commerciale).”” (pag 143)”,”USAE-056″ “DOWE Dieter”,”Aktion und Organisation. Arbeiterbewegung, sozialistische und kommunistische Bewegung in der preußischen Rheinprovinz 1820-1852. Teil 3. Die Reaktionszeit bis zum Kölner Kommunistenprozeß von 1852.”,”Il libro fotocopiato è composto solo dalla terza parte (pag 232-341) e dall’ indice posto all’ inizio del volume.”,”MGEx-156″ “DOWLING Edward T.”,”Matematica per economisti.”,”Edward T. Dowling collega di Dominick Salvatore professore di economia, Direttore del Dottorato di Ricerca, City College of New York.”,”ECOT-224-FL” “DOWNEY Fairfax”,”Solimano il Magnifico.”,”””Solimano stava godendosi in quel tempo la sicurezza e la tranquillità di Costantinopoli, dopo essere sfuggito per un pelo a un attentato, nel corso d’una delle sue campagne militari attuate in sostegno alle operazioni marittime di Kheyr-ed-din Barbarossa. Damiano, capo dei briganti dei monti Acrocerauni, era furtivamente disceso fino al campo turco, deciso a uccidere il Sultano nella sua tenda, nel bel mezzo delle sue truppe, e ad assicurarsi con questa impresa una fama immortale. (…) Ma nemmeno nella propria capitale doveva trovare una perfetta tranquillità. Una notte, nell’intimità della sua stanza da letto irruppe un’odalisca dell’harem. La veste che indossava chiarì d’un colpo il mistero della sua intrusione. Era, infatti, interamente vestita d’un color rosso fiammante: e la sua presenza costituiva il segnale tradizionale con cui il Sultano veniva avvertito che a Costantinopoli era scoppiato un grande incendio. Interi quartieri della città, comprese le carceri e tutti i prigionieri che vi si trovavano rinchiusi, bruciarono prima che si potesse estinguere l’incendio. La biblioteca di Mattia Corvino, che Solimano aveva portato via dall’Ungheria, andò completamente distrutta, come già era avvenuto al suo famoso prototipo di Alessandria d’Egitto. Ma questa sciagura non era da imputarsi a Solimano, né sul suo nome grava l’obbrobrio che circonda la memoria del fanatico Califfo Omar, il quale fece deliberatamente gettare gli inestimabili manoscritti alessandrini nei forni dei suoi bagni, dichiarando che nessun libro meritava di sopravvivere all’infuori del Corano. Come già in altri casi precedenti, si sospettò che fossero stati i Giannizzeri ad applicare l’incendio: era infatti loro costume domare le fiamme abbattendo tutte le case circostanti e approfittare della confusione per saccheggiarle col massimo impegno. Il fatto che questo incendio del 1539 sia stato l’unico degno di menzione durante il corso del suo regno depone assai favorevolmente sulla disciplina che Solimano sapeva mantenere. Un nuovo pericolo lo minacciò, quando nella città scoppiò una pestilenza che mieté le sue vittime tanto negli strati inferiori della popolazione quanto negli ambienti più elevati. (…) Alle trepidazioni causategli dall’incendio e dalla pestilenza, con le loro funeste conseguenze, e all’amara inquietudine dei sospetti, Solimano trovò un po’ di tregua nei monumenti alle glorie del suo regno che sorgevano in Costantinopoli e per tutto l’impero. Blocchi di granito egiziano, marmi di Paros e classiche colonne dei templi greci arrivavano continuamente, su navi, per edificare le belle moschee che operai bulgari e armeni costruivano in base ai progetti del grande architetto ottomano Sinan (1). Su questo genio autodidatta, alla cui potenza e ricchezza di concezione nessun altro artista del suo Paese seppe mai avvicinarsi, Solimano riversava ogni favore e ogni incoraggiamento”” (pag 224-227) [(1) Mi’mar Sinan: il più insigne architetto turco (Cesarea, 1489 – Costantinopoli, 1578?), al servizio di Solimano il Magnifico eresse oltre trecento fra moschee, palazzi, terme e scuole, in Turchia, a Damasco, a Budapest, traendo ispirazione dalla Santa Sofia di Costantinopoli, ma imprimendo ai suoi edifici un carattere schiettamente originale (N.d.T.)]”,”TURx-043″ “DOWNING Brian M.”,”The Military Revolution and Political Change. Origins of Democracy and Autocracy in Early Modern Europe.”,”Brian M. Downing ha vinto l’American Political Association’s Gabriel Almond Award per la dissertazione su cui ha basato questo libro.”,”QMIx-105-FSL” “DOWSE Robert E.”,”Left in the Centre. The Independent Labour Party, 1893-1940.”,”R.E. Dowse è Lecturer alla Exteter University. In precedenza è stato Lecturer alla Hull University. (1966) ILP e la Terza Internazionale. “”If the situation within the party was ambiguous concerning foreign affairs, no less was it so concerning the question of the ILP and the rival Second and Third Internationals (1). The reaction of the party to these Internationals, that is to the question of whether the ILP was to be a party of social reform or of social revolution, is indicative both of the ambiguity in the ILP’s position after 1918 in British politics, and of the division within the party. If the party remained within the Second International it was committed to a policy of piecemeal social reform and, more importantly, it would have continued an association with a group of parties all of whom had supported their respective government’s war efforts. But the wartime experiences of the ILP had convinced most members that support for a government, in such circumstances, was treachery to working-class interests. On the other hand the Third International adherents had ‘all’ opposed their government’s war efforts, and the Bolsheviks had actually turned a war into a social revolution. Clearly the ILP majority, with such a choice before them, was bound to look favourably upon the Third International,. Equally clearly ILP members such as Snowden and MacDonald, who had won the esteem and affection of the ILP, were not prepared to join it. Finally, the Labour Party was a strong supporter of the Second International and even if the ILP left the Second and joined the Third, the ILP would still be represented at the Second by virtue of its affiliation to the Labour Party. Between February 1919 and August 1920 the Second International held a series of conferences in Switzerland, and as a consequence of these the hostility felt by the ILP majority crystallised into a determination to leave the Second International. The reasons for this decision centred upon the Second’s condemnation of the German socialists for their support of the Kaiser’s war efforts, the insistence upon a reparations payment by Germany sufficient to cover Allied costs during the war, and the condemnation of the Russian Bolsheviks (2). In particular, the ILP majority was disgusted with the Second’s anti-bolshevik protestation, because, as John Paton states, ‘For me as for most Socialists, the fate of world socialism was bound up with the success or failure of the Russian Revolution’ (3). By August 1920 the ILP had officially disaffiliated from Second International, but no decision had been made to join the Third. The decision to join was held up for two reasons. Firstly, a highly important minority, to associate with the Third. Mac Donald’s, were adamant in their refusal to associate with the Third. MacDonald’s attitude to the Third International was always quit clear; he was utterly opposed to joining it, but not, in principle, opposed to working with it. He wished to reinvigorate the Second International and to associate the ILP with its revival. At the same time MacDonald was quite clear that a renewed Second International should forgo any attacks on German Social Democracy and that it should repudiate, so far as possible, reparations. Hence, when the French Socialists Thomas and Renaudel attacked the German Socialists at the Berne Conference in February 1919, MacDonald, in a bitter letter, excoriated their willingness to ‘let the world go to the devil’ (4). Disliking Bolshevism, he understood the Second International as ‘the only real bulwark against Bolshevism short of military executions’ (5) and he was willing to follow the logic of his argument when he accepted the Secretaryship of the International in November 1920 (6). Two of the ILP’s most popular and influential leaders were against a course of action which, for many party activists, was emotionally almost imperative. A second reason for the party’s hesitancy was the belief that to join the Third would involve a committment to the theory of armed revolt, clearly anathema to a party which had only two years before embraced pacifism”” note: (1) The Third International, which was established at the behest of and under the guidance of Lenin, was composed of revolutionary parties committed to the rapid overthrow of bourgeois governments. On the other hand, the ILP was closely associated with the moderate socialism of the older Second International, but badly disillusioned by the anti-German and pro-war attitudes of its adherents; (2) See ‘Forward’, 23 August 1919; A.F. Brockway, ‘Socialism Over Sixty Years’, (1946), p. 177; and ‘Bradford Pioneer’, 20 August 1919; (3) Paton, op. cit., p. 78; (4) ‘Forward’, 1 March 1919. At the Lucerne Conference of the Second International, August 1919, he described the wrangling as ‘heart breaking’, ibid., 23 August, 1919. By January 1920 MacDonald, in an attempt to meet the criticism of the Second International, was musing upon the possibility of excluding the more rabidly jingoist and nationalist parties: ‘Labour Leader’, 1 and 29 January 1920; (5) ‘Labour Leader’, 14 August 1919; (6) This action aroused a storm of protest within the ILP] (pag 51-52) Ok pronto per trasferire in Marx….? o ISC?”,”MUKx-198″ “DOYLE Roddy”,”Dentro la foresta. Romanzo. (Tit.orig.: Wilderness)”,”R. DOYLE è nato a Dublino nel 1958. Ha scritto altri libri presenti nel catalogo Guanda e Salani.”,”VARx-270″ “DOYLE William”,”L’Europa del vecchio ordine, 1660-1800.”,”Europa dell’Ancien Regime: violento odio settario contro gli appartenenti a confessioni dissidenti “”Anche se nel 1800 la superstizione popolare e i discorsi sulle streghe erano tuttora diffusi, le loro orrende manifestazioni sotto forma di torture, violenze e roghi erano state bandite. Inoltre l’intenso fervore politico del decennio precedente aveva rivolto in nuove direzioni i risentimenti e i timori popolari. Una delle forze della religione era di dare un senso di identità di gruppo, di solidarietà politica. Moltitudini incuranti di differenze teologiche erano capaci del più violento odio settario contro gli appartenenti a confessioni dissidenti. Gli ebrei, che ben prima della Riforma erano state vittime di questi sentimenti, continuarono ad esserlo. In Spana e in Portogallo gli sforzi dell’Inquisizione per eliminare sistematicamente gli ebrei dalla penisola iberica godevano dell’appoggio popolare, e l’afflusso di profughi iberici in Francia e in Inghilterra attizzò l’antica ostilità dei gentili. Nel 1753 il governo inglese fu costretto dalla piazza a ritirare un progetto di legge che concedeva i diritti civili agli ebrei. Ma dopo la Riforma furono i gruppi cristiani rivali a suscitare l’ostilità più accesa. L’ anticattolicesimo della plebe londinese era notorio e paralizzò il governo di Carlo II per buona parte del 1670-80: le voci di un «complotto papista» per rovesciare lo Stato protestante avevano troppa presa sul popolo per poterle ignorare senza pericolo. Nel 1790 le proposte di attenuare le leggi penali contro i cattolici provocarono i tumulti di Gordon. Nella Linguadoca, dove il protestantesimo rimase forte anche dopo la revoca dell’ editto di Nantes, la popolazione cattolica era presa spesso da ventate isteriche contro la minoranza dissidente, specie in tempi di calamità naturali o di guerre contro potenze protestanti. Fu in questo clima che il più famoso martire giudiziario del XVIII secolo, il protestante Jean Calas, venne giustiziato a Tolosa nel 1762; mentre l’emancipazione politica dei protestanti di Nimes e di Montauban nel 1789 gettò i semi della controrivoluzione cattolica. La religione era un fattore di coesione anche maggiore per le minoranze perseguitate. Quando i protestanti della Linguadoca videro minacciata dagli attacchi di Luigi XIV tutta la loro vita culturale e psicologica in un momento di crisi economica, la loro reazione fu violenta. Imbevuti dalla certezza di un’imminente Apocalisse da sermoni incendiari e da profeti convulsionari, essi esplosero in una rivolta fanatica che impegnò dal 1702 al 1705 un esercito in piena regole, e contribuì non poco a perpetuare e intensificare i timori dei loro vicini cattolici”” (pag 207-208) [William Doyle, ‘L’Europa del vecchio ordine, 1660-1800′, Editori Laterza, Roma Bari, 1987]”,”EURx-009-FSD” “DOYLE William”,”Storia Universale. L’Europa del Settecento. Vol. 14.”,”William Doyle è uno storico britannico, specializzato nella Francia del XVII Secolo, noto soprattutto per il suo Oxford History of the French Revolution. Nato nel 1942.”,”STOU-044-FL” “DRABKINA Elizaveta”,”Gli ultimi giorni di Lenin.”,”La DRABKINA era amica di LENIN.”,”LENS-099″ “DRABKINA Elisabetta FOFANOVA Margherita ANTONOV-OVSEENKO Vladimir ILIJN-GENEVSKI A. URALOV S. PESTKOVSKI S. CIUDNOVSKI G. FLEROVSKI I. PODVOISKI N. ANDREEV A. RASKOLNIKOV Fedor LOMOV G. PODGORNY A. GAMARNIK I. PLATONOV A. MAKHARADZE F. VOROSCILOV K. LEBEDEV P. FROLOV P. VILENSKI V. GUBELMAN M. FURMANOV D. GORBUNOV N. BONC-BRUJEVIC V. SEMASKO N. PETROVSKY G. PETERS J. KAJUROV V. LUNACIARSKI A. SCHLIKHTER A. KOLLONTAJ (KOLLONTAI) A. LEMKE M. NICOLA II VERKHOVSKI A. MALIANTOVIC P. KRASNOV P.”,”La rivoluzione d’ Ottobre. Memorie e testimonianze di rivoluzionari e controrivoluzionari.”,”DRABKINA Elisabetta FOFANOVA Margherita ANTONOV-OVSEENKO Vladimir ILIJN-GENEVSKI A. URALOV S. PESTKOVSKI S. CIUDNOVSKI G. FLEROVSKI I. PODVOISKI N. ANDREEV A. RASKOLNIKOV Fedor LOMOV G. PODGORNY A. GAMARNIK I. PLATONOV A. MAKHARADZE F. VOROSCILOV K. LEBEDEV P. FROLOV P. VILENSKI V. GUBELMAN M. FURMANOV D. GORBUNOV N. BONC-BRUJEVIC V. SEMASKO N. PETROVSKY G. PETERS J. KAJUROV V. LUNACIARSKI A. SCHLIKHTER A. KOLLONTAJ (KOLLONTAI) A. LEMKE M. NICOLA II VERKHOVSKI A. MALIANTOVIC P. KRASNOV P.”,”RIRO-182″ “DRABKINA Elisaveta”,”Gli ultimi giorni di Lenin.”,”Il 1920 e il 1921 sono gli anni che la Drabkina – testimone diretta, amica di Lenin, deportata poi nei campi staliniani e oggi come ieri ferma militante rivoluzionaria – descrive con appassionata precisione e lucida obiettività. Al centro della sua narrazione giganteggia la figura di Lenin, di un Lenin malato che muore lentamente stremato dallo sforzo fisico sovrumano che ha costituito il prezzo delle sue lunghe lotte. Lenin continua a studiare (pag 21-25)”,”LENS-063-FL” “DRABOVITCH W.”,”Les Intellectuels Francais et le Bolchévisme. La ligue des droits de l’ homme. Le néo-marxisme universitaire. Quelques grands intellectuels: André Gide, Romain Rolland et certains autres.”,”Contiene dedica autore a Charles Du Bos (Charles Du Bos Biographie en résumé Écrivain et critique littéraire français. Vie et Oeuvre “”Les Approximations de Charles Du Bos, c’est une collection d’Essais sur Valéry, Madame de Noailles, Gide, Proust, Amiel, Flaubert, Baudelaire, Bourget. Pareille constellation donne à cette collection d’essais une note temporelle. Mais si c’est l’actualité littéraire qui a fourni l’occasion de ces études, ce livre représente une attitude parfaitement inactuelle, dans le meilleur sens du mot. Pour peu que nous nous plongions dans cette lecture, nous nous sentons enveloppés de calme et de recueillement. C’est l’atmosphère de la contemplation. M. Ernst-Robert Curtius explique ce terme emprunté à la vie mystique. La critique européenne se tient ordinairement sur le plan de l’intelligence discursive. Finesse psychologique, intelligence nuancée, compréhension artistique très développée, telles sont les qualités fondamentales de cette critique, en particulier de la critique française, de Sainte-Beuve à Thibaudet. La critique de Charles Du Bos est d’une tout autre sorte. Elle a sa source, non pas dans l’intelligence analytique, mais dans une expérience intérieure d’espèce métaphysique, dans cet événement vécu que le chrétien nomme l’attouchement de la grâce, le mystique, l’illumination, l’artiste, la vision, le philosophe, l’intuition. Tous ces phénomènes ont un élément commun : la conscience d’une élévation soudaine, d’un brusque enlèvement, d’une véritable transmigration de l’âme, qui lui révèle une nouvelle science, lui dévoile une nouvelle réalité; c’est cet événement que Du Bos décrit sous le nom d’exaltation. […] Cette exaltation est d’une haute valeur et doit être mise sur le même rang que celle que Proust a donné de la création artistique. Chez Charles Du Bos, la critique littéraire devient le moyen d’exprimer une expérience intime de l’art, qui s’abreuve aux sources mêmes de cette exaltation. Elle nous donne la possibilité rare et précieuse de considérer la littérature française à travers une rare spiritualité extra-française (M. Ernst Curtius a montré précédemment que cette spiritualité jaillissait moins spontanément dans la littérature française que dans la littérature anglaise). Mais une pareille critique aura grand peine à se faire apprécier à son vrai mérite par la critique sociale. La seule forme qui convienne de façon entièrement adéquate à cette critique est peut-être le « Journal ». Les notations d’Amiel, Mon coeur mis à nu de Baudelaire, sont dans cette direction. Le Journal inédit de Charles Du Bos nous réserve des trésors spirituels. L’essai tel qu’il le manie, est une oeuvre d’art qui prend forme en émergeant, pour ainsi dire, du courant d’une méditation continuellement intérieure, telle qu’elle se dépeint au cours d’un Journal intellectuel. Ces Essais ne s’adressent qu’à des lecteurs dont l’intention est de suivre juqu’au bout l’auteur dans ses efforts pour ramifier et sonder toujours plus avant la pensée. L’homme pressé ne saura qu’en faire. Ils lui paraîtront beaucoup trop subtils. Ce qu’il veut, ce sont des résultats, et il ne trouvera là que des Approximations. Mais ce qui fait justement la beauté toute particulière de ces essais, c’est que le critique exige de nous cette noble tension de l’esprit dans laquelle on ne pourra jamais forcer la porte de la « House Beautiful ». (D’après Ernst-Robert Curtius, La Revue Nouvelle, 15 juillet-15 août 1926)”” Chronique des lettres françaises, nos 23-24, septembre-décembre 1926, p. 785-786. ) Il “”comunismo di guerra”” di Stalin. “”Alla morte di Lenin (1924), la sua NEP poteva ancora sussistere, a favore della lotta di Stalin contro le diverse opposizioni, per due o tre anni. A partire dal 1928, essa viene liquidata e il comunismo russo mostra di nuovo la sua vera fisionomia, quella del comunismo di guerra. Il ritorno offensivo del comunismo di guerra si produce su una scala molto più larga: si tratta di “”liquidare i Kulacs in quanto classe”” (Kulakcs-contadini stimati molto agiati per essere classificati come borghesi o, semplicemente, sospettati di frodare i soviets e denunciati come tali)””. Le “”autorità locali”” formano della bande che invadono e mettono a sacco le fattorie, i granai, le isbe dei “”kulacs””. Migliaia di contadini sono uccisi, feriti, torturati, imprigionati. Decine di migliaia sono rovinati e gettati, con le loro famiglie, nella strada””. (pag187)”,”FRAD-067″ “DRACHKOVITCH Milorad M. a cura; contributi di Jacques FREYMOND e Miklos MOLNAR Boris I. NICOLAEVSKY Max NOMAD Gerhart NIEMEYER Carl LANDAUER Milorad M. DRACHKOVITCH e Branko LAZITCH Stefan T. POSSONY”,”The Revolutionary Internationals 1864 – 1943.”,”Contributi di Jacques FREYMOND e Miklos MOLNAR (1° Internazionale), Boris I. NICOLAEVSKY (Società segrete e 1° I.), Max NOMAD (Tradizione anarchica), Gerhart NIEMEYER (2° Internazionale: 1889-1914), Carl LANDAUER (Socialdemocrazia), Milorad M. DRACHKOVITCH e Branko LAZITCH (3° Internazionale), Stefan T. POSSONY (Comintern strumento della strategia sovietica).”,”INTx-010″ “DRACHKOVITCH Milorad M. LAZITCH Branko a cura; saggi di Stefan T. POSSONY Bertram D. WOLFE Branko LAZITCH Richard C. THORNTON Bebette L. GROSS Boris SOUVARINE Milorad M. DRACHKOVITCH Henri BARBE’ Celie e Albert VASSART Eugenio REALE”,”The Comintern: Historical Highlights. Essays, Recollections, Documents.”,”Saggi di Stefan T. POSSONY Bertram D. WOLFE Branko LAZITCH Richard C. THORNTON Bebette L. GROSS Boris SOUVARINE Milorad M. DRACHKOVITCH Henri BARBE’ Celie e Albert VASSART Eugenio REALE Biografie di AUCLAIR BESTEL BORDIGA BRIZON BRODEL CACHIN DUNOIS FABRE FAURE FROSSARD GARCHERY GOURDEAUX KER LAFONT LEICIAGUE LONGUET LORIOT LOUIS MARRANE MERIC MERRHEIM METAYER MONATTE PIOCH RAPPOPORT RENAUD RENOULT SELLIER SOUTIF SOUVARINE TORRES TREINT VAILLANT-COUTURIER VERFEUIL WALECKI”,”INTT-257″ “DRACHKOVITCH Milorad M. presentazione, collaborazione di Raymond ARON Adam B. ULAM Bertram D. WOLFE Arthur A. COHEN Boris SOUVARINE Theordore DRAPER Merle FAINSOD Richard LOWENTHAL”,”De Marx a Mao Tsé-Toung. Un siècle d’Internationale marxiste. (Tit.orig.: Marxism in the Modern World)”,”Collaborazione di: Raymond ARON (impatto del marxismo nel XX secolo) Adam B. ULAM (titoismo) Bertram D. WOLFE (leninismo) Arthur A. COHEN (maoismo) Boris SOUVARINE (stalinismo) Theordore DRAPER castrismo) Merle FAINSOD (krusciovismo) Richard LOWENTHAL (comunismo pluralistico) L’istituto Hoover ha organizzato nel 1964 all’Università di Stanford (California) un seminario in occasione del centenario della prima internazionale delle relazioni sul destino del marxismo nel XX secolo. Contiene il saggio di R. ARON ‘L’impact du marxisme au XXe siècle'”,”TEOC-528″ “DRACHKOVITCH Milorad M. presentazione, collaborazione di Raymond ARON Adam B. ULAM Bertram D. WOLFE Arthur A. COHEN Boris SOUVARINE Theordore DRAPER Merle FAINSOD Richard LOWENTHAL”,”De Marx a Mao Tsé-Toung. Un siècle d’Internationale marxiste. (Tit.orig.: Marxism in the Modern World)”,”Bertrand D. Wolfe, ‘Le léninisme’ (pag 73-124) Lenin si dissocia dalla rivoluzione permanente. “”Lénine s’empressa de se dissocier de la thérie de la «révolution permanente», telle que l’exposent Parvus et Trotsky. La dictature révolutionnaire démocratique «’ne peut pas être’ un gouvernement de démocratie travailliste» ou présenter une «majorité social-démocrate». Cela n’est pas possible, «car seule put être durable une dictature révolutionnaire s’appuyant sur l’écrasante majorité du peuple… Mais le prolétariat russe ne constitue pour l’instant qu’une minorité de la population. Il ne peut se transformer en une grande et écrasante majorité que s’il fusionne avec la masse des semi-prolétaires, des petits propriétaires, c’est-à-dire avec les masses urbaines et rurales des petits-bourgeois pauvres. Et une telle composition… se réfléchira dans celle du gouvernement révolutionnaire» (24). Et encore: « … finire (pag 96-97)”,”TEOC-032-FV” “DRACHKOVITCH Milorad M.”,”Les socialismes français et allemand et le probleme de la guerre, 1870-1914.”,” Importanza del testamento politico di Engels (introduzione di Engels a Lotte di classe in Francia di Marx) (pag 196-199) Grande collera di Lenin vs Kautsky (pag 301-305) “”Ce qui est caractéristique dans les conceptions de Kautsky et représente le point sur lequel Lénine l’attaquait avec une violence extraordinaire (1), c’est qu’il refusait de considérer d’après «un lieu commun insipide» que la guerre mondiale «fût le produit du capitalisme ou de l’impérialisme». Les causes profondes de la guerre étaient à ses yeux tout autres: «Le fait le plus remarquable concernant la guerre mondiale: l’isolement de l’Allemagne, la haine de tous les peuples contre l’Empire allemand, l’union de toutes les nations de culture moderne contre le peuple allemand, ne peut pas être expliqué par la concurrence sur le marché du monde ou par le désir des colonies» (2). La guerre si compliquée, survennue sans la volonté de la grande majorité de ses participants, dans laquelle les buts de guerre des grandes puissances n’étaient ni clairement conçus ni manifestement exposés, où le gouvernement impérial créait avec une adresse exemplaire la psychose qui lui convenait, posait aux socialistes des problèmes extrêmement difficiles. Kautsky tâchait donc de dégager un critère strictement marxiste pour déterminer l’attitude de la social-démocratie envers la guerre (3). Nous avons vu ses explications sur les circonstances existant en Allemagne aux premiers jours du mois d’août et qui retournèment les convictions des antimilitaristes les plus endurcis. Cependant, Kautsky distinguait dans le parti, même à ce moment-là, deux courants extrêmistes; entre ces deux tendances se trouvait la grande majorité du parti, dont il voulait en quelque sorte se faire l’interprête. Voyons d’abord sa critique des extrémistes, pour arriver ensuite à sa conception de l’«orthodoxie» marxiste”” (pag 302) [(1) Lénine critiquait surtout la théorie de «l’ultra-impérialisme» que Kautsky développait dans la ‘Neue Zeit’ en 1915. D’après cette théorie, que Lénine qualifie «d’ultra-niaiserie», Kautksy envisageait une nouvelle phase d’impérialisme, caractérisée par «l’union et non … la lutte des impérialismes du monde entier, la phase de la cessation des guerres en régime capitaliste, la phase de l’exploitation de l’univers en commun» par le capital financier uni «à l’échelle internationale». V.I. Lénine, ‘L’imperialisme, stade suprême du capitalisme’, Paris, 1945, p. 84; (2) ‘Sozialisten und Krieg’, p. 435. De même, p. 652; (3) Cf. le chapitre «Die Sozialisten im Deutschen Reich», ibid., p. 436-480] [(in) Milorad M. Drachkovitch ‘Les socialismes français et allemand et le probleme de la guerre, 1870-1914′, Librairie E. Droz, Geneve, 1953] (“”Ciò che è caratteristico delle concezioni di Kautsky e rappresenta il punto su cui Lenin lo ha attaccato con straordinaria violenza (1) è che si è rifiutato di considerare in quanto “”luogo comune insipido”” che la guerra mondiale “”è stato il prodotto del capitalismo o dell’imperialismo””. Le cause della guerra erano ai suoi occhi molto diverse: “”Il fatto più importante concernente la guerra mondiale: l’isolamento della Germania, l’odio di tutti i popoli contro l’Impero tedesco, l’unione di tutte le nazioni della cultura moderna contro il popolo tedesco, non può essere spiegato dalla concorrenza sul mercato mondiale o dalla volontà di colonie”” (2). La guerra così complicata, scoppiata senza la volontà della grande maggioranza dei suoi partecipanti, in cui gli obiettivi di guerra delle grandi potenze non erano né chiaramente concepiti né manifestamente affermati, dove il governo imperiale creò con abilità esemplare la psicosi che gli si addiceva, pose ai socialisti dei problemi estremamente difficili. Kautsky ha cercato quindi di identificare un criterio strettamente marxista per determinare l’atteggiamento della socialdemocrazia nei confronti della guerra (3). Abbiamo visto le sue spiegazioni sulle circostanze esistenti in Germania nei primi giorni di agosto e che ribaltano le convinzioni dei più incalliti antimilitaristi. Tuttavia, Kautsky distinse nel partito, anche allora, due correnti estremiste; tra queste due tendenze c’era la grande maggioranza del partito, di cui voleva in qualche modo essere l’interprete. Guardiamo prima la sua critica agli estremisti, per poi arrivare alla sua concezione dell'””ortodossia”” marxista”” (pag 302) [(1) Lenin criticava in particolare la teoria dell’ «ultraimperialismo» che Kautsky sviluppò sulla ‘Neue Zeit’ nel 1915. Secondo questa teoria, che Lenin chiamava «ultra-stupidità», Kautsky immaginava una nuova fase dell’imperialismo, caratterizzata dall’«unione e non … dalla lotta degli imperialismi del mondo intero. La fase della cessazione delle guerre in regime capitalistico, la fase dello sfruttamento dell’intero universo» da parte del capitale finanziario unito «su scala internazionale». V.I. Lenin, ‘Imperialismo, stadio supremo del capitalismo’, Paris, 1945, p. 84; (2) ‘Sozialisten und Krieg’, p. 435. Allo stesso modo, p. 652; (3) Cfr. il capitolo “”Die Sozialisten im Deutschen Reich””, ibid., p. 436-480]) [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”INTS-066″
“DRAGOMIROFF Generale; CLAUSEWITZ Carl”,”Principes essentiels pour la conduite de la guerre interpreté par le General Dragomiroff. Traduit du russe et de l’ allemand.”,”NAPOLEONE nella sua conversazione con il nostro inviato BALACHEFF nel 1812 disse: “”Credete di sapere tutto sulla guerra perché avete letto Jomini! Ma, se il suo libro avesse potuto insegnarvi, l’ avrei forse lasciato pubblicare?”” Pietro il grande a proposito del regolamento disse: “”Le ordinanze sono scritte, ma non i tempi e gli imprevisti”””,”QMIx-100″
“DRAGONI Carlo”,”Le basi economiche dell’ agricoltura sovietica.”,”Libro dedicato alla memoria di Giovanni MONTEMARTINI e di Alberto CARONCINI, Mario CHIRI e Livio MARCHETTI”,”RUSU-144″
“DRAGUHN Werner a cura; saggi di Matthias NAß Markus TIDTEN Uwe HALBACH Thomas HOPPE Günter SIEMENS Kay MÖLLER Manfred POHL Gerhard WILL Citha D. MAAß”,”Asien nach dem Ende der Sowjetunion. Die Auswirkungen des Zerfalls der sowjetischen Großmacht auf Politik, Gesellschaft und Wirtschaft der asiatischen Staaten.”,”saggi di Matthias NAß Markus TIDTEN Uwe HALBACH Thomas HOPPE Günter SIEMENS Kay MÖLLER Manfred POHL Gerhard WILL Citha D. MAAß”,”ASIx-032″
“DRAKE Stillman”,”Galileo.”,”Stillman Drake (1910-1995) ha insegnato Storia della scienza nell’Università di Toronto. E’ stato uno dei massimi studiosi di Galileo, del quale ha curato un’edizione inglese delle opere scientifiche. Al Mulino è uscito il suo fondamentale ‘Galileo. Una biografia scientifica’ (1988). “”Fu, a giudizio dell’autore, l’ostilità dei filosofi a innescare il processo e fu errore della Chiesa scegliere, con la condanna, una scienza contro l’altra, finendo per sancire il divorzio tra scienza e fede”” (4° di copertina)”,”SCIx-520″
“DRAKELEY Steven”,”The History of Indonesia.”,”DRAKELEY Steven è Professore di Humanities all’ University of Western Sydney. La controrivoluzione indonesiana. “”Friction was inevitable and clashes escalated between rival units. Matters boiled over in September when leftist units associated with the Indonesian Communist party (PKI) seized the East Javanese town of Madiun and issued a grandiose announcement that they had established a new national government. At this point, Musso, the new leader of PKI who had spent most of the previous 20 years in Moscow, made a massive miscalculation. Musso endorsed the rebellion and raced to Madiun to lead it. The government reacted with vigor, dispatching the Siliwangi Division to deal with the rebels. Sukarno threw his political weight decisively behind the government, denouncing what he carefully termed the “”PKI-Musso””. Within weeks, the leftist forces were defeated and their leaders either captured or killed, including Musso. Thereafter, leftists, PKI in particular, were regarded with extreme hostility by the majority of the senior officer corps who saw them as having “”stabbed the republic in the back”” during the war for independence. The Madiun Rebellion left another significant legacy. During their brief period of control of Madiun, leftist forces killed many ‘santri’ Muslim civilians in the vicinity. In the wake of the leftist defeat, revenge killings of ‘abangan’ civilians took place. The left in Java had become significantly associed with the ‘abangan’ community, a phenomenon that was to have dire consequences later””. (pag 89-90)”,”ASIx-091″
“DRAPEAU Thierry BEAUDET Pierre a cura; saggi di Thierry DRAPEAU Kevin B. ANDERSON Philippe HURTEAU Amy E. MARTIN Carlo DE-MARIA e Patrizia DOGLIANI Mark LAUSE e Timothy MESSER-KRUSE Xavier LAFRANCE Pierre BEAUDET Paul D’ALMATO Alvin FINKEL Hongsheng JIANG Gustave MASSIAH Christophe AGUITON Pascale DUFOUR e Héloise NEZ Pierre MOUTERDE Thomas COLLOMBAT Thierry DRAPEAU Pierre BEAUDET”,”L’Internationale sera le genre humain! De l’Association internationale des travailleurs à aujourd’hui.”,”Opera pubblicata in occasione del 150° anniversario della fondazione dell’AIT e ricostruisce il lungo sforzo della solidarietà operaia L’AIT nasce a Londra il 28 settembre 1864. Internazionalismo irlandese. Feniani (membri della Fratellanza feniana, dall’eroe gaelico Finn MacCunhail, società segreta irlandese fondata (1858) da J. O’Mahony, repubblicani, svolsero azioni militari e terroristiche)”,”INTx-070″
“DRAPER Theodore”,”American Communism and Soviet Russia.”,”L’A, associate editor de ‘The Reporter’ ha pure scritto ‘The Roots of American Communism’ (1957), ‘The 84th Infantry Division in the Battle of Germany’ (memorie della propria unità militare) e ‘The Six Weeks’ War’ (una storia della caduta della FR nella 2° GM).”,”MUSx-011″
“DRAPER Theodore”,”The Roots of American Communism.”,”Trotsky e la rivoluzione in America. “”L’ imminenza di un collasso zarista non fu anticipata né da Lenin né da Trotsky. Lenin, che era molto più vicino alla Russia di quanto lo fossero gli esiliati di New York, tenne un discorso a Zurigo approssimativamente nello stesso momento del meeting di Brooklyn, in cui egli amaramente stimava che avrebbe potuto non vivere abbastanza per vedere la prossima rivoluzione russa – meno di un mese prima (Collected works, vol XIX, pag 404, nota). Quando Trotsky partì per gli Stati Uniti, scrisse in una lettera: “”Questa è l’ ultima volta che lancio uno sguardo su quella vecchia canaille Europa””. Trotsky non si comportava come se egli andasse a stare a New York per soli due mesi. Sebbene estremamente parco su come cercasse di conoscere la città in quel periodo, raccontò come “”si gettò negli affari del socialismo americano tanto rapidamente e mi trovai subito a lavorare sommerso fino al collo in esso””. A parte il suo lavoro per la Novy Mir e le relazioni in tedesco e russo, egli spese la maggior parte del suo tempo nella New York Public Library studiando l’ economia americana. Retrospettivamente, egli non considerò mai il suo soggiorno americano veramente importante, eccetto come un breve interludio tra il suo lungo esilio in Europa e il suo ritorno in Russia. I suoi biografi hanno seguito il suo esempio, con il risultato di non dare nessun resoconto soddisfacente del suo breve ma significativo soggiorno in America. Sfortunatamente per il piano riportato da Katayama e Lore di fare Trotsky un leader della futura rivoluzione americana, si verificò un lontano incidente. Il 15 febbraio del 1917, Nicola II, zar di tutte le Russie, velocemente abdicò. (…)””. (pag 84-85)”,”MUSx-163″
“DRAPER Hal, with the assistance of the Center for Socialist History”,”The Marx-Engels Register. Volume II of the Marx-Engels Cyclopedia. A Complete Bibliography of Marx and Engels’ Individual Writings.”,”Centri di ricerca su Marx Engels citati nell’appendice IV: – Institute of Marxism-Leninism IML (fondato nel 1921 da Riazanov (v. breve storia) (pag 217) – Karl Marx House (Trier) combina Museo, Biblioteca e centro di ricerca fatto funzionare dalla Friedrich Ebert Foundation. (vedi breve storia, p. 217) – Friedriech Engels House (Wuppertal). Luogo d nascita di Engels distrutto dalle bombe nel 1943. Dal 1978 pubblica dei pamphlet ‘Nachrichten aus dem Engels-Haus’ (Report from…) (un numero all’anno). Il direttore (al 1988) è Michael Knieriem che ha pubblicato importanti contributi su Engels.”,”MADS-649″
“DRAPER Hal”,”The Myth of Lenin’s “”Revolutionary Defeatism””.”,”Scritto Lenin ‘La caduta di Port Arthur’ su conseguenze disfatta per la strategia rivoluzionaria in Russia (pag 4/31) Quattro formule di Lenin (pag 14/31) 1. Speciale posizione della Russia: disfatta della Russia contro la Germania è il “”male minore”” 2. La disfatta facilita la rivoluzione 3. Ci si deve augurare la sconfitta del proprio paese in ogni paese 4. Non ci si deve fermare a causa del rischio della sconfitta del proprio paese Articoli di Lenin sulla guerra (pag 29-30/31) – Compiti della socialdemocrazia rivoluzionaria nella guerra europea (non pubblicato) – La guerra europea e il socialismo internazionale – La guerra e la socialdemocrazia russa .- Sudekums russo – Sotto una bandiera rubata (stolen flag) – Disfatta del ‘proprio’ governo nella guerra imperialista (luglio 1915) – Socialismo e guerra (1915) – Crollo della 2° internazionale (19016) – Lettere di Lenin – W. Kolb e G. Plekhanov (1916) – Tesi per la conferenza di Kienthal – Pamphlet da Junius (1916) – Programma militare della rivoluzione proletaria (1916-17)”,”LENS-268″
“DRAPER Theodore”,”A Struggle for Power. The American Revolution.”,”Theodore Draper, winner of the American Historical Association’s 1990 Herbert Feis Award Nonacademically.”,”USAG-007-FL”
“DREANO Bernard”,”Guerres et paix au Caucase. Empires, peuples et nations.”,”DREANO Bernard militante associativo, è copresidente di hCa International Dello stesso autore: ‘Dépression sur le Sud-Caucase. Voyage entre guerre et paix’ (2003) “”Plus on monte dans la hiérarchie, plus il est nécessaire qu’un esprit réfléchi accompagne l’audace, afin qu’elle ne soit pas une impulsion vaine et aveugle de la passion”” (Carl von Clausewitz, De la guerre) (pag 19)”,”RUSx-160″
“DREISER Theodore, a cura di Agostino LOMBARDO”,”Caro Roosevelt. Lettere 1900-1945.”,”Figlio di emigrati tedeschi, Theodore DREISER (1871-1945) girò in lungo e in largo gli Stati Uniti compiendo la propria educazione nel contrasto tra la vita rurale e quella delle grandi metropoli americane (New York, Chicago, Philadelphia). Fu reporter, direttore di riviste popolari, romanziere. Tedeschi, inglesi e francesi. “”Parto domani per la fattoria di Poulteny Bigelow sull’ Hudson dove starò per un pò di giorni. E’ uno dei vecchi amici dell’ imperatore tedesco ed è stato a Potsdam per mesi, ma è contro il militarismo. Personalmente penso che sarebbe un’ ottima cosa per l’ Europa e il mondo – stimolante – se la spregevole aristocrazia britannica e lo snobismo dell’ intellighenzia inglese fossero annientati e un Viceré tedesco si insediasse a Londra. Temo molto che non succederà ma così è la vita. Sfortunatamente, con tutte le loro straordinarie qualità i tedeschi mancano di immaginazione – dote affascinante che i francesi avevano sotto Napoleone. Io sto per Guglielmo R.I. (Guglielmo II R(ex) I(mperator), ndt) anche nella sconfitta). (pag 52, 10 novembre 1914)”,”USAS-123″
“DREISER Theodore”,”Alba. Storia di me stesso. Volume secondo.”,”””Mi ha sempre divertito l’entusiasmo dei cosiddetti esseri viventi per i mutamenti, e quel non so che di strano che c’è nella natura e che vorrebbe sempre essere sulle mosse per andare. Si parla di elementi stabili, ma non c’è niente di stabile. Se lasciamo andare le cose per il loro corso, vediamo che cambiano quasi altrettanto in fretta di quando noi le influenziamo direttamente. Gli edifici, le città, le nazioni, le idee, gli dei e perfino le concezioni morali finiscono con l’essere messe da (parte) (…)””. (pag 103) pag 374 Theodore Dreiser « Egli aveva coscienza di quel passo cadenzato, mentre lo spingevano avanti, avanti, verso quella porta. Ora era lì. Ora l’aprivano. Eccola là, infine, la sedia… che aveva tanto temuta… » (Theodore Dreiser, Una tragedia americana) Theodore Dreiser Theodore Dreiser (Terre Haute, 27 agosto 1871 – Hollywood, 28 dicembre 1945) è stato uno scrittore e poeta statunitense, considerato il padre del romanzo moderno americano e uno dei maggiori esponenti del realismo. Figlio di un immigrato tedesco, era nato a Terre Haute, nello stato dell’Indiana, quando la sua famiglia era in condizioni economiche molto precarie. Riuscì ad arrivare all’università dopo aver fatto (come tanti altri scrittori degli Stati Uniti) moltissimi mestieri. Scrisse il suo primo romanzo, Sister Carrie, nel 1900: il libro racconta la storia di una ragazza che si vende per raggiungere il successo. L’opera, sebbene più tardi riconosciuta come una delle sue più felici, non ebbe risonanza alcuna. Dreiser, tuttavia, ne trasse qualche vantaggio professionale, e nel 1907 diventò direttore di una casa editrice, avendo così molto più tempo per scrivere. Poté poi fare esclusivamente lo scrittore nel 1911, quando il suo secondo romanzo Jennie Gerhardt, ebbe un discreto successo. Nel 1912 pubblicò Il finanziere e nel 1914 Il titano, libri nei quali tratteggiava la figura dell’industriale Yerkes, realmente esistente. Theodore Dreiser (1918).Fu con questi due romanzi che Dreiser assunse preciso connotato letterario: quello, cioè, dell’interprete e del cronista dello sviluppo finanziario ed industriale a cavallo tra il XIX secolo e XX secolo. Un mondo ricco di spinte creative, di entusiasmi, ma povero di scrupoli, tutto tese all’adorazione del “”moloch”” del dollaro. Smania di potere, sesso ed intrighi sono il crogiuolo dal quale Dreiser ricava le sue trame, talvolta risolte in uno stile un po’ pesante e farraginoso (con forti echi di Balzac e Zola), tal altra con rara felicità, come nella sua opera più riuscita, Una tragedia americana, allucinante parabola di un social climber (“”arrampicatore sociale”” in inglese), dalla quale è stata tratta anche una commedia di successo di Patrick Kearney ed un notissimo film con Montgomery Clift, Elizabeth Taylor e Shelley Winters. Dreiser fu anche autore di poesie, saggi e scritti di viaggio e di numerosi altri romanzi. Nelle composizioni meno riuscite, successive a Una tragedia americana, tuttavia, egli si lascerà troppo influenzare dal positivismo, dando vita a opere a tesi, di minore interesse letterario. Nelle sue lettere egli si definiva comunista e auspicava la rivoluzione negli Stati Uniti. Durante la II guerra mondiale criticò l’entrata in guerra degli Stati uniti contro la Germania nazista in soccorso dell’inghilterra, perché la considerava “”imperialista””. (Wikip)”,”VARx-287″
“DREYFUS Michel”,”L’ Europe des socialistes. Identites politiques europeennes.”,”Costituzione Internazionale (1889 – 1914), geografia del socialismo in Europa, Q revisionismo, coloniale, frattura della 1° GM pacifismo e union sacree, grande biennio 1917 – 1918, divisioni e riunificazioni movimento socialista, 1919 – 1923, incomprensione fascismo, seconda crisi revisionista e socialismo di sinistra, Q unità d’azione con PC, 2° GM, ricostruzione internazionale, guerra fredda, 2° dopoguerra, Q Europa e CED. L’A è ingenieur de recherches al CNRS e specialista di storia del movimento operaio. Scrive sul ‘Mouvement social’ ‘Communisme’ ‘Revue d’histoire moderne et contemporaine’. Collabora al Dictionnaire di MAITRON.”,”EURx-037″
“DREYFUS Michel”,”Les sources de l’histoire ouvriere, sociale et industrielle en France, XIX-XX siecle. Guide documentaire.”,”rec ROUX Jean Pierre, FRIDENSON Patrick, P. DOGLIANI La guida recensisce un migliaio tra centri di ricerca pubblici e privati, archivi e depositi di materiale storico. Il periodo storico che prevale dalla descrizione dei fondi è quello della Terza Repubblica, cioè dalla Comune di Parigi alla fine della 2° GM. Michel DREYFUS un tempo archivista alla Bibliotheque de Documentation internationale contemporaine (BDIC) di Nanterre, è ora ricercatore del CNRS, ed è impegnato in un pluriannuale progetto di reperimento degli archivi riguardanti la storia sociale e politica della classe operaia francese. Specialista della storia del movimento operaio francese, è stato collaboratore di Jean MAITRON nel ‘Dictionnaire biographique’. Scrive o ha scritto su ‘Mouvement social’, ‘Communisme’ e ‘Revue d’histoire moderne et contemporaine’. Altri libri di DREYFUS: -PCF, crises et dissidences: de 1920 à nos jours. COMPLEXE. 1990 (crisi e dissidenza dal partito dal congresso di Tours nel dicembre del 1920 al patto HITLER-STALIN del 1939 fino agli allontanamenti degli anni ’70 e ’80 (FISZBIN, JUQUIN, rinnovatori e ricostruttori ecc.) passando per i processi contro MARTY e TILLON e per la crisi dell’anno ‘terribile’ 1956. La parte narrativa è completata da un’analisi del retroterra sociale e politico del ‘dissidenti’). -L’Europe des socialistes. COMPLEXE. BRUXELLES. 1991 -La mutualité: une histoire maintenant accessible à tous. FNMF. 1988 pref René TEULADE -La mutualité. Histoire, droit, sociologie. Vol 5 del ‘Traité de securité sociale’. LGDJ. 1990, di DREYFUS, Yves SAINT-JOURS e Dominique DURAND -Vie sociale. N° 11-12. Les Mouvements de femmes, 1919-1940. Guide des sources documentaires. CEDIAS. 1985 con Francoise BLUM, Colette CHAMBELLAND -La lutte contre le stalinisme: corrispondance inedite, articles 1936-1939 (Victor Serge – Leon Trotsky). LA DECOUVERTE. 1977 (a cura)”,”MFRx-052 ARCx-001″
“DREYFUS Francois G.”,”Histoire des Gauches en France 1940-1974.”,”Francois-Georges DREYFUS è agregé d’histoire e dottore in lettere. E’ Prof alla facoltà di lettere di Strasburgo e D dell’ Institut d’ Etudes Politiques (IEP) e del Centre d’Etudes Germaniques de Strasbourg.”,”FRAP-030″
“DREYFUS Michel a cura; stesura della voci di Eric BELOUET René GAUDY Roger BOURDERON Michel CORDILLOT Jacques GIRAULT Jean MAITRON Maurice MOISSONNIER Antoine OLIVESI Claude PENNETIER Jean Philippe PAPIN Michele RAULT Jean RISACHER Nathalie VIET-DEPAULE Pierre BROUE’ e altri”,”Gaziers-Electriciens. Dictionnaire biographique du mouvement ouvrier francais.”,”Collection Jean Maitron dirigée par Claude PENNETIER.”,”MFRx-136″
“DREYFUS Francois G.”,”Histoire des Gauches en France 1940-1974.”,”Francois-Georges DREYFUS è agregé d’histoire e dottore in lettere. E’ Prof alla facoltà di lettere di Strasburgo e D dell’ Institut d’ Etudes Politiques (IEP) e del Centre d’Etudes Germaniques de Strasbourg.”,”PCFx-011″
“DREYFUS Michel”,”Il socialismo di sinistra in Europa tra le due guerre.”,”””Le nostre ricerche sul socialismo di sinistra ci hanno permesso di redigere un elenco impressionante di ex dirigenti comunisti, tra i quali possiamo citare: Angelica Balabanov (la prima segreteria dell’ IC…); Paul Louis, Louis Sellier ed Albert Treint per la Francia; Hendrikus Sneevliet e Jacques de Kadt per l’ Olanda; Andreu Nin e Joaquim Maurin per la Spagna; il tedesco Jacob Walcher, l’ austriaco Kurt Landau, il greco Demetrios Yotopoulos, lo svedese Karl Kilmam, il norvegese Martin Tranmael e lo statunitense Jay Loverstone. Victor Serge si era messo al servizio della Rivoluzione d’ Ottobre ed aveva lavorato per anni per l’ IC. Alfred Rosmer partecipò alla Conferenza di Bruxelles dell’ ottobre 1936. Questo elenco è ben lungi dall’ essere esaustivo e dovrebbe essere completato.”” (pag 22-23) “”Un numero importante di essi erano prima di tutto degli intellettuali, come Angelica Balabanov o Alfred Rosmer; Jozef Kruk era medico, Andreu Nin insegnante, Paul Louis storico e Victor Serge scrittore. Noteremo anche di passata che una parte non trascurabile di loro erano ebrei: la Balabanov, P. Louis, J. Kruk ed I. Steinberg si trovarono ad essere tutti vicini al, o membri del, Bureau di Parigi, al quale fu anche legato il Bund polacco dal 1923 al 1930 (…). Una seconda categoria di militanti proveniva dalla classe operaia: in gioventù Tranmael, dirigente del DNA, era stato bracciante agricolo; Kilbom e Walcher avevano lavorato come metallurgici, Sneevliet come ferroviere e Sellier come impiegato postale. Sarebbe tuttavia abusivo considerarli soltanto come degli “”operai”” all’ epoca che ci interessa (…)””. (pag 26)”,”INTx-027″
“DREYFUS Michel GAUTRON Gérard ROBERT Jean-Louis a cura; saggi di Jean-Marie FLONNEAU Claude PENNETIER Denis LEFEBVRE Colette CHAMBELLAND Michel DREYFUS Jean-Yves SABOT Marie-Louise GOERGEN Jeanne SIWEK-POUYDESSEAU Gilles MORIN Gérard GAUTRON Michel PIGENET Jean-Louis ROBERT Jean-Marie PERNOT Frank GEORGI Helene ROUSSEL André BERGERON”,”La Naissance de Force ouvrière. Autour de Robert Bothereau.”,”Saggi di Jean-Marie FLONNEAU Claude PENNETIER Denis LEFEBVRE Colette CHAMBELLAND Michel DREYFUS Jean-Yves SABOT Marie-Louise GOERGEN Jeanne SIWEK-POUYDESSEAU Gilles MORIN Gérard GAUTRON Michel PIGENET Jean-Louis ROBERT Jean-Marie PERNOT Frank GEORGI Helene ROUSSEL André BERGERON. Contiene il capitolo: ‘Force Ouvriere et l’ Europe’ (pag 233) di Helene ROUSSEL “”Rompendo con la CGT, FO non ha altra alternativa che quella di sostenere la tesi dell’ Europa unita e di sposare allo stesso modo la causa americana””. (pag 233)”,”MFRx-195″
“DREYFUS Michel”,”Liberté, égalité, mutualité. Mutualisme et syndicalisme, 1852-1967.”,”DREYFUS Michel è storico, direttore di ricerca al CNRS Centre d’ Histoire Sociale du XX siecle. Ha pubblicato tra l’ altro ‘Histoire de la CGT’ (1995) “”Durante il periodo tra le due guerre, la Mutualité francese non ha più un modello di società, mentre la CGT e la CGTU propongono ciascuna il loro programma. I confederati spingono per le nazionalizzazioni, il Consiglio economico del lavoro e le Assicurazioni sociali, gli unitari esaltano la patria del socialismo. Da dove vengono questi cambiamenti? Sostanzialmente, la guerra ha messo fine all’ ottimismo della Belle Epoque: in una Francia vittoriosa ma che si copre di monumenti ai morti, questo stato di spirito è scomparso. Come credere ancora in un progresso assicurato dopo il cataclisma? Occorre aver cura delle ferite ed esse sono così ampie che la mutualità è incapace di fare da sola: essa ammette rapidamente, si è visto, il concorso dello Stato””. (pag 259-260)”,”MFRx-222″
“DREYFUS Michel GROPPO Bruno INGERFLOM Claudio S. LEW Roland PENNETIER Claude PUDAL Bernard WOLIKOW Serge a cura; saggi di Alan BLUM Pierre BROCHEUX Michel DREYFUS Sabine DULLIN Donald FILTZER René GALLISSOT Wendy GOLDMAN Bruno GROPPO Peter HOLQUIST Claudio Sergio INGERFLOM Roland LEW Michael LOWY Frederique MATONTI Claudie PENNETIER Bernard PUDAL Gabor T. RITTERSPORN Lewis SKOUTELSKY Brigitte STUDER Antony TODOROV Jean VIGREUX Lynne VIOLA Serge WOLIKOW”,”Il secolo dei comunismi.”,”A cura di DREYFUS Michel GROPPO Bruno INGERFLOM Claudio S. LEW Roland PENNETIER Claude PUDAL Bernard WOLIKOW Serge; saggi di Alan BLUM Pierre BROCHEUX Michel DREYFUS Sabine DULLIN Donald FILTZER René GALLISSOT Wendy GOLDMAN Bruno GROPPO Peter HOLQUIST Claudio Sergio INGERFLOM Roland LEW Michael LOWY Frederique MATONTI Claudie PENNETIER Bernard PUDAL Gabor T. RITTERSPORN Lewis SKOUTELSKY Brigitte STUDER Antony TODOROV Jean VIGREUX Lynne VIOLA Serge WOLIKOW CERRETI Giulio detto Pierre ALLARD (riportare in libro CERRETI), fonte ‘Il secolo dei comunismi’) Il Partito Comunista Francese. “”Fondato al congresso di Tours (dicembre 1920), il PCF porta con sé la maggioranza della SFIO (3247 voti contro 1308). Nei soi primi anni, cerca di conciliare la tradizione ereditata dalla SFIO e le esigenze rivoluzionarie che gli impone l’ Internazionale comunista. (…) Bisogna attendere gli anni 1930-1931 perché gli abbandoni e le esclusioni perdano la propria intensità e perché faccia la propria apparizione, con l’ aiuto dell’ IC rappresentata dalla figura di Eugen Fried, una vera direzione attorno a Maurice Thorez. (…) Questi sono anni anche quelli della conquista della CGTU. Durante questo primo decennio, il PCF cerca egualmente di sviluppare, senza grande successo, organizzazioni di massa. Queste trasformazioni vengono pagate dapprima con la caduta degli effettivi: all’ indomani di Tours, il PCF era forte di più di 100.000 aderenti, nel 1932 ne ha 25.000. Le perdite si traducono, analogamente, sul piano elettorale soprattutto a partire dal 1928, quando il PCF raccoglie alle elezioni legislative 790.000 voti, cioè l’ 8.4% dei suffragi espressi.”” (pag 296-297)”,”RUSU-182″
“DREYFUS Francois-Georges”,”Histoire de Vichy.”,”DREYFUS Francois-Georges è professore emerito di storia contemporanea alla Sorbona (Paris IV) dopo essere stato per trent’anni insegnante all’ Università di Strasburgo ove ha diretto successivamente l’ Institut d’ètudes politiques (IEP), il Centre d’ Etudes Germaniques (CEG), l’ Institut des hautes études européennes. Marx Blanqui e l’ antisemitismo in Francia “”Così apparve nel socialismo francese una specie di amalgama giudaismo-borghesia, e bisogna ben dire che questo tema sopravviverà per lungo tempo. Pensiamo semplicemente a questo passaggio ne ‘Le lotte di classe in Francia’ ove Marx (1) denigra l’ ebreo francese, favorendo così la penetrazione dell’ antisemitismo nel socialismo francese””. (pag 69) (1) Lotte di classe in Francia (pag 76 e seguenti). Si può vedere anche Marx ne ‘La questioe ebraica’. Marx scrive una vera requisitoria antisemita: ‘La nazionalità chimerica dell’ ebreo è la nazionalità del mercante, dell’ uomo del denaro tout court”” (note pag 793) Svolta PCF. Il PCF diventa germanofilo vs Vichy. Apertura al nazismo, all’ occupante tedesco dopo il patto Hitler-Stalin, Molotov-Ribbentrop. “”Ciò avrebbe potuto fare, da questo momento, del PC il grande partito della Resistenza a Vichy e ai tedeschi, ma dopo il discorso di Molotov del 1° agosto che glorificava l’ alleanza sovietico-tedesca, il PCF rettifica il tiro. Il 5 agosto, un nuovo appello intitolato: “”Vivere l’ unione della nazione francese’ sopprime ogni accenno di anti-hitlerismo e di patriottismo. Non è più questione di “”liberazione nazionale””, né di “”rinascita nazionale”” e non si assimila più Vichy ai Versagliesi, Petain a Thiers. Si condanna “”ogni sentimento di orgoglio nazionale”” e spariscono pure tutti i riferimenti all’ occupante hitleriano””. (pag 481) La riuscita della politica economica tedesca. All’ origine dei Trenta Gloriosi (pag 516-518)”,”FRAV-121″
“DREYFUS Michel”,”PCF. Crises et dissidences. De 1920 à nos jours.”,”DREYFUS Michel ingegere di ricerca al CNRS (Greco 55, lavoro e lavoratori). Specialista di storia del movimento operaio e dell’emigrazione italiana tra le due guerre. “”La perte de Saint-Denis que le PC ne rencondurant la crise de 1939-1940. Sa conquête de la “”banlieue rouge”” est alors récente mais réelle. A la veille de la Seconde Guerre mondiale, il dirige dans la Seine 27 communes, conquises en grande majorité aux élections municipales de 1935 et possède en outre 47 représentants aux conseils généraux qui constituent une minorité dans 13 autres communes. Sur 27 maires communistes, 12 prennent leurs distances avec le Parti et, significativement sur 15 députés maires du groupe communiste, 10 – les deux tiers donc – rompent avec lui (rappelons que sur ls 76 membres des deux groupes parlementaires, on enregistre 25 démissions, représentant 1/3 de l’ensemble).”” (pag 227)”,”PCFx-096″
“DREYFUS François-Georges a cura; saggi di Detlef LEHNERT Peter LÖSCHE Dieter GROH Hans MOMMSEN Hartmut SOELL Jean Jacques BECKER Anton PELINKA Annie KRIEGEL Daniel LINDENBERG Hugues PORTELLI Alain BERGOUNIOUX Léo HAMON”,”Réformisme et révisionnisme dans les socialismes allemand, autrichien et français.”,”DREYFUS François-Georges a cura Saggi di D. LEHNERT P. LÖSCHE D. GROH H. MOMMSEN H. SOELL J.J. BECKER A. PELINKA A. KRIEGEL D. LINDENBERG H. PORTELLI A. BERGOUNIOUX L. HAMON “”Une fois la guerre terminée, ce fut una des principales difficultés du mouvement socialiste de se redonner un corps de doctrine sur la question de la guerre. Ainsi lorsque la IIe Internationale tenta de se reconstituer et qu’une conférence eut lieu dans ce but à Berne en février 1919, des polémiques très violentes s’y déroulèrent sur les responsabilités de la guerre. Le socialiste français Albert Thomas y prononça un véritable réquisitoire contre le sociaux-démocrates allemands (Donneur 1967: 29), tandis que la majorité des Allemands refusait d’admettre que l’impérialisme de leur pays ait plus de responsabilités que les impérialismes alliés (Kriegel 1966: 72). Finalement on décida de s?en remettre à un congrès oerdinaire de l’Internationale pour porter le jugement définitif (Cole 1958: t. IV, 293-294).”” (J.J. Becker, Les Internationales socialistes et le révisionnisme) (pag 110)”,”MEOx-107″
“DREYFUS François-Georges”,”1917. L’année des occasions perdues.”,”””Ce n’est qu’à partir de la fin de 1916 et du début de 1917 que l’industrie peut faire face aux besoins des armées: l’occupation de la région industrielle du Nord enlève plus de 60% de la production d’acier! Pendant les premiers mois de la guerre, l’insuffisance administrative fait que c’est le Comité des forges qui assume la charge d’un ministère de l’Armement! Ce n’est qu’au cours de 1916 qu’Albert Thomas; sous-secrétaire d’Etat, prend véritablement les fabrications de guerre et il ne deviendra ministre que le 12 décembre 1916 avec , comme sous-secrétaire d’Etat, Loucheur, lequel deviendra ministre en septembre 1917 et le restera dans le cabinet Clemenceau. Il faut attendre juillet 1917 pour que soit créé un Comité général du pétrole. Peu à peu sont mis en place près de 300 organismes de contrôle ou de coordination. Comme le dit François Caron, “”l’année 1917 serait, de ce point de vue, l’antithèse du XIX siècle liberal””. Nous l’avons dit, l’ampleur des besoins favorise l’essor des industries mécaniques et sidérurgiques et l’apparition des industries chimiques et électriques. C’est ainsi que naissent quelques grand groupes industriels (Hispano-Suiza, par exemple). Kuhlmann constitue en février 1917 une Compagnie nationale des matières colorantes et des produits chimiques, tandis que Saint-Gobain voit sa production chimique augmenter de 70% entre 1915 et 1917. Gaston Jèze, professeur de finances publiques à la faculté de droti de Paris, critique véhémentement “”les modes de passation des marchés de l’Etat, dont les intérêt financiers ne furent pas toujours très bien défendus””. Mais G. Jèze oublie de rappeler que ce sont ces profits qui financent la reconversion vers l’économie de guerre. Selon lui les bénéfices réalisés, comparés à ceux réalisés avant-guerre évoluent ainsi en millions de francs-or: Août 1914-décembre 1915: 2400; Janvier-décembre 1916:4200; Janvier-décembre 1917: 5300. Une étude un peu plus poussée confirme l’utilisation de ces profits à l’autofinancement, car les dividendes distribués demeurent tout à fait normaux. Au reste, F. Caron note que “”le taux brut de capitalisation des sociétés cotées à la Bourse de Paris est demeuré stable; toutefois le cours des actions qui avait chuté de 1914 à 1916 remonte de près de 15% en 1917″”. Economiquement, le bilan sera évidemment négatif, mais il ne faut pas le noircir, car il y eut prise de conscience, surtout après 1916, de la nécessité de favoriser la production industrielle”” (pag 340-341)”,”QMIP-160″
“DREYFUS Hubert L. RABINOW Paul”,”La ricerca di Michel Foucault. Analitica della verità e storia del presente, con un’intervista e due saggi di Michel Foucault.”,”Hubert L. Dreyfus insegna filosofia a Berkeley. É autore di What Computers can’t Do: A Critique of Artificial Reason; di Husserl, Intentionality and Cognitive Science; di numerosi saggi su Heidegger, l’ermeneutica ed i problemi filosofici legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Paul Rabinow insegna antropologia a Berkeley. É autore di Symbolic Domination. Cultural Form and Historical Change in Morocco; di Reflexions on Fieldwork, ha curato inoltre l’antologia The Foucault Reader.”,”TEOS-076-FL”
“DREYFUS Pierre GROPPO Bruno INGERFLOM Claudio Sergio LEW Roland PENNETIER Claude PUDAL Bernard WOLIKOW Serge a cura, saggi di Alain BLUM Pierre BROCHEUX Sabine DULLIN Donald FILTZER René GALLISSOT Wendy GOLDMAN Peter HOLQUIST Michaël LOWY Frédérique MATONTI Gábor T. RITTERSPORN Lewis SIGELBAUM Rémi SKOUTELSKY Brigitte STUDER Antony TODOROVJean VIGREUX Lynne VIOLA”,”Il secolo dei comunismi.”,”Michel Dreyfus (CNRS, Centre national de la recherche scientifique), Bruno Groppo CNRS, Claudio Sergio Ingerflom CNRS, Roland Lew Université Libre de Bruxelles / EHESS, Claude Pennetier CNRS, Bernard Pudal Université de Montpellier, Serge Wolikow Université de Bourgogne.”,”RUSS-085-FL”
“DRI Pietro”,”Pasteur. Dal microscopio alla Legion d’onore.”,”L’impreparazione dei francesi in guerra franco-prussiana e il patriottismo degli scienziati su entrambi i fronti, 1870. (pag 30-31) “”(…) Pasteur aveva una visione chiara dell’impreparazione del suo paese alla guerra (franco-prussiana del 1870, ndr) e dei motivi che a suo dire l’avevano condotto a questo destino: “”Quale pazzia, quale accecamento – scriveva poco dopo l’inizio della guerra – nell’inerzia dell’Austria, della Russia, dell’Inghilterra! Quale ignoranza pure nei capi del nostro esercito, sullo stato delle forze rispettive delle due nazioni! Ohi, avevamo ragione noialtri scienziati di dolerci della miseria del Dipartimento dell’istruzione pubblica! La vera causa di tutte le nostre disgrazie attuali è là. Non è impunemente – forse un giorno lo si riconoscerà, ma sarà troppo tardi – che si lascia decadere intellettualmente una grande nazione. Ma, come dite voi, se noi non ci rialziamo da questi disastri vedremo ancora i nostri uomini di Stato perdersi nelle discussioni senza fine, sopra forme di Governo, invece di andare in fondo alle cose. Noi sopportiamo la pena di cinquant’anni di oblio profondo delel scienze, delle condizioni del loro sviluppo, della loro immensa influenza sul destino di un grande popolo e di tutte ciò che avrebbe potuto aiutare la diffusione della luce… mi fermo, tutto questo mi fa male”””” [Pietro Dri, Pasteur. Dal microscopio alla Legion d’onore, 2013] (pag 31)”,”SCIx-362″
“DRINKWATER John”,”La vie de Cromwell.”,”””La rivoluzione puritana è un avvenimento salutare per le generazioni a venire in Inghilterra, ma è anche un atto di violenza. Il governo di Cromwell è stato fondato sulla violenza, e paga il prezzo delle sue origini. Cromwell e i suoi soldati difendevano il diritto quanto nessun partito ha mai potuto fare in Inghilterra; però essi detenevano il potere senza titolo giuridico. Nessun argomento morale può far scomparire questa fonte di debolezza. Senza dubbio, restava ai puritani la risorsa di stabilire la loro propria legalità, ed essi non mancheranno di farlo. Ad ogni modo, una frazione considerevole dell’ opinione contestava vigorosamente questa legalità nuova””. (pag 157-158)”,”UKIR-032″
“DROKALOS Sotirios Fotios”,”Alessandro Magno e pensiero strategico moderno.”,”Satirios Fotios Drokalos nasce ad Atene nel 1981. Si laurea a Bologna (Laurea Magistrale in Relazioni internazionali)e ottiene presso l’Università N. Cusano di Roma il Master in Antiterrorismo internazionale e Storia militare. Ha al suo attivo alcuni libri tra cui ‘Cristianesimo sanguinario. La devastazione del mondo greco-romano’ (2014). ‘Il principio del centro di gravità e della distruzione delle forze nemiche armate, secondo il pensiero di Carl von Clausewitz e di altri esponenti del pensiero strategico moderno, è davvero garanzia di vittoria? Qui vengono studiati alcuni casi nodali, la spedizione di Alessandro Magno in Asia, la campagna di Napoleone il Grande in Russia, fino alla sua tragica conclusione, la ritirata della Grande Armée, il colossale conflitto russo-tedesco del 1941-1945, tra Wehrmacht e Armata rossa…’ Riflessioni sul fallimento dell’ Operazione Barbarossa (pag 332-352). Il mancato attacco immediato a Mosca causa della sconfitta? “”(…) Hitler decise inizialmente di non attaccare Mosca perché quando visitò lo Stato Maggiore del Gruppo Centro a Novy Borisov individuò delle contraddizioni e delle ambiguità nei racconti e nelle posizioni dei quattro comandanti del Gruppo Centro che davano l’impressione di una forza non ancora pronta per un’azione immediata, ma che invece dovesse avere il tempo di coordinarsi e prepararsi (49). Hitler quindi dopo ciò dichiarò che, al posto di Mosca, gli obiettivi sarebbero stati Leningrado e l’Ucraina. Sembra che il fondatore del nazismo a quel punto avesse già capito che la guerra sarebbe stata lunga e difficile, stupito dall’inaspettata forza della resistenza russa, quando lui insieme ai capi dell’OKH e i servizi segreti si erano aspettati che la vittoria sarebbe stata nelle loro mani già prima dell’arrivo a Mosca grazie all’annientamento dell’Armata Rossa. È interessante e ironico che a voler l’attacco immediato contro Mosca fosse proprio chi nutriva dei veri dubbi sulla fondatezza delle informazioni e della grande fiducia iniziale: fra essi per esempio Guderian, che a quel punto come abbiamo visto venne ricevuto da Hitler a Rastenburg e cercò di convincerlo del fatto che si doveva avanzare subito verso Mosca. Questa premura per un attacco immediato alla capitale non si doveva a una grande fiducia nelle proprie forze, ma al contrario all’impressione che la dimensione della potenza sovietica fosse tale da far credere che una vittoria in una guerra prolungata sarebbe stata impossibile e dunque che la scelta migliore sarebbe stata colpire rischiando il tutto subito. Ma Hitler pensava in termini diversi e la sua risposta a Guderian, al quale parlò delle esigenze economiche del momento, dimostra che le sue idee erano cambiate. Per alcuni, come scrive Clark, le nuove scelte di Hitler erano fondate sostanzialmente su considerazioni difensive: (…) “”la presa di Leningrado avrebbe isolato i Russi fuori dal Baltico e assicurato la rotta del minerale di ferro verso la Svezia; la presa dell’Ucraina avrebbe fornito le materie prime e i prodotti agricoli di cui la Germania avrebbe avuto bisogno per una lunga guerra; l’occupazione della Crimea avrebbe neutralizzato la minaccia dell’aeronautica russa contro i giacimenti petroliferi di Ploesti”” [Clark , nota 2, pag 102]. Ciò non significa che lo scopo ultimo fosse cambiato per il governo tedesco. Ovviamente Hitler pensava che dopo l’occupazione di Leningrado e dell’Ucraina ci sarebbero state le condizioni favorevoli per la formazione di un’enorme tenaglia da nord a sud che avrebbe chiuso Mosca in una super-sacca (…). Le truppe tedesche erano già sovraesposte dopo l’avanzata iniziale e il loro rifornimento con materie prime e uomini era estremamente problematico e carente. I carri armati e gli altri mezzi meccanizzati avevano bisogno di manutenzione e i loro numeri erano sensibilmente diminuiti per via delle perdite durante le battaglie e i guasti dopo aver marciato per grandissime distanze. Al contempo dalla parte opposta c’erano già ad aspettare delle nuove armate ancora intatte”” (pag 344-347) [() Alan Clark, Barbarossa. The Russia-German Conflict 1941-45, Perennial, New York, 2002 (1985)] Hitler riteneva, date le difficoltà della logistica e l’incertezza dei comandanti, non ancora pronta la Wehrmacht per l’attacco immediato a Mosca, quindi optò per una sorta di ‘difensiva’: l’occupazione di Leningrado e dell’Ucraina in previsione di una guerra lunga e difficile sul fronte orientale”,”QMIx-329″
“DROYSEN J.G. a cura di Delio CANTIMORI”,”Sommario di istorica.”,”Johann Gustav DROYSEN, nacque nel 1808 a Treplow. Nel 1829 insegnò in un ginnasio berlinese, dal 1835 all’Univ di Berlino, dal 1840 a Kiel, nel 1851 a Jena per poi tornare nel 1859 a Berlino, dove morì nel 1884. E’ noto soprattutto per la sua opera ‘Storia dell’ Ellenismo’ della quale il famoso ‘Alessandro Magno’ costituisce la prima parte, e per i suoi studi sulla storia prussiana, che lo han fatto considerare come il fondatore della famosa ‘scuola prussiana’. La figura più comunemente nota di D. è quella dello storico dello Stato e della forza, che polemizza da una parte contro il liberalismo dottrinario alla GERVINUS e dall’altra contro il romanticismo alla medievale di chi avrebbe voluto la “”grande Germania”” unita sotto l’autorità del Sacro Romano Impero. Questa posizione corrisponde al cambiamento di opinione di”,”STOx-003″
“DROZ Jacques”,”Les causes de la Premiere Guerre mondiale. Essai d’historiographie.”,”(Il dibattito storiografico sviluppato nel corso del XX secolo sulle cause della prima guerra mondiale. Lenin: non si può dare una valutazione storica concreta della guerra attuale, senza uno studio completo della natura dell’imperialismo nei suoi aspetti economici e politici. ‘Les bases de l’interpretations marxiste des causes de la Première Guerre mondiale ont été fournies par Lénine lui-même qui, dès le début des hostilités, fidèle à ses analyses antérieures, déduisait cet événement, à ses yeux, inévitable, du développement des politiques impérialistes, de la lutte pour les marchés et de l’inégal développement des économies. En novembre 1914, dans son essai sur “”la guerre et la social-démocratie russe””, il constatait que chaque nation belligérante avançait des justifications de nature morale ou politique; pour l’Allemagne s’agissait “”de s’emparer des territoires, d’asservir des nations étrangères, de ruiner les nations concurrentes, de piller les richesses, de détourner l’attention des masses laborieuses des crises politiques intérieures, en Russie, en Allemagne, en Angleterre, dans les autres pays: tel était le contenu réel; telle était la portée, la signification de la guerre présente””. Fin 1915, Lénine (1) écrivait qu'””il ne saurait être question de porter une appréciation historique concrète sur la guerre actuelle, si l’on ne faisait pas reposer cette appréciation sur la mise en lumière complète de la nature de l’impérialisme dans ses aspects à la fois économiques et politiques””. Ce fut précisément cette étude que Lénine devait poursuivre en 1916 dans ‘L’impérialisme, stade suprême du capitalisme”. Nota: (1) Sur l’ensemble des thèses de Lénine et des léninistes, cfr. F. Klein, ‘Deutschland in ersten Weltkrieg, 3 vol., I, chap. I] (pag 42-42). Indice: 1. Le problème des responsabilités entre les deux guerres (L’établissement de la thèse allemande de la “”Kriegsschuldlüge””; L’ètablissement de la thèse française sur les responsabilités allemandes; Les débats en France sur la responsabilité allemande; La littérature américaine sur les origines de la guerre; Les thses de Jules Isaac; L’interpretation marxiste des origines de la guerre). 2. Les études historiques au cours des années cinquante. 3. “”Griff nach der Weltmacht””. 4. Les polémiques contre Fischer (Gerhard Ritter; Egmont Zechlin; Karl D. Erdmann), 5. Les thèses de Fischer à la lumière de l’historiographie des années soixante. 6. La guerre des illusions. J. Droz, Professeur à la Faculté des Lettres et des Sciences Humaines de Paris. Bibliografia: Jacques Droz, ‘Socialisme et syndicalisme de 1914 a 1939’. CDU, Centre de documentation universitaire, Paris, 1972]”,”QMIP-007″
“DROZ Bernard ROWLEY Anthony”,”Storia del XX secolo. 1. Declino delle potenze europee. 3. Sviluppo e indipendenza 1950 – 1973.”,”1° vol: Fine dominio Europa, 1° GM, ruolo anno 1917, dopoguerra, stabilizzazione internazionale, crisi 1929, crisi democrazia liberale, propagazione fascismo, comunismo sovietico da comunismo di guerra e NEP a dittatura staliniana. 3° vol: contrasti e divisioni epoca guerra fredda, struttura sociale da ristrettezze a primo benessere, sogno americano, radicalizzazione divisioni politiche USA UK FR GERM IT JAP URSS CINA, apogeo guerra fredda guerra Corea, crisi Berlino, Cuba, fine colonialismo decolonizzazione nascita terzo mondo, 1968, distensione, guerra Vietnam e ‘sei giorni, Kippur. Gli AA sono docenti di Storia all’ Institut d’etudes politiques di Parigi e autori di ricerche econ-politiche.”,”RAIx-017″
“DROZ Jacques”,”Reaction et suffrage universel en France et en Allemagne 1848 – 1850.”,”L’A è Professore alla Sorbona.”,”QUAR-007″
“DROZ Jacques BARIETY Jacques (Sous la dir. DROZ J.)”,”Histoire de l’Allemagne. 3. Republique de Weimar et Regime hitlerien 1918 – 1945.”,”Autografi degli autori su prima pagina”,”GERG-008″
“DROZ M.”,”Le nationalisme allemand de 1871 à 1939.”,”L’A è Prof Facoltà Lettere Scienze Umane Sorbona”,”GERG-002″
“DROZ Jacques a cura; collaborazione di Pierre AYCOBERRY Alain BOYER Serge COSSERON Jacques GRANDJONC Alain RUIZ Gilbert BADIA Pierre BROUE’ Annelise CALLEDE-SPAETHE Irene PETIT Claudie WEILL”,”Allemagne. Dictionnaire Biographique du Mouvement Ouvrier International. Collection Jean Maitron.”,”Collaborano: Pierre AYCOBERRY, Alain BOYER, Serge COSSERON, Jacques GRANDJONC, Alain RUIZ, Gilbert BADIA, Pierre BROUE’, Annelise CALLEDE-SPAETHE, Irene PETIT, Claudie WEILL.”,”MGEx-001″
“DROZ Jacques a cura; collaborano al 1° volume Annie KRIEGEL Claude MOSSE’ Francois BEDARIDA Jean BRUHAT Jean CHESNEAUX Albert SOBOUL; collaborano al 2° volume Madeleine REBERIOUX Paul GUICHONNET Pierre VILAR Francois BEDARIDA Roger PORTAL Marianne DEBOUZY Jean CHESNEAUX Annie KRIEGEL”,”Histoire generale du socialisme. Tome 1. Des origines à 1975; Tome 2. De 1875 à 1918.”,”Hanno collaborato al 1° vol dell’opera: Annie KRIEGEL, Claude MOSSE’, Francois BEDARIDA, Jean BRUHAT, Jean CHESNEAUX, Albert SOBOUL oltre allo stesso DROZ. Al 2° Vol: DROZ, Madeleine REBERIOUX, Paul GUICHONNET, Pierre VILAR, Francois BEDARIDA, Roger PORTAL, Marianne DEBOUZY, Jean CHESNEAUX, Annie KRIEGEL. Sommario: le utopie socialiste fino alla rivoluzione industriale; il socialismo utopistico durante la prima era industriale; socialismo e movimento operaio dalla rivoluzione del 1848 fino all’agonia della 1° Internazionale; i partiti socialisti europei; il socialismo fuori d’Europa (USA, impero britannico, JAP, mondo arabo asiatico), la 2° Internazionale, 1° GM.”,”SOCx-030″
“DROZ Jacques a cura; collaborazione di Francois BEDARIDA Jean BRUHAT Jean CHESNEAUX Jacques DROZ Annie KRIEGEL Claude MOSSE’ Albert SOBOUL”,”Storia del socialismo. 1. Dalle origini al 1875.”,”Hanno collaborato: Francois BEDARIDA (Maison francaise di Oxford), Jean BRUHAT (Univ Vincennes), Jean CHESNEAUX (Univ Paris VII), Jacques DROZ (Univ Paris), Annie KRIEGEL (Univ di Nanterre), Claude MOSSE’ (Univ Vincennes), Albert SOBOUL (Univ Paris).”,”SOCx-031 SOCU-026″
“DROZ Jacques a cura; collaborazione di Francois BEDARIDA Jean CHESNEAUX Marianne DEBOUZY Jacques DROZ Paul GUICHONNET Annie KRIEGEL Roger PORTAL Madeleine REBERIOUX Pierre VILAR”,”Storia del socialismo. 2. Dal 1875 al 1918.”,”Hanno collaborato: Francois BEDARIDA (Maison francaise di Oxford), Jean CHESNEAUX (Univ Paris VII), Marianne DEBOUZY (Univ Paris VIII), Jacques DROZ (Univ Paris), Paul GUICHONNET (Univ Ginevra), Annie KRIEGEL (Univ di Nanterre), Roger PORTAL (Univ Paris I), Madeleine REBERIOUX (Univ Paris VIII), Pierre VILAR (Univ Paris I).”,”SOCx-032″
“DROZ Jacques a cura; collaborazione di Francois BEDARIDA Pierre BROCHEUX Georges CASTELLAN Jean CHESNEAUX Jacques DROZ René GALLISSOT Paul GUICHONNET Pawel KORZEC Annie KRIEGEL George LEFRANC Claude LEVY Yves PERSON Roger PORTAL Jacques POUCHEPADASS Yildiz SERTEL Pierre VILAR”,”Storia del socialismo. 3. Dal 1918 al 1945.”,”Hanno collaborato: Francois BEDARIDA (Maison francaise di Oxford), Pierre BROCHEUX (Paris VII), Georges CASTELLAN (Paris VIII), Jean CHESNEAUX (Univ Paris VII), Jacques DROZ (Paris I), René GALLISSOT (Paris VIII), Paul GUICHONNET (Univ Ginevra), Pawel KORZEC (CNRS), Annie KRIEGEL (Univ di Nanterre Paris X), George LEFRANC (Ecole Normale Superieure), Claude LEVY (CNRS), Yves PERSON (Paris I), Roger PORTAL (Univ Paris I), Jacques POUCHEPADASS (CNRS), Yildiz SERTEL (Paris VIII), Pierre VILAR (Univ Paris I).”,”SOCx-033″
“DROZ Jacques a cura; collaborazione di Marianne DEBOUZY Jacques DROZ René GALLISSOT Jean LACOUTURE Robert PARIS Robert PERSON Madeleine REBERIOUX”,”Storia del socialismo. 4. Dal 1945 al 1975.”,”Hanno collaborato: Marianne DEBOUZY (Univ Paris VIII), Jacques DROZ (Univ Paris), René GALLISSOT (Paris VIII), Jean LACOUTURE e Robert PARIS (EHESS), Robert PERSON (Paris I), Madeleine REBERIOUX (Univ Paris VIII).”,”SOCx-034″
“DROZ Jacques”,”Histoire des doctrines politiques en France.”,”Jacques DROZ è docente della facoltà di lettere dell’ Univ di Clermont-Ferrand.”,”TEOP-053″
“DROZ J.”,”Socialisme et syndicalisme de 1914 a 1939.”,”J. DROZ, Professeur à la Faculté des Lettres et des Sciences Humaines de Paris”,”MFRx-135″
“DROZ Jacques”,”Le Romantisme allemand et l’ état. Resistance et collaboration dans l’ Allemagne napoleonienne.”,”DROZ è Professore alla Sorbona.”,”GERx-061″
“DROZ Jacques”,”Le socialisme democratique 1864-1960.”,”Jacques DROZ è Professore alla Sorbona.”,”MEOx-016″
“DROZ Jacques a cura; collaborazione di Francois BEDARIDA Jean BRUHAT Jean CHESNEAUX Claude MOSSE’ Annie KRIEGEL Albert SOBOUL”,”Geschichte des Sozialismus. Band 1. Von den Anfängen bis 1875. Das utopische Denken bis zur industriellen Revolution.”,”collaborazione di Francois BEDARIDA Jean BRUHAT Jean CHESNEAUX Claude MOSSE’ Annie KRIEGEL Albert SOBOUL”,”SOCU-061″
“DROZ Jacques a cura; collaborazione di Francois BEDARIDA Jean BRUHAT Jean CHESNEAUX Claude MOSSE’ Annie KRIEGEL Albert SOBOUL”,”Geschichte des Sozialismus. Band 2. Der utopische Sozialismus bis 1848.”,”collaborazione di Francois BEDARIDA Jean BRUHAT Jean CHESNEAUX Claude MOSSE’ Annie KRIEGEL Albert SOBOUL”,”SOCU-062″
“DROZ Jacques”,”Europa: restauracion y revolucion, 1815-1848.”,”DROZ Jacques è professore alla Sorbona. ha pubblicato numerosi lavori di storia contemporanea in particolare sulla Germania (‘Les revolutions allemandes de 1848’ ‘Le romantisme allemand et l’ Etat’, ‘Histoire de l’ Allemagne’, ‘Le liberalisme rhenan, 1815-1848’). Contiene il capitolo ‘Conclusion: Las causas de las revoluciones de 1848’.”,”EURx-136″
“DROZ Jacques”,”Les révolutions allemandes de 1848.”,”DROZ Jacques Docente della facoltà di lettere di Clermont. Manoscritto e note di E. TONNELAT “”Questo risveglio del cattolicesimo è stato il grande fatto della storia religiosa degli anni 40 in Germania. Dal punto di vista politico, vale la pena di notare che non si è compiuto, come negli altri Stati, sotto il segno del liberalismo, ma contro di lui. Il cattolicesimo rimane al contrario attaccato fino all’ ultimo all’ ideale politico del romanticismo. Niente alleanza, come in Francia e in Belgio, tra le rivendicazioni cattoliche e le aspirazioni liberali: Montalembert lo constata dal 1833, in occasione del suo viaggio in Germania. L’ accoglienza riservata alle idee dell’ Avenir e alla teoria menaisienne della separazione della Chiesa e dello Stato fu dunque fredda, anche ostile. La dottrina politica del cattolicesimo tedesco appare chiaramente nell’ Athanasius che pubblica J. Görres alla fine del 1837 (…)””. (pag 129)”,”QUAR-054″
“DROZ Jacques”,”Histoire diplomatique de 1648 à 1919.”,”Pierre MILZA professore emerito universitario all’ IEP di Parigi. L’ egemonia della Gran Bretagna prima della Rivoluzione industriale. “”L’ Europa del 1763 non è dunque, malgrado l’ estensione del trionfo inglese, un’ Europa pacificata. L’ Inghilterra ha potuto consolidare l’ opera di Utrecht: essa detiene il commercio americano; ha conquistato il Canada e gode alle Indie di una potenza preponderante; conserva Gibilterra e Minorca, controlla l’ ingresso del Baltico, possiede un commissario a Dunkerque e conta sull’ amicizia tradizionale delle Province-Unite. Non è però un’ egemonia incontestata. Né la Francia né la Spagna accettano la situazione che è loro stata creata: alle due potenze marittime, la solidarietà dei loro interessi contro l’ Inghilterra appare come un assioma indiscutibile. La diplomazia inglese non può più contare sulla grande arma che non ha smesso di usare dal 1688: la diversione continentale; essa non è riuscita in effetti a conservare l’ alleanza prussiana. Quindi, sembra che le sorti della Prussia non siano dipese, in ultima istanza, dall’ Inghilterra ma dalla Russia. E’ quest’ultima potenza che sembra debba giocare sul continente un ruolo preponderante; senza dubbio la sua politica è stata, nel corso dell’ ultimo mezzo secolo, esitante e contradditoria, ma quando la nuova zarina sarà riuscita a fissare le sue alleanze e i suoi disegni si misurerà in quale misura essa peserà sulla storia d’ Europa””. (pag 135)”,”RAIx-212″
“DROZ M.”,”Le socialisme allemand de 1863 à 1918.”,”M. DROZ, Professeur à la Faculté des Lettres et Sciences Humaines de Paris “”Le parti social-démocrate est devenu, vers 1900, une machine très compliquée. A la base se trouve, dans chaque unité – et chaque unité c’est la circonscription electorale – une personne de confiance, Vertrauensmann, que est élus par la base, et qui sert d’intermediaire entre les diverses sections et l’organisme central. A la tête du parti se trouve un comité directeur, lequel comité directeur comprend 12 membres, qui ont été désignés par le congrès, et ce comité directeur a à ses côtés une commission de contrôle de 9 membres, qui est élue dans les mêmes conditions. C’est ce comité directeur qui, entre autres occupations, administre le Vorwärts, qui est le journal que est la propriété du parti. L’organe essentiel dans la vie du parti, c’est le congrès, qui est vraiment l’organisme souverain, qui se réunit tous les ans, et ce congrès est constitué par tgrois délégués, au maximum, par circonscription électorale. Plus tard, à l’époque de la primière guerre mondiale, il y aura une représentation proportionnelle, c’est-à-dire que chaque circonscription électorale envoie un nombre de congressistes correspondant à son importance. C’est le congrès qui, lors de sa réunion annuelle, nomme le comité directeur et la commission de contrôle, et qui est chargé de l’administration du parti. Le pouvoir du congrès est total et absolu. Il est cependant limité, en fait, par ce qu’on appelle “”la fraction socialiste du Reich””, c’est-à-dire les députés sociaux-démocrates élus au Reich, qui ont une très grosse influence sur la politique générale. (…) Tels sont, très brièvement exposés, les rouages généraux du parti. Ces rouages metten en jeu un immense organisme. Le parti social-démocrate comporte, en 1913, 4.000 fonctionnaires, dont 750 pour la seule ville de Berlin, et ce parti dispose d’un budget considérable: 10% des cotisations des membres reviennent à la caisse centrale du parti.”” (pag 39)”,”MGEx-186″
“DROZ Bernard”,”Storia della decolonizzazione nel XX secolo.”,”DROZ Bernard professore onorario al Lycée Louis-le-Grand e caporedattore della rivista ‘Outre-mers’ è autore di ‘Histoire de la guerre d’Algérie’. “”E’ superfluo ricordare lo stretto legame che unì religione e colonizzazione. L’opera di evangelizzazione aveva preceduto il grande slancio imperialista della seconda metà del XIX secolo, al punto che la difesa delle missioni, in Asia come in Africa, si era trasformata in giustificazione della conquista coloniale. Ma a partire dagli anni 1870-1880, colonizzazione ed evangelizzazione erano andate di pari passo, come dimostrato dalla curva delle istituzioni missionarie, in una simbiosi che i progressi dell’anticlericalismo, specialmente in Francia, non seppero intaccare. Ufficialmente riconosciute e sovvenzionate, dotate di un ricco patrimonio fondiario, le missioni si videro assegnare un ruolo crescente, talvolta vicino al monopolio, nel campo dell’istruzione, della formazione professionale e dell’azione sanitaria.”” (pag 82-83)”,”PVSx-050″
“DROZ Jacques a cura; saggi di KRIEGEL Annie MOSSÉ Claude BEDARIDA François BRUHAT Jean CHESNEAUX Jean DROZ Jacques SOBOUL Albert”,”Historia general del socialismo. Volumen 1. De los orìgenes a 1875.”,”Marx “”Este estudio conduce a Marx a la formulación de la ‘ley general de la acumulación capitalista’. Es inexacto presentarla como la ley de la pauperización (Marx habla de pauperismo y no de pauperización). Es la teoría llamada de los dos polos, a saber, “”acumulación de riqueza en un polo”” y “”acumulación de pobreza, de sufrimiento, te embrutecimiento, de degradación moral, de esclavitud en el polo opuesto, entre la clase que produce el capital””. Como todas las leyes formuladas en ‘El Capital’, la ley general de la acumulación capitalista es una ley tendencial, es decir, que actúa con mayor o menor intensidad en función de las fuerzas antagonistas, que frenan su aplicación o que, por el contrario, la aceleran. Por lo demás, para apreciar esta ley conviene no restringirse a una determinada categoria del proletariado captada en un momento y un país dados. Por otra parte, Marx propone un ejemplo de este tipo de estudio en un capítulo titulado precisamente: “”Ilustración de la ley general de la acumulación capitalista””. Se trata de una presentación de la evolución de la condición obrera en Inglaterra de 1846 a 1866. Karl Marx evita cualquier generalización. Distingue una serie de capas industriales: los obreros mal pagados, los “”nómadas del proletariado”” (“”infantería ligera del proletariado, lanzada – según las necesidades del momento – tan pronto a un extremo del país como a otro””), los mineros y los obreros agrícolas. Analiza los efectos de la crisis sobre “”la parte mejor pagada de la clase obrera, su aristocracia”” (en ese momento los constructores de navíos acorazados). Somete a consideración la condición peculiar del pueblo irlandés. Con este ejemplo se evidencia que la ley general de la acumulación capitalista no interviene en todos lo sitios y siempre con el mismo rigor. Pero, sea como sea, amplía las bases de la contradicción fundamental del sistema capitalista: contradicción entre el carácter social de la producción y la apropiación privada de los medios de producción.”” (pag 594-595) [Jean Bruhat, El lugar de ‘El Capital’ en la historia del socialismo] [in Jacques Droz a cura; Historia general del socialismo. Volumen 1. De los orìgenes a 1875, 1976]”,”SOCx-232″
“DROZ Jacques”,”Le socialisme democratique, 1864-1960.”,”””A l’issue du congrès de La Haye, K. Marx publie sous le titre ‘L’Alliance de la démocratie socialiste et l’A.I.T.’ (Londres, juillet 1873) une attaque contre les anarchistes. En voici la conclusion: “”Tout en laissant la plus complète liberté aux mouvements et aspirations de la classe ouvrière dans les différents pays, l’Internationale avait cependant réussi à la réunir en un seul faisceau et à faire sentir, pour la première fois, aux classes dirigeantes et à leurs gouvernements la puissance cosmopolite du prolétariat. Les classes dirigeantes et les gouvernements ont reconnu ce fait en concentrant leurs attaques sur l’organe exécutif de notre Association, le Conseil général. Ces attaques s’étaient accentuées de plus en plus depuis la chute de la Commune. Et voilà le moment choisi par les alliancistes pour déclarer de leur côté guerre ouverte au Conseil général! D’après eux, son influence, arme puissante entre les mains de l’Internationale, n’était qu’une arme dirigée contre elle. C’était le prix d’une lutte, non contre les ennemis du prolétariat, mais contre l’Internationale elle-même. A leur dire, les tendances dominatrices du Conseil général l’avaient emporté sur l’autonomie des sections et des féderations nationales. Il ne restait plus qu’à decapiter l’Internationale pour sauver l’autonomie. En effet, les hommes de l’Alliance savaient que, s’ils ne saisissaient pas ce moment décisif, c’en était fait de la direction secrète du mouvement prolétaire rêvé par les cent frères internationaux de Bakounine. Leurs invectives trouvèrent un écho approbateur dans la presse policière de tous les pays. Leurs phrases sonores d’autonomie et de libre fédération, en un mot leurs cris de guerre contre le Conseil général, n’étaient donc qu’une manoeuvre pour masquer le vrai but: désorganiser l’Internationale et par cela même la soumettre au gouvernement secret hiérarchique de l’Alliance”””” [Jacques Droz, Le socialisme democratique, 1864-1960, 1966]”,”MEOx-001-FL”
“DROZ Bernard ROWLEY Anthony”,”Storia del XX Secolo. Volume I. Declino delle potenze europee.”,”Bernard Droz e Anthony Rowley sono docenti di storia all’Institut d’études politiques di Parigi e autori di ricerche economico-politiche. Il XX secolo ha vissuto due guerre mondiali e due crisi economiche internazionali; ha visto una rivoluzione e molte dittature; ha creato i mass-media e i computer; ha portato l’uomo sulla luna e prodotto il terrorismo. Di fronte a questa congerie di eventi mancava sinora un’opera di sintesi che osasse selezionare i fatti essenziali e fornire ad essi le chiavi interpretative. Questo libro copre una lacuna le cui conseguenze si riflettono ormai pesantemente sulla nostra capacità di comprendere il presente e di farne oggetto di riflessione e di studio.”,”STOU-021-FL”
“DROZ Bernard ROWLEY Anthony”,”Storia del XX Secolo. Volume II. Nascita del mondo contemporaneo.”,”Bernard Droz e Anthony Rowley sono docenti di storia all’Institut d’études politiques di Parigi e autori di ricerche economico-politiche. Il XX secolo ha vissuto due guerre mondiali e due crisi economiche internazionali; ha visto una rivoluzione e molte dittature; ha creato i mass-media e i computer; ha portato l’uomo sulla luna e prodotto il terrorismo. Di fronte a questa congerie di eventi mancava sinora un’opera di sintesi che osasse selezionare i fatti essenziali e fornire ad essi le chiavi interpretative. Questo libro copre una lacuna le cui conseguenze si riflettono ormai pesantemente sulla nostra capacità di comprendere il presente e di farne oggetto di riflessione e di studio.”,”STOU-022-FL”
“DROZ Bernard ROWLEY Anthony”,”Storia del XX Secolo. Volume III. Sviluppo e indipendenza (1950-1973).”,”Bernard Droz e Anthony Rowley sono docenti di storia all’Institut d’études politiques di Parigi e autori di ricerche economico-politiche. Il XX secolo ha vissuto due guerre mondiali e due crisi economiche internazionali; ha visto una rivoluzione e molte dittature; ha creato i mass-media e i computer; ha portato l’uomo sulla luna e prodotto il terrorismo. Di fronte a questa congerie di eventi mancava sinora un’opera di sintesi che osasse selezionare i fatti essenziali e fornire ad essi le chiavi interpretative. Questo libro copre una lacuna le cui conseguenze si riflettono ormai pesantemente sulla nostra capacità di comprendere il presente e di farne oggetto di riflessione e di studio.”,”STOU-023-FL”
“DROZ Jacques”,”Storia della Germania.”,”Jacques Droz professore universitario.”,”GERx-021-FL”
“DROZ Jacques”,”Historia de Alemania.”,”Jacques Droz dottore in lettere, Incaricato, Universitario”,”GERx-132″
“DROZ Jacques GENET Lucien VIDALENC Jean”,”L’Époque Contemporaine. Restaurations et Révolutions (1815-1871). Vol. I.”,”Jacques Droz professeur à l’Université de Clermond Ferrand. Lucien Genet professeur au Lycée Louis-le-Grand. Jean Vidalenc chargé d’enseignement à l’Université d’Aix-en-Provence. Préface, Notes, Bibliographie Générale, Index, Addenda, CLIO Introduction aux Études Historiques IX EUROPA FRANCIA BELGIO OLANDA IMPERO BRITANNICO BALCANI 2° SECONDA REPUBBLICA GERMANIA PRUSSIA RUSSIA”,”RAIx-040-FL”
“DROZ Jacques”,”Histoire diplomatique de 1648 à 1919.”,”La pace russa (Brest-Litovsk, 1918) trascina la pace romena: la sorte delle forze armate romene sconfitte era disperata… Il trattato di Bucarest (7 maggio 1918) sacrifica l’indipendenza economica del regno (re Ferdinando) che diventa tributario degli Stati centrali. (pag 537)”,”RAIx-016-FV”
“DROZ Jacques”,”L’influence de Marx en Allemagne pendant la Révolution de 1848.”,”La grande difficoltà nel 1848 incontrata nell’organizzare un movimento operaio rivoluzionario risiedeva nella divisione stessa della classe operaia divisa tra artigiani (maitres et compagnons) e operai di fabbrica. Nessuno meglio di Engels ha reso conto dell’inettitudine della classe operaia tedesca nel 1848 (pag 5)”,”QUAR-002-FGB”
“DROZ Jacques”,”Les causes de la Première Guerre mondiale. Essai d’historiographie.”,”DROZ Jacques: (Parigi, 12/3/1909-Parigi 3/3/1998) storico specialista della storia del mondo germanico e delle idee politiche. Laureato nel 1932 trascorse un anno in Germania (1935) nell’ambito della preparazione della tesi universitaria, dedicata al “”Liberalismo renano 1815-1848″”. Insegnò anche alla Sorbona. Oltre al suo lavoro personale, ha curato diverse opere relative alla storia del socialismo e del movimento operaio. È il padre dello storico Bernard Droz. «Al centro dell’opera di Fischer [Fischer Fritz, giornalista tedesco, considerato tra i più importanti studiosi delle cause della prima guerra mondiale e del ruolo della Germania. N.d.R.] e che costituisce la principale rivelazione del libro, c’è il programma di pace che il cancelliere Bethmann-Hollweg sviluppò il 9 settembre 1914, quindi ancor prima della fine della battaglia della Marna. Pur avendo espresso il desiderio di evitare ogni tipo di discussione sugli scopi della guerra e di restare fedele alla tesi della guerra “”difensiva”” definita il 4 agosto – e ciò per non far vacillare la fedeltà della socialdemocrazia alla politica d’union sacrée – il cancelliere fu infatti, fin dall’inizio delle ostilità, “”occupato ad estendere il potere della Germania””. Ispirato da idee diffuse in molti ambienti economici tedeschi e in particolare dall’industriale Walther Rathenau e dal direttore della Deutsche Bank Arthur von Gwinner, (…) questo programma prevedeva cinque temi principali: -la costituzione di una Mitteleuropa destinata a dare alla Germania l’egemonia economica sul continente, riunendo Francia, Belgio, Olanda, Danimarca, Austria-Ungheria, Polonia e, possibilmente, Scandinavia e Italia; -il trasferimento alla Germania dei giacimenti di minerale di ferro della Lorena (Briey e Longwy) (…) smantellamento delle fortificazioni da Dunkerque a Boulogne (…) se necessario l’imposizione di una pesante indennità di guerra alla Francia e la firma di un trattato commerciale che la porrebbe “”sotto la dipendenza della Germania””; -la trasformazione del Belgio in uno “”stato vassallo”” (cessione di Liegi ecc. e accoglienza di guarnigioni tedesche nei punti strategici); -la costituzione di una vasta area del Mittelafrika, (…) con al centro il Congo Belga; – la costituzione tra Russia e Germania di Stati cuscinetto, che spingessero il più lontano possibile l’impero degli zar dal mondo germanico (…) il programma di pace del 9 settembre 1914 non rappresentava solo il pensiero della cancelleria (ma anche della) Associazione centrale degli industriali tedeschi.» (pag 69, 70, 71. Traduz.d.r.)”,”QMIP-057-FSL”
“DRUCKER Peter”,”Max Shachtman and His Left. A Socialist’s Odyssey Through the “”American Century””.”,”Peter DRUCKER (1958-) Max SCHACHTMAN (1903-1972) DRUCKER Peter è stato un attivista e un teorico del mutamento sociale per 15 anni. Ha scritto sugli Stati Uniti e la politica internazionale. Max SCHACHTMAN fu una figura chiave negli anni 1960, nel movimento per i diritti civili, nel movimento operaio e sindacale e nel movimento pacifista. Originariamente comunista di Harlem, leader nella lotta per salvare Sacco e Vanzetti, “”Commissario per la politica estera”” di TROTSKY, organizzatore dello sciopero generale di Minneapolis e uno degli oppositori alla 2° guerra mondiale. Assieme a Bayard RUSTIN e Stokely CARMICHAEL, costituì una rete di influenza sui diritti civili, l’ AFL-CIO e il partito democratico. Durante la guerra del Vietnam però prese la via del sostegno alla guerra e ruppe con il movimento progressivo. Tra Lenin e Trotsky. “”All’ inizio la sua apocalittica visione del “”socialismo o morte””, che prese a prestito dal vecchio slogan di Rosa Luxemburg “”socialismo o barbarie”” (socialism or barbarism) aggiornato per il tardo XX secolo, incrementò la sua lealtà ai seguaci che erano “”imperturbabili e inimperturbabili, che non esitavano e non si indebolivano””. Ma negli anni 1949-1951, sebbene continuasse a identificarsi con la tradizione di Lenin e Trotsky, abbandonò molta parte della strategia della rivoluzione socialista in quanto inapplicabile alle democrazie capitalistiche del dopoguerra””. (pag 218-219)”,”TROS-167″
“DRWESKI Bruno a cura; saggi di Gilbert ACHCAR Christophe AGUITON Samir AMIN Wladimir ANDREFF Nicolas BARDOS-FELTORONYI Ali BAYAR Daniel BENSAID Denis BERGER Ludmilla BOULAVKA Joseph BOUMENDIL Alexandre BOUZGALINE Pierre BROUE’ Gilles CANDAR Julio CARRANZA Andrea CATONE Vincent CHAMBARLHAC Jean-Marie CHAUVIER Francis COHEN Patrice COHEN-SEAT Shen DALI Bruno DRWESKI Renaud FABRE Samuel FARBER Marc FERRO Bernard FREDERICK Claude FRIOUX René GALISSOT Georges GASTAUD Jean-Jacques GOBLOT Peter GOWAN Mily GRETSKI Janette HABEL Thierry HOLH Alicja JASZCZUK Boleslaw JASZCZUK Monty JOHNSTONE Boris KAGARLITSKY Tamas KRAUSZ Francette LAZARD Paul LE-BLANC Roland LEW Bernard LOUVEL Michael LÖWY Jean MAGNIADAS Livio MAITAN David MANDEL Sylvie MARTIN Gilles MARTINET Jakub MONETA Tangui PERRON Yvon QUINIOU Catherine SAMARY Francis SITEL Morris SLAVIN Irene SOKOLOGORSKY Andrei SOROKIN Jacques TEXIER Timour TIMOFEEV Charles-André UDRY Jean VIGREUX Carlos VILAS Jean-Marie VINCENT M.I. VOIEKOV Claude WEILL Roland WEYL Serge WOLIKOW”,”Octobre 1917. Causes impact prolongements.”,”DRWESKI Bruno è Maitre de conferences all’ INALCO, segretario scientifico del Centre d’ Etudes de l’ Europe Mediane. E’ pure membro della direzione di ‘Espaces Marx’. saggi di Gilbert ACHCAR Christophe AGUITON Samir AMIN Wladimir ANDREFF Nicolas BARDOS-FELTORONYI Ali BAYAR Daniel BENSAID Denis BERGER Ludmilla BOULAVKA Joseph BOUMENDIL Alexandre BOUZGALINE Pierre BROUE’ Gilles CANDAR Julio CARRANZA Andrea CATONE Vincent CHAMBARLHAC Jean-Marie CHAUVIER Francis COHEN Patrice COHEN-SEAT Shen DALI Bruno DRWESKI Renaud FABRE Samuel FARBER Marc FERRO Bernard FREDERICK Claude FRIOUX René GALISSOT Georges GASTAUD Jean-Jacques GOBLOT Peter GOWAN Mily GRETSKI Janette HABEL Thierry HOLH Alicja JASZCZUK Boleslaw JASZCZUK Monty JOHNSTONE Boris KAGARLITSKY Tamas KRAUSZ Francette LAZARD Paul LE-BLANC Roland LEW Bernard LOUVEL Michael LÖWY Jean MAGNIADAS Livio MAITAN David MANDEL Sylvie MARTIN Gilles MARTINET Jakub MONETA Tangui PERRON Yvon QUINIOU Catherine SAMARY Francis SITEL Morris SLAVIN Irene SOKOLOGORSKY Andrei SOROKIN Jacques TEXIER Timour TIMOFEEV Charles-André UDRY Jean VIGREUX Carlos VILAS Jean-Marie VINCENT M.I. VOIEKOV Claude WEILL Roland WEYL Serge WOLIKOW”,”RIRO-194″
“DRWESKI Bruno a cura; scritti di BROUÉ Pierre FERRO Marc COHEN Francis FABRE Renaud, e altri”,”Octobre 1917. Causes, impact, prolongements.”,”Maitre de conférences à l’INALCO, secrétaire scientifique du Centre d’Études de l’Europe Médiane, Bruno Drweski est membre de la direction d’Espaces Marx. Convegno organizzato da Espaces Marx 1997 Universié Paris VIII Avertissement, Préface di Renaud FABRE, Avant-propos di Bruno DRWESKI, Auteurs, note, Actuel Marx Confrontation, sous la direction de Jacques BIDET, Jacques TEXIER, André TOSEL,”,”RIRO-146-FL”
“DUBCEK Alexander”,”Il nuovo corso in Cecoslovacchia. Problemi e prospettive dei comunisti cecoslovacchi nella nuova fase della rivoluzione socialista.”,”A. Dubcek è nato il 27 novembre 1921 a Uhrovec, in Slovacchia. Nel 1939 ha aderito al Partito comunista cecoslovacco partecipando alla resistenza contro i tedeschi e all’insurrezione slovacca. Dopo la liberazione ha ricoperto vari incarichi nel partito. Deputato all’Assemblea nazionale, dal 1964 è stato deputato al Consiglio nazionale slovacco. Nel 1968 alla sessione plenaria del Comitato centrale del Pcc è stato eletto primo segretario del comitato stesso. “”Uno dei primi compiti del nostro Comitato centrale, del governo ed anche dell’Assemblea nazionale sarà quello di consolidare rapidamente la situazione nelle forze di sicurezza e nell’esercito. All’indirizzo del ministero dell’interno, degli organi di sicurezza, sono state rivolte nell’ultimo periodo molte critiche. L’opinione pubblica è preoccupata di tutta una serie di fatti emersi in connnessione con l’attività di alcune unità degli organi di sicurezza negli anni cinquanta e con alcuni avvenimenti nell’ultimo periodo”” (pag 48-49)”,”EURC-137″
“DUBIEF Henri”,”Le déclin de la IIIe République, 1929-1938.”,”DUBIEF Henri è nato a Parigi nel 1913. Professore di ‘khâgne’ presso il Liceo Henri-IV fino al 1972. Inspecteur général di storia. “”Des militants socialistes ont reproché à Blum et à Thorez d’avoir empêché la révolution socialistge; des historiens (Sorlin) pensent qu’elle était possible; d’autres (Lefranc) estiment qu’il était en tout cas possible d’obtenir plus. Mais ce n’est là qu’une vue théorique. La révolution ne pouvait se faire sans les communistes; or, ceux-ci sont liés par une politique internationaliste qui, aussi bien en France qu’en Espagne, vise à l’alliance avec les bourgeoisies nationales contre le fascisme – c’est le principe même des fronts populaires. De son côté, le patronat ressentit la victoire ouvrière comme une atteinte cruelle à son pouvoir.”” (pag 183)”,”FRAV-128″
“DUBIEF Henri presentazione”,”Le syndicalisme revolutionnaire.”,”Henri DUBIEF professore di prima superiore al liceo Henri IV.”,”MFRx-322″
“DUBLA Ferdinando”,”Secchia, il Pci e il ’68.”,”DUBLA Ferdinando (Taranto, 1956) docente di scienze della formazione è storico del movimento operaio. Ha pubblicato ‘Gramsci e la fabbrica’ (1986), ‘Ecologia sociale, capitalismo reale, comunismo possibile’ (1993). Ha curato gli scritti di Secchia ‘I quadri e le masse’ (1996). “”Uno dei motivi di profondo interesse di Secchia al movimento studentesco e giovanile del ’68, sta proprio qui: una consonanza piena su questo punto, ‘l’azione politica di resistenza che si dispiega in controffensiva’. In qualche modo, giò la Clara Zetkin, in modo un pò lirico, aveva contrassegnato questa visione, nella sua relazione alla sessione del Comitato Esecutivo allargato dell’IC, a Mosca, nel giugno 1923: “”il fascismo è il castigo che colpisce il proletariato per non aver proseguito la rivoluzione cominciata in Russia”” (1). Nella genesi del fascismo italiano, Secchia intravede ‘il castigo’ nei limiti profondi delle forze soggettive (…)””. (pag 29) (1) (Dichiarazione citata da Guerin in Fascismo e grran capitale, 1994)”,”PCIx-331″
“DUBNOW Simon”,”Breve storia di Israele. Dalle origini ai nostri giorni.”,”Nell’avvertenza: traduzione non integrale del testo originale francese per ‘disposizioni delle Superiori Autorità’. Illustrazioni: Riproduzione bando papale in difesa degli ebrei (1633) “”Il grande storico Enrico (Hirsch) Graetz eresse il più bel monumento: la “”Storia degli Ebrei”” in 11 volumi (pubblicata in tedesco, 1853-1876). Egli risuscitò il passato ebraico tre volte millenario, narrò la grandezza spirituale e le tragiche sofferenze del popolo perseguitato, risvegliando in tutti i cuooi una grande simpatia verso Israele. Sotto l’influsso di queste idee Moses Hess scrisse le sue opere piene di ardore intorno ai compiti del popolo ebraico protestando vigorosamente contro l’assimilazione che nega l’esistenza del popolo ebraico. Nel suo libro “”Roma e Gerusalemme”” (pubblicato in tedesco nel 1862) chiedeva che, con lo aiuto dei filantropi, si intraprendesse una nuova colonizzazione ebraica in Erez Israel perché tornasse ad essere paese ebraico. Hess fu il primo a passare dall’assimilazione all’idena nazionale e al ‘Sionismo’.”” (pag 241-242)”,”EBRx-047″
“DUBOFSKY Melvyn”,”‘Big Bill’ Haywood.”,”La DUBOFSKY è Professore di storia alla State University di New York a Birghamton.”,”MUSx-018″
“DUBOFSKY Melvyn VAN TINE Warren a cura; altri saggi di David MONTGOMERY Richard OESTREICHER John H.M. LASLETT Nick SALVATORE Joseph R. CONLIN Craig PHELAN Alice KESSLER-HARRIS Steven FRASER Ronald SCHATZ William H. HARRIS Nelson LICHTENSTEIN Estelle JAMES Robert H. ZIEGER Cletus E. DANIEL”,”Labor Leaders in America.”,”Saggi di David MONTGOMERY, Richard OESTREICHER, John H.M. LASLETT, Nick SALVATORE, Joseph R. CONLIN, Craig PHELAN, Alice KESSLER-HARRIS, DUBOFSKY e VAN-TINE, Steven FRASER, Ronald SCHATZ, William H. HARRIS, Nelson LICHTENSTEIN, Estelle JAMES, Robert H. ZIEGER, Cletus E. DANIEL.”,”MUSx-060″
“DUBOFSKY Melvyn”,”We shall be all. A History of the Industrial Workers of the World.”,”””I Wobblies rovesciarono pure gli assunti comuni americani riguardo all’ applicabilità dell’ evoluzione darwiniana al cambiamento sociale. Introducendo la teoria dell’ evoluzione biologica nell’ analisi sociale consentirono a molti americani di concludere che l’ accumulo della ricchezza si è realizzato solo come risultato della loro abilità nella lotta per la sopravvivenza economica; all’ opposto, l’ insuccesso, la povertà e la dipendenza erano segni di incapacità. Eric Goldman ha chiamato questa ideologia darwinismo conservatore, per contraddistinguerlo dal darwinismo riformista, l’ ideologia che usava la teoria dell’ evoluzione biologica per promuovere riforme e attaccare lo status quo. Se il concetto di darwinismo conservatore è valido, allora i Wobblies possono propriamente essere definiti darwinisti radicali o rivoluzionari. L’ ideologia IWW comincia con il credo secondo cui “”l’ evoluzione sociale non differisce in nulla di essenziale rispetto all’ evoluzione organica””. (pag 152-153)”,”MUSx-167″
“DUBOFSKY Melvyn”,”We Shall Be All. A History of the Industrial Workers of the World (IWW).”,”L’autore è nato e cresciuto a Brooklyn, New York. Ha studiato al Brooklyn College e all’Università di Rochester dove ha ricevuto il Ph.D. L’origine del termine ‘Wobbly’ per definire i membri degli IWW è incerta (nota 1 pag 485) Deportazione in America. Nell’inserto fotografico al centro del libro si riportano foto della deportazione dei minatori IWW delle miniere di rame a Bisbee in Arizona. I minatori in marcia furono portati verso i carri merci e ammassati all’interno dei vagoni e portati via con il treno (12 luglio 1917) In apertura: “”Arise, ye prisoners of starvation! Arise, ye wretched of the earth! For Justice thunders condemnation. A better world’s in birth. No more tradition’s chains shall bind us; Arise, ye slaves! No more in thrall! The earth shall stand on new foundations; We have been ‘naught’ – We shall be ‘All’!”” Mancanza di una specifica strategia da opporre alla guerra (pag 351) L’esperienza di Big Bill Haywood in Russia non fu positiva. Egli non abbracciò il bolscevismo, non entrò negli schemi del pensiero di Lenin e Trotsky. Gli IWW avevano un approccio ‘anti-organizzazionale’, erano per uno Stato operaio, non-politico, per una società anarco-sindacalista. Non trovavano accettabili le regole applicate in Russia per gli Stati Uniti (pag 460-61)”,”MUSx-317″
“DUBOFSKY Melvyn”,”We Shall Be All. A History of the Industrial Workers of the World.”,”Melvyn Dubofsky was born and grew up in Brooklyn, New York, and studied at Brooklyn College and the University of Rochester, where he received the Ph.D. Introduction, Preface, Acknowledgments, Notes, Epilogue, A Note on Sources, A Note on the Author, Index”,”MUSx-074-FL”
“DUBOS René”,”The Wooing of Earth.”,”Dono Tino Albertocchi”,”ASGx-055″
“DU-BOURGUET Pierre”,”I Copti.”,”Pierre De Bourguet, nato nel 1910 ad Ajaccio è entrato nel 1927 nella Compagnia di Gesù (Gesuiti) e si è specializzato in egittologia nelle Università di Lione Parigi Oxford e il Cairo. I Copti sono i discendenti diretti degli Egizi di epoca faraonica. (pag 9)”,”VAR-023-FF”
“DUBY Georges a cura”,”Histoire de la France de 1852 à nos jours.”,”Opera fatta con la collaborazione di Jean BOUVIER prof Univ Paris-I Sorbonne, D Institut d’histoire economique et sociale, Beatrice DIDIER prof Univ de Paris VIII, Vincennes, Georges DUPEUX prof univ de Bordeaux-III, Yves FLORENNE, Jean-Marie D’HOOP maitre assistant honoraire a la Sorbonne, Philippe JOUTARD Univ de Provence, Marcel MERLE Prof dipartimento di scienze politiche Univ Sorbonne, Jean METTAS assistant à la faculté des lettres de Reims (deceduto), Jacques NERE’ prof faculté des lettres de Brest, Maurice PARODI prof faculté sciences economiques Univ Aix-Marseille II, Jacques ROUGERIE, maitre assistant à l’Univ de Paris I.”,”FRAD-003″
“DUBY Georges a cura; saggi di Maurice AGULHON Jacqueline BEAUJEU-GARNIER Louis BERGERON André BOURDE Jean BOUVIER Elisabeth CARPENTIER Noel COULET Jean DELUMEAU Pierre DEYON Jean DHONDT Beatrice DIDIER Georges DUPEUX Yves FLORENNE Jean-Marie d’HOOP René JOFFROY André JORIS Philippe JOUTARD Annie KRIEGEL Julia LARROQUE-ROUSSOT Marcel LE GLAY Marcel MERLE Jean METTAS Michel MOLLAT Lucien MUSSET Jacques NERE’ Maurice PARODI René PILLORGET Pierre RICHE’ Jacques ROSSIAUD Jacques ROUGERIE Denise de SONNEVILLE-BORDES André-Jean TUDESQ Adriaan VERHULST Michel VOVELLE”,”Dynasties et revolutions de 1348 à 1852.”,”Collaboratori: Maurice AGULHON, Jacqueline BEAUJEU-GARNIER, Louis BERGERON, André BOURDE, Jean BOUVIER, Elisabeth CARPENTIER, Noel COULET, Jean DELUMEAU, Pierre DEYON, Jean DHONDT, Beatrice DIDIER, Georges DUPEUX, Yves FLORENNE, Jean-Marie d’HOOP, René JOFFROY, André JORIS, Philippe JOUTARD, Annie KRIEGEL, Julia LARROQUE-ROUSSOT, Marcel LE GLAY, Marcel MERLE, Jean METTAS, Michel MOLLAT, Lucien MUSSET, Jacques NERE’, Maurice PARODI, René PILLORGET, Pierre RICHE’, Jacques ROSSIAUD, Jacques ROUGERIE, Denise de SONNEVILLE-BORDES, André-Jean TUDESQ, Adriaan VERHULST, Michel VOVELLE. Il libro riporta gli incarichi universitari di questi autori.”,”FRAA-001″
“DUBY Georges ARIES Philippe; saggi di Alberto CARACCIOLO Chiara SARACENO Omar CALABRESE Gerard VINCENT Georges TEYSSOT Giancarlo ZIZOLA Sophie BODY-GENDROT Guido FINK e Franco MORGANTI Franco GATTI Kristina ORFALI Franco FERRAROTTI”,”La vita privata. Il novecento.”,”Saggi di Alberto CARACCIOLO, Chiara SARACENO, Omar CALABRESE, Gerard VINCENT, Georges TEYSSOT, Giancarlo ZIZOLA, Sophie BODY-GENDROT, Guido FINK e Franco MORGANTI, Franco GATTI, Kristina ORFALI, Franco FERRAROTTI.”,”STOS-043″
“DUBY Georges”,”Lo specchio del feudalesimo. Sacerdoti guerrieri e lavoratori.”,”DUBY insegna storia sociale del Medioevo al College de France.”,”STOS-003″
“DUBY Georges a cura; collaborazione di Maurice AGULHON Jacqueline BEAUJEU-GARNIER Louis BERGERON André BOURDE Jean BOUVIER Elisabeth CARPENTIER Noel COULET Jean DELUMEAU Pierre DEYON Jean DHONDT Beatrice DIDIER Georges DUPEUX Yves FLORENNE Jean-Marie D’HOOP René JOFFROY André JORIS Philippe JOUTARD Marcel LE-GLAY Marcel MERLE Jean METTAS Michel MOLLAT Lucien MUSSET Jacques NERE’ Maurice PARODI René PILLORGET Pierre RICHE’ Jacques ROSSIAUD Jacques ROUGERIE Julia ROUSSOT-LARROQUE Denise de SONNEVILLE-BORDES André-Jean TUDESQ Adriaan VERHULST Michel VOVELLE”,”Storia della Francia. 1. Nascita di una nazione, dinastie e rivoluzioni. 2. I tempi nuovi dal 1852 ai giorni nostri.”,”Con la collaborazione di Maurice AGULHON, Jacqueline BEAUJEU-GARNIER, Louis BERGERON, André BOURDE, Jean BOUVIER, Elisabeth CARPENTIER, Noel COULET, Jean DELUMEAU, Pierre DEYON, Jean DHONDT, Beatrice DIDIER, Georges DUPEUX, Yves FLORENNE, Jean-Marie D’HOOP, René JOFFROY, André JORIS, Philippe JOUTARD, Marcel LE-GLAY, Marcel MERLE, Jean METTAS, Michel MOLLAT, Lucien MUSSET, Jacques NERE’, Maurice PARODI, René PILLORGET, Pierre RICHE’, Jacques ROSSIAUD, Jacques ROUGERIE, Julia ROUSSOT-LARROQUE, Denise de SONNEVILLE-BORDES, André-Jean TUDESQ, Adriaan VERHULST, Michel VOVELLE. (per gli incarichi dei collaboratori v. volume)”,”FRAG-006″
“DUBY Georges”,”Le origini dell’ economia europea. Guerrieri e contadini nel Medioevo.”,”Georges DUBY (Parigi, 1919) professore di storia medievale presso la facoltà di lettere di Aix-en-Provence dal 1953 al 1970, insegna ora (1983) storia sociale del medioevo al College de France. Altre sue opere apparse per i tipi della Laterza: -L’ economia rurale nell’Europa medievale (1966) -L’ arte e la società nell’ Europa medievale (1977) -Lo specchio del feudalesimo. Sacerdoti, guerrieri e lavoratori (1980) -Il cavaliere, la donna, il prete (1982)”,”STOS-064″
“DUBY Georges MANDROU Robert”,”Storia della civiltà francese.”,”Il Medioevo è scritto da DUBY, l’ età moderna e contemporanea da MANDROU.”,”FRAS-014″
“DUBY Georges PERROT Michelle, a cura di Pauline SCHMITT-PANTEL; saggi di Nicole LORAUX Giulia SISSA Yan THOMAS Francois LISSARRAGUE Claudine LEDUC Aline ROUSSELLE Bruit ZAIDMAN John SCHEID Monique ALEXANDRE Stella GEORGOUDI Pauline SCHMITT-PANTEL”,”Storia delle donne. L’ Antichità.”,”Saggi di Nicole LORAUX Giulia SISSA Yan THOMAS Francois LISSARRAGUE Claudine LEDUC Aline ROUSSELLE Bruit ZAIDMAN John SCHEID Monique ALEXANDRE Stella GEORGOUDI Pauline SCHMITT-PANTEL. “”Le donne era esentate – o escluse – dallo studio e dall’ insegnamento della Tora, intorno ai quali il giudaismo doveva, dopo la caduta del Tempio, imperniarsi sempre di più. Il Rabbi Eliezer, nel primo secolo d.C., nononstante fosse il marito di Ima Chalom, piena di scienza, diceva: “”Insegnare la Tora alla propria figlia è insegnarle oscenità””. (pag 475)”,”DONx-014″
“DUBY Georges”,”Guerreros y campesinos. Desarrollo inicial de la economia europea (500-1200).”,”””Nella base più profonda dei movimenti dell’ economia tutto induce a fare dello shock delle ultime invasioni il responsabile di un’ impulso per altri vantaggi, dato che vivificò le tendenze espansive che il cumulo di obblighi teneva compresse nel mondo rurale dell’ epoca di Carlomagno””. (pag 149)”,”EURE-031″
“DUBY Georges PERROT Michelle, a cura di Francoise THEBAUD; saggi di Gisela BOCK Daniele BUSSY GENEVOIS Yolande COHEN Francois COLLIN Jacqueline COSTA-LASCOUX Nancy F. COTT Helene ECK Yasmine ERGAS Victoria DE-GRAZIA Anne HIGONNET Rose-Marie LAGRAVE Nadine LEFAUCHEUR Marcelle MARINI Francoise NAVAILH Luisa PASSERINI Mariette SINEAU Anne-Marie SOHN Francoise THEBAUD”,”Storia delle donne. Il Novecento.”,”Saggi di Gisela BOCK Daniele BUSSY GENEVOIS Yolande COHEN Francois COLLIN Jacqueline COSTA-LASCOUX Nancy F. COTT Helene ECK Yasmine ERGAS Victoria DE-GRAZIA Anne HIGONNET Rose-Marie LAGRAVE Nadine LEFAUCHEUR Marcelle MARINI Francoise NAVAILH Luisa PASSERINI Mariette SINEAU Anne-Marie SOHN Francoise THEBAUD. “”La corrente egualitaria del femminismo è erede del pensiero illuminista rivisitato dal marxismo. Essa identifica differenza e dominio e concepisce soltanto individui astratti ed equivalenti. A partire dagli anni Settanta, prende forma un’altra corrente ad essa parallela che, almeno in parte, deriva dalla psicoanalisi. Secondo quest’ ultima la subordinazione delle donne deriva dal fatto che la loro vera natura è stata negata. Si tratta dunque di affermare la realtà specifica positiva – e non relativa – delle donne, e di misurare il loro spazio precipuo tanto rispetto al godimento sessuale quanto rispetto alla cultura””. (pag 337, Francois Collin, La disputa della differenza)”,”DONx-020″
“DUBY Georges PERROT Michelle, a cura di Genevieve FRAISSE e Michelle PERROT; saggi di Nicole ARNAUD-DUC Jean BAUBEROT Cecile DAUPHIN Michela DE-GIORGIO Genevieve FRAISSE Dominique GODINEAU Nancy L. GREEN Ane HIGONNET Marie-Claire HOOCK-DEMARLE Anne-Marie KÄPPELI Yvonne KNIBIEHLER Anne-Lise MAUGUE Francoise MAYEUR Stephane MICHAUD Michelle PERROT Joan W. SCOTT Elisabeth G.SLEDZIEWSKI Judith R. WALKOWITZ”,”Storia delle donne. L’ Ottocento.”,”Saggi di Nicole ARNAUD-DUC Jean BAUBEROT Cecile DAUPHIN Michela DE-GIORGIO Genevieve FRAISSE Dominique GODINEAU Nancy L. GREEN Ane HIGONNET Marie-Claire HOOCK-DEMARLE Anne-Marie KÄPPELI Yvonne KNIBIEHLER Anne-Lise MAUGUE Francoise MAYEUR Stephane MICHAUD Michelle PERROT Joan W. SCOTT Elisabeth G.SLEDZIEWSKI Judith R. WALKOWITZ. L’ educazione laica delle ragazze: fondamenti e principi. (Mirabeau, Taleyrand, Condorcet, Lepeletier de Saint-Fargeau) “”Erede in questo di Rousseau, sull’ educazione femminile la Rivoluzione francese ha prodotto poche riflessioni e ha legiferato ancor meno. Tuttavia in favore dell’ eguaglianza intellettuale tra ragazze e ragazzi, si distingue una corrente che presupporebbe un’ identità di contenuti, se non dovesse prevalere il principio di una divisione di compiti tra i due sessi. I ragazzi sono destinati alla vita pubblica, alla carriera militare e legale. Le ragazze sono allevate per la casa e la vita coniugale.”” (pag 229)”,”DONx-022″
“DUBY Georges PERROT Michelle, a cura di Christiane KLAPISCH-ZUBER; saggi di Jacques DALARUN Claude THOMASSET Carla CASAGRANDE Silvana VECCHIO Diane OWEN HUGHES, Claude THOMASSET Carla CASAGRANDE Silvana VECCHIO Diane OWEN HUGHES, Suzanne FONAY WEMPLE Paulette L’HERMITE-LECLERCQ Georges DUBY Claudia OPITZ, Fonay WEMPLE Paulette L’HERMITE-LECLERCQ Georges DUBY Claudia OPITZ, Françoise PIPONNIER Chiara FRUGONI Danielle REGNIER-BOHLER Georges DUBY”,”Storia delle donne in Occidente. Il Medioevo.”,”saggi di Jacques DALARUN Claude THOMASSET Carla CASAGRANDE Silvana VECCHIO Diane OWEN HUGHES, Claude THOMASSET Carla CASAGRANDE Silvana VECCHIO Diane OWEN HUGHES, Suzanne FONAY WEMPLE Paulette L’HERMITE-LECLERCQ Georges DUBY Claudia OPITZ, Fonay WEMPLE Paulette L’HERMITE-LECLERCQ Georges DUBY Claudia OPITZ, Françoise PIPONNIER Chiara FRUGONI Danielle REGNIER-BOHLER Georges DUBY”,”DONx-038″
“DUBY Georges PERROT Michelle, a cura di Natalie ZEMON DAVIS e Arlette FARGE; saggi di Olwen HUFTON Sara F. MATTEWS GRIECO Véronique NAHOUM-GRAPPE Martine SONNET Elisja SCHULTE VAN KESSEL Natalie ZEMON DAVIS Françoise BORIN Jean-Paul DESAIVE Eric A. NICHOLSON Michèle CRAMPE-CASNABET Evelyne BERRIOT SALVADORE Claude DULONG Nicole CASTAN Arlette FARGE”,”Storia delle donne in Occidente. Dal Rinascimento all’età moderna.”,”saggi di Olwen HUFTON Sara F. MATTEWS GRIECO Véronique NAHOUM-GRAPPE Martine SONNET Elisja SCHULTE VAN KESSEL Natalie ZEMON DAVIS Françoise BORIN Jean-Paul DESAIVE Eric A. NICHOLSON Michèle CRAMPE-CASNABET Evelyne BERRIOT SALVADORE Claude DULONG Nicole CASTAN Arlette FARGE”,”DONx-039″
“DUBY Georges”,”Guglielmo il Maresciallo. L’avventura del cavaliere.”,”Georges Duby (Parigi 1919 – Aix en Provence 1996) è stato uno dei maggiori storici del Medioevo. Ha insegnato per vent’anni Storia delle società medievali al College de France. Ha pubblicato tra l’altro ‘L’arte e la società medievale’, ‘Il cavaliere, la donna, il prete’ e con Michelle Perrot ‘Storia delle donne in Occidente’. “”La scelta che ho fatto, di seguire il destino di un personaggio dall’infanzia alla morte, non è stata dettata dal desiderio di venire incontro al crescente interesse per la biografia diffuso nel gran pubblico degli appassionati di storia. E’ un disegno che si inserisce puntualmente nella lunga linea di sviluppo delle ricerche che vado svolgendo per una migliore comprensione della società che chiamiamo feudale. Dopo aver posto dei problemi, per non restarne prigioniero, mi è sembrato opportuno raggiungere per un ‘altra via la vita nella sua concretezza, accostarmi ad essa osservando, nel corso di un’esistenza e in una durate né troppo lunga né troppo breve, come si poneva il rapporto tra le azioni di un essere in carne e ossa, e le strutture che lo circondavano. Il mio tentativo si rannoda così al movimento generale che, da parecchi anni a questa parte, in Francia, porta gli storici d’avanguardia a non dedicare più tutta la loro attenzione alle strutture economiche, politiche o mentali, inducendoli a prendere di nuovo come oggetto di studio il fatto, l’individuo. Ritorno salutare, nella misura in cui la considerazione dell’evento e del fattore individuale è fondata su tutte le conquiste realizzate nel corso di mezzo secolo dalla storia profonda, lungo le vie aperte da Lucien Febvre, Marc Bloch e Fernand Braudel”” (febbraio 1985) (prefazione); Guglielmo il Maresciallo, William Marshal in inglese, Guillaume le Maréchal per i normanni, fu un celebre cavaliere inglese. Nacque da Giovanni e Sibilla di Salisbury in località non conosciuta e morì nel suo castello di Caversham (wikip); “”Attraverso le vicende di Guglielmo il Maresciallo, vissuto in Inghilterra tra il XII e l’inizio del XIII secolo e divenuto reggente di Enrico III Plantageneto, Duby compone un nuovo spettacolare affresco sulla società medievale. Al centro dell’indagine è qui il mondo normativo ed etico della cavalleria, ricostruito sul filo di un montaggio scenico, dalla “”principesca morte”” del protagonista alle azioni guerresche da lui condotte e poi, procedendo all’inverso, sino ai primi riti di iniziazione alle regole dell’universo cortese, ai meccanismi, infine, di cooptazione del giovane cadetto. E l’avventura del cavaliere si snoda lungo il tracciato di un documento eccezionale: la “”Chanson de geste”” composta a memoria delle imprese del Maresciallo. Dietro alle pieghe di un percorso individuale emerge tuttavia costantemente, secondo i caratteri propri delle “”biografie sociali”” di Duby, il serrato tessuto delle relazioni e delle solidarietà interne al corpo della società”” (L’Ind, 9.1995, A. Tarpino)]”,”STOS-178″
“DUBY Georges”,”Storia della Francia. Nascita di una nazione, dinastie e rivoluzioni dalle origini al 1852. Vol. I.”,”Georges Duby dell’Institut de France professore al Collège de France.”,”FRAS-003-FL”
“DUBY Georges”,”Storia della Francia. I tempi nuovi dal 1852 ai giorni nostri. Vol. II.”,”Georges Duby dell’Institut de France professore al Collège de France.”,”FRAS-004-FL”
“DUBY Georges MANDROU Robert”,”Storia della civiltà francese.”,”DUBY Prof di storia medievale alla facoltà di lettere dell’Univ Aix-en-Provence, è nato a Parigi nel 1919. E’ uno dei D della rivista ‘Etudes rurales’ e D il Centro di studi delle società mediterranee. Insegna (nel 1989) al College de France. Ha pubblicato: -La societé au XI et XII siecles dans la region Maconnaise -L’economie rurale et la vie des campagnes de l’Occident medieval (tradotto in IT, 1966) MANDROU insegna a Parigi all’Ecole Pratique des Hautes Etudes della Sorbona. E’ nato nel 1921. Ha pubblicato: -Histoire de la France moderne, 1500-1600. -La culture populaire en France au XVII et XVIII siecles. -Classes et luttes de classes dans la societé francaise au debut du XVII siecle. DUBY si occupa del Medioevo, MANDROU della Francia moderna.”,”STOS-005-FV”
“DUBY Georges”,”Il medioevo. Da Ugo Capeto a Giovanna d’Arco, 987-1460.”,”Carlo Magno, noto anche come Carlomagno, fu il re dei Franchi dal 768, re dei Longobardi dal 774 e dall’800 il primo Imperatore dei Romani, incoronato da papa Leone III nella basilica di San Pietro in Vaticano. Il suo regno segnò la fondazione dell’Impero carolingio, considerato da alcuni storici come la prima fase del Sacro Romano Impero1. Carlo Magno ampliò notevolmente il suo regno attraverso una serie di campagne militari vittoriose, che inclusero la conquista del Regno longobardo e l’espansione verso gran parte dell’Europa occidentale. Durante il suo regno, promosse la Rinascita carolingia, un periodo di rinascita degli studi politici, teologici e umanistici nell’Europa continentale1. L’impero di Carlo Magno resistette nella forma datagli fino alla morte del suo figlio Ludovico il Pio. Alla morte di Ludovico, l’impero fu diviso tra i suoi tre eredi: Lotario I, Carlo il Calvo e Ludovico II il Germanico. (f. copil.) ‘Georges Duby (7 ottobre 1919 – 3 dicembre 1996) è stato uno storico francese specializzato nel Medioevo. Nato a Parigi, Duby completò la sua istruzione secondaria al Lycée de Mâcon e proseguì gli studi superiori all’Università di Lione. Nel 1942 ottenne l’agrégation in geografia e, poco dopo, fu reclutato dal medievalista Jean Deniau come assistente. Nel 1952, Duby difese la sua tesi di dottorato a Parigi, sotto la supervisione di Charles-Edmond Perrin, e l’anno successivo fu nominato professore di storia medievale all’Università di Aix-Marseille, dove insegnò fino al 1970. In quell’anno, fu eletto alla cattedra di Storia delle società medievali al Collège de France. Duby è stato associato alla École des Annales, fondata da Marc Bloch e Lucien Febvre, e ha contribuito a sviluppare nuove prospettive storiografiche, come l’analisi delle relazioni di potere nella società medievale. Durante la sua carriera, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui la medaglia d’oro del Centro Nazionale della Ricerca Scientifica (CNRS) francese e il Premio Balzan per la storia europea del Medioevo3’ (f. copilot)”,”FRAG-001-FMDP”
“DUBY Georges”,”Le società medievali.”,”Georges Duby, nato a Parigi nel 1919, ha insegnato Storia sociale del Medioevo al Collège de France.”,”STMED-007-FMDP”
“DUBY Georges WALLON Armand, a cura; saggi di Georges BERTRAND Gérard BAILLOUD Marcel LE-GLAY Gury FOURQUIN”,”Histoire de la France rurale.”,”G. Duby, professore al College de France A. Wallon ispettore generale dell’agricoltura”,”FRAA-021-FSD”
“DUCANGE Jean-Numa”,”La Révolution française et la social-démocratie. Transmissions et usages politiques de l’histoire en Allemagne et Autriche, 1889-1934.”,”DUCANGE Jean-Numa è maître de conférences in storia contemporanea all’Università di Rouen e membro del laboratorio GRHIS (Groupe de Recherche d’Histoire). E’ animatore della ‘Societé d’études jaurésiennes’ e della ‘Societé des études robespierristes’. Gli almanacchi operai: brevi biografie di grandi rivoluzionari (oltre a Marx, Danton, Marat, Mirabeau, Robespierre, Hébert ecc.). Volkskalender (1878). (pag 60-61) Le biblioteche di partito. “”L’étude des deux bibliothèques de Köpenick et de Breslau (60), la primière étant une petite structure, la seconde un vaste centre, réflète bien la diversité des situations. On constate une volonté de différencier les lectures, “”instructive”” et “”récréative”” (61), souci que l’on avait déjà rencontré à travers les écritures différentes de Wilhelm Blos et Karl Kautsky. Constituer une bibliothéque historique. C’est la création d’un organe de presse consacré aux bibliothèques du parti – d’ailleurs présentée comme un événement important (62) – en Allemagne ‘Der Bibliothekar’ qui permet le mieux de comprendre leur importance pendant cette période. La revue, dirigée par le social-démocrate Gustave Hennig, illustre ainsi la grande attention et le volontarisme de la social-démocratie sur la question de l’accès aux livres (63).”” (pag 180) [(60) Roy-Jacquemart M.A., Deux bibliothèques ouvrières sous le Deuxième Reich: Köpenick et Breslau. Á propos de la politique culturelle de la Social-Démocratie allemande””, Cahiers d’Etudes Germanique, 3/1979, p. 103-138; (61) ibid., p.105; (62) Voir la présentation de Riazanov dans la ‘Neue Zeit’, 1908-1909, t.2, p. 125-126; pour l’Autriche voit ‘Der Kampf’, 1907, p. 191-192. La revue paraît à Leipzig de 1909 à 1918; (63) Les tirages sont modestes, la revue s’adresse avant tout à ceux qui s’occupent de la gestion des bibliotheques locales et de ceux qui s’intéressent de près à ces problèmes comme les dirigeants locaux du parti. ‘Protokoll…’, 1907, p. 32] (pag 180-181)”,”STOx-219″
“DUCANGE Jean-Numa CAHEN Jacqueline CHAMBARLAC Vincent RALLE Michel JOUSSE Emmanuel JOLLET Anne”,”Receptions de Marx en Europe avant 1914.”,”DOSSIER Jean-Numa Ducange Introduction. Réceptions de Marx en Europe avant 1914 [Full text] Jacqueline Cahen Les premiers éditeurs de Marx et Engels en France (1880-1901) [Full text] Vincent Chambarlhac L’orthodoxie marxiste de la SFIO : à propos d’une fausse évidence (1905-1914) [Full text] Michel Ralle La réception du marxisme par le socialisme espagnol [Full text] Vulgarisation et continuité des cultures ouvrières anti-autoritaires Emmanuel Jousse Chronique d’un non-lieu: le marxisme en Grande-Bretagne [Full text] Jean-Numa Ducange Publications récentes en français sur Marx et l’histoire du marxisme (depuis 2005) [Full text] Complément au dossier des Cahiers d’histoire. Revue d’histoire critique n°114 Jean-Numa Ducange Les traductions et publications de Karl Marx et Friedrich Engels en français avant 1914 [Full text] Complément au dossier des Cahiers d’histoire. Revue d’histoire critique n°114 CHANTIERS Dominique A. Laurent Woodrow Wilson, L’Humanité et la SFIO, décembre 1918-juin 1919 [Full text] MÉTIERS Transmettre l’Histoire Alain Croix and Philippe Daumas « Nantes-Histoire» [Full text] Réflexions sur une expérience d’histoire citoyenne Aux sources de l’Histoire Sonia Combe and Hedi Saïdi En Tunisie, ouvrir les archives de la dictature*! [Full text] DÉBATS Karim Fertikh Bad-Godesberg dans le langage social-démocrate en 1959 [Full text]”,”MADS-690″
“DUCANGE Jean-Numa”,”Karl Kautsky et le centenaire de la révolution française.”,”Jean-Numa Ducange Université de Rouen”,”KAUS-032″
“DUCANGE Jean-Numa KEUCHEYAN Razmig ROZA Stéphanie a cura; saggi di Alix BOUFFARD Jean-Christophe ANGAUT Ugo PALHETA Gilbert ACHVAR Julian MISCHI Jean QUÉTIER Yohan DUBIGEON Rémi LEFEBVRE Bastien CABOT Christophe PROCASSON J.N. DUCANGE Serge WOLIKOW Razmig KEUCHEYAN Stéphane HABER Claude PENNETIER Marion FONTAINE Gilles CANDAR Bastien CABOT Matthias MIDDELL Fabien ESCALONA Karel YON Alexis CUKIER Alain MAILLARD Sylvie APRIEL Anony BURLAUD Quentin DELUERMOZ Stéfanie PREZIOSO Éric AUNOBLE Jean VIGREUX Jerémie TAMIATTO Xavier VIGNA e altri”,”Histoire globale des socialismes. XIXe-XXIe siècle.”,”J.N. Ducange, professore di Storia contemporanea all’Università di Rouen Normandia. Membro dell’Institut Universitaire de France Stéphane Roza, incaricato di ricerca in filosofia politica (CNRS; ENS Lyon) Razmig Keucheyan, Professore di sociologia all’Università di Parigi (Philépol) Alcune voci presenti sono fuori argomento ed altre in argomento mancanti, la bibliografia per voce è scarna e datata”,”SOCx-274″
“DUCANGE Jean-Numa”,”Jules Guesde. L’anti-Jaurès?”,”J.N. Ducange è maitre de conferences in histoire contemporaine (Normandie Université Rouen). Specialista in storia delle sinistre francesi e germanofone. ‘Vers la scission: Lénine entre Jaurès et Guesde’ (pag 165)”,”MFRx-392″
“DUCANGE Jean-Numa”,”Jean Jaurès.”,”J.N. Ducange è professore di storia contemporanea all’Università di Rouen e membro dell’ Institut universitaire de France. Ha pubblicato una biografia di Guesde: ‘Jules Guesde: l’anti Jaurés?’ e ‘Quand la gauche pensait la nation’. Lenin (pag 234-236)”,”MFRx-397″
“DUCANGE Jean-Numa”,”Rosa Luxemburg. Radicale et libre.”,”Citati in bibliografia due libri recenti: – LOJKINE Ulysse e Alice VINCENT, Pour Découvrir Rosa Luxemburg’, Paris, Éditions Sociales, 2021 (‘una introduzione generale all’opera, un poco selettiva e lacunaria ma utile’) – J.L. DUCANGE, La République ensanglantée. Berlin, Vienne: aux sources du nazisme’, Paris, Armand Colin, Paris, 2022 (‘una sintesi sul periodo 1918-1922 che tiene conto della storiografia più recente)”,”LUXS-093″
“DUCCI Gino”,”L’ azione della marina giapponese nella guerra russo-giapponese.”,”Conferenza tenuta sotto gli auspici della Società Amici del Giappone nella sede dell’ Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente, 11 maggio 1938. “”Se l’ obiettivo del Giappone era in quel tempo unico, dato il perfetto accordo con la Gran Bretagna e l’ inesistenza di dissidi con gli Stati Uniti, così fortemente sviluppatisi dopo pochi anni, per la Russia gli obiettivi erano parecchi e tutti importanti””. (pag 12) “”Il tiro dei giapponesi si dimostrò subito ottimo ed efficace, quello dei russi incerto e inconcludente in quanto molti proiettili non scoppiavano. Dopo 45 minuti l’ Oslavia era inutilizzata ed affondava, poi la nave ammiraglia duramente provata uscì di formazione con l’ Ammiraglio ferito e lo Stato maggiore morto o ferito (…)””. (pag 31)”,”JAPx-056″
“DUCCI Roberto OLIVI Bino a cura; scritti di Winston CHURCHILL Altiero SPINELLI Ernesto ROSSI George MARSHALL Luigi EINAUDI Denis DE-ROUGEMONT Paul G. HOFFMAN Robert SCHUMAN Dwight D. EISENHOWER J.W. BEYEN P. MENDES-FRANCE Hugh ELLIS-REES Walter HALLSTEIN C. DE-GAULLE E. MARTINO MAC-MILLAN J.F. KENNEDY W. HALLSTEIN H. WILSON G. BROWN”,”L’Europa incompiuta.”,”””Muore come un poveraccio, il 14 marzo 1883, nel sonno, nella sua sedia a straio. In verità è morto due anni prima, quando s’è spenta la moglie Jenny dopo una lunga, penosa malattia cancerosa. “”Con lei è morto anche il Moro”” dice Engels a sua figlia Eleonor. Al funerale nel cimitero di Highgate partecipano solo una piccola schiera di amici e rappresentanti degli operai di alcune province. Otto persone. Il gesuita Pierre Teilhard de Chardin, dopo la Pasqua del 1955, è accompagnato da nove persone all’ultima dimora, alla tomba nell’esito newyorkese… Sulla fossa aperta, il vecchio amico Friedrich Engels pronuncia l’orazione funebre: “”Marx era prima di tutto un rivoluzionario. Contribuire, in un modo o nell’altro, alla caduta della società capitalistica e delle istituzioni statali da essa create, contribuire alla liberazione del proletariato moderno, cui egli aveva dato in primo luogo la coscienza del proprio stato e dei propri bisogni, la coscienza delle condizioni della sua emancipazione – questo fu il vero compito della sua vita. La lotta era il suo elemento. Ed egli ha lottato con una passione, un’ostinazione, un successo come pochi. Per questo Marx fu l’uomo più odiato e calunniato del suo tempo. Ed è morto venerato, amato, creduto da milioni di collaboratori rivoluzionari, dalle miniere siberiane a tutta l’Europa e l’America, fino in California, ed io posso dire arditamente: forse aveva ancora molti avversari, ma nessun nemico personale.”””” (pag 400) [Friedrich Heer, Europa madre delle rivoluzioni. Volume primo, 1968] “”Karl Marx era deciso, in quanto pontefice dell’avvenire, a contrapporre alla durezza dei dominatori del suo tempo – viveva in mezzo all’epoca della reazione, delle sue sempre crescenti vittorie, fra il 1848 e il 1883 – una durezza ancor più dura. La sua visione conteneva tutta la forza di Mosè: occorrevano soltanto gli uomini e il potere, per liberare questa forza di rivolgimento totale. Dove sono questi uomini? In Prussia? In Francia? In Inghilterra? In America? In un articolo di fondo del 14 giugno 1853 per la “”New York Daily Tribune””, di cui Marx è corrispondente a Londra nel 1850-62, descrive l’apocalittico stato di corruzione e di reazione in cui è caduta l’Europa dopo il 1848. I partiti ufficiali inglesi si trovano in completo dissolvimento; tutta la macchina statale della Francia si è tramutata in una gigantesca impresa di ciarlatani e speculatori di borsa; l’Austria è sull’orlo della bancarotta; là “”dove l’ingiustizia si accumula dappertutto, e dev’esser vendicata dal popolo””, dove le forze reazionarie litigano fra loro, “”e dove il sogno di conquista russo si rivela ancora una volta al mondo””, come si può trovare uno stimolo positivo per la rivoluzione in Europa? Marx risponde: in Cina. Il suo articolo è intitolato: ‘Die Revolution in China und in Europa’ (La rivoluzione in Cina e in Europa). L’Inghilterra, con la guerra dell’oppio, ha portato la rivoluzione in Cina. “”Può sembrare un’affermazione assai strana e paradossale, dire che la prossima insurrezione del popolo in Europa e il suo prossimo passo avanti verso la libertà repubblicana e un buon governo può dipendere più da quel che ora avviene nel celeste impero – l’antipodo diretto dell’Europa – che da qualsiasi altra causa politica attuale – più ancora che dalle minacce russe e di conseguenza da una probabile guerra generale europea”” (K. Marx, Ueber China, Berlin, 1955, pp. 11 sgg.)”” [Friedrich Heer, Europa madre delle rivoluzioni. Volume primo, 1968]”,”EURx-003-FR”
“DUCELLIER Alain MICHEAU Françoise”,”L’Islam nel Medioevo.”,”Alain Ducellier insegna nell’Università di Tolosa; tra i suoi libri: Il dramma di Bisanzio, Bisanzio, Cristiani d’Oriente e islam nel medioevo. Françoise Micheau insegna nell’Università della Sorbona a Parigi: ha pubblicato La médecine arabe et l’Occident médiéval.”,”VIOx-121-FL”
“DUCELLIER Alain ARRIGNON Jean-Pierre ASDRACHA Catherine BALARD Michel CARILE Antonio FERLUGA Jadran KAPLAN Michel”,”Bisanzio.”,”Jean-Pierre Arrignon, maître de confèrences presso l’Università di Poitiers, studia la storia della Russia medievale e in particolare le relazioni fra Bisanzio e il mondo slavo. Catherine Asdracha, greca di nascita, lavora come ricercatrice presso il CNRS francese. É una specialista delle relazioni greco-bulgare. Michel Balard, professore all’Università di Reims, ha studiato la Romania fra i secoli XII e XV. Presidente della Société des historiens médiévistes, si occupa in particolare delle relazioni commerciali fra Oriente e Occidente nel Medioevo. Antonio Carile insegna all’Università di Bologna, ed è uno specialista delle relazioni fra Venezia e Bisanzio. Alain Ducellier, professore all’Università di Toulouse, ha lavorato soprattutto sui Balcani nordoccidentali nei secoli XIV e XV, studiando più in generale la storia della civiltà bizantina. Jadran Ferluga, professore di storia medievale all’Università di Belgrado e di storia bizantina a Münster, ha insegnato a Chicago e a Bologna. Michel Kaplan è maître de conférences alla Sorbona ed è uno specialista di storia rurale bizantina.”,”STAx-094-FL”
“DUCÉRÉ Etienne-Edouard”,”Napoléon a Bayonne.”,”Bayonne (Bayonne in francese; Bayona in spagnolo; Baiona in basco e occitano) è una città della Francia di 46 237 abitanti situata nel dipartimento dei Pirenei Atlantici nella regione Nuova Aquitania, a 28 km dal confine spagnolo di Irun. Il suo nome basco è Baiona (pronuncia fonetica), mentre quello occitano (guascone) è ugualmente Baiona (ma pronunciato “”baiùno, baiùnë””). I suoi abitanti si chiamano bayonnais ed il suo motto è nunquam polluta (che in latino significa «mai infangata»), in riferimento ai numerosi e vani tentativi di conquista nei suoi confronti nel corso dei secoli. La città fa parte della regione basca del Labourd. Bayonne è stata costruita sulle rovine di un antico castrum romano, chiamato Lapurdum, che ha lasciato il suo nome alla provincia del Labourd, Lapurdi in basco. Storicamente esistono tre spiegazioni del significato del nome di Bayonne: potrebbe trattarsi di una variazione guascona del latino Baia (“”vasta distesa d’acqua””) o di un nome derivato dal basco Ibai ona (“”buon fiume””). L’ultima spiegazione, la più plausibile scientificamente, resta quella di Ibai gunea, il luogo del fiume, etimologia ormai accettata. La città è stata romana, vascona e poi inglese nel corso di tre secoli (dal XII al XV). Riccardo Cuor di Leone la separa dalla contea di Labourd (la cui capitale diviene quindi Ustaritz). Jean de Dunois la sottrae nel 1451 e la annette alla Francia senza fare troppe vittime grazie alla presenza del vescovo della città, che dissuade i cittadini dal combattere contro i francesi (dicendo di aver avuto un segno dal cielo in tal senso, nella forma di un fiore di giglio). Topografia di Biarritz e Bayonne Durante i conflitti sporadici che agitano le campagne francesi alla metà del XVII secolo, i contadini di Bayonne si trovano a corto di polvere da sparo e proiettili. Immettono quindi i loro lunghi coltelli da caccia nelle canne dei loro moschetti, confezionando delle lance improvvisate che verranno quindi chiamate baionette. Nel 1808, nel castello di Marracq, viene firmato l’atto di abdicazione del re di Spagna Carlo IV in favore di Napoleone I. Tale fatto è conosciuto sotto il nome di entrevue di Bayonne. Sempre a Bayonne venne firmata da Napoleone la prima costituzione del regno di Napoli, conosciuta in italiano come statuto di Baiona. Il quartiere di Saint-Esprit situato sulla riva destra dell’Adour, parte di Bayonne fino al 1792, renominata in nome di Jean-Jacques Rousseau durante la rivoluzione francese, è stato riannesso a Bayonne il 1º giugno 1857. Aveva formato nell’arco di 65 anni un comune autonomo del dipartimento delle Landes.”,”FRAN-061-FSL”
“DUCHESNE Louis”,”I primi tempi dello Stato pontificio.”,”DUCHESNE Louis, grande erudito e storico della Chiesa, è morto a Roma nel 1922, dopo un’esistenza vissuta non senza diffidenze e difficoltà da parte della gerarchia.”,”RELC-078″
“DUCLOS Jacques”,”””A l’ assaut du ciel””. La Commune de Paris annonciatrice d’un monde nouveau.”,”””I giovani di Parigi furono pure tra i più ardenti combattenti della Comune, e si videro dei ragazzi, degli adolescenti da 14 a 16 anni incorporati nelle unità combattenti in cui lottarono eroicamente. Dopo la settimana di sangue, i versagliesi arrestarono centinaia di giovani e tra loro, vi fu un ragazzo che non aveva che 8 anni. Durante il periodo in cui i versagliesi procedevano ad esecuzioni sommarie, molti giovani furono fucilati e morirono con un coraggio che impressionò gli stessi loro assassini.”” (pag 288)”,”MFRx-188″
“DUCLOS Denis”,”La santé et le travail.”,”Denis DUCLOS, sociologo è incaricato di ricerca al CNRS. Ha studiato i problemi della salute, dell’ ambiente e della qualità della produzione in Francia e negli Stati Uniti. “”Nel 1980, l’ Ispezione del lavoro contava 509 ispettori assistiti da 1458 controllori per 15 milioni di salariati, ossia circa 7500 salariati per agente””. (pag 91)”,”MFRx-192″
“DUCLOS Jacques”,”Bakounine et Marx. Ombre et Lumière. En annexe: ‘La Confession’ de Bakounine à Nicolas Ier (traduite du russe par Andrée Robel).”,”J. DUCLOS è un vecchio leader del PCF. Prima di questo libro ha scritto ‘La Première Internationale’ pubblicata nel 1964. Marx sullo scacco di Lione: “”In una lettera del 19 ottobre 1870 al professore Edward Beesly, pubblicato nel ‘The social-democrat’ di Londra il 15 aprile 1903, Kar Marx scriveva in particolare: “”All’ inizio tutto andava bene. Su pressione della Sezione dell’ Internazionale, venne proclamata la Repubblica a Lione prima di farlo a Parigi. Fu subito istituito un governo rivoluzionario, la Commune (1), composta in parte di operai appartenenti all’ Internazionale, in parte di repubblicani radicali borghesi. Ma gli asini Bakunin e Cluseret arrivarono a Lione, e rovinarono tutto. Appartenenti entrambi all’ Internazionale, ebbero purtroppo tanta influenza da fuorviare i nostri amici. L’ Hotel de Ville fu preso, per un solo momento, e furono emanati ridicoli decreti sull’ abolizione dello Stato e altre scemenze. Comprendete che il solo fatto che un russo – che i giornali della borghesia rappresentavano come un agente di Bismarck – pretendeva di imporsi alla testa di un Comitato di Salute della Francia era assolutamente sufficiente per cambiare completamente l’ opinione pubblica. Quanto a Cluseret, si è comportato allo stesso tempo come un idiota e come un lacché. Questi due uomini hanno lasciato Lione dopo il loro insuccesso””””. (pag 131)”,”ANAx-190″
“DUCLOS Jacques”,”Anarchistes d’ hier et d’ aujourd’ hui. Comment le gauchisme fait le jeu de la réaction.”,”DUCLOS noto dirigente del PCF ha scritto un volume assieme a THOREZ (‘Communistes et socialistes’). “”E i pseudo-rivoluzionari bakuniniani non erano difficili quanto alle scelte dei loro alleati, poiché il loro famoso catechismo gli dava come indicazione di “”unirsi al mondo avventuriero dei briganti che sono i veri e unici rivoluzionari della Russia””. In una certa misura, questa tesi singolare ha trovato la sua applicazione nell’ arruolamento di “”Katanga”” come membri del servizio d’ ordine della Sorbona, in cui si travavano a fianco degli studenti, come all’ Odéon, dei clochards e altri elementi sospetti senza parlare degli agenti provocatori al soldo della polizia. La Commissione della Prima Internazionale composta da Karl Marx, Friedrich Engels, Le Moussu, Eugene Dupont, Leo Frankel e Auguste Séraillier, incaricati dal Congresso dell’ Aia che si tenne nel settembre 1872, di esaminare l’ attività degli anarchici bakuniniani, fu portato a sottolineare che il programma che questi disgregatori applicavano in Russia conduceva alle constatazioni seguenti: (…)””. (pag 13-14)”,”ANAx-200″
“DUCLOS Jacques FREVILLE Jean”,”Henri Barbusse.”,”Contiene: – Jean FREVILLE ‘Vita di Henri Barbusse’, ‘Barbusse ecrivain’ (pag 7-48) – Jacques DUCLOS Barbusse communiste (pag 49-67) “”E infine, nella sua ultima opera che è come il suo testamento politico, nel suo ‘Stalin’, Henri Barbusse ha scritto un magnifico passaggio che lo mostra sotto il suo vero abito di materialista conseguente (…)”” (pag 62) “”Sempre nello stesso libro, rendendo omaggio ai sacrifici dei comunisti, Barbusse ha magnificato il grande Partito bolscevico, il Partito di Lenin e Stalin, scrivendo (…). E durante i colpi duri della battaglia clandestina, il nostro grande Partito comunista francese, il Partito di Barbusse, ha versato anch’esso il sangue puro e generoso di decine di migliaia di suoi membri.”” (pag 64)”,”PCFx-035″
“DUCLOS Jacques”,”Les Droits de l’ intelligence. Conférence faite devant des écrivain, savants, artistes, médicins, professeurs, ingénieurs et avocats, réunis par la Maison de la Culture, le 1er juin 1938, à la Maison de la Chimie à Paris. Allocution d’ Aragon.”,”DUCLOS Jacques vice presidente della Camera dei Deputati, Segretario del Partito Comunista Francese. ARAGON segretario generale delle Maisons de la Culture. DUCLOS ha parlato davanti a 950 intellettuali,M artisti, scienziati, universitari. La serata era stata presieduta da Mme Andée VIOLLIS, scrittrice e da ARAGON, Marcel GROMAIRE artista – pittore, Charles KOECHLIN compositore, René LALOU scrittore, Henri WALLON professore al College de France. Bacone: “”l’ homme commande à la nature en lui obéissant”” (pag 26) Pionieri del pensiero libero: Jean HUSS, SAVONAROLA, Etienne DOLET (pag 34) “”Si arriva anche in certi ambienti a presentare i bombardamenti delle città aperte come un mezzo scientifico di selezione della razza. E’ così che un ufficiale della Reichswehr ha pubblicato nella rivista “”Archiv für Biologie und Rassengesellschaft”” un articolo in cui si può leggere: “”Sono i quartieri più popolati che dovranno soffrire di più. Ora, questi quartieri sono abitati da gente povera, che non ha avuto successo nella vita, da diseredati della comunità che in un tal modo verrebbe tolta di mezzo…”””” (pag 47) “”Saint-Simon ha potuto scrivere: “”Verso la metà del XVIII secolo Diderot e d’Alembert hanno fatto appello ai partigiani delle idee di Bacone, Descartes, Locke, Newton, essi si sono coalizzati, si sono messi alla testa di questo esercito di fisici per attaccare i teologi””. Nessuno può negare che il militantismo scientifico di questi intellettuali è stato uno degli elementi del potente irraggiamento scientifico e culturale della Francia. Più tardi la grande Rivoluzione francese doveva esaltare la scienza e le arti in termini che meritano di essere ricordati””. (pag 49) Tra gli intellettuali partecipanti come pubblico alla conferenza BERNANOS, Jean BRUHAT, Georges COGNIOT, Maurice HALBWACHS, Renaud de JOUVENEL, Frederic JOLIOT, Mme JOLIOT-CURIE (premio Nobel), Paul NIZAN, Edith THOMAS, Elsa TRIOLET, Alexandre ZEVAES.”,”PCFx-063″
“DUCLOS Jacques”,”Ce que je crois.”,”””Saint-Simon a contribué à lancer dans le public l’idée du gouvernement à bon marché, idée dont la bourgeoisie fera grand usage dans le courant du XIX° siècle, avant d’avoir établi complètement sa domination””, a dit Karl Marx dans ‘les Luttes de classe en France.”” A cet sujet, Saint-Simon a écrit dans son ‘Catéchisme des industriels’: “”La tendance politique générale de l’immense majorité de la société est d’être gouvernée le moins possible, d’être gouvernée par les hommes les plus capables et d’une manière qui assure complètement la tranquillité publique. (…)””. (pag 119)”,”PCFx-069″
“DUCLOS Jacques”,”L’avenir de la démocratie.”,”DUCLOS Jacques Forse manca di qualche pagina in fondo al volume o l’indice. “”Traendo delle lezioni dalla gloriosa esperienza della Comune di Parigi, Lenin disse a Ginevra il 18 marzo 1908: “”Essa ha insegnato al proletariato d’Europa a porre in termini concreti il problema della rivoluzione socialista”” (pag 225)”,”PCFx-119″
“DUDA Gerhard”,”Jenö Varga und die Geschichte des Instituts für Weltwirtschaft und Weltpolitik in Moskau, 1921-1970. Zu den Möglichkeiten und Grenzen wissenschaftlicher Auslandsanalyse in der Sowjetunion.”,”Teorie del capitalismo di stato e del capitalismo organizzato. “”Für die Gosplan-Spezialisten und die Politöokonomen bedeuten diese weitegehenden Reformen die stärkste ideologische Herausforderung seit dem Beginn der dreißiger Jahre. Dieses Mal war die Situation jedoch komplizierter und vor allem außenpolitisch brisanter. Es galt nämlich nicht wie damals, die Politik des sowjetischen Staates und seine ökonomisch-politischen Eingriffe gegenüber dem von Bucharin konstatierten “”Staatskapitalismus”” und dem von Hilferding propagierten “”organisierten Kapitalismus”” in Westen ideologisch abzugrenzen.”” (pag 225) (fonte wikip) Eugen Samuilovich Varga (November 6, 1879, Budapest – October 7, 1964, Moscow) was a Marxist economist of Hungarian origin. He studied philosophy and economic geography at the University of Budapest. In 1906, he started writing in socialist and academic journals, mainly on economic subjects, but also on other topics. Before World War I he gained some fame by discussing with Otto Bauer about the origins of inflation in the Austro-Hungarian Empire. In this period he belonged to the Marxist Centrists, of whom Karl Kautsky and Rudolf Hilferding were the most prominent spokesmen. He participated as minister of finance in the short-lived Hungarian Soviet Republic of 1919. After the overthrow of the Soviet Republic he fled to Vienna. In 1920 he went to the Soviet Union, where he started working for the Comintern, specializing in international economic problems and agrarian questions. In years 1922-1927 he was working at the department of trade in the Soviet embassy in Berlin. In the 1930s he became an economic adviser to Joseph Stalin. He survived the purges of the 1930s. During World War II he advised the Soviet Government in matters of post-war reparations. He attended the Potsdam Conference of 1945 as an expert. Like most of his compatriots living and working in Moscow, he joined the Communist Party of the Soviet Union, but he also remained active in the Hungarian Communist Party. He authored the economic reports the congresses of the Comintern discussed between 1921 and 1935. A large number of his writings were studies of the international economic conjuncture, in which he made great effort to assess quantitative trends in output, investment and employment using official economic data from numerous countries. He also extensively studied German imperialism. In 1946 he published The Economic Transformation of Capitalism at the End of the Second World War, in which he argued that the capitalist system was more inherently stable than had been hitherto believed. This led to the closure of the Institute which he headed. (See: Paolo Spriano, Stalin and the European Communists. London: Verso, 1985). Finally, in 1949 he would make his self-criticism. Though he remained a leading academic economist, his prestige had diminished. In the second edition of the Great Soviet Ecyclopedia he was qualified as a “”bourgeois economist””. After Stalin’s death in 1953, he reappeared on the scene, but the new men in power in the Kremlin believing in the virtues of peaceful co-existence were not interested in Varga’s predictions of the outbreak of a “”necessary”” economic crisis in the United States. In 1954 and 1959 he received the Lenin Orders, in 1954 he obtained a Stalin Prize and in 1963 a Lenin Prize. After his death, his selected works in three volumes were published in the Soviet Union, Hungary and the GDR. Varga never returned to living in his native Hungary. Because he was very close to Mátyás Rákosi, he was several times invited as an economic advisor to Hungary. In this period (1945-1950) he had specialized in economic planning, pricing and monetary reforms, i.e. reforms the Hungarian Communists now in power were carrying out. After the fall of Rákosi caused by the Hungarian Revolution of 1956 and the take-over by the Kádár team, Varga’s advisory work was not appreciated anymore. [edit] References Gerhard Duda, Jeno Varga und die Geschichte des Instituts für Weltwirtschaft und Weltpolitik in Moskau 1921-1970, Berlin, 1994 Peter Knirsch, Eugen Varga, Berlin, 1961 Laszlo Tikos, E. Vargas Tatigkeit als Wirtschaftsanalytiker und Publizist in der ungarischen Sozialdemokratie, in der Konimtern, in der Akademie der Wissenschaften der UdSSR, Tübingen, 1965 André Mommen Eens komt de grote crisis van het kapitalisme. Leven en werk van Jeno Varga, Brussels, 2002 Retrieved from “”http://en.wikipedia.org/wiki/Eugen_Varga””&#8221;,”RUSU-198″
“DUDLEY Walter LEE Min”,”Tsunami. Storia e cause delle onde anomale.”,”DUDLEY è professore di oceanografia presso l’ Università delle Hawaii e consulente scientifico del Pacific Tsunami Museum. Il suo volume è stato tradotto in tutto il mondo ed è considerato uno dei testi più autorevoli in materia. MIN LEE è giornalista. “”La prudenza non è mai troppa: si tenga presente che alle Hawaii i maremoti hanno fatto più vittime di quelle degli uragani, dei terremoti e delle eruzioni vulcaniche sommate insieme. Il maremoto originatosi alle Isole Curili raggiunse anche la California (…) e perfino il Cile (…). Gli studiosi hanno appreso importanti nozioni da questo maremoto. Una équipe internazionale di esperti si è recata alle Curili per studiarne gli effetti. Di essa non facevano parte scienziati giapponesi, stante una cinquantennale controversia territoriale fra Russia e Giappone. Quest’ ultimo reclama il possesso di tre isole dell’ arcipelago (…).”” (pag 228)”,”SCIx-203″
“DUDZIK Pawel a cura”,”Julian Marchlewski. Das Leben eines proletarischen Kämpfers.”,”MARCHLEWSKI Julian è morto nel 1925 durante un soggiorno a Genova Nervi. Lenin cita il compagno Marchlewski a proposito della questione agraria (pag 110) Biografia: Julian Marchlewski was born in Wloclawek on 17th May, 1866. As a young man he became involved in left-wing politics and in 1889 he co-founded the Polish Workers’ Union. In an attempt to escape the authoritarian government of Alexander III, he emigrated to Zurich where he studied law and political economy. A fellow student was Rosa Luxemburg. According to their friend, Paul Frölich: “”Marchlewski has described in his memoirs(unfortunately unpublished) how the satire of the young students made life difficult for Professor Wolf. They used to hatch little plots before the seminar classes. Predetermined questions were submitted to the master in all innocence. Then when Wolf had hopelessly entangled himself, Rosa Luxemburg would get up and demonstrate his professional incompetence point by point. Apparently Julius Wolf took the malicious game with the necessary sense of humour; in an autobiographical sketch he paid great tribute to his best pupil.”” In 1903 Marchlewski joined with Rosa Luxemburg and Leo Jogiches to establish the Social Democratic Party of Poland. As it was an illegal organization, he spent a great deal of time in Paris , where he helped to edit the party’s newspaper, Sprawa Robotnicza (Workers’ Cause). By 1905 the party had a membership of 25,000. During the 1905 Revolution Marchlewski returned to Warsaw where he was soon arrested. On his release he moved to Russia where he became a supporter of Lenin. He later emigrated to Germany where he became a member of the Social Democratic Party (SDP). Karl Liebknecht was the only member of the Reichstag who voted against Germany’s participation in the First World War. He argued: “”This war, which none of the peoples involved desired, was not started for the benefit of the German or of any other people. It is an Imperialist war, a war for capitalist domination of the world markets and for the political domination of the important countries in the interest of industrial and financial capitalism. Arising out of the armament race, it is a preventative war provoked by the German and Austrian war parties in the obscurity of semi-absolutism and of secret diplomacy.”” Clara Zetkin later recalled: “”The struggle was supposed to begin with a protest against the voting of war credits by the social-democratic Reichstag deputies, but it had to be conducted in such a way that it would be throttled by the cunning tricks of the military authorities and the censorship. Moreover, and above all, the significance of such a protest would doubtless be enhanced, if it was supported from the outset by a goodly number of well-known social-democratic militants.”” Immediately after the vote on war credits in the Reichstag, a group of SDP anti-militarist activists, including Marchlewski, Franz Mehring, Wilhelm Pieck, Ernest Meyer, Hermann Duncker and Hugo Eberlein met at the home of Rosa Luxemburg to discuss future action. They agreed to campaign against the war but decided against forming a new party and agreed to continue working within the SPD. Over the next few months members of this group were arrested and spent several short spells in prison. On the release of Rosa Luxemburg in February 1916, it was decided to establish an underground political organization called Spartakusbund (Spartacus League). The Spartacus League publicized its views in its illegal newspaper, Spartacus Letters. Like the Bolsheviks in Russia, they began to argue that socialists should turn this nationalist conflict into a revolutionary war. Dick Howard has argued: “”Agitation continued throughout the war; yet the Spartacus League was never very strong. All agitation had to be carried out in strict secrecy, and the leaders were more often than not in jail.”” Members included Rosa Luxemburg, Karl Liebknecht, Leo Jogiches, Paul Levi, Ernest Meyer, Franz Mehring, Clara Zetkin, Wilhelm Pieck, Hermann Duncker and Hugo Eberlein. On 1st May, 1916, the Spartacus League decided to come out into the open and organized a demonstration against the First World War in the Potsdamer Platz in Berlin. One of those who attended reported: “”It was a great success. At eight o’clock in the morning a dense throng of workers – almost ten thousand – assembled in the square, which the police had already occupied well ahead of time. Karl Liebknecht, in uniform, and Rosa Luxemburg were in the midst of the demonstrators and greeted with cheers from all sides.”” Several of its leaders, including Marchlewski , Liebknecht and Luxemburg were arrested and imprisoned. After the Russian Revolution, the Bolshevik government arranged for Marchlewski to be exchanged for a German spy. He then became the leader of the Polish Provisional Revolutionary Committee in Bialystok in 1920, which planned to declare the Polish Soviet Socialist Republic. Marchlewski later returned to Moscow where he helped with the government plans for agriculture. Julian Marchlewski died near Nervi, during a vacation, on 22nd March, 1925. © John Simkin, September 1997 – August 2013 http://www.spartacus.schoolnet.co.uk/GERmarchlewski.htm Julian Marchlewski From Wikipedia, the free encyclopedia Question book-new.svg This article does not cite any references or sources. Please help improve this article by adding citations to reliable sources. Unsourced material may be challenged and removed. (December 2010) Julian Marchlewski Julian Baltazar Marchlewski (May 17, 1866 — March 22, 1925) was a Polish communist. He was also known under the aliases Karski and Kujawiak. Life and career[edit] Julian Marchlewski was born in Wloclawek into a Polish family. In 1889 he co-founded the Polish Workers’ Union. In 1893 he co-founded the Social Democratic Party of the Kingdom of Poland and Lithuania with Rosa Luxembourg. He took part in the Russian Revolution of 1905 in the Polish territories. In 1906, he joined the Bolsheviks. After the failure of the revolution he emigrated to Germany. During World War I, he participated in the German social democratic movement and was a co-founder of its left-wing. He was arrested and later exchanged with Russia for a German spy. In 1919, during the Polish-Soviet War, he took part in the negotiations with Poland. During the Red Army counterattack under Mikhail Tukhachevsky, he headed the Polish Provisional Revolutionary Committee (Tymczasowy Komitet Rewolucyjny Polski) in Bialystok in 1920, which planned to declare the Polish Soviet Socialist Republic. He was the first rector of the Communist University of the National Minorities of the West. As an economist, he was an expert in agriculture and took part in the preparation of the Bolshevik program with respect to the peasantry. He published a number of scientific and ideological works. He died near Nervi, Italy in 1925 during a vacation. His daughter Sonja was the second wife of the artist Heinrich Vogeler. In 1926, he was the namesake for the Polish National Raion in Ukraine (Marchlewszczyzna), with the capital at Marchlewsk (known before and after as Dovbysh and Shchorsk). (A similar Polish district of Dzierzynszczyzna, after Felix Dzerzhinsky was in Belarus). Warsaw’s Jan Pawel II Street was formerly called Marchlewski Street”,”MEOx-110″
“DUERR Hans Peter SOUCHY Augustin”,”Stalinismus und Anarchismus in der spanischen Revolution oder Bruno Frei und die Methode der Denunziation.”,”Libro dedicato a Camillo Berneri morto nel maggio 1937 a Barcellona.”,”MSPG-110″
“DUFAY Charles, sotto la direzione di Francois MABIT”,”Storia moderna dell’ antica Roma. Dalle paludi al Campidoglio.”,”Come combattevano i primi romani (pag 98) “”Questo piccolo esercito si riuniva nel campo di Marte e dava vita alla cosiddetta assemblea centuriata, riunione alla quale si presentavano schierati, appunto, in centurie. (…) L’ assemblea centuriata si occupava di questioni esclusivamente militari, stabiliva i comandi e i piani d’ azione, comminava punizioni e premi e forse ratificava anche le dichiarazioni di guerra e i patti di pace decisi dal re. Il suo potere era chiaramente limitato: il re soltanto poteva convocarla, né era prevista una discussione o dibattito; solo il re (o altri che lo rappresentava) proponeva, parlava, diceva, nominava, ordinava; l’ assemblea approvava o non approvava. Cioè, com’è da credere, approvava sempre ciò che era già stato praticamente deciso dal re e dai maggiorenti della città, che tenevano l’ intero esercito sotto lo stretto rigore della disciplina militare. E poi i Romani erano scarsi parlatori e non avevano quel che si dice un ingegno “”metafisico””.”” (pag 98-99)”,”STAx-107″
“DUFAY Charles, sotto la direzione di Francois MABIT”,”Storia moderna dell’ antica Roma. La Repubblica.”,”””Bisogna considerare questa complessa realtà economica dello stato e della società romana (…) per comprendere come le conquiste giuridiche e politiche dei plebei, malgrado il dettato della legge, ed ora di leggi scritte e pubbliche, divenissero poi, all’ atto pratico, ben poco vincolanti, quando non addirittura lettera morta. Sicché solo in occasione di grandi battaglie, relative ad una radicalizzazione dei conflitti di interesse, i tribuni potevano, e nemmeno sempre completamente, riunire sotto la loro guida la forza compatta della plebe. (…) Anche a Roma, cioè, la forza del potere economico, sostenuta per di più dalla forza del potere politico e giudiziario (senatori, consoli, questori, sacerdoti erano tutti patrizi) e dalla forza della grande tradizione nobiliare, poteva sovvertire la legge o farla funzionare a senso unico (…)””. (pag 154)”,”STAx-112″
“DUFF Charles”,”La rivolta irlandese (1916-1921).”,”DUFF è nato nel 1894 in Irlanda del Nord da famiglia proveniente dall’ Irlanda libera. Ha compiuto i suoi studi in patria poi in Francia ed in Inghilterra. Fino al 1936 fu occupato presso l’ ufficio stampa del Foreign Office. In seguito ha scritto libri tra cui questo. “”Il primo Home Rule Bill (proposta di autogoverno per l’ Irlanda) era stato bocciato dal parlamento inglese nel 1886; in quel momento i liberali erano decisamente favorevoli alla causa irlandese e in entrambi i paesi la campagna per l’ Home Rule continuò. I conservatori e gli unionisti irlandesi erano egualmente decisi a conservare i legami dell’ Irlanda con l’ Inghilterra”” (pag 92)”,”IRLx-005″
“DUFFY James”,”Portugal in Africa.”,”””Si sa che il Portogallo è il più vecchio alleato della Gran Bretagna, ma ciò è precisamente, per la maggior parte di noi, il punto di partenza e il termine della nostra conoscenza”””,”AFRx-030″
“DUFFY Christopher”,”The Military Experience in the Age of Reason.”,”Saccheggi. La fame dei soldati non riconosceva alcuna legge, nonostante la disciplina imposta all’interno dell’esercito, e il passaggio delle truppe somigliava a quella di uno sciame di locuste. La necessità di legna da ardere era ancora più distruttiva. Durante la marcia in Boemia del 1757 un distaccamento uscì dal reggimento prussiano per smantellare le case e portò via l’equivalente di un intero villaggio per condurlo all’interno del campo. Nonostante la gente del villaggio gridasse e piangesse, i soldati portarono via tutto senza riguardo perché non potevano vivere senza legname (pag 166)”,”QMIx-028-FSL”
“DUFFY Christopher”,”Russia’s Military Way to the West. Origins and Nature of Russian Military Power, 1700-1800.”,”Saccheggi. La fame dei soldati non riconosceva alcuna legge, nonostante la disciplina imposta all’interno dell’esercito, e il passaggio delle truppe somigliava a quella di uno sciame di locuste. La necessità di legna da ardere era ancora più distruttiva. Durante la marcia in Boemia del 1757 un distaccamento uscì dal reggimento prussiano per smantellare le case e portò via l’equivalente di un intero villaggio per condurlo all’interno del campo. Nonostante la gente del villaggio gridasse e piangesse, i soldati portarono via tutto senza riguardo perché non potevano vivere senza legname (pag 166)”,”QMIx-029-FSL”
“DUFFY Christopher”,”Frederick the Great. A Military Life.”,”La teoria e la pratica della guerra di Federico II sono di interesse unico negli annali di storia militare. Egli era, come Napoleone, il supremo dirigente dell’esercito e dello Stato, ma era anche un genuino intellettuale che portava alla sua attività il distacco di un outsider. Era naturale per Federico considerare la sua professione nel senso più ampio possibile. (pag 289)”,”QMIx-043-FSL”
“DUFFY Christopher”,”The Army of Frederick the Great.”,”Gli osservatori stranieri (per se. Mirabeau) ammiravano ciò che Federico II faceva col proprio esercito, ma i più perspicaci si chiedevano se le sue conquiste sarebbero sopravvissute a lungo dopo la sua morte. (pag 208)”,”QMIx-044-FSL”
“DUFFY Christopher”,”Siege Warfare. The Fortress in the Early Modern World 1494-1660.”,”DUFFY Christopher (1936-2022): storico militare britannico. Ha studiato storia al Balliol College di Oxford, laureato nel 1961 con il DPhil. Ha insegnato storia militare alla Royal Military Academy Sandhurst e al College of the British General Staff. Specializzato storia moderna delle forze armate di Germania, Prussia e Austria. In questo testo affronta come la guerra della fortezza abbia influenzato estetica, architettura e strategia; come la prima artiglieria d’assedio veramente mobile, nel tardo Quattrocento, sia stata trasformata nel Seicento fino alla rivoluzione industriale del XIX secolo. ‘Guerre d’assedio e fortificazioni 1494-1660. Ingegneri e architetti militari impegnati a creare ostacoli che consentissero ad una potenza più debole a resistere agli attacchi di una potenza superiore’ 3 413890 SBN”,”QMIx-179-FSL”
“DUFFY Michael MORRISS Roger, a cura; saggi di André DELAPORTE Christopher WARE Roger MORRIS Michael DUFFY Lawrence EVANS Barbar TOMLINSON”,”The Glorious First of June 1794. A Naval Battle and Its Aftermath.”,”Il Glorioso Primo di Giugno (anche noto come Terza Battaglia di Ushant ed in francese come Bataille du 13 prairial an 2) fu una battaglia navale combattuta nell’Oceano Atlantico il 28-29 maggio ed il 1º giugno 1794, tra la marina britannica e quella rivoluzionaria francese. Fu il primo grande scontro navale delle guerre della rivoluzione francese del quale entrambe le parti reclameranno la vittoria. In effetti, se i francesi persero sette navi di linea, riuscirono però a far arrivare in porto un convoglio proveniente dagli Stati Uniti carico di generi alimentari di importanza vitale, ottenendo perciò una vittoria strategica a fronte di una sconfitta tattica. (wikip)”,”QMIN-006-FSL”
“DUGGAN Christopher”,”Creare la nazione. Vita di Francesco Crispi.”,”DUGGAN Christopher (Londra, 1957) è docente di storia italiana e direttore del Centre for the Advanced Study of Italian Society all’ Università di Reading. Tra le sue opere edite in italiano: ‘La mafia durante il fascismo’ (CATANZARO 1986), ‘Breve storia d’ Italia’ (CASALE MONFERRATO, 1998), ‘Breve storia della Sicilia’ (1987).”,”ITAA-045″
“DUGGAN Christopher”,”La forza del destino. Storia d’Italia dal 1796 a oggi.”,”DUGGAN Christopher è professore di storia italiana all’Università di Reading, dove dirige il Centre for Modern Italian History. Ha pubblicato la biografia: ‘Creare la nazione. Vita di Francesco Crispi’ (2000) e ‘Breve storia della Sicilia’ (2006) con Moses I. FINLEY e Danis MACK SMITH”,”ITAB-270″
“DUGGAN Christopher”,”Creare la nazione. Vita di Francesco Crispi.”,”Christopher Duggan (Londra, 1957) è docente di storia italiana e direttore del Centre for the Advanced Study of Italian Society all’ Università di Reading (2000). Tra le sue opere edite in italiano: ‘La mafia durante il fascismo’ (1986), ‘Breve storia d’ Italia’ (1998), ‘Breve storia della Sicilia’ (1987). La correzione dei difetti del carattere italiano (pag 510) Mobilitazione della nazione (pag 640). C’è chi lo accusava di megalomania, di autoritarismo, di istituire un “”governo personale”” (pag 641) Crispi riconobbe la desiderabilità del principio degli Stati Uniti d’Europa (vecchio sogno mazziniano) (pag 739)”,”BIOx-005-FC”
“DUGGAN Christopher”,”Creare la nazione. Vita di Francesco Crispi.”,”Christopher Duggan (Londra, 1957) è docente di storia italiana e direttore del Centre for the Advanced Study of Italian Society all’Università di Reading. Francesco Crispi nasce il 4 ottobre 1818 a Ribera da genitori albanesi. Nel 1829 Crispi entrò nel Seminario greco a Palermo. Crispi s’immatricolò nella facoltà di giurisprudenza dell’Università di Palermo nell’autunno del 1835. Negli anni Sessanta, pilotò in parlamento la Sinistra rivoluzionaria sui binari costituzionali, e si batté per costruire uno Stato liberale che sapesse guadagnarsi il rispetto degli italiani. Morì nel 1901.”,”BIOx-073-FL”
“DUGGAN Christopher”,”La forza del destino. Storia d’Italia dal 1796 a oggi.”,”Christopher Duggan è professore di storia italiana all’Università di Reading, dove dirige il Centre for Modern Italian History. Ha pubblicato la biografia: ‘Creare la nazione. Vita di Francesco Crispi’ (2000) e ‘Breve storia della Sicilia’ (2006) con Moses I. Finley e Danis Mack Smith. Sulla 2° guerra mondiale si veda il capitolo XXVI: ‘Nell’abisso, 1936-1943’ (pag 580-603) 8 settembre 1943. La fuga da Roma del re, di Badoglio e di oltre 200 tra generali superiori… “”Nel corso delle settimane successive il re, Badoglio e altri grandi capi militari negoziarono segretamente le condizioni della resa itailana alle forze britanniche e americane. Malgrado la relativa facilità con cui la Sicilia era caduta (la maggioranza delle forze italiane – 300.000 uomini- di stanza nell’isola s’era semplicemente liquefatta, lasciando le divisioni tedesche a combattere un’accanita battagliadi retroguardia intorno a Messina), gli Alleati non erano in grado di procedere a un’invasione in piena regola dell’Italia continentale, perché dovevano conservare il grosso delle loro truppe per gli sbarchi previsti in Francia. Ne seguiva che nell’immediato qualunque ulteriore significativa avanzata nella penisola aveva bisogno dell’aiuto dell’esercito italiano; e il 3 settembre, nel momento stesso in cui a Cassibile, una frazione di Siracusa (per gli Alleati Fairfield Camp), veniva firmato l’armistizio, Badoglio s’impegnò a garantire la disponibilità di tutti i campi d’aviazione e di tutti i porti per l’impiego contro i tedeschi, e a consegnare tutte le navi e tutti gli aerei. Per gli Alleati era particolarmente importante impadronirsi di Roma, perché gli avrebbe permesso di tagliare la penisola in due; ma per fare questo occorreva l’aiuto dei circa 60.000 soldati italiani stanziati nella capitale e nei suoi dintorni sotto il comando del generale Roatta (le forze tedesche presenti nella zona erano di gran lunga inferiori). I tragici eventi dei giorni successivi misero in luce quanto fose fragile il senso dello Stato (e forse anche della nazione) nelle menti di più di 40 milioni di italiani. L’8 settembre, quando venne pubblicamente annunciata la resa dell’Italia, non si trovò nessuno – né Badoglio né Vittorio Emanuele, e nemmeno i vertici militari – disposto ad assumersi in questa circostanza cruciale la responsabilità del destino del paese. Quasi certamente contribuirono a determinare l’inerzia generale la mancanza di fiducia (non infondata, ma probabilmente eccessiva) nelle forze armate e la paura dei tedeschi. L’esercito non ricevette istruzioni di sorta (a parte una dichiarazione del presidente del Consiglio, pressoché vuota di senso, che se attaccati i soldati dovevano reagire con le armi), e niente fu fatto per garantire, in conformità alle clausole armistiziali, la sicurezza dei campi d’aviazione e dei porti. L’unica iniziativa presa dal generale Roatta prima di abbandonare Roma fu di ordinare a un corpo corazzato di ripiegare su Tivoli, per evitare di esporre «città e cittadinanza a gravi e sterili perdite». Si presumeva che il ministro della Marina in carica, l’ammiraglio De Courten, avrebbe fatto in modo che le sue navi guadagnassero nottetempo le acque nordafricane per consegnarsi ai britannici. Invece l’ammiraglio ordinò alla flotta di fare rotta verso la Sardegna, col risultato che fu intercettata dall’aviazione tedesca. La corazzata ‘Roma’ fu affondata, subendo pesanti perdite(53). All’alba del 9 settembre, mentre le forze tedesche dilagavano in Italia, il re, Badoglio e oltre 200 tra generali e ufficiali superiori lasciarono Roma per rifugiarsi nell’estremo Sud della penisola, sotto le ali degli Alleati. Il caos e la confusione s’impadronirono dell’intero paese, e, al di là dei confini, dei territori occupati in Grecia, nei Balcani e nella Francia meridionale. In assenza di ordini dall’alto, ovunque i soldati italiani cedettero al panico e si sbarazzarono dei fucili e delle divise. Molti cedettero ai tedeschi, che finirono col rastrellare quasi un milione di prigionieri. Al terrore si mescolavano il risentimento e la rabbia; una rabbia rivolta soprattutto contro i capi del paese, che all’umiliazione della sconfitta avevano aggiunto quello che appariva come un duplice tradimento: dei tedeschi e del popolo italiano (per tacere degli inglesi e degli americani) (34)”” (pag 600-602)”,”ITAB-004-FSD”
“DUGRAND Alain”,”Trotsky-Mexico 1937-1940.”,”DUGRAND Alain è un romanziere e ha partecipato alla nascita di Liberation. Pierre BROUE’, storico, insegna all’ Institut des sciences politiques di Grenoble. E’ autore di una ventina di opere e dirige l’ edizione francese delle opere di TROTSKY e su TROTSKY sta preparando una monumentale biografia. “”Leon Sedov, figlio maggiore di Trotsky, morì in una clinica parigina nel febbraio 1938. Colui che la GPU aveva battezzato “”il figlio”” aveva allora 29 anni… Gerald Rosenthal, confondatore del movimento surrealista, militante trotskista e collaboratore di Leon Sedov nell’ ufficio dell’ organizzazione dell’ Opposizione internazionale: “”Leon Sedov che per me rimane Liova, era un giovane espansivo e baldanzoso, molto animato, amante della vita. Aveva abbandonato gli studi di elettricità per aiutare suo padre, tenere il segretariato internazionale a Parigi e diffondere i testi dell’ opposizione in Russia e ai quattro angoli del mondo. Agiva grazie ad una rete di corrispondenti nelle legazioni commerciali sovietiche, ove avevamo dei simpatizzanti. E’ lui, principalmente, che aveva l’ onere del sostegno, dell’ assistenza e dei legami con l’ oppositori russi, all’ epoca si diceva segregati, nei campi, ove erano stati rinchiusi. Era responsabile della corrispondenza clandestina in cui un intero articolo stava in un francobollo. Nei diversi porti d’ Europa, avevamo relazioni con i gruppi di portuali, che a loro volta contattavano i marinai sovietici. Con una dedizione eccezionale e incessante dirigeva il Bulletin de l’ Opposition. Fu materialmente il sostegno più attivo di Trotsky. Nel corso dei due primi grandi processi, fu denunciato, insieme a suo padre, come un agente criminale del complotto internazionale contro l’ Unione sovietica. In occasione del terzo processo, il procuratore Vychinsky non pronunciò più il suo nome, Leon Sedov era già morto …””. (pag 69-70)”,”TROS-156″
“DUGRAND Alain LAURENT Frédéric”,”Willi Münzenberg. Artiste en révolution (1889-1940).”,”DUGRAND A. è romanziere e saggista, LAURENT è giornalista d’investigazione e autore di vari libri. Entrambi hanno fatto parte dell’equipe fondatrice di ‘Libération’. Biografia. Willi Münzenberg nasce a Erfurt nel 1889 durante l’impero germanico. Pacifista durante la prima guerra mondiale si unisce al movimento spartachista di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht. Quindi nel 1922 Lenin gli affida la propaganda dell’ Internazionale comunista (Comintern). Münzenberg inventa la comunicazione politica di massa. Nell’età d’oro della Repubblica di Weimar, Münzenberg diventa il “”miliardario rosso””, vilipeso dall’estrema destra tedesca. Alla testa di un gigantesco gruppo di stampa e di edizione, rivoluziona i media, crea i primi periodici popolari di fotografia e di cinema, apre degli studios, produce e distribuisce film, finanzia teatri ed opere. Otto DIX e Serguei EISENSTEIN, Bertold BRECHT e Kurt WEILL fanno parte del suo entourage. Dopo l’ incendio del Reichstag nel 1933, Münzenberg va in esilio a Parigi. Con i suoi amici, Arthur KOESTLER, Manès SPERBER, Paul NIZAN e altri. Mette a punto il ‘Livre Brun’, una requisitoria contro il terrore antisemita e il nichilismo nazionalsocialista (tradotto in sette lingue). GOERING lo definisce “”primo nemico del Reich””. Scosso dal patto germano-sovietico (Hitler-Stalin) del 1939 si oppone a Mosca. Scrive “”Stalin sei tu il traditore”” nel suo settimanale ‘Die Zukunft’. Precursore, fonda l’Unione franco-tedesca che si da per obiettivo di construire un’Europa unita, federale e democratica. Internato dal governo francese viene assassinato da agenti staliniani nella foresta dell’Isère nel giugno 1940.”,”INTT-248″
“DUGUET Raymond”,”Un bagne en Russie rouge.”,”””Nel momento del pericolo creato dalla armate bianche, Bronstein, detto Trotsky, arruolò a forza ciò che restava degli ufficiali del vecchio esercito, dicendo che sapeva chiaramente che questi ufficiali non potevano avere alcuna simpatia per ciò che chiamava la causa del proletariato, egli li obbligava a servire nell’ Armata Rossa, al fine far rendere al massimo le loro conoscenze nel dominio delle cose militari, a profitto della Grande Rivoluzione in pericolo. Tra gli ufficiali, numerosi furono quelli che servirono coscenziosamente, perché si dicevano che i loro servigi sarebbero andati quanto meno alla patria. Ma quando la guerra civile finì, si decise di sbarazzarsi della maggior parte di loro e li si smobilitò bruscamente senza occuparsi né dei servigi resi, né delle ferite ricevute (…). Migliaia di militari di ogni grado si trovarono sul lastrico da un giorno all’ altro (…). Ciò comportò una grande miseria per loro. Ma la Ceka vide ben presto in loro un elemento pericoloso; perché era tutta gente abituata alla guerra, e le persecuzioni ricominciarono.”” (pag 139-140)”,”RUSS-152″
“DUICHIN Marco”,”Marxismo e rapporto uomo-donna. Famiglia, matrimonio, amore, sessualità e questione femminile nella concezione di Marx ed Engels.”,”””Il rapporto dell’ uomo alla donna è il più naturale rapporto dell’ uomo all’ uomo … Da questo rapporto si può, dunque giudicare l’ intero grado di civiltà dell’ uomo.”” Karl Marx (in apertura) “”Bisogna tuttavia considerare che si tratta di creare per tutti gli uomini una condizione di vita tale che ognuno possa liberamente sviluppare la propria natura umana, possa vivere con il prossimo in un rapporto umano… La vita veramente umana con tutte le sue condizioni e necessità noi vogliamo tanto poco distruggerla che, al contrario, desideriamo appunto costruirla””. F. Engels (in apertura) “”Se unicamente il matrimonio basato sull’ amore è morale, soltanto quello nel quale l’ amore persiste può esserlo””. (F. Engels) Eroismo femminile (pag 161) Marco DUICHIN (Roma, 1948) docente di scienze umane nei licei e istituti magistrali è assistente presso la facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Roma. “”””L’ astratta possibilità che il numero degli esseri umani aumenti talmente che sia necessario porre un limite al suo moltiplicarsi, esiste. Ma se un giorno la società comunista si vedrà costretta a regolare la produzione degli uomini così come avrà già regolato la produzione delle cose, sarà proprio essa ed essa soltanto a poterlo fare senza difficoltà. In una tale società non mi sembra che debba essere difficile raggiungere in maniera pianificata un risultato che si è già ottenuto in Francia e nell’ Austria meridionale in maniera naturale e senza pianificazione. In ogni caso riguarderà quelle persone stabilire quando e come e con quali mezzi affrontare il problema. Non mi ritengo chiamato a dar loro dei consigli e delle proposte in proposito. Quella gente sarà pur saggia quanto noi. D’ altronde ho già scritto nel 1844 (“”Annali franco-tedeschi””, pag 109) “”Anche se Malthus avesse assolutamente ragione, questa trasformazione (socialista) dovrebbe essere intrapresa sul posto, perché solo essa e solo l’ educazione delle masse che essa realizzerebbe, renderebbero possibile quel freno morale all’ istinto di procreazione che Malthus stesso considera il mezzo più semplice ed efficace contro la sovrappopolazione””.”””” (da F. Engels, Lettera a K. Kautsky, 1 febbraio 1881) (pag 189-190)”,”MAES-070″
“DUICHIN Marco”,”Il problema religioso nel giovane Engels. Una reinterpretazione (Duichin).”,” “”Marx ed Engels nacquero entrambi, a distanza di due anni, nella regione renana; ma in ambienti sociali, economici e culturali assai diversi (4). Il primo orientamento spirituale e politico determinato dall’atmosfera razionalistica e liberaleggiante in cui si formò, contribuì in maniera decisiva ad orientare la personalità di Marx secondo una prospettiva laica e sostanzialmente agnostica. La fede religiosa rivestì un ruolo marginale, se non praticamente inesistente, nella sua prima formazione intellettuale: «Non c’è un solo indizio – è stato osservato – che possa far credere che il giovane Marx abbia dovuto sormontare scrupoli religiosi» (5). In effetti già i primissimi documenti dell’attività letteraria di Marx adolescente – i suoi temi per la licenza liceale, del 1835 – ci mostrano la ‘forma mentis’ del diciassettenne Karl sostanzialmente libera da assilli di carattere religioso (6); in essi «la filosofia razionalistica ha il sopravvento sulla religione»; e questa filosofia lo porta a «sostituire alla concezione religiosa della vita umana la fede nella destinazione morale dell’uomo» (7); al suo interno – come ha ben rilevato D. McLellan – «non vi è traccia di un dio trascendente» (8). Non a caso l’eroe prediletto del giovane Marx sarà Prometeo, l’orgoglioso titano ribelle agli dèi, da lui definito «il più grande santo e martire del calendario filosofico» (9); colui che, incatenato alla rupe, grida sprezzante a Zeus la propria sentenza «contro tutte le divinità celesti e terrestri» (10); «’A dirla franca, io tutti aborro i numi’» (Aesch., Prom., 975). E non a caso egli esalterà la figura di Epicuro, «il più grande illuminista dell’antichità» cui spetta la lode immortale di Lucrezio per aver schiacciato la religione (11). Questo atteggiamento «prometeico» e intimamente irreligioso del giovane Marx fu alla base di tutta la sua successiva evoluzione filosofico-politica, e percorrerà dall’interno il suo processo di adesione al comunismo. Completamente diversi, sotto tale rispetto, furono gli anni dell’infanzia e della prima adolescenza di Engels, nella cupa e oppressiva atmosfera pietista del Wuppertal, la «Santa valle». A Barmen, sua città natale, non esisteva, come a Treviri, un movimento liberale né un’atmosfera culturale razionalista; vi regnava invece incontrastato, il pietismo, che rappresentava una variante, fortemente accentuata in chiave mistico-moralistica, del cristianesimo protestante con punte di autentico fanatismo religioso e di rigidissima intolleranza”” (pag 115-116) [(4) Cfr. A. Cornu, ‘Marx e Engels dal liberalismo al comunismo’, trad. it., Milano, 1971, pp. 64-67; (5) B. Nikolaevskij, O. Maenchen-Helfen, ‘Karl Marx. La vita e l’opera’, trad. it. Torino, 1969, p. 111. Questo punto è stato sottolineato anche da Cantimori: «Non conosciamo nessuna crisi religiosa nella biografia di Marx, mentre quella di Engels comincia proprio con una crisi religiosa» (D. Cantimori, ‘Interpretazioni tedesche di Marx nel periodo 1929-1945’, ora in ‘Studi di storia’, vol. I., Torino, 1976, p. 165); (6) Il fondamentale agnosticismo di Marx a partire dalla sua adolescenza (anche sulla base dell’influenza dell’educazione paterna e di alcuni docenti progressisti del liceo di Treviri) è stato riconosciuto da tutti i suoi maggiori biografi; su ciò si veda in partic.: F. Mehring, ‘Vita di Marx’, trad. it., Roma, 1972; B. Nikolaevskij, O. Maenchen-Helfen, ‘Karl Marx. La vita e l’opera’, cit; A. Cornu, ‘Marx e Engels dal liberalismo al comunismo’, cit.; I. Berlin, Karl Marx, trad. it., Firenze 1967; D.B. Rjazanov, Marx ed Engels, trad. it., Roma, 1969; D. McLellan, ‘Karl Marx. La sua vita e il suo pensiero’, trad. it., Milano, 1976; E. Bottigelli, “”Karl Marx et la gauche héghélienne””, Annali Feltrinelli, VI, 1963, pp. 18-19; (7) A. Cornu, op. cit., p. 78; (8) D. McLellan, op. cit., p. 20; (9) K. Marx, ‘Democrito e Epicuro’. Dissertazione dottorale discussa a Jena il 15 aprile 1841, a cura di A. Sabetti, Firenze, 1979, p. 10; (10) Ivi, p. 9; (11) Ivi, p. 79. Un giudizio analogo verrà ribadito da Marx, alcuni anni più tardi, nelle pagine dell’ ‘Ideologia tedesca’ (K. Marx F. Engels, OC, V, p. 131)] Valenza religiosa nel passaggio di Engels al comunismo (pag 120) Engels, a differenza di Marx, che lo conoscerà concretamente solo a Parigi, nel 1844 – conobbe direttamente, fin dall’infanzia, “”la sfera che rappresentava la perdita totale dell’uomo””: il proletariato (pag 121) La ricostruzione del ruolo svolto dalla problematica religiosa nel pensiero del giovane Engels deve partere da una duplice testimonianza documentaria: le ‘Lettere dal Wuppertal’ (raccolta di primi articoli pubblicati dal giovane Engels all’inizio del 1839, con lo pseudonimo di Friedrich Oswald, sul quotidiano progressista di Amburgo ‘Telegraph für Deutschland’) e l’epistolario privato del 1838-1841 con i fratelli Wilhem e Friedrich Graeber (due suoi intimi amici d’infanzia e compagni di scuola che in seguito diventeranno pastori protestanti) (pag 122)”,”MAES-004-FB”
“DUKES Paul”,”October and the World. Perspectives on the Russian Revolution.”,”Paul Dukes is Reader in History at the University of Aberdeen. A Cambridege graduate, he was a Teaching Fellow at the University of Washington from 1954 to 1956 and between 1959 and 1964 he lectured for the University of Maryland Overseas. His publications include Catherine the Great and the Russian Nobility, The Emergence of the Superpowers, A History of Russia. Preface, note and References, Bibliographical note, Index,”,”RIRO-056-FL”
“DULBECCO Renato”,”Renato Dulbecco. I grandi della scienza.”,”Controllo della violenza. “”Nel cervello di molti individui i geni hanno creato una bestia, più o meno feroce, che rimane silente fino a quando è pronta a saltare e uccidere; è la bestia ereditata dalle creature più semplici attraverso innumerevoli stadi di evoluzione. Ma i geni hanno anche creato attraverso l’evoluzione i cervelli capaci di razionalità, che, se allenati, possono fermare la bestia; questi sono i geni che hanno scritto il principio: “”Tu non ucciderai””. (pag 218)”,”SCIx-385″
“DÜLFFER Jost”,”Yalta, 4 febbraio 1945. Dalla guerra mondiale alla guerra fredda.”,”DÜLFFER Jost insegna storia contemporanea nell’Università di Colonia. Tra i suoi studi: ‘Weimar, Hitler und die Marine’ (1975), ‘Deutschland als Kaiserreich von 1871-1918’ (1987) e ‘Deutsche Geschichte 1933-1945’ (1992). “”Gli anglo-americani, inoltre, proseguirono nella loro “”strategia periferica”” e tra il sette e l’otto novembre 1942 sbarcarono sulle coste del Marocco e dell’Algeria. In conseguenza di ciò, tra l’altro, tutta l’Africa settentrionale francese si staccò da Vichy, che solo a questo punto, bisogna ricordarlo, decise di rompere le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti. In quello stesso mese di novembre, inoltre, le truppe inglesi sconfissero ad El Alamein gli italo-tedeschi, che furono così costretti a ripiegare in Libia. In tal modo poteva dirsi definitivamente scongiurato il pericolo di una penetrazione tedesca in medio Oriente. Non solo: ancora nel 1942, e dunque ancor prima della disfatta e della capitolazione dell’armata di von Paulus a Stalingrado, cominciò anche nel Caucaso il ripiegamento delle forze tedesche. In conclusione: mentre alla fine del 1941 in Europa il Reich tedesco e i suoi alleati avevano ancora qualche possibilità di espansione verso est, e nell’Europa occidentale la potenza politicamente dominante era senza dubbio la Germania, solo un anno dopo la coalizione hitleriana era per tutti chiaramente sulla difensiva e non aveva più alcuna prospettiva di allargamento sul piano politico”” (pag 115)”,”RAIx-333″
“DÜLFFER Jost”,”Yalta, 4 febbraio 1945. Dalla guerra mondiale alla guerra fredda.”,”DÜLFFER Jost insegna storia contemporanea nell’Università di Colonia. Tra i suoi studi: ‘Weimar, Hitler und die Marine’ (1975), ‘Deutschland als Kaiserreich von 1871-1918’ (1987) e ‘Deutsche Geschichte 1933-1945’ (1992). “”Ristabilimento dell’indipendenza nazionale in Cina e in Giappone, controllati programmi di democratizzazione (Corea) e avviamento del processo di decolonizzazione nel resto del continente asiatico fino alla concessione dell’indipendenza ai vari paesi: furono queste le linee direttrici della politica che gli Stati Uniti, dopo aver occupato il posto che era stato dei giapponesi, seguirono in Asia dopo la seconda guerra mondiale, politica che naturalmente essi applicarono con diverse varianti a seconda della situazione politica preesistente”” (pag 191)”,”RAIx-026-FL”
“D’ULISSE Francesca DI-SANTO Donato a cura, interventi di Marina SERENI Ricardo NUÑEZ Paulo DELGADO Anibal FERNANDEZ Massimo D’ALEMA Valdo SPINI Giuliano AMATO Giorgio TONINI Claudio FAVA Gianni PITELLA Piero FASSINO GUTERRES Antonio e altri”,”Idee e forze progressiste in America Latina e in Europa. Le politiche dell’Unione Europea e l’agenda della sinistra democratica. Atti della conferenza internazionale Roma, 11 e 12 marzo 2004.”,”Atti della conferenza internazionale Roma, 11 e 12 marzo 2004.”,”AMLx-014-FL”
“DULL Jonathan R.”,”The French Navy and the Seven Years’ War.”,”Jonathan R. Dull è senior associate editor del ‘The Papers of Benjamin Franklin’ series e autore di ‘The French Navy and American Independence: A Study of Arms and Diplomacy, 1774-1787. Il volume combina storia diplomatica, politica, e navale.”,”QMIN-003-FSL”
“DULLER Eduardo”,”Storia del popolo tedesco. Dalle origini sino al 1846. Libro quinto. La riforma – la guerra de’ trent’anni. La pace di Vestfalia (1517-1648).”,”La morte di Zwingli. “”Venti dei medesimi (sette principi e undici città) radunaronsi il 26 febbraio 1534 a Smalcalda, e, secondo l’antico diritto germanico d’ unione, strinsero una lega per difendersi con la forza l’un l’altro, e insieme la fede loro. Si combinarono poi allora due circostanze che fecero amica ai protestanti la politica dell’ imperatore: primieramente che, avendo egli stesso già troppo a pensare per gli altri suoi regni, voleva fare re di Germania suo fratello Ferdinando, arciduca d’Austria, re d’ Ungheria; e poi il pericolo dei Turchi, che richiedeva il concorso delle forze di tutta la monarchia. Ecco perché egli era costretto di trattare più amichevolmente e dolcemente gli Stati imperiali protestanti: voleva ottenere la loro adesione. E così successe che nell’ anno 1532 si conchiuse a Norimberga una “”pace di religione””, in forza della quale i protestanti goderono la tolleranza; ma solo temporaneamente e sino ad un concilio, o ad una Dieta imperiale, rimanendo poi proibita la maggiore propagazione della riforma. Già innanzi a questa decisione, in cui non eran compresi i “”riformati””, vale a dire, i seguaci di Zwinglio, cioè nel 1534, il generoso Zwinglio era morto eroicamente. Imperocché gli uomini dei paesi cattolici della Svizzera erano marciati in armi contro i Zurighesi e giunti a Kappel, poco lungi da Zurigo. Incontro a loro s’accamparono i riformati guidati da Zwinglio; si venne a battaglia l’ 11 ottobre; Zwinglio tenne fermo e combattè animosamente per la sua fede, e quando, stanco dal combattere e ferito, cadde a terra, ecco un cattolico d’Unterwalden venirgli sopra e comandargli colla spada levata “”d’invocare la Santa Vergine Maria”” se voleva aver salva la vita. Ma Zwinglio il negò, perchè avendo nel corso della sua vita creduto peccato l’ adorazione dei santi, non voleva ora riconoscerla per un misero timore di morte, e colle mani giunte levò gli occhi al cielo; allora quello di Unterwalden gli passò la spada attraverso il collo, tanto che gli fe’ rendere l’anima; ma morendo, egli esclamò: “”Possono uccidere il corpo, ma non l’anima””. Così morì Zwingllio, fedele al suo popolo e alla sua fede, e con esso morirono seicento Zurighesi. E di questa vittoria altresì giubilarono tutti i papisti. Ma non s’arrestò percià il progresso della riforma. Anzi più tardi Giovanni Calvino (veramente ei si chiamava Chauvin), nato nel 1509 a Noyon nella Picardia, dotto, zelante e severo prete francese, continuò con più rigido zelo in Ginevra l’ opera di Zwinglio; i suoi seguaci si chiamarono calvinisti.”” (pag 29)”,”GERx-110″
“DULLES Foster R.”,”Storia del movimento operaio americano.”,”America del periodo coloniale, le società di mestiere, i partiti operai, la forza del movimento operaio tra il 1830 e il 1840, l’incidenza dell’industrialismo, verso le organizzazioni nazionali, era di sommosse, ascesa e declino dei Knights of Labor, la American Federation of Labor AFL, Homestead e Pullman, l’epoca progressiva, tuono a sinistra, la 1° GM, la ritirata del movimento operaio, il New Deal, nascita e sviluppo del CIO, movimento operaio e lotta politica, la 2° GM, il periodo postbellico.”,”MUSx-005″
“DULLES John W.F.”,”Anarchists and Communists in Brazil, 1900-1935.”,”DULLES John W.F.”,”MALx-044″
“DUMAS Charles”,”La vérité sur les bolcheviki. Document et notes d’un témoin.”,”DUMAS C ex deputato socialista dell’ Allier. E’ un libello antibolscevico. “”Il n’est pas inutile de reppeler que les autorisations d’exportations étaient délivrées par le Pouvoir Central. Ce qui se faisait pour les étoffes se faisait aussi pour les cuirs. Mais nous avons des précisions sur l’état d’esprit que animait le gouvernement bolschevik dans la question du ravitaillement allemand. C’est ainsi que dans les journaux du 4 juin 1918 on pouvait lire cette note officielle: “”Aujourd’hui part pour Berlin la fraction russe de la Commission économique russo-allemande, la délégation russe se compose de Sokolnikof, Boukharine, Larine, Borovski, l’ingénieur Krassine, etc… A l’arrivée de la délègation à Berlin commeneront les pourparlers de la Commission qui devront établir les conditions de l’echange des marchandises entre la Russie et l’Allemagne. La Délègation est munie d’instructions détaillées dont la rédaction a été faite à l’aide de nombreux spécialistes””. (pag 40-41) Gorki sul regime bolscevico: (pag 109)”,”RIRO-326″
“DUMAS Alexandre”,”Viaggio in Calabria.”,”””Il suo temperamento ardimentoso lo portò a seguire la spedizione dei Mille con entusiasmo tale da indurlo a raggiungere Garibaldi a Palermo ai primi di giugno del 1860, portando con sé un bravo fotografo parigino a nome Legray e il pubblicista Eduardo Lockroy. Dumas acquistò particolare fiducia da parte del condottiero che, giunti a Napoli, lo nominò Conservatore degli scavi e dei musei. Lo scrittore tramandò l’impresa garibaldina nel libro ‘Les Garibaldiens’. A Napoli Dumas visse quasi initerrottamente dal 1861 al 1864 e, nel corso di quegli anni, fondò il giornale ‘L’Indipendente’. Dopo una vita instancabile di esperienze e di operosità creativa fece ritorno a Parigi dove concluse la sua esistenza nel 1870 in una situazione economica di grave indigenza”” (pag 7, prefazione)”,”VARx-502″
“DUMAS Alexandre, a cura di Claude SCHOPP”,”La camorra e altre storie di briganti.”,”Alexandre Dumas (1802-1870) è universalmente riconosciuto come maestro del romanzo storico e d’avventura. Nel 1860, dopo aver raggiunto l’amico Giuseppe Garibaldi a Palermo e aver seguito e accompagnato l’impresa dei Mille fino a Napoli, Dumas si ferma per ben tre anni nella città partenopea. Da lì, nella sua infaticabile attività di cronista e narratore, scriverà migliaia di pagine, da destinare come corrispondenze alle riviste parigine o come racconti agli editori di mezza Europa.”,”ITAS-004-FMP”
“DUMBACH Annette NEWBORN Jud”,”Storia di Sophie Scholl e della Rosa Bianca.”,”DUMBACH Annette giornalista e docente universitario, ha lavorato a New York, risiede a Monaco; NEWBORN Jud storico è uno dei responsabili del Museum of Jewish Heritage di New York dove vive. “”Volantino della Rosa Bianca. I Per un popolo civile non vi è nulla di più vergognoso che lasciarsi “”governare””, senza opporre resistenza, da una cricca di capi privi di scrupoli e dominati da torbidi istinti. Non è forse vero che ogni tedesco onesto prova vergogna per il suo governo? E chi di noi prevede l’onta che verrà su di noi e sui nostri occhi e verranno alla luce i crimini più orrendi, che superano infinitamente ogni misura? Se il popolo tedesco è già così profondamente corrotto e decaduto nel più profondo della sua essenza, da rinunciare senza una minima reazione, con una fiducia sconsiderata in una legittimità discutibile dell storia, al bene supremo dell’uomo che lo eleva al di sopra di ogni creatura, cioè la libera volontà, ovverosia la libertà che ha l’uomo di influenzare il corso della storia e di subordinarlo alle proprie decisioni razionali; se i tedeschi sono già così privi di ogni individualità, se sono diventati una massa vile e ottusa, allora sì che meritano la rovina. Goethe definisce i tedeschi un popolo tragico come gli ebrei e i greci, ma oggi questo popolo sembra che sia piuttosto un gregge di adepti, superficiali, privi di volontà , succhiati fino al midollo, privi della loro essenza umana, e disposti a lasciarsi spingere nel baratro. Così sembra, ma non lo è. Ogni individuo è stato chiuso in una prigione spirituale mediante una violenza lenta, ingannatrice e sistematica; e soltanto quando si è trovato ridotto in catene, si è accorto dela propria sventura. Soltanto pochi hanno compreso la rovina incombente, ed essi hanno pagato con la morte i loro eroici ammonimenti. Si parlerà ancora del destino toccato a queste persone. Se ognuno aspetta che sia l’altro a dare l’avvio all’opposizione, i messaggeri della Nemesi vendicatrice si avvicineranno sempre di più; e allora anche l’ultima vittima sarà stata gettata senza scopo nelle fauci dell’insaziabile demone. Perciò ogni singolo, cosciente della propria responsabilità come membro della cultura cristiana ed occidentale, deve coscientemente difendersi con ogni sua forza, opporsi in quest’ultima ora al flagello dell’umanità, al fascismo e ad ogni sistema simile di stato assoluto. Fate resistenza passiva, resistenza ovunque vi troviate; impedite che questa atea macchina di guerra continui a funzionare, prima che le altre città siano diventate un cumulo di macerie come Colonia, e prima che gli altri giovani tedeschi abbiano dato il loro sangue per ogni dove a causa dell’orgoglio smisurato di un criminale. Von dimenticate che ogni popolo merita il governo che tollera! Da “”La legislazione di Licurgo e Solone”” di Friedrich Schiller: “”… La legislazione di Licurgo è un modello di politica e psicologia in relazione al fine che si prorone. Egli voleva uno stato potente, fondato su se stesso ed indistruttibile; forza politica e durata erano gli obiettivi a cui egli mirava, e questo fine lo ha raggiunto nel grado che era possibile nelle sue condizioni. Ma quando si raffronti lo scopo che si proponeva Licurgo, agli scopi dell’umanità, una profonda disapprovazione deve subentrare all’ammirazione che ci ha avvinti ad un primo superficiale sguardo. Ogni cosa deve essere sacrificata come mezzo. Lo stato non è mai in se stesso un fine, ma esso è importante solo come uno condizione attraverso la quale può essere raggiunto il fine dell’umanità; e questo fine dell’umanità non è altro che l’espressione di tutte le risorse dell’uomo, il progresso. Se un ordinamento statale ostacola lo sviluppo di tutte quelle risorse che si trovano nell’uomo, se esso impedisce lo sviluppo dello spirito, esso è deprecabile e dannoso, per quanto possa essere elaborato e perfezionato nella sua forma. La sua stessa durata diventa più un motivo di rimprovero che di successo; esso è solo un prolungamento del danno; infatti più dura nel tempo, più danni comporta. …Il merito politico e l’attitudine alla politica vennero sviluppati a scapito di tutti i sentimenti morali. A Sparta non esisteva nè l’amore coniugale, nè amore materno, nè l’amore filiale, nè l’amicizia. … Esistevano soltanto dei cittadini e delle virtù civche. Une legge di stato imponeva agli spartani di essere disumani verso i loro schiavi; in queste infelici vittime delle guerre veniva insultata e maltrattata l’umanità. Nello stesso codice giuridico spartano veniva insegnato il principio pericoloso di considerare gli uomini come mezzo e non come fine. In tal modo i fondamenti dei diritti essenziali della legge naturale e della morale venivano legalmente infranti. …. Quanto più bello fu l’esempio dato dal rude guerriero Caio Marcio nel suo accampamento davanti a Roma, allorquando sacrificò la vendetta e la vittoria perchè egli non poteva vedere scorrere le lacrime della madre!! “”… Lo stato (di Licurgo) poteva sopravvivere ad una sola condizione, se lo spirito dei popolo si fosse estinto; avrebbe potuto quindi durare solo se esso avesse mancato al più alto e unico scopo dello stato. Da “”Il risveglio di Epimenide”” di Goethe, atto II, 4: Geni: ….. Quello che audacemente è uscito fuori dall’abisso, può per un ferreo destino soggiogare metà della sfera terrestre, ma nondimeno nell’abisso deve tornare. Già minaccia un terribile timore: egli invano cercherà di resistere! Vergebens wird er widerstehn! E tutti coloro che a lui sono legati dovranno perire con lui. La speranza: Ora incontro i miei valorosi che si radunano nella notta, per tacere, non per dormire, e la bella parola “”Libertà”” viene bisbigliata e sussurrata, fino a che con insolita novità sui gradina dei nostri templi grideremo ancora con nuovo entusiasmo: Libertà! Libertà! Libertà! Vi preghiamo di ciclostilare questo foglio nel maggior numero possibile di copie e di diffonderle. “””,”GERR-032″
“DUMENIL Gérard”,”Marx et Keynes face a la crise.”,”DUMENIL Gérard Maitre Assistant à l’ Université de Paris IX Dauphine “”Avec le système de crédit, le procès d’engagement-dégagement du capital prend une dimension sociale; lorsque les conditios propres du cycle d’une entreprise provoquent un dégagement important du capital et au contraire un engagement important dans une autres entreprise, le système de crédit permet l’éstablissement d’un processus de compensation. L’excès de l’une “”compense”” l’insuffisance de l’autre: “”Avec le développement du crédit, développement nécessairement paralléle à celui de la grande industrie et de la production capitaliste, cet argent fonctionne non comme un trésor, mais comme capital; non entre les mains de son propriétaire, mais dans celles d’autres capitalistes qui en ont acquis la disposition”” (2). Si l’on pousse à l’extrême l’idée que Marx propose dans ces développements, on parvient au concept d’une distinction entre le fait d’avoir avancé un capital et celui d’en disposer. Ainsi nous faudra-t-il bientôt opposer deux concepts d’accumulation. On saisit à quel point le crédit prolonge le procès d’accumulation du capital en mobilisant les éléments du capital provisoirement disponibles ou en stagnation: “”Par contre, dans le système de crédit, où tout l’argent additionnel, temporairement libéré, est appelé à fonctionner immédiatement comme capital additionnel actif, ce capital-argen libéré de façon seulement temporaire, peut être investi et servir, par exemple, à de nouvelles entreprises bien qu’il y ait encore à faire circuler le produit additionnel encore immobilisé dans d’autres entreprises””. (3) (2) P TII 611 / S L II TI 168/ W T24 182 (3) P. TII / S L II TII 162/ W T24 513″,”ECOT-133″
“DUMENIL Gérard LÖWY Michael RENAULT Emmanuel”,”Lire Marx.”,”DUMENIL e LOWY sono direttori di ricerca al CNRS. RENAULT è maitre de confenrece all’ ENS Lettres et Sciences Humaines di Lione. Sovrapproduzione di capitale. “”Marx a été l’un des premiers économistes à bien identifier ce qu’on appelle de nos jours le “”cycle conjoncturel”” (…). Le capitalisme n’a jamais échappé à ces mouvements toujours caractéristiques du capitalisme actuel. Ces hauts et bas de la production se combinent à des épisodes de perturbations financières plus ou moins sérieux, ce qui en modifie les modalités. Marx appelle “”crises”” les phases de contraction de l’activité, doublées de tels désordres financiers. Elle revêtent pour lui une importance particulière. Comme on l’a signalé dans la première section de ce chapitre, Marx pronostiquait, au moins en 1848, que ces crises allaient se multiplier et s’approfondir, suscitant des conditions favorables à un changement social révolutionnaire. Compte tenù de cette perspective politique, on aurait pu imaginer que Marx allait organiser sa démarche en faisant de l’analyse des crises un thème central. C’était bien son intention lorsqu’il écrivit l”Introduction générale’ de 1857. Dans les cinq points du plan envisagé, le dernier était “”Le marché mondial et les crises”” (PHI, 481). Mais, quelles qu’aient été ses intentions, il ne mena pas à terme ce projet. Dans ‘Le Capital’, le sujet de la crise apparaît de manière désordonnée, et on ne saurait soutenir que Marx en a donné un exposé systématique. Un travail de reconstruction est nécessaire. On ne “”lit”” pas la théorie des crises de Marx, on en prend connaissance au fil d’une lecture d’ensemble. (…) 2. Les crises périodiques, qui font passer successivement les affaires par des périodes d’animation moyenne, de précipitation, de crise, trouvent un fondement matériel dans le cycle pluriannuel de rotations (du capital) connectées les unes aux autres, au cours desquelles le capital est prisonnier de sa partie fixe. (…) la crise constitue toujours le point de départ d’investissements nouveaux et importants. Et pour la société dans son ensemble, on peut plus ou moins considérer que la crise fournit un fondement matériel au prochain cycle de rotation. 3. Surproduction de capital, et non de marchandises particulières – bien que la surproduction de capital suppose toujours une surproduction de marchandises (‘car la marchandise est une forme du capital’) – ne signifie donc rien d’autre que suraccumulation de capital. (…)””. (pag 271-272) [Gérald Duménil, Economie] [in Gérald Duménil Michael Löwy Emmanuel Renault, Lire Marx, 2009]”,”MADS-586″
“DUMENIL Gerard GLICK Mark RANGEL José”,”La Grande Depressione degli anni trenta: un’enigma per la teoria economica?”,”Tesi Moulton (pag 16) “”Quando Moulton descrive la crescita salariale successiva alla prima guerra mondiale, lungi dall’interpretarla come una causa delle difficoltà sopraggiunte, vede gli aumenti salariali come la ragione per cui la recessione del 1921 fu di così breve durata. L’aumento del potere d’acquisto creò nuovi sbocchi per l’industria. Ciò è chiaramente affermato in uno studio ulteriore: “”A causa della caduta dei prezzi il reddito fisso e le classi salariate ora si trovano in una posizione finanziaria notevolmente migliorata. In seguito a questi cambiamenti il potere d’acquisto nazionale sembra sufficiente a garantire un’espansione del prodotto e della capacità produttiva”” (Moulton e Schlotterbeck, 1942, p. 22). Nella letteratura economica americana l’esplicito riferimento a Keynes divenne importante solo durante la seconda guerra mondiale e in seguito. Nonostante l’evidente mancanza di riferimenti a Keynes, tutti gli studi del Brookings sono imbevuti di spirito keynesiano. L’idea centrale che poi diventerà il sostegno della prospettiva keynesiana è già presentata senza ambiguità: i risparmi non sono automaticamente investiti. Anzi, Moulton si sforza di risolvere un problema che nella prospettiva keynesiana e nel lavoro di Keynes stesso è generalmente lasciato nell’ambiguità. Qual è la destinazione ultima dei risparmi che non vengono investiti? Dopo una diligente indagine, Moulton fornisce una risposta a questa domanda nel suo studio ‘The Formation of Capital’ (Moulton, 1935b). Egli sostiene che i risparmi crescono più in fretta delle spese per investimento e che l’eccedenza si accumula per la speculazione sui mercati finanziari”” (pag 16)”,”ECOT-276″
“DUMENIL Gérard LÖWY Michael RENAULT Emmanuel”,”Les 100 mots du marxisme.”,”Gérard Dumenil è un economista, direttore di ricerca al CNRS. Codirige la rivista ‘Actuel Marx’ (Puf) Michael Löwy è un sociologo e filosofo direttore di ricerca emerito al CNRS. Insegna all’ EHESS. Emmanuel Renault è filosofo, maitre de conférences à l’ ENS di Lione. Hanno pubblicato insieme il volume ‘Lire Marx’ (Puf, coll. Quadrige’, 2009) Per es. Voce Barbarie (pag 17) ‘Si dans le ‘Manifeste du parti communiste’ (1848), Marx et Engels opposent encore les «nations barbares» et les «nations civilisées», on trouve aussi dans leurs écrits une approche plus appropriée. Considérant certaines des manifestations le plus sinistres du capitalisme comme les lois sur les pauvres, Marx écrit en 1847: «La barbarie réapparaît, mais cette fois elle est engendrée au sein même de la civilisation et en fait partie intégrante». Dans les chapitre sur l’accumulation primitive du ‘Capital’, ce sont les pratiques des colonisateurs occidentaux qui sont caractérisées comme «barbares». Marx reprend à son compte le discours d’un auteur chrétien, les révérend William Howitt, selon lequel «les barbaries et atrocités exécrables perpétrées par les races soi-disant chrétiennes (…) n’ont pas de parallèle dans aucune autre ère de l’histoire universelle, chez aucune race si sauvage, si grossière, si impitoyable qu’elle fût». Cette remarque définit donc une sorte de barbarie moderne, propre aux civilisatons capitalistes. C’est à celle-ci pense Rosa Luxemburg quand elle formule, dans ‘La crise de la social-démocratie’ (1915), le célèbre mot d’ordre «socialisme ou barbarie». La guerre mondiale est à ses yeux une illustration frappante de cette barbarie qui manifeste les poténtialités destructrices et inhumanines des sociétés capitalistes avancées. Avec ce mot d’ordre- qui, contrairement à ce qu’elle laisse entendre, ne vient pas de Marx ou Engels, mais apparaît pour la première fois dans sa brochure – Rosa Luxemburg, se dissocie de la vision déterministe traditionnelle du socialisme comme résultat inévitable des contradictions du capitalisme. Le socialisme apparaît maintenant comme l’une des possibilités historiques, dans une sorte de bifurcation dont l’autre branche est la barbarie. Par la suite, un courant marxiste dissident en France, autour de Cornelius Castoriadis et de Claude Lefort, va se définir, au cours des années 1950, par l’expression ‘Socialisme ou Barbarie” [“”Se nel ‘Manifesto comunista’ (1848), Marx ed Engels oppongono ancora le “”nazioni barbare”” alle “”nazioni civili””, si può trovare anche nei loro scritti un approccio più appropriato. Considerando alcune delle manifestazioni più sinistre del capitalismo come le leggi sui poveri, Marx scrive nel 1847: “”La barbarie riappare, ma questa volta è generata all’interno della stessa civiltà e ne costituisce parte integrante””. Nel capitolo sull’accumulazione primitiva del “”Capitale””, sono le pratiche dei colonizzatori occidentali che si caratterizzano come “”barbare””. Marx riprende il discorso di un autore cristiano, il reverendo William Howitt, secondo cui “”le atrocità barbare e spaventose perpetrate dalle cosiddette razze cristiane (…) non hanno confronti con nessun’altra era della storia universale, presso ogni razza per quanto selvaggia, per quanto rozza, per quanto spietata che fosse». Questa osservazione definisce dunque una sorta di barbarie moderna peculiare della civiltà capitalista. Questo è ciò che pensa Rosa Luxemburg quando formula, in “”La crisi della socialdemocrazia”” (1915), il famoso slogan “”socialismo o barbarie””. Ai suoi occhi, la guerra mondiale è una straordinaria illustrazione di questa barbarie, che manifesta le potenzialità distruttive e inumane delle società capitalistiche avanzate. Con questa parola d’ordine che, contrariamente a ciò che lascia intendere, non viene da Marx ed Engels, ma appare per la prima volta nel suo opuscolo – Rosa Luxemburg si dissocia dalla visione tradizionale deterministica del socialismo come risultato inevitabile delle contraddizioni del capitalismo. Il socialismo appare ora come una delle possibilità storiche, in una sorta di biforcazione in cui l’altro ramo è la barbarie. In seguito, una corrente dissidente marxista in Francia, guidata da Cornelius Castoriadis e Claude Lefort, si è definita, nel corso degli anni 1950, con l’espressione ‘Socialismo o barbarie””] (pag 17-18)”,”MADS-757″
“DUMEZIL Georges, edizione italiana a cura di Giuliano BOCCALI”,”Storie degli sciti. Dal mito al romanzo: le leggende, gli eroi, l’ epopea dell’ affascinante popolo delle steppe. (Tit. orig.: Romans de scythie et d’alentour)”,”DUMEZIL, nato a Parigi nel 1891, fu allievo dell’ Ecole Normale e in particolare discepolo di M. MAUSS. La sua carriera scientifica si svolse al di fuori delle facoltà universitarie francesi: docente nelle Università di Istanbul e di Uppsala e nell’ Ecole Pratique des Hautes Etudes, fu chiamato nel 1948 alla cattedra di civiltà indoeuropea al College de France. La profonda conoscenza delle lingue e delle tradizioni indoeuropee più diverse hanno fatto di lui uno dei maggiori specialisti nel settore ed uo dei maestri della cosiddetta scienza della mitologia nel nostro secolo. La morte dei nobili Cimmeri. “”Alcuni studiosi, nell’ Unione Sovietica, hanno voluto scorgere in questa leggenda l’ attestazione di una lotta di classe precoce, opponente i “”re””, ossia qui di certo la nobiltà o la parte superiore della nobiltà, al popolo, ossia ai non nobili, uniti, forse, alla piccola nobiltà. Questo è eccessivo: i due partiti, che sono parimenti formati da uomini liberi, non rivaleggiano a proposito di privilegi da conservare o da abolire; differiscono solamente di opinione, senza violenza: i nobili non cercano di imporre la loro volontà e il popolo, per partire, attende rispettosamente d’aver potuto seppellire, secondo il loro voto, gli eroici compatrioti. Tutto quello che si può dire è che, fra le due decisioni, accettare di morire sulla terra degli antenati, è “”più nobile”” che lasciarla per paura di una lotta senza speranza: un’ etica della gloria e della fedeltà si oppone così a un’ etica dell’ interesse””. (pag 279)”,”STAx-134″
“DUMÉZIL Georges”,”Matrimoni indoeuropei.”,”DUMÉZIL Georges professore emerito al Collège de France, membro dell’Académie Française.”,”STAx-316″
“DUMÉZIL Georges”,”Mito e epopea. La terra alleviata.”,”Georges Dumézil, nato a Parigi nel 1898, è stato professore, dal 1933 all’Ecole Pratique des Hautes Etudes e dal 1948 al College de France. Ha scritto un seguito (in preparazione nel 1982): ‘Mito e epopea. Storie romane’ e ‘Gli dei sovrani degli Indoeuropei’.”,”STAx-358″
“DUMONT Louis”,”La civiltà indiana e noi.”,”DUMONT è nato nel 1911. Ha insegnato a Oxford ed è oggi (1986) Directeur d’etudes alla EHESS di Parigi. Di DUMONT, Adelphi ha già pubblicato ‘Homo aequalis’ nel 1984. Tra i suoi scritti ricordiamo ‘Homo hierarchicus’ (Paris, 1966) ed ‘Essais sur l’ individualisme’ (Paris, 1983).”,”INDx-020″
“DUMONT René”,”Il dramma delle società contadine.”,”Nato nel 1904 DUMONT René ha conosciuto la guerra a 10 anni e ne ha conservato tutto l’ orrore. Ingegnere in agronomia comincia nella risaia del Tonchino (1 milione di famiglie su 1 milione di ettari) la lotta contro la fame che non abbandonerà più. Dopo la carestia della regione di Vinh, che non si voleva soccorrere, rientra a Parigi e occupa all’ Istituto di Agronomia una cattedra sullo sviluppo e la pianificazione in agricoltura nel terzo mondo e nei paesi socialistI e gira il mondo ad un ritmo che si accelera dal 1946.”,”PVSx-006″
“DUMONT René”,”L’ utopia o la morte.”,”DUMONT René (1904) ingegnere agronomo, è venuto in contatto con l’ oppressione coloniale nelle risaie del Vietnam dove ha lavorato dal 1929 al 1932. Professore all’ Ecole nationale d’ agricolture dal 1933, scrittore e conferenziere in lotta contro il sottosviluppo e la fame nel mondo, ha partecipato alla elezioni presidenziali francesi del 1974. “”Il cane americano mangia di più dell’ uomo indiano”””,”PVSx-017″
“DUMONT René, con Charlotte PAQUET”,”Liberismo o democrazia.”,”René Dumont, esperto del Terzo Mondo, ha scritto nella sua lunga carriera (è nato nel 1904 e morto nel 2001) oltre trenta libri tra cui ‘Uomini e pane’ (1963), ‘Problemi agrari del comunismo’ (1966), ‘Il dramma delle società contadine’ (1974). Charlotte Paquet ha collaborato con Dumont dal 1982. “”Dopo aver visto troppo da vicino i massacri di Arras, nell’ottobre del 1914, leggevo, nel 1915, gli scritti di Jean Jaurès, che era stato assassinato il 1° agosto 1914 perché lottava contro la guerra. Dal 1917 l’imperatore austriaco aveva cercato di negoziare la pace, ma gli Alleati si erano rifiutati e avevano preferito sacrificare l’Austria-Ungheria, fattore di stabilità nel centro dell’Europa. Questo vuoto, insieme all’umiliazione e alla rovina della Germania, costretta a pagare i danni di guerra, e alla crisi del liberismo dopo il 1929, hanno favorito l’avvento di Hitler al potere e quindi la seconda guerra mondiale, il conflitto più sanguinoso di tutta la storia dell’umanità. Dell’incauto smembramento dell’impero austro-ungarico continuiamo a pagare le conseguenze anche oggi con le abominevoli guerre interetniche della ex-Jugoslavia. Nel 1918 si credeva che tutto fosse permesso: al prezzo di otto milioni di morti tra civili e militari «si» era vinta la guerra. I pacifisti, io fra loro, ammonivano. Invano. Stalin a Yalta ha «ottenuto» il controllo dell’Europa orientale. Dal 1947 al 1989 la corsa agli armamenti della cosiddetta guerra fredda ha assorbito una parte enorme delle risorse accumulate nel periodo detto del Glorioso Trentennio, finendo col rovinare e travolgere l’Unione Sovietica e nello stesso tempo indebolendo «relativamente» gli Stati Uniti e forse anche l’Europa. Nel 1987 il rapporto della Commissione mondiale delle Nazioni unite per l’ambiente e lo sviluppo (1) dimostrava con raffronti illuminanti, che sarebbe bastato ridurre le spese militari per disporre di tutti i mezzi per risolvere tantissimi problemi, evitando innanzi tutto la distruzione dell’ambiente, prendendo le misure necessarie per proteggere l’intero pianeta (…)”” [(1) Commission mondiale des Nations Unies sur l’environnement et le développement’, Notre avenir à tous, Fleuve, Montreal (Quebec), 1988]]”,”PVSx-064″
“DUMONT Louis”,”Homo Hierarchicus. Il sistema delle caste e le sue implicazioni.”,”Louis Dumont, (1911-1998) Indologo e antropologo illustre, professore alla École Pratique des Hautes Études a Parigi, pubblicò nel 1966, e ampliò nel 1979, Homo hierarchicus, dopo decenni di studi. Al centro del libro è la nozione di casta, come ci appare nell’India. Adelphi ha pubblicato Homo aequalis, La civiltà indiana e noi e Saggi sull’individualismo.”,”INDx-007-FL”
“DUMONT Louis”,”La civiltà indiana e noi.”,”Louis Dumont, (1911-1998) Indologo e antropologo illustre, professore alla École Pratique des Hautes Études a Parigi, pubblicò nel 1966, e ampliò nel 1979, Homo hierarchicus, dopo decenni di studi. Al centro del libro è la nozione di casta, come ci appare nell’India. Adelphi ha pubblicato Homo aequalis, La civiltà indiana e noi e Saggi sull’individualismo. DUMONT è nato nel 1911. Ha insegnato a Oxford ed è oggi (1986) Directeur d’etudes alla EHESS di Parigi. Di DUMONT, Adelphi ha già pubblicato ‘Homo aequalis’ nel 1984. Tra i suoi scritti ricordiamo ‘Homo hierarchicus’ (Paris, 1966) ed ‘Essais sur l’ individualisme’ (Paris, 1983).”,”INDx-008-FL”
“DUMONT Louis”,”Saggi sull’individualismo. Una prospettiva antropologica sull’ideologia moderna.”,”Louis Dumont, (1911-1998) Indologo e antropologo illustre, professore alla École Pratique des Hautes Études a Parigi, pubblicò nel 1966, e ampliò nel 1979, Homo hierarchicus, dopo decenni di studi. Al centro del libro è la nozione di casta, come ci appare nell’India. Adelphi ha pubblicato Homo aequalis, La civiltà indiana e noi e Saggi sull’individualismo.”,”TEOS-142-FL”
“DUNAN Marcel direzione dell’ opera, collaboratori dell’ edizione francese: Jean PIVETEAU Maurice BAUMONT Jean DELORME Robert FOSSIER Lousi MAZOYER Georges RUHLMANN René RISTELHUEBER Francois SOUCHAL, edizione italiana diretta da Paolo LECALDANO e Angelo SOLMI”,”Storia universale Rizzoli Larusse. Volume Primo.”,”””Quand’ anche la storia fosse inutile agli altri uomini, bisognerebbe farla leggere ai principi””, scriveva Bossuet nella prefazione del suo famoso Discorso sulla storia universale, composto per il figlio di Luigi XIV.”” (pag XI)”,”STOU-067″
“DUNAN Marcel direzione dell’ opera, collaboratori dell’ edizione francese: Jean PIVETEAU Maurice BAUMONT Jean DELORME Robert FOSSIER Lousi MAZOYER Georges RUHLMANN René RISTELHUEBER Francois SOUCHAL, edizione italiana diretta da Paolo LECALDANO e Angelo SOLMI”,”Storia universale Rizzoli Larusse. Volume Secondo.”,”””La detenzione del re portò alla rottura definitiva delle relazioni diplomatiche tra la Francia e l’ Europa. Madame de Stael, che aveva nascosto Narbonne nella cappella extraterritoriale della legazione di Svezia, diede alle missioni straniere il segnale delle partenze che si succedettero fra il 13 e il 25 agosto. Ultimi partirono il ministro degli Stati Uniti e l’ ambasciatore d’ Inghilterra. In compenso, il 26 la Legislativa assegnò il titolo di “”cittadino francese”” agli stranieri “”difensori della causa della libertà””: gli americani Washington e Thomas Paine, gli inglesi Bentham, Wilberforce e Priestley, i tedeschi Klopstock, Schiller, Campe e Clootz, l’ italiano Gorani, lo svizzero Pestalozzi, il polacco Kosciuszko””. (pag 232)”,”STOU-068″
“DUNANT Henri, a cura di Luigi FIRPO”,”Henri Dunant e le origini della Croce Rossa.”,”””In complesso, più di 300.000 uomini, 25.000 cavalli, oltre mille cannoni avevano tempestato ferro e fuoco, per 14 ore, dando luogo ad una orrenda carneficina. La sola terza divisione sarda vide cadere 13 ufficiali e 171 soldati, ebbe 1080 feriti e 377 dispersi; la quinta denunciò perdite anche maggiori; l’armata contò 42 ufficiali e 561 soldati uccisi, 2.918 feriti, 1.139 dispersi. Ma va aggiunto che questi dati risultano dai conteggi redatti a 24 ore dalla battaglia: verosimilmente i dispersi, dopo una giornata in cui s’era rimasti padroni del campo, erano quasi tutti caduti non ancora riconosciuti; inoltre, date le spaventose condizioni dell’assistenza sanitaria, si può ritenere che una buona metà dei feriti fosse destinata a soccombere «più tardi negli ospedali e nelle case private» (1). Secondo uno studio minuzioso del futuro maresciallo von Moltke, che per conto dello stato maggiore prussiano condusse una sistematica analisi dell’intera campagna del ’59, gli Austriaci perdettero 4 generali, 630 ufficiali, 19.311 soldati, i Sardi 216 ufficiali e 6.305 soldati, i Francesi 720 ufficiali e oltre 12.000 soldati. Poiché nella notte del 24 nessuno provvide a raccogliere i feriti, molti dei quali perirono in abbandono, dissanguati, fra orribili sofferenze, all’alba di quel giorno seguente quella striscia di terreno, già verdeggiante e ridente di colture, doveva presentare uno spettacolo raccapricciante, cosparsa di 40.000 corpi umani stroncati, mutilati e doloranti. Agli occhi di un superstite francese il sorgere del sole rivelò « una pianura deserta, inanimata, senza echi. Fucili; armi spezzate, brandelli di equipaggiamento, cadaveri di cavalli che appestano l’aria, il tutto sparso fra macchie d’alberi straziati e campi devastati come da un uragano» (2). In quel momento, in una sola villa diroccata sulle alture di S. Martino «giacevano quasi accatastati gli uni sugli altri più di trecento feriti» (3); un volontario che s’era battuto da valoroso in prima linea, così descrive quell’alba straziante: «Lo spettacolo, che ci si presentò tutt’intorno all’aurora del giorno 25, era spaventevole. I morti tanto spessi, che li dovevamo smuovere per piantare le tende; semisvestiti, gonfi, neri, giacevano in tutte le attitudini. Cavalli feriti si trascinavano nitrendo; altri, sventrati, ributtavano. Carriaggi rovesciati, affusti fracassati, armi rotte, attrezzi, cenci sanguinolenti coprivano la campagna, che pareva tutta spruzzata di giallo» (4). Non erano ranuncoli, ma le mostrine dei caduti, falciati a nugoli, della brigata Casale”” (dall’introduzione di Luigi Firpo, pag XIV-XV)] [(1) Secondo i dati raccolti da un ufficiale di stato maggiore, fra il 1° maggio e il 31 luglio 1859 entrarono in ospedale 4.998 militari e ne uscirono 2.409 (…); (2) Il futuro generale J. Bourelly (‘Souvenir e la campagne de 1859 en Italie’, Paris, s.d. [1905], p. 143; (3) C. Rovighi, cit., p. 167; 3. G. Adamoli, cit., pp. 51-52]”,”QMIx-034-FV”
“DUNAYEVSKAYA Raya”,”Marxismo e libertà.”,”Un capitolo è dedicato al capitalismo di stato russo e alla sua azione contro i lavoratori. Un altro è dedicato al dibattito sui sindacati del 1920 – 1921 e riporta le posizioni di LENIN TROTSKY e SCLIAPNIKOV (1). La DUNAYEVSKAYA, già segretaria di TROTSKY, conduce una disamina dei più cospicui eventi della storia, dalla rivoluzione americana a quella sovietica e conclude che nella società capitalistica, sia in quella sovietica persiste tuttavia l’ alienazione del lavoro.”,”RUSU-045″
“DUNAYEVSKAYA Raya, a cura di M. FUGAZZA e A. VIGORELLI”,”Filosofia e rivoluzione. Da Hegel a Sartre e da Marx a Mao.”,”La DUNAYEVSKAYA è nata in Russia ed è stata collaboratrice di TROTSKY in Messico (1937-1938). Ha fondato a Detroit l’ organizzazione marxista umanista ‘News & Letters Commitees””. E’ autrice di studi e interventi di argomenton economico politico e filosofico, tra cui Marxismo e Libertà (Firenze, 1962). “”La cosa importante è attenersi fedelmente alla metodologia di Marx, anch’egli necessariamente interessato soprattutto all’ Europa, in cui era nato, al periodo storico in cui viveva, e all’ oggetto dei suoi studi più importanti dal punto di vista teorico, cioè l’ Inghiterra della metà del XIX secolo. Questo non gli impedì, tuttavia, di salutare la rivoluzione dei T’ai-p’ing come un possibile nuovo punto di partenza nello sviluppo mondiale”” (pag 159).”,”TEOC-223″
“DUNAYEVSKAYA Raya, a cura di Paolo CASCIOLA e Renato CAMPANA”,”Trotsky, l’ uomo.”,”””Fu Trotsky ad insistere affinché Rae Spiegel adottasse lo pseudonimo Raya Dunayevskaya – il cognome della madre di Rae la cui sonorità russa tanto piaceva al dirigente rivoluzionario sovietico. Ed è questo il nome con cui ella è universalmente conosciuta. Raya era nata in Russia il 1° maggio 1910 e, dodicenne, dovette seguire la propria famiglia nell’ emigrazione negli Stati Uniti, a Chicago, dove negli anni venti militò nelle file della gioventù comunista (dalla quale sarebbe stata espulsa nel 1928) e partecipò alla lotta in difesa dei diritti democratici dei neri. Nel 1931 aderì alla Communist League of America (CLA), la sezione statunitense dell’ Opposizione di sinistra internazionale (OSI). In seguito militò nel Workers Party of the United States, nato nel dicembre 1924 dalla fusione della CLA con l’ American Workers Party di Abrahan Johannes MUSTE e affiliato alla Lega Comunista Internazionalista (Bolscevico-Leninista), la denominazione adottata dall’ OSI nel settembre 1933, in conformità con l’ abbandono dell’ orientamento verso la riforma del Comintern staliniano e con la decisione di avviare la lotta per la costruzione di nuovi partiti rivoluzionari e di una nuova internazionale, la Quarta. Nel luglio 1937 Raya si recò a Coyoacan, in Messico, dove lavorò per quasi dieci mesi nello staff dei segretari di TROTSKY. Questa esperienza si ritrova nel suo articolo ‘The man Trotsky’ (agosto 1938), qui tradotto. Rientrata in USA nel maggio 1938 riprese a militare nel Socialist Workers Party, (SWP) fondato a Chicago nel congresso del 31 dicembre 1937 – 3 gennaio 1938, subito riconosciuto come sezione del movimento per la 4° Internazionale. Nel 1939 si aprì lo scontro all’ interno del SWP a proposito della natura sociale dell’ URSS e si creò un’ opposizione che metteva in discussione la definizione in vigore di stato operaio degenerato. Questa posizione ‘revisionista’ minoritaria capeggiata da James BURNHAM, Max SCHACTMAN e Martin ABERN decise di rompere con il SWP per fondare il Workers Party (WP) e la DUNAYEVSKAYA si schierò con questa frazione. Nei mesi seguenti Raya con lo psudonimo di F. Forest e C.L.R. JAMES con lo pseudonimo di J.R. Johnson costituirono la tendenza ‘Johnson-Forest Tendency’ che si oppose ai due orientamenti prevalenti nel WP, quello di SHACHTMAN (URSS non stato operaio degenerato ma comunque ordinamento sociale progressivo) e quello di Joseph CARTER (URSS come collettivismo burocratico reazionario quanto il capitalismo). La tendenza Johnson-Forest pervenne successivamente a definire la Russia staliniana come un capitalismo di Stato nel quale erano presenti tutte le categorie economiche borghesi tradizionali. (pag 1-2)”,”TROS-114″
“DUNAYEVSKAYA Raya”,”Marxismo e libertà.”,”””L’11 gennaio 1860 Marx scriveva a Engels: “”A mio parere le cose più grosse che stanno oggi accadendo nel mondo sono da un lato il movimento degli schiavi in America, avviato dalla morte di John Brown, e dall’altro il movimento dei servi in Russia… Ho appena letto nel ‘Tribune’ che c’è stata una nuova sollevazione di schiavi nel Missouri, naturalmente repressa. Ma il segnale è stato dato””. Da questo momento in poi Marx non solo terrà lo sguardo fisso sul movimento di massa, ma anche vi prenderà parte attiva. Il decennio della guerra civile negli Stati Uniti è anche il decennio dell’insurrezione polacca, degli scioperi in Francia, e delle dimostrazioni di massa in Inghilterra, che culminarono con la creazione dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori, guidata da Marx. La guerra civile americana fu la prima guerra moderna con impiego di eserciti di massa e con partecipazione totale della popolazione”” (pag 72) [Raya Dunayevskaya, Marxismo e libertà, 1962]”,”TEOC-002-FPA”
“DUNAYEVSKAYA Raya”,”Marxisme et liberté.”,”Raya Dunayevskaya qui fut, au Maxique, la secrétaire de Léon Trotsky, en 1937 et 1938, rompit avec lui au début de la seconde guerre mondiale. Préface de Herbert MARCUSE, préface: à l’édition française, à la première édition, à la seconde édition, Annexes: 1) La chine de Mao et la ‘Révolution culturelle prolétarienne’, 2) Cris de révolte de la Chine, Notes, Bibliographie, Traduit de l’américain par Mara OLIVA,”,”TEOC-073-FL”
“DUNAYEVSKAYA Raya”,”Rottura e ambivalenza filosofica in Lenin.”,”Titolo completo: ‘The Shock of Recognition and the Philosophic Ambivalence of Lenin’ “”Il brano che presentiamo è tratto appunto dalla prima sezione, dedicata al concetto di dialettica in Hegel, Marx-Engels, Lenin, e affronta in particolare la interpretazione leniniana di Hegel (i ‘Quaderni filosofici’) in rapporto con ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ da un lato, la pratica politica del periodo pre e postrivoluzionario dall’altro”” (pag 152, presentazione) Lenin parla dei “”germi del materialismo storico in Hegel”” (pag 169) “”E’ nella natura della verità – diceva Hegel – rivelarsi quando «è venuto il suo tempo»”” (pag 175) “”«Alias: La coscienza umana non solo rispecchia il mondo oggettivo, ma lo crea anche» (Lenin, dicembre 1914). «Il gruppo di redattori e collaboratori della rivista «Sotto le bandiere del marxismo», dovrebbe essere, secondo me, una specie di «Società di Amici Materialistici della Dialettica Hegeliana» (Lenin, 1922)”” (pag 154) “”La luce gettata da Lenin sul rapporto tra filosofia e rivoluzione è così forte da rischiarare anche i problemi del nostro tempo, svelando la reificazione della filosofia e la negazione della dialettica della liberazione. E’ questo che i filosofi russi non possono perdonargli. Perciò essi hanno continuato, senza trovar opposizione, la loro critica implicita ai ‘Quaderni filosofici’, anche in occasione del centenario della sua nascita, oscurando la novità sostanziale del punto di vista filosofico di Lenin nel 1914, rispetto alla teoria del rispecchiamento, espressione di un materialismo volgare, contenuta in ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ del 1908; novità che consiste nel recupero dell’autosvolgimento del pensiero. Quando Lenin scrive: «Alias: La coscienza umana non solo rispecchia il mondo oggettivo, ma lo crea anche» (15), l’Accademico B.M. Kedrov, Direttore dell’Istituto di Storia della Scienza e della Tecnica, riduce la nuova valutazione leniniana dell’«idealismo» a un volgare discorso semantico: «(…) Lenin rifiuta in modo categorico e pone aspramente in ridicolo l’errore da nulla compiuto da Hegel, nell’attribuire all’idea, al pensiero, alla coscienza, la capacità di creare il mondo» (17). Con quest’ultimo attacco, Kedrov si illude di aver chiuso le nuove frontiere filosofiche aperte da Lenin. Da quel genio concreto che era, comunque, Lenin stesso indicò il punto in cui esse si aprivano per lui. Il 4 gennaio 1915, nel pieno della guerra, scrisse all”Enciclopedia Granat’ (per cui aveva composto il saggio «Karl Marx», chiedendo se era possibile apportare «alcune correzioni alla sezione sulla dialettica… Mi sono occupato di questa questione proprio nell’ultimo mese e mezzo e penso che potrei aggiungere qualcosa, se ce ne fosse il tempo…» (18). Lenin aveva incominciato il suo ‘Riassunto della «Scienza della Logica» di Hegel’ nel settembre 1914. Il saggio è datato luglio-novembre 1914. Il ‘Riassunto’ non fu completato fino al 17 dicembre. Come dimostra la lettera a Granat, egli non era soddisfatto della sua analisi della dialettica. La Krupskaya nota nei suoi ‘Ricordi’ che Lenin continuò lo studio di Hegel ‘dopo’ aver completato il saggio su Marx. Ma il miglior testimone del momento in cui sentì di aver rotto con le sue precedenti posizioni, è Lenin stesso, non solo nelle lettere, ma anche nel ‘Riassunto’. Dopo aver annotato, riguardo alla prima sezione del «Concetto», che «queste parti dell’opera dovrebbero chiamarsi: un ottimo mezzo per farsi venire il mal di testa» (19) , osserva anche: «L’analisi dei sillogismi in Hegel: E.-B.-A. ‘Eins; Besonders; Allgemeins’, B-E-A ecc. ricorda l’imitazione di Hegel da parte di Marx nel I Capitolo» (20). Lenin prosegue commentando la stretta relazione tra ‘Capitale’ e ‘Logica’: «Anche se Marx non ci ha lasciato alcuna ‘Logica’ (con lettera maiuscola), ci ha lasciato tuttavia la ‘logica’ del ‘Capitale’, che per il problema che ci interessa dovrebbe essere utilizzata al massimo. Nel ‘Capitale’ vengono applicate a una sola scienza la logica, la dialettica e la teoria della conoscenza del materialismo (non occorrono tre parole: è una stessa e identica cosa), prendendo tutto ciò che è di prezioso in Hegel e sviluppandolo ulteriormente» (21). Molto prima di arrivare a questa conclusione, Lenin sentì l’esigenza di distinguersi innanzitutto da Plechanov, ed anche dal suo stesso passato filosofico. Importante, a questo proposito, è la serie di tre aforismi: «1. Plechanov critica il Kantismo (e l’agnosticismo in generale) più dal punto di vista materialistico-volgare che da quello materialistico-dialettico…2. I marxisti hanno criticato (all’inizio del XX secolo) i kantiani e i sostenitori di Hume più al modo di Feuerbarch (e di Büchner) che a quello di Hegel. Non si può comprendere perfettamente il ‘Capitale’ di Marx e particolarmente il primo capitolo, se non si è compresa e studiata attentamente ‘tutta’ la ‘logica’ di Hegel. Di conseguenza, mezzo secolo dopo, nessun marxista ha compreso Marx!» (22)”” [Raya Dunayevskaya, ‘Rottura e ambivalenza filosofica in Lenin’, ‘Aut Aut’, Milano, 1974] [(15) Lenin, ‘Quaderni filosofici’, p. 206; (17) B.M. Kedrov, ‘On the Distinctive Characteristics of Lenin’s Philosophic Notbook’, “”Soviet Studies in Philosophy’, estate 1970; (18) V.I. Lenin, Opere complete, Roma, 1969, vol. 36, p. 226; (19) Lenin, ‘Quaderni filosofici’, p. 167; (20) Ivi, p. 169; (21) Ivi, p. 241; (22) Ivi, pp. 170-171] (pag 158-159-160) “”(…) Lenin vede come, sebbene Hegel abbia a che fare solo con concetti, il movimento del «pensiero puro» non si limiti a «riflettere» la realtà. La dialettica di entrambi è un processo e l’Assoluto è «negatività» assoluta. La comprensione della negazione della negazione, che per Hegel è quella decisiva, lo porta a criticare la caduta di Hegel in un arido gioco numerico, cioè nel problema se la dialettica sia una «triplicità» o «quadruplicità», con la conseguente opposizione di «semplice» ed «assoluto». Lenin commenta: «Non mi è chiara la differenza; assoluto non equivale a più concreto?» interpretando così sia assoluto che relativo come «momenti» dello sviluppo. Dopo aver completato lo studio della ‘Scienza della logica’, egli non respinge più il concetto dell’«andare alla natura» dell’Idea Assoluta. Al contrario sostiene che, in esso, Hegel «allunga una mano al materialismo». Scrive infatti: «Va notato che in tutto il capitolo sull’Idea assoluta non si fa quasi parola di Dio (appena una volta è casualmente scappato fuori un concetto divino); inoltre il capitolo – NB ‘questo’ – non ha quasi affatto per contenuto specifico l”idealismo’, il suo argomento principale è piuttosto il ‘metodo dialettico’… E ancora una osservazione: in quest’opera di Hegel che è ‘la più idealistica’ vi è ‘il meno’ di idealismo, e ‘il più’ di materialismo. E’ contraddittorio, ma è un fatto!» (25). Leggendo la ‘Storia della Filosofia’, Lenin non prova quella sorta di esaltazione che la lettura della ‘Logica’ gli aveva procurato. Ma è proprio a questo punto che rende definitiva la sua rottura con Plechanov: «NB Da elaborare: Plechanov ha probabilmente scritto su argomenti di filosofia (dialettica) circa 1000 pagine (Beltov + contro Bogdanov + contro i kantiani + i ‘Problemi fondamentali’ ecc. ecc.). In tutte queste pagine, ‘sulla’ grande ‘Logica, a proposito’ di essa, del ‘suo pensiero’ (cioè ‘propriamente’) della dialettica come scienza filosofica) ‘nil’!!» (26). Naturalmente, Lenin non era arrivato impreparato allo studio della ‘Scienza della Logica’. La sua affermazione che nessuno può capire il primo libro del ‘Capitale’ senza aver studiato tutta la ‘Logica’, non va presa alla lettera. (…)”” (pag 161-162); “”La conclusione hegeliana che «il superamento dell’opposizione di Realtà e Concetto e quell’unità che è la verità, risiedono soltanto in questa soggettività» diventa per Lenin un punto decisivo. In altri termini, a conclusione della lettura della ‘Scienza della Logica’ egli è tanto lontano dall’intendere la soggettività come soggettivismo piccolo-borghese o idealista, da scrivere: «’Questo NB: Il più ricco è il più concreto e il più soggettivo’». Come abbiamo visto, all’inizio dello studio della Dottrina del Concetto, Lenin ne ammira la definizione da parte di Hegel, come «il regno della Soggettività o della Libertà», e interpreta: «NB Libertà=soggettività (ovvero) fine, coscienza, aspirazione NB». In una parola, egli scopre definitivamente l’insufficienza della categoria della casualità, nella spiegazione tra pensiero e materia. E che, al contrario, Libertà, Soggettività, Concetto («o» libera creatività, autodecisione delle nazioni, attività autonoma delle masse, autosvolgimento dell’Idea, in definitiva, rivoluzione continua), sono le categorie su cui si deve fondare la conoscenza della realtà, e che ne garantiscono perciò ‘l’obiettività’. Così, alla fine della Seconda Sezione sull’Oggettività, Lenin parla dei «germi del materialismo storico in Hegel», di «Hegel e il materialismo storico», del rapporto tra «le categorie della logica e la pratica umana». E arrivato infine alla Terza Sezione, l’Idea, riporta con entusiasmo il testo di Hegel, esprimendosi come se il pensiero fosse effettivamente il «creatore del mondo», non perché egli sia convinto di tali fantasie, ma perché sta di nuovo vivendo l’esaltante scoperta che nella Dottrina del Concetto si elabora la storia concreta dell’umanità”” (pag 169) [Raya Dunayevskaya, ‘Rottura e ambivalenza filosofica in Lenin’, ‘Aut Aut’, Milano, 1974] (pag 161-162) (pag 169) [(25) Lenin, ‘Quaderni filosofici’, cit., p. 323; (26) Ivi, pp. 277-278] Lenin scrive nel testamento che Bucharin non aveva mai compreso la dialettica (pag 168)”,”LENS-291″
“DUNAYEVSKAYA Raya”,”Nationalism, Communism, Marxist Humanism and the Afro-Asian Revolutions.”,”con una nuova introduzione dell’autore all’edizione 1984 La teoria di Trotsky della rivoluzione permanente alla luce dell’oggi in Cina (pag 21)”,”TEOC-752″
“DUNAYEVSKAYA Raya”,”The Myriad Global Crises of the 1980s and the Nuclear World since World War II.”,”Raya Dunayevskaya is the founder of the philosophy of Marxist-Humanism in the United States.”,”QMIx-062-FL”
“[DUNAYEVSKAYA Raya] REDAZIONE DEL GRUPPO ‘NEWS E LETTERS'”,”Processo alla civiltà americana. 100 anni dopo il Proclama di Emancipazione. Il negro come pietra miliare della storia.”,”””Non serve invocare il Signore – egli non sente mai”” (Casey in ‘La capanna dello zio Tom’) (pag 41) “”Noi siamo i discendenti di un popolo che soffre; siamo anche i discendenti di un popolo deciso a non più soffrire”” (Marcus Garvey) Nel gennaio del 1918 Marcus Garvey cominciò a pubblicare un settimanale intitolato ‘Negro World’ (Mondo Negro) che si proponeva di raggiungere le masse dei negri in tutto il mondo. Esso raggiunse una tiratura di 200.000 copie. Stati Uniti: il nuovo risveglio dei lavoratori bianchi e neri. Il ruolo degli IWW (Industrial Workers of the World, Wobblies) (pag 37-) “”Pure negli Stati Uniti noi vediamo il ruolo d’avanguardia dell’ IWW non solo come sindacato in generale, ma specificatamente in relazione al lavoro negro che, pertanto, non solo come “”massa”” ma anche come “”pensiero”” ridimensiona il sindacalismo americano. Il più eminente fra gli organizzatori Negri dell’ IWW fu Ben Fletcher, che venne incarcerato assieme ai fondatori dell’ IWW, Haywood, Chaplin ed altri per la loro opposizione alla Prima guerra mondiale (28). Sfortunatamente la stragrande maggioranza dei Negri – non meno dell’ 86.7% nel 1900 – era rimasta in agricoltura e non era stata influenzata dal progresso dell’ IWW. I Negri non esperimenteranno alcuna seria proletarizzazione e urbanizzazione fino alla Prima guerra mondiale, quando verrà chiuso il flusso d’immigrazione europea ed il capitale del Nord si vedrà costretto a rastrellare il Sud per sopperire alle sue necessità di mano d’opera nelle industrie di guerra. Ma per quell’epoca l’isterismo di guerra, le persecuzioni del Governo e l’arresto dei suoi capi avranno già provocato il declino dell’ IWW. Le sole cose che i Negri troveranno al Nord saranno l’isolamento e l’umiliazione estrema”” (pag 38) [Redazione del gruppo ‘News and Letters’, ‘Processo alla civiltà americana. 100 anni dopo il Proclama di Emancipazione. Il negro come pietra miliare della storia’, Edizione News and letters, Detroit, Michigan, 1963] [(28) Vedi ‘The Black Workers’ di Sterling D. Spero e Abraham L. Harris, e ‘Negro labour in the U.S.’ di Charles H. Wesley]”,”MUSx-001-FAP”
“DUNAYEVSKAYA Raya”,”25 Years of Marxist-Humanism in the U.S.”,”A pagina 25 foto di Rosa Luxemburg assieme a Sen Katayama e Georg Plechanov a Congresso di Amsterdam della Seconda internazionale (1904)”,”PVSx-001-FAP”
“DUNAYEVSKAYA Raya”,”Marxismo e libertà.”,” Marx su Lassalle: «… Noi non andiamo d’accordo in nulla, eccetto che in pochi scopi decisivi» “”Il senso della «politica delle cose» (46) indusse Lassalle persino a scegliersi come collaboratore un uomo del regio governo prussiano, il teorico ‘socialista’ ed economista Karl Rodbertus. E in un primo tempo ottenne l’approvazione del Rodbertus al suo piano di cooperative di produzione con l’aiuto dello stato, pur ritenendo il Rodbertus che per la trasformazione socialista sarebbero occorsi non meno di cinquecento anni. Lassalle invece voleva il socialismo «rapido», magari entro l’anno. Eppure i legami organici fra gli intellettuali son così forti, quando essi abbiano una certa concezione del lavoro, che fu possibile una breve collaborazione fra l’impaziente Lassalle e l’ultrapaziente Rodbertus. Questo rappresentante del lavoro non fu tuttavia un socialista da tavolino, ma un attivista. Non si limitò a scrivere, ma lavorò concretamente all’edificazione del primo grande partito politico indipendente del proletariato tedesco. (…) Migliaia di lavoratori risposero a quest’appello, e nel maggio del 1863 fu organizzata formalmente l’Associazione Generale dei Lavoratori Tedeschi. Nel giugno, all’insaputa dei lavoratori naturalmente, Lassalle mandò a Bismarck gli statuti adottati, con questa nota: «… basti questo a dimostrarvi quanto sia vero che la classe lavoratrice è per istinto orientata verso la dittatura, purché avverta che essa verrà esercitata nell’interesse della classe lavoratrice». Lassalle non era quel che si dice un “”traditore””. Non era uomo da farsi comprare. Combatté in nome dei suoi principi, per essi andò in prigione, e sarebbe stato anche pronto a morire. Solo che gli era impossibile pensare che ‘essi’ (i lavoratori) fossero in grado di governare. (…) «Il suo atteggiamento», scrisse Marx, «è quello di un futuro dittatore dei lavoratori. Egli risolve, come se fosse un gioco, i problemi che sorgono fra lavoro e capitale. I lavoratori devono battersi per il suffragio universale e mandare al parlamento uomini come lui, armati della lucente spada della scienza. Essi organizzeranno le fabbriche dei lavoratori per le quali lo stato metterà il capitale; e a poco a poco queste istituzioni abbracceranno tutto il paese…» (47). Marx scriveva questo non perché conoscesse le tresche di Lassalle con Bismarck, ma perché conosceva il concetto lassalliano dell’arretratezza del lavoro. Lassalle subiva l’illusione dell’età sua: che la scienza sia aclassista. Dato questo atteggiamento, era naturale che egli pensasse di rappresentare «la scienza e i lavoratori» perché la scienza si incarnava sicuramente ‘nell’intellettuale, nel capo’. Marx dal canto suo respingeva questa «puerilità». Respingeva il concetto borghese secondo il quale quella era l’età della «scienza e democrazia», e respingeva l’astrazione della «scienza e lavoratore». In concreto, insisteva Marx, la scienza si incarnava nella macchina e la democrazia nel parlamento borghese. Il concetto lassalliano del capo dei lavoratori aveva questo in comune con la borghesia: ‘i lavoratori restavano nella fabbrica’. Fra Lassalle e Marx ci fu una profonda divisione, nel pensiero e nella pratica, allo stesso modo che nella vita c’è una profonda divisione fra piccolo borghese e lavoratore”” (pag 65-67) Raya Dunayevskaya, ‘Marxismo e libertà’, La Nuova Italia, Firenze, 1962 Marx: «Egli si adirò con me e con mia moglie per avere riso dei suoi piani e per averlo chiamato ‘bonapartista’… Noi non andiamo d’accordo in nulla, eccetto che in pochi scopi decisivi»; (47) Lettera del 9 aprile 1863] “”L’11 gennaio 1860 Marx scriveva a Engels: “”A mio parere le cose più grosse che stanno oggi accadendo nel mondo sono da un lato il movimento degli schiavi in America, avviato dalla morte di John Brown, e dall’altro il movimento dei servi in Russia… Ho appena letto nel ‘Tribune’ che c’è stata una nuova sollevazione di schiavi nel Missouri, naturalmente repressa. Ma il segnale è stato dato””. Da questo momento in poi Marx non solo terrà lo sguardo fisso sul movimento di massa, ma anche vi prenderà parte attiva. Il decennio della guerra civile negli Stati Uniti è anche il decennio dell’insurrezione polacca, degli scioperi in Francia, e delle dimostrazioni di massa in Inghilterra, che culminarono con la creazione dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori, guidata da Marx. La guerra civile americana fu la prima guerra moderna con impiego di eserciti di massa e con partecipazione totale della popolazione”” (pag 72) [Raya Dunayevskaya, Marxismo e libertà, 1962]”,”MADS-003-FAP”
“DUNBAR George”,”Storia dell’ India.”,”””Il più grave avvenimento interno che Lytton aveva dovuto affrontare era stata una carestia nelle province meridionali dell’ India. La mancanza del monsone del 1876 colpì una zona di oltre 200.000 miglia quadrate, con una popolazione di trentasei milioni di abitanti, e fu sentita più duramente nelle regioni della Presidenza di Madras e del Mysore, nella metà meridionale di Hyderabad, e nei distretti del Deccan della Presidenza di Bombay. Sir Philip Wodehouse, governatore di Bombay, organizzò prontamente grandi opere pubbliche. Il governo di Madras, invece, giudicò erroneamente la situazione e prese dei provvedimenti assolutamente inadeguati, cui il Viceré dovette porre rimedio, dopo una sua visita personale a Madras. La carestia durò fino al 1878, e nell’ anno seguente si estese verso nord; la mortalità dovuta alla carestia, soltanto in un anno, nell’ India britannica venne calcolata ad oltre cinque milioni di uomini. La politica iniziata da Lytton per i soccorsi durante la carestia costituisce la spina dorsale del sistema attualmente esistente. Egli ben vide che v’erano due soli mezzi per combatterla e per mitigare gli effetti, ed erano le ferrovie e le opere di irrigazione; il terzo mezzo – l’ emigrazione – non era praticabile.”” (pag 562-563)”,”INDx-064″
“DUNCAN David Ewing”,”Calendario.”,”DUNCAN David Ewing autore di saggi e di racconti, è stato a lungo corrispondente di ‘Life’, ‘New York Times’ e ‘Los Angeles Times’.”,”STOS-075″
“DUNCKER Hermann”,”Introduction au marxisme. Choix de textes et discours.”,”DUNCKER è morto nel 1960 all’età di 86 anni. Nato nel 1874 ad Amburgo, è stato membro della SPD (1° maggio 1893) poi della Federazione spartakista (Gruppo Spartaco), del KPD (Hermann e la moglie Käte DÖLL DUNCKER furono delegati al congresso di fondazione del KPD e quindi membri del CC del partito). DUNKER entrerà poi nel Partito Socialista Unificato di Germania nel 2° dopoguerra.”,”MADS-210″
“DUNCKER Hermann GOLDSCHMIDT Alfons WITTFOGEL K.A. a cura”,”Marxistische Arbeiter Schulung. Kursus: Politische Ökonomie. Heft 1-9. Die Marxsche Wertheorie. Kapital und Mehrwert, Teil 1,2. Die Arbeitslohn und die Akkumulation des Kapitals, Teil 1,2. Die Verteilung des Mehrwertes, Teil 1-2. Die Wirschaftskrisen, Teil 1,2.”,”Teoria della sproporzione e del sottoconsumo. “”Se le teorie della sproporzionalità le cui radici rimontano fino all’ insegnamento ridicolizzato da Marx del “”noioso”” Say (come l’ha definito Marx), che ha sviluppato l’ idea dell’ armonia della produzione capitalistica, allora la teoria socialdemocratica del sottoconsumo, nella prima metà del secolo XIX, criticata da Marx, difesa dall’ economista piccolo-borghese Sismondi (1773-1842), e rinnovata più tardi con alcuni cambiamenti da Rodbertus (1805-1875) non forma che la seconda edizione di questa spiegazione delle crisi. (pag 241-242) “”Già nei suoi primi lavori Karl Kautsky fece tentativi di aggiustamento della teoria marxista della crisi con Sismondi e Rodbertus. Così egli afferma tra l’altro nell’ articolo già citato sulla teoria della crisi, pubblicato nel 1902: “”La crisi derivano … dal sottoconsumo””. “”Il motivo ultimo delle crisi come vedono anche Marx ed Engels … sta nel sottoconsumo”” (Neue Zeit, 1902, Bd. II, S. 78-79) (pag 242)”,”MADS-347″
“DUNCKER Hermann”,”Der Traum meines Lebens. Reden und Aufsätze. Materialismus und idealismus. Klassen und Klassenkampf Wissenschaftliche Weltanschauung.”,”Tabella sulla storia della filosofia premarxista. (pag 142-143-144) Elenco di filosofi con data di nascita e di morte. … Rinascimento. Polonia. Copernico (1473-1543) Italia. Giordano Bruno (1548-1600) Galilei (1564 -1642) Campanella (1568 – 1639) Inghilterra. Moro (1478 – 1535) Francesco Bacone (1561 – 1626) Hobbes (1588 – 1679) Newton (1642 – 1727) Locke (1632 – 1704) Berkeley (1685 – 1753) Hume (1711 – 1776) Francia. … Germania. …”,”TEOC-348″
“DUNCKER Hermann DUNCKER Käte, a cura di Heinz DEUTSCHLAND”,”””Ich kann nicht durch Morden mein Leben erhalten””. Briefwechsel zwischen Käte und Hermann Duncker 1915 bis 1917.”,”””Käte und Hermann Duncker, zwei enge Mitstreiter von Rosa Luxemburg und Karl Liebknecht auf dem linken Flügel der Vorkriergssozialdemokratie, haben mit den hier erstmals veröffentlichten Briefen (1915-1917) eine aufrüttelnde Anklageschrift gegen den Krieg hinterlassen. Sie zeichnen darin ein Bild des Krieges an der Front und in der Heimat mit all seinen schrecklichen Gesichtern bis hin zur physischen und moralischen Verkrüppelung der Meschen, die weit über den Krieg hinauswirkt.”” (dalla 4° di copertina) Cronologia (pag 160-163). 1924. Reise in die UdSSR, zuammen mit siner Frau Käte, auf Einladung N. Bucharins. 1925-1930. Fortsetzung der Bildungsarbeit und der Tätigkeit als Herausgeber, nunmehr auch der Reihe ‘Marxistische Bibliothek’ und ‘Kleine Lenin Bibliothek’; außerdem Artikel u.a. in: ‘Rote Fahne u. Inprekorr; mehrere Schriften u.a.: ‘Wegweiser zum Studium der ökonomischen Grundlehren von Karl Marx (1927 u. 1931). 1930-1933. Mitbegründer der Marxistischen Arbeiterschule (MASCH) und Lehrtätigkeit dort. Teilnahme an internationalen Kongressen u. antifaschistische Aktivitäten.”””,”MGER-091″
“DUNDOVICH Elena”,”Tra esilio e castigo. Il Komintern il PCI e la repressione degli antifascisti italiani in URSS 1936-38.”,”Introduzione: Repressione e politica estera. La ricerca di una via interpretativa. Elena DUNDOVICH, dottore in ricerca presso la facoltà di scienze politiche ‘Cesare Alfieri’ di Firenze, si è occupata della politica estera sovietica nella seconda metà degli anni 1970 e in particolare della guerra in Afghanistan. Attualmente collabora con la Sezione storica internazionale del Dipartimento di Studi sullo Stato della facoltà di scienze politiche di Firenze con una borsa di studio postdottorale.”,”RUSS-063″
“DUNDOVICH Elena GORI Francesca”,”Italiani nei lager di Stalin.”,”DUNDOVICH Elena insegna storia delle organizzazioni internazionali presso la Facoltà di scienze politiche di Firenze e Storia della cultura russa presso la Facoltà di Lingue di Viterbo. GORI Francesca si occupa di storia sovietica e del dissenso nei paesi dell’ Europa centro-orientale. “”E’ usanza diffusa in molti campi del GULag che i detenuti vengano liberati prima di morire, in modo da non doverli registrare tra i decessi. L’alta mortalità non è infatti un dato positivo per le direzioni che gestiscono il lager: troppi morti significano un’elevata perdita di manodopera. Questa finta liberazione tocca sovente ai cosiddetti ‘dochodjaga’, in russo “”coloro che sono arrivati”” a un punto di non ritorno. Muoiono a poco a poco di fame, soffrono di scorbuto, pellagra, dissenteria cronica, tutte malattie provocate dalla malnutrizione e dalla carenza di vitamine.”” (pag 111) “”Non vi è sorte peggiore, in effetti, di quella di essere assegnati al lavoro di estrazione dell’oro nelle miniere della Kolyma. Dal 1932 in poi, nel giro di pochi anni, diventano operative circa una cinquantina di miniere d’oro, molte delle quali a cielo aperto. Le condizioni di vita sono terribili: le miniere distano centinaia di chilometri da Magadan, durante l’estate i rifornimenti sono trasportati via fiume mentre d’inverno vengono caricati su slitte trainate da cani o da renne che impiegano dai venticinque ai cinquanta giorni per raggiungere i campi. Né, con il passare degli anni, la situazione tende a migliorare. E’ nel marzo del 1938 che il neodirettore del Dal’stroj, Pavlov, lancia la campagna ‘Tutti in miniera’: il 47% dell’effettivo totale dei detenuti della Kolyma lavora già alle miniere, ma ciò non viene considerato un dato sufficiente””. (pag 121)”,”RUST-130″
“DUNDOVICH Elena FLIGE Irina TALALAY Michail CIONI Paola SALOMONI Antonella MANTELLI Brunello KOSYNOVA Tatjana CLEMENTI Marco LOMELLINI Valentine”,”Stalinismo e grande terrore.”,”Ipotesi avvelenamento di Gorki (pag 87-88)”,”RUSS-212″
“DUNDOVICH Elena GORI Francesca GUERCETTI Emanuela a cura; contributi di PETROV Nikita CRAVERI Marta POLIAN Pavel FIRSOV Fridrick SHCHERBAKOVA Irina MOROZOVA Ania KAPLAN Héléne”,”Reflections on the Gulag. With a Documentary Appendix on the Italian Victims of Repression in the USSR.”,”Vicenda emigrati politici italiani arrestati in Urss e il ruolo di Togliatti in Russia (pag 139-) “”Italian Emigration in the USSR: History of a Repression””, di E. Dundovich, F. Gori e E. Guercetti”,”RUSS-242″
“DUNDOVICH Elena GORI Francesca”,”Italiani nei lager di Stalin.”,”Siamo a Mosca nei primi anni Trenta. All’ombra del Cremlino vive una numerosa comunità di emigrati italiani con le loro famiglie. Accusati di spionaggio, usati come ostaggi per ricattare il governo della madrepatria, spesso semplicementi vittime di una clima di sospetto e malinteso, su di loro si abbatte la repressione del regime di Stalin: complessivamente sono più di mille gli italiani fucilati, internati nei campi di concentramento, confinati, deportati, privati dei diritti civili e del lavoro, emarginati. Elena Dundovich insegna storia delle organizzazioni internazionali presso la Facoltà di Scienze politiche di Firenze e Storia della cultura russa presso la Facoltà di Lingue di Viterbo. Tra i suoi lavori, Tra esilio e castigo, Il Komintern, il PCI e la repressione degli antifascisti in URSS (1936-1938), Stalin, l’uomo d’acciaio che trascinò la Russia nel terrore. Francesca Gori si occupa da anni di storia sovietica e del dissenso nei paesi dell’Europa centro-orientale. Ha diretto per lungo tempo la sezione dell’Est della Fondazione Feltrinelli. Tra i suoi lavori, la cura di Dagli archivi di Mosca, L’URSS, Il Cominform e il PCI 1943-1951 (con Silvio Pons).”,”RUSS-027-FL”
“DUNDOVICH Elena GORI Francesca GUERCETTI Emanuela a cura, Saggi di Marta CRAVERI Fridrikh FIRSOV Hélène KAPLAN Ania MOROZOVA Nikita PETROV Pavel POLIAN Irina SHCHERBAKOVA”,”Reflections on the Gulag. With a Documentary Appendix on the Italian Victims of Repression in the USSR.”,”Marta Craveri obtained her PhD at the History and Civilisation Department of the European University Institute. She is a consultant at the Luiss Guido Carli of Rome. Elena Dundovich holds a research fellowship in the Cesare Alfieri Faculty of Political Science. Fridrikh Firsov, former chief archivist at the RGASPI. Francesca Gori, responsible for the Section of East European Countries at the Giangiacomo Feltrinelli Foundation in Milan. Emanuela Guercetti collaborates with the IULM (Libera Università di Lingue e Comunicazione di Milano) and translated such classics as Gogol, Goncharov, Dostoevsky, Tolstoi and Bulgakov. Hélène Kaplan. Librarian. Formerly head of the Central and Eastern Europe section at the Bibliothèque de Documentation Internationale Contemporaine (BDIC). Ania Morozova graduated in 2001 from the Historical Archives Institutemof the Russian State University of the Humanities, Archives Faculty. Nikita Petrov gained access in 1990 to the State archives in order to study the history of state security in the USSR. Pavel Polian works in the Institute of Geography in the Russian Academy of Sciences and also in the Documentation Centre in Cologne. Irina Shcherbakova graduated in German philology from Moscow State University. Journalist, since 1991 she has been a researcher in Soviet archives.”,”RUSS-101-FL”
“DUNN John, con un saggio di Mario RICCIARDI Mario”,”Il mito degli uguali. La lunga storia della democrazia.”,”John Dunn è Professor of Political Theory al King’s College di Cambridge. Considerato uno dei pensatori politici più rilevanti del nostro tempo, è autore di numerosi saggi, fra cui The Cunning of Unreason; Making Sense of Politics, Il pensiero politico di John Locke.”,”TEOP-036-FL”
“DUPÂQUIER Jacques”,”La population mondiale au XXe siècle.”,”DUPÂQUIER Jacques Membre de l’ Institut. “”Le migrazioni internazionali si erano mantenute ad un livello elevato fino alla crisi nonostante la politica restrittiva degli Stati Uniti. Dal 1926 al 1930, 4.300.000 Europei (di cui 811 mila britannici, 447 mila italiani, 373 mila iberici, 377 mila russi o baltici) ancora espatriarono. Una minoranza tra loro (861 mila) continua a dirigersi verso gli Stati Uniti, gli altri verso l’ Argentina (690 mila), il Canada (599 mila), e il Brasile (447 mila). Alla fine di questo periodo, si contano oltremare 20 milioni di persone nate in Europa. Tra loro, 4438000 britannici, 3692000 italiani, 1804000 tedeschi, 1629000 spagnoli, 1523000 polacchi, 1436000 russi). A partire dal 1931, questi flussi si riducono considevolmente: nei nove anni che precedono le ostilità, non si raggiungono che i 2 milioni di Europei (…). Gli Stati Uniti nel accolgono 339000 ossia venticinque volte di meno dei nove anni che avevano preceduto la Prima guerra mondiale; l’ Argentina 304000, il Brasile 264000, il Canada 76000. E’ la fine delle grandi migrazioni transoceaniche. L’ Europa dovrà ormai cercare altri rimedi alle sue crisi””. (pag 37-39)”,”DEMx-045″
“DUPÂQUIER Jacques”,”Pour la démographie historique.”,” DUPÂQUIER Jacques direttore di studi all’ Ecole des Hautes Etudes en Sciences socialees, Presidente della Societé de Démographie historique. “”Ci si soffermerà soltanto su due opere di interesse eccezionale, entrambe apparse oltre Manica: ‘The European Demographic System 1500-1820’, di M.W. Flinn, e ‘The Population History of England, 1541-1871′ di E.A. Wrigley e R.S. Schofield. Il primo è una ammirevole piccola sintesi incentrata sull’ esplicazione del sistema demografico dell’ Ancien Regime in Europa occidentale: all’ instabilità della mortalità risponde una fecondità anch’essa instabile, ella misura in cui essa è regolata dal fenomeno sociale del matrimonio. In queste condizioni, come si è usciti dal sistema? L’ autore, molto prudente, passa in rassegna le ipotesi, senza proporre una spiegazione globale. Il secondo è un tentativo di ricostruzione della popolazione dell’ Inghilterra dall’ inizio della registrazione, con modello esplicativo.”” (pag 144)”,”DEMx-048″
“DUPÂQUIER Jacques”,”Pour la démographie historique.”,”Storiografia: l’internazionalizzazione della demografia storica Jacque Dupàquer è stato direttore di studi all’ Ecole des Hautes Etudes en Sciences socialees e presidente della Societé de Démographie historique.”,”DEMx-005-FSD”
“DUPEAUX Georges”,”Atlas historique de l’ urbanisation de la France, 1811-1975.”,”DUPEAUX Georges è professore all’ Università de Bordeaux III. L’ agglomerato parigino dal 1811 al 1911 è cresciuto di 3 milioni e trecentomila unità.”,”FRAS-028″
“DUPEUX Louis a cura; saggi di Louis DUPEUX Denis GOELDEL Julien HERVIER Jacques GANDOULY Georges ROCHE Jean FAVRAT Hildegard CHATELLIER Jean NURDIN Yves GUENEAU Gilbert MERLIO Paul LETOURNEAU Gerard IMHOFF Jacques LEVRAT André DOREMUS Patrick MOREAU Jean-Paul BLED Horst MÖLLER Kurt SONTHEIMER”,”La “”Révolution conservatrice”” dans l’ Allemagne de Weimar.”,”Saggi di Louis DUPEUX Denis GOELDEL Julien HERVIER Jacques GANDOULY Georges ROCHE Jean FAVRAT Hildegard CHATELLIER Jean NURDIN Yves GUENEAU Gilbert MERLIO Paul LETOURNEAU Gerard IMHOFF Jacques LEVRAT André DOREMUS Patrick MOREAU Jean-Paul BLED Horst MÖLLER Kurt SONTHEIMER. “”Socialismo”” nazionale contro hitlerismo: il caso Otto Strasser (pag 377) Louis DUPEUX è Professore di storia contemporanea all’ Università Robert Schuma di Strasburgo. Il libro è frutto delle ricerche condotte dal “”Groupe d’ Etude de la Révolution Conservatrice”” fondato nel 1975 su basi strettamente scientifiche da universitari francesi, germanisti, storici e altri, autori di lavori di referenza sulle principali figure del nazionalismo tedesco precedente e successivo al 1918. “”Nazional-bolscevismo”” di NIEKISCH. “”L’ espressione “”Rivoluzione Conservatrice”” esprime allora in modo notevole questo sogno di coniugazione di un Ordine fondamentale e di una dinamica irresistibile che si ritrova per esempio negli slogans del tipo “”Ordine nuovo”” e che, molto più che l’ ultranazionalismo, mi sembra dover essere considerata come il nocciolo duro del fascismo puro. Rimane che l’ espressione “”Rivoluzione Conservatrice”” richiama l’ ideologia, non la scienza. Sarebbe dunque buon metodo ignorarla. Ma essa è stata imposta dal successo del libro pubblicato nel 1950 da A. Mohler, con questo titolo, e non cessa di guadagnare terreno finanche nell’ ambiente universitario.”” (pag 202)”,”GERG-057″
“DUPIN Charles”,”View of the History and Actual State of the Military Force of Great Britain. Vol. I. Translated, with notes, by an Officer”,”DUPIN Charles: dal frontespizio del libro e dall’Avviso del traduttore inglese del 1821, si evince che l’Autore (C. Dupin) era Membro del Reale Istituto di Francia, Ufficiale di Campo del Corpo degli ingegneri marini, Membro della Legione d’Onore; dall’Avviso si desume che Dupin fu un Ufficiale dell’Artiglieria francese, inviato a Londra a studiare le Forze armate Britanniche. Ne sortì uno studio in 2 volumi: <> (pg vii dell’Avviso del traduttore inglese. Traduz d. r.). Come si nota anche da questa ultima frase, in tutto l’avviso/introduzione inglese, è evidente il portato a dir poco “”campanilistico”” del tono. Il testo contiene molte tabelle sui costi e la composizione dei vari servizi e corpi dell’esercito britannico nella prima metà del 1800. <> (pg 2 e 3; Traduz. d. r.)”,”UKIQ-008-FSL”
“DUPIN Charles”,”View of the History and Actual State of the Military Force of Great Britain. Vol. II. Translated, with notes, by an Officer.”,”DUPIN Charles: dal frontespizio del libro e dall’Avviso del traduttore inglese del 1821 (Avviso posto solo nel Vol. 1), si evince che l’Autore (C. Dupin) era Membro del Reale Istituto di Francia, Ufficiale di Campo del Corpo degli ingegneri marini, Membro della Legione d’Onore; dall’Avviso si desume che Dupin fu un Ufficiale dell’Artiglieria francese, inviato a Londra a studiare le Forze armate Britanniche. Ne sortì uno studio in 2 volumi: <> (pg vii dell’Avviso del traduttore inglese presente solo nel Vol. 1. Traduz d. r.). Come si nota anche da questa ultima frase, in tutto l’avviso/introduzione inglese, è evidente il portato a dir poco “”campanilistico”” del tono. Il testo contiene molte tabelle sui costi e la composizione dei vari servizi e corpi dell’esercito britannico nella prima metà del 1800. <> (pag 33, Vol 2. Traduz. d. r.)”,”UKIQ-009-FSL”
“DU-PONTAVICE Gabriel”,”La chouannerie.”,”‘La chouannerie fu una rivolta contro-rivoluzionaria che ebbe luogo nella Francia nord-occidentale durante la fine del XVIII secolo. Il movimento prese il nome da Jean Cottereau, soprannominato “”Jean Chouan””, che guidò l’insurrezione contro la Repubblica francese. Il termine “”chouan”” deriva dal soprannome di Cottereau, che significa “”gufo”” in francese antico, probabilmente per la sua abilità di imitare il verso dell’animale. La rivolta iniziò nel 1792 e si intensificò nel 1793, in parallelo alle guerre di Vandea. Gli chouans, ferventi monarchici e cattolici, si opposero alla leva obbligatoria decretata dalla Convenzione e combatterono per restaurare la monarchia assoluta dei Borboni. La loro guerriglia si concentrò principalmente in Bretagna, Mayenne e Normandia, coinvolgendo contadini, nobili e contrabbandieri. Nonostante il loro fervore, gli chouans furono sconfitti in diverse battaglie, tra cui quella di Savenay nel 1793 e la disastrosa sconfitta a Quiberon nel 1795. La morte di Georges Cadoudal nel 1804 segnò la fine definitiva della chouannerie’ (f. copilot)”,”FRAR-010-FSD”
“DUPRAT Gerard”,”Marx Proudhon. Theorie du conflit social. Cahier n° 1.”,”L’A è Maitres des conferences de sciences politiques a l’ Université des sciences juridiques politiques et sociales.”,”PROD-031″
“DUPRONT Alphonse”,”Il presente cattolico. Potenza della religione, licenza del religioso.”,”Alphonse Dupront (1905-1990) è stato professore di Storia contemporanea alla Sorbona e direttore di studi alla École pratique des hautes étudies di Parigi. Si è occupato principalmente della storia e del mito della crociata, del mondo conciliare e controriformistico, dell’età preilluminista.”,”RELC-072-FL”
“DUPUIS Jacques”,”L’ Asia meridionale.”,”DUPUIS è nato a Le Blanc (Indre) nel 1912. Professore all’ Università di Paris X, insegna dal 1969 geografia all’ Università di Nanterre.”,”ASIx-044″
“DUPUIS Charles”,”Le principe d’ equilibre et le concert europeen de la paix de Westphalie a l’ acte d’ Algesiras.”,”””Il principio di equilibrio non può essere un principio del diritto internazionale”” (capitolo VI, Prima parte) “”Il concerto europeo non è riuscito né a prevenire né a risolvere le grandi crisi in Occidente”” (capitolo VI, Seconda parte).”,”RAIx-130″
“DUPUIS Jacques”,”Singapour et la Malaysia.”,”DUPUIS J. è professore all’ Università di Parigi X”,”ASIx-064″
“DUPUIS Jacques”,”Inde. Une introduction à la connaissance du monde indien.”,”DUPUIS Jacques nato nel 1912, agrégé d’histoire et de géographie, studioso di hindi all’Ecole des Langues Orientales ha studiato l’India per tutta la vita. Ha insegnato al ‘Collège Français de Pondichéry””.”,”INDx-127″
“DUPUY Aimé”,”1870 – 1871. La guerre la Commune et la presse.”,”La stampa parigina all’inizio del 1870, la ‘marsigliese’ e l’affaire Victor NOIR, Gli ‘A Berlin’ della stampa francese, la grande stampa di fronte alla guerra e di fronte alla Comune, Emile ZOLA cronista parlamentare a Bordeaux e a Versailles, le grandi riviste durante la guerra e la Comune, piccoli giornali e pubblicazioni di strada durante i due assedi, la stampa durante l’ occupazione.”,”MFRC-009″
“DUPUY Trevor N. DUPUY Ernest R.; collaborazione e consulenza di Richard C. ANDERSON jr David I. BONGART D.G.E. HALL John D. HAYES Harold C. HINTON James D. HITTLE C. CURTISS JOHNSON W. BARTON LEACH Louis MORTON John F. SLOAN Chester G. STARR Thomas D. STAMPS Charles H. TAYLOR Frederick TODD”,”The Harper Encyclopedia of Military History.”,”Il Colonnello Trevor N. DUPUY (USA) è considerato uno dei maggiori storici militari del mondo. Si è laureato all’ US Military Academy a West Point. E’ un veterano della 2° GM (in Birmania), ed ex-Prof di scienza militare ad Harvard e D del programma di storia militare all’ Ohio State University. E’ fondatore e P di HERO-TNDA, Publishers and Researches, Inc, di McLean, Virginia. E’ autore della ‘Harper Encyclopedia of Military Biography’. Collaboratori e consulenti: Richard C. ANDERSON jr, David I. BONGART, D.G.E. HALL, John D. HAYES, Harold C. HINTON, James D. HITTLE, C. CURTISS JOHNSON, W. BARTON LEACH, Louis MORTON, John F. SLOAN, Chester G. STARR, Thomas D. STAMPS, Charles H. TAYLOR, Frederick TODD.”,”QMIx-049″
“DUPUY Trevor N. JOHNSON Curt BONGART David L.; contributi di Avraham AYALON Arnold C. DUPUY Angelo LOUISA Alan SNYDER Brendon A. REHM Brian R. BADER C. Curtiss JOHNSON Cheryl L. WALKER Dermot BRADLEY David EVANS David L. BONGART David RUTH John C. CORNELIUS Kim HOLIEN Ken STRINGER Lee A. SWEETAPPLE Leonard HUMPHREYS Mary Jane CHASE Mary L. HENZE Mark R. PEATTIE Paul D. MAGELI Paul MARTELL Peter W. KOZUMPLIK Richard C. HAYES Robert R. BRINKERHOFF Stephen A. STERTZ S.J. WAJER Shelby L. STANTON Tom MAGNUSSON Trevor N. DUPUY Vincent B. HAWKINS W. ONACIEWIC”,”The Encyclopedia of Military Biography. The 3.000 Most Important Worldwide Military Figures From Earliest Times to the Present.”,”Contributori: Avraham AYALON, Arnold C. DUPUY, Angelo LOUISA, Alan SNYDER, Brendon A. REHM, Brian R. BADER, C. Curtiss JOHNSON, Cheryl L. WALKER, Dermot BRADLEY, David EVANS, David L. BONGART, David RUTH, John C. CORNELIUS, Kim HOLIEN, Ken STRINGER, Lee A. SWEETAPPLE, Leonard HUMPHREYS, Mary Jane CHASE, Mary L. HENZE, Mark R. PEATTIE, Paul D. MAGELI, Paul MARTELL, Peter W. KOZUMPLIK, Richard C. HAYES, Robert R. BRINKERHOFF, Stephen A. STERTZ, S.J. WAJER, Shelby L. STANTON, Tom MAGNUSSON, Trevor N. DUPUY, Vincent B. HAWKINS, W. ONACIEWIC. Ogni voce del dizionario è seguita da una concisa bibliografia.”,”QMIx-050″
“DUPUY Gaston”,”Radium radioactivité energie nucleaire.”,”DUPUY Gaston è Chef de travaux all’ Ecole de Physique et Chimie.”,”SCIx-134″
“DUPUY Roger”,”La politique du peuple. XVIIIe – XXe siècle. Racine, permanences et ambiguïtés du populisme.”,”Professore emerito all’Università Rennes II, Roger Dupuy ha pubblicato pure: ‘De la Révolution à la chouannerie’, Flammarion, 1988 e ‘La vie quotidienne des chouans’, Hachette, Paris, 1997 “”Quando la Repubblica s’impone, dopo il 1880, essa è contestata dal populismo che, dal generale Boulanger al Front national, passando per il 6 febbraio 1934, Vichy e Poujade, pretende mobilitare la strada contro un parlamento corrotto e un regime impotente. Parallelamente un populismo di sinistra ha potuto ispirare l’anarco-sindacalismo, gli scioperi del giugno 1936, i sussulti di una parte della Resistenza e il gollismo prima maniera. L’autore si schiera contro le tesi recenti del “”popolo contro la democrazia”” sostiene al contrrario che ci sono state delle insufficienze democratiche di fronte alle preoccupazioni degli ambienti popolari. A suo parere la politica del popolo non è forzatamente reazionaria né necessariamente bassa politica. (dalla IV di copertina)”,”STOx-314″
“DUQUESNE Jacques”,”Pour comprendre la guerre d’ Algérie.”,”””A seguito del putsch dei generali dell’ aprile 1961, molti reggimenti furono disciolti, soprattutto le unità di paracadutisti. I sentimenti di questi soldati, il loro dolore, la loro fede e il loro orgoglio sono ben illustrati da questa lettera, indirizzata ai suoi genitori, da un giovane caporale (…): “”(…) Una tale emozione è indescrivibile. Non so se sapete ciò che rappresenta la perdita di una bandiera così gloriosa. Tutta l’ energia combattiva è annichilita. Assente questo simbolo, il reggimeno è come una bestia esitante, quasi impaurita e il morale è a zero (…). I paras sono in lutto. I loro migliori corpi sono caduti vittima di gelosie, di calunnie e di tradimenti””””. (pag 191-192) “”(L’ esercito) aveva sbagliato molto di suo, tanti generali come gli ufficiali più giovani si mostrarono incapaci di analizzare i veri giochi, le forze in campo e le evoluzioni dell’ opinione, incapaci anche di valutare l’ importanza del movimento mondiale di decolonizzazione, di comprendere le tendenze che una politica a lungo termine impone perfino agli uomini di stato (…)””. (pag 192-193)”,”AFRx-047″
“DURAND Pierre”,”Les Sans-Culottes du bout du monde, 1917-1921. Contre-révolution et intervention étrangere en Russie.”,”Nato nel 1923, Pierre DURAND è diplomato in lettere e dottore in scienze dell’ informazione. Storico, si è interessato alla 2° guerra mondiale e alla rivoluzione russa (con J.F. KAHN ha scritto ‘Tout commence à Petrograd’). Giornalista dopo il suo ritorno al campo di concentramento di Buchanwald dopo essere stato deportato per fatti di resistenza (fu un organizzatore della lotta clandestina contro le SS) è stato corrispondente dell’ Humanité in URSS (1950-1951). E’ oggi reportor di questo giornale. Lenin affronta in prima persona la questione della fame. “”Les oppositions qu’avait rencontrées Lénine pour faire accepter le traité de Brest-Litovsk ne relevaient pas pour tout le monde de la spéculation théorique. Il est evident que les puissances alliées avaient tout mis en oeuvre pour maintenir la Russie dans la guerre contre l’ Allemagne. Après la signature de l’ accord, elles veulent tenter, par tous les moyens, d’en empêcher l’ application. Elles trouveront chez les s.-r. de gauche l’instrument de leurs intrigues. Mais pour bien comprendre ce qui se passe, il importe d’en connaître le contexte. En ce mois de juillet 1918, Moscou commence à souffrir de la faim. Lénine s’en préoccupe personnellement depuis plusieurs semaines. Le 28 mai, il écrivait à Chlapnikov: “”Le Comité central a décidé de transférer le ‘maximum’ d’éléments du parti au ravitaillement. Car il est ‘clair’ que nous serons perdus et que nous compromettrons ‘toute’ la révolution si nous ne parvenons pas à vaincre la famine dans les mois qui viennent (…)””. (pag 83)”,”RIRO-321″
“DURAND Damien BROUE’ Pierre ROCHE Gérard COLLIN Paul”,”Le Trotskysme et la Chine des années trente. La Naissance de l’Opposition de gauche chinoise (Durand) – Chen Du-xiu et la IVe Internationale de 1938 à 1942 (Broué) – Malraux, Trotsky et la révolution chinosie (Roche) – “”La Tragédie de la Révolution chinoise””: Essai sur les différentes éditions de l’ouvrage (Collin).”,”In appendice saggio bibliografico di Jacqueline Bois sugli scritti di Trotsky e dei trotskisti su Rosa Luxemburg (pag 122-128)”,”TROS-264″
“DURAND Damien”,”Opposants a Staline. L’Opposition de gauche internationale et Trotsky (1929-1930).”,”‘Trotsky espulso dall’Urss arriva in Turchia nel febbraio 1929. E’ una svolta decisiva del movimento comunista in piena crisi. In Urss gli oppositori di sinistra sono in prigione, nei campi, “”deportati”” a migliaia, all’estero vengono esclusi dai partiti comunisti. Raddrizzare l’Internazionale Comunista e i suoi partiti, contro la degenerazione burocratica della rivoluzione russa: questa è la lotta dei comunisti di sinistra, che tendono raggrupparsi in frazione internazionale, l’Opposizione di sinistra internazionale. Trotsky lavora per raggruppare, strutturare e delimitare l’Opposizione, persegue la sua riflessione sull’evoluzione dell’Urss attraverso articoli e libri. Gli articoli di Trotsky – lettere, testi, giornali – le tesi, le foto, hanno consentinto a Damien Durand di ricostruire questa prima battaglia di una opposizione comunista a Stalin’. (in apertura) Tra i libri citati nella bibliografia: – FEIGON Lee, ‘Chen Duxiu, Founder of the Chinese Communist Party’, Princeton, 1983, pag 279 [This book is the first complete study of Chen Duxiu, the controversial founder and first secretary-general of the Chinese Communist party. Disputing many conventional views of the New Culture movement and the early history of the party, Lee Feigon examines the social and political context of Chen’s ideas and actions, particularly his relationship with the early Chinese youth movement. Originally published in 1983. Price: $125.00/£105.00, pubblicato nel 2016 pag 302] – KAGAN Richard C. ‘The Chinese Trotskyist Movement and Ch’en Tu-hsiu, culture, revolution and polity’, London, University of Pennsylvania, 1969 p. 206 – NIEL Sih, “”Five years of the left Opposition in China (an attempt to explain its failure to make progress)’, A.H. 17073, p. 166 – STOBNICER Maurice, ‘Le mouvement trotskyste allemand sous la république de Weimar’, Université de Paris VIII, 1980, p. 380 . WAGNER Winfried, ‘Trotzkismus in Osterreich Politische Theorie und Geschichte der Trotzkistischen Bewegung in Osterreich’, Salzburg, Phil. Diss., 1976, p. 298 Libro di Feigon vedi retro”,”TROS-384″
“DURANT Will”,”Vies et doctrines des philosophes. Platone, Aristote, Bacon, Spinoza, Voltaire, Kant, Schopenauer, Spencer, Nietzsche.”,”Spinoza. “”La dottrina dell’ identità di Dio e dell’ Universo, professata da Moïse de Cordoue, lo colpisce; segue questa idea in Ben Gerson, che insegnava l’ eternità del mondo, e in Hasdaï Crescas, che dichiarava che l’ universo materiale era il corpo di Dio (…). La sua curiosità lo spinge a esaminare quelli che tra i pensatori cristiani avevano scritto su questi grandi problemi di Dio e del destino umano. (…) In ogni caso, aveva fatto una conquista, quella del latino, e attraverso il latino, gli si apriranno i tesori del pensiero antico e della filosofia medievale. Studia, pare, la filosofia di Socrate, quella di Platone e Aristotele; ma a questi pensatori preferisce i grandi atomisti, Democrito, Epicuro e Lucrezio; e gli Stoici produrranno su di lui un’ impressione indelebile. (…) Studia Giordano Bruno (1548-1600), questo ribelle superbo cui “”tutta la neve del Caucaso non avrebbe potuto spegnere “” gli ardori, che erra di paese in paese, di credo in credo, e sempre riapre la porta da cui era entrato; cercatore instancabile, sempre stupito; (…). Infine, e soprattutto, Spinoza subisce l’ influenza di Descartes (1596-1650), il padre della tradizione soggettivista e idealista nella filosofia moderna (allo stesso modo che Bacone fu il padre della tradizione oggettivista e realista). (…) Ma questa lato del pensiero di Descartes non interessa assolutamente Spinoza; non voleva perdersi nel labirinto dell’ epistemologia. Ciò che trasse la sua attenzione in Descartes, fu la sua concezione di una doppia sostanza omogenea: una sottogiacente a tutte le forme della materia, l’altra sottogiacente a tutte le forme dello spirito; (…)””. (pag 170-171)”,”FILx-293″
“DURBIN Elizabeth”,”New Jerusalems. The Labour Party and the Economics of Democratic Socialism.”,”Elizabeth Durbin è stata Professore di Economia alla Graduate School of Public Administration, New York University. “”By 1935 the Labour Party was far better prepared than ever before to manage the country’s economic affairs, to take control of financial policy and to begin serious planning efforts. Legislation had been drafted to nationalize the banking efforts. Legislation had been drafted to nationalize the banking system; important leaders such as Dalton, but also other NEC members, were well briefed on banking options and policy operations; a loyal group of trained young professionals were eager to make their contributions”” (page 222) NEC National Executive Committee (Labour Party)”,”MUKx-217″
“DURET J.”,”Le marxisme et les crises.”,”””L’ opera economica di Marx ha subito dei terribili assalti. La sua teoria delle crisi fu criticata con un’ asprezza tutta particolare. E’ comprensibile poiché, per Marx, la crisi è “”l’ esteriorizzazione la più netta delle contraddizioni interne del regime””. Più un economista attinge idee da Marx più violentemente lo attacca, come se volesse allontanare i sospetti. M.M. Buniatian, Cornélissen, Lescure e Tugan-Baranovsky non fanno eccezione alla regola””. (pag 153)”,”TEOC-368″
“DURGAN Andrew Charles”,”B.O.C. 1930 – 1936. El Bloque Obrero y Campesino.”,”Andrew DURGAN (Romford, Inghilterra 1952) ha preso il dottorato in storia per l’ Univ di Londra nel 1989. Attualmente lavora all’Univ di Barcellona. Specialista in storia del movimento operaio spagnolo degli anni 1930 e del comunismo anti-stalinista dell’ epoca, i suoi studi sono apparsi in pubblicazioni accademiche spagnole e straniere. Ha fornito una consulenza storica a Ken LOACH per il film ‘Tierra y Libertad’.”,”MSPG-045″
“DURGAN Andy SCHAFRANEK Hans LANDAU Kurt BORTENSTEIN Mieczyslaw DI-BARTOLOMEO Nicola DON BATEMAN, SEDRAN Domenico, FANCEKKI Pietro, THALHEIMER August MILITANT A. Brandierite MANGAN Sherry FREUND Hans David REBULL José BOLZE Waldemar ROUS Jean”,”Revolutionary History. The Spanish Civil War: the View from the Left.”,”This book challenges Stalinist orthodoxy by proving that the violence inflicted upon the non-Stalinist left during the Spanish Civil War was an essential part of the Popular Front strategy of the Communist International, and that by strangling the revolution that was occurring in Republican Spain, this strategy was directly responsible for the victory of Franco.”,”TROS-016-FL”
“DURGAN Andrew”,”BOC 1930-1936. El bloque obrero y Campesino.”,”Andrew Durgan (Romford, Inglaterra 1952) se doctoró en Historia par la Universidad de Londres en 1989. Actualmente trabaja en la Universidad de Barcelona. Especialista en la historia del movimiento obrero español de los años treinta y en el comunismo antiestalinista de la época, sus estudios han aparecido en publicaciones académicas españolas y extranjeras. Ha sido asesor histórico de la galardonada pelicula de Ken Loach Tierra y Libertad. Agradecimientos, Abreviaturas, Introducción, Apéndices: 1) Militancia de la FCC-B 1929, 2) Militancia del BOC 1934, 3) El BOC y el POUM en Cataluña 1931-36, 4) Sindicatos afines al BOC y al POUM 1931-1936, 5) La Unió Provincial Agrària de Lleida 1934-1936, 6) El BOC, la ICE y el POUM. Su implantación fuera de Cataluña 1931-1936, 7) Resultados electorales del BOC 1931-1934, 8) La dirección politica del BOC y del POUM 1932-1935, 9) Prensa del PCC, FCC-B, BOC y POUM 1929-julio 1936, Fuentes, Índice onomástico,”,”MSPG-050-FL”
“DURGAN Andy (Andrew Charles)”,”Il Poum e la rivoluzione spagnola.”,”Relazione tenuta nell’edizione 2017 del 900fest dedicata a “”La rivoluzione russa e il Novecento””. ‘Il Poum (Partido Obrero de Unificacion Marxista) fu fondato nel settembre del 1935 con la fusione del Blocco Operaio e Contadino diretto da Joaquim Maurin e dei Comunisti trotskisti di sinistra guidati da Andreu Nin. Il Blocco principale componente del nuovo partito, aveva radici nella federazione catalana del Partito comunista spagnolo’ (pag 7) ‘La rivoluzione, che scoppiò come risposta all’insurrezione della destra militare il 18 luglio 1936, rappresenta la fine di un ciclo che ebbe inizio con la rivoluzione russa del 1917. Per quanto riguarda la percezione che il movimento operaio spagnolo ebbe della propria rivoluzione, l’influenza della rivoluzione russa fu centrale, sia prima che dopo lo scoppio della guerra civile, sia come modello o, nel caso degli anarchici, come monito circa i pericoli della dittatura comunista. La rivoluzione spagnola scoppiò in quella che Victor Serge descrisse come la “”mezzanotte del secolo””: l’ascesa del fascismo e la degenerazione del regime sovietico furono i principali elementi contestuali agli eventi. (…) Da una prospettiva storica, durante il primo anno della guerra civile spagnola, gli eventi posero quesiti chiave relativi all’esperienza della rivoluzione sociale e alla creazione di alternative al capitalismo. Quattro quesiti chiave: – l’esperienza della rivoluzione sociale dal basso; – la natura del potere in un processo rivoluzionario; – il rapporto tra guerra e rivoluzione; e infine, per la prima volta, l’intervento dello stalinismo su scala mondiale. Come disse Trotsky alla fine del 1937, gli eventi in Spagna “”agirono per imprimere in modo definitivo il carattere contro-rivoluzionario dello stalinismo sull’arena internazionale’ (dalla prefazione) Andy Durgan è uno storico britannico. Ha pubblicato diversi studi sul comunismo non stalinista in Spagna durante la Seconda Repubblica e la relativa guerra civile. Tra le sue opere ‘The Spanish civil war’ (Palgrave, 2007); ‘Socialismo o fascismo? Joaquin Maurin y la revolución española’ (Gobierno de Aragón, 2011); ‘Comunismo, revolución y movimiento obrero en Cataluña. Los origenes del Poum’ (Laertes, 2016). È stato consulente storico di Ken Loach per il film ‘Terra e libertà’.”,”MSPG-294″
“DURGAN Andy”,”Comunismo, revolución y movimiento obrero en Cataluña, 1920-1936. Los orígines del POUM.”,”Andy Durgan si è laureato in storia presso l’Università di Londra. Ha pubblicato lavori in diverse lingue su vari aspetti del movimento operaio catalano e spagnolo, come pure sulla guerra civile spagnola e le sue origini. Tra queste opere: ‘BOC 1930-1936. El Bloque Obrero y Campesino (Laertes, 1996); ‘The Spanish Civil War (Palgrave 2007). Vive a Barcellona dal 1982. Più spazio a Maurin che a Nin nell’indice dei nomi “”Como se ha vista, a finales de mayo de 1936, el POUM ya habíallegado a considerar que las facciones de Prieto y de Largo Caballero no se diferenciaban mucho la una de la otra…., si bien cada una de ella actuaba cada vez más como si fuésen partidos separados y corrían rumores acerca de la imminencia de una escisión. Como señaló ‘La Batalla’, amba facciones estaban a favor de la permanencia del PSOE en la Segunda Internacional, apoyaban a la Sociedad de Naciones, habían votado a favor de Azaña para el cargo de presidente del Gobierno y de la República, estaban de acuerdo con la política del Frente Popular y aceptaban la permanente suspensión de las garantías constitutionales que el gobierno mantenía en vigor. Asimismo, ni la facción de Prieto ni la de Largo Caballero tenían una actitud clara con respecto a la Alianza Obrera. La frustración poumista ante los vericuetos y contorsiones de la politica socialista queda reflejada en un artículo de José Luis Arenillas, donde este se lamenta de que un sector tan importante de la clase obrera continuasse comulgando con el «mito de Largo Caballero», cuya creación había constituido un verdadero «disparate antimarxista» (36)”” (pag 357) [(36) “”La crisis del Partido Socialista””, La Batalla, 22.5.36; J.L. Arenillas, “”Por el Frente Popular o per la revolución socialista?””, ibid., 1.5.36] (pag 357)”,”MSPx-115″
“DURGAN Andy”,”Voluntarios por la revolución. La milicia internacional del POUM en la Guerra Civil española.”,”Andy Durgan si è laureato in storia nell’Univesrsità di Londra (1989). Durante gli ultimi quarant’anni ha pubblicato più di cento articoli; monografie e rassegne sui vari aspetti dalla Guerra civile spagnola e sulle sue origini. E’ autore di ‘BOC. El Bloc Obrero y Campesino, 1930-1936’ (1996) e ‘The Spanish Civil War’ (2007), ‘Comunismo, revolución y movimento obriero en Cataluña, 1920-1936. Los orígines du POUM’ (2016). Ha curato come consulente storico il film di Ken Loach ‘Tierra y Libertad’ (1995). Citati nella bibliografia i libri di – Giliani F., Cercando la rivoluzione. Vita di Enrico Russo, un comunista tra la guerra civile spagnola e la resitenza antifascista europea’, Roma, 2019 – Tremlett, G. ‘The International Brigades. Fascism, Freedom and the Spanish Civil War’, Londra, 2020 – Zaagsma M., Jewish Volunteers, the International Breggades and the Spanish Civil War’, Londra, 2017″,”MSPG-295″
“DURKHEIM Emile a cura di Marcel MAUSS”,”Le socialisme. Sa definition son debuts la doctrine saint-simonienne.”,”osservazioni scritte a margine a mano”,”SOCU-038″
“DURKHEIM Emile Professore Università di Parigi”,”””La Germania al di sopra di tutto””. Il pensiero tedesco e la guerra.”,”Lo Stato è essenzialmente potenza: quindi il suo dover è di sviluppare la sua natura di potenza. “”Tenere il suo grado, ecco, per lui, in tutte le circostanze, il dovere supremo; ecco ciò che, per lui, è veramente morale. E per questa ragione, si può dire francamente che, di tutti i peccati politici, il peggiore, quello che è da disprezzare maggiormente, è il peccato della debolezza”” (TREITSCHKE)”,”GERx-052″
“DURKHEIM Emile, introduzione e presentazione di Jean-Claude FILLOUX”,”La science sociale et l’ action.”,”””Nel testo che consacra qualche mese più tardi al libro di Antonio Labriola intitolato ‘Saggi sulla concezione materialistica della storia’, Durkheim prende per la prima, e per la sola volta, nettamente posizione su uno dei punti fondamentali del marxismo, il materialismo storico.”” (pag 168). (…) “”Labriola rifiuta l’ interpretazione secondo cui il fattore economico sarebbe il solo determinante, pone la nozione dell’ azione reciproca della base e della sovrastruttura, e ricorda che la coscienza, sotto forma di presa di coscienza, è un momento cruciale dell’ evoluzione che fa del proletariato un agente della storia. Sembra tuttavia che Durkheim, nelle critiche che, attraverso Labriola, indirizza a Marx e al marxismo, sia meno sensibile di quanto lo siamo oggi, a questi sforzi. Le sue critiche si incentrano sui punti seguenti: 1. insufficienza delle prove. 2. il substrato del sociale non è costituito dalla infrastruttura economica della società. 3. il materialismo storico è comparabile all’ epifenomenismo psico-psicologico, e rifiuta autonomia e realtà alle rappresentazioni collettive. 4. la religione, non l’ economia, è il più primitivo tra i fenomeni sociali.”” (pag 169-170)”,”TEOC-199″
“DURKHEIM E. DENIS E.”,”Chi ha voluto la guerra? Le origini della guerra secondo i documenti diplomatici. Studio critico di E. Durkheim ed E. Denis, Professori all’ Università di Parigi.”,”Studi e documenti sulla guerra. Comitato di pubblicazione: Ernest LAVISSE Charles ANDLER Joseph BEDIER Henri BERGSON Emile BOUTROUX Ernest DENIS Emile DURKHEIM Jacques HADAMARD Gustave LANSON Charles SEIGNOBOS André WEISS Intenzioni pacifiche dell’ Inghilterra. “”Nella prefazione del Libro Bianco, il Governo tedesco riconosce queste intenzioni pacifiche dell’ Inghilterra, ma dopo, è vero, ha mutato parere. Oggi si stima generalemente, ovunque e da tutti, in Germania, che la responsabilità della guerra incombe all’ Inghilterra, ch’è stata accusata d’ aver attratto la Germania “”in un’ imboscata”” (1), smascherando molto tardi le proprie intenzioni; il che equivaleva, ha detto il Cancelliere, al “”colpire dietro le spalle un uomo, che difende la propria vita contro due assalitori””. Ma tutte queste proteste sinificano soltanto che il Governo tedesco non s’ aspettava di veder l’ Inghilterra prestar appoggio al Belgio invaso. Il di Bethmann-Hollweg aveva talmente studiato, soprattutto a cominciar dal 29, di sembrar d’accordo con l’ Inghilterra, aveva tante volte affermato con lei i propri sentimenti pacifici, che si credeva certo della neutralità britannica.”” (pag 55)”,”RAIx-180″
“DURKHEIM Emilio”,”Pedagogia e sociologia.”,”””Riassumendo, l’educazione lungi dall’aver per unico e principale scopo l’individuo, è prima di tutto il mezzo per il quale la società rinnova perpetuamente le condizioni della propria esistenza”” (pag 63) Vanno distinti i due termini educazione e pedagogia (pag 80) I grandi pedagogisti Rabelais, Montaigne, Rousseau, Pestalozzi sono dei rivoluzionari insorti contro gli usi dei propri contemporanei (pag 90) “”(…) i teorici dell’educazione generalmente parlano delle pratiche tradizionali del presente o del passato con un disdegno pressoché sistematico. Essi ne mettono in evidenza soprattutto le imperfezioni. Quasi tutti i grandi pedagogisti Rabelais, Montaigne, Rousseau, Pestalozzi sono dei rivoluzionari insorti contro gli usi dei propri contemporanei (19). Essi ricordano i sistemi antichi, o quelli vigenti, solo per condannarli, per dichiarare che sono senza fondamento in natura; ne fanno più o meno completamente «tabula rasa» e imprendono a costruire, al posto di quelli, qualche cosa di interamente nuovo. Se dunque vogliamo intenderci, dobbiamo distinguere con cura due specie di speculazioni, assai diverse. La pedagogia è altro dalla scienza dell’educazione. Ma allora che cos’è? Per fare una scelta motivata, non basta che sappiamo che cosa non è; dobbiamo dire in che cosa consiste. Diremo dunque che è un’arte? La conclusione potrebbe imporsi; comunemente infatti non si vede via di mezzo tra i due estremi e si dà il nome di arte ad ogni prodotto della riflessione che non sia scienza. Ma questo è estendere il senso della parola arte al punto da farvi rientrare delle cose molto differenti. Infatti, si chiama arte anche l’esperienza pratica, acquistata dal maestro al contatto con i fanciulli, nell’esercizio della sua professione. Ora questa esperienza è manifestamente una cosa molto diversa dalle teorie del pedagogista. Un fatto di comune osservazione rende molto sensibile questa differenza. Uno può essere un prefetto educatore ed essere tuttavia completamente inadatto alla speculazione pedagogica. Il maestro capace sa fare ciò che bisogna senza saper sempre dire le ragioni che giustificano i procedimenti che impiega; reciprocamente, il pedagogista può mancare di ogni abilità pratica; noi non avremmo affidato una classe né a Rousseau né a Montaigne. Anche di Pestalozzi, che pure era uomo del mestiere, si può dire che non possedesse, se non molto imperfettamente, l’arte dell’educatore, come provano i suoi ripetuti insuccessi”” (pag 90-91) [Emile Durkheim, ‘Natura e metodo della pedagogia’] [(in) Emile Durkheim, Pedagogia e sociologia, Treviso, 1968] [(19) Come è già stato notato (v.n.3), la posizione dei grandi teorici dell’educazione nei confronti degli istituti e delle pratiche tradizionali è accentuatamente polemica]”,”GIOx-098″
“DUROSELLE J.B. MAYEUR J.M.”,”Storia del cattolicesimo.”,”Chiesa cattolica e impero romano, impero bizantino, carolingi, decadenza Chiesa, apogeo nel Medioevo, decadenza della Chiesa medievale, riforma cattolica, sec XIX, XX.”,”RELC-010″
“DUROSELLE Jean-Baptiste”,”Tout Empire perira. Theorie des relations internationales.”,”altri allegati: – La decisione in materia di politica estera. Saggi sull’utilizzo delle teorie, di Marlis G. STEINERT – ‘Teorici’ e ‘storici’ delle relazioni internazionali, di Brunello VIGEZZI”,”RAIx-047″
“DUROSELLE Jean-Baptiste”,”Storia dell’ Europa.”,”I viaggi di Adriano. “”Per farsi un’ idea dell’ estensione dell’ impero romano, rifacciamoci a questo passo dello storico Léon Homo relativo al regno di Adriano e che in pratica è una cronologia commentata: “”Adriano pensava che il buon governo dell’ impero esigesse la presenza successiva del sovrano nelle varie regioni. La persona dell’ imperatore contribuiva in misura notevole all’ unità imperiale, e farlo comparire in carne e ossa agli occhi delle molte popolazioni significava rafforzare appunto tale unità. Per questo motivo, Adriano percorreva di continuo l’ impero circondato dalla corte, vera e propria capitale itinerante di cui facevano parte il suo consiglio e gli alti funzionari amministrativi””. (pag 62)”,”EURx-182″
“DUROSELLE Jean Baptiste”,”Da Wilson a Roosevelt. La politica estera degli Stati Uniti dal 1913 al 1945.”,”Jean Baptiste DUROSELLE è professore alla Fondation Naitonale des Sciences Politiques di Parigi (FNSP). Nato nel 1917, studente dell’ Ecole Normale Superieure, è uno dei maggiori storici e studiosi della diplomazia del XX secolo. Entrato nel 1950 nell’insegnamento superiore ha insegnato prima all’ Università di Saarbrücken e poi a quella di Lilla, alla Fondation Nationale des Sciences politques ha diretto il Centro di studi sulle relazioni internazionali. A lui si devono alcuni studi sulla relazioni germano-sovietiche dal 1933 al 1939 e una storia della diplomazia dal 1919. Consiglieri. “”In questa occasione due uomini di valore fanno “”irruzione”” nella sua vita (di Wilson, ndr): il colonnello Edward Mandell House e Louis D. Brandeis. (…). Il ruolo di consigliere segreto dei governatori non soddisfaceva più House: egli volle esercitarlo su scala nazionale. Morse il freno, quando Bryan divenne candidato democratico, perché Bryan non ammetteva consiglieri. Dopo lo scacco del 1908, la sua speranza rinacque. Non senza esitazioni, la sua scelta cadde su Wilson. (…) L’ amicizia sbocciò immediatamente, fondata su di una comprensione reciproca totale, su di una ideologia politica comune, su interessi comuni. “”Never before I havo found both the men and the opportunity”” – “”mai prima d’ora aveva trovato insieme l’ uomo e l’ occasione””, disse House. “”House è la mia seconda personalità””, disse Wilson. “”E’ la mia persona indipendente da me. I suoi pensieri ed i miei sono tutt’uno””. House portò a Wilson i voti del Texas insieme a molti altri elementi, che avrebbero contribuito al suo successo alla Convenzione democratica””. (pag 71-72)”,”USAP-061″
“DUROSELLE Jean Baptiste”,”Le drame de l’ Europe. I.”,”Comitato di redazione: Presidente: André DUPONT-SOMMER, membri: Georges BALANDIER Francois CHAMOUX Jean CHESNEAUX Jean-Baptiste DUROSELLE Jean FILLIOZAT Michel FRANCOIS Louis HAMBIS Pierre MONBEIG Roland MOUSNIER Jean NOUGAYROL Charles PELLAT Roger PORTAL Il volume contiene molte foto Scontro Stalin-Trotsky. “”Il testamento di Lenin fu tenuto segreto fino alla sua morte da sua moglie, Krupskaia; Stalin, presentandosi come un discepolo di Lenin, riuscì a creare, in seno al Politburo, un “”triumvirato””, ove si associarono a lui, Zinoviev, l’ oratore, presidente del Soviet di Pietrogrado, che si doveva ben presto chiamare Leningrando, e Kamenev, il dottrinario, che aveva presieduto il Soviet di Mosca. Si trattava di tenere da parte il più brillante dei bolscevichi, Trotsky, che aveva contro di lui l’ esser stato menscevico fino all’ estate del 1917. Trotsky voleva accrescere la libertà di discussione nelle 20.000 cellule del partito, quelle che gli avevano permesso, in occasione della crisi del 1923, di appoggiarsi su tutto il malcontento della base. Stalin non fece fatica a dimostrare che questo “”frazionismo”” era in contraddizione con le idee di Lenin. Trotsky credeva possibile trovare “”un equilibrio tra la dittatura e la libertà”” (Isaac Deutscher, Stalin, p. 211). Stalin, più pessimista, diffidava di quelli che dirigeva. In occasione di una conferenza che precedette di poco la morte di Lenin, nel gennaio 1924, Stalin difese contro Trotsky l’ organizzazione non democratica, monolitica del partito, e accusò il suo rivale di essere il portavoce di una “”deviazione piccolo-borghese””. La querelle si sviluppò nel 1924 su un altro terreno. E’ nell’ autunno del 1924 che Stalin introdusse nel dibattito la sua idea del “”socialismo in un paese solo”” e gli dedicò una parte del suo lavoro ‘Problemi del leninismo’, pubblicato alla fine del 1924″”. (pag 370)”,”RAIx-203″
“DUROSELLE Jean Baptiste”,”Le drame de l’ Europe. II.”,”Comitato di redazione: Presidente: André DUPONT-SOMMER, membri: Georges BALANDIER Francois CHAMOUX Jean CHESNEAUX Jean-Baptiste DUROSELLE Jean FILLIOZAT Michel FRANCOIS Louis HAMBIS Pierre MONBEIG Roland MOUSNIER Jean NOUGAYROL Charles PELLAT Roger PORTAL “”Nel 1939, i popoli europei ignorano nel complesso che esistono dei fattori di evoluzione nelle loro colonie. Sono convinti che gli indigeni siano felici e fieri di vivere all’ ombra della bandiera metropolitana. Per loro, le colonie sono l’ esotismo, il pittoresco, l’ avventura. L’ esposizione coloniale di Parigi nel 1931 è stata un’ illustrazione della gloria imperiale. Coloro che sono informati, gli amministratori e i coloni, non sono in generale inquieti. Sono convinti che la forza permetterà di regolare ogni cosa e che si possa indefinitamente tenere gli indigeni in una condizione di inferiorità. Siccome le masse, soprattutto in Africa, sono poco coinvolte dal nazionalismo, essi credono al carattere superficiale delle rivendicazioni dell’ elite. Vi vedono l’ azione sorniona del comunismo o la mano di un rivale ambizioso – notamente la Germania, che rivendica delle colonie, e l’ Italia, che trova il suo impero insufficiente. Sono e restano chiaramente ottimisti. Dalla parte dei nazionalisti i sentimenti sono ben diversi.”” (pag 44) “”Collocandosi da un punto di vista “”asia-centrico”” della storia, Jean Chesneaux distingue quattro onde di nazionalismo in Asia nel XX secolo: 1905, senza dubbio a causa dell’ esaltazione creata dalla vittoria dei giapponesi, gialli, sui bianchi, i russi; 1917-1919, al momento in cuisi sviluppano nel mondo due ampie correnti ostili alla colonizzazione, il wilsonismo e il leninismo, dopo un massacro che ha “”deglorificato”” l’ Occidente; 1930-1931, a causa della crisi economica mondiale: non dimentichiamo che essa fa calare dappertutto il prezzo delle materie prime, e che essa porta quindi le popolazioni che le producono alla disperazione e alla rivolta; 1939-1945; a causa di una guerra in cui l’ Europa, grande continente colonizzatore, è lacerato, colpito e in rovina””. (pag 44-45)”,”RAIx-204″
“DUROSELLE J.B.”,”La Décadence, 1932-1939.”,”DUROSELLE J.B. membre de l’ Institut, professore alla Sorbona. “”Non racconteremo in dettaglio la conferenza di Monaco. Daladier, come Chamberlain, cedettero praticamente su tutta la linea. Ottennero semplicemente che l’ occupazione dei Sudeti in luogo di farsi il 1° ottobre, sia scaglionata dal 1° al 10. Parlarono di garantire le nuove frontiere della Cecoslovacchia. Solo la Francia e la Gran-Bretagna in impegnarono, la Germania e l’ Italia dichiaranono che occorreva prima risolvere il problema delle frontiere della Cecoslovacchia con la Polonia e l’ Ungheria.”” (pag 355) “”Les pacifistes traditionnels de la gauche. Il s’agit là d’un courant que nous avons souvent rencontré. Parmi eux, des rares intellectuels tels le recteur Roussy, les professeurs Rivet du Muséum, Montel de la faculté des sciences, les historiens Jules Isaac – bien que juif – et l’ Héritier, le philosophe Gustave Monod. Cette tendance est vigoureuse parmi les socialistes indépendants, tels Marcel Déat et Adrien Marquet, maire de Bordeaux, et dans certains milieux radicaux. Outre Georges Bonnet, l’un des militants les plus déclarés est le ministre des Travaux publics, Anatole de Monzie, qui déteste Bénès et la Tchécoslovaquie.”” (pag 357-358)”,”FRAV-111″
“DUROSELLE Jean Baptiste”,”L’ età contemporanea. Parte prima: Le due guerre mondiali (1914-1945).”,”Il volume contiene molte foto alcune inedite. Foto di pag 145: Cortei di guardie rosse a Budapest per incitare i borghesi ad arruolarsi, maggio 1919 (v. rivoluzione ungherese) “”Bergson era già molto celebre prima del 1914. Aveva influenzato uomini diversi, come Georges Sorel, autore delle Riflessioni sulla violenza (1908) e futuro ispiratore di Mussolini, e il colonnello de Grandmaison, teorico dell’ “”offensiva ad ogni costo””. Per lui la materia era atemporale; il tempo che scorre era l’ essenza stessa della vita biologica e spirituale. Nell’ ‘Evoluzione creatrice’ (1907), egli aveva descritto l’ evoluzione della vita come dettata da una spinta costante, ma irregolare, di uno “”slancio vitale””, che giunge fino alle forme più perfezionate della vita animale attraverso strappi e mutamenti bruschi. Nel suo ultimo grande libro ‘Le due sorgenti della morale e della religione’ (1931), Bergson mostrò che la mente ragionante, l’ intelligenza che definisce, classifica e coordina, non era all’ origine dei grandi progressi della storia umana. (…) Per la morale, Bergson accetta l’ idea di numerosi sociologi, secondo i quali essa deriva da una “”pressione sociale””, che obbliga i gruppi a rispettare le proprie regole. Ma si tratta di “”morali chiuse””, mentre se c’è stato un progresso della morale questo progresso è dovuto a grandi spiriti creatori, come i profeti, e soprattutto il Cristo, che hanno spezzato il cerchio della “”morale chiusa”” e imposto una “”morale aperta””, fondata non più sulla legge del taglione, ma sull’ amore, la generosità, l’ eroismo””. (pag 176)”,”RAIx-216″
“DUROSELLE Jean Baptiste”,”L’ età contemporanea. Parte seconda: Dalla guerra fredda alla coesistenza (1945-1970).”,”Il volume contiene molte foto alcune inedite. “”Alla Conferenza di Potsdam era stato deciso che le riparazioni, che dovevano essere pagate all’ URSS, fossero costituite dai prelevamenti compiuti nella sua zona di occupazione. L’ URSS avrebbe dovuto pagare le riparazioni alla Polonia, sottraendole dalla parte spettantele. L’ Unione Sovietica del resto avrebbe dovuto avere una certa percentuale delle attrezzature industriali delle zone di occupazione, dato che queste attrezzature non erano più necessarie all’ economia tedesca del tempo di pace. I sovietici ricavarono molto dalla loro zona. Il 75% delle attrezzature industriali di Berlino, in totale 1.923 stabilimenti, furono parzialmente o totalmente smontati ed il loro macchinario inviato nell’ URSS; i sovietici, del resto prelevarono riparazioni sulla produzione corrente. In questo modo essi ottenevano, non soltanto una parte del capitale tedesco, ma anche una parte del reddito della loro zona. Gli occidentali protestarono contro questa draconiana concezione delle riparazioni, e immediatamente cessarono di autorizzare i sovietici a prelevare delle attrezzature nelle zone occupate dagli occidentali. I sovietici utilizzarono anche il lavoro forzato, particolarmente nelle miniere di uranio dell’ Erzgebirge sassone, che, nel 1955, impiegavano 150.000 persone. Solo più tardi giunsero ad una politica meno dura. Il 22 agosto 1953 l’ URSS annunciò che avrebbe cessato di prelevare riparazioni nella zona sovietica e un po’ più tardi decise che il cost dell’ occupazione sarebbe stato ridotto al 5% del reddito della Repubblica Democratica Tedesca. Fino a quel momento, il livello di vita della popolazione della Germania Orientale rimase uno dei più bassi d’ Europa e s’ accompagnò con un’ elevata percentuale di mortalità””. (pag 99-100)”,”RAIx-217″
“DUROSELLE Jean-Baptiste”,”Le origini del cattolicesimo sociale in Francia, 1822-1870.”,”ANTE1-14 Maurice MAIGNEN e i circoli operai (pag 719)”,”FRAD-087″
“DUROSELLE Jean-Baptiste”,”L’abîme, 1939-1945. Politique étrangère de la France, 1871-1969.”,”DUROSELLE Jean-Baptiste”,”FRAV-142″
“DUROSELLE J.B.”,”L’Europe de 1815 à nos jours. Vie politique et relations internationales.”,”””L’idée que l'””opinion publique”” est une force dont les hommes d’Etat doivent tenir compte n’a fait son apparition qu’à l’extrême fin du XVIIIe siècle. “”La force est la reine du monde et non pas l’opinion””, disait encore Pascal. Et Montesquieu a écrit tout l”Esprit des lois’ (1748) sans jamais mentionner explicitement le rôle de l’opinion publique. Mais une fois que la découverte a été faite – en liaison avec la “”prise de conscience”” par les masses de leur propre sort et de leur destinée collective – il a bien fallu tenir compte de cette force. Metternich, qui la détestait, en a parfaitement saisi l’importance””. (pag 227) “”Avec Karl Marx, le mot révolution prend un caractère beaucoup plus précis et restrictif. D’une part, Marx élimine impitoyablement de sa doctrine le “”moralisme””. Ce n’est donc pas en termes de légitimité qu’il traite de la révolution, mais en termes de conformité avec l’implacable déroulement de l’histoire. D’autre part, il réserve sans aucun doute le terme révolution à ce qui suscite le mouvement dialectique de l’histoire, à savoir la lutte des classes. “”La bourgeoisie, écrit il avec Engels dans le ‘Manifeste communiste’, a joué dans l’histoire un rôle éminemment révolutionnaire. Partout où elle est arrivée au pouvoir, la bourgeoisie a détruit toutes les conditions féodales, patriarcales, idylliques”” (Manifeste communiste, traduit par J. Molitor, Paris, 1947, p. 58). Mais, ce faisant, “”la bourgeoisie ne s’est pas contentée de forger les armes qui lui donneront la mort; c’est elle encore qui a produit les hommes qui se servent de ces armes – les ouvriers modernes, les ‘proletaires'”” (ibid.). On ne peut pas dire plus clairement qu’à partir du triomphe de la bourgeoisie la révolution est essentiellement la lutte de classe que le prolétariat mène contre la classe dominante. “”De toutes les classes qui, de nos jours, se trouvent en conflit avec la bourgeoisie, le prolétariat seul est une classe vraiment révolutionnaire”” (ibid.)”” [J.B. Duroselle, L’Europe de 1815 à nos jours. Vie politique et relations internationales, 1967] (pag 261-262)”,”STOx-185″
“DUROSELLE Jean-Baptiste”,”La France et les Etats-Unis. Des origines a nos jours.”,”DUROSELLE Jean-Baptiste, specialista di relazioni internazionali, professore alla Sorbona, membro dell’Institut ha insegnato pure in prestigiose università americane. “”Comme pour sous-tendre les innombrables démarches marquées de ce qu’Alfred Grosser a appelé “”l’obsession américaine”” du général, l’évolution économique du monde a mis en valeur le redoutable problème de l’or et du dollar. Cherchant par tous les moyens à rendre à la France son “”indépendance nationale””, le général, qui n’était pas un économiste, a très tôt subi l’influence du grand économiste et financier Jacques Rueff. Depuis longtemps son conseiller, Rueff avait en particulier présidé de septembre à décembre 1958, aux tout débuts de la Ve République, le Comité des experts pour la réforme économique et financière. C’est lui, plus que quiconque, qui inspira au général la longue offensive qu’il entreprit contre le rôle privilégiè du dollar (et secondairement de la livre sterlng), comme “”Gold Exchange Standard) (étalon de change-or). Fixée à un taux inébranlable: 1 once pour 35 dollars, la monnaie américaine était universellemetn adoptée comme instrument mondial d’échanges. Tout cela aviat fort bien marché tant que les énormes réserves d’or américaines avaient continué à monter – c’est-à-dire junsqu’en 1957 inclusivement -, mais depuis 1958, on assistait à une incontestable érosion””. (pag 247) Wikip: Jacques Rueff Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Jacques Rueff (Parigi, 23 agosto 1896 – Parigi, 23 aprile 1978) è stato un economista francese. Docente nella scuola libera di scienze politiche dal 1930 al 1940 e nell’Istituto di studi politici dal 1945 al 1948, vicegovernatore della Banca di Francia dal 1939 al 1940 e presidente della Conferenza di Parigi sulle riparazioni di guerra del 1945. Nel 1964 fu eletto membro dell’Accademia di Francia come successore di Jean Cocteau, preferito al poeta André Berry. Rueff è uno dei principali esponenti della corrente neoliberale, che si oppone ad ogni intervento dello Stato inteso ad alterare il meccanismo del regime di concorrenza ed a limitare la libera iniziativa dei privati. Fra i suoi scritti ricordiamo la Théorie des phénomènes monétaires del 1927; L’ordre social del 1945; La régulation monétaire et le probléme institutionnel de la monnaie del 1953. Indice [nascondi] 1 Bibliografia 1.1 Libri 1.2 Pubblicazioni 2 Collegamenti esterni Bibliografia [modifica] Libri [modifica] Jacques Rueff, Le péché monétaire de l’Occident (in francese), Paris, Plon, 1971. URL consultato il 19 maggio 2012. Pubblicazioni [modifica] Rueff, Jacques (1976). La Fin de l’ère keynésienne. Le Monde (in francese).”,”FRAV-144″
“DUROSELLE J.B. BASTID Suzanne LE-BRAS Gabriel TAPIE’ Victor L. NORA Pierre BRAUDEL Fernand REINHARD M. DROZ J. DETHAN G. GUIRAL P. GIRARD Louis VALSECCHI Franco HALPERIN S. William MEYER A. BAUMONT Maurice REMOND René D’HOOP Jean-Marie BELOFF Max FREYMOND M.”,”Etudes d’histoire des relations internationales. Mélanges Pierre Renouvin.”,”Contiene il capitolo di Franco VALSECCHI, ‘La politica di Napoleone III e la guerra d’Italia del 1859. L’interpretazione di Marx, Engels e Lassalle’ (pag 135-146) “”””Un tessuto di logica e di fuoco””, questo pamphlet di Lassalle, come egli stesso ebbe a definirlo: istrionico e penetrante, fantasioso e realistico ad un tempo. Ma che non incontra l’approvazione né di Marx né di Engels (1). Mentre sentimento nazionale e sentimento rivoluzionario si conciliano, in Lassalle, in una unica visione, non così in Marx e in Engels. Diffidano, Marx ed Engels, del sentimento nazionale, anche se aderiscono senza riserve al principio di nazionalità. Pensano che il moto nazionale può acquistare un carattere rivoluzionario solo se si converte in un moto sociale, se la palingenesi nazionale diviene palingenesi sociale: altrimenti rischia di divenire uno strumento al servizio della causa conservatrice (2). L’unità di misura, per il giudizio sulla situazione, non è, per Marx e per Engels, la nazionalità, bensì la rivoluzione (3). Quasi contemporaneamente al pamphlet di Lassalle, usciva ‘Po e Reno’ di Engels (4). Il suo scopo è, prima di tutto, di neutralizzare la suggestione che esercita sull’opinione pubblica l’appello rivolto dall’Austria al sentimento nazionale germanico. Pubblica, Engels, il suo opuscolo, anonimo: sarà più efficace, se non se ne conoscerà la provenienza. Deve avere l’aspetto di una trattazione tecnica, suggerita da criteri di opportunità militare, non politica. “”Bisogna che il pubblico creda che ne sia l’autore un grande generale””, suggerisce Marx (5). Lo scritto, infatti, si presenta come una confutazione della tesi austriaca, che la linea del Po è indispensabile dal punto di vista militare per la difesa della Germania; che la Germania ha bisogno del possesso dell’Adige, del Mincio, del Po per proteggere i suoi confini meridionali; che la minaccia al Po si risolve, in definitiva, un una minaccia al Reno; che la difesa del Po è difesa del Reno. Il che può anche essere vero – ammette Engels – sul piano politico. L’implacabile logica della sua posizione porta fatalmente Napoleone III ad una guerra per la conquista della riva sinistra del Reno. “”E non è affatto necessario che questa guerra debba cominciare proprio sul Reno. Al contrario, il territorio in questione può essere completamente conquistato in Italia, o la sua conquista può incominciare in Italia, esattamente come la prima conquista di queste provincie fu completata grazie alle vittorie del generale Bonaparte in Lombardia”” (6). Ma da punto di vista strategico, la tesi è insostenibile: Engels lo dimostra con una minuta, serrata argomentazione, l’argomentazione, appunto, di un tecnico. D’altronde – continua – Engels – sostenere, come l’Austria sostiene, la teoria della “”copertura”” dei confini con posizioni avanzate, porta al paradosso. A questa stregua, si giustifica egualmente la rivendicazione della riva sinistra del Reno da parte della Francia: il Bonaparte può sostenere che il Reno è per lui quello che l’Adige, il Mincio, il Po sono per noi. A questa stregua, si giustificano le rivendicazioni della Danimarca sull’Eider, e così via all’infinito. No, i veri confini strategici non sono quelli che pretendono certi militari: sono quelli segnati dalla natura, dalla lingua, dal carattere, dalle inclinazioni dei popoli. Forzare questi confini, vuol dire forzare la natura, ed esporsi ad un inevitabile scacco. Un ragionamento, che è valido in ogni circostanza; e che tanto più è valido per l’Italia. Il movimento nazionale italiano costituisce una incontenibile forza della natura, che finirà fatalmente col trionfare. Quale convenienza ha la Germania di aiutare l’Austria a mantenere delle posizioni insostenibili in Italia? Perché addossarsene il peso? Perché affrontare, per un inesistente vantaggio, l’incalcolabile danno di compromettersi per una causa ingiusta, di attirarsi l’inestinguibile rancore, l’implacabile odio degli italiani? E poi, combattere la nazionalità italiana vuol dire combattere, di riflesso la nazionalità tedesca. La Germania non deve barattare i suoi discutibili interessi sul Po e sul Mincio con il suo interesse più vitale, l’unità nazionale: con l’unità, non vi sarà alcun bisogno, per la Germania, del Po e del Mincio. Rimanere, dunque, fuori dalla lotta: questa è la conclusione di Engels, che Marx pienamente condivide. E’ la soluzione più conveniente, sia sul piano diplomatico che sul piano rivoluzionario”” [ Franco Valsecchi, ‘La politica di Napoleone III e la guerra d’Italia del 1859. L’interpretazione di Marx, Engels e Lassalle’] [(in) AA.VV., ‘Etudes d’histoire des relations internationales. Mélanges Pierre Renouvin, Paris, 1966] [(1) “”Il ‘pamphlet’ di Lassalle è un ‘enormous blander’… Del resto, se Lassalle si permette di parlare a nome del partito, o bisogna che per il futuro si rassegni ad essere apertamente sconfessato, perché la situazione è troppo seria per avere dei riguardi, o bisogna che, invece di seguire ispirazioni miste di fuoco e di logica, si informi prima delle opinioni che hanno altre persone all’infuori di lui. Bisogna che noi teniamo salda la disciplina di partito, altrimenti tutto va a catafascio.”” Marx a Engels, 18 maggio 1859, in Carteggio Marx-Engels, Roma, 1951, vol III, p. 297; (2) Istruttivo, in proposito, il giudizio di Marx sulla politica di Mazzini. “”Ritengo la politica di Mazzini assolutamente falsa. Egli trascura di dedicarsi a quella parte d’Italia che da mille anni è oppressa, ai contadini, e prepara, con questo, nuove risorse alla controrivoluzione””, Marx a Weydemeyer, 11 settembre 1851, in Marx-Engels, ‘Sul risorgimento italiano’, op. cit, p. 26; (3) Lassalle si giustificava, richiamandosi ad una valutazione realistica della situazione dell’opinione pubblica in Germania: “”Non fatevi illusioni sui sentimenti democratici del popolo tedesco. Mi sembra che voi non vi rendiate conto di quanto poco “”smonarchizzato”” sia il nostro popolo””; (4) ‘Po und Rhein’, Berlin, 1859. Era stato scritto fra il febbraio e il marzo 1859, e pubblicato nell’aprile, presso lo stesso editore di Lassalle, Franz Duncker; (5) Marx a Engels, 25 febbraio 1859, in ‘Carteggio Marx-Engels, op. cit,., p. 271; (6) Così, un articolo di Engels, nella ‘New York Daily Tribune’, in data 18 gennaio 1859, dal titolo ‘Il panico monetario in Europa, in Marx-Engels, ‘Scritti sul Risorgimento’, op. cit., p. 163-64 (…)] (pag 139-140-141)”,”RAIx-319″
“DUROSELLE Jean-Baptiste”,”La Grande Guerre des Français, 1914-1918. L’incompréhensible.”,”DUROSELLE Jean-Baptiste fu membro dell’ Institut, professore alla Sorbona, presidente dell’Institut d’histoire des relations internationales contemporaines, autore di molte opere tra cui ‘L’Histoire diplomatique de 1919 à nos jours’, Clemenceau’, e ‘L’Europe, histoire de ses peuples’. Duroselle è morto il 12 settembre 1994, tre settimane prima della pubblicazione di questa ‘Grande Guerre des Français’ a cui teneva moltissimo. A lui sembrava avesse più importanza sul piano storico e sul piano affettivo, di tutte le sue opere precedenti. Prima parte dedicata alle cause della guerra: la ‘kriegschuldfrage’, l’atmosfera, l’Alsazia-Lorena, la guerre de revanche, le rivalità economiche, la macchina infernale. La rinascita dell’internazionalismo. “”Lorsque se réunissent, le 14 juillet 1915, les trois cents délégués du conseil natinal socialiste, pour la première fois apparaît une “”minorité”” groupant les fédèrations de la Haute-Vienne, de l’Isère et du Rhône, et dont Jean Longuet prend la tête. Les “”minoritaires”” s’abstiennent dans le vote d’une motion patriotique présentée par la fédération de la Seine. La minorité ‘syndicaliste’, formée autour de l’Union de métaux, est plus hardie. Elle préconise la paix sans annexions ni contributions. Elle crée; au milieu de 1915, un “”comité d’action internationale””. Liéé avec des militants suisses et italiens, elle accepte de participer, du 5 au 8 septembre, à une réunion devenue célèbre par la suite, mais qui reste alors presque ignorée (‘les Débats’ y font allusion le 8 septembre, l”Humanité’ le 10 novembre seulement), tenue en Suisse à Zimmerwald. On y compte trentehuit participants, venus de onze pays, dont deux Allemands et deux Français, Bourderon et Merrheim. Lénine et Trotsky sont présents. Tous les participants condamnent la guerre et lui reconnaissent une origine impérialiste. Là où l’on diverge, c’est sur le fait de savoir comment la classe ouvrière rétablira la paix. Les idées de Zimmerwald, estime Annie Kriegel, n’atteignirent pas les ouvriers, mais troublèrent leurs organisations. L’Union sacrée n’en est pas ébranlée. Jules Guesde, Marcel Sembat et Albert Thomas restent dans le cabinet Briand. Le Parti socialiste, la CGT, dans leur majorité, sont hostiles à Zimmerwald. “”La masse écrit Merrheim, n’a pas répondu à l’appel de Zimmerwald. Elle était trop écrasée par le poids des mensonges de toute la presse””. Ainsi, un germe nouveau est apparu, germe d’un pacifisme ouvrier à tendance révolutionnaire. Malgré les souffrances subies, ce n’est encore qu’un germe. L’automne 1916 va révéler la plus grande crise de lassitude qu’aient connue jusqu’alors les combattants et civils français. Du côté socialiste et syndicaliste, les “”minoritaires”” gagnent du terrain. Il y a même, au sein de la minorité, un petit groupe “”zimmerwaldien””, c’est-à-dire ultrapacifiste et internationaliste. (…) Lorsque du 24 au 30 avril 1916 se réunit à Kienthal, en Suisse, une deuxiéme conférence “”zimmerwaldienne””, trois députés socialistes français y participent à titre individuel, Alexandre Blanc, Brizon et Raffin-Dugens. Ils ont beau être des personnages de second plan, leur présence donne du relief à l’opposition extrême. Au conseil national de la SFIO du 9 avril, il y a 1980 voix majoritaires et 980 minoritaires. Au conseil national du 7 août, 1850 majoritaires et 1081 minoritaires. Dès février 1916, les socialistes ont été réticents sur l’appel de la classe 1917. Un incident plus grave éclate le 15 septembre. Ce jour-là, Brizon, ancien instituteur, et l’un des participants à Kienthal, attaque le gouvernement;: “”On n’a pas le droit de jeter les milliards du peuple dans l’abîme et les hommes sous le feu roulant de la mort. On peut et on doit négocier (…). La guerre durerait encore trois ans avec la politique di M. Briand””. C’était la première intervention pacifiste à la Chambre. Elle fut accueillie par des clameurs, d’autant plus que Brizon parlait mal, et Briand n’eut pas de peine, par une belle envolée, à soulever l’enthousiasme de l’Assemblée. L’affichage de son discours fut voté par 420 voix contre 26. Ces 26 étaient les socialistes minoritaires; 38 autres socialistes avaient voté l’affichage; 34 s’étaient abstenus (dont 7 en congé). C’est dire que l’Union sacrée était entamée, mais seulement en surface. De côté syndicaliste, le fait essentiel fut la création du “”comité pour la reprise des relations internationales”” en janvier 1916, dont les brochures paraissent avoir atteint plusieurs dizaines de milliers de personnes. Il avait ses bases dans les fédérations de la métallurgie et de l’enseignement, et surtout dans le groupe de ‘la Vie ouvirère’ (Merrheim, Monatte, Rosmer). L’un de ses animateurs était le menchevik russe Trotsky, réfugié en France. Précisément, le 14 septembre 1916, veille de l’interpellation de Brizon, le ministre de l’Intérieur Malvy prit n décret d’expulsion contre Trotsky, qui fut dirigé vers la frontière espagnole (la direction de la Sûreté aurait préféré l’interner). Pour l’ensemble du pays, ces attitudes extrêmes passaient encore inaperçues”” (pag 142-143-144) (pag 142-143)”,”QMIP-142″
“DUROSELLE Jean Baptiste”,”Da Wilson a Roosevelt. La politica estera degli Stati Uniti dal 1913 al 1945.”,”Jean baptiste Duroselle, professore alla Fondation Nationale des Sciences politiques di Parigi, è uno dei maggiori studiosi di storia diplomatica viventi. Nato a Parigi nel 1917, frequentò l’Ecole Normale Supérieure e nel 1943, dopo la parentesi bellica che lo vide ufficiale di artiglieria, conseguì l’agregation di storia e geografia classificandosi al primo posto. Entrato nel 1950 nell’insegnamento superiore, ha insegnato prima all’università di Saarbrücken e poi a quella di Lilla; alla Fondation Nationale des Sciences politiques dirige il Centro di studi sulle Relazioni internazionali. Dopo alcuni studi su Les débuts du Catholicisme social en France (1822-1870) e su altri aspetti della storia religiosa, si è dedicato sopratutto alla storia diplomatica ed in specie a quella tra le due guerre mondiali. A lui si devono, alcuni studi sulle relazioni germano-sovietiche dal 1933 al 1939 e una Histoire diplomatique de 1919 à nos jours. La sua opera più importante è però La politica estera degli Stati Uniti da Wilson a Roosevelt qui presentata. Apparsa nel 1960 per i tipi di Colin e premiata dall’Académie des Sciences Morales et Politiques.”,”USAQ-011-FL”
“DUROSELLE Jean-Baptiste”,”La Grande Guerre des Français, 1914-1918. L’incompréhensible.”,”Hommage à Jean-Baptiste Duroselle di François-Xavier de Vivie, Introduction personnelle, Notes, Bibliographie sélective, Généralités, Les acteurs. Mémoires et biographies, Aspects militaires: stratégie, tactique, Études des opérations, Relations avec l’étranger de 1914-1918, Aspects sociologiques et psychologiques de la Grande Guerre française, Aspects économiques de la Grande Guerre française, Index des noms de personnes, Jean Baptiste Duroselle, professore alla Fondation Nationale des Sciences politiques di Parigi, è uno dei maggiori studiosi di storia diplomatica viventi. Nato a Parigi nel 1917, frequentò l’Ecole Normale Supérieure e nel 1943, dopo la parentesi bellica che lo vide ufficiale di artiglieria, conseguì l’agregation di storia e geografia classificandosi al primo posto. Entrato nel 1950 nell’insegnamento superiore, ha insegnato prima all’università di Saarbrücken e poi a quella di Lilla; alla Fondation Nationale des Sciences politiques dirige il Centro di studi sulle Relazioni internazionali. Dopo alcuni studi su Les débuts du Catholicisme social en France (1822-1870) e su altri aspetti della storia religiosa, si è dedicato sopratutto alla storia diplomatica ed in specie a quella tra le due guerre mondiali. A lui si devono, alcuni studi sulle relazioni germano-sovietiche dal 1933 al 1939 e una Histoire diplomatique de 1919 à nos jours. La sua opera più importante è però La politica estera degli Stati Uniti da Wilson a Roosevelt qui presentata. Apparsa nel 1960 per i tipi di Colin e premiata dall’Académie des Sciences Morales et Politiques. Morto il 12/09/1994.”,”QMIP-026-FL”
“DUROSELLE Jean Baptiste”,”La Décadence, 1932-1939.”,”Jean Baptiste Duroselle, professore alla Fondation Nationale des Sciences politiques di Parigi, è uno dei maggiori studiosi di storia diplomatica viventi. Nato a Parigi nel 1917, frequentò l’Ecole Normale Supérieure e nel 1943, dopo la parentesi bellica che lo vide ufficiale di artiglieria, conseguì l’agregation di storia e geografia classificandosi al primo posto. Entrato nel 1950 nell’insegnamento superiore, ha insegnato prima all’università di Saarbrücken e poi a quella di Lilla; alla Fondation Nationale des Sciences politiques dirige il Centro di studi sulle Relazioni internazionali. Dopo alcuni studi su Les débuts du Catholicisme social en France (1822-1870) e su altri aspetti della storia religiosa, si è dedicato sopratutto alla storia diplomatica ed in specie a quella tra le due guerre mondiali. A lui si devono, alcuni studi sulle relazioni germano-sovietiche dal 1933 al 1939 e una Histoire diplomatique de 1919 à nos jours. La sua opera più importante è però La politica estera degli Stati Uniti da Wilson a Roosevelt qui presentata. Apparsa nel 1960 per i tipi di Colin e premiata dall’Académie des Sciences Morales et Politiques. Morto il 12/09/1994. Avant-propos, Introduction, Notes, Indice dei nomi,”,”FRAV-004-FL”
“DUROSELLE Jean Baptiste”,”L’Abîme, 1939-1944.”,”Jean Baptiste Duroselle, professore alla Fondation Nationale des Sciences politiques di Parigi, è uno dei maggiori studiosi di storia diplomatica viventi. Nato a Parigi nel 1917, frequentò l’Ecole Normale Supérieure e nel 1943, dopo la parentesi bellica che lo vide ufficiale di artiglieria, conseguì l’agregation di storia e geografia classificandosi al primo posto. Entrato nel 1950 nell’insegnamento superiore, ha insegnato prima all’università di Saarbrücken e poi a quella di Lilla; alla Fondation Nationale des Sciences politiques dirige il Centro di studi sulle Relazioni internazionali. Dopo alcuni studi su Les débuts du Catholicisme social en France (1822-1870) e su altri aspetti della storia religiosa, si è dedicato sopratutto alla storia diplomatica ed in specie a quella tra le due guerre mondiali. A lui si devono, alcuni studi sulle relazioni germano-sovietiche dal 1933 al 1939 e una Histoire diplomatique de 1919 à nos jours. La sua opera più importante è però La politica estera degli Stati Uniti da Wilson a Roosevelt qui presentata. Apparsa nel 1960 per i tipi di Colin e premiata dall’Académie des Sciences Morales et Politiques. Morto il 12/09/1994. Avant-propos, Épilogue, Notes, Index des noms propres, Cartes, foto,”,”RAIx-030-FL”
“DUROSELLE Jean Baptiste, a cura di Pietro PASTORELLI”,”Storia diplomatica dal 1919 ai nostri giorni.”,”Jean Baptiste Duroselle, professore alla Fondation Nationale des Sciences politiques di Parigi, è uno dei maggiori studiosi di storia diplomatica viventi. Nato a Parigi nel 1917, frequentò l’Ecole Normale Supérieure e nel 1943, dopo la parentesi bellica che lo vide ufficiale di artiglieria, conseguì l’agregation di storia e geografia classificandosi al primo posto. Entrato nel 1950 nell’insegnamento superiore, ha insegnato prima all’università di Saarbrücken e poi a quella di Lilla; alla Fondation Nationale des Sciences politiques dirige il Centro di studi sulle Relazioni internazionali. Dopo alcuni studi su Les débuts du Catholicisme social en France (1822-1870) e su altri aspetti della storia religiosa, si è dedicato sopratutto alla storia diplomatica ed in specie a quella tra le due guerre mondiali. A lui si devono, alcuni studi sulle relazioni germano-sovietiche dal 1933 al 1939 e una Histoire diplomatique de 1919 à nos jours. La sua opera più importante è però La politica estera degli Stati Uniti da Wilson a Roosevelt qui presentata. Apparsa nel 1960 per i tipi di Colin e premiata dall’Académie des Sciences Morales et Politiques. Morto il 12/09/1994. Pietro Pastorelli è professore ordinario di Storia dei trattati e politica internazionale nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università La Sapienza di Roma. Autore di vari volumi, ha pubblicato, nelle edizioni LED, Dalla prima alla seconda guerra mondiale, Momenti e problemi della politica estera italiana 1914-1943.”,”RAIx-034-FL”
“DUROSELLE Jean-Baptiste MAYEUR Jean-Marie”,”Storia del cattolicesimo. Con un’appendice su Giovanni Paolo II di Giancarlo Zizola.”,”Jean-Baptiste Duroselle (Parigi, 1917-1994), già membro dell’Institut, è autore di numerose opere molte delle quali tradotte in italiano. Jean-Marie Mayeur, professore all’Università di Parigi IV, ha diretto una Storia del cristianesimo ed è autore, fra l’altro, di Partiti politici e democrazia cristiana.”,”RELC-035-FL”
“DUROSELLE Jean Baptiste”,”Storia diplomatica dal 1919 al 1970.”,”Jean Baptiste Duroselle, professore alla Fondation Nationale des Sciences politiques di Parigi, è uno dei maggiori studiosi di storia diplomatica viventi. Nato a Parigi nel 1917, frequentò l’Ecole Normale Supérieure e nel 1943, dopo la parentesi bellica che lo vide ufficiale di artiglieria, conseguì l’agregation di storia e geografia classificandosi al primo posto. Entrato nel 1950 nell’insegnamento superiore, ha insegnato prima all’università di Saarbrücken e poi a quella di Lilla; alla Fondation Nationale des Sciences politiques dirige il Centro di studi sulle Relazioni internazionali. Dopo alcuni studi su Les débuts du Catholicisme social en France (1822-1870) e su altri aspetti della storia religiosa, si è dedicato sopratutto alla storia diplomatica ed in specie a quella tra le due guerre mondiali. A lui si devono, alcuni studi sulle relazioni germano-sovietiche dal 1933 al 1939 e una Histoire diplomatique de 1919 à nos jours. La sua opera più importante è però La politica estera degli Stati Uniti da Wilson a Roosevelt qui presentata. Apparsa nel 1960 per i tipi di Colin e premiata dall’Académie des Sciences Morales et Politiques. Morto il 12/09/1994.”,”RAIx-017-FV”
“DUROSELLE Jean Baptiste”,”Storia Diplomatica dal 1919 al 1970.”,”Jean Baptiste Duroselle, professore alla Fondation Nationale des Sciences politiques di Parigi, è uno dei maggiori studiosi di storia diplomatica viventi. Nato a Parigi nel 1917, frequentò l’Ecole Normale Supérieure e nel 1943, dopo la parentesi bellica che lo vide ufficiale di artiglieria, conseguì l’agregation di storia e geografia classificandosi al primo posto. Entrato nel 1950 nell’insegnamento superiore, ha insegnato prima all’università di Saarbrücken e poi a quella di Lilla; alla Fondation Nationale des Sciences politiques dirige il Centro di studi sulle Relazioni internazionali. Dopo alcuni studi su Les débuts du Catholicisme social en France (1822-1870) e su altri aspetti della storia religiosa, si è dedicato sopratutto alla storia diplomatica ed in specie a quella tra le due guerre mondiali. A lui si devono, alcuni studi sulle relazioni germano-sovietiche dal 1933 al 1939 e una Histoire diplomatique de 1919 à nos jours. La sua opera più importante è però La politica estera degli Stati Uniti da Wilson a Roosevelt qui presentata. Apparsa nel 1960 per i tipi di Colin e premiata dall’Académie des Sciences Morales et Politiques. Morto il 12/09/1994.”,”RAIx-059-FL”
“DURRELL Martin”,”Hammer’s German. Grammar ad Usage.”,”Martin Durrell is Professor of German at the University of Manchester.”,”VARx-186-FL”
“DÜRRENMATT Friedrich”,”Racconti.”,”””Il solo modo per superare il conflitto è viverlo. L’arte, la letteratura; sono, come qualunque altra cosa, un confronto col mondo. Una volta afferrato questo, ne potremo intravedere anche il senso”” (in quarta di copertina)”,”VARx-010-FV”
“DURSCHMIED Erik”,”Rivoluzione. Il rivoluzionario vero è il rivoluzionario morto. (Tit.orig.: Whisper of the blade)”,”All’interno dell’inserto fotografico: la prima riunione del Soviet dei soldati a Pietroburgo, novembre 1917 “”Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio”” (E. Zapata, 1910) DURSCHMIED E. è nato a Vienna nel 1930 ed è emigrato in Canada. Corrispondente di guerra per la BBC e CBS collabora con importanti testate giornalistiche del mondo. Ha scritto ‘Eroi per caso. Come l’imprevisto e la stupidità hanno vinto le guerre’ (2000) e ‘Il Generale Inverno. Come i capricci del clima hanno vinto le guerre’ (2001). Vive a Parigi.”,”FOLx-021″
“DURSCHMIED Erik”,”Attenti al dragone. Quando la Cina varca i confini, il mondo trema.”,”Erik Durschmied è nato a Vienna nel 1930. Corrispondente di guerra per la BBC e la CBS, collabora con le più importanti testate giornalistiche del mondo. Ha raccontato i maggiori conflitti del dopoguerra, dal Vietnam all’Iraq, da Belfast a Beirut, da Cuba all’Afghanistan.”,”CINE-012-FL”
“DURSCHMIED Erilk”,”Eroi per caso. Come l’imprevisto e la stupidità hanno vinto le guerre.”,”Erik Durschmied è nato a Vienna nel 1930 ed è emigrato in Canada dopo la seconda guerra mondiale. Corrispondente di guerra per la BBC e la CBS, collabora con le più importanti testate giornalistiche del mondo. “”Caso e incertezza sono due fra i più comuni e più importanti elementi, nell’arte della guerra”” (Carl von Clausewitz, Della guerra, 1832) La debacle francese sulla Mosa. “”OKW – Oberkommando der Wehrmacht, Comando SupremoTedesco – pomeriggio del 15 maggio. La Polonia era stata liquidata in due settimane grazie al talento dei comandanti delle ‘Panzerdivisionen’, ma Hitler era troppo privo di esperienza bellica per afferrare le complessità della guerra moderna motorizzata. Convinto com’era di avere una missione storica da compiere, e di essere altresì un genio militare senza pari, si era circondato di generali che quanto a incompetenza non avevano nulla da invidiare ai comandanti francesi: uomini come Keitel e Jodl sempre pronti a dirgli ‘Jawohl!’ – quelli cioè che gli inglesi chiamano ‘yes-men’. La era forza della Germania era costituita dai comandanti di prima linea, uomini come Guderian e il giovane Erwin Rommel. Questi si sarebbe dimostrato il migliore di tutti i generali tedeschi, poiché lui solo riusciva ad affrancarsi dal rigido spirito militaristico dei soi pari-grado. Non aderiva al partito nazista e, al pari di Guderian, suo diretto superiore, considerava i generali dell’OKW inetti e inconcludenti. L’intensa antipatia che Rommel nutriva per uomini come Himmler, Jodl e Keitel era ben nota; ma lui non si lasciava mai ipnotizzare dalla struttura politica dell’esercito, dalla quale peraltro dipendeva la sua incolumità personale. L’ammirazione che all’inizio Hitler gli aveva ispirato si era ormai, trasformata in disgusto. E aveva, per questo, fondati motivi. Quando la Wehrmacht aveva varcato la Mosa e si era spinta in territorio francese, i nervi di Hitler avevano ceduto, e la sua ansietà andava aumentando in proporzione diretta con il successo dei panzer. Quel pomeriggio del 15 maggio, l’OKW era inondato da messaggi provenienti dai reparti di prima linea. Non si riusciva a tener dietro, sulla mappa con freccette e bandierine, ai progressi compiuti sul terreno dalle truppe. Hitler osservava la carta geografica e diventava sempre più nervoso. Keitel se ne accorse e si disse subito altrettanto preoccupato. «Concordo pienamente con la sua diagnosi della situazione, ‘mein Führer’. Stiamo effettivamente spingendoci troppo oltre con le nostre forze corazzate. Dobbiamo aspettarci una controffensiva». (…) Mentre francesi e inglesi perdevan tempo prezioso a discutere, i panzer di Rommel avanzavano a tutta velocità verso il cuore della Francia, procedendo su un fronte largo appena 3 chilometri, a 50 chilometri di distanza dalle più vicine salmerie. Rommel stava correndo un grosso rischio, dal momento che su entrambi i soi fianchi erano schierate ingenti forze alleate. La sua meta immediata era Le Cateau-Arras: «Weiterer Marschweg: Le Cateau-Arras. Auftanken! Antreten! – Fate il pieno! Tenetevi pronti!». Ben presto, però, Rommel si trovò a corto di carburante. Questo lo mandò su tutte le furie, ma dovette ammettere che era colpa sua: l’avanzata era stata così rapida che la sua «divisione d’appoggio» si trovava ancora in territorio belga!”” (pag 283-287)”,”QMIx-328″
“D’URSO Valentina”,”Le buone maniere.”,”Valentina D’Urso insegna Psicologia generale nell’Università di Padova.”,”TEOS-120-FL”
“DURUY Victor”,”Histoire des temps modernes depuis 1453 jusqu’a 1789.”,” “”La caduta di Borgia, dopo la morte di papa Alessandro VI aveva avuto per gli Stati pontifici delle conseguenze disastrose: l’ anarchia diffusa, e al suo seguito le guerre civili, i saccheggi e i massacri.””L’ Italia, disse Machiavelli, è oggi senza capo, senza istituzioni, senza leggi. Vinta, divisa, conquistata, essa non mostra agli sguardi dei suoi figli che delle rovine. E però, per quanto umiliata dai barbari, la si vede disposta a seguire una bandiera comune, se si presenta un uomo che prende questa bandiera e la dispiega””. Quest’ uomo che chiamava l’ Italia fu il papa Giulio II, energico vegliardo che voleva essere ‘il signore e il maestro del gioco del mondo””. Soffriva di vedere lo straniero nella Penisola, e si proponeva di cacciare quelli che chiamava i barbari. Ma voleva che, in questa Italia liberata, la santa sede occupasse il primo rango””. (pag 92)”,”EURx-214″
“DÜSING Klaus”,”Das Problem der Subjektivität in Hegels Logik. Systematische ind Entwicklungsgeschichtliche Untersuchungen zum Prinzip des Idealismus un zur Dialektik.”,”Diese Abhandlung wurde von der Abteilung für Philosophie, Pädagogik, Psychologie der Ruhr-Universität Bochum im Wintersemester 1974/75 als Habilitationsschrift unter dem Titel: “”Das Problem der Subjektivität in Hegels Konzeptionen der Logik”” Vorwort zur Dritten Auflage, Vorwort zur Zweiten Auflage, Vorwort zur Ersten Auflage, Einleitung, Erstes Kapitel, Siglenverzeichnis, Literaturverzeichnis, Namenregister, Sachregister, Nachwort zur 2. Auflage, Note, Hegel – Studien/Beiheft 15,”,”HEGx-041-FL”
“DUSIO Andrea”,”Giuliano De’ Medici. La congiura dei Pazzi.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. “”È il giudizio storico di Francesco Guicciardini, che guarda con disincanto agli effetti della congiura dei Pazzi, la quale finì per consolidare il potere di Lorenzo e trasformare un regime occulto; com’era stata l’egemonia dei Medici al tempo di Cosimo e Piero, e di fatto sino al 1478, in una signoria acclamata, in cui per “”Popolo e libertà”” ci sarebbe stato sempre meno spazio. Nulla però avvenne meccanicamente, per automatismi innescati dalle pugnalate inflitte a Giuliano. Nei mesi che seguirono ai fatti del 26 aprile il Magnifico si trovò a rimettere in gioco tutto per sopravvivere alla crisi che la vendetta delle prime ore aveva aperto con il papato”” (pag 134) Andrea Dusio è giornalista, critico d’arte e curatore. Si occupa di storia delle immagini artistiche dell’età moderna. Ha pubblicato lavori su Caravaggio.”,”ITAG-283″
“DUSIO Andrea”,”Paolina Bonaparte.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Andrea DUSIO è giornalista critico d’arte e curatore.”,”BIOx-371″
“DUSIO Andrea”,”Emmeline Pankhurst.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Andrea DUSIO è giornalista critico d’arte e curatore.”,”DONx-090″
“DUSIO Andrea”,”Virginia Woolf.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Andrea Dusio è giornalista, critico d’arte e curatore. Si occupa di storia delle immagini artistiche dell’età moderna. Ha pubblicato lavori su Caravaggio.”,”BIOx-381″
“DUSIO Andrea”,”Reza Pahlavi e Soraya.”,”Andrea Dusio, milanese, classe 1970, autore di volumi di divulgazione storica. L’ascesa di Mossadeq e la nazionalizzazione del petrolio (pag 90-93)”,”GOP-002-FGB”
“DUSSEL Enrique, a cura di Luca BASSO e Massimiliano TOMBA”,”L’ultimo Marx.”,”DUSSEL Enrique nato a Mendoza in Argentina nel 1934, è stato professore di etica nell’Univ. autonoma del Messico. E’ uno dei fondatori della filosofia della liberazione. Ha scritto pure: ‘Un Marx sconosciuto’ (1999) e ‘Storia della Chiesa in America Latina’ (1992). “”Inoltre Marx chiarisce che la riproduzione che rende possibile l’accumulazione non è solo quella del capitale variabile – come crede Smith, – ma anche del capitale costante. La questione ossessionò quasi costantemente Marx almeno a partire dal marzo 1862, quando, mettendo a confronto la sua cornice teorica con quella di Smith, scopre che quest’ultimo, occupandosi della riproduzione, ha tralasciato il tema del valore d’uso e del capitale costante, il che, come vedremo, ha molte ripercussioni sull’aumento del pauperismo. E’ anche necessario distinguere tra capitale (pluscapitale) e reddito (denaro che ciascun individuo spende e consuma). Da ciò risulta che il capitalista, in modo ascetico, deve scegliere tra “”spendere”” il suo profitto o risparmiare accumulandolo – “”teoria dell’astinenza””. Marx realizza qui un’interessante descrizione dell'””avarizia”” moderna (capitalista). Infine, è evidente che la portata dell’accumulazione varierà a seconda del “”grado di sfruttamento della forza-lavoro, della forza produttiva del lavoro, della differenza crescente fra capitale impiegato e capitale consumato e dell’entità del capitale anticipato”” (Il Capitale). Marx si occupa, infine, del cosiddetto “”fondo di lavoro””, ossia della massa dei mezzi di sussistenza di cui l’operaio ha bisogno per riprodurre la sua vita che egli compra con il denaro che il capitale variabile gli paga come salario. Questo fondo non è fisso, come pensava Bentham. Nel punto ‘c’, “”La legge generale dell’accumulazione capitalista””, Marx manifesta l’intenzione pratica della sua opera, attraverso una riflessione etico-politica: “”Accumulazione del capitale è quindi aumento del proletariato”” (Il Capitale). Questa legge determina un’accumulazione di miseria (‘Accumulation von Elend’) proporzionata all’accumulazione del capitale””. E’ questo uno dei più lunghi paragrafi de ‘Il Capitale’, il che dimostra anche l’importanza politica che Marx gli assegnava – visto che, teoricamente, l’enunciato di partenza avrebbe potuto anche evitare i tanti esempi che invece l’autore voleva fornire al lettore. Si tratta, comunque, niente meno che della discussa tesi del pauperismo. L’accumulazione è aumento di capitale, ma fondalmentalmente di capitale costante. Questo significa: diminuzione relativa di capitale variabile e diminuzione relativa anche del proletariato attivo: “”All’aumentare del volume, della concentrazione e dell’efficacia tecnica dei mezzi di produzione, si riduce progressivamente il grado con cui essi sono mezzi di occupazione per gli operai”” (Il Capitale). Ciò produce progressivamente una sovrappopolazione relativa – anche se potrebbe essere una diminuzione assoluta – o un “”esercito industriale di riserva disponibile”” (idem).”” [Enrique Dussel, L’ultimo Marx, 2009] (pag 159-160) Lo scrupolo scientifico di Marx. “”Dal 1863 Marx vide la sua biblioteca ingrandirsi notevolmente. Ai 350 libri che Engels gli regalò in quell’anno, si devono aggiungere i quasi 800 libri che il suo buon amico Wilhelm Wolff (che morì a Manchester e al quale Marx dedicò la sua opera ‘Il capitale’) gli regalò per decisione testamentaria. Questo materiale, insieme ai testi che consultava nel British Museum, lo aiutava in parte a portare a compimento il lavoro teorico che si era imposto e lo ossessionava: poter mandare in stampa la sua opera più importante. Il 15 agosto 1863 scrisse a Engels: “”Il mio lavoro (il manoscritto per la stampa) procede bene, sotto un certo punto di vista. Con l’ultima elaborazione le cose prendono, mi sembra, una sopportabile forma ‘popolare’, astraendo da alcune inevitabili D-M e M-D””. Sappiamo che in quel periodo Marx stava scrivendo qualcosa che assomigliava molto al testo definitivo del libro I, capitolo 2, che, tuttavia, era molto lontano dall’essere pronto per la pubblicazione, tant’è che quel testo (del ‘Manoscritto del ’63-’65’) non venne mai inviato alla stampa. E ciò è dovuto ad uno scrupolo scientifico che evidenzia la serietà con la quale Marx ha sempre affrontato il suo lavoro: “”Non posso decidermi (scrive a Engels due anni dopo, il 31 luglio 1865, mentre terminava di scrivere le ultime pagine dei ‘Manoscritti’ sopra citati) a licenziar qualche cosa prima che il tutto mi stia dinanzi. ‘Whatever shortcomings they may have’ (Quali siano i difetti che possono avere), questo è il pregio dei miei libri, che costituiscono un tutto artistico, cosa raggiungibile soltanto col mio sistema di non farli mai stampare prima che io li abbia ‘completi’ davanti. Ciò è impossibile col metodo di Jacob Grimm e va generalmente meglio per scritti che non siano articolati dialetticamente””””. (pag 18-19) [Enrique DUSSEL, L’ultimo Marx, 2009]”,”MADS-555″
“DUSSEL Enrique, a cura di Antonino INFRANCA”,”Un Marx sconosciuto.”,”DUSSEL Enrique è nato a Mendoza (Argentina) nel 1934. E’ professore di etica nell’Università autonoma del Messico. Ha studiato in mote università latino-americane ed europee. Ha vissuto due anni in un Kibbutz in Israele. E’ uno dei fondatori della filosofia della liberazione. “”Studiavamo attentamente i lavori di Parigi e Bruxelles, constatando che alla fine del 1843, Marx comincia i suoi studi di economia, che continueranno in tutti questi anni fino al 1849. Questa parte della sua vita è stata sufficientemente studiata dalla filosofia contemporanea – specialmente per la polemica suscitata dalla “”rottura epistemologica”” di Althusser. A noi apparve, al contrario, più interessante la tappa successiva. Infatti, nel 1849 Marx parte per Londra. Lì quotidianamente dal 1851, nella biblioteca del British Museum, realizzerà una gigantesca opera di “”lettura”” (della quale ci ha lasciato testimonianza in più di cento “”Quaderni”” di appunti che saranno più di quaranta tomi nella sezione IV del MEGA, edita dall’istituto marxista-leninista di Berlino-Mosca). Finora abbiamo soltanto i primi sette tomi (MEGA IV, 1-7)””. (pag 26) [Enrique Dussel, a cura di Antonino Infranca, Un Marx sconosciuto, 1999] “”La prima redazione de Il Capitale (1857-1858).”” “”Quando il 23 agosto 1857 Marx comincia un ‘Quaderno’ di appunti (‘Quaderno M’), uno dei tanti, non aveva certamente coscienza che iniziava i dieci anni più creativi di produzione teorica della sua vita (esattamente dal 1857 al 1867). Contro coloro che si immaginano una totale assenza di “”problematica filosofica””, anche hegeliana, in Marx, egli scriveva alcuni mesi più tardi, nel gennaio del 1858: “”By mere accident, – Freiligrath trovò alcuni volumi di Hegel appartenenti a Bakunin e me li mandò in dono – mi ero riveduto la ‘Logica’ di Hegel”” (K. Marx, MEW 29, p. 260; Opere complete vol XL, 1973 p. 273). Oggi sappiamo, inoltre, che Marx rilesse nuovamente la ‘Logica’ nel 1860 (cfr J.O. Malley-F. Scroder, Marx’s precis of Hegel’s doctrine of being’, IRSH, XXII, pp. 423-431); e addirittura volle scrivere un pamphlet popolare per mostrare l’importanza della ‘Logica’ (v. E. Dussel, El ultimo Marx; L’ultimo Marx). E’ un paradigma filosofico il rovesciamento (ma che usa tuttavia ‘in tutte le sue parti’) del “”nucleo razionale”” hegeliano (Marx, Il capitale), ma è il punto dal quale Marx comincia a sviluppare il concetto economico di capitale (Dussel, La produccion téorica de Marx). Subito dopo (Grundrisse) Marx inizia lo sviluppo del “”proprio”” discorso, e abbandona lo stile letterario del commentario, appunto o critica contro il proudhoniano Darimon. E’ il “”Marx definitivo””, di cui tutti i momenti precedenti della vita (1835-1857) furono “”scientificamente”” preparatori. Dall’ottobre 1857 fino alla pubblicazione de ‘Il capitale’ nel 1867, il discorso dialettico di Marx non ha pause – se non nei pochi mesi tra il 1859 e l’estate del 1861-: andrà costruendo e costituendo una per una le sue categorie”” [Enrique Dussel, Un Marx sconosciuto, 1999]”,”MADS-581″
“DUSSEL Enrique”,”Metafore teologiche di Marx.”,”Enrique Dussel è nato a Mendoza in Argentina nel 1934. È professore di Etica all’Università Nazionale Autonoma del Messico. Ha studiato filosofia presso l’Università di Cujo (Argentina), l’Università Complutense di Madrid, la Sorbona di Parigi e storia presso l’Università di Friburgo. Ha vissuto due anni lavorando come falegname in un Kibbutz in Israele. Fa parte del movimento filosofico (uno dei fondatori) della Filosofia della Liberazione. Dussel analizza le metafore religiose e teologiche di Marx per dimostrare che esse costituiscono un discorso parallelo alla critica dell’economia e alla filosofia dialettica della sua opera. “”Quando Marx ha terminato di “”costruire”” una categoria, userà, definitivamente, “”un”” nome per “”un”” concetto. Il caso più paradigmatico è il seguente: «Tutti gli economisti incorrono nello stesso errore: invece di considerare il ‘plusvalore’ puramente in quanto tale, lo fanno attraverso le ‘forme’ particolari di ‘profitto’ o ‘rendita’ (43). Cioè, il “”nome”” ‘plusvalore’ (uno) ha “”un”” concetto (così come è stato descritto nei primi ‘quaderni’). Le sue “”forme”” fenomeniche di apparenza nel “”mondo delle merci””, subordinato e più complesso, sono: il ‘profitto’ e la ‘rendita’, per esempio (che hanno “”due”” concetti differenti, che, con quello di plusvalore, sarebbero già “”tre””). Tuttavia gli economisti li “”confondono”” in “”un”” solo concetto. Si tratta, quindi, di “”separare””, “”distinguere”” concetti e di “”porre”” denominazioni diverse per evitare confusioni. Dovremmo sviluppare qui tutta una “”teoria”” della costituzione delle categorie – come introduzione a questo compito abbiamo scritto i tre tomi di commenti. Forse il momento più creativo di Marx è quando tratta la questione della rendita – che, partendo dalla posizione di Rodbertus, e dalla sua critica, sviluppa il concetto di composizione organica, monopolio, eccetera (44). La categoria fondamentale che Marx scopre nei ‘Manoscritti del 1861-63’ è quella di “”prezzo di produzione””, che gli permette di affermare che, per prezzo di produzione, l’agricoltura può sostenere un prezzo maggiore che la media (cioè, al suo proprio valore) da dove si paga questa rendita. Questi temi, per esempio, non corrispondono più al Libro I, bensì alla parte del discorso dialettico che si esporrà nel Libro III de ‘Il capitale’, a partire dall’orizzonte più concreto della “”concorrenza”””” (pag 116) [Enrique Dussel, Metafore teologiche di Marx, InSchibboleth edizioni, Roma, 2018] [(43) Manuscritos del 61-63, in MEGA, II, 3, p. 333, 2-6, in spagnolo, I. p. 33; (44) Cfr. la mia opera ‘Hacia un Marx desconocido’, cap. 9]”,”MADS-803″
“DUSSOUY Gérard”,”Les théories géopolitiques. Traité de relations internationales. I.”,”DUSSOUY Gérard è professore di geopolitica nell’Université Montesquieu di Bordeaux. Grafico a pag. 113 sulle origini e le correnti della geopolitica “”Tout le schéma de Mackinder s’organise autour de la prééminence de l’Île mondiale, le ‘World Island’, laquelle réunit en un seul et unique continent l’Eurasie et l’Afrique. Du détroit de Behring au cap de Bonne Espérance, s’étale un espace d’une seule pièce, interrompu, mais pas sur toute sa largeur, apr une mer intérieure, la Mèditerranée, qui n’engendre pas une véritable rupture. Mackinder considère les autres continents, Amérique, Australie, comme des “”îles satellites”” du ‘World Island’. Cette manière de regarder le monde est spécifique à l’Anglais qui fonda en permanence la politique de son pays sur le rapport d’infériorité potentielle que l’île entretenait avec le monde continental. Sur le ‘World Island’, Mackinder discerne des régions inaccessibles à la navigation et, pour cause, hors de portée de la puissance maritime. Ces régions forment le coeur des terres des puissances continentales qui ne feront qu’une le jour tant redouté où l’Île mondiale sera unifiée. L’auteur distingue deux régions de ce type, l’une en Eurasie, et l’autre en Afrique. L’immensité du ‘Heartland’ eurasiatique impressionne”” (pag 136-137) Halford Mackinder Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Halford John Mackinder (Gainsborough, 15 febbraio 1861 – Bournemouth, 6 marzo 1947) è stato un geografo, politico, diplomatico, esploratore ed alpinista inglese. Mackinder era esperto in biologia, storia, legge e strategia; conquistò la vetta del Monte Kenya nel settembre del 1899. È conosciuto per la sua celebre teoria geopolitica dell’Heartland (traducibile come Cuore della terra), cioè un’area geografica il cui controllo avrebbe consentito di dominare l’intero mondo. La zona in questione era individuata al centro del supercontinente Eurasiatico. Questa teoria fu elaborata per la prima volta nell’articolo “”The Geographical Pivot of History”” (“”Il perno geografico della storia””), presentato il 25 gennaio 1904 alla Royal Geographical Society, e successivamente pubblicato dal “The Geographical Journal”. Mackinder sosteneva che esistessero delle caratteristiche, degli “”elementi che durano nel tempo””, in un paese che non mutano mai e vanno sempre prese in considerazione nel momento di compiere scelte strategiche. Esse sono: Il luogo geografico Il contesto storico Le tradizioni di un popolo Per gli stati, per vincere una guerra, è fondamentale conoscere e tenere in considerazione questi elementi. Indice [nascondi] 1 Carriera 2 Heartland 3 Bibliografia 4 Note 5 Altri progetti Carriera[modifica | modifica wikitesto] Nel 1887 Mackinder pubblicò “”On the Scope and Methods of Geography””, un manifesto per un nuovo approccio allo studio della geografia [2]. Qualche mese dopo fu nominato reader in Geografia presso l’Università di Oxford, dove introdusse l’insegnamento della materia . Nel 1892 fu il primo direttore della University Extension College, a Reading, ruolo che mantenne fino a quando gli succedette, nel 1903, William Macbride Childs. Il collegio divenne l’Università di Reading nel 1926 [3] [4]. Nel 1893 è stato uno dei fondatori della Geographical Association, che promuoveva l’insegnamento della geografia nelle scuole . In seguito divenne presidente dell’associazione dal 1913 al 1946. Nel 1895 è stato uno dei fondatori della London School of Economics. Nel 1899, a Oxford, Mackinder diede un importante contributo alla fondazione della School of Geography [5]. Nello stesso anno guidò la prima spedizione che conquistò la vetta del Monte Kenya, la seconda più alta del continente africano [6]. Nel 1902 pubblicò “”Britain and the British Seas””, un contesto che presenta la prima analisi geomorfologica delle isole britanniche e che è considerato un classico degli studi geografici della regione. Nel 1904 presentò lo studio “”‘The Geographical Pivot of History”” alla Royal Geographical Society, nel quale elaborò la teoria dell’Heartland. Heartland[modifica | modifica wikitesto] Mackinder visse in un periodo storico che gli permise di capire come l’espansione territoriale russa fu facilitata e come ricevette un importante impulso da alcune scoperte tecnologiche, in particolare dalle scoperte nel campo dei trasporti: la Transiberiana effettivamente unì la Russia da parte a parte, permettendo alle truppe di spostarsi velocemente nel vastissimo territorio russo. Geopoliticamente, questo ebbe ripercussioni fortissime perché metteva in crisi uno dei fondamenti su cui si era fondata e su cui era nata la geopolitica, cioè sul fatto che il mare rappresentasse la via più veloce per spostarsi. Mackinder sostenne dunque che, grazie ai nuovi trasporti, e al treno in particolare, la zona centroeuropea che coincideva con la Russia diventava il fulcro geopolitico mondiale, il centro della Terra: egli chiamò questa zona “”Heartland””, termine traducibile come “”cuore della terra””, cuore perché chi avesse controllato quella zona avrebbe avuto il dominio dell’isola Eurasiatica e delle isole circostanti; tutto ciò era possibile perché l’isola Eurasiatica è ricca di risorse e ora quelle risorse erano facilmente trasportabili, così come lo sarebbe stato anche per delle truppe in caso di conflitto. Il concetto di Heartland di Mackinder si modificò nel tempo fondamentalmente in tre fasi, ognuna caratterizzata dagli eventi di un particolare periodo storico: 1) 1905 – caratterizzato dalla recente sconfitta russa nel conflitto contro la potenza marittima del Giappone, spiegabile secondo Mackinder dal fatto che la Russia non aveva ancora il totale controllo dello Heartland. 2) 1919 – Mackinder sosteneva il bisogno, per evitare che le potenze continentali si unissero, di creare degli stati “”cuscinetto””, in grado di arginare le potenze terrestri (come la Germania): non a caso, i britannici cercarono di sostenere questi stati, poi effettivamente creati nel tentativo di mantenere separati gli Imperi centrali. 3) 1943 – Mackinder sviluppò un’idea molto simile al containment americano post-Seconda guerra mondiale, dove sviluppava già l’idea dell'””arginazione”” della sempre più pericolosa Unione Sovietica. Mackinder, in quanto ad essa coevo, fu fortemente influenzato dalla “”Scuola Tedesca””, soprattutto in merito all’elemento deterministico: egli infatti vedeva le politiche che uno stato poteva intraprendere solo come “”politiche di mare”” o “”politiche di terra””. Bibliografia[modifica | modifica wikitesto] The Geographical Pivot of History, in “”The Geographical Journal””, Vol. XXIII, n. 4, aprile 1904, pp. 421-444; trad. it. (di Fulvio Borrino e Massimo Roccati) Il perno geografico della storia, in “”I castelli di Yale. Quaderni di filosofia””, n. 1, 1996, pp. 129-162 (http://www.unife.it/stdoc/mackinder.pdf). Sulla genesi e l’importanza dell’articolo di Mackinder, si veda anche M. Roccati, La terra e il suo cuore. Halford John Mackinder e la teoria dell’Heartland, in “”I castelli di Yale. Quaderni di filosofia””, n. 1, 1996, pp. 163-194 (http://www.unife.it/stdoc/roccati.pdf). Democratic Ideals and Reality. A Study in the Politics of Reconstruction, Constable, London 1919 – Holt, New York 1919; rist. Democratic Ideals and Reality. A Study in the Politics of Reconstruction, Norton, New York 1962. The Round World and the Winning of the Peace, in “Foreign Affairs”, XXI, luglio 1943, pp. 595-605; trad. it. (di Federica Jean) Il mondo intero e come vincere la pace, in “Limes”, n. 1, 1994, pp. 171-182. “”Lo scienziato e lo sciamano – Mackinder, Hitler e l’Isola del Mondo””, di Paolo A. Dossena, Lindau Note[modifica | modifica wikitesto] [2] H.J. Mackinder, On the Scope and Methods of Geography, Proceedings of the Royal Geographical Society and Monthly Record of Geography, New Monthly Series, Vol. 9, No. 3 (Marzo, 1887), pp. 141-174; J. F. Unstead, H. J. Mackinder and the New Geography, The Geographical Journal, Vol. 113, (Jan. – Jun., 1949), pp. 47-57 [3] Ian Macrae, “The making of a university, the breakdown of a movement: Reading University Extension College to The University of Reading, 1892-1925”, Journal International Journal of Lifelong Education, Volume 13, Issue 1 gennaio 1994, pages 3-18 [4] “”University of Reading Bullettin (16 marzo 2006)””. University of Reading. p. 4. Archived from the original on 2008-03-08. Retrieved 2010-02-10 [5] L. M. Cantor, The Royal Geographical Society and the Projected London Institute of Geography 1892-1899. The Geographical Journal, Vol. 128, No. 1 (Marzo, 1962), pp. 30-35 [6] H.J. Mackinder, “A Journey to the Summit of Mount Kenya, British East Africa”, The Geographical Journal, Vol. 15, No. 5 (Maggio, 1900), pp. 453-476″,”RAIx-331″
“DUTOURD Jean”,”Le socialisme a tête de linotte.”,”Testa di fanello: fanèllo fanello fanèllo s. m. [forse da *faginello, der. del lat. fagus «faggio»]. – 1. Piccolo passeraceo della famiglia fringillidi (Acanthis cannabina), comune in Italia, al margine dei boschi; il maschio […] adulto, in primavera, presenta un piumaggio di colori sobrî, con un largo spazio sulla fronte e uno sul petto, a forma di ferro di cavallo, di color cremisino; ha voce dolce, piacevole…”,”FRAP-001-FFS”
“DUTSCHKE Rudi”,”Lenin rimesso in piedi. Lenin, Lúkacs e la Terza Internazionale.”,”Rudi Dutschke (1940), vissuto fino al 1961 nella DDR, ha compiuto studi di filosofia e sociologia in Germania Occidentale. Esponente del gruppo berlinese dell’SDS, nel 1968 subì un attentato da parte di un fanatico dal quale si è salvato a stento. Il clima di violento anticomunismo in cui questo episodio si inserisce è documentato nelle Lettere a Rudi Dutschke da lui stesso scelte e pubblicate. Il lettore italiano può leggere: Dutschke a Praga, Teoria pratica in situazioni specifiche, Le contraddizioni del tardo capitalismo, Gli studenti antiautoritari e il loro rapporto col terzo mondo, La ribellione degli studenti, Milano 1968. Da qualche anno insegna all’Università di Aarhus (Danimarca), dove vive.”,”INTT-032-FL”
“DUUS Masayo Umezawa”,”The Japanese Conspiracy. The Oahu Sugar Strike of 1920.”,”DUUS Masayo Umezawa è una scrittrice conosciuta in Giappone. L’edizione giapponese di questo libro ha vinto l’Oya Soichi Prize il premio più prestigioso non-fiction giapponese. Ha scritto pure ‘Tokyo Rose: Orphan of the Pacific’ (1979) e ‘Unlikely Liberators: Men of the 100th and the 442nd’ (1987).”,”MJAx-018″
“DUVAL Marie Charles, Général”,”Les leçons de la guerre d’Espagne.”,” Generale WEYGAND dell’Académie française L’esercito repubblicano. “”Les événements nous montrent de ce côté une direction de la guerre frappée à la fois de paralysie intellectuelle et de paralysie motrice. La paralysie intellectuelle se manifeste par l’impuissance à ce donner un but, un plan; la paralysie motrice, par l’incapacité de réaliser à propos et vite de grandes concentrations de forces. Toute la stratégie est dans le choix des directions et la réunion rapide des moyens. Les Gouvernementaux ont des objectifs épars; ils en ont autant que de régions du front.”” (pag 193) Marie Charles Duval Pour les articles homonymes, voir Duval. Marie Charles Duval Naissance 5 juin 1869 Bayonne Décès 1958 Origine France Arme Infanterie, Aéronautique Grade général de brigade Conflits Première Guerre mondiale Autres fonctions Directeur de l’Aéronautique au ministère de la Guerre modifier Marie Victor Charles Maurice Duval1 (1869-1958) est un général français dont le nom est associé à la Première Guerre mondiale et aux plus hautes instances de l’aéronautique française. Sommaire [masquer] 1 Biographie 2 Famille 3 Distinctions 4 Écrits 5 Notes 6 Voir aussi 6.1 Bibliographie 6.2 Liens externes Biographie[modifier] Né le 5 juin 1869 à Bayonne, il est le fils du général Duval – de Tulle – et de Madame, née de Leigonye. Il fréquente le collège de Jésuites de Reims, puis, bachelier ès-lettres et ès-sciences, il est diplômé d’études supérieures d’histoire et de géographie. Sur le plan militaire, il se forme à Saint-Cyr et à l’École supérieure de guerre. Capitaine et breveté d’état-major en 1902, il est chef de bataillon lorsque la guerre éclate. Il passe colonel en septembre 1915, titularisé en juin 1916. Pendant l’offensive de Champagne en 1915 il est grièvement blessé. La même année il est l’objet d’une citation et promu Officier de la Légion d’honneur. Avec le grade de colonel il commande une brigade d’infanterie et dirige successivement l’état-major de différentes armées (VIe Armée, Ire Armée), puis du Groupe d’armées du Centre du général Fayolle. Le 19 avril 1918 il est nommé général de brigade et chargé, comme aide-major général, de l’aéronautique, puis des opérations au Grand quartier général (CQG). En mai 1918, il met sur pied la première division aérienne au monde (600 avions de chasse et de bombardement)2. Il soutient notamment Louis Breguet et, faisant du Breguet XIV son « cheval de bataille », l’appareil est commandé en masse3. À la Conférence de paix il préside la Commission consultative de l’aéronautique. Déjà Directeur de l’aéronautique depuis avril 1919, il est chargé, par un décret du 6 juin 1919, d’« assurer la direction de l’organe de coordination générale de l’aéronautique ». Il devient ainsi le chef suprême de tout ce qui concerne l’aéronautique française. Lorsqu’il est admis à la retraite, il se consacre à l’écriture. Entre les deux guerres mondiales il collabore à plusieurs grands journaux. Dans la société civile, il a occupé plusieurs fonctions, telles que président du Conseil d’administration du Figaro, président de la Société des moteurs Salmson ou président de la Compagnie franco-roumaine de navigation aérienne. Famille[modifier] Le général Duval a épousé Mademoiselle Teisserenc. Ils ont eu trois enfants : Marie-Thérèse Duval (épouse Hugonneau Beaufet), Germaine Duval (épouse Mathieu) et Henri Duval. Distinctions[modifier] Il est titulaire de nombreuses distinctions civiles et militaires, françaises et étrangères, dont : Officier de la Légion d’honneur, Commandeur de l’Ordre du Bain de l’Ordre de Saint-Michel et Saint-Georges, Grand-officier de la Couronne d’Italie, de l’Aigle blanc de Serbie, Grand collier de la Tour et de l’Épée… Écrits[modifier] Les leçons de la guerre d’Espagne (préface du Général Weygand), Plon, 1938, 247 p Les Espagnols et la guerre d’Espagne, Plon, 1939, 237 p. Notes[modifier] ? Parfois identifié dans certaines sources comme « Maurice Duval » ? Chronologie aéronautique [archive] ? Vers les sommets, p. 4 [archive] Voir aussi[modifier] Bibliographie[modifier] « Le général Duval. Directeur de l’Aéronautique au ministère de la Guerre », in Le Pays de France, no 244, 21 juin 1919, p. 3 « Duval, Marie Victor Charles Maurice », in Qui êtes-vous? Annuaire des contemporains. notices biographiques, C. Delagrave, 1924?, p. 266 Marie-Odile Mergnac, « Les Duval dans l’histoire », in Les noms de famille en France : histoires et anecdotes, Archives & culture, 2000, p. 148 Jean Vanwelkenhuyzen, Le gâchis des années 1930, Éditions Racine, Bruxelles, 2007, p. 251″,”MSPG-231″
“DUVAL Clemente”,”Memorie autobiografiche. (Estratto)”,”‘Clemente Duval (1850-1935) è stato un anarchico francese noto per la sua vita di lotta contro le ingiustizie sociali e il potere costituito. La sua storia è intensa e drammatica: Vita e militanza Partecipò alla guerra franco-prussiana, dove fu ferito e segnato fisicamente. Dopo la guerra, affrontò la miseria e la disoccupazione, che lo spinsero a compiere un furto per necessità. Questo lo portò alla condanna. Fu accusato di incendio doloso, furto qualificato e aggressione, condannato a morte, ma la pena fu commutata in deportazione perpetua nella Guyana francese. Spirito ribelle Duval non si è mai definito un ladro, ma un ribelle. In tribunale dichiarò: “Non sono un ladro né un assassino: sono semplicemente un ribelle… Accuso questa società matrigna e corrotta”. Fuggì dalla Guyana nel 1901 dopo numerosi tentativi di evasione. Memorie e eredità Le sue Memorie Autobiografiche sono un documento potente, in cui racconta la sua visione anarchica e la sua lotta contro l’ordine borghese. È considerato un antesignano di ‘Papillon’ per le sue fughe e la tenacia nel resistere alla repressione. Duval è ricordato come un simbolo della resistenza individuale contro l’oppressione. Se vuoi, posso mostrarti estratti dalle sue memorie o approfondire il contesto storico in cui visse’ (f: copilot)”,”ANAx-017-FER”
“DUVEAU Georges”,”Raspail.”,”RASPAIL (1794-1878) volgarizzatore di una medicina popolare convinto delle idee repubblicane prese parte alle giornate del 1830. Per la sua attività di oppositore, sotto la Monarchia di Luglio fu imprigionato. Fondatore de ‘L’ Ami du peuple’ (1848) fu candidato socialista alle elezioni presidenziali (dicembre 1848). Bandito nel 1849 poi dal 1876 al 1878, dopo un nuovo imprigionamento.”,”QUAR-020″
“DUVEAU Georges”,”La vie ouvriere en France sous le Second Empire.”,”Il libro è il frutto di una tesi. L’ orario di lavoro effettivo. “”In linea generale, la giornata di lavoro è, sotto il Secondo Impero, di 12 ore in provincia, di 11 ore a Parigi. Ma poco a poco questa giornata di 12 ore, a seguito delle rivendicazioni operaie energiche che tratteremo in un’ altra opera, si trasforma a volte in giornata di 10 ore. Comunque la trasformazione non si realizza in modo molto netto. L’ operaio, ad esempio, rimane 12 ore in fabbrica, ma il suo lavoro effettivo tende a non superare le 10 ore. A Marsiglia, seguendo le professioni, il lavoro effettivo durante gli ultimi anni del regno di Napoleone III è a volte di 11 ore, a volte di 9 ore.”” (pag 239)”,”MFRx-231″
“DUVEAU Georges”,”La pensée ouvrière sur l’ éducation pendant la seconde république et le second empire.”,”””Abbiamo citato qui sopra il testo della ‘Capacità Politica’ nel quale Proudhon indica come si può e si deve trovare senza che costi niente alle famiglie, agli individui, allo Stato, i 600 milioni che sono necessari all’ educazione della gioventù (497). Proudhon pensa che lavorando a scuola, il ragazzo paghi – e ampiamente – la sua permanenza scolastica. Proudhon aveva un’ immaginazione più ricca e più ottimista di quella di Benoit (…).”” (pag 222)”,”MFRx-233″
“DUVEAU Georges”,”1848: the making of a revolution.”,”Georges DUVEAU è morto nel 1958, era conosciuto in Francia come uno dei migliori storici sociali. “”L’ insurrezione del 1832 è al centro del romanzo di Victor Hugo ‘I miserabili’ e Hugo fornisce una lunga descrizione delle barricate elette nel quartiere di Saint-Denis. In effetti è nei giorni del giugno 1832 che il personaggio di Gavroche fece la sua apparizione nell’ opera di Hugo. Secondo Raymond Guyot, che ha svolto una gran mole di ricerche sull’ identità di Gavroche, l’ eroico ragazzo da cui Hugo colse l’ ispirazione combatté sulle barricate del dicembre 1851. Fu ucciso in rue Tiquetonne, non lontano da rue Montorgueil, durante gli ultimi scontri successivi al colpo di Stato di Luigi Napoleone. Più tardi, Hugo, scrivendo ‘I miserabili’ in esilio, traspose l’ esistenza di Gavroche e fece perire il suo eroe nel giugno del 1832″”. (pag 168)”,”QUAR-058″
“DUVERGER Maurice a cura; scritti di DUVERGER J.D. REYNAUD e Alain TOURAINE Georges LAVAU Michel CROZIER René REMOND Robert CATHERINE Jacques FAUVET Pierre RIMBERT Daniel PEPY Alain GOURDON Marcel MERLE Raymond BARRILLON Mattei DOGAN”,”Partis politiques et classes sociales en France.”,”Scritti di DUVERGER, J.D. REYNAUD e Alain TOURAINE, Georges LAVAU, Michel CROZIER, René REMOND, Robert CATHERINE, Jacques FAUVET, Pierre RIMBERT, Daniel PEPY, Alain GOURDON, Marcel MERLE, Raymond BARRILLON, Mattei DOGAN. (copia con firma Giuseppe MARANINI)”,”FRAV-052″
“DUVERGER Maurice”,”Metodos de las ciencias sociales.”,”DUVERGER Maurice ha la cattedra della Facoltà di diritto e scienze economiche di Parigi. “”2. I ‘Who’s who’ e i dizionari biografici. Da alcuni anni si è diffusa la moda dei ‘Who’s who’ di stile anglosassone. Alcuni di questi non sono che un circolo vizioso: l’ editore raccoglie una nota biografica di tutti gli avvocati, medici, professori, industriali, iscritti negli annuari professionali. Dopo gli manda un bollettino di sottoscrizione all’ edizione Who’s who? Per il gusto di vedere la propria vita stampata, la maggior parte degli interessati compra l’ opera. Non c’è, quasi, alcuna selezione da parte dell’ editore; l’ unica selezioneproviene dal fatto che alcuni non mandano il proprio profilo biografico. Gli Who’s who di questo genere contengono, al massimo, dati utili a completare gli annuari. Senza dubbio, sono più interessanti gli autentici dizionari biografici dei contemporeani che risultano da una selezione di “”gente conosciuta”” e che includono vere notizie biografiche redatte dall’ editore. Per la Francia si può dire che il dizionario biografico Pharos sia il migliore. Basandosi su questo l’ Istituto nazionale di studi demografici intraprese nel 1957 la sua inchiesta sull’ ecologia degli uomini illustri.”” (pag 130)”,”TEOS-123″
“DWORKIN Ronald MAFFETTONE Sebastiano”,”I fondamenti del liberalismo.”,”DWORGKIN-R insegna presso lo UNIVERSITY COLLEGE di OXFORD e presso la LAW SCHOOL della NEW YORK UNIVERSITY. BIBLIOGRAFIA: – “”I diritti presi sul serio””. (BOLOGNA, 1982). – “”L’impero del diritto”” (MILANO, 1988). – “”Questioni di principio””. (MILANO, 1990). – “”Il dominio della vita””. (MILANO, 1994).”,”FILx-108″
“DYCHTWALD Ken ERICKSON Tamara J. MORISON Robert”,”Workforce Crisis. How to Beat the Coming Shortage of Skills and Talent.”,”Ken Dychtwald, PhD, è fondatore e CEO di Age Wave. Gli altri due autori sono dirigenti della società ‘The Concours Group’.”,”CONx-271″
“DZEMAL Gejdar”,”Tawhid. Prospettive dell’ Islam nell’ ex URSS.”,”intervista con Gejdar DZEMAL realizzata da Samil SULTANOV, redattore del periodico ‘Den’ e specialista di questioni geopolitiche ed economiche. L’ antislamismo del XX secolo. “”S.S.: A quanto pare, il Tagikistan sta diventando il simbolo di un’ autentica rinascita islamica… G.Dz: Bisognava aspettarselo, il Tagikistan ha risentito dell’ antislamismo e delle repressioni dell’ ultimo settantennio molto meno che non le altre religioni dell’ Asia centrale. In larga misura, ciò è dovuto al fatto che il territorio dell’ odierno Tagikistan corrisponde all’ antica periferia rurale dell’ Emirato di Bukhara, per cui la popolazione ha potuto conservare in maniera stabile e cospicua le proprie tradizioni islamiche.”” (pag 55, intervista con Gejdar Dzemal realizzata da Samil Sultanov, redattore del periodico Den e specialista di questioni geopolitiche ed economiche)”,”RUSx-104″
“DZERZHINSKY Felix”,”Prison diary and letters.”,”””La tattica degli anarchici è di lottare per ogni minimo dettaglio, costantemente, senza soste. La tattica degli altri è esattamente opposta – avere cura, soprattutto, di conservare la forza dei prigionieri, di evitare conflitti laddove possibile ma allo stesso tempo sostenere i diritti e la dignità di ciascuno”” (pag 74)”,”RIRB-059″
“DZIERZYNSKA Zofia”,”Jahre großer Kämpfe.”,”L’autrice è la figlia di Feliks E. DZIERZYNSKI.”,”RIRB-058″
“DZIEWANOWSKI M.K.”,”A History of Soviet Russia and Its Aftermath.”,”M.K. Dziewanowski, University of Wisconsin, Milwaukee.”,”RUST-025-FL”
“DZIEWANOWSKI M.K.”,”The Communist Party of Poland. A Outline of History.”,”M,K. Dziewanowski ha ottenuto un Master of Law degree dall’Università di Varsavia e un Ph.D. degree in storia dalla Harvard University. E’ stato poi Associate Professor of History al Boston College Nel volume non viene citato il Maresciallo Mikhail Tukhachevsky benché avesse sviluppato la dottrina delle operazioni in profondità, a seguito dell’espereinza della guerra russo-polacca (o polacco-sovietica) del 1920 e della guerra civile russa (1918-1921). Sulla decapitazione del partito comunista polacco negli anni dello stalinismo (v. pag 147 – 149) La liquidazione dei dirigenti Sochacki, Zarski e Wojewodzki, accusati di essere provocatori, membri dell’organizzazione miitare di Pilsudski nel partito ecc.”,”MEOx-122″